[pronunce]

Dall'assenza, rispetto al tempo in cui sarebbe dovuta avvenire l'approvazione della legge regionale di ripartizione delle funzioni conferite, dei decreti ministeriali di individuazione delle risorse, la Regione ricorrente trae poi motivo per sostenere l'impossibilità di tale adozione, essendo a sua volta tenuta a rispettare il principio della copertura finanziaria e patrimoniale dei costi delle funzioni allocate, come previsto dall'art. 3, comma 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998 e dall'art. 3, comma 3, dello statuto regionale. A questa impossibilità di legiferare, corrisponderebbe l'impossibilità di essere considerata inadempiente, venendo così a mancare il presupposto per l'esercizio del potere governativo di sostituzione. Quest'ultimo potere, poi, in mancanza del presupposto inadempimento della Regione, si tradurrebbe in una sua delegittimazione, inducendo nella popolazione l'erroneo convincimento che essa si sia resa responsabile di un grave mancato adempimento nei confronti degli enti locali, con effetti pregiudizievoli nel rapporto di rappresentanza politica, comportanti violazione degli artt. 115, 117, 118, 121 e 123 della Costituzione. Infine e in generale, la Regione ricorrente ritiene l'incostituzionalità del potere sostitutivo come tale e chiede pertanto che la Corte costituzionale, con riferimento all'art. 118, primo e terzo comma, della Costituzione, sollevi di fronte a se medesima la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 5, della legge n. 59 del 1997 che tale potere prevede. 2. - La questione di legittimità costituzionale è fondata, il decreto legislativo impugnato non essendo stato adottato conformemente al procedimento previsto dalla legge di delegazione, il cui rispetto non è reso facoltativo, e comunque non è indifferente per la Regione - secondo un argomento prospettato dalla difesa del Presidente del Consiglio dei ministri - per il fatto che, secondo l'art. 4, comma 5, seconda proposizione, della legge n. 59 del 1997, tale decreto ha carattere cedevole, applicandosi nella Regione solo fino all'entrata in vigore della legge regionale. La norma delegante stabilisce che l'esercizio del potere sostitutivo del Governo deve avvenire "sentite le regioni inadempienti". Ma, alla stregua del materiale probatorio prodotto dalle parti e di quello acquisito a seguito dell'ordinanza istruttoria di questa Corte (di cui si dà conto nella narrativa in fatto), risulta che nessun contatto diretto tra il Governo e la Regione Veneto è stato dal primo promosso al fine di acquisire il parere della seconda circa l'attivazione del potere sostitutivo previsto dall'art. 4, comma 5, della legge n. 59 del 1997. Nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 4 marzo 1999, il Ministro per gli affari regionali, dopo aver ricordato l'obbligo del Governo di far uso dei poteri sostitutivi conferitigli, nel caso di inerzia regionale, affermò ritenersi "opportuno continuare a lavorare in collaborazione con le Regioni" aventi "ancora le leggi di attuazione del decreto legislativo n. 112 del 1998 in discussione nei rispettivi Consigli, al fine di raggiungere l'obiettivo della loro approvazione entro il ... termine" previsto, aggiungendo un invito ai Presidenti delle Regioni a sollecitare i rispettivi Consigli regionali affinché le leggi in questione potessero essere approvate tempestivamente. Il Presidente della Regione Puglia, dal canto suo, dichiarò in quella occasione di ritenere che le Regioni potevano senz'altro "presentare" le leggi di attuazione del decreto legislativo n. 112 del 1998 nel termine prescritto, senza necessità di slittamenti, e tutto finì lì. Successivamente, in una missiva in data 24 marzo 1999, il Ministro per gli affari regionali, dopo avere rinnovato l'invito alle Regioni ad approvare le leggi di loro competenza, ricordava al Presidente della Regione Veneto il compito del Governo di intervenire in via sostitutiva, nel caso di mancata approvazione nei termini delle leggi regionali, concludendo che "l'intervento di carattere sostitutivo che sarà necessario nei confronti delle Regioni che non hanno ottemperato al compito di trasferire agli enti locali le funzioni non "unitarie", risponde alla esigenza di garantire l'effettivo concorso di tutte le autonomie locali alla riorganizzazione della amministrazione centrale e periferica". Nessun altro contatto risultando, relativamente alla vicenda della "puntuale individuazione delle funzioni trasferite o delegate agli enti locali e di quelle mantenute in capo alla Regione" con riferimento alle funzioni conferite dal decreto legislativo n. 112 del 1998, il decreto legislativo impugnato deve ritenersi adottato dal Governo in assenza della necessaria procedura rivolta a consentire alla Regione Veneto di esprimere la propria posizione circa l'adottanda misura sostitutiva da parte del Governo nei suoi confronti. Nell'accogliere per l'anzidetto motivo il ricorso della Regione Veneto, non è necessario prendere posizione circa gli aspetti formali e sostanziali dei contatti che dovevano essere intrattenuti dal Governo con le Regioni inadempienti, affinché possa dirsi che queste ultime siano state "sentite", alla stregua dell'art. 4, comma 5, seconda proposizione, della legge n. 59 del 1997. Basta rilevare l'inesistenza, nella specie, di qualunque elemento dal quale si possa indurre l'esistenza di una previa qualsivoglia procedura, rivolta a sollecitare la Regione ricorrente a manifestare la propria posizione circa un prospettato, successivo intervento sostitutivo del Governo. La ricordata dichiarazione del Ministro per gli affari regionali alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano altro non è, infatti, che una informativa di carattere generico circa i poteri e gli obblighi reciproci dello Stato e delle Regioni, mentre la missiva indirizzata al Presidente della Regione Veneto, a sua volta, non è altro che un unilaterale preannuncio, nei confronti in genere delle Regioni inadempienti, dell'imminente intervento sostitutivo del Governo e delle sue ragioni giustificative. 3. - La dichiarazione d'incostituzionalità del decreto legislativo n. 96 del 1999, per violazione nei confronti della Regione Veneto della norma di delegazione contenuta nell'art. 4, comma 5, seconda proposizione, della legge n. 59 del 1997, e quindi per violazione dell'art. 76 della Costituzione, assorbe ogni altro profilo d'incostituzionalità dedotto dalla ricorrente.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara l'illegittimità costituzionale del decreto legislativo 30 marzo 1999, n. 96 (Intervento sostitutivo del Governo per la ripartizione di funzioni amministrative tra Regioni ed enti locali a norma dell'art. 4, comma 5, della legge 15 marzo 1997, n. 59), nella parte in cui si applica alla Regione Veneto. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: