[pronunce]

Secondo il ricorrente, le disposizioni sopra richiamate sarebbero costituzionalmente illegittime, in quanto gli oneri dalle stesse derivanti sarebbero posti a carico del capitolo 321907, denominato «Oneri derivanti da transazioni, liti passive, procedure esecutive ed interessi passivi in materia di ordinamento del personale», ricompreso nell'elenco delle spese obbligatorie, allegato al bilancio di previsione 2013 della Regione Abruzzo. Ciò sarebbe in contrasto con l'art. 27, comma l, lettera c), della legge Regione Abruzzo 25 marzo 2002, n. 3 (Ordinamento contabile della Regione Abruzzo), il quale dispone che «la copertura finanziaria delle leggi che comportano nuove o maggiori spese, ovvero minori entrate, è determinata [...] a carico o mediante riduzione di disponibilità formatasi nel corso dell'esercizio riguardanti spese di natura non obbligatoria». La disposizione sarebbe conforme all'art. 34, comma 1, del decreto legislativo 28 marzo 2000, n. 76 (Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e contabilità delle regioni, in attuazione dell'articolo 1, comma 4, della legge 25 giugno 1999, n. 208), il quale stabilisce che la legge regionale disciplina la formazione e la struttura del bilancio della Regione e le procedure di gestione del bilancio medesimo, in conformità ai principi del decreto legislativo stesso, ai sensi dell'art. 119 Cost. Il ricorrente non indica, peraltro, in modo specifico la disposizione del suddetto decreto legislativo espressiva del principio di intrasferibilità delle risorse dalle partite di spesa obbligatorie. Dalla lettura coordinata di quanto disposto dal decreto legislativo n. 76 del 2000 e della legge regionale di contabilità n. 3 del 2002 si ricaverebbe il principio fondamentale di «coordinamento della finanza pubblica», secondo cui la copertura finanziaria degli oneri derivanti da disposizioni che comportano nuove o maggiori spese - come quelle di cui agli artt. 2, 5 e 6 della legge regionale n. 10 del 2013, i quali prevedono interventi per lo sviluppo dell'agricoltura e della pesca in Abruzzo, nonché interventi per le «Celebrazioni centenario terremoto Marsica 2015» e in favore del Teatro Lanciavicchio di Avezzano - non potrebbe essere assicurata da disponibilità sopravvenute sul capitolo di spesa afferente a spese obbligatorie. Inoltre, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, il finanziamento delle disposizioni impugnate, gravando sul capitolo denominato «Oneri derivanti da transazioni, liti passive, procedure esecutive ed interessi passivi in materia di ordinamento del personale», ove sopravvenissero spese obbligatorie di quest'ultima natura, comporterebbe l'emersione di un passivo di cassa, violando il principio del pareggio di bilancio di cui all'art. 81, quarto comma, Cost. 3.- La Regione Abruzzo non si è costituita. 4.- Successivamente all'introduzione del presente giudizio, l'art. 15, comma 2, della legge della Regione Abruzzo 16 luglio 2013, n. 20, recante «Modifiche alla legge regionale 10 gennaio 2013, n. 2 recante "Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013 - 2015 della Regione Abruzzo (Legge Finanziaria Regionale 2013)", modifiche alla legge regionale 10 gennaio 2013, n. 3 recante "Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2013 - bilancio pluriennale 2013-2015" e ulteriori disposizioni normative», ha abrogato gli artt. 5 e 6 della legge regionale n. 10 del 2013. 5.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con atto depositato il 28 ottobre 2013, ha rinunciato al ricorso limitatamente agli artt. 5 e 6 della legge regionale n. 10 del 2013, ritenendo invece ancora validi i motivi di impugnativa relativi all'art. 2 della citata legge regionale. 6. - Nel corso dell'udienza pubblica, l'Avvocatura generale dello Stato ha preso atto che l'art. 15, comma 1, della legge regionale n. 20 del 2013 ha abrogato l'art. 4, comma 2, della legge regionale n. 6 del 2013, come sostituito dall'art. 2, comma 1, della legge regionale n. 10 del 2013. Pur ritenendo satisfattiva tale modifica, la difesa erariale ha insistito per l'accoglimento del ricorso, non essendovi certezza circa la non applicazione della disposizione impugnata durante il periodo in cui è stata vigente.1.- Con il ricorso in epigrafe il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato gli artt. 2, 5 e 6 della legge della Regione Abruzzo 24 aprile 2013, n. 10, recante «Modifiche alla legge regionale 11 agosto 2011, n. 29 (Razionalizzazione e rideterminazione dei Servizi di Sviluppo Agricolo), alla legge regionale 10 gennaio 2013, n. 2 (Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013-2015 della Regione Abruzzo - Legge Finanziaria Regionale 2013), alla legge regionale 10 gennaio 2013, n. 3 (Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2013 - Bilancio pluriennale 2013-2015), alla legge regionale 11 marzo 2013, n. 6 (Misure urgenti per lo sviluppo del Settore dell'Agricoltura e della Pesca in Abruzzo), alla legge regionale 17 dicembre 1997, n. 143 (Norme in materia di riordino territoriale dei Comuni: Mutamenti delle circoscrizioni, delle denominazioni e delle sedi comunali. Istituzione di nuovi Comuni, Unioni e Fusioni) e altre disposizioni normative», in riferimento agli artt. 81, quarto comma, e 117, terzo comma, Cost., quest'ultimo con riguardo alla materia del «coordinamento della finanza pubblica». Successivamente all'introduzione del presente giudizio, l'art. 15, comma 2, della legge della Regione Abruzzo 16 luglio 2013, n. 20, recante «Modifiche alla legge regionale 10 gennaio 2013, n. 2 recante "Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2013 e pluriennale 2013 - 2015 della Regione Abruzzo (Legge Finanziaria Regionale 2013)", modifiche alla legge regionale 10 gennaio 2013, n. 3 recante "Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2013 - bilancio pluriennale 2013-2015" e ulteriori disposizioni normative», ha abrogato gli artt. 5 e 6 della legge reg. Abruzzo n. 10 del 2013. In ragione di tale abrogazione il Presidente del Consiglio dei ministri, con atto depositato il 28 ottobre 2013, ha rinunciato al ricorso limitatamente alle norme dalla stessa interessate. Alla luce della rinuncia parziale, rimane da esaminare la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 10 del 2013. Detta norma dispone: «1.