[resaula]

per i profili di copertura, si precisa che le risorse saranno garantite da risparmi di spesa rinvenibili all'interno del bilancio dell'Istat per il tramite di apposite variazioni, non essendo necessario attingere all'avanzo libero di bilancio, fornendosi al riguardo ulteriori elementi informativi sul bilancio di previsione 2020; si concorda infine con l'introduzione del riferimento all'esercizio finanziario 2020 in relazione all'autorizzazione della spesa di 385.000 euro; - nel presupposto della sostenibilità degli oneri, per le Regioni che hanno scelto di ricorrere ai propri centri per le indagini di cui ai commi 5 e 6, con le risorse disponibili a legislazione vigente, richiamandosi al riguardo quanto stabilito dall'articolo 19 della legge n. 196 del 2009; - nel presupposto, altresì, della adeguata e coerente modulazione temporale della copertura relativa alle autorizzazioni di spesa di cui al secondo e terzo periodo del comma 15 dell'articolo 1, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, all'inserimento, al comma 14 dell'articolo 1, dopo le parole: "385.000 euro", delle seguenti: "per l'anno 2020". In relazione agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.3, 1.4, 1.7, 1.11 e 1.16. Sull'emendamento 1.20, il parere non ostativo è condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione della parola: «economiche», con la seguente: «finanziarie». Il parere è non ostativo sui restanti emendamenti. Testo integrale dell'intervento del senatore Floris nella discussione sulle comunicazioni del Ministro della salute Gentile Ministro, apprezziamo la sua presenza in Aula, e ci auguriamo che, come lei ha detto, non sia solo un atto dovuto alla previsione dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, ma che le sue comunicazioni in Senato siano legate a una reale volontà di informare i senatori. Il Parlamento fino a questo momento ha preso solo atto delle decisioni adottate con i vari strumenti normativi e regolamentari adottati. Mentre riusciamo a contare i diversi decreti-legge in materia sanitaria, che pure sono molti, diventa più difficoltoso contare le ordinanze del suo Dicastero e le tante disposizioni adottate dalla Protezione civile, sempre in tema sanitario. E abbiamo dovuto rilevare, con sconforto, che l'Italia, settima potenza mondiale, non era dotata di un adeguato Piano pandemico nazionale, nonostante il Presidente del Consiglio avesse assicurato, attraverso le consuete comunicazioni pubbliche all'inizio dell'emergenza, che l'Italia era preparata ad affrontarla. In questi giorni abbiamo preso atto che la metodologia per i test sierologici è già stata decisa dal Governo. Ci lasciano perplessi le logiche e i tempi. Noi riteniamo che i test molecolari e sierologici andrebbero inseriti nei LEA e che dovrebbe essere coinvolta anche la sanità privata accreditata. Riteniamo inoltre che i risultati dei test andrebbero trasmessi al suo Ministero per gli studi epidemiologici. Al contempo, per quello che è di sua competenza, ministro Speranza, è necessario arrivare a una piena integrazione tra ospedali e servizi territoriali, utilizzando anche tutte le risorse attingibili dall'Europa. E quindi bisogna creare quella sinergia tra pubblico e privato non dimenticando che il principale problema della sanità in Italia è quello delle liste di attesa. Peraltro, chi ha attaccato la sanità privata in questo momento di emergenza non si è reso conto che la spesa pubblica sul sistema sanitario privato accreditato è stata circa il 20 per cento del totale, ma che il privato detiene il 31 per cento dei posti letto ospedalieri complessivi, con addirittura alcune Regioni, come il Lazio, dove più della metà dei posti letto ospedalieri (51 per cento) sono in ospedali privati, spesso molto grandi, che sono dotati anche di pronto soccorso dipartimenti di emergenza, urgenza e accettazione. Quindi stiamo attenti a creare strane correlazioni tra diffusione del virus, strutture e territori. La risposta migliore è la capillarità delle strutture, e la sinergia tra pubblico e privato accreditato. Fatte queste considerazioni, bisogna che i nuovi protocolli per l'accesso alle cure e alle terapie possano essere adottati anche nelle stesse strutture dove i pazienti verranno ricoverati e che non debbano essere subordinati a test sierologici, tamponi o altri controlli affidati solo alle strutture pubbliche che finirebbero per essere oberate di lavoro ritardando i tempi delle esecuzioni e dei referti. Altrimenti rimarrebbe il problema delle liste d'attesa e verrebbero rinviati i ricoveri. I numeri parlano chiaro, la sanità privata, nel rispetto dei diritti fondamentali consente la libertà di scelta sul come e dove curarsi. Certamente la sanità pubblica deve rimanere un presidio fondamentale, alla base del sistema sanitario nazionale, ma il servizio pubblico deve riuscire a riformarsi, a proporre strutture e prestazioni degne del secondo ventennio degli anni Duemila, investendo nelle proprie infrastrutture, utilizzando anche i finanziamenti europei che andranno finalizzati senza disperdere nemmeno un centesimo. Ora che siamo fuori dall'urgenza sarebbe opportuno che il Governo si confrontasse prima con il Parlamento, oltreché con la Conferenza Stato-Regioni, posto che la sanità è di loro competenza, per arrivare ad aggiornare il Piano pandemico nazionale ed adottare dei protocolli che riguardino la gestione di eventuali nuove ondate, senza penalizzare il proseguimento delle normali attività degli ospedali e delle strutture sanitarie. Ma non solo le decisioni che riguardano la sanità! Oggi vorremo sapere da lei come sarà la nostra vita, come sarà la vita degli italiani nei prossimi mesi. Ad esempio, i ragazzi potranno rientrare a scuola in modo normale? Ci saranno le mezze classi oppure no? Ci sarà il distanziamento o l'isolamento in classe oppure no? Non possiamo aspettare settembre, perché nel frattempo le famiglie possano prendere le loro decisioni. E sono misure che sempre il Ministero dell'istruzione potrà prendere dopo che Lei, ministro Speranza e i suoi consiglieri scientifici, avranno definito un percorso. Allo stesso modo le aziende dovranno prendere le proprie decisioni, dovranno fare tornare sul luogo di lavoro i lavoratori. Soprattutto le attività aperte al pubblico, devono sapere se il distanziamento o le eventuali misure di contenimento comporteranno per loro una perdita di ricavi. Come vede, Ministro, ormai l'attività quotidiana è fortemente condizionata dai protocolli che ogni singolo settore della vita dovrà adottare in conseguenza delle sue decisioni. Non possiamo attendere troppo a lungo. Chi ha un negozio, un ristorante, un'attività produttiva deve sapere se a settembre o meglio prima potrà confermare i propri dipendenti oppure se dovrà lasciarne a casa la metà, perché i ricavi saranno dimezzati. È quindi fondamentale tornare alla normalità, anche in attesa di un vaccino anti Covid-19 sicuro ed efficace, da considerarsi quale bene pubblico globale e accessibile a tutti.