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Il provvedimento denominato «semplificazioni» deve essere più esigente nei confronti della semplificazione attesa dal Paese, anche perché la risorsa normativa non costa: è indeterminata. Soltanto il carico di fatica che impone può produrre una incomprensione. Poi c'è la risorsa organizzativa, la risorsa umana: mancano 500.000 risorse umane alla pubblica amministrazione. Noi non possiamo continuare a produrre programmi, missioni e progetti pensando che un commissario ad acta risolve tutto; non è così, è un inganno. C'è bisogno di ricostituire una dote di competenze e di allineare modalità procedurali. Concludo con una annotazione. La luce del microfono si accende e mi ricorda che la "clessidra" mi richiama. Sapete che c'è un comitato al Ministero per i beni e le attività culturali, che si occupa dell'assenza dei vincoli e che mediamente si riunisce due volte l'anno: per verificare se un vincolo esista effettivamente su un bene che ne è gravato occorre un suo pronunciamento. Dobbiamo fare in modo che i pronunciamenti dei pareri istruttori vengano trattati come nodi di un procedimento da mettere in priorità in agenda, altrimenti i documenti contabili raccontano di sicuro una verità, ma non è la verità fattuale. Tra i centotrentasei obiettivi misuratori e indicatori che ha vagliato il Ministro dell'economia e delle finanze c'è un obiettivo che parla di impatto reale della spesa pubblica. Noi su quell'indicatore rischiamo di essere un partito unitario di maggioranza univoca, perché non riusciamo a sfondare il niente della realtà dei problemi della cittadinanza. Dobbiamo allora semplificare e considerare la modifica di norme pigre e tristi come una grande priorità, per far sì che la spesa pubblica venga rendicontata e giudicata. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, questa è la prima volta che la legge di assestamento e il rendiconto non sono solo un noioso elenco di cifre, ma qualcosa di vivo, perché non è mai accaduto ciò che questa pandemia ci ha messo di fronte. Ripeto, non è mai accaduto, e ci mostra le montagne russe che ha dovuto affrontare l'Italia, come mai aveva fatto prima nel corso della sua storia. Il Covid-19 ci ha gettato nel baratro, ma ha anche fatto emergere la nostra incredibile capacità di recupero e ci ha anche mostrato le qualità di questo Governo. In breve, ecco cos'è accaduto ai nostri conti: un racconto diviso in due, tra ciò che è accaduto prima del coronavirus e quello che è accaduto dopo. Partiamo dal 2019. Per quanto riguarda la spesa per investimenti, il risultato è stato certamente positivo, anche per gli effetti degli interventi di sblocco adottati nei primi mesi dell'azione di Governo. La spesa per investimenti è tornata a crescere dopo quattro anni, segnando un aumento di quasi 3 miliardi di euro rispetto al 2018. Il saldo primario, uno dei nostri fondamentali di cui siamo più orgogliosi in Europa, è risultato positivo ed è pari all'1,7 per cento del PIL (31 miliardi di euro), con una crescita dello 0,2 per cento rispetto al 2018. La spesa per interessi è stata pari al 3,4 per cento del PIL (60,3 miliardi di euro). Il saldo di parte corrente è stato positivo e pari a 27,8 miliardi di euro. Se guardiamo ai principali dati aggregati del conto economico della pubblica amministrazione, al miglioramento del saldo concorre principalmente un incremento delle entrate per circa 23 miliardi di euro. Le entrate totali del 2019 delle pubbliche amministrazioni sono aumentate del 2,8 per cento; idem per le entrate correnti. In particolare sono aumentate le imposte dirette, in virtù della crescita dell'Irpef, dell'Ires e delle imposte sostitutive, mentre le imposte indirette hanno registrato un aumento per effetto principalmente della crescita del gettito IVA e dell'imposta sul lotto e sulle lotterie. Inoltre, si registra un + 3,2 per cento per i contributi sociali effettivi rispetto al 2018. Il rapporto debito pubblico-PIL è invariato al 134 per cento a fine 2019. La gestione di competenza ha fatto conseguire nel 2019 un miglioramento di tutti i saldi rispetto alle previsioni definitive, nonché rispetto ai risultati differenziali registrati nel 2018. Il saldo netto da finanziare presentava nel 2019 un valore positivo di circa 2,3 miliardi di euro, con un miglioramento di quasi 22,3 miliardi di euro rispetto all'esercizio 2018. È migliorato il risparmio pubblico e andava bene anche il dato del ricorso al mercato finanziario. Poi è arrivata la pandemia e, assieme ad essa, la catastrofe planetaria dell'economia. Lo shock che ci ha investito ha completamente ribaltato lo scenario che inizia a delinearsi dall'inizio del 2020. I dati relativi ai primi mesi dell'anno mostravano, infatti, andamenti pienamente in linea con le migliori previsioni formulate dal Governo e dagli osservatori internazionali. Il deficit era al di sotto delle aspettative, il profilo della crescita sulla base di indicatori faceva ritenere che l'economia si fosse stabilmente avviata sul sentiero di una moderata ripresa. Le misure di contenimento dell'epidemia che ci siamo trovati a dover adottare per primi tra le Nazioni europee hanno avuto, purtroppo, un impatto senza precedenti sull'economia: un terremoto potentissimo, amplificato dal fatto che, contemporaneamente, sono state colpite le economie di tutti i Paesi del mondo, non solo dei nostri partner europei. Ed è qui che è emerso il Governo. Questa maggioranza ha risposto con interventi tempestivi e di una portata senza precedenti nella storia delle manovre economiche e finanziarie approvate dal Parlamento. Le variazioni di bilancio proposte con il disegno di legge di assestamento, oltre a quelle apportate con atti amministrativi nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 maggio, tengono conto degli effetti finanziari dei provvedimenti legislativi emanati successivamente all'approvazione della legge di bilancio, ma in modo particolare delle misure straordinarie adottate per contrastare le ricadute negative dell'epidemia. Purtroppo gli effetti sulla nostra finanza pubblica, come fa presente la relazione al disegno di legge di assestamento per il 2020, sono pesanti, con un peggioramento del saldo netto da finanziare rispetto alle previsioni. Si registra nel complesso un incremento delle spese finali per oltre 179 miliardi di euro, in parte compensato da un incremento delle entrate per circa 8 miliardi di euro, e una riduzione delle entrate finali per 50,8 miliardi di euro. Si sottolinea che tale proposta di riduzione interessa principalmente, per quasi 39 miliardi di euro, le entrate tributarie ed è interamente determinata dal consistente deterioramento delle previsioni macroeconomiche, già illustrato nel Documento di economia e finanza 2020. Ma molti danni sono stati limitati. Probabilmente, l'Italia, per una volta, ha agito meglio rispetto ai suoi partner europei e ce lo riconoscono un po' tutti. La Banca d'Italia ha rilevato che, in assenza degli interventi adottati, la contrazione del PIL nel 2020 sarebbe stata superiore di oltre due punti percentuali. Invece, le misure adottate hanno raggiunto larghi strati della popolazione.