[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 131, comma 4, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), promosso dal Tribunale ordinario della Spezia nel procedimento civile promosso da D.P.A. nei confronti di B.L. con ordinanza dell'11 agosto 2015, iscritta al n. 263 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48, prima serie speciale, dell'anno 2015. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 18 maggio il Giudice relatore Nicolò Zanon. Ritenuto che, con l'ordinanza menzionata in epigrafe, il Tribunale ordinario della Spezia ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 101 e 111 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 131, comma 4, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A); che, in base alla disposizione censurata, sono anticipate dall'erario «le spese sostenute per l'adempimento dell'incarico» da parte dei consulenti tecnici di parte e ausiliari del magistrato; che le questioni di legittimità costituzionale sono state sollevate nell'ambito del giudizio civile instaurato per l'accertamento della «sussistenza del difetto di veridicità dell'atto di riconoscimento effettuato dal Sig. D.P. nell'atto di nascita della bambina M.D.P.» e, quindi, per l'annullamento dell'atto «di riconoscimento medesimo con conseguente perdita del cognome da parte della convenuta e conseguente venir meno in capo al Sig. D.P. dei diritti e dei doveri ex art. 261 c.c.»; che parte attrice, nel corso del giudizio principale, ha prodotto copia del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato e, contestualmente, il consulente tecnico d'ufficio ha rappresentato di non essere in grado di anticipare le spese necessarie per procedere all'esame dei campioni ematici delle parti, indicate in «&#8364; 2.000,00 + IVA»; che il giudice a quo, in punto di rilevanza delle questioni, ha osservato che, avendo l'attore impugnato l'atto di riconoscimento della paternità per difetto di veridicità, la consulenza tecnica d'ufficio diretta a verificare la compatibilità del DNA paterno con quello della figlia riconosciuta costituirebbe l'unica attività istruttoria utile per tale verifica; che, tuttavia, l'anticipazione delle indicate spese di consulenza non potrebbe essere posta a carico né dello Stato, prevedendo la disposizione denunciata «il rimborso delle spese già "sostenute"», né dell'attore, essendo egli stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato; che, secondo il giudice rimettente, non sarebbe possibile imporre l'anticipazione delle stesse a carico della parte convenuta, la quale non avrebbe interesse allo svolgimento delle indagini peritali, il cui esito, in astratto, potrebbe rivelarsi ad essa sfavorevole; che il consulente tecnico d'ufficio, solo dopo l'avvenuto espletamento dell'incarico, potrebbe ottenere un decreto di liquidazione del compenso e delle spese e, dunque, fino a tale momento non sarebbe munito di un titolo esecutivo in forza del quale esigere coattivamente da parte convenuta - che non lo voglia spontaneamente anticipare - l'importo corrispondente alle spese che devono essere sostenute proprio per svolgere le indagini; che, pertanto, il consulente tecnico d'ufficio non avrebbe altra scelta che anticipare le spese attingendo il danaro necessario dal proprio patrimonio; che, ove l'ausiliario affermi di non avere la disponibilità economica per effettuare detta anticipazione - come accaduto, nel caso di specie, nel corso dell'udienza del 16 aprile 2015 - risulterebbe impossibile conferirgli l'incarico, «non avendo il giudice il potere di obbligarlo a stipulare un contratto di mutuo perché si assicuri la liquidità necessaria»; né, in tale ipotesi, risulterebbe possibile nominare, come proposto da parte attrice, «un altro C.T.U., scegliendolo tra personale in servizio presso strutture universitarie pubbliche, sul presupposto (erroneo) che potrebbe utilizzare il laboratorio e le strutture dell'università senza sostenere spese vive»; che, alla luce delle considerazioni svolte, il giudice rimettente ritiene che il giudizio principale non possa essere definito indipendentemente dalla risoluzione delle questioni di legittimità costituzionale della norma censurata, la quale consente il rimborso al consulente tecnico d'ufficio delle sole spese da quest'ultimo già sostenute ovvero già anticipate e non anche di quelle che devono ancora essere sostenute; che il giudice a quo, in punto di non manifesta infondatezza, ha osservato, innanzitutto, che un'interpretazione adeguatrice secundum constitutionem non sarebbe possibile, alla luce del chiaro tenore letterale della disposizione in esame (è richiamata l'ordinanza della Corte costituzionale n. 57 del 2006); che l'art. 131, comma 4, lettera c), del d.P.R. n. 115 del 2002 contrasterebbe «con i principi contenuti negli artt. 3 e 24 Cost., anche in combinato disposto tra loro», in quanto l'esercizio del diritto di difesa per i soggetti meno abbienti risulterebbe precluso, limitato ovvero condizionato, dipendendo la possibilità di istruire il procedimento dalla capacità economica del consulente tecnico d'ufficio; che, inoltre, la disposizione censurata - non prevedendo che lo Stato anticipi quantomeno le spese vive ancora da sostenersi - comporterebbe che le modalità di espletamento delle indagini peritali possano essere influenzate da una valutazione di economicità da parte del consulente, di fatto indotto o costretto ad anticipare personalmente le spese nella minor misura possibile; che la norma de qua contrasterebbe anche con i principi contenuti nell'art. 111 Cost., perché il consulente tecnico d'ufficio, nel caso in cui non sia in grado di anticipare le spese, sarebbe costretto a richiedere prestiti o a risparmiare nel corso del tempo le somme necessarie per l'espletamento dell'incarico, con conseguente allungamento dei tempi del processo; che la stessa norma si porrebbe in contrasto pure con gli artt. 101 e 111 Cost., «in combinato disposto», in quanto la prevista necessità di anticipare le spese da sostenere per l'espletamento dell'incarico comporterebbe che il giudice individui il consulente tecnico d'ufficio, alter ego del magistrato nell'ambito del cosiddetto contraddittorio tecnico, sulla base non già della professionalità e della necessaria turnazione degli incarichi, bensì della capacità economica del medesimo; inoltre la necessaria anticipazione delle spese vive da parte del consulente tecnico d'ufficio, comportando il depauperamento, anche solo temporaneo, del patrimonio dell'ausiliario, inciderebbe indirettamente sulla sua indipendenza;