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La discussione che si è avuta oggi su questo disegno di legge, di fatto, è la testimonianza quasi plastica del grande conflitto politico di questi anni, settimane, mesi, tra la legislazione europea e quella del Parlamento, nonché tra l'Italia e l'Europa. Siamo qui a prendere atto di alcune correzioni obbligatorie che le direttive comunitarie impongono al Parlamento italiano. Ci troviamo quindi a legiferare avendo una possibilità e una libertà di voto e di decisione alquanto limitate. Non c'è chi non comprenda che questo, in sostanza, è il conflitto che si è generato tra la Costituzione italiana, che è nata come parlamentare e rappresentativa delle categorie e delle difficoltà della storia di questo Paese, e un potere sovranazionale europeo, tanto potente quanto difettoso di legittimazione democratica. Questo è il problema vero che, a mio avviso, dovrebbe interessare l'Assemblea, al di là degli aspetti tecnici sui quali sicuramente pure interverremo. Le procedure d'infrazione, infatti, sono spesso bacchettate incomprensibili, non solo nei confronti del Senato e della Camera, ma del buonsenso e dell'attività economica di questo Paese. Sono talvolta princìpi di natura astratta o complicazioni inutili nell'attività e nella vita di ogni giorno. Se prendete anche semplicemente l'elenco dei temi all'ordine del giorno, vedrete che dobbiamo adeguare la normativa italiana alla libera circolazione delle persone, alla giustizia, alla sicurezza, ai trasporti, alla fiscalità, ai diritti d'autore, eccetera. La domanda allora è cosa rimane della Costituzione e della libertà assegnata ai rappresentanti del popolo, ai senatori e ai deputati rispetto a quello che l'Europa ci chiede e che in questi giorni ci ha chiesto rispetto alla procedura d'infrazione di cui ci ha riferito il ministro Tria in ordine alla manovra economica, su cui personalmente ho molti dubbi e contrarietà, che ho espresso, come il Gruppo Fratelli d'Italia, in quest'Assemblea. Rimane però il problema vero: mi riferisco al conflitto, di fatto, tra quanto il Parlamento può determinare e quanto i trattati europei ci impongono. Si tratta naturalmente di trattati che abbiamo sottoscritto senza imposizione di alcuno, ma il problema comunque rimane. Rispetto a questo, i problemi che abbiamo di fronte sono la diretta conseguenza. Penso, ad esempio, ai problemi della pubblica amministrazione e dei pagamenti che non fa. La normativa europea ci richiede - è una cosa giusta - di accelerare il pagamento, però si dimentica del fatto che spesso le pubbliche amministrazioni non riescono a pagare i loro fornitori perché sono vincolate da una camicia di forza, rappresentata dal Patto di stabilità o da altre ragnatele giuridico-economiche, che impediscono ai Comuni, pur avendo i soldi, di pagare. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo è il problema che dobbiamo rilevare in questa sede. C'è una contraddizione tra quanto l'Unione europea chiede con una mano e quanto impone con l'altra: trattati internazionali e austerity, che hanno imposto rigidità di bilancio insopportabili alle amministrazioni locali e anche alle amministrazioni dello Stato, e - poi - inviti pressanti a pagare presto e bene. Abbiamo presentato degli emendamenti e degli ordini del giorno che spero la maggioranza vorrà, non dico condividere, ma per lo meno leggere. Sicuramente quello del pagamento delle pubbliche amministrazioni è un tema fondamentale, perché le aziende muoiono per mancanza di liquidità e credito e si trovano in difficoltà enormi in quanto alcune amministrazioni pubbliche pagano con ritardi di anni, non mesi. Non possiamo definirci un Paese civile se non consentiamo alle aziende che hanno lavorato con la pubblica amministrazione di essere pagate in tempi rapidi e accettabili. Una soluzione sarebbe potuta essere quella che ho avanzato insieme ai colleghi, volta a consentire alle aziende e ai privati di bilanciare i crediti con i debiti. Tuttavia, questa soluzione, che è di buon senso, è stata rigettata dall'Assemblea - dalla maggioranza soltanto - la settimana scorsa. Poteva essere la soluzione più semplice, al di là di quello che ci chiede l'Unione europea. Visto che il tempo a disposizione è molto poco, faccio un breve cenno alla questione dei tabacchi. Non ho ben compreso se la norma serva a difendere i gestori dei monopoli di Stato rispetto al fatto che la cosiddetta produttività minima inserita dal legislatore precedentemente è stata espunta. Tuttavia, temo - al contrario - che questa nuova norma esponga gli attuali gestori dei monopoli di Stato - tabaccai e tabacchini - a una concorrenza eccessiva. Infatti, prevedere come riferimento soltanto le distanze di 200 metri e il numero minimo di 1.500 abitanti per poter esercitare l'attività significa aggiungere nuove attività in un mercato che è già asfittico e il cui giro d'affari diminuisce di anno in anno. Anche su questo tema vorrei che ci fossero uno sforzo e un coraggio maggiori da parte del Senato. Passo rapidamente a un altro tema, visto che è presente in Aula il sottosegretario Barra Caracciolo, che si è molto speso sull'argomento. Credo che anche sul regime de minimis il Governo dovrebbe impegnarsi un po' di più. Infatti, l'attuale regime de minimis di cui si parla in alcuni articoli, che è limitato a 200.000 euro in tre anni, è insufficiente rispetto alla possibilità che il Governo può dare a un'azienda di beneficiare di aiuti di Stato talvolta indispensabili per poter risollevarsi in momenti di crisi. Credo che su questo tema il Governo dovrebbe impegnarsi nelle sedi più adatte. Se il tempo me lo consente, vorrei fare un'ultima notazione curiosa e simpatica, a dimostrazione di come la legislazione europea ogni giorno ci riservi sorprese anche divertenti, forse a sua insaputa. All'articolo 5 del disegno di legge n. 822 per esempio si introduce una nuova disposizione in forza della quale gli esaminatori delle patenti di guida non dovranno più essere, a loro volta, titolari delle patenti per cui fanno gli esami, in quanto basta che siano laureati in ingegneria (non è specificato quale ramo). Pertanto, per fare l'esame per le patenti C o D non sarà più necessario saper guidare il camion o il pullman, ma sarà sufficiente essere laureati. Io speravo che per fare questo esame occorresse saper guidare il camion e il pullman. (Applausi dal Gruppo FdI) . Tale requisito non serve più in Europa. Servono la distinzione tra cuoio e pellami e altre stupidaggini, ma da domani mattina l'esame della patente per il pullman su cui viaggiano i nostri bambini o per i camion che trasportano merci pericolose verrà fatto da una persona che non è mai salita su un pullman e non ha mai guidato un camion e un autoarticolato. Questa è la novità che l'Unione europea ci impone e che voi vi apprestate a votare. Noi sicuramente no. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, la legge europea rappresenta un passaggio politico importante e non può essere di certo considerata come mero adempimento formale di attuazione della normativa europea.