[pronunce]

che, ad avviso della difesa erariale, la Corte di cassazione avrebbe chiarito come non sia irragionevole la differenza del trattamento previsto per i soggetti portatori di gravi disabilità, rispetto alla disciplina oggetto di censura, riferita ai bambini di età inferiore ai sei anni, data la diversità dei bisogni di assistenza esistenti nelle situazioni comparate, specie con riguardo all'infungibilità di ruolo della madre e dei genitori in genere (è citata la sentenza della quinta sezione penale del 22 luglio 2013, n. 31226). Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Catanzaro dubita, in riferimento agli artt. 3 e 32 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 275, comma 4, del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede il divieto di disporre o mantenere la custodia cautelare in carcere nei confronti della madre convivente di persona minore, di età superiore ai sei anni, che sia totalmente o gravemente invalida e che, per le difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età, necessiti della costante presenza della madre medesima; che, secondo il rimettente, il contrasto con gli artt. 3 e 32 Cost. emergerebbe dal fatto che, di fronte a figli minori, tutti ugualmente bisognosi dell'assistenza materna, la disciplina censurata attribuisce rilievo dirimente al dato, puramente convenzionale, del superamento dei sei anni di età, escludendo perciò dalla tutela i bambini ed i giovani che, al pari del minore di anni sei, si trovino, per effetto di «handicap invalidanti», nella necessità di essere assistiti, per le più elementari esigenze della vita; che, in tal modo, la norma censurata determinerebbe una discriminazione tra minori bisognosi di assistenza materna per ragioni di età e minori, di età superiore ai sei anni, che richiedano quella stessa assistenza in ragione della propria condizione di disabili; che, tuttavia, l'ordinanza di rimessione non fornisce adeguate informazioni circa la disabilità dalla quale è afflitta la minore in questione, limitandosi il rimettente a citare il certificato di dimissione da un centro per cure cardiologiche, ed una certificazione INPS che attesta una condizione di invalidità civile di origine e grado imprecisati, con «difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età - indennità di frequenza»; che tale carenza informativa impedisce di comprendere se, oltre che da una patologia cardiaca di natura e stato non indicati, la minore in questione sia affetta da una disabilità che interessi la sua sfera cognitiva e affettiva, o comunque comporti, pur senza integrare una invalidità totale, cogenti necessità di assistenza genitoriale; che questo difetto d'informazione è rilevante, giacché la questione sollevata dal rimettente postula l'assimilabilità tra il particolare bisogno di assistenza del minore infraseienne - in ragione dello sviluppo in pieno corso delle sue funzioni cognitive e affettive - e quello che andrebbe assicurato anche ai minori di età superiore ai sei anni, portatori di disabilità; che analogo rilievo va svolto relativamente al denunciato contrasto della norma censurata con l'art. 32 Cost., a proposito del quale, d'altra parte, il rimettente non argomenta in modo esplicito; che le indicate carenze informative si riverberano altresì sull'indeterminatezza del petitum ricavabile dal dispositivo dell'ordinanza di rimessione, il quale fa riferimento alle difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni, tipiche dell'età, di un minore «totalmente o gravemente invalido»; che il riferimento alla «gravità» della condizione di invalido, oltre che generico, è arbitrariamente modellato su una definizione normativa di invalidità eccentrica rispetto alle argomentazioni sviluppate nell'ordinanza di rimessione, poiché pertinente alla erogazione di una indennità di ristoro per spese collegate alla frequenza di luoghi di cura o di istituzioni materne o scolastiche, e non invece alla condizione delle persone in situazione di disabilità grave, per la cui assistenza i congiunti, in base alla legge, vantino particolari diritti; che, dunque, il rimettente sollecita inammissibilmente una addizione a carattere non sufficientemente determinato e pertinente, nel contempo, ad uno spazio di discrezionalità riservato al legislatore, entro il quale dovrebbe essere delineata, nel settore delle invalidità «gravi», la precisa fisionomia delle situazioni eventualmente meritevoli di una tutela analoga a quella prevista per i bambini in tenera età; che, in definitiva, le questioni sollevate dal giudice a quo sono manifestamente inammissibili, sia per l'incompiuta descrizione della fattispecie concreta (ex multis, sentenza n. 98 del 2014, ordinanze n. 84 del 2014 e n. 93 del 2012), sia per l'indeterminatezza del petitum (ex multis, ordinanze n. 29 del 2015, n. 96 del 2014, n. 318 del 2013).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 275, comma 4, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 32 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Catanzaro con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 maggio 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 giugno 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI