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quali approfondimenti siano stati condotti per constatare, anche a seguito delle indagini della magistratura, il funzionamento della barriera idraulica adottata come intervento di messa in sicurezza d'emergenza per le acque di falda; che cosa si preveda per la colmata a mare, la cui rimozione è prevista dal decreto legislativo n. 368 del 1998 e come e dove si intenda smaltire i detriti e se siano stati sottoscritti gli accordi; quali misure di competenza abbiano promosso o intendano promuovere per recuperare, in ottemperanza al principio del "chi inquina paga" dalla società Ilva, dalla società Cementir e dalla Eternit i costi sostenuti e da sostenere per la completa bonifica dell'area e, in ottemperanza del disposto della sentenza del Cons. Stato, Sez. V 23 settembre 2015, n. 4466, dalla società Fintecna i costi della rimozione della colmata; quali iniziative di competenza siano state adottate e quali accertamenti siano stati disposti per garantire che non siano in atto situazioni di pericolo per la salute dei cittadini di Napoli e in particolare del quartiere Fuorigrotta-Bagnoli, anche in accordo con il Ministero della salute; per quale motivo non siano stati pubblicati i risultati delle analisi di rischio, i contaminanti riscontrati, le biodisponibilità, e i modi in cui questi si muovono verso l'uomo e verso la falda, per la definizione delle bonifiche da effettuare. Atto n. 3-01058 NUGNES DE PETRIS LA MURA CASTELLONE CORRADO MARTELLI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: si è appreso, attraverso la stampa, che la Regione Campania intende realizzare nuove "discariche provvisorie": due a Giugliano in Campania (Napoli), nella cava Giuliani, per circa 19.000 tonnellate, l'altra nella "Taverna del re" con una capacità di 20.000 tonnellate; 21.000 tonnellate ad Acerra nella "piazzola n. 2" con capacità di 42.000 tonnellate; 9.000 tonnellate destinate a S. Tammaro (Caserta); 3.900 tonnellate a Polla (Salerno); 3.000 tonnellate nell'impianto STIR di Battipaglia (Salerno); 3.000 tonnellate a Pianodardine (Avellino) e 45.000 tonnellate destinate alla città di Napoli (non è stata ancora resa nota la località); non è la prima volta che questi siti sono individuati per il conferimento di rifiuti: a cava Giuliani furono stoccate, negli anni della crisi rifiuti, circa 65.000 tonnellate di "ecoballe" (ad oggi finalmente completamente rimosse); a Taverna del re circa 5,6 milioni di tonnellate (pochissime rimosse); ad Acerra la "piazzola n. 2" fu chiusa nel 2013 dopo l'incendio che il 20 agosto 2012 bruciò le migliaia di tonnellate di ecoballe che vi erano accumulate (delle 4 piazzole 2 furono bonificate e ripulite); i siti sono situati in zone riconosciute come "area di massima frammentazione eco-sistemica" e sono stati classificati come siti posti in zona "altamente critica", con contiguità o prossimità ai centri o nuclei abitati; il piano di gestione dei rifiuti urbani elaborato dal commissario delegato per l'emergenza rifiuti, ai sensi del decreto-legge n. 61 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 87 del 2007, ed adottato con ordinanza n. 500/2007, all'allegato 9 "tabella di raccordo dei criteri di individuazione delle aree non idonee con il piano di cui alla legge 87/2007" autorizzava la localizzazione previo provvedimento motivato della Regione e prescrivendo di esaminare le condizioni di accettabilità; considerato che: Acerra è il sito dove è stato costruito il più grande inceneritore d'Europa e rientra tra i siti di interesse nazionale da bonificare, mentre il territorio di Giugliano in Campania, a causa della realizzazione di insediamenti industriali e di discariche per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ha subito la modifica del ciclo idrogeologico che ha determinato il degrado del suolo; si è assistito in questi luoghi, nell'ultimo ventennio, alla proliferazione di aree destinate a rifiuti di ogni sorta: aree spesso prive dei più elementari presidi di tutela e protezione dell'ambiente, nelle quali sono stati smaltiti anche rifiuti tossici e pericolosi, provocando la contaminazione sia delle acque superficiali che di quelle di falda; sul territorio di Giugliano in Campania sono stati smaltiti legalmente o illegalmente 16 milioni di tonnellate di rifiuti, a fronte di circa un milione di tonnellate di rifiuti prodotti all'interno del territorio; tale situazione ha determinato una grave crisi sanitaria e ambientale che rischia di aggravarsi se non si interviene in modo rapido ed efficace; uno studio commissionato dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, "finalizzato alla valutazione degli effetti sanitari della gestione dei rifiuti in Campania", ha confermato la presenza di rischi elevati di mortalità per varie cause e malformazioni congenite nelle province di Napoli e Caserta, correlando a livello comunale questi rischi con l'intensità delle esposizioni legate allo smaltimento dei rifiuti; la cava Giuliani, individuata da Sistema ambiente provincia di Napoli SpA per ospitare uno stoccaggio di rifiuti in vista della chiusura dell'impianto di termovalorizzazione di Acerra, nei giorni scorsi è stata sequestrata dalla Polizia municipale di Giugliano per violazioni ambientali relative allo scarico delle acque, nonché per carenze nella prevenzione degli incendi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e se, per le rispettive competenze, non ritengano di verificare sulla base di quali criteri e in osservanza di quali norme siano stati individuati i suddetti siti come luoghi idonei, tenuto conto del dettato di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006 (articolo 199, comma 3, lettera l) ), della legge regionale n. 14 del 2016 (art. 12, comma 3, lettera b) , e art. 13, comma 1, lettera c) ), nonché della previsioni contenute nella deliberazione n. 685 del 6 dicembre 2016, con cui la Giunta regionale ha adottato gli atti di aggiornamento del piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani ai sensi dei commi 2 e 6 dell'art. 15 della legge regionale n. 14 del 2016, i quali, nel dettare i principi per la gestione dei rifiuti, specificano che tra i criteri per l'individuazione da parte delle Province delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti vi sia quello secondo cui nel comune sede di un impianto di smaltimento dei rifiuti non siano ubicati ulteriori impianti o siti di smaltimento dei rifiuti, salvo autonome delibere dei Comuni stessi;