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Il tema che sia il Governo, sia il Parlamento hanno dimenticato in questi anni è quello del sostegno economico a partire dal recovery e dalle risorse normali legate alle funzioni straordinarie che per sua natura la capitale d'Italia, capoluogo della Regione e capitale mondiale del cattolicesimo e della cristianità deve affrontare. Dichiaro quindi, anche a nome del Partito Democratico, il voto favorevole a questa mozione, perché è giusto porre in quest'Aula, al centro della nostra discussione, un tema così importante e vitale per il nostro Paese. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Ringrazio i colleghi intervenuti sia in dichiarazione di voto, sia nella discussione, perché questa mozione sulle celebrazioni per i centocinquant'anni di Roma capitale d'Italia voleva esattamente porre al centro dell'attenzione del Senato e del Governo la questione dello status e del ruolo di Roma Capitale. Credo che Roma non abbia bisogno di alcuna presentazione nel mondo per la sua storia, perché ovunque si vada non solo in Europa, ma anche oltre i suoi confini, si trovano le tracce di questa presenza, di questa storia. Roma è diventata capitale del nostro Paese e certamente questo è stato un fatto straordinariamente importante, che ha segnato davvero la nascita dello Stato italiano. È paradossale che una città tanto famosa e importante per il mondo da anni riceva invece dal proprio Paese, dallo Stato italiano di cui è capitale, pochissima attenzione. Roma per sua natura, come ricordava il collega Astorre, è capitale d'Italia, capoluogo della Regione, capitale della cristianità nonché sede di moltissime organizzazioni internazionali. Ricordo la FAO, ma ce ne sono molte altre. Tutto questo comporta ovviamente degli oneri molto pesanti. Oltre al prestigio, vi sono pesanti oneri. Abbiamo anche doppie ambasciate, con tutto quanto ciò comporta. Il tema dei finanziamenti è stato sempre una questione cruciale. Non a caso nella mozione ricordo la legge n. 396 del 1990, istitutiva di Roma Capitale, il cui ispiratore fu il compianto Antonio Cederna; ebbene, quella è stata l'ultima legge nazionale che si è in qualche modo occupata di Roma. Nel tempo è stata praticamente definanziata e di fatto abrogata. Questa però non è una questione che - torno a ripetere - riguarda soltanto i cittadini romani, i cittadini dell'area metropolitana, del Lazio o i parlamentari di Roma, ma è una questione nazionale. Così com'è stata una questione nazionale Berlino, capitale della Germania, Parigi per la Francia e Londra per il Regno Unito, anche questa è una questione nazionale e di vanto per tutto il Paese. Cito queste capitali per dire che ognuna di esse, evidentemente con assetti istituzionali diversi, ha uno status giuridico speciale: da Berlino che è una città-Stato, per esempio, con tutto ciò che comporta, a Parigi con le sue autonomie molto forti e riconosciute. Vi ricordo che Roma è la città più grande d'Europa per superficie, così come il comune agricolo più grande d'Europa: questo sta a significare che ha un'estensione territoriale molto ampia per ragioni storiche e significa anche che bisogna intervenire. Esamineremo anche i disegni di legge al momento incardinati in Commissione affari costituzionali alla Camera. Vi è la necessità fondamentale - finalmente, dico io - di decidere dal punto di vista costituzionale lo status giuridico di Roma, che è uno status speciale e non può che essere così, come per tutte le altre capitali. Poi sceglieremo le forme; il dibattito è aperto da molti anni, ma credo sia necessario assumere, tutti insieme, una decisione su questo. Contemporaneamente vi è un disegno di legge ordinario, perché oggi, per come stanno le cose, abbiamo la necessità di fare un salto di qualità; non si può governare una città così complessa con gli stessi poteri di un Comune con molti meno abitanti e un ruolo decisamente minore. I municipi di Roma, ad esempio, dovrebbero essere trasformati in Comuni per avere la possibilità di un governo vero del territorio. Questo non riguarda chi in quel momento governa la città, perché in quest'Aula praticamente abbiamo governato un po' tutti Roma e in un modo o nell'altro vi sono state alternanze, ma le questioni davanti a noi sono rimaste praticamente le stesse. Credo sia arrivato il momento di fare questo salto di qualità e finalmente spero che alla Camera la discussione proceda velocemente e che anche il Senato possa alla fine esaminare i disegni di legge in materia, perché la questione di Roma Capitale, del suo ruolo e dei suoi finanziamenti (quindi sia sul recovery fund , ma anche, tra poco, sulla legge di bilancio) riguarda tutto il Paese. È una questione assolutamente prioritaria che riguarda appunto l'Italia. Siamo, alla vigilia del rinnovo del consiglio comunale e delle elezioni, ma, torno a ripetere, non si tratta di una questione di parte. È una questione che riguarda profondamente lo Stato, il Governo e il Paese intero. Una capitale, con maggiori possibilità di avere finanziamenti, risorse, un assetto istituzionale e poteri speciali che permettano di governare al meglio, è importante per tutto il nostro Paese. Quindi, con l'auspicio che questa mozione possa portarci rapidamente a definire sia il ruolo che i finanziamenti per Roma, annuncio il voto favorevole dei senatori del Gruppo Misto e della componente LeU. (Applausi) . GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, questa mozione viene discussa un po' in ritardo, per la verità. Da dove nasce? L'iniziativa è singolare, perché la mozione è firmata in modo trasversale e non sempre accade in Parlamento. Tutti i Gruppi, la senatrice De Petris, il sottoscritto, la senatrice Cirinnà, il senatore Dessì, la senatrice Binetti, il senatore Giuseppe Pisani e molti altri hanno sottoscritto questa mozione sui centocinquant'anni di Roma Capitale, che ricorrono quest'anno. Anni fa, a Roma, è nato un coordinamento, un osservatorio dei parlamentari eletti a Roma e, quindi, insieme abbiamo redatto una mozione per richiamare, per la verità già da mesi, le istituzioni, i Governi, il Governo dell'epoca, a celebrazioni adeguate per i centocinquant'anni di Roma Capitale. Non è solo per retorica. Potrei fare una citazione: «L'Italia è restituita a se stessa e a Roma. Qui, dove noi riconosciamo la patria dei nostri pensieri, ogni cosa ci parla di grandezza». È scritto dietro la presidente Rossomando. Nessuno di noi le guarda, ma ci sono queste lapidi. Noi le consideriamo un fatto normale, ma non è che la mattina entriamo in Aula e leggiamo la lapide. È scritto là. Quindi, la mozione risponde all'esigenza scritta nella lapide: richiamare alla storia, all'identità, al percorso. Non voglio fare qui una lezione di storia: non sarei all'altezza né i colleghi ne hanno bisogno. Tuttavia, credo che avere consapevolezza del ruolo della nazione e del ruolo della capitale sia un fatto importante. Roma, poi, è stato un luogo controverso, di polemiche, addirittura definita mafiosa.