[ddlpres]

Tutti gli adempimenti o le attività previste, che incrociano profili di competenza del Ministero della salute, riguardano compiti già attualmente previsti dalla normativa sanitaria di riferimento. Gli articoli 31, 32 e 33 sono riferiti alla sicurezza e alla salute sul lavoro e alla prevenzione degli infortuni sul lavoro. In particolare l'articolo 31 stabilisce che ogni Stato membro deve adottare una legislazione o altre misure relative alla prevenzione degli infortuni, delle malattie professionali nonché dei rischi e della loro gestione e alla formazione dei pescatori anche riferita all'utilizzo dei macchinari e operazioni da svolgere, agli obblighi di armatori, pescatori e altri interessati tenuto conto della salute e sicurezza dei pescatori di età inferiore a 18 anni, alla dichiarazione degli infortuni sopraggiunti a bordo e successive relative inchieste e alla costituzione di comitati paritari di sicurezza e salute sul lavoro o altri organismi qualificati. L'articolo 32 reca poi talune prescrizioni riferibili solo alle navi di lunghezza pari o superiore a 24 metri che rimangano abitualmente più di tre giorni in mare stabilendo taluni obblighi a carico dell'autorità competente e dell'armatore sempre in ambito di prevenzione infortuni e malattie professionali e gestione dei rischi. L'articolo 33 stabilisce che la valutazione dei rischi relativi alla pesca viene effettuata, a seconda dei casi, con la partecipazione dei pescatori o dei loro rappresentanti. Riguardo le innanzi riportate disposizioni va evidenziato che nel nostro ordinamento la normativa alla quale occorre fare riferimento è contenuta nel decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, recante adeguamento della normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori marittimi a bordo delle navi mercantili da pesca nazionali, a norma della legge 31 dicembre 1998, n. 485, che già assicura la conformità alle prescrizioni della Convenzione, fermo restando che, per le parti non espressamente disciplinate dal citato decreto legislativo n. 271, resta applicabile la disciplina contenuta nel decreto legislativo del 9 aprile 2008, n. 81. Gli articoli da 34 a 37 concernono la sicurezza sociale. In particolare gli articoli 34, 35 e 36 della Convenzione prevedono l'impegno di ogni Stato membro a garantire alla categoria dei pescatori una protezione completa di sicurezza sociale tenendo conto del principio di parità di trattamento con riferimento alla cittadinanza, assicurando condizioni non meno favorevoli di quelle che si applicano agli altri lavoratori che risiedano sul territorio e garantendo il mantenimento dei diritti acquisiti ed in corso di acquisizione. A riguardo va anzitutto evidenziato che l'istituzione di una tutela previdenziale per i lavoratori marittimi (e non solo quindi per gli addetti al settore della pesca) è, per l'ordinamento nazionale, risalente nel tempo ed ha subito una lunga evoluzione al cui termine la legge 26 luglio 1984, n. 413, recante riordinamento pensionistico dei lavoratori marittimi ha previsto il definitivo passaggio dei marittimi (siano essi addetti al settore della pesca o altro) nel sistema dell'Assicurazione generale obbligatoria. Con più specifico riferimento al principio della parità di trattamento, del quale l'articolo 36 stabilisce si debba tener conto in sede di cooperazione fra Stati membri finalizzata ad assicurare progressivamente una protezione completa di sicurezza sociale ai pescatori; resta poi da osservare che la stessa è assicurata nell'ordinamento italiano dall'articolo 38 della Costituzione laddove stabilisce – in linea evidentemente con il più generale principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della stessa Carta fondamentale – che « I lavoratori » tutti, a prescindere dunque dalla cittadinanza « hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria ». Con specifico riferimento poi al mantenimento dei diritti acquisiti in materia di sicurezza sociale, sempre l'articolo 36 della Convenzione, questa volta alla lettera b) , chiede agli Stati membri che essi siano garantiti, indipendentemente dal luogo di residenza. Si evidenzia che la normativa italiana prevede l'esportabilità delle pensioni e che le convenzioni internazionali stipulate dall'Italia in materia di sicurezza sociale si applicano anche ai pescatori, ai quali è pertanto garantita la totalizzazione dei periodi assicurativi ai fini del raggiungimento del requisito contributivo per l'apertura dei diritti a prestazione. Gli articoli 38 e 39 riguardano la protezione in caso di malattia, lesione o decesso legalo al lavoro. L'articolo 38 in particolare stabilisce che ogni Membro adotta misure per assicurare ai pescatori una protezione in caso di malattia, lesione o decesso legato al lavoro. La stessa norma precisa quindi che detta protezione potrà essere assicurata tramite un sistema di responsabilità degli armatori, ovvero, tramite un sistema di assicurazione obbligatoria per i lavoratori. L'articolo 39 stabilisce che in assenza di disposizioni nazionali applicabili ai pescatori ogni Membro adotta una legislazione o altre misure per garantire che gli armatori assicurino la protezione della salute e le cure dei pescatori, precisando che la legislazione nazionale può, in taluni casi, specificamente menzionati, prevedere di sollevare l'armatore da responsabilità. La normativa italiana già prevede un sistema di assicurazione obbligatoria che garantisce la tutela dei lavoratori del settore pesca nei termini indicati. La parte VII contiene disposizioni relative al rispetto e applicazione e gli articoli da 40 n 44. In particolare, l'articolo 40 stabilisce che ogni Stato membro esercita la sua giurisdizione e il suo controllo sulle navi battenti la propria bandiera tramite un sistema che garantisca il rispetto dei requisiti della Convenzione, se del caso, mediante avvio di ispezioni, stesura di rapporti, una procedura di risoluzione delle denunce, il controllo e l'applicazione di sanzioni e di misure correttive adeguate conformemente alla legislazione nazionale. L'articolo 41 stabilisce poi che gli Stati membri devono esigere che i pescherecci che rimangono più di tre giorni in mare e che abbiano una lunghezza superiore a 24 metri ovvero navighino abitualmente ad una determinata distanza dalla costa, tengano a bordo un documento (la cui durata non può superare i cinque anni), rilasciato dall'autorità competente, che indichi che la nave è stata da detta autorità ispezionata, in modo che possa essere stabilita la sua conformità alle disposizioni della Convenzione relativamente alle condizioni di vita e di lavoro a bordo. Il successivo articolo 42 afferma quindi che l'autorità competente nomina ispettori qualificati in numero sufficiente ad adempiere a quanto previsto dall'articolo 41 precisando che per assicurare un sistema efficace di ispezione lo Stato membro può, mantenendone l'intera responsabilità, autorizzare istituzioni pubbliche o altri organismi dei quali riconosca competenza ed indipendenza a procedere ad ispezioni e rilascio di certificati. Con riferimento alle suindicate disposizioni si evidenzia che l'autorità marittima è individuata quale organo competente a svolgere dette attività ai sensi del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, e del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298.