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Per definizione, la maggioranza - altrimenti non sarebbe più maggioranza e, tra l'altro, in Senato non c'è alcuna istanza che riconosca quel diritto proporzionale presente alla Camera per presentare disegni di legge e per essere relatori; sappiamo che il Regolamento del Senato non prevede e non consente questo - in Senato praticamente presenta un disegno di legge, lo discute in Commissione, si approvano gli emendamenti, si fa la relazione finale, si vota il mandato al relatore, lo si porta in Aula e lo si approva. Se la maggioranza è piccola, se riduce il suo punto di interesse nel numero stesso dei parlamentari, inevitabilmente quel Gruppo politico tenderà a selezionare il pensiero unico, tenderà cioè a selezionare quello che noi abbiamo vissuto come il maggiore rischio della democrazia, che è l'atteggiamento di compiacenza nei confronti di chi governa il Gruppo, di chi governa il partito, di chi governa quella situazione. Meno si è e meno pluralismo ci sarà non solo nel Parlamento, ma anche all'interno dei Gruppi. Non dico niente al Presidente, ai membri del Governo e ai nostri colleghi. Prima il collega Fantetti ha fatto un'analisi molta profonda, attenta e acuta del Gruppo dei parlamentari eletti all'estero. Io potrei dire una cosa analoga nei confronti di quel Gruppo minuscolo - non siamo nemmeno un Gruppo - costituito da noi, parlamentari dell'UDC. Noi viviamo, lavoriamo e facciamo rete insieme ai colleghi di Forza Italia. Sarebbe facilissimo cancellare questo Gruppo, ma farlo, in una logica di siffatto tipo, significherebbe anche cancellare una memoria storica; significherebbe cancellare la potenza di un simbolo e una linea storica che hanno attraversato la vita della nostra Repubblica negli ultimi settant'anni. Avere attenzione alle minoranze è qualcosa che definisce la qualità alta di una democrazia. Come tutti sappiamo, la potenza di una catena si misura dalla forza del suo anello più debole. La potenza di un Parlamento si misura dalla qualità del rispetto per le sue minoranze. Il taglio è netto, e direi anche aprioristico. Siete 600? Benissimo, diventate 400. Siete 300 e più? Benissimo: diventate 200. In base a quali logiche il numero si riduce? Qual è la ragione? È l'efficienza? Colleghi, bisogna fare attenzione. Questo è un momento storico in cui tutti noi stiamo cercando di sottrarre la democrazia interna dei partiti alla logica del capo «faccio tutto io», per riportarla in un contesto in cui è la democrazia interna al partito quella che fa l'opinione e la cultura e garantisce la rappresentatività dei punti di vista. In una logica di questo tipo, noi finiremo per creare un Parlamento non solo di eletti - è quello che ci piace - ma anche di fedelissimi. E quanto più è piccolo il margine, tanto più il requisito richiesto sarà quello della fedeltà. Noi stiamo vivendo in una cultura che - lo sappiamo tutti - è quella dei diritti individuali, in cui ognuno coltiva la ricchezza delle opinioni e si confronta sul potere delle sfumature. Io credo che ridurre tutto questo, per riportarlo a una falsa efficienza, sarebbe una ferita molto grave non solo alla quantità, ma anche alla qualità democratica del Parlamento e gli toglierebbe una delle sue prerogative più belle, che è la libertà personale dei parlamentari a esprimersi in scienza e coscienza - questo sì - come prevede la Costituzione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romano. Ne ha facoltà. ROMANO (M5S) . Signor Presidente, sul taglio del numero dei parlamentari si è fatto un gran parlare, non sempre con la dovuta serenità. Cercherò, dunque, di fare un racconto breve, chiaro e semplice non dei contenuti della legge costituzionale che quest'Assemblea si appresta ad approvare, ma del perché sia giusto e necessario approvarla. Io credo che, in ordine al tanto paventato vulnus di rappresentatività, il vero problema sia non il quantum , ma il quis e il quomodo , ovvero il chi rappresenta e il come i cittadini sono rappresentati. Cari colleghi, l'idea di rappresentatività non può essere dissociata da quella di responsabilità, come non può risultare del tutto distaccata dall'interesse rappresentato. Ed è qui il punto. L'interesse democraticamente perseguito è davvero quello della Nazione? O è sempre più quello dei gruppi di potere rappresentati in Parlamento? Il vero obiettivo è fare in modo che la partecipazione democratica sia effettiva e, affinché sia effettiva, il problema non sono i numeri; il problema è riportare lo scettro nelle mani del cittadino. Non si tratta di alcun attentato alla democrazia, dunque, come qualcuno vuol far credere, perché il vero problema delle moderne democrazie è non il numero degli eletti, ma lo spazio entro cui ciascun cittadino può esercitare la propria sovranità. La riduzione del numero dei parlamentari - come da tempo sostenuto dal MoVimento 5 Stelle - si deve accompagnare necessariamente al potenziamento della democrazia diretta, in un sistema flessibile che consenta un esercizio diffuso e ravvicinato della sovranità. È di tutta evidenza che oggi vi è un ampio scarto tra le istanze di una società sempre più in divenire e i tempi della rappresentanza politica, del processo democratico propriamente detto, che testimonia la senescenza della democrazia rappresentativa. È necessario, pertanto, ricostruire la geografia del potere che sottende le istituzioni democratiche e riflette l'assetto della nostra società. È necessario comprendere se e fino a che punto una pluralità di rappresentanti consenta una buona dinamica democratica. Forse dovremmo guardare tutti con meno scetticismo a questo percorso di rinnovamento della democrazia, affinché il meccanismo democratico non giunga a implosione. La rappresentanza politica va, dunque, integrata con lo sviluppo tecnologico di un'epoca, la nostra, che non contempla più una separazione quasi totale fra rappresentante e rappresentato, sia dal punto di vista delle informazioni che delle conoscenze. L'accertamento della volontà politica dei cittadini, della Nazione, non richiede più procedure macchinose, non contempla passività, ma è alimentata da una totale discorsività. Quello che sta per compiersi è l'ormai inevitabile passaggio dalla democratizzazione dello Stato alla democratizzazione della società, dove il servizio pubblico, in ogni sua forma, deve essere il più possibile la principale occupazione dei cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per tale motivo, coerentemente con quanto previsto dall'attuale contratto di Governo e con quanto da sempre sostenuto dal MoVimento 5 Stelle, il taglio dei parlamentari non è una minaccia alla democrazia rappresentativa. Non è una minaccia alla democrazia rappresentativa! È il giusto correttivo per aumentare l'efficienza e la produttività del Parlamento e per razionalizzare la spesa pubblica, allineando l'Italia alle più moderne democrazie occidentali in un percorso non più rinviabile di complessivo rinnovamento e ammodernamento, che veda il cittadino direttamente coinvolto nelle scelte democratiche e pienamente responsabile delle stesse. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) .