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Del resto anche i criteri da cui si è finora desunta, in via interpretativa, la pericolosità sociale, o si sono rivelati insignificanti (quali l'assenza di sentenze di condanna pregresse per fatti tuttavia sconnessi rispetto a quelli denunciati), o generici (come quello della «estraneità» ai contesti criminali), o contraddittori (come quello del rapporto di parentela del dichiarante con soggetti legati ad ambienti mafiosi in cui è proprio tale stretto legame che determina la necessità della testimonianza). Di converso anche gli attuali criteri di valutazione delle dichiarazioni e della sussistenza del pericolo hanno dato luogo al conferimento dello status di testimoni di giustizia a soggetti che non hanno apportato alcun contributo probatorio all'accertamento dei fatti di reato e il cui rischio per la propria incolumità personale poteva essere arginato attraverso le misure ordinarie adottabili direttamente dalle autorità di pubblica sicurezza. Alla luce di tali rilievi, si ritiene pertanto che il decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, come modificato, non possa più costituire il substrato normativo entro cui inserire ulteriori aggiustamenti per la disciplina dei testimoni di giustizia e che, invece, occorra una specifica legge destinata a tale peculiare figura, di cui il nostro ordinamento, sebbene all'avanguardia nella legislazione antimafia, finora non si è dotato. Il disegno di legge si propone, innanzitutto, di definire in maniera puntuale il testimone di giustizia: lo spostamento della linea di confine tra testimoni e collaboratori, o, addirittura, la creazione di un tertium genus , deve essere definito dal legislatore e non rimesso per via interpretativa ad organi amministrativi, dovendosi compiere la scelta fondamentale tra il valorizzare l'etica della persona o l'etica della condotta di testimonianza. Nell'articolo 2 del disegno di legge, quindi, i requisiti già contemplati dall'attuale legislazione sono stati integrati da un altro parametro, cioè quello della terzietà del dichiarante rispetto al contesto e ai fatti denunciati, da ancorare, per quanto possibile, a elementi obiettivi. Inoltre, al fine di evitare l'uso improprio dello status di testimone di giustizia, si è previsto nella medesima disposizione, da un lato, che le dichiarazioni rese devono essere rilevanti per le indagini o per il giudizio e, dall'altro lato, che la situazione di pericolo vada valutata tenendo conto principalmente di dati oggettivi, cioè la qualità delle dichiarazioni rese, la natura del reato e lo stato e grado del procedimento ma, in entrambi i casi, senza far ricadere sul testimone l'eventuale esito negativo delle indagini o del processo. In secondo luogo, il disegno di legge intende attuare correttamente il rapporto Stato-testimone riconducendolo fermamente al di fuori dello schema di un contratto sinallagmatico e modulandolo, invece, come un atto unilaterale di riconoscimento di debito del primo verso il secondo. Pertanto, a parte l'osservanza delle regole di sicurezza, nessun altro sacrificio (come quello abnorme dei programmi speciali di protezione per come disciplinati attualmente) può essere richiesto al testimone in cambio della sua tutela, né sotto forma di menomazione di diritti e libertà, né sotto forma di assunzione di doveri di alcun altro tipo. Infatti, nell'ottica del ripristino totale della situazione ex ante , è stata eliminata la distinzione tra speciali misure in località di origine e in altra località, e si sono invece previsti (dall'articolo 3 all'articolo 7) una serie di misure di tutela, di assistenza economica e di risocializzazione, tra le quali, di volta in volta, individuare quelle adeguate al caso specifico. Contestualmente si è previsto, all'articolo 4, che nella scelta tra tali misure, l'allontanamento dalla località di origine e la mimetizzazione anagrafica, che conducono allo sradicamento e all'isolamento del testimone, siano da considerare una extrema ratio , gravando lo Stato, e non il testimone, dell'ulteriore sforzo della più problematica protezione in loco . Inoltre, si è guardato agli aspetti economici e di reinserimento sociale e lavorativo come momento di piena reintegrazione e non di assistenzialismo o, al contrario, di premialità (articoli 6 e 7). Per tale ragione si è previsto che il sostegno economico sia esteso anche ai testimoni in località di origine qualora, a causa della testimonianza, abbiano ridotto le capacità di reddito; che al testimone vada assicurato il godimento di beni e servizi, anche per equivalenza, di cui usufruiva in maniera proporzionata ai suoi redditi, prima dell'avvio del sistema di protezione; che sia garantita la prosecuzione dell’attività d'impresa del testimone trasferito in località protetta e sia supportata l'attività di impresa del testimone rimasto in località di origine che possa subire o abbia subito nocumento, diretto o indiretto, a causa della testimonianza; che sia ricostituito il profilo lavorativo originario del testimone e, quando ciò non si riveli possibile, sia reperito un lavoro comunque consono alla professionalità e alla capacità del testimone e alla precedente attività lavorativa; o, in alternativa, attraverso la capitalizzazione, sia elaborato e realizzato un progetto lavorativo (o un sistema di erogazione continuata) in maniera proporzionata all'attività precedentemente svolta; o in subordine ancora, sia prevista, ma solo come ipotesi residuaIe, l'assunzione nella pubblica amministrazione, qualora ne sussistano i requisiti, come strumento da utilizzare quando tutti gli altri, tendenti alla reintegrazione, si siano rilevati impraticabili. Il disegno di legge ha anche considerato la necessaria valorizzazione della persona del testimone di giustizia in ogni momento del suo percorso, senza mai dimenticare che si tratta di cittadini liberi che, in quanto tali, nei limiti del possibile, non devono essere penalizzati dalla testimonianza. Del resto, non può ignorarsi che lo sforzo per garantire le loro libertà è concretamente fattibile considerato che il numero dei testimoni di giustizia è attualmente di circa 80 unità per tutto il territorio nazionale. Si è pensato quindi che, sin dall'avvio della protezione provvisoria e sino a quando il testimone non riacquisti la sua autonomia, egli sia costantemente messo nella condizione di essere una persona consapevole dei propri diritti, di poterli concretamente e, qualora lo status gli renda difficoltoso il loro esercizio, di essere assistito qualora ne faccia richiesta. Pertanto, all'articolo 14, si è introdotta la figura del referente del testimone di giustizia (assistito a sua volta, qualora necessario, da altre figure professionali) che dovrà rendere partecipe e consapevole l'interessato dell' iter del procedimento; fornirgli, se il testimone presta il suo consenso, sistematica assistenza per tutte le vicende personali e patrimoniali connesse con il sistema di protezione (come la scelta della misura adeguata; la pronta e puntuale individuazione e quantificazione del patrimonio, attivo e passivo, al momento della collaborazione; l'idonea gestione dei beni aziendali del testimone che si trovi in località protetta; il riavvio dell'impresa del testimone rimasto in località di origine; le altre situazioni creditorie e debitorie connesse alla collaborazione; l'esercizio di diritti patrimoniali conseguiti in ragione della collaborazione; la risoluzione dei vari problemi inerenti all'esercizio di diritti e libertà; la predisposizione e la realizzazione di un consono progetto di risocializzazione;