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Ai fini dell'attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, le opere abusive non suscettibili di sanatoria ai sensi della legge 28 febbraio 1985, n. 47, del testo unico di cui al decreto legislativo 6 giugno 2001, n. 380, e del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, realizzate nelle aree soggette a vincolo, sono acquisite al patrimonio disponibile dello Stato mediante la procedura di cui ai successivi commi, fino all'esecuzione degli interventi di demolizione e di ripristino ambientale delle aree. L'acquisizione è estesa fino al limite di 10 volte la superficie utile abusivamente costruita. Qualora l'abuso sia stato compiuto in aree assoggettate alla tutela di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, o al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, si applicano le disposizioni di cui al presente articolo. 2. L'acquisizione al patrimonio disponibile dello Stato opera qualora il responsabile dell'abuso non provveda alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di quarantacinque giorni dall'ingiunzione a demolire che, alla scadenza del termine predetto, costituisce il titolo per l'immissione nel possesso e per la trascrizione, a titolo gratuito, nei registri immobiliari. 3. Il segretario comunale, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvede alla trasmissione al prefetto dell'elenco contenente le opere non sanabili ai sensi del comma 1 e lo stato dell' iter per i procedimenti di sanatoria non ancora conclusi. L'elenco contiene, tra l'altro, il nominativo del proprietario e dell'eventuale occupante dell'immobile abusivo, gli estremi di identificazione catastale e il verbale di consistenza delle opere abusive e il titolo di occupazione dell'immobile. Le amministrazioni statali e regionali preposte alla tutela, nonché, nel caso delle aree protette nazionali, gli enti parco, trasmettono al prefetto l'elenco delle demolizioni da eseguire nelle ipotesi previste al comma 1. 4. Il prefetto competente per territorio, acquisiti gli elenchi di cui al comma 3, provvede, entro trenta giorni, agli adempimenti relativi al trasferimento allo Stato dei beni e delle aree interessate, notificando l'avvenuta acquisizione al proprietario e al responsabile dell'abuso. L'esecuzione della demolizione delle opere abusive è disposta dal prefetto, in danno del responsabile dell'abuso, che può avvalersi in caso di motivata necessità delle strutture tecnico-operative del genio militare. Tale facoltà è estesa a tutti i soggetti competenti, ai sensi della legge n. 47 del 1985, alla demolizione di opere abusive. Qualora l'opera abusiva risulti adibita ad unica abitazione, anche di fatto, del nucleo familiare dell'autore dell'abuso, il prefetto può sospendere la demolizione per un tempo da tre a dodici mesi e emettere un provvedimento per uso temporaneo e oneroso dell'abitazione. 5. Il dirigente degli uffici o il responsabile dei procedimenti di repressione dell'abusivismo edilizio che non emanino gli atti di propria competenza entro il termine di trenta giorni da quando è insorto l'obbligo sono sottoposti a procedimento disciplinare ai sensi dell'articolo 55- bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e sono passibili di sospensione. 6. Il titolare della concessione, il committente e il costruttore sono responsabili della conformità delle opere alla normativa vigente, alle previsioni di piano e, unitamente al direttore dei lavori, a quelle della concessione. Essi sono tenuti al pagamento delle sanzioni pecuniarie e solidalmente alle spese per l'esecuzione in danno in caso di demolizione delle opere abusivamente realizzate e per il ripristino dello stato dei luoghi. 7. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, le amministrazioni pubbliche che realizzano demolizioni ai sensi del presente articolo possono accedere alle risorse del Fondo per le demolizioni delle opere abusive, di cui all'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326. Art. 8. (Dibattito pubblico per l'approvazione delle infrastrutture di interesse nazionale) 1. Per l'approvazione delle nuove infrastrutture di interesse nazionale realizzate da enti pubblici o società private concessionarie, è istituita la procedura del dibattito pubblico. Tale procedura deve garantire, prima della decisione finale di approvazione dell'opera, la corretta informazione di tutti i soggetti interessati e la debita considerazione delle osservazioni emerse da parte di cittadini e stakeholder . Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nomina il Garante del dibattito pubblico a cui spetta disporre che tutte le informazioni riguardanti il progetto siano rese disponibili per i cittadini e tutti i soggetti interessati, anche attraverso sistemi informatici, nonché stabilire le forme della discussione attraverso iniziative pubbliche e farsi garante che alle richieste di informazione e approfondimento sia data adeguata risposta da parte dei proponenti l'opera. Al Garante spetta il compito di predisporre il documento finale del dibattito pubblico da sottoporre alle autorità competenti e da rendere pubblico come tutti gli atti della procedura. Possono essere nominanti garanti membri della magistratura o docenti universitari in servizio o in pensione. Art. 9. (Bando di idee per la bellezza) 1. È istituito un bando di idee per la bellezza, promosso d'intesa tra il Ministero per i beni e le attività culturali e il dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il bando è finalizzato a promuovere la capacità progettuale ed innovativa delle giovani generazioni e la produzione di bellezza. Al bando, che ha cadenza biennale a partire dall'anno 2013, possono partecipare cittadini singoli o in gruppo, di età compresa tra i 18 ed i 35 anni. 2. Il bando deve individuare i criteri per valutare le proposte presentate nei seguenti ambiti: riqualificazione del territorio: la bellezza da portare nel futuro; vivibilità urbana: la bellezza di fare comunità e del ritrovare l'identità; produzioni artistiche e culturali: la bellezza della creatività che guarda al futuro. Nel bando verranno individuati i contenuti delle proposte, per la descrizione del tema ovvero del problema che si vuole affrontare, delle idee e soluzioni e dei vantaggi sociali, ambientali e culturali. I criteri di valutazione dovranno tenere prioritariamente in considerazione: la capacità dell'idea di essere un modello innovativo, perché utilizza nuove conoscenze, tecnologie e inediti approcci organizzativi; la capacità dell'idea di avere una concreta ricaduta territoriale valorizzando filiere virtuose legate a bellezza, cultura e coesione sociale, arti visive, teatrali e musicali, innovazione ed occupazione. 3. Per le attività di cui al comma 1 sono stanziati 10 milioni di euro per il primo biennio di attuazione.