[pronunce]

che, in sostanza, il divieto introdotto dalla Regione Lombardia determinerebbe la mancata copertura di sistemi di telecomunicazione di aree significative di territorio, senza che ciò trovi fondamento nella disciplina statale, sia con riferimento alle modalità di tutela degli aspetti ambientali e dell'ecosistema, in cui lo Stato gode di legislazione esclusiva, sia con riferimento alla tutela della salute, in cui allo Stato spetta comunque la determinazione dei principi fondamentali; che, inoltre, il divieto posto dalla disposizione denunciata escluderebbe la possibilità di installare stazioni radio base su ampie aree del territorio comunale, con la conseguenza di rendere impossibile l'utilizzo del telefono cellulare, ormai divenuto strumento di comunicazione di massa per tutte le esigenze della vita, determinando, in tal modo, una violazione di una serie di diritti costituzionalmente garantiti, “quali la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.), la libertà di comunicazione (art. 15 Cost.), la libertà di svolgimento dell'iniziativa economica (art. 41 Cost.) per quelle imprese che utilizzano essenzialmente la rete telefonica cellulare per lo svolgimento della loro attività, nonché l'esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale e la libertà di circolazione di informazioni fra regioni (art. 120 Cost.)”; che la disposizione denunciata sarebbe inoltre lesiva dell'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui, “stante la sua perentoria inderogabilità che non tiene adeguatamente e doverosamente conto delle singole realtà urbanizzate e dell'effettivo rischio per la salute provocato da impianti collocati a margine di determinate zone e non di altre” (ad esempio dei centri residenziali che non figurano nell'elenco riportato nella disposizione denunciata), non garantirebbe un'adeguata ponderazione di interessi costituzionalmente rilevanti; che, infine, la disciplina censurata violerebbe gli articoli 3 e 41 della Costituzione, con riferimento alla libertà di iniziativa economica dell'impresa ricorrente e alla disparità di trattamento riservato agli impianti delle imprese concorrenti realizzati prima dell'entrata in vigore del divieto stabilito con l'impugnato art. 4, comma 8, della legge della Regione Lombardia n. 11 del 2001; che si è costituita la Società Wind Telecomunicazioni s.p.a., chiedendo che la questione sollevata dal TAR per la Lombardia venga dichiarata fondata, con riserva di ogni ulteriore deduzione; che è anche intervenuta la TIM. s.p.a. – Telecom Italia Mobile, chiedendo che la questione sollevata dal TAR per la Lombardia venga dichiarata fondata, con riserva di meglio dedurre nel corso del giudizio. Considerato che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia – sezione staccata di Brescia, in riferimento agli artt. 3, 15, 21, 41, 117 e 120 della Costituzione, ha ad oggetto l'art. 4, comma 8, della legge della Regione Lombardia 11 maggio 2001, n. 11 (Norme sulla protezione ambientale dall'esposizione a campi elettromagnetici indotti da impianti fissi per le telecomunicazioni e per la radiotelevisione), come sostituito dall'articolo 3, comma 12, lettera a), della legge della Regione Lombardia 6 marzo 2002, n. 4 (Norme per l'attuazione della programmazione regionale e per la modifica e l'integrazione di disposizioni legislative), nella parte in cui prevede il divieto indiscriminato di installazione “di impianti per le telecomunicazioni e per la radiotelevisione entro il limite inderogabile di 75 metri di distanza dal perimetro di proprietà di asili, edifici scolastici, nonché strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, carceri, oratori, parchi gioco, case di cura, residenze per anziani, orfanotrofi e strutture similari, e relative pertinenze”; che, successivamente all'ordinanza di remissione, questa Corte, con la sentenza n. 331 del 2003, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 12, lettera a), della legge della Regione Lombardia 6 marzo 2002, n. 4, che ha sostituito l'art. 4, comma 8, della legge della Regione Lombardia 11 maggio 2001, n. 11; che, alla luce della sopravvenuta sentenza di questa Corte, gli atti vanno restituiti al giudice a quo, affinché valuti la persistente rilevanza della questione.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia – sezione staccata di Brescia. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 marzo 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA