[pronunce]

che, quanto alla censura relativa alla pretesa violazione dell'art. 3 Cost., la situazione di emergenza legata all'assenza di personale sanitario nella Regione Veneto dimostrerebbe la necessità di attribuire alle singole Regioni il potere di decidere differenziate modalità di scorrimento delle graduatorie; che, in relazione al secondo motivo di censura, in nessun modo rileverebbe la competenza statale in materia di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., posto che le previsioni censurate non farebbero riferimento ad alcuna prestazione, concernendo unicamente le «modalità di approvvigionamento del personale da parte delle pubbliche amministrazioni»; che neppure vi sarebbe violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost., poiché la previsione regionale garantirebbe comunque il livello professionale degli assunti in ragione dello scorrimento della graduatoria; che, rispetto all'ultima censura, la Regione osserva che quanto disposto dall'art. 1, comma 361, della legge n. 145 del 2018 non potrebbe essere considerato alla stregua di un principio fondamentale della materia «coordinamento della finanza pubblica», poiché sarebbe proprio la previsione statale a comportare anche un effetto espansivo della spesa pubblica; che, «[i]n via complementare», la Regione Veneto ha altresì eccepito «l'incostituzionalità, per violazione degli artt. 117, commi 3 e 4, 118 e 119 Cost.» dell'art. 1, commi 361 e 365, della legge n. 145 del 2018, chiedendo alla Corte costituzionale di provvedere a una «autonoma valutazione in via incidentale» di tali previsioni che, «ove ritenute cogenti e inderogabili per le Regioni», lederebbero la competenza legislativa esclusiva in materia di ordinamento e organizzazione amministrativa regionale di cui all'art. 117, quarto comma, Cost.; che, con memoria depositata via PEC il 27 aprile 2020, la Regione Veneto, oltre a insistere per l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso, ha eccepito il venir meno dell'interesse a ricorrere dello Stato, in ragione della sopravvenuta entrata in vigore della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022), il cui art. 1, comma 148, ha disposto l'abrogazione dei commi 361 e 365 dell'art. 1 della legge n. 145 del 2018; che, con atto notificato in data 27 aprile 2020 e depositato il 30 aprile 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato di rinunciare al ricorso, su conforme delibera del Consiglio dei ministri assunta nella seduta del 24 aprile 2020; che, con atto depositato via PEC il 14 maggio 2020, la Regione Veneto ha accettato la rinuncia al ricorso, giusta delibera della Giunta regionale assunta il 12 maggio 2020. Considerato che vi è stata rinuncia al ricorso da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, accettata dalla Regione Veneto; che, ai sensi dell'art. 23 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, la rinuncia al ricorso, seguita dall'accettazione della controparte costituita, comporta l'estinzione del processo (ex multis, ordinanze n. 68, n. 48 e n. 28 del 2020). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, e 23 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2020. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 giugno 2020. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA