[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 26 novembre 2003 (Doc. IV - quater, n. 19), relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Alfredo D'Ambrosio nei confronti dell'Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed s.r.l., promosso con ricorso del Tribunale di Isernia, notificato il 31 maggio 2005, depositato in cancelleria il 13 giugno 2005 ed iscritto al n. 26 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2005, fase di merito. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica; udito nell'udienza pubblica del 20 marzo 2007 il Giudice relatore Maria Rita Saulle; udito l'avvocato Giuseppe De Vergottini per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con il ricorso indicato in epigrafe, il Tribunale di Isernia – nel corso di un procedimento civile promosso dall'Istituto Neurologico Mediterraneo, Neuromed s.r.l., per il risarcimento dei danni conseguenti alle dichiarazioni del senatore Alfredo D'Ambrosio – ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla deliberazione adottata il 26 novembre 2003 (Doc. IV - quater, n. 19), con la quale si è dichiarato che i fatti per i quali è in corso l'indicato procedimento civile concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, con conseguente insindacabilità ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il Tribunale riferisce che il procedimento civile in questione ha ad oggetto varie dichiarazioni attribuite al parlamentare, nella sua qualità di principale esponente del Movimento Politico Iniziativa Democratica, con le quali si denunciavano i presunti favori di cui godeva la Neuromed s.r.l. da parte di alcuni appartenenti alla Giunta della Regione Molise. In particolare, il 18 aprile 2003, il parlamentare rilasciava un'intervista all'emittente Telemolise, denunciando il fatto che un dirigente regionale, nell'adottare un provvedimento di liquidazione a favore della Neuromed s.r.l., aveva imputato tale spesa su «un capitolo inesistente, dove non c'è copertura. In assenza di un ok, un parere dell'assessore alla Sanità e quello del Bilancio e Personale. La magistratura deve metterci le mani per fare chiarezza. Se dovesse essere così, ed io so che è cosi, credo che il dirigente deve essere allontanato da quel settore. Qui ci troviamo di fronte ad illecito contabile e abuso di ufficio». Nel corso di una seconda intervista, rilasciata alla medesima emittente il 24 aprile 2003, il parlamentare precisava che «Il Dirigente Generale della Sanità aveva previsto il pagamento di 8 miliardi di vecchie lire in favore della Neuromed s.r.l. […] non ha fatto il suo dovere […] mi ha impressionato la celerità di questo dirigente […] mentre tutti gli altri attendono, una struttura che ha il rappresentante a livello regionale riesce ad avere ciò che chiede». Il Senato della Repubblica, con delibera del 26 novembre 2003, approvando la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ha dichiarato che i fatti per i quali era in corso il procedimento civile nei confronti del parlamentare concernevano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadevano, pertanto, nella previsione dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Ad avviso del Tribunale, diversamente da quanto sostenuto nella delibera impugnata, non sussisterebbero i presupposti per poter considerare le dichiarazioni rese dal senatore insindacabili ai sensi dell'art. 68 della Costituzione, non essendo esse divulgative di alcuna attività parlamentare. Osserva, infatti, il Tribunale che, ai fini dell'insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, è irrilevante la ricorrenza di un generico contesto politico cui poter riferire le dichiarazioni rese extra moenia dal parlamentare, o la rilevanza pubblica dell'argomento con esse trattato, occorrendo, al contrario, che esse si pongano in collegamento, anche indiretto, con una concreta attività parlamentare, collegamento che costituisce al tempo stesso la ratio e il limite applicativo della norma costituzionale, in tal modo evitando che essa possa trasformarsi in un privilegio anziché in una garanzia. Nel caso di specie, secondo il Tribunale, difetterebbe il suindicato collegamento poiché, come risulta dalla stessa motivazione della delibera impugnata, non vi sarebbe alcuna attività parlamentare posta in essere dal senatore, alla quale poter riferire le dichiarazioni oggetto del procedimento civile di cui egli è parte. Il ricorrente chiede, pertanto, che la Corte dichiari la non spettanza al Senato del potere di qualificare come insindacabili le dichiarazioni rese dal parlamentare e oggetto del giudizio civile in questione, trattandosi di potere esercitato al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 68, primo comma, della Costituzione, con conseguente annullamento della deliberazione adottata dal Senato in data 26 novembre 2003. 2.- Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 178 del 4 maggio 2005. 3.- Il ricorso, unitamente all'ordinanza suddetta, è stato notificato il 31 maggio 2005 e depositato il 13 giugno 2005. 4.- Con atto depositato il 16 giugno 2005 si è costituito il Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente, il quale, riservandosi di presentare ulteriori memorie, ha chiesto che il ricorso sia rigettato. 5.- In prossimità dell'udienza, il Senato della Repubblica ha depositato memoria insistendo affinché la Corte dichiari inammissibile o, in via subordinata, rigetti il ricorso. 5.1.- In via preliminare, la difesa del Senato osserva che l'atto introduttivo del conflitto risulta carente dell'indicazione della causa petendi e del petitum e, pertanto, privo del carattere dell'autosufficienza. In particolare, il Tribunale ricorrente si sarebbe limitato ad esporre le prospettazioni della parte attrice, cioè le dichiarazioni rese dal senatore poste a fondamento della domanda di risarcimento danni avanzata nei suoi confronti, senza però valutarle come effettivamente diffamatorie, rendendo in tal modo impossibile rinvenire l'esatta portata delle stesse. 5.2.- Nel merito, il Senato della Repubblica, riportando le motivazioni della delibera oggetto del presente conflitto, osserva che le dichiarazioni del parlamentare, in quanto esplicazione del mandato politico allo stesso attribuito, rientrano nella garanzia di cui all'art. 68 della Costituzione, avendo con esse il senatore denunciato episodi di cattiva amministrazione di cui erano protagonisti, da un lato, la Giunta regionale del Molise e, dall'altro, la Neuromed s.r.l., società attrice nel giudizio principale.