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Quindi insisto e concludo per il voto contrario rispetto all'ordine del giorno. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Falco. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, riguardo a questa vicenda, mi spiace che il relatore Pillon, che propone l'annullamento dell'elezione della collega Minuto, non abbia voluto leggere la propria proposta e la propria relazione. È infatti interessante notare che svolge, come è stato ben detto dal collega Grassi, una serie di ragionamenti piuttosto complessi, che poi lo portano, alla fine, ad affermare che la disciplina «si ispira al principio per cui la ripartizione dei seggi nei collegi è proporzionata alla popolazione accertata dall'ultimo censimento» e quindi al criterio, che veniva enunciato, «di rappresentatività territoriale, con il quale è necessario coordinare quello della rappresentatività politica». Effettivamente, «qualora si aderisse alla tesi sostenuta dal ricorrente» dice il relatore, senatore Pillon, «si perverrebbe alla riduzione del numero dei seggi attribuiti in un collegio e al corrispondente aumento dei seggi nell'altro» e quindi ci sarebbe, come è stato detto, una sovra-rappresentanza di un collegio rispetto all'altro, di 7 a 5 nel caso di specie. Ciò è in contrasto «con la previsione del combinato disposto dell'articolo 1, comma 2- ter , del decreto legislativo n. 533 del 1993 e della tabella» approvata a seguito del citato decreto legislativo. Lo sottolineano valenti giuristi, come Giovanni Maria Flick, Federico Tedeschini, Carlo Mezzanotte, con riguardo ad un altro ricorso. «Sulla procedura di riparto dei seggi tra i collegi, si rileva» dice sempre Pillon «che, a seguito delle operazioni di calcolo previste dagli articoli 16, 16- bis e 17 del Testo unico delle norme per l'elezione del Senato della Repubblica, ottenuto il quoziente elettorale e poi il quoziente di attribuzione, risultano assegnati tre seggi al MoVimento 5 Stelle, uno a Forza Italia, nel collegio Puglia 1 (individuati dalla parte intera della cifre del quoziente di attribuzione) e tre seggi al MoVimento 5 Stelle, un seggio a Forza Italia e un seggio Partito Democratico nel collegio Puglia 02, (individuati come sopra). Restano, pertanto, due seggi da assegnare nel collegio Puglia 01 e un seggio da assegnare nel collegio Puglia 02». Questo è da ripartire. Sempre Pillon dice che «si ritiene corretto che, ai sensi dell'articolo 17, comma primo, lettera c) , uno dei due seggi residui spettante al collegio Puglia 01 sia assegnato alla lista del Partito Democratico, in ragione della maggiore parte decimale in assoluto da questa conseguita. Ai sensi del citato articolo - continua la relazione - appare corretta l'attribuzione di un seggio a Forza Italia e uno alla Lega, la quale, pur avendo il quoziente più alto in ambito di collegi, ha diritto a un solo seggio e deve pertanto lasciare il suo secondo seggio virtuale alla lista deficitaria di Forza Italia. Questo - dice Pillon - è il convincimento del relatore, che tuttavia, prendendo atto di un orientamento in senso contrario a tali prospettazioni assunte dalla Giunta in altre circostanze (ci si riferisce al caso, traslato fino all'Umbria, di un seggio della Sicilia, quindi con una marchiana violazione dell'articolo 57 della Costituzione), cambia il proprio giudizio e propone l'annullamento dell'elezione della senatrice Minuto. Questa relazione ha qualcosa di masochistico e suicidario, ma leggiamola. Come si fa ad approvare una roba del genere? Perlomeno con queste motivazioni, questa proposta è inaccettabile perché si conforma a una violazione del chiarissimo precetto costituzionale di cui all'articolo 57 e contrasta con il proprio logico ragionamento. È assurdo. Non capisco come il relatore, senatore Pillon, possa proporre, alla fine di un ragionamento così ben fatto, l'annullamento della proclamazione della senatrice Minuto. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che non sia di maniera rappresentare che è sempre molto delicato intervenire su questioni riguardanti la permanenza nell'Assemblea del Senato di colleghi. Non a caso, su queste questioni si delibera con voto segreto. Dico questo perché credo sia importante sottolineare la stima e l'apprezzamento che devono comunque permanere tra tutti noi. Il Parlamento del resto è il luogo in cui si discute con persone che la pensano diversamente, ma di cui siamo orgogliosi e fieri di far parte. Ovviamente discutiamo non della persona, ma dell'applicazione di norme che sono in contrasto con quanto detto poc'anzi, facendoci trovare di fronte a una freddezza di calcoli spesso complicati da seguire. Si tratta però di norme e calcoli che si basano su disposizioni di legge e su una giurisprudenza ormai consolidata. Gli interventi che mi hanno preceduta hanno sviscerato sufficientemente la norma. A me preme compiere solo due sottolineature. Nei calcoli e nelle compensazioni, che bisogna fare al verificarsi di determinate situazioni, tra liste eccedentarie e liste deficitarie si fronteggiano ed equilibrano due criteri: quello cosiddetto territoriale e quello della rappresentanza politica. Quando si discute di collegi senatoriali, si ritiene, a norma della Costituzione e per interpretazione, che il criterio territoriale sia soddisfatto nell'ambito della Regione. Pertanto, si intende che il criterio territoriale non va a inficiare e coinvolgere la ripartizione tra collegi (nel caso della Puglia sono tre: Puglia 1, Puglia 2 e Puglia 3), in quanto basta sia rispettato il criterio regionale. Viceversa, in base alla cosiddetta rappresentanza politica, il legislatore, secondo l'interpretazione costituzionale del Consiglio di Stato, è vincolato a rispettare il numero massimo dei seggi attribuiti alla circoscrizione elettorale regionale sulla base di quanto disposto dall'articolo 57, comma 4, della Costituzione. Vi è però di più. Questo calcolo è stato seguito per l'attribuzione di tutti i seggi dei collegi plurinominali in base ai quali noi sediamo in questa Aula. La stessa Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, nell'affrontare due casi assolutamente analoghi, ha respinto i ricorsi che riguardavano Toscana e Piemonte, applicando esattamente questo criterio. Ci sono quindi due elementi insuperabili: l'applicazione e l'interpretazione della normativa, secondo la giurisprudenza costituzionale consolidata anche del Consiglio di Stato e l'interpretazione consolidata della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Pertanto il voto non può che essere contrario all'ordine del giorno presentato. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, cari colleghi, vorrei dirvi solo poche parole, anche perché se facessi un discorso molto più lungo, potrei sicuramente emozionarmi e invece voglio essere forte. Il mio è il percorso di una militante che ha fatto politica nel suo territorio. Sin da bambina, con mio padre, ho partecipato a manifestazioni e riunioni politiche.