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Disposizioni in materia di produzione e vendita del pane. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge ripropone il testo di un provvedimento a prima firma del deputato Romanini (atto Camera n. 3265), approvato dalla Camera dei deputati nella legislatura appena trascorsa. Purtroppo, quel disegno di legge – frutto di un approfondito lavoro di confronto con le associazioni di categoria e dei consumatori – non fu approvato in via definitiva a causa della fine della legislatura. È necessario quindi riprendere al più presto il lavoro interrotto per portare a compimento un progetto fondamentale per la promozione delle produzioni tipiche e dell'agroalimentare italiano. Il disegno di legge pone l'accento proprio su uno degli elementi caratteristici della cultura italiana e della cucina italiana: il pane, un elemento essenziale che non manca mai sulla tavola degli italiani e che non ha conosciuto crisi, nonostante le quantità consumate siano progressivamente diminuite con il passare del tempo. Si tratta di un settore che vale diversi miliardi di euro e che occupa 140.000 addetti in 26.000 imprese, in gran parte di dimensioni familiari. Il disegno di legge pone l'accento sulla specificità e sulla tipicità del pane italiano, un patrimonio inestimabile, che conta circa 200 specialità, di cui 95 già iscritte nell'elenco tenuto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Il pane fresco è il risultato di competenze e conoscenze, pratiche e tradizioni che costituiscono un patrimonio culturale nazionale, che abbiamo il dovere di preservare e valorizzare con accorgimenti specifici, necessari ad informare il consumatore, certo, ma anche a tutelare le produzioni artigianali. Le innovazioni e le nuove tecnologie hanno portato ad un'evoluzione delle modalità di produzione e vendita del pane e le tecniche di conservazione del freddo hanno reso l'offerta di questo prodotto estremamente variegata. Accanto a quello tradizionale, ottenuto con un impasto di acqua, farina e lievito, con l'aggiunta eventuale di altri ingredienti, come l'olio, cotto e venduto nell'arco di poche ore, oggi è possibile trovare sul mercato pane ottenuto per completamento di cottura, effettuato nel punto vendita, anche a partire da basi congelate. Le possibilità di scelta del consumatore, quindi, sono considerevolmente aumentate; ciò che ancora manca, tuttavia, è la possibilità per i consumatori di accedere a informazioni corrette sulla qualità e sulle caratteristiche del pane posto in commercio. Si tratta, quindi, di allineare la normativa in vigore alle mutate opportunità di produzione e commercializzazione di un prodotto che è e deve restare tipico della tradizione italiana. Da oltre dieci anni, cioè dalle liberalizzazioni del 2006, il settore della produzione artigianale del pane necessita di norme chiare che consentano al consumatore di riconoscere il pane fresco artigianale dal pane conservato e da quello prodotto con base surgelata, magari confezionata altrove, anche fuori dall'Unione europea. Le differenze sono sostanziali: per il pane artigianale servono acqua, farina, sale e la lievitazione di una notte, mentre per il pane industriale si possono avere tempi di preparazione ridotti e ingredienti aggiuntivi, fra cui conservanti utili per una più lunga resistenza all'invecchiamento. Differenze non da poco, delle quali i consumatori hanno il diritto di avere contezza. Il presente disegno di legge offre ai consumatori certezza sia sull'origine e sul processo produttivo impiegato, sia sulla qualità del pane, mettendoli in condizione di scegliere, in modo adeguatamente informato, il tipo di prodotto che meglio risponda alle loro esigenze; non si limita a individuare che cosa debba intendersi con il termine «pane fresco», ma opera un'ulteriore, importante specificazione, nel distinguere il prodotto finale sulla base del processo di lievitazione utilizzato; definisce, finalmente, in modo preciso che cosa si debba intendere per «lieviti», «agenti lievitanti» e «pasta madre», superando quell'equivoca e generica definizione di «lievito madre», troppo spesso utilizzata a sproposito. Offre, in sostanza, un riconoscimento al ruolo che il pane e la panificazione hanno giocato e giocano tuttora nel quadro economico, occupazionale, culturale e storico italiano, così com'è avvenuto per il vino. La finalità ultima è quella di consentire a chi lo produce di valorizzare al meglio il frutto del proprio lavoro, dando piena e completa informazione a chi lo acquista in merito ai caratteri di unicità, qualità e genuinità intrinsechi nelle produzioni artigianali che il disegno di legge pone al centro.. 1 (Finalità) 1 La presente legge reca disposizioni in materia di produzione e di vendita del pane al fine di garantire il diritto all'informazione dei consumatori e di valorizzare il pane fresco. 2 Il pane fresco italiano, quale frutto del lavoro e dell'insieme delle competenze, delle conoscenze, delle pratiche e delle tradizioni, costituisce un patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale. 2 (Definizioni) 1 È denominato «pane» il prodotto ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta, convenientemente lievitata utilizzando il lievito di cui all'articolo 5, comma 1, preparata con sfarinati di grano o di altri cereali e acqua, con o senza aggiunta di cloruro di sodio o sale comune, spezie o erbe aromatiche. 2 La denominazione di pane di cui al comma 1 può essere integrata dalle seguenti denominazioni aggiuntive: a la denominazione di «pane fresco» è riservata in via esclusiva al pane che è stato preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione di impasti e ad altri trattamenti con effetto conservante, ad eccezione delle tecniche mirate al solo rallentamento del processo di lievitazione, senza additivi conservanti. È ritenuto continuo il processo di produzione per il quale non intercorre un intervallo di tempo superiore a settantadue ore dall'inizio della lavorazione fino al momento della messa in vendita del prodotto; b la denominazione di «pane di pasta madre» è riservata al pane che è stato prodotto mediante l'utilizzo esclusivo, ai fini della fermentazione dell'impasto, di pasta madre di cui all'articolo 5, comma 5, e senza ulteriori aggiunte di altri agenti lievitanti. Il pane che rientra anche nelle condizioni previste dalla lettera a) può essere denominato «pane fresco di pasta madre»; c la denominazione di «pane con pasta madre» è riservata al pane che è stato prodotto mediante l'utilizzo contestuale dei lieviti di cui all'articolo 5, commi 2, 3 e 4, in proporzioni variabili tra loro. Il pane che rientra anche nelle condizioni previste dalla lettera a) può essere denominato «pane fresco con pasta madre». 3 È vietato utilizzare in commercio la denominazione di «pane fresco»: a per designare il pane destinato ad essere posto in vendita oltre le ventiquattro ore successive al momento in cui è stato completato il processo produttivo, indipendentemente dalle modalità di conservazione adottate; b per il pane posto in vendita successivamente al completamento della cottura di pane parzialmente cotto, comunque conservato; c per il pane ottenuto dalla cottura di prodotti intermedi di panificazione, comunque conservati. 4 È comunque vietato l'utilizzo delle denominazioni «pane di giornata», «pane appena sfornato» e «pane caldo» nonché di qualsiasi altra denominazione che possa indurre in inganno il consumatore.