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Le mozioni che abbiamo conosciuto - la nostra e quelle presentate dagli altri Gruppi parlamentari - hanno posto al centro, come quella momentanea realizzazione di legno, la questione del rapporto tra le banche centrali, la Banca centrale europea, l'autonomia della nostra banca centrale e della Banca centrale europea e hanno determinato anche importanti interrogativi rispetto ai quali noi non possiamo essere né immaturi, né stravaganti. Intanto voglio mettere in evidenza che da questa parte politica la maturità è stata raggiunta ormai dal 1980-81, quando abbiamo stabilito che vi è la necessità di distinguere tra la banca centrale italiana e il Ministero del tesoro, una distinzione e separazione che non è stata un'operazione di convegnistica ma un'operazione di distinzione e di divorzio, come normativamente è stato rubricato, perché per la stabilità finanziaria di quella operazione, vi era necessità di separatezza. Ma questo livello di interrogativo che ripetutamente torna, come quasi un fiume carsico, si accompagna a domande che anche in passato questo Parlamento e il dibattito politico hanno posto sul tavolo. Ricordo, per esempio, da lettore della stampa al tempo, che un'autorevole figura del nostro ordinamento si pose una grande domanda: chi presiede e cosa fa il Consiglio supremo di difesa? (Brusio) . PRESIDENTE. Mi scusi, senatore D'alfonso. Colleghi, c'è una parte dell'emiciclo che sta conversando troppo ad alta voce. Siamo stati molto disciplinati e attenti finora. Vi prego di continuare. D'ALFONSO (PD) . La ringrazio, Presidente, anche se credo che il mio tono di voce trovi dentro di sé la soluzione. (Applausi dal Gruppo PD) . Dicevo che nel corso degli anni, questo Parlamento, ma anche il dibattito politico hanno posto le più svariate questioni, anche con pertinenza. Ho ricordato ad opera dello stimato presidente Cossiga la questione del Consiglio supremo di difesa, o anche, in precedenza (parliamo ormai di un secolo fa) un autorevole componente di questo Parlamento, Silvio Spaventa, pose la questione di chi fosse la proprietà degli usi civici. Io penso che le persone più titolate di saggezza mi possano venire incontro rispetto a quella curiosità giuridica, politica, istituzionale. Mi ricordo le battute del tempo rispetto a queste domande ad opera delle allora opposizioni che chiedevano perché l'onorevole Spaventa si poneva il tema di chi fosse la proprietà degli usi civici. E lui disse che non avendo altro da fare al momento, cercava di risolvere i grandi crucci del diritto civile, del diritto pubblico e anche del diritto dell'ordinamento. (Applausi dal Gruppo PD) . Non credo che ci troviamo in una condizione di questo tipo, che non ci sia altro nodo da sciogliere o altra iniziativa da coltivare, elaborare e assumere, o altra competizione da realizzare per fare salva la nostra economia, per organizzare spazi per le nostre politiche attive a favore delle imprese, della natalità imprenditoriale, per un'offerta formativa permanente o per la grande questione delle infrastrutture. Noi siamo completamente fuori dal dibattito odierno riguardante le reti TEN-T che si stanno ingrandendo in altre parti d'Europa. In Italia, invece, ci poniamo la questione, che è un estetico e narcisistico fiume carsico, di chi sia la proprietà delle riserve auree. Al riguardo non è difficile trovare una postura corretta e coerente; intanto c'è la risposta del Presidente del Consiglio dei ministri, non dell'avvocato Conte, il quale precisa la qualificazione di custodia, di detenzione e poi affronta anche l'altro insorgente tema della proprietà. È una risposta data in Parlamento, durante l'attuale legislatura, dal Presidente del Consiglio dei ministri cercato, ottenuto e in esercizio, nonostante la guardiania di due importanti Vice Presidenti. Accanto alla risposta del presidente Conte che chiarisce nella parte finale dell'interrogazione, usando esattamente la categoria concettuale di proprietà, c'è il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che agli articoli 127, 130 e 131 precisa esattamente di cosa si tratti, quali siano la composizione le condotte che devono avere i Governi centrali rispetto alle banche centrali e cosa si possa realizzare nei confronti anche della Banca centrale europea. C'è in assoluto la chiarificazione che le riserve auree consentono la vita da organismo indipendente della nostra banca centrale e anche il concorso rispetto alla Banca centrale europea. A che serve allora questo livello di dibattimento? Se fossimo in un'aula di giustizia penale, si direbbe che prima facie emerge l'intenzione retrostante, perché vanno lette sia la produzione delle iniziative delle mozioni, ma altresì le parole che si raccolgono negli interventi politici. Non è vero che c'è neutralità. Non è vero che siamo in una fase neutra. Pensiamo, ad esempio, al bisogno di copertura delle clausole di salvaguardia. Il buco che si è determinato ulteriormente nel bilancio dello Stato fa pensare che l'utilizzo di quelle risorse possa essere una soluzione e noi sappiamo che l'indipendenza della banca centrale, sia nella sua versione di banca nazionale sia nella sua versione di banca europea, è scritta nei sacri testi dell'economia. Addirittura ho trovato uno scritto di David Ricardo, che non è il ristorante di via della Crocetta. In tale scritto Ricardo afferma che coloro i quali sono preposti rispetto all'utilizzo e alla produzione della moneta devono avere, come commissari, l'assoluta indipendenza, addirittura l'inamovibilità ed è questa la ragione per la quale il Governatore della Banca d'Italia è stato fino ad un certo punto un incarico a vita. L'inamovibilità di cui all'intuizione di Ricardo per determinare l'indipendenza rispetto al governo della politica, che è cosa diversa rispetto alla statualità dell'ordinamento. Sappiamo però che la disponibilità delle risorse auree nelle mani detentrici e utilizzatrici della banca centrale significa stabilità; se invece si trascina e va a tracimare nelle mani del Governo e della legislatura del momento, c'è il rischio di un uso che sia ad usum di coloro i quali in quel momento possono avere interesse politico. Beniamino Andreatta nel 1980-1981 determinò con l'allora Governatore il divorzio. Non fu un'operazione di fantasia, di narcisismo o di momentaneità culturale; la separazione fu un'operazione strutturale e fu il primo tassello e il primo investimento per quello che poi si è realizzato in sede europeista. Non possiamo adesso, in un momento non neutro, ridiscutere tutto. La nostra mozione pone al primo punto la questione della conferma dell'indipendenza e della sua piena funzionalità, come banca centrale, come banca europea e nel sistema delle banche centrali. Al secondo punto pone poi l'altra grande questione dell'accordo tra le banche centrali per la stabilità del mercato dell'oro. Lo ha spiegato bene anche il nostro collega, senatore Martelli, quando ha precisato che versare sul mercato la quantità aurea delle banche centrali determinerebbe uno svilimento del valore. C'è poi una terza questione, che è quella di non essere vinti dal bisogno del momento per andare ad attingere, per politiche più o meno istituzionali. Dobbiamo liberare la Banca d'Italia e il suo concetto di riserva aurea dal dibattito politicista del momento. Non se ne deve parlare, poiché la partita è chiusa, come ha detto il presidente Conte.