[pronunce]

n. 504 del 1992, quali, in particolare, l'art. 7, comma 2-bis, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 2 dicembre 2005, n. 248, e l'art. 39 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 4 agosto 2006, n. 248; che dette sopravvenute disposizioni non influiscono sulla rilevanza della sollevata questione, perché entrambe riguardano esclusivamente il requisito oggettivo delle attività da svolgersi negli immobili ai fini dell'esenzione dall'ICI, profilo questo del tutto estraneo al giudizio a quo, il cui àmbito è circoscritto dai motivi proposti con il ricorso per cassazione, i quali non attengono all'attività svolta negli immobili, ma unicamente alla sussistenza dei requisiti soggettivi della esenzione; che, sempre preliminarmente, devono essere respinte le eccezioni di inammissibilità proposte dalla parte privata e dalla difesa erariale; che la contribuente eccepisce il difetto di rilevanza della questione, perché l'art. 59, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 446 del 1997 è entrato in vigore il 1° gennaio 1998 e, pertanto, non potrebbe trovare applicazione nel giudizio principale, riguardante un avviso di accertamento relativo al periodo d'imposta dell'anno precedente; che l'eccezione è infondata, perché il giudice rimettente muove dalla premessa, attinente al merito e non alla rilevanza della questione, della natura interpretativa e retroattiva della citata disposizione dell'art. 59, e perciò ritiene, coerentemente a tale premessa, che la questione sia rilevante, in quanto la censurata norma di interpretazione autentica viene considerata applicabile anche alla fattispecie oggetto del giudizio a quo; che la difesa erariale eccepisce che nel giudizio principale non potrebbe trovare applicazione la norma di esenzione, per essere il soggetto d'imposta una società per azioni, e cioè un soggetto escluso dall'applicazione del beneficio; che anche tale eccezione va respinta, perché involge profili attinenti non già alla rilevanza, ma all'interpretazione della norma censurata e, quindi, al merito della questione; che, nel merito, la questione risulta proposta sulla base del duplice erroneo presupposto che l'art. 59, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 446 del 1997 introdurrebbe una norma di interpretazione autentica ed imporrebbe, per il passato, una interpretazione dell'art. 7, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 504 del 1992 diversa da quella affermata dalle pronunce della Corte di cassazione richiamate dal rimettente; che dette premesse sorreggono l'assunto dell'ordinanza di rimessione circa l'applicabilità nel giudizio principale dell'art. 59, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 446 del 1997 e consentono la prospettazione delle censure; che tuttavia, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice a quo, detta disposizione – che non si autoqualifica come norma di interpretazione autentica – non è finalizzata né a risolvere un obiettivo dubbio ermeneutico né ad introdurre retroattivamente una nuova disciplina dell'esenzione prevista dall'art. 7, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 504 del 1992; che il citato art. 59, comma 1, lettera c), ha il solo scopo di attribuire ai Comuni, in deroga a quanto previsto all'art. 7, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 504 del 1992, la facoltà di escludere gli enti non commerciali che possiedono terreni agricoli e aree fabbricabili dal novero dei soggetti esenti – e, perciò, di applicare l'ICI anche nei loro confronti –, ferma restando l'esenzione per i fabbricati posseduti dai medesimi enti non commerciali e da essi direttamente utilizzati per lo svolgimento delle attività di cui all'art. 7; che, pertanto, l'art. 59, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 446 del 1997, prevedendo che l'esenzione dall'ICI spetta per i fabbricati a condizione che gli stessi, oltre che utilizzati, siano anche posseduti dall'ente non commerciale utilizzatore, attribuisce all'art. 7, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 504 del 1992 lo stesso significato riconosciutogli dalle pronunce della Corte di cassazione richiamate nell'ordinanza di rimessione e quindi, sotto questo aspetto, non innova la disciplina dei requisiti soggettivi dell'esenzione; che, dunque, dalla erroneità di entrambi i presupposti da cui muove il rimettente consegue la manifesta infondatezza della sollevata questione, in relazione a tutti i profili dedotti.. . per questi motivi La Corte costituzionale dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 59, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'IRPEF e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), in relazione all'art. 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge 23 ottobre 1991, n. 421), sollevata dalla Corte di cassazione, in riferimento agli artt. 3, 23, 53, 76 e 77 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 dicembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 dicembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA