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Però, in tema di legittima difesa siamo chiamati a considerare e a confrontare l'atteggiamento che il legislatore è tenuto ad avere al cospetto della tutela delle garanzie dell'aggredito e dell'aggressore. Non potrebbe essere diversamente in uno Stato civile e di diritto, perché proprio nel rispetto della nostra Costituzione, carta fondamentale dei diritti, anche il soggetto che volontariamente o per altre circostanze si pone in una condizione contraria alla legge deve continuare a godere di determinati diritti e garanzie, affinché non si sconfini in un abuso unilaterale di difesa, chiaramente non più legittima. Il testo di legge in discussione prevede un più ampio riconoscimento del diritto alla legittima difesa, per la tutela della propria e dell'altrui incolumità e per i propri beni o altrui e, nella parte in cui disciplina la legittima difesa domiciliare o abitativa, con l'aggiunta dell'avverbio «sempre», introduce una presunzione assoluta del rapporto di proporzionalità tra offesa e difesa, che lascia così aperto il doveroso margine di discrezionalità al termine di un'indagine. Viene sancito in modo chiaro il diritto sacrosanto all'autotutela di fronte a quegli atteggiamenti avvenuti all'interno di un domicilio, sia pure solo manifestamente minacciosi, posti in essere con l'uso di armi o altri mezzi di coercizione fisica, consentendo che la reazione dell'aggredito possa intervenire, senza attendere che la minaccia sia tradotta in azione e realizzata effettivamente, proprio per interrompere azioni violente prima che si determinino danni irreparabili. Credo che le norme introdotte con il disegno di legge in esame abbiano, malgrado quello che si possa pensare, soprattutto per fini strumentali ad una politica di ristretti orizzonti, un aspetto fortemente preventivo, considerato il caso previsto della non punibilità di colui che commette il fatto in condizioni di minorata difesa o di grave turbamento, derivante proprio dalla situazione attuale di pericolo. Invero, questa norma è di prevenzione, deve agire come deterrente e indurre l'aggressore a riflettere attentamente, prima di porre in essere le azioni delittuose, sul fatto che la reazione di difesa da parte dell'eventuale vittima, in determinati casi stabiliti dalla legge, di garanzia quindi anche per il responsabile delle aggressioni, se anche molto grave, d'ora in poi è consentita dalla legge. Pertanto la vittima, in uno stato di grave turbamento che, sommato al timore per le conseguenze giudiziarie di un gesto ragionevole di difesa, prima la costringeva in una condizione di inerme sottomissione alla volontà dell'aggressore stesso, può legittimamente contrapporre all'aggressione un'adeguata reazione di difesa. Rientrano sempre nell'ambito preventivo, perché volti a far desistere dal compiere eventuali reati, gli inasprimenti dei trattamenti sanzionatori per i reati di violazione di domicilio, di furto in abitazione e di furto con strappo e rapina, con previsione di ulteriore inasprimento delle pene per le ipotesi aggravate. Sono importanti anche le disposizioni in materia di spese di giustizia, con la previsione di estensione del gratuito patrocinio, secondo cui si potrà ottenere il sostegno dello Stato per quanto riguarda le spese legali, persistendo i presupposti della giusta reazione e, quindi, vengano disposti l'archiviazione, il proscioglimento o il non luogo a procedere. La previsione rientra nell'ambito di una maggiore garanzia per chi agisce nella legittimità della difesa. Con le nuove disposizioni si attua pertanto il riconoscimento della libertà di ognuno di difendere, tutelare e salvaguardare contro un'aggressione ingiusta la propria dignità, intesa come possibilità di difendere, tutelare e salvaguardare la propria incolumità o quella altrui, i propri o altrui beni, senza trovarsi nella condizione di dover soccombere, anche a costo della propria vita o di quella dei suoi familiari, per timore di subire le conseguenze giudiziarie e penali molto spesso inique. È fuor di dubbio che fino a oggi, malgrado la riforma del 2006, la vittima è stata spesso tale nei confronti non solo dell'aggressore, ma, nel caso di reazione, anche della cosiddetta giustizia ingiusta, sia civile che penale, riportando, come spesso è accaduto, persino danni da risarcire, condanne e pene da scontare, compresa la reclusione, con grave nocumento non solo economico, ma soprattutto in termini di devastazione psicologica per sé e la propria famiglia. Tuttavia, seppure da un lato è lecito pensare che la legge non può consentire un utilizzo indiscriminato della forza e delle armi da qualunque parte provenga, dall'altro lato è altrettanto lecito che non si possa vivere nel timore e nel terrore di non poter difendere l'incolumità propria e dei propri familiari all'interno della propria abitazione o attività professionale, commerciale o imprenditoriale. Credo comunque che, al di là delle leggi, sia necessario utilizzare sempre quella cautela indispensabile a ripristinare ogni condizione di garanzia e civiltà, restando ineludibile che per una corretta applicazione di ogni disposizione normativa è opportuno avvalersi sempre di una giusta dose di buon senso che non deve mai mancare nell'esercizio legittimo dei diritti di ognuno. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. OSTELLARI, relatore . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, replico brevemente, per quanto riguarda soprattutto gli aspetti contenuti nelle relazioni di minoranza. Ho sentito il senatore Grasso e il senatore Cucca illustrare quelli che, secondo loro, sono dei problemi contenuti nel provvedimento in esame. Ho sentito gridare al concetto di Stato: lo Stato non può delegare. Ho sentito anche paventare l'eliminazione di una discrezionalità del giudice. Parto da questo aspetto: non c'è assolutamente l'intenzione di eliminare la discrezionalità in senso assoluto, c'è però, sicuramente, la volontà di riportare chiarezza nelle nostre norme. È questo il senso dell'operazione di modifica dell'articolo 52 del codice penale. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,59) ( Segue OSTELLARI, relatore ). Su questo tema abbiamo audito tecnici e operatori del diritto. Tutti ci hanno riferito che l'articolo 52 del codice penale è fondamentale anche per quanto riguarda i nostri principi costituzionali, tuttavia l'interpretazione e l'applicazione sono stati difficili anche successivamente alla modifica introdotta nel 2006. In questo caso, noi abbiamo posto rimedio. Questo è il senso dell'intervento. L'impianto che deriva da queste osservazioni, a mio avviso, riguarda una vecchia impostazione, peraltro ancora presente nel nostro codice, dell'idea di Stato e la ritroviamo nell'articolo 52 del nostro codice penale, che sottintende, a sua volta, il maestoso precetto dello Stato etico: «Io sono colui che è», «Io decido quando e come punire», «Io solo posso dire al cittadino: fino qui e non oltre».