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Mi riferisco, per quanto riguarda il primo profilo, alla coesione sociale, alla lotta alle molteplici diseguaglianze che la crisi - come sappiamo - ha acuito, al sostegno della parità di genere, alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, alla mitigazione degli effetti della disoccupazione. Quanto al secondo aspetto, l'improcrastinabile avvio della ripresa economica europea deve continuare a considerare centrali lo sviluppo dell'economia verde, la digitalizzazione, le nuove tecnologie: tutti fattori fondamentali nei prossimi decenni per rendere le economie europee competitive, nella prospettiva peraltro delineata dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e in vista di una nuova strategia industriale. In questa prospettiva, colgo con favore l'appello lanciato da cinquanta parlamentari nazionali ed europei orientato anche ad indirizzare quanto più possibile le risorse del piano in favore delle nuove generazioni, attraverso un coraggioso investimento in cultura, istruzione, mobilità sociale e parità di genere. (Applausi). Riguardo all'accordo sul prossimo quadro finanziario pluriennale, non c'è spazio politico ed economico per illudersi di vivere in tempi ordinari. Non ci sono le condizioni per negoziare per settimane o per mesi, come - dobbiamo confessarlo - ci eravamo predisposti a fare all'inizio dell'anno, in Consiglio europeo su singoli aspetti tecnici, semmai attenti solo alla convenienza nazionale o alla conservazione di anacronistici privilegi. Certamente, pur muovendo da un approccio costruttivo teso a favorire un accordo rapido e di alto profilo, continueremo a tutelare le nostre priorità con particolare riguardo alla coesione e alla politica agricola comune. Il nuovo bilancio europeo settennale non dovrà assolutamente rinunciare al sostegno dei settori e delle fasce di popolazione più colpite e, conseguentemente, la massima centralità dovrà essere riservata ai principi della coesione economica e territoriale, al dialogo sociale, alla trasformazione verso un'economia resiliente, sostenibile, socialmente giusta e competitiva. Quanto a quelli che ho definito privilegi anacronistici, mi soffermo sui rebates . Conoscete la mia posizione e quella del Governo perché l'ho già annunciata in precedenza. Ecco, ogni nostra anche parziale flessibilità riguardo all'esigenza politica per alcuni Stati membri di mantenere i rebates non può che essere condizionata - dobbiamo essere chiari - a una piena ed effettiva apertura da parte di quei Paesi ad un accordo rapido e di alto profilo su next generation EU. (Applausi). Per quanto riguarda le entrate di bilancio, occorre continuare a perseguire con ambizione alcuni obiettivi, anche con riferimento alle nuove risorse proprie, che sono lo strumento ineludibile - peraltro riconosciuto anche dalla Commissione e nella stessa bozza di conclusioni del presidente Michel - se vogliamo favorire politiche europee davvero efficaci, durature e compensare le divergenze sociali ed economiche tra Stati membri e gli attuali squilibri interni al mercato unico. Tutte le considerazioni sinora svolte riguardano l'obiettivo, ad elevata valenza politica, di un impegno europeo comune finalmente anche sul piano finanziario per rilanciare le economie e renderle resilienti. Se l'Unione europea sta cercando di rendere la crisi da Covid-19 un'opportunità, tanto più questo è vero per l'Italia. Sono convinto che questa crisi, sanitaria ed economica ad un tempo, abbia portato in evidenza numerose criticità che bloccano il sistema economico italiano e che la politica non ha saputo o non ha potuto risolvere in modo efficace e duraturo. L'acuta sofferenza sociale ed economica del nostro Paese può e deve consentire uno sforzo corale da parte di tutte le sue componenti per intraprendere - e questa volta sino in fondo - un percorso di rilancio di ampio respiro. Come ha ricordato il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, l'Italia in molti momenti della sua storia ha sorpreso il mondo: l'Europa ha ora bisogno di quest'Italia, di un'Italia più forte. È con questo spirito, che il Governo tutto è impegnato a realizzare un programma di riforme credibile, articolato e fondamentale, con una prospettiva di medio-lungo periodo, con un orizzonte di legislatura e l'ambizione di rendere l'Italia resiliente anche di fronte a eventuali future crisi, che non auspichiamo. Entro questa prospettiva riformatrice, siamo contemporaneamente impegnati a definire il piano nazionale di ripresa e resilienza che presenteremo a Bruxelles dopo la pausa estiva. Saremo i primi a monitorare la spedita attuazione delle nostre riforme e degli investimenti in programma, perché è nel nostro interesse farlo. In queste fasi così cruciali per la nostra storia, anche europea, massimo sarà il coinvolgimento del Parlamento. (Applausi). Gentile Presidente, gentili senatrici e senatori, nella dichiarazione passata alla storia con il suo nome, Robert Schumann disse: «L'Europa non potrà farsi in una volta, né sarà costruita tutta insieme; sorgerà da realizzazioni concrete, che creino anzitutto una solidarietà di fatto». Ebbene, la crisi da Covid-19 rende la solidarietà di fatto un obbligo morale, prima ancora che politico, e implica un ineludibile ancoraggio dell'interesse nazionale ai valori fondativi del progetto europeo: pace, stabilità, benessere, democrazia e tutela dei diritti fondamentali. In conclusione, mi appresto dunque a partecipare al Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio determinato a concretizzare il next generation EU, il quadro finanziario pluriennale 2021-2027, in piena coerenza con le proposte della Commissione europea, a beneficio di tutti i cittadini europei e soprattutto di coloro che stanno maggiormente soffrendo le conseguenze sociali ed economiche della crisi. Spero di poter ricevere da questa Assemblea una convinta adesione all'impegno che stiamo profondendo per l'Italia in Europa. (Applausi). PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente del Consiglio, chi, come me, in quest'Aula si dichiara europeista - non siamo pochi - e lo è sempre stato riconosce la necessità del sovranismo europeo: non ne vedo altri possibili, con la globalizzazione che esiste oggi, per nessun Paese europeo. Per chi, come me, è profondamente europeista, non c'è dubbio che il presupposto, con cui si è presentato a questo Parlamento, sia da condividere. L'Europa poteva morire o risorgere: ora, aspettiamo a dire che è risorta, se non altro per scaramanzia. Ma senza dubbio in questa crisi del Covid-19, l'Europa ha dimostrato l'orgoglio di voler esistere (Applausi) e la consapevolezza, cari colleghi, che da solo nessun Paese può andare avanti. Credo sia molto miope ritenere che sulle disgrazie di qualche Paese europeo possa vivere e prosperare l'economia di qualche altro Paese europeo. I Paesi più forti hanno bisogno che i vagoni procedano tutti assieme, che il treno vada avanti e che nessuno abbia delle sventure particolari da questa vicenda.