[pronunce]

E, però, non ne ha tratto le dovute conseguenze al momento di formulare la propria richiesta. In questo caso, l'incoerenza "per eccesso" del petitum rispetto al postulato che fonda la doglianza (per cui sarebbe manifestamente irragionevole che il deturpamento e l'imbrattamento costituiscano reato, quando invece il danneggiamento soggiace solo a una sanzione civile) risulta persino più marcata. Il rimettente ha, infatti, chiesto a questa Corte di trasformare sic et simpliciter il reato di cui all'art. 639, primo comma, cod. pen. in "illecito punitivo civile", senza alcun riferimento limitativo né alle modalità della condotta, né all'oggetto materiale della stessa: laddove, per converso, appare evidente - per quanto in precedenza osservato - che, in base a quella premessa, la pronuncia sostitutiva dovrebbe essere circoscritta ai soli fatti di deturpamento o imbrattamento commessi con modalità o su cose diverse da quelle indicate nei primi due commi dell'art. 635 cod. pen. Neppure il Tribunale ordinario di Aosta ha, d'altro canto, offerto gli elementi per verificare se la ipotetica declaratoria di illegittimità costituzionale, "ritagliata" in termini logicamente coerenti con il suo postulato fondante, risulti effettivamente rilevante nel processo principale. Il giudice a quo non precisa, in specie, se il fatto di imbrattamento per cui si procede sia stato commesso senza violenza alla persona o minaccia o condizioni assimilate, né - soprattutto - se il bene imbrattato esuli dalla platea di quelli enumerati dal secondo comma dell'art. 635 cod. pen. Nel giudizio principale si discute, in effetti, dell'imbrattamento di un'autovettura e tra le ipotesi nelle quali il danneggiamento conserva rilevanza penale rientra, come già ricordato, quella del danneggiamento commesso su cose esposte, per necessità, per consuetudine o per destinazione, alla pubblica fede (art. 635, secondo comma, numero 1, in riferimento all'art. 625, primo comma, numero 7, cod. pen.). Secondo un consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità, le autovetture debbono considerarsi cose esposte alla pubblica fede allorché siano parcheggiate sulla pubblica via, o anche in luogo privato, ma aperto al pubblico o, comunque sia, facilmente accessibile da chiunque (ex plurimis, Corte di cassazione, sezione quinta penale, sentenza 6 dicembre 2016-8 maggio 2017, n. 22194; sezione quarta penale, sentenza 7-29 dicembre 2016, n. 55227). Ciò, in linea con la ratio legis, consistente nella volontà di reprimere con maggior rigore la lesione dell'affidamento che il proprietario o possessore si trova costretto a riporre nel rispetto da parte dei consociati delle cose lasciate costantemente, o per un certo tempo, senza custodia (Corte di cassazione, sezione seconda penale, 3 febbraio-3 marzo 2016, n. 8826; sezione seconda penale, 9 dicembre 2008-9 gennaio 2009, n. 561). Dunque, il danneggiamento di autovetture parcheggiate nei modi dianzi indicati costituisce tuttora reato (in questo senso, Corte di cassazione, sezione settima penale, ordinanza 14 novembre 2017-25 gennaio 2018, n. 3592). Ne deriva che, nel caso di specie, la questione - correttamente circoscritta - risulterebbe rilevante solo qualora, all'atto dell'imbrattamento, l'autovettura della persona offesa non fosse parcheggiata nella pubblica via, ovvero in luogo privato aperto al pubblico o, comunque sia, agevolmente accessibile: circostanza che, peraltro, non consta dall'ordinanza di rimessione, la quale non fornisce alcuna indicazione riguardo al luogo in cui l'autovettura imbrattata si trovava al momento del fatto. 5.2.- In confronto alla questione in esame, l'insufficienza della motivazione sulla rilevanza sussiste, peraltro, anche sotto un ulteriore e distinto profilo. L'autovettura è, infatti, un bene riconducibile, per sua natura, al genus dei «mezzi di trasporto pubblici o privati», il cui deturpamento o imbrattamento è punito (unitamente a quello dei beni immobili), non già dal censurato primo comma dell'art. 639 cod. pen. , ma (e in modo più rigoroso) dal primo periodo del secondo comma dello stesso articolo. Tale previsione punitiva - già vigente alla data di commissione del fatto per cui si procede nel giudizio a quo (27 settembre 2009), essendo stata introdotta dalla legge n. 94 del 2009 (entrata in vigore l'8 agosto 2009) - prevale evidentemente, in parte qua, in quanto maggiormente specifica, su quella del primo comma, riferita alla generalità dei beni mobili. Il Tribunale rimettente - chiamato a occuparsi della vicenda quale giudice di appello avverso una sentenza del giudice di pace che aveva condannato gli imputati per il reato di cui al primo comma dell'art. 639 cod. pen. - non ha, tuttavia, indicato le ragioni per quali non abbia ritenuto di dover riqualificare giuridicamente il fatto, inquadrandolo sotto una previsione punitiva diversa da quella censurata e primo visu più pertinente: operazione la cui ovvia conseguenza sarebbe quella di rendere irrilevante (sotto il profilo dell'aberratio ictus) la questione sottoposta all'esame di questa Corte. 5.3.- Anche la questione sollevata dal Tribunale ordinario di Aosta va dichiarata, dunque, inammissibile. L'ulteriore eccezione di inammissibilità formulata dal Presidente del Consiglio dei ministri - legata all'omessa motivazione del giudice a quo in ordine al motivo di appello degli imputati inteso a denunciare il difetto di querela - rimane assorbita.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 639, secondo comma, del codice penale, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Milano con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 639, primo comma, cod. pen. , sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., dal Tribunale ordinario di Aosta con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2018. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Franco MODUGNO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 maggio 2018. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA