[pronunce]

L'art. 8 della legge delega affidava, per altro verso, all'esecutivo il distinto compito di emanare — nel più ampio termine di due anni — testi unici volti a coordinare le disposizioni attuative delle direttive comunitarie con le norme vigenti nelle stesse materie, apportando a queste ultime «le integrazioni e modificazioni necessarie al predetto coordinamento». Con specifico riferimento alle citate direttive 93/6/CEE e 93/22/CEE, l'art. 21, comma 3, della legge delega prevedeva altresì che «in sede di riordinamento normativo delle materie concernenti gli intermediari, i mercati finanziari e mobiliari e gli altri aspetti comunque connessi, cui si provvederà ai sensi dell'articolo 8, le sanzioni amministrative e penali potranno essere coordinate con quelle già comminate da leggi vigenti in materia bancaria e creditizia per violazioni che siano omogenee e di pari offensività», salvi possibili interventi di depenalizzazione nei limiti ivi indicati; mentre il successivo comma 4 dello stesso articolo abilitava il Governo a modificare, nella medesima sede, la disciplina delle società emittenti titoli sui mercati regolamentati, secondo criteri di rafforzamento della tutela del risparmio e degli azionisti di minoranza. Ed è in base a questa seconda e distinta delega legislativa — non sovrapponibile nei contenuti alla prima, anche per quanto concerne i profili di ordine sanzionatorio — che è stato emanato il testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al d.lgs. n. 58 del 1998, nel quale la disciplina dell'abuso delle informazioni privilegiate ha trovato posto quale materia indubbiamente concernente «i mercati finanziari e mobiliari». L'erronea premessa normativa, sulla quale si basa la questione di costituzionalità, viene dunque a risolversi, quanto alla prima delle due censure formulate in via alternativa dai giudici rimettenti — l'asserita illegittimità costituzionale dell'art. 180 del d.lgs. n. 58 del 1998, per violazione dell'art. 76 Cost. — in una errata individuazione della norma della legge di delegazione, alla cui stregua dovrebbe essere verificato il supposto vizio di eccesso di delega; e, quanto alla seconda censura — la pretesa illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera c), ultima parte, della legge n. 52 del 1996, per violazione degli artt. 25, secondo comma, e 76 Cost. — nell'impugnazione di una norma inconferente. Le considerazioni che precedono escludono, d'altra parte, che possa trovare accoglimento l'istanza della parte privata, con cui questa Corte è stata sollecitata a sollevare dinanzi a sé la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, lettera c), della legge n. 52 del 1996, per violazione degli artt. 25, secondo comma, e 76 Cost., sotto il profilo della assoluta genericità della delega in materia penale ivi contenuta, anche per quel che concerne le stesse scelte di criminalizzazione: trattandosi, come detto, di delega che non si pone affatto a fondamento della disciplina dell'abuso di informazioni privilegiate dettata dal d.lgs. n. 58 del 1998.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 180 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996, n. 52), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 25, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Siracusa e dal Tribunale di Roma con le ordinanze indicate in epigrafe; 2) dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale del citato art. 180 del decreto legislativo n. 58 del 1998, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, o, in alternativa, dell'art. 3, comma 1, lettera c), ultima parte, della legge 6 febbraio 1996, n. 52 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - legge comunitaria 1994), in riferimento agli artt. 25, secondo comma, e 76 della Costituzione, sollevate dal Tribunale di Siracusa e dal Tribunale di Roma con le medesime ordinanze. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'1 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA