[pronunce]

che il Giudice di pace di Francavilla al Mare, con due ordinanze di contenuto pressoché identico (r.o. n. 510 e n. 581 del 2007), assume l'illegittimità costituzionale – per contrasto con gli artt. 2, 3, 27 e 42 Cost. – dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, «in relazione all'art. 171, commi 1 e 2», dello stesso codice, «nella parte in cui prevedeva doversi sempre disporre la confisca in tutti i casi in cui un ciclomotore o un motoveicolo fosse stato adoperato per commettere le violazioni amministrative di cui all'art. 171»; che, in punto di fatto, il rimettente deduce di doversi pronunciare – in entrambi i giudizi pendenti innanzi ad esso – in merito al ricorso proposto dal proprietario di un ciclomotore, sottoposto a sequestro in vista della successiva confisca, per essere stata contestata, ad altri, la violazione degli art. 171, commi 1 e 2, del codice della strada; che secondo il giudice a quo, a dispetto della modificazione subita nelle more dei processi principali, il testo originario del predetto art. 213, comma 2-sexies, continuerebbe ad applicarsi alle fattispecie oggetto di quei giudizi, in mancanza di una norma transitoria che disponga diversamente, «stante il principio dell'irretroattività della legge più favorevole nel campo dell'illecito amministrativo» previsto dall'art. 1 della legge n. 689 del 1981 (la conformità del quale alla Costituzione, oltretutto, sarebbe stata riconosciuta dall'ordinanza della Corte costituzionale n. 140 del 2002); che il rimettente deduce, tuttavia, l'illegittimità costituzionale del testo originario della norma censurata, implicitamente confermata – a suo dire – proprio dalla modifica operata dal già citato art. 2, comma 169, del decreto-legge n. 262 del 2006 (che ha limitato l'applicazione della confisca ai soli casi in cui motocicli e ciclomotori siano stati adoperati per commettere un reato); che, difatti, la norma censurata darebbe luogo, innanzitutto, ad «un trattamento di evidente disparità tra ciclomotoristi e automobilisti», operando la confisca del veicolo solo in presenza di infrazioni poste in essere dai primi e non pure nel caso di inosservanza, da parte dei secondi, di norme egualmente poste a salvaguardia dell'integrità fisica dei conducenti; che, inoltre, allorché la confisca – come nei casi oggetto dei giudizi a quibus – produca i suo effetti a carico di un soggetto diverso dal responsabile dell'infrazione essa finirebbe con il «colpire, immotivatamente, il patrimonio del proprietario del ciclomotore», non potendo ritenersi diretta ad eliminare il ripetersi del rischio costituito dall'inosservanza della norma trasgredita; che il rimettente, pertanto, reputa che nella specie «siano stati violati i principi di ragionevolezza e proporzionalità della sanzione, di eguaglianza dei cittadini, di personalità della sanzione amministrativa e di diritto della proprietà privata, garantiti dai parametri costituzionali di cui agli artt. 2, 3, 27 e 42 Cost.»; che anche il Giudice di pace di Chioggia (r.o. n. 638 del 2007) ha sollevato – in relazione all'art. 3 Cost., ed «in subordine» all'art. 42 della Carta fondamentale – questione di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, «in riferimento all'art. 171, comma 1» del medesimo codice; che il rimettente – nel precisare di essere chiamato a giudicare dell'opposizione, proposta congiuntamente dal proprietario del ciclomotore e dal conducente, avverso un verbale con cui si contestava, ad entrambi, la violazione dell'art. 171, comma 1, del codice della strada (essendosi accertato che il secondo di tali soggetti circolava alla guida del mezzo indossando un casco non omologato) – censura il suddetto art. 213, comma 2-sexies «con riguardo al principio di ragionevolezza e di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost.»; che, difatti, richiamato quell'indirizzo della giurisprudenza costituzionale – sono citate le sentenze n. 144 del 2005 e n. 180 del 1994, nonché le ordinanze n. 45 del 2006, n. 401 del 2005, n. 262 del 2005, n. 212 e n. 109 del 2004, n. 234 del 2003 – secondo cui la discrezionalità del legislatore, riguardo all'individuazione delle condotte punibili ed alla scelta delle relative sanzioni, può essere sottoposta al sindacato del Giudice delle leggi «ove il suo esercizio ne rappresenti un uso distorto o arbitrario, così da confliggere in modo manifesto con il canone della ragionevolezza», reputa che l'evenienza da ultimo indicata ricorra proprio nel caso di specie; che il giudice rimettente, difatti, evidenzia l'assenza, nel sistema del codice della strada, di «sanzioni così afflittive» come quella della confisca, sicché reputa che il legislatore – con la norma censurata – non abbia realizzato un adeguato «contemperamento degli opposti interessi», atteso che la salvaguardia del pur «superiore interesse alla sicurezza della circolazione stradale» (al quale la Corte costituzionale, nella sentenza n. 180 del 1994, ha ritenuto strettamente connesso quello all'incolumità individuale) non potrebbe giustificare «l'enorme sacrificio del diritto, anch'esso costituzionalmente garantito, di proprietà sul veicolo», specialmente quando ne sia titolare «un soggetto diverso dal trasgressore»; che il carattere non ragionevole della previsione normativa in esame emergerebbe, inoltre, dal fatto che la sanzione accessoria della confisca è ricollegata a condotte – come la «non omologazione del casco, comunque ben allacciato, la non corretta posizione di guida, perché magari momentaneamente impegnati a sgranchirsi le gambe, il non impugnare il manubrio perché magari momentaneamente intenti a pulire la visiera del casco o ad aprire il rubinetto della riserva», o come, ancora, il «trasportare un passeggero laddove non previsto dal libretto di circolazione, oppure un oggetto non saldamente assicurato» – per le quali può essere ritenuta giustificata, al più, l'irrogazione della sola sanzione pecuniaria; che l'irragionevolezza della scelta legislativa sarebbe, inoltre, confermata dalla «disparità di trattamento sanzionatorio» tra il contegno punito con la confisca «ed analoghe condotte compiute, però, alla guida di altri tipi di veicoli» (sono indicate, a titolo esemplificativo, quella previste dagli artt. 164, 169 e 172 dello stesso codice della strada), dotate di analogo disvalore; che, infine, il giudice a quo ha anche censurato «l'enorme ed ingiustificata disparità di trattamento in ragione del sacrificio economico che ne deriverebbe, a fronte del medesimo illecito, fra proprietari di ciclomotori o motocicli di bassissimo o inesistente valore economico e proprietari di ciclomotori o motocicli di valore»;