[pronunce]

che, al riguardo, il rimettente evidenzia l'inadeguatezza della previsione di garanzia, contenuta nell'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998, a rimediare al denunciato vulnus, in ragione dei costi della procedura, di regola insostenibili dai destinatari dei provvedimenti di espulsione, «o per gli altri incombenti previsti dalla norma»; che il giudice a quo ritiene la questione rilevante «nel senso che occorra verificare la irragionevolezza di una disposizione che mediante un “automatismo irrazionale” […] impedisce al giudice una verifica del bilanciamento degli interessi coinvolti»; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la declaratoria di manifesta inammissibilità o, comunque, di manifesta infondatezza delle questioni; che, in via preliminare, la difesa erariale osserva come il rimettente non fornisca alcuna motivazione circa la rilevanza delle questioni nel giudizio principale; che, nel merito, con riferimento alla questione riguardante la disciplina del divieto di espulsione, l'Avvocatura generale rileva che la Corte costituzionale si è già pronunciata su questioni analoghe, concludendo nel senso della manifesta infondatezza (sono richiamate le ordinanze n. 446 e n. 192 del 2006; n. 481 e n. 313 del 2000) ; che la Corte d'appello di Perugia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, commi 3 e 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui «non prevede che il giudice, all'esito della convalida dell'arresto, possa negare il rilascio del nulla-osta all'espulsione amministrativa del cittadino straniero sottoposto a procedimento penale, per assicurare le esigenze difensive dell'imputato»; che, secondo quanto riferisce la rimettente, nel giudizio principale si discute della responsabilità di un cittadino straniero, arrestato in data 29 novembre 2002 per non aver ottemperato all'ordine di allontanamento impartitogli dal questore, e condannato, con sentenza del 22 gennaio 2003, emessa dal Tribunale di Perugia, «essendo stato medio tempore espulso, sì da non aver potuto presenziare al dibattimento»; che la Corte d'appello procedente dà atto di aver già sollevato, nello stesso giudizio principale, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 e che la predetta questione è stata dichiarata manifestamente inammissibile, per indeterminatezza del petitum, con l'ordinanza n. 35 del 2007 della Corte costituzionale; che la rimettente, dopo aver integralmente riprodotto il testo del precedente atto di promovimento, censura la disposizione di carattere processuale contenuta nell'art. 13, commi 3 e 3-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, rilevando come l'allontanamento dell'imputato straniero dal territorio dello Stato, che si realizza per effetto del rilascio pressoché automatico del nulla-osta all'espulsione, pregiudichi irrimediabilmente l'effettività del diritto di difesa e di partecipazione al processo dell'interessato; che, a tale riguardo, il giudice a quo evidenzia la «sostanziale inoperatività» della disposizione contenuta nell'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998, la quale consente il rientro dello straniero per l'esercizio del diritto di difesa, in ragione dell'incompatibilità della procedura ivi delineata con i tempi particolarmente ristretti che scandiscono il giudizio, da celebrare obbligatoriamente secondo il rito direttissimo; che, inoltre, la rilevata compressione dei diritti dell'imputato straniero irregolarmente presente nel territorio dello Stato, in quanto non giustificata da esigenze di rango costituzionale, risulterebbe lesiva del principio di uguaglianza, data la discriminazione operata rispetto al trattamento del cittadino italiano, al quale viene «sempre garantita la partecipazione al processo, tanto da avere rilevanza il legittimo impedimento dell'imputato ancor più alla luce dei principi recepiti dal legislatore con la nuova formulazione dell'articolo 175 codice procedura penale»; che, pertanto, la rimettente auspica un intervento che consenta al giudice della convalida dell'arresto di negare il rilascio del nulla-osta all'espulsione, a tutela delle esigenze difensive dello straniero sottoposto a procedimento penale; che la rimettente, attraverso la citazione testuale del precedente, già menzionato, provvedimento di rimessione, afferma che «la questione proposta (è) rilevante ai fini del decidere, con riferimento alla possibilità di garantire all'imputato l'esercizio del diritto di difesa presenziando al dibattimento celebrato con il rito direttissimo»; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la declaratoria di manifesta inammissibilità della questione, stante la carenza di motivazione sulla rilevanza o, in subordine, per la manifesta infondatezza; che, a parere della difesa erariale, il sistema delineato nel d.lgs. n. 286 del 1998 risulterebbe compatibile con il diritto di difesa dell'imputato straniero, che non sarebbe intaccato nel suo nucleo irriducibile (è richiamata l'ordinanza n. 358 del 2001); che, in particolare, i meccanismi finalizzati al rapido allontanamento dello straniero irregolarmente presente nel territorio nazionale sarebbero giustificati dall'esigenza di difendere le frontiere, assicurando un ordinato flusso migratorio (è richiamata la sentenza n. 335 del 1997), mentre il diritto di difesa dello straniero sottoposto a procedimento penale troverebbe piena tutela nelle previsioni concernenti l'assistenza legale di fiducia, anche a spese dello Stato, e il rientro a fini difensivi, previa autorizzazione del questore; che in tal senso si sarebbe espressa la Corte costituzionale, definendo questioni che riguardavano la disposizione sostanziale contenuta nell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 (sono richiamate l'ordinanza n. 80 del 2004 e la sentenza n. 5 del 2004). Considerato che il Tribunale di Como ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 29 e 30 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 19, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nella parte in cui non include, tra le situazioni ostative all'espulsione dello straniero irregolarmente presente nel territorio nazionale, la convivenza more uxorio con persona di nazionalità italiana; che lo stesso Tribunale di Como ha sollevato inoltre, con riferimento agli artt. 3, 10, 24 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 3-bis, del d.lgs.