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i cittadini di Paullo (Milano) hanno appreso dagli organi di stampa e dal comunicato dell'amministrazione comunale la notizia del trasferimento della caserma dei Carabinieri, da sempre presente nel loro comune di residenza, nel comune di Tribiano (Milano); da una localizzazione attuale di centralità, in una città di 11. 380 abitanti, ricca di servizi e attività quali banche, uffici postali, attività commerciali, distretto sanitario, eccetera, ed integrata nel tessuto sociale, la caserma verrà trasferita all'estrema periferia di un Comune di 3. 522 abitanti, con un numero di servizi pubblici decisamente inferiore; le proposte fatte dall'amministrazione comunale di Paullo per la ristrutturazione e l'adeguamento della caserma (a gennaio 2014 con primo progetto di ampliamento e adeguamento uffici e a novembre 2017 con progetto preliminare di ristrutturazione complessiva della caserma) non hanno mai avuto risposte ufficiali; in data 29 ottobre 2018 l'ufficio infrastrutture del comando generale dei Carabinieri ha espresso parere favorevole all'iniziativa progettuale relativa al trasferimento della stazione a Tribiano e fornito indicazioni distributivo-funzionali e di sicurezza che sono attualmente in corso di valutazione, di concerto con l'ufficio logistico del comando legione Carabinieri Lombardia, si chiede di sapere quali siano le ragioni di una scelta che priva il comune di Paullo di un'importante realtà che dà senso di sicurezza ai cittadini e se non intendano intervenire, per quanto di loro competenza, per procedere a ulteriori valutazioni sul trasferimento della caserma. Atto n. 4-01036 ASTORRE D'ALFONSO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: dal rapporto "Pendolaria 2018" di Legambiente, tra le varie criticità in materia di mobilità e infrastrutture, emerge un quadro in cui molti investimenti pubblici sono richiesti per migliorare la rete infrastrutturale di collegamento dell'intero Paese; nello specifico, con riguardo alla tratta ferroviaria interessante la linea Sulmona-L'Aquila-Rieti-Terni, un collegamento trasversale del Centro Italia, di indiscutibile importanza, risulta necessario un duplice intervento di velocizzazione e di elettrificazione della linea, trattandosi di un collegamento interamente a binario unico e non elettrificato; le legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) ha previsto un complessivo quadro di stanziamenti, attraverso i quali finanziare interventi anche in materia di mobilità e infrastrutture; con riferimento all'intervento di elettrificazione della linea, l'amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana ha garantito la copertura finanziaria a valere sul riparto del fondo investimenti e sviluppo infrastrutturale rifinanziato dalla suddetta legge di bilancio, per un importo di 75 milioni di euro; considerato che: il tempo di percorrenza supera le 3 ore per circa 165 chilometri, e tale tratta copre un bacino di utenza di oltre 300.000 abitanti; migliorare la rete infrastrutturale legata alla mobilità consente a realtà territoriali interne di far fronte, con maggiore incisività, al grave problema dello spopolamento, essendo, altresì, potenzialmente in grado di offrire un'opportunità di sviluppo socio-economico del territorio, attraverso lo sfruttamento della risorsa turistica, paesaggistica e culturale. Un territorio ben connesso, con una mobilità adeguata, aumenta le proprie capacità attrattive, scongiurando l'isolamento e lo spopolamento; rilevato che i costi stimabili per la realizzazione di tale intervento, stando a quanto risulta, ammontano a 442 milioni di euro, di cui 16,5 milioni già disponibili, si chiede di sapere: se tale intervento rientri tra quelli prioritari nell'ambito dell'indirizzo politico del Ministero; se ed in che tempi il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di determinare la copertura finanziaria complessiva dell'intervento e procedere con i successivi adempimenti amministrativi necessari alla realizzazione dell'opera. Atto n. 4-01037 MINUTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'art. 3 del decreto-legge n. 119 del 2018 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 136 del 2018, prevede la definizione agevolata delle cartelle affidate all'Agenzia delle entrate e riscossione, emesse dal 1° gennaio 2000 e fino al 31 dicembre 2017 ("rottamazione ter "). Rispetto alle precedenti definizioni introdotte dal decreto-legge n. 193 del 2016 (prima rottamazione), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 225 del 2016, e dal decreto-legge n. 148 del 2017 (rottamazione bis ), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 172 del 2017, il decreto-legge n. 119 del 2018 prevede novità sostanziali ed agevolative per il pagamento dei debiti; possono aderire alla nuova definizione agevolata 2018 i contribuenti che alla "prima rottamazione" sono decaduti per non aver rispettato il piano di definizione e quelli che hanno aderito alla rottamazione bis solo se risultano integralmente saldate, entro il 7 dicembre 2018, tutte le rate in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018; in caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento delle rate della rottamazione bis con scadenza luglio, settembre ed ottobre 2018, i contribuenti non potranno accedere alla nuova rottamazione ter delle cartelle e subiranno l'avvio delle procedure di riscossione. Questa situazione abnorme e discriminatoria è palesemente illegittima, in quanto privilegia alcuni contribuenti e ne penalizza altri, ossia, verranno penalizzati migliaia di contribuenti che non sono riusciti a pagare la rate della rottamazione bis , la quale prevedeva una rata di ottobre troppo elevata, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non voglia prevedere la possibilità dell'estensione della nuova definizione agevolata anche per i contribuenti decaduti dalla rottamazione prevista dal decreto-legge n. 148 del 2017. Atto n. 4-01038 LANNUTTI LEONE L'ABBATE CORRADO Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: Infratel, nata il 13 novembre 2003 come "braccio operativo" del Ministero delle comunicazioni e di SviluppoItalia, è controllata al 100 per cento da Invitalia (Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di cui è azionista unico il Ministero dell'economia e delle finanze), è ente di diritto privato che assume a chiamata diretta e senza le procedure di pubblica evidenza, diventando in tal modo uno degli ultimi "carrozzoni" della vecchia Repubblica; al 31 dicembre 2017 l'organico di Infratel risultava pari a ben 113 unità, in aumento di 33 unità rispetto al 31 dicembre 2016, con una spesa per il personale di 4,4 milioni di euro (con un aumento del 33 per cento) rispetto ai 3,3 milioni di euro al 31 dicembre 2016; sempre nel corso del 2017 sono state assegnate circa 140 consulenze e collaborazioni;