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Comunque sicuramente il Ministero per l'innovazione digitale dovrebbe far parte di diritto di questo comitato. Un'ultima osservazione sul Ministero della transizione ecologica: si spera che la vera sfida di evitare sovrapposizioni, duplicazioni e incroci di competenze sia affrontata in maniera effettivamente organica. Qualche dubbio viene, perché il Ministro a capo di questo Ministero, e di conseguenza anche del comitato, potrebbe rischiare di sovrapporsi a una serie di attività, funzioni e obiettivi tipici del nuovo CIPESS (ex CIPE); in questo senso raccomando di evitare le duplicazioni, che sono abbastanza tipiche di questo Paese. Un altro tema sicuramente molto importante, uno snodo fondamentale, è quello dell'approvazione del Piano per la transizione ecologica, che dovremmo fare entro cinque mesi dall'entrata in vigore del decreto-legge di riordino dei Ministeri. La visione di sistema e soprattutto la forte collaborazione con il Mise sono un passaggio fondamentale. Ricordo che non sarà semplice, in questo Paese, tenere insieme il concetto di green e il cosiddetto concetto di nimby ("non nel mio cortile"), che è molto tipico della cultura italiana. Questi due concetti, quello di green , che rappresenta la transizione verso questo nuovo paradigma, e il fatto che non si vogliono avere i campi fotovoltaici o i parchi eolici nel proprio territorio, saranno un tema sul quale riflettere. Arrivo adesso a ciò che a me sta particolarmente a cuore, il nuovo Ministero del turismo. Questo Ministero è stato un po' sballottato, nel senso che non ha mai avuto una sua identità. Ora, io credo che questa identità la debba assumere non solo in relazione alle gravi difficoltà contingenti, che conosciamo tutti e che devono essere affrontate in termini tempestivi, per evitare di distruggere una serie di aziende del settore turistico (mi riferisco a tutto quello che riguarda i prossimi incentivi, i sostegni e quant'altro), ma vorrei che fosse proprio inteso in termini strategici, come vera e propria industria. Qualcuno di voi sicuramente ricorderà che fin dal lontano 2018 io ho detto che il turismo era la più digitale di tutte le industrie. Vent'anni fa, quando Internet era agli albori, nessuno comprese la portata di questo strumento, ma il turismo lo comprese prima di altri settori; questa è l'occasione storica per dare un senso all'industria turistica. Quindi, mi chiedo come questo Ministero, che non è presente nel Comitato interministeriale della transizione digitale, possa svolgere il suo ruolo visto che è la più digitale di tutte le industrie. Sappiamo tutti che anche chi è meno digitale per prenotare un viaggio aereo o una serie di servizi ricorre alle cosiddette piattaforme. Più di una volta ho detto che su questo fronte, cioè su quello che definisco il digitale immateriale o l'economia digitale, potremmo costruire un pezzo di PIL importante del Paese. Dobbiamo scommettere credendoci perché lì c'è tutto il potenziale inespresso, che anche prima della pandemia non ha dato la sua visibilità in termini di crescita costante e stabile, di un comparto che è un'eccellenza per il nostro Paese. Vorrei, quindi, che fosse fatta una riflessione su questo, esattamente come vorrei una riflessione sul Titolo V della Costituzione. Mi riferisco all'articolo 117, lettera r ), della nostra Costituzione, che parla di coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale. Credo che il dettato di questo articolo debba diventare una parte viva della progettualità digitale della nostra Repubblica in quanto è proprio partendo dal coordinamento digitale che si possono mettere in atto una serie di azioni di sistema. La riorganizzazione ministeriale con la creazione - ripeto - del Ministero dedicato al turismo e di un Ministero dedicato all'innovazione tecnologica deve essere intesa in termini di innovazione organizzativa con una portata di sistema e, quindi, una portata strategica. Dobbiamo declinarlo, però, in termini operativi e non lasciarlo solo sulla carta. Tale declinazione richiede un atto di coraggio. Penso che l'atto di coraggio sia anche il successivo approfondimento del concetto di made in Italy , che ho sempre definito come la sintesi perfetta di bello, buono, ben fatto e bel vivere italiano e, cioè, la sintesi di turismo e di industria creativa italiana. È il modo più concreto per ibridare questi due settori, che poi servono a rilanciare la micro, piccola e media impresa (MPMI) - e non solo la PMI - che rappresenta una parte della spina dorsale produttiva del Paese e che può avvenire attraverso un sistema di valorizzazione digitale che non può scappare dal controllo strategico e che effettivamente può portare nelle «n» nicchie del mondo quanto di meglio l'Italia sa esprimere in termini di eccellenze. Sapete che le eccellenze dell'Italia sono tantissime e le possiamo valorizzare intercettando i flussi non solo nazionali, ma anche internazionali, andando a identificare cioè i cosiddetti fruitori dei servizi turistici, ai quali poi andremo a proporre le eccellenze artigianali dell'industria creativa italiana. Mi riferisco alla moda, alla ceramica, al settore agroalimentare, all'enogastronomia e quant'altro sappiamo esprimere di meglio nel nostro Paese. È lì che c'è, oltre all'infrastruttura digitale, la crescita di PIL che io... (Il microfono si disattiva automaticamente). ...quantifico almeno in 3 punti di PIL. Ricordo ancora una volta a tutti che questo era un comparto che anche prima della pandemia non era sufficientemente valorizzato e promosso nel mondo. È arrivata l'occasione per farlo. Crediamoci e facciamolo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, consentitemi di iniziare con un pensiero per Brumotti, aggredito di nuovo poche ore fa mentre realizzava un servizio per «Striscia la notizia»; al riguardo ci sarebbe tantissimo da dire e per questo preferisco non dire nulla. Mi limito ad esprimergli la vicinanza mia personale e, immagino, di tutto il Gruppo di cui faccio parte. (Applausi) . La discussione odierna verte sulla conversione del decreto-legge n. 22 del 1° marzo 2021, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri. Spesso si dice che la forma è sostanza e questo, a mio avviso, dovrebbe già far capire che non si tratta della solita riforma ordinamentale, tra l'altro già realizzata più volte anche in questa legislatura. Ricordo, solo a titolo di esempio, quando furono attribuite le competenze del turismo al Ministero delle politiche agricole e quando, successivamente, nel Governo Conte 2, sempre le competenze del turismo furono restituite al Ministero dei beni culturali, scelta che, tra l'altro, io non condividevo e su cui mi ero espresso sempre da questi banchi. In questo caso noi stiamo creando quella che sarà la colonna vertebrale della politica dei prossimi anni, perché questo provvedimento non è fine a se stesso, ma è funzionale alla realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.