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Disposizioni volte a tutelare il lavoro nei casi di utilizzo di piattaforme digitali e a contrastare i fenomeni di sfruttamento lavorativo. Onorevoli Senatori. – I mercati del lavoro e le società sono in rapida evoluzione: nuove opportunità e nuove sfide emergono dalla globalizzazione, dalla rivoluzione digitale, dal mutamento dell'organizzazione del lavoro e degli sviluppi sociali e demografici. Il mondo del lavoro è sicuramente l'ambito nel quale si riflette il progresso complessivo di un Paese. Di conseguenza la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori, sancita dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, rappresenta uno degli elementi basilari di un'economia al servizio dei cittadini. In quest'ottica il presente disegno di legge contiene una serie di disposizioni volte a tutelare il lavoro nei casi di utilizzo di piattaforme digitali e a contrastare i fenomeni di sfruttamento lavorativo. Le proposte normative, contenute nel provvedimento, sono il frutto delle proposte elaborate dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, contenute nella relazione intermedia sull'attività svolta dalla Commissione, approvata dalla Commissione stessa il 20 aprile del 2022. Da questo punto di vista il disegno di legge rappresenta un'attuazione concreta delle proposte presentate dalla Commissione. L'articolo l reca alcune disposizioni volte a tutelare il lavoro nei casi di utilizzo di piattaforme digitali. Negli ultimi anni, infatti, si è assistito alla nascita di nuovi fenomeni di sfruttamento del lavoro quali, ad esempio, il caporalato digitale dove i lavoratori della gig economy si affiancano ai lavoratori già protagonisti di fenomeni di sfruttamento fino ad ora conosciuti (tipico il caso dei braccianti agricoli). Il luogo e l'orario di lavoro sono oggi concetti fluidi, regolati da una nozione normativa classica che necessita di una disciplina specifica e maggiormente al passo con i tempi in grado di tutelare le nuove esigenze di sicurezza. Le moderne tecnologie, infatti, stanno modificando radicalmente la dimensione spazio-temporale dei luoghi di lavoro. Vi è inoltre un pericolo più profondo e cioè che l'utilizzo dell'algoritmo artificiale possa diventare uno strumento prescrittivo senza controllo. Gli algoritmi funzionano principalmente come sistemi atti a produrre canoni da considerare come standard al quale adeguarsi per massimizzare la performance dei lavoratori. Questi congegni inoltre vengono oggi utilizzati per dirigere, controllare ed eventualmente sanzionare i lavoratori. A tale riguardo si ritiene necessario introdurre una serie di disposizioni che stabiliscano dei livelli minimi di tutela per tutti i lavoratori della gig economy. A questo proposito l'articolo 1 individua una serie di casi precisi in cui, qualora la prestazione avvenga tramite piattaforme digitali, si considera lavoratore subordinato chiunque si obbliga, mediante retribuzione, a collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale anche se la prestazione sia svolta in tutto o in parte con strumenti che siano nella disponibilità del prestatore. Le precise condizioni individuate dall'articolo 1 per attribuire la qualifica di lavoratore subordinato traggono spunto dai diversi casi giurisprudenziali già affrontati su queste tematiche. L'articolo 2 reca alcune misure ulteriori di protezione dei dati personali dei lavoratori nel caso in cui il committente utilizzi delle piattaforme digitali. In particolare si prevede che le piattaforme non possano raccogliere dati personali quando il lavoratore delle piattaforme digitali non sta svolgendo un lavoro richiesto dal sistema automatizzato. L'articolo 3 introduce dei nuovi obblighi a carico del committente che utilizzi delle piattaforme digitali. Nello specifico il committente dovrà monitorare e valutare periodicamente l'impatto sulle condizioni di lavoro delle decisioni prese dai sistemi decisionali e di monitoraggio automatizzati nonché valutare i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori delle piattaforme digitali, in particolare per quanto riguarda i possibili rischi di infortunio sul lavoro nonché i rischi psico-sociali ed ergonomici. L'articolo 4, invece, affronta un tema particolarmente delicato quale quello delle tutele dei lavoratori dipendenti di ditte subappaltatrici. A tale riguardo, anche sulla base di quanto emerso dall'attività della Commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, si stabilisce che il subappaltatore, per le prestazioni affidate in subappalto, deve garantire gli stessi standard qualitativi e prestazionali previsti nel contratto di appalto nonché riconoscere ai lavoratori un trattamento economico e giuridico non inferiore a quello che avrebbe garantito il contraente principale, inclusa l'applicazione dei medesimi contratti collettivi nazionali di lavoro. L'articolo 5 prevede una specifica fattispecie penale al fine di contrastare i fenomeni di somministrazione fraudolenta di lavoro. Si tratta, in sostanza, di contrastare il fenomeno delle cosiddette cooperative spurie. A tale riguardo viene punita la condotta di chi, al fine di eludere delle norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicato al lavoratore, anche se socio lavoratore di cooperativa, assicura la somministrazione di lavoro in modo fraudolento violando i diritti del lavoratore stesso. L'articolo 6 introduce delle disposizioni volte a contrastare l'organizzazione dell'attività lavorativa mediante violenza o minaccia attraverso l'introduzione, all'interno del codice penale, di un'autonoma e specifica fattispecie di reato tesa a sanzionare la condotta di chiunque, con violenza o minaccia, costringa il lavoratore ad accettare la corresponsione di trattamenti remunerativi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate e, più in generale, condizioni di lavoro contrarie alle leggi e ai contratti collettivi, ovvero a rinunciare ai diritti spettanti in relazione al rapporto di lavoro procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto. L'articolo 7, invece, è volto a colmare una lacuna normativa in materia di responsabilità dell'ente estendendo la responsabilità, nell'ambito di gruppi di imprese, all'ente controllante che, giuridicamente o di fatto, svolge un controllo su altre imprese collettive nei casi in cui si verifichino delle condizioni di sfruttamento lavorativo. Da ultimo l'articolo 8 riproduce alcune disposizioni aggravanti nel caso di reato di estorsione qualora si sia in presenza di sfruttamento di prestazioni svolte da un numero di lavoratori superiori a tre o qualora uno o più dei lavoratori sfruttati siano stranieri irregolarmente presenti nel territorio italiano o minori in età non lavorativa. Si segnala, da ultimo, che per quanto attiene ad eventuali ipotesi di intervento normativo per assicurare adeguata tutela ai lavoratori che denunciano situazioni di sfruttamento, si è ritenuto di non inserire apposite previsioni al riguardo nel presente disegno di legge, essendo attualmente all'attenzione del Parlamento un provvedimento specifico, di iniziativa parlamentare, che affronta in maniera organica tale questione.. 1 (Disposizioni volte a tutelare il lavoro nei casi di utilizzo di piattaforme digitali) 1 All'articolo 47 -bis del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: « 1-bis.