[resaula]

Il raccolto mietuto dal Governo in Europa, dopo un anno di politica economica estera ed europea caratterizzate da cacofonia, aggressività e impotenza, è imbarazzante. Non mi riferisco tanto all'eventuale procedura di infrazione, ma ad una cartina di tornasole che abbiamo già visto qualche giorno fa. Tutti gli Stati membri dell'eurozona, nessuno escluso, hanno condiviso l'analisi della Commissione su quel tema e hanno invitato l'Italia a prendere le misure necessarie. Guardando avanti è paradossale e preoccupante che questa stagione di sovranismo italiano, sorta con l'impulso legittimo di far contare di più l'Italia in Europa, rischi di farla contare di meno. Questo deve preoccupare tutti noi, indipendentemente dalle preferenze politiche: 42 dei 73 eurodeputati italiani siederanno sui banchi dell'opposizione; il Governo italiano nel Consiglio appare su certi temi piuttosto isolato e il commissario italiano, che sarà di sicuro di alto calibro, quanto più rifletterà un'impostazione sovranista, tantomeno riuscirà ad avere una maggioranza nella Commissione che si prefigura, cosa di cui un commissario ha bisogno persino nelle materie di sua competenza. Avviandomi alla conclusione, guardo a lei, signor Presidente del Consiglio, con rispetto e simpatia - anche proprio nel senso etimologico del termine simpatia - condividendo praticamente in toto le sue comunicazioni di oggi. Auspico che rappresentino la posizione del Governo: in ogni caso il Consiglio europeo dà almeno la tranquillità, perché solo lei sarà presente in quel consesso in rappresentanza dell'Italia. (Applausi dal Gruppo PD) . Condivido in particolare quanto ci ha riferito sugli investimenti pubblici produttivi, sulla concorrenza fiscale ingiustificata tra Stati membri e infine - mi fa piacere ricordarlo in Parlamento - sul ruolo centrale che ancora oggi lei ha ribadito per il Parlamento europeo. Nel suo discorso di Davos lei ha parlato dell'Europa del popolo, non dei popoli, e questo mi è molto piaciuto: ha sottolineato che vorrebbe un'Europa come il governo del popolo in Italia. Naturalmente non le sfugge che questo significa più ruolo del Parlamento europeo e meno potere di veto degli Stati membri in Consiglio e, quindi, meno sovranismo. La ringrazio, Presidente. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Masini. Ne ha facoltà. MASINI (FI-BP) . Presidente Conte, a breve lei andrà a rappresentare il Governo al prossimo Consiglio europeo. È un appuntamento che non si presenta sotto i migliori auspici. Non invidio il suo compito, come spesso non invidio il suo sistema nervoso, costantemente e deliberatamente sottoposto a stress da alcuni rappresentanti della sua maggioranza. Quando si tratta infatti di situazioni delicate e complesse, come quella che potremmo trovarci a dover affrontare, più che la tracotanza, servono saggezza, concretezza e buon senso. D'accordo, la casa comune europea può talvolta stare stretta, ma è comunque bene essere consapevoli che quel tetto comune ci è necessario, date le sfide globali che ci attendono. Tuttavia, per stare sotto quel tetto e per starci chiedendo poi ragionevolmente che i tecnicismi esasperanti vengano smussati e regolati con visione rinnovata, bisogna far sì che non si trovi la porta di casa chiusa, con un bel cartello con su scritto «Io non posso entrare»: si badi bene, ho detto «Io non posso entrare» e non «Tu non puoi entrare», perché a quell'isolamento ci state condannando voi e non gli altri. Ma quell'io è anche un noi (noi tutti qui, noi italiani) ed è un noi che diventa un voi nel momento in cui ci rappresentate in questo modo. Mi permetta di dire che ci rappresentate male, perché in un Paese dove servono come linfa vitale le infrastrutture un giorno sì e un giorno no dite di non avere le idee chiare su questo tema. Ci rappresentate male perché l'Italia è in ritardo nella sfida relativa ai cambiamenti climatici, quando invece dovremmo agire con un ruolo di primo piano senza nessun tentennamento, con sguardo attento alla ricerca, alle fonti rinnovabili, all'efficientamento energetico dei processi produttivi; male perché, a mio avviso, vengono espressi con estrema leggerezza concetti economici e di politica estera che fanno danno ai mercati e quindi ai risparmi, agli investimenti, ai mutui degli italiani. Infatti, signor Presidente del Consiglio, è reale la necessità di riformare le regole europee nel settore economico, ma non mentre la partita è in corso. Siamo dinanzi a una procedura d'infrazione, sarebbe la prima volta per l'Italia e nessuno in questa sede si augura che abbia un seguito, e che risposta state dando? Un ex Ministro del suo Governo che in questo momento ricopre un ruolo istituzionale fondamentale ha dichiarato che il debito al 200 per cento del PIL è sostenibile; ma se ciascuno italiano già paga solo per gli interessi dell'attuale debito 2,50 euro al giorno, considerando quella cifra per trecentosessantacinque giorni l'anno per 60 milioni di italiani, io mi metto una mano sul cuore e tanto sostenibile non mi sembra. Vi è poi la vicenda dei mini-BOT. A me personalmente non sembrava il momento migliore per lanciare quest'ulteriore provocazione, comunque vorrei capire che natura hanno, se sono denaro o titoli di debito. Posto che in ogni caso si tratta di nuove spese messe in cassa e quindi di nuovo debito pubblico, la domanda principale è se possiamo permetterci di aumentare il debito non tanto o non solo per le sanzioni europee, quanto perché sarebbe una dimostrazione della nostra incapacità di controllare la finanza pubblica, con il conseguente effetto di un bel salto in alto dello spread e con buona pace di chi ha un mutuo da pagare. Ciò premesso, se fosse denaro contante sarebbero vietati, dato che la politica monetaria è di competenza della BCE; se invece si tratta di titoli di credito, dato che nessuno può essere costretto a sobbarcarsi un debito altrui dovrebbero essere accettati dal creditore, ma è un'operazione che a me sembra abbastanza complessa: chi, infatti, vorrebbe essere pagato con promesse invece che con denaro sonante? Si dirà che lo Stato potrebbe imporne l'accettazione con la forza, ma a parte il segnale abbastanza devastante di una simile imposizione da economia di guerra, chi incassa il mini-BOT correrebbe subito in banca per farselo cambiare in euro veri e in quel momento avrebbe un'amara sorpresa perché la banca gli rimetterebbe il costo del rischio, che non so quanto potrebbe costare (dipenderà dalle circostanze), ma di sicuro il creditore subirà una bella tosatura. Inoltre saranno tosati anche tutti i contribuenti del Belpaese, perché l'abbattimento del valore del bottino - preferisco chiamarlo bottino più che mini-BOT - si rifletterà in un analogo abbattimento del valore dei BOT veri, impoverendo dalla notte al giorno milioni di risparmiatori italiani che hanno affidato i frutti dei loro sacrifici allo Stato nell'illusione che fossero al sicuro. Signor presidente Conte, la fiducia nell'Europa non è più solo una clausola di stile, ma deve essere sentita come uno scudo potente alle spinte nazionaliste e antidemocratiche.