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Disposizioni in materia di valutazione dei costi della sicurezza sul lavoro. Onorevoli Senatori. – 1. Ricognizione normativa dei costi della sicurezza non assoggettati a ribasso La materia della sicurezza ha trovato il suo definitivo assetto con il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). L'articolo 26 del citato decreto legislativo è dedicato agli obblighi in materia di sicurezza connessi ai contratti d'appalto, sia privati che pubblici, anche di servizi, dove l'attenzione è posta sul concetto di datore di lavoro-committente, il quale nei confronti dell'appaltatore (e subappaltatori) è tenuto a cooperare «all'attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull'attività lavorativa oggetto dell'appalto» ed a coordinare «gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell'esecuzione dell'opera complessiva». Il comma 5 dell'articolo 26 stabilisce la nullità dei contratti d'appalto privato che non prevedano «i costi delle misure adottate per eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi in materia di salute e sicurezza sul lavoro derivanti dalle interferenze delle lavorazioni», ossia i costi della sicurezza cosiddetti interferenziali, che rientrano nella categoria dei costi cosiddetti contrattuali esclusi dal ribasso (in quanto anch'essi da calcolare a cura del committente, in ragione delle interferenze tra l'ambiente di lavoro del committente e l'opera dell'appaltatore). Il comma 6 dell'articolo 26 ribadisce che «Nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell'anomalia delle offerte nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza, il quale deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all'entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture. Ai fini del presente comma il costo del lavoro è determinato periodicamente, in apposite tabelle, dai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali, sulla base dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai sindacati comparativamente più rappresentativi, delle norme in materia previdenziale ed assistenziale, dei diversi settori merceologici e delle differenti aree territoriali. In mancanza di contratto collettivo applicabile, il costo del lavoro è determinato in relazione al contratto collettivo del settore merceologico più vicino a quello preso in considerazione». L'articolo 26, comma 7, aggiunge poi che «Per quanto non diversamente disposto dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, come da ultimo modificato dall'articolo 8, comma 1, della legge 3 agosto 2007, n. 123, trovano applicazione in materia di appalti pubblici le disposizioni del presente decreto». L'articolo 26, al comma 3, si rivolge dunque alle ipotesi in cui il committente sia anche datore di lavoro, ossia impieghi proprio personale nell'esecuzione dell'appalto tale da generare i cosiddetti rischi interferenziali, meritevoli di essere misurati nel documento di valutazione dei rischi (DUVRI). Alla disciplina dei cantieri temporanei o mobili è dedicato l'articolo 100 ( Piano di sicurezza e di coordinamento - PSC), il quale specifica che il piano deve contenere una stima dei costi della sicurezza secondo le previsioni di cui all'allegato XV, punto 4. L'allegato XV indica due fattispecie: i costi della sicurezza derivanti dalla stima effettuata nel PSC quanto ai cantieri temporanei o mobili (articolo 4.1.1), ovvero dall'analisi della stazione appaltante in assenza del piano (articolo 4.1.2). Si tratta in entrambi i casi dei costi connessi all'interferenza della stazione appaltante rispetto all'attività dell'appaltatore, e dunque in essi rientrano i seguenti costi, secondo le scelte di discrezionalità tecnica della stazione appaltante, valutate attraverso un computo metrico estimativo preciso: a) degli apprestamenti previsti nel PSC; b) delle misure preventive e protettive e dei dispositivi di protezione individuale eventualmente previsti nel PSC per lavorazioni interferenti; c) degli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche, degli impianti antincendio, degli impianti di evacuazione fumi; d) dei mezzi e servizi di protezione collettiva; e) delle procedure contenute nel PSC e previste per specifici motivi di sicurezza; f) degli eventuali interventi finalizzati alla sicurezza e richiesti per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti; g) delle misure di coordinamento relative all'uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva. Da questi vanno nuovamente distinti gli oneri aziendali della sicurezza, detti anche costi interni, o endo-aziendali, o ex lege , la cui determinazione, diversamente rispetto ai primi, è a carico dell'appaltatore, il quale la esprime ordinariamente in termini pro quota rispetto al totale dell'offerta. L'articolo 95, comma 10, del nuovo codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, è dedicato ai costi aziendali della sicurezza, imponendo all'appaltatore la loro esposizione nell'offerta; con il correttivo di cui al decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56, si è precisato, sulla scorta delle ripetute sollecitazioni giurisprudenziali, che sono esclusi da tali obblighi le forniture senza posa in opera, i servizi di natura intellettuale e gli affidamenti inferiori ai 40.000 euro. Il successivo articolo 97 annovera nuovamente i costi aziendali della sicurezza tra gli elementi da prendere in considerazione ai fini della valutazione dell'anomalia dell'offerta. Inoltre, il nuovo codice dei contratti pubblici evoca il concetto di costi della sicurezza esclusi dal ribasso sia in sede di progettazione (articolo 23, commi 15 e 16), sia in sede di disciplina transitoria (articolo 216, comma 4), per cui «Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all'articolo 23, comma 3, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla parte II, titolo II, capo I [articoli da 14 a 43: contenuti della progettazione], nonché gli allegati o le parti di allegati ivi richiamate del decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 2010, n. 207. Fino all'adozione delle tabelle di cui all'articolo 23, comma 16, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti ministeriali già emanati in materia. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all'articolo 23, comma 3 -bis , i contratti di lavori di manutenzione ordinaria possono essere affidati, nel rispetto delle procedure di scelta del contraente previste dal presente codice, sulla base del progetto definitivo costituito almeno da una relazione generale, dall'elenco dei prezzi unitari delle lavorazioni previste, dal computo metrico-estimativo, dal piano di sicurezza e di coordinamento con l'individuazione analitica dei costi della sicurezza da non assoggettare a ribasso.