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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro della nave Moby Prince. Onorevoli Senatori. -- Il 10 aprile 1991, centoquaranta persone hanno perso la vita a bordo del traghetto Moby Prince (tratta Livorno-Olbia), della compagnia di navigazione Moby Lines, entrato in collisione con la petroliera Agip Abruzzo. Il disastro è avvenuto nel porto di Livorno. A distanza di 23 anni i familiari delle vittime non hanno avuto giustizia poiché la dinamica dei fatti realmente accaduti non è stata ancora ricostruita. In un documento, consegnato il 31 gennaio 2014 all'allora Ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri, dalle associazioni dei familiari delle vittime «10 aprile» e «140», è stata ricostruita la vicenda giudiziaria mettendo in evidenza gli elementi non congrui. Va ricordato che a conclusione della prima inchiesta, nel 1997, il Pubblico ministero Cardi ha chiesto l'assoluzione degli imputati attribuendo la causa principale della tragedia alla presenza di un banco di nebbia che avrebbe impedito lo svolgersi delle normali operazioni. Secondo i familiari delle vittime, restano tuttavia una serie di elementi, emersi nel corso dell'indagine, privi ancora di spiegazione. Ad esempio i motivi che indussero il personale della Agip Abruzzo a sostenere che lo speronamento fosse avvenuto da parte di una imbarcazione assai più piccola della Moby Prince; o per quale ragione nessuno della Capitaneria di porto di Livorno o delle altre imbarcazioni presenti in porto rilanciarono il mayday della Moby Prince. O ancora il salvataggio dell'unico superstite, Alessio Bertrand, tuffatosi in mare un'ora e venticinque minuti dopo la collisione, quando era stato detto che tutti i passeggeri erano morti in un tempo massimo di mezz'ora. E infine, per quale motivo nessun soccorritore era stato autorizzato a salire sul traghetto per prestare assistenza a chi era rimasto a bordo fino al giorno successivo. L'inchiesta bis si è chiusa nel 2010 con l'archiviazione del caso da parte della Procura della Repubblica di Livorno. Successivamente i familiari delle vittime si sono rivolti allo studio ingegneristico Bardazza di Milano per una nuova indagine basata su registrazioni audio e video, documenti e testimonianze, carte processuali, analizzati con modalità e tecnologie avanzate. Nell'indagine vengono confutati tutti e sette i motivi alla base della richiesta di archiviazione del 2010 da parte della Procura della Repubblica di Livorno, ragioni che peraltro attribuivano l'accaduto alla responsabilità quasi esclusiva del traghetto Moby Prince, ovvero al Comandante Ugo Chessa. I familiari delle vittime hanno sottolineato più volte l'importanza di approfondire un'ipotesi emersa in questi anni, secondo cui la Moby Prince sarebbe involontariamente stata coinvolta in manovre clandestine (ma non ignote alle autorità) di commercio di armi nel porto di Livorno, la notte della tragedia. Inoltre gli eventi che hanno portato alla collisione fra le due imbarcazioni farebbero emergere un quadro diverso da quello definito in sede giudiziaria, e ciò in ragione di alcuni elementi: la posizione della Moby Prince e quella della petroliera Agip Abruzzo dimostrano che lo speronamento della petroliera avvenne nella rotta verso il porto di Livorno, invece che verso Olbia dove la nave passeggeri era diretta; la voce proveniente da una misteriosa nave «Theresa II», allontanatasi a tutta velocità dal luogo di collisione (registrata dagli strumenti radio) che comunicò con la «Nave uno» la sera dell'incidente -- in base alle comparazioni compiute dall'esperto di ingegneria forense Gabriele Bardazza -- risulterebbe essere quella del comandante greco della nave militarizzata statunitense «Gallant 2», Theodossiou; non risulta chiara la ragione per cui il comandante Theodossiou abbia ritenuto di non utilizzare via radio il proprio nominativo; non risultano altresì chiare le ragioni per le quali la Moby Prince avrebbe cambiato la rotta prevista facendo ritorno al porto di Livorno; la nave militare statunitense «Gallant 2» -- insieme ad altre della medesima Marina militare -- sarebbe stata impegnata nel trasporto di armi verso la base Usa di Camp Darby, in una fase storica che coincide con l'ultimo giorno della missione «Desert Storm»; in seguito alle vicende ricordate la «Gallant 2» scomparve e le armi di cui sopra non sarebbero mai giunte alla base Usa, come dimostrerebbe il tracciato dell'attività del ponte mobile di Calabrone, che fornisce accesso al canale di Navicello, rimasto chiuso dal pomeriggio del 10 aprile al mattino del giorno successivo. Si tratta, dunque, di ricostruire quanto avvenuto alla luce di nuovi elementi emersi in questi anni e di individuare le vere cause della più grande tragedia della Marina civile italiana dal dopoguerra, attraverso l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta, come già auspicato dal presidente del Senato Pietro Grasso. Tale Commissione dovrà innanzitutto essere messa nelle condizioni di acquisire la documentazione video-fotografica-satellitare che riguarda la rada di Livorno nella notte dell'incidente. L'articolo 1 del presente disegno di legge specifica la necessità di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta. L'articolo 2 prevede che la Commissione parlamentare d'inchiesta sia composta da venti senatori, scelti dal Presidente del Senato in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari in modo che sia assicurata la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo. L’articolo 3 reca la disciplina relativa alle informazioni coperte da segreto. L'articolo 4 definisce i poteri della Commissione in ordine alla richiesta di atti e documenti. L'articolo 5 impone ai componenti della commissione l'obbligo del segreto. L'articolo 6 indica le modalità di funzionamento interno.. 1 (Istituzione e competenze della Commissione) 1 Ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione è istituita una Commissione parlamentare di inchiesta con il compito di: a accertare le cause della collisione del traghetto Moby Prince con la petroliera Agip Abruzzo, avvenuta il 10 aprile 1991 nel porto di Livorno; b accertare, in particolare: 1 l'esatta posizione in cui la petroliera aveva dato ancoraggio e l'effettivo orientamento della prua; 2 il ruolo del personale Agip Abruzzo nell'immediatezza della collisione e successivamente; 3 le reali motivazioni sottese alle indagini e al successivo proscioglimento dell'armatore Onorato, anche alla luce degli episodi di manomissione avvenuti a poche ore dall'evento, ad opera di personale della Compagnia Nav. Ar. Ma. , e, successivamente, di ignoti; 4 se a bordo della petroliera Agip Abruzzo si siano verificati degli eventi antecedenti alla collisione, ad essa riconducibili; 5 il ruolo attivo o passivo svolto dalle navi militari che riportavano le armi dalla guerra del Golfo. 2 La Commissione conclude i propri lavori entro due anni dalla sua costituzione e presenta al Senato una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta. Sono ammesse relazioni di minoranza. Il presidente della Commissione presenta al Senato, ogni sei mesi, una relazione sullo stato dei lavori. 2 (Composizione della Commissione)