[pronunce]

1.4.– L'art. 7, commi 5, secondo periodo, e 6, e l'art. 10, comma 5, secondo periodo, che istituiscono la figura obbligatoria dell'insegnante cosiddetta tutor e ne regolano puntualmente i compiti e finanche la quantità minima di ore d'insegnamento, sarebbero ancora norme di dettaglio, in quanto la presenza di tale figura non potrebbe essere considerata un principio fondamentale. 1.5. – Gli artt. 2, comma 1, 12, comma 1, ultimo periodo, e 13, comma 1, secondo periodo, che individuano l'età per l'iscrizione alla scuola dell'infanzia ed alla scuola primaria, sarebbero a loro volta lesivi degli artt. 117, comma terzo, e 118 della Costituzione e del principio di leale collaborazione. La legge delega n. 53 del 2003 prevedeva – all'art. 2, comma 1, lettera e), ultimo periodo, e all'art. 7 – la possibilità, in via sperimentale, di un'iscrizione anticipata alla scuola dell'infanzia, fissando come termine finale della sperimentazione il 2006. Il legislatore delegato ha invece irragionevolmente previsto l'iscrizione anticipata, a regime (art. 2), senza attendere l'esito della sperimentazione, con ciò eccedendo la delega e violando le competenze costituzionali delle regioni in materia di scuole dell'infanzia, in quanto l'anticipazione è prevista d'autorità, senza alcuna possibilità per le regioni stesse di intervenire nel relativo processo decisionale. Inoltre, in riferimento alla fase di sperimentazione, l'art. 12, comma 1, ha attribuito la competenza a modulare le anticipazioni dell'iscrizione alla scuola dell'infanzia al Ministro dell'istruzione, sentita l'Associazione nazionale dei comuni d'Italia (ANCI), mentre la competenza legislativa ed amministrativa al riguardo dovrebbe spettare – secondo la ricorrente – alla regione, tanto più che la norma di delega collegava l'anticipazione dell'iscrizione all'introduzione di nuove modalità organizzative. Considerazioni analoghe sono svolte riguardo all'art. 13, comma 1, che prevede la possibilità di un'anticipazione dell'iscrizione alla scuola primaria. In ogni caso, quand'anche dovesse ravvisarsi un'esigenza di disciplina unitaria a fondamento delle norme in questione, esse sarebbero comunque illegittime per il mancato coinvolgimento delle regioni. 1.6. – Gli artt. 12, comma 2, 13, comma 3, e 14, commi 2 e 4, sarebbero lesivi dell'art. 117, comma sesto, e del principio di leale collaborazione per la previsione di un regolamento statale in materia di competenza regionale concorrente. Irrilevante – ad avviso della ricorrente – è la circostanza che tale regolamento sia previsto dall'art. 7, comma 1, della legge di delega n. 53 del 2003, essendo pacifico nella giurisprudenza costituzionale che gli atti legislativi sono impugnabili anche se apparentemente confermativi di altre leggi. In via subordinata le norme impugnate sarebbero illegittime in quanto il richiamato art. 7, comma 1, della legge n. 53 del 2003 prevede l'intesa con la Conferenza unificata Stato-Regioni solo per i profili indicati alla lettera c) (definizione degli standard minimi formativi, richiesti per la spendibilità nazionale dei titoli professionali), e non anche per quanto riguarda gli orari e le modalità di valutazione dei crediti scolastici, per i quali si imporrebbe – ad avviso della ricorrente – la previsione di adeguati meccanismi collaborativi. 1.7. – L'art. 14, comma 3, sarebbe lesivo dell'art. 117, comma terzo, della Costituzione, in quanto – confermando, sino alla messa a regime della scuola secondaria di primo grado, l'assetto organico derivante dai criteri fissati nel decreto del Presidente della Repubblica n. 782 del 1982 – conferirebbe forza di legge ad un atto che regola minutamente l'organizzazione delle attività didattiche, escludendo qualsiasi margine di scelta delle regioni e delle scuole. 1.8.– L'art. 14, comma 5, che prevede l'utilizzo del personale docente interessato ad una diminuzione dell'orario di cattedra, non costituirebbe norma generale né principio fondamentale della materia e sarebbe perciò in contrasto anch'esso con l'art. 117, comma terzo, della Costituzione. 1.9.– L'art. 15, comma 1, secondo periodo, infine, prevede la possibilità di incrementi di posti nell'ambito dell'organico del personale docente, mediante il decreto del Ministro dell'istruzione, di concerto con il Ministro dell'economia, di cui all'art. 22, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2002). Anche la funzione di determinazione dell'organico – ad avviso della Regione ricorrente – dovrebbe però essere trasferita, sia pure con la opportuna gradualità, alle regioni, e pertanto la norma, non prevedendo alcun significativo coinvolgimento delle regioni stesse, contrasterebbe con l'art. 117, comma terzo, della Costituzione e con il principio di leale collaborazione. 2.– Il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito in giudizio per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o infondatezza del ricorso. Premette il Governo che, in base ai principi enucleabili dalla sentenza di questa Corte n. 13 del 2004, si dovrebbe concludere che, al di fuori della programmazione e della gestione del servizio, se l'intervento dello Stato si svolge nella forma delle norme generali, non ci sono limiti derivanti da competenze regionali. Quanto alle singole censure, osserva quanto segue. 2.1. – La norma di cui all'art. 1, comma 3, sarebbe riconducibile alla materia dell'organizzazione amministrativa dello Stato [art. 117, secondo comma, lettera g)] e non sarebbe in alcun modo lesiva delle competenze regionali, riferendosi esclusivamente all'esercizio di funzioni proprie dello Stato. 2.2. – L'art. 7, commi 1, 2, primo periodo, e 4, primo periodo, e l'art. 10, commi 1, 2, primo periodo, e 4, primo periodo, fissando limiti massimi di orario annuale, ai soli fini della determinazione dell'organico e di una corretta previsione della spesa, non impedirebbero alle regioni – secondo l'Avvocatura – di prevedere, con apporti fuori organico a loro carico, attività ulteriori e non sarebbero perciò lesivi della loro sfera di competenza. 2.3. – Le censure riguardanti l'art. 7, comma 4, secondo periodo, e l'art. 10, comma 4, secondo periodo, sarebbero – ad avviso dell'Avvocatura – non chiare, atteso che la stessa ricorrente riconosce che la definizione dei titoli degli esperti può considerarsi funzione sorretta da esigenze unitarie. 2.4. – L'art. 7, commi 5, secondo periodo, e 6, e l'art. 10, comma 5, secondo periodo, relativi alla figura del cosiddetto tutor, dovrebbero considerarsi norme generali o comunque destinate ad assicurare a tutti gli stessi livelli essenziali di prestazioni. 2.5.