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CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, l'Assemblea del Senato è chiamata a convertire il decreto legge 7 agosto 2019, n. 75, in materia di proroga delle funzioni del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali. Vale la pena ricordare che il Collegio è costituito da quattro componenti - due dei quali eletti dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica - i quali, a loro volta, eleggono nel loro ambito un Presidente. L'incarico di Presidente e quello di componente hanno la durata di sette anni e non sono rinnovabili. Gli attuali componenti sono stati eletti nel 2012 e il loro mandato è scaduto il 17 giugno 2019, senza che il Parlamento, come prescritto dall'articolo 153 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, avesse provveduto al rinnovo del Collegio. Di conseguenza, in attuazione del parere del Consiglio di Stato n. 5388 del 2010, gli attuali membri sono stati prorogati automaticamente per ulteriori sessanta giorni, dunque fino al 17 agosto 2019. L'eccezionalità della proroga - conviene ricordarlo in questa sede - venne già allora giustificata dal Consiglio di Stato in ragione della rilevanza e dell'insostituibilità delle funzioni affidate al Collegio dell'Autorità. In effetti, parliamo di un'Autorità indipendente, chiamata a occuparsi di uno degli aspetti forse più delicati della vita delle persone: la protezione dei dati personali, come protezione di sfere di dignità e intimità dell'individuo, che assume rilevanza sempre crescente, specie in relazione allo sviluppo dei mezzi di comunicazione e della diffusione dei dati attraverso la rete Internet. L'Autorità garante in questo ambito è chiamata a confrontarsi con delle sfide assolutamente inedite, che rappresentano vere e proprie nuove frontiere della protezione dell'identità e della dignità delle persone. Come ebbe ad affermare il grande Stefano Rodotà, pioniere in questa materia e indimenticato maestro di diritti, una severa regolamentazione della protezione dei dati, unita alla previsione di appositi strumenti di garanzia, quale appunto il collegio della cui proroga discutiamo oggi, ha la fondamentale funzione di evitare che la persona venga considerata una sorta di miniera a cielo aperto, dove chiunque può attingere qualsiasi informazione e in tal modo costruire profili individuali, familiari o di gruppo, facendo così diventare la persona oggetto di poteri esterni, che possono comunque falsificarla e costruirla in forme coerenti ai bisogni di una società della sorveglianza, della selezione sociale, del calcolo economico. Mi concedo a questo punto, signor Presidente, colleghi, una breve digressione, per fare alcuni esempi concreti. (Brusìo) . Signor Presidente, c'è un rumore veramente impossibile. PRESIDENTE. Per cortesia, avevo già scampanellato, cercando di richiamare l'attenzione. Per cortesia, un attimo di attenzione. CIRINNA' (PD) . Forse non è presente a tutti i colleghi la grande funzione che l'Autorità svolge in questo momento. Mi concedo una breve digressione per fare alcuni esempi concreti dell'importanza delle funzioni e dell'attività del Garante. Ricordo personalmente con grande soddisfazione, in primo luogo, l'importantissimo intervento del garante su uno dei più odiosi provvedimenti - lo dico ai colleghi della nuova maggioranza - del precedente Governo, cioè il decreto con il quale il Ministro dell'interno impose la reintroduzione della dizione di padre e madre sui documenti d'identità dei minori, così tagliando con l'accetta la pluralità di esperienze familiari che caratterizzano la nostra società ed esponendo bambini e bambine di questo Paese a delle discriminazioni intollerabili sulla base della famiglia in cui crescono. (Commenti del senatore Vescovi) . Un'ingerenza pesantissima nella sfera più intima dell'identità personale e dell'intimità della vita personale e familiare, che, come è tipico di quel tipo di incultura politica, ignora la pluralità di esperienze di vita e anzi le taglia consapevolmente con l'accetta dell'ideologia e dell'oscurantismo. Pensate, colleghe e colleghi, che ci sono bambine e bambini, in questo Paese, che hanno due padri e due madri, grazie alle decisioni di adozione in casi particolari pronunciate dai giudici minorili con sentenza passata in giudicato. Ecco, queste bambine e questi bambini, per colpa di quel decreto, hanno perso il diritto di ottenere un documento d'identità corrispondente alla loro situazione di vita familiare. Di fronte a quel provvedimento sciagurato, così invasivo dell'intimità personale e lesivo della dignità delle persone e di tutte le famiglie, la voce del Garante per la protezione dei dati personali si è levata con grande forza, richiamando il Governo all'esigenza di rispettare i diritti fondamentali dei cittadini minori in questa materia. Fin dal proprio parere del 31 ottobre 2018 e poi nelle successive dichiarazioni del garante Soro, l'Autorità ha chiarito e ribadito i numerosi profili di contrasto tra le innovazioni recate dal decreto e la tutela di diritti fondamentalissimi, come la riservatezza, la protezione dei dati e infine la stessa identità personale, che - per consolidata giurisprudenza delle Corti supreme interne, europee e internazionali - rappresenta un profilo irrinunciabile della stessa dignità delle persone. Si tratta di un decreto grave, pericoloso, vergognoso, che mi auguro venga presto eliminato dal nostro ordinamento giuridico e in tal senso rivolgo fin d'ora una richiesta alla ministra Lamorgese. Cito, ancora, un altro ottimo lavoro dell'Autorità, con riferimento alla legge sul cyberbullismo - fortemente voluta dal Partito Democratico nella legislatura precedente - che per prima ha introdotto una procedura accelerata dinanzi al Garante per la protezione dei dati personali, che consente ai genitori di un minore vittima di un atto di cyberbullismo di ottenere una tutela rafforzata e celere da parte dell'Autorità, attraverso l'adozione di provvedimenti inibitori e prescrittivi nei confronti del titolare del trattamento o del gestore del sito Internet o del social media , anche nei casi di comunicazione plurima e diffusione di dati personali idonei a rivelare la vita sessuale del soggetto colpito. Infine, un'analoga innovazione di grande portata è contenuta nel disegno di legge depositato dal Partito Democratico, recante misure di contrasto al fenomeno del cosiddetto revenge porn, solo parzialmente recepito dalla nuova normativa sul cosiddetto codice rosso. Il nostro auspicio è, infatti, che dopo l'approvazione della fattispecie penale nel cosiddetto codice rosso, si possa introdurre, con i colleghi di maggioranza, una disciplina più puntuale proprio sull'operato del Garante, prevedendo un suo ruolo più attivo in fattispecie simili. Colleghi, scuserete questa lunga digressione, ma mi è parsa fondamentale per mettere in luce l'estrema rilevanza dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali nel sistema complessivo di protezione dei diritti fondamentali dell'individuo. Alla data di entrata in vigore del decreto, che siamo chiamati oggi a convertire in legge, non si era ancora proceduto alla reintegrazione dell'organo e, dunque, il Governo dell'epoca ha ritenuto di disporre una ulteriore proroga del Collegio in carica.