[pronunce]

2.2.- Infine, la questione relativa all'art. 25, primo comma, del d. Pres. prov. Bolzano n. 8 del 1962 è ritenuta rilevante in quanto il prezzo di assunzione varia notevolmente a seconda del criterio utilizzato: in base all'art. 25, primo comma, andrebbe determinato in euro 30.768,00, vale a dire un valore fortemente divergente rispetto a quello di mercato, pari ad euro 2.785.270,00; qualora, viceversa, l'assunzione del maso «L.» fosse regolata dalla disciplina attualmente vigente, il valore di assunzione ammonterebbe ad euro 574.905,00. 3.- Quanto al merito, il giudice rimettente ritiene le questioni non manifestamente infondate perché, con riferimento all'art. 18, secondo comma, del d. Pres. prov. Bolzano n. 8 del 1962, la preferenza accordata, tra i chiamati alla successione nello stesso grado, al più anziano, contrasterebbe con l'art. 3, primo comma, Cost., in quanto la regola del maggiorascato privilegerebbe in modo automatico, senza alcuna ragionevole giustificazione, il coerede più anziano, «sulla base del mero dato anagrafico, senza prevedere alcuna valutazione di merito circa l'idoneità in concreto dell'assuntore a coltivare ed a condurre il maso». Inoltre, ad avviso del rimettente, l'art. 25, primo comma, del d. Pres. prov. Bolzano n. 8 del 1962 violerebbe l'art. 3, primo comma, Cost., perché irragionevolmente porrebbe un criterio di calcolo del prezzo di assunzione che «conduce alla determinazione di un importo esiguo e comunque del tutto disancorato dal valore di mercato del bene». Sotto un diverso profilo, l'applicazione della norma contestata implicherebbe un trattamento irragionevolmente deteriore in capo ai coeredi non assuntori del maso rispetto a casi analoghi in cui la fattispecie dell'assunzione di un maso chiuso è regolata dalla disciplina attualmente vigente. Infine, l'art. 25, primo comma, del d. Pres. prov. Bolzano n. 8 del 1962, sarebbe lesivo dell'art. 42 Cost., in quanto l'applicazione del criterio ivi previsto per la determinazione del prezzo di assunzione comporterebbe «una rilevantissima compromissione delle legittime ragioni ereditarie degli eredi ab intestato non assuntori di maso chiuso». 4.- Il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano non è intervenuto in giudizio. 5.- Con atto depositato il 1° luglio 2020 si è costituito il primogenito, F. J. B., ricorrente nel procedimento principale, che ha eccepito in primis l'inammissibilità per irrilevanza della questione di legittimità costituzionale del censurato art. 18, secondo comma. L'eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale di tale norma determinerebbe infatti - secondo la difesa di F. J. B. - un vuoto normativo che non potrebbe essere colmato con i criteri individuati dalla legge prov. Bolzano n. 17 del 2001, bensì con l'applicazione, in via estensiva o analogica, dell'art. 19 del d. Pres. prov. Bolzano n. 8 del 1962, secondo cui «[s]e l'erede chiamato ad assumere il maso al momento della devoluzione dell'eredità è già proprietario di un maso chiuso, il diritto di preferenza passa agli altri coeredi». Tale previsione si coordinerebbe con il principio fondamentale secondo il quale un maso chiuso deve garantire un reddito medio annuo «sufficiente per un adeguato mantenimento di almeno 5 persone, senza superare il triplo di tale reddito» (art. 2 del d. Pres. prov. Bolzano n. 8 del 1962). Da ciò si dovrebbe desumere la necessaria esclusione, quali possibili assuntori del maso «L.», sia del fratello minore sia della sorella, dal momento che, negli anni successivi all'apertura della successione, erano stati acquistati con i proventi dell'impresa familiare altri due masi, a loro intestati. In subordine, F. J. B. contesta le argomentazioni del giudice rimettente per cui non assumerebbero rilievo i criteri di preferenza di cui all'art. 14, comma 1, legge prov. Bolzano n. 17 del 2001. Tale disposizione ha, infatti, continuato a contemplare, sino al 2010 - quando è stata abrogata con la legge della Provincia autonoma di Bolzano 22 gennaio 2010, n. 2 (Norme in materia di agricoltura, usi civici, utilizzazione delle acque pubbliche, energia, urbanistica e tutela dell'ambiente) - la lettera g), che attribuiva il diritto di assunzione al più anziano o alla più anziana d'età, in caso di più coeredi con pari preferenza, secondo le lettere dalla a) alla f): non essendo tale norma stata impugnata, essa potrebbe continuare a identificare nel fratello maggiore il titolare del diritto di assunzione. In ogni caso, la parte rileva che, anche qualora il giudice a quo dovesse invece decidere l'attribuzione del diritto in base al criterio di cui all'art. 14, comma 2, della legge prov. Bolzano n. 17 del 2001, la preferenza andrebbe, comunque, accordata al fratello maggiore «sia per il fatto che questi gestisce già la maggior parte del maso "L." da oramai otto anni sia per il fatto che il convenuto [G. L. B.] è già da vent'anni proprietario di un altro maso chiuso». Nel merito, la difesa ha insistito per l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 18, secondo comma, del d. Pres. prov. Bolzano n. 8 del 1962, evidenziando che il criterio del maggiorascato opera solo là dove il de cuius non abbia disposto diversamente e che, in ogni caso, la disciplina «prevede dei correttivi per assicurare che l'assuntore del maso sia anche effettivamente in grado di continuare la coltivazione», in particolare, quelli dell'art. 18/a e dell'art. 19 del d. Pres. prov. Bolzano n. 8 del 1962. Inoltre, si adduce che rientra nella discrezionalità esclusiva del legislatore ritenere non più moderno il criterio del maggiorascato, mentre questa Corte dovrebbe limitarsi a verificare se tale criterio violi il principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost. A tal riguardo si rileva che la norma costituzionale, mentre fa espressamente riferimento al sesso, non considera invece l'età, tant'è che in più occasioni sarebbe stata confermata la legittimità costituzionale di tale criterio preferenziale, purché non si riveli «arbitrario o irragionevole» (la difesa cita, in proposito, le pronunce n. 268 del 2001 e n. 466 del 1997). Sulla base, dunque, degli argomenti già spesi dalla sentenza n. 40 del 1957, viene sostenuta la ragionevolezza della regola del maggiorascato, essendo «nella normalità dei casi il primogenito il più maturo dei figli, idoneo a proseguire l'attività aziendale». 6.- Con atto depositato il 14 luglio 2020 si è costituito in giudizio anche G. L. B., resistente nel giudizio principale, il quale ha concluso per l'ammissibilità e la fondatezza di entrambe le questioni, nei termini esposti dal giudice rimettente.