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Signor Presidente, colleghi, non c'è pace per il patrimonio culturale della città di Napoli, troppo spesso esposto al rischio di dispersione, se non di vera e propria distruzione. Mi riferisco al patrimonio immobiliare, non meno che alle opere di interesse storico-artistico, e così pure all'artigianato artistico. Che dire della svendita del palazzo del Monte di Pietà a Spaccanapoli; la cordata guidata da Michele Amoroso avrebbe raggiunto un accordo con la proprietà, passata da circa venti anni da un istituto di credito di diritto pubblico, il Banco di Napoli, ad uno di diritto privato, Intesa Sanpaolo, che mentre si autocelebra per le gallerie d'Italia, dimostra di non avere compreso il valore di quello scrigno di storia e di arte, identitario per tutti i partenopei, che è il Monte di Pietà. Con i colleghi di L'Alternativa C'è nell'interrogazione presentata in aprile abbiamo ipotizzato che lo Stato e gli enti locali esercitino la prelazione e il palazzo, compatibilmente con la sua dignità, possa accogliere istituti di istruzione universitaria, come la Scuola superiore meridionale o un archivio dei più importanti. Due settimane fa la commissione cultura del Comune ha finalmente battuto un colpo e vedremo cosa porterà il futuro. Restando in tema di palazzi storici, è del 3 maggio la notizia del principio di incendio sviluppatosi in un magazzino al quarto piano di Palazzo Reale. Ha avuto un esito più felice invece la battaglia per salvare la sartoria teatrale di Vincenzo Canzanella che, sfrattata dai locali di Sant'Eligio, anche grazie all'impegno dell'onorevole Maria Muscarà, trasferirà a Bagnoli la sua sede operativa. Un'esposizione dello straordinario campionario di opere realizzate in circa cinquanta anni di attività deve però restare a Napoli e c'è da augurarsi che la proposta di allocarla nei locali sottostanti la chiesa di San Francesco di Paola trovi orecchie disposte ad ascoltare. Più scabrosa delle precedenti è infine la vicenda delle 400 opere di proprietà comunale custodite nel deposito sotterraneo del Museo Civico di Castel Nuovo, in ambienti malsani, danneggiate da ultimo dalla pioggia dello scorso novembre. All'intervento di semplice messa in sicurezza promosso dal Comune con una somma modesta dovrebbe fare sponda il trasferimento coatto in un museo disposto dal soprintendente grazie all'applicazione dell'articolo 43 del codice dei beni culturali. A causa delle riforme Franceschini però la soprintendenza non ha più alcun rapporto con i musei del territorio e i loro depositi e il soprintendente di Napoli è un dirigente di seconda fascia, mentre i musei dipendono dalla direzione regionale musei, che fa capo alla direzione generale musei o addirittura sono istituti autonomi, come Capodimonte, retti da direttori generali. La tutela del patrimonio culturale italiano è dunque resa impossibile tecnicamente dallo stesso Ministero preposto a realizzare l'articolo 9 della Costituzione, un Ministero suicidato dal suo eterno titolare e dai cortigiani di cui si è circondato, eterodiretti l'uno e gli altri da potentati economici e massoneria deviata. Mi appellerei al Presidente della Repubblica, se non nutrissi dubbi anche sull'efficacia di un simile appello. TONINELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TONINELLI (M5S) . Signor Presidente, intervengo in quest'Aula per sollecitare il Ministro dell'economia e delle finanze a venire a riferire in Parlamento sullo stato di avanzamento dell'importante, quanto delicato, dossier di Autostrade per l'Italia. Dopo il grande lavoro fatto, ora è giunto il momento di portare a casa il risultato, togliendo le nostre autostrade dalle mani di chi ha fallito e facendole tornare sotto la gestione pubblica. (Applausi) . A luglio 2020 si è definita la strada per chiudere questa vertenza, non con la revoca per cui ha sempre lottato il MoVimento 5 Stelle e che non abbiamo potuto ottenere, non per colpa nostra, ma perché era necessaria una maggioranza in Parlamento che non c'è stata data, né con il Governo Conte I, né con il Governo Conte II. Per questo abbiamo accettato, seppur con fatica, la soluzione di compromesso del subentro di Cassa depositi e prestiti nella quota di Atlantia SpA, ma le notizie delle ultime settimane non sono per nulla confortanti: c'è una grande incertezza. Soprattutto, riteniamo inaccettabile la decisione interna ad Autostrade per l'Italia (Aspi) di aumentare i già esorbitanti stipendi dei massimi vertici, il tutto - pare - con l'avallo del consorzio subentrante, tra cui appunto Cassa depositi e prestiti. Questo non va bene. Le famiglie delle vittime meritano giustizia, i genovesi meritano giustizia, tutti gli italiani meritano giustizia e autostrade sicure. Manca solo l'ultimo miglio, con la cacciata di coloro che, per bramosia di denaro, hanno lasciato nell'incuria il ponte di Genova fino a farlo crollare, signori che oltretutto, in questi mesi di limbo, hanno continuato a incassare una marea di soldi. Venga il ministro Franco a riferire in Parlamento nelle modalità che riterrà più opportune. Il MoVimento 5 Stelle, dal canto suo, chiede invano da almeno due mesi la presenza del Ministro in diretta televisiva in un question time. La pazienza è abbondantemente finita e per questo chiediamo che la Presidenza del Senato si faccia parte attiva per consentire a questo ramo del Parlamento, e quindi a tutto il Paese, di essere aggiornati su questo importantissimo dossier . (Applausi) . ANASTASI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANASTASI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, alcune settimane or sono ho incontrato una delegazione dei ristoratori della mia zona, ristoratori che, come potete ben capire, sono allo stremo, in una condizione di grave prostrazione, non solo economica, ma anche psicologica. Da quell'incontro, oltre ad emergere l'ovvia necessità di lavorare immediatamente, necessità cui finalmente il Governo ha risposto proprio ieri con un decreto che è stato da noi fortemente voluto, è emersa anche un'altra cosa e cioè che i ristoratori non possono restare in balia dei singoli decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Dobbiamo dare all'intero settore, che fattura diversi miliardi all'anno, la possibilità di essere resiliente, resistente alle intemperie. Come si fa a dare questa possibilità? Quest'anno abbiamo avuto il Covid-19; potrebbe esserci una recrudescenza l'anno prossimo, potrebbe arrivare qualche altra malattia. Che cosa facciamo? Chiudiamo di nuovo un settore che è già in ginocchio e che adesso in estate riprenderà probabilmente il giusto vigore? Dobbiamo pensare a qualcosa per aiutarlo. Ad esempio, ci sono dei sistemi di filtraggio dell'aria come sugli aerei? Usiamoli, diamo la possibilità ai ristoratori di usarli attraverso opportuni incentivi fiscali. Ci sono anche altre condizioni che possono consentire ai ristoratori di lavorare, come il fatto di poter essere riconosciuti dalle istituzioni bancarie come imprenditori solvibili: in questo momento la maggior parte di loro è di fatto insolvibile e non può chiedere in prestito neanche un centesimo in banca.