[pronunce]

6.- Si è costituita in giudizio YM, premettendo di essere una impresa italiana dedita alla produzione e commercializzazione di sigarette a un prezzo di vendita «particolarmente contenuto e competitivo» (pari a «Euro 4,60/5,00 a pacchetto»), inferiore a quello «coincidente con il prezzo medio ponderato [...] per il 2022 [...] pari appunto a Euro 5,20», nonché «inferiore al c.d. "prezzo di parità"». La società rileva che, con l'introduzione del meccanismo costituito dall'OFM, sarebbe stata prevista «una tassazione inversamente proporzionale rispetto al prezzo di vendita (più è basso il prezzo di vendita maggiore è la tassazione che grava sul produttore e viceversa) che ha l'effetto di incidere sulla libertà dei produttori di fissare il prezzo di vendita delle sigarette, posto che questi ultimi sono costretti ad aumentare il prezzo per evitare di andare in perdita, e sulla libertà di iniziativa economica privata». Proprio per tale ragione YM, nel tentativo di compensare gli effetti di «tale imposizione fiscale», avrebbe «necessariamente alzato i propri prezzi di vendita, confidando (invano) in provvedimenti migliorativi della propria situazione». Tuttavia, dal 2022 non sarebbe stata più possibile una politica commerciale di aumento dei prezzi, «che avrebbe penalizzato eccessivamente il volume delle vendite», e ciò in ragione delle «ingenti perdite subite dovute», da un lato, alla riduzione di «quote di mercato rappresentate dai consumatori interessati ad acquistare prodotti a costi più bassi», e dall'altro, alla minore competitività nei mercati di fascia alta, perché i consumatori «a parità di prezzo, preferisc[o]no i marchi più noti». 6.1.- La società rammenta che il «prelievo» dell'OFM verrebbe «applicato laddove, partendo dal prezzo di vendita finale indicato dal produttore, la somma dell'accisa globale e dell'IVA risulti inferiore alla soglia da esso rappresentata». In tal modo, l'OFM «sostituisce l'ordinario regime di tassazione delle sigarette che è costituito dall'applicazione dell'accisa ordinaria e dell'IVA». Ciò troverebbe riscontro nei dati numerici relativi all'anno 2022, con il PMP pari ad euro 260,00 e l'OFM pari ad euro 194,72, a fronte di un "prezzo di parità" di euro 248,00 ogni 1000 sigarette. 6.2.- Per YM la disciplina nazionale sarebbe «obiettivamente incompatibile con quella europea», soprattutto con riferimento a quanto previsto dall'art. 7, paragrafo 4, della direttiva 2011/64/UE. In particolare, essa avrebbe alterato la «concorrenza nel mercato» e compresso «la libertà di impresa e le politiche economiche degli operatori», costringendo «quelli che producono sigarette ad un prezzo inferiore rispetto al c.d. "prezzo di parità" a sopportare ingiustificatamente un onere fiscale che aumenta al diminuire del prezzo di vendita». Inoltre, ad avviso della società, «i produttori che offrono sigarette ad un prezzo più elevato e quindi realizzano un maggior fatturato [...] sono in grado di modificare la soglia dell'"onere fiscale minimo" mediante il semplice aumento dei prezzi di vendita», innalzando «automaticamente il numeratore sulla cui base si effettua il rapporto tra fatturato e quantità di sigarette vendute» e determinando «una soglia dell'"onere fiscale minimo" più alta». 7.- Si sono costituite in giudizio ITM e MIT rilevando, anzitutto, che il mercato delle sigarette sarebbe caratterizzato «dalla presenza di pochi grandi players che occupano una quota pari al 90 % di esso e che producono e vendono trasversalmente ogni tipologia di sigaretta (da quelle di fascia medio-bassa a quelle dal prezzo di vendita più elevato) e dalla presenza di operatori economici di ben minori dimensioni [...] che agiscono nella restante e minoritaria quota di mercato [...] attraverso la produzione e la vendita di sigarette il cui prezzo si colloca in una fascia medio-bassa (4,50-4,70 &#8364;/pacchetto)». Pertanto, «l'onere fiscale minimo e l'accisa ordinaria si applicano, rispettivamente, al 6% e al 94% dei consumi annuali», con «una drastica riduzione» dei «ricavi di vendita (c.d. "quota fornitore")» esclusivamente per le «sigarette il cui prezzo si colloca al di sotto della soglia dettata dall'onere fiscale minimo». Le società precisano che l'OFM, nella sua prima versione individuata dal decreto legislativo 15 dicembre 2014, n. 188 (Disposizioni in materia di tassazione dei tabacchi lavorati, dei loro succedanei, nonché di fiammiferi, a norma dell'articolo 13 della legge 11 marzo 2014, n. 23), «era stabilito per via legislativa in un ammontare predeterminato» con la previsione di uno ius variandi da parte del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF), su proposta del direttore dell'ADM, «in modo tale da garantire una certa stabilità dei prezzi di vendita», ma ciò senza «alterare la concorrenza nel mercato di riferimento». Solo con la successiva modifica normativa di cui alla legge n. 145 del 2018, in vigore dal 1 ° gennaio 2019, l'OFM sarebbe stato «"pari al 95,22 per cento della somma dell'accisa globale e dell'imposta sul valore aggiunto calcolate con riferimento al PMP-sigarette"» e quindi ancorato «alla variazione dei prezzi totali di vendita delle sigarette, causat[a] dagli stessi competitors presenti nel mercato di riferimento». 8.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e comunque manifestamente infondate. 8.1.- L'Avvocatura prende le mosse dalla considerazione che «[f]ino al 2018, l'onere fiscale minimo era definito direttamente dal Legislatore», mentre successivamente «con L. n. 145/2018 si è statuito che il calcolo di tale onere fosse automatico in percentuale rispetto al PMP-sigarette». 8.2.- Per la difesa erariale, con la novella del 2018 «[i]l legislatore, nell'ottica di ovviare alla perdita di efficacia che la misura dell'OFM naturalmente subisce all'aumentare del PMP, ha consentito, dunque, di rimodulare lo stesso in modo da mantenere inalterata la percentuale dell'accisa globale e dell'IVA gravanti sul PMP-sigarette attualmente fissata al 96,22%, al fine di mantenere un rapporto costante tra l'OFM e [il valore] associato al PMP». In tal modo, ad avviso dell'Avvocatura, poiché il PMP verrebbe determinato «in relazione ai dati relativi dell'anno precedente e calcolato in base al valore totale delle sigarette immesse in consumo in rapporto alla relativa quantità totale», la fiscalità risulterebbe «ancorata ad un dato di mercato più stabile, definito dalle scelte di tutti i suoi operatori». 8.3.- Per la difesa dello Stato, inoltre, rientrerebbe nella logica dell'OFM la circostanza che questo non riguardi le classi di prezzo superiore, incidendo solo «sulla dinamica dei prezzi al di sotto di quello oltre il quale viene meno l'applicazione dell'onere fiscale minimo».