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a testimonianza che questa crisi di Governo viene da più lontano di come qualche giornale in questi giorni voleva raccontarla. Probabilmente non c'era più la voglia di andare avanti, perché nessun Governo, in nessun Parlamento repubblicano, avrebbe perso ben sei giorni per cercare di avviare una interlocuzione politica. Tale interlocuzione, come tutti sappiamo, è avvenuta il penultimo giorno, incontrando il segretario di un partito, autorevolissimo, il Partito Democratico. Poi, per necessità e per forma, si sono incontrati anche i leader del centrodestra, ma ormai il dado era tratto. Sempre questo Parlamento, il peggiore della storia della Repubblica, oggi si trova qui, ormai alle soglie dell'inizio del mese agostano, a dover approvare un altro provvedimento a sostegno delle persone, delle famiglie e delle imprese. Il peggior Parlamento d'Italia questo sta facendo oggi. Nonostante alcuni giornali abbiano dichiarato che, nel caso di caduta del Governo, la manovra sarebbe stata una piccola manovra, da due o tre miliardi, oggi noi qui approviamo ben oltre 14 miliardi di euro. Quindi, un po' di sana propaganda anche i giornali l'hanno fatta e la stanno facendo. Sarebbe più utile, per garantire un'opinione libera in questo Paese, che anche i giornali, la stampa libera, contribuissero in modo onesto e trasparente, non raccontando in modo strumentale la realtà. Oggi qui tutto il Parlamento, immagino, voterà questo provvedimento, che non va a incidere sulle future generazioni, perché non va a debito, come ha detto bene il presidente della 5 a Commissione, il senatore Pesco. Sono fondi, sono soldi che, all'80 per cento, derivano da maggiori entrate. Quindi, sempre il peggior Parlamento, nonché il peggior Governo, sono capaci di attingere da quei fondi senza aumentare di un centesimo le tasse e, soprattutto, senza indebitare le casse pubbliche. Questo, di per sé, è un grande risultato. È un enorme risultato, che andrà ad incidere con diversi provvedimenti, che spero nessuno si ostini a osteggiare. Spero anche che, anzi, si acceleri affinché vengano approvati in tempi rapidi: i 200 euro, un piccolo taglio del cuneo fiscale, sostegno alle imprese, sostegno a chi ha dei lavori precari o stagionali. L'altra considerazione che faccio, signor Presidente, è che non so se questo provvedimento sarà sufficiente. È inutile nasconderci dietro a un dito. È inevitabile e tutti ormai ce lo stanno confermando: avremo un autunno di quelli catastrofici, di quelli devastanti. Io, intanto, rilevo che i dati statistici dell'Istat ci dicono che le cose vanno meno male di quanto le varie Cassandre andavano prevedendo sui giornali e in televisione. L'Istat ha confermato il 3 per cento di crescita del PIL di quest'anno. Quindi, è incrementato il NADEF presentato all'inizio di quest'anno. Le condizioni economiche, dunque, sono certamente serie, ma questo è un Paese che può e vuole risollevarsi e trovare delle soluzioni. Io non so se ci sarà bisogno, nella prossima legislatura e per il prossimo Governo, di attingere ad uno scostamento di bilancio. La valutazione la farà chi verrà dopo di noi. Di certo, oggi diciamo a chiare lettere che, a prescindere dalla configurazione del prossimo Parlamento, l'Europa non può tornare ad essere l'Europa dell'austerità. Questo, come Paese leader dell'Unione europea, tra quelli fondatori, non possiamo permettercelo. Non possiamo permettere che l'Europa torni a quel clima di austerità in cui la bussola erano solo i parametri economici e di bilancio. Questo è intollerabile, perché anche gli amici europei hanno dimostrato una importante solidarietà con gli eurobond, anch'essi ottenuti da questo Parlamento e in particolar modo da chi è al Governo (nessuno nega la verità) e da quei provvedimenti non si può e non si deve tornare indietro. Quella è un'Europa che non esiste più, perché non sarebbe tollerata non dai potentati, caro amico Lannutti, ma dai popoli, perché dinanzi anche a una narrazione dell'Europa matrigna tutti oggi vedono che è in piedi un'Europa diversa, un'Europa più attenta e più sensibile, ancor di più dinanzi a una crisi internazionale nella quale si è configurata una solidarietà di politica non solo estera, ma anche di difesa. Il nostro auspicio, dunque, è che questo provvedimento atterri quanto prima nelle tasche delle famiglie e delle imprese; il Gruppo Forza Italia-UDC-Berlusconi Presidente farà di tutto affinché questa legislatura termini, nel suo paradosso, in modo ordinato e soprattutto a sostegno di che ha più bisogno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, terrei a fare alcune precisazioni, partendo dalla discussione di questa mattina sul tema del linguaggio di genere. Anche su questa richiesta, arrivata in questi giorni da parte del Governo, potremmo parlare di un linguaggio di genere tecnico, nel senso che per giorni è stato detto da alcune forze politiche che c'era la necessità di provvedere ad uno scostamento che potesse mettere in campo risorse per aiutare famiglie e imprese, ma ci è stato detto che lo scostamento non si può fare perché non si può fare nuovo debito. Oggi però la richiesta arriva dal Governo e ci troviamo a sostenere, sentita la Commissione europea, che è il Governo stesso che richiede l'autorizzazione a ricorrere all'indebitamento. Da una parte ci dicono che non dobbiamo fare nuovo debito e poi il Governo ci fa la richiesta per l'autorizzazione all'indebitamento. È evidente - vedo il senatore Manca che scuote la testa - che non stiamo facendo nuovo debito, questo è assolutamente chiaro, ma non stiamo neanche migliorando rispetto alle maggiori entrate e rispetto a quanto la legge prevede, quindi nella sostanza non cambia molto. Possiamo giocare con le parole, dire che non è uno scostamento ma è una richiesta di autorizzazione all'indebitamento, per cui serve ugualmente la maggioranza assoluta come prescrive la Costituzione, ma la sostanza è quella. Le maggiori entrate dovrebbero essere usate per ridurre il debito pubblico, perché c'è una norma, l'articolo 17, comma 1- bis della legge n. 196 del 2009, che dice che le maggiori entrate non possono essere utilizzate per nuovi interventi ma di fatto per migliorare la finanza pubblica. Per poter andare in deroga a questa legge, non riduciamo il debito pubblico, perché giustamente usiamo queste risorse, che dovrebbero di fatto ridurre il debito pubblico, per dare degli aiuti alla popolazione, come abbiamo sempre detto noi. Potete usare il linguaggio tecnico che preferite, ma nella sostanza è quanto stiamo dicendo da mesi e che ci è stato detto che non si poteva fare. (Applausi) . Viste poi le narrazioni che di questi tempi si sentono nei dibattiti in televisione, è interessante sottolineare il fatto che questi 14 miliardi che saranno a disposizione per aiutare i nostri cittadini non sono figli di chissà quali politiche del Governo o di chissà quale miracolo, ma sono figli di un fattore molto semplice: