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Disciplina del tirocinio formativo curriculare. Onorevoli Senatori . – L'inquadramento normativo dei tirocini curriculari è strettamente correlato alle modifiche che il sistema di istruzione in Italia ha subìto, nel tempo, con l'obiettivo di una maggiore integrazione fattuale tra il sistema scolastico, secondario e universitario, la formazione professionale e il mercato del lavoro, attraverso un modello di alternanza scuola-lavoro e di apprendimento in ambito lavorativo. Dalle riforme degli anni '90 e dei primi anni del 2000, ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1996, n. 567, della legge 17 maggio 1999, n. 144, della legge 28 marzo 2003, n. 53, e del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, emergeva la possibilità di utilizzare stage e tirocini come forme concrete di alternanza scuola-lavoro. In particolare, il citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 567 del 1996, per effetto delle successive modifiche, richiamava – per le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, con riferimento specifico al ciclo secondario – i tirocini tra le iniziative complementari e integrative dell' iter formativo degli studenti, da considerare attività scolastiche a tutti gli effetti. Per quanto concerne le università, l'articolo 11 della legge 19 novembre 1990, n. 341, in materia di autonomia didattica, rimandava ai singoli regolamenti di ateneo anche « le attività di laboratorio, pratiche e di tirocinio ». I tirocini possono essere di due tipologie differenti: curriculari, se previsti in un percorso di studi scolastici o universitari, ed extracurriculari, se finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mondo del lavoro. Con riferimento ai tirocini curriculari non esiste una specifica definizione normativa. Sulla base di chiarimenti forniti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali è possibile individuare due distinte categorie: tirocini che danno diritto a crediti formativi, inclusi nei piani di studio delle università o degli istituti scolastici sulla base di norme regolamentari, e tirocini che non danno diritto a crediti formativi, promossi da università, da istituti di istruzione universitaria abilitati al rilascio di titoli accademici, da istituzioni scolastiche che rilascino titoli di studio aventi valore legale o da centri di formazione professionali convenzionati con la regione, con la provincia o accreditati. I tirocini curriculari hanno come destinatari gli studenti universitari, compresi gli iscritti a corsi di master e di dottorato, gli studenti di scuola secondaria superiore, gli allievi di istituti professionali e di corsi di formazione iscritti al corso di studio e di formazione nel cui ambito il tirocinio è promosso e sono svolti all'interno del periodo di frequenza del corso di studi o del corso di formazione. Per quanto concerne i tirocini extracurriculari, tale categoria racchiude tutti gli altri percorsi di tirocinio che non possono definirsi curriculari. Si tratta di un insieme eterogeneo, di cui fanno parte: i tirocini di formazione e di orientamento, promossi al termine di un percorso scolastico o universitario, attraverso i quali il neodiplomato o il neolaureato viene messo in contatto con il mondo del lavoro, acquisisce le competenze pratiche, per completare la formazione teorica e per diventare competitivo nel mercato del lavoro, e fa esperienza di un'attività lavorativa al fine di orientare le proprie scelte future; i tirocini estivi, rivolti agli studenti ma posti al di fuori dei percorsi curriculari e in periodi di sospensione delle attività didattiche; i tirocini di inserimento e reinserimento lavorativo, rivolti a soggetti che si trovano al di fuori del mondo del lavoro o a rischio di uscirne (inoccupati, disoccupati, lavoratori in cassa integrazione), che possono sfruttare l'esperienza per acquisire nuove competenze ed entrare in contatto con nuovi potenziali datori di lavoro. Il tirocinio extracurriculare è disciplinato, in dettaglio, da ciascuna regione per quanto concerne i requisiti e le modalità di svolgimento. Spesso la normativa regionale prevede misure per incentivare i tirocini extracurriculari e l'assunzione dei lavoratori al termine dei tirocini medesimi. Alla data di emanazione del regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 25 marzo 1998, n. 142, non esisteva una differenza tra tirocini curriculari e tirocini extracurriculari o, comunque, tale differenza non era stata esplicitata dal legislatore. La legge 24 giugno 1997, n. 196, aveva infatti delegato il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della pubblica istruzione, dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, a emanare disposizioni in materia di tirocini formativi e di orientamento « al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro ». La formulazione della disposizione di delega era onnicomprensiva e comprensiva dei percorsi curriculari ed extracurriculari, così come le disposizioni del citato regolamento attuativo di cui al decreto ministeriale n. 142 del 1998 che regolamentava integralmente la materia in modo scarno, disponendo l'abrogazione delle fonti previgenti. Negli anni successivi è emersa la necessità di rivedere la richiamata disciplina, soprattutto per evitare casi di abuso nei quali si verificassero un'estrema limitazione dell'apporto formativo e l'utilizzo dei tirocinanti quale manovalanza a costo basso o nullo. Va ricordata, sul punto, anche la legge 28 giugno 2012, n. 92, che delegava la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano a definire delle linee-guida condivise in materia di tirocini formativi e di orientamento per uniformare le diverse normative regionali. Le linee-guida, approvate il 24 gennaio 2013 in sede di Conferenza permanente Stato-regioni, hanno però escluso espressamente dal proprio campo di applicazione i tirocini curriculari. Lo stesso è avvenuto in occasione della loro revisione con il successivo accordo del 2017. In questo modo si è creata una distinzione tra tirocini extracurriculari, regolamentati in modo dettagliato con disciplina prevista dalle singole regioni e province autonome in armonia con le citate linee-guida, e tirocini curriculari, la cui disciplina lavoristica deve essere ricostruita sulla base dell'ormai risalente, e più volte richiamato, regolamento di cui al decreto ministeriale n. 142 del 1998, dei chiarimenti ministeriali su specifiche problematiche e dei regolamenti approvati dalle singole istituzioni scolastiche e universitarie. Il rapporto di tirocinio pone in relazione tre soggetti: il tirocinante, al quale è destinata l'esperienza formativa, il promotore, ovvero uno dei soggetti autorizzati dalla normativa a organizzare il tirocinio, e il datore di lavoro ospitante, nella cui organizzazione verrà svolto il tirocinio.