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con i due decreti, tuttora in vigore, il Ministro pro tempore ha reso possibile l'incenerimento dei rifiuti solidi urbani tramite il loro utilizzo come CSS per alimentare i forni di cottura del clinker (la componente principale del cemento) nei cementifici; il Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna in data 20 settembre 2016 ha presentato alla Camera dei deputati la proposta di legge n. 4044 dal titolo "Abrogazione del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 14 febbraio 2013, n. 22, e del decreto del medesimo Ministro 20 marzo 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 77 del 2 aprile 2013. Effetti sulle istanze pendenti", per ritornare alla situazione preesistente e quindi per evitare che il CSS potesse essere bruciato negli altoforni dei cementifici. Nella presentazione della proposta di legge è scritto: "L'11 settembre 2013, il Senato della Repubblica approvava la mozione (1-00135, testo 2) a prima firma Morgoni (PD) e il 22 ottobre 2013 la Camera dei deputati approvava la mozione 1-00193, a prima firma Norgi (PD), entrambe riguardanti i CSS. Detti atti di indirizzo, pur riconoscendo il ruolo dei CSS conferiti ai cementifici nel ciclo dei rifiuti, invitavano il Governo ad effettuare ulteriori indagini sugli eventuali rischi per la salute dell'uomo e dell'ambiente legati all'uso dei CSS nei cementifici, nonché di confrontare la situazione italiana con quella degli altri Paesi europei. Inoltre si chiedeva al Governo di prendere le dovute precauzioni per impedire che i cementifici venissero riconvertiti in inceneritori e di definire linee guida per verificare il rispetto dei requisiti ambientali da parte dei cementifici che ricevono i CSS. Nei fatti, l'applicazione del cosiddetto 'decreto Clinì (il più volte citato regolamento di cui al decreto ministeriale n. 22 del 2013) viene fortemente contestata nei territori interessati. Di recente, una vicenda fortemente sintomatica, si registra la fortissima opposizione di cittadini, movimenti ambientali e forze politiche, alla richiesta presentata dalla società Buzzi Unicem volta all'utilizzo di CSS nell'impianto in funzione nel Comune di Vernasca (in provincia di Piacenza). Alla luce di quanto sopra evidenziato e atteso il quadro di forte incertezza per quanto riguarda le conseguenze - soprattutto in riferimento alla tutela della salute pubblica, non essendo in vigore alcuna specifica normativa che preveda la possibilità di ricorrere alla valutazione d'impatto sanitario (VIS) - derivanti dall'applicazione del citato regolamento di cui al decreto ministeriale n. 22 del 2013, appare ragionevole prevedere l'abrogazione di quest'ultimo, come dispone il presente progetto di legge alle Camere, presentato ai sensi dell'articolo 121, secondo comma, della Costituzione. Detto progetto prevede, inoltre, l'abrogazione del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 20 marzo 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 77 del 2 aprile 2013, e dispone altresì che le istanze presentate conformemente alle norme di cui al decreto n. 22 del 2013 ancora pendenti all'entrata in vigore della legge si considerano respinte"; il Consiglio regionale del Veneto in data 11 aprile 2018 ha approvato una mozione che "impegna la Giunta Regionale a farsi parte attiva presso il Governo affinché proceda senza indugio ad adottare tutte le iniziative necessarie, anche integrative o, se necessario, di modifica del decreto ministeriale 14 febbraio 2013 n. 22 (...) insistendo affinché sia valutata la revoca, in virtù del principio di precauzione a tutela della salute pubblica, di ogni atto funzionale a consentire la riconversione dei cementifici in inceneritori". Tra le motivazioni che hanno portato all'approvazione della mozione le denunce dei comitati dei cittadini "che hanno evidenziato i riscontri di seri inquinamenti prodotti nelle aree circostanti" alle cementerie; l'Assemblea legislativa della Regione Marche, in ottemperanza alle priorità sulla gestione dei rifiuti indicate dalla UE con l'ausilio di una raccolta differenziata attenta ed efficace messa in atto, ha stabilito, con la deliberazione n. 103 del 26 giugno 2018, che nel suo territorio sia vietata "la combustione del combustibile solido secondario (CSS) (...) quale strumento di gestione dei rifiuti o di recupero energetico", così dimostrando nei fatti che è possibile con un'adeguata pianificazione della gestione del ciclo dei rifiuti evitare pratiche di produzione ed incenerimento di CSS; in data 25 agosto 2017 il comitato "La nostra aria della rete rifiuti zero Lombardia" aveva presentato una petizione alla Commissione europea per le petizioni, corredata di 133 firme e 8 allegati contenenti report sugli effetti negativi per l'ambiente e la salute pubblica derivanti dall'uso del CSS nei cementifici, affinché fosse verificato in sede europea se i provvedimenti normativi del decreto Clini rispettassero le direttive in materia di corretta applicazione della qualifica di "fine rifiuto" per il CSS; la Commissione europea per le petizioni dopo avere svolto in data 18 giugno 2018 una riunione di valutazione dei contenuti della petizione (rif. Petition n. 0813/2017), con l'audizione dei rappresentanti dei cittadini firmatari e della Commissione europea, in data 19 luglio 2018 a firma della presidente Cecilia Wikstrom scriveva quanto segue: "Dall'audizione delle parti interessate e dalle discussioni che ne sono conseguite, è emersa una situazione di criticità per quanto riguarda la presunta violazione da parte dell'Italia della direttiva quadro sui rifiuti per quanto concerne i criteri sulla cessazione della qualifica di rifiuto ('end of waste' e combustibili solidi secondari), in relazione ai rifiuti bruciati nei cementifici. Questa situazione comporterebbe una grave minaccia per la salute e la tutela dell'ambiente. La commissione per le petizioni ha chiesto alla Commissione europea di svolgere un'indagine preliminare sui vari aspetti del problema. Durante la su indicata riunione, la Commissione europea ha oralmente sostenuto non sussistere da parte dell'Italia una violazione della legislazione europea in materia di ambiente. Una risposta scritta da parte della Commissione europea ci è nel frattempo pervenuta. Gliene trasmettiamo in allegato una copia, per il momento disponibile solo in inglese; non appena sarà disponibile, Le trasmetteremo la traduzione italiana. Tuttavia, la Commissione per le petizioni ha ritenuto opportuno manifestare sin d'ora perplessità e preoccupazione per la situazione descritta in relazione ai criteri sulla cessazione della qualifica di rifiuto in Italia, decidendo al contempo di chiedere chiarimenti al riguardo al Ministro dell'Ambiente italiano. La commissione per le petizioni proseguirà l'esame non appena le saranno pervenute le informazioni richieste"; alla data attuale i chiarimenti richiesti non sono stati ancora prodotti dal Ministero dell'ambiente alla Commissione europea per le petizioni, dunque contribuendo a mantenere le perplessità e preoccupazioni sulle questioni in esame per le conseguenze nei riguardi della tutela della salute pubblica e dell'ambiente; considerato che: