[pronunce]

ammissibilità della sola impugnazione immediata dei provvedimenti di esclusione»; che, secondo il collegio rimettente, tale «altalenante (ed esasperante) oscillazione interpretativa giurisprudenziale [...] è prova del fatto che la norma è oggettivamente ambigua e formulata in un contesto che non consente alcuna sicura interpretazione, con evidente lesione dei principi di certezza del diritto, specie perché [...] non è possibile risolvere detta ambiguità alla luce della ratio legis»; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, insistendo affinché la questione di legittimità costituzionale sollevata sia dichiarata inammissibile o, in subordine, manifestamente infondata; che, ad avviso della difesa erariale, la questione è inammissibile perché priva del requisito della rilevanza, avendo la lista in questione partecipato alle elezioni in forza della pronuncia cautelare del giudice a quo e non potendo «la eventuale dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi [...] determinare né l'operatività del provvedimento di esclusione, né la ripetizione della consultazione elettorale senza la partecipazione della lista»; che, nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato ritiene la questione infondata, osservando, in particolare, che il principio della non impugnabilità immediata degli atti del procedimento elettorale risponde ad esigenze di speditezza del procedimento elettorale, è volto a «consentire lo svolgimento della consultazione alla data stabilita» e trova un bilanciamento nella particolare struttura del procedimento elettorale, che risulta improntato «a criteri di accentuate garanzie di imparzialità e obiettività», in particolare con affidamento dei compiti più delicati ad organi composti da magistrati; che si è costituito in questa sede il ricorrente nel giudizio principale, la cui difesa ha insistito per l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale sollevata; che è costituita nel giudizio costituzionale anche la Provincia regionale di Ragusa, controinteressata nel giudizio principale, insistendo affinché la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile, per difetto del requisito della rilevanza, e in ogni caso infondata nel merito. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia – sezione staccata di Catania – ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 83-undecies del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali), introdotto dall'art. 2 della legge 23 dicembre 1966, n. 1147 (Modificazioni alle norme sul contenzioso elettorale amministrativo); che tale disposizione, nell'interpretazione fatta propria dall'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato e assunta quale diritto vivente dal giudice a quo, prevede che i ricorsi contro gli atti immediatamente lesivi del procedimento elettorale possano essere proposti solo dopo la proclamazione degli eletti; che simile regola di diritto vivente, ad avviso del Tribunale amministrativo rimettente, nell'escludere la tutela cautelare contro gli atti endoprocedimentali del procedimento elettorale e nell'accrescere il rischio di reiterazione delle operazioni elettorali, si pone in contrasto con gli articoli 3, 24, 48, 49, 51, 97 e 113 della Costituzione; che l'ordinanza di rimessione è formulata in modo perplesso e contraddittorio, dal momento che il giudice a quo, per un verso, assume quale diritto vivente, di cui chiede la verifica di costituzionalità, l'interpretazione della norma censurata fatta propria dall'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, mentre, per altro verso, rileva come, anche dopo l'intervento dell'Adunanza plenaria, la disposizione impugnata sia stata oggetto di contrastanti interpretazioni giurisprudenziali, al punto che la norma stessa viene censurata dallo stesso rimettente anche per la sua ambiguità; che, in mancanza di un diritto vivente, la cui esistenza è posta in dubbio dalla stessa ordinanza di rimessione, la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal giudice a quo con riferimento ad una interpretazione della norma censurata da lui non condivisa, si risolve in un tentativo di ottenere l'avallo della Corte a favore di una diversa interpretazione della norma stessa e deve, pertanto, ritenersi manifestamente inammissibile; che, inoltre, la circostanza che i ricorrenti nei primi due giudizi abbiano ottenuto la tutela cautelare contro i provvedimenti di esclusione, con conseguente partecipazione della lista esclusa alla consultazione elettorale, costituisce una ulteriore ragione di inammissibilità, non avendo il giudice a quo dimostrato la rilevanza della sollevata questione.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 83-undecies del decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali), introdotto dall'art. 2 della legge 23 dicembre 1966, n. 1147 (Modificazioni alle norme sul contenzioso elettorale amministrativo), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 48, 49, 51, 97 e 113 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia – sezione staccata di Catania – con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 marzo 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 marzo 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA