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come riportato dal giornalista, «la sede del telegiornale di Roma viene già sfruttata per ospitare i parlamentari appassionati di calcio con la proiezione delle partite di Champions League e una sana cena a buffet, mentre a Milano le delegazioni di politici - dai giovani under 30 all'intergruppo Innovazione - vanno a visitare i prodigi tecnologici del polo di Rogoredo»; infine, come riporta il quotidiano, nel momento in cui il giornalista ha contattato Atlantia e Sky Italia per verificare la notizia, «nel pomeriggio, Sky ha diffuso un comunicato atipico (...) per illustrare l'iniziativa, tentativo non originale e maldestro per prevenire eventuali polemiche»; considerato che: il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla legge n. 69 del 1963 che dalla stessa carta dei doveri quale "obbligo inderogabile". Gli organi di informazione sono l'anello di congiunzione tra il fatto e la collettività. Essi consentono alla collettività l'esercizio di quella sovranità che secondo l'articolo 1 della Costituzione "appartiene al popolo". Un'informazione che occulta o distorce la realtà dei fatti impedisce alla collettività un consapevole esercizio della sovranità. In più punti la carta dei doveri pone l'accento su quelli che, al pari del dovere di verità, vanno considerati valori etici assolutamente inderogabili: l'autonomia e la credibilità del giornalista; l'autonomia del giornalista serve a garantire l'obiettività dell'informazione. L'informazione obiettiva serve unicamente la collettività, ossia persegue un interesse generale. Il dovere di autonomia vuole impedire che la funzione giornalistica venga subordinata ad interessi particolari. È evidente, quindi, che particolari rapporti del giornalista con soggetti interessati ad un'informazione compiacente sono visti come il fumo negli occhi; tuttavia, non basta qualsiasi tipo di contatto a gettare un'ombra sulla professionalità del giornalista. Anzi, rapporti con i più disparati ambienti sono indispensabili per poter acquisire le notizie e garantire un'informazione precisa, dettagliata. La carta dei doveri vuole stigmatizzare non tanto il rapporto, quanto quegli elementi presenti in esso che indicano uno stato di sudditanza del giornalista o un interesse in conflitto con il dovere di verità. Insomma, casi il cui verificarsi ingenera quantomeno il dubbio sulla reale capacità o volontà del giornalista di dare vita ad un'informazione obiettiva. La Carta dei doveri tenta una "tipizzazione" di quelle situazioni in presenza delle quali si presume che l'autonomia e la credibilità del giornalista vengano meno. Innanzitutto, stigmatizzando l'adesione del giornalista "ad associazioni segrete o comunque in contrasto con l'articolo 18 della Costituzione"; in mancanza di normative di settore o di un registro nazionale dei lobbisti, in Italia il fenomeno del lobbying si è sviluppato in modo per lo più informale e a porte chiuse, ovvero in un sistema di lobbying ad personam , basato più che su procedure e comunicazioni valide, su relazioni sociali e personali; questo tipo di lobbying "vecchio stile" ha portato spesso a una degenerazione del fenomeno, con manifestazioni gravi e diffuse di corruzione; il settore lobbistico, proprio per l'assenza di regolamentazione adeguata, ha avuto e potrebbe continuare ad avere un impatto negativo sui livelli di trasparenza e di integrità del Parlamento e dei partiti politici; proprio il lobbying aziendale desta particolari preoccupazioni, perché vede manager di aziende con ingenti risorse a disposizione instaurare relazioni strette e informali con i legislatori, influenzando in tal modo le decisioni politiche e legislative del Paese; come dimostrato da diverse ricerche internazionali, in particolare quella condotta dagli atenei MediaAct della durata di 4 anni (dal 2010 al 2014), pubblicata nel libro "Journalist and media accountability. An international study of news people in the digital age", i giornalisti italiani tra i più pressati dalle lobby politico-affaristiche risultano anche i più refrattari a seguire principi e regole deontologiche, che pure il settore offre in modo copioso nel nostro Paese per fare un buon giornalismo, rispettoso e indipendente, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga opportuno istituire un registro pubblico dei lobbisti, obbligatorio e trasparente sul modello delle democrazie più avanzate, garantito da un'autorità super partes , considerando che negli ultimi anni il numero di lobbisti e società di lobbying è aumentato anche in Italia, con gli stessi che invocano una legge di regolamentazione; se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento, che potrebbero profilare ulteriori violazioni di leggi. Atto n. 4-01583 CIRIANI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: la legge n. 601 del 1962, recante "Modifiche alla legge 5 gennaio 1955, numero 12, sulla partecipazione dei ciechi ai concorsi a cattedre", all'articolo 1, dispone un elenco di materie rispetto alle quali è ammessa la partecipazione ai concorsi per l'insegnamento nelle scuole statali e pareggiate da parte dei laureati e diplomati ciechi; si tratta di un elenco tassativo, che ricomprende le seguenti discipline: "materie giuridiche ed economiche, storia, filosofia, musica e canto"; i laureati ciechi, prosegue la norma, "sono altresì ammessi a partecipare ai concorsi a cattedre per l'insegnamento dell'italiano, latino e greco nei licei classici; italiano, latino e storia negli istituti magistrali; italiano e latino nei licei scientifici; italiano e storia negli istituti tecnici ; lingue straniere in qualsiasi tipo di scuola"; detto elenco risulta essere stato già ampliato dalla citata legge n. 601 del 1962, in quanto la precedente normativa (legge n. 12 del 1955) prevedeva una lista ancora più ristretta ("musica, canto, storia, filosofia, diritto, economia e tutte le materie che non comportino la correzione di elaborati di classe, esperienze di laboratorio o grafiche"); come segnalato all'interrogante da un cittadino privo di vista ed in possesso di laurea in Ingegneria chimica, sulla base del dettato della norma sarebbe conseguentemente preclusa la partecipazione al concorso per l'arruolamento di docenti nelle graduatorie di terza fascia; alla stessa persona, però, sarebbe stata invece consentita la prestazione di attività di insegnamento in qualità di supplente, nelle materie contrassegnate dalle classi di concorso A34 - Scienze e tecnologie chimiche e A20 - Fisica; sulla base di quanto evidenziato, dunque, mentre da un lato ai cittadini privi di vista, proprio per effetto dei limiti disciplinari posti dalla legge n. 601, sarebbe preclusa la partecipazione al concorso per l'arruolamento di docenti nelle graduatorie di terza fascia e l'abilitazione all'insegnamento nelle medesime materie tecniche, sarebbe invece consentita agli stessi cittadini, nelle medesime condizioni e per le medesime materie, la prestazione di attività di insegnamento in qualità di supplente;