[pronunce]

Ad avviso della resistente il ricorso non tiene in alcun conto la legge n. 76 del 1995, che indica la Regione Friuli-Venezia Giulia come ente legittimato a concludere accordi di cooperazione transfrontaliera ed indica le materie che possono essere oggetto di intesa, che largamente coincidono con il Programma Interreg III A e rientrano tutte nella sfera di competenza regionale. L'accordo impugnato è dunque rispettoso anche dell'art. 3 della legge n. 948 del 1984 e dell'art. 117, nono comma, Cost., che in ogni caso non riguarda le Regioni a statuto speciale. Secondo la resistente la necessità di una previa intesa con l'amministrazione statale si fonda sulla necessità di un controllo dell'amministrazione statale sulle attività estere delle Regioni e sulla loro conformità agli orientamenti di politica estera dello Stato; nel caso in esame, gli organi statali sono stati sempre costantemente coinvolti in tutte le fasi del programma, come richiesto dalle fonti comunitarie; essi hanno stabilito la percentuale del cofinanziamento nazionale, hanno operato la ripartizione indicativa del fondo tra le diverse sezioni transfrontaliera, transnazionale e interregionale, hanno partecipato alla redazione del documento di programmazione e lo hanno presentato alla Commissione, hanno addirittura già assegnato alla Provincia di Bolzano l'acconto della quota a carico dello Stato; in tale situazione l'intesa alla stipula doveva ritenersi sostanzialmente acquisita e le censure, sul punto, devono ritenersi infondate. Osserva infine la memoria della Regione che l'atto censurato dal Presidente del Consiglio dei ministri è sostanzialmente un atto dovuto, nel rispetto del principio di collaborazione di cui all'art. 10 del Trattato CE, e che un suo eventuale annullamento dovrebbe essere seguito dalla immediata conclusione di un atto identico, perché altrimenti si verificherebbe l'impossibilità di gestire il programma e vi sarebbe la possibile insorgenza di responsabilità verso la Comunità ed i partners non italiani. 7. - Anche la Regione Veneto, nell'approssimarsi dell'udienza pubblica, ha depositato una propria memoria, con la quale ha ribadito e precisato le proprie precedenti difese. Secondo la Regione il principio di leale collaborazione non può consistere in meri adempimenti formali e va al contrario valutata l'attività effettivamente svolta alla luce del quadro istituzionale di riferimento al cui interno si viene a collocare l'accordo censurato. In questi termini, l'azione regionale è tutta inclusa all'interno di una rete di compatibilità alla cui definizione ha concorso lo Stato italiano e il quadro complessivo delle relazioni sottese all'accordo de quo è definito in ogni suo aspetto con apprezzabile precisione. La memoria prosegue osservando come non abbiano alcun rilievo, nel caso di specie, gli artt. 5 e 6 della sopravvenuta legge n. 131 del 2003, mentre al contrario spiegano i loro effetti il dato normativo di natura ordinamentale e le procedure seguite, tutte ricadenti nell'ambito del diritto comunitario. Quanto al primo profilo, osserva la resistente, la convenzione di Madrid del 1980 e la legge di ratifica ed esecuzione n. 948 del 1984 sono state successivamente attuate attraverso la stipula dell'accordo-quadro tra l'Italia e la Repubblica austriaca sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività territoriali, sottoscritto a Vienna il 27 gennaio 1993 e reso esecutivo con la legge n. 76 del 1995, con il quale gli Stati si impegnano a promuovere la cooperazione transfrontaliera favorendo le iniziative poste in essere dagli enti territoriali, tra i quali è contemplata espressamente la Regione Veneto. Ciò dimostra che, mentre allo Stato resta il monopolio della politica estera, tale potere è stato esercitato in sede di predisposizione dell'accordo quadro con l'Austria, accordo che si è fatto carico delle prerogative proprie dell'assetto costituzionale italiano, là dove ha individuato le materie suscettibili di essere incluse in eventuali accordi con enti substatali di altro Stato. Sotto il secondo profilo, secondo la Regione resistente, va considerato che l'accordo transfrontaliero di cui si discute si inserisce nella cornice ordinamentale definita dal regolamento n. 1260 del 1999 e dai successivi atti comunitari e che lo Stato ha partecipato, de iure e de facto, alla predisposizione del documento unico di programmazione e dei programmi operativi, tanto che le competenti autorità nazionali italiane ed austriache hanno presentato alla Commissione, in data 29 novembre 2000, un progetto di programma relativo alle zone di confine tra i due Paesi, e che sia la Repubblica italiana sia quella austriaca sono le destinatarie della decisione della Commissione del 23 novembre 2001. Sono state quindi le autorità italiane ad aver elaborato e presentato il progetto, compresi tutti gli elementi dei quali il ricorso dell'Avvocatura lamenta “l'assoluta carenza”; in tal senso nessuna delle omissioni rilevate in ricorso in realtà sussiste, né riguardo all'oggetto, né alle finalità, né al campo di azione dell'accordo, tutti elementi puntualizzati e precisati nel complesso degli atti che hanno portato all'approvazione del programma transfrontaliero. 8. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, la Provincia autonoma di Bolzano ha sollevato conflitto di attribuzioni nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione alla nota del Ministro per gli affari regionali del 31 maggio 2002 avente per oggetto “accordi di cooperazione transfrontaliera per recepire i programmi comunitari Interreg III”. Rilevato preliminarmente che il ricorso è strettamente connesso a quello presentato dallo Stato nei confronti della Regione Veneto, della Regione Friuli-Venezia Giulia e della stessa Provincia autonoma di Bolzano, la ricorrente chiede la riunione dei due conflitti e premette che le deduzioni ed argomentazioni esposte nell'atto introduttivo del secondo giudizio non possono che essere in gran parte identiche a quelle contenute nell'atto di costituzione della stessa Provincia nel giudizio per conflitto introdotto dal Governo. La ricorrente espone quindi dettagliatamente il contenuto della nota oggetto del conflitto e, dopo aver descritto il quadro normativo comunitario entro il quale si inserisce l'accordo stipulato tra gli enti territoriali italiani ed austriaci in esecuzione del programma Interreg III, rileva come la nota del Ministro per gli affari regionali si fondi sulla asserita applicabilità, anche agli accordi di cooperazione transfrontaliera finalizzati a recepire un programma comunitario transfrontaliero, dell'art. 5 della legge n. 948 del 1984, di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sulla cooperazione transfrontaliera delle collettività o autorità territoriali, adottata a Madrid il 21 maggio 1980. La ricorrente contesta tale assunto, sostenendo che imporre in questi casi l'intesa - come pretende la nota impugnata - significa consentire allo Stato di negarla, cioè significa consentirgli di dire sic et simpliciter “no” agli accordi comunitari stipulati nell'ambito dei programmi Interreg ai quali ha partecipato, e comunque di impedire alla Provincia di provvedere alla attuazione delle disciplina comunitaria di sua competenza.