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Modifiche alla disciplina in materia di diritto allo studio universitario e di tasse e contributi universitari. Onorevoli Senatori. – Le nuove norme sul diritto allo studio universitario sono state riscritte, dopo più di un ventennio, dal Governo Monti con la delega legislativa prevista dalla legge 30 dicembre 2010, n. 240, (cosiddetta «riforma Gelmini») del sistema universitario, che prevedeva, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della stessa legge, l'adozione di uno o più decreti legislativi per revisionare, in attuazione del titolo V della parte seconda della Costituzione, la normativa di principio in materia di «diritto allo studio», al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'accesso all'istruzione superiore e, contestualmente, definire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate dalle università statali. In seguito a tale delega fu emanato il decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68. Il disegno di legge in esame vuole apportare alcune modifiche proprio al decreto legislativo n. 68 del 2012, senza tuttavia stravolgerne l'impianto, correggendo o eliminando alcuni fattori che limitano il diritto allo studio e introducendo nuove disposizioni per promuovere e favorire ogni forma di supporto al raggiungimento dei più alti gradi di istruzione. Sono inoltre previste modifiche ad altre norme sempre in materia di diritto allo studio universitario. Più nel dettaglio, l'articolo 1, comma 1, apporta le seguenti modificazioni al citato decreto legislativo n. 68 del 2012: la lettera a) inserisce il principio, garantito dalla Costituzione, secondo cui le borse di studio sono attribuite, mediante concorso, agli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi. Tra i princìpi enunciati nell'articolo 2 del decreto legislativo n. 68 del 2012, infatti figura il «merito degli studenti», ma non l'attribuzione della borsa di studio «agli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi»: in assenza di detta puntualizzazione si rischia di legare esclusivamente il diritto allo studio al principio del merito dello studente, senza considerare, come fattore ostativo al raggiungimento dei più alti gradi di istruzione, il basso reddito delle famiglie di provenienza degli studenti. Con la modifica prevista si coniuga saldamente il diritto allo studio con i parametri meritocratici e le condizioni economiche e strumentali del cittadino; la lettera b), al numero 1), abroga la norma che individua la modalità del prestito d'onore come strumento di diritto allo studio a favore degli studenti delle università. Non si ritiene opportuno promuovere, da parte dello Stato, un meccanismo che conduca alla creazione della figura del laureato/indebitato che, alla fine del percorso di studio, dovrà restituire un debito contratto con gli istituti di credito; lo stesso tipo di ragionamento vale per gli studenti iscritti alle lauree magistrali, ai dottorati, alle scuole di alta formazione artistica, musicale e coreutica, ai master universitari e alle scuole di specializzazione; la lettera c), numero 1), stabilisce che, nell'erogazione dei LEP, la determinazione dell'importo standard della borsa di studio deve prescindere da differenze territoriali e da eventuali e correlate difformità di costi di mantenimento agli studi universitari, ma deve essere garantita una borsa di studio minima. Viene dunque a decadere il principio secondo cui i LEP sono legati al territorio secondo criteri stabiliti dallo Stato e si restituisce alle regioni la potestà costituzionale esclusiva in materia di diritto allo studio. Le eventuali differenze di costo di mantenimento dello studente universitario rispetto all'importo standard possono essere integrate dalle regioni attraverso l'esercizio della propria potestà legislativa in materia di diritto allo studio, determinando autonomamente gli importi e tenendo conto delle caratteristiche del proprio territorio. Inoltre, si elimina il legame tra diritto allo studio e limite delle risorse disponibili: le borse di studio devono essere garantite a tutti gli studenti privi di mezzi, capaci e meritevoli con provvidenze di tipo economico e servizi; la lettera d), numero 2), modifica il comma 2, lettera a) , dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 68 del 2012 stabilendo che, nel calcolo per la determinazione dell'importo standard della borsa di studio, i supporti informatici rientrino a tutti gli effetti nella voce di spesa del materiale didattico; la lettera e), numero 3), interviene sul comma 2, lettera d), del citato decreto legislativo precisando che, nella definizione dei LEP, la voce «alloggio» è riferita allo studente fuori sede e comprende la spesa per l'affitto di una stanza sia singola sia doppia, mentre la norma vigente fa riferimento solo alla stanza doppia; la lettera f) sostituisce il comma 3 dell'articolo 8, escludendo, come criterio per l'individuazione delle condizioni economiche dello studente iscritto o che intende iscriversi a corsi di istruzione superiore, la situazione economica del territorio in cui ha sede l'università; ammettendo pure una ratio nel legare il calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) alla situazione economica del territorio in cui ha sede l'università, la norma vigente non specifica tuttavia in alcun modo quale sia il meccanismo che li possa legare; la lettera g) stabilisce, per gli studenti che intendano ricongiungere la propria carriera universitaria dopo un periodo di interruzione degli studi, pari ad almeno due anni accademici, il pagamento di un diritto fisso per ciascun anno di interruzione di una somma, stabilita dalle università, non superiore a 100 euro; resta invariata la regola secondo cui lo studente che ricongiunge la propria carriera universitaria è esonerato dal pagamento della tassa di iscrizione e dai contributi universitari per gli anni accademici in cui non sia stato iscritto; la lettera h) vieta di assegnare le attività a tempo parziale agli studenti che hanno beneficiato della borsa di studio classica; in questo modo è possibile avere un maggior numero di studenti che beneficia di sussidi allo studio; la lettera i), invece, interviene sull'articolo 18, comma 1, lettera c) , innalzando la quota di partecipazione delle regioni al soddisfacimento del fabbisogno finanziario per il sostegno del diritto allo studio degli studenti capaci e meritevoli innalzando la quota dal 40 al 50 per cento. Il comma 2 dell'articolo 1 del presente disegno di legge abroga la norma che consente alle università di promuovere le attività di servizio di orientamento e di tutorato attraverso l'ausilio delle associazioni, delle cooperative studentesche e dei collegi universitari legalmente riconosciuti. Il comma 3 dell'articolo 1 non solo sopprime il riferimento al prestito d'onore previsto dalla normativa vigente, in coerenza con quanto disposto dal comma 1, ma interviene al comma 21 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, in materia di importi della tassa per il diritto allo studio. Si sostituisce, infatti l'attuale calcolo delle tasse con un parametro legato alla regione di residenza dello studente. L'importo sarà pari, quindi, alla quota fissa di 120 euro moltiplicato per il coefficiente derivante dal rapporto tra reddito pro capite regionale e reddito pro capite nazionale.