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alla luce di quanto riportato in premessa, se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno accelerare la fruibilità di tutte quelle risorse approvate dal Parlamento e dal Governo a sostegno del settore crocieristico; se non ritenga utile considerare l'ipotesi di una misura ad hoc per il solo comparto crocieristico nazionale. Atto n. 4-05896 LAFORGIA DE PETRIS BUCCARELLA ERRANI RUOTOLO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: da organi di stampa si apprende che Logista, la multinazionale monopolista nella distribuzione del tabacco, ha deciso di chiudere il sito di Bologna e ha avvisato tutti i lavoratori con un messaggio via "WhatsApp" inviato sabato 31 luglio verso le ore 22; la comunicazione è arrivata senza alcun preavviso e senza alcun coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, lanciando nell'angoscia circa 90 lavoratori e le loro famiglie; considerato che nessun dipendente in questi due anni di pandemia si è mai fermato a riposare, perché i tabacchi, si sa, sono considerati attività essenziale. Persino di fronte allo scoppio di un focolaio pandemico la multinazionale non ha chiuso un solo giorno; ritenuto che, a parere degli interroganti, non è accettabile quanto riportato, in quanto si tratta di un metodo di comunicazione inqualificabile, che purtroppo si sta ripetendo e che calpesta i diritti e la dignità dei lavoratori che resteranno senza occupazione, si chiede di sapere che cosa i Ministri in indirizzo intendano fare, per garantire la salvaguardia occupazionale dei lavoratori, scongiurando la chiusura dello stabilimento, e se non vogliano promuovere, d'intesa con le organizzazioni sindacali, misure che contemplino, in qualsiasi momento, il rispetto etico delle aziende nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, per evitare che episodi di questa gravità possano ripetersi. Atto n. 4-05897 BRIZIARELLI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: ad inizio 2020 un'importante operazione antimafia nell'ambito di presunte frodi ai danni dell'Unione europea ha fatto emergere un esteso fenomeno di illegalità che interessa ormai da anni tutto il territorio italiano, noto come "mafia dei pascoli"; diverse sono le aziende del Nord del Paese che continuano ad affittare dai comuni appenninici i terreni ad uso civico per ottenere fondi europei, senza di fatto svolgere effettivamente alcuna delle attività agricole o di pastorizia previste quale requisito per l'accesso ai fondi; con tale meccanismo illegale vengono sottratte notevoli risorse, ma anche estesi terreni agli allevatori locali, che si trovano in tal modo a soffrire di scarsa disponibilità di pascoli e di aiuti europei; i requisiti per ottenere i finanziamenti europei si basano in particolare sui titoli e sugli ettari di terreno interessati e non sull'effettiva produttività che ne deriva, in termini di pascoli e di produzione agricola; questa pratica, oltre a consentire alle aziende interessate di percepire indebitamente il contributo della PAC, comporta un considerevole aumento dei canoni di affitto delle zone montane favorendo i grandi gruppi e le cooperative di fuori regione, rispetto ai piccoli allevatori locali; il fenomeno risulta essere molto esteso e riguarda, ormai da anni, gran parte del territorio italiano coinvolgendo aziende e territori tra il Nord e il Sud del Paese, nelle zone che vanno dalla Valcamonica alla Valtellina, dalla val Trompia al Piemonte, al Cadore all'Umbria, all'Abruzzo, fino alla Sicilia; il libro di Giannandrea Mencini, "Pascoli di Carta", pubblicato recentemente, dimostra la dimensione e la portata di tale problematica, descrivendo realtà di illegalità fatte di situazioni paradossali, leggi comunitarie distorte, truffe e fiumi di denaro per attività agricole e di pastorizia pressoché inesistenti; considerato che: a livello di fondi europei, la politica agricola comune rappresenta il 40 per cento delle spese dell'intero budget comunitario, e, secondo una recente analisi condotta dall'Ufficio valutazione d'impatto del Senato della Repubblica risulta che, tra il 2014 e il 2020, l'Unione europea ha accantonato per l'Italia risorse finanziarie pari ad oltre 77 miliardi di euro, di cui 46,5 miliardi per politiche di coesione e 31 miliardi per la politica agricola comune quali contributi allo sviluppo rurale; la pandemia di coronavirus ha impattato in maniera drammatica sul settore agricolo e sulla pastorizia, che pertanto ha necessità di un supporto concreto per consentire una giusta e pronta ripresa e ripartenza, a garanzia anche dell'approvvigionamento alimentare della UE e quindi della salute e del benessere dei cittadini, si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda mettere in atto, a tutela dei legittimi allevatori e agricoltori, per garantire un controllo sull'accesso ai fondi europei nel settore agricolo nel nostro Paese e sul loro effettivo utilizzo, soprattutto per prevenire i fenomeni illeciti che ogni anno mettono a rischio il necessario supporto finanziario alle giovani e oneste imprese italiane e consentire il rilancio delle attività e dell'economia. Atto n. 4-05898 RAUTI CIRIANI BALBONI BARBARO CALANDRINI DE BERTOLDI FAZZOLARI GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA MAFFONI MALAN Al Ministro dell'istruzione Premesso che: gli ultimi dati ISTAT disponibili, riferiti all'anno 2019, mostrano che in Italia la percentuale di giovani che abbandonano precocemente i percorsi di istruzione e formazione è pari al 13,5 per cento, un tasso ben al di sopra di quello della media degli Stati dell'Unione europea, attestato al 10,2 per cento; dalla relazione di monitoraggio del settore dell'istruzione e della formazione 2020 della Commissione europea emerge, inoltre, che un terzo (32,5 per cento) dei giovani che in Italia abbandonano precocemente gli studi e la formazione (18-24 anni) sono nati all'estero; inoltre, dai dati ufficiali forniti dal Ministero dell'istruzione nel rapporto sulla dispersione scolastica nell'anno scolastico 2016/2017 e nel passaggio all'anno scolastico 2017/2018, pubblicato nel 2019, l'abbandono degli studi è particolarmente frequente tra gli studenti nati all'estero in Stati come l'Egitto, il Pakistan, il Bangladesh, il Senegal e la Costa d'Avorio, tutti a maggioranza musulmana, e, sul punto, una ricerca effettuata nel 2017 dall'associazione Acmid- Donna onlus , il cui scopo è la tutela dei diritti delle donne musulmane in Italia, segnalava che, in Italia, 60 bambine musulmane su 1000 sono costrette dai genitori ad abbandonare la scuola dell'obbligo tra la quinta elementare e la prima media, un dato estremamente preoccupante che tra il 2016 e il 2017 era triplicato; considerato che: l'abbandono scolastico da parte delle bambine di fede islamica è un problema diffuso su tutto il territorio nazionale ed è una condizione in cui versano migliaia di minori in Italia, mentre colpisce in misura decisamente inferiore i coetanei maschi;