[ddlpres]

Al riguardo è sufficiente citare l'allarme lanciato da alcune scuole del quartiere San Salvario di Torino, che hanno denunciato la «fuga degli scolari italiani dalle classi multietniche», con la conseguenza di dover formare classi prime con solo alunni stranieri o addirittura di averne persa qualcuna in organico, a vantaggio del numero di iscrizioni alle scuole paritarie. Nei quartieri caratterizzati da un'alta concentrazione abitativa di famiglie straniere, l'utenza italiana nella scuola dell'obbligo si è assottigliata, rendendo le scuole «omogeneamente non italiane» vista la «fuga silenziosa» dei bambini italiani, a causa di un’oggettiva e palese carenza didattica e a causa di una multiculturalità imposta da decreti, ma evidentemente non condivisa dalle famiglie. Secondo un sondaggio svolto dall'istituto Demos , il 27 per cento di Veneti e Friulani chiede aule separate per gli studenti stranieri, la cui presenza media territoriale è del 18,3 per cento. In alcune città, quali Mantova, Vicenza e Treviso, la percentuale di alunni stranieri supera, in alcuni istituti scolastici, il 40 per cento di presenza. Il documento dell'Osservatorio nazionale presso il Ministero della pubblica istruzione dell'ottobre 2007 «La via italiana per la scuola interculturale e l'integrazione degli alunni stranieri» ha indirizzato le istituzioni scolastiche verso la legittimazione di «un insegnamento interculturale che assuma la diversità come paradigma dell'identità stessa della scuola» e ancora che «in tutti i casi, anche nelle scuole primarie, gli insegnanti possono valorizzare il plurilinguismo dando visibilità alle altre lingue e ai vari alfabeti scoprendo i prestiti linguistici tra le lingue». Infine vi si segnala «la necessità di superare le proposte marcatamente identitarie ed eurocentriche, nel campo dell'insegnamento della storia, concettualizzando il nesso storia-cittadinanza; di considerare la geografia un'occasione quanto mai privilegiata per la formazione di una coscienza mondialistica; o l'opportunità di allargare lo sguardo degli alunni stessi in chiave multi religiosa». Appare quindi evidente il perché le famiglie del Veneto e del Friuli, ma in futuro anche di altre regioni, chiedono classi separate per gli stranieri: non si può da un lato eludere uno dei principi fondamentali dell'accoglienza, che presuppone l'inserimento dello studente straniero nei canali dell'integrazione nella società italiana riconoscendogli pari opportunità di accesso all'intero percorso scolastico e formativo italiano, e dall'altro negare ai cittadini italiani il diritto ad una scuola di qualità fondata sulla cultura nazionale e sulle culture locali. Non si può ottenere autentica integrazione delle ragazze e dei ragazzi stranieri senza che convintamente riconosciamo che siamo portatori di valori e principi conquistati e condivisi attraverso la nostra storia europea, nazionale e territoriale. Il presente disegno di legge prevede, nell'ambito degli interventi volti a modificare l'organizzazione delle classi nella scuola dell'obbligo, anche in deroga ai parametri previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, di rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana, siano essi comunitari che extracomunitari, alla scuola dell'obbligo, provvedendo all'istituzione di classi-ponte (composta ciascuna da un numero minimo di cinque e da un numero massimo di venti studenti, suddivisi secondo l'ordine di scuola a cui sono iscritti), che consentano agli studenti stranieri con uno scarso o inesistente livello di alfabetizzazione della lingua italiana, di frequentare corsi di apprendimento della stessa in full immersion , quali corsi di base preparatori e propedeutici all'ingresso nelle classi definitive, prevedendo anche attività didattiche di maggiore integrazione interculturale con la comunità territoriale di «nuova appartenenza» dello studente straniero. In particolare, l'articolo 1 stabilisce il principio generale in base al quale l'integrazione scolastica ha come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità degli studenti nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. L'articolo 2, comma 1, prevede che siano istituite presso le singole istituzioni scolastiche (laddove si registrino importanti presenze di nuova immigrazione) o in rete tra istituti limitrofi, classi-ponte sia per la scuola primaria che per la secondaria di primo grado. L'articolo 2, comma 2, prevede le seguenti misure: a) la dotazione aggiuntiva di insegnanti opportunamente formati nella didattica di «italiano lingua 2». Dove per «italiano lingua 2» si intende che la lingua italiana rappresenta per gli alunni stranieri la lingua straniera dopo quella materna. Evidentemente la metodologia e la didattica di insegnamento dell'italiano, che per l'alunno della classe-ponte è la lingua straniera, richiedono modalità differenti di attuazione rispetto all'insegnamento della lingua italiana ad alunni italiani; b) il costante monitoraggio delle classi-ponte da parte degli organi collegiali, con cadenza quadrimestrale. La gestione e la valutazione delle attività della classe-ponte non possono essere lasciate al libero arbitrio dell'insegnante titolare della stessa, ma devono esserne responsabili le autonomie scolastiche e territoriali; c) il reperimento di strumenti, anche tecnologici, per attuare percorsi didattici personalizzati, in relazione alle diverse situazioni soggettive degli studenti; d) la promozione di percorsi di valorizzazione della cultura del Paese di accoglienza; e) l'allestimento di un archivio di materiali didattici a disposizione degli insegnanti; f) la collaborazione tra la scuola, la famiglia dello studente immigrato e le istituzioni locali; g) l'educazione alla cittadinanza; h) l'educazione alla legalità. Riguardo al contenuto dell'articolo 3 recante «Composizione e svolgimento delle attività della classe-ponte» gli studenti stranieri iscritti alla scuola primaria frequenteranno la classe-ponte per un intero anno scolastico con un monte settimanale di venti o ventiquattro ore di lezione nel rispetto della scelta del tempo-scuola da parte delle famiglie. Di contro gli studenti stranieri iscritti alla scuola secondaria di primo grado, frequenteranno la classe-ponte sempre per un anno scolastico, ma per diciotto ore settimanali. Tutti gli studenti stranieri frequentanti le classi-ponte della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, seguiranno un programma scolastico suddiviso in tre macro-unità di apprendimento: a) corso intensivo di lingua italiana, orale e scritta; b) percorsi monodisciplinari o interdisciplinari, per arricchire la comprensione e l'uso del lessico italiano relativo agli indicatori disciplinari di base, con un'attenzione particolare rivolta alla matematica; c) percorsi didattici di educazione alla legalità, alla cittadinanza e alla convivenza civile.