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Istituzione dell'Autorità garante per la tutela dei diritti delle persone con disabilità. Onorevoli Senatori. -- In questo disegno di legge mi sono ampiamente soffermato sugli aspetti pedagogici e normativi che hanno caratterizzato, a partire dalla legge 4 agosto 1977, n. 517, il tormentato cammino della integrazione scolastica e sociale dei diversamente abili, e mi sono fermamente convinto della assoluta necessità della istituzione di una Autorità garante della disabilità. L'esigenza della costituzione di un'Autorità nazionale che garantisca i diritti delle persone disabili nasce, invero, dalla constatazione di una anomala situazione per la quale -- a fronte di una legislazione che in materia può dirsi la più avanzata in Europa -- tali diritti rimangono spesso inattuati e, ancor più spesso, violati. Invero, i princìpi costituzionali che sanciscono i diritti delle persone disabili all'educazione, all'istruzione e allo studio, alla salute e al lavoro, (articoli 3, 32, 33, 34 e 38 della Carta costituzionale), hanno trovato astratta attuazione con l'emanazione di numerose leggi tra le quali vanno enumerate, per la loro fondamentale importanza, la legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104, per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate; la legge 12 marzo 1999, n. 68, per il diritto al lavoro dei disabili e la legge quadro 8 novembre 2000, n. 328, per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Con la legge quadro n. 104 del 1992 vengono dettati i principì generali per i diritti della persona handicappata finalizzati alla rimozione delle cause invalidanti, alla promozione dell'autonomia e la realizzazione dell'integrazione sociale. All'articolo 5 della legge sono, invero, previste attività ed adempimenti doverosi da parte di enti, strutture, servizi, tra i quali quelli tendenti a: -- garantire l'intervento tempestivo dei servizi terapeutici e riabilitativi, che assicuri il recupero, il mantenimento della persona handicappata nell'ambiente familiare e sociale, la sua integrazione e partecipazione alla vita sociale; -- assicurare la prevenzione primaria e secondaria in tutte le fasi di maturazione e di sviluppo del bambino e del soggetto minore per evitare o constatare tempestivamente l'insorgenza della minorazione sopraggiunta; -- attuare il decentramento territoriale dei servizi e degli interventi rivolti alla prevenzione, al sostegno e al recupero della persona handicappata, assicurando il coordinamento e l'integrazione con gli altri servizi territoriali sulla base degli accordi di programma di cui all'articolo 34 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; -- garantire alla persona handicappata e alla famiglia adeguato sostegno psicologico e psicopedagogico, servizi di aiuto personale o familiare, strumenti e sussidi tecnici, prevedendo interventi economici integrativi per il raggiungimento degli obiettivi di cui al presente articolo; -- promuovere il superamento di ogni forma di emarginazione e di esclusione sociale anche mediante l'attivazione dei servizi previsti dalla presente legge. La legge si dilunga, poi, a disciplinare minuziosamente i diritti del disabile alla prevenzione, cura e riabilitazione (articoli 6 e 7), all'inserimento e all'integrazione sociale (articolo 8), all'educazione, all'istruzione, all'integrazione scolastica, in ordine alla quale si indicano strumenti e modalità di attuazione, (articoli 12 e 16), all'integrazione lavorativa (articolo 18), alla rimozione di ostacoli per l'esercizio di attività sportive, turistiche e ricreative (articolo 23), alla eliminazione o superamento delle barriere architettoniche (articolo 24). Per quanto riguarda in particolare l'integrazione scolastica, la legge quadro all'articolo 12 -- dopo aver garantito il diritto alla educazione e alla istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie (comma 2) e dopo aver precisato che l'esercizio del diritto all'educazione e alla istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all' handicap (comma 4) -- elenca (al comma 5), una serie di strumenti clinici e didattici-metodologici da redigere da parte degli operatori socio-sanitari e di quelli scolastici, in via obbligatoria, in quanto considerati necessari per lo sviluppo delle potenzialità dell'alunno disabile, che la legge (articolo 12, comma 5), ritiene specificatamente essere l'obiettivo dell'integrazione scolastica. Il decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 6 aprile 1994 -- emanato in attuazione del citato articolo 12 e indirizzato specificamente agli operatori delle aziende sanitarie locali (ASL) -- disciplina minuziosamente il contenuto degli atti summenzionati che devono necessariamente riportare una serie di dati quanto mai significativi e decisivi per individuare le potenzialità residue dell'alunno e gli interventi specifici da adottare. Inoltre, l'articolo 13 della legge quadro prevede la stipula di accordi di programma tra enti locali, organi scolastici ed ASL finalizzati alla predisposizione, attuazione e verifica congiunta, non solo di progetti educativi, ma anche di quelli riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonché a forme di integrazione tra attività scolastiche e attività integrative extrascolastiche. Per quanto concerne, poi, la legge n. 68 del 1999, sulla tutela del diritto al lavoro per i disabili, la stessa si propone la promozione dell'inserimento lavorativo e della integrazione nel mondo del lavoro delle persone disabili soprattutto attraverso l'introduzione di una nuova metodologia per l'avviamento al lavoro e, cioè, attraverso il collocamento mirato che permette di collocare le persone disabili in attività compatibili con le loro effettive potenzialità lavorative, tenendo conto delle loro abilità, competenze ed inclinazioni e riconoscendo, cosi rilevanza giuridica alla capacità professionale del disabile. Tale obiettivo si attua anche con la previsione, in via necessaria, di forme di sostegno e di tutoraggio e, soprattutto, attraverso una triplice tipologia di convenzioni da stipulare tra l'ufficio provinciale del collocamento e i datori di lavoro pubblici e privati, convenzioni che rappresentano lo strumento fondamentale per un collocamento mirato alla valorizzazione della professionalità del disabile. Per quanto concerne, infine, la legge quadro n. 328 del 2000, l'articolo 14 prevede la predisposizione di un progetto individuale di vita per le persone disabili. Secondo tale norma per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nell'ambito della vita familiare e sociale, nonché dei percorsi dell'istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i comuni, d'intesa con le aziende unità sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell'interessato, un progetto individuale.