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Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, in materia di servizio pubblico radiotelevisivo. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge di riforma del servizio pubblico radiotelevisivo ha la finalità di porre la RAI-Radiotelevisione italiana Spa in condizione di competere nello scenario futuro, acquisendo l'autonomia e l'indipendenza strutturali necessarie a garantire contenuti editoriali diversi rispetto alla televisione commerciale e ad assicurare il pluralismo e le qualità proprie del servizio pubblico. Per competere nella televisione del futuro, la RAI può far leva innanzitutto su alcuni punti di forza che da sempre la contraddistinguono: una grande tradizione, seconda in Europa solo alla BBC; capacità professionali non comuni; il perdurante primato negli ascolti; un patrimonio consistente e un quadro economico sostanzialmente sano. Ma per riuscire davvero in questa impresa la RAI deve porsi alcuni obiettivi di cambiamento. La RAI è stata oggetto in passato di diversi interventi di riforma, di cui il più recente è quello del 2021, tramite il testo unico di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208. Tuttavia, nessuna di queste riforme ha finora risolto la questione centrale di una governance della RAI che sia effettivamente indipendente dal potere politico. Il presente disegno di legge risponde ad alcuni importanti obiettivi di cambiamento: l'autonomia, garantita da nuove regole di governance, idonee ad allentare il controllo della politica sul servizio pubblico; l'efficienza, tramite un assetto societario e organizzativo più moderno e anche più vicino ai modelli dei grandi servizi pubblici occidentali; l'introduzione di elementi strutturali che migliorino la qualità, intesa come una effettiva riqualificazione e valorizzazione della missione della RAI. La RAI deve soprattutto conquistare autonomia. L'intreccio tra RAI e partiti è ritenuto talmente inevitabile da essere spesso tollerato come un male minore. La sua degenerazione finisce per rendere difficile il funzionamento stesso dell'azienda. Al contempo, il pluralismo, ragione fondamentale di esistenza del servizio pubblico, rischia di scadere in un sistema che non mette al centro il cittadino ma l'invadenza dei partiti. Anche in questo ambito, la RAI deve conquistare il massimo di autonomia e di autentico pluralismo. Questa è la premessa perché essa possa funzionare con efficienza. Oggi la lottizzazione va di pari passo con il massimo d'instabilità del suo vertice e di impossibilità di decisione strategica. Nessuna azienda di comunicazione, chiamata a decidere sul futuro, può funzionare nel contesto attuale di precarietà permanente. Mandati troppo brevi, scarsa autonomia decisionale e organizzativa del vertice, impossibilità di inserimento di risorse professionali giovani e qualificate: sono i sintomi di una malattia che mette in forse l'avvenire del servizio pubblico. La RAI deve fondarsi invece su regole di funzionamento societario che consentano scelte strategiche. Nel merito, il presente disegno di legge affida a una Fondazione la proprietà nonché la scelta delle strategie e dei vertici operativi della RAI. La Fondazione sarà dunque garante dell'autonomia dal Governo del servizio pubblico e della sua qualità. Il consiglio di amministrazione della Fondazione sarà designato assicurando il massimo possibile di autonomia dalla politica e dal potere economico. La Fondazione si connota per la prevalenza del carattere pubblicistico dei suoi compiti e delle sue attività. Il carattere pubblico della Fondazione non è attenuato dalla scelta di affidare a una pluralità di soggetti istituzionali e di collegi la nomina o l'elezione degli undici componenti che formano il consiglio di amministrazione della Fondazione, in quanto i collegi fanno parte dello Stato-apparato (Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza sul servizio pubblico radiotelevisivo, Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, Conferenza dei rettori delle università italiane – CRUI e assemblea dei dipendenti della RAI). Ciò rappresenta la conferma di una scelta già sperimentata nel consiglio di amministrazione della RAI che assicura la partecipazione democratica di tutte le professionalità all'individuazione, nei limiti definiti dalla legge e dall'ordinamento, delle scelte strategiche per il miglior svolgimento del servizio pubblico generale radiotelevisivo. Il vertice operativo potrà agire con efficienza e stabilità. Alla Fondazione è altresì attribuito il compito di riorganizzare la RAI al fine di renderla meno affine ai modelli della televisione commerciale. Lo schema d'intervento proposto è quello di innestare le nuove disposizioni nello schema del decreto legislativo n. 208 del 2021. Si opera quindi sul vigente articolo 59, si introduce il nuovo articolo 59 -bis e si sostituisce il vigente articolo 63. Un altro obiettivo che non si deve affatto sottacere è quello che tende ad abrogare l'impianto della privatizzazione della RAI che trova ancora collocazione nell'articolo 21 della legge Gasparri (legge 3 maggio 2004, n. 112). Mantenere questo schema sarebbe del tutto anacronistico e quindi è bene operare con la definitiva abrogazione. L'articolo 1 del presente disegno di legge interviene sull'articolo 59 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, e stabilisce con chiarezza due principi. Da un lato ritorna allo schema più garantista della concessione ex lege che aveva caratterizzato gli anni precedenti. Fissa in dodici anni la durata della concessione ed elimina definitivamente la convenzione, strumento normativo del tutto superato e che era già caducato in precedenza. Come avviene in quasi tutti i grandi Paesi gli strumenti normativi restano due: da un lato la legge e dall'altro il contratto di servizio. L'articolo 59 definisce i compiti del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale che, ai sensi del comma 1 del medesimo articolo, è affidato per concessione alla Fondazione che lo svolge per il tramite della RAI-Radiotelevisione italiana Spa e delle società da questa controllate, sulla base del contratto di servizio. La concessione come abbiamo detto ha durata di dodici anni dalla data di entrata in vigore della legge ed è rinnovabile. L'articolo 2 del disegno di legge inserisce l'articolo 59 -bis nel decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, che contiene la nuova disciplina della Fondazione RAI. Il comma 1 prevede, entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione, l'istituzione di tale Fondazione per l'esercizio del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale. L'istituzione avviene su iniziativa del Ministero dell'economia e delle finanze, fermo restando che, conformemente alle disposizioni del codice civile, i primi amministratori provvedono all'iscrizione della Fondazione nel registro delle persone giuridiche e alla formazione di un bilancio. A tale scopo il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato ad esperire le procedure previste dall'ordinamento prodromiche all'effettivo funzionamento della Fondazione, che è istituita senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. Entro sessanta giorni dal termine di cui al comma 1, il Ministero dell'economia e delle finanze – secondo quanto dispone il secondo periodo del medesimo comma – trasferisce alla Fondazione le azioni della società RAI-Radiotelevisione italiana Spa.