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Signor Presidente, se però qualcuno di noi, che nell'esempio rappresenta un tema, dovesse avere la febbre, resterebbe a casa e non sarebbe qui. Se questa febbre cominciasse a salire sempre di più, perderebbe l'interesse per il tema per il quale si stava battendo e perderebbe anche la percezione della differenza tra un colore politico e l'altro. Egli smetterebbe infatti di avere l'urgenza di svolgere il proprio ruolo e avrebbe invece un'altra urgenza, legata alla propria esistenza e alla propria sopravvivenza. Per questo, per me, a monte di qualunque altro argomento che stiamo affrontando oggi, ci sono i cambiamenti climatici, perché il pianeta ha la febbre. Finché si tratta di una febbre gestibile, allora possiamo anche non occuparcene, ma, riprendendo l'esempio per cui ciascun parlamentare rappresenta un tema, per quanto esso possa riguardare tutta l'Europa e tutto il resto del mondo, nella nuova situazione geopolitica, se la febbre sale a tal punto da impedirci di lavorare, di vivere e di sperare, non abbiamo più altre priorità. (Applausi dal Gruppo M5S) . Dunque, dove voglio arrivare? Signor Presidente, voglio evidenziare la priorità dei cambiamenti climatici. La Terra ha la temperatura alta e ad avere provocato tutto questo sono stati duecento anni di rivoluzione industriale, che ci ha di certo dato tanta prosperità e ci ha portato fino a qui. Di certo siamo in debito con questi duecento anni di storia, però abbiamo scoperto che non è stato gratis , a causa dei residui della combustione del carbonio e del petrolio. Liberare il carbonio e il petrolio, che stavano sotto terra da milioni di anni, ha aggiunto 36 miliardi di tonnellate di CO 2 in atmosfera e siamo stati capaci di restituire al Paese più rifiuti dei beni di cui ci appropriavamo. Inoltre, ogni anno consumiamo una volta e mezza le risorse prodotte dalla Terra, e la parte eccedente è ciò che verrà meno alle future generazioni. Se noi tenessimo ancora questo ritmo, parlando di sviluppo, trasporti e altro, avremmo bisogno di tre pianeti, da qui al 2050, ma non li abbiamo, ne abbiamo uno solo e per questo il cambiamento climatico è la priorità. La temperatura del malato Terra è alta ed è sicuramente aumentata di un grado nell'ultimo secolo. È una malattia causata prima da una sorta di inconsapevolezza nell'utilizzo della Terra e poi dall'avidità della specie umana. Il primo grande cambiamento lo abbiamo già raggiunto: è quello della consapevolezza, e l'abbiamo acquisita. Il secondo, sono stati gli accordi - come quello di Parigi - che hanno ratificato, scritto nero su bianco queste urgenze: bene. Adesso, però, serve pretendere di più; servono significative risorse, la visione di un nuovo bilancio europeo che possa definirsi all'altezza delle sfide che l'Europa stessa si è data, che deve avere priorità quali la lotta ai cambiamenti climatici. La posta in gioco è alta, come la febbre, e il quadro finanziario pluriennale europeo dovrà prevedere impegni finanziari precisi e sostanziali per il green new deal, perché il "malato" non può più aspettare. La neutralità climatica entro il 2025 è una priorità. Spero si possa essere efficaci in questa richiesta e capaci di perseguire in modo energico e convinto questa direzione. Ovviamente non è una sfida che si può affrontare da soli; l'Europa dovrà essere capace di coinvolgere anche i Continenti meno sensibili. Servono risorse adeguate a questa priorità, dalla quale cadono a pioggia tutte le altre. Servono azioni concrete in materia di cambiamenti climatici che possano portare a traguardi ambiziosi e giungere, a metà secolo, a un'Europa climaticamente neutrale. Abbiamo dinanzi la sfida più grande di tutte, signor Presidente, che non consiste solo, però, nel rallentare i cambiamenti climatici, ma anche nel promuovere la transizione verde, che è occasione di sviluppo e di crescita. Possiamo ancora ribaltare il vecchio paradigma basato sul carbon fossile. Possiamo e dobbiamo rivedere i paradigmi di consumo e di produzione. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Taricco. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, ringrazio il Presidente del Consiglio che nel suo intervento - oltre al quadro generale, che abbiamo apprezzato - ha voluto citare, tra gli altri, anche il tema dell'agricoltura. Credo che l'agricoltura sia stata uno degli assi portanti, sin dall'inizio, dell'Unione europea, ma in questo momento richiede un'attenzione molto particolare. Apprezziamo, quindi, il riferimento fatto, ma crediamo serva un notevole e concreto impegno per dare sostanza e risultati all'attenzione che è stata annunciata. L'agricoltura è, a mio avviso, un settore centrale, e non soltanto perché rappresenta una fetta importante per il nostro Paese sul piano economico. Infatti, soprattutto nelle vicissitudini di crisi che ciclicamente il nostro Paese è stato chiamato ad affrontare, l'agricoltura ha sempre rappresentato un elemento di tenuta, di opportunità, di rilancio e di rafforzamento, soprattutto nei territori più colpiti, più marginali - diciamo così - o con difficili prospettive di sviluppo. Credo che questo sia fondamentale. In questo momento a tutto ciò si aggiunge il fatto che crediamo veramente che la prospettiva dell'Unione europea e del nostro Paese debba giocare un segmento non marginale delle proprie opportunità su quel green new deal che ha attivato così tante risorse a livello comunitario e - per quel che ci riguarda - nel nostro bilancio nazionale. Essa rappresenta infatti la sfida del futuro, sia per i temi cui accennava la collega che mi ha preceduto sia per le opportunità di crescita e di sviluppo. Se così sarà, quel green deal , quell'attenzione all'ambiente e al territorio hanno molto a che fare con la tenuta di un'agricoltura di qualità che sappia innovare, che sappia cogliere tutte le sfide di futuro che abbiamo sul tappeto. Dico soltanto, come esempio, che se vogliamo raggiungere gli obiettivi del 2030 per quel che riguarda le energie rinnovabili, probabilmente una fetta importante di quel 27 per cento che abbiamo come obiettivo si giocherà anche sulla capacità di innovare in agricoltura. Credo che tutto questo stia lì a significare quanto sia centrale il tema dell'agricoltura. Detto questo, rilevo che nelle proposte attualmente sul tappeto abbiamo una prospettiva di tagli annunciati di quasi 60 miliardi di euro a livello comunitario e di quasi 3 miliardi per il nostro Paese. Sono convinto che ragionare su questo voglia dire ragionare in generale sul tema del bilancio. A questo proposito voglio spendere solo una parola per dire che, a mio avviso, è interessante discutere se aveva un senso la proposta finlandese di un bilancio dell'1,06 per cento del Pil complessivo dell'Unione europea, al posto dell'1,1 per cento; se abbia un senso mantenere l'attuale 1,1 per cento o se, invece, non sia più sensato ragionare sull'1,3 per cento proposto dal Parlamento europeo. Penso che questo tema ci riguardi moltissimo, anche perché noi siamo contributori netti al bilancio.