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Gibuti, pur continuando a svolgere un ruolo di assoluto rilievo strategico, ospitando le basi americana, francese, giapponese, cinese, saudita e, dal 2013, anche la Base Militare italiana di Supporto (BMIS), dipendente dal Comando operativo di vertice interforze (COI), per il supporto logistico alle operazioni militari italiane in Africa Orientale e nell'Oceano Indiano, non sembra a sua volta poter svolgere un ruolo proattivo per la stabilizzazione della regione, subendo, viceversa, l'instabilità della vicina Etiopia e la conflittualità latente degli altri Paesi confinanti; il Kenya, dopo la ripresa del dialogo con la Somalia, a lungo reso incerto dalla disputa sul confine marittimo, appare ancora minacciato dall'attivismo del gruppo terroristico Al-Shabaab ; il Sudan appare tuttora segnato dalle perduranti tensioni conseguenti al colpo di Stato ordito dall'Esercito il 25 ottobre scorso, e numerose sono le segnalazioni relative a scontri lungo il confine tra l'esercito sudanese e forze etiopi, con rischi connessi ad una possibile estensione oltre confine del conflitto interno all'Etiopia; in Sud Sudan, già gravato da una insicurezza alimentare acuta, i ritardi nell'attuazione dell'accordo di pace tra governo e ribelli rischiano di far precipitare il Paese in un "conflitto su larga scala", come evidenziato in un rapporto dello scorso aprile delle Nazioni Unite; considerato infine che: l'Italia e i Paesi del Corno d'Africa sono legati da tradizionali sentimenti di vicinanza e di amicizia, che affondano le loro radici nelle comuni vicissitudini storiche, stante il trascorso coloniale italiano nell'area ma anche il contributo che la cooperazione allo sviluppo e le imprese private italiana hanno assicurato negli anni, e i loro rapporti sono da tempo improntati al dialogo e al reciproco rispetto; l'Italia ha da sempre seguito con grande attenzione gli sviluppi del quadro geopolitico dei Paesi Corno d'Africa, dove, pur attuando una politica di non interferenza, gode tuttora di stima e di considerazione; il nostro Paese è apprezzato dai Paesi del Corno d'Africa in ragione del fatto che non persegue obiettivi egemonici sulla regione, né ha agende nascoste o interessi inconciliabili con quelli dei Governi locali, potendo quindi continuare svolgere con autorevolezza e credibilità un ruolo importante quale attore di primo piano nell'ambito delle iniziative di cooperazione allo sviluppo e per il sostegno al rafforzamento istituzionale, nonché quale potenza straniera in grado di portare sviluppo economico ed investimenti; la cooperazione italiana allo sviluppo, che annovera l'Etiopia, la Somalia e il Sudan fra i propri Paesi prioritari di destinazione, come confermato da ultimo dal documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica di cooperazione allo sviluppo, riferito agli anni 2021-2023, nel 2019 ha impegnato nella regione dell'Africa orientale, incluso il Corno d'Africa, oltre 59 milioni di euro a dono, di cui 38,5 milioni per programmi di sviluppo e circa 21 milioni per interventi di emergenza, e circa 8 milioni di euro a credito d'aiuto destinati, in particolare, all'Etiopia; la presenza economica italiana nel Corno d'Africa, e in Etiopia in particolare, è piuttosto risalente, facendo leva su un gruppo di imprenditori operanti nell'area da oltre quarant'anni, alcuni dei quali sono risultati assegnatari, anche in anni recenti, di appalti relativi ad imponenti progetti infrastrutturali, come per la costruzione dei due impianti idroelettrici etiopi di Koysha (Gibe IV) sul fiume Omo e della GERD ( Grand Ethiopian Renaissance Dam ) sul Nilo Azzurro, affidati alla Webuild S.p. A. (già Salini-Impregilo ), o che sono attivi anche nell'ambito delle attività di assemblaggio di veicoli commerciali (come nel caso della Iveco ); l'Italia, che stando ai dati OCSE nel 2016, è risultata essere il terzo maggiore investitore in Africa, con un totale di 11,6 miliardi di dollari, alle spalle solo della Cina (con 38,4 miliardi) e degli Emirati Arabi Uniti (con 14,9 miliardi) e che continua tuttora ad occupare posti di rilievo fra i principali investitori esteri nel continente, vanta con i Paesi del Corno d'Africa interscambi commerciali molto al di sotto delle reali potenzialità, con stanziamenti ed investimenti, anche del comparto privato, che potrebbero aumentare considerevolmente in funzione del processo di stabilizzazione dell'intera Regione, potendo il nostro Paese puntare alla creazione di nuove partnership economiche, rafforzando al contempo quelle più risalenti; nell'area del Corno d'Africa, l'Italia concorre peraltro anche alla stabilizzazione regionale attraverso la sua partecipazione alle missioni internazionali, dell'Unione europea e delle Nazioni Unite, a Gibuti e in Somalia e mediante missioni bilaterali; l'Italia è inoltre impegnata, a livello bilaterale con la Somalia, e nel quadro delle iniziative delle principali organizzazioni regionali e internazionali, come l'Unione Africana (UA) e l'Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD), l'Unione Europea (UE) e le Nazioni Unite (ONU), nella lotta contro il terrorismo jihadista internazionale e le attività criminali transnazionali, come la pirateria e l'immigrazione illegale; l'impegno italiano nel settore della sicurezza in Somalia si concretizza anche nel supporto delle forze della Missione dell'Unione Africana in Somalia (AMISOM), impegnate nella stabilizzazione del Paese, e nel sostegno alla ricostruzione dell'esercito nazionale e del Forza di polizia somala; l'Italia è inoltre un partner consolidato e di lunga data, dell'IGAD Partner Forum , l'iniziativa dei donatori internazionali a sostegno dell'azione dell'IGAD e strumento fondamentale per rafforzare la resilienza degli Stati della regione e nelle attività di peace-building ; il nostro Paese nel Corno d'Africa può vantare anche un importante ruolo sul piano culturale e dell'insegnamento, anche a livello accademico, della lingua italiana, ancora piuttosto conosciuta in Eritrea, Etiopia e Somalia, nonostante la recente chiusura dell'istituto italiano statale omnicomprensivo di Asmara (Eritrea), dopo ben 119 anni di attività; impegna il Governo: a concorrere a definire, nell'ambito dell'Unione europea, ed in stretto raccordo con gli altri Stati membri e con il Rappresentante speciale, una strategia europea per il Corno d'Africa, coerente e di lungo periodo, volta a realizzare, nel rispetto dei legittimi interessi anche economici dei singoli Stati coinvolti, un solido partenariato di cooperazione economica e politica con i Paesi dell'area, che punti a stabilizzare l'intero quadrante e ad offrire opportunità di sviluppo sostenibile, di tutela dei diritti umani e di lotta alla povertà alle rispettive popolazioni;