[pronunce]

La disposizione censurata, dopo avere previsto che i candidati devono «essere in possesso dei requisiti di cui all'articolo 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53» e che, «[a] tal fine, il Corpo della guardia di finanza accerta, d'ufficio, l'irreprensibilità del comportamento del candidato in rapporto alle funzioni proprie del grado da rivestire», aggiunge che «[s]ono causa di esclusione dall'arruolamento anche l'esito positivo agli accertamenti diagnostici, la guida in stato di ebbrezza costituente reato, l'uso o la detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope a scopo non terapeutico, anche se saltuari, occasionali o risalenti». Quest'ultima previsione è stata introdotta dall'art. 33, comma 1, lettera c), numero 1.6), del d.lgs. n. 95 del 2017. Il giudizio a quo concerne l'appello avverso la sentenza del TAR Lazio che ha respinto il ricorso presentato da A. C. per l'annullamento della determinazione che lo ha escluso dal concorso indetto nel 2021 per il reclutamento di 1409 allievi finanzieri. La causa dell'esclusione è consistita nella mancanza, in capo al candidato, dei requisiti di moralità e di condotta previsti dall'art. 2, comma 1, lettera g), del bando di concorso (che riproduce il testo della disposizione censurata), essendo stato emesso a suo carico un decreto penale di condanna per il reato di guida sotto l'influenza dell'alcool. A. C. ha impugnato il provvedimento deducendone l'illegittimità, in quanto costituirebbe applicazione di un bando di concorso la cui base normativa (l'art. 6, comma 1, lettera i, del d.lgs. n. 199 del 1995, nella parte qui censurata) sarebbe a sua volta viziata da illegittimità costituzionale. Si precisa che il ricorrente nel giudizio principale ha partecipato al concorso nella veste di volontario in ferma prefissata dell'Esercito - categoria a cui il bando riservava una percentuale di posti - e che nei suoi confronti è stata applicata, in sostituzione della pena pecuniaria, la sanzione del lavoro di pubblica utilità, ai sensi dell'art. 186, comma 9-bis, cod. strada, il cui positivo svolgimento ha comportato l'estinzione del reato. Il Consiglio di Stato ha sollevato le questioni di legittimità costituzionale lamentando, in primo luogo, la violazione degli artt. 3 e 51 Cost., per lesione dei principi di ragionevolezza e di eguaglianza, nonché del principio di accesso ai pubblici uffici in condizione di eguaglianza. La disposizione censurata introdurrebbe, sotto il profilo dell'irragionevolezza intrinseca, un'ingiustificata causa automatica di esclusione dall'arruolamento nel Corpo della Guardia di finanza, fondata su un'arbitraria e irrazionale presunzione assoluta di censurabilità della condotta, che impedisce la necessaria valutazione in concreto e caso per caso, da parte dell'amministrazione competente, del disvalore ad essa sotteso. Sotto il profilo della violazione del principio di eguaglianza, anche nell'accesso ai pubblici uffici, essa introdurrebbe un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto all'accesso alle altre Forze di polizia, a ordinamento sia militare (come l'Arma dei carabinieri) sia civile (come la Polizia di Stato), per le quali non opera la stessa causa automatica di esclusione, nonostante il Corpo della Guardia di finanza non espleti i servizi di polizia stradale in via principale (a differenza della Polizia di Stato, per il tramite della Polizia stradale). Il giudice a quo prospetta anche la violazione degli artt. 4 e 35 Cost., in quanto la disposizione in esame - focalizzandosi su condotte «non correlate in maniera indissolubile alle future mansioni da svolgere», come le «ipotesi contravvenzionali» della guida sotto l'influenza dell'alcool di cui agli artt. 186 e 186-bis cod. strada - comprimerebbe in modo sproporzionato il diritto al lavoro, «nella sua accezione di diritto alla soddisfazione delle proprie specifiche aspettative professionali». Inoltre, la causa automatica di esclusione determinerebbe - ove al reo sia stata applicata, come nella specie, la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità - l'impossibilità «per la pubblica amministrazione di "appropriarsi" [...] della esperienza lavorativa gratuita effettuata come vera e propria forma di espiazione della pena», privando il lavoro sostitutivo di qualsiasi «potenzialità attrattiva» per un aspirante finanziere, in contrasto con la finalità rieducativa della pena e, di conseguenza, in violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost. Infine, l'introduzione di «preclusioni asistematiche», operanti come sbarramenti all'accesso al Corpo della Guardia di finanza anche per le categorie (cui appartiene il candidato escluso) a favore delle quali sono riservati posti nelle procedure concorsuali, finirebbe «per impattare negativamente sull'economicità di tali scelte procedurali», con lesione del principio di buon andamento della pubblica amministrazione e conseguente violazione dell'art. 97 Cost. 2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto nel giudizio, ha eccepito l'inammissibilità delle questioni per carenza di adeguata motivazione in ordine al requisito della non manifesta infondatezza. 2.1.- In primo luogo, la questione concernente la violazione del principio di eguaglianza sarebbe inammissibile per difetto di indicazione della disciplina che regola il reclutamento del personale appartenente alle altre Forze di polizia (in sostanza, per mancata indicazione del termine di raffronto), nonché per omessa considerazione del fatto che la disposizione censurata costituirebbe «il precipitato di tre distinti interventi del legislatore delegato effettuati sulla base di deleghe dalla portata differente», con la conseguente necessità di valutare «l'esatta portata dei criteri e principi direttivi» cui tale legislatore doveva attenersi. L'eccezione è, nel suo complesso, non fondata. Per quanto riguarda l'accesso all'impiego è lamentata, come si è visto, un'ingiustificata disparità fra il più rigoroso trattamento normativo riservato al Corpo della Guardia di finanza e quello delle altre Forze di polizia, per le quali non opererebbe la stessa causa automatica di esclusione. Pur non indicando espressamente il termine di raffronto, il giudice a quo osserva, tuttavia, che la versione originaria dell'art. 6, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 199 del 1995 si limitava a rinviare all'art. 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53 (Modifiche alle norme sullo stato giuridico degli appartenenti ai ruoli ispettori e appuntati e finanzieri del Corpo della Guardia di finanza nonché disposizioni relative alla Polizia di Stato, alla Polizia penitenziaria e al Corpo forestale dello Stato), quanto ai requisiti di condotta, e aggiunge che tale ultima disposizione, la quale a propria volta rinvia al possesso delle qualità morali e di condotta stabilite per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria (e quindi al requisito della «condotta incensurabile», su cui, di seguito, punto 3.2. ) ,