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Non voglio discutere poi del comma 5 dello stesso articolo del testo proveniente dalla Camera che si occupa del ripristino dell'erogazione degli importi dovuti in caso di revoca della sospensione del beneficio. È una situazione che veramente non possiamo accettare. Eppure avevamo presentato alcuni emendamenti. Vi ricordo che avevo segnalato in quest'Aula, anche con un emendamento, l'incostituzionalità del limite dei quarantacinque anni per coloro che dovevano operare un riscatto dei periodi da valutare con sistema contributivo. Avete detto di no senza motivazione, ma è una caratteristica di questa maggioranza. Presidente, probabilmente non si è attenti ma questa maggioranza ha una sua tecnica. Una parte della maggioranza non riesce immediatamente a percepire quali sono le correzioni che non hanno intento di contrapposizione politica. Quando presentai la suddetta correzione, che aveva una sua giustificazione dal punto di vista costituzionale, mi è sembrato che non ci fosse neanche la possibilità di discutere. Si è arrivati alla Camera, dove per fortuna abbiamo avuto un po' di tempo e, dopo aver riflettuto, hanno accolto l'emendamento che qui aveva ricevuto parere contrario. Concludo, Presidente, dicendo che basta guardare le sanzioni previste dall'articolo 7. Avevamo apportato delle correzioni perché non è possibile immaginare che in un rapporto basato sulla fiducia in caso in cui i beneficiari non rispettino nessuno degli impegni assunti per ottenere il reddito di cittadinanza si stabilisca di sottrarre solo una mensilità la prima volta che sbagliano. Dopodiché si può sbagliare una seconda e una terza volta e soltanto alla quarta decadrà il beneficio. È una logica che probabilmente presiede solo al fatto che si tratta di un contributo che deve essere dato per soddisfare chi darà il voto. E questa è una logica che non ci appartiene. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, finalmente oggi l' iter parlamentare di questo provvedimento cardine della manovra di bilancio per il 2019 arriva al suo ultimo voto. Finalmente oggi discutiamo del testo definitivo, così come ritoccato, rivisto e migliorato dal Parlamento. Sono orgogliosa di essere stata partecipe della buona riuscita di questo provvedimento che restituisce finalmente agli italiani quei diritti che erano stati negati in particolare a partire da quel fatidico 2011. Un provvedimento che da un lato restituisce la possibilità di anticipare la pensione a decine di migliaia di lavoratori e, dall'altro, aiuta quei cittadini in difficoltà economica, magari disoccupati, magari occupati ma con entrate insufficienti, a trovare un posto di lavoro con dignità. Personalmente, il discorso sul reddito di cittadinanza non mi ha mai appassionata e invece il grande lavoro parlamentare ha fatto sì che si arrivasse ad una formulazione che riesce a legare strettamente il contributo contro la povertà all'inserimento e al reinserimento lavorativo, evitando al meglio l'accesso al beneficio per i cosiddetti furbetti. Penso ai requisiti di residenza, ai controlli sui beni immobiliari, al monitoraggio previsto sui cambi di residenza avvenuti a partire dal 1° settembre 2019 e, per evitare discriminazioni tra italiani e stranieri, arriva la cosiddetta norma Lodi con la quale anche i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea sono tenuti a produrre l'apposita certificazione rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall'autorità consolare italiana. Sono esclusi dal reddito di cittadinanza coloro che sono sottoposti a misura cautelare personale o coloro che sono stati condannati per talune fattispecie delittuose. Insomma, tutto converge in un provvedimento il cui fulcro è il lavoro. Con quota 100 non so se si creeranno più posti di lavoro di quanti beneficeranno dell'anticipo pensionistico, ma un dato è certo: si creeranno nuovi posti di lavoro. Su quota 100 già tante parole sono state dette. Voglio ricordare che si tratta di una lotta ormai storica della Lega. Tutti i colleghi del mio Gruppo ricorderanno le giornate trascorse sotto i gazebo a raccogliere le firme per l'abolizione della legge Fornero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Io in prima persona, nella mia Piossasco, ne ho raccolte tante di firme. Noi sì che abbiamo toccato con mano il disagio di una vasta fascia di lavoratori ingiustamente penalizzati ed oggi, con quota 100, abbiamo trovato la formula migliore per superare la legge Fornero, la formula per raggiungere l'obiettivo di dare la possibilità ai lavoratori, che tanto hanno già contribuito al tessuto produttivo del nostro Paese, di andare in pensione fino a cinque anni prima. Certamente quota 100 è una misura abbastanza intuitiva (minimo sessantadue anni di età e minimo trentotto anni di contributi), migliorata poi per i lavoratori precoci e per tante altre situazioni, ma io ci tengo a portarvi oggi una testimonianza di vita. Il mio amico Walter compierà sessantatré anni a giugno; lavora da quarantuno anni, fa un lavoro appagante, non usurante, ma stressante, perché sempre in viaggio. Ha qualche problema di salute e, con la legge Fornero, avrebbe dovuto obbligatoriamente attendere marzo 2021 per andare in pensione. Ebbene, signori, Walter il prossimo mese di maggio andrà in pensione: dice che imparerà a volersi bene e finalmente potrà dedicarsi di più alla sua famiglia. Grazie. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, credo che la parola d'ordine che è rimbalzata in tutti gli interventi fatti dall'opposizione, sia da parte nostra che da parte del Partito Democratico, fa leva sul concetto di confusione. Il decreto-legge di cui stiamo discutendo è soprattutto confusivo e voglio spiegarmi, perché è proprio dalla chiarezza che si sarebbe potuta fare e che invece non si è voluta fare che dipenderanno poi l'effettiva applicazione e i risultati che si potranno o meno raggiungere grazie a questo provvedimento. La prima confusione si fa mettendo insieme le politiche per la povertà, che vanno incontro a situazioni e a contesti in cui i bisogni delle persone sono, per esempio, quelli legati alla salute (penso alla grande categoria delle disabilità, dei malati cronici e con malattia rara), con quelle rivolte a coloro che non hanno condizioni concrete di formazione e di competenze raggiunte, con un profilo formativo, non solo scolastico, ma anche professionale e di apprendistato. Per queste persone le misure avrebbero dovuto avere un sapore totalmente diverso: avrebbero dovuto chiamare in causa in modo molto più sostanziale quello che è da un certo punto di vista l'invisibile Ministero per la famiglia e le disabilità l'ancor meno visibile Sottosegretario per la famiglia e le disabilità. Non sono a conoscenza di misure concrete che siano state adottate in questa chiave in questo anno di Governo.