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È per questo che nell'ordine del giorno che è stato appena accolto, con parere favorevole del Governo, con i colleghi Laus e Fedeli abbiamo voluto chiedere all'Esecutivo l'impegno ad attuare i decreti legislativi solo a fronte di una valutazione chiara anche delle risorse che servono, perché ci sia un passo avanti nei diritti e affinché nessun diritto acquisito delle platee esistenti venga intaccato. Per queste ragioni e con questa consapevolezza annuncio il voto favorevole del Partito Democratico al disegno di legge delega e ribadisco il nostro impegno a far sì che i principi ambiziosi contenuti in questa delega raggiungano davvero la vita delle persone, mettendo al centro non tanto le convenzioni, le strategie e i piani, ma le persone, i loro bisogni e i loro sogni. (Applausi) . BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, signor Ministro, gentili colleghe ed egregi colleghi, il disegno di legge che ci apprestiamo a votare si rivolge, come già detto, a una parte importante della popolazione, anche a livello numerico. Secondo i dati Istat, sono oltre tre milioni le persone disabili in Italia, pari al 5,2 per cento degli abitanti. Limitata partecipazione al lavoro, ridotta vita sociale e culturale, ricadute sulle famiglie che sostengono il peso dell'assistenza di un familiare con disabilità, profonde differenze territoriali tra Nord e Sud relativamente all'offerta di servizi e assistenza: sono queste le fotografie preoccupanti di un Paese che vuole raccogliere la sfida del PNRR. La lotta alle disuguaglianze e la piena realizzazione dei principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità hanno animato il confronto parlamentare per una vera rivoluzione culturale e sociale che consenta alla persona con disabilità di essere protagonista delle scelte che la riguardano, con progetti di vita individualizzati, inclusione scolastica e nel mondo del lavoro. Nella strategia della lotta alle disuguaglianze c'è il seme della democrazia e si misura la sua qualità per affermare il principio dei valori, riconoscendo al welfare e alla spesa pubblica una finalità produttiva a garanzia dei diritti dell'uomo che non sono negoziabili. Il provvedimento in esame rappresenta una sfida ambiziosa, sul sentiero accidentato della lotta alle disuguaglianze, per ricucire la trama sfilacciata dei diritti civili e sociali di ogni persona che, per la sua fragilità nell'avventura della vita, si troverà a vivere una condizione di disabilità anche solo transitoria. La disuguaglianza è sempre frutto di una scelta politica che occorre contrastare, perché impedisce una visione condivisa del futuro e indebolisce la democrazia, che ha il dovere di rimuovere gli ostacoli alla partecipazione dei singoli come membri uguali della società. Oggi ci occupiamo della disabilità, che è un argomento centrale nell'impegno politico e che deve interessare tutti. È il caso di ricordare che il contrasto alla disuguaglianza interessa anche altri settori della popolazione cui la politica dovrà interessarsi con maggior vigore. Il pensiero va ai migranti, agli operai costretti al lavoro precario, ai lavoratori licenziati con messaggi WhatsApp e altro ancora. Affrontare il tema della disabilità significa trattare un tema estremamente delicato perché occorre superare, in primo luogo, le barriere culturali per la costruzione di una società che non lasci nessuno indietro. La Convenzione ONU offre un approccio nuovo al tema, che rappresenta una vera rivoluzione culturale da declinare anche sul piano giuridico. In questa nuova ottica, la disabilità rappresenta una dimensione della vita e non una mancanza. Il capovolgimento di prospettiva rende la disabilità una dimensione della vita in cui il problema è rappresentato non dalla disabilità, ma dal contesto sociale e culturale in cui essa emerge (la disabilità, dunque, non ha più una cornice personale, ma diventa collettiva) e su cui occorre incidere per modificare un ambiente sfavorevole. La vulnerabilità dell'uomo è una caratteristica ontologica imprescindibile dell'essere umano, in quanto tutti hanno le loro fragilità e dipendono, per svariati motivi, dall'altro. Si tratta, dunque, di una condizione umana che impone una dipendenza reciproca che si sostanzia nella cura e nell'aiuto degli uni verso gli altri. Tale reciprocità se, da un lato, riduce le reciproche sofferenze, dall'altro valorizza le capacità di ognuno in un vincolo solidaristico all'interno di una società in cui l'eguaglianza sostanziale deve essere non un'utopia, ma la semplice normalità. Il provvedimento apre a questa visione, nella consapevolezza che, finché non cadranno le barriere culturali, non si riuscirà a comprendere che l'inserimento delle persone con disabilità rappresenta un patrimonio di civiltà e nessuna norma sarà sufficiente a cambiare la situazione. La persona, i suoi diritti e la sua dignità devono dunque tornare a essere il baricentro del lavoro del legislatore, come auspicato dalla Costituzione e dal lavoro dei Padri costituenti. Non è certo una questione terminologica: restituire dignità attraverso il diritto è segno di civiltà e la nostra Costituzione, sempre attuale, insegna, riconoscendo un principio costituzionale irrinunciabile, che la persona non è la sua disabilità e che quest'ultima - qualunque essa sia - non attinge alla dignità umana, che è prerogativa di ogni essere umano titolare di diritti uguali e inalienabili. Si tratta, come noto, di un principio contenuto negli articoli 2 e 3 della Costituzione, che assegnano allo Stato il compito di rimuovere quegli ostacoli di carattere economico e sociale che impediscono l'effettiva partecipazione di ognuno alla vita politica e sociale. In una Costituzione come la nostra, che si fonda sul sintagma libertà-dignità, che ruota intorno al primato della persona umana con i suoi diritti e il loro effettivo godimento attraverso l'intervento del potere pubblico, si inserisce questo provvedimento, che armonizza la già importante produzione normativa italiana (a cominciare dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104) con i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2006 e la Strategia sui diritti delle persone con disabilità 2021-2030. Alle persone con disabilità deve essere garantito il riconoscimento della condizione, anche attraverso una valutazione della stessa, congruente, trasparente e agevole, che consenta alla persona con disabilità il pieno esercizio dei propri diritti civili e sociali, compreso il diritto alla vita indipendente e alla piena inclusione sociale. I principi di autodeterminazione e di non discriminazione sono alla base della promozione dell'autonomia della persona con disabilità e del suo vivere su basi di pari opportunità con gli altri. È in tale contesto che l' iter del provvedimento in esame è iniziato il 27 ottobre scorso, quando il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge quadro sulla disabilità, con l'impegno di emanare i decreti attuativi nei venti mesi successivi all'entrata in vigore della norma. Si tratta di un disegno di legge delega che, come già sappiamo, rientra tra le riforme previste dal PNRR.