[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 137, 184 e 186 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), promosso con ordinanza dell'11 novembre 2002 dal Tribunale ordinario di Catanzaro nel procedimento civile vertente tra Pagnotta Carmelo, e altra, e il fallimento della società P. e C. Pagnotta s.n.c., e altri, iscritta al n. 323 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 23, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione di Pagnotta Carmelo, e altra, e del fallimento della società P. e C. Pagnotta s.n.c. , nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 febbraio 2004 il giudice relatore Romano Vaccarella; uditi gli avvocati Francesco Sassi per Pagnotta Carmelo, e altra, Pasquale Barbieri per il fallimento della società P. e C. Pagnotta s.n.c. e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Nel corso di un giudizio di opposizione, promosso da Carmelo Pagnotta e dalla società P. e C. Pagnotta s.n.c. avverso la sentenza dichiarativa del loro fallimento, pronunciata dal Tribunale ordinario di Catanzaro il 14 giugno 2001, detto tribunale, con ordinanza dell'11 novembre 2002, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24 e 41 della Costituzione, degli artt. 137, 184 e 186 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), nella parte in cui - in combinato disposto - «precludono al creditore anteriore alla proposta di concordato preventivo del suo debitore, e non avvisato della proposta concordataria, né inserito nell'elenco dei creditori, di richiedere il fallimento del suo debitore, nel caso di inadempimento del concordato, ed anche in mancanza di risoluzione, decorso l'anno dalla scadenza dell'ultimo pagamento indicato nel concordato preventivo omologato». 1.1.- Premette il giudice rimettente che lo stesso tribunale, con sentenza del 15 maggio 1995, aveva omologato il concordato preventivo della società P. e C. Pagnotta s.n.c. e, con decreto in data 30 giugno 1998, aveva rigettato l'istanza di risoluzione del concordato, proposta dai creditori Pietro Raimondo e Banco di Napoli s.p.a.; successivamente, in data 14 giugno 2001, aveva emesso l'opposta sentenza dichiarativa di fallimento su ricorso di alcuni creditori. Riferisce il rimettente che gli opponenti sostengono l'illegittimità della dichiarazione di fallimento, deducendo, da un lato, l'impossibilità di dichiarare il fallimento del debitore, una volta omologato il concordato preventivo, se non previa pronuncia di risoluzione del concordato e, dall'altro, l'insussistenza dello stato di insolvenza degli stessi debitori, il cui patrimonio immobiliare è tale da poter soddisfare tutti i crediti; dal canto loro - riferisce ancora il rimettente - i convenuti curatore del fallimento e creditori istanti Pietro Raimondo e società SGA, quest'ultima quale cessionaria dell'ISVEIMER, costituitisi in giudizio, resistono all'opposizione, deducendo che la dichiarazione di fallimento è possibile anche dopo il decorso del termine annuale per la risoluzione del concordato preventivo, qualora sia accertato un nuovo e diverso stato di insolvenza dell'imprenditore, come, nel caso di specie, si evince dallo stato passivo del fallimento. 1.2.- Rileva il giudice rimettente, in punto di fatto, che i ricorsi, che hanno dato luogo alla dichiarazione di fallimento, attengono tutti a crediti anteriori al concordato preventivo e che, allo stato degli atti, non risulta che la società P. e C. Pagnotta s.n.c. sia divenuta insolvente per crediti sorti successivamente al decreto di ammissione alla procedura di concordato. Rileva, altresì, che il creditore ISVEIMER, come emerge dagli atti, non aveva avuto notizia del concordato. 1.3.- In linea di diritto, il giudice a quo osserva che, per pacifico principio giurisprudenziale, il concordato omologato, ai sensi dell'art. 184 del regio decreto n. 267 del 1942 (di seguito, "legge fallimentare"), è obbligatorio per tutti i creditori, che abbiano una ragione di credito anteriore al decreto di apertura della procedura di concordato, e che, pertanto, essi soggiacciono agli effetti del concordato, anche qualora il loro credito sia accertato in data successiva e pur se non siano stati compresi nell'elenco verificato dal commissario giudiziale e non abbiano partecipato alla deliberazione sulla proposta di concordato. Osserva, altresì, che, in caso di inadempimento del concordato, ove sia decorso il termine, previsto dall'art. 137, terzo comma, legge fall. (richiamato dall'art. 186, primo comma, della stessa legge), per pronunciarne la risoluzione, non appare possibile ritenere, «perché in contrasto con i principi giuridici in materia di negozio, che il concordato non adempiuto né risolto non sia più obbligatorio per l'imprenditore e per i creditori»; che, viceversa, permanendo «l'accordo transattivo tra debitore e creditori», non può ritenersi che i creditori «possano agire in via esecutiva senza rispettare la falcidia concordataria, né che possano chiedere il fallimento del debitore», giacché gli artt. 137 e 186 legge fall. indicano come unico strumento per la riapertura del fallimento (in caso di concordato fallimentare) o per la dichiarazione di fallimento (in caso di concordato preventivo) la tempestiva pronuncia di risoluzione; che, in conclusione, trascorso il temine per la risoluzione, è preclusa la dichiarazione di fallimento e i creditori possono agire solo per la percentuale concordataria, ma il debitore non è più assoggettabile a fallimento, a meno che lo stesso non abbia intrapreso una nuova attività imprenditoriale. Alla stregua di tali principi, che - sostiene il giudice a quo - «risultano pacifici in giurisprudenza», avrebbe dovuto, nel caso di specie, escludersi la dichiarazione di fallimento a carico della società P. e C. Pagnotta s.n.c., il concordato preventivo non essendo stato risolto tempestivamente, né avendo detta società intrapreso nuova attività imprenditoriale. Il giudice rimettente, tuttavia, dubita che il combinato disposto degli artt. 136, 184 e 186 legge fall.