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storicamente le sanzioni finanziarie, quale strumento di pressione politica, si sono dimostrate inefficaci e, in particolare, quelle attualmente imposte alla Russia, hanno comportato gravi e pesanti ricadute sul nostro tessuto produttivo, sistema bancario e sull'approvvigionamento energetico, potenzialmente in grado di ridimensionare traumaticamente la manifattura italiana in un contesto di drastico impoverimento industriale dell'intera Europa; l'Italia è il secondo Paese europeo, dopo la Germania, a essere maggiormente dipendente dal gas russo, con un'importazione del 38 per cento del gas che viene consumato, pari a circa 29 miliardi di euro; la Banca d'Italia ha ipotizzato tre scenari economici: nello scenario migliore l'Italia perde l'1,7 per cento del PIL, nello scenario intermedio il 2,5 per cento e nel peggiore il 5,2 per cento, ma gli effetti sistemici possono essere persino peggiori se si connettono con contemporanei e probabili shock finanziari di grande portata; il conflitto Russia - Ucraina, dunque, avrà un costo che oscilla tra i 1.700 - 3.600 euro per singola famiglia italiana; inoltre, anche le imprese stanno subendo un'impennata del costo del gas e delle materie prime, con una volatilità finanziaria a cui non riescono a far fronte. Questo comporterà una diminuzione della produzione con conseguenti licenziamenti; l'Italia è il 7° fornitore mondiale della Russia che, a sua volta, è il 14° mercato di destinazione dell' export italiano per un valore di oltre 7 miliardi di euro e un interscambio commerciale di 20 miliardi di euro; l'azzeramento delle esportazioni italiane verso la Russia ha causato un calo di crescita dello 0,2 per cento nel 2022 e di un ulteriore 0,1 per cento del 2023; i rischi di escalation delle azioni belliche sono richiamati, quotidianamente, dalle valutazioni e dalle dichiarazioni tanto degli analisti militari quanto degli stessi protagonisti delle decisioni aventi implicazioni belliche, compresa la prospettiva dell'uso di armamenti capaci di portare la guerra su teatri molto più vasti rispetto all'attuale conflitto; considerato che per addivenire ad una risoluzione del conflitto, quale unica soluzione che potrebbe limitare le conseguenze civili ed economiche, è necessario utilizzare tutti gli strumenti di diplomazia per favorire un dialogo tra tutte le parti, impegna il Governo: 1) a promuovere e organizzare al più presto una conferenza di pace, a Roma o in un altro Paese europeo, per risolvere il conflitto Russia - Ucraina e limitare le gravi conseguenze che si paventano; 2) a non inviare altro materiale d'armamento in Ucraina, di alcun genere; 3) a informare, in ogni caso e puntualmente, il Parlamento, nelle Commissioni di competenza Esteri e Difesa, sui dettagli di nuove ed eventuali forniture di equipaggiamenti bellici, indicando la spesa effettuata, la tipologia di materiale e le quantità; 4) a non incrementare, nei prossimi anni, le spese militari, mantenendole in linea con quelle determinate per l'anno 2020; 5) a non appoggiare ulteriori adesioni alla NATO. Interrogazioni Atto n. 3-03310 GRANATO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: l'Ucraina è uno dei maggiori Paesi dell'Europa in termini geografici e demografici ed è anche uno dei vicini immediatamente confinanti con l'Unione europea; da oltre 20 anni l'UE sostiene l'Ucraina nel suo programma di riforma in un cammino verso l'integrazione economica e relazioni politiche più approfondite. Questo Paese è incluso nella politica europea di vicinato dal 2003. Nel 2007 l'Ucraina e l'UE hanno iniziato a negoziare l'accordo di associazione (AA), compresa la zona di libero scambio globale e approfondita (Deep and Comprehensive Free-Trade Area - DCFTA). Nel novembre 2013 l'Ucraina ha sospeso la firma dell'AA/DCFTA, suscitando così la rivoluzione di "Euromaidan" del 2014. L'AA/DCFTA è stato firmato, infine, nel giugno 2014 ed è entrato in vigore nel settembre 2017. L'AA è teso ad avvicinare l'Ucraina e l'UE, sviluppando rapporti politici più profondi, legami economici più forti e un maggiore rispetto per i valori comuni; l'Ucraina ha un lungo passato di corruzione e si trova ad affrontare sia la piccola che la grande corruzione. La piccola corruzione è diffusa ed è accettata da gran parte della popolazione come se fosse quasi inevitabile. I cittadini, secondo l'interrogante, spesso giustificano la loro partecipazione a questa piccola corruzione osservando che gli alti funzionari e gli oligarchi sono coinvolti nella corruzione a un livello di gran lunga superiore e che gli esperti stimano che ogni anno vengano persi ingenti importi (nell'ordine di decine di miliardi di dollari) come conseguenza della corruzione in Ucraina; "Transparency International" definisce la grande corruzione come "l'abuso di potere ad alto livello a beneficio di pochi e a scapito di molti, che reca danni gravi e diffusi ai singoli cittadini e alla società" e in Ucraina la grande corruzione si basa su connessioni informali tra funzionari pubblici, membri del Parlamento, pubblici ministeri, giudici, autorità di contrasto, dirigenti di imprese pubbliche (SOE - State Owned Enterprises) e persone/imprese con legami politici: vi sono circa 3.500 aziende pubbliche a livello centrale e 11.000 a livello comunale; il sistema ucraino, per quanto risulta all'interrogante, facilita la grande corruzione offrendo la "cattura dello Stato" a clan di potenti élite politiche ed economiche, con struttura piramidale e radicati nell'insieme delle istituzioni pubbliche e dell'economia, considerata caratteristica specifica della corruzione in Ucraina, tanto che sia il Fondo monetario internazionale, sia il Governo dell'Ucraina hanno riconosciuto la resistenza alle riforme strutturali dimostrata dagli interessi costituiti; i giornalisti d'inchiesta pubblicano regolarmente articoli sui flussi finanziari illeciti degli oligarchi (compreso il riciclaggio di denaro), addirittura nell'UE. Una relazione stima il costo dell'elusione fiscale attraverso le società offshore ad almeno un miliardo di euro l'anno; dal 2016 al 2020, i tre principali ostacoli agli investimenti esteri in Ucraina sono rimasti gli stessi: corruzione diffusa, mancanza di fiducia nel potere giudiziario e monopolizzazione del mercato e cattura dello Stato da parte degli oligarchi; la grande corruzione derivante dalla debolezza dello Stato di diritto e dalla vasta influenza degli oligarchi è contraria ai valori dell'UE ed è un importante ostacolo allo sviluppo dell'Ucraina; l'attuale conflitto con l'afflusso di colossali masse di danaro (e armamenti) in donazione proprio all'Ucraina e ai suoi oligarchi (a tale proposito si ricorda che l'ex Presidente ucraino Petro Oleksijovy? Poro?enko è un produttore di armi ed ha un suo personale esercito) non può che produrre una ulteriore e ancor più grande corruzione in quel Paese; la perdita di importanti parti del territorio ucraino adiacenti alla Russia rischia di alimentare ancor più il sistema predatorio degli oligarchi ucraini;