[resaula]

il malessere sociale, sempre evocato a giustificazione di tali accadimenti, è un espediente utile a spostare l'attenzione da fenomeni di istigazione all'odio razziale e discriminazione razziale, di puro razzismo, che nel frattempo lievitano nel nostro tessuto sociale, compromettendo irrimediabilmente la convivenza civile; purtroppo il malessere sociale, lo sfruttamento della prostituzione, la dispersione scolastica, l' emarginazione, il degrado, nelle aree periferiche, sono dovuti a cause molto più complesse, quali, ad esempio, la cronica assenza servizi pubblici essenziali e di presidi territoriali di assistenza e non certo alla presenza di minoranze etniche; considerato che: forze di estrema destra, dichiaratamente di ispirazione neofascista, come "Casapound" e "Forza Nuova", alimentano l'odio razziale e il rancore nei luoghi in cui le condizioni di disagio si manifestano con maggiore evidenza e preoccupazione; gli accadimenti di Torre Maura non sono nuovi. Per rimanere nel perimetro di Roma capitale, già nel 2014 esponenti della destra estrema attaccarono, anche con lanci di bombe molotov , il centro "Morandi", nel quartiere di Tor Sapienza; nel 2015 militanti di Casapound hanno tentato di impedire con la forza, fino ad arrivare allo scontro con le forze dell'ordine, l'arrivo di un gruppo di rifugiati nel centro di accoglienza allestito presso l'ex scuola Socrate, nel quadrante nord della città, presso Casale San Nicola; nel 2017 in via del Frantoio, nel quartiere Tiburtino III, si è verificata una irruzione nella struttura gestita dalla Croce Rossa di accoglienza per profughi, si chiede di sapere se e quali provvedimenti di sua competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire il rispetto della normativa vigente in materia di scioglimento di organizzazioni e partiti di ispirazione fascista, che incitano all'odio e alla discriminazione razziale e che si sono macchiati ripetutamente di apologia del fascismo. Atto n. 4-01555 BALBONI STANCANELLI Al Ministro della giustizia Premesso che: mentre è ancora vivo nel Paese il forte turbamento generato dall'omicidio del giovane Stefano Leo, morto il 23 febbraio 2019 a Torino (zona Murazzi) per mano di Said Machaouat, un 27enne marocchino con cittadinanza italiana (omicidio motivato esclusivamente dall'intenzione, dichiarata dall'assassino al momento della confessione, di "uccidere un italiano che aveva il sorriso sulle labbra e così manifestava la sua felicità") a distanza di pochi giorni, un nuovo colpo viene inflitto alla coscienza civica nazionale e all'apparato delle garanzie fondamentali poste a presidio della libertà personale e della tutela dell'incolumità dei cittadini; da un'inchiesta giornalistica del quotidiano "La Stampa" si apprende, infatti, che l'assassino, reo confesso di un omicidio efferato e dall'inaudito movente, per effetto di una sentenza definitiva comminata per reati di maltrattamenti in famiglia, avrebbe dovuto essere in carcere da alcuni mesi, ma era invece in libertà per effetto di un errore materiale riconducibile alla cancelleria della Corte d'appello di Torino; errore o "problema" di fatto ammesso pubblicamente dal presidente della Corte d'appello, che tuttavia lo ascrive al generale malfunzionamento dell'amministrazione della giustizia dovuto alla "carenza di personale in organico" e all'insufficienza di risorse, che renderebbero estremamente difficile il regolare funzionamento degli uffici; una vicenda dai contorni macabri, che lascia sgomenta l'intera comunità nazionale: una comunità che si riscopre oggi attonita, allibita, e soprattutto consapevole del fatto che nel nostro Paese si può morire per mano di un criminale già condannato per reati di violenza, e lasciato in libertà per un errore materiale o per la carenza di personale. Una comunità che, conseguentemente, non può che condividere il dolore del padre della giovane vittima, che ha dichiarato, comprensibilmente, immediatamente dopo le ammissioni della Corte d'appello, di voler andare via dell'Italia, e di sentirsi "svuotato di tutto" e "tradito"; è evidente che si tratta a giudizio degli interroganti di un caso di cattiva giustizia, purtroppo non unico, né isolato, stante il numero di condanne non eseguite o dei criminali lasciati in libertà per le più svariate ragioni nel nostro Paese e di cui ormai troppo spesso si legge sui giornali; un avvenimento suscettibile di ledere irrimediabilmente la solidità dell'apparato democratico, compromettendo i presidi di sicurezza, legalità e giustizia posti a protezione della libertà individuale, minando persino la garanzia di tutela della vita umana e dell'integrità fisica della persona; tralasciando in questa sede le considerazioni sul merito di questo omicidio, e sull'auspicio (considerato assolutamente necessario) che la magistratura valuti la contestazione dell'aggravante di "odio razziale" per questo caso, appare indispensabile richiamare l'attenzione del Ministro in indirizzo sull'assoluta necessità e urgenza di un intervento sul doppio versante: sia del caso di specie, mediante le necessarie ispezioni ministeriali che accertino con chiarezza le responsabilità delle inefficienze emerse ed il loro nesso di causalità con l'omicidio di Stefano Leo; sia delle condizioni generali dell'apparato organizzativo e della qualità dell'attività degli uffici giudiziari, nell'ottica di un necessario ed indemandabile ripristino di principi di legalità e giustizia e del corretto funzionamento del sistema giudiziario e penitenziario italiano, attraverso l'affermazione della certezza del diritto e della certezza della pena nel nostro ordinamento, certezze venute evidentemente e tragicamente a mancare, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia già attivato i propri poteri ispettivi per addivenire all'accertamento delle effettive responsabilità nella mancata esecuzione della sentenza di condanna e conseguente reclusione del criminale Said Machaouat, poi resosi autore dell'omicidio di Stefano Leo; quali provvedimenti, coerentemente alla propria funzione di sovrintendenza dell'organizzazione della giustizia, intenda adottare per salvaguardare la libertà e l'incolumità dei cittadini garantendo certezza del diritto e certezza della pena nel nostro ordinamento. Atto n. 4-01556 FARAONE Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in data 7 novembre 2015, veniva sottoscritta la convenzione di concessione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la società Autostrada Ragusa-Catania Srl (costituita da un'associazione temporanea di imprese composta da Silec SpA, Mec SpA, Egis projects SA Tecnis SpA), impresa aggiudicataria dei lavori per la realizzazione del raddoppio del collegamento autostradale Catania-Ragusa, compreso tra lo svincolo della strada statale 514 con la strada statale 115, e lo svincolo della 194 Ragusana con la strada statale 114;