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Il presente disegno di legge, sempre in riferimento all'articolo 1, sopprime integralmente il citato terzo comma che prevede la non applicabilità del delitto proprio nei casi in cui le sofferenze date dalla tortura derivino unicamente dell'esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti. Infatti, il codice penale già prevede una serie di disposizioni che giustificano le forze dell'ordine che agiscano – ovviamente – entro i limiti dettati dall'ordinamento. Sul punto si citano, a titolo meramente esemplificativo, le cause di giustificazione previste agli articoli del codice 51 (esercizio di un diritto), 52 (legittima difesa), 53 (uso legittimo delle armi) e 54 (stato di necessità). Non si ravvede, dunque, la necessità di prevedere una tale esimente nei casi di così gravi condotte come quelle previste al primo comma. La modifica prevista al terzo comma dell'articolo 613- ter ( ex quarto comma) integra le circostanze aggravanti già presenti nell'articolo vigente, rendendo omogenea la formulazione a quanto previsto per la successiva aggravante a effetto speciale, prevista al quinto comma. Infatti, si affiancano alle lesioni, lesioni gravi o gravissime commesse per colpa, quale conseguenza non voluta del delitto di tortura, anche quelle commesse dolosamente. Il quarto comma, attualmente non previsto nel testo del codice, aggiunge il divieto di bilanciamento delle circostanze. Il quinto comma, inalterato rispetto al vigente articolo, disciplina le già citate aggravanti ad effetto speciale relative alla morte del soggetto torturato. L'articolo 2 del presente disegno di legge interviene sull'articolo 613- ter del codice penale, relativo alla istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura. La modifica espunge dal testo il riferimento alle parole: « nell'esercizio delle funzioni o del servizio », al fine di eliminare tale riferimento in relazione alla istigazione a commettere tortura. Non si ravvede, infatti, come potrebbe rientrare nell'ambito della funzione o del servizio la condotta del pubblico ufficiale che istighi altri ad attuare condotte di tale disvalore, come quelle previste al primo comma dell'articolo 613- bis . Il presente disegno di legge appare necessario al fine di aggiornare la normativa alle ultime evoluzioni giurisprudenziali, proprio per la rilevanza e la delicatezza dei temi trattati dagli articoli del codice in commento.. 1 (Modifica dell'articolo 613- bis del codice penale) 1 L'articolo 613- bis del codice penale è sostituito dal seguente: « Art. 613- bis. – (Tortura) – Chiunque, con violenze o minacce, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico, anche temporaneo, a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte, anche se tenute nel medesimo contesto cronologico, ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona. Se i fatti di cui al primo comma sono commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni. Se dalle condotte di cui al primo comma deriva, quale conseguenza non voluta, una lesione personale, le pene di cui ai commi primo e secondo sono aumentate; se ne deriva una lesione personale grave sono aumentate di un terzo, e se ne deriva una lesione personale gravissima sono aumentate della metà. Se il colpevole cagiona volontariamente una lesione personale, le pene sono aumentate di un terzo; se ne deriva una lesione personale sono aumentate da un terzo alla metà, e se ne deriva una lesione personale gravissima sono aumentate dalla metà ai due terzi. Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le aggravanti di cui al terzo comma, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti. Se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte quale conseguenza non voluta, la pena è della reclusione di anni trenta. Se il colpevole cagiona volontariamente la morte, la pena è dell'ergastolo. ». 2 (Modifica dell'articolo 613- ter del codice penale) 1 L'articolo 613- ter è sostituito dal seguente: « Art. 613- ter. – (Istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura) – Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio il quale istiga in modo concretamente idoneo altro pubblico ufficiale o altro incaricato di un pubblico servizio a commettere il delitto di tortura, se l'istigazione non è accolta ovvero se l'istigazione è accolta ma il delitto non è commesso, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. ».