[pronunce]

che, per quanto attiene all'art. 2, comma 48, della legge n. 350 del 2003, la questione è irrilevante e, quindi, manifestamente inammissibile, perché di tale norma non deve fare applicazione il giudice a quo, chiamato a decidere solo sul periodo d'imposta relativo al 1998, anteriore, dunque, a quello al quale si riferisce in via esclusiva il menzionato art. 2, comma 48 («periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2002»); che, per quanto attiene all'art. 15, comma 8, della legge n. 289 del 2002 e successive modificazioni, la questione è manifestamente infondata, perché il giudice a quo, nel prospettare l'irragionevolezza della suddetta diversità dei termini di impugnazione, muove dall'erroneo presupposto che entrambi gli avvisi di accertamento posti a raffronto, e cioè quelli relativi al «medesimo anno 1998», ma notificati, rispettivamente, entro e dopo il 1° gennaio 2003, siano suscettibili di definizione agevolata ai sensi dello stesso art. 15 della legge n. 289 del 2002; che il rimettente, in particolare, osserva che il processo verbale di constatazione relativo al 1998 e consegnato alla contribuente il 19 dicembre 1999 (per il quale alla data del 1° gennaio 2003 non era stato notificato avviso di accertamento e per il quale la stessa contribuente, alla medesima data, non aveva ricevuto invito al contraddittorio) è suscettibile di definizione agevolata ai sensi dell'art. 15 della legge n. 289 del 2002, perfezionabile entro il 19 aprile 2004, mediante pagamento dell'importo previsto dalla legge; che da tale premessa il ricorrente trae, però, la conseguenza che l'avviso di accertamento originato da detto processo verbale è, per effetto solo di tale origine, suscettibile di definizione agevolata ai sensi dello stesso articolo, nonostante che l'avviso sia stato notificato successivamente al 1° gennaio 2003 e che, quindi, non sia ricompreso tra quelli indicati dalla legge come condonabili; che tale conseguenza è errata perché il citato art. 15 della legge n. 289 del 2002 elenca analiticamente e tassativamente gli atti suscettibili di definizione agevolata, distinguendo i processi verbali di constatazione dagli avvisi di accertamento e prevedendo condizioni diverse di condonabilità tributaria per gli uni (mancata notificazione, alla data del 1° gennaio 2003, dell'avviso di accertamento ovvero mancata ricezione di invito al contraddittorio) e per gli altri (pendenza, alla medesima data, dei termini per la proposizione del ricorso); che tale dettagliata disciplina esclude, pertanto, che la cosiddetta condonabilità tributaria dei processi verbali comporti automaticamente quella degli avvisi di accertamento derivanti dagli stessi processi verbali; che, conseguentemente, l'avviso di accertamento, emesso nella pendenza del termine concesso al contribuente per perfezionare la definizione agevolata del processo verbale di constatazione da cui esso avviso deriva, non è suscettibile di definizione agevolata né per tale sua derivazione né ratione temporis; che ciò non è contraddetto dalla circostanza che l'indicato avviso, in quanto impedisce da parte del contribuente la fruizione della definizione agevolata del processo verbale di constatazione, deve essere considerato illegittimo (circa l'illegittimità costituzionale, per irragionevolezza, delle norme che condizionano l'applicazione del condono tributario ad un atto dell'amministrazione finanziaria, v., ex plurimis, la sentenza n. 175 del 1986 e l'ordinanza n. 334 del 1987); che, infatti, tale illegittimità non può incidere in alcun modo sulla disciplina dei termini di impugnazione, ma va valutata dal giudice tributario solo ove l'avviso sia stato tempestivamente impugnato e la censura sia stata proposta dal contribuente; che in conclusione, per uno stesso periodo d'imposta «anteriore al 2002», mentre l'avviso di accertamento per il quale alla data del 1° gennaio 2003 non sono ancora spirati i termini di impugnazione è suscettibile di condono ed è impugnabile fino al 19 aprile 2004, viceversa, l'avviso di accertamento notificato successivamente al 1° gennaio 2003 – come è avvenuto nel caso di specie – non è suscettibile di condono ed è impugnabile nei termini ordinari; che, dunque, l'indicata eterogeneità delle situazioni poste a raffronto rende ragione dei differenti termini di impugnazione degli avvisi. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 48, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Ragusa con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), e successive modificazioni, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dalla stessa Commissione tributaria provinciale di Ragusa con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 aprile 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 aprile 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA