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a seguito della pubblicizzazione di questo documento, le associazioni della sanità privata e sindacali mediche che operano nel Servizio Sanitario Nazionale (AIOP, ARIS, ANDIAR, ANSOC, FederAnisap, Federbiologi, FederLab, Simmfir, SBV, SNR, CIC, SICOP) hanno espresso in modo congiunto, attraverso uno scambio di lettere con il Ministero della salute, grande preoccupazione per le conseguenze che il provvedimento potrebbe avere sull'intero territorio nazionale; invero il documento prevede tariffe con riduzioni che, per le prestazioni in diminuzione, oscillano dal 30 all'80 per cento. Inoltre molte prestazioni sono state accorpate in una unica voce, lasciando tariffata solo la prima e quindi non vi è un calcolo adeguato delle reali voci di costo delle prestazioni. Difatti il nuovo Nomenclatore tariffario non tiene in considerazione la metodologia prevista per legge per stabilire le tariffe, la quale dovrebbe tener conto dei costi reali che concorrono a definire una tariffa, la cosiddetta "analisi dei costi" prevista dalla normativa; il nuovo Tariffario non tiene neanche in debito conto aspetti essenziali come l'obsolescenza tecnologica delle attrezzature e la loro necessaria innovazione, ma anche il rinnovo dei contratti di lavoro del personale sanitario, con le evidenti ricadute nella qualità delle prestazioni garantite ai cittadini; non ultimo, occorre considerare gli evidenti effetti negativi, anche, sotto il profilo occupazionale, soprattutto per le strutture di diritto pubblico e di diritto privato di piccola e media dimensione che operano nel settore; considerato che: ad erogare le prestazioni sanitarie, delle quali beneficiano i cittadini, sono aziende di diritto pubblico e privato, il cui equilibrio finanziario è un presupposto indispensabile per la loro tenuta e quindi per la loro corretta operatività a beneficio del Paese; un decreto tanto sensibile per l'assetto e il corretto funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe essere varato solamente a seguito di un approfondito dialogo tra le parti ed un confronto con le associazioni maggiormente rappresentative dei soggetti che saranno direttamente investiti dagli effetti del decreto, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano aprire un tavolo tecnico nel quale collaborare proficuamente con associazioni imprenditoriali e dei professionisti che operano nel Servizio Sanitario Nazionale per impedire che il provvedimento proceda nel suo iter così come è stato presentato e definire una metodologia condivisa di lavoro per la redazione stessa del provvedimento. Atto n. 4-06576 SANTILLO DE LUCIA Al Ministro della cultura Premesso che: la reale tenuta di Carditello, detta anche real sito o reggia di Carditello, faceva parte di un gruppo di 22 siti della dinastia reale dei Borbone di Napoli posti nella "Terra di lavoro". Tali siti non erano solo semplici luoghi per lo svago, soprattutto per la caccia, della famiglia reale e della sua corte, ma in alcuni casi costituivano vere e proprie aziende, espressione di imprenditoria ispirata dalle idee illuministiche in voga in quei tempi. Si citano per esempio gli allevamenti della fagianeria di Caiazzo, la produzione della seta a San Leucio, la pesca al Fusaro, gli allevamenti della tenuta di Persano e del demanio di Calvi; la fondazione "Real sito di Carditello" è stata costituita il 25 febbraio 2016 dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, dalla Regione Campania e dal Comune di San Tammaro (Caserta) per promuovere la conoscenza, la protezione, il recupero e la valorizzazione del sito e delle aree annesse, in attuazione dell'accordo di valorizzazione sottoscritto dalle parti il 3 agosto 2015. Il complesso monumentale, acquisito dallo Stato l'8 gennaio 2014, rientra in un più ampio progetto di promozione di itinerari turistici integrati con le residenze borboniche del territorio; considerato che: il real sito di Carditello, fino agli inizi del 2018, era un luogo sostanzialmente sconosciuto e inaccessibile, situato al centro di un territorio caratterizzato da numerose criticità. Le condizioni del contesto non si prestavano ad un'ipotesi di valorizzazione turistica e culturale di facile realizzazione, tenuto conto che era al centro della "terra dei fuochi", circondato da terreni sequestrati alla camorra, che ne aveva fatto, nel tempo, luoghi di sversamento di rifiuti pericolosi, e dalle discariche più imponenti d'Italia (Maruzzella e Ferrandelle), in cui furono sversati i rifiuti della crisi di Napoli del 2008-2009; Carditello era totalmente estraneo a qualsiasi circuito turistico e, benché avesse beneficiato di un primo restauro ad opera del polo museale della Campania, anche l'interno del complesso era in condizioni disastrose, con locali quasi tutti inaccessibili, privi di acqua potabile, connettività telefonica e di un sistema fognario. I 15 ettari di boschi di pertinenza erano inoltre ancora completamente invasi da rifiuti, tra i quali spiccavano diversi cumuli, a pochi metri dall'ingresso dei visitatori, in seguito rivelatisi contenere amianto; considerato inoltre che: nel 2018, a seguito del superamento di concorso pubblico, l'ingegner Roberto Formato ha ricevuto l'incarico di direttore della fondazione, per una durata di due anni, rinnovabili per ulteriori due. L'ingegner Formato, che vanta, tra l'altro, ampia esperienza di consulenza per lo sviluppo turistico-culturale e territoriale a livello internazionale, con particolare riferimento al Medio oriente, Golfo Persico, Africa e Sud America, dove ha collaborato a numerosi progetti di sviluppo turistico-culturale riferiti a siti UNESCO e finanziati da organizzazioni internazionali quali la World bank, ha curato diversi piani di sviluppo turistico-culturale in Italia, quali il piano di sviluppo turistico della costa d'Argento in Toscana, del sistema integrato archeologico-territoriale dell'area pompeiana, quello del "MUSST#2" del polo museale dell'Abruzzo; sin dal suo insediamento, a luglio 2018, il direttore ha sempre svolto la sua attività lavorativa con la massima dedizione, diligenza, scrupolo e correttezza, guadagnandosi la fiducia di tutti gli addetti ai lavori, come confermano peraltro i numerosissimi attestati di stima e di apprezzamento per le diverse iniziative ed attività svolte negli anni, provenienti sia dagli organi di stampa nazionali e locali che dalle associazioni ed istituzioni esterne, che hanno fatto di Carditello un modello di rilancio e gestione virtuosa con grande attenzione agli impatti sociali e ambientali sul territorio; a distanza di pochi anni, infatti, il polo culturale è stato completamento rivalorizzato: benché i restauri debbano ancora essere completati, Carditello è già diventato non solo un attrattore culturale ma un concreto e riconosciuto simbolo di rinascita di un territorio per lungo tempo devastato. I boschi sono stati interamente bonificati e oggi sono animati da attività teatrali, educative, enogastronomiche e sportive frequentate da bambini e famiglie. Tutte le attività sono state realizzate senza gravare sul bilancio della fondazione, ma raccogliendo risorse finanziare aggiuntive da sponsor , biglietti e finanziamenti ottenuti attraverso progetti direttamente elaborati o promossi dal direttore. L'attività non si è però fermata ai confini del real sito: