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In Spagna, costa 800 euro, in Romania poche centinaia di euro e dopo un mese si ha la patente di guida. Il minimo che possano fare le aziende italiane che hanno bisogno di autotrasportatori è prendere gli autisti rumeni: va da sé che le aziende italiane continuino ad assumere in questo momento lavoratori stranieri, in particolare dell'Est Europa, perché, come abbiamo detto, lì è più facile prendere la patente, e i costi elevati innescano un meccanismo che disincentiva l'entrata in questo settore da parte di tanti giovani italiani, determinando una gravissima mancanza di autisti. Nella Commissione trasporti abbiamo provato a predisporre degli emendamenti di buonsenso su questo tema. Il Governo ha stanziato un bonus di 1.000 euro per i giovani fino a 35 anni e un rimborso per chi già percepisce il reddito di cittadinanza, ma la cosa incredibile è che lo ha fatto solo per l'autotrasporto di merci per conto terzi, lasciando fuori tutte le altre tipologie di autotrasportatori che così non possono ricevere alcun bonus . Abbiamo chiesto, quindi, di estendere questo bonus che può essere sicuramente un incentivo positivo alla crescita del settore e che può davvero porsi come una soluzione alla mancanza di autisti, solo che non ci avete dato ascolto, quindi la nostra proposta di estenderlo a tutte le tipologie di autotrasportatori non è stata presa in considerazione. Lo abbiamo chiesto per i bus turistici, l'abbiamo chiesto per gli autotrasporti di ogni settore, ma ancora una volta - e non capiamo il perché - i nostri emendamenti, in particolare un paio, di buonsenso sono stati, per furia ideologica, messi da parte e bocciati. Ribadisco che rispetto a una questione che non ha nulla a che fare con l'ideologia e con la propria visione del mondo, ci ritroviamo ancora una volta a doverci interfacciare con le categorie e con i sindacati portando zero risposte, non capendo perché questo Governo continui ad insistere senza ascoltare chi vuole invece fare qualcosa di concreto per l'Italia e il risultato sarà che si perderanno ancora una volta migliaia di posti di lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, prima di svolgere il mio intervento, vorrei fare una considerazione di carattere generale. Sappiamo che la nostra non è una maggioranza omogenea, che quello attuale è un Governo di unità nazionale. Ebbene, per questa ragione, sarebbe opportuno a mio parere - e ritengo anche a parere di molti altri presenti in quest'Aula - arrivare in Commissione, dove si esaminano provvedimenti politicamente importanti come quello che abbiamo trattato ieri e che oggi è all'attenzione dell'Assemblea, con un equilibrio politico. È difficile trattare argomenti divisivi e trovare la sintesi laddove due Presidenti sono del centrosinistra, in particolare uno del PD e uno del MoVimento 5 Stelle, e i relatori ugualmente sono uno del PD e uno del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . Senza nulla togliere al lavoro che hanno fatto, politicamente è difficile trattare determinati argomenti e trovare un equilibrio nella soluzione. Questo lo dico a lei, affinché lo riferisca alla nostra Presidente, che agisca in maniera tale che nelle Commissioni, quando si esaminano argomenti di interesse globale, possa essere rappresentata, quanto più possibile, la maggioranza stessa. Altrimenti si arriva a momenti di frizione - per carità, non cercati - su argomenti che dovrebbero invece trovare una sintesi importante ancora prima di essere trattati nella Commissione stessa. Non mi soffermerò su discorsi particolari. Lo lascerò fare a chi interverrà per il Gruppo Forza Italia dopo di me, alla senatrice Toffanin, che sicuramente ha seguito mirabilmente tutto l' iter della manovra in Commissione, fino a ieri, quando se ne è discusso globalmente. Abbiamo veramente affrontato con grande decisione e forse con troppa imparzialità la soluzione di determinati problemi specifici. Abbiamo peraltro dovuto esaminare la manovra molto in fretta; il ricorso alle sedute notturne non è un buon viatico per le manovre, per trovare i giusti equilibri. Lo stress esiste, non siamo superuomini, siamo uomini (peraltro, con la mia età, lo posso dire ancora di più), che hanno necessità, quando prendono delle decisioni, di avere i tempi per poter riflettere. (Applausi) . Si è in Commissione per poter trovare le soluzioni migliori, perché ciò che andiamo a decidere, come diceva precedentemente il collega De Vecchis, non rimane racchiuso all'interno del Senato. Signor Presidente, quello che decidiamo in questa sede influenza la vita dei nostri cittadini. (Applausi) . Allora, per decidere e per trovare le soluzioni è necessario il tempo dovuto. La manovra che stiamo esaminando, il decreto fiscale, avrà grande incidenza e avrebbe necessitato di tempi superiori. Immagino cosa succederà a breve per il bilancio; anche in quel campo esiste un disequilibrio tra le persone che sono state scelte per rappresentare i Gruppi come relatori e noi lo abbiamo lamentato, come lei sa, come sa la Presidente e come sanno tutti. Eppure non si è presa ancora alcuna decisione sul merito. Gli argomenti che dovrei considerare sono tanti; mi fermerò sul problema dell'Alitalia, che da un decennio e forse più, comunque da diversi lustri, è presente nell'agenda politica del Governo. Ciò che dispiace è che si arriva ad una conclusione ampiamente scontata da tempo; ciò che dispiace ancora di più è che i lavoratori, che devono poter recuperare una loro dignità lavorativa, ancora oggi sono messi nelle condizioni di dover sopravvivere con la cassa integrazione, che fa parte delle politiche passive del lavoro, contro le quali ci batteremo. (Applausi) . Una cosa è l'assistenzialismo, una cosa è l'assistenzialismo nel mondo del lavoro. (Applausi) . Servono politiche attive. Occorre poter reimpostare la vita del lavoratore verso una differente attività e questo non solo per quello che riguarda Alitalia. Nel settore, oltre ad Alitalia, abbiamo Air Italy, come ricordava il collega De Vecchis precedentemente. 1.500 lavoratori di Air Italy vedono chiusa la loro possibilità di recuperare, anche in parte, il proprio lavoro, essendo la società in liquidazione. Costoro, però, non possono essere trattati differentemente da quel giusto assistenzialismo che è stato dato, per ora, ai loro colleghi di Alitalia. Abbiamo presentato un ordine del giorno al decreto fiscale e un emendamento al disegno di legge di bilancio. Speriamo fortemente che l'ordine del giorno venga accolto, perché - quella sì - sarebbe una questione di giustizia. Non è possibile che dinanzi a due società, una con interessi importanti nel settore pubblico dei trasporti, qual è Alitalia, l'altra invece nel settore privato, si tengano due comportamenti diversi. (Applausi) . Il Governo non dovrebbe consentire questo, tra chi ha lavorato nel pubblico e senza entrare nel merito delle gestioni (purtroppo è arrivata la liquidazione della società) e chi invece proviene da un'attività privata e si vede spogliato di tutto: questo non è equilibrio, Presidente, non è giustizia sociale. (Applausi) . Su questo chiedo veramente l'intervento di tutti i partiti, perché la solidarietà e l'equità vengano dimostrate. Ci sono tante altre cose che devono essere prese in considerazione, ma mi limito a ripetere un discorso generale: