[pronunce]

che, ad avviso del giudice a quo, tale disposizione si porrebbe in contrasto con gli artt. 76 e 77 della Costituzione, per violazione dei limiti contenuti nella legge delega, nonché con gli artt. 103 e 113 Cost., per violazione dei parametri che presiedono ad un ragionevole riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo; che questa Corte ha più volte affermato che il giudice è abilitato a sollevare la questione di legittimità costituzionale solo dopo aver accertato che sia impossibile seguire un'interpretazione da lui ritenuta non contraria a Costituzione e che, conseguentemente, è manifestamente inammissibile la questione sollevata senza che il rimettente abbia dimostrato di avere esperito il doveroso tentativo di pervenire, in via interpretativa, alla soluzione da lui ritenuta costituzionalmente corretta (Corte cost. n. 94 e n. 64 del 2006, tra le tante); che, nella presente fattispecie, nell'ordinanza di rimessione si dà atto che oggetto del ricorso davanti al Tribunale amministrativo regionale sono la delibera della Giunta comunale, con la quale era stata disciplinata l'attribuzione di alcuni incarichi dirigenziali fuori dalla dotazione organica ed era stato approvato lo schema di contratto individuale di incarico dirigenziale, ed il provvedimento sindacale con il quale era stato conferito a soggetto esterno uno di quegli incarichi, vale a dire atti precedenti alla stipulazione del contratto di impiego, la natura amministrativa dei quali è presupposta dallo stesso rimettente, il quale censura, tra l'altro, proprio l'attribuzione di controversie in materia di interessi legittimi al giudice ordinario quale conseguenza della norma censurata; che il giudice a quo, tuttavia, non spiega per quale motivo, tutte le volte in cui la stipulazione del contratto con cui si conferisce l'incarico sia preceduta da una fase amministrativa, gli atti (appunto, amministrativi) compiuti dall'ente locale in quella fase non sarebbero impugnabili, secondo i generali principî, davanti al giudice amministrativo; che una simile lacuna dell'ordinanza di rimessione è tanto più grave in quanto la giurisprudenza di legittimità ha affermato la giurisdizione del giudice amministrativo a decidere dei ricorsi proposti dai dipendenti degli enti locali avverso le deliberazioni della Giunta comunale circa la copertura di posti vacanti di dirigente con soggetti esterni all'amministrazione interessata (Corte di cassazione, sezioni unite civili, 6 novembre 2006, n. 23605); che, pertanto, la questione sollevata dal Tribunale amministrativo regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, è manifestamente inammissibile, perché il rimettente ha omesso il doveroso tentativo di pervenire, in via interpretativa, ad una soluzione coerente con quella che esso stesso ritiene essere quella costituzionalmente corretta. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), sollevata, in riferimento agli artt. 76, 77, 103 e 113 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 marzo 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 marzo 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI