[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 99, comma 3, del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), promosso con ordinanza del 2 ottobre 2003 dal Tribunale di Gela sull'istanza proposta da Gianluca Convissuto, iscritta al n. 168 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2004. Udito nella camera di consiglio del 15 dicembre 2004 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.– Il giudice del Tribunale di Gela designato dal Presidente del tribunale, con ordinanza del 2 ottobre 2003, ha sollevato, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 99, comma 3, del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), nella parte in cui dispone che nel processo di opposizione avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ovvero di revoca dell'ammissione già accordata, l'ufficio giudiziario procede in composizione monocratica anziché collegiale. In via subordinata, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dello stesso articolo, nella parte in cui dispone che nel processo di opposizione avverso il provvedimento adottato dal collegio, di rigetto dell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ovvero di revoca dell'ammissione già accordata, l'ufficio giudiziario procede in composizione monocratica. Il remittente premette che è stato presentato ricorso al Presidente del tribunale avverso il decreto con cui lo stesso tribunale, in composizione collegiale, aveva revocato l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nonché di essere stato designato dal Presidente alla trattazione del ricorso in camera di consiglio. Ritenuta l'ammissibilità del ricorso ai sensi dell'art. 99, comma 1, dello stesso decreto legislativo – essendo previsto il ricorso diretto in cassazione solo per l'ipotesi speciale di revoca disposta su richiesta proveniente dall'ufficio finanziario ai sensi del successivo art. 113 – sottolinea, in ordine alla rilevanza, che si tratta di individuare pregiudizialmente la composizione collegiale o monocratica dell'organo giurisdizionale chiamato a pronunciarsi. Il giudice a quo si sofferma, poi, sulla non manifesta infondatezza della questione, prospettandola in via principale e in via subordinata. In via principale sostiene che la norma impugnata viola l'art. 76 della Costituzione, avendo il legislatore delegato ecceduto dalla delega conferita con l'art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50 (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1998), come modificato dall'art. 1 della legge 24 novembre del 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi – legge di semplificazione 1999). Dapprima, il giudice a quo sottolinea che la norma impugnata, prescrivendo che il processo che si apre con il ricorso è quello speciale previsto per gli onorari di avvocato e che l'ufficio procede in composizione monocratica, innova la disciplina previgente (art. 6, commi 4 e 5, della legge 30 luglio 1990, n.217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), come modificati dalla legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifica della legge 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), secondo la quale il giudice del gravame è quello collegiale sulla base del rinvio procedurale all'art. 29 della legge 15 giugno 1942, n. 794 (Onorari di avvocato e di procuratore per prestazioni giudiziali in materia civile), là dove si prevede espressamente la comparizione degli interessati davanti al collegio in camera di consiglio. A sostegno della non manifesta infondatezza, richiama l'art. 7 della legge delega ed, in particolare, i criteri direttivi previsti nel comma 2, deducendo che, all'evidenza, non si rinviene la previsione della facoltà di modificare il riparto della competenza tra giudice monocratico e collegiale nella materia di interesse, diversamente da quanto il legislatore ha disposto in materia di diritto societario e di proprietà industriale e intellettuale. Infine, in riferimento all'esigenza di armonizzazione con la sopravvenuta riforma del giudice unico risultante dalla relazione governativa, il remittente sottolinea che nella legge delega non vi è traccia di tale volontà e contesta, inoltre, la pertinenza del richiamo ad un'altra applicazione già fatta dal legislatore, contenuto nella stessa relazione. In via subordinata, il giudice a quo ritiene che la norma impugnata, nel prevedere la competenza di un organo monocratico in sede di giudizio di opposizione avverso provvedimenti emessi anche dal collegio (tribunale o corte d'appello), violi l'art. 3 della Costituzione, sotto il profilo del difetto di ragionevolezza, ingiustificatamente attribuendo – per la prima volta nell'ordinamento – ad un giudice monocratico, dotato di bagaglio culturale ed esperienza professionale inferiore alla terna che compone il collegio, la potestà di sindacare provvedimenti di un organo collegiale. Aggiunge che nell'ordinamento non esistono fattispecie in cui la decisione sul gravame avverso un provvedimento collegiale sia attribuita ad organo monocratico e richiama, a titolo esemplificativo, casi in cui è espressa la regola contraria: le sentenze del tribunale in composizione collegiale, soggette ad impugnazione innanzi ad un organo indefettibilmente collegiale quale è la corte di appello; i decreti emessi dal collegio nei procedimenti in camera di consiglio, in forza del generale rinvio di cui all'art. 739 cod. proc. civ. ; i decreti emessi dal tribunale fallimentare. 2. – Nel giudizio non è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri.1. – Il giudice del Tribunale di Gela, designato dal Presidente del tribunale, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 99, comma 3, del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), nella parte in cui dispone che nel processo di opposizione avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ovvero di revoca del decreto di ammissione già accordato, l'ufficio giudiziario procede in composizione monocratica anziché collegiale.