[pronunce]

Il sistema di accesso al registro dei revisori era stato per la prima volta disciplinato dal d.lgs. 27 gennaio 1992, n. 88, che aveva fra l'altro disposto, in sede di prima formazione del registro medesimo, che avessero diritto ad essere iscritti in esso, senza necessità di sostenere l'esame, coloro che fossero iscritti o avessero acquisito il diritto ad essere iscritti nell'albo dei dottori commercialisti o nell'albo dei ragionieri e periti commerciali alla data di entrata in vigore del decreto legislativo medesimo "o, successivamente, in base ad una sessione d'esame in corso a tale data", e avessero svolto attività di controllo legale dei conti per almeno un anno (art. 11, comma 2, lettera b). L'esame per l'iscrizione del registro dei revisori contabili non fu indetto fino all'emanazione della legge n. 132 del 1997 (preceduta dal decreto legge 29 aprile 1996, n. 226, non convertito in legge). Questa dispose che fosse indetta la prima sessione d'esame (art. 1, comma 1) e ne disciplinò lo svolgimento; inoltre, con l'art. 6, comma 2, riaprì la possibilità di iscrizione, senza esame, per coloro che fossero iscritti o avessero acquisito il diritto ad essere iscritti nell'albo professionale dei dottori commercialisti o in quello dei ragionieri e periti commerciali alla data della entrata in vigore della legge, che ebbe luogo il 22 maggio 1997. A quella data, la sessione d'esami 1996/97 per l'abilitazione all'esercizio della professione di ragioniere e perito commerciale (che dava adito all'iscrizione al relativo albo) non si era conclusa in tutte le sedi. In particolare, nel distretto di Milano-Lodi, mentre la prova scritta aveva avuto luogo nel novembre 1996, le prove orali si erano concluse solo nell'ottobre 1997, e dunque gli aspiranti non avevano potuto conseguire il diritto all'iscrizione all'albo - che dava luogo altresì al diritto di iscriversi, senza esame, nel registro dei revisori - entro la data di entrata in vigore della legge n. 132 del 1997. Secondo il remittente, così disponendo la legge avrebbe posto in essere una discriminazione ingiustificata e irragionevole fra coloro che, nella stessa sessione d'esami, avevano potuto conseguire in tempo il diritto ad essere iscritti nell'albo dei ragionieri, e coloro che, in forza del ritardo nell'espletamento delle prove d'esame, e quindi per motivi del tutto indipendenti dalla loro volontà e condotta, avevano conseguito tale titolo solo oltre la data stabilita: a differenza di quanto era avvenuto con la prima norma transitoria citata (art. 11, comma 2, lettera b, del d.lgs. n. 88 del 1992), che aveva ammesso allo stesso beneficio tutti coloro che avessero superato l'esame per l'iscrizione nell'albo dei ragionieri entro la sessione in corso alla data di entrata in vigore dello stesso decreto. Il giudice a quo ritiene pertanto che la norma denunciata violi l'art. 3, primo comma, della Costituzione, ed altresì gli artt. 4, primo comma (diritto al lavoro), 35, primo comma (tutela del lavoro) e 41, primo comma (libertà dell'iniziativa economica privata), della stessa Costituzione, in quanto inciderebbe in modo pregiudizievole, senza ragionevole motivo, sulla possibilità per gli interessati di esplicare compiutamente la propria professione attraverso l'iscrizione senza esame nel registro dei revisori. 2. - La questione è fondata. Non si può dire che violi il diritto all'esercizio di un'attività professionale di nuova regolamentazione una norma la quale imponga, a partire da una certa data, come condizione per l'iscrizione nel relativo registro, il superamento di un esame diretto all'accertamento della idoneità professionale. Non possono dunque essere accolte le censure che il remittente muove alla norma impugnata in riferimento agli articoli 4, 35 e 41 della Costituzione. Rientra altresì certamente, in linea di principio, nella discrezionalità del legislatore, allorché introduce una disciplina transitoria di favore che consente, in assenza dei requisiti previsti a regime, ma in presenza di determinati altri requisiti (nella specie il conseguimento del diritto all'iscrizione nell'albo dei ragionieri o in quello dei dottori commercialisti), l'iscrizione in un registro e l'esercizio di una professione (nella specie quella di revisore contabile), fissare una data entro la quale questi ultimi requisiti debbano essere posseduti dagli interessati, e dopo la quale invece valga la disciplina definitiva. È anche vero che, di norma e in via generale, il riferimento alla data di entrata in vigore della stessa legge che introduce una disciplina transitoria può rispondere ad un ovvio criterio di ragionevolezza. Tuttavia, nella specie, la vicenda legislativa presenta una particolarità. Quando, nel 1992, il legislatore aveva per la prima volta previsto (con l'art. 11, comma 2, lettera b, del d.lgs. n. 88 del 1992) una disciplina transitoria per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili, assumendo come requisito per accedervi senza esame l'essere iscritto o l'avere il diritto ad essere iscritto nell'albo dei ragionieri o in quello dei dottori commercialisti, esso aveva considerato che tale diritto si consegue con un esame, indetto annualmente, una sessione del quale era in corso al momento dell'entrata in vigore della nuova disciplina (avvenuta il 29 febbraio 1992), e aveva perciò consentito l'accesso al nuovo registro a tutti coloro che conseguissero il titolo per l'iscrizione ad uno degli albi professionali in questione anche dopo l'entrata in vigore del decreto, ma "in base ad una sessione d'esame in corso a tale data". Quando, cinque anni dopo, il legislatore tornò a disciplinare la materia, prevedendo l'indizione della prima sessione d'esame per l'iscrizione nel registro dei revisori contabili, esso ritenne, con valutazione discrezionale, di riaprire la fase transitoria, considerando che si dovesse consentire l'accesso senza esame anche a coloro che avessero conseguito il diritto all'iscrizione negli albi professionali in sessioni di esame successive a quella in corso all'epoca del decreto legislativo del 1992. E però non tenne conto che, pur essendosi ormai per lo più conclusa la sessione d'esami 1996/97, cioè l'ultima indetta prima della nuova legge, ciò non si era verificato in tutti i distretti, onde alcuni partecipanti, pur iscritti alla medesima sessione 1996/97, non avrebbero ancora conseguito il titolo alla data - 22 maggio 1997 - di entrata in vigore della nuova legge. 3. - Una previsione legislativa, come si è detto, può bensì di norma assumere come riferimento temporale, per farne conseguire determinati effetti, una data scelta per così dire in astratto, e così farla coincidere con l'entrata in vigore della nuova legge.