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Uscite dall'ossessione del consenso e fate politica, perché questa è l'unica maniera per contrapporsi in modo credibile a un'Unione europea che ha logiche ragionieristiche, che poi sono le stesse vostre logiche, le logiche di questa manovra economica. Uscite dall'ossessione del consenso, fate politica. Questo vuol dire solo una parola: assumetevi le vostre responsabilità. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico «Vito Volterra» di Fabriano, in provincia di Ancona, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà. BONFRISCO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, desidero innanzitutto ringraziare il Presidente del Consiglio per l'attento ascolto dei contributi che questo ramo del Parlamento fornisce al Governo alla vigilia di ogni Consiglio europeo. A lei parrà scontato, presidente Conte, ma a noi no: in tanti anni - troppi - i Presidenti del Consiglio svolgevano la loro relazione, si alzavano e se ne andavano. Ringrazio lei e il suo Governo per l'attenzione che presta e il rispetto nei confronti del Parlamento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Perché la sua attenzione rende meno rituale questo appuntamento e diventa sfidante anche per noi fornirle le migliori osservazioni su un ordine del giorno ampio e articolato, che lei ha perfettamente illustrato prima, verso una reale, sostenibile e umanitaria strategia europea sull'ondata migratoria che preme al confine mediterraneo. La frontiera europea necessita di protezione europea, condivisa e solidale, piaccia o non piaccia a Paesi come la Francia che dopo il blocco delle sue frontiere di qualche mese fa - lo ricordiamo tutti - oggi viene scoperta persino in flagranza di riprovevoli astuzie. E io mi auguro che il suo Governo renda giustizia a questo Paese chiedendo alla Francia di rispondere di queste scorrettezze. Comportamenti come questi, infatti, rendono di tutta evidenza la necessità di rivedere e ridiscutere regole dei mandati e delle operazioni di Frontex e le superate previsioni di Dublino, per sviluppare efficaci politiche di partenariato che concentrino, a nostro modo di vedere, tutte le risorse possibili dell'Unione proprio in quell'area del Mediterraneo fino a quando non sarà superata l'emergenza umanitaria, che troppe volte si trasforma in tragedia umanitaria. Ma da una lettura attenta di quel Regolamento, che è in via di approvazione proprio in questi giorni, si nota che esso prevede risorse sparse nell'intero globo, dedicate persino ai rapporti tra l'Unione europea e aree come quella dei Caraibi o dei territori d'Oltremare - tanto per restare in tema francese - che tutti sappiamo essere ciò che resta della loro grandeur colonialista, già puntualmente ricordata dal collega Urso. Ci permettiamo di far notare l'anacronismo di 1,5 miliardi di euro allocati in quell'area, cioè dalle parti di Guadalupe, quando al nostro Paese, per fronteggiare l'emergenza migratoria, l'Europa ha assegnato meno di 100 milioni di euro, a fronte dei 5 miliardi di euro che ogni anno l'Italia spende per sostituirsi all'Europa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). È una sussidiarietà alla rovescia, signor Presidente, che noi non accettiamo più. Di recente, il commissario Oettinger ci ha illustrato il quadro programmatico finanziario, dovendo ammettere che il dopo Brexit, del quale lei ha parlato, necessita di ulteriori risorse da parte dei Paesi e degli Stati membri, da parte di tutti, anche per pagare una burocrazia, quella europea, che pesa per 9 miliardi di euro, che non sono proprio bruscolini. Ma noi le chiediamo invece di difendere la PAC e non di difendere i 9 miliardi della burocrazia europea. Oppure, per tornare alla grande emergenza immigrazione, potremmo proporre l'impiego di quelle risorse, così competenti e qualificate, impegnate a misurare zucchine o ad obbligarti a svendere le nostre sofferenze finanziarie come le nostre aziende, per aiutare invece le sfortunate popolazioni dell'altra sponda del Mediterraneo o dell'Africa subsahariana o di Paesi come la Nigeria che, nonostante le grandi ricchezze, esporta capitale umano per le più violente organizzazioni criminali. È rinviabile ancora, come ha ricordato lei prima, un grande piano di assistenza e di aiuti per quei Paesi e per impedire che l'Europa venga ulteriormente destabilizzata? Noi crediamo che non si possa più attendere, e che, invece che zucchine, invece che i Caraibi, oggi tutto vada concentrato in quel Mediterraneo che è frontiera d'Europa (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) , e in quella frontiera ci siamo soprattutto noi ad aver pagato in questi anni un prezzo altissimo. Ma mi sia consentito di dedicare alcune riflessioni sul punto che farete in preparazione del prossimo vertice di dicembre, uno degli ultimi, signor Presidente, di questa Europa che sta per finire, alla vigilia delle elezioni del prossimo Parlamento Europeo. Parlerete di assetto istituzionale e di governance , speriamo di politeia , come auspica il ministro Savona, e noi con lui! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Vede, noi facciamo i conti con un assetto regolatorio dominato dagli input compulsati dalle crisi prodotte dalle speculazioni finanziarie, ma che dovrebbe riprendere il filo dell'analisi giuridica - e so di parlare a un esperto - per non tradire o, peggio, vedere soccombere la costituzionalità stessa del funzionamento dell'Unione europea. In questo contesto giuridico, non risolto da Nizza e men che meno da Lisbona, ci si è illusi che l'adesione alla moneta unica fosse capace di garantire vantaggi per tutti: dagli Stati ai cittadini, dalla riduzione dei tassi di interesse ai vantaggi del mercato interno, alla stabilità dei prezzi. Che la materia fosse ostile a una rigorosa analisi giuridica si era già verificato alla prima rilevante controversia sottoposta alla Corte di giustizia. Nella sentenza sul Patto di stabilità del 2004, infatti, la Corte è in grande difficoltà nell'inquadrare secondo schemi giuridici una questione eminentemente politica, quale la procedura per disavanzo eccessivo di due importanti Stati membri come Francia e Germania. Ricordo solo che la Francia, incorsa poi successivamente nella reale procedure di infrazione per eccesso di deficit , ci è rimasta per nove lunghi anni, uscendone solo nel maggio di quest'anno. È storia recentissima, è cronaca: la cronaca di un'Europa strabica, perché questo dimostra che le regole si interpretano o si applicano a seconda delle simpatie politiche e che non ci sono - ahimè - tavole della legge, ma solo strabiche decisioni politiche. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Possiamo ancora oggi proseguire sulla strada della costruzione europea con gli occhi strabici?