[pronunce]

Oggetto del ricorso è il solo comma 3 dell'art. 21-quater, secondo il quale «qualora alla scadenza dei sette anni dall'individuazione dell'area sensibile e del relativo bacino drenante, non sia stato conseguito l'obiettivo di riduzione di cui all'articolo 106, comma 2, del decreto legislativo, gli scarichi di acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre diecimila abitanti equivalenti sono sottoposti al trattamento più spinto di cui al medesimo articolo, comma 1, al fine di garantire il rispetto dei limiti di emissione stabiliti nella tabella 2 dell'allegato 5 alla parte III del medesimo decreto legislativo. A tal fine le province provvedono, ove necessario, ad adeguare le autorizzazioni già rilasciate». Questa disposizione si collega perciò all'art. 106 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), il cui comma 1 assoggetta ad un trattamento specifico le acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10.000 abitanti equivalenti, che scaricano in acque recipienti individuate come aree sensibili. Il comma 2 consente, invece, di derogare al trattamento specifico, ove sia stato raggiunto un obiettivo di riduzione del carico in ingresso non inferiore al 75% del fosforo totale o dell'azoto totale. Il ricorrente ritiene che quest'ultimo obiettivo debba essere conseguito entro sette anni dall'identificazione dell'area sensibile, come prescrive l'art. 91, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006 , e sostiene che la disposizione impugnata, viceversa, avrebbe l'effetto di dilazionare i tempi «oltre quelli previsti dalla legge ordinaria statale». Essa, per tale ragione, avrebbe invaso la sfera di competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. 2.- Successivamente alla proposizione del ricorso, la disposizione impugnata è stata abrogata dall'art. 75 della legge della Regione Toscana 28 dicembre 2011, n. 69 (Istituzione dell'autorità idrica toscana e delle autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. Modifiche alle leggi regionali 25/1998, 61/2007, 20/2006, 30/2005, 91/1998, 35/2011 e 14/2007) e la difesa regionale ha dichiarato che essa, medio tempore, non ha avuto applicazione. Come la Regione Toscana ha posto esattamente in rilievo, l'effetto normativo avrebbe potuto prodursi solo a partire dalla scadenza di sette anni dall'individuazione delle aree sensibili, alla quale la Regione ha provveduto, con riferimento all'Arno, con la delibera del Consiglio regionale n. 6 del 25 gennaio 2005, pubblicata il 2 marzo 2005, sicché quando la norma censurata è stata abrogata il settennio non era ancora decorso. In conformità alla giurisprudenza di questa Corte, perciò, va dichiarata la cessazione della materia del contendere (sentenza n. 158 del 2012; sentenza n. 310 del 2011).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine alla questione di legittimità costituzionale dell'articolo 20, comma 1, della legge della Regione Toscana 10 ottobre 2011, n. 50, recante «Modifiche alla legge regionale 31 maggio 2006, n. 20 (Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento) e alla legge regionale 3 marzo 2010, n. 28 (Misure straordinarie in materia di scarichi nei corpi idrici superficiali. Modifiche alla legge regionale 31 maggio 2006, n. 20 "Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento" e alla legge regionale 18 maggio 1998, n. 25 "Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati")», promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 ottobre 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 31 ottobre 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI