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Misure per favorire l'invecchiamento attivo attraverso attività di utilità sociale e di formazione permanente. Onorevoli Senatori . – L'Italia, dopo la Svezia, ha la più alta percentuale di popolazione anziana (18,1 per cento) e della durata media della vita (79 anni). Significa che siamo uno dei Paesi più « vecchi » del mondo; questo dato non potrà che crescere, ferme restando le attuali politiche sulla natalità e la capacità della medicina di rendere più longeve le persone, tanto che le stesse proiezioni indicano che nel 2030 nel nostro Paese circa il 30 per cento della popolazione sarà over 65. La qualità della vita negli over 65 è sensibilmente migliorata in confronto al passato, grazie alle misure socio-sanitarie disponibili nel nostro Paese; ciò suggerisce che l'anziano ha ancora molte energie e risorse da mettere in campo, tanto è vero che è stata del tutto archiviata l'espressione « terza età » e, spesso, il periodo di pensionamento coincide con nuove esperienze e un nuovo dinamismo personale e sociale. Oggi c'è la piena consapevolezza che gli anziani siano una risorsa e, come tale sono anche un valore sociale; non a caso i pensionati che si dedicano ad attività di varia natura sono il 36 per cento, oltre cioè un terzo della popolazione. Un insieme complesso, variegato e proiettato verso il futuro quindi, che supera la vecchia concezione che riteneva l'anzianità un momento inattivo. Oggi il cosiddetto « Pianeta Anziani » va visto e valutato in un'ottica diversa da come molti lo considerano o lo hanno trattato fino ad oggi. Se è vero ciò che si afferma, ovvero che i giovani rappresentano l'anima di una società, è altrettanto inconfutabile infatti che gli anziani sono il cuore di una comunità. La crescita di questa comunità, e lo sviluppo di essa, lo si deve anche alla laboriosità di coloro che oggi sono persone anziane e che in passato hanno contribuito a caratterizzare le fasi della vita, le ere che hanno attraversato i nostri tempi; sono, essi, memoria storica, osservatori, quando non testimoni diretti e protagonisti, dell'evoluzione sociale di questi decenni. Siamo consapevoli del fatto che vi sono persone ancora estremamente attive le quali, fuori dal mercato del lavoro e quindi professionalmente inattive, vogliono però sentirsi, ed essere, socialmente utili. È a queste persone che il presente disegno di legge guarda, affinché la persona anziana continui a sentirsi operosa, evitando di conseguenza quell'isolamento nel quale spesso essa si rinchiude una volta terminata la propria attività professionale, per mancanza di offerte o di agenti stimolanti. Con questo disegno di legge si intende guardare a soggetti capaci di offrire la competenza assunta in anni di professione, l'esperienza guadagnata nei rapporti interpersonali di una vita, le capacità e le conoscenze assimiliate nel corso dell'esistenza, tutte doti che possono essere messe a disposizione di una città, di un'area urbana allargata o di un quartiere. È in tale contesto che occorre favorire la partecipazione di questo variegato mondo di over 65 alla vita sociale di una comunità, rendendo questi soggetti di importante utilità sociale. Il presente disegno di legge ha la finalità di far assumere piena coscienza dell'esistenza di « anziani attivi » e si affronti il tema degli anziani protagonisti, ognuno con le proprie competenze. Nella nostra società, diventata sempre più longeva, l'educazione alla vecchiaia è completamente trascurata o relegata solamente ad alcune agenzie educative di nicchia. Viene fatto ogni sforzo per incrementare gli anni della vita, ma il singolo, raggiunta la vecchiaia, scopre di essere solo: nessuno gli ha spiegato prima cosa lo aspettava. La nostra società ha scoperto all'improvviso di essere diventata « anziana » e lo ha fatto in un momento in cui iniziano ad entrare in crisi certezze fino a ieri solidissime: educazione, lavoro, famiglia. Chi si trova ad essere anziano in questo momento storico sente su di sé alcuni « pesi » che dovevano essere invece « conquiste ». Essere certi di una pensione, per i più faticosamente sudata, diventa incertezza di fronte a giovani che non trovano lavoro, così come impegnarsi nel tempo libero in attività che rischiano di fare concorrenza ai giovani in cerca di un lavoro. Il tempo libero, che qualcuno definisce tempo liberato dal lavoro (Minardi, 1999) e che una persona potrebbe dedicare a sé stessa, diventa un tempo da dedicare agli altri, primi fra tutti i figli e i nipoti, alcuni dei quali sono ancora in casa perché in cerca di sbocchi lavorativi e, quando alcuni di questi anziani lo riempiono di attività « divertenti », cresce in famiglia la critica verso di loro, considerati più fortunati e disimpegnati. Ci troviamo di fronte a un'immagine della vecchiaia che non corrisponde agli sforzi che la società attuale ha fatto per renderla più lunga possibile. Ognuno di noi spera, aiutato dalla medicina, dagli scienziati, dalle industrie alimentari e dai servizi sociali, di vivere di più e meglio: scopriremo ben presto che se il « di più » è una certezza, il « meglio » è di là da venire. Ad esempio, il mondo del volontariato ha effettivo bisogno di chi è « libero » di occupare il proprio tempo di vita in attività socialmente utili, ma anche qui lo stereotipo vuole che si possa essere tali solo se impegnati in attività di assistenza, molto spesso da anziano verso l'anziano. È l'immagine negativa che si impone e imbriglia anche le scelte per il futuro e per molti anni è stata un'immagine sostenuta anche dalle politiche degli enti locali e dai privati. I primi impostano il loro intervento sull'esigua percentuale di anziani non autosufficienti (4 per cento della popolazione anziana, fonte: ISTAT) con uno sguardo a coloro che rischiano di diventarlo, che si calcola raggiungano il 10 per cento, mentre i secondi volgono la loro attenzione ai settori che producono ricchezza, come le case per gli anziani, le residenze per pensionati, le cliniche e così via. Il 90 per cento della popolazione anziana che è sana, o che convive con poli-patologie conclamate, non può riconoscersi in nessuna di queste impostazioni e quindi « vaga » alla ricerca di sé stessa. Lo scopo di ogni azione attuale dovrebbe essere quello di ricucire lo strappo che è avvenuto fra scienza e società. L'invecchiamento della popolazione nelle società avanzate deve accompagnarsi al concetto di « ricchezza » e non a quello di impotenza. L'educazione attuale si trova dunque a dover risolvere almeno due problemi derivanti alle problematiche degli anziani: il primo legato all'educazione delle giovani generazioni, nel senso di una rimessa a punto delle convinzioni verso la vecchiaia, il secondo, in un'ottica di educazione permanente, verso gli stessi adulti e anziani, la maggior parte dei quali interpreta quest'età in modo negativo. Nell'attuale disegno di legge si indicano gli strumenti che favoriscono una piena inclusione sociale degli anziani, che si esprime attraverso diverse attività che valorizzino l'associazionismo sociale, il protagonismo civile e le attività di formazione continua. Si tratta, in definitiva, di riconoscere l'esistenza di una anzianità attiva, nell'interesse non solo della persona over 65, quasi fosse l'unico soggetto a beneficiare dei nuovi strumenti che proponiamo, ma dell'intera comunità, che potrà godere in maniera complementare e accessoria dei servizi che gli over 65 possono offrire.