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Il secondo è la riscrittura delle regole di un concorso che così strutturato determinerà tempi biblici per la conclusione di ben sette concorsi, ciascuno da 68 posti. Il problema è che nelle more del reclutamento dei nuovi giudici si attuerà uno svuotamento delle commissioni tributarie. Come rilevato nel corso delle audizioni, in corrispondenza dell'anno 2029 i giudici in organico rimarrebbero 1.282 a fronte dei 2.608 attualmente in organico e ciò anche per effetto della riduzione da settantacinque a settant'anni dell'età massima per l'esercizio della funzione di giudice tributario. Il conseguente effetto sarebbe di allungare considerevolmente, anziché diminuire, i tempi dei giudizi raggiungendo un risultato di fatto opposto a quello indicato dal PNRR. A ciò si aggiunge che poco o nulla è stato fatto, invece, per risolvere i problemi indicati dal PNRR, quello del giudizio di legittimità, se non un modesto provvedimento di definizione delle liti fortemente limitato sia nel suo ammontare (150.000 euro di imposta), a seconda che vi sia un doppio grado favorevole o almeno un grado favorevole al contribuente, sia addirittura nella sua operatività, una misura deflattiva che nei termini indicati non farà che appena scalfire la montagna di ricorsi ancora pendenti in Cassazione. In questo quadro fatto di chiaroscuri, però, un raggio di luce è rappresentato dall'approvazione del nostro emendamento che prevede il cambio di denominazione delle tributarie provinciali e regionali in Corte di giustizia tributaria di primo e di secondo grado. Quello che può sembrare solo un mutamento nominalistico in realtà rappresenta un grande passo lungo la via del riconoscimento della dignità della giustizia tributaria nella logica di una radicale riforma della stessa. Personalmente ho un concetto più aulico e più pregnante del termine riforma rispetto a quello che si è sostanziato nel provvedimento in esame. Sicuramente ci sarebbe voluto più tempo: gli otto mesi, che ci sarebbero stati se non fosse stata aperta un'improvvida crisi di Governo, sarebbero stati preziosi. Quello che però qui prevale è il principio dell'etica della responsabilità. Nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo Italia Viva-P.S.I. e nel ringraziare i sottosegretari Freni e Guerra per lo sforzo costruttivo che hanno operato in Commissione, mi piace terminare citando le parole di un grande maestro del diritto tributario, Augusto Fantozzi, che era aduso dire, quando si affrontava un argomento complesso ed articolato: prima facciamo l'albero - riferito all'albero di Natale - poi mettiamo le palline. Quanto stiamo per approvare rappresenta l'albero, con alcune belle decorazioni. È necessario però, in seguito, con successivi provvedimenti integrativi della riforma, per avere un risultato ottimale, mettere anche le palline. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo il disegno di legge concorrenza e dopo il disegno di legge ricovero, nonostante tante brutte previsioni, siamo arrivati in anticipo anche all'approvazione del disegno di legge sulla riforma della giustizia tributaria. Mi rivolgo ai partiti che tanto terrorismo hanno fatto in questi ultimi mesi sul rischio elezioni: siamo arrivati a garantire la quarta rata del PNRR. Abbiamo concluso in largo anticipo l'approvazione di quella componente legislativa che era necessaria per la quarta rata, quella di dicembre, del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Abbiamo concluso con il contributo coerente, fattivo e costruttivo del Gruppo Fratelli d'Italia, che avendo sempre al centro l'interesse nazionale non ha mai pensato di mettersi di traverso quando degli obiettivi erano o sarebbero stati da conseguire. Quindi: siamo arrivati, onorevoli colleghi! Mi piacerebbe dunque rivolgermi anche agli esperti di comunicazione e a coloro che, al di fuori di questa Aula, ci hanno tempestato per settimane - e lo hanno fatto anche negli scorsi mesi - dicendo che chi voleva il voto era irresponsabile e chi voleva un Parlamento finalmente espressione del popolo italiano e magari un Governo espressione di un Parlamento più legittimato, era un irresponsabile, perché quando si fossero sciolte le Camere sarebbe successo il finimondo, non si sarebbe approvato più niente e sarebbe saltato il PNRR. La conclusione, come abbiamo sempre detto e come Giorgia Meloni ha sempre detto, è che non c'è stata alcuna paralisi legislativa e alcuna paralisi istituzionale, che si poteva continuare a lavorare, come abbiamo lavorato e come lavoreremo anche a settembre, portando contemporaneamente il popolo italiano a dire qual è il Parlamento che vuole lo rappresenti e quale poi sarà o dovrà essere il Governo che ne assumerà la guida e porterà il Paese al di fuori delle secche, che troppo spesso questa legislatura ha invece provocato. Mi piacerebbe anche sapere dove sono quei gufi, che si sono nascosti dietro la figura professionale stimata del professor Draghi, per nascondere le loro incapacità, quelle forze politiche in contraddizione tra loro, che però si nascondevano dietro la figura di Draghi e che magari anche oggi, senza averne legittimità e probabilmente senza averne il permesso, si nascondono dietro la bandiera di Draghi per proporre agli italiani un'alternativa che non esiste. Avete cercato di evitare le elezioni dietro la figura del presidente Draghi e oggi, illecitamente - lo ribadisco, perché non mi risulta che vi sia stato permesso - vi nascondete in troppi dietro la figura del professor Draghi, per nascondere una mancanza di programma e di omogeneità: quella omogeneità che invece noi del centrodestra abbiamo già raggiunto e quel programma che nelle prossime ore espliciteremo agli italiani, perché - noi sì - siamo una coalizione pronta a governare il Paese. Entrando nel merito del disegno di legge, vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito ad arrivare a questo punto, in primis il presidente della 6 a Commissione D'Alfonso, i sottosegretari Freni e Guerra, che ci hanno supportato, e tutti i colleghi che hanno lealmente collaborato con noi per arrivare a questo traguardo, che poteva anche essere raggiunto in modo più concreto e cospicuo. Si poteva fare di più, comunque lo abbiamo fatto e questo era ciò che contava, anche per le considerazioni che ho esplicitato in premessa. Noi di Fratelli d'Italia siamo molto fieri, cari colleghi, di aver posto un elemento in particolare come essenziale per permettere al provvedimento in esame di arrivare oggi al traguardo. Mi riferisco innanzitutto al fatto di colmare una iniquità che impediva ai laureati in economia e commercio di accedere ai ruoli della magistratura tributaria. Era qualcosa di vergognoso, che andava contro l'interesse dei cittadini, perché sappiamo tutti che le commissioni tributarie (o le corti di giustizia tributaria, come adesso le chiameremo) sono chiamate a decidere su problemi imprenditoriali e aziendali, sui quali quindi la competenza economica, aziendale e tributaria era essenziale. Era quindi impensabile non prevedere la presenza dei laureati in economia e commercio.