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A seguito del sequestro, secondo quanto riferito, sempre allora, dal Ministero dello sviluppo economico, la SOGIN adottò tutte le azioni consentite volte alla progettazione e fornitura di un impianto di trattamento delle acque drenate dalla falda, che avrebbero garantito l'abbattimento delle sostanze inquinanti mediante processi chimico-fisici, oltre alla realizzazione di un nuovo sistema di accumulo; a valle dell'istruttoria condotta, si ritennero idonei, ai fini dell'abbattimento delle sostanze inquinanti presenti nelle acque emunte dai pozzi di drenaggio nell'impianto ITREC, il trattamento chimico-fisico per la rimozione dei metalli pesanti e la filtrazione con carboni attivi per la rimozione dei composti organici e si ritenne condivisibile lo schema impiantistico proposto. Per quanto concerneva, invece, il presunto sversamento nello Ionio di liquidi provenienti dall'impianto ITREC, il Ministero chiese all'ISPRA di predisporre con la massima urgenza un idoneo piano di monitoraggio dell'area interessata dallo sversamento per valutare l'estensione e la gravità dell'inquinamento; allora, il Ministero dell'ambiente iniziò a monitorare costantemente e in modo vigile la situazione di contaminazione e la minaccia di danno ambientale alle acque sotterranee e rappresentò a tutti i soggetti interessati la necessità e l'urgenza che la Regione Basilicata procedesse con gli accertamenti necessari all'individuazione delle fonti primarie di contaminazione, che l'ENEA provvedesse alla bonifica dell'ex impianto industriale Magnox, che SOGIN continuasse, nei limiti fissati dall'autorità giudiziaria, nell'attività di decommissionig del proprio impianto e infine che il Sistema nazionale per la protezione ambientale disponesse l'avvio di una campagna di monitoraggio delle acque marino-costiere, utilizzando appositi biomarker ; considerato che: stando a quanto dichiarato recentemente da un rappresentante di SOGIN, durante un'audizione presso la Regione Basilicata, le sorgenti di contaminazione a cui erano stati attribuiti i superamenti di soglia di trielina e cromo esavalente non sarebbero riconducibili all'impianto Magnox; dalla relazione prodotta dal Dipartimento ambiente si evince che i serbatoi della Magnox sarebbero stati rimossi quasi completamente, mentre, dalle attività di monitoraggio dei piezometri concordate attraverso le conferenze dei servizi sono emersi altri superamenti di solfato, ferro, manganese, nichel e fluoruri, che necessitano di ulteriori approfondimenti. Emergono, poi, divergenze sulle analisi delle acque di scarico a mare e sull'organizzazione della rete dei piezometri per il potenziamento del monitoraggio; infine manca il parere dell'ASM Basilicata in merito all'aggiornamento dell'analisi di rischio e adeguamenti della messa in sicurezza operativa, il quale non consente la conclusione della Conferenza di Servizi. Quindi, da questo si evince che le attività di decommissioning proseguono veramente a rilento, si chiede di sapere: quali urgenti iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo, ciascuno nell'ambito delle rispettive competenze, al fine di consentire l'accelerazione delle operazioni di decommissioning dell'impianto ITREC di Rotondella, rallentate dai farraginosi meccanismi della burocrazia che puntualmente pongono ostacoli al raggiungimento della piena tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente; se non ritengano, pertanto, che sia necessario un intervento del Governo affinché tutti gli organismi coinvolti agiscano in maniera concreta e senza più alcun ritardo. Atto n. 4-05782 DE BONIS Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale e dell'economia e delle finanze Premesso che: la scelta per il potenziamento dell'intero complesso della logistica, in particolare nel Mezzogiorno, è sicuramente costituita dall'attuazione delle zone economiche speciali (ZES). Infatti, esse sono state istituite con l'obiettivo precipuo di attrarre grandi investimenti, favorendo la crescita delle imprese già operative o la nascita di nuove realtà industriali nelle aree portuali e retroportuali e implementando le piattaforme logistiche, collegate anche da intermodalità ferroviaria, attraverso alcune agevolazioni fiscali aggiuntive, il rafforzamento degli sportelli unici doganali, le semplificazioni delle procedure amministrative, la riduzione del sistema burocratico e un insieme di altre misure e deroghe normative; il decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 ( Gazzetta Ufficiale serie generale n. 188 del 12 agosto 2017), e successive modificazioni, nell'ambito degli interventi urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno, ha previsto e disciplinato la possibilità di istituzione delle ZES; con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2018 è stato adottato il regolamento recante l'istituzione di zone economiche speciali ( Gazzetta Ufficiale serie generale n. 47 del 26 febbraio 2018); con il decreto del direttore generale dell'Agenzia per la coesione territoriale n. 11/2021 è stata istituita la segreteria di supporto ai commissari delle ZES; il piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha destinato 630 milioni di euro per investimenti infrastrutturali volti ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle aree ZES con la rete nazionale dei trasporti, in particolare con le reti trans europee (TEN-T), al fine di rendere efficace l'attuazione delle ZES. A queste risorse, si aggiungono ulteriori 1,2 miliardi di euro che il PNRR riserva a interventi sui principali porti del Mezzogiorno; nell'ambito dei piani strategici di sviluppo delle 8 ZES coinvolte sono previste diverse progettualità infrastrutturali. In alcune aree produttive i tavoli regionali hanno già accordi con operatori economici pronti ad investire, che pongono però come condizione la dotazione di infrastrutture delle aree individuate, così come negli altri strumenti di regolazione (piani regolatori comunali, piani paesistici regionali, eccetera); reti di trasporto resilienti ed efficienti con interventi locali mirati a rafforzare il livello di sicurezza delle opere d'arte serventi (spesso vetuste), relativamente all'accesso alle strutture principali (porti, aeroporti, aree produttive); il PNRR, oltre agli investimenti, prevede anche una riforma per semplificare il sistema di governance delle ZES e favorire meccanismi in grado di garantire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi, nonché favorire l'insediamento di nuove imprese. Come preannunciato dal ministro Carfagna, le nuove norme interverranno in particolare su tre aspetti: sarà introdotto un regime di autorizzazione unica per gli investitori, la cui responsabilità sarà in capo esclusivamente al commissario ZES, farà eccezione solo la valutazione d'impatto ambientale, che resta in capo alle Regioni; il commissario sarà dotato di una struttura tecnica propria, affiancata a sua volta da una segreteria di supporto nazionale già istituita presso l'Agenzia per la coesione territoriale; il credito d'imposta per gli investimenti in beni strumentali nelle aree ZES sarà raddoppiato da 50 a 100 milioni di euro ed esteso anche agli immobili strumentali presenti o da costruire nell'area; considerato che: