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il nostro Paese partecipa invece al programma "nuclear sharing" della NATO, ospitando decine di testate nucleari statunitensi a Ghedi ed Aviano ed addestrando i piloti dei cacciabombardieri Tornado al bombardamento nucleare e ha confermato recentemente l'acquisto degli F-35, che sostituiranno i Tornado in questa funzione ed ha avviato l'ammodernamento della base aerea di Ghedi a questo scopo; il nostro Paese, ospitando testate nucleari, è un bersaglio, che in caso di conflitto, quindi dopo l'entrata in vigore del trattato, diviene Paese che ospita sul suo territorio armi di distruzione di massa proibite; non risultano iniziative ufficiali dell'Italia volte a sollecitare l'adesione al trattato da parte dei Paesi aderenti alla NATO e delle altre nazioni dotate di arsenali atomici, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo ritengano che l'Italia debba aderire al trattato e quali siano le ragioni per le quali il Governo non ha proceduto in tal senso; se non ritengano doveroso uscire dal programma "nuclear sharing" della NATO e interrompere il programma F-35 (2247 milioni di euro previsti dal Ministero della difesa per il triennio 2020-2022); quali iniziative abbia intrapreso l'Italia a livello internazionale nella direzione prospettata dal Presidente della Repubblica. Atto n. 4-04481 NUGNES Ai Ministri dell'interno e per la pubblica amministrazione Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il sindaco di Pisa, Michele Conti, con proprio atto, il 29 luglio 2020 ha nominato un "consigliere speciale del sindaco" nelle materie della sicurezza e della legalità e nell'atto si esplicitava "che il ruolo di consigliere speciale del Sindaco potrà esplicarsi in una attività di confronto con il territorio e nella tenuta di relazioni informali esterne (cittadini, media, associazioni, enti) in ordine ai temi descritti di cui riferire al Sindaco, oltreché in una attività propositiva sulla stessa materia rivolta al Sindaco e alla Giunta, senza mai tuttavia configurare esercizio di funzioni di governo proprie di questi ultimi, ovvero esercizio di funzioni gestionali proprie delle figure dirigenziali"; a seguito di questa decisione il gruppo consiliare "Diritti in comune" (Una città in comune - Rifondazione Comunista - Pisa Possibile) ha rivolto un formale quesito al Ministero dell'interno sulla regolarità e legittimità di simile nomina, evidenziando come dette nomine siano inutili, dannose e tese a svuotare di contenuto e di funzioni i compiti degli assessori e dei consiglieri comunali. Nel caso specifico il provvedimento appare assolutamente avulso dalla legislazione che disciplina il funzionamento degli enti locali, non rinvenendosi in alcun testo, dallo statuto comunale al testo unico sugli enti locali, alcuna norma che possa giustificare la nomina; peraltro il fatto che l'atto del sindaco Conti sembri in contrasto con la normativa di riferimento viene confermato anche dal parere espresso in data 3 gennaio 2018 dal Dipartimento degli affari interni e territoriali del Ministero dell'interno, laddove, a quesito specifico per analoga vicenda, afferma categoricamente che "l'ordinamento degli enti locali non prevede la figura del 'consigliere politico'; i consiglieri, gli assessori ed il sindaco, quali organi di governo degli enti locali, sono (le sole) figure tipiche individuate dalla legge"; considerato che: mentre i principi fissati dal decreto legislativo n. 267 del 2000 prevedono la possibilità di istituire "uffici di supporto agli organi di direzione politica ai sensi dell'art. 90" che, al comma 1, "demanda al regolamento degli uffici e dei servizi la possibilità di prevedere la costituzione di uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco, della giunta o degli assessori per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo loro attribuite dalla legge", allo stesso tempo, il citato parere ministeriale del 3 gennaio 2018 evidenzia che "con riferimento a tale istituto, va ricordato che la giurisprudenza contabile ha evidenziato il carattere necessariamente oneroso del rapporto con i soggetti incaricati di funzioni di staff (cfr. pronuncia SRC Campania n. 155/2014/PAR)". E che, conclude il parere, "nell'ambito dei principi fissati con legge dello Stato, l'ente può integrare, nei termini su indicati, le norme che stabiliscono il riparto delle attribuzioni, ma non può derogarle", quindi, "l'individuazione della figura del 'consigliere politico' non appare compatibile con l'ordinamento degli enti locali"; per quanto risulta all'interrogante, il prefetto di Pisa, Castaldo, con nota del 6 ottobre 2020, ha risposto al quesito del gruppo consiliare Diritti in comune, ricordando al riguardo un recente comunicato del Ministero dell'interno, con cui si affermava che l'ordinamento degli enti locali non prevede la figura del consigliere politico, a cui il consigliere in oggetto può essere assimilato, concludendo: "Considerato, comunque, che nell'ambito dei principi fissati con legge dello Stato, l'ente può integrare le norme che stabiliscono il riparto delle attribuzioni, ma non può derogarle, l'individuazione del 'consigliere politico' non essendo collocabile nella fattispecie sopra elencate, non appare compatibile con la disciplina degli enti locali"; nonostante questa risposta del prefetto, il sindaco di Pisa non ha proceduto alla revoca della nomina del suo "consigliere speciale", si chiede di sapere: se non si ritenga la nomina di "consiglieri speciali" da parte dei sindaci avulsa e poco chiara rispetto agli istituti previsti dal decreto legislativo n. 267 del 2000, art. 90, in materia di "uffici di supporto agli organi di direzione politica" e quindi non compatibile con la legislazione vigente; quali provvedimenti si intenda adottare per evitare il perdurare di nomine ritenute non conformi alla normativa vigente. Atto n. 4-04482 DE PETRIS Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: nelle ultime settimane sono giunte molte denunce su una grave situazione di irregolarità venutasi a creare presso il punto vendita Gespac a marchio CONAD, sito nel centro commerciale "Lo Zodiaco" ad Anzio; sindacati e lavoratori hanno segnalato infatti condizioni di rischio per la salute e la sicurezza, tra cui: mancata costituzione del comitato per l'applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione delle misure di contrasto al contenimento del virus COVID-19; mancata elaborazione di disposizioni sulle modalità di contingentamento dei clienti nel punto vendita; errato calcolo delle persone che possono essere presenti nel punto vendita, compresi i lavoratori; mancata consegna dei DPI per la pulizia degli ambienti di lavoro ; sussistenza di un rischio igienico negli ambienti adibiti a spogliatoio, armadietti, bagni, magazzino, merci; risulta, inoltre, che i dipendenti si trovino costretti a lavorare con dispositivi che portano personalmente da casa e che coloro che ne rivendicano la fornitura vengano redarguiti e puniti con turni massacranti;