[pronunce]

, non si instaura alcun rapporto giuridicamente rilevante, dovendosi quindi escludere che il primo possa presentare istanza di liquidazione anche per le spese e gli onorari del secondo, con la conseguenza che l'opera prestata rimarrebbe senza remunerazione, con violazione degli artt. 36, primo comma, e 35, primo comma, Cost.; che la stessa evoluzione dell'ordinamento, culminata nell'unificazione degli istituti volti a dare attuazione all'art. 24, terzo comma, della Costituzione (ordinanza n. 186 del 2002), esclude nettamente che la prestazione difensiva non fiduciaria possa essere configurata come un ufficio onorifico e non obbligatorio, come prevedeva l'abrogato regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3282 (Approvazione del testo di legge sul gratuito patrocinio), secondo una prospettiva ora ripudiata dal legislatore; che sotto altro profilo, secondo l'ordinanza di rimessione, il riferimento all'irreperibilità contenuto nella disposizione impugnata non può intendersi che in un senso tecnico-giuridico, con la conseguenza che essa può trovare applicazione solo nel caso in cui sia intervenuta, in esito al sub-procedimento previsto dall'art. 159 cod. proc. pen. , la formale dichiarazione di irreperibilità dell'imputato, come ritenuto dalla ordinanza del Tribunale di Pisa del 3-4 febbraio 2003, che ha sollevato analoga questione di legittimità costituzionale; che, quanto a questa seconda questione, il Tribunale di Catanzaro afferma di condividere le motivazioni del precedente atto di promovimento del giudizio della Corte, precisando solo che al parametro indicato dal primo rimettente (art. 3 Cost.) vanno aggiunti, “nei termini già illustrati”, anche gli artt. 24 e 36 Cost.; che nel giudizio di legittimità costituzionale così instaurato è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare manifestamente inammissibili e in ogni caso infondate le questioni sollevate dal Tribunale di Catanzaro; che l'Avvocatura osserva - pur dandosi atto nell'ordinanza che il sostituto del difensore di ufficio, designato ex art. 97, comma 4, cod. proc. pen. , può esercitare la difesa dell'imputato per tutta la fase dibattimentale e svolgere una prestazione professionale identica, nel suo oggetto e nella sua funzione, a quella del difensore di ufficio - che il rimettente muove da una nozione formalistica della definizione di difensore d'ufficio, non considerando tale il difensore designato dal giudice in sostituzione di quello precedentemente nominato, nell'ipotesi in cui quest'ultimo non sia stato reperito, o non sia comparso o abbia abbandonato la difesa; che in tal modo, secondo l'Avvocatura, il giudice a quo dimentica la previsione di cui all'ultimo periodo del comma 4 dell'art. 97 cod. proc. pen. , secondo il quale si applicano al difensore designato in sostituzione le disposizioni dell'art. 102 dello stesso codice, con la conseguenza che, a' termini del secondo comma dell'articolo citato, “il sostituto esercita i diritti ed assume i doveri del difensore”; che nessun rilievo presentano le fonti ed i modi di investitura del professionista che esercita effettivamente la difesa dell'imputato, dovendosi in ogni caso riconoscere al sostituto designato la qualità di difensore di ufficio; che la questione è quindi per l'Avvocatura inammissibile prima che infondata, non avendo il rimettente preventivamente verificato la possibilità di interpretare la disposizione che censura, dando alla stessa un significato compatibile con le norme costituzionali che vengono invocate, secondo quanto affermato ripetutamente dalla Corte; che, ancora secondo la difesa erariale, le argomentazioni relative all'art. 81 cod. proc. civ. sono totalmente inconferenti, dal momento che il difensore designato in sostituzione chiede a proprio nome la liquidazione di proprie spettanze, mentre prive di rilievo e comunque infondate appaiono le considerazioni inerenti alla prospettata disparità di trattamento ed alla ritenuta conseguente gratuità della prestazione professionale del difensore sostituto, così come alla compromissione dell'effettività del diritto di difesa dell'imputato, essendo la prestazione professionale per la quale si chiede la liquidazione di spese ed onorari già stata espletata; che ad avviso dell'Avvocatura la seconda questione sollevata dal Tribunale di Catanzaro risulta inammissibile perché viene prospettata con espresso rinvio alle motivazioni contenute nella precedente ordinanza del Tribunale di Pisa, in violazione del principio di autosufficienza dell'ordinanza di rimessione costantemente affermato dalla giurisprudenza costituzionale, e in quanto la questione è già stata dichiarata manifestamente inammissibile dalla Corte con l'ordinanza n. 348 del 2003, le cui ragioni si estendono anche ai nuovi parametri indicati, oltretutto in modo apodittico ed inconferente, dal Tribunale di Catanzaro. Considerato che il Tribunale di Catanzaro solleva con unica ordinanza due distinte questioni di legittimità costituzionale dell'art. 117 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui non prevede che il difensore designato dal giudice, ex art. 97, comma 4, del codice di procedura penale, in sostituzione del difensore d'ufficio non reperito o non comparso, possa chiedere la liquidazione di spese ed onorari per l'attività professionale svolta in luogo del difensore sostituito, e nella parte in cui circoscrive alla sola ipotesi di irreperibilità dell'imputato, che sia stata dichiarata ai sensi dell'art. 159 cod. proc. pen. , la possibilità di liquidazione di spese ed onorari del difensore d'ufficio, senza prevedere il caso dell'imputato non più rintracciabile nei cui confronti le notificazioni vengano eseguite ai sensi dell'art. 161 cod. proc. ; che riguardo alla prima delle due questioni sollevate il rimettente interpreta la norma censurata nel senso che sarebbe impedito al difensore di ufficio, nominato dal giudice in sostituzione dell'originario difensore, di chiedere la liquidazione dei compensi per l'opera autonomamente svolta; che tale interpretazione del quadro normativo assunta a fondamento della censura, da un lato non tiene conto della possibilità di dare alla disposizione una interpretazione conforme alle norme costituzionali invocate, dall'altro omette di considerare, come esattamente rileva l'Avvocatura, che secondo l'art. 97, comma 4, cod. proc. pen. , al difensore designato in sostituzione si applicano le disposizioni dell'art. 102 dello stesso codice, secondo cui “il sostituto esercita i diritti ed assume i doveri del difensore”; che la sentenza della Corte di cassazione – sezioni unite penali, 19 dicembre 1994, citata in ordinanza, ha deciso una diversa questione in ordine all'individuazione del difensore destinatario della notifica degli atti, mentre nulla ha stabilito in ordine alla liquidazione dei compensi; che la questione è quindi manifestamente infondata;