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Disposizioni in materia di matrimonio egualitario. Onorevoli Senatori . – A oggi il matrimonio egualitario è permesso in molti Paesi del mondo (Andorra, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Cuba, Costa Rica, Danimarca, Ecuador, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Taiwan e Uruguay, da ultimo Grecia) e nella componente europea del Regno dei Paesi Bassi, mentre nelle altre sue tre nazioni costitutive (Aruba, Curaçao e Sint Maarten) così come in Israele, pur non essendo il matrimonio disciplinato per legge, è permesso alle coppie dello stesso sesso coniugate altrove di registrare il proprio matrimonio. Estonia e Armenia riconoscono i matrimoni omosessuali celebrati all'estero sotto alcuni aspetti. In altri Paesi, come Italia, Cipro, Croazia, Estonia, Liechtenstein, Monaco, Montenegro, Repubblica Ceca, San Marino e Ungheria esistono discipline diverse dal matrimonio. Esiste per le coppie omosessuali la facoltà di accedere alle unioni civili, con inclusa o non inclusa la possibilità di adottare il configlio ( stepchild adoption ). Secondo il rapporto della regione europea dell'Associazione internazionale lesbiche e gay (ILGA-Europe) del 2022, l'Italia si classifica 33ª su 49 Paesi europei in relazione ai diritti delle persone omosessuali. I cittadini italiani omosessuali affrontano ostacoli dal punto di vista legale non incontrati da cittadini non omosessuali in relazione alle adozioni e al riconoscimento del matrimonio egualitario, a causa della mancanza di specifiche norme nel Paese. Anche se le discriminazioni in ambito lavorativo basate sull'orientamento sessuale siano vietate dal 2003, in attuazione di una direttiva dell'Unione europea, nessun'altra legge nazionale contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere è stata al momento introdotta ampliando il divieto di discriminazione negli altri settori. L'opinione pubblica sull'omosessualità è di solito considerata sempre più liberale, più o meno in linea con la media europea. Nonostante questo, nel Paese sono ancora numerosi i casi di discriminazione nei confronti delle persone omosessuali. Secondo un sondaggio realizzato dall'Istituto di studi politici, economici e sociali (Eurispes) nel 2022, la maggioranza degli italiani è a favore delle unioni civili (68 per cento) e del matrimonio egualitario (62 per cento), mentre il 48,3 per cento è a favore dell'adozione congiunta da parte di coppie dello stesso sesso. La giurisprudenza in Italia non proibisce espressamente aggregazioni familiari formalizzate dello stesso sesso. La Suprema Corte di Cassazione, in proposito, con una sentenza del 15 marzo 2012 stabilì che, anche a fronte del rifiuto della richiesta di riconoscimento di un matrimonio omosessuale contratto all'estero, nell'ordinamento giuridico italiano la diversità di sesso dei nubendi non è presupposto indispensabile, naturalistico, del matrimonio, aggiungendo che nulla osta in modo che il Parlamento legiferi in favore di queste formazioni familiari, come anche ribadito nella successiva ordinanza n. 14329 del 2013, nella quale fu stabilita l'illiceità dell'annullamento automatico del matrimonio in caso di cambio di sesso di uno dei coniugi. Nonostante l'inesistenza di divieti, il Paese non ha una legislazione che disciplini in modo esplicito il matrimonio. La legge 20 maggio 2016, n. 76, cosiddetta legge Cirinnà dal nome della proponente, recante « Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze », permette alle coppie dello stesso sesso di registrare la propria unione alla presenza di un ufficiale di stato civile e da questo atto fare derivare una serie di diritti e doveri reciproci, morali e patrimoniali. La versione finale della legge fu modificata rispetto al disegno originale che prevedeva, insieme a una serie di situazioni giuridiche simili a quelle previste per il matrimonio, il dovere di fedeltà tra i componenti dell'unione civile e la possibilità di adottare il configlio, sul quale tra le varie componenti non si trovò accordo. In corso di anno l'adozione del configlio fu ammessa attraverso un parere positivo della prima sezione civile della Suprema Corte di Cassazione. Da giugno 2016 le coppie dello stesso sesso residenti in Italia possono dunque accedere alle unioni civili. La prima volta che in Italia si parlò di celebrazioni di unioni tra persone dello stesso sesso avvenne nel settembre 1976, con Massimo Consoli, il quale « celebrò » una sorta di « matrimonio laico » per alcune coppie. Il 27 giugno 1992, Paolo Hutter celebrò a Milano le prime unioni civili simboliche in Italia. Nonostante si discutesse di un'ipotetica istituzione delle unioni civili in Italia sin dal 1986, con una prima proposta di legge del febbraio 1988, fu dopo 30 anni di proposte discusse e bocciate in Parlamento che una legge vide la luce. Nel 2021 in Italia, il Senato ha bocciato la proposta di legge contro l'omobitransfobia, lasciando senza tutele e protezione dalle violenze omobitransfobiche le persone LGBT+. In Italia oltre 100.000 bambini crescono con genitori LGBT+, molte volte figli di relazioni precedenti. Le unioni civili non consentono di riconoscere le famiglie, mettendo a rischio la serenità e il futuro del minore, il rischio di togliere i figli in caso di morte del coniuge è alto, il minore rischia di essere allontanato da chi lo ha cresciuto e accudito negli anni precedenti. Inoltre, le unioni non garantiscono alle coppie gli stessi diritti del matrimonio sia in Italia e sia all'estero. I diritti dei minori, prima di tutto: in Italia i diritti delle famiglie non sono uguali, per i genitori LGBT+ non è possibile nemmeno riportare sul documento d'identità lo stato di genitore di un minore, minori che vivono e crescono già nelle famiglie definite arcobaleno. Il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia deve essere garantito a tutti i cittadini della Repubblica Italiana, senza nessuna discriminazione e disuguaglianza. A imporlo è la lettura sistematica dell'articolo 3 della Costituzione in combinato disposto con gli articoli 2 e 29 della Costituzione. Questo disegno di legge attua l'eguaglianza del matrimonio civile riconoscendo alle coppie formate da persone di sesso diverso o dello stesso sesso la possibilità di accedervi con i medesimi requisiti ed effetti stabiliti dalla legge. In questo modo si pone fine all'esclusione inaccettabile delle persone omosessuali dal matrimonio, che il nostro ordinamento riconosce come diritto fondamentale (articoli 2 e 29 Costituzione; Corte costituzionale, sentenze n. 445 del 2002 e n. 245 del 2011; articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; articolo 12 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo). Come tutti i diritti fondamentali anche il matrimonio è universale e inalienabile (articolo 2 Costituzione), il che impedisce di negarne a qualunque essere umano il riconoscimento e la garanzia sulla base di una caratteristica personale, qual è – in questo caso – l'orientamento sessuale.