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Inoltre, il proponente è tenuto a pubblicare a sue spese la delibera di avvio su almeno due quotidiani a diffusione nazionale e due a diffusione locale. Ai sensi del comma 7, ciascuno dei soggetti di cui agli articoli 7 e 9 della legge 7 agosto 1990, n. 241, entro sessanta giorni dalla data di avvio del procedimento di dibattito pubblico, a pena di inammissibilità, può avanzare alla Commissione nazionale, nelle forme che assicurino certezza legale al riguardo, apposita istanza di partecipazione al dibattito pubblico e comunica il nominativo di uno o più tecnici che li rappresentino. Oltre alle amministrazioni centrali competenti, il comune, la provincia e la regione, nonché gli enti territoriali intermedi, nel cui territorio è previsto che l'intervento si realizzi, sono considerati partecipanti al dibattito pubblico anche in assenza dell'istanza di cui al periodo precedente. Il referente, ai sensi del comma 8, può convocare nel corso del procedimento assemblee pubbliche e tenere audizioni pubbliche con soggetti, pubblici o privati, il cui svolgimento è disciplinato dalla Commissione nazionale. Infine, il comma 9 dispone che le deliberazioni e gli atti sono pubblicati nel sito della Commissione nazionale, in formato aperto e agevolmente accessibile. L'articolo 4 è dedicato alla conclusione del procedimento di dibattito pubblico. Ai sensi del comma 1, è prevista la redazione di un rapporto conclusivo del dibattito pubblico con il quale il referente riferisce della procedura adottata, degli argomenti affrontati nel corso del dibattito e delle proposte conclusive. Il rapporto conclusivo, ai sensi del comma 2, è approvato dalla Commissione nazionale e pubblicato sul suo sito istituzionale. Il rapporto evidenzia se le memorie scritte, presentate da ciascun partecipante, hanno motivatamente e circostanziatamente argomentato con riguardo a tutti gli aspetti di cui all'articolo 3, comma 1, e, in caso negativo, ne dà adeguata evidenza. Ai sensi del comma 4, la comunicazione del proponente è pubblicata nel sito istituzionale della Commissione stessa. Il comma 5 dispone che non possono costituire motivo di ricorso giurisdizionale, presunti vizi riguardanti gli obiettivi del progetto, discussi nell'ambito del dibattito, se il proponente abbia apportato modifiche al progetto e la Commissione nazionale ne riconosca la congruenza. L'articolo 5 detta disposizioni in ordine alla procedura di dibattito pubblico accelerata che viene applicata nella sola ipotesi in cui il proponente comunichi la volontà di modificare il progetto iniziale in base agli esiti del dibattito pubblico. In tal caso, ai sensi del comma 1, sono ridotti della metà i termini previsti dalla normativa vigente per l'acquisizione di autorizzazioni, concessioni, nulla osta e atti di assenso comunque denominati, ai fini del rilascio del titolo a costruire e ad esercire le infrastrutture o gli impianti in conformità al progetto. Ai sensi del comma 2, ai fini della riduzione dei termini, la Commissione nazionale, entro trenta giorni dalla presentazione di apposita istanza da parte del proponente, si pronuncia con delibera circa la congruenza fra il progetto definitivamente presentato dal proponente alle autorità competenti e le ragionevoli esigenze della collettività, emerse nel corso del dibattito pubblico. Il comma 4 stabilisce che il mancato rispetto, da parte delle amministrazioni interessate, dei termini previsti dal comma 1, comporta che la ricandidatura degli amministratori regionali o locali che abbiano causato o comunque non impedito il ritardo è considerata ammissibile solo se l'interessato allega al programma amministrativo di cui agli articoli 71, comma 2, e 73, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, un documento di sintesi, redatto secondo un modello predisposto entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge dal Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro della salute, che illustri le ragioni della mancata decisione e dia adeguatamente conto della valutazione compiuta dall'amministrazione, nel corso del dibattito pubblico e dopo la conclusione di questo, riguardo a tutti gli aspetti di cui all'articolo 3, comma 1. Il documento di sintesi è assoggettato allo stesso regime di pubblicità previsto, a legislazione vigente, per il programma amministrativo. Questa misura, o altra ispirata al medesimo principio di fondo che il Ministero dell'interno vorrà proporre, concerne dunque il solo e precipuo caso nel quale l'amministrazione che abbia partecipato al dibattito rimanga, nel procedimento autorizzativo di sua esclusiva o condivisa competenza, silente, e dunque non lo concluda con provvedimento espresso. Non concerne dunque, per diretto riflesso, le ipotesi nelle quali il provvedimento espresso -- favorevole o sfavorevole -- sia invece stato adottato. Si pone, al riguardo, la questione di stabilire se il livello politico possa considerarsi irresponsabile, di fronte al corpo elettorale, della «mancata decisione» dei propri uffici. L'articolo 6 riguarda le modalità organizzative ed operative della Commissione nazionale di garanzia per il dibattito pubblico, autorità amministrativa indipendente composta da sette componenti permanenti, nominati dal Presidente del Consiglio dei ministri, previa delibera del Consiglio dei ministri. Due componenti, fra cui il presidente, sono nominati su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, uno su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, uno su proposta del Ministro della salute, uno su proposta del Ministro dello sviluppo economico, uno su designazione della Conferenza unificata e uno in rappresentanza dei soggetti di cui all'articolo 13 della legge n. 349 del 1986, scelto nell'ambito di un elenco complessivo di sei persone indicati dalle Commissioni parlamentari competenti per materia a maggioranza dei rispettivi componenti. Il presidente della Commissione nazionale viene designato, d'intesa fra i Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, fra i componenti nominati su proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Ai sensi del comma 2, la composizione della Commissione nazionale è integrata, di volta in volta, da due rappresentanti delle comunità locali scelti dal consiglio delle autonomie locali della regione in cui è realizzato l'intervento entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di avvio del procedimento. Se entro tale termine il consiglio dovesse rivelarsi inadempiente, la scelta sarà affidata, nei trenta giorni successivi all'organo consiliare della regione. Il comma 4 stabilisce che l'organico del personale della Commissione nazionale non può eccedere le 45 unità e che alla copertura dei posti si provvede esclusivamente mediante personale di altre amministrazioni in posizione di comando o fuori ruolo. Il successivo comma 5 prevede che il trattamento economico dei componenti della Commissione nazionale è stabilito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, in misura tale da assicurare l'effettiva autonomia e l’indipendenza di giudizio necessarie.