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non è stato così. Sapete perfettamente che in Veneto le cose sono andate in un modo e in Lombardia sono andate in un altro e quindi, chiaramente, ci dobbiamo rendere conto che sono entrati in campo, in questa emergenza, anche modelli di gestione della sanità diversi, che hanno risposto a quel dramma in modo diverso. Di tutto questo non potete far carico al Governo o alla maggioranza. Qualcuno ha detto che la Lombardia, ad esempio, è stata oggetto di attacchi, ma non è così. Le cose sono andate diversamente in ciascuna Regione, perché sono state messe in campo misure molto diverse, di cui però ognuno si deve assumere la responsabilità. Ovviamente il Governo e la maggioranza si assumono la responsabilità per la parte che compete loro, ma anche le Regioni lo devono fare, per la parte che compete loro. Ciò che dovremmo ritrovare tutti è un coordinamento forte, soprattutto adesso, nella fase 2, tra le azioni delle Regioni e quello che si decide a livello centrale. Ritorno rapidamente alla questione del DEF. Domani ci appresteremo a votare un altro e secondo scostamento ben più poderoso, che certamente ha portato a numeri che a leggerli fanno tremare i polsi. Pensate forse che il Governo venga qui alla leggera a presentarci un rapporto tra debito e PIL al 155 per cento? È chiaro che sono questioni che fanno tremare i polsi. Pensate però che non avremmo dovuto mettere in campo una seconda operazione di scostamento così robusta? Qualcuno dice addirittura che non sarà neanche sufficiente e sappiamo che probabilmente dovremo trovare anche degli altri strumenti. Anche questa però è un'operazione poderosa, con una manovra che non si registrava non so da quanto tempo - anzi, forse non c'è mai stata una manovra così nel nostro Paese - per continuare a sostenere i redditi, intervenire sulle fasce che sono state fino ad ora escluse - continuo infatti a ribadire che esiste la necessità assoluta di intervenire, ad esempio con un reddito d'emergenza o altri strumenti, chiamateli come volete, per aiutare le persone che fino ad ora sono state escluse e le famiglie che sono in una grande sofferenza - e far funzionare la liquidità. Anche in questo caso, però, bisogna assumersi le responsabilità. Tra l'altro la Commissione finanze e tesoro e la Commissione d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario hanno svolto delle audizioni. Sappiamo perfettamente che molti dei rallentamenti per quanto riguarda il sostegno alle imprese non sono certamente dovuti al decreto-legge, per come è stato scritto. Nel decreto liquidità ci sono input abbastanza chiari ma vi sono delle resistenze da parte delle banche, di cui sicuramente il Ministro si sta facendo carico e su cui dobbiamo dare degli input molto forti. Lo sappiamo e quindi anche in questo caso abbiamo gli elementi per capire con chiarezza come abbiamo costruito il decreto e anche il fatto che ci sono delle resistenze, perché il nostro Paese purtroppo è così, lo sappiamo e non da oggi. Non è la prima volta che affrontiamo il nodo delle banche. Certamente, anche a livello internazionale dei grandi gruppi di pressione, cosa pensate del declassamento fatto da Fitch? Io non sono una complottista ma certamente, guardando a come vengono portati avanti alcuni giudizi dalle agenzie di rating , si tratta di un'operazione politica, non finanziaria . Chiaramente ci troviamo in un coacervo di questioni che cerchiamo di affrontare una alla volta. Avviandomi alla conclusione, vorrei anche dire che in tutto quello che mettiamo in campo in questa fase e nelle modalità con cui affrontiamo la fase 2 (che per quanto mi riguarda significa anche come far ripartire il Paese, intendendo non soltanto come lo si apre ma quale input si dà per poter far sì che lo sviluppo possa riprendere) non dobbiamo fare un errore. La natura ha parlato chiaro, ci ha dato degli avvertimenti chiarissimi con questa crisi enorme causata da questo virus: non facciamo l'errore di pensare che questo Paese possa riprendere il proprio cammino e il proprio sviluppo rinunciando alle questioni che noi avevamo messo in campo. Per quanto mi riguarda, la transizione verde, il green new deal, gli investimenti nella sostenibilità ambientale e nell'economia circolare sono tanto più in questo momento uno strumento poderoso per andare avanti e per far riprendere il Paese. Noi siamo convinti della necessità di una manovra in cui si sostiene il reddito, quindi si sostiene la domanda interna (perché questa è la cosa importante), e soprattutto si riprende un cammino con ancor più forza sulla strada che noi avevamo indicato, che è l'unica possibile perché una seconda possibilità la natura non ce la darà. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, durante questa pandemia da molti analisti ma anche nell'opinione pubblica generale è stata usata l'analogia con la situazione della Seconda guerra mondiale; credo che per alcuni versi tale analogia regga, naturalmente non per l'evento in sé, ma per le conseguenze che questa ha generato. Ebbene, a nessuno di noi sfugge che la Seconda guerra mondiale fu naturalmente un elemento di devastazione di massa e che a partire da quello ci fu anche un grandissimo piano di rilancio dell'economia mondiale ed europea. Il 5 giugno 1947 si tenne ad Harward il famoso discorso che lanciò il cosiddetto piano Marshall, che in realtà si chiamava European recovery program. Guardate un po' che analogia con ciò di cui stiamo parlando oggi. Ci sono analogie storiche, ci sono analogie dal punto di vista dei programmi e degli strumenti, ci sono delle analogie lessicali. In quel tempo furono tre i grandi obiettivi di questo grande piano internazionale: il primo era ovviamente un piano di aiuti economico-finanziari; il secondo era un piano per favorire l'integrazione economica, certamente quella tra gli Stati Uniti e l'Europa, ma anche quella all'interno dell'Europa che era stata devastata politicamente, culturalmente, sociologicamente ed economicamente; poi il terzo obiettivo era quello di dare finalmente uno sfogo operativo reale alla grande utopia che stava crescendo da tempo verso il progetto politico europeo. Signor Presidente, in quegli anni, quando si definì questo programma, vi fu un grandissimo dibattito negli Stati Uniti e in Europa perché vi erano due grandi correnti di pensiero: c'era chi diceva che fondamentalmente i 12,7 miliardi di dollari che questo piano trasferì all'Europa (di cui 1,2 miliardi all'Italia) dovessero servire per gli aiuti per fronteggiare la contingenza drammatica, e chi sostenne che questo era necessario ma non sufficiente perché quei soldi dovevano servire anche per avviare un processo di trasformazione radicale e di ricostruzione del sistema produttivo europeo. Ebbene, signor Presidente, oggi siamo esattamente in questa linea, in questa posizione. Ha perfettamente ragione la senatrice De Petris: la nuova frontiera è cogliere l'occasione di questa grande trasformazione necessaria, di questa crisi, di questo dramma, per ripensare strutturalmente il modello di crescita economica, valorizzando i miliardi di euro che arrivano dall'Unione europea e dal Governo e dal Parlamento nazionali. Se noi immaginassimo di utilizzare questi fondi solamente per l'emergenza sanitaria - e naturalmente dobbiamo farlo - ma non anche per dare un orientamento marcato verso il vero confine della trasformazione, verso il green new deal , è del tutto evidente che compiremmo un lavoro a metà. Su questo c'è consapevolezza?