[pronunce]

La previsione del comma 149 sembra, dunque, rispondere all'esigenza di escludere che possa essere tardivamente emanato il d.m. di cui all'art. 24, comma 2, fonte secondaria che andrebbe a sovrapporsi a quanto stabilito dal secondo periodo del comma 148. 7.- Quanto all'art. 1, comma 148, primo periodo, della legge n. 124 del 2017, esso palesa i tratti di una norma di interpretazione autentica. 7.1.- Benché manchi una espressa qualificazione in tal senso, la previsione detta un contenuto precettivo che testualmente opera «in applicazione dell'art. 24, comma 1», della legge n. 266 del 1997. Pertanto, posto che - come si dirà (infra, punto 7.2. del Considerato in diritto) - nell'interpretazione del richiamato art. 24, comma 1, risultava incerta proprio la sua stessa applicabilità (e, dunque, l'operatività dell'avvenuta abrogazione del divieto di cui all'art. 2 della legge n. 1815 del 1939), la previsione di una disciplina operante «in applicazione» di tale disposizione palesa il chiaro intento di fornire una interpretazione autentica dello stesso art. 24 della legge n. 266 del 1997. Del resto, riconoscono all'art. 1, comma 148, primo periodo, della n. 124 del 2017 i caratteri tipici della norma di interpretazione autentica anche i lavori preparatori della medesima legge, nei quali si rileva che essa è stata chiamata a «risolvere, per via interpretativa, una situazione di incertezza normativa, chiarendo che le società di ingegneria costituite in forma di capitali o di cooperativa [potessero, già a seguito della legge n. 266 del 1997,] operare legittimamente con committenti sia pubblici che privati» (si vedano il resoconto stenografico della seduta n. 496 del 6 ottobre 2015 dell'Assemblea della Camera dei deputati - XVII legislatura, nonché l'analisi tecnico-normativa del disegno di legge A.C. 3012 - XVII legislatura). 7.2.- Quanto all'incertezza interpretativa, è innegabile che l'art. 1, comma 148, primo periodo, della legge n. 124 del 2017 sia intervenuto rispetto a una disciplina - recata dai commi 1 e 2 dell'art. 24 della legge n. 266 del 1997 - che suscitava forti dubbi ermeneutici, in specie con riguardo all'esercizio dell'attività professionale da parte di società di ingegneria. Infatti, dall'art. 24 della legge n. 266 del 1997, comma 1, si desumeva la possibilità di esercitare l'attività professionale in forma societaria, in virtù dell'abrogazione del divieto di cui all'art. 2 della legge n. 1815 del 1939. Tuttavia, il comma 2 del medesimo art. 24, ora abrogato, prevedeva che l'esercizio dell'attività professionale da parte di soggetti collettivi costituiti nelle forme societarie fosse regolamentato da un decreto ministeriale, che non è stato mai adottato. Tale disciplina ha, dunque, aperto un'alternativa ermeneutica fra l'ipotesi volta a considerare la previsione della normativa secondaria un elemento condizionante la stessa possibilità di esercitare l'attività professionale, con conseguente nullità degli eventuali contratti stipulati da società di professionisti, e la tesi orientata, viceversa, a superare tale ostacolo: o in via generale o, quanto meno, in contesti nei quali non si giustificasse l'attesa di una regolamentazione di fonte secondaria, concernente i requisiti per l'esercizio dell'attività professionale da parte di società, sussistendo una disciplina della materia a livello settoriale. Era questo il caso delle società di ingegneria costituite nelle forme delle società di capitali o delle società cooperative, rispetto alle quali già la legge n. 109 del 1994 (di seguito riprodotta nei codici dei contratti pubblici, che si sono susseguiti nel tempo, supra, punto 4.2.2. del Considerato in diritto), regolamentava, sia pure limitatamente alla conclusione di contratti con la pubblica amministrazione, i requisiti per l'esercizio dell'attività professionale. Non a caso, la stessa sentenza della Corte di cassazione n. 7310 del 2017 - che poi è giunta a ritenere nulli i contratti conclusi, prima dell'entrata in vigore della legge n. 183 del 2011, da società di ingegneria con soggetti di diritto privato (infra, punto 7.3. del Considerato in diritto) - ha prospettato anche la tesi secondo cui la «trasposizione dei principi [...] affermati [nella legge n. 109 del 1994] fuori dal settore dei lavori pubblici sarebbe in tesi possibile in forza dell'ulteriore intervento del legislatore, attuato con la legge n. 266 del 1997, che all'art. 24, comma 1, ha abrogato espressamente il divieto risalente al 1939. Sarebbe stata così sancita la definitiva liberalizzazione delle attività professionali regolamentate, e ciò avrebbe reso possibile, dal 1997 in avanti, lo svolgimento di tali attività anche in forma di società di capitali, sicché non poteva ritenersi precluso alle società di ingegneria già esistenti, costituite ai sensi dell'art. 17 della legge n. 109 del 1994, di operare a tutti gli effetti e senza limitazioni anche nel mercato privato». 7.3.- Vero è che quella stessa sentenza è pervenuta, alfine, in linea con un altro precedente della Corte di cassazione (sezione seconda civile, ordinanza 22 gennaio 2015, n. 1184), a ritenere la mancata adozione della normativa secondaria, prevista dall'art. 24, comma 2, della legge n. 266 del 1997, una condizione comunque ostativa dell'avvenuta abrogazione del divieto di cui all'art. 2 della legge n. 1815 del 1939, anche nel caso delle società di ingegneria. La sentenza ha, infatti, ritenuto che una «società di ingegneria costituita in forma di società di capitali non [possa] svolgere attività coincidente con quella riservata ai professionisti iscritti all'albo anche dopo il 1997, e che, di conseguenza, [...] i contratti di affidamento sono nulli per contrasto con l'art. 2231 cod. civ.». Nondimeno, occorre segnalare che la stessa Corte di cassazione, dopo l'introduzione della legge n. 124 del 2017, ha, viceversa, ipotizzato una possibile diversa interpretazione, quale quella prospettata dal legislatore, tant'è che ha sostenuto la natura di norma di interpretazione autentica della disciplina censurata nel presente giudizio (sentenza n. 22534 del 2022, richiamata anche dalla Seconda sezione civile, con ordinanza 27 giugno 2023, n. 18342). Peraltro, a sostegno di tale tesi, la sentenza n. 22534 del 2022 ha evocato anche l'obiter dictum di un precedente sempre della Corte di cassazione (sezione seconda civile, sentenza 29 febbraio 2016, n. 3926), che ha ammesso, a far data dall'11 agosto 1997, l'abrogazione, da parte dell'art. 24, comma 1, della legge n. 266 del 1997, dell'art. 2 della legge n. 1815 del 1939.