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Norme per lo sviluppo di politiche abitative di edilizia residenziale pubblica e sociale strutturali, senza consumo di suolo e per il reimpiego di immobili inutilizzati, nonché modifiche alla legge 9 dicembre 1998, n. 431, concernenti la locazione degli immobili. Onorevoli Senatori. – La questione abitativa nel nostro Paese è segnata da una forte precarietà abitativa vissuta da centinaia di migliaia di famiglie. Si tratta di una precarietà abitativa che interessa una serie di segmenti sociali: le famiglie con redditi medio-bassi che sono collocate utilmente nelle graduatorie comunali per l'accesso ad alloggi di edilizia residenziale pubblica (650.000 circa); le famiglie con sfratti esecutivi e in tale contesto si sottolinea la piaga degli sfratti per morosità; le famiglie con mutui in sofferenza e quelle che hanno subìto un esproprio; le giovani coppie e gli anziani. Di fatto da oltre venti anni in Italia si sono abbandonate le politiche abitative strutturali: l'ultimo vero programma strutturale risale al piano finanziato dall’ ex Gescal e la questione fino ad oggi è stata affrontata solo dal versante dell'emergenzialità e degli interventi urgenti che hanno comportato uno spreco immane di risorse pubbliche. Se i dati in nostro possesso e quelli pubblicati da tutti gli enti di ricerca sono veri c'è bisogno di tornare ad affrontare la questione abitativa con iniziative, programmi e interventi di ampio respiro, abbandonando gli interventi settoriali, costituiti una volta da un piano di edilizia pubblica e un'altra volta da un piano di edilizia agevolata e convenzionata, ritornando alla programmazione di politiche abitative pubbliche capaci di fotografare il fabbisogno e di monitorarlo, rispondendo così in maniera compiuta alle esigenze dei cittadini sul loro diritto alla casa. È per tali motivi che abbiamo deciso di presentare questo disegno di legge, che intende dare risposte non monotematiche, prevedendo anche soluzioni innovative. È indubbio che in tale contesto è essenziale e strategica una sinergia di intenti e di volontà che consenta allo Stato, alle regioni e ai comuni di predisporre programmi realistici. Il disegno di legge, quindi, prevede un insieme di interventi strutturali che vanno letti in maniera uniforme e non articolo per articolo. Essa si configura, pertanto, come una normativa programmatica che interviene su diversi campi, dalla definizione di alloggio sociale, alla modifica della legge 9 dicembre 1998, n. 431, prevedendo come unico canale quello agevolato, derivante dagli accordi locali tra le associazioni dei proprietari e i sindacati degli inquilini, al rilancio e al finanziamento dell'edilizia residenziale sociale, in particolare e prioritariamente di quella pubblica a canone sociale; al sostegno a interventi di autocostruzione e di autorecupero, all'utilizzo delle aree standard , anche riprendendo e modificando norme già vigenti, ma dando loro un quadro d'insieme uniforme. L'intento principale è quello di rilanciare l'edilizia residenziale pubblica e sociale attraverso il solo recupero di immobili non utilizzati, siano essi di amministrazioni pubbliche, del demanio civile o militare, di privati o confiscati alla criminalità organizzata, senza consumo di suolo e ulteriore cementificazione del territorio. Si intende proporre una normativa che affronti i temi del diritto all'abitare a partire dalle esigenze dei cittadini, basando l'aumento di offerta di alloggi di edilizia residenziale sociale sul fabbisogno reale e non, come avvenuto fino ad oggi, sugli interessi della speculazione edilizia e della rendita immobiliare, che hanno determinato una situazione che vede la presenza di circa 32 milioni di abitazioni a fronte di circa 24 milioni di famiglie e che, nonostante oltre 7 milioni di abitazioni libere, vede 650.000 famiglie collocate nelle graduatorie comunali per l'accesso a case di edilizia residenziale pubblica e circa 60.000-70.000 sentenze di sfratto all'anno, per il 90 per cento motivate da morosità e circa 35.000 famiglie ogni anno espulse dalla loro abitazione con l'utilizzo della forza pubblica. Non tenendo conto di questi dati si continua a sostenere, anche con risorse pubbliche, una cementificazione del suolo che non ha nessuna ragione di essere ma viene perseguita pervicacemente, a fronte del fatto che oggi in Italia non esistono centinaia di migliaia di famiglie che possano, grazie al loro reddito, accedere al libero mercato immobiliare, neanche a quello agevolato. Inoltre va abbandonato ogni approccio alla questione abitativa che la faccia derubricare a questione di ordine pubblico come inteso dal Ministero dell'interno che, con la circolare del 1° settembre 2018, non solo propone di velocizzare gli sgomberi ma di fatto pone i comuni di fronte ad una problematica alla quale non sono in grado di rispondere tenuto conto dell'assenza di finanziamenti adeguati e di alloggi pubblici da utilizzare per le famiglie sgomberate in disagio economico e sociale.. 1 (Finalità dell'intervento pubblico nelle politiche abitative di edilizia residenziale pubblica) 1 Finalità dell'intervento pubblico nelle politiche abitative di edilizia residenziale pubblica è garantire il diritto a un alloggio, adeguato e salubre, ai nuclei familiari e ai soggetti che, a causa di condizioni economiche, di situazioni di disagio o di altri impedimenti, non hanno la possibilità di accedere al mercato degli immobili ad uso abitativo. 2 Finalità dell'intervento pubblico nelle politiche abitative di edilizia residenziale pubblica è altresì garantire ai soggetti che, sulla base dei requisiti posseduti, possono essere beneficiari di alloggi di edilizia residenziale pubblica, il diritto di accedere a un alloggio adeguato alle loro esigenze, per il quale è richiesto il pagamento di un canone sociale determinato in base al reddito e stabilito dalle leggi regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano, di seguito denominate «leggi regionali». 3 Finalità dell'intervento pubblico nelle politiche abitative di edilizia residenziale pubblica è inoltre promuovere l'offerta di alloggi a canoni di locazione rapportati alle condizioni economiche dei soggetti che possiedono un reddito non superiore a quello stabilito dalle leggi regionali per la permanenza in un alloggio di edilizia residenziale pubblica. 4 L'attuazione delle finalità di cui ai commi 1, 2 e 3 costituisce un intervento pubblico nelle politiche abitative di edilizia residenziale pubblica di interesse nazionale. Tale intervento è considerato servizio essenziale da garantire uniformemente sull'intero territorio nazionale. 5 Ferma restando la competenza delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano in materia di gestione e di definizione dei canoni di locazione, nell'edilizia residenziale pubblica è garantita l'applicazione di un canone di locazione determinato in base al reddito in favore degli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Per gli alloggi sociali definiti dall'articolo 2, comma 2, il canone di locazione è definito tramite appositi accordi integrativi stipulati ai sensi del medesimo articolo 2, comma 4. 2 (Definizione di alloggio sociale)