[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 34 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200 (Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari), promosso dal Console d'Italia a Spalato in funzione di Giudice tutelare nel procedimento relativo a P.A., con ordinanza del 27 aprile 2009, iscritta al n. 208 del registro ordinanze 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 34, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 13 gennaio 2010 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza del 27 aprile 2009, il Console d'Italia di Spalato ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200 (Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari), in relazione agli artt. 3, 24, 25 e 32 della Costituzione. 2. - Il rimettente, premette che la Signora S. K., cittadina italiana, ha avanzato istanza al Console d'Italia a Spalato affinché, nella sua qualità di Giudice tutelare, nomini un amministratore di sostegno che possa assistere nell'ordinaria amministrazione il marito sig. P. A., recentemente trasferitosi in Croazia per stare vicino alla moglie e alla figlia. La richiedente ha precisato che il marito non è autosufficiente e che tale circostanza era stata accertata dal Tribunale di Cagliari, il quale, nell'ambito di un procedimento di interdizione, su proposta del Pubblico ministero, aveva ritenuto sufficiente la nomina di un amministratore di sostegno, nomina poi effettuata dal Giudice tutelare. Secondo l'istante, l'amministratore di sostegno, in quanto residente in Sardegna, non potrebbe però svolgere proficuamente il proprio compito, poiché il marito si è trasferito in Croazia, quindi ha «necessità di una tutela» in detto Paese, tutela che «potrebbe concretizzarsi con la nomina di un nuovo amministratore di sostegno stabilmente residente in detto Paese». 2.1. - Posta detta premessa, il rimettente deduce che l'istanza sarebbe riconducibile all'art. 34 del d.P.R. n. 200 del 1967, il quale stabilisce che «il capo di ufficio consolare di prima categoria esercita nei confronti dei cittadini minorenni, interdetti, emancipati e inabilitati residenti nella circoscrizione le funzioni ed i poteri, in materia di tutela, di curatela, di assistenza pubblica e privata nonché di affiliazione, che le leggi dello stato attribuiscono al giudice tutelare». La lettera della norma attribuisce, tuttavia, detta competenza soltanto in riferimento ai minorenni, agli interdetti, agli emancipati ed agli inabilitati e non prevede che il console possa esercitare le funzioni di giudice tutelare nei confronti della «persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi», e cioè che possa procedere alla nomina di un amministratore di sostegno, ai sensi dell'art. 404 del codice civile, nel testo novellato dalla legge 9 gennaio 2004, n. 6 (Introduzione nel libro primo, titolo XII, del codice civile del capo I, relativo all'istituzione dell'amministrazione di sostegno e modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426, 427 e 429 del codice civile in materia di interdizioni e di inabilitazione, nonché relative norme di attuazione, di coordinamento e finali). Secondo il rimettente, siffatta omissione sarebbe irragionevole, in quanto non prevede l'esercizio da parte del console delle funzioni di giudice tutelare in favore del cittadino italiano che versa in una situazione intermedia tra l'inabilitato e l'interdetto. In particolare, l'art 34 del d.P.R. n. 200 del 1967, nella parte in cui non attribuisce al console il potere di nominare un amministratore di sostegno, violerebbe l'art. 3 Cost., poiché «solo ad alcuni cittadini italiani all'estero bisognevoli di tutela -ovverossia [a] quelli che rientrano nella fattispecie di cui all'art. 404 del codice civile - non permette di rivolgersi al console in qualità di giudice tutelare». In ogni caso, anche qualora «tale possibilità fosse comunque desumibile in modo interpretativo», la norma sarebbe irragionevole, poiché «non consente al console, in qualità di giudice tutelare, di intervenire nei loro confronti con la nomina di un amministratore di sostegno, non permettendo così agli stessi di usufruire di tale istituto», con la conseguenza che essi «dovrebbero utilizzare il procedimento per ottenere l'inabilitazione e la successiva nomina di un curatore da parte del console come giudice tutelare». La norma censurata violerebbe, altresì, l'art. 24 Cost., dato che non permetterebbe ai cittadini italiani all'estero che rientrano nella fattispecie dell'art. 404 del codice civile, «di agire agevolmente in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, davanti al console in qualità di giudice tutelare per ottenere la nomina di un amministratore di sostegno», risultando palese, esemplificativamente, la «difficoltà di un ricorso al giudice tutelare in Italia da parte di un cittadino» che si trovi all'estero in una località ubicata in un continente diverso dall'Europa. Sotto un ulteriore profilo, il citato art. 34 violerebbe l'art. 25 Cost., poiché «distoglie dal giudice naturale precostituito per legge alcuni cittadini italiani all'estero bisognevoli di tutela - ovverossia quelli che rientrano nella fattispecie di cui all'art. 404 del codice civile - ove lo stesso giudice è invece chiaramente individuato nel console per altri cittadini italiani all'estero bisognevoli di tutela e rientranti nelle categorie dei minori, degli emancipati, degli inabilitati e degli interdetti», determinando una disparità di trattamento e difficoltà in danno di una categoria di cittadini italiani che si trovano all'estero. Infine, il rimettente deduce che la norma censurata violerebbe anche l'art. 32 Cost., in quanto il cittadino italiano per il quale è stata chiesta la nomina dell'amministratore di sostegno vedrebbe leso il proprio «diritto alla salute, date le sue personali precarie condizioni mentali e di capacità di autogestione». A suo avviso, il citato art. 34 sarebbe quindi costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui non prevede, «nell'ambito della competenza del console in qualità di giudice tutelare per i casi bisognevoli di una forma di tutela - la possibilità per lo stesso console di servirsi dello strumento di nomina di un amministratore di sostegno anche per tutelare i soggetti» ai quali sarebbe applicabile l'art. 404 del codice civile, «e che, ovviamente, non siano stati dichiarati interdetti o inabilitati dal tribunale italiano». 2.2.