[resaula]

Nell'ultimo decennio in sanità gli operatori sanitari in generale sono diminuiti di 45.000 unità circa. L'epidemia Covid ha reso necessarie nuove assunzioni: circa 37.000. Tuttavia, questo personale rimane tuttora in gran parte precario. Quindi, se vogliamo garantire continuità, sicurezza, qualità delle cure dobbiamo fare in modo che questo personale faccia parte stabilmente degli organici. Sottolineo un altro aspetto sul personale. Un fenomeno preoccupante - ne ha già parlato qualche collega - è il fatto che molti operatori, per la cui formazione spendiamo, non trovano poi attrattivo e soddisfacente il lavoro nel nostro Servizio sanitario nazionale, per cui si rivolgono al privato e molto spesso all'estero. Credo che, oltre ai ringraziamenti, vada fatto ogni sforzo per valorizzare questo personale, attraverso il miglioramento delle condizioni di lavoro, contratti di lavoro, in modo che il lavoro nel Servizio sanitario pubblico ritorni per esso a essere attrattivo. Un ultimo aspetto molto importante concerne le liste d'attesa. Sappiamo tutti che nell'era Covid, purtroppo, molte prestazioni ( screening come visite ambulatoriali, ma gli stessi interventi chirurgici) sono state rinviate e addirittura, a volte, non è possibile programmarle. Sto parlando di situazioni come - per esempio - interventi alla prostata - non per casi oncologici - per cui le persone aspettano mesi, anche anni, con i disagi e i rischi di complicanze dovute al fatto di dover portare un catetere vescicale a permanenza. Anche in questo caso è necessario un intervento, una pianificazione in modo da ripristinare l'accessibilità alle cure. Quindi, ben venga la medicina territoriale e il suo potenziamento. Ben venga la sanità di prossimità, ma è necessario dare grande attenzione anche a questi aspetti se veramente, di fronte a quanto è successo, vogliamo poter dire «mai più!». (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che, se l'Italia non risolve i gravi problemi della giustizia, sarà molto difficile garantire una vera ripresa economica. Sappiamo tutti molto bene che gli investimenti, soprattutto quelli che provengono dall'estero, sono legati all'efficienza e alla rapidità con cui il nostro sistema giudiziario sarà in grado di dare risposte alla domanda di giustizia. Purtroppo, oggi, non è così, e nessuna riforma - lo ha riconosciuto anche il ministro Cartabia nella sua audizione della settimana scorsa in Commissione giustizia - può risolvere i problemi, se non vengono impegnate importanti risorse sul piano sia organizzativo sia umano. Di questo vi vorrei parlare. In questo Piano di risorse per la giustizia ce ne sono troppo poche. È vergognoso che per la giustizia si preveda appena l'1 per cento o poco più dell'intero recovery fund . Ciò che oggi dobbiamo affrontare tutti con grande urgenza è la situazione della magistratura onoraria. Abbiamo 5.000 professionisti altamente specializzati, formati in anni e anni di lavoro sul campo, che stiamo trattando come fossero i rider della giustizia, ossia senza diritti, senza assistenza e previdenza ed esposti, senza alcuna tutela, al rischio di contagio durante l'epidemia. Noi continuiamo a ignorarli. Credo che questa sia una vergogna del Parlamento, del Governo e dell'intero sistema giudiziario. (Applausi) . Quei magistrati che hanno sempre fatto il loro dovere hanno il diritto di essere stabilizzati e contribuire con la loro grande capacità professionale alla ripresa economica, aiutando il sistema giudiziario ad assicurare giustizia così da rendere attrattiva l'Italia anche per gli investitori esteri. Un altro tema ineludibile, cui non si fa assolutamente cenno nel Piano oggi in discussione, è la riforma del Consiglio superiore della magistratura. A causa delle vergognose vicende che tutti conosciamo i cittadini hanno perso fiducia nella giustizia. Bisogna porre fine alla lottizzazione correntizia e al mercimonio delle più alte cariche della magistratura, provvedendo a una riforma radicale del Consiglio superiore della magistratura che preveda un'estrazione a sorte, cosiddetta temperata, in modo che chi viene eletto non risponda più in alcun modo alle pressioni e ai ricatti delle correnti. Bisogna inoltre mettere fine alle porte girevoli tra politica e magistratura, tra magistratura e politica. Il magistrato che si candida alle elezioni politiche o amministrative - che venga eletto o meno - avendo fatto una scelta di parte non può tornare a svolgere funzioni giurisdizionali, ma deve essere collocato fuori ruolo nei Ministeri, negli organi costituzionali e nelle ambasciate. Non può tornare a rendere giustizia nei tribunali, né svolgere funzioni requirenti perché i cittadini hanno diritto di avere fiducia nella giustizia e nell'imparzialità di chi li giudica. Infine, bisogna mettere mano alla legge che limita in modo vergognoso la responsabilità civile dei magistrati. Anche i magistrati, se sbagliano, devono pagare. In una società democratica e avanzata questi privilegi non possono più essere accettati. Se il Governo avrà il coraggio di affrontare questi temi, Fratelli d'Italia, da opposizione responsabile e patriottica, è disposta a collaborare nell'interesse superiore della magistratura. Se invece non avrete questo coraggio, noi saremo sempre qui a denunciarlo e incalzarvi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giacobbe. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il periodo che stiamo vivendo sarà ricordato come uno dei più duri della storia recente. Il rapido susseguirsi di due crisi finanziarie e di un'emergenza sanitaria di proporzioni globali ha avuto pesanti conseguenze sull'occupazione, sul tessuto produttivo, sulla coesione economica e sociale di tutti i Paesi nel mondo. In questo anno e mezzo abbiamo potenziato le capacità di risposta del Sistema sanitario. Abbiamo imparato come modulare le restrizioni per fronteggiare il virus. Siamo più strutturati nell'affrontare l'emergenza. Oggi, però, con questo atto siamo chiamati a chiarire quale deve essere la prospettiva. Mi riconosco nelle parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: si tratta non solo di riparare e recuperare l'esistente, ma anche di plasmare un modo migliore di vivere nel mondo di domani. Il compito storico a cui siamo chiamati è costruire l'Unione europea e l'Italia per le prossime generazioni. Per l'Italia in particolare si tratta di voltare pagina rispetto al passato. Oggi indichiamo in maniera chiara che non ci possiamo limitare alla ripresa post-Covid, ma dobbiamo porre le basi dell'Italia del futuro, l'Italia dei nostri figli, dei nostri nipoti e pronipoti. Nell'ottica del concetto dello sviluppo sostenibile, dobbiamo salvaguardare quanto è stato costruito fino ad ora e valorizzare le tantissime risorse che finora non sono state utilizzate in pieno. Penso al Mezzogiorno d'Italia e alle Regioni con tassi di sviluppo inferiori a quelli nazionali. Occorre creare posti di lavoro stabili, con investimenti strutturali in progetti di sviluppo sostenibile che guardino al futuro. Non abbiamo bisogno di tanta fantasia per individuarli: