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Quindi, questi provvedimenti, quali il green pass obbligatorio anche nei luoghi di lavoro, con tutte le cautele e le accortezze che ci devono essere, sono importanti per una grande ripresa del nostro Paese. Abbiamo altre sfide importanti - lo sapete molto bene - come la messa in pratica del PNRR. Solo attraverso questi atti riusciremo a portare a casa anche quei provvedimenti importanti che abbiamo delineato nei nostri progetti. Solo così riusciremo davvero a vincere questa sfida, che è mondiale. Tanti Paesi vorrebbero avere il vaccino, ma non ce l'hanno, perché purtroppo sono in condizioni di povertà. Ogni volta che un cittadino esita e dice che non si vuole vaccinare, mi domando se stia pensando a coloro che vorrebbero a tutti i costi vaccinarsi e non lo possono fare. Questo è un altro pensiero che bisogna fare per mantenere quella solidarietà, responsabilità e consapevolezza necessari per il vivere comune. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto) . Signor Presidente, non parlerò delle discriminazioni evidenti e non apparenti - come ho appena sentito dire dalla collega del PD - contenute in questo provvedimento di estensione del green pass . È infatti fattuale e oggettivo che si discrimina, peraltro in base al censo, tra chi può permettersi la libertà di scelta vaccinale, pagandosi i tamponi, e chi invece non può permettersi tale libertà. Non parlerò nemmeno della divisività di questo provvedimento, che in seno alle famiglie mette vaccinati contro non vaccinati, aizza odi degli uni contro gli altri. Voglio parlare invece dell'inefficacia e dell'assoluta sproporzionalità di questo provvedimento; inefficacia su basi scientifiche. Devo dire che mi sono approcciato a questo tema con assoluta disponibilità; ero agnostico, volevo vedere i dati, volevo sentire le opinioni degli scienziati in merito. Infatti, ho ascoltato con molta attenzione le audizioni che sono state svolte qui in Senato. Le ho ascoltate tutte e ho visto, da un lato, professori e medici con importanti incarichi di governo che asserivano determinate tesi, anche con affermazioni oggettivamente erronee o intuitivamente scorrette. Dall'altra parte, professori e medici, che non erano assolutamente in conflitto di interessi, dichiaravano di non aver mai preso soldi dalle case farmaceutiche e di non avere alcun incarico governativo che potesse in qualche modo portarli ad avallare scelte governative o a controdedurle. Ebbene, questi hanno fatto affermazioni molto diverse da quelle dei primi. In particolare, il professor Locatelli ha affermato contro il vero, con una disarmante... (Il microfono inizia a lampeggiare) . Mi scusi, Presidente, non avevo otto minuti a disposizione? PRESIDENTE. A me ne sono stati comunicati tre, e li sta terminando. CRUCIOLI (Misto) . Ma il Presidente del Gruppo Misto mi aveva detto otto minuti; mi sono stati ridotti? Va bene, ne prendo atto. PRESIDENTE. No, no, io non le ho ridotto nulla. Mi sono stati comunicati tre minuti e quelli le ho assegnato; quindi, le consento ancora un minuto perché ci siamo interrotti, ma giunga alla conclusione. CRUCIOLI (Misto) . Mi consente di parlare ancora almeno cinque minuti? Avrei alcune cose da dire che non sarebbero dette da alcun altro collega, visto che siamo così pochi a dire la verità qua dentro. PRESIDENTE. Io non ho il potere di fare accordi che spetterebbero al suo Capogruppo, mi dispiace. Non è nelle mie facoltà. Prego, vada avanti. CRUCIOLI (Misto) . Mi riferivo, per quanto riguarda le espressioni palesemente contro il vero, a quelle, ad esempio, del coordinatore del Comitato tecnico scientifico, che ha asserito che la stima di capacità del vaccino di ridurre il contagio sarebbe stata effettuata anche sulla base della valutazione del differente numero di tamponi effettuati nelle platee dei vaccinati e non. In realtà, a leggere i documenti e a sentire anche le dichiarazioni del professor Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, questa dichiarazione è palesemente errata, se non falsa. La facilità con cui, davanti al Senato, persone con questi incarichi hanno mentito è sconcertante, così come è sconcertante che il presidente dell'Istituto superiore di sanità affermi in audizione che il numero di tamponi non è stato preso in considerazione per calmierare le due platee semplicemente perché si presuppone che vaccinati e non vaccinati facciano lo stesso numero di tamponi. Questo è evidentemente scorretto perché è chiaro che i non vaccinati ne fanno un numero di gran lunga maggiore, quindi, dove più cerchi, più trovi casi di positività. Abbiamo commissionato una perizia medica, un parere pro veritate a un professore ordinario, e i risultati hanno parlato chiaro: dicono che il presupposto scientifico di capacità del vaccino di ridurre la catena dei contagi viene meno dopo sei mesi, sulla base dei più importanti test e studi scientifici internazionali e nazionali. Quindi, è falso che il green pass possa creare luoghi sicuri; anzi, consente, ahimè, purtroppo - questo è l'aspetto più grave - che persone che possono essere portatori del virus e potenzialmente contagiose abbiano una sorta di patentino e possano così comportarsi in maniera più disinvolta, contribuendo a diffondere il virus. Per questo motivo, il dibattito scientifico dovrebbe essere più libero, come più libera dovrebbe essere la possibilità di manifestare. Apprendo veramente con grande dispiacere che alcuni colleghi abbiano applaudito la scelta del Governo di limitare la possibilità di dissentire nel Paese, di limitare i cortei. È una situazione che non si riscontra in alcun altro Paese democratico o che si dice tale. La mia preoccupazione è non soltanto per l'incapacità di questo provvedimento di tutelare la salute pubblica o per le discriminazioni che introduce, ma proprio per il tasso di antidemocraticità dell'attuale Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, giustamente sono state appena citate perizie mediche; certo, sono d'accordo, le estenderei moltissimo, magari anche in quest'Aula, esattamente come il green pass che orgogliosamente possiedo. Il decreto-legge all'esame dell'Assemblea, che introduce l'obbligo del green pass per l'accesso nei luoghi di lavoro, rappresenta un ulteriore passo verso la più ampia estensione delle vaccinazioni anti-Covid per la popolazione. Si è dibattuto a lungo, anche tra le parti sociali, sulle modalità più idonee per raggiungere questo risultato. La scelta del Governo a cui plaudo è quindi ricaduta sulla previsione di obbligo del possesso del green pass nella totalità dei luoghi di lavoro, in coerenza con il percorso già avviato lo scorso anno attraverso la previsione dell'obbligo di vaccinazione in determinati contesti lavorativi a più alto rischio di contagio. Questa opzione, seppure da condividere per il contributo alla capillare diffusione delle vaccinazioni, certamente comporta delle conseguenze di carattere organizzativo e gestionale di un certo rilievo per i datori di lavoro, chiamati a ottemperare agli obblighi contenuti nella normativa. Le aziende non si sono mai tirate indietro e la pubblica amministrazione, grazie al Governo e al ministro Brunetta, si è data le sue regole.