[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 2935 e 2941 del codice civile promosso con ordinanza del 9 dicembre 2002 dal Tribunale di Termini Imerese nel procedimento civile tra Rabbeni Antonino Ignazio ed altra contro Puglisi Salvatore ed altri, iscritta al n. 153 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 28 aprile 2004 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che il Tribunale di Termini Imerese, in composizione monocratica, nel decidere sulla domanda proposta, con atto di citazione del 16 marzo 1999, da Antonino Ignazio Rabbeni e Antonietta La Bianca nei confronti del notaio Salvatore Puglisi e di Biagio Cuccia, per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni subiti, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 2935 e 2941 del codice civile, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione; che a fondamento della pretesa gli attori hanno dedotto di avere acquistato dal Cuccia, con atto pubblico del 30 maggio 1988, rogato dal notaio Puglisi, un appartamento; di avere appreso solo l'11 luglio 1996 che l'appartamento era gravato da altra ipoteca iscritta a favore del Banco di Sicilia il 9 gennaio 1988 per lire 110 milioni a seguito di sovvenzione ipotecaria concessa dal Banco di Sicilia a Biagio Cuccia e Sebastiana Brucato con atto notarile dello stesso dr. Puglisi del 31 dicembre 1987; di aver saputo dell'ipoteca in seguito alle procedure per la rivendita dell'appartamento stesso, rivendita che non si era conclusa proprio a seguito della scoperta della nuova iscrizione ipotecaria; che gli attori hanno evidenziato la responsabilità contrattuale del notaio Puglisi - per non aver accertato, nonostante il mandato ricevuto, che gli immobili oggetto della compravendita non fossero gravati di altri pesi oltre a quello espressamente dichiarato e regolato nel contratto - e del venditore Biagio Cuccia, per avere egli taciuto il vincolo ipotecario iscritto il 9 gennaio 1988 e quindi per essersi reso inadempiente all'obbligo di vendere i beni liberi da ipoteche o trascrizioni pregiudizievoli; che il notaio Puglisi, nel costituirsi chiedeva la declaratoria di cessazione della materia del contendere (in quanto il Banco di Sicilia aveva consentito a restringere l'ipoteca su altri beni del Cuccia, così liberando gli immobili di proprietà degli attori) e comunque la declaratoria di prescrizione dell'azione di risarcimento; che il Tribunale ha dichiarato che non poteva essere dichiarata la cessazione della materia del contendere perché la successiva cancellazione dell'ipoteca iscritta il 9 gennaio 1988 non aveva comportato il venir meno ex tunc dei danni nel frattempo prodotti e quindi la pretesa risarcitoria degli attori trovava piena attualità e concretezza; ma ha ritenuto fondata l'eccezione di prescrizione dell'azione di risarcimento, poiché l'azione per responsabilità contrattuale si prescrive in dieci anni; che secondo l'art. 2935 del cod. civ. il termine per la prescrizione inizia a decorrere “dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”, restando viceversa irrilevante l'impossibilità di mero fatto di esercitare il diritto stesso, quand'anche essa dipenda dall'incolpevole ignoranza del titolare del diritto medesimo circa la sua esistenza, come nel caso sottoposto all'attenzione del giudice a quo; che questa interpretazione, non altrimenti superabile, non evidenziandosi dati testuali o sistematici sui quali fondare un avviso contrario potrebbe non essere conforme alla Costituzione laddove esclude la rilevanza dell'ignoranza incolpevole dell'esistenza del diritto da parte del suo titolare quale causa impeditiva del decorso della prescrizione; che, inoltre, l'interpretazione in parola sembrerebbe non conforme all'art. 24 della Costituzione (in quanto non si comprende come possano agire in giudizio coloro che ignorano di essere titolari di un diritto nonostante il diritto esista e possa essere giuridicamente fatto valere e l'art. 2935 del cod .civ. si tradurrebbe così sostanzialmente in una norma sanzionatoria per il titolare del diritto per la sua inerzia solo oggettivamente considerata, senza alcun riguardo per la sua connotazione soggettiva) ed all'art. 3 della Costituzione, in quanto, sempre tenendo presente l'ignoranza incolpevole del titolare del diritto, non appare giustificata la disparità di trattamento, sotto il profilo del decorso del termine di prescrizione, rispetto ai “titolari” coscienti del diritto, per i quali il diritto stesso è venuto ad esistenza nel mondo giuridico attraverso fatti palesi e percepibili; che due situazioni completamente diverse - la piena consapevolezza dei propri diritti, da un lato, l'incolpevole ignoranza degli stessi, dall'altro - sarebbero soggette ad identica disciplina; che alternativamente, ma analogamente, la stessa questione si pone in relazione all'art. 2941 del cod. civ. , laddove non comprende fra le cause di sospensione della prescrizione l'ignoranza incolpevole del titolare del diritto, salvo il limitatissimo caso dell'avere il debitore occultato l'esistenza del diritto (art. 2941, n. 8, del cod. civ.); che tale norma, come tutti gli altri casi di sospensione del termine, è di natura eccezionale in quanto derogatoria rispetto al principio generale della prescrizione dei diritti in ragione del trascorrere del tempo, e quindi non è suscettibile di applicazione analogica al caso dell'ignoranza incolpevole del titolare del diritto; che la duplice questione di costituzionalità è rilevante ai fini del giudizio a quo in quanto l'eccezione di prescrizione è stata validamente presentata nella comparsa di risposta e richiamata in sede di precisazione delle conclusioni; che tale eccezione non necessita di formule sacramentali, ed è pertanto sufficiente, per ritenerla ritualmente proposta, che risulti la chiara volontà della parte di avvalersene, volontà che può anche essere espressa in modo sintetico, e che in questo senso è la giurisprudenza della Corte di cassazione; che a fronte di tale eccezione di prescrizione, il giudice rimettente dovrebbe fare applicazione dell'art. 2935 del cod. civ. , dal momento che il termine di prescrizione decennale decorre dalla data di stipulazione dell'atto pubblico (30 maggio 1988), e non risultano atti interruttivi della prescrizione sino all'atto di citazione notificato al notaio Puglisi il 20 marzo 1999; che la mancata conoscenza del diritto non dipese d'altra parte dal fatto doloso del notaio (art. 2941 n. 8, del cod.