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Premetto che chi utilizza strumentalmente l'argomento per cui chi vuole mettere in dubbio le regole attuali del CSM mette in dubbio il principio di indipendenza della magistratura è evidente che mente sapendo di mentire, perché nessuno - né io, né il mio Gruppo - ha mai messo in dubbio questo tipo di principio. Troppe volte, in modo strumentale, abbiamo visto che, anche solo sollevando la questione, viene detto che si è contro l'indipendenza della magistratura e quindi contro la magistratura, la giustizia e il diritto. Non è assolutamente vero: sono polemiche strumentali che rimandiamo al mittente. Ci siamo visti mettere alla berlina perché si voleva semplicemente discutere e approfondire il problema, ma non mettiamo in dubbio, come ho già detto prima, l'autonomia nel giudicare dei magistrati. Voglio però ricordare che i magistrati sono persone come noi e che, come tali, hanno talenti e difetti, come tutti hanno vite e difficoltà. Chi però decide di fare il magistrato - ricordiamo che si decide di fare il magistrato - ha un compito più grande, ovvero quello di amministrare la giustizia e di decidere della vita delle persone. La giustizia è infatti amministrata nel nome del popolo e la legge è uguale per tutti: queste sono frasi che conosciamo tutti e sono principi che tutti dovremmo avere consolidati nel nostro bagaglio pre-politico. Ricordo però un professore di istituzioni di diritto romano, che al primo anno di giurisprudenza, alle prime lezioni, ci disse che tutti sanno che la legge non è uguale per tutti. È questo il punto di tensione che con queste riforme dobbiamo riuscire ad approfondire e, per far sì che la giustizia sia uguale per tutti davvero, dobbiamo anche incidere su un organo come il CSM che - lo ricordo - è un organo di rilievo costituzionale e ha il compito di mantenere disciplinarmente alto il livello dei magistrati. Disciplina: ricordiamo questa parola. Le vicende ormai stranote, che abbiamo visto, letto e ascoltato nei libri e nei telegiornali hanno sollevato infiniti dubbi e riflessioni sul corretto funzionamento del CSM, ma non possiamo fare nemmeno una Commissione d'inchiesta, perché quando abbiamo voluto sollevare la questione è stato detto che non si poteva. Cosa facciamo dunque per riformare il CSM? Anche in questo caso facciamo un percorso importante, iniziamo un discorso legislativo, ci avviciniamo alla meta, ma anche in questo caso ci fermiamo a pochi passi. Ricordo a tutti che il CSM è organo di rilevanza costituzionale e non è ultra-costituzionale. Qualcuno ha detto che non possiamo modificare talune norme, perché sono di livello costituzionale e come giurista dico che ha pienamente ragione. Faccio però il passaggio da giurista a politico e mi chiedo perché non siamo andati ad incidere più profondamente su questa riforma. Abbiamo visto che se c'è la volontà politica, possiamo modificare tutto in poco tempo. Ecco la chiave di tutto: se c'è la volontà. (Richiami del Presidente). Concludendo, signor Presidente, temo che per qualcuno qui dentro la volontà non ci sia, forse per pigrizia, forse per comodità o forse per convenienza. Qual è la morale? Non voglio sembrare irriverente nei confronti di questo Parlamento, ma lo studente si è applicato, ma poteva fare di più! Il popolo ringrazia, e come lo fa? Non andando più a votare, non volendo più esprimersi perché tanto, come ha ricordato anche il senatore Morra, non cambia nulla. E di questa disaffezione siamo tutti responsabili. Quindi, quando lo strumento di democrazia diretta, che è stato una bandiera di una notevole parte politica qui rappresentata, viene deriso, anche quando abbiamo cercato e ottenuto di portare il popolo a votare su determinate tematiche sulle quali altrimenti non si sarebbe potuto esprimere, ricordo per correttezza che le 500.000 firme c'erano, lo ricordo per tutti; quindi, ridicolizzare lo strumento referendario è ridicolizzare il popolo, quel popolo che con la democrazia diretta si voleva portare avanti e riconoscere. Invece, facendo in questo modo, anche chi si esprime all'interno di quest'Aula, denigrando lo strumento di democrazia diretta com'è il referendum abrogativo, va contro i propri stessi principi, ma questa è una questione che decideranno gli elettori. Concludo, Presidente. Ricordiamoci le priorità, che sono gli ingiusti detenuti, i diritti riconosciuti ma negati nel concreto. Se abbiamo ancora un po' di dignità, cambiamo, e facciamolo ora. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lomuti. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Assemblea oggi è chiamata a deliberare sul progetto di riforma dell'ordinamento giudiziario e del CSM, così come modificato dopo un lungo e intenso lavoro prima del Governo e poi del Parlamento, nello specifico della Camera dei deputati, dove si è raggiunto un compromesso tra le forze politiche che compongono questo Parlamento, cioè maggioranza e opposizione. La riforma che meglio ci rappresentava, come ha già riportato nel precedente intervento il mio collega Pellegrini, era quella dell'ex ministro della giustizia Alfonso Bonafede: per noi era quello il testo da approvare per una riforma incisiva dell'ordinamento giudiziario e del CSM. Eppure, su quella riforma sono intervenuti gli emendamenti del Governo e anche noi abbiamo dovuto ingoiare bocconi amari, ma non siamo disponibili ad accettare ulteriori compromessi qui in Senato. Voglio anzitutto ricordare quel che c'è di buono, le nostre battaglie, le nostre vittorie, quelle del MoVimento 5 Stelle, in questa riforma, quella forse più importante, di cui tanto si parla, che segna finalmente un confine netto e chiaro tra politica e magistratura: parlo del cosiddetto stop delle porte girevoli. Questa è una battaglia vinta dal MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . Come sempre, però, abbiamo dovuto lottare, incontrando le solite, forti resistenze. Come ho detto, Presidente, non è la riforma dei nostri sogni, non lo diciamo. Il testo che siamo chiamati e esaminare oggi ha visto anche nostre proposte di modifica. Per questo abbiamo presentato diversi emendamenti: dalla cancellazione dell'illecito disciplinare nei casi di dichiarazioni fornite dagli organi di stampa in quanto assegnataria ai titoli dell'azione disciplinare: un potere di controllo e condizionamento, a nostro avviso, amplissimo sul procuratore della Repubblica. In secondo luogo, per noi si pone ai limiti al diritto di cronaca previsto dall'articolo 21 della Costituzione. C'è poi la proposta relativa alla soppressione del fascicolo per la valutazione del magistrato, e infine la separazione delle funzioni. Vigileremo affinché la separazione delle funzioni non determini una separazione di fatto delle carriere. Sul tema abbiamo presentato diversi emendamenti volti a ripristinare in maniera graduata la situazione ex ante . Il MoVimento 5 Stelle si schiererà sempre a favore dell'indipendenza e dell'imparzialità della magistratura che non può assolutamente - e non deve - essere posta sotto il controllo della politica a proprio piacimento.