[pronunce]

- Con l'ordinanza iscritta al n. 399 r.o. del 1999, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione siciliana - in un giudizio con il quale il figlio di un dirigente collocato a riposo aveva chiesto gli interessi e la rivalutazione monetaria, a decorrere dal 1° marzo 1990, sulla riliquidazione della pensione avvenuta, ai sensi dell'art. 161 della legge n. 312 del 1980, con decreto del 21 febbraio 1997, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 1991 - dopo avere svolto considerazioni non dissimili dall'ordinanza di cui al punto precedente, circa l'evoluzione della disciplina normativa in tema di cumulo di interessi e rivalutazione monetaria, ed osservato, quindi, che, solo per effetto del sopraggiunto art. 26, comma 4, della legge n. 448 del 1998, la domanda del ricorrente dovrebbe respingersi, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale di detta norma negli identici termini della menzionata ordinanza quanto al petitum ma assumendo come parametri costituzionali, oltre all'art. 3, l'art. 36 della Costituzione e facendo leva - circa la non manifesta infondatezza - sulla circostanza che la norma avrebbe carattere retroattivo, senza rispettare i principi al riguardo fissati dalla giurisprudenza costituzionale, frustrando, con riferimento a situazioni sostanziali fondate su leggi precedenti, l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica, da intendersi "come elemento fondamentale dello stato di diritto". In particolare, la norma denunciata non apparirebbe razionale, non essendo la sua retroattività giustificata "da alcuna specifica esigenza inderogabile, esplicita o implicita, di politica organizzativa, sociale o economica". Inoltre, discriminerebbe i pensionati destinatari della sentenza della Corte n. 1 del 1991 da tutti "gli altri pensionati che vantino il diritto ad emolumenti pensionistici arretrati, da epoca coeva o anche con decorrenza anteriore al 1 marzo 1990, ma sulla base di altre disposizioni normative". 11. - Con l'ordinanza iscritta al n. 22 r.o. del 2000, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Lazio, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 26, comma 4, della legge n. 448 del 1998 con il medesimo petitum delle altre tre ordinanze, assumendo come parametri costituzionali gli artt. 3 e 24 Cost., in un giudizio nel quale un dirigente della stessa Corte dei conti, collocato a riposto con i c.d. benefici combattentistici, aveva chiesto la riliquidazione del trattamento pensionistico ed avendola ottenuta nel corso del giudizio, in ottemperanza alla sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 1991, aveva chiesto, poi, il riconoscimento di interessi e rivalutazione. Circa la rilevanza, la Corte dei conti osserva di dover fare applicazione della norma denunciata. Circa la non manifesta infondatezza, sostiene la violazione dell'art. 24 Cost., con considerazioni non dissimili dalle ordinanze di rimessione nn. 327 e 328 del 1999, mentre, quanto alla violazione dell'art. 3, assume che la norma violata determinerebbe una situazione di discriminazione fra i soggetti collocati a riposo prima del 1° gennaio 1979 e quelli collocati a riposo dopo - che, invece, era stata eliminata dalla sentenza n. 1 del 1991 - in quanto i soggetti collocati a riposo prima di quella data avrebbero titolo per la liquidazione degli interessi e della rivalutazione monetaria, mentre quelli collocati a riposo dopo (cui si riferiva la sentenza) non lo avrebbero. 12. - In tutti i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, depositando memorie che genericamente fanno rinvio alle argomentazioni di quella depositata nel giudizio di cui all'ordinanza n. 409 del 1999, nella quale si deduce che la norma impugnata sarebbe stata determinata dal considerevole onere finanziario derivante dal consolidato indirizzo giurisprudenziale sul riconoscimento di interessi e rivalutazione, non già dalla data del provvedimento di reinquadramento (in relazione al quale era stato previsto un onere finanziario di 1.702 miliardi), ma dall'8 novembre 1988, data di pubblicazione della deliberazione della Commissione paritetica. La disposizione denunciata sarebbe stata emanata per far fronte ad un onere imprevisto e, quindi, nel rispetto dell'art. 11-ter settimo comma, della legge 5 agosto 1978, n. 468 (Riforma di alcune norme di contabilità generale dello Stato in materia di bilancio). E, pertanto, la questione di legittimità costituzionale avrebbe dovuto essere proposta, a pena di inammissibilità, proprio nei confronti del citatoart. 11-ter. Nel merito, la questione sarebbe infondata in riferimento all'art. 3 Cost., per la genericità del tertium comparationis e perché la norma denunciata troverebbe giustificazione nel contenimento della spesa pubblica, mentre la pretesa disparità derivante dall'inapplicabilità della norma in caso di giudicato, non solo sarebbe di mero fatto e, pertanto, non violerebbe alcuna norma costituzionale, ma discenderebbe dal necessario rispetto del giudicato. Il parametro dell'art. 36 sarebbe, invece, male invocato, vertendosi su accessori della retribuzione, la cui esclusione non inciderebbe sulla capacità della retribuzione stessa di assicurare al lavoratore un'esistenza libera e dignitosa. Gli altri parametri costituzionali non sarebbero stati correttamente invocati. 13. - Nel giudizio di cui all'ordinanza n. 631 del 1999, una delle parti private si è costituita, depositando memoria, nella quale ha aderito alle conclusioni dell'ordinanza. Anche nel giudizio di cui all'ordinanza n. 741 del 1999, si è costituita la parte privata con memoria, nella quale, in aggiunta alle argomentazioni dedotte dall'ordinanza di rimessione, lamenta la violazione dell'art. 36 Cost., anche sotto il profilo che le somme dovute a titolo di accessori si dovrebbero considerare compensative della particolare qualità del lavoro e non aggiuntive rispetto ad una retribuzione già equa. 14. - I due giudizi nei quali vi è stata costituzione di parte privata sono stati chiamati a ruolo nell'udienza pubblica 23 maggio 2000, e gli altri nella camera di consiglio del 24 maggio 2000. 15. - Nell'imminenza della suddetta pubblica udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memorie nei giudizi di cui alle ordinanze nn. 631 e 741, riproponendo gli argomenti svolti negli atti di intervento (ma abbandonando l'eccezione di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, in quanto non proposta in riferimento all'art. 11-ter della legge n. 468 del 1978) ed eccependo - con riferimento all'ordinanza n. 741 - l'inammissibilità dell'esame della questione anche con riferimento all'art. 36 Cost., come richiesto dalla parte privata. Anche le parti private costituite depositavano memorie.