[pronunce]

che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo il rigetto della questione sul presupposto che la norma impugnata - nel prescrivere «l'obbligo di indicare il codice fiscale nella domanda di gratuito patrocinio» - sia «razionalmente giustificata dalla necessità di consentire il controllo della sussistenza dei requisiti di carattere economico ai quali è subordinata l'ammissione del beneficio», presentandosi dunque «strettamente collegata a quelle dell'art. 96, secondo comma, e 98, secondo e terzo comma, dello stesso t.u., che prevedono rispettivamente la potestà di rigettare o di revocare l'istanza di gratuito patrocinio qualora il reddito del richiedente risulti superiore ai limiti prescritti»; che secondo la difesa dello Stato, ponendosi il codice fiscale come «strumento per verificare le capacità reddituali di colui che esercita un'attività economica regolare» (attività che - quanto agli stranieri - «costituisce a propria volta la condizione necessaria per ottenere un permesso di soggiorno ed uscire dalla condizione di irregolarità o clandestinità»), potrebbe apparire «effettivamente ingiusta ed irrazionale una norma che impedisca allo straniero non in regola con le disposizioni sul soggiorno di fruire dell'istituto del gratuito patrocinio», essendo il codice fiscale «concesso ai soli stranieri in possesso di un valido titolo di soggiorno»; che, tuttavia, la prospettata situazione d'incostituzionalità - secondo l'Avvocatura dello Stato - potrebbe essere, in realtà, «agevolmente superata attraverso un'interpretazione adeguatrice, che tenga conto del complesso delle disposizioni che regolano gli obblighi di indicazione del numero di codice fiscale»; che, infatti, dovrebbe attribuirsi peculiare rilievo - in tale prospettiva - all'art. 6, secondo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 (Disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti), norma secondo cui «l'obbligo di indicazione del numero di codice fiscale dei soggetti non residenti nel territorio dello Stato, cui tale codice non risulti già attribuito, si intende adempiuto con la sola indicazione dei dati di cui all'articolo 4, con l'eccezione del domicilio fiscale, in luogo del quale va indicato il domicilio o la sede legale all'estero» (e dunque - sottolinea l'Avvocatura - «con l'indicazione del cognome, del nome, del luogo e data di nascita, e del domicilio all'estero»); che la disposizione testé menzionata - conclude la difesa dello Stato - presenta «carattere generale», risultando «certamente applicabile a tutti i casi in cui sia prevista l'indicazione del codice fiscale, e quindi anche nel caso di presentazione di istanza di ammissione al gratuito patrocinio», di talché sarebbe proprio la possibilità di una interpretazione logico-sistematica della norma impugnata a fugare il dubbio di legittimità costituzionale al quale conduce l'interpretazione meramente letterale della stessa. Considerato che il Tribunale di Roma dubita della legittimità costituzionale - per contrasto con gli articoli 3, 10 e 24 della Costituzione - dell'art. 79 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), «nella parte in cui prevede, a pena di inammissibilità della domanda di ammissione al patrocinio dei non abbienti, l'indicazione del codice fiscale, anche nel caso in cui l'istante sia cittadino straniero irregolarmente presente sul territorio dello Stato»; che il rimettente - il quale muove dal presupposto dell'impossibilità di un indirizzo interpretativo diverso da quello che esige la declaratoria di inammissibilità dell'istanza diretta ad ottenere il beneficio del patrocinio a spese dello Stato, anche nell'ipotesi in cui, per ragioni oggettive, l'interessato non possa provvedere all'indicazione del codice fiscale - omette di svolgere la verifica dell'esistenza di una interpretazione comunque idonea a ricondurre la norma impugnata a conformità con i parametri costituzionali richiamati nell'ordinanza di rimessione; che, in sede di disciplina dei casi in cui è obbligatoria l'indicazione del codice fiscale, il testo dell'art. 6, secondo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 (Disposizioni relative all'anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti), prevede espressamente che «l'obbligo di indicazione del numero di codice fiscale dei soggetti non residenti nel territorio dello Stato, cui tale codice non risulti attribuito, si intende adempiuto con la sola indicazione dei dati di cui all'art. 4» - dello stesso d.P.R. - «con l'eccezione del domicilio fiscale, in luogo del quale va indicato il domicilio o sede legale all'estero»; che il richiamato art. 4, primo comma, lettera a), del d.P.R. n. 605 del 1973 richiede, ai fini dell'attribuzione del numero di codice fiscale delle persone fisiche, esclusivamente i seguenti dati: cognome, nome, luogo e data di nascita, sesso e domicilio fiscale; che, alla stregua della normativa suddetta, agli effetti dell'ammissibilità dell'istanza diretta ad ottenere il beneficio in questione, nulla appare escludere la possibilità che lo straniero extracomunitario, in luogo dell'indicazione del codice fiscale, fornisca i dati di cui all'art. 4 citato, oltre al proprio domicilio all'estero; che nella specie è mancata da parte del rimettente ogni valutazione della suindicata normativa, il cui esame - in applicazione del criterio ermeneutico logico-sistematico - avrebbe potuto consentire di pervenire, nel giudizio a quo, a conclusioni diverse dalla inammissibilità dell'istanza avanzata dall'interessato, con ciò superando il denunciato contrasto con gli evocati parametri costituzionali (cfr. sentenza n. 1 del 2000). Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 79 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 10 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Roma, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 10 maggio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 maggio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA