[pronunce]

che, secondo il Consorzio, le argomentazioni del Collegio rimettente non sono condivisibili, dal momento che l'imposizione, la durata e la proroga dei vincoli rientra nella discrezionalità del legislatore, come riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale; che nel giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente della Regione siciliana, deducendo l'inammissibilità e l'infondatezza della questione sollevata, con riserva di ogni ulteriore deduzione, aggiungendo che il giudizio a quo è tipicamente impugnatorio, con la conseguenza che in esso non viene in considerazione alcuna pretesa risarcitoria o indennitaria; che, secondo l'Autorità intervenuta, non può il rimettente, inoltre, motivare per relationem circa la non manifesta infondatezza, come ha fatto il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, richiamandosi ad alcune ordinanze del Consiglio di Stato; che, prosegue il Presidente della Regione Siciliana, l'indennizzo non è necessario ove i vincoli siano circoscritti a periodi determinati, giacché l'indennizzabilità è alternativa alla temporaneità, sicché una proroga rigorosamente circoscritta a tre anni non rappresenta per i proprietari un pregiudizio tale da richiedere indennizzo; che, sempre secondo l'Autorità rimettente, non è dovuto indennizzo ove l'imposizione del vincolo riguardi una generalità di soggetti i cui beni siano sottoposti indifferenziatamente ad un particolare regime dettato dalle caratteristiche intrinseche del bene, e che, comunque, non è ravvisabile vincolo ove la destinazione sia realizzabile ad iniziativa privata; che la proroga dei vincoli, secondo il Presidente della Regione Siciliana, rientra nella discrezionalità del legislatore, ove sia necessario portare a compimento il disegno di pianificazione urbanistica; che nessun principio costituzionale – avverte l'Autorità intervenuta – osta alla dichiarazione di pubblica utilità per legge, dal momento che, nella specie, peraltro, la dichiarazione è confermativa degli effetti connaturati all'approvazione dei piani, quindi conforme ai principi dell'ordinamento; che non è esatto, secondo lo stesso Presidente della Regione Siciliana, che la dichiarazione di pubblica utilità per legge non sarebbe collegata all'adozione di strumenti urbanistici, giacché oggetto del giudizio a quo è proprio l'impugnazione di atti espropriativi in dipendenza del piano approvato dall'Assessorato regionale per il Territorio e l'Ambiente; che, rileva ancora l'Autorità intervenuta, non è prevista la partecipazione del privato al procedimento impositivo del vincolo, trattandosi, in primo luogo, di una proroga legislativa, temporalmente limitata, di un piano a suo tempo adottato con le forme di partecipazione degli interessati, e inoltre essendo esclusa la partecipazione del privato al procedimento diretto all'emanazione di atti di pianificazione, dagli artt. 13, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), e 14 della legge della Regione Siciliana 30 aprile 1991, n. 10 (Disposizioni per i procedimenti amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e la migliore funzionalità dell'attività amministrativa); che, nell'imminenza dell'udienza pubblica, il Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale di Catania ha depositato memoria, con la quale – dopo avere svolto ampia ricognizione delle fonti normative concernenti l'attività dei Consorzi per le aree di Sviluppo Industriale – ha aggiunto che è stata emanata una norma con cui si sono fatti salvi, in linea generale, tutti gli effetti derivanti dall'approvazione dei piani a.s.i. (art. 71 della legge della Regione Siciliana 16 aprile 2003, n. 4), e che contiene un'ampia e generale previsione, atta a conservare le scelte di pianificazione urbanistica, e più in particolare l'imposizione dei vincoli espropriativi e la dichiarazione di pubblica utilità ex lege; che tale norma non ha costituito oggetto di denuncia d'incostituzionalità nell'ordinanza di rimessione del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, e che il successivo art. 22 della legge della Regione Siciliana n. 9 del 2004 (oggetto del giudizio di costituzionalità), più in particolare, ha prorogato gli effetti dei vincoli espropriativi derivanti dai vecchi piani, collocandosi in posizione di specialità rispetto alla disposizione di cui all'art. 71 della legge della Regione Siciliana n. 4 del 2003, con la conseguente inammissibilità, per manifesta irrilevanza, della questione di costituzionalità sollevata. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, dubita, in riferimento agli artt. 3, 24 e 42, terzo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 22 della legge della Regione Siciliana 31 maggio 2004, n. 9 (Provvedimenti urgenti in materia finanziaria), nella parte in cui: a) proroga fino al 31 dicembre 2007, senza previsione di indennizzo, l'efficacia dei vincoli di destinazione preordinati all'espropriazione delle aree ricadenti nell'àmbito dei piani regolatori delle aree e dei nuclei di sviluppo industriale (piani a.s.i.) già decaduti per decorrenza dei termini; b) dichiara la pubblica utilità delle opere da eseguire sugli immobili ricadenti nelle aree per le quali sono stati prorogati i vincoli, senza intermediazione di strumenti di pianificazione ancora da adottare; c) assoggetta le aree rientranti nei piani a.s.i. ad ulteriore vincolo espropriativo, senza indicazione del pubblico interesse in vista del quale s'impone il sacrificio degli interessi privati, obliterando la partecipazione del privato al procedimento di imposizione del vincolo, per violazione degli artt. 3, 24 e 42, terzo comma, Cost.; che la questione è sollevata nel corso di giudizio promosso dalla società proprietaria di alcuni fondi ricompresi nel piano regolatore dell'area di sviluppo industriale di Catania avverso una serie di atti amministrativi; che la questione è manifestamente inammissibile per insufficiente descrizione della fattispecie, per non avere il rimettente sufficientemente motivato, in rapporto alla vicenda oggetto del giudizio a quo, l'applicabilità della norma denunciata; che la rilevanza è motivata dal Collegio rimettente solo con riferimento alla circostanza che, essendo la pubblica utilità, dichiarata dalla stessa legge regionale n. 9 del 2004, successiva all'entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità), è applicabile, nella specie, detto testo unico, il cui articolo 57, comma 1, esclude dall'applicazione delle nuove disposizioni soltanto i progetti per i quali, alla data della sua entrata in vigore, sia intervenuta la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza; che tale profilo attiene, però, non alla rilevanza, ma alla non manifesta infondatezza della questione;