[pronunce]

Inoltre, la sanatoria di abusi edilizi comporta il venir meno delle sanzioni collegate all'abuso e, dunque, coinvolge anche la materia penale, di esclusiva competenza statale, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere s) e l), della Costituzione. Infine l'art. 4, comma 1, lettera b), prevede la possibilità che i tronchi tratturali possano essere alienati «a favore del soggetto utilizzatore, comunque possessore alla data di entrata in vigore della presente legge», in contrasto con l'art. 2 del d.P.R. n. 283 del 2000, da ritenere norma interposta, che dispone l'inalienabilità dei beni archeologici, consentendone solo il trasferimento da uno ad altro soggetto titolare di demanio. Il ricorrente conclude affermando che, se le norme impugnate fossero interpretate come norme di valorizzazione, rientranti cioè in materia di competenza concorrente, dovrebbero ritenersi, in ogni caso, illegittime in quanto in contrasto con l'art. 97 del t.u., secondo il quale gli interventi di valorizzazione dei beni culturali sono comunque soggetti alle disposizioni di tutela, e tale norma è da considerare principio fondamentale. 2. –– Si è costituita la Regione Puglia, osservando anzitutto che il comma 2 dell'art. 2 della legge censurata prevede il contenuto (da individuare e perimetrare) di ciascun piano comunale, in assonanza con le categorie dei tratturi previste dall'art. l della precedente legge della Regione Puglia 15 febbraio 1985, n. 5 e fa espresso riferimento ai «tronchi armentizi che conservano l'originaria consistenza o che possono essere alla stessa reintegrati»; ai «tronchi armentizi» che, privi delle caratteristiche appena indicate, possono tuttavia corrispondere a esigenze pubbliche; ai «tronchi armentizi» che hanno subìto permanenti alterazioni anche di natura edilizia. Quindi, secondo la Regione, la riproduzione delle categorie di tratturi già indicate dalla legge regionale precedente peccherebbe per eccesso e non certo per difetto o per sviamento. Infatti, il piano comunale dei tratturi avrebbe potuto essere limitato, nel suo contenuto, alla rilevazione dei tratturi veri e propri o a questi riconvertibili, essendo estraneo a questo contenuto ciò che tratturo più non è (parzialmente o totalmente). Viceversa la legge regionale impugnata mostra attenzione alla più completa ricostruzione del contesto storico-sociale precedente e, per quanto sia possibile, alla sua conservazione e alla sua riutilizzazione funzionale. Questa ricostruzione appare tanto più significativa in quanto essa opera come variante al Piano regolatore generale del Comune ed a modificazione e integrazione del Piano territoriale tematico dell'ambiente della Regione Puglia. Osserva la Regione che il comma 7 dell'art. 2, recita: «Il verbale recante le determinazioni assunte dalla Conferenza dei servizi, con i vincolanti pareri della Regione Puglia, della Soprintendenza archeologica e della Soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio, costituisce proposta di variante sulla quale si pronuncia definitivamente il Consiglio comunale». Tuttavia il parere di un organo della pubblica amministrazione è vincolante perché questa è obbligata a tenere il comportamento previsto nel parere oppure (a salvaguardia della discrezionalità nell'an) a non tenere alcun comportamento. Ne consegue che l'attività di tutela in titolarità dello Stato, e cioè «ogni attività diretta a riconoscere, conservare e proteggere, i beni culturali e ambientali» (art. 148 del d.P.R. 31 marzo 1998, n. 112), è assai più ed assai meglio assicurata dal parere vincolante di due organi dello Stato piuttosto che dall'esercizio del potere autorizzatorio. Inoltre l'art. 2, comma 8, prevede il potere di alienare o di non alienare (i tratturi che, pur segnando un percorso ideale, non siano morfologicamente, in toto o in gran parte, idonei ad identificarlo), il quale, per il tramite del parere vincolante della Soprintendenza archeologica, resta in capo allo Stato. Quanto poi alla possibilità, prevista dall'impugnato art. 3, comma 2, che la Giunta regionale autorizzi un ente pubblico a edificare, in deroga al comma 1 dell'art. 3, opere pubbliche o di pubblico interesse, la Regione rileva che l'autorizzazione regionale, secondo il comma 2, è subordinata al parere favorevole della Soprintendenza archeologica, in difetto del quale la Giunta regionale non potrebbe legittimamente deliberare alcunché. Ne consegue che non può dirsi violato il potere di “approvazione” delle opere che spetta, per il tramite della Soprintendenza archeologica, allo Stato. La Regione ritiene inoltre che la censura relativa al comma 3 dell'art. 3, scaturirebbe da una incompleta lettura del testo normativo. Infatti, il comma 3 andrebbe letto congiuntamente al comma 4. Mentre il comma 3 prevede che, fermi restando tutti gli altri vincoli territoriali, la regolarizzazione di costruzioni già esistenti debba avvenire «secondo la normativa vigente» e con l'aggiunta di ulteriori e scrupolose prescrizioni (fra le quali, la richiesta di parere della Soprintendenza archeologica), il comma successivo aggiunge che: «Le opere non regolarizzabili sono sottoposte alla specifica disciplina di cui alla legge 28 febbraio 1985, n. 47 [...] e successive modifiche e integrazioni». Non si vede quindi, come la normativa statale e i previsti poteri di tutela possano essere stati ignorati o pretermessi. Infine, con riguardo all'art. 4, comma l, lettera b), impugnato per contrasto con il disposto dell'art. 2 del d.P.R. n. 283 del 2000, la Regione osserva che la censura è motivata con l'argomento secondo cui la norma appena citata dispone che «i tronchi tratturali possano essere alienati a favore del soggetto utilizzatore, comunque possessore alla data di entrata in vigore della presente legge». Ma l'art. 4 è intitolato «Aree tratturali prive di interesse archeologico», con riferimento alle sopravvenienze previste all'art. 2, comma 2, lettere b) e c) della legge impugnata. Ciò permette di escludere che i cosiddetti tratturi previsti dall'art. 4 siano ricompresi nel disposto dell'art. 2 del d.P.R. n. 283 del 2000. Inoltre il primo comma dell'art. 4 prevede la subordinazione della alienazione delle «aree tratturali prive di interesse archeologico» alla autorizzazione della Giunta regionale ed alla sdemanializzazione di un bene che appartiene al demanio pubblico della Regione. E ciò escluderebbe ulteriormente la possibilità di richiamare in subiecta materia le disposizioni del d.P.R. n. 283 del 2000.1.