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Atto n. 4-06309 MARILOTTI VERDUCCI RAMPI FEDELI ASTORRE GIACOBBE COLLINA TARICCO PITTELLA IORI FERRARI D'ALFONSO FERRAZZI ROJC EVANGELISTA ANGRISANI CORRADO GRANATO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: nel 2018 una delibera della Regione autonoma della Sardegna delineava il fabbisogno scolastico regionale e, attraverso il programma "Iscola", varava un piano triennale per la costruzione a Olbia di un polo scolastico, dove concentrare le scuole superiori della città in zone non a rischio idrogeologico; Olbia, trovandosi in gran parte al di sotto del livello del mare, è soggetta a periodiche alluvioni e molti edifici pubblici si trovano in aree classificate ad elevato rischio idrogeologico. La città è in forte crescita demografica e proprio per questo è necessario individuare idonei spazi per far fronte alle esigenze della crescente popolazione scolastica; considerato che un decreto del 2020 del Ministero dell'istruzione prevedeva un finanziamento per il piano scolastico, ma da allora non risulta alcun bando o assegnazione di risorse. La Provincia, per far fronte alle crescenti esigenze di nuove classi e spazi, ha preferito pianificare il trasferimento delle scuole nella zona industriale di Olbia, totalmente inadatta ad accogliere strutture educative, mal servita dai mezzi pubblici e con edifici appena idonei ad ospitare classi e garantire la regolarità delle attività didattiche, essendo immobili privi di laboratori e palestre; risulta inoltre che alcuni istituiti scolastici di Olbia si siano opposti al trasferimento nella zona industriale (liceo classico "Antonio Gramsci" e istituto di istruzione superiore "Amsicora"). Da un anno 12 classi del liceo scientifico statale "Lorenzo Mossa" e il corso musicale del liceo artistico statale "Fabrizio De André" si trovano nella zona industriale. Altre classi, come quelle dell'istituto tecnico statale commerciale e amministrativo, sono state smembrate e collocate anche in scuole elementari, già alluvionate; a parere degli interroganti è fondamentale che le scuole non siano smembrate e che le classi non siano collocate in succursali disagiate in un'area industriale, ma che mantengano la centralità che deve essere riconosciuta al sistema educativo all'interno di una comunità; la scuola non è solo un edificio, ma un luogo di incontro e di socializzazione. Le zone destinate ad uso industriale non possono e non devono essere sede di insediamento scolastico, per ragioni del tutto evidenti legate alla tutela della salute ed incolumità di tutto il personale scolastico e anche per evitare un faticoso pendolarismo di studenti e insegnanti per raggiungere quotidianamente la sede scolastica in una zona priva di servizi e di collegamenti efficienti; gli edifici scolastici collocati lontano dal centro in aree senza percorsi pedonali ed in strade trafficate da mezzi pesanti e con poche linee di trasporto pubblico rappresentano un vulnus al diritto alla mobilità autonoma degli studenti, con la conseguenza di gravare soprattutto sui soggetti più fragili: gli studenti con disabilità e quelli che provengono da famiglie in situazione di povertà economica o culturale, andando dunque ad incrementare l'abbandono scolastico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intenda adottare per porre rimedio alla situazione. Atto n. 4-06310 FARAONE Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: con legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio per il 2020), all'articolo 1, commi da 184 a 197, è stata ridefinita la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal piano nazionale Impresa 4.0, che a sua volta aveva modificato il piano nazionale Industria 4.0 (programma di interventi di sostegno all'innovazione tecnologica in chiave pro competitiva del tessuto imprenditoriale italiano), mediante l'introduzione di un credito d'imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi, e un credito d'imposta in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative a supporto della competitività delle imprese; la legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), articolo 1, commi 1051-1067, ha rafforzato e prorogato gli incentivi fiscali nel quadro degli obiettivi di rilancio della competitività, della transizione ecologica e della sostenibilità ambientale perseguiti dal piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina loro apposite risorse; il cosiddetto credito d'imposta 4.0 include, per le imprese aventi diritto, delle agevolazioni finanziarie sotto forma di "rimborso" pari a percentuali variabili del costo sostenuto per investimenti in beni strumentali materiali e immateriali, al fine di sostenere la ripresa dell'economia delle imprese italiane, dopo le misure di contenimento della pandemia che le hanno tanto penalizzate; la misura intende favorire lo sviluppo verso il digitale e l'interconnessione, ambito nel quale l'Italia si trova indietro rispetto al resto d'Europa, al fine di interconnettere in chiave digitale le persone, i macchinari che operano in azienda e i sistemi informatici; considerato che: in particolare, per beni strumentali materiali si intende tutti quei beni materiali destinati allo sviluppo e al miglioramento tecnologico dell'azienda in ottica digitale, e rientrano nel piano di agevolazione quelli di cui all'allegato A della legge 11 dicembre 2016, n. 232; i beni strumentali che rientrerebbero nell'allegato A citato, e per i quali si può beneficiare del credito d'imposta, sono spesso interconnessi sia fisicamente che funzionalmente con ulteriori beni che, però, in molti casi non ricadono in alcuna delle voci di cui all'allegato A, ma che comunque, oltre ad essere beni strumentali all'attività di impresa, sono anche assolutamente necessari e imprescindibili per la realizzazione dell'attività produttiva, in quanto cooperano in modo inscindibile e funzionalmente reciproco rispetto al raggiungimento degli obiettivi dell'attività; le indagini riguardanti l'effettiva riconducibilità di specifici beni materiali ad una delle categorie ammissibili all'agevolazione comportano accertamenti di natura tecnica che coinvolgono la competenza del Ministero dello sviluppo economico, e numerosi sono gli interpelli ad esso rivolti per avere chiarimenti in merito alla riconducibilità o meno dei beni per i quali si vuole fruire dei benefici;