[pronunce]

il richiamato art. 3, comma 4, secondo la Regione Puglia, incidendo su un ambito materiale in cui si intrecciano competenze legislative statali e regionali, violerebbe il principio di leale collaborazione, in quanto la norma richiede il mero parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, anziché l'intesa. A conforto della censura, la ricorrente richiama la sentenza n. 251 del 2016 (di cui riporta ampi stralci) che ha scrutinato altre deleghe previste dalla legge n. 124 del 2015, nonché le pronunce secondo cui, qualora una data disciplina coinvolga plurime materie e non sia possibile stabilire la prevalenza di una di esse, il bilanciamento tra l'esigenza di esercizio unitario delle competenze e la garanzia delle funzioni costituzionalmente attribuite alle autonomie deve essere realizzato mediante il ricorso allo strumento dell'intesa (sentenze n. 65, n. 21 e n. 1 del 2016, n. 88 del 2014 e n. 139 del 2012), vieppiù tenendo conto della «perdurante assenza di una trasformazione delle istituzioni parlamentari e, più in generale, dei procedimenti legislativi» (sentenza n. 278 del 2010). Nella specie, sussisterebbe un intreccio di competenze non risolvibile in base al criterio di prevalenza, che esigeva la previsione di un adeguato strumento di leale collaborazione, costituito dall'intesa. Argomentazioni in larga misura omologhe sono svolte dalla Regione Toscana, dalla Regione Liguria e dalla Regione Lombardia che, tuttavia, dalle stesse desumono la violazione da parte della norma impugnata anche dell'art. 117, commi terzo e quarto, Cost. In particolare, la Regione Toscana rimarca l'inidoneità del parere con riguardo ad un atto che realizza un profondo riordino di enti operanti anche in materie regionali. La norma impugnata, ad avviso della Regione Liguria, realizzerebbe il totale disconoscimento degli interessi regionali in un ambito di attività (lo «sviluppo economico») interessato da numerose competenze regionali riconosciute dall'art. 117, terzo e quarto comma, Cost. Secondo la Regione Lombardia, lo stesso legislatore statale è consapevole della necessità dell'intesa, prevista infatti dall'art. 1, comma l, lettera a), del d.lgs. n. 219 del 2016, per il caso dell'accorpamento di due o più camere di commercio proposto dai consigli delle stesse. Sarebbe dunque irragionevole la sufficienza del parere per la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali e la necessità dell'intesa per l'istituzione delle camere di commercio risultanti dall'accorpamento delle circoscrizioni territoriali. Pertanto, suo avviso, «- a meno di non voler ritenere che vi sia una contraddizione interna alla legge rilevante ex art. 3 Cost. - deve concludersi che nell'art. 3, comma 4, il legislatore sia incorso in un lapsus calami, comunque incostituzionale alla luce dell'art. 117, commi 3 e 4, e del principio di leale collaborazione». 8.- La Regione Lombardia ha altresì impugnato, in riferimento all'art. 76 Cost., in combinato disposto con l'art. 117 Cost., in relazione all'art. 10, comma 1, lettera g), della legge n. 124 del 2015, gli artt. 3, comma 1, lettera f), e 4 del d.lgs. n. 219 del 2016. La prima disposizione stabilisce che, nella rideterminazione delle circoscrizioni territoriali delle camere di commercio, occorreva osservare il criterio della «necessità di tener conto degli accorpamenti deliberati alla data di entrata in vigore della legge 7 agosto 2015, n. 124, nonché di quelli approvati con i decreti di cui all'articolo 1, comma 5, della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni; questi ultimi possono essere assoggettati ad ulteriori o diversi accorpamenti solo ai fini del rispetto del limite di 60 camere di commercio». Secondo la ricorrente, tale ultima disposizione sarebbe in contrasto con l'art. 10, comma 1, lettera g), della legge n. 124 del 2015 che, imponendo al legislatore delegato la «introduzione di una disciplina transitoria che tenga conto degli accorpamenti già deliberati alla data di entrata in vigore della presente legge», indurrebbe a ritenere che quest'ultimo avrebbe dovuto «prevedere una disciplina transitoria per tutti e soli gli accorpamenti già deliberati alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015» e la mancata introduzione della stessa integrerebbe il denunciato vizio di eccesso di delega. 9.- L'art. 4, comma 6, del d.lgs. n. 219 del 2016 stabilisce: «Una copia dei provvedimenti conclusivi di procedimenti amministrativi concernenti attività d'impresa adottati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto è inviata, con modalità informatica ovvero telematicamente, a cura dei responsabili di tali procedimenti, alla camera di commercio nella cui circoscrizione l'impresa ha sede per il loro inserimento nel fascicolo informatico d'impresa di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b). Con decreto del Ministro dello sviluppo economico emanato, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, entro centottanta giorni dalla data entrata in vigore del presente decreto, sentite le amministrazioni interessate, sono individuati, secondo principi di gradualità e sostenibilità, i termini e le modalità operative di attuazione della disposizione di cui al primo periodo, nonché le modalità ed i limiti con cui le relative informazioni sono rese disponibili per i soggetti pubblici e privati interessati». Tale norma è stata impugnata dalla Regione Puglia e dalla Regione Toscana, in riferimento all'art. 117, comma quarto, Cost. e dalla prima anche in relazione agli artt. 3 e 97 Cost. ed ai principi di leale collaborazione e ragionevolezza. Secondo la Regione Puglia, la norma prevede un obbligo di comunicazione indiscriminato e generalizzato che comporterebbe uno sproporzionato ed irragionevole aggravio amministrativo, lesivo del principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.), dell'autonomia organizzativa regionale (art. 117, comma quarto, Cost.) e dell'art. 97 Cost. Inoltre, la previsione che le modalità di trasmissione sono stabilite con decreto ministeriale, senza la previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, violerebbe l'autonomia organizzativa regionale ed il principio di leale collaborazione. La censura della Regione Toscana consiste e si esaurisce nell'affermazione che «le Regioni hanno propri sistemi informativi per cui è necessario che il decreto del Ministro dello sviluppo economico, che determina i termini e le modalità operative di applicazione di tale obbligo, sia emanato previa intesa con le Regioni e non già solo sentite le medesime, come invece prevede la norma», con conseguente violazione dell'art. 117, quarto comma, Cost., «per interferenza con l'autonomia organizzativa regionale». 10.- In tutti i giudizi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto il rigetto dei ricorsi.