[pronunce]

contrastino, in quarto luogo, con le stesse norme legislative disciplinanti la materia, e precisamente con l'art. 20, comma 8, della legge n. 59 del 1997, che avrebbe legittimato i regolamenti di delegificazione solo in materia di impianti e attività industriali, e non autorizzerebbe il trasferimento, con regolamenti, di nuove funzioni dalle Regioni agli enti locali in materie di competenza regionale; nonché con gli articoli da 23 a 27 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, da intendersi nel senso che il conferimento di funzioni ai Comuni dovrebbe limitarsi alla “unitaria convergenza procedimentale”, ferma restando la titolarità delle rispettive funzioni in capo agli enti cui esse sono ordinariamente demandate. Infine, sarebbero violate le competenze legislative e amministrative attribuite alle Regioni ai sensi degli articoli 117, secondo comma (potestà legislativa delegata), e 118, secondo comma (funzioni amministrative delegate) della Costituzione, per quanto riguarda impianti e attività incidenti su materie diverse da quelle proprie delle Regioni; e sarebbe altresì violato l'art. 119 della Costituzione, in quanto il regolamento pretenderebbe di sostituire le leggi regionali in materia di spese e di prestazioni imposte, che concorrono a concretare l'autonomia finanziaria delle Regioni, e ciò senza base in norme di rango legislativo. A sua volta la Regione Liguria (r. confl. n. 14 del 2001) lamenta che il regolamento impugnato, là dove modifica l'art. 4, commi 1 e 5, del d.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447, conferendo al Comune il potere discrezionale di provvedere direttamente ovvero di chiedere alle amministrazioni di settore quelli che vengono chiamati “atti istruttori” o “pareri tecnici”, invada le competenze regionali, vuoi ponendo nel nulla la distribuzione di competenze operata dalla Regione con proprie leggi in attuazione del d.lgs. n. 112 del 1998, vuoi mutando il valore sostanziale degli atti del procedimento intervenienti in materie regionali, degradandoli da provvedimenti ad atti istruttori o pareri tecnici, dunque ad atti endoprocedimentali. In ogni caso il regolamento non potrebbe incidere sulle materie regionali. Inoltre, secondo la ricorrente, sarebbe violato il principio di leale collaborazione in quanto non sarebbe stato rispettato l'accordo sancito nella Conferenza unificata sui criteri applicativi della normativa in materia, e non sarebbe stato acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, previsto dall'art. 20 della legge n. 59 del 1997. 2. - I due giudizi, aventi lo stesso oggetto, devono essere riuniti per essere decisi con unica pronunzia; e, trattandosi di ricorsi proposti prima dell'entrata in vigore della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione, recata dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, in riferimento quindi ai parametri all'epoca vigenti, nella decisione si deve avere riguardo esclusivamente a questi ultimi (cfr. sentenze n. 13 e n. 39 del 2003). 3. - La Regione Liguria ha successivamente rinunciato al ricorso, con atto notificato al resistente Presidente del Consiglio dei ministri e depositato il 23 aprile 2003: la deliberazione della Giunta regionale, allegata all'atto di rinuncia, dà atto che l'interesse della Regione al ricorso è venuto meno a seguito della sentenza di questa Corte n. 376 del 2002, la quale, nell'interpretare le norme legislative in materia di “sportello unico”, avrebbe riconosciuto le competenze regionali rivendicate con il ricorso per conflitto. La rinuncia è stata accettata con delibera del Consiglio dei ministri in data 2 maggio 2003. Pertanto, per quanto riguarda il ricorso della Regione Liguria, il relativo giudizio deve essere dichiarato estinto per rinunzia. 4. - Il ricorso della Regione Veneto è inammissibile. 4.1. - Il cosiddetto sportello unico per gli impianti produttivi è stato introdotto e disciplinato per la prima volta dagli articoli da 23 a 27 del d.lgs. n. 112 del 1998, attribuendo ai Comuni le funzioni amministrative concernenti la realizzazione, l'ampliamento e la localizzazione di impianti produttivi (art. 23, comma 1). I Comuni, singoli o associati, esercitano tali funzioni assicurando che un'unica struttura sia responsabile dell'intero procedimento (art. 24, comma 1). Unico è il procedimento di autorizzazione dell'insediamento produttivo, previa istruttoria che ha ad oggetto, in particolare, i profili urbanistici, sanitari, della tutela ambientale e della sicurezza (art. 25, comma 1). Lo “sportello unico” è istituito presso la struttura unica per garantire agli interessati l'accesso all'archivio informatico dei dati e delle informazioni (art. 24, comma 2). È demandata a regolamenti “di delegificazione” e di semplificazione dei procedimenti amministrativi, emanati ai sensi dell'art. 20, comma 8, della legge n. 59 del 1997, la disciplina del procedimento (art. 25, comma 2). Successivamente la legge 24 novembre 2000, n. 340 ha introdotto nel d.lgs. n. 112 del 1998 un articolo 27-bis, che prevede l'adozione delle misure organizzative necessarie per lo snellimento delle attività istruttorie destinate a confluire nel procedimento unico, al fine di assicurare il coordinamento dei termini di queste con i termini di cui al regolamento. Su tale art. 27-bis (dopo che la sentenza n. 206 del 2001 ha dichiarato parzialmente illegittimo l'art. 25 del decreto legislativo n. 112 del 1998, nella parte in cui prevedeva una pronuncia definitiva del consiglio comunale sulle proposte di variante dello strumento urbanistico anche quando vi fosse il dissenso della Regione) è intervenuta la sentenza di questa Corte n. 376 del 2002, dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Liguria, che lamentava, con censure non molto diverse da quelle mosse nel presente giudizio, una surrettizia “degradazione” delle funzioni degli enti diversi dal Comune da deliberanti e necessarie a istruttorie ed eventuali. La Corte ha osservato in quell'occasione (par. 8 del Considerato in diritto) che le competenze in materia sono configurate negli articoli da 23 a 27 del d.lgs. n. 112 del 1998, prevedendo “un iter procedimentale unico in cui confluiscono e si coordinano gli atti e gli adempimenti, facenti capo a diverse competenze, richiesti dalle norme in vigore perché l'insediamento produttivo possa legittimamente essere realizzato”, in tal senso trasformando quelli che erano in precedenza “autonomi provvedimenti” in “atti istruttori” al fine “dell'adozione dell'unico provvedimento conclusivo, titolo per la realizzazione dell'intervento richiesto”, senza che ciò significhi il venir meno delle “distinte competenze” e delle “distinte responsabilità delle amministrazioni deputate alla cura degli interessi pubblici coinvolti”. 4.2. - In questo quadro legislativo nazionale, tuttora immutato, è intervenuto il regolamento impugnato, che apporta alcune modifiche ed integrazioni al regolamento emanato con il d.P.R. n. 447 del 1998.