[pronunce]

Tale vincolo imporrebbe di disciplinare le ipotesi di ineleggibilità sopravvenuta come incompatibilità in tutti i casi di conflitto tra le funzioni dei consiglieri regionali «e altre situazioni o cariche, comprese quelle elettive, suscettibili, anche in relazione a peculiari condizioni delle regioni, di compromettere il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione ovvero il libero espletamento della carica elettiva», come stabilito dall'art. 3, comma 1, lettera a), della legge n. 165 del 2004. In terzo luogo, il Tribunale rimettente afferma la contrarietà all'art. 97 Cost. del cumulo tra la carica di consigliere regionale e la carica di presidente o assessore di una Provincia regionale, in quanto tale cumulo avrebbe una incidenza negativa sull'esercizio efficiente e imparziale delle funzioni e comprometterebbe il libero espletamento della carica elettiva. 1.2. - Il giudice rimettente deduce, altresì, l'illegittimità costituzionale dell'art. 10-sexies, comma 1-bis, della legge regionale n. 29 del 1951, come modificato dalla legge regionale n. 8 del 2009, nella parte in cui prevede che «Ove l'incompatibilità sia accertata in sede giudiziale, il termine di dieci giorni per esercitare il diritto di opzione decorre dal passaggio in giudicato della sentenza», in riferimento agli articoli 3, 51 e 97 Cost. e all'art. 9 dello statuto della Regione siciliana. In punto di rilevanza, il Tribunale rimettente osserva che anche tale questione incide sulla decisione da assumere nel giudizio principale, poiché attiene all'individuazione del termine entro cui esercitare l'opzione nel caso di sopravvenuta incompatibilità. In ordine alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo desume il contrasto tra la norma censurata e il parametro interposto rappresentato dall'art. 3, comma 1, lettera g), della legge n. 165 del 2004. Questa disposizione prevede la «fissazione di un termine dall'accertamento della causa di incompatibilità, non superiore a trenta giorni, entro il quale, a pena di decadenza dalla carica, deve essere esercitata l'opzione o deve cessare la causa che determina l'incompatibilità, ferma restando la tutela del diritto dell'eletto al mantenimento del posto di lavoro, pubblico o privato». Nell'ordinamento statale, sia l'art. 7, comma 5, della legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), sia l'art. 69, comma 3, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), fissano detto termine in dieci giorni decorrenti dalla notifica del ricorso. In considerazione di questi dati, la previsione contenuta nell'art. 10-sexies, comma 1-bis, della legge regionale n. 29 del 1951, facendo decorrere il termine per l'esercizio del diritto di opzione dal passaggio in giudicato della sentenza che ha accertato l'incompatibilità, stabilisce, ad avviso del Tribunale rimettente, «un termine irragionevolmente lungo, stante i necessari tempi per il passaggio in giudicato dell'accertamento, e tale da determinare una sostanziale non operatività della causa di incompatibilità, potendo tale accertamento durare quanto il mandato». 2. - In data 14 gennaio 2011, è intervenuta in giudizio L.P., ricorrente nel giudizio principale, la quale sostiene che entrambe le questioni sollevate dal Tribunale di Palermo siano fondate. Per quanto riguarda, in particolare, il termine per l'esercizio del diritto di opzione, la previsione contenuta nell'art. 10-sexies, comma 1-bis, della legge regionale n. 29 del 1951 definirebbe un termine «del tutto incerto e indeterminato nella durata» e configurerebbe «un ingiustificato ed irrazionale privilegio nei confronti dei deputati siciliani che, unici sul territorio nazionale, possono procrastinare, addirittura fino al passaggio in giudicato della sentenza, una situazione giuridica impeditiva dell'esercizio continuativo di due attività tra loro inconciliabili». La disposizione controversa violerebbe le norme costituzionali richiamate (artt. 3, 51 e 97) anche perché, dettando una disciplina contraria ai principi desumibili dalla legge n. 165 del 2004 (in particolare, all'art. 3, comma 1, lettera g), «si allontan[erebbe] da una linea di tendenza ben radicata nell'ordinamento giuridico» senza addurre «alcuna specifica ragione». 3. - In data 18 gennaio 2011, si è costituito in giudizio G.F., controparte nel giudizio principale, il quale ha eccepito la manifesta infondatezza di entrambe le questioni sollevate. A suo avviso, la mancata previsione della causa di incompatibilità rappresenterebbe «una scelta legislativa rientrante nell'ambito della discrezionalità connessa alla specialità della Sicilia, la quale ha comportato una disciplina delle funzioni delle province regionali [...] affatto diversa da quella statale». La parte privata deduce, poi, il difetto di rilevanza della seconda questione, in quanto la disciplina che risulterebbe da un'eventuale pronuncia di accoglimento non sarebbe comunque applicabile nel giudizio principale. L'eventuale declaratoria di incostituzionalità farebbe rivivere l'art. 10-sexies della legge regionale n. 29 del 1951 nella formulazione pregressa, che prescriveva, per la rimozione dell'incompatibilità sopravvenuta, un termine di trenta giorni dall'inizio dell'esercizio delle funzioni. Tale previsione, però, non sarebbe applicabile al caso in esame, non potendosi «pretendere che [l'eletto] facesse applicazione di una disposizione che nel momento in cui ha avuto inizio l'esercizio delle funzioni di presidente della provincia aveva cessato di esistere». Nel merito, la seconda questione sarebbe manifestamente infondata. La decorrenza del termine per l'esercizio del diritto di opzione dal passaggio in giudicato della sentenza di accertamento dell'incompatibilità sarebbe conforme al dettato dell'art. 3, comma 1, lettera g), della legge n. 165 del 2004. Correttamente interpretato, esso implicherebbe che, ove sia intrapresa la via giudiziale, l'«"accertamento della causa di incompatibilità" [...] si ha con la sentenza e non certo con la notifica del ricorso». 4. - In data 18 gennaio 2011, è intervenuta in giudizio M.C.M.A., interveniente ad adiuvandum, ricorrente in un analogo giudizio - sospeso in attesa della definizione del presente giudizio di costituzionalità - avente ad oggetto l'accertamento dell'intervenuta decadenza di R.G.N. dalla carica di deputato della Regione siciliana per incompatibilità con la sopravvenuta elezione a sindaco di un Comune di grandi dimensioni.