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Questa mia breve esposizione sulla natura del potere sostitutivo, sul suo concreto operare, sulle novità introdotte da questo decreto testimoniano che la centralità dell'amministrazione pubblica nell'attuazione del Piano nazionale è fondamentale. Il Governo ha voluto dunque ampliare la portata del potere sostitutivo mediante modifiche che, inserendosi nei procedimenti amministrativi in generale, garantiscono celerità, efficacia ed efficienza nell'attuazione dei progetti contenuti nel Piano nazionale. Non disperdiamo ciò che il presidente Conte ha fatto per l'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, nell'illustrazione che ha fatto il relatore c'è la dimensione di quanto ci fosse da semplificare e peraltro quanto ancora ci sia. Ci ha ricordato quanti articoli siano stati aggiunti nel passaggio parlamentare. Che poi questo sia avvenuto alla Camera piuttosto che al Senato poco importa alla società, agli operatori, alle aziende, ai Comuni. Spesso queste sono cose che - al di là del fatto che siano giuste - appassionano noi, ma molto di meno la società e chi subisce le scelte legislative del Parlamento. È stato detto che il motivo - non voglio dire il pretesto - è quello del PNRR, ma non è che non ci fosse bisogno, in Italia, di semplificare già prima del PNRR o che non ce ne sia ancora bisogno. Abbiamo fatto un buon lavoro, ma abbiamo appena scalfito la situazione. Mi fa piacere che la collega del MoVimento 5 Stelle abbia finalmente preso coscienza che c'è la necessità di mettere mano al codice degli appalti. Forse si è persa qualche decina di interventi della Lega in questi tre anni (Applausi) , oppure qualche riunione di maggioranza, quando stavamo insieme al Governo. Se siamo in ritardo di tre anni, è perché quando la Lega, con forza, ha posto sul tavolo la necessità di rivedere - perché no? Per una volta va detto - in ottica europea il problema del codice degli appalti, non è stato fatto. Basterebbe stracciare quello che c'è, che non semplifica e ritarda e nemmeno dà garanzie sul piano della lotta alla corruzione e al malaffare, e prendere le linee generali che valgono in Europa. Non è mai troppo tardi, si potrebbe cominciare a farlo ora. Del resto - magari questo è sfuggito ai più, perché è notizia di appena una settimana fa - lo farà l'Esecutivo, tenuto conto che è stato depositato un disegno di legge delega che, qualora dovesse essere approvato, affida proprio al Governo Draghi - finalmente, diciamo noi - il compito di mettere mano a quello che è il problema dei problemi per quanto riguarda il settore degli appalti. Un atto come questo è importante e non è che non abbia una valenza economica fondamentale. L'Associazione artigiani e piccole imprese (CGIA) di Mestre fa statistiche, studi e approfondimenti su tutto e in questi giorni ne ha fatto uno anche sul peso della burocrazia, che non ammonta soltanto a quei 51 miliardi di ritardati pagamenti, ma a 57 miliardi di costo per le aziende. Ebbene, il ritardo nei pagamenti per la burocrazia ha portato a toccare la cifra mostruosa di 109 miliardi a carico delle aziende; praticamente, metà del PNRR potremmo darlo indirettamente alle aziende semplicemente non pesando negativamente, come purtroppo lo Stato sta facendo. Peraltro, è in quel tessuto che trovano spazio la corruzione e il malaffare; è in quel tessuto che le piccole e medie imprese, i piccoli e medi Comuni, quelli che hanno più difficoltà, non riescono a difendersi da quelle realtà che sanno dove infilarsi. Per questo sarebbe importante fare ancora di più sulla semplificazione, a cominciare dal codice degli appalti. Molte questioni sono state affrontate, ma non tutte. È stato parlato della commissione per la valutazione di impatto ambientale (VIA) e la valutazione ambientale strategica (VAS). La cosa fondamentale non è tanto che cambi nome o passi da 20 a 40 membri, ma che finalmente viene sancito il criterio, il principio per cui si parte dalle opere che hanno maggiore incidenza sul piano economico e maggior ritorno per il Paese; è esattamente il contrario di quello che avviene oggi, perché fino a oggi tanto più grande è l'opera, tanto più è divisiva, tanto più si rinvia e si manda la palla a bordo campo. Sarebbe facile citare il treno alta velocità (TAV) o il ponte sullo Stretto di Messina. Finalmente si stabilisce un criterio. Si poteva fare di più, ma molto altro è stato fatto sul superbonus. Ben vengano le disposizioni sui rifiuti e sull'economia circolare. E non basta dichiararlo: se poi non si emanano i decreti attuativi, se l'economia circolare non può contare sui decreti attuativi sull' end of waste, rimane lettera morta o quantomeno qualcosa di scritto solo sulla carta. Molto è stato fatto sul dissesto idrogeologico, ma meglio di me lo dirà il collega Pazzaglini che ha seguito per noi questo tema. Ci sono, dunque, degli spunti positivi anche se si poteva fare di più. Del resto, questo è un Governo di coalizione. Non è tutto quello che noi avremmo voluto, ma sicuramente non rinunciamo a tante delle proposte che la Lega ha fatto e che speriamo possano trovare spazio in altri provvedimenti. Peraltro, per fare qualcosa di rivoluzionario in Italia ci sarebbe non da produrre altre leggi, ma da tagliarne centinaia, migliaia (peraltro in quest'Aula c'è chi lo ha fatto); bisognerebbe farlo non deregolamentando o non tutelando quello che va difeso, ma semplicemente dando regole più semplici che possano portare a quel risultato. In conclusione, vorrei portare una provocazione. Tutti gli anni il Parlamento approva una legge di delegazione europea. Ebbene, forse bisognerebbe approvare tutti gli anni una legge di semplificazione che, di volta in volta, possa sistemare la legislazione vigente. Questo sì che semplificherebbe la vita di cittadini, famiglie e imprese e non è mai troppo tardi per cominciare a farlo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, l'obiettivo enunciato dal decreto-legge in esame è assicurare la più efficace e tempestiva attuazione degli interventi contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Di certo, è un obiettivo condivisibile e, per fare questo, si sono allargate di molto le maglie: io faccio riferimento ai settori di mia competenza e penso - per esempio - che alcuni pareri del Ministero della cultura non saranno più considerati vincolanti (articolo 30); sono stati ridotti i tempi procedimentali riguardanti la verifica preventiva dell'interesse archeologico (articolo 44); si prevedono casi in cui i poteri delle sovrintendenze possano essere avocati o sostituiti da una nuova sovrintendenza speciale. Ecco allora che io voglio richiamare l'attenzione di tutti voi colleghi. Bisogna fare molta attenzione a come queste norme saranno tradotte nella pratica. Se noi non saremo molto attenti, infatti, correremo due rischi. Il primo è non riuscire a garantire diritti costituzionalmente previsti.