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In questo momento, l'unico tema centrale nel dibattito pubblico è quello dei vaccini. Devo dire che tutti hanno rilevato come elemento di cambiamento il fatto che il dottor Arcuri sia passato ad altre funzioni e che al controllo e alla predisposizione del piano vaccinale sia stata chiamata una persona che, in linea di principio, dovrebbe avere grande esperienza nell'organizzazione di un sistema ampio. Tuttavia, devo dire al Governo - così come alle persone che ci ascoltano da casa - che proprio queste ultime non hanno le idee chiare su quando e quali vaccini arriveranno e sulla scelta che potranno fare: non solo se vaccinarsi o meno, ma anche con quale vaccino. Non conoscono i tempi e non sanno se conviene che chi ha avuto il Covid-19 si vaccini. E non lo sanno non perché si tratta di tematiche complesse, che richiedono una competenza specifica o studi di una certa profondità alle spalle, ma perché la contraddizione continua a essere fortissima anche nella comunicazione che viene data attraverso gli organi di stampa. Il presidente Draghi, intervenuto in un alcune occasioni, aveva raccomandato - chiamiamola così - una certa discrezione nella comunicazione, proprio per evitare lo stato di confusione. Ma se noi pensiamo che tutto resta uguale nelle modalità con cui si svolgono gli interventi, l'unica speranza è che il vaccino arrivi in tempo reale e a tutti, tenendo conto di alcune precedenze. Abbiamo sottolineato ieri, in occasione della giornata delle malattie rare, quanto fosse importante che i soggetti con malattie rare venissero considerati tra i soggetti fragili e avessero diritto al vaccino. Tuttavia, non riusciamo a capire come, di fatto, si organizzano queste sequenze. Si vede che il piano vaccinale è continuamente in progress , ma non riusciamo mai ad afferrarlo. Non sappiamo nulla dell'anagrafe vaccinale. Eppure, sappiamo quanto sarà importante, a un certo punto, poter testimoniare e garantire che una persona si è vaccinata, perché ciò determinerà una sorta di patente per potersi muovere: se sei vaccinato, potrai fare determinate cose; in caso contrario, non potrai farle. Diventa quindi veramente importante l'anagrafe vaccinale, ma non ne sappiamo nulla. Gli esperti ci danno informazioni difformi e le interrogazioni che abbiamo presentato non hanno avuto risposta; in proposito, prego l'attuale Governo di assumere come una sfida positiva la necessità di rispondere alle interrogazioni presentate dai parlamentari, perché ogni interrogazione è un problema che coinvolge una parte della popolazione. Noi siamo in attesa di risposte importanti proprio in tema di vaccinazioni, che riguardano anche AstraZeneca. Sembra che per Pfizer ci vogliono tre settimane per la seconda dose, mentre per AstraZeneca occorrono dieci settimane: da cosa dipende? La gente ha paura che il dilatarsi dell'informazione in realtà sia una sorta di nebbia. Non sappiamo niente sui tempi di arrivo del vaccino Johnson & Johnson o degli altri vaccini, che sono tutti sospesi, come una promessa che non si realizza. Signor Presidente, membri del Governo, anche ciò rappresenta un elemento di dubbio rispetto al modo con cui l'Europa sta gestendo quest'operazione. Tutti noi siamo europeisti convinti e vogliamo muoverci nella solidarietà complessiva che garantisce la salute di tutti, perché mai come in questo caso è evidente che o ci si salva tutti oppure basta una variante qualunque sfuggita al controllo per rilanciare una nuova ondata di epidemia. Ma la strigliata che il presidente Draghi sembra abbia fatto in Europa nel suo primo atto pubblico come Presidente del Consiglio, proprio in merito ai vaccini, la dice lunga sul fatto che probabilmente la gestione precedente non era stata né così soddisfacente né così capace di garantire tutti i Paesi europei. Questi sono i veri problemi su cui la gente attende risposta. Tutto il resto ormai dipende da questo. Paradossalmente, tutta la situazione anche economica, tutta la situazione scolastica, la vita dei nostri ragazzi, la possibilità per loro di accedere a una formazione intellettuale rigorosa, solida, auspicabile anche nella prospettiva di futuro dipende dal vaccino: vaccino sì o vaccino no. E allora, colleghi, sul tema del vaccino noi vogliamo idee che siano poche, chiare, ben distinte e soprattutto tradotte in una operatività concreta. Il DPCM nulla ci dice su questo: continua a muovere lo scacchiere della divisione degli spazi, ma non garantisce che davvero alle persone i vaccini arrivino nei momenti opportuni, nelle dosi opportune e con la scadenza opportuna. Anche per questo credo che noi un briciolo di perplessità continuiamo a mantenere anche rispetto a questo Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pavanelli. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, abbiamo oggi in esame la conversione dell'ultimo decreto-legge del precedente Governo, presieduto da Giuseppe Conte. Nei sei articoli che compongono il provvedimento sono contenuti importanti disposizioni necessarie ad affrontare l'emergenza sanitaria nazionale dovuta al diffondersi del coronavirus. Il decreto-legge in discussione si è reso necessario a causa dell'andamento dei dati sulla situazione sanitaria dovuta alla pandemia, ad inizio gennaio di quest'anno, e in particolare ai numeri riferiti ai soggetti risultati positivi al tampone, all'indice RT di contagio, alla pressione sulle strutture sanitarie (in special modo ai reparti di terapia intensiva e subintensiva). È assolutamente necessario - come prevede il decreto-legge in esame - continuare con le misure e gli accorgimenti finora adottati, che si sono dimostrati efficaci, evitando così la necessità di un nuovo lockdown nazionale - come invece è accaduto in altri Paesi europei - a partire dalla proroga dello stato di emergenza nazionale fino al 30 aprile 2021; misura prodromica a qualsiasi altra per la gestione della pandemia. Sono infatti preoccupanti il numero crescente di varianti e la velocità di contagio, che rimane tutt'oggi allarmante. I numeri rilevati nella prima metà di gennaio avevano allarmato gli esperti del CTS, soprattutto in proiezione delle settimane successive, che indicavano un'elevata probabilità di innalzamento dei contagi per quella che sarebbe potuta essere la cosiddetta terza ondata. Sempre in argomento, vorrei ricordare che il precedente Governo è stato più volte fatto oggetto di riconoscimento e portato ad esempio riguardo alla gestione dell'emergenza dovuta al Covid-19 da importanti organizzazioni internazionali, ad iniziare dall'OMS e da prestigiosi giornali esteri come il «New York Times» e il «Financial Times». Dall'Unione europea, grazie alla grande opera di azione diplomatica di Giuseppe Conte, a cui va riconosciuto indubbiamente tale merito, sono stati introdotti nuovi strumenti di finanziamento, tra cui il più importante è di certo il recovery plan , che prevede 750 miliardi di euro per la ripartenza europea. L'Italia potrà avere 209 miliardi, ossia la quota più alta destinata a un singolo Paese dell'Unione europea. Durante il 2020 il precedente Governo ha adottato numerosi provvedimenti per contrastare i pesantissimi effetti negativi sulla salute pubblica e sulle attività economiche del Paese, a seguito delle necessarie misure di contenimento per la diffusione del contagio, mettendo in campo complessivamente più di 108 miliardi di euro in termini di indebitamento netto, reperiti attraverso quattro successivi scostamenti di bilancio.