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Siamo quindi contenti che si sia conclusa questa fase, anche perché abbiamo registrato alcuni indicatori operativi di vantaggio: per esempio, possiamo entrare e uscire senza dover consegnare o mostrare ogni volta il nostro green pass . Tutti noi siamo entrati e usciti mille volte, anche qui in Senato, perfettamente conosciuti, perfettamente noto il fatto che fossimo vaccinati, eppure tutte le volte abbiamo dovuto mostrare la certificazione, in una sorta di rituale alla fine abbastanza stanco e, a mio avviso, un po' ipocrita. Alla fine, infatti, quando si sa che le persone sono vaccinate, chiedere loro cinque, sei, sette volte al giorno il green pass ha qualcosa di ridicolo. Siamo contenti perché in molti luoghi possiamo stare senza mascherina. Di fatto, in Senato è obbligatorio portare la mascherina in Aula, in Commissione, là dove si svolgono gli eventi, i convegni, gli incontri, però per il resto possiamo stare anche senza in giro per i corridoi. Lo stesso vale per la strada o andando al ristorante e questo ci dà una certa sensazione di ritorno alla normalità. Viviamo ancora con una certa perplessità l'operazione tamponi, perché sappiamo che questo virus è furbo e nel suo trasformarsi sta creando una coda di infezioni di ritorno, per cui anche persone che hanno già avuto il Covid e magari in forma grave adesso possono riprenderselo, anche più volte, sia pure in forma più leggera. Il tampone quindi resta ancora il nostro alleato di salute per capire se c'è o non c'è il virus. Tutto questo ci fa guardare con ottimismo sotto il profilo della salute, ma ci pone anche due interrogativi su cui vorrei riflettere insieme a tutti voi. Uno degli articoli modificati dall'attuale disegno di legge riguarda il potenziamento delle attività della Lega italiana per la lotta contro i tumori. Credo che tutti ci inchiniamo davanti al lavoro straordinario che la Lega italiana tumori sta facendo, lo consideriamo una garanzia, un vantaggio, un'ipoteca positiva rispetto a quelle malattie altre dal Covid. Non c'è dubbio che in questi anni noi abbiamo vissuto questa esperienza: da un lato il Covid, dall'altro le altre patologie. E abbiamo sperimentato materialmente come ai malati non Covid le cose andavano francamente male: le liste di attesa lunghe, gli screening che di fatto non sono stati fatti, i follow up totalmente rallentati, la riabilitazione resa quasi impossibile. Sappiamo che ci sono un disagio e una sofferenza molto gravi, che riguardano la salute. Quelli di voi che seguono queste vicende sanno che la settimana scorsa è stata quasi interamente dedicata a una riflessione sul malato oncologico. Ci sono stati diversi eventi (anche qui in Senato), per ricordare una cosa che trovo straordinariamente ai limiti dello scandalo: è mai possibile che non abbiamo ancora un piano oncologico nazionale, quando per esempio abbiamo un piano oncologico europeo eccellente? È giocoforza che io mi rivolga in questo momento al sottosegretario Sileri, che sa con quanta passione seguiamo questo argomento. Il piano oncologico europeo è un piano eccellente; potremmo perfino copiarlo, a tutela di tutti i pazienti oncologici, compresa la dimensione non tanto della prevenzione, quanto piuttosto della diagnosi precoce. Sappiamo tutti che la diagnosi precoce di un tumore aumenta molto le garanzie di poterlo affrontare, vuoi chirurgicamente, vuoi per via farmacologica. Eppure abbiamo toccato con mano un silenzio, il silenzio del Ministero, che copre tutti i piani nazionali. Non voglio qui infierire ricordando anche il piano nazionale delle malattie rare, promesso per legge, e tanti altri piani nazionali che stiamo aspettando. In questo caso specifico, questa legge prende in considerazione misure positive nei confronti della Lega italiana tumori. Mi inchino, ringrazio, ma non capisco perché la visione più ampia e più generale che riguarda il malato oncologico non abbia trovato la sua piena dignità e la sua piena presenza. Non vi nascondo, Presidente, colleghi, che ho presentato una mozione per cercare di condividere il dibattito su una patologia che ci tocca tutti prima o poi, direttamente o attraverso persone che ci sono care. Signori, l'emergenza Covid non è finita e nemmeno l'emergenza oncologica, tant'è vero che qualcuno sta parlando di una pandemia oncologica. Mi auguro che questa situazione, questo contesto e questo momento facciano in qualche modo reagire tutti noi e facciano reagire il Ministero, il Ministro e il Governo. C'è poi un altro passaggio contenuto in questo decreto-legge, anch'esso molto interessante, che riguarda la possibilità di modulare, attraverso la figura del direttore sanitario, certe operazioni di tutela, di difesa, di prevenzione e di cura. Esso riguarda anche quell'interlocutore con cui abbiamo imparato a fare i conti durante la pandemia: il senso della solitudine e la difficoltà nell'approccio, nella visita, nell'incontro tra gli ospiti delle RSA e i loro familiari, per esempio, ma anche tra i malati ricoverati in ospedale e i loro familiari. Dietro un obiettivo alto e importante, quello di contenere il rischio, non si è tenuto conto di un altro rischio ugualmente rilevante, quello psicologico. Eppure abbiamo stanziato 500 euro per l'assistenza psicologica, ma dopo abbiamo reso gli spicci nella dimensione affettiva e relazionale. Dico un'ultima cosa, Presidente, e poi concludo. Questo decreto-legge dice cose importanti e condivisibili anche sulla formazione. In particolare, le dice parlando della formazione del medico di medicina generale, ad esempio ponendo dei limiti al massimale dei medici di medicina generale. A Roma ci sono medici di medicina generale che hanno 1.500 pazienti, mentre qui si parla di 1.000 pazienti e si parla della possibilità che abbiano con loro dei tutor , cioè delle persone che in qualche modo possano essere degli alleati nell'esercizio di un lavoro. Non dice nulla, però, di quell'obiettivo strategico, fondamentale, importantissimo con cui ci dobbiamo confrontare - il decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70 e il decreto ministeriale n. 71 - che è lo spostamento dell'attenzione dall'ospedale al territorio e quindi dell'esigenza inderogabile di avere una classe di medici di medicina generale più competenti, più pronti, più disponibili, perché svolgono un nuovo lavoro o svolgono in modo diverso il vecchio lavoro. Mi sarebbe piaciuto dire ancora molte altre cose, ma concludo affermando che è un bene che sia finita l'emergenza, ma non sono finite le conseguenze dell'emergenza. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. *BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, parto dal riassunto delle puntate precedenti. Il 31 marzo scorso intervenivo in replica al question time ricordando al signor Ministro della salute che nelle aule dei tribunali non è possibile porre la questione di fiducia. Giova ricordarlo in questo intervento per i motivi che vedremo. Intanto, quarantasette giorni dopo, siamo qui in fervida e trepidante attesa di votare l'ennesima fiducia, fedeli alla tabella di marcia di questo Governo che ha posto in media la questione di fiducia ogni nove giorni. È un dato che oggettivamente stride con l'ampiezza del supporto parlamentare di cui questo Governo gode e che determina nei fatti, se non nelle intenzioni, una sostanziale abolizione del dibattito.