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Modifiche alla Costituzione per la riforma del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari e l'assegnazione al Senato della Repubblica di funzioni legislative esclusive e funzioni di vigilanza e di garanzia. Onorevoli Senatori. -- L'ossessione per le riforme costituzionali che ha contraddistinto gli ultimi venti anni ha costituito nei fatti un alibi della maggioranza della classe politica per assolvere se stessa, la propria incapacità di governo, il proprio fallimento. In questo quadro la Costituzione e la sua rigidità viene così indicata come una delle cause della crisi e del declino del Paese. Mentre è proprio la mancata attuazione della Costituzione che a nostro avviso è una delle cause dell'attuale crisi. Il dibattito sulle riforme ha continuamente oscillato sull'onda delle opzioni e delle mode politiche contingenti, variando nei suoi obiettivi principali. Ed è in tal modo, per esempio, che nel 2001 si arriva alla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione optando per l'idea federalista e ora, senza alcuna riflessione seria ed approfondita sul sistema attuale delle regioni, il Governo interviene di nuovo con opzioni neocentraliste. Ed ancora, il tema della crisi di rappresentanza e del rapporto di fiducia tra i cittadini e la classe politica viene ora declinato solo ed unicamente sul mero piano dei costi della «casta» e le soluzioni proposte non vanno solo nella giusta non più rinviabile riduzione delle indennità, ma tendono soprattutto ad eliminare l'elezione diretta degli organismi in favore di quelle di secondo livello, invece di rafforzare gli istituti della democrazia diretta e partecipata. Il tema cruciale della semplificazione ed efficienza del sistema democratico non indica nell'attuale dibattito la priorità di intervenire, limitandola, sull'eccessiva e caotica produzione di leggi e per avviare un serio processo di sburocratizzazione, ma solo quella della revisione profonda della parte seconda della Costituzione, con lo scopo in realtà di modificare la prima. In questo quadro confuso e frammentato si colloca ora lo storico dibattito sul superamento del bicameralismo perfetto, con proposte come quelle dell'attuale Governo che riducono il Senato ad una sorta di fotocopia della Conferenza Stato-Regioni e lo priva della necessaria investitura popolare. Il superamento del bicameralismo perfetto assume al contrario una sua razionalità e una sua effettiva utilità solo se persegue una netta separazione e distinzione delle funzioni e riduce complessivamente il numero dei parlamentari. Alla Camera dei deputati, portata a quattrocentocinquanta membri, il rapporto fiduciario con il Governo e la legislazione ordinaria e al Senato, centocinquanta membri, una funzione forte di garanzia e controllo, che può avere solo se eletto direttamente, con un sistema elettorale proporzionale non dovendo concorrere alla governabilità. Con questo disegno di legge costituzionale presentiamo una proposta di revisione, a partire da una profonda riforma dell'istituzione parlamentare, sostituendo il bicameralismo perfetto con un bicameralismo caratterizzato dall'espressione del rapporto fiduciario con il Governo demandato alla sola Camera dei deputati, a cui è demandata altresì la più generale funzione legislativa nazionale, e potenziando l'altro ramo del Parlamento attraverso l'attribuzione di funzioni legislative esclusive in un determinato numero di materie e funzioni più generali di garanzia e di vigilanza sull'azione del Governo, della pubblica amministrazione e un controllo di legittimità costituzionale preventivo dei provvedimenti legislativi approvati dalla Camera dei deputati. Rimane l'esercizio collettivo delle due Camere della funzione legislativa, così come oggi avviene per tutte le leggi, sulla revisione costituzionale, su norme che regolano i diritti di libertà e di ratifica dei trattati internazionali. Al solo Senato viene invece affidata la funzione di recepimento del diritto dell'Unione europea nonché quelle relative alle materie di legislazione concorrente. La riforma che proponiamo determina nei rapporti tra Parlamento e Governo trasformazioni tali da soddisfare molte delle esigenze dello Stato democratico contemporaneo non solo idealmente inderogabili, ma via via crescenti ed incalzanti. L'assetto istituzionale che proponiamo alla discussione sarebbe, fra l'altro, un contributo ad una maggiore chiarezza e trasparenza dei lavori parlamentari, attraverso una sorta di «specializzazione» delle Camere che eviterebbero faticose navette tra un ramo e un altro del Parlamento, una più facile «lettura» da parte dei cittadini ed alla stessa comprensione della volontà del legislatore. Con l'articolo 1 si intende modificare l'articolo 55 della Costituzione che stabilisce la composizione del Parlamento lasciando alla sola Camera dei deputati la titolarità del rapporto di fiducia con il Governo e affidando al Senato alcune funzioni legislative, di controllo e d'inchiesta esclusive: la funzione legislativa di recepimento del diritto dell'Unione europea e nelle materie di legislazione concorrente; la titolarità della funzione di controllo dell'operato del Governo e sulla pubblica amministrazione; il potere d'inchiesta e la funzione di controllo costituzionale sui disegni di legge in discussione alla Camera e sugli atti aventi forza di legge e di controllo di merito sulle leggi regionali, ritenute dal Governo contrastare con gli interessi nazionali o di altre regioni; nonché la funzione di verifica dell'attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell'impatto delle politiche pubbliche sul territorio. Inoltre al Senato viene affidata la funzione di raccordo tra lo Stato e le regioni, le città metropolitane e i comuni. L'articolo 2 modifica l'articolo 56 fissando in quattrocentocinquanta il numero dei deputati e portando a ventuno anni il diritto di elettorato passivo per la Camera. L'articolo 3 modifica l'articolo 57 fissando in centocinquanta il numero dei senatori. L'articolo 4 interviene sull'articolo 58 portando a trentacinque anni il diritto di elettorato passivo e a ventuno anni il diritto di elettorato attivo per il Senato e prevedendo altresì la nomina di diritto a senatore dei presidenti delle giunte regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano per un periodo coincidente con la durata degli organi delle istituzioni territoriali nelle quali sono stati eletti. L'articolo 5 modifica l'articolo 59 sopprimendo la facoltà di nomina di senatori a vita da parte del Presidente della Repubblica. L'articolo 6 modifica le modalità di esercizio della funzione legislativa del Parlamento prevista all'articolo 70, affidando la funzione legislativa di revisione costituzionale, sulle leggi elettorali e norme che regolano i diritti di libertà e di ratifica dei trattati internazionali all'esercizio collettivo delle due Camere così come oggi avviene per tutte le leggi.