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la categoria farmaceutica ATCG03DA, che comprende i progestinici, può essere prescritta mediante impegnativa del medico di medicina generale dal 31 ottobre 1995 (essendone autorizzato l'inserimento nel PTORS-Prontuario Terapeutico/Ospedaliero Regione Siciliana con indicazione specifica per l'endometriosi); il PTORS, tuttavia, non prende in considerazione la terapia con "dienogest", farmaco progestinico di nuova generazione ancora previsto a livello nazionale in fascia C, nonostante sia l'unico progestinico che possiede indicazione unica e altamente specifica nel trattamento dell'endometriosi; in particolare il "dienogest" è una molecola, autorizzata dall'Agenzia italiana del farmaco già dal 2013, che attenua i sintomi dell'endometriosi, riducendo il dolore, le lesioni, nonché gli effetti collaterali che la terapia progestinica normalmente comporta; i farmaci a base di "dienogest" (Visanne e generici), pur essendo gli unici progenistici orali con l'indicazione specifica ed esclusiva per il trattamento della patologia, rientrano nell'elenco dei farmaci di fascia C e pertanto sono a totale carico della paziente, anche nei casi di endometriosi al III e IV stadio (codice esenzione 063), unici ricompresi nei Livelli essenziali di assistenza (LEA); affinché le Regioni possano concedere in regime di esenzione la molecola, nei casi di endometriosi al III e IV stadio, è necessario che la stessa venga inserita nell'elenco dei farmaci di fascia A, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica esposta; se e quali misure intenda adottare affinché si giunga all'adeguamento degli elenchi dei farmaci di fascia A comprendendovi, per i casi di endometriosi cronica (III e IV stadio), i trattamenti terapeutici a base di "dienogest". Atto n. 3-02747 BRUZZONE BERGESIO VALLARDI RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: la presenza di ungulati in Italia ha ormai raggiunto numeri preoccupanti: negli ultimi 10 anni, il numero dei cinghiali selvatici è più che raddoppiato, si è passati dai 600.000 del 2005 ai 900.000 del 2010; ad oggi la presenza è di oltre 2 milioni di esemplari; la proliferazione incontrollata dei cinghiali selvatici genera ogni anno ingenti danni, non solo in termini di raccolti distrutti, ma anche di bestiame ucciso, cedimenti infrastrutturali e perdita della biodiversità; nonostante tale massiccia presenza, in Italia circa il 90 per cento della selvaggina selvatica, soprattutto carne di cinghiale, viene importato dalla Nuova Zelanda, Scozia e Nord America, senza che il consumatore sia in grado di poterne conoscere la tracciabilità; eppure la creazione di una filiera delle carni italiane da specie selvatiche potrebbe rappresentare una risposta efficace alle strategie che mirano a ridisegnare l'agricoltura in chiave sostenibile e resiliente, contrastando anche le tante forme di illegalità riscontrate nella commercializzazione di tali prodotti; la carne di cinghiale rappresenta infatti una risorsa alimentare dalle importanti proprietà organolettiche e nutritive, contenendo pochissimi grassi, ferro, Omega 3, proteine magre, senza traccia di antibiotici od ormoni; il 25 marzo 2021, la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove "linee guida in materia di igiene delle carni di selvaggina selvatica", con l'obiettivo di armonizzare la normativa nazionale con le indicazioni di cui al regolamento (UE) n. 853/2004; diverse Regioni hanno da tempo adottato interventi per favorire la commercializzazione della carne di animali selvatici, ma di fatto in Italia non si è ancora sviluppata una filiera controllata della selvaggina selvatica. È necessario avviare un processo di regolamentazione per favorire l'avvio di filiere di qualità su tutto il territorio nazionale; in molte Regioni la carne di animali selvatici non viene venduta nelle macellerie, ma soltanto nei supermercati, dove si acquista congelata e di provenienza estera; sarebbe importante per la filiera italiana avere un sostegno economico per l'adeguamento delle strutture di macellazione, anche di proprietà delle aziende agricole, alla lavorazione delle carni selvatiche; la valorizzazione della carne da selvaggina potrebbe, qualora puntualmente regolamentata, rispondere, da un lato, all'esigenza dei cittadini di consumare cibi di cui è certa la provenienza e di alto livello qualitativo, e benefici per la salute, e, dall'altro, creare nuove possibilità di crescita per alcuni settori economici del Paese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia adottare gli opportuni interventi volti a sostenere la costituzione e l'operatività della filiera delle carni di selvaggina selvatica italiana, stabilendo i requisiti di tracciabilità, qualità e igienico-sanitari. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02742 FARAONE MAGORNO VONO Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: a partire dalla fine degli anni '90 l'azienda calabrese Abramo Customer Care (ACC) ha registrato una costante crescita, diventando un importante polo occupazionale della regione, nonché leader nel settore dei call center del Sud, con numerose sedi in Calabria, Sicilia e Lazio, ma anche all'estero, come a San Paolo del Brasile, Tirana e Berlino; dopo aver affrontato delle difficoltà negli ultimi anni, il 12 ottobre 2020 l'azienda ha presentato domanda di concordato preventivo presso il Tribunale di Roma, sezione fallimentare; da allora, i circa 3.000 dipendenti della ACC vivono in costante situazione di incertezza relativamente alla loro occupazione e i più vulnerabili da un punto di vista contrattuale, come quelli assunti con contratti di collaborazione in outsourcing , hanno già perso il lavoro, dopo che alcuni dei più importanti partner dell'azienda hanno ritirato le loro commesse; l'azienda ha presentato un piano in continuità indiretta, impegnandosi a cedere la totalità dei beni aziendali e dei dipendenti al fine di garantire la continuità delle attività, nonché la salvaguardia occupazionale; avendo ricevuto e approvato il concordato preventivo dello scorso maggio, al quale si accompagnavano due offerte per un futuro acquisto, in data 22 luglio 2021, il Tribunale di Roma ha indetto l'asta per la vendita del complesso aziendale ACC; nonostante le formalità pubblicitarie siano state regolarmente adempiute e contro ogni anticipazione, al Tribunale non è pervenuta alcuna offerta di partecipazione e pertanto il giudice ha dichiarato l'asta deserta; considerato che: tale ultimo sviluppo desta gravi preoccupazioni circa il futuro dell'azienda e dei suoi lavoratori ed ha indotto i sindacati CGIL, CISL e UIL a richiedere tempestivamente la convocazione di un tavolo istituzionale presso il Ministero dello sviluppo economico;