[pronunce]

commistione di termini (e di concetti) dalla quale deriva, in secondo luogo, l'asserita indifferenza delle «modalità» attraverso le quali si può realizzare il «risanamento» (considerato in sé) e, ancora, la pretesa di censurare «la disciplina generale della procedura», prescindendo dall'esame delle singole disposizioni di cui si compone la “legge Marzano” e acriticamente assimilando gli esiti (ben diversi) della procedura ed i contenuti che può assumere il programma di ristrutturazione. 4.4.- In realtà il decreto-legge n. 347 del 2003 introduce una procedura speciale, che si articola in vari sub-procedimenti, nell'ambito di quella prevista dal d.lgs. n. 270 del 1999, della quale condivide la natura («concorsuale») e le finalità («conservative del patrimonio produttivo»), enunciate dall'art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 270 del 1999. Tale decreto legislativo persegue quelle finalità (art. 27) attraverso due strumenti alternativi: il programma di cessione, nel quale la finalità conservativa è associata ad una modalità liquidatoria, che di quella finalità sia rispettosa (l'art. 63 chiarisce che, ai fini della scelta dell'acquirente, sul criterio dell'ammontare del prezzo offerto prevale quello dell'affidabilità ai fini della prosecuzione dell'attività e del mantenimento dei livelli occupazionali), ed il programma di ristrutturazione, nel quale la finalità conservativa dell'impresa mira a far sì che l'imprenditore recuperi «la capacità di soddisfare regolarmente le sue obbligazioni», come prevedono gli artt. 70, lettera b), e 74, lettera b). La “legge Marzano”, a sua volta, indica tra i «requisiti per l'ammissione» alla procedura (così la rubrica dell'art. 1) l'intento dell'impresa insolvente di «avvalersi della procedura di ristrutturazione economica e finanziaria di cui all'articolo 27, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270» (e cioè del programma di ristrutturazione che, nella “Prodi-bis”, è alternativo rispetto a quello, liquidatorio-conservativo, di cessione), ma non esclude affatto che la procedura si evolva - fin dalla redazione del programma, o anche successivamente - verso programmi aventi un indirizzo ed un esito diversi da quello indicato nella sua istanza dall'impresa insolvente. Ed infatti, l'art. 4, comma 4, del decreto-legge n. 347 del 2003 chiarisce inequivocabilmente che il programma di ristrutturazione di cui all'art. 27, comma 2, lettera b), del d.lgs. n. 270 del 1999 può essere sostituito - se è possibile adottarlo - da uno di cessione ex art. 27, comma 2, lettera a), del medesimo decreto legislativo, e che, ove questo non sia adottabile, può farsi luogo alla dichiarazione di fallimento: dove è evidente che il requisito indicato dall'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 347 del 2003 connota l'istanza di ammissione, e non già (e tanto meno indefettibilmente) la procedura, la quale può evolversi verso esiti conservativo-liquidatori (cessione) ovvero liquidatori tout court (fallimento). In questo contesto - che esclude alla radice la correttezza del sillogismo secondo il quale, non essendo ammissibili azioni revocatorie nelle procedure conservative ed avendo sempre la procedura de qua carattere conservativo, sarebbe illegittima la norma che quelle azioni consente - si inserisce il disposto dell'art. 4-bis della “legge Marzano”, la cui specificità sta in ciò, che esso prevede che il concordato possa far parte, ed anzi costituire elemento essenziale, del programma approntato dal commissario straordinario. Il tenore letterale della norma, peraltro, rende evidente che il concordato può essere con assunzione ovvero senza, e cioè o con l'intervento di un terzo al quale sia ceduto l'intero patrimonio dell'imprenditore insolvente e che «si accolla l'obbligo di adempiere il concordato», ovvero senza alcun intervento di terzi e con la previsione, al più, che un terzo garantisca l'adempimento delle obbligazioni assunte, con il concordato, dall'imprenditore insolvente. È del tutto evidente che le due possibili modalità del concordato - individuate nel citato art. 4-bis, comma 1: quello senza assuntore alla lettera c) e quello con assuntore alla lettera c-bis) - rispondono, l'uno (senza assuntore), all'indirizzo conservativo di cui alla lettera b) dell'art. 27 del d.lgs. n. 270 del 1999 e, l'altro, all'indirizzo di «cessione dei complessi aziendali» di cui alla lettera a) della medesima norma (quale liquidazione forfetaria del patrimonio del debitore). In sintesi, un esame dell'intero sistema normativo delineato dalla “legge Marzano” rende chiaro come questo, muovendo sempre da un proposito (dell'impresa insolvente) di conservazione del patrimonio produttivo in vista del ritorno in bonis, consenta, da un lato, di dare attuazione a tale proposito attraverso il programma di ristrutturazione (e, nell'ambito di questo, valendosi anche dello strumento del concordato, nel quale un terzo può assumere, al più, il ruolo di garante) ovvero, dall'altro lato, di evolversi verso la liquidazione (pur sempre conservativa) del patrimonio produttivo, attuabile o con la cessione ex art. 27, comma 2, lettera a), del d.lgs. n. 270 del 1999 o con il concordato con assuntore ovvero, ancora, verso esiti esclusivamente liquidatori con il fallimento. È appena il caso di rilevare come le due modalità del concordato previste dall'art. 4-bis del decreto-legge n. 347 del 2003 corrispondano perfettamente a quelle già previste dall'art. 124 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), il quale consente la cessione delle azioni revocatorie «già proposte dal curatore» all'assuntore («a favore del terzo che si accolla l'obbligo di adempiere il concordato»: comma secondo) e la esclude (comma terzo) «a favore del fallito e dei suoi fideiussori» (e, quindi, anche nel caso di concordato con garanzia del terzo); così come è agevole rilevare che il medesimo art. 124 - come modificato dal decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80) - ammette modalità di soddisfazione dei creditori del tutto identiche a quelle previste dalla “legge Marzano”. Quanto all'argomento che le ordinanze di rimessione tentano di trarre dall'art. 78 del d.lgs.