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Il comma 3 dell'articolo 3 rinvia ad un apposito decreto del Ministero dell'economia e delle finanze la definizione di tutti gli aspetti operativi necessari per l'applicazione del prelievo con particolare riferimento agli adeguamenti tecnologici necessari. Le attuali funzionalità disponibili sul sistema di gioco di cui al comma 6, lettera b) , dell’articolo 110 del regio decreto n. 773 del 1931 non consentono di associare ad un ticket la sequenza di giocate effettuate e dunque le relative vincite da sottoporre al prelievo con conseguente impossibilità di esigere il pagamento dell'addizionale da parte del soggetto onerato, ossia da parte del giocatore. Il comma 4 dell'articolo 4 fissa in dodici mesi, decorrenti dalla data di entrata in vigore della legge, il termine per l'entrata in vigore delle disposizioni di cui al comma 1 al fine di riconoscere un periodo di tempo congruo per rendere operativo il nuovo prelievo. Art. 4. - (Misure volte a promuovere l'auto-imprenditorialità per contrastare i fenomeni di esclusione sociale) Ai sensi del comma 1 i comuni e le unioni comunali possono adottare un piano denominato «Piano locale di sviluppo economico e sociale» al fine di individuare le azioni per contrastare i fenomeni di esclusione sociale attraverso lo strumento dell'auto-imprenditorialità coniugando gli aspetti di natura sociale, quali la lotta contro il degrado sociale, con aspetti di natura economica, quali lo sviluppo economico della comunità locale. Il comma 2 fissa in sette anni la durata del piano, arco temporale che deve coincidere con la programmazione dei fondi strutturali europei, al fine di creare quelle necessarie sinergie tra risorse nazionali ed europee, amplificando i benefici derivanti dall'intervento realizzato. Il Piano deve essere approvato con delibera di consiglio comunale entro il termine stabilito per l'approvazione del bilancio di previsione ed acquista efficacia successivamente all'approvazione da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE). Per quanto riguarda gli elementi che dovrà indicare il «Piano locale di sviluppo economico e sociale», il comma 3 stabilisce che l'amministrazione comunale dovrà individuare: a) sulla base di appositi indicatori di disagio sociale rappresentativi dei fenomeni di degrado sociali, quali il tasso di disoccupazione, il tasso di occupazione, il tasso di popolazione di età inferiore a 24 sul totale degli abitanti e il tasso di scolarizzazione, le circoscrizioni o quartieri della città caratterizzati da situazioni di degrado urbano e sociale; b) le infrastrutture, le opere pubbliche e gli strumenti urbanistici da realizzare ed adottare per creare le condizioni di contesto favorevoli allo sviluppo delle attività produttive nelle aree di degrado urbano e sociale individuate ai sensi della lettera a) ; c) le eventuali risorse comunali destinate alla sua attuazione; d) le modalità di integrazione tra le risorse nazionali, regionali e comunali disponibili e quelle derivanti dai fondi strutturali europei per raggiungere gli obiettivi individuati dal Piano locale di sviluppo economico e sociale; e) la partecipazione delle amministrazioni comunali ad un Centro di ricerca e innovazione o ad altri strumenti previsti dalla legislazione vigente per favorire l'applicazione industriale dei risultati della ricerca tecnico-scientifica; f) le iniziative per semplificare gli adempimenti e gli oneri amministrativi; g) la disponibilità di beni immobili e mobili appartenenti al patrimonio disponibile del comune o dell'unione comunale che possono essere utilizzati per attuare il Piano; h) le azioni da porre in essere per recuperare e sfruttare le potenzialità produttive dei siti industriali dismessi eventualmente presenti nelle aree comunali di cui alla lettera a) . Il comma 4 riconosce un premio ai comuni e alle unioni comunali che approvano il Piano locale di sviluppo economico e sociale in termini di possibilità di riconoscere benefici fiscali e previdenziali ai soggetti disoccupati o inoccupati da oltre dodici mesi che decidono di dar vita nelle aree comunali individuate alla lettera a) del comma 3 dell'articolo in commento ad una piccola e micro impresa così come definita dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003. Per quanto riguarda le tipologia di agevolazioni che possono essere concesse alle imprese, individuate tramite una selezione pubblica, oltre all'esenzione dalle imposte sui redditi, viene concessa quella dall'imposta regionale sulle attività produttive nonché dal pagamento dei contributi previdenziali in caso di assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato di soggetti disoccupati o inoccupati dal oltre dodici mesi e di età inferiore ai 30 anni. Ai sensi dei commi 5 e 11, per l'attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo è istituito un Fondo con una dotazione annuale di euro 200.000.000 per il periodo 2014-2020 da reperire nell'ambito del Programma operativo nazionale relativo alla inclusione sociale così come approvato dalla Commissione europea. Il comma 6 prevede che in deroga a quanto stabilito dal comma 3 dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998, la variazione dell’aliquota dell'addizionale comunale Irpef è pari al 2 per cento. Al fine di finanziare l'attività dei Centri di ricerca e innovazione, il comma 7 stabilisce che una quota pari allo 0,5 per cento dell'addizionale comunale Irpef viene destinata al loro finanziamento. Infine, ai sensi del comma 10 il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) su proposta del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, provvede alla definizione dei criteri per la selezione dei parametri socio-economici rappresentativi dei fenomeni di degrado sociale di cui al comma 1, avendo riguardo al tasso di disoccupazione, al tasso di occupazione, al tasso di popolazione di età inferiore a 24 sul totale degli abitanti e al tasso di scolarizzazione. Capo II -- Misure in materia di ricerca e sviluppo Art. 5. - (Misure volte a favorire ed ottimizzare il trasferimento tecnologico della conoscenza dalla ricerca tecnico-scientifica alle imprese) Con le disposizioni introdotte dall'articolo 5 si affronta il problema del trasferimento tecnologico ovvero dell'applicazione industriale dell'attività di ricerca e sviluppo. Come rilevato da più parti una delle maggiori criticità dell'attività di ricerca e sviluppo risiede nel passaggio dalla fase della ricerca di laboratorio alla sua trasformazione in un prodotto di mercato. Nei laboratori universitari o nei centri pubblici di ricerca non si riesce ad andare oltre la cosiddetta proof of concept di una tecnologia, o, in alcuni casi, lo sviluppo di un prototipo di laboratorio. Sul versante della piccola e media impresa si è in grado di sviluppare un prodotto/processo a partire dalla scala pilota fino ad arrivare al mercato. Esiste un gap di attività, rappresentato da quei passaggi intermedi che vanno dalla formulazione del prototipo di laboratorio fino alla scala iniziale di produzione, passando per tutti i test post -prototipazione, che le imprese da sole non riescono a colmare.