[pronunce]

Tale disposizione, infatti, altererebbe unilateralmente l'assetto finanziario della ricorrente e si porrebbe in contrasto con l'art. 8 della legge n. 690 del 1981, laddove dispone che l'ammontare delle maggiori entrate derivanti da tributi devoluti alla Regione autonoma da riversare al bilancio dello Stato sia determinato per ciascun esercizio finanziario con decreto ministeriale, «d'intesa con il presidente della giunta regionale», originando anche la lesione del principio di leale collaborazione, di cui agli artt. 5 e 120 Cost. Questi vizi, ad avviso della ricorrente, non sarebbero esclusi dal contenuto dell'art. 48, comma 1-bis, impugnato, che, ferme restando le disposizioni previste dagli artt. 13, 14, 28 e dello stesso art. 48, demanda alle norme di attuazione statutaria di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 le modalità di applicazione del decreto-legge per le Regioni a statuto speciale. In tal modo, infatti, il legislatore ribadirebbe la volontà di incidere in via unilaterale sui rapporti finanziari con le autonomie speciali. 3.2.- Con atto depositato in data 10 aprile 2012, si è costituito nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o comunque rigettato. Premesso che tutte le censure addotte nei confronti delle varie disposizioni del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, non sarebbero articolate in modo sufficientemente specifico - con riguardo sia alle norme censurate e alla loro interpretazione, sia ai parametri evocati - e che, pertanto, il ricorso risulterebbe complessivamente inammissibile, nel merito, con specifico riguardo all'impugnato art. 28, comma 3, la difesa erariale deduce che quest'ultimo, nel determinare il contributo da versare al bilancio dello Stato, lascia all'autonoma determinazione delle Regioni e degli enti locali le modalità di reperimento di tali risorse. D'altra parte, tale contribuzione sarebbe inquadrata nel processo di attuazione negoziata del coordinamento finanziario Stato-autonomie speciali, di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, e il meccanismo di accantonamento automatico costituirebbe una misura di salvaguardia temporanea, giustificata dall'urgenza sottesa all'intero d.l. n. 201 del 2011 e destinata a durare solo sino all'attuazione del citato art. 27. Con riguardo al censurato art. 48, l'Avvocatura generale dello Stato osserva che appunto l'urgenza di conformare la finanza pubblica agli obblighi assunti in sede europea giustifica la riserva allo Stato delle maggiori entrate di natura erariale, derivanti dall'applicazione dello stesso decreto-legge; e che anche questa è una misura temporanea, della quale non sarebbe dimostrata la manifesta eccessività o sproporzione, né l'efficacia pregiudizievole rispetto all'equilibrio finanziario della ricorrente. 3.3.- L'11 giugno 2013, in prossimità dell'udienza pubblica del 2 luglio 2013, la ricorrente ha depositato memoria, ribadendo che il censurato art. 28, comma 3, risulterebbe costituzionalmente illegittimo in quanto stabilisce unilateralmente il criterio di quantificazione dell'entità del contributo dovuto, in violazione del principio consensuale che deve presiedere alla regolamentazione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione, a tutela della specialità, anche finanziaria, dell'ente autonomo. La ricorrente reitera anche le censure sull'art. 48 del medesimo decreto-legge, riaffermando di essere titolare di un interesse processuale al ricorso giustificato dal fatto che la norma censurata comporta una minore entrata rispetto al gettito che sarebbe spettato, in sua assenza, alla Regione. Nel merito, rileva che si tratterebbe di una riserva di risorse in favore dell'erario ampia, generica e lesiva dell'autonomia finanziaria delle Regioni speciali, contrastante con i presupposti di cui all'art. 8 della legge n. 690 del 1981, dal momento che i relativi proventi non sono destinati alla copertura di nuovi o maggiori spese e che la loro determinazione non è stabilita di intesa con la Regione. L'esclusione di tale riserva, disposta per un periodo di cinque anni e dunque non qualificabile come transitoria, dall'ambito di applicazione del meccanismo di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, perciò, determinerebbe una violazione dell'autonomia finanziaria della Regione autonoma della Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, garantita dagli 3, comma 1, lettera f), 12, 48-bis e 50, comma 5, del suo statuto. 4.- Con ricorso notificato in data 25 febbraio 2012 e depositato il successivo 1° marzo (reg. ric. n. 39 del 2012) la Regione siciliana ha promosso questioni di legittimità costituzionale, tra l'altro, degli artt. 28, commi 2, 3, 6, 7, 8, 9 e 10, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, in riferimento agli artt. 17, primo comma, lettera b), 36, 37 e 43 dello statuto della Regione siciliana (approvato con il regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2) ; all'art. 2 delle relative norme di attuazione in materia finanziaria (si intende quelle di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074); nonché al principio di leale collaborazione. 4.1.- Una prima censura, riferita agli artt. 28 e 48 - oltre che agli artt. 13 e 14 - del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, si fonderebbe sul fatto che tali disposizioni siano immediatamente applicabili alla Regione siciliana, senza il previo espletamento delle modalità attuative di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, per espressa previsione dell'art. 48, comma 1-bis, del decreto-legge impugnato. Esse darebbero origine a una violazione dell'art. 43 dello statuto siciliano, laddove demanda ad una commissione paritetica la determinazione delle norme di attuazione dello statuto; nonché del principio di leale collaborazione, del quale le procedure di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, con la previsione del tavolo di confronto per il coordinamento della finanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, sarebbero espressione. Ad avviso della ricorrente, lo Stato avrebbe dovuto concordare le modalità applicative dei censurati artt. 13, 14, 28 e 48 nell'ambito di tale tavolo di confronto, così conformandosi alle indicazioni provenienti dalla giurisprudenza costituzionale, che in più occasioni ha evidenziato il rilievo del principio di leale collaborazione.