[pronunce]

L'interveniente ha quindi concluso per la inammissibilità o per la manifesta infondatezza delle questioni.1.- La Commissione tributaria provinciale di Messina, nel corso di un giudizio avente ad oggetto l'impugnazione dell'intimazione al pagamento del contributo unificato relativo a un precedente ricorso tributario e della relativa sanzione del 200 per cento dell'importo dovuto e non versato, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, secondo comma, e 111 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 248, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)». La disposizione censurata prevede che l'invito al pagamento del contributo unificato «è notificato, a cura dell'ufficio e anche tramite posta elettronica certificata, nel domicilio eletto o, nel caso di mancata elezione di domicilio, è depositato presso l'ufficio». Dopo aver rammentato la natura tributaria del contributo unificato, il rimettente ritiene ingiustificata "l'estensione" del domicilio eletto nel processo tributario al successivo procedimento amministrativo relativo alla riscossione del contributo unificato concernente quel processo. Detta elezione dovrebbe, a suo avviso, produrre effetto esclusivamente nell'ambito processuale e non in quello amministrativo. Secondo il rimettente, dunque, l'art. 248, comma 2, del d.P.R. n. 115 del 2002, nella parte in cui prevede la notifica nel domicilio eletto dell'invito al pagamento, estenderebbe illegittimamente l'elezione di domicilio effettuata nel processo anche alla fase procedimentale relativa alla riscossione del contributo unificato, operando una «commistione tra procedimento e processo tributario». Ciò comporterebbe innanzitutto la violazione dell'art. 24 Cost., in quanto la difesa processuale necessiterebbe di un'adeguata conoscenza degli atti prodromici al processo, quale sarebbe l'invito a pagare. Sarebbero inoltre lesi l'art. 97 Cost., dal momento che i principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione si fonderebbero sull'effettività della conoscenza degli atti amministrativi, e l'art. 111 Cost., che garantisce il «giusto processo» nel contraddittorio tra le parti. Infine, la disposizione censurata recherebbe un vulnus all'art. 3 Cost., sotto i profili della irragionevolezza e della disparità di trattamento, in quanto regolerebbe la conoscibilità dell'invito al pagamento del contributo unificato «in maniera più restrittiva» rispetto ad altre analoghe disposizioni, quali l'art. 60 del decreto Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), e l'art. 6 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente). 2.- In via preliminare, deve essere disattesa l'eccezione sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato inerente all'asserita omessa motivazione delle ragioni per le quali, a fronte della diversità delle pretese erariali aventi ad oggetto le sanzioni e i tributi, debba sussistere un identico trattamento. Il giudice rimettente non lamenta infatti l'irragionevole diversità di trattamento tra tributi e sanzioni bensì l'irragionevolezza dell'individuazione del luogo di notificazione dell'invito al pagamento, luogo che non consentirebbe un'adeguata conoscibilità da parte del destinatario. 2.1.- Quanto alla eccepita inammissibilità della questione per la pluralità di soluzioni che possono essere fornite dal legislatore nell'esercizio della propria discrezionalità, giova ribadire al riguardo che l'insindacabilità delle opzioni legislative incontra il limite della manifesta irragionevolezza che, secondo il rimettente, sarebbe stato superato nel caso in esame. 3.&#8210; Meritevole di accoglimento è, invece, l'eccezione di inammissibilità per omessa motivazione della non manifesta infondatezza della lesione del diritto di difesa in giudizio (art. 24 Cost.), nonché del «vulnus al principio del "giusto processo" regolato dall'art. 111 Cost.», in quanto detti parametri risultano evocati a ulteriore supporto della lesione degli artt. 3 e 97 Cost., ma non ne risulta adeguatamente motivata la pretesa lesione. 4.- Giova brevemente premettere il quadro normativo relativo alle questioni sollevate in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost. Il d.P.R. n. 115 del 2002 stabilisce, all'art. 14, comma 1, che «la parte che per prima si costituisce in giudizio, che deposita il ricorso introduttivo, ovvero che, nei processi esecutivi di espropriazione forzata, fa istanza per l'assegnazione o la vendita dei beni pignorati, è tenuta al pagamento contestuale del contributo unificato»; al successivo art. 16 prevede, in caso di omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato, sia che «si applicano le disposizioni di cui alla parte VII, titolo VII del presente testo unico e nell'importo iscritto a ruolo sono calcolati gli interessi al saggio legale, decorrenti dal deposito dell'atto cui si collega il pagamento o l'integrazione del contributo» (comma 1), sia che «si applica la sanzione di cui all'articolo 71 del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, esclusa la detrazione ivi prevista» (comma 1-bis). L'originaria previsione dell'art. 21, comma 5, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), stabiliva inoltre, nel medesimo comma 1-bis del d.P.R. n. 115 del 2002, la responsabilità solidale del difensore, soppressa in sede di conversione dalla legge 4 agosto 2006, n. 248. Il richiamato Titolo VII del d.P.R. n. 115 del 2002 disciplina, con gli artt. da 247 a 249, il procedimento di riscossione del contributo unificato. In particolare, l'art. 248 del d.P.R. n. 115 del 2002 stabilisce, ai primi due commi, che: «1. Nei casi in cui all'art. 16 [cioè in caso di omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato], entro trenta giorni dal deposito dell'atto cui si collega il pagamento o l'integrazione del contributo, l'ufficio notifica alla parte, ai sensi dell'articolo 137 del codice di procedura civile, l'invito al pagamento dell'importo dovuto, quale risulta dal raffronto tra il valore della causa ed il corrispondente scaglione dell'articolo 13, con espressa avvertenza che si procederà ad iscrizione a ruolo, con addebito degli interessi al saggio legale, in caso di mancato pagamento entro un mese. 2.