[pronunce]

Si tratterebbe, per lo più, di soggetti la cui assunzione - possibile perché ratione temporis non rientrante, in base all'attuale formulazione dell'art. 1, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 180 del 2008, nell'ambito operativo del blocco - verosimilmente andrebbe ad incidere, in termini negativi, sugli equilibri finanziari dell'Università degli studi di Bari, equilibri che - secondo le valutazioni contenute nel gravato provvedimento - impedirebbero l'assunzione del ricorrente. Pertanto, secondo il giudice a quo, la subordinazione disposta dall'art. 1, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 180 del 2008, convertito dalla legge n. 1 del 2009, dell'esenzione dal divieto di assunzioni all'espletamento della procedura concorsuale prima dell'entrata in vigore della legge di conversione n. 1 del 2009, attribuirebbe all'amministrazione universitaria un inammissibile potere di determinare quali candidati assumere e quali no, anche nell'ambito della stessa procedura selettiva, dandosi origine ad inaccettabili disparità di trattamento a fronte di identiche posizioni, in violazione del principio costituzionale di cui all'art. 3 Cost. Al riguardo, il rimettente richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 35 del 2004 che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge 13 maggio 1997, n. 132 (Nuove norme in materia di revisori contabili), nella parte in cui non prevede che siano esonerati dall'esame per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili anche coloro che fossero iscritti o acquisissero il diritto ad essere iscritti nell'albo professionale dei dottori commercialisti o nell'albo professionale dei ragionieri e periti commerciali in base ad una sessione di esame in corso alla data di entrata in vigore della medesima legge. Nella citata pronuncia, la Corte - premesso che rientra nella discrezionalità del legislatore, allorché introduce una disciplina transitoria di favore che consente, in assenza dei requisiti di legge previsti a regime, ma in presenza di determinati altri requisiti (nella specie, conseguimento del diritto di iscrizione nell'albo dei ragionieri o in quello dei dottori commercialisti), l'iscrizione in un registro e l'esercizio di una professione (nella specie di revisore contabile), fissare una data entro la quale questi ultimi requisiti debbano essere posseduti dagli interessati e dopo la quale invece valga la disciplina definitiva - ha ritenuto manifestamente irragionevole la scelta del legislatore che, nel riaprire la disciplina transitoria per la iscrizione nel registro dei revisori contabili, ha omesso di considerare che, al momento della entrata in vigore della legge, vi era una sessione di esami ancora parzialmente in corso, sicché lo sbarramento temporale rigido introdotto determinava una discriminazione ingiustificata tra coloro che avevano o avrebbero sostenuto lo stesso esame, nella stessa sessione annuale, prima e dopo la data indicata, in base alla casuale durata delle prove. Dalla disamina di detta pronuncia - ad avviso del rimettente - si desumerebbe il principio in forza del quale uno sbarramento legislativo temporale ancorato al dato «casuale» della durata della procedura selettiva, quale quello fissato dall'art. 1, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 180 del 2008, poi convertito, creerebbe una ingiustificata e inammissibile disparità di trattamento, in violazione dell'art. 3 Cost., tra soggetti che hanno partecipato alla stessa procedura concorsuale. Alla luce delle argomentazioni di cui sopra, il collegio solleva, in riferimento all'art. 3 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009, nella parte in cui subordina la non operatività del blocco delle assunzioni per i ricercatori universitari all'avvenuto espletamento - e quindi alla conclusione - della procedura concorsuale alla data di entrata in vigore della legge n. 1 del 2009 di conversione del d.l. n. 180 del 2008. 7.- Con memoria depositata il 23 luglio 2012 si è costituito in giudizio il dott. P.L., chiedendo l'accoglimento della sollevata questione di legittimità costituzionale. Il ricorrente nel giudizio a quo, nel condividere le argomentazioni esposte nell'ordinanza di rimessione, chiede dichiararsi l'illegittimità costituzionale dell'art 1, comma 1, secondo periodo, del d.l. n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009 «nella parte in cui subordina la non operatività del blocco delle assunzioni per i ricercatori universitari all'avvenuto espletamento - e, quindi, all'avvenuta conclusione - della procedura concorsuale alla data di entrata in vigore della legge 9 gennaio 2009, n. 1 di conversione del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180». Ad avviso della parte privata, sarebbe evidente la irragionevolezza della norma censurata che fa salve le assunzioni di vincitori di concorso già espletati ad una determinata data, omettendo di considerare che la conclusione del procedimento amministrativo costituisce circostanza del tutto accidentale, indipendente non solo dalla volontà dei candidati, ma anche dalla data di inizio della procedura concorsuale. 8.- Con atto depositato in data 24 luglio 2012, è intervenuto il Presidente del Consiglio del ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, comunque, non fondata. In primo luogo, la difesa statale eccepisce l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, per difetto di descrizione puntuale della fattispecie del giudizio a quo che non consentirebbe di verificare la sua effettiva rilevanza. Nel merito, il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene la questione destituita di fondamento. Al riguardo, richiama la giurisprudenza consolidata della Corte costituzionale secondo cui deve essere dichiarata l'illegittimità costituzionale di una norma solo qualora non sia possibile darne interpretazioni costituzionalmente orientate e trovare significati compatibili sia con il tenore del testo che con il principio dell'art. 3 Cost. (ex plurimis, sentenze n. 496 del 2002 e n. 194 del 1990). La legge n. 1 del 2009, nell'obiettivo di incentivare le università a comportamenti virtuosi e nell'ottica di guidare l'ente universitario ad un miglioramento qualitativo del servizio e di contenimento delle spese fisse, preclude alle università "non virtuose" - quelle la cui spesa per il personale dipendente superi il novanta per cento dei trasferimenti statali sul fondo per il finanziamento ordinario - di bandire nuove procedure concorsuali e valutazioni comparative, nonché di assumere personale.