[pronunce]

In tali ordinanze di rimessione, si sottolineava, tra l'altro, come la disposizione censurata si inserisse in un quadro di forte svalutazione dei livelli remunerativi, dovuto proprio alla mancata adozione periodica dei provvedimenti ministeriali di adeguamento dei valori base. Ciò ha consentito alla giurisprudenza di questa Corte di sottolineare nuovamente la mancata attuazione, ad opera dell'amministrazione, del disposto di cui all'art. 54 del t.u. spese di giustizia, e di considerare tale omissione come significativa premessa "di contesto" per ritenere costituzionalmente illegittima, per manifesta irragionevolezza, la scelta di riduzione compiuta dal legislatore. Con le sentenze n. 192 del 2015 e n. 178 del 2017, in particolare, è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 106-bis del d.P.R. n. 115 del 2002 nella parte in cui non esclude che la diminuzione di un terzo degli importi, rispettivamente spettanti all'ausiliario del magistrato e ai consulenti tecnici di parte, sia operata in caso di applicazione di previsioni tariffarie non adeguate a norma dell'art. 54 del medesimo d.P.R. Anche in queste pronunce non si trascura di ribadire la connessione tra il livello ormai insufficiente dei compensi e l'inadempienza amministrativa, confermandosi che non già l'intervento sulla legge, quanto piuttosto "rimedi diversi", dovrebbero consentire di ovviare a tale situazione. E si sottolinea l'irragionevolezza di un intervento di riduzione adottato senza attenzione a che la stessa «operi su tariffe realmente congruenti con le stesse linee di fondo del d.P.R. n. 115 del 2002: dunque su tariffe, da un lato, proporzionate (sia pure per difetto, tenendo conto del connotato pubblicistico) a quelle libero-professionali (che per parte loro, nell'ambito di una riforma complessiva dei criteri di liquidazione, sono state aggiornate) e, dall'altro, preservate nella loro elementare consistenza in rapporto alle variazioni del costo della vita» (così, in particolare, la sentenza n. 192 del 2015). Da ultimo, nel contesto di una pronuncia di inammissibilità per incompleta ricognizione del quadro normativo, è stato nuovamente sottolineato che la questione dell'asserita inadeguatezza degli onorari stabiliti per gli ausiliari del magistrato non può trascurare proprio il mancato adeguamento periodico imposto dall'art. 54 del d.P.R. n. 115 del 2002, «più volte stigmatizzato da questa Corte» (sentenza n. 224 del 2018). 3.- Due chiari assunti si ricavano dalla giurisprudenza costituzionale fin qui richiamata. Il primo è che questa Corte - salvo il periodo in cui la legislazione non prevedeva alcun meccanismo di aggiornamento - ha sempre ritenuto che il mancato adeguamento periodico dei compensi per gli ausiliari del magistrato è dipeso da omissioni amministrative, non risolvibili attraverso un intervento del giudice delle leggi, ma con "altri rimedi", tra i quali, ora, ben può indicarsi lo strumento del ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione, regolato dall'art. 117 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, di «Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo». La disponibilità del rimedio giudiziale non perde rilievo alla luce dell'osservazione del rimettente, che ne ridimensiona l'importanza rimarcando una sorta di inesigibilità dell'iniziativa giudiziaria individuale verso l'amministrazione, a causa dell'asserita modestia degli interessi singolarmente lesi dall'omissione dei periodici decreti di adeguamento, comparata con l'attuale (in effetti non trascurabile) onerosità del ricorso al giudice. Per quanto non sfugga a questa Corte che si presenta nella specie il rischio di una selezione nella platea dei soggetti disposti a ricorrere al rimedio, la stessa possibilità di attivare questo strumento di tutela documenta l'origine della situazione denunciata dal rimettente. Resta cioè evidente che l'odierna esiguità dei compensi per gli ausiliari - in disparte ogni considerazione sulla inadeguatezza degli stessi valori di partenza, cioè degli onorari previsti per ciascuna vacazione, peraltro non direttamente censurati dal rimettente - non dipende dal meccanismo normativo di adeguamento previsto dalla legge, ma dalla sua mancata applicazione ad opera dell'amministrazione, che quei valori di partenza ha lasciato immutati dal 2002. Pertanto, anche a riconoscere che la mancata adozione periodica dei decreti interministeriali previsti dall'art. 54 del d.P.R. n. 115 del 2002 comporti, quale conseguenza, una regolazione manifestamente irragionevole dei compensi degli ausiliari del magistrato, risulterebbe incongrua una pronuncia di illegittimità costituzionale sulla disposizione di legge, perché è proprio quest'ultima a prevedere il rimedio alla situazione lamentata. Inoltre, e soprattutto, a prescindere dal tradizionale rilievo per cui l'omissione dell'amministrazione potrebbe considerarsi mero inconveniente di fatto, come tale irrilevante nei giudizi di legittimità costituzionale sulle leggi (ex multis: sentenze n. 249 e n. 114 del 2017, n. 219 del 2016; ordinanze n. 122 del 2016 e n. 123 del 2007), risulterebbe carico di paradossali conseguenze dichiarare costituzionalmente illegittima una disposizione di legge solo in quanto disapplicata, e proprio ad opera dell'autorità gravata da un onere particolarmente qualificato di adempimento del comando legislativo. Il secondo chiaro assunto ricavabile dalla giurisprudenza sopra richiamata consiste in ciò, che questa Corte non ha mai espresso valutazioni negative sul meccanismo legislativo di adeguamento, idonee a sorreggere le censure di irragionevolezza avanzate dal rimettente, nemmeno nelle decisioni che hanno accolto censure in cui, sia pur indirettamente, tale meccanismo risultava coinvolto. Ciò vale, in particolare, per le due sentenze, già sopra ricordate (n. 178 del 2017 e n. 192 del 2015), che hanno dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 106-bis del t.u. spese di giustizia nella parte in cui non esclude che la diminuzione di un terzo degli importi, rispettivamente spettanti all'ausiliario del magistrato e ai consulenti tecnici di parte, sia operata in caso di applicazione di previsioni tariffarie non adeguate a norma dell'art. 54 del medesimo d.P.R. n. 115 del 2002. In queste sentenze, il meccanismo normativo di adeguamento dei compensi è accuratamente conservato, e fornisce sostegno allo stesso dispositivo di accoglimento. Le due pronunce, infatti, subordinano la portata della propria "addizione" al persistere dell'atteggiamento omissivo dell'amministrazione, al punto che la diminuzione richiesta dall'art. 106-bis del t.u. spese di giustizia potrà essere nuovamente operata qualora l'adeguamento richiesto dall'art. 54 del medesimo testo unico trovasse, infine, applicazione.