[pronunce]

In caso di giudizio immediato, infatti, la traslazione del processo direttamente in dibattimento, senza il filtro dell'udienza preliminare, determinerebbe un vulnus dei diritti della difesa, perché la contestazione dell'aggravante, formulata dal pubblico ministero e valutata dal giudice per le indagini preliminari, non sarebbe vagliata da un giudice terzo e imparziale a seguito di un'adeguata interlocuzione con la difesa. Di conseguenza, l'imputato verrebbe privato della possibilità di accedere al giudizio abbreviato per effetto di un atto riconducibile unicamente al pubblico ministero. Né potrebbe valere, in senso contrario, la possibilità che venga svolta la camera di consiglio di cui all'art. 458, comma 2, cod. proc. pen. Sia perché questa può essere richiesta unicamente dall'imputato, che potrebbe non avere consapevolezza dello sbarramento posto dall'art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. , sia perché, in quella sede, il giudice per le indagini preliminari non potrebbe comunque modificare l'imputazione a favore del reo, dovendosi attenere a quella contestata in sede di decreto di giudizio immediato. 6.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate manifestamente infondate, perché i dubbi di legittimità costituzionale avanzati dalla Corte di assise di Cassino sarebbero del tutto sovrapponibili a quelli già decisi e dichiarati non fondati da questa Corte in altre occasioni, soprattutto con la sentenza n. 260 del 2020. Ad avviso dell'Avvocatura, in tale sentenza (come nella successiva ordinanza n. 214 del 2021), l'irragionevolezza della disposizione censurata è stata esclusa in riferimento alla diversità del trattamento sanzionatorio tra fattispecie diverse, sulla base della circostanza che l'eventuale vizio affliggerebbe, semmai, la previsione che dispone la pena detentiva perpetua e non già la disciplina processuale che preclude, in via generale, l'accesso al giudizio abbreviato per gli imputati di reati puniti con l'ergastolo. Peraltro, la regola per cui la preclusione all'accesso al giudizio abbreviato è commisurata alla pena detentiva prevista per la fattispecie aggravata sarebbe assistita da una «solida ragionevolezza», considerato che il legislatore avrebbe inteso attribuire un rilievo specifico al disvalore connesso alla condotta concreta dell'imputato, senza che ciò escluda la possibilità che, nel corso del giudizio, la relativa valutazione sia suscettibile di correzione, «quanto meno nella forma del riconoscimento della riduzione di pena connessa alla scelta del rito, come accade rispetto a ogni altro rito alternativo». Quanto, poi, alla censura di irragionevolezza legata al sopravvenire dell'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. , l'Avvocatura richiama quanto affermato da questa Corte nella sentenza n. 197 del 2023. In relazione, da ultimo, alla dedotta violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost., l'interveniente rileva, evocando nuovamente la sentenza n. 260 del 2020, che la valutazione intorno all'ammissibilità del giudizio abbreviato non è affidata al solo pubblico ministero, ma è oggetto di vaglio anche da parte dei giudici che intervengono nelle fasi successive del giudizio.1.- La Corte di assise di Cassino, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. , secondo cui «[n]on è ammesso il giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo», in riferimento agli artt. 3, 24, 27 e 111 Cost. La Corte rimettente premette di doversi pronunciare, in sede di giudizio immediato, su un'imputazione per il delitto di omicidio aggravato ai sensi degli artt. 575, 577, primo comma, numero 4), cod. pen. , in relazione alla circostanza aggravante di cui all'art. 61, numero 1), cod. pen. , per cui è prevista la pena dell'ergastolo. 2.- Secondo l'ordinanza di rimessione, la disposizione censurata contrasterebbe, innanzi tutto, con gli artt. 3 e 27 Cost., perché il legislatore avrebbe irragionevolmente dettato una medesima preclusione processuale per ipotesi diverse, quali quelle riconducibili a fattispecie autonome di reato punite con la pena dell'ergastolo (è addotto a tertium comparationis il delitto di strage di cui all'art. 422 cod. pen.) e quelle inerenti a fattispecie che pervengono a tale sanzione - come nel caso di cui al giudizio a quo - unicamente in ragione della contestazione di circostanze aggravanti. In secondo luogo, la preclusione contenuta nella disposizione censurata si rivelerebbe ancor più irragionevole e lesiva dei medesimi parametri costituzionali, rispetto al momento in cui analoga censura è stata vagliata dalla sentenza n. 260 del 2020 di questa Corte e dichiarata non fondata, per effetto dell'entrata in vigore dell'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. , introdotto dall'art. 24, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 150 del 2022, secondo cui la pena inflitta è ulteriormente ridotta di un sesto in caso di non impugnazione della sentenza di condanna emessa in un procedimento definito con rito abbreviato. Da ultimo, l'art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. confliggerebbe anche con gli artt. 3, 24 e 111 Cost., considerato che l'imputato, tratto a giudizio immediato, si vedrebbe privato della possibilità di accedere al giudizio abbreviato unicamente per effetto della contestazione di una circostanza aggravante operata dal pubblico ministero, senza che sia stato effettuato un vaglio ad opera di un giudice terzo e imparziale e in contraddittorio con le parti. 3.- Le questioni non sono fondate. 4.- Non fondata, innanzi tutto, è la questione con cui la Corte rimettente censura l'art. 438, comma 1-bis, cod. proc. pen. , perché esso accomunerebbe sotto l'egida di una norma processuale di sfavore «fatti-reato dissimili e smaccatamente di diversa gravità» in contrasto con i principi di uguaglianza, proporzionalità e finalismo rieducativo della pena di cui agli artt. 3 e 27 Cost., in ragione dell'assoggettamento a una medesima preclusione degli imputati di fattispecie autonome di reato punite ex se con la pena dell'ergastolo (come il delitto di strage) e di quelli di delitti per i quali si perviene al medesimo esito per effetto di circostanze aggravanti (come quella contestata nel giudizio a quo). 4.1.- Già nell'ordinanza n. 163 del 1992, questa Corte ha ritenuto, in linea generale, che «l'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai reati punibili con la pena dell'ergastolo, non è in sé irragionevole, né l'esclusione di alcune categorie di reati, come attualmente quelli punibili con l'ergastolo, in ragione della maggiore gravità di essi, determina una ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli altri reati, trattandosi di situazioni non omogenee».