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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle morti di migranti nel Mar Mediterraneo. Onorevoli Senatori. – L'istituzione di questa Commissione parlamentare di inchiesta sulle morti di migranti nel Mar Mediterraneo – proposta in un appello lanciato con il messaggio « Non siamo pesci », sullo spunto delle parole pronunciate da una giovane congolese – diventa ogni giorno più urgente, se solo guardiamo ai numeri relativi alle morti nel Mediterraneo dall'inizio di quest'anno. Centodiciassette persone, secondo il racconto di alcuni sopravvissuti, sarebbero annegate in un naufragio a nord della Libia; altre 53 sarebbero scomparse nei giorni scorsi nel mare di Alboràn, fra Marocco e Spagna mentre cercavano di raggiungere l'Europa sulla rotta nel Mediterraneo occidentale. Un totale di almeno centosettanta vittime in due naufragi, avvenuti in meno di un mese, nel solo gennaio 2019. Numeri non sempre certi, niente affatto precisi, ma drammaticamente sufficienti a testimoniare come il Mediterraneo sia davvero diventato il « cimitero dei migranti ». A questi vanno aggiunti i numeri dei sopravvissuti ai naufragi, spesso tenuti in ostaggio sulle navi, anche in condizioni metereologiche avverse, perché recuperati da ONG di nazionalità non italiana o da imbarcazioni, talvolta anche commerciali, battenti bandiera straniera: uomini, donne e bambini, in larga parte in fuga da guerre e persecuzioni, che dopo essere state vittime di torture fisiche e psicologiche nei Paesi di provenienza e dopo aver rischiato di naufragare, vengono spesso tenute per giorni a bordo dei natanti che li hanno salvati, senza che venga loro concesso il permesso di attraccare. Una Commissione, dunque, che indaghi sulle cause principali e secondarie di questi naufragi, che ricostruisca le rotte più battute nel Mediteranno, le modalità con cui operano i trafficanti di esseri umani e i loro collegamenti con la criminalità organizzata. Una Commissione che accerti la tempestività e le modalità con cui avvengono le operazioni di soccorso in mare, se tali operazioni sono condotte nel rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani fondamentali, e l'eventuale violazione di tali diritti. Una Commissione che possa ricostruire, in maniera puntuale, le circostanze in cui si siano eventualmente verificate condotte o atti volti a configurare un'omissione di soccorso, anche verificando se la discrezionalità politica sottesa a determinate decisioni sia rimasta nell'alveo del principio di legalità; o che, in relazione agli episodi di naufragio, possa verificare se le decisioni prese e gli atti posti in essere siano stati prioritariamente volti a garantire la sicurezza delle persone a bordo. Occorre riflettere con urgenza, sulla scorta degli ultimi gravi episodi avvenuti in questo tratto di mare, sul particolare regime giuridico del soccorso in mare, sugli obblighi cui gli Stati sono tenuti, spesso anche in assenza di condizioni di reciprocità con altri Stati, incluso il divieto di respingimento. Va ricordato, infatti, che vi sono convenzioni internazionali in materia di soccorso e salvataggio, sottoscritte e ratificate anche dall'Italia, da cui derivano obblighi per gli Stati aderenti, tra i quali per esempio quello di costituire un servizio permanente di ricerca e soccorso per tutelare la sicurezza marittima e aerea, e l'obbligo per ciascuno Stato aderente di dichiarare l'area marittima di competenza denominata Safety And Rescue (SAR), un'area più ampia delle semplici acque territoriali all'interno della quale vi è l'obbligo di coordinare con urgenza le operazioni di salvataggio in caso di segnalazione di un pericolo per la vita umana. Vite umane, per l'appunto, da mettere in sicurezza prima di ogni altra cosa, prima di ogni altro atto. Perché il Mediterraneo torni ad essere innanzitutto la culla delle civiltà e non più il « Cimitero dei migranti ». Perché non accada più che un ragazzino quattordicenne del Mali possa morire annegato con un documento della scuola, una pagella, cucita nella giacca, unico, desolante, indizio per risalire alla sua giovane identità. Perché, appunto, le vite umane non sono pesci. Come ha scritto un grande filosofo e maestro napoletano, Aldo Masullo, di questa pagella: « La portavi cucita sul petto/- medaglia al tuo valore/risorsa estrema per avere almeno/un poco di rispetto -/l'orgogliosa pagella di scolaro/tu, solitario ragazzino perso/nell'immensa incertezza del migrare/corpicino in balia d'infide forze. /Non t'è servita/a salvarti la vita/ma t'è rimasta stretta sopra il cuore/fedele come il cane di famiglia/a custodir del tuo abbandono l'onta/e finalmente sbatterne l'orrore/in faccia all'impunita indifferenza/della presente umanità d'automi ».. 1 (Istituzione e compiti della Commissione) 1 È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, per la durata della XVIII legislatura, una Commissione parlamentare di inchiesta sulle morti di migranti nel Mar Mediterraneo, di seguito denominata « Commissione », allo scopo di individuare le cause principali e secondarie dei naufragi in quest'area anche accertando la tempestività e le modalità di soccorso in mare, il rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani fondamentali, e l'eventuale violazione di tali diritti. 2 La Commissione, in particolare, ha il compito di: a verificare il puntuale rispetto e l'attuazione degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali sottoscritte e ratificate dall'Italia in materia di soccorso e salvataggio in mare, incluso il divieto di respingimento, anche accertando il rispetto di tali obblighi laddove sussistano in assenza di reciprocità da parte degli altri Stati che si affacciano sul Mediterraneo; b accertare le rotte principali e le modalità con cui operano i trafficanti di esseri umani nell'area del Mediterraneo, le cause del fenomeno e i suoi collegamenti con la criminalità organizzata, anche al fine di individuare le soluzioni più efficaci, sul piano normativo e su quello diplomatico, atte a contrastarne l'operato e a prevenirne i traffici, e verificando l'adeguatezza della normativa vigente e della sua applicazione in materia di sistemi informativi e banche dati in uso agli uffici giudiziari, alle Forze di polizia e alle altre autorità coinvolte; c verificare le modalità con cui sono avvenute le operazioni di soccorso in mare, poste in essere da qualunque nave pubblica o privata che, a prescindere dalla bandiera, si sia trovata nell'area marittima denominata Safety And Rescue (SAR), anche rendendo pubblici i documenti, le comunicazioni e i video disponibili relativi a tali operazioni, ed analizzando eventuali omissioni di soccorso; d ricostruire in maniera puntuale le circostanze in cui si siano eventualmente verificati condotte o atti volti a configurare un'omissione di soccorso, anche verificando se la discrezionalità politica sottesa a determinate decisioni sia rimasta nell'alveo del principio di legalità; e verificare in relazione agli episodi di naufragio se le decisioni prese e gli atti posti in essere siano stati prioritariamente volti a garantire la sicurezza delle persone a bordo, tenuto conto in particolare della presenza di soggetti vulnerabili e tra questi di minori;