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Disposizioni per il sostegno delle famiglie numerose. Onorevoli Senatori. -- La grave crisi finanziaria che sta investendo il nostro Paese, oltre ad essere prettamente economica, deve essere vista, ma soprattutto concepita, come crisi sociale. Ad essere colpite da questa preoccupante situazione sono le famiglie, ovvero quella «società naturale», insostituibile capitale sociale ed incessante generatore di bene comune, che merita di essere salvaguardato e tutelato in un comune spirito di coesione e di solidarietà sociale. I cambiamenti economici, sociali e culturali hanno determinato mutamenti degli stili di vita influendo in maniera critica sulla famiglia, fortemente ancorata alle radici e ai valori comunitari. Il dato reale cui si assiste oggi è la crisi della natività, una delle più evidenti spie di questo allarme sociale. Non deve stupire il fatto che gran parte delle famiglie italiane decidono di avere un solo bambino o, al massimo due, trattandosi tra l'altro di figli concepiti in età più avanzata. La complessità sociale sempre più crescente, da ormai vent'anni, ha fatto emergere bisogni nuovi evidenziando la necessità di configurare una molteplicità di offerte che si caratterizzino per una maggiore flessibilità rispetto a quelle esistenti e per una maggior articolazione rispetto alle esigenze delle famiglie, secondo il principio di sussidiarietà. Alla famiglia si deve quindi ricominciare a prestare attenzione in quanto luogo di relazioni, di condivisione, di solidarietà e di rilevazione dello stato di bisogno e della sofferenza. Del resto in uno scenario economico precario e deficitario come quello dell'Italia di oggi, dietro alla scelta di avere un figlio si trincerano aspettative, desideri, investimenti, ma soprattutto situazioni economiche che spesso condizionano le decisioni. Quest'ultimi condizionamenti giustificano di fatto l'inverno demografico al quale assiste il nostro Paese, risultando il primo ostacolo allo sviluppo e al futuro dello stesso. Per tale ragione appare utile, se non necessario, promuovere la tutela assoluta della vita e quindi una decisa preferenza alla nascita. L'azione legislativa che si intende intraprendere premette dei parametri di riferimento che si concretizzano: a) nel riconoscimento della centralità sociale della famiglia, intesa quale soggetto riconosciuto e tutelato formalmente dall'articolo 29 della nostra Carta costituzionale, e dell'importanza delle funzioni da essa svolte, fondamentali per la promozione del benessere della persona e della comunità; b) nella considerazione della famiglia come soggetto sociale non fruitore passivo delle politiche, bensì protagonista del cambiamento, capace di definire non solo i bisogni propri o della comunità, ma anche di individuare le possibili modalità di risposta agli stessi, come soggetto competente ad attivare le reti di relazione della comunità; c) nel riconoscimento della famiglia quale capitale socio-culturale e soprattutto economico per tutta la comunità; d) nella necessità di azioni di promozione, supporto e integrazione della famiglia, con l'espressa rinuncia ad una politica familiare di tipo assistenzialistico; e) nel riconoscimento dell'opera associativa familiare fondamentale per la valorizzazione del capitale relazionale messo a disposizione dalle famiglie. A tal proposito, considerando importante il contributo delle associazioni familiari, si riporta una richiesta espressa dal Forum delle Associazioni Familiari: «la centralità della famiglia nello sviluppo del nostro Paese passa soprattutto attraverso tre questioni decisive: equità fiscale sui carichi familiari, concreto finanziamento delle politiche familiari e valutazione di impatto familiare». Il presente disegno di legge è il frutto di una doverosa e particolare attenzione nei confronti delle famiglie numerose, le quali assistono ad una sempre più frequente penalizzazione e dunque ad un'effettiva esclusione dai meccanismi di crescita economica e di conseguenza sociale. Il presente disegno di legge ha lo scopo di sviluppare le sopracitate questioni soffermandosi su due punti fondamentali, ovvero sul carico familiare (modifica degli articoli 10 e 12, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917) e su alcune misure reali e concrete a sostegno delle famiglie, in particolare di quelle numerose (articolo 2, del decreto-legge 13 marzo 1988, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153, e articolo 4, della legge 28 giugno 2012, n. 12). Il presupposto comune da cui partire per comprendere la presente scelta legislativa e finanziaria consiste in un serio approccio con le famiglie, fulcro della nostra società civile sostanziandosi nel passaggio da un modello di tipo assistenziale incentrato sull'asse «individuo, domanda, emergenza» a un modello in linea con l'asse «comunità, bisogno, risorsa, sviluppo» dell'individuo, della famiglia e della collettività. Tenendo presente il complessivo quadro economico e sociale dal quale sono risultati evidenti i complessi e differenziati bisogni delle famiglie, soprattutto di quelle numerose, si è fatta strada l'idea e l'urgenza di questo disegno di legge. Ed è soprattutto con riferimento all'aspetto fiscale che si palesa la violazione del principio costituzionale della capacità contributiva di cui all'articolo 53 della Costituzione, che comporta l'altrettanta violazione del principio di uguaglianza affermato all'articolo 3 della stessa Carta costituzionale. È infatti evidente come la capacità economica di un soggetto che non ha figli o comunque familiari da mantenere, sia di fatto diversa da quella del soggetto che, pur percependo lo stesso reddito, è l'unico a lavorare nell'ambito di una famiglia numerosa; il presente disegno di legge si propone di tracciare una normativa quadro, diretta a garantire alla famiglia un ruolo centrale nelle politiche sociali. Si intende procedere partendo ovviamente dal presupposto che le famiglie numerose hanno minore capacita di spesa, e che i loro bisogni aumentano con l'ampliamento del nucleo, anche se in misura meno che proporzionale. Il disegno di legge prevede nei limiti della copertura finanziaria che si delinea all'articolo 5, le seguenti norme così rubricate: articolo 1 – Modificazioni al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 in favore delle famiglie numerose; articolo 2 – Modificazioni all'articolo 4 della legge 28 giugno 2012, n. 92 in materia di deducibilità dei premi delle assicurazioni per la responsabilità civile per i danni causati dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti; articolo 3 – Agevolazioni a favore delle famiglie numerose, ai fini dell'accesso alle attività e alle manifestazioni culturali e dello spettacolo. E specificamente, con riferimento all'articolo 1 si ha l'obiettivo di riequilibrare il reddito minimo per considerare il familiare a carico. Secondo la normativa vigente, affinché un familiare possa essere considerato a carico è necessario che non guadagni più di 2.840,51 euro lordi annui. Ciò lascia presumere che anche un leggero reddito, anche non da lavoro, perché la famiglia non possa più beneficiare delle possibilità di detrazione fiscale per i costi sopportati per un figlio.