[pronunce]

4.5.- Ispirata dalla ratio di massimizzare la capacità difensiva del tracciamento di prossimità, la legge n. 168 del 2023 ("nuovo codice rosso") ha reso obbligatorio il controllo elettronico nel divieto di avvicinamento: l'art. 12, comma 1, lettera d), numero 1), ha eliso la congiunzione «anche» che nel testo anteriore del comma 1 dell'art. 282-ter cod. proc. pen. precedeva l'inciso «disponendo l'applicazione delle particolari modalità di controllo previste dall'articolo 275-bis»; e ha pure stabilito che, «[q]ualora l'organo delegato per l'esecuzione accerti la non fattibilità tecnica delle predette modalità di controllo, il giudice impone l'applicazione, anche congiunta, di ulteriori misure cautelari anche più gravi». In funzione della medesima ratio di tutela, sempre l'art. 12, comma 1, lettera d), numero 1), della citata legge ha ulteriormente modificato il comma 1 dell'art. 282-ter cod. proc. pen. , fissando una distanza minima per il divieto di avvicinamento, che deve essere «comunque» non inferiore a cinquecento metri. L'art. 12, comma 1, lettera d), numero 2), della stessa legge, modificando il comma 2 dell'art. 282-ter cod. proc. pen. , ha riferito la distanza minima e il controllo elettronico obbligatorio pure all'eventuale tutela dei prossimi congiunti della persona offesa e delle persone con questa conviventi o a questa legate da relazione affettiva. Analoghe modifiche normative - circa la distanza minima di cinquecento metri, l'applicazione obbligatoria del braccialetto elettronico e le conseguenze della sua non fattibilità tecnica - hanno riguardato il divieto di avvicinamento quale prescrizione accessoria dell'ordine di allontanamento dalla casa familiare, per effetto dell'intervento sul comma 6 dell'art. 282-bis cod. proc. pen. operato dall'art. 12, comma 1, lettera c), numeri 3) e 4), della più volte citata legge n. 168 del 2023. 4.6.- Le sopra descritte modifiche non hanno viceversa interessato il divieto di avvicinamento disposto in fase precautelare, quale prescrizione accessoria dell'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare, di cui all'art. 384-bis cod. proc. pen. , norma, quest'ultima, inserita dall'art. 2, comma 1, lettera d), del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province), convertito, con modificazioni, nella legge 15 ottobre 2013, n. 119. Nonostante sia intervenuta anche sulla disciplina di questa misura precautelare, in origine adottabile solo in flagranza di reato, e ora invece anche al di fuori di essa, la legge n. 168 del 2023, all'art. 11, comma 1, non ha esteso a tale misura l'irrigidimento delle modalità esecutive viceversa previsto per la misura cautelare. 5.- Ad avviso del rimettente, l'inderogabilità della distanza minima di cinquecento metri e l'obbligatorietà del dispositivo di controllo elettronico renderebbero la misura cautelare del divieto di avvicinamento tanto rigida da precluderne ogni adeguamento alle esigenze cautelari del caso concreto, imponendone peraltro l'aggravamento nel caso in cui - come nella specie - le piccole dimensioni del centro abitato e l'assenza di una sufficiente copertura di rete, aspetti evidentemente non imputabili all'indagato, determinino l'oggettiva inattuabilità di una misura siffatta. Tali argomenti intendono evocare la giurisprudenza costituzionale sugli automatismi nelle misure cautelari, sebbene già in prima battuta debba notarsi che l'applicazione del braccialetto elettronico non è di per sé una misura cautelare, ma ne è soltanto una modalità applicativa (Cass. , sez. un., sentenza n. 20769 del 2016). 5.1.- A partire dalla sentenza n. 265 del 2010 (ma in senso analogo già la sentenza n. 299 del 2005), questa Corte ha più volte affermato che la coercizione cautelare, in ossequio al principio di ragionevolezza ex art. 3 Cost. e al favor libertatis ex art. 13 Cost., deve rispondere ai criteri del minor sacrificio necessario e dell'individualizzazione, non essendo tollerabili automatismi, né presunzioni assolute (l'indirizzo è compendiato dalla sentenza n. 232 del 2013 e in ultimo richiamato dalla sentenza n. 22 del 2022). Detto orientamento ha trasformato da assoluta in relativa la presunzione di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere per gran parte dei reati elencati dall'art. 275, comma 3, cod. proc. pen. , fino al recepimento del principio nell'art. 4, comma 1, della legge 16 aprile 2015, n. 47 (Modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali. Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di visita a persone affette da handicap in situazione di gravità), che, intervenendo proprio sull'art. 275, comma 3, ha mantenuto la presunzione assoluta unicamente per i delitti associativi di cui agli artt. 270, 270-bis e 416-bis cod. pen. Con riferimento a tale tipologia di reati, e al persistente automatismo custodiale, questa Corte, investita delle censure ex artt. 3, 13 e 27 Cost., ha dichiarato le stesse manifestamente infondate (ordinanza n. 136 del 2017, per il reato ex art. 416-bis cod. pen.) o non fondate (sentenza n. 191 del 2020, per il reato ex art. 270-bis cod. pen.). Tali decisioni hanno fatto leva sull'eccezionale pericolosità correlata alla normale persistenza del vincolo associativo (mafioso o terroristico), a fronte della quale si è ritenuto non censurabile il bilanciamento effettuato dal legislatore, con la finalità di prevenire il rischio di un'«eventuale sopravvalutazione, da parte del giudice, dell'adeguatezza di una misura non carceraria» (sentenza n. 191 del 2020). 5.2.- Nel porre le norme oggi in scrutinio a confronto con il richiamato indirizzo giurisprudenziale, va tenuto presente che esse non hanno ad oggetto la misura cautelare estrema - vale a dire la custodia in carcere -, ma una misura cautelare di assai minore impatto sulla libertà personale dell'indagato, qual è il divieto di avvicinamento, e con riferimento solo a particolari modalità applicative di tale divieto, inerenti alla distanza minima e al controllo remoto. Ogni considerazione si sposta quindi sul piano del bilanciamento tra i valori in tensione: da un lato, la libertà di movimento della persona indagata, dall'altro, l'incolumità fisica e psicologica della persona minacciata.