[pronunce]

, in riferimento ai parametri sopra indicati, nella parte in cui non prevede, per il figlio di età inferiore a sedici anni, «adeguate forme di "tutela" dei suoi preminenti personalissimi diritti, nella specie di autonoma rappresentazione e difesa in giudizio, diritti costituzionalmente garantiti»; che nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo la manifesta inammissibilità e, nel merito, la manifesta infondatezza della questione sollevata. Considerato che la Corte di appello di Brescia, sezione per i minorenni, dubita, in riferimento agli articoli 2, 3, 24, 30, 31 e 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 250 del codice civile nella parte in cui non prevede, per il figlio di età inferiore a sedici anni, «adeguate forme di "tutela" dei suoi preminenti personalissimi diritti, nella specie di autonoma rappresentazione e difesa in giudizio, diritti costituzionalmente garantiti»; che la questione è manifestamente infondata; che, infatti, identica questione è stata già dichiarata non fondata «nei sensi di cui in motivazione» da questa Corte con sentenza n. 83 del 2011; che, nella pronunzia citata, sono state richiamate le disposizioni di carattere internazionale (artt. 1, 3, 4, 12 della Convezione sui diritti del fanciullo stipulata a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, e artt. 1, 4, 9, della Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli, stipulata a Strasburgo il 25 gennaio 1996, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 20 marzo 2003, n. 77) e di diritto interno (artt. 155-sexies, 244, quarto comma, 247, secondo comma, 264, secondo comma, 273, primo comma, 279, terzo comma, 284, primo comma, n. 4, 320 e 321, 360 cod. civ.) a tutela dei diritti del minore; che questa Corte, nel menzionare, in particolare, l'art. 336 cod. civ. , che disciplina la procedura per l'adozione dei provvedimenti in tema di potestà dei genitori e, nel quarto comma, prevede che i genitori stessi e i minori siano assistiti da un difensore, ha richiamato quanto già affermato nelle sentenze n. 179 del 2009 e n. 1 del 2002 , in base alle quali, dal coordinamento tra l'art. 12 della Convenzione di New York, e l'art. 336, quarto comma, cod. civ. , si desume, nelle procedure disciplinate da tale norma, il carattere di parti non soltanto di entrambi i genitori, ma anche del minore, con la necessità del contraddittorio nei suoi confronti, previa nomina, se del caso, di un curatore speciale, ai sensi dell'art. 78 del codice di procedura civile; che, in particolare, nella sentenza n. 83 del 2011, questa Corte, dall'interpretazione sistematica e coordinata delle norme richiamate, ha tratto la conclusione che, «anche per la fattispecie prevista dall'art. 250, quarto comma, cod. civ. , il giudice, nel suo prudente apprezzamento e previa adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, possa procedere alla nomina di un curatore speciale, avvalendosi della disposizione dettata dal citato art. 78 cod. proc. civ. , che, come risulta dall'elencazione effettuata dianzi (peraltro, meramente esemplificativa), non ha carattere eccezionale, ma costituisce piuttosto un istituto che è espressione di un principio generale, destinato ad operare ogni qualvolta sia necessario nominare un rappresentante all'incapace»; che il rimettente non adduce elementi nuovi per superare il convincimento qui richiamato, sicché va ribadita l'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 250 cod. civ. alla luce delle sentenze citate e va dichiarata la manifesta infondatezza della questione sollevata con l'ordinanza di cui in epigrafe (ex plurimis: ordinanze n. 261 del 2010, n. 356 del 2003, n. 170 del 2002). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 250 del codice civile, sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3, 24, 30, 31 e 111 della Costituzione, dalla Corte di appello di Brescia, sezione per i minorenni, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 novembre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 novembre 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI