[resaula]

Non credo che facciamo onore a tutti i padri del diritto e del Parlamento continuando a delegittimare quest'Assemblea: lo dico sempre in tutti i miei interventi, perché credo fortemente nella funzione parlamentare. In Commissione credo che tutto sommato abbiamo fatto anche un bel lavoro, perché comunque sia, pur mantenendo le distanze su determinati argomenti, abbiamo comunque discusso, anche animatamente, portando avanti i reciproci temi. Credo che, tutto sommato, abbiamo svolto un buon lavoro. Nella discussione in Commissione ero partito con il proposito, espresso da parte di qualcuno della maggioranza, di non mettere la fiducia: ho capito, colleghi, ma alla fine la fiducia l'avete messa; stiamo parlando di cose importanti e di giustizia, come dicevo prima. Partiamo dall'inizio: utilizziamo un decreto-legge, che essendo questo un periodo emergenziale - come mi si dice e lo sento tanto anche in televisione - va bene; allora però, se proprio si doveva utilizzare il decreto-legge, avremmo potuto evitare di mettere la fiducia, tanto non sarebbe cambiato nulla, a meno che non ci sia sotto qualcos'altro, magari qualche mal di pancia. Questo non lo so e lo scopriremo solo vivendo, probabilmente. Nel merito, questo decreto-legge, che avrebbe potuto essere serenamente portato in votazione, di cosa parla? Innanzitutto, rinviamo il decreto-legge sulle intercettazioni: si era detto - io stesso presi la parola durante la discussione generale - che non avevate ascoltato i procuratori della Repubblica, che vi avevano detto di fermarvi e di aspettare, perché non si era pronti; guarda caso, come giustamente ha più volte ripetuto senatore Pillon in Commissione e anche durante la sua relazione, ve l'avevamo detto. Anche in questo caso, non avete ascoltato: non l'avete fatto in Commissione, né in occasione dell'esame dell'altro provvedimento, né adesso; evidentemente, facciamo queste discussioni soltanto perché dobbiamo segnare un registro. Dovremmo fare gli Stati generali della giustizia, ma evidentemente non possiamo fare neanche questo, perché all'interno di questo provvedimento vedo un testo di legge fatto in qualche stanza del Ministero, nella quale chi si trova non ha la minima cognizione di cosa succede realmente nel mondo e nelle aule dei tribunali; altrimenti non si spiegherebbe come mai su questo provvedimento e in generale sull'azione di Governo in materia di giustizia il ministro Bonafede e il Governo in generale siano riusciti ad accomunare la posizione di tutti. Gli avvocati e le camere penali e civili hanno già espresso - e lo faranno anche prossimamente - la loro contrarietà rispetto non solo a questo provvedimento, ma a tutte le attività procedimentali che sono state introdotte da questo Governo. Non solo: magicamente anche i magistrati hanno lamentato questa cosa e io stesso ho potuto vedere nei vari tribunali, visto il totale caos che regna nelle loro aule, comunque una presa di posizione. Sappiamo bene che giustamente il magistrato deve parlare attentamente e ponderare le proprie parole, perché rappresenta la terzietà e il giudizio. Anche in questo caso, però, abbiamo visto più volte magistrati schierarsi, denunciando la totale inadeguatezza legislativa delle singole norme. Quindi, non andiamo a parlare di polemiche; d'altro canto, però, se proprio vogliamo farlo, parliamo anche delle famose scarcerazioni. Arriviamo così a fare un provvedimento che cerca di mettere toppe, laddove tecnicamente non c'era nulla da rattoppare: se stiamo a sentire le parole del ministro Bonafede, infatti, egli non c'entra nulla, perché non c'entra nulla il Ministero della giustizia e si tratta di decisioni di altri. Scusatemi, ma, se la giustizia non funziona, la colpa di chi è? È forse del Ministro delle politiche agricole? Sinceramente, se non è colpa del Ministro che comunque ha l'onere di vigilare sull'esecuzione della giustizia e sul funzionamento degli apparati della giustizia, chi li deve vigilare? D'altro canto, in tanti altri provvedimenti abbiamo avuto modo di vedere qual è il sistema normativo portato avanti dall'attuale Ministro, dall'attuale Ministero e dall'attuale Governo. Se davvero dobbiamo andare a votare una legge delega sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura, se davvero dobbiamo andare a votare dei pacchetti chiusi e blindati sulla riforma dei processi - per fare solo alcuni rapidi esempi - evidentemente, aggiungo io, c'è un problema anche di ordine democratico, e mi assumo la responsabilità di quello che dico. Quanto al problema delle scarcerazioni - come abbiamo qui detto e ripetuto più e più volte - prima abbiamo visto che ci sono state le rivolte nelle carceri (e piena solidarietà una volta di più a tutti gli agenti della polizia penitenziaria che lavorano e che cercano di tutelare, sostanzialmente reclusi per lavoro), poi sono arrivate le polemiche e poi si arriverà alla sfiducia. Abbiamo cercato di portare all'attenzione del Parlamento un'azione ministeriale che per noi è totalmente inadeguata. Ecco, anche in quel caso la ragione politica è prevalsa sulla ragione di diritto e anche qui abbiamo messo un rattoppo. Insomma, andiamo avanti a rattoppi, ma non credo che questa sia un'azione coerente, fluida e pienamente condivisa, come sia il Ministro sia il Presidente del Consiglio continuano a ribadire, altrimenti avremmo avuto altre risposte. Ricordo velocemente che ho presentato un emendamento in Commissione, suggerito tra l'altro dagli operatori del diritto, chiedendo che i cancellieri, coloro che sostanzialmente portano avanti gli atti e permettono ai magistrati di svolgere la loro attività, di lavorare in smart working . Non ci sono le competenze tecniche nel Ministero: questa è stata la risposta. Sinceramente, di fronte ad un'amministrazione della giustizia all'interno della quale viene data questa giustificazione il problema rimane. (Commenti) . La motivazione è stata assolutamente questa, senatore Mirabelli, andremo a rivedere il resoconto stenografico. Mi accingo a concludere. Non voglio giudicare, attaccare o fare polemica con nessuno ma, in sintesi, al netto dei miglioramenti che possono essere stati apportati in Commissione, all'interno del decreto-legge che stiamo per convertire io leggo tanto un: «Vorrei, ma non posso». L'alunno si è impegnato, ma non è riuscito ad arrivare alla promozione piena. Chiedo dunque al Ministro di applicarsi un po' di più, non tanto dal punto di vista del diritto, perché ha a fianco chi probabilmente ne sa più di lui, ma politicamente. Ascolti di più e non soltanto quelli che sono all'interno delle stanze del Ministero, ma coloro che praticano il diritto, "mangiano" il diritto tutti i santi giorni: mi riferisco a tutti gli operatori del diritto (avvocati, magistrati). È lì che bisogna andare ad ascoltare, perché lì ci sono veramente i bisogni ed è lì che viene praticata la vera giustizia, non nelle stanze segrete del Ministero. (Applausi) . PRESIDENTE. Colleghi, invito tutti per cortesia ad un più preciso rispetto dei tempi. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, interverrò solo su un aspetto del decreto-legge, che poi è sostanzialmente quello su cui si è soffermata anche la senatrice Isabella Rauti, ma da un altro punto di vista.