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Si ritiene, pertanto, che la forma di pubblicità prevista dal Regolamento del Senato non potesse essere l'elemento di discrimine per valutare la sussistenza o meno di un'insindacabilità ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione, attese la valenza costituzionale di tale prerogativa e la conseguente scelta di tutelarla al massimo grado possibile, a prescindere quindi dalla circostanza che una determinata attività possa essere svolta. Per quanto riguarda la parte relativa al disegno di legge sui magistrati eletti in cariche politiche, vi è una valutazione della corrispondenza contenutistica tra la dichiarazione effettuata intra moenia e quella effettuata extra moenia , che deve essere valutata in relazione non a una corrispondenza puntuale e specifica delle parole usate, ma al significato sostanziale delle stesse. Come più volte affermato anche dalla Corte costituzionale, a quel punto si va a guardare non il termine lessicale, bensì il valore contenutistico della dichiarazione, per cui si può rilevare il nesso funzionale. Per tutti questi aspetti, soprattutto per quanto riguarda il profilo delle affermazioni concernenti la querela, la Giunta propone, a maggioranza, all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dal signor Ciro Falanga, senatore all'epoca dei fatti, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, con il conseguente assorbimento della richiesta avanzata dall'ex senatore in ordine al medesimo procedimento penale. PRESIDENTE . Poiché non vi sono iscritti a parlare in discussione, passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. DE FALCO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, in relazione alla vicenda dell'ex senatore Falanga, sono stato relatore in Giunta e ho proposto che la stessa valutasse la insussistenza della prerogativa. La Giunta ha votato contro la mia proposta e, quindi, ha poi conferito l'incarico alla senatrice D'Angelo, che ha appena svolto la propria relazione. La Giunta, cioè, a maggioranza, con l'esclusione del sottoscritto e del senatore Grasso, ha affermato che sussiste, nel caso dell'ex senatore Falanga, la prerogativa e, quindi, la copertura - per così dire - recata dall'articolo 68, primo comma, degli atti e dei fatti anche resi extra moenia dall'avvocato Falanga, all'epoca dei fatti senatore Ciro Falanga. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, quindi, propone all'Assemblea di considerare che le dichiarazioni dell'avvocato Falanga siano coperte dalla prerogativa e ha respinto la mia proposta di relatore. Ritengo, invece, che le dichiarazioni rese dall'ex senatore Falanga non possano essere considerate coperte dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Si è osservato, durante il dibattito in Giunta, che quelle dichiarazioni rese dall'ex senatore Falanga in un'intervista al «Corriere della Sera» del 18 maggio 2016 sarebbero sovrapponibili a quelle rese nel corso di alcune sedute dell'Ufficio di Presidenza della 2 a Commissione, di cui - come ha detto la relatore - non esiste alcun resoconto, nemmeno sommario. Si è ritenuto di poter ovviare a questa mancanza chiedendo, da parte dell'interessato allo stesso senatore D'Ascola - per un periodo è stato Presidente della 2 a Commissione - di redigere ora per allora un documento che consentisse di affermare la coincidenza tra quello che era stato detto in una seduta dell'Ufficio di Presidenza e quello che è stato poi dichiarato al «Corriere della Sera», e ripeto ora per allora. È stato creato quindi un documento, fatto accedere all'interno della Giunta su richiesta dell'interessato, che - secondo la relazione - configurerebbe la possibilità di considerare un'estensione dell'attività parlamentare l'intervista resa al «Corriere della Sera». In realtà cosa dice poi nel contenuto il documento di D'Ascola? Esso si limita ad affermare che vi era stato puramente un rallentamento dei lavori parlamentari; nulla dice invece delle affermazioni che poi sono state oggetto di querela, e cioè della parte diffamatoria. Allora dico semplicemente una cosa, senza farvi perdere tempo: non sussiste dimostrazione, né il Regolamento (articolo 135, quinto comma) consente di acquisire documenti tali da avere dimostrazione, in assenza di un documento precostituito (cioè di un resoconto sommario o completo), che sussista coincidenza e, quindi, nesso funzionale tra la dichiarazione resa o che sarebbe stata resa in Ufficio di Presidenza e quella che invece sicuramente è stata resa al «Corriere della Sera». A questo punto cosa deve fare la Giunta, o meglio in questo caso l'Aula, per evitare di ergersi a giudice istruttore (la Giunta) e a giudice improprio (l'Aula)? Deve rimettere gli atti al giudice. Questa è la mia proposta e perciò voterò contro la relazione della Giunta, perché gli atti, ai sensi dell'articolo 135, vanno rimessi a questo punto al giudice naturale. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di deliberare che le dichiarazioni rese dal signor Ciro Falanga, senatore all'epoca dei fatti, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, con il conseguente assorbimento della richiesta avanzata dall'ex senatore Falanga. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Discussione del documento: Doc Doc. IV-ter, n. 5 Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti della senatrice Anna Cinzia Bonfrisco Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del documento: «Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti della senatrice Anna Cinzia Bonfrisco per il reato di cui all'articolo 318 del codice penale (corruzione per un atto d'ufficio), trasmessa dal Tribunale di Verona il 28 aprile 2018». La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita. Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha proposto, a maggioranza, all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dalla senatrice Anna Cinzia Bonfrisco costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Chiedo al relatore, senatore Durnwalder, se intende intervenire. DURNWALDER, relatore . Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi permetto di riassumere brevemente gli aspetti fondamentali della questione, rinviando per il resto alla relazione che comunque è già a disposizione dell'Assemblea.