[pronunce]

Infine, il comma 352 stabilisce che i contribuenti, in sede di dichiarazione dei redditi per l'anno 2005, «possono applicare le disposizioni del testo unico delle imposte sui redditi in vigore al 31 dicembre 2002 ovvero quelle in vigore al 31 dicembre 2004, se più favorevoli». 1.2. ¾ Ad avviso della Regione ricorrente, siffatto complessivo intervento legislativo determinerebbe «un minor gettito delle imposte in questione, che ha rilevanti riflessi sulla finanza regionale, le cui entrate fondamentali sono rappresentate dall'IRAP e dalla compartecipazione a certe imposte statali, fra le quali l'IRE». Si osserva, infatti, che l'art. 49 dello statuto di autonomia devolve alla Regione: 1) sei decimi del gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche; 2) quattro decimi e mezzo del gettito dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche; 3) sei decimi del gettito delle ritenute alla fonte di cui agli artt. 23, 24, 25 e 29 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), ed all'art. 25-bis aggiunto allo stesso decreto del Presidente della Repubblica con l'art. 2, primo comma, del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953 (Misure in materia tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 1983, n. 53. Si precisa altresì che l'IRAP compete alla Regione in forza del decreto legislativo n. 446 del 1997. Non vi sarebbe alcun dubbio – prosegue la ricorrente – sul fatto che l'effetto delle denunciate disposizioni sia quello di una consistente riduzione del gettito fiscale per lo Stato, da stimarsi, «secondo studi previsionali di fonte statale», in una somma «che a regime si aggira, in relazione all'IRE (e relativa addizionale), sui 6 miliardi di euro, con un importo un po' inferiore nel primo anno. Per l'IRAP la previsione di riduzione a regime pare aggirarsi intorno al mezzo miliardo di euro». Ne conseguirebbe una riduzione di entrata anche per la Regione Friuli-Venezia Giulia e, segnatamente, in riferimento alle «previsioni per l'anno 2006», una decurtazione «di oltre 65 milioni di euro in relazione all'IRE, di oltre 700.000 euro in relazione alla relativa addizionale, di oltre 6 milioni di euro in relazione all'IRAP, per un totale complessivo di quasi 73 milioni di euro, corrispondenti a circa l'1,5% del totale delle entrate regionali». Ciò in base ad un calcolo, «necessariamente approssimativo», che terrebbe conto del fatto che, «su base storica 2003, la quota riscossa nella Regione è pari all'1,69% del gettito IRE (2,52% in relazione alla addizionale) e al 2,31% del gettito IRAP». Osserva ancora la ricorrente che la stessa legge n. 311 del 2004 prevede però «numerose misure compensative […] per attenuare l'effetto di riduzione del gettito fiscale determinato dalle disposizioni illustrate e mantenere in equilibrio il bilancio statale». Tra queste, esemplificativamente, sarebbe da annoverare l'aumento, disposto dal comma 300 dell'art. 1, degli «importi fissi dell'imposta di registro, della tassa di concessione governativa, dell'imposta di bollo, dell'imposta ipotecaria e catastale, delle tasse ipotecarie e dei diritti speciali di cui al titolo III della tabella A allegata al decreto-legge 31 luglio 1954, n. 533, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1954, n. 869, e successive modificazioni», così da «assicurare un maggiore gettito annuo, pari a 1.120 milioni di euro per gli anni 2005 e 2006, e a 1.320 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007». In definitiva, prosegue la Regione, la manovra fiscale comporterebbe, da un lato, «la riduzione delle entrate derivanti dalle imposte dirette, rivolta a realizzare la riduzione per i cittadini di tale carico fiscale generale, e con ciò la politica economica del Governo»; dall'altro, «l'aumento di numerose imposte indirette, rivolto a garantire la capacità di spesa dello Stato, ponendone il peso a carico degli specifici utilizzatori dei beni o servizi soggetti a tali imposte». Ma una siffatta manovra sarebbe per la Regione Friuli-Venezia Giulia «a senso unico», traducendosi «in una pura e semplice riduzione di entrata di notevole entità, non compensata affatto dall'aumento di imposte al cui gettito la Regione stessa non partecipa». 1.3. ¾ Ad avviso della ricorrente, sarebbe violato anzitutto «il principio di uguaglianza (e di proporzionalità) di cui all'art. 3, comma primo, Cost., sia con riferimento all'uguaglianza tra enti che in relazione all'uguaglianza tra comunità territoriali (ed in definitiva tra le persone che le istituzioni di tale comunità rappresentano)»: ciò in quanto «l'istituzione rappresentativa della comunità regionale del Friuli-Venezia Giulia “partecipa” al peso della riduzione delle imposte dirette in misura ben più rilevante del resto della comunità nazionale». Si sostiene, infatti, nel ricorso che, sebbene i cittadini della Regione «come tutti gli altri paghino l'aumento delle imposte indirette rivolto a riequilibrare il bilancio statale», tuttavia un siffatto aumento di entrata non si traduce affatto «in un corrispondente aumento della capacità di spesa della Regione». Inoltre, la mancata previsione di risorse compensative del minor gettito da attribuire alla Regione Friuli-Venezia Giulia contrasterebbe con l'art. 63 dello statuto di autonomia e con «l'insieme delle disposizioni del titolo IV». L'art. 63 stabilisce anzitutto che sulle proposte di legge costituzionale di modifica dello statuto il Consiglio regionale esprime il proprio parere (comma 3), prevedendo poi, in riferimento alle disposizioni finanziarie di cui al Titolo IV, che queste «possono essere modificate con leggi ordinarie, su proposta di ciascun membro delle Camere, del Governo e della Regione» ma, «in ogni caso, sentita la Regione». Orbene – si argomenta nel ricorso – seppure «non si è qui di fronte ad una formale modificazione delle disposizioni statutarie», non potrebbe, tuttavia, revocarsi in dubbio «che l'effetto della riforma equivale in tutto e per tutto ad una riduzione della quota di partecipazione», giacché la riduzione del gettito non deriva semplicemente dall'andamento «del ciclo economico, in relazione al quale il gettito può essere maggiore o minore, in condizione di uguaglianza tra tutti coloro che ne sono destinatari», bensì da «una consapevole decisione di governo», che ristrutturando le basi di imposta e delle aliquote, con contemporaneo riequilibrio delle sole imposte indirette statali, ha alterato il «rapporto tra finanza statale e finanza regionale quale fissato dall'art. 49 dello Statuto».