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Nato nel 1923, aveva quel rigore morale ed intellettuale, quell'impegno e quel senso civico che dovevano durare tutta la vita. Era come una conditio sine qua non : così bisognava essere cittadini, così bisognava essere intellettuali; da qualunque ruolo, bisognava portare avanti un impegno sociale con tanto senso civico. Disse una frase che ancora una volta ci coinvolge tutti e la pronunciò proprio in quest'Aula: «Questo mondo ha bisogno di essere cambiato e ci chiede di farlo», cioè ognuno deve fare la sua parte. Questa direi che è un'eredità molto, molto consistente. Zavoli ci ha dato strumenti per capire la verità. Ha avuto una grande attenzione ai deboli perché la consapevolezza, sia da giornalista ma anche poi da politico, significava conoscere anche chi era meno visibile, perché erano le vite di persone. Una frase incredibile mi ha sorpreso, ma era in continuità e in coerenza con quello che è stato: «Non vorrei andarmene senza essere presente al congedo. Dopo l'evento della mia nascita, vorrei non perdermi quello, conclusivo, del congedo», cioè essere sempre lucido, vivere ogni piccolo istante, capire il mistero della vita, esserci, quasi a doverlo testimoniare ancora, anche se è l'ultimo atto. Incredibile. Penso che un personaggio di questa levatura abbia onorato il nostro Paese e lo ha fatto da intellettuale raffinato, ma ironico, sempre spinto da questo spirito di servizio. Ritengo che l'Assemblea tutta e il Paese perdano un figlio importante, che è stato testimone di un secolo, ma è stato anche protagonista dell'esser testimone: è sempre stato in prima persona a governare la sua vita e ad orientare anche quella degli altri, ma nel senso della verità. Penso sia stato un grande maestro e per questo onoriamo la sua morte con tanto rispetto e cogliendo gli insegnamenti che, come uomini e donne impegnati in politica, dobbiamo portare avanti. (Applausi) . DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, la scomparsa di Sergio Zavoli ci addolora profondamente. Da quest'Assemblea, che lo ha accolto per diciassette anni, giungano i sentimenti di vicinanza e cordoglio del MoVimento 5 Stelle ai suoi familiari e ai suoi colleghi del Partito Democratico. Zavoli è stato un protagonista del giornalismo italiano e della vita civile e culturale della nostra storia recente. Con lui scompare una grande voce di libertà, uno dei più importanti giornalisti dell'Italia del Dopoguerra, un punto di riferimento ideale e morale nel mondo dell'informazione e della televisione. Zavoli era personalità di grande rigore intellettuale, che ha costantemente interpretato, al servizio del pluralismo e della libertà dell'informazione, i valori della democrazia, testimoniati da una convinta adesione ai valori della nostra Costituzione. In anni in cui ogni tipo di informazione e conoscenza correvano il rischio di essere assoggettati alla logica del mercato e schiacciati nella morsa della politica, da giornalista radiotelevisivo Zavoli ha praticato la professione con sensibilità, intelligenza, passione e rigoroso rispetto per la realtà dei fatti raccontati. Lo ha fatto come pochi, da giovane cronista radiofonico approdato nella Roma del Secondo dopoguerra. Egli ha garantito ad altri - a tutti - di farlo anche quando della RAI è diventato Presidente socialista in anni complicati, da orgoglioso e geloso custode della missione autentica del nostro servizio pubblico radiotelevisivo; missione che ha difeso anche nel suo ruolo di Presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Il nostro tempo spesso non ci piace, diceva, e forse, proprio per questo, lui, meglio di tutti, quel tempo voleva scrutarlo, indagarlo e soprattutto capirlo. Lo ha fatto con inchieste che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del giornalismo italiano: «Nascita di una dittatura» e «La notte della Repubblica». Lo ha fatto con tante altre rubriche e trasmissioni e poi con i libri, con i suoi libri, e lo ha fatto, in fondo, anche da parlamentare, da questi scranni e in questi corridoi quando, da esempio raro per un politico, amava intrattenersi con i cronisti più per farli parlare e conoscere che lasciarsi intervistare. Per Zavoli era una necessità capire, così com'era una necessità civile e morale raccontare; insomma il cuore e l'essenza del giornalismo che Zavoli è riuscito a coniugare e dispiegare come pochi altri nel nostro Paese. Era anche convinto che la televisione potesse essere uno strumento per cambiare in meglio questa società, così come credeva fermamente che il giornalismo dovesse sforzarsi di preservare in purezza le sue radici, a partire proprio dal servizio pubblico che doveva rivendicare ogni giorno, diceva, l'autonomia della propria missione culturale informativa. Per questo la sua scomparsa non solo ci addolora per il vuoto che lascia ma ci interroga su temi importanti del nostro tempo, sulla qualità del lavoro giornalistico e sul rispetto dei diritti dei lavoratori dell'informazione, su un'informazione libera e indipendente che ci permetta di diventare cittadini consapevoli dei nostri diritti e non sudditi. Questa è l'eredità che ci lascia Sergio Zavoli. L'amore per l'Italia e la conoscenza della storia nazionale hanno ispirato la sua opera di giornalista, di scrittore, di poeta, così come le sue indagini nel corpo vivo della realtà italiana. Il giornalismo era per lui la chiave per aprire la porta alla conoscenza del Paese, per scendere nella sua più intima essenza per sondarne e indagarne bellezza e complessità, pagine straordinarie di un percorso umano e professionale che hanno scolpito in maniera indelebile il nostro immaginario di spettatori, lasciando nel contempo una preziosa traccia e preziosi semi nella nostra coscienza di cittadini. Questo è il mio, il nostro saluto a Sergio Zavoli, un uomo che ho avuto il privilegio di conoscere, di sfiorare prima, poi apprezzare e infine vivere professionalmente in questo palazzo. Certo, Sergio, resta il rimpianto di quelle pagine di romanzo non lette insieme mentre si formavano, ma che in fondo potrai sfogliare nel luogo di pace e serenità, ovunque esso sia, che ti sei scelto e che meriti. Il mio saluto fondamentalmente vuole essere anche un augurio, soprattutto a quelle nuove generazioni che si affacciano nel mondo del giornalismo. L'augurio è di seguire l'esempio di Sergio, di quei pochi buoni maestri, ormai sempre più rari, che ogni giorno cercano la chiave di conoscenza che possa spalancare finestre e stanze del nostro vissuto per lasciar entrare la luce della consapevolezza laddove c'è il buio dell'abbandono e dell'indifferenza, un lavoro che lui ha svolto con grande onestà intellettuale, senso delle istituzioni ed intensa partecipazione umana, come ha fatto oggi notare un autorevole commentatore. Di questo siamo grati a Sergio Zavoli, simbolo ed alfiere del servizio pubblico che noi vorremmo e per questo lo ricorderemo sempre con sincero affetto e grandissima ammirazione. (Applausi) . AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signor Presidente, la ringrazio moltissimo per questa possibilità.