[pronunce]

civ.) ma solo da un suo comportamento colposo, senza che rilevi la circostanza che un vero e proprio dolo appaia configurabile a carico dell'altro convenuto, il venditore del bene, e perciò presumibilmente consapevole dell'ipoteca iscritta l'8 gennaio 1988, discendendo la sua responsabilità dal contratto di vendita, mentre quella del notaio dal contratto di opera professionale, con la conseguenza che entrambi sono, come afferma anche la Corte di cassazione, solidalmente tenuti al risarcimento del danno, senza che la responsabilità del notaio sia sussidiaria rispetto a quella della parte contrattuale; che, in virtù di quanto esposto, dovrebbe accogliersi l'eccezione del convenuto notaio Pugliesi e rigettarsi la domanda proposta nei suoi riguardi; che, viceversa, ove fosse riconosciuta l'illegittimità costituzionale dell'art. 2935 del cod. civ. per come costantemente interpretato dalla Corte di cassazione, oppure dell'art. 2941 del cod. civ. , il termine di prescrizione decorrerebbe dal luglio 1996 (o resterebbe sospeso, con effetti identici, fino a quella data), da quando cioè gli attori ebbero conoscenza del fatto generatore del loro diritto, non potendo, infatti ravvisarsi una negligenza degli attori in ordine all'accertamento dell'esistenza dell'ipoteca iscritta il 9 gennaio 1988, per il loro ragionevole affidamento nell'adempimento da parte del notaio dei propri doveri professionali; che tale affidamento è meritevole di particolare tutela per essere l'obbligato un esercente la professione notarile, quindi un soggetto in cui i consociati ripongono specifica ed indiscussa stima e fiducia, alla luce della sua competenza giuridica, della sua qualifica di pubblico ufficiale e della massima efficacia formale, sostanziale e probatoria degli atti da lui compiuti, con la conseguenza che sarebbe inoltre paradossale e contraddittorio pretendere che i contraenti, in questo caso gli attori, verifichino attraverso le visure catastali ed ipotecarie se il notaio abbia adempiuto il proprio incarico, ossia svolgano, alla fin fine, proprio l'attività demandata al notaio; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la declaratoria di inammissibilità o comunque di infondatezza della questione, per non essere pertinente il richiamo al parametro dell'art. 24 della Costituzione, in quanto le norme censurate riguardano la disciplina sostanziale dei diritti e non la tutela processuale dei medesimi e perché, con riferimento all'art, 3 della Costituzione, non viene argomentata un'ipotetica disparità di trattamento fra chi versi in una situazione di impossibilità di fatto e chi invece si trovi nell'impossibilità giuridica di far valere il proprio diritto, ponendosi invece a raffronto due situazioni di fatto - rispettivamente di consapevolezza e di ignoranza del proprio diritto da parte del creditore - entrambe irrilevanti ai fini della disciplina recata dalla norma censurata; che, per quanto riguarda l'art. 2941, n. 8, del cod. civ. , il comportamento del debitore che occulta dolosamente il debito non può costituire un valido tertium comparationis che faccia apparire illegittima l'asserita “omissione” nell'ambito della stessa ipotesi, circa il rilievo dell'incolpevole ignoranza del diritto da parte del creditore, in quanto tutte le circostanze previste dall'art. 2941 del cod. civ. prendono in considerazione casi di sospensione in ragione di determinate relazioni intercorrenti tra le parti del rapporto, e non con riguardo esclusivo alle condizioni soggettive del titolare del diritto; che attiene pertanto alle scelte discrezionali del legislatore, non irragionevoli in relazione alle esigenze della certezza dei diritti e della stabilità delle situazioni giuridiche, la non attribuzione di rilievo allo stato soggettivo di incolpevole ignoranza del creditore; che, secondo la difesa erariale, l'ordinanza del giudice a quo si caratterizza anche per contraddizioni motivazionali in ordine al comportamento effettivamente ascrivibile al notaio nonché all'individuazione del momento di decorrenza della prescrizione. Considerato che il Tribunale di Termini Imerese ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2935 del cod. civ. laddove non prevede l'ignoranza incolpevole dell'esistenza del diritto da parte del titolare quale fatto impeditivo del decorso della prescrizione, per violazione dell'art. 3 della Costituzione, in quanto non appare giustificata la disparità di trattamento, sotto il profilo del decorso del termine di prescrizione, tra i soggetti inconsapevoli, senza colpa, di essere titolari del diritto rispetto ai titolari coscienti del diritto, e per violazione dell'art. 24 della Costituzione, in quanto coloro che ignorano di essere titolari di un diritto nonostante il diritto esista e possa essere giuridicamente fatto valere non possono di fatto agire in giudizio; nonché, alternativamente, ma analogamente, dell'art. 2941 del cod. civ. , in riferimento agli stessi parametri costituzionali, laddove non comprende quale causa di sospensione della prescrizione l'ignoranza incolpevole del titolare del diritto, salvo il limitatissimo caso dell'avere il debitore dolosamente nascosto l'esistenza del diritto; che, pertanto, poiché il giudice a quo, onde porre rimedio alla denunciata violazione dei parametri costituzionali - anche a voler prescindere dal fatto che difetta ogni motivazione in ordine all'assenza di dolo del notaio, ai sensi dell'art. 2941 n. 8 del cod. civ.- non ha concentrato il quesito sull'una o sull'altra delle questioni alternativamente proposte, le questioni stesse risultano prospettate in modo ancipite e devono essere quindi dichiarate manifestamente inammissibili (cfr. , ex plurimis, ordinanze n. 128 del 2003; n. 366 e n. 297 del 2002; n. 227 e n. 327 del 2001). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 2935 e 2941 del codice civile, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Termini Imerese con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 21 giugno 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 giugno 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA