[pronunce]

che la seconda ordinanza di rimessione riproduce pressocchè integralmente il testo dell'ordinanza precedente e, quindi, fonda, in riferimento ai sopra citati parametri, la sospettata illegittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1-bis, del d.l. n. 263 del 2006 – sia in ordine alla rilevanza, sia in ordine alla non manifesta infondatezza della questione – su argomenti analoghi ai precedenti, tranne che per quanto riguarda l'art. 97 della Costituzione, relativamente al quale il rimettente non svolge alcuna motivazione; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale, con atto sostanzialmente identico a quello depositato nell'ambito del procedimento relativo all'ordinanza iscritta al r.o. n. 346 del 2008, e con analoghe argomentazioni, ha chiesto che la questione di legittimità costituzionale sollevata sia dichiarata inammissibile o, comunque, manifestamente infondata. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 24, 32, 35, 36, 77, comma secondo, 97, 101, 102 e 104 della Costituzione, dell'art. 6, comma 1-bis, del decreto-legge del 9 ottobre 2006, n. 263 (Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania – Misure per la raccolta differenziata), comma aggiunto dalla legge di conversione 6 dicembre 2006, n. 290 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, recante misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania); che, successivamente, con altra ordinanza, lo stesso TAR Sicilia, sezione staccata di Catania, ha nuovamente sollevato analoga questione di legittimità costituzionale della citata norma, in riferimento agli artt. 2, 3, 4, 32, 35, 36 e 97 della Costituzione, con motivazioni identiche a quelle svolte nella precedente ordinanza; che i giudizi, in quanto concernenti la stessa disposizione e relativi a questioni analoghe o connesse, devono essere riuniti e decisi con unica pronuncia; che, preliminarmente, deve essere dichiarata la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata con la prima delle due ordinanze per contraddittorietà e carenza di descrizione della fattispecie propria del giudizio a quo, non essendo delimitato con chiarezza l'oggetto della questione; che, in particolare, l'ordinanza identifica inizialmente il thema decidendum del giudizio principale nella richiesta, da parte dei ricorrenti (tutti componenti del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco), della declaratoria di illegittimità del piano di recupero dei contributi previdenziali a carico dei dipendenti stessi (il cui prelievo mensile sulle retribuzioni era stato sospeso per l'“Emergenza Etna 2002” con l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2002, n. 3254, recante disposizioni sui «Primi interventi urgenti diretti a fronteggiare i danni conseguenti ai gravi fenomeni eruttivi connessi all'attività vulcanica dell'Etna nel territorio della provincia di Catania ed agli eventi sismici concernenti la medesima area»), in quanto previsti dall'amministrazione di appartenenza in un arco temporale di 24 mesi, là dove la disciplina originaria (di cui all'art. 5, comma 2, dell'o.P.C.m. sopra citata) avrebbe invece stabilito che tale recupero sarebbe dovuto essere effettuato in un arco temporale pari ad otto volte i mesi di sospensione (e quindi, nel caso di specie, in 128 mesi); che, successivamente, però, l'ordinanza entra in contraddizione con la iniziale identificazione del thema decidendum, assumendo come oggetto del giudizio principale non più l'estensione dell'arco temporale stabilito dal piano di recupero dei contributi il cui prelievo era stato sospeso, bensì il diritto dei ricorrenti all'applicazione del beneficio della sospensione dei contributi con conseguente restituzione delle somme trattenute sugli stipendi del 2002; che, conseguentemente, il contenuto dell'ordinanza, non chiarendo l'oggetto del giudizio principale ed, anzi, evidenziando questioni per la cui definizione la disposizione sospettata di illegittimità costituzionale risulta irrilevante, non consente a questa Corte di vagliare l'effettiva applicabilità della norma ai casi dedotti, determinando, conseguentemente, la manifesta inammissibilità della questione, con assorbimento di ogni ulteriore profilo di inammissibilità (ex plurimis, ordinanza n. 100 del 2009); che la questione formulata con la seconda ordinanza di rimessione è manifestamente infondata; che con la sentenza n. 325 del 2008 – ricordata anche dall'Avvocatura dello Stato – questa Corte ha già dichiarato la non fondatezza della questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 2, 3 e 24 della Costituzione, dell'art. 6, comma 1-bis, del d.l. n. 263 del 2006, affermando come corrisponda ad un principio di non irragionevole esercizio della discrezionalità del legislatore la scelta di limitare il beneficio della sospensione del versamento contributivo ai soli datori di lavoro privati; che l'attuale ordinanza del TAR di Catania ripropone questione analoga, in quanto la evocata disparità di trattamento tra lavoratori privati e pubblici in ordine alla concessione del beneficio della sospensione del versamento contributivo è solo l'effetto speculare della scelta discrezionale del legislatore – già ritenuta non irragionevole da questa Corte – di riconoscere tale beneficio ai soli datori di lavoro privati; che, ancora, l'ordinanza di rimessione non fornisce argomentazioni diverse o tali da indurre questa Corte a rivedere le conclusioni già espresse sulla questione definita dalla sentenza n. 325 del 2008, tali non ponendosi ritenere i richiami alla tutela del lavoro, di cui agli artt. 4, 35 e 36 della Costituzione, la cui adeguatezza va, comunque, valutata nel complesso della disciplina e non in relazione ad uno specifico beneficio temporalmente ridotto e contrassegnato fin dal suo inizio dall'obbligo della restituzione, ovvero quelli afferenti alla possibile interferenza dell'attività legislativa sui provvedimenti giurisdizionali (con conseguente “straripamento” della funzione legislativa in quella giurisdizionale, come lamentato dal TAR di Catania);