[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 14, commi 5-bis e 5-ter, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifiche alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), promosso con ordinanza del 7 aprile 2003 dal Tribunale di Asti, nel procedimento penale a carico di D.L., iscritta al n. 1011 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48, prima serie speciale, dell'anno 2003. Udito nella camera di consiglio del 25 ottobre 2006 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che, con l'ordinanza in epigrafe, il Tribunale di Asti ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 13, 25, secondo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, commi 5-bis e 5-ter, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifiche alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), che configura come illecito penale il trattenimento, senza giustificato motivo, dello straniero sul territorio dello Stato in violazione dell'ordine del questore di allontanamento da esso entro cinque giorni; che il giudice a quo premette di essere chiamato a celebrare, nelle forme del giudizio abbreviato (richiesto dalla difesa), il procedimento penale nei confronti di un cittadino extracomunitario tratto in arresto per il reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, in quanto sorpreso sul territorio nazionale dopo la scadenza del termine di cinque giorni, entro il quale gli era stato intimato dal Questore di Asti di lasciare l'Italia; che il rimettente riferisce di aver precedentemente convalidato l'arresto dell'imputato, il quale, nell'interrogatorio reso in tale occasione, aveva dichiarato di essersi trovato nell'impossibilità di ottemperare all'ordine di allontanamento in quanto sprovvisto di denaro e di documenti, sottolineando, altresì, come nel suo paese di origine – la Cecenia – fosse in corso una guerra civile; che, tuttavia – «al di là della valutazione necessariamente sommaria effettuata in sede di convalida dell'operato delle forze dell'ordine» – il giudice a quo ritiene che il disposto dell'art. 14, commi 5-bis e 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 venga a porsi in contrasto con plurimi precetti costituzionali; che la norma incriminatrice di cui al comma 5-ter del citato art. 14 – inserita all'interno della disciplina dell'esecuzione del provvedimento prefettizio di espulsione – colpisce, infatti, l'inottemperanza all'intimazione impartita dal questore ai sensi del comma 5-bis del medesimo articolo; che detta intimazione presuppone, a sua volta – oltre all'esistenza di un valido decreto di espulsione amministrativa dello straniero – una complessa situazione di fatto, rappresentata, per un verso, dalla impossibilità di esecuzione immediata dell'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera per uno dei motivi indicati dall'art. 14, comma 1 (necessità di procedere al soccorso dello straniero o ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, ovvero all'acquisizione dei documenti di viaggio; indisponibilità di vettore o di altro mezzo di trasporto idoneo); e, per altro verso, dalla impossibilità di trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporaneo; che, in presenza di tali condizioni, il legislatore delegherebbe, in pratica, l'esecuzione del provvedimento espulsivo al suo stesso destinatario, rendendola coattiva tramite la comminatoria di una sanzione penale; che siffatta soluzione normativa si presenterebbe, peraltro, irrimediabilmente lesiva del principio di offensività (nullum crimen sine iniuria), desumibile dall'art. 25, secondo comma, Cost.: principio in forza del quale, da un lato, l'interesse protetto dalla norma penale deve risultare costituzionalmente significativo; e, dall'altro lato, il reato deve estrinsecarsi in un fatto necessariamente lesivo, o quantomeno pericoloso per detto interesse; che, nella contingenza, risulterebbe soddisfatta solo la prima condizione – essendo la previsione punitiva posta a presidio dei medesimi interessi, di sicuro rilievo costituzionale, tutelati dal provvedimento di espulsione, quali l'ordine e la sicurezza pubblica – ma non anche la seconda, dato che la fattispecie penale risulterebbe strutturata in modo tale da escludere, già in linea astratta, la lesione del bene protetto; che il reato in questione avrebbe difatti come presupposto un decreto di espulsione che lo stesso legislatore, all'art. 14, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998, definisce «non immediatamente eseguibile» a causa delle condizioni ostative ivi contemplate: con la conseguenza che l'inottemperanza all'ordine del questore risulterebbe a priori inidonea a vulnerare il valore penalmente tutelato, venendo a configurarsi come illecito di mera disobbedienza; che l'ordinamento entrerebbe, d'altra parte, in contraddizione con sé stesso ove pretendesse che sia data esecuzione ad un provvedimento che si presuppone insuscettibile di diretta e immediata attuazione: e a maggior ragione la contraddizione sussisterebbe – trasformandosi in irragionevolezza – quando ad una simile pretesa si accompagnasse la previsione di una sanzione penale per il caso di inottemperanza; che, sotto questo profilo, il reato delineato dall'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 violerebbe, quindi, anche gli artt. 13 e 27, terzo comma, Cost., poiché la compressione della libertà personale conseguente all'inosservanza dell'ordine risulterebbe del tutto ingiustificata; mentre nessuna finalità rieducativa potrebbe essere esplicata da una pena volta ad imporre un comportamento che, per riconoscimento dello stesso legislatore, non può essere materialmente realizzato; che la questione sarebbe rilevante nel giudizio a quo, avendo l'imputato dedotto, quale giustificazione dell'inottemperanza all'ordine, proprio una delle situazioni in presenza delle quali il legislatore definisce non immediatamente eseguibile l'espulsione, e cioè la mancanza di documenti di identificazione; che tale situazione risulterebbe peraltro richiamata anche nell'ordine del questore, che aveva motivato il ricorso allo strumento dell'intimazione con l'impossibilità di procedere all'accompagnamento immediato alla frontiera dell'espellendo, per la necessità di effettuare accertamenti supplementari in ordine alla sua identità e nazionalità, trattandosi «di soggetto sprovvisto di documenti di riconoscimento e quindi di viaggio».