[pronunce]

La maggiore gravità, sotto il profilo psicologico, del reato di incendio doloso rispetto a quello di incendio colposo non escluderebbe, infatti, che la scelta del legislatore di prevedere per quest'ultimo un termine di prescrizione più lungo sia ragionevole, posto che, sulla base di dati di comune esperienza, l'accertamento dei fatti sussumibili nel paradigma punitivo dell'incendio colposo richiederebbe lunghe e laboriose attività di indagine e complessi accertamenti tecnici finalizzati all'acquisizione del materiale probatorio. La disposizione censurata costituirebbe, inoltre, il frutto di una legittima opzione di politica criminale, sollecitata dal crescente allarme sociale generato dai delitti colposi di danno. 3.- Si è costituito, altresì, C.D., imputato nel giudizio a quo, il quale ha chiesto che la questione venga accolta. La parte privata ha ripercorso le argomentazioni poste a base dell'ordinanza di rimessione, da essa condivise, rimarcando come la previsione di un termine di prescrizione più lungo per la figura colposa del delitto di incendio non sia giustificabile neppure in base a ragioni sociologiche o criminologiche, atte, in ipotesi, a far percepire come maggiormente gravi i disastri colposi rispetto ai corrispondenti fatti dolosi.1.- Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Torino dubita della legittimità costituzionale dell'art. 157, sesto comma, del codice penale, nella parte in cui stabilisce che il termine di prescrizione del reato di incendio colposo (art. 449, in relazione all'art. 423 cod. pen.) è raddoppiato. Il rimettente rileva che, per effetto del censurato raddoppio, il termine di prescrizione del reato di incendio colposo risulta pari a dodici anni e, dunque, largamente superiore a quello del reato di incendio doloso (art. 423 cod. pen.), pari invece a sette anni in base alla regola generale di cui all'art. 157, primo comma, cod. pen. Tale assetto normativo violerebbe l'art. 3 Cost. Posto, infatti, che la durata del termine di prescrizione rappresenta una componente del trattamento sanzionatorio complessivo della fattispecie penale, e posto, altresì, che i reati in comparazione sono identici quanto a condotta ed evento, distinguendosi unicamente per l'elemento soggettivo, sarebbe irragionevole e contrastante con il principio di eguaglianza la previsione di un termine di prescrizione più lungo per l'ipotesi del delitto di incendio connotata dalla componente psicologica indiscutibilmente meno grave (la colpa), rispetto a quello valevole per la corrispondente ipotesi dolosa. 2.- La questione è fondata. Anteriormente alle modifiche introdotte dalla legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), i delitti di incendio doloso e di incendio colposo erano soggetti al medesimo termine di prescrizione. L'incendio doloso (art. 423 cod. pen.) è, infatti, punito con la reclusione da tre a sette anni; l'incendio colposo (art. 449 cod. pen.) con la reclusione da uno a cinque anni. Trovava quindi applicazione, in rapporto ad entrambe le fattispecie, il numero 3) del primo comma dell'originario art. 157 cod. pen. , in forza del quale i delitti puniti con la reclusione non inferiore - nel massimo - a cinque anni, ma minore di dieci, si prescrivevano con il decorso di dieci anni. La legge n. 251 del 2005 ha significativamente innovato la disciplina della materia, sostituendo l'originario criterio di individuazione dei termini di prescrizione per "fasce di reati" di gravità decrescente con una regola unitaria. In base ad essa, il tempo necessario a prescrivere è pari al massimo della pena edittale stabilito dalla legge per i singoli reati, salva la previsione di una soglia minima, intesa ad evitare una troppo rapida prescrizione dei reati meno gravemente puniti, pari a sei anni per i delitti e a quattro per le contravvenzioni (art. 157, primo comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6, comma 1, della citata legge n. 251 del 2005). Il legislatore ha ritenuto, peraltro, di dover apportare un correttivo agli effetti prodotti da detta modifica (cui è conseguita, in particolare, una sensibile e generalizzata contrazione dei termini prescrizionali relativi ai reati di media gravità). Per alcune figure criminose - ritenute, secondo quanto emerge dai lavori parlamentari, di particolare allarme sociale e tali da richiedere complesse indagini probatorie - il termine di prescrizione risultante dall'applicazione della regola generale dianzi ricordata (nonché di quelle enunciate dai successivi commi dello stesso art. 157, relative, in specie, al computo delle circostanze e ai reati puniti con pene alternative o congiunte) è stato, infatti, raddoppiato (art. 157, sesto comma, cod. pen.). In testa all'elenco dei reati in questione - successivamente ampliato dall'art. 4, comma 1, lettera a), della legge 1° ottobre 2012, n. 172 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno) - figurano i delitti colposi di danno contro la pubblica incolumità previsti dall'art. 449 cod. pen. (cosiddetti disastri colposi). Tale norma incriminatrice punisce, in specie, con la reclusione da uno a cinque anni «chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell'articolo 423-bis, cagiona per colpa un incendio o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo» (ossia dal capo primo del titolo sesto del libro secondo del codice penale). In questo modo, si è, peraltro, determinata una palese anomalia: e, cioè, che per taluni fra i suddetti delitti il termine di prescrizione dell'ipotesi colposa è divenuto più lungo di quello della corrispondente ipotesi dolosa, identica sul piano oggettivo, a causa della tecnica di descrizione della fattispecie utilizzata nel citato art. 449 cod. pen. Il fenomeno si manifesta con particolare evidenza in rapporto al delitto di incendio, oggetto dell'odierno scrutinio. Se commesso con dolo, il delitto si prescrive in sette anni (tempo corrispondente al massimo della pena edittale, ai sensi dell'art. 157, primo comma, cod. pen.); se realizzato per colpa, in un termine ampiamente superiore, ossia in dodici anni: il termine minimo di prescrizione dei delitti (sei anni) - operante nella specie, discutendosi di reato punito con pena detentiva massima inferiore a tale soglia (cinque anni) - è infatti raddoppiato, ai sensi della norma censurata. 3.- Siffatto regime ribalta la scala di gravità delle due figure criminose: