[pronunce]

che, a tal fine, la difesa del Comun general de Fascia osserva di essere una parte necessaria e pretermessa nel giudizio amministrativo, atteso che la delibera impugnata nel giudizio a quo riguarderebbe tutte le comunità allo stesso modo, mentre il ricorso sarebbe stato notificato solo ad una delle comunità, senza che nel giudizio amministrativo sia stata ordinata l'integrazione del contraddittorio, e rilevando, in subordine, che una delle disposizioni censurate dal giudice a quo - l'art. 19 della legge provinciale n. 3 del 2006 - sarebbe istitutiva del Comun general de Fascia; che, per le ragioni esposte, sussisterebbe un interesse qualificato alla partecipazione ad un giudizio rivolto a travolgere sia il provvedimento amministrativo - impugnato nel giudizio principale - dal quale deriva il concreto trasferimento delle funzioni, sia la stessa disposizione di legge che istituisce il Comun generale de Fascia quale organizzazione dei Comuni ladini (sono menzionate le sentenze della Corte costituzionale n. 138 del 2010, n. 128 del 2008, n. 349 del 2007, n. 279 del 2006 e l'ordinanza n. 250 del 2007); che, secondo la difesa dell'interveniente, le questioni sollevate sarebbero inammissibili per plurime ragioni; che, anzitutto, esse sarebbero irrilevanti, poiché oggetto del giudizio principale sarebbe una delibera attuativa dell'art. 8-bis della legge provinciale n. 27 del 2010, mentre il giudice a quo censura norme contenute nella legge provinciale n. 3 del 2006 e, pertanto, un'eventuale decisione di accoglimento non avrebbe alcun effetto sul giudizio principale; che, in particolare, sarebbe inammissibile per irrilevanza la questione di legittimità costituzionale avente ad oggetto l'art. 19 della legge provinciale n. 3 del 2006, in quanto tale disposizione detterebbe per il Comun general de Fascia una disciplina specifica, diversa da quella, generale, prevista per le altre comunità, mentre il giudice rimettente - a sostegno di tale censura - si sarebbe limitato ad affermare che il Comun general de Fascia sarebbe analogo alle altre comunità; che tutte le questioni sollevate sarebbero, inoltre, inammissibili, in quanto l'ordinanza di rimessione sarebbe stata adottata dal Consiglio di Stato in assenza di contraddittorio; che, infine, l'interveniente chiede che la Corte costituzionale restituisca gli atti al giudice a quo, poiché, successivamente all'ordinanza di rimessione, le disposizioni censurate sono state modificate dalla legge provinciale n. 12 del 2014, e, in particolare, è mutato il sistema di elezione del presidente e della assemblea delle comunità, i quali sarebbero ora organi di piena derivazione comunale, secondo un modello largamente presente nella stessa legislazione statale; che, in ogni caso, le questioni prospettate, ad avviso dell'interveniente, non sarebbero fondate; che, in primo luogo, la competenza della Provincia autonoma di Trento a disciplinare la materia di cui alle disposizioni censurate si fonderebbe sullo statuto d'autonomia e sulle relative disposizioni di attuazione (in particolare, sull'art. 7 del d.P.R. n. 279 del 1974 e sull'art. 15, comma 2, del d.P.R. n. 526 del 1987); che la stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 876 del 1988, pur censurando l'elezione diretta degli organi dei comprensori (ossia dei «precursori delle attuali Comunità di Valle»), avrebbe implicitamente affermato la competenza provinciale in materia; e che, per quanto riguarda più specificamente la disciplina del Comun general de Fascia, essa competerebbe senz'altro alla Provincia, attenendo alla tutela delle minoranze linguistiche di cui agli artt. 15, 19, 30, 36, 48, 62 e 98 dello statuto d'autonomia; che, in secondo luogo, infondate sarebbero anche le censure relative alla modalità di formazione dell'assemblea delle comunità, poiché l'art. 16, comma 1, della legge provinciale n. 3 del 2006 - nella formulazione a cui fa riferimento il giudice a quo - prevede che tale organo abbia una composizione mista, intendendo il legislatore provinciale contemperare l'esigenza di una rappresentanza dei Comuni con quella della diretta partecipazione dei cittadini alla scelta degli organi delle comunità; che, conseguentemente, le comunità manterrebbero il carattere di ente rappresentativo dei Comuni associati, tale ultima considerazione valendo, in particolare, per il Comun general de Fascia, dal momento che l'art. 19, comma 4, lettera a), della legge provinciale n. 3 del 2006, prevede una presenza solo eventuale di organi rappresentativi della popolazione, spettando tale decisione, all'unanimità, ai Comuni interessati; che infondate sarebbero anche le censure prospettate in relazione all'art. 118 Cost.: anzitutto, poiché tale disposizione costituzionale sarebbe applicabile alle Regioni a statuto speciale solo in relazione alle materie «nuove», ossia a quelle ad esse spettanti in virtù dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), mentre il giudice a quo non avrebbe dimostrato, né affermato, che le disposizioni censurate prevedano l'attribuzione di funzioni comunali alle comunità in materie non statutarie; in secondo luogo, poiché, dall'art. 2, comma 1, della stessa legge provinciale n. 3 del 2006 discenderebbe che le funzioni attribuite alle comunità non sarebbero state sottratte ai Comuni, ma il legislatore provinciale si sarebbe limitato ad imporre che esse siano gestite dai Comuni in forma associata; che, in data 29 marzo 2016, la difesa della Provincia autonoma di Trento ha presentato una memoria in cui ribadisce le considerazioni già espresse nell'atto di costituzione; che, in data 29 marzo 2016, la difesa del Comun general de Fascia ha presentato una memoria, in cui approfondisce le eccezioni di inammissibilità e gli argomenti a sostegno dell'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Stato. Considerato che il Consiglio di Stato, sezione quinta giurisdizionale, dubita, in riferimento agli artt. 5, 114, 118 e 128 della Costituzione e all'art. 5 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5 (Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), della legittimità costituzionale degli artt. 15, 16, 17, 18, 19, 20 e 21 della legge della Provincia autonoma di Trento 16 giugno 2006, n. 3 (Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino), come successivamente modificata;