[pronunce]

che, in particolare, si dovrebbe considerare che il diritto tributario regola l'istituto dell'accertamento con adesione, cioè un procedimento mediante il quale si addiviene ad un atto di accertamento concordato con il contribuente, il quale presenta istanza o è invitato dall'ufficio stesso dopo aver ricevuto la notifica di un avviso di accertamento riguardante le imposte dirette, l'I.V.A. o le altre imposte indirette, fermo restando che l'istituto non è applicabile quando l'ufficio sia a conoscenza di reati per frodi fiscali imputabili allo stesso contribuente; che tale procedura - prosegue la Regione - è stata introdotta nell'ordinamento dal decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218 (Disposizioni in materia di accertamento con adesione e di conciliazione giudiziale), in attuazione dei principi e dei criteri direttivi contenuti nell'articolo 3, comma 120, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), poi ulteriormente illustrato con le circolari ministeriali 8 agosto 1997, n. 235/E, e 14 gennaio 1998, n. 8/E; che essa consisterebbe nella definizione di un nuovo atto, pattuito tra ufficio e contribuente a seguito di un contraddittorio tra le parti, nel cui ambito vi sarebbe una componente discrezionale dispositiva, non attinente agli interessi economico-sostanziali coinvolti nel prelievo, ma all'efficiente gestione della controversia; che nel contraddittorio il contribuente (o un suo rappresentante) espone le sue ragioni all'ufficio competente, avente il compito di perseguire l'interesse erariale non massimizzando necessariamente la quantità della pretesa, bensì rendendola maggiormente fondata e acquisibile con certezza, sia pure in misura inferiore a quanto ab origine accertato; che la Regione, poi, si sofferma sulla natura giuridica dell'istituto ed afferma che, secondo la giurisprudenza di legittimità, il concordato sarebbe stato considerato come un modo di accertamento dell'imposta, per effetto dell'adesione dei contribuenti mediante una dichiarazione tassativa sottoscritta dalle parti; che, secondo una lettura costituzionalmente orientata dell'istituto medesimo, l'accertamento avrebbe perduto la sua originaria figura di atto unilaterale per assumere una nuova fisionomia che, attraverso la partecipazione del cittadino, condurrebbe all'adozione di un atto condiviso e deflativo del contenzioso; che pertanto, anche nel caso dell'accertamento con adesione, la fase accertativa e l'impugnazione si sposterebbero nel tempo, «ripartendo i termini dopo 90 giorni dalla richiesta»; che i procedimenti previsti nella norma impugnata e nella fattispecie di accertamento per adesione, peraltro, sarebbero identici a quello dettato dal decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'art. 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662); che, a tal riguardo, la Regione Puglia richiama il disposto dell'art. 16, commi 3 e seguenti, del detto provvedimento normativo ed afferma che la procedura disciplinata dall'art. 7, comma 21, della legge regionale n. 38 del 2011 ricalcherebbe fedelmente quella descritta dal citato art. 16, sicché non sarebbe ravvisabile nella fattispecie alcuna violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.; che la tesi del ricorrente, dunque, non coglierebbe il proprium della disposizione censurata, la quale non violerebbe affatto le norme procedurali, ma offrirebbe soltanto la possibilità al trasgressore/contribuente di utilizzare, prima d'intraprendere un giudizio tributario, la strada dell'autodifesa e, in questa prospettiva, perseguirebbe un obiettivo del tutto coerente con il quadro costituzionale e con la normativa di indirizzo vigente (soprattutto considerando la portata dell'art. 117 Cost. nella formulazione attuale); che il legislatore regionale, dunque, avrebbe disciplinato la fase procedimentale amministrativa relativa all'accertamento, che conduce all'emissione del provvedimento tributario definitivo, e non certo la fase processuale che si svolge dinanzi alle commissioni tributarie, come disciplinata dal d.lgs. n. 546 del 1992; che, in sostanza, la legge regionale non avrebbe affatto modificato il regime d'impugnazione previsto dalla legge statale regolatrice del contenzioso tributario, ma avrebbe legittimamente stabilito l'iter procedimentale dell'accertamento: soltanto a seguito della mancata presentazione di memorie difensive da parte del contribuente avverso l'atto di contestazione delle violazioni, emesso dal Servizio Finanze, l'atto medesimo diventerebbe impugnabile; che la Regione Puglia, quindi, avrebbe disciplinato l'accertamento del tributo in ottemperanza all'art. 10 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), secondo cui i rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede, offrendo al trasgressore un'opportunità in più, ossia il diritto alla resistenza, anche se passiva; che, tramite il descritto procedimento amministrativo, basato sulle deduzioni difensive, l'ufficio potrebbe riesaminare la contestazione mossa al contribuente e, qualora ne ricorrano i presupposti, emettere il provvedimento di archiviazione ovvero il provvedimento d'irrogazione definitivo; che andrebbe posto ancora in evidenza che il medesimo iter procedimentale sarebbe previsto anche in altre Regioni: al riguardo sono richiamati: l'art. 7 della legge della Regione Lazio 10 settembre 1998, n. 42 (Disciplina del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi); l'art. 10 della legge della Regione Molise 13 gennaio 2003, n. 1 (Disposizioni per l'applicazione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi di cui all'art. 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549); l'art. 6 della legge della Regione Calabria 28 agosto 2000, n. 16 (Disciplina del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi); che, del resto, la normativa impugnata sarebbe stata emanata al fine di potenziare il ricorso all'istituto della conciliazione, il quale trova ormai larghi riconoscimenti; che in tal senso deporrebbe l'art. 39, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, che ha inserito, dopo l'art. 17 del d.lgs. n. 546 del 1992, l'art. 17-bis, il quale ha introdotto, per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti emessi dall'Agenzia delle entrate, un rimedio da esperire in via preliminare, ogni qualvolta si intenda presentare un ricorso, a pena d'inammissibilità dello stesso;