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Signor Presidente, intervengo rapidamente per chiedere al Ministero dell'interno di rispondere all'interrogazione 3-01046 , pubblicata il 18 luglio 2019. Credo siano urgenti una risposta e un intervento del Ministero dell'interno. Stiamo parlando del Fondo nazionale a favore delle vittime della mafia, che consente alle vittime della mafia, ma anche ai soggetti che si costituiscono parte civile, di poter avere avvocati che abbiano la sicurezza e la certezza di essere pagati alla fine del procedimento direttamente a valere su questo Fondo istituito dal Ministero della giustizia. Recentemente, il 18 gennaio 2019, il comitato di indirizzo ha emanato una circolare che di fatto ha bloccato, addirittura retroattivamente, i fondi per il pagamento degli avvocati che assistono sia i Comuni, sia le associazioni antiracket che si costituiscono parte civile. È evidente che o si ristabilisce la norma, cioè la possibilità di attingere al Fondo per corrispondere agli avvocati il pagamento certo da parte dello Stato, o rischiamo che sia le associazioni antiracket, sia gran parte dei Comuni di piccole dimensioni non possano costituirsi parte civile, indebolendo la presenza dello Stato e della società civile nei processi per mafia. Chiedo che venga sollecitato il Ministro dell'interno a intervenire su questo punto e a dare risposta a un'esigenza che mi pare urgente. (Applausi dal Gruppo PD) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, ricordiamo tutti in quest'Aula la tragedia di San Giuliano di Puglia, dove, il 31 ottobre 2002, 27 bambini morirono sotto le macerie della scuola crollata perché non a norma a causa di una scossa di terremoto. Ci fu allora un generale impegno di amministratori e parlamentari per cancellare la vergogna degli istituti scolastici aperti benché privi dei necessari requisiti per la sicurezza sismica. Ebbene, sono passati diciassette anni, ma quella vergogna non è stata cancellata. Per questo, nei giorni scorsi, mi sono rivolto al Presidente del Consiglio con un appello che qui rinnovo, spero anche a vostro nome. Al presidente Conte, che è titolare della delega per il terremoto, ho chiesto di chiudere tutte le scuole a rischio, anche perché atto necessario non solo per un normale criterio di responsabilità politica e morale, ma anche perché la chiusura che invoco è diventata ormai un preciso obbligo giuridico in base a una pronuncia della Cassazione del 2018, che ha stabilito che non debbano essere destinate all'uso scuole non perfettamente in linea con la normativa antisismica. Confesso che non riesco a rassegnarmi all'indifferenza di tutti gli organi responsabili, tanto più che non stiamo parlando di casi isolati. Stando ai dati del 4 giugno 2018, dei 39.847 edifici scolastici censiti, il 43 per cento si trova in zone sismiche 1 e 2, cioè quelle soggette a terremoti fortissimi o forti, e di queste solo il 21 per cento risulta progettato in modo adeguato alle norme tecniche di costruzione antisismica. In Abruzzo, zona sismica per eccellenza - pensi Presidente, e mi farebbe piacere avere la sua gentile e augusta attenzione perché, mentre ci perdiamo in discussioni sul Regolamento, i cittadini ci seguono e vogliono la risoluzione dei problemi e io cerco di porne alcuni - l'80 per cento delle scuole di ogni ordine e grado è privo dei necessari requisiti di sicurezza. Insomma, cari colleghi, ci sono in tutto il Paese milioni di ragazzi, nostri figli, fratelli o nipoti, che rischiano ogni giorno la vita come i bambini di San Giuliano di Puglia. (Applausi dal Gruppo M5S) . Chiudiamo perciò queste scuole, prima che altre tragedie si ripetano. Avviamo la costruzione - mi rivolgo di nuovo al presidente Conte - di strutture provvisorie nei casi più gravi e altre definitive nel lungo periodo. Ci vorranno certo tanti soldi, soldi che non abbiamo. Ci vorrà, signor Presidente, certo l'aiuto dell'Europa per reperire i 100 miliardi stimati per la messa in sicurezza di tutti gli edifici pubblici. Lo dico anche ai colleghi della Lega, che stanno bloccando i lavori della Presidenza. Io parlo di terremoto e mi rendo conto che loro sono più interessati alle norme del Regolamento, con il quale volevano e vogliono trasformare quest'Aula in un Vietnam. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ma io ricordo loro che stanno trasformando la loro presenza piuttosto in una Caporetto, perché stanno bloccando i lavori del Parlamento e le prerogative dei parlamentari. E questo è un fatto grave, che sono sicuro i cittadini sapranno giudicare. (Applausi dal Gruppo M5S) . Mi rivolgo agli illustri cattedratici, a cominciare dal professor Bagnai, visto che parlo - sì - di istituti scolastici che riguardano l'intera popolazione, ma la scarsa sicurezza riguarda anche le università, che lui qui dovrebbe rappresentare. Per cui, io mi auguro che passi questa foga rivoluzionaria piuttosto da barzelletta, non all'altezza neanche della tradizione della Lega, che noi ricordiamo e che qui portava il presidente Bagnai, che adesso chiederà, giustamente, la replica per motivi personali che non ci interessano. (Vivaci commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Ma come non ti interessa? Fascista! DI NICOLA (M5S) . Io invito il senatore Bagnai ad associarsi alla richiesta di chiudere le scuole a rischio, perché quello che è certo è che non possiamo più continuare, non possiamo più tacere, non possiamo più non avere l'attenzione della Presidenza del Senato. Uniamoci, perciò, signor Presidente, perché la vita di tanti ragazzi non venga più messa a repentaglio da quello stesso Stato che dovrebbe, invece, tutelarli. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . GIANNUZZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIANNUZZI (M5S) . Signor Presidente, noi tutti siamo inorriditi quest'estate di fronte ai fatti di cronaca che riportavano della cagnetta orribilmente seviziata a Partinico, alla quale è stato poi necessario praticare eutanasia per mettere fine alla sua agonia. In generale, a sentire la cronaca delle gratuite crudeltà ai danni degli animali e ancor più il bollettino del triste fenomeno degli abbandoni estivi, inequivocabilmente in aumento, anno dopo anno (si parla ormai di più di 65.000 abbandoni nei novanta giorni d'estate) tende a crearsi in noi, giorno dopo giorno, la percezione di un Paese che sta gradualmente smaltendo quella sua peculiare caratteristica che ci faceva appellare, al di fuori del nostro territorio, come brava gente e che, dentro, il Paese rappresentava per noi stessi elemento di conforto, perché ci offriva la sottile certezza di avere intorno un tessuto umano che, all'occorrenza, in ogni nostra fragilità avrebbe saputo accoglierci.