[pronunce]

Né sarebbe di ostacolo alla speditezza che contrassegna il giudizio direttissimo l'assegnazione di un termine per preparare la difesa in vista dell'eventuale richiesta di accesso ai riti speciali, poiché, in ogni caso, si tratterebbe di un termine di pochi giorni. La rilevata disparità di trattamento, inoltre, emergerebbe anche con riguardo all'imputato che si sia visto modificare l'imputazione o contestare nuovi reati e nuove circostanze da parte del pubblico ministero nel corso dell'istruttoria dibattimentale. Peraltro, rileva l'ordinanza di rimessione, ove l'imputato sia assente, la contestazione deve essere inserita nel verbale di dibattimento, che deve essere notificato per estratto all'imputato, «con il rispetto di un termine almeno pari a quello previsto dall'art. 429 c.p.p.». In casi del genere, proprio la giurisprudenza di questa Corte avrebbe dichiarato costituzionalmente illegittime le preclusioni poste alla facoltà di accedere ai riti speciali (è richiamata la sentenza n. 82 del 2019). A fronte di ciò, sarebbe quindi irragionevole la disciplina approntata, per il rito direttissimo, dalle disposizioni oggetto di scrutinio, nella misura in cui non consentono che il termine a difesa richiesto e ottenuto dall'imputato all'esito della convalida «sia funzionale anche all'eventuale scelta dei riti alternativi». 3.3.- Sarebbe violato, infine, l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione agli artt. 6, paragrafo 3, lettera b), CEDU e 14, paragrafo 3, lettera b), del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Con riguardo al primo, in particolare, il rimettente ricorda che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha, in più occasioni, affermato che l'equità del processo non dipende solamente dalla tempestiva informazione dell'imputato circa le contestazioni mosse a suo carico, ma anche dalla garanzia di tempo e mezzi necessari per preparare adeguatamente le sue difese (sono richiamate le sentenze 21 dicembre 2006, Borisova contro Bulgaria e 12 febbraio 2019, Muchnik e Mordovin contro Russia). In tale giurisprudenza, inoltre, il tempo e i mezzi in questione andrebbero commisurati ad aspetti quali, tra gli altri, la gravità e la complessità delle accuse e la condizione di detenzione o, al contrario, di libertà dell'accusato. Elementi, questi ultimi, che, ad avviso del rimettente, assumerebbero un particolare rilievo nel rito direttissimo, nel quale le accuse sono sempre di gravità tale da giustificare l'arresto dell'accusato e la richiesta, da parte del pubblico ministero, di una misura cautelare coercitiva. Nella medesima direzione deporrebbe, da ultimo, il richiamo all'art. 14, comma 3, lettera b), del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. 4.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e, comunque, non fondate. 4.1.- Ad avviso dell'Avvocatura, le questioni sarebbero irrilevanti perché, nel caso di specie, non sarebbe possibile ritenere preclusa la richiesta di applicazione della pena avanzata dall'imputato e su cui il giudice a quo è chiamato a pronunciarsi. Contrariamente a quanto stabilisce il diritto vivente, ritenuto dal rimettente lesivo dei richiamati parametri costituzionali, secondo il quale vi sarebbe una rigida scansione logico-temporale tra la facoltà per l'imputato nel giudizio direttissimo di richiedere i riti speciali e la richiesta del termine a difesa, dall'ordinanza di rimessione emerge che il giudice a quo, in esito al giudizio di convalida, avrebbe provveduto contestualmente ad entrambi gli adempimenti. Solamente nella successiva udienza egli sarebbe tornato sui propri passi, ritenendo di dover fare applicazione dell'orientamento più restrittivo, denunciandone la contrarietà ai richiamati parametri costituzionali. Secondo l'Avvocatura, tuttavia, il pregresso avviso «cumulativo» impedirebbe di ritenere che alla scelta, effettuata dall'imputato, per il termine a difesa possa ricondursi il «significato processualmente tipico» di rinuncia all'accesso ai riti speciali, che, in base all'interpretazione contestata dal rimettente, «si riconnette indissolubilmente alla preliminare prospettazione dell'alternativa ("secca") tra riti alternativi e giudizio direttissimo, solo all'esito del cui scioglimento il Giudice è tenuto ad impartire all'imputato l'ulteriore avviso circa la facoltà di fruire di un termine a difesa». Non essendosi pertanto realizzata la fattispecie procedimentale prefigurata dall'orientamento giurisprudenziale che l'ordinanza di rimessione ritiene contrario a Costituzione, quest'ultima avrebbe dato seguito all'interpretazione delle disposizioni censurate fatta propria dall'ordinanza di questa Corte n. 254 del 1993, con l'effetto di rendere prive di rilevanza le questioni in esame. 4.2.- Nel merito, le questioni sarebbero comunque non fondate perché non vi sarebbe alcuna norma che impedisce al giudice di accordare all'interessato un eventuale spatium deliberandi prima dell'apertura del dibattimento.1.- Con ordinanza del 13 maggio 2021, iscritta al n. 169 del registro ordinanze del 2021, il Tribunale di Firenze, prima sezione penale, in composizione monocratica, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 451, commi 5 e 6, e 558, commi 7 e 8, cod. proc. pen. «nella parte in cui prevedono il diritto ad un termine a difesa soltanto a seguito dell'apertura del dibattimento, invece di prevedere la possibilità di accedere ai riti alternativi anche all'esito del termine a difesa eventualmente richiesto», in riferimento agli artt. 3, 24 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, paragrafo 3, lettera b), CEDU e all'art. 14, paragrafo 3, lettera b), del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. 1.1.- Il rimettente riferisce di doversi pronunciare sulla richiesta di applicazione della pena a norma dell'art. 444 cod. proc. pen. , avanzata dall'imputato dopo che questi, in esito all'udienza di convalida, aveva ottenuto il termine a difesa di cui all'art. 558, comma 7, cod. proc. pen. , previsto nel giudizio direttissimo che si svolge dinnanzi al tribunale in composizione monocratica. A impedire l'accoglimento della richiesta si porrebbe, tuttavia, la lettura che, dell'art. 558, commi 7 e 8, cod. proc. pen. , nonché dell'art. 451, commi 5 e 6, cod. proc. pen.