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Occuperò solo un minuto perché per Sergio Zavoli nutrivo un affetto particolare, gli volevo molto bene. È stato un grande maestro nel lavoro, nella vita e in quest'Aula, Non vorrei dirgli addio perché, almeno per me, il senatore Sergio Zavoli è ancora seduto al suo posto, con i suoi occhi scintillanti, il suo acume, la sua intelligenza, e il suo sguardo di profonda umanità. Credo che, se noi sentiremo, come lo sento io, quello sguardo e, quindi, anche questo modo di vedere la politica e il nostro Paese, non potremo che migliorarci nel nostro lavoro e fare meglio per gli italiani. (Applausi) . BARACHINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BARACHINI (FIBP-UDC) . «La televisione può cambiare in meglio il mondo. Facciamo che non si limiti solo a rappresentarlo e, tantomeno, a distorcere anche una sola delle sue facce». Signor Presidente, onorevoli colleghi, così Sergio Zavoli definiva l'importanza e il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo. Per il suo contributo da protagonista la cultura e alla vita democratica del nostro Paese chiedo, come Presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, la stessa che lui ha guidato dal 2009 al 2013, di dedicare a Sergio Zavoli l'Aula nella quale si riunisce la nostra Commissione. (Applausi) . È una richiesta condivisa con i rappresentanti dei Gruppi della Commissione bicamerale, che sono certo troverà il suo consenso, presidente Casellati, e del Presidente della Camera dei deputati Fico. Per tutta la vita al centro degli eventi determinanti della storia italiana, Zavoli ha saputo affrontare i temi più complicati perché fossero compresi dai cittadini comuni, parlando alla radio e alla televisione con il linguaggio di un giornalismo spontaneo e attento alla persona. Il suo stile di racconto, dalle cronache ricordate del Giro d'Italia a "La notte della Repubblica", è diventato patrimonio della società e del costume. La sua capacità più grande è stata quella di porre, e porsi, sempre domande giuste, con parole semplici. Uomo di cultura raffinata, non cercava il consenso, ma lavorava piuttosto per lasciare un dubbio, approfondire, aprire nuovi spazi di dialogo. La sua presidenza RAI e quella della Commissione per la vigilanza RAI sono state un esempio di pluralismo e rispetto delle regole delle istituzioni. La sua voce equilibrata, autorevole e profonda, il timbro di un'Italia la cui eredità deve renderci orgogliosi del nostro passato e responsabili del nostro presente e del nostro futuro. Per queste ragioni, signor Presidente e onorevoli colleghi, intitolare la sala della Commissione per la vigilanza RAI a Sergio Zavoli è il nostro grazie alla sua grande lezione di passione civile, che rimarrà sempre viva e presente in queste Aule. Oggi, come diceva Sergio Zavoli, abbiamo bisogno di capire, perché viviamo un tempo che, per molti versi, non ci piace. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Barachini, questa mi sembra una bella iniziativa, che appoggio con piacere. Io mi auguro, come diceva prima il senatore Renzi, che in quell'Aula risuonino anche tutte le sue iniziative. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, sarò breve. Desidero solo unirmi al cordoglio di tutta l'Assemblea, che lei ha espresso in maniera perfetta, per la scomparsa di Sergio Zavoli. C'è poco da aggiungere alle tante parole, tutte belle e tutte giustificate, che ho sentito. Forse un'annotazione aggiuntiva è che Zavoli, a differenza di molti grandi del giornalismo, quale lui era, non aveva problemi, non voglio dire a sporcarsi le mani, ma a fare tutto. Egli, cioè, faceva quello che gli piaceva. Si è inventato il "Processo alla tappa", così come si è inventato la "Notte della Repubblica". Passava da un argomento all'altro, con il gusto del giornalista che sa approfondire ma che sa anche inventare. Credo che egli sia stato l'ultimo dei giornalisti vecchio stile, che però credo possano insegnare ancora moltissimo al giornalismo di oggi. Non lo dimenticheremo. (Applausi) . Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 1905 Conversione in legge del decreto-legge 31 luglio 2020, n. 86, recante disposizioni urgenti in materia di parità di genere nelle consultazioni elettorali delle regioni a statuto ordinario (Approvato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1905, già approvato dalla Camera dei deputati. La relatrice, senatrice Valente, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice. VALENTE, relatrice . Signor Presidente, senatori, il disegno di legge di conversione oggi in discussione, in materia di parità di genere nelle consultazioni elettorali delle Regioni a Statuto ordinario, approvato già in prima lettura alla Camera dei deputati, ha la finalità, in una situazione ovviamente eccezionale, di dare piena attuazione al principio costituzionale dell'accesso paritario alle cariche elettive, anche nello svolgimento delle imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Puglia, fissate per il 20 settembre prossimo. Voglio dire subito che si tratta di un provvedimento di grande valore istituzionale e politico, dal momento che in gioco ci sono non solo diritti fondamentali dei cittadini e delle cittadine pugliesi, ma la stessa qualità della democrazia e, in fondo, l'idea stessa di democrazia che abbiamo tutti. Anche per questo voglio rivolgere un ringraziamento a tutte le forze politiche e soprattutto a quelle di opposizione, che hanno compreso l'urgenza e l'importanza del tema su cui interviene il provvedimento e hanno consentito che il testo arrivasse celermente alla discussione e all'esame dell'Assemblea, anche in questo ramo del Parlamento. L'esigenza di questo provvedimento di urgenza, come tutti sappiamo, deriva da un fatto specifico, francamente poco opinabile, sia sul piano della realtà, sia su quello giuridico e, infine, credo di poterlo dire, anche dal punto di vista politico. Prima però di arrivare a questo, vorrei fare un passo indietro: il quadro normativo nel quale il provvedimento in esame si colloca è definito da una legge, che il Parlamento ha approvato definitivamente nel 2016, che a sua volta ha modificato la legge n.165 del 2 luglio 2004, con la quale si era inteso dare attuazione all'articolo 122 della Costituzione, norma che attribuisce alla legge ordinaria il compito di definire i principi fondamentali a cui devono attenersi i sistemi elettorali, anche regionali. Proprio grazie alle modifiche introdotte nella passata legislatura, quella legge, alle disposizioni generali sulla promozione della parità tra i sessi, unisce oggi anche alcune disposizioni specifiche, con l'obiettivo di prevedere meccanismi di tutela del genere meno rappresentato, tarandoli sui diversi sistemi elettorali.