[pronunce]

Anche per tale parte l'art. 10 impugnato sarebbe in contrasto con gli artt. 97 e 117, secondo comma, lettera s), Cost., per i motivi già esposti sopra. 1.5.- L'art. 22 impugnato sostituisce l'art. 32 della legge reg. Liguria n. 12 del 1995, permettendo (comma 3) all'ente di gestione dell'area protetta di stipulare convenzioni con soggetti preposti istituzionalmente alla vigilanza sul territorio, ovvero all'accertamento e alla contestazione di violazioni in materia ambientale, faunistica, venatoria e ittica. Il ricorrente reputa che tale facoltà di convenzionarsi «anche con soggetti privati non istituzionali» contrasti con l'art. 23 della legge quadro, che vieta convenzioni con «enti pubblici» e «soggetti privati (ad esempio, guardie ecologiche, venatorie, ittiche e micologiche volontarie)» per l'esercizio della vigilanza nei parchi. Da qui la lesione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), e dell'art. 97 Cost. 1.6.- L'art. 23 della legge regionale impugnata sostituisce l'art. 33 della legge reg. Liguria n. 12 del 1995, fissando la misura delle sanzioni amministrative pecuniarie comminate per la violazione di specifici divieti inerenti al parco, del suo piano, o del regolamento. Posto che "entità" e "tipologia" di violazione sarebbero divergenti da quanto previsto dall'art. 30, comma 2, della legge quadro, sarebbero violati, secondo il ricorrente, gli artt. 97 e 117, secondo comma, lettera s), Cost. 2.- In data 8 agosto 2019 si è costituita la Regione Liguria, chiedendo il rigetto del ricorso. 2.1.- Quanto all'art. 7 impugnato, la Regione resistente afferma che esso, attenendo a profili organizzativi di un ente regionale e non derogando a standard ambientali minimi, andrebbe ricondotto alla competenza legislativa residuale regionale in materia di «ordinamento e organizzazione amministrativa» di cui all'art. 117, quarto comma, Cost. In ogni caso, non vi sarebbe neppure contrasto con l'art. 24 della legge quadro, poiché tale norma non vieterebbe alle Regioni di adottare "linee-guida" ai fini della formazione dello statuto dell'ente. Natura di linee-guida avrebbero appunto i criteri che la norma impugnata demanda alla Giunta regionale di determinare ai fini della costituzione della comunità del parco. Inoltre, in tema di piano pluriennale economico e sociale, la Regione Liguria contesta l'applicabilità dell'art. 10 della legge quadro quale norma interposta, poiché alle aree protette regionali si applicherebbero le sole disposizioni contenute nel Titolo III della menzionata legge quadro. In relazione al nuovo testo dell'art. 11, comma 5, della legge reg. Liguria n. 12 del 1995, la Regione ribadisce l'inapplicabilità dell'art. 10 della legge quadro alle aree protette regionali. La disposizione impugnata, nel consentire l'emanazione di pareri vincolanti in tassative ipotesi da parte della comunità del parco non altererebbe la natura consultiva e propositiva di quest'ultima, che sarebbe compatibile con l'adozione di tale tipologia di parere. 2.2.- Con riferimento agli artt. 8 e 31 impugnati, la Regione resistente sostiene che la legge n. 394 del 1991 si limiti ad assegnare alla legge regionale la perimetrazione provvisoria dei confini delle aree protette, ma non vieti, con ciò, l'impiego della forma della legge, che, anzi, è stata utilizzata sia dalla Regione Liguria, sia da numerose altre Regioni nel corso degli anni. Del resto, la partecipazione degli enti locali sarebbe assicurata dall'art. 66 della legge statutaria della Regione Liguria 3 maggio 2005, n. 1 (Statuto della Regione Liguria) anche nel procedimento legislativo, mediante il parere reso sul progetto di legge dal Consiglio delle autonomie locali. Con specifico riferimento alla soppressione di aree protette, la Regione afferma che la questione si ponga solo con riguardo alla Provincia di Savona. In tal caso le aree protette sono state istituite dalla Provincia in forza di delega regionale, ora revocata dall'art. 33, comma 1, lettera b), della legge reg. Liguria n. 3 del 2019. Per tale parte, il ricorso sarebbe inammissibile per omessa impugnativa di tale ultima disposizione da parte dello Stato. In ogni caso, con la norma impugnata la Regione si sarebbe "riappropriata" della funzione, esercitandola con legge regionale. Né ciò sarebbe in contrasto con l'art. 22, comma 1, lettera a), della legge quadro, che si riferirebbe alle sole aree protette regionali, e non locali come quelle in discussione. 2.3.- Con riguardo all'art. 10 impugnato, la resistente rileva che la differente formulazione della norma regionale rispetto alla normativa statale interposta produca nella sostanza il medesimo effetto di prevalenza del piano del parco sui piani paesaggistici. In relazione al vigente art. 17, comma 6, della legge reg. Liguria n. 12 del 1995 introdotto dall'art. 10 impugnato, la Regione obietta che sarebbe di competenza regionale la scelta in ordine al procedimento di modifica dei confini del parco, e che quindi non sia costituzionalmente illegittimo attribuire tale compito al piano del parco, come lo stesso ricorrente avrebbe ammesso censurando gli artt. 8 e 31. 2.4.- Quanto all'art. 22 impugnato, la Regione sostiene che la normativa statale interposta vieti «la esternalizzazione della gestione del servizio di sorveglianza, non certo la cooperazione di soggetti terzi», tra cui volontari. A questi ultimi sarebbero già affidate funzioni di vigilanza nei parchi e nelle aree aperte alla caccia, in forza dell'art. 2 della legge della Regione Liguria 2 maggio 1990, n. 30 (Disciplina del servizio volontario di vigilanza ecologica) e dall'art. 27, comma 1, lettera b), della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). Pertanto la norma impugnata, incrementando gli standard di tutela ambientale, si limiterebbe a permettere la regolamentazione di un'attività che i volontari potrebbero già esercitare "in virtù di autonomo titolo". 2.5.- Con riferimento all'art. 23 impugnato, la Regione rileva che l'art. 30 della legge quadro sarebbe ambiguo, poiché, al comma 2, prevede sanzioni amministrative pecuniarie per la violazione delle disposizioni emanate dagli organismi di gestione delle aree protette. Non sarebbe chiaro né a quali violazioni ci si riferisca, né se esse siano contestabili nelle aree protette regionali. A fronte di ciò, la Regione Liguria, come molte altre, ha ritenuto di dotarsi di "un proprio apparato sanzionatorio", più severo di quello statale, e dunque a incremento della tutela ambientale. 3.-