[pronunce]

n. 391 del 2006). Nel merito, la Provincia autonoma di Trento ha argomentato per l'infondatezza delle censure riferite a tale disposizione, che sarebbe volta unicamente a modificare la disciplina delle progressioni di carriera del personale del comparto ricerca in senso conforme alla normativa statale, in quanto la previgente disciplina provinciale sarebbe risultata più restrittiva di quella statale. L'art. 9, comma 21, del d. l. n. 78 del 2010, conv. , con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, richiamato dal ricorso quale parametro interposto, infatti, oltre a non essere invocabile in virtù della speciale autonomia finanziaria provinciale, non si occuperebbe affatto delle progressioni del 2010, ma tratterebbe solo di quelle degli anni 2011-2013, sterilizzandole a fini economici. Specificamente infondata sarebbe, poi, la censura per violazione del limite dei «principi generali dell'ordinamento», che invoca la violazione dell'art. 8, n. 1, dello statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol, dal momento che l'art. 9, comma 21, del d. l. n. 78 del 2010, conv. , con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, non sarebbe qualificabile come tale, oltre che per il fatto che questo limite non sarebbe più applicabile alla Provincia autonoma in forza dell'attribuzione di una più ampia competenza in materia di personale, per effetto dell'art. 117, quarto comma, Cost. (sono citate le sentenze n. 95 del 2008 e n. 274 del 2003 di questa Corte). La medesima censura risulterebbe inoltre inammissibile, in quanto assente nella delibera governativa, nella quale si sosteneva che la norma di cui all'art. 17, comma 1, della legge impugnata non rientrasse nella materia dell'«ordinamento del personale». 4.3.- Con riguardo all'art. 21, comma 11, della legge impugnata, la Provincia autonoma di Trento ha argomentato nel senso dell'inammissibilità e dell'infondatezza delle relative censure. In primo luogo, si riscontrerebbe, infatti, l'estraneità del parametro invocato, e in particolare, dell'art. 97 Cost., laddove pone la regola del pubblico concorso, rispetto alla norma impugnata, dal momento che questa si applicherebbe al personale già in servizio e non determinerebbe alcun mutamento della qualifica dei soggetti interessati, riferendosi ad incarichi di carattere temporaneo (come chiarito dalla modifica apportata dalla legge prov. n. 25 del 2012). In secondo luogo, la censura sarebbe inammissibile, sia nella parte in cui invoca la lesione del principio del pubblico concorso, perché tale profilo sarebbe assente nella delibera governativa; sia nella parte in cui lamenta la mancata indicazione dei presupposti per l'attribuzione degli incarichi, perché il parametro dei «principi generali in tema di pubblico impiego dettati dal d.lgs. n. 165 del 2001» sarebbe invocato in maniera generica, in quanto verrebbe indicato solo l'art. 35 di tale decreto legislativo, che non riguarderebbe il conferimento degli incarichi, bensì le procedure di reclutamento. In terzo e ultimo luogo, la censura sarebbe in ogni caso infondata , dal momento che il decreto legislativo n. 165 del 2001 non si applicherebbe alla Provincia autonoma di Trento - essendo semmai applicabili solo i principi desumibili dalla legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale), non menzionata nel ricorso - e il relativo art. 35 non avrebbe rango di principio generale dell'ordinamento. Inoltre, la disposizione impugnata si limiterebbe a prevedere uno specifico fondo, senza innovare quanto alle procedure di conferimento degli incarichi, e interverrebbe comunque in una materia, quella dell'«ordinamento degli uffici e del personale», ora rientrante nella potestà legislativa primaria provinciale ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost. 4.4.- Relativamente all'art. 27, comma 4, della legge prov. Trento n. 18 del 2011, nella memoria difensiva si è rilevato un profilo di inammissibilità per contraddittorietà, perché lo Stato invocherebbe contemporaneamente sia un titolo di competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile (il che implicherebbe la carenza di potere della Provincia autonoma), sia un limite alla potestà legislativa provinciale primaria in materia di pubblico impiego (il che implicherebbe il cattivo esercizio della competenza legislativa provinciale). La censura sarebbe, inoltre, infondata laddove lamenta il contrasto con la contrattazione collettiva nazionale, dal momento che il contratto collettivo del personale del servizio sanitario nazionale non si applicherebbe al personale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, che sarebbe soggetto allo specifico contratto collettivo provinciale. La norma impugnata, inoltre, lungi dall'introdurre una nuova tipologia di aspettativa, si limiterebbe a regolare il potere di indirizzo che la Giunta ha nei confronti dell'APRAN affinché questa ne tenga conto nella contrattazione con i sindacati. Infine, l'art. 40 del decreto legislativo n. 165 del 2001, evocato quale «parametro interposto», non avrebbe il rango di principio generale dell'ordinamento e la materia dell'«ordinamento degli uffici provinciali e del personale» rientrerebbe nella potestà legislativa primaria provinciale ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost. 4.5.- Con riguardo all'art. 27, comma 6, lettera c), della legge prov. Trento n. 18 del 2011, la Provincia autonoma ha riferito anche alle censure rivolte a tale articolo l'eccezione di inammissibilità per contraddittorietà, perché lo Stato invocherebbe contemporaneamente sia un titolo di competenza esclusiva statale, quella in materia di ordinamento civile (il che implicherebbe la carenza di potere della Provincia autonoma), sia un limite alla potestà legislativa provinciale primaria in materia di pubblico impiego (il che implicherebbe il cattivo esercizio della competenza legislativa provinciale). Anche tale questione sarebbe, comunque, infondata, dal momento che essa non prevedrebbe affatto un caso di spoils system, limitandosi a regolare, in via transitoria, l'attribuzione di nuovi incarichi dirigenziali, disciplinandone la durata, che deve consistere in un tempo certo e definito, ma non superiore a quella dell'incarico di direttore generale dell'azienda. La disposizione secondo cui, in caso di cessazione anticipata, per qualunque causa, del rapporto di lavoro del direttore generale, il nuovo direttore generale procede alla verifica qualitativa dell'operato dei direttori, con facoltà di revocare gli incarichi a fronte di una valutazione negativa, è collocata, invece, nell'art. 28, comma 3, della legge della Provincia autonoma di Trento 23 luglio 2010, n. 16 (Legge provinciale sulla tutela della salute), che non forma oggetto del giudizio e che è evocato nella richiamato nell'art. 56, comma 4-bis, lettera a), della medesima legge n. 16 del 2010, come introdotto dalla disposizione impugnata.