[ddlpres]

Né può ignorarsi che, con il «Trattato di Lisbona», la concorrenza è stata espressamente qualificata non come valore in sé, bensì come elemento strumentale, con gli altri, alla realizzazione del benessere sociale, attraverso il perseguimento di valori non solo di tipo economico, quali crescita equilibrata, stabilità dei prezzi, piena occupazione, progresso scientifico e tecnologico, ma anche extraeconomici, quali libertà, sicurezza, tutela dell'ambiente, progresso sociale, parità tra uomo e donna, valori questi ultimi che, nel caso di contrasto, sono destinati a prevalere sulla tutela della concorrenza. Questa visone, peraltro, assicura la necessaria continuità del principio di libertà di iniziativa economica con quello di utilità sociale, di cui all'articolo 41 della Costituzione, nel quadro della rimozione delle disuguaglianze di cui all'articolo 3 della medesima Costituzione. Alle criticità e carenze dell'attuale impianto normativo in materia di pubblicità sessista intende ovviare il presente disegno di legge, inserendo questa tipologia di pratica commerciale tra quelle da considerare sleali e nocive ai sensi del codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, al quale si apportano, pertanto, le necessarie modifiche. Si è individuata, infine, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato per l'esercizio delle attribuzioni previste dalle nuove norme, attese le specifiche competenze e funzioni ad essa attribuite fin dalla sua istituzione, nonché le ulteriori funzioni che ha progressivamente assunto, nella repressione della pubblicità ritenuta scorretta, ingannevole e nociva, diffusa con qualsiasi mezzo, e cioè da televisori, giornali, volantini, manifesti o televendite. Un'ulteriore ragione, per l'attribuzione alla detta Autorità dei compiti di controllo e di repressione della pubblicità sessista e nociva per i minori, è determinata dal potere, già riconosciuto in capo all'Autorità stessa, di imporre multe nel caso di pubblicità contrastanti con norme di legge a tutela dei destinatari delle pubblicità, nonché dall'ampliamento intervenuto con il decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 146, recante attuazione della direttiva 29/2005/CE riguardante la tutela dei consumatori delle competenze della citata Autorità a tutela dei consumatori contro tutte le pratiche commerciali «scorrette», estesa, com'è noto, per effetto del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, anche alle microimprese.. 1 (Finalità) 1 Nel rispetto del valore della dignità umana e in coerenza con i princìpi sanciti dalla risoluzione A4-0258/97 del Parlamento europeo, del 16 settembre 1997, sulla discriminazione della donna nella pubblicità, e dalla risoluzione 2008/2038 (INI) del Parlamento europeo, del 3 settembre 2008, sull'impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini, considerare le specifiche azioni previste dall'Unione europea per l'eliminazione di immagini femminili sessiste e stereotipate nei messaggi pubblicitari, nelle informazioni e negli spettacoli trasmessi dai media, perseguendo l'intento della piena realizzazione della parità dei diritti tra generi e della tutela dei minori nel processo della loro formazione, la presente legge è finalizzata a: a vietare la diffusione di messaggi che discriminano l'immagine femminile o ledono la dignità e i diritti delle donne e dei minori nella pubblicità e nei mezzi di informazione e di comunicazione attraverso l'utilizzazione di materiale fotografico, filmati, messaggi audio e video che rechino offesa alla dignità degli uomini e delle donne; b vietare l'uso strumentale, offensivo e oltraggioso dell'immagine femminile utilizzata come mero richiamo sessuale, oggetto passivo di desiderio o complemento del lusso; c impedire il riproporsi di stereotipi sessuali che banalizzano l'identità delle donne e degli uomini, utilizzando la nudità in modo pleonastico e immotivatamente seduttivo, in totale assenza di relazione con il messaggio pubblicitario nel quale la nudità stessa è inserita; d impedire che bambini e adolescenti siano destinatari o interpreti di pubblicità sessista, stereotipata e lesiva dei princìpi di parità di genere, in quanto potenzialmente nociva per il loro sviluppo; e vietare la diffusione di pubblicità che, non considerando la molteplicità dei ruoli delle donne degli uomini in ambito familiare, lavorativo e sociale, ne confinano la presenza in ambiti tradizionalmente specializzati; f vietare la diffusione dei testi degli spot o dei testi che accompagnano le immagini pubblicitarie contenenti termini ed espressioni direttamente o indirettamente offensivi dell'identità di genere; g incentivare e premiare la realizzazione di messaggi pubblicitari che, nel rappresentare e dare visibilità a entrambi i sessi, sappiano armonizzarne la presenza all'oggetto e alle finalità promozionali della pubblicità, esplicitando il contributo delle donne e degli uomini al corpo sociale. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge, per pubblicità si intende qualsiasi tipo di messaggio visivo o sonoro, in formato elettronico o cartaceo, che promuove l'attività commerciale di un'azienda o di un ente. 2 Ai fini della presente legge, per pubblicità sessista o lesiva della dignità e dei diritti delle donne e dei minori si intendono forme di comunicazione quali quelle che: a alludono alla sessualità femminile come merce o come mezzo di sollecitazione al consumo di merci; b mostrano figure femminili sottoposte a violenza, sopraffatte dalla forza fisica o psicologica di altri o vittime di abusi; c propongono immagini parziali e disumanizzanti del corpo femminile e maschile, rendendolo un oggetto analogo a quelli di cui si promuove la vendita; d propongono la figura della donna come oggetto di sfruttamento o come soggetto destinato a svolgere ruoli umilianti e lesivi della sua dignità; e utilizzano la figura femminile come elemento puramente accessorio e decorativo di altre immagini nella promozione di prodotti destinati ad altri soggetti, e in particolare ai consumatori di sesso maschile; f utilizzano la figura femminile come strumento passivo di esaltazione di tipologie di prodotti di cui le donne stesse siano, implicitamente o esplicitamente, indicate come dirette consumatrici o responsabili dell'acquisto; g inseriscono la figura femminile in contesti nei quali essa è un soggetto passivo, diretto da voci fuoricampo, in prevalenza maschili. 3 Ai fini della presente legge, per pubblicità potenzialmente nociva per il corretto sviluppo dei minori, oltre a quella di cui al comma 2, si intende, altresì, quella che: a si rivolge ai minori esponendoli a messaggi di contenuto violento, razzista, xenofobo, erotico o pornografico, o ha caratteristiche di ossessivo incitamento ai consumi, o che sminuisce le figure familiari e sociali di riferimento per minori e adolescenti; b si serve dei minori, o a loro si rivolge, per pubblicizzare beni e servizi che non li riguardano direttamente. 3 (Divieto di utilizzo di pubblicità discriminatoria) 1 Nel libro I, titolo I, del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, è inserito il seguente: «Art. 1- bis. - (Pubblicità discriminatoria). – 1.