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Il giudice per l'udienza preliminare aveva rigettato, in data 27 giugno 2019, l'istanza di dissequestro; pertanto, per tutte queste ragioni, il sequestro preventivo del 29 giugno 2015 (cioè di quattro anni prima) ancora in vigore doveva essere eseguito, da ciò derivando anche la necessità di iniziare la procedura di spegnimento di Afo2, che doveva iniziare dai primi giorni di ottobre di quest'anno. Il giudizio del custode giudiziario, secondo il quale il quadro complessivo - in virtù dell'adempimento solo parziale delle prescrizioni della mancata stima in ordine al superamento o meno della soglia di accettabilità del rischio (quindi mancava l'analisi del rischio) - sarebbe connotato da un miglioramento delle condizioni di fatto dell'impianto, ma non tanto da scongiurare possibili eventi incontrollati e danni irreversibili per il personale di stabilimento e per la popolazione. Il giudice monocratico riteneva inoltre che non potrebbe nemmeno valere il richiamato principio di proporzionalità tra il pregiudizio delle ragioni di Ilva derivanti dallo spegnimento dell'altoforno e le esigenze da tutelare, perché tale principio non potrebbe in ogni caso condurre ad una sostanziale vanificazione delle finalità e degli effetti della misura applicata. Pertanto - concludeva il giudice monocratico - l'eventuale concessione di un'ulteriore facoltà d'uso si sarebbe tradotta in un inammissibile surrogato del decreto-legge che era stato da poco cassato dalla Corte costituzionale. Con l'atto di appello proposto, la difesa di Ilva ha contestato al giudice monocratico alcuni profili dell'ordinanza impugnata. Il tribunale, nel decidere in merito all'impugnazione, addebita all'Ilva una colpevole condotta e un colpevole ritardo. Ma, non avendo mai impugnato il provvedimento della procura del 7 settembre 2015 (il decreto di restituzione condizionato) e nemmeno mai posto pienamente in essere le prescrizioni in esso contenute, il tribunale riconosce che attualmente c'è la volontà concreta da parte di Ilva di adeguarsi alle prescrizioni della procura senza alcuna istanza dilatoria. Il tribunale si ritiene incaricato dell'individuazione del punto di equilibrio tra la tutela della sicurezza dei lavoratori e la continuità della produzione industriale. Ritiene quindi a questo proposito che il rischio per la sicurezza dei lavoratori, come dedotto dal decreto di sequestro del 29 giugno 2015, sia non estinto ma sensibilmente attenuato. Per i motivi sopra esposti, il 17 settembre scorso, con le motivazioni depositate il 21 ottobre - quindi pochi giorni fa - accogliendo parzialmente l'appello proposto in data 2 settembre 2019 nell'interesse di Ilva in amministrazione straordinaria avverso l'ordinanza del giudice monocratico, ha concesso all'appellante la facoltà d'uso di Afo2, condizionata e subordinata all'adempimento delle prescrizioni in tutto o in parte non attuate, di cui al provvedimento del 2015, entro un termine non superiore a quello originariamente concesso con il suddetto provvedimento. Quindi entro il 13 dicembre 2019 devono essere completate le prescrizioni. È in questo momento in redazione, da parte dei commissari, la necessaria analisi del rischio e ovviamente la previsione cronologica (cronoprogramma), con un progetto di dettaglio, di tutte le operazioni necessarie a rispondere puntualmente a tutte le prescrizioni fatto dal tribunale. Questa è la cronologia degli eventi e lo stato dell'arte. Come può constatarsi, la questione è attualmente pendente presso i competenti organi giudiziari. Il tema di Afo2, così come il tema del sequestro della banchina, è presente nelle documentazioni consegnate da ArcelorMittal nelle interlocuzioni avute. Ricordo, però, che sugli elementi legati ai provvedimenti di un tribunale - posto che non mi risulta che sia venuto meno, in questo periodo, il principio di separazione dei poteri dello Stato e, quindi, il potere esecutivo e quello legislativo assumono soltanto, con rispetto, tutte le determinazioni del potere giudiziario - ovviamente il Governo non può intervenire per far sì che i provvedimenti dell'autorità giudiziaria abbiamo una sorte diversa da quella che il tribunale stesso ha stabilito. Prima di arrivare al resoconto di quanto occorso ieri nell'incontro con ArcelorMittal, vorrei dedicare un passaggio alla città di Taranto. Credo che quest'Assemblea debba farlo, per rispetto di un territorio che ha subito tanto e che deve vedere restituita, da parte di chi governa e delle istituzioni, un po' di quella dignità economica e sociale che gli è stata tolta in questi anni. (Applausi dai Gruppi M5S, PD, IV-PSI e Misto) . È ovvio che non è facile affrontare una situazione articolata come quella odierna, composta da problematiche e competenze peculiari e, al contempo, molto articolate. Abbiamo comunque un'occasione, perché ci sono strutture, competenze e risorse disponibili per il perseguimento di grandi obiettivi, per riabilitare quel territorio e la dignità di quei cittadini. Mi riferisco - ad esempio - al tavolo istituzionale permanente per Taranto, la cui presidenza mi è stata affidata dal presidente Conte con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 settembre ultimo scorso, e al sottostante contratto istituzionale di sviluppo, che vede risorse già assegnate per circa 1,1 miliardi di euro. Spetta a noi il compito - lo dico senza leggere il testo del discorso - di far sì che più che tavoli si realizzino tetti per quei cittadini, per riuscire a far ricadere su quei territori le risorse assegnate. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'azione politica intende dare continuità agli obiettivi individuati negli ultimi sei mesi, con il lavoro di monitoraggio, attualizzazione dei contenuti e sblocco delle risorse già disponibili, tracciando un nuovo quadro di sviluppo, per fare di Taranto un hub mediterraneo del cleantech , delle energie rinnovabili, dei nuovi materiali, promuovendo iniziative strutturate di ricerca e sviluppo in questi settori e innescando le tecnologie all'interno delle attività produttive a maggior impatto ambientale, grazie anche all'avvio dei lavori del Tecnopolo, affiancando un'azione strategica di valorizzazione dell'economia tradizionale. Posso confermare che il rinnovato sforzo su Taranto ha già generato alcuni risultati tangibili: sono stati sbloccati, dopo quattro anni, gli atti concessi all'avvio di numerose attività di rigenerazione urbana e di valorizzazione sull'Isola madre, il centro città e Tamburi, anche grazie a 90 milioni di euro aggiuntivi stanziati dal Mibac; è stata eseguita la bonifica delle cosiddette collinette ecologiche entro tempi compatibili con l'avvio del nuovo anno scolastico; è stata avviata l'attività di bonifica delle cosiddette aree escluse da parte dei commissari, con interventi programmati per più di 280 milioni di euro; è stato fatto un primo piano per l'internazionalizzazione dedicato a un territorio. Noi vogliamo lavorare perché Taranto possa conoscere una stagione migliore. C'è tanto ancora da fare, ma lo dobbiamo a quel territorio. Vengo ora al resoconto e all'informativa sullo stato attuale, sull'incontro avvenuto con i vertici di ArcelorMittal.