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Istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali. Onorevoli Senatori. -- La conflittualità esasperata nel clima politico impedisce le riforme istituzionali necessarie alla modernizzazione dell'Italia. Occorre ripristinare una condizione di serenità, secondo l'autorevole e costante auspicio espresso dal Capo dello Stato, in cui il confronto leale tra idee e proposte diverse, fondato sul rispetto dell'avversario, prevalga sull'odio e sulla demonizzazione. È necessario un atto di buona volontà e di responsabilità nazionale per riaffermare il metodo democratico e per riprendere il cammino delle riforme, in un clima positivo di confronto e di collaborazione. Per passare dalle parole ai fatti occorre inaugurare una nuova stagione costituente con una sede specifica e adeguata, sottraendo il confronto sulle riforme istituzionali e sulle regole comuni delle istituzioni dal quotidiano confronto politico sull'azione di governo. Si intende, in sostanza, riproporre l'idea che è stata alla base, già in passato, dell'istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali, con esiti non conclusivi ma neanche inutili. Come noto, il percorso delle riforme costituzionali è ormai annoso, ma quella che è stata definita la «lunga transizione italiana» deve essere conclusa. Esistono ormai numerosi materiali condivisi, come il recente dibattito al Senato della Repubblica sulle riforme istituzionali ha confermato, con le mozioni approvate. Bicameralismo, forma del governo e dello Stato, regolamenti parlamentari e norme di garanzia dei poteri dello Stato sono stati oggetto di proposte di riforma, in larga misura convergenti, maturate nelle precedenti legislature: occorre ora concludere, con un vero spirito costituente, il lavoro avviato. Solo all'interno di un clima costituente è possibile individuare soluzioni ragionevoli ed equilibrate in grado di pacificare il lacerante conflitto tra magistratura e politica che attraversa da troppi anni il Paese. Il presente disegno di legge costituzionale prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali, dettando una disciplina articolata nei seguenti punti. La Commissione è composta da trentacinque deputati e da trentacinque senatori, nominati rispettivamente dal Presidente della Camera dei deputati e dal Presidente del Senato della Repubblica su designazione dei gruppi parlamentari e rispettando la proporzione esistente tra i gruppi medesimi. In caso di mancata designazione da parte dei gruppi entro cinque giorni dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale, i Presidenti delle Camere provvedono direttamente alla nomina. La Commissione elegge nella prima seduta con voto segreto il presidente. Se in tale votazione nessuno riporta la maggioranza assoluta dei voti, si procede immediatamente al ballottaggio tra i due candidati più votati. In caso di parità è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano per età. La Commissione elegge quindi, con voto limitato, un ufficio di presidenza composto da tre vicepresidenti e da quattro segretari. I componenti della Commissione possono chiedere di essere sostituiti per l'intera durata dei lavori nelle Commissioni parlamentari permanenti cui appartengono. I componenti impegnati nei lavori della Commissione contemporaneamente alle sedute della rispettiva Assemblea non sono computati ai fini del numero legale di quest'ultima. Alla Commissione è attribuito il compito di elaborare progetti di revisione della parte seconda della Costituzione («Ordinamento della Repubblica»). La legge costituzionale detta, inoltre, la disciplina generale per l'esame da parte della Commissione e quindi delle Assemblee delle due Camere -- e per la successiva sottoposizione a referendum popolare -- del progetto di riforma, in parziale deroga alle norme procedurali stabilite dalla Costituzione e dai regolamenti parlamentari per l'approvazione di modifiche alla Carta fondamentale. Il carattere derogatorio della procedura definita dalla legge costituzionale è precisato dall'articolo 5, che limita l'applicazione del procedimento speciale esclusivamente ai progetti assegnati alla Commissione, prevedendo peraltro il ritorno all'osservanza delle procedure ordinarie di revisione costituzionale per l'eventuale modificazione delle disposizioni costituzionali approvate con la procedura disciplinata dalla stessa legge costituzionale. Si ricorda in proposito che l'articolo 138 della Costituzione prevede che le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali siano adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni a un intervallo non minore di tre mesi e siano approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano richiesta un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. Non sono soggette a referendum le leggi approvate in seconda deliberazione con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Il regolamento della Camera dei deputati (articoli 97-100) prevede che nella prima deliberazione sui progetti di legge costituzionale si applicano le procedure stabilite per i progetti di legge ordinaria. Quando il progetto di legge costituzionale è trasmesso dal Senato della Repubblica nello stesso testo adottato dalla Camera dei deputati l'intervallo di tre mesi per procedere alla seconda deliberazione decorre dalla data della prima deliberazione della stessa Camera. Ai fini della seconda deliberazione, la Commissione parlamentare competente riesamina il progetto nel suo complesso e riferisce all'Assemblea. Non sono ammessi la presentazione di emendamenti né di ordini del giorno né lo stralcio di una o più norme. Sono del pari inammissibili questioni pregiudiziali o sospensive; può essere chiesto solo un rinvio a breve termine sul quale decide il presidente. Norme sostanzialmente analoghe sono contenute nel regolamento del Senato della Repubblica (articoli 121-124). Rispetto all'ordinario procedimento di revisione costituzionale previsto dalla Costituzione e dai regolamenti parlamentari il procedimento delineato dal presente disegno di legge costituzionale presenta le seguenti caratteristiche: 1) la fase referente dell'esame dei progetti di revisione costituzionale, anziché svolgersi in due fasi distinte nei due rami del Parlamento presso le competenti Commissioni, è affidata ad un unico organo bicamerale (in parziale deroga anche agli articoli 70 e 72 della Costituzione) -- appunto la Commissione, composta da trentacinque deputati e da trentacinque senatori, che ha il compito di elaborare il progetto (o i progetti) da sottoporre alle Camere; 2) la Commissione procede nei propri lavori osservando le norme di procedura speciali previste dalla legge costituzionale e, in quanto compatibili, le disposizioni del regolamento della Camera dei deputati. La Commissione può tuttavia adottare a maggioranza assoluta dei componenti ulteriori norme per il proprio funzionamento e per lo svolgimento dei lavori. Nel corso dei lavori della Commissione non è ammessa la presentazione di questioni pregiudiziali, sospensive e di non passaggio agli articoli. Il voto è palese;