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Disposizioni in materia di sicurezza nazionale volte a rafforzare la tutela degli interessi strategici economici e il ruolo del Parlamento ed estensione del golden power al settore creditizio e finanziario. Onorevoli Senatori . – La trasformazione digitale, frutto della seconda rivoluzione tecnologica che ha aperto la strada all'intelligenza artificiale e la sempre maggiore integrazione delle economie e dei mercati hanno influito anche sul ruolo del comparto intelligence , che alla tradizionale tutela del settore politico-militare ha necessariamente dovuto affiancare la protezione del patrimonio economico, scientifico e industriale nazionale. Oggi è di prioritaria importanza difendere i dati sensibili e il know-how nazionale, proteggere gli interessi economici, industriali e scientifici della nazione al fine di prevenire, contenere o fermare campagne predatorie condotte da fondi sovrani o imprese straniere che mirano a impossessarsi di tecnologie chiave in settori strategici. Le minacce moderne ignorano, ormai, le frontiere fisiche ed estendono la sicurezza a un livello « omnicomprensivo » rispetto alle capacità di difesa sul piano militare, richiedendo una concezione di protezione che potremmo definire dinamica, sempre più attenta a pericoli derivanti da operazioni predatorie di investimento di soggetti esteri in società, spesso anche medio piccole, quali ad esempio quelle delle start up , al fine di acquisirne la tecnologia sottraendola agli stessi artefici. In tale contesto, la difesa dell'interesse nazionale passa attraverso nuove e importanti sfide, tra le quali spicca l'acquisizione della consapevolezza che i nuovi conflitti coinvolgono sempre più entità non statali – grandi imprese multinazionali, fondi di investimento, ecc. – che talvolta hanno un peso economico e geopolitico persino superiore a quello di Stati tradizionali di media entità e la necessità della diffusione di una cultura dell'interesse e della sicurezza nazionali che abbia cura di un'attività di formazione continua, organica e strutturata della classe dirigente economica, amministrativa e militare del Paese sui temi della difesa dell'interesse nazionale. Alla luce di queste premesse è necessario riflettere sull'adeguatezza dell'attuale assetto organizzativo del comparto intelligence e lavorare a recuperare quel gap di unità nella definizione di « interesse nazionale », dotando il nostro Paese di una forte struttura d’ intelligence economica che rafforzi il lodevole lavoro già svolto dalle nostre Agenzie e dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS). In considerazione della rivoluzione apportata dalle nuove tecnologie che impone la necessità di superare i confini dello Stato nazionale e della consapevolezza che la competizione è tra attori non statali, è necessaria una strategia oltre che difensiva anche propositiva, « di attacco », che veda seduti allo stesso tavolo con il Governo e le amministrazioni preposte alla sicurezza nazionale anche le imprese; un tavolo che aiuti a delineare una strategia che – lungi da anacronistiche e deleterie tentazioni protezionistiche esiziali per un Paese come l'Italia votato all’ export e bisognoso di investimenti anche esteri – vada al di là della mera difesa delle nostra impresa nazionale sul territorio e miri a sostenere i nostri operatori economici nella competizione su scala globale. In tale contesto occorre promuovere e sostenere la cultura dell'interesse della sicurezza nazionale superando la concezione statica, intesa come mera difesa delle tipiche prerogative dello Stato sovrano, in favore di una concezione dinamica, ossia come azioni da adottare per meglio competere a livello mondiale. Molti Paesi (ad esempio, la Francia e l'Inghilterra, ma in parte anche la Germania) sono già avanti nella elaborazione di una cultura della difesa dell'interesse nazionale e hanno investito su una formazione di alto livello (istituzioni universitarie e scuole di specializzazione), volta a preparare una classe dirigente capace d'interpretare l'interesse nazionale alla luce delle sfide della globalizzazione, alti dirigenti dell'economia ed esperti della sicurezza nazionale. È opportuno lavorare anche in Italia ad un grande progetto di cultura della sicurezza e dell'interesse nazionale diffondendo la pratica nelle imprese e ottimizzando i flussi di informazione tra settore pubblico e privato, nel cui ambito lo Stato italiano possa attuare un vero e proprio « patriottismo economico » raccogliendo ed elaborando tutte quelle informazioni che possono essere rilevanti per il settore economico e sulla base delle quali si possono effettuare delle scelte operative ponderate, ponendo in essere opportune sinergie tra classe politica, imprese e servizi di sicurezza sul modello francese. Un approccio offensivo nel campo della intelligence economica – strumento indispensabile per una guerra economica – rappresenta una risorsa imprescindibile per il nostro Paese per assicurarsi la sicurezza interna, l'indipendenza in termini di risorse, la capacità di difendersi di fronte alla minaccia commerciale o finanziaria rappresentata dagli altri Stati. A livello internazionale, tra il 2016 e il 2017, si è registrato un certo allarme in relazione agli investimenti diretti effettuati da alcuni fondi sovrani e dalla Cina; nel 2016, per la prima volta nella storia moderna, il valore degli investimenti esteri diretti cinesi in Europa ha superato il valore degli investimenti esteri diretti effettuati dai Paesi dell'Unione europea in Cina. Fonte di questa preoccupazione sono stati soprattutto i dati relativi all'importante aumento degli investimenti esteri diretti in Europa nei settori ad alta tecnologia. Dall'esame della distribuzione settoriale degli investimenti diretti esteri (IDE), nel 2019, in Europa, emerge che i principali macrosettori oggetto delle acquisizioni sono stati quelli della finanza, della tecnologia e delle comunicazioni; proprio attraverso tali acquisizioni, secondo la Commissione europea, determinati Paesi possono utilizzare le attività a scapito non solo del vantaggio tecnologico ma anche della sicurezza e dell'ordine pubblico dell'Unione europea. Con particolare riferimento, poi, al settore finanziario e all'interesse nazionale italiano, si rileva che mentre gli investimenti in Europa nel settore finanziario sono al 22 per cento, in Italia questi sono superiori al 40 per cento. Praticamente il doppio. Sul fronte della sicurezza, i fondi sovrani d'investimento destano ancor maggiore preoccupazione; in questi ultimi anni si è registrata una crescita delle disponibilità finanziarie di tali fondi e la loro strategia di investimento è perlopiù trasmigrata dagli investimenti di portafoglio agli investimenti diretti esteri. Il timore è che alcuni fondi sovrani siano mossi più da interessi geopolitici che da interessi finanziari e tale timore è alimentato dalla circostanza che la loro attività non è connotata dal grado di trasparenza che generalmente caratterizza i normali operatori finanziari. Per queste ragioni la riforma sui « golden powers » ha differenziato la disciplina tra soggetti UE e extra UE, introducendo, tra i criteri per valutare la minaccia di pregiudizio agli interessi nazionali tutelati, criteri legati all'appartenenza dell'investitore a Stati che non riconoscono il principio democratico e il principio dello Stato di diritto. Il decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, all'articolo 14, ha, per la prima volta, in Italia e in Europa, esteso il perimetro degli interessi essenziali (strategici) del nostro Paese ai fini dell'esercizio del golden power del Governo alle infrastrutture finanziarie, considerate realtà ad alta intensità tecnologica.