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la Francia si appresta ad interdire il traforo autostradale del Frejus ai mezzi pesanti con motori Euro 4 e a proporre l'applicazione di un sovra-pedaggio del 5 per cento sul tratto in questione. Il combinato disposto tra il blocco della Tav Torino-Lione e le nuove condizioni di utilizzo del traforo autostradale del Frejus rischia di isolare ulteriormente il nostro Paese rispetto al contesto europeo, si chiede di sapere: quale sia la data certa di conclusione dei lavori da parte della struttura tecnica del Ministero delle infrastrutture incaricata di effettuare l'analisi del rapporto tra costi e benefici sulle grandi opere infrastrutturali; se, in attesa dei risultati di tali valutazioni, i cui tempi sono ancora ignoti, il Ministro in indirizzo intenda rivedere la decisione assunta sulla Tav Torino-Lione, garantendo lo svolgimento dei relativi bandi di appalto già finanziati entro le scadenze inizialmente previste, nonché la prosecuzione dei lavori in corso su tutte le opere infrastrutturali oggetto di valutazione; se le conclusioni del lavoro svolto dalla struttura di tecnici incaricati saranno rese note al Parlamento e ai cittadini, con un apposito e dettagliato documento su tutte le opere oggetto d'indagine; se intenda rendere noto, in ragione della trasparenza, a quanto ammontino gli oneri a carico del bilancio pubblico in caso di blocco delle opere infrastrutturali ed in particolare per quelle su cui esistono accordi internazionali, che impongono, in caso di mancata realizzazione, il pagamento di tutte le somme spese dall'Unione europea e dagli altri Stati; se il Governo sia intenzionato a rivedere la composizione della manovra di bilancio per il 2019 trasferendo al capitolo infrastrutture e opere pubbliche una parte della spesa corrente inizialmente prevista per misure, come il reddito di cittadinanza e "quota 100"; quali iniziative intenda adottare nei confronti del Governo francese, al fine di evitare che il transito nel traforo autostradale del Frejus sia interdetto ai mezzi pesanti con motori Euro 4 e che sia apposto un sovra-pedaggio sulla medesima tratta. Atto n. 3-00454 BERNINI MALAN GALLONE TIRABOSCHI PAPATHEU MESSINA Alfredo SICLARI GIAMMANCO TOFFANIN BATTISTONI DAL MAS BERUTTI FERRO GALLIANI LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI MOLES RIZZOTTI RONZULLI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: com'è noto il territorio italiano presenta caratteristiche di elevato rischio idrogeologico, anche a causa dei processi di antropizzazione incontrollata che hanno danneggiato il naturale equilibrio degli ecosistemi e del territorio, soprattutto a partire dalla metà del XX secolo; l'Italia, secondo i dati dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), è uno dei Paesi europei maggiormente interessati da fenomeni franosi, gli ultimi dati contano infatti 620.808 frane nel corso del solo 2017, che hanno interessano un'area di 23.700 chilometri quadrati, pari al 7,9 per cento del territorio nazionale; per ciò che concerne le alluvioni, le aree a pericolosità idraulica elevata in Italia, risultano pari a 12.405 chilometri quadrati, le aree a pericolosità media ammontano a 25.398 chilometri quadrati, quelle a pericolosità bassa (scenario massimo atteso) a 32.961 chilometri quadrati. Le regioni con i valori più elevati di superficie a pericolosità idraulica media, sulla base dei dati forniti dalle autorità di bacino distrettuali, risultano essere Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto; sono attualmente nove le regioni con il 100 per cento di comuni a rischio idrogeologico: Valle d'Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria; a queste si aggiungono l'Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento, con percentuali tra il 90 e il 100 per cento; il 91 per cento dei comuni italiani sono abitati da oltre 3 milioni di nuclei familiari che vivono in territori classificati ad alta pericolosità; quasi il 4 per cento degli edifici italiani (oltre 550.000) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9 per cento (oltre un milione) in zone alluvionabili nello scenario medio (ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni 100-200 anni); anche il patrimonio culturale è esposto a rischi elevati: i dati dell'ISPRA infatti individuano nelle aree franabili quasi 38.000 beni, oltre 11.000 dei quali ubicati in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre sfiorano i 40.000 i monumenti a rischio inondazione nello scenario a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi; alcune delle cause che hanno contribuito nel tempo a peggiorare il rischio idrogeologico del nostro Paese sono ascrivibili alle opere di urbanizzazione estrema in contrasto con i vincoli previsti dalle norme in materia, alla mancata manutenzione dei fiumi, al disboscamento e a ogni azione contraria al rispetto del territorio; per ridurre il rischio che si verifichino fenomeni franosi e alluvionali non bisogna agire nell'emergenza, ma è estremamente importante gestire il territorio in modo corretto, attraverso un'attenta pianificazione ambientale organica e strutturale che tenga in considerazione il cambiamento climatico in atto e il mutamento dell'assetto dell'intero territorio nazionale, compresi gli indicatori di rischio riguardanti popolazione, famiglie, edifici e opere infrastrutturali; a tal fine, è in via di presentazione un disegno di legge, di iniziativa del Gruppo di Forza Italia, per l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale; gli eventi calamitosi avvenuti nel corso degli ultimi anni e quelli meteorologici intensi, verificatisi anche durante i mesi appena passati, rappresentano la conferma di come le politiche relative al cambiamento climatico necessitino di essere rafforzate, in particolare sotto il profilo della prevenzione per la messa in sicurezza del territorio, della difesa del suolo, della realizzazione di sistemi di protezione, attraverso un coordinamento di tutti i soggetti coinvolti, a livello centrale e periferico, al fine di evitare il ripetersi di eventi tragici, derivanti dalla devastazione dei territori; nel disegno di legge di bilancio per il 2019, in discussione presso la Camera dei deputati, vi è l'istituzione del fondo per gli investimenti degli enti territoriali, in parte destinato ad interventi contro il dissesto idrogeologico, le cui modalità di utilizzo sono demandata ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri; oltre a sostenere i Comuni nella realizzazione di interventi di messa in sicurezza del territorio, occorre coinvolgere i privati cittadini, incentivandoli ad investire in opere per fronteggiare episodi quali fenomeni di dissesto idrogeologico con origine in terreni di proprietà privata;