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Dentro la risoluzione presentata dalle forze di opposizione che siedono in quest'Aula ci sono molti punti importanti e strategici, che possono essere messi, a mio avviso, sul tavolo di una discussione seria che vorrei fare con lo spirito che ho provato prima ad indicare, ma che non è strettamente legata alla materia del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Dovremmo decidere cosa fare sulla questione dell'area Shengen. Vi ho detto la mia opinione: per me non ci sono le condizioni sanitarie nel mondo per ridurre subito, per esempio, le condizioni di quarantena per i Paesi extraeuropei, così come abbiamo fatto invece per i Paesi europei. Dovremmo anche in questo decreto discutere e ragionare delle scelte sulle prestazioni sportive. Ormai la nostra valutazione è che ci siano le condizioni per riprendere il campionato e far giocare le semifinali e le finali di Coppa Italia. Dentro la risoluzione presentata dai Gruppi che siedono alla mia destra ci sono una serie di indicazioni su cui sono disponibile a ragionare, a discutere e a confrontarmi, ma non ci sono dal mio punto di vista le condizioni per assumerle in una risoluzione legata alla definizione di un DPCM che invece è strettamente connesso alle misure di riapertura che dobbiamo decidere da qui alle prossime ore. La risoluzione presentata dalle forze di maggioranza, anche se molto più breve, dà un'indicazione chiara, cioè dice che dobbiamo continuare questo percorso di riapertura, che dobbiamo farlo con prudenza e gradualità e che il Paese, a partire dai dati del monitoraggio, può provare con coraggio ad affrontare questa sfida nuova di continuazione del percorso che ho provato velocemente ad indicare. Solo per questa ragione e ribadendo la mia piena disponibilità al confronto su alcuni punti di merito, che tra l'altro condivido e che ritengo dobbiamo mettere a sistema nella fase di discussione che verrà sulla riforma del Servizio sanitario nazionale, esprimo evidentemente un parere non positivo sulla risoluzione dei Gruppi di minoranza e un parere positivo sulla risoluzione dei Gruppi di maggioranza. (Applausi). PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Ministro Speranza, lei ci ha ricordato che ci troviamo saldamente, rispetto all'indice Rt, sotto la soglia di 1 e la strategia messa in campo dal Governo in questo caso, con il piano di riaperture graduali dopo il 4 maggio, sta effettivamente portando a risultati soddisfacenti, seppure con alcune criticità. Ora, se mi consente, viene la fase più difficile e quindi massimo rispetto alle norme igieniche, all'uso delle mascherine, al distanziamento sociale. Le imprese e gli esercizi commerciali stanno rispondendo con grande rigore a questi accorgimenti. Purtroppo, però, leggiamo ancora troppo spesso di assembramenti, in particolare di sera, che destano una certa preoccupazione. Sarebbe devastante se nella pubblica percezione si sedimentasse la convinzione che il ritorno alla normalità coincida con la sconfitta del virus. Sono quindi pienamente d'accordo con lei, quando invita a non mandare messaggi contraddittori, alimentando una surreale divisione in pessimisti e ottimisti. La verità è che saranno i comportamenti personali a determinare o meno una seconda ondata, un'eventualità che dal punto di vista economico sarebbe devastante, motivo per cui gli inviti alla responsabilità devono essere ancora più forti e incalzanti. Ci vuole una base del genere per sviluppare una politica che, oltre ai principi della prudenza e della proporzionalità, sia guidata dalla logica della programmazione. Il salto di qualità da compiere non è tanto nella velocità di reazione, quanto nella capacità di immaginare scenari plurimi, affinché gli interventi siano il meno invasivi possibile per la tenuta socioeconomica ma servano a sanare le tante ferite causate dal lockdown con cui cominciamo adesso a fare i conti. Tutti sappiamo, ad esempio, che le strutture ospedaliere in questi mesi hanno rimandato gli interventi non urgenti, portando inevitabilmente ad un aggravamento delle condizioni di questi pazienti e ad un allungamento delle liste d'attesa nella diagnostica. Credo quindi che nella fase 3 un grosso obiettivo sia proprio questo della normalizzazione del nostro sistema sanitario e quindi ridare piena attenzione a tutte le categorie di pazienti. Ricadute simili si trovano in tutti i campi. Visibili sono le ripercussioni economiche, visibile è l'aumento delle diseguaglianze sociali, con la prolungata chiusura delle scuole, visibile è la maggiore esposizione delle fasce più deboli della popolazione, visibile è l'effetto della chiusura delle frontiere per i territori di confine, con l'impoverimento della vita sociale ed economica. Serve quindi una strategia totale, a 360 gradi, in cui un ruolo prezioso potrà essere giocato ad esempio dalla app Immuni e tuttavia, come è stato denunciato anche in Commissione, non è ancora chiaro come dovranno comportarsi i cittadini in caso di segnalazione di contatto con il contagio. Ci si chiede se i cittadini dovranno andare in quarantena, se saranno sottoposti a tampone, se verranno allertate tutte le persone che sono state a contatto con loro e anche se non dovessero esserci dei sintomi, e quale sarà e per quante persone e che protocollo sarà da seguire. Queste sono alcune delle domande che si fa l'opinione pubblica. Aggiungo che in questo periodo di quattro mesi di epidemia sicuramente sono tanti gli aspetti medico scientifici da chiarire ed è normale. Non si può pretendere che in quattro mesi ci possano essere protocolli sanitari di diagnosi e terapia perfetti, a volte ci sono ci vogliono degli anni per stabilire questi aspetti. Mi riferisco ai test immunologici, di cui abbiamo parlato questa mattina nella discussione sul disegno di legge che affiderà all'Istat questo importante campionamento della popolazione. Quanto dura l'immunizzazione? Qual è la validità dei test? Purtroppo, in questo periodo abbiamo assistito anche a un mercimonio di questi test, poco rispettoso della popolazione, che naturalmente è da censurare pesantemente. Qual è la validità dei protocolli terapeutici? Non nascondo che anch'io, come medico, mi sono trovato a volte in difficoltà nel leggere alcune notizie, come ad esempio quella sulla perplessità che è stata addirittura lanciata da un'autorevole rivista scientifica sull'uso della idrossiclorochina. Sappiamo tutti come l'idrossiclorochina abbia rappresentato uno dei capisaldi della terapia del Covid-19 in questo periodo. Credo quindi che la fase 3 rappresenti proprio il momento importante per un'approfondita discussione scientifica, naturalmente secondo il criterio rigoroso del metodo scientifico, per dare protocolli il più possibile certi di diagnosi e terapia, proprio per prepararci ad un'eventuale nuova ondata in autunno. Credo che, soprattutto per il mondo scientifico, questo rappresenti il primo obiettivo. Signor Ministro, ritengo che la pandemia dimostri anche altre cose, come l'importanza della medicina di famiglia. Ho già ricordato altre volte l'importanza dei miei colleghi, i medici di famiglia. Credo debba aprirsi prima o poi un importante dibattito sulla funzione della medicina generale, che rappresenta veramente il pilastro della medicina sul territorio. Occorrerà decidere cosa far fare ai medici di famiglia, che hanno rappresentato un importante attore, soprattutto durante questa epidemia.