[pronunce]

che, la stessa Corte costituzionale, nel pronunciarsi sull'art. 55 del vecchio codice, e sulla formula, in esso contenuta, del “legittimo sospetto”, in relazione ad una prospettata censura di costituzionalità concernente la violazione del principio del giudice naturale precostituito per legge, ha respinto la questione sulla base di altri principi costituzionali, quali “l'indipendenza e quindi l'imparzialità dell'organo giudicante e la tutela del diritto di difesa”; che la questione sarebbe senza dubbio rilevante in quanto la nozione di legittimo sospetto si attaglierebbe perfettamente alla situazione prospettata nelle richieste di rimessione; che si è costituito Filippo Verde, il quale, aderendo ai motivi esposti nell'ordinanza di rimessione, insiste perché la Corte costituzionale ritenga fondata la questione proposta; che in subordine, la parte privata chiede che, ove si ritenesse la legittimità costituzionale della norma in questione, dovrebbe essere individuata “come unica lettura costituzionalmente corretta quella che ricomprenda il legittimo sospetto nel testo dell'art. 45 c.p.p.”; che si sono costituiti Felice Rovelli e con memorie separate, ma dal medesimo contenuto, anche Olga Savtchenko, Fabio Squillante, Mariano Squillante e Renato Squillante i quali hanno aderito pienamente alle considerazioni dell'ordinanza di rimessione, ed hanno insistito per l'accoglimento della questione; che si è costituita la CIR - Compagnie industriali riunite S.p.a. , chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o rigettata; che la società, ripercorrendo l'iter che ha condotto all'approvazione dell'art. 45 codice di procedura penale impugnato, ha evidenziato come la Commissione ministeriale avrebbe avuto la preoccupazione di risolvere i problemi posti dalla vaghezza e dalla genericità della precedente formulazione, problemi che avevano indotto numerosi dubbi di legittimità costituzionale, soprattutto con riferimento al principio per cui “nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge” e che, dunque, la formula oggi vigente sarebbe stata adottata proprio per ovviare agli inconvenienti discendenti da espressioni generiche; che, prosegue la parte, la dottrina avrebbe evidenziato come l'attuale art. 45 del codice di procedura penale, lungi dal tradire la legge delega, avrebbe viceversa recepito i criteri elaborati dalla giurisprudenza sotto l'impero del vecchio codice, non incidendo in modo riduttivo “sull'ambito operativo dell'istituto”; che, sempre ad avviso della CIR, la questione, per come prospettata dall'ordinanza di rimessione, sarebbe irrilevante, in quanto “la Corte remittente non accerta la fondatezza o meno delle denunce degli imputati, in ordine al legittimo sospetto, affermando che, ove queste fossero fondate, la questione sarebbe rilevante”; la questione, dunque, sarebbe “prospettata in via del tutto ipotetica”, e conseguentemente andrebbe considerata inammissibile, “per il mancato collegamento (…) con l'accertamento dei fatti e la loro qualificazione nel giudizio principale”; che un ulteriore profilo di inammissibilità della questione deriverebbe dalla circostanza che la censura di costituzionalità non investe la disposizione impugnata, “ma l'interpretazione che la stessa Corte di cassazione nella sua pregressa giurisprudenza ne ha dato, nulla impedendole oggi di darne un'interpretazione diversa”; che si è costituita la San Paolo-Imi S.p.a. , chiedendo il rigetto della questione, ed evidenziando come l'istituto della rimessione incide sul principio tassativo enunciato dall'art. 25 della Costituzione del giudice naturale precostituito per legge, il quale può essere derogato solo in casi eccezionali giustificati da esigenze di rango elevato e che, proprio in considerazione di ciò, il legislatore delegato avrebbe dettato la “norma eccezionale” contenuta nell'art. 45 del codice di procedura penale, rinunciando alla legittima suspicione, perché tale formula “non poneva limiti precisi, consentendo quindi di spaziare su una serie di ipotesi addirittura costruite ad hoc”. Considerato che le Sezioni unite della Corte di cassazione dubitano della legittimità costituzionale dell'art. 45 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede tra le cause di rimessione il “legittimo sospetto”, per violazione dell'art. 76 della Costituzione, in riferimento all'art. 2, n. 17, della legge 16 febbraio 1987, n. 81, con la quale era stata conferita al Governo la delega per il nuovo codice di procedura penale, nonché per violazione dell'art. 111 della Costituzione; che, secondo la prospettazione dell'ordinanza di rimessione, la formula “legittimo sospetto”, contenuta nella legge delega, sarebbe più ampia della formula “libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo”, comprendendo anche tutti quei casi in cui la situazione ambientale esercita pressione sul giudice in modo tale da comprometterne l'imparzialità, pur senza tradursi in vere e proprie coartazioni fisiche o psicologiche; che, come si evince da quanto esposto in narrativa, il giudice a quo si limita a prendere atto delle affermazioni delle parti in ordine alle situazioni di fatto da esse denunciate, senza esprimere la sua valutazione né a questo proposito, né in ordine all'idoneità di tali situazioni ad ingenerare il “forte sospetto” della non imparzialità del giudice o non serenità delle persone che partecipano al processo; che, quindi, dall'ordinanza di rimessione non risulta alcuna autonoma motivazione circa l'applicabilità alla fattispecie in esame dell'ipotetica nuova norma richiesta in via additiva; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile, per carente motivazione sulla rilevanza.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 45 del codice di procedura penale, sollevata in riferimento all'art. 76 della Costituzione, in relazione all'art. 2, n. 17 della legge delega 16 febbraio 1987, n.81, ed all'art. 111 della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 novembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA