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Nonostante i terremoti non siano prevedibili dal punto di vista dell'esatta localizzazione e collocazione nel tempo dei fenomeni, è però possibile -- anzi necessario -- attuare strategie di prevenzione e contenimento dei danni. Tali piani di azione non possono non fondarsi sulla conoscenza tecnico-scientifica dei territori (dal punto di vista della conformazione geologica dei terreni), ponendo fine alle intollerabili lungaggini e inefficienze riguardo la realizzazione della cartografia geologica (CARG) e ponendo nuove basi teoriche alla definizione di una nuova microzonazione sismica, che non si basi sul solo criterio di misurazione della probabilità (basata su eventi precedenti), ma che contempli anche il dato deterministico. Attualmente la valutazione della pericolosità sismica di riferimento sul territorio italiano si basa appunto su un approccio probabilistico (PSHA, probabilistic seismic hazard analysis ), che consiste nella stima della probabilità che si verifichi un livello di scuotimento sismico maggiore di un assegnato valore, entro un dato periodo di tempo. Il livello di scuotimento può essere espresso mediante un parametro caratteristico: in genere la classificazione sismica e le norme tecniche per le costruzioni fanno riferimento all'accelerazione orizzontale massima su suolo rigido (PGA, peak ground acceleration ) che, essendo un parametro sintetico, è utile ai fini della classificazione del territorio, ma non è rappresentativo dell'energia rilasciata né degli effetti sulle costruzioni. L'approccio probabilistico, introdotto alla fine degli anni ‘60, risulta particolarmente utile per la capacità di incorporare le incertezze relative ai dati di input e di formulare il risultato in modo tale da permetterne la sovrapposizione ad altri tipi di pericolosità ambientale. Utilizza i dati sismologici disponibili per delimitare e caratterizzare le sorgenti sismogenetiche in termini di massima magnitudo e di ricorrenza (numero atteso di eventi in un anno per ciascun intervallo di magnitudo) e definire un modello di attenuazione dell'energia sismica. Ciò permette di attribuire al sito di interesse una «storia sismica», che tiene conto dei contributi di tutte le sorgenti individuate. Assumendo un modello statistico delle «comparse sismiche» è quindi possibile ottenere stime del valore del parametro di riferimento che ha una assegnata probabilità di essere superato al sito in un dato intervallo di tempo e si possono ricavare le mappe di pericolosità, come quelle di riferimento per l'attuale normativa (zone sismiche 1, 2, 3, 4). Al riguardo è bene considerare che i risultati dell'analisi probabilistica sono sempre calcolati su «suolo rigido», ossia non tengono conto di come il moto sismico in superficie possa essere modificato, in termini di ampiezza, durata e contenuto in frequenza, rispetto a quello in profondità o su roccia, a causa delle condizioni geologiche e geomorfologiche locali. Nella progettazione di nuove costruzioni ordinarie, quali gli edifici per civili abitazioni, oggi si fa riferimento al livello di scuotimento che ha nella zona una probabilità del 10 per cento di essere superato in 50 anni, che equivale a un tempo di ritorno di 475 anni. Un tale parametro può non essere sufficientemente cautelativo, proprio come gli effetti degli ultimi eventi tellurici che hanno colpito l'Italia dimostrano. Ad esempio, riguardo l'evento sismico dell'Emilia del 20 maggio 2012 le mappe di pericolosità attribuivano una probabilità inferiore al 5 per cento in 50 anni, ossia un tempo di ritorno di oltre 1000 anni. L'evento, quindi, non era ritenuto impossibile, ma semplicemente poco probabile o, meglio, poco frequente. Ad aggravare i danni, in questo caso, ha contribuito il fatto che i territori della Pianura padana emiliana siano stati inseriti tra le zone sismiche soltanto dal 2003, e pertanto tutte le costruzioni realizzate prima di allora -- e quindi gran parte delle strutture esistenti -- sono state progettate senza tener conto delle azioni sismiche. Anche per questo motivo numerosi edifici industriali hanno subìto danni importanti o sono addirittura crollati: in alcuni casi le strutture erano labili per azioni orizzontali o i nodi tra i pilastri e le travi non erano in grado di trasmettere nemmeno minime azioni sismiche. Val la pena ricordare che la classificazione del territorio nazionale è iniziata a seguito del disastroso evento di Messina e Reggio Calabria del 1908 e ha sempre seguito -- e mai anticipato -- la realtà. Basti ricordare che, al momento del sisma del 2002, il territorio comunale di San Giuliano di Puglia (Molise) era un'isola non classificata sismica in un mare di comuni già da tempo inseriti tra le zone sismiche. La classificazione attuale supera questi limiti: l'intero territorio nazionale è stato classificato attribuendo valori di pericolosità, ma specie in aree ad elevata densità di popolazione e per le strutture di attività produttive di interesse nazionale andrebbe adottato un grado di sicurezza maggiore riferendosi, ad esempio, ad una probabilità di superamento del 2 per cento in 50 anni, ossia ad un tempo di ritorno di 2475 anni, che rappresenta il massimo attualmente contemplato dalle norme tecniche, compatibilmente con le nostre conoscenze sulla storia sismica. In definitiva l'approccio probabilistico fornisce una descrizione della pericolosità che consente una scelta del grado di sicurezza o, inversamente, del rischio che si vuole accettare, che può essere ridotto significativamente, ma non annullato. Un'alternativa a quello probabilistico è l'approccio deterministico (DSHA, deterministic seismic hazard analysis ), che fa riferimento all'evento massimo credibile, in grado di produrre quello che è ragionevolmente ritenuto il maggior livello di scuotimento al sito. Il metodo tiene conto sia della sismicità storica, ossia degli eventi osservati, sia delle caratteristiche delle sorgenti che possono interessare il sito, e determina il terremoto di progetto in termini di magnitudo , meccanismo focale e distanza. La DSHA non tiene conto del tasso di ricorrenza dei terremoti, ma considera gli scenari in grado di generare il livello di scuotimento ritenuto verosimilmente maggiore al sito. I due approcci, probabilistico e deterministico, non sono necessariamente alternativi, anzi possono essere affiancati confrontandone i risultati -- come si fa normalmente per le piattaforme petrolifere offshore in aree ad alta sismicità -- proprio come prevede il presente disegno di legge. A partire dal 2012 il Governo ha agito nel verso di stabilire che le casse pubbliche in caso di terremoto, alluvione o altra catastrofe naturale non si sobbarchino più del risarcimento dei danni subiti dai cittadini, per esempio per la ricostruzione delle abitazioni, tranne che nel caso di dichiarazione di «stato di emergenza» ed esclusivamente per i primi sessanta giorni. L'Italia è uno dei pochi Paesi industrializzati dove il costo dei disastri naturali vorrebbe essere messo ancora interamente in conto allo Stato. Ma, come già considerato in questa sede, lo sforzo economico conseguente a tali tragedie risulta fuori dalla portata economica dei governi, in un'epoca economica in cui tutti gli sforzi sono volti al tentativo di rialzarsi da una crisi mondiale che dura ormai da un decennio, che ha comportato pesanti conseguenze in termini di lavoro e di welfare e un impoverimento del tessuto produttivo.