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Interventi per l'accesso flessibile e graduale alla pensione ai fini dell'invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale. Onorevoli Senatori. -- Negli ultimi due decenni, la dinamica di crescita della spesa previdenziale ha posto con crescente urgenza, per tutti i Paesi europei, il problema del prolungamento della vita attiva e dell'innalzamento dell'età di accesso alla pensione. Nel nostro Paese, una tale esigenza è stata determinata, innanzitutto, dalla profonda modifica della struttura demografica, che ha registrato un progressivo invecchiamento della popolazione italiana, secondo un processo che rischia di mettere a repentaglio l'equilibrio fra il flusso dei contributi riscossi dagli Istituti previdenziali pubblici e l'ammontare delle prestazioni erogate. L'innalzamento dell'età pensionabile, per altro verso, è imposto dal fatto che i lavoratori giungono, in media, in età assai avanzata ai primi versamenti utili ai fini pensionistici, a causa del prolungamento dei cicli di istruzione, dell'elevata disoccupazione giovanile e, infine, della difficoltà di far valere pienamente sul piano dell'accesso alla pensione di vecchiaia gli anni di contribuzione relativi al lavoro cosiddetto «atipico». In sede europea, l'obiettivo dell'invecchiamento attivo appare conseguente al divieto di discriminazione su base dell'età, che sembra assicurare il diritto ad una società «per tutte le età». Non si tratta solo di un preoccupazione strettamente riferibile alla qualità del lavoro, poiché il prolungamento della vita lavorativa vale a garantire, in un orizzonte più ampio, una riduzione della spesa sanitaria, e dunque di una delle componenti che più pesano sui bilanci degli Stati occidentali, contribuendo così a garantire stabilità finanziaria dell'area. In tal senso, le modifiche alla disciplina del pensionamento anticipato e di vecchiaia introdotte dal governo Monti attraverso il cosiddetto decreto «Salva-Italia» (decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214), se pure in alcuni casi molto onerose per i lavoratori maturi già prossimi alla pensione, devono ritenersi necessarie a garantire la sostenibilità a mediolungo termine del sistema previdenziale, a tutto beneficio delle generazioni più giovani. Tuttavia, l'allungamento della vita attiva attraverso l'innalzamento dell'età legale di accesso alla pensione rischia di tradursi in un fattore di freno alla crescita per effetto del mantenimento forzoso al lavoro di persone con ridotta capacità lavorativa o minore motivazione. Appare dunque indispensabile, per una politica efficace di prolungamento della vita attiva, l'introduzione di forme, per un verso, di alleggerimento della prestazione lavorativa dei lavoratori anziani e, per altro verso, di incentivi all'ingresso di lavoratori giovani, secondo percorsi di affiancamento e di tutoraggio funzionali al trasferimento intergenerazionale di competenze. Il presente disegno di legge intende perseguire entrambe le finalità attraverso: un peculiare sistema di incentivo al part-time per l'accompagnamento alla pensione; il riconoscimento ai lavoratori anziani della possibilità di accesso ad un anticipo della pensione; l'introduzione di forme di solidarietà intergenerazionale per il trasferimento di competenze. L'articolo 1 reca la disciplina del part-time incentivato per l'accesso alla pensione. Si prevede che i lavoratori ai quali manchino non più di cinque anni al conseguimento del diritto al pensionamento anticipato o di vecchiaia possano accedere, da tale momento e per tutto il periodo antecedente alla data effettiva di pensionamento, ad un regime di part-time incentivato per l'accompagnamento alla pensione. In particolare, questi lavoratori possono concordare con il datore di lavoro che il rapporto di lavoro abbia svolgimento con modalità a tempo parziale, di ogni tipologia, determinando a tal fine, con atto avente data certa, le modalità di espletamento della prestazione, anche attraverso clausole elastiche o flessibili riferite alla settimana o al mese. Se ammessi per questa via al part-time o ad altre forme di prestazione ad orario ridotto, i lavoratori hanno diritto, a seguito di opzione espressa presentata alla sede provinciale competente dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), ad integrare i versamenti contributivi senza alcun onere fiscale e contributivo aggiuntivo, sino a concorrenza con quanto corrispondente all'orario normale previsto dai contratti collettivi sottoscritti dai sindacati comparativamente più rappresentativi. Sulla base di accordi individuali o collettivi, l'integrazione -- ammessa comunque per periodi non superiori a cinque anni -- può essere posta a carico del datore di lavoro, anche in tal caso senza alcun onere fiscale e contributivo aggiuntivo e senza che possa dar luogo ad incidenze o ricalcoli in relazione al trattamento di fine rapporto o a qualsiasi altra voce retributiva. Un'ulteriore forma di incentivo per il lavoratori anziani che accedano al part-time è prevista dall'articolo 2, nella forma di un anticipo di pensione. Si prevede infatti che i suddetti lavoratori possano accedere -- a seguito di ulteriore opzione presentata alla sede provinciale competente dell'INPS -- ad un anticipo di pensione, erogato in ratei mensili, per tredici mensilità, a decorrere dalla data di decorrenza della prestazione a tempo parziale. Ai fini del calcolo dei ratei anticipati di pensione, è assunto a riferimento l'importo della pensione corrispondente a quanto i lavoratori interessati avranno maturato, a condizioni invariate e tenendo conto dell'integrazione contributiva prevista dall'articolo 1, alla data di raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia ovvero, se li maturano prima, dei requisiti per il pensionamento anticipato. I rati di pensione anticipata sono calcolati applicando all'importo così determinato la percentuale corrispondente alla riduzione di orario di lavoro concordata con l'impresa. Alla data di pensionamento effettivo si procede quindi al ricalcolo dei ratei di pensione in modo tale da scontare, in misura fissa su base mensile, i ratei anticipati di pensione già corrisposti al lavoratore entro quindici anni dalla suddetta data. Quanto alle imprese, un forte incentivo al ricorso a forme di part-time incentivato per l'accesso alla pensione è costituito dalle misure a sostegno della solidarietà intergenerazionale, di cui all'articolo 3. Si prevede infatti che, in caso di accordi per la riduzione dell'orario di lavoro stipulati ai sensi dell'articolo 1, l'integrazione contributiva possa essere posta a carico della fiscalità generale nei limiti delle risorse pubbliche a tal fine disponibili -- a condizione che, per ciascun lavoratore interessato dalla riduzione di orario, il datore di lavoro proceda, anche in deroga alle vigenti disposizioni, alla assunzione di un giovane di età inferiore a ventinove anni con un contratto di apprendistato ovvero di un giovane di età non superiore a trentacinque anni con contratto di subordinazione a tempo indeterminato. In quest'ultimo caso, la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è dovuta in misura corrispondente a quella prevista per gli apprendisti, dal mese successivo a quello di decorrenza del contratto di lavoro del lavoratore giovane e fino alla data di pensionamento effettivo del lavoratore anziano, per un periodo massimo di tre anni.