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Negli ultimi due anni, però, fatti analoghi hanno continuato a verificarsi nei pressi della sua abitazione sua e di quella dei suoi genitori, segnale evidente che non ci sia efficacia nei controlli a tutela. L'ultimo episodio è avvenuto tra il 16 e il 17 luglio nella sua casa di Napoli, che doveva essere vigilata - evidentemente non è stato così - e sono stati trafugati un pc con documenti relativi alle sue inchieste e un cellulare da pochi euro (il che ci fa capire che, in realtà, probabilmente non si trattava di furto). Se questa instabilità riguarda lui che è abbastanza famoso, figuriamoci cosa può avvenire per tutto quell'esercito di cronisti che vive nell'ombra, ma che rappresenta un vero e reale servizio pubblico per i cittadini, quando non anche per le procure che attingono dalle loro indagini per la lotta alla criminalità. A tal proposito, ho depositato questa settimana l'interrogazione 4-02003 , firmata trasversalmente da vari colleghi sia del MoVimento che di altre forze politiche, alla quale mi aspetto una pronta, tempestiva e rapidissima risposta dal Ministro dell'interno a tutela di questa categoria di persone che fanno informazione così importante per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. La Presidenza, come sempre, segnalerà le interrogazioni. LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, nel 1988 ebbi la ventura di partecipare alla fondazione di «Avvenimenti», un settimanale diretto da Claudio Fracassi, che con le sue inchieste sulla «Milano da bere», le verità nascoste dalla partitocrazia, i legami incestuosi tra politica e affari con la tangente eretta a sistema, fu antesignano di mani pulite. Francesco Saverio Borrelli non era solo l'uomo del «resistere» contro lo sgretolamento e il naufragio della coscienza civica e del senso del diritto, ma anche colui che, sulle orme di Piero Calamandrei, era convinto che al magistrato spettasse il ruolo di «scudo della legalità», in cui ha sempre creduto e che ha perseguito con rigore in tutta la sua carriera. «Chiunque detiene un potere non accetta volentieri di essere sottoposto a giudizio. Per questo, è importante la sopravvivenza di una magistratura indipendente», disse quando venne attaccato per il suo ruolo di capo della procura di Milano nelle inchieste su Tangentopoli. E ancora: «Non è la magistratura che deve fare un passo indietro; è la politica che deve fare tre o quattro passi avanti. Senza prevaricarci, possibilmente senza legarci le mani». Con la sua scomparsa, Borrelli lascia un grande vuoto nella magistratura italiana, reso ancor più evidente dai gravissimi e recenti scandali che hanno scosso il Consiglio superiore della magistratura, che si aggiunge a un profondo dolore per la perdita di chi per quasi mezzo secolo è stato uno dei protagonisti della storia giudiziaria - e non solo - del nostro Paese e che non si è risparmiato per difendere le toghe, i suoi pubblici ministeri, la loro indipendenza. Borrelli, che ha incarnato l'essenza del magistrato, di chi si è messo a disposizione dello Stato e della collettività, facendo della ricerca della verità un vessillo, era anche un uomo di cultura. Sosteneva che bisognava prima di ogni cosa essere buoni cittadini, che l'istruzione e la conoscenza erano passi necessari per poter ambire allo status di buoni cittadini: «La giustizia vive in buona parte dell'ossigeno che proviene dalla collaborazione dei cittadini», affermò. Borrelli era un uomo gentile, umile, pieno di compassione, quella che è stata perduta. Amava il bello, la musica, la libertà con un approccio laico alle cose del mondo e, perfino, a ciò che lo riguardava direttamente. Al termine della sua carriera arrivò a dire: «Chiedo scusa per il disastro seguito a Mani Pulite. Non valeva la pena buttare all'aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale». Durante un'intervista rivelò: «Quando le parole sono importanti io sono solito ripeterle per tre volte». E così accadde. Era il 12 gennaio del 2002. Borrelli chiuse la sua relazione inaugurale dell'anno giudiziario dicendo: «Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere, come su una irrinunciabile linea del Piave». (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore D'Alfonso) . Borrelli mancherà molto alla coscienza critica di un Paese ancora divorato dalla illegalità, ai primi posti per corruzione, tra gli ultimi per libertà di stampa. Nell'epoca immorale delle disuguaglianze sociali e della giustizia spesso ingiusta per la povera gente, sono onorato di ricordarlo in quest'Aula del Senato come magistrato e come uomo. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore D'Alfonso) . PRESIDENTE.Senatore Lannutti, grazie per questo ricordo. D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, volevo mettere in evidenza, attraverso questo ufficio e la sua persona, le priorità finanzianti infrastrutturali riguardanti la ferroviarizzazione abruzzese. Ci sono alcuni colleghi della mia Regione che stanno allo stesso modo battagliando argomentativamente per far valere queste priorità, che hanno uno specifico: addirittura hanno in pancia e sul tavolo le risorse finanziarie. Serve attivare la progettazione da parte di RFI che, tra l'altro, ha al suo vertice uno dei più bravi manager non solo a livello nazionale: parlo dell'ingegner Gentile. La Pescara-Chieti dispone di 111 milioni di euro per il raddoppio ferroviario, che significa: velocità, sicurezza e comodità. La Sulmona- l'Aquila-Rieti-Terni dispone di 75 milioni di euro per la elettrificazione. La Pescara-Roma, come grande investimento infrastrutturale, ha in pancia come risorse di pronta cassa in contabilità pubblica 10 milioni di euro per la progettazione esecutiva e 1,566 miliardi di euro per il contratto di programma RFI-MIT. Si tratta di fare una scelta, che alcuni colleghi sanno al pari mio, di due zone elettivamente sceglibili: la Pescara-Sulmona e la Avezzano-Roma. E poi abbiamo un'altra importante opera riferita al porto di Vasto: l'ultimo miglio ferroviario del porto di Vasto, che è l'unico porto a capienza industriale, dispone di 15 milioni di euro che devono essere progettati e cantierati. Da ultimo, il CIPE ci ha dato come Regione 10 milioni di euro per completare la ferroviarizzazione della Quadri-Castel di Sangro. Il cardinale Martini parlava di immoralità rispetto alle opere pubbliche. Si è immorali quando un'opera pubblica si inizia e non si completa; quando un'opera pubblica si inizia, si completa e non si mette in esercizio; quando un'opera pubblica si inizia, si completa, si mette in esercizio e non si fa la manutenzione. Noi qui abbiamo le risorse, si tratta di fare le progettazioni esecutive e di controllare.