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In Italia sono presenti solo 3 unicorni. Dato che conferma come molte start-up italiane hanno difficoltà ad accedere a finanziamenti sufficienti per sostenere la loro crescita. Le fonti di finanziamento risultano ancora limitate e gli investitori preferiscono ecosistemi più maturi. Il sistema start-up italiano ha fatto quindi progressi negli ultimi anni, ma presenta ancora diverse carenze che possono limitarne la crescita e la competitività rispetto ad altri ecosistemi start-up nel mondo e soprattutto europei. Anche la normativa vigente, nonostante il nostro Paese sia stato tra i primi a dotarsi di una normativa in materia nel contesto europeo, adesso non è più attuale e ha bisogno di un miglioramento per operare in modo flessibile e innovativo. Così come la burocrazia per troppi aspetti rappresenta ancora un ostacolo per molte nuove imprese. A mancare è anche la collaborazione tra università e industria, che potrebbe e dovrebbe essere migliorata. Le università dovrebbero essere messe nelle condizioni di avere una maggiore influenza nel trasferimento di conoscenze e competenze ai settori industriali innovativi. Lo stesso discorso vale per il settore pubblico, il quale dovrebbe essere maggiormente coinvolto al fine di aiutare l'intero ecosistema a crescere e a consolidarsi nei mercati con interventi e misure strutturali e con una visone di lungo respiro. Risolvere queste carenze richiede un impegno collettivo e congiunto da parte del Governo, del settore privato e delle istituzioni accademiche, necessario per creare un ambiente più favorevole all'innovazione e all'impresa. A dicembre 2022 l'Italia ospitava 557 aziende mature sotto il profilo dell'innovazione tecnologica, cosiddette scaleup , che sono state in grado di raccogliere 7,3 miliardi di dollari in capitale, cosiddetto equity , e generare ricavi, cosiddetti revenue, per circa 4,4 miliardi di dollari, quasi lo 0,2 per cento del PIL italiano, impiegando direttamente 18.000 lavoratori, ovvero lo 0,08 per cento dell'occupazione totale. Rispetto alla Spagna, nostro più prossimo competitor europeo, l'Italia ospita il 35 per cento di scaleup in meno e raccoglie meno della metà dei finanziamenti, 17 miliardi di dollari. Con gli altri Paesi il divario è ancora più ampio: un terzo delle scaleup della Germania, che ne annovera 1732 con un controvalore economico di circa 70 miliardi di dollari, e meno di un quarto della Francia che ne conta 2258 con un controvalore economico di oltre 50 miliardi di dollari. L'Italia ora ospita circa 1 scaleup ogni 100.000 persone ( scaleup density ratio ) mentre gli investimenti nelle scaleup rappresentano lo 0,25 per cento del PIL ( scaleup investing ratio ). Due indici ancora ben lontani dalle medie europee – rispettivamente di 3,8 scaleup su 100.000 abitanti e 1,3 per cento del PIL – e dalla fucina dell'innovazione europea, i paesi del nord Europa. Tra i principali ostacoli che non aiutano a far crescere l'ecosistema scaleup ci sono: difficoltà nei processi di trasferimento tecnologico, cosiddetto tech transfer , e di valorizzazione della proprietà intellettuale, difficoltà di accesso ai fondi, limiti culturali, mercato del lavoro inadeguato, limitate opportunità di exit e una burocrazia farraginosa. Il presente disegno di legge, alla luce delle evidenti carenze di carattere culturale e dei limiti strutturali che sconta il nostro ecosistema produttivo e imprenditoriale, attraverso un complesso di misure e di interventi di carattere strutturale, mira ad accrescere il potenziale tecnologico del nostro tessuto imprenditoriale con il duplice obiettivo di raccogliere le sfide della transizione digitale e di creare occupazione qualificata. L'impianto del disegno di legge segue tre direttrici. La prima riguarda la governance , e quindi la parte relativa alla pubblica amministrazione, motore imprescindibile di qualsiasi sistema economico. Soltanto uno Stato innovatore è in grado di mettersi al servizio di imprese e cittadini e di migliorarne le condizioni economiche e sociali. La seconda comprende misure finalizzate a promuovere la tutela e la trasparenza nei confronti di cittadini e imprese relativamente ai rischi che ogni cambio di paradigma reca con sé. Tutelare i diritti fondamentali e i dati personali, ridurre i divari socio-economici e favorire l'inclusione, la partecipazione, le competenze digitali e l'accesso alla conoscenza sono obiettivi altrettanto importanti che devono essere raggiunti per garantire una cittadinanza digitale effettiva per cittadini e imprese. Infine, la terza direttrice comprende una serie di misure destinate alle imprese, al fine di sostenerne la competitività nei mercati internazionali e di consolidarne la resilienza in un'epoca di continui cambiamenti. L'articolo 1 comprende le finalità del presente disegno di legge, orientate a promuovere il potenziamento dell'innovazione tecnologica per far crescere e consolidare la competitività delle nostre imprese sui mercati europei e internazionali, nonché a favorire un'occupazione di qualità e altamente professionale. Con l'articolo 2 si prevede l'istituzione del Ministero dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico. È fondamentale incentrare su un unico Ministero, dedicato esclusivamente alla promozione della digitalizzazione, delle innovazioni tecnologiche, dell'intelligenza artificiale, una serie di funzioni e compiti oggi ripartiti tra diverse amministrazioni statali. Il Ministro dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico avrà tra i suoi compiti anche quello di promuovere studi, indagini e attività interessanti l'innovazione digitale e lo sviluppo tecnologico, nonché favorire e curare l'adempimento di convenzioni internazionali, delle direttive e dei regolamenti dell'Unione europea in ambito di tecnologie e soluzioni digitali. L'articolo 3 prevede l'istituzione del Consiglio nazionale per l'innovazione. Un organo composto dal Ministro per l'innovazione e lo sviluppo tecnologico, che lo presiede, dal Ministro dell'economia e delle finanze, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dal Ministro dell'università e della ricerca, dal Ministro degli affari regionali e autonomie, nonché dal Presidente della conferenza delle regioni e delle province autonome. Il Comitato ha il compito di favorire la collaborazione tra regioni, università, fondazioni, imprese e Governo, al fine di sviluppare nuove tecnologie e soluzioni innovative nel campo digitale e di fornire supporto al Governo con riferimento ai temi e alle tendenze legati all'innovazione tecnologica. Inoltre, allo scopo di garantire un approccio che parta dal particolare per arrivare all'universale, cosiddetto bottom up , il Consiglio ha il compito di riunire e coordinare i portatori di interesse del settore, cosiddetti stakeholders , per elaborare e proporre nuove proposte. L'articolo 4 prevede l'istituzione del Comitato interministeriale per le politiche industriali e di sviluppo tecnologico (CIPIST). Il Comitato, presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, è composto dai ministri dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico, dell'economia e delle finanze, delle imprese e del made in Italy e dell'università e della ricerca.