[resaula]

Credo c'entri molto, perché questa è una Commissione che - come è stato già detto - lavorando anche con tre gruppi sulle cosiddette tre P (prevenzione della punizione e della protezione), si è dedicata a tutto. Certamente, però, sul tema della prevenzione e della protezione, la centralità di un cambio culturale rispetto al vissuto degli uomini e delle donne del nostro Paese è centrale. Come dicevo, il fulcro del lavoro della Commissione - per il quale, tra l'altro, ringrazio il presidente Valeria Valente, che ci ha illustrato in una relazione le molte cose fatte - non è quindi solo agire sulla logica repressiva; c'è anche la punizione, ma non solo. La logica repressiva spetta in particolare alle Forze dell'ordine e alla magistratura. Poi è compito del Parlamento tutto mettere a punto una legislazione atta a dare ai soggetti competenti tutti gli strumenti. Devo dire che negli ultimi dieci anni, dopo tante titubanze, il Parlamento ha finalmente messo in moto una serie di decisioni su temi importanti: la legge contro gli atti persecutori, la cosiddetta legge sullo stalking del 2009; la ratifica della Convenzione di Istanbul nel 2013; il cosiddetto decreto contro il femminicidio, inserito in una serie di altre misure sulla sicurezza; nel 2018 la norma per gli orfani del femminicidio, che ha appena ricordato la collega Rauti; nel 2019 il codice rosso. Proprio su questo tema, vorrei ricordare in quest'Aula le parole di un uomo che ha un ruolo importante in Italia nell'ambito delle politiche della sicurezza, il capo della Polizia Gabrielli, pronunciate proprio in merito a un femminicidio; parole che mi sembra importante ricordare qui per il ruolo che egli riveste, ma anche perché pronunciate da un uomo. Gabrielli ci ricorda che il fenomeno è molto più preoccupante di quanto dice la statistica: il problema è culturale perché, fino a quando le donne vengono considerate come una proprietà, fenomeni del genere continueranno ad esserci. E poi ricorda - ad esempio - l'importante lavoro dei centri antiviolenza, su cui molto ha lavorato questa Commissione. Gabrielli stesso, che ha un ruolo attraverso la Polizia, dice però che è fondamentale che si accompagni la denuncia con una protezione. E tale protezione può essere data dal lavoro di tali centri, proprio perché le difficoltà più grandi per una donna che denuncia spesso si incontrano proprio dopo la fase di denuncia. E molte colleghe hanno parlato proprio di dette difficoltà. Una donna uccisa è una sconfitta per tutti: lo ha detto il Capo della Polizia, ma anche tutte le colleghe intervenute in questa sede. Il tema è che, quando le donne denunciano, dobbiamo credere alle donne, dobbiamo dare loro sostegno e fiducia, perché quello - come ci è stato ricordato - è il momento più difficile. Ritengo importante il lavoro fatto dalla Commissione, che ha visto tre sottogruppi lavorare sulle cosiddette tre P (prevenzione, protezione, punizione), ma anche attraverso dei questionari - i cui esiti devono ancora giungere ai tribunali, alle procure e agli ordini degli psicologi, ma è un lavoro molto interessante dato che le donne raccontano le difficoltà che incontrano nel momento della denuncia - per comprendere quali sono i punti su cui possono essere apportate delle modifiche. Occorre, quindi, una lettura delle fasi delicate del percorso giudiziario. È stata poi anche aperta una finestra, che ritengo importantissima, sulla formazione di tutti gli operatori. Lavorando con le università, con chi si occupa di educazione, con le Forze dell'ordine e con chi ha a che fare con il tema, diventa fondamentale anche un'educazione all'approccio nei confronti della donna. Serve dunque una proroga, perché tutto questo lavoro è immenso. Il tema in esame è la Commissione femminicidio. Ma, se la questione non è solo la punizione - rimane pure fondamentale - ma anche prevenzione e protezione, la sfida è immensa. E, purtroppo, il fatto che aumentino gli episodi di femminicidio ci sta dimostrando come non la stiamo vincendo. Dobbiamo pertanto approfondire l'elemento di risposta per capire quali possono essere le politiche da mettere in atto perché questa terribile strage che avviene nel nostro Paese abbia fine. Noi diciamo spesso che gli uomini e le donne devono avere gli stessi diritti, le stesse possibilità, ma anche gli stessi doveri. Sapete, però, che nella pratica della vita vissuta questo non avviene. Se andiamo a vedere il tempo dedicato al lavoro di cura dagli uomini e dalle donne in Italia, vedrete come la differenza, pur tra donne e uomini che lavorano entrambi, pesa molto sulle donne. Vorrei ricordare solo un dato in riferimento a quell'indagine che ho citato prima sul Bengala occidentale, in tema di cambiamento culturale, per quanto riguarda - ad esempio - anche i giochi e i testi scolastici. Ho letto la notizia su un giornale, ma posso parlarne in base a un fatto accadutomi personalmente: il sussidiario della mia figlia più piccola conteneva un esercizio in cui i bambini dovevano indicare con una freccetta i mestieri delle mamme e quelli dei papà. In casa nostra, essendo molto impegnata e spesso lontana da Genova, un compito specifico di mio marito è cucinare; pertanto mia figlia, piccina, indicò che era il papà a cucinare, perché aveva sempre visto lui farlo. A scuola, questo le fu segnato come errore; lei non capì e, a casa, quasi piangente si chiedeva perché fosse quello un errore, dato che aveva sempre visto il padre cucinare. Racconto questo episodio perché è di vita vissuta e mi ha molto colpito. Non voglio, però, inserire elementi che fanno troppo sorridere su un tema molto complicato. Occorre pensare al messaggio in famiglia, all'attenzione al linguaggio, alle immagini, alla pubblicità. Ho sentito pronunciare parole importantissime dalle colleghe intervenute rispetto a questo e vorrei concludere il mio intervento augurando buon lavoro e pensando che esso debba essere un lievito per l'Assemblea del Senato e per tutto il Parlamento. Negli stessi giorni in cui abbiamo letto la tragedia di sei donne assassinate, le pagine dei giornali riportavano anche i casi di donne che avevano ottenuto importanti successi: penso alla cosiddetta valanga rosa con Sofia Goggia, Federica Brignone, Marta Bassino e tutte le altre; penso alle tre ricercatrici dell'ospedale Spallanzani che hanno svolto un lavoro importantissimo scoprendo il virus che sta preoccupando tutti. Io spero davvero che questi messaggi in positivo possano sempre più aiutare a cambiare il modo in cui gli uomini e le donne guardano a loro stessi nel mondo. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Bressa, Maiorino e Marino) . CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, oggi è il 5 febbraio e ormai è passato quasi un anno dall'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere e sembra non sia cambiato nulla. Le statistiche riferiscono infatti di un femminicidio ogni tre giorni, ma nell'ultima settimana i delitti sono stati ben sei: sei femminicidi in cinque giorni, una donna uccisa ogni venti ore. È un amaro bilancio che deve farci fermare, riflettere e ripartire.