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- Si riporta il testo dell'art. 25-bis.1 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 recante «Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'art. 11 della L. 29 settembre 2000, n. 300.», come da ultimo aggiunto dalla presente legge: «Art. 25-bis.1 (Delitti contro l'industria e il commercio). - 1. In relazione alla commissione dei delitti contro l'industria e il commercio previsti dal codice penale, si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a) per i delitti di cui agli articoli 513, 515, 516, 517, 517-ter e 517-quater la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote; b) per i delitti di cui agli articoli 513-bis e 514 la sanzione pecuniaria fino a ottocento quote. 2. Nel caso di condanna per i delitti di cui alla lettera b) del comma 1 si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'art. 9, comma 2; ». - Si riporta il testo degli articoli 513, 513-bis, 514, 515, 516, 517 del codice penale: «Art. 513 (Turbata libertà dell'industria o del commercio). - Chiunque adopera violenza sulle cose [c.p. 392] ovvero mezzi fraudolenti per impedire o turbare l'esercizio di un'industria o di un commercio è punito, a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336], se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032 [c.p. 508]. (1) (1) La multa risulta così aumentata, da ultimo, ai sensi dell'art. 113, legge 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. Art. 513-bis (Illecita concorrenza con minaccia o violenza). - Chiunque nell'esercizio di un'attività commerciale, industriale o comunque produttiva, compie atti di concorrenza con violenza o minaccia è punito con la reclusione da due a sei anni. La pena è aumentata se gli atti di concorrenza riguardano un'attività finanziata in tutto o in parte ed in qualsiasi modo dallo Stato o da altri enti pubblici (1). Art. 514 (Frodi contro le industrie nazionali). - Chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all'industria nazionale è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 516 [c.p. 29, 32, 517] (1). Se per i marchi o segni distintivi sono state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprietà industriale, la pena è aumentata e non si applicano le disposizioni degli articoli 473 e 474 (2). (1) La multa risulta così aumentata, da ultimo, ai sensi dell'art. 113, legge24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. (2) Vedi, anche, il decreto del Presidente della Repubblica 1° dicembre 1993, n. 595, che ha apportato modificazioni al testo delle disposizioni regolamentari in materia di brevetti per marchi di impresa, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 maggio 1948, n. 795.». «Art. 515 (Frode nell'esercizio del commercio). - (1) Chiunque, nell'esercizio di un'attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all'acquirente una cosa mobile per un'altra, ovvero una cosa mobile [c.c. 812; c.p. 624], per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065 (2). Se si tratta di oggetti preziosi, la pena è della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a euro 103 [c.p. 29] (3). (1) Vedi l'art. 9, legge24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. In materia di commercio su aree pubbliche vedi la legge 28 marzo 1991, n. 112. (2) La multa risulta così aumentata, da ultimo, ai sensi dell'art. 113, legge 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. (3) La multa risulta così aumentata, da ultimo, ai sensi dell'art. 113, legge 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. ». «Art. 516 (Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine). - Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio come genuine sostanze alimentari non genuine (1) è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032 [c.p. 440, 442, 444] (2). (1) Vedi l'art. 9, legge 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. (2) La multa risulta così aumentata, da ultimo, ai sensi dell'art. 113, legge 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale.». «Art. 517 (Vendita di prodotti industriali con segni mendaci). - Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell'ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull'origine, provenienza o qualità dell'opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a ventimila euro [c.p. 473, 474] (1). (1) La multa, aumentata, da ultimo, a lire due milioni ai sensi dell'art. 113, legge 24 novembre 1981, n. 689, è stata così rideterminata dall'art. 1, comma 10, decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35. Vedi, anche, l'art. 4, comma 49, legge 24 dicembre 2003, n. 350.». «Art. 517-bis (Circostanza aggravante). - Le pene stabilite dagli articoli 515, 516 e 517 sono aumentate se i fatti da essi previsti hanno ad oggetto alimenti o bevande la cui denominazione di origine o geografica o le cui specificità sono protette dalle norme vigenti. Negli stessi casi, il giudice, nel pronunciare condanna, può disporre, se il fatto è di particolare gravità o in caso di recidiva specifica, la chiusura dello stabilimento o dell'esercizio in cui il fatto è stato commesso da un minimo di cinque giorni ad un massimo di tre mesi, ovvero la revoca della licenza, dell'autorizzazione o dell'analogo provvedimento amministrativo che consente lo svolgimento dell'attività commerciale nello stabilimento o nell'esercizio stesso (1). (1) Articolo aggiunto dall'art. 5, decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507.».