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1 La presente legge reca disposizioni sulla ricerca, raccolta, coltivazione, trasformazione e commercializzazione dei tartufi freschi e conservati destinati al consumo. 2 La presente legge persegue l'obiettivo di promuovere la tutela dell'ambiente tartufigeno naturale, la valorizzazione dei tartufi e del cane, nonché la conservazione e la diffusione delle provenienze autoctone dei tartufi e delle piante ospiti e il miglioramento e lo sviluppo della tartuficoltura, ispirandosi a criteri di qualità ed eccellenza, anche a tutela dei consumatori. 3 Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a disciplinare con propria legge la ricerca, la raccolta, la coltivazione, la trasformazione e la commercializzazione dei tartufi freschi o conservati nel rispetto dei princìpi fondamentali e dei criteri stabiliti dalla presente legge. 4 Al fine di conservare l'ambiente tartufigeno naturale, le regioni adottano il piano regionale del tartufo e coordinano le attività di gestione locale delle tartufaie naturali. 2 (Definizioni) 1 Ai fini dell'applicazione della presente legge, si intendono per: a raccolta controllata: l'insieme delle operazioni che comprendono la ricerca e il prelievo dei corpi fruttiferi dei tartufi, nonché il trasporto degli stessi nei e dai luoghi naturali di produzione; la raccolta controllata è consentita nel rispetto delle disposizioni della presente legge; b tartufaia naturale: qualsiasi formazione vegetale di origine naturale che produce spontaneamente tartufi, ivi comprese le piante singole; c tartufaia controllata: la tartufaia naturale sita su fondi interessati da operazioni di miglioria ambientale e di incremento boschivo anche mediante la messa a dimora di piante tartufigene; d tartufaia coltivata: la piantagione realizzata per la produzione di tartufi in conseguenza della diretta coltivazione di piante inoculate e mantenute produttive con idonee cure all'apparato radicale ed epigeo della pianta micorrizata; e tartufi coltivati: i corpi fruttiferi ricavati dalle tartufaie coltivate; f associazioni riconosciute: le associazioni di tartufai e di tartuficoltori riconosciute dalle regioni o dalle provincie autonome di Trento e di Bolzano. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, che non vi abbiano già provveduto, approvano un regolamento che fissa i criteri di riconoscimento delle associazioni di cui alla presente lettera, secondo linee di indirizzo adottate in sede di Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 3 (Misure e strumenti generali di tutela) 1 Sono considerate protette tutte le specie di tartufi. 2 Sono vietati l'estirpazione e il danneggiamento di parti sotterranee di tartufi, fatta salva la raccolta controllata. 3 Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le associazioni riconosciute e le organizzazioni professionali agricole e con l'ausilio dei rappresentanti del mondo scientifico, approntano il piano regionale del tartufo che definisce almeno: a modalità di individuazione e mappatura delle aree naturali in produzione, individuazione delle aree di intervento, censimento delle tartufaie controllate e coltivate, nonché accordi di sorveglianza; b il piano degli interventi di manutenzione delle tartufaie naturali o di ricostituzione del capitale tartufigeno con interventi mirati in bosco o altro habitat in cui il tartufo svolge il suo ciclo biologico. 4 Alle finalità di cui al presente articolo è dedicato almeno il 70 per cento degli introiti derivanti dal contributo ambientale di cui all'articolo 21, pagato dai tartufai per l'autorizzazione alla raccolta. 5 Nell'ambito del piano regionale del tartufo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano altresì: a predispongono la cartografia e il censimento dei territori produttivi; b elaborano, con il concorso dei soggetti di cui al comma 3, uno o più piani di intervento; c definiscono con proprio regolamento norme di tutela e buone pratiche di gestione degli habitat tartufigeni con specifica indicazione per terreni privati e territori pubblici; d elaborano un protocollo da attuare per contrastare l'avvelenamento dei cani da tartufo; e definiscono attività e composizione della Commissione preposta alla verifica dei requisiti di cui al comma 5 dell'articolo 5; f con il coinvolgimento anche dei rappresentanti del comparto vivaistico, definiscono le linee guida per le tartufaie coltivate e per le tecniche di micorrizazione delle piante e la loro certificazione; g disciplinano l'esame per l'ottenimento dell'autorizzazione alla ricerca e raccolta del tartufo. 4 (Generi e specie di tartufi) 1 I tartufi destinati al consumo da freschi devono appartenere ad uno dei seguenti generi e specie, rimanendo vietato il commercio di qualsiasi altro tipo: a Tuber magnatum Pico, detto volgarmente tartufo bianco; b Tuber melanosporum Vitt. , detto volgarmente tartufo nero pregiato; c Tuber brumale var. moschatum De Ferry, detto volgarmente tartufo moscato; d Tuber aestivum Vitt. , detto volgarmente tartufo d'estate o scorzone; e Tuber uncinatum Chatin, detto volgarmente tartufo uncinato; f Tuber brumale Vitt. , detto volgarmente tartufo nero d'inverno o trifola nera; g Tuber Borchii Vitt. o Tuber albidum Pico , detto volgarmente bianchetto o marzuolo; h Tuber macrosporum Vitt. , detto volgarmente tartufo nero liscio; i Tuber mesentericum Vitt. , detto volgarmente tartufo nero ordinario. 2 Le caratteristiche botaniche ed organolettiche delle specie commerciali di cui al comma 1 sono riportate nell'allegato 1 annesso alla presente legge. L'equivalenza richiamata ai numeri 1), 2), 5) e 9) dell'allegato 1, con riferimento ai territori di provenienza, può essere estesa anche ad altre zone di coltivazione e di raccolta, su richiesta delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano interessate, con apposito decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, qualora sia accertato che il prodotto presenti le stesse caratteristiche organolettiche della specie di riferimento. 3 L'esame per l'accertamento delle specie può essere fatto a vista in base alle caratteristiche illustrate nell'allegato 1 e, in caso di dubbio o contestazione, con esame microscopico delle spore eseguito a cura di una delle strutture specializzate individuate dalle singole regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano, mediante rilascio di certificazione scritta. 4 I tartufi di specie non autoctona o diversi da quelli indicati nel presente articolo possono circolare in Italia solo confezionati e nel rispetto delle norme dell'Unione europea. In ogni caso questi non possono entrare nel territorio dello Stato se sono freschi o in preparati che abbiano le spore attive.