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Per questo motivo, non sarebbe stato possibile mettere tutto quanto è necessario. Nel corso delle audizioni svolte, la Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo è riuscita a conoscere praticamente tutte le tematiche principali legate a questa ricostruzione, ma è chiaro che nel poco tempo avuto a disposizione non avrebbe potuto trovare le soluzioni. Ricordo che lo sciame sismico sta colpendo l'Italia centrale dal 2016. Ho sentito parlare al passato, ma non è la forma corretta, perché in realtà le scosse continuano ancora. Lo sciame sismico che ancora colpisce l'Italia centrale è un fenomeno che non ha precedenti nella storia recente dell'Italia e ha pochi precedenti nella storia millenaria della nostra nazione. Stiamo parlando di 4 terremoti e oltre 100.000 scosse, 9 delle quali di magnitudo superiore a 5, quindi di capacità distruttiva. Le conseguenze sono intuibili. Oltre a borghi completamente distrutti e a cittadine rase al suolo, è stato sconvolto lo stesso ambiente naturale: montagne si sono spaccate in due, frane hanno interrotto strade anche di interesse nazionale, fiumi hanno visto aumentare la loro portata fino al triplo della media del periodo, perché la rottura delle sacche sotterranee ha fatto sì che il rilascio contestuale di quella gran massa d'acqua abbia gonfiato tutti i fiumi della zona. Un fiume scomparso da decenni ha ricominciato a scorrere. In uno dei luoghi più suggestivi d'Italia, Castelluccio di Norcia, si sono formate voragini sul terreno e nel fermano si sono creati vulcanelli di fango. I numeri possono forse dare la misura di quello che è successo, ma nulla può dare la dimensione dell'angoscia provata da chi ha perso tutto, la propria casa e il proprio futuro. Ecco perché ritengo necessaria questa premessa, perché oltre alle conseguenze che abbiamo ben chiare, viste in tantissimi servizi televisivi, sull'ambiente naturale e sui Comuni, ci sono state conseguenze sulle persone: conseguenze fisiche, con centinaia di feriti e, purtroppo, numerosi morti, ma anche conseguenze psicologiche, non tutte a causa diretta del terremoto. Non ci dobbiamo nascondere che il dramma che ha colpito quelle popolazioni e, soprattutto, la perdita di speranza a cui, purtroppo, sono arrivate molte di quelle persone hanno portato a un aumento esponenziale del consumo di farmaci e, in qualche caso, anche all'estrema ratio del suicidio. La domanda che ora dovremmo porre e porci tutti noi è: perché le persone hanno perso la speranza? Se facessimo questa semplice domanda a qualunque residente di quei territori la risposta sarebbe sempre la stessa: ci avevano promesso che non saremmo stati abbandonati e invece lo Stato ci ha lasciato soli. Questa è sicuramente la risposta più comune che riceveremmo, ma non è una risposta vera, perché i Vigili del fuoco non hanno abbandonato nessuno, perché l'Esercito non ha abbandonato nessuno. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . La Protezione civile, i Carabinieri, il Corpo forestale dello Stato e la Guardia di finanza non hanno abbandonato nessuno. Se la stragrande maggioranza delle persone sente di essere stata abbandonata è perché è mancata la politica. Siamo mancati noi. (Applausi dal Gruppo L-SP e del senatore Cangini) . È mancato chi si prendesse la responsabilità di decidere come poter ricostruire secondo l'esigenza più importante di quelle persone: tornare a casa propria in tempi rapidi e ricostruire il proprio futuro. È questo quello che oggi vorrei evidenziare e che serve a mio avviso di più in assoluto in questa ricostruzione: serve che le persone vengano rimesse al centro dell'attenzione. Così non è. Da subito si è dichiarato che sarebbe stata prioritaria la legalità, da subito si è dichiarato che sarebbero stati prioritari i tempi, da subito si è dichiarato che sarebbe stato prioritario individuare un metodo di ricostruzione. Ma mai si è detto che sarebbe stata prioritaria la ricostruzione, che era l'elemento necessario a quelle persone per recuperare la speranza. La rapidità, elemento fondamentale, non l'abbiamo mai riscontrata, nemmeno nella gestione dell'emergenza: un assurdo. Per definizione l'emergenza dovrebbe risolversi nell'imminenza del fatto; invece sono passati quasi due anni dal terremoto e molte SAE, diverse centinaia, ancora non sono state consegnate, perché erano necessari nove passaggi per la loro realizzazione. Molti hanno evidenziato il costo notevole, enorme, di quelle realizzazioni, io voglio evidenziare invece il fatto che sono state realizzate in un tempo del tutto inaccettabile per la gestione di un'emergenza. Però queste non sono le uniche difficoltà riscontrate, perché anche nella gestione della ricostruzione troviamo un'analoga situazione. Qualche settimana fa è stata gettata la prima pietra per la ricostruzione della scuola di San Ginesio, ricostruita direttamente dalla struttura commissariale. Dopo pochi giorni anche quella ricostruzione si è bloccata, perché nemmeno lo stesso commissario speciale per la ricostruzione, con questa situazione, riesce a ricostruire. Non riescono a farlo i Comuni, che si trovano purtroppo impelagati in una burocrazia quasi impossibile da superare, non riescono a farlo i privati, che vorrebbero trovare soddisfazione da soli alle proprie esigenze, non riescono a farlo nemmeno gli altri soggetti, che hanno tentato in qualche modo di accelerare la ricostruzione, e non ce la fa nemmeno lo stesso commissario: una scuola ricostruita dal commissario è stata immediatamente bloccata. Arriviamo quindi al fallimento totale di questa impostazione. Lo strumento principe della ricostruzione dei Comuni distrutti, i piani attuativi predisposti dopo perimetrazioni delle zone maggiormente danneggiate o con un particolare pregio architettonico delle stesse, dopo mesi che dovevano partire sono tutti fermi al palo. Io, da sindaco, sabato prossimo proporrò al mio Consiglio comunale l'uscita dalle perimetrazioni. Quello che doveva essere lo strumento di supporto più importante per la ricostruzione non solo non è stato l'opportunità che doveva essere, ma è diventato addirittura un ostacolo. Se tutto questo è stato fronteggiato dal pubblico, allora qual è la situazione per i privati? Beh, è facilmente intuibile. L'unico modo per superare tutto ciò è che, al bivio in cui ci troviamo ora, la nostra scelta non sia quella di continuare secondo le modalità già definite che hanno portato a quel quadro di sconforto e di disperazione che abbiamo riscontrato fino ad ora; occorre che ci si prenda la responsabilità di fare delle scelte. E la prima scelta è quella di superare il problema delle difformità. Io però non voglio ricorrere ad artifizi verbali, perché in Italia, se uno chiude una scala o realizza una villa in riva al mare, sempre di abuso edilizio si tratta; serve quindi il coraggio di sfatare i tabù: se dobbiamo parlare di sanatorie riguardo a queste difformità, dobbiamo prenderci la responsabilità di farlo, perché la ricostruzione dei Comuni distrutti avverrà per aggregati ed è sufficiente una piccola difformità in un aggregato per bloccare tutta la ricostruzione. Colleghi senatori, dobbiamo sbloccare le pratiche e, per sbloccare le pratiche, ci dobbiamo prendere la responsabilità di fare la cosa giusta. La cosa giusta è superare certe ipocrisie, sfatare certi tabù e indicare a quelle persone il percorso da seguire.