[pronunce]

che, d'altra parte, tale deroga neppure potrebbe essere giustificata «facendo ricorso all'argomento che il tribunale locale sarebbe troppo sensibile ed esposto alle tensioni che possono sorgere presso la popolazione locale, derivanti dagli eventi emergenziali»; che, difatti, tale esigenza – anche a prescindere dal rilievo secondo cui la soluzione legislativa della translatio iudicii si presenta non idonea a soddisfarla, nell'ipotesi di «situazioni di emergenza riguardanti la Regione Lazio» – dovrebbe poter essere più adeguatamente soddisfatta attraverso «rimedi, di carattere non generale ed assoluto ma da applicarsi caso per caso ed in relazione a situazioni contingenti», come, ad esempio, accadrebbe se lo spostamento di competenza «fosse concepito e disciplinato similmente alla fattispecie di rimessione del processo», previsto dagli artt. 45 e seguenti del codice di procedura penale; che la ratio delle disciplina censurata non potrebbe neppure ravvisarsi nella volontà «di assicurare un sistema più “rafforzato” di protezione civile», atteso che tale obiettivo sembra essere già efficacemente garantito dall'applicazione, ai processi de quibus, delle «norme di accelerazione» di cui agli artt. 23-bis e seguenti della legge n. 1034 del 1971; che sarebbe, pertanto, evidente – a dire del giudice a quo – che il sistema delineato dalle norme in contestazione realizza «un'asimmetria» tra il Tribunale amministrativo «centrale» e quelli «periferici», dando vita ad un sistema di distribuzione delle controversie «che va ben oltre l'attuale criterio di riparto delle competenze basato sull'efficacia (regionale o ultraregionale) dei provvedimenti delle autorità centrali dello Stato», presentandosi, così, «irrazionale ed incompatibile con il dettato costituzionale dell'art. 125 Cost.»; che ulteriori profili di irragionevolezza consisterebbero, poi, nel fatto che «lo spostamento delle competenza su questa materia è irrazionalmente solo parziale», giacché «riguarda le ordinanze ed i consequenziali provvedimenti commissariali, ma non i decreti governativi che dichiarano lo stato di emergenza», e nella circostanza che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio (ai sensi del censurato comma 2-quater) «non assume soltanto una nuova competenza funzionale esclusiva di primo grado, ma sembra configurarsi anche come vero e proprio giudice di appello sulle decisioni cautelari di un tribunale periferico, potendo “modificare” o “revocare” le misure cautelari da questo concesse»; che dubbi, infine, sono avanzati anche in relazione alla scelta di imporre la pronuncia declinatoria di competenza con sentenza succintamente motivata ai sensi dell'art. 26 della legge n. 1034 del 1971 (rientrando la sua adozione, invece, nella discrezionalità del giudicante), ed in ordine alla permanenza dell'efficacia delle misure cautelari adottate da un tribunale amministrativo regionale dichiaratosi incompetente, allorché il relativo ricorso non venga riproposto innanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio; che, inoltre, la prevista translatio iudicii recherebbe «grave disagio ai ricorrenti», comportando anche «una violazione degli artt. 24 e 113 della Costituzione», e ciò «per la maggiore difficoltà e i maggiori costi» dagli stessi sopportati, con conseguente riduzione delle «possibilità di tutela dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi»; che, infine, si ipotizza che la «concentrazione» di tutte le controversie de quibus presso lo stesso giudice «potrebbe influire negativamente sui tempi dei processi», in contrasto con il principio della “durata ragionevole” (art. 111, primo comma, Cost.); che il medesimo Tribunale amministrativo regionale del Veneto, con le altre sette ordinanze di rimessione, ha sollevato identiche questioni di legittimità costituzionale, premettendo di essere investito – anche in ciascuno di tali ulteriori giudizi (salvo quello nel corso del quale è stata adottata l'ordinanza r.o. n. 398 del 2006) – delle impugnative proposte avverso taluni provvedimenti – ivi compresi, peraltro, gli atti presupposti – adottati nell'ambito di procedimenti di espropriazione, del pari posti in essere dal Commissario delegato per l'emergenza socio-ambientale della viabilità di Mestre e sempre finalizzati alla realizzazione del cosiddetto passante autostradale di Mestre; che oggetto, invece, del giudizio principale di cui all'ordinanza r.o. n. 398 del 2006 è l'impugnativa dei decreti emessi dal Commissario delegato per l'emergenza socio economico ambientale relativa ai canali portuali di grande navigazione della laguna di Venezia, nonché degli atti connessi, relativi a procedura negoziata accelerata per il disinquinamento dei canali; che in tutti questi casi, comunque, venendo in rilievo sempre l'esercizio dei poteri emergenziali di cui all'art. 5, comma 1, del legge n. 225 del 1992, trova applicazione la disciplina processuale oggetto dei censurati commi 2-bis, 2-ter e 2-quater dell'art. 3 del d.l. n. 245 del 2005, donde la rilevanza, nei giudizi a quibus, del dubbio di costituzionalità concernente tali norme; che anche il Tribunale amministrativo regionale della Campania, sede di Napoli (r.o. nn . 95, 431, 432, 433, 650 e 651 del 2007) , censura i predetti commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, ipotizzandone il contrasto, nel complesso, con gli artt. 3, 24, 25, 113 e 125 Cost.; che nel primo dei provvedimenti da esso pronunciato (r.o. n. 95 del 2007) , il rimettente napoletano evidenzia di dover giudicare della legittimità di atti relativi alla esecuzione di interventi di bonifica, adottati dal Commissario delegato a fronteggiare l'emergenza, verificatosi nella Regione Campania, nel settore dei rifiuti, delle bonifiche e della tutela delle acque; che nelle more del giudizio principale, tuttavia, per effetto della sopravvenienza della disciplina recata dalle censurate disposizioni, competente a conoscere tale controversia è divenuto il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sede di Roma, di talché il giudice a quo – come dallo stesso espressamente riconosciuto – dovrebbe definire il processo pendente innanzi ad esso «con sentenza dichiarativa di incompetenza»; che reputa, però, il rimettente di dover sollevare questione di legittimità costituzionale dei predetti commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, in riferimento agli artt. 3 e 25 Cost.;