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attribuiscono, ai sensi dell'articolo 15, un contributo straordinario, sotto forma di credito d'imposta, alle imprese cosiddette energivore i cui costi per kWh della componente energia elettrica, calcolati sulla base della media dell'ultimo trimestre 2021, abbiano subìto un incremento superiore al 30 per cento relativo al medesimo periodo dell'anno 2019; prevedono, all'articolo 16, a decorrere dal 1° febbraio 2022 e fino al 31 dicembre 2022, l'applicazione di un meccanismo di compensazione a due vie sul prezzo dell'energia prodotta da impianti fotovoltaici di potenza superiore a 20 kW che beneficiano di tariffe fisse derivanti dal meccanismo del Conto Energia (non dipendenti dai prezzi di mercato), nonché sull'energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonte idroelettrica, geotermoelettrica ed eolica che non accedono a meccanismi di incentivazione; l'articolo 28 interviene nuovamente sulla disciplina dell'opzione per la cessione dei crediti d'imposta di cui agli articoli 121 e 122 del "decreto rilancio" del 2020, in un'ottica di rafforzamento del contrasto alle numerose frodi registrate nel settore; considerato che: la ripresa dell'economia italiana è stata robusta ma si sta indebolendo. Secondo le stime preliminari dell'Istat, nel 2021 il PIL è aumentato del 6,5 per cento rispetto al 2020. Nel quarto trimestre del 2021 il PIL ha registrato una significativa decelerazione, aumentando dello 0,6 per cento rispetto al periodo precedente. L'attività economica è stata frenata dalla ripresa dei contagi e dai problemi di approvvigionamento relativi ad alcune materie prime e semilavorati; negli ultimi mesi, infatti, l'attività e la produzione industriale hanno registrato un forte calo (-1,3% solo nel mese di gennaio), che conferma un'inversione di tendenza purtroppo coerente con l'andamento dei principali indicatori che stanno segnalando un'attenuazione della favorevole performance economica. L'affievolirsi della fiducia delle imprese manifatturiere, in particolare il calo delle attese produttive, riflette principalmente l'acuirsi degli ostacoli alla produzione che hanno penalizzato enormemente l'attività economica. L'insufficienza di materiali e la scarsità di manodopera hanno toccato i valori massimi degli ultimi dieci anni, con aumenti senza precedenti dei costi di esportazione e dei tempi di consegna; l'incremento dei prezzi dell'energia ha riacceso già dallo scorso autunno l'attenzione sull'importanza di individuare la migliore soluzione per contenere le bollette di luce e gas relative alle forniture e sul confronto tra le tariffe del servizio di maggior tutela e le tariffe del mercato libero; tra i principali Paesi europei, l'Italia è quello più esposto al rincaro del gas naturale. Infatti, il mix energetico del nostro Paese privilegia tale fonte: 42 per cento del consumo totale di energia in Italia nel 2020 (cui si somma il 36 per cento di petrolio), contro il 38 per cento nel Regno Unito, lontano dal 26 per cento in Germania (che usa molto carbone), dal 23 per cento in Spagna (che si affida di più al petrolio) e dal 17 per cento in Francia (che conta sul nucleare); rilevato che: i livelli di prezzo dell'elettricità e del gas permangono elevati, confermando che il caro energia non è un fenomeno temporaneo ma ha caratteristiche strutturali, come avvalorato da molti analisti secondo i quali il costo di approvvigionamento del gas all'ingrosso si manterrà elevato almeno fino al 2023. Come già anticipato in precedenza, il problema del cosiddetto caro energia sta minando la ripresa economica post -COVID-19, alimenta l'aumento dei prezzi di consumo e mette in estrema difficoltà famiglie, pubbliche Amministrazioni, impianti sportivi ed imprese, in particolare quelle energivore del settore manifatturiero cosiddetto Hard To Abate , costrette a rallentare e talvolta fermare le attività per gli insostenibili costi di produzione; in Italia il prezzo medio giornaliero di acquisto dell'energia elettrica di gennaio e dei giorni della prima metà di febbraio 2022 è molto alto e si mantiene stabilmente attorno ai 215 euro/MWh (fonte GME), valore superiore alla media giornaliera del 2021, pari 125,46 euro/MWh, e circa 4 volte superiore al prezzo degli anni precedenti che era mediamente di 60 euro/MWh. Anche il prezzo del gas naturale di gennaio e dei primi giorni di febbraio 2022 è mediamente superiore agli 80 euro/MWh, valore molto alto e 4 volte superiore al prezzo degli anni precedenti; l'Italia tra i Paesi europei è quello che registra ancora i prezzi superiori sia dell'energia elettrica e sia del gas, confermando lo storico gap negativo di prezzi che penalizza la competitività delle nostre imprese. Il prezzo medio giornaliero dell'elettricità nel 2021 in l'Italia è stato di 125,46 euro/MWh, un livello superiore del 29,5 per cento rispetto la Germania (96,85 euro/MWh) e 14,9 per cento rispetto la Francia (109,18 euro/MWh); i competitori europei, sfruttando le specificità dei propri sistemi energetici, hanno già approntato misure a vantaggio delle proprie imprese; (RIPAMONTI) rilevato inoltre che: la sterilizzazione degli oneri generali di sistema per i clienti industriali su un orizzonte temporale prolungato rischierebbe di pregiudicare la competitività delle iniziative di autoconsumo fisico che basano la loro remuneratività sull'esenzione dal pagamento di detti oneri, soprattutto se non contestualmente accompagnata dall'introduzione di specifici meccanismi di sostegno in grado di colmare la progressiva riduzione del beneficio implicito, al fine di garantire la sostenibilità degli investimenti pregressi e futuri; il meccanismo previsto all'articolo 16 penalizza gli impianti alimentati a fonti rinnovabili che hanno avuto accesso negli anni agli incentivi del Conto Energia e rischia di pregiudicare fortemente la realizzazione degli impianti rinnovabili necessari per il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione che il Paese ha assunto nei confronti dell'Unione europea. Inoltre, la formula di calcolo del prezzo medio di riferimento rende la norma non applicabile ad impianti entrati in esercizio dal 1° gennaio 2021 né a quelli che entreranno in esercizio in futuro; valutato che: l'ulteriore intervento previsto dall'articolo 28 del provvedimento in esame si è di fatto tradotto nell'arresto delle cessioni dei crediti relativi ai cosiddetti bonus edilizi che, invece, rappresentano un utile strumento per il rilancio dell'economia del Paese e il conseguimento dei target di efficienza energetica nell'ambito della transizione ecologica, senza peraltro tenere in considerazione il fatto che l'avvio dei progetti, ma anche l'avanzamento dei lavori in corso è stato fortemente rallentato già a seguito dell'entrata in vigore del cosiddetto "decreto frodi", a novembre 2021, a causa dell'incertezza normativa causata da tale provvedimento e soprattutto dalla sua attuazione;