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portare a 200 il numero dei senatori può rischiare di ridurre la capacità di rappresentanza nei confronti delle minoranze, può produrre il lasciar fuori da queste Aule pezzi importanti di consenso e di minoranze fondamentali per l'organizzazionedel dibattito parlamentare e per la credibilità della democrazia, perché le soglie che si vengono a determinare qui dentro rischiano di essere particolarmente alte e non sempre coerenti con i principi della rappresentanza, perfino della rappresentanza regionale, alla quale è ancorata la vita e l'organizzazione del Senato della Repubblica. Lo voglio dire in premessa: non abbiamo nessuna allergia e dunque nessuna contrarietà nei confronti della riduzione del numero dei parlamentari, ma non abbiamo neanche bisogno di ulteriori prove, perché nella storia la sinistra e il centrosinistra, fin dalla tredicesima legislatura con la Commissione bicamerale, ha sempre indicato nella riduzione del numero dei parlamentari un approccio condiviso e sostenibile, ma il tutto, onorevoli colleghi, avveniva all'interno di una riperimetrazione della centralità e della credibilità del Parlamento. La nostra è sempre stata un'iniziativa orientata a rafforzare la centralità, la credibilità del Parlamento e dunque la credibilità della democrazia come elemento fondamentale per ripristinare una nuova relazione tra i cittadini e le istituzioni, per ricercare nuova partecipazione dentro una Repubblica parlamentare democratica più solida e più efficiente. Voi invece rinunciate a una riforma costituzionale compiuta e introducete, per pure esigenze elettorali, non a caso oggi, la riduzione del numero dei parlamentari, senza nessuna modifica né del bicameralismo paritario, né tantomeno di una diversa riorganizzazione dei rapporti tra Stato, Regioni ed enti locali, che rappresentano la vera questione fondamentale dalla quale dovremmo ripartire. Dunque il primo invito che vi rivolgo, proprio nella complessità dell' iter di modifica costituzionale, è orientato a farvi comprendere quanto sarebbe necessario riaprire seriamente il cantiere delle riforme, rinunciare alla propaganda e costruire una condivisione parlamentare utile per il futuro del Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . Questa, se vogliamo introdurre una proposta seria nel nostro dibattito, dovrebbe essere l'altezza alla quale dovrebbe porsi una forza politica che oggi sta nella maggioranza e sostiene un Governo, non ridurre la centralità del Parlamento. Dico questo perché, onorevole senatori, sono troppi gli episodi in questa legislatura che mi portano a immaginare e a pensare che non abbiate a cuore la centralità del Parlamento. Lo abbiamo visto con la legge di bilancio: ci avete costretto qui in quest'Aula a votare un maxiemendamento senza aver avuto il tempo per poterci confrontare, leggere e approfondire questioni rilevantissime che riguardano l'equilibrio economico e finanziario dello Stato e le ricadute che tutto questo comporta nel sistema della finanza pubblica. Questo è stato il primo grave episodio, che ci ha portato a un ricorso nei confronti della Corte costituzionale. Abbiamo assistito alla sottovalutazione del ruolo del Parlamento, con la volontà di impedire al Parlamento di esprimersi, ad esempio con atti di indirizzo in materia di politica estera, come sta capitando in queste ore, in cui ci si nega la possibilità di votare una risoluzione. Tutto questo non è sintomo della volontà di ridare centralità al Parlamento, questo vuol dire considerare il Parlamento un peso, un orpello e un freno alla relazione tra i Governi e la società. Questa è già una violazione della nostra Costituzione, siamo già in un solco che è diametralmente opposto a quello sul quale noi insistiamo e possiamo rappresentare un'alternativa a questo declino, a questo degrado costituzionale che voi invece cercate di rappresentare. Anche negando, in quest'Aula, un dibattito di assoluta attualità - perché la prima cosa che fa un Paese in recessione è lavorare per sbloccare le opere pubbliche e i cantieri, per generare lavoro e crescita - si determina il senso del rapporto tra un Governo e il Parlamento, e l'idea che sottende è che riteniate costantemente il Parlamento un peso, un freno, non un'opportunità per arricchire la qualità della democrazia. Sono troppi gli episodi attraverso i quali ce lo state dimostrando. Noi abbiamo a cuore le riforme costituzionali, per dimostrare che la centralità del Parlamento può evolvere nel superamento del bicameralismo, recuperando efficienza e relazioni ulteriori tra Regioni ed enti locali; voi pensate, invece, che il Parlamento sia un freno, un problema, un peso e anche la riduzione del numero dei parlamentari la collocate dentro questo contesto. Cercate di volta in volta un nemico e è il volto attuale del sovranismo e del populismo, quello che deve cercare un nemico nella sua insistenza. Colleghi senatori del MoVimento 5 Stelle, lo dico con grande rispetto istituzionale: continuare a trovare una incoerenza nel passato per nascondere l'assenza di un progetto per il futuro non sarà utile nemmeno al radicamento del vostro consenso. Lo dico perché tra un po' il tempo sarà galantuomo e il passato servirà a scrivere i libri di storia: ai Governi e alle maggioranze viene chiesto di avere un'idea per il futuro del Paese e che questa non sia una riforma, ma un'operazione esclusivamente legata a un consenso, è evidente a tutti. Dunque cambiate strada, indicate una prospettiva per ridare centralità al Parlamento, per garantire la rappresentanza parlamentare, perché non vorrei e non vorremmo trovarci in un sistema democratico in cui pesi di più un like che un confronto, in cui sia molto più utile una piattaforma che un ragionamento all'interno di queste Aule, perché la vera rappresentanza del popolo sta qui ed è qui perché è prevista dalla Costituzione, non la si può mistificare a seconda delle stagioni o dei venti di riferimento. Noi non abbiamo nulla contro le piattaforme, contro i social , contro la digitalizzazione, contro l'informatizzazione, un campo nuovo di partecipazione e di coinvolgimento, ma non potremo mai accettare di sostituire la centralità del Parlamento con forme non nobili ma ignobili, dove la comunicazione prende il posto delle riforme della Costituzione. Questo non è accettabile. Ecco perché siamo già, a mio avviso, all'interno di un processo involutivo proprio per salvaguardare la credibilità e la qualità delle istituzioni democratiche. Ecco perché vi invitiamo a cambiare strada e lo diciamo con tutto l'affetto e il senso delle istituzioni che portiamo, per questo vi diciamo che dovete procedere senza di noi in questo passaggio. (Applausi dal Gruppo PD) . Senza di noi, perché noi vogliamo rappresentare un'alternativa non solo sulle politiche economiche e sociali, che riteniamo sbagliate, ma anche sul concetto e sui valori della democrazia. Questa è la nostra opinione, che mi porta a chiedervi con forza di aprire il cantiere delle riforme, anziché insistere nella propaganda, inutile per la qualità della democrazia di questo Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, dopo tante ore di dibattito su un tema così importante, ci si chiede se ci sia ancora qualcosa che non sia stato detto e a me viene in mente di pormi questa domanda: