[pronunce]

La direttiva dell'Unione europea n. 2008/118/CE, relativa al regime generale delle accise, stabilisce che «ai fini del corretto funzionamento del mercato interno rimane necessario che la nozione di accisa e le condizioni di esigibilità dell'accisa siano uguali in tutti gli Stati membri, occorre precisare a livello comunitario il momento in cui i prodotti sottoposti ad accisa sono immessi in consumo e chi è il debitore dell'accisa». La predetta direttiva è stata successivamente recepita dal d.lgs. n. 504 del 1995. Per quanto concerne la nascita dell'obbligazione tributaria e l'esigibilità delle accise, l'art. 2 del medesimo decreto legislativo dispone, al comma l, che «Per i prodotti sottoposti ad accisa l'obbligazione tributaria sorge al momento della loro fabbricazione [...] ovvero dalla loro importazione» e, al comma 2, che «L'accisa è esigibile all'atto della immissione in consumo del prodotto nel territorio della Stato». L'esigibilità dell'accisa si realizzerebbe, quindi, a seguito dell'estrazione dei prodotti dal deposito fiscale ed il loro trasferimento a depositi od impianti. Solamente in tale momento sarebbe possibile individuare la destinazione dei prodotti e la conseguente aliquota da applicare. Apparirebbe quindi evidente per il ricorrente che nessun introito si concretizzerebbe per l'erario al mero sorgere dell'obbligazione tributaria, vale a dire al momento della fabbricazione dei prodotti sottoposti ad accisa. Pertanto, facendo applicazione di tali principi il termine «percetto», ai fini dell'individuazione delle somme spettanti alla Regione autonoma Sardegna, non potrebbe che essere inteso con riferimento all'accisa relativa ai prodotti immessi in consumo. Diversamente, l'interpretazione derivante dalla norma regionale mirerebbe ad attribuire alla Regione una quota di tutte le accise potenzialmente riconducibili ai prodotti fabbricati nel territorio regionale. Tale disposizione, pertanto, contrasterebbe con il quadro normativo comunitario citato. Il ricorrente rammenta che anche la giurisprudenza della Corte costituzionale avrebbe più volte evidenziato il nesso che lega l'accisa al territorio in cui si realizza il consumo del prodotto (sono richiamate le sentenze n. 185 del 2011 e n. 115 del 2010). In conclusione, secondo il ricorrente, la disposizione impugnata - laddove scinde, solo per il territorio della Regione autonoma Sardegna, il momento della generazione del prodotto e quello della immissione in consumo, che invece nel sistema generale delle accise sono inscindibilmente connessi al fine di integrare la fattispecie impositiva, - violerebbe quindi il fondamentale principio del coordinamento tra la finanza regionale e quella statale, creando solo per la Sardegna una anomala figura di accisa imponibile a prescindere dall'immissione in consumo. 2.- La Regione autonoma Sardegna non si è costituita in giudizio. 2.1.- Sono intervenuti in giudizio gli onorevoli Michele Cossa e Attilio Dedoni, deducendo l'inammissibilità e, comunque, l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale proposta dal Presidente del Consiglio dei ministri. Gli intervenienti riferiscono di essere attualmente consiglieri regionali sardi e di aver ricoperto la medesima carica anche nella legislatura durante la quale il Consiglio regionale ha approvato la disposizione impugnata dal Presidente del Consiglio dei ministri. Per tali motivi, essi argomentano, non solo dovrebbero ritenersi astrattamente titolari del potere legislativo, ma si dovrebbe altresì tenere conto che di tale potere i medesimi hanno fatto concreto esercizio, concorrendo alla approvazione della legge reg. Sardegna n. 7 del 2014, legge finanziaria regionale, ed in tal modo se ne sarebbero assunti la responsabilità (politica ed amministrativa): tale condizione giustificherebbe la loro legittimazione ad intervenire nel presente giudizio di legittimità costituzionale, in difesa della disposizione impugnata ed al fine di evitare lo stravolgimento del bilancio regionale. A sostegno della ammissibilità dell'atto di intervento evidenziano che esso è stato proposto nel rispetto dei termini previsti dall'art. 4, comma 4, delle norme integrative per il giudizi davanti alla Corte costituzionale e sostengono che nei loro confronti non potrebbe trovare applicazione il restrittivo e consolidato orientamento di questa Corte, secondo il quale non sarebbe ammissibile l'intervento in tale tipologia di giudizi se esercitato da soggetti che non siano titolari di potestà legislativa (sono richiamate le sentenze n. 121 del 2010, n. 172 del 1994 e n. 111 del 1975): sostengono difatti gli intervenienti che, secondo la giurisprudenza di questa Corte tale divieto ricorrerebbe laddove si rinvenisse la possibilità (per coloro il cui intervento non sia consentito) di tutelare i propri «interessi» giuridicamente rilevanti dinanzi ad altra istanza giurisdizionale, od eventualmente anche di fronte a questa Corte, in via incidentale (sono citate le sentenze n. 33 del 2011, n. 278 del 2010 e n. 118 del 2013), circostanza che invece non si verificherebbe per gli intervenienti, in quanto - essi sostengono - non resterebbe loro alcuna possibilità di far valere le proprie ragioni dinanzi ad altra autorità giudiziaria al fine di sostenere la legittimità costituzionale della disposizione impugnata. Nel merito, gli intervenienti ritengono che l'art. 1, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 7 del 2014, prevedendo che siano comprese nelle entrate regionali anche le imposte di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, «generate nel territorio regionale anche se riscosse nel restante territorio dello Stato», specificherebbe fedelmente la portata dell'art. 8 dello statuto, nel significato desumibile dal combinato disposto del comma 1, lettera d), e comma 2, laddove, in particolare, esso si riferisce alle imposte maturate in ambito regionale; espressione che sarebbe quindi da ritenere equivalente a quella utilizzata dalla legge regionale impugnata («generate») e conforme a quanto dispone la direttiva n. 2008/118/CE, che prevede all'art. 2 che «I prodotti sottoposti ad accisa sono soggetti a tale imposta all'atto: a) della loro fabbricazione, compresa, se applicabile, l'estrazione nel territorio della Comunità; b) della loro importazione nel territorio della Comunità», mentre l'immissione in consumo condizionerebbe solamente l'esigibilità del tributo (ai sensi dell'art. 7, paragrafo l, della medesima direttiva n. 2008/118/CE).1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge della Regione autonoma Sardegna 21 gennaio 2014, n. 7 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - legge finanziaria 2014).