[pronunce]

Inoltre, si rileva come il divieto di stipulazione contrasterebbe con l'ultimo comma dell'art. 119 Cost., che consente «il ricorso all'indebitamento (senza limitazione alcuna, quanto agli strumenti utilizzabili) per spese di investimento», mentre la norma in esame preclude in radice l'accesso al credito anche per tale finalità. Sarebbero, poi, violati gli artt. 97 e 118 della Costituzione. Infatti, l'astratta e generale previsione legislativa statale di divieto di determinate tipologie contrattuali impedirebbe la valutazione «delle peculiarità delle singole Regioni», in contrasto con il «puntuale apprezzamento delle esigenze dell'amministrazione regionale, sottesa al principio del buon andamento della pubblica amministrazione». Inoltre, la norma in questione determinerebbe «una diretta invasione nel dominio dell'amministrazione regionale, che l'art. 118 Cost. riserva alle Regioni stesse». 4.2.- Con riferimento a quanto previsto dal comma 6 dello stesso art. 62, si ritiene che contrasti, in particolare, con il sesto comma dell'art. 117 Cost., l'avere demandato ad un atto regolamentare la dettagliata determinazione delle tipologie di contratti che la Regione potrà stipulare. In particolare, nel secondo ricorso si adduce anche la violazione dell'art. 23 Cost., in quanto si attribuirebbe al regolamento ministeriale il potere di definire nel dettaglio i limiti di un vero e proprio tributo, in assenza di qualunque criterio o principio che possa delimitare la discrezionalità del Ministro. Non sarebbe, pertanto, stata osservata la riserva di legge stabilita nella citata disposizione costituzionale. Si rileva, inoltre, che tale regolamento ministeriale sarebbe ammesso soltanto nelle materie di competenza del Ministro ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri). Sarebbe violato, altresì, sempre nella prospettiva regionale, l'art. 117 Cost. perché si stabiliscono principi fondamentali, vincolanti per le Regioni, «con una fonte diversa dalla legge». Infatti, il decreto-legge «non indica al regolamento ministeriale alcun criterio o limite, con la conseguenza che l'autonomia regionale finisce per essere condizionata da una fonte di rango terziario». Infine, sarebbe violato anche l'art. 119 Cost., in quanto si consentirebbe al regolamento ministeriale di «dilazionare nel tempo, senza limite alcuno (...), la possibilità per le Regioni di stipulare contratti relativi a strumenti finanziari derivati». Anche in questo caso, si afferma testualmente, «l'autonomia regionale finisce per essere affidata alle mani del Ministro dell'economia». La ricorrente puntualizza che le violazioni prospettate in ordine all'uso e alla tipologia dello strumento regolamentare «ledono direttamente le competenze della Regione, quale titolare di autonomia finanziaria e di competenza legislativa concorrente in materia». Quale ultima censura si deduce la violazione del principio di leale collaborazione, non essendo intervenuta alcuna consultazione, né direttamente con le Regioni né per il tramite della Conferenza unificata. 5.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, assumendo, in particolare con l'atto difensivo depositato con riferimento al primo ricorso della Regione Calabria, che le censure proposte non sarebbero fondate, in quanto le disposizioni contenute nell'impugnato art. 62 costituirebbero principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, Cost. Si rileva che tali disposizioni varrebbero per i contratti futuri e mirerebbero a tutelare l'unità economica della Repubblica in un momento di crisi economico-finanziaria internazionale «in gran parte causata anche dall'uso indiscriminato degli strumenti finanziari derivati che hanno portato ad un notevole indebitamento degli enti pubblici». Secondo l'Avvocatura generale, si tratterebbe di una misura necessaria per raggiungere l'obbiettivo del contenimento dell'indebitamento delle amministrazioni pubbliche, comprese le Regioni. In particolare, nell'atto di costituzione depositato in relazione al secondo ricorso, la difesa dello Stato sottolinea come la norma impugnata disciplini aspetti afferenti anche alla materia di competenza statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettere a) ed e), Cost., in quanto, da un lato, il contenimento dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni è elemento essenziale del patto di stabilità interno all'Unione europea; dall'altro, la crescita del prodotto interno lordo riguarda il medesimo patto, in uno al contenuto sostanziale delle materie «moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; perequazione delle risorse finanziarie». Si ribadisce, inoltre, che i contratti in esame si sono «rivelati letali per la finanza pubblica». Il divieto temporaneo di stipulazione sarebbe stato, pertanto, una scelta necessitata. Il medesimo legislatore ha consentito la ristrutturazione dei contratti al fine di ridurre il rischio di tassi di interesse non sopportabili. Sarebbe infondata anche la censura di violazione dell'art. 119 Cost., «risultando evidente che la disposizione censurata non vieta il ricorso all'indebitamento per spese di investimento, quale che sia lo strumento finanziario utilizzato». L'asserita violazione degli artt. 97 e 118 Cost. riguarderebbe, secondo la difesa dello Stato, non l'impugnato comma 6, ma il comma 2 dell'art. 62, che ha eliminato la possibilità di emissione di titoli con rimborso unico alla scadenza, in quanto idonei a creare costi non previsti. Con riferimento al comma 3, si deduce che la potestà regolamentare spetta allo Stato, venendo in rilievo una materia di competenza legislativa esclusiva. Inoltre, tale norma ha previsto l'intesa «per i profili di interesse regionale» con la Conferenza Stato-Regioni. 6.- La Regione Veneto, con il ricorso n. 70 del 2008, ha prospettato nei confronti del testo originario dell'art. 62 censure analoghe a quelle formulate dalla Regione Calabria. Anche la difesa dello Stato ha un contenuto sostanzialmente analogo a quello articolato con riferimento ai ricorsi proposti dalla Regione Calabria. Con atto depositato il 5 ottobre 2009 presso la cancelleria di questa Corte, la Regione Veneto ha rinunciato al ricorso proposto, limitatamente alle disposizioni impugnate in questa sede.1.- Il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ha formato oggetto di impugnazione, in talune sue disposizioni, da parte della Regione Veneto e della Regione Calabria. In questa sede viene in rilievo l'art. 62 del citato decreto, il quale detta una disciplina volta a contenere l'uso degli strumenti finanziari derivati da parte delle Regioni e degli enti locali, in modo da contenere l'indebitamento.