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la normativa attuale è poco chiara e lascia spazio a varie interpretazioni, e l'imprenditore corre quindi il rischio di essere accusato di traffico illecito di rifiuti; va infine ricordato che la raccolta differenziata nel tessile sarà obbligatoria nel 2024 (come da direttiva quadro sui rifiuti, approvata dal Parlamento europeo ed entrata in vigore nel 2018); già in data 11 settembre 2018, è stato presentato l'atto di sindacato ispettivo 4-00518 con il quale si poneva all'attenzione del Ministro in indirizzo la necessità di rendere chiarezza riguardo ai criteri specifici, da stabilire caso per caso. Nella risposta fornita all'interrogazione 3-00337 dal sottosegretario Gava il 13 dicembre 2018, presso la 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) del Senato, la stessa faceva presente che si stava lavorando alla predisposizione di un intervento normativo per disciplinare le modalità attraverso cui istituire meccanismi per la cessazione della qualifica di rifiuto "caso per caso"; l'articolo 1, comma 19, del decreto-legge n. 32 del 2019, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 55 del 2019, ha novellato il comma 3 dell'articolo 184- ter del codice dell'ambiente di cui al decreto legislativo n. 152 del 2016, prevedendo una disciplina transitoria dei criteri per la cessazione di rifiuto ( end of waste ), in attesa di quelli definitivi, con la conseguenza di peggiorare il quadro normativo e vincolare le Regioni ad adeguarsi ad una norma ormai obsoleta come quella del decreto ministeriale 5 febbraio 1998 (cosiddetto decreto Ronchi) ormai superato da nuove discipline in sede europea e soprattutto da un progresso tecnologico che ha radicalmente cambiato il sistema dello smaltimento dei rifiuti; in questo quadro le Regioni non solo non potranno rilasciare nuove autorizzazioni, ma, nella maggior parte dei casi, saranno costrette a revocare quelle già in essere con ricadute negative in termini economici e di inquinamento; la modifica sta destando forte preoccupazione tra gli imprenditori che paventano il rischio della graduale chiusura degli impianti, con conseguente perdita di posti di lavoro e interruzione di processi di riciclo con aumento di conferimento in discarica o inceneritori di rifiuti oggi riciclati, oltre al blocco di molti nuovi investimenti; il Ministro ha recentemente emanato il decreto ministeriale 15 maggio 2019, n. 62, il primo decreto " end of waste " per riciclare i pannolini. Un passo sicuramente importante per lo sviluppo dell'economia circolare, ma sicuramente non sufficiente per ridare slancio ad un settore che abbraccia molteplici ambiti come ad esempio quello dei rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) o quello del recupero degli pneumatici dei mezzi di trasporto che, invece di essere conferiti in discarica, potrebbero essere riutilizzati per migliorare la qualità dell'asfalto e dei manti stradali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di prevedere iniziative normative urgenti finalizzate a definire i criteri per l'applicazione uniforme a livello nazionale ed europeo dei processi di cessazione della qualifica di rifiuto, per favorire realmente lo sviluppo dell'economia circolare, garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana e ad agevolare l'utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali. Atto n. 4-01897 CASTALDI Al Ministro della giustizia Premesso che: il procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati trova la sua fonte normativa principale nella Costituzione, che all'art. 105 prevede, fra le attribuzioni del Consiglio superiore della magistratura, l'adozione dei provvedimenti disciplinari nei loro confronti; come riportato da diversi organi di stampa, magistrato per aver svolto un'attività imprenditoriale, incompatibile con la sua professione e per aver tenuto un "comportamento gravemente scorretto" nei confronti dei giudici popolari del processo di primo grado sulla discarica Bussi (Pescara), di cui presiedeva il collegio; lo stesso magistrato è coinvolto anche in un altro procedimento di natura contabile, n. 800/2016/GUE, pendente davanti alla Corte dei conti de L'Aquila che dovrebbe pronunciarsi sui contributi agricoli percepiti dal dottor Romandini dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura dal 1996 al 2015; rilevato che: come evidenziato con l'atto di sindacato ispettivo 4-00163 in data 16 aprile 2018, l'OLAF (Ufficio europeo per la lotta antifrode) ha confermato, su segnalazione di un cittadino, che il caso del giudice Romandini è "oggetto della procedura di selezione di cui all'Articolo 5 del Reg (EC) 883/2013 sul funzionamento di OLAF", determinando in sostanza l'apertura di un'indagine tesa all'acquisizione di un completo quadro informativo, al riscontro dei documenti eventualmente sottoposti e all'integrazione dell'informazione trasmessa con quanto acquisibile presso banche dati, pubblici registri, fonti aperte; tale procedura di selezione porterà a una decisione del direttore generale che "non è discrezionale ma è vincolata ai principi cardine del Trattato UE (in particolare proporzionalità e sussidiarietà) ed ai criteri che sono esplicitati dalla richiamata disposizione di cui all'Articolo 5"; considerato che dall'ulteriore trascorrere del tempo senza una pronuncia della Corte potrebbe profilarsi il rischio della prescrizione del procedimento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e di quali ulteriori elementi conoscitivi sia in possesso sulla vicenda; se non intenda attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento la regolarità di funzionamento degli uffici giudiziari coinvolti nella vicenda, anche al fine di esperire tutte le azioni a tutela del presunto credito erariale. Atto n. 4-01898 CASTALDI BOTTO ANASTASI LA MURA ANGRISANI VACCARO FERRARA CORRADO GALLICCHIO MATRISCIANO ORTIS LEONE MOLLAME TRENTACOSTE DESSI' LANNUTTI FENU DONNO PRESUTTO Ai Ministri per la pubblica amministrazione, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: secondo recenti ricerche, il 40 per cento delle persone che consumano la pausa pranzo fuori casa usa i buoni pasto, in oltre 150.000 esercizi convenzionati, in larga maggioranza bar e ristoranti. L'intero mercato dei buoni pasto vale circa 3 miliardi di euro, dei quali il 40 per cento assegnati con gara Consip, giunta nel 2018 all'ottava edizione; sono circa 90.000 le aziende, enti e amministrazioni che riconoscono il servizio sostitutivo di mensa a circa 2,4 milioni di dipendenti: 1,6 nel settore privato, 900.000 in quello pubblico; considerato che: il buono pasto rappresenta un vantaggio: