[pronunce]

strada - non consentirebbe di sostituire la pena applicabile per il reato di guida sotto l'influenza dell'alcool da parte dei conducenti "a rischio elevato" indicati nel comma 1 dello stesso art. 186-bis (infraventunenni, neo-patentati, autotrasportatori e conducenti di mezzi pesanti o di autobus) con il lavoro di pubblica utilità, di cui all'art. 54 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468). Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata violerebbe, per tale verso, i principi di eguaglianza e della finalità rieducativa della pena (artt. 3 e 27, terzo comma, Cost.), riservando alla fattispecie criminosa considerata un trattamento irragionevolmente deteriore rispetto a quello applicabile all'ipotesi - del tutto omologa (e da reputare, anzi, intrinsecamente più riprovevole) - della guida in stato di alterazione psico-fisica conseguente all'uso di sostanze stupefacenti da parte dei medesimi soggetti "a rischio" (art. 187, comma 1, terzo periodo, cod. strada). In base al comma 8-bis del citato art. 187, gli autori del reato ora indicato sono, infatti, indistintamente ammessi ad ottenere la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità e, conseguentemente, a godere dei rilevanti vantaggi ricollegati al positivo svolgimento di tale lavoro (estinzione del reato, riduzione alla metà della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida e revoca della confisca del veicolo sequestrato). 2.- Le ordinanze di rimessione sollevano una identica questione, sicché i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica decisione. 3.- La questione non è fondata. Il dubbio di legittimità costituzionale prospettato dal giudice a quo poggia - dichiaratamente - su un preciso presupposto interpretativo: e, cioè, che il comma 3 dell'art. 186-bis cod. strada - per la parte in cui, richiamando le lettere b) e c) dell'art. 186, comma 2, cod. strada, commina sanzioni penali nei confronti dei conducenti "a rischio elevato" che guidino sotto l'influenza dell'alcool - delinei una fattispecie autonoma di reato, e non già una circostanza aggravante della figura "generica" di guida sotto l'influenza dell'alcool descritta dal medesimo art. 186. Questo particolare impedirebbe di ritenere applicabili alla figura "specifica" le disposizioni dettate dall'art. 186 in rapporto alla figura "generica", che non rientrino tra quelle espressamente richiamate dal censurato comma 6 dell'art. 186-bis: tra cui, segnatamente, quella del comma 9-bis, in tema di sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità. Detto presupposto appare, tuttavia erroneo, risultando contrastato da un complesso di argomenti di ordine letterale, logico e sistematico. 4.- Anzitutto, l'esegesi assunta dal giudice a quo è apertamente contraria alla lettera della legge. La formula utilizzata dal legislatore nel comma 3 dell'art. 186-bis cod. strada corrisponde, con ogni evidenza a quella che ordinariamente definisce le circostanze aggravanti: manca, infatti, totalmente la descrizione del fatto e le pene sono determinate con la tipica espressione «sono aumentate» («Per i conducenti di cui al comma 1 del presente articolo, [...] ove incorrano negli illeciti di cui all'articolo 186, comma 2, lettere b e c, le sanzioni ivi previste sono aumentate da un terzo alla metà»). Nel comma 4 dell'art. 186-bis, d'altra parte, le previsioni del comma 3 sono espressamente qualificate come circostanze aggravanti, al fine di sottoporle ad un regime speciale e derogatorio rispetto a quello ordinario del bilanciamento tra circostanze eterogenee, delineato dall'art. 69 del codice penale («Le circostanze attenuanti concorrenti con le aggravanti di cui al comma 3 non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto ad esse. Le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento conseguente alla predetta aggravante»). Al riguardo, il rimettente sostiene che proprio la sottrazione all'ordinaria disciplina del bilanciamento dimostrerebbe che - a prescindere dalla qualificazione legislativa "formale" - si sarebbe di fronte ad una fattispecie autonoma di reato: ciò, in quanto «caratteristica essenziale e peculiare della circostanza del reato, ancorché ad effetto speciale [...], è [...] quella di concorrere con tutte le altre che qualificano il singolo caso senza possibilità di sottrarsi ad una valutazione unitaria». Tale assunto appare senz'altro fallace. Il regime speciale in questione non è affatto un unicum: al contrario, vi è un lungo elenco di casi nei quali - per evitare la neutralizzazione degli aumenti di pena tramite il giudizio di prevalenza o di equivalenza delle attenuanti - il legislatore ha sottoposto determinate circostanze aggravanti (pacificamente tali) a una disciplina identica o analoga a quella prevista dal comma 4 dell'art. 186-bis cod. strada (basti ricordare, a titolo di esempio, nell'ambito del codice penale, le previsioni di cui agli artt. 280, quinto comma, 280-bis, quinto comma, e 600-sexies, sesto comma; e, fuori del codice, quelle di cui all'art. 1, terzo comma, del d.l. 15 dicembre 1979, n. 625, recante «Misure urgenti per la tutela dell'ordine democratico e della sicurezza pubblica», convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980, n. 15; all'art. 291-ter, comma 3, del d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43, recante «Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale»; e all'art. 12, comma 3-quater, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, recante il «Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»). Una disposizione corrispondente a quella del comma 4 dell'art. 186-bis cod. strada è, d'altra parte, contenuta nel comma 2-septies dell'art. 186 del medesimo codice (aggiunto dall'art. 3, comma 55, lettera a, della legge 15 luglio 2009, n. 94, recante «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»), con riferimento alla circostanza aggravante del reato di guida sotto l'influenza dell'alcool prevista dal comma 2-sexies dello stesso art. 186 (commissione del fatto dopo le ore 22 e prima delle ore 7): circostanza contestata agli imputati nei giudizi a quibus. 5.- Il presupposto ermeneutico posto a fondamento del quesito di costituzionalità appare, inoltre, contrario a canoni di interpretazione logica e sistematica. Se fosse vero quanto il rimettente sostiene, rimarrebbero inapplicabili al reato di guida sotto l'influenza dell'alcool dei conducenti maggiormente "a rischio" - in quanto non specificamente richiamate dall'art. 186-bis cod.