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Infine, è apprezzabile la previsione di una riorganizzazione delle misure a sostegno delle famiglie, anche con riferimento ai ragazzi più grandi e agli studenti fuorisede, prevedendo che il Governo riesca a intervenire in ambito normativo, nonché a chiarire e a favorire gli impegni economici di chi ha figli studenti universitari fuorisede; inoltre, tornando ancora alla rimozione degli ostacoli di ordine sociale, penso alla chiara misura di sostegno che dovrà essere rivolta alle famiglie meno abbienti per l'acquisto dei libri scolastici, per garantire veramente il diritto allo studio. In sostanza, il testo è veramente condivisibile e auspico che sia la riforma di tutti. Ovviamente nel futuro seguiremo (speriamo di poterlo fare, ma dobbiamo pensare che lo farà anche il prossimo Parlamento) l'attuazione con i decreti legislativi di questo provvedimento, che ci vede senz'altro favorevoli. Per questo motivo annuncio il voto favorevole del Gruppo Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi) . FLORIS (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, va rilevato innanzitutto che una parte delle misure del presente disegno di legge di iniziativa del Governo è già entrata in vigore. Si tratta dell'assegno unico, che era inserito anche nel disegno di legge in materia approvato lo scorso anno, pertanto possiamo già valutare gli effetti reali sia dell'importo dell'assegno arrivato proprio a marzo dall'INPS sui conti degli italiani, che dei mancati assegni familiari nelle buste paga dei lavoratori dipendenti. Il fatto che sia vincolato all'indicatore ISEE fa in modo che l'assegno non sia legato solamente al reddito, ma anche al patrimonio familiare e sia la presidente Matrisciano sia la collega Toffanin si sono già espresse su tutte le criticità che questo comporta. Chiunque abbia figli si è reso conto che certamente l'assegno unico non può palesare da solo una politica per la famiglia. Servono altre misure e soprattutto mettere in campo ulteriori risorse. Certamente apprezziamo il fatto che a copertura di queste misure si siano posti ulteriori 6 miliardi di euro in aggiunta alle risorse previste da fondi, assegni e bonus per la famiglia, arrivando ad una dotazione complessiva (qui le cifre sono un po' ballerine) tra i 19 e i 20 miliardi. Le risorse a nostro avviso dovrebbero essere distribuite in maniera differente, valutando attentamente gli effetti sul ceto medio, che è quello che dovrebbe essere maggiormente incentivato a creare una famiglia, per molteplici ragioni di carattere socio-economico. Pertanto, dovrebbero soprattutto trovare un ulteriore incentivo fiscale tutte le spese che una famiglia sostiene per l'istruzione e la formazione dei propri figli. Questo è sopra ogni altro il valore aggiunto che deve essere inserito in ogni futura azione del Ministro per la famiglia: utilizzare le risorse per introdurre sgravi fiscali per i giovani che studiano, che si impegnano, che provvedono a migliorare la propria preparazione. La formazione dei giovani, a nostro avviso, vale più di ogni politica attiva, posto che questa avviene in un'età in cui l'apprendimento è maggiore. Prima di questo, però, un'efficace riforma a favore della natalità dovrebbe partire dalla struttura del sistema fiscale, modellandolo sulle esigenze della famiglia. Ricordiamoci che la riforma fiscale voluta dal presidente Berlusconi, attraverso un articolato sistema di deduzioni, prevedeva un modello fiscale formato famiglia. Il modello dovrebbe essere quello dei Paesi dove proprio la leva fiscale è alla base delle politiche a favore della famiglia. Nel Regno unito, in Francia, Germania, Spagna, in tutti i Paesi occidentali che hanno un indice di natalità più alto di quello italiano, il reddito familiare viene tassato in misura più favorevole rispetto al sistema italiano dove, al contrario, viene tassato l'individuo. In Italia, ultima in Europa, il tasso di natalità è di sette nati ogni 1.000 abitanti, mentre la media europea è di 9,5; ma ci sono Paesi, come l'Irlanda, che arrivano a 12,5 nati ogni 1.000 residenti. I dati della media UE vedono ora una spesa per la famiglia pari al 2,2 per cento del PIL, contro l'1,5 per cento dell'Italia, ma con punte che vanno al 3,4 per cento della spesa danese, il 3,3 di quella tedesca e il 2,4 dei "cugini" francesi rispetto al proprio prodotto interno lordo. Ecco allora cosa domandiamo alla ministra Bonetti, di cui apprezziamo il lavoro finora svolto e a cui va riconosciuto un impegno senza precedenti, ed ecco cosa chiediamo al Parlamento tutto: l'adeguamento del PIL, così come nelle medie europee. A breve ci verrà presentato il DEF, il Documento che programma la spesa pubblica per il prossimo triennio. Bisogna fare un passo ulteriore, innanzitutto aumentando la dotazione delle politiche alla famiglia, con l'aumento rispetto al PIL dei provvedimenti previsti per le politiche a favore della famiglia, dei figli e della loro formazione e conoscenza. Investire nei figli e nella loro crescita come individui è il miglior investimento che lo Stato possa attuare. Siamo a meno di 500.000 nati ogni anno in Italia, come hanno ricordato altri colleghi, con un trend in diminuzione progressiva dall'inizio degli anni Duemila. Bisogna quindi che il positivo cambio culturale e i buoni propositi del testo voluto dalla ministra Bonetti, che ha nelle sue mani una delega vasta e articolata, possano riuscire ad adottare politiche in grado di invertire questa tendenza negativa. Questo significa combattere la denatalità che imperversa: da 1 milione di nati negli anni Settanta e Ottanta, siamo oramai a circa 450.000. Alcune misure di welfare a favore della famiglia previste da questo testo, come gli ulteriori congedi retribuiti, andranno però misurati con la realtà di milioni di aziende piccolissime, dove l'assenza di un papà o di una mamma potrebbe non essere funzionale all'economia di quella piccola attività. Così come lo svolgimento del lavoro agile, che viene ora incoraggiato come modalità ordinaria di svolgimento di prestazione lavorativa, può andar bene nelle pubbliche amministrazioni, ma nel privato, in alcuni comparti, sarà di più difficile applicabilità: di questo lei, signora Ministra, sicuramente ne è cosciente. In alternativa alla fruizione del congedo straordinario, andrebbero comunque a nostro avviso incentivati fiscalmente l'utilizzo dei servizi di baby-sitting e delle strutture che si prendono cura dei più piccoli, come del resto è previsto anche nel PNRR. A tutte le donne, non solo alle dipendenti pubbliche o di grandi aziende che dispongono di un proprio welfare aziendale, che spesso dopo il primo figlio abbandonano il lavoro, vanno offerte alternative credibili che nel solo assegno unico non ci sono. Anche il part-time è un'opzione non sempre possibile, posto che in qualche caso fa diminuire il reddito familiare a livello di mera sussistenza. Anche a queste condizioni, la politica fiscale formato famiglia deve quindi, signora Ministra, trovare una soluzione.