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Introduzione dell'articolo 34- bis della Costituzione, recante disposizioni volte al riconoscimento del diritto di accesso ad internet. Onorevoli Senatori. -- Viviamo oggi in una società profondamente segnata non solo da un'ormai nota crisi economica, ma anche e soprattutto da istanze di cambiamento molto forti e, a volte, destabilizzanti. Viviamo in una fase storica di passaggio, di transizione tra quelli che erano i tradizionali assetti istituzionali, con i relativi meccanismi tanto di esercizio quanto di tutela delle situazioni giuridiche soggettive, e i nuovi modelli di democrazia, con il riconoscimento di nuovi o più ampi diritti. La società civile, i suoi interessi e i suoi bisogni stanno rapidamente cambiando, mentre le istituzioni arrancano, dimostrando scarsa elasticità e quindi sempre minore aderenza e corrispondenza alla società reale. Tutto ciò ha generato un nuovo e più intenso bisogno di diritti, il cui riconoscimento ed esercizio è richiesto a gran voce, trasversalmente, da più parti. Questo anelito verso una nuova dimensione dei diritti umani può essere soddisfatto grazie al riconoscimento e alla valorizzazione della portata innovativa di internet ; tanto più se oggi l'accesso alle reti è diventato una componente essenziale della cittadinanza. Riconoscere l'accesso ad internet come un diritto costituzionale potrebbe, infatti, soddisfare le esigenze delle moderne democrazie, permettendone sviluppi ulteriori e più efficienti modalità di partecipazione democratica e di social innovation . In via preliminare, sono tre le esigenze e i bisogni di cui la società civile chiede riconoscimento e tutela: a) l'accesso ai servizi (c.d. inclusion) ; si sta sempre più diffondendo una nuova concezione della società (c.d. pay-per-use society) , che non è più basata sull'istituto della proprietà bensì sull'accesso ad un bene che sarà quindi comune e disponibile per tutti. Essere proprietari di un bene infatti non è più l'unico modo per godere di questo, l'importante è che ne venga assicurato l'accesso quando se ne ha bisogno. Questa semplice quanto innovativa esigenza, spostando il baricentro della società dal diritto di proprietà al diritto di accesso, realizza una vera e propria rivoluzione giuridica che le istituzioni non possono ignorare; b) nuove possibilità di formazione e crescita tanto dei singoli quanto dei gruppi sociali; la tecnologia offre oggi nuove, più accessibili e complete forme di progresso per i cittadini, i quali hanno così la possibilità di maturare una professionalità maggiore sia in ambito nazionale che internazionale e mondiale. L'accesso ad internet aiuta a rinnovare e migliorare il modo di concepire l'apprendimento, non tanto grazie all'utilizzo sic et sempliciter di nuovi strumenti tecnologici, ma soprattutto perché permette uno studio dinamico, multidirezionale, trasversale e alla portata di tutti. E ciò al fine di meglio istruire non solo i giovani ma anche gli anziani, superando la c.d. analfabetizzazione informatica, affinché l'accesso ad internet sia effettivamente un diritto di tutti. Le nuove modalità di comunicazione telematica ci offrono oggi, come si dice, la possibilità di « think global, act local »; c) nuove professionalità; anche in Italia stanno lentamente emergendo non solo nuove possibilità di esercizio dei lavori tradizionali ma anche nuove realtà lavorative, nuovi mercati, nuove e «innovative» imprese (cosiddette start up) che stanno sempre più costituendo un fertile terreno per una ripresa economica e che, quindi, non devono essere ostacolate, bensì favorite e messe in condizione di confrontarsi e relazionarsi con la forte concorrenza estera. La promozione di internet permetterebbe la trasformazione e la semplificazione tanto della macchina economica che burocratica. Queste tre fondamentali esigenze diventano così i principi ispiratori e gli obiettivi della presente proposta di costituzionalizzazione del diritto di accesso ad internet , proposta che è a tutto vantaggio dell'Italia e degli italiani. Realizzare riforme in materia di internet , diritto dei nuovi media o sul digitale in generale non è cosa facile. Per prima cosa, il tema del digitale è trasversale a tutti i campi del diritto e della vita sociale, e ciò impedisce di parlare di questi argomenti senza tener conto dei riflessi e delle influenze che ogni loro introduzione può avere su tutti gli altri settori dell'ordinamento. In secondo luogo l'evoluzione tecnologica è così repentina che molto spesso una legge regolatrice di alcune tecnologie rischierebbe di: diventare presto obsoleta, cristallizzare procedure e attività non più corrispondenti alla realtà pratica, impedire e arrestare la naturale evoluzione e il progresso di questi strumenti. In materia di digitale l'esigenza della semplificazione normativa è vitale: bisogna infatti scongiurare il proliferare di numerose, imprecise e contrastanti leggi settoriali. Meglio sarebbe iniziare da una riforma di principio che funga da base normativa e garanzia di ogni futura riforma settoriale. Da questo punto di vista, il riconoscimento del diritto di accesso ad internet in Costituzione rappresenterebbe quindi un buon punto di partenza: per tutelare e ampliare l'esercizio dei diritti sul Web , per ridare impulso all'economia e operare come fondamento e cornice normativa, con ben definiti principi guida, di ogni riforma o agenda digitale di cui in seguito si dovesse discutere. Scopo di questo disegno di legge è quindi la creazione di un diritto sociale all'accesso ad internet , più precisamente, una pretesa soggettiva a prestazioni pubbliche, un servizio universale (così come tratteggiato dell'articolo 1, lettera ll), del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259) che le istituzioni devono garantire tramite investimenti, politiche sociali ed educative, al pari di quanto già avviene con l'accesso all'istruzione, la sanità o la previdenza, realizzando così un servizio sociale che lo Stato deve garantire ai cittadini, in attuazione dell'articolo 117, comma secondo, lettera m) , della Costituzione. Non a caso la collocazione proposta per questo diritto è l'articolo 34- bis (dopo il 34, relativo al diritto all'istruzione) per sottolinearne la funzione sociale, di crescita e conoscenza, strettamente connessa al diritto all'istruzione. In quanto diritto sociale, il diritto di accesso ad internet può quindi essere definito come la pretesa dei cittadini nei confronti dello Stato perché provveda a coprire, diffusamente e omogeneamente, il territorio nazionale con la banda larga in modo da permettere al pretendente, ovunque risieda e a un prezzo contingentato e omogeneo sul territorio nazionale, di navigare in rete alla velocità idonea per esercitare on line i propri diritti, adempiere i propri doveri e usufruire degli innumerevoli servizi fruibili tramite la Rete. Riconoscere internet in Costituzione vuol dire riconoscere e tutelare una realtà in espansione e garantire, all'interno del Web , l'esercizio dei diritti;