[resaula]

Nella vicenda Gregoretti non vi è traccia alcuna di una condivisione degli atti, tutti assunti in totale autonomia dal ministro Salvini, né vi è stata alcuna condivisione postuma del Governo di cui il senatore era autorevole membro. D'altro canto, a tale riguardo giova anche rammentare che il presidente Conte, circa un mese prima, con provvedimento assunto in prima persona e d'autorità, aveva autorizzato lo sbarco di immigrati da una nave. Si trattava ancora una volta della nave Diciotti, ma non relativamente al caso di cui ci siamo occupati. E credo rilevi tantissimo anche il fatto che in quella circostanza il ministro Salvini aveva reso pubblico il suo dissenso politico rispetto all'intervento d'autorità del presidente Conte che - pare pleonastico ricordarlo - è colui che rappresenta la linea politica del Governo che lui presiedeva, nella sua interezza. Queste circostanze rendono palese che nella vicenda che oggi ci occupa, il ministro Salvini ha agito in totale solitudine, in osservanza non della linea di Governo, ma della linea politica sua e del suo partito, che peraltro coincidono alla perfezione, ignorando la linea indicata in precedenza dal Presidente del Consiglio, che rappresentava e rappresenta sempre la linea del Governo stesso. Si aggiunga che in questa vicenda non risulta affatto che ci fosse stata una concertazione verbale preventiva, come era accaduto nella vicenda Diciotti, né una ratifica successiva. Né possiamo dimenticare - credo che sia estremamente importante per la valutazione dell'atto politico, non della vicenda relativa ai reati contestati - che le condizioni logistiche nella quale si trovavano i naufraghi sulla nave Gregoretti, una piccola imbarcazione non attrezzata né per il salvataggio delle persone, né soprattutto per la permanenza a bordo di una moltitudine di persone. A ciò aggiungasi che, su quella nave, i naufraghi si trovavano in condizioni igieniche e sanitarie molto precarie, con il rischio imminente della diffusione di gravi patologie. Queste condizioni avrebbero quindi dovuto imporre lo sbarco immediato dei naufraghi nel porto sicuro individuato. A questo riguardo, devo dire che la senatrice Ginetti aveva chiesto espressamente che si facesse luce sulle effettive condizioni sanitarie e questa era l'attività istruttoria - ma tornerò a breve su questo fatto - che avrebbe consentito una migliore e più corretta valutazione di tutta la vicenda. Credo però di avere anche il dovere di richiamare anche le modalità con le quali si sono svolti i lavori nella Giunta delle immunità, per sottolineare che la senatrice Ginetti prima e il senatore Bonifazi dopo e a seguire anche altri membri della Giunta, di altri Gruppi politici, avevano proposto istanze istruttorie, fondate sull'esigenza di approfondire alcuni temi che, a seconda dell'esito, avrebbero dato il quadro completo della situazione reale che si era verificata nel momento in cui venne disposto il blocco dello sbarco, ma soprattutto avrebbero potuto addirittura giustificare le motivazioni di quel blocco e la solitaria decisione assunta dall'allora ministro Salvini. Tali istanze però sono state inopinatamente respinte dalla Giunta, con una votazione assunta quando mancavano due membri della maggioranza, in congedo per una missione della Commissione antimafia, rivelando un'inusitata fretta nell'assumere la decisione finale, culminata con l'affermazione della perentorietà dei termini per la decisione finale, mai applicata dal Senato prima di allora (facendo parte della Giunta anche nella scorsa legislatura, voglio ricordare che nella legislatura passata casi analoghi sono giunti a definizione a volte dopo sette mesi e altre volte dopo più di un anno). Salvo poi, immediatamente dopo, far diventare quei termini, dichiarati perentori, "quasi perentori" - abbiamo così introdotto una nuova figura giuridica - dato che è stata autorizzata l'assunzione della decisione finale dopo la scadenza dei termini appena dichiarati perentori. Tutto questo, come è evidente e come è stato già detto dalla collega Evangelista, nell'intendimento di sfruttare la vicenda in termini elettorali, data l'imminenza della data di un'importante votazione, che poi si è svolta. Detto e chiarito tutto questo, non vi è alcun dubbio sul fatto che si debba consentire il giudizio alla magistratura. Il fatto è semplice: un certo numero di persone, di naufraghi, che avevano diritto alla protezione, era stato salvato da una nave militare, con un'operazione che è stata definita tutta italiana. Nel rispetto delle normative nazionale ed internazionale, esse avrebbero dovuto essere sbarcate immediatamente nel porto individuato come sicuro, per poi sottoporle a tutti gli adempimenti previsti dalle normative. In questo contesto, l'allora ministro Salvini, verosimilmente con l'intento di far pressione sull'Europa ad occuparsi della materia dell'immigrazione e per ottenere la distribuzione degli immigrati nei Paesi europei, con un atto dispositivo proprio, ha vietato lo sbarco ai naufraghi, privandoli della libertà personale, impedendone la libera circolazione sul territorio dello Stato, sul quale essi peraltro già si trovavano, essendo su una nave militare. PRESIDENTE.La invito a concludere, senatore Cucca. CUCCA (IV-PSI) . Sto concludendo. Tale atto era stato assunto in totale autonomia, come detto, e senza alcuna previa concertazione con il Governo. Questo, tuttavia, non significa che, ove l'ordine del giorno venga respinto, si riconosca la responsabilità penale del ministro Salvini. Tale accertamento spetta all'autorità giudiziaria... PRESIDENTE.Senatore Cucca, devo toglierle la parola. CUCCA (IV-PSI) . Ho controllato il tempo rimasto. PRESIDENTE.Ha controllato? Va bene. Ha due occhi nella schiena. CUCCA (IV-PSI) . Ho l'orologio davanti. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, è stato interrotto tre volte. PRESIDENTE.Difatti gli ho dato due minuti in più. CUCCA (IV-PSI) . Tale accertamento, come detto, spetta all'autorità giudiziaria, che saprà apprezzare i termini della vicenda e saprà apprezzare anche i ragionamenti che ha esposto qui, questa mattina, il senatore Salvini, condivisibili o no che siano. È apprezzabile quindi la volontà dell'ex ministro Salvini di chiedere di sottoporsi al giudizio, seppure credo sarebbe stato più corretto assumerlo anche quando aveva una protezione differente. Sarebbe stato corretto, nel rispetto di quelle regole che questa mattina ha implorato... PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Cucca. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, se lei continua ad interrompermi, non posso finire. Abbia pazienza! PRESIDENTE.Il fatto è che lei ha l'intervento scritto, ma bisogna imparare anche a fare delle sintesi. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, torno a dire che sono stato interrotto tre volte. PRESIDENTE.E io l'ho calcolato e le assicuro che è abbondantemente fuori. Ha avuto già tre minuti in più. La prego, concluda. CUCCA (IV-PSI) . Dunque avrebbe dovuto sottoporsi, con la medesima disponibilità, anche al giudizio per il caso Diciotti. Probabilmente avremmo fatto bene.