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Di queste solitamente non si parla o se ne parla soltanto nei comizi, quando si parla delle piccole e medie imprese, che sono sicuramente l'asse portante della nostra economia. Occorrono quindi vere politiche di sviluppo e di lavoro autentico. Quello degli ammortizzatori sociali è un problema che nel nostro Paese si trascina malamente da troppo tempo e che oggi si intreccia inevitabilmente con quel decreto-legge chiamato «dignità», che rappresenta un incredibile ritorno al passato e che rischia di portare all'aumento della robotizzazione, alla riduzione del tempo in uso dei contratti a termine e all'aumento degli straordinari nelle imprese, che rischiano di andare a lavorare da un'altra parte. È un segnale molto negativo per il mondo delle imprese; il risultato sarà di avere meno lavoro, ma soprattutto maggiore precarietà. La ricetta di questo Governo e del ministro Di Maio è irrigidire il mercato del lavoro e punire quegli imprenditori cosiddetti cattivi, per combattere il precariato. Ma precariato e disoccupazione non si combattono per decreto-legge e con misure punitive per le imprese. Quello che serve in questo Paese è sicuramente il taglio delle tasse, meno burocrazia, giustizia più veloce e certa. Questo serve per creare lavoro e fare guerra al precariato. Questo è quanto noi chiediamo al Governo. Occorrono vere politiche di sviluppo e di lavoro autentico. Su questi temi, decisivi per il nostro Paese, noi di Fratelli d'Italia vigileremo giorno e notte. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Patriarca. Ne ha facoltà PATRIARCA (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, sottosegretario Crippa, le misure contenute nel decreto-legge hanno come oggetto - lo hanno ripetuto anche i colleghi che mi hanno preceduto - il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per la Sardegna e lo sblocco della proroga della cassa integrazione in deroga, provvedimenti volti a tutelare i lavoratori che, diversamente, perderebbero i trattamenti indispensabili a garantire un reddito a se stessi e alle loro famiglie. Un decreto-legge targato Governo Gentiloni Silveri. Detto questo, signor Presidente, vorrei cogliere l'occasione per fare il punto, perché altrimenti davvero si sogna e non si scende con i piedi per terra, sul lavoro svolto nella gestione dei tavoli di crisi dai Governi Renzi e Gentiloni Silveri. Vorrei anche ricordare - me lo consentiranno i colleghi della maggioranza - l'impegno profuso dall'ex ministro Calenda e dall'ex vice ministro Bellanova. Due sono state le parole chiave, che hanno orientato la nostra politica industriale, visto che poi di questo dobbiamo parlare: investimenti e protezione sociale. Mi riferisco agli investimenti in risorse pubbliche da parte di privati, per consentire a quelle aziende, attraverso una seria riconversione, di proiettarsi verso un solido futuro, e alla protezione - laddove è stato possibile - di ogni singolo posto di lavoro e di ogni lavoratore. In questi anni abbiamo fatto fronte a numerose situazioni di crisi. La crisi è iniziata nel 2008 e ricordo ai colleghi della Lega che in quegli anni non governava il Partito Democratico. I tavoli di crisi attualmente in corso sono 74: sicuramente il ministro Di Maio, che oggi non c'è, lo sa meglio di me. Nel periodo 2017-2018 sono state monitorate e gestite 162 vertenze e di queste se ne sono concluse positivamente 82, di cui 36 sono completamente risolte e sono uscite dalla gestione del Ministero dello sviluppo economico e 46, - pur con una conclusione positiva, sotto osservazione presso il Ministero, al fine di verificare che vengano attivati gli investimenti stabiliti nei piani industriali e mantenuti i livelli occupazionali previsti negli accordi. Questo vuol dire parlare di politica industriale: entrare nel merito e stare nella concretezza della vita del Paese, piuttosto che segnalare scenari improbabili. L'azione dei Governi a guida PD è stata chiara, con il potenziamento degli strumenti di politica industriale, l'utilizzo calibrato degli ammortizzatori sociali e la riforma del sistema delle politiche attive, con l'istituzione dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro: non un libro dei sogni, non dichiarazioni tanto altisonanti quanto inutili, ma il concreto avvio di percorsi di riconversione e riqualificazione industriale. Si tratta di percorsi difficili, che per loro natura hanno bisogno di periodi di programmazione non brevi, accompagnati da una politica lungimirante, che sa guardare in avanti e che mai in questi anni ha dimenticato di tutelare il tessuto occupazionale nei territori interessati. Nel corso degli ultimi tre anni, sempre per stare nel merito del racconto e della narrazione un po' strani che ho sentito dai colleghi che mi hanno preceduto, il Ministero dello sviluppo economico ha riconosciuto 12 aree di crisi complessa. In questi territori sono stati adottati o sono in corso di adozione progetti di riconversione e riqualificazione industriale, con i quali si promuovono gli investimenti produttivi, la riqualificazione delle aree interessate, la formazione del capitale umano, la riconversione di aree industriali dismesse, il recupero ambientale, l'efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture. Insomma, sempre per non sognare, si è trattato di un lavoro lento e duraturo, di cui andiamo anche molto orgogliosi. Solo negli ultimi due anni sono stati approvati progetti di riconversione e riqualificazione industriale e sono stati sottoscritti gli accordi di programma in sette aree di crisi industriale, che hanno portato - sempre per parlare di cifre - a 242 milioni di euro la dotazione complessiva di risorse assegnate alle aree di crisi industriale complessa. Si parla infine di delocalizzazione. Il ministro Di Maio ne ha parlato ultimamente e vorrei ricordare ancora una volta al Ministro, che oggi non c'è, che anche su questo fronte il Governo a guida PD non è stato a guardare: forse il Ministro non è ancora entrato nel merito del governo del Ministero. Il Governo del PD ha predisposto uno strumento finalizzato a intervenire nei casi in cui si profili questo pericolo: mi riferisco al Fondo anti-delocalizzazione, istituito con delibera CIPE a inizio anno, che, con una dote di 200 milioni di euro, potrà essere utilizzato per contrastare tale fenomeno. Non siamo quindi all'anno zero e non si è scoperto nulla di nuovo. Per concludere, signor Presidente, mi auguro che presto il Governo - che spero sia ormai nella pienezza delle sue funzioni - ci indichi suoi orientamenti e ci elenchi i capisaldi della sua politica industriale. Da parte nostra abbiamo operato con grande responsabilità, con una visione di politica industriale e di sviluppo del nostro Paese puntuale, realistica, non sognante e orientata al futuro. I risultati - spiace dirlo ai colleghi della maggioranza - sono sotto gli occhi di tutti. Attendiamo adesso i vostri risultati, pronti a discutere finalmente - speriamo che arrivi il tempo - i vostri decreti-legge, non quelli del Governo Gentiloni Silveri, che mi pare si succederanno nelle prossime settimane. Siamo, quindi, pronti a discutere anche del decreto-legge dignità. Sarà un'opposizione ferma, decisa, ma al contempo pronta al confronto se ci saranno proposte serie che vanno nella direzione sulla quale, in questi anni, abbiamo lavorato con serietà e impegno.