[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 1, comma 1349, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), e 30, comma 3, del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159 (Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale), convertito con legge 29 novembre 2007, n. 222, promosso con ordinanza del 29 gennaio 2008 dal Tribunale ordinario di Torino nel procedimento civile vertente tra l'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino e la Roche S.p.a. , iscritta al n. 194 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 27, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 19 novembre 2008 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano. Ritenuto che, con ordinanza depositata in data 29 gennaio 2008, il Tribunale ordinario di Torino, nel corso di un giudizio di opposizione alla esecuzione presso terzi, ha sollevato, con riferimento agli artt. 2, 3, 24, 41, 102, 108 e 113 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del «combinato disposto» degli artt. 1, comma 1349, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), e 30, comma 3, del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159 (Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale), convertito con legge 29 novembre 2007, n. 222, nella parte in cui, secondo la ricostruzione del rimettente, «prevede una successione ex lege, della Fondazione Ordine Mauriziano di Torino, cd. FOM, nelle azioni esecutive, fondate su decreti ingiuntivi esecutivi e sentenze, ed intraprese contro l'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino e che nessuna azione individuale, esecutiva o cautelare, può essere iniziata o proseguita nei confronti della FOM dalla data di entrata in vigore del presente decreto»; che il Tribunale, dopo aver premesso che è chiamato a giudicare in ordine alla opposizione alla esecuzione presso terzi proposta dalla debitrice esecutata Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano nei confronti della pignorante Roche S.p.a. e che la procedura esecutiva ha titolo in un decreto ingiuntivo esecutivo ed in una pedissequa sentenza, aggiunge che la opponente chiede anche la sospensione della esecuzione e che il creditore, costituitosi in giudizio, deduce la infondatezza della opposizione richiamando il contenuto della sentenza della Corte costituzionale n. 364 del 2007; che il rimettente prosegue osservando che «contro l'ente, Ospedale Mauriziano, non possono essere promosse azioni esecutive fondate su sentenze o decreti ingiuntivi» a partire dall'entrata in vigore dell'art. 3 del decreto legge 19 novembre 2004, n. 277 (Interventi straordinari per il riordino e il risanamento economico dell'Ente Ordine Mauriziano di Torino), convertito, con modificazioni, con legge 21 gennaio 2005, n. 4; che, tanto riferito, il giudice a quo osserva che il pignoramento eseguito sarebbe inefficace ai sensi del combinato disposto degli artt. 1, comma 1349, della legge n. 296 del 2006 e 30, comma 3, del d.l. n. 159 del 2007, convertito con modificazioni, con legge n. 222 del 2007; che la prima di tali disposizioni prevede, fra l'altro, la successione della Fondazione Ordine Mauriziano nelle azioni esecutive, fondate su provvedimenti giurisdizionali esecutivi, intraprese contro l'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, mentre la seconda disposizione sancisce che nessuna azione individuale, esecutiva o cautelare, può essere iniziata nei confronti della Fondazione a partire dalla sua entrata in vigore; che, ad avviso del rimettente, tale contenuto normativo si pone in contrasto con gli artt. 102, 108 e 113 della Costituzione, norme che tutelano le attribuzioni costituzionali dell'autorità giudiziaria; che, più in particolare, esso, ponendo nel nulla provvedimenti giurisdizionali esecutivi, lederebbe il principio dell'effettività della giurisdizione, nonché l'indipendenza della magistratura; che detta lesione si realizzerebbe, altresì, attraverso il blocco, imposto ex lege, della «espropriazione forzata» fondata su provvedimenti giudiziari idonei a passare in giudicato; che il rimettente rinviene un ulteriore profilo di illegittimità costituzionale, con riferimento agli artt. 2 e 24 della Costituzione, nella circostanza che il censurato combinato disposto andrebbe a violare gli obblighi imposti allo Stato italiano dal diritto internazionale; che in specie, secondo il rimettente, sarebbero violati gli artt. 6, primo paragrafo, e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché l'art. 1 del Protocollo addizionale n. 1, i quali assicurerebbero al cittadino non solo il diritto ad essere giudicato da «un tribunale», ma anche il diritto alla attuazione delle decisioni definitive; che pertanto, prosegue il rimettente, non sarebbe possibile per gli Stati membri ritardare o compromettere l'esecuzione di tali decisioni; che il rimettente ravvisa anche la violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione essendo vanificati «i risultati dell'attività difensiva svolta», sulla cui definitività ed esecitività i creditori dell'Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino dovrebbero, invece, fare ragionevole affidamento; che è, dal giudice a quo, altresì, adombrata l'irragionevolezza delle disposizioni censurate, dato il pregiudizio che esse arrecherebbero agli imprenditori, i quali vedrebbero vanificati i loro crediti, ancorché «coperti da provvedimenti giudiziari», a tutto vantaggio di altro soggetto giuridico non assoggettabile, secondo il diritto comune, alle procedure di cui alla legge fallimentare; che, quanto alla rilevanza della questione, il rimettente osserva che, in caso di accoglimento della medesima, egli potrebbe decidere sulla «concessione della sospensione della esecuzione […] senza l'impedimento legale della censurata normativa»; che è intervenuto in giudizio, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri che ha concluso per l'inammissibilità o, comunque, per l'infondatezza della questione;