[pronunce]

e) nell'originaria formulazione dell'art. 65 del d.P.R. n. 602 del 1973 (in vigore fino al 30 giugno 1999 e costituente l'antecedente storico del denunciato art. 63), il «limite temporale entro il quale opera la presunzione di frode dell'atto» di acquisto del bene coincideva, per i terzi, con la data di consegna del ruolo all'esattore e, perciò, la posizione di essi si differenziava in melius rispetto a quella dei congiunti, del coniuge e dei parenti ed affini entro il terzo grado del debitore erariale, i quali, in forza dell'art. 52 del citato d.P.R. n. 602 del 1973 (antecedente storico del vigente art. 58, che è entrato in vigore il 1° luglio 1999, in forza dell'art. 16 del decreto legislativo n. 46 del 1999), potevano opporsi all'esecuzione solo in relazione ai beni costituiti in dote con atto anteriore alla presentazione della dichiarazione annuale o alla notifica dell'avviso di accertamento dell'imposta (testo originario del suddetto art. 52, in vigore fino al 1° marzo 1997) ovvero potevano dimostrare di essere proprietari dei beni pignorati esclusivamente mediante «atto pubblico o scrittura privata di data certa o per atto di donazione anteriori alla presentazione della dichiarazione o alla notifica dell'avviso di accertamento dell'imposta» (testo dell'art. 52, quale sostituito dall'art. 5, comma 4, lettera b-bis del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, recante «Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997», convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, in vigore dal 2 marzo 1997 al 30 giugno 1999); f) solo con la disposizione denunciata il legislatore ha «esteso ai terzi opponenti, non parenti del debitore, la disciplina frutto della sentenza n. 444/1995 più volte richiamata, imponendo la dimostrazione del diritto con atto “avente data anteriore all'anno cui si riferisce l'entrata iscritta a ruolo” (art. 63, d.P.R. n. 602, quale modificato dall'art. 16 del d.lgs. n. 46 del 1999) , in tal modo giungendo addirittura ad aggravare la posizione del terzo non parente rispetto al prossimo congiunto del debitore (coniuge, parente o affine entro il terzo grado), il quale, ai sensi dell'art. 58, come modificato dal predetto art. 16 del d.lgs. n. 46 del 1999, può provare la fondatezza dell'opposizione con atti di data certa anteriore alla presentazione della dichiarazione (se prevista e se presentata) ovvero al momento in cui si è verificata la violazione che ha dato origine all'iscrizione a ruolo (se non è prevista la presentazione della dichiarazione o se la dichiarazione non è comunque stata presentata) ovvero, infine, al momento in cui si è verificato il presupposto dell'iscrizione a ruolo (nei casi non rientranti nelle ipotesi di cui alle lettere a e b)»; che in base a tali premesse, per il giudice a quo, la norma censurata víola: a) l'art. 3 Cost., sia perché «sottopone ad un regime più rigoroso la posizione dell'estraneo rispetto a quella del congiunto», mentre «la logica vorrebbe semmai che avvenisse l'opposto», sia perché «non pare ragionevole presumere che siano simulati o fraudolenti atti posti in essere durante l'anno in cui si verifica semplicemente il presupposto del tributo, e quindi prima ancora che esso si sia compiutamente verificato [...], quando il terzo non è coniuge, parente o affine del debitore, parendo più che sufficiente (e forse già eccessivo), in questo caso, fissare una presunzione di frode in relazione al momento della consegna del ruolo all'esattore, come nella disciplina originaria del d.P.R. n. 602/1973»; b) l'art. 24 Cost., perché la limitazione probatoria da essa introdotta è irragionevole e limitativa del diritto di difesa; c) l'art. 42 Cost., perché dà «vita, quale pratica conseguenza, ad una sorta di espropriazione senza indennizzo»; che, in ordine alla rilevanza, il giudice rimettente afferma che dall'accoglimento delle sollevate questioni di legittimità costituzionale «dipendono le sorti della proposta opposizione, che potrebbe essere accolta se, e solo se, i limiti temporali di riferimento della prova scritta richiesta fossero posti dopo l'anno antecedente al tributo da riscuotere, essendo contemporanei (e non anteriori) a tale anno i contratti di affitto che giustificano la detenzione dei beni da parte del debitore non proprietario». Considerato che il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Pisa, sezione distaccata di Pontedera, dubita – in riferimento agli artt. 3, 24 e 42 della Costituzione – della legittimità dell'art. 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nel testo vigente, come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), nella parte in cui stabilisce che, nel caso di opposizione di terzo proposta avverso l'esecuzione esattoriale da soggetti diversi da quelli indicati dal comma 3 dell'art. 58 dello stesso d.P.R. n. 602 del 1973 (cioè diversi dal coniuge, dai parenti o dagli affini entro il terzo grado del debitore), l'ufficiale della riscossione deve astenersi dal pignoramento o desistere dal procedimento solo quando gli opponenti dimostrino di essere proprietari dei beni in forza di atto pubblico o di scrittura privata autenticata anteriori all'anno cui si riferisce l'entrata tributaria iscritta a ruolo o di sentenza passata in giudicato pronunciata su domanda proposta prima di detto anno; che, in particolare, il giudice a quo censura la suddetta disposizione in quanto non consente ai terzi opponenti di provare di essere proprietari dei beni pignorati né mediante i suddetti atti, ove abbiano data anteriore alla consegna del ruolo all'esattore, né – come invece consentito al coniuge, ai parenti ed agli affini entro il terzo grado del debitore dalle lettere a), b) e c) del comma 3 dell'art. 58 del citato d.P.R. n. 602 del 1973 – mediante atti pubblici o scritture private di data certa anteriore alla presentazione della dichiarazione fiscale (se la dichiarazione è prevista ed è presentata) o alla violazione che ha dato origine all'iscrizione a ruolo (se la dichiarazione non è prevista o, comunque, non è stata presentata) o al verificarsi del presupposto dell'iscrizione a ruolo (se l'iscrizione a ruolo non trae origine da una violazione e la dichiarazione fiscale non è prevista o, comunque, non è stata presentata); che, secondo il rimettente, la disposizione censurata víola: