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Anche per questo settore, sempre dichiarato strategico dal mondo politico e mai finanziato in modo opportuno, crediamo fortemente che avere un Ministro e un Ministero dedicati alle sole istituzioni scolastiche non possa che apportare benefici, anzitutto per l'attuazione di alcuni cambiamenti che possono contribuire a migliorare il funzionamento del sistema. Sto parlando di un avvio regolare dell'anno scolastico, della deburocratizzazione della didattica, della centralità degli apprendimenti e della valorizzazione effettiva del corpo docente. Parliamo di un settore, quello della scuola, in cui i numeri parlano da soli: 370.000 classi; quasi otto milioni di studenti, di cui 250.000 con disabilità; 41.000 sedi scolastiche statali; oltre 800.000 docenti, di cui 680.000 assegnati ai posti comuni e 140.000 a quelli di sostegno. Vi sono, poi, più di 12.500 scuole paritarie, frequentate da quasi 900.000 studenti. Indubbiamente bisognerà trovare ulteriori risorse da investire in questo settore, ma politiche di visione di Ministri con conoscenza diretta delle problematiche, ciascuno nel proprio ambito, potranno consentire di ottimizzare le risorse già disponibili nell'ottica del buon andamento e dell'adeguamento di questi strategici comparti alle sfide del futuro. Sempre secondo il rapporto Istat del 2019, solo il 62 per cento della popolazione italiana tra venticinque e sessantaquattro anni è in possesso di un titolo di studio secondario superiore, che è il principale indicatore per valutare il livello di istruzione formale conseguito in un Paese, contro una media europea del 78,1 per cento. I fattori di criticità nel settore scolastico, purtroppo, sono numerosi. Senza contare, poi - ahimè - le differenze territoriali interne al nostro Paese, sempre più accentuate. Gli ultimi studi del MIUR, relativi all'anno 2019, sulla dispersione scolastica riportano un quadro a dir poco desolante per quanto riguarda i livelli di apprendimento e le percentuali di abbandono rilevati soprattutto nel Mezzogiorno. La logica dello scorporo dei due Dicasteri, come appare chiaro anche in ragione dei trend e dei dati che ho richiamato, è pertanto una misura che, con una spesa ragionevole, investe sulla qualità di gestione di tutti i settori, per una piena valorizzazione delle specificità che connotano il sistema della formazione nazionale, sia scolastica che universitaria, e della ricerca scientifica. Entrambi i Dicasteri stanno collaborando alacremente e proficuamente per ridurre i tempi organizzativi al minimo e il fatto che entrambi i Ministri appartenenti ai settori di competenza abbiano già una visione chiara delle problematiche da affrontare agevola non poco il percorso che ciascuno dovrà sostenere. Abbiamo avuto dai nuovi Ministri delle risposte già esaustive a molte delle problematiche all'ordine del giorno. Poiché per noi la formazione pubblica e la ricerca, per il loro ruolo strategico per la crescita del Paese, sono una priorità nazionale riteniamo questo provvedimento necessario ed urgente, rigettando le mozioni pregiudiziali presentate dall'opposizione come inconsistenti, infondate e pretestuose, anche alla luce delle politiche nefaste da loro portate avanti quando si trovavano al Governo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Bernini e da altri senatori (QP1) e dalla senatrice Saponara e da altri senatori (QP2 (testo 2)). (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . RUSSO (M5S) . Signor Presidente, il decreto-legge di cui oggi discutiamo è predisposto per operare una migliore razionalizzazione delle funzioni in materia di istruzione, università e ricerca scientifica. In questa riorganizzazione, che divide le competenze in due grandi aree, quella dell'istruzione scolastica e quella della formazione superiore, universitaria e della ricerca, si precisa, altresì, all'articolo 51- bis , l'ambito di riferimento dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, che viene, quindi, inserita in maniera inequivocabile nel sistema universitario. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,28) ( Segue RUSSO). Alta formazione artistica e musicale a cui questo decreto-legge dedica una particolare attenzione e che è oggetto del mio intervento. Infatti, nonostante siano passati ben ventuno anni dalla legge n. 508 del 21 dicembre 1999, che ne riconosce l'appartenenza al più ampio genus degli studi universitari, l'AFAM non ha ancora visto concluso il suo allineamento con il sistema universitario. Vero è che, da un lato, ciò risulta già realizzato nel sistema di crediti formativi e con l'equiparazione dei titoli conseguiti con quelli universitari, ma è parimenti vero che il sistema di reclutamento dei docenti, invece, si conforma ancora con quello dell'istruzione secondaria. Né esiste ancora un'abilitazione artistica. È chiaro, quindi, che bisogna intervenire per un riordino profondo del sistema, sia al fine di garantire l'innovazione didattica sia per favorire la ricerca, la terza missione e l'internazionalizzazione nello spirito della piena attuazione del processo di Bologna. Nell'acronimo AFAM, ricordo, sono comprese non solo le accademie di belle arti e i conservatori di musica, ma anche l'Accademia nazionale di danza, l'Accademia nazionale di arte drammatica, gli istituti superiori per l'industria artistica e anche gli istituti musicali pareggiati in via di statizzazione: un mondo di creatività, bellezza ed eccellenza, dalla musica al design , dalla danza alla moda, per cui oggi, più che mai, si richiedono cura e risorse. Le accademie e i conservatori costituiscono oggi un modello di riferimento, in primis per le origini storiche. Facendo un salto nel Seicento, basti ricordare i conservatori allora orfanotrofi di due città, Napoli e Venezia, e due maestri per tutti, Scarlatti e Vivaldi che, facendo di necessità virtù, implementarono la loro funzione di accoglienza dei piccoli orfani con quella di scuola di musica, al fine di impiegare la giovane forza lavoro presso le case nobiliari e le feste che abbondavano in ambedue le città. In secondo luogo, l'importanza dei conservatori e delle accademie italiane è riconosciuta anche a livello internazionale, tant'è che oggi rappresentano in tutto il mondo centri di eccellenza di cui è testimonianza l'alto numero di studenti stranieri iscritti. Infine, sappiamo che il mondo dell'arte e della creatività è foriero di importanti ricadute in ambito economico e sociale. Dopo venti anni, finalmente il processo di riforma è stato riavviato con nuovo vigore in questa legislatura già dal primo Governo Conte, intervenendo sul varo del regolamento sul reclutamento, sull'attuazione del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (Cnam) e sull'avvio del processo di statizzazione degli ex istituti pareggiati e, non da ultimo, con la convocazione, dopo undici anni da quella precedente, degli stati generali del sistema AFAM ad opera dell'allora sottosegretario Fioramonti.