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Ecco perché la norma in fondo non fa altro - ed è importante - che invertire il cosiddetto onere della prova. Oggi nelle aule giudiziarie spetta a noi dimostrare di essere stati aggrediti. Ebbene, invertiamo questo sistema; facciamo sì che siano coloro che ci hanno aggredito - o eventualmente la procura della Repubblica - a dover dimostrare che c'è una sorta di responsabilità. Quando vengono i clienti, anche nel mio studio, in alcune occasioni sono persone che si ritrovano a dover rispondere di eccesso colposo in legittima difesa o anche di omicidio. Mi domando quali sono le parole consolatorie che si possono rivolgere a costoro, che semplicemente si sono sostanzialmente difesi. In tantissimi casi si dice che è meglio la voce severa del magistrato rispetto a quella soave e consolatoria del sacerdote. In tantissimi casi ci si difende da situazioni realmente drammatiche. Noi abbiamo la convinzione che in uno Stato di diritto si debbano preservare anzitutto coloro che vengono aggrediti. Innanzi tutto usciamo dalle bugie che in alcuni casi si dicono, come in questo caso: il procedimento verrà comunque aperto; non si chiude ma si apre nel caso in cui avvengano lesioni oppure vi sia un omicidio. Sono situazioni particolarmente delicate e drammatiche, però ricordiamoci anche che in Italia il numero di coloro che detengono le armi è estremamente esiguo: sono pochissimi, e sono pochissimi coloro che le sanno usare. Sarei superstizioso se pensassi che ad essere pericolose sono le stesse armi e non le mani di chi le impugna. Ecco che allora la domanda finale è questa: siamo convinti che il nostro ordinamento sia davvero in grado di difendere ognuno di noi? Io credo di no, purtroppo, perché è evidente; è sotto gli occhi di tutti. Se così non è, dobbiamo dare la possibilità ai nostri consociati, agli italiani, di difendersi dalle aggressioni all'interno delle proprie abitazioni. E quando vediamo qualcuno entrare all'interno delle nostre case, calandosi come la befana giù per il camino, oppure arrampicandosi come acrobati sui muri, sfondando le porte e usando la violenza, dobbiamo ricordare a costoro che può esserci anche un'altra alternativa. Ci sono mestieri che hanno dei rischi; se faccio l'imprenditore posso fallire; se faccio il chirurgo e dimentico il bisturi nella pancia di qualcuno, sicuramente rischio un'azione di risarcimento e l'apertura di un procedimento penale. Se faccio il delinquente, il topo di appartamenti o il rapinatore, devo sapere che, da adesso in poi, ci sarà il rischio anche per la mia incolumità, e devo sapere che è diventato un mestiere a rischio. Il nostro è un invito al coraggio rivolto al popolo italiano affinché si possa difendere nelle situazioni drammatiche che ho citato e non trovarsi una magistratura eccessivamente occhiuta e attenta solo agli interessi degli aggressori e non dell'aggredito. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FI-BP) . Signor Presidente, come ha già rilevato la collega Modena, il provvedimento al nostro esame nasce sotto una buona stella, perché in un certo senso raccoglie più indirizzi del Parlamento ed è di iniziativa parlamentare. Se fosse stato infatti d'iniziativa del Governo - o perlomeno di una parte di esso - ci sarebbe stato di che preoccuparsi. Non è il provvedimento che avremmo voluto noi. Il disegno di legge da noi predisposto reca infatti nel suo incipit , in modo chiaro ed inequivoco, la dizione «diritto di difesa», mentre da questo provvedimento uscirà una sorta di scriminante modificata, quasi bifasica, che prevede un primo comma, che di fatto mantiene l'articolo 52 del codice penale inalterato, con i presupposti per l'esercizio della scriminante, cioè della non punibilità del fatto, e, poi, il secondo, terzo e quarto comma che modificano la portata della difesa nell'ambito del domicilio o di luoghi che siano assimilabili ad esso o alla privata dimora. Non si tratta quindi di un diritto di difesa, ma di una difesa domiciliare; questo è il compromesso e il massimo che la Lega è riuscita ad ottenere, a "strappare" per arrivare - "non al furto con strappo" - a questo provvedimento tanto richiesto dal vice presidente Salvini. Gli aspetti positivi sono stati già messi in evidenza. Innanzitutto chi si difende dopo anni di processo e vede riconosciuta la legittimità del suo agire non dovrà pagare le spese di giustizia, in virtù dell'articolo 115- bis , inserito dopo l'articolo 115 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. Si tratta di una misura legittima, ma ci siamo dimenticati di inserire il primo comma del citato articolo 52. Consentiamo cioè le spese dello Stato solo per la legittima difesa intramoenia , ma non per la legittima difesa in quanto tale. Avremmo potuto vedere meglio questo aspetto. Il principio infatti è dato, ancora una volta, dalla filosofia che ispira il provvedimento. Ricordo che la commissione Nordio che si è occupata della riforma del codice penale partiva da un paradigma completamente diverso e cioè che la cosiddetta concezione liberale presuppone che lo Stato sia la derivazione del pactum subiectionis dei cittadini, che danno allo Stato il riconoscimento del proprio diritto e ricevono in cambio tutela. Per avere questo, sacrificano parzialmente il diritto di libertà, di proprietà e i diritti individuali. Ebbene per questa ragione noi abbiamo insistito e richiesto che il provvedimento sancisse il diritto di difesa, che recava con sé una conseguenza evidente: chi agisce nel diritto di difesa, non è punibile per un fatto antigiuridico, ma colpevole, perché quel fatto di per sé non sussiste e non costituisce reato. Da qui l'incertezza normativa che ne discende, rispetto ai riflessi civilistici messi in luce anche negli interventi di questa mattina, perché evidentemente, nella cornice che opera nell'ambito dell'articolo 52, le modifiche che abbiamo apportato all'articolo 2044 del codice civile sono parziali. Rimane infatti il dovere della cosiddetta indennità, ossia l'indennizzo, che verrà o verrebbe posto a carico di colui il quale agisce in stato di eccesso colposo, scriminato non punibile sotto il profilo penale, ma punibile sotto quello civile. Il relatore Ostellari lo sa bene, perché in Commissione Forza Italia è stata chiarissima sul punto, ponendo la questione con specifici emendamenti. C'è una discrasia in ciò, in quanto la non punibilità penale rimane e residua dal punto di vista delle conseguenze civilistiche degli effetti. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Dal Mas. DAL MAS (FI-BP) . Certo, signor Presidente, la ringrazio. L'hanno già detto i miei colleghi: Forza Italia voterà a favore di questo provvedimento, anche se non è quello che avremmo voluto, perché avrebbe dovuto spiegare un concetto diverso: la difesa non è una scriminante, ma un diritto. (Applausi dal Gruppo FI-BP). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garnero Santanchè.