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premesso in via generale che: la legge 23 giugno 2017 n. 103 recante: "Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario" ha delegato il Governo ad adottare decreti legislativi per la riforma della disciplina in materia di intercettazione di conversazioni o comunicazioni e di giudizi di impugnazione nel processo penale nonché per la riforma dell'ordinamento penitenziario; il comma 85 dell'articolo 1 esplica i criteri e i principi direttivi a cui il Governo dovrà attenersi per la riforma dell'ordinamento penitenziario; nello specifico lo schema di decreto legislativo in titolo è volto ad attuare le deleghe previste alle lettere g) , h) e r) del già citato comma 85 che prevedono: l'incremento delle opportunità di lavoro retribuito, sia intramurario sia esterno, nonché di attività di volontariato individuale e di reinserimento sociale dei condannati, anche attraverso il potenziamento del ricorso al lavoro domestico e a quello con committenza esterna, aggiornando quanto il detenuto deve a titolo di mantenimento - lettera g)- ; maggiore valorizzazione del volontariato, sia all'interno del carcere sia in collaborazione con gli uffici di esecuzione penale esterna - lettera h)- ; al miglioramento della vita carceraria, attraverso la previsione di norme volte al rispetto della dignità umana mediante la responsabilizzazione dei detenuti, la massima conformità della vita penitenziaria a quella esterna - lettera r) -; Considerato che: le disposizioni previste all'articolo 1 del citato schema di decreto novellano in gran parte il capo II - condizioni generali- e l'articolo 26 della legge 354 del 1975. Le modifiche nell'ordine riguardano: a) le caratteristiche degli edifici penitenziari; b) la previsione che le aree residenziali siano dotate di spazi comuni al fine di consentire ai detenuti e agli internati una gestione cooperativa della vita quotidiana nella sfera domestica; c) la previsione della collocazione in spazio separato dei servizi igienici rispetto alle camere pernottamento; d) l'obbligo per gli istituti di dotarsi di strumenti ulteriori rispetto quelli presenti nelle biblioteche dei penitenziari; e) l'obbligo per gli istituti di dotarsi di strumenti e strutture in alcuni casi ulteriori rispetto a quelli presenti relativamente alla materia religiosa e alle pratiche di culto; le novelle in questione sono quindi volte alla modifica delle norme inerenti al trattamento del detenuto. I singoli interventi sono accumunati dalla mancata considerazione della vexata quaestio del sovraffollamento carcerario. Infatti prevedere specificatamente un elenco di locali e strumenti che tassativamente devono essere presenti all'interno degli istituti di pena, può in questo momento essere un obiettivo irrealizzabile in quanto la previsione di ulteriori locali, oltre che onerosa in un momento di notevole necessità di risorse per l'edilizia carceraria, ridurrebbe drasticamente l'ampiezza di quelli destinati al pernottamento e alla vita dei detenuti; Considerato altresì che: l'articolo 1, al comma 1, lettera b), capoverso "Art. 6", al comma 5, garantisce ai condannati alla pena dell'ergastolo il pernottamento in camere singole, fatta salva la contraria prescrizione del sanitario, ovvero il caso in cui le particolari situazioni dell'istituto non lo consentano; la novella in questione non tiene conto dei monitoraggi effettuati dal Dipartimento amministrazione penitenziaria che per mezzo di circolari, ha ribadito che lo stato di privazione della libertà reca ai detenuti disturbi fisici e psicologici non sempre visibili e le allocazioni in stanze singole accentuerebbero ancora di più la possibilità di atti autolesionistici da parte degli stessi; inoltre la novella andrebbe considerata in rapporto all'annoso problema del sovraffollamento carcerario che, in linea di massima, rende assai complesso poter destinare ad un singolo soggetto un locale destinato al pernottamento; Rilevato che: l'articolo 2, comma 1, alla lettera a) , capoverso "Art. 20", al comma 8, prevede la possibilità per gli organi centrali e territoriali dell'amministrazione penitenziaria di stipulare apposite convenzioni di inserimento lavorativo con soggetti pubblici o privati o cooperative sociali interessati a fornire opportunità di lavoro a detenuti o internati; in relazione alla novella con la quale si interviene sull'articolo 20 dell'Ordinamento penitenziario relativo al lavoro penitenziario, andrebbero previsti maggiori controlli e l'assoluta trasparenza nelle procedure di selezione delle cooperative sociali e degli altri soggetti privati con le quali stipulare le convenzioni di inserimento lavorativo; Rilevato ancora che: l'articolo 2, comma 1, alla lettera c) , introduce nella legge sull'ordinamento penitenziario un autonomo articolo relativo al lavoro di pubblica utilità, sganciandone l'operatività dal lavoro esterno e quindi prevedendolo anche all'interno del carcere; il lavoro di pubblica utilità svolto all'esterno del carcere, non essendo più ricompreso nell'ambito dell'articolo 21, dovrebbe essere soggetto alle limitazioni soggettive previste al comma 1, dell'articolo 21 dell'Ordinamento penitenziario. Quindi nei casi di persona condannata alla pena della reclusione per uno dei delitti indicati nei commi 1, 1- ter e 1- quater dell'articolo 4- bis , l'assegnazione al lavoro di pubblica utilità svolto all'esterno può essere disposta dopo l'espiazione di un terzo della pena e comunque di non oltre cinque anni. Nei confronti dei condannati all'ergastolo l'assegnazione può avvenire dopo l'espiazione di almeno dieci anni; Rilevato ulteriormente che: l'articolo 2, comma 1, lettera c) , capoverso "Art 20- ter ", al comma 7, prevede che il numero e la qualità dei progetti di pubblica utilità promossi dagli istituti penitenziari costituiscano titolo di priorità nell'assegnazione dei fondi da parte della Cassa delle ammende per i programmi di reinserimento dei detenuti nel mercato del lavoro; la disposizione appare di difficile applicazione pratica e soggetta a notevole discrezionalità in quanto il mero riferimento al numero e la qualità dei progetti non sembrano parametri idonei e bastevoli ai fini dell'assegnazione dei fondi; Rilevato altresì che: l'articolo 2, comma 1, alla lettera l) , novella l'istituto della liberazione anticipata, aggiungendo all'articolo 54 della legge 354 del 1975, il comma 3- bis, estende fino a 60 giorni per ogni semestre - nella misura di un giorno per ogni 5 giorni di partecipazione al progetto e comunque non superiore a 15 giorni -, dai 45 attualmente previsti all'articolo 54 dalla legge 354 del 1975, la detrazione di pena concessa al condannato a pena detentiva in caso di proficua partecipazione ai progetti di pubblica utilità;