[pronunce]

In una successiva memoria illustrativa, il Presidente del Consiglio dei ministri ribadisce la necessità di adottare un'interpretazione teleologico-sistematica della norma delegante, richiamando la giurisprudenza costituzionale sull'interpretazione delle leggi di delega ed evidenziando che la legge n. 190 del 2012 ha lo scopo di rendere più efficace il contrasto dell'illegalità nella pubblica amministrazione. Inoltre, l'Avvocatura dello Stato osserva che la sospensione, avendo natura transitoria, dovrebbe essere collegata a presupposti parimenti transitori. Con riferimento alla dedotta violazione dell'art. 117, comma primo, Cost., in relazione all'art. 7 della CEDU, l'Avvocatura dello Stato afferma che, anche in applicazione dei criteri elaborati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, l'istituto della sospensione dalla carica elettiva non rientrerebbe nella nozione convenzionale di pena, in quanto essa: non è qualificata dal legislatore come sanzione penale; non ha finalità punitiva ma cautelare; non produce conseguenze gravi per l'accusato, in ragione del suo carattere provvisorio e limitato nel tempo. 5.- Il Tribunale ordinario di Messina, con ordinanza del 14 settembre 2015 ha sollevato tre questioni di legittimità costituzionale, nel corso di un giudizio promosso da un consigliere (V.L.M.) del Comune di Graniti contro la Prefettura di Messina, a seguito del decreto con cui il Prefetto aveva dichiarato la sospensione del consigliere dalla carica ai sensi dell'art. 11, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 235 del 2012. Con la medesima ordinanza, il Tribunale ha sospeso l'efficacia del decreto prefettizio. Le questioni hanno ad oggetto l'art. 11, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 235 del 2012. Tale disposizione (recante la rubrica «Sospensione e decadenza di diritto degli amministratori locali in condizione di incandidabilità») statuisce che «[s]ono sospesi di diritto dalle cariche indicate al comma 1 dell'articolo 10: a) coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all'articolo 10, comma 1, lettere a), b) e c)». L'art. 10 (rubricato «Incandidabilità alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali»), al comma 1, dispone che «[n]on possono essere candidati alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e non possono comunque ricoprire le cariche di presidente della provincia, sindaco, assessore e consigliere provinciale e comunale [...] c) coloro che hanno riportato condanna definitiva per i delitti previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, primo comma, 320, 321, 322, 322-bis, 323, 325, 326, 331, secondo comma, 334, 346-bis del codice penale». Con la prima questione il rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 11 del d.lgs. n. 235 del 2012, nella parte in cui consente la sospensione dalla carica in relazione a reati consumati prima della sua entrata in vigore, in riferimento agli artt. 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost. Gli argomenti utilizzati ricalcano quelli utilizzati a sostegno della stessa censura nell'ordinanza della Corte d'appello di Bari. Il Tribunale ordinario di Messina ritiene, altresì, che l'applicazione retroattiva dell'art. 11, comma 1, lettera a), in relazione all'art. 10, comma 1, del d.lgs. n. 235 del 2012, si ponga in contrasto con gli artt. 2, 4, secondo comma, 51, primo comma, e 97, secondo comma, Cost. I termini della questione coincidono con quelli sviluppati, sulla stessa questione, nell'ordinanza del Tribunale ordinario di Napoli. Con la terza questione il rimettente contesta il vizio di eccesso di delega, in quanto, in violazione dell'art. 1, comma 64, lettera m), della legge n. 190 del 2012, l'art. 11, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 235 del 2012 collega la sospensione alla sentenza non definitiva di condanna. 6.- Con atto depositato il 23 febbraio 2016 è tempestivamente intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. La difesa erariale premette che, nel caso di specie, un problema di irretroattività neppure si porrebbe e che difetterebbe di conseguenza il requisito della rilevanza della questione. Nel 2004, epoca della commissione del fatto reato (peculato), l'ordinamento già prevedeva la sospensione dalla carica elettiva a fronte di sentenza di condanna di primo grado, ai sensi dell'art. 59, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), trasfuso nell'attuale art. 11, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 235 del 2012. Subordinatamente, l'Avvocatura dello Stato si sofferma sull'infondatezza della prima e seconda questione, nonché del lamentato eccesso di delega, riproponendo i medesimi argomenti utilizzati nell'atto di intervento dimesso nel giudizio promosso dal Tribunale ordinario di Napoli. 6.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato un'ulteriore memoria in prossimità dell'udienza. Sui profili dell'eccesso di delega e della violazione del divieto di retroattività delle norme penali, la difesa erariale ripropone gli argomenti svolti nella memoria integrativa depositata nel giudizio promosso dal Tribunale ordinario di Napoli.1.- La Corte d'appello di Bari, il Tribunale ordinario di Napoli e quello di Messina hanno sollevato (con ordinanze iscritte rispettivamente ai nn. 278 e 323 del registro ordinanze 2015 e al n. 11 del registro ordinanze 2016) complessivamente quattro questioni di costituzionalità con riferimento al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190), c.d. "legge Severino". In particolare, i giudici hanno contestato - nell'ambito di giudizi promossi da soggetti sospesi dalla carica politica (rispettivamente, di consigliere della Regione Puglia, di Presidente della Regione Campania e di consigliere del Comune di Graniti) a seguito di condanne penali non definitive - le norme che contemplano la sospensione dalle cariche politiche nelle regioni e negli enti locali in caso di condanna non definitiva per determinati reati: l'art. 8, comma 1, e l'art. 11, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 235 del 2012. In collegamento con l'art. 8, comma 1, vengono censurati anche l'art. 1, comma 1, lettera b) e l'art. 7, comma 1, del d.lgs.