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guarda caso, il più delle volte si è trattato di quelle parti che cronache giornalistiche e atti giudiziari ci hanno dimostrato essere le più toccate dalle collusioni e dalle penetrazioni delle mafie italiane. Questa misura non è eccessiva, onorevoli senatori, ma semplicemente adeguata alla criticità e alla drammaticità della situazione. C'è certo l'interesse economico a spingere troppi politici a mettere a disposizione delle mafie i propri poteri e le proprie prerogative. Ma - come le vicende italiane bene illustrano - c'è quasi sempre un interesse elettorale: la necessità di raccogliere voti, un fenomeno che ormai investe i rappresentanti eletti a ogni livello della vita pubblica, da quello dei Comuni ai Parlamenti, sia quello nazionale che europeo. I Comuni? Parliamone, ma senza infingimenti, andando ad analizzare i dati che ci arrivano dal fronte degli enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose: un problema che ha assunto dimensioni straordinariamente rilevanti per il nostro sistema democratico. Basti considerare che, su un totale di 319 decreti emanati a partire dal 1991, ben 112 sono compresi nel periodo tra il 2012 e il 2018. Queste cifre confermano la nostra emergenza, la portata e l'estensione di quel terribile abbraccio mortale, e ci obbligano a riflettere su cosa sono le mafie oggi e che cosa arriva a diventare la politica. Paolo Borsellino diceva che politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: si fanno la guerra o si mettono d'accordo. Ammesso che possa ancora oggi valere questa distinzione tra mafiosi e politici collusi su quel determinato territorio, pongo una domanda: stiamo tutti qui a fare la guerra alle mafie? I dati sulle infiltrazioni negli enti locali non sembrano mostrare atteggiamenti coerenti da parte delle forze politiche che hanno tollerato e tollerano al proprio interno la presenza di quegli amministratori finiti sotto accusa. Non sembrano mostrare genuino impegno antimafia i partiti tirati in ballo anche dalle cronache più recenti per casi che hanno investito o stanno investendo il livello parlamentare. Vogliamo ricordare il caso del deputato Francantonio Genovese, già condannato in primo grado a undici anni di carcere nel 2017? Ex segretario regionale del Partito Democratico, secondo le cronache giornalistiche gestisce ancora un pacchetto di 20.000 voti. Eppure, sebbene oggi risulti di nuovo sotto inchiesta per reati di associazione finalizzata alla corruzione elettorale, quello stesso Genovese, che dovrebbe interessare come caso i colleghi del Partito Democratico, come al solito troppo spesso distratti sul problema della mafia… MIRABELLI (PD) . Non hai studiato bene. DI NICOLA (M5S) . ...quello stesso Genovese e il suo entourage starebbero assicurando quel pacchetto di voti a un signore chiamato Angelo Gioachino Gaetano Attaguile, attualmente candidato alle elezioni europee dopo tortuosa carriera politica. Attenzione perché è stato candidato non senza, a sua volta, essere finito coinvolto in una più ampia indagine della procura di Termini Imerese anche su un sistema di voto di scambio, che addirittura coinvolge circa 100 tra assessori regionali, deputati, sindaci e amministratori comunali. Certo, ci potrebbero tranquillizzare le prese di distanza di esponenti importanti del partito nel quale Attaguile è candidato. Singolari - per non dire bizzarre - invece sono le giustificazioni del candidato Attaguile che, tra ieri sera e questa mattina, si sente autorizzato a dire, riferendosi a Genovese, che non vanno confusi i rapporti politici con quelli personali e di amicizia. Questi ultimi - dice Attaguile - nella vita privata sono stati e saranno sempre un punto fermo. (Commenti del senatore Mirabelli). Lasciamo stare il significato che queste parole possono assumere nella terra degli amici degli amici. Sicuramente destano perplessità e dovrebbero mettere ulteriormente in guardia tutti gli osservatori. I cittadini hanno diritto a chiarezza e trasparenza. Perciò, dico: altro che misura esagerata; bisogna colpire duro. La mafia vota e fa votare anche ai giorni nostri, come dimostra la vicenda dell'onorevole Galati nella scorsa legislatura, eletto nel PDL e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, considerato dai membri della cosca interessata come un politico a loro disposizione, in cambio - naturalmente - di un costante impegno elettorale. Dobbiamo perciò approvare la norma al nostro esame perché siamo davanti a trasformazioni degli apparati criminali tali da confondere i confini che li dividono dagli eletti e dalle espressioni più alte della classe dirigente. Sempre più spesso sono anzi la stessa cosa: espressione appunto di quelle mafie incensurate che, come nel caso dell' ex vice presidente di Confindustria, Antonello Montante, portato alla luce dal giornalista Attilio Bolzoni, nei silenzi generali di un sistema compiacente che abbracciava magistrati, banchieri, giornalisti, esponenti dei servizi segreti, naturalmente politici e persino ex Ministri dell'interno. Sono espressione di quelle mafie incensurate - a mio giudizio - non più classificabili come anti Stato, tendendo esse stesse a costituirsi e diventare Stato, magari sotto le coperture di logge massoniche già scoperchiate dai magistrati, i cui elenchi sono stati acquisiti dal Parlamento attraverso la Commissione parlamentare antimafia. Sì, dunque, al provvedimento in esame, signor Presidente, importante e necessario, conferma dell'impegno assoluto del MoVimento 5 Stelle nel contrasto delle attività politiche di mafia SpA. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con attenzione gli interventi dei miei colleghi di Gruppo e, in modo particolare, dei senatori Evangelista e Di Nicola. Dovrei dire qualcosa con riferimento alla ricostruzione che è stata fatta dell'impegno che pare essere nato solamente adesso, da qualche mese, del Parlamento e, in modo particolare, del MoVimento 5 Stelle, con riferimento alla lotta alla mafia. La collega Evangelista giustamente nel suo intervento è partita dalle stragi di Falcone e Borsellino, che ricordiamo ogni anno e che sono scritte nei nostri cuori in modo indelebile. Ha ricordato la normativa La Torre, poi ha fatto un salto e ha lasciato un buco al quale non parzialmente - si tratta infatti di tanta roba - hanno fatto riferimento i miei colleghi Aimi e Causin nei loro interventi. Vorrei allora utilizzare i dieci minuti a mia disposizione per riempire questo buco, una sorta di vuoto di memoria, che credo invece vadano tenuti presenti se si parla di una cosa che interessa tutti noi, che è ovviamente la lotta alla criminalità organizzata. L'importante e primo decreto-legge n. 399 del 1994 - tra l'altro è del 20 giugno, giorno del mio compleanno - ricordato anche dal collega Aimi, era finalizzato a impedire che gli imputati e i condannati per gravi reati di criminalità organizzata potessero avere la disposizione del proprio patrimonio.