[pronunce]

Anteriormente a tale nota, la Regione Marche ha depositato ulteriore memoria difensiva nella quale, dopo aver specificato – quanto all'impugnazione dell'art. 17, comma 4 – che tale disposizione non è stata oggetto di modifiche ad opera della citata legge regionale n. 4 del 2006 – «in quanto la Regione ritiene sufficientemente chiara e ragionevole l'attuale formulazione, ai fini del superamento dello scrutinio di legittimità costituzionale» – osserva come proprio dagli artt. 49, commi 1, 4, lettera a), e 5 del d.lgs. n. 276 del 2003, si desuma il principio, tenuto fermo dalla norma censurata, secondo cui la formazione all'interno dell'azienda costituisce uno dei tratti tipici dell'apprendistato. Infatti, dalla legislazione nazionale si evince che la disciplina dell'apprendistato professionalizzante ingloba momenti di formazione formale esterna all'azienda e che la formazione esterna all'azienda è, in particolare, quella finalizzata all'acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico professionali. La legge regionale non entrerebbe, quindi, in conflitto con la legislazione nazionale, considerato che la collocazione all'esterno dell'azienda è una possibilità, ammessa espressamente dal d.lgs. n. 276 del 2003 e che, inoltre, la collocazione all'esterno è del tutto naturale quando la formazione è, in ossequio alla legislazione nazionale, espressamente finalizzata ad integrare il processo di qualificazione realizzabile nel lavoro e con l'addestramento sul lavoro. Del resto, l'art. 17, comma 4, della legge reg. n. 2 del 2005 non fissa un quantitativo minimo di formazione teorica, ma si limita a ribadire che essa deve svolgersi, peraltro in via prevalente e non esclusiva, all'esterno dell'azienda. La Regione aggiunge poi che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha ricordato (con circolare 15 luglio 2005, n. 30) che spetta alle Regioni regolamentare l'articolazione della formazione formale che dovrà essere espletata nell'ambito del rapporto di apprendistato, previa intesa con le parti sociali, intesa che nella specie sarebbe stata raggiunta. 4.— Nell'imminenza dell'udienza l'Avvocatura dello Stato ha depositato una memoria in cui insiste nella richiesta di declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 17, comma 4, della legge reg. Marche n. 2 del 2005, in quanto lesivo dell'art. 117, secondo e terzo comma, della Costituzione e, comunque, contrastante con i principi fondamentali posti in materia di tutela e sicurezza del lavoro dall'art. 49, comma 4, lettera a), del d.lgs. n. 276 del 2003. Secondo il ricorrente, allorché una norma regionale regoli aspetti della disciplina che riguardano specificamente il rapporto contrattuale e profili generali connessi alla valenza del titolo di studio, essa è illegittima, in quanto la regolamentazione degli stessi è rimessa al legislatore statale: ciò accadrebbe nella specie, perché la Regione, nell'imporre le modalità alle quali il rapporto deve uniformarsi, regolerebbe direttamente il contenuto del rapporto di lavoro dell'apprendista e, quanto meno indirettamente, il titolo di istruzione che ne consegue, aspetti entrambi estranei alla competenza legislativa regionale. Inoltre, per effetto della norma interposta, si verifica che al termine del rapporto il soggetto assunto con contratto di apprendistato professionalizzante possa conseguire una qualifica sulla base degli esiti della formazione aziendale ed extra-aziendale, senza che sia posta alcuna prescrizione specifica relativamente alle modalità di svolgimento della formazione stessa. La circostanza che la legge statale ammetta espressamente, per l'apprendistato professionalizzante, la possibilità di una formazione extra-aziendale (per la determinazione delle cui modalità di svolgimento la Regione reclama una propria competenza esclusiva) non sarebbe sufficiente a giustificare un intervento del legislatore regionale che individui i termini di detta formazione in modo da incidere sostanzialmente sulle modalità di svolgimento della medesima nel suo complesso, riducendo in termini sostanzialmente insignificanti la formazione aziendale, sulla quale è pacifico che la Regione non può intervenire.1. — Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 10, comma 1, 11, commi 1 e 2, 13, comma 3, 17, comma 4, 20, commi 2, 3 e 4 della legge della Regione Marche 25 gennaio 2005, n. 2 (Norme regionali per l'occupazione, la tutela e la qualità del lavoro), ma, essendo sopravvenuta la legge della Regione Marche 10 febbraio 2006, n. 4 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 25 gennaio, n. 2 – “Norme regionali per l'occupazione, la tutela e la qualità del lavoro”), ha dichiarato di non aver più interesse a mantenere l'impugnazione ad eccezione della parte di questa rivolta contro la disposizione del citato art. 17, comma 4, rimasta identica anche a seguito delle sopravvenute modifiche, e ha depositato parziale rinuncia, accettata in udienza dalla difesa della Regione. Per quanto concerne le questioni oggetto della rinuncia parziale, deve essere quindi dichiarata la cessazione della materia del contendere. L'art. 17, comma 4, della legge n. 2 del 2005 della Regione Marche non è stato modificato dalla successiva legge della Regione Marche n. 4 del 2006. Tale norma è così formulata: «la formazione teorica da espletarsi nel corso dell'apprendistato deve essere svolta secondo le modalità previste dalla contrattazione e comunque, in prevalenza, esternamente all'azienda». Essa viene censurata con riferimento all'art. 117, secondo e terzo comma, Cost., in quanto lesiva delle competenze statali in materia di ordinamento civile e di istruzione, nonché in riferimento all'art. 49, lettera a), del d.lgs. n. 276 del 2003, da considerare norma interposta – con riferimento alla materia tutela e sicurezza del lavoro, di competenza concorrente (ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost., così implicitamente richiamato) – il quale prevede la possibilità per l'apprendista di acquisire al termine del rapporto di lavoro una qualifica «sulla base degli esiti della formazione aziendale od extra-aziendale senza porre alcuna limitazione e prescrizione quanto alle modalità con le quali la formazione viene svolta dall'apprendista». 2.— La questione non è fondata. Come si è rilevato (con la recente sentenza n. 406 del 2006) su questioni sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri in merito a disposizioni della legge della Regione Toscana 21 febbraio 2005, n. 20, questa Corte – in sede di scrutinio di numerose disposizioni della legge 14 febbraio 2003, n. 30 (Delega a Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro) e del d.lgs. n. 276 del 2003, impugnate da alcune Regioni – ha precisato che la disciplina dell'apprendistato è costituita da norme che attengono a materie per le quali sono stabilite competenze legislative di diversa attribuzione (esclusiva dello Stato, ripartita, residuale delle Regioni) e che alla composizione delle relative interferenze provvedono strumenti attuativi del principio di leale collaborazione (sentenza n. 50 del 2005).