[pronunce]

ha considerato che il quarto motivo del primo ricorso e il terzo motivo del secondo ricorso sono fondati su censure riguardanti l'affermata mancanza o l'invalidità dell'intesa nella Conferenza Stato-regioni, e ha conseguentemente ritenuto opportuno acquisire in via istruttoria gli elementi di fatto relativi alle modalità con le quali si è proceduto, da parte del Governo e dei presidenti delle regioni, nell'ambito della Conferenza Stato-regioni, alla elaborazione e all'esame dei decreti legislativi impugnati, con particolare riguardo all'intesa prevista per la identificazione dei compiti di interesse nazionale di cui all'art. 1, comma 4, lettera c), della legge n. 59 del 1997. 9. - In ottemperanza all'ordinanza della Corte sia la Regione Veneto che il Presidente del Consiglio dei ministri hanno depositato abbondante documentazione, e la regione ha depositato anche una relazione illustrativa del materiale istruttorio. Secondo la regione, dai verbali della Conferenza Stato-regioni e della conferenza dei presidenti, e dagli altri atti depositati, si ricaverebbe quanto segue. In primo luogo, tanto il Governo quanto le regioni avrebbero costantemente presupposto che - secondo quanto previsto dall'art. 1, comma 4, lettera c), della legge n. 59 del 1997 e dall'art. 3 del decreto legislativo n. 281 del 1997 - l'organo competente ad esaminare l'intesa fosse esclusivamente la Conferenza Stato-regioni, e che l'intesa dovesse essere puntualmente formalizzata in uno specifico provvedimento. In secondo luogo, l'intesa relativa al decreto legislativo n. 112 del 1998 sarebbe stata raggiunta nel corso della seduta del 25 marzo 1998, benché l'art. 89, comma 1, lettera b, e l'art. 109 del decreto coincidano solo in parte con i corrispondenti articoli 86 e 105 dell'intesa. Tuttavia, tale intesa sarebbe inesistente, in quanto nella seduta non sarebbero state rappresentate né direttamente né indirettamente tutte le regioni, ed in ogni caso sarebbe mancata anche la possibilità di deliberare a maggioranza, in quanto alla Conferenza partecipavano, su 22 componenti, solo 10 regioni o province autonome. In terzo luogo, l'intesa relativa al decreto legislativo n. 443 del 1999 sarebbe stata raggiunta, come già detto nel ricorso introduttivo, in parte nel corso della seduta del 25 giugno 1999 - benché essa non possa ritenersi raggiunta sull'art. 3, nella parte in cui modifica l'art. 29, comma 2, lettera b), del decreto legislativo n. 112, in quanto il testo di tale articolo sarebbe diverso da quello concordato nella seduta - e in parte in quella del 1° luglio 1999. Tuttavia, tale intesa sarebbe inesistente, in quanto alla seduta del 25 giugno non sarebbero state rappresentate né direttamente né indirettamente tutte le regioni, ed in ogni caso sarebbe mancata anche la possibilità di deliberare a maggioranza, partecipando solo 11 regioni; mentre nella riunione del 1° luglio, assente il Veneto, l'intesa non sarebbe stata neppure all'ordine del giorno. Ancora, la regione precisa che gli incontri di carattere tecnico (i c.d. tavoli tecnici) che hanno preceduto alcune sedute della Conferenza Stato-regioni, a cui hanno partecipato rappresentanti di livello politico delle regioni e delle amministrazioni statali interessate, sono state riunioni del tutto informali, senza la verbalizzazione dei relativi lavori, aventi carattere assolutamente preparatorio rispetto ai lavori della conferenza. Quanto poi ai verbali della conferenza dei presidenti, la regione rileva che fin dalla prima riunione numerosi presidenti avrebbero rilevato il mancato rispetto della procedura relativa alla previa intesa sullo schema di decreto legislativo; che tale conferenza si sarebbe sempre limitata a formulare propri pareri complessivi e proposte di modifica, e che mai si sarebbe espressa su un articolato normativo compiuto, da sottoporre all'intesa della Conferenza Stato-regioni. Quanto infine alla posizione della Regione Veneto, la difesa regionale rileva che essa non era rappresentata nelle sedute della Conferenza Stato-regioni del 5 e 19 marzo 1998, del 25 giugno e del 1° luglio 1999, mentre il Presidente della regione era presente alla seduta del 25 marzo 1998, pur assentandosi anticipatamente. 10. - Nell'imminenza della nuova udienza fissata per il 16 gennaio 2001, la Regione Veneto ha depositato una memoria con la quale, richiamati integralmente i motivi e le argomentazioni esposti nei ricorsi introduttivi, nelle memorie e nella relazione di accompagnamento al materiale istruttorio depositato, si sofferma esclusivamente su due temi. Con riferimento al primo, secondo, terzo e quinto motivo del ricorso n. 25 del 1998 e al secondo motivo del ricorso n. 1 del 2000, la regione analizza la più recente giurisprudenza costituzionale sul sindacato di costituzionalità in relazione all'art. 76 della Costituzione, da cui si evincerebbe che la Corte può dichiarare incostituzionali le disposizioni di un decreto legislativo indipendentemente da ogni considerazione sulla legittimità costituzionale dello stesso, sotto il profilo dei contenuti; e che la legge di delega va interpretata sistematicamente e in modo da rendere minimo lo spazio della discrezionalità governativa, pena la sua incostituzionalità. Con riferimento al settimo e all'ottavo motivo del ricorso n. 25 del 1998, la regione richiama le disposizioni dell'art. 52 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria 2001), affermando che a nessuna di esse potrebbe essere attribuita una qualche portata di "sanatoria" dei vizi del decreto legislativo n. 112 del 1998: tutte anzi presupporrebbero il sistema dei conferimenti delineato dalla legge di delega e dal decreto legislativo. Piuttosto, nota la difesa regionale, il comma 1 di tale articolo, laddove certifica che alla data del 31 dicembre 2000 non sarebbe stata ancora completata la procedura di mobilità del personale, costituirebbe la riprova, a posteriori che il Governo non avrebbe attuato la delega nei termini previsti, ed inoltre deporrebbe in favore della fondatezza della censura avanzata in via subordinata con l'ottavo motivo del primo ricorso. 11. - In vista della medesima udienza ha depositato una memoria anche il Presidente del Consiglio dei ministri il quale, richiamato quanto già esposto negli atti di costituzione e nella memoria, si sofferma esclusivamente su due questioni. In relazione al primo motivo del primo ricorso, l'Avvocatura erariale insiste sulla piena corrispondenza alla legge di delega, che prevede la gradualità dei conferimenti e impone l'effettività dell'esercizio delle funzioni e dei compiti trasferiti, del sistema, previsto dal decreto legislativo n. 112 del 1998, dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di individuazione e trasferimento delle risorse. In relazione al quarto motivo del primo ricorso e al terzo motivo del secondo ricorso, la difesa statale ribadisce che nel corso delle riunioni della Conferenza Stato-regioni sarebbe stata raggiunta l'intesa su tutti i "compiti di rilievo nazionale" da trattenere in capo allo Stato.