[ddlpres]

Disposizioni per l’introduzione di una misura universale di contrasto alla povertà denominata reddito minimo. Onorevoli Senatori. -- Qualunque sia l'indicatore utilizzato per analizzarla, la povertà in Italia risulta essere alta, rispetto alla media europea e, soprattutto, in costante crescita. Secondo gli ultimi dati Eurostat, riferiti al 2013, il numero di individui a rischio di povertà o esclusione sociale nel nostro paese era pari, nel 2013, al 28,4 per cento della popolazione, un livello che ci pone al sesto posto nell'Unione europa e ad un livello superiore di circa quattro punti rispetto alla media europea. Delle tre dimensioni indagate dall'indicatore -- rischio di povertà (reddito disponibile familiare equivalente inferiore al 60 per cento del reddito mediano), grave deprivazione materiale (presenza di almeno quattro, su nove, sintomi di disagio, che riguardano, ad esempio, non poter sostenere spese impreviste, avere arretrati per mutuo, affitto, bollette o altri debiti, non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni), bassa intensità lavorativa (componenti di età 18-59 che lavorano, complessivamente, meno del 20 per cento del loro tempo di lavoro potenziale) -- è quella relativa alla deprivazione materiale a subire i maggiori incrementi: dal 7,5 del 2008 al 12,4 per cento del 2013. Questo dato fa da pendant con quello fornito nell'estate scorsa dall'Istat, secondo cui le famiglie in povertà assoluta, nel 2013, erano 2.028.000 (il 7,8 per cento delle famiglie residenti), per un totale di 6.020.000 individui (9,9 per cento dell'intera popolazione) e l'aumento dell'incidenza della povertà assoluta fra il 2007 e il 2013 non solo è stato significativo (dal 4,1 per cento al 9,9 per cento) ma ha anche interessato tutte e tre le ripartizioni territoriali. Ancora più allarmante è il dato dell'Istat relativo alla povertà minorile, sono infatti 1.434.000 i minori che vivono in povertà assoluta nel nostro paese. A fronte di questa situazione allarmante, il nostro è l'unico paese dell'Europa a quindici che, assieme alla Grecia, non si è ancora dotato di una misura nazionale, universale, di contrasto alla povertà, che renda possibile a tutte le persone povere accedere a un paniere di beni ritenuto decoroso, in relazione agli stili di vita prevalenti. Le misure nazionali, in larga parte insufficienti rispetto al bisogno, che sono state attivate nel tempo, sono di natura categoriale: pensioni e assegno sociale per gli anziani poveri, assegno alle famiglie povere con almeno tre figli a cui si potrebbe aggiungere anche la pensione di invalidità civile in quanto sostegno alle persone con disabilità soggetto però ad una prova dei mezzi. Per fronteggiare questa situazione il presente disegno di legge prevede l’introduzione nel nostro paese di una misura di reddito minimo strutturale, paragonabile a quelle presenti negli altri paesi europei. Si tratta di una misura universale, indirizzata a tutti coloro con risorse economiche insufficienti. In particolare, la misura proposta non si limita a fornire un sostegno soltanto alle persone «attivabili» (in grado di lavorare ma che per qualche motivata ragione non lavorano). Infatti, in più di un terzo dei nuclei familiari che si trovano in povertà non ci sono persone attivabili al lavoro. Si tratta cioè di nuclei poveri, nonostante gli adulti in essi presenti lavorino (perché quello che guadagnano è insufficiente a dare una via decorosa a tutti i membri della famiglia) o in cui non ci sono soggetti in grado di lavorare (perché anziani o gravemente disabili) o perché gli adulti che non lavorano sono impegnati in gravosi lavori di cura (ad esempio nel caso di madre single con figli a carico o familiari di persone non autosufficienti). Il diritto al beneficio discende da una insufficienza non del reddito personale ma del reddito del nucleo familiare. Il beneficio consiste infatti in un trasferimento monetario che colma la distanza fra il reddito familiare e il «reddito minimo» (articolato in funzione della numerosità della famiglia) preso come obiettivo. La condizione economica dei singoli dipende infatti crucialmente da quella del nucleo in cui sono inseriti. Il trasferimento monetario arriva direttamente dallo Stato ai nuclei beneficiari. Si tratta cioè di un livello essenziale, uniforme ed omogeneo sul territorio nazionale: ogni nucleo familiare che sia sotto il livello reddituale individuato come reddito minimo ha accesso alla prestazione, indipendentemente da quale sia il comune o la regione in cui vive. La misura non consiste unicamente in un beneficio economico: prevede anche misure di attivazione e di inclusione sociale rivolte ai singoli componenti della famiglia, in modo da valorizzare i diritti e le responsabilità individuali e di mettere tutti, il più presto possibile, su un sentiero di autonomia. L'erogazione del beneficio è accompagnata da un progetto personalizzato sottoscritto dagli individui del nucleo familiare beneficiario e scritto assieme ai servizi sociali del comune o dell'ambito sociale di riferimento, il cui rispetto è condizione per il mantenimento del beneficio. Nel caso degli adulti, si richiede la partecipazione ad attività che hanno a che fare con il mercato del lavoro, (esperienze formative e di riqualificazione professionale oltre che accettazione di offerte di lavoro adeguate) ma viene anche riconosciuto e valorizzato il lavoro di cura verso minori e familiari non autosufficienti per i nuclei con minori si richiede la frequenza scolastica. L'amministrazione locale deve agire in collegamento con i centri per l'impiego per le rispettive competenze e deve essere sostenuta anche dalla programmazione regionale per potere offrire servizi di accesso e di sostegno adeguati. A questo compito sono chiamati anche, in sinergia con il comune, il terzo settore e il volontariato. Si tratta di una impostazione molto ambiziosa, che si costruisce nel tempo, come è proprio delle grandi riforme, ma è fondamentale se si vuole attivare una politica che spinga i nuclei familiari in difficoltà su un sentiero il più possibile di autonomia e non ipotechi le opportunità future per i minori.. 1 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende per: a «ambito sociale»: l'ambito territoriale responsabile delle modalità e degli strumenti per la gestione unitaria del sistema locale dei servizi sociali a rete, di cui all'articolo 8 della legge 8 novembre 2000, n. 328; b «Isee»: l'Indicatore della situazione economica equivalente, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159; c «richiedente»: il soggetto che effettua la richiesta di reddito minimo di cui all'articolo 2; d «nucleo familiare»: il nucleo familiare del richiedente, come definito ai fini Isee; e «nucleo familiare beneficiario»: il nucleo familiare riconosciuto quale beneficiario del beneficio economico di cui al comma 3 dell'articolo 2. 2 (Reddito minimo e ammontare del beneficio) 1 Il reddito minimo è pari a euro 500 al mese per i nuclei familiari composti da una sola persona e varia in ragione del numero dei componenti il nucleo familiare beneficiario, secondo la scala di equivalenza adottata ai fini dell'Isee.