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il combinato disposto delle norme di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 gennaio 2021 e quelle della legge di bilancio per il 2022 rischia di escludere moltissimi enti locali con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti dal riparto delle risorse sulla rigenerazione urbana in una fase storica in cui molti Comuni, invece, fanno affidamento su tali risorse e su quelle derivanti dalle linee di finanziamento del piano nazionale di ripresa e resilienza per attrarre investimenti di rigenerazione urbana sui propri territori, in assenza di capacità reali di investimento con risorse proprie per interventi di quella dimensione; al netto delle insufficienti risorse stanziate per i piccoli e medi Comuni dal bando "Sport e Periferie 2022", i suddetti enti locali risultano penalizzati anche nella ripartizione delle risorse della M5C2, investimento 3.1, del PNRR (Sport e inclusione sociale), in quanto, sul totale dei 700 milioni previsti, i 538 milioni di euro stanziati per i cluster 1 e 2, ai sensi dell'avviso pubblico pubblicato il 23 marzo 2022, sono rivolti esclusivamente ai Comuni capoluogo di regione e di provincia con popolazione residente superiore ai 20.000 abitanti e ai Comuni con una popolazione residente superiore a 50.000 abitanti; le regole relative all'altra linea di finanziamento associata agli investimenti pubblici finalizzati alla rigenerazione urbana e alla coesione territoriale, quella costituita dai "Piani Integrati - M5C2 - Investimento 2.2" di cui al decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2021, n. 233 (disposizioni urgenti per l'attuazione del PNRR e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose), escludono numerosi enti locali dall'accesso alle risorse in rigenerazione urbana a causa dell'utilizzo dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) come criterio rigido di esclusione degli enti locali dalla platea di beneficiari. Tale indice, tuttavia, non tiene in considerazione i reali bisogni dei territori, le capacità di attrarre investimenti da parte degli stessi, la lontananza dai principali centri economici, che si traduce anche in minori oneri di permessi a costruire e, in definitiva, in minore accesso alle risorse per gli investimenti a valere sui bilanci comunali. Inoltre, l'interpretazione rigida dell'utilizzo dell'indice, unita alle quote di risorse comunque destinate alle regioni del Sud, fa sì che gli enti locali di media e piccola dimensione del Centro e del Nord siano ulteriormente penalizzati; rilevato che il Governo ha recentemente impiegato consistenti risorse per sostenere gli obiettivi del PNRR nelle grandi città, stanziando 325 milioni di euro per il 2023, 220 milioni per il 2024, 70 milioni per il 2025 e 50 milioni per il 2026, finalizzato a rafforzare gli obiettivi del PNRR da parte dei Comuni con popolazione superiore a seicentomila abitanti, secondo quanto disposto dall'articolo 42 del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché siano risolte le problematiche esposte, dedicando specifiche risorse per la rigenerazione urbana ai Comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti nel primo provvedimento utile, anche con la previsione di apposito fondo a cui accedere senza obbligo di associazione tra Comuni, senza impiego dell'IVSM quale indice rigidamente escludente, con criteri di riparto ragionevolmente flessibili, in grado non soltanto di rispondere alle esigenze di un più ampio numero di enti locali, ma anche di consentire un rapido impiego e una rapida rendicontazione delle risorse; se non ritenga opportuno impiegare per il finanziamento di opere pubbliche di rigenerazione urbana nei comuni con popolazione residente tra i 5.000 e i 15.000 abitanti le risorse del PNRR di propria competenza che non vengano assegnate in esito alle procedure di selezione dei progetti in essere. Atto n. 3-03434 DE BERTOLDI Al Ministro della giustizia Premesso che: il presidente del consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili Elbano de Nuccio, con una lettera inviata al Ministro in indirizzo, ha evidenziato che, nell'ottica della riforma delle norme penali fallimentari (che dovrebbero introdurre "un limite quantitativo"), occorre revisionare la responsabilità civile degli organi di controllo delle società di capitali e introdurre una migliore delimitazione; al riguardo de Nuccio ha richiesto l'apertura di un tavolo tecnico di confronto sulla materia, finalizzato ad approfondire in maniera più puntuale quanto esposto, in considerazione della necessità per il professionista coinvolto di agire in un perimetro leggibile dei confini, in cui la discrezionalità del proprio operato sia ritenuta legittima sul momento (e anche successivamente), in coerenza peraltro con i pareri espressi recentemente anche dalle Commissioni Giustizia della Camera dei deputati e del Senato; la responsabilità illimitata, ha rilevato altresì il presidente del CNDCEC, sta progressivamente allontanando dagli incarichi di sindaco tutti quei professionisti che non intendono esporre la propria reputazione professionale all'azione risarcitoria; l'attuale assenza di qualunque limite, sostiene, ha prodotto (anche attualmente) reiterate situazioni distorte (soprattutto in sede di procedure concorsuali), laddove si riscontra troppo spesso che una delle principali fonti dell'attivo è data dal presumibile realizzo delle azioni risarcitorie esperite nei confronti degli unici soggetti che, per legge, sono assistiti da copertura assicurativa: i professionisti componenti degli organi di controllo; questo sistema è incoerente, a giudizio dei commercialisti, in quanto amplia la discrezionalità di azione degli organi di controllo societari per finalità di pubblico interesse, affinché la crisi di un'impresa emerga quanto prima possibile e nel contempo, però, non ne delimiti il perimetro di responsabilità che in seguito possa essere ascritta all'esito degli eventi maturati successivamente; di conseguenza, stanti le attuali prescrizioni normative, la responsabilità illimitata è addebitabile, anche per gli organi di controllo, che da un lato diventa estremamente onerosa in sede civile (a causa dell'illimitatezza del danno pretendibile, considerato che troppo spesso l'azione risarcitoria rappresenta una delle principali componenti dell'attivo della procedura concorsuale che agisce nei confronti del professionista) dall'altra, in sede penale, la responsabilità illimitata diventa estremamente lesiva del professionista, fin quando non riesce a dimostrare di non essere colpevole, per il venir meno della copertura assicurativa unita all'eccessiva durata dei processi; troppo spesso l'azione risarcitoria espletata in sede penale è fondata sui medesimi presupposti che fanno perno sugli asseriti "poteri impeditivi", ma con effetti dilanianti per i professionisti componenti dei collegi sindacali anche laddove alla fine si dimostrino incolpevoli;