[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 20 della legge della Regione Sardegna 21 novembre 2011, n. 21 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale n. 4 del 2009, alla legge regionale n. 19 del 2011, alla legge regionale n. 28 del 1998 e alla legge regionale n. 22 del 1984, ed altre norme di carattere urbanistico), promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano nel procedimento penale a carico di C.G. e C.G., con ordinanza del 30 dicembre 2011, iscritta al n. 89 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento della Regione autonoma della Sardegna; udito nella camera di consiglio del 19 settembre 2012 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano.. Ritenuto che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano, con ordinanza del 30 dicembre 2011, ha sollevato - in riferimento agli articoli 3, 25, secondo comma, 117, secondo comma, lettere l) e s), e 118 della Costituzione e 3, primo comma, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto Speciale per la Sardegna), questione di legittimità costituzionale dell'articolo 20 della legge della Regione Sardegna 21 novembre 2011, n. 21 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale n. 4 del 2009, alla legge regionale n. 19 del 2011, alla legge regionale n. 28 del 1998 e alla legge regionale n. 22 del 1984, ed altre norme di carattere urbanistico); che il rimettente premette in fatto che si sta procedendo nei confronti di due indagati in ordine: «a) alla contravvenzione p. e p. dagli artt. 110 c. p. e 44, lett. c), in relazione all'art. 30, del d.P.R. n. 380 del 2001 e all'art. 17 della legge n. 23 del 1985 della regione Sardegna» e riferisce di avere emesso, in relazione a tale imputazione, un provvedimento di sequestro preventivo di undici unità abitative; che a seguito dell'entrata in vigore della legge della Regione Sardegna n. 21 del 2011 la difesa degli imputati ha chiesto il dissequestro delle unità abitative sopra indicate; che il pubblico ministero, nel corpo del provvedimento del 13 dicembre 2011 con il quale ha espresso parere negativo sull'istanza di dissequestro proposta dalla difesa, ha eccepito l'illegittimità costituzionale della norma censurata la cui applicazione altrimenti imporrebbe il dissequestro; che il rimettente ritiene di condividere integralmente il contenuto delle osservazioni del pubblico ministero in punto di fondatezza e di rilevanza, tanto da affermare che il detto provvedimento deve essere inteso «come totalmente richiamato» nella propria ordinanza; che il G.i.p. di Oristano, in punto di rilevanza, aggiunge che l'introduzione della norma regionale non incide sulla configurabilità del reato ma condiziona, invece, la permanenza del vincolo sul bene; che, secondo il rimettente, infatti, non ci si troverebbe di fronte ad una successione di leggi penali nel tempo tale da comportare una abolitio criminis, quanto piuttosto al mutamento di un elemento normativo della fattispecie, ovvero di una norma extrapenale che integrava dall'esterno il precetto penale contestato (lottizzazione abusiva) che, invece, rimane immutato nella previsione dell'art. 44, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia); che, tuttavia, ai fini della questione di costituzionalità non rileverebbe la permanenza o meno del reato ma la possibilità di revocare o meno il sequestro; che, infatti, se la norma censurata fosse dichiarata costituzionalmente illegittima, non si potrebbero dissequestrare le opere oggetto del provvedimento di sequestro, perchè altrimenti si consentirebbe la consumazione di un ulteriore reato di lottizzazione abusiva, o, quantomeno, un aggravarsi delle conseguenze del primo reato; che, al contrario, se la norma censurata non fosse dichiarata costituzionalmente illegittima la permanenza delle case mobili non potrebbe aggravare in alcun modo le conseguenze del reato, posto che per il futuro l'attività sarebbe pienamente lecita e non costituirebbe ulteriore commissione del delitto di lottizzazione abusiva; che, inoltre, «se la norma della cui costituzionalità si dubita fosse legittima i beni dovrebbero anche sotto questo profilo essere immediatamente restituiti, posto che dei medesimi non sarebbe possibile la confisca per le esatte ragioni esposte dal p.m. nell'atto già richiamato»; che, dunque, secondo il rimettente, la decisione in ordine alla revoca del sequestro preventivo dipende dall'applicazione o meno dell'art. 20 della legge reg. n. 21 del 2011 della cui costituzionalità egli dubita; che con atto depositato il 12 giugno 2012 è intervenuta in giudizio la Regione Sardegna chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata; che la difesa regionale, in primo luogo, eccepisce l'insufficiente descrizione della fattispecie, in quanto i fatti di causa non sarebbero descritti con la necessaria precisione e compiutezza, limitandosi il remittente a dare per scontati certi svolgimenti processuali, dei quali, però, non offrirebbe un quadro puntuale; che, inoltre, la questione sarebbe manifestamente inammissibile per la palese insufficiente motivazione in punto di non manifesta infondatezza, limitandosi il rimettente ad affermare di «condividere integralmente il contenuto delle osservazioni del pubblico ministero in punto di fondatezza e di rilevanza, tanto da poter qui esser inteso detto provvedimento come totalmente richiamato»; che la difesa regionale evidenzia come nel prosieguo dell'ordinanza il rimettente non riporti, nemmeno in sintesi o per cenni, le «osservazioni» del pubblico ministero in cui si troverebbe l'esposizione dei pretesi vizi della normativa censurata; che, pertanto, non vi sarebbe, nell'atto di promovimento del presente giudizio, alcuna motivazione nel merito, con la conseguenza della manifesta inammissibilità della questione; che la Regione richiama la giurisprudenza della Corte con la quale si è più volte ribadito, in casi simili, il cosiddetto principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione, nel senso che tutti gli elementi richiesti per l'ammissibilità della questione debbono risultare esclusivamente dal provvedimento di rinvio e non possono essere eventualmente tratti dagli atti del giudizio a quo; che, in altri termini, «non possono avere ingresso nel giudizio incidentale di costituzionalità questioni motivate solo per relationem, dovendo il rimettente rendere esplicite in ciascuna ordinanza le ragioni per le quali ritenga rilevante e non manifestamente infondata la questione sollevata, mediante una motivazione autosufficiente» (sentenza n. 103 del 2007); che la questione sarebbe inammissibile anche per la carenza della motivazione sulla rilevanza, asserita più che dimostrata;