[ddlpres]

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull’estrazione petrolifera e sulla gestione del petrolio e del traffico dei rifiuti operato da parte di Eni, Total, Shell e Mitsui, con particolare riferimento al giacimento petrolifero in Val d’Agri e al centro olio di Viggiano. Onorevoli Senatori. -- In data 31 marzo 2016, secondo quanto riferito all'Ansa da fonti investigative e sindacali, sono stati eseguiti due decreti di sequestro dai carabinieri all'interno del centro olio di Viggiano in Val d'Agri, dove si trovano giacimenti di idrocarburi di interesse nazionale. L'attività di inchiesta dei carabinieri per la tutela dell'ambiente ha portato agli arresti domiciliari di cinque funzionari e dipendenti del centro olio di Viggiano (Potenza) dell'Eni, dove viene trattato il petrolio estratto in Val d'Agri. I carabinieri hanno eseguito anche un'ordinanza di divieto di dimora nei confronti di un dirigente della regione Basilicata. I provvedimenti cautelari emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Potenza nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) sono stati eseguiti nelle province di Potenza, Roma, Chieti, Genova, Grosseto e Caltanissetta. Tali provvedimenti, aventi come oggetto il centro olio di Viggiano, non sono i primi: nel febbraio 2015, la DDA ha voluto far luce su un presunto traffico illecito di rifiuti, poi è stata la volta di emissioni in eccesso: in tutto quasi cinquanta gli indagati, tra colletti bianchi, ex dirigenti dell'Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Basilicata, funzionari regionali e provinciali. Negli atti dell'inchiesta nel corso della quale cinque persone sono state arrestate ci sarebbe anche una serie di conversazioni telefoniche dirette tra l'ex Ministro dello sviluppo economico e il suo compagno Gianluca Gemelli. Gianluca Gemelli, da quanto risulterebbe dall'inchiesta, sarebbe stato interessato affinché si sbloccasse l'operazione Tempa Rossa, gestita dalla Total: secondo l'accusa le sue aziende vi avrebbero guadagnato circa 2 milioni e mezzo di euro di subappalti. Proprio di questo Gemelli parlerebbe al telefono con l'ex Ministro, sua compagna. Dalle indagini svolte dagli agenti della squadra mobile di Potenza è emerso che un emendamento che dava il via al progetto Tempa Rossa venne inserito nel maxi-emendamento alla legge di stabilità del 2015 (si veda l’atto Senato n. 1698), modificato dal Senato il 20 dicembre 2014. Per la Procura di Potenza Gianluca Gemelli è accusato di traffico di influenze, perché, scrivono i giudici, «sfruttando la relazione di convivenza che aveva con il Ministro allo sviluppo economico, indebitamente si faceva promettere e quindi otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, "vantaggi patrimoniali"». I fatti citati, ad avviso dei firmatari del presente atto, gettano un'ombra sull'ex Ministro dello sviluppo economico, sul suo operato ma, soprattutto, sull'intero esecutivo, per la sua funzione istituzionale in merito alla cura ed alla salvaguardia degli interessi pubblici, al principio generale di assoluta imparzialità, nonché alla necessità di tutelare lo sviluppo produttivo nazionale. Anche il solo sospetto che Ministri del Governo abbiano potuto attraverso le loro funzioni interagire, ovvero influenzare, l' iter legislativo deve necessariamente essere fugato, indagato con rigore e coerenza. Il giacimento petrolifero Val d'Agri è, attualmente, il più grande giacimento di petrolio onshore dell'Europa occidentale; il centro olio Val d'Agri di Viggiano è, a sua volta, la maggiore e la più rilevante realtà italiana nella produzione di idrocarburi liquidi. È da sottolineare come lo sviluppo dell'attività petrolifera in Val d'Agri abbia avuto inizio negli anni '90 con il rilascio all'Agip da parte dell'allora Ministero dell'industria, del commercio e dell’artigianato, delle prime concessioni di coltivazione petrolifera e con l'avvio, a Viggiano nel 1996, della lavorazione del petrolio nell'attuale centro olio Val d'Agri. Il giacimento petrolifero della Val d'Agri copre oggi il 6 per cento del fabbisogno complessivo nazionale e, secondo quanto stabilito nel memorandum d'intesa Stato-regione Basilicata del 2011, si voleva portare tale percentuale al 10 per cento attraverso l'avvio della produzione di un nuovo impianto di estrazione in località Tempa Rossa già previsto per il 2015. A seguito del coinvolgimento del suo compagno, Gianluca Gemelli, nell'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti di petrolio al centro olio di Viggiano (Potenza) dell'Eni, il Ministro dello sviluppo economico, nella serata del 31 marzo 2016, ha rassegnato le sue dimissioni, come ampiamente evidenziato dalla stampa nazionale. Tale vicenda pone nuovamente al centro delle riflessioni politica e parlamentare la questione della salvaguardia degli interessi pubblici e strategici, che dovrebbero essere tutelati dai titolari dei Dicasteri attinenti mansioni e competenze delicatissime come quelle dello sviluppo economico, attraverso il pieno rispetto del principio di assoluta imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione per lo sviluppo produttivo e occupazionale del Paese. Le dimissioni del Ministro dello sviluppo economico sono state un atto dovuto che, in ogni caso, aprono uno squarcio indelebile sul futuro delle politiche di sviluppo del Paese, le quali non possono essere consegnate a roboanti dichiarazioni di rottamazione viziate, nei fatti, da ingerenze di carattere privato, lobbies e comitati d'affari; tali intrecci, oltre a gettare un'ombra sui Ministri e le loro funzioni istituzionali, stanno determinando una mutazione genetica del nocciolo duro su cui dovrebbe fondarsi la tutela dell'interesse pubblico oggetto delle politiche pubbliche di un Governo. Alla luce di quanto precede, la richiesta di istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla estrazione e gestione del petrolio e del traffico dei rifiuti, dopo gli arresti eseguiti da polizia e carabinieri nell'ambito dell'indagine sullo smaltimento dei rifiuti e la costruzione di un nuovo centro oli in Basilicata, è resa necessaria dall'emergere di una gigantesca questione morale come perverso intreccio tra affari e politica. La vicenda, inoltre, coinvolge non soltanto l'ex Ministro dello sviluppo economico, ma anche il ruolo di controllo e coordinamento che dovrebbe esser garantito dal Ministro dei rapporti con il Parlamento oltre che, ovviamente, lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri. Le indagini di cui sopra, infatti, oltre a mostrare una classe dirigente imprenditoriale locale assolutamente debole e alla mercé di enormi interessi che travalicano i confini nazionali, rivelano una classe politica di Governo prona e incapace di esercitare un primato della propria azione nell'ambito di quello che appare essere un desolante scenario da cui emergono corruzione, disastri ambientali e, soprattutto, una grave opacità nel settore petrolifero italiano, un muro di gomma difficile da sfondare anche dall'interno.