[pronunce]

4.1.1.- Queste sarebbero inammissibili, anzitutto, per irrilevanza, in quanto la domanda del ricorrente nel giudizio principale di riconoscimento dell'indennità di disoccupazione ordinaria per l'anno 2013 avrebbe dovuto essere rigettata dal giudice a quo «senza la necessità di sollevare la questione di legittimità costituzionale». Infatti, era richiesta una prestazione che, per l'anno cui essa si riferisce, non era più prevista dall'ordinamento, essendo stata sostituita, a norma dell'art. 2, comma 1, della legge n. 92 del 2012, dall'ASpI. 4.1.2.- Le questioni sollevate sarebbero inammissibili - e comunque infondate - in secondo luogo, perché il rimettente avrebbe omesso di esplorare la possibilità di dare un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 32, primo comma, lettera a), della legge n. 264 del 1949, tale da escludere la necessità di sollevarle. In particolare, un'interpretazione che intendesse il requisito per ottenere l'indennità di disoccupazione agricola dell'avere «conseguito nell'anno per il quale è richiesta l'indennità e nell'anno precedente un accredito complessivo di almeno 102 contributi giornalieri», nel senso che tali contributi non debbano essere necessariamente «suddivisi» tra i detti due anni - come mostra di ritenere il giudice rimettente - ma possano essere accreditati anche in uno solo di essi. 4.1.3.- Secondo la difesa dello Stato, le questioni sollevate sarebbero inammissibili, infine, per difetto di motivazione sulla rilevanza. Ciò in quanto, posta la necessità di interpretare la disposizione impugnata nel senso che i 102 contributi giornalieri necessari per ottenere l'indennità di disoccupazione agricola possono essere accreditati anche in uno solo dei due anni di riferimento (quello «per il quale è richiesta l'indennità» o quello «precedente»), l'ordinanza di rimessione non indica quanti contributi giornalieri fossero stati accreditati al ricorrente nel giudizio a quo nell'anno precedente a quello per il quale è richiesta l'indennità (in particolare, nell'anno 2012, l'unico nel quale il ricorrente nel giudizio a quo aveva conseguito l'accredito di contributi). 4.2.- «Sotto altro profilo» la difesa dello Stato rappresenta che l'accoglimento delle questioni sollevate, comportando l'ampliamento della platea dei beneficiari dell'indennità di disoccupazione agricola, determinerebbe nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 4.3.- Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, le sollevate questioni sarebbero manifestamente infondate «del pari» in base alla considerazione che l'art. 32, primo comma, della legge n. 264 del 1949 non introduce alcuna disparità di trattamento tra lavoratori agricoli a tempo determinato e lavoratori agricoli a tempo indeterminato, né prevede requisiti per ottenere l'indennità di disoccupazione agricola che possano essere «molto più facilmente» soddisfatti dai primi che non dai secondi. In proposito, la difesa dello Stato osserva conclusivamente che, quand'anche il ricorrente nel giudizio a quo avesse lavorato fino al 31 dicembre 2012 in virtù di un rapporto di lavoro a tempo determinato, anziché, come nella fattispecie oggetto del giudizio principale, a tempo indeterminato, egli non avrebbe parimenti titolo, nella prospettiva adottata dal rimettente, per ottenere la richiesta indennità di disoccupazione agricola. 5.- In prossimità dell'udienza pubblica, l'INPS, il ricorrente nel giudizio principale e il Presidente del Consiglio dei ministri hanno depositato memorie con le quali, nel ribadire le conclusioni già rassegnate nei loro precedenti scritti difensivi, illustrano ulteriormente le proprie rispettive posizioni.1.- Nel corso di un giudizio promosso da un lavoratore agricolo a tempo indeterminato licenziato il 31 dicembre 2012, con decorrenza dal 1° gennaio 2013, al fine di ottenere il «riconoscimento dell'indennità di disoccupazione ordinaria per l'anno 2013», il Tribunale ordinario di Potenza, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 32, primo comma, della legge 29 aprile 1949, n. 264 (Provvedimenti in materia di avviamento al lavoro e di assistenza dei lavoratori involontariamente disoccupati). La disposizione censurata, nell'estendere ai lavoratori agricoli l'obbligo dell'assicurazione contro la disoccupazione involontaria, prevede che l'indennità di disoccupazione agricola è riconosciuta a tali lavoratori alla duplice condizione che essi risultino iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori dell'agricoltura per almeno un anno oltre che per quello per il quale è richiesta l'indennità e «abbiano conseguito nell'anno per il quale è richiesta l'indennità e nell'anno precedente un accredito complessivo di almeno 102 contributi giornalieri». A proposito della rilevanza delle questioni, il rimettente afferma che, «applicando la normativa di settore», il ricorrente non avrebbe diritto «ad alcuna indennità di disoccupazione». In particolare, quanto all'indennità di disoccupazione agricola, «il ricorrente per l'anno 2012 avrebbe diritto a zero giornate di disoccupazione, essendo stato licenziato il 31.12.2012 e per l'anno 2013 vedrebbe respinta la domanda per assenza dei contributi». Quanto, invece, all'indennità di disoccupazione ordinaria, essa «non potrebbe spettare al ricorrente, in quanto essendo lavoratore agricolo, non potrebbe vantare i 52 contributi settimanali richiesti nel biennio precedente alla domanda, pur avendoli maturati in concreto, se la sua prestazione fosse considerata non agricola». Il Tribunale di Potenza conclude affermando « che in conseguenza della disciplina di settore [...] dovrebbe rigettare il ricorso». Lo stesso Tribunale ritiene però che il censurato art. 32, primo comma, si ponga in contrasto sia con l'art. 3, primo comma, Cost., sotto due distinti profili, sia con l'art. 38, secondo comma, Cost. L'art. 3 Cost. sarebbe leso, in primo luogo, in quanto la disposizione denunciata prevedrebbe un trattamento irragionevolmente uguale delle diverse situazioni dei lavoratori agricoli a tempo determinato e dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato, che si rivelerebbe congruo per i primi, ma non per i secondi, che «si trovano a veder lesionato il loro diritto al sostegno previdenziale, nelle ipotesi in cui la cessazione involontaria del loro rapporto di lavoro intervenga a ridosso della conclusione dell'anno di riferimento».