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Il sottosegretario di Stato CRIMI - dopo aver brevemente richiamato l'attenzione sulle previsioni di cui agli articoli 16- bis e 40- bis del decreto-legge, introdotte nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati e relative, tra l'altro, al Ponte San Michele sull'Adda a Paderno d'Adda e al viadotto del Sente - si sofferma sulle disposizioni di cui al Capo III del decreto-legge in conversione concernenti gli interventi nei comuni di Ischia interessati dagli eventi sismici dell'agosto del 2017. Al riguardo il rappresentante del Governo rileva in primo luogo come il terremoto di Ischia sia stato in passato trattato come un terremoto, per così dire, di serie B, poiché gli stanziamenti relativi alle emergenze conseguenti allo stesso non sono stati accompagnati né dalla definizione di un quadro complessivo di intervento, né dalla previsione di specifiche modalità attuative dello stesso. Le disposizioni del Capo III del decreto-legge in titolo intendono porre rimedio proprio a queste carenze e - con riferimento alle critiche sollevate circa la mancanza di un'adeguata attenzione ai profili di rischio sismico e idrogeologico - il Sottosegretario sottolinea in particolare come già nella definizione delle funzioni attribuite al Commissario si sia stabilito che lo stesso deve coordinare e realizzare la mappatura della situazione edilizia e urbanistica in modo da avere un quadro completo del rischio statico sismico e idrogeologico. Si è inoltre previsto che il Commissario straordinario deve assicurare una ricostruzione unitaria e omogenea nei territori colpiti dal sisma anche attraverso specifici piani di delocalizzazione finalizzati alla riduzione delle situazioni di rischio sismico e idrogeologico e alla tutela paesaggistica, programmando a tal fine l'uso delle risorse finanziarie e adottando le direttive necessarie per la progettazione ed esecuzione degli interventi. Quanto alle previsioni di cui all'articolo 25 va ribadito innanzitutto che queste in nessun caso possono considerarsi come un nuovo condono e ciò per il semplice fatto che - come più volte evidenziato - le stesse si applicano solo alle istanze di condono già presentate ai sensi della legge n. 47 del 1985, della legge n. 724 del 1994 e del decreto-legge n. 269 del 2003, che siano pendenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge. È quindi chiaro che nessuna nuova domanda di condono potrà essere presentata. Va inoltre sottolineato che il citato articolo 25 si applica solo alle istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017, e quindi non a tutte le istanze di condono pendenti nei comuni interessati e cioè nei comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno. Passando poi a considerare l'aspetto che è stato più criticato, cioè l'applicabilità delle sole disposizioni di cui ai Capi IV e V della legge n. 47 del 1985 alle istanze di condono presentate in particolare sulla base del decreto-legge n. 269 del 2003, successivo all'adozione del piano paesistico campano, il sottosegretario fa presente a titolo esemplificativo che, tenuto conto che nei comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno risultano pendenti circa 5.500 istanze di condono, di queste soltanto 1.300 sono state presentate sulla base del citato decreto-legge del 2003. Poiché peraltro, come sopra precisato, la normativa di cui al citato Capo III si applica solo alle istanze di condono relative agli immobili danneggiati o distrutti, sulla base dei dati in possesso del Governo di queste 1.300 istanze quelle realmente interessate dovrebbero aggirarsi intorno alle 400 unità. Questi dati forniscono un'idea precisa delle dimensioni dell'intervento che si inserisce nel quadro sopra descritto, cioè quello di assicurare una ricostruzione che risponda in modo adeguato alle esigenze di tutela dal rischio sismico e idrogeologico e a quelle di tutela paesaggistica. Rispetto a tutto questo deve essere chiaro che l'alternativa era quella rinunciare alla prospettiva della ricostruzione. Per quanto concerne poi le disposizioni dell'articolo 41 in materia di fanghi di depurazione, le ragioni dell'intervento normativo sono state chiarite nel corso del dibattito. Lo stesso prende le mosse da una situazione in cui limiti legislativi non esistevano fino al momento in cui un indirizzo giurisprudenziale ha ritenuto di poterli ricavare applicando i limiti previsti dal Codice dell'ambiente per l'individuazione dei terreni oggetto di bonifica. In tal modo si è però applicato un parametro non adeguato in quanto, come puntualizzato nel corso della discussione, non si è tenuto conto delle modalità di utilizzazione dei fanghi di depurazione e della circostanza che il limite del Codice dell'ambiente è riferito al terreno nel suo complesso e non ad una sostanza che viene sparsa sul terreno in quantità limitate e in un tempo determinato, essendo chiaro che la maggiore concentrazione di idrocarburi presente nei fanghi che vengono sparsi sul terreno risulta poi significativamente minore una volta che questi fanghi entrano a far parte di una massa più ampia e questa minore concentrazione assicura comunque il rispetto dei limiti del Codice dell'ambiente. L'intervento normativo ha inteso porre rimedio a questa problematica seppure in una prospettiva emergenziale. Al riguardo il sottosegretario ribadisce peraltro l'impegno del Governo a intervenire in modo più organico sulla materia a cominciare dall'adozione degli atti normativi secondari previsti dalla normativa vigente, nel procedimento di adozione dei quali vi sarà, tra l'altro, anche la possibilità di un adeguato coinvolgimento del Parlamento. Il relatore RIPAMONTI ( L-SP-PSd'Az ) esprime il proprio apprezzamento per le parole del vice ministro Rixi, che ha puntualmente risposto alle osservazioni avanzate. Ricorda che quanto accaduto a Genova non è purtroppo frutto di una calamità naturale ma di responsabilità umane, che la magistratura avrà modo di chiarire. Replicando a quanto osservato in discussione generale dal senatore D'Arienzo sulla carenza di tempestività del Governo, ricorda come in pochi giorni si siano tenuti a Genova ben due Consigli dei ministri per dare risposte immediate, che la vicenda sia seguita da un vice ministro di Genova e che dell'emergenza sia stato dapprima investito il presidente della Regione Toti e poi il sindaco della città Bucci: il territorio è stato coinvolto ad un livello senza precedenti. Dopo aver elencato le numerose misure a favore di diversi soggetti colpiti dal disastro contenute nel provvedimento, ricorda anche che vi sono ulteriori fondi nel decreto fiscale e nel disegno di legge di bilancio. Conclude osservando che si tratta di un impianto che potrà essere migliorato con l'adozione successiva di ulteriori misure, nella consapevolezza che la città di Genova non può più aspettare. Interviene brevemente in sede di replica anche il relatore per la 13 a Commissione PATUANELLI ( M5S ), il quale si rifà alle considerazioni svolte dal sottosegretario Crimi limitandosi a rilevare come abbia ritenuto un eccesso politico la tesi dell'opposizione secondo la quale le disposizioni del Capo III del decreto-legge rappresentavano un nuovo condono per Ischia. L'esame delle stesse nel corso del dibattito ha reso evidente l'infondatezza di una simile affermazione.