[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1, 2, 3 e 5, 3 e 8 della legge della Regione Toscana 24 luglio 2020, n. 69 (Inquadramento del personale giornalista assunto a tempo indeterminato. Modifiche alla l.r. 43/2006 e alla l.r. 9/2011), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 21-24 settembre 2020, depositato in cancelleria il 22 settembre 2020, iscritto al n. 88 del registro ricorsi 2020 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, prima serie speciale, dell'anno 2020. Visto l'atto di costituzione della Regione Toscana; udito nell'udienza pubblica del 22 giugno 2021 il Giudice relatore Giulio Prosperetti; uditi l'avvocato dello Stato Maria Gabriella Mangia per il Presidente del Consiglio dei ministri, in collegamento da remoto, ai sensi del punto 1) del decreto del Presidente della Corte del 18 maggio 2021 e l'avvocato Marcello Cecchetti per la Regione Toscana; deliberato nella camera di consiglio del 20 luglio 2021.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 21-24 settembre 2020 e depositato il 22 settembre 2020 (reg. ric. n. 88 del 2020) , il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, 3 e 5, e dell'art. 8 della legge della Regione Toscana 24 luglio 2020, n. 69 (Inquadramento del personale giornalista assunto a tempo indeterminato. Modifiche alla l.r. 43/2006 e alla l.r. 9/2011), in riferimento agli artt. 3, 81, 97, primo comma, e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, in relazione agli artt. 1, 2 e 40 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) e all'art. 9 della legge 7 giugno 2000, n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni); con lo stesso ricorso il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge reg. Toscana n. 69 del 2020, in riferimento all'art. 117, commi secondo, lettera l), e terzo, Cost., in relazione all'art. 23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, recante «Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a), e 2, lettere b), c), d) ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f), g), h), l), m), n), o), q), r), s) e z), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche». 2.- L'art. 1, commi 1, 2, 3 e 5, e l'art. 8 della legge reg. Toscana n. 69 del 2020 sono impugnati in quanto disciplinano il trattamento economico e giuridico dei dipendenti pubblici in luogo della contrattazione collettiva, così invadendo la sfera di competenza esclusiva del legislatore statale e determinando, a detta del ricorrente, un illegittimo aumento della spesa pubblica. Il Presidente del Consiglio dei ministri rappresenta, infatti, che gli artt. 1, commi 1 e 2, e 8 della legge reg. Toscana n. 69 del 2020 prevedono l'inquadramento del personale giornalista del ruolo unico regionale, in servizio a tempo indeterminato presso l'Agenzia di informazione degli organi di governo della Regione e presso l'Ufficio stampa del Consiglio regionale, nella categoria D del Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del comparto Funzioni locali e dispongono l'attribuzione a tale personale di un assegno ad personam riassorbibile, per la remunerazione delle differenze retributive con il trattamento economico più favorevole attualmente in godimento; inoltre, l'art. 1, comma 3, demanda ad una deliberazione della Giunta regionale l'attuazione delle disposizioni di cui all'art. 1, comma 1, compresa la definizione delle tabelle di equiparazione, e l'art. 1, comma 5, limita nel tempo l'efficacia dello stesso art. 1, fino alla sottoscrizione del contratto integrativo successivo al CCNL del comparto Funzioni locali per il triennio 2016-2018. 2.1.- Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri le suddette disposizioni sarebbero in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., che attribuisce al legislatore statale la competenza esclusiva in materia di ordinamento civile, sia in relazione agli artt. 1, 2 e 40 del d.lgs. n. 165 del 2001, che riservano alla contrattazione collettiva la disciplina del trattamento economico e giuridico del personale pubblico e la definizione delle tabelle di equiparazione, sia in relazione all'art. 9 della legge n. 150 del 2000, che affida ad una speciale area di contrattazione, con l'intervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti, l'individuazione e la regolamentazione dei profili professionali del personale pubblico addetto agli uffici stampa istituzionali. 2.2.- Inoltre, la disciplina recata dalla norma regionale impugnata sarebbe in contrasto con il principio di uguaglianza, che impone l'uniformità del trattamento dei dipendenti pubblici su tutto il territorio nazionale, in ragione del differente trattamento giuridico ed economico derivante ai dipendenti della Regione Toscana dall'applicazione delle tabelle di equiparazione definite dalla Giunta, in luogo di quelle rimesse alla contrattazione collettiva. L'effetto della violazione non sarebbe eliminato dalla clausola di cedevolezza e dal fatto che le disposizioni impugnate hanno effetto fino alla sottoscrizione del contratto integrativo successivo al CCNL del comparto Funzioni locali 2016-2018. 2.3.- Peraltro, prosegue il Presidente del Consiglio dei ministri, l'illegittimità delle disposizioni impugnate non potrebbe ritenersi sanata dall'art. 1, comma 160, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022) - che ha aggiunto il comma 5-bis all'art. 9 della legge n. 150 del 2000 - adottato dal legislatore statale dopo le pronunce della Corte costituzionale con cui si è dichiarata l'illegittimità costituzionale delle norme regionali che prevedevano l'applicazione del contratto giornalistico, non negoziato dall'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), agli addetti agli uffici stampa regionali.