[pronunce]

L'ambito di operatività di tale indicatore, infatti, sarebbe circoscritto alla concessione di agevolazioni fiscali e tariffarie nonché alle provvidenze di natura assistenziale, come precisato nel richiamato art. 5 e nel successivo decreto attuativo del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159 (Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente - ISEE). Inoltre, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, la disposizione censurata introdurrebbe, in materia, un trattamento differenziato per i cittadini della Regione Marche e non renderebbe applicabili le modalità di controllo automatiche del diritto alle esenzioni previste per il sistema della tessera sanitaria dall'art. 79 del decreto-legge n. 112 del 2008, rinviando di conseguenza a procedimenti autocertificativi. La disciplina introdotta dalla Regione Marche, modificando i criteri per il riconoscimento delle esenzioni, verrebbe ad incidere sulla materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono, invece, essere garantiti in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. A giudizio del ricorrente, la norma impugnata violerebbe, altresì, i vincoli posti alla legislazione regionale dagli artt. 81 e 119 Cost. Difatti, diversamente dal sistema della tessera sanitaria, incentrato sul dato oggettivo del reddito fiscale del nucleo familiare dell'utente, quello dell'ISEE, da un lato, non consentirebbe di prevedere e verificare le entrate e di determinare la misura del finanziamento integrativo a carico dello Stato, dall'altro, pregiudicherebbe il raggiungimento degli obiettivi di contenimento della spesa programmati. Pertanto l'adozione di un univoco criterio per la verifica del diritto all'esenzione integrerebbe un principio di coordinamento della finanza pubblica. Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, l'art. 8, comma 3, della legge reg. Marche n. 49 del 2013, determinando in modo difforme dalla legislazione statale la compartecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria senza, peraltro, garantire un'invarianza di entrate, non rispetterebbe il principio fondamentale di copertura finanziaria delle leggi, di cui all'art. 81 Cost. La stessa disposizione, inoltre, per le ragioni esposte, non assicurerebbe l'equilibrio di bilancio né l'osservanza dei vincoli economici e finanziari in contrasto con quanto previsto per le Regioni dall'art. 119, primo comma, Cost. Per altro verso, infine, l'art. 8, comma 3, della legge reg. Marche n. 49 del 2013, introducendo regole relative ad una propria entrata diverse dal principio di coordinamento finanziario che regola il riconoscimento del diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, violerebbe anche l'art. 119, secondo comma, Cost. 2.- Con atto depositato il 14 aprile 2014, la Regione Marche si è costituita in giudizio, chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità ovvero l'infondatezza del ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri. La questione promossa nei confronti dell'art. 8, comma 3, della legge reg. Marche n. 49 del 2013 per assunta violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. sarebbe inammissibile, perché nella relazione del Dipartimento per gli affari regionali allegata alla delibera governativa del 28 febbraio 2014 - che ha autorizzato il ricorso - non sarebbero state esposte le ragioni del contrasto con il parametro costituzionale evocato. La delibera governativa, a giudizio della resistente, mancherebbe di quel contenuto minimo nella individuazione delle questioni da sottoporre allo scrutinio della Corte, richiesto dalla giurisprudenza costituzionale ai fini dell'ammissibilità del giudizio in via principale. Peraltro, neppure la difesa tecnica avrebbe prospettato la questione in termini ammissibili, limitandosi a lamentare il contrasto della norma impugnata con l'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. con una motivazione del tutto apparente. Difatti, la competenza esclusiva statale evocata non sarebbe una competenza "chiusa", essendo possibile per le Regioni l'introduzione di livelli più elevati delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali rispetto a quelli essenziali definiti dal legislatore. Di conseguenza non sarebbe sufficiente lamentare l'incidenza sulla materia citata da parte della legislazione regionale, ma sarebbe necessario dimostrare che essa comporti una riduzione o una minore garanzia dei livelli essenziali stabiliti dal legislatore statale. Anche le questioni sollevate nei confronti del citato art. 8, comma 3, della legge reg. Marche n. 49 del 2013 in riferimento agli artt. 81 e 119, primo e secondo comma, Cost., sarebbero inammissibili ed infondate. La resistente rileva che, quanto all'ammissibilità, nella relazione del Dipartimento per gli affari regionali, l'asserito contrasto con gli artt. 81 e 119 Cost. risulterebbe motivato esclusivamente sotto il profilo che la norma censurata, derogando alla disciplina statale in tema di compartecipazione, non garantirebbe alla Regione le entrate assicurate dalla vigente legislazione. Di conseguenza, nella citata delibera non troverebbe copertura la censura relativa alla violazione dell'art. 119, secondo comma, Cost. Peraltro, quest'ultimo parametro verrebbe evocato nel ricorso in ragione dell'asserito contrasto con un principio di coordinamento finanziario, senza indicazione della materia di competenza legislativa concorrente di cui all'art. 117, terzo comma, Cost. Nel merito, secondo la Regione Marche, le questioni sarebbero palesemente prive di fondamento, essendo del tutto indimostrato che il sistema dell'ISEE previsto dalla norma regionale assicuri, di per sé, minori entrate al bilancio regionale rispetto al sistema della tessera sanitaria. La resistente precisa che la censura avanzata dal Presidente del Consiglio dei ministri riguarderebbe l'art. 8, comma 3 della legge reg. Marche n. 49 del 2013 solamente nella parte relativa alla compartecipazione degli utenti ai servizi sanitari, non anche quella alle prestazioni sociosanitarie e sociali, come si ricaverebbe agevolmente dalla rubrica della disposizione e dal comma 1. Tale delimitazione dell'impugnazione emergerebbe anche dai motivi del ricorso e dalle argomentazioni esposte. Ne conseguirebbe che, in base al principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato, il sindacato della Corte avrebbe ad oggetto solamente l'eventuale incostituzionalità della disposizione in esame nella parte in cui è riferita alle prestazioni sanitarie. D'altra parte, la Regione Marche sostiene che, anche alla stregua dell'art. 5 del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, e del d.P.C.m. n. 159 del 2013, la determinazione della quota di compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni sociosanitarie e sociali dovrebbe essere effettuata sulla base dell'ISEE. 3.- Successivamente al deposito del ricorso, la Regione Marche ha adottato la legge regionale 14 aprile 2014, n. 6 (Modifiche alla legge regionale 23 dicembre 2013, n. 49: