[pronunce]

Su un piano più generale, la ricorrente sostiene che l'impugnato art. 48 altererebbe unilateralmente la relazione strutturale che intercorre tra il tributo erariale e la compartecipazione statutaria regionale, violando il carattere automatico della compartecipazione nel momento in cui esclude che talune innovazioni fiscali possano tradursi in beneficio per l'entrata della Regione. Se, come affermato nella sentenza n. 155 del 2006, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia non può contestare nuove norme tributarie statali che, incidendo su tributi erariali cui la Regione compartecipa, riducano il gettito per la Regione, reciprocamente anche i vantaggi economici che derivino dalla modifica di aliquote o da altre novità relative ai tributi erariali dovrebbero andare, pro quota, a beneficio della Regione, secondo quanto stabilito nello statuto speciale. Una specifica censura è infine rivolta dalla ricorrente nei confronti del secondo periodo dell'art. 48, comma 1, che demanda ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze le modalità di individuazione del maggiore gettito. Oltre ad essere affetta dai medesimi vizi che caratterizzerebbero il periodo precedente, la disposizione sarebbe in contrasto con il principio di leale collaborazione, in quanto, in una materia dominata dal principio consensuale, prevede un decreto ministeriale senza intesa con la Regione autonoma. 7.2.- Con atto depositato in data 11 maggio 2012, fuori termine, si è costituito nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le censure dedotte, tra l'altro, contro gli artt. 28, comma 3, e 48 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, siano dichiarate infondate. Riproponendo argomenti analoghi a quelli con cui ha replicato alle censure dedotte in altri ricorsi contro le stesse disposizioni, la difesa erariale deduce che il censurato art. 28, comma 3, demanda a un accordo tra la ricorrente e il Ministro dell'economia e delle finanze la determinazione dei criteri di riparto del contributo da versare allo Stato e, infatti, richiama le procedure di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009; e che sarebbe onere della ricorrente provare che l'intervento legislativo in questione abbia reso complessivamente insufficienti i mezzi finanziari con cui la Regione autonoma dovrebbe adempiere ai propri compiti. Quanto all'art. 48, e precisamente al suo comma 2 (recte: 1) , l'Avvocatura generale dello Stato rileva che la riserva all'erario degli incrementi di gettito ivi previsti è giustificata, come tutte le misure di cui al d.l. n. 201 del 2001, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, dall'esigenza di raggiungere il pareggio del bilancio in un periodo di eccezionale crisi economica; e che, comunque, tale previsione va coordinata con quella di cui al comma 1-bis, che contiene una clausola di salvaguardia per le Regioni e le Province ad autonomia speciale. 7.3.- In data 16 ottobre 2012, in prossimità dell'udienza pubblica originariamente fissata per il 6 novembre 2012, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha depositato una memoria a integrazione di quanto già dedotto nel proprio ricorso. Riguardo al censurato art. 28, comma 3, la ricorrente ricorda che il concorso alla finanza pubblica è stato rideterminato prima dall'art. 35, comma 4, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 marzo 2012, n. 27; poi dall'art. 4, comma 11, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44; resterebbero però ferme tutte le censure proposte nel ricorso. A sostegno di esse la ricorrente rinviene, peraltro, ulteriori argomenti nella sentenza n. 193 del 2012 di questa Corte, che riconosce una portata generale al meccanismo di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009; nella sentenza n. 118 del 2012 di questa Corte, che ha ribadito come lo strumento dell'accordo si sia ormai consolidato come idoneo a conciliare e regolare in modo negoziato il doveroso concorso delle Regioni a statuto speciale alla manovra di finanza pubblica e la tutela della loro autonomia finanziaria, costituzionalmente rafforzata; e infine nella sentenza n. 142 del 2012 di questa Corte, che ha dichiarato illegittima la riserva allo Stato del gettito derivante dall'addizionale erariale sulla tassa automobilistica. Riguardo al censurato art. 48, e al suo comma 1, la Regione autonoma sottolinea che esso è stato attuato dal decreto del Direttore generale delle finanze e del Ragioniere generale dello Stato 20 luglio 2012 (Modalità di individuazione del maggior gettito da riservare all'Erario, ai sensi dell'art. 2, comma 36, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e dell'art. 48, comma 1, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214) e ritiene che l'illegittimità costituzionale della riserva ivi contemplata sia confermata dalla citata sentenza n. 142 del 2012, che ha dichiarato illegittima la riserva allo Stato del gettito dell'addizionale erariale sulla tassa automobilistica, per la mancanza dei presupposti di cui all'art. 9 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 268 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di finanza regionale e provinciale), 7.4.- In data 3 gennaio 2014, in prossimità dell'udienza pubblica del 29 gennaio 2014, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha depositato un'ulteriore memoria, nella quale svolge talune considerazioni integrative. Riguardo all'art. 28, comma 3, impugnato, ricorda che è intervenuta la sentenza n. 241 del 2012 di questa Corte, che ha ribadito il principio pattizio nei rapporti in materia finanziaria tra Stato e Regioni speciali, rilevando che l'art. 27 della legge n. 42 del 2009, laddove pone una vera e propria riserva di competenza alle norme di attuazione degli statuti, si configura «quale autentico presidio procedurale della specialità finanziaria di tali enti». La medesima sentenza viene richiamata anche riguardo all'art. 48, impugnato.