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In particolare, sulla lotta al crimine organizzato transnazionale e sulle modalità di cooperazione giudiziaria in sede comunitaria, vorrei riproporre in Assemblea alcune di quelle riflessioni, nella speranza che la maggioranza ne tenga conto nella predisposizione, poi, dei decreti legislativi. La criminalità organizzata ha ormai una dimensione sovranazionale. Per fortuna, ormai si sta sempre più consolidando l'idea che, per poterla combattere, non si possa più prescindere da una comune cooperazione giudiziaria e da una piena condivisione di valori e di istituzioni, di norme incriminatrici e di norme procedurali. L'istituzione dell'Ufficio della procura europea rappresenta certamente un grande passo in avanti, così come l'encomiabile azione dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), come l'azione di Europol e di Eurojust, organismi comunitari che però pagano un deficit di coordinamento e di scambio di informazioni. Visto che la procura europea e la cooperazione di questo ufficio con le altre istituzioni europee sono previste dall'articolo 3, paragrafo 3, e dall'articolo 100 del regolamento dell'Unione europea 2017/1039, appare assolutamente indispensabile, a mio avviso, che nella legge di delegazione europea che stiamo discutendo si preveda il possibile adeguamento dell'ordinamento interno al nuovo regolamento dell'Unione europea 2018/1727, approvato il 14 novembre 2018, che appunto ha istituito alcune nuove regole per quanto riguarda l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, cosiddetta Eurojust. Ciò, in particolare, lo si può fare definendo lo status del membro nazionale, dei suoi collaboratori distaccati presso Eurojust, includendo anche la procedura di nomina, individuando i poteri e le attività del membro nazionale e istituendo l'accesso dei membri nazionali distaccati presso Eurojust ai registri nazionali; insomma, istituendo una forma di coordinamento nazionale di Eurojust per assicurare, poi, un coordinamento più ampio del lavoro svolto e prevedendo un reciproco scambio di informazioni tra le autorità giudiziarie ed il membro nazionale distaccato presso Eurojust. Per far ciò è necessario apportare una modifica a norme amministrative, processuali e ordinamentali per dare piena attuazione alle previsioni del nuovo regolamento UE n. 1727 del 2018, con particolare riguardo alle disposizioni non direttamente applicabili, e per coordinare le norme vigenti con quanto in esso previsto, prevedendo anche l'abrogazione delle disposizioni incompatibili. Questa è un'occasione che, a mio avviso, non si deve perdere. Vorrei, inoltre, aggiungere un'altra considerazione. I decreti delegati che il Governo dovrà emanare in attuazione della presente legge di delegazione europea, in particolare ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera g) , dovranno certamente definire una nuova fattispecie di organizzazione criminale composta da due o più persone, ai sensi della decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio del 24 ottobre 2008 (che non corrisponde ai nostri reati associativi, che richiedono, come noto, almeno tre persone per costituire un'associazione). Nel rivedere questa fattispecie e quindi le relative circostanze aggravanti per i reati fine commessi nell'ambito di tale organizzazione, potrebbe essere questa un'ulteriore occasione per risolvere con un intervento legislativo, riconducibile alla presente delega, i problemi applicativi e i contrasti giurisprudenziali sorti in relazione all'aggravante di reato transnazionale, che fa parte ormai del nostro articolo 61- bis del codice penale. Tale articolo prevede un aumento di pena da un terzo alla metà per tutti quei reati puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni nella commissione dei quali abbia dato il suo contributo un gruppo criminale organizzato, impegnato in attività criminali in più di uno Stato. Qual è il problema che crea questa formulazione veramente infelice? Sono sorti contrasti interpretativi circa l'applicabilità di questa aggravante della transnazionalità ai reati associativi. La locuzione «dare contributo» postula infatti, secondo la giurisprudenza, alterità o diversità tra i soggetti interessati, cioè tra il soggetto agente come gruppo organizzato e la realtà plurisoggettiva beneficiaria di questo apporto, di questo contributo causale. In questo senso, per semplificare, le sezioni unite della Corte di cassazione ritengono che «gruppo criminale organizzato» e «associazione per delinquere» siano due entità distinte non sovrapponibili in minima parte. Per tale ragione, l'aggravante della transnazionalità è applicabile alle fattispecie associative solo allorquando il contributo richiesto dalla norma sia fornito da parte di un gruppo criminale organizzato, naturalmente diverso dall'associazione per delinquere, operante in più di uno Stato. Forse è utile un esempio per comprendere questa questione assolutamente tecnica e per chiarire il punto: se i narcos colombiani, operando in più Stati, danno un contributo all'associazione 'ndranghetista nell'ambito di un'operazione di traffico internazionale di stupefacenti, allora si può ritenere sussistente l'aggravante della transnazionalità. Se invece la 'ndrangheta mette in campo da sola una propria azione in più Stati, ai magistrati non sarebbe consentita la possibilità di contestare all'associazione la transnazionalità della sua attività criminale. Vedete bene come il paradosso sia evidente e derivi proprio dalla sentenza interpretativa delle sezioni unite: la diretta conseguenza del principio di alterità e tra le strutture comporta, infatti, la possibilità di applicare una pena più severa ad una associazione per delinquere italiana coadiuvata da un gruppo transnazionale. È dunque questo l'intervento che chiediamo. Infatti, la lotta al crimine organizzato transnazionale sembra non poter prescindere dalla lotta ai reati associativi commessi in più Stati, essendo proprio quest'ultima forma delinquenziale a determinare, il più delle volte, la commissione dei reati transnazionali in genere. Allora ci si chiede: come è possibile combattere il crimine organizzato transnazionale senza combattere le associazioni per delinquere operanti oltre i propri confini nazionali? Paradossalmente, sarebbe più logico e più coerente con gli scopi e con la ratio della istituenda procura europea che l'aggravante della transnazionalità fosse astrattamente configurabile anche nelle fattispecie associative e applicabile quindi ad associazione come cosa nostra, come la 'ndrangheta e come la camorra. Capite che questo significa spuntare le armi della magistratura nel perseguimento di attività criminali gravissime e con dimensioni sovranazionali che, invece, devono essere colpite con grande precisione e accuratezza, a causa della maggiore pericolosità per il fatto che si operi in più Stati sia europei che del mondo. Mi auguro che il Governo possa tenere conto di questi elementi. Si tratta di tecnicismi che però fanno una grande differenza. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, anche con questa legge di delegazione europea 2018 prosegue l'inarrestabile cessione di sovranità nazionale all'Europa.