[pronunce]

Secondo la ricorrente, quindi, soltanto nei confronti dei dipendenti cui è attribuita la suddetta facoltà di revoca può essere considerata legittima l'applicazione della riduzione della pensione liquidata a seguito di domanda risalente ad un momento precedente l'emanazione delle norme che l'hanno prevista. Ora, a parte ogni possibile considerazione sull'infondatezza di tale tesi – sulla cui proposizione, del resto, influisce una lettura non corretta della sentenza n. 417 del 1996, con la quale la disciplina della revoca delle dimissioni, contenuta nel citato comma 19 dell'articolo 11 citato, fu ritenuta sufficiente ma non necessaria per negare l'illegittimità delle norme prevedenti la riduzione della pensione in quanto applicabili a seguito di domande precedenti la loro emanazione – la questione postula una sentenza additiva dal contenuto non costituzionalmente obbligato, tale da comportare l'introduzione di un elemento estraneo all'impianto normativo esistente e che perciò presuppone l'esercizio di valutazioni discrezionali che esulano dalle funzioni di questa Corte (v. ex plurimis, sentenza n. 109 del 2005 e ordinanze n. 260 e n. 273 del 2005). A tal proposito si deve osservare che le disposizioni contenute nei commi 16 e 18 dell'art. 11 della legge n. 537 del 1993 e quella del comma 19 dello stesso articolo concernono istituti diversi. Le prime si riferiscono alla liquidazione della pensione di anzianità a favore di coloro che non abbiano raggiunto i trentacinque anni di contribuzione e ne circoscrivono l'ambito temporale di applicazione con riguardo alla completa realizzazione della fattispecie presupposta di risoluzione del rapporto di lavoro. Il comma 19 riguarda, invece, la facoltà di revoca della domanda di collocamento in quiescenza e quindi un atto che, negando la risoluzione del rapporto, esclude l'esistenza del presupposto per procedere alla liquidazione della pensione. Dare rilievo, con riguardo all'applicazione delle norme sulla liquidazione della pensione, alla data di presentazione della domanda significa quindi introdurre un elemento estraneo alle modalità di liquidazione della prestazione previdenziale e proprio di altro istituto.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, commi 16 e 18, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 36 e 38 della Costituzione, dalla Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Puglia, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 dicembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 dicembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA