[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 2, commi 1, 4, 5, 6, 7, 9 e 10, della legge 23 dicembre 1999, n. 499, recante "Razionalizzazione degli interventi nei settori agricolo, agroalimentare, agroindustriale e forestale”, promosso con ricorso della Provincia autonoma di Trento notificato il 28 gennaio 2002, depositato in cancelleria il 7 febbraio successivo ed iscritto al n. 5 del registro ricorsi 2000. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 28 gennaio 2003 il Giudice relatore Carlo Mezzanotte; uditi gli avvocati Giandomenico Falcon e Andrea Manzi per la Provincia autonoma di Trento e l'avvocato dello Stato Oscar Fiumara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Provincia autonoma di Trento ha proposto questione di legittimità costituzionale in via principale, in riferimento agli articoli 8, numeri 21 e 29; 9, numero 8; 16; 69-85 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), agli artt. 2, 3 e 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), nonché ai principî costituzionali in materia di funzione di indirizzo e coordinamento, dell'art. 2, commi 1, 4, 5, 6, 7, 9 e 10, della legge 23 dicembre 1999, n. 499, recante "Razionalizzazione degli interventi nei settori agricolo, agroalimentare, agroindustriale e forestale”. La disposizione impugnata, anche al fine di armonizzare il mercato interno con quello europeo, accrescere la concorrenzialità del sistema agroalimentare italiano e promuovere politiche di sviluppo del mondo rurale, definisce un percorso procedimentale contestato, in più punti, dalla Provincia ricorrente. 2. - A giudizio della difesa provinciale sarebbe innanzitutto incostituzionale la previsione del comma 4 dell'art. 2, secondo il quale il Ministro delle politiche agricole e forestali definisce le «linee di indirizzo e coordinamento» degli interventi da realizzare nei settori agricolo, agroindustriale, agroalimentare e forestale. L'esercizio di una funzione di indirizzo e coordinamento, si osserva nel ricorso, dovrebbe essere riferibile non a un singolo Ministro, ma al Governo nella sua collegialità. Né - prosegue la ricorrente - varrebbe in contrario rilevare che la disposizione impugnata espressamente subordina l'emanazione ministeriale di tali linee di indirizzo all'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, giacché questa Corte avrebbe chiarito nella sentenza n. 408 del 1998 che «tale competenza collegiale necessaria non può venir meno neanche nell'ipotesi di atti di indirizzo su cui si sia raggiunta l'intesa nella conferenza Stato-Regioni». Sotto un convergente profilo, il potere di indirizzo e coordinamento conferito al Ministro si dimostrerebbe incompatibile con il principio di legalità sostanziale, a causa della mancata predeterminazione legislativa di un contenuto tipico e proprio dell'atto di esercizio di tale potere. Con un secondo motivo di censura si denunciano la previsione, contenuta nell'art. 2, comma 5, dell'inserimento dei programmi regionali nel Documento programmatico agroalimentare e l'attribuzione al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) di un potere di verifica ed approvazione dei programmi regionali e provinciali (comma 6 dell'articolo 2). A giudizio della Provincia si subordinerebbe in tal modo l'efficacia dei piani della Provincia di Trento ad un atto di approvazione statale, che si ingerirebbe nella funzione amministrativa statutariamente spettante alla Provincia, in diretto e puntuale contrasto con l'art. 4 del d.lgs. n. 266 del 1992, ai sensi del quale «nelle materie di competenza propria della Regione o delle Province autonome la legge non può attribuire agli organi statali funzioni amministrative, comprese quelle di vigilanza, di polizia amministrativa e di accertamento di violazioni amministrative, diverse da quelle spettanti allo Stato secondo lo statuto speciale e le relative norme di attuazione». Il vincolo all'approvazione dei piani provinciali da parte del CIPE, si argomenta nel ricorso, sarebbe costituzionalmente illegittimo anche se fosse riferito ai soli fondi che non sono attribuiti contestualmente all'approvazione. Anche in questo caso, infatti, tale vincolo continuerebbe a contrastare con la norma di attuazione poc'anzi menzionata nonché con l'art. 5 della legge 30 novembre 1989, n. 386 (Norme per il coordinamento della finanza della Regione Trentino-Alto Adige e delle Province autonome di Trento e di Bolzano con la riforma tributaria), il quale stabilisce che per l'erogazione dei finanziamenti assegnati alle Province autonome «si prescinde da qualunque adempimento» imposto dalle leggi statali in cui sia previsto il riparto o l'utilizzo a favore delle Regioni, «ad eccezione di quelli relativi all'individuazione dei parametri o delle quote di riparto». Del pari incostituzionale sarebbe inoltre la previsione di un potere di aggiornamento del Documento, che non sarebbe coordinato con la previa elaborazione in sede locale dei programmi da aggiornare. È oggetto di impugnativa anche il comma 9 dell'art. 2, che fonda in capo al Ministro delle politiche agricole e forestali il potere di sostituirsi alle Province autonome inadempienti nell'attività di programmazione agricola locale. Tale disposizione, ad avviso della difesa provinciale, sarebbe incostituzionale già avendo riguardo ai presupposti ai quali è vincolato, in base all'art. 5 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59), l'esercizio del potere sostitutivo: non verrebbero infatti in rilievo ipotesi di inadempimento di specifici obblighi di derivazione comunitaria, né un'inerzia che comporti il pericolo di grave pregiudizio agli interessi nazionali. Pur volendo omettere di considerare che il decreto legislativo n. 112 trova applicazione solo nei confronti delle Regioni a statuto ordinario, continua la Provincia, il potere sostitutivo delineato dall'impugnato comma 9 sarebbe comunque lesivo della esclusiva riserva alla Provincia di Trento di ogni attività amministrativa, riserva espressa mediante il divieto di cui all'art. 4 del d.lgs. 16 marzo 1992, n. 266. La ricorrente contesta infine il comma 10 dell'articolo 2 della legge n. 499 del 1999, il quale impone la notifica alla Commissione delle Comunità europee dei regimi di aiuto contenuti nel Documento programmatico agroalimentare.