[pronunce]

che la questione sarebbe, secondo il giudice a quo, rilevante, in quanto al TAR adito sarebbe impedita ogni decisione in ordine alla legittimità degli atti presupposti impugnati con ricorso straordinario «se non si ha una rimozione (ovvero un'integrazione) delle norme attualmente in vigore»; che, in relazione alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente deduce, innanzitutto, la violazione dell'art. 3 della Costituzione; che, in particolare, si premette che l'art. 10 del d.P.R. n. 1199 del 1971 consente ai controinteressati di chiedere la trasposizione del ricorso in sede giurisdizionale, mentre l'art. 8 dello stesso decreto stabilisce che «quando l'atto sia stato impugnato con ricorso giurisdizionale, non è ammesso il ricorso straordinario da parte dello stesso interessato»; che, nel caso in esame, invece, né l'amministrazione né i controinteressati potrebbero esercitare l'opzione per la sede giurisdizionale per quanto concerne gli atti presupposti impugnati con ricorso straordinario al Capo dello Stato, essendo per loro scaduto il termine previsto dalla legge; che ciò creerebbe «un regime differenziato che non appare giustificato dalla mera circostanza che gli atti presupposti siano stati impugnati in sede giurisdizionale o con ricorso straordinario al Capo dello Stato»; che «ciò non può neanche giustificarsi con la scelta originaria della parte di utilizzare il rimedio alternativo del ricorso straordinario al Capo dello Stato in quanto, al momento dell'impugnativa dell'atto presupposto, non è sempre ipotizzabile la futura attività amministrativa e, quindi, la necessità di ulteriori future impugnative»; che il Tribunale rimettente assume anche la violazione degli articoli 24, 97, 98 e 113 della Costituzione; che, in particolare, si ritiene che l'attuale normativa, impedendo al giudice amministrativo di conoscere pienamente degli atti presupposti in sede amministrativa, non consentirebbe allo stesso di «decidere cognita causa»; che, sul piano della tutela cautelare, ciò comporterebbe o che la stessa venga negata «determinando una carenza di tutela giurisdizionale, in violazione degli articoli 24 e 113 della Costituzione», ovvero che la stessa venga «automaticamente concessa rischiando di determinare il blocco dell'attività amministrativa in violazione del principio del buon andamento e dell'efficacia dell'azione amministrativa, in violazione degli articoli 97 e 98 della Costituzione»; che la normativa impugnata, oltre ad essere «irrazionale ed illogica in violazione del canone costituzionale di cui all'art. 3 della Costituzione», violerebbe anche gli articoli 24 e 113, in quanto determinerebbe la possibilità che nelle due differenti sedi giustiziali il giudizio possa avere esiti diversi o addirittura contrastanti, «nel senso che in una sede possono essere ritenuti fondati i vizi di legittimità dedotti avverso gli atti presupposti e nell'altra sede (…) ritenuti infondati nel momento in cui sugli stessi vizi il TAR si pronunci, sia pure con palese forzatura dell'attuale sistema, a seguito delle censure di illegittimità derivata»; che, infine, si osserva come il fatto di non assicurare la concentrazione dei giudizi presenterebbe anche profili di illogicità ed irrazionalità, a ulteriore violazione dell'art. 3 della Costituzione, «in quanto il sistema attuale, il quale consente che si possa pervenire a giudizi opposti o diversi sulla stessa questione nelle due differenti sedi, amministrativa e giurisdizionale, non appare perseguire alcuna utile finalità», essendo la stessa «il frutto soltanto di un mancato coordinamento del sistema e di una mancata previsione, non voluta, da parte del legislatore». Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia-Romagna solleva questione di legittimità costituzionale degli articoli 8 e 10 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199 (Semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi), per violazione degli artt. 3, 24, 97, 98 e 113 della Costituzione; che il Tribunale rimettente ritiene, in particolare, che le norme impugnate violerebbero gli evocati parametri costituzionali, in quanto non contemplerebbero la possibilità per il giudice amministrativo di poter disporre d'ufficio il trasferimento in sede giurisdizionale dei ricorsi proposti al Capo dello Stato nei casi in cui, con il ricorso straordinario, sia stato impugnato un atto presupposto, connesso o collegato rispetto a quello censurato in sede giurisdizionale; che, in via preliminare, occorre ricordare come il rapporto tra ricorso straordinario e ricorso giurisdizionale si caratterizzi per la sussistenza del cosiddetto principio dell'alternatività (art. 8 del d.P.R. n. 1199 del 1971); che questa Corte ha già avuto modo di ritenere non lesiva delle regole costituzionali, che presiedono alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi lesi da un atto amministrativo, la facoltà per il ricorrente di optare per il rimedio di natura non giurisdizionale, atteso che l'esercizio di questa facoltà costituisce il risultato di una libera scelta, effettuata sulla base di una valutazione di convenienza con cui l'interessato decide di prescindere dalla garanzia della tutela giurisdizionale (sentenze n. 148 del 1982 e n. 78 del 1966); che la medesima facoltà di scelta è assicurata dal sistema ai controinteressati e all'amministrazione non statale che ha emanato l'atto impugnato, i quali possono, attraverso una formale opposizione, optare per il trasferimento del ricorso straordinario nella sede giurisdizionale ovvero restare nella sede straordinaria prescelta dal ricorrente (art. 10 del d. P.R. n. 1199 del 1971), con ciò rinunciando alla stessa tutela giurisdizionale (sentenza n. 148 del 1982); che, in definitiva, il rapporto tra ricorso straordinario e ricorso giurisdizionale si caratterizza per la sussistenza di una facoltà di opzione attribuita dal legislatore alla libera determinazione di tutte le parti interessate e non del solo ricorrente; che il giudice a quo, in sostanza, chiede che questa Corte introduca in via additiva, nel sistema, una nuova “norma”, la quale dovrebbe consentire al giudice amministrativo, d'ufficio, di trasferire nella sede giurisdizionale il ricorso straordinario, nel caso in cui innanzi a sé sia stato impugnato un atto consequenziale rispetto a quello oggetto del ricorso straordinario al Capo dello Stato;