[pronunce]

la tutela e sicurezza del lavoro, rientrante nella potestà concorrente, che finisce con l'essere, a sua volta, influenzata dalla materia (c.d. “trasversale”) di competenza esclusiva statale contenuta nella lettera m) dell'art. 117, secondo comma, Cost., poiché esistono norme che, per difendere e promuovere il diritto al lavoro – riconosciuto come un diritto sociale imprescindibile – hanno ricadute anche sulla tutela dello stesso; ed infine la materia della formazione, che sembra, prima facie, essere riservata alle Regioni, ma deve sottostare alle eventuali norme generali sull'istruzione che su di essa possono ridondare, essendo la formazione una componente non trascurabile dell'istruzione. Vi sono, poi, le competenze esclusive dello Stato in materia di ordinamento civile, giurisdizione e norme processuali, previdenza sociale, tutte materie la cui disciplina è destinata a lambire anche la materia del lavoro. Il ricorrente ribadisce, quindi, le censure relative agli artt. 2, lettere a) e d), e 3 dell'impugnata legge regionale, insistendo, altresì, nella tesi secondo cui l'art. 5 della legge regionale toscana che istituisce l'albo regionale delle agenzie per il lavoro, violerebbe i principi fondamentali contenuti nell'art. 6, commi 6, 7 e 8 del d.lgs n. 276 del 2003, laddove escluderebbe che, sebbene l'autorizzazione possa essere concessa dalle Regioni, nel caso in cui un'agenzia svolga la propria attività solo in un unico territorio regionale, l'ente territoriale possa creare un proprio albo regionale. Infatti, nell'albo nazionale esiste già un'apposita sezione regionale. Anche riguardo all'art. 11, lettera h), della legge regionale impugnata, l'Avvocatura rileva come il dubbio di illegittimità costituzionale non riposi tanto sull'oggetto della norma, astrattamente rientrante nella competenza concorrente della Regione, quanto piuttosto, da un lato, nella previsione dell'assoggettamento alle modalità per la concessione dell'autorizzazione, da stabilire nell'emanando regolamento regionale, anche di soggetti pubblici già titolari di autorizzazioni nazionali e, dall'altro lato, nella omessa previsione (contenuta, invece, nel comma 7 dell'art. 6 del d.lgs. n. 276 del 2003) della obbligatoria comunicazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dell'avvenuto rilascio dell'autorizzazione provvisoria per l'iscrizione dell'agenzia nell'apposita sezione regionale dell'albo nazionale, con conseguente lesione del principio di leale collaborazione. 3. — Si è costituita la Regione Toscana, contestando le singole censure. Quanto all'art. 2, comma 1, lettere a) e d), della legge regionale, relativamente all'individuazione di criteri e requisiti di riferimento per la capacità formativa delle imprese, la Regione osserva che l'asserita lesione della competenza in materia di ordinamento civile si basa su una distinzione, relativa alla regolamentazione della formazione dell'apprendista, tra formazione “interna” all'azienda (che attiene al rapporto contrattuale) e formazione “esterna” all'azienda (da ricondurre ai profili “pubblicistici” dell'istituto) che però non tiene conto delle strette interrelazioni che vi sono tra i due aspetti. La norma si limita ad affermare che la Regione Toscana riconosce quali «obiettivi qualificanti la formazione nell'apprendistato» alcune finalità, e tale «riconoscimento» non comporta invasione di competenze statali. Inoltre, i principi statali nulla prevedono circa asseriti limiti alla potestà regionale di intervenire per «valorizzare e certificare» i contenuti formativi dell'apprendistato e per «individuare i criteri ed i requisiti di riferimento per la capacità formativa delle imprese». La certificazione dei contenuti formativi riguarda il nesso tra l'attività formativa svolta ed il riconoscimento dei crediti e delle competenze che dovranno essere annotate nel libretto formativo dell'apprendista, sicché la norma rimane nell'ambito delle attribuzioni regionali attinenti alla formazione professionale. Quanto alla censura relativa all'art. 3, la Regione ricorda che tale disposizione introduce l'art. 18-ter nella legge regionale n. 32 del 2002 e dispone che la Regione disciplini i profili formativi, le modalità organizzative e di erogazione dell'attività formativa esterna per i diversi tipi di apprendistato, attraverso il regolamento di cui all'art. 32, il quale è approvato dalla Regione, sentiti gli organismi rappresentativi degli enti locali e delle parti sociali, attuando le procedure di concertazione con i soggetti istituzionali e con i soggetti economici e sociali. Tale previsione è, dunque, onnicomprensiva e stabilisce la procedura concertativa, vale a dire l'intesa, sia con i soggetti istituzionali, quale l'amministrazione statale, sia con i soggetti sociali, cioè le parti sociali. Infatti detto regolamento è stato approvato (decreto del Presidente della Giunta regionale 2 febbraio 2005, n. 22/R, che ha modificato il previgente regolamento approvato con d.P.G.R. 8 agosto 2003, n. 47/R) nel rispetto della prevista procedura e in relazione ad esso l'amministrazione statale nulla ha eccepito. Circa il mancato riferimento al rispetto dei principi e dei criteri direttivi posti dalla stessa disposizione, la Regione rileva che i criteri direttivi ed i principi posti dallo Stato, nelle materie soggette a legislazione concorrente, vanno rispettati dalle Regioni nella sostanza della disciplina regionale, senza che a tal fine abbia rilevanza il richiamo formale ai principi medesimi. Con riguardo all'istituzione dell'albo regionale delle agenzie per il lavoro che operano nel territorio della Regione, di cui all'impugnato art. 5, comma 1, si osserva in memoria che l'art. 6, comma 6, del d.lgs. n. 276 del 2003 dispone che l'autorizzazione allo svolgimento delle attività di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale può essere concessa dalle Regioni con riferimento esclusivo al proprio territorio. L'albo previsto nell'impugnata disposizione è strumentale all'esercizio di tale competenza e non esclude il rispetto di quanto prescritto dal successivo settimo comma del citato art. 6. Inoltre la censura non tiene conto del fatto che l'art. 2 del decreto legislativo 6 ottobre 2004, n. 251, ha modificato l'art. 6, comma 8, del decreto n. 276, stabilendo che le procedure di autorizzazione «di cui ai commi 6 e 7 sono disciplinate dalle regioni nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni e dei principi fondamentali desumibili in materia dal presente decreto». Quanto poi all'impugnativa del comma 2 del citato art. 5, la Regione osserva che il decreto ministeriale 5 maggio 2004 (Requisiti delle Agenzie per il lavoro), emanato in attuazione dell'art. 5, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 276 del 2003, e invocato dalla difesa erariale, all'art. 4 affida alle Regioni il compito di definire le specifiche suddette, nel rispetto dei criteri fissati a livello nazionale.