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la relazione illustrativa che accompagna la novella legislativa chiarisce che essa ha il fine di superare i più recenti arresti giurisprudenziali (si vedano, da ultimo, le ordinanze della Cassazione n. 4166 e n. 4170 del 2020), con i quali si chiarisce che, nel caso in cui non è unico il riferimento alla residenza anagrafica e alla dimora abituale del nucleo familiare, l'esenzione non spetta in nessun caso se i comuni sono diversi, creando così una disparità di trattamento tra i coniugi che hanno stabilito una diversa residenza nello stesso comune (per i quali spetta per un solo immobile, ai sensi dell'attuale disposto del citato comma 741) e quelli che invece l'hanno fissata in comuni diversi; considerato che, a quanto risulta agli interroganti da notizie apprese dagli organi di stampa: diversi Comuni italiani stanno inviando ai propri residenti avvisi di accertamento per omesso pagamento con riferimento agli anni 2017-2021, ossia per i 5 anni precedenti all'entrata in vigore del citato articolo 5- decies , chiedendo che, ai fini della detrazione IMU, il contribuente provi che l'abitazione costituisce dimora abituale non solo propria ma anche dei suoi familiari, non riconoscendo il diritto alla detrazione se il requisito è riscontrabile solo per sé, in ragione dei principi formulati dalla Corte di cassazione; con comunicazione del 24 marzo 2022, la Corte costituzionale ha reso noto di aver sollevato dinanzi a sé stessa la questione relativa alla legittimità costituzionale dall'articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011, successivamente modificato, nella parte in cui disconosce il diritto all'esonero dal versamento dell'imposta municipale sulla prima casa (IMU) se uno dei componenti del nucleo familiare ha fissato la propria residenza in un comune diverso, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per quanto di competenza per dirimere le problematiche interpretative di cui sopra, alla luce dei procedimenti avviati dai singoli Comuni. Atto n. 4-06943 DE PETRIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: nel corso della seduta straordinaria dell'Assemblea capitolina del 20 aprile 2022 dedicata al ciclo dei rifiuti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha annunciato la volontà di costruire un inceneritore di rifiuti indifferenziati nella città, ambiguamente definito, soltanto nel nostro Paese, termovalorizzatore; l'impianto, secondo le dichiarazioni del sindaco, andrebbe costruito entro il giubileo del 2025 o, al più tardi, entro il termine della consiliatura previsto per il 2026. Il tema tuttavia è fortemente dibattuto anche all'interno della medesima maggioranza capitolina, il che lascia forti dubbi sulle tempistiche annunciate (si sono infatti già espressi in senso contrario i consiglieri Luparelli e Cicculli, di Sinistra civica ecologista, e Bonessio, di Europa verde); l'inceneritore di Roma dovrebbe trattare, secondo l'analisi presentata, circa 600.000 tonnellate annue di rifiuti, che lo configurerebbero come il maggiore in Italia. Come sottolineato dall'associazione Legambiente, inoltre, i dati ISPRA quantificano 1.700.000 tonnellate annue di rifiuti prodotti nella capitale: realizzare un impianto che tratti ne 600.000 condannerebbe Roma a non poter superare il 65 per cento di raccolta differenziata in virtù dell'esigenza di alimentare l'inceneritore stesso; si segnala tra l'altro come la suddetta percentuale di differenziata sarebbe dovuta essere raggiunta nel 2012. La città ha, dunque, circa 10 anni di ritardo sul principale strumento in grado di risolvere la stragrande maggioranza delle criticità connesse al ciclo dei rifiuti; considerato che, a giudizio dell'interrogante: non è comprensibile come, in luogo di investire su politiche quali l'estensione della raccolta porta a porta a tutte le utenze domestiche, la multimodalità, l'applicazione di tariffe puntuali, la costruzione di nuove isole ecologiche e biodigestori per l'organico, strumenti tra l'altro condivisi dalla maggioranza capitolina nel corso dell'ultima campagna elettorale, si sia deciso di puntare ed investire su una questione complessa e controversa come la costruzione di impianti di incenerimento; la normativa europea in tal senso (direttiva 2008/98/CE), come noto, è molto chiara, e prevede una specifica gerarchia nella gestione dei rifiuti: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclo, recupero di altro tipo (ad esempio il recupero di energia), smaltimento. Soltanto dopo che le politiche al vertice della gerarchia siano state messe in campo al massimo delle loro potenzialità, dunque, è possibile ragionare su quelle che l'Unione europea mette agli ultimi posti della strategia, ossia l'incenerimento per la produzione di energia e lo smaltimento in discarica; come spesso accade nel nostro Paese, invece, quando si tratta il tema dei rifiuti ci si concentra su aspetti che appaiono come soluzioni facili ed immediate ma che comportano invece costi molto alti per i cittadini in tema di salute e qualità dell'ambiente. Pensare di costruire un impianto di tale portata in una città come Roma senza che esso abbia un significativo impatto sull'ambiente è del tutto irrealistico; poco chiara risulta, inoltre, la possibile ubicazione dell'inceneritore. Alcune ipotesi sembrerebbero rintracciare tale luogo in un'area a Santa Palomba, ai confini del municipio IX, vicino ad altri comuni metropolitani come Pomezia e Ardea: si tratta della stessa zona che ha ospitato la discarica di Albano Laziale. Il sindaco di Pomezia Adriano Zuccalà ha tuttavia già annunciato la sua totale contrarietà, così come ha fatto l'assessore per la transizione ecologica della Regione Lazio Roberta Lombardi; un'ulteriore criticità è costituita dalla normativa regionale in tema di rifiuti: il piano rifiuti della Regione Lazio non prevede l'installazione di nuovi inceneritori. Tale vincolo riguarda tutti i territori, tra cui Roma, e, di conseguenza, la costruzione di un simile impianto comporterebbe una modifica dell'intera normativa regionale; la discussione sul un tema tanto controverso dovrebbe essere inoltre ampiamente partecipata e partire da un piano dettagliato e complessivo di gestione dei rifiuti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di sua competenza, al fine di sollecitare l'elaborazione di una strategia di gestione di rifiuti della capitale che rispetti la gerarchia dell'Unione europea, assicurando in primis la massimizzazione degli strumenti maggiormente virtuosi (riuso, riciclo, recupero) al fine di condurre la città di Roma verso l'improrogabile transizione ecologica, anche attraverso una piena condivisione con i territori e le comunità circa le scelte da attuare, promovendo un audit pubblico in tal senso. Atto n. 4-06944 PACIFICO CAUSIN Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno Premesso che: