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Oggi, a distanza di anni, siamo qui con rammarico a constatare che quella promessa, come purtroppo altre, era solo propaganda elettorale e la fiducia che le donne avevano riposto in quella promessa è stata tradita. Quindi, non solo la rappresentanza femminile tra le fila del PD nel Consiglio regionale pugliese è scarsa, se non quasi inesistente, ma nel corso di tutta la consiliatura la maggioranza di sinistra non è riuscita a conformare la legge regionale ai princìpi dell'ordinamento nazionale. (Applausi) . Questo sta a certificare di fatto l'inadeguatezza in questo, come in altri ambiti, del governo uscente della Regione Puglia, mentre i cittadini pugliesi meritano altro e meritano di più. Nel tentativo di sanare il fallimento del presidente Emiliano, della sua Giunta e della sua maggioranza, che per cinque anni sono rimasti colpevolmente inerti, arriva oggi un intervento statale che impone per decreto-legge alla Regione la doppia preferenza di genere nelle liste, a poco meno di due mesi dallo svolgimento delle elezioni regionali e pure a pochissimi giorni dal deposito delle candidature, attraverso un uso improprio dei dettami costituzionali, costituendo un precedente spiacevole e pericoloso del quale oggettivamente non se ne sentiva l'esigenza. I più maliziosi potrebbero vedere dietro questo intervento a gamba tesa del Governo un fine puramente propagandistico volto non perdere il voto delle donne. Il tempo ci darà risposte, ma come i saggi sempre ci insegnano «a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina». In considerazione di quanto esposto, dichiaro il voto di astensione al provvedimento del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione. (Applausi ). DELL'OLIO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusio) Per favore, senatore Romeo, senatore Pellegrini, non capisco tutto questo amore che emerge tra i banchi. DELL'OLIO (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, il 1946 è l'anno in cui nacque la Repubblica Italiana, ma è anche l'anno in cui, il 10 marzo, le donne hanno votato per la prima volta. Il 1946 che ricordo qua non ha nulla a che vedere con gli anni: è il numero di emendamenti che ha presentato Fratelli d'Italia in Consiglio regionale al momento dell'approvazione della legge che modificava la legge regionale pugliese e introduceva la doppia preferenza di genere; emendamenti non ostruzionistici, a detta del capogruppo di Fratelli d'Italia Zullo. Leggo il virgolettato: «Nessun ostruzionismo; la nostra preoccupazione però è che possano essere inseriti emendamenti (...) che espongano la legge in itinere a rischio di incostituzionalità (...). Ritiriamo quindi tutti gli emendamenti e limitiamoci a votare il disegno di legge così come formulato in Commissione». Ma a quali emendamenti a rischio di incostituzionalità si riferivano, visto che si trattava dell'approvazione di una legge che si rifaceva alla legge n. 20 del 2016? Forse l'unico emendamento che faceva paura era quello presentato dal Movimento 5 Stelle, che introduceva la non ammissibilità delle liste con più del 60 per cento dei componenti dello stesso sesso. (Applausi) . Poi è stato votato un emendamento di Forza Italia, chiaramente volto a bloccare la candidatura di un collaboratore di Emiliano che ha dichiarato di candidarsi con la lista a suo supporto, emendamento poi passato a scrutinio segreto anche con parte della maggioranza (credo una decina di voti). Poi il resto è una brutta pagina della storia politica pugliese: una seduta prima interrotta dopo il voto di questo emendamento; poi la maggioranza, prima di votare un altro emendamento, richiede una sospensione; poi, all'una e mezza di notte circa, si rientra in Aula, ma la maggioranza richiede di non proseguire, l'emendamento viene ritirato e salta magicamente il numero legale. Noi siamo qui oggi... (Brusio) . Presidente, non riesco a parlare... PRESIDENTE. In effetti c'è troppo brusio. Per cortesia. DELL'OLIO (M5S) . Noi siamo qui oggi a discutere e approvare un disegno di legge che non sarebbe dovuto esistere, perché è inammissibile e inconcepibile che nel 2020 siamo ancora a discutere di introdurre la parità di genere nell'accesso alle cariche elettive, quasi come se fosse una concessione. Il Governo è dovuto intervenire in due tempi: prima in maniera soft , semplicemente facendo una diffida a intervenire alla Regione Puglia e poi, quando la Regione Puglia non è intervenuta, con questo disegno di legge, richiamando agli articoli 3 e 51 della Costituzione, anzi utilizzando il dettato dell'articolo 120, che forse è la prima volta che si utilizza nella storia repubblicana. Alcuni intravvedono in questo un sopruso, una sopraffazione da parte del Parlamento nei confronti delle Regioni, io dico invece che è vergognoso che per problemi di mera esigenza politica destra e sinistra siano venute meno al dovere politico di rispettare le leggi e la Costituzione. (Applausi) . La legge n. 20 del 2016 diceva semplicemente alla Regione che non si era ancora adeguata che doveva inserire la doppia preferenza di genere e l'inammissibilità delle liste che superano il 60 per cento di candidati dello stesso sesso. Diceva solo questo ed era quello che chiedeva anche il MoVimento 5 Stelle in Puglia ed è anche quello che dice l'articolo 117 della Costituzione, ovvero che le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. Ma che la responsabilità non sta tutta a destra, perché anche il presidente Emiliano nel 2015, appena eletto, disse che il primo provvedimento sarebbe stato quello di modificare la legge regionale ed introdurre la doppia preferenza di genere; solo che non lo ha mai fatto, trincerandosi dietro al fatto che il Consiglio regionale è sovrano, perché non ha mai calendarizzato la discussione di tale modifica, di fatto dimenticandosi che lui aveva una maggioranza perché la legge elettorale regionale pugliese attribuisce il 60 per cento di premio di maggioranza. Abbiamo capito, quindi, che in Puglia l'unico che non c'entra con questo pasticcio è il MoVimento 5 Stelle, il cui emendamento riportava alla legge n. 20 del 2016. (Applausi) . Tra l'altro, ricordiamo che nel 2015 il MoVimento 5 Stelle ha presentato una lista con il 46 per cento di donne, che nelle liste a supporto di Emiliano erano invece il 33 per cento, in quelle della Poli Bortone - supportata da Forza Italia, Salvini e Liberali - con il 30 per cento e in quelle di Schittulli - ora alleato di Emiliano ma prima avversario - solo il 13 per cento. Il MoVimento 5 Stelle non aveva e non ha bisogno di una legge per affermare la parità di genere, lo fa naturalmente. Chi ne ha bisogno sono gli altri Gruppi politici, che forse hanno difficoltà a candidare le donne, sicuramente in Puglia. (Applausi) .