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Ciò consentirebbe, innanzitutto, di garantire ragionevolezza e parità di trattamento tra situazioni assolutamente sovrapponibili, come i reati per violazioni agli obblighi di prevenzione incendi nei luoghi di lavoro, ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008, già assistiti dal meccanismo del decreto legislativo n. 758 del 1994, ed i reati per attività soggette ai controlli di prevenzione incendi non qualificabili come luogo di lavoro come, ad esempio, autorimesse, centrali termiche, edifici civili, deposito di gas GPL ad uso domestico, eccetera. La proposta, in secondo luogo, permetterebbe di semplificare la procedura sanzionatoria, da un lato applicando il principio del favor rei , dall'altro consentendo di attivare un meccanismo virtuoso volto a conseguire l'obiettivo prioritario di incentivare il titolare a ripristinare il bene leso e cioè a mettere l'attività in condizioni di sicurezza antincendio, anche quando tale attività non è inserita in un contesto lavorativo. Inoltre, si permetterebbe di uniformare le procedure delle strutture territoriali del Corpo nazionale a valutazioni giudiziarie, già espresse in alcune sedi, che già hanno consentito il ricorso alle procedure previste dal decreto legislativo n. 758 del 1994 anche nei casi di attività che non si configurano come luoghi di lavoro. La norma proposta, in analogia a quanto già previsto dall'articolo 46 del decreto legislativo n. 81 del 2008, individua, infine, la destinazione dei maggiori proventi introitati a seguito dell'applicazione delle sanzioni in argomento comminate dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Il sistema di individuazione e canalizzazione dei maggiori introiti verrà attuato similmente ai citati introiti di cui all'articolo 46 del decreto legislativo n. 81 del 2008 (istituzione di un codice tributo ad hoc correlato ad uno specifico capitolo di entrata e puntuale verbalizzazione in sede di elevazione della sanzione), ciò allo scopo di disporre in corso d'anno alla riassegnazione delle sole somme relative ai maggiori proventi, salvaguardando in tal modo il livello ordinario degli attuali introiti per l'Erario. Pertanto, in merito a quest'ultimo aspetto si evidenzia la neutralità finanziaria della disposizione, specificando che la riassegnabilità dei proventi originati dalla sanzione non altera i saldi di bilancio poiché essi rappresentano una nuova fonte di entrata che viene finalizzata al miglioramento dei livelli di sicurezza e prevenzione antincendio. Il comma 2 introduce una norma transitoria che assicura la sanzionabilità in via amministrativa delle condotte commesse prima dell'entrata in vigore della presente legge purché il procedimento penale non sia già stato definito. Il sistema del cosiddetto « manutentore unico » introdotto dall'articolo 12, comma 2 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, che ha attribuito all'Agenzia del demanio il processo decisionale degli interventi manutentivi sugli immobili dello Stato e sugli immobili di proprietà di terzi in uso alle Amministrazioni dello Stato, si è rivelato assolutamente inadeguato a soddisfare i fabbisogni manutentivi delle sedi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e ad assicurare la funzionalità di tali strutture, che, per le missioni istituzionali chiamate a svolgere, non possono essere assimilate agli altri immobili utilizzati dalle citate Amministrazioni dello Stato. Difatti, l'attuale procedura prevede l'esclusione dell'utilizzo del sistema del « manutentore unico » limitatamente ai casi di cui alla lettera d) dell'articolo 12 del citato decreto-legge n. 98 del 2011 (interventi di piccola manutenzione ed adeguamento alle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro) e alle ipotesi di imprevedibili ed indifferibili esigenze di pronta operatività di cui al comma 2- bis del medesimo articolo. Ciò comporta che al di fuori delle citate ipotesi, riferite a pochi e limitati casi la cui risoluzione non costituisce una risposta soddisfacente rispetto al complesso delle esigenze manutentive delle sedi del Corpo stesso, affidate al cosiddetto « manutentore unico », non è possibile intervenire tempestivamente ed autonomamente, come pur il Corpo nazionale sarebbe in condizioni di fare, dovendo al contrario utilizzare il sistema in argomento, con l'inserimento della richiesta nell'apposito « Portale » in cui confluiscono le richieste di tutte le altre amministrazioni pubbliche. Ciò con inevitabili ripercussioni sui tempi degli interventi manutentivi, per la realizzazione dei quali potrebbero occorrere anche diversi anni. Detto sistema paralizza l'immediatezza della realizzazione delle opere che, al contrario, potrebbe essere garantita da una gestione in autonomia da parte del Corpo nazionale degli interventi in argomento. Pertanto, la modifica proposta intende escludere totalmente il Corpo nazionale dei vigili del fuoco da tale disciplina, analogamente a quanto già previsto per altre amministrazioni, anch'esse evidentemente caratterizzate dalla peculiarità delle funzioni esercitate. L'intervento normativo che si propone è rafforzato dalle note e indiscutibili competenze tecniche ed ingegneristiche dei vigili del fuoco, unitamente alla capacità degli uffici tecnici di valutare gli interventi da effettuare e di dirigere gli stessi. Peraltro, si rileva che tenere per lungo tempo le sedi in attesa di interventi necessari, oltre che riflessi negativi sulla funzionalità delle stesse e quindi sulle attività delle Corpo (soccorso pubblico, prevenzione incendi, protezione civile, difesa civile), genera anche un diffuso malcontento, con riflessi sul benessere nei luoghi di lavoro, sovente portato all'attenzione dalle rappresentanze del personale, che, per i vincoli posti dalla norma sul « manutentore unico », non può essere gestito dall'amministrazione. Si soggiunge che le strutture operative del Corpo nazionale, unitamente alle dotazioni dei mezzi e dei dispositivi di protezione individuale degli operatori, risultano determinanti ai fini della percezione dell'immagine del Corpo da parte dell'opinione pubblica. Pur essendo questa Amministrazione pienamente consapevole del criterio di razionalizzazione della spesa pubblica, che ha determinato il legislatore a innovare la gestione delle manutenzioni statali, è necessario evidenziare come tale sistema sia, ad oggi, caratterizzato da estrema incertezza, estenuanti tempi di istruttoria da parte del Demanio, che si traducono, nella stragrande maggioranza dei casi, nella mancata realizzazione degli interventi richiesti e nel conseguente intralcio all'attività di soccorso. Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, che nell'anno 2016, nella regione Lazio su 94 richieste inserite nel relativo portale istituito presso l'Agenzia del demanio da parte dei Comandi provinciali dei vigili del fuoco, sono stati effettuati solo 2 interventi, mentre in Lombardia a fronte di 104 richieste inserite non è stato ancora eseguito nessun intervento. In detti casi le richieste non soddisfatte nell'anno di inserimento sono confluite in coda a quelle programmate per l'anno successivo, con evidenti ulteriori slittamenti dei tempi di realizzazione.