[ddlpres]

Allo stato attuale, come previsto dall'articolo 4, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1996, n. 567, «le iniziative complementari dell' iter formativo (...) sono sottoposte al previo esame del collegio dei docenti per il necessario coordinamento con le attività curricolari e per l'eventuale adattamento della programmazione didattico-educativa, con conseguente inserimento nel piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275». Tali iniziative, poiché da ritenere misure in risposta a concrete esigenze rappresentate dagli studenti e dalle famiglie, sintesi delle necessità territoriali, devono essere proposte agli organi collegiali proprio da tali soggetti. Al fine di favorire la massima partecipazione democratica ai progetti e alle iniziative complementari (di cui la scuola aperta è una delle principali manifestazioni) si prevede l'istituzione di un apposito fondo. Le attività integrative extrascolastiche, proposte da un minimo di dieci studenti o di dieci genitori, sono sottoposte a consultazione diretta e votate, a scrutinio segreto, dalle assemblee dei genitori e degli studenti, riunite in seduta comune, e qualora approvate sono esaminate dal collegio dei docenti entro il 30 giugno di ciascun anno scolastico. L'informativa dei progetti da sottoporre al voto dovrà contenere il titolo, un breve riassunto, il piano economico delle spese e il primo firmatario di ciascuna iniziativa. Le proposte che avranno ottenuto la maggioranza relativa (fino ad esaurimento del fondo messo a bando) sono inserite nel piano dell'offerta formativa dell'anno scolastico successivo in attuazione dell'articolo 3, comma 4, del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999 («Il piano è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal dirigente scolastico. Il piano è approvato dal consiglio d'istituto»). I progetti di scuola aperta dovranno contenere, tra le altre, almeno un'iniziativa volta all'insegnamento e alla riscoperta della manualità, del fai da te, del corretto utilizzo di utensili domestici. Oltre che genitori e studenti, le iniziative di scuola aperta possono coinvolgere le associazioni, i comitati, le aziende, gli enti locali e qualsiasi altro soggetto, pubblico o privato, la cui opera possa contribuire al raggiungimento degli scopi generali e particolari di ciascun progetto, ferma restando la necessaria approvazione del collegio dei docenti e del consiglio d'istituto. Avendo come fine ultimo quello di favorire la partecipazione non coatta, sarà possibile, da parte degli allievi, assentarsi dalle attività quando non ritengano la conduzione o il tema dell'iniziativa non interessante per loro, potendo decidere di passare agli spazi dedicati oppure ad altre attività. Il concetto stesso di scuola, fin dalle sue origini, non prevedeva un unico edificio: la schola medievale era quella dei palazzi, dei monasteri, delle biblioteche, dei viaggi, delle esplorazioni. Gli allievi si muovevano da un luogo all'altro in base alle contingenti esigenze di apprendimento. Il cristallizzarsi della didattica entro i confini delle mura degli edifici scolastici è, dunque, un concetto piuttosto recente che, oggi, si accorda sempre meno con un mondo dinamico, globalizzato e in veloce evoluzione. La scuola è chiamata, con urgenza, a iniziare un percorso riformativo con l'obiettivo di superare le rigide barriere fisiche e intellettuali che circondano le aule in cui gli studenti sono quotidianamente costretti. La scuola diffusa e innovativa, di cui agli articoli 5 e 6 del disegno di legge, risponde all'esigenza per cui il luogo dell'apprendere non è il circoscritto edificio scolastico, bensì la città tutta, il territorio, l'universo virtuale. In accordo con gli enti locali e territoriali, gli istituti scolastici, su deliberazione del collegio dei docenti, predispongono entro il 30 giugno, all'interno di ciascun piano orario, un programma che prevede, per l'anno scolastico successivo, almeno una giornata a settimana di didattica presso altra sede non convenzionale, in particolare all'aperto, al fine di trattare i temi peculiari di ciascun territorio. Ogni luogo pubblico di richiamo culturale (quali ad esempio musei, osservatori, giardini, luoghi del patrimonio artistico e paesaggistico-naturale) o formativo (come ad esempio aziende, industrie, centri di ricerca, istituzioni sanitarie, uffici pubblici), che sia idoneo ad ospitare gruppi di studenti con spazi dedicati e attrezzati, è candidato a rientrare nei progetti di scuola diffusa in seguito alla stipula di apposite convenzioni annuali nel pieno rispetto delle disposizioni di sicurezza previste dalla normativa vigente. Le lezioni didattiche all'aperto nei parchi naturali costituirebbero l'ideale cornice di applicazione del progetto, avvicinando i giovani alle cogenti eppure sempre più lontane tematiche ambientali, ma anche ad una didattica esperienziale per qualsiasi disciplina. Obiettivo fondamentale è ampliare la didattica all'aperto ed esperienziale, ma anche promuovere abilità concrete che si sposano con la necessità di perfetta autonomia di cittadino responsabile ed autosufficiente, come la cura dell'ambiente esterno, il giardinaggio, l'orticoltura, le autoproduzioni, la capacità di intervenire per piccole riparazioni domestiche. Studi promossi dall'università di Bologna (giugno 2014) hanno permesso di approfondire le tematiche didattico-educative su allievi delle scuole di ogni ordine e grado che possono svilupparsi dall'eventuale incremento delle iniziative cosiddette di outdoor education. Tali attività permettono all'allievo di «fare esperienza» diretta di quanto appreso, in quanto si ritiene più semplice rielaborare e ricordare quanto sperimentato col proprio corpo e con i propri sensi piuttosto che quanto visto su un libro o una lavagna, favorendo un'appropriazione del sapere più profonda e duratura, specie nel bambino. L'avvento e la diffusione della rete internet e dei suoi servizi, inoltre, forniscono alle scuole la possibilità di attingere, utilizzare e manipolare risorse potenzialmente infinite. Ne è un esempio il progetto « Book in progress », il cui capofila è l'Istituto tecnico industriale «Ettore Majorana» di Brindisi, grazie al quale è nata una rete nazionale di docenti finalizzata alla redazione e alla stampa di testi scolastici disponibili on line gratuitamente per gli studenti e alla produzione di e-book . Inoltre, con l'intento di perseguire la mission illustrata nel piano dell'offerta formativa presentato dall'Istituto, sono state adottate tecnologie innovative per l'allestimento dell'aula del futuro e della net in progress .