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Istituzione dell'assicurazione a retribuzione graduale per l'occupazione stagionale (ARGOS). Onorevoli Senatori. -- L'introduzione della nuova disciplina degli ammortizzatori sociali, avvenuta con l'approvazione del decreto legislativo n. 22 del 2015, ed in particolare l'avvicendamento tra NASPI ed ASPI, ha rivelato la fragilità strutturale delle porzioni di comparto turistico legato alla stagionalità, e dei lavori a carattere stagionale in genere. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ha avvalorato l'operato del legislatore (trattandosi di decreto legislativo, nella fattispecie, il Governo), asserendo che: «La vecchia normativa era particolarmente generosa. Per dare un’idea dell'entità dei trasferimenti coinvolti, l'INPS considera il caso di un lavoratore stagionale con una retribuzione di 1.500 euro mensili (prossima al valore medio delle retribuzioni che questi lavoratori percepiscono nei periodi di attività) che in un anno avesse lavorato per sei mesi ricevendo per i restanti sei mesi il trattamento ASPI. Questo lavoratore, a fronte di un contributo di 118 euro (1,31 per cento della retribuzione), otteneva una prestazione di circa 7.000 euro e una copertura figurativa nel periodo pari a 2.970 euro. Il rapporto tra contribuzione e prestazione era dunque pari al 1,2 per cento. In altre parole il lavoratore otteneva 84 euro di prestazioni immediate o differite (contributi figurativi) per ogni euro di contributi versati». Appare evidente come Governo ed ente pubblico abbiano agito e ragionato come meri contabili, limitandosi a ristabilire una data proporzionalità tra contributi e prestazione, ignorando in toto il contesto ambientale e le peculiarità lavorative in cui gli stagionali si trovano sovente ad operare e rigettando a priori ogni possibilità di produrre una soluzione ad hoc . Il termine stagione e il suo derivato stagionalità, tuttavia, possono assumere una pluralità di significati, tanto nel linguaggio comune quanto nel linguaggio tecnico (giuridico, economico, e così via) e non interessano unicamente i fenomeni naturali, ma possono connotare anche l'attività umana o costituire una conseguenza della stessa. In agricoltura, si definisce stagione il tempo in cui si hanno alcuni raccolti o quello in cui hanno luogo determinati lavori: la stagione delle pesche, la stagione della semina, della vendemmia, del raccolto e così via. Il decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, contiene l'elenco delle attività aventi carattere stagionale per le quali, in vigenza della legge 18 aprile 1962, n. 230, sulla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, ai sensi dell'articolo 1, commi secondo, lettera a) , e sesto, della stessa legge, era consentito per il personale assunto temporaneamente l'apposizione del termine nei contratti di lavoro. Il provvedimento fotografa la realtà del tempo in cui è stato adottato e restituisce un'immagine di stagionalità saldamente ancorata al settore primario, figlia di un'epoca in cui il processo di riduzione del peso dell'agricoltura sull'intera economia era ancora in fase iniziale. Poche erano le attività industriali citate, mentre erano di fatto assenti le attività terziarie, con l'unica eccezione di fiere ed esposizioni. Fu necessario attendere più di trent'anni per registrare l'apparizione sulla scena di alcune attività turistiche, con l'approvazione del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1995, n. 378, che ha incluso nel suddetto elenco le attività svolte in colonie montane, marine e curative e attività esercitate dalle aziende turistiche che abbiano, nell'anno solare, un periodo di inattività non inferiore a settanta giorni continuativi o a centoventi giorni non continuativi. Restava comunque ferma la possibilità di assumere lavoratori stagionali anche in seno alle altre tipologie di aziende, nelle ipotesi previste dai contratti collettivi ai sensi dell'articolo 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, o chiedendo l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro ai sensi del decreto-legge 3 dicembre 1977, n. 876, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 1978, n. 18. La facoltà di stipulare contratti stagionali in seno ad aziende ad apertura annuale è stata poi ribadita ed ampliata, in applicazione di quanto previsto dal decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, che ha esteso la nozione di stagionalità oltre i desueti confini dettati dalla disciplina del 1963 ed ha sottratto alla necessità di autorizzazione amministrativa i contratti stipulati per far fronte alle intensificazioni dell'attività in determinati periodi dell'anno. In tale solco si è inserito il CCNL Turismo, annoverando esplicitamente tra le ipotesi non tassative in cui le parti stipulanti riconoscono sussistere le ragioni per la legittima apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato le intensificazioni dell'attività lavorativa in determinati periodi dell'anno, quali: -- periodi connessi a festività, religiose e civili, nazionali ed estere; -- periodi connessi allo svolgimento di manifestazioni; -- periodi interessati da iniziative promozionali o commerciali; -- ulteriori periodi di intensificazione stagionale o ciclica dell'attività in seno ad aziende ad apertura annuale. (Nucara, Candido; 2012). Ad oggi, tuttavia, la categoria dei lavoratori stagionali si vede solo parzialmente riconosciuta, anche se, nei fatti, l'impiego, alla stipula del contratto, dei codici UNIEMENS T, G e S, ne determina l'esistenza e ne stabilisce il quantum numerico.. 1 (Assicurazione a retribuzione graduale per l'occupazione stagionale -- ARGOS) 1 A decorrere dal 1º gennaio 2018 è istituita presso la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, una indennità mensile di disoccupazione, denominata «Assicurazione a retribuzione graduale per l'occupazione stagionale (ARGOS)», avente la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai soggetti che svolgono un lavoro di tipo stagionale non agricolo nel periodo di non occupazione. 2 Ai fini della presente legge si considerano lavoratori stagionali non agricoli coloro i quali sono assunti a termine per lo svolgimento delle attività di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 ottobre 1963, n. 1525, di quelle definite dagli avvisi comuni e dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative definiti e di quelle definite tali secondo le normative di settore vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge. 3 L'ARGOS sostituisce la Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (NASpI) introdotta dall'articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1º gennaio 2018 subiti dai lavoratori di cui al presente articolo. 2 (Requisiti) 1 L'ARGOS è riconosciuta ai lavoratori dipendenti stagionali non agricoli di cui all'articolo 1 della presente legge, residenti in Italia, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti: