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è del 19 febbraio 2019, con gli arresti di 5 persone per corruzione, tra cui il presidente e il direttore generale di ENPAPI (cassa infermieri), un imprenditore, un avvocato e un commercialista, che avrebbero pagato ai vertici dell'ente numerose tangenti in cambio dei vantaggi economici, goduti sotto forma di incarichi di consulenza conferiti loro dalle società di gestione dei fondi in cui l'ente previdenziale ha investito, che hanno fruttato compensi professionali per circa 50 milioni di euro dal 2012, l'ultimo scandalo di una lunga serie, che vede protagonisti le gestioni opache delle casse di previdenza; per non parlare dei dubbi investimenti che mettono a rischio il risparmio previdenziale, come quello del fondo Idea Fimit Sviluppo, fondo immobiliare gestito da Dea Capital Real SGR, con la fondazione ENPAM, che il 30 giugno 2018 risulta aver acquisito 966 quote del fondo Idea Fimit Sviluppo, per un controvalore di circa 25 milioni di euro, attraverso il fondo Ippocrate (gestito da Dea) di cui è quotista unico, su un terreno soggetto ai vincoli paesaggistici all'interno del parco regionale dell'Appia antica (atto di sindacato ispettivo 4-01382 del 6 marzo 2019), si chiede di sapere: a fronte di una situazione attuale, che vede per le 20 casse l'esistenza di 20 consigli di amministrazione, 20 collegi sindacali con conseguenti costi di gestione, quali siano le iniziative per rendere più efficiente il sistema di vigilanza sugli enti per prevenire scandali ed abusi e se si ritenga ipotizzabile un accorpamento delle funzioni con il rigoroso divieto del cumulo degli incarichi; quale sia, secondo le informazioni in possesso del Ministero vigilante, l'esatto ammontare dei compensi percepiti dal presidente dell'ENPAM, nonché presidente dell'ADEPP, e quali iniziative intenda eventualmente assumere il Governo per adeguare i suddetti compensi ai tetti di 240.000 euro all'anno, introdotti per i dirigenti della pubblica amministrazione, in un'ottica di risparmio ed a tutela degli iscritti; se il Ministro in indirizzo intenda adottare iniziative per adottare un piano di riforma del settore, così come proposto nella relazione presentata il 24 maggio 2017 dalla Commissione parlamentare di controllo sulle attività degli enti; se non occorra imporre con urgenza alle casse che gestiscono il risparmio previdenziale e le future pensioni l'auspicato regolamento con rigidi sistemi di controllo analogo ai fondi pensione integrativi, per impedire spregiudicate operazioni che mettono a repentaglio il risparmio. Atto n. 4-01672 GIARRUSSO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'amministrazione dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) intende adottare un nuovo assetto organizzativo riguardante la funzione medico-legale, come è stata definita dal suo presidente, in una logica "cliente-centrica" e di "sistema aperto", integrato con il Paese, obiettivi da realizzare mediante una nuova articolazione territoriale, ottimizzata in base alle caratteristiche e ai bisogni del territorio di riferimento e si parla di "creazione di valore per l'utente", facendo riferimento ad "Assistenza ad utenti con ridotta mobilità attraverso unità mobili di servizio a domicilio"; il nuovo modello dell'ente comporterà la scomparsa delle direzioni aree metropolitane, agenzie complesse e agenzie territoriali, con centralizzazione delle attività produttive; uno dei cambiamenti che vorrebbe realizzarsi con la determinazione presidenziale n. 150 del 30 novembre 2018, sottende alla soppressione di varie strutture medico-legali territoriali, con accentramento in sede esclusivamente provinciale delle attività oggi in esse svolte; ad una prima analisi tale soluzione, a parere dell'interrogante, non sembra ben coniugarsi con l'asserita logica "cliente-centrica", né appare ottimizzata in base alle caratteristiche e ai bisogni del territorio di riferimento; volendosi riferire, a titolo esemplificativo, ad una relativamente recente attività afferente all'Istituto e cioè quella relativa all'invalidità civile, ci si chiede quanto ci sia di "sociale" nel costringere assistiti invalidi, e spesso non deambulanti o affetti da gravi patologie e residenti in comuni lontani dalle sedi di "accentramento" delle attività medico-legali, a percorrere anche centinaia di chilometri per accedere alla visita. Se strutture decentrate (e purtroppo quelle oggi esistenti sono poche) consentono di affrontare i dovuti spostamenti con un determinato costo per i cittadini, che nella maggior parte dei casi versano in gravissime condizioni economiche, raggiungere la sede di visita, dopo il progettato mutamento logistico, comporterà per forza di cose un costo ancora maggiore a carico del cittadino; va considerato anche che, quando un invalido si sposta per una visita medica, il più delle volte deve essere accompagnato. Se lo spostamento breve di un accompagnatore potrebbe non comportare spese inaffrontabili, è ragionevolmente prevedibile che esse lo diventino, raddoppiando le distanze. Analogamente, una sede distante dal luogo di residenza comporterà un maggior ricorso a congedo per ferie e questo è un altro costo per il cittadino. Senza accennare alle spese di viaggio e di vitto rese necessarie dal dilatarsi delle distanze; quotidianamente alle sedi di visita medica per invalidi giungono decine di ambulanze, che trasportano pazienti non deambulanti o in gravissime condizioni. Ebbene, anche questo costo gravante sul cittadino dovrà necessariamente amplificarsi per l'aumentare dei tratti e dei tempi di percorrenza; di conseguenza, in una tal situazione, lieviteranno le richieste di visita domiciliare che l'Istituto avrà il dovere di effettuare con un conseguente notevole aumento dei costi e l'altrimenti evitabile impegno di forza lavoro (medici delle commissioni, assistenti sociali, infermieri, eccetera) che graverà sull'Istituto rendendo praticamente vano il risparmio ottenuto con la riduzione dei locali e l'accentramento; considerato che, secondo quanto risulta all'interrogante: nella provincia di Siracusa ad oggi esistono due strutture medico-legali: l'unità operativa complessa di Siracusa e l'unità operativa semplice territoriale (UOST) di Noto; allo stato attuale, l'utenza della sola sede INPS di Siracusa è di circa 247.000 persone, se si escludono circa 105.000 residenti nei cinque comuni (Avola, Noto, Pachino, Portopalo, Rosolini) serviti dall'agenzia complessa di Noto; per quanto riguarda l'utenza di Noto (Portopalo di Capo Passero, Pachino, Rosolini, Noto e Avola), il disagio derivante dall'abolizione della UOST medico-legale sarà notevolissimo, considerando le caratteristiche geografiche dell'area interessata, le vie di comunicazione esistenti, che nei mesi invernali sono spesso soggette ad interruzioni per via delle abbondanti precipitazioni, e le distanze che verrà imposto di percorrere agli invalidi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi affinché si provveda alla revisione del piano di rinnovamento, risolvendo la problematica che grava su una quota non indifferente della popolazione costituita per di più da soggetti invalidi e ammalati;