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di muri alti fino a 8 metri, nella zona di Grave di Ciano (Treviso), area di rilevante interesse storico, ad elevata biodiversità e tutelata da Rete Natura 2000 (ZPS IT 3240023 Grave del Piave e ZSC IT 3240030), inserendo l'opera nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) al fine di finanziarla con fondi del "Next Generation EU", contro le linee di sostenibilità che esso propone; in numerosi comunicati stampa la Regione Veneto ha precisato che a volere le casse a Ciano sarebbe il Ministero dell'ambiente, che nel 2017 lo ha finanziato nella progettazione, mentre gli studi sono dell'Autorità di Bacino, ma risulta agli interroganti che il Piano Stralcio per la Sicurezza Idraulica (PSSI) del 2009 indicasse come prima scelta Ponte di Piave (Treviso), mentre la scelta delle Grave di Ciano è stata fatta nel Piano delle azioni e degli interventi a firma del Commissario straordinario per le emergenze, dottor Luca Zaia; in considerazione della tipologia e delle dimensioni degli interventi previsti, lo Stato italiano è attenzionato dalla Commissione europea nell'ambito del caso EU Pilot 6730/14/ENVI, come segnalato alla Regione Veneto dal Ministero della transizione ecologica, relativamente all'applicazione dell'art. 6 della direttiva 92/43/CEE "Habitat" e le Autorità sono state invitate ad orientare le valutazioni di competenza verso le indicazioni fornite nel documento comunitario "Gestione dei siti Natura 2000 - Guida all'interpretazione dell'articolo 6 della direttiva 92/43/CEE (direttiva Habitat)" pubblicato in data 21 novembre 2018 C(2018)7621 final (GU 25.01.2019), nonché nelle Linee Guida nazionali per la Valutazione di Incidenza, di cui all'Intesa in Conferenza Stato-Regioni - Repertorio 195/CSR del 28.11.2019"; l'inserimento nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA - II Ciclo - Allegato III B) del Progetto di Casse di laminazione a Ciano del Montello (TV), interamente in Zona ZPS e ZSC, è in contrasto con quanto affermato dalla Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale - VIA e VAS - Sottocommissione VAS. Nel Parere n. 10 del 26 marzo 2021 (parte integrante del Decreto del Ministero della transizione ecologica del 14 maggio 2021) la suddetta Commissione, dopo aver preso atto che l'aggiornamento al PGRA - II Ciclo ricade nella fattispecie definita (D.Lgs 152/2006, art. 6, comma 3) quale "modifiche minori", accerta e valuta che il PGRA - II Ciclo "non determina potenziali impatti ambientali significativi aggiuntivi a quelli valutati e in corso di monitoraggio ed è pertanto escluso dall'assoggettabilità a VAS con le seguenti necessarie prescrizioni (...)". Ciò non corrisponde a quanto previsto dalla normativa vigente in quanto il Piano contiene interventi di laminazione incidenti su siti tutelati dalla normativa sulla biodiversità e, per l'effetto, automaticamente deve essere applicata la VAS (in questo senso lettera b) , comma 2, articolo 6, del decreto legislativo n. 152 del 2006). Questo non è un elemento interpretabile ma un obbligo che scatta ex lege ; a tutt'oggi non è stato adottato dalla Regione Veneto un Programma per la gestione dei sedimi e l'importanza della biodiversità è, ad avviso degli interroganti, minimizzata dalla Regione stessa, così come la valutazione ambientale dell'area in oggetto non è obiettiva, in quanto come dimostrano recenti studi si tratta di un "unicum ambientale" (vedasi l'articolo "Distribuzione e Diversità delle Orchidee delle Grave di Ciano del Montello -Fiume Piave, Ne Italia" su "researchgate.net", gennaio 2022); del progetto esiste uno studio di fattibilità con cui si è ottenuto il finanziamento per 1.651.700 euro per la progettazione dell'opera senza alcun documento di fattibilità delle alternative progettuali, elemento fondamentale per concedere la deroga all'art. 6 della direttiva 92/43/CEE - Habitat per "motivi imperativi di rilevante interesse pubblico"; guardando al finanziamento (1.651.700 euro) richiesto per la fase progettuale, concesso alla Regione Veneto con decreto direttoriale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare n. 505 del 22 novembre 2017, si nota come tra la documentazione presentata manchi il "documento di fattibilità delle alternative progettuali", richiesto dall'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 14 luglio 2016 e dall'art. 23, comma 5, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e ciò nonostante quanto specificato nel documento europeo "Gestione dei siti Natura 2000" (2019/C 33/01) in tema di "5.3.1. Esame di soluzioni alternative - Il primo obbligo imposto dalla procedura di deroga a norma dell'articolo 6, paragrafo 4, consiste nell'esaminare se esistono soluzioni alternative al piano o progetto"; peraltro la giurisprudenza sovranazionale ha avuto modo di chiarire quanto segue "L'assenza di alternative deve essere dimostrata prima di procedere con l'esame della necessità di realizzare il piano o progetto per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico" (sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 ottobre 2006, Causa C-239/04, punti 36-39); in data 18 maggio 2022 la Commissione europea ha dato riscontro scritto all'interrogazione, recante "Progetto casse Grave di Ciano sul fiume Piave, Veneto", presentata il 30 marzo 2022 dall'Eurodeputata M5S Sabrina Pignedoli, nei seguenti termini: "La direttiva quadro sulle acque impone agli Stati membri di garantire il buono stato di tutti i corpi idrici e di evitarne il deterioramento. La costruzione di casse di espansione e il restringimento dell'alveo possono incidere sullo stato dei corpi idrici. A norma dell'articolo 4, paragrafo 7, della direttiva quadro sulle acque, un nuovo progetto che potrebbe deteriorare lo stato di un corpo idrico può essere autorizzato solo se soddisfa tutte le condizioni ivi stabilite. Ai sensi della direttiva Habitat, qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito Natura 2000 deve formare oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito. Alla luce delle conclusioni della valutazione, le autorità nazionali competenti possono dare il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa. 2. La verifica di tali condizioni in casi specifici come quello in esame spetta in primo luogo alle autorità nazionali competenti. Da parte sua, la Commissione sta monitorando da vicino la conformità dei piani di gestione dei bacini idrografici e dei siti Natura 2000 italiani ai requisiti delle due direttive citate. 3. In base alle informazioni di cui dispone la Commissione, un progetto come quello descritto non è incluso nel piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR) dell'Italia, che mira alla rinaturazione dei fiumi, in particolare l'area del Po", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato;