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L'istruttoria legislativa in Commissione ne esce così mortificata e fortemente limitata. Stupisce come le forze politiche dell'attuale maggioranza, che avevano promesso, anche aderendo alla riforma del Regolamento del Senato, una rinnovata centralità dell'attività delle Commissioni nel quadro di una ritrovata centralità dell'istituzione parlamentare nell'esercizio della funzione legislativa, stiano abusando senza alcun pudore della decretazione d'urgenza, in palese violazione del dettato costituzionale. Chi, nel recente passato, si è ammantato del ruolo di difensore della Costituzione repubblicana, contrastando proposte di revisione che promuovevano una maggiore rapidità del procedimento legislativo, oggi è intento ad affollare i lavori delle Camere di decreti-legge in conversione in spregio delle prerogative del Parlamento sulla funzione legislativa. Nell'esaminare il decreto-legge, emergono inoltre rilevanti perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale del provvedimento per l'assenza dei requisiti essenziali per l'uso dello strumento del decreto-legge indispensabili per il suo legittimo utilizzo. Non è infatti sufficiente la mera dichiarazione di necessità ed urgenza per giustificare l'adozione di un decreto-legge se, come nel provvedimento in esame, il contenuto del decreto risulta carente dei requisiti prescritti dall'articolo 77 della Costituzione. Richiamo incidentalmente la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012, che ha chiaramente affermato che i cosiddetti decreti milleproroghe che, con cadenza ormai annuale (qui c'è un ulteriore elemento di novità, perché questo è un decreto milleproroghe di mezza estate, visto che, prima delle elezioni, un simile provvedimento era stato adottato contestualmente alla legge di bilancio), vengono convertiti in legge dalle Camere, sebbene attengano ad ambiti materiali diversi ed eterogenei, devono obbedire alla ratio unitaria di intervenire con urgenza sulla scadenza di termini il cui decorso sarebbe dannoso per interessi ritenuti rilevanti dal Governo e dal Parlamento, o di incidere su situazioni esistenti, pur attinenti a oggetti e materie diversi, che richiedono interventi regolatori di natura temporale. Ove le discipline estranee alla ratio unitaria del decreto-legge presentassero, secondo il giudizio politico del Governo, profili autonomi di necessità e urgenza, le stesse ben potrebbero essere contenute in atti normativi urgenti del potere esecutivo distinti e separati. Risulta invece in contrasto con l'articolo 77 della Costituzione la commistione e la sovrapposizione, nello stesso atto normativo, di oggetti e finalità eterogenei, in ragione di presupposti a loro volta eterogenei. Tale ultimo caso riguarda, con tutta evidenza, il presente decreto-legge. Infatti, la stessa relazione del relatore di maggioranza ha palesato l'eterogeneità delle sue finalità, enumerando, quali scopi del decreto-legge, da un lato, la garanzia della continuità, l'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa e l'operatività di fondi a fini di sostegno agli investimenti e, dall'altro, la necessità di assicurare il completamento delle operazioni di trasformazioni societarie e di conclusione degli accordi di gruppo previste dalla normativa in materia di banche popolari e di banche di credito cooperativo. L'eterogeneità dei contenuti è d'altronde cresciuta in sede di esame parlamentare. Gli argomenti affrontati sono stati, se possibile, ampliati. Gli emendamenti approvati sono infatti numerosi ed eterogenei e hanno ulteriormente complicato un quadro in cui è stata dimenticata anche la minima ratio unitaria tipica del cosiddetto decreto milleproroghe, ossia quella di intervenire con urgenza sulla scadenza di termini il cui decorso sarebbe dannoso per interessi ritenuti rilevanti dal Governo e dal Parlamento. Un esempio che vale per tutti e che evidenzia l'intento di ampliare gli spazi di intervento del decreto-legge ben oltre quanto sarebbe possibile è rappresentato dall'approvazione di un emendamento che procede a rimodulare gli spazi finanziari delle Regioni rispetto a quanto precedentemente previsto, senza oltretutto rispettare le consuete procedure di consultazione degli enti locali attraverso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Sul merito stesso del provvedimento emergono forti perplessità. L'articolo 1, comma 2, fissa al 31 ottobre 2018 la data per lo svolgimento delle elezioni provinciali e proroga il mandato dei Presidenti di Provincia e dei consiglieri provinciali in scadenza fino a tale data. La disposizione prevede, inoltre, che in tale quadro abbiano luogo, contestualmente, le elezioni del rispettivo Consiglio provinciale o Presidente di Provincia, qualora sia in scadenza per fine mandato entro il 31 dicembre 2018. La disposizione in esame non tiene conto che, a oggi, le scadenze dei mandati provinciali sono le seguenti: 47 Presidenti di Provincia scadono entro il mese di ottobre 2018, 12 Consigli provinciali entro il 31 ottobre 2018, 15 Consigli entro il 31 dicembre 2018, 43 Consigli entro il gennaio 2019. L' election day proposto dal Governo non è realizzabile nella data del 31 ottobre, perché la maggior parte delle Province delle Regioni a Statuto ordinario (ben 43), in base alla disposizione introdotta, sarà costretta a convocare le elezioni per il rinnovo degli organi a ottobre, per il Presidente della Provincia, e a gennaio, per il Consiglio provinciale, con un'evidente duplicazione di procedure e costi. L'intervento emendativo in Commissione ha introdotto, inoltre, nuove deroghe alla disciplina vigente, consentendo ai sindaci della Provincia, il cui mandato scada non prima di dodici mesi dalla data di svolgimento delle elezioni, di candidarsi a Presidente della Provincia. La previsione dell' election day al 31 ottobre 2018 per le 15 Province i cui Consigli scadano entro il 31 dicembre 2018 comporta un'interruzione anticipata del mandato che suscita gravi dubbi di costituzionalità, soprattutto perché essa non è giustificata da un più complessivo intervento di revisione della legge 7 aprile 2014, n. 56 (cosiddetta legge Delrio). Tale situazione conferma pertanto la necessità di un intervento legislativo che superi l'attuale precarietà dell'assetto del governo provinciale per dare una prospettiva certa di riassetto della disciplina in materia e agli attuali organi provinciali che svolgono funzioni di rilievo nel contesto economico e sociale nei loro territori di riferimento. Tra le altre misure va brevemente ricordata quella che all'articolo 2 sospende fino al 15 febbraio 2019 l'efficacia delle disposizioni della legge n. 103 del 2017, con la quale sono state apportate modifiche alla disciplina della partecipazione al procedimento penale mediante videoconferenza, palesando l'incapacità dell'attuale Esecutivo di intervenire tempestivamente, laddove richiesti, interventi di tipo tecnico. Un'incapacità che si traduce in un grave atteggiamento dilatorio che conduce a rinviare l'applicazione di disposizioni particolarmente rilevanti ai fini della celerità nell'acquisizione della prova testimoniale in procedimenti relativi a reati di particolare pericolosità sociale.