[ddlpres]

Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n.633, in materia di riconoscimento del diritto d'autore relativamente alle opere a fumetti. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è finalizzato ad introdurre nella legge 22 aprile 1941, n. 633, recante «Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio», uno specifico riconoscimento del diritto d'autore relativamente alle opere a fumetti, diritto che il legislatore non ha, a suo tempo, considerato all'interno della legge, anche perché questa originale attività artistica e letteraria, pur essendo nata nell'ottocento, in Italia ha visto il suo sviluppo effettivo solo negli anni post-bellici. La citata legge sul diritto d'autore n. 633 del 1941, pur prevedendo al titolo I la protezione delle «opere dell'ingegno di carattere creativo», includendo tra queste anche le opere della scultura, della pittura, dell'arte del disegno eccetera, di fatto non prevede alcuna protezione del diritto d'autore per quanto riguarda la specifica forma espressiva conosciuta in Italia come fumetto. Un'arte narrativa che in altri Paesi, come ad esempio la Francia, gode di attenzione e di riconoscimenti culturali e normativi certi e adeguati. Quella del fumetto è un'arte narrativa antica che affonda le sue radici nel settecento e nell'ottocento. Antenati del moderno fumetto, come gli autori inglesi William Hogarth (1697-1764), Thomas Rowlandson (1756-1827) e James Gillray (1756-1827) produssero già in quegli anni vere e proprie opere con didascalie. Si ricordano, in particolare, il tedesco Wilhelm Busch (1832-1908), creatore tra l'altro di «Max und Moritz», due terribili monelli, precursori degli altrettanto terribili Bibì e Bibò di Rudolph Dirks, il belga Richard de Querelle, che nel 1843 pubblicò un vero e proprio album a fumetti, il francese Georges Coulomb (1856-1945) e lo svizzero Rodolphe Topffer (1799-1846), autore fin dal 1827 di numerose storie illustrate pubblicate direttamente in volume a decorrere dal 1833. Tra questi pionieri non possiamo dimenticare l'italo-brasiliano Angelo Agostini, nostro connazionale nato a Vercelli e naturalizzato brasiliano. Agostini (1843-1910) è stato uno dei precursori del moderno fumetto ed è considerato il padre del fumetto brasiliano. A partire dal 1985 la «Associacão dos Quadrinistas e Caricaturistas do Estado de São Paulo» ha intitolato un premio in suo onore che è oggi il massimo riconoscimento per quel che riguarda i fumetti in Brasile. È una storia ricca e antica, quella del fumetto, anche se la nascita «ufficiale» del fumetto come mezzo di comunicazione di massa si fa coincidere con la sua diffusione alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti d'America, grazie alla concorrenza tra gli editori Joseph Pulitzer e William Randolph Hearst, che puntarono proprio sui fumetti per lanciare le edizioni domenicali dei loro quotidiani. Oggi il fumetto ha ricevuto una maggiore attenzione grazie anche all'ingresso delle immagini disegnate nel cinema, come forma comunicativa diversa, che non altera minimamente il contenuto, ma che lo potenzia. Si pensi, due tra i tanti, al successo di film di animazione, «film disegnati», come «Persepolis» dell'esule iraniana Marjane Satrapi e «Valzer con Bashir» dell'israeliano Ari Folman, che per questo film è stato premiato con il prestigioso «Golden Globe» a Hollywood. In Italia nonostante il positivo sviluppo che questa forma di arte narrativa ha avuto negli anni cinquanta e sessanta, il fumetto non ha ricevuto l'attenzione istituzionale e culturale che sarebbe stata necessaria e che avrebbe meritato. Nonostante il peso dell'opera di Hugo Pratt e di altri grandi autori, in Italia non è ancora stato interamente affermato il concetto di fumetto come arte e forma narrativa. Ma ci sono anche dati positivi di controtendenza, come la scelta della direzione del Salone del libro di Torino di potenziare, ogni anno di più, gli spazi e gli interventi culturali a sostegno del fumetto italiano e internazionale o la recente pubblicazione da parte di diversi quotidiani nazionali di opere importanti del fumetto d'autore italiano, un'operazione editoriale che ha avuto grande successo. Sono nate e sono state sviluppate importanti iniziative da parte di case editrici, di singoli autori e perfino di giornali quotidiani di larga tiratura che hanno divulgato l'opera a fumetti e fatto conoscere il meglio di un'arte letteraria e di un linguaggio narrativo la cui importanza e diffusione sono crescenti. In questi anni un pubblico sempre più vasto è riuscito a entrare in contatto e ad apprezzare il meglio della narrativa a fumetti, sia italiana che internazionale. Hanno avuto una diffusione larga e un successo straordinario, e meritato, tante opere a fumetti come «Maus», di Art Spiegelman, a ragione considerato uno dei capolavori assoluti dell'arte sequenziale, patrimonio importantissimo della narrativa novecentesca (per questo ha vinto il premio «Pulitzer»). Con quest'opera a fumetti che è insieme romanzo, documentario e libro di memorie, Spiegelman è riuscito a descrivere con straordinaria efficacia la tragedia dell'Olocausto, così come hanno fatto Primo Levi con il libro «Se questo è un uomo» o Steven Spielberg con il film «Schindler's list». L'obiettivo è quello di aprire canali di comunicazione e di offrire nuove occasioni agli autori e ai lettori, anche per rispondere a una crisi che coinvolge il fumetto, il cinema, il teatro e altre forme artistiche che hanno bisogno di tempi di realizzazione e di metabolizzazione più lenti, più reali rispetto ad altre e più «veloci» forme di comunicazione. Una crisi che è stata influenzata anche dalla relativa ristrettezza dell'editoria del fumetto nel nostro Paese, nonostante il contributo di un editore come Bonelli, che ha «marcato» il fumetto italiano e al quale va il merito di aver dato la possibilità di esprimersi a una grande parte di autori e di sceneggiatori del settore. In sostanza, se da una parte le finalità del presente disegno di legge sono quelle dell'estensione di un diritto, riconosciuto per legge, a una categoria di operatori ad oggi esclusi dai benefici di tali diritti, dall'altra questa iniziativa, pur necessariamente limitata, può costituire un importante contributo per qualificare e per valorizzare sempre più il fumetto italiano come mezzo di comunicazione di massa, espressione artistica e strumento culturale, nel momento in cui anche in Italia sembra cominciare ad affermarsi il riconoscimento del valore di questo linguaggio, non soltanto a fini narrativi, ma anche nella comunicazione in generale. È il riconoscimento di letterati, sceneggiatori, artisti ed operatori del fumetto italiano che cominciano a essere valorizzati, finalmente, anche in Italia, dopo che molti di essi sono stati da tempo legittimati e apprezzati e sono diventati famosi in altri Paesi d'Europa e del mondo. Giova ricordare in questa sede che anche la Camera dei deputati, nella XIII legislatura, ha positivamente utilizzato la forza comunicativa del fumetto, rivolto prevalentemente ai giovani, ma non solo, allo scopo di avvicinarli alla conoscenza delle istituzioni.