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nel gruppo 10.700, di cui 1.273 in cassa integrazione di ArcelorMittal, in aggiunta ai 1.700 che già erano in cassa integrazione all'Ilva e oltre 5000 unità in appalto. Per noi oggi occorrono parole di verità e di rassicurazione per creare un clima di serenità e certezza per le lavoratrici e i lavoratori di Ilva, per le loro famiglie e per le cittadine e i cittadini di Taranto. Una comunità intera che dal 2012, come opportunamente ricordava il Ministro, da quando il giudice per le indagini preliminari di Taranto dispose il sequestro degli impianti Ilva per inquinamento ambientale, si trova a fare i conti con il mantenimento dell'occupazione, la tutela della salute, dell'ambiente e delle persone. Mai ci si dovrebbe trovare in una tale situazione, tra il dover scegliere tra il lavoro che ti dà la vita e il rischio per la salute che te la toglie. I dati del rapporto «Sentieri» dell'Istituto superiore di sanità, insieme a quelli dell'INAIL, ci forniscono dati allarmanti sulle malattie infantili, aumentate del 9 per cento nel territorio di Taranto rispetto alla Regione. Questo è un dilemma colossale su cui nessuno può speculare e che attiene per tutti noi in quest'Aula al grande tema del bilanciamento tra diritti costituzionalmente garantiti, il diritto al lavoro, il diritto alla salute e il diritto all'ambiente, come ci ha già ricordato la Corte costituzionale. Colleghe e colleghi, bisogna trovare un giusto equilibrio dentro di noi, nel Parlamento, nella dialettica tra Parlamento e Governo. Quindi ringrazio particolarmente il Ministro, quando ha fatto l' excursus sulla normativa contenente il cosiddetto scudo. Il tema di questa norma era quello di dare, a chi bonifica ambienti difficili e insieme rilancia la produzione, un tempo legato strettamente al piano ambientale. Probabilmente tutti noi abbiamo letto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sul piano ambientale e il legame della norma al piano ambientale è molto stringente. Ci sono degli obiettivi molto precisi, che le aziende che investono e che devono bonificare, come anche ArcelorMittal, devono mantenere. Occorre quindi una grande concordia nazionale. Sarebbe facile polemizzare con Salvini, la cui storia, a proposito di tale normativa, è detta chiaramente. Col Governo precedente, di cui Salvini era Ministro, si è stabilita la scadenza di questo tempo al 6 settembre 2019. Quindi Salvini non può usare parole difficili, parole che mettono solo ansia, come quando dice che qualcun altro ha deciso il carcere per altri. Signor Ministro, accolgo il suo appello a stare tutti insieme. Spetta a noi il compito di ricominciare a ragionare sul tema dello scudo, per dare certezza del diritto per un tempo. Chiediamo poi un giusto equilibrio all'azienda ArcelorMittal, che non può parlare di 5.000 esuberi: nessuno al mondo può reggere, socialmente ed economicamente, 5.000 esuberi. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Come diceva, signor Ministro, l'azienda ha il dovere di rispettare il contratto e gli accordi e se la strategia aziendale globale dell'azienda comprendeva la produzione dell'acciaio e l'investimento sull'acciaio nel nostro Paese, ciò non può essere cambiato da un giorno all'altro, neanche con la scusa della cancellazione dello scudo: per questo non dobbiamo dare alibi. Direi all'azienda che i dati nazionali e i dati globali rimandano a questioni molto importanti, ci dicono che la crisi della siderurgia è ciclica, e che, a fasi di depressione, si alternano fasi di espansione, nelle quali tutte le aziende del mondo recuperano quello che hanno perso. Nello stesso tempo comprendiamo i problemi del momento, il calo della domanda e le difficoltà legate ai dazi e proprio per questo l'azienda deve sentire il peso dello Stato e del Governo italiano, perché l'Ilva è sito di interesse nazionale e noi siamo col Governo in questo cammino. Quindi ci vuole un tempo: un tempo per la bonifica, in una situazione complessa, di compatibilità europea e un tempo per la ricerca in tecnologia, per produzioni non inquinanti, perché ciò è possibile, con l'evoluzione della tecnologia, che va sempre più accelerando. Non vorrei sembrare irriverente, ma voglio fare anche un appello all'amministratrice delegata Lucia Morselli, che è una delle pochissime donne che occupa un ruolo di grande responsabilità, una manager riconosciuta. La dottoressa Morselli, quando ha assunto questo incarico, affermava che: «Non esiste forse oggi in Italia una sfida industriale più grande e più complessa» di quella dell'Ilva. Quindi la sfida è esattamente questa: produzione, lavoro e ambiente. Concludendo, il presidente Conte ha rivolto un appello a tutti noi: «il Paese marci compatto». Noi ci siamo, per salvaguardare i posti di lavoro e sviluppare il sistema industriale italiano e per non mettere più l'umanità, che è in quelle vite tarantine, di fronte alla scelta tra il rischio della salute dei propri figli e il posto di lavoro dei genitori. Vogliamo trovare soluzioni concrete: probabilmente dobbiamo ragionare concretamente anche sulla questione dell'aiuto pubblico, finalizzato a nostro avviso esclusivamente alla bonifica e alla salubrità del luogo di lavoro, per salvaguardare anche la salute dei lavoratori e delle lavoratrici, delle operaie e degli operai, che lavorano tutti i giorni in quello stabilimento. In conclusione riprendo la premessa: difendiamo le lavoratrici e i lavoratori dell'Ilva, il loro posto di lavoro e la loro salute, in primis quando lavorano. Penso che, se stiamo tutti insieme, possiamo dare un grande contributo e risolvere questo problema, che riguarda Taranto, l'Italia, l'Europa e la nostra economia mondiale. (Applausi dai Gruppo IV-PSI e PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, abbiamo sentito per la prima volta, da parte di un esponente di Governo dei 5 Stelle, un appello al senso patriottico, perché il ministro Patuanelli ha concluso facendo appello a tutte le forze politiche a restare unite in questo momento così drammatico e così difficile. Poco fa un collega diceva che bisogna marciare compatti. Lo dico con senso di responsabilità, parlando a nome di Fratelli d'Italia che per sua natura è un partito patriottico e quindi ascolta sempre gli appelli al patriottismo, alla dignità, all'interesse e alla sovranità nazionale, ritenendo che essi siano al primo punto non del nostro programma ma del nostro impegno morale e politico. Però bisogna capire, Ministro, in quale direzione bisogna marciare compatti perché né lei, né gli esponenti della maggioranza che si sono qui alternati, né il presidente del Consiglio Conte in conferenza stampa, avete indicato una direzione. Lei ha esposto le vicende, in buona parte giudiziarie e politiche, dal 2012 ad oggi che legano in maniera indissolubile i Governi della sinistra a quelli dei 5 Stelle e capisco che nel ricostruire queste vicende, quindi la responsabilità dei Governi della sinistra dal 2012 in poi, tanto più con la gara e con l'appalto poi vinto dalla cordata indo-francese o franco-indiana, io credo vi sia un'assunzione di responsabilità dalla quale non si può sfuggire.