[pronunce]

Successivamente, la legge regionale n. 12 del 1997, nel confermare (all'art. 2, comma 7) l'immissione nel ruolo ad esaurimento di tale personale, ha previsto (all'art. 3, comma 6) che esso «viene immesso nel ruolo ordinario sotto la declaratoria contingente legge 28 ottobre 1986, n. 730 articolo 12 e successive modificazioni ed integrazioni», con la precisazione che «detti posti sono indisponibili ed a seguito della cessazione dal servizio di detto personale il contingente viene di volta in volta ridotto fino alla soppressione totale». 3.2. - Proprio su questa disposizione si fonda l'affermazione della Ragioneria generale dello Stato (nell'impugnata nota del 1° agosto 2002, supportata anche dal richiamo al citato parere del Consiglio di Stato), secondo cui l'avvenuta immissione del personale in esame nel ruolo ordinario della Regione comporta, come conseguenza, che il relativo trattamento economico debba far carico al bilancio regionale a decorrere dall'entrata in vigore della ricordata normativa. A fronte di questa interpretazione, la ricorrente - come chiaramente rivela lo stesso tenore del petitum azionato - si duole essenzialmente dell'erroneità della premessa ermeneutica (che inficerebbe le conclusioni), assumendo che in realtà il citato art. 3, comma 6, non comporterebbe alcuna immissione del personale in oggetto nei ruoli ordinari della Regione. Ma le affermazioni contenute nella nota della Ragioneria generale dello Stato (come anche nel parere del Consiglio di Stato) costituiscono all'evidenza esercizio di normale attività interpretativa da parte di organi istituzionalmente chiamati a svolgerla; e tale attività - per questi, come per qualsiasi altro interprete - non può essere preclusa, come sostenuto dalla ricorrente, in ragione della natura della fonte, ovvero dell'applicazione che concretamente della legge abbia fatto la Regione, sulla base di espresse o tacite manifestazioni di volontà. Nella specie, non viene in discussione la titolarità delle competenze: l'assunto dell'intervenuta immissione nel ruolo regionale ordinario non mette minimamente in dubbio che - in tesi - la scelta normativa di conservare o meno l'originario regime lavorativo spetti alla Regione, che sul punto ha effettivamente legiferato, mentre la valutazione delle conseguenze della trasformazione del rapporto di lavoro sulla ripartizione dell'onere del relativo finanziamento deriva dalla premessa interpretativa da cui muove l'organo chiamato a valutare gli effetti dell'eventuale mutamento del rapporto. Pertanto - corretta o errata che sia - questa operazione ermeneutica (che viene contestata in quanto tale) è di per sé inidonea ad incidere direttamente o indirettamente sull'assetto delle rispettive attribuzioni, provocandone violazione o menomazione (sentenze n. 111 del 1976 e n. 309 del 1993); semmai essa troverà davanti al giudice comune la naturale sede di valutazione (sentenza n. 213 del 2001). 3.3. - In assenza di doglianze specifiche che coinvolgano, seppure in via mediata, l'accertamento del rispetto delle norme attributive delle competenze, il ricorso della Regione Campania non assume il necessario tono costituzionale che caratterizza il “regolamento di competenza”, disciplinato dall'art. 39 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e si risolve in una vindicatio rei, di contenuto esclusivamente patrimoniale, tutelabile mediante il ricorso agli ordinari rimedi giurisdizionali (sentenza n. 467 del 1997). Né, per affermare il rango costituzionale della controversia, varrebbe osservare che la mancata erogazione delle somme in esame impedirebbe alla Regione l'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, o comunque ne lederebbe la potestà di programmazione della spesa o la capacità di sostentamento del proprio apparato organizzativo (sentenza n. 213 del 2001, citata). Dalla prospettazione del ricorso, infatti, non emerge in alcun modo che la disponibilità dei rimborsi vantati dalla Regione (peraltro neppure quantificati in termini monetari) costituisca presupposto imprescindibile per l'espletamento di determinate competenze, funzioni, o potestà pubbliche spettanti alla medesima Regione. Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'inammissibilità del conflitto di attribuzione proposto dalla Regione Campania nei confronti dello Stato con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 marzo 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA