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Disposizioni a sostegno della promozione del libro, della lettura e della piccola e media editoria. Onorevoli Senatori. -- L'editoria nel nostro Paese sta attraversando una profonda crisi dovuta alla quasi totale mancanza di finanziamenti pubblici, a esclusione dei periodici di informazione giornalistica, e a un significativo «analfabetismo» di ritorno a chiusura del ciclo scolastico. L'Italia è agli ultimi posti tra i Paesi europei per la scarsa propensione alla lettura, con il 57 per cento di non lettori e solo un 17 per cento di lettori abituali. Le cause di questo fenomeno sono legate a molteplici fattori e certamente destinate ad aggravarsi con la frammentazione delle conoscenze causata dal digitale. Il 2012 era stato definito l' annus horribilis per le vendite. A fine ottobre, infatti -- secondo un’indagine Nielsen presentata all'inaugurazione della fiera della piccola e media editoria «Più Libri. Più Liberi» del 5-8 dicembre 2013 a Roma -- è stato registrato un --13,8 per cento del fatturato rispetto al 2011 (circa 151 milioni di euro in meno). Nel 2013, in un panorama generale non positivo, perde qualcosa la fiction straniera (che nel 2013 copre il 25 per cento, era il 25,4 per cento nello stesso periodo del 2012), cresce quella italiana (raggiunge il 14,1 per cento; era il 13,8 per cento nel 2012), così come riprende quota la saggistica (la cosiddetta non fiction generale, 17,3 per cento nel 2013, era al 17,1 per cento nel 2012). In calo la non fiction pratica (guide, libri per il tempo libero, libri di cucina, famiglia e benessere che passa dal 16 al 15,1 per cento) e la non fiction specialistica (vi rientrano testi di management , giurisprudenza, business , economia, computer , IT, che passa dal 14,5 al 14 per cento nel 2013). Sono i libri per ragazzi a far registrare un segno positivo: arrivano a coprire il 14,6 per cento delle vendite (era il 13,3 per cento nel 2012). Al già grave problema di un mercato sempre più qualificato ma sempre più ristretto si aggiungono altre gravissime vicissitudini. Per le case editrici di libri, infatti, è quasi pressoché negato l'accesso al credito. Le banche inseriscono gli editori in fondo all'elenco dei soggetti finanziabili in quanto non viene riconosciuto, in forma fidejussoria, il valore delle opere d'ingegno. L'altro grande nodo è rappresentato dalla distribuzione pressoché di appannaggio dei grandi gruppi editoriali, distorsione nelle regole del mercato che ha prodotto la progressiva scomparsa delle librerie indipendenti. Inoltre, l'indeterminatezza della figura dell'editore ha creato la nascita di testate editoriali, spesso afferenti a semplici tipografie, che si sono qualificate tali con la semplice registrazione alla camera di commercio e la dotazione di un numero di ISBN. I dati più recenti ci indicano in 7.590 il numero di editori censiti sul territorio nazionale, dei quali nel 2012 sono 5.074 quelli che hanno pubblicato almeno un titolo nell'anno e 1.326 quelli che ne hanno pubblicati più di dieci. Una frammentazione che ci fa riflettere sui reali confini nei quali far rientrare la categoria di «impresa editoriale». Infine, la mancanza di una adeguata limitazione dell'« Open Access » dei prodotti digitali provenienti da operazioni editoriali penalizza pesantemente gli investimenti delle imprese che operano nel settore scientifico e in modo particolare quello delle scienze umane. Bisogna, infatti, tenere presente che in tale realtà anche le proposte di determinare il « moving wall », prima della messa in rete, in 24 mesi risulta non adeguato ai tempi con i quali la produzione viene assorbita dal mercato. Il presente disegno di legge si ripropone di mettere in campo azioni per la promozione della cultura del libro a sostegno della piccola e media editoria indipendente, ossia di tutti gli operatori del mercato librario che abbiano un catalogo dal quale possa risultare un’attività continuativa e una linea editoriale precisa che corrisponda a un progetto culturale. Ne sono pertanto esclusi, cataloghi di promozione di prodotti merceologici e le pubblicazioni che abbiano più del 20 per cento di pubblicità nonché tutti i soggetti attivi nella stampa di un trimestrale o di un annuario iscritti alla camera di commercio al solo fine di ottenere una commessa specifica, nonché i quotidiani e i periodici legati all'attualità. Sono, invece, incluse tutte le società editrici che pubblicano almeno quattro titoli l'anno ovvero che abbiano maturato l'anno precedente almeno un fatturato di 100.000 euro, che abbiano almeno un dipendente a tempo indeterminato ( part-time o full-time ), che siano sul mercato da almeno due anni nonché tutte le espressioni della produzione libraria -- sia tradizionale su carta stampata sia digitale -- dalla narrativa alla saggistica, alle edizioni scolastiche, di ogni ordine e grado, all'annuaristica e alla saggistica tecnico-scientifica, di aggiornamento professionale. Il presente disegno di legge prende ispirazione dall'articolo 34 della Costituzione che recita «La scuola è aperta a tutti», sancendo il principio che tra i diritti costituzionalmente garantiti c'è anche quello all'istruzione. Se così è, sono necessarie nuove politiche fiscali affinché le spese librarie possano essere portate in detrazione al pari di quelle sanitarie. Occorre, inoltre, dare corso al mandato costituzionale per cui gli studi debbono essere gratuiti nei primi otto anni, mentre attualmente lo sono solo per i primi cinque anni. Per sostenere la piccola e media editoria indipendente vanno innanzitutto ripristinate le antiche agevolazioni delle tariffe postali e telefoniche, alla base dello svolgimento dell'attività libraria. Tra le positive consuetudini da recuperare dal passato ci sono anche le forme di sostegno per l'editoria di cultura come ad esempio la «Commissione per le riviste di elevato valore culturale», a cui Giovanni Spadolini affidò il compito di tutelare e mantenere in vita quasi un migliaio di testate, attraverso la concessione di un contributo attentamente ponderato sulla qualità scientifica e sulle effettive necessità di ciascuna rivista. Sarebbe sufficiente ricostituire la Commissione, facendola operare nell'ambito delle regole a suo tempo stabilite dal Presidente Spadolini. Il libro deve tornare al centro di tutte le attività di comunicazione obbligatoria della pubblica amministrazione per creare vie alternative alla promozione tradizionale, di appannaggio delle librerie: fiere, mostre e iniziative culturali, che vedano coinvolti tutti gli enti locali. Per l'annuaristica, poi, sono necessarie altre due azioni non onerose: obbligare la pubblica amministrazione a fornire i dati con medesime catalogazioni al fine di garantire sempre più trasparenza nonché a riconoscere gli annuari come titolari della pubblicità cui è obbligata da legge (legge 7 giugno 2000, n. 150).