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Il permanere della stessa in capo al defunto maresciallo Tito è oltraggioso non solo nei confronti dei nostri morti ma più vastamente dei principi di democrazia e diritto – in primis alla vita e alla libertà – sulla quale si fondano il nostro ordinamento ed il patto di civile convivenza tra i popoli. Se non bastasse quanto afferma e consegna alla coscienza nazionale proprio la legge sul « Giorno del ricordo » in ricordo delle migliaia delle vittime italiane delle foibe, se non bastasse la motivazione della medaglia d'oro concessa alla città di Trieste, che sottoposta a durissima occupazione straniera subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, sono giunte in questi ultimi anni da oltre confine voci, verità, atti e fatti che illuminano tragicamente la figura di Tito: la Corte costituzionale della Slovenia ha dichiarato incostituzionale l'intitolazione di una strada di Lubiana a Tito, avvenuta nel 2009, riconoscendo che avrebbe comportato la glorificazione del suo regime totalitario e una giustificazione delle gravi violazioni dei diritti dell'uomo avvenute durante il suo regime, e in tempi più recenti l'amministrazione comunale di Zagabria ha tolto dalla toponomastica cittadina l'intitolazione a Tito di una delle principali piazze della capitale croata. Come è noto, nella sola Slovenia, a seguito delle esplorazioni ad opera della Commissione di Stato, in oltre 700 foibe e fosse comuni nella sola Slovenia, sono state accertate oltre 100.000 vittime di oppositori del regime titino, sloveni, croati, serbi, militari come belogardisti, domobranci, ustascia, cetnici, ma anche suore, monaci, famiglie intere, bambini... La norma qui proposta, in pratica, afferma il principio che si possa revocare l'onorificenza della Repubblica all'insignito, anche se defunto, qualora risulti, anche successivamente al conferimento della medesima, la sua responsabilità per crimini contro la persona o l'umanità. L'articolo 3, che modifica l'articolo 604- bis del codice penale istituendo la fattispecie di reato del negazionismo e apologia delle foibe, nasce invece dalla constatazione che, soprattutto negli ultimi anni, si è manifestato un rumoroso movimento negazionista e talora apologetico delle stragi delle foibe, autore anche di devastazioni di monumenti, oltraggi alle vittime, manifestazioni incivili dalle piazze agli stadi. Si rileva di conseguenza l'opportunità di introdurre specificamente il richiamo agli eccidi delle foibe tra le fattispecie della previsione penale di cui all'articolo 604- bis , terzo comma, del codice penale, che punisce la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, fondandosi in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull'apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.. 1 (Modifiche alla legge 30 marzo 2004, n. 92) 1 Alla legge 30 marzo 2004, n. 92, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 2: 1 al comma 1, le parole: « 100.000 euro », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « 200.000 euro » e le parole: « a decorrere dall'anno 2004 », ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: « a decorrere dell'anno 2023 »; 2 il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, pari a 400.000 euro annui a decorrere dall'anno 2023, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2023-2025, nell'ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” della missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2023, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero »; b dopo l'articolo 2 è inserito il seguente: « Art. 2 -bis. – 1. Al fine di tutelare la memoria e la toponomastica storiche dei territori dell'Istria, del Quarnero e della Dalmazia, la concessione di sovvenzioni o di contributi pubblici all'editoria ai soggetti che pubblicano carte geografiche, carte stradali o guide turistiche è subordinata alla sottoscrizione di un atto d'obbligo mediante il quale questi si impegnano, a pena della revoca della concessione medesima, a indicare i toponimi di tali territori in lingua italiana o, comunque, anche in lingua italiana. 2. Ai fini del comma 1, il toponimo in lingua italiana è quello storico risultante in base alla cartografia dell'Istituto geografico militare. 3. Le pubblicazioni dei servizi cartografici ed editoriali dello Stato, ovvero vigilati o partecipati dallo Stato, sono soggette all'obbligo di cui al comma 1 »; c all'articolo 3, dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: « 3-bis. In mancanza di parenti in vita o di un esplicito interesse da parte degli stessi, la domanda di cui al comma 1 può essere presentata altresì dal sindaco del comune di nascita degli infoibati o degli scomparsi di cui ai commi 1 e 2. Qualora il comune di nascita non rientri più nel territorio dello Stato italiano, il riconoscimento può essere richiesto dalle associazioni storiche e riconosciute degli esuli istriani, fiumani e dalmati e dalla Lega nazionale di Trieste »; d all'articolo 4, comma 2, la parola: « venti » è sostituita dalla seguente: « trenta ». 2 (Disposizioni in materia di revoca delle onorificenze) 1 All'articolo 5 della legge 3 marzo 1951, n. 178, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « In ogni caso incorre nella perdita dell'onorificenza l'insignito, anche se defunto, qualora risulti, anche successivamente al conferimento della medesima, la sua responsabilità per crimini contro la persona o l'umanità ». 2 Il Governo, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, adotta, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera b) , della legge 23 agosto 1988, n. 400, un regolamento per la modifica del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, in conformità alle disposizioni introdotte dal comma 1 del presente articolo. 3 (Modifica all'articolo 604- bis del codice penale, in materia di negazionismo e apologia delle foibe) 1 All'articolo 604- bis , terzo comma, del codice penale, dopo le parole: « dei crimini di genocidio, » sono inserite le seguenti: « degli eccidi delle foibe, ».