[pronunce]

che l'elemento di discrimine fra le due fattispecie in esame, dato dall'uso della forza (nel caso del trasportato contro la propria volontà) rispetto all'inganno (nel caso del trasportato inconsapevole della illecita circolazione del veicolo), non giustificherebbe una disciplina dissimile, in quanto entrambi i trasportati subiscono gli effetti di una condotta illecita altrui, cui non possono agevolmente sottrarsi; che, a parere del remittente, la declaratoria di illegittimità costituzionale non può essere inibita dalla circostanza che la estensione della tutela risarcitoria ai trasportati contro la loro volontà abbia senz'altro carattere eccezionale (in quanto dettata per garantire il risarcimento delle vittime dei sequestri di persona), venendo in rilevo per le ragioni innanzi esposte due fattispecie del tutto assimilabili, ma disciplinate in modo opposto; che l'irrazionalità del diverso trattamento si potrebbe ricavare proprio dal ripensamento del legislatore che, chiamato a dettare una organica disciplina della materia, con il comma 1 dell'art. 354 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), ha sanato il vuoto di tutela contemplando anche l'ipotesi in esame fra quelle che legittimano l'istanza risarcitoria (oggi posta a carico del Fondo di garanzia delle vittime della strada); che, ai fini della rilevanza della questione prospettata, il giudice a quo ritiene raggiunta, nel caso in esame, la prova che la responsabilità esclusiva del sinistro sia da attribuire al conducente del motoveicolo a bordo del quale viaggiava l'attore e che quest'ultimo non fosse consapevole della illecita circolazione di tale veicolo; che la manifesta inammissibilità di analoga questione affermata con l'ordinanza di questa Corte n. 406 del 2008 per la non obbligatorietà dell'intervento del legislatore, non sussisterebbe nel caso di specie, in cui viene in rilievo un veicolo non avente alla data del sinistro alcuna copertura assicurativa, sicché l'onere del risarcimento non potrebbe che essere posto a carico del Fondo di Garanzia delle vittime della strada e giammai a carico di altri soggetti; che pertanto l'intervento additivo richiesto sarebbe da intendersi costituzionalmente obbligato in quanto non comportante alcuna scelta discrezionale, non potendo nella fattispecie in esame ipotizzarsi che il legislatore attribuisca ad altri che non sia il Fondo di garanzia delle vittime della strada l'onere di risarcire il danno subito dal trasportato inconsapevole della illecita circolazione del veicolo. Considerato che il Tribunale di S. Maria Capua Vetere, sezione distaccata di Carinola, dubita - in riferimento all'art. 3 della Costituzione - della legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 1, comma terzo, e 19, comma primo, lettera b), della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti) - la prima norma come modificata dal decreto-legge 23 dicembre 1976, n. 857 (Modifica della disciplina dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), convertito, con modificazioni, in legge 26 febbraio 1977, n. 39 - nella parte in cui non estende il diritto all'indennizzo dei danni subiti dalla circolazione illegale di un veicolo non assicurato, oltre che ai trasportati contro la propria volontà, anche ai trasportati che siano inconsapevoli della circolazione illegale dello stesso veicolo; che, pur essendo state le norme impugnate abrogate dal decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), esse sono applicabili al caso di specie ratione temporis, e pertanto non è invocabile l'art. 283 dello stesso d.lgs. n. 209 del 2005, che estende la copertura assicurativa per i danni alla persona e alle cose anche ai terzi trasportati che siano inconsapevoli della circolazione illegale; che, ad avviso del rimettente, sarebbe violato l'art. 3 Cost., per l'irragionevolezza della discriminazione operata tra colui il quale sia trasportato contro la sua volontà ed il trasportato consenziente la cui volontà sia però viziata dall'ignoranza circa la circolazione illecita del veicolo, in quanto entrambi i soggetti subiscono gli effetti della circolazione illecita del veicolo a loro non nota e rispetto alla quale non manifestano alcuna adesione; che se è vero - come afferma il rimettente - che nella questione decisa da questa Corte con l'ordinanza n. 406 del 2008 il soggetto onerato del risarcimento era la compagnia di assicurazione mentre nel caso di specie è il Fondo di garanzia per le vittime della strada, la ratio decidendi posta alla base di tale ordinanza è perfettamente rispondente anche alla questione ora in esame, in quanto in entrambe le ipotesi non vi è una soluzione costituzionalmente obbligata; che, infatti, come è stato in precedenza affermato da questa Corte (ordinanza n. 406 del 2008), «il rimettente chiede un intervento additivo in una materia rimessa alla discrezionalità del legislatore e che pertanto non è costituzionalmente obbligato, tanto è vero che, allo scopo di superare l'incostituzionalità denunciata, è astrattamente possibile sia l'introduzione di una disposizione che ripristini il testo originario della norma impugnata, con la soppressione dell'aggiunta («limitatamente alla garanzia per i danni causati ai terzi non trasportati o trasportati contro la propria volontà») disposta dall'art. 1 del decreto-legge 23 dicembre 1976, n. 857 (Modifica della disciplina dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), convertito, con modificazioni, in legge 26 febbraio 1977, n. 39, sia la previsione di una disposizione analoga a quella contenuta nell'art. 283 del d.lgs. n. 209 del 2005, mediante l'inserimento, fra i destinatari della garanzia assicurativa, anche dei trasportati inconsapevoli della circolazione illegale del mezzo»; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per giudizi davanti alla Corte costituzionale..