[pronunce]

Il decreto del Ministro dello sviluppo economico 12 novembre 2011, n. 226 (Regolamento per i criteri di gara e per la valutazione dell'offerta per l'affidamento del servizio della distribuzione del gas naturale, in attuazione dell'articolo 46-bis del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222) ha poi stabilito le modalità d'individuazione, per ciascun Atem, del soggetto incaricato, quale stazione appaltante, di predisporre gli atti di gara, compresa la sua aggiudicazione, sulla base di criteri nuovi ed uniformi per l'intero territorio nazionale. L'art. 24, comma 4, ultimo periodo, del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93 (Attuazione delle direttive 2009/72/CE, 2009/73/CE e 2008/92/CE relative a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica, del gas naturale e ad una procedura comunitaria sulla trasparenza dei prezzi al consumatore finale industriale di gas e di energia elettrica, nonché abrogazione delle direttive 2003/54/CE e 2003/55/CE), inoltre, ha escluso la selezione del gestore a livello comunale, stabilendo che le gare possono essere effettuate unicamente per ambiti territoriali. I termini entro i quali gli Atem Arezzo e Firenze 2 avrebbero dovuto pubblicare il bando di gara sono stati poi prorogati dal legislatore, prima dall'art. l, comma 16, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 (Interventi urgenti di avvio del piano "Destinazione Italia", per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015), convertito, con modificazioni, in legge 21 febbraio 2014, n. 9, poi dall'art. 3 del decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, in legge 25 febbraio 2016, n. 21, e sono successivamente scaduti. Con il comma 2 dell'art. 4 del d.l. n. 69 del 2013, come convertito, - modificato dall'art. 3, comma 2-ter, lettera a), del d.l. n. 210 del 2015, come convertito - il legislatore ha stabilito che i termini fissati dal d.m. n. 226 del 2011 per l'avvio delle procedure di gara hanno natura perentoria. Scaduti tali termini, la Regione competente sull'ambito assegna ulteriori sei mesi per adempiere, decorsi i quali avvia la procedura di gara attraverso la nomina di un commissario ad acta. Decorsi due mesi dalla scadenza di tale ultimo termine senza che la Regione competente abbia proceduto alla nomina del commissario, il Ministro dello sviluppo economico, sentita la stessa Regione, interviene per dare avvio alla gara nominando un commissario ad acta. A seguito di tale evoluzione del quadro normativo, alcuni dei concessionari in regime di proroga ex lege ai sensi dell'art. 14, comma 7, del d.lgs. n. 164 del 2000 hanno avviato iniziative giudiziarie, pretendendo di essere liberati dall'obbligo di pagare il canone previsto dai contratti scaduti. Vista la non uniformità della giurisprudenza sul punto, è intervenuto l'art. l, comma 453, della legge n. 232 del 2016, oggetto di censura, chiarendo la necessità di corrispondere il canone previsto dal contratto anche nella fase di transizione al nuovo affidamento. 7.3.2.- Ciò premesso, la memoria ribadisce l'inammissibilità delle questioni per difetto di rilevanza, poiché la disposizione censurata non inciderebbe sulla durata della proroga del rapporto e, pertanto, se anche fosse eliminata dall'ordinamento, rimarrebbe vigente l'art. 14, comma 7, del d.lgs. n. 164 del 2000 (tra le altre, sono richiamate: Corte d'appello di Brescia, sentenza n. 402 del 2020, e Corte d'appello di Milano, sezione prima, sentenza 18 giugno 2019, n. 2695). Ulteriore ragione d'inammissibilità deriverebbe dalla insufficienza della motivazione dell'ordinanza di rimessione, non venendo argomentate le conseguenze negative che la gestione ex lege determinerebbe sul concessionario, né si terrebbe conto della disciplina dei rimedi a disposizione del gestore uscente per superare l'inerzia dell'amministrazione nell'individuazione del nuovo concessionario. 7.3.3.- Nel merito le questioni sarebbero in ogni caso non fondate. 7.3.3.1.- La disposizione censurata avrebbe, infatti, natura interpretativa secondo quanto statuito da costante giurisprudenza costituzionale (sono richiamate le sentenze n. 39 del 2021, n. 108 del 2019, n. 73 del 2017 e n. 170 del 2008), confermando anche quelle posizioni della giurisprudenza di merito, antecedenti all'art. l, comma 453, della legge n. 232 del 2016, secondo cui l'art. 14, comma 7, del d.l.gs. n. 164 del 2000 comporterebbe nella fase di proroga l'applicazione dell'intera disciplina contrattuale (tra le altre, si richiama Tribunale ordinario di Milano, sezione settima, sentenza 18 ottobre 2012). Il regime della prosecuzione del rapporto individuerebbe un ragionevole punto di equilibrio tra l'interesse della collettività a evitare una soluzione di continuità nella gestione di un essenziale servizio pubblico, quale quello della distribuzione del gas, e l'interesse del concessionario a non essere vincolato a un'illimitata gestione del servizio, venendo assicurati allo stesso i rimedi contro l'inerzia della pubblica amministrazione nel bandire le gare per i nuovi affidamenti. La situazione di cui i concessionari si lamentano non sarebbe conseguenza, quindi, di una sopravvenienza normativa, ma del tempo necessario agli Atem (e non al singolo Comune concedente) per lo svolgimento delle procedure di selezione del nuovo gestore. Si tratterebbe, pertanto, al più di un mero inconveniente di fatto. 7.3.3.2.- Né potrebbe dirsi che la proroga dell'attività del gestore, poiché limitata all'ordinaria amministrazione incida sull'equilibrio contrattuale. Le eventuali attività di estensione della rete, infatti, avrebbero potuto essere realizzate dal gestore solo in esecuzione di un piano d'intervento approvato dai Comuni interessati ai lavori; l'asserita maggiore remunerazione del capitale a tal fine investito sarebbe, dunque, una componente dei ricavi soltanto eventuale; si tratterebbe di una (indimostrata) contrazione dei guadagni, in relazione ai quali Centria srl non avrebbe potuto maturare alcun legittimo affidamento in considerazione della disciplina contrattuale. Pertanto, la società non cercherebbe di evitare un danno, ma perseguirebbe lo scopo di rimanere in una situazione di vantaggio (prosecuzione della gestione del servizio), lucrando l'ulteriore beneficio che le deriverebbe dalla liberazione dall'obbligo di pagare il canone ovvero dall'arbitraria determinazione di un canone inferiore a quello contrattualmente stabilito dalle parti.