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la situazione determinatasi è assai grave e necessita di essere affrontata con massima urgenza, si chiede di sapere quali interventi si ritenga di promuovere, al fine di garantire, in tempi rapidi, una nuova sede per il commissariato di Vittoria, ed accertare la correttezza dell' iter amministrativo, che ha portato il Ministero dell'interno a condurre in locazione un immobile appartenente per quota parte a persone coinvolte a vario titolo in fatti di mafia. Atto n. 4-02034 MARINELLO MOLLAME Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: il regolamento dell'Unione europea n. 982 del 5 giugno 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 146 dell'Unione europea in data 20 giugno 2019, ha recepito le raccomandazioni adottate dalla Commissione generale della pesca del mediterraneo, nelle sessioni annuali 2015 (39a sessione annuale), 2016 (40a sessione annuale) e 2017 (41a sessione annuale); in particolare, il regolamento ha trasposto, in diritto unionale, la raccomandazione CGPM/40/2016/4 che "istituisce un piano pluriennale di gestione per le attività di pesca che sfruttano il nasello europeo e il gambero rosa mediterraneo nel Canale di Sicilia (sottozone geografiche (GSA) da 12 a 16)"; il regolamento modifica il regolamento europeo n. 1343/2011 relativo a talune disposizioni per la pesca nella zona di applicazione dall'accordo CGPM (Commissione generale per le pesca del Mediterraneo); considerato che: tali modifiche, nello specifico, introducono l'art. 9- bis (Zone di restrizione della pesca nel canale di Sicilia) che proibisce le attività di pesca, con reti a strascico, nelle zone denominate "Est del Banco Avventura, Ovest del Bacino di Gela, e Est del Banco di Malta"; detta misura si pone come primo obiettivo lo sviluppo e la conservazione delle risorse marine nel mar Mediterraneo, comprese quelle relative all'acquacoltura, ed è coerente con la politica comune della pesca, anche per tutti quegli aspetti che concernono la lotta alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata; i rappresentanti del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, posto che le modifiche citate si sono rese necessarie per recepire le raccomandazioni della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo, hanno sin da subito spinto sulla necessità di garantire la gestione razionale e l'utilizzo ottimale delle risorse marine, insieme a un concreto appoggio al settore della pesca artigianale, che continua a essere un valido motore di crescita economica e di occupazione nel nostro Paese, nel Mediterraneo e in Europa; a tal fine, i parlamentari del Movimento 5 Stelle, in ambito di voto al Parlamento europeo, hanno inserito una serie di compensazioni per il sostegno al reddito dei piccoli pescatori attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali urgenti iniziative di competenza intenda intraprendere per rendere effettivi i sostegni al reddito dei piccoli pescatori previsti attraverso il FEAMP, attivandosi anche presso il Consiglio dell'Unione europea; se, comunque, non ritenga opportuno intervenire con specifiche misure volte a ridurre gli eventuali danni per gli operatori del settore, prevedendo apposite misure di sostegno economico o di altro tipo. Atto n. 4-02035 LAFORGIA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: per effetto della legge di bilancio per il 2019, è stata istituita la nuova web tax in Italia, una nuova imposta sulle vendite digitali con aliquota al 3 per cento da applicare alle forniture di servizi e beni attraverso piattaforme digitali e trasmissione di dati raccolti sempre attraverso piattaforme digitali; fra le imprese del web cui si riferisce la norma rientrano Amazon, eBay, Google, Facebook; la web tax , a differenza della Google web tax e della digital web tax del Governo Renzi, è un'imposta sulle vendite on line per cui le imprese italiane che operano con Google, Facebook, Booking, Apple, Expedia, Airbnb, eBay e altri che utilizzano i loro servizi dematerializzati, quali piattaforme e applicazioni digitali, magazzini virtuali, raccolta dati personali eccetera, devono versare al fisco obbligatoriamente l'imposta del 3 per cento; stando a quanto riportato da Duccio Facchini, in data 5 luglio 2019, sul sito "altraeconomia" l'ultimo bilancio della Google Italy Srl, la consociata con sede a Milano che nel maggio di due anni fa aveva sottoscritto un accordo con le autorità del nostro Paese in tema di "maggiori imposte, interessi e sanzioni dovuti per i precedenti esercizi fiscali" (citando dal bilancio 2017 della filiale) ha mostrato come nel 2018 la multinazionale ha continuato a trasferire i ricavi prodotti nel nostro Paese tramite la vendita di pubblicità on line (oltre 700 milioni di euro) verso l'Irlanda, evitando livelli di imposizione più elevati per mezzo del regime di fiscalità agevolata di Dublino: una "chiusura di contenziosi fiscali con l'Agenzia delle entrate relativi ad annualità pregresse", sempre citando Google, che aveva generato per la società un debito verso l'Italia di circa 304 milioni di euro; nonostante quell'intesa, lo "schema irlandese", non oggetto della "chiusura", è rimasto intatto anche nel 2018; questo "schema" prevede che la società italiana si occupi prevalentemente di servizi di intermediazione, attività di promozione, supporto tecnico per conto della Google Ireland Ltd; le "prestazioni" della società Google Italy non vengono remunerate dagli utenti o inserzionisti italiani ma dalla società di Dublino; i dati del bilancio 2018 della Google Italy lo confermano: dei 106,8 milioni di euro di ricavi realizzati lo scorso anno, 104,5 milioni sono arrivati dall'Irlanda e una "piccola" parte (2,3 milioni), dagli Stati Uniti (dalla Google International LLC, il socio che detiene il 100 per cento delle quote) e nemmeno un euro è giunto dall'Italia; l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), che ogni anno misura i ricavi complessivi del nostro "sistema integrato delle comunicazioni" (SIC), il 22 giugno 2019 ha proceduto all'iscrizione al ROC (registro degli operatori di comunicazione) proprio delle "recalcitranti" Google e Facebook; nel 2017, il SIC italiano valeva complessivamente 17,5 miliardi di euro, in leggera flessione (0,9 per cento) rispetto al 2016 (il dato del 2018 non è ancora disponibile ma quote e ricavi non dovrebbero discostarsi troppo dal livello relativo a due anni); Google deteneva una quota del 4,1 per cento del SIC, il che ha permesso di stimare una raccolta pubblicitaria complessiva in Italia che si aggirava intorno ai 715 milioni di euro: ipotizzando che questa sia rimasta identica nel 2018, si tratterebbe di una cifra ben distante dai 106,8 milioni di ricavi dichiarati dalla Google Italy Srl e come detto frutto di una remunerazione "restituita" dalla casella irlandese del Gruppo a titolo di royalty ; considerato che: queste pratiche di "minimizzazione" dell'onere fiscale attraverso rapporti con imprese collegate sono legittime;