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Per evitare che figli senza genitori restino del tutto sprovvisti di tutela il diritto islamico prevede dunque la kafala , un istituto tramite il quale è garantita la protezione ai minori orfani, abbandonati o, comunque, privi di un ambiente familiare idoneo alla loro crescita attraverso l'affidamento alle cure dei parenti. La kafala è in sostanza un affidamento che si protrae fino alla maggiore età e non trova ad oggi espresse corrispondenze nell'ordinamento giuridico italiano. Con questa ratifica migliorata, dando la veste giuridica alla kafala , molte famiglie riescono ad ottenere l'affidamento del bimbo. Voglio a tale proposito leggere la storia di una coppia di genitori italiani che hanno deciso di adottare una bambina somala. Il giudice, dopo aver sentito le testimonianze, svolte le indagini e verificata la reale capacità di accudimento dei richiedenti, affida alla mamma, in quanto di origine somala, la bambina con sentenza di kafala . Essendo la Somalia un Paese musulmano, non c'è l'adozione secondo le regole occidentali, ma esiste la forma di protezione dei minori chiamata appunto kafala . Questi genitori felici non riuscivano a portare la loro bimba in Italia perché veniva richiesto loro di darle un nome, poiché non era stata ancora registrata. Il cognome invece le viene assegnato dal giudice seguendo i dettami della legge islamica e qui forse c'è questa problematica legislativa che molto probabilmente cercheremo di affrontare negli specifici disegni di legge che saranno incardinati in Commissione giustizia. Dicevo, comunque, che erano arrivati i documenti dalla Somalia che si era provveduto a far tradurre e legalizzare per mandarli in visione all'Agenzia regionale per le adozioni internazionali (ARAI). L'agenzia, dopo averli valutati, aveva trovato alcune incompatibilità con la legge sull'adozione internazionale, tra cui la più grave: l'Italia non riconosce la kafala . Per cui comunicava che era impossibile procedere. L'Italia è l'unico Paese europeo che non ha regolamentato questo istituto giuridico islamico. La situazione diventa sempre più insostenibile per questi genitori, perché hanno la sentenza del tribunale somalo che li riconosce genitori affidatari della bimba che si trova a solo due ore di aereo da loro, in un Paese pericoloso da cui ogni settimana arrivano notizie di attentati e a Nairobi la situazione non è affatto tranquilla: anche lì ci sono attentati e gli stranieri sono avvisati di non andare in giro per la città e, soprattutto, di evitare uffici come consolati o ambasciate. Le richieste di visto per i minori affidati in kafala , che vengono inoltrate ai nostri consolati nei vari Paesi dove è in vigore il diritto islamico, sono sistematicamente oggetto di diniego. Ciò avviene nonostante la Corte di cassazione a sezioni unite, in merito ad una coppia di italiani che avevano in affidamento di kafala un minore straniero dal Marocco, abbia fissato il seguente principio di diritto: «Non può essere rifiutato il nulla osta all'ingresso nel territorio nazionale, per ricongiungimento familiare, richiesto nell'interesse di minore cittadino extracomunitario affidato a cittadino italiano residente in Italia con provvedimento di kafala pronunciato dal giudice straniero nel caso in cui il minore stesso sia a carico o conviva nel Paese di provenienza con il cittadino italiano ovvero gravi motivi di salute impongano che debba essere da questi personalmente assistito». Dopo quaranta giorni di attesa e la richiesta di accesso agli atti, il 28 marzo 2014 veniva consegnato l'atto di diniego, alla coppia della nostra storia. Le ragioni addotte sono che «la sentenza di affidamento del tribunale somalo non è conforme all'ordine pubblico italiano e che, non menzionando la durata prevista dell'affidamento, lascia intendere che è a tempo indeterminato e che non vengono espressi i doveri dell'affidatario». La coppia presentava subito ricorso al TAR del Lazio contro il diniego: seguono così altri lunghi mesi di attesa, di dubbi e speranze. I due riflettevano sul da farsi nel caso di una risposta negativa dal tribunale amministrativo del Lazio e cominciavano a pensare alla possibilità che si dovesse stravolgere completamente la loro vita decidendo di trasferirsi in Kenya. Il 22 luglio 2014 veniva finalmente depositata la sentenza dei giudici del TAR e il ricorso era stato accolto! Tra le motivazioni della sentenza troviamo che, negli anni passati, la giurisprudenza italiana ha rilevato «la compatibilità dell'istituto della kafala con l'ordine pubblico italiano» culminando con la sopracitata sentenza del 16 settembre 2013 n. 21108 delle Sezioni Unite della Cassazione; inoltre spiega che durata e doveri dell'affidatario «rientrano nell'istituto stesso della kafala che non prevede necessariamente una durata e che è preordinato alla cura materiale ed affettiva del minore». Il diniego viene dunque dichiarato illegittimo e pertanto annullato. La situazione dei bambini in kafala è davvero una cornice del purgatorio di dantesca memoria. Alla bimba somala è stato rilasciato un visto turistico, hanno rifiutato il permesso di soggiorno, non può essere iscritta all'anagrafe e le sono negati anche un codice fiscale o la tessera sanitaria. Per ora è semplicemente una turista agli occhi della legge italiana e quando scadrà il visto, nonostante due cittadini italiani siano responsabili per lei, sarà a tutti gli effetti una clandestina. Siamo dunque profondamente convinti della necessità che questo documento di ratifica diventi ordinamentale e detti la parola fine all 'iter discriminatorio di adozione nei confronti di bambini di tradizione islamica. Dando vita ed attenzione al sistema di protezione sociale, attraverso tutto il sistema di attenzione al servizio sociale di assistenza e tutela, con maggiori finanziamenti alle reti di tutela su affidamento e adozione, nonché con l'impegno all'eliminazione della rete di tratta dei minori che giungono nel nostro Paese senza genitori, questo primo passo di votazione della ratifica ci deve stimolare a presentare e ad attuare soluzioni fattibili di tutela ed accoglienza. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Rivolgo un saluto agli studenti e ai docenti dell'Istituto privato «Ugo Foscolo» di Roma che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. DDL 1552 DDL 572 LO GIUDICE (PD) . Signor Presidente, se c'è un buon servizio che il Parlamento italiano può rendere oggi al clima di guerra di religione che si sta diffondendo nel nostro Pianeta, è quello di inserire all'interno di discussioni come questa, che riguardano una laica gestione dei diritti delle persone, una sovrastruttura di carattere ideologico che sposta l'attenzione dal dato concreto, che è quello dell'interesse dei bambini, ad una contrapposizione inutile e dannosa delle posizioni ideologiche degli adulti. Vedo che oggi il principio della tutela della laicità delle istituzioni dall'inserimento nel nostro ordinamento di un istituto che abbia una derivazione islamica è fatto proprio da quelle stesse forze politiche che poi, in altre occasioni, fanno un punto d'onore di difendere invece le caratteristiche di derivazione religiosa di norme che fanno parte del nostro ordinamento. Credo che sia un'impostazione sbagliata.