[pronunce]

– Nel merito, la difesa dei promotori esclude la dedotta violazione dell'art. 108 della Costituzione (non sussistendo alcuna interferenza con le funzioni «più strettamente giurisdizionali definite dalla legge sull'ordinamento giudiziario») e, in secondo luogo nell'ipotesi che non venga condivisa la sua posizione relativamente all'irrilevanza della questione, conferma la tesi dell'incostituzionalità della previsione relativa al quorum strutturale. 5. – Anche la Regione Sardegna ha depositato, in data 1° aprile 2008, una memoria per illustrare e approfondire i rilievi sviluppati nel precedente atto di intervento. 5.1. – Innanzitutto, la difesa regionale contesta l'ordine delle questioni prospettato dai promotori del referendum, dal momento che «la prima questione è quella che attiene alla stessa capacità dell'organo rimettente di agire come giudice a quo». Ove, contrariamente a quanto sostiene la stessa resistente, si riconoscesse la legittimazione della Corte d'appello e si riconoscesse la lamentata violazione dell'art. 108 della Costituzione, l'autorità rimettente non potrebbe più occuparsi della procedura referendaria in oggetto, dovendo al contrario restituire gli atti alla Regione per l'adozione delle necessarie determinazioni. Stando così le cose – prosegue la difesa regionale – l'eventuale accoglimento della prima questione priverebbe di rilevanza la seconda. 5.2. – Quanto all'asserito difetto di legittimazione della Corte rimettente, l'interveniente Regione riafferma la tesi della mancanza del requisito oggettivo, come risulterebbe – peraltro – dallo stesso atto di intervento dei suddetti promotori, i quali dichiarano di intervenire «nella loro qualità di promotori del referendum regionale confermativo». Ad ogni modo, difetterebbe il requisito della “ultimalità”, nel senso che un procedimento può qualificarsi come “giudizio” quando l'organo procedente è abilitato a decidere in via definitiva circa l'applicazione di una legge, salve le impugnazioni “interne” attivabili o meno dalle parti (a tal fine è richiamata la sentenza n. 387 del 1996 sul difetto di legittimazione del collegio di garanzia elettorale, in quanto la decisione di tale organo si è rivelata priva del carattere della definitività). 5.3. – Per quanto concerne la presunta violazione dell'art. 108 della Costituzione, la difesa regionale si limita a rinviare a quanto già sostenuto nell'atto di intervento. 5.4. – Infine, contrariamente a quanto sostenuto dai promotori, la difesa regionale ritiene che il censurato art. 15 della legge regionale n. 21 del 2002 rinvia per intero all'art. 14 della legge regionale n. 20 del 1957: oggetto del rinvio è, dunque, anche la previsione afferente al quorum strutturale. E non potrebbe essere diversamente, atteso che l'art. 15, quarto comma, dello statuto sardo non impone e non vieta alcunché in ordine ai requisiti di validità della procedura referendaria, «rimettendo ogni decisione su questo come su altri punti alla legge regionale». D'altro canto, per la interveniente la soluzione adottata dal legislatore sardo appare «perfettamente logica» giacché, trattandosi di decisione estremamente rilevante per l'assetto dell'istituzione regionale, «è ben comprensibile ed adeguato» che la legge statutaria sia approvata con la partecipazione alla consultazione referendaria di un numero minimo di elettori. Non sarebbe, inoltre, condivisibile l'interpretazione che distingue tra “struttura” (interamente disciplinata dall'art. 15 dello Statuto) e “aspetti procedurali” (rimessi al legislatore regionale “ordinario”) del referendum in parola, dal momento che il termine “disciplina” di cui al succitato art. 15 Statuto «comprende ogni possibile regolazione dell'istituto».1. – La Corte d'appello di Cagliari, nel corso del procedimento di verifica dei risultati del referendum del 21 ottobre 2007 sulla legge statutaria per la Regione Sardegna approvata il 7 marzo dello stesso anno, ha sollevato, in riferimento all'articolo 108 della Costituzione e all'articolo 15 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), questione di legittimità costituzionale dell'articolo 15 (recte: 15, primo comma) della legge della Regione Sardegna 28 ottobre 2002, n. 21 (Disciplina del referendum sulle leggi statutarie), nella parte in cui rinvia all'articolo 14 della legge della Regione Sardegna 17 maggio 1957, n. 20 (Norme in materia di referendum popolare regionale). Anzitutto l'art. 15, rinviando all'articolo 14, primo comma, della legge regionale n. 20 del 1957, assegna alla Corte d'appello, in pubblica adunanza, presieduta dal Presidente e costituita da quattro consiglieri, il compito di procedere, con l'intervento del procuratore generale, «all'accertamento del numero dei votanti, alla somma dei voti favorevoli e dei voti contrari, e alla conseguente proclamazione dei risultati del referendum». Con questa previsione sarebbe violato l'art. 108 della Costituzione, poiché una legge regionale attribuirebbe ad un'autorità giurisdizionale «una funzione diversa da quelle previste dall'ordinamento giudiziario e da quelle altre stabilite con legge dello Stato». In secondo luogo, lo stesso censurato art. 15, primo comma, non escludendo espressamente l'applicabilità al referendum sulla legge statutaria del quorum strutturale previsto dall'art. 14, secondo comma, della legge regionale n. 20 del 1957 violerebbe l'art. 15, quarto comma, dello statuto speciale per la Sardegna, quale modificato dall'art. 3 della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2 (Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano), dal momento che introdurrebbe, con legge ordinaria, un quorum non previsto per il referendum sulle leggi statutarie. 2. – In via preliminare merita accoglimento l'eccezione, sollevata dalla difesa regionale, di inammissibilità delle suesposte questioni di legittimità costituzionale per difetto di legittimazione dell'autorità rimettente ai sensi dell'art. 23, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale). 2.1. – La giurisprudenza di questa Corte ha più volte interpretato i due requisiti – soggettivo (il giudice) e oggettivo (il giudizio) – richiesti dalla legge per poter sollevare una questione incidentale di legittimità costituzionale, anche mediante letture non restrittive di entrambi, al fine di ridurre le aree normative sottratte al controllo di costituzionalità. Non mancano, almeno nella sua giurisprudenza più risalente, alcuni casi limitati nei quali questa Corte ha ritenuto sufficiente anche la presenza di uno solo di questi requisiti (cfr.