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Come, però, ha correttamente ricordato il senatore Calderoli, esiste una Costituzione che prevede (o, adeguandoci alla situazione attuale, dovrei dire che prevederebbe) all'articolo 77 che «quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni». Signor Presidente, io ribadisco, per la cronaca e per la conoscenza dell'Aula e anche di qualche senatore di maggioranza distratto, che il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto il 6 ottobre e che esso è apparso in Gazzetta Ufficiale il 21 ottobre. Avete aspettato sedici giorni per presentare il decreto e le Camere ne sono state tenute all'oscuro, perché non avevate un'intesa neanche tra di voi e l'unica cosa che vi interessava era mantenere in piedi il Governo! Carta straccia della Costituzione un'altra volta, allora. (Applausi) . Per di più, signor Presidente, vado oltre, dicendo che questo provvedimento è incoerente anche rispetto a quello che, in questo momento, sta accadendo in Europa. Non solamente la 1 a e la 2 a Commissione, quindi, ma anche la 14 a avrebbe dovuto essere investita di questo provvedimento, perché, in questo momento, stanno passando in Europa proposte di modifica regolamenti, come regolamento Dublino III. Tali proposte prevedono, testualmente, di impedire gli spostamenti non autorizzati ai richiedenti all'interno dell'Unione europea stabilendo, fra l'altro, che questi ultimi dovranno presentare domanda nello Stato membro di primo arrivo o di soggiorno regolare e rimanere nello Stato membro designato come competente. Cioè, esattamente il regolamento di Dublino già in vigore (sia Dublino I che II). Non cambia niente, voi in questo momento state allargando le maglie, fate venire tutti in Italia con questo decreto-legge, ma l'Unione europea sta già dicendo che resteranno e saranno gestiti in Italia. Ancora una volta sottovalutate enormemente i costi. Come ha argomentato prima il senatore Calderoli, si è passati da due miliardi ad un miliardo; siamo arrivati ai minimi storici e adesso ampliate nuovamente i costi e nel provvedimento di legge dichiarate che la copertura non prevede alcun ulteriore esborso. È falso. (Applausi) . Voi state violando la Costituzione e lo state facendo, per di più, in merito alla dichiarazione delle spese. Signor Presidente, ieri abbiamo ascoltato le audizioni in Commissione e, anche in questo caso, a proposito di premura e urgenza, faccio notare che da inizio ottobre arriviamo in Commissione l'altro giorno - e ci siamo adesso - ancora non è scaduto il termine degli emendamenti e tuttora il Governo cerca in qualche modo di chiudere la porta all'opposizione, facendo già prefigurare l'imposizione della fiducia perché non volete che gli italiani sappiano che cosa state cambiando in questo decreto e volete farlo velocemente. Tuttavia, Presidente, ieri, durante l'audizione in Commissione ricordata, è emerso in maniera chiara che ci sono anche dei profondi vizi costituzionali. Come detto infatti dal professor Gaetano Carlizzi, si può sostenere senza alcun dubbio l'incostituzionalità per violazione degli articoli 3 e 117 della Costituzione e, ancora di più, dell'articolo 1, comma 2, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, per la parte relativa che non prevede la retroattività e che dispone l'abolizione dell'illecito amministrativo di cui all'articolo 12, comma 6. È evidente che quanto avete messo insieme non ha i requisiti di urgenza, non ha nemmeno i requisiti di omogeneità e non ha nemmeno la necessità di straordinarietà come ho appena argomentato. Emergono però ulteriormente anche delle incongruenze costituzionali relativamente agli articoli 3 e 117. Presidente, non si può procedere alla conversione in legge del decreto-legge. Quanto voi state facendo viola la Costituzione, i diritti dei cittadini regolarmente inseriti come stranieri in questo Paese, viola i diritti degli italiani. Non si può procedere. (Applausi). Sulla liberazione dei pescatori siciliani trattenuti in Libia GASPARRI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Immagino voglia intervenire sull'ordine dei lavori perché il suo Gruppo è già intervenuto. Ne ha facoltà. GASPARRI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo sui temi che stiamo discutendo. Noi stiamo discutendo di immigrazione e siamo tutti lieti di aver appreso che in questi attimi è stata annunciata la liberazione dei pescatori siciliani, ingiustamente sequestrati in Libia. (Applausi). Il nostro Gruppo, ma anche gli altri, avevano chiesto nelle settimane passate una più incisiva iniziativa del Governo, che tardivamente pare sia giunta. Siccome però apprendiamo contestualmente che si sarebbero recati in Libia il Presidente del Consiglio e il Ministro degli affari esteri, nell'esprimere grande gioia per questo evento, vorremmo anche capire dal Governo se la presenza del Presidente del Consiglio, quindi di un'autorità elevatissima, e del Ministro degli affari esteri, non abbia comportato accordi politici di varia natura, che sono connessi anche alle tematiche della sicurezza del Mediterraneo e dei flussi migratori. Vorremmo capire qualcosa di eventuali impegni assunti dall'Italia. Chiediamo chiarezza su questa vicenda, esprimendo gioia per la liberazione dei pescatori. PRESIDENTE . Senatore Gasparri, lei sa molto bene che esiste la Conferenza dei Capigruppo per presentare richieste di informative o comunicazioni su punti specifici. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASINI (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, mi sembra che l'intervento del senatore Gasparri ponga una questione molto importante. Credo che oggi, come Assemblea, prima di tutto dobbiamo essere tutti contenti per questo fatto; e l'applauso lo ha sottolineato. (Applausi) . Aggiungo, da senatore che sostiene questo Governo, che sono certo che il Presidente del Consiglio userà quella sobrietà comunicativa che è necessaria, perché questo non può essere in alcun modo il risultato di una parte politica. Se questo risultato è acquisito, come noi siamo convinti, deve essere il risultato di tutto il Parlamento, maggioranza e opposizione. (Applausi) . Non ci sono cappelli da mettere su questa liberazione, perché questo sarebbe intollerabile per un senso della misura che tutti noi siamo tenuti ad osservare. (Applausi) . PRESIDENTE . Ovviamente questa è una notizia su cui l'Assemblea non può che esprimersi con un rallegramento e con la sottolineatura del fatto che si tratta di un risultato per il nostro Paese e per l'impegno istituzionale di tutto il Parlamento. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, intervengo soltanto per esprimere soddisfazione.