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L'attività di divulgazione descritta determina, per Osanna, che non può invocare la gratuità assicurata dalla finalità di promozione della conoscenza del patrimonio culturale ex comma 3- bis dell'art. 108 del "codice", perché anch'essa esclude lo scopo di lucro, l'acquisizione di benefici personali; beneficio diretto è la visibilità del profilo social personale del direttore generale dei musei, con aumento esponenziale del numero dei follower e perciò del consenso dell'opinione pubblica; beneficio indiretto è la sponsorizzazione della sua figura istituzionale (con potenziale incremento, ad esempio, degli inviti a partecipare ad incontri ed eventi culturali e non). L'utilità personale c'è, quindi, e mentre lo avvantaggia produce danni ad una serie di altri soggetti; in realtà, non avendo operato entro i confini dell'art. 108 del "codice", a parere degli interroganti il professor Osanna non è mai stato esente dall'obbligo di richiedere l'autorizzazione preventiva alla divulgazione delle immagini all'amministrazione concedente che ha in consegna quei beni (parco archeologico di Pompei) e dal pagamento del canone. La diffusione sistematica di notizie anche provvisorie e di immagini di cui è venuto a conoscenza o in possesso per ragioni d'ufficio in quanto direttore generale dei musei porrebbe, inoltre, a suo carico, un problema deontologico di violazione degli obblighi di riservatezza, essendo le une e le altre proprietà intellettuale del parco (nella persona del suo rappresentante legale), vittima perciò di una lesione dei propri diritti con danno sia patrimoniale sia di immagine; agendo come descritto, Osanna non avrebbe rispettato né le disposizioni contenute nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento dell'incarico, ed in specie gli obiettivi elencati all'art. 2, lettere e) , h) , i) , l) , r), u) e v) (soprattutto in tema di coordinamento delle attività di valorizzazione del patrimonio culturale dei musei e parchi e loro comunicazione), né, soprattutto, le norme contenute nel "codice di comportamento dei dipendenti del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo", imposto dal ministro Franceschini con decreto ministeriale 23 dicembre 2015; quest'ultimo si applica anche ai dirigenti titolari d'incarico ai sensi dell'art. 19, commi 4 e 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, come nel caso di specie, ragione per cui, dal confronto con quanto ivi disposto, il professor Osanna risulterebbe non avere rispettato la legge e avere invece abusato della posizione di cui è titolare, avere usato a fini privati informazioni d'ufficio pubblicandole sui suoi profili social , aver violato i diritti di proprietà intellettuale di cui è titolare il parco archeologico di Pompei pubblicando notizie e immagini inedite, aver sfruttato la posizione che ricopre per ottenere utilità immediate e di lungo periodo, non aver adottato un comportamento esemplare; in fine, da parte del direttore generale si configurerebbe anche la violazione delle disposizioni in materia di proprietà intellettuale (diritti riconosciuti e tutelati persino dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dalla carta di Nizza) con riferimento ai logo "UNESCO" e "Parco Pompei". L'utilizzo improprio e non autorizzato del primo si concretizza nell'inserimento tra gli hashtag di alcuni post di Osanna (ad esempio il 24 luglio 2022) benché le "Linee guida concernenti l'uso del nome, dell'acronimo, dei loghi", approvate dal consiglio direttivo della commissione nazionale italiana per l'UNESCO il 24 marzo 2010, siano molto rigorose nel sottoporne l'uso a concessione, previa proposta avente non carattere commerciale ma educativo, scientifico, culturale o artistico (art. 7 e seguenti). Quanto al logo "Parco Pompei", servendosene sul profilo social per fini personali Osanna avrebbe violato il diritto del marchio, mentre i "diritti connessi al diritto d'autore" (art. 88, comma 2, della legge n. 633 del 1941) sarebbero lesi in mancanza di autorizzazione del fotografo, sebbene assente il carattere di creatività delle immagini, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere a tutela dell'amministrazione posto che il contegno del direttore generale dei musei sembrerebbe aver prodotto una quantità di danni, patrimoniali e non: un danno all'erario, un danno ai contribuenti che, a differenza sua, hanno chiesto regolarmente l'autorizzazione all'uso delle immagini di Pompei e, in caso, pagato il canone per la loro pubblicazione, un danno al parco archeologico di Pompei per i mancati introiti dalla riscossione dei canoni concessori, nonché al proprio marchio e ai "diritti connessi al diritto d'autore" per le fotografie, un danno all'Unione europea, che dovrà erogare maggiori finanziamenti per tutelare il patrimonio culturale italiano, un danno di immagine all'UNESCO per l'illecito uso del suo nome, un danno non patrimoniale ex art. 2059 del codice civile alla pubblica amministrazione (in particolare alla sua immagine, per come è qualificato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 355 del 2010). Atto n. 4-07421 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa LANNUTTI GRANATO Bianca Laura Ai Ministri della cultura e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il Forum cultura Italia-Cina è stato istituito il 4 giugno 2014 per promuovere la cooperazione culturale fra i due Paesi ed è operativo dal 2016, quando si è dotato di statuto in occasione della visita a Pechino del ministro Franceschini (20 luglio 2016). Pensato come strumento tecnico-consultivo a servizio del partenariato bilaterale culturale Italia-Cina, la prima riunione plenaria del tavolo di collaborazione permanente tra operatori e istituzioni coinvolti nei settori della cultura, delle industrie culturali e del turismo risale al 22 febbraio 2017 e si è conclusa con il lancio ufficiale del progetto di gemellaggi tra siti UNESCO italiani e cinesi; per la parte italiana, il Forum è coordinato dall'ex ministro Francesco Rutelli, presidente dell'Associazione nazionale industrie cinematografiche associate (ANICA), e composto da rappresentanti delle maggiori istituzioni culturali e professionali del Paese, compreso il presidente della commissione nazionale italiana per l'UNESCO, Franco Bernabè, e da rappresentanti delle amministrazioni competenti: Ministero della cultura, Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale e Ministero dello sviluppo economico; considerato che, a quanto risulta agli interroganti, il Forum avrebbe operato, finora, senza la dovuta trasparenza amministrativa tra i Ministeri ed ENIT-Agenzia nazionale del turismo, mettendo in contatto le sponde cinesi e italiane, in modo da favorire progetti di carattere culturale (afferenti a 5 macroaree: spettacolo e arti, patrimonio culturale, restauro, siti UNESCO, cinema e turismo) e imprenditoriale, con una velocità maggiore di quella istituzionale; valutato che: