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Ciò avrebbe permesso a tutta l'Assemblea, anche ai senatori che non hanno seguito in 1 a Commissione tutto l'evolversi delle varie proposte normative, di avere una visione più complessiva. Invece non si è voluta accettare questa proposta, inserendo all'ordine del giorno dei lavori dell'Assemblea di domani mattina l'esame del disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari. Per quale motivo, a nostro avviso, non si è voluta accettare questa proposta, che riformulo in questa sede come proposta di modifica del calendario? Noi proponiamo che la discussione del disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari sia prevista in calendario insieme all'esame del disegno di legge contenente disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare rafforzata. Per quale motivo non si è voluti addivenire a questa proposta che è di buon senso e di senso istituzionale? Evidentemente, come al solito, perché anche le modifiche della Costituzione e in particolare la riduzione del numero dei parlamentari non vengono portate avanti con l'intento di creare un assetto istituzionale di un certo tipo, ma vi è un'ansia di prestazione. C'è un'ansia di propaganda, di farne uno strumento di propaganda da agitare, come sempre, contro la cosiddetta casta, senza rendersi conto di quali sono le conseguenze sul piano della democrazia rappresentativa e parlamentare della riduzione del numero dei parlamentari. Abbiamo già approvato l'adattamento della legge elettorale alla riduzione del numero dei parlamentari e ancora una volta voglio far riflettere tutti che non si tratta di un passaggio da sottovalutare: è un passaggio che modificherà pesantemente gli assetti dal punto di vista della rappresentanza dei territori, dei rapporti con gli elettori e soprattutto del pluralismo. Signor Presidente, una democrazia non può essere definita come tale se non ha come cardine fondamentale il principio della rappresentanza e del pluralismo della rappresentanza. Lei lo sa, signor Presidente, perché quando la Corte costituzionale intervenne sulla legge elettorale che portava il suo nome, con la sentenza n. 1 del 2014 sul cosiddetto Porcellum, ha fotografato in modo molto chiaro il suo pensiero, dicendo con chiarezza che nessun elemento, anche legato all'esigenza forte di governabilità, razionalità ed efficienza, può comprimere l'elemento cardine della rappresentanza e del pluralismo. Per questi motivi troviamo assolutamente inopportuna questa accelerazione. Tra l'altro, sarebbe stato necessario aspettare solo due settimane per poter arrivare ad una sessione unica sulle modifiche costituzionali, che a nostro avviso ci avrebbe permesso una discussione molto più seria e molto più approfondita dei vari disegni di legge. Per questo motivo chiedo di modificare il calendario e di spostare l'esame del disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari, per affrontarlo insieme alla trattazione del disegno di legge contenente disposizioni in materia di iniziativa legislativa popolare rafforzata. MARCUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signor Presidente, devo dire che nella Conferenza dei Capigruppo ultimamente si respira un'aria un po' pesante. Ho chiesto alla Presidenza del Senato di porre attenzione al nostro Regolamento e, magari, ogni tanto, di avere l'approccio secondo cui i regolamenti si approvano e poi si prova anche a rispettarli; non dico che si rispettino sempre. Invece, come si è fatto troppe volte in quest'anno, anche oggi si è deciso di rinunciare alla norma del Regolamento che prevede di distribuire i lavori a settimane alterne: una settimana in Assemblea, una settimana per gli approfondimenti delle Commissioni. Questa è la prima questione che tengo a sottolineare. Se la consapevolezza della Presidenza e dei Capigruppo di maggioranza è che quella norma del Regolamento non possa essere applicata, sono disponibile, insieme a voi tutti, a convocare la Giunta per il Regolamento, esaminarla e modificarla. Quello che credo non sia tollerabile è che ci sia un Regolamento che in maniera puntuale e determinata e con il consenso della Presidenza del Senato si decide di non rispettare. Dopodiché, ritengo che la proposta fatta da tutti - ripeto: tutti - i Capigruppo di opposizione di avere qualche giorno di tempo in più per discutere di questa sbagliata riforma costituzionale e di rimandarne l'esame alla prossima settimana, magari congiuntamente con gli altri provvedimenti di riforma costituzionale, vada approvata, ragion per cui voteremo a favore. Tra l'altro, il disegno di legge sulla tutela delle vittime della violenza di genere ha concluso il suo iter in Commissione e avremmo potuto discuterlo e votarlo domani mattina, anche rispettando le esigenze della Presidenza della Commissione di inchiesta sul femminicidio; domani, nel pomeriggio, e giovedì avremmo esaminato le 14 ratifiche previste e la settimana successiva saremmo potuti andare - con l'accordo di tutti - a discutere, approfondire e votare la riforma costituzionale. Come dicevo, si vive, all'interno della Conferenza dei Capigruppo, un clima pesante e difficile, probabilmente dovuto alla instabilità e agli scontri all'interno della maggioranza; tuttavia, credo si debba fare davvero di tutto perché questo non influenzi negativamente l'attività del Senato. Quindi, la nostra proposta è quella esposta, chiediamo di metterla in votazione e invitiamo i Gruppi di maggioranza a fare una riflessione, invece, sulla loro mancata disponibilità nei confronti delle opposizioni, perché non è così che si costruisce il futuro del Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . BERNINI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FI-BP) . Signor Presidente, credo che una buona parte della proposta, così come noi del Gruppo parlamentare Forza Italia l'abbiamo articolata nella Capigruppo, sia stata ampiamente descritta e rappresentata dai colleghi che mi hanno preceduto. Non è casuale che noi si sia chiesta una sessione costituzionale: stiamo maneggiando materiale delicatissimo, la Costituzione della Repubblica italiana, che si basa non solo su di un principio di rappresentanza popolare, ma soprattutto su di un principio di democrazia rappresentativa. Voi tutti me lo insegnate: quando si modifica il numero dei parlamentari e quando si parla di iniziativa legislativa popolare rafforzata si tocca il principio della rappresentanza; si tocca il cuore del potere legislativo, cioè tutti noi. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Colleghi, ve lo posso assicurare e non dovete credere alla mia parola, dovete credere ai voti che abbiamo espresso e al nostro comportamento in Commissione, che è stato sempre corretto, collaborativo, anche se, purtroppo, la nostra collaborazione non è mai stata pagata con lo stesso amore e la stessa disponibilità da parte della maggioranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Oggi in Commissione, colleghi della maggioranza, oltre che colleghi dell'opposizione, abbiamo anche capito perché, quando abbiamo proposto la sessione costituzionale. E vi assicuro che non avevamo alcun intento ostruzionistico, ma la volontà di trattare quella parte della Costituzione che tocca tutti noi, ma soprattutto tocca il popolo italiano da noi rappresentato. Già, perché noi non siamo qui per una vocazione turistica, non siamo dei turisti della democrazia: