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sarà invece un territorio in cui - come in tutti gli altri dell'agire umano - la legge distingue con chiarezza chi è la vittima e chi è il carnefice, chi è nel giusto e chi non lo è e dove i magistrati realizzano e continueranno a realizzare la giurisdizione dello Stato, ma con una differenza rispetto al passato: in situazioni ben definite, il cittadino che si difende da un'offesa commette sempre un'azione legittima. Reagire a una minaccia concreta per eliminare un pericolo, nelle forme della mia spontaneità, in situazioni e stati d'animo che non ho scelto né cagionato, non può essere una colpa, ma è un diritto e, forse, anche un dovere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Cari colleghi, il testo che siamo chiamati a votare ha quindi subìto solo quell'unica modifica di cui abbiamo detto prima. Si tratta di un testo che ha unificato numerosi disegni di legge e accolto diverse sollecitazioni giunte in Commissione da parte sia di coloro che intendiamo tutelare - mi riferisco ai cittadini perbene, che sono stati costretti a difendersi - sia dei rappresentanti di associazioni, magistrati e avvocati. È un testo su cui si è lavorato con scrupolo e coscienza, nato dal confronto dialettico tra le parti. Pertanto, è grazie al Governo, ai colleghi senatori di maggioranza e anche a quelli di minoranza - certamente non hanno risparmiato critiche a questa riforma - se oggi abbiamo di fronte un testo di buon senso, una riforma attesa ed equilibrata. Quindi, cari colleghi, andiamo ad approvarla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, signori del Governo, cari colleghi, ho ascoltato attentamente le parole del relatore e le condivido pienamente. Peccato che alle parole del relatore faccia seguito un testo legislativo che presenta ancora - a nostro avviso - parecchie lacune. Si tratta certamente di un passo in avanti e, per questo, voteremo a favore, ma riteniamo che sarebbe servito più coraggio, caro Presidente, anche se non certamente nella parte che riforma l'articolo 2044 del codice civile. Infatti, con i commi 2 e 3 che il disegno di legge introduce, viene finalmente escluso il risarcimento del danno nei confronti di chi si introduce e aggredisce. Non vi sarà più il paradosso per cui l'aggredito che si difende deve anche risarcire l'aggressore. Questo è certamente un passo in avanti importante, così come lo è il comma 3 dell'articolo 2044 del codice civile, che, nel caso di eccesso colposo, limita il risarcimento a un'equa indennità lasciata all'equo apprezzamento del giudice. Peccato - ma questo non dipende dal legislatore - che questa riforma valga solo per il futuro, non trattandosi di norma penale più favorevole. Ripeto, però, che sarebbe servito più coraggio, caro relatore, ad esempio ascoltando di più le proposte che da più parti sono venute - soprattutto da Fratelli d'Italia - in ordine ad alcune semplici considerazioni che vado brevemente a esemplificare. Anche nel nuovo testo si prevede che l'arma usata da chi si difende deve essere legittimamente detenuta. Voglio allora fare due semplici esempi, tratti dalla mia esperienza professionale. Si pensi a un padre che lascia l'appartamento in cui abita il figlio e si trasferisce nella casa più vicina, oppure a una persona che cambia la canna del fucile e fa la denuncia alla caserma dei carabinieri, ma dimentica di indicare il numero di matricola. Dopo molto anni la stessa persona cambia residenza, torna in caserma e viene denunciata perché nella precedente denuncia non era stata riportata la matricola del fucile. Ebbene, in questi due casi, se quelle due persone utilizzassero l'arma, verrebbero sottoposte a un procedimento penale per omicidio volontario, con la norma che stiamo per approvare. Se i due anziani coniugi aggrediti e seviziati in casa loro si fossero difesi con un'arma di tal genere, sarebbero stati condannati per omicidio e, in base alla norma che questa maggioranza ha approvato, non solo sarebbero stati tenuti a risarcire il danno, ma addirittura gli aggressori, una volta usciti dal carcere, avrebbero ottenuto il reddito di cittadinanza. Abbiamo presentato un emendamento per risolvere questa chiara incongruenza ed è stato respinto. Ma andiamo avanti. L'articolo 52, al comma 2, è rimasto inalterato, tranne che per l'aggiunta di quel «sempre» che non occorre un giurista per capire che non ha alcuna portata normativa. Ebbene, in base a questo comma 2, chi usa l'arma per difendere la propria incolumità è assistito dalla proporzione tra la difesa e l'offesa; chi invece usa l'arma per difendere i beni propri o altrui non è assistito da tale presunzione, ma deve dimostrare in primo luogo che non vi è stata desistenza da parte dell'aggressore e, in secondo luogo, che vi era pericolo di aggressione. Ma io vi chiedo come fa chi viene aggredito in casa propria a sapere se chi entra con la violenza vuole aggredirlo personalmente o vuole semplicemente rubargli l'argenteria: gli fa un'intervista? Ferma l'individuo che è entrato con la forza in casa sua e gli chiede se vuole solo l'argenteria - e allora non può reagire - oppure se vuole violentare sua moglie e sua figlia, ammazzarlo, seviziarlo e torturarlo? Per quando l'aggredito avrà accertato se le intenzioni erano queste, sarà già morto. Abbiamo presentato un emendamento per risolvere questa incongruenza ed è stato respinto. Per fare un altro esempio: all'articolo 55 il nuovo comma introdotto prevede che, nei casi di cui alla difesa domiciliare, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto ha agito in nome della salvaguardia della propria o altrui incolumità, e non vi è alcun riferimento ai beni proprio o altrui di cui all'articolo 52. E allora torniamo da capo: come fa una persona che sta in casa e subisce l'intrusione a sapere se è in pericolo la sua incolumità o se sono in pericolo soltanto i suoi beni? Quando lo capisce, è già morto. E ancora, sempre all'articolo 55 si dice che la punibilità è esclusa se chi si difende è in stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo. Ma chi stabilisce il grave turbamento? Tutti capiscono che si lascia un'enorme discrezionalità al giudice. Lasciare un'enorme discrezionalità al giudice vuol dire che anche in futuro coloro che purtroppo saranno costretti a difendersi dovranno subire ancora una volta il penoso calvario giudiziario che invece questa legge si propone di evitargli.