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In particolare, la norma è finalizzata a ricomprendere, fra gli interventi ai quali è possibile applicare le misure speciali già previste nei casi « di estrema urgenza » in materia di vincolo idrogeologico, anche gli interventi di mitigazione del rischio individuati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nell'ambito dei Programmi d'azione triennali di cui all'articolo 1. L'articolo 10 reca le disposizioni finali e le abrogazioni. Il comma 1 introduce una clausola valutativa entro il secondo ciclo di programmazione triennale, al fine di valutare lo stato d'attuazione degli interventi e le eventuali ed ulteriori necessità di semplificazione del quadro normativo ove gli obiettivi dell'intervento non siano raggiunti. L'ultimo periodo, inoltre, prevede la cessazione delle funzioni commissariali entro il terzo ciclo di programmazione triennale e comunque, al più tardi, allo spirare di dieci anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Il comma 2 intende salvaguardare gli interventi già finanziati tramite accordi di programma e attraverso il fondo progettazione, prevedendo comunque anche per questi interventi l'applicazione delle norme di semplificazione di cui all'articolo 3. Il comma 3 provvede ad abrogare talune disposizioni che intervengono nella medesima materia, compiendo un'opera di razionalizzazione della normativa e di « pulitura » dell'ordinamento giuridico, così come il comma 4 che provvede a risolvere eventuali dubbi interpretativi e di coordinamento sui poteri dei commissari, evitando una stratificazione normativa frammentata. Il comma 5 infine prevede che i commissari subentrino inoltre nelle funzioni e nelle titolarità delle contabilità speciali dei commissari di governo di cui all'articolo 7, comma 2, del citato decreto-legge n. 133 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014. Il comma 6 reca una clausola di salvaguardia per l'attuazione delle disposizioni di legge riguardo alla compatibilità delle norme con gli statuti delle province autonome di Trento e di Bolzano e della regione autonoma Valle d'Aosta. Il testo dell'articolato tiene conto del parere reso dalla conferenza Stato-Regioni il 9 maggio 2019 ai sensi dell'articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in particolare accogliendo tutte le proposte emendative contenute nell'allegato al parere ad eccezione di quanto di seguito segnalato. In relazione alla modifica proposta all'articolo 1, comma 2, di stralcio del terzo paragrafo, non è stata accolta in quanto la norma ivi contenuta risulta necessaria ad evitare la sovrapposizione di più strumenti di finanziamento per i medesimi interventi, risultando inoltre finalizzata ad agevolare e velocizzare la fase istruttoria degli stessi. Riguardo allo stralcio del comma 5 dell'articolo 1, la proposta emendativa non è stata accolta in quanto la norma è necessaria a salvaguardare gli interventi già in corso e le programmazioni sul dissesto già inserite nei patti territoriali. La proposta di inserimento all'articolo 1 di un comma 6, recante definizioni, non è stata accolta poiché, in caso di accoglimento, la norma avrebbe l'effetto di ridurre la portata operativa della legge garantendo una minore flessibilità nelle soluzioni di governo adottate da ciascuna regione. Inoltre, l'inserimento di definizioni non ricorrenti nel testo o la cui portata è già stata precisata precedentemente nell'ordinamento dal legislatore risulterebbe contravvenire le norme di drafting e di coerenza del testo normativo. All'articolo 2, non è stato accolto l'inserimento di un ulteriore paragrafo in fine al comma 2, considerato che il contenuto della proposta, concernente la rimodulazione degli interventi da finanziare, si porrebbe in contrasto con quanto statuito dal medesimo comma 2. Parimenti, al comma 3, non sono state accolte le sostituzioni al primo paragrafo della parola « ovvero » con « oppure », al fine di evitare fraintendimenti sul contenuto della norma, nonché delle parole « coerenti con la pianificazione di distretto » con « anche in assenza di coerenza con la Pianificazione distrettuale », in quanto gli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico hanno diretta correlazione con gli obiettivi della pianificazione di distretto, da cui non possono essere scissi nel momento di valutazione preventiva dell'intervento. Altresì, per le medesime ragioni, non è stato accolto l'inserimento di un ultimo periodo. All'articolo 3, non sono state accolte le modifiche proposte al comma 1, in quanto le funzioni commissariali non possono essere ulteriormente delegate ad altri soggetti, tra l'altro così vanificando la portata della norma: considerata l'esperienza pregressa, la nomina del soggetto attuatore potrà aiutare una realizzazione più celere degli interventi, velocizzando le procedure. Al comma 4, non è stato accolto il dimezzamento dei tempi di rilascio degli atti autorizzativi di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali, che ha richiesto il ripristino del termine ordinario dei sessanta giorni anziché di un termine ridotto quale clausola di garanzia. Al fine di dotare il testo di coerenza interna, non risulta accoglibile l'inserimento nell'ultimo periodo delle parole « anche attraverso gli enti avvalsi ». La proposta di aggiungere un comma 7 relativo al dimezzamento dei tempi per la verifica di assoggettabilità o di valutazione di impatto ambientale non è stata accolta in quanto non coordinata con le misure di semplificazione introdotte dall'articolo 4, comma 2, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, cosiddetto « Sblocca cantieri ». Parimenti, non è stato accolto l'inserimento di un comma 8, relativo alla gestione dei materiali di escavo di fondali marini o salmastri nei quali siano presenti quantità di mercurio al di sopra dei parametri previsti dalla normativa nazionale, per estraneità di materia. All'articolo 4, non sono state accolte le modifiche previste al comma 1, finalizzate a sopprimere l'informativa al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare rispetto all'avvio delle attività di progettazione degli interventi, in quanto verrebbe meno la funzione di monitoraggio operata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare su tali attività prodromiche. Parimenti, non sono state accolte le modifiche proposte al comma 3 tese a espungere dai destinatari delle richieste di finanziamento la Presidenza del Consiglio dei ministri, poiché la differenziazione prevista dalla norma appare opportuna considerato che parte dei fondi di finanziamento degli interventi di dissesto provengono dal CIPE. Le modifiche proposte all'articolo 5 non sono state accolte in quanto rispettivamente non risultano coerenti con l'articolazione del testo ovvero risultano ultronee a quanto previsto dalla norma. All'articolo 6, comma 1, non è stata accolta l'estensione delle attività commissariali anche alla programmazione degli interventi in quanto tale attività è espressamente di competenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.