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La suddetta indagine rileva anche che nel triennio 2013-2016 a subire questi episodi sono state oltre 425.000 donne, ovvero il 2,7 per cento. È evidente che ben altri sono i dati quando parliamo di violenze fuori dai luoghi di lavoro (quelli che ho richiamato sono circoscritti ai luoghi di lavoro). I casi riguardano contatti fisici subiti, richieste di prestazioni sessuali o disponibilità in cambio di promozioni o di concessione di un posto di lavoro oppure di un avanzamento, di una promozione o di fronte alla minaccia di licenziamento. Lo stesso Istituto rileva che in oltre l'80 per cento dei casi le vittime non denunciano e non raccontano a nessuno cosa gli è capitato: soltanto lo 0,7 per cento delle vittime arriva a denunciare. Sicuramente, però, tutte le vittime intervistate dall'Istat sottolineano che questi episodi hanno cambiato la loro vita, sia personale che lavorativa, perché molte di loro sono state licenziate o si sono licenziate, oppure non sono state assunte o sono state demansionate. Il Gruppo Fratelli d'Italia, sia qui in Senato che alla Camera, voterà dunque convintamente a favore di questo provvedimento. Lo facciamo con convinzione - pur se, nelle pieghe di talune premesse, su qualcosa si potrebbe anche dissentire - perché questo è uno di quei casi in cui si deve prendere una posizione: o si sta da una parte o si sta dall'altra, senza mediazione alcuna. (Applausi) . Non è possibile una mediazione. Fratelli d'Italia convintamente si schiera dunque contro le molestie sui luoghi di lavoro che colpiscono donne e uomini; contro, punto e basta. Aggiungiamo solo un'ultima considerazione. Proprio perché tutto questo è importante, auspichiamo che non ci si limiti come Paese, come Nazione Italia a ratificare poi la Convenzione, ma a seguirla nella sua applicazione, accompagnandola con una serie di provvedimenti che consolidino l'applicazione di questo principio, perché contestualmente dobbiamo aggredire anche altre questioni, come per esempio la disparità salariale a parità di lavoro svolto; dobbiamo consentire parità di accesso ai lavori e alle carriere anche alle donne; dobbiamo far sì che la maternità sia una libera scelta e non una scelta condizionata e potrei continuare, perché la materia è complessa. Termino davvero con una riflessione: cerchiamo di approfittare di questa occasione per rovesciare un antico pregiudizio che, come è noto, è qualcosa che precede il giudizio, che si basa sull'esperienza e la conoscenza. I pregiudizi sono un vizio della mente e noi auspichiamo che con questa opportunità si rovesci anche quel pregiudizio abituato a dare sempre queste colpe delle molestie al datore di lavoro e all'imprenditore. Le statistiche, infatti, ci rivelano che non è così: le molestie avvengono anche tra colleghi; talvolta sono superiori e, talvolta, sono subalterni. Spogliamoci, pertanto, da questo pregiudizio e facciamo sempre giustizia di tutto e di tutti. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, credo che oggi sia una giornata molto importante e francamente mi dispiace che l'Assemblea sia abbastanza distratta nel discutere la ratifica di questa convenzione davvero rilevante. Alcune mie colleghe hanno parlato giustamente di un fatto storico, perché è un grande passo in avanti che si compie con la ratifica di un trattato internazionale. Parliamo, infatti, della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro che impegna i Paesi ed è immediatamente operativa. È un impegno solenne che il nostro Paese sta assumendo in questo momento andando ad approvare finalmente e a ratificare la Convenzione stessa. Rispetto ad altre convenzioni si è riusciti a farla approvare abbastanza celermente, dal momento che in quest'Aula siamo abituati a ratificare trattati firmati moltissimi anni prima. Soprattutto noi dobbiamo fare i conti - è questo l'elemento veramente importante di questo atto di ratifica - con i dati che la collega prima di me ricordava. L'indagine sulla violenza contro le donne condotta dall'Agenzia dell'Unione europea dice che una donna su due dichiara di aver subito una qualche forma di molestia sessuale sul posto di lavoro. Nel 32 per cento dei casi il molestatore è un collega, un subalterno o un superiore e questi dati sono drammatici. Ancora più drammatici sono i dati dell'indagine Istat del 2016, dai quali emerge che in Italia sono 1.400.000 le donne colpite da forme di molestia, di violenza, di ricatti e di altro con cui si esercita un potere ricattatorio a sfondo sessuale. Nel momento del colloquio alle donne, quando vengono selezionate, la prima cosa che viene chiesta è se hanno intenzione di fare i figli. Ciò costituisce l'altro elemento di profondo discrimine. Molto spesso il colloquio è accompagnato dal ricatto, dall'allusione e da un modo abbastanza esplicito di ricattare. Ciò avviene in fase di assunzione, ma anche durante la carriera lavorativa, con tutto ciò che be consegue. Il 32,4 per cento di questi ricatti viene ripetuto quotidianamente; il 17,4 all'incirca una volta a settimana; il 29,4 qualche volta al mese e il 19,2 più raramente. Ho voluto citare questi dati per dire che questi ricatti, queste molestie, queste operazioni di stalking e di mobbing che si manifestano in molteplici forme durante la carriera lavorativa hanno delle conseguenze molto pesanti. Il 33,8 per cento delle donne ha dovuto licenziarsi dal posto di lavoro, con una rinuncia alla carriera, mentre il 10,9 per cento è stato licenziato, è stato messo in cassa integrazione o non è stato assunto. Si tratta quindi di un'operazione veramente pesante. Se poi leggiamo questi dati sulla base del fatto che nel nostro Paese abbiamo un altissimo deficit occupazionale delle donne (il 18 per cento in meno rispetto all'occupazione maschile, che purtroppo, come sappiamo, in questi tempi è quella che è), siamo di fronte a un dato veramente drammatico. L'81 per cento delle vittime intervistate non ne ha mai parlato e meno dell'1 per cento ha avuto poi il coraggio di denunciare quello che è accaduto oppure è riuscito a trovare una qualche forma di socializzazione. Per questo dico che ratificare oggi la Convenzione in esame ha un'importanza fondamentale, perché grazie a essa abbiamo a disposizione un vero e proprio strumento nell'azione di contrasto alle violenze e alle molestie commesse nel mondo del lavoro, facciamo un atto fondamentale per sostenere le donne e chiunque subisca ricatti di questo genere sul posto di lavoro e soprattutto diamo loro la possibilità e la forza del rispetto della dignità. La Convenzione fornisce una definizione piuttosto ampia di molestia e violenza, in modo tale da coprire l'ampia gamma con cui questi elementi si esercitano, i quali ovviamente comprendono non solo l'abuso fisico, ma anche quello verbale, lo stalking , il mobbing e tutti i comportamenti e le pratiche che mirano a - o siano suscettibili di - provocare danni psicologici, sessuali o economici. Pensiamo ai dati che vi ho detto prima, relativi a quante donne sono costrette a cambiare lavoro e a licenziarsi o sono state licenziate.