[pronunce]

Una ulteriore, ingiustificata disparità di trattamento deriverebbe dal fatto che, nell'ipotesi in questione, l'imputato potrebbe recuperare la facoltà di accedere al giudizio abbreviato per circostanze puramente accidentali che determinino la regressione del procedimento, come quando il fatto diverso contestato in dibattimento rientri tra quelli per cui si procede con udienza preliminare e questa non si sia tenuta. In tale evenienza, infatti, il giudice - ove la relativa eccezione sia stata sollevata nei prescritti termini di decadenza - deve disporre la trasmissione degli atti al pubblico ministero (artt. 516, comma 1-ter, e 521, comma 1-bis, cod. proc. pen.), con la conseguenza che l'imputato si vede, di fatto, rimesso in termini per proporre la richiesta di giudizio abbreviato. 2.- Si è costituito P.M., imputato appellante nel giudizio principale, il quale ha chiesto che la questione venga accolta. La parte privata rimarca come il contenuto dell'imputazione costituisca il primo - per quanto non unico - elemento alla luce del quale l'imputato si determina alla scelta del rito alternativo, scelta che rappresenta pacificamente una espressione qualificante del diritto di difesa. In questa prospettiva, l'«aggiornamento» dell'imputazione dovrebbe sempre comportare la restituzione all'imputato della facoltà di optare per la definizione anticipata del processo. Conformemente a quanto sostenuto dalla Corte rimettente, d'altro canto, le considerazioni svolte nella sentenza n. 237 del 2012 sarebbero estensibili anche all'ipotesi della contestazione dibattimentale del fatto diverso. Al riguardo, non varrebbe obiettare che, in tale ipotesi, il fatto, pur variando nei suoi «elementi descrittivi», resta comunque il medesimo: circostanza che renderebbe, in assunto, ragionevole il mancato riconoscimento all'imputato del diritto di chiedere il giudizio abbreviato in relazione all'imputazione modificata. Un simile ragionamento risulterebbe, infatti, «semplicistico», finendo per riconoscere residui spazi di operatività al criterio della «prevedibilità», da parte dell'imputato, dell'evoluzione ("fisiologica") dell'accusa in dibattimento ; criterio, per converso, disatteso dalla citata pronuncia della Corte costituzionale. Sarebbe, inoltre, significativo che - sia pure con riguardo alla nuova contestazione cosiddetta "patologica" - la sentenza n. 333 del 2009 abbia esteso, in via consequenziale, la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 517 cod. proc. pen. anche alla contestazione del fatto diverso, di cui alla norma censurata.1.- La Corte d'appello di Lecce dubita della legittimità costituzionale dell'art. 516 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di chiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso contestato in dibattimento, quando la nuova contestazione concerne un fatto che non risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale. Ad avviso della Corte rimettente, la norma censurata violerebbe gli artt. 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, per contrasto con i principi di eguaglianza e di inviolabilità del diritto di difesa, giacché, nel caso considerato, l'imputato verrebbe a trovarsi in posizione diversa e deteriore, quanto alla facoltà di accesso al rito alternativo e alla correlata diminuzione di pena, rispetto a chi fosse chiamato a rispondere della stessa imputazione sin dall'inizio. L'art. 3 Cost. sarebbe violato anche sotto due ulteriori profili. In primo luogo, perché, a fronte della nuova contestazione di cui si discute, l'imputato potrebbe fruire dei vantaggi connessi ad alcuni riti speciali - quali il patteggiamento e l'oblazione, per effetto delle sentenze n. 265 del 1994 e n. 530 del 1995 di questa Corte - vedendosi, invece, inibito l'accesso al giudizio abbreviato. In secondo luogo, perché, nell'ipotesi in discussione, l'imputato potrebbe recuperare la facoltà di chiedere il giudizio abbreviato per circostanze casuali che determinino la regressione del procedimento, come quando il fatto diverso contestato in dibattimento rientri fra quelli per cui si procede con udienza preliminare e questa non si sia tenuta. 2.- La questione è fondata. Con la sentenza n. 237 del 2012, questa Corte - superando il diverso indirizzo espresso in precedenti pronunce, risalenti agli anni immediatamente successivi all'entrata in vigore del nuovo codice di rito - ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione del principio di eguaglianza e del diritto di difesa (artt. 3 e 24, secondo comma, Cost.), l'art. 517 cod. proc. pen. , nella parte in cui non consente all'imputato di chiedere il giudizio abbreviato al giudice del dibattimento in relazione al reato concorrente oggetto di contestazione suppletiva cosiddetta "fisiologica": volta, cioè, ad adeguare l'imputazione alle nuove risultanze dell'istruzione dibattimentale. Le considerazioni poste a base di detta decisione risultano estensibili, con gli opportuni adattamenti, anche alla contestazione "fisiologica" del fatto diverso, operata ai sensi dell'art. 516 cod. proc. pen. : disposizione che - sotto la rubrica «Modifica della imputazione» - stabilisce, al comma 1, che «Se nel corso dell'istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il pubblico ministero modifica l'imputazione e procede alla relativa contestazione». Le fattispecie regolate dagli artt. 516 e 517 cod. proc. pen. sono già state, del resto, accomunate da questa Corte nelle analoghe declaratorie di illegittimità costituzionale inerenti alle contestazioni dibattimentali cosiddette "tardive" o "patologiche", relative, cioè, a fatti che già risultavano dagli atti di indagine al momento dell'esercizio dell'azione penale: contestazioni che una consolidata giurisprudenza di legittimità reputa ammissibili, malgrado il tenore letterale apparentemente contrario delle citate disposizioni del codice di rito (sentenze n. 333 del 2009 e n. 265 del 1994, concernenti, rispettivamente, il giudizio abbreviato e il "patteggiamento"). Altrettanto è avvenuto - a prescindere da ogni distinzione fra contestazioni "fisiologiche" e "patologiche" - con riguardo alla mancata previsione della facoltà dell'imputato di presentare domanda di oblazione in rapporto al reato oggetto della nuova contestazione (sentenza n. 530 del 1995). 3.- È ben vero che tra la contestazione del reato concorrente e la contestazione del fatto diverso vi è un elemento differenziale. La prima, concernendo un addebito aggiuntivo rispetto a quello originario (se pure al medesimo connesso, ai sensi dell'art. 12, comma 1, lettera b, cod. proc. pen.), potrebbe eventualmente dar luogo anche ad una imputazione autonoma, oggetto di un procedimento distinto; la seconda no, trattandosi della mutata descrizione del fatto per il quale è già stata esercitata l'azione penale (addebito sostitutivo).