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Ritenere consentiti gli interventi nelle procedure esecutive, ai sensi dell'articolo 499 del codice di procedura civile, dei creditori della pubblica amministrazione privi di titolo esecutivo, significherebbe consentire la sostanziale obliterazione del descritto meccanismo aggravato di esecuzione, a favore di soggetti le cui ragioni di credito, per giunta, non hanno alcuna certezza. L'interpretazione del tessuto normativo su innanzi illustrato rappresenta l'unica opzione ermeneutica che, secondo una lettura costituzionalmente orientata dell'articolo 499 del codice di procedura civile, non determini un irragionevole vulnus al diritto di difesa del debitore esecutato qualora esso sia una pubblica amministrazione. Il ricorso alla regola ermeneutica dell'interpretazione adeguatrice, si rammenta, costantemente sollecitato dalla Corte costituzionale (si vedano, ex multis , le sentenze nn. 4, 6, 42, 65, 66, 206, 387, 401 e 427 del 2006), che richiama l'interprete al potere dovere di ricostruire il contenuto e la portata delle disposizioni di legge ordinaria alla stregua dei principi della Carta fondamentale, in modo da attribuire alle stesse, tra i plurimi significati astrattamente possibili, quello che non sia in contrasto con i valori costituzionali. Le Sezioni unite della Cassazione ne hanno più volte affermato il ruolo di imprescindibile punto di riferimento dell'interprete, sottolineando che «l'interpretazione adeguatrice corrisponde ad un preciso ed ineludibile dovere del giudice, il quale è tenuto a ricavare dalle disposizioni interpretate, tutte le volte che ciò sia possibile, norme compatibili con la Costituzione» (Cassazione penale, sezioni unite, sentenza n. 23016 del 17 maggio 2004), con la precisazione che una simile direttiva ermeneutica deve essere seguita «quando una disposizione abbia carattere polisenso e da essa sia enucleabile, senza manipolare il contenuto della disposizione, una norma compatibile con la Costituzione attraverso l'impiego dei canoni ermeneutici prescritti dagli articoli 12 e 14 delle disposizioni sulla legge in generale». Poiché si assiste a pronunce giurisdizionali di segno diametralmente opposto sul tema, è opportuno, alla luce di quanto appena chiarito in merito alla ratio della norma, approvare una legge di interpretazione autentica che fughi ogni perplessità in ordine all'esatto ambito oggettivo di applicazione dell'articolo 499 del codice di procedura civile, specificando che non è possibile effettuare interventi con le fatture nei confronti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Un intervento di tale natura rispetta i princìpi elaborati dalla giurisprudenza costituzionale delle norme di interpretazione autentica che è, infatti, consentita in presenza di incertezze sull'applicazione di una disposizione (eventualità, che, con evidenza, ricorre nel caso di specie) e i limiti generali all'efficacia retroattiva delle leggi, «che attengono alla salvaguardia, oltre che dei princìpi costituzionali, di altri fondamentali valori di civiltà giuridica posti a tutela dei destinatari della norma e dello stesso ordinamento, tra i quali vanno ricompresi il rispetto del principio generale di ragionevolezza che ridonda nel divieto di introdurre ingiustificate disparità di trattamento [...]; la tutela dell'affidamento legittimamente sorto nei soggetti quale principio connaturato allo Stato di diritto [...]; la coerenza e la certezza dell'ordinamento giuridico [...]; il rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario» (Corte costituzionale, sentenza n. 209 dell’11 giugno 2010). Non vi è, per quanto detto in precedenza, irragionevolezza nel prevedere che gli interventi con le sole fatture contabili possano essere spiegati solo nei rapporti tra privati e non anche quando il debitore è un'amministrazione pubblica; non si intacca l'affidamento ingenerato nei creditori che hanno fatto ricorso a tali procedure poiché, in ogni caso, ai sensi del sesto comma dell'articolo 499 del codice di procedura civile, questi ultimi sono comunque a conoscenza del fatto che l'eventuale assegnazione di somme a seguito di interventi fondati su fatture contabili non ha effetto di giudicato e consente, pertanto, al debitore di ripetere i relativi importi; non incide, anche alla luce di tale ultima considerazione, sull'esercizio delle funzioni giurisdizionali. Per dare concreta operatività alle conseguenze che derivano dall'esatta applicazione dell'articolo 499 del codice di procedura civile, interpretato alla luce dei parametri che vengono a essere dettati in via autentica dal legislatore (interpretazione che ha, ovviamente, effetti retroattivi), si è infine stabilito -- con l'ultimo comma del disegno di legge -- di prevedere adeguati meccanismi per un celere svincolo delle somme attualmente vincolate sulla base di pignoramenti effettuati con fatture.. Art. 1. 1. Al primo periodo del comma 1 dell'articolo 14 del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, le parole: «Le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici» sono sostituite dalle seguenti: «Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,». 2. Al comma 1 dell'articolo 1- bis della legge 29 ottobre 1984, n. 720, dopo le parole: «si eseguono» è inserita la seguente: «esclusivamente». 3. Il comma 4- bis dell'articolo 1- bis della legge 29 ottobre 1984, n. 720, è sostituito dal seguente: «4- bis . Il giudice competente per l'esecuzione a carico degli enti e organismi pubblici di cui al primo comma dell'articolo 1 è il giudice del luogo in cui tali enti e organismi hanno la sede legale. Gli atti di pignoramento di cui all'articolo 543 del codice di procedura civile, notificati agli enti e organismi pubblici di cui al primo comma dell'articolo 1 della presente legge, che indicano un giudice dell'esecuzione diverso da quello di cui al primo periodo del presente comma, sono nulli e non fanno sorgere in capo al terzo gli obblighi di cui all'articolo 546 del codice di procedura civile. Nell’ipotesi prevista dal secondo periodo del presente comma, la nullità degli atti di pignoramento è pronunciata dal giudice dell'esecuzione in qualunque momento, anche fuori udienza, d'ufficio ovvero su istanza del debitore o del terzo». 4. Il primo comma dell'articolo 499 del codice di procedura civile si interpreta nel senso che i titolari di un credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili di cui all'articolo 2214 del codice civile non possono intervenire anche nell'esecuzione intrapresa a carico delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 5.