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Per quanto riguarda la formazione coreutica professionale, essa veniva svolta soltanto dalle accademie nazionali di danza; si badi che, ancora oggi, non esistono istituzioni scolastiche, primarie o secondarie di primo grado, ma solo i licei a indirizzo coreutica. La legge n. 508 del 1999 ha stabilito che le Accademie di belle arti, l'Accademia nazionale di arte drammatica, gli Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA), i Conservatori di musica, l'Accademia nazionale di danza e gli Istituti musicali pareggiati costituiscono, nell'ambito delle istituzioni di alta cultura cui l'articolo 33 della Costituzione riconosce il diritto di darsi ordinamenti autonomi, il sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale. Da allora le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) vengono equiparate alle università, acquistando pari autonomia, con statuti autonomi e con la possibilità di eleggere i propri organi di governo; i titoli conseguiti sono quindi equiparati ai titoli accademici (lauree di primo e secondo livello). Il diploma di vecchio ordinamento è stato equiparato dapprima alla laurea (triennale), ai sensi del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 212, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 268, e, successivamente, ai diplomi di secondo livello dalla legge di stabilità 2013 (di cui al comma 107 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228), costituendo titolo di accesso per i corsi universitari di specializzazione e per i dottorati di ricerca; vengono rinnovati i programmi, con l'aggiunta di una serie di discipline teoriche che puntano alla formazione di un musicista colto, si aprono nuovi percorsi formativi di didattica, tecnologie musicali, musicologia, jazz, musica popolare, elettronica. Tuttavia, la mancata applicazione della legge n. 508 del 1999 pone il problema, ancora non risolto, di garantire ai nostri bambini e ai nostri ragazzi una formazione pre-accademica adeguata all'interno della scuola pubblica, garantendo così a tutti, e senza distinzione alcuna, la possibilità di poter usufruire di quel diritto di eguaglianza e libertà affermato dalla nostra Costituzione. Nonostante siano state intraprese, nel corso dei primi due decenni di questo secolo, iniziative volte a colmare le lacune nel percorso formativo, queste sono state spesso insufficienti o sono rimaste inattuate per la mancata emanazione dei relativi decreti attuativi. Il presente disegno di legge intende colmare tali lacune e armonizzare il percorso degli studi musicali, inserendosi nell'attuale cornice normativa senza stravolgerla, anzi potenziandola. In primis l'intervento legislativo prevede l'insegnamento della musica nella scuola primaria, affidandolo a insegnanti specializzati, proponendo di utilizzare il tempo scuola aggiuntivo (pari a 3 ore) o il tempo pieno (10 ore) per istituire il « Tempo musica » e il « Tempo pieno delle arti »: entrambi gli interventi garantirebbero così, alle scuole e alle famiglie che ne fanno richiesta, un percorso di studio educativo e orientativo finalizzato allo sviluppo armonioso della personalità, ma anche propedeutico a eventuali futuri studi di indirizzo. Per quanto riguarda la formazione strumentale è indubbio che essa debba iniziare precocemente; su ciò concordano tutti i metodi didattici e l'esperienza formativa di Paesi europei ed extraeuropei che allo studio delle arti rivolgono particolare attenzione. In Italia, purtroppo, a oggi, nella scuola pubblica, la formazione strumentale nella scuola primaria è confinata a tentativi sorti per iniziative lodevoli, ma rimasti isolati e incompiuti. I corsi di pratica musicale nella primaria di cui al decreto ministeriale 31 gennaio 2011, n. 8, sono rimasti casi isolati perché limitati alle scuole in cui erano disponibili docenti in possesso del titolo di studio (e quindi senza spese aggiuntive) e pur sempre corsi collettivi e con funzioni « educative ». Nella presente proposta legislativa la formazione musicale « di indirizzo », in cui è previsto lo studio di uno strumento, avviene negli istituti comprensivi a indirizzo musicale, naturale estensione verso le classi della primaria delle scuole medie a indirizzo musicale (SMIM). In questo caso l'insegnamento della musica può essere così anticipato alla terza classe della scuola primaria, consentendo un avvio dello studio in un'età congeniale per l'apprendimento di abilità specifiche. Per ciò che riguarda la scuola secondaria di primo grado, nel 1999 sono state ricondotte a ordinamento le scuole medie a indirizzo musicale; tuttavia, in questa sede, lo studio dello strumento è pensato con fini educativi e non professionalizzanti, quasi a completamento delle ore di educazione musicale. Tale impostazione appare oggi insufficiente data la necessità di sopperire, con le SMIM, ai corsi inferiori dei conservatori di musica. È rimasta, fra l'altro, inattuata la previsione di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60, che prevedeva, nello specifico, un complessivo riordino della scuola media a indirizzo musicale. Occorre, quindi, una calibrata revisione dei programmi che potenzino lo studio strumentale in funzione dei livelli richiesti « in uscita », i quali devono coincidere con i requisiti « in entrata » dei licei musicali. Nel contempo, appare necessario prevedere una programmazione di tipo territoriale che garantisca un'equa distribuzione dell'offerta formativa, non solo geografica, ma anche rispetto allo strumento prescelto quale oggetto di studio. Contestualmente, il disegno di legge prevede l'istituzione di una scuola media a indirizzo coreutico, a oggi totalmente assente nel sistema scolastico vigente. Nella scuola secondaria di secondo grado, infatti, la formazione « di indirizzo » è affidata ai licei musicali, istituiti in via sperimentale e poi passati ordinamentati con il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in cui si unifica il percorso di formazione culturale generale e musicale. È chiaro che, oltre a garantire un'omogenea distribuzione dei licei musicali e dei « gemelli » coreutici sul territorio nazionale, la revisione deve ancora una volta puntare su programmi di studio coerenti con l'armonizzazione dei requisiti in entrata e in uscita di tutti gli ordini di scuola. Inoltre, in linea con quanto avviene nei licei coreutici, dove esiste anche un « indirizzo contemporaneo », è ormai indifferibile l'istituzione nei licei musicali dell'« indirizzo jazz »; sarebbe inopportuno continuare ad affidare esclusivamente alle scuole private o a un addestramento di tipo autodidatta la preparazione pre-accademica ai corsi jazz attivi nei conservatori. Nel merito, con l'articolo 1 del disegno di legge si delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi finalizzati al riordino degli studi musicali, artistici e coreutici, attraverso la riorganizzazione degli insegnamenti di arti visive, musica e danza nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.