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quante sono le probabilità che a un disoccupato beneficiario del reddito di cittadinanza - penso sempre alla mia Regione Calabria - vengano offerte in diciotto mesi non una o due, ma ben tre proposte di lavoro congrue? Io mi chiedo una cosa: un disoccupato calabrese, che conosce perfettamente il proprio territorio e le proprie aziende, quale beneficio dovrebbe trarre da un navigator , anche lui precario e che viene chissà da dove, al quale non viene offerta alcuna garanzia di poterlo aiutare? (Commenti del Gruppo M5S). Sì, io ritengo nessuna. Signori del Governo, in altri termini vi siete concentrati nell'allestire nuove attività e nuovi negozi (che sarebbero questi centri per l'impiego), vi siete impegnati ad assumere a tempo determinato dei commessi e dei lavoratori (che sono i navigator ), ma non vi siete in alcuna maniera posti il problema di reperire la merce da offrire e, cioè, il lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per quanto riguarda quota 100, il rischio è che cento rischi di diventare l'età di pensionamento della nuova generazione perché, purtroppo, queste scelte scellerate hanno un prezzo economico altissimo che pagheranno, in modo particolare, le future generazioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Ludovico Geymonat», di Tradate, in provincia di Varese, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 1541-B MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento parlando della prima parte del "decretone" e, cioè, del reddito di base. Come premessa vorrei dire che farò finta che siano rispettate le condizioni ideali, come succede in fisica e, cioè, che i percettori siano realmente poveri, non ci siano truffe, finti licenziamenti e altre gabole di questo tipo. (Commenti del senatore Marco Pellegrini) . Detto questo, un'erogazione di questo tipo dovrebbe essere in teoria un reddito di base e, come tale, totalmente svincolato da richieste di natura lavorativa. Questo è lo spirito e su un intervento di questo tipo sarei assolutamente d'accordo. Lo scopo di un reddito di base è essere una misura redistributiva, ma questa non lo è perché non viene finanziata con una tassazione sui profitti, sul patrimonio o sui grandi redditi. A prescindere dal fatto che possa essere d'accordo o meno con questa filosofia di tassazione e di redistribuzione, questo principio non viene rispettato. Lo paga, quindi, la platea indistinta dei contribuenti perché il maggior debito e gli oneri sul debito sono pagati dalla collettività indistinta. In secondo luogo, non è una misura che genera ricchezza purtroppo. Anche in questo caso la matematica, per fortuna, viene sempre ad aiutarci. La prima stima che è uscita dice che questa misura - che non si chiama neanche «reddito di cittadinanza», perché non andrà solo ai cittadini italiani, come era stato promesso per molto tempo - produrrà un incremento del PIL di circa lo 0,2 per cento, a fronte di un'erosione potenziale del PIL dello 0,4-0,5, perché il rapporto tra le risorse investite e il PIL è tra lo 0,4 e lo 0,5. Ciò significa che c'è un impoverimento netto nazionale che vale circa lo 0,2-0,3 per cento del PIL, e questo è un numero. Quindi, il famoso moltiplicatore keynesiano, che è stato invocato per dire che questa manovra avrebbe generato più di quanto costava, è tristemente a 0,5:1 è la soglia di pareggio; più di uno è la soglia in cui la collettività ne guadagna; a meno di uno perde. Purtroppo - e dico purtroppo, perché personalmente sono favorevole a un reddito incondizionato - questa misura comporta un impoverimento netto nazionale, perché gli acquisti, supponendo naturalmente che ogni percettore faccia un acquisto di tipo etico, verranno dirottati (essendo percettori a basso reddito) su beni di prima necessità: beni di consumo, non beni durevoli. I beni di consumo, come sappiamo, sono per la maggior parte di importazione. Quindi, ogni volta che compreremo qualcosa che è un bene di importazione ci sarà un deflusso netto di capitali verso l'estero. Se anche lo spirito era «compra italiano», purtroppo una persona che ha poco reddito disponibile va a comprarsi qualcosa che costa poco; quindi, deflusso netto di capitali. A tal proposito apro un inciso sul controllo di eticità degli acquisti. Supponendo che idealmente si fosse fatta una cosa di questo tipo, a me purtroppo fa molto pensare alla famosa tessera annonaria: il diritto ad acquisire un paniere di beni e servizi che sono stabiliti a livello etico nazionale. Colleghi, questa non è una bella cosa; non lo è per niente. Non mi soffermo sui controlli, perché ovviamente la mole dei controlli insufficienti che vengono messi in campo fa capire come la trasposizione al reale di un provvedimento ideale raramente può funzionare. Ho già fatto l'esempio: posso prendere questa tessera, metterla in una busta, spedirla a un parente che sta in Costa Rica; questa persona fa degli acquisti, la rimette nella busta, mi mette il contante, me la rispedisce ed è tutto regolare, perché non c'è neanche un controllo sulla localizzazione del pagamento. Si tratta di un altro aspetto importante di cui tenere conto. Faccio un brevissimo inciso - e concludo - su quota 100. Sono assolutamente d'accordo a qualunque provvedimento che consenta l'uscita anticipata dal mondo del lavoro; vorrei, però, che all'interno di questa Aula e nel futuro ci si ponesse il seguente problema: come vogliamo trasformare il sistema pensionistico italiano. Molto praticamente su cosa è basato il sistema pensionistico? Su una proiezione della durata residua mediana della vita. L'INPS fa questo tipo di calcolo e dice che se la vita mediana dura tot e si va in pensione a una determinata data, allora c'è uno sbilancio positivo per l'ente previdenziale, con la conseguenza che l'ente previdenziale si autosostiene. La quota 100, naturalmente, è una misura temporanea ma nel futuro, con l'aumento della vita media e mediana, la sostenibilità di un sistema pensionistico o si trasforma in uno schema Ponzi o viene completamente rivisto, per esempio, con la tematica della riduzione dell'orario di lavoro, una cosa di cui si parla da tanti anni che non viene mai implementata. Il compito del Parlamento adesso e per il futuro è questo, perché senza questo non esisterà mai il concetto di sostenibilità e dovremo porci il problema di gente che dovrà lavorare fino a settant'anni perché la media e la mediana di vita si saranno spostate in avanti di cinque, sei, sette od otto anni. In conclusione, si crea un conflitto di interesse con lo Stato che da una parte tutela la salute, quindi il prolungamento dell'esistenza in salute, e dall'altra è in conflitto di interessi con se stesso, perché risulta negativo per se stesso il fatto che la vita si prolunghi e che l'onerosità del mantenimento in pensione delle persone sia incompatibile con il precedente caso. Questo è un tema che ci dovremmo porre tutti quanti. (Applausi del senatore Errani) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà.