[pronunce]

Con essa infatti questa Corte ha accertato - riguardo alla riserva all'erario prevista dall'art. 2, comma 36, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 14 settembre 2011, n. 148, avente la medesima destinazione della disposizione impugnata - la non ricorrenza di uno dei requisiti prescritti dall'art. 4 del d.P.R. n. 114 del 1965: ossia, quello consistente nella «copertura di nuove specifiche spese di carattere non continuativo», posto che gli obiettivi ai quali è destinato il maggior gettito sono stati ritenuti privi della specificità richiesta dalla norma di attuazione statutaria. Tali obiettivi sarebbero uguali a quelli cui si riferirebbe il censurato art. 48. 7.5.- In data 30 settembre 2014, in prossimità dell'udienza pubblica del 22 ottobre 2014, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha depositato un'altra memoria, nella quale, insistendo per l'accoglimento del ricorso, svolge ulteriori considerazioni integrative, segnatamente in merito al censurato art. 28, comma 3. L'illegittimità costituzionale di questa disposizione sarebbe confermata dalla sentenza n. 23 del 2014 di questa Corte, relativa al taglio di alcuni trasferimenti erariali, nella misura dell'ottanta per cento, a titolo di sanzione per il caso di mancata tempestiva adozione di una serie di provvedimenti. Il taglio era stato impugnato dalla ricorrente Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia per violazione dell'art. 49 del proprio statuto, per il caso che esso comprendesse le spettanze finanziarie garantite da tale norma statutaria. Secondo la Regione, questa Corte ha ritenuto doveroso interpretare le disposizioni censurate in modo da escludere effetti sulle compartecipazioni ai tributi erariali spettanti alle Regioni ad autonomia speciale, giacché altrimenti si sarebbe dovuto concludere che una legge ordinaria avesse imposto limiti o condizioni a una fonte di rango costituzionale. 7.6.- La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia in data 23 marzo 2015 ha depositato la delibera della Giunta regionale del 13 marzo 2015 di rinuncia al ricorso, limitatamente agli artt. 28, comma 3, e 48 del decreto-legge impugnato.1.- Con sette ricorsi (rispettivamente iscritti ai nn. 33, 34, 38, 39, 40, 47 e 50 del registro ricorsi 2012), la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, la Provincia autonoma di Trento, la Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, la Regione siciliana, la Provincia autonoma di Bolzano, la Regione autonoma Sardegna e la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia hanno promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 28 e 48 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214. Riservata a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni promosse nei confronti di altre disposizioni del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, i richiamati ricorsi devono essere riuniti e qui esaminati congiuntamente, limitatamente agli artt. 28 e 48, censurati da tutte le ricorrenti in riferimento a parametri e per motivi almeno in parte coincidenti (ex plurimis, sentenze n. 144, n. 44, n. 28 e n. 23 del 2014). Il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito in tutti i giudizi. Tuttavia, in relazione ai citati ricorsi n. 33, n. 34, n. 39 e n. 50, gli atti di costituzione del Governo sono stati depositati oltre il termine perentorio di cui all'art. 19, terzo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti la Corte costituzionale e sono pertanto inammissibili. 2.- La Regione autonoma Trentino-Alto Adige e le due Province autonome di Trento e di Bolzano hanno rinunciato ai propri ricorsi. Previa deliberazione del Consiglio dei ministri, il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, ha dichiarato di accettare le rinunce. Pertanto, a prescindere dalla tardività della costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri in due di questi giudizi, i relativi processi devono essere dichiarati estinti, ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. 3.- Successivamente, anche la Regione autonoma Sardegna e la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia hanno rinunciato ai rispettivi ricorsi, in seguito ad accordi stipulati con lo Stato in materia di finanza pubblica. Dette rinunce, non avendo riportato la formale accettazione del Presidente del Consiglio dei ministri, comportano la cessazione della materia del contendere in relazione alle parti dei ricorsi oggetto del presente giudizio (ex plurimis, sentenza n. 19 del 2015). 4.- Restano da esaminare i ricorsi presentati dalla Regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e dalla Regione siciliana. 4.1.- La Regione autonoma Valle d'Aosta ha censurato anzitutto l'art. 28, comma 3, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011. Tale disposizione prevede che le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano assicurino, a decorrere dall'anno 2012, un concorso alla finanza pubblica di euro 860 milioni annui; che le Regioni Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia e le Province autonome di Trento e Bolzano assicurino, parimenti a decorrere dall'anno 2012, un concorso alla finanza pubblica di 60 milioni di euro annui da parte dei Comuni ricadenti nel proprio territorio; che, in entrambe le sue forme, il previsto concorso si realizzi con le procedure di cui all'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), vale a dire «secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione dei rispettivi statuti, da definire, con le procedure previste dagli statuti medesimi» (comma 1); e che, fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al predetto art. 27, l'importo complessivamente corrispondente all'anzidetto concorso sia accantonato, in misura proporzionale alla media degli impegni finali registrata per ciascuna autonomia nel triennio 2007-2009, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali. Ad avviso della ricorrente, il censurato comma 3 violerebbe, in primo luogo, il principio di leale collaborazione, di cui agli artt. 5 e 120 della Costituzione, in quanto definisce unilateralmente l'assetto dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione;