[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 7, della legge della Regione Marche 19 dicembre 2001, n. 35 (Provvedimenti tributari in materia di addizionale regionale all'IRPEF e di tasse automobilistiche e di imposta regionale sulle attività produttive), e dell'annessa tabella A, promosso con ordinanza depositata il 18 marzo 2005 dalla Commissione tributaria provinciale di Ascoli Piceno, nella controversia vertente tra Amilcare Brugni, l'Ufficio di Ascoli Piceno dell'Agenzia delle Entrate e la Regione Marche, iscritta al n. 270 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di costituzione di Amilcare Brugni e della Regione Marche; udito nell'udienza pubblica del 15 novembre 2005 il Giudice relatore Franco Gallo; uditi gli avvocati Giuseppe Pizzonia per Amilcare Brugni e Augusto Fantozzi per la Regione Marche.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un giudizio promosso dal contribuente Amilcare Brugni nei confronti della Regione Marche e dell'ufficio locale dell'Agenzia delle entrate avverso il silenzio-rifiuto formatosi sulla richiesta di rimborso di quanto versato a titolo di addizionale regionale all'IRPEF per l'anno 2003, la Commissione tributaria provinciale di Ascoli Piceno, con ordinanza datata 3 marzo 2005 e depositata il 18 successivo, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 16, 41, 53, 117, secondo comma, lettera e), 119, secondo comma, e 120 della Costituzione – due questioni di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 1, comma 7, della legge della Regione Marche 19 dicembre 2001, n. 35 (Provvedimenti tributari in materia di addizionale regionale all'IRPEF e di tasse automobilistiche e di imposta regionale sulle attività produttive) e dell'annessa tabella A. Il giudice rimettente premette che l'addizionale regionale all'IRPEF – in quanto istituita e disciplinata da norme di legge statali, con attribuzione alle Regioni di competenze di carattere meramente attuativo – non costituisce tributo “proprio” della Regione (cioè da questa istituito e regolato), secondo l'accezione utilizzata dall'art. 119, secondo comma, della Costituzione, nel testo risultante dalla riforma apportata al Titolo V della Parte II della Costituzione, ma un tributo statale, rientrante nella competenza esclusiva dello Stato. Da tale premessa la Commissione tributaria trae la conseguenza che la normativa regionale in tema di addizionale all'IRPEF deve rispettare le disposizioni autorizzatrici della legge statale in materia e dubita pertanto della legittimità costituzionale delle censurate disposizioni della legge regionale, in riferimento a due diverse ipotesi di violazione della legge statale: la prima, concernente l'applicabilità ai periodi d'imposta successivi al 2002 di un'addizionale regionale superiore all'1,4 % del reddito imponibile ai fini IRPEF; l'altra, concernente la previsione di aliquote progressive per tale addizionale. 1.1. – La prima questione muove dal preliminare rilievo che l'art. 50 del decreto legislativo 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali) – istitutivo dell'addizionale regionale all'IRPEF per un'aliquota pari allo 0,50 % del reddito imponibile – è stato modificato dall'art. 3 del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56 (Disposizioni in materia di federalismo fiscale, a norma dell'art. 10 della legge 13 maggio 1999, n. 133), che, a decorrere dall'anno 2000, ha elevato tale aliquota allo 0,90 %, autorizzando altresí le Regioni ad aumentarla fino ad un massimo di un ulteriore 0,50 % sul reddito imponibile, e, pertanto, fino ad un'aliquota massima complessiva dell'1,40 % (cioè 0,90 % + 0,50 %). Tuttavia, osserva la Commissione tributaria provinciale, l'art. 4, comma 3-bis, «della legge 16 novembre 2001, n. 405» (recte: del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, recante «Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria», convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 16 novembre 2001, n. 405), ha successivamente stabilito che le Regioni, «limitatamente all'anno 2002» e «in deroga ai termini e alle modalità previste dall'art. 50, comma 3, secondo periodo, del citato decreto legislativo n. 446 del 1997», possono maggiorare l'aliquota dell'addizionale regionale all'IRPEF «con propri provvedimenti da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre 2001» ovvero, nel caso di fissazione di un'aliquota superiore allo 0,5 %, «con legge regionale». Per il rimettente, la denunciata legge della Regione Marche, nello stabilire che l'addizionale regionale all'IRPEF è determinata – secondo aliquote fissate in deroga a quanto disposto dall'indicato art. 50 del d.lgs. n. 446 del 1997, quale modificato dall'art. 3 del d.lgs. n. 56 del 2000 – «a decorrere dall'anno 2002» (e non «limitatamente all'anno 2002», come invece previsto dal citato art. 4, comma 3-bis, del decreto-legge n. 347 del 2001), avrebbe illegittimamente esteso agli anni 2003 e seguenti l'operatività di tali maggiorazioni derogatorie.