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BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, prendo atto che con l'emendamento 17.0.101 la collega De Petris, agganciandosi a una procedura piuttosto dubbiosa (che comunque è un EU-Pilot), intende modificare la legge nazionale sulla caccia. Come molti sanno, piacerebbe anche a me, ma ritengo che un argomento forte per votare contro l'emendamento sia rappresentato dalla proposta di rendere vincolanti i pareri ISPRA sui calendari venatori regionali. Questo proprio in un momento in cui il nostro Paese si sta distinguendo a livello europeo per un parere ISPRA difforme, sui tempi e sui calendari venatori, da quelli di tutti gli analoghi istituti scientifici europei e anche di almeno 12 istituti scientifici italiani. Tra l'altro, sono tra quelli che sono convinti che ISPRA sia ente autonomo e non assoggettato a influenze politiche, però, negli ultimi mesi, lo stesso ISPRA ha ulteriormente cambiato parere, non si sa perché, rispetto ai pareri precedentemente espressi. Quindi, per quanto mi riguarda, questo è proprio il momento opportuno per esprimere tanti punti interrogativi sui pareri dell'ISPRA e non è certo il momento per mettere nelle mani di ISPRA qualcosa che, invece, il legislatore affida nelle mani delle Regioni. DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, devo innanzitutto rilevare che questa è una procedura strana: adesso facciamo le dichiarazioni di voto dopo il voto! BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Non abbiamo ancora votato! PRESIDENTE. Non si sente niente, senatrice. DE PETRIS (Misto-LeU) . Ma va bene, io sono aperta a tutte le novità e, a quanto pare, è diventata una pratica anche questa. Vorrei dare una risposta al senatore Bruzzone, così che rimanga agli atti. Poi potremo discutere sull'ISPRA e sui pareri vincolanti quanto vuole, ma io ci tengo a ribadire, così che appunto rimanga a verbale, che la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato. Quindi, è giusto che sul prelievo e sui calendari venatori vi sia il parere obbligatorio dell'ISPRA. È patrimonio indisponibile dello Stato! (Applausi del senatore Buccarella). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 17.0.101, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 18. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 19. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, a nome mio personale e degli altri colleghi del Gruppo Misto, io esprimo un voto di astensione sulla legge comunitaria: non perché abbiamo grandi dissensi nel merito delle singole direttive, ma per altro motivo che spiegherò. Avendo seguito con grande interesse tutto il dibattito, in realtà quello che non è venuto fuori, ma che è la nostra realtà da tanto tempo, è la fragilità della presenza italiana nella fase ascendente delle direttive e dei regolamenti, cioè quando si comincia a discutere di direttive e regolamenti prima che vengano approvati. Normalmente, da anni è così ed è sempre stato così, la fragilità sia di strutture che di finanziamenti del Ministero degli affari europei fa sì che l'Italia sia poco presente in questa fase in cui si inventano le direttive o le proposte di legge e arrivi sempre all'ultimo minuto. Questo non perché i nostri diplomatici siano meno bravi di altri o perché l'Europa ci sia matrigna, ma semplicemente perché, molto spesso, ai nostri diplomatici o non arrivano indicazioni dal Governo, oppure ne arrivano di contraddittorie, nel senso che molti Ministri danno indicazioni diverse. Si era provato, nel 2006, a formare un Comitato interministeriale che riuscisse a dare indicazioni tempestive e univoche ai nostri rappresentanti del Governo, nonché ai nostri parlamentari. Tutto questo è caduto e fa sì che molto spesso arriviamo all'ultimo minuto, quando già l'accordo è stato fatto, anche in situazioni che avremmo potuto raddrizzare prima. Quindi, se posso dare un suggerimento per il futuro occorre un rafforzamento delle capacità di coordinamento del Ministero degli affari europei rispetto agli altri Ministeri, in modo da essere più efficace. Il secondo motivo per cui esprimerò un voto di astensione è per sottolineare, signori colleghi, un dissenso serio, grave, profondo sia nel merito delle ultime proposte portate dal Governo a Bruxelles, sia nella modalità e nel metodo di relazione con i partner europei che è spesso, cari colleghi, un misto di arroganza, di derisione, di strafottenza, quando non di vera e propria ignoranza, con relative bugie a reti unificate dalla mattina alla sera. Un autorevole Vice Ministro, per esempio, ha sostenuto senza battere ciglio che il contributo italiano al bilancio dell'Unione europea ammonta a 20 miliardi. Non è vero: il contributo netto dell'Italia al bilancio dell'Unione europea varia tra i tre e i quattro miliardi perché 14 ne dà e 11 tornano come sussidi all'agricoltura, tra l'altro, o ai fondi strutturali. Un altro autorevole personaggio politico, pretendendo di non occuparsi di numerini, dichiara con grande sufficienza di aspettare con ansia molte letterine di Babbo Natale. Il tutto accompagnato da promesse di pugni sbattuti sul tavolo o dichiarazioni altisonanti e a volte un po' trucide, che fortunatamente nella stragrande maggioranza dei casi rimangono senza seguito. Come vediamo in questi giorni, il risultato di questa tecnica di relazione, o politica, non sono proprio brillanti. Adesso si tratta di capire a chi viene lasciato il cerino in mano per andare a fare delle grandi marce indietro a Bruxelles. Non so se sarà lasciato al Presidente del Consiglio, l'avvocato del popolo, oppure se sarà lasciato in mano al ministro Tria, ma la marcia indietro qualcuno se la dovrà evidentemente sobbarcare. Cari colleghi, non è così che in ambito né internazionale, né europeo si gestiscono i rapporti. Non si può vincere sempre, ovviamente: si negozia e si negozia tanto più fortemente quanto più il Paese è credibile e se voi continuate a distruggere ogni giorno la credibilità di questo Paese dal punto di vista istituzionale e dal punto di vista economico, certamente non state facendo un grande servizio ai cittadini italiani. Può riuscirvi, diciamo, nella vostra campagna elettorale presente, ma state attenti quando sarete costretti, come già lo siete adesso sulla legge di bilancio, ad un bagno di realtà. Questa realtà farà male a tutti noi. Temo che farà male anche a voi. Maggiore attenzione all'Europa, maggiore serietà, meno bufale, meno fake news e un po' più di impegno credo sia quello che serve a noi tutti. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Unterberger) . STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) .