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Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, a nome del Gruppo Partito Democratico, ai sensi dell'articolo 55, comma 3, del Regolamento del Senato, avanzo la proposta di modifica del calendario per introdurre e calendarizzare la mozione proposta dal Partito Democratico sul reddito di inclusione. Il nostro obiettivo è di discutere nelle Aule parlamentari, non su Facebook e non inseguendo dichiarazioni a mezzo stampa, di un problema sentito da molti concittadini in condizioni di bisogno, dagli enti locali e dal terzo settore, per dare certezza su un tema così importante. Da cento giorni il Parlamento è bloccato, le Commissioni non si sono ancora costituite perché dobbiamo aspettare trattative più o meno trasparenti su ben altro. Potevamo discutere del decreto-legge terremoto già questa settimana; si è deciso di farlo la prossima. Chiediamo di discutere in Assemblea di provvedimenti e problemi urgenti e importanti. Perché il reddito di inclusione? Perché dal primo luglio questa misura introdotta nella scorsa legislatura diventerà pienamente universale, grazie alle risorse stanziate nell'ultima legge di bilancio - finalmente, checché se ne dica - e anche nel programma di Governo, nonostante ancora si lamenti, restando un po' indietro rispetto al dibattito degli anni Novanta, che solo il nostro sistema di stato sociale, insieme alla Grecia, non ha una misura di reddito minimo sottoposto alla prova dei mezzi. In verità, questo è un dibattito vecchio perché, nell'ultima legislatura, la diciassettesima, i Governi del Partito Democratico hanno inserito una misura unica di contrasto alla povertà: il reddito di inclusione. Quando siamo arrivati al Governo, in questo Paese si spendevano 40 milioni di euro sperimentali per il contrasto alla povertà; in chiusura di legislatura sono stati stanziati quasi 3 miliardi di risorse strutturali, a regime, per finanziare un unico strumento, il reddito di inclusione, per il contrasto alla povertà. Uno strumento che, a breve, diventerà pienamente universale, raggiungendo 700.000 famiglie e 2,5 milioni di persone in condizioni di bisogno e di fragilità sociale nel nostro Paese. Dobbiamo dare una risposta chiara alle famiglie, alle persone coinvolte, sulle risorse che ci sono a finanziare il reddito di inclusione. Si sente parlare, nei mezzi di informazione, di proposte mirabolanti di contrasto alla povertà, senza coperture, senza certezza sui tempi. Alcuni esponenti della maggioranza e del Governo parlano di rinviare l'introduzione del reddito di cittadinanza di qualche anno perché prima bisogna riorganizzare i centri per l'impiego. In tutto questo programma, che sa ancora molto di campagna elettorale e molto poco di vicinanza ai problemi dei cittadini, non è chiaro che cosa succederà ai 3 miliardi di euro stanziati per il reddito di inclusione, a quelle domande e a quello strumento. In tutti i sistemi di welfare ci sono due strumenti per dare garanzia del reddito a chi è in condizioni di bisogno: uno strumento più assicurativo, legato alla storia contributiva, e uno assistenziale, sottoposto alla prova dei mezzi. Finalmente, come dicevo, nella scorsa legislatura anche lo stato sociale italiano si è dotato del secondo, con risorse certe e a regime. Nel dibattito sui giornali e sui social di questi giorni si continua a fare confusione tra gli strumenti: quelli legati alla storia contributiva e quelli sottoposti alla prova dei mezzi. Per dare certezza non solo alle famiglie in condizioni di bisogno ma ai Comuni, al terzo settore, alle associazioni che per troppi anni sono state lasciate sole a combattere in trincea contro la marginalità sociale e le condizioni di povertà, dal Parlamento e dal Governo devono arrivare parole chiare sulle risorse e sulle misure che si intende mettere in campo. Certezza delle risorse non vuol dire solo dare certezza ai cittadini che devono utilizzarle, ma anche a tutti gli operatori che devono accompagnare tali interventi. Per noi il reddito di inclusione non era soltanto un trasferimento monetario, ma anche uno strumento di attivazione sociale, ancor prima che lavorativa, e devono esserci, non per niente, risorse certe non solo per i centri per l'impiego ma anche per i servizi sociali, per il terzo settore e per chi deve far vivere i servizi, accompagnando le famiglie in condizioni di fragilità sociale. In Parlamento, non su Facebook né in altri luoghi, devono arrivare parole chiare e certe sulle risorse e sugli strumenti che si intende mettere in campo per il contrasto alla povertà. Ci sono due modi per essere vicini ai cittadini: uno è prenderli in giro con mirabolanti proposte elettoralistiche; l'altro è guardarli negli occhi e dire con chiarezza quali sono gli strumenti che li accompagneranno, soprattutto quando si trovano condizioni di bisogno e fragilità. Il Partito Democratico, nella scorsa legislatura, ha scelto il secondo approccio, chiediamo alla maggioranza e al Governo di dirci qual è il loro. (Applausi dal Gruppo PD) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, come lei sa, all'inizio di questa legislatura, abbiamo posto alla Conferenza dei Capigruppo la questione della ricostituzione della Commissione speciale per i diritti umani, questione che, tra l'altro, nelle ultime due legislature al Senato è sempre stata presa in considerazione e su cui il Senato ha deliberato. È stata quindi prontamente presentata una mozione per l'istituzione della Commissione che vede la firma di tutti i Capigruppo. Credo che sia assolutamente opportuno, anche alla luce di tutto quello che sta accadendo, che questa Assemblea esamini al più presto questa mozione. La tutela dei diritti umani - lei, Presidente, me lo insegna - rappresenta uno degli elementi fondanti dell'ordinamento nazionale e anche del rapporto tra gli Stati e dovrebbe essere patrimonio comune non sono di questa Assemblea, ma anche della comunità internazionale e - oserei dire - dell'umanità. Nell'ambito di questa discussione e della discussione che faremo nei prossimi giorni, credo sia assolutamente opportuno che l'Assemblea si determini al più presto al riguardo. Poiché domani il calendario dei lavori prevede, come lei ha comunicato, che alle ore 11,15 venga il Ministro dell'interno per un'informativa sulla vicenda della nave Aquarius e dei porti e la discussione finirà rapidamente, mi permetto di sottoporre alla sua attenzione e all'attenzione dell'Assemblea la richiesta di inserire nel calendario la mozione a prima firma alla senatrice Bonino e a seconda firma della senatrice Segre, che io mi sono permessa di presentare a questa Assemblea. Avremmo infatti la possibilità di farlo già nella seduta pomeridiana o nel prosieguo della seduta stessa, comunque dalla giornata di domani. Siamo certi che questa Assemblea vorrà determinarsi in proposito, perché - torno a ripetere - sono ben due legislature che questa Commissione è stata istituita al Senato e credo che oggi ancora più di prima sia necessario procedere all'esame della mozione per la sua istituzione. MALAN (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FI-BP) .