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Chi è aggredito, infatti, deve essere consapevole di poter reagire all'attacco senza dover temere un estenuante calvario giudiziario a proprio carico. Non sussiste, dunque, alcuna possibilità che la nuova norma possa essere scambiata per una licenza di uccidere, come qualcuno ha volutamente travisato. Al contrario, si elimina ex ante qualunque dubbio sul perimetro della condotta giudicata non punibile. Viene quindi allargata la tutela per la persona che reagisce per difendersi, mentre si riduce la discrezionalità a disposizione dell'autorità giudiziaria per valutare la legittimità dell'atto di difesa. Rimane l'eccesso colposo, ma viene introdotto anche il concetto di «grave turbamento» determinato dal pericolo in atto. In coerenza con queste previsioni della norma, chi si è difeso secondo quanto previsto dalla legge non dovrà pagare alcun risarcimento nel caso abbia provocato danni a chi l'ha aggredito. Infine, il patrocinio gratuito: chi si è difeso legittimamente da un attacco violento potrà beneficiare, durante il successivo procedimento penale, del patrocinio legale a spese dello Stato. Si tratta dunque di una di una riforma di buon senso, un passo in avanti nella civiltà del diritto perché punta a impedire il ripetersi di gravi ingiustizie. Non è infatti concepibile che chi si difende legittimamente da un attacco violento diventi vittima due volte, del criminale e poi dello Stato. Non una riforma di parte, ma di buon senso e secondo giustizia. Una norma a favore di tutti. Chi è aggredito deve potersi difendere, consapevole del fatto che non sarà vittima, oltre che dell'aggressione, anche di percorsi giudiziari lunghi e costosi, talvolta vere e proprie persecuzioni dall'esito incerto perché collegate a una troppo accentuata discrezionalità. Chi aggredisce e chi si difende non sono sullo stesso piano: da una parte c'è chi delinque, consapevole di correre dei rischi, dall'altra persone oneste che si oppongono al criminale che irrompe nelle loro abitazioni per rapinare, aggredire, picchiare o, peggio ancora, violentare. Noi siamo dalla parte dell'aggredito che legittimamente si difende. Non c'è dubbio che la maggioranza degli italiani sia convinta che, in questi anni, sia prevalso un pregiudizio nel giudicare molti di questi casi, tutti a sfavore dell'aggredito e a tutela dell'aggressore. Ripristinare la certezza del diritto e di un giudizio equo e giusto è il nostro obiettivo. Colgo l'occasione per ringraziare il Presidente della Commissione, nonché relatore, Ostellari, il sottosegretario Molteni e i ministri Bongiorno, Salvini e Bonafede per i preziosi contributi e per l'impegno preso con gli italiani e oggi rispettato. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, ... (Brusio). Se fosse possibile, vorrei intervenire in una condizione dignitosa. PRESIDENTE. Colleghi, vi pregherei di rimanere, se non proprio in silenzio, quantomeno a un livello bassissimo di conversazione in riferimento al volume. Prego, senatore Laforgia. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, vorrei partire raccogliendo la provocazione - se volete, l'annotazione - che ho appena ascoltato da parte del senatore Lucidi, che è intervenuto in discussione generale, perché ha detto una cosa che in fondo condivido. Secondo la tesi del collega Lucidi, in questo strano Paese, nella discussione pubblica, nel dibattito politico, accade che si inneschi un meccanismo per cui sembra ci siano temi - di fatto spesso è così - appannaggio della sinistra. Lucidi faceva riferimento al tema dell'immigrazione, salvo poi, in alcuni passaggi, aver trattato quel tema in un modo diverso da come ci si aspettava. Nella scorsa legislatura, per esempio, sono stato tra coloro che hanno contrastato alcune scelte su questo terreno. (Brusio). PRESIDENTE. Oggi è veramente molto faticoso. LAFORGIA (Misto-LeU) . La ringrazio, Presidente. Vorrei dire che vale anche per la destra. In questa stranezza - che vorrei iniziassimo a sanare - sembra che il tema della sicurezza sia appannaggio di quell'altro campo politico, appunto, quello che sento personalmente molto distante, persino opposto da me, e cioè la destra. È la destra che si occupa di sicurezza, e devo dire che tra le cose da sanare c'è anche un ritardo, per quanto ci riguarda, nell'affrontare un tema delicato che ha a che fare spesso con i soggetti più deboli. È ai soggetti più fragili che bisogna garantire un di più di sicurezza, e su questo c'è un lungo lavoro da fare. Il tema, signor Presidente, è se la destra si stia occupando esattamente di questo o, per l'ennesima volta, stia mettendo in campo una grande operazione propagandistica. Lo dico ai colleghi presenti in questa Aula per il suo tramite; vorrei dare una notizia che non lo è: la legittima difesa esiste già ed è prevista dal nostro ordinamento, dal codice penale, il quale, all'articolo 52 - è stato citato più volte - contiene un'affermazione inequivocabile sul piano della interpretazione. Recita infatti: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa». Stiamo parlando quindi del pericolo di un'offesa e l'ordinamento prevede già la possibilità di difendersi in una situazione in cui il soggetto si sente minacciato o ha la percezione di sentirsi minacciato da questo pericolo. Peraltro, l'ultima innovazione sul piano legislativo, la legge n. 59 del 2006, parla esplicitamente di difesa della propria o altrui incolumità, aggiungendo la difesa dei beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione. Siamo di fronte al fatto che, pur essendo il nostro ordinamento molto chiaro sul punto e prevedendo già la legittima difesa, qualcuno ha voluto inserirsi in modo propagandistico ed ideologico per fare l'ennesima operazione da cortina fumogena e aggregare consenso su una misura che non produrrà risultati e, quando lo farà, si tratterà purtroppo di risultati catastrofici. Infatti, inevitabilmente, l'innovazione del codice penale e della legislazione introdurrà elementi di incertezza che mineranno la sicurezza dei cittadini e non il contrario. Questa è la prima notazione. La seconda: vi pare che su un tema così delicato si sia voluta inserire una veste normativa a concetti di natura soggettiva, come il turbamento? Siamo nella sfera più incerta possibile sul piano dell'interpretazione giuridica e poi giurisprudenziale.