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presso la città di Mazara del Vallo (Trapani), e precisamente in contrada Sicomo, a pochi metri dalla riserva naturale di capo Feto, insiste un metanodotto che occupa un'area demaniale di 20.000 metri quadrati, con rinnovo trentennale, nel quale, attraverso tre condotte sottomarine della lunghezza di 155 chilometri, arriva da capo Bon il gas metano dell'Algeria diretto verso il Nord Italia; dal 1° ottobre 2021 la SNAM S.p. A. (società di infrastrutture energetiche con sede centrale a San Donato Milanese attiva nel trasporto, stoccaggio e rigassificazione del metano e gestore del metanodotto mazarese) ha sospeso unilateralmente il servizio di vigilanza armata privata attivo sulle 24 ore, fino a quel momento affidato alla "Sicilia Police", sostituendolo con un semplice servizio di portierato, da effettuare dal lunedì al venerdì dalle ore 7,30 alle ore 18 (esclusi sabato, domenica e festivi), e di videosorveglianza; le caratteristiche del sito imporrebbero una custodia e una sicurezza costante e armata e affidata a guardie giurate armate, qualora non possano provvedervi direttamente le forze dell'ordine (ai sensi del decreto del Ministero dell'interno n. 269 del 2010); il gasdotto di Mazara, infatti, è classificabile tra i "siti sensibili", ad elevatissima importanza strategica e "ad alto rischio", ossia tra quelli dove viene svolto un lavoro per il pubblico interesse e che, pertanto, richiedono misure di sicurezza più elevate; nel recente passato (si pensi ai conflitti nel vicino Oriente e in nord Africa), è stato considerato tra i siti maggiormente esposti al pericolo di attentati terroristici da parte di gruppi fondamentalisti islamici; presso la centrale mazarese arriva all'incirca il 30 per cento del gas consumato in tutta Italia e, anche in vista di una possibile e auspicata riduzione della dipendenza energetica dai russi, sarebbe opportuno tutelarne il regolare transito; l'attuale conflitto in Ucraina e il rischio, ancorché remoto, di un suo allargamento ad altri Paesi europei pongono molti dei siti sensibili italiani, tra i quali a fortiori il gasdotto di Mazara del Vallo, tra i potenziali obiettivi di un eventuale attacco militare; le richieste di incontro ripetutamente formulate alla SNAM dalla "Sicilia Police" e dalle rappresentanze sindacali trapanesi, volte alla condivisione di possibili soluzioni idonee a tutelare la sicurezza del metanodotto e ad assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali presso lo stesso sito, ad oggi sono rimaste disattese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative intenda intraprendere per garantire la sicurezza del sito, particolarmente sensibile e strategico per l'approvvigionamento di gas, in cui insiste il gasdotto di Mazara del Vallo; se, in particolare, ritenga opportuno sollecitare il gestore a riattivare un servizio di vigilanza armata costante o, in alternativa, se ritenga di valutare un intervento volto a proteggere l'area con l'impiego di forze dell'ordine. Atto n. 4-06860 MALAN BALBONI Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: nel settembre 2016, il Tribunale per i minori di Bologna ha avallato, senza istruttoria, basandosi esclusivamente su una relazione tardivamente pervenuta dai servizi sociali di Faenza, un allontanamento operato nel mese di aprile 2016, di 3 minori effettuato ai sensi dell'art. 403 del codice civile; l'allontanamento, programmato in precedenza, era stato effettuato dai servizi sociali di Faenza, che avevano prelevato i minori e li avevano collocati, senza un provvedimento del Tribunale, in due diverse famiglie; ad oggi, a distanza di 6 anni, i minori vivono presso le due famiglie "affidatarie", in quanto il Tribunale per i minorenni di Bologna ha mantenuto pendente il procedimento fino a luglio 2021, in una fase "istruttoria", continuando a delegare per le valutazioni del caso il suddetto servizio sociale che, negli anni, non ha fatto altro che mantenere cristallizzato l'affido eterofamiliare in quanto sarebbe stata la soluzione migliore per i minori; a nulla è valsa l'adesione della madre a richieste di consulenza psicologica del servizio sociale, in quanto mai le relazioni sono state depositate al Tribunale e mai il servizio sociale ha assunto iniziative diverse dall'organizzazione di sporadici e centellinati incontri di qualche ora al mese tra madre e figli alla presenza di uno o due educatori; solo a seguito delle numerose istanze avanzate dall'avvocato difensore della madre, volte a scongiurare che la situazione di affido perdurasse senza alcun limite temporale o a incentivare un progressivo ampliamento della frequentazione tra madre e figli, il Tribunale per i minorenni di Bologna, nel marzo 2020, ha disposto una consulenza psicodiagnostica d'ufficio; la consulenza tecnica d'ufficio, anziché chiudersi con il deposito di una relazione, ha proseguito in una sorta di "monitoraggio" del rapporto tra madre e minori senza la presenza dello psichiatra consulente di parte della madre e ciò con la totale inerzia del tutore dei minori (che, al pari del servizio sociale ha condiviso il mantenimento dell'affido eterofamiliare al fine di garantire la "stabilità" raggiunta negli anni dai minori e la loro affettività con la famiglia affidataria), e l'esito positivo rispetto al ricongiungimento tra i minori e la madre veniva espresso solo verbalmente; il 25 settembre 2020 il consulente d'ufficio ha chiesto al Tribunale una proroga di 60 giorni del termine per il deposito della relazione definitiva, fino al 30 novembre 2020 e il Tribunale ha autorizzato; la stessa CTU, in data 10 ottobre 2020, ha inviato un' e-mail al consulente della madre e del tutore dei minori, con cui si scusava del ritardo causato dal proprio trasloco; successivamente comunicava al consulente della madre di aver ottenuto un'autorizzazione (non presente nel fascicolo, per cui evidentemente in modo ufficioso) per un'ulteriore proroga fino a giugno 2021 per il deposito della consulenza; il Tribunale, nonostante le eccezioni del legale della madre a tale riguardo, senza fissare un'udienza interlocutoria, ha autorizzato l'ulteriore richiesta di proroga sostenendo che essa sarebbe stata finalizzata, si legge testualmente "al recupero della relazione madre-figli e non pare in contrasto con gli interessi della madre che le operazioni peritali non si svolgano in contraddittorio"; di fatto la CTU non solo ha delegato il monitoraggio al servizio sociale, ma non ha ritenuto di condividere alcunché con il consulente di parte della madre e ha depositato la relazione il 7 giugno 2021, 15 mesi dopo l'incarico, in cui clamorosamente parlava di rapporto simbiotico tra madre ed una delle figlie, benché questa sia fino ad oggi cresciuta in un'altra famiglia incontrando la madre per qualche ora al mese;