[resaula]

Ha evidenziato la necessità di fare debito da parte dello Stato, per non gravare sui singoli e sulle imprese. Al meeting di Rimini ha chiarito la necessità di fare debito, distinguendo tra quello buono e quello cattivo. Da questo Governo, infatti, abbiamo visto realizzare un debito per i banchi a rotelle (così gli studenti giocano pure all'autoscontro, quando sono in classe) o addirittura per altri benefit che non hanno avuto da parte del mercato alcuna accoglienza. Potrei parlare ancora del reddito di cittadinanza: anche in questo caso, si tratta di redistribuzione del reddito; avremmo impiegato meglio le nostre risorse se avessimo aiutato le imprese e soprattutto avessimo abbassato le tasse, se si fosse andati verso la flat tax , se avessimo realizzato una riforma autentica del diritto tributario (in questo tipo di procedimento esiste purtroppo l'inversione dell'onere della prova e il malcapitato di turno deve sempre dare dimostrazione della propria onestà) e se avessimo realizzato la liberalizzazione, in parte, del contante. Una delle principali leggi dell'economia è proprio quella della velocità di circolazione della moneta e, se questa viene bloccata, ovviamente si inceppa anche il meccanismo di crescita. Penso allora all'abbassamento delle tasse, a grandi investimenti sulla casa: perché non si ipotizza un piano casa? Alla fine della seconda guerra mondiale, oltre all'aiuto con il piano Marshall, abbiamo anche avuto una grande realizzazione in Italia: il famoso piano casa di Fanfani. Mi chiedo quindi perché non si pensi a rilanciare l'edilizia: da lì si dovrebbe ripartire, non dai bonus vacanza o da bonus dati a pioggia che poi non sortiscono alcun effetto. A mio avviso, quella che vive l'impresa in questo momento è una situazione di pericolo. Stiamo espiantando gli organi dell'economia e dell'imprenditoria italiana a cuore battente. Mi è stato detto che sulla riviera romagnola sono in vendita 300 hotel, imprese importanti che erano il tessuto connettivo portante della nostra Nazione, pronte a prendere il volo verso altre direzioni. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, quando anche in quest'Aula sento parlare di rimbalzo, mi viene un po' il sorriso sulle labbra e mi chiedo da dove rimbalziamo. Dopo tre mesi di chiusura, è chiaro che un rimbalzo c'è stato, ma dipende sempre da dove si parte. Tuttavia, in conclusione, vorrei dare un avvertimento. Facciamo attenzione - lo dicono i politologi per i politici e anche per i politicanti - perché la deriva che stiamo prendendo è estremamente pericolosa: l'Italia non può sopportare un secondo lockdown . Questa è la conclusione che desidero rassegnare. Facciamo grande attenzione, perché potrà capitare di tutto, potranno esserci interessi importanti nel cosiddetto decreto agosto che potremmo anche sostenere; tuttavia le imprese, i liberi professionisti, gli artigiani, le partite IVA e gli italiani, che, se si trovano in povertà, devono essere assistiti, non potranno sostenere un secondo lockdown . (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, oggi ci apprestiamo a votare l'ennesima fiducia al Governo per la conversione in legge del cosiddetto decreto agosto, che prevede misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia; l'ennesimo decreto-legge che non porterà nulla di concreto ai cittadini e che si porterà dietro altri decreti attuativi che non arriveranno mai e, se arriveranno, magari sarà troppo tardi. Sono i dati a confermare che le misure adottate sino ad oggi sono state inefficaci per contrastare la crisi economica dovuta al Covid: il calo del PIL dell'8 per cento ci fa capire che non hanno sostenuto le aziende e la loro produzione. L'Istat stesso ha evidenziato che, mentre il reddito degli italiani è diminuito, le tasse sono aumentate e le bollette sono schizzate alle stelle. Le toppe che ad oggi avete cercato di mettere, in molti casi, si sono rivelate peggiori dei buchi stessi. Provate ad andare a parlare con la gente comune, con chi ha una partita IVA o con chi la mattina alza una saracinesca, e chiedete loro che cos'è arrivato dal Governo per far fronte all'emergenza. Vi risponderanno che sono arrivate solo parole. Hanno pagato tutti le tasse, magari hanno anticipato la cassa integrazione ai dipendenti; chi aveva qualche risparmio - i sacrifici di una vita - lo ha dilapidato. Qualcuno non ha riaperto l'attività; qualcuno ha riaperto fiducioso, ma a settembre ha chiuso i battenti, magari dopo quarant'anni di duro lavoro e con la difficoltà di potersi ricollocare. Parole, parole, parole e soltanto parole, come diceva una canzone; gli italiani però sono stanchi delle parole, vogliono atti concreti. La mia Regione si trova nuovamente in una situazione di emergenza, dovuta al maltempo di questi giorni. Abbiamo danni ingenti, stimati intorno ai 30 milioni, e vittime; quest'emergenza va a sommarsi alle altre, dal crollo del ponte Morandi ai nubifragi della fine di ottobre 2018, alla situazione delle infrastrutture e al Covid. Eppure, se le emergenze gestite dalla Regione hanno avuto soluzioni rapide, quelle del Governo centrale tardano ad arrivare e molto spesso peggiorano situazioni già critiche. Il vostro grado di efficienza nel trovare rapide soluzioni a ciò che accade è a un chilometro da casa mia. Parlo del ponte di Albiano, crollato l'8 aprile scorso, dov'è evidente la gara di inerzia tra il Governo, la Regione e il Comune. Ad oggi non si è stati in grado di rimuovere un sasso dall'alveo del fiume; non vi è neanche la minima idea di un progetto per la ricostruzione, ma nel frattempo sono stati nominati tre commissari. Abbiamo danni all'economia locale, disagi negli spostamenti sia per gli studenti sia per chi si deve recare al lavoro, oltre all'angoscia dei cittadini che vivono ai lati del fiume per possibili allagamenti che potrebbero avvenire a causa dell'effetto diga per le macerie in alveo; ma, anziché fare un mea culpa per ciò che evidentemente non siete stati in grado di fare in ogni ambito (dalle infrastrutture alla gestione dell'emergenza Covid, al supporto all'economia e anche in tema di dissesto idrogeologico), il ministro Costa, in un'intervista a un quotidiano, accusa i Comuni di non saper spendere i soldi per il dissesto idrogeologico. Caro Ministro, i sindaci sono in prima linea ad affrontare le emergenze e, anziché ricevere critiche, dovrebbero avere il supporto da parte del Governo. (Applausi). Tornando al decreto-legge agosto, oggetto di questa discussione, ho presentato come prima firmataria un emendamento all'articolo 11 (quello contenente misure a sostegno dello sviluppo e dell'occupazione dell'arsenale militare di Taranto), proposta emendativa che prevede le stesse misure anche a sostegno dell'arsenale militare di La Spezia: ebbene, è stato dichiarato inammissibile per estraneità di materia. Poiché articolo 11 ed emendamento sono identici nei contenuti, vorrei capire come si può dichiarare inammissibile un emendamento pressoché uguale all'articolo a cui fa riferimento.