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con l'insieme delle trattative in essere c'è il rischio che venga leso il principio di giustizia e di tutela del bene comune per i singoli cittadini, oltre a porre in essere un'operazione finanziaria che graverebbe in modo eccessivo sul bilancio dello Stato: a) evitando di intervenire in termini di contenzioso con enti privati operanti in regime di concessioni su proprietà pubbliche, per loro lauto guadagno, considerati inadempienti nella gestione e nella manutenzione di alcune strutture, che ha portato anche al crollo del "Ponte Morandi" e alla morte di 43 persone; b) finanziando in maniera importante gli stessi responsabili delle mancanze, ricevendo un bene pubblico deteriorato e da tempo non soggetto alla giusta manutenzione, sui cui lo Stato dovrà investire soldi dei contribuenti per ripianare le inadempienze, facendo entrare nel consorzio a sua volta gruppi privati e stranieri, con il rischio di una prossima cessione a privati dello stesso bene pubblico, una volta sanati i debiti, impegna il Governo: 1) a rigettare le proposte di accordo finora presentate e a procedere immediatamente, per gravità dell'inadempimento, alla risoluzione della convenzione e all'estinzione anticipata del rapporto concessorio con ASPI; 2) ad aprire un contenzioso per il risarcimento dei danni e realizzare la successiva nazionalizzazione di circa 3.000 chilometri di rete autostradale; 3) a prevedere e predisporre conseguentemente alla previsione di una gestione totalmente pubblica delle autostrade, un nuovo piano tariffario che includa la possibilità per i conducenti di veicoli di fruire di una tariffazione forfettaria su base annua, che sia accessibile alle fasce di reddito meno abbienti. Atto n. 1-00381 LICHERI DE PETRIS MALPEZZI NATURALE TARICCO FERRARA COLLINA ERRANI BITI AGOSTINELLI TRENTACOSTE PUGLIA LEONE - Il Senato, premesso che: la tutela dei prodotti agroalimentari tipici e di qualità costituisce per l'Italia un'esigenza fondamentale, la cui importanza trova forti interconnessioni con la storia, la tradizione, la cultura e l'idea stessa di qualità ed autenticità che ne qualifica l'immagine nel mondo e va ben oltre il pur rilevante valore monetario delle esportazioni ad essi direttamente riferibili; questi prodotti sono elementi caratterizzanti ed essenziali di quell'immagine di qualità che costituisce l'elemento distintivo ed il punto di forza del made in Italy , e la difesa della loro identità e del loro legame con il territorio da cui nascono si trasmette a tutte le produzioni italiane di qualità, anche quelle che non rientrano nel comparto agroalimentare; il made in Italy agroalimentare è protagonista mondiale nel mercato dei prodotti di qualità certificati a indicazione geografica e biologico, dove l'Italia vanta il primato mondiale dei riconoscimenti; negli ultimi anni il valore della produzione a denominazione, considerando anche il settore vinicolo IG, rappresenta il 19 per cento del totale agroalimentare, raggiungendo quasi 17 miliardi di euro, con un trend in continua crescita ininterrotto negli ultimi 10 anni. Solo l'agroalimentare, ad esclusione dei vini, si attesta a quasi 8 miliardi di euro, e si considera il risultato raggiunto nel lungo periodo, la crescita è stata del 54 per cento nell'ultimo decennio. Le DOP e IGP pesano per oltre il 20 per cento sul fatturato all'estero dell'intero agroalimentare, con un valore pari a quasi 10 miliardi di euro. Il contributo maggiore è fornito dal comparto dei vini (oltre 5 miliardi di euro), ma il segmento alimentare, che si attesta a quasi 4 miliardi di euro, cresce ancora più velocemente (con un 7,2 per cento in più); l'impegno del nostro Paese è sempre stato orientato alla massima trasparenza sull'indicazione dell'origine in etichetta per tutelare i produttori più virtuosi e per garantire il diritto dei cittadini ad una corretta informazione; a livello nazionale l'Italia ha già introdotto, in via sperimentale, i decreti attualmente in essere riguardanti latte, formaggi, pasta, riso, carni suine trasformate e derivati del pomodoro relativi alla massima trasparenza sull'origine delle nostre produzioni e detto percorso deve essere ampliato e stabilizzato; considerato che: recentemente alcune notizie relative ad alcune decisioni che si starebbero formando a livello comunitario hanno molto allarmato i produttori e consumatori italiani proprio perché così come presentati sembrano delineare un orientamento comunitario non coerente con quelli che il nostro Paese ritiene essere gli autentici interessi dei consumatori e dei produttori nazionali ed europei che hanno scelto le produzioni di qualità attente all'ambiente e alla salute, come prima enunciate; in particolare, ha destato molto scalpore la notizia sulla possibilità di aggiungere acqua nel vino. In realtà, ciò a cui si riferiva la notizia era in relazione ad un documento di lavoro contenente una serie di proposte di modifiche ad una proposta di regolamento. La questione sollevata attiene da un lato alla necessità di colmare un vuoto normativo rispetto alla denominazione di vendita di alcuni prodotti, e dall'altro alla valutazione sul consentire o meno il reintegro del volume perso in alcol con acqua nei vini dealcolizzati. Su questa proposta si è registrata la posizione del Parlamento europeo di un secco no per i vini a indicazione geografica (DOCG, DOC, IGT), lasciando aperta la discussione soltanto per i vini da tavola; ha destato, altresì, scalpore il parere di un comitato tecnico della Commissione europea sull'armonizzazione normativa tra gli Stati membri sul "cibo del futuro". Il termine fa riferimento alla "farina gialla", ossia alla forma larvale della specie di insetti Tenebrio molitor essiccati termicamente. Questi prodotti vengono già commercializzati in molti degli Stati membri, facendo capo ognuno alla propria legislazione nazionale. Con questo passaggio si vuole addivenire ad un'armonizzazione della norma per la loro commercializzazione a garanzia del consumatore; considerato, altresì, che, il "nutriscore" è sistema di etichettatura dei prodotti alimentari sviluppato in Francia che si avvale, in maniera impropria e fuorviante, dell'utilizzo di una scala cromatica e di una alfabetica, per la classificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare. L'utilizzo dei colori del "semaforo", unitamente ad un algoritmo di misurazione che qualifica gli alimenti sulla base di un'unità di valore pari a 100 grammi, si pone apertamente in contrapposizione con i principi della dieta mediterranea che, invero, si fonda su un consumo bilanciato di tutti i nutrimenti; una simile impostazione, che imprime in maniera didascalica un giudizio di valore, penalizza fortemente le produzioni agroalimentari nazionali le quali sono espressione, nel mondo, del prestigio e della qualità del made in Italy . Secondo tale impianto falsante, infatti, alimenti tradizionali e altamente salutari della dieta mediterranea come, ad esempio, l'olio extravergine di oliva e numerose produzioni DOP e IGP, riceverebbero una valutazione negativa, tradotta in un bollino rosso, per via del loro contenuto di sale, zucchero e grassi;