[pronunce]

L'Istituto rileva che la Corte d'appello ha correttamente osservato che «il principio della neutralizzazione dei contributi per così dire dannosi non ha fin qui trovato applicazione per i lavoratori autonomi», mentre sono numerose le decisioni adottate dalla Corte costituzionale in relazione all'art. 3 della legge n. 297 del 1982. In particolare, l'INPS ricorda la sentenza n. 822 del 1988, che ha fatto salvi i previgenti criteri dettati dall'art. 26, terzo comma, della legge 3 giugno 1975 n. 160 (Norme per il miglioramento dei trattamenti pensionistici e per il collegamento alla dinamica salariale) per i lavoratori prossimi alla pensione al momento dell'entrata in vigore della novella del 1982 o già pensionati; la sentenza n. 307 del 1989, che fa riferimento ai contributi volontari versati dopo il conseguimento dell'anzianità assicurativa e contributiva utile al perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia; la sentenza n. 428 del 1992, che fa riferimento ai contributi volontari versati dopo il conseguimento dell'anzianità assicurativa e contributiva utile al perfezionamento del diritto alla pensione di anzianità; la sentenza n. 264 del 1994, che fa riferimento ai contributi obbligatori per attività lavorativa meno retribuita nell'ultimo quinquennio; la sentenza n. 388 del 1995, che fa riferimento alla contribuzione figurativa. Inoltre, l'INPS ricorda la sentenza n. 433 del 1999 riferita agli agenti di commercio, con cui è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 10 e 37 della legge 2 febbraio 1973, n. 12 (Natura e compiti dell'Ente nazionale di assistenza per gli agenti e rappresentanti di commercio e riordinamento del trattamento pensionistico integrativo a favore degli agenti e dei rappresentanti di commercio). 4.1- Ciò premesso, l'Istituto deduce che «le posizioni del lavoratore subordinato e del lavoratore autonomo in relazione alla disciplina che regola il trattamento previdenziale loro riservato sono del tutto incomparabili», evidenziando i molteplici punti di diversità delle rispettive discipline in riferimento all'obbligo contributivo, alla misura dei contributi, al sistema di calcolo delle pensioni, alle cosiddette finestre mobili di cui all'art. 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica», convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122 (in quanto il differimento nella decorrenza della prestazione è di dodici mesi dalla maturazione del diritto per i lavoratori dipendenti e di diciotto mesi per i lavoratori autonomi), al principio dell'automaticità delle prestazioni, vigente solo per i lavoratori subordinati. Ad avviso dell'INPS, tale situazione non muterebbe in riferimento agli agenti di commercio, data la specificità della loro configurazione giuridica che indurrebbe a inquadrarli nell'ambito della cosiddetta parasubordinazione. Sulla scorta di tali argomentazioni, l'Istituto sostiene che la posizione dei lavoratori autonomi da una parte e quella dei lavoratori subordinati e degli stessi agenti di commercio sono «totalmente differenti sotto il profilo della tutela previdenziale e dunque appare plausibile e non in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, una diversa disciplina in punto neutralizzazione dei contributi dannosi». Da ultimo, l'INPS richiama «la tendenza della legislazione in materia previdenziale, particolarmente avvertita negli anni più recenti, sia nel senso di contemperare i diritti degli assicurati alle esigenze di tenuta del sistema previdenziale e di equilibrio del bilancio», ed evidenzia che ciò comporti che «l'obiettivo non è più quello di assicurare al pensionato il trattamento migliore possibile, ma quello che deriva dal computo complessivo dei contributi maturati nel corso della vita lavorativa». In tale ottica, secondo l'Istituto, «può ritenersi plausibile una differente disciplina tra lavoratori subordinati ed autonomi in punto neutralizzazione dei contributi c.d. dannosi, potendosi far rientrare le variazioni di reddito nel tempo per i secondi nell'ambito del rischio di impresa che caratterizza l'attività imprenditoriale». Ciò, ad avviso dell'INPS, non si porrebbe in contrasto con gli artt. 35 e 38 Cost., in quanto «non incide in alcun modo sulla tutela del lavoro e sull'adeguatezza del trattamento pensionistico, costituendo invece la risultante del bilanciamento tra i contrapposti interessi degli assicurati e della tenuta del sistema previdenziale». 5.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atto depositato il 16 gennaio 2018, chiedendo di dichiarare l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale. Anche la difesa dello Stato ha dedotto la impossibilità di applicare al lavoro autonomo il principio della sterilizzazione contributiva, affermato dalla giurisprudenza costituzionale nel lavoro subordinato, attesa, da un lato, la diversità dei due regimi contributivi, dall'altro, la sua non coerenza «con l'impostazione del sistema previdenziale del lavoro autonomo, così come è stato delineato dall'art. 5 della L. 233/1990, attesa la natura di tale tipologia lavorativa e il reddito di impresa derivante». 6.- In prossimità dell'udienza, l'INPS ha depositato una memoria nella quale ha confermato le conclusioni già rassegnate. In particolare, l'Istituto ha ribadito la diversità delle situazioni del lavoratore subordinato e del lavoratore autonomo, con particolare riguardo al rischio di impresa che sul secondo grava e che esso assume volontariamente scegliendo di proseguire l'attività lavorativa dopo aver conseguito i requisiti pensionistici, fermo restando l'opzione di continuare l'attività ottenendo un supplemento di pensione che assume carattere integrativo di quella già in godimento. In definitiva, l'INPS evidenzia che l'elemento della volontarietà del lavoratore autonomo nel determinare il corrispettivo economico della propria attività e, conseguentemente, l'apporto contributivo in funzione della misura della futura pensione, può giustificare la diversità con il lavoratore subordinato in ordine all'applicazione del principio della cosiddetta "neutralizzazione".1.- La Corte d'appello di Trieste, con ordinanza del 13 luglio 2017 (r.o. n. 184 del 2017), solleva, in riferimento agli artt. 3, primo e secondo comma, 35, primo comma, e 38, primo e secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, della legge 2 agosto 1990, n. 233 (Riforma dei trattamenti pensionistici dei lavoratori autonomi), e dell'art. 1, comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), nella parte in cui non prevedono che al lavoratore autonomo che, dopo aver conseguito il requisito per il trattamento pensionistico, abbia continuato la propria attività, versando la relativa contribuzione, non possa essere liquidata una pensione di importo inferiore a quello determinabile alla data del raggiungimento dell'età pensionabile, con esclusione quindi dal computo dei successivi periodi di contribuzione, ove producano effetti riduttivi dell'importo già maturato a tale data. 1.1.-