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la Direzione normativa e contenzioso di Roma dell'Agenzia generale del demanio ha costantemente ritenuto negli anni successivi (anche in sede di mediazione con la nota n. 220212/8980/DNC del 26 marzo 2012) che nel parere conforme reso dall'Avvocatura generale dello Stato sia da considerare il riconoscimento degli alloggi realizzati per le forze di polizia (ai sensi della legge n. 52 del 1976 indipendentemente dalla natura di alloggi di servizio) come alloggi di edilizia residenziale pubblica e, come tali, cedibili in proprietà ai sensi della legge n. 56 del 1993; la tesi sostenuta invece dalla filiale Trentino-Alto Adige, sede di Bolzano, dell'Agenzia del demanio (che inizialmente sembrava aver condiviso l'interpretazione adottata dalla direzione generale di Roma e successivamente rigettata in toto così come anche l'Avvocatura distrettuale di Trento, che ha difeso l'Agenzia del demanio) è risultata invece diametralmente opposta; in relazione al quadro normativo venutosi a determinare, ambiguo e conflittuale in termini di competenze e di responsabilità, nel 2014, numerosi titolari degli alloggi destinati al personale delle forze dell'ordine avviarono una causa civile individuale, presso il Tribunale di Trento, contro l'Agenzia del demanio di Bolzano (competente per territorio), la cui sentenza fu quella di non giudizio per difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo; il successivo ricorso presso la Corte di appello di Trento, avvenuto nel 2015, confermò la sentenza di primo grado, ma, nel contempo, rilevò che gli alloggi, per un difetto nella normativa, non rientravano automaticamente all'interno di quanto disposto dalla legge n. 560 del 1993, se non opportunamente citati; il ricorso effettuato nel 2017 presso la Corte di cassazione (sezioni unite civili) confermò invece il non giudizio per difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice amministrativo, ma confermò tuttavia i rilievi sollevati dalla Corte d'appello; al riguardo, l'interrogante evidenzia che gli alloggi continuano attualmente ad essere di proprietà dell'Agenzia del demanio, e la filiale Trentino-Alto Adige impedisce agli inquilini, sia di Trento che di Bolzano, l'alienazione degli alloggi, asserendo che non possono essere alienati, in contrasto pertanto con le normative previste in materia; la vicenda, in relazione alle articolate ed evidenti complessità normative, desta a parere dell'interrogante dubbi e perplessità, considerate le disposizioni legislative previste dalla legge n. 52 del 1976, in particolare all'articolo 5, in cui si evidenzia una disparità di trattamento nei confronti del personale delle forze dell'ordine delle province di Trento e di Bolzano; così come desta sconcerto, a giudizio dell'interrogante, che a distanza di diversi anni non sia stato considerato il contenuto della lettera di risposta del Ministero dell'interno, in merito alla richiesta dell'ufficio del demanio di prevedere la pubblicazione del decreto interministeriale al fine di sbloccare l'alienazione degli immobili, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; quali siano i motivi per i quali, attualmente viene impedita l'alienazione degli alloggi da parte dell'Agenzia del demanio (filiale del Trentino-Alto Adige); quali siano altresì le motivazioni per le quali tutti gli alloggi realizzati in base alla legge n. 52 del 1976 e dislocati sull'intero territorio nazionale sono stati alienati (in coerenza alle vigenti normative) a differenza di quelli ubicati a Trento e a Bolzano, nei confronti dei quali è stato negato tale beneficio; quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intendano intraprendere, anche di tipo normativo, al fine di sanare una vicenda che si protrae da troppi anni, che ha coinvolto negativamente decine di famiglie del personale delle forze dell'ordine, le cui conseguenze hanno determinato un evidente danno economico, oltre a uno spreco di denaro pubblico. Interrogazioni Atto n. 3-02027 FARAONE Al Ministro dell'interno Premesso che: il decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 2019 ha disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Pachino (Siracusa) e la contestuale nomina di una commissione straordinaria per la provvisoria gestione dell'ente, su proposta del Ministro dell'interno pro tempore , "al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale"; la durata dello scioglimento del Consiglio comunale di Pachino era stata inizialmente fissata in 18 mesi, ma è stata poi prorogata per un periodo di 6 mesi con il decreto del Presidente della Repubblica 12 giugno 2020, "constatato che non risulta esaurita l'azione di recupero e risanamento complessivo dell'istituzione locale e della realtà sociale, ancora segnate dalla malavita organizzata"; considerato che: da marzo 2020 i dipendenti comunali e i lavoratori dell'azienda che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti non percepiscono lo stipendio dall'amministrazione commissariale, la quale attende di ricevere dal Governo i fondi erogati in favore delle amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose; la vicenda è finita anche all'attenzione della Prefettura di Siracusa, dove si è tenuto un incontro con i sindacati, che hanno lanciato l'allarme; tale situazione risulta incresciosa sotto molti punti di vista: tra i vari aspetti di rilievo, si segnala la situazione dei dipendenti comunali e dei netturbini che, in svariati casi, risultano essere gli unici percettori di reddito all'interno, invece, di famiglie monoreddito. Tale circostanza, nondimeno, rischia di avere ripercussioni dirette anche sulle stesse condizioni della città; nonostante tali criticità, per mesi i lavoratori comunali e i netturbini non sono mai venuti meno al loro dovere, fino a che la situazione non è divenuta ingestibile; un notevole e generalizzato malcontento è, infatti, emerso nel corso di manifestazioni e, addirittura, di uno sciopero della fame organizzato dai dipendenti della "Dusty", l'azienda che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti a Pachino; dopo questi episodi, due settimane fa la tensione è nuovamente esplosa tra i dipendenti comunali, i quali hanno richiesto a gran voce di trovare al più presto una soluzione all'attuale situazione di impasse , il proseguimento della quale risulta assolutamente ormai intollerabile, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda fare chiarezza sulle concrete modalità con cui vengono erogati i finanziamenti nei confronti dei Comuni sciolti per possibili infiltrazioni mafiose e, in particolare, sui fondi che il Comune di Pachino è in attesa di ricevere ormai da mesi; se non intenda agire in via prioritaria sulle mensilità arretrate, assicurando la normalità dei pagamenti anche pro futuro . Atto n. 3-02028 CANGINI Al Ministro della salute Premesso che, per quanto a conoscenza dell'interrogante: