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Modifica all'articolo 90 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, in materia di esproprio per le infrastrutture di reti di comunicazione nazionale ad alta velocità. Onorevoli Senatori . – Gli obiettivi del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, sono sempre stati quelli di garantire la concorrenza sostenibile, l'innovazione, l'interoperabilità dei servizi e vantaggi per i consumatori, nonché la garanzia della fornitura del servizio universale, senza distorsioni della concorrenza. La legislazione vigente in materia, contenuta nel codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, qualifica le reti e i servizi di comunicazione elettronica « di preminente interesse generale » ed ascrive ai relativi impianti carattere di pubblica utilità, agevolandone in tal modo la realizzazione attraverso l'evidenza e la rilevanza del loro dato finalistico. Si giunge a qualificare dette infrastrutture finanche « opere di urbanizzazione primaria », prevedendo infatti che le « infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, e le opere di infrastrutturazione per la realizzazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all'interno degli edifici, sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all'articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia (...) ». La sussunzione di tali infrastrutture nel novero delle « opere di urbanizzazione primaria » rende le stesse non solo funzionali allo svolgimento di pubblici servizi di primaria utilità, quanto tendenzialmente compatibili con qualunque destinazione urbanistica, quindi, con ogni tipo di zonizzazione del territorio comunale, anche in deroga a quanto previsto dagli strumenti urbanistici vigenti. Questo quadro normativo va compendiato con il recente intervento che recepisce la direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche, con l'articolo 4 della legge di delegazione europea (legge 22 aprile 2021, n. 53, entrata in vigore il 15 giugno 2021) e conferisce delega al Governo affinché provveda all'introduzione di misure di semplificazione per lo sviluppo della connettività e per potenziare gli investimenti in reti a banda ultra larga, sia fisse che mobili, garantendo altresì l'accesso generalizzato alle reti ad altissima velocità e la loro ampia diffusione per tutti i cittadini, evitando zone bianche in assenza di copertura sul territorio nazionale, a prezzi accessibili e con possibilità di scelta adeguata, nonché a introdurre una nozione di servizio universale che rispecchi il progresso tecnologico, l'evoluzione del mercato e della domanda degli utenti. Una scelta fortemente condizionata dalla necessità di realizzare una rete completa di infrastrutture al servizio di tutti gli insediamenti abitativi, così da non pregiudicare l'interesse nazionale alla copertura del territorio e all'efficiente erogazione del servizio. Pertanto le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione elettronica devono esser situate al servizio dell'insediamento abitativo per non essere da esso avulse con localizzazioni lontane dai centri di utenza. L'indispensabilità di tali infrastrutture e, quindi, la necessità di realizzarle, trovano ulteriore riprova nella natura « universale » che l'ordinamento ascrive alle relative prestazioni erogate. Si tratta di servizi socialmente necessari e preservati dalle logiche di mercato, da doversi assicurare a tutti, ovunque e a prezzi accessibili, in virtù di una nozione di universalità del servizio quanto più dinamica, sì da adeguarsi ai mutamenti della tecnologia, agli sviluppi del mercato e alla domanda degli utenti. Ne consegue un complessivo favore normativo che agevola (o dovrebbe agevolare) la fornitura delle reti e, quindi, la realizzazione delle relative infrastrutture, ormai indispensabili per assicurare quella compiuta « informazione », ormai « condizione preliminare per l'attuazione dei princìpi propri dello Stato democratico » di cui all'articolo 21 della Costituzione. Il quadro normativo sinora rievocato subisce tuttavia pretestuose applicazioni ed errate interpretazioni in ambito soprattutto locale, laddove il procedimento viene a volte inteso non già quale sede della corretta ponderazione da operare nel rispetto della norma, bensì come strumento per rallentare, complicare e, quindi, aggravare la cura di quell'interesse che la norma stessa qualifica primario. Si assiste, così, ad un uso pretestuoso della funzione amministrativa, che ostacola l'erogazione di servizi, come quelli in esame, ritenuti essenziali dall'ordinamento ed irrinunciabili dalla società, giacché indispensabili per la quotidianità e il benessere dei consociati Le amministrazioni locali sovente antepongono alla cogenza della norma asserite finalità cautelative, riflesso di conflitti e rivendicazioni locali provenienti da quella parte di società ( rectius elettorato) più attigua, fisicamente, alle infrastrutture da realizzare (sindrome di Nimby). Di qui, un uso politico della funzione che si manifesta attraverso oneri ingiustificati, richieste pretestuose, azioni dilatorie o, più in generale, un uso distorto del procedimento che porta l'amministrazione a decidere ed eventualmente a reiterare quanto, spesso ripetutamente, censurato dal giudice. Frequente, infatti, è la ricerca ad ogni costo di divieti e preclusioni nel corso di istruttorie infinite, che si concludono solo e se si rinvengono quegli ostativi disvalori, spesso palesati da scelte rese finanche in sede di autotutela. Si assiste ad un indiscriminato uso dell’« incompatibilità paesaggistica », intesa spesso quale clausola ostativa atipica, come tale, volta ad impedire in ogni caso la realizzazione delle infrastrutture in esame. Tutto questo agevola il perseguimento di improprie finalità preclusive, che vanificano la lettera e la ratio delle norme poste a tutela della diffusione delle comunicazioni elettroniche. È dunque auspicabile un intervento legislativo chiarificatore che, rimuovendo aporie interpretative e dubbi applicativi, riesca ad armonizzare e coordinare la norma generale rispetto alle finalità perseguite dalle disposizioni speciali. Secondo la Commissione europea il 5G è, in particolare, « un fattore di cambiamento, che darà il via a trasformazioni industriali attraverso servizi a banda larga senza fili forniti a velocità Gigabit, al sostegno di nuovi tipi di applicazioni che collegano dispositivi e oggetti ( internet degli oggetti), e alla versatilità grazie alla virtualizzazione dei software che consentono l'applicazione di modelli aziendali innovativi in vari settori (ad esempio i trasporti, la salute, l'industria manifatturiera, la logistica, l'energia, i media e l'intrattenimento).