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Articolo VII 1. L'aliquota d'imposta; applicata da uno degli Stati contraenti sui dividendi provenienti da fonti situate in tale Stato ad un residente, ad una Società o altro ente dell'altro Stato contraente, che non abbia una organizzazione permanente nel primo Stato, non deve eccedere il 15 per cento. 2. È convenuto, tuttavia, che l'aliquota dell'imposta applicata alla fonte sui dividendi non deve eccedere il 5 per cento quando l'azionista sia una società (corporation) che controlla, direttamente o indiretto mente, almeno per il 95 per cento il numero totale dei voti della società che paga il dividendo, e quando non oltre il 25 per cento del reddito lordo di questa società provenga da interessi e dividendi diversi dagli interessi e dividendi ricevuti dalle proprie società sussidiarie. Tale riduzione di aliquota al 5 per cento non si applica se la relazione tra le due società è stata costituita o è conservata essenzialmente con l'intenzione di beneficiare dell'aliquota ridotta. 3. Ciascuno degli Stati contraenti si riserva il diritto di aumentare le aliquote dell'imposta previste in questo articolo e, se uno dei due Stati aumenta tali aliquote nei confronti dei residenti o società o altri enti dell'altro Stato, ciascuno dei due Stati può far venire meno l'efficacia di questo articolo col darne notifica scritta all'altro Stato, attraverso le vie diplomatiche, entro il 30 giugno di ciascun anno solare; e in tal caso questo articolo cessa di avere effetto con il primo gennaio dell'anno successivo a quello in cui è stata notificata la denuncia.