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a) il diritto al patrimonio culturale come facoltà di partecipare all'arricchimento o all'incremento del patrimonio stesso e di beneficiare delle attività corrispondenti, con riferimento agli ideali e princìpi fondatori del Consiglio d'Europa, e al diritto della persona a prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, nel rispetto dei diritti e delle libertà altrui sancito nella Dichiarazione universale dei diritti umani (Parigi, 10 dicembre 1948) e garantito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (New York, 16 dicembre 1966); b) lo sviluppo sostenibile: il patrimonio culturale costituisce un valore in sé stesso ed è anche una risorsa preziosa per l'integrazione delle varie dimensioni dello sviluppo culturale, ecologico, economico, sociale e politico; c) il dialogo e l'apertura tra culture: il patrimonio culturale è una risorsa sulla base della quale sviluppare il dialogo, il dibattito democratico e l'apertura tra culture; d) la mondializzazione: il patrimonio culturale è una risorsa per la protezione della diversità culturale e la necessità di mantenere un legame con il territorio di fronte alla standardizzazione crescente; e) la partecipazione e la crescita della sinergia di competenze fra tutti gli attori nel campo del patrimonio culturale, le pubbliche istituzioni, le associazioni e i cittadini privati. La Convenzione si articola nel preambolo e in cinque Parti: 1) obiettivi, definizioni e princìpi; 2) il contributo del patrimonio culturale allo sviluppo dell'essere umano e della società; 3) responsabilità condivisa nei confronti del patrimonio culturale e partecipazione del pubblico; 4) controllo e cooperazione; 5) clausole finali. Nel preambolo del provvedimento sono esposti le ragioni e il contesto della Convenzione. La Convenzione chiarisce il potenziale di contributo del patrimonio culturale agli obiettivi del Consiglio d'Europa, la capacità di favorirne ideali e principi fondatori e riconosce il diritto della persona a partecipare liberamente alla vita culturale della comunità, nel rispetto dei diritti e delle libertà altrui sancito nella Dichiarazione universale dei diritti umani (Parigi, 10 dicembre 1948) e garantito dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (New York, 16 dicembre 1966). Sono inoltre richiamate, quali presupposti giuridici, le Convenzioni del Consiglio d'Europa, in particolare la Convenzione culturale europea (1954), le Convenzioni per la salvaguardia del patrimonio architettonico (Granada, 3 ottobre 1985) e archeologico (La Valletta, 16 gennaio 1992) e la Convenzione europea del paesaggio (Firenze, 20 ottobre 2000). La Parte I («Obiettivi, definizioni e princìpi») è divisa in sei articoli: obiettivi della Convenzione, definizioni, patrimonio comune europeo, diritti e responsabilità riguardanti il patrimonio culturale, leggi e politiche sul patrimonio culturale, effetti della Convenzione. L'articolo 1 sintetizza gli obiettivi della Convenzione, riconoscendo l'esistenza dei diritti e delle responsabilità verso il patrimonio culturale, che derivano dal diritto a partecipare alla vita culturale sancito nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. La conservazione e l'utilizzo sostenibile del patrimonio culturale sono quindi funzionali allo sviluppo di una società più democratica e al miglioramento della qualità della vita per tutti. L'articolo tratta inoltre delle misure da intraprendere per l'attuazione della Convenzione da parte degli Stati firmatari, migliorando le sinergie fra tutti gli attori interessati, pubblici e privati. L'articolo 2 contiene le definizioni di «patrimonio culturale» e di «comunità di patrimonio»: a) la definizione di «patrimonio culturale» è la più ampia fra quelle proposte dagli strumenti internazionali adottati fino ad oggi: un insieme di risorse ereditate dal passato che alcune persone identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni costantemente in evoluzione. Il patrimonio culturale ha quindi natura interattiva, che viene definita e ridefinita dall'azione umana e non può essere percepita come statica o immutabile. La definizione riconosce inoltre la natura indissociabile delle influenze culturali e naturali per ciò che riguarda il paesaggio e l'ambiente culturale ereditato dal passato. Il patrimonio culturale, infatti, comprende tutti gli aspetti dell'ambiente derivati dall'interazione nel tempo fra le persone e i luoghi. La definizione riguarda un insieme di beni più ampio di quanto è considerato patrimonio culturale ai sensi della normativa italiana, ma si reputa opportuno mantenere nella traduzione italiana della Convenzione la medesima espressione «patrimonio culturale», atteso che tale definizione viene data esclusivamente «per gli scopi della presente Convenzione», e dunque non può sorgere confusione con la definizione del codice dei beni culturali italiano, anche perché la concezione materiale del codice male si attaglia a quella della Convenzione, incentrata anche e soprattutto sulle relazioni e l'interazione tra l'uomo e l'ambiente; b) la «comunità patrimoniale» è costituita da persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nell'ambito di un'azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future. Per essere membro di una comunità patrimoniale è sufficiente quindi accordare un valore al patrimonio culturale e volerlo trasmettere, senza riferimento a etnie o basi geografiche. Nell'articolo 3 è introdotto il concetto di «patrimonio comune dell'Europa» costituito da due elementi inseparabili: — il patrimonio culturale, che rappresenta una risorsa e una fonte condivisa di ricordo, di comprensione, d'identità, di coesione e creatività per le popolazioni in Europa. Il patrimonio culturale conserva le tracce della storia dell'Europa, spesso assai travagliata, dalle quali trarre lezioni per rinnovare il consenso attorno a valori della società, — il patrimonio intellettuale, un insieme d'ideali, princìpi e valori, derivati dall'esperienza ottenuta grazie al progresso e nei conflitti passati, che promuovano lo sviluppo di una società pacifica e stabile, fondata sul rispetto per i diritti dell'uomo, la democrazia e lo Stato di diritto. La correlazione di questi due elementi costituisce un tema unificatore della Convenzione che sviluppa i princìpi importanti della dichiarazione per il dialogo interculturale e la prevenzione dei conflitti (dichiarazione di Opatija, ottobre 2003) sul rispetto e il trattamento equo «delle identità e pratiche culturali come pure le loro espressioni patrimoniali, in conformità con i princìpi del Consiglio d'Europa». L'articolo 4 tratta dei diritti e delle responsabilità degli individui in materia di patrimonio culturale. Il diritto al patrimonio culturale è presentato come diritto a trarre beneficio dal patrimonio culturale e a contribuire al suo arricchimento. Da questo diritto deriva una responsabilità di rispettare il patrimonio culturale degli altri tanto quanto il proprio e, di conseguenza, il patrimonio comune dell'Europa.