[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera a), e comma 2, dell'art. 4, dell'art. 6, comma 1, e dell'art. 10 nonchè dell'allegato B, punti 7 ed 8, della legge della Regione Marche 24 luglio 2002, n. 10 (Misure urgenti in materia di risparmio energetico e contenimento dell'inquinamento luminoso), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 30 settembre 2002, depositato in Cancelleria l'8 ottobre 2002 ed iscritto al n. 65 del registro ricorsi 2002. Visto l'atto di costituzione della Regione Marche; udito nell'udienza pubblica dell'11 novembre 2003 il Giudice relatore Piero Alberto Capotosti; uditi l'avvocato dello Stato Sergio Laporta per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Stefano Grassi per la Regione Marche.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 30 settembre 2002, depositato il successivo 8 ottobre, ha sollevato questione di legittimità costituzionale in via principale dell'art. 2, comma 1, lettera a), e comma 2, dell'art. 4, dell'art. 6, comma 1, e dell'art. 10, comma 2, nonchè dell'allegato B, punti 7 ed 8, della legge della Regione Marche 24 luglio 2002, n. 10 (Misure urgenti in materia di risparmio energetico e contenimento dell'inquinamento luminoso), pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione Marche del 1° agosto 2002, n. 87. 2. - Il ricorrente censura un primo gruppo di disposizioni della citata legge regionale n. 10 del 2002 e, precisamente, l'art. 2, comma 1, lettera a), e comma 2, e l'art. 4 (il quale rinvia all'allegato B - punti 7 ed 8), deducendo che esse, nella parte in cui attribuiscono alla Regione la competenza ad adottare il "regolamento di riduzione e prevenzione dell'inquinamento luminoso" che dovrebbe definire i requisiti tecnici per la progettazione, l'installazione e la gestione degli impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati, realizzerebbero una restrizione della circolazione delle merci nel mercato unico europeo in violazione dell'art.117, primo comma, della Costituzione, e sarebbero lesive della competenza legislativa statale in tema di tutela dell'ambiente (art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione) e in tema di determinazione dei principi fondamentali in materia di energia elettrica (art. 117, terzo comma, della Costituzione). Inoltre l'art. 6, comma 1, si porrebbe in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, violando la competenza del legislatore statale in tema di "ordinamento civile" nella parte in cui impone all'autonomia negoziale dei privati l'adozione di capitolati conformi alle prescrizioni della legge stessa. Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, inoltre, l'art. 10 della predetta legge regionale n. 10 del 2002, sostenendo che tale disposizione, nella parte in cui - al comma 2 - stabilisce che, "decorso inutilmente il termine di cui al comma 1" (e cioè il termine per provvedere assegnato dal difensore civico regionale nel caso in cui "i Comuni ritardino o omettano di compiere gli atti obbligatori previsti dalla presente legge"), "il difensore civico, sentito il Comune inadempiente, nomina un commissario ad acta che provvede in via sostitutiva", si porrebbe in contrasto con gli artt. 114, primo e secondo comma, 117, secondo comma, lettera p), e 120, secondo comma, della Costituzione. Quest'ultimo attribuisce al Governo il potere di "sostituirsi a organi (...) delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni" nei casi espressamente previsti, riservando, nel secondo periodo, alla "legge" la fissazione delle procedure, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione. Secondo il ricorrente, la "continuità dei due periodi dell'unitario" secondo comma dell'art. 120 della Costituzione, l'art. 114, primo e secondo comma, della Costituzione, nonchè l'art. 117, secondo comma, lettera p), che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la materia "organi di governo e funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane", unitamente all'esigenza di una disciplina "unica o quanto meno fortemente coordinata delle modalità di esercizio dei poteri sostitutivi sin dal momento della individuazione dell'organo deliberante l'intervento sostitutivo", indurrebbero a ritenere che la "legge" indicata nell'art. 120 della Costituzione sia la legge statale. Pertanto, la disposizione censurata recata dall'art. 10 violerebbe i succitati parametri, attribuendo al difensore civico regionale il potere di nominare un commissario ad acta, senza neppure chiarire se quest'ultimo debba o meno osservare le direttive impartite dal difensore civico. Il ricorrente osserva, infine, che indubbiamente sussiste l'esigenza di adeguare gli artt. 136, 141 e 247 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), alla soppressione degli organi regionali di controllo, ma ad essa deve provvedere il legislatore statale, stabilendo modalità uniformi sull'intero territorio nazionale, e conclude deducendo, "in via logicamente subordinata", "che lo statuto della Regione non pare consenta l'attribuzione al difensore civico regionale di funzioni di tanto spessore". 3. - La Regione Marche, in persona del Presidente della Giunta regionale, si è costituita nel giudizio chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate. In particolare, in relazione alle censure concernenti l'art. 10, la resistente deduce che l'art. 120, secondo comma, Cost., riguarderebbe esclusivamente l'esercizio del potere sostitutivo da parte dello Stato e non escluderebbe il potere delle regioni di disciplinare forme e modalità dell'esercizio di poteri sostitutivi di queste ultime nei confronti degli enti locali. 4. - Nell'imminenza dell'udienza pubblica l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memorie nelle quali dichiara di limitare "la materia del contendere al citato art. 10", in relazione al quale insiste per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nel ricorso introduttivo, "con abbandono delle rimanenti censure". 5. - Anche la Regione Marche ha depositato memorie nelle quali insiste per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nell'atto di costituzione.