[pronunce]

che il rimettente, nel corpo dell'argomentazione di una delle suddette censure riguardanti l'art. 9, comma 1, afferma che la realizzazione di una discarica nel Comune di Serre, località Valle della Masseria - autorizzata dalla disposizione denunciata - integra una «questione che può comportare una disapplicazione della norma in questione nel presente di giudizio di merito, ma che non dà luogo a questione di costituzionalità», perché «in contrasto con specifiche norme comunitarie»; che, a tale riguardo, il rimettente osserva che il punto 1.1. dell'art. 1 dell'allegato 1 al decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 (Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti), dispone che, di norma, i siti idonei alla realizzazione di un impianto di discarica per rifiuti inerti non devono ricadere, tra l'altro, in territori sottoposti a tutela ai sensi dell'articolo 146 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali); che quest'ultima disposizione - prosegue il giudice a quo - fa riferimento, alla lettera i), alle zone umide incluse nell'elenco previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448 (Esecuzione della convenzione relativa alle zone umide d'importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971), nell'àmbito delle quali è compresa - afferma ancora il ricorrente - anche quella di Persano «a ridosso dell'area individuata per la realizzazione della discarica»; che, quanto alla affermata rilevanza di tutte le sollevate questioni di legittimità costituzionale, il giudice a quo argomenta che: a) benché il giudizio di merito instaurato dopo l'adozione di un provvedimento cautelare «non si atteggi come un vero e proprio giudizio di convalida (...) della misura cautelare, tuttavia è innegabile che esso investa anche il provvedimento cautelare, le cui vicende sono strettamente connesse al giudizio di merito»; b) infatti, in caso di rigetto totale o parziale della domanda di merito, la misura cautelare perde efficacia ed il giudice di merito deve dare le disposizioni necessarie per il ripristino della situazione precedente (art. 669-nonies, terzo comma, cod. proc. civ.); c) in caso di accoglimento della domanda di merito, parimenti, la misura cautelare in precedenza concessa «sopravvive e non viene assorbita dalla decisione di merito favorevole»; d) nel giudizio a quo, le parti hanno chiesto «emettersi opposte pronunce sul provvedimento cautelare», cioè, rispettivamente, la caducazione e la conferma; che si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che tutte le questioni prospettate siano dichiarate inammissibili o manifestamente infondate; che la difesa dello Stato afferma, innanzitutto, che le questioni prospettate sono inammissibili per difetto di rilevanza, posto che il giudizio a quo non può che concludersi «con una pronunzia di difetto di giurisdizione dell'AGO»; che, in proposito, l'Avvocatura argomenta che: a) le sezioni unite della Corte di cassazione hanno già statuito, sia pure con lo strumento di cui all'art. 363 cod. proc. civ. , che il Tribunale di Salerno difetta di giurisdizione; b) la realizzazione di una discarica di rifiuti rientra nell'«uso del territorio» e la gestione dei rifiuti rientra tra i «pubblici servizi», con la conseguenza che le controversie che ineriscono all'uno ed agli altri rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo; c) l'art. 4 del d.l. n. 90 del 2008, nell'attribuire la giurisdizione esclusiva della complessiva azione di gestione dei rifiuti al giudice amministrativo, non è norma innovativa, «bensí norma che meramente ribadisce principi di diritto preesistenti» ed il cui contenuto è stato ritenuto dalla Corte costituzionale conforme a Costituzione (sentenza n. 35 del 2010); d) in ogni caso, la giurisdizione esclusiva devoluta al giudice amministrativo nell'àmbito di una materia può «avere ad oggetto diritti fondamentali incomprimibili; che, inoltre, la difesa del Presidente del Consiglio evidenzia che la medesima questione di legittimità costituzionale era stata eccepita dai medesimi soggetti privati, parti nel giudizio a quo, dinnanzi al TAR del Lazio in sede di riconferma della misura cautelare ed era stata disattesa dal predetto giudice amministrativo; che, quanto ai profili di merito delle questioni aventi ad oggetto l'art. 4, comma 2, del d.l. n. 90 del 2008, l'Avvocatura dello Stato ne deduce la complessiva infondatezza, perché sarebbero erronei i presupposi interpretativi da cui muove il giudice a quo; che, infatti, sarebbe innanzitutto erroneo ritenere che la riconferma della misura cautelare da parte del giudice amministrativo sia «frutto di un sindacato da parte del giudice amministrativo svolto sul provvedimento cautelare del "giudice diverso"», laddove, a parere dell'Avvocatura, «il giudice amministrativo decide, come di consueto, le istanze cautelari a lui rivolte»; che - sempre secondo l'Avvocatura dello Stato - il meccanismo normativo censurato prevede in realtà una generale perdita di efficacia delle misure cautelari concesse dall'autorità giudiziaria diversa dal giudice amministrativo, in ragione della sopravvenuta giurisdizione esclusiva di quest'ultimo, con la possibilità per i soggetti che, in forza del d.l. n. 90 del 2008, adiscono il TAR del Lazio, di «richiedere a questo le misure cautelari»; che parimenti inammissibili e comunque infondate risultano, secondo l'Avvocatura, le questioni di costituzionalità dell'art. 9 del d.l. n. 90 del 2008, considerato che il pregiudizio per il diritto alla salute ed alla salubrità ambientale è affermato in modo «del tutto apodittico» e, pertanto, la denuncia di incostituzionalità «si fonda solo sul generico rischio per la salute connesso alle discariche»; che in conclusione, secondo la difesa dello Stato, tutte le censure avanzate «concretano questioni relative allo stretto merito della scelta operata dal legislatore, vaghe e del tutto dimentiche della situazione emergenziale relativa ai rifiuti».