[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 72, comma 9, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio nel procedimento vertente tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e la Banca d'Italia e altri, con sentenza parziale del 10 febbraio 2020, iscritta al n. 174 del registro ordinanze 2020 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2020. Visti gli atti di costituzione della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e della Banca d'Italia; udito nell'udienza pubblica del 6 luglio 2021 il Giudice relatore Franco Modugno; uditi l'avvocato Antonio Mastri per la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, in collegamento da remoto, ai sensi del punto 1) del decreto del Presidente della Corte del 18 maggio 2021, e gli avvocati Stefania Ceci e Donato Messineo per la Banca d'Italia; deliberato nella camera di consiglio del 21 ottobre 2021.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con atto qualificato come sentenza parziale del 10 febbraio 2020, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 72, comma 9, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), nella parte in cui subordina la proposizione delle azioni civili nei confronti dei commissari straordinari delle banche alla previa autorizzazione della Banca d'Italia. Il giudice a quo ha denunciato la violazione degli artt. 3, 24, 28, 47, 97, 101, 102, 103, 111, 113 e 117, primo comma, della Costituzione - quest'ultimo in relazione all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 - nonché degli artt. 11 e 117 Cost., in relazione sia all'art. 34, paragrafo l, lettera e), della direttiva (UE) 2014/59 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio; sia all'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007. 1.1.- Il TAR rimettente riferisce che, con il ricorso introduttivo del giudizio principale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi ha chiesto l'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, del provvedimento del 6 marzo 2018, con cui il Governatore della Banca d'Italia ha negato alla ricorrente l'autorizzazione a chiamare, nel giudizio civile promosso davanti al Tribunale ordinario di Ancona dalla Banca delle Marche spa, coloro che avevano ricoperto l'incarico di commissari straordinari di tale banca, successivamente sottoposta a procedura di risoluzione. La Fondazione ricorrente ha rappresentato di essere intervenuta, quale portatrice di azioni ordinarie della Banca delle Marche spa e di prestiti obbligazionari per ingenti somme, nel giudizio di responsabilità promosso da quest'ultima, ai sensi degli artt. 2392 e seguenti del codice civile, contro i suoi amministratori, sindaci, direttore generale e vice direttori. Intendendo far valere le proprie ragioni risarcitorie anche nei confronti dei commissari dell'amministrazione straordinaria nominati dalla Banca d'Italia, la ricorrente aveva presentato alla stessa istanza di autorizzazione ai sensi dell'art. 72, comma 9, t.u. bancario: autorizzazione che era stata, tuttavia, negata. Contro tale atto la ricorrente ha dedotto vizi di violazione di legge e di eccesso di potere in relazione a diverse figure sintomatiche (travisamento dei fatti e falso presupposto, abuso e sviamento di potere, ingiustizia manifesta e carenza di istruttoria), prospettando, altresì, profili di illegittimità costituzionale dell'art. 72, comma 9, t.u. bancario. La Banca d'Italia si è costituita in giudizio, eccependo l'inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione e genericità delle censure, e concludendo, comunque sia, per il suo rigetto nel merito. Con ordinanza del 22 maggio 2018, il Tribunale rimettente ha respinto l'istanza cautelare della ricorrente. Il Consiglio di Stato, con ordinanza del 1° agosto 2018, ha tuttavia accolto l'appello cautelare, ordinando alla Banca d'Italia un pronto riesame dell'istanza di autorizzazione rivoltale. Con provvedimento del 13 agosto 2018, la Banca d'Italia ha, peraltro, confermato il diniego di autorizzazione. La ricorrente ha quindi impugnato, con motivi aggiunti, anche tale atto, censurandolo per violazione dell'art. 72, comma 9, t.u. bancario, eccesso di potere ed elusione dell'ordinanza cautelare del Consiglio di Stato. 1.2.- Esclusa, in via preliminare, la fondatezza delle eccezioni di inammissibilità formulate dalla Banca d'Italia, nel merito il giudice a quo reputa che le censure della ricorrente di illegittimità dei provvedimenti impugnati per violazione dell'art. 72, comma 9, t.u. bancario, carenza di motivazione ed eccesso di potere non meritino accoglimento. Con tali provvedimenti, infatti, la Banca d'Italia ha posto in evidenza, sulla base di attenta istruttoria e dell'esame degli elementi addotti dalla Fondazione, la manifesta infondatezza e la pretestuosità - secondo la sua prospettiva - dell'azione di responsabilità che la ricorrente intendeva avviare nei confronti dei commissari. I rilievi mossi dalla ricorrente all'operato dei commissari non sarebbero in grado di dimostrare che i provvedimenti gravati siano inficiati da manifeste illogicità o palesi errori, tali da aprire la strada, nel giudizio a quo, a un approfondimento istruttorio. Ciò, tenuto conto dei limiti del sindacato del giudice amministrativo sui provvedimenti espressivi di discrezionalità tecnica, dovendo tale sindacato rimanere circoscritto a un controllo di tipo "estrinseco", senza decampare in valutazioni di merito sulle azioni civili che si intendono intraprendere.