[pronunce]

A quest'ultima disciplina l'art. 25, comma 1, impugnato dalla Regione Emilia-Romagna, reca modifiche intese a stabilire che i versamenti agli enti locali sono effettuati "sulla base dei dati statistici più recenti forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze", quanto ai versamenti in acconto, e "sulla base dei dati statistici relativi all'anno precedente, forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze", quanto all'attribuzione definitiva e a conguaglio. Di queste modifiche si duole la Regione ricorrente, lamentando che il riferimento, nel nuovo comma 7 dell'art. 1 del d.lgs. n. 360 del 1998, anziché ai dati reali, ai dati statistici relativi ai redditi imponibili dei soggetti aventi domicilio fiscale nei singoli Comuni, violi il "principio di certezza delle risorse finanziarie sotteso all'art. 119, secondo comma, della Costituzione", in quanto farebbe perdere la certezza della relazione fra attribuzioni di somme e concrete risultanze fiscali, consentirebbe margini di discrezionalità nell'aggiornamento e nella strutturazione dei dati, ed inoltre, avendo riguardo ai redditi imponibili dei contribuenti aventi domicilio fiscale nei singoli Comuni, farebbe perdere ogni relazione con i redditi di lavoro dipendente o assimilati, che sono attribuiti per legge, ai fini dell'imputazione dell'addizionale, al Comune in cui il sostituto d'imposta ha il domicilio fiscale alla data di effettuazione delle operazioni di conguaglio relative a detti redditi. 15. - La questione non è fondata. Trattandosi di un'addizionale istituita e regolata dalla legge dello Stato, resta, in linea di principio, nella disponibilità del legislatore statale disciplinare le modalità della attribuzione del gettito. È vero che la istituzione e la disciplina dell'addizionale sono state finalizzate sia a fornire agli enti locali una risorsa aggiuntiva atta a finanziare nuovi compiti e funzioni trasferiti, sia ad attribuire loro una forma di potestà impositiva autonoma, con una sia pure limitata possibilità di accrescere l'aliquota, per finanziare la generalità delle loro funzioni, in sostituzione di trasferimenti dal bilancio dello Stato (cfr. art. 48, comma 10, lettere b e d, e comma 11, della legge 27 dicembre 1997, n. 449; art. 1, commi 2 e 3, e art. 2, comma 3-bis, del d.lgs. n. 360 del 1998). In tal modo la logica di una compartecipazione degli enti locali al gettito (sia pure "riferibile al loro territorio": art. 119, secondo comma, ultimo periodo, della Costituzione) di un tributo erariale viene a sovrapporsi e in parte a confondersi con quella di una forma di potestà impositiva autonoma, che per sua natura non può che esercitarsi sulla base imponibile esistente nel territorio di ciascun ente. Il riferimento della norma impugnata ai dati statistici finisce per allontanare ulteriormente la disciplina concreta dell'addizionale dal modello di un tributo riscosso da ciascun ente nel proprio territorio, spostandolo verso quello di un riparto fra gli enti del gettito del tributo. Tuttavia, ciò non è sufficiente a determinare una sostanziale alterazione in pejus dell'autonomia finanziaria di cui gli enti locali già fruivano. Né viene compromessa in maniera significativa la certezza delle entrate, anche tenendo conto che la stessa disposizione censurata aggiunge che "con decreto del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, possono essere stabilite ulteriori modalità per eseguire la ripartizione". 16. - L'art. 67, comma 1, della legge n. 388 del 2000 prevedeva che i decreti ministeriali destinati a stabilire l'aliquota di compartecipazione all'addizionale IRPEF, per la parte non connessa all'effettivo trasferimento di nuovi compiti e funzioni, e compensata da una corrispondente riduzione dei trasferimenti ordinari ai Comuni (art. 2, comma 3-bis, del d.lgs. n. 360 del 1998, aggiunto dall'art. 12 della legge n. 133 del 1999), fossero emanati entro il 30 novembre 2001. Il successivo comma 3 del medesimo art. 67 istituiva per l'anno 2002, per i Comuni delle Regioni a statuto ordinario, una compartecipazione al gettito dell'IRPEF nella misura del 4,5 per cento del riscosso in conto competenza affluente al bilancio dello Stato per il 2001, ripartita tra i Comuni dal Ministero delle finanze in proporzione all'ammontare, risultante sulla base dei dati disponibili, dell'imposta netta dovuta dai contribuenti, distribuito territorialmente in funzione del domicilio fiscale. I trasferimenti erariali a ciascun Comune erano ridotti in misura pari al gettito spettante della compartecipazione (comma 4). Il comma 5 regolava le modalità di erogazione della compartecipazione, in quattro rate di cui le due prime sulla base dei dati previsionali e le altre sulla base dei dati di consuntivo del 2001, con i relativi conguagli. Le modifiche che la disposizione impugnata dell'art. 25, comma 5, della legge n. 448 del 2001 apporta a tale disciplina sono le seguenti. Anzitutto si differisce dal 30 novembre 2001 al 30 novembre 2002 il termine, stabilito dall'art. 67, comma 1, della legge n. 388 del 2000, per l'emanazione dei decreti relativi all'aliquota di compartecipazione all'addizionale (comma 5, lettera a). In secondo luogo (comma 5, lettera b), si estende al 2003 il regime transitorio già previsto per il 2002 dall'art. 67 della legge n. 388 del 2000. Inoltre, in particolare, le nuove norme stabiliscono che per il 2002 il gettito è ripartito tra i Comuni "sulla base dei dati statistici più recenti" forniti dal Ministero dell'economia (nuovo comma 3, ultimo periodo, dell'art. 67 della legge n. 388 del 2000); e che nel caso in cui il livello dei trasferimenti spettanti ai singoli enti risulti insufficiente a consentire il recupero integrale della compartecipazione, questa "è corrisposta al singolo ente nei limiti dei trasferimenti spettanti per l'anno" (nuovo comma 4, secondo periodo, del medesimo art. 67). Il nuovo comma 5 dell'art. 67, a sua volta, si limita a spostare al 2002-2003 i riferimenti temporali per gli adempimenti, invariati, relativi all'erogazione del gettito della compartecipazione ai Comuni. La Regione ricorrente sostiene che lo stesso rinvio al 2004 della cessazione del regime transitorio sia lesivo dell'art. 119 della Costituzione. Inoltre, i nuovi criteri di calcolo basati sui "dati statistici più recenti" (nuovo comma 3, ultimo periodo, dell'art. 67 della legge n. 388 del 2000) produrrebbero la stessa situazione di incertezza denunciata a proposito della disciplina a regime dell'addizionale;