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«Chi accende una luce al buio si aspetti le zanzare». Noi abbiamo provato a dare un contributo. Abbiamo provato a migliorare il provvedimento insieme a voi. Abbiamo acceso la luce sul buio di molte parti di questo provvedimento ma abbiamo ricevuto solo zanzare. Signor Presidente, Governo, in bocca al lupo a tutti gli italiani! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, colleghi, signor sottosegretario Misiani, io dico semplicemente alcune cose. La prima è che questo è un decreto-legge importante, molto importante. Forse uno dei più importanti esaminati in quest'Aula. Lo dico con cognizione di causa, perché siamo di fronte a una fase inedita, drammatica, gravissima e ci stiamo assumendo delle responsabilità; il Governo si è assunto delle responsabilità. È un decreto importante per la dimensione, perché qui ho sentito una discussione molto interessante che nega un dato, il fatto che mettiamo 25 miliardi di euro a disposizione delle famiglie, delle imprese e della sanità di questo Paese; 25 miliardi: una cifra superiore a quella di cui abbiamo discusso nella legge finanziaria qualche mese fa. È però un decreto importante anche perché introduce i primi provvedimenti necessari per affrontare un'emergenza che ha cambiato, e cambierà, le nostre vite e le nostre relazioni. Questo provvedimento inizia ad affrontare la crisi economica e sociale, che già la pandemia sta producendo in tutto il mondo, non solo in Italia, ma sta anche provando ad attrezzare al meglio il Paese per far fronte alla crisi sanitaria. Credo, però, che la cosa più importante sia che, con il provvedimento che voteremo domani, compiamo scelte che indicano una strada, una strategia, almeno le priorità per il Paese, quelle che noi riteniamo tali. La cifra principale di questo decreto è quella di proteggere le persone, il lavoro e le imprese; questa scelta è, deve e dovrà essere quello che guida tutte le decisioni della politica e del Governo. Proteggere le persone; dare risposte rapide e concrete ai bisogni di chi in questa emergenza sta perdendo certamente reddito e vede già oggi peggiorare le proprie condizioni di vita. Questa è la priorità. Oggi serve che gli italiani sappiano di non essere soli di fronte alle difficoltà e alla crisi. Le istituzioni, il Governo, ognuno di noi ha il dovere di non lasciare solo nessuno. Questo dovere non può essere uno slogan , ma deve tradursi in interventi e finanziamenti che facciano arrivare presto l'aiuto a chi ne ha bisogno. Ne va della credibilità delle istituzioni. Oltre che una grande questione sociale ed economica, è una questione che riguarda la salute della nostra democrazia. Il decreto-legge in esame è il primo passo giusto in questa direzione: non lasciare solo nessuno; penso che con il prossimo decreto si possa e si debba proseguire su questa strada. Insisto: la priorità è proteggere le persone e, insieme, difendere il lavoro e sostenere le imprese, come fa il decreto-legge varato l'altro giorno. Ho sentito cose stravaganti; permettetemi di dire che se nel 2008 qualcuno avesse pensato di finanziare i crediti liquidati alle imprese garantendo 400 miliardi di euro forse la storia di questo Paese sarebbe stata diversa. Oggi noi lo stiamo facendo. (Applausi dal Gruppo PD) . Lo stiamo facendo con una straordinaria iniezione di liquidità. Proteggere e non lasciare sole le persone significa sostenere il reddito, come fa questo decreto-legge, e garantire servizi; ma non solo. Voglio insistere su tre questioni, su cui sono stati approvati ordini del giorno importanti, che nel prossimo decreto-legge dovranno essere ricompresi e che sono pertinenti con questo bisogno. In primo luogo, la questione della casa, su cui già il provvedimento in esame contiene disposizioni importanti, come l'estensione del fondo Gasparrini, per evitare che le persone che non ce la fanno a pagare il mutuo perdano la casa, e il blocco degli sfratti. Siamo di fronte a un rischio grave, ossia a quello che tante famiglie, che stanno perdendo o vedono messo in discussione il proprio reddito, non siano più in grado di pagare l'affitto. Si tratta allora di rifinanziare in maniera significativa con il prossimo decreto-legge i fondi che sostengono gli affitti, anche per chi è moroso senza avere colpe. Si tratta di dare sostegno alla proprietà, per evitare che si facciano sfratti; garantire, insomma, la casa: che questa crisi non porti tante famiglie a perdere la casa. Bisogna anche fare in modo che questi soldi arrivino in fretta, magari direttamente ai Comuni, senza passare per la burocrazia delle Regioni. La seconda questione riguarda gli enti locali. Credo sia chiaro a tutti che, nelle condizioni in cui siamo, i bilanci degli enti locali sono fortemente in discussione. Il mio Comune perde una valanga di entrate su cui era costruito il bilancio: non ci sono più i soldi dei profitti delle partecipate (la SEA, come tutti sanno, gestisce gli aeroporti milanesi, che non funzionano più da diverso tempo); non ci sono più le tasse di soggiorno; non ci sono i biglietti del trasporto locale, che continua a funzionare. Noi dobbiamo mettere in condizione i Comuni di poter continuare a fornire servizi ai cittadini e lo possiamo fare con provvedimenti che già sono stati presi. Penso che sia importante aver consentito la ridiscussione dei mutui con la Cassa depositi e prestiti, perché oggettivamente può aiutare i Comuni a sistemare i bilanci; ma non basta. Soprattutto - lo voglio dire - non basta per i Comuni dell'area della crisi più acuta. La mia Regione, un pezzo di Emilia-Romagna e un pezzo di Veneto sono state zone fortemente colpite. Credo che a quei Comuni, che sono un cuore importante per l'economia del Paese, debba essere dato un sostegno particolare. Anche in questo caso, il fatto che in questo frangente si sia votato un ordine del giorno ieri in Commissione è un fatto importante. Veniamo alla terza questione. Ho sentito dire spesso da tanti oggi che noi dobbiamo ringraziare gli operatori sanitari, le persone che sono "al fronte", quelli che si stanno sacrificando di più. Bene, allora lo voglio dire chiaramente. Chi è in prima linea può essere anche costretto a scelte difficili, per il bene comune di tutti. Quelle persone, che sono al fronte, vanno tutelate e questo era il senso del nostro emendamento, questo è il senso dell'ordine del giorno, che prevede che ci si ponga questo problema e che il Governo e i Gruppi parlamentari lo affrontino. Dobbiamo infatti tutelare chi è in prima linea, non chi ha responsabilità politiche. Chi ha responsabilità politiche e ha fatto scelte sbagliate, che hanno reso più permeabili strutture e territori, di certo dovrà rispondere e ci impegneremo perché lo faccia. Il tema però non è quello, ma è tutelare le persone, che hanno subito l'aggressione della crisi e che si sono messe a disposizione, anche rischiando in proprio. Quelle persone vanno tutelate e insisto: non lo facciamo oggi, ma dovremo farlo presto. Signor Presidente, concludo dicendo che sulla giustizia condividiamo e abbiamo condiviso i provvedimenti contenuti nel decreto precedente, trasferito nel provvedimento in esame.