[pronunce]

Questa Corte ha già affermato che, quando il legislatore riserva all'erario «nuove entrate tributarie», il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni impone la previsione di un procedimento che contempli la partecipazione della Regione siciliana (la quale deve essere posta in grado di interloquire sulle scelte tecniche e sulle stime da effettuare e di rappresentare il proprio punto di vista), solamente se la determinazione in concreto del gettito derivante dalle nuove norme sia complessa (sentenze n. 152 del 2011, n. 288 del 2001, n. 348, n. 347 e n. 98 del 2000). Tale condizione non è ravvisabile rispetto alle operazioni dirette a distinguere, dopo l'aumento del contributo unificato disposto dall'art. 37, comma 6, del decreto-legge n. 98 del 2011, la quota del gettito conseguito in Sicilia corrispondente ai precedenti importi del contributo unificato da quella derivante dall'incremento di tali importi. Il problema, peraltro, si pone soltanto per il contributo unificato dovuto nelle controversie civili, considerato che, per quanto riguarda invece il medesimo contributo dovuto nelle controversie amministrative, non si pone il problema di individuare la quota del gettito derivante dalle tariffe vigenti precedentemente alle modificazioni introdotte dal predetto art. 37. Quel gettito, infatti, non era riservato alla Regione siciliana. Già nel momento in cui il legislatore statale - con l'art. 21 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, della legge 4 agosto 2006, n. 248 - modificò la disciplina di tale tributo nelle cause in questione, dispose che il relativo maggior gettito dovesse essere riservato allo Stato. Rilevato, quindi, che l'intervento del legislatore statale oggetto delle doglianze regionali dev'essere circoscritto al solo tributo dovuto nelle cause civili, c'è da osservare che la determinazione di tale ammontare nei singoli casi concreti dipende da elementi di agevole individuazione (essenzialmente il valore della causa dichiarato dalla stessa parte ricorrente). Se, poi, in sede di applicazione della norma, lo Stato dovesse erroneamente determinare tale quota, la Regione, come già precisato sopra, potrà sempre tutelarsi con le opportune iniziative, incluso il conflitto di attribuzioni.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separata pronuncia la decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Regione siciliana con il ricorso iscritto al n. 103 del registro ricorsi 2011, dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 37, comma 10, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, promosse, in riferimento all'art. 36 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), all'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria), e al principio di leale cooperazione tra Stato e Regioni, dalla Regione siciliana con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 giugno 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI