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Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo (n. 1261). Onorevoli Senatori. -- Il testo all'esame dell'Assemblea è il risultato di un ampio e approfondito esame istruttorio compiuto dalla Commissione Affari costituzionali a partire da due proposte di iniziativa parlamentare: il disegno di legge n. 1261, d'iniziativa dei senatori Elena Ferrari e altri, e il disegno di legge n. 1620, d'iniziativa del senatore Mazzoni. L'intervento normativo nasce dall'esigenza di apprestare una adeguata tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, fenomeno aggravatosi negli ultimi tempi a causa del crescente utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei più giovani. L'attenzione verso il cyberbullismo è stata molto alta nel Paese negli ultimi mesi, a causa delle dimensioni del fenomeno, della velocità della sua diffusione e soprattutto dei fatti tragici che si sono verificati. Per questo motivo si è ritenuto necessario un intervento normativo specifico dedicato al fenomeno, e ritagliato sulle specifiche esigenze di tutela dei minori. Il testo infatti da un lato si incentra sui soli fenomeni di cyberbullismo e non sul bullismo in quanto tale (le cui condotte sono peraltro già oggetto di sanzione penale in diversi casi), dall’altro si rivolge esclusivamente alla tutela del minore, prevedendo forme specifiche di prevenzione e contrasto al fenomeno, di segnalazione di condotte e di “repressione” delle stesse, rigorosamente al di fuori della sfera penale. Con il termine cyberbullismo si identificano le azioni aggressive e intenzionali eseguite attraverso un utilizzo distorto delle nuove tecnologie da una persona singola o da un gruppo, che mirano deliberatamente a colpire e danneggiare un coetaneo incapace di difendersi. Tali azioni si ripetono nel tempo, protraendosi per settimane, mesi o talvolta anni, amplificando i meccanismi propri del bullismo, in quanto la vittima non può direttamente controllare in rete gli attacchi che subisce, né esistono limiti di tempo o di spazio relativi agli episodi di violenza. Il tema è stato al centro del lavoro della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato. In quella sede, sono stati ascoltati in audizione e interpellati i principali attori delle azioni di contrasto al fenomeno nel nostro Paese: il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, la Polizia postale e delle comunicazioni, Save the Children , il Garante per l'infanzia e l’adolescenza e quello per la privacy . Dal quadro tracciato in Commissione e dalla riflessione attenta di alcuni senatori è nata la necessità di armonizzare una serie di interventi già in atto su piani diversi e dare impulso a una strategia integrata di sensibilizzazione, formazione, prevenzione per tutelare i minori nell'utilizzo della rete. In base agli elementi di cui dispongono gli operatori della Polizia postale, l'immagine del cyberbullo presenta le seguenti caratteristiche: un'età compresa tra i 10 e i 16 anni, una competenza informatica superiore alla media, una chiara incapacità di valutare la gravità delle azioni compiute on line . I dati che fotografano il fenomeno, sono sufficienti a coglierne la diffusione e la gravità. Da una recente ricerca realizzata da Ipsos per Save the Children emerge che il 23 per cento dei minori di 18 anni in Italia passa tra le 5 e le 10 ore al giorno su Internet ; l’8 per cento è connesso 24 ore su 24 e il 44 per cento non ricorre a una postazione fissa, ma si connette da dispositivi mobili, che sono nella disponibilità dell’85 per cento degli under 18. Tutto ciò avviene, nella maggior parte dei casi, in un contesto di assenza di supervisione da parte di un adulto e della consapevolezza degli strumenti usati. Il 72 per cento degli intervistati avverte fortemente la minaccia del cyberbullismo. Episodi riconducibili al fenomeno sembrano aver coinvolto almeno 4 ragazzi intervistati su 10 e il 5 per cento ne parla addirittura come di una esperienza regolare e consueta. I social network costituiscono la modalità d’attacco preferita dal cyberbullo, che di solito colpisce la vittima attraverso la diffusione di foto e immagini denigratorie o tramite la creazione di gruppi "contro". Tali atti vengono ricondotti a una condizione di diversità che ha origine, in particolare, dall'aspetto fisico, dall'orientamento sessuale, dall'essere stranieri. La scuola rimane il luogo principale dove tali episodi hanno inizio per poi trasferirsi sulla rete. Gli esperti della Polizia postale sottolineano come l'estrema velocità dei social media consenta di rendere reale tutto ciò che avviene in forma virtuale. Nei ragazzi manca completamente la consapevolezza degli atti compiuti, anche in virtù della facilità di accesso e di utilizzo della rete, che li rende anonimi e quindi apparentemente non perseguibili. In particolare, è diffusa l'abitudine di mettere in rete immagini intime, in tempo reale, senza la percezione dei rischi e dei pericoli che si corrono on line . Si fanno circolare immagini private delle persone per dispetto o per ritorsione, o, nei casi più gravi, come atto vero e proprio di bullismo. Eliminare quelle immagini è impresa assai complessa, perché la loro diffusione non si può fermare né controllare. La Polizia postale e le società multinazionali che gestiscono i maggiori social network dispongono di una serie di strumenti tecnici per contrastare il fenomeno. Si stanno studiando meccanismi di intervento immediati per bloccare la diffusione di immagini o i post . Ma la rimozione richiede tempi ancora troppo lunghi. Sono stati numerosi i casi segnalati alla Polizia postale negli ultimi anni, ma si riscontra nei ragazzi una certa resistenza a confidare agli adulti fatti riconducibili ad atti di cyberbullismo. Ciò avviene sia per mancanza di fiducia sia per una sorta di silenzio omertoso che si stabilisce fra loro. È molto frequente che si tengano sotto silenzio molte delle prepotenze subite, perché i ragazzi non sanno che esistono leggi per tutelarli e perché vedersi insultato sul web è motivo di vergogna; è testimonianza di una debolezza che non si vuole confessare agli adulti, ai genitori o agli insegnanti, e nemmeno alla polizia, nonostante la possibilità di chiedere aiuto in forma anonima attraverso un sito dedicato. Alla luce di questi elementi, risulta chiaro come lo strumento principale per contrastare il fenomeno sia l'attività educativa attraverso il confronto diretto con i minori, innanzitutto nelle scuole. Occorre partire da un uso positivo della rete, strumento importante per la crescita dei minori, da utilizzare in tutte le sue potenzialità, attraverso un corretto utilizzo e una maggiore consapevolezza degli strumenti di tutela, peraltro previsti dalla rete stessa. Occorre, inoltre, agire sulla sfera emotivo-relazionale cercando di capire quali emozioni e quali bisogni i ragazzi provino nel rivolgersi alla rete, definendo le idee e i princìpi alla base del loro comportamento. È necessario, in particolare, puntare a un rafforzamento delle capacità di risposta dei ragazzi.