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Come sappiamo, la crisi dell'emergenza Covid ha impattato su tantissimi settori, in particolare su quello della cultura, perché i luoghi nei quali le persone si ritrovano insieme in tante - tra cui teatri, cinema - per assistere magari a concerti o a eventi culturali sono stati colpiti fortemente dalle misure di sicurezza rese necessarie dal Covid, che ne ha comportato una chiusura prolungata, con alcune fasi di riapertura nei mesi estivi avvenute con molte misure di sicurezza e di contingentamento che ne hanno limitato la capienza e hanno complicato l'attività delle persone e delle imprese. Per questo, fin dall'inizio, abbiamo seguito una politica di sostegno a tutte le istituzioni culturali (teatri, cinema), innanzitutto con l'erogazione integrale del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), al di là del numero degli spettacoli e del rispetto dei parametri normalmente obbligatori per l'ottenimento del contributo, garantendo la stessa erogazione del 2019; la stessa cosa faremo nel 2021. In secondo luogo, attraverso i fondi di emergenza, abbiamo cercato di tutelare tutte le istituzioni non ricomprese nel FUS, cosiddette extra FUS, occupandoci contemporaneamente del personale, con l'estensione della cassa integrazione a un settore che non l'ha mai avuta e la copertura di tutti quei lavoratori, cosiddetti intermittenti e stagionali, che non potevano essere coperti da essa. Anche da questo punto di vista è evidente che, mano a mano che le chiusure continueranno o le riaperture saranno limitate, bisognerà proseguire con una serie di interventi di ristoro o di sostegno, chiamiamoli come vogliamo, che saranno contenuti anche nel prossimo "decreto sostegno". Ciò è fondamentale, perché si tratta di accompagnare queste persone, lavoratori e imprese, fino alla possibile ripresa. Come sa, senatore Cangini, in base all'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, è consentita la riapertura nelle zone gialle di teatri e cinema dal 27 marzo - una data anche fortemente simbolica, perché in essa si celebra la «Giornata mondiale del teatro» - con una serie di prescrizioni che limitano inevitabilmente la capienza per consentire il distanziamento e con misure di sicurezza che sono state definite e concordate con il comitato tecnico-scientifico. Sappiamo però che, anche nelle zone in cui sarà possibile riaprire, la riapertura sarà limitata e quindi sarà comunque necessario continuare con interventi di ristoro anche se le strutture potranno essere riaperte. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Cangini, per due minuti. CANGINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, mi dichiaro sostanzialmente soddisfatto della risposta del Ministro, in particolare per quanto riguarda l'ultima parte del suo intervento. Il timore era infatti che, consentendo l'apertura di cinema e teatri dal 27 marzo - vivamente mi auguro che accada - si sarebbe poi corso il rischio di prevedere la sospensione dei cosiddetti ristori, cosa che evidentemente sarebbe sciagurata, perché è chiaro che, tra distanziamento sociale e allarme sociale, quindi il timore di contagio, i fatturati e gli incassi di cinema e teatri saranno poco più che simbolici. Una sola avvertenza, signor Ministro, visto che lo abbiamo già vissuto purtroppo con i giornali (lo dico essendo stato toccato in prima persona, dato il mestiere che facevo prima di essere eletto): c'è il rischio che un lungo periodo di sospensione dall'attività in presenza della fruizione culturale disaffezioni il pubblico e che la gente si disabitui ad andare al cinema e a teatro e si ripieghi sul video di un iPad o - dio ce ne scampi - ancora peggio, di uno smartphone . È un rischio importante questo, che sono sicuro che lei non trascurerà. PRESIDENTE . La senatrice Montevecchi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02313 sulla necessità di un riordino complessivo del settore dello spettacolo, per tre minuti. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, l'emergenza socio-sanitaria in corso ha imposto la chiusura di tutti i luoghi della cultura e dello spettacolo dal vivo per lungo tempo. Tutta la filiera culturale è stata improvvisamente investita da questa emergenza, che non ha precedenti. Sono certamente apprezzabili gli sforzi e le misure di sostegno economico messi in campo dal governo Conte e dal suo Ministero, volti sia a sostenere il reddito sia a prevedere forme di riapertura, laddove possibile. Ciononostante, sono emerse criticità con riferimento, ad esempio, alla mancata inclusione di alcuni codici Ateco e a taluni ritardi amministrativi. Questo shock ha reso ancora più fragili i lavoratori del mondo dei beni culturali e dello spettacolo dal vivo (argomento di oggi, nello specifico): precarietà, intermittenza intrinseca del lavoro di alcune figure, talune situazioni di esternalizzazione, la forte presenza di contratti atipici e, sostanzialmente, l'assenza di un impianto normativo previdenziale e assistenziale ad hoc hanno alimentato una generale condizione drammatica per questi lavoratori. Sono poi emerse criticità sui criteri di ripartizione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e dell'extra FUS. Altri bandi non hanno in alcuni casi ristorato tutte le categorie che ne avevano bisogno: è il caso, per esempio, della discografia emergente indipendente; invece, in altri casi si sono alimentate disuguaglianze, come per i lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, che, a parere dell'interrogante, hanno immotivatamente ottenuto i contributi del Fondo d'integrazione salariale (FIS); oppure parliamo di circoli e associazioni culturali rimasti penalizzati. Già prima della pandemia, proprio sul FUS avevo personalmente promosso un affare assegnato in 7 a Commissione ed è stata votata una risoluzione per rivedere i criteri di riparto. Purtroppo devo rilevare che il Ministero non ha ancora prodotto una proposta che tenga conto complessivamente degli indirizzi espressi. Alla Camera dei deputati è stato presentato un disegno di legge, a firma delle onorevoli Gribaudo e Carbonaro, sulla tutela del lavoro nello spettacolo e altre proposte si sono aggiunte successivamente. Le chiedo quindi, alla luce di questo contesto, quali iniziative il Ministero stia intraprendendo per le parti di diretta competenza e quali stia promuovendo in sinergia con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale al fine di raggiungere gli obiettivi preposti e condivisi, inclusa la ripresa della revisione del codice dello spettacolo. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . Signor Presidente, naturalmente gli interventi legati all'emergenza, come ha sottolineato la senatrice Montevecchi, possono avere avuto aspetti che hanno funzionato bene e altri meno, anche perché siamo in un terreno assolutamente inesplorato. Nel settore dello spettacolo, l'assoluta differenza e varietà di tipologie di contratti (gli intermittenti, gli stagionali o i precari) senza un censimento ci ha messo in condizione di intervenire, da una parte, in modo piuttosto semplice, cioè con l'estensione della cassa integrazione, come ho citato prima;