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"quando siamo andati a Ferragosto a Lampedusa c'era un importante incontro che dovevamo fare per le questioni dei migranti, dopodiché mi consenta torno a casa, era l'unica settimana di ferie che avevo, io ho la casa vicino a Brindisi, e quindi sono tornato da dove venivo" e quindi al giornalista che chiedeva come mai fosse stato mandato un autista di ADM a prenderlo all'aeroporto di Brindisi , risponde: "perché le regole dell'agenzia prevedono che dov'è il mio domicilio io debba tornare"; orbene, ai sensi dell'art. 43 del codice civile, il domicilio è il luogo dove si è stabilita la sede principale dei propri affari ed interessi, che, per Minenna dovrebbe essere la sede dell'Agenzia a Roma, e non certamente il luogo dove si trova la sua casa delle vacanze; inoltre, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 settembre 2014, recante "Determinazione del numero massimo e delle modalità di utilizzo delle autovetture di servizio con autista adibite al trasporto di persone, che si applica anche alle Agenzie fiscali, prevede espressamente: "L'utilizzo delle autovetture di servizio a uso non esclusivo a disposizione di ciascuna amministrazione inserita nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuata dall'ISTAT ai sensi dell'art. 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, incluse le autorità indipendenti, esclusi le regioni e gli enti locali, è consentito solo per singoli spostamenti per ragioni di servizio, che non comprendono lo spostamento tra abitazione e luogo di lavoro in relazione al normale orario di ufficio"; considerata la gravità che sembra evincersi dalle condotte poste in essere dal direttore Minenna e descritte nel servizio giornalistico; ritenuto che dette condotte potrebbero mettere seriamente a repentaglio l'interesse pubblico e determinare un possibile blocco delle attività di ADM, in un momento particolarmente delicato dell'economia del Paese; visto l'art. 60 del decreto legislativo n. 300 del 1999, nonché l'allegato 1, numero 1, della Convenzione triennale per gli esercizi 2020-2022 (articolo 59, commi 2, 3 e 4, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300), che disciplina il potere di vigilanza del Ministero dell'economia e delle finanze; considerato che, secondo quanto riportato da notizie stampa, il direttore Marcello Minenna risulterebbe attualmente indagato dalla Procura di Roma per i reati di abuso d'ufficio e falso, a seguito degli episodi descritti; considerato che il Consiglio di Stato ha precisato, con sentenza n. 4641/2015, che il Ministero dell'economia e delle finanze non può eccepire l'autonomia delle Agenzie, per giustificare il suo mancato intervento in casi simili, rilevando inoltre che l'«alta vigilanza» attribuitagli, se non comporta una verifica dei singoli «atti di gestione» (articolo 60, comma 3, del decreto legislativo n. 300 del 1999), assegna certamente all'autorità politica il dovere di intervenire con direttive, di fronte a condotte in aperto contrasto con i princìpi del buon andamento dell'amministrazione, di legalità, imparzialità e trasparenza; ritenuto che, nel caso di specie, le irregolarità che sembrano trasparire delle condotte poste in essere dal direttore generale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, dottor Marcello Minenna, debbano necessariamente comportare l'intervento del Governo, per mezzo del ministro dell'Economia e delle Finanze, con l'esercizio del potere di alta vigilanza e di tutti gli atti ritenuti utili o opportuni a ripristinare una situazione di legalità e di gestione corretta ed imparziale degli interessi pubblici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga di esercitare il potere di alta vigilanza e controllo sull'Agenzia delle dogane e dei monopoli, al fine di ripristinare, ad avviso dell'interpellante, una situazione di legalità e corretta gestione amministrativa della predetta Agenzia fiscale. Atto n. 2-00099 DESSI' Al Ministro della giustizia Premesso che: il 19 dicembre 2021 è stata oggetto di notizie di stampa la richiesta di archiviazione adottata dalla Procura della Repubblica di Benevento in merito ad un procedimento per violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di una donna da parte del marito; il giorno successivo, 20 dicembre, la stessa donna oggetto del provvedimento, concedeva un'intervista apparsa su un importante organo di stampa, "la Repubblica"; considerato che appare grave a giudizio dell'interpellante la motivazione per l'archiviazione, con la quale si giustificherebbero le azioni contestate, statuendo che non ci sarebbe stato nessuno stupro e che l'uomo avrebbe adottato i suoi comportamenti solo per "vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale"; considerato che le dichiarazioni di seguito virgolettate della moglie mettono di fronte ad uno spaccato familiare lontanissimo da quanto esposto dal decreto di archiviazione: "io non potevo dire di no alle sue richieste, si faceva aggressivo, decideva lui come e dove e mi costringeva"..."so quel che dico. Se parlo di violenza è perché la mia volontà non contava. Ero un oggetto nelle sue mani"..."Mi svegliava nel cuore della notte, levandomi gli indumenti intimi e mi costringeva ad avere rapporti, anche se con noi dormiva il piccolo. Dicevo NO e NO"; ritenuto che detta vicenda sembra riportare indietro di almeno cinquant'anni, in contesti sociali lontanissimi dall'Italia del terzo millennio e, culturalmente, le parole usate nella parte motiva mandano un messaggio devastante che rischia di vanificare anni di battaglie contro la violenza sulle donne, per la libertà di scelta e per la parità di genere riportando con la memoria ai tempi del "delitto d'onore", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno nel più breve tempo possibile fornire elementi conoscitivi in merito alla vicenda descritta e se eventualmente intenda porre in essere, nell'esercizio delle sue funzioni e nel pieno rispetto dell'autonomia della Magistratura, iniziative volte ad evitare in futuro il ripetersi di vicende simili. Interrogazioni Atto n. 3-02992 PIRRO PAVANELLI L'ABBATE MARINELLO MATRISCIANO LANZI TRENTACOSTE Al Ministro della transizione ecologica Premesso che sono oltre venti gli incendi di diversa natura che hanno colpito il territorio della Città metropolitana di Torino negli ultimi sei anni coinvolgendo, nello specifico, aziende legate al ciclo dei rifiuti. Se ne citano alcuni a mero titolo esemplificativo: nel 2015 e nel 2017 gli incendi al CMT di La Loggia, impianto che raccoglie, stocca e tratta, tra gli altri, rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti soldi urbani; nel 2017 quello alla Teknoservice di Piossasco, impianto di raccolta e trasporto di rifiuti solidi urbani e rifiuti ingombranti;