[pronunce]

1.1.- Il ricorrente - premesso che le disposizioni impugnate sono volte a fronteggiare l'emergenza sanitaria da COVID-19 con la stipula di contratti di lavoro autonomo con i medici - deduce, innanzi tutto, il contrasto dell'art. 2, commi 3, secondo periodo, 4 e 6, della legge regionale impugnata con l'art. 3 Cost., poiché le relative disposizioni contrasterebbero con l'art. 2-bis del d.l. n. 18 del 2020, come convertito. Tale disposizione statale, nell'intento di fronteggiare le esigenze straordinarie derivanti dall'emergenza COVID-19, ha riconosciuto alle aziende e agli enti del SSN la possibilità di reclutare anche medici specializzandi iscritti all'ultimo e al penultimo anno di corso delle scuole di specializzazione, conferendo loro incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, di durata non superiore a sei mesi (prorogabili in ragione del perdurare dello stato di emergenza). Le disposizioni regionali impugnate violerebbero l'art. 3 Cost., in quanto, discostandosi dal predetto art. 2-bis del d.l. n. 18 del 2020, come convertito, prevedono la possibilità, di conferire tali incarichi anche a medici in possesso di specializzazioni affini o equipollenti a quella richiesta (art. 2, comma 3, secondo periodo), nonché privi di specializzazione (art. 2, comma 4), salve le limitate ipotesi di cui al comma 6. Questa differente disciplina determinerebbe un'irragionevole disparità di trattamento nel territorio regionale, ridondante in una violazione dell'art. 3 Cost. 1.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, poi, l'art. 2, comma 5, della stessa legge reg. Calabria n. 22 del 2022. La disposizione impugnata, consentendo alla Regione di organizzare e riconoscere percorsi formativi dedicati all'acquisizione di competenze teorico-pratiche negli ambiti di potenziale impiego di medici privi del diploma di specializzazione, comporterebbe un vulnus alla normativa statale che rimette la valutazione dell'esperienza formativa alle scuole di specializzazione nell'ambito del sistema universitario, peraltro in un settore sul quale incide anche la legislazione europea. Sarebbe, dunque, violato, nella prospettiva della difesa erariale, l'art. 117, commi secondo, lettera l), rispetto alla materia «ordinamento civile», e terzo, Cost., in riferimento alla competenza legislativa concorrente nella materia «professioni». 2.- La difesa regionale nel proprio atto di costituzione ha eccepito l'inammissibilità delle questioni promosse con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri per genericità e indeterminatezza, nonché per insufficiente motivazione, deducendo che, in conformità alla giurisprudenza costituzionale, il ricorso, oltre a dover identificare precisamente la questione nei suoi termini normativi, indicando i parametri costituzionali e le norme statali interposte, deve contenere un'adeguata argomentazione a sostegno della richiesta di declaratoria di illegittimità costituzionale. 3.- L'eccezione è fondata. La legge reg. Calabria n. 22 del 2022, come risulta dal suo stesso titolo, detta «[m]isure per fronteggiare la situazione emergenziale sanitaria», integrando temporaneamente la disciplina a regime, recata dalla precedente legge della Regione Calabria 18 luglio 2008, n. 24 (Norme in materia di autorizzazione, accreditamento, accordi contrattuali e controlli delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private). La temporaneità della disciplina, così introdotta, è dichiarata espressamente nell'art. 1, che - nell'inserire l'art. 14-bis nella citata legge reg. Calabria n. 24 del 2008 - fa riferimento alla «condizione emergenziale in cui versa la sanità in Calabria, derivante anche dalla diffusione del virus SARS-CoV-2», ed è implicitamente ripresa dall'art. 2, che prevede, come presupposto per la sua applicazione, l'esistenza di «specifiche esigenze di carattere temporaneo ed eccezionale». Si ha, quindi, che la legge, oggetto di impugnazione, ha, nel suo complesso, un orizzonte temporale limitato, insito nella finalità di fronteggiare le straordinarie esigenze di incrementare le risorse del settore sanitario a seguito dell'emergenza pandemica; limite che, quanto alla transitoria ed eccezionale possibilità di ricorrere all'apporto di medici mediante incarichi individuali con contratti di lavoro autonomo, si rinviene anche nella disciplina posta dal legislatore statale per far fronte alle medesime esigenze con il ricorso a tale tipologia di incarichi (art. 2-bis del d.l. n. 18 del 2020, come convertito, e successive modificazioni). Si tratta, quindi, di una normativa ad tempus, destinata ad esaurirsi. 4.- Ciò premesso, nell'esaminare l'eccezione preliminare della difesa della Regione, va ribadito che l'esigenza di un'adeguata motivazione a fondamento dell'impugnazione si pone in termini ancora più rigorosi nei giudizi proposti in via principale rispetto a quelli instaurati in via incidentale, in quanto il ricorrente ha l'onere non soltanto di individuare le disposizioni impugnate e i parametri costituzionali di cui denuncia la violazione, ma anche di suffragare le ragioni del dedotto contrasto con argomentazioni chiare, complete e sufficientemente articolate (ex multis, sentenze n. 265, n. 259 e n. 135 del 2022, n. 170 del 2021 e n. 279 del 2020). In particolare, questa Corte ha affermato che il ricorrente in via principale deve «individuare le disposizioni impugnate e i parametri costituzionali dei quali si lamenta la violazione e [...] proporre una motivazione che non sia meramente assertiva, e che contenga una specifica e congrua indicazione delle ragioni per le quali vi sarebbe il contrasto con i parametri evocati, dovendo contenere una sia pur sintetica argomentazione di merito a sostegno delle censure» (sentenza n. 217 del 2022). Invece, con riferimento alla prima questione, relativa all'art. 2, commi 3, secondo periodo, 4 e 6, della legge reg. Calabria n. 22 del 2022 - che prevede, sul presupposto della verificata impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili all'interno delle strutture sanitarie, e in assenza di valide graduatorie di concorso pubblico, l'eccezionale e temporanea possibilità di conferire incarichi individuali con contratti di lavoro autonomo anche a medici in possesso di diploma di specializzazione in disciplina equipollente o affine alla specializzazione richiesta e, in loro mancanza, anche a medici privi del diploma di specializzazione - il ricorrente si è limitato ad affermare che la differenza tra le norme regionali e quelle statali comporta la violazione dell'art. 3 Cost., senza articolare alcuna argomentazione specifica.