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Sezione IV (Disposizioni generali) Nella Sezione IV, contenente disposizioni di carattere generale: - attraverso il disposto dell'articolo 14, che fa riferimento al periodo che inizia dal 1 gennaio 2002, in cui l'euro diventa la moneta nazionale italiana, si sancisce l'equivalenza tra i valori degli strumenti ancora formalmente espressi in lire e i valori effettivi in euro; - con l'articolo 15 si precisa che, pur funzionando esclusivamente in euro tutti i mercati regolamentati, nel periodo transitorio la clientela potrà intrattenere rapporti con gli intermediari sia in lire che in euro. TITOLO IV - L'EURO, LA MONETA DI CONTO E I DOCUMENTI OBBLIGATORI A RILEVANZA ESTERNA Sezione I (Disposizioni per le imprese in genere) Articolo 16 (Adozione dell'euro quale moneta di conto) Premessa. Il presente articolo dà attuazione all'articolo 8 della legge delega e fissa i principi generali relativi all'adozione dell'euro quale moneta di conto. L'articolo riguarda tutte le imprese, anche quelle che non corrono rischi di cambio. Infatti, l'adozione dell'euro quale moneta di conto interesserà prima o poi anche quelle imprese che non hanno in essere alcuna operazione soggetta al detto rischio. Col termine imprese, ci si riferisce alla nozione più ampia che l'ordinamento conosce, quella dell'ordinamento tributario. Alle disciplina delle operazioni in corso soggette al rischio di cambio relativo ad una delle valute aderenti all'euro sono dedicati appositi articoli. Primo comma. Il comma fissa il principio che le imprese sono libere di adottare l'euro quale moneta di conto già a partire dal 1 gennaio 1999 e ribadisce che l'obbligo scatta solo a partire dal 1 gennaio 2002. L'adozione dell'euro è valida ad ogni effetto: civilistico, tributario o di altra natura. Secondo comma. Il comma stabilisce che quando l'euro è utilizzato quale moneta di conto, i documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna riferiti ad una data compresa tra il 1 gennaio 1999 e il 31 dicembre 2001 possono essere redatti e pubblicati in euro mentre se riferiti a date successive devono essere redatti e pubblicati in euro. Come per il comma precedente, si afferma il principio che la redazione dei suddetti documenti in euro è valida ad ogni effetto. Non tutti i documenti contabili obbligatori rientrano nella definizione della norma, ma solo quelli che hanno rilevanza esterna, in quanto tali rivolti potenzialmente erga omnes. Sono quindi ad esempio escluse le cosiddette segnalazioni di vigilanza che talune categorie di imprese sono tenute ad inoltrare periodicamente ai rispettivi organi di controllo (si pensi alle banche e alle assicurazioni) e quei documenti contabili richiesti dalle autorità nell'esercizio dei loro poteri, non destinati al pubblico indistinto. Naturalmente, sono esclusi dalla definizione i documenti contabili non obbligatori, anche se hanno rilevanza esterna. Il comma consente la redazione e la pubblicazione in euro dei documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna a condizione che l'euro sia utilizzato quale moneta di conto. La condizione è posta al fine di mantenere un legame tra forma e sostanza, così da evitare che i documenti possano essere redatti e pubblicati in euro (forma) quando la moneta di conto resta la lira (sostanza). Nell'accezione comune, la moneta di conto è quella solitamente utilizzata per rilevare le operazioni di gestione (al limite, si potrebbe dire: la moneta nella quale l'impresa quotidianamente "pensa") e, di conseguenza, quella nella quale - di regola - si redigono i documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna. Ma non potrebbe dirsi il contrario. I suddetti documenti contabili potrebbero infatti essere redatti in una moneta diversa da quella di conto ma ciò non autorizzerebbe a dire che la moneta di conto è quella utilizzata per redigerli. Ad eccezione di quanto previsto al comma 3, è sembrato fuori luogo consentire che un'impresa potesse, al limite, non fare alcun passo per adottare l'euro quale moneta di conto per tutto il triennio transitorio - così snaturando la stessa funzione di adattamento alla nuova realtà che il triennio transitorio è chiamato a svolgere - ma redigere e pubblicare i documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna in euro. D'altra parte, si consideri che, almeno per quanto riguarda il bilancio d'impresa, anche qualora si fosse tenuti a redigerlo e pubblicarlo in lire perché non si rispetta la condizione, si mantiene comunque la facoltà di poterlo pubblicare anche in euro, così come stabilisce il modificato comma 2 dell'articolo 2435 del codice civile (cfr. il comma 4 dell'articolo 4). Inoltre, si consideri che la condizione è stata costruita in modo da renderla il più possibile elastica. La moneta di conto viene infatti definita all'articolo 1 come la moneta che, a partire da un dato momento, risulta in prevalenza utilizzata per la rilevazione delle operazioni di gestione. La prevalenza, quindi, non va riferita al complesso delle operazioni di gestione poste in essere nel periodo a cui il documento si riferisce ma è sufficiente che sia realizzata a partire da un dato momento, anche a periodo inoltrato, guardando quindi al presente. Nella consapevolezza che le rilevazioni contabili sono ormai diffusamente attuate, anche nelle realtà più piccole, mediante l'utilizzo di molteplici procedure informatiche che spesso possono essere introdotte solo in successione, si vuole consentire la redazione e la pubblicazione dei documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna in euro anche a quelle imprese che non fossero in grado di far partire simultaneamente tutte le procedure informatiche in euro fin dall'inizio del periodo a cui i documenti si riferiscono. Quindi, ad esempio, un'impresa potrà redigere e pubblicare il proprio bilancio in euro purché l'euro sia la moneta in prevalenza utilizzata per rilevare le operazioni di gestione a partire da un qualunque momento precedente non solo la data di riferimento del bilancio ma la stessa delibera del Consiglio di Amministrazione che ne approva la bozza. Solo se ancora a questa data-limite l'impresa utilizzasse in prevalenza la lira quale moneta di conto sarebbe tenuta a redigere e pubblicare il bilancio di quell'esercizio ancora in lire. L'uso abbinato dei termini redigere e pubblicare conferma la circostanza che la norma riguarda i soli documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna. Il termine pubblicare va inteso in senso lato, con riferimento alle forme di divulgazione di volta in volta previste per i vari tipi di documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna. Terzo comma. La condizione posta per le imprese in genere col comma 2 non opera per le banche, le società finanziarie, le imprese di assicurazione, le società quotate e le rispettive imprese controllate, così come definite dalle norme che disciplinano il bilancio consolidato. Si tratta di imprese soggette - direttamente o indirettamente - ad autorità di controllo, per le quali lo stimolo ad adattarsi alla nuova realtà si ritiene venga già svolto efficacemente dalle specifiche norme che le regolano e dal particolare contesto "vigilato" in cui esse operano. Quarto comma.