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Disposizioni in materia di bellezza e salvaguardia del paesaggio. Onorevoli Senatori. -- La proposta di un disegno di legge, che abbia al centro il tema della bellezza, ideato ed elaborato dall'associazione ambientalista Legambiente, a cui va il nostro ringraziamento, trova le sue motivazioni in almeno due obiettivi principali che si vogliono conseguire. La bellezza, senza dubbio, è la principale caratteristica che il mondo riconosce all'Italia. Per le città, i paesaggi, le opere d'arte, il made in Italy , la creatività e l'elenco potrebbe continuare a lungo. Oggi puntare sulla bellezza è un obiettivo imprescindibile e una chiave fondamentale per capire come il nostro Paese possa ritrovare le idee e la forza per guardare con ottimismo al futuro. Cultura e bellezza sono infatti, un fattore decisivo su cui costruire il nostro sviluppo. Perché intorno al concetto di qualità, nelle sue tante declinazioni culturali e sociali, nell'intreccio inestricabile tra natura e sapiente intervento antropico, si racchiude il meglio della nostra identità e della nostra storia, e al contempo una chiave per immaginare un altro futuro, oltre la crisi. Il secondo obiettivo sta nella necessità di tenere assieme temi e questioni oggi affrontati in modo parcellizzato quando non contraddittorio. Occorre fare della qualità la chiave di ogni trasformazione nel territorio italiano. Solo così sarà possibile contaminare a 360 gradi la cultura architettonica e ingegneristica, il lavoro degli amministratori locali, arrivando a coinvolgere persino soprintendenze e provveditorati alle opere pubbliche, per fare di ogni intervento un'occasione per qualificare il territorio, rispettando le risorse e valorizzando le specificità locali. E dunque ad essere un Paese capace di muovere intelligenze e attenzioni, investimenti, intorno a un'idea di paesaggio come valore aggiunto dello straordinario patrimonio di città e piccoli centri, di beni ambientali, storici e architettonici, artistici, di culture materiali e immateriali. Il progetto che proponiamo al Paese è quello di conservare e valorizzare la bellezza presente e di svilupparla in ogni intervento. E per questo nella nostra idea di bellezza l'attività antropica, il ruolo delle comunità e degli individui è centrale e fondante nell'intreccio con la dimensione naturale della bellezza che caratterizza i paesaggi più affascinanti --- dai borghi storici ai territori agricoli --- e nell'importanza che oggi assume la produzione di nuova bellezza. Per fare in modo che questo inizio di XXI secolo diventi il tempo di una idea di architettura capace di coniugare una nuova estetica con la risposta alla domanda di case e spazi urbani degni di questo nome, e di tenere assieme vivibilità e sicurezza, identità e qualità. La sfida è a promuovere un modello di sviluppo nuovo, alternativo a quello fondato sulla crescita edilizia che ha distrutto bellezza naturale e non ne ha sostanzialmente prodotta. Oggi più che mai, si deve invece guardare in un'altra direzione per innescare nei territori processi di trasformazione che puntino a rendere più belle, moderne vivibili le città italiane, a migliorare la qualità della convivenza, del benessere individuale e collettivo e anche a muovere creatività, vitalità e diversità. Una prospettiva di questo tipo passa per alcune precise scelte di cambiamento, che il presente disegno di legge individua nei dieci articoli di cui è composto, sia a livello statale che nell'azione di regioni e comuni che devono procedere nella medesima direzione. Un primo cambiamento riguarda l'attenzione prioritaria che bisogna avere nei confronti di quello che è il più grande patrimonio artistico e architettonico del mondo, che ha bisogno di una più efficace tutela, di restauri ma anche di valorizzazione per renderlo accessibile e fruibile Per riuscirci occorre invertire il trend di riduzione delle risorse nel settore, introducendo una programmazione finalmente chiara di interventi e finanziamenti, ma anche superando un’organizzazione delle competenze che non funziona, che finisce per rincorrere emergenze e allarmi, superando un'idea di paesaggio ancora chiuso dentro perimetri vincolistici e conflitti di competenze tra Ministero per i beni e le attività culturali, regioni e comuni. Si deve avere l'ambizione e la forza di muovere una diffusa opera di recupero, conservazione, valorizzazione e fruizione che coinvolga regioni e enti locali, associazioni e privati, per uscire da una crisi di risorse e idee, perfino di speranza rispetto alla situazione attuale. Per intraprendere questa strada occorre chiudere definitivamente la stagione dei condoni edilizi, del saccheggio e deregulation del territorio italiano. Ossia, bisogna chiudere con un’idea di territorio come palcoscenico da plasmare e adattare a spinte e interessi particolari, che è la ragione delle oramai periodiche tragedie che si ripetono nei sempre più fragili suoli italiani, ma che è anche la risposta sbagliata e controproducente ai segnali di declino del sistema produttivo italiano. Per questo motivo è urgente modificare la normativa in materia di lotta all'abusivismo edilizio, che oggi sta interessando e devastando proprio le aree più delicate da un punto di vista ambientale. Per dare un segnale chiaro di inversione di marcia, occorre ripartire con le demolizioni rendendo più semplice e efficace l'intervento dei comuni, ma prevedendo anche un potere sostitutivo da mettere in mano ai prefetti. In alcuni paesaggi italiani lo stato di degrado sociale e ambientale ha raggiunto condizioni spesso drammatiche. Occorre prestare una nuova attenzione a queste aree in diverso modo «fragili», restituire una speranza a chi vive nelle tante periferie italiane che non sono solo nelle grandi aree urbane, ma che caratterizzano tante aree costiere con insediamenti degradati e abusivi, come i terreni agricoli abbandonati, gli edifici produttivi in dismissione, le cave, tutte situazioni senza alcuna prospettiva di bonifica. Per questi territori occorrono politiche nuove, programmi di intervento e di investimento coordinati per contesti dove le politiche tradizionali, sia urbanistiche che ambientali, si sono rivelate inefficaci, dove c'è bisogno di individuare soluzioni di uso, salvaguardia e valorizzazione del territorio originali per recuperare alla fruizione pubblica aree oggi «sequestrate» dal degrado e dall'inquinamento, per ricreare spazi per l'agricoltura. Un cambiamento radicale va impresso anche rispetto alle opere pubbliche e alle infrastrutture, dove sempre e ovunque si deve scegliere la strada dei concorsi di progettazione per ogni affidamento di incarico in modo da spingere la qualità delle opere invece che spingere sul ribasso sui costi nella selezione delle proposte. In poche parole, occorre creare nuova bellezza negli spazi in cui viviamo. Imprescindibile in questa direzione è rimettere le città al centro dell'attenzione delle politiche e degli interventi e promuovere la rigenerazione delle periferie come alternativa concreta e desiderabile al consumo di nuovi suoli agricoli per usi urbani. Ad esempio, intervenire per riqualificare e densificare aree già urbanizzate deve risultare ben più vantaggioso da un punto di vista economico e di procedura rispetto alla trasformazione di aree naturali e agricole.