[pronunce]

Osserva, preliminarmente, il giudice a quo che l'impugnato provvedimento del Presidente della Regione è fondato sulla disposizione censurata ed ha avuto come presupposto il diniego del nulla-osta alla regolarizzazione della Questura di Aosta, emesso in quanto nei confronti del lavoratore extracomunitario ricorrente era stato emanato decreto di espulsione con accompagnamento alla frontiera mediante la forza pubblica, non essendo egli risultato in regola con le norme disciplinanti il soggiorno nel territorio dello Stato essendo sprovvisto del relativo permesso e presente in Italia da più di otto giorni senza aver presentato la prescritta richiesta. Conseguentemente, era stata respinta la domanda di revoca del provvedimento espulsivo, sempre sulla base della norma impugnata secondo cui la regolarizzazione non può essere concessa nei confronti dello straniero avverso il quale sia stato emesso un decreto di espulsione per motivi diversi dal mancato rinnovo del permesso di soggiorno, salvo il caso di revoca del provvedimento stesso, revoca che però non può essere disposta in caso di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo di forza pubblica. Ciò posto, il TAR della Valle d'Aosta, dopo aver precisato di aver accolto l'istanza incidentale di sospensione del provvedimento impugnato, ricorda di aver già sollevato la medesima questione e quindi la propone nuovamente, integrando la descrizione della fattispecie sub iudice con gli elementi ritenuti da questa Corte, nell'ordinanza n. 126 del 2005, necessari ai fini della valutazione sulla rilevanza. Quanto al merito della questione, il giudice remittente afferma che la disposizione in oggetto è in contrasto col principio di uguaglianza in quanto tratta allo stesso modo – negando cioè la possibilità della regolarizzazione – sia lo straniero destinatario di un decreto di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo di forza pubblica per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, sia lo straniero che subisca il medesimo provvedimento soltanto perché si è trattenuto nel territorio italiano oltre il termine di quindici giorni fissato nell'intimazione di espulsione, senza essere in alcun modo pericoloso. Secondo il remittente, poi, la norma violerebbe anche il generale principio di ragionevolezza, perché finirebbe col concedere la regolarizzazione a coloro i quali, per motivi casuali, non abbiano subito controlli e, quindi, non siano stati effettivamente espulsi. Oltre a ciò, il giudice a quo rileva che l'accompagnamento alla frontiera «costituisce il naturale esito attuativo del provvedimento in tutti i casi di mancata osservanza spontanea del provvedimento di espulsione», sicché escludere la regolarizzazione in assenza di specifiche ragioni di pericolosità appare del tutto irragionevole; e l'irragionevolezza della norma si palesa anche nella conseguenza, evidentemente paradossale, per cui lo straniero che abbia lasciato spontaneamente il territorio dello Stato può, in teoria, usufruire della sanatoria, che gli viene però ugualmente preclusa dal fatto che in tale ipotesi egli certamente non presta più attività lavorativa dipendente, così come richiesto dalla normativa in esame. 6. — Nel corso di un giudizio avverso il provvedimento prefettizio di rigetto della domanda di regolarizzazione di un lavoratore extracomunitario anche il Tribunale amministrativo regionale del Veneto ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale della medesima norma già denunciata dalle precedenti ordinanze (r.o. n. 588 del 2005). Il giudice remittente, dopo aver precisato di aver accolto temporaneamente la domanda incidentale di sospensiva presentata dal ricorrente, rileva che il solo motivo per cui la domanda di sanatoria è stata respinta è costituito dall'esistenza, a carico dello straniero, di un precedente provvedimento di espulsione con accompagnamento coattivo alla frontiera. Ciò posto, il TAR osserva che il testo della norma censurata – del quale il provvedimento prefettizio impugnato costituisce mera applicazione – pone seri dubbi di conformità all'art. 3 Cost., sotto il duplice profilo del principio di eguaglianza e del principio di ragionevolezza, in quanto «equipara ai fini dell'esclusione dalla regolarizzazione […] la differente posizione dell'extracomunitario che sia stato colpito da un provvedimento di espulsione eseguito coattivamente per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o perché socialmente pericoloso a quella del lavoratore extracomunitario che sia stato, invece, espulso coattivamente […] solo in quanto entrato clandestinamente nello Stato ovvero si sia ivi trattenuto oltre il termine canonico fissato dal decreto di espulsione». Quanto alla rilevanza, il giudice a quo sottolinea che già nell'attuale fase cautelare della controversia la decisione sulla sollevata questione appare determinante al fine di confermare o meno il provvedimento di sospensiva adottato. 7.— Con ordinanza del 13 marzo 2005 il Giudice di pace di Ferrara – in sede di giudizio di convalida del provvedimento di espulsione con accompagnamento alla frontiera emesso dal Questore della medesima città nei confronti di un cittadino ucraino – ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 Cost., della stessa norma impugnata negli altri menzionati giudizi (r.o. n. 547 del 2005). Il giudice a quo compie una breve premessa storica sulla normativa in materia di sanatoria dei lavoratori stranieri e ricorda che, in base al condono di cui al d.l. n. 195 del 2002, numerosi extracomunitari hanno potuto sanare la loro posizione lavorativa. In occasione del rinnovo dei permessi di soggiorno per l'anno 2004 emergeva in parecchi casi, a seguito dei rilievi dattiloscopici di cui all'art. 5, comma 2-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, che alcuni soggetti, già destinatari della sanatoria, avevano subito in passato provvedimenti di espulsione di vario genere, alcuni dei quali mediante accompagnamento coattivo alla frontiera. Nel caso di espulsione con accompagnamento la norma in esame vieta la possibilità della sanatoria, con la conseguenza che agli stranieri che si trovano in tale situazione viene revocato il permesso di soggiorno con conseguente nuova espulsione. Tale automatica conseguenza pare al Giudice di pace di Ferrara in contrasto col principio di eguaglianza e con quello di ragionevolezza, per motivi ampiamente coincidenti con quelli già evidenziati dalle altre ordinanze dei menzionati giudici amministrativi; in particolare, il remittente evidenzia che l'espulsione eseguita con accompagnamento alla frontiera è un provvedimento non diverso, nella sostanza, dall'ordine di lasciare il territorio dello Stato entro 15 giorni e che chi è rientrato in Italia dopo tale accompagnamento ha commesso una violazione in tutto paragonabile a quella di chi si è trattenuto clandestinamente nel nostro territorio dopo essere stato espulso. Il remittente, quindi, chiede che la norma in questione venga dichiarata costituzionalmente illegittima «nella parte in cui non prevede che la revoca del provvedimento di espulsione in presenza di circostanze obiettive riguardanti l'inserimento sociale possa estendersi anche allo straniero che risulti destinatario di un provvedimento di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica». 8.—