[pronunce]

Né contrasterebbe con l'art. 3 Cost. la successione di diverse discipline in un arco di tempo prossimo al trentennio, considerato che lo stesso fluire del tempo è elemento di diversificazione delle situazioni giuridiche. L'Avvocatura generale dello Stato osserva, infine, che la questione proposta viene ad incidere nell'ambito della discrezionalità legislativa, in quanto esisterebbe, nella materia in discussione, il limite delle risorse disponibili, in considerazione delle esigenze fondamentali di politica economica. Dovrebbero, dunque, spettare al Parlamento eventuali modifiche alla legislazione di spesa, ove queste impongano la salvaguardia dell'equilibrio di bilancio ed il perseguimento degli obiettivi della programmazione finanziaria.1. ¾ La Corte di cassazione ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, commi terzo, quinto e sesto, del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402 (Contenimento della spesa previdenziale e adeguamento delle contribuzioni), convertito, con modificazioni, nella legge 26 settembre 1981, n. 537, «nella parte in cui, successivamente all'elevazione dei limiti della retribuzione pensionabile e all'entrata in vigore della normativa di cui all'art. 21 della legge 11 marzo 1988, n. 67, impedisce che, in sede di determinazione e aggiornamento periodico della retribuzione di riferimento per la prosecuzione contributiva volontaria, questa possa superare l'importo della retribuzione media corrispondente alla più elevata delle classi di contribuzione di cui alla tabella F allegata allo stesso decreto n. 402 del 1981 e il valore inerente al riferimento, nell'art. 2, comma quinto, al limite massimo di retribuzione pensionabile vigente nel periodo cui si riferisce il versamento». La disciplina censurata stabilisce, segnatamente al terzo comma dell'art. 2, che, con decorrenza dal 1° aprile 1981, «le aliquote a percentuale dei contributi volontari dovuti dai lavoratori già occupati alle dipendenze di terzi si applicano alle retribuzioni medie settimanali delle singole classi di retribuzioni di cui alla tabella F relativa alla contribuzione volontaria» (art. 2, comma terzo): tabella allegata al medesimo decreto-legge n. 402 del 1981, convertito, con modificazioni, nella legge n. 537 del 1981. Il successivo quinto comma dispone, a sua volta, che, a decorrere dall'anno 1982 e con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, «le retribuzioni di cui al terzo comma sono aumentate nella stessa misura percentuale delle variazioni delle pensioni che si verificano in applicazione dell'art. 19 della legge 30 aprile 1969, n. 153, entro il limite massimo di retribuzione pensionabile vigente nel periodo cui si riferisce il versamento». Infine, il comma 6 del medesimo articolo prevede che per il calcolo della retribuzione pensionabile si prenda in considerazione «la retribuzione media corrispondente alla classe di contribuzione assegnata, in vigore negli anni in cui risulta versata la contribuzione». Secondo il remittente, le disposizioni denunciate contrasterebbero, anzitutto, con l'art. 38, secondo comma della Costituzione, in quanto avrebbero un effetto penalizzante sul trattamento pensionistico, in contraddizione con «la funzione propria della contribuzione volontaria», e cioè quella – al fine di «ovviare agli effetti negativi, ai fini previdenziali, della mancata prestazione di attività lavorativa» – di consentire il raggiungimento dei requisiti minimi di anzianità contributiva per il diritto a pensione e di «mantenere costante e intangibile in capo al lavoratore, ai fini del pensionamento, il livello retributivo attinto in tutto l'arco della sua attività lavorativa». Sussisterebbe, inoltre, la violazione dell'art. 3, primo comma, della Costituzione. Sarebbe, infatti, irragionevole una disciplina che «contraddice la finalità della contribuzione volontaria» e che comporta ingiustificati limiti alla retribuzione pensionabile «non corrispondenti a quelli operanti in caso di prestazioni di attività lavorativa». Vi sarebbe, inoltre, una ingiustificata disparità di trattamento, nel quadro normativo all'epoca vigente, «tra lavoratori con retribuzione inferiore a detti limiti, per i quali la prosecuzione volontaria è idonea a svolgere adeguatamente la sua funzione, e lavoratori con retribuzione superiore, per i quali […] la prosecuzione volontaria, per ragioni strutturali, è prevalentemente inidonea a svolgere la sua funzione tipica». 2. – La questione non è fondata. Deve, anzitutto, essere condivisa la premessa interpretativa da cui muove il giudice a quo e cioè che le disposizioni denunciate non sono state implicitamente abrogate, né, per altro verso, hanno assunto una funzione diversa da quella originaria, a seguito dell'eliminazione del c.d. tetto pensionistico disposta, nell'ambito dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, dall'art. 21, comma 6, della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 1988). Come correttamente sostenuto nell'ordinanza di remissione, il diverso esito interpretativo è contrastato non solo dalla lettera dell'art. 21 citato, che si riferisce alla contribuzione obbligatoria e non già a quella volontaria, ma, segnatamente, dal fatto che la disciplina di cui alla legge n. 67 del 1988 nulla oppone all'utilizzazione di un sistema tabellare, al fine del calcolo dei contributi e della retribuzione pensionabile, come quello seguito per la contribuzione volontaria dal denunciato art. 2 del decreto-legge n. 402 del 1981, convertito, con modificazioni, nella legge n. 537 del 1981. E, inoltre, è significativo che tale sistema venga richiamato ancora dalla disciplina di riforma recata dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184 (Attuazione della delega conferita dall'articolo 1, comma 39, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in materia di ricongiunzione, di riscatto e di prosecuzione volontaria ai fini pensionistici). L'art. 7, pur disponendone il superamento per il futuro, ha infatti dettato (ai commi 7 e 8) una disciplina transitoria per gli assicurati autorizzati alla prosecuzione volontaria anteriormente alla data di entrata in vigore dello stesso decreto, facendo appunto riferimento alle classi di retribuzione precedentemente assegnate e, in particolare, proprio all'ultima classe vigente pro tempore, al fine di consentire anche a costoro la facoltà di scegliere, entro un anno, l'applicazione della nuova disciplina. 3. ¾ Ciò posto, le censure, che evocano il contrasto delle disposizioni impugnate con gli artt. 3 e 38 Cost., si fondano essenzialmente sulla asserita vanificazione, a seguito del mutato quadro normativo, della funzione propria della contribuzione volontaria, che sarebbe quella di consentire il raggiungimento del limite massimo di anzianità contributiva necessario per la concessione della pensione e di garantire il mantenimento della posizione retributiva raggiunta in tutto l'arco dell'attività lavorativa.