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Da allora il numero delle donne vincitrici di concorso è stato quasi sempre superiore a quello degli uomini e dal 2015 il personale in magistratura è costituito prevalentemente da donne. Il dato è invece praticamente ribaltato, se si considerano gli incarichi direttivi e semidirettivi, il che trova conferma anche nella composizione del Consiglio superiore della magistratura, dove la differenza tra i generi è ancora più ampia e dove le donne non sono mai state più del 25 per cento sul totale. Nessuna donna finora ha mai ricoperto, per esempio, il ruolo di vice presidente del comitato di presidenza e anche tra i membri eletti del consiglio le donne figurano in misura molto limitata, con una percentuale di una su quattro nell'attuale composizione. I dati dimostrano quindi che, se si tratta di valutare preparazione e competenza, le donne restano sulla corsia di sorpasso, mentre, quando si tratta degli incarichi di vertice e delle posizioni apicali, questi continuano ad essere appannaggio quasi esclusivo degli uomini. Per realizzare l'uguaglianza sostanziale e l'effettiva parità di trattamento sono necessarie politiche di azione positiva volte ad abbattere quel soffitto di vetro che ancora oggi non consente alle donne di raggiungere posizioni di vertice. Visto che presso il suo Ministero è in corso di elaborazione un disegno di legge di riforma anche del Consiglio superiore della magistratura, le chiedo, signor Ministro, se concorda sulla necessità di prevedere apposite misure per il riequilibrio della rappresentanza di genere all'interno del Consiglio superiore della magistratura e quali siano quelle eventualmente al vaglio. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Bonafede, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. BONAFEDE, ministro della giustizia . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema della limitata presenza della componente femminile nei centri decisionali e nelle posizioni di vertice degli uffici giudiziari risulta quanto mai attuale in un momento nel quale siamo impegnati a riformare l'ordinamento giudiziario secondo criteri di democrazia, trasparenza e stringente tutela delle garanzie costituzionali. Mi viene chiesto se sia intenzione del Governo promuovere, nell'ambito della riforma che investe l'organo di autogoverno della magistratura, specifiche misure finalizzate a garantire un riequilibrio nella rappresentanza di genere. Permettetemi di ringraziare tutte le donne che ogni giorno danno un contributo fondamentale nel settore della giustizia. Ad oggi è evidente un fatto oggettivo: dati alla mano, il numero di donne che ricoprono posti direttivi, semidirettivi o di rilievo nell'ambito della magistratura è ancora troppo esiguo. A prescindere dalla causa cui imputare questo palese squilibrio, è necessario e opportuno concentrarsi sulle possibili soluzioni normative, anche perché ogni battaglia di uguaglianza sostanziale, prima che politica, rappresenta un'esigenza democratica per un Paese civile. L'obiettivo è trovare un meccanismo normativo che, senza scivolare nella logica delle quote riservate, consenta l'effettiva partecipazione di tutti i cittadini, senza differenza di genere, a ruoli fondamentali per la giustizia italiana. La professionalità delle donne in magistratura va valorizzata, a prescindere dai posti ad esse destinati, proprio per evitare il rischio di rivendicare una concessione, invece che un vero e proprio diritto. La cosiddetta riforma del Consiglio superiore della magistratura, attualmente in cantiere, improntata alla valorizzazione assoluta della preparazione e della competenza di tutti i candidati che aspirano ad incarichi apicali, deve chiaramente garantire parità di accesso nei ruoli in questione, così come all'interno del Consiglio stesso. Un'ipotesi al vaglio tende a mutuare il sistema dettato dalla legge per l'elezione dei membri del Parlamento europeo, in base al quale si possono esprimere fino a 3 preferenze; nella scelta della pluralità di preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso. Si tratta di spunti che confido troveranno concretezza e approfondimento nei prossimi sviluppi del progetto di riforma da elaborare insieme a tutte le forze politiche. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Unterberger, per due minuti. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Ministro, la sua risposta dimostra che lei ha la necessaria sensibilità per affrontare questa tematica. Le doppie preferenze sarebbero ovviamente un buono strumento per cercare di ottenere la parità sostanziale, ma non scarterei neanche le quote a priori. Infatti, è chiaro che se le donne possono esercitare la professione di magistrato solo da un po' più di cinquant'anni vuol dire che sono molto svantaggiate. Pertanto, non trovo niente di male nell'aiutarle per un certo periodo, anche ricorrendo a strumenti come quelli delle quote. Spero che misure già adottate in altri Paesi, e rivelatesi un successo, vengano adottate anche in Italia per garantire finalmente la parità sostanziale tra i generi. PRESIDENTE . La senatrice Valente ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01675 sulla ripresa delle attività giudiziarie, per tre minuti. VALENTE (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, l'emergenza epidemiologica (che speriamo di avere sostanzialmente alle nostre spalle) ha bloccato, tra le altre, anche l'attività giudiziaria, come le è ben noto. Non possiamo parlare di un rallentamento; dobbiamo parlare in prima battuta di un vero e proprio stop a tutta l'attività giudiziaria. Ciò ci ha imposto di intervenire; cosa che abbiamo fatto con l'adozione del cosiddetto decreto cura Italia, il quale, oltre a prevedere la sospensione di termini procedimentali e deroghe per le udienze che era indispensabile tenere, ha dato mandato ai capi degli uffici giudiziari di predisporre tutte quelle misure organizzative utili a contenere - o almeno a provare a contenere - gli effetti negativi di questo sostanziale stop. I capi degli uffici giudiziari hanno predisposto su tutto il territorio nazionale - seppure, talvolta, con qualche difficoltà e ritardo - misure organizzative utili in questa direzione. Ancora oggi, purtroppo, dopo oltre un mese dalla data in cui avrebbero dovuto partire le nuove misure - lo ricordo a tutti: il 12 maggio - dopo una ulteriore proroga, dobbiamo registrare ancora, in molti uffici giudiziari, rallentamenti e impossibilità a svolgere le udienze e tutte le attività correlate alle stesse. Ci giunge un grido di dolore importante dalla classe forense, non solo per i legittimi interessi e necessità degli avvocati, ma interpretando il grido di dolore che viene soprattutto dai loro assistiti, dai cittadini che chiedono di avere giustizia e di averla in tempi rapidi, e di vedersi riconosciuti i diritti, che altrimenti non potrebbero esserlo. Crediamo di non poter aspettare settembre. Non possiamo sicuramente pensare che tutto si risolverà dopo il mese di agosto. Riteniamo che sia il caso intervenire. Lei lo ha fatto, lo abbiamo detto; abbiamo iniziato a farlo con il decreto- legge cura Italia. È stato fatto un monitoraggio nella prima fase; vorremmo capire se è in atto un monitoraggio anche nella seconda fase.