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Questo mi consente di entrare di più nello specifico di quel provvedimento. È stato detto questa mattina, anche nel corso della discussione generale da parte del collega Comincini, che dovevamo, ovviamente, risolvere un problema immediato: permettere all'Italia di partecipare, come tutti gli altri Paesi, in maniera sicura e normale, con il nostro inno e la nostra bandiera, alle Olimpiadi di Tokyo che si svolgeranno a luglio del 2021. Ma pensiamo anche ai tanti altri eventi che si svolgeranno da qui ai prossimi anni. Penso al grande evento di Milano-Cortina e a tutto quello che già da oggi stiamo programmando e che investe l'economia e il rilancio del nostro Paese non solo in Europa, ma anche nel mondo, a cui tutti guarderanno dal punto di vista infrastrutturale, culturale e sociale; grandi eventi che muovono lavoro, cultura, economia, storia e tradizioni del nostro territorio. Il CONI rappresenta, nell'immaginario collettivo, nazionale e mondiale, il nostro organismo di riferimento, perché ancora adesso è dotato di tutte le funzioni e si occupa delle azioni che si svolgono: dallo sport di base fino ai grandi eventi che interessano il nostro Paese. Il decreto-legge in esame, tornando al testo originale, al testo base senza modifiche, non permetterà al CONI di assumere una piena autonomia. E questo non è uno scontro tra personalismi. Abbiamo delle strutture: ci sono Sport e salute S.p. A., il CONI, e sicuramente altre strutture, che vanno riviste, anche in assenza di un Ministero dello sport, le quali però non devono entrare in conflitto fra loro; strutture che devono svolgere un lavoro preziosissimo, soprattutto per i nostri territori e per lo sport di base, in piena autonomia. Appena sarà affidata la delega allo sport, dobbiamo tornare a parlare di questo argomento. Noi voteremo a favore del decreto in esame, perché facciamo parte della maggioranza e c'è un voto di fiducia, ma le criticità che ho evidenziato le ritroveremo a breve e il Governo dovrà mettervi mano, così come dovrà mettere mano, immediatamente, alla riforma dello sport. Ci saranno decreti attuativi sui quali bisognerà porre molta attenzione. Si parla di professionismo femminile, di lavoro sportivo, di tutto ciò che investe anche la quotidianità delle famiglie, in ogni fascia d'età, perché tutte in qualche modo abbracciano questo grande tema. Non possiamo, allora, abbandonarlo; anzi, dobbiamo valorizzarlo, potenziarlo. Dobbiamo pensare che, se iniziamo a investire nello sport fin da quando i nostri bambini sono piccoli, fin dalla scuola primaria - c'è una proposta di legge che giace in Commissione, che ha il benestare di tutti i Gruppi parlamentari, sull'educazione motoria già dalla primaria assumendo gli insegnanti di scienze motorie - valorizzeremo lo sport e avremo quei vivai che ci consentiranno di arrivare anche ai grandi eventi sportivi con tanti atleti. Abbiamo fatto un appello - anche sui giornali - oggi in Senato ricordando la vicenda della pallavolista Lara Lugli: addirittura la società ha definito la sua gravidanza un danno per la stessa società. Ecco, Presidente, vorremmo che nel 2021 frasi del genere non fossero più pronunciate da alcuno. (Applausi) . C'è un fondo nazionale, che abbiamo voluto prima di tutto come donne - di Italia Viva e del Partito Democratico - e poi come senatrici e senatori, per la tutela della maternità delle atlete che deve essere potenziato. E il ministro Elena Bonetti ne ha parlato lungamente anche questa mattina in un'intervista sulla «Gazzetta dello Sport». Bene: credo che, anche su questo, donne e uomini del Senato potranno fare squadra. Pensiamoci bene perché il piccolo passaggio che oggi facciamo dovrà ritornare presto sui banchi del Governo per essere profondamente modificato, e so che anche il Presidente è molto sensibile all'argomento. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, anche per la citazione, senatrice Sbrollini. BARBARO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, membri del Governo - pochi, oserei dire; manca il più importante, il riferimento al titolare della materia - non è semplice per noi esprimerci cercando di sottoporre all'attenzione del Parlamento ragionamenti che possano poi trovare applicazione, rispondenza e interlocuzione: quello che, invece, in questi giorni è mancato. Lo abbiamo visto e sentito in tutte le salse. Tutti i colleghi che ci hanno preceduto - chi più, chi meno - hanno fatto esplicito riferimento a questo vero e proprio vizio di forma - oserei dire - che ha anche grandi conseguenze di carattere politico. Proviamo allora a dare un contributo in questa direzione. Non è semplice - ripeto - ma dobbiamo farlo, perché lo dobbiamo ai milioni di praticanti, ai tanti operatori del mondo dello sport, al mondo dello sport stesso che si aspettava delle risposte. Sicuramente oggi stiamo per darle, ma cerchiamo un po' di capire come questo provvedimento si andrà a porre anche eventualmente come piattaforma per svolgere ragionamenti più ampi, che possano portare in una direzione ben più importante, ovvero quella di una riforma complessiva del sistema sportivo che da tanti anni aspettiamo e che - come abbiamo visto nel corso degli ultimi tempi - non è assolutamente andata a buon fine. È quindi una mortificazione per il Parlamento, che è stato incapace di poter discutere nel merito gli emendamenti che avrebbero potuto migliorare o anche peggiorare il testo: poco importava, era fondamentale poterlo fare, per l'esigenza di dare risposte più pregnanti rispetto a quello che la semplicità del provvedimento stesso avrebbe permesso. C'era la necessità di andare avanti in una direzione ben precisa, ovvero dare risposte a un sistema. Il tutto, poi, è stato aggravato da un ulteriore elemento: il mancato conferimento del mandato al relatore; una confusione totale, l'impossibilità di potersi esprimere in qualsiasi direzione sugli aspetti sia migliorativi che peggiorativi. Non è esaltante, anzi - come ho detto - è mortificante. Verrebbe voglia di dire "lo sport, questo sconosciuto". E sarebbe stato ugualmente mortificante se non fosse stato emanato in dirittura d'arrivo, in extremis , in zona Cesarini - per utilizzare un linguaggio sportivo - questo decreto-legge, noto come salva CONI, che ha permesso di evitare un'altra grande mortificazione, quella che avrebbero subito i nostri atleti nel caso in cui non fosse andato a buon fine o la mortificazione di non partecipare attivamente alle Olimpiadi di Tokyo; di non essere rappresentati dal nostro vessillo nazionale; di non poter sentire, in caso di vittoria, l'inno nazionale risuonare alle Olimpiadi, con l'orgoglio di tutti gli atleti, certamente, ma soprattutto di tutti noi cittadini italiani. Vorrei, per un attimo, riavvolgere il nastro e fare qualche piccolo passo indietro per cercare di capire qual è stata l'atmosfera, qual è stato il contesto all'interno del quale è stato emanato il provvedimento. Ricordiamo la spasmodica - oserei dire - attenzione mediatica che è stata ad esso rivolta e il tutto nei giorni precedenti la crisi di Governo. Le possibili sanzioni avevano alzato in maniera esponenziale l'attenzione nei confronti dello sport: