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i costi politici delle scelte fatte e il costo sociale, che non so se si sanerà, ma che di sicuro lascerà una ferita profondissima. Ci sarà, poi, il costo pesante delle vite umane perse. E questi costi non sono assolutamente in questo DEF. Ci sono stati dei bisogni, espressi dalle Regioni, delle richieste avanzate dalle Regioni: alcuni hanno avuto anche dei riscontri, ma parziali. Le Regioni hanno bisogno di una salvaguardia degli equilibri di bilancio, per coprire anche le minori entrate di cui si sono dovute fare carico. E stiamo attenti, perché vi possono essere dei profili entro i quali le Regioni potrebbero non rispettare i livelli essenziali delle prestazioni. Hanno chiesto degli incrementi, ovviamente, del Fondo nazionale sanitario e questo, magari, è da attribuirsi anche, in proporzione, a quella che è la densità del contagio. Si sa, infatti, qual è stato l'uso delle terapie intensive e dei ricoveri. Ancora, un incremento del fondo di Protezione civile: questo per le spese già sostenute e quelle da sostenere. C'è un problema sul trasporto pubblico locale. Sono stati dati anche dei riscontri, ma ciò di cui c'è bisogno è un piano straordinario degli investimenti. Tali investimenti devono essere assegnati anche alle Regioni, in modo che esse possano, a livello territoriale, in sinergia con gli stessi enti locali, rilanciare una situazione che è assolutamente difficile. Vi è però bisogno di una semplificazione del quadro normativo, anche per questi investimenti, e di strumenti flessibili nell'utilizzo delle risorse. Queste risposte non si sono avute. Alla fine ci siamo trovati, domenica, con l'ennesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che, invece di aprire questa famosa nuova fase, non ha fatto altro che mascherare una proroga, senza motivarla, illudendo anche i cittadini, che ora sono delusi e frustrati e non fanno altro che subire una crisi incombente che questo Governo non sa davvero affrontare. Vorrei concludere il mio intervento, velocemente, perché, alla fine, forse una nota positiva in tutto questo c'è stata. Nei momenti più difficili, nei momenti drammatici, come quelli di un'emergenza, in realtà tutto si rivela. I piccoli si manifestano per essere dei piccoli e i grandi per essere dei grandi. E penso che il popolo abbia già dato il suo giudizio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zaffini. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, volendo avviare il mio intervento con una immagine retorica, mi sento di richiamare l'immagine degli strimpellatori del Titanic, che strimpellavano gentili musichette mentre il transatlantico affondava e accadeva quanto sappiamo e che abbiamo visto raccontato nel famoso film. Noi abbiamo un Documento di economia e finanza che dovrebbe programmare per i prossimi anni l'economia nazionale, ma non lo fa; abbiamo anticipato - è stato detto dal collega Urso - un decreto liquidità senza la liquidità che, per esempio, doveva essere impegnata anche nella ricostruzione delle zone terremotate perché quella l'abbiamo fatta con il credito d'imposta. La liquidità del decreto liquidità sta dentro gli affidamenti bancari. Avete approvato un decreto cura Italia che, con tutta evidenza, non cura e sicuramente non è stato sufficiente allo scopo. Ci accingiamo ad approvare un Documento che certifica che il debito pubblico italiano sarà pari a una volta e mezza il nostro PIL e, cioè, supera il 150 per cento del nostro PIL. Fino a ieri il nostro dramma era il debito pubblico che era pari al 130 per cento. Il DEF fa una fotografia; ci illustra un'emergenza, che peraltro conosciamo tutti, e scambia questo Parlamento come coloro ai quali va recapitata questa fotografia. Le fotografie, però, le fanno i fotografi e non i governanti. Oltre a fotografare una realtà che tutti sappiamo essere evidentemente problematica, i Governi devono immaginare, vedere il futuro e illustrare; devono segnare la strada e sciogliere i nodi. La fotografia eclatante è proprio lo spazio riservato al Governo che, con tutto il rispetto per i colleghi presenti, è vuoto e non potrebbe essere altrimenti. Il Documento è, infatti, vuoto e, quindi, anche gli spazi del Governo non possono che essere vuoti. Colleghi, la cosa ancora più preoccupante per chi, come me per esempio, viene da tanti anni di frequentazione della politica è l'assenza della politica da questo Documento. È stato detto, peraltro, in modo assolutamente bipartisan da altri interventi che mi hanno preceduto. In questo Documento non c'è la politica; non c'è il rispetto per le istituzioni; non c'è la necessità di confrontarsi in un momento di così grave e drammatica esigenza in modo bipartisan . Abbiamo elencato una serie di cifre che ci piombano in un baratro e lo facciamo con l'assenza gravissima del primo Ministro, che, peraltro, non è eletto dai cittadini. Le cose dovrebbero essere diverse quindi, se non altro per una questione di educazione e rispetto. Il Ministro dell'economia non è eletto dai cittadini o, anzi, è stato eletto nelle elezioni suppletive di Roma. Comunque, non è stato parte della composizione di questo Parlamento e, se non per altro, per rispetto doveva essere qui ad ascoltare gli interventi. Non è solo un problema di forma perché ora vengo al contenuto del mio intervento. Il motivo per il quale penso che il documento sia vuoto è che non si sa come andrà a finire con il problema dell'epidemia; non si sa se ci sarà una seconda tempesta virale a ottobre da più parti anticipata. Il documento è, quindi, un work-in-progress , se vogliamo usare un termine colto, per adattarsi agli eventi. Noi, invece, dobbiamo aggredire il vero grande problema e io l'ho detto fin dall'inizio di questa emergenza. La sovrapposizione del tema della sanità e del tema dell'economia ha determinato molto spesso una distorsione di analisi che oggi ancora ci portiamo dietro. Oggi noi - e il DEF lo dimostra in modo plastico perché si ferma davanti a tutti i passaggi programmatori nel dubbio di cosa accadrà con l'emergenza sanitaria - abbiamo ancora da affrontare proprio quella emergenza sanitaria. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 20,05) (Segue ZAFFINI). Colleghi, di questo virus - come è stato osservato da tutti e su questo l'intera comunità scientifica è d'accordo - sono più le cose che non sappiamo di quelle che sappiamo; sono più le cose che ci sono sconosciute di quelle che ci sono conosciute. È ovvio, allora, che la ripartenza con la cosiddetta fase 2, o fase 1,5 o come la si voglia chiamare, al buio, a fari spenti, è un andare a sbattere certo, sia che ci sarà il secondo lockdown o la seconda tempesta virale sia che non ci sarà. È del tutto evidente, infatti - lo stiamo vedendo in Germania e in Francia - che, senza uno strumento di screening profondo della popolazione, non siamo in grado di riaprire assolutamente niente.