[resaula]

Le misure adottate sul distanziamento fisico (sono d'accordo con la collega Montevecchi, in quanto neanche a me piace parlare di distanziamento sociale, che evoca altre situazioni) ci hanno costretto a prendere coscienza dello stato delle nostre scuole: dall'edilizia all'accoglienza, dagli spazi alle dotazioni informatiche. Il tentativo di pensare a una didattica nuova si è dovuto arrendere di fronte ai limiti strutturali e organizzativi che da sempre affliggono i nostri edifici scolastici. Penso alle classi sovraffollate e alle aule ai limiti dell'agibilità già in condizioni normali; agli accorpamenti di istituti e all'altissimo numero di studenti pendolari (fatto, quest'ultimo, che di per sé rendeva impossibile la normale attività scolastica anche se le scuole fossero state tutte a norma, come l'Accademia platonica o il Peripato aristotelico). Anche la didattica a distanza ha dovuto fare i conti con una serie di problemi sia materiali, che legati ai ritardi nell'uso di questa opportunità. Penso alle tante famiglie, come è stato detto, prive di portatili o tablet e all'assenza di Rete in tanti piccoli centri montani o periferici, ma anche al fatto che molti insegnanti hanno dovuto improvvisare nuove modalità di insegnamento alle quali non erano preparati, senza i supporti tradizionali: libri, lavagne, gessetti e soprattutto la capacità affabulatrice che sola può catturare l'attenzione dei ragazzi. Credo che, nonostante questi limiti, dobbiamo dire grazie ai docenti - sia quelli di ruolo, che quelli precari, senza alcuna distinzione - che ce l'hanno messa tutta per supplire all'assenza di contatto fisico, sociale e culturale, che sono elementi indispensabili per il circuito virtuoso della formazione. Diciamocelo: la scuola senza il vocio dei ragazzi, il suono della campanella e le ricreazioni non è la stessa. Una scuola senza una comunità scolastica è un controsenso. Chi di noi non pensa che gli anni del liceo siano stati i migliori della propria vita? Tutto questo si è interrotto per diversi mesi e chissà se e quando si potrà tornare alla normalità. Ma è assolutamente prioritario tornare alla normalità in sicurezza. Ora l'anno scolastico può chiudersi, nella fase dell'emergenza, con le misure adottate dal Governo, con qualche piccola integrazione suggerita dal lavoro della 7 a Commissione sia per quel che riguarda gli scrutini, sia per quanto riguarda gli esami finali della scuola secondaria di primo e secondo grado, con pieno valore legale del titolo di studio. Rimane il problema di non poco conto della povertà educativa, che coinvolge molte fasce sociali e molti territori del Paese, che sicuramente è aumentata con la didattica a distanza. Rimane il problema degli studenti con disabilità, bisognosi di un percorso personalizzato a causa dei loro disturbi nell'apprendimento, che devono essere messi nelle condizioni migliori per poter completare il proprio percorso formativo. Per l'avvio del nuovo anno scolastico occorre investire in risorse aggiuntive sia per gli studenti con disabilità, sia per quelli ammessi all'anno successivo con debiti formativi. Le scuole devono riaprire, questa è un'assoluta priorità, se necessario anche con lo sdoppiamento delle classi o destinando ad esse nuovi spazi idonei. Pensare che la didattica a distanza possa essere anche per il futuro la strada maestra, come qualcuno pure ha sostenuto, è totalmente fuorviante. Certamente essa è un'opportunità offerta dall'impiego delle nuove tecnologie, ma è al più un'opportunità integrativa, non sostitutiva. Al più, potrebbe risolvere i problemi agli studenti pendolari costretti quotidianamente a trascorrere tre-quattro ore della loro giornata tra treni, autobus e lunghe attese nelle stazioni, tempo che potrebbero utilizzare più proficuamente se i loro paesi fossero serviti dalla banda larga e se i presidi scolastici fossero funzionanti. Occorre dunque coniugare con criterio la tradizione con la modernità, in modo che il nostro Paese possa utilizzare appieno le innovazioni tecnologiche senza rinunciare alle sue tradizioni di eccellenza. Siamo la patria dell'Umanesimo, non dobbiamo dimenticarlo mai. Da noi è nato quel pensiero, diffusosi poi in tutta Europa, che attraverso un ripensamento critico del mondo antico ci ha introdotti alla modernità. La nascita del libro, avvenuta fin dai tempi di Platone, ha contribuito non solo alla formazione culturale e umana delle persone, ma anche all'affermazione di una tradizione di pensiero in continuo progresso e di carattere sistematico. L'invenzione della stampa e la successiva diffusione del libro a livello di massa hanno poi inciso sull'evoluzione dell'età moderna, favorendo il progresso e la scienza, influenzando la matrice organizzativa dei saperi trasmessi dalla scuola. A ben vedere, il libro cartaceo è, insieme alla ruota, il più antico oggetto tecnologico ed è in continua evoluzione nei suoi materiali, nelle sue tecniche, nel suo design e non è prevista la sua estinzione, nonostante la perdurante crisi del comparto editoriale. Il fatto che i ragazzi oggi abbiano una maggiore dimestichezza con l'informazione digitale e multimediale non deve portarci a rinunciare allo strumento principe di ogni crescita culturale. L'apprendimento su testi in formato digitale rischia di essere infatti superficiale ed episodico, se non accompagnato da approfondimenti personali, che non scaturiscono certamente in modo automatico, senza cioè gli stimoli da parte dei docenti. Altro tema caldo per il regolare inizio del nuovo anno scolastico è quello che i docenti e tutto il personale della scuola siano al proprio posto dal primo giorno di apertura, anzi occorre pensare a personale aggiuntivo per le esigenze didattiche, per possibili doppi turni, per la vigilanza, per i corsi di recupero. Dunque immissioni in ruolo fin dal primo settembre, anche con la trasformazione delle cattedre di fatto in cattedra di diritto. Il MoVimento 5 Stelle si è sempre dichiarato per l'immissione in ruolo basata sul merito e contrario alle sanatorie, perché ha sempre messo gli studenti al primo posto. Ma proprio questa stessa ragione ci ha portato oggi, vista l'impossibilità di espletare rapidamente i concorsi, se non con test a risposta multipla che tutto possono valutare tranne che il merito, a spostare alla fine dell'estate una prova scritta selettiva che attesti le effettive capacità dei docenti. Questo ci chiedevano i ragazzi e le loro famiglie. Per concludere, signor Presidente, questa funesta epidemia da Covid-19 ha messo a nudo i limiti del nostro sistema di istruzione, facendoci vedere ciò che non sempre eravamo disposti a vedere, e ci costringe ad aguzzare l'ingegno per trovare soluzioni capaci di guardare oltre l'emergenza, agli edifici scolastici finalmente a norma, alle classi non più sovraffollate, al mantenimento dei presidi scolastici nei centri minori, alla riduzione dell'altissima pendolarità, a un precariato non più da primato europeo. Per concludere, dobbiamo fare di necessità virtù, con un coraggioso ma necessario programma di investimenti per il futuro dei nostri ragazzi e dunque dell'intero Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) .