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la pagina citata è ancora visibile sul sito del Ministero, da essa risulta che ai bandi di finanziamento ministeriali di dicembre 2020 e febbraio 2021 hanno partecipato 1.123 piccoli musei distribuiti su tutto il territorio nazionale; da fonti certe si apprende che il termine previsto per le procedure e la selezione dei piccoli musei che avrebbero potuto accedere ai finanziamenti è stato di nuovo spostato: il Ministero aveva 90 giorni per la selezione e poi, a fronte delle diverse sollecitazioni ricevute soprattutto dall'APM (organizzazione scientifico-culturale senza fini di lucro rivolta alla promozione di una cultura gestionale dei piccoli musei che sia in grado di valorizzarne le specificità: dal legame con il territorio all'accoglienza, alle modalità espositive, alla capacità di offrire esperienze originali ai visitatori), aveva indicato il 15 luglio 2021 come data per la conclusione delle procedure, ma c'è stato un ulteriore slittamento del termine, fissato al 30 settembre 2021; considerato, infine, che: i due bandi in questione rappresenterebbero un passo molto importante perché, per la prima volta, sono indirizzati ai piccoli musei, anche se l'importo complessivo messo a disposizione è stimabile come pari solo all'1 per cento di quanto il Ministero mette a disposizione degli altri musei; la prima firmataria della presente interrogazione, che si è spesa in prima persona per l'approvazione dell'emendamento, presentato in sede di esame della legge di bilancio per il 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160), che istituisce il "fondo per il funzionamento dei piccoli musei" con una dotazione di 2 milioni di euro annui a decorrere dal 2020, è particolarmente sensibile all'argomento e continua a sostenere quanto sia importante assicurare il funzionamento, la manutenzione ordinaria e la continuità nella fruizione per i visitatori, nonché l'abbattimento delle barriere architettoniche dei piccoli musei. È la maniera più giusta per tutelare i presidi culturali di piccole dimensioni che spesso riscontrano difficoltà nell'organizzare un'offerta adeguata al pubblico, garantire il buon finanziamento e la manutenzione delle strutture, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia rendere noto il motivo di tale ulteriore slittamento e se intenda impegnarsi nell'affrontare il tema dei piccoli musei (il 95 per cento dei musei italiani) con l'impegno, l'attenzione e la serietà che merita. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02902 PARENTE CARBONE Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per le disabilità Premesso che: con il messaggio n. 3495 del 14 ottobre 2021, elaborando dei presunti chiarimenti relativi al requisito di inattività lavorativa ai fini della liquidazione dell'assegno mensile di invalidità, di cui all'articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118, l'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) ha in realtà sovvertito le sue precedenti indicazioni in materia, proponendo un'interpretazione della normativa che non si basa più sulla determinazione dello stato di disoccupazione; in particolare, secondo il messaggio "lo svolgimento dell'attività lavorativa, a prescindere dalla misura del reddito ricavato, preclude il diritto al beneficio di cui all'articolo 13 della legge 118/1971"; precedentemente, invece, ai fini di determinare il mancato svolgimento dell'attività lavorativa, di cui al suddetto articolo 13, le valutazioni dell'INPS, come chiarito nei messaggi n. 3043 del 6 febbraio 2008 e n. 5783 del 6 marzo 2008, si basavano sullo stato di disoccupazione, che, secondo normativa vigente, non è assegnato meramente a coloro che non svolgono alcuna attività lavorativa, poiché, come ribadito all'articolo 19 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, "si considerano in stato di disoccupazione anche i lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'articolo 13 del Testo Unico delle imposte sui redditi", ovvero al cosiddetto reddito minimo personale escluso da imposizione, che per l'anno corrente ammonta a 4.800 euro; secondo tale precedente orientamento, infatti, "la dichiarazione (...) di prestare attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione equivale alla dichiarazione di non prestare alcuna attività" (messaggio INPS 6 marzo 2008, n. 5783); considerato che: a fondamento di questo cambio radicale di orientamento, l'INPS indica due sentenze della Corte di cassazione, che però non riguardano l'erogazione dell'assegno a un ricorrente che svolgeva attività lavorativa che genera reddito minimo, e che in nessun modo hanno suggerito che tale attività deve essere considerata come incompatibile con l'erogazione dell'assegno; piuttosto, in una delle sentenze citate (Cassazione civile, VI sezione, 3 luglio 2018, n. 17388), la Corte menzionava la dimostrazione dello stato di disoccupazione come requisito costitutivo dell'assegno mensile agli invalidi civili parziali ; desta importanti interrogativi il modo in cui l'INPS ha recepito la giurisprudenza della Corte, traendo delle conclusioni non esplicitamente suggerite in Cassazione e riferendosi a una sentenza che fa esplicito riferimento allo stato di disoccupazione, relativamente alla disamina per accedere all'assegno ex art. 13 della legge n. 118 del 1971; considerato quindi che: ai dubbi relativi ai fondamenti delle nuove disposizioni dell'INPS, si aggiungono le drammatiche conseguenze sociali ed economiche che derivano dalla sua applicazione; impedendo qualsiasi tipo di attività lavorativa integrativa, si impedisce infatti agli aventi diritto di raggiungere una parziale autonomia ed indipendenza economica, poiché l'assegno mensile di invalidità per gli invalidi civili parziali, ammontando a 287,09 euro, secondo la stessa Corte costituzionale "non è sufficiente a soddisfare i bisogni primari della vita" e viola pertanto il diritto al mantenimento riconosciuto ai cittadini inabili al lavoro dall'articolo 38 della Costituzione; la nuova disciplina, inoltre, lede la dignità dei cittadini disabili, nei confronti dei quali viene istituita una discriminazione infondata in termini di riconoscimento dello stato di disoccupazione, e pertanto, al fine di beneficiare di un loro diritto costituzionale e vedersi sostenuti dalla società, devono decidere se sacrificare il loro desiderio di diventare autonomi e membri attivi della loro comunità, attraverso la dignità del loro lavoro, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano fare luce sulla decisione presa dall'INPS con il messaggio n. 3495 del 14 ottobre 2021, con il quale, come illustrato, l'Istituto modifica la sua precedente interpretazione del requisito di mancata attività lavorativa di cui all'articolo 13 della legge n. 118 del 1971; quali tempestive misure, pertanto, intendano adottare al fine di ripristinare le precedenti modalità di erogazione dell'assegno di invalidità ex