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6) a promuovere trattamenti di migliore affinazione allo scopo di ottenere fanghi di depurazione più consoni alla fertilizzazione del suolo e con il più basso contenuto di sostanze inquinanti; 7) a valutare l'impatto che l'articolo 184- ter del decreto legislativo n. 152 del 2006 ha sugli effetti dei fanghi di depurazione così come modificato dal decreto-legge n. 109 del 2018; 8) a promuovere, in un'ottica di economia circolare, studi e ricerche che abbiano lo scopo di impiegare i fanghi in ambiti diversi dall'utilizzo in agricoltura, contemplandone, anche, l'utilizzo per usi civici e di ripresa vegetativa nelle aree soggette ad erosione in alternativa allo smaltimento negli impianti di trattamento; 9) ad assumere iniziative volte a rifinanziare e implementare la piattaforma del fosforo e a pubblicizzare le buone pratiche esistenti di recupero dei fanghi mediante compostaggio. Atto n. 1-00461 LEONE RIZZOTTI PAVANELLI LANNUTTI FERRARA BARBONI MAIORINO DE LUCIA MATRISCIANO - Il Senato, premesso che: ogni anno, nel mondo, milioni di bambine e adolescenti sono sottoposte a mutilazioni genitali femminili (MGF), procedure intenzionali, non eseguite per ragioni terapeutiche ma esclusivamente culturali, che compromettono irreversibilmente la qualità della loro vita, ledendo il diritto all'integrità psicofisica, alla dignità, alla libertà. Tali pratiche di escissione e infibulazione rappresentano inoltre un gravissimo rischio per la salute, essendo causa di traumi psicologici, infezioni, infertilità, morti prenatali e decessi; sebbene sia internazionalmente riconosciuta come violazione dei diritti umani, secondo una stima dell'Organizzazione mondiale della sanità sono tra i 100 e i 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale, la maggior parte delle quali prima dei 15 anni, e si calcola che circa 68 milioni di bambine nel mondo rischiano di subire questa pratica prima del 2030; l'Africa è di gran lunga il continente in cui il fenomeno delle MGF è più diffuso, con 91,5 milioni di ragazze di età superiore a 9 anni vittime di questa pratica, e sono circa 3 milioni le bambine che ogni anno vi vengono sottoposte. Circa la metà di loro vive in soli due Paesi: Egitto ed Etiopia. In tutto sono 28 i Paesi dell'Africa e del Medio Oriente in cui le donne corrono il rischio di essere sottoposte alle mutilazioni genitali. Anche se mancano effettive e chiare evidenze, queste pratiche orribili si riscontrano anche presso alcune popolazioni della costa yemenita del mar Rosso, in Giordania, Oman, nei territori palestinesi occupati (Gaza) e in alcune comunità curde dell'Iraq; secondo l'OMS pratiche di escissione e infibulazione avvengono anche nel continente europeo. In Europa le stime dicono che oltre 600.000 donne avrebbero subito queste pratiche (stime eseguite al ribasso e non considerando che si tratta di un fenomeno nascosto, che viene diversamente praticato da immigrati di seconda generazione o irregolari). Le mutilazioni genitali femminili hanno assunto particolare rilievo anche in Italia in seguito all'aumento di famiglie straniere, provenienti da Paesi dove è alta l'incidenza di MGF: dal 15 al 24 per cento delle ragazze originarie dei Paesi dove sono tradizionalmente praticate le MGF siano a rischio, su una popolazione totale di 76.040 ragazze (dato dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, riferito a ragazze di età compresa tra 0 e 18 anni provenienti da Paesi in cui si pratica la mutilazione genitale femminile), uno dei dati più elevati d'Europa. Le ragazze a rischio di mutilazioni genitali femminili in Italia sono per lo più originarie dell'Egitto. Gruppi più piccoli di ragazze a rischio provengono da Senegal, Nigeria, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Etiopia e Guinea (risultati tratti dalle ultime ricerche condotte dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere sulle mutilazioni genitali femminili nell'UE); le bambine sottoposte a queste pratiche tradizionali rischiano anche la morte, per cause che vanno dallo choc emorragico alla sepsi. Inoltre, le giovani donne costrette alle MGF con la crescita patiscono una serie indicibile e drammatiche conseguenze, quali infezioni e forti dolori, maggiore vulnerabilità all'infezione da HIV/AIDS e da HPV, con un maggiore rischio di sviluppare un tumore del collo dell'utero, oltre a epatite e altre malattie veicolate dal sangue, infertilità, incontinenza e da ultimo un elevato rischio di mortalità materna; se per qualche motivo si sottraggono alla ripugnante pratica, le giovani donne subiscono comunque un danno, perché le mutilazioni genitali sono considerate un rituale tradizionale e obbligatorio per l'ingresso delle giovani donne nella società, pertanto per coloro che non vi si sottopongono vi è comunque l'esclusione e l'isolamento sociale; considerato che: il 18 dicembre 2014 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione A/C3/69/L.22 che afferma la richiesta di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili, confermando la posizione già assunta dalla medesima Assemblea con la risoluzione A/RES/67/146 del 20 dicembre 2012. L'adozione di tali risoluzioni riflette l'intesa di tutti gli Stati di definire le MGF una violazione dei diritti umani, la quale deve essere combattuta attraverso tutte le misure necessarie, al fine di proteggere donne e bambine da questa forma di violenza; in Italia sono stati compiuti determinanti progressi normativi per il contrasto alle MGF già vari anni prima. Con la legge 9 gennaio 2006, n. 7 ("Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazioni genitali femminili"), è stato introdotto nel codice penale il delitto di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili di cui all'articolo 583- bis , che punisce con la reclusione da 4 a 12 anni chiunque cagioni una mutilazione degli organi genitali femminili. Inoltre, oltre ad istituire all'articolo 5 un numero verde finalizzato a ricevere segnalazioni da parte di chiunque venga a conoscenza dell'effettuazione sul territorio italiano delle MGF, all'articolo 3 prevede la predisposizione di apposite campagne informative rivolte alle comunità di migranti provenienti dai Paesi in cui sono effettuate le pratiche di mutilazioni genitali dirette a: diffondere la conoscenza dei diritti fondamentali della persona, in particolare delle donne e delle bambine, e del divieto vigente in Italia di tali pratiche; organizzare corsi di informazione per le donne infibulate in stato di gravidanza; promuovere appositi programmi di aggiornamento per gli insegnanti delle scuole dell'obbligo, anche avvalendosi di figure di riconosciuta esperienza nel campo della mediazione culturale; promuovere presso le strutture sanitarie e i servizi sociali il monitoraggio dei casi pregressi già noti e rilevati localmente;