[pronunce]

provvedimento nel quale è necessariamente insito il riconoscimento che, alla luce delle risultanze degli atti di indagine, non solo il fatto per cui si procede sussiste ed è addebitabile all'imputato, ma che è altresì aggravato da una circostanza trascurata dal pubblico ministero. L'ipotesi oggi in esame è contrassegnata, invece, da una mera valutazione ab externo, che non richiede al giudice di entrare nel merito dell'accertamento del fatto e della responsabilità dell'imputato. Per tale ragione, non può ritenersi - secondo la valutazione in astratto che sorregge l'individuazione delle ipotesi di incompatibilità - che siffatta pronuncia possieda una "forza pregiudicante" tale da perturbare la terzietà e l'imparzialità del giudice chiamato a svolgere una funzione di giudizio nella "sede pregiudicata" (ossia, nel caso di specie, a pronunciarsi sulla nuova richiesta di emissione di decreto penale di condanna). Rimane, comunque sia, al giudice la possibilità di allegare - ove ne ricorrano i presupposti concreti - la sussistenza delle «gravi ragioni di convenienza» che legittimerebbero la sua astensione a norma dell'art. 36, comma 1, lettera h), cod. proc. pen.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Santa Maria Capua Vetere con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 febbraio 2024. F.to: Augusto Antonio BARBERA, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Igor DI BERNARDINI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 aprile 2024 Il Cancelliere F.to: Igor DI BERNARDINI