[resaula]

C'è un bagnino che nel suo stabilimento balneare a Tirrenia si è inventato un semplice corrimano per scavallare il gradino sulla sabbia, problema che riguarda anche molti anziani e non soltanto i disabili. Questo bagnino lo ha fatto, di sua iniziativa ed inventiva, ed è finito sugli articoli dei giornali. Ha scritto, raccontando quello che aveva fatto, al presidente Mattarella, il quale gli ha espresso il suo plauso e l'ha invitato a presentare il progetto agli uffici competenti. Insomma, questo bagnino, con una semplice idea, è diventato un eroe, avendo fatto una cosa semplice e di grande utilità. Ebbene, prendo questo esempio, di cui sono stata messa al corrente dall'interessato, veramente come una metafora: la strada è lunga ma non è impossibile. Oggi, tutti insieme, anche con il nostro voto favorevole, ci assumiamo un'enorme responsabilità. Non possiamo tradire le aspettative e la fiducia, a fronte della drammaticità delle condizioni di fragilità dei disabili e delle loro famiglie. (Applausi) . NANNICINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, il disegno di legge delega che ci apprestiamo ad approvare è una riforma importante e ambiziosa per dare risposte e rafforzare le tutele a oltre 3 milioni di cittadine e cittadini italiani. Un'ambizione che si vede nella volontà e nel lavoro del Governo, anche in interlocuzione con l'Unione europea nel quadro del Piano nazionale di ripresa e resilienza; un'ambizione che si è vista nel lavoro delle colleghe e dei colleghi della Camera dei deputati, che non solo hanno approvato il disegno di legge all'unanimità, ma hanno anche apportato modifiche importanti al testo. Questa stessa ambizione, un momento dopo l'approvazione della delega, dovremo metterla nella scrittura dei decreti legislativi e nell'attuazione dei principi della delega, che hanno bisogno non solo di decreti attuativi, ma anche di altri provvedimenti di riforma e di altre risorse, per rafforzare le tutele delle persone con disabilità. Da domani saremo chiamati tutti insieme a fare, in venti mesi, quello che non abbiamo fatto in venti anni e lo faremo solo se saremo consapevoli dei limiti che hanno rallentato l'ampliamento delle tutele per le persone con disabilità negli ultimi decenni. Il primo limite è che spesso Governo, Stato centrale, INPS, Regioni, Comuni hanno interpretazioni diverse dello stesso criterio o hanno modi diversi per farsi carico delle proprie responsabilità. Nella strada solcata dalla delega ci attende quindi un forte lavoro di coordinamento e di semplificazione. Il secondo limite è che il nostro sistema di welfare lascia spesso le famiglie da sole, come ammortizzatore sociale di ultima istanza, rispetto ai bisogni delle persone con disabilità. L'ha dimostrato purtroppo anche la pandemia, questo enorme stress test del nostro Stato sociale, che ha lasciato spesso da soli gli ultimi e le persone con fragilità. Questi buchi di copertura, questi strumenti, sia sotto forma di trasferimenti che di servizi dovremo rafforzarli per rendere più forti le promesse e gli impegni che ci assumiamo con questa delega. Il terzo limite è che troppo spesso lasciamo da solo il terzo settore nel dare aiuto e sostegno alle persone con disabilità. Non dobbiamo ricordarci del ruolo importante del terzo settore solo nei nostri convegni; dobbiamo ridisegnare i processi e i servizi in modo che ci sia una forte ed effettiva sussidiarietà. La pietra angolare della legge delega è la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Sottolineo la parola "diritti"; è quindi una Convenzione sui diritti delle persone, non solo sui criteri di accesso e di accertamento delle condizioni di disabilità. Servono criteri oggettivi, certi, graduati in base alla condizione soggettiva di bisogno, per rendere esigibili quei diritti; ma la nostra bussola devono essere i diritti delle persone. Diritti che vogliamo più forti e che vogliamo per tutti. Diritti soprattutto alla vita indipendente e alla piena inclusione sociale, educativa e lavorativa. Diritti all'effettivo accesso a servizi e trasferimenti, che promuovano l'autonomia della persona. Ben venga quindi una nuova definizione della condizione di disabilità coerente con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma soprattutto ben venga quella valutazione multidimensionale della disabilità mirata alla realizzazione del progetto personalizzato e di vita indipendente. Di nuovo, gli aggettivi sono importanti: personalizzato e indipendente. Abbiamo bisogno di un progetto personalizzato, quindi ripensando i nostri servizi sanitari, sociali, lavorativi ed educativi per fornire risposte davvero incentrate sulla persona, e indipendente, con una rete di servizi e un programma diretto a realizzare gli obiettivi della persona secondo i suoi desideri, le sue aspettative e le sue scelte. Per farlo davvero, per scongiurare che il progetto personalizzato e di vita indipendente, che sta al centro del disegno di legge delega al nostro esame, resti nella carta delle nostre leggi e non raggiunga la vita delle persone, avremo bisogno da domani di tre ingredienti: strumenti adeguati, risorse adeguate e semplicità. Avremo bisogno di strumenti adeguati. Come ricordava nella discussione generale la collega Iori, il Piano nazionale di ripresa e resilienza stanzia risorse importanti sulla deistituzionalizzazione delle risposte da dare alle persone con disabilità, così come sulla telemedicina e sui servizi di prossimità, ma quelle risorse pluriennali non bastano, perché non dobbiamo solo fare investimenti, dobbiamo ripensare i processi e i servizi, anche investendo sulla valorizzazione delle risorse umane che devono portare quei servizi alla vita delle persone. Saranno necessarie riforme ambiziose e nuove risorse per allargare la rete dei servizi e avremo bisogno che in quel progetto di vita indipendente ci sia l'individuazione chiara di risorse umane, professionali, tecnologiche ed economiche attivabili per attuare quel processo, che sia davvero un progetto personalizzato che aiuti le persone nell'accesso a diritti adeguati. Il secondo ingrediente di cui avremo bisogno sono risorse adeguate: per questo è importante anche che la scrittura dei decreti legislativi e gli altri passi che seguiranno all'approvazione della legge delega si coordinino al massimo con un altro impegno del Governo, che è la riforma organica della non autosufficienza, perché lì si potranno trovare anche altre risorse e perché anche nel ridisegnare una parte del nostro sistema di welfare ci saranno luoghi e criteri di accertamento e di presa in carico da riscrivere, che dovranno essere coordinati con quelli presenti nella legge delega che ci apprestiamo ad approvare. Il terzo ingrediente è la semplicità: abbiamo bisogno di una presa in carico vera, che preveda per le persone con disabilità e per le loro famiglie un interlocutore unico dalla parte dei cittadini; non un censore, non un mero guardiano della spesa pubblica, ma una guida che favorisca l'accesso ai diritti.