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In materia di bonifica si prevede che il giudice, tenuto conto della entità del patrimonio dell'inquinatore e della gravità del danno, possa imporre al condannato di prestare idonea cauzione, determinandone l'ammontare in misura comunque non inferiore al doppio dei costi di bonifica. Qualora il responsabile non abbia provveduto ad adempiere agli obblighi, il giudice ordina la confisca delle somme versate a titolo di cauzione o delle garanzie. Viene inoltre disposta l'equiparazione dell'autorizzazione in materia ambientale ottenuta illecitamente alla mancanza di autorizzazione ed introdotto un meccanismo di ravvedimento operoso. L'articolo 20 introduce la possibilità di estendere il sequestro per equivalente patrimoniale finalizzato all'eventuale confisca anche ai reati ambientali. La ratio di tale previsione si rinviene nell'esigenza di applicare detta misura ablativa patrimoniale anche a fattispecie in cui il vantaggio o profitto economico si realizza in un risparmio di spesa, con impossibilità di aggredire con le tradizionali forme di confisca il profitto del reato. Il sequestro come pensato ha natura principalmente sanzionatoria, sebbene, in considerazione della particolare natura del reato potenzialmente lesivo verso la collettività, tale misura realizzi l'esigenza sociale di garantire, attraverso la disponibilità economica, il ripristino del bene danneggiato. Infatti l'articolo prevede che il sequestro sia commisurato alle somme necessarie al ripristino del bene e al risarcimento del danno arrecato. Il capo III reca ulteriori disposizioni risarcitorie e procedurali prevedendo l'arresto in flagranza differita, quando non è possibile procedere immediatamente all'arresto per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica, ed estendendo la legittimazione all'azione di risarcimento del danno ambientale anche alle associazioni locali territorialmente interessate, purché formalmente costituite e munite di codice fiscale. In caso d'inerzia dei soggetti legittimati, l'azione è promossa dal pubblico ministero. In riferimento al regime di responsabilità delle persone giuridiche, vengono introdotti nel decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 tutti i riferimenti ai nuovi delitti ambientali. In materia di sequestro e confisca si provvede ad apportare le necessarie modifiche al codice di procedura penale. Le disposizioni introdotte dal capo II del titolo II (in pratica l'introduzione del titolo concernente i delitti ambientali nel codice penale) acquistano efficacia, come già accennato, decorsi sei mesi dall’emanazione del decreto legislativo di coordinamento della disciplina penale. Infatti, tenuto conto della delicatezza dell'intervento -- avente ad oggetto materie assistite da riserva di legge -- solo per le parti sostanziali si è scelto di fare ricorso allo strumento dell'intervento diretto. Per la parte di natura prevalentemente tecnica, infatti, il capo IV reca una delega al Governo per il coordinamento delle nuove disposizioni penali con la vigente disciplina sanzionatoria. Il Governo viene delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto legislativo il quale, a seguito d'integrale ricognizione della disciplina sanzionatoria vigente in materia di illeciti ambientali e sanitari, individui, nell'osservanza dei princìpi e criteri direttivi indicati espressamente nonché dei principi di legalità e tassatività della legge penale, le fattispecie penali abrogate, anche parzialmente, dalle disposizioni introdotte con il presente disegno di legge, con particolare riferimento ai reati previsti dal codice dell’ambiente. Nell'esercizio della delega si attribuisce il compito di provvedere alla individuazione delle disposizioni penali vigenti, attribuendo prevalenza alle norme che qualificano la fattispecie come delitto e a quelle che, a parità di qualificazione, stabiliscono pene più rigorose, anche tenendo in considerazione le sanzioni accessorie, nonché di provvedere alla trasformazione in ipotesi delittuose delle disposizioni sanzionatorie in materia di igiene, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro relative a fattispecie incidenti sull'ambiente, al fine di prevedere pene nel complesso più rigorose ed individuare le relative ipotesi colpose. Il Governo è altresì autorizzato ad apportare, nell'esercizio della delega, alle fattispecie introdotte dal titolo II, capi I, II e III, le modifiche strettamente necessarie a coordinare il presente intervento legislativo con l'assetto normativo previgente, al solo fine di evitare duplicazioni, lacune e attenuazioni del regime sanzionatorio, nonché ad assicurare la piena conformità dello stesso alla normativa dell'Unione europea in materia di tutela dell'ambiente, anche con riferimento a quella sopravvenuta nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore della legge e la data di entrata in vigore del decreto legislativo. Nonostante nelle ultime legislature siano state elaborate numerose proposte di legge per l'introduzione nel codice penale di disposizioni in materia di delitti ambientali, queste non sono mai state approvate. Si auspica, pertanto, che il presente disegno di legge possa essere celermente esaminato ed approvato in modo da offrire ai cittadini, agli imprenditori, ma anche agli amministratori ed agli operatori della giustizia un più penetrante ed efficace apparato normativo che contribuisca a rendere effettiva l'applicazione degli articoli 9 e 32 della Costituzione.. I SISTEMA DI CONTROLLO AMBIENTALE I Organismi del sistema di controllo ambientale 1 (Definizioni) 1 All'articolo 300 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, le parole: «e misurabile» sono soppresse; b al comma 2, dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti: «d -bis) agli spazi antropizzati, nonché alla particolare fisionomia di un territorio, determinata dalle sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche ed etniche di particolare pregio, denominata "paesaggio"; d- ter) all'atmosfera, attraverso l'immissione di agenti inquinanti o radiazioni, ionizzanti e non». 2 All'articolo 302 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: « 13 -bis. Per "ambiente" si intende il bene comune unitario giuridicamente riconosciuto e tutelato, costituito dal complesso di condizioni chimiche, biologiche, territoriali, paesaggistiche, sociali, culturali e morali, in cui vivono e si formano gli esseri viventi, singolarmente o come collettività. 13 -ter. Per "disastro ambientale" si intende il danno ambientale di cui sia accertata la rilevanza oggettiva in relazione all'estensione della compromissione, delle conseguenze dannose ovvero del numero delle persone offese o esposte a pericolo, che offenda la pubblica incolumità ovvero cagioni un'alterazione irreversibile o difficilmente reversibile dell'equilibrio dell'ecosistema. 13 -quater. Per "soggetto responsabile" si intende qualsiasi persona fisica o giuridica, società o ente, pubblico o privato, che con le proprie azioni o omissioni abbia causato, agevolato o consentito il verificarsi di un danno ambientale anche di carattere diffuso». 2 (Direzione nazionale e direzioni distrettuali ambiente e salute) 1 Al fine di costituire un efficace sistema di controllo ambientale sono istituite la Direzione nazionale ambiente e salute e le direzioni distrettuali ambiente e salute.