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Modifiche all'articolo 40 della legge 17 giugno 2022, n. 71, che conferisce deleghe al Governo in materia di ordinamento giudiziario militare, e modifiche ai codici penali militari di pace e di guerra nonché alla legge 9 dicembre 1941, n. 1383, in materia di giurisdizione militare. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge si muove su un duplice asse. Da un lato, interviene integrando i criteri direttivi previsti dall'articolo 40 della legge 17 giugno 2022, n. 71, recante delega al Governo in materia di ordinamento giudiziario militare. In secondo luogo, esso intende porre in essere misure tese a razionalizzare la giurisdizione militare. Con riguardo alle disposizioni di delega di cui al capo I del disegno di legge, esse tengono conto delle oggettive differenze strutturali e funzionali degli organi giudiziari militari rispetto a quelli ordinari, derivanti dalla specialità della giurisdizione militare. Circa i contenuti specifici dell'intervento normativo, viene esteso di un anno il termine di delega previsto dalla legge 17 giugno 2022, n. 71, al fine di consentire la adozione dei decreti delegati (articolo 1, comma 1, lettera a) , del disegno di legge). Con riguardo all'accesso alla magistratura militare, è stato previsto come requisito lo svolgere o l'avere svolto il servizio militare, al fine di consentire ai futuri giudici il pieno apprezzamento dei fatti occorsi in ambito militare, derivante da una previa profonda conoscenza dello stesso. Allo stesso scopo nonché al fine di valorizzare la specifica conoscenza del diritto penale militare è stato previsto che i magistrati militari possano accedere, mediante concorso riservato, alle funzioni giudicanti di legittimità presso la Corte di cassazione. Inoltre, si prevede la delega per rideterminare gli organici dei singoli uffici giudiziari militari in funzione dei carichi pendenti, con conseguente trasferimento anche d'ufficio e con assegnazione a diverse funzioni dei magistrati militari eventualmente in esubero rispetto alle nuove piante organiche dei singoli uffici, prevedendo che ai trasferimenti disposti in applicazione del presente criterio di delega non si applichi l'articolo 194 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12. Tale modifica appare necessaria soprattutto in relazione agli interventi sulla legge penale sostanziale previsti al capo II (articolo 1, comma 1, lettera b) , numero 2), del disegno di legge). In tale ottica, in ragione delle modifiche al codice penale militare di guerra, è stata prevista la delega al Governo, affinché preveda che la competenza per i reati commessi all'estero e per i crimini di guerra sia attribuita a uffici giudiziari e a magistrati predeterminati dotati di specifiche competenze, e in particolare che abbiano quali requisiti preferenziali l'avere già esercitato la giurisdizione in tali materie, anche presso tribunali internazionali, l'avere prestato servizio militare e l'avere una conoscenza certificata della lingua inglese (articolo 1, comma 1, lettera b) , numero 3), del disegno di legge). Inoltre, per rafforzare l'organizzazione dei tribunali militari, specie con riguardo alla fase delle indagini preliminari e dell'udienza preliminare, è stata prevista una delega per costituire – in luogo dell'attuale « ufficio »–una vera e propria sezione GIP-GUP presso ciascun tribunale militare, disponendo l'introduzione di un posto di presidente di sezione, con corrispondente soppressione di un posto di giudice (articolo 1, comma 1, lettera b) , numero 3), del disegno di legge). Infine, al comma 3, è stato previsto anche il parere del Consiglio superiore della magistratura per quanto di sua competenza, con particolare riguardo all'attuazione della delega per l'accesso dei magistrati militari in Corte di cassazione (articolo 1, comma 1, lettera c) ). Quanto alle disposizioni del capo II in materia di legge penale militare, la presente proposta, in linea con il precetto costituzionale dell'articolo 103 che postula la specialità della giurisdizione militare, è volta a porre in essere misure tese a razionalizzare la giurisdizione militare, agendo sotto vari profili. Una prima modifica, di notevole rilievo, consiste nell'intervenire in modo organico sulla nozione di reato militare prevista dall'articolo 37 del codice penale militare di pace, che definisce il confine tra la giurisdizione ordinaria e quella militare (articolo 2, comma 1, lettera c) ). La nuova formulazione dell'articolo 37 del codice penale militare di pace razionalizza il riparto, facendo corrispondere alla giurisdizione militare la presenza, nel fatto e nelle sue circostanze, dell'interesse militare, il che avviene mediante la qualificazione come « reati militari » di quei reati che manifestano una specifica offensività per la presenza di elementi peculiari, considerati in rapporto agli interessi militari. Ciò si riscontra in ogni violazione della legge penale commessa dall'appartenente alle Forze armate con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti allo stato di militare, o in luogo militare, o a causa del servizio militare, in offesa del servizio militare o dell'amministrazione militare o di un altro militare. La modifica risponde innanzi tutto a ragioni di coerenza sistematica rispetto all'articolo 47 del codice penale militare di guerra, del quale riproduce il testo e con il quale dunque si pone in piena sintonia, sanando una irragionevole discrasia. L'articolo 47 è stato modificato dalla legge 31 gennaio 2002, n. 6, che ha richiamato i delitti previsti dal codice penale comune, « militarizzandoli », ove commessi da appartenenti alle Forze armate con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti allo stato di militare, o in luogo militare. In secondo luogo, il disegno di legge sul punto risponde ad esigenze pratiche, fortemente avvertite, di garanzia per il militare indagato, che sarà sottoposto a un procedimento solo anziché a due, innanzi a due diverse autorità giudiziarie. Infatti, attualmente in numerosi casi l'accertamento dei medesimi fatti è attribuito sia all'autorità giudiziaria militare che all'autorità giudiziaria ordinaria, a ciascuna delle quali spetta la cognizione di reati diversi anche se tra loro connessi. Inoltre, l'intervento è giustificato dalla necessità di conferire efficienza ed economicità al sistema, evitando una inutile e dispendiosa duplicità di procedimenti. Da ultimo, lo spostamento di competenze consentirebbe di ridurre l'enorme contenzioso che grava sulla giustizia ordinaria – caratterizzata da inefficienze, difficoltà e tempi lunghissimi nel fornire risposte ai cittadini – e contestualmente attribuirebbe un maggior carico di lavoro ai magistrati militari, oggi sottoutilizzati. Nel complesso, si tratta di misure che consentirebbero una più efficace tutela degli imputati e un più adeguato e completo esercizio della giurisdizione. Ad oggi, sono numerose le fattispecie penali di regola connesse, ma attribuite le une alla giurisdizione militare, le altre alla giurisdizione ordinaria.