[pronunce]

che la preclusione del potere di emendamento determinerebbe la compromissione dell'esercizio della funzione legislativa che spetta a ciascun parlamentare e lederebbe «il diritto di ciascun parlamentare di ottenere un'adeguata discussione prodromica alla votazione sulla proposta emendativa»; che, in simili circostanze, la decisione del Parlamento, lungi dal costituire il frutto di un pubblico dibattito, verrebbe ridotta a un «mero prodotto legislativo preconfezionato» e comporterebbe una «indubbia "coercizione politica", che lede la forma e la sostanza del procedimento legislativo, in spregio allo spirito democratico della Costituzione», ancora più lesiva per i parlamentari di opposizione, i quali vedrebbero il loro voto diventare del tutto irrilevante, minandosi così anche «la rappresentatività del parlamentare»; che la «coartazione delle prerogative parlamentari» sarebbe ancora più grave nel presente caso, poiché la questione di fiducia avrebbe garantito la possibilità di approvare un «emendamento chiaramente ultroneo» ed eterogeneo rispetto al testo del decreto-legge, in violazione dell'art. 77 Cost., così che l'accelerazione del procedimento di conversione determinata dalla posizione della questione di fiducia sarebbe stata «sfruttata in maniera fraudolenta»; che, quindi, ai deputati ricorrenti sarebbe stato: impedito l'esercizio del libero mandato parlamentare, in violazione dell'art. 67 Cost.; non consentito di esprimere opinioni e voti, in violazione dell'art. 68 Cost.; precluso l'esercizio del potere di iniziativa, in ragione dei tempi ristretti di esame del disegno di legge di conversione e dell'assenza di un autonomo disegno di legge ordinario sul tema delle attività di prospezione e ricerca degli idrocarburi, in violazione dell'art. 71 Cost.; interdetto di «esplicare la facoltà di emendamento», a causa soprattutto della posizione della questione di fiducia, in violazione dell'art. 72 Cost. Con conseguente negazione della «essenza stessa della attribuzione della funzione legislativa», in violazione dell'art. 70 Cost., essendo stati tutti i parlamentari costretti a votare un emendamento eterogeneo rispetto al testo del decreto-legge approvato dal Governo, in specifica violazione anche dell'art. 77 Cost. Considerato che i deputati Galeazzo Bignami, Marco Di Maio e Alberto Pagani hanno sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati e del Governo della Repubblica, «nonché, per quanto occorra», del Senato della Repubblica, per chiedere che questa Corte dichiari che «non spettava al Parlamento introdurre, in sede di conversione del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante "Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione", l'emendamento 11.0.43 poi divenuto l'art. 11-ter sull'attività di prospezione e ricerca degli idrocarburi, peraltro votandolo con questione di fiducia», domandando, conseguentemente, l'annullamento della medesima disposizione; che, secondo i ricorrenti, le modalità di approvazione della legge 11 febbraio 2019, n. 12 - con cui il Parlamento ha convertito il d.l. n. 135 del 2018 inserendo all'interno dello stesso l'art. 11-ter, contenente un emendamento asseritamente estraneo al testo originario del decreto-legge - avrebbero determinato la lesione delle prerogative costituzionali del singolo parlamentare, previste agli artt. 67, 68, 70, 71 e 72 Cost., con violazione, altresì, dell'art. 77 Cost.; che, in questa fase del giudizio, la Corte è chiamata a deliberare, in camera di consiglio e senza contraddittorio, sulla sussistenza dei requisiti soggettivo e oggettivo prescritti dall'art. 37, primo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), ossia a decidere se il conflitto insorga tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni delineata per i vari poteri da norme costituzionali; che l'ordinanza n. 17 del 2019 ha riconosciuto l'esistenza di «una sfera di prerogative che spettano al singolo parlamentare, diverse e distinte da quelle che gli spettano in quanto componente dell'assemblea», e ha affermato che esse possono essere difese di fronte a questa Corte con lo strumento del ricorso per conflitto tra poteri dello Stato; che la stessa ordinanza n. 17 del 2019 ha precisato che «la legittimazione attiva del singolo parlamentare deve [...] essere rigorosamente circoscritta quanto al profilo oggettivo, ossia alle menomazioni censurabili in sede di conflitto»; che, in particolare, tale legittimazione deve fondarsi sull'allegazione di «vizi che determinano violazioni manifeste delle prerogative costituzionali dei parlamentari ed è necessario che tali violazioni siano rilevabili nella loro evidenza già in sede di sommaria delibazione»; che, ai fini dell'ammissibilità del conflitto, è insomma necessario che il singolo parlamentare alleghi «una sostanziale negazione o un'evidente menomazione» delle proprie funzioni costituzionali; che, al contrario, lo stesso ricorso dà diffusamente atto che, in più occasioni e in diversi momenti dell'iter di conversione di cui è questione, i componenti della Camera hanno potuto discutere, avanzare proposte di modifica e votare in merito all'asserita estraneità dell'emendamento contestato (art. 11-ter) rispetto al contenuto originario del decreto-legge; che, in particolare, secondo quanto i ricorrenti medesimi affermano, ciò risulta avvenuto durante l'esame del testo da parte delle commissioni, sia in sede referente - ove il suddetto art. 11-ter è stato oggetto di proposte emendative, poste in votazione ma respinte - sia in sede consultiva; che, ancora, il Comitato per la legislazione ha adottato il prescritto parere ai sensi dell'art. 96-bis del regolamento della Camera dei deputati 18 febbraio 1971 e successive modifiche e integrazioni; che, durante l'esame da parte dell'Assemblea, si è regolarmente svolta la discussione generale sul testo del disegno di legge di conversione del decreto-legge; che, al termine di quest'ultima, ricordano i ricorrenti essere stata discussa, votata e respinta una questione pregiudiziale presentata, proprio a causa della supposta eterogeneità degli emendamenti approvati al Senato, con l'obiettivo di non consentire l'ulteriore esame del disegno di legge; che, inoltre, sulla stessa successiva posizione della questione di fiducia sul disegno di legge di conversione - su cui si appuntano, altresì, le censure dei ricorrenti -il ricorso medesimo dà conto dello svolgimento di un ampio dibattito, anche con riferimento all'art. 11-ter del d.l. n. 135 del 2018; che, in ogni caso, anche dopo la posizione della questione di fiducia, il procedimento, sempre in base a quel che risulta dal ricorso stesso, si è svolto secondo quanto disposto nell'art. 116 regol. Camera, ai cui sensi, se il voto dell'assemblea è favorevole, l'articolo unico del disegno di legge di conversione è approvato, e tutti gli emendamenti si intendono respinti;