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In tutta onestà, a questo punto viene da pensare che si dichiari solo a parole di voler contrastare i burocrati di Bruxelles, ma poi, quando si tratta di agire, si ritorna all'accettazione incondizionata di quanto ci chiede Bruxelles. In conclusione sono tante, anche troppe, le critiche che facciamo alla politica con cui il Governo sta gestendo il ruolo dell'Italia in Europa, ma, per amore nei confronti del nostro Paese, sul provvedimento in esame ci asterremo. Concludendo, una raccomandazione è d'obbligo: si faccia in modo che prevalga l'arte dei negoziati e della diplomazia, si dia maggiore spazio alla competenza e al buon senso, si dica no ad inutili e sterili prove di forza: solo così il processo di integrazione europea potrà compiersi davvero ed essere opportunità di nuovo sviluppo e crescita per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Papaevangeliu. Ne ha facoltà. PAPAEVANGELIU (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2019 è un importante documento, che testimonia gli impegni e le battaglie che il nostro Paese si propone di affrontare in sede europea. Si tratta di un documento che chiaramente affronta notevoli argomenti, che spaziano dalle politiche economiche e ambientali alle politiche di vicinato dell'Unione europea, passando inoltre per il noto fenomeno dell'immigrazione, che ha rappresentato una tematica centrale nel dibattito nazionale ed europeo negli ultimi anni e che continuerà ad essere protagonista nel prossimo futuro. È dunque su questo tema che mi vorrei concentrare, anche alla luce delle richieste che il Parlamento rivolge al Governo nella proposta di risoluzione di maggioranza. Partiamo da un dato incontrovertibile: quello che ci veniva detto ad inizio legislatura e durante i primi mesi di Governo è stato totalmente smentito. Ci veniva detto che il problema dell'immigrazione sarebbe stato impossibile da controllare e da gestire. Ci veniva detto che l'immigrazione era un fattore irreversibile, nei confronti del quale uno Stato avrebbe dovuto accettare passivamente il corso degli eventi, senza nessun margine di azione. Tutto quello che ci veniva detto è stato smentito, dai fatti e dai numeri, grazie all'azione del Governo, specialmente del Ministro dell'interno, il nostro Matteo Salvini. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . I numeri del Dipartimento di pubblica sicurezza parlano chiaro: da gennaio a luglio 2019 sono sbarcate circa 3.000 persone, a confronto delle 17.000 dello stesso periodo del 2018 e di ben 93.000 dello stesso intervallo di mesi del 2017. Si tratta di una riduzione di ben l'82 per cento rispetto al 2018 e del 96 per cento rispetto al 2017, a dimostrazione che una politica nazionale forte e decisa può comportare dei cambiamenti, nel pieno rispetto del principio di sovranità che ogni Paese ha sui propri confini: un fatto decisamente rivoluzionario se pensiamo a quello che succedeva negli anni precedenti. Ma arriviamo ad analizzare il fenomeno sul piano europeo. Gli importanti ed evidenti risultati che l'Italia ha portato a casa in tema di immigrazione sono fondamentali, ma ancora non bastano. Il flusso migratorio del Mediterraneo centrale - quello che investe in primis l'Italia - grazie alle ripetute azioni del Governo è ora la tratta meno battuta per l'immigrazione proveniente dal Nord Africa. Ma vanno pensate politiche regionali per risolvere il problema dei flussi anche nelle altre tratte del Mediterraneo, come quella che investe il Mar Egeo, che è tornata a essere la tratta maggiormente battuta. Il problema non può e non deve essere sottovalutato dalle istituzioni europee e l'aumento dei flussi verso la rotta balcanica è un campanello d'allarme che dovrebbe far riflettere i vertici dell'Unione europea. Su questo punto, cari colleghi, vorrei essere chiara: l'Unione europea non può essere solamente una macchina burocratica, pronta a imporre le sue decisioni e sanzionare uno Stato che non ne rispetti gli stringenti dettami riguardanti la sfera economica, come ci dimostrano la drammatica - e sottolineo drammatica - esperienza della Grecia, iniziata sin nel 2011, nonché i continui attacchi contro le iniziative di politica economica del Governo italiano. È inoltre inaccettabile che questa Unione europea, pronta a sferrarsi contro questo o quell'altro Stato quando si tratta di far quadrare i conti, si disinteressi completamente delle sue stesse frontiere esterne, lasciando soli gli Stati del Mediterraneo. Ricordo a tutti - in special modo agli strenui difensori degli accordi di Schengen - che tali accordi, per sopravvivere e funzionare realmente all'interno degli Stati membri, hanno come conseguenza il rafforzamento e la protezione dei confini esterni dell'Unione europea. Se cadono le frontiere interne dell'Unione, per forza di cose, conseguentemente, vanno rafforzate quelle esterne, per garantire la tutela e la sicurezza dei cittadini europei. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 16,05) ( Segue PAPAEVANGELIU). Ci sarebbe anche da sottolineare, cari colleghi, che gli esaltatori di Schengen, quelli che vedono i confini come una limitazione e la difesa degli stessi come un fattore esclusivamente negativo, fingono allo stesso tempo di non vedere quanto accade ripetutamente a Ventimiglia, come se i respingimenti fossero legittimi solo quando a farli è un Paese diverso da quello italiano. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Mi avvio a concludere, tornando alla proposta di risoluzione e riprendendo quanto detto nel corso del mio intervento. È fondamentale evidenziare che, tra le varie richieste al Governo, si chiede di impegnarsi, in sede europea, per trovare strumenti e risorse per una politica di protezione dei confini che sappia finalmente dare soluzioni strutturali al problema migratorio, specialmente per quanto riguarda il Mediterraneo e la regione dei Balcani. Infatti, la difesa dei confini italiani e di tutti gli Stati del Mediterraneo interessati al fenomeno migratorio rappresenta allo stesso tempo la difesa dei confini europei: ne va del futuro e della sicurezza dei cittadini, italiani ed europei, e dell'esistenza stessa del nostro Continente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pisani Giuseppe. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, intervengo in discussione generale sul disegno di legge di delegazione europea 2018 e, in particolare, sull'articolo 20, riguardante i princìpi e i criteri per l'attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza per la protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro le radiazioni ionizzanti. Esse si applicano a qualsiasi situazione di esposizione, pianificata o in emergenza, che comporti un rischio che non possa essere trascurato in relazione all'ambiente e in considerazione della protezione della salute umana nel lungo termine.