[pronunce]

La difesa dello Stato eccepisce la parziale inammissibilità delle questioni, in quanto la norma censurata prevede altresì la «ragionevole» durata dei procedimenti di secondo grado (due anni) e dei giudizi di cassazione, mentre i rimettenti non danno conto dello svolgimento di un giudizio di appello (non contemplato dalla legge), né di un giudizio di legittimità (astrattamente ammissibile, ma evidentemente non svoltosi nei casi in esame). L'Avvocatura generale sottolinea, quindi, le diversità dalla questione affrontata nella sentenza n. 36 del 2016 di questa Corte, discutendosi in questa sede di un procedimento di cognizione volto a delibare, anche attraverso complesse indagini fattuali, la sussistenza o meno dei presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale. Con riguardo ai parametri costituzionali evocati dai rimettenti, la difesa statale evidenzia che esistono altre innumerevoli ipotesi di procedimenti civili riguardanti importantissimi valori personali, per le quali si applica il termine di ragionevole durata triennale. La indubbia importanza della «posta in gioco» nei procedimenti in materia di riconoscimento della protezione internazionale non dovrebbe rilevare unicamente sotto l'aspetto del maggiore bisogno di celerità del procedimento, ed andrebbe, anzi, contemperata con la necessità di adeguata ponderazione dei fatti e delle prove sottoposti di volta in volta all'esame del giudice. D'altro canto, si osserva negli atti di intervento, non consta che la Corte EDU abbia mai affermato che i procedimenti per il riconoscimento della protezione internazionale possano o debbano essere trattati con modalità semplificate, tali da far reputare ragionevole un termine inferiore a quello di qualsiasi altro procedimento di cognizione, avente ad oggetto valori della persona di pari rango costituzionale. 6.- L'Avvocatura ha depositato in tutti i giudizi memoria illustrativa, ribadendo le considerazioni svolte negli atti di intervento in punto di inammissibilità o di non fondatezza delle questioni.1.- La Corte d'appello di Napoli, con cinque ordinanze di analogo tenore (iscritte ai numeri 140 e 141 reg. ord. 2022 e ai numeri 9, 16 e 99 reg. ord. 2023), e la Corte d'appello di Bologna, con altra ordinanza (iscritta al. n. 108 reg. ord. 2023) , hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2-bis, della legge n. 89 del 2001, introdotto dall'art. 55, comma 1, lettera a), numero 2), del d.l. n. 83 del 2012, come convertito, in riferimento, complessivamente, agli artt. 3, primo comma, 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6 CEDU. La norma è censurata nella parte in cui, prevedendo che si considera rispettato il termine ragionevole di durata del processo se non eccede la durata di tre anni in primo grado, si applica anche al processo in materia di riconoscimento della protezione internazionale di cui all'art. 35-bis del d.lgs. n. 25 del 2008. 2.- Tutte le ordinanze di rimessione concordano sulla natura ordinatoria del termine di quattro mesi dalla presentazione del ricorso fissato dall'art. 35-bis, comma 13, del d.lgs. n. 25 del 2008 e concludono che nelle controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale debba trovare applicazione il censurato art. 2, comma 2-bis, della legge n. 89 del 2001, il quale considera rispettato il termine ragionevole se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado. 3.- I giudici a quibus evidenziano la natura personalissima dei diritti umani coinvolti, la peculiarità del procedimento di protezione internazionale, connotato dalla semplicità delle forme e da esigenze di snellezza e sommarietà delle indagini, la stessa previsione del termine di quattro mesi per la decisione del giudice, nonché l'indicazione contenuta nel comma 15 del medesimo art. 35-bis, secondo cui la «controversia è trattata in ogni grado in via di urgenza». Questi dati lascerebbero desumere che la tutela in materia di riconoscimento della protezione internazionale deve essere soddisfatta con particolare rapidità. 4.- Ad avviso dei rimettenti, dunque, l'art. 2, comma 2-bis, della legge n. 89 del 2001 sarebbe contrastante con l'art. 3, primo comma, Cost., in quanto la norma finisce per equiparare e trattare in modo uniforme procedure del tutto diverse sotto l'aspetto della congruità della durata ragionevole dei giudizi. Esso contrasterebbe anche con gli artt. 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., per violazione degli obblighi internazionali derivanti dall'art. 6 CEDU, posto che la individuazione di tale durata non può prescindere dalle caratteristiche e dalla natura del procedimento, tenuto conto che in sede di interpretazione dell'art. 6 CEDU, la Corte europea dei diritti dell'uomo ritiene particolarmente rilevante la complessità della causa e l'importanza della «posta in gioco» al fine della determinazione del termine ragionevole; con la precisazione che tra le cause che, per loro natura, esigono particolare diligenza e sollecitudine rientrano quelle in materia di stato civile e di capacità delle persone. Le ordinanze di rimessione escludono altresì che possa procedersi, al riguardo, a un'interpretazione del citato art. 2, comma 2-bis, conforme alla Costituzione, stante l'univocità del dato letterale, e richiamano il percorso argomentativo seguito per l'individuazione del termine annuale di durata ragionevole del processo di equa riparazione ai sensi della legge n. 89 del 2001, che portò alla sentenza n. 36 del 2016 di questa Corte. 5.- I giudizi vertono sulla medesima disposizione e pongono analoghe questioni, sicché ne appare opportuna la riunione, ai fini di una decisione congiunta. 6.- Devono esaminarsi in via pregiudiziale le eccezioni di parziale inammissibilità per difetto di rilevanza sollevate negli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, sull'assunto che la norma censurata prevede altresì la «ragionevole» durata dei procedimenti di secondo grado e dei giudizi di cassazione, del cui svolgimento i rimettenti non danno conto. 6.1.- Tali eccezioni non sono fondate. L'art. 2, comma 2-bis, della legge n. 89 del 2001, viene censurato da tutti i rimettenti nella sola parte in cui indica la «ragionevole» durata del procedimento di primo grado, e tutte le ordinanze di rimessione danno conto del solo svolgimento del giudizio dinanzi al tribunale, in relazione al quale è chiesta l'equa riparazione. I giudici a quibus hanno compiutamente descritto le fattispecie di causa e chiarito che sono tenuti all'applicazione della norma in quanto il limite cronologico ivi indicato influisce sia sull'accoglimento della domanda di equa riparazione, sia comunque ai fini della quantificazione dell'indennizzo secondo i criteri previsti dall'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001. 7.- Le questioni, nel merito, non sono fondate.