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L’articolo 12, riformulando l’articolo 12 dello statuto del 1972 in materia di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, tiene conto degli effetti derivanti dall’entrata in vigore del decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 (recante le norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di demanio idrico, opere idrauliche e concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico), secondo cui le concessioni idroelettriche sono rilasciate dalle province autonome e non più dallo Stato, e delle cosiddette «leggi Bassanini», che hanno dato avvio al processo di trasferimento di competenze alle regioni. L’articolo 13, modificando l’articolo 13 dello statuto del 1972, disciplina gli obblighi dei concessionari di grande derivazione a scopo idroelettrico; all’obbligo, attualmente vigente, di fornire annualmente e gratuitamente alle province di Bolzano e di Trento (per servizi pubblici e categorie di utenti da determinare con legge provinciale) 220 kWh per ogni kW di potenza nominale media di concessione, si aggiunge quello della corresponsione alle stesse province, ogni sei mesi, di un importo ora determinato con legge provinciale per ogni kWh di energia da esse non ritirata. La riformulazione dell’articolo 13, eliminando dal testo il riferimento alla variazione del compenso unitario in maniera proporzionale al prezzo medio di vendita dell’energia elettrica dell’ENEL, tiene conto dell’avvenuta liberalizzazione del settore elettrico e del fatto che non si possa più considerare una reale concorrenza degli enti locali esclusivamente con l’ENEL. L’articolo 14 elimina il primo periodo dal primo comma del vigente articolo 14 dello statuto del 1972, il quale prevede che per le opere idrauliche di prima e seconda categoria sia obbligatorio il parere della provincia; la nuova formulazione, in riferimento alle stesse opere idrauliche, tiene conto del trasferimento di competenze alle province autonome operato con il presente disegno di legge costituzionale. Sulla base di ragioni analoghe a quelle che giustificano le modifiche di cui all’articolo 14, l’articolo 15 sopprime l’intero primo comma del vigente articolo 15 dello statuto del 1972, al fine di espungere dal testo le parti riguardanti il finanziamento da parte dello Stato di interventi a sostegno di attività industriali (attraverso l’assegnazione alle province di Trento e di Bolzano di quote degli stanziamenti annuali iscritti nel bilancio dello Stato per l’attuazione delle leggi statali) e di interventi in materia di edilizia scolastica (in esecuzione dei piani nazionali straordinari), che diventano competenze esclusive delle due province autonome. L’articolo 16 riformula l’articolo 16 dello statuto attualmente in vigore allo scopo di recepire le modifiche introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001. Uno dei passaggi più significativi della novella del titolo V della parte seconda della Costituzione è rappresentato, infatti, dall’abolizione del parallelismo tra funzioni amministrative e legislative, cui si aggiunge una clausola generale in favore dei comuni: tutte le funzioni amministrative sono, in linea di principio, esercitate dai comuni, salvo quelle che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, necessitano di un esercizio unitario a livello provinciale, regionale o statale (commi 1 e 2 del novellato articolo 16). Il conferimento di funzioni (o meglio la loro riserva) allo Stato, alla regione e alle province è, in ogni caso, determinato con legge. Al fine di operare poi il riconoscimento del principio, ormai affermato, della cosiddetta «sussidiarietà orizzontale», la riscrittura dell’articolo 16 prevede un comma (il terzo) in cui si afferma il sostegno dell’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale e un comma (il quarto) con il quale è disciplinato il consiglio delle autonomie locali quale organo di consultazione tra la provincia autonoma e i comuni. L’articolo 17, modificando l’articolo 17 dello statuto del 1972, dispone che la delega dell’esercizio di funzioni legislative da parte dello Stato, per materie estranee a quelle attribuite dallo statuto alla regione e alle province, avvenga anche con i decreti legislativi (di emanazione delle norme di attuazione) di cui all’articolo 107 dello statuto. Ciò non rappresenterebbe neppure una novità, posto che in passato la delega di funzioni amministrative e, talvolta, legislative è avvenuta con norme di attuazione. Inoltre, l’articolo 17 aggiunge un nuovo comma con cui si introduce la facoltà delle province di delegare alla regione, nelle materie di propria competenza, l’esercizio della potestà legislativa. L’articolo 18 provvede alla soppressione, nel vigente articolo 18 dello statuto, della previsione di una delega obbligatoria alle province in materia di servizi antincendio. Con il presente disegno di legge costituzionale la competenza in materia è attribuita direttamente alla provincia. Modificando il secondo comma dell’articolo 18 dello statuto del 1972, si prevede poi che le province autonome possano delegare funzioni amministrative proprie non solo a comuni o ad altri enti locali, ma anche alla regione. L’articolo 19, pur mantenendo inalterata la previsione dell’insegnamento, per la provincia di Bolzano, nella lingua materna italiana o tedesca e dell’uso della lingua ladina nelle scuole materne e dell’insegnamento in quelle elementari delle località ladine, sopprime numerose disposizioni riguardanti l’amministrazione scolastica, in quanto le complesse procedure relative alla nomina degli intendenti sono superate, da una parte, dai decreti legislativi 24 luglio 1996, n. 434, e 30 giugno 1999, n. 233 (che hanno abolito i consigli scolastici) e dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (che ha soppresso le sovrintendenze scolastiche) e, dall’altra, dal fatto che con il presente disegno di legge costituzionale si propone di assegnare la competenza primaria in materia di istruzione alle province autonome, rendendo pertanto del tutto superflua l’attuale minuziosa distinzione tra poteri statali e regionali, in particolar modo in ordine al personale insegnante che sarà a tutti i titoli provinciale. Si mantengono, infine, il passaggio obbligato del parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione al fine della determinazione dell’equipollenza dei diplomi, nonché del parere preventivo della regione e della provincia nel caso dell’eventuale istituzione di nuove università statali all’interno della regione. All’articolo 20, modificando l’articolo 23 dello statuto del 1972, si propone una precisazione al fine dell’applicazione, per «analoghe» fattispecie, delle sanzioni penali stabilite con legge dello Stato; il termine attualmente previsto all’articolo 23 di «stesse» fattispecie ha creato non pochi dubbi interpretativi in dottrina, con inevitabili ripercussioni in merito all’applicazione della norma e sulla giurisprudenza in materia.