[pronunce]

La Regione prospetta, quanto al rapporto tra i commi 148 e 198, le stesse considerazioni svolte dagli altri enti ad autonomia speciale ricorrenti e deduce, pertanto, la lesione dell'autonomia finanziaria ad essa garantita dalle disposizioni statutarie, e in particolare dall'art. 48 dello statuto, a norma del quale la Regione ha una propria finanza, coordinata con quella dello Stato, in armonia con i princípi di solidarietà nazionale. Illegittima sarebbe poi la previsione dell'applicazione dei vincoli di cui al comma 198 agli enti locali della Regione, sia per l'illegittimità intrinseca della regola, sia perché tali enti partecipano del sistema provinciale in cui sono inseriti. Sotto quest'ultimo profilo, risulterebbe altresí violato l'art. 4, numero 1-bis, dello statuto, che assegna alla potestà primaria la disciplina dell'ordinamento degli enti locali, anche in connessione con il successivo art. 53, in materia di finanza locale. Del resto, conclude la ricorrente, il comma 148 espressamente stabilisce che per gli enti locali dei rispettivi territori, ai fini del rispetto del patto di stabilità, provvedono le Regioni a statuto speciale e le Province autonome, sicché non avrebbe senso che a tali enti si applicasse anche, direttamente, la regola posta in generale per gli enti locali dal comma 198, neppure se tale regola fosse legittima. 13.1. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate non fondate. Il comma 206, non impugnato dalla ricorrente, stabilisce che le disposizioni di cui ai commi da 198 a 205 costituiscono princípi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica; e tale qualificazione è rispondente alla portata delle disposizioni stesse, giacché esse comprimono, al pari di ogni regola di coordinamento, le autonomie, ma non inibiscono una singola spesa, tale non potendosi considerare, per la sua rilevanza, quella per il personale, che assorbe la prevalente parte della spesa corrente. 14. – In prossimità dell'udienza, sia le ricorrenti che il Presidente del Consiglio dei ministri hanno depositato memorie. 15. – La Regione Toscana rileva che le disposizioni da essa impugnate (commi 198 e 202), per effetto dell'art. 1, commi 557 e 565, lettera d), dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria per il 2007), non trovano più applicazione per le Regioni a statuto ordinario a far data dall'entrata in vigore della medesima legge n. 296 del 2006, con conseguente cessazione della materia del contendere. 15.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri nega che, con il comma 198 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005, il legislatore statale abbia inteso provvedere in tema di ordinamento degli uffici regionali o di stato giuridico dei dipendenti regionali, e che abbia considerato le A.S.L. enti pubblici nazionali. Rinvia, per il resto, alla memoria depositata nel giudizio promosso con il ricorso della Regione Emilia-Romagna, precisando, quanto alle censure concernenti il comma 202, che quest'ultimo reca una norma «innocua e solo contabile». Ad avviso dell'Avvocatura generale, infatti, ai sensi dell'art. 1, comma 91, della legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311 del 2004), gli oneri contrattuali dei quali si tratta «sono posti a carico dei rispettivi bilanci, ossia del bilancio dell'ente datore di lavoro». La ricorrente, quindi, per affermare l'illegittimità del comma 202, avrebbe dovuto addurre e dimostrare che le economie di spesa realizzate nel 2005, cui si riferisce il comma censurato, erano di importo superiore a quello degli oneri relativi al biennio 2003-2004; circostanza, questa, che – conclude la difesa erariale – non risulta essersi verificata. 16. – La Regione Veneto ribadisce che, secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, le norme che fissano vincoli puntuali relativi a singole voci di spesa dei bilanci delle Regioni e degli enti locali non costituiscono princípi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, e ciò indipendentemente dalla qualificazione che ne dia il legislatore. Nella specie, le disposizioni censurate prevedono un puntuale taglio alla singola voce di spesa relativa al “personale” e violano, quindi, il riparto di competenze legislative stabilito dalla Costituzione. Sotto altro profilo, la ricorrente sottolinea che, in considerazione dell'oggetto della spesa alla quale si riferiscono i limiti imposti (“personale degli enti locali” e “servizio sanitario”), risulterebbe violata la competenza regionale esclusiva in materia di ordinamento degli uffici e di stato giuridico dei propri dipendenti. In sostanza, il vincolo imposto, risolvendosi nell'obbligo di licenziare parte del personale e nell'impossibilità di assumerne di nuovo, realizzerebbe un'invasione evidente dell'autonomia organizzativa degli enti territoriali e del servizio sanitario, in violazione degli artt. 117, 118 e 119 Cost. Da ultimo, la ricorrente rileva, con specifico riguardo al comma 204, che questo introdurrebbe un'ulteriore indebita forma di controllo sugli enti locali. 16.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, nella propria memoria, eccepisce l'inammissibilità anche della questione relativa al comma 204, non rinvenendosi nel ricorso censure specifiche. Nel merito, l'Avvocatura rileva, quanto alla dedotta irrazionalità del comma 198, che le misure adottate dalla Regione Veneto nel 2005 potrebbero avere soddisfatto, preventivamente e senza ulteriori interventi, la sollecitazione del legislatore nazionale, con conseguente carenza di interesse sul punto. 17. – La Provincia autonoma di Bolzano rileva che la modificazione del comma 204 ad opera del decreto-legge n. 223 del 2006 non determina il venir meno della materia del contendere, in quanto il comma 204, nella sua attuale formulazione, e gli altri commi introdotti dal citato decreto-legge continuano a rendere applicabile la disciplina del comma 198, quantomeno agli enti locali e alle aziende sanitarie. Neppure il comma 557 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, prosegue la ricorrente, comporta il venir meno dell'interesse ad una pronuncia di merito, giacché tale disposizione tiene fermo per l'anno 2006 quanto previsto dai commi da 198 a 206. Del resto, secondo la stessa ricorrente, la legge finanziaria per il 2007, quanto agli enti del servizio sanitario nazionale, sarebbe ancor più restrittiva della disciplina censurata. La Provincia ricorrente ribadisce che il comma 198, prevedendo un limite inderogabile e indifferenziato alle assunzioni di personale presso le amministrazioni pubbliche, disciplina una materia, quella delle assunzioni e delle dotazioni organiche delle Province autonome e degli enti del servizio sanitario, sulla quale lo Stato non può vantare il titolo di competenza di cui all'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., perché detta materia rientra nella competenza esclusiva delle Regioni e delle Province autonome.