[pronunce]

c) il disposto dell'articolo 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97 (Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche), per il quale la sentenza irrevocabile di condanna pronunciata nei confronti dei dipendenti indicati nell'articolo 3 per i delitti contro la pubblica amministrazione previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale è comunicata al competente procuratore regionale della Corte dei conti affinché promuova entro trenta giorni l'eventuale procedimento di responsabilità per danno erariale nei confronti del condannato. 2.9. - In questo senso, per la Corte rimettente, resterebbe in capo alla sola Procura regionale della Corti dei conti la legittimazione all'esercizio della azione risarcitoria. E questo sarebbe ulteriormente (seppure indirettamente) avvalorato dalla disposizione dell'articolo 1, comma 174, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), per il quale, al fine di realizzare una più efficace tutela dei crediti erariali, l'articolo 26 del regolamento di procedura di cui al regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, si interpreta nel senso che il procuratore regionale della Corte dei conti dispone di tutte le azioni a tutela delle ragioni del creditore previste dalla procedura civile, ivi compresi i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale di cui al libro VI, titolo III, capo V, del codice civile. Questa previsione, non difformemente, sul piano della ratio, da quella recata dall'articolo 5, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 19, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453, (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti) – che già legittimava il Procuratore contabile ad agire per ottenere il sequestro conservativo, anche ante causam, dei beni del presunto responsabile del danno erariale – confermerebbe, secondo il rimettente, che, nell'attuale normativa, l'azione risarcitoria spetti alla sola Procura contabile e non più alla amministrazione danneggiata. Tale norma, in sostanza, confermerebbe, ulteriormente, «quel fenomeno di scissione in base al quale, una volta verificatosi un danno erariale, se l'amministrazione è titolare del diritto sostanziale di credito (indisponibile, in ragione della necessaria integrità della finanza pubblica), non lo è invece delle relative facoltà processuali (essenzialmente, il diritto di azione, esperibile anche ai fini della conservazione della garanzia patrimoniale), il cui esercizio è rimesso dalla legge ad un organo pubblico appositamente costituito, la Procura presso la Corte dei conti». 2.10. - Il giudice rimettente, sempre nell'ottica di confermare la proposta tesi della assoluta alternatività tra giurisdizione ordinaria e contabile, richiama, infine, l'indirizzo delle sezioni unite della Corte di cassazione (sentenze 22 dicembre 1999, n. 933 e 4 dicembre 2001, n. 15288), che ha più volte escluso che l'amministrazione pubblica danneggiata possa esercitare l'azione civile contro i propri dipendenti autori del danno, in base all'argomento che la Corte dei conti ha, in materia, giurisdizione esclusiva. In particolare il rimettente richiama un passaggio della sentenza n. 933 del 1999 delle sezioni unite della Corte di cassazione per la quale, «se si tiene conto che costituisce principio pacifico che la giurisdizione della Corte dei Conti è esclusiva, nel senso che è l'unico organo giudiziario che può decidere nelle materie devolute alla sua cognizione, ne consegue che va esclusa una concorrente giurisdizione del giudice ordinario, adito secondo le regole normali applicabili in tema di responsabilità e di rivalsa». Il giudice rimettente sottolinea che «trattandosi allora della medesima azione civile, se essa non viene considerata esperibile in sede civile in ragione dell'esclusività della giurisdizione del giudice contabile, questo Giudice ritiene implausibile una diversa conclusione sol che la stessa azione venga invece esercitata, come nella specie, in sede penale». 2.11. - Il giudice rimettente sostiene, infine, come non sia nemmeno possibile dare una interpretazione costituzionalmente orientata dell'articolo 75, comma 3, cod. proc. pen. , stante il costante orientamento (costituente “diritto vivente”) delle sezioni unite della Corte di cassazione. Alla luce di ciò ed, in particolare, «onde uniformarsi al principio di concorrenza e, quindi, di sostanziale fungibilità delle giurisdizioni ordinaria e contabile (affermato dal giudice regolatore della giurisdizione in caso di danno erariale derivante da reati attribuibili a pubblici dipendenti), quale ineluttabilmente presupposto dal criterio della proponibilità o improponibilità dell'azione erariale in presenza del giudicato penale anche sulla domanda civile», per il rimettente, sarebbe infatti inevitabile la sospensione del giudizio ai sensi del censurato articolo 75, comma 3, cod. proc. pen. , a fronte della intervenuta decisione penale di primo grado che, come nel caso di specie, abbia condannato il pubblico dipendente al risarcimento del danno nei confronti della pubblica amministrazione, costituitasi parte civile. Sospensione che, tuttavia, per le ragioni indicate, sarebbe in contrasto con l'articolo 103, secondo comma, della Costituzione. 3. - Si è costituito in giudizio Carlo Facchini, convenuto del giudizio contabile di responsabilità, chiedendo che sia dichiarata la inammissibilità della questione per irrilevanza, nonché per «l'assenza di una vera e propria questione di legittimità costituzionale» e, nel merito, la infondatezza della stessa. 3.1. - Il Facchini ricostruisce, anzitutto, i fatti del processo a quo, segnalando che l'amministrazione danneggiata ha mutato denominazione (da Consorzio interprovinciale per la tutela e la salvaguardia delle acque del lago di Varese a Società per la tutela e la salvaguardia delle acque del lago di Varese e di Comabbio per azioni) e che il giudizio davanti alla Corte di appello di Milano, Sezione III penale, si è concluso con sentenza del 24 maggio 2006, n. 1359 (che ha confermato la condanna dell'imputato anche al risarcimento del danno in favore della predetta società). Il Facchini, nella ricostruzione del contenuto dell'ordinanza di rimessione, rileva anzitutto la contraddizione della tesi, in essa prospettata, della assoluta alternatività tra giudizio ordinario e contabile con il consolidato indirizzo della Corte dei conti, per il quale la costituzione di parte civile nel processo penale sospende la prescrizione per l'intera durata del giudizio. 3.2. - La parte costituita sostiene, poi, la prescrizione dell'azione esercitata dalla Procura contabile nel processo a quo e, conseguentemente, la irrilevanza della questione proposta dal rimettente, dovendo il relativo giudizio non essere sospeso per la pendenza del processo penale, bensì concluso con declaratoria di prescrizione del diritto ovvero della nullità dell'atto di citazione. 3.3.