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Molte volte noi madri fermiamo i presidi e i dirigenti nell'ingresso della scuola o lungo il marciapiede mentre camminano e, quindi, si corre il rischio che il dirigente scolastico, che ha tanta responsabilità, e al quale affidiamo la vita dei nostri figli, non guardi più in faccia, negli occhi né i genitori, né gli studenti. Sono già pieni di ricorsi: giorni fa è venuto da me un preside per lamentarsi della mole di burocrazia esistente. Si corre il rischio che diventino molto attenti ‑ giustamente ‑ all'osservanza dell'orario di lavoro, ma meno attenti alla natura dell'istituzione scolastica, al senso e al prestigio del loro ruolo. Affidiamo a loro l'educazione e la crescita dei nostri figli. Facciamo quindi un ultimo appello, affinché si cambi la norma. In generale, si tratta di una norma ingiustificata e irragionevole - come ho detto prima - anche perché non c'è una motivazione per assoggettare i presidi e i dirigenti scolastici all'osservanza dell'orario di lavoro. Dovrebbe sussistere una motivazione di maggiore assenteismo, che però non c'è, e quindi è ancora più irragionevole. Sia chiaro che nessuno di noi in quest'Aula pensa di non dover punire chi non osserva l'orario di lavoro. Lo ricordavo in prima lettura e lo ribadisco adesso. La riforma Madia ha accentuato questo tema: l'articolo 55- quater del decreto legislativo n. 165 del 2001 (il Testo unico sul pubblico impiego), così come modificato con i decreti legislativi n. 116 del 2016 e n. 75 del 2017, parla di licenziamento disciplinare per falsa attestazione di osservanza al servizio. Rimando alla mia relazione in prima lettura che conteneva i relativi dati. Chi non osserva l'orario di lavoro deve essere punito ed esistono già le norme. Presumere, però, che tutti i 3 milioni di dirigenti pubblici, in generale, non osservino l'orario di lavoro, per cui si interviene con una tale norma, credo sia profondamente ingiusto e sbagliato. So che si vive un clima, molte viene alimentato dall'attuale maggioranza, dell'uno contro l'altro. Qualche collega in prima lettura, anche giustamente, ha detto che in tal modo chi lavora onestamente lavora più tranquillamente; capisco siffatte motivazioni, ma abbiamo bisogno non di questo, ma di una pubblica amministrazione che sia rivolta davvero all'efficienza e all'efficacia. Nell'articolo che si occupa di assunzioni non si parla di prove di attitudine al ruolo, a quello che una pubblica amministrazione innovatrice dovrebbe fare. Si parla invece di test mnemonici e ciò rappresenta la perdita di una grande occasione. Noi avevamo proposto che i 35 milioni previsti per questo provvedimento fossero utilizzati per la formazione, per lo spirito di servizio e di corpo, ma di questo non vi è traccia. È molto importante e bello quanto ha detto ieri il presidente Casellati nel ricordare Enrico Berlinguer, e cioè che era un uomo di partito e non di parte. Credo che proprio gli interventi sulla pubblica amministrazione non debbano essere di parte, perché i pubblici dipendenti sono il bene più prezioso della nostra comunità. Noi abbiamo bisogno di ricostruire una comunità e non di dividerla. Spero che, fino alla fine, la maggioranza si ravveda almeno su alcuni punti fondamentali che non esaltano il grande ruolo svolto dai nostri servitori dello Stato, ma che al contrario lo avviliscono. Speriamo che in terza lettura qualcuno si ravveda. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Comunico che è stata presentata la questione pregiudiziale QP1. Ha chiesto di intervenire il senatore Laus per illustrarla. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, dopo aver letto nelle prime versioni il cosiddetto disegno di legge concretezza, collegato alla legge di bilancio 2019, c'era qualcuno, tra cui il sottoscritto, che pensava non potesse arrivare nulla di peggio all'esame dell'Assemblea e, in uno slancio di ottimismo, o se volete per effetto di una deriva di disperazione, si credeva che, toccato il fondo della confusione formale, della inutilità pratica e della irragionevolezza legislativa, avremmo potuto solamente risalire. Ma le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati, in conseguenza delle quali il Senato si accinge ad affrontare la terza lettura del provvedimento, hanno ribaltato ogni nostro pronostico. Colleghe e colleghi - come dicevo - sembra impossibile fare peggio e invece eccoci qui con un testo che, oltre a mantenere intatte le criticità iniziali, ne svela di ulteriori, persino laddove si scorge il tentativo di andare a migliorare le misure previste a garanzia della concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e per la prevenzione dell'assenteismo. Ciò significa, in estrema sintesi, che il disegno di legge sconta un peccato originale, un peccato di approccio, di metodo, di visione. Eppure, da questi banchi l'allarme era suonato da subito. Dicevamo ieri, e diciamo oggi, che non è criminalizzando un'intera categoria di lavoratrici e di lavoratori, trattandoli tutti come potenziali furbetti e presunti fannulloni, che si può dare slancio e restituire credibilità al comparto pubblico. Perciò, a questo stadio, permane il giudizio fortemente negativo già espresso in sede di prima lettura, in particolare sull'istituzione del Nucleo della concretezza; un doppione della funzione generica e dalle competenze poco chiare destinato a sovrapporsi a organismi già esistenti. Ancora di più permane la nostra contrarietà all'introduzione di sistemi di verifica biometrica e di videosorveglianza degli accessi per i dipendenti al posto delle rilevazioni automatiche attualmente in uso poiché - per dirla come piace a questa maggioranza - nessuna analisi costi-benefici potrà confortare il legislatore che intenda istituzionalizzare la cultura del sospetto e della mortificazione. A tale proposito, nonostante nel corso dell'esame alla Camera si sia disposto che il personale docente ed educativo sia escluso dall'ambito di applicazione dell'articolo 2, è stato purtroppo previsto per i dirigenti scolastici, in modo del tutto illogico, l'accertamento ai fini della verifica dell'accesso. Quasi quasi la toppa è peggio del buco, dal momento che i dirigenti scolastici non hanno un preciso orario di lavoro e che la loro valutazione dipende solo ed esclusivamente dai risultati ottenuti. Non è quindi la conoscenza del tempo trascorso in ufficio che può garantire prestazioni migliori da parte loro. Senza contare che questa misura contrasta con le funzioni previste dalla legge e dalla contrattazione collettiva ed è lesiva del principio di uguaglianza tra dirigenti scolastici e il resto del personale scolastico e tra dirigenti scolastici e altro personale dirigenziale delle pubbliche amministrazioni.