[pronunce]

che la difesa statale afferma che non vi è violazione né del principio di eguaglianza, in quanto il presupposto per l'applicazione della disposizione è comunque il superamento dell'esame, né del diritto di difesa, in quanto la disposizione si applica solo agli esami di abilitazione, nei quali non vi sono controinteressati, né del principio del giudice naturale, essendo irrilevante che in singoli casi concreti possa essere adito un giudice incompetente, né del principio del doppio grado di giurisdizione, in quanto la disposizione non preclude la proposizione dell'appello, ma può solo renderlo improcedibile. Considerato che il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana ha sollevato, con riferimento agli articoli 3, 24, 25, 103, 111, secondo comma, 113 e 125 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione), convertito, con modificazioni, dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, a norma del quale «conseguono ad ogni effetto l'abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono i candidati, in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d'esame scritte ed orali previste dal bando, anche se l'ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela»; che la questione è manifestamente infondata; che, infatti, analoga questione, sollevata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana con una precedente ordinanza, è già stata dichiarata infondata da questa Corte con la sentenza n. 108 del 2009; che, in tale occasione, la Corte ha osservato che la disposizione impugnata «ha lo scopo di evitare che il superamento delle prove di un esame di abilitazione venga reso inutile dalle vicende processuali successive al provvedimento, con il quale un giudice o la stessa amministrazione, in via di autotutela, abbiano disposto l'ammissione alle prove di esame o la ripetizione della valutazione» e che, per raggiungere questo scopo, essa «rende irreversibili – secondo la giurisprudenza amministrativa – gli effetti del superamento delle prove scritte e orali previste dal bando»; che la Corte ha ritenuto che la disposizione sia il risultato di una scelta operata dal legislatore in sede di bilanciamento di interessi contrapposti; che, infatti, da un lato, vi è «l'interesse alla piena e definitiva verifica della legittimità degli atti compiuti dall'amministrazione nel corso del procedimento di esame e, quindi, della correttezza della precedente valutazione, che abbia in ipotesi condotto all'esclusione del candidato», il quale indurrebbe a consentire la prosecuzione del processo fino alla sua naturale conclusione, e allo stesso esito condurrebbe la piena esplicazione del diritto di difesa di entrambe le parti; che, dall'altro lato, vi sono «l'interesse a evitare che gli esami si svolgano inutilmente, quello a evitare che la lentezza dei processi ne renda incerto l'esito e, soprattutto, l'affidamento del privato, il quale abbia superato le prove di esame e – in ipotesi – avviato in buona fede la relativa attività professionale», oltre a un'esigenza generale di certezza in ordine ai tempi di conclusione dell'accertamento dell'idoneità dei candidati e in ordine ai rapporti instaurati dal candidato nello svolgimento dell'attività professionale; che, come affermato nella menzionata sentenza, il legislatore «ha ritenuto di contemperare i diversi interessi rilevanti, accordando una particolare tutela all'affidamento del cittadino», che «comporta indubbiamente una certa compressione del diritto di difesa, in quanto si introduce una dissimmetria tra le due parti del processo amministrativo eventualmente avviato», ma – alla luce dei principi costituzionali, che non escludono una ragionevole limitazione del diritto di difesa dell'amministrazione – il bilanciamento di interessi non è irragionevole; che, infatti, il diritto di difesa dell'amministrazione «è sì compresso, ma non eliminato, in quanto esso può comunque esplicarsi fino all'eventuale superamento delle prove» e «la sua compressione è giustificata dal fatto che dell'interesse pubblico all'accertamento dell'idoneità del candidato, di cui l'amministrazione stessa è portatrice, la disposizione si fa comunque carico, richiedendo il superamento della prova»; che, in base alle considerazioni che precedono, la Corte ha ritenuto infondate le censure prospettate dal rimettente; che, pertanto, non essendo state proposte censure nuove e diverse da quelle già esaminate da questa Corte, la questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione), convertito, con modificazioni, dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 103, 111, secondo comma, 113 e 125 della Costituzione, dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 maggio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 maggio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA