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Le nuove tasse, anche dopo la diminuzione - che c'è stata - della plastic tax (che resta e dobbiamo dire che è una nuova tassa a tutti gli effetti), portano un gettito di circa 10 miliardi di euro. La manovra sarà sicuramente da correggere prossimamente perché le previsioni sono molto aleatorie. Gli accertamenti sull'evasione, le rimanenti entrate derivanti dalla tassa sulla plastica, quelle della tassa sullo zucchero e quelle sui nuovi minori fringe benefit sulle auto aziendali sono considerati risultati troppo ottimistici. La spesa dello Stato si attesta intorno ai 900 miliardi. La spesa per investimenti è ferma a poco più di 42 miliardi; la spesa corrente quindi si mangia circa il 95 per cento del bilancio complessivo dello Stato. Ancora una volta, si destinano risorse alle spese di natura corrente, cercando di sostenere la crescita economica principalmente attraverso i consumi. Anche gli appostamenti destinati ai rinnovi dei contratti pubblici contribuiscono ad aumentare la spesa corrente, in completa assenza di una revisione dei fabbisogni della pubblica amministrazione, che sarebbe necessaria in un mondo ormai quasi completamente digitale. Grande assente di questa manovra finanziaria è la spending review , che da sempre è stato un cavallo di battaglia di un partito di questa maggioranza, il MoVimento 5 Stelle. Dovrebbe esserci, invece, un grande piano di semplificazione delle regole per investire, costruire e fare muovere il Paese. Dalle misure di riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica si realizzano soltanto in questa manovra 75 milioni nel 2020; quasi nulla viene dalla riduzione della spesa dei Ministeri, mentre sul 2020 si riverberano soltanto pochi milioni delle precedenti misure della legge di bilancio. Sul lato della spesa vengono confermate due misure principali del Governo: quota 100 e reddito di cittadinanza. Mi soffermo, in particolar modo, sul reddito di cittadinanza e sui suoi risultati noti ormai a tutti noi. Per il reddito di cittadinanza vengono appostati nella tabella del Ministero del lavoro 7,166 miliardi per il 2020. Solo il 34 per cento degli attuali percettori percepiva già il reddito di inclusione (REI), destinato a combattere le situazioni di marginalità. Era, quindi, veramente rivolto alle fasce più deboli e più povere. Partendo da questi dati, si potrebbe continuare a combattere la situazione di povertà soltanto con 2,2 miliardi di euro. Oggi potremmo risparmiare dal reddito di cittadinanza 5 miliardi di euro, che potrebbero essere destinati a misure per la crescita e la creazione di posti di lavoro e per lo sviluppo. Nel 2019 circa un milione di beneficiari del reddito di cittadinanza ha trovato lavoro e rinunciato all'assegno. Di queste persone solo 18.000, quindi una piccola percentuale, sono stati collocati direttamente dai centri per l'impiego, mentre nel 2018, prima dell'entrata in vigore del reddito di cittadinanza, i centri per l'impiego erano riusciti a collocare 35.000 persone. Quindi, abbiamo un risultato inversamente proporzionale. Le clausole di salvaguardia sono un altro aspetto importante che va considerato perché tutti ne parlano, soprattutto il Governo e la maggioranza. La cosiddetta sterilizzazione delle clausole IVA è un pretesto, perché è stato il pretesto proprio per costituire e formare oggi questo Governo tra PD, Movimento 5 Stelle, Italia Viva e Liberi e Uguali. "Facciamo il Governo, altrimenti a gennaio aumenta l'IVA per gli italiani": questa frase è stata detta in passato e ripetuta anche oggi. Per smentire questa tesi bisogna fare una ricostruzione cronologica molto semplice: 23 miliardi di euro di clausole pendenti adesso, a fine 2019, ove non disattivate, sarebbero scattate nel primo gennaio 2020. Queste sono oggi le clausole di salvaguardia, ma dobbiamo osservare attentamente come esse siano state lasciate in eredità dal Governo Gentiloni Silveri per circa 12,5 miliardi di euro: una tassa pesante che ci ha lasciato in eredità il Partito Democratico. Ecco perché oggi il Partito Democratico torna al Governo per mettere le clausole di salvaguardia e cercare di far scomparire le situazioni che eredita dal passato. (Applausi della senatrice Casolati) . Il Governo Gentiloni Silveri ci lascia 12 miliardi di clausole di salvaguardia, che poi salgono a 19 miliardi più l'IVA e più le accise. Allora il PD si fa carico dei suoi 19 miliardi di clausole, senza cercare di scaricarli agli altri. Peraltro, il "mini", o quello che sarà, l'emendamento che arriverà per quanto riguarda le clausole di salvaguardia, in questa manovra finanziaria noi troviamo un aumento delle accise. Dobbiamo quindi aggiungere alle clausole di salvaguardia anche l'aumento delle accise che troviamo in questa manovra di bilancio: 868 milioni nel 2021, 732 milioni nel 2022, 1,5 miliardi nel 2023. Questi aumenti dovranno essere disattivati, insieme alle clausole residue. Pertanto le clausole per il 2021 sono pari a 19 miliardi di euro. Quindi, anche la manovra del prossimo anno dovrà partire da una disattivazione di poco meno di 20 miliardi di euro, che saranno 26 nel 2022. Questo è il quadro delle clausole di salvaguardia che ci portiamo dietro dai Governi di centrosinistra degli anni passati. Grande assente di questa manovra - questo lo voglio dire data la mia provenienza geografica - è sicuramente il Mezzogiorno d'Italia, perché le misure sono assolutamente insoddisfacenti, nonostante un reddito di cittadinanza che viene elargito per due terzi a beneficiari che risiedono nelle regioni del Sud e che sta - a nostro avviso - danneggiando il tessuto sociale. I dati ISTAT ci dicono che arrivano soldi, ma non aumentano i consumi. Anche gli studiosi che si occupano di Mezzogiorno hanno rilevato questa criticità. Quindi si tratta di un provvedimento assolutamente fallimentare. Tra le misure per il Mezzogiorno viene solo rifinanziato il piano degli incentivi per la crescita occupazionale al Sud, in assenza però di un piano strategico in materia di lavoro, che coinvolga i tradizionali settori importanti dell'economia del Sud, dal turismo all'agricoltura. Il dogma non può essere il 34 per cento di spesa pubblica; il fulcro è che questa spesa pubblica deve essere finalizzata ad aumentare la crescita economica duratura e i posti di lavoro per il Mezzogiorno. Il Sud ha bisogno di una spinta ulteriore, rispetto alle seppur parziali misure approvate in questa manovra, per fargli fare quel salto di qualità. Passiamo a un altro capitolo importante di questa manovra: gli investimenti. La manovra non solo non aumenta in percentuale la spesa per gli investimenti, ma la riduce di oltre un miliardo, posto che viene definanziato anche il Fondo di sviluppo e coesione. Ancora una volta sono sacrificati gli investimenti destinati allo sviluppo, soprattutto quelli indirizzati alle infrastrutture. Torniamo al tema delle infrastrutture: andavano trovati spazi molto più seri e molto più concreti nel bilancio per introdurre misure immediate e mirate per accelerare i meccanismi di spesa e riavviare la macchina amministrativa, la cui burocrazia, forte di regole ottuse, rallenta l'infrastrutturazione del Paese.