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Vengono prolungati per un massimo di diciotto settimane complessive i trattamenti di cassa integrazione ordinaria, l'assegno ordinario e la cassa integrazione in deroga previsti per l'emergenza, ma va purtroppo rammentato che la gestione della cassa integrazione ha lasciato per mesi centinaia di migliaia di lavoratori senza stipendio e senza assegni anche per via delle complesse procedure burocratiche previste. Mancano all'appello più di 100.000 lavoratori. Va altresì ricordato che il 70 per cento degli assegni di cassa integrazione pagati devono ancora essere rimborsati ai datore di lavoro che li hanno anticipati ai lavoratori. Il decreto contiene l'ulteriore misura per le aziende che ora assumono lavoratori subordinati a tempo indeterminato, in presenza di un aumento dell'occupazione netta, che prevede l'esclusione del versamento dei contributi previdenziali per un massimo di sei mesi dall'assunzione fino al 31 dicembre. Insomma, un'altra misura temporanea e non risolutiva. Come si può, in questo momento di crisi senza precedenti, pensare che le aziende debbano assumere a tempo indeterminato? La prima preoccupazione che dovrebbe avere il Governo è quella di togliere i lavoratori dall'assistenzialismo e farli tornare alla dignità di avere un lavoro e un salario. Rimane preclusa la via delle procedure di licenziamento individuali, così come sono sospese le procedure di licenziamento collettivo. Vale ricordare che sono circa 400.000 i licenziamenti tutt'ora bloccati e bisogna rilevare che il posto di lavoro non si può mantenere per legge, ma prevedendo misure concrete per fare in modo che la ripresa dell'attività economica produca il reintegro dei lavoratori, ma soprattutto consentire che l'attività economica continui in sicurezza con le protezioni e precauzioni dovute, scongiurando nuove chiusure. Diceva il mio collega Aimi che non possiamo permetterci un secondo lockdown . È assolutamente vero. Invece è presente anche la disposizione per cui i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato possono essere rinnovati o prorogati per un periodo massimo di dodici mesi, fermo restando il limite complessivo di ventiquattro mesi e per una sola volta. Noi ci siamo espressi sempre contro la limitazione dei contratti a tempo determinato e l'eliminazione dei voucher , sin dal cosiddetto decreto dignità. Il tempo e la pratica applicazione di quelle disposizioni, soprattutto in questo periodo di crisi, ci hanno dato ragione. Noi chiediamo una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro, un ruolo sempre maggiore della formazione continua per far entrare o rientrare i lavoratori nei ruoli per i quali sono formati. Le nostre posizioni sono avvalorate dai dati di Unioncamere-ANPAL che registrano la difficoltà di reperimento di figure professionali adeguate con percentuali che vanno dal 20 per cento per le figure meno qualificate al 40 per cento per quelle in possesso di maggiore formazione. Noi sosteniamo con profonda convinzione il ruolo della formazione continua che deve contribuire a ridisegnare completamente le dinamiche del mercato del lavoro. Si è investito troppo poco in formazione per la quale bisogna coinvolgere il mondo dell'impresa. Rileviamo che per il reddito cittadinanza ci sono otto miliardi nel 2020 e 8,3 miliardi nel 2021, cioè una dotazione dodici volte superiore al cosiddetto fondo delle nuove competenze. Il reddito di cittadinanza ha fallito proprio nello scopo di creare posti di lavoro attraverso il matching tra domanda e offerta nei centri per l'impiego, tant'è che solo uno su sei di quelli pronti a lavorare ha sottoscritto un rapporto di lavoro. Mentre riteniamo che comunque debbano rimanere misure mirate di contrasto alla povertà. Insomma questo è un decreto con molte risorse per i temi del lavoro, ma con effetti che purtroppo saranno limitati nel tempo e che mancano l'opportunità di introdurre misure strutturali per rendere più dinamico il mercato del lavoro, mercato che passa sicuramente attraverso una crescita dell'economia trainata dalla crescita delle infrastrutture del Paese per il quale i decreti economici del Governo, in oltre sei mesi, non hanno previsto nulla. Noi continuiamo a pensare che le politiche assistenziali siano utili a ridurre il disagio sociale e la povertà mentre è l'impresa l'unica in grado di creare posti di lavoro in cui il ruolo della regolazione e della contrattazione deve avere solo lo scopo di renderlo più dinamico. A questo proposito e a proposito del divario dell'infrastrutturazione, Presidente, in conclusione voglio ricordare di aver presentato alla Commissione un emendamento per quel che concerne la Sardegna. Tale emendamento è per il Mezzogiorno ma per la Sardegna in particolare la quale sconta ancora l'assenza del gas metano che potrebbe ridurre il costo dell'energia per tutti i cittadini sardi, ma soprattutto rendere più competitiva la nostra isola. Sarebbe una fonte di energia sicuramente più pulita in un processo di decarbonizzazione dovuto alla sostituzione del carbone con il gas metano in attesa di avere in Sardegna anche, come Regione guida, la produzione di energia da idrogeno. Creando le infrastrutture si farebbe in modo che i lavoratori attualmente in cassa integrazione possano ritornare alla loro occupazione recuperando così quella dignità che per i tanti anni di cassa integrazione probabilmente hanno perso. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento completa la serie che va a comporre i fatidici 100 miliardi di indebitamento che stiamo collocando sul mercato a suon di buoni del tesoro. Attenzione! Parlando con molte persone, complice la pessima informazione, ho compreso che molti credono che questi soldi arrivino già dall'Europa, ma il percorso dei fantastiliardi dell'Europa non è che appena cominciato ed è difficile a oggi prevedere quando e se arriveranno i primi soldi. Per ora ce la stiamo facendo da soli. Chiudo la parentesi. Questi 100 miliardi, di cui oggi destiniamo gli ultimi 25, dopo i 20 del cura Italia e i 55 del rilancio, peseranno gravemente sulle generazioni future e per questo, a maggior ragione, andavano spesi con cura particolare e, in una prima fase, in emergenza, ma poi con una seconda fase di visione organica del futuro. Ebbene, ciò che ho denunciato nel mio intervento sul decreto rilancio continuo a denunciarlo qui in questo decreto agosto: non c'è visione. Faccio alcuni esempi: l'articolo 21 prevede il fondo per la formazione personale delle casalinghe. Questa vi sembra una misura di urgenza e rilancio? (Applausi). L'articolo 24 prevede misure urgenti per la tutela del patrimonio culturale e per lo spettacolo. Non c'è niente da dire di primo acchito vedendo il titolo, ma all'interno troviamo soltanto assunzioni e collaborazioni del Ministero dei beni culturali. Non aggiungo altro. L'articolo 43 risolve un contenzioso regionale, nello specifico con la Regione Campania. Vi rendete conto? Con una legge dello Stato si risolve un contenzioso regionale. (Applausi). Si potrebbe poi continuare. Già nell'articolato si trovano misure particolaristiche che nulla hanno a che fare con la ripresa. Veniamo ora alla lunga fase emendativa in cui l'opposizione ha mantenuto un comportamento responsabile e costruttivo.