[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 499, primo comma, del codice di procedura civile, promosso dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Napoli - sezione distaccata di Pozzuoli, nel procedimento vertente tra Di Francia Camillo ed altri e il Comune di Pozzuoli ed altro, con ordinanza del 15 luglio 2010, iscritta al n. 378 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2010. Visti l'atto di costituzione di Di Francia Camillo ed altri, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 maggio 2011 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro.. Ritenuto che - nel corso di una procedura esecutiva nella quale sono intervenuti, ai sensi dell'art. 499 del codice di procedura civile, alcuni dipendenti del Comune di Pozzuoli, i quali vantano un credito avente ad oggetto la restituzione, da parte di quel Comune, di somme per contributi previdenziali ed assistenziali illegittimamente trattenuti dall'Ente e versati, altrettanto indebitamente, da quest'ultimo all'I.N.P.S. - il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, con ordinanza emessa il 15 luglio 2010, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 499, primo comma, cod. proc. civ. , nella parte in cui non riconosce la possibilità di intervenire nella esecuzione, in assenza di titolo esecutivo o sequestro o pegno, a soggetti diversi dagli imprenditori, come è desumibile dal rinvio, ad opera della stessa disposizione, alle scritture contabili di cui all'art. 2214 del codice civile; che il rimettente premette: a) che gli interventi dei predetti dipendenti, ancorché esperiti in relazione a procedure precedenti la modifica del codice di procedura civile, sono disciplinati dal novellato art. 499 in quanto posti in essere successivamente alla predetta riforma, secondo quanto stabilito dall'art. 2, comma 3-sexies, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale), convertito, con modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dall'art. 39-quater del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273 (Definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti), convertito, con modificazioni, nella legge 23 febbraio 2006, n. 51, in vigore dal 1° marzo 2006; b) che sono fondati su crediti basati su sentenza passata in giudicato del Tribunale di Napoli e conseguenti determinazioni comunali ritenute idonee a fondare la emissione di decreti ingiuntivi non esecutivi da parte del giudice del lavoro; che il giudice a quo fa, quindi, presente che il precedente testo dell'art. 499 cod. proc. civ. autorizzava l'intervento sulla base della mera enunciazione del credito da parte dell'interventore, mentre il testo attuale autorizza l'intervento solo di coloro che, nei confronti del debitore, oltre ad avere un credito fondato su titolo esecutivo, abbiano eseguito un sequestro sui beni pignorati ovvero vantino un diritto di pegno o un diritto di prelazione risultante da pubblici registri ovvero siano titolari di un credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili di cui all'art. 2214 cod. civ. ; che l'art. 499 cod. proc. civ. non riconosce la possibilità di intervenire - senza titolo esecutivo o sequestro o pegno - a soggetti diversi dagli imprenditori, atteso che la disposizione processuale rinvia alle scritture contabili di cui all'art. 2214 cod. civ. , e che, in particolare, lo stesso art. 499 cod. proc. civ. consente l'intervento dell'imprenditore richiedendo la documentazione sufficiente a fondare l'emissione del decreto ingiuntivo; che, nel caso in esame, la documentazione prodotta dai lavoratori è stata ritenuta sufficiente a fondare l'emissione di decreto ingiuntivo; che, a prescindere dalla concedibilità o meno del provvedimento monitorio, la fattispecie in esame è caratterizzata da documentazione fortemente indiziante nel senso della fondatezza della pretesa creditoria, atteso che si è in presenza di un vero e proprio riconoscimento del debito; che, tuttavia, sulla base della disposizione citata, dovrebbe dichiararsi l'inammissibilità degli interventi esperiti nella procedura; che, ciò posto, il giudice a quo sospetta che la norma in questione sia in contrasto con: a) il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost., creando una irragionevole discriminazione tra creditori imprenditori e non imprenditori a prescindere dall'esistenza o meno di documentazione attestante la verosimiglianza della pretesa creditoria, laddove dovrebbe essere la presenza o meno di documenti idonei e attendibili a fondare l'ammissibilità o meno dell'intervento; b) il principio di ragionevolezza di cui allo stesso art. 3 Cost., consentendo l'intervento al creditore sulla base di documentazione proveniente dal medesimo interventore, ed escludendolo per l'ipotesi in cui l'intervento sia fondato su documentazione proveniente dal debitore e, quindi, maggiormente significativa sul piano probatorio; c) lo stesso principio di ragionevolezza sotto diverso profilo, in quanto il creditore privilegiato che intenda intervenire nella procedura esecutiva deve munirsi di titolo esecutivo, a differenza del creditore munito delle scritture contabili, in contrasto anche con la ratio di fondo dello stesso art. 499 cod. proc. civ. , che intende assicurare concretezza al principio della par condicio creditorum ai sensi dell'art. 2741 cod. civ. evitando che i tempi necessari per procurarsi il titolo esecutivo pregiudichino definitivamente le ragioni creditorie (mentre, nella specie, si derogherebbe al principio della par condicio creditorum in favore del creditore ordinario e non già in favore di quello privilegiato); d) il principio del giusto e celere processo di cui all'art. 111 Cost. e il diritto alla difesa di cui all'art. 24 Cost., rischiando l'applicazione dell'attuale art. 499 cod. proc. civ. di pregiudicare definitivamente le ragioni dei creditori privilegiati, e rendendo inevitabile il ricorso alla tutela giurisdizionale più complessa di cognizione; che, sul piano della rilevanza, osserva il rimettente che osta alla soddisfazione degli interventori solo ed esclusivamente la formula dell'art. 499 cod. proc. civ. , posto che nella procedura in esame vi sono tutti i requisiti per procedere all'assegnazione ed in particolare: a) vi è la dichiarazione positiva del terzo per somme eccedenti i servizi indispensabili ex art. 159 del d.lgs. 18 settembre 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali); b) in ogni caso, trattandosi di crediti di lavoro, essi rientrerebbero proprio tra quei diritti al cui soddisfacimento sono finalizzate le somme accantonate per il pagamento dei c.d. servizi indispensabili;