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Disciplina dell'accesso ai corsi universitari. Onorevoli Senatori. – Per l'ordinamento giuridico italiano l'accesso ai corsi universitari può essere libero o a numero programmato. Nonostante l'articolo 34 della Costituzione garantisca a ogni cittadino il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, il legislatore ha previsto alcune limitazioni al libero accesso al sistema universitario, programmando, per alcuni corsi di laurea, il numero dei posti disponibili. Per questi motivi si rende necessaria una modifica alla normativa vigente che consenta a tutti gli studenti, nonostante la presenza di una programmazione numerica dei posti, l'effettiva possibilità di raggiungere i gradi più alti degli studi, rimodulando l'attuale sistema di accesso e riconsiderando i criteri fondamentali a cui fare riferimento per stabilire, di volta in volta, il numero minimo di posti da garantire annualmente. È, altresì, necessario introdurre, con legge ordinaria, un principio troppe volte ignorato dalle programmazioni didattiche del nostro Paese: il diritto dello studente a proseguire gli studi specialistici di area medica, così come sancito dall'articolo 6 del presente disegno di legge. Attraverso la nuova normativa si intende limitare la discrezionalità nell'assegnazione dei posti disponibili che, negli ultimi anni, ha visto progressivamente ridurre le risorse destinate a garantire il diritto di ogni studente di raggiungere i livelli di istruzione previsto dall'articolo 34 della Costituzione. La normativa vigente in materia di accesso ai corsi di laurea è quella della legge 2 agosto 1999, n. 264, che, da un lato, prevede la programmazione numerica di alcuni corsi universitari e, dall'altro, regola le procedure secondo le quali gli studenti devono essere ammessi. Nella stessa legge, infine, sono stabiliti i princìpi e i criteri ai quali il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca deve attenersi per determinare, all'inizio di ogni anno accademico, sia il numero dei posti disponibili, sia la loro corretta ripartizione. La scelta di applicare una limitazione al diritto di ogni cittadino di accedere agli studi universitari può trovare parziale giustificazione nei soli casi in cui il sistema formativo immetta nel mercato del lavoro un numero di professionisti sensibilmente superiore alle richieste di impiego del settore considerato. Tuttavia, le disposizioni vigenti non sembrano tenere conto di tale principio, ignorando, di fatto, i dati sui fabbisogni nazionali e locali. Il fondamentale criterio del fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo oggi, piuttosto che rappresentare l'elemento essenziale per la determinazione dei posti da assegnare, risulta del tutto subordinato alle mere esigenze dei singoli atenei. È per tali motivi che si è ravvisata l'urgenza di intervenire sulla materia innanzitutto abrogando la legge n. 264 del 1999, così come previsto dall'articolo 1 del presente disegno di legge. La normativa riguardante le modalità di accesso ai corsi di specializzazione universitaria è, comunque, confermata. Allo stesso modo, così come disposto dai successivi articoli 2 e 3, i corsi di laurea per i quali la legge n. 264 del 1999 prevede una limitazione al libero accesso saranno ancora previsti come a numero programmato. La sostanziale differenza rispetto al vigente impianto normativo è rinvenibile nell'articolo 4 del presente disegno di legge: si prevede che il sistema universitario, nella determinazione nella ripartizione annuale dei posti utili all'accesso ai corsi di laurea a numero programmato, dovrà utilizzare, quale criterio essenziale, il fabbisogno di professionalità del sistema sociale e produttivo, anche locale. È sulla base di tale criterio, infatti, che l'università dovrà disporre e riorganizzare la propria offerta formativa, riconsiderando, di volta in volta, la predisposizione dei posti nelle aule e del personale docente e tecnico, i servizi di assistenza e tutorato, nonché l'attivazione dei tirocini. Tuttavia la criticità maggiore nella previgente normativa si riscontra nelle modalità con le quali si dispone la selezione degli studenti per l'accesso ai corsi di laurea: secondo l'articolo 4 della legge n. 264 del 1999 gli studenti, infatti, sono ammessi ai corsi a numero programmato previo superamento di apposite prove di cultura generale, estranee ai programmi della scuola secondaria di secondo grado, atte a verificare l'effettiva predisposizione per le discipline oggetto dei corsi. Secondo la normativa vigente, sulla mera base di un test di verifica, da effettuare al termine degli studi secondari, sarebbe possibile attestare le reali capacità di uno studente a frequentare un determinato corso di studi e garantire il diritto di ogni cittadino ad accedere ai gradi più alti dei medesimi. Si ritiene, invece, che un tale sistema non possa tenere in giusta considerazione variabili importanti, quali la qualità dell'insegnamento ricevuta e la reale predisposizione per il corso di laurea. Secondo altri modelli universitari presenti in Europa, è possibile valutare l'effettiva attitudine dello studente a frequentare una determinata area di studi solo dopo che a questi sia stata data la reale possibilità di confrontarsi con le specifiche materie oggetto del corso. Tale modello è riscontrabile nel sistema universitario francese dove, ad esempio, il test di ammissione relativo all'accesso ai corsi di laurea a numero programmato non viene disposto al termine del ciclo di studi di scuola secondaria. L'ingresso alle facoltà francesi di medicina è consentito a tutti gli studenti, indipendentemente dal loro tipo di istruzione secondaria e senza la necessità di alcuna selezione per ottenere l'ammissione al primo anno del corso di studi di area sanitaria. In particolare, il primo anno di corso è comune ai corsi di medicina, farmacia e odontoiatria nonché di altre professioni di area sanitaria e si conclude con un concorso utile a determinare la reale attitudine dello studente a proseguire il proprio percorso di studi. Il superamento del test è dunque vincolante per essere regolarmente ammessi agli anni successivi. Il test , inoltre, non può essere utilmente sostenuto da ogni studente per più di due volte. È sulla base del punteggio ottenuto che lo studente potrà essere ammesso ai singoli corsi di laurea, dei quali ognuno prevede soglie di accesso diverse. Qualora non si sia raggiunto il punteggio utile per ottenere l'accesso al corso inizialmente desiderato, ma lo stesso garantisca l'accesso a un altro corso di studi, lo studente può comunque richiedere di esservi iscritto. Secondo le disposizioni contenute negli articoli 4 e 5 del presente disegno di legge si intende introdurre anche nel nostro Paese un modello di offerta universitaria che preveda la presenza di corsi a numero programmato, ma che sia strutturato in modo da garantire a tutti gli studenti la possibilità di dimostrare realmente le effettive attitudini a frequentare corsi di studio per i quali non è possibile assicurare, a oggi, il libero accesso. Si dispone, quindi, che lo studente venga comunque iscritto, senza alcuna selezione, al primo anno del corso universitario che intende frequentare. Solo al termine del programma di studi previsto per il primo anno lo studente sosterrà il test di verifica per essere ammesso agli anni successivi attraverso il raggiungimento, ai sensi dell'articolo 5, del «punteggio minimo d'accesso» per un limite massimo di posti pari al fabbisogno del Servizio sanitario nazionale.