[pronunce]

La ricorrente, al riguardo, evidenzia come la Giunta regionale, con delibera n. 848 del 14 maggio 2003, avesse manifestato “l'impossibilità per la Regione Emilia-Romagna di esprimere una valutazione positiva ai sensi dell'art. 3 del decreto legislativo n. 190 del 2002”, precisando inoltre la propria disponibilità a “considerare ogni proposta tecnica di soluzione adeguata”. Nel ricorso si lamenta la mancanza - in seguito a tale presa di posizione da parte della Regione - di una nuova fase interlocutoria formale, o comunque della attivazione della specifica procedura di composizione del dissenso contemplata dall'art. 3 del d.lgs. n. 190 del 2002. Viceversa, la delibera oggetto del presente giudizio si limiterebbe a dare atto del dissenso regionale (pur fraintendendone il senso, secondo la ricorrente), senza tuttavia trarne le doverose conseguenze, e dunque approvando il progetto il questione. La Regione, infatti, avrebbe affermato “l'inaccettabilità, allo stato attuale, del progetto per una pluralità di ragioni”; in particolare, sarebbero stati svolti rilievi critici in relazione ai profili dei “percorsi previsti”, della “stima della domanda potenziale” (ritenuta decisamente sopravvalutata), della “analisi e valutazione economica del progetto”, dei “parcheggi di interscambio”, nonché in relazione a quello denominato “infrastruttura”, lamentandosi la distanza eccessiva tra le fermate. La delibera impugnata, viceversa, secondo la ricorrente si limiterebbe ad affermare che quest'ultima si sarebbe “espressa sfavorevolmente sulla localizzazione della linea 2”, nonché che avrebbe “fatto proprie le osservazioni formulate dalla Provincia di Bologna in ordine ad alcuni profili di carattere ambientale”. In base alle argomentazioni esposte, la Regione Emilia-Romagna chiede che venga dichiarato che non spetta allo Stato, e per esso al CIPE, di approvare, in assenza dell'intesa con la Regione stessa sul Programma delle infrastrutture pubbliche e private e gli insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale da realizzare nel territorio della Regione e nonostante l'espresso motivato dissenso di quest'ultima, il progetto preliminare della linea 1 della metropolitana ad automazione integrale di Bologna; conseguentemente, nel ricorso si chiede di annullare la impugnata delibera del CIPE. 6. - Si è costituito, con atto depositato il 7 gennaio 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso della Regione sia considerato inammissibile o, comunque, infondato nel merito. L'inammissibilità del ricorso discenderebbe dalla sua tardività. Ciò in quanto, “avendo la Regione partecipato alla delibera CIPE attraverso il proprio Assessore”, il termine per la proposizione del conflitto decorrerebbe dalla data della delibera e non dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. In secondo luogo, la difesa erariale osserva che, “successivamente alla suddetta delibera è intervenuta la formale intesa tra lo Stato e la Regione ricorrente, sottoscritta il 19 dicembre 2003, determinandosi perciò la sostanziale acquiescenza al provvedimento CIPE impugnato”. Nel merito, l'Avvocatura dello Stato sostiene che la deliberazione del CIPE possa essere legittimamente adottata anche in mancanza dell'intesa, “ancorché la sua definitiva efficacia sia subordinata al riconoscimento, da parte della Regione, del preminente interesse statale dell'opera”. Ciò, in applicazione del principio di sussidiarietà. La doglianza regionale concernente il “ridotto preavviso” della riunione del CIPE, inoltre, non assumerebbe “particolare rilevanza”: ciò in quanto, comunque, la Regione avrebbe avuto la possibilità di partecipare, “come in effetti si è verificato”. Quanto al mancato consenso della Regione, la difesa erariale ritiene puntualmente rispettato il disposto della legge n. 443 del 2001 e del d.lgs. n. 190 del 2002: ciò in quanto il CIPE avrebbe “stralciato dal progetto tutte le parti dell'opera sulle quali era stato manifestato dalla Regione un dissenso riguardo alla localizzazione”. Gli “ulteriori motivi di dissenso”, invece, sarebbero stati “superati” dalla proposta avanzata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sulla quale “non è stato formalmente rilevato un dissenso regionale”. 7. - In data 9 aprile 2004 la Regione Emilia-Romagna ha depositato una istanza di sospensione cautelare dell'atto impugnato, a causa del progredire delle attività ministeriali di attuazione della deliberazione impugnata, malgrado alcune proposte della Regione di riaprire la procedura concertativa. In data 27 maggio il Presidente del Consiglio ha depositato una memoria con la quale, ribadita l'inammissibilità del ricorso, afferma l'infondatezza della istanza cautelare presentata dalla Regione Emilia Romagna. Con ordinanza n. 195 del 2004 - pronunciata all'esito della camera di consiglio del 9 giugno 2004, nella quale sono stati sentiti i difensori delle parti - respinte le eccezioni di inammissibilità del ricorso, questa Corte ha rigettato l'istanza di sospensione della deliberazione impugnata, proposta dalla Regione Emilia-Romagna, per l'“assenza del periculum in mora”, a causa della inidoneità dell'atto impugnato a produrre effetti pregiudizievoli irreversibili, anche “alla luce della già avvenuta fissazione della trattazione del merito del ricorso”. 8. - La Regione Emilia Romagna, in prossimità dell'udienza pubblica, ha depositato una memoria insistendo per l'accoglimento del ricorso. In particolare, la ricorrente ribadisce di aver manifestato, in numerose occasioni, il proprio dissenso in relazione al progetto dell'opera in questione. Ciò, nella prospettazione della Regione, avrebbe dovuto necessariamente condurre ad attivare le formali procedure concertative previste dalla legge per il superamento del dissenso. Sempre ad avviso della ricorrente, anche a volersi attenere al verbale della riunione CIPE (la cui completezza peraltro è espressamente contestata dalla ricorrente) - l'asserito silenzio dell'assessore regionale nel corso della predetta riunione non sarebbe stato affatto sufficiente a legittimare gli organi statali a ritenere superato un motivato dissenso espresso dalla Giunta tramite formale delibera; infatti, l'intesa richiesta per l'opera in questione, da raggiungere in base al principio di lealtà, non potrebbe che consistere in una “positiva manifestazione di volontà dell'organo regionale” legittimato, non potendo l'intesa della Regione “formarsi … all'insaputa di essa, in contrasto con le sue palesi determinazioni ed al di fuori di procedure legittime ed ispirate al principio di leale collaborazione”.1. - La Regione Emilia-Romagna ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri in relazione alla deliberazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica - CIPE del 1° agosto 2003, n.67 (Primo programma delle opere strategiche - Legge n. 443/2001 - Metro leggero automatico di Bologna), per violazione degli artt. 117, 118 e 136 della Costituzione;