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dalla riforestazione alla razionalizzazione della rete idrica e fognaria, dall'efficientamento energetico degli edifici al sostegno dell'economia circolare, dall'ultimazione del ciclo dei rifiuti all'aumento delle energie rinnovabili; tutte misure attraverso le quali la svolta ecologica diventa motore di sviluppo. Allo stesso modo, motore di sviluppo è destinato a diventare anche l'evoluzione digitale che, nel PNRR, occupa il 20 per cento delle risorse complessive. Investire in digitalizzazione ha un duplice effetto: da un lato, favorisce la crescita e, dall'altro, rende lo Stato più equo e più giusto, nella misura in cui diventa più accessibile. Non bisogna dimenticare che la mala burocrazia costa all'economia italiana oltre 60 miliardi all'anno: un costo che non possiamo più permetterci e che possiamo abbattere implementando il digitale. Modernizzare la pubblica amministrazione significa anche renderla più veloce e più connessa, cioè maggiormente al servizio dei cittadini. La necessità di digitalizzare non è un'opinione, non è un'idea visionaria, ma è un'urgenza più che attuale. Le risorse del PNRR che servono a innovare il Paese, signora Presidente, puntano di fatto ad annullare i gap ancora esistenti nella nostra società, cioè quegli squilibri che tuttora permangono e separano - ad esempio - le Regioni meridionali da quelle settentrionali o il mondo femminile dal mercato del lavoro. Noi vogliamo un'Italia in cui non ci debbano essere preclusioni a priori : non più uomo o donna, Nord o Sud; non più la scelta obbligata madre o lavoratrice, ambiente o sviluppo. Il Paese che vogliamo supera questi ritardi e lo fa proprio spendendo bene le risorse del PNRR. L'Italia del futuro vogliamo che sia inclusiva, verde, pulita, veloce. Allora virare verso politiche ambientaliste concrete piuttosto che verso l'utilizzo delle nuove tecnologie, allo scopo di semplificare, superare la burocrazia e snellire la pubblica amministrazione, non è più una scelta, ma diventa una necessità. Il PNRR, al contempo, è anche un gigantesco collettore di risorse, che purtroppo rischiano di fare gola ai malintenzionati e alle organizzazioni criminali. Ecco perché è opportuno che questo provvedimento preveda anche misure volte non solo a contrastare, ma anche a prevenire eventuali infiltrazioni mafiose, ad esempio attraverso l'introduzione del contraddittorio preventivo, che consiste nel fatto che il prefetto può adottare una interdittiva antimafia in via precauzionale laddove ritenga che siano sussistenti i presupposti. Le infiltrazioni criminali purtroppo sono un rischio più che reale e vanno attenzionate tanto quanto il rischio di non usare bene i soldi del PNRR. Se infatti permettessimo alle mafie di mettere le mani sul Piano, equivarrebbe ad aver sprecato questa grande occasione. Con il Next generation EU, l'Europa ha saputo reagire in modo straordinario al Covid, la più grave crisi dal dopoguerra ad oggi. Anziché arroccarsi su posizioni nazionaliste e fallimentari, l'UE è riuscita a mettere in campo misure fortemente europeiste inimmaginabili solo pochi mesi prima: la messa in comune del debito, la realizzazione di investimenti collegiali, la previsione di una sorta di grande Piano Marshall utile a far ripartire l'Unione tutta, così da far fronte all'emergenza sanitaria. L'Europa ha quindi capito il valore della solidarietà allo scopo di uscire dalla pandemia. Adesso sta a noi essere all'altezza della saggezza e della lungimiranza che l'Europa è riuscita a realizzare: o sapremo approfittare di questa chance alimentando con le risorse necessarie le riforme che stiamo mettendo in atto e che l'Italia aspetta da decenni, oppure torneremo a essere la cenerentola d'Europa. Non c'è una scappatoia e sarebbe una grave colpa se non riuscissimo a sfruttare bene l'occasione unica che la storia ci offre attraverso il recovery plan europeo. In conclusione, signora Presidente, il giudizio complessivo di Italia Viva sul PNRR non può che essere positivo, perché è in linea con le politiche portate avanti allora dal governo Renzi, così come con i valori fondanti del nostro programma: parità di genere, semplificazione, infrastrutture, ambiente, sviluppo. Sono interventi con i quali trasformiamo la crisi prodotta dal Covid in un'opportunità per creare crescita e progresso, superando i tanti nodi irrisolti, come burocrazia, scarsa produttività, dislivello tra Nord e Sud, territori disastrati, disuguaglianze di genere. Insomma, si tratta di un'opportunità che il Paese attendeva da tempo, anche perché consente di coinvolgere tutti gli attori della società civile (imprese, università, centri di ricerca, organi intermedi, terzo settore), mettendo in sinergia pubblico e privato. Signora Presidente, se pensiamo a dove eravamo un anno fa, al piano presentato dal precedente Governo, alla situazione di stallo in cui eravamo sprofondati dal punto di vista sia economico che sanitario, e poi guardiamo all'oggi, ci rendiamo conto che quello scatto di reni all'inizio dell'anno, per il quale siamo stati tanto criticati, ma che ci ha consentito di innescare un cambio di Governo e di arrivare al voto odierno, oggi possiamo dire che è stata l'azione migliore che potessimo fare. Fare politica vuol dire trovarsi talvolta a un bivio, davanti al quale decidere se inseguire il consenso immediato o se agire per il bene del Paese per i prossimi decenni e segnare il corso delle cose. Noi abbiamo scelto il bene del Paese. Ci siamo fatti carico di scrivere una nuova pagina di storia. Questo PNRR ne è la prova e siamo certi che le risorse investite al meglio porteranno ancora più avanti l'Italia del futuro. (Applausi) . CIRIANI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia non ha partecipato ai lavori delle Commissioni, né al dibattito in Aula sul decreto-legge relativo al PNRR per protestare contro il fatto che non ci è stato consentito un esame anche minimamente superficiale del testo arrivato in Senato. La nostra protesta riguarda sia i tempi che i modi con i quali il Senato è costretto a lavorare su provvedimenti che la maggioranza stessa definisce fondamentali. Noi non possiamo discutere, emendare o migliorare un testo che non conosciamo e non abbiamo potuto leggere. Il fatto, però, signor Presidente, che il Senato approvi un testo che non ha letto, che non ha compreso e non ha migliorato pare non interessi più a nessuno. Sicuramente non interessa a quest'Assemblea né ai capannelli che disturbano chi sta parlando, per cui io non parlerò più finché.... (Applausi) . PRESIDENTE. Colleghi, c'è un assembramento non ammissibile. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, stiamo discutendo sul fatto che il Senato non conti nulla, mentre i senatori stanno discutendo di altro, nell'assoluto disinteresse per ciò che l'opposizione sta dicendo all'Assemblea. Anche questo è un segno dei tempi, signor Presidente.