[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2-bis, del decreto-legge 30 gennaio 1999, n. 15 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo equilibrato dell'emittenza televisiva e per evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti nel settore radiotelevisivo), convertito, con modificazioni, nella legge 29 marzo 1999, n. 78 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 gennaio 1999, n. 15, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo equilibrato dell'emittenza televisiva e per evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti nel settore radiotelevisivo), promosso con ordinanza del 12 dicembre 2002 dal Consiglio di Stato, sul ricorso proposto da Pubblikappa s.r.l. contro l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ed altra, iscritta al n. 55 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 9, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione di Pubblikappa s.r.l., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 13 dicembre 2005 il Giudice relatore Romano Vaccarella; uditi gli avvocati Claudio Chiola e Patrizio Gagliotti per la Pubblikappa s.r.l. e l'avvocato dello Stato Alessandro De Stefano per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Consiglio di Stato, investito dell'appello proposto dalla società Pubblikappa s.n.c. avverso l'ordinanza emessa dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio il 29 maggio 2002, con la quale era stata respinta l'istanza di sospensione della delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 63/02/CONS del 27 febbraio 2002, ha sospeso tale delibera e, con separata ordinanza del 12 dicembre 2002, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2-bis, del decreto-legge 30 gennaio 1999, n. 15 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo equilibrato dell'emittenza televisiva e per evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti nel settore radiotelevisivo), convertito, con modificazioni, nella legge 29 marzo 1999, n. 78, in riferimento agli articoli 3, 41, 42 e 21 della Costituzione; che, in punto di fatto, il giudice rimettente riferisce che la società Pubblikappa s.n.c., avendo acquistato il diritto all'uso del marchio “Kiss Kiss”, per licenza del titolare, gestisce una emittente radiofonica locale, che trasmette limitatamente al territorio della Campania e del Lazio con la denominazione “Radio Kiss Kiss Italia”, in virtù di concessione per l'esercizio della radiodiffusione sonora rilasciata in data 4 marzo 1994; che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con l'indicata delibera, ai sensi dell'art. 2, comma 2-bis, del decreto-legge n. 15 del 1999, ha diffidato la medesima società a cessare l'utilizzo della denominazione “Radio Kiss Kiss Italia”, essendo questa denominazione idonea a richiamare in parte quella dell'emittente nazionale “Radio Kiss Kiss Network”, anch'essa licenziataria del marchio “Kiss Kiss”; che la Pubblikappa s.n.c. ha impugnato la delibera dinanzi al TAR per il Lazio e ne ha chiesto la sospensione; che avverso l'ordinanza di rigetto dell'istanza di sospensione, la ricorrente ha proposto appello, deducendo, fra l'altro, l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 2-bis, del decreto-legge n. 15 del 1999, per violazione degli artt. 3, 41, 42 e 77 Cost.; che il giudice a quo rileva che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con l'impugnato provvedimento, ha ritenuto di fare applicazione dell'art. 2, comma 2-bis, del decreto-legge n. 15 del 1999 (disposizione introdotta dalla legge di conversione), il quale stabilisce: «Le emittenti radiotelevisive locali, comprese quelle che diffondono programmi in contemporanea o programmi comuni non possono utilizzare, né diffondere, un marchio, una denominazione o una testata identificativi che richiamino in tutto o in parte quelli di una emittente nazionale. Per le emittenti locali che alla data del 30 novembre 1993 hanno presentato domanda e successivamente hanno ottenuto il rilascio della concessione con un marchio, una denominazione o una testata identificativi che richiamino in tutto o in parte quelli di una emittente nazionale, il divieto di cui al presente comma si applica dopo un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vigila sul rispetto del predetto divieto e provvede ai sensi del comma 31 dell'articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249»; che tale norma – ad avviso del rimettente – non si presta ad essere interpretata (come, invece, sostenuto dalla ricorrente) nel senso che la sua sfera di applicazione è limitata al solo settore televisivo e non si estende a quello radiofonico, dato il chiaro riferimento testuale alle emittenti «radiotelevisive»; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo osserva che la norma denunciata, nella parte in cui impone alle emittenti radiotelevisive locali di non fare più uso di un marchio, di una denominazione o di una testata, di cui erano già titolari prima dell'entrata in vigore della norma stessa, a seguito dell'ingresso nel mercato di un'emittente nazionale avente marchio, denominazione o testata identificativi analoghi, appare in contrasto con i parametri costituzionali a) della ragionevolezza, in quanto deroga ai principi della disciplina generale in tema di marchi d'impresa, sacrificando le posizioni delle preesistenti emittenti locali, col costringerle a dismettere il proprio segno identificativo in base alla sola considerazione della loro specificità territoriale, indipendentemente dalla priorità temporale dell'uso; b) della libertà di iniziativa economica privata (art. 41 Cost.), in quanto la tutela del marchio risponde ad un'esigenza insopprimibile per lo svolgimento dell'attività economica, posto che il diritto all'uso esclusivo del segno identificativo contribuisce a determinare la capacità concorrenziale dell'impresa, traducendosi in una componente dell'avviamento commerciale, tanto più importante nel settore radiofonico, in cui solo attraverso il marchio gli ascoltatori sono in grado di identificare le numerose emittenti operanti sul mercato; c) della proprietà privata (art. 42 Cost.), poiché il marchio concorre alla consistenza patrimoniale dell'impresa;