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E ciò è avvenuto per scellerate politiche di accoglienza, perché si è raccontato che qui si poteva fare di tutto. Porto un esempio. Ho qui un amico di una località della Sardegna, Porto Pozzo, dove 180 immigrati sono stati ospitati in hotel a quattro stelle. A me può andare benissimo che soggiornino in hotel a quattro stelle persone che magari sono fuggite da una guerra. Ma non possiamo accettare che vi soggiornino anche coloro che vengono qui per altre ragioni e che molto spesso finiscono per riempire le patrie galere. (Applausi dai Gruppi L-SP e FI-BP) . Riteniamo che l'operazione che abbiamo fatto sia molto semplice. Cediamo dodici motovedette e due imbarcazioni particolari, ma ciò deve far parte di un progetto organico molto più ampio. Deve esserci un vero e proprio piano Marshall per l'Africa. Dobbiamo investire in quelle terre con l'aiuto e l'intervento anche di altre nazioni. Dobbiamo sicuramente presidiare il confine sud della Libia. Dobbiamo cominciare a pensare anche noi - lo avevamo indicato nel nostro programma - a un pattugliamento dell'area Sud del Mediterraneo, con un blocco navale per disincentivare le partenze. A questo punto mi chiedo, in effetti, dove è l'Organizzazione delle Nazioni Unite e che cosa ha fatto per l'Africa negli ultimi anni? Come mai ci siamo ridotti in queste condizioni? Realizziamo, laddove possibile, con investimenti, degli hotspot al confine Sud della Libia. Prima il senatore Casini mi ha rimproverato di aver detto che è necessario avere un documento quando si entra in un Paese, così come avviene normalmente quando si va in America, negli Stati Uniti, in Russia, in Cina, in Inghilterra e in qualsiasi altro Paese. È chiaro che non lo posso chiedere a colui che fa la traversata. È necessario quindi aprire questi hotspot , rafforzare la nostra ambasciata in Libia, riuscire a normalizzare la realtà libica. Tutto questo credo sia dovuto all'Italia per rispetto soprattutto agli italiani. Vorremmo infatti sapere chi arriva da noi; vorremmo sapere quali precedenti penali hanno molti di coloro che arrivano in Italia. Sono troppi, infatti, i reati commessi. Ecco perché, signor Presidente, riteniamo che questa operazione debba essere solo l'inizio di un grande progetto per l'Africa, un grande progetto di protezione anche per la nostra Nazione. Mi limito a ricordare che è stato approvato e accolto anche dal Governo un ordine del giorno molto importante, che va nella direzione di aiutare gli imprenditori, le nostre imprese, le 100 imprese che ho citato anche in discussione generale. Speriamo che il Governo lo accolga definitivamente, anche stanziando i fondi per la restituzione di quasi 234 miliardi. Era un conflitto irrisolto e anche per questo debbo ringraziare per aver accolto l'ordine del giorno. Voglio concludere ricordando un'ultima cosa; quando nel 2008 il Governo Berlusconi aveva realizzato, insieme alla Libia e a Gheddafi, il Trattato di Bengasi, aveva visto avanti. Quando il ministro Moavero Milanesi è andato in Libia qualche giorno fa, il suo omologo Ministro degli esteri gli ha chiesto di tirare fuori per cortesia dal cassetto quel Trattato. Io ho piacere che in quest'Aula si sia affrontato anche questo argomento, che si sia reso merito ed onore a coloro che hanno realizzato quel Trattato e, segnatamente, al presidente Berlusconi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Di questo dobbiamo essere grati: è stato davvero lungimirante in politica estera. Per queste ragioni esprimeremo un voto favorevole sul provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . LUCIDI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, è un onore per me fare la mia prima dichiarazione di voto in questa legislatura su un tema importante, che è di grande attualità in questi giorni e in questi mesi. Devo però notare che in discussione generale siamo rimasti su temi veramente generali; ho sentito infatti parlare di molte cose. In realtà il decreto-legge è molto importante, ma semplice e, nella sua perimetrazione politica, parla di qualcosa di veramente specifico, di dodici motovedette che noi stiamo fornendo, dopo una sistemazione opportuna per la messa in mare, a supporto della Guardia costiera libica. È questo il perimetro del provvedimento. In quest'Aula abbiamo invece ascoltato molte altre parole. Vorrei fare invece una dichiarazione di voto nel merito del provvedimento, non come è stato fatto sia in discussione generale che in dichiarazione di voto. Scadremmo altrimenti in quello che a me piace definire contro populismo; voi ci accusate di essere dei populisti, ma probabilmente è peggio il contropopulismo, cioè dire sempre ed ostinatamente delle falsità nella speranza che diventino vere. Ho sentito citare una parola che forse è una sorta di speranza. Questa parola è continuità. Vorrei rassicurarvi che di continuità non c'è proprio niente. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non c'è proprio nessuna continuità; mettetevi l'anima in pace. Se c'è una continuità con qualcosa che era esistito nel passato, è con i principi costituzionali. Tra gli obiettivi del provvedimento troviamo infatti parole quali contrasto alla tratta degli esseri umani e salvataggio di vite umane. Questi sono principi costituzionali e qui, sì, c'è continuità. Non possiamo però con questo regalarvi una sorta di ancora di salvataggio, per restare in tema. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ho ascoltato anche parole che sinceramente vorrei rigettare al mittente. La nostra collega, senatrice Bonino, ha parlato di colore della pelle, di pacchia, di rispetto e di insulti. Ma cara Presidente, in questo decreto-legge queste parole non ci sono. Non contiene insulti, non c'è scritto "pacchia", non c'è scritto "colore della pelle". Nel decreto-legge è scritta semplicemente una parola che è "motovedette" che noi stiamo fornendo alla Guardia costiera libica. Ora, dico questo perché è inutile continuare a dire che è veramente difficile fornire questi oggetti a un Governo che non esiste, ad uno Stato che non esiste. Dobbiamo anche essere obiettivi, perché quando si tratta di rapporti commerciali, quando si parla di fare export in Paesi che sono completamente destabilizzati, guarda caso, l'interlocutore siete riusciti a trovarlo sempre. Allora probabilmente dovremmo fare uno sforzo e riuscire a trovarlo anche in questi ambiti. Gli obiettivi di questo decreto-legge erano tre sostanzialmente: il controllo dei flussi migratori, un tentativo di stabilizzare la Libia e, ripeto, il contrasto al traffico di esseri umani. Anche su questo va chiarito un punto. In passato c'è stata raccontata una Libia che in realtà non esisteva. Quando il segretario generale della NATO Stoltenberg veniva qui in Senato a raccontarci la sua Libia, quella che lui aveva conosciuto scarponi a terra, la sua visione era completamente differente dalla Libia che ci raccontavano Gentiloni Silveri e Alfano.