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A fronte di Paesi come la Francia, la Germania e il Regno Unito che raggiungono il 7, 8 e 8,5 per cento. Come riportato da uno studio della Società italiana di psichiatria (SIP), le risorse riservate alla malattia mentale non sono sufficienti rispetto ai numeri del fabbisogno. L'Italia risulta al ventesimo posto in Europa come numero di psichiatri che lavorano nel comparto pubblico e come spesa per la salute mentale. Questo significa lasciare i servizi privi di personale: attualmente si riscontra un deficit di operatori che va dal 25 al 75 per cento in meno dello standard . Caposaldo della legislazione nazionale in tema di salute mentale è la legge 13 maggio 1978, n. 180, nota anche come « legge Basaglia » dal nome del suo promotore, lo psichiatra Franco Basaglia. Tale legge ha disposto la chiusura degli ospedali psichiatrici (cosiddetti « manicomi »). A completamento di tale percorso sono stati poi adottati i decreti-legge 22 dicembre 2011, n. 211, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 2012, n. 9, e il decreto-legge 31 marzo 2014, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 maggio 2014, n. 81, che hanno decretato il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Nel 2017 si è completata la chiusura di tutti i sei OPG italiani, che sono stati sostituiti dalle residenze per le misure di sicurezza (REMS), strutture sanitarie residenziali con non più di venti posti letto. A tutt'oggi, però, la legge Basaglia non ha avuto integrale applicazione, in quanto presenta diverse criticità. Invero, tale legge si è limitata a trasferire alle regioni le funzioni amministrative concernenti l'assistenza psichiatrica, non fornendo alcuna precisa indicazione operativa, non avendo fissato modi e tempi di applicazione e, soprattutto, non avendo previsto sanzioni in caso di inadempimento. Tutto ciò ha comportato la disapplicazione della legge e l'applicazione difforme del dettato normativo e, dunque, un quadro assolutamente disomogeneo tra regione e regione. Il fulcro dell'organizzazione territoriale è rappresentato dal Dipartimento di salute mentale (DSM), che include tutte le strutture e i servizi adibiti alla cura, all'assistenza e alla tutela della salute mentale nel territorio. I servizi compresi nel DSM sono: i centri di salute mentale (CSM), i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC), le strutture semiresidenziali, le strutture residenziali di lungo-assistenza e residenzialità. I CSM non sono equamente distribuiti. In alcune regioni, per via delle razionalizzazioni e degli accorpamenti, vanno ulteriormente riducendosi di numero, insistendo su aree estese e popolazioni sempre più numerose. Molte volte sono aperti per fasce orarie ridotte, ad eccezione di alcune realtà regionali, otto - dodici ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Frequente è la riduzione alle sole visite ambulatoriali, limitatamente a mere prescrizioni farmacologiche; Per quanto concerne la dotazione dei posti letto nel sistema pubblico di salute mentale, l'effetto della legge n. 180 del 1978 e del progetto-obiettivo « Tutela della salute mentale 1994-1996 », di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 aprile 1994, con il quale veniva fissato per le regioni italiane il parametro di riferimento di dieci letti per 100.000 abitanti, è stato quello di collocare il nostro Paese all'ultimo posto per dotazione di posti letto psichiatrici per 100.000 abitanti, a fronte di un livello medio europeo quasi sette volte maggiore (sessantasei). Il servizio sanitario per la salute mentale è poi completato da una rete di circa 2.000 strutture residenziali e 850 semi-residenziali, che offrono rispettivamente cinquanta e trenta posti letto per 100.000 abitanti sul territorio: si tratta di strutture generalmente piccole, di tredici e diciotto posti per struttura. Anche per queste strutture si ha una forte diseguaglianza nella distribuzione regionale: si va da un minimo di trenta posti per 100.000 abitanti in regioni come la Campania e la Calabria, ad un massimo di 180/200 posti in regioni come la Liguria e la Valle d'Aosta. Il comparto pubblico di salute mentale, dunque, è incapace di soddisfare la domanda di coloro che sono affetti da tali disturbi, e che sono dunque costretti, se ne hanno le possibilità economiche, a rivolgersi a strutture private, sobbarcandosi l'intero costo delle cure. La questione maggiormente rilevante è quella relativa alla mancanza di un'adeguata assistenza alle famiglie e ai pazienti quando il malato non è consenziente. In questa situazione, la persona non riconosce di avere bisogno di cure e, di fatto, le famiglie non hanno gli strumenti per costringerla a farlo, in quanto si tratterebbe di una violazione della libertà del soggetto. La conseguenza diretta è che il malato spesso non viene sottoposto ad alcun tipo di psicoterapia, né di terapia farmacologica, andando incontro a una cronicizzazione del problema. Tutto ciò causa una situazione insostenibile per le famiglie, che devono far fronte a tutte le conseguenze legate alla convivenza con la persona affetta dal disturbo, che non riguardano soltanto l'ambito sanitario, ma anche la sfera sociale, giudiziaria e legislativa. A ciò si aggiunge l'incolumità personale: in presenza di un disturbo di personalità grave, oppure schizofrenia, il malato, infatti, può avere delle reazioni violente nei confronti dei familiari stessi. Tale inadeguatezza desta particolare preoccupazione nell'ambito della salute mentale nell'adolescenza, ove dovrebbe esserci un'attenzione specifica, con risposte rapide ed efficaci. In questa fase di sviluppo è particolarmente rilevante prevedere una diagnosi tempestiva e una presa in carico multidisciplinare e continuativa nel tempo, con servizi adeguati e coordinati. Il problema dell'inadeguatezza del sistema di assistenza psichiatrica in Italia esiste, ed è stato ampiamente dibattuto. Si riscontra l'inidoneità del vigente sistema sotto diversi profili: quello delle risorse, del sottodimensionamento delle strutture pubbliche, della diseguaglianza nella distribuzione di posti letto. Si ritiene necessario, dunque, addivenire ad un cambio di passo, a tal fine si propone l'introduzione del progetto sperimentale « tutela salute mentale 2022-2026 ». Il presente disegno di legge si compone di dieci articoli. L'articolo 1 reca le finalità del disegno di legge, volto a garantire percorsi di cura efficaci, appropriati e sicuri in caso di malattie particolarmente gravi ed invalidanti quali le patologie psichiatriche e le dipendenze patologiche. L'articolo 2 introduce il progetto « tutela salute mentale 2022-2026 », al quale le regioni possono aderire su base volontaria e che agisce su due linee di intervento: il potenziamento dell'offerta di presa in carico ospedaliera di persone affette da disturbi mentali severi o complessi di comorbilità con stati di dipendenze patologiche, e l'istituzione di nuovi modelli residenziali per la presa in carico dei medesimi soggetti.