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Oggi sono cambiate le tecnologie, sono cambiati i tempi e la comunicazione va sicuramente aggiornata, ma rimane il fatto che se riteniamo che solo i partiti abbiano il compito di promuovere la partecipazione democratica, stiamo di nuovo sbagliando, perché movimenti, gruppi e associazioni devono poter disporre di servizi per portare avanti le loro idee. Mi auguro che questo elemento venga tenuto in considerazione. Per essere molto chiari se andiamo alle elezioni, non so bene quando, Emilia-Romagna compresa, chi non è già in Parlamento con un Gruppo e non so bene con quale altra formazione, deve mettersi a raccogliere le firme, pure se in Parlamento già c'è e da tempo non sospetto. Non mi pare davvero un gran modo di mettere tutti allo stesso punto di partenza e dire «che vinca il migliore». Qui ci stanno i migliori tra i migliori che hanno i loro strumenti di propaganda politica gratis, senza neanche bisogno di metterci un po' di impegno. Vorrei che questo rimanesse all'attenzione dell'Assemblea. Noi ormai per firma telematica sottoscriviamo qualunque cosa, giusto? Per una proposta di iniziativa popolare non si può: amanuensi sotto la pioggia e con tanto di autenticatore, sia ben chiaro, perché il mio passaporto non basta per autenticarmi. Serve qualcun altro più responsabile di me - pare - che mi autentichi: questo francamente non è più accettabile. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC, PD e IV-PSI, e della senatrice De Petris) . PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza ad allegare i dati come da lei richiesto. È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, non stiamo discutendo di una singola inchiesta della magistratura, alla quale rinnoviamo un rispetto non formale, ma sostanziale in quest'Assemblea. Non stiamo neanche parlando, a mio avviso, semplicemente del finanziamento ai partiti e meno che mai stiamo discutendo in quest'Assemblea di una polemica mediatica. A mio avviso questo dibattito, del quale ringrazio la Presidenza del Senato e i Capigruppo, affronta la grande questione della democrazia liberale oggi e parte dal principio della separazione dei poteri tra il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario. In tempi di Facebook parlare di Montesquieu non va di moda, ma è un dovere particolarmente vero farlo quando alcuni tra i più autorevoli leader politici del mondo utilizzano, dalle colonne del «Financial Times» , la visibilità della democrazia liberale per contestarne l'imminente fine. Insomma, non stiamo discutendo di una piccola questione bagatellare, ma stiamo riflettendo sulla questione se secoli di civiltà giuridica e politica abbiano ancora un senso o no. Discutiamo qui oggi della separazione dei poteri. Tutti noi siamo potere legislativo, tutti, nessuno escluso. Chi tra di noi ha avuto l'altissimo onore di guidare pro tempore anche il potere esecutivo ha una responsabilità in più, che vorrei assolvere in quest'Aula innanzitutto prendendo spunto da precedenti discorsi parlamentari. Non è la prima volta in cui un ex presidente del Consiglio in un'Aula del Parlamento affronta questo tema; era accaduto nel 1977, quando il presidente Aldo Moro alla Camera dei deputati utilizzò parole notevoli nei confronti di altre forze politiche e di chi voleva processare nelle piazze il suo partito: «Non ci lasceremo processare nelle piazze». Andò così? Impariamo dalla storia: andò così? Le parole di Aldo Moro le ripetiamo costantemente; ce le diciamo, ma in realtà quella vicenda - lo scandalo Lockheed - ha segnato la storia istituzionale del Paese, non già per il processo che venne fatto ad alcuni Ministri, ma per la conseguenza più alta: le dimissioni del presidente della Repubblica. Giovanni Leone fu infatti costretto a lasciare il Quirinale anzitempo non perché coinvolto - paradosso dei paradossi - egli, professore di procedura penale, ma in ragione di uno scandalo montato ad arte da una parte dei media e da una parte della politica, che trovo doveroso che venga ricordato qui. Proprio qui, infatti, vi è chi ebbe il coraggio e l'onestà intellettuale, la senatrice Emma Bonino, vent'anni dopo, di scrivere una lettera di scuse, assieme al compianto onorevole Marco Pannella, proprio a Giovanni Leone in occasione dei suoi novant'anni. Onorevoli colleghi, per distruggere la reputazione di un uomo, di un esponente delle istituzioni, può bastare una copertina di qualche settimanale (che poi, i tempi cambiano ma i settimanali rimangono!); quello che serve per ricostruire quella reputazione sono anni e anni. Forse - lo dico con il rispetto che ella conosce - neanche la lettera della senatrice Bonino e dell'onorevole Pannella riuscì a recuperare fino in fondo il prestigio e l'onore che il presidente Leone aveva il dovere di vedersi riconosciuto. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e FIBP-UDC). GIRO (FIBP-UDC) . Hai ragione! RENZI (IV-PSI) . Nel 1992, il presidente Bettino Craxi parlò a Montecitorio. So già che basta pronunciare questo nome - per le note vicende giudiziarie - per aprire subito un dibattito reso particolarmente attuale dal fatto che siamo nell'imminenza del ventennale della tragica scomparsa di Craxi. Non voglio, tuttavia, aprire adesso qui un dibattito su un argomento che non riguarda l'oggetto della nostra discussione, vale a dire la figura politica di Bettino Craxi. Mi limito a dire che il 3 luglio del 1992, intervenendo per la fiducia al Governo guidato da Giuliano Amato, Bettino Craxi pronunciò un discorso anche in questo caso molto citato e poco letto, come spesso accade ai discorsi dei politici. Egli, infatti, chiamò in causa tutto l'arco costituzionale - compresi i partiti di recente formazione allora, quei partiti che esibivano il cappio, ma che erano stati già coinvolti in vicende di finanziamento illecito - e disse che larga parte del finanziamento ai partiti era - parole testuali di Craxi - illecito o irregolare. Un'assunzione di responsabilità per tutto il sistema costituzionale, non soltanto per qualcuno. Ebbene, di quel discorso di Craxi pochi ricordano l' incipit . Craxi disse: «Ho imparato ad avere orrore del vuoto politico». Di questo discutiamo, signor Presidente, non del finanziamento illecito semplicemente; stiamo discutendo della debolezza della politica (Applausi dai Gruppi IV-PSI e FIBP-UDC, e del senatore Pittella) davanti a una oggettiva necessità: quella di porre il sistema in condizioni di essere efficace. Voglio essere molto chiaro: non mi sento minimamente paragonabile alla statura di due leader quali quelli che ho appena citato. Condivido con loro soltanto l'altissimo onore rivestito, ma non ho alcun dubbio sul fatto che tra me e loro c'è una differenza profonda di levatura, indipendentemente dal giudizio che si possa avere sulle singole persone. Contemporaneamente, non vi è chi in quest'Aula non riconosca che anche nel merito delle contestazioni delle recenti vicende c'è una profonda diversità. Nello scandalo Lockheed si parlava di una tangente, vera o presunta, milionaria; nel 1992 si poneva in discussione il finanziamento di tutto il sistema dei partiti.