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I proventi derivanti dalle sanzioni amministrative di cui all'articolo 34 confluiscono in un apposito fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per essere da questo devoluti, nella misura del 50 per cento, per il finanziamento dell'attività di vigilanza e, nella misura del restante 50 per cento, per realizzare iniziative di promozione e di sviluppo della qualità nel settore orafo, gioielliero e argentiero, secondo un programma predisposto dallo stesso Ministero dello sviluppo economico, sentiti il Comitato nazionale dei metalli preziosi di cui all'articolo 38 e le organizzazioni nazionali maggiormente rappresentative delle imprese del settore. Art. 36. 1. Per le violazioni delle disposizioni della presente legge, fatti salvi i casi di particolare tenuità, qualora il fatto costituisca reato, alla condanna penale consegue la pubblicazione della sentenza ai sensi dell'articolo 36 del codice penale. 2. In caso di recidiva, ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 99 e seguenti del codice penale ove applicabili, alla sanzione consegue la sospensione dall'esercizio dell'attività di produzione o commercio di materie prime o di oggetti in metalli preziosi per un periodo da un minimo di quindici giorni a un massimo di sei mesi. Nella determinazione del periodo di sospensione dall'esercizio dell'attività si tiene conto del periodo di sospensione eventualmente eseguito, per i medesimi fatti, ai sensi dell'articolo 10 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. Art. 37. 1. Al fine di incentivare il recupero dei metalli preziosi non più utilizzati in possesso dei privati, di smaltire le sostanze riconosciute come tossiche, quali nichel, cadmio e altre sostanze eventualmente contenute nei prodotti stessi, di creare un canale alternativo di approvvigionamento della materia prima per le imprese di produzione e di dare impulso all'acquisto di nuovi prodotti di gioielleria, è istituito presso il Ministero dello sviluppo economico il borsino dell'oro usato, che rileva ogni trimestre i valori della compravendita dell'oro. 2. Il borsino di cui al comma 1 è gestito dal Comitato di cui all'articolo 38. 3. Con il regolamento si provvede a definire le modalità, i criteri e gli indirizzi per la gestione del borsino di cui al comma 1. Capo XIII COMITATO NAZIONALE DEI METALLI PREZIOSI Art. 38. 1. È istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico - Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica, il Comitato nazionale dei metalli preziosi, di seguito denominato «Comitato». 2. Il Comitato è presieduto dal direttore generale preposto alla Direzione generale di cui al comma 1, o da un suo delegato, ed è composto dai seguenti membri nominati con decreto del Ministro dello sviluppo economico: a) due rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico; b) un rappresentante dell'Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; c) un rappresentante dei laboratori che effettuano le analisi degli oggetti in metallo prezioso, di cui all'articolo 29; d) un rappresentante del personale ispettivo delle camere di commercio, di cui all'articolo 26; e) un rappresentante dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli; f) quattro rappresentanti delle organizzazioni nazionali maggiormente rappresentative delle imprese del settore orafo, gioielliero e argentiero; g) un rappresentante della Banca d'Italia; h) un rappresentante dell'Istituto nazionale di statistica; i) due rappresentanti delle associazioni dei consumatori di cui all'articolo 137 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. 3. Il Comitato esprime il proprio parere sulle norme previste dallo schema di regolamento e fornisce chiarimenti interpretativi sulla disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi. 4. La partecipazione al Comitato è a titolo gratuito e non da diritto a gettoni di presenza o a rimborsi di spese. 5. Al funzionamento del Comitato si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Capo XIV DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI Art. 39. 1. Le disposizioni di cui agli articoli 10 e 11 della presente legge si applicano anche nei confronti degli assegnatari del marchio di identificazione previsto dal decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251. 2. Gli assegnatari di cui al comma 1 devono, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, chiedere l'iscrizione all'elenco di cui all'articolo 10. 3. La camera di commercio competente, per coloro che esercitano le attività di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 10 della presente legge, cui compete il marchio del produttore, conserva agli assegnatari lo stesso numero caratteristico loro assegnato ai sensi del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251, e la stessa impronta prevista dal medesimo decreto legislativo. 4. La camera di commercio competente, per coloro che esercitano le attività previste dall'articolo 10 della presente legge, diverse da quella indicata al comma 3 del presente articolo, assegna il marchio di responsabilità, le cui caratteristiche sono fissate dal regolamento, conservando agli assegnatari lo stesso numero caratteristico loro assegnato ai sensi del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251. 5. I detentori dei marchi che esercitano un'attività per la quale compete il marchio di responsabilità, possono utilizzare i vecchi marchi per la punzonatura della produzione realizzata in conformità alla presente legge fino a quando, presso la camera di commercio competente, non siano disponibili le matrici peculiari dei marchi di responsabilità. Art. 40. 1. Con regolamento da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dell'interno, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono adottate le norme di attuazione della presente legge. 2. Nelle more dell'emanazione del regolamento di cui al comma 1 del presente articolo, si applica il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 150. Art. 41. 1. Fatto salvo quanto previsto dagli articoli 15, comma 1, e 39 della presente legge, sono abrogati il decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251, ed ogni altra disposizione incompatibile con quelle contenute nella presente legge. Art. 42. 1. La presente legge entra in vigore il sessantesimo giorno successivo alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .