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Signor Presidente, seppure oggi sia una giornata nella quale l'intervento in dichiarazione di voto è su un tema prettamente tecnico, non credo si possa far finta di niente, né ignorare il tragico clima da avanspettacolo che quest'Assemblea ha purtroppo dovuto vedere nella giornata di ieri. Non sono neanche passate ventiquattr'ore da una giornata nella quale l'intera Assemblea del Senato ha fatto una pessima figura, non solo davanti al popolo italiano, ma a tutta quell'Europa che ci ha guardato certamente non perché eravamo sovranisti o meno, ma perché il mercimonio che ha caratterizzato certe fasi e certi momenti della giornata e delle ore di ieri è veramente una pagina nera nella storia della nostra Repubblica. Non potevo quindi fare a meno di ricordare che ieri abbiamo visto cose inenarrabili e purtroppo abbiamo dovuto anche sentire un Governo che vorrebbe modificare la legge elettorale e rendere il caos addirittura stanziale attraverso la legge proporzionale. Dopo aver visto e sentito queste cose, signor Presidente e signori del Governo, oggi dobbiamo - o dovremmo - dare l'assenso allo scostamento di bilancio. Ebbene, signor Presidente, lo faremo con il senso di responsabilità che abbiamo, non verso il Governo, e con quel concetto di responsabilità che non ha niente a che vedere con il concetto di responsabili o meglio di irresponsabili che ha caratterizzato la giornata dell'evitata crisi di Governo di ieri. Lo faremo per senso di responsabilità verso i lavoratori italiani, dipendenti e autonomi, verso le partite IVA e i professionisti colpiti dalla mala gestione del lockdown e dall'incapacità di garantire regole di sicurezza che avrebbero permesso a tutti di restare aperti e di lavorare. A causa - appunto - di questi lockdown , oggi siamo costretti a indebitarci ulteriormente per garantire almeno un adeguato ristoro alle nostre partite IVA. Oggi siamo di fronte a una barriera che stiamo per andare a sfondare, quella dei 170-175 miliardi di indebitamento, che rappresentano un macigno enorme per i nostri figli, per i nostri eredi. Il peggio è che questa marea di miliardi, che mai avremmo pensato di dover utilizzare, non viene nemmeno minimamente investita in misure strutturali, ma di fatto perlopiù impiegata in bonus assistenziali. Si tratta quindi di una situazione davvero pesante, per la quale però perlomeno siamo riusciti a ottenere qualche assicurazione dalla maggioranza rispetto al fatto che il prossimo decreto-legge ristori, il quinto, che impiegherà i 32 miliardi che oggi autorizzeremo, recepirà parte delle proposte che il centrodestra tutto unito e Fratelli d'Italia da tempo stanno avanzando, inerenti alla necessità di porre un freno e un limite e superare la distinzione tra lavoratori garantiti e non. Tutti i lavoratori, autonomi o dipendenti, hanno diritto e dignità di essere trattati nello stesso modo a livello assistenziale, previdenziale e fiscale. Insieme al mio collega Calandrini, proprio oggi pomeriggio, nel corso dell'audizione in Commissione bilancio, abbiamo ottenuto dal ministro Gualtieri l'impegno di parificare finalmente i professionisti alle altre partite IVA e agli altri lavoratori. Saremo vigili per vedere se finalmente nel quinto decreto-legge ristori i contributi a fondo perduto arriveranno anche ai professionisti. Il Ministro si è impegnato oggi in audizione e lo aspettiamo al varco nelle prossime settimane. Siamo felici che - come sembra - tra le promesse ci sia il superamento dei codici Ateco, una logica che di fatto ci ha impedito di rispondere davvero a tutte le imprese e le aziende che hanno dovuto subire il lockdown . Siamo altresì felici che, dopo mesi che il centrodestra lo diceva, si sia capito che, nel riconoscere i contributi e i ristori, non aveva senso riferirsi unicamente al mese di aprile 2020 in rapporto al 2019. Ciò infatti escludeva anzitutto l'intero settore turistico, gli agenti di commercio e coloro che hanno bilanci infrannuali, con ciò, in sostanza, escludendo gran parte delle imprese dagli indennizzi introdotti. Quindi accettiamo queste promesse, sperando che siano reali e che il riconoscimento dei costi fissi sia un altro paradigma che ispirerà il Governo nel nuovo decreto ristori- quinquies . Mi avvio a concludere, utilizzando gli ultimi due minuti che dovrebbero spettarmi. Serve però un cambio di passo. Apprezzo quanto detto anche dalla collega Conzatti, di Italia Viva, che mi auguro abbia la forza di portare qualche nota maggiore nella maggioranza (se ancora lo è, oppure no, non lo abbiamo capito). Apprezziamo comunque che ci sia qualcuno che, insieme a noi, chiede misure strutturali e maggiori investimenti pubblici. Mi domando dove sia finita la sinistra: ne è rimasta una capace solamente di guardare ai redditi di cittadinanza o ce n'è ancora una che si ricorda che gli investimenti pubblici, in certe fasi economiche e storiche, dovrebbero essere un punto di riferimento per la ripresa del Paese? Ricordo le riforme della giustizia e del fisco. Signor Presidente, signori del Governo, senza questi interventi strutturali non andremo da nessuna parte, in quanto non possiamo continuare a indebitarci. Mi auguro pertanto che venga presa in considerazione anche la moneta fiscale e che finalmente vengano discussi in Commissione finanze e tesoro i disegni di legge trasversali sui crediti di imposta e la circolarizzazione della moneta per avere un mezzo che dia più risorse ai nostri cittadini. In conclusione, preannuncio l'assenso del Gruppo Fratelli d'Italia allo scostamento di bilancio. (Applausi) . RUOTOLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, siamo di nuovo qui a occuparci e a dover approvare lo scostamento di bilancio, una misura straordinaria, perché la fase che vive il Paese è straordinaria, a causa della pandemia in corso, che ci costringe a prendere misure straordinarie per limitare i danni economici e sociali che stanno mettendo in ginocchio il nostro Paese. Questo ulteriore scostamento si è reso necessario perché l'evoluzione dell'epidemia, nella seconda ondata del virus che in tutto il mondo era stata prevista, ma che non si è riusciti a evitare nella sua recrudescenza e diffusione, sta colpendo la nostra economia in maniera ancora più drammatica rispetto ai primi mesi della scorsa primavera, perché infierisce su un corpo già ampiamente debilitato. E anche se le misure che sono state prese sino a oggi hanno permesso di evitare una chiusura totale del Paese, come nella prima ondata della pandemia, per contemperare l'esigenza di minimizzare i costi economici con quella di fronteggiare l'emergenza sanitaria, ciò non riesce a limitare più di tanto un effetto potenzialmente devastante sul tessuto economico, con un aumento esplosivo della povertà e delle diseguaglianze, non solo nelle aree più periferiche e degradate del Paese.