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Mi viene in mente - per esempio - il profilo della responsabilità. Per quanto mi riguarda, signor Presidente, era già abbastanza chiaro. Evidentemente, però, qualche magistrato ha fatto finta di non capirlo, oppure ha pensato bene che sbattere sui giornali un sindaco piuttosto che un dirigente avrebbe fatto più notizia. Già dalle leggi Bassanini, però, dal testo unico degli enti locali, i compiti sono chiaramente divisi: al politico e al sindaco spettano i poteri di indirizzo politico e di controllo politico; al dirigente o al responsabile del servizio la gestione e l'assunzione degli atti. Il sindaco, però, sta sempre lì, come un parafulmine. Adesso è in atto la legge delega, che ci auguriamo porterà quanto prima a chiarire ancora meglio questo aspetto. Quindi, i sindaci non sovrintenderanno più al funzionamento dei servizi e degli uffici, né tantomeno all'esecuzione degli atti. E speriamo che questa specificazione metta finalmente la parola fine alla responsabilità soprattutto penale dei sindaci. Signor Presidente, andrei oltre anche perché si tratta di un tema che è stato posto dal presidente Ostellari. Non mi fermerei soltanto al testo unico degli enti locali, ma andrei più in là, guardando il codice penale e l'abuso d'ufficio che tantissimi sindaci ha messo sotto indagine e magari anche sotto processo. Poi, però, nella stragrande maggioranza dei casi tutto si è sciolto come neve al sole, visto che l'abuso di ufficio è sottoposto alla cosiddetta prova diabolica, perché il sindaco non è mai stato in malafede, non ha avuto il dolo specifico, non ha violato la norma, non ha violato il regolamento e non ha arrecato danno ad alcuno o nessun ingiusto vantaggio a qualche altro. (Applausi) . Un po' di coraggio ci vorrebbe per fare questa importante modifica. Tra l'altro, il Presidente dell'ANCI l'ha detto: questo significa non chiedere impunità per i sindaci, ma far lavorare quelle persone in serenità e tranquillità, sapendo che, laddove dovessero compiere dei reati, risponderanno senz'altro delle loro responsabilità. Tutelare i sindaci significa anche tutelare la partecipazione democratica. Quante volte nei piccoli Comuni siamo costretti ad assistere alla presentazione di liste cosiddette civetta, dove non c'è gente disponibile a sacrificarsi e impegnarsi in una competizione elettorale e semmai, dopo, anche nell'amministrazione del Comune. Per di più, i sindaci non possono scappare da nessuna parte, ma sono lì. Addirittura nei piccoli Comuni, se non sono in municipio, sono presso lo studio professionale e, se non sono neanche lì, sono a casa. Sono presenti, presidio di civiltà e libertà a garanzia di servizi e diritti. Un'altra brutta pagina per i sindaci, anche a dimostrazione del fatto che sono l'avamposto dello Stato sul territorio, è rappresentata - ricordiamolo - dalle innumerevoli minacce, atti intimidatori e offese che subiscono sia de visu, sia adesso - ahimè - con l'abuso dell'utilizzo dei social . Soltanto nel 2021 gli atti intimidatori sono stati ben 722. Noi chiediamo dignità e anche più agibilità - qualche altro potrebbe parlare di più poteri - perché è troppo facile dire che, con l'elezione diretta, il sindaco ha più poteri. Nei fatti, soprattutto nelle piccole realtà, il sindaco non ha tutti questi poteri. Ha tantissime responsabilità, ma non ha tanti poteri, perché spesso in quelle realtà non può nemmeno scegliere il responsabile del servizio e il dirigente, dovendo limitarsi a scegliere - per fortuna - quantomeno il segretario comunale. Per concludere, menzionerei l'articolo 114 della nostra Costituzione, che è stato novellato nel 2001 e recita in maniera straordinariamente bella: «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato». Questi sono i vari livelli istituzionali del nostro Paese che riteniamo debbano avere pari dignità. Prima il senatore Candiani ha detto che molto spesso i sindaci riescono a portare nelle istituzioni un valore aggiunto. Molte volte, parlando con amici, faccio una battuta destinata a rimanere tale, perché non sarebbe consentita dalla nostra Costituzione: ci vorrebbe un minimo di cursus honorum . Ritengo che questo sia un altro aspetto e compete ai partiti fare una selezione. Ma tanti amministratori locali e tanti sindaci in più, in un'istituzione come questa, porterebbero il Paese reale nel Palazzo e renderebbero un servizio di gran lunga migliore a tutto il Paese. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il relatore e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. Poiché non sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, passiamo alla votazione degli articoli del disegno di legge n. 2462, nel testo approvato dalla Camera dei deputati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. SBROLLINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SBROLLINI (IV-PSI) . Signor Presidente, il provvedimento che ci apprestiamo a votare oggi rappresenta davvero un buon punto di partenza e approfitto anch'io per ringraziare il relatore del disegno di legge alla Camera dei deputati, l'onorevole Roberto Pella. Interveniamo sulla delicata materia dell'inconferibilità degli incarichi in caso di condanna per reati contro la pubblica amministrazione. Prevediamo una maggiore semplificazione in materia di controllo di gestione, soprattutto per i piccoli Comuni, e rivediamo le disposizioni concernenti la limitazione del mandato dei sindaci dei piccoli Comuni. Onorevoli colleghi, capite bene che questi interventi non possono che essere solo l'inizio di un percorso e non il punto di approdo. Dico questo perché credo sia opportuno operare una seria e compiuta riflessione sul ruolo che i sindaci hanno progressivamente assunto. La pandemia ci ha dimostrato quanto è prezioso il loro apporto nella gestione concreta dei problemi, così come la loro vicinanza al territorio e alle esigenze della popolazione. Da sempre in prima linea nella gestione delle emergenze, i sindaci hanno dimostrato, anche durante la pandemia, operosità, senso civile e pragmatismo e a loro va un ringraziamento infinito anche da parte del Gruppo Italia Viva-PSI. Sono stati preziosi nell'applicazione delle rigide misure restrittive di contenimento dell'emergenza, quando hanno incoraggiato i cittadini nei momenti più difficili, ma anche quando non si sono sottratti all'ascolto e all'aiuto concreto.