[pronunce]

intervento che risulterebbe, tuttavia, precluso, non potendo la Corte sostituire la sua valutazione a quella spettante al legislatore. 3.- Si è costituita, altresì, R. V., opponente nel giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento della questione. Secondo la parte privata, la norma censurata si porrebbe in contrasto - oltre che con l'art. 3 Cost., per le condivisibili considerazioni svolte nell'ordinanza di rimessione - anche con l'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 1, paragrafo 2, del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Parigi il 20 marzo 1952, ratificato e reso esecutivo con legge 4 agosto 1955, n. 848, come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Pur avendo manifestato in più occasioni un atteggiamento di favore nei confronti degli strumenti di confisca "allargata", previsti da diversi ordinamenti per contrastare il crimine organizzato, e in particolare nei confronti della confisca di prevenzione, la Corte di Strasburgo ha, tuttavia, affermato - con giurisprudenza costante - che ogni interferenza con il diritto di proprietà deve esprimere un «giusto equilibrio» tra le esigenze dell'interesse generale della comunità e quelle di tutela dei diritti fondamentali della persona: equilibrio non riscontrabile, per converso, nell'ipotesi in esame. 4.- Con successiva memoria, il Presidente del Consiglio dei ministri ha insistito per la dichiarazione di inammissibilità o di infondatezza della questione. L'Avvocatura generale dello Stato osserva come lo stesso giudice a quo abbia sottolineato l'evidente sproporzione tra il denaro contante nella disponibilità del nucleo familiare del condannato e le entrate di detto nucleo familiare: ciò, tenuto conto del fatto che erano stati operati anche notevoli investimenti immobiliari, non interessati dal provvedimento di confisca, i quali avevano diminuito il montante della liquidità. In tale prospettiva, la questione sollevata si risolverebbe in una mera quaestio facti, attinente all'interpretazione e all'applicazione della norma censurata, senza toccarne la coerenza con i principi costituzionali.1.- La Corte d'appello di Reggio Calabria dubita della legittimità costituzionale dell'art. 12-sexies, comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto alla criminalità mafiosa), convertito, con modificazioni, in legge 7 agosto 1992, n. 356, nella parte in cui include il delitto di ricettazione tra quelli per i quali, nel caso di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, è sempre disposta la speciale confisca - cosiddetta "allargata" - prevista dal medesimo art. 12-sexies. Il giudice a quo rileva come, rispetto al delitto di ricettazione, la presunzione legale di provenienza illecita del patrimonio del condannato, sottesa all'istituto, risulti priva di giustificazione razionale, non trattandosi, alla luce dell'esperienza giudiziaria, di reato normalmente commesso «in forma quasi professionale» e costituente «fonte ordinaria di illecito accumulo di ricchezza». In questa prospettiva, la norma censurata violerebbe l'art. 3 della Costituzione sotto un duplice profilo. Da un lato, per l'irragionevole assimilazione del predetto reato agli altri gravi delitti indicati dalla norma censurata, rispetto ai quali la presunzione apparirebbe invece razionalmente giustificata alla luce delle caratteristiche della condotta incriminata. Dall'altro lato, per l'irragionevole equiparazione del trattamento delle diverse ipotesi riconducibili al paradigma punitivo considerato, fortemente eterogenee tra loro sul piano dell'idoneità a fondare una presunzione di pericolosità sociale. 2.- In via preliminare, va rilevato che resta estranea all'odierno scrutinio l'ulteriore censura formulata dalla parte privata costituita, la quale ha denunciato anche la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., conseguente all'asserito contrasto della norma in esame con l'art. 1, paragrafo 2, del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Parigi il 20 marzo 1952, ratificato e reso esecutivo con legge 4 agosto 1955, n. 848, così come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Per costante giurisprudenza di questa Corte, infatti, non è consentito alle parti ampliare - con la deduzione di ulteriori questioni e profili di costituzionalità - il thema decidendum del giudizio incidentale, che resta limitato alle disposizioni e ai parametri indicati nell'ordinanza di rimessione (ex plurimis, sentenze n. 251 del 2017, n. 214 del 2016, n. 231 e n. 83 del 2015). 3.- Sempre in via preliminare, si deve osservare come, successivamente all'ordinanza di rimessione, la norma censurata sia stata oggetto di ben cinque interventi novellistici. I primi tre - operati rispettivamente dall'art. 1, comma 4, della legge 22 maggio 2015, n. 68 (Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente), dall'art. 5 della legge 29 ottobre 2016, n. 199 (Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo) e dall'art. 5 del decreto legislativo 29 ottobre 2016, n. 202 (Attuazione della direttiva 2014/42/UE relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea) - si sono esauriti in un (ulteriore) ampliamento dell'elenco dei reati cui accede la confisca "allargata", apparendo perciò chiaramente ininfluenti sull'odierno giudizio. Ben più ampie ed articolate risultano, invece, le modifiche introdotte dall'art. 31 della legge 17 ottobre 2017, n. 161 (Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate). Oltre a riscrivere integralmente il denunciato comma 1 dell'art. 12-sexies del d.l. n. 306 del 1992, inserendo in esso l'intiero elenco dei reati presupposto, prima scisso nei commi 1 e 2 (elenco che, nell'occasione, è stato ancora rimaneggiato), la novella legislativa ha anche apportato consistenti innovazioni alla disciplina della misura patrimoniale recata dai commi successivi dello stesso art. 12-sexies. Neppure tali modifiche giustificano, tuttavia, la restituzione degli atti al giudice a quo, per una nuova valutazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione.