[pronunce]

che, a suo avviso, sarebbero infondate le censure riferite all'art. 76 della Costituzione, poiché la legge-delega ha inteso rafforzare la collaborazione tra università e S.s.n. mediante modelli di gestione aziendalistici, realizzando la coerenza fra l'attività assistenziale e le esigenze della formazione e della ricerca anche grazie all'organizzazione dipartimentale e alle opportune disposizioni in materia di personale, stabilendo principi correttamente attuati dal d.lgs. n. 517 del 1999, allo scopo di garantire la tutela della salute pubblica; che nei giudizi instaurati con le ordinanze di rimessione iscritte al n. 453, dal n. 455 al n. 458, ai numeri 798 e 799, dal n. 803 al n. 805, dal n. 841 al n. 846, dal n. 848 al n. 850 del registro ordinanze dell'anno 2000, nonché dal n. 10 al n. 12, ai numeri 15, 17, 19, 21, 23 e 24, dal n. 31 al n. 36, dal n. 38 al n. 40, ai numeri 75, 149 e 150 del registro ordinanze dell'anno 2001 si sono costituiti tutti o alcuni dei ricorrenti i quali, con argomentazioni in larga misura coincidenti, ribadite nelle memorie depositate in prossimità dell'udienza pubblica, hanno fatto proprie le ragioni svolte dal Tribunale amministrativo regionale, chiedendo l'accoglimento delle questioni; che, in particolare, alcuni di essi hanno eccepito l'illegittimità delle norme impugnate in riferimento anche all'art. 9 della Costituzione, censurando altresì l'art. 72 della legge 23 dicembre 1998, n. 448; altri hanno sostenuto che le norme in esame violerebbero il principio di autonomia universitaria, poiché avrebbero realizzato un assetto nel quale il rapporto tra università e S.s.n. sarebbe stato disciplinato con eccessivo squilibrio in favore dell'attività assistenziale; altri hanno contestato che la distinzione del rapporto di lavoro in esclusivo e non esclusivo possa riguardare i medici universitari, sostenendo che per essi non potrebbe essere prevista una "attività assistenziale esclusiva", sia in quanto quest'ultima sarebbe integrata con quella didattica e di ricerca, sia in quanto non sarebbero configurabili due distinti rapporti di lavoro, con l'università e con l'azienda ospedaliero-universitaria; che nel giudizio instaurato con l'ordinanza iscritta nel registro ordinanze al n. 454 dell'anno 2000 si è costituita l'Azienda policlinico universitario Umberto I di Roma, chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate; che in cinque giudizi, promossi con i provvedimenti di rimessione iscritti ai nn. dal 661 al 664 del registro ordinanze dell'anno 2000 ed al n. 15 del registro ordinanze dell'anno 2001, si è costituita l'Università cattolica del Sacro cuore, svolgendo "profili di illegittimità diversi da quelli sollevati dal giudice remittente", riferiti anche ad ulteriori norme del d.lgs. n. 517 del 1999 - in particolare a quelle che prevedono la costituzione delle aziende ospedaliero-universitarie secondo un modello appiattito sulle esigenze sanitarie, onerando le università di fornire alle nuove aziende personale docente e non docente, nonché beni mobili ed immobili, senza che sia previsto alcun indennizzo - chiedendo che la Corte dichiari l'illegittimità delle norme impugnate e sollevi innanzi a sé questione di legittimità costituzionale di quelle ulteriori da essa indicate; che la Regione Emilia-Romagna e la Regione Toscana hanno rispettivamente depositato atti di intervento in due ed in uno dei giudizi instaurati innanzi a questa Corte (iscritti ai numeri 803, 844 e 832 del registro ordinanze dell'anno 2000), sostenendo anzitutto di essere legittimate all'intervento e, nel merito, chiedendo - anche nelle memorie depositate in prossimità dell'udienza pubblica - che la Corte dichiari infondate le questioni; che, in particolare, ad avviso della Regione Emilia-Romagna, il d.lgs. n. 254 del 2000 e le linee guida in materia di protocolli di intesa tra regioni ed università stabilite con d.P.C.m. 24 maggio 2001 influirebbero sulle argomentazioni svolte dal Tribunale amministrativo regionale e, secondo entrambe le intervenienti, le censure sarebbero comunque infondate, in quanto le norme impugnate garantirebbero la cooperazione delle facoltà di medicina e chirurgia alla realizzazione dei fini del S.s.n. , in virtù di un modello organizzativo positivamente valutato da questa Corte con la sentenza n. 71 del 2001; che, nel giudizio promosso con l'ordinanza iscritta al n. 842 del registro ordinanze dell'anno 2000, ha depositato atto di intervento il Coordinamento italiano medici ospedalieri - Associazione sindacale medici dirigenti (Cimo-Asmd), il quale ha altresì depositato memoria in prossimità dell'udienza pubblica, deducendo di essere legittimato ad intervenire e chiedendo che la Corte dichiari infondate le questioni; che all'udienza pubblica le parti private e gli intervenienti hanno insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nelle difese scritte. Considerato che l'identità della massima parte delle norme impugnate, delle censure proposte e dei parametri costituzionali invocati, nonché la sostanziale coincidenza delle argomentazioni svolte nelle ordinanze di rimessione rendono opportuna la riunione dei giudizi; che, in linea preliminare, vanno dichiarate inammissibili per tardività le costituzioni dei ricorrenti nei giudizi promossi con i provvedimenti di rimessione iscritti ai numeri 798, 799, 803, 804 ed 805 del registro ordinanze dell'anno 2000, in quanto effettuate oltre il termine perentorio stabilito dall'art. 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87, computato secondo quanto previsto dall'art. 3 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (ex plurimis ordinanza n. 210 del 2001); che, ancora in linea preliminare, sciogliendo la riserva formulata all'udienza pubblica del 9 ottobre 2001, in conformità al principio, consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, della generale corrispondenza tra le parti del giudizio incidentale di costituzionalità con quelle del giudizio principale, deve essere dichiarata l'inammissibilità dell'intervento del Cimo-Asmd, poiché non è parte in causa nel processo a quo ed è portatore di un interesse riflesso ed eventuale rispetto al thema decidendum (per tutte, sentenza n. 333 del 2001; ordinanza n. 517 del 2000); che va, invece, dichiarata l'ammissibilità degli interventi delle Regioni Emilia-Romagna e Toscana, poiché sussiste un interesse specifico, giuridicamente rilevante, di entrambe all'esito del giudizio di costituzionalità, dato che esso ha ad oggetto anche norme che riguardano profili dell'organizzazione del servizio sanitario attribuiti alla loro competenza, cosicché un'eventuale pronunzia di accoglimento appare suscettibile di incidere direttamente su un profilo della situazione giuridica soggettiva di entrambe (cfr. sentenze n. 314 del 1992, n. 20 del 1982);