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A., sottrarrebbe al futuro parco archeologico ben 2.850 metri quadrati, intaccando anche parte dell'area assoggettata a vincolo diretto con decreto del direttore regionale dell'Umbria datato 20 giugno 2008, valutata di particolare interesse scientifico; in sede di conferenza dei servizi, però, con nota del 10 gennaio 2020, l'Ufficio di tutela territoriale del Ministero della cultura (allora guidato da Marica Mercalli), pur cosciente dell'altissimo rischio archeologico di Maratta, non ha respinto recisamente il progetto comunale, riconoscendolo incompatibile con le patenti esigenze di tutela e conoscenza, ma ha prescritto l'esecuzione di un'indagine preliminare estensiva, riservandosi di rendere il parere sulla fattibilità dell'intervento edificatorio all'esito della stessa. Uguale valutazione e prescrizione ha espresso il soprintendente ABAP in carica, Elvira Cajano, nella nota del 28 aprile 2021; valutato che: non solo l'antichità dell'antropizzazione di Maratta, ma anche la sua natura di insediamento sparso di valle, sorto per di più in ambiente paludoso e con notevole differenza stagionale del livello delle acque, rendono il caso ternano assai peculiare, nel quadro del popolamento dell'Umbria meridionale protostorica. Tracce di attività produttive e di pratiche rituali sembrano inoltre poter restituire, a patto di dare spazio e tempo alla ricerca scientifica, una realtà più complessa di quella che ci si attenderebbe dalla mera destinazione ad uso residenziale del sito; numerose e autorevoli voci, sia della politica locale (il consigliere comunale Michele Rossi, ad esempio, ha scritto al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della cultura) sia dell'associazionismo culturale locale, si stanno levando a favore della difesa dell'area di Maratta dall'intervento necessariamente invasivo previsto dalla citata variante, consapevoli dell'interesse superiore di preservarla per consentire allo Stato e agli enti locali, quando finalmente vorranno assumersi le proprie responsabilità, di recuperare e mettere massimamente in valore i suoi "tesori"; l'11 marzo 2022 il problema è stato trattato in un convegno ad hoc (si veda "Area archeologica di Maratta: a Terni un convegno dedicato" su "umbriaON") e il 24 l'archeologa ternana Valentina Leonelli è stata audita in I Commissione al Consiglio comunale, su sua richiesta, per esporre nel merito le ragioni della tutela e le rilevanti prospettive di valorizzazione a fini culturali dell'area di Maratta (si veda "Nuovo Globo Maratta, appelli e lacrime: 'Lì sotto la Terni che attende luce da millenni'" su "Umbria24"), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto e non ritenga di investire la competente Direzione generale ABAP, nonché il Consiglio superiore dei beni culturali, del compito di valutare se sia lecito che a Maratta di Terni, qualora fosse approvata la variante al PRG prodromica alla costruzione di un centro commerciale, che ridurrebbe considerevolmente l'estensione della superficie destinata a parco archeologico, si compiano operazioni preliminari che sottoporrebbero l'area vincolata ad uno stress potenzialmente fatale; se non condivida il timore di quanti reputano che una posizione debole della Soprintendenza ABAP dell'Umbria, qual è l'attuale, conciliante ad ogni costo con le pretese dei privati, potrebbe causare un danno irreversibile a vestigia che, non avendo carattere monumentale, e considerata anche la quota di affioramento alquanto superficiale, rischiano di essere spazzate via insieme ad una pagina non altrimenti recuperabile della storia di Terni e dell'Italia centrale, procurando un danno irreversibile al patrimonio culturale del Paese. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06869 FATTORI DE FALCO Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: la Leonardo S.p. A., azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza, ha come suo maggiore azionista il Ministero dell'economia e delle finanze, che possiede una quota di circa il 30 per cento. Da oltre un secolo al fianco delle forze armate, fornisce sistemi di difesa, leader nell'aerospazio difesa e sicurezza; con un comunicato stampa Leonardo ha annunciato un piano "di ristrutturazione ed efficientamento" della propria divisione elettronica, che prevede la chiusura di 11 siti in tutta Italia, tra cui quello di Pomezia (Roma), finora definito dalla stessa Leonardo "di grande modernità"; considerato che: la società è economicamente florida, è da sempre protagonista dei principali programmi strategici internazionali e partner tecnologico di governi, amministrazioni, istituti e imprese. Si stima che il suo portafoglio ordini del 2020 arrivi a 13,8 miliardi di euro; la "transumanza" di donne e uomini verso la sede di Roma in via Tiburtina appesantirebbe un'area già messa alla prova dal flusso quotidiano di mezzi pubblici, mezzi pesanti, auto private. Inoltre tale operazione impoverirebbe ulteriormente un territorio, quello di Pomezia, che nel corso degli anni ha visto il trasferimento di numerosi centri produttivi e di servizi (come i dipartimenti di prevenzione della ASL 6 o la sede medico-legale dell'INPS), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano agire per quanto di loro competenza, essendo la Leonardo un'azienda a partecipazione statale, per evitare la chiusura dello stabilimento di Pomezia e i ricordati spostamenti delle persone che vi prestano la propria attività. Atto n. 4-06870 TONINELLI Al Ministro della salute Premesso che: dal 2016 è attivo presso l'ospedale di Cremona un percorso unitario e completo, interamente dedicato alla senologia oncologica, denominato "Area donna", che, attraverso la multidisciplinarietà dell'assistenza, consente la completa integrazione tra tutte le strutture dedicate alla salute della donna nella sua globalità: dalla prevenzione, alla diagnosi precoce, fino al trattamento chirurgico oncologico e plastico dei tumori della mammella e dell'apparato genitale femminile; la scelta di collocare una struttura di tale importanza strategica a Cremona non fu casuale dal momento che, in quest'area, il tasso di mortalità registrato per le malattie oncologiche è, ancora oggi, in assoluto il più alto rispetto al resto d'Italia, con un'incidenza di decessi nettamente più alta rispetto a tutte le altre regioni della penisola, essendo la stessa Cremona la seconda città più inquinata d'Europa, secondo quanto dichiarato lo scorso 17 giugno 2021 dall'AEA (Agenzia europea dell'ambiente); il centro rappresenta, da anni, non solo un punto di riferimento essenziale per le donne del territorio che possono accedere a un percorso unico di presa in carico dalla diagnosi alla guarigione, ma anche un fiore all'occhiello della sanità cremonese rientrando, tra l'altro, tra le 20 strutture che in Italia sono certificate, a livello europeo, con il bollettino "Eusoma" da parte dell'European society of breast cancer specialists, il massimo organismo scientifico europeo che si occupa di tumore al seno e che assegna tale riconoscimento solo alle breast unit che soddisfano determinati livelli di qualità, multidisciplinarità e numero di interventi;