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La percentuale delle iniziative di protesta che in tale arco tempo temporale hanno registrato episodi di rilievo sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica si attesta al 3,4 per cento, riguardando soltanto 52 manifestazioni. Il principio per il quale l'ordine pubblico in piazza deve essere gestito sempre con equilibrio lo ritengo un elemento cardine della democrazia. È un principio a cui le forze di polizia si stanno attenendo non da oggi e che risulta imprescindibile se non vogliamo che tra chi manifesta e chi difende il diritto a manifestare si crei una pericolosa cortina di ostilità o diffidenza. Passo ora a riferire sulla manifestazione del 9 ottobre, che ha rappresentato senza dubbio l'evento più gravemente critico nell'ambito della mobilitazione nazionale contro il green pass. Premetto che nell'immediatezza dei fatti ho chiesto al Capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza una dettagliata ricostruzione delle evidenti criticità che - occorre riconoscerlo - hanno contrassegnato la gestione dell'ordine pubblico di quelle ore. È palese che non si sia riusciti a contenere tutti i propositi criminali da cui era mossa la parte violenta dei manifestanti, specie quella istigata dagli elementi più politicizzati e in conseguenza dei quali vi è stata una grave turbativa dell'ordine pubblico. Il successivo 13 ottobre, nella riunione del Comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica convocata per le misure relative al G20 di fine mese, alla quale hanno partecipato i vertici degli organismi di intelligence, il prefetto, il questore di Roma, i rappresentanti del Ministero della difesa, nonché ovviamente i vertici delle Forze di polizia, ho sottolineato l'esigenza che il deficit di sicurezza determinato da una situazione che ha superato ogni ragionevole previsione non debba più ripetersi; ciò soprattutto in considerazione della delicata fase che si sta attraversando e per il combinato effetto di diversi fronti: dall'applicazione del green pass alle crisi aziendali, fino ai delicati riflessi della protesta dei portuali e degli autotrasportatori sulla logistica delle merci. Ci attende un periodo ancora molto impegnativo che, peraltro, vedrà a fine ottobre - come ho detto - lo svolgimento del vertice dei Paesi del G20. È da considerare prezioso in questa fase l'apporto informativo volto a focalizzare ogni possibile fonte di rischio e i pericoli maggiori, nonché a indirizzare le stesse attività di mediazione che pure hanno dimostrato in varie occasioni la loro efficacia nell'abbassare la tensione e nel decongestionare la piazza. La mia informativa si baserà sugli elementi fornitimi dal Capo della polizia e si soffermerà su alcuni interrogativi che hanno caratterizzato il dibattito politico e mediatico sviluppatosi nei giorni successivi. L'iniziativa di Roma ha visto - come è noto - una partecipazione composita e assai eterogenea. Infatti, accanto a esponenti di gruppi e movimenti politici appartenenti sia alla destra radicale che alla galassia della sinistra antagonista e alla componente anarchica, vi hanno preso parte rappresentanti di categorie economiche e anche semplici cittadini intenzionati a contestare le misure di contenimento del Covid, ritenendole l'espressione di un disegno autoritario volto ad affermare la cosiddetta dittatura sanitaria. Un primo aspetto da chiarire attiene all'adeguatezza del dispositivo di ordine pubblico approntato dall'autorità provinciale di pubblica sicurezza in rapporto all'elevato numero dei manifestanti, tra le 10.000 e le 12.000 persone riversatesi a Piazza del Popolo e nelle altre strade del centro di Roma. È stata rimarcata, infatti, una sproporzione tra i due elementi in raffronto, al punto da interrogarsi se ci sia stata o meno una sottovalutazione dell'evento, dipesa anche da una carenza del circuito informativo. Chiarisco che gli organizzatori della manifestazione, nel darne il prescritto preavviso alle autorità di pubblica sicurezza, avevano indicato in 1.000 persone il numero orientativo dei partecipanti. Avuto però riguardo al fatto che l'iniziativa si sarebbe tenuta appena una settimana prima dell'introduzione dell'obbligo del green pass , le stesse autorità hanno ritenuto che l'affluenza effettiva si andasse invece ad attestare tra le 3.000 e le 4.000 unità. Coerentemente a tale previsione, la forza pubblica messa a disposizione della questura di Roma era di 590 elementi, a cui si andavano a sommare 250 operatori della forza territoriale appartenenti anche all'Arma dei carabinieri e alla Guardia di finanza. Pertanto, il complessivo dispositivo poteva contare su 840 unità effettive da ritenersi pienamente adeguato in termini di proporzionalità rispetto alle stime previsionali. Non erano poi mancati, nella stessa mattinata del 9 ottobre, diffusi controlli sui caselli autostradali e agli snodi della mobilità cittadina, che avevano portato all'individuazione e identificazione di poco meno di un migliaio di manifestanti, provenienti prevalentemente dalle Regioni del Nord Italia, segnalando un flusso in arrivo in linea con quello preventivato. Anche la manifestazione di Piazza del Popolo, al pari delle precedenti contro il green pass e le altro no vax e no mask, era stata preannunciata da un'intensa campagna informativa lanciata sui più diffusi social network. Tuttavia, diversamente dalle precedenti manifestazioni, che pur sostenute dallo stesso ampio battage avevano fatto registrare presenze assai contenute e ben distanti dagli enfatici richiami degli organizzatori, quella del 9 ottobre inaspettatamente ha attirato un numero di partecipanti più che triplicato rispetto a quello previsto, addensatosi in poco tempo in Piazza del Popolo. Peraltro, l'assenza di elementi informativi da qualsiasi fonte non consentiva di prefigurare un indice di partecipazione così anomalo rispetto ai precedenti. Un altro aspetto critico attiene alla partecipazione di esponenti di Forza Nuova alla manifestazione del 9 ottobre. Tale presenza, che ha complessivamente raggiunto circa 200 unità, non fa che confermare l'acceso interesse di questa formazione, notoriamente appartenente all'area della destra radicale ed estremista, ad acquisire, attraverso l'adesione alla protesta, spazi di visibilità che ne accrescono il bacino di consenso. Gli esponenti di spicco di Forza Nuova che hanno preso parte alla manifestazione si sono poi evidenziati soprattutto nella fase degli scontri e durante l'assalto alla sede della CGIL, come dimostrano le misure cautelari disposte nei loro confronti. È stata al centro dell'attenzione la presenza in Piazza del Popolo di un noto esponente romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, vice segretario nazionale del movimento. Da più parti, infatti, si è chiesto come sia accaduto che un soggetto ben noto alle Forze dell'ordine per i suoi trascorsi delinquenziali, destinatario di un Daspo con divieto di partecipare alle manifestazioni sportive, nonché della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno, si sia potuto recare a una manifestazione pubblica a cui ha preso parte attiva.