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Partendo dallo scioglimento del nesso ideologico fra condizione organica e disturbo psicopatologico, la Commissione è stata unanime nella decisione di eliminare la correlazione immediata -- retaggio di vecchie teorie organicistiche -- tra condizione di sordomutismo e vizio di mente, in quanto non vi è alcun motivo di considerare il sordomutismo, di per sé, come iscrivibile a condizioni di non imputabilità. Conseguentemente non si è prevista una norma quale quella di cui all'articolo 96 del codice Rocco. A maggioranza la commissione Pisapia ha ritenuto di confermare la soglia minima dell'imputabilità ai quattordici anni e la necessita di un accertamento in concreto della capacità (rectius , della maturità) per i minori con età tra i quattordici ed i diciotto anni. Nel primo caso resta confermata una presunzione assoluta di incapacità; nel secondo, invece, è demandato al giudice il compito di accertare di volta in volta se il minore al momento in cui ha commesso il fatto aveva la maturità sufficiente per poter comprendere il significato del fatto stesso o comunque per agire secondo tale capacità di valutazione (articolo 21, comma 5). Anche sulla base di tali considerazioni la Commissione ha ritenuto di differenziare la posizione del minore tra i sedici ed i diciotto anni da quella del minore tra i quattordici ed i sedici anni. Per il minore imputabile che ha compiuto i sedici anni si prevede una diminuzione di un terzo della pena; per il minore imputabile che non ha ancora compiuto i sedici anni la diminuzione potrà essere da un terzo alla metà, lasciando quindi al giudice la possibilità di valutare, in concreto, se sia opportuna o meno una diminuzione più ampia di quella prevista per chi ha superato i sedici anni. Passando, quindi, alla proposta delle singole misure, si prevedono diversi tipi di «risposte sanzionatorie» per i non imputabili, evidentemente diversificate in considerazione della causa di non imputabilità: 1) quelle di tipo terapeutico per gli infermi di mente; 2) quelle finalizzate alla disintossicazione per i tossicodipendenti o per gli alcoolisti; 3) quelle rieducative per i minori (il sistema sanzionatorio per i minori è stato delegato ad altra specifica Commissione). Si è escluso con decisione il ricorso agli ospedali psichiatrici giudiziari, anche in quanto la legge n. 180 del 1978 ha abolito i manicomi e gli ospedali psichiatrici giudiziari altro non sono che manicomi criminali. Nel corso del dibattito è emersa, in maniera ancor più pressante, la necessità di riforma delle misure per gli alcoolisti ed i tossicodipendenti, riconosciuti non imputabili, atteso che allo stato l'intossicato cronico (da alcool o da sostanze stupefacenti) è sottoposto alle stesse misure di sicurezza previste per gli infermi di mente: non v'è chi non veda l'assoluta inadeguatezza dell'ospedale psichiatrico giudiziario per i tossicodipendenti o gli alcoolisti. Occorre, dunque, prevedere nuovi presìdi che salvaguardino le esigenze di cura del singolo, senza tuttavia pregiudicare quelle di tutela della collettività. Persona offesa dal reato Assume sempre maggiore considerazione la posizione della persona offesa dal reato. Ne costituiscono un chiaro segnale le discussioni politiche ad ogni livello e, in ambito parlamentare, il disegno di legge costituzionale atto Senato n. 450, presentato nella XVI legislatura, recante «Modifica dell'articolo 111 della Costituzione, in materia di tutela e di garanzia dei diritti delle vittime di un reato», per l'inserimento di una piena tutela delle vittime di reato anche all'interno della nostra Carta costituzionale. La doverosa attenzione alle persone offese dal reato ha permeato tutti i lavori della commissione Pisapia. Nell'approfondimento di ogni istituto, e soprattutto allorché ci si è confrontati sul sistema sanzionatorio e sulla sospensione condizionale della pena, l'attenzione si è accentrata su soluzioni che tenessero conto, anche a livello risarcitorio e riparatorio, delle vittime del reato. In numerosi princìpi di delega si fa riferimento alla persona offesa, o danneggiata, dal reato: si è tuttavia ritenuto che un disegno di legge delega per un nuovo codice penale dovesse contenere uno specifico criterio direttivo relativo alla «persona offesa dal reato» (articolo 23). Si è quindi previsto che il codice debba disciplinare le modalità di tutela della persona offesa dal reato, in conformità con quanto previsto dalla decisione quadro 200l/220/GAI del Consiglio, del 15 marzo 2001, e dalla direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa all'indennizzo delle vittime del reato. Anche se tali direttive trattano, in gran parte, problematiche non di competenza del codice penale, la Commissione ha ritenuto opportuno fare un riferimento espresso alle indicazioni dell'Unione europea condividendo il richiamo al dovere dello Stato di garantire il diritto delle vittime ad ottenere «un indennizzo equo e adeguato per le lesioni subite». Se si considera che, in molti casi, «le vittime del reato non possono ottenere un risarcimento dall'autore del reato, in quanto questi non possiede le risorse necessarie per ottemperare a una condanna al risarcimento dei danni, oppure può non essere identificato o perseguito», era doveroso prevedere -- come è stato fatto all'articolo 54 e, in parte, all'articolo 55 -- misure tese ad assicurare, per quanto possibile, un adeguato risarcimento anche in presenza di casi come quelli ai quali fa riferimento la citata normativa europea. Del resto la necessità di prevedere norme minime sulla tutela delle vittime del reato era già stata evidenziata nel Consiglio europeo di Tampere dell'ottobre 1999, cui era seguita la citata decisione quadro del marzo 2001, che mira a garantire alle vittime non solo una difesa efficace, ma anche una piena tutela giuridica dei loro interessi, indipendentemente dallo Stato dell'Unione europea in cui si trovino. La direttiva 2004/80/CE, adottata anche a seguito dell'attentato terroristico di Madrid dell'11 marzo 2004, tende a garantire un risarcimento adeguato alle vittime di qualsiasi reato intenzionale violento. Nel codice, quindi, dovranno essere previste norme specifiche finalizzate ad assicurare un risarcimento equo alle vittime del reato. Querela, istanza e richiesta Per quanto concerne la querela, i princìpi direttivi seguono le linee di fondo della disciplina vigente, salve talune innovazioni di rilievo. Si è mantenuto, quale termine per proporre la querela, quello attuale di tre mesi (nella parte speciale si potranno evidentemente prevedere eccezioni, quale quella oggi prevista dall'articolo 609- septies in caso di violenza sessuale), ma si stabilisce che tale termine decorra dal giorno in cui l'offeso sia venuto a conoscenza della realizzazione del reato. Si prevede inoltre che, nel caso in cui la persona offesa si trovi in stato di obiettiva soggezione nei confronti dell'autore del reato, il termine decorra dal momento di cessazione di tale stato (articolo 24, lettera c) ). In caso di pluralità di persone offese, il termine decorre, per ciascuno dei soggetti offesi, dal momento in cui la singola parte lesa sia venuta a conoscenza del reato: