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Credo che i conflitti che noi oggi valutiamo tra la politica e i dirigenti - chiamiamoli così - cioè la parte tecnica che è di supporto alla politica, nascano, storicamente, nel momento in cui si è ritenuto che la classe politica fosse inadeguata ad assumere certe decisioni e dopo una stagione, quella di Tangentopoli, che ha portato alla legge Bassanini, che ha dato molto potere a quella classe dirigente che oggi non ci consente di esercitare fino in fondo quel primato che noi, invece, vogliamo interpretare nella sua finalità principale (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az), che è quella di dare risposte ai cittadini che hanno fatto una scelta votando delle forze politiche. Mi ricollego a quanto diceva il presidente Romeo: in fondo il tema è questo. Noi abbiamo preso degli impegni con i cittadini e vogliamo portarli avanti. Vale per questo emendamento, ma vale, in generale, per le elezioni politiche che questa maggioranza e questo Governo stanno cercando di portare avanti. A prescindere dal parere di un tecnico, quindi, se c'è la volontà politica di portare un'azione politica in una direzione, il Parlamento deve essere in condizioni di farlo. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). MALLEGNI (FI-BP) . Fatelo, allora! PATUANELLI (M5S) . Credo che su questo occorra una riflessione comune, e la faremo in altri momenti perché necessaria. Per ora, però, mi allineo alle parole del presidente Romeo quando dice che questo emendamento diventa un ordine del giorno, ma non è un ordine del giorno scritto - come si usa dire - su carta da riciclare. È un ordine del giorno che abbiamo tutte le intenzioni di portare avanti nei prossimi giorni, e non nei prossimi mesi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, non mi iscrivo all'elenco degli interventi da lectio magistralis , perché sono una persona pratica che spesso si intrattiene sui problemi della sanità, però la trasformazione di questo emendamento in ordine del giorno non arriva allo scopo, senatore Romeo, se non ci si scrive ciò che ha detto il senatore Errani: se non scriviamo che dobbiamo togliere il tetto dell'1,4 per cento, sono chiacchiere inutili e anche abbastanza incomprensibili. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Se la Ragioneria dice che va bene, va bene. ZAFFINI (FdI) . Se si tratta di un ordine del giorno, non serve la Ragioneria generale dello Stato. PRESIDENTE. Se volete fare una chiacchierata tra di voi, la potete fare anche fuori dall'Aula. (Applausi della senatrice Malpezzi). ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, stavo dicendo che non serve il parere della Ragioneria generale dello Stato per scrivere mezza riga in un ordine del giorno. Se veramente c'è la volontà politica di fare, bisogna scrivere la parolina che ha suggerito il senatore Errani e che io condivido. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . ZANDA (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Stiamo svolgendo interventi sul complesso degli emendamenti riferiti all'articolo. Il Regolamento prevede che possa intervenire un senatore per Gruppo, a meno che uno dei sottoscrittori non parli per meno di dieci minuti. Diamo un'interpretazione ampia in questo senso, quindi ha facoltà di parlare, senatore Zanda. ZANDA (PD) . Signor Presidente, ringraziandola molto per avermi dato la parola, vorrei dire che il senatore Romeo ha posto a quest'Assemblea un tema d'importanza assoluta, perché le democrazie si reggono anche sul principio sacrosanto del primato della politica e io penso che su questo tema dovremo discutere e dibattere a lungo. Infatti ha ragione chi poco fa ha detto che negli ultimi decenni la politica ha ceduto una parte delle proprie prerogative e lo ha fatto non soltanto nel nostro Paese, ma in tutte le democrazie occidentali. Vorrei però fare un'osservazione sulle dichiarazioni del senatore Romeo, che mi sembra riguardi anche l'intervento del senatore Patuanelli, perché anche la politica, pur esercitando il suo primato, deve conoscere i limiti della sua azione. Il senatore Romeo ha fatto riferimento agli organismi tecnici che sovrintendono al bilancio dello Stato. Vorrei solo ricordare, perché il Parlamento ne abbia memoria, che c'è stata una fase della vita del nostro Paese in cui la politica ha esercitato il proprio primato e lo ha fatto in contrasto con le indicazioni tecniche degli organi dello Stato e in tale fase il Paese ha fatto 2.300 miliardi di euro di debito pubblico. Ritengo pertanto che nelle nostre decisioni dobbiamo sempre aver presenti le indicazioni dell'articolo 81 della Costituzione, nella sua nuova formulazione ma anche in quella originaria dei nostri Padri costituenti. La politica ha quindi il dovere di esercitare il suo primato, ma deve sapere che lo deve fare all'interno di quella regola, che indica che per ogni euro che destiniamo a qualche obiettivo che riteniamo meritevole deve esserci un euro che entra, perché il bilancio dello Stato ha bisogno di un equilibrio non diverso dal bilancio delle nostre famiglie e da quello delle persone. Per questo invito il Senato a continuare questo dibattito, certamente non in questa sede perché non possiamo interrompere l'esame di un provvedimento importante, ma dobbiamo trovare l'occasione per riprenderlo, perché credo che se riuscissimo a fissare gli ambiti nei quali la politica deve avere il suo primato, potremmo farle recuperare molta dell'autorità e soprattutto dell'autorevolezza e del prestigio che negli ultimi anni abbiamo perso. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore De Bonis) . BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Visto che i presentatori sono tutti componenti delle Commissioni riunite, senza che questo costituisca un precedente, ha facoltà di parlare anche il senatore Bagnai, che è il secondo del suo Gruppo che interviene. A questo punto, non sarà più possibile intervenire su questo argomento. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il dibattito che si è aperto è molto interessante e concordo con il collega Zanda sul fatto che meriterebbe tempi più distesi che non possono essere questi. Se mi permettete, però, di fare un momento il professorino, vorrei aggiungere due precisazioni che credo ci aiutino a focalizzare il problema. Intanto, mi è sembrato di sentire assimilare la Ragioneria generale dello Stato ad un'autorità indipendente. Non credo che sia esattamente così. Non tutto quello che è tecnico è indipendente, anche perché la tecnica ha perso credibilità, come l'ha persa politica, in quanto purtroppo, negli ultimi anni, ha dimostrato di essere la prosecuzione della politica con altri mezzi, con mezzi insindacabili dai Parlamenti. (Applausi dai Gruppi M5S, L-SP-PSd'Az e FI-BP). È questo il vero tema su cui dobbiamo confrontarci e sul quale dobbiamo concentrarci, perché è anche strettamente legato al modo in cui si interpreta la partecipazione all'Unione europea. In secondo luogo, la storia che lo Stato sia come una famiglia, secondo me, dovrebbe essere un pochino riconsiderata.