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Dichiarazione di monumento nazionale del Ponte degli Alpini di Bassano del Grappa. Onorevoli Senatori. -- Il Ponte degli Alpini è l'edificio pubblico simbolo di Bassano del Grappa e costituisce uno dei vertici della creatività di Andrea Palladio nella città. Le opere dell'architetto veneto sono conosciute in tutto il mondo, tanto da essere state protagoniste nel 2010 di una mostra alla Morgan Library & Museum di New York. Il Ponte degli Alpini ha un inestimabile valore storico e culturale non solo per la città di Bassano del Grappa, ma per tutto il territorio nazionale, dato che la sua storia si intreccia in maniera indissolubile con importantissimi periodi storici dell'Italia, dal Rinascimento ai giorni nostri, passando per la Resistenza. Il fiume Brenta percorre da nord a sud la città di Bassano del Grappa e da sempre si è rivelato molto importante per l'economia e il turismo della città stessa. Il primo ponte in legno sul Brenta a Bassano del Grappa venne costruito con ogni probabilità intorno al 1170, per unire le due sponde del fiume, in relazione alle esigenze militari della Lega lombarda. È del 1209 il primo documento storico che testimonia la sua esistenza, infatti, nella Chronica dominorum Ecelini et Alberici fratrum de Romano , ne dà notizia il cronista vicentino Gerardo Maurisio , descrivendo il ponte come costruito su due piloni e coperto da un tetto. La prima piena del Brenta, storicamente attestata, che travolse il ponte di legno dotato di copertura, risale al 1439. Successivamente, nel 1450, il ponte venne nuovamente ricostruito. Nel 1511 durante la guerra della Lega di Cambrai, il ponte venne distrutto dalle armate francesi comandate dal famoso maresciallo de La Palisse e nel 1519 fu costruito un nuovo ponte in legno, sostituito nel 1525 da un ponte in pietra che ebbe tuttavia vita breve, dato che venne travolto da un'altra piena del fiume, il 3 ottobre 1526. Le discussioni dell'allora Consiglio comunale per decidere se il ponte dovesse essere ricostruito in pietra o in legno, durarono ben cinque anni, decidendo infine per la seconda ipotesi. Dopo appena trentasei anni, il Brenta si vendicò ancora ed una nuova piena distrusse il ponte. Nel frattempo Bassano del Grappa entrò a far parte della Repubblica di Venezia, pur mantenendo una certa autonomia amministrativa. Per quanto riguarda il ponte, il Senato della Serenissima aveva deciso da tempo di sostituire tutti i ponti in legno del proprio territorio con altrettanti ponti in pietra. Si aprì allora fra Bassano e Venezia un lungo ed estenuante braccio di ferro che alla fine premiò la tenacia dei Bassanesi, e il Senato concedette il finanziamento per la ricostruzione di un ponte in legno. La scelta del progettista cadde su Andrea Palladio, il grande architetto vicentino destinato a influenzare l'architettura per i due secoli a venire. Il Palladio, nel 1569, progettò il ponte nella forma che vediamo ancora oggi, nella sua linea elegante ma sobria, slanciata e allo stesso tempo imponente. Il Ponte Vecchio è ancorato alle costruzioni che sorgono sulle due rive del Brenta e poggia su quattro piedi di forma triangolare, ricavata coprendo con assi i pali che sorreggono il piano del ponte. La copertura, pure in legno, poggia su una serie di travi lavorate che fanno del ponte una balconata sul fiume, un grande salotto con vista a nord sulle montagne e sul colle dove sorge il Castello degli Ezzelini, e a sud sulla pianura che si apre verde e assolata in direzione di Venezia. Il ponte del Palladio venne ultimato nel 1570 e dimostrò negli anni successivi non solo la sua estrema bellezza formale, ma anche la sua robustezza e la sua resistenza agli attacchi del Brenta. In generale, cosa più importante, il progetto di Palladio migliorò sensibilmente la tenuta, la stabilità e l'impatto visivo in piena armonia con il contesto paesaggistico circostante. Il ponte progettato dal Palladio rimase in piedi per quasi duecento anni, resistendo a terribili piene del Brenta (che nel dialetto locale vengono chiamate proprio brentane) , le più violente nel 1574 e nel 1593, ma il 19 agosto 1748 crollò nuovamente. Per la ricostruzione venne assoldato l'ingegnere Bartolomeo Ferracina che seguì fedelmente il progetto palladiano. Nel 1813 il ponte venne incendiato dal viceré Eugenio di Beauharnais e successivamente riedificato nel 1821 da Angelo Casarotti, sempre mantenendo le forme precedenti. Anche durante la Grande Guerra, il ponte di Bassano fece da transito per le truppe italiane comandate dal generale Luigi Cadorna che difesero il suolo nazionale dalle truppe austro-ungariche. Il ponte fu raso al suolo per la terza volta il 17 febbraio 1945, per un'azione di sabotaggio voluta dagli Alleati che miravano alla distruzione di gran parte dei ponti della Pedemontana, e tale operazione venne portata a termine da un commando di quindici partigiani capitanati da Primo Visentin (nome di battaglia «Masaccio»), come ricorda ancora oggi la targa affissa sul ponte. In risposta, per rappresaglia, i nazi-fascisti prelevarono dalle prigioni tre partigiani, Federico Alberti, Cesare Lunardi e Antonio Zavagnin, fucilati sul ponte e con al collo il cartello «Io sono un bandito». Il ponte fu infine ricostruito nel 1947 anche per forte volontà degli Alpini, secondo il disegno originale di Andrea Palladio. La sua riapertura fu inaugurata nel 1948 e la cerimonia fu presieduta dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Il 1966 è l'anno della grande alluvione che travolse Firenze. Il Brenta raggiunse limiti mai visti, tanto che nel momento di maggior piena, sotto le arcate del ponte di Bassano passarono circa 2.300 metri cubi d'acqua al secondo. Il ponte, incurvatosi di ben un metro al centro, rimase in piedi, sebbene due dei quattro frangiflutti vennero asportati dalla furia dell'acqua e i piloni lesionati al limite della resistenza. Fu nel 1969 che venne completata l'opera di assestamento e di rimontaggio. Oggi il Ponte degli Alpini necessita di un intervento di ristrutturazione a causa dell'attuale situazione di degrado strutturale. L'Amministrazione comunale ha già iniziato un'opera di monitoraggio e di rilevazioni della struttura del ponte e intende affrontare l'importante operazione di consolidamento e restauro sulla base della convenzione stretta tra il Comune di Bassano del Grappa e l'Università di Padova, nonché, tramite il rapporto di collaborazione con FederlegnoArredo che permetterà di approfondire ulteriormente le problematiche dell'antico manufatto e di programmare tutti i passaggi necessari per restituire bellezza e funzionalità al simbolo per eccellenza della città. L'Amministrazione comunale ha effettuato una prima stima del costo complessivo dell'intervento che dovrà essere verificata puntualmente non appena verrà ultimata la fase di analisi e saranno avviate le valutazioni progettuali. È attendibile prevedere una somma complessiva che si aggirerà attorno ai 4 milioni di euro.