[pronunce]

che, in linea preliminare, deve essere ribadita la legittimazione degli arbitri rituali a sollevare incidentalmente questione di legittimità costituzionale delle norme di legge che essi sono chiamati ad applicare (sentenze n. 223 del 2013 e n. 376 del 2001) e, quindi, sotto questo profilo, la questione è ammissibile, considerato che il rimettente ha diffusamente motivato in ordine al carattere rituale del procedimento in corso davanti allo stesso; che, tuttavia, sempre in linea preliminare, va ricordato che, per costante giurisprudenza costituzionale, rientra tra i poteri di questa Corte il sindacato, in sede di ammissibilità, sulla validità dei presupposti di esistenza del giudizio principale, qualora risultino manifestamente carenti (sentenze n. 61 del 2012 e n. 270 del 2010), ovvero manchi una plausibile motivazione in ordine agli stessi (tra le più recenti, ordinanze n. 325 e n. 269 del 2013); che in virtù dell'art. 34, comma 2, del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell'articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366), la clausola compromissoria «deve prevedere il numero e le modalità di nomina degli arbitri, conferendo in ogni caso, a pena di nullità, il potere di nomina di tutti gli arbitri a soggetto estraneo alla società»; che siffatta norma, secondo l'orientamento costante della Corte di cassazione, comporta la nullità della clausola che non sia stata adeguata alla stessa, mediante la previsione della nomina degli arbitri da parte di un soggetto estraneo alla società (Corte di cassazione, VI-3 sezione civile, sentenze 13 maggio 2011, n. 21202; 11 marzo 2011, n. 5913), essendo possibile attribuire alla società il potere di provocarne la nomina da parte dell'autorità giudiziaria, non anche quello di designarlo (Corte di cassazione, I sezione civile, sentenza 30 gennaio 2013, n. 2189), restando escluso che la clausola "non adeguata" possa continuare ad essere applicata accanto a (o invece di) quella conforme alla disposizione indicata (Corte di cassazione, VI-1 sezione civile, ordinanza 10 ottobre 2012, n. 17287); che, alla luce del citato orientamento, tenuto conto della modalità della designazione degli arbitri quale esposta nell'ordinanza di rimessione e sopra sintetizzata, il mancato esame, sotto questo profilo, della validità della clausola compromissoria si risolve in una carenza argomentativa in ordine alla potestas iudicandi degli stessi, che comporta la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale, per difetto di motivazione sulla rilevanza; che, peraltro, indipendentemente da ogni considerazione in ordine alla circostanza che l'istituto della riassunzione del giudizio è divenuto applicabile nei rapporti tra giudici ed arbitri soltanto in virtù della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 819-ter del codice di procedura civile, in parte qua (sentenza n. 223 del 2013), l'ordinanza di rimessione non ha specificato che il Tribunale ordinario di Trento ha fissato il termine per la riassunzione, ed ha invece indicato che la sentenza che ha definito il relativo giudizio è stata depositata il 10 novembre 2011 e che il procedimento arbitrale è stato promosso con atto notificato il 23 ottobre 2012, quindi oltre il termine stabilito dall'art. 50, primo comma, cod. proc. civ. ; che, pertanto, la pronuncia resa da detto Tribunale, benché abbia ritenuto valida la clausola compromissoria, siccome costituisce una sentenza resa sulla competenza, avrebbe effetti preclusivi soltanto per il giudice dello stesso processo (Corte di cassazione, III sezione civile, sentenza 14 novembre 2003, n. 17248) e il rimettente non ha motivato in ordine a siffatto profilo ed alle ragioni che potrebbero, invece, indurre a ritenere inesistente il proprio potere di accertare la validità della clausola compromissoria; che, quindi, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2941, primo comma, numero 7) del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione dal Collegio arbitrale di Padova, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 maggio 2014. F.to: Gaetano SILVESTRI, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 maggio 2014. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI