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se i Ministri in indirizzo non considerino la cancellazione ai riferimenti all'Alto Adige, sostituita dalla dicitura «provincia di Bolzano», un passo pericoloso verso il superamento di quanto sancito dalla Costituzione, il cui articolo 116 parla espressamente di Trentino-Alto Adige/Südtirol; se ciascuno per i profili di competenza, non ritengano di valutare l'impugnazione del provvedimento per quelli che all'interrogante appaiono come evidenti profili di incostituzionalità e di adottare tutti i provvedimenti necessari ad evitare che, in conseguenza a questo precedente, possa divenire consuetudine la cancellazione di fatto del toponimo «Alto Adige»; quali iniziative ritengano di intraprendere per evitare che venga aggredita, anche per via burocratica, l'italianità dell'Alto Adige. Atto n. 4-02333 BINI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che a quanto risulta all'interrogante: il 7 agosto 2018, a Velletri, in provincia di Roma, un grave incidente avvenuto presso l'asilo nido privato "Fattoria di Mamma Cocca" ha determinato l'investimento, nel parcheggio della struttura, di una bambina di 16 mesi, L. M., a causa del quale la piccola si trova tutt'oggi in stato vegetativo; dopo un anno dal grave incidente risulta indagata la maestra F. R, titolare dell'asilo, per lesioni colpose gravissime in concorso con la conducente dell'autovettura che ha investito L., guidata da una giovane mamma che si recava presso la struttura frequentata anche dalla propria figlia, e si è in attesa delle decisioni della Procura della Repubblica di Velletri sull'eventuale rinvio a giudizio; da quel che si apprende appare primaria la responsabilità della maestra, la quale avrebbe lasciato senza custodia la bambina nel parcheggio dell'asilo per lunghi minuti. Una disattenzione inaccettabile per un'insegnante, che poi avrebbe determinato l'investimento della piccola; l'asilo "Fattoria di Mamma Cocca" è stato chiuso su disposizione della autorità giudiziaria e sarebbero emerse varie irregolarità anche dal punto di vista amministrativo, imputabili sempre a comportamenti omissivi e all'imperizia della citata R.; la famiglia M., padre poliziotto e madre vigile del fuoco, vive da oltre un anno il dramma di una bambina ridotta in stato vegetativo, assistita a casa da personale medico e infermieristico, con una vita stravolta per la leggerezza di una educatrice, che probabilmente non dovrebbe più avere a che fare con i bambini; considerato che: la signora F. R. risulta essere abilitata all'insegnamento anche presso la scuola pubblica; non esiste nel regolamento di disciplina dei pubblici impiegati a cui i docenti fanno riferimento alcun tipo di sanzione, anche provvisoria, che impedisca a persone resesi colpevoli o anche solo indagate di comportamenti e azioni che creano nocumento ai bambini di continuare a insegnare e sarà cura dell'interrogante farsi promotrice, in sede legislativa, di opportune proposte di modifica al decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62, recante "Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e se risponda al vero che F. R. sia attualmente iscritta nelle nell'elenco nazionale supplenti o addirittura, essendone abilitata, nelle graduatorie per gli insegnanti di sostegno a bambini diversamente abili; se non ritenga, al netto degli esiti delle indagini che sono in corso e soprattutto a tutela di altre famiglie che potrebbero ritrovarsi la maestra come docente, di valutare un intervento presso gli uffici scolastici, al fine di valutare tutte le più opportune decisioni e, possibilmente, evitare, almeno in via provvisoria, che la signora R. possa insegnare in una scuola pubblica. Atto n. 4-02334 CIRIANI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: destano preoccupazione le vicende che negli scorsi giorni hanno interessato il giornalista Fausto Biloslavo; tra i migliori corrispondenti di guerra italiani e profondo conoscitore della situazione libica, Biloslavo è stato, tra l'altro, l'ultimo giornalista italiano ad aver intervistato, nel 2011, il colonnello Mu'ammar Gheddafi prima del suo assassinio; proprio in ragione della sua lunga esperienza di reporter di zone di guerra e della approfondita conoscenza della situazione libica, il giornalista Fausto Biloslavo è stato recentemente invitato da un gruppo di studenti a partecipare ad un incontro presso la facoltà di Sociologia dell'Università degli studi di Trento; al fine di ricostruire la dinamica dei fatti, si riporta la dichiarazione rilasciata dallo stesso giornalista alla stampa: «all'ultimo minuto mentre stavo arrivando in treno dopo ore di viaggio, l'università ha deciso di piegarsi alla violenta minoranza trovando un cavillo formale e vietando l'accesso all'Aula Kessler del Dipartimento di Sociologia»; in particolare, un funzionario avrebbe comunicato al telefono che la conferenza era stata annullata; inoltre, l'accesso all'Università sarebbe stato impedito da un gruppo di studenti, provenienti anche da fuori, che all'esterno della facoltà avrebbero distribuito volantini, in cui il giornalista veniva tacciato di fascismo, esibendo altresì uno striscione, firmato «CUR - Collettivo Universitario Refresh», che recitava «fuori i fascisti dall'università»; un grave episodio, rispetto al quale, come riferito dallo stesso giornalista, il Rettore dell'università avrebbe espresso le proprie scuse, invitandolo nuovamente a parlare; l'interrogante considera assolutamente fuori luogo e oltremodo anacronistico, che a trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino si possa ancora pensare di impedire la libertà di pensiero in un ateneo, adducendo motivi politici; analogamente preoccupante è l'atteggiamento pavido dell'Università che, stando alla ricostruzione dei fatti, sembrerebbe essersi piegata alla prepotenza di gruppi violenti, annullando la conferenza; un episodio comunque non isolato, che concorre a rappresentare il preoccupante scenario di un mondo universitario sistematicamente soggetto ad incomprensibili ed intollerabili compressioni della libertà di opinione e di espressione, il tutto, a causa di inammissibili limitazioni di gruppi organizzati, talvolta anche infiltrati dall'esterno e ispirati ai valori dell'estremismo comunista e del terrorismo brigatista, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non consideri necessario e urgente intervenire per appurare i fatti accaduti e verificare come un episodio di tale gravità sia potuto accadere, e quali misure ritenga di mettere in atto al fine di evitare che episodi simili possano ripetersi nelle Università italiane.