[pronunce]

A ciò aggiungasi che lo stretto legame esistente tra conferimento dei diritti patrimoniali derivanti dalla brevettazione e incentivazione della ricerca porta la normativa impugnata in rotta di collisione anche con i principî di cui agli artt. 9 e 32 della Costituzione. In definitiva, la mancanza di un'esigenza inderogabile quale criterio legittimante la compressione di diritti acquisiti, rende la scelta attuata dalla norma censurata arbitraria e irragionevole e, in un contesto in cui il legislatore comunitario ha mostrato ben altra sensibilità per la salvaguardia del principio dell'affidamento e della certezza giuridica, incoerente rispetto ai criteri che lo hanno ispirato. Peraltro, nel perseguire il fine di assicurare una piena concorrenza fra tutte le imprese farmaceutiche che competono sul mercato europeo – come strumento imprescindibile per ottenere un riallineamento verso il basso del prezzo dei medicinali – la legge impugnata crea una clamorosa discriminazione proprio a danno delle industrie italiane, essendovi paesi, come la Francia, nei quali gli operatori del settore continuano a beneficiare di una tutela brevettuale ben maggiore di quella fissata «a regime» a livello comunitario. Tale rilievo rende manifestamente incongruo anche l'obbiettivo del «contenimento della spesa pubblica farmaceutica», quale ratio della disposizione censurata individuata dal rimettente, senza contare che l'equilibrio del bilancio, che può giocare un ruolo decisivo in materia pensionistica – ove si tratta di pareggiare le entrate costituite dai contributi versati con le uscite rappresentate dalle prestazioni erogate (in un'ottica in cui il sacrificio nel godimento del diritto alla pensione da parte delle generazioni presenti è volto ad assicurare il godimento di un analogo diritto alle generazioni future) – si presta assai meno a scriminare una scelta che, come affermato dalla stessa Corte nella storica sentenza n. 20 del 1978, incide direttamente sull'incentivazione alla ricerca e, per questa via, anche sulla tutela della salute pubblica. Considerato poi che il fine di risparmio ben può essere perseguito con altri mezzi, l'irragionevolezza dell'art. 3, comma 8, del d.l. n. 63 del 2002 è, a giudizio dell'interveniente, assolutamente manifesta, e ciò tanto più che la norma censurata, lungi dall'essere politicamente neutra, mira in realtà ad incidere sull'equilibrio delle diverse imprese farmaceutiche, penalizzando quelle produttrici di farmaci c.d. specializzati a tutto vantaggio dell'industria dei generici: sicché, intervenendo con effetti distorsivi sulla concorrenza, essa collide, sotto questo ulteriore profilo, con gli artt. 41 e 42 della Costituzione. La comparente confuta poi le eccezioni di inammissibilità fatte valere dall'Avvocatura, ricordando, quanto a quella basata sull'asserito difetto di giurisdizione del giudice a quo, che questo, per fondare una pronuncia di irrilevanza della questione, deve essere assolutamente macroscopico e, quanto a quella relativa al perplesso approccio del rimettente col requisito della non manifesta infondatezza, che è sufficiente, ai fini della rimessione della questione, l'esistenza di un dubbio sulla legittimità costituzionale della norma che si tratta di applicare. Infine, a sostegno dell'ammissibilità del proprio intervento, Sigma-Tau espone di essere licenziataria esclusiva, per conto di Schering Corporation, del prodotto Nitro-dur e di essere pertanto legittimata a integrare il contraddittorio in quanto parte cointeressata, ricordando che l'eventuale rigetto della questione inciderebbe direttamente sui suoi diritti di esclusiva, senza che essa esponente abbia avuto la chance di difenderne l'integrità, con evidente compromissione del diritto di difesa di cui all'art. 24 Cost. 11. – In data 8 febbraio 2005 GlaxoSmithKline s.p.a., Glaxo Group Limited, Beecham Group plc e The Welcome Foundation Limited, da una parte, Knoll-Ravizza Farmaceutici s.p.a., dall'altra, nonché Taisho Pharmaceutical Co.Ltd hanno depositato ulteriori memorie di identico contenuto. In esse hanno ribadito di essere portatrici – in quanto titolari di taluni dei circa quattrocento certificati nazionali rilasciati o richiesti durante la finestra temporale fatta salva dal regolamento n. 1768 del 1992 – di una posizione giuridica incisa «in via individuale ed immediata» dall'esito del giudizio di costituzionalità, segnatamente ricordando, in ordine alle problematiche connesse all'intervento della parte non costituita nel giudizio a quo, come la giurisprudenza della Corte si sia ormai consolidata nel senso di ritenere inammissibile quello qualificato da un interesse meramente riflesso ed eventuale, rispetto al thema decidendum, e ammissibile invece l'intervento assistito da una situazione soggettiva direttamente lesa – o favorita – dalla permanenza in vigore, o dall'espunzione, della norma oggetto del sindacato. Le deducenti tornano poi a confutare l'eccezione di inammissibilità della sollevata questione per difetto di giurisdizione del giudice a quo, rilevando che, contrariamente a quanto sostenuto ex adverso, la competenza della Commissione ricorsi a conoscere del giudizio innanzi a essa proposto si radica sul combinato disposto degli artt. 35, primo comma e 71, primo comma, del r.d. n. 1127 del 1939 e che, in ogni caso, alla stregua della consolidata giurisprudenza del giudice delle leggi, la carenza di giurisdizione può venire in considerazione nel giudizio incidentale solo allorché sia assolutamente macroscopica, mentre la positiva valutazione del rimettente in ordine alla corretta introduzione innanzi a sé del processo, «è elemento sufficiente perché il giudizio di costituzionalità possa ritenersi ritualmente introdotto». Richiamate quindi le argomentazioni difensive già svolte nei precedenti scritti, insistono le comparenti per l'accoglimento della prospettata questione. 12.– In data 1° giugno 2005 GlaxoSmithKline s.p.a., Glaxo Group Limited, Beecham Group plc e The Welcome Foundation Limited hanno depositato un'ulteriore memoria, nella quale, ricapitolati i termini essenziali del giudizio di costituzionalità nel quale sono intervenute, espongono che la norma impugnata è stata espressamente abrogata dall'art. 246, comma 1, del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale, a norma dell'art. 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273), ma altrettanto esplicitamente ripristinata dall'art. 61, commi 4 e 5, del medesimo d.lgs. , nel quale – sotto la rubrica «Certificato complementare» – figura una disposizione identica a quella contenuta nell'abrogato art. 3, comma 8, del decreto-legge n. 63 del 2002; pertanto, poiché la norma oggetto del giudizio di costituzionalità è stata trasfusa, senza modifica alcuna, in una disposizione successiva di pari rango, in base al consolidato orientamento della Corte costituzionale il sindacato di costituzionalità deve traslarsi sulla norma sopravvenuta, senza che si faccia luogo alla restituzione degli atti al rimettente. 13.