[pronunce]

Prosegue la ricorrente affermando come, secondo la giurisprudenza di questa Corte, per nuove entrate tributarie debbano intendersi soltanto quelle derivanti da un atto impositivo nuovo, in mancanza del quale l'entrata non si sarebbe verificata, e che è preclusa la devoluzione allo Stato di entrate tributarie, riscosse nel territorio siciliano, prive del carattere della novità. Ribadita, pertanto, la carenza di tale carattere nell'ipotesi in questione - poiché la disciplina impugnata incide su fattispecie già oggetto di tassazione ed il cui provento era di specifica e sicura spettanza regionale - la ricorrente chiede che venga dichiarata la illegittimità costituzionale del comma 230 dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009, in quanto lesivo delle attribuzioni regionali in materia finanziaria quali risultanti dagli artt. 36 e 37 dello Statuto di autonomia e dall'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965. 2. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata. 2.1. - Ritiene, infatti, la difesa erariale che la interpretazione della disposizione censurata operata dalla ricorrente sia incoerente e frutto di un esame della stessa non coordinato col restante tessuto normativo in argomento. Rilevato che il comma 229 dell'art. 2 della legge n. 191 si limita a prorogare l'efficacia delle disposizioni già contenute negli artt. 5 e 7 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni in tema di formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2002), disposizioni queste ultime già, d'altra parte, oggetto di precedenti proroghe contenute in diversi provvedimenti legislativi, e che, in passato, come affermato anche dalla ricorrente, il gettito tributario derivante dalla applicazione di siffatta normativa era stato attribuito alla Regione siciliana, non appare chiaro alla resistente difesa il motivo per cui la Regione ritenga ora che, diversamente da quanto sinora avvenuto, dalla proroga disposta con la legge n. 191 del 2009 deriverebbe la devoluzione allo Stato del gettito dell'imposta sostitutiva. Ad avviso dell'Avvocatura una lettura coerente delle disposizioni in questione dovrebbe far ritenere la continuità dell'applicazione dei criteri finora seguiti nella assegnazione delle risorse finanziarie derivanti dall'imposta sostitutiva. 2.2. - La diversa interpretazione fornita dalla ricorrente si fonda esclusivamente su di un dato letterale, trascurando i risultati cui si perviene tramite un'esegesi di tipo sistematico, che tenga conto della prassi previgente e dei principi costituzionali in materia. Deve, infatti, riconoscersi che il comma 229 dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009 ha inteso prorogare non solo la normativa sostanziale concernente l'imposta sostitutiva contenuta negli artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001, ma l'intero pertinente corpus normativo, ivi compreso l'art. 79 della legge ultima citata, il quale contiene una clausola di salvaguardia in base alla quale le disposizioni di cui alla legge n. 448 del 2001 sono applicabili nei confronti di Regioni e Provincie speciali compatibilmente con quanto prevedono gli statuti di autonomia. Così come per le precedenti proroghe, in relazione alle quali non si è mai posta in dubbio la persistenza della clausola di salvaguardia, anche nel caso presente non vi è ragione di ritenere che sia stato alterato il consolidato sistema di riparto del gettito della imposta sostitutiva, quale derivante dall'applicazione dei principi costituzionali di cui agli artt. 36 e 37 dello statuto di autonomia della Regione siciliana e alle relative norme di attuazione. Soggiunge, peraltro, la difesa erariale che non sarebbero condivisibili le considerazioni svolte dalla ricorrente in ordine al fatto che le disposizioni di cui al comma 250 dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009 non comporterebbero la destinazione delle maggiori entrate tributarie derivanti dalla applicazione della imposta sostitutiva a particolari finalità dello Stato, tale da giustificarne, in via astratta, la attribuzione a quest'ultimo. Ritiene, infatti, l'Avvocatura che la specifica e puntuale individuazione nell'Elenco 1 allegato alla legge n. 191 delle finalità per le quali è istituito il fondo cui, in linea di principio, affluisce il gettito dell'imposta sostitutiva, ricorrendo i requisiti previsti dall'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, consentirebbe la deroga all'abituale criterio di attribuzione delle entrate tributarie relative alla Regione siciliana. 3. - In prossimità della udienza pubblica, la ricorrente Regione siciliana ha depositato una memoria illustrativa nella quale insiste per la dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma impugnata. In particolare, contesta la perdurante applicabilità dell'art. 79 della legge n. 448 del 2001, escludendo, altresì, che sussistano i requisiti che, in base a quanto prevedono le norme di rango costituzionale, giustificherebbero la mancata attribuzione alle finanze regionali del gettito dell'imposta sostitutiva di cui alla legge ultima citata. 4. - Anche l'Avvocatura dello Stato ha depositato una breve memoria illustrativa, nella quale ribadisce che, dovendo le disposizioni legislative essere interpretate in senso conforme a Costituzione, l'art. 2, comma 229, della legge 191 del 2009, nel differire ulteriormente i termini di applicazione del regime della imposta sostitutiva prevista dagli artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001, ha inteso prorogare la applicabilità dell'intera normativa riferita a detto tributo, ivi compreso, pertanto, l'art. 79 della legge n. 448 del 2001, che, facendo salve le prerogative di Regioni e Provincie ad autonomia speciale, esclude la applicabilità, nella parte loro riferibile, del censurato comma 230 dell'art. 2 della legge n. 191. Tale considerazione, secondo quanto dalla medesima sostenuto, assorbe i rilievi, che pur l'Avvocatura conferma, sulla non lesività per le prerogative siciliane dell'eventuale destinazione del gettito della imposta sostitutiva riscossa sull'isola al fondo di cui al comma 250 del medesimo art. 2 della legge n. 191.1.