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Il comma 1, in analogia con il testo vigente e anteriore alla modifica del codice della crisi di impresa, stabilisce che le stazioni appaltanti, in caso di procedure concorsuali relative alla crisi dell'impresa (liquidazione giudiziale, liquidazione coatta e concordato preventivo), ovvero in caso di recesso, risoluzione o del contratto concluso con la controparte, debbano riferirsi progressivamente agli altri soggetti che hanno preso parte alla gara, mediante il c.d. scorrimento della graduatoria. Così sarà possibile stipulare un nuovo contratto di affidamento alle stesse condizioni del primo aggiudicatario in sede di offerta. Ciò sempre che non sia stata autorizzata la prosecuzione dei contratti stipulati dall'impresa in crisi. Inoltre, autorizza il curatore della procedura concorsuale in cui si trova l'impresa ad eseguire i contratti già stipulati dall'impresa fallita, ma non può partecipare a nuove gare. Tuttavia consente di partecipare alle gare all'impresa che ha già fatto domanda di concordato con continuità, purché eserciti l'avvalimento dei requisiti di un altro soggetto (cioè si avvalga di altri soggetti specializzati). Prevede anche che, una volta ottenuta l'ammissione al concordato preventivo, l'impresa non debba ricorrere all'avvalimento. Al comma 6 del nuovo articolo 110, con le modifiche, si stabilisce che l'ANAC può intervenire nella procedura di appalto subordinando la partecipazione, l'affidamento di subappalti e la stipulazione dei relativi contratti con una impresa in concordato, alla necessità che l'impresa proceda ad un "avvalimento rinforzato" quando l'impresa non è in possesso dei requisiti aggiuntivi individuati dall'ANAC stessa con apposite linee guida. L'istituto prevede, infatti, che l'impresa di cui ci si avvale, oltre a garantire di possedere i requisiti tecnico-professionali, si impegni nei confronti dell'impresa concorrente e della stazione appaltante a mettere a disposizione, per la durata del contratto, le risorse necessarie e a subentrare all'impresa che sta aiutando nel caso in cui questa non sia più in grado di dare regolare esecuzione all'appalto in corso d'opera. Si eliminano dal procedimento le parole «sentito il giudice delegato» e anche i riferimenti contenuti nella precedente disciplina alle irregolarità nei pagamenti delle retribuzioni dei dipendenti e nei versamenti previdenziali ed assistenziali, considerati i casi in cui l'ANAC poteva intervenire. Il comma 4 modifica alcune disposizioni della legge fallimentare, già oggetto di riforma da parte del Codice della crisi d'impresa. La prima modifica allinea la ratio della legge fallimentare al nuovo articolo 110 del codice dei contratti pubblici. Infatti, disponendo con la novella che l'articolo 104 della legge fallimentare si applica facendo salvo l'articolo 110, comma 3 del Codice dei contratti pubblici, si afferma che il curatore fallimentare può eseguire i contratti pendenti durante l'esercizio provvisorio dell'impresa del fallito solo con l'autorizzazione del giudice delegato. La seconda modifica l'articolo 186- bis , comma 3, della legge fallimentare: con la modifica, la prosecuzione del contratto in corso di esecuzione è possibile non solo in caso di continuità aziendale, ma anche in caso di concordato liquidatorio, sempre nel caso in cui il professionista attesti che l'esecuzione del contratto è necessaria alla migliore liquidazione dell'azienda. La terza incide sull'articolo 186- bis , quarto comma, individuando nel tribunale e nel giudice delegato l'autorità giudiziaria competente ad autorizzare la partecipazione dell'impresa in concordato alle procedure di affidamento lavori; rispettivamente se l'impresa sia nella fase successiva al deposito della domanda di concordato, o in quella successiva al decreto di apertura del concordato stesso. All'articolo 4, il comma 3 attribuisce ai Commissari straordinari per gli interventi ritenuti prioritari (nominati dal presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il ministro dell'economia e delle finanze) le funzioni di stazione appaltante. Nonostante la disciplina dei Commissari straordinari deroghi alle disposizioni in materia di contratti pubblici, essa non può derogare alle disposizioni del Codice delle leggi antimafia (decreto legislativo n. 159 del 2011) e ai vincoli posti dall'ordinamento dell'Unione europea. L'articolo 4, comma 3, dispone che nei casi di occupazioni di urgenza e nelle procedure relative alle espropriazioni delle aree occorrenti per l'esecuzione degli interventi, i Commissari redigono lo stato di consistenza e il verbale di immissione in possesso dei suoli con proprio decreto. Devono partecipare alla procedura almeno due rappresentanti della Regione o degli enti locali coinvolti. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. 1249 - D - l 27/2019- Rilancio settori agricoli in crisi DDL 1249 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2019, n. 27, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e di sostegno alle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale e per l'emergenza nello stabilimento Stoppani, sito nel Comune di Cogoleto (Parere alla 9 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ) illustra il decreto-legge in titolo che propone l'approvazione di misure urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi e a sostegno delle imprese agroalimentari colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale. Per quanto riguarda le parti del provvedimento di competenza della Commissione segnala le previsioni contenute nell'articolo 1 che dispone la previsione di sanzioni amministrative pecuniarie da euro 1.000 a euro 50.000, in ragione dell'entità della violazione, ovvero, in caso di violazione di regole relative all'applicazione di contratti-tipo, fino al 10 per cento del valore dei contratti stipulati in violazione delle medesime. L'articolo 3, comma 4 prevede che chiunque non adempia agli obblighi di registrazione previsti dai commi 1 e 2, entro il ventesimo (nel testo originario era previsto entro il quinto giorno) del mese successivo a quello al quale la registrazione si riferisce, sia prevista la soggezione alla sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 20.000 euro. Ed ancora nel caso della mancata o tardiva registrazione mensile di quantitativi di latte vaccino, ovino e caprino superiori a 500 ettolitri per due mesi consecutivi si applica la sanzione accessoria del divieto di svolgere l'attività di cui ai commi 1 e 2 sul territorio italiano, per un periodo che va da sette a trenta giorni. Segnala il comma 5 che prevede che le sanzioni previste dal comma precedente siano irrogate dal Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.