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Anche questo dà uno squarcio veramente molto preoccupante sulla tenuta dell'architettura costituzionale del nostro Paese. Avevo studiato gli equilibri tra organi costituzionali, ma qui c'è una rivoluzione: è diventata una Babele. Io non ci sto a questo perché - ora c'è l'urgenza - questo modo di lavorare è ormai diventato regolare: c'è una sola lettura. Non si possono correggere neanche gli errori. Questo è un fatto che non esiste. In questo marasma istituzionale e nella società accade che diventiamo terra di conquista, purtroppo, di chi non è amico nostro e del nostro Paese. (Applausi). Nel caso migliore sono i capitali stranieri che vengono a fare incetta delle nostre aziende in difficoltà e, nel caso peggiore, è la malavita organizzata, con gli usurai e il resto di un mondo spaventoso. Dobbiamo combattere questo tutti insieme, altrimenti il nostro lavoro perderà completamente di significato. Uno dei luoghi più sacri delle nostre istituzioni non può essere svilito a luogo di battaglie molto squallide, troppe volte fatte sulla pelle delle persone. È una cosa che non deve esistere. Presidente, andiamo oltre gli ossimori e teniamo conto di ciò che veramente serve: semplificazione e tempismo. Lo stiamo dicendo da settimane: le persone hanno bisogno di aiuto e di soldi subito. Poi si effettueranno i controlli e si potrà pescare chi è stato disonesto, ma questo Paese ha bisogno ora di ripartire. Gli italiani hanno sempre dimostrato di essere capaci di stringere i denti e di andare avanti. Dobbiamo progettare l'architettura di un Paese moderno e non ottocentesco. Dobbiamo pensare al futuro e nessuno ci potrà stare dietro, perché potremo dimostrare di avere eccellenze, intelligenza e capacità. Scrolliamo i pesi che ci portiamo nello zaino sulle spalle. Lo possiamo e lo dobbiamo fare insieme con serietà e tanta forza. (Applausi). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Fede. Ne ha facoltà. FEDE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, oggi parliamo del decreto liquidità. Il mio intervento arriva alla conclusione di tanti altri che ho ascoltato e devo dire che spesso - a mio giudizio - sono mancati i presupposti generali alla discussione, presupposti che intendo ribadire. Non parliamo di un'azione determinata da scelte economiche scellerate. Non parliamo di errori politici, di dissesti generati da scelte non opportune: parliamo dell'emergenza che stiamo vivendo, causata da una calamità naturale, da un virus; parliamo di un attacco, di una guerra invisibile che non si manifesta con un bombardamento ma che è stata provocata da un organismo piccolissimo che ha generato danni ingenti. Con questo presupposto, che è fondamentale, vorrei esaminare ciò che è stato detto in Aula. Molti ci hanno criticato per incoerenza, per le nostre azioni e la mancata condivisione. Prima si dice che è necessario agire con urgenza e bisogna far presto, dare risposte immediate; che poi, quando si usa la fiducia - uno strumento che in quest'Aula è stato sempre ampiamente usato, ma mai più opportunamente come in un momento di urgenza come quello attuale - si dice che non c'è democrazia. Questo è un discorso contradditorio. In secondo luogo, si parla del contributo delle opposizioni. Qualcuno si è pregiato di aver partecipato, di aver migliorato norme non fatte bene. Allora, siamo passati per la lettura della Camera e abbiamo apportato alla prima bozza del provvedimento alcuni emendamenti, attraverso l'ascolto e il confronto nelle Commissioni, e con le audizioni. Tale contributo ha reso uno strumento pensato con urgenza e fatto velocemente ancora migliore. Quello stesso contributo, però, non c'è mai stato nei Consigli regionali dove i nostri consiglieri avrebbero potuto dire di non mettere pazienti contaminati nelle RSA; avrebbero potuto dire di investire le risorse sulle strutture pubbliche e non su ospedali da fiera o padiglioni. Il confronto, in questa sede, è avvenuto grazie al Governo, che ringrazio, al Parlamento e a questa maggioranza che si è posta in maniera matura. Noi abbiamo potuto confrontarci anche in tempo di emergenza. Parliamo di provvedimenti che in tre mesi hanno stanziato risorse che normalmente si mettono in campo con cinque leggi di bilancio; si tratta, quindi, di un tutto mai visto prima. Inoltre, nella primavera del 2020 sembra che qualcuno abbia scoperto che in Italia esiste la burocrazia. Il nostro apparato istituzionale, che esiste da settantaquattro anni, e cioè dal 1946, ha accumulato una serie di norme, di disposizioni e provvedimenti che hanno reso il motore Italia sempre più lento: a causa di tante problematiche - dalla corruzione ai problemi legati agli appalti pubblici, all'inefficienza, all'aver preferito l'appartenenza al merito - abbiamo messo tanta sabbia nei carrelli di un motore che è stato spinto con sacrificio dagli italiani che pagano le tasse per sostenere un apparato che ha sprechi e costi. Quando parliamo di rendere l'apparato stesso più veloce e snello e di togliere le risorse per destinarle non a privilegi ma ai cittadini, troviamo l'opposizione. Poi, però, quando si parla di avanzare proposte concrete, tutti scoprono la burocrazia, questa sconosciuta. Mi chiedo se stiamo scherzando. È con questo sistema, con questi mezzi e in queste circostanze che parliamo di liquidità. Non abbiamo trovato nei cassetti del Governo fiumi di risorse. Qualcuno descrive i bilanci come se fossero una slot machine , dove basta tirare una leva per avere cascate di soldi. Questi soldi non ci sono, perché il nostro bilancio è frutto di anni di azioni e di scelte scellerate che ci hanno messo all'ultimo posto tra i PIL europei e del mondo. (Applausi) . Le risorse non ci sono. Quando si parla di banche e del fatto che i soldi sono andati alle banche, i contributi emendativi contengono solamente proteste, al netto di alcune proposte interessanti che vengono accolte. Qual è il sistema alternativo? Perché in Germania esistono quattrocento banche pubbliche di investimento? In quel caso si può agire dando direttive che vengono eseguite e che danno soldi e liquidità immediata. Questi strumenti, in Italia, non esistono. Noi li abbiamo cercati nei cassetti. Sembrava che da qualche parte ci dovesse essere un pulsante da premere per far girare tutto. Signori, non funziona così. Noi abbiamo la nostra responsabilità, ci assumiamo i nostri impegni. Siamo da due anni al Governo, con forze diverse, ma ci sono forze che sono qui da venti, trenta o quarant'anni. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12) ( Segue FEDE). E allora ci tocca sentire le critiche di chi poteva trovare la soluzioni e, non lo ha fatto per vent'anni, quando ha governato per dieci anni; ed oggi dice a noi, in emergenza, in una situazione di calamità naturale, che non stiamo trovando risorse. Ma non scherziamo! Per favore, non scherziamo. Dobbiamo essere seri e concreti (Applausi) e smettetela di soffiare sul fuoco di una Nazione in sofferenza: fuori da quest'Aula ci sono persone che soffrono;