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ritenuto che è opportuno e necessario regolamentare la situazione dei connazionali residenti all'estero, che devono rientrare in Italia per motivi, ad esempio, di lavoro o familiari, che appunto essendo residenti all'estero non possiedono una tessera sanitaria italiana e non hanno accesso alle prestazioni del servizio sanitario nazionale, e che sono stati vaccinati con vaccini riconosciuti e non riconosciuti nell'Unione europea, e che per le ragioni esposte non avranno accesso al green pass , si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo voglia intraprendere per garantire il rientro e la libera circolazione in Italia dei cittadini residenti e vaccinati all'estero con vaccini riconosciuti e non riconosciuti nell'Unione europea; quali iniziative intenda adottare per riconoscere la validità dei certificati di vaccinazione emessi all'estero. Atto n. 4-05841 PAVANELLI CROATTI MONTEVECCHI VANIN TRENTACOSTE DONNO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che ai sensi dell'art. 3, comma 5, della delibera 252/16/CONS dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), recante "Misure a tutela degli utenti per favorire la trasparenza e la comparazione delle condizioni economiche dell'offerta dei servizi di comunicazione elettronica", almeno una volta all'anno, l'operatore comunica all'utente in forma scritta tutte le condizioni economiche sottoscritte, fermo restando il diritto del consumatore di conoscerle in qualsiasi momento e gratuitamente; le disposizioni della delibera si applicano alla fornitura di servizi di comunicazione elettronica agli utenti e ai consumatori da parte degli operatori di telecomunicazioni e televisivi a pagamento, limitatamente ai contratti per adesione, si chiede di sapere: se il Ministro indirizzo intenda adoperarsi perché sia assicurato che le aziende provvedano ad adeguarsi ai dettami della delibera; se ritenga di assumere iniziative, anche di carattere normativo e comunicativo, al fine di rafforzare i meccanismi a tutela degli utenti garantendo la trasparenza tariffaria. Atto n. 4-05842 LANNUTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia Premesso che: l'Unione europea ha risposto alla crisi pandemica con il programma Next generation EU (NGEU). Si tratta di un programma che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale, migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale. L'Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il dispositivo per la ripresa e resilienza (RRF) e il pacchetto di assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d'Europa (REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. Il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme: il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Esso beneficia della stretta interlocuzione avvenuta in questi mesi con il Parlamento e con la Commissione europea. Le 6 missioni del piano sono: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Il piano comprende un ambizioso progetto di riforme. Il Governo intende attuare 4 importanti riforme di contesto: pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza; in particolare, la riforma della giustizia vuole affrontare i nodi strutturali del processo civile e penale e rivedere l'organizzazione degli uffici giudiziari. Nel campo della giustizia civile lo scopo è quello di semplificare il rito processuale, in primo grado e in appello, e di implementare definitivamente il processo telematico. Il PNRR predispone inoltre interventi volti a ridurre il contenzioso tributario e i tempi della sua definizione. In materia penale, il Governo intende riformare la fase delle indagini e dell'udienza preliminare, ampliare il ricorso a riti alternativi, rendere più selettivo l'esercizio dell'azione penale e l'accesso al dibattimento, definire termini di durata dei processi; il Governo ha deciso dunque di procedere modificando il testo del disegno di legge AC 2435, noto come "riforma Bonafede" del processo penale. Sono modifiche contestate dall'Associazione nazionale magistrati (ANM) che, ad esempio, sulla norma sull'improcedibilità legata alla riforma della prescrizione, ha affermato: "La normativa delineata dall'emendamento governativo non ha alcuna funzione acceleratoria, di promozione di un obiettivo condiviso, quello della durata ragionevole dei processi, ma soltanto sanzionatoria, irragionevolmente sanzionatoria appunto perché non ha forgiato il termine nella considerazione approfondita della realtà di tutti gli uffici. Ragionevole è quella regola che orienta le prassi verso obiettivi concretamente realizzabili e che cerca di migliorare la realtà muovendo e non prescindendo da essa". L'ANM ha esposto poi le conseguenze che si realizzerebbero con il nuovo sistema di prescrizione e improcedibilità come delineato dagli emendamenti del Governo al disegno di legge: "Azzeramento di non pochi processi" con "un costo sociale molto alto" e con un "forte sacrificio dei diritti delle vittime". Inoltre, per l'ANM, "pensare che sia il Parlamento con regole necessariamente generali e astratte a suggerire a quali reati dare la precedenza, è soluzione distonica rispetto al principio di obbligatorietà dell'azione penale e di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge nonché potenzialmente in grado di porsi in frizione col principio di separazione dei poteri". E ancora: "Non sembra innovazione proficua quella di attribuire al Parlamento il potere di indicare 'criteri generali' di indirizzo per l'esercizio dell'azione penale", osserva l'Associazione, sottolineando che "i pubblici ministeri debbono perseguire tutti i reati indistintamente e in egual misura: questo impone la Costituzione, e solo se le risorse umane e materiali non lo consentono in concreto, per contingenze legate all'ufficio giudiziario ove si opera, dosare le limitate risorse e opportunamente indirizzarle verso 'criteri di priorità' la cui fissazione non potrà che essere ragionevolmente demandata ai capi degli uffici giudiziari o al Csm cui compete vigilare sul loro operato"; considerato infine che: critiche circostanziate alla "riforma Cartabia" sono arrivate anche dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho. In particolare, per De Raho essa "non corrisponde alle esigenze di giustizia" anche perché "riguarda tutti i processi", compresi quelli per "reati gravissimi" come mafia, terrorismo e corruzione, con conseguenze sulla "sicurezza della nostra democrazia". Il procuratore nazionale antimafia pertanto ha ricordato che se la Costituzione e i trattati internazionali prescrivono la "ragionevole durata del processo", i termini di durata massima del giudizio "si trovano già nella legge Pinto". L'improcedibilità però, secondo De Raho, è illegittima.