[pronunce]

che, quindi, a detta del giudice a quo, tale ultima previsione determina una violazione del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost., comportando una irragionevole e ingiustificata disparità di trattamento tra il personale della Guardia di finanza – cessato dal servizio con diritto a pensione nel periodo dal 2 gennaio 1998 al 1° gennaio 2001, il quale ottiene il diritto alla riliquidazione del trattamento di quiescenza, a decorrere dal 1° gennaio 2001, con il calcolo, nella base pensionabile, dell'emolumento in questione – ed il personale di tutti gli altri Corpi militari e/o di Polizia, tra i quali, per quanto rileva nel giudizio a quo, gli appartenenti all'Arma dei carabinieri, che, collocati in quiescenza, come il ricorrente, nel triennio 1998-2000, di tale riliquidazione non beneficiano; che, a tale proposito, il giudice rimettente prosegue ricordando l'orientamento di questa Corte per quanto riguarda l'impossibilità di assumere quale tertium comparationis una norma derogatoria «rispetto alla regola desumibile dal sistema normativo e perciò insuscettibile di estensione ad altri casi, pena l'aggravamento, anziché l'eliminazione, dei difetti di coerenza di esso» (sentenze n. 427 del 1990 e n. 448 del 1993), orientamento ritenuto, però, superabile là dove, come nel caso di specie, «la ratio della disposizione derogatoria, tertium comparationis, ne imponeva l'estensione anche ad altri casi da essa non ricompresi [sentenza n. 398 del 1988], per i quali doveva considerarsi priva di razionalità la loro esclusione dall'ambito di operatività della norma, stante la loro assimilabilità a quelli viceversa contemplati»; che, secondo il giudice a quo, l'estensione nei confronti dei marescialli aiutanti dell'Arma dei carabinieri della normativa dettata a favore dei pari grado appartenenti alla Guardia di finanza risulterebbe ragionevole in considerazione della circostanza per cui, mentre l'art. 3, comma 2, della legge n. 85 del 1997, è stato in prima attuazione applicato con l'attribuzione di un beneficio in misura inferiore all'importo che sarebbe spettato ove l'emolumento in questione fosse stato attribuito – in base all'originaria previsione contenuta nella disposizione in ultimo citata – in misura pari alla differenza tra il livello di inquadramento ed il livello retributivo superiore, solo a fare data dal 1° gennaio 2001 il legislatore ha dato attuazione piena a tale ultima previsione; che, perciò, l'estensione retroattiva del nuovo importo, sia pure con effetti esclusivamente pensionistici, anche al personale già collocato in quiescenza (che di tale maggiore importo non aveva goduto né sul trattamento di attività, né di riflesso sulla pensione) appare alla Corte dei conti rispondente ad un ragionevole intento perequativo; che, infine, l'asserita irragionevole sperequazione tra il personale della Guardia di finanza e quello delle altre Forze armate e di polizia, si pone altresì in contrasto, per la Corte rimettente, anche con l'art. 76 Cost., per violazione del principio direttivo di cui all'art. 3 della legge n. 216 del 1992, il quale ha previsto il «riordino delle carriere, delle attribuzioni e dei trattamenti economici [del personale delle Forze di polizia anche ad ordinamento militare, ai sensi della legge 1° aprile 1981, n. 123, nonché del personale delle Forze armate, ad esclusione dei dirigenti civili e militari e del personale di leva], allo scopo di conseguire una disciplina omogenea, fermi restando i rispettivi compiti istituzionali, le norme fondamentali di stato, nonché le attribuzioni delle autorità dì pubblica sicurezza, previsti dalle vigenti disposizioni di legge»; che il rimettente ritiene, pertanto, rilevante la questione di legittimità costituzionale della norma censurata – pur essendo intervenuta, in forza del disposto dell'art. 15 del decreto legislativo 30 maggio del 2003, n. 193 (Sistema dei parametri stipendiali per il personale non dirigente delle Forze di polizia e delle Forze armate, a norma dell'articolo 7 della legge 29 marzo 2001, n. 86), l'abrogazione della stessa – in quanto essa ha comunque prodotto, durante il relativo periodo di vigenza, gli effetti sperequativi lamentati dal ricorrente nel giudizio a quo; che, conseguentemente, in caso di mancato accoglimento della questione di legittimità, la domanda del ricorrente finalizzata alla riliquidazione del trattamento pensionistico sulla base del maggiore importo decorrente dal 1° gennaio 2001 non potrebbe essere accolta. Considerato che la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Sardegna, solleva questione di legittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione – dell'art. 54-bis del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino dei ruoli e modifica delle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri), introdotto dall'art. 29, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, in materia di riordino dei ruoli, modifica alle norme di reclutamento, stato ed avanzamento del personale non direttivo e non dirigente dell'Arma dei carabinieri); che la Corte dei conti rimettente precisa di sollevare la questione nella parte in cui la norma censurata non prevede per i pari grado dell'Arma dei carabinieri lo stesso beneficio contemplato dall'art. 73-quinquies, comma 4, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199 (Attuazione dell'art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza), introdotto dall'art. 9, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 67 (Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199, in materia di nuovo inquadramento del personale non direttivo e non dirigente del Corpo della Guardia di finanza), per gli appartenenti alla Guardia di finanza; che, infatti, ad avviso del rimettente, la difformità della disciplina dettata per il personale dell'Arma dei carabinieri e per il personale appartenente al Corpo della Guardia di finanza determina un'ingiustificata disparità di trattamento – riguardo al regime della riliquidazione pensionistica dell'emolumento previsto dalle citate disposizioni – tra i marescialli aiutanti appartenenti all'Arma dei carabinieri ed i pari grado in servizio presso la Guardia di finanza;