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Vuol dire che un datore di lavoro, se assume una persona che sta percependo il reddito di cittadinanza da due mesi - ad esempio - otterrà uno sgravio contributivo di 12.480 euro, ovvero di 780 euro per i sedici mesi che mancano alla durata massima del reddito. Ma facciamo di più, onorevoli senatori: ai cittadini che intendano usufruire di questo beneficio facciamo sottoscrivere un patto che li impegna alla formazione. Diamo 780 euro non per stare stesi sul divano, come spesso ci ha rimproverato l'opposizione, ma per la formazione e l'inserimento nel mondo lavorativo. Prevediamo inoltre un contributo per gli enti di formazione accreditati che prendono in carico un beneficiario del reddito di cittadinanza per formarlo gratuitamente. Il nostro Governo e la nostra maggioranza vogliono non regalare soldi, ma fare una vera e propria riforma economica: se il beneficiario, alla fine del percorso di formazione, ottiene un lavoro coerente con il profilo formativo, i centri di formazione ottengono un beneficio pari alla metà del periodo che manca allo scadere dei diciotto mesi del reddito di cittadinanza e l'altra metà, ovviamente, andrà - lo ricordiamo - alle imprese che lo assumono a tempo indeterminato. Dispiace dire alle opposizioni che si tratta di incentivi non a stare a casa senza far nulla, ma veri e per chi ne ha bisogno, per chi forma e per chi assume, facendo girare l'economia del nostro Paese, da troppi anni paralizzata da politiche di austerità dimostratesi fallimentari. Ricordo inoltre che chi percepisce il reddito ha d'obbligo, pena la perdita del beneficio stesso, di accettare una della tre proposte lavorative che gli verranno offerte. Come ho già detto, però, questa misura agevola anche l'imprenditoria. I beneficiari del reddito di cittadinanza che avviano un'impresa nei premi dodici mesi, infatti, ricevono un beneficio pari a sei mensilità del reddito. Cosa vuol dire? Vuol dire che, se un cittadino che percepisce il reddito da dieci mesi, ad esempio, avvia la propria attività, riceverà in un'unica soluzione un bonifico di 4.680 euro, pari a sei mesi del beneficio residuo, e questo per avviare la sua attività. Insomma, dopo il decreto-legge dignità, le importanti misure previste all'interno della legge di bilancio e l'approvazione del decreto-legge semplificazioni a sostegno di imprese e cittadini, con questo provvedimento andiamo ad aggiungere un importante tassello alla nuova idea di economia e società a cui aspiriamo: una società in cui si lavora per vivere e non una in cui si vive per lavorare; una società in cui ognuno abbia le stesse opportunità e gli stessi diritti; una società che ci hanno impedito di avere finora a causa di una classe politica troppo attenta ai propri interessi personali. Incentivo alla ricerca del lavoro, avvio di attività imprenditoriali e assunzioni stabili: l'opposizione può dire che questa sia una misura assistenzialistica, ma i fatti parleranno per noi, mentre per loro hanno già parlato e verranno ricordati per aver eliminato l'articolo 18 o per aver votato la riforma Fornero. Insomma, con il Movimento al Governo le priorità sono altre: sono i cittadini e con loro le imprese, su cui dobbiamo puntare per fare in modo che la nostra economia torni a crescere. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, diversamente da molti di voi, sono convinta che questo sia un provvedimento che non affronta, e tantomeno risolve, urgenti problemi sociali. (Applausi dal Gruppo PD) . Anzi, a me pare molto di più l'ordine di pagamento di due cambiali elettorali emesse da Lega e MoVimento 5 Stelle. Peraltro, è una proposta che - a mio avviso - tradisce le promesse annunciate: non servirà né ad abolire la povertà - « vaste programme » avrebbe detto De Gaulle - né a cancellare la legge Fornero. Partiamo rapidamente dal reddito di cittadinanza. I costi saranno ben superiori a quelli previsti; non garantirà l'intera platea di quanti versano in condizione di povertà assoluta e, anzi, introdurrà odiose discriminazioni territoriali tra Nord e Sud, e nazionali tra cittadini italiani e cittadini stranieri. Non si istituisce una misura di sostegno universale e si postula persino l'esistenza di una rete di servizi per l'impiego, che è di fatto inesistente. Ma siete mai entrati in un centro per l'impiego? (Commenti dal Gruppo M5S). Come sapete, solo il 2 per cento delle richieste è stato esaurito e ha trovato una soluzione. In più, sono molto modesti - come ci ha detto l'Ufficio parlamentare di bilancio - sia le ricadute occupazionali - stiamo parlando dello 0,2 per cento, se capisco bene - sia gli effetti del reddito sul PIL (anche qui 0,2-0,4 per cento). La verità che la maggioranza e il Governo continuano a negare è che per affrontare la questione povertà sarebbe necessaria - come è stato fatto nella proposta che abbiamo avanzato come Radicali italiani - una riforma profonda e complessiva del welfare italiano. Aggiungere un altro istituto a quelli esistenti aumenta la spesa, ma non l'efficacia del sistema. Quindi - a mio avviso - il reddito di cittadinanza, come voi lo proponete, sarà un doppio spreco: un'occasione di riforma importante sprecata e uno spreco di ingenti risorse pubbliche. Se invece si fosse deciso di realizzare questo intervento in un arco di tempo più lungo, senza inseguire l'immediato successo elettorale, vi sarebbero state le risorse disponibili per gli investimenti più urgenti, per far crescere il Paese e più tempo per adeguare i servizi per l'impiego e i servizi sociali dei Comuni. Ma senza crescita e senza servizi efficienti - scusatemi, colleghi - gli assistiti non diventano per legge occupati. Potete fare una legge, ma questa trasformazione non avviene. Ho quasi finito il mio tempo, lo so, quindi non mi dilungherò su quota 100. Molto è già stato detto, ma - badate - quota 100 determinerà una discriminazione di genere importante: molte, moltissime donne, in alcune zone particolari del Paese, non hanno una carriera lavorativa continuativa. Di fatto, a beneficiarne saranno quasi esclusivamente lavoratori di sesso maschile. Si ipotizza, peraltro, uno strampalato turn over di uno a uno, che nessuno è mai riuscito a dimostrare; soprattutto nel privato non mi pare che vada proprio così. Per concludere, non mi sfugge che una parte della vostra fortuna sia legata alle promesse che il decreto-legge che ci accingiamo a convertire fa finta di mantenere; ma non mi sfugge neppure che l'Italia è un Paese in cui le scelte più disastrose sul piano della finanza pubblica e dell'equità sociale (non parliamo, poi, del debito pubblico) sono sempre state supportate da forti maggioranze elettorali e parlamentari: peccato che si siano rivelate disastrose. Su questo piano, non siete il Governo del cambiamento, come sostenete di essere, ma quello della continuità dei mali cronici della politica italiana, a partire dalla demagogia e dall'uso della spesa pubblica come strumento elettorale.