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f) perché, soprattutto con l'impostazione proposta nella presente legge, la riduzione degli orari a parità di salario e l'aumento dei posti di lavoro potrebbero portare a una concorrenza fra imprese maggiormente fondata sulla piena e buona occupazione, anziché sul contenimento dei costi produttivi; g) perché l'individuazione di dispositivi legali di riduzione generalizzata dell'orario di lavoro porrebbe vincoli alla domanda di lavoro delle imprese e limiterebbe la piena disponibilità sulla gestione del tempo di lavoro, o il ricorso a processi di outsourcing ; h) perché l'aumento del tempo libero per lavoratrici e lavoratori porterebbe, come dimostrano i dati empirici, a un aumento di consumi legato ai settori della cultura e dell'intrattenimento, generando crescita e lavoro; i) perché un aumento del numero delle persone occupate determinerebbe un aumento della domanda di beni e servizi, con conseguente crescita dell'economia e generazione di ulteriori posti di lavoro; l) perché la crescita di produttività potrebbe riequilibrare il rapporto fra profitti e salari, ossia fra capitale e lavoro. Questo significa ovviamente che la riduzione dell'orario deve avvenire a parità di salario, o almeno con riduzioni meno che proporzionali; m) perché giornate di lavoro più brevi per uomini e donne e la diffusione di una diversa concezione del lavoro potrebbero produrre un riequilibrio di genere, tramite una maggiore assunzione di responsabilità lavorative da parte delle donne e viceversa familiari da parte degli uomini. Chi critica la proposta sostiene che la riduzione dell'orario avrebbe un impatto negativo sul costo del lavoro: se le imprese assumono più lavoratori aumentano insomma i costi a parità di prodotto. Ciò renderebbe meno competitive le imprese e la stessa economia nazionale. Su questo punto non esistono stime e prove empiriche, mentre esiste una controprova: statistiche ufficiali spiegano che nel nostro Paese vi è stata la riduzione più significativa del costo del lavoro tra i Paesi dell'Eurozona, senza alcun beneficio sulla competitività delle imprese, in assenza di politiche della domanda che favorissero la crescita dei consumi e degli investimenti. Certo, ridurre la prestazione a parità di salario aumenta i costi variabili (salari e contributi) e quelli fissi (di assunzione, addestramento, licenziamento, per immobili e strumenti). Ma i primi possono essere mitigati con aumenti di produttività, incentivi pubblici, rinuncia ad aumenti salariali, nuove misure organizzative; i secondi hanno un'incidenza bassa sul totale. In sostanza l'aumento del costo del lavoro sarebbe compensato e superato da un aumento della sua produttività. D'altra parte diminuirebbero i costi per trattenere i dipendenti e abbassare il turnover , migliorerebbe il clima lavorativo riducendo probabilmente i licenziamenti; si contrarrebbero i costi indiretti dell'assenteismo, migliorando la salute individuale, e del presenzialismo, limitando i costi improduttivi legati all'allungamento dell'orario. Ecco perché proponiamo una legge nazionale che porti a una riduzione dell'orario settimanale di lavoro a trentaquattro ore effettive a parità di retribuzione a decorrere dal 1° gennaio 2020, con l'istituzione di un Fondo di incentivazione alla riduzione dell'orario di lavoro destinato ai datori che adottino una diminuzione di almeno il 10 per cento dell'orario settimanale, con la previsione di un corrispettivo di aumento dell'occupazione o di una sua salvaguardia nelle situazioni di crisi. Per noi, comunque, come sottolinea Simone Fana nel suo libro Tempo rubato : « la riduzione dell'orario di lavoro non è una conseguenza naturale del progresso tecnologico [...]. Non è mai stato così, non lo sarà in futuro. La riduzione dell'orario di lavoro è una rivendicazione politica, una battaglia di parte, da conquistare organizzando una parte contro l'altra ». Entriamo nel dettaglio della nostra proposta. L'articolo 1 enuncia le finalità del disegno di legge e sottolinea come lo stesso intenda favorire, con agevolazioni fiscali e contributive, una modulazione e riduzione degli orari di lavoro, in modo da giungere, a decorrere dal 1° gennaio 2020, a stabilire l'orario settimanale di lavoro dei lavoratori subordinati in trentaquattro ore effettive a parità di retribuzione. L'articolo 2 definisce l'ambito di applicazione della presente legge che si applica a tutti i settori di attività pubblici e privati con alcune eccezioni. Allo scopo di incentivare la riduzione dell'orario di lavoro viene istituito (articolo 3), presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), il Fondo di incentivazione alla riduzione dell'orario di lavoro, con lo scopo di erogare, nel triennio 2020-2022, contributi a favore dei datori di lavoro, pubblici e privati, che nell'organizzazione degli orari di lavoro adottano regimi che comportano una riduzione di almeno il 10 per cento dell'orario settimanale di lavoro vigente, ovvero che adottano orari ridotti con la previsione di un corrispettivo di aumento dell'occupazione o di una sua salvaguardia nelle situazioni di crisi. Il Fondo viene alimentato: — dalle somme pari al 15 per cento delle maggiorazioni retributive relative alle ore di lavoro straordinario effettuate; — dalle sanzioni comminate ai datori di lavoro che non rispettino le normative relative agli straordinari, ai limiti massimi degli orari di lavoro ed al lavoro notturno; — e dai proventi di un'imposta patrimoniale di cui all'articolo 4. Per finanziare il Fondo viene altresì istituita un'imposta patrimoniale (articolo 4) la cui base imponibile è costituita dalla ricchezza netta di un contribuente superiore a 3 milioni di euro, risultante dalla somma delle attività finanziarie e delle attività non finanziarie al netto delle passività finanziarie e compreso il patrimonio non strumentale delle società. L'aliquota è pari allo 0,8 per cento. Il Fondo eroga, nel triennio 2020-2022, contributi di incentivazione (articolo 5) alla riduzione dell'orario di lavoro ai datori di lavoro che, d'intesa con le organizzazioni sindacali, adottano regimi di orario di lavoro ridotto rispetto a quello applicato prima della data di entrata in vigore della presente legge. Il contributo è commisurato all'entità della riduzione di orario e all'incremento di occupazione che essa consente ovvero alla salvaguardia dei posti di lavoro nelle situazioni di crisi. Sono altresì previste riduzioni delle aliquote contributive con oneri a carico del Fondo (articolo 6) in funzione dell'entità della riduzione dell'orario di lavoro determinata attraverso la contrattazione collettiva. Sono poi previste, nel capo III della nostra proposta, disposizioni per la modulazione e organizzazione dell'orario di lavoro concernenti l'orario settimanale di lavoro (articolo 7) che dal 1° gennaio 2020 diventa di trentaquattro ore, le pause di lavoro ed il riposo giornaliero (articolo 8), le ferie annuali (articolo 9), le attività usuranti (articolo 10), il lavoro straordinario (articolo 11), il lavoro notturno (articoli da 12 a 14), la salute e la sicurezza dei lavoratori notturni (articolo 15).