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Non lo dico io, non lo sostiene solo il Partito Democratico; ve lo hanno detto, quasi a voce unanime, magistrati, avvocati e amministrativi del tribunale di Bari ascoltati in Commissione alla Camera. Dovete spiegare a loro perché sono stati chiamati in audizione e poi di tutti i loro suggerimenti puntuali e mirati non si è fatto assolutamente nulla (Applausi dal Gruppo PD) . I nostri dubbi sul decreto-legge erano forti in partenza e con il passare dei giorni - ahimè! - si sono rafforzati, signor Presidente. Si è deciso di agire tramite decreto-legge rinvenendo la necessità e l'urgenza di un provvedimento di sospensione. Lo abbiamo detto: a noi preoccupa che il Ministro lo abbia rivendicato più volte, sostenendo che, di fronte a una situazione definita drammatica, l'obiettivo è togliere le tende. Ha detto bene il mio collega Stefano. E questo - ahimè - lo ha ripetuto anche il Ministro in Parlamento, purtroppo. Noi, insomma, stiamo votando un decreto-legge per togliere le tende che la Protezione civile ha nei fatti già smontato in una giornata, e, quindi, senza cambiare di una sola virgola la situazione di Bari. E allora vorrei capire dove stanno l'urgenza e le sue ragioni oggettive; quelle ragioni che due sentenze della Corte costituzionale richiamano come prerequisito necessario per poter utilizzare uno strumento normativo come questo. Parliamo di misure urgenti e indifferibili che dovrebbero garantire il regolare svolgimento dei processi e dei procedimenti: così è scritto già nella rubrica. Peccato che nel decreto-legge non esista alcun intervento che vada nel senso di questa garanzia. La verità è un'altra, anche se il Ministro della giustizia la nega insistendo nel dire che nel decreto-legge non rientra l'individuazione del nuovo immobile. È sufficiente invece leggere la relazione tecnica al decreto, anche se forse questo Governo è allergico alle relazioni tecniche (Applausi dal Gruppo PD) . Lì c'è scritto che la sospensione fino al 30 settembre rappresenta «il periodo necessario a consentire che l'amministrazione porti a termine le iniziative già in corso per l'individuazione e per l'effettiva utilizzazione di uno o più immobili da adibire a sede degli uffici giudiziari che attualmente ne sono sprovvisti». Quindi è lo stesso Governo che parla dell'immobile come parte essenziale per risolvere il problema. Vedete, allora, che il problema c'è. Ad oggi non c'è alcuna certezza che in un tempo breve venga scelto un immobile adeguato, a meno di perseverare nell'errore compiuto dal Ministro individuando un edificio che, già solo per le dimensioni, è palesemente inadatto a ospitare il palazzo di giustizia, come del resto ha detto il presidente delle camere penali. E questa è solo una delle criticità che emergono dalla scelta compiuta e - almeno a quanto apprendiamo dalle dichiarazioni del Ministro - al momento sospesa. Ricordo a tutti che alla Camera il Ministro ha dichiarato che avrebbe fatto le verifiche necessarie. Ma di queste verifiche ad oggi - sono passati diversi giorni - non c'è alcuna traccia. L'altra criticità riguarda i modi e i tempi con cui l'intera procedura dell'individuazione dell'immobile è stata condotta dal Governo. Il Parlamento ha saputo - lo dicevo all'inizio del mio intervento - solo dagli organi di stampa che la nuova sede era stata acquistata pochi mesi fa, dopo tanti anni di abbandono, da un fondo pubblico per conto di una società il cui socio di maggioranza risulta essere un imprenditore - possiamo dirlo - alquanto spregiudicato, quantomeno per relazioni e investimenti. Noi del Partito Democratico al garantismo non facciamo deroghe, neanche in questa vicenda. Ma la fretta è pessima consigliera. Ed è più che lecito, anzi direi doveroso, non solo per il PD ma per tutti noi, sollevare dubbi sull'opportunità di procedere con tanta celerità e solerzia (Applausi dal Gruppo PD) , per poi arrivare a una decisione che non solo nei fatti è molto costosa per lo Stato, ma in sostanza non è nemmeno risolutiva del problema edilizio che coinvolge il tribunale di Bari. Direi che i dubbi sono più che leciti. Rendiamoci conto che, arrivati al 30 settembre, il rischio che in questo contesto si rendano necessari altri allungamenti e ulteriori proroghe c'è e al momento è davvero alto; un rischio tanto concreto che il rappresentante del Governo in Commissione giustizia, la scorsa settimana, non lo ha potuto negare. Ha però preferito rinviare la risposta a non si sa quando; d'altra parte, è coerente con le generiche e fumose affermazioni e precisazioni date dallo stesso Ministro. Allora gli esponenti del Governo e della maggioranza farebbero bene a fermarsi fino a che sono ancora in tempo, prima, cioè, di andare avanti e trovarsi tra qualche mese nella situazione di essere costretti ad assumersi quelle responsabilità che oggi invece il Ministro della giustizia rifiuta di prendersi. Noi pertanto ribadiamo ancora una volta quanto abbiamo già ripetuto a gran voce in questi giorni: il Ministro acconsenta all'attribuzione di poteri straordinari per sé o per chi intende delegare, in modo da avere la facoltà di individuare e rendere operativo un immobile realmente adatto a ospitare la sede del tribunale di Bari. C'è poi un altro punto, che non è di poco conto e ci preoccupa forse ancora di più: la ragionevole durata del processo, garantita dall'articolo 111 della nostra bella Costituzione. Mi sarò distratta, ma non ricordo che la deroga a questo principio fosse contenuta nel vostro contratto di Governo. Forse era addirittura troppo anche per voi. La sospensione provocherà ritardi sui tempi necessari per far ripartire i processi. Tutto questo, nei prossimi anni, sarà di grave inciampo per il regolare svolgimento della funzione giudiziaria. Altro che misura per l'efficienza della giustizia! È tutto il contrario e lo ha ripetuto il Presidente del tribunale di Bari: se sospendete le attività per due mesi, fate un danno che sarà recuperabile soltanto in dieci anni. Ben dieci anni, signor Presidente! Inoltre, questo provvedimento tocca in maniera sconsiderata l'istituto della prescrizione. Vuol dire entrare a gamba tesa sulla irretroattività della legge penale, ma significa soprattutto impedire per un tempo indefinito il regolare svolgimento della giustizia penale, con il risultato - e non è un risultato di poco conto - che un indagato, per il solo fatto di essere parte di un procedimento incardinato a Bari, si troverà in una posizione processuale di svantaggio rispetto ad altri indagati in altre parti d'Italia. Questa, signor Presidente, è una palese e macroscopica violazione dell'articolo 3 della nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . Tutti i cittadini sono uguali. In sostanza, poi, con questo decreto-legge si sospende la prescrizione per due mesi, ma in realtà si rischia di avvicinarla, dato che si stimano in almeno 60.000 le notifiche che dovranno essere ripetute, dalla citazione in giudizio, alla data, all'avviso dei testimoni. Stiamo creando un pericolosissimo precedente, senza neanche - ahimè - avere chiaro quale sia lo scopo del decreto-legge.