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Rispetto alla NADEF in quel quadro dei 2.4 miliardi c'è il reddito cittadinanza, così entriamo anche nel merito di questo documento. Io ho ascoltato il collega Marco Pellegrini, una persona che peraltro stimo molto, però non è così: per quanto ci riguarda non vogliamo assolutamente che il reddito di cittadinanza venga eliminato, indubbiamente, come abbiamo detto anche quando è stato presentato in Aula (senza quella pagliacciata del balcone, che si poteva evitare), abbiamo espresso le nostre perplessità non sull'entità e su una sorta di reddito di inclusione, ma sulla modalità con cui questo si andava ad espletare, perché si fondava su due pilastri: il sostegno e l'assistenza e le politiche attive del lavoro. Quelle, amici miei, non ci sono. Possiamo dirci quello che vogliamo, ma non a caso la prova che tutto ciò che riguarda le politiche del lavoro è un fallimento sta nel fatto che le agenzie per l'impiego vengono cancellate e si sostituiscono i 7.000 navigator. Chiunque di noi abbia la possibilità di farci un dialogo si rende conto che non combinano nulla, non perché siano dei nullafacenti o degli incapaci, ma perché non hanno gli strumenti per far incontrare la domanda e l'offerta di lavoro. (Applausi) . È tutto lì, non è un atteggiamento pregiudiziale o ideologico, come qualcuno di voi vuol far pensare. Se una cosa funziona (questo provvedimento cuba 7 miliardi di euro l'anno), per carità di Dio, è ottimo, è buono, ma non può essere sufficiente esclusivamente la contemplazione di un provvedimento che non funziona, così come tanti altri provvedimenti non hanno funzionato durante la pandemia - è inutile nascondercelo - e sono stati migliorati, ad esempio in tema di ammortizzatori sociali. Si prevede che nel 2021 il deficit passi al 9,4 per cento del PIL dall'11,8 per cento delle previsioni e i parametri si andranno a stabilizzare intorno al 2024. La domanda che mi pongo e che pongo a tutti quanti voi, fermo restando tutti i provvedimenti collegati e le riforme, è come facciamo a calare questi mastodontici numeri nella realtà quotidiana. Lo dico perché fuori da qui, fermo restando l'ottimismo che vedo, per carità di Dio, c'è vivacità, ma c'è anche disperazione. Questi numeri rischiano di essere astratti, freddi, gelidi, perché la sensazione che si ha è che le attività commerciali e le aziende continuino a chiudere; quindi, qualcosa in quel meccanismo dei grandi numeri non funziona; non so se sia l'incapacità di aggiornamento, di formazione, di reinventarsi, però qualcosa non funziona. La riforma fiscale è un tema delicatissimo, perché questo è un Paese che se non cancella l'ipocrisia del rendere conveniente dichiarare piuttosto che non dichiarare, non ci sarà una riforma fiscale adeguata. È evidente, infatti, che se un cittadino è tassato alla fonte e un altro non lo è, in un sistema in cui c'è una pressione fiscale tra le più alte del mondo, quello farà di tutto per non dichiarare e io non lo biasimo e lo dico da cittadino tassato alla fonte, che quindi ha difficoltà a non dichiarare. Non so se è illegittimo, però certamente in questo Paese quella persona non trova conveniente dichiarare, piuttosto trova conveniente eludere o addirittura evadere. Vorrei concludere il mio intervento con una sola preoccupazione. L'elemento devastante è l'incremento del prezzo delle materie prime e dei costi dell'energia. Bisogna prestare attenzione perché un'inflazione troppo alta, con il rischio di una stagnazione, crea le condizioni per una tempesta perfetta. Io sono convinto che il Governo stia adottando l'eventuale piano B, i due pilastri su cui si fonda sono maggiori investimenti e minore pressione fiscale, quindi due leve variabili, ma suggerirei un intervento corale dell'intera Unione europea per far fronte a questa minaccia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) . Signor Presidente, il Governo stima che entro la fine dell'anno, se tutto va bene, recupereremo i due terzi di quello che abbiamo perso nel 2020. Ci sono stime molto positive sul PIL, con una crescita del 2,2 per cento, e sull'industria dell'1 per cento. Poi, però, si aggiunge prudentemente che, ove mai la pandemia riprendesse, le nostre previsioni sarebbero a rischio. Infatti, dall'Ufficio parlamentare di bilancio ci dicono che il quadro macroeconomico del MEF è quantomeno lievemente ottimistico rispetto alle previsioni, e non solo per il rischio pandemico, ma anche per degli inasprimenti differenziati delle politiche economiche. Ciò significa che, finita la pandemia, finiranno le politiche espansive di Governi e banche centrali, e il riassorbimento degli squilibri finanziari accumulati, ossia i debiti, in tempi che potrebbero essere troppo affrettati potrebbe portare a gravissimi sfasamenti nei cicli di ripresa dei Paesi. In Italia, lo stock di debito pubblico è elevatissimo e le tensioni finanziarie potrebbero velocemente interagire con la ripresa. Questi rischi dipendono molto dal nuovo sistema di regole di bilancio, sulla cui revisione occorre perciò concentrare la massima attenzione e cautela. Detto questo, quello che vogliamo sottolineare nel poco tempo che abbiamo a disposizione è che nell'elenco dei disegni di legge collegati presenti nella Nota in esame manca in modo grave il disegno di legge di riordino della normativa ambientale, di trasformazione della green economy e dell'economia circolare (la famosa green generation ), su cui nella precedente formazione di Governo stavamo lavorando perché era il collegato ambientale alla legge di bilancio precedente. Manca altresì il disegno di legge in materia di salario minimo e rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva. Si tratta di iniziative legislative fondamentali per la transizione ecologica e per la tutela dei diritti dei lavoratori; temi prioritari e irrinunciabili per il raggiungimento degli obiettivi di equità e giustizia, sociale e ambientale, che ci raccomanda l'Europa. Eppure, si legge testualmente che, per effetto della mancata previsione nella NADEF 2021, questi cessano di essere disegni di legge collegati alla decisione di bilancio. È una cosa gravissima, perché parliamo dei due obiettivi principali che ci diamo con il PNRR. Soprattutto - così come hanno già detto i colleghi in precedenza - c'è una cosa che non dovrebbe esserci: ancora una volta, alcune Regioni tramano sottobanco - come abbiamo detto in un comunicato stampa - a danno dell'unità della Repubblica. Il pericolo era già stato intravisto e superato con il precedente Governo, in particolare con il ministro Boccia, che aveva provato a collegare l'autonomia differenziata con la legge di bilancio. Oggi il Governo Draghi ci torna, dovendo probabilmente pagare dazio, e ripercorre lo stesso tentativo nella NADEF: interferisce e inserisce tra i ventuno collegati il decreto-legge "Disposizioni per l'attuazione dell'autonomia differenziata di cui all'articolo 116, comma 3, della Costituzione". È il primo disegno di legge nell'elenco, quasi a significare che la sua approvazione ha carattere prioritario.