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Mi riferisco anche alla proposta della Commissione di una Guardia costiera e di frontiera europea che costerebbe 11,3 miliardi di euro. Quest'ultima proposta desta nel Governo qualche perplessità. Personalmente mi riservo di fare una valutazione sia per il suo impatto sulla sovranità nazionale sia per gli elevati costi. L'Italia, infatti, ha già fatto molto e quasi sempre da sola grazie all'eccezionale impegno delle donne e degli uomini - voglio qui ricordarlo e sottolinearlo - della Marina militare e della Guardia costiera. Il riconoscimento da parte dell'Europa vogliamo che avvenga nei fatti e non solo negli apprezzamenti che ci sono stati dispensati nel tempo, e anche di recente, per aver protetto da soli negli ultimi anni - ricordo il numero molto significativo di 688.000 sbarchi dal 2013 - un confine europeo. Dobbiamo farci trovare preparati nella nuova stagione degli arrivi e continuare a operare per la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo. In questa prospettiva si colloca anche il nostro forte sostegno al processo politico in corso in Libia, obiettivo cui dedichiamo la Conferenza già menzionata in Sicilia, che si svolgerà a Palermo il 12 e il 13 novembre. Siamo impegnati a far sedere intorno a un tavolo tutti gli attori coinvolti nella stabilizzazione del Paese a sostegno delle Nazioni Unite. Continueremo a lavorare affinché i risultati positivi nella riduzione degli sbarchi si consolidano in un approccio europeo multilivello che assicuri risposte strutturali, le uniche capaci di dare sicurezza ai nostri cittadini. Per quel che riguarda specificamente la Conferenza in Libia, non abbiamo la presunzione di ottenere la risoluzione di tutti i problemi invitando tutti i principali stakeholder a sedere intorno a un tavolo a Palermo, ma sicuramente l'Italia - come è nelle sue corde e tradizione - è disponibile a farsi promotrice di questo processo di pacificazione e di stabilizzazione nell'interesse dello stesso popolo libico. Sono, dunque, qui a chiedervi di darmi il vostro sostegno per fare avanzare a Bruxelles l'impegno intrapreso fin dall'avvio dell'attività di questo Governo. Passando al tema Brexit, vorrei ricordare che il capo negoziatore dell'Unione europea Michel Barnier - l'ho incontrato a Roma lo scorso 8 ottobre - interverrà al Consiglio europeo a 27 (in questo caso) per fare il punto sugli sviluppi e sulle difficoltà, che avrete letto anche sui giornali, degli ultimi giorni. I 27 Capi di Stato e di Governo valuteranno lo stato dell'arte del negoziato in vista della ripresa dei colloqui tra il Regno Unito e l'Unione europea e di un possibile accordo a novembre. Domenica scorsa, i negoziatori del Regno Unito e dell'Unione europea hanno preso atto dell'impossibilità, al momento, di trovare un'intesa sulla questione irlandese. È un tema complesso, in cui le ipotesi tecniche per evitare in concreto una frontiera fisica tra le due Irlande si intrecciano con importanti questioni, come sapete, di principio. I tempi sono davvero strettissimi. Dovremo lavorare tutti con buon senso, senza cedere alle emozioni e a reazioni istintive, per evitare un fallimento dei negoziati che - dobbiamo riconoscerlo e dirlo - sarebbe un salto nel vuoto, con presumibile effetto negativo per imprese e cittadini. È invece nostro dovere assicurare un recesso ordinato, seconda modalità che siano chiare e garantiscano la protezione dei diritti acquisiti dai cittadini europei, nonché la stabilità economica e finanziaria per le imprese. L'intesa finale dovrà essere rispettosa della volontà del popolo britannico di lasciare l'Unione europea e dei principi fondamentali dell'Unione stessa. L'accordo sulla Brexit dovrà assicurare, anche in concreto, la tutela dei diritti acquisiti dai cittadini europei, tra cui i circa 700.000 italiani residenti nel Regno Unito, attraverso procedure semplici e rapide, con particolare attenzione alla protezione delle categorie più vulnerabili. Un altro tema centrale per l'Italia e per molti Paesi europei è la protezione delle indicazioni geografiche e delle regole di origine. Qualsiasi intesa con il Regno Unito - su questo sono stato molto chiaro con il rappresentante e il negoziatore dell'Unione europea Barnier - dovrà preservare e valorizzare questo imprescindibile patrimonio di conoscenze, tradizioni e opportunità economiche. Una volta concordati i termini del recesso con un accordo che regoli anche la complessa questione del confine irlandese, potremo lavorare con il Governo britannico per costruire un futuro partenariato economico e di sicurezza, all'altezza dei profondi legami tra Londra e il resto del continente europeo. È questo il nostro obiettivo principale dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, che mi auguro avvenga in termini chiari e amichevoli, senza strappi. Soltanto in un clima di solida amicizia e reciproca fiducia potremo trovare nuove modalità di cooperazione e costruire una relazione economica e di sicurezza tra l'Unione europea e il Regno Unito all'altezza dei legami storici, culturali e politici tra Londra, l'Italia e il resto dell'Europa. Anche dopo Brexit il Regno Unito resterà un Paese europeo, con valori e sfide comuni a quelle degli Stati membri dell'Unione europea. Londra sarà ancora un attore fondamentale nell'economia globale e nell'architettura di sicurezza europea. Del resto, non potrebbe essere altrimenti per un Paese membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del G7 e della NATO. L'Italia continuerà quindi a lavorare per un partenariato basato sulla mobilità, affinché possano continuare i fruttuosi scambi economici tra i nostri cittadini, per mantenere un elevato scambio dei commerci, e sulla sicurezza, per affrontare insieme in maniera più efficace le numerose sfide del nostro tempo. Passo al tema della sicurezza interna. Al Consiglio europeo approveremo delle conclusioni anche sul tema della sicurezza interna, sulla scia della discussione, già parzialmente anticipata nel corso del vertice informale a Salisburgo. Sul contrasto alle interferenze, anche online , nelle elezioni e sulle minacce ibride e cyber , condividiamo con i partner europei, a cominciare dal Regno Unito e dai Paesi bassi, la forte preoccupazione relativa alle recenti notizie di attacchi cibernetici. Rispetto ad essi, l'approccio italiano è ispirato alla promozione di piattaforme cooperative e mira a coniugare le esigenze di sicurezza e di protezione dei cittadini con il rispetto della democrazia e della libertà della rete. Riteniamo inoltre che abbiamo il dovere di rafforzare la resilienza, cioè la capacità di dotarsi, a livello nazionale ed europeo, di adeguati strumenti di prevenzione e resistenza rispetto ad eventuali attacchi cyber , ma anche la capacità di deterrenza verso tali attacchi, rispetto ai quali il problema dell'attribuzione, e quindi di eventuali misure sanzionatorie nei confronti dei sospetti responsabili, resta di grande complessità. Guardiamo con favore al fatto che il Consiglio europeo dia impulso anche all' iter di revisione del meccanismo europeo di protezione civile. L'Italia considera infatti essenziale un sistema coordinato ed efficace di risposte sia alle minacce nucleari, batteriologiche, radiologiche, chimiche, sia alle catastrofi naturali.