[resaula]

(Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Casini. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, quando sono entrato in Parlamento, ma anche negli anni più recenti, questo dibattito parlamentare sarebbe terminato così: il Senato della Repubblica, udita la comunicazione del Presidente del Consiglio dei ministri, la approva. (Applausi) . Credo che sarebbe una pagina decorosa per il Parlamento, perché il teatrino che si sta sviluppando fuori da quest'Aula è semplicemente incomprensibile: ed uso un termine molto democristiano, nel senso che voglio essere gentile. ( Applausi ). Teatrino incomprensibile, perché palesemente estraneo rispetto alla materia che è in discussione, in quanto la materia in discussione, pur essendo drammatica e riguardante la vita di milioni di persone, è un pretesto per inserire e discutere altre questioni. Colleghi, parlando a nome del Gruppo per le Autonomie, io sono totalmente convinto che nella relazione del Presidente del Consiglio vi sia tutto, anzitutto il nostro impegno per la pace che deve essere accettata dal Paese che è stato aggredito e che noi sosteniamo per la semplice ragione che non possiamo avallare, come nuova regola internazionale, la sopraffazione del forte contro il debole. ( Applausi ). Pertanto, signor Presidente del Consiglio, noi con le sue parole ci impegniamo per la pace, ci impegniamo per sostenere il Governo ucraino e ci impegniamo, signori senatori, con un progetto ed una idea per l'Europa. Il Presidente del Consiglio ha parlato delle nuove ipotesi che sono sul tappeto: dell'allargamento dell'Europa ai Balcani occidentali; dell'ipotesi "macroniana" della nuova comunità politica europea; delle regole obsolete che l'Unione europea ha e che vanno superate. Dunque, c'è tutto nella sua relazione ed è inutile lambiccarci con altre cose. Colleghi, vorrei terminare con una sola riflessione. Qual è la forza delle dittature rispetto alle democrazie? Pensateci un minuto. La forza risiede nel fatto che le dittature hanno il vantaggio del tempo: un dittatore decide dal mattino alla sera, mentre il Presidente del Consiglio, giustamente, parla con il suo Consiglio dei ministri e poi riferisce in Parlamento. Le dittature hanno un vantaggio, che è la tempistica. Non possiamo non essere consapevoli di questo. Quando nei mesi scorsi abbiamo sostenuto in quest'Aula che il tempo e la fatica di sostenere Kiev sarebbero state la chiave di volta della resistenza delle democrazie, avevamo già chiaramente capito quello che si sarebbe manifestato e che, purtroppo, si sta manifestando. Con il passare del tempo la forza di resistenza diminuisce perché ci sono degli interessi, ci sono il problema alimentare e quello energetico, c'è l'inflazione e le democrazie non sono abituate a resistere. Colleghi, diamo allora, a maggior ragione, il segno di un Paese serio. Quando ho visto lei, insieme ai suoi colleghi, dentro quel treno, ho pensato che eravamo veramente dalla parte giusta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli colleghi, ci sono dei momenti nella vita di un Parlamento in cui l'interesse di tutti deve prevalere rispetto alle parti. Ci troviamo a svolgere questa discussione oggi, 21 giugno, giorno del solstizio d'estate, in cui in teoria c'è più luce. Nella politica planetaria è il giorno in cui c'è meno luce da tanto tempo. Chi fa politica e ha passione per la politica e chi vuole studiare le cose sa che il 24 febbraio scorso è cambiato tutto: sono venuti in meno gli equilibri che stavano alla base degli accordi raggiunti in occasione della Conferenza di Yalta e le conseguenze di quanto successo le vedremo per decenni e generazioni, in quanto vanno ben oltre i confini dell'Ucraina, pur naturalmente importanti. Non si sta discutendo della Crimea e del Donbass. Si sta discutendo del futuro del mondo: dal chicco di frumento, ossia la geopolitica e la sovranità alimentare, fino allo spazio, in quanto per la prima volta dagli anni Sessanta si stanno introducendo elementi di divisione anche tra le missioni spaziali. È un cambiamento epocale che riguarda l'energia, il cibo e, ovviamente, la nostra capacità di confrontarsi tra democrazie e non democrazie, come diceva il collega Casini. È un tema enorme. Di fronte a questo, il cittadino che segue la politica, ma che non ha tutti gli strumenti di passione personale per poter approfondire ogni passaggio, si sente invadere da un sentimento di sfiducia. Altro che solstizio d'estate! Vede buio quando va a fare il pieno di benzina o deve pagare una bolletta che è il triplo di quella dello scorso anno. Tu gli dici che abbiamo fatto diversi sforamenti. Ma lui risponde che non sa quali sforamenti abbiamo fatto, ma sa che paga una bolletta che è triplicata. Il cittadino - lasciatemelo dire - nutre anche la preoccupazione psicologica legata a un sentimento comprensibile. Dopo due anni di Covid ci eravamo detti di ripartire, ma è arrivato un problema che - forse - è potenzialmente più grave persino dell'emergenza pandemica, che tra l'altro non è finita, anche se è naturalmente molto meno grave. Di fronte a questo, penso che ci sia una cosa da dire a quest'Aula rispetto alle discussioni su quello che Casini ha chiamato "teatrino", ed io mi associo. Non sono uno di quelli che si possono scandalizzare se all'interno dei partiti si aprono discussioni, e non sono uno di quelli che possono teorizzare che le discussioni nei partiti fanno del male alla democrazia: non è detto che sia così; non è necessariamente vero il contrario, ma non è detto che sia così. Siamo professionisti, non siamo una banda di populisti, quindi sappiamo che queste cose avvengono. Quello che possiamo chiedere a tutti e a ciascuno è di essere seri rispetto alle priorità del Paese, perché la gravità della situazione internazionale, che mette insieme la carestia, la siccità, la crisi energetica, la crisi demografica, un problema esistenziale di questo pianeta (si arriva anche a parlare di guerra nucleare), richiede che chi si vuole dividere lo faccia rispettando la dignità e l'onore di questo Parlamento e di questo gioco politico (Applausi) , e non cercando degli alibi e dei finti alibi per le proprie discussioni. (Applausi) . Parliamoci chiaro: un fiume ha tracimato e gli argini non saranno più quelli di prima; non ci prendiamo in giro. Il fiume ha tracimato e noi oggi, dopo il 24 febbraio, dobbiamo andare a fare la conta dei danni; anzi, prima ancora dobbiamo bloccare l'alluvione. È evidente che quando Draghi, assieme a Macron e assieme a Scholz, fa il viaggio in treno, dà un messaggio di orgoglio al sistema Paese, ma - attenzione - dà anche un messaggio bello e difficile, ossia che l'Europa da questa crisi o ne esce vincitrice sul medio periodo o non ne esce viva.