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l'obiettivo alla base di tale acquisizione, come si apprende dalle interviste rilasciate dai vertici delle società interessate, era quello di integrare le aree di mercato delle due società e i business complementari per un'offerta globale e più estesa ai clienti e una consequenziale tutela maggiore dei dipendenti; considerato che: la società FedEx express Italy e TNT Global express Italy hanno in corso un progetto di integrazione aziendale che, a seguito dell'acquisizione del 2016, prevede il licenziamento collettivo di 315 lavoratori in FedEx e 46 in TNT; gli esuberi sarebbero dunque 361; il progetto di integrazione aziendale prevede anche il trasferimento di 23 dipendenti FedEx e 92 dipendenti di TNT. A causa delle distanze delle sedi attuali, molto probabilmente anche i citati trasferimenti potrebbero sfociare in ulteriori licenziamenti; la Lombardia, in particolare, è una delle regioni dove sono localizzati molti stabilimenti coinvolti: Cernusco sul Naviglio, Ornago in Brianza Concorezzo, Malpensa, Peschiera Borromeo; per il 17 maggio 2018 è già stato proclamato uno sciopero generale; tenuto conto che: le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, non condividendo il progetto di ridimensionamento, hanno chiesto un incontro urgente al Ministero dello sviluppo economico al fine di salvaguardare l'occupazione e scongiurare i licenziamenti previsti; il volume positivo di affari delle società che propongono gli esuberi dovrebbe consentire la continuità lavorativa dei dipendenti, molti dei quali giovani; le volontà di crescita di imprese multinazionali non possono tradursi negativamente nel licenziamento di lavoratrici e lavoratori italiani, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano di adoperarsi per salvaguardare l'occupazione dei 361 lavoratori coinvolti nel piano di integrazione annunciato dalle società FedEx e TNT, tenuto anche conto del volume positivo di affari delle società; in subordine, se non ritengano opportuno convocare urgentemente, nelle sedi appropriate, le parti interessate, stante la grave situazione in cui versano i lavoratori, al fine di assumere i provvedimenti opportuni. Atto n. 4-00133 DE PETRIS Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico e dei beni e delle attività culturali e del turismo Premesso che: negli ultimi anni si è verificato un calo abnorme di presenze balneari nella parte storica del litorale di Roma, con Atene, uniche capitali europee sul mare, che, oltre a determinare un danno notevole all'economia del territorio, ha messo in luce la palese assurdità, ormai fuori tempo, del vigente sistema delle concessioni marittime demaniali. Da un lato si assiste al "mare in gabbia", saldamente in mano a "imprenditori del mare", che si macchiano troppo spesso di abusivismo e di violazioni di norme urbanistiche, che mortificano il territorio e, dall'altro, alla sparizione delle poche "spiagge libere" residue nelle quali sia possibile godere liberamente il mare, bene comune inalienabile; ogni osservatore può constatare come gli stabilimenti balneari di Ostia siano posizionati, con paradossale continuità, lungo il "Lungomuro" che si protende per 8,9 chilometri da Ostia levante ad Ostia ponente. Praticamente l'intero lungomare è di fatto "proprietà" degli stabilimenti balneari, salvo tratti residui di spiagge libere, che corrispondono a una decina di piccoli spazi a fronte di ben 70 stabilimenti, alcuni dei quali presentano un fronte mare più esteso della somma di tutte le spiagge libere residue; l'aumento delle tariffe e l'impossibilità di una fruizione equa del mare hanno determinato un abbandono in massa di Ostia e del suo litorale come meta turistica, apportando un calo enorme di presenze balneari nella parte storica del litorale di Roma con una conseguente depressione dell'economica turistica del territorio, principale fonte di reddito; la situazione complessiva del litorale romano, dell'arenile e della fascia costiera di Ostia rappresenta un vero e proprio coacervo di abusivismo, illegalità, corruttela e assenza di gestione pubblica oculata, di controlli, risultando così compromessa che appare sempre più urgente la necessità di interventi decisi per la rimozione delle cause del dissesto idrogeologico, affrontando prioritariamente la questione della gestione degli arenili; l'illegalità sostanziale è diventata norma, imposta dalla prepotenza e dalla corruzione: si tratta non solo di un danno economico al territorio e all'imprenditoria locale, ma di un danno culturale enorme, che mette moralmente in ginocchio l'intera comunità sana della Capitale; da un lato l'abusivismo imporrebbe da parte dei pubblici poteri una lotta serrata e implacabile contro gli abusivi, mentre si presentano troppo spesso conniventi e fiancheggiatori degli abusivi, quando non direttamente interessati, anche a soli scopi elettoralistici; dall'altro lato il risultato più grave dell'abusivismo, tollerato e non combattuto, è un preoccupante fenomeno di dissesto idrogeologico, che colpisce una fascia di popolazione stimabile in decine e decine di migliaia di famiglie dai quartieri di Axa, Casal Palocco, Infernetto, Acilia, Ostia e Ostia antica; la cementificazione selvaggia e incontrastata, troppo spesso tollerata dai pubblici poteri, operata dagli stabilimenti balneari ha costretto alla deviazione per circa 8 chilometri del canale Palocco, importante opera pubblica di bonifica del territorio, determinando la diminuzione della pendenza naturale con la conseguenza di una minore capacità di smaltimento nel mare, causa di frequenti tracimazioni e allagamenti forieri di danni economici rilevanti, all'Infernetto, Axa e zone limitrofe, tutte densamente popolate; in più, la cementificazione selvaggia del litorale ha aggravato le conseguenze del dissesto del territorio, riducendo il terreno sabbioso destinato all'assorbimento, ben oltre i previsti 300 metri da bagnasciuga, provocando, inoltre, con l'aumento esponenziale di bagni e docce abusivi, un notevole inquinamento dell'ambiente con lo scarico diretto nel sottostante sabbioso di acque contenenti saponi e antisolari che percolando raggiungono il mare antistante, che presenta moria di fauna e un permanente velo superficiale untuoso; l'abusivismo poggia la sua forza sul sistema delle concessioni, formalmente pro tempore , ma sempre prorogate tanto da renderle pressoché "ereditarie" con canoni irrisori, che hanno nel tempo determinato un contenzioso di arretrati non soluti spaventoso; altra piaga che aggrava la situazione è la concessione di arenili sotto forma di "guardiania" mediante bandi di "gestione", diversificandoli ad arte dalle "concessioni demaniali" e, di fatto, aggirando più di un ostacolo per far diventare col tempo tali "guardianie" discoteche ed esercizi abusivi di somministrazione di bevande e alimenti, creando di fatto nuovi stabilimenti gestiti spesso con licenze inesistenti oppure abusive per mancanza oggettiva di requisiti; considerato, inoltre, che, a giudizio dell'interrogante: