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Nonostante gli sforzi dei relatori - che riconosciamo - e del sottosegretario Maria Cecilia Guerra, sempre presente, devo dirvi che il Paese, a nostro avviso, ha bisogno di ben altro, e questo "altro" di cui ha bisogno il Paese è racchiuso nei tanti nostri emendamenti che per ora sono rimasti lettera morta. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, siamo alla fase finale - almeno nel nostro ramo del Parlamento - di una maratona che, in un mese e mezzo, ha visto agganciarsi ben quattro decreti-legge l'uno dopo l'altro, ma che all'orizzonte vede già profilarsi il quinquies . Questo susseguirsi di provvedimenti evidenzia purtroppo, ancora una volta, la miopia del Governo e della maggioranza, che continuano a rincorrere il virus senza un progetto complessivo di misure serie e coraggiose a sostegno della sanità, della scuola, della cultura, dello sport e dell'economia del nostro Paese. Durante l'estate, sono mancate la prevenzione e la programmazione per la ripartenza di scuole e attività a settembre; in autunno, sono mancati gli adeguati e tempestivi sostegni per le attività economiche a seguito delle nuove restrizioni. Per un'azione efficace, in realtà, bisognava intervenire prima sullo scostamento di bilancio (pari a 8 miliardi), non il 26 novembre, e con una maggiore consistenza, così come chiesto a gran voce da Forza Italia e da tutta l'opposizione, proprio per affrontare l'urgenza. (Applausi) . È vero che si tratta di indebitamento, ma, a questo punto e in questa situazione, è indispensabile, per non far morire i nostri artigiani, commercianti, liberi professionisti, partite IVA e lavoratori autonomi, per salvare i milioni di posti di lavoro che non si salvano con il blocco dei licenziamenti, per non far morire il Paese e per cominciare a ripartire. Il Governo, invece, prima ha raschiato il barile, prendendo risorse qua e là e attingendo da tutti i provvedimenti - a partire dal cura Italia - risorse avanzate, perché non ben preventivate, oppure - questo è ben più grave - prese da fondi già destinati, come i 100 milioni tolti dal fondo per i ristoratori, i 5 milioni tolti dal fondo abrogato per il settore ricreativo e dell'intrattenimento o i circa 5 miliardi presi dal fondo dedicato agli enti locali per saldare, come ha ben detto la mia collega, i famosi debiti della pubblica amministrazione. Il Governo ha cercato le coperture per i decreti ristori per circa 20 miliardi dappertutto, ma non ha pensato, per esempio, di rinviare la lotteria dello scontrino, che in questo contesto storico di emergenza e crisi economica, sanitaria e sociale certamente non costituisce e non può costituire in nessun modo una priorità per il nostro Paese. Tra l'altro, oltre a prevedere importanti costi per lo Stato, anche per le assunzioni necessarie per gestire la misura, incide sulle spalle dei commercianti, per i quali solo poche centinaia di euro fanno la differenza (pensate agli ambulanti, in questo momento). (Applausi) . Alla fine, è arrivato l'inevitabile, ma tardivo scostamento di bilancio di 8 miliardi, stanziati per finanziare buona parte del decreto- quater , che comprende anche una proroga delle scadenze fiscali. Peccato che tale proroga, pur attesa da tutti, sia arrivata lo stesso giorno della scadenza (il 30 novembre) e non per tutti, creando grandi scompigli per le differenti casistiche previste. Vi declino la norma, perché così, magari insieme, possiamo anche comprenderne la ratio . In generale, la seconda rata d'acconto delle imposte sui redditi e sull'IRAP è stata spostata per tutti al 10 dicembre (di soli dieci giorni). Invece, è stata spostata al 30 aprile per i soggetti esercenti attività rientranti negli allegati 1 e 2, inclusi i servizi di ristorazione, aventi però domicilio solo nelle Regioni rosse e arancioni. È davvero incomprensibile il non aver rinviato la scadenza, per esempio, anche per i servizi di ristorazione in zona gialla, viste le restrizioni del DPCM del 25 ottobre. (Applausi) . Lo stesso va detto per le scadenze tributarie e contributive del 10 dicembre, rinviate stavolta al 16 marzo, con la stessa casistica di prima, cui si aggiungono i soggetti di tutto il territorio nazionale, aventi ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro, che abbiano registrato una diminuzione di fatturato di almeno il 33 per cento nel mese di novembre 2020, rispetto allo stesso mese del 2019. Insomma, è un ginepraio di inclusioni ed esclusioni e di differenti scadenze, che non agevolano tutti e, di sicuro, mettono in difficoltà i liberi professionisti, a cui i contribuenti ricorrono. Vorrei sottolineare che Forza Italia, fin dall'inizio, aveva richiesto una più efficace sospensione delle scadenze fiscali, con il semestre fiscale bianco, finanche l'anno fiscale bianco, ma di certo non fatto in questo modo. Un altro ginepraio è il capitolo dei contributi a fondo perduto, che, quanto a discriminazione, non è secondo a nessuno. Con il sistema dei codici Ateco, il Governo ha messo in atto una norma che prevede contributi per alcuni (pochi) e lascia fuori interi settori, che, pur facenti parte della filiera penalizzata, non vengono neppure di poco ristorati. Aziende domiciliate in zona gialla hanno visto crollare il proprio fatturato, in quanto fornitori di esercizi commerciali e di attività chiuse o semichiuse dai vari DPCM. Per di più, l'ammontare del sostegno è calcolato come percentuale sulla differenza di fatturato del mese di aprile 2020 su aprile 2019, un criterio che non ristora con oggettività, penalizzando le attività con stagionalità sfavorevoli in quel mese. Ora però è necessario programmare da subito i provvedimenti a miglioramento e integrazione ed è impensabile proseguire sulla stessa rotta. Basti ricordare che, con il sistema della fatturazione elettronica in vigore, è immediata la lettura del fatturato e si devono considerare i costi fissi delle imprese, così come occorre modificare il sistema dei codici Ateco con la massima inclusione. Non si lasci indietro nessuno. Si proceda ad allargare anche a quelle fasce completamente dimenticate come i liberi professionisti, simpatici o antipatici che possano essere, oggetto solo del bonus del mese di maggio. E non si aspetti a intervenire, perché la tempistica è importante tanto quanto le risorse messe a disposizione. A tal proposito, faccio un esempio: il decreto-legge cura Italia prima e il decreto-legge liquidità poi avevano previsto la possibilità di elevare il microcredito da 25.000 a 40.000 euro, liquidità importante per piccole e medie imprese, ma il problema è che tale intervento era condizionato a un decreto attuativo che non è mai stato varato (ennesima manifestazione di inefficienza burocratica, ma ormai non ci stupiamo più).