[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 416 del codice di procedura penale promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese con ordinanza del 29 novembre 2007, iscritta al n. 165 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 23, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 aprile 2009 il Giudice relatore Gaetano Silvestri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese, con ordinanza del 29 novembre 2007, ha sollevato – in riferimento agli artt. 24, secondo comma, e 111, secondo comma (recte: terzo comma), della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 416 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede una sanzione di nullità per i casi in cui il fascicolo trasmesso al giudice con la richiesta di rinvio a giudizio sia predisposto senza l'osservanza delle prescrizioni contenute nello stesso art. 416 cod. proc. pen. , nell'art. 130 delle «Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale» (approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271) e nell'art. 3 del decreto ministeriale 30 settembre 1989, n. 334 (Regolamento per l'esecuzione del codice di procedura penale). Il rimettente, che procede in ordine ad un fatto di omicidio per colpa professionale medica, riferisce delle doglianze difensive manifestate riguardo alle caratteristiche del fascicolo processuale trasmesso dal pubblico ministero in vista dell'udienza preliminare. Detto fascicolo, secondo quanto riferito dal giudice a quo, contiene documentazione processuale non (più) pertinente, ma, «soprattutto, contiene atti e produzioni raccolti non in ordine cronologico, numerati in progressione; la copertina contiene anche i nomi delle persone non imputate e non contiene la data di iscrizione dell'imputata […] nel registro previsto dall'art. 335 c.p.p. ; l'indice degli atti e delle produzioni è assolutamente generico, accorpando in macro-voci centinaia di atti e rendendo di fatto impossibile, solo in base ad esso, il rinvenimento nel carteggio di atti riguardanti la posizione di singoli imputati». Secondo il rimettente, che disattende in proposito un'eccezione difensiva, la pur palese violazione dei criteri fissati dalla legge per la formazione del fascicolo (art. 130 disp. att. cod. proc. pen. e art. 3 reg. esec. cod. proc. pen.) non sarebbe produttiva di nullità ai sensi dell'art. 178, comma 1, lettera b) del codice di rito penale. Infatti, nella specie, sarebbe in questione non l'iniziativa del pubblico ministero per il promovimento dell'azione penale, quanto piuttosto la modalità dell'esercizio di tale azione nel caso concreto. Il giudice a quo esclude, nel prosieguo, che la ricorrenza della nullità possa essere desunta da altri parametri normativi. Sarebbe irrilevante, in proposito, il disposto della lettera c) del comma 1 dell'art. 178 cod. proc. pen. , dato che le irregolarità della fascicolazione non potrebbero dirsi «concernenti» l'assistenza tecnica dell'imputato. Nessuna specifica nullità, per altro verso, è prevista nell'art. 416 cod. proc. pen. riguardo alla trasmissione degli atti, e la circostanza sarebbe risolutiva, a parere del rimettente, in forza del principio di tassatività delle sanzioni processuali fissato nell'art. 177 dello stesso codice. Del resto, la giurisprudenza escluderebbe con orientamento unanime che l'assenza di determinati atti nel fascicolo trasmesso per l'udienza preliminare comporti una nullità, e non la semplice inutilizzabilità degli atti medesimi. Tutto ciò premesso, il giudice a quo ritiene che la carenza di una sanzione processuale nella fattispecie descritta determini un duplice vulnus per il diritto di difesa, come garantito dal secondo comma dell'art. 24 Cost. In primo luogo, sarebbe pregiudicato l'interesse alla «certezza» circa la «identità» degli atti destinati a formare la base cognitiva del giudizio. Una tale certezza sarebbe tanto più essenziale in un sistema fondato sulla pluralità dei «canestri documentali», che si formano a seconda della fase e della tipologia del giudizio, e fondato anche sulla rilevanza conferita al tempo dell'acquisizione di singoli atti, attraverso un complesso sistema di limiti all'utilizzabilità delle fonti di prova. La violazione delle norme sulla composizione del fascicolo non consentirebbe, in particolare, di escludere che determinati atti vengano inseriti in fasi successive alla trasmissione del fascicolo ex art. 416 cod. proc. pen. D'altra parte, l'omessa indicazione della data della iscrizione del nominativo di un singolo imputato nel registro delle notizie di reato sarebbe d'ostacolo al relativo computo dei termini di durata dell'indagine, e dunque all'identificazione degli atti effettivamente utilizzabili nei confronti dell'interessato. Una lesione del diritto di difesa, in secondo luogo, deriverebbe dall'ostacolo frapposto ad un tempestivo e completo esame del carteggio processuale. Le difficoltà connesse alla mole degli atti ed all'assenza di indici attendibili potrebbero comportare carenze cognitive, «con pericolose ricadute in termini di adeguatezza dell'attività difensiva». Il rischio sarebbe particolarmente grave nella fase dell'udienza preliminare, quando la difesa è chiamata a compiere scelte avvertite, e non più revocabili, a proposito dell'eventuale ricorso a riti alternativi. Secondo il rimettente la questione proposta – di sicura rilevanza, non potendosi valutare «senza la certezza circa il canestro documentale» la richiesta di rinvio a giudizio e quella eventuale di accesso ad un rito speciale – non potrebbe essere superata attraverso una soluzione «adeguatrice». La restituzione degli atti al pubblico ministero, al fine di determinare una nuova e corretta fascicolazione della documentazione processuale, non potrebbe prescindere da una dichiarazione di nullità della richiesta di rinvio a giudizio, della quale però, ancora una volta, lo stesso rimettente esclude i presupposti. Il giudice a quo non ritiene, a tale ultimo proposito, che possa utilmente evocarsi l'orientamento giurisprudenziale che nega l'abnormità dei provvedimenti di annullamento della richiesta di rinvio a giudizio assunti su base sistematica (orientamento che si manifesta nei casi di perdurante indeterminatezza dell'imputazione). L'art. 416 cod. proc. pen. prevede al primo comma una serie tassativa di ipotesi di nullità della richiesta in questione, e «relega» al secondo comma le disposizioni sulla formazione del fascicolo. In queste condizioni – assume il rimettente – la configurazione di una nullità implicherebbe palese violazione del principio di tassatività delle sanzioni processuali. Da ultimo, il giudice a quo assume che la disciplina censurata contrasterebbe anche con il secondo comma (recte: