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Ed è ormai chiaro a tutti che, se nei mesi scorsi non avessimo rinunciato temporaneamente a una porzione delle nostre libertà individuali, avremmo messo tragicamente a repentaglio altri principi e diritti che la Costituzione tutela in egual modo e forza. Tenere insieme diritti di salute e libertà è stata dunque una scelta giusta, che ci ha consentito oggi di arrivare fin qui e di delineare con prudenza e ottimismo un graduale ritorno a una normalità tanto attesa. Mi sia consentita un'ultima battuta. Speriamo e lavoriamo affinché si tratti di una normalità non uguale, ma migliore rispetto a quella di prima, perché dovrà sforzarsi di superare limiti e storture vecchie e nuove, provando a evitare (anche con un grande investimento non temporaneo, ma deciso e duraturo nella scienza, nella ricerca e nella cooperazione internazionale) che le storture che abbiamo visto e che la pandemia ci ha consegnato non si ripetano. Preannuncio che, con questi auspici, il PD voterà convintamente a favore del provvedimento in esame. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, la conversione in legge del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, che ci apprestiamo ad approvare in modo definitivo è certamente un evento abbastanza significativo. Vorrei ricordare che il citato decreto-legge contiene anche il decreto-legge 30 aprile 2021, n. 56, e il decreto-legge 18 maggio 2021, n. 65, inseriti nel passaggio alla Camera. Il provvedimento rappresenta effettivamente il segno della riapertura del Paese e mette un punto fermo sul percorso dell'ultimo anno e di questo periodo così difficile. Nel contesto di una situazione sanitaria in positiva evoluzione, grazie al rallentamento dei contagi e all'accelerazione della campagna vaccinale, il decreto-legge, con le misure dirette all'allentamento di tutte le limitazioni, segna la fase della ripartenza. È quindi un momento molto importante per il Paese. Il provvedimento contiene altresì una serie di norme che ci aiutano ad affrontare la fase della riapertura, che segna certamente un nuovo ed importante inizio. Dal momento che qualche collega, nelle dichiarazioni di voto, ha voluto segnare una sorta di discontinuità, vorrei qui ricordare che non è così. Lo dico perché è bene che ciò sia consegnato agli atti e ai Resoconti dell'Assemblea. Il provvedimento infatti si pone esattamente in successione e, quindi, in continuità, con i capisaldi, il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, e il decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33. Capisaldi nel senso che fu adottata la procedura dei decreti-legge e su quella si è continuato a lavorare. Ciò è stato ovviamente, anche dal punto di vista del rapporto con il Parlamento, un grande passo in avanti. Si pone altresì in continuità perché decreto-legge su decreto-legge, tutti questi provvedimenti - e sono stati tantissimi - hanno accompagnato la grande e difficile fase di emergenza e sono stati tutti improntati (i risultati di oggi sono dovuti a ciò), ad un'impostazione che è sempre stata finalizzata - vorrei rivendicarlo - a mettere al centro non solo la salute dei cittadini, ma il principio di precauzione. Questo è stato l'elemento che ha guidato e ispirato i decreti-legge che alcune volte sono apparsi molto complicati e difficili, perché al contempo sembravano comprimere una serie di libertà. Il principio di precauzione, alla base di tutte le politiche poste in essere ha portato ad operare un bilanciamento tra il diritto alla salute e i diritti costituzionalmente protetti (penso alla libertà di movimento). Proprio le linee guida che hanno informato le azioni dell'ultimo anno e mezzo, a mio avviso, ci hanno permesso di arrivare a questi risultati. Tutta la discussione svolta sul coprifuoco, che ci ha visti divisi, come se fosse una questione ideologica, tra chi voleva togliere il coprifuoco e chi lo voleva mantenere, e tutti gli elementi di prudenza che sono stati portati avanti ci permettono oggi di poter finalmente avere un Paese con la grande maggioranza delle Regioni in zona bianca, di estendere la possibilità dei movimenti fino alla mezzanotte, eliminando successivamente il coprifuoco. L'elemento decisivo è stato quello di saper valutare e bilanciare sempre il rischio con le urgenze, che certamente ci sono, della ripresa dell'attività economica e della possibilità per i cittadini di muoversi. Torno a ripetere che questo decreto-legge, che tutti noi aspettavamo da molto tempo e che segna la riapertura, è esattamente il frutto del lavoro e delle impostazioni precedenti. Ora siamo in una fase diversa, ma io penso che non dobbiamo mai far venir meno i principi di cui parlavo prima, cioè i principi di precauzione e di prudenza. I comportamenti e anche i messaggi che vengono mandati da quest'Assemblea, da chi ha responsabilità istituzionali, devono sempre ribadire che noi non viviamo ancora liberi dal virus, il quale, come sappiamo, continua a circolare, anche se in forme molto ridotte (ma abbiamo anche il problema delle varianti). Quindi, a maggior ragione, le riaperture, la possibilità di un ritorno alla vita sociale e la ripresa delle attività produttive devono essere sempre all'insegna - torno a ripetere, non dimentichiamocelo mai - del principio di precauzione e della prudenza, perché dobbiamo evitare di tornare a periodi difficili e a nuove chiusure, come purtroppo è accaduto dopo la scorsa estate. Certo, siamo in una fase diversa e oggi evidentemente serve anche prendere decisioni diverse. Il collega di Fratelli d'Italia ha fatto riferimento, per esempio, alla questione del tracciamento. Penso sia una questione che oggi dovremmo affrontare con molta serietà, perché il numero dei contagi è notevolmente ridotto. Abbiamo un problema e un pericolo che possono venire dalle varianti; pensiamo appunto alla variante indiana, che attualmente nel nostro Paese pare che circoli soltanto per l'uno per cento. Ma, a maggior ragione ora che i numeri sono molto più ridotti, è possibile a mio avviso avviare una fase che ci permetta, attraverso il tracciamento, di avere un controllo maggiore. Tutti questi elementi, che ovviamente fanno parte della discussione e delle indicazioni che dobbiamo dare da quest'Aula al Governo, non debbono farci trascurare un altro elemento. In questo periodo così difficile di crisi pandemica e quindi di emergenza (poi vedremo se sarà prorogata oltre il 31 luglio, sono questioni che affronteremo man mano), è urgente cercare di affrontare davvero, seriamente e fino in fondo i problemi che la pandemia ci ha lasciato. Essa non ha fatto altro che acutizzare i grandi problemi strutturali già presenti nel nostro Paese. Le disuguaglianze sono state ulteriormente ampliate e questo non possiamo mai dimenticarlo. Dobbiamo mettere in campo ancor di più (non basta il Piano nazionale di ripresa e resilienza) politiche e strumenti che permettano di non tornare a come eravamo prima o addirittura a stare peggio di prima. Queste sono le emergenze sociali. Non dobbiamo inoltre dimenticare che bisogna investire nel servizio sanitario pubblico; questo è l'altro elemento che ci consegna l'esperienza di questa pandemia.