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Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di liberalizzazione della Cannabis. Onorevoli Senatori . – Ho ritenuto opportuno portare all'attenzione del Parlamento il presente disegno di legge di liberalizzazione della Cannabis , in quanto lo stesso è stato fortemente voluto, oltre che dalle associazioni di categoria coinvolte, da ben 40.000 cittadini che, insieme alle associazioni, l'hanno firmato, sostenendolo. È quindi necessario che anche il Parlamento sia consapevole dell'importanza di portare in primo piano, in questo momento storico di grande interesse internazionale verso la Cannabis , la tematica dei diritti delle persone che a vario titolo la utilizzano e la coltivano. È mia intenzione pertanto depositare il presente disegno di legge collettivo che comprenda e rispecchi universalmente gli ideali sociali che da sempre caratterizzano l'espressione e l'identità dell'intero movimento antiproibizionista e ciò al fine di proporsi come un manifesto sociale concreto, volto all'espressione dei reali diritti che fino ad oggi sono stati negati e comunque sono stati messi in secondo piano e quindi ulteriormente discriminati. Il diritto di coltivare ed utilizzare Cannabis per uso personale è infatti la base fondante di una necessaria riforma normativa sviluppata intorno alle esigenze del cittadino e della comunità che non deve prescindere da questo aspetto, ma anzi renderlo obiettivo comune e fondamenta di una nuova legge. L'autoproduzione di Cannabis ad uso personale è una pratica da garantire e tutelare da parte del legislatore, in quanto è un diritto del cittadino poter seguire una condotta disciplinare che non danneggi terzi né la società nel suo complesso, oltre ad essere nell'applicazione pratica, l'unica azione in grado di contrastare realmente il mercato nero, la distribuzione illecita e la criminalità organizzata. La tutela dei consumatori ed una riforma vera e propria del concetto stesso di consumatore di Cannabis , troppo spesso discriminato per la scelta dell'uso personale, deve essere l'aspetto centrale di ogni disegno di legge che voglia occuparsi della tematica e di politiche inerenti, sia sociali che economiche. Finché la Cannabis sarà inserita solo in un sistema di vendita, resterà sempre soggetta alla speculazione da parte del mercato e monopolio della criminalità organizzata. La normativa deve quindi garantire libertà, entro determinati limiti legislativamente stabiliti, nell'utilizzare la Cannabis per uso personale permettendo altresì la coltivazione della stessa. La storia ci racconta che fino dai tempi del Marijuana Tax Act del 1937 e della successiva guerra alla droga di Nixon del ’70 è stato sempre seguito l'esempio proibizionista americano, basato sull'oscurare studi scientifici, ignorare prove analitiche e ricerche indipendenti, al solo fine di screditare una pianta che si proponeva sulla scena mondiale come sostituto efficiente di numerose altre materie prime come la carta, la plastica, il petrolio e che avrebbe portato fortuna anche ai piccoli agricoltori ed alle aziende familiari, forti nemici del crescente capitalismo consumistico. A questa potente risorsa ci si è sempre voluti opporre punendo il consumatore, screditandone l'uso riflessivo/personale che fa della Cannabis , ponendo attenzione all'alterazione negativa dell'utilizzo della stessa e ciò nonostante, fino dall'antichità, queste condotte sono state praticate liberamente senza influire, se non in modo positivo, sullo sviluppo della società e sulla sua sicurezza. Ritengo quindi che sia ormai giunto il tempo di superare questa concezione di proibizionismo basata su una falsa tutela della salute pubblica e sull'oscurantismo, volto a proteggere interessi prettamente commerciali. È giunto il momento di iniziare ad affrontare il tema con un approccio scientifico, basandoci sui dati reali. Occorre quindi effettuare una riforma organica del testo unico sugli stupefacenti, il quale è entrato in vigore in un'epoca, gli anni Novanta, nella quale il clima sociale era completamente differente rispetto a quello odierno. Nei paesi come l'Italia, dove il consumo personale della Cannabis è depenalizzato, anche l'auto-produzione di piccole quantità destinate a tale scopo dovrebbe esserlo: finché la coltivazione personale ed il relativo mercato libero normato saranno mantenuti come condotta punibile, i semplici consumatori di Cannabis non avranno altra soluzione che riversarsi sul mercato nero, alimentando il traffico illecito di tutte le sostanze stupefacenti ed ogni altra attività illegale connessa. Un'effettiva regolamentazione della materia invece permetterebbe di sottrarre alle organizzazioni criminali e alle narcomafie capitali enormi, contrastandole ed indebolendole notevolmente. Anche i dati ci dicono che il sistema strutturalmente non funziona: le sanzioni amministrative applicate riguardano ogni anno circa il 40 per cento dei segnalati, percentuale in continuo aumento. La repressione colpisce per quasi l'80 per cento i consumatori di cannabinoidi, che risultano in aumento nonostante le politiche proibizioniste, evidentemente inefficaci sia nel fermare il consumo sia nel combattere la criminalità, che con l'aumento dei consumatori aumenta il suo mercato. Il proibizionismo ha fallito il suo scopo ed è fallito nel suo metodo, come testimoniato anche dal rapporto internazionale della Global Commision On Drug Policy del 2014. Si parla spesso di sicurezza pubblica, in un tale contesto la regolamentazione della Cannabis sarebbe importante anche per i non consumatori, in quanto le Forze dell'ordine potrebbero concentrarsi sul controllo del traffico illecito reale, andando a colpire davvero i grandi trafficanti, con un netto risparmio di fondi pubblici e con un reale vantaggio per la sicurezza, investendo così nel sociale e nell'educazione all'uso, restando in linea con gli altri paesi del mondo. Ad oggi infatti, nonostante venga investito oltre 1 milione di euro in sicurezza, si riesce a fermare solo il 5 per cento del mercato illegale e la maggioranza delle operazioni interessa comunque condotte di consumo personale, che hanno un pericolo sociale irrilevante. Le stesse condotte che purtroppo rappresentano anche il fulcro e l'alimentatore di tutto il meccanismo giudiziario, dall'attività forense fino ad arrivare al sistema carcerario, muovendo somme di denaro consistenti che potrebbero essere notevolmente ridotte e reinvestite nel sociale, nella regolamentazione e nell'educazione all'uso responsabile e consapevole, in linea con altri paesi dell'Unione europea e del mondo. Si continuano infatti a reprimere condotte personali private e sostanzialmente innocue, in un paese dove le narcomafie gestiscono milioni di incassi. In un tale contesto, un miglioramento legislativo su questo tema deve rientrare tra le priorità politiche e sociali del Paese. L'utilizzo di Cannabis non causa infatti danni a terzi, non predispone al crimine, non causa problemi sanitari che abbiano ricadute economiche sul servizio sanitario. È invece dimostrato che ove la Cannabis sia propriamente coltivata, la stessa possa divenire un prodotto che ben si adatta a modalità di assunzione diverse.