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le onorificenze sono conferite con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il consiglio dell'ordine; il numero massimo annuale di nomine è determinato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti il Consiglio dei ministri e il consiglio dell'ordine; la legge istitutiva prevede, altresì che, salve le disposizioni penali, colui che se ne renda indegno incorre nella perdita dell'onorificenza, la quale viene deliberata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta motivata del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il consiglio dell'ordine (art. 5); l'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, recante norme per l'attuazione della legge 3 marzo 1951, n. 178, stabilisce che le onorificenze dell'ordine al merito della Repubblica italiana possano essere conferite non soltanto a cittadini italiani ma anche a stranieri; l'articolo 8 del medesimo decreto stabilisce che il Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il consiglio dell'ordine, può promuovere la revoca del decreto di concessione; tra le principali personalità straniere insignite dell'onorificenza di cavaliere di gran croce c'è anche il maresciallo Tito, al quale il riconoscimento fu conferito il 2 ottobre 1969, durante la Presidenza di Giuseppe Saragat e il secondo Governo presieduto da Mariano Rumor; la revoca dell'onorificenza data a chi si è macchiato di gravi crimini, quali la pulizia etnica realizzata nei confronti degli italiani della Venezia Giulia, rappresenta un atto dovuto da parte del Governo italiano per giungere ad una pacificazione, lasciando così al ricordo una delle pagine più brutte della storia italiana del Novecento; come si evince dai citati interventi dei Presidenti della Repubblica Mattarella e Napolitano, la conoscenza di queste drammatiche pagine della nostra recente storia non deve essere relegata agli studiosi di discipline storiche o circoscritta alle pagine dei libri, ma è un vero e proprio dovere civico che esige un impegno diretto da parte di tutti gli italiani; un contributo decisivo in tal senso non può che provenire dalle istituzioni scolastiche, chiamate non tanto a trasmettere ai giovani mere nozioni quanto a formare dei cittadini coscienti e consapevoli del loro passato; per mezzo della mozione 1-00208, i senatori del Gruppo Lega hanno recentemente evidenziato che l'epoca attuale vede riaffiorare sempre più sentimenti di odio razziale, soprattutto antisemita, ed è pertanto necessario far conoscere alle nuove generazioni il dramma della Shoah; nella medesima mozione, si è altresì evidenziato che, ai fini della maturazione di una piena coscienza di rifiuto di qualsiasi forma di odio razziale, è indispensabile incrementare i fondi stanziati in favore delle scuole secondarie di secondo grado che intendano effettuare i "viaggi della memoria", impegnando quindi il Governo ad adottare politiche che muovano in tale direzione, impegna il Governo: 1) ad adottare ogni possibile iniziativa finalizzata a favorire lo studio delle discipline storiche presso le scuole di ogni ordine e grado, nonché a sensibilizzare i cittadini affinché siano consapevoli delle vicende storiche che hanno interessato il nostro Paese e l'Europa intera, in modo particolare per quanto attiene alle vicende del Novecento; 2) ad adottare ogni possibile iniziativa finalizzata alla revoca dell'onorificenza di cavaliere di gran croce concessa al maresciallo Tito o, quanto meno, volta a riconoscere che la concessione di tale onorificenza non sia compatibile con i principi ispiratori della legge 3 marzo 1951, n. 178, e più in generale con i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale. Atto n. 1-00217 GASPARRI AIMI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI DAMIANI GALLIANI GALLONE GIAMMANCO MALAN MALLEGNI PAROLI PEROSINO RIZZOTTI PICHETTO FRATIN TOFFANIN - Il Senato, premesso che: i massacri delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata sono una pagina di storia che per molti anni l'Italia ha voluto dimenticare; tra il maggio e il giugno 1945 migliaia di italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia furono obbligati a lasciare la loro terra e altri furono uccisi dalle forze politiche comuniste guidate dall'allora comandante militare dell'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia Josip Broz, nome di battaglia "Tito", gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Le uccisioni di italiani, torturati, legati, martoriati e poi gettati nelle cavità carsiche (foibe), così, come se fossero spazzatura, nel periodo tra il 1943 e il 1947, furono almeno 20.000 e gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case almeno 250.000; al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre di istriani, fiumani, giuliani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, con la legge n. 92 del 2004 è stato istituito il "giorno del ricordo" il 10 febbraio; tale giornata è dedicata alla celebrazione ed alla memoria della complessa vicenda del confine orientale e, all'interno di questa, del martirio degli italiani infoibati, del loro assassinio di massa organizzato dalle bande comuniste del maresciallo Tito, raccapricciante segno di una pulizia etnica che fu attuata in terre teatro di uno storico e tragico scontro di nazionalismi che durò almeno fino al 1948, provocando l'esilio forzato di 350.000 italiani dall'Istria, da Fiume e da tutta la Dalmazia; a 16 anni dall'istituzione della giornata del ricordo addolora che ci sia ancora chi voglia negare la tragedia degli infoibati e dell'esodo degli italiani di Istria e Dalmazia e che gran parte della stampa quotidiana e la televisione pubblica dedichino ancora troppo poco spazio al ricordo di tale tragedia; ancora oggi Josip Broz Tito figura nell'elenco dei decorati a cavaliere di gran croce dell'ordine al merito della Repubblica italiana, decorato di gran cordone, titolo onorifico più elevato della Repubblica, conferitogli il 2 ottobre 1969 dall'allora Capo dello Stato Giuseppe Saragat. Nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 2 marzo 1970, sono riportati i nomi di altre personalità jugoslave alle quali fu conferita l'onorificenza di cavalieri di gran croce di grandi ufficiali e di commendatori; il 3 ottobre 2011, la Corte costituzionale della Slovenia ha dichiarato incostituzionale l'intitolazione nel 2009 di una strada di Lubiana a Tito, ritenendo che ciò avrebbe comportato la glorificazione del regime totalitario da questi costituito e una giustificazione delle gravi violazioni dei diritti dell'uomo e della dignità umana avvenute durante il suo regime;