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è la drammatica verità purtroppo di chi al momento non sta realmente presentando soluzioni, quindi di Conte, del Ministro e dei capi politici dei partiti di maggioranza, che anche su questo tema appaiono chiaramente molto divisi dal punto di vista ideologico. Non potrebbe essere diversamente, visto che si trovano a governare insieme in modo innaturale forze industrializzate e forze che hanno vinto la campagna elettorale parlando della chiusura dell'Ilva e dei cantieri TAV e TAP e del blocco di ogni intervento per grandi infrastrutture. Si prenda atto di questi grandi limiti della propria incompetenza e dei propri errori. PRESIDENTE. Concluda, senatore Marti. MARTI (L-SP-PSd'Az) . È quel senso di responsabilità che oggi gli italiani attendono, un atto di responsabilità che ridia forse finalmente la parola agli elettori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lanzi. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, intervengo oggi sul tema Ilva, argomento che ho anche citato puntualmente in occasione del voto sul decreto-legge su rider e crisi aziendali, testo nel quale, secondo molti benpensanti, ci sarebbe la pistola fumante di un fantomatico delitto o di un'azione scellerata che il Governo e la maggioranza avrebbero perpetrato. Ringrazio il ministro Patuanelli per l'impegno che sta mettendo quotidianamente per risolvere le tante problematiche afferenti al suo Ministero e su tutte le crisi industriali che purtroppo abbiamo nel nostro Paese. Oggi inizio il mio intervento in maniera pedante, ma si spera che tutti abbiamo trovato giovamento da una bacchettata in giovane età. La nostra Costituzione all'articolo 1 recita: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». All'articolo 4 continua: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto», e basta, punto. Per chi dalle opposizioni urla e strepita su questa situazione, la nostra Carta costituzionale termina dopo quattro articoli e i nostri diritti di cittadini finiscono lì. Certamente parlare di etica o morale per queste persone è assolutamente fuori luogo, ma almeno leggete tutti gli articoli della nostra Costituzione. L'articolo 32 reca: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività». In questo giovedì 7 novembre 2019, quindi, persino una persona come me, che ha passato una vita nell'industria e ha ben presenti le questioni relative ad ogni aspetto gestionale e ogni problema che affronta chi porta avanti realtà industriali molto grandi, si deve mettere sul banco di scuola per ragionare sul testo costituzionale. Perché i nostri Padri costituenti riconobbero che la Repubblica è fondata sul lavoro e il diritto al lavoro, aggiungendo però l'aggettivo «fondamentale» solo quando si parla di salute? Non solo: aggiunsero che questo diritto fondamentale alla salute è interesse di tutta la collettività. Il lavoro, è vero, nobilita l'uomo come singola persona, ma questo afferisce alla sua sfera personale. Sapete cos'è successo fino ad oggi a Taranto? Un diritto costituzionale fondamentale e incomprimibile è stato subordinato ad ogni altro, e non lo si è fatto in maniera intermittente, ricordandosi ogni tanto che la gente di quella città moriva, ma in maniera esclusiva. Negli ultimi giorni c'è stato chi ha parlato di irresponsabilità o si è stracciato le vesti proponendo di andare a Canossa da ArcelorMittal per elemosinare un ripensamento. Finalmente abbiamo avuto chiarezza: la multinazionale meditava da tempo di svincolarsi dall'accordo con il Governo italiano e l'ha fatto alla prima occasione disponibile. Lo scudo penale, che giustamente abbiamo rimosso, non interessa a quest'azienda, che lo ha confermato subito dopo l'incontro avuto a Palazzo Chigi. L'intento è solo quello di licenziare, a fronte di un calo della domanda, senza dare seguito agli impegni presi. Ai colleghi dell'opposizione che in questi giorni su ogni provvedimento inseriscono emendamenti inammissibili su Ilva, chiederei un atteggiamento più maturo e meno propagandistico. Quindi smettiamola tutti di dare la colpa a questa maggioranza che per la prima volta ha deciso di prendere di petto l'emergenza ambientale di Taranto. Questa situazione emergenziale era già stata sanzionata a gennaio dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani. Questa pronuncia, in riferimento alle tesi del Governo italiano sulla condizione di vittime degli abitanti di Taranto, cita testualmente «il Governo contesta la qualità di vittime dei ricorrenti e che le doglianze dei ricorrenti sono generiche e non fanno riferimento a situazioni particolari e che non forniscono alcun elemento fattuale a sostegno della tesi secondo cui gli interessati avrebbero concretamente subito un danno». Non so chi abbia elaborato questa tesi nella scorsa legislatura, ma c'è da mettersi le mani nei capelli dallo sconcerto e domandarsi se chi lo ha fatto ha agito in scienza e coscienza. Cosa avrebbe dovuto fare chi lotta ogni giorno per vedere rispettato il proprio diritto alla salute? Avrebbe dovuto portare gli ammalati qui in Parlamento o a Strasburgo? Forse sì, forse di fronte all'evidenza che già è tale in tutti gli studi medici che negli anni sono stati perfezionati, anche questi cultori dell'industrialismo a tutti i costi si sarebbero quantomeno tacitati. In tutta onestà, di fronte ad una situazione del genere, non poteva il Parlamento restare inerme e non intervenire in difesa degli abitanti di Taranto. Il Governo, chiamato a prendersi le proprie responsabilità, lo sta facendo con altissimo senso del dovere. Con una sensibilità di fronte ai più deboli, di fronte a chi perde la vita perché casa propria è in un'area inquinata, che evidentemente non hanno avuto i Governi che per decenni hanno governato il Paese. Ilva è un sito fondamentale per l'intero tessuto industriale italiano e per questo va difeso. Ma la mia idea di Paese non è quella di uno Stato che elemosina aiuti dai privati e piega le leggi per favorire speculazioni e lo spolpamento delle nostre ricchezze. Oggi sembra anacronistico parlare di nazionalizzazione; un sostantivo ormai vecchio, trapassato, ma quanto mai adatto alla situazione di Ilva: la più grande acciaieria d'Europa è il perno fondamentale attorno al quale strutturare tutto il nostro piano infrastrutturale di grandi opere. Non lasceremo che muoia, ma non lasceremo morire neanche chi per anni è stato dimenticato. (Applausi dai Gruppi M5S e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bressa. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, devo ringraziare davvero sentitamente e convintamente il Ministro per l'intervento che ha fatto. Per quanto mi riguarda lo voglio rassicurare che la sua faccia è sicuramente anche la mia faccia e dovrebbe essere la faccia di questo Parlamento, perché si è assunto la responsabilità (Applausi dal Gruppo M5S) di porre al centro dell'attenzione nazionale un problema che qualcuno vorrebbe derubricare a fatto particolare, a fatto produttivo e regionale.