[ddlpres]

Modifiche al decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, e al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, in materia di applicazione della direttiva 2006/123/CE al commercio sulle aree pubbliche, e disposizioni per la promozione e riqualificazione del commercio al dettaglio su aree pubbliche. Onorevoli Senatori. – La regolazione dell'esercizio dell'attività commerciale e la programmazione pubblica dell'accesso al relativo mercato costituiscono strumenti d'intervento pubblico ammissibili se utilizzati a difesa di prevalenti interessi pubblici generali o se necessari per orientare e coordinare l'attività economica con fini sociali. Solo a tali fini, l'articolo 41, secondo comma, della Costituzione fornisce copertura costituzionale alle regolazioni pubbliche, ai controlli e programmi amministrativi, che possono limitare la libertà d'iniziativa economica dei soggetti privati. La regolazione pubblica, dunque, deve essere concepita soprattutto per tutelare il consumatore e incentivare le imprese ad operare nel mercato. Con riferimento al settore del commercio, il pendolo della regolazione ha a lungo oscillato in opposte direzioni. Ripercorrendo brevemente le tappe evolutive della normativa in materia, si è passati dalla sostanziale libertà della disciplina post-unitaria, all'impianto dirigista del regio decreto-legge n. 2174 del 1926, che subordinava il rilascio della licenza comunale anche alla valutazione sulla sufficienza «degli spacci già esistenti [...] tenuto conto dello sviluppo edilizio, della densità della popolazione, dell'ubicazione dei mercati rionali». Successivamente è intervenuta la legge n. 426 del 1971 che ha spostato la discrezionalità dell'amministrazione dal procedimento di rilascio dell'autorizzazione commerciale a quello di predisposizione del cosiddetto piano del commercio, per cui il commercio incontrava il limite della programmazione economica e, contestualmente, sottostava alla primazia della pianificazione urbanistica. Il decreto legislativo n. 114 del 1998 ha rappresentato il primo tentativo di liberalizzazione del settore. Più in particolare, con tale intervento, il legislatore ha cancellato i piani del commercio; ha soppresso il registro degli esercenti il commercio (REC) e ha sostituito il sistema delle tabelle merceologiche con la distinzione fra settore alimentare e non alimentare; ha ridotto i vincoli di carattere autorizzativo e ne ha operato una semplificazione procedimentale. Il legislatore statale è nuovamente intervenuto nel settore con il decreto-legge n. 223 del 2006, che ha inciso sulle limitazioni introdotte nel tempo dagli enti territoriali. L'intervento maggiormente incisivo, però, come è peraltro accaduto in diversi altri settori economici, va rintracciato nell'intervento comunitario. Il legislatore italiano ha recepito nel nostro ordinamento la cosiddetta direttiva Bolkestein (direttiva 2006/123/CE), relativa ai servizi nel mercato interno, finalizzata a facilitare la creazione di un libero mercato di servizi in ambito europeo, con l'approvazione del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59. Il presente disegno di legge è finalizzato a disciplinare le modalità di accesso e di esercizio dell'attività del commercio su aree pubbliche e a superare le problematiche emerse nel corso degli ultimi anni proprio a seguito dell'approvazione del predetto decreto legislativo n. 59 del 2010. I problemi per il settore del commercio al dettaglio su aree pubbliche, nel quale operano circa duecentomila aziende prevalentemente a conduzione familiare, nascono in particolare dall'applicazione dell'articolo 12 della direttiva Bolkestein, con cui si prevede che qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato, gli Stati membri sono tenuti ad applicare una procedura di selezione tra i candidati potenziali. Il decreto legislativo n. 59 del 2010 ha stabilito che anche il commercio al dettaglio svolto su aree pubbliche venisse sottoposto all'obbligo di procedure selettive, alla limitazione della durata delle autorizzazioni, al divieto di rinnovare automaticamente le concessioni e di accordare vantaggi al prestatore uscente. Inoltre, è stato altresì previsto, all'articolo 70, comma 5, che in sede di intesa in sede di Conferenza unificata venissero individuati i criteri da applicare nelle procedure di selezione per l'assegnazione di posteggi su area pubblica e le disposizioni transitorie da applicare, con le decorrenze previste, anche alle concessioni già in essere. Le disposizioni introdotte dal decreto legislativo n. 59 del 2010 non sembrano tenere conto delle peculiarità del settore, lasciando così i titolari delle licenze di commercio ambulante in una situazione di grande incertezza. In gioco c'è il destino di circa duecentomila famiglie che nonostante le difficoltà rendono il commercio ambulante ancora uno dei principali pilastri della distribuzione italiana, in grado di dare lavoro a oltre centonovantamila imprese e più di duecentodiciassettemila addetti, per un fatturato complessivo di 11,1 miliardi di euro. In tale contesto, il presente disegno di legge si pone l'obiettivo di ridare certezza al settore, prevedendo l'esclusione per il commercio al dettaglio su aree pubbliche dall'applicazione della direttiva 2006/123/CE e quindi dalla disciplina contenuta nel decreto legislativo n. 59 del 2010 (articolo 1), partendo dal presupposto che vengono attribuiti in concessione dei «beni» e non dei «servizi», ossia che si tratti di conferire l'uso di una superficie e non l'autorizzazione a svolgere un servizio. Con l'articolo 2 si interviene sul decreto legislativo n. 114 del 1998, in particolare sull'articolo 28, al fine di stabilire, tra le altre misure, che l'autorizzazione all'esercizio di tale attività può essere rilasciata a persone fisiche, a società di persone o di capitali, ovvero a cooperative regolarmente costituite secondo le norme vigenti, che però abbiano i requisiti dimensionali della categoria della microimpresa, al fine di evitare che il commercio ambulante su area pubblica possa aprire le porte alle grandi imprese di capitali e alle imprese estere, anche multinazionali, mettendo a serio rischio il lavoro di numerosi addetti del settore. Le ulteriori modifiche apportate all'articolo 28 del decreto legislativo n. 114 del 1998 sono finalizzate a garantire che le autorizzazioni all'esercizio del commercio su aree pubbliche siano rilasciate, ed eventualmente rinnovate, solo in presenza di specifici requisiti che garantiscano che l'offerta sia idonea a soddisfare gli interessi dei consumatori, sia in termini di qualità che di legalità: dalla maggiore professionalità acquisita nell'esercizio del commercio sulle aree pubbliche, intesa come anzianità di esercizio dell'impresa comprovata dall'iscrizione dell'impresa attiva nel registro delle imprese; ad un numero predeterminato di concessioni nell'ambito del medesimo settore merceologico alimentare e non alimentare, sulla base del numero dei posteggi presenti nelle aree mercatali; ai criteri di assegnazione correlati alla qualità e tipologia dei prodotti offerti in vendita o dal servizio fornito; al possesso dei requisiti di onorabilità necessari alla richiesta di autorizzazione; al possesso del documento unico di regolarità contributiva (Durc) e all'adempimento degli obblighi tributari locali ai fini del rinnovo della concessione.