[pronunce]

ordinanze n. 76 del 2007, n. 123 e n. 90 del 2004, n. 370 del 2000, n. 232 del 1999)» (sentenze n. 64 del 2022 e, nello stesso senso, n. 91 del 2023). In questi casi, «il provvedimento non costituisce anticipazione di un giudizio che deve essere instaurato, ma, al contrario, si inserisce nel giudizio del quale il giudice è già correttamente investito [...]» (sentenza n. 177 del 1996). 5.- Orbene, non ostante il giudice a quo non lo specifichi, dal tenore complessivo dell'ordinanza di rimessione si desume che oggetto delle censure è la disciplina dell'art. 34, comma 1, cod. proc. pen. Le doglianze sono difatti basate sull'asserita natura «sostanzialmente impugnatoria» dell'incidente di esecuzione nel caso di specie. Ciò posto, le questioni non sono fondate. 5.1.- Va in proposito ricordato che questa Corte, con due pronunce, ha esteso il regime dell'incompatibilità "verticale" all'ipotesi dell'annullamento con rinvio, da parte della Corte di cassazione, di taluni provvedimenti emessi dal giudice dell'esecuzione nella forma dell'ordinanza: si tratta, in specie, di quelli relativi all'applicazione in sede esecutiva della disciplina del concorso formale di reati e del reato continuato (sentenza n. 183 del 2013) e alla rideterminazione della pena a seguito di declaratoria di illegittimità costituzionale di una norma incidente sulla commisurazione del trattamento sanzionatorio (sentenza n. 7 del 2022, diffusamente richiamata dal rimettente). Questa Corte, in ambo i casi, ha rilevato che, sebbene nell'ambito di un procedimento di esecuzione, il giudice è chiamato a una valutazione che travalica la stretta esecuzione del provvedimento e attinge, in via eccezionale, il livello della cognizione; è per tale ragione che il giudice dell'esecuzione che ha pronunciato l'ordinanza annullata con rinvio non dovrà decidere un'altra volta sulla medesima res iudicanda. Il giudice dell'esecuzione si trovava, infatti, investito di «frammenti di cognizione» inseriti nella fase esecutiva, essendo chiamato ad effettuare, con effetti di modifica del giudicato, accertamenti attinenti al merito delle imputazioni e che implicavano una valutazione del materiale probatorio. Di là dalla forma assunta dalla decisione - quella appunto dell'ordinanza - ove la stessa fosse stata annullata con rinvio dalla Corte di legittimità, emergeva quindi l'esigenza di rendere il giudice del rinvio immune dalla "forza della prevenzione", allo stesso modo che se analoga decisione fosse stata presa con sentenza dal giudice della cognizione. 5.2.- Le questioni ora all'esame riguardano un caso significativamente diverso. Il provvedimento al quale il giudice a quo intenderebbe annettere efficacia "pregiudicante" è qui rappresentato da un decreto di archiviazione, provvedimento privo del carattere della definitività e inidoneo alla formazione del giudicato. Si tratta, in specie, di un decreto di archiviazione emesso de plano, con cui il giudice per le indagini preliminari ha disposto la confisca di beni senza alcun vaglio sul merito dell'accusa, ma sulla base del mero riscontro della natura obbligatoria della confisca in rapporto ai reati per i quali era stato avviato il procedimento penale. Come affermato dalla Corte di cassazione, in casi come questo l'incidente di esecuzione ha essenzialmente lo scopo di garantire che possa instaurarsi il contraddittorio tra le parti, offrendo una sede processuale adeguata, «a fronte della "fluidità" e della provvisorietà che caratterizzano i provvedimenti di archiviazione, per contestare la possibilità di disporre la confisca obbligatoria» (così, Cass. , n. 18535 del 2022). Sulle materie indicate dall'art. 676 cod. proc. pen. , tra cui la confisca, il giudice dell'esecuzione procede secondo lo schema previsto dall'art. 667, comma 4, cod. proc. pen.: provvede, cioè, con ordinanza emessa de plano - «senza formalità» - contro cui il pubblico ministero e l'interessato possono proporre opposizione davanti allo stesso giudice, che si svolge nelle forme della camera di consiglio "partecipata" prevista dall'art. 666 cod. proc. pen. La giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente escluso che il giudice che ha adottato il provvedimento de plano sia incompatibile a pronunciarsi sull'opposizione, e ciò in quanto l'opposizione non ha natura di mezzo di impugnazione, ma consiste in un'istanza volta ad ottenere una decisione nel contraddittorio tra le parti (ex plurimis, Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 14 febbraio-19 giugno 2017, n. 30638; Cass. , n. 18522 del 2017; Corte di cassazione, sezione prima penale, sentenza 17 marzo-5 maggio 2016, n. 18872). Di là da ogni considerazione "nominalistica", va ravvisato come il caso in esame sia strutturalmente identico: il giudice a quo ha disposto la confisca con provvedimento de plano - sia pure in veste di giudice della cognizione, anziché dell'esecuzione - e l'incidente di esecuzione ha lo scopo di provocare una decisione preceduta dal confronto in contraddittorio. Non coglie, perciò, nel segno, la prospettazione del giudice rimettente, che denuncia la valenza impugnatoria dell'opposizione al decreto d'archiviazione che ha disposto la confisca delle armi. Non s'intravvede, dunque, la violazione dell'art. 3, primo comma, Cost., poiché non possono effettuarsi assimilazioni con il normale operare dell'incompatibilità nell'articolazione fra i gradi del processo. Si tratta, piuttosto, di una sequenza procedimentale in cui è ammesso il contraddittorio differito ed eventuale, a istanza di parte: sequenza che questa Corte ha specificamente riconosciuto compatibile con i principi del giusto processo (in tal senso, di recente, sentenza n. 74 del 2022). Il rispetto del principio del contraddittorio, d'altro canto, «non impone che esso si esplichi con le medesime modalità in ogni tipo di procedimento e neppure sempre e necessariamente nella fase iniziale dello stesso, onde non sono in contrasto con l'art. 111, secondo comma, Cost. i modelli processuali a contraddittorio eventuale e differito: "i quali, cioè, in ossequio a criteri di economia processuale e di massima speditezza, adottino lo schema della decisione de plano seguita da una fase a contraddittorio pieno, attivata dalla parte che intenda insorgere rispetto al decisum" (tra le molte, sentenza n. 115 del 2001 e ordinanze n. 291 del 2005, n. 352, n. 172 e n. 8 del 2003)» (ordinanza n. 255 del 2009; più recentemente, sentenza n. 91 del 2023).