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Normalmente non sono portato a urlare, sono un mediatore, quindi ammetto che può succedere che non si sia d'accordo: mettetevi d'accordo, prendetevi il tempo necessario, ma non prendete in giro noi, perché in questo modo non prendete in giro noi, ma il Parlamento. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, mi associo a quanto detto dai colleghi che mi hanno preceduto. Vorrei sottolineare un problema, Presidente: purtroppo, ancora una volta, si ripete la storia di sempre. Oggi è la piattaforma Rousseau, ieri erano altre questioni, tuttavia il problema che abbiamo di fronte è il seguente: la maggioranza e il Governo non mettono in condizione le Commissioni di svolgere la loro funzione. Si svolge una dialettica tutta interna alla maggioranza, per poi arrivare - ed è questo su cui lei, Presidente, deve intervenire - all'ultimo momento utile per esprimere pareri. A quel punto le posizioni delle opposizioni vengono sostanzialmente cassate. Ora, si faccia la riunione dei Capigruppo, ma diamoci un metodo. Lei, signor Presidente, deve assicurare che la funzione delle opposizioni sia garantita. Non è possibile che in 5 a Commissione, a piacere (come direbbe Totò), si esprima parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione per gli emendamenti dell'opposizione e si faccia invece esattamente l'opposto per gli emendamenti della maggioranza, fino a che la dialettica della maggioranza non risolve i suoi problemi. Ora, la questione sta in poco posto, signor Presidente: o lei assicura che cambi questo atteggiamento del Governo e della maggioranza, per fare in modo che si svolga la dialettica democratica nelle Commissioni e in Aula, oppure questa Assemblea e queste Commissioni avranno un ruolo assolutamente secondario e non rispettoso delle funzioni costituzionali attribuite al Senato e alle Commissioni. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE . Alla luce delle osservazioni dei senatori Marcucci, Pichetto Fratin ed Errani, convoco la Conferenza dei Capigruppo per oggi, alle ore 15, per verificare il prosieguo dei lavori assembleari. Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: Doc 881 Disposizioni per assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari PERILLI ed altri. - (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 881. Ricordo che nella seduta del 7 febbraio il relatore ha integrato la relazione scritta e ha avuto luogo la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. GARRUTI, relatore . Signor Presidente, ho ascoltato attentamente le dichiarazioni espresse dai senatori, che ribadiscono concetti più volte affrontati in Commissione. Il tema della misura della proporzionalità nella distribuzione dei seggi o delle misure di garanzia per la rappresentanza delle minoranze presuppone scelte di principio in materia elettorale che non rispecchiano la ratio del disegno di legge in esame, che mira solo ad assicurare l'applicabilità delle leggi elettorali indipendentemente dal numero dei parlamentari, senza produrre modifiche sostanziali alla legislazione elettorale vigente, e a evitare quindi un vuoto normativo nel caso in cui, a seguito della modifica del numero dei parlamentari, debbano essere sciolte le Camere. Di un eventuale ripensamento della legge elettorale si potrà discutere in altre sedi. Come sottolineato da alcuni interventi, infatti, c'è senz'altro tempo per modificare la legge elettorale, anche profondamente, mentre si deve scongiurare - e qui rispondo alla senatrice De Petris - l'ipotesi di vuoto normativo derivante dalla necessità di intervenire sulla riformulazione dei collegi, dal momento che l'articolo 3 del presente disegno di legge prevede una delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e plurinominali, a cui si può procedere qualora sia intervenuta, nel termine di ventiquattro mesi dall'entrata in vigore di questa legge, una modifica del numero dei componenti delle due Camere, ai sensi degli articoli 56, secondo comma, e 57, secondo comma, della Costituzione. Ricordo altresì che il riferimento al numero dei seggi e dei collegi è stato introdotto in entrambi i testi unici in materia elettorale solo con la legge 3 novembre 2017, n. 165, mentre precedentemente la legislazione elettorale recava meccanismi applicabili indipendentemente dal numero dei parlamentari. In particolare, le leggi 4 agosto 1993, n. 276 e n. 277, nell'introdurre la quota di seggi da attribuire nei collegi uninominali e quella da attribuire con metodo proporzionale, facevano riferimento a una percentuale o a un rapporto sul totale dei seggi (rispettivamente del 75 e 25 per cento del numero totale dei deputati e dei tre quarti e un quarto dei senatori di ciascuna Regione), con una tecnica redazionale che consentiva il funzionamento del sistema anche nell'eventualità di un mutamento del numero dei parlamentari. Pertanto, con la proposta in esame non si intende far altro che tornare a un'impostazione che preveda, in luogo di un numero fisso di seggi uninominali, l'indicazione di una frazione del numero totale dei deputati e dei senatori. Si ritiene che tale meccanismo possa rappresentare l'unica soluzione affinché la legge elettorale divenga flessibile rispetto alla variabile del numero dei parlamentari, fissato in Costituzione. Con particolare riferimento alle Province autonome di Trento e Bolzano, sottolineo che ho provveduto a inserire nel disegno di legge un emendamento che consenta di contemperare tutte le richieste che mi sono pervenute, al fine di rimanere fedele alle garanzie riconosciute al Trentino-Alto Adige finora. È doveroso precisare che la misura n. 111, a cui si è data piena attuazione nel disegno di legge in esame, prevede il rispetto della proporzione tra i parlamentari rappresentanti dei diversi gruppi linguistici, e non a decidere il numero complessivo dei parlamentari che devono rappresentare la Provincia di Bolzano rispetto ai rappresentanti provenienti dalle altre Regioni italiane. Inoltre la misura n. 111 è stata accordata solo con riferimento al Senato. In relazione alla Camera le leggi elettorali che si sono succedute nella storia della Repubblica non hanno mai introdotto alcuna misura derogatoria per il Trentino-Alto Adige/Südtirol con l'unica eccezione della legge 3 novembre 2017, n. 165, che ha costituito in quella Regione sei collegi uninominali a fronte di 11 seggi complessivi. In quella Regione, cioè, la quota di seggi uninominali è circa del 55 per cento sul totale, mentre nel resto delle circoscrizioni italiane è del 36,5 per cento. Nella riscrittura della legge elettorale, viene mantenuta la peculiarità introdotta nel 2017. E così se i seggi della Camera divenissero 400, quelli per il Trentino-Alto Adige/Südtirol diverrebbero sette, di cui quattro uninominali. In questo modo il numero complessivo dei seggi scenderebbe di un terzo circa.