[pronunce]

quest'ultimo riferimento, tuttavia, non è accompagnato da alcuna motivazione sulla non manifesta infondatezza della questione. La censura relativa al primo comma dell'art. 24 Cost. è, pertanto, inammissibile. 4.- La questione di legittimità costituzionale dell'art. 2-ter, undicesimo comma, della legge n. 575 del 1965, sollevata in riferimento al diritto di difesa garantito dall'art. 24, secondo comma, e al principio del contraddittorio sancito dall'art. 111 Cost., non è fondata. 5.- Per quanto riguarda la prima delle due prospettive argomentative sviluppate dal rimettente, è sufficiente osservare che, nel procedimento delineato dalla disposizione censurata, parti sono i «successori a titolo universale o particolare» del «soggetto nei confronti del quale [la confisca] potrebbe essere disposta» e non quest'ultimo: sono dunque del tutto prive di fondamento le argomentazioni volte a riferire le ipotizzate violazioni del diritto di difesa e del principio del contraddittorio al soggetto deceduto e non ai suoi successori, senza dire dell'erroneità dell'attribuzione ad una persona defunta della titolarità di una posizione processuale propria. 6.- La questione non è fondata anche con riguardo alla seconda prospettiva argomentativa, tesa a censurare in radice, con riguardo al diritto di difesa e al principio del contraddittorio, la legittimità costituzionale del procedimento per l'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale a carico dei successori del «soggetto nei confronti del quale [la confisca] potrebbe essere disposta». La questione sollevata investe l'ipotizzata lesione delle garanzie processuali delle parti connessa alla possibilità generale di procedere, in sede di applicazione della confisca quale misura di prevenzione patrimoniale, a carico di soggetti diversi da quello «nei confronti del quale [la confisca] potrebbe essere disposta», ossia dei suoi successori. Il nucleo essenziale delle censure mosse all'art. 2-ter, undicesimo comma, della legge n. 575 del 1965 consiste dunque in un asserito vulnus al diritto di difesa e al principio del contraddittorio che il rimettente ritiene inevitabilmente collegato alla configurazione normativa del procedimento in esame, effettuata dal legislatore «prescindendo dalla posizione del de cuius pericoloso». Al riguardo, deve rilevarsi che al successore sono assicurati, nel procedimento in questione, i mezzi probatori e i rimedi impugnatori previsti per il de cuius, sicché ciò che può mutare è solo il rapporto di conoscenza che lega il successore stesso ai fatti oggetto del giudizio e in particolare, nella specie, a quelli integranti i presupposti della confisca. Tale circostanza, tuttavia, potrebbe, in linea astratta, incidere sugli specifici profili del procedimento relativi - per riprendere le espressioni del rimettente - alle varie «valutazioni demandate al giudice (sussistenza degli indizi di appartenenza del proposto deceduto ad associazioni mafiose; verifica della disponibilità da parte di quest'ultimo di beni; verifica dei presupposti di sproporzione ed illecita provenienza)», ma non sulla possibilità di procedere nei confronti dei successori, prevista dalla disposizione censurata; il che mette in luce, da un primo punto di vista, la non fondatezza della questione. D'altra parte, l'individuazione, operata dal rimettente, della «presenza fisica dell'interessato» (o almeno della sua «possibilità astratta di partecipare») quale «momento fondamentale del rapporto processuale, che condiziona la correttezza globale del giudizio», in cui si sostanzia il nucleo essenziale della questione, non è giustificata con riferimento a un procedimento finalizzato all'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca. Da questo punto di vista, l'argomentare del rimettente è viziato dall'impropria sovrapposizione dei connotati del procedimento penale a quelli del procedimento per l'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, sovrapposizione messa in luce (oltre che, implicitamente, dai riferimenti al de cuius quale parte "necessaria" del procedimento in questione) dal richiamo alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo: tale richiamo, che si accompagna al riferimento all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848) e all'art. 14, terzo comma, lettera d), del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici adottato a New York il 16 dicembre 1966 (ratificato e reso esecutivo con legge del 25 ottobre 1977, n. 881), è infatti indirizzato - non già alle pronunce che hanno esaminato la confisca disciplinata dall'art. 2-ter della legge n. 575 del 1965, sussumendola nell'ambito civile di cui all'art. 6 § 1 della CEDU (decisione 4 settembre 2001, Riela contro Italia, ric. n. 52439/99), bensì - alla giurisprudenza della Corte EDU sul giudizio penale e, in particolare, sul giudizio in absentia (ad esempio, sentenza 10 novembre 2004, Sejdovic contro Italia, ric. n. 56581/00). L'erroneità di tale sovrapposizione si coglie sotto un duplice profilo. In primo luogo, e su un piano generale, essa comporta la svalutazione della specificità della sede processuale nella quale l'accertamento di determinati fatti si svolge e dei correlati possibili esiti. Infatti, anche con riferimento al fatto-reato, altro è che il relativo accertamento si svolga nella sede penale, dove la configurazione della morte del reo quale causa di estinzione del reato costituisce, come ha affermato questa Corte, «diretto riflesso del principio - di carattere sostanziale - di personalità della responsabilità penale (art. 27, primo comma, Cost.), il quale impedisce che la potestà punitiva dello Stato si eserciti su soggetti diversi dall'autore del fatto criminoso» (ordinanza n. 289 del 2011); altro è che tale accertamento si svolga in sede diversa da quella penale. Diversità di situazioni messe bene in luce dalla giurisprudenza quando ammette, ad esempio, che il giudice civile possa conoscere incidentalmente del reato, qualora la natura penale del fatto illecito venga in rilievo nel giudizio risarcitorio ad esso conseguente (Cass. civ. , sez. III, 30 giugno 2005, n. 13972), e possa procedere, in caso di decesso dell'imputato, nei confronti dei suoi eredi (Cass. civ. , sez. III, 6 dicembre 2000, n. 15511). In secondo luogo, la sovrapposizione da cui è viziato l'argomentare del rimettente si traduce nello svilimento delle peculiarità del procedimento di prevenzione e, segnatamente, del procedimento per l'applicazione della confisca.