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Per evitare situazioni di pericolo o maggiori danni a persone o a cose e per l'attuazione degli interventi di emergenza conseguenti alla dichiarazione di cui al comma 1, si provvede, nel quadro di quanto previsto dagli articoli 12, 13, 14, 15 e 16, anche a mezzo di ordinanze in deroga alle disposizioni vigenti, e nel rispetto dei principi della Costituzione e dei vincoli derivanti dall'ordinamento giuridico. Le ordinanze sono emanate di concerto, relativamente agli aspetti di carattere finanziario, con il Ministro dell'economia e delle finanze. 3. Le ordinanze emanate in deroga alle leggi vigenti devono contenere l'indicazione delle singole norme a cui si intende derogare e non possono prevedere la deroga a interi testi normativi. Le medesime devono essere motivate in ordine alla presenza di uno degli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c) , all'adeguatezza delle misure da adottare, all'impossibilità di provvedere nel rispetto delle norme vigenti e possono essere prorogate per non più di una volta. 4. Il Presidente del Consiglio dei ministri, per l'attuazione degli interventi di cui al comma 2, può avvalersi di commissari delegati. Il provvedimento di incarico deve indicare il contenuto della delega, le modalità del suo esercizio, il termine finale del regime commissariale proprio delle attività del soccorso e del superamento dell'emergenza di cui all'articolo 3, commi 4 e 5, e disciplinare il passaggio delle funzioni alle amministrazioni ordinariamente competenti. In attuazione del principio di leale collaborazione di cui all'articolo 118 della Costituzione il commissario delegato, fatte salve situazioni particolari determinate dalla natura dell'evento, è individuato, per lo svolgimento delle attività di soccorso di cui all'articolo 3, comma 4, nella persona del presidente della regione, del presidente della provincia o del sindaco in base all'estensione territoriale degli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c) . Il Commissario delegato per lo svolgimento delle attività di ricostruzione è individuato nella persona del presidente della regione, del presidente della provincia o del sindaco in base all'estensione territoriale degli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c) . 5. I provvedimenti commissariali adottati in deroga alle disposizioni vigenti sono emanati con la forma dell'ordinanza e devono essere motivati in ordine all'adeguatezza delle misure da adottare ed all'impossibilità di provvedere nel rispetto delle norme vigenti»; b al comma 6 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le ordinanze emanate dai commissari delegati ai sensi del comma 4 sono pubblicate nel Bollettino Ufficiale della regione». 6 (Abrogazioni) 1 All'articolo 4 del decreto-legge 31 maggio 2005, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005, n. 152, il comma 2 è abrogato. 2 L'articolo 14 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123, è abrogato. 3 L'articolo 2 e il comma 1 dell'articolo 3 del decreto-legge 4 novembre 2002, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2002, n. 286, sono abrogati. 4 Sono inapplicabili tutti gli articoli del decreto–legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2012, n. 100, in contrasto con la presente legge. 7 (Delega al Governo per il riordino delle disposizioni normative in materia di protezione civile) 1 Nel rispetto delle competenze regionali in materia di protezione civile, il Governo adotta, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, secondo le modalità e nel rispetto dei principi di cui all'articolo 17- bis della legge 23 agosto 1988, n. 400, un testo unico delle norme in materia di protezione civile, da emanare con decreto del Presidente della Repubblica, nel quale è raccolta e coordinata la normativa vigente. 2 Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per regolare la ricostruzione edilizia post-calamità, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi: a stabilire le condizioni oggettive, necessarie affinché il cittadino abbia diritto al contributo; b definire il livello minimo di danno risarcibile; c definire i parametri che consentano di pervenire alla quantificazione del costo e quale sia la quota ammessa a contributo; d definire le modalità attraverso le quali i cittadini possono richiedere il contributo cui hanno diritto; e definire quali livelli di maggior sicurezza possono essere raggiunti attraverso la ricostruzione; f definire una procedura per la presentazione dei progetti di ricostruzione; g individuare le priorità a cui far riferimento nell'intervento di ricostruzione in contesti omogenei; h definire gli adempimenti da parte dell'amministrazione competente; i stabilire anche, in linea di principio, l'adozione di criteri di ricostruzione che preservino il mantenimento dei caratteri socio-economici e culturali del territorio, la riparazione e la ricostruzione integrale dei centri storici quali beni tutelati dalla Costituzione, il recupero e la messa in sicurezza dei beni culturali, la impossibilità di derogare ai vari regimi vincolistici ed agli strumenti primari di pianificazione. 8 (Provvedimenti urgenti di prevenzione e messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture pubbliche) 1 Le regioni in accordo con il sistema degli enti locali, possono finanziare progetti di messa in sicurezza del territorio e delle strutture critiche, dalle calamità naturali, laddove ci siano fondi disponibili, superando i vincoli posti dal patto di stabilità. 2 Annualmente il Ministro competente per gli affari regionali presenta una relazione in Parlamento sulle iniziative messe in opera. 1 (Classificazione territoriale delle aree ad elevato rischio vulcanico) 1 Ai fini dell'articolo 2, comma 1, lettera a) , della presente legge, sono classificate «aree ad elevato rischio vulcanico» i territori dei seguenti comuni: a area vesuviana, corrispondente alla zona rossa di cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2014 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 108 del 12 maggio 2014): Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Napoli (parte della circoscrizione di Barra -- Ponticelli -- San Giovanni a Teduccio), Nola, Ottaviano, Palma Campania, Poggiomarino, Pollena Trocchia, Pomigliano d'Arco (enclave nel territorio di Sant'Anastasia), Pompei, Portici, San Gennaro Vesuviano, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano del Vesuvio, Sant'Anastasia, Scafati, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase; b area flegrea: Bacoli, Giugliano, Marano, Monte di Procida, Napoli («zona occidentale») Pozzuoli, Quarto. 2 Altre aree a rischio vulcanico suscettibili di inserimento nei piani e nei programmi previsti dalla presente legge potranno essere identificate secondo quanto previsto dall’articolo 5.