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Nei fatti si è creato un vero e proprio vulnus all'articolo 70 della Costituzione che affida l'esercizio della funzione legislativa in modo chiaro collettivamente alle due Camere, quando invece, nell'80 per cento dei casi, è divenuto esclusivo dell'Esecutivo. Ed ecco allora che ancora una volta un provvedimento fiscale, concepito e indicato come collegato alla legge di bilancio, arriva nella forma di decreto-legge. Accadono, tra l'altro, anche cose curiose. Nel decreto-legge infatti, smentendo l'articolo 77 della Costituzione, alcuni provvedimenti, per esempio, non entrano in vigore subito, ma sono spostati in là nel tempo. Pensiamo ad esempio a quanto disposto negli articoli 1 e 10 del provvedimento, o ancora nell'articolo 11, che consente, ad esempio, l'emissione di fatture entro dieci giorni dall'effettuazione dell'operazione, ma solo a partire dal 1° luglio 2019. Tutto ciò contrasta con quanto afferma la nostra Costituzione. Vi è inoltre un'innovazione che intendo segnalare a voi e agli Uffici e che peraltro è stata indicata con chiarezza anche dallo stesso Comitato per la legislazione della Camera. Accade sempre più frequentemente che il Consiglio dei ministri approvi, come si dice in gergo, la camicia del decreto-legge, mentre il contenuto viene man mano modificato e giustapposto nel tempo. Penso, per esempio, agli ultimi decreti-legge presentati dal Governo Conte: il decreto-legge n. 109 del 2018 viene di fatto spostato di quindici giorni dalla data di approvazione in sede di Consiglio dei ministri alla data di pubblicazione, il decreto-legge sui Ministeri di dieci giorni, il decreto dignità di undici giorni, il decreto sicurezza di dieci giorni. A questo punto il Comitato per la legislazione della Camera ha detto che sarebbe opportuno un approfondimento sulle conseguenze del consolidarsi di questa prassi in termini di certezza del diritto e di rispetto del principio dell'immediata applicazione dei decreti-legge, di cui all'articolo 15 della legge n. 400 del 1988. Pertanto, non solo ormai si consolida - da parte anche di questo Governo, smentendo quanto affermavano solo qualche mese fa alcuni suoi membri autorevoli - la prassi di espropriare il Parlamento della sua funzione legislativa e di ricorrere continuamente ai decreti-legge ma oggi, per di più, abbiamo un'altra innovazione che fa sì che non si abbia certezza anche dell'entrata in vigore del decreto-legge stesso. C'è anche un altro elemento che è diventato prassi consolidata, ma che è molto grave soprattutto in questo decreto fiscale. Mi riferisco al fatto che tutti questi decreti-legge ormai non hanno più contenuto omogeneo. Ci troviamo di fronte in partenza a un decreto omnibus . Questo decreto fiscale, infatti, con i vari aggiustamenti apportati nei giorni successivi è divenuto un decreto omnibus grazie ad una serie di norme inserite già nel passaggio in Commissione (avete tutto l'elenco degli emendamenti approvati in quella sede); mi riferisco a norme assolutamente disomogenee tra loro e che non hanno nulla a che fare, tra l'altro, con il titolo e le finalità del decreto. Alcune sono anche condivisibili. Penso, per esempio, all'emendamento approvato sul caporalato e agli emendamenti concernenti la mobilità in deroga nelle aree complesse. Sono però state inserite disposizioni che non hanno nulla a che fare con il decreto al nostro esame, come quelle sulle calamità naturali, sul rilancio di Campione d'Italia e del casinò, sulla questione della banda larga, una proroga di adempimenti in materia di opere pubbliche e così potrei continuare, esaurendo tutto il tempo a mia disposizione. Anche questo vezzo - chiamiamolo così - che si sta consolidando nel tempo alla fine espropria del loro ruolo il Parlamento e le opposizioni, in particolare. Infatti, se sono le opposizioni a presentare certi emendamenti, quasi mai essi vengono dichiarati ammissibili poiché hanno contenuti estranei all'oggetto del decreto stesso. Il risultato è che si ha un rafforzamento dei poteri della maggioranza, con una distorsione dei rapporti tra maggioranza e opposizione non indifferente, che consente attraverso il relatore e altri esponenti della maggioranza, di inserire all'interno del provvedimento disposizioni che non hanno il tempo di essere approfondite. Penso a quelle sulla banda larga e a tutta una serie di altre norme. Arrivo poi ad una delle questioni più delicate di questo decreto-legge, che tra l'altro, come collegato, avrebbe dovuto essere la cassaforte della legge di bilancio; alla fine si è rivelato essere non una grande, ma una piccola cassaforte, perché una serie di norme in esso contenute porterà un gettito certamente non adeguato a coprire i vari impegni della legge di bilancio. Parliamo poi di tutta quella questione che viene definita pacificazione fiscale, che invece vorrei definire resa fiscale. Penso, ad esempio, alla questione della nuova rottamazione delle cartelle esattoriali: secondo voi, questo è un modo per dare quella certezza del diritto e delle norme che nel fisco dovrebbe essere assolutamente centrale? Si interviene di nuovo sull'altra rottamazione, ancora una volta in barba a quanto disposto dall'articolo 53 della Costituzione, secondo cui tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Quella norma, nello specifico, intanto introduce una forma di disparità, tale per cui chi ha chiuso la rottamazione prima, magari accettando soltanto le due rate, oggi è escluso; un'altra platea di contribuenti, invece, che magari non ha ancora concluso la fase della rottamazione potrà avvalersi di una normativa vantaggiosa. È evidente, quindi, come si dia vita ad una disparità di trattamento, in violazione dell'articolo 3 della nostra Costituzione. E ancora una volta, cosa si viene a dire, contravvenendo al fatto che in materia tributaria nessuna legge successiva può intaccare il principio dell'assoluta intangibilità e inalterabilità dei criteri di riparto, accordando trattamenti di favore? (Richiami del Presidente). Altro che lotta all'evasione fiscale! In conclusione, ancora una volta, si dice: state tranquilli, che tanto prima o poi in questo Paese un condono arriva, quindi non aderite o siate un po' prudenti nell'aderire adesso a queste norme, perché tanto ne arriverà un'altra. E secondo voi, questo è il rispetto dell'articolo 53 della Costituzione, delle persone perbene e della maggior parte dei contribuenti, che sono quelli a cui il prelievo viene fatto direttamente? Io credo assolutamente di no. Per tutti questi motivi, caro Presidente e cari colleghi, chiedo, a norma dell'articolo 93 del nostro Regolamento, di non procedere all'esame del disegno di legge in questione. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Collina). PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il senatore Grimani per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. GRIMANI (PD) . Signor Presidente, vogliamo sottoporre alla trattazione del Parlamento la questione pregiudiziale che sentiamo di proporre relativamente al decreto-legge n. 119 del 2018.