[massime]

ORD. 228/05 A. PROCESSO PENALE - PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE - APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI - ESCLUSIONE - DENUNCIATA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO RISPETTO A REATI ATTRIBUITI ALLA COMPETENZA DEL TRIBUNALE, IRRAGIONEVOLEZZA, LESIONE DEL DIRITTO DI DIFESA, ECCESSO RISPETTO AI PRINCIPI DELLA LEGGE DELEGA - MANIFESTA INFONDATEZZA DELLE QUESTIONI.. E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, nella parte in cui non consente il ricorso ai riti alternativi e, in particolare, all'applicazione della pena su richiesta delle parti nel procedimento davanti al giudice di pace, in riferimento agli artt. 3, 24, 76 e 77 Cost. Infatti, le caratteristiche del procedimento davanti al giudice di pace consentono di ritenere che l'esclusione dell'applicabilità dei riti alternativi sia frutto di una scelta non irragionevole del legislatore delegato, comunque tale da non determinare una ingiustificata disparità di trattamento. Le ragioni che giustificano l'omessa previsione del patteggiamento escludono, a loro volta, che sia ravvisabile una violazione del diritto di difesa. Quanto alle censure mosse in relazione agli artt. 76 e 77 Cost., la struttura complessiva del procedimento davanti al giudice di pace, accompagnata da specifiche forme di definizione alternativa, consente di escludere che la omessa previsione del patteggiamento integri una violazione della legge-delega.