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Credo che in astratto le misure previste in questo provvedimento fossero significative per affrontare la situazione prima della crisi ucraina, ma siano oggi palesemente insufficienti. Le voglio ricordare, perché è giusto farlo in sede di replica. L'articolo 14 ha azzerato gli oneri di sistema anche per le utenze superiori a 16,5 kilowatt, con uno stanziamento di 1,2 miliardi. L'articolo 14- bis , che abbiamo introdotto con un nostro emendamento e che credo sia di valenza significativa per chi ne usufruirà, prevede l'istituzione di un fondo per il contenimento dei costi dell'energia per le apparecchiature mediche salvavita. Si tratta di un fondo da 3 milioni di euro per il 2022, che darà una mano a tante famiglie che già soffrono una situazione medica importante e che oltretutto devono sostenere costi energetici drammaticamente maggiorati. L'articolo 15 istituisce il credito d'imposta per le imprese energivore e vale 540 milioni di euro per il primo trimestre del 2022. L'articolo 15- bis , che in realtà nel testo iniziale era l'articolo 16, introduce il meccanismo di compensazione a due vie del prezzo dell'energia elettrica, da inizio febbraio a fine anno, per i produttori da rinnovabili, con un gettito stimato, in modo prudenziale e conservativo, pari a 1,3 miliardi di euro. Ora, il decreto-legge n. 17 del 2022 ha prorogato e potenziato tante di queste misure. Per il secondo trimestre 2022 ha prorogato l'azzeramento degli oneri di sistema per l'elettricità e la riduzione dell'IVA per il gas. Ha rafforzato il bonus sociale energia, ha prorogato il credito d'imposta per le energivore che abbiamo introdotto in questo decreto-legge, ne ha introdotto uno ex novo per le imprese gasivore e ha previsto misure di cui abbiamo discusso in sede emendativa. Penso agli interventi per l'autotrasporto, ma anche ai contributi per le associazioni e le società sportive dilettantistiche; penso al sostegno per la liquidità delle imprese che devono fare i conti con il caro energia; si tratta di temi che abbiamo discusso nel corso dell'esame di questo decreto-legge, anche se non avevamo gli spazi finanziari. Essi sono stati affrontati nel frattempo dal decreto-legge n. 17 del 2022 e questo ci ha permesso di superare un nodo politico rilevante, che era emerso nel corso della discussione di questo provvedimento. Il decreto-legge n. 17 ha affrontato anche un altro tema di cui abbiamo discusso, quello dei contributi agli enti locali, i quali devono fronteggiare anch'essi l'enorme aumento delle bollette energetiche. Come hanno detto tanti colleghi che sono intervenuti, prima in Commissione e poi in Aula nel corso della discussione generale, serve un salto di scala per affrontare l'emergenza energia nel nostro Paese. Voglio ricordare, come esponente del Partito Democratico (ma queste proposte sono condivise da tante parti politiche e da tante associazioni economiche e sociali), che dobbiamo intervenire su più fronti, innanzitutto a livello europeo, come ha ricordato ieri il ministro Cingolani. La comunicazione RePower EU della Commissione europea segna veramente una discontinuità nelle politiche energetiche, perché affronta per la prima volta in modo deciso il tema della diversificazione delle fonti di approvvigionamento, con l'affrancamento dell'Europa dalle forniture di gas russo. Essa parla di accelerazione per quanto riguarda le fonti rinnovabili, ma anche di tassazione degli extraprofitti e di utilizzo dei proventi delle aste Emissions trading scheme (ETS), e mette in campo numerosi strumenti che poi gli Stati nazionali saranno chiamati a raccogliere. Vorrei tornare però sui temi che ha sottolineato il ministro Cingolani e che l'Unione europea non ha ancora messo a terra, per così dire. Il price cap europeo sul gas è un elemento chiave dal punto di vista dei costi per le imprese e le famiglie; esso può essere affrontato solo a livello europeo, visto il potere contrattuale che ha l'Europa (tre quarti delle importazioni mondiali di gas via tubo sono effettuate dai 27 Paesi dell'Unione europea). C'è poi lo sdoppiamento dei prezzi di vendita dell'energia elettrica che deriva da rinnovabili rispetto a quella di fonte termoelettrica, perché oggi il prezzo delle rinnovabili (anche se lì siamo intervenuti con l'articolo 15- bis di questo decreto) è legato all'andamento del gas. Se sale il gas, sale anche il prezzo dell'energia prodotta da rinnovabili, anche se il costo dell'idroelettrico, del solare e del fotovoltaico rimane assolutamente uguale a prima. Questo è un tema, ancora una volta, da affrontare a livello europeo. E poi - ne hanno parlato anche tanti colleghi - c'è l'idea di un energy recovery fund che in Europa non ha ancora la condivisione necessaria per essere messo a terra, ma è una pista di lavoro da seguire. Credo che sarebbe già molto importante se l'Europa, per affrontare il caro energia, predisponesse uno strumento simile a quello adottato per la prima parte della pandemia: Sure è il programma da 100 miliardi di euro che allora venne ideato e implementato in tempi rapidi per finanziare gli interventi di ammortizzatori sociali in tutti i Paesi europei. È stato di grande successo e utilizzato da tutti, in modo molto rilevante dall'Italia. Credo che sarebbe un passo in avanti importante adottare uno strumento analogo in tema di energia. Dobbiamo compiere questo salto di scala anche a livello nazionale. Penso al sostegno alle famiglie. Oggi abbiamo azzerato gli oneri di sistema sull'elettricità e li abbiamo ridotti significativamente sul gas. Inoltre, abbiamo un bonus sociale elettricità e gas che il Governo ha potenziato con 912 milioni di euro nel primo trimestre e 400 in più nel secondo. Questo bonus va a 2,5 milioni di famiglie per l'energia elettrica e 1,5 milioni per il gas. Questo strumento funziona bene in automatico e senza tanti oneri burocratici: c'è una trasmissione automatica della dichiarazione ISEE dall'INPS all'ARERA, che nel giro di un mese si traduce in uno sconto in bolletta. Crediamo che questo strumento possa e debba essere esteso anche alle famiglie con un ISEE superiore (15.000-20.000 euro), ricomprendendo anche il ceto medio che sta enormemente soffrendo il caro energia in questo Paese e che noi finora abbiamo aiutato in misura non sufficiente. Il Governo deve intervenire sul prezzo dei carburanti e molto probabilmente nel Consiglio dei ministri di domani deciderà un taglio delle accise. Credo che questo taglio debba essere molto rilevante. Dobbiamo riportare il prezzo della benzina e del diesel al di sotto della soglia dei due euro e valutare fino in fondo lo strumento che ha messo in campo la Slovenia, Paese membro dell'Unione europea, ossia un tetto massimo ai prezzi di benzina e diesel alla pompa per un periodo temporaneo, ma che dia al mercato un segnale forte della valenza che questo tema ha per i consumatori e della volontà delle amministrazioni pubbliche di intervenire con la massima decisione. Passo all'ultimo tema. I sostegni alle imprese sono affrontati anche nel provvedimento in esame e rafforzati dal decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, ma dobbiamo fare molto di più.