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Per questo, limitatamente agli interventi di riparazione e ripristino l'intervento di miglioramento o di adeguamento sismico deve conseguire il massimo livello di sicurezza compatibile con la tipologia dell'immobile, asseverata da un tecnico abilitato; la capacità minima di resistenza alle azioni sismiche, diversificata in base alle zone sismiche, alla classe d'uso dell'immobile ed alla sua tipologia, è individuata con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici. A questo obiettivo fondamentale se ne affianca un altro, sostanzialmente inscindibile dal primo: quello di assicurare che la ricostruzione avvenga in modo da garantire non solo e non tanto il recupero e l'adeguamento del patrimonio edilizio e immobiliare, ma più in generale la conservazione, e ove possibile la valorizzazione, del tessuto socio-economico e dell'identità culturale delle località colpite; in altri termini, la ricostruzione degli abitati non può non accompagnarsi all'adozione di misure volte ad assicurare la ripresa delle ordinarie condizioni di vita e di tutte le attività economiche e culturali che connotano le zone interessate dal sisma, le quali -- come è noto -- sono tutte ricche di storia e tradizioni locali. In questa chiave, si giustifica la scelta di fondo di investire in risorse per contributi alla ricostruzione privata, sotto forma di credito di imposta, che vadano a coprire in modo tendenzialmente integrale gli interventi su tutti gli edifici a uso abitativo, senza distinzione fra le prime e le seconde case: si è infatti ritenuto che la massimizzazione del sostegno pubblico anche per gli edifici non adibiti a prima abitazione corrisponda alla necessità di coniugare le due evidenziate e convergenti esigenze di tutela della sicurezza delle popolazioni e di salvaguardia dell'identità e del tessuto socio-economico dei territori colpiti. Ecco perché, come sarà meglio illustrato in seguito, i contributi riconoscibili per gli interventi di ricostruzione e riparazione sono definiti in misura pari: -- al 100 per cento del costo degli interventi per gli edifici siti nelle aree direttamente colpite dal sisma, adibiti sia a prima che seconda abitazione; -- al 100 per cento del valore del cosiddetto danno puntuale, ossia del danno del quale sia documentata la riconducibilità causale al sisma del 24 agosto 2016, per gli edifici adibiti a prima abitazione siti nei comuni esterni all'area direttamente colpita, ma per i quali sia documentato abbiano subito danni per effetto dello stesso; -- al 100 per cento del valore del predetto danno puntuale anche per gli edifici siti nei comuni da ultimo indicati, qualora siano ricompresi all'interno di unità minime di intervento (UMI) ricadenti in centri storici o borghi caratteristici (ipotesi nella quale si è presunta sussistente la richiamata esigenza di salvaguardia dell'identità culturale e del tessuto socio-economico in termini di omogeneità); -- al 50 per cento del predetto importo, per gli edifici adibiti a seconda abitazione siti nei comuni esterni all'area direttamente interessata dall'evento, in tutti gli altri casi. In pratica, si è inteso garantire doverosamente omogeneità di trattamento ad omogeneità di situazione, limitando i caso di corresponsione ridotta del contributo a fattispecie non caratterizzate dalla sussistenza della coesistenza dei due interessi primari sopra evidenziati. Vedremo nel prosieguo in quale modo il Commissario addivenga all’individuazione degli immobili cui applicare in seconda battuta -- rectius , non previsti nell'allegato al decreto -- le misure contemplate nello stesso. La valorizzazione del contesto territoriale ispira il provvedimento che contempla un complesso di misure programmatorie/pianificatorie funzionali a far sì che la ricostruzione, fin dall'inizio, avvenga esattamente negli stessi luoghi ove sorgevano i centri e gli edifici distrutti o danneggiati dall'evento calamitoso. Ciò vale per la ricostruzione dei nuclei urbani e dei centri abitati, comprensivi delle opere pubbliche e di interesse pubblico e sociale che le caratterizzavano e per la salvaguardia delle attività economiche, delle quali dovrà essere assicurata la prosecuzione in loco , escludendone ogni delocalizzazione se non per il tempo strettamente necessario a garantirne la continuità con il minor pregiudizio possibile. Ci si muove sempre con il preciso intento, più volte ricordato, di garantire il recupero integrale del tessuto economico-sociale esistente nei territori colpiti, evitando che il sisma si risolva in un vulnus definitivo al sistema imprenditoriale e produttivo locale. Particolare attenzione è stata posta alla tutela del paesaggio e dei beni culturali esistenti nei territori colpiti dal sisma, rappresentativi della bellezza degli agglomerati urbani di cui il nostro Paese presenta innumerevoli esempi. Peraltro nei territori colpiti dal sisma ricadono due Parchi nazionali e diverse aree soggette a misure di salvaguardia ai sensi della vigente legislazione in materia paesaggistica. Muovendo dal presupposto che l'ambiente e il paesaggio costituiscano una risorsa da valorizzare in sé ai fini del rilancio dell'economia locale, sono state dettate precise disposizioni intese ad assicurare un continuo coordinamento con le autorità preposte alla tutela delle risorse stesse, al fine di assicurare che gli interventi di ricostruzione perseguano sempre il massimo grado di compatibilità con le esigenze di conservazione e salvaguardia dei valori paesaggistici e ambientali esistenti. Infine si è ritenuto di introdurre misure e incentivi intesi a stimolare anche l'avvio di attività e iniziative imprenditoriali nuove, oltre che la prosecuzione e la ripresa di quelle già esistenti, nell'intento di far sì che la ricostruzione possa costituire una più generale opportunità di rilancio del tessuto economico-sociale delle regioni interessate. Proprio per poter realizzare questi ambiziosi propositi, si è ritenuto di adottare il già ricordato nuovo modello di governance , con l'attribuzione al Commissario straordinario, ed alla struttura alle sue dipendenze, di piena autonomia nell'esercizio delle sue funzioni e di penetranti poteri di intervento e controllo in tutte le fasi di articolazione degli interventi di ricostruzione, sostegno e rilancio dell'economia. Ciò ha comportato, pur nel rispetto dell'autonomia delle regioni interessate e delle esigenze delle comunità locali (di cui è stato previsto il costante coinvolgimento attraverso molteplici strumenti), la caratterizzazione della struttura commissariale quale organismo operativo unitario a supporto delle autonomie territoriali, focalizzando su di essa numerose funzioni in passato decentrate, quali ad esempio la gestione degli interventi sulle opere pubbliche, il vaglio di ammissibilità delle richieste di contributi per la ricostruzione privata, eccetera. Si è trattato di una scelta in qualche misura obbligata, sol che si tenga conto del fatto che, a differenza delle precedenti esperienze che si sono più sopra citate, in questo caso gli interventi sono destinati a coinvolgere il territorio di ben quattro regioni, ciò che avrebbe potuto rendere più complessa l'articolazione delle competenze e degli interventi medesimi.