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È il caso di ricordare che l'Italia nella scorsa legislatura è riuscita a svolgere un ruolo di primo piano nella gestione della crisi libica (con la Conferenza di Roma, l'appoggio alla mediazione dell'ONU, il fatto di essere l'unico Paese europeo ad aver mantenuto l'ambasciata a Tripoli dal 2016 e lo schieramento nello stesso anno di una struttura ospedaliera campale nell'area di Misurata). Ha giocato un ruolo di primo piano anche nella gestione dei flussi e nella lotta ai trafficanti, prima con la missione Mare nostrum e poi con Eunavfor Med operazione Sophia, portando l'Unione europea a occuparsi di Mediterraneo. Viceversa, abbiamo visto un vistoso scollamento dall'Unione europea con la politica dei porti chiusi, il depotenziamento di Eunavfor Med e una vistosa perdita d'influenza oltre a un protagonismo che sta creando all'Unione europea e all'Italia un grave vulnus strategico. Parlando di Eunavfor Med e della mancanza di strategia complessiva di questo Governo, sulla sua improvvisazione nei giorni scorsi abbiamo letto il ministro Trenta, qui presente, sostenere che è stato un errore ridimensionare la missione Eunavfor Med (anzi, annullarla, perché di fatto si tratta di un annullamento). Certo, è giusto: Eunavfor Med è la missione militare più importante dell'Unione europea, per la quale era stato assegnato all'Italia un ruolo di leadership nel Mediterraneo e c'è stato un riconoscimento importante. È giusto, quindi, è stato un errore: ma, signor Ministro, lei dov'era quando a Bruxelles i Paesi europei decidevano di ritirare le navi militari? (Applausi dal Gruppo PD). Dov'era quando Salvini faceva danni in giro per l'Europa, con ricadute negative e costi altissimi anche per il nostro Paese, perché con il sostanziale annullamento di Sophia, di fatto avete lasciato l'area più critica del Mediterraneo ai trafficanti e alla Marina libica, che nel nuovo contesto della Libia di oggi ha fatto passi indietro? Le avvisaglie di nuove tensioni in Algeria, in Tunisia e in Siria, gli attacchi alle petroliere del Golfo in Oman e l'intensificarsi degli scontri in Libia ci dicono - anzi, ci avvisano - che è nell'area del Mediterraneo che nei prossimi anni si giocherà una partita essenziale per il sistema delle relazioni internazionali e per la stabilità mondiale. La gestione delle relazioni internazionali richiede capacità, pazienza e pragmatismo, non misure spot . Non riusciamo a capire la strategia complessiva che il Governo intende perseguire nel Mediterraneo. Per noi occorre riaggiornare in chiave europea e mondiale una politica per quest'area, sapendo che solo un quadro complessivo di misure, per i Paesi di origine dei flussi, di asilo e rimpatri, di contrasto ai trafficanti e di cooperazione è l'unica possibilità che abbiamo per affrontare crisi sistemiche e complesse come quelle dei flussi migratori. In conclusione, se abbiamo qualche possibilità di rispondere all'instabilità in atto, occorre compiere un passo decisivo in avanti insieme all'Unione europea e non isolarci nell'illusione di controllare i nostri confini. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, oggi in quest'Aula siamo chiamati ad esprimere il nostro voto relativamente alla partecipazione del nostro Paese alle missioni internazionali. Permettetemi di fare alcune piccole precisazioni in merito: la prima è riferita al fronte orientale e riguarda il confine della NATO con la Russia. Sul caso nutriamo forti dubbi come Gruppo con riguardo alle scelte che l'Unione europea e la NATO stanno mettendo in atto nei confronti di un grande attore della politica internazionale, qual è appunto la Federazione Russa. Forza Italia è stato il primo partito ad opporsi alle politiche di sanzioni discriminatorie che sono indubbiamente uno strumento tutt'altro che efficace, sia dal punto di vista della diplomazia, sia dal punto di vista economico. Le nostre aziende colpite da dazi sanno bene quante sono le perdite giornaliere che continuano ad accumulare nei loro bilanci. Ci conforta sapere che il ritiro del contingente italiano in Afghanistan non si è più concretizzato. Noi come Gruppo riteniamo un punto cardine delle missioni internazionali la partecipazione dell'Italia alla missione NATO in Afghanistan, seppure con una riduzione del nostro contingente. L'impegno nello scacchiere internazionale del nostro Paese rientra all'interno del dettato costituzionale, nello specifico nell'articolo 11 della nostra Costituzione. In questa cornice l'impegno dell'Italia per quanto riguarda le missioni internazionali, ma anche per gli interventi di natura civile, è fondamentale al fine di promuovere operazioni volte, prima di ogni altra cosa, a dare la necessaria risposta a minacce persistenti di terrorismo, di radicalizzazione di traffici illeciti, nonché a fenomeni di instabilità potenzialmente pericolosi per la pace e per la sicurezza della regione mediterranea. Vorrei esprimere il nostro parere invece favorevole nel merito della nuova missione bilaterale e della cooperazione in Tunisia, intesa a fornire supporto per la costituzione di tre comandi regionali per la gestione dell'attività di controllo del territorio. Questa missione strategica è concepita per garantire stabilità nell'area del Mediterraneo anche ai fini della pacificazione della Libia, supportandola in quel percorso di transizione democratica in atto nel Paese. Considerato quindi che il legame tra la sicurezza nel Mediterraneo e i confini meridionali dell'Unione europea, la partecipazione del nostro Paese alla missione famosa (chiamata operazione Sophia), ha assunto un ruolo importante. Non dimentichiamo che nel 2015 circa 45.000 vite umane sono state salvate dai pericoli del mare e dai trafficanti di uomini. Per quanto concerne la missione Sophia ho l'obbligo di fare alcune precisazioni. La razionalità della missione è sicuramente condivisibile ed è infatti compito di qualunque Paese civile soccorrere chi è naufrago, chi scappa dalle guerre e da persecuzioni. L'accordo europeo prevede però che l'Italia, che ha già il gravoso onere di dirigere l'intera operazione, si faccia carico altresì di ricevere ed accogliere all'interno dei nostri confini, senza distribuzione alcuna con le altre Nazioni europee, tutti i soggetti soccorsi in mare. Credo francamente che questo non sia assolutamente giusto. Occorre quindi che il Governo si ponga il problema di conversare con l'Unione europea e risolvere amichevolmente la vicenda. Dobbiamo salvaguardare la vita umana e allo stesso tempo perequare l'onere conseguente con un rapporto meno conflittuale con l'Europa. La nostra deve essere un'opposizione di responsabilità per il ruolo che riveste il nostro Paese all'interno di tutte quelle istituzioni internazionali e soprattutto sui vari fronti che riguardano la politica estera. Permettetemi infine un doveroso ringraziamento a tutti gli uomini e a tutte le donne delle Forze armate per quanto stanno facendo e hanno fatto per il nostro Paese. Forza Italia ha sempre supportato i nostri militari e a loro va il nostro più sentito riconoscimento per quello che fanno ogni giorno in qualsiasi parte del mondo si trovino ad operare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrara. Ne ha facoltà.