[pronunce]

l'immissione nell'ufficio di Presidente (e di Vice Presidente) solo dopo il voto del Consiglio e solo in ragione di esso; l'approvazione consiliare del programma di governo, in forza dei quali si instaura tra Presidente della Giunta e Consiglio regionale un rapporto politico diverso rispetto a quello che consegue dall'elezione a suffragio universale e diretto. Né sarebbe possibile equiparare qualsiasi legittimazione popolare del vertice dell'esecutivo, ovvero qualsiasi meccanismo di stabilizzazione del medesimo, all'elezione a suffragio universale e diretto. La conclusione, secondo la resistente, è che nello statuto in esame l'indicazione popolare non sarebbe vincolante, e la Regione Calabria, nell'esercizio della propria autonomia statutaria, avrebbe preferito un'elezione del Presidente della Giunta diversa da quella a suffragio universale e diretto, derogando legittimamente all'articolo 126, terzo comma, della Costituzione; inoltre, nell'ambito della autonomia in tema di "forma di governo" ex art. 123, primo comma, della Costituzione, la Regione avrebbe legittimamente previsto che il Vice Presidente subentri al Presidente della Giunta - con l'imprescindibile consenso del Consiglio - qualora questi muoia, sia affetto da impedimento permanente, sia rimosso, si trovi in una situazione di incompatibilità sopravvenuta, o rassegni le dimissioni in assenza di una esplicita rottura del rapporto fiduciario, allo scopo di evitare che eventi accidentali concernenti la vita del Presidente impediscano alla maggioranza scelta dagli elettori di realizzare il programma di governo. Il Presidente resterebbe "il vero dominus della Giunta e arbitro della legislatura", avendo anche "ampia possibilità di far ricorso al voto di fiducia", mentre il Vice Presidente entrerebbe in gioco solo per far realizzare integralmente il programma. Secondo la resistente, l'art. 33 dello statuto non violerebbe neppure la riserva di legge regionale in materia elettorale di cui all'art. 122 della Costituzione. Invero, indipendentemente dal fatto che l'Avvocatura dello Stato non avrebbe indicato quali disposizioni dell'articolo 33 inciderebbero sulla materia, il fondamento dell'intera disciplina da esso recata sarebbe rinvenibile nell'art. 123, primo comma, della Costituzione, nella parte in cui include nel contenuto necessario dello statuto "la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento". D'altronde è la stessa Costituzione che, all'art. 122, quinto comma, stabilisce che "il Presidente della Giunta, salvo che lo statuto disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto". Ad avviso della Regione, in particolare, il comma 7 della disposizione impugnata, nel prevedere quale causa di ineleggibilità l'aver ricoperto per due mandati consecutivi (superiori a trenta mesi) la carica di Presidente della Giunta, disciplinerebbe una peculiare causa di ineleggibilità strettamente legata alla "forma di governo" e direttamente incidente sull'uso di strumenti come quello della questione di fiducia, di cui all'articolo 37, comma 3, dello statuto, potendo svolgere un'importante ruolo deterrente rispetto al ricorso allo stesso. Inoltre, l'incensurabilità del comma 8 - concernente la prorogatio della Giunta e del suo Presidente - sarebbe confortata dalla sentenza di questa Corte n. 196 del 2003: lo statuto in esame, all'art. 19, stabilisce la prorogatio della Giunta e del suo Presidente, e questa norma sarebbe stata richiamata dalla Corte nella succitata sentenza, a dimostrazione della naturale riconducibilità di una tale materia nell'alveo delle disposizioni statutarie. 8. - La Regione Calabria, in linea subordinata, per il caso in cui si ritenesse che la norma impugnata abbia introdotto una elezione del Presidente della Giunta a suffragio universale e diretto, ha chiesto che questa Corte sollevi dinnanzi a sé la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 126, terzo comma, della Costituzione, in riferimento agli articoli 3, 97, 123, 92 e 94, della Costituzione. Ad avviso della Regione, l'art. 126, terzo comma, della Costituzione, prevedendo lo scioglimento automatico del Consiglio anche in relazione ad eventi che colpiscono accidentalmente la vita personale del Presidente della Giunta, quali la morte, l'impedimento permanente, o le dimissioni volontarie non dovute ad una previa mozione di sfiducia, realizzerebbe una scelta irragionevole, in contrasto con il principio del parlamentarismo, recepito negli artt. 92 e 94, della Costituzione, in quanto, pur in assenza di rotture del rapporto fiduciario, impedirebbe alla maggioranza consiliare, che è espressione della maggioranza del corpo elettorale, di portare ad attuazione il programma di governo votato dagli elettori. Infatti, se la ratio del meccanismo simul stabunt, simul cadent è quella di garantire una maggiore stabilità degli esecutivi regionali, sarebbe irragionevole che per eventi accidentali, i quali non pongono in discussione il rapporto di fiducia, si debba necessariamente procedere a nuove elezioni. Pertanto, secondo la resistente, ragionevolmente lo statuto calabrese avrebbe previsto una figura quale quella del Vice Presidente che, in virtù dell'indicazione popolare, con la volontà del Consiglio, può subentrare al Presidente, allo scopo di permettere di realizzare il programma di governo sulla scorta del quale i cittadini hanno scelto la maggioranza consiliare. In ordine all'ammissibilità della questione di costituzionalità avente ad oggetto una norma costituzionale, la Regione richiama la sentenza di questa Corte n. 1146 del 1988. 9. - Secondo la Regione Calabria, anche le censure concernenti l'art. 34, comma 1, lettera i), e l'art. 43, comma 2, dovrebbero essere ritenute infondate. L'art. 43, nel distribuire la potestà regolamentare tra gli organi della Regione, attribuisce alla Giunta una generale competenza regolamentare - nella forma dei regolamenti esecutivi, dei regolamenti di attuazione e di integrazione delle leggi regionali, dei regolamenti "delegati" nelle materie di competenza esclusiva regionale e dei regolamenti di organizzazione dell'Amministrazione regionale - riservando al Consiglio la facoltà di esercitarla solo limitatamente ai "regolamenti di attuazione e di integrazione in materia di legislazione esclusiva delegata dallo Stato" (comma 2). Il principio della separazione dei poteri che, secondo il ricorrente, sarebbe violato dalla norma impugnata, non potrebbe viceversa ritenersi vulnerato dalla attribuzione al Consiglio della potestà regolamentare delegata dallo Stato ai sensi dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione, sia in considerazione dell'attribuzione alla Giunta del nucleo tradizionale della potestà regolamentare (quella esecutiva ed integrativo-attuativa delle leggi regionali), sia alla luce della ratio dell'attribuzione al Consiglio di detta potestà, da identificarsi nell'esigenza di realizzare una soluzione che garantisca le situazioni giuridiche soggettive dei cittadini, in quanto le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato tendenzialmente incidono sulle medesime più di quanto sulle stesse non incidano le leggi regionali.