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Eppure, durante le audizioni in Senato, le categorie professionali ed economiche vi hanno espresso chiaramente il grido di dolore del mondo produttivo italiano, quello delle partite IVA, ma vi hanno anche indicato, tabelle e numeri alla mano, il fatto che a parità di reddito lordo - cari colleghi, vi prego di seguirmi - il reddito disponibile dei lavoratori autonomi rispetto al lavoro dipendente è inferiore dal 30 al 15 per cento. Questo vuol dire che due italiani, cittadini di questa Repubblica, che svolgono l'uno il lavoro dipendente e l'altro il lavoro autonomo, avranno una differenza di reddito disponibile che va dal 30 al 15 per cento, a seconda della fascia di reddito considerata. Non mi pare che questo sia un criterio equo nei confronti dei nostri cittadini. Ma non basta: è finanche un criterio irrazionale, perché se andiamo a discriminare in senso negativo quella parte del Paese che produce lavoro, cioè se non andiamo a utilizzare la leva fiscale per i lavoratori autonomi e le partite IVA, vuol dire che non vogliamo neppure aiutare quei cittadini italiani che producono il reddito e i posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo è il succo dei vostri provvedimenti. Questo è il succo, amici, dei provvedimenti della maggioranza, del Governo e della vostra politica, che è discriminatoria nei confronti dei cittadini ed è irrazionale economicamente. Fratelli d'Italia però ha sempre avanzato delle proposte. Le nostre proposte vogliono portare alla crescita dell'intero Paese e quando si è parlato di flat tax comincio con il ricordare la flat tax incrementale, quella proposta di Fratelli d'Italia che era praticamente a costo zero e che avrebbe aiutato e semplificato tanto il lavoro autonomo e anche permesso di far emergere il sommerso e la base imponibile e quindi di creare ulteriore gettito per le casse dello Stato. Invece si persegue con un provvedimento che - lo voglio ricordare - permetterà un'integrazione salariale (perché ormai così è il cuneo fiscale, una mera integrazione salariale, tanto quanto il reddito di cittadinanza) a famiglie che magari hanno 300.000-500.000 euro di reddito perché non rientrano nel calcolo dell'ISEE. Quindi, avete fatto un provvedimento che non è inquadrato nell'ISEE e, di fatto, potrà dare vantaggi a famiglie ricche e potrà invece penalizzare una famiglia, magari con quattro figli, che guadagna 41.000 euro e che quindi non entra nel cuneo fiscale e che verrà penalizzata rispetto a una famiglia in cui magari uno solo dei due partner ha un reddito molto alto e che di conseguenza prenderà il beneficio dell'integrazione salariale. In questo provvedimento non c'è nemmeno una logica insita nella tutela delle classi più deboli. Avremmo veramente voluto che un confronto, come dicevo all'inizio, più trasparente e più corretto tra i partiti presenti in questo Parlamento potesse migliorare questi aspetti e dare davvero una risposta a questo nostro Paese che oggi tanto sta soffrendo. C'è anche il tema della restituzione eventuale degli importi, un tema che è stato parzialmente mitigato in Commissione, l'unica misura che ha visto la trasversalità convergente delle forze politiche, una misura che ha permesso perlomeno di allungare l'eventuale tempo di restituzione degli importi. Quella era la strada da perseguire: la strada del confronto, una strada costruttiva che avrebbe dato certamente un beneficio al Paese. In conclusione, annuncio il nostro voto, che purtroppo non può essere, neppure in questo momento, un voto favorevole. Sarà un voto di astensione che avrebbe potuto essere un voto favorevole se solamente vi foste ricordati anche di coloro che producono reddito e producono lavoro, cioè dei lavoratori autonomi. Sarebbero bastate delle misure convergenti e serie per dare una risposta ad un Paese che oggi ha bisogno di crescere insieme, ha bisogno di affrontare insieme le grandi difficoltà economiche che stiamo vivendo. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Perosino) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, questo pomeriggio, in quest'Aula, abbiamo parlato delle misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente pubblico e privato, quindi stiamo parlando di un fondamentale del nostro Paese, perché sappiamo tutti che storicamente la tassazione sul lavoro dipendente ha sostenuto, attraverso oneri indiretti, il nostro welfare e quindi in un Paese ad alta evasione fiscale e a bassa occupazione. Come dicevo nel mio intervento di prima, credo che dobbiamo discutere approfonditamente di questi fondamentali. Inoltre, dobbiamo fare anche un ragionamento serio e concreto, ad esempio, sulla differenza tra aziende che impiegano più lavoratori e aziende che ne impiegano di meno per fare in modo che non ci sia una vera tassa sull'occupazione, soprattutto con lo sviluppo tecnologico, e quindi rimodulare la tassazione per oneri indiretti. Mi rendo conto che è un discorso che parla di fondamentali e che quindi dobbiamo affrontare con la dovuta cautela e con la disponibilità di risorse che abbiamo per questo Paese. Ribadisco, però, che il tema principale è mettere più persone al lavoro e lavorare per la competitività del nostro Paese, soprattutto in un momento così difficile. Italia Viva voterà pertanto a favore di questo provvedimento, cogliendone tutti i limiti anche tecnici, che probabilmente potranno essere discussi e corretti in fase di monitoraggio di questa norma (alcuni ce li ha già indicati, ad esempio, l'Ufficio parlamentare di bilancio). Voteremo a favore, ma lanciamo un appello qui in Parlamento e al Governo perché si discuta davvero di fondamentali di questo Paese, perché la pressione fiscale sul lavoro dipendente ha retto il sistema di welfare nel Paese e continuerà a reggere, ma se non aumentiamo gli occupati diventerà un problema per il sistema Paese. Votiamo a favore, quindi, con l'auspicio e con la richiesta che si inizi un percorso serio e concreto su questi temi. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, credo che questo decreto-legge, che noi voteremo convintamente, sia certamente un primo passo molto importante verso una direzione che deve essere a tutti noi - lo ribadiamo - molto chiara e che anche nella legge di bilancio è stato certamente uno degli elementi (questa è l'attuazione di quanto contenuto in quella legge) programmatici della maggioranza stessa. Il motivo è molto semplice. Ho sentito alcuni colleghi che sono intervenuti e pongo una domanda retorica a tutti: come si fa a non rendersi conto, dati alla mano, vista la realtà di tutti questi anni, che la pressione fiscale più forte, più elevata e più sostanziosa, proprio in termini di quantità che vengono trasferite allo Stato, è nei confronti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati? Questo è il punto, e va legato al fatto che abbiamo un problema molto serio - e questo provvedimento comincia ad andare in questa direzione, lo annuncia - che è quello della riforma fiscale. Dobbiamo intervenire sui vari scaglioni dell'Irpef per ridare quello che la Costituzione ci chiede, ovvero progressività alla pressione fiscale. Ecco il punto.