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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla ricostruzione della città de L'Aquila e degli altri comuni interessati dal sisma del 6 aprile 2009. Onorevoli Senatori. -- A quasi sette anni dal sisma del 6 aprile che colpì la città dell'Aquila e altri cinquantasei comuni del cosiddetto «cratere sismico» in Abruzzo, il processo di ricostruzione ha finalmente ingranato la marcia. Le gru in centro storico testimoniano un cambio di passo rispetto agli anni precedenti, quando c'erano solo macerie e disperazione. Si tratta di una ricostruzione ben ordinata per ambiti e comparti, a differenza di quella a macchia di leopardo che ha caratterizzato il primo periodo della gestione commissariale. Essa ha interessato dapprima l'asse centrale del cuore cittadino, per poi estendersi al resto della città. Nel centro storico sono molti i palazzi che stanno tornando all'antico splendore e con il loro recupero crescono anche la speranza e la fiducia degli aquilani nel riavere una città viva e una vita normale per i propri figli. In periferia, fuori le mura che delimitano la parte antica della città, in molti sono potuti rientrare, in questi ultimi anni, nelle loro abitazioni. La ricostruzione è stata ultimata per oltre il 95 per cento degli immobili interessati. Alle spalle ci lasciamo anni duri, anni in cui abbiamo dovuto combattere contro i ritardi e le lentezze di una governance pletorica e inefficiente. La ricostruzione ha dovuto pagare lo scotto dell'assenza di regole certe nell'immediato e di risorse costanti. Abbiamo dovuto attendere parecchi mesi prima di conoscere le linee guida e le procedure per la ricostruzione delle case danneggiate dal sisma. Lentezze di cui abbiamo pagato le conseguenze, perché la ricostruzione è partita con anni di ritardo. Se avessimo potuto contare sin dall'inizio su una legge organica, che avesse dettato regole certe e un flusso costante di finanziamenti, la ricostruzione sarebbe andata avanti a ritmi più serrati. Gran parte delle decisioni prese dal Governo dell'epoca, all'indomani del sisma, furono improntate e giustificate dall'emergenza. Tutte le scelte furono adottate dall'alto, dal trasferimento in massa della popolazione sulla costa abruzzese o nelle regioni più vicine, alla costruzione dei primi alloggi antisismici (solo per citare le decisioni più importanti), e furono il risultato di ordinanze della Presidenza del Consiglio dei ministri, in deroga ad ogni norma vigente. Il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, emanato a ridosso degli eventi sismici, si è limitato a prevedere una serie di misure necessarie a gestire l'emergenza, nella primissima fase post-sisma. Le numerose ordinanze emanate della Presidenza del Consiglio dei ministri, successive al citato decreto, hanno cercato di colmare le lacune del provvedimento legislativo varato, ma lo hanno fatto in maniera disordinata e disorganica, non esaustiva, senza dettare regole precise, tali da permettere una seria programmazione degli interventi ed una tempistica coerenti con l'obiettivo di riportare L'Aquila e l'area del cratere non solo alle normali condizioni di vita, ma anche ad una reale e duratura ripresa economica e produttiva. Solo nel 2012, con il Governo Monti, intervenne la cosiddetta «riforma Barca», prevista dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. Questo può essere considerato il primo tentativo di rimettere ordine alla precedente giungla di ordinanze, a cui non è stata mai data una forma organica, con il tanto discusso e mai adottato testo unico sulle ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri. Una delle più importanti novità introdotte dalla riforma del Ministro per la coesione territoriale è stata la fine della gestione commissariale e il venir meno della struttura pletorica di vice commissari, con la restituzione della governance agli enti locali. Tuttavia, nemmeno la riforma Barca è riuscita a dare un assetto organico alla ricostruzione e in alcuni casi permangono confusione e contraddittorietà tra le norme, che spesso danno luogo ad azioni della magistratura ordinaria, amministrativa, penale e contabile, dove a farne le spese sono gli amministratori locali che stanno sul fronte. In assenza di una legge che prevedesse regole certe per la ricostruzione, a cui si sta cercando di dare risposta con il disegno di legge atto Senato n. 1960, di cui sono la prima firmataria, le maglie della legalità e della trasparenza procedurale e amministrativa sono state più ampie del solito ed è lì che si è manifestato qualche episodio di corruzione, ma soprattutto il malaffare della malavita organizzata ha puntato gli occhi e ha trovato humus fertile, arginato dall'opera delle forze dell'ordine, della magistratura e degli enti locali. Gli interessi economici che si sono mossi e che si muovono dietro la ricostruzione post-sisma sono evidentemente enormi. Lo testimoniano le inchieste giudiziarie aperte nel corso di questi anni, relative a tentativi di infiltrazioni di organizzazioni criminali nel processo di ricostruzione e i vari moniti sollevati di recente anche dal procuratore distrettuale antimafia de L'Aquila, Fausto Cardella, sulla richiesta di regole certe che aiutino la faticosa opera di ricostruzione in Abruzzo. Pertanto uno dei primi compiti che si intende affidare alla Commissione è di verificare i motivi che hanno indotto a non intervenire con una legge per la gestione dell'emergenza e della ricostruzione, in modo da sostituire presto il ricorso ad ordinanze della Presidenza del Consiglio dei ministri e se un simile modus operandi abbia potuto inficiare la regolarità delle procedure di assegnazione degli appalti e dei subappalti pubblici legati alla ricostruzione, le attività di controllo e di monitoraggio relative a tali assegnazioni, nonché il grado di infiltrazione di associazioni malavitose nelle opere di ricostruzione. Altro filone d'indagine su cui si ritiene necessario intervenire è la gestione delle risorse stanziate per fare fronte all'emergenza, con particolare attenzione alla eventuale distrazione e/o cattiva gestione delle stesse. In particolare la Commissione dovrà far luce sull'impiego dei fondi previsti dal decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77; sul ritardo nell'assegnazione dei fondi previsti dal predetto decreto e preordinati al ripristino delle attività dei centri antiviolenza; sulla destinazione e sull'utilizzo delle risorse stanziate nel 2009 dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri nonché sui ritardi nell'assegnazione delle risorse stanziate nel 2009 dal Ministro della gioventù e sul loro utilizzo; sull'impiego dei fondi stanziati con deliberazione CIPE n. 47 del 26 giugno 2009, e assegnati alla regione Abruzzo per la ricostruzione e la messa in sicurezza degli edifici scolastici dei comuni danneggiati dal terremoto e ricadenti nell'area interessata dal sisma; non ultimo sull'utilizzo delle risorse derivanti dalla liquidazione della polizza assicurativa stipulata dall'ASL n. 1 Avezzano -- Sulmona -- L'Aquila, per coprire eventuali danni sismici.