[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 5-ter del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282 (Disposizioni urgenti in materia di adempimenti comunitari e fiscali, di riscossione e di procedure di contabilità), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27, promossi con ordinanze depositate il 24 luglio 2003 dalla Commissione tributaria provinciale di Pistoia ed il 27 novembre 2003 dalla Commissione tributaria provinciale di Mantova, rispettivamente iscritte ai nn. 323 e 494 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 17 e 23, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di costituzione della s.r.l. Corsal di Lazzereschi Sergiusti Andrea e Del Rosso Armando e della s.n.c. Agenzia Ippica di Cremona di Paglione Iole &amp; C., nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'8 febbraio 2005 il Giudice relatore Franco Gallo; uditi gli avvocati Nicolò Zanon e Andrea Manzi per la s.r.l. Corsal di Lazzereschi Sergiusti Andrea e Del Rosso Armando e per la s.n.c. Agenzia Ippica di Cremona di Paglione Iole &amp; C. e l'avvocato dello Stato Aldo Linguiti per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che la Commissione tributaria provinciale di Pistoia (r.o. n. 323 del 2004) , nel corso di un giudizio avente ad oggetto l'impugnazione di alcuni «avvisi di accertamento per il recupero di versamenti non eseguiti» per gli anni dal 2000 al 2002, relativi all'imposta unica di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504 (Riordino dell'imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 3 agosto 1998, n. 288), promosso dalla s.r.l. Corsal di Lazzereschi Sergiusti Andrea e Del Rosso Armando nei confronti dell'Agenzia delle entrate e nel quale era intervenuta l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 41, 53 e 97 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'art. 5-ter del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282 (Disposizioni urgenti in materia di adempimenti comunitari e fiscali, di riscossione e di procedure di contabilità), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27, nella parte in cui dispone l'abrogazione, con efficacia retroattiva (dal 1° gennaio 2003), dell'art. 8, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2003), anche per l'ipotesi in cui il contribuente abbia tempestivamente provveduto a perfezionare l'agevolazione prevista dalla norma abrogata, anteriormente all'abrogazione di questa; che il giudice rimettente premette, in punto di fatto: a) che la ricorrente ha impugnato nel merito gli indicati avvisi di accertamento, pur avendo a suo tempo già aderito alla definizione agevolata prevista, per i versamenti della menzionata imposta, dall'art. 8, comma 2, della legge n. 289 del 2002; b) che la stessa società ricorrente ha dedotto di aver interesse al ricorso, nonostante la suddetta definizione della lite, per la duplice ragione che la norma agevolativa non prevede la sospensione dei termini per ricorrere avverso gli atti impositivi e che la stampa aveva dato notizia della prossima abrogazione, con effetti retroattivi, della medesima norma agevolativa, mediante una legge in corso di approvazione; che la Commissione tributaria, preso atto dell'entrata in vigore – nelle more del giudizio – dell'art. 5-ter del decreto-legge n. 282 del 2002, introdotto dalla legge di conversione n. 27 del 2003, con il quale è stata abrogata con effetti retroattivi la citata norma agevolativa di cui all'art. 8, comma 2, della legge n. 289 del 2002, ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la sollevata questione di legittimità costituzionale, osservando: a) quanto alla rilevanza, che la declaratoria di illegittimità costituzionale della denunciata norma abrogatrice ripristinerebbe l'efficacia della norma agevolativa abrogata e della richiesta di definizione agevolata a suo tempo presentata dalla ricorrente, con conseguente automatica estinzione del giudizio pendente; b) quanto alla non manifesta infondatezza, che, «sotto il profilo costituzionale», l'art. 5-ter del d.l. n. 282 del 2002, quale norma tributaria retroattiva, collide sia con i princìpi di cui agli artt. 3 (irretroattività delle norme tributarie) e 10 (tutela dell'affidamento e della buona fede) della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), dotati di efficacia vincolante anche per il legislatore tributario, sia con gli artt. 3 e 41 Cost., perché lede irragionevolmente l'affidamento ingenerato nei contribuenti che abbiano già aderito al condono, sia con l'art. 97 Cost., perché fonte, «verosimilmente», di un intenso contenzioso tra contribuenti e Amministrazione finanziaria, sia – infine – con l'art. 53 Cost.; che nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituita la società ricorrente, ribadendo le argomentazioni del giudice rimettente ed inoltre negando che alcune disposizioni di legge nel frattempo entrate in vigore e riguardanti la materia oggetto del giudizio a quo (in particolare, l'art. 8, commi da 5 a 9, del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147, recante “Proroga di termini e disposizioni urgenti ordinamentali”, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 200; l'art. 39, comma 12-bis, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante “Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici”, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326; l'art. 4, comma 194, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2004”) costituiscano ius superveniens tale da comportare la restituzione degli atti al giudice rimettente per una nuova valutazione della rilevanza, trattandosi invece – sempre secondo la contribuente – di disposizioni che consentirebbero soltanto dilazioni nel pagamento dell'imposta unica, senza le decurtazioni previste dalla norma agevolatrice abrogata dalla norma denunciata;