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Inoltre, c'è un'azione legale di Cassa Centrale Banca nei riguardi di ICCREA, sulla percentuale superiore al 15 per cento posseduta dai soci di Cassa Centrale in ICCREA, essendo soci pure della stessa ICCREA. La norma prevede il massimo del 15 per cento; quello che è in più deve essere ceduto e non ha diritto di voto. Quindi abbiamo cominciato a creare dei problemi, perché non siamo stati coraggiosi nel mantenere l'autonomia e la mutualità delle BCC. Forza Italia pertanto ha fatto queste osservazioni, che credo siano, se non condivisibili, almeno accettabili dal punto di vista strettamente razionale e tecnico. Sappiamo - ripeto - che siamo al secondo passaggio, ma ci atterremo a questa regola, costruttiva come sempre, su una materia delicata come quella delle banche. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Turco. Ne ha facoltà. TURCO (M5S) . Signor Presidente, il decreto-legge che quest'Aula si appresta a convertire in legge è intervenuto in un contesto emergenziale senza precedenti e risponde a una prospettiva europea discutibile. In particolare, l'atto di commissariamento del 2 gennaio 2019 ordinato dalla Banca centrale europea, considerato nel dibattito pubblico alla stregua di un atto dovuto, rappresenta il primo di una serie di criticità a livello europeo su cui il Parlamento italiano è chiamato a discutere e a riflettere. Il caso di Banca Carige, infatti, è il primo atto di amministrazione straordinaria disposto da una banca privata qual è la Banca centrale europea, la quale, seppur partecipata dalle banche centrali dei Paesi membri, è indirettamente a larga partecipazione privata. Segue pertanto domandarsi: come è possibile che nessuna istituzione preposta non ravvisi nell'atto di commissariamento disposto dalla BCE un possibile conflitto di interesse, che peraltro può indirettamente favorire qualcuno e svantaggiare altri? Ciò soprattutto laddove la BCE giustifica il provvedimento per la mancata delibera assembleare di portare a patrimonio un debito di 320 milioni, trascurando però le inevitabili ripercussioni che tale decisione avrebbe sul valore di ciascuna azione. Quanto accaduto per Banca Carige si inquadra in una prospettiva più ampia e perversa, praticata ormai da anni, ovvero quella di sostenere, contrariamente alla visione economica americana, che anche le piccole banche possono creare crisi sistemiche. In questo ambito, infatti, è venuta a maturare in Italia anche la recente e assurda riforma del credito cooperativo, che tenderà a far scomparire le casse rurali, che da secoli rappresentano per il nostro Paese una forte leva di sviluppo delle economie territoriali. Anche su questa contrapposizione di natura economica la politica dovrà interrogarsi e riflettere, consapevole che, in assenza di un cambiamento radicale, lo scenario bancario è destinato a caratterizzarsi in un futuro non molto lontano per la presenza di poche grandi banche, con inevitabili ripercussioni sull'economia reale per le difficoltà di accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese e delle famiglie. Così facendo, il mercato bancario è destinato all'oligopolio. La problematica di Banca Carige, relativa alla mancata ricapitalizzazione, permette, inoltre, di evidenziare un'altra anomalia del modello bancario europeo, ovvero quella delle regole contabili di valutazione. A tal riguardo, sono state introdotte delle discutibili e rigide regole contabili che prevedono vincoli di natura patrimoniale sugli impieghi, i quali risultano stranamente più stringenti sui prestiti concessi rispetto agli investimenti in derivati speculativi di secondo e terzo livello. Tale decisione non considera che tali strumenti finanziari sono di difficile valutazione in termini sia di corretta determinazione al fair value del loro valore iscrivibile in bilancio sia di incidenza del rischio sotteso alla effettiva e concreta recuperabilità dell'investimento attuato. Nonostante il pericolo di tali strumenti speculativi per il sistema bancario ed economico, a livello europeo si preferisce focalizzare le attenzioni sui crediti deteriorati introducendo stringenti regole contabili invece di porre limiti e vincoli agli investimenti su derivati, dove, peraltro, è più facile occultare perdite latenti, alterare le informazioni di bilancio e frodare i terzi risparmiatori. L'invocata diversa attenzione scaturisce anche dal differente peso valoriale in termini di rischio sistemico che i crediti deteriorati hanno nell'economia del sistema bancario europeo, dove questi ultimi ammontano, secondo i dati del trimestre 2018, a circa 820 miliardi di euro contro i 600.000 miliardi di euro di investimenti in derivati. Un'altra anomalia del sistema di regole europee è la centralità del patrimonio rispetto alla capacità reddituale, nel senso che si tende a valutare l'incidenza del capitale proprio sugli impieghi, omettendo di considerare la capacità dell'impresa di creare reddito e di rendere sostenibile il debito. È vero che sulla redditività delle banche incide la capacità della stessa di recuperare i crediti concessi, però, in relazione a ciò, bisognerebbe chiedersi perché le imprese e le famiglie non riescono a pagare i loro debiti verso il sistema bancario. (Applausi dal Gruppo M5S) . Un esame approfondito su questo tema farebbe comprendere la vera causa della crisi degli istituti di credito. Di fronte a questo problema sociale ed economico non mi sembra che l'Europa e i precedenti Governi abbiano introdotto misure idonee. Per non affrontare il vero problema della crisi bancaria sono stati, infatti, concessi finanziamenti a un tasso dello zero virgola alle banche e imposti livelli assolutamente alti di patrimonio rispetto agli impieghi; è stata introdotta inoltre la svalutazione crescente dei crediti deteriorati in percentuali definite e in tempi contingentati entro i tre anni per i crediti non performing loan (NPL) privi di garanzia ed entro sette anni per quelli con garanzia reale. Queste ultime prescrizioni, del tutto sganciate dal contesto economico in cui l'impresa opera e dalla diversa efficienza territoriale del sistema di giustizia italiano, sono anch'esse ingiustificabili. Infine, la nuova riforma promossa dall'Unione europea sugli NPL sta determinando un altro importante fenomeno che potrebbe compromettere persino la sopravvivenza stessa del sistema bancario italiano. Trattasi della cessione di interi portafogli crediti in sofferenza a società finanziarie specializzate, prevalentemente internazionali. In conclusione, al di là delle cause che hanno inciso sulla situazione economico-finanziaria e sulla perdita dell'80 per cento di valore di Banca Carige, rimane discutibile l'intervento di commissariamento da parte di BCE sia per la perentorietà di applicazione di un regolamento europeo sia per i possibili effetti economici e giuridici anche di natura costituzionale che non mancherà di produrre. Sta di fatto che il sistema delle regole europee e dei controlli non ha permesso di evitare la crisi di una delle banche storiche italiane, la Carige, nata nel 1483. In venti anni, chi ci ha preceduto è stato capace di distruggere ciò che è stato costruito in sette secoli.