[resaula]

Noi riteniamo che questa sia una riforma parziale e lo abbiamo anche espresso in occasione della precedente lettura in Senato, perché avremmo preferito una riforma che modificasse anche l'elettorato passivo, equiparandolo a quello della Camera, consentendo cioè di eleggere al Senato della Repubblica anche coloro che hanno più di venticinque anni. Paradossalmente, con questa riforma, si dà la possibilità a 4 milioni di ragazze e ragazzi di eleggere il Senato, ma non di farne parte. Lo eleggeranno, ma non potranno condizionarlo dal punto di vista generazionale. Noi pensiamo che questa riforma andasse completata anche con la modifica dell'elettorato passivo, anche in virtù della riduzione del numero dei parlamentari; sappiamo bene che passando da 945 a 600 parlamentari, un terzo della nuova composizione complessiva del Parlamento sarà del Senato, quindi si ridurrà ancora di più la presenza di giovani nelle nostre Camere. Questo avrebbe dovuto spingerci a pensare ad una riforma più complessiva dell'elettorato, sia attivo che passivo, del Senato. Tra l'altro la soglia dei quarant'anni per la seconda Camera non esiste più quasi da nessuna parte; se non ho informazioni errate c'è solo in Repubblica Ceca. Tra l'altro, quella è una Camera che non ha la funzione del Senato italiano, perché non vota il bilancio e non vota la fiducia al Governo. Pensiamo, quindi, che vada approvato e salvaguardato l'impianto del disegno di legge al nostro esame, perché comunque consente di parificare l'elettorato attivo a quello della Camera, quindi è un passo in avanti e come tutti i passi in avanti deve essere sostenuto, ma crediamo anche che sia una riforma incompleta. Ho sentito ieri alcune considerazioni sulle riforme spezzatino: ad avviso mio e del mio Gruppo non c'è dubbio che questo sia il problema della legislatura, ma dirlo ora appare un po' fuori tempo massimo, perché non vogliamo vivere di nostalgia e forse qualcuno si è stancato di sentirci dire sempre le stesse cose, ma nel 2016 Matteo Renzi, allora Presidente del Consiglio, propose una riforma che poteva avere tante criticità e fu bocciata dagli elettori - quindi rimane quello il tassello immodificabile e il giudizio che nessuno può cambiare e che non ci possiamo assolutamente permettere di valutare - ma evidentemente era una riforma complessiva. Ricordo ancora oggi che il fronte del no era stato chiamato ad offrire una proposta alternativa; qualcuno diceva che con pochi articoli si potevano fare quegli interventi che erano previsti nella riforma bocciata il 4 dicembre 2016; quei pochi articoli non li abbiamo più visti e i problemi che cinque anni fa erano irrisolti sono ancora più presenti oggi, anche in virtù del fatto che andremo verso la riduzione del numero dei parlamentari. Tutte le problematiche che avevamo nel 2016, quindi, sono oggi intatte e anzi saranno ancora più pesanti nella prossima legislatura, nella quale un minor numero di parlamentari si dovrà confrontare con una situazione istituzionale immodificata, quindi sempre con due Camere che legiferano, sempre con il meccanismo della fiducia e con la vita delle Commissioni parlamentari che sarà ancora più complicata, soprattutto per quanto riguarda l'Assemblea del Senato. Di fatto, quindi, parlare oggi di riforme spezzatino - che noi siamo i primi a condannare - non ha tanto senso, perché ricordiamo bene quale fu il giudizio della maggior parte delle forze politiche nel 2016, quando quel referendum poteva cambiare le cose. Speriamo, però, che questa, come altre modifiche al dettato costituzionale che ci sono state in questi ultimi anni, possa portare necessariamente a ripensare in maniera più complessiva il sistema istituzionale. Difficilmente questa potrà essere la legislatura in cui ciò potrà avvenire, perché comunque siamo nella sua fase conclusiva, una fase in cui dovremo eleggere il Presidente della Repubblica e in cui l'uscita dalla pandemia catalizzerà l'attenzione della vita parlamentare e dei lavori parlamentari, come vediamo anche ora con i tanti provvedimenti legislativi che sono all'attenzione delle Commissioni e che quindi arriveranno in Aula nel periodo estivo. È però del tutto evidente che, come classe politica, ci dovremo porre una volta per tutte l'esigenza di pensare a una riforma del nostro sistema istituzionale. Questo anche alla luce di quello che è avvenuto nell'ultimo anno. Mi riferisco soprattutto, ad esempio, al tema del Titolo V e al rapporto tra Stato e Regioni, che sarà un altro di quei temi che il Parlamento non si potrà sottrarre dal rivisitare. È del tutto evidente, infatti, che quello è veramente il nocciolo duro delle questioni istituzionali del nostro Paese. Abbiamo assistito ad una difficoltà di dialogo negli ultimi mesi tra Stato e Regioni, soprattutto nell'ambito dell'emergenza epidemiologica, che ancora oggi grida vendetta. C'è bisogno, quindi, soprattutto sul tema della legislazione concorrente, di mettere nel tempo la parola "fine" per lasciare allo Stato e alle Regioni ambiti di azione chiari ed evidenti, evitando contrapposizioni che poi diventano elementi di contrapposizione che creano sfiducia nei cittadini che non sanno più qual è il soggetto istituzionale di riferimento. Apprezziamo l'impianto di questa riforma e la voteremo con convinzione, ma c'è in noi un rammarico, perché sarebbe stato più giusto un provvedimento che rivedesse non soltanto le soglie di età dell'elettorato attivo, ma anche e soprattutto le soglie di età dell'elettorato passivo. Auspicando che si possa poi mettere mano al sistema istituzionale in maniera più complessiva e più adeguata alle esigenze di uno Stato moderno e dei cittadini, prendiamo atto che questo è un passo avanti e quindi voteremo a favore della riforma istituzionale dell'elettorato attivo del Senato. (Applausi) . BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, vorrei cominciare questa mia breve dichiarazione di voto con una riflessione che Aldo Moro fece a proposito degli avvenimenti del 1968. La cifra di quel tempo imprendibile eppure così denso, era data dall'affacciarsi sulla scena pubblica di un nuovo soggetto sociale fino ad allora prigioniero di una condizione sotto tutela: i giovani. Moro parlava dell'urgenza di un tempo nuovo; è una nuova umanità che vuole farsi. Oggi il voto generalizzato a diciotto anni deve essere inteso come l'inizio di un tempo nuovo, ma c'è bisogno di una consapevolezza piena di questa scelta. Non è un adattamento costituzionale dovuto a un'esigenza di simmetria elettorale; è una scelta politica di responsabilizzazione di un soggetto sociale, appunto i giovani, senza più distinzioni tra loro, padroni delle proprie scelte e del proprio futuro. Il voto di oggi segna un passaggio in cui la politica, noi, dobbiamo essere all'altezza di questa scelta. Dobbiamo essere credibili agli occhi di chi si affaccia per la prima volta al voto e, quindi, alla partecipazione più alta di una comunità democratica. La credibilità è figlia della serietà e della responsabilità.