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All'inizio dello scorso novembre, in Norvegia, tre cittadini italiani hanno subito il sequestro di 2.027 tordi, presumibilmente destinati ai ristoranti del nostro Paese; un ulteriore problema è legato ai traffici illegali di animali esotici o di parti di animale (si pensi all'avorio), che vedono il nostro Paese come un vero e proprio hub a livello europeo. Decisamente sottovalutato è il fenomeno del commercio di fauna selvatica proveniente da attività di cattura illegale praticato via internet , attraverso annunci che rimangono visibili per pochi giorni o per poche ore. In molti casi gli animali posti in vendita sono muniti di documentazioni false, inducendo gli acquirenti più sprovveduti a rischiare procedimenti penali per incauto acquisto. Paradossale è infine la vendita, inconcepibilmente consentita dalla legge e molto diffusa anche su internet , di richiami elettromagnetici vietati. Numerose armerie o negozi specializzati in articoli per la caccia vendono nella piena legalità questi strumenti vietati, com'è noto, ai cacciatori, si chiede di sapere: quali misure voglia adottare il Ministro in indirizzo per contrastare efficacemente l'attività criminosa che ogni anno depaupera il mondo naturale del nostro Paese; quali azioni concrete intenda intraprendere per ripristinare l'attività di controllo anche rispondendo tempestivamente alle richieste della Conferenza delle Regioni, che ha di recente affermato la necessità di affrontare in modo deciso l'illegalità dilagante ricorrendo a nuove assunzioni del personale di vigilanza delle Province; se non ritenga irrinunciabile l'adozione di sanzioni adeguate nei confronti dei responsabili di simili illeciti, che, superando l'attuale impianto della legge n. 157 del 1992, siano proporzionate al reale danno arrecato da queste condotte e che consentano alla Magistratura e alle forze di polizia di avere strumenti investigativi e sanzionatori realmente efficaci, così da ridurre il numero di procedimenti penali che attualmente non riescono a pervenire a conclusione determinando un senso di impunità nel reo ed alimentano il fenomeno della reiterazione; quale sia il piano complessivo per rispondere in modo efficace e serio alle pressioni dell'Unione europea, la cui attenzione è costantemente rivolta a quanto avviene nel territorio nazionale; se intenda affrontare con forza il commercio illegale di animali selvatici via internet , che causa una crescente emorragia di biodiversità e che rappresenta un fenomeno criminoso sempre più forte. Atto n. 4-06527 BRIZIARELLI Al Ministro della giustizia Premesso che: secondo quanto comunicato dal segretario generale del SAPPE, si apprende che nel corso degli ultimi anni, alla direzione della Casa circondariale di Orvieto, non è stato assegnato un dirigente penitenziario in pianta stabile, ma vi sono stati ripetuti avvicendamenti di direttori che, tra l'altro, oltre ad assumere l'incarico presso il penitenziario, rivestivano la medesima mansione anche in altri istituti; il segretario generale ha altresì comunicato che sembrerebbe che l'attuale direttrice di Orvieto (con incarico provvisorio e per pochi giorni a settimana) dal 1° febbraio 2022 sarà avvicendata da un dirigente penitenziario già assegnato al penitenziario di Terni e che quindi, come negli anni passati, garantirà presso l'istituto penitenziario orvietano solo una presenza limitata; se la programmazione fosse confermata, presso l'istituto penitenziario di Orvieto vi sarà un nuovo direttore " part-time ", che non potrà garantire un'assidua presenza in istituto, con presumibili risvolti negativi tanto per i detenuti quanto per il personale vivi in servizio; considerato che: l'interrogante ha già segnalato attraverso atti di sindacato ispettivo le problematiche dell'istituto penitenziario di Orvieto; oltre all'istituto penitenziario di Orvieto, vi sono altre strutture penitenziarie che lamentano le carenze descritte in premessa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno che ogni casa circondariale abbia un proprio direttore o dirigente presente, anche alla luce della necessità di migliorare le condizioni di vita nei penitenziari italiani, sia per i dipendenti che ci lavorano che per i detenuti, per i quali le condizioni della detenzione stessa non possono certo costituire una pena accessoria. Atto n. 4-06528 NENCINI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: con sentenza n. 152 del 2020 la Corte costituzionale ha sancito che la pensione di invalidità per i soggetti sui quali viene riscontrata una incapacità del 100 per cento sia incrementata fino a 651,00 euro, considerando tale cifra come livello minimo di assistenza; tale incremento, riverbera i suoi effetti sull'erogazione del reddito di cittadinanza nella misura in cui esso rileva ai fini della determinazione del reddito familiare; per effetto di ciò, moltissime famiglie, al cui interno vi sono percettori della pensione di invalidità civile "maggiorata", si sono visti decurtare o addirittura azzerare il reddito di cittadinanza in ragione, per l'appunto, dell'incidenza del cosiddetto "incremento al milione" sul reddito familiare complessivo; considerato che: il contenuto della sentenza n. 152 del 2020 della Corte costituzionale è stato recepito dall'art. 15 del decreto-legge 4 agosto 2020, n. 104, recante misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell'economia; l'INPS ha di fatto annullato gli effetti della sentenza della Corte costituzionale, revocando o riducendo di conseguenza gli importi del reddito di cittadinanza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso prevedere un intervento normativo volto a far sì che i benefici incrementativi derivanti dall'entrata in vigore dell'articolo 15, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, non vengano considerati ai fini del rispetto dei requisiti reddituali e patrimoniali necessari alla percezione del reddito di cittadinanza. Atto n. 4-06529 CASTIELLO Al Ministro della giustizia Premesso che: con precedente atto di sindacato ispettivo (4-05169 del 30 marzo 2021) l'interrogante ha già richiamato l'attenzione del Ministro in indirizzo sulla "critica situazione nella quale versa il Tribunale di Vallo della Lucania" interrogandolo su "quali provvedimenti intenda assumere per porvi rimedio"; all'interrogazione il Ministro ha risposto in data 15 giugno 2021 fornendo precisazioni che in parte danno riscontro al citato atto di sindacato ispettivo; permangono vari altri problemi irrisolti: per quanto riguarda il personale di Magistratura, 1 posto è scoperto per avvenuto trasferimento a far tempo da aprile 2021 e 2 posti sono quelli portati in aumento dalla nuova pianta organica. Tutti e tre sono stati messi a concorso dal CSM con il bando di dicembre 2021 e sono rimasti senza aspiranti. Se tutti e tre saranno destinati ai nuovi MOT (magistrato ordinario in tirocinio) la copertura effettiva dei posti avverrà solo a novembre del 2022; il 4 gennaio 2023, al compimento del 70° anno di età, l'attuale presidente del Tribunale, dottor Gaetano De Luca, andrà automaticamente in pensione.