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Disposizioni a favore della ricostruzione architettonica e strutturale de L’Aquila e dei comuni del cratere colpiti dal sisma del 6 aprile 2009. Onorevoli Senatori. -- Gli eventi sismici che hanno interessato la provincia de L'Aquila e gli altri comuni della regione Abruzzo il giorno 6 aprile 2009, oltre alla dolorosa perdita di vite umane, hanno provocato un danno socio-economico di grande rilevanza all'intera regione. A seguito dei suddetti eventi, il Governo ha immediatamente emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 aprile 2009 con cui è stato dichiarato il rischio di compromissione degli interessi primari; con altro decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, emanato nella stessa data, è stato quindi dichiarato, fino al 31 dicembre 2010, lo stato di emergenza ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992, conferendo al capo del Dipartimento della protezione civile i poteri di Commissario delegato come previsto dall'articolo 5, comma 4, della stessa legge n. 225 del 1992. Lo stato di emergenza è stato poi prorogato al 31 dicembre 2011 dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 dicembre 2010 e, successivamente, fino al 31 dicembre 2012 con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 dicembre 2011. L'articolo 67- bis del decreto-legge n. 83 del 2012, ha anticipato la fine della fase emergenziale al 31 agosto 2012. Inoltre, al fine di assicurare la necessaria assistenza, il soccorso e la sistemazione delle popolazioni colpite dal sisma e per la rimozione di ogni situazione che determinasse pericolo per le popolazioni, è stata emanata una serie di ordinanze, e ulteriori decreti e circolari, in particolare i due decreti del Commissario delegato (n. 3 del 16 aprile 2009 e n. 11 del 17 luglio 2009) con cui sono stati individuati i comuni colpiti dal sisma. Con il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 (articoli da 67- bis a 67- sexies ) sono state poi introdotte numerose disposizioni finalizzate alla chiusura della gestione emergenziale e per la ricostruzione, lo sviluppo e il rilancio dei territori interessati dal sisma del 6 aprile 2009. In particolare l'articolo 67- bis ha disciplinato la fase della cessazione dello stato di emergenza dichiarato, che è stata anticipata al 31 agosto 2012, anziché al 31 dicembre 2012; l'articolo 67- ter ha previsto, a decorrere dal 16 settembre 2012, disposizioni per la ricostruzione e altri interventi necessari per il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree colpite dal sisma, prevedendone la gestione sulla base del riparto costituzionale di competenze tra enti territoriali e lo Stato (articoli 114 e seguenti della Costituzione), in modo da assicurare prioritariamente il completo rientro a casa degli aventi diritto, il ripristino delle funzioni e dei servizi pubblici, l'attrattività e lo sviluppo economico-sociale dei territori interessati, con particolare riguardo al centro storico monumentale della città de L'Aquila; l'articolo 67- quater , al comma 6, ha precisato che nell'ambito delle misure finanziate con le risorse di cui all'articolo 14, comma 1, del decreto-legge n. 39 del 2009 s'intendono ricompresi gli interventi preordinati al sostegno delle attività produttive e della ricerca e che, a decorrere dal 2012, una quota pari al 5 per cento viene destinata alle finalità dell'articolo 67- quater medesimo. Ancora, giova ricordare che il decreto-legge n. 39 del 2009 ha previsto numerosi stanziamenti per interventi vari a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma del 6 aprile, in particolare per i primi interventi di soccorso e per la ricostruzione le cui risorse sono reperite nell'ambito della dotazione del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS, rinominato in FSC, Fondo per lo sviluppo e la coesione, dal decreto legislativo n. 88 del 2011), per un importo complessivo compreso tra i 2 e 4 miliardi, cui si aggiunge un ulteriore importo di 408,5 milioni di euro a valere sul Fondo infrastrutture (articolo 14 del decreto-legge n. 39 del 2009). Secondo quanto riportato nella relazione del Ministro per la coesione territoriale del 16 marzo 2012, dal titolo La ricostruzione dei comuni del cratere aquilano , «... la ricognizione delle risorse finanziarie destinate alle aree colpite dal sisma mostra un volume complessivo di stanziamenti per gli interventi post-terremoto pari a circa 10,6 miliardi di euro (di cui 10,5 pubblici: le donazioni effettuate da privati e da Stati esteri ammontano complessivamente a circa 87 milioni di euro), di cui circa 2,9 miliardi relativi agli interventi per l'emergenza e i restanti 7,7 miliardi destinati agli interventi per la ricostruzione. Le risorse destinate agli interventi per l'emergenza risultano quasi integralmente erogate e hanno riguardato principalmente le seguenti linee di intervento: spese per la prima emergenza per complessivi 680 milioni; progetto Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili (CASE): circa 4.500 appartamenti in grado di ospitare più di 15.000 persone. Le risorse utilizzate per questo progetto sono state pari a circa 833 milioni; progetto Moduli abitativi provvisori (MAP): circa 3.500 moduli in grado di alloggiare oltre 7.000 persone. Le risorse utilizzate per questo progetto sono state pari a circa 284 milioni; progetto Moduli a uso scolastico provvisorio (MUSP): 32 scuole prefabbricate in grado di ospitare più di 6.000 studenti. Le risorse utilizzate per questo progetto sono state pari a circa 82,8 milioni. Le risorse destinate agli interventi per la ricostruzione riguardano principalmente le seguenti linee di intervento: ricostruzione di edifici privati: questi interventi riguardano la concessione di contributi ai soggetti privati e sono orientativamente quantificabili in circa 6 miliardi di euro; ricostruzione di edifici pubblici: si tratta di interventi approvati dal CIPE riguardanti opere pubbliche per circa 408 milioni; messa in sicurezza degli edifici scolastici: interventi approvati dal CIPE per complessivi 226 milioni; reti stradali e ferroviarie: riguardano interventi per complessivi 300 milioni. Solo una parte limitata delle risorse per la ricostruzione risulta erogata (569 milioni a cui si aggiungono quelle erogate dalle banche a valere sui fondi loro trasferiti dalla Cassa depositi e prestiti di cui non si conosce ancora l'esatto ammontare). Al netto dei complessivi trasferimenti ed erogazioni effettuate, risultano ancora da utilizzare risorse pari a 5,7 miliardi. Tra le risorse rilevate nella presente ricognizione sono ricomprese le donazioni effettuate da privati e da Stati esteri che ammonterebbero complessivamente a circa 87 milioni di euro. Sono tuttora in corso approfondimenti con gli uffici della Protezione civile per la predisposizione di una ricognizione finale dell'articolazione di questi interventi».