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Bisognerebbe fornire non i numeri, ma le informazioni e i dati concreti, ad esempio, su quanto inquinerebbe di più un'auto se togliessimo i 250 chili di plastica che ci sono dentro e la sostituissimo con altri materiali: inquinerebbe di più perché occorrerebbe più carburante. (Applausi) . Quanto cibo si sprecherebbe in più, se si eliminasse su scala planetaria la plastica dai contenitori, dalle vaschette per determinati prodotti? Quanto tornerebbe indietro la medicina se eliminassimo la plastica da alcuni degli strumenti e dei materiali che nella medicina hanno fatto la differenza in generale e in particolare durante l'emergenza Covid? Certo, se poi i cittadini sono maleducati e le istituzioni non sono pronte e milioni di mascherine finiscono gettate in maniera non conforme è un problema, ma non dipende dal materiale, bensì dall'educazione e - aggiungo io - anche dalla preparazione, ad esempio, degli enti locali e delle reti e questo vale, ovviamente, non solo per la plastica, ma anche per tantissimi altri prodotti. Se ci sono intere Regioni d'Italia che non hanno isole ecologiche, che non hanno centri di raccolta, se ci sono amministrazioni comunali che non sono in grado di offrire ai propri cittadini la possibilità di raccogliere, e questo vale soprattutto per i RAEE, ci si concentra sulla plastica, ma non è che se il vetro, i televisori, i frigoriferi o le gomme delle auto finiscono in mare facciano un danno minore. Sicuramente non risolviamo magicamente il problema con un provvedimento come questo. Sicuramente non era un motivo per non farlo, ma voglio solo dare uno spunto di riflessione, fornire un'informazione ai colleghi, ma sicuramente molti ne saranno a conoscenza. Un paio di anni fa il «National Geographic» dedicò un articolo a delle cooperative di pescatori dello stato del Kerala in India che tutte le mattine - 5.000 pescatori, al tempo - partivano e non imprecavano più quando pescavano rifiuti, in particolare in plastica, perché facevano parte di un progetto pilota per il quale venivano pagati per recuperare la plastica in mare e diventare pescatori di rifiuti, che non è un'offesa. Ho sentito definire questi pescatori spazzini del mare, ma non credo sia la definizione adatta. Credo che un progetto come questo nobiliti, eventualmente, in alcuni casi, un ruolo come quello che stanno svolgendo. Ebbene, è un piccolo progetto, che peraltro è richiamato anche a livello europeo dalla Svezia e dalla Gran Bretagna e da alcune associazioni, queste sì positive. Infatti, di ONG ce ne sono tante, non ci sono solo quelle che si muovono in determinati settori sicuramente più redditizi, ma ce ne sono altre che magari mettono a disposizione la tecnologia, l'impegno e i volontari per fare qualcosa di buono. Caso vuole che quei pescatori che hanno iniziato si siano rivolti - pensate un po' - non al Ministro dell'ambiente del loro Stato, ma al Ministro del turismo. Questo per dire che il problema riguarda l'ambiente, ma riguarda anche la tutela delle bellezze naturali e del pianeta anche in funzione turistica. Allora perché non si sente mai parlare, in tema di cooperazione internazionale, di progetti in tante materie e direzioni, magari incentivando e favorendo la collaborazione fra le nostre aziende e ciò che certe organizzazioni riescono a fare e mettere in campo? Si dovrebbe fare in modo che ciò diventi un'occasione di guadagno, crescita imprenditoriale ed economica e sviluppo sul piano della ricerca per le nostre aziende e per quelle europee, al fine di fornire il supporto necessario affinché quelle isole in mezzo all'Oceano non siano più prese come esempio negativo. Occorre che si cominci non a ridurre la plastica che le ingrandisce, ma ad aggredirla e a pulire il mare, magari prendendo in considerazione, anche in questo caso a livello internazionale non essendoci confini, il fatto che ambiente ed economia possono andare a braccetto e che la ricerca, così come lo sviluppo e l'impresa possono essere un'occasione di crescita a livello mondiale. L'Italia, che tante volte in molti settori è stata all'avanguardia, potrebbe esserlo anche in questo campo. (Applausi) . QUARTO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. QUARTO (M5S) . Signor Presidente, l'uomo bulimico ha costruito tanto, troppo, e l'ha fatto in gran parte con modelli di produzione e consumo lineari, depauperando risorse naturali, generando rifiuti e inquinando tutte le matrici ambientali. Ciò che l'uomo ha costruito finora supera l'intera biomassa planetaria. All'inizio del ventesimo secolo il costruito valeva il 3 per cento della biomassa della terra; nel 2020 abbiamo superato il 100 per cento, con oltre 1.000 miliardi di tonnellate. La massa della sola plastica è maggiore di quella di tutti gli animali esistenti. Anche grandi e utili invenzioni diventano dannose per scelte economiche sbagliate. È il caso della plastica. L'italiano Giulio Natta nel 1963 vinse il premio Nobel per la chimica per l'invenzione del polipropilene isotattico. «E mo...e mo...Moplen», inconfondibile, leggero e resistente, pubblicizzato nel Carosello dal mitico Gino Bramieri, divenne uno dei simboli del boom economico degli anni Sessanta. Oggi la dispersione della plastica nell'ambiente è uno dei problemi planetari più inquietanti. Nonostante le mature e vantaggiose tecnologie per il riciclo della plastica, l'OCSE stima che solo il 15 per cento viene riciclata, il 25 per cento bruciata negli inceneritori e il 60 per cento tombata nelle discariche. Dei 310 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, 8 milioni finiscono in mare (un camion al minuto) e ben 230.000 nel Mediterraneo. L'Italia, con le sue 34.000 tonnellate, detiene il secondo posto come Nazione inquinatrice del Mare Nostrum " plasticum " . Qui poi si accumulano 13.000 tonnellate di microplastiche l'anno. Si va così a compromettere una risorsa planetaria vitale. Il mercato stimato delle risorse industrie marine e costiere vale infatti 3.000 miliardi di dollari l'anno, pari al 5 per cento del PIL globale, e 3 miliardi di persone dipendono dagli oceani come risorsa primaria di proteine. Il 40 per cento del mare è però pesantemente influenzato dalle attività umane. La plastica galleggia, è in sospensione e giace sui fondali; provoca la morte di milioni di animali e impoverisce l'ecosistema e la biodiversità. È nei pesci che mangiamo, nel sale e nell'aria che respiriamo. Di questo passo, nel 2050 il mare conterrà più plastica, che pesci. Il MoVimento 5 Stelle si sta valorosamente opponendo a tale scellerato inquinamento. (Applausi) . Non assisteremo inermi a quest'assurdo suicidio ambientale. La tutela dell'ambiente è nel nostro DNA. In Parlamento e al Governo con la nostra valorosa paladina, Ilaria Fontana, siamo sul fronte di battaglia contro tutti gli inquinamenti esistenti. Ci siamo già prodigati vietando shopper e cotton fioc di plastica, oltreché i cosmetici con microplastiche. È stato varato un credito d'imposta del 36 per cento per imballaggi in plastica differenziata e biodegradabili.