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Il 15 settembre 2015, il capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca firmava una lunga nota di chiarificazione diretta ai direttori generali degli Uffici scolastici regionali, ai dirigenti degli ambiti territoriali, ai docenti referenti per le consulte provinciali degli studenti, ai presidenti delle consulte provinciali degli studenti, ai dirigenti scolastici e quindi al forum dei genitori e al forum degli studenti: evidente l'intento di porre un punto fermo su di una questione fondamentale dell'educazione dei figli su cui i genitori ritengono di dovere e di volere essere sistematicamente coinvolti; la nota, dopo una larga disanima del comma 16, conclude nel modo seguente: «Non può mancarsi di sottolineare, il compito fondamentale affidato ai genitori di partecipare e contribuire, insieme alla scuola, al percorso educativo e formativo dei propri figli esercitando il diritto/dovere che l'art. 30 della nostra Costituzione riconosce loro: "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio". Come già chiarito nella sopra citata nota del 6 luglio 2015, "le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell'iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell'Offerta Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie". Questa opportunità offerta ai genitori, consentirà di scegliere la scuola dei propri figli dopo aver attentamente analizzato e valutato le attività didattiche, i progetti e le tematiche che i docenti affronteranno durante l'anno che, in ogni caso, dovranno risultare coerenti con i programmi previsti dall'attuale ordinamento scolastico e con le linee di indirizzo emanate dal MIUR»; nella nota si parla si esplicitamente di diritti-doveri dei genitori che sono stati pesantemente ignorati in occasione della "giornata del gay pride " organizzata al campo estivo di una scuola materna di Casalecchio di Reno (Bologna). Gli educatori della "Coop Dolce", che gestisce il campo, hanno fatto svolgere ai bambini una serie di attività ispirate all'iniziativa del gay pride , colorando le facce dei piccoli con i colori dell'arcobaleno e coinvolgendoli nella realizzazione di disegni e cartelloni per spiegare ai bambini che esistono tanti tipi di famiglia, e che non c'è bisogno di una mamma e di un papà per formare una famiglia; la maggioranza dei genitori era assolutamente all'oscuro dell'iniziativa e certamente, considerando la protesta che ne è seguita, non avrebbe dato la propria autorizzazione all'iniziativa, considerando come in questa occasione sia venuta meno la necessaria alleanza educativa tra scuola e famiglia; non a caso anche la garante per l'infanzia e l'adolescenza Filomena Albano ha sottolineato come: "Nelle attività educative è necessario che genitori ed educatori collaborino tra loro. Di conseguenza è importante una condivisione di obiettivi e strumenti tra tutte le agenzie educative. L'unità di intenti è il presupposto essenziale per l'efficacia di qualsivoglia intervento"; considerato che sulla corretta interpretazione del comma 16 dell'art. 1 della legge n. 107 del 2015, oltre alla circolare ministeriale citata, sono state emanate anche specifiche linee guida dal Ministero, che ribadiscono l'assoluta necessità di acquisire il consenso dei genitori su questo tipo di iniziative, si chiede di sapere come intenda intervenire il Ministro in indirizzo in merito al fatto descritto e soprattutto nella prospettiva dell'anno scolastico che sta per iniziare e quali provvedimenti intenda assumere. Atto n. 4-00374 BINETTI RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: il 14 dicembre 2017, attraverso un accordo Stato-Regioni, sono stata approvata le linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici, che mirano sia a ridurre le complicate conseguenti alla malnutrizione, sia a facilitare il recupero dello stato nutrizionale e della salute fisica, tappe essenziali nella guarigione del paziente oncologico; quando si parla di nutrizione clinica, e in particolare di nutrizione parenterale, nei malati oncologici e cronici è necessario soprattutto fare riferimento alla personalizzazione della terapia, di appropriatezza prescrittiva e di sostenibilità dell'intero processo di cura; la terapia nutrizionale per essere efficace deve essere integrata nel trattamento primario del paziente e deve condividerne gli stessi obiettivi, per cui deve essere sviluppata in modo personalizzato in base allo stato clinico e metabolico del paziente; la nutrizione parenterale è una terapia che oggi trova sviluppo e indicazione in una serie di patologie che vanno dalle malattie croniche, pediatriche, oncologiche fino ad arrivare al paziente critico e quindi, per una corretta presa in carico del paziente, è necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga tutti gli addetti ai lavori, dall'oncologo al nutrizionista, dal farmacista all'immunologo; dal punto di vista clinico, tuttavia, viste le ampie indicazioni della nutrizione clinica, è importante personalizzare il più possibile la terapia prescrivendo al paziente i giusti nutrienti, il corretto apporto calorico e il giusto volume per ottenere una sua soddisfacente risposta immunitaria; per procedere correttamente occorre possedere la necessaria e documentata competenza in nutrizione clinica, senza improvvisare e senza precedere per prove ed errori, stante la grande fragilità che molto spesso questi pazienti presentano; attualmente, però, la gestione nutrizionale del paziente oncologico è molto variabile e non sempre la presa in carico e il supporto nutrizionale risultano appropriati, nonostante il Ministero della salute abbia realizzato un documento di indirizzo nel quale vengono affrontati gli aspetti relativi agli screening e alla valutazione nutrizionale, nonché alla presa in carico nutrizionale del malato oncologico sia in ospedale che a domicilio; manca in molte realtà ospedaliere un'apposita unità operativa che funzioni secondo il classico modello hub o spoke , in cui una cabina di regia e di coordinamento valuta il paziente sotto il profilo nutrizionale e successivamente si interfaccia con gli specialisti clinici che seguono il paziente per i problemi di loro competenza, inclusi i medici di famiglia, in modo da garantire un attento monitoraggio dell'andamento della sua nutrizione, sia in ospedale che attraverso l'assistenza domiciliare; il problema della nutrizione clinica è fondamentale anche per i pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali: circa 200.000 persone che rappresentano un costo complessivo a carico del sistema previdenziale (Inps) di circa 21 milioni all'anno, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda procedere per garantire a tutti i pazienti l'effettiva applicazione delle nuove linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali dei pazienti oncologici, anche attraverso l'inserimento nei LEA dell'assistenza domiciliare specifica, l'istituzione di apposite unità operative e soprattutto l'attivazione di scuole di specializzazione adeguate. Atto n. 4-00375 NASTRI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: