[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 2668 del codice civile, in relazione agli articoli 669-bis e seguenti e 700 del codice di procedura civile, promosso con ordinanza emessa il 9 marzo 2001 dal Giudice istruttore del Tribunale di Verona nel procedimento civile vertente tra Giancarlo Bianchi e la ICS s.r.l. ed altri, iscritta al n. 802 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, prima serie speciale, dell'anno 2001. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 25 settembre 2002 il Giudice relatore Franco Bile.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto Il Giudice istruttore del Tribunale di Verona, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, due distinte questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2668 del codice civile, nella parte in cui non consente che la cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale &laquo;possa conseguire a specifico ricorso cautelare ex art. 700 cod. proc. civ. e all'applicazione della normativa sul procedimento cautelare uniforme in punto di conferma, revoca e modifica per tutto il corso del giudizio (e quindi anche in primo grado), pur quando appaia probabile l'infondatezza della domanda giudiziale trascritta&raquo;. L'ordinanza è stata resa nel corso di un giudizio civile promosso contro una società ed i suoi soci, per ottenere una sentenza che, ai sensi dell'art. 2932 cod. civ. , producesse gli effetti del contratto che i convenuti si erano obbligati a concludere, per trasferire all'attore un compendio immobiliare appartenente alla società. Il Giudice rimettente riferisce che - essendo stata la domanda trascritta - la società convenuta, prima di costituirsi in giudizio, aveva chiesto ex art. 700 del codice di procedura civile, sul presupposto dell'infondatezza della domanda principale, un provvedimento di immediata cancellazione della trascrizione e subordinatamente un sequestro conservativo sui beni dell'attore, a garanzia del credito di risarcimento del danno, che intendeva far valere in via riconvenzionale nel giudizio di merito, ai sensi sia dell'art. 96 cod. proc. civ. che dell'art. 2043 cod. civ. ; e che, convocate le parti, l'attore aveva eccepito l'irritualità della domanda cautelare, l'inammissibilità dell'ordine di cancellazione e l'insussistenza dei presupposti per la concessione del sequestro. Il rimettente riferisce quindi le ragioni per le quali sussisterebbe il fumus boni iuris dell'istanza cautelare (apparendo probabile il rigetto delle domande di merito) ed anche il periculum in mora (in quanto la paralisi del bene per effetto della trascrizione della domanda giudiziale &laquo;per un numero indefinito di anni, fino al passaggio in giudicato della sentenza&raquo; , come previsto dalla norma impugnata, &laquo;mina indiscutibilmente l'affidabilità della società, che ricorre al credito bancario per finanziare l'attività … esercitata&raquo; , ed in quanto &laquo;la società non versa … in condizioni floride, ditalchè la perdita della principale garanzia immobiliare ne comprime l'affidabilità per ampliamenti o rinnovi dei prestiti bancari, non essendo pareggiata dalla prospettiva, incerta nei tempi … di conseguire un congruo corrispettivo per l'alienazione&raquo;). Tuttavia, ad avviso del rimettente, l'accoglimento della domanda cautelare di cancellazione della trascrizione è impedito dall'art. 2668 cod. civ. , secondo il quale la cancellazione della trascrizione delle domande giudiziali indicate negli artt. 2652 e 2653 cod. civ. è ordinata giudizialmente “con sentenza passata in giudicato”. Il Giudice rileva, quindi, l'infondatezza della tesi della società, secondo cui la trascrizione della domanda sarebbe avvenuta in ipotesi non riconducibile ai citati artt. 2652 e 2653 cod. civ. , onde ricorrerebbero gli estremi per applicare il condivisibile orientamento giurisprudenziale che ammetterebbe in tal caso il provvedimento cautelare di cancellazione. E soggiunge poi le ragioni per le quali la domanda degli attori appare invece inaccoglibile nel merito. Sulla base di tali argomenti, il rimettente ritiene rilevante la questione di legittimità costituzionale. Quanto alla non manifesta infondatezza, egli osserva che - pur configurandosi la trascrizione della domanda giudiziale come cautela contro atti di disposizione giuridica dei beni immobili, onde essa ha funzione cautelare, conservativa e di salvaguardia contro il terzo avente causa dal convenuto che trascriva il suo titolo posteriormente - la disciplina dell'art. 2668 cod. civ. non risulta coordinata né con l'art. 669-novies cod. proc. civ. (che sancisce l'inefficacia del provvedimento cautelare per effetto della sentenza, anche non passata in giudicato, di rigetto della domanda), né con la restante normativa sul procedimento cautelare. In particolare, la disciplina della trascrizione presenta, a suo avviso, una serie di incongruenze, in quanto essa - pur essendo una forma di autotutela cautelare - non è soggetta, anche a contraddittorio instaurato, ad alcun vaglio del giudice, &laquo;il quale non deve e non può confermarla (art. 669/6 cod. proc. civ.), né revocarla o modificarla (artt. 669/9 e 669/10 cod. proc. civ.) (limitandola per esempio ad alcuni beni)&raquo; ; inoltre essa sfugge alla regola del contraddittorio e viola il principio della parità fra le parti, poiché, se la tutela cautelare mira ad evitare che la durata del processo vada a danno della parte che ha ragione, &laquo;l'irremovibile trascrizione della domanda giudiziale altera l'equilibrio tra le posizioni, privilegiando la condizione dell'attore&raquo;. Pertanto la norma impugnata violerebbe: 1) l'art. 3 della Costituzione, per la diversità di disciplina &laquo;in punto di stabilità&raquo; fra gli ordinari provvedimenti cautelari e la trascrizione della domanda giudiziale, la quale, pur essendo atto avente natura cautelare risulta regolata in modo incompatibile con la disciplina del procedimento cautelare uniforme; 2) l'art. 24 della Costituzione, in quanto la parte che subisce la trascrizione, fino al passaggio in giudicato della sentenza che decide sulla domanda trascritta, è privata del diritto di difesa in giudizio, non potendo agire ai sensi dell'art. 700 cod. proc. civ. per ottenere la liberazione dalla trascrizione;