[pronunce]

che il rimettente è investito da giudizi di opposizione a sanzioni amministrative irrogate a proprietari di veicoli alla guida dei quali essi erano stati colti con patente scaduta di validità; che il giudice a quo rileva che la disposizione censurata non prevede alcuna graduazione della durata della sanzione, laddove la condotta posta in essere dal trasgressore sarebbe normalmente caratterizzata da “diversi gradi di responsabilità e gravità”, che vanno dalla mera dimenticanza al comportamento cosciente di commettere un illecito; che è intervenuto in tutti i giudizi di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità e l'infondatezza delle questioni sollevate; che, richiamate le precedenti decisioni della Corte sulle medesime disposizioni, la difesa erariale osserva che il legislatore non è tenuto a scelte obbligate per il tipo di sanzioni conseguenti ai diversi illeciti amministrativi, mentre il richiamo all'art. 13 Cost. - di cui alle ordinanze del Giudice di pace di Conegliano - sarebbe palesemente inconferente; che la questione prospettata in ordine all'art. 214 del cod. strada, secondo l'Avvocatura, sarebbe palesemente irrilevante, dal momento che dalla stessa ordinanza di rimessione risulta che il giudice a quo ha provveduto alla restituzione del veicolo, con ciò dimostrando che ha ritenuto possibile una interpretazione della disposizione diversa da quella censurata; che, quanto alla violazione del principio di eguaglianza, non sarebbero pertinenti i richiami ad altre fattispecie del codice della strada, essendo le stesse disomogenee rispetto a quella censurata. Considerato che tutte le ordinanze in esame sollevano, con motivazioni in parte identiche ed in parte simili, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) - nel testo modificato dall'art. 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205) - e di altre disposizioni del medesimo codice a questo connesse, e che esse possono quindi essere riunite per essere decise con unico provvedimento; che le questioni sollevate dal Giudice di pace di Conegliano riguardo all'art. 214 del d.lgs. n. 285 del 1992, con l'indicazione quale parametro dell'art. 24 della Costituzione, sul presupposto che la disposizione censurata impedirebbe la restituzione del veicolo prima della definizione del giudizio di opposizione e limiterebbe così il diritto del cittadino ad agire in giudizio, sono manifestamente inammissibili, risultando dalle stesse ordinanze di rimessione che il giudice a quo, restituendo i veicoli, ha ritenuto possibile una diversa interpretazione della disposizione censurata; che manifestamente infondata, per assoluta inidoneità del parametro costituzionale invocato, è la questione di legittimità costituzionale - sollevata dalla stesso Giudice di pace di Conegliano - dell'art. 126, comma 7, del cod. strada, per violazione dell'art. 13 Cost., riferendosi tale norma costituzionale alla libertà della persona, senza alcuna attinenza al tema del fermo amministrativo di un bene patrimoniale quale è il veicolo sottoposto a fermo amministrativo; che, quanto alle altre censure dei rimettenti, questa Corte ha già ripetutamente affermato che la determinazione delle condotte punibili e delle relative sanzioni, siano esse penali o amministrative, rientra nella più ampia discrezionalità legislativa, non spettando alla Corte "rimodulare le scelte punitive del legislatore né stabilire la quantificazione delle sanzioni" (sentenze n. 217 del 1996 e n. 313 del 1995, ordinanze n. 190 del 1997 e n. 33 del 2001), che possono essere stabilite anche in misura fissa; che ciò va riaffermato anche riguardo alla previsione - introdotta dall'art. 19 del d.lgs. n. 507 del 1999 - del fermo amministrativo per la durata di due mesi del veicolo condotto da persona con patente scaduta di validità; una sanzione accessoria che appare certamente come assai rigorosa e prevista in misura fissa, ma non tale da attingere ad una violazione dell'art. 3 Cost. sotto il profilo del principio di ragionevolezza; che, come questa Corte ha già affermato, detta sanzione accessoria risulta essere coerente con la finalità, perseguita in generale dal sistema sanzionatorio del codice della strada, di dare una risposta effettiva ed immediata alle condotte potenzialmente pericolose (ordinanza n. 278 del 2001); che nessuna comparazione può essere fatta, ai fini dello scrutinio di legittimità costituzionale della disposizione impugnata - sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza - fra le sanzioni previste dall'art. 126 del cod. strada per la guida con patente scaduta di validità e quelle di cui agli artt. 128, 186 e 187 dello stesso codice, indicate dal Giudice di pace di Sorgono, trattandosi di condotte diverse per le quali la legge prevede, non irragionevolmente, conseguenze diverse (cfr. ordinanza n. 136 del 2002); che tutte le questioni sollevate dalle odierne ordinanze sono perciò manifestamente inammissibili o manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 214, commi 1 e 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevate, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Conegliano con le ordinanze in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 13 della Costituzione, dal Giudice di pace di Conegliano, dal Giudice di pace di Sorgono e dal Giudice di pace di Cividale del Friuli con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA