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il decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 2 aprile 2020 in attuazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 2019 definisce le modalità con le quali le Regioni possono richiedere deroga al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 in merito alla semina in acque pubbliche di specie ittiche alloctone. Le specie ittiche non autoctone che da più di un secolo rappresentano la consuetudine nella gestione delle politiche inerenti alla pesca professionale e ricreativa sono principalmente il coregone, la trota iridea e la trota fario; la Regione Piemonte è impegnata da anni nelle politiche di conservazione da un lato, mediante attuazione di un piano Ittico regionale in cui i provvedimenti a tutela delle specie autoctone hanno attivamente coinvolto le istituzioni locali e il mondo dell'associazionismo alieutico, e dall'altro lato nell'incentivazione della pesca sportiva e ricreativa come volano dell'indotto economico destagionalizzato nelle aree interne sia alpine che appenniniche; con la prossima adozione della checklist delle specie ittiche autoctone, strumento la cui bozza presentata in occasione della conferenza Stato-Regioni ha mostrato non poche lacune e imprecisioni, si verrebbe a completare un quadro normativo che potrebbe comportare l'interruzione delle immissioni in tutte le acque regionali delle specie suddette con ingenti danni al comparto pesca, sia professionale che ricreativo e turistico. Tale repentina interruzione comporterà l'inevitabile impossibilità gestionale dell'intero comparto a causa della sovrapposizione degli strumenti di pianificazione regionale (piano ittico regionale e carta delle vocazionalità ittiche) con quelli qui citati e la necessaria ridiscussione ed adeguamento delle politiche ittiogeniche, di immissione e di valorizzazione sportiva e turistica delle acque vallive delle aree interne sia del quadrante alpino che appenninico; seppure si condividano le finalità e gli obiettivi di salvaguardia delle specie autoctone e della salubrità delle acque e del territorio, già peraltro contemplate negli strumenti di pianificazione regionale, l'utilizzo di talune specie ittiche non autoctone in modalità non invasiva e monitorata ha da oltre un secolo rappresentano un elemento fondante il sistema della pesca non solo in Piemonte, ma anche nel resto delle regioni italiane e pertanto si ritiene che un'eventuale sospensione dovrà essere graduale e concertata proprio con le istituzioni locali preposte alla gestione alieutica; il Ministro della transizione ecologica concorderà con la logica che la pesca dilettantistica, ricreativa, sportiva o turistica, rappresenta non solo il modus operandi delle politiche di conservazione del patrimonio ittico indigeno, ma anche e soprattutto un'occasione per innumerevoli territori montani di esercitare attrattività ed economia collegata alla frequentazione di aree interne in cui il reticolo idrografico rappresentato da laghi, fiumi e torrenti è stato, è e sarà uno strumento imprescindibile per la resilienza ed il rilancio delle aree interne sia dal punto di vista economico e commerciale che sociale in considerazione delle innumerevoli associazioni locali con coinvolgimento di decine di migliaia di appassionati ed addetti, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere in merito alla possibilità di "sospensione" dell'adozione della checklist delle specie ittiche autoctone al fine di perfezionarne i contenuti e di concertarli con gli strumenti di pianificazione delle Regioni e delle Province autonome; quali siano gli intendimenti riguardo alla possibilità di definire un congruo periodo transitorio che consenta al sistema gestionale della pesca e alla collegata normativa territoriale un graduale adeguamento alle eventuali nuove implicazioni; a valle delle criticità già espresse dalle Regioni e dalle Province autonome, se intendano adottare delle iniziative sull'eventuale proposta di parziale modifica del suddetto decreto anche al fine di consentire un congruo e produttivo lasso di tempo per una corretta redazione e successiva valutazione delle istanze di deroga. Atto n. 4-05274 GIACOBBE Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: uno studioso permanentemente impegnato presso un'università all'estero da almeno 3 anni può beneficiare di una chiamata diretta dall'estero su posizione equipollente a quella attualmente ricoperta, secondo una tabella di equipollenze predisposta dal Ministero dell'università e della ricerca (le chiamate dirette sono previste dall'art. 18, comma 1, lettera b) , della legge n. 240 del 2010); uno studioso che è su una posizione equipollente a professore associato in un'università all'estero può anche candidarsi a tutti i concorsi per professore associato, senza necessità di dovere conseguire l'abilitazione scientifica nazionale (ASN); uno studioso che ha conseguito l'ASN in un settore disciplinare può candidarsi, in virtù di quell'abilitazione, a tutti i concorsi da professore associato nel macrosettore inerente al suo settore disciplinare; considerato che: attualmente, un numero crescente di studiosi italiani all'estero con la speranza di tornare in Italia partecipano non solo a concorsi da professore associato, ma anche a concorsi da ricercatore a tempo determinato di tipo B (RTD-B); se uno studioso con più di 3 anni di esperienza come professore associato presso un'università all'estero vincesse un concorso per ricercatore RTD-B in Italia, deve comunque ottenere l'abilitazione in quel settore concorsuale al fine della trasformazione del suo contratto in posizione da professore associato dopo 3 anni; la norma in vigore appare discriminatoria per gli studiosi stabilmente impegnati all'estero che vorrebbero rientrare in Italia, e che per farlo sarebbero disposti anche ad accettare una posizione lavorativa inferiore rispetto a quella da loro detenuta all'estero, si chiede di sapere quale azioni intenda portare avanti il Ministro in indirizzo in merito a tale situazione. Atto n. 4-05275 DE BONIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: in un momento storico così importante, gli Stati europei, e non solo, sono chiamati a dare risposte certe al fenomeno dei cambiamenti climatici, al fine di salvare il pianeta; l'Organizzazione mondiale della sanità stima che il riscaldamento globale provoca già oltre 150.000 morti all'anno; la risposta europea a tale fenomeno trova fondamento nel patto del green deal , già avviato dal precedente Governo Conte bis con il "decreto-legge clima"; già il "Pike paper", scritto 6 anni prima del COVID-19 (Jamison Pike, Tiffany Bogich, Sarah Elwood et alii , "Economic optimization of a global strategy to address the pandemic threat", in "Proceedings of the National academy of sciences", CXI, n. 52, 2014), formulava varie ipotesi sui danni di una pandemia zoonotica all'economia mondiale e concludeva che il modo migliore per risparmiare denaro sarebbe la mitigazione alla fonte: freno alle piantagioni, agli allevamenti, agli abbattimenti di foreste e, soprattutto, all'estrazione mineraria; a tal proposito suscita scalpore l'autorizzazione della commissione di valutazione di impatto ambientale del Ministero della transizione ecologica all'estrazione di idrocarburi, proprio quando il capitale fossile e le industrie petrolifere si trovano al "centro del mirino":