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Il tema dell'immigrazione, come altri temi caldi al momento, genera normalmente discussioni e divisioni molto profonde e dibattiti in cui sono presenti anche dosi di cattiveria, cinismo e violenza verbale esagerata. Su questo tema, come su altri - e mi riferisco al Congresso della famiglia dei prossimi giorni a Verona - abbiamo sentito dichiarazioni non richieste, come contromarce organizzate in loco da altri partiti. Penso, però, che ognuno abbia diritto di fare i propri congressi e quel popolo farà il suo, perché là si discute di gender , di utero in affitto e di altre cose molto gravi che avranno conseguenze future deleterie, perché sono contro natura. (Applausi della senatrice Rizzotti e del Gruppo L-SP-PSd'Az). A mio avviso, «Dio, patria e famiglia» è un motto di vita per la maggioranza degli italiani e non quell'altra cosa che abbiamo visto scritta su cartelli che sono circolati. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az). Tutto ciò avviene per colpa del relativismo e del nichilismo imperante. Io sono un ammiratore della lectio magistralis di Ratisbona di Benedetto XVI. Con il relativismo e, sopratutto, con il nichilismo tutto può essere vero e ognuno può fare ciò che vuole e ciò distrugge la possibilità delle Nazioni occidentali di sopravvivere come comunità e civiltà negandone le regole, la storia e la verità. Per quanto riguarda i fatti della Diciotti, 177 migranti sarebbero rimasti cinque giorni in più ancorati nel porto di Catania, ma sulla nave c'erano anche l'equipaggio, i viveri e i medicinali. È possibile che le donne e i bambini che arrivano siano sempre tutti malati? Gli uomini no? C'erano i servizi a bordo? Erano in numero esatto? Quelle persone a casa loro avevano i servizi? Prima di venire a esprimere un tale parere, nei giorni scorsi peregrinando nel mio collegio di Cuneo, nella città di Alba, che frequento di più, e nel mio paese che si chiama Priocca, ho chiesto alle persone che ho incontrato cosa devo votare e come devo comportarmi. Sono paesi dove ci sono una tradizione cristiana, il senso del dovere e l'amore per il lavoro. Faccio una sintesi, traducendo dal dialetto piemontese quanto ho sentito affermare perché, se dicessi tutto, verrebbe giù il soffitto di questa Aula. Era ed è ora di cambiare; la politica lo deve capire e deve decidere a tutela dei cittadini più deboli, che pagano di più la diminuzione dei fondi e del sistema dello Stato sociale e condividono con masse più numerose sempre lo stesso tesoretto; devono dividere gli spazi, il lavoro, anche in nero, con mucchi di persone che arrivano qui, sostano in posti non congrui e si comportano in modo non corretto. Non sono tutti, ma la percentuale è molto alta. Non abitano in centro gli italiani deboli, non hanno delle professioni intellettuali e qualcuno li deve difendere e stranamente la difesa viene dal centrodestra. L'operazione Sophia fu accettata dal Governo delle epoche precedenti e con essa si stabilì che i porti di sbarco fossero sempre quelli italiani. Credo che questa decisione sia stata presa in cambio di qualcosa, come per esempio uno sforamento finanziario maggiore. Ma questa è tutela dei nostri interessi? Se agiamo così, secondo il piano Sophia si devono accomodare tutti: i migranti perseguiti, quelli economici, i terroristi per dare possibilità di lavoro e lucro alle ONG, alle cooperative, agli imprenditori italiani senza scrupoli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Rizzotti) . Questa è la verità che ho il coraggio di dire. Ma questo è lavoro? Qualcuno dice che lo è. È un business sporco, inutile e dannoso a carico dei contribuenti e per gli interessi di pochi e per futuri eventuali voti. Nel 2019, e in parte del 2018, applicando una politica del Governo - noi siamo all'opposizione, ma dove si può si devono raccontare le cose come stanno - ci sono stati meno sbarchi - un calo drastico impressionante del 90 per cento - e, quindi, meno morti. Sono iniziate le espulsioni in numero significativo. Sono stati sgomberati dei campi che sono strutture di violenza e di sporcizia di ogni genere. Tornando alle motivazioni giuridiche, per decidere su questa problematica bisogna parlare della divisione dei poteri. La magistratura è un ordine che esercita un potere giudiziario autonomo e indipendente ai sensi degli articoli 106 e 107 della Costituzione - la citiamo anche noi - garantito dalle nomine per concorso e dalla inamovibilità. Questa è la tutela della magistratura, ma il potere esecutivo come opera? Opera secondo discrezionalità. Allora è l'interpretazione della discrezionalità che fa la differenza. Cos'è la discrezionalità dell'azione politica? Prima di decidere il Governo deve chiedere alla magistratura? Quali sono gli interessi superiori che devono tutelare gli italiani? Sennonché è successo questo: la politica negli ultimi anni - lo riconoscono studiosi seri - da Mani pulite e successivamente in maniera accelerata, ha ceduto al diritto - qualcuno dice anche al mercato - per colpa propria, per propria debolezza in larga parte. Ha deciso di non decidere; ha ristretto i suoi confini a favore degli altri poteri o ordini (magistratura, burocrazia, tecnocrazia) che, per un principio fisico, hanno occupato quegli spazi. Oggi l'opinione pubblica vuole una politica che decida, che governi, che non deleghi, e la giudicano in tempo reale su questi aspetti. Se la politica non è in grado di fare questo, non vuole, non è capace, chi difende gli interessi nazionali? Ma allora qualcuno dice: tanto vale abolire la politica; decidano le corti nazionali e internazionali. Poiché non è così, riprenda la politica - in questo caso attraverso il voto del Senato - le proprie prerogative a favore di un modo di operare che tuteli i cittadini, tuteli gli italiani. Forza Italia è garantista sempre e si comporterà di conseguenza, con queste ed altre motivazioni che saranno espresse dai miei colleghi. Avrei detto: ministro Salvini, tenga duro sulla nave Mare Jonio, ma forse è andata diversamente; non ne conosco le ragioni, doveva andare così. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, onorevoli senatori, membri del Governo, oggi siamo a decidere su una questione - lo voglio ricordare - che non ha precedenti. Per la prima volta un tribunale dei Ministri ha chiesto al Parlamento l'autorizzazione a processare un Ministro dell'interno che, per abuso di potere, con l'aggravante di essere un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, ha privato della libertà 177 persone, alcuni minori tra l'altro, e violato deliberatamente le norme nazionali e convenzioni internazionali. Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un Ministro dell'interno e la sua maggioranza che lo sostiene chiedessero di negare l'autorizzazione a procedere in nome di un supposto e preminente interesse pubblico, negandosi così a un principio di responsabilità e al principio di legalità, principi cardine dello Stato costituzionale di diritto.