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(Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fede. Ne ha facoltà. FEDE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, ancora oggi, mentre parliamo in questa sede, migliaia di nostri concittadini sono in enormi difficoltà, fuori dalle proprie case e con enormi incertezze sul proprio futuro, e questo dopo oltre due anni dall'inizio degli eventi sismici dell'agosto del 2016. Già il fatto che, dopo oltre due anni, stiamo ancora parlando di emergenza, oltre che una distorsione della lingua italiana, è un segno inequivocabile e incontestabile dell'ennesimo fallimento della classe politica che ci ha preceduto. Il fatto che delle critiche al provvedimento in esame arrivino proprio da lì, da chi ha gestito finora la ricostruzione, con risultati purtroppo pressoché inesistenti, e dopo aver proposto provvedimenti ben più permissivi del nostro, è invece il segno inequivocabile che questa classe politica ha definitivamente perso di vista il bene dei cittadini, oltre che la realtà. Il nostro provvedimento nasce invece proprio dall'ascolto dei problemi reali riportati da cittadini, ordini professionali, esperti di tutela del territorio e amministratori locali. E non è un caso che sia stato accolto molto favorevolmente, come una liberazione, addirittura anche da governatori di Regioni amministrate dal Partito Democratico. Già solo questo dovrebbe mettere fine a ogni polemica. Invece, dobbiamo assistere a un ultimo tentativo di ritardare ancora quella ricostruzione che permetterebbe, finalmente, a decine di migliaia di nostri concittadini di ricominciare una vita normale e alle casse dello Stato di risparmiare sui costi delle sistemazioni autonome, stimolando al tempo stesso l'economia delle zone colpite attraverso il traino dei settori coinvolti, a partire ovviamente dall'edilizia. Negli ultimi giorni - e anche oggi - si è fatto un gran parlare della questione dei cosiddetti condoni, difformità o abusi presenti nei fabbricati colpiti dal sisma. Si tratta di una questione importante e delicata e, per questo, vorrei soffermarmi sugli aspetti contenuti al riguardo nel cosiddetto decreto emergenze. Anzitutto, signor Presidente, colleghi senatori, vorrei ricordare a tutti voi e a quanti seguono il dibattito parlamentare che oggetto del cosiddetto decreto emergenze - è stato già detto, ma è giusto ribadirlo - sono le sole procedure di condono ancora pendenti, partite secondo leggi vigenti dal 1985 (mi riferisco alla legge 28 febbraio del 1985, n. 47, e le due successive leggi del 1994 e 2003). Pertanto, dobbiamo tenere ben presente che stiamo parlando di cittadini italiani che hanno presentato un'istanza legittima, secondo leggi approvate in quest'Aula e sicuramente non da questa maggioranza. (Applausi dal Gruppo M5S) . Stiamo parlando di persone che aspettano una risposta, rispettivamente, da trentatré, ventiquattro e, nei casi migliori, quindici anni. È troppo. Questa inefficienza provoca danni non solo puramente economici ai cittadini. Quando, nella situazione di emergenza attuale, in attesa di una ricostruzione bloccata dalla burocrazia, in molti non possono rientrare nella propria abitazione, la vita risulta stravolta. Quindi, è nostro dovere trovare soluzioni veloci per i danni causati dagli eventi sismici, dall'impreparazione precedente e dalla ricostruzione ferma da ben due nel Centro Italia e dal 2017 a Ischia. Non posso che dichiararmi soddisfatto per il buon senso che da sempre contraddistingue l'azione di questo Governo, che ha come sola e unica bussola l'interesse dei cittadini. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Aggiungo qualche annotazione da tecnico con esperienza nella pubblica amministrazione: sono consapevole che il patrimonio edilizio del nostro Paese, e in particolare quello del Centro Italia colpito dal sisma, è composto da un tessuto immobiliare di enorme valore storico e artistico, oltre che fragile. So bene che l'epoca di costruzione di molti edifici non è riconducibile alle norme edilizie e urbanistiche recenti, visto che abbiamo una storia normativa stratificata: dalla legge n. 1150 del 1942 si passa poi alla n. 765 del 1967 , alla n. 10 del 1977 (la cosiddetta Bucalossi), con poi il sistema di vincoli introdotto dalla legge n. 431 del 1985, il Testo unico n. 380 del 2001 e la legge n. 42 del 2004; una ragnatela di normative che, per ragioni varie, non tutti i Comuni hanno attuato e recepito con la stessa tempestività. So bene quindi, per averlo vissuto dall'interno, che la situazione della conformità amministrativa del patrimonio immobiliare è estremamente complessa, non tanto per le difficoltà di attuazione della normativa, ma ancor di più per decenni di mancato controllo del territorio, per provvedimenti non adottati da una burocrazia farraginosa, oltre che per quei privati che di questa situazione ambigua hanno anche cercato di approfittare. Ma è ora di ripartire. Con l'articolo 25 sblocchiamo la ricostruzione delle aree colpite nel 2017 dal sisma di Ischia: acceleriamo le procedure in modo che entro sei mesi, dopo trent'anni di attesa, chi aveva fatto in passato richiesta di condono riceva un sì o un no. I proprietari delle mille case danneggiate dal sisma aspettano da trent'anni di sapere che destino avrà la loro abitazione e ora se hanno diritto ai fondi per la ricostruzione. Se la richiesta viene respinta i proprietari, non riceveranno neanche un euro per la ricostruzione. Se la richiesta è accolta, riceveranno i contributi, ma non per le nuove volumetrie costruite abusivamente. Nessun contributo invece va a chi è condannato per mafia e riciclaggio di denaro sporco. In ogni caso, non ci sarà alcun nuovo condono: un rischio paventato solo da una comunicazione scorretta, centrata su un falso scontro ideologico politico e purtroppo lontana dalla ricerca di soluzioni concrete per i cittadini. (Applausi dal Gruppo M5S) . Dopo due anni di blocco totale della ricostruzione, siamo in grado di dare una buona notizia alle persone che nel Centro Italia fanno i conti ogni giorno con i danni del terremoto: nel cosiddetto decreto emergenze si sblocca il freno rappresentato dalla presenza di centinaia di piccole e limitate difformità edilizie, con una norma capace di far ripartire i cantieri e sbloccare la possibilità di utilizzare i fondi stanziati per la ricostruzione. Chi chiede il contributo dimostrando che la propria abitazione ha subìto danni potrà anche chiedere la regolarizzazione per le piccole modifiche realizzate decenni fa, molto spesso ricevute in eredità insieme alle case di nonni e genitori. Saranno regolarizzati anche gli aumenti di volumetria che oggi sono ammessi per legge, perché rientrano nelle norme regionali sul Piano casa, fermo restando che su questa volumetria aggiuntiva il contributo per la ricostruzione non verrà riconosciuto. Non comprendo francamente la logica di una polemica - a mio giudizio puramente strumentale - per cui una norma che porta vantaggi volumetrici oggi è cosa buona e giusta - mi riferisco ancora al Piano casa - mentre, se la stessa viene applicata per far rinascere un territorio in difficoltà, è da osteggiare.