[pronunce]

, nell'interpretazione datane dal diritto vivente, oltre che porsi in contrasto con l'art. 3 Cost. (per l'intrinseca irragionevolezza e per la disparità di trattamento con altre figure criminose), violerebbe anche l'art. 27, terzo comma, Cost., che assegna alla pena finalità rieducativa, posto che, nella fattispecie concreta, l'imputata, pur incensurata e mai in passato coinvolta in incidenti stradali, sarebbe condannata alla pena della reclusione anziché beneficiare di un trattamento sanzionatorio alternativo attraverso lo svolgimento di lavori di pubblica utilità, che ne consentirebbe meglio la risocializzazione. 5.- Nel giudizio incidentale si è costituita S.M.N. Z., la quale ha invocato l'accoglimento delle questioni, aderendo alla prospettazione dell'ordinanza di rimessione. 6.- Con atto del 6 settembre 2022, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel presente giudizio e ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili o non fondate. 7.- In prossimità dell'udienza pubblica sia l'interveniente sia la parte hanno depositato memorie illustrative.1.- Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Torino, con l'ordinanza del 21 marzo 2022 (reg. ord. n. 83 del 2022) , ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 168-bis, primo comma, cod. pen. , nella parte in cui non consente l'astratta ammissibilità della sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato in ipotesi di omicidio stradale allorché non ricorra alcuna aggravante e sussistano gli estremi dell'attenuante ad effetto speciale del concorso di colpa della vittima nella causazione del sinistro mortale, specificando che l'attenuante è prevista dall'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. Il giudice rimettente deduce la violazione dell'art. 3, primo comma, Cost., avuto riguardo, in particolare, al carattere irragionevole della prevista esclusione e alla disparità di trattamento rispetto a fattispecie criminose (quale il reato di lesioni dolose gravissime) punite con pene decisamente più elevate, per le quali, tuttavia, la sospensione del procedimento con messa alla prova sarebbe astrattamente ammissibile. Secondo il giudice rimettente, è violato anche l'art. 27, terzo comma, Cost., in quanto la disposizione censurata, precludendo all'imputato la possibilità di beneficiare, in via anticipata e in luogo della pena detentiva, di un trattamento sanzionatorio alternativo attraverso lo svolgimento di lavori di pubblica utilità diretti a consentirne la risocializzazione, contrasterebbe con la finalità rieducativa della pena. 2.- Sussiste la rilevanza delle sollevate questioni di legittimità costituzionale. Il giudice rimettente - al quale, nel corso dell'udienza preliminare, l'indagata del reato di omicidio stradale ha avanzato richiesta di ammissione alla prova con sospensione del procedimento ai sensi dell'art. 168-bis cod. pen. - si interroga in ordine all'ammissibilità, o non, di tale domanda. A suo dire, ricorrerebbero tutti i presupposti per la messa alla prova: l'imputata è incensurata e non è mai stata coinvolta in incidenti stradali; ha risarcito il danno; ha presentato il programma di trattamento elaborato d'intesa con l'ufficio di esecuzione penale esterna ed è disponibile a svolgere lavori di pubblica utilità. Non sussiste alcuna circostanza aggravante, neppure di quelle ad effetto speciale previste dall'art. 589-bis, commi dal secondo al sesto, cod. pen. (l'imputata non si trovava in stato di ebbrezza o alterazione; non viaggiava ad una velocità superiore a 70 chilometri orari; non attraversava un incrocio con semaforo rosso; non circolava contromano, né compiva una manovra di sorpasso o inversione del senso di marcia). Sussisterebbe, invece, la circostanza attenuante ad effetto speciale prevista dall'art. 589-bis, settimo comma, («[...] qualora l'evento non sia esclusiva conseguenza dell'azione o dell'omissione del colpevole [...]») in ragione del concorso di colpa della vittima che - riferisce il rimettente - «attraversava fuori dalle strisce pedonali a notevole distanza dall'incrocio semaforico, arrivando a percorrere oltre 3 metri della carreggiata centrale». Vi sarebbe, quindi, un solo impedimento all'ammissibilità della richiesta dell'indagata. La pena edittale per il reato di omicidio stradale "base" (ossia non circostanziato) è la reclusione da due a sette anni; pena che, per effetto dell'attenuante del settimo comma, è diminuita «fino alla metà» sicché nel minimo potrebbe essere la reclusione di un anno, ma nel massimo, potendo la pena essere diminuita anche di un solo giorno, rimarrebbe comunque superiore alla soglia di quattro anni. Pertanto, è escluso l'accesso al beneficio secondo la portata testuale dell'art. 168-bis cod. pen. , che è denunciato di illegittimità costituzionale, proprio nella parte in cui non consente tale accesso nella particolare ipotesi dell'omicidio stradale commesso con concorso di colpa della vittima. Da ciò, la rilevanza delle questioni, la cui non manifesta infondatezza è poi sufficientemente motivata. Il giudice rimettente deduce il contrasto con gli artt. 3, primo comma, e 27, terzo comma, Cost., dell'art. 168-bis cod. pen. nella parte in cui non consente l'astratta ammissibilità della messa alla prova per il delitto di omicidio colposo stradale di cui all'art. 589-bis cod. pen. , nell'ipotesi in cui, non ricorrendo alcuna aggravante, sussistano gli estremi della circostanza attenuante ad effetto speciale del concorso di colpa della vittima nella causazione del sinistro mortale, attenuante prevista dall'art. 589-bis, settimo comma, cod. pen. 3.- Va premesso, come quadro normativo di riferimento, che la sospensione del procedimento con messa alla prova costituisce un istituto del diritto penale punitivo "non carcerario", già sperimentato nel procedimento minorile. Esso è stato introdotto - nel codice penale (quanto all'aspetto sostanziale: artt. 168-bis e seguenti) e nel codice di rito (quanto ai profili processuali: artt. 464-bis e seguenti) - rispettivamente dagli artt. 3, comma 1, e 4, comma 1, della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili), legge che recava un'ampia delega in materia penale. L'introduzione di questa misura è pressoché contemporanea a quella di un altro istituto, previsto dalla stessa legge di delega e disciplinato dal successivo decreto legislativo 16 marzo 2015, n. 28, recante «Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera m), della legge 28 aprile 2014, n. 67»: