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Infatti, sono stati introdotti emendamenti che di fatto con la pandemia non c'entrano nulla; basti pensare all'emendamento che è stato approvato per consentire a chi aveva già sostenuto due volte l'esame per la nomina a procuratore dello Stato di poterlo sostenere per la terza volta. Si è tentato poi di introdurre, ancora una volta, la possibilità di portare l'età pensionabile dei magistrati da settanta a settantadue anni, mascherandolo con un emendamento analogo, correttissimo e giustissimo, che era destinato ai medici. Di fatto non si può negare che siano stati presentati e approvati in Commissione degli emendamenti che non c'entrano nulla con il tema trattato da questo provvedimento. Devo dire che sono rimasto un po' stupito che in Commissione il settore del quale mi occupo fattivamente e a cui cerco di dare il mio modestissimo apporto, che è quello della giustizia, ancora una volta sia stato sostanzialmente marginalizzato e ad esso sia stata rivolta poca attenzione, con l'approvazione di una serie di emendamenti che, guarda caso, provenivano da una sola forza politica, mentre quelli di buon senso che avevamo proposto noi, che effettivamente avrebbero potuto accorciare e in qualche maniera dare un buon apporto per il miglior funzionamento della giustizia, sono stati tutti disattesi. Mi farò ancora portatore degli interessi e dei bisogni della mia terra. Mi farò ancora portatore degli interessi dei sardi, ribadendo però che la pazienza davvero sta iniziando a mancare. Abbiamo a breve ulteriori occasioni per prestare la dovuta attenzione alla Sardegna, che oggettivamente - lo ribadisco - si trova in una situazione di disagio economico mai vista prima di oggi. Mi auguro che il Governo voglia cogliere l'occasione per dare la dimostrazione che noi facciamo ancora parte dell'Italia, ma per quello che ho visto e da quello che è stato annunciato fino ad oggi oggettivamente non mi pare che siamo sulla strada giusta. Quindi, rinnovando ancora una volta la stima verso il Sottosegretario che conosco da tempo e so quanto impegno mette nelle cose che fa, chiedo di badare un po' di più alla Sardegna e ai sardi, perché davvero in questo momento ne hanno bisogno, altrimenti sarà difficile continuare a guardare - l'ho già detto in quest'Aula - a un Governo che disattende e si dimentica regolarmente che la Sardegna fa ancora parte dell'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maffoni. Ne ha facoltà. MAFFONI (FdI) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, rappresentante del Governo, in questi difficili giorni, prossimi alle festività natalizie, siamo chiamati ad esprimerci in merito alle misure adottate da questo Governo nei confronti del sistema produttivo italiano. Per farlo, colleghi, vorrei dare una doppia analisi: una prima che analizzi il problema del breve e medio termine, mentre una seconda che guardi più al futuro. Voglio essere chiaro sin dall'inizio che il tema dei ristori è particolarmente complesso e difficile e in alcun modo non deve rischiare di essere affrontato con la sola finalità di polemica. L'attività imprenditoriale e manifatturiera del nostro Paese è un patrimonio di cui l'Italia deve essere orgogliosa. Siamo una delle economie più importanti al mondo e le nostre capacità manifatturiere ci vengono riconosciute in ogni angolo del globo. Dobbiamo essere altrettanto chiari, gentili colleghi, che l'unico modo che abbiamo per uscire da questa crisi, che peraltro ancora oggi non ha una data certa di scadenza, è il sostegno al mondo imprenditoriale. Un sostegno che non deve trovare differenza tra le grandi aziende e la piccola azienda, tra un settore chimico e un settore agricolo, tra l'artigiano e il commerciante, tra il ristoratore e il parrucchiere: tutte queste categorie oggi, come non mai, hanno la necessità, ma soprattutto il diritto, di essere ascoltate, sostenute ed aiutate. Un sostegno a breve e medio termine - e qui affronto il primo punto - non deve significare distribuzione a pioggia di denari, come spesso nei mesi scorsi è accaduto, con inutili, se non pessimi, risultati. Serve un piano immediato, ponderato e ben costruito. Siamo giunti, infatti, a un momento in cui il Paese dev'essere sostenuto sia dal lato dell'offerta sia da quello della domanda dei prodotti. A tal proposito, non posso esimermi dal dire che alcuni provvedimenti adottati dalla vostra agenda politica sono stati pensati andando in quella direzione. Riconosco, infatti, che alcune delle associazioni di categoria del mondo produttivo - non tutte per la verità - hanno accolto anche positivamente quanto da voi proposto. Tuttavia - e qui affronto il secondo punto - ci sono ancora molti aspetti che devono essere chiariti e il Paese, oggi come non mai, ha bisogno di un progetto lungimirante, che guardi ai prossimi anni e alle prossime sfide. L'impressione, talvolta, è che siate troppo impegnati a cercare il modo per arrivare a fine legislatura e non per rilanciare il sistema produttivo per i prossimi anni. Colleghi, proprio oggi, in questi minuti, sta per iniziare nella mia città l'annuale assemblea generale degli industriali bresciani. È un appuntamento di primaria importanza, vista anche la vocazione manifatturiera della provincia che ho l'orgoglio di rappresentare in questo Parlamento. L'incontro, cui parteciperanno, tra gli altri, il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli e il ministro per gli affari europei Vincenzo Amendola, è stato presentato dal presidente Pasini, che parlerà di tre temi che ritiene fondamentali per il mondo imprenditoriale, e cioè la solidarietà, l'impegno e l'orgoglio. Cari colleghi, mi permetto di rubare questi temi agli amici imprenditori bresciani, perché da qui bisogna ripartire e concentrare la prossima attività economica del Governo. Questa dev'essere l'agenda politica del Paese per i prossimi mesi. Le nostre aziende che oggi non sono in estrema difficoltà negli anni scorsi hanno investito in tecnologia e scommesso sull'innovazione e la ricerca e lo sono ancor meno quelle che hanno avuto la capacità di internazionalizzare la propria attività. Da qui dobbiamo ripartire: dobbiamo pensare alla necessità di sostenere le politiche in grado di proiettare le nostre attività e scommettere sul futuro. Il comparto produttivo chiede sostegni mirati, che permettano alle aziende di continuare a produrre e lavorare con fiducia. Non so a voi, colleghi, ma ciò che tanti imprenditori che frequento mi continuano a chiedere non sono soldi, ma scelte e decisioni coraggiose, che consentano a ogni imprenditore di continuare la propria attività. Nessuno nega l'emergenza sanitaria, ma è ovvio che oggi dobbiamo pensare anche a quella economica e sociale. Come farlo? Per il futuro pensiamo a ristori che abbiano la capacità di sostenere tutte le filiere industriali e non soltanto alcuni particolari settori. Abbiamo visto, infatti, nelle scorse settimane l'esclusione di tante piccole attività commerciali al dettaglio, che in futuro resisteranno sicuramente con estrema difficoltà. È innegabile, infatti, che proprio le realtà più piccole sono oggi le più sofferenti rispetto a un quadro di tutta l'intera economia italiana che è già grave. Queste attività sono quelle che hanno fatto uso massiccio di cassa integrazione, che spesso - anzi, quasi sempre - viene anticipata dalle stesse imprese.