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Veniva riportato, infine, che il Ministro avrebbe voluto espellere un commissario ingegnere rinviato a giudizio dalla procura di Trani. La «Gazzetta del Mezzogiorno» del 20 dicembre 2018 riportava la notizia di altri quindici indagati per reati ambientali che sarebbero stati commessi in località Le Paesane di Melendugno, dove sono stati espiantati 445 ulivi per far posto alla trincea del gasdotto, e in località San Basilio, sempre a Melendugno, dove si ipotizza l'inquinamento della falda. Considerato che la VIA non esaurisce ogni aspetto della procedura autorizzativa e non è idonea ad esprimere un giudizio definitivo, chiedo al Ministro competente di sapere se risulti che il commissario sia Graziano Falappa, se intenda provvedere al più presto alla sua rimozione dall'incarico, se intenda riaprire la procedura di valutazione di impatto ambientale in autotutela e, infine, se intenda avvalersi delle linee guida dell'ANAC in materia di inconferibilità ed incompatibilità degli incarichi. PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, onorevole Fraccaro, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, senatori, rispondo all'interrogazione sulla base degli elementi comunicati dagli uffici del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Con riferimento alle questioni poste, si osserva che l'ingegner Graziano Falappa nel mese di giugno 2018 è stato rinviato a giudizio con decreto del tribunale di Trani per reati di omissione di atti di ufficio, inadempimento e frode nelle pubbliche forniture che sarebbero stati commessi in qualità di direttore dei lavori di realizzazione di una condotta sottomarina del depuratore del Comune di Trani. Il rinvio a giudizio non coinvolge l'ingegner Falappa nella qualità di componente della commissione VIA-VAS del Ministero dell'ambiente, la cui nomina a componente della medesima commissione è avvenuta con decreto del Ministro del 2011. L'articolo 18 del decreto ministeriale n. 342 del 2017, diversamente dal precedente decreto relativo all'organizzazione e al funzionamento della commissione di verifica dell'impatto ambientale, ha previsto, quale causa di decadenza dall'incarico di commissario della commissione VIA-VAS, il rinvio a giudizio per un delitto contro la pubblica amministrazione. Su richiesta del Ministero dell'ambiente, l'ANAC ha reso un'interpretazione delle norme che prevedono la decadenza da incarichi, concludendo che il predetto articolo 18, stante la sua natura non punitiva, sarebbe sottratto al divieto di retroattività e pertanto, tale norma potrebbe essere applicata, anche al caso in esame, in ragione del superiore interesse pubblico al buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione. L'ingegner Falappa è stato poi sottoposto a indagini preliminari per il reato di abuso d'ufficio in relazione ad alcuni pareri resi quale componente del gruppo istruttore della commissione VIA-VAS, relativamente alla centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure. Questo procedimento penale è stato archiviato con decreto del tribunale di Savona del 13 ottobre 2016. Per quanto concerne le notizie di stampa relative ad un procedimento penale per reati ambientali che sarebbero stati commessi in località Le Paesane di Melendugno e in località San Basilio di San Foca, si tratta di vicende giudiziarie alle quali la commissione VIA-VAS del Ministero è estranea. Fermo restando che il rinvio a giudizio dell'ingegner Falappa per fatti attinenti alla realizzazione del depuratore di Trani non ha alcuna attinenza con l'operato della commissione VIA-VAS, né con le valutazioni di impatto ambientale relative al progetto del gasdotto TAP, il Ministero dell'ambiente ha chiesto un parere all'Avvocatura dello Stato in ordine alla possibilità di applicare la decadenza introdotta dal citato articolo 18 del decreto ministeriale n. 342 del 2017, in caso di rinvio a giudizio per reati contro la pubblica amministrazione, anche agli incarichi di componente della commissione VIA-VAS, conferiti prima dell'entrata in vigore del medesimo decreto. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Bonis, per due minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, immaginavamo che, anche in applicazione di una sentenza del TAR Lombardia, il Ministero avrebbe potuto invocare la possibilità di procedere a sospensione in autotutela. Restiamo in attesa del riscontro dell'Avvocatura dello Stato. PRESIDENTE . Il senatore Maffoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00563 sulla realizzazione di una nuova centrale termoelettrica in provincia di Brescia, per tre minuti. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, nel territorio del Comune di Nave, in provincia di Brescia, è insediato il complesso produttivo della ditta Duferco Sviluppo SpA del gruppo Duferco, holding internazionale che, nata per operare prevalentemente nel settore siderurgico, nel corso degli anni ha sviluppato a livello internazionale business diversificati in differenti settori, quali l'energia, la logistica, il trasporto e l'ambiente. La società, in data 6 settembre 2018, ha presentato al Ministero in indirizzo istanza per l'avvio del procedimento di valutazioni ambientali VAS-VIA del progetto «Impianto peaker per bilanciamento rete elettrica», ai sensi dell'articolo 27 del decreto legislativo n. 152 del 2006. Il progetto prevede la trasformazione dell'area già industrializzata in una centrale termoelettrica alimentata a gas naturale, con la collocazione di due generatori di nuova generazione in grado di produrre 300 megawatt termici, che potrebbero produrre 900.000 metri cubi di fumi contenenti 118 tonnellate di anidride carbonica. Si consideri che l'insediamento produttivo interessato rientra nella zona D1 (industriale esistente) e confina con zone a diversa caratterizzazione, in particolare: centro storico; area residenziale e agricola; vasta estensione boschiva soggetta a vincolo paesistico-ambientale e a vincolo idrogeologico forestale. Secondo i recenti dati diffusi da Legambiente, nel 2018 nella città di Brescia sono stati superati i limiti giornalieri per le polveri sottili o per l'ozono per centocinquanta giorni, di cui 47 per il PM10 e 103 per l'ozono, ed almeno 1.000 morti premature annue sono imputabili alle condizioni dell'aria nell'area urbana di Brescia. In questo contesto risulta non solo necessario, ma anche doveroso, un approfondimento dell'effettivo impatto che l'opera determinerà in termini sociali, sanitari e ambientali, al fine di scongiurare rischi per la salvaguardia dell'intero territorio e la salute della popolazione residente.