[pronunce]

Determinazione dell'accantonamento), atti impugnati dalla Provincia con conflitto di attribuzione. Essi hanno infatti operato il riparto del contributo tra le autonomie speciali secondo criteri che la ricorrente reputa illegittimi, sulla base di argomenti che non sono stati posti a base dei ricorsi trattati in questa sede. La Provincia ribadisce, infine, che le norme impugnate non possono reputarsi transitorie, poiché non è previsto alcun termine ai fini dell'adozione delle norme di attuazione statutaria che renderebbero inapplicabili le misure da esse disposte. La Regione autonoma Trentino-Alto Adige e la Provincia autonoma di Trento hanno depositato memorie di analogo contenuto, con cui si è replicato alle eccezioni dell'Avvocatura generale dello Stato, svolte con l'atto di costituzione, e con successive memorie. Dopo avere rilevato che le modifiche normative intervenute nelle more del giudizio non hanno attenuato la lesività delle norme impugnate, le ricorrenti negano che il decreto ministeriale 27 novembre 2012 abbia determinato la cessazione della materia del contendere sul contestato criterio di riparto del contributo enunciato dall'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, poiché tale decreto ministeriale avrebbe applicato una norma efficace, nelle more del giudizio finalizzato alla declaratoria di incostituzionalità di tale disposizione. Inoltre le ricorrenti contestano che, ai fini dell'ammissibilità, i ricorsi dovessero evidenziare una disparità di trattamento tra Regioni, ovvero dimostrare che le norme impugnate arrechino squilibri finanziari, essendo sufficiente, invece, denunciarne il contrasto con lo statuto. Con riferimento all'art. 16, comma 4, del d.l. n. 95 del 2012, le ricorrenti reputano le censure ampiamente motivate e del tutto autonome rispetto a quelle dedotte negli altri contenziosi pendenti innanzi a questa Corte. Inoltre esse osservano che l'art. 79 dello statuto assoggetta al principio dell'accordo non le modalità di perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica ma direttamente i saldi di bilancio, ovvero il risparmio pubblico (entrate correnti-spese correnti), il saldo netto da finanziare (entrate finali-spese finali), l'avanzo primario e il ricorso al mercato. Si tratta, perciò, di valori, e non di mere modalità. Sarebbe priva di rilievo la circostanza che le misure contestate trovino applicazione solo in caso di mancato accordo tra lo Stato e le autonomie speciali, posto che i ricorsi deducono proprio l'illegittimità costituzionale di un simile meccanismo con cui lo Stato intende sfuggire all'obbligo di raggiungere l'intesa. Infine andrebbe escluso che l'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 corrisponda a competenze dello Stato diverse dal coordinamento della finanza pubblica. La Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha svolto deduzioni analoghe a quelle appena esposte per i punti di comune interesse con la Regione autonoma Trentino-Alto Adige e con la Provincia di Trento. Quanto poi all'art. 16, comma 9, del d.l. n. 95 del 2012, la ricorrente ribadisce che un divieto di assumere personale eccede i limiti che lo Stato può imporre a titolo di principio di coordinamento della finanza pubblica, giacché sarebbero ammissibili solo limiti alla spesa per il personale nel suo complesso. Inoltre, una volta dichiarata, con la sentenza n. 220 del 2013 di questa Corte, l'illegittimità costituzionale dell'art. 17 del d.l. n. 95 del 2012, ne dovrebbe seguire l'inapplicabilità dell'art. 16, comma 9, del d.l. n. 95 del 2012, che sarebbe stato applicabile nelle more del processo di riduzione delle Province disposto dall'art. 17. La Regione autonoma Sardegna rileva che, sulla base della sentenza n. 236 del 2013 di questa Corte, sarebbe auspicabile attribuire all'art. 24-bis del d.l. n. 95 del 2012 il significato di escludere l'applicabilità integrale delle norme impugnate alle autonomie speciali. In caso contrario, la ricorrente ribadisce che il rinvio operato dall'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 alle procedure di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 non vale a salvaguardare le prerogative regionali, anche perché rimarrà comunque in capo alle Regioni il contributo straordinario senza limiti temporali fissato dalla disposizione impugnata, mentre potrebbe mutare solamente il modo in cui le regolazioni finanziarie si traducono in effettivi trasferimenti di liquidità e di risorse. Quanto alle eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato, la ricorrente osserva che lo squilibrio finanziario cui è costretta emerge con evidenza dal contenzioso, già rammentato, relativo all'attuazione dell'art. 8 dello statuto, e che, anzi, proprio la modifica di quest'ultima disposizione comprova la grave alterazione tra mezzi e risorse. Alla luce di ciò il ritardo nella definizione degli accordi tra Stato e Regione attinenti alla finanza pubblica sarebbe da imputare allo Stato e non potrebbe giustificare le misure imposte a titolo suppletivo dalle norme impugnate. Con riferimento all'art. 11, comma 8, del d.l. n. 35 del 2013, per ribadire il grave pregiudizio che la norma impugnata le arreca, la ricorrente si dilunga nuovamente sul contenzioso in corso con lo Stato circa l'attuazione dell'art. 8 dello statuto. La Regione siciliana premette che le modifiche normative intervenute sull'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 non hanno carattere satisfattivo e sostiene che, per effetto di plurime normative, il contributo della ricorrente alla finanza pubblica è ingente, e tale da comportare un pregiudizio rilevante. 18.- Anche l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memorie, insistendo sulle conclusioni già formulate. In particolare, l'Avvocatura sottolinea che il riparto del contributo di cui all'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunti dal SIOPE, si affida ad un criterio non arbitrario, ma certificato e garantito. L'accantonamento delle quote di tributi erariali corrisponderebbe, poi, all'esercizio della competenza statale in materia di «sistema tributario e contabile e di perequazione finanziaria». Viene poi dedotta l'inammissibilità delle censure svolte dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige e dalla Provincia autonoma di Trento rispetto all'art. 16, comma 4, del d.l. n. 95 del 2012, per genericità, anche con riguardo alle censure di illegittimità per invalidità derivata. 19.- Talune ricorrenti hanno depositato ulteriori memorie.