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La rete nazionale dei centri antiviolenza e case rifugio contribuisce all'elaborazione della legge n. 7 del 2006, che prevede una nuova fattispecie di reato contro la violenza sulle donne, ovvero misure antistupro e stalking , attribuendo rilevanza anche ad altre forme di violenza come le mutilazioni genitali femminili. Nel 2006 viene istituita la linea telefonica 1522, la cui gestione viene coaffidata, attraverso un bando nazionale, alla rete «Le Onde-Onlus» di Palermo e un gruppo di ricercatori e ricercatrici «LeNove». Questa analisi ci ha permesso comunque di rilevare dei punti critici quali il parziale riconoscimento delle associazioni che gestiscono centri e case come esperte qualificate e titolate ad intervenire prioritariamente nella definizione delle politiche antiviolenza. Ciò è rappresentato proprio dall'intesa Stato-Regioni del 2014, che ha identificato i requisiti minimi per i centri antiviolenza e le case rifugio. Altra criticità è rappresentata dall'allocazione delle risorse assegnate all'attuazione del Piano antiviolenza e dalla lacunosità dei meccanismi di rilevamento dei fabbisogni effettivi delle vittime, dando luogo, in fase applicativa, a precarietà del regolare funzionamento di molti centri e di molte case rifugio che necessitano di flussi finanziari prevedibili, oltre che di finanziamenti atti alla programmazione dei propri interventi. La stessa criticità si ravvisa, inoltre, nelle raccomandazioni del rapporto del Grevio. Una certa irregolarità si rileva anche nelle attività di comunicazione e informazione, indispensabili per promuovere quel cambiamento sociale e culturale che costituisce il presupposto per scardinare la mentalità patriarcale che si manifesta sotto forma di violenza contro le donne per tante attività di prevenzione indirizzate non solo alle donne giovani ma ad un'intera società, poiché il problema della violenza sulle donne riguarda tutti e tutti dobbiamo esserne informati. Ebbene, è in questa direzione che il 31 maggio 2019 la Commissione d'inchiesta ha inteso indirizzare alcuni quesiti ai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome. Un quesito riguardava i criteri tramite i quali i centri antiviolenza e le case rifugio potessero avere accesso alle risorse loro destinate; la risposta fornita ha evidenziato tre modelli di erogazione delle risorse finanziarie trasferite alle Regioni sulla base del piano di riparto previsto dall'intesa Stato-Regioni. I tre modelli erano pressappoco i seguenti: le Regioni trasferiscono i fondi ad altre amministrazioni locali; le Regioni assegnano i fondi direttamente ai centri e alle case rifugio; le Regioni assegnano le risorse agli enti locali, mentre provvedono alla selezione degli enti gestori, dei centri e delle case rifugio. Mi soffermo sui riscontri ottenuti non da tutte le Regioni, ma soltanto dalla mia Regione, la Sicilia, che si avvale del secondo metodo, ovvero provvede direttamente alla selezione e al finanziamento dei soggetti gestori dei centri e delle case rifugio. La Regione Sicilia non ha fornito informazioni sui soggetti beneficiari degli avvisi pubblici emanati per l'assegnazione delle risorse, ma, da una verifica a campione su alcuni elenchi, risulta effettuare il riparto delle risorse in base all'articolo 5- bis , rivolgendosi direttamente ai centri e alle case rifugio. La Regione Sicilia ha ricevuto in media, per gli anni dal 2016 al 2018, fondi pari a un milione e mezzo di euro, oltre a ulteriori risorse nazionali per concessione di contributi per l'adeguamento di centri e sportelli a essi collegati. Voglio sottolineare inoltre che la Regione Sardegna e la Regione Abruzzo non hanno fatto pervenire alcuna risposta alla Commissione d'inchiesta. Concludo dicendo che l'insieme di queste gravi criticità si ripercuote sull'organizzazione e la sostenibilità del lavoro dei centri antiviolenza e delle case rifugio; pertanto è inevitabile che ricada poi sulle donne e sui minori. Alla luce dei risultati ottenuti, la Commissione d'inchiesta ritiene necessario implementare le risorse del sistema di prevenzione e contrasto alla violenza; nonché, proprio per snellire il percorso dei finanziamenti, promuovere un'analisi dei bisogni, coinvolgendo gli enti gestori (le case rifugio e i centri antiviolenza); adottare uno standard e dei principi guida tali da assicurare un progressivo miglioramento della qualità dei servizi offerti; istituire un osservatorio nazionale permanente che monitori e valuti l'efficacia e l'efficienza del sistema delle azioni di contrasto alla violenza contro le donne. Proprio in questo momento si parla di prevenzione e dell'importanza di introdurre nella scuola l'educazione emozionale; dotare la scuola di una grammatica dell'emozione sta a monte proprio per scardinare il problema della violenza sulle donne. Voglio infine segnalare - mi avvio alla conclusione - che lo scorso luglio la Giunta capitolina ha approvato delle linee guida che orientano gli operatori già presenti sul territorio nella presa in carico integrata delle vittime di violenza. È un utile strumento all'interno del progetto "nessuna si senta sola", grazie al quale finalmente i diversi operatori possono agire in sinergia tra loro a tutela delle donne vittime di violenza, un fenomeno sempre più emergente mano a mano che le donne acquistano fiducia nell'istituzione. L'esempio datoci dalla Giunta Raggi è senz'altro un esempio - a mio avviso - virtuoso, che va esteso a livello nazionale. Concludo dicendo che il MoVimento 5 Stelle esprime un voto favorevole sulla proposta di risoluzione. (Applausi) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dalla senatrice Valente e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B) . (Applausi). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno ANGRISANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANGRISANI (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, senatrici e senatori, in un giorno così significativo in cui impegniamo il Governo, per quanto di competenza, a intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella risoluzione appena votata, abbiamo l'obbligo di ricordare Luana Rainone di San Valentino Torio, provincia di Salerno... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di lasciare l'Aula in silenzio. Facciamo fuori gli ultimi commenti per consentire alla senatrice di svolgere il suo intervento. ANGRISANI (M5S) . Abbiamo l'obbligo - come dicevo - di ricordare Luana Rainone di San Valentino Torio, provincia di Salerno, accoltellata a morte ad appena trentuno anni. Il destino beffardo e la più assurda crudeltà umana hanno voluto che proprio in questi giorni si compisse un terribile e indicibile scempio: Luana è scomparsa il 23 luglio scorso ed è stata ritrovata venerdì scorso, priva di vita. Il suo corpo straziato è stato rinvenuto a Poggiomarino, avvolto come un oggetto nelle buste per la spazzatura, gettato disumanamente in un pozzo per le acque reflue. Questo è solo uno dei tanti casi di femminicidio che siamo purtroppo costretti a raccontare.