[pronunce]

che, nel merito, il Consiglio dell'ordine condivide i dubbi di legittimità costituzionale avanzati dal rimettente, sottolineando che per effetto della norma censurata un cittadino extracomunitario non potrebbe mai, nonostante sia regolarmente e validamente iscritto nell'elenco speciale annesso all'albo dei giornalisti, assumere la direzione di un periodico, in palese violazione dell'art. 21 Cost., che riconosce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione; che nell'udienza pubblica l'intervento del Consiglio dell'ordine dei giornalisti della Lombardia è stato ammesso con riserva e sia l'Avvocatura dello Stato che l'interveniente hanno ribadito le posizioni sostenute nelle deduzioni scritte. Considerato che il magistrato delegato dal Presidente del Tribunale di Milano ha sollevato, nel corso di un procedimento per l'iscrizione di un periodico nel registro della stampa, questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), «nella parte in cui limita ai soli cittadini comunitari la possibilità di ricoprire la carica di direttore responsabile di un periodico»; che il rimettente, chiamato a decidere sulla richiesta di registrazione di un periodico destinato alla comunità araba, presentata da un cittadino egiziano iscritto come pubblicista nell'elenco dei giornalisti di nazionalità straniera annesso all'albo dei giornalisti, ritiene che la disciplina censurata si ponga in contrasto con gli artt. 2, 3 e 21 della Costituzione, in quanto preclude la registrazione di un periodico per il solo fatto che la persona indicata come direttore responsabile non è cittadino comunitario; che deve essere preliminarmente affrontato, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 1 della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, e 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87, il problema, prospettato anche dall'Avvocatura dello Stato, della legittimazione del giudice a quo a sollevare la questione, con riferimento alla natura del procedimento disciplinato dalla legge n. 47 del 1948; che con sentenza n. 96 del 1976 questa Corte, investita di una questione di costituzionalità sollevata nell'ambito di un procedimento per la registrazione di un periodico, ha affermato che la procedura prevista dall'art. 5 della legge n. 47 del 1948 è esclusivamente volta alla verifica della regolarità dei documenti presentati e che il presidente o il magistrato da lui delegato è chiamato a svolgere «una semplice funzione di carattere formale attribuitagli per una finalità garantistica», sì che l'intervento di un magistrato non può «da solo essere ritenuto idoneo ad alterare la struttura di un procedimento meramente amministrativo»; che la Corte ha pertanto dichiarato inammissibile la questione, non ricorrendo la condizione richiesta dagli artt. 1 della legge costituzionale n. 1 del 1948 e 23 della legge n. 87 del 1953, e cioè che la questione incidentale di legittimità costituzionale sia sollevata nel corso di un giudizio; che non vi è motivo di discostarsi da tali conclusioni, posto che non è possibile attribuire natura di giudizio al procedimento disciplinato dall'art. 5 della legge n. 47 del 1948, che si limita, previa l'elencazione nel secondo comma dei documenti che debbono essere depositati in cancelleria, a stabilire al terzo comma che il «presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, verificata la regolarità dei documenti presentati, ordina, entro quindici giorni, l'iscrizione del giornale o periodico in apposito registro tenuto dalla cancelleria», senza prevedere l'esercizio di alcun potere di tipo giurisdizionale; che non è di ostacolo a tale conclusione che il procedimento per la registrazione del periodico riguardi l'esercizio di un diritto fondamentale, quale è la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.), posto che tale diritto non può comunque rimanere privo di tutela giurisdizionale; che costituisce infatti un punto fermo nella giurisprudenza di questa Corte il principio, che caratterizza la stessa essenza dello stato democratico di diritto, secondo cui «non v'è posizione giuridica tutelata di diritto sostanziale, senza che vi sia un giudice davanti al quale essa possa essere fatta valere» (sentenza n. 212 del 1997) nell'ambito di «un procedimento di natura giurisdizionale», nel corso del quale potrà sempre essere proposto incidente di costituzionalità (sentenza n. 26 del 1999); che la questione va pertanto dichiarata manifestamente inammissibile per difetto di legittimazione del rimettente.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3 e 21 della Costituzione, dal magistrato delegato dal Presidente del Tribunale di Milano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 aprile 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 aprile 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA