[pronunce]

24 febbraio 2011, n. 1230, tutte anteriori all'ordinanza di rimessione del TAR Lazio), essendosi tradotta nella mera adozione di una formula organizzativa che non impedisce di ritenere che ANAS spa abbia «conservato connotati essenziali di un ente pubblico» (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenze 9 luglio 2014, n. 15594, e 16 luglio 2014, n. 16240, entrambe anteriori all'ordinanza di rimessione della Corte d'appello di Roma); che la rilevata carenza conduce ad una declaratoria di inammissibilità delle questioni, per incompleta ricostruzione, e conseguente mancata ponderazione, del quadro normativo di riferimento (sentenza n. 60 del 2015, relativa a fattispecie riguardante un trasferimento di attività previsto e disciplinato proprio dall'art. 31 del d.lgs. n. 165 del 2001; ordinanze n. 115 e n. 90 del 2015), con conseguente compromissione dell'«iter logico argomentativo posto a fondamento della sollevata censura» (sentenza n. 18 del 2015); che, inoltre, le ordinanze di rimessione non hanno chiarito se il personale di cui si tratta sia stato originariamente assunto da ANAS spa mediante esperimento di concorso e/o di selezione pubblica, con specifico riferimento alla tipologia e al livello delle funzioni svolte (sentenze n. 225 del 2010 e n. 293 del 2009), successivamente trasferite al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; che, avendo i giudici rimettenti prospettato il contrasto delle norme di legge con l'art. 97 Cost., a causa del mancato esperimento di idonei concorsi e/o selezioni per l'inserimento negli organici ministeriali, il mancato chiarimento sulla circostanza se tali procedure siano state espletate all'atto dell'originaria assunzione alle dipendenze di ANAS spa (così da renderne, eventualmente, superflua una loro ripetizione) costituisce ulteriore motivo di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, in quanto la motivazione dell'ordinanza di rimessione - alla luce del principio della sua autosufficienza in relazione alle condizioni di ammissibilità della questione di legittimità costituzionale (ex multis, sentenza n. 120 del 2015; ordinanza n. 52 del 2015) - deve contenere tutte le indicazioni indispensabili per una corretta ricostruzione della fattispecie oggetto del giudizio a quo, richiesta anche al fine di valutare la non manifesta infondatezza (ex plurimis, da ultimo, sentenze n. 56 del 2015 e n. 128 del 2014); che tale carenza, infine, non è emendabile attraverso le deduzioni delle parti, le quali, sul punto specifico, hanno comunque esibito, nelle rispettive memorie, allegazioni frontalmente contrastanti, senza dotarle di alcun supporto probatorio.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 36 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 15 luglio 2011, n. 111, dell'art. 11 del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 febbraio 2012, n. 14, e dell'art. 12 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione terza, e dalla Corte d'appello di Roma, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 ottobre 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 ottobre 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI