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il ricorso a soggetti esterni all'amministrazione regionale sarebbe avvenuto in violazione del decreto legislativo n. 165 del 2001, e successive modificazioni e integrazioni, perché nell'elenco degli idonei che hanno preso parte alla manifestazione di interesse per l'incarico erano presenti dirigenti di ruolo della Regione Campania con esercizio ultraquinquennale della funzione dirigenziale; in particolare, ci sarebbe stata la violazione dell'art. 19, comma 6, che prevede che il ricorso a professionalità esterne possa avvenire solo dopo aver accertato che la professionalità richiesta non sia rinvenibile nei ruoli dell'amministrazione; il ricorso a soggetti esterni all'amministrazione regionale sarebbe avvenuta in violazione dell'art. 6 in quanto sarebbe mancata la programmazione triennale ed annuale del fabbisogno del personale e non vi sarebbe stata quindi la previsione della consistenza dell'organico con le variazioni e con la disciplina del ricorso all'esterno; esistono precedenti giurisprudenziali sull'illegittimità delle nomine esterne per incarichi dirigenziali in presenza di personale di ruolo con qualifica dirigenziale; ritenuto che: il citato decreto del presidente della Giunta n. 272 di nomina deve ritenersi nullo ai sensi dell'art. 17 del decreto legislativo n. 39 del 2013; il conferimento dell'incarico sarebbe privo di motivazione e non sarebbe giustificato alla luce della presenza nell'elenco degli idonei di personale dirigenziale di ruolo della Giunta regionale; la scelta sarebbe caduta su un soggetto estraneo ai ruoli della Giunta regionale che, tra l'altro, è in situazione di contenzioso con la Regione Campania a seguito di un giudizio instaurato contro la Regione per il riconoscimento della posizione occupata presso l'Istituto di studi per lo sviluppo economico (ISVE) di Napoli; il tribunale di Napoli, sezione lavoro, con sentenza n. 4056/2016, pubblicata l'11 maggio 2016, nella causa iscritta a ruolo n. 17328/15, promossa da Luigi Raia contro l'ISVE e la Regione Campania, per il riconoscimento della posizione di direttore generale dell'ISVE per il periodo 27 ottobre 2010-6 maggio 2014, ha sancito l'infondatezza della pretesa rigettando la domanda in quanto non vi è mai stata nomina da parte della Giunta regionale e non è mai stato stabilito il compenso da parte dell'assemblea dell'ISVE; tra i documenti richiamati nella sentenza per rigettare la domanda vi è la delibera della Giunta regionale n. 602 del 19 ottobre 2012 che, in sede di approvazione del bilancio consuntivo 2011 dell'ISVE, escludeva le operazioni compiute dal direttore generale tra cui l'approvazione del suo compenso; allo stesso ricorrente non è stato riconosciuto compenso in quanto non risultavano indicati nell'atto introduttivo del giudizio né le mansioni svolte, né i giorni lavorativi effettuati, né gli orari osservati; durante la gestione dell'ISVE nel periodo di presenza del dottor Raia si sarebbero registrate perdite consistenti, che cumulativamente superavano i 2 milioni di euro, come emerge dagli atti presso la Regione Campania; la commissione di valutazione avrebbe ritenuto pregnante per la declaratoria dell'ammissione all'avviso pubblico il ruolo svolto dallo stesso nella funzione di direttore generale dell'ISVE, inesistente stando alle conclusioni della sentenza del tribunale ordinario di Napoli; anche in sede di nomina non vi sarebbe stata la verifica prevista dall'art. 7, comma 6, dell'avviso pubblico per il conferimento dell'incarico né tantomeno l'accertamento dei requisiti di cui all'art. 2, commi 1, 3 e 4, del bando, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per evitare la mortificazione della dirigenza regionale attraverso nomine esterne non conformi alla normativa vigente che comportano danni all'erario pubblico, oltre ad altre conseguenze da valutare nelle competenti sedi. Atto n. 4-00210 TESTOR SERAFINI Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell'economia e delle finanze Premesso che: la presenza di bande musicali in Italia è stimata in circa 6.000 gruppi e in media un organico strumentale è formato da 30 elementi, il che vuol dire circa 180.000 strumentisti; se a tali gruppi si aggiungono in media 20 allievi, si contano circa 120.000 allievi. Si parla quindi di 300.000 strumentisti amatoriali, ai quali si aggiungono collaboratori, simpatizzanti, famiglie e amici; la formazione inizia dalle fasce scolari tramite la propedeutica musicale, con propri corsi interni, ma anche tramite l'intervento di propri esperti di propedeutica all'interno della scuola primaria con appositi progetti spesso autofinanziati dalle bande stesse. Segue la formazione strumentale e musicale con corsi interni alle associazioni bandistiche, rivolti a tutte le fasce d'età dagli 8 agli 80 anni, e ciò per avere sempre un ricambio generazionale all'interno del gruppo banda. Anche la formazione degli insegnanti e dei direttori è a carico delle bande; essa infatti non è vista come una spesa ma come un investimento per il futuro; in modo autonomo o consorziato anche attraverso le federazioni bandistiche, le bande realizzano appositi corsi che permettono di uscire dalla rigida struttura conservatoriale italiana, consentendo di sperimentare metodi e tecniche proprie di altri Paesi favorendo confronti con esperti provenienti da tutto il mondo; la natura stessa della banda permette l'interazione tra generazioni, favorendo l'interscambio di esperienze e rapporti umani tra giovani, adulti ed anziani, senza distinzioni di genere. La musica, inoltre, favorisce tutta una serie di stimoli: studi e ricerche svolte anche a livello mondiale, infatti, dimostrano i suoi benefici su portatori di disturbi specifici, e per questo è sempre più diffuso l'utilizzo della musicoterapia per favorire progressi fisici, psichici e motori, in particolare di soggetti "a rischio" e persone affette da depressione; la musica resta un linguaggio universale fondamentale e utile anche per l'integrazione di giovani stranieri e conseguentemente delle loro famiglie. Con la sua costante opera la banda favorisce la conoscenza del "linguaggio musicale", dei vari stili e della crescita culturale del singolo componente, formando, di fatto, un potenziale pubblico consapevole, istruito e non passivo. Essa contribuisce anche alla divulgazione culturale presso la cittadinanza in modo gratuito, offrendo il frutto del proprio lavoro sotto forma di concerto, in modo capillare su tutto il territorio nazionale; nei piccoli centri la banda diventa un "presidio culturale territoriale": essa solennizza tutti gli appuntamenti importanti della vita di una comunità. Si calcola che ogni gruppo svolge almeno 8-9 interventi all'anno, quindi si giunge ad una cifra variabile da 48.000 a 54.000 manifestazioni, da sommare ai circa 22.000 concerti. I numeri, quindi, dicono che per la collettività si svolgono dalle 70.000 alle 76.000 manifestazioni all'anno; la sopravvivenza della banda musicale in Italia, inquadrata come "associazione legalmente costituita non riconosciuta", è a rischio.