[pronunce]

Il citato principio, infatti, richiederebbe di indicare nella colonna «Composizione disavanzo presunto» della Tabella «Modalità copertura del disavanzo» lo stesso importo della colonna «Disavanzo presunto» della Tabella «Analisi del disavanzo presunto»; invece, nel richiamato Allegato O2 i due importi sarebbero diversi. Il ricorso evidenzia inoltre, con ulteriori censure di carattere sostanziale, che la Tabella «Modalità copertura del disavanzo», contenuta nel medesimo Allegato O2, estenderebbe la durata dei piani di rientro per i disavanzi 2018 e 2019 oltre il triennio del bilancio di previsione 2020-2022, come si desumerebbe dalla indicazione delle quote da recuperare negli «Esercizi successivi (2023 e 2024)». Sarebbe perciò palese la violazione del disposto dell'art. 42, comma 12, del d.lgs. n. 118 del 2011 - il quale prescriverebbe il ripiano del disavanzo di amministrazione nel triennio considerato nel bilancio di previsione - che «costituisce norma interposta all'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione». Il predetto art. 42, comma 12, risulterebbe violato anche perché la Regione Basilicata non avrebbe ancora adottato la prevista «delibera consiliare [...] avente ad oggetto il piano di rientro dal disavanzo nel quale siano individuati i provvedimenti necessari a ripristinare il pareggio». Per i motivi illustrati, conclude il ricorso, andrebbe dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 4 della legge reg. Basilicata n. 40 del 2020 e dell'Allegato O2 della stessa. 2.- Con atto depositato il 19 marzo 2021 si è costituita in giudizio la Regione Basilicata, in persona del Presidente pro tempore, chiedendo di dichiarare la inammissibilità - sebbene senza illustrarne le ragioni - o la non fondatezza delle questioni promosse, previa, se del caso, autorimessione della questione di legittimità costituzionale dell'art. 42 del d.lgs. n. 118 del 2011 per contrasto con gli artt. 1, 3, 81, 97, primo comma, e 119 Cost. 2.1.- In via preliminare, con riferimento alla contestazione di carattere formale che l'Allegato O2 non sarebbe conforme al principio contabile applicato contenuto nel paragrafo 9.11.7 dell'Allegato 4/1 del d.lgs. n. 118 del 2011, la difesa regionale precisa che esso conterrebbe un mero errore materiale, peraltro oggetto di una rettifica d'imminente adozione. 2.2.- Ciò chiarito la Regione resistente afferma di avere attribuito alla disposizione di cui all'art. 42, comma 12, terzo periodo, del d.lgs. n. 118 del 2011 «un'interpretazione costituzionalmente orientata, nel rispetto dei principi di copertura pluriennale della spesa e di responsabilità nell'esercizio del mandato elettivo», laddove, invece, le censure statali interpreterebbero la stessa norma in maniera «del tutto irragionevole, e in contrasto con gli articoli 1, 3, 81, 119 e 97, primo comma, Cost.». Sarebbe infatti priva di proporzionalità l'imposizione «ai nuovi amministratori di un ente territoriale» dell'obbligo di ripiano in soli tre esercizi finanziari di un ingente disavanzo «ereditato dalla gestione dell'amministrazione precedente». Ciò comporterebbe un improprio condizionamento dell'azione amministrativa e politica dei nuovi amministratori, che, stretti da tali vincoli, vedrebbero eccessivamente limitate le proprie «capacità di gestione», mentre «sarebbe ben più ragionevole consentire il ripiano del disavanzo» nei cinque anni di durata della legislatura, come del resto sarebbe evocato dallo stesso art. 42 del d.lgs. n. 118 del 2011 nel riferimento al ripiano «non oltre la durata» della legislatura stessa. Ad avviso della difesa regionale l'avversata interpretazione di quest'ultima disposizione pregiudicherebbe il potere programmatorio di risanamento della situazione finanziaria ereditata, in violazione dell'art. 81 Cost., e impedirebbe agli amministratori sopraggiunti, come affermato dalla sentenza n. 34 del 2021 di questa Corte, «di esercitare pienamente il mandato elettorale, confinando la posizione dei subentranti in una condizione di responsabilità politica oggettiva, con pregiudizio dell'art. 1 Cost.». La difesa regionale richiama poi i principi enunciati dalla sentenza di questa Corte n. 18 del 2019 per sostenere che il limite triennale fissato per il ripiano del disavanzo dall'art. 42 del d.lgs. n. 118 del 2011 sarebbe «rivolto alla medesima amministrazione che ha prodotto quello stesso disavanzo, e non anche a quella che lo abbia ereditato dagli amministratori precedenti». Ciò in coerenza con la ratio della disposizione, ravvisata dalla citata sentenza, di evitare che questi ultimi lascino «"eredità" finanziariamente onerose e indefinite ai loro successori e ai futuri amministrati». Inoltre, a differenza della previsione dichiarata costituzionalmente illegittima con la citata sentenza n. 18 del 2019 - che incideva sul ripiano fino a trent'anni dei disavanzi degli enti locali in predissesto - le norme impugnate non lederebbero «in alcun modo l'equità intergenerazionale né il principio di veridicità dei conti», limitandosi a «spalmare su 5 anni la copertura di un debito di c.a. 65 milioni di euro». A questo riguardo è altresì richiamato il parere del collegio dei revisori della Regione Basilicata sul progetto di ripiano del debito in questione, nel quale verrebbe «dato atto e apprezzato l'impegno da parte dell'Amministrazione [...] di rimuovere l'Ente da una situazione di squilibrio permanente, le cui radici probabilmente affond[erebbero] in più esercizi precedenti». Infine, la sostenuta interpretazione dell'art. 42 del d.lgs. n. 118 del 2011 consentirebbe «che gli amministratori eletti o eligendi possano presentarsi agli elettori scevri da oneri pregressi, e che gli amministratori uscenti possano essere valutati per i risultati raggiunti». L'art. 4 della legge reg. Basilicata n. 40 del 2020 prevederebbe quindi un piano di rientro dal disavanzo «economicamente, storicamente e giuridicamente coerente» con un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 42 del d.lgs. n. 118 del 2011. 2.3.- Ove tale interpretazione dovesse ritenersi preclusa, la Regione Basilicata prospetta l'illegittimità costituzionale del citato art. 42 «per tutte le ragioni sopra esposte», apparendo tale disposizione «completamente sproporzionata rispetto alla ratio che la sorregge». La misura in esame, infatti, inciderebbe in modo non proporzionato sull'autonomia contabile della nuova amministrazione orientando le politiche di spesa del primo triennio esclusivamente al ripiano del disavanzo, frustrando «eccessivamente ma inutilmente qualsiasi margine di manovra all'attività amministrativa e politica della Giunta subentrata».