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il professor Carlo Doglioni, ordinario del Dipartimento di scienze della terra presso l'università "Sapienza" di Roma e accademico dei Lincei, nonché presidente dello stesso INGV; il professor Giuliano Panza, ordinario di Sismologia dell'università di Trieste e accademico dei Lincei, oggi in quiescenza; e l'ingegner Paolo Rugarli, titolare della società di ingegneria "Castalia"; i tre esperti hanno reiterato le loro critiche sul modello di pericolosità sismica, sostanziando una tesi, a parere degli interroganti ampiamente precostituita, anche perché evidentemente ritenuta giornalisticamente vincente, senza alcuna citazione dei numerosi riconoscimenti che la mappa, prima, e il modello, dopo, hanno ricevuto a livello nazionale ed internazionale, e senza alcun contraddittorio con gli autori della mappa stessa, e, in alcuni casi, sostenendo tesi scientifiche errate o addirittura false; il professor Doglioni, ad esempio, ha evidentemente confuso le nozioni di "tempo di ritorno", un concetto meramente ingegneristico e statistico che serve a fissare la durata dell'intervallo per il quale interessa valutare la pericolosità sismica, con il "periodo di ricorrenza", che è un parametro geofisico che indica ogni quanti secoli o millenni una specifica faglia sismogenetica genererà il suo terremoto più forte; il caso del professor Doglioni è certamente singolare, poiché, nella sua veste di docente universitario, e non di presidente dell'INGV, dal 2017 figura come consulente retribuito della struttura di missione "Casa Italia" (oggi trasformata in Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri), ambito nel quale parlando del modello di pericolosità ha scritto: "Si noti che in zona a l'aumento dell'accelerazione della forza di gravità attesa è maggiore di 0.25, un valore che si è finora dimostrato spesso inferiore alle accelerazioni misurate nei terremoti nazionali degli ultimi decenni", ribadendo quindi la sua critica ai valori previsti dal Modello stesso e esibendosi in un vistoso errore, laddove parla di "aumento della accelerazione della forza di gravità", perché, come noto, l'accelerazione sismica e quella di gravità sono due cose totalmente distinte; da notizia apparsa sulla stampa ("la Repubblica" del 4 settembre 2020), il professor Doglioni sarebbe stato di recente inserito in una commissione ministeriale di 16 membri, scelti tra "le professionalità di altro profilo tecnico-istituzionale", che dovrà esaminare tutte "le possibili alternative" (ponte, tunnel sommerso o tunnel sottomarino) per collegare Sicilia e Calabria, si chiede di sapere: se il Governo sia consapevole dei danni che potrebbero derivare allo Stato, anche in termini legali, economici e di immagine, da una scientificamente ingiustificata delegittimazione del modello di pericolosità, che è alla base della normativa antisismica vigente ormai da oltre un decennio, ad opera dei citati esperti, ma soprattutto dell'attuale presidente dell'INGV; se non ritenga opportuno rimuovere il professor Doglioni dal delicato incarico di presidente dell'INGV e dagli altri incarichi istituzionali, in virtù della sua a giudizio degli interroganti palese insufficienza nel trattare il tema sismico dal punto di vista scientifico; se, infine, non ritenga di dover segnalare alla Commissione di Vigilanza Rai il programma "Presa Diretta", limitatamente alla puntata del 24 agosto, in considerazione del pericolo che può derivare per la sicurezza nazionale dall'aver veicolato informazioni prive di fondamento scientifico. Atto n. 4-04113 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: gli ultimi dati diffusi dall'ufficio statistico europeo "Eurostat" evidenziano come in Italia, a fronte di una diminuzione del prezzo del grano, i prezzi del pane siano superiori del 14,5 per cento rispetto alla media in Europa, dove il prezzo più alto è in Danimarca e il più basso in Romania; dal grano al pane il prezzo aumenta di quasi 15 volte per effetto delle speculazioni e delle importazioni selvagge di prodotto dall'estero. Oggi un chilo di grano tenero è venduto a meno di 21 centesimi (contro i 27 centesimi per il grano duro), mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 3,1 euro al chilo, con un rincaro, quindi, di quasi 15 volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l'acqua per ottenere un chilo di prodotto finito; secondo i dati dell'osservatorio prezzi, se a Milano una pagnotta da un chilo costa 4,22 euro, a Bologna si arriva addirittura a 4,72 euro. A Napoli si scende fino a 1,89, mentre a Roma costa 2,63 euro, a Palermo 3,02 euro e a Torino 3,05 euro; la forte variabilità da una città all'altra è, peraltro, un'evidente dimostrazione che l'andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano e le quotazioni dei prodotti agricoli sono, ormai, sempre meno legate all'andamento reale della domanda e dell'offerta e sempre più ai movimenti finanziari ed alle strategie speculative, favorite dalla mancanza di trasparenza; da alcuni giorni anche a Matera il prezzo del pane è aumentato di 50 centesimi al chilo e l'interrogante vorrebbe conoscere quali siano le ragioni di questo incremento, visto che l'andamento dei prezzi del grano duro si mantiene quasi sempre basso, addirittura inferiore a quello dell'anno scorso; già nel 2008 e nel 2014 era accaduto un episodio analogo, a fronte però di un generale innalzamento del costo del grano duro e delle semole. Rispetto a quel periodo il costo della materia prima è sostanzialmente calato di circa la metà ma il prezzo del pane è rimasto inspiegabilmente invariato fino alla scorsa settimana, quando la maggior parte dei panificatori della città dei Sassi ha deciso questo ulteriore aumento del prezzo del pane; considerato che la situazione del grano italiano, stretto tra speculazioni di filiera ed importazioni fuori controllo e non più tollerabili, è "la punta dell' iceberg " delle difficoltà che deve affrontare l'agricoltura italiana. Il risultato è che gli agricoltori devono vendere ben 4 chili di grano per potersi pagare un caffè. Allo stesso modo, per ogni euro di spesa in prodotti agroalimentari freschi, come frutta e verdura, solo 22 centesimi arrivano al produttore agricolo. Ma il valore scende addirittura a 2 centesimi, secondo l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), nel caso di prodotti trasformati, dai salumi fino ai formaggi, mentre il resto viene diviso tra l'industria di trasformazione e la distribuzione commerciale, che assorbe la parte preponderante del valore, si chiede di sapere: per quale motivo si verifichino aumenti del prezzo del pane se l'andamento dei prezzi del grano duro si mantiene quasi sempre basso, addirittura inferiore a quello dello scorso anno; se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per tutelare non solo l'intera filiera cerealicola ma anche i consumatori di un prodotto considerato "primario";