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Disposizioni per la disciplina e la promozione dell'attività di compravendita di beni usati, istituzione del Consorzio nazionale del riuso, nonché disposizioni per la formazione degli operatori del settore. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge per la disciplina e la promozione dell'attività di compravendita di beni usati nasce dall'analisi e dalla constatazione che il sistema attuale di regolamentazione del settore dell'usato, così come denunciato dagli operatori che lavorano nel settore, è caratterizzato da norme non chiare e farraginose, spesso aperte all'interpretazione arbitraria e difforme sul territorio nazionale da parte delle pubbliche amministrazioni. Tale piano di lavoro, soprattutto grazie alle istanze e al percorso normativo che ha avviato la Rete nazionale degli operatori dell'usato (Rete ONU), riflette un accordo conseguito tra le diverse anime che compongono il settore e si traduce in questa proposta inviata a tutte le forze politiche del Parlamento. Il Movimento 5 Stelle ha ritenuto corretto recepire questa proposta, rielaborandola solo in alcune parti, tenendo nel giusto conto anche i recenti scandali dell'inchiesta cosiddetta mafia capitale che hanno toccato il tema dell'usato (abiti). Riteniamo urgente dunque che le norme che regolamentano questo genere di attività siano chiare al fine di evitare eventuali traffici illeciti che, senza una chiara tracciabilità della movimentazione dei prodotti, possono essere facilmente organizzati. A nostro avviso, l'attuale quadro normativo appare inadatto a sviluppare le potenzialità del riuso e a coglierne le esternalità positive nei settori dell'ambiente, dell'occupazione, dell'inclusione sociale e della cultura. Per questi motivi riteniamo corretto stabilire regole su misura per il settore dei beni usati e del riutilizzo. Un tema, questo, perfettamente in linea con quello della riduzione a monte dei rifiuti, in un'ottica di diminuzione degli sprechi e di virtuosità del ciclo, che segue alla lettera i principi contenuti nella comunicazione (COM (2014) 398) del 2 luglio 2014 della Commissione europea «Verso un'economia circolare: programma per un'Europa a zero rifiuti». La pietra angolare del disegno di legge è il riconoscimento della figura dell'operatore dell'usato, nelle sue diverse declinazioni, all'interno di un settore ben determinato: si tratta, in definitiva, di dare forma alla sostanza di una rete di relazioni già esistenti, inquadrando giuridicamente ciò che già informa la percezione soggettiva degli operatori e la percezione sociale più ampia. Tale riconoscimento dovrà avere un codice attività specifico, il codice ATECO, al fine di circoscrivere in maniera chiara e definita i soggetti su cui vanno a ricadere i provvedimenti in materia fiscale, commerciale, urbanistica e ambientale nonché i beneficiari di agevolazioni e politiche di promozione. Per perseguire tali obiettivi è istituito il Consorzio nazionale del riuso, organismo cui sono conferiti essenzialmente compiti di indirizzo e negoziazione. La ratio di tale ente muove dalla constatazione della necessità di stabilizzare un sistema di relazioni tra organismi pubblici, quali Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, enti locali, aziende municipalizzate per la gestione dei rifiuti e privati, quali appunto i consorzi del riciclo. La finalità di questo sistema di relazioni tende ad assicurare la massima efficienza alla funzione ambientale che è attribuita al riuso, ovvero quella riflessa nella gerarchia gestionale della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, nelle prime due opzioni, riduzione, ossia prevenzione, e riuso, ovvero preparazione per il riutilizzo. La massima efficienza si realizza, secondo la nostra opinione, in un quadro di accordi tra i diversi portatori di interessi, accordi che abbiano l'ambizione di massimizzare i benefici per ciascuna delle parti coinvolte, da ottenere solo in un'ottica di sistema. È in tale quadro che possono realizzarsi obiettivi già indicati dalla Commissione europea o al suo esame, quali la fissazione di percentuali di riuso per determinati flussi o categorie di rifiuto, misurando altresì gli apporti dell'usato nelle prime due azioni della gerarchia gestionale dei rifiuti. Non solo: un sistema correttamente impostato apporterebbe benefici alle aziende municipalizzate gestrici della raccolta, sia in materia di prevenzione che di alleggerimento di alcune funzioni, che potrebbero essere assolte dai centri per il riuso e dai consorzi di riciclo, destinando al riciclo quella quota enorme di materiale che oggi giace, perché invenduta o non altrimenti riutilizzabile, nei magazzini degli operatori dell'usato, non essendo disponibili sistemi di conferimento strutturali. Le modifiche apportate alla disciplina del commercio sono misure estremamente importanti, volte essenzialmente a un riordino normativo per garantire una raccolta corretta dal punto di vista fiscale, consentendo l'idonea emersione degli operatori, attualmente attivi nell'informalità del sommerso. Oltre ciò si sono voluti fornire strumenti efficaci, specifici e idonei alla funzione d'inclusione sociale che il settore dell'usato storicamente assolve, prevedendo altresì un sistema di autorizzazione per la realizzazione di mercati specifici per il settore dell'usato che, senza stravolgere la normativa vigente, conferiscano un ruolo preminente, in qualità di organizzatori, alle reti di operatori e agli organismi collettivi e associativi, attraverso la regia del Consorzio nazionale. La piattaforma di emersione principale è rivolta a quel segmento di operatori che operano come ambulanti e comprende la creazione di un apposito profilo di microimpresa cui corrisponde una leva fiscale sostenibile. Tale profilo, al fine di non creare una fattispecie discriminatoria nel quadro più ampio del commercio ambulante, è accessibile solo per un soggetto che non abbia facoltà di usufruire di concessioni individuali di occupazione di suolo pubblico e che quindi operi sotto forma itinerante esclusiva. Naturalmente rimane salva la possibilità, nell'attuale quadro normativo e fiscale, per un operatore dell'usato di accedere alla concessione individuale di suolo pubblico. La stima fornita dalla Rete ONU in proposito vede, sui circa 50.000 operatori attivi informalmente nel territorio nazionale, almeno 30.000 soggetti in grado, per condizione, capacità organizzativa e volume di scambi, di accedere a una piattaforma di emersione così congegnata. Si tratterebbe, dunque, di una fonte di nuova raccolta per la fiscalità generale, i cui benefici per la collettività sono evidenti. La funzione di inclusione sociale e la capacità di intercettare ammortizzando il disagio e le situazioni di sofferenza che il corpo sociale patisce sono aspetti fondamentali e irrinunciabili per il settore dell'usato. Troppo spesso però tali funzioni vengono esercitate informalmente e proprio per questo destituite di efficacia strutturale, in quanto i benefici che apportano sono riferibili al singolo e non alla collettività, alla contingenza e non alla durata. Degli attuali 50.000 operatori del sommerso, 20.000 non sono in grado di emergere, a causa di una mancanza di organizzazione adeguata e di un volume di affari esiguo.