[resaula]

inoltre, la legge n. 164 del 2014 (di conversione del decreto "Sblocca Italia", decreto-legge n. 133 del 2014) ha modificato il codice delle comunicazioni (di cui al decreto legislativo n. 259 del 2003) introducendo l'art. 87- ter , in base al quale i gestori autorizzati possono ingrandire, senza alcun controllo preventivo, gli impianti di un metro di altezza e di 1,5 metri quadrati nella sagoma, autocertificando il rispetto dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, in pratica senza l'autorizzazione dell'ARPA; a settembre 2018 è prevista la nuova gara per l'assegnazione delle frequenze per il sistema 5G, che comporterà una vera rivoluzione tecnologica, con servizi erogabili con disponibilità di banda molto superiore (fino a 100 volte) rispetto al sistema 4G e con l'unificazione tra la rete fissa e quella mobile. I servizi che verranno erogati richiederanno l'integrazione delle reti attuali, utilizzando anche differenti tipologie di antenne posizionate su diversi supporti strutturali, tra cui quelli di minori dimensioni che, in ragione del numero e delle localizzazioni, non possono essere trascurati sotto il profilo dell'impatto elettromagnetico sulla popolazione; fa difetto uno strumento normativo che disciplini la gestione da parte dei Comuni dei canoni di locazione delle aree sulle quali ospitare gli impianti, con riguardo in particolare ai monitoraggi, ai controlli, alla ricerca in ambito epidemiologico, eccetera, tanto più necessario se si considera che, a quanto risulta, il Ministero dello sviluppo economico si sarebbe sino ad ora avvalso della consulenza e del supporto di una fondazione annoverante tra i soci fondatori le compagnie di telefonia mobile con un ulteriore evidente conflitto d'interessi, si chiede di conoscere, in considerazione del rischio per la salute pubblica, con specifico riguardo alla diffusione delle malattie tumorali, quali concrete e tempestive iniziative sul piano normativo e su quello amministrativo si intenda assumere al fine di assicurare effettiva protezione alla popolazione dal rischio dell'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e, in particolare, quali limiti si intenda fissare e quali imparziali ed efficaci controlli si intenda prescrivere, in vista dell'aggravamento del rischio stesso in coincidenza con la prossima operatività del sistema 5G. Atto n. 4-00504 CASTIELLO Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: il parco archeologico di Elea-Velia è situato all'interno del parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni iscritto nella lista del patrimonio mondiale UNESCO; le operazioni di scavo negli anni hanno portato alla luce ragguardevoli reperti sotto il profilo quantitativo e qualitativo che, lungi dall'essere disponibili per i visitatori, sono da molti anni racchiusi in casse abbandonate in una galleria dismessa delle Ferrovie dello Stato, il che non può non suscitare sconcerto e indignazione; l'attenzione degli amministratori locali e delle forze politiche si è soffermata esclusivamente sulla questione burocratica dell'assegnazione del sito archeologico di Elea-Velia al polo museale di Paestum in luogo del polo museale di Napoli, al quale attualmente inerisce, laddove il vero, centrale problema è costituito dalla custodia ed esposizione al pubblico dei reperti; tale problema viene da sempre ignorato, tanto che nell'interrogazione a risposta immediata in Commissione 5-00313 del 1° agosto 2018, presentata dall'on. Casciello ed altri si discute esclusivamente dell'accorpamento gestionale dell'area archeologica di Velia al parco archeologico di Paestum piuttosto che a quello di Napoli, negligendo del tutto il vero problema che affligge il parco stesso costituito dalla sottrazione dei reperti alla pubblica fruibilità; l'allestimento del museo archeologico di Elea-Velia è a parere dell'interrogante un atto di doverosa coerenza con la qualificazione da parte dell'UNESCO dell'area di insediamento come "paesaggio culturale" di eccezionale valore e costituisce, altresì, atto di doverosa coerenza con riguardo agli orientamenti governativi di valorizzazione delle aree depresse del Mezzogiorno, incise da gravissimi fenomeni di spopolamento qual è il Cilento; l'apertura del museo archeologico di Elea-Velia consentirebbe, tra l'altro, di riattrarre in situ i numerosi reperti disseminati in varie strutture museali fuori dal territorio; ciò contribuirebbe all'arricchimento del museo stesso tale da consentirgli di conseguire il livello di efficace attrattore turistico-culturale, in grado di orientare ben più consistenti flussi turistici di visitatori presso il parco archeologico velino, con i ben intuibili vantaggi sotto il profilo occupazionale, sia diretti che indotti, si chiede di conoscere quali iniziative concrete si intendano assumere per assicurare ai reperti archeologici idonea custodia e l'ostensione al pubblico, per la valorizzazione del parco archeologico di Elea-Velia. Atto n. 4-00505 CASTIELLO Ai Ministri dello sviluppo economico e per la coesione territoriale e il Mezzogiorno Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: come risulta da una recente ricerca, nei servizi del TG1, su un totale di 1.844 esaminati tra il 1980 e 2010, solo il 9 per cento è riconducibile al Sud (che pure rappresenta il 34 per cento della popolazione italiana). Di Sud si parla nel principale telegiornale una volta ogni 10 servizi e quattro argomenti monopolizzano le notizie: cronaca, criminalità, welfare , meteo. All'interno della cronaca prevalgono i servizi di nera e all'interno del tema criminalità prevale nettamente quello delle mafie. La malasanità è il tema più trattato a proposito del welfare ; quasi il 60 per cento dei servizi riguarda omicidi, rapine, truffe e mafie e, se a questi si aggiungono gli scandali della sanità, il tema dell'illegalità è al centro dell'immagine che trasmette il principale telegiornale italiano: il Sud viene dunque presentato come un ambiente difficile, degradato e irrecuperabile. La questione meridionale è assorbita dal malaffare e dalla criminalità; il messaggio che viene diffuso è deformante, per non dire devastante: finché c'è illegalità e criminalità nel Mezzogiorno, nessun aiuto è possibile; il crimine e il malaffare sono espressione di una mentalità radicata, un retaggio storico che non si è saputo affrontare; la storia del Sud (compresa quella criminale) non si è prodotta dentro la storia nazionale, ma come un'espressione, devastante ed estrema, della parte negativa del Paese; ancora più significativo ed inquietante è ciò che proviene dall'analisi degli articoli dedicati al Sud dai due principali quotidiani italiani. Un articolo su 2 avente ad argomento il Mezzogiorno d'Italia si può iscrivere nella cornice rappresentata dalla criminalità, quasi a significare che il Sud non è diversamente immaginabile, né rappresentabile se non a partire dal crimine e dalle mafie. Infatti le due regioni che appaiono di più sui due quotidiani sono la Sicilia e la Campania, seguite a distanza dalla Calabria. Le restanti parti del Mezzogiorno sono in pratica quasi inesistenti nella narrazione giornalistica: un Sud descritto in modo manicheo, come invisibile fuori dalle zone del crimine;