[ddlcomm]

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni. Onorevoli senatori. – Signor Presidente, Governo, colleghe Senatrici e colleghi Senatori – Sappiamo benissimo tutti che in questo passaggio al Senato il Decretone dovrà essere solo ed esclusivamente convertito in legge così come ci è arrivato dalla Camera dei deputati (ovvero blindato), pena la decadenza del decreto-legge stesso e la conseguente fine del Governo Giallo-Verde. La forzatura è stata evidente a tutti i livelli: a partire dalla scelta di procedere per decreto, pur in assenza dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza; al ricorso alla fiducia alla Camera dei deputati, per limitare la discussione e l'emendabilità del provvedimento e riuscire così a rispettare la scadenza dettata dalle norme relative alla conversione in legge. Forzatura perfino nella comunicazione istituzionale effettuata attraverso la pubblicità in RAI: dal 5 febbraio scorso si è « venduto » il reddito di cittadinanza come legge vigente, mentre in realtà non è ancora legge (nemmeno in questo momento). Non si tratta solo di comunicazione illegittima e non veritiera – a proposito di onestà e trasparenza –, ma anche di una palese svalutazione del ruolo del Parlamento. In sede di prima lettura, avevamo evidenziato come il testo presentasse carenze e ambiguità macroscopiche, non solo sostanziali, ma anche formali. In generale le modifiche introdotte alla Camera dei deputati – numerose e complesse, tanto che gli articoli da 29 sono passati a 44 e le norme attuative da 24 a 38 – impattano su un'operatività che è già stata avviata almeno dal 6 marzo ultimo scorso, generando delle criticità notevoli. In effetti, essendo stati modificati tra gli altri per esempio anche i requisiti e le condizioni per accedere al beneficio, sono state necessariamente introdotte delle norme transitorie all'articolo 13, comma 1- bis . Per fare salve le richieste presentate prima dell'entrata in vigore della legge di conversione, viene comunque riconosciuto il beneficio ed erogato per almeno sei mesi, pur in assenza di una eventuale ulteriore certificazione, documentazione o dichiarazione sul possesso dei requisiti. Quindi a tutte le richieste accettate precedentemente alla conversione in legge del decreto verrà in ogni caso corrisposto il reddito di cittadinanza per almeno 6 mesi, indipendentemente dal fatto che risultino poi rispondenti ai nuovi requisiti ! Avete voglia dopo a far restituire le somme erogate a titolo di Rdc anche a percettori che risultassero poi non averne diritto ! Alla Camera dei deputati il nostro Gruppo di Forza Italia ha presentato emendamenti migliorativi, che sono stati però accolti solo per eccezione e in ridottissima parte. L'emendamento per cui si debba denunciare non solo il valore del patrimonio immobiliare posseduto in Italia, ma anche quello posseduto all'estero. L'emendamento che specifica che il Reddito di cittadinanza è compatibile anche con l'indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata (DIS-COLL). Ed infine quello che prevede il termine entro cui adottare il decreto ministeriale che disciplina il contributo INPS a copertura dei periodi contributivi scoperti per i lavoratori in somministrazione. Altri emendamenti sono stati invece assorbiti (così come era successo in sede di prima lettura in Senato), per esempio l'aumento dei limiti del patrimonio mobiliare per i nuclei familiari con componenti disabili. Coerentemente con la nostra attenzione verso le fasce più fragili della popolazione, abbiamo fin dall'inizio avanzato degli emendamenti a favore delle persone con disabilità e dei nuclei familiari più numerosi, richieste che però si sono tradotte in modifiche insufficienti rispetto a quanto da noi ritenuto indispensabile, anzi per i nuclei familiari numerosi proprio nulla (a parte un aumento nella scala di equivalenza di 0,1 punto percentuale per i componenti con disabilità grave o non autosufficienti – giusto un contentino ! Ben poco !). La maggioranza ha voluto di fatto essere impermeabile alle proposte migliorative della minoranza e non ha dedicato attenzione e risorse a coloro che ne hanno veramente bisogno, a quanti hanno difficoltà anche ad accedere all'iscrizione perché in effettive condizioni di disagio sociale e che questo provvedimento rischia invece di escludere. Finalmente alla Camera dei deputati (nell'articolo 2, comma 1, lettera c-bis ) è stato posto rimedio – anche su nostra sollecitazione – a una grave lacuna preesistente, escludendo l'erogazione del reddito di cittadinanza a chi sia stato sottoposto a misura cautelare personale, o abbia avuto condanne definitive, nei dieci anni precedenti la richiesta. Sempre che qualcuno in questa situazione non abbia già provveduto a fare richiesta e per via della norma transitoria possa percepire il reddito per i famosi 6 mesi ! Il provvedimento da un lato mira a sostenere i poveri, dall'altro pretende di avviare i disoccupati alla formazione e all'inserimento nel mondo nel lavoro. E chi dovrebbe principalmente prendere in carico queste attività sono i centri per l'impiego (CPI) e i comuni. Ma i comuni non sono pronti per le attività loro assegnate da questo provvedimento. Si tratterà infatti per loro di un onere enorme, che intaserà letteralmente la loro attività amministrativa e che dovrà essere fronteggiato con risorse proprie – già troppo scarse soprattutto per i comuni medio-piccoli –, nei limiti delle risorse disponibili sul fondo per la lotta alla povertà e alla esclusione sociale. Ma sapete quanti comuni hanno a disposizione questi fondi e in che misura ? Colleghi della Lega, preparatevi bene, ma molto bene a spiegare tutto ciò ai vostri sindaci nel territorio, perché lo dovrete giustificare ! E per quanto riguarda i centri per l'impiego, noi lo avevamo detto fin dall'inizio che non potevano essere pronti ed efficienti per tale attività. E adesso voi siete stati costretti a prenderne atto, troppo tardi: avete cercato di metterci una toppa, riscrivendo tutto l'articolo 12 per inserire il « Piano straordinario di potenziamento dei centri per l'impiego », demandandolo tra l'altro ad un ennesimo decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Ma tutto ciò doveva essere già predisposto ed attuato prima dell'avvio non solo dell'erogazione, ma anche della richiesta stessa, anzi ben prima ! E invece non vi è stato un approccio lungimirante, ma abborracciato e soprattutto vincolato ai termini della campagna elettorale delle elezioni europee. Così come non è stato effettuato un confronto con le regioni e gli enti preposti nei tempi dovuti, ma solo dopo aver già predisposto il decreto. Vi avevamo anche detto che non si possono prevedere le assunzioni in massa dei cosiddetti navigator da dedicare ai CPI in modo approssimativo, senza una progettualità. Ecco allora che le assunzioni sono demandate per un numero dimezzato rispetto a quello inizialmente previsto al 2020, mentre per ulteriori 4.600 unità al 2021. Ritardo negli accordi tra Stato e regioni, ma anche mancanza di organizzazione e strutturazione, oltre che una evidente scarsità di risorse.