[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 67, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione (UE) n. 404/2011, della Commissione, dell'8 aprile 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca, promosso dal Giudice di pace di Mantova nel procedimento vertente tra Coop Alleanza 3.0 società cooperativa e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - Capitaneria di porto di Chioggia, con ordinanza del 22 febbraio 2022, iscritta al n. 120 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 43, prima serie speciale, dell'anno 2022, la cui trattazione è stata fissata per l'adunanza in camera di consiglio del 10 maggio 2023. Visti l'atto di costituzione di Coop Alleanza 3.0 società cooperativa, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio dell'11 maggio 2023 il Giudice relatore Filippo Patroni Griffi; deliberato nella camera di consiglio dell'11 maggio 2023. Ritenuto che il Giudice di pace di Mantova, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 67, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione (UE) n. 404/2011, della Commissione, dell'8 aprile 2011, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca, per violazione del principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 della Costituzione; che il giudice a quo riferisce di essere chiamato a decidere due ricorsi, successivamente riuniti, avverso ordinanze ingiunzioni emesse dalla Capitaneria di porto di Chioggia, con le quali «veniva contestata la violazione dell'art. 58 Reg. CE n° 1224 del 22.11.2009 e art. 10 comma 1 lett. Z del D. Lgs. N° 4 del 9.1.2012, sanzionato dall'art. 11 comma 4 dello stesso decreto»; che, in particolare, al ricorrente era stato contestato di non aver offerto le informazioni obbligatorie concernenti «numero di partita peschereccio, data di cattura, codice alpha fao della specie, nome e numero del peschereccio» di alcune specie ittiche offerte alla vendita; che il ricorrente, il quale avrebbe fornito dette informazioni «nei tempi normalmente occorrenti», contesta che la dizione «in qualsiasi momento» di cui all'art. 67, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione n. 404/2011/UE possa intendersi quale «contestualità e/o immediatezza»; che in tale ultimo senso, invece, è interpretata dall'opposta Capitaneria di porto, in quanto le informazioni relative ai prodotti della pesca e acquacoltura di cui all'art. 58, paragrafo 5, del regolamento del Consiglio n. 1224/2009, del 20 novembre 2009, che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca - richiamato dalla disposizione censurata - «devono accompagnare fisicamente le partite» ed essere immediatamente disponibili; che il giudice rimettente ritiene che detta espressione «non possa essere liberamente interpretata dalla Autorità preposta ai controlli [...] ma debba essere applicata al caso concreto senza lasciare l'individuazione e l'interpretazione del lasso temporale» all'agente che effettua il controllo; che, d'altra parte, le informazioni richieste «possono essere comunque ricavabili agevolmente ed acquisite attraverso gli altri soggetti partecipanti alla filiera»; che, osserva ancora il giudice a quo, lo scopo della normativa dell'Unione europea - garantire lo sfruttamento delle risorse acquatiche viventi in condizioni sostenibili dal punto di vista socioeconomico e ambientale - non può «esser disgiunto dal principio di ragionevolezza, cui ci si deve attenere per valutare la proporzionalità, l'adeguatezza, l'equilibrio del mezzo o della misura applicati rispetto al fine perseguito»; che dunque, «[c]onsiderata l'assoluta rilevanza della questione nel giudizio a quo e la non manifesta infondatezza», il giudice rimettente solleva questione di legittimità costituzionale, per irragionevolezza, del citato art. 67, paragrafo 5, «con particolare riferimento alla dicitura "in qualsiasi momento"» e, in subordine, intende «ottenere una interpretazione autentica di tale dicitura»; che con atto depositato il 14 novembre 2022, si è costituita in giudizio Coop Alleanza 3.0 società cooperativa, parte nel giudizio a quo; che la parte, dopo avere precisato che «[l]e informazioni richieste dalla Capitaneria di Porto sono state comunque fornite, ma non all'atto dell'ispezione», osserva che, ai sensi dell'art. 58 del regolamento (CE) n. 1224/2009, le informazioni di cui è causa sono «messe a disposizione delle autorità competenti che le richiedano» e che il censurato art. 67, paragrafo 5, del regolamento di esecuzione n. 404/2011/UE dispone che dette informazioni siano immediatamente disponibili; che la violazione di tale obbligo è sanzionata dagli artt. 10 e 11 del decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4 (Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura, a norma dell'articolo 28 della legge 4 giugno 2010, n. 96); che, in ragione del fatto che la mancanza d'immediata disponibilità è sanzionata dalla normativa nazionale, questa Corte sarebbe «competente a decidere della questione per via del combinato disposto della normativa, che la rende nazionale per il richiamo alla sanzione»; che, tutto ciò premesso, secondo la difesa della parte sarebbe «di intuitiva evidenza che la dizione "in qualsiasi momento" può prestarsi a possibili abusi da parte dell'Autorità preposta alla vigilanza» e che, dunque, debba essere dichiarata l'illegittimità costituzionale della norma censurata «per violazione del principio di ragionevolezza e del buon operato della Pubblica Amministrazione» o, in subordine, debba essere rimessa la medesima questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea; che, con atto depositato il 14 novembre 2022, è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che, secondo l'interveniente, la questione sollevata sarebbe inammissibile; che, infatti, oltre a non avere chiaramente indicato i parametri costituzionali in assunto violati, il rimettente avrebbe censurato una disposizione «contenuta in un atto normativo non riferibile all'ordinamento giuridico nazionale, ma a quello comunitario», come tale non sindacabile da questa Corte ai sensi dell'art. 134 Cost.;