[pronunce]

che l'imputato nel procedimento principale si è costituito nel giudizio, per mezzo del proprio difensore e procuratore speciale, con atto depositato il 5 marzo 2008; che la parte privata – dopo aver ricordato che l'odierna questione è stata in altre occasioni valutata, dalla giurisprudenza di legittimità, nel senso della manifesta infondatezza (è citata Cassazione penale, sentenza n. 320 del 2005) – ritiene che gli interessi della parte civile siano adeguatamente garantiti dalla facoltà di non accettare il rito, secondo il disposto del comma 4 dell'art. 441 cod. proc. pen. ; che tale disciplina sarebbe congrua, del resto, con i connotati di semplificazione del rito speciale, e comunque espressiva della discrezionalità del legislatore, ragionevolmente esercitata, così come la Corte costituzionale avrebbe già chiarito, con specifico riguardo alla posizione della parte civile, mediante la sentenza n. 169 del 2003; che la stessa Corte costituzionale ha già negato, con riguardo al giudizio abbreviato condizionato, che l'esclusione di poteri probatori pieni in capo al pubblico ministero comporti una violazione del principio di parità delle parti, sancito nel secondo comma dell'art. 111 Cost. (è citata la sentenza n. 115 del 2001); che d'altronde, sempre a parere della parte costituita, la posizione del danneggiato non potrebbe essere assimilata a quella del pubblico ministero, trattandosi di una parte solo eventuale, e portatrice di «interessi egoistici», diversi da quelli a carattere generale presidiati dalla pubblica accusa; che il peculiare regime della controprova per la parte civile troverebbe giustificazione, in definitiva, tanto nella particolarità del rito (tale che sarebbe inefficace ogni comparazione con la disciplina in proposito vigente per il dibattimento), tanto nella peculiarità di posizione della persona offesa quale parte del procedimento penale. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri, con ordinanza del 14 novembre 2007, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale degli artt. 438, comma 5, e 441, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui, pur ammettendo la costituzione della parte civile nel giudizio abbreviato introdotto dall'imputato con richiesta condizionata ad una integrazione probatoria, non prevedono per la stessa parte civile la possibilità di chiedere l'ammissione di prova contraria; che la questione è manifestamente inammissibile, in ragione delle gravi carenze che segnano la descrizione dei fatti avvenuti nel giudizio principale, tali da precludere il necessario controllo di questa Corte in punto di rilevanza; che il rimettente fornisce indicazioni carenti e contraddittorie, anzitutto, sui tempi della costituzione della parte civile in rapporto alla richiesta difensiva di giudizio abbreviato ed allo stesso provvedimento che avrebbe disposto l'introduzione del rito (peraltro non specificamente indicato nell'ordinanza di rimessione, sebbene essenziale quale antecedente logico e cronologico della richiesta di controprova delle parti diverse dall'imputato: ordinanza n. 101 del 2008); che infatti, in esordio dell'ordinanza di rimessione, il giudice a quo sembra prospettare una costituzione successiva all'avvio del procedimento abbreviato, sia per la sequenza nell'illustrazione degli adempimenti, sia per l'evocazione del comma 2 dell'art. 441 cod. proc. pen. , norma che regola gli effetti negoziali della costituzione operata dopo che la parte abbia avuto conoscenza dell'ordinanza di introduzione del rito; che nel prosieguo del provvedimento, tuttavia, il rimettente prospetta una sequenza tra l'ordinanza di accoglimento della richiesta di giudizio abbreviato ed una accettazione espressa del rito ad opera della parte civile, sostanzialmente evocando il comma 4 dell'art. 441 cod. proc. pen. , e comunque alludendo ad una parte costituita in fase antecedente; che l'incerta ricostruzione della fattispecie condiziona la valutazione di rilevanza della questione, con evidenza particolare ed immediata per quanto concerne la censura mossa al comma 2 dell'art. 441 cod. proc. pen. , della quale, peraltro, il rimettente non fornisce una specifica e chiara giustificazione; che l'esposizione del fatto è carente e contraddittoria, su un piano più generale, per quanto attiene all'oggetto effettivo della domanda probatoria avanzata nel giudizio a quo dalla parte civile (domanda che sarebbe stata «ritenuta irrituale e non ammissibile», presumibilmente non mediante un provvedimento giudiziale di rigetto, ché altrimenti la questione sarebbe inammissibile anche in quanto sollevata dopo l'applicazione della norma censurata); che, in particolare, sebbene il rimettente si riferisca ripetutamente alla «controprova» (e dunque all'assunzione di mezzi di prova aventi ad oggetto le stesse circostanze di fatto cui si riferiscono le prove integrative richieste dall'imputato), alcuni passaggi dell'ordinanza di rimessione inducono il dubbio che la parte civile, nella specie, abbia inteso piuttosto estendere il novero dei fatti da accertare mediante l'attività istruttoria integrativa; che in effetti, premesso che il giudice a quo non indica l'oggetto della prova cui l'imputato ha subordinato la propria richiesta di accesso al rito, deve rilevarsi come le indicazioni fornite circa la domanda proposta dalla parte civile non evochino un carattere reattivo della medesima, essendo riferite all'escussione di testi già indicati fin dalla querela e mai sentiti nel corso delle indagini, l'oggetto delle cui dichiarazioni dovrebbe consistere in colloqui intervenuti con la vittima nell'immediatezza dei fatti; che proprio le giustificazioni fornite dal rimettente sulla rilevanza della prova sollecitata dalla parte civile, in altre parole, rendono dubbia la pertinenza della medesima alle circostanze di fatto investite dalla richiesta istruttoria dell'imputato, non avendo ad esempio alcun senso, nella prospettiva della prova contraria, una considerazione a proposito della risalente indicazione dei testimoni indicati, o della completa assenza di precedenti escussioni dei medesimi; che la questione sollevata dal rimettente presuppone d'altronde, in punto di ammissibilità, l'effettiva natura di controprova della sollecitazione istruttoria proveniente dalla parte civile, ché altrimenti sarebbero privi di pertinenza tutti i rilievi espressi in motivazione, a cominciare dalla comparazione istituita tra la posizione della parte civile ed il pubblico ministero, cui la legge riconosce esclusivamente, ed appunto, un diritto alla controprova. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di illegittimità costituzionale degli artt. 438, comma 5, e 441, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri, con l'ordinanza indicata in epigrafe.