[pronunce]

che il Tribunale di Napoli in composizione monocratica, con ordinanza del 31 gennaio 2007 (r.o. n. 451 del 2007), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede termini di prescrizione diversi «a seconda che per il reato siano o meno irrogabili, in alternativa alla pena pecuniaria, la permanenza domiciliare o il lavoro sostitutivo»; che il rimettente procede per i reati di lesione personale (art. 582 cod. pen.) , di ingiuria (art. 594 cod. pen.) e di danneggiamento (art. 635 cod. pen.), tutti riferibili alla competenza penale del giudice di pace, e tutti sanzionabili secondo il disposto dell'art. 52 del d.lgs. n. 274 del 2000; che lo stesso rimettente, alla luce della disciplina posta dal primo e dal quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , rileva che il sistema dei termini prescrizionali per i reati di competenza del giudice di pace sarebbe irrazionale, perché incentrato su tempi più lunghi per i meno gravi tra i reati in questione; che il giudice a quo, in punto di rilevanza, osserva come, nella specie, il reato di lesione personale debba considerarsi già prescritto alla luce del termine triennale fissato dalla disciplina vigente, e come i reati ulteriori, «per i quali è teoricamente applicabile il termine di prescrizione ordinaria di sei anni», potrebbero «parimenti considerarsi prescritti in caso di ritenuta fondatezza della questione di legittimità costituzionale»; che il Giudice di pace di Bergamo – con cinque ordinanze di tenore analogo, deliberate rispettivamente il 22 febbraio 2007 (r.o. n. 530 del 2007) , il 3 maggio 2007 (r.o. n. 741 del 2007) , il 7 giugno 2007 (r.o. n. 769 del 2007), il 15 giugno 2007 (r.o. n. 770 del 2007) ed il 6 luglio 2007 (r.o. n. 771 del 2007 – ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevede un termine prescrizionale di tre anni quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria; che il rimettente procede, nei cinque giudizi a quibus, per i delitti di lesioni personali colpose (art. 590 cod. pen.: r.o. numeri 530 e 771 del 2007), di lesione personale (art. 582 cod. pen.: r.o. numeri 741 e 769 del 2007), e di minaccia (art. 612 cod. pen.: r.o. n. 770 del 2007); che in tutte le ordinanze di rimessione, riproducendo in parte la motivazione di un provvedimento deliberato nello stesso senso dalla Corte di cassazione (ordinanza n. 29786 del 2006), il giudice a quo censura la disciplina della prescrizione risultante dal primo e dal quinto comma dell'art. 157 cod. pen. ; che tale disciplina infatti, attribuendo un termine prescrizionale più breve ai reati puniti con «pene diverse» da quella detentiva e da quella pecuniaria, e quindi ai più gravi tra i reati attribuiti alla competenza del giudice di pace, sarebbe priva di razionalità intrinseca e tale da vulnerare, nel contempo, il principio di ragionevolezza ed il canone della uguaglianza, presidiati dall'art. 3 Cost.; che la denunciata aporia, secondo il rimettente, dovrebbe essere eliminata attraverso l'ablazione della norma contenuta nel quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , con la conseguente applicazione dei più lunghi termini indicati nel precedente primo comma a tutti i reati di competenza del giudice di pace; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in ciascuno dei cinque giudizi indicati, con atti depositati l'11 settembre 2007 (r.o. n. 530 del 2007), il 4 dicembre 2007 (r.o. n. 741 del 2007) ed il 17 dicembre 2007 (r.o. numeri 769, 770 e 771 del 2007); che, secondo la difesa erariale, le questioni proposte sono infondate, per le stesse ragioni indicate negli atti di intervento prodotti nei giudizi fin qui richiamati; che il Giudice di pace di Casalmaggiore, con ordinanza del 18 dicembre 2006 (r.o. n. 541 del 2007), ha sollevato – in riferimento all'art. 3 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, primo e quinto comma, cod. pen. , come sostituiti dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, nella parte in cui prevedono «che la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e, comunque, un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e di quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria, mentre, qualora per il reato stabilisca pene diverse da quella detentiva e pecuniaria, dispone il termine prescrizionale di tre anni»; che, secondo quanto riferito dal rimettente, nel giudizio a quo si procede per un reato (non indicato) punibile con la sola pena pecuniaria, e per tale ragione assoggettato ad un termine prescrizionale (sei anni, per il disposto del primo comma della norma censurata) più lungo di quello che la legge stabilisce per i più gravi tra i reati di competenza del giudice di pace (tre anni, a norma del quinto comma del citato art. 157 cod. pen.); che tale disciplina, a parere del giudice a quo, comporterebbe una violazione dei principi di ragionevolezza e uguaglianza, come sanciti dall'art. 3 Cost.; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato l'11 settembre 2007, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata per le ragioni già illustrate negli atti di intervento prodotti nei giudizi finora indicati; Considerato che, mediante le ordinanze di rimessione indicate in epigrafe, sono state sollevate varie questioni concernenti la disciplina della prescrizione per i reati attributi alla competenza del giudice di pace; che uno dei giudici a quibus censura in particolare – con riferimento all'art. 3 della Costituzione – il primo comma dell'art. 157 del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui assoggetta ai più lunghi termini di prescrizione in esso previsti, anziché ad un termine triennale, i reati di competenza del giudice di pace puniti con la sola pena pecuniaria (r.o.