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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'organizzazione e sull'attività delle correnti all'interno della magistratura, su eventuali influenze illecite nell'attribuzione di incarichi direttivi e nel funzionamento del Consiglio superiore della magistratura nonché sul ruolo esercitato dal magistrato Luca Palamara. Onorevoli Senatori. – L'intera nazione si trova a vivere una delle pagine più buie della sua storia democratica a causa dell'inchiesta giudiziaria che nel 2019 ha coinvolto il magistrato Luca Palamara e che ha portato alla luce gravi e reiterati casi di commistione tra il potere giudiziario e quello politico, in spregio al fondamentale principio di separazione degli stessi. Siffatta vicenda ha coinvolto esponenti del Consiglio superiore della magistratura (CSM) e dell'Associazione nazionale magistrati (ANM), i cui vertici si sono dimessi a causa di talune condotte incompatibili con l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Luca Palamara, ex presidente dell'ANM, ex consigliere del CSM e rappresentante della corrente Unità per la Costituzione (Unicost), nel mese di maggio 2019 è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione dalla procura della Repubblica di Perugia, competente in relazione ai procedimenti penali riguardanti i magistrati del distretto di corte d'appello di Roma. In relazione a tale vicenda giudiziaria e, in particolare, alle attività di indagine svolte, negli ultimi mesi importanti testate giornalistiche nazionali hanno divulgato il contenuto degli scambi di messaggi (cosiddette chat ) conservati nel telefono di Palamara e le trascrizioni delle intercettazioni di sue conversazioni, da cui emergerebbe un radicato e silenzioso sistema di pre-selezione dei magistrati per l'assegnazione di incarichi sulla base di vincoli di corrente e personalistici, a detrimento delle pur esistenti ragioni di merito. Dalle numerose pubblicazioni avvenute sino ad oggi, infatti, emergerebbe l'esistenza di un vero e proprio « centro di potere » esterno al CSM, in cui personalità di rilievo sia nella magistratura che nel mondo politico e istituzionale dialogano tra loro creando una fitta e strutturata rete di intromissioni e raccomandazioni, finalizzata essenzialmente a influenzare e a decidere, tra l'altro, le più importanti nomine nell'ambito dell'amministrazione giudiziaria e governativa. All'interno di una magistratura che la Costituzione vuole autonoma e indipendente stride, invece, una realtà costituita da alcuni magistrati, giudicanti e requirenti, che, collegati alle correnti e ad alcuni partiti politici, fanno un uso distorto delle prerogative loro attribuite e della funzione giudiziaria. Il caso Palamara, definito da molti, « magistratopoli », ha scoperchiato il vaso di Pandora di un uso della giustizia ai limiti della legalità, o a volte anche oltre essi, e della democrazia, i cui responsabili sono asserviti a convenienze politiche e di potere, condizionati dalle decisioni delle proprie correnti. In particolare, le risultanze investigative mostrerebbero promozioni o nomine tra i giudici togati avvenute sulla base di logiche politiche interne all'organo di autogoverno e sovente anche esterne, funzionali a partiti politici, in cui le correnti si sarebbero configurate come veri e propri partiti il cui principale intento sarebbe la spartizione del potere e il conseguente esercizio politico dell'autorità giudiziaria per indirizzare indagini e processi in favore dei propri accoliti o contro i propri avversari. Siffatta vicenda ha provocato effetti dirompenti sul CSM quali le autosospensioni e le dimissioni di alcuni consiglieri facenti parte delle correnti di maggioranza di Unicost e di Magistratura indipendente, con la conseguente formazione all'interno del Consiglio di una nuova maggioranza riferita alle correnti di Area e di Autonomia e indipendenza, con il radicale capovolgimento degli esiti delle elezioni del 2018. In particolare, la gogna mediatica e giornalistica ha investito alcuni consiglieri che, a seguito della pubblicazione delle intercettazioni di conversazioni che sarebbero intercorse con Palamara, hanno dapprima deciso di autosospendersi e successivamente di dimettersi dal CSM. Non vi è alcun dubbio che quanto emerso nel corso dell'inchiesta a carico di Palamara – con particolare riferimento alle condotte, mai smentite, dei consiglieri dimissionari – rappresenti una grave violazione etica e deontologica che ha provocato un'inammissibile interferenza nel corretto funzionamento dell'autogoverno, suscitando indignazione e sconcerto. Tuttavia ci si domanda se tali dimissioni siano state volontarie o conseguenti a illegittime pressioni, anche in considerazione del fatto che le intercettazioni rese pubbliche coinvolgono altri componenti della magistratura che, invece, non hanno ancora rassegnato le proprie dimissioni e che, a parte qualche rara eccezione, non sono stati oggetto della riprovazione costante della stampa. Secondo alcune fonti giornalistiche, Luca Palamara avrebbe rappresentato una sorta di longa manus del sistema di potere penetrato all'interno dell'organo di autogoverno della magistratura, veicolando le nomine e – sembrerebbe – utilizzando e ricevendo tangenti per interessi corruttivi. Si ricorderà, infatti, che nell'ambito della vicenda giudiziaria relativa alla Cosmec, associazione culturale presieduta da Fabrizio Centofanti, imprenditore legato a Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, gli inquirenti avevano individuato rapporti tra Palamara e Centofanti, in particolare plurime e reiterate dazioni di utilità dal 2011 al 2017 in favore del primo, in relazione alle quali nel 2018 il procuratore aggiunto Paolo Ielo aveva disposto la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica di Perugia. Palamara avrebbe intrattenuto rapporti inopportuni e non confacenti al suo ruolo, accettando denaro e regali da Fabrizio Centofanti, considerato vicino al Partito democratico e coinvolto, insieme con gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, nella più ampia inchiesta per corruzione e compravendita delle sentenze al Consiglio di Stato. I consiglieri dimissionari Luigi Spina (Unicost), indagato dalla procura di Perugia per i reati di rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento personale, Gianluca Morlini (Unicost), presidente della quinta commissione del CSM e competente sulle nomine ai vertici degli uffici giudiziari, Antonio Lepre (Magistratura indipendente), Paolo Criscuoli (Magistratura indipendente) e Corrado Cartoni (Magistratura indipendente) avrebbero, unitamente a Palamara, partecipato a diversi incontri avvenuti in tarda notte in alberghi e in dimore private con esponenti di spicco del mondo politico con il fine di « pilotare » nomine e promozioni e, secondo quanto riferito dagli organi di stampa, sarebbe stato il consigliere Spina a informare Palamara delle indagini a suo carico. Nel corso di tali trattative, Palamara avrebbe discusso delle nomine ai vertici di importanti uffici giudiziari, tra cui la scelta del procuratore della Repubblica di Roma, dopo il pensionamento di Giuseppe Pignatone, e del successore di Luigi De Ficchy alla procura di Perugia.