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Siamo contenti, quindi, che nelle Commissioni si sia avuta un'inversione di tendenza in senso positivo rispetto agli argomenti che avevamo portato all'attenzione della Camera. (Applausi dal Gruppo LN-Aut) . PRESIDENTE. Grazie, senatore Consiglio, anche perché abbiamo avuto parecchio tempo (diciannove anni) per riflettere su questo argomento, dato che la Convenzione risale al 1996. È iscritta a parlare la senatrice Bertorotta. Ne ha facoltà. BERTOROTTA (M5S) . Signor Presidente, preliminarmente siamo costretti ad evidenziare come di consueto l'Italia si mostri in ritardo nel ratificare le Convenzioni. Il provvedimento che ci apprestiamo a votare, infatti, risale al 1996 e aggiorna la Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961, oggi vigente nel nostro Paese, sottoscritta dall'Italia nel maggio del 2003. In pratica, dal 1961 arriviamo al 1996 per poi sottoscrivere dopo sette anni: nel 2003. Poi abbiamo riflettuto per altri dodici anni per renderci conto alla fine che non siamo pronti. Eppure l'Europa è pronta ad aprire una procedura di infrazione nei nostri confronti che non ci possiamo certamente permettere. Decine e decine di minori presenti nel nostro Paese non sono stati sufficienti per giungere alla conclusione che ci sono casi di minori in stato di abbandono o di non abbandono che attendono di essere tutelati così come i loro coetanei nati in Italia. Tuttavia, non va dimenticato il dibattito che si è intessuto durante questi mesi, dal quale è nata la scelta di procedere con una ratifica secca, previo stralcio degli articoli che invece destavano dubbi e confusione. In primis quelli afferenti all'istituto della kafala che va in conflitto con l'istituto dell'adozione di cui alla legge n. 184 del 1983, ma non per questo è tollerabile un simile ritardo. A differenza di quanto accade nei sistemi giuridici eurocentrici, gli ordinamenti di derivazione islamica non solo non contemplano l'istituto dell'adozione, ma addirittura lo vietano. Ciò sul presupposto che il rapporto di filiazione debba essere rigidamente ancorato alla generazione biologica poiché la famiglia è di origine divina, mentre la filiazione è esclusivamente espressione della volontà di Dio e pertanto, la persona umana non possiede le facoltà di costituire artificialmente tale rapporto. Istituto del diritto islamico positivo, la kafala trova ispirazione nel principio coranico in base al quale ogni buon mussulmano è tenuto ad aiutare i bisognosi, in particolare gli orfani. Sul punto abbiamo audito diverse associazioni nonché operatori del diritto, i quali hanno evidenziato come il provvedimento andava affrontato con la massima cautela, criticando l'operato frettoloso e forse anche superficiale dell'altro ramo del Parlamento. Mentre l'Italia, sino ad oggi, è rimasta in silenzio rispetto alla ratifica della Convenzione dell'Aja del 1996 sulle misure di protezione dell'infanzia, fra cui rientra anche l'istituto della kafala , ben diverso è l'atteggiamento di molti Paesi del continente europeo che hanno già provveduto in vario modo a riconoscere il diritto di avere una famiglia anche ai minori provenienti dagli Stati che non conoscono l'adozione e che sono protetti tramite kafala . Il Belgio ad esempio, con una legge del 2005, ha introdotto una disciplina specifica per l'adozione dei minori provenienti dai Paesi la cui legge nazionale non conosce o proibisce l'adozione. Per concedere un provvedimento di kafala e pronunciare l'adozione è necessario che vengano rispettate alcune condizioni. Intanto gli adottanti devono avere seguito corsi di preparazioni specifici e ottenuto il provvedimento di idoneità; non deve esserci stato, in precedenza, alcun contatto tra gli adottanti e le persone incaricate della cura del minore; il minore deve essere orfano di madre e di padre e deve essere destinatario di un provvedimento dì abbandono. Il che significa che deve essere sottoposto alla tutela dell'autorità pubblica. Inoltre l'autorità competente dello Stato d'origine deve avere previsto una forma di tutela sul minore e deve avere autorizzato il trasferimento del minore al fine di una permanenza stabile all'estero, mentre le autorità competenti, sia belga che del Paese di origine del minore, devono avere approvato per iscritto la decisione di affidare il minore all'adottante o agli adottanti. La Spagna, invece, con legge n. 54 del 2007 sull'adozione internazionale, si è dotata di norme di riconoscimento dell'istituto della kafala , che anticipano in qualche modo il regime della Convenzione dell'Aja del 1996. Adozione e kafala sono considerate distinte, però entrambe suscettibili di riconoscimento, purché siano costituite dall'autorità pubblica competente come mezzi di protezione internazionale del minore. In Spagna si opta per una «nazionalità anticipata» del minore nel senso che, quando l'adozione di un minore viene chiesta da chi ha la nazionalità spagnola, si applica la legge interna sulle misure di protezione dell'infanzia. Invece, per gli stranieri residenti in Spagna che hanno la nazionalità di un Paese che non conosce l'adozione, la kafala su un minore che non è orfano non viene riconosciuta, perché non può ritenersi sussistente il consenso all'adozione di chi ha la responsabilità del minore. Anche nel Lussemburgo le norme di diritto internazionale privato hanno portato i giudici ad applicare una sorta di nazionalità anticipata al minore. In Germania l'adozione di un minore abbandonato sottoposto alla kafala è possibile quando i richiedenti siano di nazionalità tedesca o comunque coniugi il cui matrimonio è regolato dalla legge tedesca. Il problema del consenso all'adozione è risolto da un'importante norma che consente l'applicazione del diritto tedesco, al posto di quello di nazionalità del minore, quando ciò corrisponda a migliore interesse del minore. Il Regno Unito, invece, ha stabilito che il provvedimento di kafala è stato in alcuni casi qualificato come «tutela» sul minore e il consenso dei tutori è stato ritenuto valido ai fini dell'adozione. Anche in Svizzera una legge del 2002, in vigore dal 2003, ha stabilito dei requisiti supplementari al fine dell'adozione di un minore la cui legge nazionale proibisce l'adozione. Quindi per gli adottanti svizzeri, e per quelli stranieri richiedenti in Svizzera, è possibile adottare un minore straniero perché si applica la legge svizzera che prevede l'adozione. Sono tuttavia richiesti dei requisiti supplementari per il caso di minore straniero che entra in Svizzera in kafala : ad esempio, è richiesta la prova documentale del consenso dei genitori all'adozione del minore o una dichiarazione del Paese di origine che indichi le ragioni per cui il consenso non può essere rilasciato e una dichiarazione di una autorità competente del Paese di origine del minore che certifichi che il minore è stato affidato ai futuri genitori adottivi in Svizzera. La Francia è l'unico Paese europeo ad avere introdotto espressamente nel proprio codice civile una norma che vieta l'adozione di un minore proveniente da un Paese che vieta l'adozione. Infatti è sancito che: