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Ordinamento del servizio nazionale di istruzione. Onorevoli Senatori. -- È nella nostra Costituzione la previsione di una scuola-servizio, statale, fondata sui princìpi del decentramento, dell'autonomia e della flessibilità dei modelli organizzativi (articolo 5 della Costituzione), in cui la libertà di insegnamento (articolo 33, primo comma, della Costituzione) e la libertà progettuale (regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275) hanno la valenza di princìpi regolativi e misura della piena attuazione dei diritti inviolabili del discente (articolo 2 della Costituzione) e del diritto sociale all'istruzione (articolo 34, primo comma, della Costituzione), in termini di diritto ad una prestazione didattica secondo standard di qualità e di quantità, adottati dall'ente erogatore del servizio (direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 gennaio 1994: «Princìpi sull'erogazione dei servizi pubblici»), in attuazione del principio di eguaglianza sostanziale (articolo 3, secondo comma, della Costituzione). Principio che va, oggi, profondamente reinterpretato proprio nella previsione della scuola come servizio, sia alla persona che al Paese. In una democrazia socialmente avanzata: «l'istruzione rappresenta lo strumento del tutto necessario e indispensabile per garantire l'effettiva eguaglianza dei cittadini, ciò comportando di conseguenza il doveroso approfondimento dei caratteri differenziali della scuola [come servizio] rispetto all'amministrazione in senso proprio». (Cassese) . Il passaggio epocale del vecchio apparato al nuovo servizio, a seguito della riconosciuta autonomia alle istituzioni scolastiche (regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275) impone un ulteriore intervento legislativo, mai attuato fino ad oggi, quello cioè che segni il passaggio dall'antecedente «sistema nazionale di istruzione», di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62: «Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione», tipico della scuola-apparato, al nuovo ordinamento del «servizio nazionale di istruzione», tipico della scuola-servizio, ordinamento che deve rendere espliciti i princìpi di fondo che sorreggono il nuovo impianto e che, conseguentemente, deve prevedere una riscrittura ab imis della normativa di status del soggetto discente, titolare dello stesso «servizio» e, conseguentemente, dei docenti, dei dirigenti scolastici e dei dirigenti tecnici. Una riscrittura, anche, del ruolo della collegialità, tecnica e non tecnica, come snodo strategico del nuovo «servizio». Allora, nuovi profili politico-istituzionali e giuridico-organizzativi del «servizio» nazionale di istruzione e nuovi contenuti programmatici in campo didattico, dalla «scuola unitaria di base» (Indicazioni nazionali 2012), al rinnovato secondo ciclo di istruzione (2010). Gli interventi normativi riguardanti il sistema di autonomia della scuola di Stato, in attuazione dell'articolo 5 della Costituzione: articolo 21 della legge di delega 15 marzo 1997, n. 59, e provvedimenti attuativi, riforma degli ordinamenti didattici di cui alla legge di delega 28 marzo 2003, n. 53, e provvedimenti attuativi, emanazione dei regolamenti di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, numeri 87, 88 e 89, sulla riforma dell'istruzione professionale, dell'istruzione tecnica e dei licei e, infine, le «Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione» (2012), costituiscono, ad oggi, il nuovo progetto di scuola di Stato, tuttavia ancora da completare per come detto. È nei fatti che, accanto alle richiamate riforme dell'autonomia della scuola e degli ordinamenti didattici dei vari tipi di scuola, debba ora definirsi il nuovo assetto giuridico-istituzionale e organizzativo-gestionale che dia corpo, sostanza e identità al nuovo servizio nazionale di istruzione. Definito lo «statuto» degli ordinamenti didattici, peraltro abbisognevoli di interventi correttivi, occorre ora definire lo «statuto» del servizio nazionale in regime di autonomia. A fronte di ordinamenti didattici attuali e unitari, è un sistema normativo che, sostanzialmente, risale ai provvedimenti delegati del 1974 e alla loro revisione del 1994 (tipico della scuola-apparato). Occorre dare al nuovo progetto di scuola di Stato un impianto normativo-funzionale adeguato alla «qualità» del servizio da erogare e sempre in attuazione del principio di eguaglianza sostanziale (articolo 3, secondo comma, della Costituzione). Sempre sulla questione, Sabino Cassese ha scritto che, in sede costituente, «...la discussione sui problemi della scuola fu culturalmente arretrata. Da una parte, si riflesse qui il limite, proprio dei costituenti, nell'esame del fenomeno amministrativo, sconosciuto da alcuni e ritenuto dagli altri poco interessante. Dall'altra non fu prestata attenzione all'aspetto della scuola come servizio . Questo aspetto, da una parte, comportava uno svolgimento dell'articolo 3, secondo comma, nel senso che l'istruzione rappresentava un mezzo per assicurare l'effettiva eguaglianza dei cittadini; dall'altra, comportava l'approfondimento dei caratteri differenziali della scuola rispetto all'amministrazione in senso proprio. Infine, richiedeva di porre l'accento sull'"offerta" di istruzione piuttosto che sulla disciplina statale; si trattava, quindi, di abbandonare l'ottica tradizionale per cui la costituzione è atto di disciplina dei rapporti pubblico-privato, e adottarne una nuova, per cui la costituzione andava considerata come programma dell'azione pubblica di erogazione di servizi». «Perché il testo costituzionale contiene questi limiti? Fu l'esigenza del compromesso a spingere a ciò, oppure la pressione di forze esterne, oppure l'assenza di una cultura più avanzata nel campo scolastico, oppure le pressioni della difficile situazione economica? È probabile che la risposta sia la seguente: tutte queste cose, insieme, condussero alla situazione descritta e resero incapaci i costituenti di far fruttare il principio di eguaglianza sostanziale e le possibilità, che si aprivano, di affermare l'obbligo dei poteri pubblici di contribuire ad assicurare l'eguaglianza dei cittadini a mezzo dell'istruzione». Ad oggi, in presenza delle citate riforme, che legittimano la scuola autonoma ad elaborare un'offerta formativa, il principio dell'eguaglianza sostanziale va pienamente recuperato e posto a fondamento del servizio da erogare. Nozione di servizio che esige, pure, una rilettura critica della libertà di insegnamento (articolo 33, primo comma, della Costituzione) e della libertà progettuale (regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275), quali princìpi regolativi e misura della determinazione dei contenuti di merito dell'offerta formativa e della conseguente piena fruizione dei diritti che fanno capo ai discenti.