[ddlpres]

Tutte funzioni che difficilmente possono essere svolte quando l'organo assembleare non può bocciare provvedimenti del Governo senza rischiare lo scioglimento, laddove la minoranza non ha dunque la reale possibilità di bloccare alcun atto del Governo (poiché la maggioranza lo voterà in ogni caso) e l'unico strumento di opposizione di un qualche rilievo è perciò l'ostruzionismo, cioè l'allungamento dei tempi, da praticare anche sui provvedimenti da tutti riconosciuti come positivi, poiché non conta il contenuto ma solo il tempo perso. La situazione in cui da numerose legislature è venuto a trovarsi il Parlamento italiano è tale che l'Esecutivo per un verso detiene di fatto una somma di poteri che nessuna Costituzione penserebbe di affidargli, per un altro può credere e far credere di essere preda di un Parlamento neghittoso e sordo al mandato popolare. Si sviluppa così un circolo vizioso per cui il Governo mette in campo tutti gli strumenti volti a vanificare il tentativo parlamentare di allungare i tempi o di ottenere una casuale vittoria su uno dei mille emendamenti proposti (mai il più significativo, ma appunto uno a caso), il che spinge ulteriormente l'opposizione a usare i mezzi più impensati, e a volte insensati o extra -parlamentari, e così via. La sconfitta più grande del Parlamento non è vedersi spogliato di fatto del potere legislativo, ma approvare o respingere un provvedimento indipendentemente dal suo contenuto, solo in base a chi lo ha presentato. Questa è la ragione per la quale provvedimenti su cui la stragrande maggioranza dei cittadini è favorevole hanno enorme difficoltà ad essere approvati. Tutto ciò deriva dal fatto che le assemblee legislative hanno non troppo, ma troppo poco potere. In un contesto come quello che qui ipotizziamo, invece, anche strumenti come gli atti ispettivi e le Commissioni di inchiesta, oggi più che altro indice della frustrazione di deputati e senatori, tornerebbero ad assumere quella importanza che originariamente si volle loro attribuire. 3) Principio di responsabilità. Insieme al bilanciamento dei poteri, un sistema entro il quale siano ben individuabili le responsabilità può dare le migliori garanzie ai cittadini di una efficace condotta della cosa pubblica unita al rispetto della volontà popolare. Tale principio non può che ispirare anche la suddivisione dei poteri tra il livello nazionale e quello locale, in primis regionale. L'attuale scaricabarile, tra Governo, Parlamento, autonomie locali e altri soggetti ancora, è poco edificante dal punto di vista umano e nocivo dal punto di vista politico-istituzionale. Il sistema democratico di maggiore e duraturo successo I tre punti individuati sopra sono stati messi in atto con costante successo dalla Costituzione degli Stati Uniti d'America, approvata nel 1787, ratificata nel 1788 e tutt'oggi in vigore, con poche – e istituzionalmente marginali – modifiche. Duecentotrenta anni in cui quella Nazione ha visto gli Stati che la costituiscono passare da tredici a cinquanta, la superficie aumentare di oltre dieci volte, la popolazione di cento volte. Una Costituzione sopravvissuta a un'invasione d'oltremare, una secessione di mezza nazione e una conseguente guerra civile di quattro anni, due guerre mondiali, mutazioni radicali nell'economia e nella situazione mondiale. Una Carta che ha funzionato sia quando quella Unione era del tutto trascurabile a livello internazionale sia quando è diventata la principale potenza del mondo, da un tempo in cui la provenienza dei suoi cittadini era in gran parte omogenea ad oggi quando essi sono diventati un insieme di tutte le etnie del mondo. Un sistema che ha visto il succedersi ininterrotto di cinquantotto elezioni presidenziali e centosedici elezioni parlamentari, che ha assorbito senza traumi istituzionali l'assassinio di quattro Presidenti, la morte per cause naturali di altri tre mentre erano in carica, diversi tentativi di messa in stato di accusa del Capo dell'Esecutivo, in un caso culminata con le sue dimissioni dopo che il vice presidente eletto era stato costretto anch'egli alle dimissioni. Una Costituzione nata quando una parte delle persone che vivevano nel Paese erano schiavi originari dell'Africa, e che di questo teneva conto, e che ha consentito dal 2009 al 2017 a un uomo di quella stessa origine di essere Presidente. In tutto questo tempo, e durante tutti questi eventi, mai la democrazia e le istituzioni sono state in pericolo. Molto merito va a chi ha impersonato queste istituzioni con giustizia e rettitudine; non tutti l'hanno fatto, eppure la struttura è sempre rimasta salda. Il contrasto fra Esecutivo e Legislativo non è mai degenerato in conflitto, essendo gli elettori l'arbitro di ogni disputa. Il potere del Presidente è sempre stato forte, nelle istituzioni e nell'opinione pubblica, ma il Congresso non è mai stato compresso nelle sue prerogative. Testimonianza chiara e attuale di questo potere è che, anche negli ultimi decenni, quando i mezzi di informazione hanno raggiunto uno sviluppo mai visto prima, i candidati alla Presidenza sono in gran parte venuti dalle istituzioni, soprattutto dal Senato, non dai media o dai poteri non politici (che non a caso in Italia si chiamano «forti» perché quelli democratici sono ritenuti deboli). Non già perché designati dal Presidente in carica o da un suo predecessore, ma per aver ottenuto autonomamente, anche con posizioni parlamentari anomale rispetto al loro partito, un prestigio adeguato. Anche l'importanza dei governi locali trova testimonianza nei tanti governatori che hanno raggiunto la Presidenza, come nei recenti esempi di Bill Clinton e George W. Bush. Il presente disegno di legge costituzionale si propone dunque di introdurre in Italia gli aspetti migliori del sistema istituzionale degli Stati Uniti d'America, innestandoli nella parte seconda della nostra Costituzione, lasciandone invariate molte disposizioni. In alcuni punti ci si discosta dal modello, nello spirito di una sorta di equivalenza dinamica. Ad esempio, si propone che la Camera dei deputati venga eletta ogni quattro anni e non ogni due, perché quest'ultima scadenza, in funzione da secoli oltre oceano, da noi potrebbe dare una sensazione di perenne instabilità. Il testo L'articolo 1 interviene sul primo articolo della Costituzione per introdurre tra i fondamenti della Repubblica, definita federale, i princìpi di libertà e responsabilità, in coerenza con le innovazioni istituzionali che si propongono. Inoltre, al concetto fondante di lavoro si affianca la civiltà dei cittadini, intesa sia come patrimonio sociale, storico e culturale, che include gli elementi religiosi e spirituali che hanno caratterizzato l'Italia, sia come capacità dei cittadini di agire per il bene collettivo, in uno spirito di solidarietà e rispetto. In questo contesto, il valore del lavoro non è sminuito, ma esaltato quale parte essenziale di tale alta concezione della società. Nessun'altra modifica è introdotta nella parte prima della Costituzione. L'articolo 2 introduce la nuova denominazione del Senato della Repubblica: «Senato federale». L'articolo 3 modifica l'articolo 56 della Costituzione riducendo il numero dei deputati da seicentotrenta a quattrocento e abbassando l'età minima per l'elettorato passivo da venticinque a ventuno anni.