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tale proposta, però, viene dal partito che in quest'Aula ha attualmente tre senatori del proprio Gruppo (il Partito Democratico) che hanno cambiato casacca addirittura due volte; uno in particolare (non voglio fare i nomi, perché sono vittime di cose che è stato chiesto loro di fare) ha cambiato Gruppo due volte, per il nobile fine di aiutare a dar vita al Gruppo degli europeisti, che era fatto tutto da cambiatori di casacca, allo scopo di sostenere il terzo Governo Conte. (Applausi) . Se l'esempio viene da lì, dove andiamo a finire? Peraltro, lo stesso Enrico Letta divenne Ministro (una delle tre volte che lo è stato) prima di essere mai eletto a qualsivoglia carica: è stato particolarmente dotato, perché ha fatto tre volte il Ministro senza neanche essere mai stato eletto consigliere comunale, ben lontano dall'essere deputato. Il primo Governo in cui fu Ministro fu il primo governo D'Alema, che nacque grazie al cambio di casacca di molti deputati e senatori da Rifondazione Comunista, da Forza Italia e persino da Alleanza Nazionale. (Applausi) . Allora riuscirono a mettere insieme degli eletti di Rifondazione Comunista e di alleanza Nazionale pur di fare un Governo, pur di fare Enrico Letta ministro, che era un traguardo atteso dalla fine della guerra. (Applausi) . Non basta: Enrico Letta è stato anche Presidente del Consiglio (lo ricordiamo bene), anche con il nostro voto, ahinoi. Quel Governo nacque da una maggioranza originata dal premio di maggioranza ottenuto dal Partito Democratico grazie all'alleanza con Sinistra e Libertà (SEL), che - credo che nessuno si offenda - erano i predecessori di Liberi e Uguali. Quest'alleanza concesse loro un premio di maggioranza ampiamente determinante per i numeri del governo Letta: peccato che si sia rotta subito dopo aver eletto i Presidenti delle Camere e dunque sia stata fasulla. Diciamo allora che andiamo veramente fuoristrada, perché il pulpito è del tutto inadatto alla predica e la predica è discutibile. Sappiamo che è difficile non votare a favore di questa riforma che propone di far votare per l'elezione del Senato anche i diciottenni. Abbiamo una grandissima attenzione per i giovani, ma anche alla serietà. (Applausi) . Ieri il collega Vitali ha parlato dei giovani che non si interessano di politica e non è proprio il caso di forzarli a doversi interessare; poi ci sono quelli che invece se ne interessano, ma non vanno a votare, magari perché vedono poca serietà e, conoscendo i social media meglio di qualunque altra categoria d'età, vorrebbero che la politica avesse un livello diverso e non fosse quella dei like. Ricevere dei like è una cosa, governare un Paese è un'altra e i giovani lo sanno bene. (Applausi) . Se si fanno le riforme costituzionali dei like, i primi a capire che è una fregatura sono i giovani. (Applausi) . Oltretutto, in questo modo creiamo una premessa. Equiparando l'età per votare al Senato e alla Camera, rendiamo meno giustificabile il bicameralismo. Ora, il bicameralismo a qualcuno piace e a qualcuno non piace, ma ricordo che il 4 dicembre 2016 gli italiani hanno respinto il sostanziale monocameralismo introdotto dalla riforma Renzi-Boschi e non di poco: con il 60 per cento di voti contrari e il 40 per cento a favore. Non è stata una sconfitta da poco! (Applausi) . Quindi, non possiamo andare in direzione del monocameralismo con questa uniformazione. Sosteniamo dunque che bisognerebbe avere un approccio globale e il coraggio di capire la Costituzione, come sanno tutti coloro che hanno un minimo di comprendonio. E lo sanno anche molti di quelli che portano avanti riforme in questo modo, ma che, per i like del giorno dopo, dicono: chi se ne importa. Il comportamento serio sarebbe un altro, ma, per raccattare qualche consenso, facciamo anche così. Dovrebbero sapere che la Costituzione è un'architettura, è una sinfonia. Se si cambia un pezzo, non è che il resto possa restare uguale senza conseguenze sul resto. Servono equilibrio e, appunto, quella serietà che i giovani, per primi, ci chiedono. Non chiedono invece il voto al Senato: francamente, questo non l'ho sentito mai una volta, incontrando persone di tutte le età, a cominciare dai giovani. (Applausi) . Ci chiedono opportunità e università che davvero ne diano: l'opportunità non è l'assistenzialismo, né come abbiamo visto ieri, la possibilità che persone che, per scelta, non lavorano guadagnino più di due giovani che lavorano 50 ore alla settimana. (Applausi) . E questo legalmente! Quando il reddito di cittadinanza, con tutte le aggiunte varie, arriva fino a 1.700 euro al mese, mentre un giovane che lavora 50 ore alla settimana ne guadagna la metà, è proprio rispetto a questo che i giovani dicono che non c'è serietà. Allora, sì, c'è il rischio che non vadano a votare, anche se ne concediamo loro il diritto. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,25) ( Segue MALAN). Mostriamo di avere fiducia nelle istituzioni, perché, se danneggiamo quelle democratiche, il Senato e la Camera, il potere non va ai cittadini e al popolo, ma ai grandi interessi, alle grandi burocrazie, alle organizzazioni internazionali dalla dubbia stabilità democratica e alle potenze straniere che cercano di infilarsi nel nostro territorio (parlo del regime del Partito Comunista cinese), comprando aziende, persone e media . (Applausi) . GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi tutti sappiamo che i Padri costituenti, allorquando decisero di dare alla democrazia italiana la struttura bicamerale che ben conosciamo, erano anche ben consci che la democrazia rappresentativa postula un problema, che non definirei di difficile, ma quasi di impossibile soluzione. Il problema è quello di garantire, tramite il sistema elettorale, che i rappresentanti eletti siano la fedele proiezione dell'elettorato, di modo che in queste Aule siedano, in nome nostro, gli italiani tutti. Ovviamente, è in una proiezione in scala. Scelsero, allora, di differenziare il metodo elettorale per l'una e l'altra Camera, in modo da ottenere due diverse fotografie del Paese, che, una volta sovrapposte, dessero una rappresentazione maggiormente ricca di dettagli. La ratio , dunque, della differenza tra l'elettorato attivo alla Camera e al Senato non risiede, come chiarirò a breve ulteriormente, nel convincimento che gli elettori del Senato siano o debbano essere più maturi di quelli della Camera, ma semplicemente nella necessità di offrire due diverse fotografie del Paese. Non dimentichiamo infatti che solo nel 1975 la maggiore età venne abbassata a diciott'anni; fino ad allora, si conseguiva a ventuno. Dunque, fino al 1975, la differenza tra i due elettorati era di soli quattro anni. Tutti sappiamo che la maturazione della persona subisce un'accelerazione man mano che si cresce: