[massime]

Reati e pene - Fallimento - Delitto di bancarotta fraudolenta - Contestazione al medesimo soggetto di distinti fatti di distrazione in procedimenti penali separati e non riunibili - Inapplicabilità della disciplina della continuazione o del giudizio di valenza tra aggravanti ed eventuali attenuanti - Lamentata irragionevolezza, nonché violazione del principio della finalità rieducativa della pena e di proporzionalità rispetto alla gravità del fatto commesso - Prospettazione di due distinte soluzioni in rapporto di alternatività - Manifesta inammissibilità della questione.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 216, primo comma, numero 1), e 219, secondo comma, numero 1), del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, nella parte in cui non consente al giudice della cognizione - nel caso di contestazione al medesimo soggetto di diversi fatti di bancarotta per distrazione in procedimenti separati e non riunibili - di applicare la disciplina del reato continuato, di cui all'art. 81, secondo comma, cod. pen., «ovvero» quella del giudizio di valenza tra l'aggravante prevista dal citato art. 219, secondo comma, numero 1), della legge fallimentare ed eventuali attenuanti. Infatti il giudice 'a quo' prospetta due distinte soluzioni in rapporto di alternatività irrisolta. - Sulla inammissibilità di questioni prospettate in modo ancipite, v. citate ordinanze n. 366/2002, n. 227/2001 e n. 322/2001.