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Le trasformazioni sociali degli ultimi decenni hanno infatti ridimensionato il ruolo del lavoro e della famiglia, baluardi un tempo, rispettivamente, dei diritti di cittadinanza e dell'inclusione sociale in caso di bisogno, e tale mutata condizione rende indispensabile una revisione critica di alcune impostazioni tradizionali della nostra politica assistenziale. Il carattere individuale dell'erogazione non impedisce un'interferenza con il reddito familiare. Infatti se più sono gli aventi diritto all'interno della famiglia (articolo 3, comma 4) l'erogazione individuale decresce (e quella complessivamente a disposizione della famiglia aumenta) secondo delle scale di equivalenza comunemente utilizzare dall'Istat per calcolare gli indici di povertà e dunque la situazione di bisogno degli individui. L'ammontare in termini monetari per un beneficiario singolo è pari a 600 euro mensili, la detta previsione rispetta l'indicazione del Parlamento europeo che ha raccomandato agli Stati membri di prevedere schemi di reddito minimo in misura almeno pari al 60 per cento del reddito mediano. Oltre all'allocazione fissa versata mensilmente la legge prevede di destinare agli aventi diritto -- con modalità da stabilire con un regolamento di attuazione -- un contributo economico per fronteggiare spese impreviste. L'accesso al cosiddetto reddito indiretto e alle prestazioni del welfare locale è regolamentato dall'articolo 5 che mira ad ottenere -- con l'introduzione della nuova misura -- una complessiva riorganizzazione del sistema di tutele multilivello. La Conferenza unificata è la sede istituzionale individuata per la discussione e la realizzazione di un simile obiettivo. La razionalizzazione del sistema della spesa sociale è un fine perseguito anche dall'articolo 9 che affida al Governo una delega per il riordino delle principali prestazioni assistenziali erogate dallo Stato, in modo da renderle coerenti con l'istituzione del reddito minimo garantito. La gestione della misura è stata demandata sul piano amministrativo ai centri per l'impiego, seguendo in ciò la «buona prassi» avviata dalla regione Lazio nell'esperienza sopra menzionata. I centri per l'impiego hanno la dimensione territoriale ottimale e gli strumenti operativi adeguati per situare l'erogazione del beneficio in una più vasta strategia d'intervento e per, eventualmente, propiziare l'attivazione del beneficiario con proposte acconce di tipo lavorativo o formativo. Si stima inoltre che la misura qui in discussione non sia rivolta in via esclusiva a soggetti irretrattabilmente esclusi dal mondo del lavoro. La procedura amministrativa è strutturata secondo criteri di speditezza, semplificazione, buon andamento; è stabilito che la domanda possa essere presentata anche on line e si postula la rapida capacità del sistema di registrare mutazioni della situazione di fatto del beneficiario che possano comportare di volta in volta un diverso atteggiarsi del diritto al reddito garantito. La previsione di obblighi più o meno stringenti di attivazione da parte del beneficiario è un punto particolarmente sensibile in qualsiasi legislazione in tema di reddito minimo. Una subordinazione troppo netta del beneficiario alle indicazioni e ai desiderata dell'ente erogatore della misura rischia infatti di porsi in frontale contrasto con gli obiettivi perseguiti dalla legge. Va scongiurata la formazione di un mercato del lavoro destinato a soggetti di serie B, indirizzati verso impieghi di scarsa qualità, dietro minaccia più o meno esplicita di essere privati di ogni residuo sostegno. Le esperienze in Italia dei lavoratori socialmente utili negli anni Novanta, così come quelle del così detto workfare in alcuni Paesi europei hanno dato pessima prova di sé e sono decisamente da non replicare. L'articolo 7, comma 5, indica dunque a tale riguardo un punto di equilibrio tra contrapposte esigenze, stabilendo che non opera la decadenza dal beneficio nell’ipotesi di non congruità della proposta di impiego eventualmente offerta, ove la stessa non tenga conto del salario precedentemente percepito dal soggetto interessato, della professionalità acquisita, della formazione ricevuta, del riconoscimento delle competenze formali e informali in suo possesso certificate dal Centro per l'impiego territorialmente competente attraverso l'erogazione di un bilancio di competenze. La logica del provvedimento è in definitiva quella di imporre un obbligo di qualità delle proposte di attivazione formulate dai centri per l'impiego. Completano la proposta di legge, come già accennato, tre deleghe al Governo (articoli 9, 10 e 11) in tema di salario minimo orario, di riordino della spesa assistenziale e di riforma degli ammortizzatori sociali. Ci si propone così di raggiungere una certa coerenza tra i livelli di reddito nei vari momenti della vita lavorativa della persona, con una modulazione coerente delle forme di protezione nei casi di disoccupazione di breve o di lunga durata.. Art. 1. (Istituzione del reddito minimo garantito) 1. Al fine di dare attuazione al diritto fondamentale sancito dall'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e ai principi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione è istituito il reddito minimo garantito. 2. Il reddito minimo garantito ha lo scopo di contrastare la marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza, attraverso l'inclusione sociale per gli inoccupati, i disoccupati e i lavoratori precariamente occupati, quale misura di contrasto alla disuguaglianza e all'esclusione sociale nonché quale strumento di rafforzamento delle politiche finalizzate al sostegno economico e all'inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nella società e nel mercato del lavoro. 3. Le prestazioni del reddito minimo garantito costituiscono livelli essenziali concernenti i diritti sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione. 4. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge è emanato un regolamento d'attuazione ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. Art. 2. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge si intende per: a) «reddito minimo garantito»: quell'insieme di forme reddituali dirette e indirette che mirano ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa; le forme reddituali dirette consistono nell'erogazione di somme di denaro, quelle indirette nell'erogazione di beni e servizi in forma gratuita o agevolata da parte di Stato, enti territoriali, enti pubblici e privati convenzionati; b) «centri per l'impiego»: le strutture previste dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469; c) «nucleo familiare»: l'insieme delle persone che dividono una medesima abitazione che, indipendentemente dalla composizione anagrafica, formano una relazione, di coniugio o del tipo genitore-figlio; d) «lavoratori autonomi»: i lavoratori che prestano attività lavorativa senza vincoli di subordinazione e che sono titolari di partita IVA; e) «lavoratori a tempo parziale»: i lavoratori che prestano attività di lavoro subordinato con un orario di lavoro inferiore a quello normale individuato all'articolo 13, comma 1, della legge 24 giugno 1997, n. 196, e successive modificazioni, o l'eventuale minor orario normale fissato dai contratti collettivi. Art. 3.