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se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza dei fatti descritti e se intenda attivare tutte le interlocuzioni del caso con il Coni e le sue federazioni al fine di valutare: se possa configurarsi un conflitto d'interessi per alcuni componenti del consiglio direttivo della lega nazionale di serie B relativamente ad alcune decisioni prese; se vi siano state discriminazioni rispetto al trattamento riservato ad altre squadre coinvolte in episodi simili; se siano state commesse irregolarità che abbiano minato il regolare svolgimento del campionato; se la tempistica e le modalità di adozione delle decisioni della lega risultino congrue anche alla luce dei noti presunti illeciti imputati all'ex presidente del Palermo calcio Zamparini; se sia conforme alla normativa vigente la responsabilità della società per un illecito imputabile unicamente a un proprio dirigente; se ritenga opportuno assumere iniziative, per quanto di propria competenza, al fine di salvaguardare l'indotto economico, la dignità della città e dei suoi tifosi, i valori dello sport e il regolare svolgimento del campionato in corso; se non si reputi necessario intraprendere iniziative legislative volte a garantire la massima trasparenza nelle decisioni che vengono adottate dai consigli di lega, con il contributo di parti coinvolte direttamente o indirettamente. Atto n. 3-00837 ZANDA PINOTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: da notizie pubblicate nella giornata di mercoledì 15 maggio 2019 sul quotidiano "la Repubblica" si è appreso che il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe fatto pressioni, intimando, con un atto che non ha precedenti nella storia repubblicana, che i quattro vice direttori attualmente in carica (due al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, uno all'Agenzia informazioni e sicurezza interna e uno all'Agenzia informazioni e sicurezza esterna) rassegnino "volontariamente" le proprie dimissioni, portando di fatto all'azzeramento completo dell'intero quadro del vertice operativo dei servizi segreti italiani; tali fatti, se confermati, appaiono di una gravità assoluta, prevedendo l'applicazione di un sistema di rigido spoyl sistem e di una vera e propria lottizzazione politica applicata al sistema di intelligence , cui è affidata la sicurezza del nostro Paese, un bene supremo di tutti gli italiani e non appannaggio dei singoli partiti; un simile comportamento rischierebbe peraltro non solo di mettere in discussione l'efficienza operativa dei nostri sistemi di intelligence in un momento delicatissimo, ma anche di distruggere la loro credibilità nel prezioso reticolo informativo internazionale, che trova i suoi fondamenti nella professionalità, nell'indipendenza e nell'assenza di interessi politici nei vertici dei servizi segreti dei Paesi cui l'Italia è collegata; a parere degli interroganti, è una questione sulla quale non possono sussistere dubbi né opacità e, quindi, da chiarire con assoluta immediatezza, alla luce del fatto che la democrazia italiana si regge proprio sulla certezza di indipendenza degli organi vitali deputati a garantire la sicurezza, si chiede di sapere: se i fatti riportati corrispondano al vero e, in caso affermativo, se il Presidente dei Consiglio dei ministri intenda revocare la richiesta di dimissioni; quali iniziative urgenti intenda adottare per assicurare nel più breve tempo possibile che le nomine dei direttori e dei vice direttori del sistema di sicurezza italiano rispondano sempre a criteri di efficienza operativa e non siano mai assoggettate alle logiche della lottizzazione politica. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-01670 ROJC Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la direzione della fondazione Arena di Verona avrebbe manifestato, con una lettera trasmessa a marzo 2019 ai singoli lavoratori, l'intenzione di prelevare, direttamente dalle buste paga dei dipendenti in forza negli anni 2014-2015, del denaro, dichiarato illegittimamente percepito da un verbale del Ministero dell'economia e delle finanze del dicembre 2017; la comunicazione verbale ai sindacati dei lavoratori è arrivata solo in data 16 ottobre 2018, con ben 8 mesi di ritardo rispetto al recepimento dei rilievi del Ministero dell'economia, con grave nocumento ai diritti degli interessati, diversamente da quanto analogamente in atto nella fondazione Maggio musicale fiorentino; quello stesso giorno, i lavoratori della fondazione Arena di Verona hanno convocato un'assemblea permanente di protesta di 24 ore presso la sala riunioni della fondazione, un'occupazione che è terminata solo nel mese di aprile; considerato che: la legge che viene richiamata dal Ministero dell'economia e Ministero per i beni e le attività culturali, è la n. 100 del 2010, che considera illegittime parti delle retribuzioni ricevute, qualora erogate in un contesto di bilancio aziendale in passivo, ma solo se in assenza di stipula del contratto collettivo nazionale; da documenti ufficiali, la stipula del contratto collettivo sarebbe avvenuta il 27 luglio 2012, facendo così decadere la norma restrittiva addotta dal Ministero dell'economia nella sua richiesta; la direzione della fondazione Arena di Verona, pur avendo da subito manifestato la propria contrarietà ai rilievi dei Ministeri circa la restituzione da parte dei lavoratori delle somme percepite, e pur avendo prodotto una prima memoria di difesa, nella quale sostiene che tali erogazioni sono diritti acquisiti, nelle lettere individuali del marzo scorso chiede di fatto la restituzione di tali somme, seppur giustificando l'invio al fine di "interrompere i termini della prescrizione (…) ipotizzando un prosieguo legale con ricorsi giudiziari presentati dai dipendenti"; dopo il pronunciamento della fondazione, il sindaco di Verona ha assicurato il proprio impegno per bloccare la richiesta di restituzione, impegno che è stato ribadito successivamente anche dal direttore generale della fondazione; da parte loro, le segreterie provinciali Cgil, Uil e Fials hanno creato un collegio legale unitario, formato da tre avvocati, che si stanno adoperando con azioni di opposizione, al fine di evitare la restituzione di tali somme; secondo alcune interpretazioni giuridiche, l'azione di restituzione si pone come atto richiesto dalle autorità di controllo, anche avallato dalla stessa Avvocatura dello Stato, interpellata in merito all'obbligatorietà dell'azione di ripetizione; i lavoratori coinvolti sono circa 700, 250 fissi e 450 stagionali e, se confermata, la restituzione potrebbe costare agli stessi lavoratori migliaia di euro, andando così ad incidere pesantemente sulla loro retribuzione già ingiustamente tagliata nel passato triennio, a seguito del piano di risanamento economico; da mesi, le organizzazioni sindacali di categoria chiedono un incontro al Ministero per i beni culturali per risolvere tale questione;