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Il Partito Democratico voterà a favore, ma si sente da subito impegnato ad andare oltre la scelta odierna perché c'è il tema dell'armonizzazione dell'insieme delle regole che presiedono all'elezione dei Consigli regionali, ma anche il tema che riguarda l'insieme delle regole di tutte le Regioni, anche a Statuto speciale. Se sono princìpi costituzionali, infatti, se sono un valore di governance della politica e, insieme, di condivisione, significa che ciò riguarda tutti perché è un miglioramento che serve alla Puglia e alle altre Regioni che ancora non lo hanno fatto. (Applausi). VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, è l'occasione per parlare ancora della facilitazione dell'accesso alla politica da parte delle donne. Personalmente la mia idea non è monopolistica all'interno del mio Gruppo e vede le donne meritevoli di trovare dei canali di agevolazione per avvicinarle all'esercizio del diritto parlamentare, politico e manageriale negli enti pubblici. Io, però, sono contrario alle quote e nel 2011 ho votato contro la legge che le istituiva perché le ritengo umilianti e mortificanti per le donne, che non hanno bisogno di recinti o riserve, ma soltanto di opportunità. Sarei quindi stato favorevole a quella norma se fosse stata prevista per un tempo determinato per dare la possibilità di un cambio culturale e di mentalità nel nostro Paese, ma non a una norma che reclude e restringe per sempre le donne in un recinto. Oggi parliamo della parità di genere, che è un'altra cosa e che condividiamo. Dà, infatti, la possibilità in maniera paritetica a entrambi i sessi di poter partecipare alla vita politica. Ciò che non condividiamo è lo strumento utilizzato perché si crea un precedente pericoloso: si interviene a piedi uniti nella materia elettorale di esclusiva competenza regionale con un decreto-legge, cosa che non è prevista nella nostra Costituzione se non in casi eccezionali e in cui c'è stata concertazione. In questo caso, non vi è stata concertazione perché è stato un intervento suppletivo per consentire alla Regione Puglia di vedere approvata la doppia preferenza in contrapposizione a un'incapacità di quella Regione che non è dell'ultima ora ma dura da quindici anni, durante i quali i Governi di centrosinistra non sono stati capaci di votare una legge elettorale che garantisse la parità di genere nell'espressione del voto. Siamo, quindi, assolutamente d'accordo nel merito; siamo contrari nel metodo. Non è un metodo giusto, non ha tenuto conto della leale collaborazione tra le istituzioni, e questo ci mette nelle condizioni di astenerci nel voto definitivo. Resta un'amarezza, quella di predicare bene e razzolare male. Concludo con una domanda: che senso ha stabilire la parità di genere nell'espressione del voto se poi non vi è una norma che garantisca la presenza delle donne nelle liste? Sappiamo, infatti, che, una volta garantita la parità di genere nel voto, le liste possono essere composte da un unico sesso e non vi è assolutamente alcuna preclusione nella presentazione delle stesse. Questo è un mistero: ci vogliamo assolvere la coscienza, ma poi non creiamo gli strumenti effettivi per realizzare realmente la partecipazione delle donne. Signor Presidente, annuncio il voto di astensione del mio Gruppo su questo provvedimento. (Applausi). RICCARDI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RICCARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito del provvedimento che stiamo esaminando mi preme sottolineare con forza e decisione che la Lega ha dimostrato a più riprese, e in maniera inequivocabile, di tenere in estrema considerazione il ruolo primario che ricoprono le donne nella politica, intesa come continua ricerca del bene comune, nel rispetto di quanto riconosciuto dalla Carta costituzionale. Lo testimoniano - solo per citare alcuni esempi - la candidatura di Lucia Borgonzoni per la guida della Regione Emilia-Romagna, quella di Donatella Tesei - attuale e ottimo governatore della Regione Umbria - o la candidatura di Susanna Ceccardi per la presidenza della Regione Toscana. (Applausi). È estremamente chiaro, quindi, che il problema del provvedimento in questione non è e non sarà mai la sua finalità, ma è lo strumento giuridico che il Governo ha scelto di utilizzare. La questione rilevante è che voi non avete alcun rispetto della Costituzione e noi, e la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, a questo non riusciamo proprio ad abituarci. Il Governo si è mosso in ritardo rispetto all'imminente scadenza elettorale che - ricordiamoci - è stata posticipata a settembre a causa dell'emergenza Covid. Infatti, l'informativa del Ministro per gli affari regionali al Consiglio dei Ministri risale al 25 giugno del 2020, mentre la diffida alla Regione Puglia è del 23 luglio 2020 e conteneva una richiesta di adeguamento della normativa elettorale regionale entro cinque giorni. Orbene, questo comporta una violazione della legge che prevede che alla Regione debba essere dato un congruo termine per adempiere. Solo in caso in cui tale termine sia disatteso è permesso al Governo di intervenire, ma sempre nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione. Anche nel caso in cui l'intervento sia necessario in assoluta urgenza, il Consiglio dei Ministri dovrebbe adottare i provvedimenti necessari che devono essere comunicati alla Conferenza Stato-Regioni. L'articolo 120 della Costituzione, quindi, permette sì al Governo un intervento, ma non nei modi e soprattutto nella forma oggi utilizzata. Infatti, proprio la procedura prevista dalla legge induce a ritenere che il decreto-legge non sia lo strumento giuridico utilizzabile, in quanto vengono a mancare i presupposti previsti per la decretazione d'urgenza dell'articolo 77 della Costituzione. A ciò si deve aggiungere che l'articolo 15, comma 2, lettera b), della legge n. 400 del 1988 stabilisce che il Governo non può provvedere con il decreto-legge nelle materie indicate dall'articolo 72 della Costituzione, tra le quali rientra la materia elettorale. Il Governo, quindi, ha ritenuto di dover intervenire con urgenza in una materia di competenza regionale, facendo venir meno il principio di leale collaborazione tra Stato e autonomie territoriali, di fatto esercitando una clausola di supremazia che ad oggi non risulta presente nel nostro ordinamento. (Applausi). Tutto ciò appare come una netta testimonianza del tentativo del Governo di andare a sanare mancanze gravi del Consiglio e della Giunta regionale pugliese guidata da Michele Emiliano. (Applausi). È doveroso ricordare che cinque anni fa, in campagna elettorale, il governatore Emiliano promise, tra l'altro, che il primo intervento del suo Governo sarebbe stato volto a modificare la legge elettorale regionale, inserendo fin da subito la doppia preferenza di genere. (Applausi).