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Rimarranno invece stringenti e andranno rispettati gli standard igienico-sanitari, garanzia di prodotti sani e di qualità. Le PPL già funzionano molto bene da parecchio tempo in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia. Le PPL funzioneranno perché i nostri prodotti, i prodotti della nostra storia, della nostra cultura e della nostra tradizione culinaria hanno già avuto un importante riconoscimento. La dieta mediterranea, infatti, conosciuta in tutto il mondo, è già patrimonio immateriale dell'umanità: lo sappiamo tutti e lo ripetiamo spesso in quest'Aula. Il mangiare bene italiano è conosciuto in tutto il mondo. Con le PPL aiuteremo e - spero - riusciremo a spostare l'attenzione dalle cattive abitudini dei fast food e del cibo fatto con prodotti di bassissima qualità e prezzo alla cultura del cibo e dello slow food , che è cultura non solo del mangiar piano, ma anche del mangiare sano e bene, con cibi di qualità preparati con metodi sani e tradizionali. Finalmente, grazie alle piccole produzioni locali, possiamo riscoprire tutto il cibo che preparavano i nostri nonni e genitori nelle fattorie di tutta Italia. Signor sottosegretario L'Abbate, approfitto della sua presenza per fare una riflessione. Speravo che fosse oggi presente in Aula il ministro Bellanova che, nel corso della trasmissione «Otto e mezzo», del 17 settembre ho ascoltato fare un passaggio sugli OGM, dicendo di voler aprire un confronto con le parti sociali sul tema. Ciò, signor Sottosegretario, mi ha un po' spaventato, perché, secondo me, se esiste il made in Italy , se la dieta mediterranea è patrimonio dell'umanità, se abbiamo oltre 800 eccellenze tra DOP e IGP e se, come è stato accertato da tutte le associazioni di categoria, si è verificato un aumento del 6 per cento delle esportazioni di generi alimentari, è proprio perché nel nostro Paese, fino a oggi, gli OGM sono vietati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo deve essere sicuramente motivo di riflessione. Gli OGM lasciamoli tranquillamente al Canada, così come, magari, anche la trattativa sul CETA. Infatti, alla fine, cosa importiamo di buono dal Canada che noi non abbiamo? Al massimo importiamo il grano maturato con i glifosati, che è meglio lasciare tranquillamente là. Gli OGM possiamo lasciarli all'Ucraina, al Canada e agli Stati Uniti, che tanto, con l' italian sounding , possono copiare i prodotti e farli anche con gli OGM. Noi non vogliamo assolutamente tutto questo. C'è un esempio che, secondo me, ci può aiutare a rendere l'idea di cosa sono gli OGM. Se noi prendiamo un gregge di pecore e mettiamo dentro i lupi, questi in una o due notti mangeranno tutte le pecore. La stessa identica cosa succederà nel momento in cui importeremo gli OGM nel nostro Paese: nel giro di uno o due anni gli OGM riusciranno a contaminare tutti i prodotti del made in Italy . A quel punto, di made in Italy non avremo assolutamente più nulla. Questo è motivo di riflessione. Chi si avvantaggerà grazie agli OGM? Sicuramente non i nostri agricoltori, che riescono a fare reddito con il made in Italy : verranno avvantaggiate le multinazionali, che da diversi anni stanno spingendo in questa direzione. Signor Sottosegretario, faccia riflettere il ministro Bellanova, perché se il Ministro non ci ripenserà su questo provvedimento sicuramente... PRESIDENTE. Senatore Vallardi, la invito a concludere perché ha già abbondantemente sforato il tempo a sua disposizione. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Mi avvio a concludere con un accorato appello per difendere anche il suo mangiar sano, signor Sottosegretario, e non solo quello di noi senatori. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Signor Sottosegretario, se non ferma il ministro Bellanova, saranno gli agricoltori italiani a farlo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MAGORNO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, il disegno di legge all'esame dell'Assemblea, recante «Norme per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale», costituisce sicuramente un provvedimento di grande interesse per i territori e l'economia rurale del nostro Paese. Si tratta di un provvedimento di iniziativa parlamentare e vale la pena sottolinearlo perché è giusto che il Parlamento si riappropri della sua potestà di legiferare, in particolare su ambiti come quello di cui oggi discutiamo. L'economia rurale riveste un'importanza strategica, perché incide su diverse problematiche che attanagliano questo nostro tempo. Mi riferisco al tema dello spopolamento delle aree interne, al rilancio delle microfiliere territoriali, alla manutenzione del territorio, che è la principale arma di contrasto del dissesto idrogeologico. «Saperi e sapori» è molto di più di uno slogan. Sappiamo benissimo che il nostro Paese si caratterizza moltissimo per la presenza di numerose straordinarie piccole produzioni alimentari, tipiche, di qualità, che rappresentano un elemento attrattore come pochi di turisti e visitatori. La globalizzazione e l'industrializzazione alimentare hanno avuto come effetto, quasi si trattasse di un anticorpo, quello di valorizzare i prodotti locali provenienti da filiere produttive corte e cortissime e da piccole produzioni locali. Io vengo da una terra straordinaria da questo punto di vista. La sola Calabria può vantare centinaia di produzioni locali di piccolissima dimensione, figlie di tradizioni che non hanno un disciplinare scritto ma una consuetudine che si tramanda. Certo, non poche sono le difficoltà nel mandare avanti produzioni di questo tipo, strette dalla prepotenza delle grandi produzioni; ma sappiamo che questo connubio tra tradizione ed enogastronomia può innescare opportunità virtuose per i nostri territori. Quelle che banalmente noi abbiamo sempre schernito come sagre oggi costituiscono un valore aggiunto, perché innescano la curiosità per tradizioni che rischiano di scomparire. Ecco perché la proposta di legge in sé rappresenta un buon punto di compromesso, anche grazie al lavoro svolto in Commissione. Si è lavorato perché ci fosse un giusto equilibrio, perché si andasse al cuore della criticità, per avere una prospettiva di sviluppo anche per i territori. È chiaro che questo tipo di proposta rivolge prevalentemente la sua attenzione alle aree interne, a quelle più fragili e più deboli del nostro Paese. Dare un quadro normativo organico a questo argomento di economia alimentare vuol dire investire in sicurezza e in promozione turistica. Si parla sempre più spesso di economia circolare e di superamento degli attuali cliché in materia di sviluppo. Le nostre piccole produzioni locali valgono moltissimo; ce lo dicono le organizzazioni di categoria, ce lo dicono i rapporti dei principali istituti di ricerca del settore, ce lo dice la percezione che abbiamo, anche da amministratori che negli ultimi anni hanno visto crescere partecipazione e attenzione proprio agli eventi fieristici e alle sagre. Non è quindi più un fenomeno di nicchia o, peggio, un segmento in declino.