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Modifiche al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, in materia di formazione specialistica dei medici. Onorevoli Senatori . – Da più parti, negli ultimi anni, è emersa l'esigenza di rendere il sistema formativo di riferimento per i medici più rispondente alle sfide cui è chiamato a cimentarsi il nostro Servizio sanitario nazionale (SSN) e, in particolare, ai mutati scenari di salute ascrivibili alla transizione demografica, con un crescente invecchiamento della popolazione, cui è associato il fenomeno della transizione epidemiologica, caratterizzato da un maggior impatto delle malattie complesse, croniche, cronico-degenerative, e delle disabilità, anche in ragione dell'inarrestabile evoluzione dell'innovazione e della ricerca applicata alla sanità. In quest'ambito e a tal fine, il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, rappresenta la legge quadro che, nel recepire le direttive dell'Unione europea, ha disciplinato la materia della libera circolazione dei medici e del reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati e altri titoli, nonché la formazione medica post lauream in Italia. Con riferimento, in particolare, sia alla formazione specialistica, erogata dalle università, cui si accede tramite concorso a graduatoria nazionale, sia alla formazione specifica di medicina generale, erogata dalle regioni, cui si accede a mezzo di concorsi organizzati su base regionale. Inoltre, il suddetto decreto legislativo disciplina lo status dei medici in formazione specialistica e dei medici iscritti ai corsi di medicina generale, oltre che le modalità per la definizione del fabbisogno di medici da formare all'interno dei predetti percorsi formativi. In ultimo, ma non da ultimo, il decreto legislativo in oggetto ha introdotto un sistema di accreditamento alla qualità dedicato alle scuole di specializzazione riservate ai medici, da ultimo implementato e armonizzato per mezzo di un aggiornamento dei relativi decreti attuativi (per cui si vedano, rispettivamente, il decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 4 febbraio 2015, n. 68, e 13 giugno 2017, n. 402). È dunque esigenza ineludibile per il legislatore quella di far evolvere il sistema formativo post lauream di riferimento per i medici italiani, favorendo un'osmosi culturale tra medicina generale e specialistica, nell'ottica di un potenziamento delle cure primarie e intermedie. A tal fine, si rende necessario sviluppare la formazione specifica di medicina generale, ampliandone gli orizzonti alle cure primarie, istituendo un curriculum omogeneo su base nazionale, rivisitandone la governance e rendendo strutturale il contributo delle università a supporto dei corsi organizzati dalle regioni, valorizzando lo strumento delle reti formative integrate tra università e aziende sanitarie territoriali e delle strutture assistenziali. La recente emergenza pandemica COVID-19 ha ulteriormente evidenziato, laddove ve ne fosse bisogno, la necessità di investire in prevenzione e di potenziare la presa in carico in ambito europeo del bisogno di salute espresso dalla popolazione. In questo solco appare indispensabile un aggiornamento del percorso formativo del medico di medicina generale e delle branche specialistiche necessarie a sostenere l'assistenza territoriale. A tal proposito, il citato decreto n. 68 del 2015 era già intervenuto per riordinare l'ordinamento didattico della ex Scuola di specializzazione in medicina di comunità, conseguentemente ridenominata Scuola di specializzazione in medicina di comunità e delle cure primarie, la cui finalità è quella di provvedere alla formazione di medici specialisti i cui ambiti professionali di competenza siano le cure primarie, la medicina clinica generale, le cure palliative e l'organizzazione dei servizi sanitari di base, introducendo in potenza un profilo spendibile ai fini dell'accesso ai ruoli dirigenziali per l'assistenza sanitaria primaria. Tale percorso formativo specialistico, infatti, è in linea coi requisiti minimi europei (articolo 28 della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005) richiesti per l'acquisizione di una formazione specifica. Si ritiene, altresì, indifferibile sostenere il continuum tra la formazione pre lauream , la formazione post lauream e la formazione continua, mettendo al centro del percorso formativo, e quindi dell'esercizio della professione medica, il tema delle competenze da misurare attraverso il sistema europeo per l'accumulazione e il trasferimento dei crediti (ECTS). Appare, inoltre, di strategica importanza superare le crescenti criticità in tema di definizione e programmazione del fabbisogno di medici, generalisti e specialisti, istituendo una piattaforma informativa evoluta che integri tutti i flussi informativi esistenti, dotando nel medesimo tempo le regioni di metodologie e strumenti idonei a pianificare gli interventi in funzione degli scenari di salute prevedibili. Ciò consentirà di risolvere e prevenire il fenomeno della pletora medica, che ha condannato migliaia di medici a ripiegare su ruoli e posizioni diversi da quelli per i quali si erano formati, ma anche di evitare il ripetersi del fenomeno del cosiddetto « imbuto formativo », caratterizzato da un disallineamento tra numero di laureati in medicina e possibilità di accesso alla formazione post lauream . In questa prospettiva si ritiene opportuno intervenire parimenti al fine di efficientare l'attuale sistema di accesso alle scuole di specializzazione e ai corsi di medicina generale, preservando criteri di merito e di trasparenza nelle selezioni, ma superando nel contempo il fenomeno degli abbandoni ascrivibili a un disallineamento tra le selezioni per l'accesso ai due percorsi formativi. Il disegno di legge si prefigge, inoltre, l'obiettivo di valorizzare i giovani medici in formazione attraverso l'evoluzione dell'attuale contratto di formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro, estendendo l'adozione del contratto di formazione, con i relativi riconoscimenti economici, giuridici e le tutele fondamentali, anche agli iscritti ai corsi regionali di formazione specifica di medicina generale, con ciò anticipando sensibilmente l'inserimento delle giovani professionalità mediche nel mondo del lavoro. Ci si propone, infine, di completare l'evoluzione del sistema di accreditamento delle scuole di specializzazione, estendendolo alla formazione specifica di medicina generale, in modo da sostenere una formazione di qualità che è presupposto della tutela della salute dei cittadini. Più in dettaglio, le modifiche all'articolo 18 si prefiggono di implementare la definizione e i contenuti della formazione dei medici chirurghi, nonché di istituzionalizzare il concetto di rete formativa integrata tra università e strutture sanitarie del Servizio sanitario nazionale. Tali reti saranno individuate in conformità a standard , requisiti e livelli di performance stabiliti con un apposito decreto adottato dal Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute. Inoltre, le integrazioni al comma 2 intendono dare un peso maggiore, e quindi valorizzare, le attività pratiche attestate da tutori ed espletate nelle predette reti formative integrate sotto il coordinamento dell'università di riferimento.