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Ma soprattutto si parla di numerose persone che già faticano a sopravvivere con un impiego precario e rischiano di vedersi preclusa qualsiasi prospettiva occupazionale, non soltanto non venendo stabilizzati ma rischiando adesso il licenziamento. "Una terra come la Sicilia non si può permettere di perdere nel giro di pochi mesi 20 mila lavoratori, impiegati nei call center", ha rilevato Almaviva Slc-Cgil; la vertenza non riguarda una singola azienda ma un intero settore da riformare e migliaia di lavoratori (e famiglie) da salvaguardare attraverso un'improcrastinabile riforma organica e strutturale finalizzata alla disciplina del settore con regole certe ed in grado di impedire situazioni inique o speculative; non si tratta più di lavori "occasionali" per giovanissimi ma di un contesto nel quale operano persone che attraverso il salario mandano avanti le proprie famiglie, con tutti gli aspetti economici e sociali connessi a questa emergenza, che interessa la Sicilia e tutte le altre regioni italiane, si chiede di sapere quali iniziative siano state assunte sinora e se siano state previste misure urgenti a tutela dei lavoratori dei call center . Atto n. 4-02834 PAPATHEU Al Ministro della giustizia Premesso che: il Comune di Messina ha intrapreso 35 anni fa l' iter per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia, che sino a questo momento è rimasto incompiuto. L'attuale sindaco, Cateno de Luca, ha espresso a più riprese la necessità di una soluzione definitiva, avendo scritto in particolare il 21 ottobre 2019 ai Ministeri della giustizia e della difesa, all'Agenzia del demanio e per conoscenza alla Prefettura, alla Corte d'appello di Messina e al procuratore generale una nota avente ad oggetto "Il nuovo palazzo di giustizia e l'avvio del procedimento di revoca del protocollo d'intesa del 9 febbraio 2017"; nel luglio 2019, risulta, infatti, che l'Agenzia del demanio si era impegnata a produrre il cronoprogramma e l'analisi dei costi del progetto previsto da un protocollo d'intesa firmato nel 2017 tra Comune, Agenzia del demanio e Ministeri della giustizia e della difesa per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia nell'ex caserma "Giuseppe Scagliosi". I sottosegretari interessati si erano detti disponibili a valutare una diversa proposta avanzata dall'attuale amministrazione comunale, che ha palesato le perplessità sull'opportunità di portare avanti un precedente progetto da 17 milioni di euro, in parte destinati alla realizzazione del nuovo ospedale militare; si è, altresì, evidenziata la disponibilità da parte dell'università di Messina a fornire al personale di sanità dell'ospedale militare adeguata sistemazione nei locali del policlinico, anche se "in via provvisoria": una disponibilità valutata il 3 ottobre 2019 durante la Conferenza permanente che ha rilevato la condizione di criticità dei locali degli uffici giudiziari; va inoltre evidenziato che avvocati e il personale che lavorano negli scantinati dell'attuale sede giudiziaria di palazzo Piacentini hanno protestato per le condizioni igienico-sanitarie precarie e anche per la presenza di ratti: chi passa negli scantinati legge cartelli di protesta sulla presenza dei roditori, emblema delle carenze del palazzo; in data 1° febbraio 2020 il primo presidente della Corte d'appello Michele Galluccio, intervenuto sul problema dell'edilizia giudiziaria all'apertura dell'anno giudiziario nel distretto di Messina, ha dichiarato: "Nell'impotenza di incidere sulla situazione, dopo sterili manifestazioni di buone intenzioni, senza che assolutamente nulla sia stato fatto, la misura può dirsi colma". Il primo presidente ipotizza il danno all'erario, tanto da dichiarare che trasmetterà la relazione alla Corte dei conti, affinché valuti eventuali responsabilità nei ritardi, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per risolvere la problematica ed avviare la funzionalizzazione del nuovo palazzo di giustizia ed affinché, nel frattempo, non si debba chiudere gran parte degli attuali uffici giudiziari per assenza di agibilità e sicurezza. Atto n. 4-02835 PAPATHEU Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la strada provinciale 21, arteria di notevole importanza strategica nella viabilità in Sicilia, per tutta la zona nord della provincia di Enna, che da Agira conduce allo svincolo dell'autostrada A19 per un totale di circa 18 chilometri, ha fatto registrare nella serata del 30 gennaio 2020 un incidente mortale in cui ha perso la vita un cittadino di 81 anni di Catenanuova ed è rimasto ferito un 73enne. Il 28 aprile 2019, la strada è stata tragico scenario di un altro incidente in cui ha perso la vita un 24enne ed è rimasto ferito un cittadino con la figlia 13enne. La sera del 5 maggio 2019 due giovani sono rimasti contusi dopo uno scontro in zona con un bovino. Nella stessa arteria si sono verificati negli anni numerosi incidenti, alcuni dei quali mortali come nel 2009, quando perse la vita anche un insegnante originario di Siracusa; l'arteria stradale assicura il collegamento della cittadina di Nicosia, sede di servizi primari essenziali a bacino d'utenza sovracomunale, e costituisce il tronco principale per la connessione viaria dei comuni di Nicosia, Sperlinga, Capizzi, Cerami, Troina, Gagliano Castelferrato, Nissoria, Agira e Dittaino con l'autostrada A19. Si tratta di un collegamento strategico della viabilità rurale a servizio di numerose contrade del comune di Agira che sono sedi di attività agricole e zootecniche, nonché sedi di residenza stabile di numerose famiglie. Tuttavia, nonostante risulti caratterizzata sia da un traffico di scorrimento intercomunale ed interprovinciale che da un traffico locale a servizio delle attività economiche esercitate nelle zone attraversate, la strada provinciale 21 è da tanti anni interessata da frequenti incidenti e mai risolte problematiche di sicurezza; il libero consorzio comunale di Enna ha indetto bandi di gara per lavori di messa in sicurezza di alcuni tratti con maggiore criticità della strada provinciale 21 Agira-stazione di Raddusa e, a seguito di apposito sopralluogo effettuato, la Provincia regionale di Enna ha riscontrato "precarie condizioni di transitabilità per il cui sufficiente ripristino necessitano urgenti interventi atti a ristabilire le minimali condizioni di sicurezza per la tutela della pubblica e della privata incolumità". Ma ad oggi i problemi rimangono irrisolti con gravi rischi per l'incolumità dell'utenza, e per risolvere le criticità non bastano interventi tampone; le condizioni del manto stradale vengono "ciclicamente aggravate dalle piogge intense e persistenti quasi alluvionali che hanno interessato la strada" ed è stata rilevata "l'usura del manto stradale dovuta al traffico automobilistico sostenuto".