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Vi è infatti chi sostiene che il rifiuto dì consegnare il farmaco finirebbe inevitabilmente per pregiudicare la fruizione del servizio farmaceutico (che è un servizio pubblico di interesse generale finalizzato alla tutela della salute), costringendo così il paziente a recarsi presso un'altra farmacia che, per i criteri di pianificazione della pianta organica, potrebbe anche trovarsi a notevole distanza. Nell'ipotesi di farmaci la cui utilità ed efficacia sono strettamente legati alla tempestività della loro assunzione, come nel caso del già ricordato levonorgestrel , il rifiuto di dispensazione, con la conseguente ricerca di un farmacista disposto a consegnare il farmaco, potrebbe appunto arrivare a configurare una lesione del diritto di accesso al farmaco di cui ogni cittadino è portatore. Se è vero, come molti sostengono, che tali preoccupazioni, legittime e anche condivisibili, sono la principale scaturigine degli impedimenti al pieno e dichiarato riconoscimento anche per il farmacista del diritto all'obiezione di coscienza, è altrettanto vero che esse sono da ricondurre non a questioni di principio ma di natura meramente organizzativa: laddove venga comunque garantito al cittadino l'accesso al farmaco prescritto dal medico, sia all'interno di una farmacia aperta al pubblico sia in altro presidio sanitario abilitato alla dispensazione di farmaci con obbligo di ricetta, viene infatti meno ogni situazione ostativa al pieno riconoscimento, anche per il farmacista, di un diritto riconosciuto ad altri professionisti sanitari come i medici e gli infermieri. L'articolo 3 del presente provvedimento interviene appunto a risolvere questo nodo, ponendo a carico del presidio sanitario nel quale opera il farmacista obiettore di coscienza -- sia esso una farmacia pubblica, privata od ospedaliera o un servizio farmaceutico dell'azienda sanitaria locale che svolga attività di distribuzione diretta di farmaci -- l'obbligo di garantire l'intervento di un farmacista che possa in ogni caso dare corso alla spedizione della ricetta e alla conseguente consegna del farmaco, nel rispetto dei tempi utili per una sua corretta ed efficace assunzione. Una tale previsione, del tutto analoga a quanto previsto per gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate dall'articolo 9 della citata legge n. 194 del 1978, che -- pur in presenza di medici e infermieri obiettori -- sono tenuti in ogni caso ad assicurare l'effettuazione di interventi di interruzione della gravidanza, impedisce ogni possibile lesione o compromissione del diritto del cittadino all'accesso al farmaco, consentendo al contempo al farmacista di esercitare quel diritto all'obiezione di coscienza che, proprio per il fatto di non essere allo stato espressamente riconosciuto, si trova di fatto a essere sostanzialmente negato. È espressamente previsto che tale intervento professionale può essere disciplinato anche nell'ambito di un rapporto di consulenza con il presidio sanitario interessato. L'articolo 4 del presente provvedimento, infine, regola le modalità per la revoca dell'obiezione di coscienza.. Art. 1. (Riconoscimento del diritto di obiezione di coscienza ai farmacisti) 1. A salvaguardia del diritto alla vita, costituzionalmente tutelato fin dal concepimento, ai farmacisti che operano in qualità di titolari, direttori e collaboratori nelle farmacie pubbliche e private aperte al pubblico, nelle farmacie ospedaliere e nei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie locali, è riconosciuto, in analogia con quanto previsto dall'articolo 9 della legge 22 maggio 1978, n. 194, il diritto di sollevare obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione, nei confronti della preparazione e della dispensazione di specialità medicinali che provochino l'aborto o impediscano l'annidamento nell'utero dell'ovulo fecondato. 2. I farmacisti che sollevano e dichiarano obiezione di coscienza possono rifiutare di preparare e dispensare i farmaci di cui al comma 1. In nessun caso tale rifiuto può essere causa o pretesto di discriminazione, né provocare conseguenze pregiudizievoli per il rapporto di lavoro, ivi comprese sanzioni di natura economica e disciplinare. La dichiarazione di obiezione di coscienza di cui al comma 1 può intervenire anche all'interno di un rapporto di lavoro già in essere, senza che ciò in alcun modo possa pregiudicare il rapporto di lavoro stesso. Art. 2. (Obbligo di comunicazione della dichiarazione di obiezione di coscienza all'azienda sanitaria locale e al datore di lavoro) 1. La dichiarazione di obiezione di coscienza di cui all'articolo 1 è comunicata all'azienda sanitaria locale e all'Ordine provinciale dei farmacisti competenti per il territorio in cui è ubicata la farmacia presso la quale l'obiettore presta il suo servizio professionale; la dichiarazione è contestualmente notificata al datore di lavoro. Nel caso di farmacisti dipendenti da servizi farmaceutici pubblici e da strutture ospedaliere, la dichiarazione medesima è indirizzata alla azienda sanitaria locale e al direttore sanitario della struttura. 2. Le regioni, ai sensi della presente legge, adottano le disposizioni necessarie per garantire una corretta e completa informazione degli utenti in ordine alla possibilità di obiezione riconosciuta ai farmacisti dalla presente legge, nonché in ordine all'obbligo, per le farmacie aperte al pubblico, per le farmacie ospedaliere e per i servizi farmaceutici delle aziende sanitarie locali, di rispettare la disposizione di cui all'articolo 3. Art. 3. (Obblighi a tutela dei diritti del cittadino per i presidi sanitari dove operi un farmacista obiettore di coscienza) 1. Al fine di contemperare il diritto del farmacista all'obiezione di coscienza con la necessità di garantire la preparazione e la dispensazione delle specialità medicinali di cui all'articolo 1, a tutela del diritto del cittadino ad accedere a ogni farmaco registrato e ammesso al commercio dall'autorità sanitaria, il presidio sanitario nel quale opera il farmacista obiettore di coscienza, sia esso una farmacia pubblica, privata od ospedaliera o un servizio farmaceutico dell'azienda sanitaria locale che svolge attività di distribuzione diretta di farmaci, deve sempre garantire l'intervento di un farmacista che possa in ogni caso dare corso alla spedizione della ricetta e alla conseguente consegna del farmaco, nel rispetto dei tempi utili per una sua corretta ed efficace assunzione, così come indicati dalla prescrizione medica. 2. L'attività del farmacista, di cui al comma 1, può svolgersi anche nell'ambito di rapporti di natura convenzionale. Art. 4. (Revoca della dichiarazione di obiezione di coscienza) 1. La dichiarazione di obiezione di coscienza di cui all'articolo 1 può, in ogni momento, essere revocata con le stesse modalità di cui all'articolo 2.