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Disposizioni in materia di conservazione, rigenerazione e residenzialità di centri, nuclei e complessi edilizi storici. Onorevoli Senatori . – Secondo Antonio Cederna gli antichi centri di città – al di là del contesto monumentale, edilizio e artistico più o meno diffuso o accentuato – costituiscono un « patrimonio d'arte e di storia colmo e compiuto nel suo ciclo ». A questa visione si potrebbe affiancare quanto affermato da Ennio Flaiano: « se è vero che anche i luoghi conoscono una loro felicità ». La concezione innovativa dovuta a Cederna di un tessuto urbano che, a prescindere da singole opere o manufatti, è garante e promotore di un principio identitario, deve essere posta in relazione con i princìpi che governano la gestione e la concezione stessa dei beni culturali, vale a dire ciò su cui si fondano la promozione e la sopravvivenza di quei beni: « conservazione » (che si traduce in recupero e restauro), « tutela » e « valorizzazione ». In una simile prospettiva – che costituisce la precisa finalità del presente disegno di legge – occorre prestare particolare attenzione tanto a una concezione modernamente intesa di « paesaggio », rilanciata da ultimo nei piani paesaggistici regionali e nelle ragioni che vi sottostanno, quanto alle vocazioni naturali dei territori e a talune eccellenze che nascono e si sviluppano intorno a luoghi forgiati e caratterizzati dalla storia. Vi sono centri storici di cui, ad esempio, pur vantando significativi patrimoni culturali, sociali e artistici, non si riesce a capitalizzare il valore in termini di trasferimento e intrapresa culturale, oltreché di diffusione del sapere e della conoscenza all'interno di una rete di relazioni cui dovrebbero provvedere e concorrere regioni, enti locali, istituzioni e associazioni culturali, spazi espositivi e museali, scuole e università. A tal proposito, il presente disegno di legge intende colmare un vuoto non solo normativo – ma anche culturale, sociale e politico – proprio in riferimento all'Italia dei comuni e delle città: centri antichissimi dal nobile passato d'arte, spesso fra i più conosciuti e celebrati al mondo per vocazione urbanistica, musicale, architettonica e figurativa. L'esperienza novecentesca di una serie di centri storici, inizialmente recuperati e sostenuti culturalmente – da Bologna a Taranto, da Como a Varese, da Brescia a Venezia, da Palermo a Napoli, senza mettere nel novero realtà più circoscritte e le più recenti difficoltà, dovute in parte anche a « esasperazioni dell'autonomia regionale » e all'aggravarsi delle carenze di tutela – dimostra una volta di più come cultura, consapevolezza, educazione al bello e diffusione della conoscenza, siano tutti strumenti che tutelano il territorio, affermano e promuovono il dialogo, l'inclusione, la « cittadinanza attiva » e migliorano la convivenza. Se dal « sacco edilizio » degli anni Settanta in poi, si era divaricata la forbice tra l'unicità e la bellezza dei centri storici, a discapito del degrado in cui ristagnavano le periferie, ora si assiste – come è stato messo in rilievo da alcuni tra i più avvertiti e sottili storici e urbanisti – a un paradossale ripensamento e a una forma di valorizzazione delle periferie che controbilancia l'abbandono cui sono relegati i centri storici, che da un lato sono fatti oggetto di speculazione e malgoverno mentre dall'altro sono « affetti da gravi fenomeni di spopolamento ». A tali problematiche intende dar risposta il presente disegno di legge che innanzitutto, per la prima volta, estende il concetto di tutela da singoli monumenti ai centri storici, visti nel loro complesso. E nello specifico l'articolo 1 stabilisce le finalità della legge e definisce l'importanza dei centri storici, dei nuclei e dei complessi edilizi identificati negli insediamenti storici ai sensi del nuovo catasto edilizio urbano del 1939, come testimonianza più ampia, materiale e immateriale, avente valore di civiltà, del patrimonio culturale della Nazione. Il comma 2 dell'articolo 1 reca la definizione di « infrastrutture verdi multifunzionali » costituite da servizi ecosistemici essenziali quali il sostegno alla biodiversità mediante nuovi habitat e corridoi ecologici, il tamponamento microclimatico, il consolidamento idrogeologico, la concorrenza allo stoccaggio di carbonio e il conseguente contributo alla neutralità carbonica, la laminazione delle acque meteoriche, il finissaggio delle acque reflue da impianti di depurazione e, più in generale, il filtro di flussi inquinanti chimici e biotici nell'ambiente e il corretto inserimento ambientale di infrastrutture tradizionali e di nuove reti e vie di comunicazione verdi. L'articolo 2 stabilisce che i centri, i nuclei e i complessi edilizi storici di cui all'articolo 1, sono dichiarati « beni culturali d'insieme », soggetti alle misure di protezione e di conservazione di cui al codice dei beni culturali e del paesaggio (comma 1), e sottoposti a disciplina conservativa del patrimonio edilizio pubblico e privato, con divieto di demolizione e ricostruzione e di trasformazione dei caratteri tipologici e morfologici degli organismi edilizi e dei luoghi aperti, di modificazione della trama viaria storica e dei relativi elementi costitutivi, con divieto altresì di nuova edificazione anche degli spazi rimasti liberi (comma 2). L'articolo 3 detta una serie di princìpi di buon governo del territorio di competenza statale che devono essere recepiti dalla legislazione regionale, ai sensi del terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione. In particolare, lo strumento urbanistico comunale promuove soluzioni resilienti alle forti pressioni sul patrimonio naturale e storico-artistico della città, anche con riferimento ai cambiamenti climatici. L'articolo 4, in materia di semplificazione amministrativa, stabilisce che l'accertamento, da parte del Ministero della cultura, della compatibilità dello strumento urbanistico comunale con e disposizioni della presente legge vale come nulla osta ai fini della realizzazione degli interventi. Con l'articolo 5, fulcro d'innovazione e di evidente rilievo politico, lo Stato riconosce come « questione nazionale » la tutela dell'insediamento urbano storico e assume su di sé il compito di consolidarne e incrementarne la funzione residenziale, impegnando il Governo a realizzare un piano decennale per l'edilizia residenziale pubblica aperto alla partecipazione delle regioni e perciò definito d'intesa con la Conferenza unificata. Per svolgere tale funzione è innanzitutto utilizzato il patrimonio immobiliare pubblico dismesso, mentre ai comuni caratterizzati dal fenomeno dello spopolamento sono destinate risorse per l'acquisto di alloggi da cedere in locazione a canone agevolato e sono definite le condizioni per convenzionare con i proprietari privati il recupero abitativo a canone locativo concordato. L'articolo 6 reca norme transitorie.. Art. 1. (Finalità e definizioni) 1.