[pronunce]

Non può pertanto essere accolta l'eccezione di inammissibilità del ricorso avanzata dalla difesa del Presidente del Consiglio, sulla base dell'assunto secondo cui le funzioni delegate alla Regione Valle d'Aosta in materia di riconoscimento di persone giuridiche private (operanti nell'ambito regionale e nelle materie di competenza regionale) sarebbero oggetto di una delega c.d. “libera”, e non di tipo devolutivo-traslativo, che come tale non sarebbe suscettibile di essere difesa mediante lo strumento del conflitto di attribuzioni. In realtà ciò di cui si discute nel presente giudizio è solo se sia legittima l'attribuzione, in Valle d'Aosta, al rappresentante del Ministero dell'interno, che presiede la commissione di coordinamento prevista dall'art. 44 dello statuto speciale, di compiti devoluti nel restante territorio nazionale ai prefetti, là dove tutte le altre funzioni prefettizie sono esercitate dal Presidente della Regione, in forza di una regola che - se pur la si voglia considerare effetto di una delega - è invocata dalla ricorrente come un connotato dello speciale ordinamento autonomistico valdostano, quale risulta dallo statuto e dalle norme di attuazione e di trasferimento: ad essa non può negarsi il carattere di attribuzione suscettibile di essere difesa con lo strumento del conflitto. 3.- In questi termini, il ricorso è fondato. La soppressione, in Valle d'Aosta, della figura del prefetto come rappresentante nel territorio provinciale dell'autorità governativa risale al d.lgs.lgt. n. 545 del 1945, che ha disposto, fra l'altro, la soppressione della Provincia di Aosta (art. 1, secondo comma), e la devoluzione al Presidente del Consiglio della Valle (organo allora dotato dei poteri di rappresentanza della Valle poi attribuiti dallo statuto al Presidente della Giunta regionale, oggi Presidente della Regione; art. 2 della legge cost. 31 gennaio 2003, n. 2) di “tutte le attribuzioni che le leggi vigenti conferiscono al Prefetto e al Presidente della deputazione provinciale in quanto non rientrino nella competenza del Consiglio della Valle”, essendo detto Presidente “responsabile verso il Governo dell'esercizio dei poteri che per legge restano riservati allo Stato” (art. 4, primo e terzo comma). L'impostazione seguita dal citato decreto legislativo luogotenenziale era ispirata evidentemente alla concezione dell'“autogoverno”, per cui la rappresentanza dell'autorità governativa nella Regione era rimessa all'organo localmente eletto, il quale in tale sua qualità agiva non come vertice dell'ente autonomo, titolare di funzioni separate in via di principio da quelle conservate in capo allo Stato centrale, ma piuttosto come esponente elettivo dell'apparato pubblico visto nella sua unità, investito direttamente, sotto la direzione del Governo centrale, anche delle funzioni di competenza statale esercitate nell'ambito del territorio regionale, oltre che di funzioni devolute all'ente di autonomia. Concezione, questa, che, come è ben noto, pur avendo ispirato, in particolare, lo statuto speciale per la Sicilia, oltre che quello per la Valle d'Aosta, non si è poi tradotta integralmente nel disegno della Costituzione repubblicana: nella quale si iscriveva piuttosto la linea del cosiddetto “doppio binario”, che accosta sul medesimo territorio organi e uffici degli enti autonomi ad organi ed uffici decentrati dell'amministrazione statale. Per quanto riguarda, comunque, la Regione Valle d'Aosta, il sistema della sostituzione di organi e uffici regionali ai preesistenti uffici decentrati dello Stato fu realizzato coerentemente, confermando ed estendendo la scelta effettuata fin dal decreto n. 545 del 1945, e sviluppata con il d.lgs. C.p. S. 23 dicembre 1946, n. 532. È ben vero, infatti, che lo statuto speciale non riprende espressamente e integralmente tutti i contenuti del decreto n. 545 del 1945, e in particolare, mentre ne riprende, nel primo comma dell'art. 44, la disposizione relativa al mantenimento dell'ordine pubblico (già presente nell'art. 8 del decreto), non ne riproduce invece l'art. 4 sulle funzioni, in generale, del prefetto. Ma alla soppressione dell'ufficio del Prefetto di Aosta non ha mai fatto seguito il suo ripristino o l'istituzione di un ufficio analogo. Né è stata mai smentita la regola, stabilita dall'art. 4 del decreto n. 545 del 1945, dell'esercizio da parte del Presidente della Regione delle funzioni altrove spettanti al prefetto: essa ha trovato costante applicazione, e conferma in più di un provvedimento legislativo. Così, l'art. 16 della legge 6 dicembre 1971, n. 1065 (Revisione dell'ordinamento finanziario della Regione Valle d'Aosta), e l'art. 15 della legge 26 novembre 1981, n. 690 (Revisione dell'ordinamento finanziario della regione Valle d'Aosta), si riferivano al Presidente regionale per l'apposizione del visto di esecutorietà su contratti degli enti locali; l'art. 15 della stessa legge n. 1065 del 1971 e l'art. 14 della stessa legge n. 690 del 1981 demandavano al Presidente regionale la gestione di contabilità erariali. La legge 16 maggio 1978, n. 196, che dettava, in via di legislazione ordinaria, “Norme di attuazione dello statuto speciale della Valle d'Aosta”, confermava e ribadiva tale regola a proposito di diverse funzioni prefettizie, nell'articolo 10 (ove si richiama espressamente l'art. 4 del d.lgs.lgt. n. 545 del 1945) in tema di espropriazione, nell'art. 34 in tema di autorizzazione agli enti assistenziali ad accettare lasciti e donazioni e ad acquistare beni immobili, nell'art. 58 in tema di segretari comunali; l'art. 21 delegava al Presidente della Regione anche le funzioni in materia di protezione civile attribuite dalla legge n. 996 del 1970 al commissario del Governo. A sua volta, l'art. 40, terzo comma, terzo periodo, del d.P.R. 22 febbraio 1982, n. 182, si rifaceva espressamente all'art. 4 del decreto n. 545 a proposito dell' impiego del Corpo dei vigili del fuoco. Successivamente, l'art. 13, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri), nel contesto della disciplina legislativa delle funzioni del commissario del Governo, espressamente stabiliva che restassero ferme, per la Regione Valle d'Aosta, le disposizioni contenute nel decreto legislativo luogotenenziale 7 settembre 1945, n. 545: e al medesimo art. 13, comma 3, rinviava l'art. 1 del d.lgs. 28 dicembre 1989, n. 432 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Valle d'Aosta in materia di polizia locale, urbana e rurale), in tema di funzioni di polizia locale. Da ultimo, l'art. 15 del d.P.R. 17 maggio 2001, n. 287, ha escluso, in Valle d'Aosta, l'applicazione delle disposizioni in tema di trasformazione delle prefetture in uffici territoriali del Governo (di cui all'art. 11 del d. lgs. 30 luglio 1999, n. 300) e di accorpamento in tali strutture di altre strutture periferiche di amministrazioni dello Stato.