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Norme sulla salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Onorevoli Senatori. -- L'Italia ha rappresentato per secoli -- e per molti versi ancora rappresenta -- un importante punto di riferimento, in Europa e nel mondo, nella tutela del patrimonio culturale materiale. Il nostro Paese vanta un'illustre tradizione in questo campo, che risale all'epoca comunale ed è andata consolidandosi nel tempo con una lunga serie di atti normativi e amministrativi sulla protezione e la conservazione dei beni culturali e paesaggistici: una tradizione che nasce dalla consapevolezza del grande valore sociale e politico di tali beni, quali strumenti essenziali per promuovere lo sviluppo della cultura e rafforzare la coscienza civile dei cittadini, e trova un'efficace sintesi nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Non altrettanto può dirsi per tutto quell'insieme di espressioni, rappresentazioni, conoscenze, saperi e pratiche presenti nel territorio italiano o connessi a tradizioni italiane, anche per effetto di insediamenti e scambi, che costituiscono parte integrante del nostro patrimonio culturale: una parte viva e vitale, che viene trasmessa di generazione in generazione e costantemente ricreata dalle comunità, dai gruppi e dagli individui in relazione al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, fornendo loro un senso di identità e di continuità e promuovendo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana. Si tratta di una componente del patrimonio culturale nazionale non meno rilevante, per quantità e qualità, di quella rappresentata dagli innumerevoli beni e siti di interesse culturale e paesaggistico presenti nel nostro territorio, che hanno reso famosa l'Italia nel mondo e che ogni anno attraggono milioni di visitatori. La varietà e la ricchezza dei suoi contenuti (dalle lingue alle memorie storiche, dalle arti ai mestieri, dalle conoscenze naturalistiche alle credenze religiose, dai saperi produttivi alle consuetudini sociali, dalle espressioni della cultura popolare alle tradizioni enogastronomiche e così via), frutto di complesse stratificazioni e di accumuli plurisecolari di civiltà, costituiscono una preziosa eredità e una risorsa strategica per il Paese, che è compito della Repubblica recuperare, custodire e trasmettere alle generazioni future (articoli 9 e 117, commi secondo, lettera s) , e terzo, della Costituzione). Da un lato, riconoscere, preservare e valorizzare i diversi elementi del patrimonio culturale immateriale con il coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici e privati interessati favorisce lo sviluppo culturale delle persone, arricchendone la conoscenza e la sensibilità e mantenendone viva l'identità, incoraggia il dialogo tra le culture in condizioni di libertà e di eguaglianza, stimola l'interculturalità nel rispetto delle differenze e dei diritti, educa alla solidarietà e alla condivisione delle responsabilità nella cura del bene comune e tende a consolidare i legami fra gli individui e fra i popoli contribuendo a costruire una società aperta, plurale, pacifica e democratica. Dall'altro, promuovere il recupero, l'applicazione, l'innovazione e la trasmissione delle competenze, dei saperi, delle tecniche e delle pratiche che costituiscono l'essenza del « made in Italy », soprattutto nei settori dell'agricoltura, dell'allevamento, della produzione agroalimentare, dell'artigianato, dell'industria, del commercio e dell'arte, può concorrere a rilanciare l'economia italiana e a rafforzarne la competitività in forme sostenibili e coerenti con la storia, le culture e le tradizioni nazionali e locali. Non solo. La salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (o intangibile) in tutti i suoi aspetti è oggi un preciso obbligo internazionale, imposto da una serie di strumenti di hard law -- in particolare, la Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (Parigi, 17 ottobre 2003), ratificata dall'Italia, che le ha dato esecuzione con legge 27 settembre 2007, n. 167; la Convenzione UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali (Parigi, 20 ottobre 2005), ratificata dall'Italia, che le ha dato esecuzione con legge 19 febbraio 2007, n. 19, e la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro, 27 ottobre 2005), firmata ma non ancora ratificata dall'Italia -- che il nostro Paese è chiamato a rispettare e ad attuare (articolo 117, primo comma, della Costituzione) con apposite misure legislative, amministrative e finanziarie, soggette a un costante monitoraggio. A livello europeo, indicazioni analoghe si ricavano dall'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (Nizza, 7 dicembre 2000), dall'articolo 3, paragrafo 3, del Trattato sull'Unione europea e dall'articolo 167 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che impegnano l'Unione e gli Stati membri a tutelare la diversità culturale, religiosa e linguistica, salvaguardare il patrimonio culturale europeo e contribuire al pieno sviluppo delle loro culture nel rispetto delle diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune. Dalla combinazione di tali fonti emerge un insieme di princìpi -- salvaguardia del patrimonio culturale in tutte le sue componenti materiali e immateriali, protezione e promozione delle diversità culturali, sviluppo del dialogo interculturale, partecipazione della società civile alle attività di individuazione e gestione del patrimonio e alla definizione delle relative politiche -- a cui qualsiasi intervento legislativo in questo campo deve necessariamente ispirarsi. Secondo l'articolo 117, secondo e terzo comma, della Costituzione, nel nostro sistema sono di competenza esclusiva dello Stato la definizione degli elementi del patrimonio (in forza di una consolidata tradizione che tende a ricondurla nell'alveo della «tutela»), i criteri per la loro identificazione, le norme sull'organizzazione e l'azione delle amministrazioni statali impegnate nella loro salvaguardia e le misure di protezione e conservazione dei beni materiali a essi associati (articolo 7- bis , del codice dei beni culturali e del paesaggio). È invece di competenza concorrente dello Stato e delle regioni (salvo quanto previsto dagli statuti speciali o da leggi adottate ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione) la disciplina delle azioni di salvaguardia caratterizzate da una sostanziale prevalenza della «valorizzazione» rispetto alla «tutela» (che comprendono, oltre alla promozione e all'organizzazione delle attività culturali, tutte le forme di protezione e conservazione dei beni culturali immateriali e di trasmissione dei loro contenuti mediante «ri-creazione» degli stessi da parte di comunità, gruppi e individui). Purtroppo, a differenza che per il patrimonio culturale materiale, per quello immateriale manca ancora in Italia una disciplina unitaria, capace di fornire criteri sicuri di riconoscimento dei suoi elementi e di indicare tempi e modi per la loro salvaguardia.