[pronunce]

- La società Italia Generali Costruzioni s.r.l., oltre a prospettare censure analoghe a quelle proposte dal Tribunale amministrativo regionale remittente, lamenta anche l'ingiustificata violazione dei principi della legge statale quali "quello del carattere di doverosità della valutazione da parte della Regione, entro termini predefiniti, della domanda di rilascio della licenza di commercio e quello della ricorribilità dei provvedimenti di diniego". 3. - Nel giudizio instaurato con la prima ordinanza di rimessione si è costituita, fuori termine, la Regione Puglia, chiedendo il rigetto della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale amministrativo regionale. 4. - Il Consiglio di Stato, con ordinanza emessa il 28 gennaio 2000, solleva questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 3, della legge della Regione Puglia 4 agosto 1999, n. 24. Ad avviso del remittente, tale disposizione violerebbe gli articoli 117 e 3 della Costituzione, perché irragionevolmente inciderebbe, con efficacia retroattiva, su rapporti giuridici già regolati dalla legge statale, e l'articolo 41 della Costituzione, per la sostanziale soppressione dell'iniziativa economica privata cui darebbe luogo la definitiva improcedibilità delle domande di nulla-osta in essa prevista. 5. - Si è costituita in questo giudizio la società CO.DIR. s.r.l., appellante nel giudizio principale, rinnovando, sulla base degli argomenti già sostenuti nell'atto di costituzione nel precedente giudizio, la richiesta di accoglimento della questione. 6. - Nel medesimo giudizio si è costituita, ma fuori termine, la Regione Puglia. 7. - In prossimità dell'udienza hanno presentato memorie la Regione Puglia, la società GEN.IM. s.r.l. e la società Italia Generali Costruzioni s.r.l. 7.1. - La società GEN.IM. s.r.l., oltre a ribadire argomentazioni già svolte nella memoria di costituzione, sostiene, sulla base di una approfondita ricognizione della legislazione statale in materia di commercio e della sua evoluzione, che ancora oggi la materia non è di competenza regionale e che le Regioni hanno solo potestà legislativa attuativa nei limiti voluti dalla legislazione statale; la norma regionale impugnata violerebbe dunque palesemente l'articolo 117, secondo comma, della Costituzione perché, lungi dal dare attuazione alla norma statale, vi si opporrebbe frontalmente. Ad avviso della parte, le conclusioni non cambierebbero anche nel caso in cui si volesse considerare la materia del commercio alla stregua di quelle di competenza regionale elencate dall'articolo 117, primo comma, della Costituzione, in quanto la norma statale, pur qualificandosi transitoria, non potrebbe considerarsi una norma di dettaglio, ma integrerebbe un principio fondamentale della materia, finalizzato a garantire la definizione delle situazioni giuridiche sorte sotto il regime previgente secondo tempi tali da evitare sovrapposizioni tra vecchia e nuova disciplina. 7.2. - Nella propria memoria, la Italia Generali Costruzioni s.r.l. rileva che la violazione dell'articolo 117 della Costituzione discenderebbe dal fatto che le funzioni in materia di commercio non rientrerebbero nelle attribuzioni proprie delle Regioni, ma sarebbero ad esse delegate dallo Stato. Sarebbe quindi impossibile per la Regione determinarsi in modo del tutto antitetico alla normativa statale, ancorché espressamente qualificata come transitoria. In ogni caso, anche la Italia Generali Costruzioni afferma che pur se si volesse ritenere che la materia del commercio sia di competenza regionale, non per questo la disposizione censurata potrebbe sottrarsi al denunciato contrasto con l'articolo 117 della Costituzione, essendo del tutto evidente la violazione del principio fondamentale di unitarietà dell'ordinamento e di coordinamento degli interessi particolari delle Regioni con il preminente interesse generale del Paese; ciò tanto più nel caso di una norma che incide retroattivamente su rapporti giuridici preesistenti, in precedenza regolati in tutt'altro modo dalla legge statale. La parte privata ribadisce quindi le argomentazioni svolte nell'atto di costituzione, ricordando, per quel che riguarda la prospettata violazione dell'articolo 11 della Costituzione, che, secondo la Corte di giustizia della comunità europea, ogni normativa commerciale che ostacoli gli scambi intracomunitari andrebbe interdetta ove non rispetti i principi di necessità e proporzionalità e che deroghe alla libera prestazione di servizi potrebbero ammettersi solo eccezionalmente e in vista dell'interesse generale, allorché rappresentino l'unica via percorribile.1. - Il Tribunale amministrativo regionale della Puglia, con tre ordinanze, e il Consiglio di Stato, con un'altra ordinanza, dubitano, in riferimento a parametri solo in parte coincidenti, della legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 3, della legge della Regione Puglia 4 agosto 1999, n. 24 (Principi e direttive per l'esercizio delle competenze regionali in materia di commercio), il quale dispone che la Regione non dia seguito all'esame delle domande di autorizzazione all'apertura di grandi strutture di vendita presentate nel vigore della precedente legge regionale 2 maggio 1995, n. 32, e corredate a norma alla data del 16 gennaio 1998. Secondo tutti i giudici a quibus la disposizione censurata contrasterebbe, in primo luogo, con l'articolo 117 della Costituzione, in riferimento all'articolo 25, comma 5, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al commercio, a norma dell'art. 4, comma 4, della legge 15 marzo 1999, n. 59), il quale espressamente prescrive l'esame e la decisione da parte della Regione delle istanze di autorizzazione trasmesse alla Giunta regionale alla data del 16 gennaio 1998 e corredate a norma. La medesima disposizione violerebbe poi l'articolo 41 della Costituzione, perché disconoscerebbe, senza apparenti ragioni di utilità sociale, il diritto di iniziativa economica privata, e l'articolo 3 della Costituzione, sotto il duplice profilo della ingiustificata disparità di trattamento tra imprenditori e della irragionevole retroattività della disciplina di rapporti giuridici già regolati dalla normativa statale. Il solo Tribunale amministrativo regionale della Puglia prospetta inoltre la violazione dell'articolo 97 della Costituzione, in quanto il principio di buon andamento della pubblica amministrazione postulerebbe la continuità e la effettività dell'esercizio dei pubblici poteri e non anche l'arbitrario non esercizio degli stessi (implicito nella prescrizione di non dare seguito alle domande di autorizzazione presentate nel vigore della precedente disciplina e corredate a norma entro il 16 gennaio 1998), e dell'articolo 10 (recte: 11) della Costituzione, perché la disposizione censurata si porrebbe in contrasto con il principio comunitario di libera prestazione dei servizi. Poiché tutte le ordinanze hanno ad oggetto la medesima disposizione, i relativi giudizi possono essere riuniti e decisi congiuntamente. 2.