[pronunce]

richiamando, da un lato, le sentenze costituzionali n. 557 del 1988 e n. 345 del 1992 - che hanno consentito di derogare al divieto sancito dalla disposizione impugnata di adozione di maggiorenni da parte di chi abbia figli legittimi o legittimati, rispettivamente, nella ipotesi in cui tali figli siano maggiorenni e consenzienti e in quella in cui essi siano maggiorenni ma incapaci di esprimere il proprio assenso - e dall'altro facendo riferimento alla sentenza della Corte di cassazione 14 gennaio 1999, n. 354; che, come più volte affermato da questa Corte, l'adozione di persone maggiori di età, anche dopo l'entrata in vigore della legge 4 maggio 1983, n. 184, che ha riformato la disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori, continua ad essere caratterizzata, diversamente dall'adozione dei minorenni, dalla originaria finalità di «procurare un figlio a chi non lo ha avuto da natura mediante il matrimonio (adoptio in hereditatem)» il che comporta sensibili ricadute in merito ai relativi effetti (v. sentenze n. 89 del 1993, n. 53 del 1994, n. 252 del 1996, n. 240 del 1998, n. 500 del 2000, n. 120 del 2001); che tale situazione è rimasta inalterata anche dopo l'entrata in vigore della legge 28 marzo 2001, n. 149, la quale, oltre a modificare la citata legge n. 184 del 1983, ha inciso sulla disciplina codicistica dell'adozione di persone maggiori di età soltanto per alcuni aspetti processuali; che la suddetta struttura dell'istituto presuppone, fra l'altro, la necessità che i membri della famiglia legittima dell'adottante (coniuge e figli) siano adeguatamente posti in condizione di valutare le conseguenze che, sia sul piano morale sia sul piano patrimoniale, ha l'adozione di una persona maggiorenne da parte del loro congiunto; che siffatta valutazione è assicurata dalla prestazione del rispettivo assenso; che tale sistema non è stato modificato dalle sentenze di questa Corte n. 557 del 1988 e n. 345 del 1992, la seconda delle quali si è limitata a ritenere applicabile ai figli legittimi o legittimati maggiorenni la norma dettata dall'art. 297, secondo comma, ultima parte, cod. civ. , per l'ipotesi di impossibilità di ottenere l'assenso all'adozione da parte delle persone chiamate ad esprimerlo, a causa della loro incapacità; che, nel caso ora in esame, si chiede alla Corte un intervento di revisione della suddetta normativa di tipo diverso, perché diretto ad escludere l'assenso dei figli minori anziché a far fronte alla relativa incapacità di esprimere la loro volontà, in linea con quanto deciso da questa Corte nella sentenza da ultimo citata; che, pertanto, la relativa ratio decidendi non è applicabile alla presente questione; che la sentenza della Corte di cassazione richiamata dal giudice a quo non può certamente condurre ad un diverso risultato; che, in base alle suddette considerazioni, la questione va dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 291 del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3 e 30 della Costituzione, dalla Corte di appello di Milano con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA