[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorti a seguito: a) dell'art. 9, comma 7, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303 (Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59); b) dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri emessi il 23 dicembre 1999 (Disciplina dell'autonomia finanziaria e contabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri), il 15 aprile 2000 e il 4 agosto 2000 (Ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e il 12 settembre 2000 (Modifiche dell'art. 6 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 agosto 2000, recante ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri), promossi dalla Corte dei conti con ricorsi notificati il 12 gennaio e il 15 marzo 2001, depositati il 17 gennaio e il 26 marzo 2001, e iscritti ai nn. 4 e 12 del registro conflitti dell'anno 2001. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 15 gennaio 2002 il Giudice relatore Gustavo Zagrebelsky; uditi gli avvocati Vincenzo Caputi Jambrenghi per la Corte dei conti e l'avvocato dello Stato Giorgio D'Amato per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — La Corte dei conti, in persona del suo Presidente, ha proposto due ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro il Consiglio dei ministri, in persona del Presidente del Consiglio, e contro il Presidente del Consiglio dei ministri, per violazione degli artt. 76 e 100, secondo comma, della Costituzione: a) il primo (reg. conflitti n. 4/2001) in relazione all'approvazione dell'art. 9, comma 7, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303 (Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59), all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 dicembre 1999 (Disciplina dell'autonomia finanziaria e contabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 aprile 2000 (Ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri); b) il secondo (reg. conflitti n. 12/2001) in relazione all'approvazione del citato art. 9, comma 7, del decreto legislativo n. 303 del 1999, all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2000 (Ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e all'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 settembre 2000 (Modifiche all'art. 6 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 agosto 2000, recante ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri). 2. — Nel primo ricorso (reg. conflitti n. 4/2001) - premesso che nella Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio 2000, n. 24, e nella Gazzetta Ufficiale del 21 aprile 2000, n. 94, sono stati pubblicati rispettivamente il d.P.C.m. 23 dicembre 1999 sull'autonomia finanziaria e la contabilità della Presidenza del Consiglio dei ministri e il d.P.C.m. 15 aprile 2000, relativo all'ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio - la Corte dei conti lamenta che i citati decreti, pur essendo «atti di Governo» di «estrema rilevanza», il primo dei quali dotato di efficacia esterna, poiché al capo V contiene la disciplina dell'attività negoziale della Presidenza del Consiglio, mentre il secondo «importa oneri assai notevoli a carico del bilancio dello Stato», non sono stati sottoposti al controllo di legittimità della stessa Corte dei conti, contrariamente a quanto dispongono l'art. 100, secondo comma, della Costituzione e l'art. 3, comma 1, della legge 14 gennaio 1994, n. 20 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti). 2.1 — La ricorrente ricorda che la legislazione ordinaria sul controllo di legittimità della Corte dei conti ha subito numerose modifiche fino all'entrata in vigore della legge n. 20 del 1994, che ha conservato, all'art. 3, il controllo preventivo di legittimità su alcune categorie di atti del Governo «nell'ambito dei rapporti giuridici di più spiccato profilo contabilistico e di tutela oggettiva dei principi di legalità e di buon andamento». L'art. 9, comma 7, del decreto legislativo n. 303 del 1999 dispone che ai decreti emanati dal Presidente del Consiglio dei ministri in base agli artt. 7, 8 e 9 del medesimo decreto legislativo non sono applicabili né la disciplina dettata dall'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), né il controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti regolato dall'art. 3, commi 1, 2 e 3, della legge n. 20 del 1994. Il ricorso investe pertanto il decreto legislativo n. 303 del 1999 e i due citati decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che del primo costituirebbero le «più cospicue e dirette applicazioni illegittime». 2.2. — Ciò premesso, la ricorrente, richiamata la giurisprudenza costituzionale in materia, afferma la propria legittimazione a sollevare - nell'esercizio della funzione di controllo preventivo di legittimità - conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Quanto alla natura legislativa dell'atto che si assume lesivo della sfera di attribuzioni riservata alla Corte dei conti, essa non è - prosegue la ricorrente - di ostacolo all'ammissibilità del conflitto, perché questo tende a ripristinare l'ordine costituzionale delle competenze. 2.3. — Nel merito, la ricorrente sostiene che il decreto legislativo n. 303 del 1999 violi l'art. 76 della Costituzione, per eccesso di delega. Con riferimento alla possibilità di dedurre in un giudizio per conflitto di attribuzioni tale vizio, nel caso di specie sussisterebbe il requisito - individuato dalla Corte costituzionale, in particolare nella sentenza n. 457 del 1999 - consistente in uno stretto collegamento tra la lesione dell'art. 76 della Costituzione e la compressione delle attribuzioni costituzionali fatte valere in giudizio.