[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 1-bis, della legge della Regione Siciliana 20 marzo 1951, n. 29 (Elezione dei Deputati all'Assemblea regionale siciliana), promosso dal Tribunale ordinario di Palermo con ordinanza del 12 ottobre 2018, iscritta al numero 190 del registro ordinanze 2018 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visti gli atti di costituzione di G. L. e F. D.D.; udito nella udienza pubblica del 4 giugno 2019 il Giudice relatore Giuliano Amato; uditi gli avvocati Aristide Police e Mario Caldarera per F. D.D. e Massimo Luciani per G. L. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Palermo, con ordinanza del 12 ottobre 2018, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 1-bis, della legge della Regione Siciliana 20 marzo 1951, n. 29 (Elezione dei Deputati all'Assemblea regionale siciliana), introdotto dall'art. 1, comma 2, della legge della Regione Siciliana 15 gennaio 2014, n. 4 (Norme in materia di ineleggibilità dei deputati regionali e di incompatibilità con la carica di deputato regionale e di componente della Giunta regionale); che la disposizione in esame disciplina l'ambito soggettivo dell'ineleggibilità alla carica di deputato regionale, estendendola «[...] ai rappresentanti, agli amministratori, ai dirigenti di enti non territoriali, anche senza scopo di lucro, di società o imprese private che godono di contributi da parte della Regione nonché ai dirigenti e funzionari dipendenti della Regione»; che tale disposizione è censurata nella parte in cui comprende fra i soggetti ineleggibili il direttore generale d'ateneo, o comunque il direttore generale dell'Università degli studi di Messina, per la particolare conformazione statutaria dei suoi poteri; che è denunciata la violazione degli artt. 3 e 51 della Costituzione, sia perché l'ineleggibilità introdotta dalla disposizione censurata costituirebbe una limitazione irragionevole e sproporzionata del diritto fondamentale di cui all'art. 51 Cost., non sorretta da esigenze specificamente riferibili al contesto regionale siciliano, sia perché ciò determinerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla disciplina nazionale e regionale dell'accesso alle cariche elettive, la quale configura le medesime situazioni soggettive quali cause di incompatibilità e non di ineleggibilità; che le questioni sono sorte nell'ambito di un giudizio in materia elettorale, promosso da tre cittadini elettori, al fine di ottenere l'accertamento dell'ineleggibilità di F. D.D. alla carica di deputato dell'Assemblea regionale siciliana, in considerazione della sua qualità di direttore generale dell'Università degli studi di Messina, ente non territoriale destinatario di contributi regionali; che, osserva il rimettente, ai sensi dell'art. 3 del regio decreto legge 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione Siciliana), la disciplina dei requisiti di accesso alla carica di componente dell'Assemblea regionale siciliana attiene alla potestà legislativa primaria della Regione, con il limite dei principi della Costituzione e dell'ordinamento giuridico della Repubblica; peraltro, in tema di elettorato passivo, sussiste un'esigenza di tendenziale uniformità della disciplina sul piano nazionale, cosicché discipline differenziate in relazione al territorio di una Regione sarebbero legittime solo alla luce di situazioni specificamente riferite ad essa e purché la diversità di disciplina sia sorretta da motivi adeguati e ragionevoli, finalizzati alla tutela di un interesse generale (sentenze n. 143 del 2010, n. 288 del 2007, n. 438 e n. 84 del 1994, n. 463 del 1992, n. 539 del 1990 e n. 571 del 1989); che, viceversa, la disciplina in esame sarebbe irragionevole sia per non aver ritenuto adeguata l'analoga causa di incompatibilità già prevista dall'art. 10-quater della stessa legge reg. Siciliana n. 29 del 1951, sia per l'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla disciplina dell'accesso alle cariche di rappresentanza nazionale e delle altre Regioni; che, inoltre, le erogazioni pubbliche destinate alle università sarebbero soggette a puntuali previsioni di contabilità pubblica, nonché a controlli contabili interni ed esterni; in quanto ineludibilmente destinate ad attività scientifiche o istituzionali, esse non si presterebbero ad utilizzi clientelari, volti all'acquisizione di consenso; che, d'altra parte, il direttore generale dell'università, pur essendo l'organo dirigenziale di vertice dell'ateneo, non farebbe parte degli organi di governo ed indirizzo e non sarebbe in grado di incidere sulle scelte di destinazione delle risorse dell'ente, né di inquinare la par condicio tra i candidati; eventuali problematiche in ordine al cumulo di cariche sarebbero già risolte con la previsione di incompatibilità; che, ad avviso del giudice a quo, la disposizione censurata determinerebbe, inoltre, un'irragionevole disparità di trattamento rispetto alla disciplina dell'accesso alle cariche elettive nazionali e regionali, la quale collocherebbe la situazione degli organi di vertice di enti sovvenzionati dallo Stato fra le cause di incompatibilità; che, d'altra parte, non sarebbe possibile un'interpretazione costituzionalmente conforme della disposizione censurata, nel senso di escludere la figura del direttore generale di ateneo dal novero dei soggetti non eleggibili, poiché la nozione di dirigente non potrebbe essere limitata ai soli soggetti apicali muniti di potere di indirizzo; inoltre, l'utilizzo dell'espressione «enti non territoriali» sarebbe comprensiva degli enti pubblici, vista la giustapposizione con le società ed imprese e l'utilizzo del femminile nella qualificazione di queste come «private»; che si è costituito G. L., parte interveniente nel giudizio a quo, sollevando molteplici profili di inammissibilità delle questioni e chiedendo, nel merito che le stesse siano comunque dichiarate non fondate; che, in particolare, dopo avere premesso che l'apprezzamento della necessità delle cause di ineleggibilità spetta al legislatore, la difesa della parte privata osserva che sarebbe sospetto qualsiasi condizionamento che possa derivare dalla titolarità di incarichi in enti, comunque finanziati da quello dei cui organi si discute; che l'utilizzo dei finanziamenti regionali da parte delle università avrebbe in ogni caso un impatto territoriale, specie nelle realtà economicamente meno vivaci e floride, nelle quali gli atenei rappresenterebbero uno dei maggiori volani di crescita e di sviluppo di un territorio; che recentemente, con la legge della Regione Siciliana 9 maggio 2017, n. 8 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2017. Legge di stabilità regionale), proprio l'Università di Messina è stata destinataria di plurimi contributi regionali;