[pronunce]

Inoltre, osserva l'Avvocatura generale, sino al termine della concessione, resta ferma in capo ai concessionari la proprietà delle opere realizzate in fase di costruzione sulle aree del demanio marittimo concesse; pertanto, il pagamento del canone può essere esteso solo rispetto all'utilizzo del suolo e non anche rispetto ai manufatti, sui quali medio tempore lo Stato non vanta alcun diritto di proprietà. Ed invero, solo al termine della concessione le strutture inamovibili costruite dai concessionari vengono incamerate allo Stato, ai sensi dell'art. 49 del codice della navigazione, assumendo quindi la natura di pertinenze demaniali marittime, rispetto alle quali potranno quindi trovare applicazione i criteri di quantificazione dei canoni commisurati ai valori di mercato. 4.3.- Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, la questione di legittimità costituzionale sarebbe infondata anche in considerazione dell'inserimento della disposizione contestata all'interno di un quadro omogeneo, quello della legge finanziaria 2007, in cui il legislatore ha compiuto una scelta discrezionale che «valorizza i beni pubblici e mira ad una maggiore redditività per l'ente proprietario e quindi per la generalità dei cittadini, diminuendo proporzionalmente i vantaggi dei soggetti particolari che assumono la veste di concessionari» (TAR Toscana, Firenze, 13 maggio 2011, n. 852). 4.4.- Né, d'altra parte, sarebbe ravvisabile alcuna violazione dell'art. 3 Cost. per eccesso di potere legislativo, dovendo escludersi che l'opzione normativa contrasti in modo manifesto con il canone della ragionevolezza. Viceversa l'introduzione dei nuovi criteri di determinazione del canone, applicabili anche alle concessioni in corso, sarebbe del tutto ragionevole - così come è stato ritenuto ragionevole il comma 251 - in quanto i nuovi criteri sarebbero finalizzati alla valorizzazione di un bene pubblico, produttivo di entrate per l'erario. 4.5.- Da ultimo, la difesa dello Stato contesta la censura relativa alla lesione del principio di cui all'art. 41 Cost., sia poiché formulata in termini generici e apodittici, sia poiché la disposizione censurata sarebbe ispirata proprio alla tutela del libero esercizio della concorrenza, la quale subirebbe viceversa una violazione, laddove i canoni concessori fossero effettivamente esigui rispetto ai valori di mercato. Ad avviso dell'Avvocatura generale, il legislatore statale può e deve mantenere forme di regolazione dell'attività economica volte a garantire, tra l'altro, il principio costituzionale di tutela delle finanze pubbliche; in tal senso, la libertà d'iniziativa può essere anche «ragionevolmente limitata» (art. 41, secondo e terzo comma, Cost.). 5.- La società M.B. s.p.a., parte ricorrente nel giudizio principale, si è costituita in giudizio con atto depositato l'11 ottobre 2012, nel quale ha chiesto che sia dichiarata l'illegittimità della disposizione censurata, richiamando le ragioni, già illustrate dal Consiglio di Stato, a sostegno della fondatezza della questione di legittimità costituzionale. 5.1.- Il 5 febbraio 2014 la stessa società M.B. s.p.a. ha depositato una memoria in cui ha illustrato le vicende relative al rapporto concessorio dedotto in giudizio e gli effetti, anche sul piano economico, derivanti dall'introduzione della disposizione oggetto di censura; la difesa della parte privata ha dedotto la irragionevolezza e l'arbitrarietà di tale disciplina, la quale equipara - sotto il profilo dei criteri di calcolo dei canoni demaniali - rapporti concessori profondamente diversi, e determina - per i concessionari di strutture per la nautica da diporto - la frustrazione dell'affidamento nella certezza giuridica e la violazione degli artt. 3 e 41 Cost. 6.- Il 19 marzo 2013 le società M.C.d. M. s.p.a., C.d. M. Immobiliare s.r.l., C.d. M. Servizi s.r.l. hanno depositato atto di intervento al fine di sostenere la fondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di Stato. 6.1. Va infine osservato che nel documento che accompagna l'atto di intervento risulta inoltre menzionata, insieme alle tre società sopra indicate, la società C.d. M. Cantiere s.r.l., la quale tuttavia non è indicata nell'epigrafe dell'atto di intervento, né risulta avere conferito alcun mandato difensivo per la costituzione nel presente giudizio.1.- Con ordinanza del 16 maggio 2012, il Consiglio di Stato ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 41 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 252, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), nella parte in cui stabilisce - anche con riferimento ai rapporti concessori in corso - nuovi criteri di calcolo dei canoni demaniali per le concessioni aventi ad oggetto la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto. Il Consiglio di Stato riferisce di essere chiamato a decidere in ordine all'appello avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale dell'Emilia-Romagna, sede di Bologna, che ha rigettato, ritenendolo infondato, il ricorso della società M.B. s.p.a. avverso i provvedimenti con i quali il Comune di Rimini, parte appellata, ha determinato i canoni di concessione demaniale per gli anni 2007, 2008, 2009 e 2010. 2.- In via preliminare, deve essere confermata l'ordinanza letta nella pubblica udienza del 15 aprile 2014 ed allegata alla presente sentenza, con la quale è stata dichiarata l'inammissibilità dell'intervento spiegato dalle società M.C.d. M. s.p.a., C.d. M. Immobiliare s.r.l. e C.d. M. Servizi s.r.l. nel giudizio di cui all'ordinanza reg. ord. n. 196 del 2012; ed invero, a prescindere dalla legittimazione ad intervenire in giudizio, ai sensi dell'art. 4 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, l'atto di intervento «deve essere depositato non oltre venti giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'atto introduttivo del giudizio», termine che, secondo il costante orientamento di questa Corte, deve essere ritenuto perentorio (tra le molte, sentenza n. 303 del 2010) e che non risulta osservato dalle società sopra indicate (l'ordinanza di rimessione del Consiglio di Stato è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, prima serie speciale, n. 39, del 3 ottobre 2012, mentre l'atto di intervento è stato depositato il 19 marzo 2013). 2.1.- Non vi è luogo a provvedere in riferimento alla posizione della C.d. M. Cantiere s.r.l., la quale risulta menzionata solo nel documento, privo di alcuna sottoscrizione, che accompagna l'atto di intervento depositato dalle altre società sopra indicate, ma non è indicata nell'epigrafe dell'atto di intervento, né risulta avere conferito alcun mandato difensivo per la costituzione nel presente giudizio.