[pronunce]

La Provincia autonoma ricorrente rileva che i commi 512 e 515 sono stati modificati all'art. 1, comma 419, lettere a) e c), della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019): se la modifica del comma 515 è meramente formale, il comma 512, inteso nel senso della reintroduzione delle convenzioni quadro, potrebbe essere ritenuto satisfattivo. Rimarrebbero comunque impregiudicate le censure riguardanti le altre disposizioni e il secondo periodo del comma 512. Peraltro, relativamente ai commi da 512 a 517, la stessa difesa dello Stato si sarebbe orientata a riconoscere l'operatività della clausola di salvaguardia. Quanto all'art. 1, commi 548 e 549, l'approvvigionamento di materiale sanitario presso Consip spa presenterebbe un contenuto cogente, che travalica la finalità di offrire criteri orientativi o di accordare una mera facoltà. Il fatto che la Provincia autonoma di Trento abbia istituito un autonomo soggetto aggregatore non sarebbe ragione sufficiente per sottrarre l'azione di tale soggetto alla disciplina provinciale. La ricorrente reputa ininfluente il fatto che le disposizioni in esame riproducano il contenuto di altra disposizione non impugnata, in quanto nei giudizi in via principale non opera l'istituto dell'acquiescenza. Peraltro, la Provincia autonoma nega che l'art. 9, comma 3, del d.l. n. 66 del 2014, provvisto di un mero contenuto ricognitivo, abbia il carattere cogente della norma impugnata, lesiva dell'autonomia provinciale in materia di sanità (art. 9, numero 10, dello statuto) e in materia finanziaria (art. 79 dello statuto o, se più favorevole, art. 117, terzo comma, Cost.). Il carattere lesivo sarebbe ancor più evidente, in ragione del fatto che la Provincia autonoma finanzia la sanità con risorse proprie, senza gravare sul Fondo sanitario nazionale. Con riguardo all'art. 1, commi 219 e 236, la Provincia autonoma di Trento nega che si tratti di princìpi di coordinamento della finanza pubblica. La normativa citata, ove non si ritenesse applicabile la clausola di salvaguardia, invaderebbe la potestà primaria in materia di ordinamento degli uffici provinciali e del personale addetto (art. 8, numero 1, dello statuto), e, in quanto destinata a trovare immediata applicazione, contrasterebbe con l'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, che stabilisce l'obbligo delle Province autonome di adeguarsi, nei limiti segnati dallo statuto, ai princìpi enunciati dagli atti legislativi dello Stato. Le norme impugnate entrerebbero in conflitto anche con gli artt. 3 e 97 Cost., poiché, comminando la risoluzione ex lege dei contratti di lavoro, precluderebbero una razionale programmazione delle risorse umane. Tali considerazioni avvalorano, ad avviso della parte ricorrente, la ridondanza della violazione di parametri estranei al riparto delle competenze sulle attribuzioni costituzionalmente riservate alle Province autonome. Sulle previsioni in tema di allocazione degli oneri dei rinnovi contrattuali (art. 1, commi 469, secondo periodo, e 470), la difesa della Provincia richiama la normativa di attuazione nel frattempo intervenuta - il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 aprile 2016, recante «Criteri di determinazione degli oneri per i rinnovi contrattuali, ai sensi dell'articolo 1, comma 469, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016)» - che statuiva direttamente e in maniera autoapplicativa la riduzione degli oneri, prima di essere sostituita dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 2017, recante «Ripartizione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 365, della legge 11 dicembre 2016, n. 232. (Legge di bilancio 2017)», che determina una unilaterale sovrapposizione dello Stato alla competenza provinciale. Tale congegno si tradurrebbe in una violazione del metodo pattizio (artt. 79, secondo e quarto comma, e 104 dello statuto) e della regola dell'inapplicabilità alle Province autonome di disposizioni statali che prevedono obblighi, oneri e concorsi comunque denominati (e men che meno se posti da fonti secondarie): l'obbligo di adeguamento ai princìpi di coordinamento della finanza pubblica, peraltro non ravvisabili nella fattispecie in esame, sussisterebbe esclusivamente nei limiti posti dagli artt. 4 e 5 dello statuto e dall'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992. Le norme impugnate, in considerazione della loro attinenza all'organizzazione del personale provinciale, si porrebbero in contrasto con l'art. 8, numero 1), dello statuto. Quanto all'art. 1, comma 470, della legge n. 208 del 2015, la Provincia autonoma di Trento ravvisa la violazione dell'art. 9, numero 10), dello statuto e dell'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992. Quanto alle norme che fissano il tetto ai compensi nelle società controllate, la ricorrente rileva che l'art. 1, comma 672, è stato medio tempore abrogato dal decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), che ne ha riprodotto il contenuto nell'art. 11 e prevede una clausola di salvaguardia ancora più ampia (art. 23 del d.lgs. n. 175 del 2016). L'art. 1, commi 675 e 676, riguardante gli obblighi di trasparenza relativi al conferimento degli incarichi, è stato riprodotto nell'art. 15-bis del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 (Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni), testo normativo che contiene una specifica clausola di salvaguardia (art. 49, comma 4). L'abrogazione e la contestuale riproduzione delle disposizioni impugnate confermerebbero, attraverso la previsione di specifiche clausole di salvaguardia, che esse non sono applicabili alle Province autonome di Trento e di Bolzano. Ove si accedesse a una diversa interpretazione, non si potrebbe ritenere cessata la materia del contendere: la questione di legittimità costituzionale dovrebbe essere trasferita alla nuova formulazione delle norme, che riproduce il medesimo contenuto lesivo delle disposizioni originariamente censurate e non ha una valenza innovativa. Le disposizioni in esame, che contemplerebbero «soluzioni precise ed esaustive (quando non minute)», con inevitabile ingerenza nelle sfere di autonomia spettanti alla Provincia autonoma di Trento, violerebbero gli artt. 8, numero 1), e 79 dello statuto, e non potrebbero in alcun modo essere ricondotte ai princìpi di coordinamento della finanza pubblica.