[pronunce]

in secondo luogo, per difetto di descrizione della fattispecie, avendo il rimettente omesso di precisare se dalla dichiarazione finale dei redditi presentata (o da presentarsi) dal commissario liquidatore deriva un credito od un debito d'imposta per la contribuente; in terzo luogo, per aberratio ictus, non essendo stata denunciata la norma riguardante le modalità ed i termini di presentazione della dichiarazione in caso di procedure concorsuali, cioè l'art. 5, comma 4, del d.P.R. n. 322 del 1998; in quarto luogo – infine – perché il giudice a quo non ha tentato una interpretazione costituzionalmente orientata di tale norma, laddove questa, sulla scorta anche della sentenza della Corte di cassazione n. 10349 del 2003, ben potrebbe interpretarsi nel senso che la dichiarazione finale dei redditi può essere presentata anche prima della formale chiusura della procedura, con diritto per il commissario liquidatore di richiedere il rimborso dell'eventuale credito d'imposta; che, in prossimità della riunione fissata per la camera di consiglio, la difesa erariale ha depositato una comunicazione dell'Agenzia delle entrate di Napoli 1, datata 13 febbraio 2007, attestante che la parte ricorrente del giudizio principale – la s.p.a. COSIDA di Assicurazioni e Riassicurazioni, in liquidazione coatta amministrativa – «non ha ancora presentato la dichiarazione dei redditi finale di cui all'art. 5, comma 4, del d.P.R. n. 322 /98». Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Napoli dubita, in riferimento agli artt. 3, 36 e 53 della Costituzione, della legittimità del combinato disposto dei commi 2 e 4 dell'art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), «nella parte in cui non prevede l'esonero dall'obbligo delle ritenute fiscali sugli interessi maturati nelle procedure concorsuali»; che, ad avviso del giudice rimettente, la norma denunciata, imponendo all'Ente poste italiane e alle banche l'obbligo di effettuare le ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale, a titolo di acconto sull'IRPEG, anche nei confronti dei soggetti sottoposti a procedure concorsuali, compresa la liquidazione coatta amministrativa, comporterebbe che – nel caso in cui la procedura concorsuale si chiuda senza l'integrale soddisfacimento dei creditori e l'IRPEG risulti non dovuta in base alla dichiarazione finale dei redditi, da presentarsi dal commissario liquidatore in data successiva alla chiusura della procedura stessa – dette ritenute non potrebbero mai essere chieste a rimborso dalla liquidazione coatta; che pertanto, secondo il giudice a quo, la procedura concorsuale, nell'ipotesi da lui prospettata, sarebbe «impropriamente gravata da un onere tributario che non è di competenza della massa dei creditori ma del solo soggetto posto in liquidazione coatta tornato in bonis»; che per la Commissione tributaria provinciale, dunque, la norma denunciata: a) si pone «in contrasto con l'intento del legislatore di sollevare la massa creditoria da qualsiasi onere tributario ai fini dell'imposta personale sul reddito, come risulta dalla differenza del regime previsto […] tra IRPEG (poi IRES) ed ILOR (ora ICI: cfr. art. 10, c. 6. DPR n. 504/92)»; b) evidenzia «un'intrinseca contraddittorietà tra la genericità della previsione di cui al 4° comma dell'art. 26 DPR 600/73 e la presenza, nell'ambito dell'ordinamento delle imposte dirette, di una disciplina speciale prevista dagli artt. 125 (poi 183) TUIR per il caso di liquidazione coatta dell'impresa»; c) mostra, altresí, «la conseguente palese irragionevolezza della disposizione contenuta nel medesimo art. 26, con conseguente sospetto d'incostituzionalità, oltre che sotto il profilo dell'art. 3 Cost. anche sotto quello degli artt. 54 [recte: 53] e 36»; che la questione è manifestamente inammissibile sotto due diversi e concorrenti profili; che, in primo luogo, in riferimento a tutti i parametri evocati, il rimettente, pur affermando che «la verifica della debenza» dell'IRPEG (e, quindi, della sussistenza del diritto al rimborso delle ritenute effettuate ai sensi della norma denunciata) può effettuarsi solo in base alla dichiarazione finale dei redditi prevista dall'art. 5, comma 4, del d.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, ha tuttavia omesso di precisare se da tale dichiarazione finale risulti o no il credito di imposta chiesto a rimborso nel giudizio principale; che, pertanto, tale carenza di descrizione della fattispecie si risolve nel difetto di motivazione sulla rilevanza, rendendo la questione meramente ipotetica; che, in secondo luogo, il giudice a quo, in ordine alla affermata non manifesta infondatezza della questione, non ha fornito alcuna motivazione con riferimento ai parametri di cui agli artt. 36 e 53 Cost. e ne ha fornita una oscura con riferimento al parametro di cui all'art. 3 Cost.; che la rilevata manifesta inammissibilità della questione deve essere dichiarata da questa Corte prescindendo dalla pur evidente erroneità delle premesse interpretative da cui muove il rimettente, il quale: a) confonde tra fallimento (chiuso il quale, il fallito può tornare in bonis) e liquidazione coatta amministrativa (chiusa la quale, a séguito del riparto finale di cui all'art. 213 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, si estingue l'ente ad essa sottoposto e non è prevista alcuna ipotesi di riapertura della procedura); b) non tiene conto che il termine previsto per la presentazione della dichiarazione finale dei redditi delle procedure concorsuali, in quanto costituisce un termine massimo («entro l'ultimo giorno del decimo mese successivo a quello […] della chiusura del fallimento e della liquidazione», come stabilito dall'art. 5, comma 4, primo periodo, del d.P.R. n. 322 del 1998), deve considerarsi rispettato anche quando la dichiarazione sia presentata prima della formale chiusura della procedura, purché questa possa ritenersi sostanzialmente chiusa e sussista un oggettivo interesse della massa dei creditori (come affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 10349 del 2003); c) trascura di considerare che, per diritto vivente, l'ente sottoposto a liquidazione coatta amministrativa – nel caso in cui, dal conto di gestione e dal bilancio finale, le imposte sui redditi d'impresa risultino non dovute o dovute per un ammontare inferiore a quello delle ritenute d'acconto – ha diritto al rimborso totale o parziale delle ritenute d'acconto (Corte di cassazione, sentenze n. 12433 del 2004 e n. 13154 del 1995, quest'ultima emessa proprio nei confronti della s.p.a. COSIDA di Assicurazioni e Riassicurazioni, in liquidazione coatta amministrativa, ricorrente nel giudizio a quo). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .