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Non so se avete visto i titoli di «Italia oggi», che parlava di 31 milioni di atti: va bene, hanno un po' inflazionato il numero, mettendo insieme Agenzia delle entrate (ADE) e Agenzia delle entrate - Riscossione (ADER) e facendo un gran mischione, ma ci sono comunque 10 milioni di cartelle che a inizio anno ripartiranno. Dunque, perché ci siamo ridotti così? A noi non piace l'approccio che sta seguendo il Governo, perché è basato su quattro principi: rinviare, rinviare, rinviare e, sì, rinviare. Rinviare le scadenze fiscali, senza voler prendere una decisione di qualsiasi tipo sulla loro gestione. A un certo punto, però, bisognerà tirare una linea e allora che succederà? Rinviare poi con le garanzie: la famosa potenza di fuoco non erano soldi che metteva lo Stato, ma che avrebbe dovuto mettere il sistema bancario (con un atto d'amore, che poi non è stato così travolgente) e rispetto al quale lo Stato metteva la garanzia. Sapete e sappiamo benissimo che molti imprenditori, piccoli, medi e grandi, non saranno in condizione di restituire questi prestiti. Non si è voluto intervenire in modo diverso e si è voluto lasciare a chi verrà dopo l'onere di coprire le garanzie, quando verranno escusse. Rinviare con tutte le varie misure di credito di imposta, che sono un semplice differimento di gettito, che apre un altro buco insidioso, dai contorni non facilmente quantificabili, nel bilancio dello Stato. Rinviare, infine, anche col patrimonio destinato, perché alla fine bisogna vedere come sarà gestita questa misura. Stiamo cercando di studiare il regolamento, in Commissione finanze e tesoro, esaminando l'atto del Governo n. 222. A seconda dunque di come verrà condotto e a seconda di coloro per i quali lo avete concepito - su questo poi, alla fine, ci sarebbe da fare un ragionamento - si tratta di un altro intervento, che rischia di diventare debitogeno per le generazioni future e, naturalmente, per i Governi futuri. Sono quegli stessi Governi i quali comunque, poverini, si sa che non potranno governare, perché il dottor signor De Benedetti ha detto in televisione che, quando arriveremo noi, l'Unione europea ci schianterà. Se non ci schianterà lei, colleghi, ci schianteranno i debiti che ci avete lasciato, ma siamo pronti ad affrontare con coraggio questo destino e anche a dire cosa avremo fatto e cosa è stato fatto in altri Paesi. Il risultato dell'Italia, infatti, non nasce, come questa sinistra insistentemente cerca di dimostrare, da un'inferiorità antropologica degli italiani, ma da errori fatti da questo Governo. Intanto vorrei ricordare il tema della pace fiscale. Dobbiamo pure porci il problema di cosa fare, quando non sarà più possibile rinviare e una proposta ce l'abbiamo: riaprire i termini della rottamazione- ter , intervenire con una definizione agevolata del contenzioso e fare uno stralcio delle mini-cartelle. (Applausi) . Sono tutte cose che allevierebbero di molto anche i costi di gestione della macchina dell'erario. Proponiamo inoltre di intervenire con il fondo perduto. Dite che non c'è spazio, ma guardate che in Germania lo si è trovato. Mentre noi abbiamo fatto 108 miliardi di euro di scostamento, in comode rate da 25 miliardi di euro, un po' più o un po' meno, in Germania ne hanno fatti due uno da 156 miliardi di euro e uno da 130 miliardi di euro, e un vero fondo perduto, prima con il Soforthilfe e poi con l' Überbrückungshilfe, e alle aziende sono arrivati i soldi (prima 18 miliardi di euro) e il primo fondo perduto è più di tutti i pezzettini di fondo perduto che abbiamo visto arrivare da noi. (Richiami del Presidente). Mi avvio a terminare, signor Presidente. Perché non lo avete voluto fare? Ve lo dico subito, e qui concludo. Prima ci avete accusato di essere una forza che ha una concezione novecentesca della politica, ma voi, colleghi, ne avete una settecentesca della moneta e non avete capito come funziona. La BCE avrebbe coperto e sta coprendo. Allora come volete giustificare questi ritardi? È subalternità rispetto a Bruxelles o paura che, avendo troppi soldi a disposizione, le contraddizioni interne della maggioranza esplodano nell'assalto alla diligenza? Ditecelo, però risolvete questo problema, perché il Paese non può più permettersi di aspettare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallicchio. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, onorevoli membri del Governo, voglio riportare l'attenzione sul decreto ristori attualmente in discussione. Possiamo definirlo, in ordine di grado, il più importante dopo il decreto rilancio, che ha attutito gli effetti del primo duro lockdown della scorsa primavera. Lo considero il più importante in quanto a rapidità, efficienza e capacità di sostenere a tutti i livelli il tessuto sociale del nostro Paese. Ci siamo fatti trovare pronti, quando le condizioni dello stato pandemico si sono improvvisamente e nuovamente aggravate, perché tutte le ulteriori necessarie restrizioni, se non sorrette da un adeguato supporto, avrebbero potuto minare la tenuta di tante imprese in pericolo, già provate, che fin dall'inizio dell'estate sono ripartite, hanno investito per poter riaprire, hanno sostenuto l'offerta di posti di lavoro e poi purtroppo hanno dovuto abbassare di nuovo le serrande, a causa di questa perdurante pandemia. L'economia, nonostante il duro colpo, tiene e i risultati ottenuti che man mano tocchiamo sono il frutto di un intenso lavoro di studio e analisi del Governo e nostro (del Parlamento) sugli strumenti e sui dati socio-economici e finanziari che abbiamo a disposizione adesso. L'esperienza del primo lockdown di marzo ci ha mostrato infatti un dato inequivocabile: il miglior strumento per ristorare celermente le nostre imprese è stato l'accredito diretto sul conto. I dati in nostro possesso, relativi alla prima tranche di marzo, hanno permesso a chi aveva già usufruito del fondo perduto un accredito rapidissimo. Proprio perché la rapidità era l'elemento prioritario, noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo chiesto espressamente al Governo di assicurare rapidità e automatismo negli indennizzi alle imprese coinvolte in questa grave crisi pandemica. Il positivo lavoro dell'Agenzia delle entrate ha consentito di assicurare, nei primi dieci giorni, l'erogazione di un miliardo di euro a livello nazionale, per un totale di circa 200.000 aziende in crisi colpite dalla seconda ondata pandemica. I dati ci dicono anche che sono stati rispettati i vincoli per assicurare un maggior gettito alle Regioni inserite subito in zona rossa, rispetto alle altre. Anche su questo, l'obiettivo di arrivare a risultati concreti in poco tempo si è realizzato. Il decreto ristori è stato solo il punto di inizio, a cui sono seguiti altri provvedimenti. È stata la prima dimostrazione che lo Stato c'è e che ha saputo dare una risposta concreta in tempi brevissimi.