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Prego, senatore Laforgia. LAFORGIA (Misto-LeU) . Una prima discussione riguarda il tema degli ammortizzatori in deroga, che mostrano la loro insufficienza a partire dal nome: se sono in deroga dovrebbero conservare un tratto di eccezionalità. (Brusio) . PRESIDENTE. Ho l'impressione che l'Assemblea non abbia colto l'invito ad abbassare il tono della voce per permettere al senatore di continuare la sua dichiarazione di voto. Grazie! Prego, senatore Laforgia. LAFORGIA (Misto-LeU) . La ringrazio. C'è infatti un meccanismo di eccezionalità, che è diventato un meccanismo di normalità, su cui dovremmo avviare una discussione e penso che dobbiamo fare questa discussione a partire da un ragionamento sul riordino degli ammortizzatori sociali nella loro complessità. C'è una considerazione, che riguarda le aree di crisi industriale complessa e quindi la definizione di queste aree, perché dobbiamo sapere che interventi come questo sono sì indirizzati ai lavoratori e, naturalmente, il provvedimento in esame è sacrosanto innanzitutto per questa ragione, ma essi dovrebbero servire a operare un intervento sulle aree industriali. Quindi qui si pone il tema di cosa devono essere quelle aree industriali, di qual è il ragionamento rispetto alla loro riconversione e alla loro reindustrializzazione. Penso che dovremmo fare questa discussione. Naturalmente ciò apre la strada a una riflessione di fondo sulle politiche industriali del Paese e su quel grande piano di investimenti pubblici... (Brusio) . Sto andando avanti, signora Presidente, ma è davvero molto difficile svolgere l'intervento in queste condizioni. PRESIDENTE. Senatore Laforgia, ho già richiamato due volte l'Assemblea. Capisca anche la mia difficoltà a chiedere semplicemente un po' di educazione nei suoi confronti. LAFORGIA (Misto-LeU) . Cercheremo di autodisciplinarci negli anni, nel corso della legislatura. Come dicevo, ciò apre la strada ad una riflessione di carattere generale sulle politiche industriali, perché penso che abbiamo bisogno di fare un ragionamento sui grandi piani di investimenti pubblici, di cui si è vista una traccia molto labile negli ultimi anni e, quindi, in fondo, anche una discussione sul modello di specializzazione produttiva del Paese. Sto pensando a una discussione - lo dico con una battuta molto piccola - che riguarda cosa dovrebbe diventare l'Italia nei prossimi trent'anni e forse dovremmo elevare l'asticella della nostra riflessione esattamente a questa altezza. Se non facciamo questo, provvedimenti come quello che ci accingiamo a votare avranno più una caratteristica di tipo assistenzialista che di accompagnamento del modello industriale verso uno schema più avanzato. Approfitto dei pochi minuti rimasti per formulare anche un giudizio su una cosa che apparentemente è slegata dal provvedimento in oggetto, ma che riguarda moltissimo il dibattito di queste ore. Uso il termine «apparentemente», perché la discussione che faremo nei prossimi giorni, in sede di conversione del cosiddetto decreto-legge dignità, riguarda esattamente quei contenuti e nella discussione di queste ore c'è un acceso dibattito politico sui contorni di quel decreto-legge. Penso - mi pare lo dicesse qualche collega in sede di discussione generale - che la parola «dignità» sia molto importante, molto preziosa. Si può anche dare a un decreto-legge un titolo così ambizioso, usando, appunto, la parola dignità, ma se non si affrontano i nodi di fondo che riguardano gli aspetti che hanno intaccato, in questo Paese, la sfera della dignità dei lavoratori, allora vuol dire che in realtà di quella dignità non ci si sta occupando per davvero. In questa sede, cogliendo l'opportunità che mi viene data, voglio interloquire con il Governo e con la maggioranza, per il suo tramite, Presidente, proprio su questo terreno. Per carità, va bene aver messo mano alla questione dei contratti a tempo determinato, cosa che avevo chiesto, insieme ad altri colleghi, nella scorsa legislatura, quando ricoprivo il ruolo di deputato della Repubblica. Va bene aver messo quella stretta; penso sia stato un passaggio necessario. Bene anche la decisione sulle delocalizzazioni: sono il primo firmatario di una proposta dal contenuto molto simile, con una stretta molto simile a quella che è stata immaginata dal decreto-legge. Bene persino il tema della pubblicità nel gioco d'azzardo. Ma io voglio fare qualche domanda al Governo, voglio interloquire con questa maggioranza: siete disponibili o no, nei passaggi che arriveranno, a fare quella grande operazione, che chiediamo da tempo, di disboscamento reale della giungla dei contratti precari, che rende oggi la condizione, soprattutto di un pezzo delle nuove generazioni, insostenibile, frammentata, di una precarietà che si sta trasformando persino in sfruttamento? Siete disponibili o no a fare quello che, ad esempio, alcuni deputati e senatori 5 Stelle, anche nella scorsa legislatura, avevano dichiarato di voler fare, ovvero reintrodurre l'articolo 18 sui licenziamenti disciplinari e collettivi? Perché oggi molti lavoratori di questo Paese hanno rinunciato a difendersi anche davanti a un licenziamento ingiusto in ragione del fatto che, per aver smantellato l'ultimo brandello di statuto dei lavoratori, è diventato più difficile farlo, difendersi, tutelare i propri interessi. L'articolo 18 su quella parte non è un simulacro del passato, era l'asticella che non bisognava superare, lo strumento di deterrenza rispetto agli abusi e ai meccanismi discriminatori. Volete ragionare o no di una pensione di garanzia per i giovani? Probabilmente faremo questa discussione in sede di esame del disegno di legge di bilancio, ma oggi, se vi volete occupare della dignità, dovete occuparvi innanzi tutto di questo, cioè di quelli che oggi sono giovani lavoratori precari e che domani, scientificamente, saranno pensionati poveri. Un Paese di pensionati poveri è inevitabilmente un Paese destinato a perire, oltre che a smottare sul piano della sostenibilità economica. Volete o no rassicurare - su questo ci teniamo particolarmente - sul fatto che non vengano reintrodotti i voucher , al netto di un ragionamento che si può affrontare sui voucher nell'utilizzo domestico, perché quello strumento nelle imprese private - e vorrei dire anche nel pubblico - non ha colto l'obiettivo che si prefiggeva, ovvero far emergere il lavoro nero, diventando anche questo un mezzo di sfruttamento? Pongo una questione che ho già toccato in altri interventi in quest'Aula, un aspetto a cui teniamo particolarmente e su cui dovremmo ragionare in modo trasversale se ci considerassimo un Paese civile: il tema della riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. Oggi, colleghi, una società moderna è quella che libera tempo di lavoro, non quella che immagina che ci siano pochi lavoratori che facciano un lavoro poco dignitoso, come sta accadendo esattamente in questa fase storica. Se posso rubare un minuto in più, anche cercando di recuperare il tempo che mi è stato sottratto, dico questo in sintesi: