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La situazione però è nuova per tutti, anche per il nostro Governo, che di fronte all'emergenza Covid-19 è stato costretto a prendere decisioni impattanti sulla vita di tutti i cittadini; la libertà, che ci manca, ci è stata tolta proprio perché è una necessità. Non c'è ambito che non sia stato toccato; la sanità, la scuola, le imprese, la libertà di tutti noi. Eppure ogni misura ha tenuto conto, da un lato, della necessità primaria di arginare il virus, dall'altro di porre le basi per una ripresa, che dovrà esserci. Il cosiddetto decreto cura Italia, che ci apprestiamo oggi ad esaminare, su cui verrà apposta la fiducia, non è l'ultima misura - perché è già in arrivo un provvedimento per aprile - per dare sostegno economico alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese. Per prima cosa si punta a finanziarie e a potenziare il Servizio sanitario nazionale; non a caso viene definito cura Italia. La Protezione civile e gli altri soggetti pubblici - tra cui ricordiamo le Forze dell'ordine - stanno lavorando in queste settimane e sono in prima linea per contrastare l'emergenza. Il secondo obiettivo è quello di sostenere l'occupazione e i lavoratori attraverso l'estensione delle misure speciali in tema di ammortizzatori sociali per tutto il territorio nazionale e a favore di tutti i lavoratori, per la difesa del lavoro, prevedendo norme speciali in materia di sostegno al reddito. Il nostro Servizio sanitario nazionale ha confermato buona qualità e potenzialità nonostante recentemente sia stato consentito di andare in pensione a migliaia di medici e infermieri esperti senza prevedere con anticipo la loro sostituzione. Il numero di posti letto per abitanti è stato rivisto al ribasso negli anni. La sanità è da tempo oggetto di riduzioni di spesa e ciò ha determinato conseguenze negative sulla capacità di cura, mentre oggi è questo il settore che regge il peso della pandemia. Tutto ciò ci deve fare riflettere. Bisogna quindi mettersi tutti al lavoro - e in effetti è grande il lavoro che è stato compiuto dalla Commissione - per mettere a punto in tempi consoni, in fretta, una strategia che coniughi emergenza sanitaria e ripresa economica, avendo ben chiara una visione di salute pubblica che punti su un reale potenziamento dell'assistenza territoriale, sulle cure domiciliari che in questa emergenza, laddove utilizzate, sono risultate vincenti. Ce lo impongono l'invecchiamento sempre crescente della nostra popolazione e l'aumento delle malattie croniche, proprie delle fasce di popolazione che sono state maggiormente colpite dal Covid-19. Dobbiamo avere ben chiaro il fatto che non può essere potenziato il sistema sanitario se non si pone fine al dilemma della disomogeneità delle cure e delle prestazioni oggi esistente nelle Regioni italiane. La salute pubblica ha bisogno di un indirizzo unitario che garantisca ai cittadini su tutto il territorio nazionale lo stesso diritto alle cure; sono quindi necessari spunti di riflessione affinché non si tornino a ripetere gli stessi errori. La pandemia ha messo in luce che le Regioni da sole non avrebbero potuto fare molto e che il coordinamento nazionale è stato decisivo per gestire l'emergenza. Quindi, forse, una riflessione anche sul Titolo V sarà da fare. Il Sistema sanitario nazionale non deve più essere il bancomat dell'austerità, ma semmai dovrà essere il traino della ricostruzione dei settori produttivi. Tuttavia, un altro tema importante è quello delle professioni sanitarie da tutelare, da rendere sempre più consone, e quindi anche quello della formazione medica. Anch'io ribadisco che devono esserci più risorse per le borse di specializzazione dei nostri formatori, perché non possiamo permetterci di rimanere senza specializzazioni. Questo è un altro dato importante. Inoltre, la cosa più importante è retribuire adeguatamente il personale sanitario che oggi diciamo essere in prima linea. Queste sono tutte esigenze fondamentali, perché dobbiamo mantenere il benessere della nostra popolazione. Un altro tema a me carissimo nell'ultimo scorcio di tempo - lo devo dire - è quello della medicina di genere, che anche in questo caso tiene in sé la differenza fra sesso e genere. La pandemia ha messo in luce il fatto che le donne sono meno colpite dal virus, resistono meglio. È arrivato il momento di prendere sul serio questo tema e di fare ricerca su di esso, perché anche in questo caso ci sono delle differenze nella personalizzazione delle cure ed è un tema che va affrontato. Concludo il mio intervento con una considerazione: spero proprio che ciò che ci sta succedendo possa davvero darci lo spunto per migliorare in tutti i sensi. Abbiamo molto da fare. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Valente. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, parto da una considerazione che in ultimo ha ripreso la senatrice Boldrini: non saremo sicuramente uguali a noi stessi dopo questa emergenza, ovviamente molto dipenderà da noi, da come leggeremo questa fase, da quali considerazioni matureranno in seno alla comunità scientifica, da come impareremo a dialogare di più e meglio con quella comunità, da come valorizzeremo quei saperi e quelle competenze. Molto dipenderà dalla politica, dalle scelte che farà nella fase 2, quella della ricostruzione, con la quale tra qualche giorno dovremo fare i conti. Ci sono però alcune verità che in questo momento questa emergenza ci impone di leggere: intanto che nessuno si salva da solo (è una banalità, ma è un'amara verità) e poi che nessuno è al riparo da questa emergenza. Non lo è nessuno, in base alla propria posizione, stato sociale, ricchezza. C'è qualcuno però che all'interno di questa emergenza rischia di pagare un prezzo più alto, come abbiamo detto più volte: sono i fragili, i più deboli, ma io a questi aggiungo anche i soggetti più esposti, più vulnerabili. Chi mi conosce e conosce la mia cultura sa che mai parlerei delle donne come un soggetto fragile, anche perché all'interno di questa emergenza stanno dimostrando esattamente il contrario, ma sono sicuramente i soggetti più esposti, più affaticati e più vulnerabili. E sono anche soggetti che, forse proprio dentro quest'emergenza, rischiano ancora una volta, come in tutte le crisi, di pagare uno dei prezzi più alti. Si stanno dimostrando resilienti. I dati ci dicono che i due terzi delle donne continua a lavorare anche perché le donne sono da sempre impegnate in settori legati alla sanità, alla cura e ai servizi alla persona, ma anche ai servizi bancari e assicurativi. Pensiamo anche alle insegnanti, al mondo della scuola, del sapere. Si tratta di servizi necessari, indispensabili e strategici che continuano a funzionare dentro quest'emergenza. A quelle stesse donne viene oggi chiesto molto di più: viene chiesto loro di stare a casa e, quindi, anzitutto, di farsi carico di un lavoro che continua a pesare sostanzialmente sulle loro spalle (lavoro domestico, di cura e presa in carico dei nostri figli). La stragrande maggioranza delle mamme fa i conti con un apprendimento scolastico con modalità nuove di tipo tecnologico, rispetto alle quali forse i nostri figli molto spesso ci insegnano di più. Tuttavia, rispetto a questo lavoro noi ci sentiamo di doverli supportare, come possiamo e riusciamo, a fianco delle insegnanti, nella stragrande maggioranza donne, che continuano a svolgere questo lavoro in questa fase. Io rivolgo a queste donne anzitutto un ringraziamento, perché ce la stanno mettendo ancora una volta tutta.