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Con un emendamento approvato alla Camera è stato previsto che, qualora siano già disponibili versioni accessibili di un'opera o altro materiale protetto, sia comunque possibile fare nuove versioni al solo fine di migliorare l'accessibilità o la qualità delle versioni esistenti. L'articolo 18 è stato aggiunto con un emendamento del Governo approvato alla Camera, relativo alla gestione dei rifiuti nucleari e radioattivi, finalizzato a risolvere due punti di contestazione della procedura di infrazione n. 2018/2021, allo stadio di messa in mora ex articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). In particolare, l'articolo prevede l'introduzione dell'articolo 1- bis nel decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 45, attuativo della direttiva 2011/70/Euratom, per stabilire che, per i danni derivanti da una cattiva gestione dei rifiuti nucleari o radioattivi, siano responsabili, in via principale, i produttori di combustibile esaurito o di rifiuti radioattivi e i soggetti titolari di autorizzazioni per attività o impianti connessi alla gestione di combustibile esaurito o di rifiuti radioattivi. In mancanza di tali soggetti, il comma 2 prevede che lo Stato subentri in tale responsabilità in via sussidiaria. Da tale responsabilità sussidiaria sono escluse le restituzioni in territorio estero di sorgenti sigillate dismesse o di combustibile esaurito di reattori di ricerca, tenendo conto degli accordi internazionali applicabili. Il comma 3 conferisce, invece, allo Stato la responsabilità sussidiaria per la spedizione in un altro Stato membro o in un Paese terzo, ai fini del trattamento o ritrattamento, del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi prodotti nel territorio nazionale, inclusi eventuali rifiuti come sottoprodotti. La responsabilità sussidiaria dello Stato è comunque limitata al solo smaltimento e non anche alle altre attività di gestione. Il comma 4, in aderenza a quanto previsto dalla direttiva, specifica che nel caso in cui rifiuti radioattivi o combustibile esaurito dovessero essere spediti in Italia per il trattamento o ritrattamento, la responsabilità sussidiaria dello smaltimento sicuro e responsabile di tali materie radioattive, inclusi eventuali rifiuti come sottoprodotti, è dello Stato membro o del Paese terzo a partire dal quale tali materie radioattive sono state spedite. Il comma 5 dispone che all'attuazione dei commi 2 e 3 si provvede senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L'articolo 20 si riferisce al caso EU-Pilot concernente lo smaltimento degli sfalci e delle potature. In particolare, l'articolo specifica che sono esclusi dalle procedure di gestione dei rifiuti, di cui alla parte IV del codice dell'ambiente, anche gli sfalci e le potature effettuate nell'ambito delle buone pratiche colturali e che il loro utilizzo in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da biomassa, può avvenire anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a terzi. Infine, con un emendamento approvato dalla Camera, è stato previsto che siano esclusi dalla nozione di rifiuto anche gli sfalci e le potature derivanti dalla manutenzione del verde pubblico di Comuni e città metropolitane. All'articolo 22, recante la clausola di invarianza finanziaria, con un emendamento approvato alla Camera si fa salvo quanto previsto dall'articolo 4, disposizione che comporta oneri finanziari per i quali è peraltro prevista apposita copertura dallo stesso articolo 4. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Bossi Simone. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, prima di entrare nel merito del disegno di legge in discussione, vorrei ringraziare il presidente Licheri e tutta la Commissione, maggioranza e minoranza, per l'ottimo lavoro svolto. In questi mesi, durante l'esame del disegno di legge europea, non sono mancati i dibattiti, talvolta accesi ma sempre costruttivi e nell'interesse comune. Passando al testo in discussione, è iniziato in Senato il 26 settembre 2018 l' iter del provvedimento che vede la partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione delle normative e delle politiche dell'Unione europea. Sono state dunque inserite nel disegno di legge le norme volte a prevenire l'apertura o a consentire la chiusura di procedure di infrazione. Dei 22 articoli presi in considerazione intendo porre l'attenzione su quelli per i quali mi sono molto speso, perché li ritenevo alquanto bizzarri nel loro principio e nelle loro finalità; del resto, le iniziative a ricaduta diretta che abbiamo subito per decisione dell'Europa e per mano della Commissione europea sono già di per sé bizzarre sul nascere, figuriamoci nella loro interpretazione pratica (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Un esempio lampante si ha subito all'articolo 1, recante «Disposizioni in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali». Parliamo nello specifico di qualifiche professionali quali farmacisti, infermieri, fisioterapisti ed altri. Sono professioni che necessitano nel nostro Paese di un percorso formativo che inizia nel migliore dei casi con un test di ammissione ben preciso e con un costo notevole fatto di sacrifici da parte delle famiglie per portare al termine del percorso i propri figli. La stessa cosa, ad esempio, non vale in Paesi come Romania, Bulgaria o Ungheria, dove lo stesso percorso formativo dura sei mesi, e non tre anni o cinque come in Italia, e costa al massimo 1.500 euro, mentre da noi, se tutto va bene, costa 35.000 euro. E poi a fine percorso nei suddetti Paesi non si deve svolgere nemmeno il tirocinio finale. Queste sono le regole sbagliate che mettono ancora una volta nero su bianco l'evidenza ormai nota di un'Europa che funziona a due, se non tre velocità; un'Europa che non riconosce nemmeno le diversità di preparazione; un'Europa che ci vuole sempre più tutti uguali, senza meriti, con tanti doveri e pochi diritti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Abbiamo quindi inserito norme più restrittive per chi vuole svolgere queste attività equiparate con criteri europei, che siano di pari livello ai nostri, aggiungendo esami integrativi - veri e propri e test di ammissione - proprio per salvaguardare i giovani italiani che, diversamente, si vedrebbero scippare posti di lavoro senza avere nessuna voce in capitolo. La stessa cosa l'abbiamo vista nell'articolo 2, dove la semplice parola «servizi» andava a mettere in ginocchio un'intera classe lavorativa, quella dei mediatori immobiliari o agenti immobiliari, già colpiti da una crisi di mercato ormai infinita. Con la nostra modifica potranno continuare ad avere la possibilità di gestire al meglio la loro attività lasciandoli lavorare proprio in quei servizi che oggi fanno girare l'intera filiera del commercio delle case e dell'affitto degli immobili stessi, così come ci hanno più volte rimarcato ascoltandoli in audizione, con la garanzia di aver reso incompatibile questa attività per tutti i dipendenti degli istituti di credito e delle compagnie assicurative.