[pronunce]

Quanto all'ipotizzato contrasto con gli artt. 3 e 111 Cost., l'Avvocatura generale dello Stato rileva che la scelta legislativa di riservare al Tribunale per i minorenni la competenza ad adottare i provvedimenti limitativi della responsabilità, anche nel caso di contestuale pendenza tra i genitori di un giudizio di separazione o divorzio, non sarebbe irragionevole, perché si fonderebbe sulla mancanza di legittimazione degli ascendenti ad intervenire in tali controversie e risponderebbe all'esigenza di garantire il principio costituzionale di ragionevole durata di questi giudizi (la cui definizione sarebbe ritardata, ove si estendesse la legittimazione all'intervento). 3.2.- Con memoria depositata in prossimità della camera di consiglio, l'Avvocatura generale dello Stato ha meglio illustrato le ragioni a sostegno della infondatezza della questione sollevata dal Tribunale ordinario di Firenze. In particolare, la difesa statale ha richiamato il principio affermato dalla recente sentenza n. 194 del 2015, che ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale relativa all'art. 38, primo comma, disp. att. cod. civ. , nella parte in cui comprende nella competenza del Tribunale per i minorenni le controversie di cui all'art. 317-bis cod. civ. In questa occasione, la Corte ha ritenuto che «non può certo apparire irragionevole la scelta di attribuire a un giudice specializzato - e da considerarsi "naturale" per la tutela degli interessi dei minori - anche la competenza in discorso, fermo restando che qualsiasi altro e diverso livello di criticità delle soluzioni adottate dal legislatore non può che legittimamente rientrare - specie, come si è ricordato, nella materia processuale - nell'ambito della discrezionalità di cui esso gode». Analoghe considerazioni porterebbero a ritenere infondata anche la presente questione. Infatti, ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, la ratio del cumulo delle competenze andrebbe ravvisata non tanto in esigenze di celerità processuale, quanto piuttosto nella preoccupazione del legislatore di non infliggere al minore ulteriori verifiche giudiziali, nel contesto già traumatico della separazione dei genitori. Osserva, quindi, la difesa statale che laddove tale contesto non ricorra - in quanto il ricorso sia stato proposto da genitori già separati, ovvero non ancora tali - il giudice naturale debba essere individuato in quello specializzato per la comprensione del minore e dei suoi diritti, grazie anche alla particolare configurazione dello stesso ufficio giudiziario, composto da due giudici togati e due giudici onorari, esperti nelle materie minorili.1.- Con ordinanza depositata il 17 giugno 2014, il Tribunale ordinario di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 38, primo comma, delle disposizioni di attuazione del codice civile, nella parte in cui attribuisce alla competenza del Tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati dagli artt. 330 e 333 del codice civile. La questione viene sollevata in riferimento all'art. 3 Cost., poiché la previsione della competenza del Tribunale per i minorenni, accanto a quella del Tribunale ordinario, per i provvedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale di cui agli artt. 330 e 333 cod. civ. , determinerebbe un trattamento processuale differenziato, privo di alcuna ragionevole giustificazione, di situazioni identiche sul piano dei diritti sostanziali. Viene, inoltre, denunciata la violazione degli artt. 97, secondo comma, e 111 Cost., poiché la previsione della "duplice" competenza - del Tribunale ordinario e del Tribunale per i minorenni - in ordine ai provvedimenti di cui agli artt. 330 e 333 cod. civ. , e la conseguente possibilità di pronunce meramente processuali (di incompetenza, connessione, continenza, sospensione dei giudizi), nonché di conflitto di giudicati, sarebbe in contrasto con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione e con il principio del giusto processo, sotto il profilo della ragionevole durata dei procedimenti. 2.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 38, primo comma, disp. att. cod. civ. è inammissibile. 2.1.- Il petitum del giudice a quo è volto alla declaratoria di illegittimità dell'art. 38 disp. att. cod. civ. , nella parte in cui attribuisce al Tribunale per i minorenni la competenza in ordine ai procedimenti di cui agli artt. 330 e 333 cod. civ. Dalla sintetica descrizione della fattispecie concreta non emergono, tuttavia, elementi che consentano di ritenere che il thema decidendum sottoposto al giudice a quo comporti la soluzione di questioni attinenti alla titolarità della responsabiltà genitoriale, né che sia richiesto, neppure incidentalmente, un accertamento sul contegno pregiudizievole (o radicalmente abusivo) di uno dei genitori. Infatti, l'intervento giudiziale richiesto attiene soltanto alla disciplina dell'esercizio del diritto di visita da parte del genitore non convivente, senza che ciò comporti la modifica della natura condivisa dell'affidamento, né - a fortiori - della titolarità della potestà genitoriale. Ne discende l'impossibilità di valutare se nel giudizio a quo sussista la denunciata sovrapposizione di competenze del Tribunale ordinario e del Tribunale minorile. 2.2.- Va inoltre rilevato che il giudice a quo omette di indicare quale sia lo scenario processuale nell'ambito del quale egli ritiene di dover fare applicazione del censurato criterio di riparto della competenza. Vengono infatti elencati tre possibili sviluppi processuali alternativi (declaratoria di incompetenza, sospensione per pregiudizialità, o decisione della controversia), senza tuttavia prendere posizione in ordine ad alcuno di essi. Siffatta modalità argomentativa non è idonea a sostenere le ragioni della rilevanza, la quale appare meramente ipotetica e, comunque, indimostrata. 2.3.- Va detto che nella prospettazione del giudice a quo non è in discussione la competenza del Tribunale ordinario in ordine ai provvedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale, nei casi individuati dall'art. 38 disp. att. cod. civ. Il dubbio di legittimità costituzionale attiene, invece, alle possibili interferenze tra l'esercizio di tale competenza del Tribunale ordinario e quella attribuita (recte: mantenuta) in capo al Tribunale per i minorenni in ordine ai medesimi provvedimenti, ovvero a provvedimenti diversi che possano tuttavia confliggere fra loro. Certo si è che, nel denunciare l'irragionevolezza del complessivo sistema di riparto stabilito dall'art. 38 disp. att. cod. civ. , il giudice rimettente formula un petitum volto a realizzare la concentrazione in capo al Tribunale ordinario delle tutele relative ai provvedimenti de potestate, da chiunque (dei soggetti legittimati) richieste e quale che sia il momento processuale in cui ciò avvenga.