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il primo è quello che le Regioni avrebbero dovuto già ottemperare da tempo alla previsione di raccogliere dati certi sulle persone: i soggetti vaccinati, i soggetti da sottoporre a vaccinazione, i soggetti immunizzati e i soggetti per i quali le vaccinazioni possono essere omesse o differite; in caso di accertato pericolo per la salute anche la non vaccinazione, perché ci sono dei soggetti fragili, come gli immunodepressi, che non si possono vaccinare; le dosi e i tempi di somministrazione e gli eventuali effetti indesiderati. Tutto questo era già previsto e nel 2019 sono stati messi dei fondi a disposizione. Ma alcune Regioni, non hanno ottemperato a tali previsioni. Pertanto, ancora una volta, bisogna fare una riflessione. So che il nuovo ministro Gelmini (anche a lei rivolgo gli auguri di buon lavoro, perché davvero ce n'è tanto bisogno) ha detto, durante un'audizione, che ormai bisogna ripensare anche alle Regioni e se sia giusto, nel caso del DPCM, condividere con le Regioni e con i territori passo passo quello che si deve fare, perché i territori sono i primi a pagarne le conseguenze. Quindi è giustissimo, per quanto riguarda le chiusure, condividere con le Regioni le decisioni, ma le Regioni devono ottemperare alle normative di legge nazionali. Credo che il famoso conflitto Stato-Regioni debba essere risolto più che mai adesso, proprio perché chi ci rimette sono i cittadini e la loro salute. Il famoso articolo 32 della Costituzione viene meno. Dico questo perché sto facendo determinate indagini, ma vi basta andare sui siti del Ministero della Salute o di Agenas, per rendervi conto della diversificazione nell'applicazione delle norme nazionali. Soprattutto in tema di vaccini, abbiamo delle Regioni che hanno i vaccini pronti, ma non hanno i vaccinatori. Abbiamo delle Regioni che hanno i vaccinatori pronti, ma mancano le dosi. Questo è una tema che dobbiamo sicuramente porre all'attenzione del Governo. Pertanto, il presidente Draghi, insieme ai ministri Speranza e Gelmini cerchino di risolvere questo problema, perché i cittadini hanno bisogno di essere trattati in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Non è possibile che ci siano alcune categorie protette che non sono ancora state vaccinate, mentre in altre Regioni hanno già vaccinato anche i più fragili, i disabili e quelli nelle RSA. L'altro tema non meno importante che devo assolutamente citare sono i vaccini. La priorità assoluta è avere i vaccini. Le dosi che ci spettano come Paese Italia devono arrivare. La ricerca è stata portata avanti grazie ai fondi pubblici e le aziende devono restituire alla collettività. Non c'è brevetto che tenga; il vaccino deve essere un bene comune e deve essere dato a tutti. Noi i fondi pubblici li abbiamo spesi; che le aziende facciano un passo avanti. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, colleghi, constato con una certa preoccupazione l'incapacità di questo Parlamento di farsi carico di prendere in mano le sorti del Paese. Da un lato, non vedo alcuna reazione nei confronti del fallimento che l'Europa sta dimostrando nei confronti delle esigenze sorte da questa pandemia. Non vedo reazioni in relazione all'assoluta mancanza di informazioni circa i contratti e le clausole contrattuali con le aziende farmaceutiche. Non sappiamo quant'è il prezzo dei vaccini; non sappiamo quali sono le clausole di distribuzione e le clausole di responsabilità per le mancate forniture. Eppure non vedo da parte vostra e nostra una reazione e richieste di chiarimenti su questi temi, che hanno delle ricadute evidenti e concrete sui nostri cittadini. Dall'altro, vedo una grande confusione e noto - come qualcuno di voi, invece, ha correttamente rilevato - che si sovrappongono delle fonti eterogenee (alcune non previste dalla Costituzione) che creano l'effetto delle grida manzoniane: decreti-legge convertiti mettendoci dentro anche parti di DPCM precedentemente in vigore; decreti che si susseguono alla velocità della luce non dando il tempo neppure agli addetti ai lavori di comprendere bene qual è il susseguirsi di queste fonti normative. Tutto ciò comporta una grande confusione per i cittadini e il fatto che gli stessi operatori, anche coloro che dovrebbero vigilare sul rispetto di queste norme, non hanno le idee chiare. La conseguenza di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti: sostanzialmente si hanno idee e linee generali, ma ciascuno le applica a modo suo. Come spesso avviene in Italia, coloro che sono rigorosi si autolimitano, mentre coloro che fanno i furbi continuano a farla franca, con conseguenze per l'intera collettività. Un caso abbastanza palese è dato proprio dal decreto-legge che dobbiamo convertire oggi, il primo decreto-legge che ha avuto un'importante modifica con un emendamento saliente da parte del Governo dei migliori e che, però, è completamente in continuità con il Governo dei peggiori in quanto a comprensibilità del testo. Faccio un solo esempio concreto. Si dice che fino al 27 marzo è consentita nella zona gialla in ambito regionale e nella zona arancione in abito comunale lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata. Ma se non è abitata? Lo stesso dossier del Senato dice a chiare lettere che c'è un vuoto e, cioè, non si norma in nessun caso la possibilità di spostamento nelle seconde case o dalle seconde case. Lo dice chiaro. È stato dimenticato e si fa riferimento alle FAQ, ovvero alle risposte alle domande frequenti pubblicate sul sito della Presidenza del Consiglio. Noi siamo arrivati al punto che sapere cosa possiamo e non possiamo fare non è rimesso al bilanciamento dei rappresentanti dei cittadini, cioè del Parlamento, ma a delle risposte pubblicate su dei siti Internet. Tali risposte, che non si sa da chi siano fatte, prendono il posto della riserva di legge che invece la Costituzione vorrebbe fosse a presidio delle libertà personali. Il risultato è abnorme, paradossale; non c'è discussione su temi fondamentali. Infatti, se è evidente che il diritto alla salute è preminente e importantissimo, è anche chiaro che va bilanciato con tutti gli altri interessi, con le libertà personali, ad esempio col diritto allo studio, col diritto a poter esercitare le attività economiche. Pertanto, questo bilanciamento che dovremmo trovare noi in realtà sta scivolando in una sorta di ratifica, da un lato, su decisioni prese per quanto riguarda i livelli vaccinali, gli acquisti e quindi le ricadute concrete, sul livello europeo, che noi non mettiamo in discussione e sul quale non vigiliamo; dall'altro lato, sul livello governativo. In questo modo noi apprendiamo, senza nessuna particolare discussione, che nelle zone rosse le scuole dovranno essere completamente chiuse, invece nelle altre zone sarà rimessa alla discrezionalità delle Regioni la decisione se tenerle aperte o chiuse. Anche questo merita una discussione, perché non è affatto scontato che a livello regionale ci possano essere delle decisioni che penalizzano i nostri ragazzi; i giorni di scuola che verranno persi e che sono già stati persi si ripercuoteranno in maniera drammatica sull'educazione e sulla psiche di queste generazioni, che hanno già delle limitazioni negative sullo sport e sulla loro socialità;