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L'articolo 20 detta disposizioni in materia di riscatti di periodi non coperti da contribuzione presso forme di previdenza obbligatoria né soggetti ad alcun obbligo contributivo, nonché dei corsi di studio universitario. L'articolo 25 reca alcune modifiche all'ordinamento dell'INPS e dell'INAIL. Il Capo III del decreto-legge (articoli 27-29) reca le disposizioni finali. In particolare, l'articolo 27 reca una serie di disposizioni in materia di giochi. Si prevedono, tra l'altro, l'elevamento di alcune imposte, l'introduzione di corrispettivi una tantum nell'ambito di alcuni procedimenti amministrativi, nonché alcune modifiche intese all'inasprimento e all'ampliamento dell'apparato sanzionatorio. L'articolo 28 prevede l'incremento del Fondo per interventi strutturali di politica economica e reca le norme per la copertura finanziaria degli oneri derivanti dalle disposizioni del decreto-legge, nonché norme sul monitoraggio e la salvaguardia finanziaria. Con particolare riferimento ai profili di competenza dell'8ª Commissione, l'articolo 26 reca modifiche alla disciplina del Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell'occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale del settore del trasporto aereo (anche denominato Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale). Tale Fondo è stato istituito con la finalità di favorire il mutamento e il rinnovamento delle professionalità, nonché di realizzare politiche attive di sostegno del reddito e dell'occupazione dei lavoratori del settore, mediante: il finanziamento di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale anche in concorso con gli appositi fondi nazionali, territoriali, regionali o comunitari; l'erogazione di specifici trattamenti a favore dei lavoratori interessati da riduzioni dell'orario di lavoro (ivi compresi i contratti di solidarietà), da sospensioni temporanee dell'attività lavorativa o da processi di mobilità secondo modalità da concordare tra azienda ed organizzazioni sindacali. Il decreto-legge in esame interviene sulla destinazione delle maggiori somme derivanti dall'incremento di 3 euro dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco, disposto dall'articolo 6- quater del decreto-legge n. 7 del 2005. Il quadro normativo previgente prevedeva che tali somme fossero destinate, fino al 31 dicembre 2018, al suddetto Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale e che, a decorrere dal 1° gennaio 2019, venissero invece integralmente riversate alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali dell'INPS. Il provvedimento in esame ha differito di un anno, al 1° gennaio 2020, tale cambio di destinazione, prevedendo che, per l'anno 2019, il 50 per cento delle somme vada al Fondo e il 50 per cento all'INPS. L'articolo 26 in esame ha inoltre abrogato i commi 5 e 6 dell'articolo 13- ter del decreto-legge n. 113 del 2016, che avevano introdotto, per il solo anno 2019, un ulteriore incremento dell'addizionale comunale sui diritti d'imbarco di 0,32 euro, che andava ad aggiungersi a quello già menzionato di 3 euro e il cui gettito sarebbe stato acquisito a patrimonio netto del Fondo. Il PRESIDENTE dichiara aperta la discussione. Il senatore MALLEGNI ( FI-BP ) rileva che il decreto in esame ha un contenuto estremamente ampio, che molte delle disposizioni in esso contenute hanno natura ordinamentale e che esso fa rinvio ad un numero particolarmente elevato di provvedimenti attuativi, molti dei quali privi di un termine di adozione, sintomo dell'insussistenza delle circostanze straordinarie di necessità e urgenza che legittimano l'adozione di un decreto-legge. Nel merito, il reddito di cittadinanza rappresenta una misura assistenzialista con limitatissime possibilità di rappresentare un incentivo al lavoro. Al contrario, esso creerà soggetti privi della capacità di inserirsi nel mercato del lavoro. Tale misura, inoltra, viene realizzata attraverso un reperimento di risorse pubbliche totalmente in deficit , come previsto dall'ultima legge di bilancio, che secondo numerosi esponenti del Governo sarebbe funzionale alla lotta alla povertà, al rilancio dei consumi e degli investimenti privati. Ma questa è una visione demagogica e strumentale, in quanto l'unico modo di sconfiggere la povertà è l'occupazione, che consegue alla ripresa della produzione e di conseguenza dei consumi. L'introduzione del reddito di cittadinanza non rappresenta la soluzione della povertà, ma solo la certezza che la stessa viene stabilizzata ed estesa alle fasce più deboli della società con un aggravio insostenibile per il ceto medio, sul quale ricadrà il maggior peso fiscale del finanziamento del reddito di cittadinanza, quando il ricorso al deficit non sarà più praticabile. Sarebbe stato più sensato utilizzare le risorse stanziate per mettere le imprese in condizione di assumere e creare quel circolo virtuoso che solo la crescita della produttività può consentire e garantire. Inoltre, tutta la struttura del reddito di cittadinanza ruota intorno ai centri per l'impiego, ma secondo i dati dell'Istat, solo lo 0,7 per cento dei soggetti che si sono rivolti a un centro per l'impiego nel 2017 ha ricevuto un'offerta di lavoro. E, ad ogni modo, i tempi amministrativi per procedere al rafforzamento delle strutture burocratiche sono assolutamente incompatibili con la previsione dell'avvio della misura dal prossimo mese di aprile, con il rischio che in questo modo il reddito di cittadinanza diventi solo una misura assistenziale, non condizionata all'inserimento lavorativo. Se l'erogazione del reddito avverrà prima del potenziamento dei centri per l'impiego, il beneficiario potrà continuare a fruirne senza la necessità di dover accettare almeno una delle tre proposte di lavoro previste dal decreto-legge. E' inoltre censurabile il fatto che ai Comuni venga delegato il riscontro dei requisiti di residenza e soggiorno per i soggetti che richiedono la misura, senza prevedere a loro favore conseguenti stanziamenti di nuovi strumenti e risorse finanziarie. Un'altra criticità consiste nel fatto che il reddito di cittadinanza sarà erogato anche a soggetti non italiani, che quindi si troveranno ad essere mantenuti dallo Stato italiano anche a scapito dei cittadini italiani in stato di bisogno. In conclusione, ritiene sconcertante il fatto che un nucleo familiare beneficiario del reddito di cittadinanza possa ricevere un importo superiore a quello di famiglie che percepiscono un reddito da lavoro. Il senatore PATUANELLI ( M5S ) ricorda che lo stesso presidente Berlusconi, nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018, alla luce dell'elevatissimo numero di italiani che versano in condizioni di povertà, aveva assunto l'impegno di garantire un reddito di 1.000 euro al mese per chi versa in stato di "povertà assoluta", nonché un "reddito di dignità", consistente nella differenza tra l'introito mensile di una famiglia e quello che viene indicato dall'Istat come reddito di dignità necessario' cioè 1.150 euro al mese, per chi si trova in stato di "povertà relativa".