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Partiamo dalla problematica più rilevante, che ingloba tutte le altre che descrivo in ordine, relativa alle concessioni demaniali marittime; si tratta di una materia che attraversa, come diciamo ormai ogni giorni e come ha detto il collega di Forza Italia prima, un periodo di profonda incertezza per tutti i concessionari demaniali e per gli imprenditori del settore a causa di frettolosi interventi normativi imputabili ai passati Governi, che hanno abrogato alcuni principi di diritto senza procedere, in via preventiva o parallela, a introdurre le necessarie disposizioni normative sostitutive o correttive. Mi riferisco all'abrogazione del cosiddetto diritto di insistenza - precedentemente consacrato dall'articolo 37 del codice della navigazione - intervenuta nel 2010 per scongiurare ipotetiche posizioni di contrasto della normativa nazionale valevole nella materia della cosiddetta direttiva Bolkestein. Tutto ciò ha generato una situazione di profonda incertezza negli imprenditori balneari, che rappresentano oggi una fetta importantissima e considerevole dell'economia turistica nazionale. Si consideri che attualmente sono presenti 30.000 imprese circa che operano nel settore turistico-ricreativo-balneare con tutte le conseguenze in termini numerici sull'economia dei singoli territori, sui livelli occupazionali garantiti, sugli indotti della filiera locale di prodotti agroalimentari e sulla promozione del territorio attraverso la canalizzazione del turismo balneare verso altri interessi turistici di carattere culturale, enogastronomico e artigianale nel nostro Paese. A fronte di tale importante e comprovata rilevanza turistica ed economica, si inserisce anche la situazione più grave dell'incertezza normativa in merito alla durata dei titoli concessori, che ha spinto gli imprenditori balneari a stoppare qualsiasi iniziativa finalizzata a investire sulle proprie aziende. Negli ultimi anni le fiere di settore si sono ridotte a incontri e seminari con piccoli stand sempre minori e sempre più vuoti. È una materia che meritava e merita la giusta attenzione e di cui siamo convinti il Governo, tramite il sottosegretario Bitonci e il nostro Ministro all'agricoltura e al turismo, si sta occupando. Presidente, come se non bastasse, negli ultimi periodi alcuni territori del nostro Paese sono stati colpiti da eventi climatici e atmosferici catastrofici, con danni ingenti al territorio e ai beni personali e delle imprese stesse. Di altrettanta importanza e attualità è la problematica che abbiamo inserito all'interno dell'ordine del giorno sulla materia balneare. Mi riferisco al mantenimento, per l'intero anno e non solo per la stagione estiva, di tutti quei manufatti funzionali alle attività turistiche e ricreative balneari ubicati su area demaniale, ovvero su proprietà privata. Permane su tutto il territorio nazionale l'impossibilità per la gran parte dei manufatti funzionali alle attività turistico-ricreativo-balneari, aventi caratteristica di amovibilità, di restare montati per l'intero anno poiché assentiti con titoli stagionali. Tale situazione ha dato vita a un corposissimo contenzioso che ha visto nella gran parte dei casi vittoriosi gli imprenditori balneari, con conseguente danno alle casse dell'erario sul piano delle spese processuali. In alcune Regioni (come, per esempio, la Puglia) la stagionalità dei manufatti viene sistematicamente sancita anche laddove sussiste una legge regionale - mi riferisco alla legge regionale n. 17 del 2015 - che prevede il diritto al mantenimento annuale. La situazione ormai è all'assurdo e porta dei connotati particolarmente gravi e rilevanti. I concessionari, pertanto, si trovano nella condizione di dover promuovere lunghe azioni giudiziarie e di dover rimuovere le strutture al termine di ogni stagione, rimontandole nella stagione successiva: il 30 settembre o il 31 ottobre, a seconda delle Regioni, le montano e le rimontano il 1° aprile o il 1° maggio. Presidente, questa situazione crea un notevole danno al comparto turistico, atteso che di fatto la stagione balneare si restringe sensibilmente nella sua durata, anche in considerazione delle tempistiche necessarie per smontare la struttura e poi rimontarla dopo pochi mesi. Un ulteriore danno nel settore turistico che determina la situazione sopra evidenziata è rappresentato dall'impossibilità di poter garantire durante tutto l'anno l'apertura degli stabilimenti balneari, anche nell'ottica di una destagionalizzazione reale e concreta del turismo balneare, considerando che i flussi turistici, soprattutto quelli stranieri, sono presenti nel nostro territorio nazionale durante tutto l'anno e non solo d'estate e risentono concretamente di una stagionalità della operatività dei lidi balneari. Presidente, per questo motivo sarebbe opportuno e necessario un intervento normativo che autorizzi i titolari delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative che utilizzino manufatti amovibili a mantenere installati i predetti manufatti per tutto l'anno fino al 31 dicembre 2020, ovvero fino alla scadenza del titolo concessorio. Ciò serve a garantire un'offerta turistica balneare valevole trecentosessantacinque giorni all'anno. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . GRASSI (M5S) . Signor Presidente, chiedo scusa all'Assemblea se il mio intervento sarà di natura strettamente tecnica ma è mio desiderio che rimanga agli atti. Come sapete, stiamo per approvare un emendamento il cui fine è porre rimedio a un problema gravissimo che è stato determinato all'esito della sentenza della Corte di cassazione n. 18135 del 2015. In estrema sintesi, la sentenza ha stabilito che la vendita di taluni beni in regime di edilizia convenzionata, in violazione dei limiti di prezzo, determina la nullità parziale del contratto per la quota esuberante rispetto al prezzo cosiddetto calmierato. Segnalo che la Corte di cassazione ha ritenuto di concludere tout court per la nullità, senza svolgere un'indagine sull'interesse protetto dalla norma. È noto che la nullità assoluta del nostro ordinamento entra in gioco nel caso in cui l'interesse protetto sia sovraindividuale e indisponibile. Che l'interesse in questione sia disponibile è confermato dal fatto che la norma già in vigore consente di eliminare tali vincoli tramite l'affrancazione, quindi trattasi non di un interesse indisponibile, ma di un interesse assegnato alla disponibilità dei privati, ancorché di rango pubblicistico. Dunque, la sanzione della nullità appare ultronea rispetto alla ratio della norma. Sul punto dunque interviene quella che si definisce un'interpretazione autentica del legislatore. Ricordiamo che la norma originale non indica espressamente la nullità, che è frutto di un combinato disposto. Qui l'interpretazione autentica del legislatore indica nella parziale inefficacia del contratto, limitatamente alla quota esuberante di prezzo, la conseguenza della violazione della norma stessa, con delle conseguenze importanti dal punto di vista sistematico, giacché evidentemente la patologia dell'atto può essere sanata dal venditore nel caso in cui questi provveda ad attivare il procedimento, ancorché ex post , per l'eliminazione dei vincoli. Colleghi, vi ringrazio per la pazienza che mi avete concesso. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . STEFANO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) .