[resaula]

Tale circostanza è stata verificata anche in occasione dei lavori della TAP, quando, chiedendo l'azienda alla Regione Puglia l'autorizzazione dello spostamento di piante di ulivo per la costruzione del gasdotto, è emerso che, su 450, solo tre erano positive al batterio, nell'agro di Melendugno (lo 0,7 per cento). Dallo stesso piano xylella risulta che dalle analisi è stato individuato il 2 per cento di piante infette nella zona di contenimento e lo 0,1 nella zona cuscinetto. Insomma, semplicemente andando a pescare dalla cronaca recente si ritrova un ulteriore esempio di come sia falso l'assunto - che ho sentito ripetere anche in quest'Aula - secondo cui questo batterio pestifero, come una peste bubbonica di qualche secolo fa, sta avanzando al Sud verso il Nord della Puglia - con il rischio di propagarsi nel resto d'Italia - e sia la causa del fenomeno del disseccamento rapido dell'ulivo (Applausi del senatore Martelli) . Questo risulta dai dati scientifici. Cito un ultimo dato temporale. Ieri abbiamo sentito tutti che le azioni della Bayer (che ha acquisito la Monsanto, già società americana, produttrice, fra l'altro, di un prodotto che utilizza la molecola del glifosato) sono crollate in seguito all'ennesima - la terza e la più sostanziosa - sentenza di un tribunale californiano che la ha condannata a un risarcimento di 2 miliardi di dollari. Ebbene, quel crollo in borsa è sintomatico; sono sentenze non ancora definitive, attengono a danni direttamente alle persone. D'altra parte, che il glifosato incida sfavorevolmente anche solo nell'ambiente agricolo risulta essere accertato da tutte le evidenze scientifiche in ambito internazionale, che non sto qui a richiamare. Perché faccio un riferimento al glifosato? Perché quello di cui molti indizi convincono me - e più di me persone che seguono con competenze tecniche certamente superiori alle mie la materia agricola nel tentativo di delineare e capire ciò che sta succedendo, e cioè che ci sono migliaia di ulivi e ettari di coltivazione di ulivi completamente disseccati - è che verosimilmente il fenomeno del disseccamento è dovuto a una serie di concause di cui il batterio xylella, quando interviene, è soltanto una. Ribadisco infatti, a scanso di fraintendimenti, che ci sono piante colpite dal batterio che sono vive, vegetano e producono e ci sono piante disseccate che invece non sono colpite dal batterio. Basterebbe questo per far crollare - come sosteneva già prima il collega Martelli - l'assunto logico, prima ancora che tecnico e agronomico, del nesso causale per cui si vuole fronteggiare la xylella con metodi che sono evidentemente sbagliati, come quelli proposti nel decreto-legge che ci stiamo apprestando a convertire. L'eradicazione non serve a fermare il batterio, che non è verosimilmente la causa del disseccamento perché, come purtroppo evidenziano i dati dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), nella terra del Salento e in particolare nella provincia di Lecce, si è avuta una concentrazione di chilogrammi per ettaro di fitofarmaci, per lo più a base di glifosato, in percentuali doppie o triple rispetto alle altre province pugliesi e italiane. Insomma, è successo che negli ultimi decenni abbiamo impoverito il terreno di materia organica e di sostanze nutrienti e abbiamo desertificato la terra al punto tale da fare in modo che anche gli ulivi, piante millenarie che hanno resistito per secoli a incendi e a ogni tipo di avversità di tipo climatico, ora stanno morendo. Evidentemente la causa è stata l'uomo, che ha applicato la chimica industriale nell'agricoltura, con l'utilizzo di prodotti che fanno sì che nel territorio delle provincia di Lecce ci siano oggi alcune zone in cui la materia organica è inferiore all'1 per cento, con una situazione paragonabile a quella delle zone del Sahel. Tutto questo accade in una terra storicamente siccitosa, priva di acqua. Per questo credo che sia un'idea scellerata - se qualcuno la sta valutando - pensare di sostituire quelle coltivazioni storiche, che hanno anche un loro valore paesaggistico, culturale e di identità territoriale, con piantagioni intensive che avrebbero bisogno di un ulteriore incremento dell'utilizzo di chimica industriale e di acqua, che non abbiamo, perché in provincia di Lecce la falda si sta anche salinizzando. Ne riparleremo - spero - nei tempi che ci saranno concessi in fase di illustrazione degli emendamenti, quando, oltre alle proposte abrogative dei singoli commi dell'articolo 8, nonché degli articoli successivi, saranno esaminati anche altri emendamenti a mia firma - ma vedo anche di altri colleghi senatori - che tenderebbero ad ammorbidire l'impatto devastante che le misure contenute in questo decreto-legge comporterebbero per le terre pugliesi. (Applausi dei senatori De Petris e Martelli) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Pietra. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori e membri del Governo, pur consapevoli della situazione politica e dell' iter istituzionale che vede questo provvedimento in seconda lettura nell'Aula del Senato, non ci sottraiamo comunque al nostro compito, qualche volta di critica, ma spesso di sollecitazione nei confronti della maggioranza. È questo un provvedimento emergenziale, che cerca cioè di dare una soluzione, seppur temporanea, alle molteplici urgenze e necessità che purtroppo colpiscono il settore agricolo e indirettamente il settore agroalimentare che, vorrei ricordare a tutta l'Assemblea, grazie all'eccellenza del nostro made in Italy alimentare, non è solo uno dei più rilevanti settori di esportazione, ma anche uno dei più ragguardevoli e importanti e settori produttivi. Proprio per questo motivo, pur non essendo completamente soddisfatti di questo provvedimento, cerchiamo comunque di mantenere un atteggiamento positivo in questa discussione. L'agricoltura italiana ha bisogno di un nuovo piano strutturale - lo chiede a gran voce - che possa permettere di affrontare le nuove sfide che la attendono. Si tratta di sfide ambientali, dovute ad un cambio ormai assodato delle condizioni climatiche, che hanno trasformato eventi eccezionali e sporadici in eventi ricorrenti sempre più in forma anomala e violenta, e in questi giorni ne abbiamo la dimostrazione; sfide economiche e finanziarie, dovute a un mercato sempre più competitivo e aggressivo da parte di concorrenti stranieri sui nostri prodotti, che spesso purtroppo si spinge nell'illegalità con la contraffazione dei nostri marchi; sfide generazionali, dovute in parte a un invecchiamento dei nostri produttori e ad una mancanza di ricambio generazionale ed in parte a una carenza di infrastrutture ed arretratezza a livello tecnologico, motivata anche dall'ubicazione in zone disagiate delle stesse aziende. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12) ( Segue La PIETRA). Vi sono poi sfide politico-istituzionali con un'Europa che non vede di buon occhio la nostra specificità e il bisogno di conservare e proteggere le nostre produzioni, in quanto non comprende il valore delle nostre tradizioni e la nostra necessità e volontà di mantenere viva anche in questo settore la nostra identità nazionale. Dobbiamo impedire a questa Europa di andare verso un made in Europe eliminando il nostro made in Italy .