[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 4, della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), promosso con ordinanza del 9 marzo 2006 dal Tribunale di Bari sul ricorso proposto da Carlino Carrieri, iscritta al n. 291 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 10 gennaio 2007 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano. Ritenuto che il Tribunale di Bari, con ordinanza del 9 marzo 2006, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, dell'art. 4, comma 4, della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti); che il giudizio a quo ha ad oggetto l'opposizione promossa da un avvocato del libero foro avverso il decreto con il quale la seconda sezione penale del Tribunale di Bari aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di liquidazione dei compensi per l'attività prestata nell'interesse di un imputato ammesso al patrocinio a spese dello Stato, in quanto non era stata autorizzata la sua nomina in sostituzione del precedente difensore; che, come riferisce il giudice a quo, nell'ambito del procedimento penale n. 405/99, con provvedimento del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Bari del 14 febbraio 2000, l'imputato A. A., difeso dall'avvocato di fiducia Elena Rucci, veniva ammesso al patrocinio a spese dello Stato. Successivamente, in data 7 febbraio 2001, a seguito della rinuncia del precedente difensore di fiducia, l'imputato nominava in sostituzione l'avv. Carlino Carrieri. Questi, in data 20 febbraio 2003, chiedeva la liquidazione dei compensi per l'attività professionale espletata e la seconda sezione penale del Tribunale dichiarava inammissibile la relativa istanza con la seguente motivazione: «l'imputato procedeva a nominare nuovo difensore di fiducia… senza richiedere la necessaria autorizzazione al Giudice (art. 4, comma 4, legge n. 217/1990 vigente all'epoca)»; che avverso tale provvedimento proponeva ricorso l'avv. Carrieri chiedendo al Tribunale, in via preliminare, di dichiarare rilevante e non manifestante infondata, con riferimento agli artt. 3, 24, secondo e terzo comma, 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale del comma 4 dell'art. 4 della legge n. 217 del 1990, nella parte in cui, nel testo allora vigente, prevedeva che la sostituzione del difensore di fiducia ad opera dell'imputato ammesso al patrocinio a spese dello Stato dovesse essere preventivamente autorizzata dal giudice procedente e, in via subordinata, previa declaratoria di inapplicabilità della medesima norma ai rapporti in corso alla data di entrata in vigore della legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifiche alla legge 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), di annullare il decreto del Giudice monocratico, seconda sezione penale, del 28 febbraio 2003, liquidando i compensi al difensore; che il giudice a quo, respinta l'eccezione di illegittimità costituzionale in riferimento all'art. 24 della Costituzione, non riscontrando alcuna limitazione del diritto di difesa, ha ritenuto, invece, la questione non manifestamente infondata in riferimento agli artt. 3, 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione; che, secondo il giudice a quo, nonostante gli artt. 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione «tutelino i diritti dei soli lavoratori “subordinati”, in esecuzione del principio di eguaglianza, nonché (del) diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, si rileva, comunque, una ingiustificata disparità di trattamento economico tra avvocati che esercitano il patrocinio dei non abbienti a spese dello Stato ed avvocati di soggetti abbienti, (in quanto) il diritto alla retribuzione, costituzionalmente garantito, verrebbe violato dalla mancata autorizzazione prevista dalla citata norma della legge n. 217/1990»; che, aggiunge il rimettente, il difensore iscritto nell'elenco degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato e non «autorizzato dal giudice all'esercizio della propria attività subisce un grave pregiudizio dovuto alla decadenza del cliente dal beneficio. Infatti, le precarie condizioni economiche dell'assistito, già “attestate e certificate” dal provvedimento di ammissione al beneficio stesso, manifestano ex ante una più che probabile insolvibilità dell'imputato e, quindi, una mancata retribuzione del difensore», mentre, nell'ipotesi di difensori di soggetti abbienti, l'alea della mancata retribuzione dell'attività professionale è pressoché inesistente, potendo il credito essere sempre recuperato coattivamente ed esecutivamente; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo si limita ad affermare che la questione è concreta e rilevante al fine di una corretta applicazione della norma della cui legittimità costituzionale dubita; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto alla Corte di dichiarare la questione inammissibile o infondata; che, secondo l'Avvocatura, la sollevata questione sarebbe manifestamente inammissibile per omessa motivazione sulla sua effettiva rilevanza, a seguito dell'intervenuta abrogazione della norma denunciata, ad opera dell'art. 4 della legge n. 134 del 2001, nella parte in cui prevedeva l'autorizzazione del giudice alla sostituzione del difensore. Nell'ordinanza, infatti, non vi è alcuna motivazione sui possibili effetti espansivi dell'intervenuta abrogazione anche in relazione ai benefici concessi in precedenza, nonostante l'esplicita richiesta in tal senso del ricorrente; che, inoltre, con riferimento alla dedotta violazione dell'art. 35, primo comma, della Costituzione, la difesa erariale eccepisce l'inammissibilità della censura non avendo il giudice a quo esplicitato le ragioni del contrasto della norma denunciata con l'indicato parametro costituzionale; che, nel merito, la difesa erariale ritiene la questione infondata; che, in particolare, non sarebbe ravvisabile alcuna violazione del principio di ragionevolezza o di quello di eguaglianza nel subordinare la sostituzione del difensore di fiducia alla preventiva autorizzazione del giudice: