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Modifiche agli articoli 31, 56, 58 e 84 della Costituzione, concernenti la partecipazione dei giovani alla vita economica, sociale, culturale e politica della nazione nonché i requisiti di età per l'elezione del Presidente della Repubblica e dei membri del Parlamento. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge costituzionale è volto a modificare la Carta costituzionale allo scopo di fornire una base costituzionale a una strategia, politica e legislativa, di promozione attiva e di rimozione degli ostacoli che oggi impediscono il pieno coinvolgimento delle giovani generazioni nella vita economica, sociale, culturale e politica della nazione. Il tema dei giovani è già presente nella Costituzione, la quale, all'articolo 31, sancisce il principio della protezione dei giovani in quanto portatori di esigenze speciali, legate alla loro condizione anagrafica. Ma, naturalmente, l'approccio dei Padri costituenti risentiva dello specifico contesto socio-economico nel quale furono redatte le disposizioni della Carta. In quella fase storica, infatti, l'età giovanile in senso proprio si concludeva quando il ragazzo, uscendo dal nucleo familiare, diventava adulto. E ciò spiega perfettamente la stessa formulazione letterale dell'articolo 31, che colloca il tema delle giovani generazioni all'interno dei princìpi generali in materia di protezione della famiglia, della maternità, dell'infanzia e della gioventù, intendendo così proteggere la gioventù nella fase precedente a quella dell'ingresso a pieno titolo nella società come cittadino adulto. Oggi, a oltre settant'anni dall'entrata in vigore della Carta fondamentale, le politiche in favore delle giovani generazioni non possono in alcun modo ritenersi esaurite con l'adozione di misure di protezione in favore della gioventù nella sua dimensione eminentemente familiare, vista quale categoria sociale più debole. Tali politiche devono necessariamente riguardare anche misure di stimolo a una partecipazione attiva dei giovani alla vita della nazione e di tutela dell'uguaglianza dei punti di partenza e dell'equilibrio generazionale, profili che rappresentano condizioni fondamentali per uno sviluppo armonico e durevole della società nel suo complesso. Del resto, durante il periodo di elaborazione della Carta fondamentale, non mancarono importanti sollecitazioni in questa direzione: basti pensare alle riflessioni di Luigi Einaudi sul principio dell'uguaglianza dei punti di partenza come pietra angolare di un moderno sistema democratico, fondato sulla libertà e sulla giustizia sociale. In realtà, nonostante il pur importante richiamo della Carta, nel nostro Paese non si è ancora sviluppata una vera e propria strategia in favore delle nuove generazioni, se con questo termine intendiamo un insieme di iniziative e di interventi strutturati e coerenti tra loro, in grado di promuovere il diritto dei giovani italiani ad accedere in condizioni paritarie ai diversi ambiti della comunità nazionale. Anzi, in molti casi gli interventi legislativi e amministrativi realizzati nel corso dei decenni hanno dato vita a un sistema che penalizza fortemente le nuove generazioni in ordine alla possibilità di partecipare in modo attivo alla vita economica, sociale, culturale e politica della nazione. Inoltre, l'attuale quadro socio-economico sfavorevole alle nuove generazioni rende ancora più urgente l'adozione di interventi mirati a rimuovere rendite e privilegi che non consentono una reale mobilità sociale e un effettivo ricambio generazionale. La prima modifica proposta prevede l'inserimento nella Costituzione di due ulteriori commi all'articolo 31 con i quali si prevede che la Repubblica promuova, con appositi provvedimenti, la partecipazione dei giovani alla vita politica, economica e sociale, e che informi le proprie scelte al principio di equità tra generazioni. Com'è noto, l'articolo 31, secondo comma, della Costituzione inserisce la gioventù, insieme alla maternità e all'infanzia, tra le categorie destinatarie di una particolare protezione e stabilisce che la Repubblica debba favorire gli istituti necessari all'attuazione di questa tutela. Gli ultimi due commi possono quindi essere letti come un completamento di tale previsione. Il riferimento alla gioventù del secondo comma dell'articolo 31, infatti, sembra essere circoscritto nell'ambito della protezione della famiglia, con particolare riferimento al periodo dell'adolescenza. L'affermazione di una più ampia tutela del giovane, all'interno degli ultimi due commi dello stesso articolo, è quindi del tutto coerente e in piena continuità con i princìpi già contemplati dal dettato costituzionale. L'obiettivo è restituire centralità ai giovani nelle politiche che ciascun Governo porta avanti, attraverso la promozione di azioni positive. Inoltre, si sancisce un principio di fondamentale importanza quale quello dell'equità tra generazioni, sul quale, la scorsa legislatura, si è registrata una unanime condivisione in Parlamento. Oggi, infatti, è più che mai urgente garantire al maggior numero di giovani le medesime condizioni di partenza, presupposto necessario per determinare una rivoluzione del sistema italiano nell'ottica della valorizzazione del merito. Nella storia, il «merito» è sempre stato uno dei modi per migliorare il proprio status e per soddisfare le legittime aspettative di ciascuno all'autorealizzazione e, nel contempo, uno dei più potenti motori del progresso della società. Il presente disegno di legge costituzionale è principalmente finalizzato a rimettere in piena efficienza quell’«ascensore sociale» che rappresenta non solo una fondamentale condizione di giustizia per i giovani, ma anche una condizione essenziale di crescita e di sviluppo per tutti i cittadini. È fondamentale, infatti, che ogni cittadino si trovi nella condizione di poter esprimere le proprie potenzialità e capacità, affinché ognuno possa meglio contribuire alla crescita dell'intera nazione. A tale fine occorre non soltanto investire nei giovani, attivando maggiori risorse per sviluppare i settori che influiscono sulla loro vita quotidiana e che migliorano il loro benessere, ma anche e soprattutto promuoverne l'autonomia, la responsabilità e la partecipazione attiva. Il primato del merito, correttamente inteso, non esaurisce il proprio significato nella tutela delle legittime aspettative di ciascuno a veder riconosciute le proprie competenze, abilità e attitudini, ma include in un nesso inscindibile anche le categorie della responsabilità e dei doveri di ciascun cittadino. In questa prospettiva, assume particolare valore la proposta di elevare il «merito» (nozione già contemplata dall'articolo 34 della Costituzione con riferimento al sistema scolastico) al rango di principio costituzionale di carattere generale. L'obiettivo, infatti, è introdurre nella Carta fondamentale una disposizione che spinga le istituzioni e tutti i cittadini ad avviare un processo virtuoso che, attraverso la valorizzazione del talento, dello spirito di sacrificio e del coraggio, miri a una maggiore giustizia sociale e a una concreta equità generazionale. Il presente disegno di legge costituzionale ha, pertanto, il precipuo scopo di rafforzare il principio dell'uguaglianza e, in particolare, dell'uguaglianza sostanziale, enucleato dal secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione. La valorizzazione del merito è quindi intesa come specificazione di tale principio nella prospettiva della rimozione di tutti gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento della reale uguaglianza di tutti i cittadini.