[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 119 e 142 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A), promosso con ordinanza del 14 marzo 2006 dal Tribunale amministrativo regionale dell'Umbria sul ricorso proposto da El Idrissi Mohammed contro la Prefettura di Terni ed altri iscritta al n. 523 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 47, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 giugno 2007 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che, con ordinanza del 14 marzo 2006, il Tribunale amministrativo regionale dell'Umbria ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 119 e 142 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A), in riferimento agli artt. 3, 24 e 113 della Costituzione; che il rimettente richiama l'ordinanza della Corte costituzionale n. 76 del 24 febbraio 2006, con la quale è stata dichiarata la manifesta inammissibilità – per difetto di motivazione sulla rilevanza – della medesima questione dallo stesso sollevata con ordinanza del 26 novembre 2004; che il Tribunale rimettente riporta integralmente la parte motivazionale della precedente ordinanza di rimessione, affermando di aver respinto, con sentenza in data 3 febbraio 2004, il ricorso volto all'annullamento del diniego alla regolarizzazione, opposto dall'Ufficio Territoriale del Governo di Terni al datore di lavoro di un cittadino extracomunitario, ai sensi della legge 9 ottobre 2002, n. 222; che lo stesso Tribunale riferisce di dover esaminare la domanda di liquidazione delle spese del giudizio (compensate con la predetta sentenza), presentata dal difensore del cittadino extracomunitario, sulla base dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato disposta con decreto del presidente del Tribunale; che, rileva il rimettente, dopo che le parti erano state convocate davanti al Collegio in camera di consiglio per l'esame e la trattazione della suddetta domanda, è pervenuta una memoria del Ministero dell'economia e delle finanze, quale amministrazione statale competente al pagamento, con la quale viene chiesta la revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell'art. 119 del d.P.R. n. 115 del 2002; che il giudice a quo premette che il suddetto testo unico disciplina il patrocinio a spese dello Stato, assicurato anche nel processo amministrativo, per la difesa del cittadino non abbiente quando le sue ragioni risultino non manifestamente infondate (art. 73, comma 2); che, in base all'art. 119 del predetto testo unico, il trattamento previsto per il cittadino italiano è assicurato, altresì, allo straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare; che il successivo art. 142 considera, poi, il processo avverso il provvedimento di espulsione di cittadini extracomunitari (art. 13 del testo unico sull'immigrazione, di cui al d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286), per disporre che le relative spese sono a carico dell'erario e sono liquidate nella misura e con le modalità previste per i cittadini comunitari; che, rileva ancora il rimettente, la posizione dello straniero, il quale abbia impugnato (come nella specie) il diniego di regolarizzazione ai sensi della legge n. 222 del 2002, non è dunque riconducibile alle fattispecie di cui agli artt. 119 e 142, citati, né viene altrimenti considerata dalla normativa in tema di patrocinio a spese dello Stato; che il cittadino extracomunitario, infatti, nella fattispecie oggetto del giudizio principale, non è regolarmente soggiornante sul territorio nazionale, posto che la regolarizzazione prevista dalla legge n. 222 del 2002 presuppone proprio la condizione di clandestinità, sanabile in presenza di determinate condizioni; che, d'altra parte, l'impugnazione del diniego di regolarizzazione dinanzi al giudice amministrativo è azione ben distinta dall'impugnazione del provvedimento di espulsione dinanzi al giudice ordinario; che, secondo il rimettente, la mancata previsione del giudizio di impugnazione del diniego di regolarizzazione, ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, sembra porsi in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, per violazione del principio dì ragionevolezza, in quanto scelta irragionevole che determina un grave pregiudizio alle concrete possibilità di difesa in giudizio, ed inoltre per violazione del principio di uguaglianza, poiché determina un'ingiustificata disparità di trattamento nei confronti dei cittadini extracomunitari i quali si trovino a dover contrastare provvedimenti negativi incidenti sulla possibilità di permanere nel territorio italiano (impugnazione dei dinieghi di rilascio o di rinnovo, nonché di revoca del permesso di soggiorno), rispetto ai cittadini extracomunitari che si giovano di una situazione di soggiorno regolare; che, in particolare, quanto alla dedotta violazione del principio di ragionevolezza, oltre alla condizione di disagio sociale e di difficoltà economica che rappresenta la normalità per gli aspiranti alla regolarizzazione e rende per essi fondamentale la possibilità di giovarsi di un patrocinio non oneroso, occorre considerare che l'espulsione consegue, quale provvedimento pressoché vincolato, al diniego di regolarizzazione, e che quindi è soltanto mediante l'impugnazione di tale provvedimento che nella maggior parte dei casi può essere fatta valere tempestivamente la sussistenza dei presupposti utili al rilascio di un titolo di soggiorno; che, pertanto, alla luce della tutela apprestata dal censurato art. 142 nei giudizi concernenti i provvedimenti di espulsione – espressione di un principio di assistenza e tutela della condizione degli stranieri, ancorché non in regola con le disposizioni in materia di ingresso e soggiorno –, la mancata estensione di tale tutela alle impugnazioni del provvedimento presupposto e condizionante dà luogo ad una palese irragionevolezza, anche perché in tal modo la stessa tutela in materia di espulsione in molti casi risulta inefficace; che, quanto alla denunciata disparità di trattamento rispetto agli stranieri regolarmente soggiornanti, sembra al rimettente del tutto irragionevole la scelta normativa che, dopo aver consentito (per finalità di interesse pubblico) la sanatoria dei clandestini occupati in attività lavorative (legge 9 ottobre 2002, n. 222), abbandona l'esito dei procedimenti di regolarizzazione a fattori casuali (quali la possibilità dei singoli di tutelare concretamente le proprie ragioni, sostenendo l'onere del patrocinio), anziché collegarlo in ogni caso ad una seria verifica, anche giurisdizionale, della effettiva sussistenza dei relativi presupposti;