[pronunce]

, ma anche se le pretese che lo stesso intende far valere non appaiono manifestamente infondate, mediante una valutazione di carattere sommario che si rende necessaria per evitare che il beneficio, con i conseguenti oneri finanziari a carico dell'erario, venga accordato per la proposizione di domande che concretino un abuso del diritto di agire in giudizio. Il provvedimento di ammissione al patrocinio «in via anticipata e provvisoria» non ha natura giurisdizionale. Invece - si è già rilevato - ha natura giurisdizionale la revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, che è disciplinata dall'art. 136 del t.u. la cui emanazione è demandata, nella forma del decreto, all'autorità giudiziaria che procede. Essa può fondarsi sia sull'insussistenza ovvero sul mutamento dei presupposti reddituali, sia sulla circostanza che l'interessato abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, valutazione, quest'ultima, che, come il vaglio preliminare dei Consigli degli ordini forensi sulla non manifesta infondatezza delle ragioni della parte che richiede l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, si correla alla "meritevolezza" dell'azione o della difesa della parte beneficiaria dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, senza poter coincidere tout court con la soccombenza, stante il riconoscimento costituzionale per i «non abbienti» del diritto di agire e difendersi in giudizio per la tutela delle proprie situazioni giuridiche soggettive (art. 24, terzo comma, Cost.). In tal modo, come ha sottolineato questa Corte, «il legislatore ha previsto sia una valutazione ex ante del requisito della non manifesta infondatezza (da compiersi al momento della presentazione della domanda, con rigetto della stessa nei casi in cui, sin dall'origine, l'istante voglia far valere una pretesa palesemente infondata); sia la revoca, ex post, della ammissione al beneficio quando, a seguito del giudizio, risulta provato che la persona ammessa ha agito o resistito con mala fede o colpa grave» (ordinanza n. 220 del 2009). 2.3.&#8210; Il t.u., però, non contempla alcuna disposizione che individui espressamente lo strumento processuale che ha l'interessato per contestare la legittimità del decreto di revoca, la cui sicura impugnabilità, comunque, discende dalla considerazione che è in gioco un diritto che ha finanche copertura costituzionale (art. 24, terzo comma, Cost.); diritto prima riconosciuto in via provvisoria (con il provvedimento di ammissione al beneficio da parte del Consiglio dell'ordine degli avvocati, di natura non giurisdizionale) e poi negato (con il provvedimento di revoca emesso dal «magistrato che procede», la cui natura giurisdizionale può ormai considerarsi unanimemente riconosciuta). L'unica norma sull'impugnazione del decreto di revoca è contenuta nell'art. 113 del t.u. , rubricato appunto «[r]icorso avverso il decreto di revoca», che però riguarda solo la revoca del beneficio in materia penale e solo uno dei casi, tra quelli catalogati dal precedente art. 112, comma 1, in cui la revoca è possibile (quello di cui alla lettera d, ossia la revoca per mancanza, originaria o sopravvenuta, delle condizioni di reddito). In tale evenienza, il rimedio processuale, previsto dall'art. 113, è il ricorso per cassazione proponibile nel termine di venti giorni dall'avviso comunicato all'interessato del deposito del provvedimento di revoca. In materia civile, invece, in mancanza di un'espressa disposizione, ha supplito la giurisprudenza, che tuttavia non ha ritenuto di ricavare dall'art. 113 una regola simmetrica e analoga. Ha, invece, affermato l'applicabilità dell'art. 170 del t.u., che ha previsto e disciplinato &#8210; fino a quando non è stato sostituito dall'art. 34, comma 17, lettera a), del d.lgs. n. 150 del 2011 - l'opposizione avverso il decreto di pagamento emesso a favore dell'ausiliario del magistrato. L'opposizione poteva proporsi, entro venti giorni dall'avvenuta comunicazione del decreto, «al presidente dell'ufficio giudiziario competente» e il processo era quello speciale previsto per gli onorari di avvocato; era altresì espressamente prescritto che l'ufficio giudiziario procedesse in composizione monocratica. Nella nuova e vigente formulazione dell'art. 170 &#8210; ora costituito solo dal suo comma 1 &#8210; è, invece, previsto un mero rinvio: «[l]'opposizione è disciplinata dall'articolo 15 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150». A tale disposizione fa riferimento la giurisprudenza, puntualizzata da ultimo in un recente intervento chiarificatore (Cass. , sez. un. civ. , n. 4315 del 2020), che ha superato, tra l'altro, un precedente orientamento giurisprudenziale secondo cui, ove la revoca fosse contenuta nella sentenza o ordinanza che aveva deciso la controversia per la quale il beneficio del patrocinio a spese dello Stato era stato accordato, l'impugnazione della revoca seguiva le stesse regole processuali di impugnazione della sentenza o dell'ordinanza (Corte di cassazione, sezione sesta civile, sentenza 13 aprile 2016, n. 7191, che ha ritenuto esperibile il rimedio ordinario dell'appello). 3.&#8210; Espressione della complessità di questo sistema che si è evoluto non senza incertezze sul piano normativo è, a riguardo, proprio la problematica del regime processuale del decreto di revoca, nel processo civile, dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato; sul quale regime si appuntano le censure del giudice rimettente quanto alla mancata previsione della collegialità del giudice dell'opposizione allorché sia collegiale il giudice che ha pronunciato il decreto di revoca. Il riconoscimento della natura giurisdizionale di tale decreto, di cui si è detto sopra, comporta che il procedimento di primo (e unico) grado è a struttura bifasica eventuale e a contraddittorio differito. L'opposizione non introduce un giudizio di impugnazione in un grado superiore, non essendo ammissibile un primo grado di giudizio senza contradditorio, ma apre a una fase in prosecuzione nell'unico grado con la costituzione del contraddittorio tra l'opponente, che contesta la legittimità della revoca del patrocinio, e l'opposto (amministrazione della giustizia). Del resto, l'espressa previsione dell'art. 15, comma 6, del d.lgs. n. 150 del 2011 secondo cui «[l]'ordinanza che definisce il giudizio non è appellabile», mostra che la fase decisoria dell'opposizione sia da ritenere una prosecuzione del giudizio di primo grado e non già una revisio prioris instantiae.