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Lo vediamo e lo studiamo insieme in Commissione d'inchiesta sul femminicidio e ogni giorno ciascuno di noi parlamentari in quest'Aula, di fronte a una donna ammazzata per mano di un uomo, lamenta una cultura della violenza, l'incapacità dello Stato di intervenire e l'inefficienza del sistema. (Brusio. Richiami del Presidente) . Ognuno di noi si affanna a fare dichiarazioni su una donna ammazzata e noi abbiamo un compito, come Commissione parlamentare d'inchiesta: abbiamo fatto un'indagine e ci siamo chiesti che cos'è che non funziona e cos'è che impedisce all'ordinamento oggi di tutelare in maniera adeguata una donna che pure ha denunciato, si è rivolta allo Stato e ha chiesto di essere protetta. Come abbiamo detto fin dal primo momento, è inaccettabile che una donna che si rivolge allo Stato non solo spesso non trovi uno Stato efficiente, ma rischi di morire ammazzata, nonostante la richiesta di aiuto. Lo abbiamo visto e abbiamo detto che è evidente che la battaglia è innanzitutto di carattere culturale: sarà sempre così e anche questo mio intervento conferma tale impostazione. Attenzione: questa battaglia culturale interviene nel nostro Paese che, lo ricordo, sostanzialmente colpevolizza le donne, giustifica gli uomini, ancora non crede alle donne e pensa che una donna che ha subito violenza se la sia andata a cercare o, quantomeno, non abbia fatto tutto quanto in suo potere per evitarlo. Questa stessa cultura alberga nelle aule di giustizia quando, di fronte alla possibilità di applicare una misura cautelare, molto spesso il giudice, ma anche gli avvocati, come anche chi deve aiutare il giudice a valutare la pericolosità sociale di quel soggetto, è tutto sommato sempre portatore di tali stereotipi e pregiudizi e di una cultura che alberga dentro la società e che arriva nelle aule di giustizia. Altrimenti, non si spiegherebbe e non si potrebbe spiegare perché una donna sia stata ammazzata dopo tante denunce, semplicemente perché il giudice ha valutato di scarcerare quell'uomo, perché lo ha ritenuto non pericoloso dal punto di vista sociale. Quel giudice ha valutato non pericoloso il comportamento. Ovviamente non voglio gettare la croce sul singolo giudice, ma quell'operatore della giustizia era stato chiamato a valutare la pericolosità sociale di un indagato e di un soggetto che in quel caso era stato addirittura condannato in primo grado e aveva una pena che era stata oggetto di appello, per cui nei suoi confronti era stata emessa una misura sostanzialmente cautelare. Rispetto a quelle misure cautelari, a un certo punto il giudice di appello ha riconosciuto la possibilità di praticare la sospensione condizionale della pena e lo ha messo in libertà. Quell'uomo, messo in libertà, ha ammazzato quella donna. PRESIDENTE. Senatrice, la invito a concludere. VALENTE (PD) . Mi hanno detto che avevo dieci minuti. PRESIDENTE. Ne ha cinque e sono passati. Non ce ne sono dieci, ma cinque per la dichiarazione di voto. VALENTE (PD) . Dico semplicemente che oggi in Italia nei confronti di tantissimi reati abituali, come sono sicuramente quelli legati alla violenza, abbiamo la necessità che le misure cautelari vengano adottate di più. Non parliamo di carcerazione preventiva custodiale in carcere, ma di tutte le misure cautelari, come il divieto di avvicinamento e l'allontanamento dell'uomo maltrattante dalla casa dalla donna. Parliamo di tantissime misure che metterebbero in sicurezza la donna, per questo chiederei a ciascuno di noi di mettersi una mano sulla coscienza. (Commenti). PRESIDENTE. Senatrice, concluda il suo intervento. Siamo arrivati a sette minuti. VALENTE (PD) . Approvando questo emendamento, noi sostanzialmente rischiamo di esporre le donne non solo a più violenza, ma alla possibilità di essere ammazzate più facilmente. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente,vorrei associarmi alla collega Valente e ricordare che la questione non riguarda solo le donne, ma la tutela di tutta la società nei confronti di soggetti gravemente indiziati di aver commesso un reato, in presenza del pericolo della reiterazione. È ovvio che occorrono misure cautelari per tutelare tutta la società di fronte a quei soggetti e devo dire che mi meraviglio veramente che proprio il partito del law and order , di quelli che vogliono metterli dentro e buttare la chiave e di quelli che si lamentano degli extracomunitari che sono criminali ai quali non succede niente, voglia abolire il pericolo di reiterazione del reato come causa di una misura cautelare. (Applausi) . È veramente un'assurdità e non riesco a capire in base a quale ragionamento si possa proporre di abolire questa fattispecie. (Applausi) . BONGIORNO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONGIORNO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, durante la campagna referendaria, ho sentito una serie di affermazioni non opinabili, ma semplicemente false. Credo che su tante cose possiamo essere d'accordo o meno, ma poi esiste una linea di confine tra verità e falsità. In questo emendamento, noi replichiamo esattamente il testo che era previsto per il referendum. Ebbene, quello che noi vogliamo è, solo ed esclusivamente in relazione ad alcuni - e sottolineo alcuni (Applausi) - reati, limitare gli abusi di custodia cautelare. Mi dispiace, quando una donna sbaglia clamorosamente a leggere un testo. (Applausi) . Questo testo non attiene assolutamente alla violenza sulle donne; questo testo non attiene assolutamente allo stalking , e sa perché? Perché li abbiamo esclusi. Leggete e poi parlate: è una vergogna che diciate cose campate in aria. (Applausi. Commenti) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio per essersi accorto della mia richiesta di dichiarazione di voto. Chi è stato attento sui risultati referendari si sarà reso conto che sui primi due quesiti la distanza tra i sì e i no è stata molto diversa da quella che si è registrata sugli altri tre quesiti. Dato per assodato che a sinistra chi ha votato no abbia votato no su tutti e cinque, abbiamo ritenuto - magari sbagliando - che il no ai primi due quesiti referendari espresso da Giorgia Meloni e da Fratelli d'Italia sia stato ascoltato da una parte di coloro che hanno deciso di andare a votare, anche perché dai sondaggi è emerso molto chiaramente che Fratelli d'Italia è stato tra i partiti i cui elettori hanno maggiormente partecipato al referendum , rispetto anche agli stessi proponenti. Su questo emendamento, quindi, siamo nettamente contrari e non per le ragioni che ho sentito qui, non per la questione che la collega ha ben espresso, ovvero che possano essere - almeno solo parzialmente - usati strumentalmente, ma perché riteniamo che la materia della custodia cautelare vada affrontata in maniera più profonda.