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Bisogna intervenire ulteriormente per tamponare numerose lacune, in modo che l'economia non imploda su se stessa. Già adesso, se non ci fossero stati i vari interventi predisposti dall'Europa, il nostro spread sarebbe alle stelle ed il Paese sarebbe andato in default da un pezzo. Grazie all'Europa e ai diversi finanziamenti che si appresta a stanziare - BEI, Sure, MES, BCE, next generation EU e residui del bilancio - l'Italia avrà a disposizione un patrimonio imponente ad un costo molto basso, ottenibile senza dover aumentare il nostro debito pubblico che proprio oggi ha raggiunto livelli purtroppo ancora più elevati. Tali risorse ci possono consentire di far fronte alla crisi attuale rispondendo all'enorme bisogno di liquidità in atto e ci danno la possibilità di fare investimenti strategici con i quali realizzare riforme strutturali di cui si avverte la necessità da decenni. Adesso, però, dobbiamo sciogliere presto il nodo ancora aperto sul MES, quel MES che, se solo lo avessimo voluto e chiesto, sarebbe stato probabilmente già disponibile con la bellezza di 36 miliardi di euro, risorse che non possiamo permetterci di non utilizzare, risorse senza condizionalità a tasso praticamente nullo, risorse che potremmo utilizzare non solo per aumentare i posti letto e i macchinari di emergenza, con le quali potremmo assumere infermieri e altro personale, ma con le quali potremmo anche innovare le cure attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie, digitalizzando la gestione sanitaria, introducendo la telemedicina, come si sta facendo con successo in diversi Paesi. Il fatto che altri Stati non facciano ricorso al MES non significa che non sia conveniente, anzi, semmai non è conveniente per loro. Per noi invece sì, eccome. Ciò dipende dal fatto che siamo uno dei pochi Paesi in cui il costo dell'indebitamento nazionale è molto maggiore rispetto al costo del MES. Inoltre, un'altra motivazione spesso addotta secondo cui le recenti vendite di buoni del tesoro pluriennali a dieci anni sarebbe andata bene a costi appena dell'1,65 per cento, non regge perché utilizzare il MES piuttosto che i BTP sarà molto più conveniente. Ci consentirà, nei fatti, un risparmio di sei miliardi in dieci anni, dieci volte il risparmio prodotto dal taglio del numero dei parlamentari, giusto per avere un'idea plastica di che cosa questo significhi. Ecco perché il Paese non può permettersi di non ricorrere al MES. Noi abbiamo ancora maledettamente bisogno di liquidità per evitare che le aziende falliscano e che la disoccupazione esploda. Ecco perché condividiamo il contenuto e la richiesta espressi nella risoluzione presentata dalla collega Bonino ed esprimeremo un voto favorevole sulla stessa, come pure su quelle di maggioranza. Lei, Presidente, ha definito il prossimo Consiglio europeo un appuntamento con la storia. Ha ragione, Presidente, siamo davvero ad un appuntamento con la storia, per l'Italia e per l'Europa. Tra l'altro ci troviamo di fronte ad uno scenario internazionale che sta velocemente mutando. Da parte degli Stati Uniti continua ad esserci un progressivo disimpegno su tutta una serie di scenari internazionali di crisi, anche quando si tratta di affrontare grandi problemi globali di sfiducia, la sfiducia del presidente Trump negli accordi multilaterali indebolisce tutta l'architettura della governance internazionale. Ecco che l'Europa potrebbe diventare un fattore decisivo per l'equilibrio e la sicurezza internazionale, supportata da una considerevole forza che è economica e tecnologica, ma anche civile e culturale. Questa è la responsabilità che ci consegna il passaggio storico di questa fase. Proprio in un periodo così complesso, l'Unione europea ha un'opportunità: fungere da fattore di equilibrio e diventare motore di stabilità a livello internazionale, promuovendo una prospettiva in cui contino gli organismi sovranazionali e gli accordi multilaterali. Serve, però, un passo avanti nella capacità dell'Unione europea di esprimere la propria politica estera e di difesa, a favore della sicurezza e della stabilità internazionale, proprio in una fase in cui la grave crisi sanitaria da Covid-19 e l'instabilità geopolitica internazionale rendono ancora più evidente l'importanza di accelerare il percorso verso la creazione di una vera difesa unica europea, con risorse e strutture adeguate. Ecco che è importante che anche il tema degli investimenti e della realizzazione di una difesa unica europea venga inserito nel dibattito in corso sul bilancio europeo per il prossimo settennato. Inoltre, Presidente del Consiglio, dobbiamo decidere in fretta su come intendiamo investire al meglio le ingenti risorse a nostra disposizione. E non lo dobbiamo solo ai nostri alleati di Bruxelles, che giustamente chiedono ragguagli anche solo per zittire le preoccupazioni e le provocazioni dei cosiddetti Paesi frugali; lo dobbiamo soprattutto ai nostri figli, dal momento che, anche nella migliore delle ipotesi, gli stessi finanziamenti a fondo perduto saranno comunque sempre debiti del nostro Paese a danno delle nuove generazioni. Ecco perché non ci possiamo permettere di usarli senza costruire un mondo migliore, un futuro migliore, proprio per il bene dei nostri ragazzi. L'Europa è la nostra casa, signor Presidente. L'Europa è la nostra occasione di riscatto e di rinascita dopo mesi drammatici di emergenza sanitaria ed economica. Non ci sono alternative; anzi, si potrebbe dire a tutti coloro i quali continuano ad imprecare contro l'Europa e contro l'Italia: meno male che l'Europa c'è. Se è vero che continuiamo a sentire accuse ed improperi contro l'Europa, dobbiamo dire invece nettamente che al di fuori dell'Europa non c'è proprio storia. Anzi, proprio durante le difficoltà peggiori l'Europa sta dimostrando quanto sia capace non solo di essere solidale, ma anche di essere estremamente concreta, fattiva, generosa, tra l'altro con tre donne alla guida, mettendo in campo risorse ingenti, inimmaginabili da stanziare come singolo Paese. Allora, diciamolo, signor Presidente, a tutte le destre populiste: è controproducente continuare a strizzare l'occhio ad ideologie nazionaliste o a un sottobosco di forze antieuropeiste che, alla prova dei fatti, si stanno rivelando dannose in primis proprio per gli interessi del nostro Paese. Quando il gioco si fa duro, sono gli Orbán di turno che alimentano toni aspri contro di noi e chiedono di votare contro gli aiuti al nostro Paese e a quegli altri Paesi del Sud che maggiormente hanno subito la crisi. Noi di Italia Viva siamo dalla parte opposta di chi attacca la democrazia. Signor Presidente del Consiglio, nell'annunciare il voto favorevole di Italia Viva alle risoluzioni prima citate, consegniamo a lei il compito di imporre una linea autorevole; una linea che dica sì alla proposta della Commissione europea, che dica sì alla sanità pubblica, sì allo sviluppo, all'ecologia, ai pari diritti, al lavoro. In una parola, una linea che dica sì all'Italia. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, noi condividiamo l'impostazione che il presidente Conte ci ha proposto e abbiamo apprezzato il lavoro di questi difficili mesi nel ricostruire un rapporto con l'Europa.