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Disposizioni in materia di diritto di bambini e adolescenti ad una famiglia e di tutela dei minori in affidamento. Onorevoli Senatori . – Recenti e drammatici fatti di cronaca pongono nuovamente all'attenzione la questione relativa all'affidamento eterofamiliare e al collocamento in case famiglia dei minori. Non si tratta di casi isolati; infatti, la cronaca ci consegna periodicamente notizie di abusi ai danni di minori dati in affido e delle loro famiglie. Si tratta di un tema particolarmente delicato, che richiede oggi, un intervento, non più procrastinabile, del Parlamento. Nel corso della passata legislatura la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza ha svolto un'ampia e approfondita indagine conoscitiva sul tema dei minori fuori famiglia. Il disegno di legge in esame parte proprio dal documento conclusivo di quella indagine (Doc. XVII- bis , n. 12), trasformando gran parte delle indicazioni della Commissione bicamerale a tutela dei minori in puntuali modifiche legislative. È giunta l'ora di mettere mano ad una riforma: le criticità sono note e anche le possibili « ricette » per superarle. La riforma che qui si propone mira a dare attuazione ai due princìpi cardine della legislazione a tutela dei minori: il principio del superiore interesse del minore e il diritto di bambini ed adolescenti a vivere e crescere all'interno della famiglia. Sono princìpi che trovano il loro fondamento non solo nella nostra Costituzione, ma anche nella Convenzione sui diritti dell'infanzia del 20 novembre 1989 e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che impone agli Stati membri di non ingerirsi nell'ambito della vita privata di ciascuna famiglia e, nel contempo, di adottare misure atte a garantirne il rispetto effettivo anche attraverso la previsione di misure di supporto nell'ambito delle situazioni di criticità genitoriali. In questo contesto si inserisce la normativa nazionale a tutela dei minori; in particolare il codice civile reca disposizioni in materia di responsabilità genitoriale e dei diritti e doveri del figlio, prevedendo a fronte di comportamenti pregiudizievoli per la prole la possibilità di disporre anche d'urgenza da parte della pubblica autorità l'allontanamento dalla casa familiare. Anche la legislazione speciale, e in particolare la legge 4 maggio 1983, n. 184, come modificata dalla legge 28 marzo 2001, n. 149, riconosce espressamente il diritto naturale del minore alla famiglia, considerando la sottrazione del minore alla famiglia una soluzione limite, alla quale ricorrere solo nei casi in cui la difficoltà della famiglia di origine ad assicurare al minore un ambiente idoneo sia insuperabile. Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo deve essere collocato – per un periodo limitato – presso una famiglia, preferibilmente con figli minori o ad una persona singola in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive necessarie e solo quando l'affidamento eterofamiliare non è possibile, la legge consente il collocamento del minore in una comunità di tipo familiare che abbia sede preferibilmente nel luogo più vicino a quello in cui stabilmente risiede il nucleo familiare di provenienza. Questo quadro legislativo così articolato e apparentemente garantista dei diritti dei minori e delle loro famiglie, nella realtà mostra una serie di criticità sul piano applicativo, ai quali il disegno di legge si propone di porre rimedio. A ben vedere infatti sebbene la legislazione speciale in materia di infanzia riconosca all'affidamento eterofamiliare o al collocamento in casa famiglia carattere temporaneo e provvisorio, in realtà la permanenza di minori soprattutto nelle comunità familiari si connota come « permanente », rendendo peraltro difficile o addirittura impossibile il ritorno nel nucleo familiare di origine. Con riguardo poi alla scelta delle modalità di affidamento si rileva un eccessivo potere decisionale in capo ai servizi sociali locali, ai quali compete l'individuazione delle famiglie affidatarie o della casa famiglia per il collocamento del minore. Ed ancora la legge n. 149 del 2001 ha espressamente escluso che le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la responsabilità genitoriale possano essere d'ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia, tuttavia nella prassi non sono infrequenti casi nei quali bambini e adolescenti sono allontanati dalle loro famiglie per ragioni legate alla povertà. La legislazione delinea poi un sistema di controlli sulle comunità che ospitano minori e che vede il coinvolgimento, da un lato, delle procure minorili e, dall'altro, delle regioni che dovrebbero vigilare sui requisiti degli accreditamenti delle case famiglia e, attraverso le aziende sanitarie locali o i servizi sociali, sul rispetto dei requisiti igienico-sanitari di tali strutture. Nella realtà il sistema dei controlli risulta alquanto carente: le procure minorili non hanno adeguate risorse umane e soprattutto non dispongono di personale qualificato per effettuare tali controlli. Relativamente poi alle competenze regionali, si registra una eccessiva diversificazione a livello nazionale anche sotto il profilo degli standard minimi richiesti a tali comunità familiari. Analoga diversificazione tra regioni si rinviene anche sotto il profilo dei costi sostenuti dagli enti locali per il collocamento dei minori nelle strutture di accoglienza, nonché quelli di gestione delle strutture stesse. L'aspetto più grave è poi rappresentato dall'assenza di un sistema unico, a livello nazionale, di rilevazione dei dati relativi ai minori dati in affido. Questi sistemi, anche nelle regioni dove sono disponibili, non sono aggiornati in tempo reale. Non è quindi dato sapere quali e quanti minori sono collocati, ma soprattutto dove e per quanto tempo bambini e adolescenti sono dati in affidamento. Ancora, sempre in relazione alla rete delle case famiglia si riscontrano numerose situazioni di cointeressenza da parte di giudici onorari minorili con case famiglia. Considerando il peso decisionale che questi giudici non togati hanno nell'attività giurisdizionale è evidente che la presenza di tali rapporti può pregiudicarne l'imparzialità compromettendo potenzialmente il benessere del minore. A tale situazione ha cercato di porre rimedio la circolare del Consiglio superiore della magistratura sulla nomina e conferma dei giudici onorari minorili per il triennio 2020-2022, dell'11 luglio 2018, prevedendo all'articolo 5 una puntuale disciplina sulle incompatibilità. Come ricordato parte della legislazione in materia di responsabilità genitoriale trova collocazione all'interno del codice civile. In particolare l'articolo 403 del codice civile consente l'allontanamento d'urgenza del minore ad opera della pubblica autorità. La suindicata norma codicistica, inserita nel libro I « Delle persone e della famiglia », titolo XI « Dell'affiliazione e dell'affidamento », la cui rubrica è « Intervento della pubblica autorità a favore dei minori » oggi recita: