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Sicuramente questa è una delle poche volte in cui ci è capitato un provvedimento che non ha risorse, come è stato ben detto dal relatore nella sua esposizione. Effettivamente, visti i diversi passaggi, ci è toccato cercare di legiferare su un articolato che portava un contenuto economico piccolo: 30 milioni. Questa sembra, di primo acchito, una situazione che possa dare un frutto povero, acerbo, che non ha significato. Invece, secondo me, è quando non ci sono i soldi o i soldi sono pochi che bisogna mettere tutta l'anima e il cervello per cercare di far uscire qualcosa di buono. Fin quando ci sono i soldi, si preparano gli emendamenti, 50 milioni di qua, 10 di là, 40 di là; si accontenta e non si accontenta, ma sicuramente è molto più evidente il risalto mediatico e politico rispetto al fare un emendamento, oppure allo sforzarsi nella tensione di produrre un emendamento senza supporto economico, che magari apre un ventaglio di possibilità e riesce a risolvere una serie di situazioni completamente bloccate. A questo provvedimento sinceramente non ho presentato neanche un emendamento, ma ho seguito emendamenti di altri colleghi. Mi sono impegnata perché mi piaceva, perché era un provvedimento molto cerebrale. Nel suo modo di essere cerebrale, se molti di quegli emendamenti fossero stati presi in considerazione in modo ben preciso, sicuramente avrebbero sollevato e aiutato tantissime situazioni ancora irrisolte. Faccio un esempio: la senatrice Cantù ha parlato della questione dei medici, ma il suo era sicuramente un emendamento oneroso, per cui non poteva andare. Ma vi era anche l'emendamento della senatrice Alessandrini, che faceva riferimento a una serie di Comuni che hanno difficoltà economiche a chiudere un bilancio e dovevano trovare una formulazione giuridica per uscire da un impasse . Tra l'altro, si tratta di Comuni che oggi, in una situazione ulteriormente critica, perché abbiamo quasi la guerra in casa e si sono resi disponibili ad aiutare i profughi, oltre a dare i servizi essenziali, si troveranno in una condizione di incertezza. Non c'erano i soldi, ma bisognava sicuramente metterci la testa in maniera più approfondita. Faccio l'esempio di quello della collega Fregolent, che era già a posto e che non si sa per quale motivo, nonostante ci fossero i soldi e il via libera del Ministero, si è perso. Torno allora a ripetere una cosa che ho già detto altre volte. Noi siamo in uno stato di emergenza economica, di salute, finanziaria e sociale. Dovremmo essere anche noi in uno stato di emergenza e mollare - e ripeto mollare - un attimo gli argini, non a livello istituzionale, spingerci un po' oltre e cercare di sistemare tutte quelle situazioni in cui, se per noi due mesi non sono niente, per quelli fuori invece sono tanti. Concludo il mio intervento rivolgendomi al simpaticissimo collega Zaffini di Fratelli d'Italia, che ha sciorinato tutta una serie di situazioni molto negative su come noi non siamo capaci di fare di necessità virtù. Mi perdoni, però, collega, a parte l'Aula vuota, che non va bene e non riguarda solo lei, ma lei che è espressione della minoranza avrebbe dovuto avere tutta la claque dietro ad applaudirla fortemente per quanto ha detto, perché solo così ha significato quello che lei dice in relazione a ciò che il suo partito sostiene al di fuori e dentro quest'Aula. Quanto agli altri non posso dire diversamente, perché effettivamente un provvedimento così, che non ha supporto economico, ma che ha forza per dare fuori, avrebbe dovuto vedere l'Aula piena, il sostegno ai relatori e alla Commissione, che ha cercato in tutte le maniere di fare quello che poteva, perché quelli che... (Il microfono si disattiva automaticamente)... devono assolutamente comprendere che il nostro non è un lavoro da stipendiati di alto lusso: siamo persone che cercano, almeno per quanto mi riguarda, di risolvere in tutte le maniere problematiche in emergenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, il decreto sostegni- ter , date le circostanze recenti, sembra essere insufficiente a fare fronte alle necessità del Paese. Il decreto-legge è stato pubblicato a gennaio in una situazione oggettivamente differente rispetto a quella attuale e si pensava che potesse essere la coda dell'emergenza da Covid-19. Le esigenze sono oggi cambiate e aggravate da alcune complicazioni internazionali politiche ed economiche, che - ahimè - conosciamo. Mi riferisco alla guerra in Ucraina e alle sue conseguenze sull'economia mondiale, al caro energia, alle incertezze sull'andamento dei prezzi e alla crisi di approvvigionamento delle materie prime. Emerge quindi l'urgenza di interventi più decisi in alcuni ambiti come il settore primario, quello della distribuzione e settori energivori, e ciò nonostante si sia riusciti ad agire sulla rottamazione- ter , evitando che migliaia di contribuenti e imprese venissero strangolati dalla fiscalità che - chiariamo - deve aiutare i cittadini e non ostacolarli. Rispondo anche all'amico e collega De Bertoldi di Fratelli d'Italia, che ha sollevato una polemica che non interessa tanto i contribuenti sulla paternità l'emendamento. In realtà su questo tema un po' tutti, anche con gli altri Gruppi, ci siamo sempre trovati dalla stessa parte della barricata, e cioè dalla parte di chi difende in questo caso i contribuenti che sono indietro con i pagamenti. (Applausi) . Per quanto riguarda il Gruppo MoVimento 5 Stelle - come ben spiegato anche dal principale giornale economico - abbiamo iniziato a gennaio a indagare gli effetti dei mancati pagamenti nei termini della rottamazione- ter. E da quella interrogazione è emerso che il 43 per cento dei contribuenti non era riuscito a pagare le rate di dicembre, per cui l'emendamento era più che mai opportuno e ringrazio anche i colleghi della Commissione bilancio che lo hanno fortemente voluto. L'effetto combinato di un aumento generale del costo dell'energia, delle difficoltà di approvvigionamento di materie prime e dell'inflazione ci fa rientrare in un'emergenza nel momento in cui stiamo uscendo auspicabilmente da un'altra. Chi più ne sta soffrendo sono le piccole e medie imprese nel settore degli autotrasporti, a cui urge dare una risposta immediata in questo momento. Il Governo, quindi, deve essere impegnato su questo. Rispetto a quanto detto dal ministro Cingolani questa mattina, vorrei sottolineare alcuni aspetti positivi. Innanzitutto, mi preme evidenziare l'importanza del passaggio sulla accisa mobile. Credere, infatti, che il problema energetico sia una questione isolata dalle altre componenti della società è sbagliato, vista la natura regressiva delle accise. È evidente che il termine «regressivo» è stato utilizzato con facilità anche dal nostro Presidente del Consiglio per misure come il cashback , anche innocue da questo punto di vista - se vogliamo - mentre non ho sentito il termine «regressiva» accostato al termine «accisa». L'accisa è una delle imposte più antipatiche da questo punto di vista e deflagra quando andiamo incontro ad aumenti del costo del carburante come quello che stiamo vivendo in questi giorni e rischia di creare situazioni drammatiche per le nostre imprese.