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Con la collega Montevecchi abbiamo ascoltato la Rete per la parità di genere nelle arti performative e, a seguito dell'incontro nazionale delle operatrici dello spettacolo, abbiamo ritenuto opportuno condividerne le richieste attraverso la formulazione dell'emendamento che poi è stato approvato e che ritroviamo nel disegno di legge. Si è trattato di un percorso virtuoso di sinergia, volto al superamento della particolare arretratezza del sistema teatrale italiano, che ad oggi presenta percentuali di presenza femminile in posizione di leadership e decisionali, di accesso ai mezzi di produzione e ai fondi e di visibilità del lavoro, spesso sottovalutato e sottopagato, tra le più basse in Europa. Questo passaggio è la testimonianza di quanto sia importante l'ascolto che viene dato a chi in realtà è venuto a chiederci aiuto in questo momento difficile. Concludo affermando che il mondo dello spettacolo oggi ha davvero un motivo per festeggiare e se fino a qualche mese fa abbiamo assistito alla "protesta dei bauli" credo che dopo l'approvazione definitiva, anche alla Camera, di questo provvedimento, i nostri operatori dello spettacolo dovrebbero scendere in piazza con le trombe. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, è indubbio che molte categorie di lavoratori hanno pagato un prezzo enorme per la pandemia, aggravata da scelte governative inefficaci e molte volte senza una valida base scientifica. Anche questa mattina ne abbiamo parlato durante l'esame dell'altro provvedimento. Il dibattito su questo tema è più attuale che mai, visto che, a differenza di altri Paesi europei e nel pieno rispetto delle indicazioni provenienti dalle comunità scientifiche, che nessuno mette in discussione, subiamo oggi limitazioni che all'estero nessun governo impone. È altresì indubbio, gentili colleghi, che una delle categorie che più ha sofferto nei mesi scorsi è stata quella dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo, per i quali noi siamo qui probabilmente a deliberare un provvedimento sì doveroso, ma caratterizzato da un colpevole ritardo. In aggiunta alla carenza di aiuti concreti da parte dello Stato durante la recente pandemia, vi è anche una costante carenza di tutela per i lavoratori, appartenenti ad un settore che - è opportuno ribadirlo - è parte determinante del nostro patrimonio culturale. È sufficiente guardare i dati per comprendere che un lavoratore su cinque non opera più nel settore dello spettacolo rispetto a qualche mese fa: si tratta soprattutto di lavoratrici e lavoratori che si occupavano dell'organizzazione e dell'allestimento - fase invisibile, ma nondimeno fondamentale - di qualsivoglia spettacolo e attività ricreativa. A onor del vero, la mancanza di tutela è infatti ben antecedente alla pandemia, in quanto è da anni che gli ultimi governi, che si sono succeduti, hanno deciso di abbandonare i lavoratori e le lavoratrici di questo prezioso settore. Tutto ciò naturalmente non giova a chi presta il proprio lavoro, né tantomeno a chi è disposto ad investire in questo settore. Finché non vi saranno concrete tutele, purtroppo, è naturale pensare che vi sarà un esodo ancora maggiore da questo ambito, o ulteriori difficoltà, che potrebbero generare un abbassamento dei salari e degli stipendi, con una ricaduta finale sulle delicate questioni della sicurezza sul lavoro. Il tema della sicurezza sul lavoro è fondamentale; lo dico anche perché ricopro l'incarico di Vice Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. La mancanza di disciplina in materia favorisce unicamente condizioni lavorative precarie e sebbene i controlli antecedenti all'Expo 2015 abbiano generato una sensibile diminuzione delle cosiddette morti bianche nel settore ora i dati stanno tornando ad essere allarmanti. Inoltre, colleghi, ci troviamo all'alba di una stagione di eventi importantissima, la prima dopo la diffusione della pandemia; pertanto, dobbiamo essere pronti a mettere in sicurezza le centinaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici di questo settore. Insomma, che l'Italia viva anche di cultura è noto, pertanto noi di Fratelli d'Italia fatichiamo a capire come i Governi trainati dal Movimento 5 Stelle prima e il cosiddetto Governo dei migliori poi, ancorché con una vastissima maggioranza, abbiano trascurato queste problematiche fino ad oggi. Riprendendo le puntuali parole del nostro presidente Giorgia Meloni, noi siamo qui per fare un'opposizione seria e costruttiva; inoltre tengo a sottolineare che noi non siamo il partito del no, come qualcuno ci vuole dipingere. Tuttavia, anche su questo importantissimo tema le nostre richieste, soprattutto le nostre proposte e i nostri emendamenti, sono rimasti come sempre inascoltati. È quindi con rammarico per l'ennesima occasione mancata che noi di Fratelli d'Italia ci asterremo sul provvedimento in esame. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laus. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, permettetemi di esprimere, oltre alla soddisfazione, anche l'orgoglio di poter accompagnare all'esame dell'Assemblea il frutto di mesi di lavoro svolto in sinergia con i colleghi della 7 a Commissione. A tale proposito, approfitto per ringraziare anche i due correlatori, il collega Rampi e la collega Catalfo, nonché la Presidente della 11 a Commissione, la collega Matrisciano, e il presidente della 7 a Commissione Nencini. La collaborazione è stata veramente straordinaria La sintesi di diverse esperienze e contributi tra le varie forze politiche si è tradotta in un testo che ci porta finalmente a riconoscere la specificità di chi lavora in campo culturale e in particolare nello spettacolo, dopo due anni di pandemia e una crisi che ha prodotto una dispersione di personale tecnico e artistico senza precedenti, in una galassia di lavoratori e lavoratrici senza certezze, un quinto dei quali, come è stato ricordato dal collega che mi ha preceduto, ha abbandonato questo settore, che nel 2019 cubava circa 1,5 miliardi di euro. Dopo i due anni peggiori di sempre, insomma, più forte che mai è l'esigenza della delega che diamo al Governo per un riordino complessivo delle disposizioni di legge in materia di spettacolo. Il principale elemento di novità rispetto al passato, che rappresenta un autentico cambio di passo nella produzione normativa odierna, riguarda il riconoscimento della natura stessa delle professioni creative, dove i tempi di preparazione, di formazione e di studio sono da considerarsi a tutti gli effetti parti integranti dei tempi di lavoro effettivo, perché connaturati e indispensabili alla realizzazione della missione professionale, ovvero la messa in scena dello spettacolo, di qualsiasi natura esso sia. Il provvedimento in esame innova dunque il paradigma con cui ci si è relazionati sin qui con le imprese culturali e creative, favorendo un radicale cambio di rotta in un ambito che storicamente è stato normato poco e male, attraverso provvedimenti frammentari che non hanno mai davvero tenuto conto dei rapidi cambiamenti ai quali il lavoro nello spettacolo è stato da sempre esposto.