[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge 16 luglio 1997, n. 234 (Modifica dell'articolo 323 del codice penale, in materia di abuso d'ufficio, e degli articoli 289, 416 e 555 del codice di procedura penale), promosso dal Pretore di Salerno, sezione distaccata di Amalfi, nel procedimento penale a carico di F. G. con ordinanza del 22 marzo 1999, iscritta al n. 122 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 18, prima serie speciale, dell'anno 2010. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 settembre 2010 il Giudice relatore Giuseppe Frigo.. Ritenuto che, con ordinanza del 22 marzo 1999, trasmessa dalla cancelleria, dopo oltre dieci anni, il 18 gennaio 2010 e pervenuta a questa Corte il 23 marzo 2010 (r.o. n. 122 del 2010) , il Pretore di Salerno, sezione distaccata di Amalfi, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 della legge 16 luglio 1997, n. 234 (Modifica dell'articolo 323 del codice penale, in materia di abuso d'ufficio, e degli articoli 289, 416 e 555 del codice di procedura penale), nella parte in cui non prevedono che il decreto di citazione a giudizio, emesso dal giudice per le indagini preliminari in seguito ad opposizione a decreto penale di condanna, debba essere preceduto, a pena di nullità, dall'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio, ai sensi dell'art. 375, comma 3, cod. proc. pen. ; che, ad avviso del giudice a quo, la mancata previsione di detto invito e la conseguente negazione all'imputato della possibilità di contestare anticipatamente il fondamento dell'accusa in sede di interrogatorio comporterebbero una violazione del principio di eguaglianza; che l'opponente a decreto di condanna verrebbe trattato, infatti, in modo ingiustificatamente deteriore rispetto all'imputato nei cui confronti si procede nei modi ordinari e, in particolare, tramite citazione diretta a giudizio ai sensi dell'art. 555 cod. proc. pen. (ipotesi nella quale - per effetto delle modifiche introdotte dalle norme censurate - il decreto di citazione deve essere invece preceduto, a pena di nullità, dall'invito in questione); che se pure, all'origine, non vi è identità di posizione processuale tra chi, all'esito delle indagini preliminari, viene citato a giudizio e chi è direttamente condannato con decreto, le due posizioni diverrebbero, nondimeno, pienamente assimilabili una volta che sia presentata opposizione al decreto di condanna, senza che con essa vengano richiesti il patteggiamento, il giudizio abbreviato o l'oblazione; che in questo caso, infatti, l'opposizione è diretta a «recuperare le "vie ordinarie" del processo», esprimendo «un deciso dissenso dalle conclusioni accusatorie»; che mentre, però, con l'interrogatorio che deve precedere il decreto di citazione a giudizio di cui all'art. 555 cod. proc. pen. , l'imputato ha la possibilità di difendersi in via preliminare dalle accuse mosse nei suoi confronti - potendo addirittura indurre il pubblico ministero a presentare richiesta di archiviazione - assai più ridotte risulterebbero le possibilità di difesa dell'opponente, citato a giudizio ai sensi degli artt. 464 e 456 cod. proc. pen. ; che quest'ultimo non sarebbe, infatti, in grado né di «rimuovere preliminarmente» l'imputazione formulata dal pubblico ministero, né di prospettare elementi atti a «far vacillare il castello accusatorio già dalle prime battute del processo futuro» (ciò, tenuto conto del fatto che il proscioglimento ai sensi dell'art. 129 cod. proc. pen. può essere invocato da entrambe le parti, e non solo dall'imputato, col risultato di evitare un inutile e dispendioso dibattimento); che la denunciata disparità di trattamento ridonderebbe, inevitabilmente, anche in un pregiudizio del diritto di difesa: diritto che, rispetto all'imputato opponente a decreto penale di condanna, risulterebbe «fortemente compresso, anzi escluso, nella fase investigativa», per poi «riespandersi» quando ormai, a seguito della valutazione discrezionale del pubblico ministero, «il fatto è stato ritenuto abbastanza fondato da meritare l'instaurazione del processo»; che la questione sarebbe, altresì, rilevante nel giudizio a quo, essendo il rimettente chiamato a trattare il giudizio dibattimentale conseguente alla rituale opposizione dell'imputato a un decreto penale di condanna a lire 975.000 di ammenda, emesso dal Giudice per le indagini preliminari della Pretura di Salerno per la contravvenzione prevista dall'art. 5, lettera b), della legge 30 aprile 1962, n. 283 (Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande): così che l'accoglimento della questione comporterebbe la nullità del decreto di citazione a giudizio emesso dal medesimo giudice a seguito dell'opposizione, in quanto non preceduto dall'invito di cui si tratta; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata. Considerato che il Pretore di Salerno, sezione distaccata di Amalfi, censura come contraria agli artt. 3 e 24 della Costituzione la mancata previsione, in rapporto al procedimento per decreto, di una disciplina corrispondente a quella introdotta per il procedimento ordinario a seguito delle modifiche operate dalla legge n. 234 del 1997: disciplina in forza della quale la richiesta di citazione a giudizio (nel procedimento con udienza preliminare) e il decreto di citazione a giudizio (nel procedimento a citazione diretta) debbono essere preceduti, a pena di nullità, dalla notificazione all'indagato dell'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio, ai sensi dell'art. 375, comma 3, cod. proc. pen. (artt. 416, comma 1, e 555, comma 2, cod. proc. pen. , come novellati dall'art. 2 della citata legge n. 234 del 1997, attenendo il successivo art. 3 ai profili di diritto transitorio); che, in tale ottica, il rimettente chiede che venga dichiarata l'illegittimità costituzionale delle norme impugnate nella parte in cui non prevedono che anche il decreto di citazione a giudizio, emesso dal giudice per le indagini preliminari a seguito dell'opposizione a decreto penale di condanna (artt. 464 e 456 cod. proc. pen.), debba essere preceduto, a pena di nullità, dal predetto invito; che questa Corte si è, peraltro, già più volte pronunciata su analoghe questioni, sollevate in rapporto ai medesimi parametri costituzionali, dichiarandone la manifesta infondatezza (ordinanze n. 458 e n. 325 del 1999;