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inoltre, la circolare afferma che dall'art. 19, comma 1.2, del testo unico si evincerebbe che la tipologia di permesso di protezione speciale non potrebbe essere richiesta direttamente al questore e che le istanze che fossero presentate in via autonoma direttamente al questore dovrebbero essere considerate irricevibili; si tratta di interpretazioni in chiaro contrasto con principi normativi e giurisprudenziali. Non si comprende, infatti, per quale motivo allo straniero richiedente protezione speciale debba essere vietato, ancor più in fase di emergenza causata dall'epidemia da COVID-19, di manifestare la sua volontà anche tramite altri mezzi che non siano la sola richiesta fatta di persona; altrettanto inaccettabile appare evidentemente l'affermazione della circolare secondo la quale il permesso di protezione speciale non potrebbe essere richiesto direttamente al questore. Al contrario, il citato articolo 19, comma 1.2, evidenzia che il permesso per protezione speciale potrebbe e dovrebbe essere rilasciato dalle Questure all'atto dell'esame del permesso di soggiorno ad altro titolo qualora ricorressero le condizioni previste, considerato che le Questure avrebbero ex lege l'obbligo di valutare la sussistenza del diritto, previa la comprovante documentazione da parte dell'interessato; inoltre, la giurisprudenza della Corte di cassazione ha precisato che l'art. 10 della Costituzione ha trovato piena applicazione con le forme di tutela previste: con un'unica domanda di asilo il richiedente ha diritto all'esame dell'istanza sotto il profilo delle tre forme di protezione previste (asilo, protezione internazionale, protezione umanitaria, sostituita ora dalla protezione speciale), ed è, quindi, del tutto infondato quanto previsto dalla circolare del 19 marzo 2021, si chiede di sapere: se al Ministro in indirizzo consti quanto esposto circa la sostanziale disapplicazione delle norme previste dal decreto-legge n. 130 del 2020, e come intenda intervenire per far sì che si applichino le norme esistenti e non quelle del "decreto sicurezza 1", ripristinando una legalità che, di fatto se non di diritto, viene compromessa dalle resistenze delle amministrazioni periferiche; se non intenda intervenire per superare la circolare del 19 marzo 2021 che contrasta coi principi normativi e giurisprudenziali, aggravando in maniera illegittima ed ingiustificata le procedure per lo straniero che voglia chiedere la "protezione speciale". Atto n. 4-05445 LANNUTTI GRANATO DESSI' CORRADO MORONESE ANGRISANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: il 28 aprile 2021 il sito di informazione "Fanpage" ha svelato che il sottosegretario per l'economia e le finanze, Claudio Durigon, eletto alla Camera dei deputati nel 2018 con la Lega, mentre veniva ripreso da una telecamera nascosta, riferendosi all'indagine sui 49 milioni di euro ha detto che «quello che indaga della Guardia di Finanza», «il generale», «lo abbiamo messo noi». La rivelazione è contenuta nella prima puntata della video-inchiesta "Follow the money" realizzata da Backstair, il team investigativo di "Fanpage" composto da Carla Falzone e Sacha Biazzo, con Marco Billeci e Adriano Biondi. Nel filmato, registrato durante una cena con i responsabili di alcune società di formazione, Durigon confida di non preoccuparsi delle indagini della magistratura che riguardano il suo partito. «I tre commercialisti? Tutte c...», dice Durigon senza essere ripreso, riferendosi evidentemente ad Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri, i commercialisti legati alla Lega, arrestati nell'inchiesta milanese sul caso Lombardia Film Commission. «Lascia perdere, sono i giornali, fidati di me», aggiunge il sottosegretario all'Economia. Nell'audio registrato, l'interlocutore incalza Durigon: «Veramente? Ci sta lui che sta facendo le indagini? Proprio questo della Finanza?». La risposta è concisa, ma esplicita: «Shhh, dai»; sempre "Fanpage" ricostruisce l'ascesa di Durigon, che prima di entrare alla Camera dei deputati, aveva fatto carriera all'interno del sindacato UGL, dove era arrivato a ricoprire la carica di vicesegretario. Secondo la testata giornalistica, l'UGL, che dichiara di poter contare su quasi 2 milioni di iscritti, sarebbe in realtà un sindacato con poche migliaia di deleghe. A denunciarlo a "Fanpage" sarebbero stati gli stessi tesserati. Un centinaio di lavoratori aderenti al sindacato di destra, infatti, ha contestato il dato e ha presentato denuncia penale per truffa ai danni dello Stato. La loro ipotesi è che il numero reale degli iscritti non superi i 65-70.000. Sul caso specifico starebbe indagando la procura di Roma. Così, mentre la procura di Genova bloccava i conti della Lega in seguito all'inchiesta sui 49 milioni, secondo "Fanpage" sarebbe stato l'attuale sottosegretario per l'economia a correre in soccorso del partito in crisi economica, mettendo a disposizione della Lega la sede e lo staff del sindacato. L'ascesa di Durigon sarebbe cominciata tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018, quando il Carroccio sarebbe stato in difficoltà proprio per il blocco dei conti nell'ambito dell'inchiesta sui 49 milioni di euro. A gennaio 2018, sempre secondo la ricostruzione della testata giornalistica, il leader leghista Matteo Salvini annuncia un «accordo di reciproca e proficua collaborazione» con l'organizzazione sindacale. Poche settimane dopo è ospite d'onore al congresso UGL, che conferma Francesco Paolo Capone segretario, mentre Durigon è il suo vice. I cronisti della testata diretta da Francesco Piccinini raccontano quindi come il sindacato di destra abbia fornito uomini nelle aree in cui la Lega cercava di radicarsi, ma anche supporto durante eventi pubblici, e persino la sede del team social di Salvini (la "Bestia"). La squadra guidata da Luca Morisi, infatti, dopo le elezioni 2018 avrebbe trasferito i propri computer a Roma, al primo piano della sede dell'UGL, in via delle Botteghe Oscure. Morisi e il suo team vi avrebbero lavorato per due anni, anche nel periodo in cui Salvini era Ministro, in quegli uffici, poi diventati sede della Lega, ma all'epoca, per contratto, in quel palazzo non sarebbe stato consentito il subaffitto, anche parziale. Secondo "Fanpage", dunque, è grazie alla discesa in campo del sindacalista UGL, diventato poi deputato della Repubblica, che la Lega sarebbe riuscita a costruire la sua roccaforte nel Lazio. Un'operazione partita dalla provincia di Latina, città natale di Durigon. Sempre secondo il sito d'informazione, inoltre, fonti coperte avrebbero rivelato i legami del sottosegretario nella provincia pontina, già investita da numerose inchieste dell'antimafia per infiltrazioni mafiose nella politica; il sito "Fanpage" ha infatti svelato che Durigon avrebbe «rapporti quantomeno "pericolosi" con esponenti della criminalità di Latina e vicini la 'ndrangheta».