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Stare a casa, ci è stato detto, è stata una decisione di grande responsabilità. Io non credo sia stata una decisione; credo sia stata una reazione, un comportamento dettato dalla paura. Quando questa sensazione di grande paura, quando questa grande emergenza che stiamo vivendo comincerà a scemare, il nostro sguardo e la nostra paura lasceranno di nuovo spazio al ragionamento: ci sarà chi vorrà capire perché non siamo stati abbastanza tempestivi, cosa abbiamo sbagliato, cosa si può fare di meglio. C'è già oggi chi ha moltissima voglia di ripartire e che vuole capire come si può ripartire. Questa è una decisione che spetta alla politica e la politica sa che l'equilibrio tra la crisi sanitaria, la crisi economica e la crisi sociale è a un punto di rottura; noi non possiamo tardare oltre a decidere come ripartire. Oggi poniamo la questione di fiducia sul cura Italia. Perché lo facciamo? Non ci sono dietrologie: lo facciamo perché abbiamo bisogno di andare in velocità. Il cura Italia è una fotografia vecchia, è una fotografia di ventitré giorni fa; è la fotografia di un pensiero che ha una concezione diversa di quelle che erano le priorità ed è un decreto senza risorse, che non ha più la spinta per riuscire a dare le risposte. Esso va quindi semplicemente convertito velocemente. Non è stato comunque un passaggio banale, è stato un passaggio importante, per due ordini di motivi: ha dato risposte alle esigenze sanitarie della Protezione civile, ha dato le primissime risposte al mondo economico, ma soprattutto ha visto un cambio di paradigma europeo. Abbiamo potuto utilizzare i 25 miliardi di euro del cura Italia grazie alla decisione delle istituzioni europee di derogare al Patto di stabilità e crescita. È stato un passaggio importantissimo, che fino a pochissimi mesi fa non era scontato. L'altro passaggio importante delle istituzioni europee cui abbiamo assistito in questi giorni è la decisione della Banca centrale europea di creare un cappello con il quantitative easing , per garantire la spinta finanziaria e di approvvigionamento di risorse che serve in questa fase. Credo che chi dice che l'Europa, intesa come istituzioni europee, non abbia fatto o non stia facendo alcunché- in questo momento stia descrivendo una realtà destituita di fondamento. Vero è che la difficoltà sta nella composizione dei singoli Stati; lo vediamo in questi giorni e in queste ore all'Eurogruppo, mi riferisco alla difficoltà di trovare una visione e una solidarietà comune. Credo che le critiche a questo stallo dell'Eurogruppo dovrebbero arrivare più dagli europeisti che non dai sovranisti. Mi sembra normale immaginare che la somma di Stati sovranisti non può che portare a un'Europa di rigorismi. Non trovo coerenti le critiche di chi invoca un'Europa che disconosce. Ciò che invece è oggettivo è che l'Europa ci ha dato la possibilità di stanziare 25 miliardi di euro per il cura Italia, mentre altri 35 miliardi di euro li stanzieremo a breve con lo scostamento previsto dal successivo decreto di aprile. Sono risorse fondamentali, però deve essere chiaro che la grande spinta è sulle spalle dell'Italia. La spinta che stiamo dando all'Italia per ripartire è a debito sul bilancio dello Stato: a debito sulle imprese, sui professionisti e sui piccoli imprenditori, a debito sulle famiglie. Deve essere quindi evidente e chiaro che questa situazione non può durare. L'economia reale deve ripartire e, a tal fine, è importante il lavoro che è stato fatto in Commissione bilancio sul successivo provvedimento, non tanto per i poco più di 90 emendamenti che abbiamo approvato per modificarlo e per renderlo migliore, ma per i dieci ordini del giorno di maggioranza che abbiamo scritto e che impegnano il Governo, nel prossimo decreto di aprile, a una nuova visione strategica della ripartenza. Non possiamo immaginare di ripartire nello stesso modo in cui abbiamo chiuso un mese fa le nostre attività. Quello che ci è accaduto deve pervaderci e deve darci la possibilità di ripartire con nuove risorse, con una nuova coesione, con una nuova empatia, con una nuova capacità di ricostruire con grande coesione e grande forza. (Applausi dal Gruppo IV-PSI. Congratulazioni) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, mi rivolgo a lei e alla cortesia del Sottosegretario - anche se è in tutt'altre faccende affaccendato - per segnalare che non è un obbligo del Governo presenziare con un Ministro in Parlamento (lo so bene, sono un parlamentare di lunga data). Tuttavia, la presenza di un Ministro del Governo forse non guasterebbe in occasioni come questa e in un momento in cui è così povera l'interlocuzione con il Parlamento. Anche questo è un segnale di un Governo che vuole fare tutto da sé e che, non voglio dire che disprezza il Parlamento, per carità, se ne infischia dei suggerimenti che gli vengono dalle forze politiche (non solo quelle di opposizione, perché ieri ho sentito anche interventi di maggioranza chiedere una maggiore capacità di colloquio con il Governo) e anche del Parlamento nel suo complesso. Penso anche alla modifica dell'ultimo minuto del provvedimento; ci hanno prima parlato della bollinatura, poi che non era quella e che stavano cambiando delle parti del testo. Noi stiamo discutendo senza avere il testo definitivo del decreto- legge la cui conversione ci apprestiamo a votare. Questa è la realtà, figlia della disattenzione - non voglio dire di peggio - o della sola confusione che c'è in questo Governo, dove anche le parti che dovrebbero essere per l'Italia sono metà del MoVimento 5 Stelle e metà del PD, quasi si trattasse di una spartizione come quelle cui ci hanno abituato da tempo. Signor Presidente, pur sapendo che questo avrebbe comportato un indebito vantaggio per il Presidente del Consiglio e per il Governo, abbiamo abbassato i toni usandone solo di collaborativi e abbiamo fatto proposte una dietro l'altra, consci - ripeto - che ciò avrebbe comportato un vantaggio in termini di pseudo o reale gradimento del Presidente del Consiglio, che ormai - come si usa dire - è come il prezzemolo in ogni pietanza: ce lo troviamo in tutte le reti, sbuca fuori mentre c'è Fiorello e in altri programmi televisivi. Abbiamo detto che non ha importanza e che oggi bisogna essere patrioti, ma a tutto c'è un limite. Ripeto, a tutto c'è un limite: questo Governo incassa la serietà, la collaborazione e le proposte dell'opposizione e, a fronte di una formale cortesia nei confronti privati, non fa altro che disprezzare qualunque apporto e dimenticare qualunque proposta. Peggio ancora: io, per esempio, ho presentato un solo emendamento per aumentare il numero dei militari dell'operazione Strade sicure e cortesemente dal Ministero mi hanno detto di modificarlo in una certa maniera; l'ho modificato come volevano ma non c'è, è sparito. Ma allora che mi chiedete a fare una modifica? (Commenti del senatore Santangelo) . No, troppo comodo, vedo che vi innervosite - poco, perché in questa occasione tutto va fatto in modo limitato - ma la realtà è la seguente.