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Signor Presidente, per attitudine, ma anche per la natura del tema, quando si parla di terremoto io preferisco sempre evitare toni propagandistici e cercare, possibilmente, le ragioni di una unità all'interno di quest'Aula, piuttosto che le ragioni di una divisione, dicendo le cose come sono. Vorrei innanzitutto sottolineare che, all'interno di questo provvedimento, vi sono alcune disposizioni che a lungo sono mancate e che sono state evidenziate dal collega Arrigoni. Per amor di verità - ma è una questione che riguarda lo stile più che la sostanza - devo dire che molte di queste disposizioni erano contenute in emendamenti presentati dall'opposizione, in particolare dal mio Gruppo. Ho una tabella al riguardo. Tali proposte, respinte in Commissione, sono state poi ripresentate dal Governo con alcune piccole variazioni e approvate. In altri tempi, a fronte di situazioni analoghe, si faceva in modo che i proponenti in qualche modo apponessero la propria firma sotto l'emendamento della maggioranza. È una questione di stile ma, visto che parliamo di temi che avrebbero bisogno di un approccio unitario, forse in questo caso lo stile non è del tutto secondario. Ciò che vale, tuttavia, è la sostanza. I soldi ai Comuni sono stati dati, così come le tasse sono state prorogate. Sarei invece molto meno trionfalista, e non minimizzerei, per quanto riguarda il problema del personale. Mi rendo perfettamente conto che si tratta di un nodo più complesso. Se però, vogliamo vedere le cose come stanno effettivamente, su questo tema non si è fatto quello che sarebbe necessario e gli uffici si troveranno nelle stesse difficoltà nelle quali erano prima di questo provvedimento. Dico tutto ciò perché credo che quest'Aula dovrebbe assumere l'impegno comune ad affrontare questo problema; in caso contrario, soprattutto per quel che riguarda il terremoto del 2016, si procederà con tempi che non sono compatibili con le esigenze dei cittadini, che in alcuni casi si trovano in situazioni incredibili. Solo qualche giorno fa abbiamo visto in piazza a Teramo i cittadini sfollati, che vivono ancora negli alberghi della città e non hanno ricevuto una collocazione. Approfitto poi della presenza del ministro Toninelli per richiamare l'attenzione su un altro tema, che non è connesso con l'emendamento di cui discutiamo, ma che non è meno serio: mi riferisco al tunnel sotto il Gran Sasso. Anche qui devo riconoscere che lo schema del commissariamento è cambiato ed è cambiato in meglio rispetto alla prima versione che ci era stata data. Tuttavia mancano ancora quelle risorse e quella serietà di impianto, per quanto concerne gli uffici, che possano assicurarci che tale questione non diventi in breve tempo una vera e propria emergenza. Mi rendo perfettamente conto che, dal punto di vista mediatico, il tema del tunnel sotto il Gran Sasso ha un'incidenza minore rispetto a quello della ricostruzione del ponte di Genova; ma, logisticamente parlando, così come il ponte crollato blocca il collegamento tra due parti della città, il tunnel può bloccare il collegamento tra la costa e le zone interne e, quel che è più importante, può bloccare il collegamento tra quelle che sono state due tragedie nazionali, il terremoto del 2009 e il terremoto del 2016, rispetto alle quali di tutto c'è bisogno fuorché di ulteriore isolamento. Chi ha memoria sa che, per un impianto insufficiente, sull'argomento si sono già messe le mani, con l'intervento della Soprintendenza di allora - concludo subito, signor Presidente - senza che si sia arrivati a una soluzione. Oggi ci troviamo di fronte a un problema aggravato, non abbiamo alcun tipo di garanzia rispetto alle falde acquifere sottostanti il tunnel e rischiamo seriamente di perseverare in questa situazione. Perché si possa intervenire con serietà è necessario che si rivedano le risorse a disposizione di chi si assume delle responsabilità, che si riconsideri la composizione degli uffici e che si metta il commissario chiunque esso sia, nelle condizioni di affrontare effettivamente il problema. Apro e chiudo una parentesi: così come nessuno dell'allora maggioranza ha il diritto di fare riferimento a quel che si è fatto in occasione del terremoto del 2016, dobbiamo anche dire, per onestà, che l'attuale commissario è una specie di fantasma, che non si vede e che non risponde nemmeno alle richieste di appuntamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di ciò forse l'Esecutivo indirettamente si può far carico, perché, rispetto a questo e solo rispetto a questo, probabilmente il Governo precedente ha qualche attivo in più rispetto all'attuale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, condivido anch'io quanto espresso dal collega Quagliariello, cioè che su questo argomento è preferibile, colleghi, tenere i toni il più possibile collaborativi, e quindi bassi. C'è però da evidenziare, che questa è una ricostruzione particolare. Da consigliere regionale dell'Umbria, essendo l'Umbria (la mia Regione) un po' sfortunata dal punto di vista degli eventi sismici, io ne ho viste tre di ricostruzioni. Bene, mai come in questa occasione c'è stato un ritardo così grave nella ricostruzione cosiddetta pesante, cioè quando, superata la fase dell'emergenza, si è dovuto metter mano alla ricostruzione delle abitazioni per far rientrare i cittadini nelle loro case. Mai abbiamo verificato che a distanza di tre anni in Umbria fossero state approvate solo 500 pratiche e che 101 fossero operative. I tempi, collega Arrigoni, sono gli stessi se trasferiamo dagli USR (Ufficio speciale ricostruzione) ai Comuni: non cambia la tempistica degli adempimenti. È stata distribuita una tempistica dettagliata, lo ribadisco, per ore e mezze giornate: se non c'è personale, il fatto di trasferire gli adempimenti dagli USR ai Comuni è un esercizio assolutamente di fantasia. Le 200 persone aggiuntive sono 1,3 per Comune, esclusi gli USR, quindi non cambia nulla rispetto alle tempistiche. L'ultima pratica in Umbria - Regione della quale conosco i numeri - sarà analizzata tra quindici, sedici anni, è un dato di fatto, si tratta di numeri. È vero che dall'inizio della legislatura abbiamo parlato di terremoto tante volte in vari provvedimenti, ma è anche vero che dall'inizio era stato promesso un provvedimento organico intitolato al terremoto. Lo dobbiamo ai cittadini, che si interfacciano con lo Stato, il quale deve rispondere in modo serio, credibile e unico; rispetto a questo, però, tutto ciò non sta avvenendo. È evidente che le 200 risorse messe in campo non sono sufficienti. Oggi è stata risolta una serie di microproblemi, ma il grande, vero nodo è licenziare le pratiche. La ricostruzione di questo terremoto è autofinanziata, come sapete benissimo, attraverso il credito d'imposta. Lo Stato non ci deve mettere denaro, ma disponibilità, prontezza e capacità di sintesi e l'unica risorsa che deve mettere a disposizione sono le persone deputate a istruire le pratiche. Abbiamo assunto, avete assunto e vi ripromettete di assumere i navigator : assumete i tecnici che devono elaborare le pratiche per dare corso alla ricostruzione. (Applausi dal Gruppo FdI). PRESIDENTE .