[resaula]

È inutile elencare i brani che hanno segnato la nostra vita o almeno momenti importanti della vita di tutti, credo. In particolare, ho voluto prendere la parola per una piccolissima testimonianza. Ricoprivo immeritatamente il ruolo di Ministro della difesa, e il 4 novembre di ogni anno, in piazza del Popolo, avevo deciso di celebrare quella data - data della festa delle Forze armate e dell'unità nazionale - con un grande concerto. Per l'ultimo di questi, poco prima che cadesse il Governo Berlusconi, mi rivolsi a Ennio Morricone per sapere se avesse voluto dirigerlo lui. Sapevo certamente che, ammesso che avesse manifestato apertamente idee politiche, sicuramente non le aveva mai manifestate per la mia parte politica. Ma Ennio Morricone mi rispose che se c'era da onorare le istituzioni lui era sempre pronto: ha dato a me - e credo a tutti - una lezione da parte di chi viveva per la musica, regalava musica. Ma la grandezza nell'arte quasi sempre si accompagna con una grande presenza di spirito e di animo, che in quella circostanza mi dimostrò. Il suo concerto fu come sempre splendido, e le note della sua musica mi risuonano ancora, non solo nella testa, ma soprattutto nel cuore. Onore a Ennio Morricone! (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, lei ha detto bene: l'Italia e il mondo hanno perso un grandissimo musicista, un grande cineasta e un grande artista. Certo, il nostro Paese vanta una brillantissima tradizione di musicisti che hanno firmato splendide colonne sonore e hanno riscosso meritati successi; ma Ennio Morricone è stato tra loro forse il più importante e il più grande, perché nessuno come lui ha saputo attraversare ogni sorta di confine artistico, spaziale, generazionale. Diplomato in diverse specializzazioni al conservatorio di Santa Cecilia, era certamente un musicista colto e sofisticato che nella sua lunga vita non ha mai abbandonato la composizione classica. Ma era un maestro capace anche di scrivere canzoni che hanno segnato un'epoca e che forse proprio per questo hanno resistito all'urto del tempo; sono passate di generazione in generazione e diventate dei classici. Chi non conosce, anche tra i più giovani, canzoni a modo loro eterne, come «Sapore di sale» oppure «Se telefonando»? Ennio Morricone era un maestro di musica classica, ma conosceva l'importanza della canzone popolare, che rispettava profondamente. Se c'è una concezione democratica dell'arte, nessuno ha saputo incarnarla meglio di lui. Il grande successo arrivò nel 1964, con le colonne sonore dei film western del suo ex compagno di scuola Sergio Leone. Aveva già scritto musica per il cinema e in seguito avrebbe firmato la colonna sonora di oltre 500 film. Ma parlare di Ennio Morricone come di un musicista capace di aggiungere qualcosa di più ai film ai quali ha collaborato sarebbe assolutamente riduttivo. Di molti di questi film, e in particolare di quelli di Sergio Leone, Morricone è in effetti coautore. Quei capolavori sono in debito con lui quasi quanto con il regista; senza la sua musica, sarebbero un'altra cosa. Cosa sarebbe appunto «C'era una volta in America»? Cosa sarebbero altri film senza la sua musica? Morricone è stato allo stesso tempo musicista e cineasta. Forse anche qui agiva quella concezione aperta e democratica dell'arte che gli permetteva di muoversi sul confine tra suoni e immagini, trovando spesso il perfetto punto d'equilibrio. Ennio è stato uno degli artisti italiani di maggiore successo e importanza nel mondo. Ha collaborato con registi di enorme importanza in tutto il mondo, è stato premiato con Oscar, con quattro Golden Globe e con 10 David di Donatello, ma è rimasto sempre un musicista italiano, legato al suo Paese e, sino all'ultimo, al cinema del suo Paese. Era italiano e cosmopolita. Ma il confine più importante che l'arte di Morricone ha saputo abbattere è quello generazionale: musicisti di diverse nazionalità e di diverse generazioni hanno portato sul palco la sua musica. Molti complessi rock hanno aperto i loro concerti con la musica di Ennio Morricone, gli hanno dedicato canzoni, hanno riconosciuto il loro debito con lui. Tra le funzioni dell'arte, creare ponti non è certo l'ultima per importanza: ponti tra diversi linguaggi e forme di espressione, tra cultura alta e cultura popolare, tra Paesi diversi, tra generazioni diverse. Pochi lo hanno fatto tanto bene e in tanti ambiti diversi come Ennio Morricone. Per questo è giusto che oggi non solo l'Italia, ma tutto il mondo lo saluti e lo ringrazi. Grazie maestro! (Applausi) . ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, molti hanno parlato di Ennio Morricone. Ricordando il grande maestro, mi viene in mente un pensiero di Modest Musorgskij, che dice come la melodia, il suono che non costituisca memoria di una nazione o di un amico assente segna la nazione dei morti. Credo che Ennio Morricone, con la sua raffinata capacità di parlare con il suo linguaggio musicale a ognuno di noi, a tutti, e nello specifico di creare un connubio strettissimo tra le varie arti, anche con la settima arte, abbia avuto la capacità di sviluppare quel grande pensiero evocativo che tutta la grande arte possiede. L'umanità nel suo sviluppo ha creato prima il ritmo e poi la melodia, prima ancora della parola; Ennio Morricone lo ha saputo esprimere. Allievo di quel grande rivoluzionario che è stato Goffredo Petrassi, ha in qualche modo colto il linguaggio raffinato, ma, come poc'anzi è stato detto, ha dato a tutti la capacità di comprendere cosa siano la musica e la poesia. La poesia, dice Claudio Magris, è un biglietto su una sedia vuota, lasciata vuota da un amico. Forse abbiamo riempito quella sedia, lasciata vuota, con la poesia della musica di Ennio Morricone. Grazie maestro! (Applausi) . COMINCINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, di fronte ad un gigante come Ennio Morricone non possiamo non chiederci cosa sia l'arte: l'arte è qualsiasi attività dell'uomo rivolta ad esaltare il talento e la capacità espressiva. Sicuramente Ennio Morricone aveva entrambe queste doti: un talento naturale innato e una capacità espressiva tesa a comunicare emozioni. L'arte, in fondo, è questo: è qualcosa che ci emoziona, ci fa sognare, ci fa riflettere e ci fa pensare. Ennio Morricone ha saputo fare tutto questo nella propria lunghissima attività artistica. Mi ha molto impressionato il necrologio che egli stesso ha scritto per la sua morte, che in qualche modo è una sintesi perfetta della sua personalità: una sensibilità caratterizzata da semplicità umana, unita, ovviamente, come abbiamo detto, ad una innata intelligenza artistica. In quel necrologio, come in una sua composizione, in un crescendo finale potente, il maestro lascia in fondo ciò che ci trasmette essere per lui più caro, che non è il suo genio, non sono le sue composizioni e la sua lunghissima attività artistica: