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Senz'altro occorre un intervento del legislatore per risolvere la questione a livello normativo, poiché, attualmente, non possono essere autorizzati nuovi impianti per il recupero dei materiali « nuovi » sopraccitati, e nemmeno possono essere rinnovate autorizzazioni per i medesimi materiali (come, del resto già avveniva anche prima dell'emanazione della norma dello « Sblocca cantieri » a seguito alla citata sentenza del Consiglio di Stato). Occorre inoltre evitare che le prassi amministrative degli enti o le letture eccessivamente restrittive delle attuali disposizioni normative pregiudichino attività virtuose di recupero dei rifiuti organici, mettendo in crisi filiere gestionali essenziali per le comunità locali (si allude alla gestione dei rifiuti urbani e civili in genere). Lo scopo del presente disegno di legge è quello di generare percorsi virtuosi di transizione verso gli obiettivi fondamentali dell'economia circolare, ai fini dell'incentivazione della sostituzione di materie prime vergini con materie provenienti da filiere di recupero. Si tratta di una questione strategica per il nostro Paese, essendo l'Italia un Paese importatore netto di materie prime che necessita delle attività di riciclo per poter assicurare la propria indipendenza dall'estero. L'Italia infatti registra un bilancio positivo all'importazione di materiali pari a oltre 150 milioni di tonnellate (anno di riferimento 2014 – fonte: Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa al quadro di monitoraggio per l'economia circolare COM(2018) 29 final). L'economia italiana peraltro si sta distinguendo, rispetto alle altre economie europee, per un livello di produttività sempre crescente. L'indice di produttività delle risorse è pari a 3,6 milioni di euro per mille tonnellate di materia prima con una dipendenza dai materiali di import pari al 35,4 per cento. Questi ultimi due dati si inseriscono, peraltro, in un trend positivo di crescita per entrambi i valori a partire dagli anni 2008-2009. Il testo proposto, in linea con la citata pronuncia del Consiglio di Stato, riproduce in una legge dello Stato quanto previsto dall'articolo 6 della citata direttiva 2008/98/CE, come modificato dall'articolo 1, paragrafo 1, punto 6, lettera a), della direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, (a decorrere dal 4 luglio 2018 ai sensi di quanto disposto dall'articolo 3 della medesima direttiva (UE) 2018/851), in corso di recepimento dall'Italia, che introduce, oltre alle condizioni per la cessazione della qualifica di rifiuto già previste dall'articolo 184- ter , comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006, anche criteri specifici per la loro uniforme attuazione territoriale da parte delle autorità competenti. Si tratta di « requisiti » già significativamente esaustivi che includono: l'individuazione dei materiali di rifiuto in entrata, ammissibili ai fini dell'operazione di recupero; i processi e le tecniche di trattamento consentiti; i criteri di qualità per i materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuto ottenuti dall'operazione di recupero in linea con le norme di prodotto applicabili, compresi, se necessario, i valori limite per le sostanze inquinanti; i requisiti affinché i sistemi di gestione dimostrino il rispetto dei criteri relativi alla cessazione della qualifica di rifiuto, compresi il controllo di qualità, l'automonitoraggio e l'accreditamento, se del caso; un requisito relativo alla dichiarazione di conformità. Oltre alla conferma della validità dei decreti ministeriali e delle autorizzazioni vigenti, il testo prevede apposite verifiche in caso di criticità ambientali e le conseguenti misure. Le autorizzazioni caso per caso, espressamente previste dall'articolo 6 della citata direttiva, non possono che essere affidate, applicando le condizioni e i criteri definiti dalla legge dello Stato, alle autorità regionali competenti per le autorizzazioni di cui agli articoli 208, 209 e 211 del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 (come di recente affermato dall'Avvocatura generale presso la Corte di giustizia europea) oltre che alle autorità regionali e statali competenti per le autorizzazioni integrate ambientali. Si fa altresì presente che tali autorizzazioni vanno pubblicate, insieme agli esiti dei controlli delle autorità competenti. Il testo prevede inoltre l'istituzione di un Registro nazionale degli impianti di recupero dei rifiuti, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, deputato alla raccolta delle autorizzazioni rilasciate ai fini del rispetto del principio di trasparenza e pubblicità. Riteniamo che le presenti disposizioni, immediatamente applicabili, possano consentire di superare le criticità già riscontrate sul territorio.. 1 (Cessazione della qualifica di rifiuto) 1 L'articolo 184- ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente: « Art. 184- ter . – (Cessazione della qualifica di rifiuto) – 1 . I rifiuti sottoposti a un'operazione di riciclaggio o di recupero di altro tipo cessano di essere considerati tali se soddisfano le seguenti condizioni: a) la sostanza o l'oggetto sono destinati a essere utilizzati per scopi specifici; b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto; c) la sostanza o l'oggetto soddisfano i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispettano la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; d) l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non ha impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana. 2 . I criteri dettagliati per l'applicazione, in conformità alla normativa europea, delle condizioni di cui al comma 1, finalizzati a garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana e ad agevolare l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, sono adottati, ove necessario, dalla Commissione europea con atti di esecuzione. 3. In mancanza degli atti di esecuzione della Commissione europea ai sensi del comma 2, provvede il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per specifiche tipologie di rifiuto, attraverso uno o più decreti, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, tenendo conto di tutti i possibili effetti negativi sull'ambiente e sulla salute umana della sostanza o dell'oggetto e nel rispetto delle condizioni di cui al comma 1 e dei seguenti criteri relativi all'individuazione: a) dei materiali di rifiuto in entrata, ammissibili ai fini dell'operazione di recupero; b) dei processi e tecniche di trattamento consentiti; c) dei criteri di qualità per i materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuto ottenuti dall'operazione di recupero, in linea con le norme di prodotto applicabili, compresi, se necessario, i valori limite per le sostanze inquinanti; d) dei requisiti, affinché i sistemi di gestione dimostrino il rispetto dei criteri relativi alla cessazione della qualifica di rifiuto, compresi il controllo di qualità, l'automonitoraggio e l'accreditamento, ove necessario;