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Signor Presidente, mi permetta di concludere con le parole e la citazione di un altro Conte, un italiano molto amato in Francia. Un cittadino italiano, vedendo quelle scene e confrontandole a come noi e le nostre istituzioni siamo ridotti, ha la stessa sensazione che quel Conte attribuiva ai francesi quando assistevano alle vittorie di Bartali: le balle gli girano. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'AZ) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signor Presidente, la ringrazio molto per avermi dato la parola e la ringrazio anche per essersi fermata ad ascoltare questa discussione generale così lunga. Grazie, è una forma e una sensibilità che apprezzo molto. Inizio il mio intervento dicendo che quando domani noi approveremo lo scostamento di bilancio confermeremo quanto sia ampio l'impegno finanziario dello Stato in questa fase; ampio ed anche molto pesante rispetto al nostro debito pubblico, su cui proprio oggi il declassamento di Fitch ha dato un segnale preoccupante. I sacrifici degli italiani e l'impiego di questa massa enorme di risorse finanziarie pubbliche debbono spingerci a portare il Paese fuori dalla crisi con misure che lo rendano non soltanto più forte sotto il profilo economico e sociale, ma anche più saldo, più robusto e più lineare nelle sue istituzioni. È proprio con riferimento alle difficoltà della nostra condizione istituzionale che mi rivolgo al Presidente del Senato per chiederle di fare tutto quel che può per fermare il vistoso declino del Parlamento, e al Presidente del Consiglio, per chiedergli di tornare in Senato ad esporre la sua visione sul futuro del Paese. Signor Presidente, sul declino del Parlamento ci sarebbe moltissimo da dire. Non passa giorno senza che ci capiti di sentire quanto il Parlamento sia diventato marginale, e di questi tempi la sua sostanziale evaporazione è divenuta insostenibile. Non hanno mai smesso di lavorare a tempo pieno il Governo e tutti i suoi comitati; lavorano ai limiti dell'eroismo i sindaci, i Presidenti delle Regioni, gli ospedali, la Protezione civile, le Forze dell'ordine, i servizi pubblici; lavorano le farmacie, i panifici, i supermercati, gli alimentari e i ferramenta. Francamente, non si comprende perché il Senato, dopo una prima fase di piena chiusura, debba continuare a riunirsi molto parcamente e solo per approvare i provvedimenti urgenti del Governo. Signor Presidente, le chiedo di tornare a far lavorare il Senato secondo i suoi abituali ritmi di lavoro e consentiamo alle Commissioni e all'Aula di esaminare anche i provvedimenti di iniziativa parlamentare. Il ridotto lavoro del Senato contribuisce a favorire un clima antiparlamentare e un discredito del Parlamento che viene da lontano. Contrastarlo dipende in gran parte da noi parlamentari, dal nostro silenzio di fronte al declino, innanzitutto, ed anche dalla qualità del nostro lavoro e dalla fermezza con cui sappiamo difendere le nostre prerogative. PRESIDENTE. Scusi, senatore Zanda, se la interrompo. Colleghi, vi ricordo che non si può fotografare o fare riprese in Aula. Lo sapete benissimo e non avete bisogno che lo dica io. Prego, senatore Zanda, continui pure. ZANDA (PD) . Io non sto pensando solo al danno che ne viene al Parlamento dall'abnorme riduzione di quello che è nostro compito principale, la funzione legislativa, che ormai viene esercitata prevalentemente dal Governo con voti di fiducia e decreti-legge. Noi sappiamo che la democrazia italiana è molto forte e possiede sufficienti anticorpi, ma è sempre bene usare con cautela gli strumenti eccezionali. Questo non vale solo per i decreti-legge, ma anche per i decreti del Presidente del Consiglio, il cui utilizzo deve essere non solo limitato, ma anche attento a non invadere la riserva di legge. Suggerisco una lettura accurata dell'intervento del presidente della Corte costituzionale, Cartabia, a questo proposito. Ho altresì in mente, signor Presidente, i tanti casi nei quali siamo stati noi parlamentari a lasciar delegittimare il Parlamento, a mortificare la Camera e il Senato lasciando che si dicesse, senza ascoltare alcun tipo di reazione, che la ragione della riduzione del numero dei parlamentari sarebbe il risparmio di 50 milioni di euro. Così come l'aver sostenuto che vitalizi legittimamente percepiti fossero soldi rubati: è stato usato questo termine. Questo ha offeso l'onore di tante personalità che prima di noi sono state deputati e senatori, e molte delle quali hanno fatto l'Italia. Nemmeno ha giovato il termine "rottamazione" riferito ai parlamentari, così come non aiutano quei regolamenti interni ai partiti, compreso quello del mio - che, delimitino a due o tre legislature il mandato dei loro parlamentari. Mi chiedo come sia possibile dimenticare che i più grandi uomini politici della storia repubblicana - ne abbiamo avuto un esempio poco fa celebrando il presidente Colombo - da Moro a Berlinguer, da La Malfa a Craxi, da Malagodi a Saragat e ad Almirante, si siano tutti formati, ma proprio tutti, attraverso una presenza parlamentare molto lunga. Anche la predicazione nazionalista - fatemelo dire - non aiuta a rafforzare la democrazia parlamentare. Fino al grave danno provocato dalla richiesta di pieni poteri, che è stato un modo indiretto di dire che in Italia si deve fare quello che Orbán ha fatto in Ungheria. Guardate che il rinnovamento è una linfa vitale del Parlamento, ma altrettanto vitale è la necessità di non disperdere la cultura e l'esperienza politica. Io so bene, Presidente, che qui sono stati ricordati anche fatti politici extraparlamentari e conosco bene i suoi poteri e certo non tiro dalla giacca il Presidente del Senato chiedendo di travalicarli; ma lei rappresenta tutti i senatori in carica e, moralmente, rappresenta anche i senatori delle scorse legislature. Dunque, una sua parola chiara e, ove servisse, anche alta, rude e ripetuta sulla dignità del Parlamento, in particolare sull'esercizio del potere legislativo, darebbe una grande forza a quei tanti che non si rassegnano alla progressiva trasformazione della nostra democrazia in qualcosa che ancora non si capisce cosa sia, ma che certamente avrebbe un tasso di democraticità di gran lunga inferiore a quello voluto dai nostri Padri costituenti. Concludo rivolgermi al Presidente del Consiglio, certo che il sottosegretario Malpezzi riferirà, perché il voto sullo scostamento di bilancio vale anche come espressione di fiducia al Governo per il lavoro fatto nella prima fase di questa gravissima e difficile crisi. C'è però una raccomandazione che mi sento di rinnovare al Presidente del Consiglio e di farlo nella solennità dell'Aula del Senato: in un tempo nel quale sono richiesti allo stesso modo molta cautela per i rischi sanitari e molto coraggio per evitare la depressione e per far ripartire l'economia, il Parlamento e il Paese hanno un estremo bisogno di conoscere l'orizzonte verso il quale il Governo sta portando l'Italia. Ancora in questi giorni la forza della televisione sta mostrando un'evoluzione delle nostre prassi istituzionali; lo ha ricordato poco fa con altre parole il senatore Quagliariello. L'illustrazione di importanti provvedimenti governativi in televisione, prima che in Parlamento, mostra l'inversione di un ordine istituzionale che non si dovrebbe mai abbandonare.