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Signor Presidente, colleghe e colleghi, come è già stato ricordato da chi mi ha preceduto, il Giorno del ricordo è stato istituito a larghissima maggioranza nel 2004, una scelta importante e positiva, a risarcire dei silenzi, delle sottovalutazioni e delle analisi riduttive degli anni che ci stanno alle spalle. Voglio dire subito che è importante che tutti noi, al di là delle diverse posizioni politiche, riusciamo a dare valore a questa scelta e anche alla ricerca storica, che comunque deve andare avanti per fare fino in fondo piena luce su quella tragedia e ricomporre la memoria, troppo a lungo dispersa e negata. Da questo punto di vista, c'è una condanna netta precisa, senza se e senza ma, di questa tragedia; una vicinanza alle vittime, a tutte le vittime al di là della loro posizione politica; uno sforzo per capire le ragioni di quella tragica evenienza storica. Non ho nessuna incertezza nel condannare l'ex Jugoslavia del maresciallo Tito per la responsabilità di quella tragedia, senza nessuna giustificazione, perché quella tragedia non può essere giustificata in nessun altro modo e per nessun'altra ragione. Detto questo, mi interessa sottolineare la necessità di un approfondimento e della ricerca storica; per farlo, voglio provare a stare lontano - come merita questa celebrazione - da qualsiasi reticenza o strumentalizzazione politica, che rischierebbe di far entrare tutto in un frullatore e che renderebbe di non facile comprensione ciò che è accaduto. Se vogliamo che non accada mai più, deve essere chiara, attraverso quello sforzo di ricerca e di ricomposizione dell'unità nazionale, la capacità di comprenderne le ragioni. Allora non c'è bisogno di fare classifiche sui drammi e le tragedie, ma una cosa fu la Shoah, che significava annientare e cancellare un popolo, una cosa fu la strage delle foibe, figlia di un furore e di un odio non giustificabile per nessuna ragione; un'altra cosa ancora è condannare con nettezza e con chiarezza, senza mai sminuirla, la primaria responsabilità del nazifascismo, perché queste tragedie hanno origine nella vicenda della Seconda guerra mondiale. Ripeto: con determinazione vada avanti la ricerca storica, senza inutile propaganda, senza alcuna rimozione, con rigore e serietà. Questo è il servizio che dobbiamo alle nuove generazioni e per onorare le vittime di quella tragedia. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD e del senatore Di Marzio) . ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell'esodo forzato dalle loro terre, diffonderne la conoscenza presso i giovani attraverso la scuola e ogni presidio educativo rappresenta certamente un solo parziale risarcimento per i lunghi decenni durante i quali l'oblio e la rimozione erano l'indirizzo cui sia attenevano financo le istituzioni repubblicane. Le foibe furono troppo a lungo una parola che ha diviso e pesato sulla bilancia delle ideologie che nel Novecento hanno trafitto il cuore d'Europa e di cui la mia comunità nazionale, quella slovena, ha pagato un prezzo altissimo. Quelle voragini furono un delirio ideologico in cui non mancarono di insinuarsi le occasioni addirittura per regolare conti privati. Ogni guerra è sporca e queste vittime vanno considerate a tutti gli effetti vittime della Seconda guerra mondiale. In tempi in cui la parola d'ordine era «dimenticare», ci fu chi conservò la memoria: è merito anche dell'opera tenace e a lungo resa dalle associazioni degli esuli. Tante famiglie seppero silenziosamente ricostruirsi le loro vite, anche affermandosi nel mondo, spesso nelle nuove terre verso cui migrarono alla ricerca di miglior fortuna. Quella delle nostre madri e dei nostri padri fu la generazione di giovani senza gioventù, e fu la mia terra a pagare un prezzo altissimo: si legga ciò che racconta Marisa Madieri da esule istriana nel suo «Verde acqua», senza retorica e senza sentimenti di odio. Tanti rimasero a Trieste, che divenne la vera capitale morale dell'esodo. Sono segni tangibili di un clima nuovo, di una nuova consapevolezza che l'approvazione, a larghissima maggioranza, della legge istitutiva del Giorno del ricordo è venuta a suggellare. Vorrei guardare a quel momento come a una manifestazione di alta responsabilità politica in cui si è saputo e voluto guardare avanti, senza tuttavia dimenticare ciò che è stato per tutti. Sono atti istituzionali che la Repubblica italiana ha compiuto rendendo giustizia a un male subito. Credo che nella luce nuova e più limpida proiettata dall'Europa su quello che fu il confine orientale dovrebbe essere possibile auspicare una condivisione delle singole tragedie: tutti ebbero le loro vittime innocenti. E forse soffermarsi assieme su una dolorosa memoria sarà occasione di una ancora più stretta condivisione del futuro. Certo, capisco che per molti sia difficile sentire appelli di riconciliazione. Le esperienze vissute e le ferite individuali non sono freddi fatti storici né fasi oggettive da cui si possa prendere congedo con atti di volontà. Io, che non voglio perdere la speranza nel dono soggettivo della pacificazione interiore, mi inchino con rispetto a quanti hanno vissuto i soprusi, le violenze e l'esilio. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-P.S.I. e Misto) . Costruire un futuro migliore è un compito gravoso, di grande responsabilità. Chi parla di memoria e ricordi comprenda che le memorie non si possono condividere ma si devono rispettare perché nella guerra non ci sono vincitori e vinti; ci sono vittime, e meritano il rispetto del ricordo, non certo l'offesa di essere dimenticate. (Applausi dai Gruppi PD, M5S, IV-P.S.I., Aut (SVP-PATT, UV) e Misto) . MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ieri, nel Giorno del ricordo, ero presente alla foiba 149 di Monrupino. Cari colleghi senatori, in Friuli-Venezia Giulia, terra che rappresento qui in Senato, ogni pietra ha un grido, un lamento che non può essere svilito o, peggio ancora, dimenticato. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Su queste terre si è consumato l'olocausto delle foibe per mano della ferocia dei titini jugoslavi, con la complicità dei comunisti italiani. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FdI) . Ma al peggio, signori, non c'è mai fine. Ieri, infatti, mentre a Basovizza si celebrava il Giorno del ricordo, a Trieste, in pieno centro, uno sparuto gruppetto stava lì a sventolare bandiere e striscioni: sono apparsi come ratti nella notte. In Piazza della Borsa sventolavano bandiere straniere, la bandiera dell'ex Jugoslavia con la stella rossa, per protestare contro la cerimonia che si stava svolgendo a Basovizza per i martiri delle foibe. Tutto questo non può avere senso e non avrà mai senso se non accettiamo fino in fondo ciò che è accaduto in queste terre per mano titina dal 1943 al 1947, a guerra finita.