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Perché ciò esprima tutto il suo potenziale, dovremo riformare di nuovo i Regolamenti, cosa che in Senato non sarà difficile, perché è appena stata fatta con successo. I nuovi numeri - questo sì - imporranno i necessari adattamenti tecnici, ma dovranno anche essere l'occasione per andare oltre e rendere più fluide l'organizzazione e le procedure. Solo in questo modo i risparmi di spesa diventeranno anche apprezzabili in termini decisionali e porteranno un ritorno di fiducia e credibilità. In questi mesi, poi, è stato anche brillantemente risolto il tema della compatibilità di questa riforma con la legge elettorale: è stata infatti approvata definitivamente alla Camera anche la legge 27 maggio 2019, n. 51, che ne consente l'applicabilità a prescindere dal numero degli eletti. Non ultimo, ricordo il testo novellato dell'articolo 59 della Costituzione, volto a fissare definitivamente, senza margini d'interpretazione, il numero dei senatori a vita. Come già accaduto in sede di primo esame al Senato e successivamente alla Camera, anche in questo passaggio si è molto dibattuto sull'esigenza di una revisione complessiva della Costituzione: mi spiace, ma non ci casco più, l'ho provato sulla mia pelle. Tutte le varie Commissioni a cui ho accennato prima, nonché la riforma del 2005 (quella scritta dal sottoscritto) e la successiva del 2016 (la Boschi) non sono riuscite neanche ad arrivare all'esame parlamentare oppure, quand'anche approvate dal Parlamento, sono poi state bocciate con referendum popolare. Oggi sono ancora più convinto della necessità di riproporre misure limitate e chirurgiche, come quella oggi al nostro esame, che, sommate tra loro, determineranno una riforma complessiva. Voglio ricordare, a questo proposito, che proprio la settimana scorsa è stata approvata la proposta presentata da me e dal collega Perilli, di cui sono stato relatore, che determina la cancellazione dell'articolo 99 della Costituzione e la conseguente soppressione del CNEL. Il provvedimento si è realizzato grazie ai voti dell'unanimità della Commissione. Tornando a noi, nell'esame in prima deliberazione al Senato c'è stata un'ampia maggioranza a favore di questo disegno di legge: una maggioranza assoluta che però, se andiamo a sommare tutti i Gruppi che si sono dichiarati a favore, raggiungeva virtualmente soltanto i due terzi. Non posso che auspicare che questa volta i due terzi si raggiungano realmente e mi auguro che rispetto al primo passaggio ci sia un ripensamento da parte di qualche Gruppo che si era espresso negativamente in Commissione e che qui possa esservi invece una convergenza: nessuno - credo - intenderà proporre un referendum confermativo su una riforma tanto condivisa dall'opinione pubblica e sarebbe un segnale importante se il Parlamento approvasse con carattere definitivo la revisione costituzionale più ricorrente nel nostro dibattito pubblico. L'obiettivo di questa riforma è duplice: da un lato, favorire un miglioramento delle proposte decisionali delle Camere, per renderle più capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini, e, dall'altro, ottenere con questi risultati un contenimento della spesa pubblica, ovvero organi più snelli, che costano meno e funzionano in modo più efficiente. Signor Presidente, concludo ricordando il detto: cavallo magro corre più forte e salta più in alto. Con questa modifica il Parlamento sarà più forte e quindi lo sarà anche la nostra democrazia. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, premetto che interverrò sullo specifico tema della circoscrizione estero, che mi onoro di rappresentare in quest'Aula, e sugli effetti che la riforma in oggetto produrrebbe - ed eventualmente produrrà - su questa specifica rappresentanza degli interessi degli italiani all'estero. Voglio far notare a quest'Assemblea, ancora una volta, un fenomeno assai poco conosciuto dai media italiani: a fronte di alcune migrazioni verso il nostro Paese, è in atto da circa quindici anni una vera esplosione migratoria in uscita dal nostro Paese, che ha portato a un aumento degli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) che oramai ha sfiorato i 5,5 milioni di membri. Stiamo parlando quindi del 10 per cento della popolazione italiana e abbiamo dimostrato più volte in quest'Aula che nei dati ufficiali delle autorità dei Paesi in cui tanti italiani risiedono questo dato è sottostimato e in realtà sono molti di più. Parliamo dunque del 10 per cento della popolazione italiana che vive all'estero, di cittadini italiani con diritti politici che conseguono dalla cittadinanza italiana, ma che risiedono all'estero. Non lo hanno fatto per scelta, ma per costrizione, come i loro padri e i loro nonni, che sono stati costretti ad andare all'estero per trovare una soluzione di vita migliore. L'eccezionalità dell'emigrazione italiana, recatasi verso tutti i Paesi del mondo da oltre due secoli, ha avuto un riconoscimento istituzionale in queste Aule con l'istituzione della circoscrizione estero. Si tratta quindi di un riconoscimento dei diritti politici finalmente intervenuto negli anni 2000 e 2001 con due leggi di riforma della Costituzione, che hanno dato una rappresentanza specifica a questa platea. A fronte di un calo demografico di questo Paese - che pure il relatore si è scordato di considerare, ma in Italia cala la popolazione - c'è un'esplosione degli iscritti all'AIRE: la proporzionalità, estremamente discriminatoria, tra i rappresentanti nel Parlamento della circoscrizione estero e la platea di italiani all'estero va quindi peggiorando di giorno in giorno. Alla fine di questa giornata, qualche centinaio di italiani iscritti all'AIRE che ha abbandonato questo Paese, in base alla riforma in discussione, non avrà la possibilità di avere rappresentanti nelle istituzioni. Infatti, il taglio lineare del 33 per cento viene applicato alla platea dei rappresentanti della circoscrizione estero, già estremamente discriminata, e i numeri citati per l'Italia sono completamente diversi da quelli che abbiamo noi italiani all'estero. Immagino peraltro che noi sei senatori eletti all'estero voteremo compatti contro questa riforma, nel rispetto di quanti ci hanno votato, e rappresentiamo una platea almeno tripla di quella che rappresentano i colleghi in Italia. Il taglio interviene su un numero già molto discriminatorio, che diventerebbe quasi doppio, con effetti sulle diverse ripartizioni, in particolare in Europa, dove risiedono 3,1 milioni di italiani, che avrebbero un rappresentante al Senato della Repubblica. La simpatica proposta, fatta da qualche pensatore del MoVimento 5 Stelle, di sorteggiare i rappresentanti parlamentari forse potrebbe tornare utile. Converrebbe quindi estrarre a sorte un rappresentante in quest'Assemblea - che non è composta da nominati, ma da eletti - che rappresenterebbe 3,1 milioni di italiani (numero che continuerà ad aumentare), i quali hanno gli stessi diritti di cittadinanza di tutti gli altri cittadini italiani, ma si trovano all'estero. Altrimenti, l'unico effetto sarà l'elezione del più ricco, perché davanti a una platea di quel genere una campagna elettorale può essere intrapresa solo da qualcuno che ha enormi risorse.