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È altresì necessario ristabilire un principio di giustizia fiscale, prevedendo nuove forme di prelievo nei confronti di quei colossi digitali che si fanno scudo dell'extraterritorialità delle loro sedi per celare i redditi conseguiti nel nostro Paese. Sulla digital tax non possiamo restare appesi all'attesa di incerti accordi internazionali, come quelli che si attendono in sede OCSE, sotto il ricatto di ritorsione nei confronti delle nostre imprese esportatrici. Dobbiamo agire comunque e subito per salvare le nostre imprese, certi che, insieme agli altri Stati europei a noi più vicini e simili, possiamo opporre alle minacce di ritorsione una forza contrattuale enorme data anche dal valore dei profitti conseguiti da questi colossi nel nostro territorio e dal valore economico enorme dei nostri dati digitali. Dobbiamo insomma sfruttare la contingenza della pandemia per creare una società moderna, più giusta e inclusiva. Il raggiungimento di questo risultato, però, passa anche dall'unità e dalla serietà che la politica deve saper dimostrare. Per questo, credo e ribadisco che l'accordo sulla conversione del decreto-legge ristori deve costituire l'avvio di un nuovo percorso politico di unità, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica, per il rispetto dei diritti dei cittadini e per il superamento dei divari sociali. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, sui ristori, a nome di Fratelli d'Italia, sono già intervenuti i colleghi Nastri, Maffoni e Petrenga, quindi, come componente della Commissione giustizia, voglio intrattenermi sul capitolo degli interventi in tale ambito contenuti all'interno dei quattro decreti-legge che oggi esaminiamo per la conversione. In materia di giustizia, in questi decreti ci sono anche cose positive: mi riferisco, ad esempio, alla possibilità per gli avvocati di depositare finalmente anche gli atti penali attraverso posta elettronica certificata (PEC). Lo chiedevamo da mesi, come pure le categorie interessate, e finalmente il Governo si è svegliato e ha introdotto questa semplice possibilità, che non si capisce perché non fosse prevista in precedenza, per il deposito degli atti penali. Siamo invece contrari e particolarmente preoccupati per il trattamento cartolare dell'appello penale che viene introdotto con questa misura e non parliamo poi della discussione della causa in sede di Cassazione. Praticamente quello che era un cardine da sempre fondamentale del processo penale, cioè l'oralità, viene trasformato in un criterio residuale, soltanto in casi particolari e su richiesta di parte. Questo, secondo noi, è molto preoccupante e siamo assai contrari. Siamo contrari anche all'ennesimo svuota-carceri contenuto nel decreto-legge al nostro esame, perché, tra liberazione anticipata e concessione della detenzione domiciliare, saranno altre migliaia i criminali messi in libertà. I criminali ringraziano, i cittadini un po' meno, perché si preoccupano per la propria sicurezza. Nel decreto al nostro esame, inoltre, viene consentito di mettere agli arresti domiciliari i detenuti senza nemmeno valutare il pericolo che il condannato si dia alla fuga o torni a delinquere. Un mio emendamento su questo argomento, presentato a nome del Gruppo Fratelli d'Italia per introdurre almeno questo criterio, cioè la condizione prevista dalla norma generale che viene derogata, è stato semplicemente ignorato, come tantissimi altri di quelli che abbiamo presentato. Risultato: gli unici che restano davvero condannati nel sistema carcerario italiano sono gli agenti di custodia, che vengono tartassati, mandati allo sbaraglio, costretti a turni massacranti (perché sappiamo che l'organico è deficitario di quasi diecimila agenti), senza strumenti e a volte senza nemmeno le mascherine. Ecco, i veri condannati nel nostro sistema carcerario sono gli agenti di custodia, cui va tutta la nostra solidarietà. Quello che più manca in questi quattro decreti-legge, però, è qualsiasi misura a favore della magistratura onoraria. Avete ignorato un mio emendamento relativo ai magistrati onorari, che, come tutti sappiamo, sono privi di qualsiasi tutela, vengono pagati a cottimo e quindi con il rinvio delle udienze chiaramente sono in grosse difficoltà, perché non percepiscono emolumenti. Avevamo proposto di riconoscere loro almeno un indennizzo di 1.500 euro al mese per tutta la durata dell'emergenza. Anche questo nostro emendamento è stato ignorato. È proprio sulla magistratura onoraria che vorrei richiamare l'attenzione di quest'Assemblea, perché, come tutti leggiamo sui giornali, è in corso una protesta molto molto forte da parte dei magistrati onorari, che lamentano - giustamente - di lavorare senza alcuna tutela. Per loro non ci sono ferie né diritti, non c'è il riconoscimento della maternità né un sistema previdenziale o assistenziale in caso di malattia o infortunio. Li mandiamo in udienza, ma, se si ammalano di covid, non riconosciamo la malattia professionale, come avviene anche per le altre malattie, perché il magistrato onorario non ha alcuna tutela nel nostro ordinamento giuridico. Sono dei paria, servitori dello Stato che si sacrificano e tengono sulle loro spalle il 50 per cento e più di tutti gli affari che vengono trattati di fronte ai nostri uffici giudiziari, ma non hanno diritti per il nostro Stato e per il Governo. Questo è veramente vergognoso. Credo che questi cinquemila servitori dello Stato meriterebbero ben altro, come ha del resto riconosciuto la Corte di giustizia europea e come sta riconoscendo finalmente la stessa Associazione nazionale dei magistrati (ANM), che in questi giorni sta facendo uscire comunicati su comunicati in cui riconosce finalmente che senza i magistrati onorari la giustizia semplicemente si blocca. Sappiamo tutti benissimo che il 90 per cento dei processi penali davanti al giudice monocratico del tribunale si tengono grazie ai vice procuratori onorari, perché altrimenti si bloccherebbe tutto, tant'è vero che in alcune procure i procuratori hanno deciso di andare in udienza proprio come forma di solidarietà nei confronti dei magistrati onorari. Ebbene, di fronte a questa situazione drammatica come risponde il ministro Bonafede? Risponde dicendo che questo trattamento vergognoso dei magistrati onorari è necessario, perché altrimenti la magistratura professionale subirebbe la perdita di prestigio e la riduzione della retribuzione. Lo ha detto il ministro Bonafede non a «Porta a porta», ma in un atto ufficiale, rispondendo a un'interrogazione alla Camera del mio collega di partito, l'onorevole Delmastro di Fratelli d'Italia. È una risposta vergognosa, dalla quale hanno preso le distanze persino gli stessi magistrati professionali, perché badate bene, questa non è una delle tante gaffe del ministro a «Porta a porta», ma è un'affermazione contenuta in un atto ufficiale del Governo di fronte al Parlamento. A «Porta a porta», un anno fa, il Ministro disse che quando non si riesce a dimostrare il dolo, allora il reato diventa colposo. Scusate la sintassi, non è mia, è del Ministro, che ho citato testualmente.