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È una facoltà che ho dato, vista l'importanza dell'argomento, e non è dovuta secondo il Regolamento. Ribadisco questo, per spiegare che, avendo già parlato il senatore Perilli, non c'è stata una volontà di chiudere la bocca a qualcuno, ma solo di rispettare la previsione del Regolamento, che aveva già avuto un'applicazione estensiva, proprio tenendo conto dell'importanza del disegno di legge oggi in discussione. (Applausi) . Chiusa questa doverosa parentesi, vorrei replicare a quanto è stato osservato. Tenendo presente che siamo tutti consapevoli del fatto che quello in esame è un disegno di legge che tratta un argomento nel quale confluiscono temi di principio e ragioni di opportunità e che coinvolge la coscienza di ciascuno, io sono stata esclusivamente chiamata a decidere sulla richiesta di una votazione segreta, che è questione esclusivamente giuridica e non a caso ho fatto riferimento al Regolamento e ai precedenti. Il senatore Zanda, così come la senatrice De Petris, ha detto che qui, il non passaggio all'esame degli articoli, previsto dall'articolo 96 del Regolamento del Senato, avrebbe natura e carattere procedurale. Non è così e non soltanto in base al precedente citato dalla senatrice De Petris, a proposito delle unioni civili: lo scrutinio segreto sul voto di non passaggio all'esame degli articoli non è stato concesso per ragioni di contenuto, ma solo per ragioni di inammissibilità, che è questione profondamente diversa. Inoltre, se devo richiamare un precedente, in realtà un precedente sull'ammissibilità c'è, ed è del 30 aprile 1998, a proposito del disegno di legge a firma Salvato ed altri, sull'abolizione della pena dell'ergastolo. In questo caso il precedente è stato per l'accoglimento. Ancora, se non basta, richiamo una Giunta per il Regolamento che ho convocato il 12 dicembre 2018. Lo ricordo bene, perché era stata posta una questione su una pregiudiziale, che fu respinta, perché la pregiudiziale fu ritenuta di carattere procedurale e, per incidens , si disse in maniera davvero molto chiara che invece il non passaggio all'esame degli articoli aveva natura di merito. Questa è la Giunta per il Regolamento - che ho qui davanti a me - del 12 dicembre 2018. In quella occasione, nel Resoconto sommario della seduta della Giunta per il Regolamento, in riferimento a me stessa si legge: «Il Presidente (...) ritiene infatti che una risposta in termini univoci possa essere fornita unicamente per l'istituto della proposta di non passare all'esame degli articoli di cui all'articolo 96 del Regolamento, per il quale lo scrutinio segreto, ricorrendo i presupposti stabiliti dall'articolo 113 del Regolamento, è pacificamente ammissibile». Per incidens , su questo si è pronunciato un senatore che io stimo moltissimo, il senatore Parrini. Poiché leggo un'agenzia nella quale il senatore Parrini mi invita a decidere, in base ad equità, di non concedere il voto segreto perché la richiesta di non passaggio agli articoli sarebbe questione meramente procedurale, sempre nella citata seduta della Giunta per il Regolamento, il senatore Parrini ebbe ad affermare: «(...) una proposta di non passaggio agli articoli (...), trattandosi nella sostanza di un voto che investe anche il merito del provvedimento». Colleghi, la discrezionalità diventa arbitrio nel momento in cui non ci sono parametri di riferimento; la mia discrezionalità ha avuto parametri di riferimento precisi nei precedenti che vi ho appena letto e nel Regolamento. Ma di più ancora, se vogliamo approfondire ulteriormente la questione, come sapete, poiché diceva giustamente il senatore Perilli che sono anni che si discute la questione, ebbene, la Camera, che l'ha discussa certamente per molto tempo, ha concluso la votazione finale - e sottolineo la votazione finale, che quindi riguarda il merito di tutto il provvedimento - con una votazione segreta. Pertanto, sono confortata non solo da precedenti che vengono da questa Assemblea e dalla Giunta per il Regolamento di questa Assemblea, ma altresì dalla Camera che, nella votazione finale, ha accolto la richiesta di scrutinio segreto, presentata in quel ramo del Parlamento da Fratelli d'Italia, in quanto - leggo - «Il provvedimento che non è stato sottoposto (...) incide nel suo complesso sulla base di un giudizio di prevalenza». E qui rispondo anche alla questione posta sulla prevalenza, sugli articoli 13, 16, 21, 24 e 25 della Costituzione. Credo che la mia decisione - per quanto sia legittimo contestare, trattandosi di interpretazione - abbia solidi fondamenti di carattere giuridico. Passiamo alla votazione. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, mi dispiace molto essere arrivati di nuovo ad una discussione in un clima di tensione. Abbiamo la chance storica di chiudere una lacuna nel nostro ordinamento penale e cosa facciamo? Ci scontriamo con grande passione su questioni formali invece di entrare nel merito. Come emerso dalla discussione, la questione principale è la nozione di identità di genere. Devo dire che ascoltando le argomentazioni della destra in relazione al concetto di identità di genere, mi cadono veramente le braccia. Davvero qualcuno pensa che dopo l'approvazione della legge Zan, ognuno possa svegliarsi e cambiare sesso? (Applausi) . Sapete cosa ci vuole per cambiare sesso? Ci vogliono un processo e pareri di medici e psicologi. Ma cosa state raccontando? Sono delle fake news pazzesche e mi meraviglio che persone intelligenti, come anche il presidente Romeo che stimo, possano ripetere argomenti completamente assurdi. Il concetto di identificazione di genere è molto importante e soprattutto è già presente nel nostro ordinamento, essendo stato introdotto proprio in riferimento alla legge che consente di cambiare sesso. Il mio dubbio è relativo al fatto se il concetto di identità di genere debba necessariamente essere presente in una fattispecie penale. Noi stiamo parlando di una fattispecie penale e sappiamo che essa non può esserci in presenza di comportamenti interiori che non sono esternati e non sono riconoscibili dal potenziale aggressore. Pertanto credo che il concetto non sia adatto ad una fattispecie di reato. Penso poi che con il termine genere, che è un po' più vasto, si possa dire che è presente anche il concetto di identità di genere. Insomma, non siamo così lontani, con un po' di buon senso e volontà si riuscirebbe ad arrivare a un compromesso. Ritengo che i colleghi del centro destra abbiano fatto un grande passo; all'inizio avevano detto che non c'era bisogno di una legge, hanno poi riconosciuto la necessità di una legge, accettando la legge Zan e il concetto di genere che fino ad allora era fumo nei loro occhi. Ritengo che ora anche noi progressisti dobbiamo fare un passo; non è che non esiste altra legge se non quella letteralmente formulata come la legge Zan. In tutta Europa vi sono leggi contro l'odio, strutturate tutte in maniera diversa.