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Noi però siamo furbi, quindi ci impegniamo a non andare in Aula con il relatore, facciamo in modo che la Commissione non concluda i suoi lavori, in modo tale - pensate che trovata ingegnosa - di arrivare in Aula con il vecchio testo, quindi quell'ordine del giorno accolto dal Governo non esiste più. Magicamente non esiste più, non è mai esistito, non è mai accaduto che il Governo accogliesse quell'ordine al giorno. Abbiamo quindi il valzer dell'ipocrisia: i 5 Stelle fingono di non sapere che il resto della maggioranza è contraria alle sue posizioni, mentre il resto della maggioranza finge di non sapere che la forza parlamentare di maggioranza relativa, ovvero i 5 Stelle, sono contrari a quello che sostiene il resto della maggioranza. Questo è il quadro politico in cui ci apprestiamo a votare la fiducia a un Governo che non ha una maggioranza in tema di politica estera nel momento più grave della storia repubblicana degli ultimi quarant'anni. (Applausi) . Di questo stiamo parlando. Non bastano i trucchetti, le ipocrisie, i giochetti regolamentari in cui siete bravissimi per nascondere questa semplice verità. Ai colleghi superstiti 5 Stelle presenti in Aula vorrei dire che se hanno il coraggio delle loro opinioni (il coraggio vero, non quello finto) devono prendere carta e penna e scrivere un ordine del giorno in cui si dice: non ci riconosciamo nelle dichiarazioni del presidente Draghi, non ci riconosciamo nella politica estera di questo Governo, non ci riconosciamo in quanto detto dal Presidente del Consiglio in Aula alla Camera. Dovevano dire questo, oppure potevano fare ancora una cosa ancora più semplice, cioè chiamare il loro Ministro degli affari esteri (perché esprimono il Ministro degli affari esteri) e dirgli: caro Ministro, da che parte stai? Stai con Draghi o stai con noi? Se, come io immagino, il Ministro degli affari esteri è lealmente e fedelmente coerente con le vostre posizioni, perché non si è espresso? Perché non ha detto quello che pensa? Quanto dobbiamo attendere per sapere qual è il pensiero del Ministro degli affari esteri sulla posizione del Gruppo MoVimento 5 Stelle cui appartiene? In questo contesto noi, come opposizione, possiamo anche lontanamente immaginare di votare a favore di un provvedimento, che nel merito condividiamo, sapendo che quel voto darebbe forza ad una maggioranza e ad un Governo che è irresponsabile in un momento di massima serietà? Il mondo ci osserva, ci guarda e si domanda come sia possibile che un Paese, che è in una situazione difficile come il resto del mondo, sia governato da una maggioranza che non ha una politica militare e una politica estera condivisa; che tradisce gli impegni internazionali sottoscritti dallo stesso Governo, dai Governi precedenti e dalla stessa maggioranza. Maggioranza in cui siede un signore che faceva il Presidente del Consiglio e che adesso dice cose opposte a quelle che diceva soltanto un anno o sei mesi fa. Questa è la maggioranza. Questa è la maggioranza di un Governo che si chiama "dei migliori", ma che ci fa sfigurare a livello internazionale. Ecco il motivo per cui noi manteniamo la nostra chiarezza di posizioni, manteniamo la nostra coerenza, manteniamo la nostra disponibilità a votare sempre a favore degli interessi italiani, soprattutto quando è in gioco la nostra credibilità a livello internazionale, ma non possiamo votare la fiducia a un Governo che si è comportato in questo modo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Porta. Ne ha facoltà. PORTA (PD) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, quando, poco più di due mesi fa, sono entrato per la prima volta in quest'Aula, Non avrei mai immaginato che il mio primo intervento sarebbe stato su un tema di questo genere. Per una generazione come la mia, ma potrei dire come la nostra, rivolgendomi alla maggior parte dei colleghi, la guerra non è una parola astratta. L'abbiamo conosciuta tramite i racconti dei nostri genitori, le sofferenze e anche le vittime tra i familiari. Eppure la guerra ha bussato nuovamente alle nostre porte, alle porte dell'Europa. Come ha detto bene anche il segretario del nostro partito, Enrico Letta, ci rendiamo tutti conto che la guerra porta a rivolgimenti nelle coscienze nel campo dell'economia, della società e anche della politica. Stiamo vivendo un momento molto importante, ma anche molto delicato, pieno di tensione e conflittualità, perché mai avremmo immaginato di vivere una situazione di conflitto, una situazione di morte e di distruzione. Tutti noi stiamo lavorando, anche oggi, per arrivare il più presto possibile a un cessate il fuoco e alla pace. La brutale aggressione, come quasi tutti l'abbiamo definita, anche in questa Aula, dell'Ucraina da parte della Russia, ci ha coinvolto in maniera forte e diretta, come persone, come Paesi, come istituzioni democratiche e richiede risposte all'altezza di questa sfida. Una aggressione brutale, ingiustificata, che ha colpito indiscriminatamente civili e militari, alla quale fortunatamente il grosso della comunità internazionale, l'Unione europea in particolare, hanno risposto con una compattezza che probabilmente ha sorpreso lo stesso Vladimir Putin. In poco più di un mese di bombardamenti da parte dell'esercito russo, le vittime civili in Ucraina sono oltre 2.000, tra le quali centinaia di bambini. Come riportato da diverse organizzazioni umanitarie, è molto probabile che il reale numero delle vittime civili sia molto più alto. Occorre evidenziare che la maggior parte delle vittime dell'invasione è dovuto all'uso incontrollato e massiccio di armi ed esplosivi all'interno delle zone urbane, dove sono stati riportati attacchi con artiglieria pesante e razzi a sistema di lancio multiplo. Un impatto devastante, che sembra peggiorare di giorno in giorno: oltre 650.000 persone sono rimaste senza energia elettrica, 130.000 senza gas. Parliamo di 1,7 milioni di sfollati e di quasi 7 milioni di profughi all'interno della stessa Ucraina. Rispetto a questo quadro, il Governo italiano, con questo decreto, ha deliberato uno stato di emergenza fino al 31 dicembre 2022. Il provvedimento si compone di quattro parti. La prima, tanto discussa e che tante polemiche ha generato, prevede la cessione di apparati di difesa all'Ucraina nel pieno della legalità internazionale, secondo quanto sancisce l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede il diritto all'autodifesa di un popolo che viene aggredito. Se oggi esistono alcune tiepide speranze per arrivare a un accordo di pace, lo dobbiamo proprio alla straordinaria e per qualcuno imprevista capacità di autodifesa del popolo ucraino nei confronti dell'aggressore. Una seconda parte del decreto si occupa del livello di rischio imprevisto per il normale funzionamento del sistema nazionale di gas naturale, con la previsione di misure per farvi fronte. Una terza parte prevede importantissime misure relative all'accoglienza dei profughi, di cui forse si è parlato troppo poco in questa discussione. Ricordiamo che in Italia esiste una delle più grandi comunità ucraine d'Europa, con 250.000 persone a cui, proprio in questi giorni, se ne sono aggiunte 75.000.