[pronunce]

che è dedotta, altresì, la violazione dell'art. 24 Cost., «per la evidente maggiore difficoltà di esercitare le relative azioni presso il Tar del Lazio piuttosto che presso gli organi giurisdizionali localmente istituiti», nonché del successivo art. 25, primo comma, il quale escluderebbe che vi possa essere una designazione del giudice «tanto da parte del legislatore con norme singolari, che deroghino a regole generali, quanto da altri soggetti, dopo che la controversia sia insorta» (il rimettente richiama la sentenza n. 393 del 2002 della Corte costituzionale); che è ipotizzata la violazione anche dell'art. 3 Cost., «per la disparità di trattamento che la deroga alle ordinarie regole di riparto delle competenze comporta, per la tutela giurisdizionale delle rispettive situazioni giuridiche, tra soggetti in situazioni eguali»: difatti, risultano assoggettati ad un trattamento differenziato i «destinatari delle ordinanze adottate dagli organi governativi o dai commissari delegati, nelle situazioni di dichiarata emergenza, aventi efficacia limitata al territorio di una Regione», rispetto ai «destinatari dei provvedimenti, aventi lo stesso ambito di efficacia, adottati, in via ordinaria», e posti in essere, in genere, «dagli organi esponenziali di enti territoriali regionali o sub regionali»; che il medesimo parametro è, inoltre, evocato sotto il profilo del difetto di ragionevolezza, atteso che lo stesso tenore letterale del censurato comma 2-bis dell'art. 3 del decreto-legge n. 245 del 2005 rivelerebbe che la peculiare disciplina processuale da esso introdotta «riguarda le ordinanze e gli atti commissariali adottati nelle situazioni di emergenza», dichiarate ai sensi del citato art. 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992, «ma non i provvedimenti che tali situazioni dichiarino e che, ove si riferiscano a situazione di limitata estensione territoriale, come sovente accade, continuano a rientrare nella ordinaria competenza del Tar della Regione in cui il provvedimento è destinato ad avere incidenza»; che, invece, il contrasto con l'art. 111 Cost. è motivato in base all'assunto che la disciplina in contestazione creerebbe «una sorta di gerarchia tra i Tar territoriali, incompatibile con il dettato e lo spirito della Costituzione»; che è dedotto, infine, il contrasto con l'art. 23 dello statuto regionale, atteso che, in attuazione di tale «norma di rango costituzionale», è stato istituito il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana «che svolge funzioni di giudice d'appello per tutte le impugnazioni proposte avverso i provvedimenti giurisdizionali adottati dal Tar della Sicilia»; che anche con le ordinanze r.o. n. 583 del 2006 e n. 83 del 2007 il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha ulteriormente censurato – in riferimento, peraltro, ai soli artt. 3, 24 e 125 Cost. e 23 dello statuto regionale di autonomia – l'art. 3, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, del d.l. n. 245 del 2005; che in punto di fatto il giudice a quo deduce di essere investito, nel primo caso, dell'impugnazione proposta avverso una pluralità di atti di una procedura espropriativa alla quale provvede, nella qualità di Commissario delegato a fronteggiare l'emergenza nella città di Catania in relazione alla situazione del traffico, della mobilità e degli interventi di riduzione del rischio sismico connessi e funzionali, il Sindaco del capoluogo etneo; che nel secondo caso, invece, il rimettente deduce di dover conoscere del «silenzio rifiuto e/o inadempimento», serbato dalle diverse autorità amministrative evocate in giudizio, relativamente alla domanda di risarcimento dei danni avanzata dai medesimi ricorrenti in conformità ad un'ordinanza adottata dal Presidente della Regione Siciliana, in qualità di Commissario alla realizzazione degli interventi diretti a fronteggiare i danni conseguenti agli eventi alluvionali e ai dissesti idrogeologici di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 febbraio 2004; che le censure di costituzionalità svolte in entrambi tali provvedimenti di rimessione sono pressoché identiche a quelle formulate, sempre dal Tribunale catanese, nell'ordinanza r.o. n. 579 del 2006, salvo che per la mancata evocazione – in ambo questi casi – del parametro di cui all'art. 25 Cost; che con l'ordinanza r.o. n. 585 del 2006 il medesimo rimettente solleva questione di legittimità costituzionale analoga a quelle sin qui illustrate, assumendo, tuttavia, quali parametri costituzionali gli artt. 24, 25, 111 e 125 Cost. (e non pure l'art. 23 dello statuto regionale di autonomia); che il giudice a quo premette, in punto di fatto, di essere investito della domanda proposta da taluni appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza, tutti in servizio a Catania, diretta a conseguire – sulla scorta di quanto previsto dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3442 del 2005 – il riconoscimento del diritto alla sospensione delle ritenute previdenziali ed assistenziali sulle retribuzioni, per il periodo dal novembre 2002 al 31 marzo 2004, nonché la condanna delle intimate amministrazioni alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute sulle retribuzioni relative al medesimo periodo; che essendo, a dire del rimettente, pregiudiziale, per la decisione della lite, «conoscere della legittimità» dell'ordinanza suddetta, e risultando questa a sua volta adottata nell'esercizio dei poteri ex art. 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992, anche la controversia in esame sarebbe attratta nella sfera di applicazione della nuova disciplina processuale prevista dall'art. 3, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, del d.l. n. 245 del 2005; che di tale disciplina, tuttavia, è dedotta l'illegittimità costituzionale per violazione degli artt. 24, 25, 111 e 125 Cost.; che è dedotto, innanzitutto, il contrasto con l'art. 125 Cost., «e segnatamente con il principio della articolazione su base regionale degli organi statali di giustizia amministrativa di primo grado», principio che «non ha ragione di subire deroghe nella materia di cui trattasi, in cui le singole situazioni di emergenza», dichiarate ai sensi dell'art. 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992, «hanno rilievo spiccatamente locale»;