[pronunce]

che la Commissione tributaria rimettente ritiene la questione di legittimità costituzionale della norma censurata, oltre che rilevante, in quanto «soltanto se fondata potrebbe essere accolta la domanda pregiudiziale di annullamento della impugnata cartella esattoriale», anche non manifestamente infondata, atteso che essa violerebbe innanzitutto i principi di ragionevolezza ed eguaglianza di cui all'art. 3 Cost., in considerazione della disparità di trattamento non solo fra i contribuenti destinatari della notificazione di cartelle di pagamento in data anteriore o successiva al 1° giugno 2008, «ma altresì e soprattutto fra i contribuenti che nel corso del periodo 2000-2008 siano o meno riusciti ad ottenere la definitiva declaratoria giudiziale di nullità delle cartelle di pagamento loro notificate»; che, inoltre, secondo il giudice a quo, la norma censurata violerebbe il diritto di difesa sancito dall'art. 24 Cost., facendo venir meno l'obbligo, originariamente previsto, della piena informazione del cittadino; che, infine, ad avviso del collegio rimettente, la disposizione censurata si porrebbe in contrasto con i principi di buon andamento ed imparzialità di cui all'art. 97 Cost., i quali impongono che il contribuente sia posto in grado di conoscere l'autore dell'atto impositivo; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale venga dichiarata non fondata; che si è costituita in giudizio la società Equitalia Polis S.p. A., controparte nel giudizio principale, insistendo affinché la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata; che la Commissione tributaria regionale di Venezia, con ordinanza pronunciata l'11 marzo 2008 e depositata il 10 giugno 2008 (r.o. n. 439 del 2008), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 4-ter, del d.l. n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 31 del 2008, per violazione degli artt. 3, 24 e 97 Cost.; che la Commissione rimettente riferisce che l'Agenzia delle entrate, appellante nel giudizio principale, ha chiesto la riforma della sentenza con la quale la Commissione tributaria provinciale di Venezia ha dichiarato nulle due cartelle di pagamento, notificate il 23 maggio 2005, prive dell'indicazione del responsabile del procedimento e della sua sottoscrizione, deducendo che tali omissioni non comportano la nullità della cartella; che secondo il Collegio rimettente è di «centrale rilevanza», ai fini del giudizio a quo, la questione degli «elementi e delle indicazioni che devono integrare il contenuto della cartella esattoriale affinché la stessa possa considerarsi validamente emessa» e delle «conseguenze che, sul piano sostanziale e processuale, debbano derivare dall'omissione dei detti elementi»; che la Commissione tributaria rimettente ritiene in proposito che, in una situazione di incertezza interpretativa, è intervenuta la disposizione impugnata, la quale, mentre formulerebbe «un principio di massima chiarezza nel confermare l'indicazione del responsabile del procedimento come requisito essenziale la cui mancanza comporta la nullità della cartella», dall'altro lato irragionevolmente circoscriverebbe l'operatività della sanzione ad un determinato ambito temporale, di fatto sanando per il passato la medesima omissione; che, in punto di non manifesta infondatezza, il Collegio rimettente ritiene che la disposizione censurata si ponga in contrasto, innanzitutto, con l'art. 3 Cost., perché introduce «una tangibile discriminazione tra soggetti che, pur versando in situazioni giuridico-tributarie identiche, potranno o meno far valere la nullità dell'atto inficiato dalla medesima omissione solo in relazione ad un dato temporale che non ha alcun fondamento logico-giuridico»; che, inoltre, la norma impugnata, ad avviso del giudice a quo, violerebbe l'art. 24 Cost. e il diritto di difesa del contribuente, «per il quale l'atto, sebbene viziato, viene ad operare regolarmente ogni effetto»; che, infine, la Commissione tributaria rimettente censura la disposizione anche per contrasto con l'art. 97 Cost., avendo la norma una «portata manifestamente discriminatoria» che non può essere giustificata in base a «ragioni contingenti di una o alcune delle parti che potrebbero risentire gli effetti dei principi affermati sul piano legislativo»; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale venga dichiarata non fondata; che si è costituita in giudizio la società Equitalia Polis S.p. A., insistendo affinché la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata; che la Commissione tributaria provinciale di Grosseto, con ordinanza pronunciata il 16 giugno 2008 e depositata il 28 luglio 2008 (r.o. n. 5 del 2009), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 4-ter, del d.l. n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 31 del 2008, per violazione degli artt. 3, 97, 111 e 136 Cost.; che la Commissione rimettente riferisce che la società ricorrente nel giudizio principale ha impugnato una cartella di pagamento emessa nei suoi confronti, chiedendone «la dichiarazione di nullità e/o inesistenza, di illegittimità, lamentando tra l'altro, ed in primis, la mancata indicazione del responsabile del procedimento»; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo osserva che la «applicabilità retroattiva» della disposizione censurata alle cartelle esattoriali emesse «porterebbe ad un rigetto del ricorso», mentre la sua eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale «determinerebbe l'applicazione della disposizione contenuta nell'art. 7 dello Statuto del contribuente [...] con conseguente accoglimento del ricorso»; che, in ordine alla non manifesta infondatezza, il Collegio rimettente muove dall'assunto che l'intervento del legislatore sia «dichiaratamente e inutilmente di parte», in quanto ispirato «da ragioni di cassa» e teso «a garantire gli interessi di una delle parti in causa», che, per giunta, nel caso di specie, è difficilmente distinguibile dal legislatore stesso; che tutto ciò determinerebbe, secondo il giudice a quo, un contrasto con l'art. 111 Cost., che presuppone una posizione di parità delle parti nel processo, con l'art. 97 Cost., che impone alla pubblica amministrazione, anche quando è parte in causa, l'obbligo di essere e di apparire imparziale, nonché con gli artt. 3 e 136 Cost.;