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Il Governo su questo emendamento ha espresso parere negativo e l'emendamento non è stato votato o, meglio, è stato oggetto di un voto contrario. Ebbene, noi riteniamo particolarmente grave questo atteggiamento, nonché miope, perché dimostra, innanzitutto, in ordine alla gravità, che questo Governo non intende mantenere un rapporto di leale collaborazione con i suoi cittadini, perché evidentemente la preoccupazione del Governo è di mantenere celata questa norma. Il Governo, cioè, non vuole far capire agli italiani che, se si vaccinano, per eventuali danni risponde lo Stato. Ed è miope perché, rendendo celata questa norma, non si assicura fiducia nella vaccinazione. Quindi è vero che magari nell'immediato vi possa essere un risparmio di spesa non erogando le somme richieste, ma alla lunga questo risparmio si risolve in un danno, perché si rallenta la vaccinazione, perché aumentano le contestazioni, perché diminuisce la fiducia verso lo Stato. Pertanto, avviandomi alla conclusione del mio intervento, ritengo che la Lega faccia bene, come sta facendo, a muovere un'esortazione al Governo affinché sia recuperato un rapporto di leale collaborazione con questo Parlamento e dunque col popolo italiano che questo Parlamento rappresenta (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, senatrici e senatori, nonostante i due anni di pandemia appena trascorsi abbiano distrutto e messo in ginocchio le aziende italiane che sono eccellenze nel mondo in molteplici settori, oggi siamo ancora qui in Aula a discutere un disegno di legge che ha la conseguenza di colpire ancora di più gli imprenditori e i lavoratori. A oggi la situazione è la seguente: introdurre l'obbligo del green pass nei luoghi di lavoro e nei rapporti di lavoro ha comportato maggiori costi per le imprese e per gli stessi lavoratori, nonché un danno sociale inclassificabile per i soggetti a cui verrà negato il lavoro. Cerchiamo di essere chiari fin dall'inizio: siamo tutti favorevoli a valutare ogni possibile soluzione per combattere la diffusione del Covid-19 e non tolleriamo in alcun modo che qualcuno ci indichi come coloro che hanno una posizione opaca sul contrasto al coronavirus. Siamo favorevoli ai vaccini, ascoltiamo con attenzione il mondo scientifico, ma nel medesimo momento abbiamo il diritto e il dovere di valutare se gli strumenti che la politica adotta sono utili al Paese. Per questo siamo qui oggi ad esprimere le nostre perplessità, che nascono dopo un confronto che nelle scorse settimane abbiamo più volte fatto con i lavoratori, le associazioni sindacali e il mondo aziendale. Non possiamo non considerare che le imprese, nella misura in cui è necessario predisporre delle misure di controllo per la lettura del green pass, e i lavoratori e le lavoratrici che vorranno rifarsi al tampone, si troveranno ora a subire costi importanti a causa della normativa vigente. È paradigmatico che sul tema le posizioni tendenzialmente divergenti di Confindustria e dei vari sindacati trovino anche un punto di incontro. Il costo dei tamponi, come sottolineato dall'Unione nazionale di imprese, verrà con ogni probabilità assunto dal datore di lavoro, data la difficoltà nel sostituire i dipendenti sprovvisti di green pass, ed è pacifico che un onere del genere possa dare il colpo di grazia alle migliaia di piccoli e medi imprenditori che sono le fondamenta del nostro Paese già in difficoltà. Anche i maggiori sindacati del nostro Paese, d'altro canto, sono della stessa opinione e ciò è sinonimo del fatto che l'obbligo, come è ora concepito, è liberticida per entrambe le fazioni. A questo si aggiunge il tema della disparità di trattamento tra lavoratori italiani e lavoratori stranieri, i quali non sono soggetti alla medesima regolamentazione. A titolo esemplificativo possiamo considerare che un camionista su quattro non ha il green pass, pertanto deve restare fermo e spesso viene sostituito da un veicolo straniero, il cui conducente è esonerato dal certificato grazie alla circolare dei Ministri della salute e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili del 14 ottobre 2021. È chiaro che i committenti, anche ora mentre sto parlando, si rivolgano all'estero. Come sottolineato da tutte le associazioni di categoria, tra cui Confartigianato trasporti, il Governo fa un doppio errore: da un lato, aumenta la rabbia dei soggetti che vengono penalizzati da questa norma e, dall'altro, favorisce la concorrenza sleale degli altri Stati. Un colpo basso per molte, moltissime aziende italiane che, in una fase delicata come quella che stiamo vivendo, hanno il diritto di poter vivere in un momento in cui le Istituzioni e la politica si mettono a loro disposizione per facilitare una ripresa economica che si respira nell'aria, ma è ancora tutta da concretizzare. Se è superfluo in quest'Aula citare le numerosissime sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo che stabiliscono la parità di lavoro a livello europeo, è però opportuno sottolineare che l'Europa, sempre sulla bocca di una considerevole parte del Parlamento, stabilisce a chiare lettere i diritti dei lavoratori e non si legge da nessuna parte che dei lavoratori, uomini e donne di un dato Paese, possano e anzi debbano essere sostituiti con altri di altri Paesi. Se però la base scientifica che si interroga sulla validità del green pass sui luoghi di lavoro non basta ai rappresentanti del Governo, c'è anche un'evidente base che potremmo definire costituzionale. Come già ampiamente detto e ribadito in quest'Aula e come detto dai colleghi senatori del mio partito, la nostra Carta costituzionale ha posto all'articolo 1 e all'articolo 4 il valore del lavoro nella Repubblica italiana. Questa scelta redazionale non corrisponde meramente ad una numerazione statica, bensì a un preciso valore attribuito ai citati articoli dai Padri costituenti. Sebbene il diritto alla salute sia fondamentale nelle forme in cui viene concepito dall'articolo 32 della stessa Costituzione, si trova ben poco di esso nei principi fondanti lo Stato, che deve occuparsi dei diritti dei cittadini. Se parliamo di diritti dei cittadini, bisogna affrontare il tema del valore del green pass nell'ambito del più generico diritto alla salute nei confronti di se stesso e degli altri. Quanto ai primi non si può negare un'importante valenza del green pass in quanto è un dato incontrovertibile e scientifico la minore incidenza di fenomeni patologici legata al Covid-19 nei soggetti vaccinati. Quanto ai secondi, tuttavia, allo stato si registrano risultanze scientifiche discordanti sul punto di minor carica virale del soggetto vaccinato rispetto a quello privo di vaccinazione. Sotto questo profilo risulta quindi pacificamente evidente che lo strumento del green pass , così come concepito, non è utile per tutelare gli altri da se stessi. Con riferimento al diritto alla salute, sancito dal già citato articolo 32, dalla scelta costituzionale e successivamente da quella legislativa, si è andati chiaramente nella direzione di lasciare alla libertà del singolo il diritto alla determinazione del proprio stato di salute, con riferimento ai trattamenti sanitari nel limite di quanto individuato dalla Costituzione relativamente al diritto alla salute, considerato diritto indispensabile dell'essere umano. Concludo, Presidente e gentili colleghi, parlando non tanto da senatore, ma da imprenditore che conosce bene le difficoltà a cui tutti i giorni un'azienda deve far fronte.