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Il punto su cui ci sono tutti gli elementi per porre una pregiudiziale di costituzionalità e per ravvedere la palese incostituzionalità del decreto-legge è il fatto che si tratta, con tutta evidenza, di una serie di disposizioni, peraltro previste in modo anche molto confusionario, destinate a incidere su diversi settori. Vorrei citarne alcuni: dai trasferimenti erariali dello Stato a una sorta di election day per quanto riguarda le elezioni dei Presidenti e dei Consigli provinciali, delle intercettazioni, ad alcune deroghe molto strane operanti, per esempio, solo per Ischia e non magari per le altre isole. Si tratta, insomma, di un coacervo di norme che dimostrano ancora volta un uso improprio e arbitrario dello strumento della decretazione di urgenza e francamente non ci saremmo aspettati che venisse presentato d'estate: magari ne avremo un altro a fine anno e anche questo rappresenterà un'ulteriore novità. Spesso e volentieri, nella scorsa legislatura, i 5 Stelle hanno presentato giustamente pregiudiziali di costituzionalità su moltissimi decreti-legge cosiddetti milleproroghe, a dimostrazione del fatto che il ricorso a un decreto-legge come questo di proroga termini, come noi ostinatamente, in questi anni, abbiamo sottolineato portando avanti il nostro ragionamento, è indice dell'incapacità degli Esecutivi, a questo punto dei vari Governi (e questo non fa eccezione, ahimè), di dirigere in modo efficace ed efficiente la macchina amministrativa dello Stato. È indice dell'incapacità di assicurare il buon andamento della pubblica amministrazione, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 97 della Costituzione. Il ricorso sistematico non solo allo strumento dei decreti-legge - di cui abbiamo avuto svariati esempi in questi anni - ma a un decreto-legge cosiddetto milleproroghe, che riguarda una serie eterogenea di interventi che dovevano essere adottati già da tempo, è evidentemente una sorta di dichiarazione di colpevolezza della non capacità della pubblica amministrazione e della non capacità degli Esecutivi di dirigere la pubblica amministrazione e i singoli Ministeri. Abbiamo avuto casi - che spero non si verifichino nuovamente - addirittura di proroga di entrata in vigore di regolamenti che si sono susseguiti negli anni: qualcuno per dieci, undici o dodici anni. Il ricorso stesso a questo strumento, a nostro avviso denuncia una palese incapacità. Non possiamo quindi che ravvisare una evidente incostituzionalità, che sta soprattutto nell'utilizzo reiterato dello strumento. Peraltro, questo Governo non solo non fa eccezione, ma addirittura rischia di raddoppiare perché ci troviamo un milleproroghe estivo. Reiterando continuamente si abusa non solo della decretazione di urgenza - e speriamo che su questo si ponga finalmente un freno - ma addirittura di uno strumento come quello del milleproroghe che, per l'eterogeneità dei contenuti, interviene denunciando se stesso, ovvero una palese incapacità di affrontare e risolvere una serie di problemi che spesso si trascinano da moltissimi anni, con uno sbilanciamento palese, una forzatura tra Parlamento ed Esecutivo, che costituisce di per sé un vulnus della Carta costituzionale. Per tutti questi motivi, noi non ravvisiamo la possibilità di procedere oltre e chiediamo all'Assemblea di dare finalmente un segnale, per avere un'efficacia educativa, evitando magari, visto che è stato presentato d'estate, di ritrovarci un secondo decreto-legge milleproroghe, come da tradizione negativa, anche a fine anno. Chiediamo pertanto di non procedere all'esame del disegno di legge n. 717, di conversione in legge di questo cosiddetto milleproroghe, per palese, accertato e reiterato utilizzo - certo, non in questo Governo, ma nello strumento sì - del decreto milleproroghe. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Mallegni per illustrare la questione pregiudiziale QP3. MALLEGNI (FI-BP) . Signor Presidente, «Il nuovo Governo si trova oggi per la prima volta» «ad affrontare la questione principe che ci sta a cuore, cioè l'abuso della decretazione d'urgenza. Il decreto milleproroghe al nostro esame, però, non evidenzia solo l'abuso della decretazione d'urgenza, ma rappresenta la summa maxima di una legislazione bizantina che si perpetua nel cavillo e nel rimando, con lunghissime citazioni di commi, articoli e leggi»; pertanto, «in questa solita cavillosità, in questo solito bizantinismo legislativo, si trovano insieme tranelli nascosti». (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Chiedo scusa alla Presidenza e al senatore Vitali che ha fatto partire l'applauso, ma devo aver sbagliato foglio, perché questo è quello che ha detto il collega Crimi il 26 febbraio 2014. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Chiedo scusa all'Assemblea se mi sono confuso. CRIMI , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . La citazione è sbagliata. MALLEGNI (FI-BP) . Io ho grande rispetto per il senatore Crimi e peraltro condivido questa posizione in relazione alla logica del milleproroghe perché è corretta e ve lo dico da ex amministratore locale, quindi da persona vicina alle esigenze dei cittadini (stamani ho sentito parlare più volte di sindaci, amministratori locali e io sono stato sindaco per tre mandati). La decretazione d'urgenza è da utilizzare, come dice la parola stessa, in momenti particolari, perché altrimenti siamo tornati ad avere un Paese che aspetta almeno un paio di volte l'anno il decreto milleproroghe; aspetta che il Parlamento si esprima su questioni anche importanti (in questo decreto-legge si parla di Province, di giustizia, di ambiente), questioni rispetto alle quali il territorio, gli enti locali, i cittadini, le famiglie e le imprese si sono già avviati ad una ottemperanza delle norme, che sono norme vigenti dello Stato, approvate da Camera e Senato, su cui poi, ad un certo punto, interviene il decreto milleproroghe. Io credo che quando si governa un Paese non lo si faccia per il consenso; non si deve governare per il consenso, ma perché le norme che si approvano debbono essere definitive. Non si può, finché siamo all'opposizione, parlare di un Paese che non tiene conto di regole, che non ha determinatezza nell'applicazione della giustizia, che non ha regole precise nella gestione dell'ambiente, del rapporto col territorio, di impegni che le imprese e le famiglie si devono prendere in funzione di una legge dello Stato e poi, quando si arriva al Governo, la prima cosa che si fa è questa. Permettetemi di dire che questa Assemblea e le Commissioni stanno discutendo da un mese e mezzo di due o tre questioni: il trasferimento delle motovedette alla Libia, un decreto dignità che arriverà blindato al Senato e che ha perso pezzi in tre settimane di discussione, più che altro sulla stampa e sui social network che paiono essere una passione almeno di una parte politica della maggioranza; e adesso si sta parlando del decreto milleproroghe, quindi di null'altro.