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la competenza dello Stato in materia di ordine e sicurezza pubblica (articolo 117, secondo comma, lettera h) , della Costituzione); la competenza legislativa delle regioni in materia di polizia amministrativa locale (articolo 117, secondo comma, lettera h) , della Costituzione); la previsione di una legge nazionale di coordinamento tra le due materie (articolo 118, terzo comma, della Costituzione); la disciplina statale delle funzioni fondamentali dei comuni, delle province e delle città metropolitane (articolo 117, secondo comma, lettera p) , della Costituzione). Il titolo del disegno di legge individua esattamente gli ambiti di intervento -- le politiche integrate per la sicurezza e la polizia locale -- a cui sono dedicati i due capi centrali del corpo normativo. Si tratta dunque di un intervento legislativo che, in attuazione dell'articolo 118, terzo comma, della Costituzione, disciplina organicamente le forme di coordinamento tra lo Stato e le regioni nella materia «ordine pubblico e sicurezza», attraverso la previsione di strumenti di promozione e di realizzazione di politiche integrate tra i diversi livelli istituzionali e l'introduzione, nel rispetto delle rispettive attribuzioni e competenze, a livello operativo, di forme di cooperazione tra polizie nazionali e polizia locale. Contestualmente e in maniera complementare, una più stretta collaborazione non solo istituzionale ma anche operativa tra le diverse «forze» presenti sul territorio richiede una rivisitazione dell'organizzazione della polizia locale e del ruolo dei suoi operatori. Il processo di ammodernamento legislativo della normativa finora vigente, la legge quadro n. 65 del 1986, è stato già avviato da alcune regioni con l'approvazione di leggi regionali che hanno sostanzialmente disapplicato quelle disposizioni statali relative ad ambiti divenuti, a seguito della riforma costituzionale del 2001, di competenza legislativa residuale regionale. Il presente disegno di legge porta a compimento tale processo, attraverso l'integrale abrogazione della legge n. 65 del 1986 e l'approntamento di una disciplina certamente più coerente rispetto ad un ordinamento costituzionale ed un contesto istituzionale e sociale profondamente mutato. In particolare l'articolo 1, in applicazione dei citati principi costituzionali, individua oggetto e finalità: la realizzazione di politiche integrate per la sicurezza delle persone e delle comunità mediante il concorso, nell'ambito delle rispettive competenze, di comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato, a cui è dedicato il capo II; il coordinamento tra le forze di polizia dello Stato e la polizia locale, normato nel capo III. Le definizioni di politiche locali per la sicurezza e di politiche integrate per la sicurezza sono fornite dall'articolo 2, che qualifica le prime come azioni dirette al mantenimento e miglioramento delle condizioni di ordinata e civile convivenza e di coesione sociale nelle città e nel territorio regionale, esercitate attraverso le competenze proprie dei comuni, delle province, delle città metropolitane e delle regioni e le seconde come azioni volte ad integrare le politiche locali per la sicurezza poste in essere dagli enti locali e le responsabilità dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza. All'articolo 3 si definiscono i poteri del sindaco in relazione alle ordinanze di cui all'articolo 54 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000. All'articolo 4, invece, si definiscono i regolamenti di polizia locale. Il capo II individua appunto una serie di strumenti e modalità relazionali tra i vari soggetti pubblici, locali e centrali, finalizzata ad integrare le rispettive politiche in materia di sicurezza. Tra gli strumenti di promozione individuati dall'articolo 5, grande rilevanza è riservata agli accordi. Gli accordi possono essere promossi, d'intesa con il prefetto, dal sindaco, dal presidente della provincia e dal presidente della città metropolitana; sono stipulati tra questi soggetti e il prefetto del capoluogo di provincia per intervenire in una serie di campi ed ambiti individuati dall'articolo 6. Nei medesimi campi di intervento è prevista la possibilità di stipulare accordi tra le regioni e il Ministero dell'interno, così come è previsto che il Ministro dell'interno, d'intesa con i presidenti delle regioni interessate, ovvero su richiesta degli stessi, può promuovere la conclusione di accordi quadro per il coordinamento, nei territori regionali, delle politiche integrate per la sicurezza. La verifica dello stato di attuazione degli accordi, disciplinata dall'articolo 7, deve avere una cadenza almeno annuale ed è svolta dagli stessi soggetti che li hanno stipulati ed eventualmente, previa intesa con questi, anche da altri soggetti pubblici o associazioni interessati. Oltre all'utilizzo dello strumento pattizio, rimane ovviamente confermata la possibilità che il sindaco, il presidente della provincia e il presidente della città metropolitana, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, dispongano, su richiesta motivata dell'autorità provinciale di pubblica sicurezza, la collaborazione della polizia locale, con le Forze di polizia statali per specifiche operazioni o a seguito degli accordi di cui all'articolo 6. Funzionale alla realizzazione di efficaci politiche di sicurezza e di contrasto ai fenomeni che generano insicurezza è una fattiva attività di scambio reciproco di informazioni tra tutti i soggetti istituzionali, espressamente prevista dall'articolo 8. L'esigenza di un coordinamento complessivo delle politiche anche su scala regionale è alla base dell'istituzione, prevista all'articolo 9, di Conferenze regionali in materia di sicurezza integrata. Le Conferenze sono convocate, una per ogni regione, con cadenza almeno annuale, dal Ministro dell'interno e da questi presiedute. L'ordine del giorno e i soggetti che vi partecipano sono individuati dal Ministro dell'interno e dal presidente della regione. Il capo III riforma organicamente la polizia locale, disponendo sia in merito alle funzioni sia riguardo agli aspetti più propriamente ordinamentali, nel rispetto delle specifiche prerogative locali. Si tratta di una serie di disposizioni che ridefiniscono il ruolo professionale della polizia locale e intervengono anche sulla qualificazione professionale e sull'operatività degli operatori di polizia locale. Si tratta di un impianto fortemente innovativo che definisce finalmente in maniera diretta e unitaria ruolo, qualifica specifica e dipendenza istituzionale degli operatori di polizia locale. In particolare, l'articolo 10 definisce le funzioni di polizia locale come «l'insieme delle attività di prevenzione e contrasto delle situazioni e dei comportamenti che violano le leggi statali e regionali, ovvero i regolamenti locali». Vengono poi, per la prima volta, elencate le specifiche molteplici attività che la polizia locale è istituzionalmente e quotidianamente deputata a svolgere, con una elencazione che conferma la complessità e la poliedricità del nuovo ruolo. Si tratta di funzioni che il personale di polizia locale svolge nell'ambito del territorio di appartenenza ovvero quello degli enti associati, adeguando in tal modo l'ambito di operatività territoriale della polizia locale. L'articolo 11, con l'evidente fine di uniformare su tutto il territorio nazionale l'articolazione funzionale degli operatori di polizia, individua le qualifiche del personale in agenti, sottufficiali addetti al controllo (ispettori), ufficiali addetti al coordinamento e controllo (commissari), ufficiali responsabili di area (commissari superiori) e comandanti dei Corpi di polizia locale.