[pronunce]

E ciò traducendosi nel difetto di motivazione sulla rilevanza della questione non può non comportare, in conformità alla costante giurisprudenza di questa Corte, una declaratoria di manifesta inammissibilità. 3. - Quanto ai due giudizi promossi dal Tribunale di Ancona, va preliminarmente disattesa l'eccezione di inammissibilità sollevata in udienza dalla Avvocatura generale dello Stato e motivata con l'assunto che il rimettente, adottando il provvedimento di riunione delle due opposizioni, avrebbe mostrato di ritenere ammissibile la seconda opposizione e fatto, con ciò stesso, implicita applicazione della norma - l'art. 647 cod. proc. civ. censurata. Va, in contrario, osservato come il provvedimento di riunione di più procedimenti relativi alla stessa causa e pendenti davanti allo stesso giudice - da adottarsi anche d'ufficio, ai sensi dell'art. 273, primo comma, cod. proc. civ. sia privo di qualsiasi contenuto decisorio e risponda a mere esigenze di economia dei giudizi. E ciò è sufficiente ad escludere la ricorrenza nella specie sia della asserita valutazione di ammissibilità della seconda opposizione che dell'applicazione della norma impugnata. 4. - Nel merito, la questione è infondata. La premessa da cui muove il rimettente è che l'art. 647, secondo comma, sia "ingiustamente impeditivo della possibilità di riproporre opposizione (una volta verificatasi l'improcedibilita), purché nei termini e purché tale improcedibilità non sia stata dichiarata". In tal modo, e sempre secondo lo stesso rimettente, "il convenuto in senso sostanziale vedrebbe irrimediabilmente preclusa la possibilità di far valere le sue ragioni senza che ad una sua negligenza nella ritardata costituzione possa porre riparo, abbandonando la prima opposizione e proponendone un'altra nel rispetto dei termini perentori di cui all'art. 641 c.p.c. ". In contrario, è sufficiente osservare che l'art. 647 cod. proc. civ. secondo il suo inequivoco tenore testuale condiziona il decreto di esecutività solo "alla mancata opposizione nel termine stabilito", senza alcun riferimento al preteso divieto di riproporre l'opposizione prima che sia scaduto il termine fissato nel decreto. Né, sul piano sostanziale, si scorgono ragioni che possano legittimare l'interpretazione prospettata dal rimettente. Essendo, pertanto, consentito rinnovare l'opposizione, sempre nel rispetto dei termini fissati nel decreto come del resto questa Corte ha affermato nella sentenza n. 141 del 1976, detta rinnovabilità deve ammettersi non solo in relazione ad un vizio dell'atto di opposizione in sé considerato, ma anche alla mancata o intempestiva costituzione in giudizio dell'opponente, non sussistendo alcun motivo, in pendenza dei termini per l'opposizione, per ammettere la rinnovazione in un caso ed escluderla nell'altro. Con l'ovvia conseguenza che pur in assenza di una tempestiva costituzione in giudizio il decreto di esecutività non può essere emesso se non sia anche interamente decorso il termine per l'opposizione. Priva di qualsiasi rilevanza ai fini de quibus è, infine, la non riassumibilità dell'opposizione non iscritta a ruolo. La ratio dell'art. 647 cod. proc. civ. è, infatti, quella di assicurare l'intangibilità del decreto ingiuntivo qualora, nel termine perentorio previsto dall'art. 641 cod. proc. civ. , e salva l'ipotesi di cui all'art. 650 cod. proc. civ. , l'ingiunto non abbia provocato la trasformazione del procedimento monitorio in procedimento ordinario, mediante una opposizione seguita da una valida costituzione in giudizio. Ed una ratio siffatta connessa alle esigenze di celerità tipiche del procedimento monitorio, sarebbe evidentemente frustrata se all'opponente fosse consentito, in caso di opposizione non seguita da iscrizione a ruolo della causa, riassumere la causa stessa nell'ampio termine previsto dall'art. 307 cod. proc. civ. , in tal modo di fatto differendo in maniera del tutto arbitraria la definitività del decreto. Il presupposto interpretativo da cui muove il rimettente è, dunque, erroneo ed è, conseguentemente, infondata la questione di costituzionalità sollevata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, 1) Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 647, primo e secondo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento all'art. 24, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Napoli con l'ordinanza in epigrafe; 2) Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 647, secondo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Ancona, sez. distaccata di Fabriano, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 gennaio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Marini Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 febbraio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola