[pronunce]

b) l'art. 117 Cost., perché «espropria le regioni di poteri legislativi», che, in base all'art. 86, comma 1, del decreto legislativo n. 112 del 1998, sono di spettanza regionale; c) l'art. 118 Cost., perché «ipostatizza un certo assetto di competenze amministrative, senza tener conto delle peculiarità di ciascun territorio, peculiarità che soltanto in sede di legislazione regionale possono trovare adeguata rispondenza». Inoltre – sempre per la Regione – i commi 3 e 5 del citato art. 148, nel disciplinare, rispettivamente, la pubblicazione e trasmissione dei bilanci preventivi e consuntivi dell'Autorità d'ambito e l'adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato per i comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane, violano l'art. 117 Cost., «in ragione del contenuto di estremo dettaglio che essi recano», che incide sulle potestà legislative regionali, non attenendo alla tutela dell'ambiente in senso stretto, ma «a misure organizzative che le regioni devono poter calibrare in relazione alle peculiarità del proprio territorio». 2.7. – La ricorrente censura l'art. 149, il quale, al comma 1, attribuisce all'Autorità d'ambito il compito di predisporre e aggiornare il piano d'ambito, costituito dai seguenti atti, dettagliatamente definiti nei commi da 2 a 5: a) ricognizione delle infrastrutture; b) programma degli interventi; c) modello gestionale ed organizzativo; d) piano economico finanziario. Il comma 6 dello stesso articolo prevede che «Il piano d'ambito è trasmesso entro dieci giorni dalla delibera di approvazione alla regione competente, all'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. L'Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti può notificare all'Autorità d'ambito, entro novanta giorni decorrenti dal ricevimento del piano, i propri rilievi od osservazioni, dettando, ove necessario, prescrizioni concernenti: il programma degli interventi, con particolare riferimento all'adeguatezza degli investimenti programmati in relazione ai livelli minimi di servizio individuati quali obiettivi della gestione; il piano finanziario, con particolare riferimento alla capacità dell'evoluzione tariffaria di garantire l'equilibrio economico finanziario della gestione, anche in relazione agli investimenti programmati». A detta della stessa ricorrente: a) il comma 1 della disposizione, il quale prevede la predisposizione del piano d'ambito indicandone il contenuto, víola gli artt. 117 e 118 Cost., perché attribuisce illegittimamente allo Stato la disciplina dell'«esercizio delle funzioni amministrative spettanti agli enti infra-statuali»; b) i successivi commi da 2 a 5 sono illegittimi, perché attuativi del comma 1; c) il comma 6 è illegittimo, perché, specificando la disciplina relativa alle fasi successive alla delibera di approvazione del piano d'àmbito, detta una «disciplina procedurale assai dettagliata». 2.8. – Oggetto di censura è anche il successivo art. 150, il quale prevede, ai commi 1 e 2, che «l'Autorità d'ambito […] delibera la forma di gestione fra quelle di cui all'articolo 113, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267» e «aggiudica la gestione del servizio idrico integrato mediante gara disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie, in conformità ai criteri di cui all'articolo 113, comma 7, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, secondo modalità e termini stabiliti con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio nel rispetto delle competenze regionali in materia». La ricorrente lamenta che la norma, nel disciplinare la forma di gestione del servizio e le procedure di affidamento dello stesso «basandosi essenzialmente sulla disciplina dell'art. 113 del decreto legislativo n. 267 del 2000», víola l'art. 117 Cost., «sulla scorta delle affermazioni […] della sentenza n. 272 del 2004», perché: a) «dimostra chiaramente l'intento dilatatorio perseguito dal legislatore statale relativamente alle competenze di cui è titolare»; b) «l'esclusione di ogni rilievo della “tutela della concorrenza” nel settore che ci occupa configura, in effetti, come improponibile una recezione della normativa dal precitato art. 113». 2.9. – È censurato, poi, il l'art. 151, che prevede che i rapporti tra autorità d'ambito e soggetti gestori del servizio idrico integrato «sono regolati da convenzioni predisposte dall'Autorità d'ambito» e indica il contenuto delle convenzioni tipo e dei relativi disciplinari. Ad avviso della Regione, la disposizione è illegittima perché «prosieguo logico e specificazione» dell'art. 150. 2.10. – È censurato l'art. 153, a norma del quale: a) «le infrastrutture idriche di proprietà degli enti locali ai sensi dell'articolo 143 sono affidate in concessione d'uso gratuita, per tutta la durata della gestione, al gestore del servizio idrico integrato, il quale ne assume i relativi oneri nei termini previsti dalla convenzione e dal relativo disciplinare»; b) le immobilizzazioni, le attività e le passività relative al servizio idrico integrato sono trasferite al soggetto gestore, «che subentra nei relativi obblighi; di tale trasferimento si tiene conto nella determinazione della tariffa, al fine di garantire l'invarianza degli oneri per la finanza pubblica». La Regione lamenta che la disposizione è illegittima per le medesime ragioni esposte in relazione all'art. 150. 2.11. – La ricorrente denuncia anche l'art. 154, affermando che esso, nel disciplinare la tariffa del servizio idrico integrato «fissando i parametri in base ai quali essa deve essere concretamente determinata», si pone in contrasto con: a) gli artt. 117 e 118 Cost., come interpretati dalla sentenza n. 335 del 2005, perché «La determinazione della tariffa di un servizio rientra, evidentemente, negli aspetti di pura gestione dello stesso, e dunque non può non tradursi in una normativa di minuto dettaglio (sul presupposto – che si è qui fatto proprio, peraltro solo per ipotesi – che si versi un ambito materiale comunque riconducibile alla competenza trasversale dello Stato)»; b) l'art. 119 Cost., «in ragione della compressione che si viene a creare dell'autonomia di entrata costituzionalmente garantita a regioni ed enti locali». In via subordinata, quanto ai commi 2 e 3 della disposizione, la Regione lamenta che essi violano: a) l'art. 117, sesto comma, Cost., perché prevedono poteri regolamentari che incidono su materie diverse da quelle di competenza esclusiva statale; b) in via ulteriormente subordinata, il principio di leale cooperazione, perché «i poteri regolamentari ivi contemplati non prevedono, nel loro esercizio, alcun coinvolgimento delle istanze rappresentative di regioni ed enti locali». 2.12. – È denunciato anche l'art. 155 per le medesime ragioni di cui al punto 2.11. 2.13.