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Le tre questioni sono superate e pensiamo che questo sia un buon risultato. Quando nella scalata dell'Everest si arriva a un campo base, si pianta la tenda e si dice: «Bene che siamo arrivati fino a qui» e si ha anche il coraggio e la gioia di rivendicare il risultato raggiunto e credo che questo oggi dobbiamo farlo. (Applausi) . Poi la strada è ancora lunga, ma appunto è la scalata dell'Everest, quindi bisogna anche prenderla con un certo passo, perché altrimenti si rischia di arrivare con il fiato corto alla meta. Ci sono molte altre cose nel provvedimento. Una su tutte, piccola ma grande, è quella del passaggio al giudizio come sistema di valutazione. Vedete, all'interno del passaggio dai numeri al giudizio c'è un modello di istruzione. Qualcuno ha legittimamente invocato il modello di Gentile: noi ne abbiamo altri. Ad esempio, tra i nostri riferimenti culturali c'è una persona che avrebbe compiuto gli anni ieri, Don Milani. Questo è il nostro riferimento culturale: una scuola diversa per ogni bambino e per ogni bambina perché produca uguaglianza, e per fare una scuola diversa per ogni bambino per ogni bambina perché produca uguaglianza bisogna fare una scuola con docenti capaci e ce ne sono tanti. La chiudo qui. Sul tema del giudizio ci hanno scritto in molti e ne sono molto felice. Voglio citare la lettera che è stata scritta ad alcuni di noi, firmatari dell'emendamento, da un bambino di otto anni, che ci ha detto: «Grazie, perché così capirò un po' di più qual è la valutazione che mi danno, perché a me quei numeri non permettono di capirla». Credo che queste cose valgano un mandato parlamentare. Tutti i giorni sento degli insegnanti, che ascolto perché mi occupo di questi temi da tanto tempo; mi hanno raccontato come hanno attraversato con sofferenza i mesi della pandemia, della chiusura e della chiusura della scuola. Sono insegnanti diversi. In questo momento ne ho in mente tre: una di loro andrà in pensione il prossimo anno; una di loro da qualche anno è stata stabilizzata come insegnante di sostegno; una di loro è ancora precaria nella scuola. Tutte e tre sono donne che lavorano nella scuola; tutte e tre, dal primo giorno della chiusura, sono impazzite per cercare di restituire ai loro bambini tutto quel calore, tutta quella vicinanza, tutta quella relazione educativa che erano abituate a dare in presenza e che hanno fatto fatica a dare a distanza. Credo che noi abbiamo fatto qualcosa di incredibilmente grande grazie a questi insegnanti, perché, da un giorno all'altro, ci siamo trovati a dover inventare una soluzione. E questa soluzione, con tutti i problemi che ha avuto e che tutti conosciamo (è facile venire a spiegare quali sono i problemi), però ha funzionato. Sappiate che, quando questi insegnanti sono potuti andare a cercare, a uno a uno, quei bambini che non si collegavano, per capirne il motivo, e hanno avuto le risorse per andare a risolvere questo problema, questo passaggio è stato possibile perché nel primo decreto sono state stanziate risorse in tal senso. Questo passaggio ha costruito e ha ricostruito delle relazioni. Quando noi pensiamo alla scuola, pensiamo a loro. Noi siamo in una relazione continua, non siamo campati per aria. Questo Parlamento ha lavorato per settimane, mentre sui giornali scrivevano che noi eravamo chiusi e che era ora di riaprire il Parlamento (qualche volta lo scrive anche qualcuno che del Parlamento fa parte e a me questo colpisce). Questo Parlamento, invece, ha lavorato. Ha lavorato per migliorare questo decreto, ha lavorato per creare le condizioni per il nuovo anno e noi continueremo a lavorare perché crediamo nella scuola italiana e crediamo nel bisogno di una scuola di qualità per i ragazzi e le ragazze, per i bambini, per gli studenti e anche per le loro famiglie. (Applausi). PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il ripensamento non c'è stato. Ci eravamo illusi che la sinistra avesse ripreso a fare il mestiere per cui era nata: difendere i deboli, come le centinaia di migliaia di precari, che hanno dato i loro anni migliori alla scuola e ora rischiano di ritrovarsi ai margini della società per un'interpretazione distorta e semplicistica del "merito". Questo somiglia tanto a un dispetto a chi ha osato infastidire il "potere", chiedendo attenzione per la disperazione di chi teme di perdere quella che, in molti casi, è la sola fonte di sostentamento, in un'età che non offre più grandi alternative, magari con la responsabilità di una famiglia. Il concorso straordinario (che nell'ultima versione ha ormai le caratteristiche di uno ordinario) conferma che il Governo non ha alcuna intenzione di tener conto della emergenza epidemiologica, la quale consiglierebbe di puntare sul rafforzamento e la stabilizzazione dell'organico docente. Se oggi troverà la conferma la marcia indietro del Partito Democratico e di Liberi e Uguali, nuovamente appiattiti sulle posizioni del MoVimento 5 Stelle, il prossimo anno scolastico partirà con zero assunzioni a tempo indeterminato; anzi, 30.000 precari in più a seguito dei pensionamenti, che porteranno il totale dei supplenti a 200.000. Il contrario dell'impegno, preso su nostra sollecitazione - a parole - da esponenti della quasi totalità delle forze politiche, di garantire gli insegnanti titolari in cattedra il prossimo settembre per affrontare con la dovuta efficacia la crisi pandemica, a partire dalla necessità di sdoppiare le classi per consentire i distanziamenti. Fa rabbia pensare che la soluzione per superare il precariato ci sarebbe e sta nella nostra proposta di assunzione da graduatorie, già utilizzata per le GAE (le graduatorie ad esaurimento). Il concorso per soli titoli, infatti, nato nel 1989 e conosciuto come "doppio canale", nel 1999 è stato convertito dalla legge n. 124 in graduatoria permanente (ora ad esaurimento). Trasformazione ribadita dalla giurisprudenza della Cassazione (esempio: sentenza del 3 ottobre 2006, n. 21298). Le graduatorie possono essere permanenti (tuttora attive per il reclutamento del personale ATA, e un tempo attive pure per il reclutamento dei docenti), oppure ad esaurimento (oggi strumento alternativo al concorso ordinario, previsto specificamente dalla legge e ribadito anche dalla sentenza della Corte costituzionale). Lo strumento graduatoria, pertanto, è pienamente legittimo ed ha pari dignità rispetto al concorso ordinario ed è anche "tutelato", dal momento che la Suprema corte ha sancito che ad esso va assegnato il 50 per cento dei posti annualmente disponibili, percentuale pure aumentabile nel caso di esaurimento di parallele graduatorie concorsuali. Situazioni particolari come le attuali legittimano l'istituzione di uno strumento aggiuntivo subordinato a quelli preesistenti, l'unico a poter garantire l'assegnazione in tempo utile dei docenti alle classi con la creazione di una maxigraduatoria finalizzata all'immissione in ruolo, che utilizzi solo ed esclusivamente i punteggi con cui gli aspiranti sono inclusi nelle rispettive liste.