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Oggi, invece, siamo intervenuti inserendo una valorizzazione dell'indennizzo, inserendo l'entità degli investimenti proposti e anche i sistemi di compensazione ambientale da riservare ai territori e del miglioramento e risanamento ambientale dei bacini idrografici. Questo è importante, perché si tratta di beni dello Stato: nel tempo, alcune concessioni sono state utilizzate e sfruttate come se non ci fosse un domani, perché poi dopo si restituisce il bene e quindi si cerca di massimizzarne lo sfruttamento, ma noi questi beni li dobbiamo preservare e dobbiamo far sì che la loro vita utile, la loro buona vita, vada oltre il livello di concessione, perché i bacini idrografici, con la loro capacità di accumulare le acque per la generazione dell'energia, devono andare avanti. Per questo è importante aver inserito una misura del genere. Per quanto riguarda la questione dei balneari, in questo provvedimento è stata inserita finalmente una data, il 31 dicembre 2023, ma anche la possibilità di dare un ulteriore anno di proroga, nel caso in cui ci siano motivazioni oggettive che impediscano l'espletamento delle procedure di gara o eventualmente contenziosi in corso. È importante essere arrivati a un punto fermo ed è per questo che siamo soddisfatti per questo emendamento, ma dobbiamo stare attenti e non vorrei che queste situazioni non fossero veramente oggettive, ma più che altro ricercate e volute; in tal caso, l'Unione europea potrebbe anche considerarle come infrazione. C'è chi esulta, perché vede in questi ulteriori uno o due anni una possibilità di proroga, ma non vanno visti in questa maniera. L'inserimento degli indennizzi all'interno di questo articolo è una questione lievemente diversa. Aver portato in capo al Governo la decisione e la definizione di quali saranno questi criteri di indennizzo è uno spostamento in avanti del problema, ma, al di là delle battaglie politiche di ciascuno di noi, bisognerà che il Governo ponga un'attenzione particolare, perché da un lato bisogna tutelare sicuramente chi ha effettuato degli investimenti e non ne è ancora rientrato, ma dall'altro bisogna tutelare i subentranti, perché non si possono trovare di fronte a situazioni insostenibili e impraticabili per il proprio modello operativo. Questi decreti legislativi dovranno essere emanati entro sei mesi, quindi entro fine anno. Noi come MoVimento 5 Stelle vigileremo attentamente sulla forma con cui questi entreranno nel criterio di definizione degli indennizzi, perché vogliamo assolutamente evitare una deriva normativa che non permetta alla concorrenza di essere effettuata o, meglio, che vada a far sì che questa concorrenza non sia effettiva, ma sia solo normativa e figurativa. Dobbiamo stare attenti a una cosa: queste sono iniziative imprenditoriali che riguardano beni dello Stato e non possono avere una vita autonoma al di fuori delle concessioni. Ciò significa che, qualsiasi criterio il Governo decida di definire, non può derogare ai principi contabili, che quindi dovranno tener conto di queste situazioni. Lo voglio ripetere affinché sia ben chiaro: queste iniziative non hanno e non possono avere una vita al di fuori della concessione stessa. Questo significa che, se i subentranti nel partecipare a una gara dovessero essere obbligati a corrispondere un indennizzo che, come ho detto prima, vada oltre il concetto stesso del proprio business model , del proprio modello operativo, alla fine non parteciperanno alla gara. Questo vuol dire che si avrà una concorrenza ridotta, che è esattamente quello che non vogliamo che ci sia con il disegno di legge che ci apprestiamo a votare. Leggere sui giornali che c'è qualcuno che sta già accampando da ora la volontà di poter pensare di definire e di modificare questi criteri di emanazione governativa per quanto riguarda il sistema di indennizzi a proprio piacimento e per la propria parte politica, credo che sia una becera campagna politica che non va bene, perché il Governo dovrà porre molta attenzione a come dovranno essere definiti questi criteri. Questo è un settore che porta allo Stato circa 100 milioni di ricavi, che non sono in alcuni casi 100 milioni di incassi, e dall'altra parte è un giro d'affari che, a seconda di chi effettua la stima, va dai 2 ai 15 miliardi. Quindi si tratta di un settore che va assolutamente tenuto sotto controllo, perché i soggetti che vanno tutelati, oltre agli operatori subentranti, sono assolutamente i cittadini, che non possono e non devono subire gli effetti di una concorrenza, di una mancata concorrenza o, peggio ancora, di un sistema che preveda dei subingressi e dei subappalti. È qui che ci sarà la vera battaglia futura, perché dovremo tutelare i cittadini da quelli che saranno gli effetti, perché vorranno stare negli stabilimenti balneari e non dovranno subire questi effetti negativi. Questo, come ho detto prima, è un risultato finale ma parziale, perché sappiamo che il provvedimento dovrà andare alla Camera. Ciononostante abbiamo potuto apprezzare che questo criterio e metodo di lavoro accontenta e scontenta un po' tutti, però ha avuto il grande pregio di poter mettere al centro dell'attenzione e del dibattito politico i desiderata di tutti. Ciò dimostra che, quando si ragiona e si dialoga, si può cercare di arrivare a una situazione di mediazione che farà il bene dell'Italia. È per questo che annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle. PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PARAGONE (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, adesso è chiaro perché lo speculatore George Soros è così innamorato di Mario Draghi: perché sta rispettando la tabella di marcia di Davos, che è quella di eliminare dalla scena economica la piccola impresa, quella italiana in primis . Siccome il mercato non era riuscito a far fuori l'impresa italiana, ci pensa Mario Draghi con il pilota automatico e con l'aiuto del partito unico dell'euro, il "PUDE", quello che va dai 5 Stelle alla Lega, passando per messieur Letta, per l'amico degli emiri Matteo Renzi, per Forza Italia, Speranza e carità varia. Le spiagge italiane fanno gola ai grandi. Volevate lo scalpo delle piccole imprese? Ma ottenerlo non sarà facile, perché questi imprenditori dalla pelle annerita dal sole affrontano il mare d'inverno: figuratevi che paura hanno di voi che un tempo mettevate le magliette "no Bolkenstein". Lo stesso per i tassisti, che volete svendere alle App di multinazionali che neanche pagano tutte le tasse in Italia. Nessuno di loro starà zitto. Il Governo del banchiere e la maggioranza dei traditori stanno liberando la strada ai grandi capitali stranieri. In nome della concorrenza? «Ma mi faccia il piacere» vi avrebbe riso in faccia il grande Totò. Con quella faccia parlate di concorrenza voi, che date ancora una montagna di soldi ai Benetton dopo la tragedia del ponte Morandi, quei Benetton che fanno una società per un'OPA su Atlantia e la chiamano "Schema 43", 43 come il numero dei morti di quel crollo?