[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 96, comma 1, della legge della Regione Puglia 29 dicembre 2022, n. 32, recante «Disposizioni per la formazione del Bilancio di previsione 2023 e Bilancio pluriennale 2023-2025 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale 2023)», promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 28 febbraio 2023, depositato in cancelleria l'8 marzo 2023, iscritto al n. 14 del registro ricorsi 2023 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 15, prima serie speciale, dell'anno 2023. Visto l'atto di costituzione della Regione Puglia; udito nell'udienza pubblica del 24 ottobre 2023 il Giudice relatore Luca Antonini; uditi l'avvocato dello Stato Giammario Rocchitta per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Anna Bucci per la Regione Puglia; deliberato nella camera di consiglio del 24 ottobre 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 28 febbraio 2023 e depositato l'8 marzo 2023 (reg. ric. n. 14 del 2023) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'art. 96, comma 1, della legge della Regione Puglia 29 dicembre 2022, n. 32, recante «Disposizioni per la formazione del Bilancio di previsione 2023 e Bilancio pluriennale 2023-2025 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale 2023)», in riferimento agli artt. 123 - in relazione all'art. 22, comma 4, della legge della Regione Puglia 12 maggio 2004, n. 7 (Statuto della Regione Puglia) - e 126, terzo comma, della Costituzione. 2.- La suddetta disposizione regionale sostituisce il secondo periodo dell'art. 5, comma 2, della legge della Regione Puglia 28 gennaio 2005, n. 2 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale), con tre distinti periodi, i quali stabiliscono che: a) «[n]ei casi di scioglimento anticipato del Consiglio regionale previsti dallo Statuto, a esclusione delle ipotesi previste dal primo comma d[e]ll'articolo 126 della Costituzione, si procede all'indizione delle nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Regione Puglia entro sei mesi» (art. 5, comma 2, secondo periodo); b) tale termine «decorre dalla presa d'atto da parte del Consiglio regionale» (art. 5, comma 2, terzo periodo); c) «quando lo scioglimento è conseguenza delle dimissioni del Presidente della Regione, la presa d'atto deve avvenire entro trenta giorni dalla presentazione delle stesse» (art. 5, comma 2, quarto periodo). 3.- Il ricorso statale evidenzia, innanzitutto, che l'art. 96, comma 1, della legge reg. Puglia n. 32 del 2022, oltre ad ampliare da tre a sei mesi il termine per l'indizione delle elezioni nei casi di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, introduce un dies a quo di decorrenza di tale termine, che individua nella «presa d'atto» consiliare, disponendo poi che questa, solo ove lo scioglimento derivi dalle dimissioni del Presidente della Regione, deve intervenire entro trenta giorni dalla loro presentazione. Precisa, quindi, da un lato, che il Presidente della Regione Puglia è eletto a suffragio universale e diretto (artt. 41, comma 1, dello statuto reg. Puglia e 2, comma 1, della legge reg. Puglia n. 2 del 2005); dall'altro, che lo statuto reg. Puglia, all'art. 22, comma 4, sostanzialmente riproducendo l'art. 126, terzo comma, Cost., sancisce il principio simul stabunt, simul cadent. Tanto chiarito, l'Avvocatura generale sostiene che il terzo e il quarto periodo del novellato art. 5, comma 2, della legge reg. Puglia n. 2 del 2005 si porrebbero in contrasto con il suddetto principio. Nell'introdurre la «presa d'atto», sottolinea infatti il ricorrente, il terzo periodo non stabilisce alcun termine entro cui essa deve intervenire, con la conseguenza che potrebbe anche non essere «mai effettuata». Il successivo quarto periodo, d'altro canto, pur fissando, in caso di scioglimento dovuto alle dimissioni del Presidente della Regione, il termine di trenta giorni dalla loro presentazione per l'adozione della delibera di «presa d'atto», comunque non prevede alcunché per l'ipotesi di inutile decorso del medesimo termine, non contemplando «un meccanismo assimilabile al "silenzio assenso"», né alcun meccanismo sostitutivo. Né le disposizioni in discussione, prosegue la difesa statale, disciplinano il caso in cui la delibera consiliare in questione non possa essere adottata per assenza del numero legale dei consiglieri o per mancato raggiungimento della maggioranza necessaria. In tal modo, la disciplina normativa censurata comporterebbe la possibilità di un differimento «indeterminato e indeterminabile dell'indizione delle elezioni», facendo venir meno «un caposaldo» del principio simul stabunt, simul cadent, quello «del "governo di legislatura"»; in altri termini, il Presidente della Regione risulterebbe privato della «funzione di arbitro della legislatura che verrebbe, invece, condizionata esclusivamente [dalla] presa d'atto». In definitiva, conclude il ricorrente, le norme oggetto di doglianza, per un verso, introdurrebbero un meccanismo, quello della «presa d'atto», non previsto dai parametri evocati e, per l'altro, determinerebbero l'impossibilità di «individuare un termine ragionevole» per l'adozione della «presa d'atto» stessa, rendendo incerta la data delle elezioni conseguenti allo scioglimento anticipato del Consiglio regionale. Di qui la compromissione «del meccanismo del aut simul stabunt aut simul cadent», il rispetto del quale sarebbe costituzionalmente imposto in caso di elezione diretta del Presidente della Giunta regionale (sono citate le sentenze di questa Corte n. 2 del 2004 e n. 304 del 2002), a tutela dell'«armonia dell'indirizzo politico presuntivamente garantita dalla simultanea elezione» del Presidente stesso e dei consiglieri regionali (è citata la sentenza di questa Corte n. 12 del 2006). 4.- Si è costituita in giudizio la Regione Puglia, nella persona del Presidente della Giunta regionale, chiedendo di dichiarare non fondate le questioni promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri. 4.1.- La difesa regionale osserva, in particolare, che, se tutti gli eventi contemplati dall'art. 126, terzo comma, Cost. comportano necessariamente lo scioglimento del Consiglio regionale, non sarebbe tuttavia preclusa la possibilità di disciplinarli diversamente, ciò che nella specie il legislatore regionale avrebbe inteso fare con particolare riguardo alle dimissioni del Presidente della Regione.