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dal modo in cui usciremo dalla pandemia si determinerà il tratto fondamentale del nostro Paese, della sua capacità di dare una risposta a diritti fondamentali molto delicati e importanti (il diritto alla salute, all'istruzione); ne usciremo diversi. Non c'è spazio per una contrapposizione ideologica: c'è bisogno di capire insieme come attraversare la crisi e come dare un volto economico nuovo al nostro Paese. Non possiamo però nemmeno dimenticare che di fronte a noi c'è un'opportunità senza precedenti. Il presidente Monti ha ricordato una fase dell'Europa profondamente diversa rispetto a quella sulla quale stiamo lavorando. Ci sentiamo di poter dire che il Governo italiano e questo Parlamento hanno dato un contributo importante affinché il volto dell'Europa prendesse, all'interno di una pandemia, un indirizzo diametralmente e inversamente proporzionale a un'Europa che ci chiedeva, con il Patto di stabilità, il controllo della spesa. Oggi c'è un Europa che investe, anche attraverso strumenti propri, sul rilancio di un'idea di futuro dell'Unione europea. Io dico, con grande precisione e volontà di essere chiaro su questo punto, che il Partito Democratico, proprio nel sostegno a questo Governo, ha nel nuovo europeismo le radici migliori. Oggi è il nostro compleanno, il tredicesimo compleanno del nostro partito. Io credo sia evidente a tutti che, proprio dentro il nuovo europeismo, si fonderà un'idea di futuro importantissima per le generazioni, che guiderà le nuove riforme, a cominciare da quella fiscale. Non dobbiamo dimenticare che lo slogan dell'abbassamento delle tasse per tutti è, anch'esso, un qualcosa che appartiene al passato. Questa crisi pandemica mostra di fronte a noi esigenze di selettività. Dovremo aiutare settori che rimarranno profondamente indietro, perché le dinamiche della ripartenza saranno diverse. Penso al turismo, penso alle piccole attività commerciali, penso ai servizi. Ci saranno, invece, altre dinamiche economiche, a cominciare dalla manifattura, che, sulla dimensione industriale, avranno tassi di crescita differenti. Quindi, dovremo essere selettivi. Affondato il sovranismo, affondata la flat tax , affondato lo slogan della riduzione delle tasse per tutti, l'intervento che dovremo compiere nella riforma fiscale sarà di riduzione delle tasse sul lavoro, e lo abbiamo fatto. Se renderemo strutturale anche la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno insieme al cuneo fiscale, già si determinerà una riduzione di pressione fiscale nel 2021. Dobbiamo, però, guardare al più importante investimento per il futuro. Se vogliamo abitare il futuro, oggi è urgente intervenire nella dimensione familiare. Penso all'assegno unico per il figlio. Sono esigenze fondamentali per rimettere in moto le natalità, per dare alle politiche di genere quella trasversalità che meritano, per alzare i livelli di occupazione femminile, per cambiare le caratteristiche fondamentali e i limiti di questo Paese. Le condizioni strutturali che ci hanno impedito di crescere le vogliamo, cioè, rimuovere attraverso la nuova programmazione europea. Questi sono gli elementi fondamentali dai quali noi non possiamo prescindere. Ancora, avremo di fronte a noi una nuova sfida, che non sarà più solo tra Nord e Sud e necessità di recuperare il differenziale, che ovviamente ci porta ad avere un Mezzogiorno che ha bisogno di investimenti infrastrutturali per ridurre le distanze. Questo è vero, sì, ma attenzione, perché di fronte a noi abbiamo le nuove aree interne, che rappresentano le nuove debolezze del nostro sistema territoriale. Per affrontare il tema delle aree interne, che stanno diventando le nuove periferie, dopo la stagione dei tagli lineari e della riduzione della spesa dobbiamo fare un tagliando alla pubblica amministrazione nella sua interezza. Dobbiamo ridare senso alle parole. Autonomia non vuol dire "fai da te". Autonomia significa responsabilità e relazione tra i diversi sistemi territoriali. Se vogliamo rilanciare gli investimenti, dobbiamo definire ambiti ottimali per le stazioni appaltanti e dobbiamo decidere dove assumiamo: non come e quando, ma dove assumiamo per rilanciare gli investimenti. Servono nuove generazioni all'interno della pubblica amministrazione. Serve una sfida espansiva, che abbia, però, al centro, a proposito del diritto fondamentale alla salute, la medicina territoriale. Se vogliamo ridurre le criticità delle aree interne, dobbiamo investire in diritto alla salute nel territorio. Dobbiamo riabituarci, a livello territoriale, a esaminare il bisogno di salute pubblica, che è differente da territorio a territorio. Se non ricostruiamo i distretti socio-sanitari, con una loro autorevolezza e una loro forza, non riusciremo a connettere la responsabilità nazionale del diritto alla salute con le responsabilità gestionali in capo alle Regioni e alle responsabilità in capo ai Comuni e ai territori. Signor Presidente, la NADEF che oggi ci apprestiamo ad approvare e il relativo scostamento richiedono una assunzione di responsabilità nazionale. Noi siamo convinti che le politiche adottate da questo Governo hanno dato un primo contributo importante a caratterizzare un nuovo volto dell'Europa. Il modo in cui stiamo attraversando questa pandemia è basato non su una distribuzione a pioggia, ma su una visione per aiutare il lavoro, le imprese e le famiglie a costruire un nuovo processo di green economy , di digitalizzazione, di futuro del nostro Paese. Se realizzeremo tutto questo, io credo che daremo un grande contributo alle future generazioni e introdurremo finalmente nuove politiche di genere e nuovi investimenti sulle famiglie. E, per poter parlare di futuro, dobbiamo inevitabilmente alzare i tassi di natalità, perché solo alzando i tassi di natalità potremo costruire un futuro migliore per questo Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Vice Ministro, care colleghe e colleghi, rivolgo innanzitutto la mia solidarietà al Vice Ministro, al Governo, a tutti gli uffici che si occupano del bilancio e ai funzionari del Ministero, perché in sette mesi stiamo approvando uno scostamento di 125 miliardi di euro, che significa più o meno cinque o sei manovre. Rivolgo quindi un plauso comunque per il lavoro svolto fino ad oggi. Signor Presidente, lei sa che qui vicino c'è il teatro Valle, dove, quasi cento anni fa, fu rappresentato per la prima volta un dramma di un grande scrittore italiano: "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello. Pensi che alla prima rappresentazione il pubblico lo osannò con un urlo dalla sala: «Manicomio! Manicomio!». Ecco, io ho pensato a come introdurre questo intervento in Aula, a sette o otto mesi dall'inizio della pandemia. Io credo che abbia detto bene il presidente Monti: e penso che il Parlamento si sia comportato in modo dignitoso. Sono anche contento che molti dei parlamentari seduti qui, che oggi rappresentano o rappresentavano comunque la maggioranza relativa del Paese, abbiano preso coscienza che un conto è star fuori dal palazzo e legittimamente porre dei problemi a chi governa e a chi è nel palazzo, e un conto è poi sedersi e assumersi la responsabilità del governo di un Paese di 60 milioni di abitanti. Non è una metamorfosi quella che avete vissuto: