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Del resto, i fondi del Next generation EU che arrivano dall'Unione europea prevedono proprio questo tipo di atteggiamento, di predisposizione, affinché un debito apparente si trasformi in una leva di redditività non solo economica ma sociale e ambientale: ambiente, biodiversità ed ecosistemi, assieme alla fauna che li abita. La modifica costituzionale fa un passaggio ulteriore, prevedendo, appunto, che la legge dello Stato disciplini i modi e le forme di tutela degli animali. Sarà compito e cura del Parlamento, del legislatore, agire in maniera saggia, equilibrata, coerente anche per quanto riguarda il rispetto degli animali nel loro habitat e in cattività, rispettando le attività e le esigenze umane, ma anche il benessere animale come Paese sensibile e consapevole che la sofferenza gratuita può essere evitata nel rispetto di ogni attività umana. Starà alla saggezza del legislatore trovare il giusto equilibrio. Insomma, il cammino è lungo ma inizia subito, è già iniziato, perché il futuro del nostro Paese o sarà sostenibile o non sarà. Siamo convinti che l'Italia oggi abbia piantato un albero che metterà radici profonde, i cui frutti saranno salute e benessere per chi verrà dopo di noi. Da questo momento si potrà solo andare avanti rafforzati nell'intento dalla protezione e dalle certezze che la nostra Carta ci offre. Per questo, Forza Italia, convintamente e con l'orgoglio di aver dato il proprio fattivo contributo alla composizione di questa legge costituzionale, voterà a favore di questo altissimo provvedimento di civiltà. (Applausi). BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, in questi giorni, con l'esame della proposta di inserimento della tutela dell'ambiente in Costituzione, abbiamo assistito a un dibattito che ci ha riportato indietro nel tempo. E non poteva essere diversamente. Del resto, l'anniversario del 2 giugno è passato solo pochi giorni fa. Si tratta di una data importante, non solo perché è la Festa della Repubblica, ma - tra le tante altre cose - è anche il giorno del voto per l'elezione dell'Assemblea Costituente che ha poi dato vita alla Costituzione. Quella Costituzione che, secondo molti - e a mio avviso hanno ragione - è la più bella del mondo, un capolavoro di equilibrio tra passioni, idee e valori contrastanti, arrivata dopo un periodo dilaniante durato anni, come solo una guerra civile può produrre. Dovremmo avere sempre presente che questo è il contesto in cui ci muoviamo e a cui vanno ricondotte non solo le dichiarazioni di questi giorni, ma anche la fase preparatoria che nelle ultime settimane ha visto susseguirsi fughe in avanti e frenate, anche da parte nostra. Tuttavia, come abbiamo cercato di spiegare, ciò era dettato dalla volontà di non commettere errori su un passaggio tanto fondamentale. Il risultato di oggi dice che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. Ieri la collega Maiorino, in qualità di relatrice, ha saputo spiegarlo perfettamente in una frase che vorrei richiamare qui oggi. Ha detto che è necessario completare il processo e dare, senza mediazioni interpretative, una chiara dimensione ambientale alla nostra Costituzione, in linea con l'evoluzione di una sensibilità fondata sulla necessità di preservare il contesto naturale nel quale viviamo e di cui siamo parte. Detto questo, permettetemi di essere concreto e diretto. Non possono però esserci trionfalismi, né eccessivi festeggiamenti. Per quanto importante, questo è non un punto di arrivo, ma di partenza. Tutti i colleghi che sono intervenuti, in un modo o nell'altro, lo hanno sottolineato. Un conto è riconoscere un principio fondamentale; altra cosa è dargli attuazione. Peraltro, è la prima volta - lo ricordava il collega Ferrazzi - che ciò avviene. Permettetemi allora una digressione che non riguarda l'ambiente, ma che ha lo stesso significato. Cito Pertini, forse uno dei Presidenti più amati della nostra storia, che parlava di libertà. Egli diceva che la libertà da sola non basta perché un cittadino libero, ma senza sostegno, possibilità di realizzarsi e lavoro è un cittadino libero solo di imprecare e morire di fame. Questo vale anche per l'ambiente. È di questi giorni, ad esempio, il richiamo forte del Presidente della Repubblica alla tutela del paesaggio. È giusto semplificare, ma non deregolamentare. Egli si riferiva, in particolare, al tema degli impianti fotovoltaici e dei campi eolici perché è inutile inseguire una risposta seria, concreta e coerente in termini di energie rinnovabili se poi, per quelle stesse energie, si fa scempio del paesaggio, che forse è il nostro primo patrimonio. Del resto, ci sono delle peculiarità del nostro territorio che non possono essere nascoste. Un conto è avere una pala eolica nel Nord Europa che gira trecento giorni all'anno, altra cosa è averla qui. Se poi si deve disboscare una collina intera per portare i cavi a quella pala eolica, non va sicuramente bene. (Applausi) . Inutile pensare alla bontà degli impianti fotovoltaici e poi fare ciò. A Piandarca, sotto Assisi, dove San Francesco ha fatto la predica agli uccelli (è stata richiamata l'Enciclica di Papa Francesco), si propone un impianto fotovoltaico a terra. Questa è una follia, non è difesa dell'ambiente. (Applausi) . Penso anche a Orvieto, un territorio bellissimo. Può essere difesa dell'ambiente un campo fotovoltaico di 40 ettari con 75.000 pannelli? Questo non è difesa dell'ambiente. Non si può, da un lato, richiamare la difesa del suolo e poi permettere che questo si inaridisca, coperto per anni da qualcosa che nasconde la sua bellezza. Queste sono le contraddizioni che dobbiamo superare, perché un principio è inutile senza la forza e la capacità di renderlo concreto, vivo ed attuale. Le contraddizioni che viviamo sono tantissime, basti pensare all'acqua, che riteniamo un bene fondamentale, tant'è che abbiamo anche promosso il referendum sull'acqua pubblica, che - lo ricordiamo - non è attuato, ma poi lasciamo che in alcune zone d'Italia ci sia il 52 per cento di dispersione idrica e che per portare un litro d'acqua in una casa ne vengano dispersi due. (Applausi) . Per non parlare di quelle zone dove ancora esiste la vergogna delle autobotti che devono portare l'acqua, di quelle zone d'Italia dove ancora non è chiuso il ciclo delle acque e non c'è la possibilità di tutelare il mare perché ci arrivano gli scarichi, come per il 30 per cento delle coste del messinese, tanto per fare un esempio. Da un lato, richiamiamo l'alto accordo per inserire una parola in più o in meno in Costituzione e poi lasciamo che accada tutto questo. Ci stracciamo le vesti e piangiamo in Aula quando ci sono le tragedie e poi non abbiamo la forza di far partire un disegno di legge sulla pulizia degli alvei nei fiumi, perché c'è una diversità d'approccio sul piano ideologico. Ci lamentiamo quando avvengono i terremoti e poi abbiamo lo scempio, lo schifo di dover trovare 100 milioni oggi dopo il terremoto del 1908 di Messina. Dal terremoto in Irpinia ad oggi quante ricostruzioni si sono perse per strada?