[pronunce]

, dalla quale il reato in discussione ripete - in base al nuovo arresto giurisprudenziale - la risposta punitiva, è infatti perseguibile a querela (diversamente da quella di cui al secondo comma, numero 2, ove commessa in danno di minori). Ciò renderebbe del tutto irrazionale l'adozione di un diverso regime di procedibilità nell'ipotesi che interessa: non comprendendosi per quale ragione si proceda a querela, ove a violare gli obblighi di assistenza economica verso i figli (pur senza far loro mancare i mezzi di sussistenza) sia il genitore coniugato, e si proceda invece d'ufficio ove la medesima violazione sia ascrivibile al genitore divorziato. La tesi non può essere, peraltro, seguita. Anche attribuendo alla ricostruzione delle sezioni unite il rango di (nuovo) "diritto vivente", in considerazione del ruolo nomofilattico dell'organo da cui promana, permangono comunque tra le fattispecie in comparazione elementi differenziali, tali da non rendere "automatica" - sul piano dell'esigenza di ripristino del principio di eguaglianza - la richiesta estensione del regime di perseguibilità a querela alla figura criminosa prevista dalla legge speciale. Diversamente, infatti, dall'art. 570, primo comma, cod. pen. - che punisce in modo generico chi si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale (oltre che alla qualità di coniuge) - l'art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970 richiede l'inosservanza di uno specifico provvedimento giurisdizionale, che abbia disposto a carico del coniuge divorziato l'obbligo di corrispondere l'assegno. Né giova obiettare che in altri casi - quali quelli disciplinati dall'art. 388, secondo comma, cod. pen. e dall'art. 6 della legge n. 154 del 2001 - il legislatore ha optato per la perseguibilità a querela di reati che postulano l'inosservanza di provvedimenti giurisdizionali parimenti attinenti alle relazioni familiari, giacché in tali casi - per quanto si è visto - l'imperatività delle decisioni giudiziarie è finalizzata alla salvaguardia di interessi distinti da quello protetto dalla norma censurata. 9.- Quale notazione conclusiva, non si può misconoscere che il sistema delle incriminazioni relative ai rapporti familiari risulti, nel suo complesso, frammentario e disarmonico. Come già affermato in precedenza da questa Corte, peraltro - in assenza di discrasie qualificabili in termini di manifesta irrazionalità - il compito di ricomporre le predette disarmonie, sulla base di una ponderata valutazione degli interessi coinvolti, resta affidato al legislatore. La questione va dichiarata, dunque, non fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12-sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), aggiunto dall'art. 21 della legge 6 marzo 1987, n. 74 (Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Verona con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 ottobre 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 novembre 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI