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un disegno a mio modo di vedere scellerato e anche incostituzionale, perché l'architettura del nostro Paese, ovverosia il fatto che siamo una Repubblica parlamentare elettiva, non può essere messa in discussione, ed è questo il disegno che via via si andrà a realizzare. Già si vede, non possiamo non vederlo. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 11,54) PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il senatore Calderoli per illustrare una questione sospensiva. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dico subito che la questione sospensiva non vuol essere nulla di ostativo rispetto al percorso del provvedimento. Abbiamo votato a favore alla Camera e intendiamo farlo anche al Senato, così come abbiamo già fatto in Commissione. Ciò che, invece, intendo sottoporre all'Assemblea è una valutazione dal punto di vista cronologico di quanto stiamo andando a fare. Il provvedimento è stato votato alla Camera nel luglio 2019 e al Senato il 15 gennaio 2020, ovvero quando non era ancora stato indetto il referendum confermativo rispetto alla riduzione del numero dei parlamentari. Lo votiamo a gennaio, resta parcheggiato fino ad oggi e qualcuno pensa di metterlo al voto dieci giorni prima dello svolgimento di un referendum che inciderà in maniera molto concreta rispetto al numero dei componenti del Senato. Se, come credo, l'elettorato attivo portato a diciott'anni è un sacrosanto e legittimo diritto di voto, essendo prima parziale rispetto a coloro che non avevano ancora compiuto venticinque anni - se un maggiorenne vota per il referendum , non capisco perché non debba votare anche per l'elezione del Senato della Repubblica - rispetto all'elettorato passivo, ritengo che ragionare su 315 membri elettivi del Senato, ovvero su 200, possa porre qualche problema o perlomeno una riflessione circa quello che si deve fare. Ha senso decidere oggi, sulla base di un voto che non è ancora stato espresso? A me sembra irragionevole. Il presidente Romeo aveva proposto non già di non discutere il provvedimento in Aula, ma di farlo la settimana successiva a quella del voto sul referendum . Signor Presidente, mi perdoni, ma è la prima volta che vedo una lucertola girare per il Senato. Chiedo conferma al senatore Parrini: è piccola, ma si tratta di una lucertola; chissà se ha compiuto venticinque o quarant'anni? (Commenti). La lasci pure lì; alla fine, è quella che fa meno male qui dentro. PARRINI (PD) . Si è provveduto alla messa in sicurezza della lucertola. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Abbiamo sanificato. PRESIDENTE. Si tratta di un inedito. Il quesito è se si tratti di un geco, nel qual caso porterebbe addirittura fortuna. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . No, Signor Presidente, non è un geco, è proprio una lucertola. Le chiedo di recuperare il tempo perso per questo motivo. PRESIDENTE. Assolutamente sì, presidente Calderoli, non c'è bisogno di chiederlo. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Ritornando al mio discorso, mi chiedo il motivo di quest'assenza di buon senso, perché - lo sappiamo benissimo tutti - per ottenere il sì (o un presunto sì) al referendum sono iniziati i giochini o - meglio - i ricatti del tipo «io dico che voto sì, a condizione che». Bisogna allora approvare alla Camera dei deputati il testo base del disegno di legge elettorale, tanto tutti sanno che, una volta approvato, essendoci il voto segreto in Assemblea in materia elettorale, ragionevolmente non si andrà da nessuna parte (con mia gioia). Con il sistema maggioritario, infatti, non è tanto vero il fatto che, alla sera del voto, si sa chi ha vinto; il problema è che, quando uno vota, decide chi andrà a governare, il che è esattamente il contrario di quanto avviene con il metodo proporzionale che invece viene proposto. Altri chiedono una base elettiva del Senato non più regionale, ma circoscrizionale (in modo che, ampliando, si possa avere la maggior possibilità di essere presenti), la riduzione del numero dei grandi elettori regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica e poi - dulcis in fundo - una rivisitazione del bicameralismo paritario e la fiducia o sfiducia costruttiva. Sento parlare di queste cose da trent'anni. E voi pensate di realizzare, in un arco di tempo che vede in mezzo l'elezione del Presidente della Repubblica, ammesso che questa legislatura duri fino a quel punto, riforme che in trent'anni non si sono mai riuscite a fare? Vi richiamo al buon senso e, soprattutto, alla coerenza, con riferimento a quanto accaduto. Lo dico in primis al senatore Parrini, relatore del provvedimento e Presidente della Commissione affari costituzionali. Il provvedimento trasmesso dalla Camera dei deputati, con la previsione dei diciott'anni come età per accedere all'elettorato attivo, ha visto l'accoglimento di emendamenti che hanno portato l'età per accedere all'elettorato passivo da quaranta a venticinque anni. È interessante vedere le firme di chi li ha presentati. A parte quello sottoscritto da me e dai miei colleghi in Commissione, l'emendamento 1.28 portava firme illustrissime, quali quelle del senatore Parrini, che è il relatore del provvedimento; della senatrice De Petris, Presidente del Gruppo Misto (Liberi e Uguali); del senatore Faraone (Italia Viva - PSI); del senatore Marcucci (PD); della senatrice Unterberger (Gruppo Per le Autonomie) e dei senatori La Russa e Fazzolari (Fratelli d'Italia). Gli unici che non l'hanno sottoscritto e si sono astenuti sono i colleghi di Forza Italia; l'emendamento è pertanto stato approvato con un voto quasi plebiscitario. Oggi arriviamo in Aula e c'è un emendamento del relatore che abroga la stessa proposta che egli aveva fatto in Commissione. Ci si può sempre ripensare, ma ciò vale per il singolo senatore. In questo caso, parliamo di chi ha ricevuto, con il voto della Commissione, il mandato a riferire all'Assemblea come relatore su un testo che contiene anche la sua proposta. Secondo me, c'è qualcosa che non torna, quando compare in Aula un emendamento che abroga quello che egli stesso ha introdotto. Ho votato - e capita raramente - il mandato al relatore per portare in Aula il testo che abbiamo votato in Commissione. Non vi dico di non discuterlo, però occorre fare le cose con trasparenza e onestà intellettuale e non con i giochini dell'emendamento comparso all'ultimo momento in Aula. Infatti, tutti sanno che se non fosse stato depositato, il provvedimento sarebbe stato rinviato a data da destinarsi. Qui stiamo parlando di un articolo brevissimo, ma pesantissimo in termini di contenuti. La mia proposta pertanto - voterò contro la pregiudiziale presentata dal senatore De Falco - è di tornare in Commissione e sono disponibile a lavorare anche nella settimana di sospensione dei lavori per via delle elezioni regionali, amministrative e per il referendum .