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Penso che il rispetto per l'Aula avrebbe dovuto... (Commenti dal Gruppo M5S) . Non mi pare di vedere nessun rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. VOCI DAL GRUPPO M5S. Ma c'è! (Dal banco del Governo il sottosegretario di Stato Dell'Orco fa un cenno all'indirizzo del senatore Nencini) . NENCINI (Misto-PSI) . C'è. Benissimo, perfetto. (Applausi ironici dal Gruppo M5S) . Metto gli occhiali e mi scuso, signor Sottosegretario, ora la vado bene. Mi scuso ancora, ma non cambia il tema perché, come ricordava il collega Errani, discutiamo di una questione sulla quale il Governo non ha fatto ancora conoscere la sua opinione finale. Devo sottoporre all'attenzione dell'Assemblea, non una, ma due questioni e lo farò brevemente. Voglio anzitutto sottolineare un aspetto che qui non è stato assolutamente ricordato e che ha due teste. La prima questione: nessuno ha detto che per bloccare l'opera è necessario abrogare due leggi, la n. 71 del 2014 e la n. 1 del 2017. Fino a che non si toccano queste leggi, il blocco dell'opera diventa impossibile. La seconda questione riguarda le verifiche costi e benefici che si sostiene - lo ha fatto per ultimo il capogruppo Patuanelli - essere state fatte soltanto di recente. È completamente falso: la prima risale al 2003 e la fece l'Unione europea, anzi la fece la BEI (una valutazione finanziaria sull' incipit delle opere) e la seconda al 2008 e ne fu protagonista il vice ministro Castelli, leghista, nel Governo Berlusconi- quater . C'è un'altra questione che è stata toccata, ma che intendo sviluppare nel tempo che ho ancora a disposizione: si tratta della questione politico-logistica, il vero punto attorno al quale conviene discutere. Oggi leggiamo che il Governo italiano è stato il primo dell'Unione europea ad aderire al progetto imperiale cinese della via della seta. Benissimo: se partecipiamo ad un progetto di questa natura senza definire qual è la nostra strategia della politica estera e commerciale e, soprattutto, della rete logistica con cui l'Italia si presenta, noi rischiamo di aderire ad un megaprogetto perdendo completamente la nostra autonomia. Non è vero che a livello di Governo non esista un piano per la logistica; esiste, perlomeno per quanto riguarda i Governi precedenti. Questo Governo dovrebbe far sapere che cosa ne pensa e qual è la sua posizione. Non è vero che il traffico merci nell'arco alpino si è ridotto: in cinquant'anni è passato nel 2018 da 20 a 220 milioni di tonnellate di merci in transito. Non c'è quindi alcun dubbio che ci sia un problema logistico per l'Italia. La domanda finale, allora, è qual è la strategia che il Governo italiano intende mettere in campo per essere competitivo e stare nel cuore dell'Europa, soprattutto mantenendo le proprie responsabilità sulle reti europee, che ci hanno visto firmatari e sottoscrittori con Governi di natura e caratteristiche completamente differenti. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà. MARINO (PD) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi e colleghe, vorrei cominciare a sgombrare il campo da alcune questioni sull'argomento di cui stiamo ragionando. Il problema di cui parliamo non è andare da Torino a Lione, argomento sollevato da alcuni detrattori di parte per minimizzare l'opera. Non è un problema locale, anche se poi lo diventa in un secondo momento e spiegherò alla fine dell'intervento il perché. La questione è, prima di tutto, nazionale e poi europea. Il tema su cui ragioniamo è il corridoio mediterraneo Trans European Network-Transport (TEN-T), su cui insiste il 18 per cento della popolazione europea e il 17 per cento del PIL europeo. Se cancelliamo il corridoio, non finisce lì. Se non si costruisce la linea TAV tra Torino e Lione, si fa l'interesse della Germania con la Budapest-Lione che passa a Nord delle Alpi evitando l'Italia. Non è molto diverso da ciò che accadde con la questione Trans-Adriatic Pipeline (TAP), quando l'Azerbaigian, anche per motivi geopolitici, decise di non passare a nord, dopo quanto successo con l'Ucraina, ma da sud privilegiando l'Italia invece che la Germania. Ci porremmo nelle stesse identiche condizioni. In secondo luogo, non solo favoriamo un altro Stato come la Germania, ma danneggiamo il nostro Paese facendogli perdere più di 800 milioni di euro di finanziamenti europei, di cui 300 milioni subito e facendo scadere i bandi TELT. Questi argomenti sono già stati affrontati e non solo qui: il vice premier Salvini, infatti, proprio ieri ha detto che costa di più non farla che farla. Mi fermo a questo perché ciò è funzionale al ragionamento che sto sviluppando. Concordo con Salvini anche quando spiega che le infrastrutture servono per la crescita e che il TAV è più sicuro, più veloce, costa meno e inquina meno (ma anche su questo arriverò dopo), argomentando in linea con il mio pensiero. Lui qualche preoccupazione in più ce l'ha anche perché ha visto ieri i dati delle previsioni OCSE sul PIL, che oggi sono stati pubblicati sui giornali, secondo cui nel 2019 passeremo da un 0,9 a un -0,2 per cento. Vi informiamo che questa si chiama recessione e a questa qualche risposta bisogna cercare di darla. (Applausi dal Gruppo PD) . Inoltre, nel 2020 da +0,9 passeremo a +0,5. Forse i colleghi del MoVimento 5 Stelle non si preoccupano tanto di questi dati: Di Maio li chiama «numerini» e poi non è detto che sia a loro così chiaro il valore dello zero in rapporto alla virgola, visto che nella manovra della legge di bilancio nel rapporto deficit -PIL si è passati dal 2,4 al 2,04 con una nonchalance che faceva rabbrividire, pensando forse che gli italiani fossero un po' sciocchini e non cogliessero questo gioco delle tre carte. In terzo luogo, dire no al TAV significa - è stato ricordato anche adesso - non solo dover cambiare due leggi italiane, ma anche violare due regolamenti europei e comporta, soprattutto, la disdetta unilaterale da parte dell'Italia di un trattato, cosa per cui non esistono precedenti. Il tema della credibilità è serio in Europa perché la credibilità porta poi il rispetto. Noi rischiamo di perdere tutto ciò, per non parlare poi di quanto si ventilava ieri sera e che stamattina è riportato sui giornali. Mi riferisco alla cosiddetta clausola di dissolvenza. Facciamo partire i bandi TELT per 2,3 miliardi di euro con la possibilità di revocarli entro sei mesi. Capisco che questo vi fa scavallare le elezioni europee, ma con quale dignità potremo poi sederci intorno a un tavolo in Europa? Vi ricordo quanto è successo sulle banche, così colgo anche l'occasione per dire una parola contro la fantasiosa ricostruzione fatta ieri dal sottosegretario Villarosa.