[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 1-quater, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), come inserito dall'art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Genova nel procedimento vertente tra C.P. C. e Equitalia Giustizia spa, con ordinanza del 3 maggio 2019, iscritta al n. 186 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 45, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di costituzione di C.P. C, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito il Giudice relatore Stefano Petitti ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto 1) lettera a) e c), in collegamento da remoto, senza discussione orale, in data 5 maggio 2020; deliberato nella camera di consiglio del 5 maggio 2020. Ritenuto che la Commissione tributaria provinciale di Genova, con ordinanza del 3 maggio 2019 (r.o. n. 186 del 2019) , ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 1-quater, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), comma introdotto dall'art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 111 della Costituzione, ove alla norma si attribuisca natura sanzionatoria, o agli artt. 3, 24, 53 e 111 Cost., ove alla norma si attribuisca natura esclusivamente tributaria; che il citato art. 13, comma 1-quater, prevede che «[q]uando l'impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l'ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1-bis. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l'obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso»; che la Commissione tributaria provinciale rimettente ha premesso che il giudizio pendente davanti ad essa trae origine dall'impugnazione di un invito al pagamento della somma di euro 2.072,00, notificato a C.P. C. da Equitalia Giustizia spa, importo dovuto a titolo di contributo unificato e di "raddoppio" dello stesso, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, in seguito al rigetto del ricorso per cassazione in una causa di lavoro intercorsa tra C.P. C. e la Provincia di Genova; che, come esposto dal giudice a quo, C.P. C. aveva invocato l'operatività in suo favore dell'esonero dal contributo unificato di iscrizione a ruolo in relazione al requisito reddituale stabilito dall'art. 9, comma 1-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002, a tenore del quale «[n]ei processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore a tre volte l'importo previsto dall'articolo 76, sono soggette, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 3, salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo è dovuto nella misura di cui all'articolo 13, comma 1»; che, quanto, in particolare, al giudizio di cassazione, la ricorrente aveva ulteriormente dedotto, sempre con riguardo al citato art. 9, comma 1-bis, come l'inciso «salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo è dovuto nella misura di cui all'articolo 13, comma 1» comportasse l'inapplicabilità dell'importo raddoppiato di cui al comma 1-bis del medesimo art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002; che la Commissione tributaria provinciale di Genova, disattesa l'eccezione di inammissibilità del ricorso, in punto di impugnabilità dell'atto di invito al pagamento del tributo, e stimata l'infondatezza della pretesa della ricorrente di non corrispondere alcun contributo in considerazione delle proprie condizioni reddituali e della natura della controversia, nel verificare la sussistenza dell'obbligo di versamento del raddoppio del contributo unificato, ai sensi dell'art. 13, comma l-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, ha ravvisato plurime ragioni di illegittimità costituzionale di tale norma; che il giudice a quo ha evidenziato come sia controversa anche in giurisprudenza la natura dell'obbligo del versamento del raddoppio del contributo unificato, ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, affermandosi in alcune sentenze della Corte di cassazione che esso avrebbe carattere «latamente sanzionatorio», ed in altre, invece, ravvisandosi la «natura tributaria» della prestazione imposta; che, ad avviso della Commissione tributaria provinciale rimettente, anche la giurisprudenza della Corte costituzionale rivelerebbe identiche oscillazioni interpretative, avendo delineato, nella sentenza n. 18 del 2018, il raddoppio del contributo unificato come «misura eccezionale e lato sensu sanzionatoria», ed invece rimarcato, nella sentenza n. 120 del 2016, la doverosità della prestazione e il collegamento di questa a una pubblica spesa; che l'ordinanza di rimessione reputa, perciò, che «ove al contributo raddoppiato venisse attribuita natura sanzionatoria la norma di che trattasi contrasterebbe con gli artt. 3, 24, 25 e 111 Cost.», dando luogo ad una sanzione volta non a reprimere la violazione di una regola di condotta, quanto a contrastare l'esercizio di un diritto costituzionalmente garantito in funzione degli esiti; che neppure l'art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002 sarebbe giustificato dall'intento di fungere da deterrente di impugnazioni dilatorie e strumentali, atteso che il solo fatto del rigetto o dell'inammissibilità dell'impugnazione non depone automaticamente per un esercizio del diritto di difesa con modi e/o intenti pretestuosi o dilatori;