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SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI NEL CORSO DI AUDIZIONI INFORMALI SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1712 Il PRESIDENTE fa presente che, nell'ambito dell'esame del disegno di legge n. 1712, recante disposizioni in materia di utilizzo ed erogazione del rapporto di conto corrente, il 7 e l'8 luglio scorsi, in sede di Ufficio di Presidenza, sono stati auditi rappresentanti della Banca d'Italia, dell'Associazione bancaria italiana (ABI) e dell'Associazione nazionale tutela il comparto oro (ANTICO), i quali hanno depositato un documento che sarà pubblicato sulla pagina web della Commissione. Prende atto la Commissione. OSSERVAZIONI APPROVATE DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 175 La Commissione Finanze e tesoro, esaminato, per le parti di competenza, lo schema di decreto legislativo in titolo, premesso che: l'Atto del Governo in esame interviene sulla disciplina relativa agli indicatori della crisi d'impresa e dell'insolvenza, stabilendo in particolare che gli effetti della dichiarazione attestata, in presenza della quale non si applicano all'impresa gli indici standard elaborati dal Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili, decorrono dall'esercizio successivo a quello al quale si riferisce il bilancio al quale l'attestazione è allegata; il provvedimento in oggetto adotta, relativamente all'obbligo di segnalazione di creditori pubblici qualificati, il criterio connesso all'ammontare totale del debito scaduto e non versato per l'IVA risultante dalla comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche; viene altresì ridefinita la nozione di gruppo di imprese, escludendo dal suo perimetro sia lo Stato che gli enti territoriali e chiarendo il procedimento per la richiesta di misure protettive formulata prima della domanda di omologazione di accordi di ristrutturazione; considerato che: l'Atto del Governo in esame, intervenendo sulla disciplina degli OCRI - Organismi di composizione della crisi d'impresa - va ad incidere in particolare sull'individuazione del componente riconducibile al debitore in crisi e sulla qualità dei soggetti che possono essere incaricati delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di crisi; la proroga della data di entrata in vigore del Codice della crisi d'impresa comporta una non condivisibile posticipazione delle disposizioni pensate per rendere più rapida la ristrutturazione dei debiti fiscali mediante la transazione fiscale di cui all'art. 182- ter della Legge Fallimentare, laddove in base alla transazione fiscale leimprese che si trovino in una situazione di crisi finanziaria, reversibile o irreversibile, possono proporre all'Agenzia delle Entrate una falcidia ovvero una dilazione di pagamento dei debiti tributari più ampia di quella ordinaria; la transazione fiscale avrebbe effetti positivi di gran lunga maggiori rispetto alla rottamazione delle cartelle o al saldo e stralcio che, invece, non solo non si applicano ai debiti non iscritti a ruolo, consentono minori dilazioni di pagamento e prevedono solo la falcidia di sanzioni e interessi, ma risultano inadeguati per i casi più critici e di maggiore entità; ritenuto inoltre che: l'articolo 3 dello schema di decreto legislativo in esame contiene modifiche alle disposizioni del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza relative alle procedure di allerta e di composizione assistita della crisi; tale articolo, tuttavia, non interviene sul comma 4 dell'articolo 14 del Codice, in base al quale le banche e gli altri intermediari finanziari di cui all'articolo 106 del testo unico bancario, nel momento in cui comunicano al cliente variazioni o revisioni o revoche degli affidamenti, ne danno notizia anche agli organi di controllo societari, se esistenti; la formulazione del comma 4 dell'articolo 14 del Codice pone un problema di raccordo con l'articolo 3, paragrafo 2, lett. c), della Direttiva (UE) n. 2019/1023 sulle procedure di ristrutturazione preventiva e di esdebitazione, in quanto la Direttiva, nel prevedere che gli strumenti di allerta possano includere incentivi a norma del diritto nazionale rivolti a terzi in possesso di informazioni rilevanti sul debitore, come i contabili e le autorità fiscali e di sicurezza sociale, non menziona affatto, le banche tra i soggetti che dovrebbero essere incentivati a segnalare al debitore andamenti negativi. Inoltre la Direttiva prevede che la segnalazione debba essere diretta al titolare dell'impresa e non, come invece previsto dal Codice, agli organi di controllo. Risulta dunque evidente come la Direttiva preveda che tali incentivati a segnalare al debitore andamenti negativi debbano effettuare le segnalazioni ai debitori stessi e non ai terzi, come invece stabilito dal Codice; l'articolo 3 dello schema di decreto legislativo in esame non interviene neppure sull'articolo 12, comma 3, del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza; articolo, questo, che pure pone problemi di raccordo con la Direttiva (UE) n. 2019/1023 laddove si prevede che l'attivazione della procedura di allerta, nonché la presentazione da parte del debitore dell'istanza di composizione assistita della crisi non costituiscono causa di risoluzione dei contratti pendenti, anche se stipulati con pubbliche amministrazioni, né di revoca degli affidamenti bancari concessi. Al riguardo, non solo la Direttiva, sotto il profilo dell'impianto sistematico, prevede un sistema meno procedimentalizzato in tema di misure di allerta, ma si pone anche più in generale un problema di eccessiva limitazione della libertà contrattuale dei creditori; ritenuto altresì che: l'articolo 268 del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, al comma 2, prevede che il ricorso al tribunale competente per l'apertura di una procedura di liquidazione controllata possa essere presentato da un creditore anche in pendenza di procedure esecutive individuali e, quando l'insolvenza riguardi l'imprenditore, dal pubblico ministero; suscita diverse perplessità tale previsione di azione del creditore nei confronti del consumatore e della piccola impresaper l'apertura di una procedura di liquidazione controllata, in quanto la soglia debitoria di ventimila euro di cui all'articolo 16, comma 5, del decreto del Ministero della giustizia del 24 settembre 2014, n. 202, è facilmente superata dal mutuo prima casa, il cui valore non è affatto indice di una pericolosa situazione debitoria anche alla luce del fatto che la temporanea incapacità ad adempiere può essere un effetto dell'emergenza epidemiologica, così come nel caso della piccola impresa l'affidamento superiore a ventimila euro è prassi normale e l'illiquidità dovuta all'emergenza epidemiologica non può essere sinonimo di insolvenza, essendo questo un concetto economico, mentre l'incapacità al pagamento è concetto finanziario; tali perplessità sono alimentate anche dal fatto che si può presumere che, in caso di previsione della possibilità per il creditore acquirente di NPL di poter presentare istanza per l'apertura di liquidazione controllata, considerate le cifre irrisorie pagate, si assisterà ad un dilagare di richieste di aperture di liquidazioni controllate perché per le società acquirenti il credito NPL sarà meno costosa la richiesta in tribunale che l'azione di riscossione del credito, esprime osservazioni favorevoli con i seguenti rilievi: