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Sul versante della procedura, ricordiamo infatti che la normativa in vigore prevede che, a seguito della notifica della cartella di pagamento, se il contribuente non provvede a pagare le somme iscritte entro il termine di sessanta giorni, il concessionario della riscossione possa, senza il controllo dell'autorità giudiziaria o di un altro organo terzo, e solo sulla base di un'autonoma e spesso arbitraria valutazione, porre in essere le azioni ritenute più opportune per conseguire il recupero del credito, danneggiando irrimediabilmente anche il contribuente più onesto. Il concessionario è autorizzato a eseguire direttamente pignoramenti presso terzi, a iscrivere ipoteca sui beni immobili del debitore e dei suoi coobbligati, ovvero a iscrivere il fermo amministrativo dei beni mobili registrati (ad esempio moto e veicoli), oppure a procedere direttamente all'espropriazione forzata dei beni immobili, dei beni mobili e dei crediti, anche presso terzi, nonché delle somme dovute da terzi nell'ambito dei rapporti di lavoro e comunque ad ogni altra azione esecutiva, cautelare o conservativa che l'ordinamento attribuisce in genere al normale creditore, previ controllo e provvedimento di un giudice, secondo le norme del codice civile. Il concessionario inoltre è autorizzato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 a presentare istanza di fallimento nei confronti del debitore e dei suoi coobbligati. I punti dolenti delle procedure esposte sono evidenti e purtroppo noti a qualsiasi contribuente incappato in un provvedimento esecutivo dei concessionari delle riscossioni, oppure che abbia dovuto intraprendere un contenzioso innanzi alle commissioni tributarie, e possono sommariamente riassumersi come segue: 1) allo stato attuale, la normativa sulla riscossione non prevede alcun completo diritto di difesa per il contribuente, al quale è addirittura sottratta la possibilità di adire un giudice competente per fare opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi; 2) è attualmente escluso altresì il controllo da parte di un giudice terzo sulla validità delle procedure e dei titoli imposti dai concessionari; 3) la normativa sulla riscossione non prevede la possibilità di un accordo preventivo con il contribuente sulla base di una rateizzazione del debito con l'erario, esponendolo al rischio di cadere nel circolo dell'usura o di non poter mai pagare il vero debito; 4) per l'espropriazione immobiliare, la vendita e l'ipoteca, l'importo fissato come minimo dal citato decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 prevede che la somma complessiva del debito per cui si procede sia di 120.000 euro, limite che, seppur già elevato rispetto al precedente importo di 20.000 euro, appare ancora esiguo; 5) la vendita all'incanto dei beni immobili (case e terreni) pignorati al contribuente avviene sulla base del valore catastale degli stessi moltiplicato, anche qui con una recente modifica di legge, per tre, ossia a prezzi che non tengono conto del valore di mercato dei beni, con ulteriore irreparabile grave danno per il presunto debitore; 6) con riferimento alle misure cautelari, al fermo tecnico e alle ipoteche giudiziali, non è previsto alcun limite di valore per l'attuazione delle stesse. Conseguentemente, con l'articolo 1 del presente disegno di legge, che interviene sul decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973, si prevede che: sia i ruoli sia le cartelle di pagamento devono essere redatti in modo da consentire al debitore la chiara percezione dell'origine del debito e di ciascuna delle componenti della somma complessivamente dovuta; il numero massimo delle rate concedibili per il pagamento dei debiti fiscali e contributivi è aumentato da 72 a 120; il tasso degli interessi di mora è fissato alla media dei tassi di interesse sui titoli di Stato a un anno, maggiorata dell'1 per cento (questo si risolve in un tasso di circa il 4,11 per cento a fronte dell'attuale 5,22 per cento aumentato dal 4,55 per cento a marzo 2013); il concessionario, prima di procedere sia all'applicazione delle misure cautelari, sia all'espropriazione forzata dei beni, ha l'obbligo di convocare il contribuente al fine di verificare la possibilità di concordare un piano di rientro dell'esposizione tributaria dello stesso, al quale dovrà essere applicato il tasso legale di interesse; solo in seguito all'esito infruttuoso di tale preventivo tentativo di dilazione o alla mancata ottemperanza del piano di rientro da parte del contribuente sarà possibile per il concessionario procedere all'espropriazione forzata; ai fini della vendita dei beni pignorati, il concessionario necessita di una previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria che, ad oggi, non è prevista; il debitore può presentare al giudice competente per l'esecuzione domanda di rateizzazione del debito – per un massimo di dilazione corrispondente a trentasei rate mensili – durante l'intera durata della procedura espropriativa e fino al giorno della vendita del bene pignorato; è eliminato il divieto, fino ad oggi vigente, per il contribuente, di proporre opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi nelle forme e con le garanzie disciplinate dagli articoli 615 e 617 del codice di procedura civile, qualora si contesti il diritto della parte istante a procedere a esecuzione forzata (articolo 615) oppure la regolarità formale del titolo esecutivo (articolo 617); tali ricorsi sono motivo per il giudice di sospendere il processo esecutivo; l'importo complessivo del credito oltre il quale l'agente della riscossione può procedere all'espropriazione immobiliare (fatta salva la prima casa) è elevato da 120.000 a 150.000 euro; la prima casa non di lusso e le sue pertinenze e i locali o immobili presso i quali è esercitata l'attività lavorativa o professionale sono impignorabili per debiti verso le pubbliche amministrazioni, ad eccezione dei mutui, delle fideiussioni volontarie e dei casi di sequestro o di confisca posti in essere in applicazione delle norme contro la criminalità organizzata; sui beni per i quali è disposta l'impignorabilità il concessionario non può neanche iscrivere ipoteca legale a garanzia del proprio credito; inoltre si modificano gli importi oltre i quali l'agente della riscossione ha diritto a iscrivere l'ipoteca «cautelativa» per i beni diversi dalla prima abitazione, elevandoli da 50.000 a 100.000 euro, e, nel caso di immobili, dal 5 per cento a 40.000 euro, ovvero il 40 per cento del valore dello stesso; il prezzo base dell'incanto è pari al valore di mercato dell'immobile, da stabilire previa relazione tecnica, evitando così che il contribuente veda svenduto il proprio immobile a un prezzo irrisorio e ormai superato, subendo un danno ulteriore; vi sono dei criteri per procedere al fermo dei beni mobili registrati (cosiddetto «fermo amministrativo»); il debito quindi dovrà essere pari almeno al 50 per cento del veicolo e comunque superiore a 3.000 euro e il fermo non potrà essere disposto nei casi in cui, con riferimento al medesimo debito, siano già state emesse altre misure cautelari; inoltre, del fermo dovrà essere data comunicazione al debitore mediante notifica ai sensi degli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile.