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È iscritto a parlare il senatore Steger. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, in un Paese come l'Italia, dove la pressione fiscale è molto alta, ogni riduzione del cuneo va sempre salutata positivamente. Questo vale ancor di più se interviene a favore dei lavoratori, del ceto medio, che è la categoria che più ha visto erodere il proprio potere d'acquisto dalla crisi in poi. Fatta questa premessa, mi dispiace e mi colpisce che due emendamenti del nostro Gruppo - che puntavano ad arricchire il provvedimento - siano stati bocciati senza alcun confronto preventivo. Ma non è solo questo. Il punto vero è che la misura, per come è stata strutturata, presenta diverse criticità. Innanzitutto, vi è la cosiddetta aliquota marginale effettiva, il problema che nasce dalla sommatoria tra la normale aliquota e il bonus in essere. Questa sarà parecchio penalizzante per i redditi tra i 29.000 e i 35.000 euro, una platea di 3 milioni di lavoratori dipendenti, per i quali, su ogni 100 euro, 60 vanno al fisco. Lo stesso problema si presenta per i pensionati tra i 10.000 e i 30.000 euro, per i quali la pressione fiscale sarà più pesante rispetto a quella dei lavoratori nella stessa fascia di reddito. C'è, poi, il problema dello scalone che cresce tra chi è appena sopra la soglia degli 8.150 euro e la fascia dei cosiddetti incapienti, e quello delle disparità che si accentuano in base alle fonti di reddito, in particolare tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. II fatto che la misura avvantaggi le famiglie con più redditi - ne ha parlato il mio collega - è un problema storico del sistema dell'Irpef che qui viene ulteriormente aggravato. Davanti a problemi del genere, che la relazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio ha riportato con grande puntualità, intravedo soprattutto due pericoli. Il primo riguarda l'efficacia di uno strumento nato per dare impulso ai consumi, non dimentichiamolo: se questo era l'obiettivo, non si capisce perché non sono stati adottati altri criteri distributivi; ad esempio, si sarebbe potuto optare per lo strumento del reddito familiare ISEE per la distribuzione del beneficio; inoltre le risorse destinate a chi ha 40.000 euro di reddito annuo difficilmente daranno impulso ai consumi, trattandosi di una categoria, quella dei ceti medi, che soffre meno di particolari problemi di liquidità, anche se ha anch'essa bisogno di aiuti, ma non sotto questo titolo. Per questa categoria è molto più probabile che il beneficio andrà ad alimentare il risparmio, mentre per dare impulso ai consumi di sicuro avrebbe aiutato di più un maggior sostegno ai nuclei familiari monoreddito e ai pensionati. Il secondo problema è che rischiamo di trovarci davanti a una violazione del principio di equità orizzontale, proprio perché vengono acuiti vecchi problemi già presenti nel sistema fiscale italiano. Il ministro Gualtieri ha risposto a queste obiezioni dicendo che bisogna vederlo come prima tappa di un percorso complessivo di riforma del fisco. Credo che questo provvedimento renda davvero urgente una radicale riforma del fisco, per semplificarlo e riportarlo sui binari di una più lineare progressività delle imposte, anche per evitare operazioni cosmetiche da parte dei contribuenti, dato l'elevato vantaggio che possono avere o perdere se varcano anche di un solo centimetro determinati perimetri di reddito. Per concludere, signor Presidente, ribadisco l'apprezzamento per la volontà politica della misura, che non può essere messa in discussione, e ne va dato atto al Governo; la sua costruzione mostra però davvero tante criticità, rischia di acuire una serie di problemi e di non esprimere fino in fondo le sue potenzialità sull'impulso ai consumi, che ci sarà, ma che non è certo quello che si poteva e si doveva andare a costruire. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, penso che un Paese come il nostro debba andare nella direzione della riduzione del carico e del cuneo fiscale, perché ha la più alta incidenza del cuneo fiscale sul lavoro (del 47,9 per cento, se non erro, mentre la media europea è del 36,2), e quindi la direzione giusta è di abbassarlo. Ritengo però che l'abbassamento del cuneo fiscale debba andare nella direzione di aumentare l'occupazione. Credo che proprio per l'emergenza coronavirus abbiamo bisogno di rilanciare il Paese e la competitività delle imprese - anche se sembra strano dirlo in questo momento - soprattutto se può portare maggiore occupazione. Credo che questa sia la direzione di marcia, lo dico in maniera aperta: più che l'aumento dei consumi, ribadisco che dobbiamo mirare a quello dell'occupazione, proprio in questa fase difficile per il nostro Paese. Come sappiamo, perché qualcuno prima di me l'ha già detto, la distribuzione del cuneo fiscale ha un'incidenza maggiore soprattutto sugli oneri sociali che pagano gli imprenditori. Credo che a tutti, di qualsiasi schieramento politico, sia capitato almeno una volta nella vita di sentir dire da un imprenditore, grande o piccolo, ma soprattutto i piccoli, che, se in Italia il costo del lavoro fosse più basso, si assumerebbero anche persone in più. Questa quindi è la direzione che dobbiamo prendere. Il provvedimento in esame va in tale direzione? Ritengo che lo faccia nella misura in cui apre in Italia un tema vero, che è il costo del lavoro, e che, come diceva il senatore Steger, bisogna andare nella direzione di un abbassamento delle tasse sul lavoro. Il provvedimento sceglie due direzioni in particolare. La prima, ai sensi dell'articolo 1, è quella del trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, allargando quindi la platea dei beneficiari del bonus degli 80 euro, dando anche di più. Come diceva molto bene la mia collega, senatrice Conzatti, il provvedimento cambia tecnicamente e concettualmente la misura, nel senso che non si tratta più di un abbassamento delle tasse, ma di un trattamento integrativo. La seconda è la modifica della detrazione una tantum , per ora soltanto di sei mesi. Come dice anche la relazione tecnica, tale misura andrebbe inserita in una più complessiva revisione del fisco, volta ad esempio ad abbassare le tasse sugli aumenti contrattuali. Potrei fare altri esempi, ma sicuramente tale misura va inserita non solo nella riforma delle detrazioni, ma nella revisione complessiva del fisco. Penso inoltre che dobbiamo usare questo difficile momento di emergenza per realizzare degli interventi strutturali. Sembra strano dirlo in questo particolare momento, ma dobbiamo mettere più persone al lavoro e creare più competitività per le nostre imprese. Quindi, in questo difficile frangente, dobbiamo agire per fare in modo che tutto il Paese sia solidale e unito. Lo dicevamo anche prima con i colleghi dell'opposizione, che ringraziamo perché, anche in occasione dell'esame delle misure sul coronavirus fino ad ora hanno dimostrato un atteggiamento positivo nei confronti del Parlamento: dobbiamo utilizzare l'emergenza per risolvere i problemi strutturali di tutto il Paese. Consentitemi di dire che non possiamo chiedere solidarietà solo nell'emergenza: