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Modifica agli articoli 9, 11, 41 e 117 della Costituzione, in materia di sovranità dello Stato e di intervento pubblico nell’economia. Onorevoli Senatori. -- La seconda guerra mondiale ci ha insegnato, con un prezzo drammatico in termini di costi umani e sociali, che l'economia, se lasciata priva di controllo, disciplina e coordinamento da parte della democrazia, finisce con il travolgere l'interesse pubblico e creare quegli squilibri economici che portano al conflitto. I padri costituenti erano consci di questo al punto da ammettere espressamente che il modello liberista fosse la vera causa della seconda guerra mondiale, dato che nazismo e fascismo erano nati come mera contrapposizione a tale modello e furono in sostanza una risposta, seppur sbagliatissima, alle crisi occupazionali ed economiche cagionate dal liberismo. Se lo Stato non interviene in economia la ricchezza si accumula nelle mani di pochissimi: si tratta di un fatto matematico del quale oggi vediamo le chiare conseguenze. Se l'1 per cento della popolazione detiene il 99 per cento della ricchezza, allora vuol dire che il modello economico è sbagliato. La nostra Costituzione, nella parte dedicata ai rapporti economici (articoli 35-47), ha messo al bando questo modello, che purtroppo la politica sembra aver recuperato. Dunque dove non arriva più il buon senso, dove non arriva la piena conoscenza della Costituzione, anche da parte degli addetti ai lavori, è necessario intervenire normativamente. Non esistono infatti comportamenti illeciti che creano danni maggiori allo Stato di quelli relativi all'attuazione di politiche liberiste. Gentili colleghi, mi sembra utile richiamare allora le vive parole dei nostri padri costituenti. «Data l'attuale situazione di fatto, nella quale esistono larghe crisi periodiche di disoccupazione mentre non è attuata una effettiva e consapevole partecipazione della massa lavoratrice al meccanismo produttivo, -- affermava Giorgio La Pira -- sorge il problema: l'ordinamento economico liberale, che ha creato questi due fatti, ha una virtù interna tale da poterli superare? La risposta non può essere che negativa. Di qui la domanda: qual è lo strumento economico nuovo e quindi la nuova struttura economica capace di superare questi due fatti? Respinto l'ordinamento liberale, occorre creare una struttura economica nuova, la quale realizzi quella dignità della persona umana sulla quale tutti sono d'accordo». Bruno Corbi osservava invece che: «taluno si inalbera e protesta ogniqualvolta sente parlare di ordine, di coordinamento, di controllo, di pianificazione economica, ancora sollecito nell'esaltare la concezione individualistica del liberismo economico; il che in ultima analisi altro non è che un tentativo di giustificare e difendere, con formule dottrinarie, l'egoismo dei privilegiati». Giuseppe Dossetti, poi, non aveva dubbi: «un controllo sociale della vita economica, da realizzarsi attraverso certe strutture che dovranno essere più analiticamente esaminate, [é] una necessità assoluta alla quale non ci si possa in alcuna maniera sottrarre, una necessità imposta dalla vita». Ancora, Aldo Moro diceva che: «è effettivamente insostenibile la concezione liberale in materia economica, in quanto vi è necessità di un controllo in funzione dell'ordinamento più completo dell'economia mondiale, anche e soprattutto per raggiungere il maggiore benessere possibile. Quando si dice controllo della economia, non si intende però che lo Stato debba essere gestore di tutte le attività economiche, ma ci si riferisce allo Stato nella complessità dei suoi poteri e quindi in gran parte allo Stato che non esclude le iniziative individuali, ma le coordina, le disciplina e le orienta». Gustavo Ghidini, infine, affermava che: «se si lascia libero sfogo alla legge della libera concorrenza e alla libera iniziativa animata solo dal fine del profitto personale, si arriva pur sempre al super capitalismo e così a quelle conseguenze [ ... ] fra le quali primeggia la guerra tremenda che fu la rovina di tanti popoli [ ... ]. Ci sono limiti, perché non si vuole che si formino delle grandi concentrazioni di proprietà che sottraggono all'iniziativa privata grandi strati di produttori e costituiscono a un tempo delle potenze economiche tali che, se anche potessero condurre ad un grado di produttività più elevato, portano altresì a quella potenza politica che, non avendo altro intento che il vantaggio patrimoniale privato, disconosce e travolge gli interessi materiali, morali e politici della collettività scatenando quelle conflagrazioni che ci hanno portato alla miseria attuale. Noi invece vogliamo che la proprietà si conformi alla sua funzione sociale». Dunque, non solo il modello costituzionale è stato radicalmente disatteso, ma addirittura alcuni poteri economici sono davvero diventati, come temeva Gustavo Ghidini, così forti ed influenti da diventare il solo ed unico potere politico. La Costituzione, ai sensi dell'articolo 41, consente semplicemente la libera iniziativa economica, ma questa termina laddove c'è un interesse pubblico da tutelare. La stessa proprietà deve avere una funzione sociale, ai sensi dell'articolo 42 della Costituzione. Oggi i mercati, per strappare sovranità agli Stati, non hanno bisogno di eserciti; è sufficiente il potere economico conseguito che mette il Parlamento davanti al fatto compiuto. In tempi di grande confusione, l'approvazione del presente disegno di legge costituzionale sarebbe non solo un passo avanti doveroso per il nostro Paese e l'esercizio dei suoi interessi, ma lo sarebbe per l'intera civiltà. Ricordando il monito dei costituenti sarebbe soprattutto un passo decisivo verso la pace.. 1 1 All'articolo 9 della Costituzione, dopo il secondo comma è aggiunto il seguente: «La legge determina i casi in cui è vietata l'alienazione, in tutto o in parte, a soggetti privati, dei beni del patrimonio artistico nazionale». 2 1 All'articolo 11 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Le norme dei Trattati e degli altri atti dell'Unione europea sono applicabili a condizione di parità e solo in quanto compatibili con i princìpi di sovranità, democrazia, sussidiarietà, nonché con gli altri princìpi della Costituzione italiana». 3 1 L'articolo 41 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 41. -- L'iniziativa economica privata è libera salva la possibilità dello Stato di intervenire per coordinare, controllare e disciplinare l'attività economica. Non può comunque svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sovranità, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge regola l'esercizio dell'attività economica al fine di difendere gli interessi e la libertà dei consumatori». 4 1 L'articolo 117, primo comma, della Costituzione è sostituito dal seguente: «La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto delle reciproche competenze».