[massime]

Previdenza e assistenza - Indennità di buonuscita dei dipendenti dell'Ente Poste italiane maturata alla data di trasformazione dell'Ente in società per azioni - Indicizzazione o adeguamento monetario per il periodo intercorrente fra la data di trasformazione e la cessazione del rapporto di lavoro - Mancata previsione - Lamentata irragionevole disparità di trattamento tra dipendenti postali nonché incidenza sulla garanzia previdenziale - Denunciata lesione del principio di retribuzione (anche differita) proporzionata ed adeguata - Questione analoga ad altra già dichiarata non fondata - Assenza di argomenti ulteriori rispetto a quelli già esaminati - Manifesta infondatezza.. E' manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 3, 36 e 38 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale, dell'art. 53, comma 6, lettera a ), della legge 27 dicembre 1997, n. 449, nella parte in cui non prevede che l'indennità di buonuscita dei dipendenti postali, maturata alla data del 28 febbraio 1998 e calcolata sulla base della retribuzione in quel momento percepita, debba essere annualmente rivalutata, secondo i criteri di cui all'art. 2120, quarto e quinto comma, del codice civile, in relazione all'art. 5, primo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297, a far tempo dal 1° marzo 1998 sino alla cessazione del rapporto di lavoro del singolo dipendente. Analoga questione è già stata dichiarata non fondata e il rimettente non fornisce alcun argomento diverso o ulteriore rispetto a quelli già esaminati, tale non potendosi ritenere il richiamo all'art. 38 Cost., posto che, anche in riferimento alla funzione previdenziale dell'indennità di buonuscita, è necessario considerare la globalità degli emolumenti e non la singola voce, il cui criterio di computo va, a sua volta, valutato nel complessivo ambito dell'intervento normativo di trasformazione dell'azienda postale con la garanzia della continuità dei rapporti di lavoro. - Sulla discrezionalità del legislatore nella determinazione di tempi, modi e misura delle prestazioni sociali, sulla base di un razionale contemperamento con la soddisfazione di altri diritti costituzionalmente garantiti, v. le citate sentenze n. 426/2006 e n. 3/2007.