[pronunce]

In base al quadro normativo nazionale - completato, come si evidenzia nel ricorso, dall'art. 2-bis del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42 (Disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca), convertito, con modificazioni, nella legge 26 maggio 2016, n. 89 - alla Regione non sarebbe precluso il finanziamento di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione nell'area sanitaria non medica. Tuttavia, quanto alla disciplina delle modalità di erogazione, il legislatore regionale non potrebbe coinvolgere «il livello nazionale e il Ministero dell'Università e della Ricerca». Già nel corso dell'esame della legge reg. Sardegna n. 9 del 2023 - riferisce il ricorrente - il predetto Ministero aveva sollevato osservazioni sull'art. 54, chiedendo la soppressione di ogni riferimento alla normativa nazionale, e la Regione autonoma Sardegna «aveva assunto l'impegno» di provvedere in tal senso. Da tale impegno si discosterebbe la formulazione della disposizione impugnata che, pur sopprimendo il «comma 1», che si riferiva al finanziamento regionale delle borse di studio per l'area non medica, ha lasciato invariato il comma 2 dell'art. 3-bis della legge reg. Sardegna n. 6 del 2020, mantenendo così l'«erroneo» richiamo alla normativa nazionale. In proposito, il ricorso afferma che l'eliminazione del comma 1, anziché del comma 2, sarebbe frutto di «un mero errore». Ne deriverebbe, anzitutto, la violazione dell'art. 3 Cost. «per contrasto con il principio di ragionevolezza». L'art. 3-bis della legge reg. Sardegna n. 6 del 2020 risulterebbe «impossibile da applicare» a seguito della soppressione del comma 1, neppure alla luce di «una lettura sistematica»: i commi successivi, che di conseguenza «non risulta chiaro a cosa si riferiscano», rimarrebbero privi di senso e, oltretutto, sarebbero in contraddizione tra loro, in quanto il comma 2 fa riferimento alle norme nazionali sulle borse di studio, mentre il comma 3 - come emendato dall'art. 5, comma 47, lettera b), della legge reg. Sardegna n. 17 del 2023 - prevede ora il finanziamento regionale diretto in favore delle università. Sarebbe violato anche l'art. 117, terzo comma, Cost., per lesione della potestà legislativa dello Stato nella materia concorrente della tutela della salute. Il ricorrente torna a sostenere che, a livello nazionale, non sono attualmente previsti finanziamenti per la frequenza delle scuole di specializzazione nell'area sanitaria non medica, in un quadro normativo che, coerentemente, non definisce le modalità per l'erogazione delle relative borse di studio. Nel ribadire che le norme statali indicate dall'art. 3-bis, comma 2, della legge reg. Sardegna n. 6 del 2020 si riferiscono solo alle borse di studio per l'area sanitaria medica e non potrebbero essere applicate ad altre forme di finanziamento, il ricorso illustra il conseguente contrasto della previsione impugnata con l'art. 2-bis del d.l. n. 42 del 2016, come convertito, recante una deroga alla normativa nazionale proprio per l'attivazione delle scuole di specializzazione non medica. A giudizio del ricorrente, ciò esporrebbe al «rischio di future richieste all'amministrazione statale di attivare procedure per l'erogazione di borse di studio di area sanitaria non medica, mentre tale questione è ancora in fase di definizione a livello nazionale». Sarebbe, infine, violato l'art. 120, secondo comma, Cost., per lesione del principio di leale collaborazione «nella sua ampia accezione costituzionale di idoneità a perseguire il giusto contemperamento delle finalità perseguite dallo Stato e dalle Regioni». La lesione lamentata deriverebbe dal mancato rispetto, da parte della Regione autonoma Sardegna, dell'«impegno precedentemente assunto» di eliminare ogni riferimento alla normativa nazionale nell'ambito della disciplina dettata dall'art. 3-bis, comma 2, della legge reg. Sardegna n. 6 del 2020. 2.- La Regione autonoma Sardegna non si è costituita nel giudizio.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato alcune disposizioni della legge reg. Sardegna n. 17 del 2023. 1.1.- In questa sede viene in esame, anzitutto, l'art. 3, commi 1 e 2, della legge reg. Sardegna n. 17 del 2023, che istituisce un'«indennità» in favore dei consiglieri metropolitani. Ai sensi del comma 1, l'indennità è «equiparata a quella prevista per i consiglieri del comune capoluogo della città metropolitana», qualora i consiglieri metropolitani non siano investiti da deleghe da parte del sindaco metropolitano. Ai sensi del comma 2, gli stessi sono invece «equiparati [...] ai componenti della giunta del comune capoluogo della città metropolitana» nel caso in cui abbiano ricevuto deleghe dal sindaco metropolitano. In entrambi i casi, la legge regionale richiama l'art. 82 del d.lgs. n. 267 del 2000, recante la disciplina delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza in favore degli amministratori degli enti locali. A giudizio del ricorrente, tali previsioni comporterebbero un aumento di spesa, in contrasto con la normativa nazionale, che, all'art. 1, comma 24, della legge n. 56 del 2014, stabilisce la gratuità dell'incarico di consigliere metropolitano. Sarebbero dunque violati gli artt. 3, 9, 117, commi secondo, lettera p), e terzo, Cost., «riguardanti il coordinamento della finanza pubblica», proprio in relazione alla previsione nazionale di gratuità dell'incarico de quo, nonché l'art. 3 dello statuto regionale di autonomia che non consentirebbe al legislatore sardo «di legiferare in materia finanziaria». 1.2.- La questione è fondata. 1.2.1.- Occorre premettere che l'istituzione di un'indennità per i consiglieri delle città metropolitane, come prevista dalle disposizioni impugnate, costituisce una novità per lo stesso ordinamento regionale della Sardegna. In precedenza, la legge della Regione Sardegna 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna), stabiliva, infatti, all'art. 1, comma 6, primo periodo, che «[l]e cariche degli organi delle unioni di comuni, delle province e delle città metropolitane sono esercitate a titolo gratuito». Quest'ultima previsione era in linea con il quadro normativo nazionale di riferimento, come evolutosi fino a quel momento. D'altro canto, il t.u. enti locali, oltre ad aver espressamente previsto un'indennità per il sindaco metropolitano (art. 82, comma 1), non aveva escluso la possibilità che anche i consiglieri metropolitani ricevessero un compenso per l'esercizio della propria funzione.