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come recentemente fatto notare dal vice Presidente emerito della Corte costituzionale, Paolo Maddalena, "i nostri governi, che si sono succeduti dall'assassinio di Aldo Moro in poi, hanno invece violato questo principio, ponendosi così in palese contrasto con la Costituzione", in quanto "essi hanno commesso il gravissimo errore di mettere sul mercato, con le dannosissime privatizzazioni, moltissimi beni pubblici, nonché i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le imprese strategiche di preminente interesse generale, che devono essere in mano pubblica o di comunità di lavoratori o di utenti, ai sensi dell'articolo 43 della Costituzione"; tenuto conto che a causa del golden power il numero di notifiche su cui il Governo deve pronunciarsi si è moltiplicato negli anni. Inizialmente, infatti, l'ambito di applicazione era limitato ad alcuni asset considerati strategici nei settori della difesa, energia e telecomunicazioni, e riguardava gli investimenti da parte di soggetti extra europei. Adesso, si è perso il legame con gli asset e si è allargata la base di riferimento includendo interi settori, inclusi quelli "ad alta intensità di tecnologia" (nel quale rientra presumibilmente gran parte della nostra manifattura) e quelli finanziario, sanitario, la sicurezza degli approvvigionamenti, l'accesso a informazioni sensibili, compresi i dati personali, e la libertà e il pluralismo dei media. Insomma: si fa prima a dire chi rimane fuori, si chiede di sapere: se il Governo ritenga di doversi eventualmente focalizzare esclusivamente sull'identificazione degli asset critici, anziché dilatare sempre più il novero delle imprese coperte, creando un'enorme incertezza riguardo quali operazioni vadano notificate e quali no. Ogni giorno che passa, la disciplina di emergenza (ammesso che sia mai stata giustificata, nei termini in cui si è evoluta) ha a giudizio dell'interrogante sempre meno giustificazione e appare sempre più come un esercizio capriccioso del potere pubblico; se tale presunta "protezione", che ha recentemente previsto l'ennesima ulteriore estensione della rete di controlli, finisca in realtà per annacquare l'efficacia stessa del golden power ; se l'ennesimo ostacolo burocratico non rischi per scoraggiare le imprese, italiane ed estere, dallo scommettere sul nostro Paese, assoggettando ogni operazione al placet governativo, proprio in un momento in cui tutti concordano sul fatto che si debbano stimolare l'attività imprenditoriale e attirare capitali, ovvero se non si ritenga semplicemente assurdo che, proprio mentre si comincia a vedere l'uscita dalla crisi del COVID-19, si pensi di appesantire i controlli, anziché rimuovere quelli che erano stati creati in via "transitoria" e col pretesto dell'emergenza. Atto n. 4-07427 TURCO L'ABBATE Patty ROMANO Ai Ministri dello sviluppo economico e della transizione ecologica Premesso che: il 10 dicembre 2020, è stato firmato un accordo tra Invitalia, Arcelor Mittal Holding S.r.l. e Arcelor Mittal SA che contempla investimenti tanto sugli aspetti industriali quanto, e soprattutto, su quelli ambientali e di sicurezza per una nuova fase di sviluppo ecosostenibile dello stabilimento ex ILVA; in particolare, l'accordo prevedeva un aumento di capitale di AmInvest Co Italy S.p. A. per 400 milioni di euro, da far sottoscrivere a Invitalia dietro l'assegnazione del 50 per cento dei diritti di voto della società; a maggio 2022 è stato programmato un secondo aumento di capitale che prevedeva una sottoscrizione fino a 680 milioni di euro da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal al fine di consentire ad Invitalia di avere il 60 per cento del capitale della società; l'accordo prevedeva un (non noto) articolato piano di investimenti ambientali e industriali che prevede tra l'altro l'avvio del processo di decarbonizzazione dello stabilimento, con l'attivazione di un forno elettrico capace di produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate all'anno nonché il completo assorbimento dei 10.700 lavoratori; il 31 maggio il Ministro dello sviluppo economico ha autorizzato i commissari straordinari del gruppo Ilva a sottoscrivere l'accordo di modifica del contratto quadro con le società del gruppo Acciaierie d'Italia; lo schema di accordo, sul quale il comitato di sorveglianza ha espresso parere favorevole, prevedeva una proroga dei termini a cui è vincolato l'obbligo di acquisto dei complessi aziendali da parte di Acciaierie d'Italia dal 31 maggio 2022 al 31 maggio 2024, per il verificarsi delle condizioni, consistenti nel mancato avveramento delle clausole sospensive (compreso il dissequestro degli impianti) da cui dipende la realizzazione del secondo aumento di capitale previsto, nonché per consentire la continuazione dell'affitto dei complessi aziendali di Ilva S.p. A. in amministrazione straordinaria; considerato che le principali organizzazioni sindacali del settore hanno più volte sottolineato come il quadro generale desti grande preoccupazione sia relativamente agli equilibri gestionali degli impianti, sia con riferimento ad aspetti strategici, come il piano delle manutenzioni ordinarie e straordinarie, il piano industriale, il piano degli investimenti, la sicurezza degli impianti, i livelli di produzione e il ricorso agli ammortizzatori sociali; il ritardo nella realizzazione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, nonché dei necessari investimenti sugli impianti, compromettendo il regolare svolgimento dell'attività produttiva in condizione di sicurezza, oltre a mettere a rischio la salute dei lavoratori dell'impresa, rischia di riverberarsi negativamente anche sugli equilibri economico-finanziari di interi comparti delle aziende dell'indotto con ricadute sia sui livelli occupazionali sia sui conti degli enti previdenziali per il peso delle indennità di disoccupazione e degli ammortizzatori sociali; il coordinamento nazionale della rappresentanza sindacale unitaria di Acciaierie d'Italia e le principali sigle sindacali del settore hanno sostenuto di non ritenere più rinviabile un confronto di merito sul piano industriale e ambientale per conoscere i tempi degli investimenti, sul processo di risanamento ambientale, sull'introduzione dell'innovazione tecnologica in attuazione dell'accordo del 6 settembre 2018 a partire dalla clausola di salvaguardia occupazionale per i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria; peraltro, come si legge in una nota delle principali sigle sindacati di categoria, la decisione del rinvio è maturata senza alcun confronto con le rappresentanze sindacali unitarie e le stesse organizzazioni sindacali al tavolo istituzionale delle crisi aziendali istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, le quali sono state convocate solo successivamente, in seguito all'iniziativa nei diversi stabilimenti, culminata con la mobilitazione e gli scioperi a Genova e a Taranto e degli altri siti; all'incontro, convocato il 23 giugno 2022 dal coordinatore della struttura per le crisi d'impresa a seguito della proroga di due anni del contratto d'affitto tra l'amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d'Italia, cui hanno partecipato i vertici dell'azienda, i sindacati, le Regioni interessate, Confindustria e Invitalia, il Ministro dello sviluppo economico ha dichiarato: