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sulla scorta dell'eccellente cooperazione tra organismi di prevenzione e di contrasto al terrorismo nell'ambito del comitato di analisi strategica antiterrorismo (CASA), il cui database è collegato con il sistema di informazione Schengen e con Interpol, sarebbe opportuno prevedere un analogo organismo di coordinamento anche per quanto concerne la lotta alle mafie; particolarmente grave, poi, è la disposizione introdotta dal "decreto sicurezza" (decreto-legge n. 113 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 132 del 2018) sulla possibilità di vendere i beni immobili confiscati alla mafia, facendo venir meno un principio fondante della legge Rognoni-La Torre (di cui alla legge n. 646 del 1982), quello della restituzione alla società di ciò che le mafie hanno tolto; fino a prima del decreto, infatti, l'istituto della vendita di questi beni era stato concepito solo come extrema ratio , nei soli casi in cui era impossibilitata la destinazione o il trasferimento per pubblico interesse; e in secondo luogo, destinatario della vendita non era certo "il miglior offerente", come previsto dal cosiddetto decreto sicurezza, ma un ente pubblico, coerentemente con le finalità proprie e quelle espresse dal valore di sintesi della pubblica utilità; la legge n. 109 del 1996 sul riuso sociale dei beni, in oltre 20 di vigenza, ha consentito ad oltre 720 realtà tra associazioni e cooperative di gestire i beni confiscati alle mafie in maniera pluralistica, e tenendo insieme l'esigenza di restituire quei beni alle comunità e di produrre, al tempo stesso, una economia sana, partendo dal lavoro pulito; al contrario, le disposizioni introdotte da questo Governo, attraverso la vendita diretta ai privati, rischiano ora di "restituire" quei beni confiscati proprio ai precedenti proprietari, anche alla luce del fatto che la criminalità organizzata opera quotidianamente attraverso prestanome e riciclaggio di denaro; sui beni confiscati il problema vero è quello di alimentare il fondo, istituito su proposta PD, per consentire agli enti locali di avere a disposizione le risorse necessarie per utilizzare gli immobili confiscati, impegna il Governo: 1) a rilanciare lo strumento del patto urbano per la sicurezza, e a promuovere e finanziare la stipula in tutto il Paese di questi patti integrati tra i vari soggetti locali; 2) al raggiungimento dell'obiettivo del completamento della pianta organica per le forze dell'ordine dei comparti sicurezza e soccorso pubblico nell'arco dei prossimi 5 anni così come di 5 anni è stata la pianificazione delle assunzioni straordinarie pianificate con il Governo precedente, anche tramite il rafforzamento delle strutture di formazione dei nuovi assunti, anche al fine di accelerare il ringiovanimento dell'età media degli operatori; 3) a confermare, al fine di continuare l'opera di investimento sul miglioramento delle condizioni contrattuali del comparto, l'aumento corrisposto nell'ultimo contratto triennale, di circa 104 euro medi mensili netti, anche nel nuovo contratto triennale, e a defiscalizzare la parte accessoria della retribuzione, caratteristica molto significativa per le forze dell'ordine, come per esempio nel caso degli emolumenti corrisposti per le ore di servizio straordinario; 4) nell'ottica di una maggior capacità preventiva, a programmare la costituzione in ogni Questura ed in ogni comando provinciale dei Carabinieri di un nucleo speciale per rapine e furti in appartamento, dedicato esclusivamente alla prevenzione ed alla repressione di tali reati, a forte impatto sociale, proprio per ribadire l'esclusiva prerogativa dello Stato nella tutela della sicurezza pubblica e nella tutela dell'integrità fisica delle persone, delle famiglie e dei loro patrimoni; 5) a rilanciare politiche coordinate e finanziate per la riqualificazione delle periferie, come per il bando del 2015, con un programma poliennale della durata di dieci anni, in modo tale da allestire un vero e proprio programma con continuità di finanziamenti e obiettivi. La promozione di un tale programma può consentire investimenti per 25-30 miliardi di euro in dieci anni. Le città italiane hanno bisogno di obiettivi e programmazione coordinata a livello nazionale e locale; 6) ad istituire un apposito fondo, con risorse adeguate, destinato alle politiche di integrazione ed educazione, quale strumento principale per la lotta alla dispersione scolastica al fine di accompagnare i giovani, sin dalla primissima scolarizzazione, con un adeguato sostegno e così riducendo gli altissimi costi individuali e sociali in termini di emarginazione sociale ed incremento della delinquenza minorile; 7) a rivedere le norme che di fatto smantellano il codice degli appalti e il ruolo e la funzione dell'Autorità anticorruzione come elemento caratterizzante di regolazione, indirizzo e prevenzione per il contrasto alla corruzione e all'infiltrazione delle mafie negli appalti e ad adottare, contestualmente, urgenti iniziative di rilancio e rafforzamento della stessa Autorità; 8) per quanto di competenza, ad assicurare, sul delicato tema della prescrizione, alla giurisdizione, tempi congrui allo svolgimento delle attività di accertamento dei fatti di reato e a garantire la ragionevole durata del processo, provvedendo, anche in sede di rideterminazione delle piante organiche degli uffici giudiziari a seguito delle nuove assunzioni, a porre particolare attenzione alla destinazione di un maggior numero, proporzionalmente adeguato rispetto agli effettivi fabbisogni di organico, di nuovi magistrati per le funzioni giudicanti e requirenti di merito di primo e di secondo grado, per quella di magistrato distrettuale, di coordinamento nazionale presso la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e per le funzioni semidirettive di primo grado, di primo grado elevate e di secondo grado; 9) a puntare, percorrendo tutte le strade opportune e assecondando i relativi processi decisionali e predisponendo gli strumenti e le risorse necessari, sulla Procura europea antiterrorismo e criminalità organizzata transnazionale; 10) a prevedere il ripristino della dotazione finanziaria del Fondo per l'attuazione della riforma del processo penale per ciascuno degli anni 2019-2021 e a garantire e implementare la funzionalità e l'organizzazione degli uffici e delle strutture di esecuzione penale esterna e per la messa alla prova, anche al fine di favorire il decremento della popolazione penitenziaria e concorrere così a determinare positivi effetti anche in termini di complessiva sicurezza sociale in ragione della conseguente riduzione della recidiva a provvedere in tempi celeri a proseguire, nel solco di quanto già avviato dai precedenti Governi di centrosinistra, con le riforme che rendano più celere ed efficiente la giustizia civile; 11) a procedere in tempi certi al rafforzamento ed efficientamento della distribuzione e allocazione delle risorse umane per gli organici amministrativi e per il personale della magistratura anche, eventualmente, prevedendo delle task force specifiche per le procure e tribunali con carichi eccessivi di lavoro; 12) a prevedere adeguati investimenti per procedere alla manutenzione, all'ammodernamento nonché all'aumento dei tribunali di ogni ordine e grado; 13) a istituire, da subito, non solo a livello nazionale ma anche nei territori più esposti alla penetrazione mafiosa, un tavolo permanente di coordinamento tra polizia giudiziaria, magistratura e servizi di intelligence quale importante strumento, a livello nazionale, di condivisione e valutazione delle informazioni, prevenzione e contrasto delle azioni criminali delle mafie, "casa dell'antimafia";