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Disposizioni in materia di prevenzione, cura e riabilitazione dell'obesità e dei disturbi dell'alimentazione. Onorevoli Senatori. -- L'obesità e i disturbi dell'alimentazione (DA) si possono annoverare tra le patologie croniche che più caratterizzano la popolazione del mondo occidentale. Le analisi epidemiologiche registrano un'elevata prevalenza dei soggetti affetti da queste patologie in rapporto alla popolazione totale. In Italia il 10,1 per cento della popolazione adulta è affetto da obesità (di questi un 10 per cento circa -- vale a dire 500-600.000 individui -- presenta un'obesità complicata da gravi patologie sul piano cardiovascolare, respiratorio, osteoarticolare e dismetabolico). Inoltre circa la metà dei pazienti che richiede un trattamento per i disturbi dell'alimentazione è affetto da disturbi di gravità clinica che non rientrano tra i criteri diagnostici dell'anoressia nervosa e della bulimia nervosa. Sono ben 52.000 i decessi all'anno attribuibili all'obesità, mentre i disturbi dell'alimentazione fanno registrare il livello più alto di mortalità dopo le politossicodipendenze tra i disturbi mentali (0,5 per cento per anno). Questi dati testimoniano un aumento rilevante della morbosità in relazione alla presenza di tali patologie, con gravi ripercussioni sulle aspettative di vita dei soggetti obesi e sulla loro stessa qualità di vita fisica e psicosociale, poiché tali patologie sono spesso legate a varie forme di disabilità, che possono svilupparsi anche indipendentemente dalla presenza di comorbosità. Il dato preoccupante è che negli ultimi decenni si è assistito a un aumento progressivo di tali patologie che scaturiscono dalla combinazione di cause predisponenti (di natura biologica, sociale e psicologica), fattori scatenanti e fattori perpetuanti. La patogenesi dell'obesità e dei DA è, infatti, multifattoriale. È legata all'interazione di vari fattori che possono intervenire nel corso della vita di un paziente, come fattori genetici predisponenti, fattori ambientali (familiari, lavorativi, micro e macro-sociali), lo stile di vita (abitudini alimentari scorrette combinate con un ridotto dispendio energetico), alterazioni metaboliche, patologie cardiovascolari e osteoarticolari, disturbi dell'umore, d'ansia e di personalità. A ciò si deve aggiungere che la prevalenza dell'obesità ha raggiunto livelli tali da gravare in modo incisivo sullo stato di salute della popolazione e sui bilanci della sanità. Così come l'obesità, anche i disturbi dell'alimentazione presentano sia costi diretti (ospedalizzazione, riabilitazione, eccetera) sia indiretti (inabilità al lavoro, mortalità precoce, eccetera). Tali costi, seppur molto elevati, sono verosimilmente sottostimati, perché si devono considerare anche i costi sociali legati alla ridotta produttività lavorativa dei pazienti affetti da obesità e da disturbi dell'alimentazione (giorni di lavoro persi, inabilità ad alcune mansioni, incremento degli incidenti sul lavoro e del pensionamento anticipato) e i costi non direttamente quantificabili in termini economici, ma che rappresentano un vulnus in termini di uguaglianza e di pari opportunità, che colpiscono questi pazienti (minor rendimento scolastico, discriminazione lavorativa, difficoltà psicosociali, scarsa qualità della vita). Il quadro descritto rende auspicabile una disciplina della materia, poiché le caratteristiche di cronicità e comorbosità, i costi elevati in termini di disabilità e il grave impatto complessivo sulla qualità della vita impongono di associare alle iniziative di prevenzione primaria un'efficace «presa in carico» di tipo terapeutico e riabilitativo, sia per l'obesità, sia per i disturbi dell'alimentazione. Obesità e disturbi dell'alimentazione presentano importanti ed evidenti aree di sovrapposizione: in effetti, i «disturbi da alimentazione non-omeostatica» sono una categoria che si estende dall'emaciazione anoressica alla grande obesità che comprende tutto lo spettro dei pesi corporei. Tali disturbi hanno forti somiglianze tra di loro e spesso si rilevano «frequenti migrazioni transdiagnostiche» in tempi diversi della vita, ovvero passaggi da una categoria diagnostica all'altra dei disturbi dell'alimentazione (ad esempio, da anoressia nervosa a bulimia nervosa e a disturbi dell'alimentazione non altrimenti specificati), ma anche dall'obesità ai disturbi dell'alimentazione e viceversa; uno stesso paziente dunque può essere affetto in tempi diversi da tutte le patologie che rientrano nei disturbi dell'alimentazione non omeostatici e della regolazione del peso corporeo. Tali dati allarmanti indicano l'urgenza e l'indispensabilità di prevedere, oltre ad interventi di rilevazione epidemiologica ed attività di prevenzione, percorsi terapeutici interdisciplinari e multidimensionali, spesso lunghi e articolati, in grado di far fronte in modo adeguato ai sintomi, alle cause e alle complicanze di queste malattie nel setting di cura di volta in volta più adeguato e che prevedano il coinvolgimento dei nuclei familiari. Tali setting di cura dovranno integrarsi in una rete assistenziale che prevede diversi livelli: dalla medicina territoriale (medici di medicina generale e servizi di igiene degli alimenti e della nutrizione -- SIAN), ai servizi specialistici ambulatoriali semiresidenziali ( day hospital diagnostici e terapeutico-riabilitativi), per arrivare alla riabilitazione intensiva residenziale e infine ai ricoveri ospedalieri «H24». L'assistenza al paziente e alla famiglia, laddove necessario, così articolata e complessa richiede la creazione di un'efficiente rete di servizi sociosanitari con finalità di prevenzione, cura e riabilitazione, presenti in tutto il territorio nazionale e una struttura di coordinamento degli interventi regionali. La letteratura scientifica evidenzia l'importanza degli interventi preventivi e terapeutico-riabilitativi intensivi e dimostra come questi siano in grado di modificare la «storia naturale» dell'obesità e dei disturbi dell'alimentazione e di ridurre l'incidenza di complicanze o di procrastinarne la comparsa, con vantaggi evidenti per la salute e la qualità di vita del soggetto e per i costi sanitari diretti e indiretti. Scopo dell'intervento terapeutico-riabilitativo è, infatti, non solo il recupero funzionale biologico, ma soprattutto il ripristino delle abilità, inteso anche come recupero occupazionale e lavorativo e più in generale come miglioramento della qualità di vita. In concomitanza con gli interventi di cura e riabilitazione il disegno di legge prevede misure atte a migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da obesità attraverso l'abbattimento delle barriere architettoniche che a tutt'oggi costituiscono un incivile ostacolo alla mobilità di alcune categorie di persone. La legge statale è del tutto idonea a disciplinare la materia oggetto del presente disegno di legge perché la disciplina in materia di livelli essenziali di assistenza per i pazienti affetti da obesità e disturbi dell'alimentazione è di competenza dello Stato, come prescrive l'articolo 117, secondo comma, lettera m) , della Costituzione.