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Franco Battiato raccoglieva in sé tutte queste necessarie qualità: passione, perseveranza, talento, motivazione, determinazione, preparazione e dedizione. Con innata sobrietà, ma anche con forza ed estrosità ha amato la musica in tutte le sue curve e spigolature, con dolcezza e asprezza, ma sempre con eleganza. È stato il musicista di tante età, abbracciando con le sue creazioni intere generazioni, rigenerando se stesso e la sua musica a tempi ed esigenze diverse. Grazie Franco per aver dato pienezza e senso alla difficile vita dei musicisti; per avere colorato con la tua musica tanti dei nostri giorni; per aver amato e curato fino all'ultimo istante di vita il tuo raro talento. Adesso hai trovato il tuo centro di gravità permanente. Riposa. (Applausi) . GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il modo migliore per commemorare Franco Battiato probabilmente sarebbe quello di riascoltare le sue canzoni e rivedere le sue esibizioni. È impossibile inquadrarlo in uno stile: ha combinato musica leggera e canzone d'autore, pop e avanguardia, rock e opera lirica, musica etnica ed elettronica. Ha raccontato che reagiva all'omologazione. «Non c'è nulla che mi interessi meno del pregiudizio altrui» ha detto. Era eclettico e sorprendente: ha fatto dell'estro la sua nota distintiva. È stato un genio che ha vissuto nella costante ricerca di forme artistiche nuove da sperimentare. «Sono sempre in cammino» spiegava e cantava «l'animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai. Si prende tutto, anche il caffè. Mi rende schiavo delle mie passioni». Ha avuto sempre un pizzico di autoironia e una tensione creativa costante, che lo ha reso autore di quella musica che è stata colonna sonora dei nostri anni più belli. «La stagione dell'amore viene e va. All'improvviso senza accorgerti, la vivrai, ti sorprenderà. Ne abbiamo avute di occasioni. Perdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai». Amava cantare danzando sul palco in un inno alla vita e all'amore, motore di tutte le cose. La passione carnale è raccontata in «Sentimiento nuevo» e il desiderio di spiritualità per comprendere appieno l'essenza dell'essere umano è cantato nella celebre «E ti vengo a cercare». Racconti lirici, riferimenti filosofici e letterari dal sapore antico inseriti in brani dal gusto pop hanno conquistato intere generazioni grate a questo artista unico. In lui si ritrovano il mondo classico e le filosofie orientali, la curiosità verso culture lontane, l'esotismo e poi la Sicilia - la sua e la mia Sicilia - l'amore e il dolore per una terra complicata e intensa, ricca di storia e cultura, coraggio e contraddizioni, il mare e il fuoco in un'esplosione di emozioni. L'attrazione verso il mondo della natura si percepisce nella celebre «Gli uccelli», che ha la potenza di farci sentire la libertà e l'emozione di voli imprevedibili ed ascese velocissime «nello spazio, tra le nuvole, con le regole assegnate, a questa parte di universo». E poi la speranza in una società più attenta alle ragioni dell'altro: «Sogno il dialogo con chi la pensa diversamente da me», confidava. Non mi soffermerò sulla breve parentesi del suo impegno politico: oggi voglio ricordare il cantautore, il compositore, il direttore d'orchestra che ha scandito i miei anni magici e irripetibili; anni che probabilmente non sarebbero stati così speciali senza la sua musica. Per sempre grazie di tutto questo, maestro. (Applausi) . BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, chissà se a Franco Battiato avrebbe fatto piacere la commemorazione in suo onore e memoria che stiamo svolgendo qui, in quest'Aula parlamentare, schivo e riservato com'era. Lui che pare non gradisse neanche essere chiamato maestro. La sua parola più eloquente il silenzio: «Dovremmo metterci tutti in cammino come lui, per trovare la bellezza», sono state le parole del sacerdote che ha celebrato ieri i suoi funerali. In un mondo di eccessi, soprattutto di eccessi di parole, di chiacchiere a profusione, Battiato ha insegnato che ciò che conta è l'essenziale. Lo ha fatto nel corso di decenni di attività artistica, passando dalla ricerca musicale sperimentale fino al progressive rock , dal pop commerciale alla lirica, con la particolare alchimia dei suoi testi, tra suggestioni linguistiche, echi dell'anima, viaggi a volte quasi onirici che ci hanno trasportato nei suoi mondi immaginifici. E poi Franco Battiato ha portato nella canzone il misticismo, la spiritualità, l'idea di un alto, di una linea verticale che, opponendosi alla sola orizzontalità della vita terrena, ci spinge verso lo spirito. In un momento per l'intera umanità come questo, intriso di dubbi e incertezze sul futuro, e con un presente che cerca di scrollarsi di dosso il peso di un evento assurdo e imprevedibile nella sua gravità come la pandemia che stiamo attraversando, il messaggio che ci lascia in eredità Franco Battiato ci arriva forte come un testamento e lieve come una carezza; forte nella spiritualità che Franco Battiato ha coltivato fino alla fine, con la sua fede solida e viva come l'Etna della sua terra, la Sicilia, dove scelse di vivere e di morire; e lieve, come la carezza de «La cura», uno dei suoi brani più significativi, espressione della sua umanità generosa e responsabile del bene verso gli altri. Ed è proprio questo, in questo momento, il testimone da cogliere per le nostre vite, nel nostro operare, nel rapporto con gli altri, con chi incontriamo nelle nostre giornate. Ricordiamoci di togliere la maschera, non quella della protezione dal virus, ma quella che crediamo debba proteggerci dal nemico che temiamo esserci nell'altro, e abbiamone invece cura, per quanto possiamo. Grazie, Franco Battiato! (Applausi) . RAMPI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, signori colleghi e colleghe, credo che Franco Battiato avrebbe sorriso molto delle nostre parole, di questa commemorazione in Aula perché la traccia dell'ironia è stata la chiave di tutto il suo percorso artistico. Lo è stata perché i grandi intellettuali, i grandi artisti, i grandi uomini di cultura riescono a compiere un cerchio e padroneggiano talmente tanto l'enormità delle letture e delle riflessioni che hanno affrontato nella vita che, a un certo punto, sono in grado di trasformarle in quella parola, in quella musica, in quella nota che possono sembrare di una semplicità inaudita, che possono sembrare uno scherzo, un gioco per qualcuno, quando in realtà sono esattamente quel ponte che permette a chiunque di arrivare a qualsiasi punto dell'arricchimento culturale e spirituale, a una sola condizione però: volerlo.