[pronunce]

d'altra parte, pur contemplando la legge n. 394 del 1991 fra le aree di interesse l'Etna, lo Stato non ha mai rivendicato a sé il Parco dell'Etna, sebbene esso, già previsto dalla citata legge regionale n. 98 del 1981, sia stato istituito con decreto del Presidente della Regione nel 1987. Soggiunge la ricorrente che la circostanza che nel territorio della Sicilia non è dato distinguere fra parchi nazionali – altrove riservati alla competenza statale – e parchi regionali – riservati alla competenza della Regione – in quanto ivi tutta la materia è devoluta alla competenza della Regione, non è smentita dal fatto che lo Stato abbia istituito delle riserve marine, non insistendo queste sul territorio regionale ma, bensì, sul mare territoriale. Né ha rilievo la circostanza che l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. riservi alla legislazione esclusiva statale la «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali»; infatti, per un verso, l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione), se garantisce alle Regioni ad autonomia speciale le più ampie competenze ordinariamente previste dal «novellato Titolo V della Costituzione», non consente la compressione delle prerogative di cui esse già godevano, mentre, per altro verso, la giurisprudenza della Corte successiva alla riforma costituzionale del 2001 ha evidenziato che la «tutela dell'ambiente» non è una materia in senso stretto, ma costituisce un valore trasversale che, ove coinvolga competenze regionali, attribuisce allo Stato solo «il compito di fissare standard di tutela uniformi sull'intero territorio nazionale». Nè, infine, quanto alle dedotte violazioni statutarie, è ravvisabile nell'adozione della disposizione censurata la cura di un interesse di carattere unitario, potendo questo ricorrere, nell'ambito in questione, solo in caso di parchi aventi un'estensione territoriale ultraregionale o internazionale. 4. – La Regione deduce altresì la violazione degli artt. 3 e 97 Cost.. L'art. 26, comma 4-septies, del decreto-legge n. 159 del 2007 sarebbe infatti irragionevole in quanto i nuovi parchi nazionali, sia per estensione che per valenza dell'area territoriale di istituzione, sarebbero recessivi rispetto a già esistenti parchi regionali; peraltro, afferendo essi ad aree già tutelate dalle Regione, ovvero ad aree di interesse comunitario, la loro istituzione, stante la sovrapposizione sia di territorio che di competenze fra i relativi enti di gestione, inciderebbe negativamente sul buon andamento della attività amministrativa e gestionale. La norma censurata, secondo la ricorrente, violerebbe, ancora, i principi di sussidiarietà e adeguatezza di cui all'art. 118 Cost. a causa del radicarsi di funzioni amministrative a livello statale in assenza di esigenze di esercizio unitario delle medesime, nonché il principio di leale collaborazione, in quanto – in spregio dell'art. 8 della legge n. 394 del 1991, il quale prevede che, ove il parco interessi il territorio di una regione a statuto speciale, si proceda tramite intesa con essa, la quale deve avere ad oggetto anche la preliminare individuazione dei relativi confini territoriali – la norma censurata ha riservato la fase di concertazione con la Regione siciliana alla sola concreta istituzione dei Parchi, essendo stata posta in essere autonomamente dallo Stato, ancorché in via di massima, la determinazione dei relativi territori. 5. – Si è costituito in giudizio, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata. 5.1. – La difesa erariale, premesso che la materia dei parchi rientra in quella della protezione ambientale, contesta l'assunto della ricorrente, secondo il quale la materia ambientale, pur non specificamente contemplata nello statuto di autonomia, apparterrebbe alla competenza legislativa regionale, risultando dalla «sommatoria» di altre materie rientranti in detta competenza. Osserva la Avvocatura che, successivamente alla adozione del d.P.R. n. 616 del 1977, la giurisprudenza della Corte costituzionale ha tracciato i caratteri generali della disciplina dei parchi naturali anche con riferimento al riparto di competenza fra Stato e Regioni. Posto che tale disciplina va distinta da quelle concernenti l'urbanistica, il turismo, la caccia, la pesca e la sanità, riferendosi, invece, alla materia della «protezione della natura», attribuita, ex art. 83 del d.P.R. n. 616 del 1977 alle Regioni, la Corte ha precisato che comunque restava allo Stato il compito di assicurare l'unitarietà delle strutture e del loro funzionamento tramite la adozione di una legge quadro i cui contenuti essenziali dovevano essere: la determinazione delle strutture tipo dei parchi; la indicazione del nucleo di poteri spettanti all'autorità di governo dei parchi e la fissazione dei principi relativi al funzionamento ad all'attività di tali strutture; la predisposizione degli strumenti di programmazione, indirizzo e coordinamento e delle forme di raccordo fra Stato e Regioni; la predisposizione di forme di controllo e vigilanza. Era, altresì, di competenza statale la individuazione del territorio sul quale sarebbero stati «istituiti dalle Regioni parchi e riserve naturali di carattere interregionale e Parchi e riserve naturali di interesse nazionale»; nell'esercizio di tale competenza lo Stato avrebbe dovuto rispettare il canone della leale collaborazione, sì da garantire l'interesse inerente alle materie di competenza regionale coinvolte. Aggiunge la difesa erariale che la disciplina dei meccanismi collaborativi è corollario della questione preliminare relativa al «dimensionamento degli interessi»; in questo modo viene introdotto il «concetto di interregionalità», il quale deve costituire il criterio di riferimento del riparto di competenze. Tale concetto, originariamente inteso in senso meramente geografico, è stato successivamente interpretato in senso qualitativo, non potendosi escludere l'esistenza di aree, quale ne sia la dimensione territoriale, dotate di tale importanza naturale da coinvolgere l'interesse dell'intera collettività nazionale. In questo senso sarebbe significativa la legge n. 394 del 1991, la quale avrebbe richiamato, all'art. 2, sia il criterio della collocazione territoriale degli interessi che quello del loro rilievo. 5.2. – La costituita parte resistente prosegue, con riferimento alla giurisprudenza della Corte costituzionale, osservando che, in base ad essa, da lungo tempo l'esigenza di tutelare l'ambiente, quale bene primario, è stata fatta derivare dagli artt. 9 e 32 Cost., sicché si inferisce la infondatezza dell'assunto secondo il quale la competenza legislativa statale in tale materia deriverebbe esclusivamente dall'art. 117, comma secondo, lettera s), Cost., come introdotto a seguito della revisione costituzionale del 2001.