[pronunce]

contenente le puntuali osservazioni sulle proposte emendative elaborate dalle Regioni e dagli enti locali, con l'indicazione di quelle ritenute condivisibili ed accolte, ad evidente dimostrazione dell'effettivo coinvolgimento delle regioni nell'iter decisionale. 10.1.5.- Secondo la difesa dello Stato, sarebbe inesatto il richiamo della sentenza n. 251 del 2016, poiché in relazione alla riorganizzazione delle camere di commercio manca l'inestricabile intreccio di competenze statali e regionali, che avrebbe reso necessaria l'intesa. Il Governo ha, inoltre, recepito parte delle indicazioni formulate dalla Conferenza unificata e non ha accolto quelle concernenti la modalità di determinazione della misura del diritto annuale, che tuttavia ricade nella materia «sistema tributario», di competenza esclusiva dello Stato (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.), come affermato da questa Corte con la sentenza n. 29 del 2016, con conseguente infondatezza della denunciata violazione del principio di leale collaborazione. 10.1.6.- L'infondatezza della censura concernente l'art. 4, comma 6, del d.lgs. n. 219 del 2016 conseguirebbe, secondo il resistente, alla considerazione che le funzioni inerenti al registro delle imprese sono riconducibili alle materie «anagrafi» e «ordinamento civile» (art. 117, secondo comma, lettere i ed l, Cost.), spettanti alla competenza esclusiva dello Stato. Inoltre, la norma prevedrebbe anche il «coordinamento preventivo con le Regioni mediante il passaggio dalla Conferenza Stato-Regioni ed il conseguimento del parere da parte della stessa». 10.2.- In riferimento al ricorso della Regione Toscana, la difesa dello Stato, a conforto del chiesto rigetto, riproduce sostanzialmente le argomentazioni dianzi sintetizzate nei paragrafi 10.1, 10.1.1. , 10.1.2. , 10.1.3. , 10.1.4. , 10.1.5. e 10.1.6. Inoltre, ha eccepito l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'intero testo del d.lgs. n. 219 del 2016, per asserita violazione del principio di leale collaborazione e degli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., deducendo che non è stato impugnato l'art. 10 della legge n. 124 del 2015, nell'osservanza del termine dell'art. 39 della legge n. 87 del 1953, come sarebbe stato necessario, poiché i contenuti normativi della delega erano determinati ed univoci e, quindi, in grado di porre in luce l'eventuale lesività da parte della norma di competenze regionali. Ammettere che con l'impugnazione del decreto delegato possa denunciarsi la norma di delega significherebbe, a suo avviso, permettere l'elusione di detto termine. Inoltre, i compiti attribuiti alle camere di commercio sarebbero riconducibili alla competenza legislativa esclusiva dello Stato prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost. e, sotto alcuni profili a quella della lettera e) di tale parametro e, comunque, devono essere disciplinati in modo omogeneo a livello nazionale. Tanto dovrebbe essere affermato anche con riguardo alle materie oggetto degli artt. 3 e 4 del d.lgs. n. 219 del 2016 e, in particolare in riferimento al citato art. 4, comma 6, sarebbe richiamabile la sentenza n. 251 del 2016, poiché la disciplina dallo stesso recata sarebbe riconducibile alla competenza statale nella materia del «coordinamento informativo statistico e informatico dei dati» (art. 117, secondo comma, lettera r, Cost.). 10.3.- Relativamente alle questioni sollevate dalla Regione Liguria, il resistente svolge considerazioni in larga misura coincidenti con quelle sopra riportate nei paragrafi 10.1, 10.1.4, 10.1.5, per chiedere il rigetto del ricorso proposto dalla predetta. 10.4.- L'Avvocatura generale dello Stato, con riguardo al ricorso della Regione Lombardia, svolge argomentazioni sostanzialmente omologhe a quelle sviluppate in riferimento al ricorso della Regione Puglia, sopra sintetizzate nel paragrafo 10.1, per eccepire l'inammissibilità delle censure aventi ad oggetto l'art. 10 della legge n. 124 del 2015, perché non impugnato nel termine dell'art. 39 della legge n. 87 del 1953. A suo avviso, sarebbe inoltre inammissibile l'istanza con cui la ricorrente sollecita questa Corte a sollevare dinanzi a sé, in via di autorimessione, questione di legittimità costituzionale di detto art. 10, comma 2, trattandosi di richiesta avente carattere elusivo del suindicato termine. La difesa dello Stato insiste, quindi, per il rigetto delle restanti censure sulla scorta delle argomentazioni dianzi riportate nei paragrafi 10.1, 10.1.4, 10.1.5, 10.1.6. Infine, deduce l'infondatezza della questione avente ad oggetto gli artt. 3, comma 1, lettera f), e 4 del d.lgs. n. 219 del 2016. 11.- In prossimità dell'udienza pubblica hanno depositato memorie le Regioni Puglia, Toscana e Lombardia. 11.1.- La Regione Puglia contesta, nella memoria, che la mancata impugnazione della norma di delega renderebbe inammissibile l'impugnazione del decreto delegato, dato che quest'ultimo determinerebbe una novazione della fonte, e contesta la dedotta riconducibilità dell'intera disciplina recata dal d.lgs. n. 219 del 2016 alla competenza esclusiva dello Stato prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost. Relativamente al termine di esercizio della delega, la ricorrente contesta che sia stato dimostrato che la richiesta di parere al Consiglio di Stato è stata inoltrata prima del 28 agosto 2016, ritenendo insufficiente a questo scopo l'attestazione contenuta in detto parere. A suo avviso, sarebbe altresì irrilevante la data di spedizione della richiesta, dato che al procedimento in esame non sarebbe applicabile il principio della scissione degli effetti dell'atto. In ordine alla questione avente ad oggetto l'art. 3, comma 4, del d.lgs. n. 219 del 2016, la Regione ribadisce la tesi svolta nel ricorso e deduce che l'Avvocatura generale neppure avrebbe contrastato la censura subordinata, con cui essa ha lamentato la mancata previsione dell'acquisizione dell'intesa, anziché del parere della Conferenza Stato-Regioni, sui decreti di ridefinizione delle circoscrizioni territoriali. A suo avviso, la difesa dello Stato non ha poi svolto nessuna considerazione in ordine alle censure aventi ad oggetto: l'art. 1, comma 1, lettera a); l'art. 3 del d.lgs. n. 219 del 2016; l'art. 1, comma 1, lettera r), di tale atto normativo, nella parte in cui ha abrogato l'art. 18, comma 1, lettera c), della legge n. 580 del 1993. Sulla censura concernente l'art. 1, comma 1, lettera r), numero 1, punto i), del d.lgs.