[pronunce]

Infine, a fronte delle spese sopportate dalle amministrazioni tenute alla sostituzione del soggetto responsabile della contaminazione, il credito restitutorio è garantito da privilegio speciale immobiliare sul fondo interessato dall'intervento. Inoltre, per effetto dell'adempimento sostitutivo è costituito un onere reale sul medesimo fondo inquinato (art. 253 cod. ambiente). 6.2.- Dalle disposizioni richiamate si ricava che il potere-dovere di intervento suppletivo, che l'art. 250 cod. ambiente attribuisce, in via primaria, al comune e, ove detto ente non provveda, in via sostitutiva alla regione, ha un contenuto sui generis, in quanto non concerne funzioni e compiti di amministrazione attiva, ma l'esecuzione d'ufficio degli interventi che l'art. 242 cod. ambiente impone al responsabile della contaminazione e, dunque, in definitiva, delle stesse operazioni di messa in sicurezza, di indagine conoscitiva e di ripristino ambientale alle quali questi si è sottratto. Il potere sostitutivo in esame, che il codice dell'ambiente assegna alla regione, non figura tra le funzioni amministrative, di competenza di tale ente, di cui l'art. 22 del d.l. n. 104 del 2023, come convertito, autorizza l'allocazione presso gli enti locali, né può ritenersi che la sua delegabilità sia implicitamente ammessa. Detto potere presenta, infatti, significative differenze contenutistiche rispetto alle funzioni - di controllo e di approvazione delle attività del soggetto inquinatore - attribuite alla regione dalle norme che regolano i procedimenti di bonifica. Esso ha natura composita, in quanto, da un lato, come detto, al pari dell'omologo potere suppletivo spettante al comune, non si estrinseca in atti di controllo e di approvazione, ma ha ad oggetto le stesse operazioni di bonifica che avrebbe dovuto compiere il responsabile della contaminazione, e, dall'altro, presenta la connotazione strumentale tipica della sostituzione amministrativa, in quanto sorge in conseguenza dell'inerzia dell'ente pubblico ordinariamente competente ed è volto a sopperirvi attraverso lo svolgimento di attività obbligatorie per legge e a tutela di un interesse pubblico, quale è quello al sollecito ripristino ambientale, che il perdurare dell'inadempimento potrebbe pregiudicare. 6.3.- Alla luce delle considerazioni che precedono, la possibilità di delegare un potere, come quello ex art. 250 cod. ambiente, in alcun modo assimilabile alle funzioni amministrative nominativamente indicate dall'art. 22 del d.l. n. 104 del 2023, come convertito, avrebbe richiesto una previsione esplicita. D'altronde, la scelta di attribuire alla regione il potere di sostituire il comune che non supplisce all'inadempimento del responsabile della contaminazione concorda con la generale preferenza, desumibile dalla disciplina dei procedimenti di bonifica ex artt. 242, 242-bis e 249 cod. ambiente, per la competenza regionale. Tale opzione sottende una valutazione, da parte del legislatore statale - unico soggetto legittimato a definire l'organizzazione delle funzioni amministrative corrispondenti alle materie, come l'ambiente, ricadenti nella propria competenza legislativa esclusiva (sentenza n. 189 del 2021) -, di adeguatezza del livello regionale per la cura degli interessi coinvolti, avuto, altresì, riguardo all'esigenza di supportare le realtà comunali più piccole, in quanto ritenute inidonee a sostenere un procedimento, come quello di bonifica, che può richiedere l'impiego di ingenti risorse economiche e un solido apparato organizzativo. 6.3.1.- Nel senso della conservazione in capo alle regioni della speciale competenza suppletiva ex art. 250 cod. ambiente depone, infine, lo stesso art. 22 del d.l. n. 104 del 2023, come convertito, là dove prescrive che la legge regionale che conferisce «le funzioni amministrative di cui agli articoli 194, comma 6, lettera a), 208, 242 e 242-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152» disciplini, insieme ai poteri regionali di indirizzo, di coordinamento e di controllo e al supporto tecnico-amministrativo agli enti cui sono trasferite le funzioni, l'esercizio, da parte delle stesse regioni, di poteri sostitutivi «in caso di verificata inerzia nell'esercizio delle medesime». 6.4.- Deve, pertanto, essere dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 75 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023, nella parte in cui dispone che «[s]ono conferiti, inoltre, alle province e città metropolitane le funzioni e i compiti amministrativi attribuiti alla Regione dall'articolo 250 del decreto legislativo n. 152 del 2006». 7.- Passando allo scrutinio delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 130 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023, in via preliminare, deve essere esaminata l'eccezione di «improcedibilità» sollevata dalla Regione autonoma sul presupposto che tale disposizione è stata abrogata dall'art. 4, comma 1, lettera e), della legge reg. Sardegna n. 17 del 2023. 7.1.- Anche a prescindere dal rilievo che l'abrogazione della previsione impugnata - efficace dal 20 dicembre 2023 e, quindi, da data anteriore alla notificazione del ricorso, perfezionatasi, al pari del deposito, il 22 dicembre 2023 - potrebbe condurre non già ad una pronuncia di improcedibilità, ma, se mai, di inammissibilità per carenza di interesse, nel caso di specie non ricorrono i presupposti per tale declaratoria. L'eliminazione dell'enunciato normativo oggetto di censura, operando soltanto pro futuro, non esclude l'interesse del Governo allo scrutinio delle questioni, sia pure con riferimento al limitato arco temporale di vigenza della disposizione impugnata (dal 24 ottobre 2023 - secondo quanto disposto dall'art. 162 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023 - al 20 dicembre 2023), non ravvisandosi elementi tali da far ritenere che, nel tempo in cui è rimasta in vigore, questa non abbia trovato applicazione. Da un lato, infatti, la Regione autonoma Sardegna è rimasta, sul punto, silente e, dall'altro lato, il Presidente del Consiglio dei ministri, nel replicare all'eccezione di «improcedibilità» della resistente, ha indicato elementi che non consentono di escludere che la disposizione impugnata abbia ricevuto applicazione nel suo pur limitato tempo di vigenza. 7.2.- Nel merito, tra le questioni relative all'art. 130 della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023 deve essere esaminata per prima quella promossa in riferimento all'art. 136 Cost., per violazione del giudicato costituzionale, in quanto, attenendo all'esercizio stesso del potere legislativo, che sarebbe inibito dal precetto costituzionale di cui si assume la violazione, riveste carattere di priorità logica rispetto alle altre (sentenza n. 101 del 2018). 7.3.- La questione è fondata. 7.3.1.-