[pronunce]

La Regione, dunque, che a tenore dell'art. 117, quinto comma, Cost., avrebbe anche il compito di dare attuazione diretta alle norme comunitarie, si troverebbe, in adempimento di un preciso obbligo giuridico, a non applicare nel proprio territorio le norme del decreto impugnato che risultino in contrasto con le norme ad effetto diretto poste dal diritto comunitario derivato e dalle sentenze della Corte di giustizia che di esso forniscono l'interpretazione, con gravissime conseguenze sugli interessi pubblici alla tutela dell'ambiente, della salute e della sicurezza pubblica. Analoghe considerazioni varrebbero, a giudizio della ricorrente, anche con riferimento all'art. 189, comma 3, che riguarda l'obbligo di comunicare annualmente alle Camere di commercio le quantità e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto di attività di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti e l'esenzione delle imprese ed enti che producono rifiuti non pericolosi. L'ambito di applicazione di tale obbligo verrebbe infatti delimitato restrittivamente, esentando le imprese e gli enti che producono rifiuti non pericolosi. 8.1. – È intervenuta in giudizio l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia – Onlus), la quale, con atto depositato il 28 agosto 2006 e con memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, ha chiesto l'accoglimento delle questioni sollevate dalla ricorrente. 9.– Con ricorso, depositato in cancelleria il 23 giugno 2006 (reg. ric. n. 80 del 2006) , la Regione Basilicata ha proposto questione di legittimità costituzionale, in via principale, fra gli altri degli artt. 181, commi da 7 a 11 e 183, comma 1 del d.lgs. n. 152 del 2006. Quanto all'art. 181, comma da 7 a 11, nonché all'art. 183, comma 1, la Regione Basilicata ritiene che il ricorso allo strumento della stipulazione di accordi e contratti di programma opererebbe una sostituzione non consentita di una fonte contrattata ad una disciplina normativa, con l'effetto di produrre una alterazione delle fonti. Tali norme determinerebbero una diretta violazione delle competenze regionali, dal momento che la disciplina dei rifiuti avrebbe riflessi normativi sulla materia dell'ambiente, del governo del territorio, della tutela igienico-sanitaria e della sicurezza della popolazione. Peraltro, le attività di recupero dovrebbero svolgersi sui territori delle Regioni, senza che sia stata prevista da parte del legislatore delegato una forma di partecipazione di queste ultime ai processi decisionali di definizione ed esecuzione del contenuto degli accordi. Il legislatore delegato avrebbe dunque violato la legge delega n. 308 del 2004 che, all'art. 1, comma 8, ha previsto il rispetto delle competenze per materia delle amministrazioni statali, nonché delle attribuzioni delle Regioni e degli enti locali, come definite ai sensi dell'art. 117 Cost., della legge n. 59 del 1997 e del d.lgs. n. 112 del 1998. 9.1.– È intervenuta in giudizio l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia – Onlus), la quale, con atto depositato il 6 settembre 2006 e nella memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, ha chiesto l'accoglimento delle questioni sollevate dalla ricorrente. 10. – Con ricorso depositato in cancelleria il 21 giugno 2006 (reg. ric. n. 78 del 2006) , la Regione Campania ha proposto questione di legittimità costituzionale, in via principale, previa sospensione, fra gli altri, degli artt. 181, commi da 7 a 11, 183, comma 1, 186, 189, comma 3 e 214, commi 3 e 5, del d.lgs. n. 152 del 2006. Quanto all'art. 181, comma da 7 a 11, nonché all'art. 183, comma 1, la Regione Campania ritiene che il ricorso allo strumento della stipulazione di accordi e contratti di programma opererebbe una sostituzione non consentita di una fonte contrattata ad una disciplina normativa, con l'effetto di produrre una alterazione delle fonti, peraltro in pieno contrasto con le normative europee, come più volte interpretate dalle decisioni della Corte di giustizia. Verrebbero, infatti, in tal modo definiti lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti in maniera non conforme con quanto indicato nella direttiva n. 75/442/CEE (art. 1, lettere e ed f), nonchè fornite altrettante definizioni di sottoprodotto e di materia prima secondaria (MPS) ancora una volta non coerenti con le indicazioni fornite dalle sentenze della Corte di giustizia europea. Le norme in questione, con il pretesto di una semplificazione amministrativa, finirebbero per ridurre l'area di applicazione della disciplina dei rifiuti e per eliminare i controlli, attraverso una ridefinizione delle sostanze soggette a regolamentazione restrittiva ed una «deregolamentazione» della disciplina dei metodi di recupero dei rifiuti, sostituita da procedure «contrattate». Per le stesse ragioni risulterebbero costituzionalmente illegittimi anche i commi 3 e 5 dell'art. 214, nella parte in cui ammettono lo strumento dell'accordo «deregolatorio», per le procedure semplificate di smaltimento di rifiuti, ed allorchè richiamano il d.m. 5 febbraio 1998 per la fase transitoria. Anche nel caso dell'art. 186 – nella parte in cui reca una generale ipotesi di esenzione per le terre e rocce da scavo, rispetto all'applicazione della parte quarta del decreto in esame – sarebbe palese il contrasto con la normativa comunitaria, trattandosi di un'esclusione generalizzata, analoga a quella contenuta nella legge n. 443 del 2001, oggetto di una procedura di infrazione contro lo Stato italiano. La Regione Campania, inoltre, precisa che le norme impugnate non contrasterebbero solo con le richiamate norme comunitarie e, per ciò stesso, con l'art. 11 e con l'art. 117, primo comma, Cost., ma anche indirettamente con l'art. 76 Cost., in quanto contrarie ai criteri direttivi della citata legge delega, che all'art. 1, comma 8, prevede la «piena e coerente attuazione delle direttive comunitarie […]» (lettera e), e l'«affermazione dei principi comunitari di prevenzione, di precauzione, di correzione e riduzione degli inquinamenti e dei danni ambientali e del “chi inquina paga”» (lettera f). Le norme in oggetto, poi, finirebbero per ledere direttamente le competenze costituzionali della Regione in materia di tutela dell'ambiente, tutela della salute e governo del territorio, pregiudicando il corretto svolgimento delle funzioni regionali in quelle materie. Ciò in quanto la materia «rifiuti» si collocherebbe in un contesto in cui gli interessi ambientali si sovrappongono a quelli della tutela del territorio, nonché della tutela igienico-sanitaria e della sicurezza della popolazione.