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Delega al Governo per la definizione delle procedure di screening neonatale ai fini del tempestivo riconoscimento dell'atrofia muscolare spinale. Onorevoli Senatori . – L'atrofia muscolare spinale (di seguito « SMA ») è una malattia neuromuscolare caratterizzata dalla perdita dei motoneuroni, vale a dire quei neuroni che trasportano i segnali dal sistema nervoso centrale ai muscoli, controllandone il movimento. La patologia provoca debolezza e atrofia muscolare progressiva, la quale interessa, in particolar modo, gli arti inferiori e i muscoli respiratori. Essa ha un'incidenza di circa 1 paziente su 10.000 nati vivi. Le forme attraverso cui la SMA si manifesta sono tre e sono definite in modo differente in base all'età di esordio: la SMA I, la forma più grave, esordisce entro i primi sei mesi di vita e presenta marcata ipotonia e ipostenia muscolare a carico degli arti, della muscolatura respiratoria e della muscolatura a innervazione bulbare. I pazienti non acquisiscono la posizione seduta e la maggior parte di loro non acquisisce neppure il controllo del capo. L'aspettativa di vita è mediamente di 8-10 mesi; il decesso, generalmente conseguente a insufficienza respiratoria, avviene entro i due anni nel 68 per cento ed entro i quattro anni nell'82 per cento dei pazienti. La SMA II esordisce tra i sei ed i diciotto mesi di vita. I pazienti mantengono la posizione seduta ma non acquisiscono la stazione eretta e la deambulazione autonoma. L'aspettativa di vita non è ridotta ma la prognosi è aggravata da gravi deformità del rachide (scoliosi), le quali spesso richiedono importanti interventi chirurgici, e infezioni respiratorie ricorrenti, presenti nella quasi totalità dei pazienti. La SMA di tipo III, la forma più lieve e più rara, esordisce dopo i diciotto mesi di vita. I pazienti hanno normale acquisizione della capacità motoria, compresa la deambulazione autonoma, e presentano ipostenia prossimale prevalentemente simmetrica. La malattia presenta una grande eterogeneità clinica: alcuni pazienti, ad esempio, perdono la deambulazione autonoma ad età variabile, mentre altri la mantengono indefinitamente, mostrando solamente una lieve debolezza muscolare. Tutte le forme di SMA sono dovute a problematiche genetiche e in particolare alla perdita di funzione di un gene. Per questo, la diagnosi molecolare di SMA può essere realizzata mediante test in grado di mettere in evidenza l'assenza di funzione del gene, interpellando, per stabilire la gravità della malattia, un gene omologo a quello che ha subito la perdita di funzione. Nel 95 per cento dei casi, la patologia è causata da specifiche mutazioni nel gene SMN1, che codifica per la proteina SMN ( Survival Motor Neuron ), essenziale per la sopravvivenza e il normale funzionamento dei motoneuroni. I pazienti affetti da SMA hanno un numero variabile di copie di un secondo gene, SMN2, il quale codifica per forma accorciata la proteina SMN, dotata di una funzionalità ridotta rispetto alla proteina SMN completa, cioè quella codificata dal gene SMN1 sano. Il numero di copie del gene SMN2 è quindi alla base della grande variabilità della patologia, con forme più o meno gravi e un ventaglio sintomatico molto ampio. I programmi di screening neonatale consentono che il riconoscimento della patologia non avvenga in maniera tardiva, prima – cioè – che le sue conseguenze possano divenire terribili e irrimediabili, in tal modo promuovendo l'osservanza di diverse terapie, anche sperimentali, tra le quali è possibile annoverare la « Nusinersen » (registrata con il marchio « Spinraza® ») e la « Onasemnogene abeparvovec » (commercializzato da Novartis con il nome « Zolgensma® »), entrambe ammesse dall'ente regolatore europeo, EMA, e italiano, AIFA, in grado di avere maggiore efficacia in base alla precocità dell'avvio del trattamento. Lo screening neonatale per la SMA porta a un accesso precoce alle terapie e permette di avere un maggior numero di bambini in grado di camminare a due anni dalla diagnosi . A fotografare il ruolo strategico di questo strumento per la diagnosi tempestiva della SMA è un nuovo studio pubblicato sulla rivista « The Lancet Child & Adolescent Health » da un gruppo di ricercatori della University of New South Wales (Sydney). La differenza rilevata tra i piccoli che scoprono la malattia in presenza di sintomi e quelli che invece vengono intercettati tramite screening appena venuti al mondo è importante: gli autori del lavoro riportano che 11 bambini su 14 con SMA diagnosticata tramite screening neonatale, e con successivo accesso precoce al trattamento, camminavano autonomamente o con assistenza due anni dopo la diagnosi, rispetto a solo 1 bambino su 16 di quelli diagnosticati sulla base dei sintomi clinici, che si presentavano in media a circa quattro mesi di vita. Nello studio australiano, la condizione di salute di 15 neonati con diagnosi di SMA da screening (tra agosto 2018 e agosto 2020, cioè nei primi due anni del programma pilota australiano di screening per la SMA) è stata messa a confronto con quella di 18 neonati e bambini con SMA scoperta a seguito di sintomi di malattia nei due anni precedenti all'avvio dello screening (agosto 2016-luglio 2018). Tre dei piccoli arruolati nello studio (uno con diagnosi da screening e due post sintomi) sono entrati in cure palliative. Nove del gruppo intercettato via screening non hanno mostrato alcun sintomo nelle prime settimane di vita e quindi sono stati considerati presintomatici all'avvio del trattamento. A due anni dalla diagnosi, è stata valutata la capacità dei bambini di sedersi, gattonare, stare in piedi e camminare . I diagnosticati con screening hanno ottenuto punteggi migliori in media anche in altre misure di capacità di movimento e indipendenza nelle attività quotidiane rispetto ai bambini diagnosticati dai sintomi. Tra le possibili modalità dello screening di popolazione vi sono l'identificazione dei portatori sani oppure le prove genetiche effettuate in corso di gravidanza, entrambe modalità con vantaggi e svantaggi, ma comunque, a parere della prevalente comunità scientifica, meno indicate rispetto allo screening neonatale. Il legislatore nazionale ha proceduto di recente a modificare la legge 19 agosto 2016, n. 167, introducendo (articolo 1) le malattie neuromuscolari genetiche « nei livelli essenziali di assistenza (LEA) degli screening neonatali obbligatori, da effettuare su tutti i nati a seguito di parti effettuati in strutture ospedaliere o a domicilio, per consentire diagnosi precoci e un tempestivo trattamento delle patologie ». Sussistendo quindi la piena compatibilità scientifica e normativa, il presente disegno di legge delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per la definizione delle procedure di screening neonatale ai fini del tempestivo riconoscimento dell'atrofia muscolare spinale.. Art. 1. (Delega al Governo per la definizione delle procedure di screening neonatale ai fini del tempestivo riconoscimento dell'atrofia muscolare spinale – SMA) 1.