[pronunce]

2.3.1.- Considerato che l'interrogazione parlamentare è certamente attività tipica della funzione parlamentare (è citata anche la sentenza di questa Corte n. 379 del 2003), il Senato della Repubblica afferma che v'è senz'altro sostanziale corrispondenza di contenuti tra le dichiarazioni del senatore Giarrusso rese nel corso dell'intervista e l'interrogazione dallo stesso presentata e richiamata dalla deliberazione impugnata. Se nell'intervista, infatti, il senatore ha alluso a una «trattativa Stato-mafia», nell'interrogazione si fa riferimento «allo "svolgimento di una qualche trattativa tra il DAP e i detenuti rivoltosi", come pure a "un accordo segreto tra rami dei servizi segreti e l'amministrazione penitenziaria, volto a favorire rapporti diretti e riservati con mafiosi all'interno delle carceri"» che avrebbero avuto come esito «la "scarcerazione di quasi 500 mafiosi"». Allo stesso modo, nell'intervista si dà conto dell'incontro del dott. Basentini con il detenuto M. Z., alla presenza di un terzo soggetto, presumibilmente appartenente ai servizi segreti, così come nell'interrogazione parlamentare si chiede al Ministro della giustizia se «fosse informato dell'incontro di Basentini con il boss [M. Z.] e dell'oggetto dello stesso; se fosse informato della presenza di una terza persona all'incontro; se possa indicare l'identità della terza persona presente all'incontro e se la stessa faccia parte o meno dei servizi». Ancora, tanto nell'intervista quanto nell'interrogazione il senatore Giarrusso ha ipotizzato un collegamento tra le rivolte avvenute nelle carceri a febbraio-marzo del 2020, la circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) del 21 marzo 2020, che avrebbe recepito alcune richieste dei detenuti, e la scarcerazione di numerosi condannati per reati di stampo mafioso; così come in entrambe si fa riferimento alla peculiare adozione della circolare di sabato e da parte di «una semplice subordinata non apicale». Infine, il senatore Giarrusso in entrambe le dichiarazioni ha fatto un esplicito riferimento, in senso critico in ragione delle funzioni esercitate, ai rapporti tra il dott. Luca Palamara, il dott. Basentini e altri esponenti ministeriali, ricollegando le dimissioni di questi alle intercettazioni del cosiddetto "caso Palamara". 2.3.2.- Secondo la difesa del Senato della Repubblica, l'unica dichiarazione extra moenia per la quale manca la piena sovrapponibilità contenutistica è quella circa la «presunta nomina del dott. Basentini a capo del DAP con un aumento di retribuzione pur [in] assenza di adeguate competenze professionali, anche in relazione alla gestione dell'inchiesta c.d. Tempa Rossa». A tal proposito, il resistente si rimette alle valutazioni di questa Corte in ordine alla possibilità di ritenere che anche quest'ultima opinione sia sussumibile nel contenuto dell'interrogazione parlamentare, proprio in ragione del riferimento alle dimissioni conseguenti alle intercettazioni del "caso Palamara": e ciò perché, come la giurisprudenza di questa Corte ha affermato, non è necessaria l'identità delle espressioni utilizzate ma la sostanziale corrispondenza di significato (è citata la sentenza n. 144 del 2015). 2.3.3.- La difesa del Senato della Repubblica osserva, poi, che sussiste anche il legame temporale tra l'interrogazione parlamentare, pubblicata il 28 maggio 2020, e le dichiarazioni rese nell'intervista, rilasciata il giorno precedente. Ai sensi del regolamento del Senato, infatti, l'interrogazione parlamentare deve essere proposta per iscritto (art. 145, comma 2) e viene pubblicata solo dopo il vaglio del Presidente, anche sulla sua formulazione in termini non sconvenienti (art. 146), sicché è «plausibile che la stessa sia stata depositata quanto meno il 27 maggio e poi protocollata e pubblicata il giorno successivo». D'altra parte, la giurisprudenza di questa Corte richiede una «sostanziale contestualità» tra dichiarazioni extra moenia e atto tipico, che in linea di principio può sussistere anche quando il secondo sia successivo alle prime (è citata la sentenza n. 221 del 2006) e purché il distacco temporale non sia rilevante (sentenza n. 133 del 2018); in particolare, è stato ritenuto necessario che l'atto tipico sia preannunciato o prevedibile (sentenza n. 335 del 2006). Nel caso di specie, nell'intervista il senatore Giarrusso esplicitamente ha affermato che stava «presentando un'interrogazione per sapere che cosa ci faceva Basentini da [M. Z.]», di modo che l'atto tipico successivo deve ritenersi sostanzialmente contestuale alle dichiarazioni extra moenia - tanto più che deve ritenersi redatto e depositato «al più tardi la sera stessa dell'intervista» - e certo non adottato, come invece ritiene il GIP, per ottenere una «copertura ex post». 2.3.4.- La difesa del Senato, infine, precisa che le conclusioni rassegnate sono in linea con la giurisprudenza della Corte EDU, in quanto «la sostanziale comunanza di significato tra l'atto parlamentare (interrogazione) e la sua divulgazione extra moenia (intervista) non può essere disconosciuta da una persona ragionevole, sulla base della lettura di entrambi i documenti». La deliberazione impugnata, peraltro, sarebbe ad ogni modo «in rapporto di proporzionalità con il fine perseguito», tenuto conto del contenuto dell'interrogazione parlamentare del senatore Giarrusso e dell'attività da questi svolta quale componente «in Commissione antimafia e in Commissione Giustizia».1.- Il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Catania con il ricorso indicato in epigrafe ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, in riferimento alla deliberazione del 28 giugno 2023 del Senato della Repubblica, con la quale, approvando la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (doc. IV-quater, n. 2), si è affermato che le dichiarazioni rese dall'allora senatore Mario Michele Giarrusso, per le quali egli è indagato per il reato previsto e punito dall'art. 595, primo, secondo e terzo comma, cod. pen. , fossero state espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. 1.1.- Il ricorrente premette che il Giarrusso, senatore all'epoca dei fatti, è indagato del reato di diffamazione ai danni di Francesco Basentini, in relazione alle dichiarazioni rese nel corso dell'intervista del 27 maggio 2020 rilasciata durante il programma "Voxitaliatv", pubblicata sulla piattaforma web Youtube e i cui contenuti sono interamente trascritti nel ricorso.