[pronunce]

che il Tribunale di Pisa, in conclusione, chiede che l'art. 16, comma 6, della legge n. 412 del 1991 e l'art. 22, comma 36, della legge n. 724 del 1994 (quest'ultimo ove ritenuto applicabile) vengano dichiarati costituzionalmente illegittimi in quanto contengono il principio per cui in favore dei crediti previdenziali ed assistenziali non possono essere riconosciuti, in caso di adempimento ritardato, gli interessi e la rivalutazione monetaria; che si è costituito in giudizio l'I.N.P.S., chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o infondata. Considerato che il giudice remittente dubita, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 36 e 38 Cost., della legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, e dell'art. 22, comma 36, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, in quanto escludono che il titolare di crediti previdenziali possa fruire del cumulo degli interessi e della rivalutazione monetaria; che la questione di legittimità riguardante la seconda delle disposizioni citate è manifestamente inammissibile perché sollevata "ove la norma fosse ritenuta applicabile anche ai crediti previdenziali ed assistenziali", e quindi con motivazione perplessa riguardo alla rilevanza; che questa Corte, scrutinando la legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 6, della legge n. 412 del 1991, in riferimento agli artt. 3 e 38 Cost., è già pervenuta ad una pronuncia di non fondatezza con la sentenza n. 361 del 1996; che la questione della esclusione del cumulo, così come stabilita dal citato art. 22 della legge n. 724 del 1994, è stata esaminata ancora di recente da questa Corte la quale, con la sentenza n. 459 del 2000, l'ha ritenuta fondata soltanto per quanto concerne i crediti nei confronti dei datori di lavoro privati; che con tali pronunce la Corte, anche in relazione alla propria sentenza n. 156 del 1991 - dichiarativa dell'illegittimità costituzionale dell'art. 442 cod. proc. civ. in quanto non richiamava espressamente l'art. 429, terzo comma, cod. proc. civ. , e sottraeva quindi i crediti previdenziali al regime del cumulo di rivalutazione ed interessi previsto per i crediti di lavoro - ha affermato anzitutto che non vi è identità strutturale, ma soltanto funzionale tra crediti previdenziali e crediti di lavoro (v. paragrafo 3 del "Considerato in diritto" della sentenza n. 361 del 1996); che da tale diversità consegue, da un lato, che per i crediti previdenziali l'art. 36 Cost. ha rilievo solo per il tramite dell'art. 38 Cost; dall'altro, che la tutela apprestata a detti crediti può essere il risultato del bilanciamento con altri valori costituzionali ed in particolare con le esigenze della finanza pubblica; che questa Corte ha affermato, in relazione all'articolo 38, secondo comma, della Costituzione, che "al legislatore deve riconoscersi un margine di discrezionalità, anche in relazione alle risorse disponibili, almeno quando non sia in gioco la garanzia delle esigenze minime di protezione della persona" (cfr. sentenza n. 180 del 2001); che l'art. 24 Cost. non riguarda la disciplina sostanziale dei diritti; che le diffuse considerazioni del giudice remittente sul dovere etico-politico del Governo e del Parlamento di soddisfare le esigenze economico-finanziarie attingendo maggiori entrate da chi gode di maggiore capacità contributiva o non adempie ai propri obblighi tributari, anziché riducendo le prestazioni a favore dei più bisognosi, non si concretizzano in ulteriori profili di censura; che, in conclusione, la questione è manifestamente infondata riguardo a tutti i parametri evocati.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 22, comma 36, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 36 e 38 della Costituzione, dal Tribunale di Pisa con l'ordinanza di cui in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412 (Disposizioni in materia di finanza pubblica), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 36 e 38 della Costituzione, dal Tribunale di Pisa con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Amirante Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 12 luglio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola