[pronunce]

nell'altro caso, dopo la definitività della confisca e la comunicazione del piano di pagamento redatto dall'Agenzia, è possibile il ricorso alla sezione civile della Corte di appello del distretto della sezione specializzata o del giudice penale competente ad adottare il provvedimento di confisca (ai sensi dell'art. 61, comma 7). La giurisdizionalizzazione di questa fase risulta ormai dalla giurisprudenza (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 22 aprile 2022, n. 12871), che ha chiarito che l'Agenzia opera, nelle fasi di liquidazione dei beni e di pagamento delle somme in favore dei creditori, nella veste di ausiliario dell'autorità giudiziaria e quindi sotto il controllo di quest'ultima. Però, nella fattispecie in esame, è determinante la considerazione che questa articolata tutela concerne la liquidazione dei crediti nella procedura di prevenzione e, quale che sia la sua intensità, non si proietta sul giudizio di opposizione all'esecuzione, nel senso che il giudice di questo giudizio non è chiamato ad applicare la disciplina della procedura di prevenzione, né tanto meno l'art. 61. Consegue che tale disposizione non viene in rilievo nel giudizio a quo, promosso dal rimettente, proprio quale giudice dell'opposizione all'esecuzione in un'ordinaria procedura di espropriazione presso terzi. Pertanto, il dubbio di legittimità costituzionale, espresso dal giudice rimettente nella parte in cui censura l'art. 61 citato, non è rilevante e la relativa questione è inammissibile. 6.- Parimenti inammissibile - ma per insufficiente motivazione dell'ordinanza di rimessione quanto alla non manifesta infondatezza del dubbio di legittimità costituzionale - è la questione nella parte in cui ha ad oggetto l'art. 55. 7.- Invero, sussiste il presupposto della rilevanza perché nel giudizio di opposizione all'esecuzione si controverte proprio in ordine all'applicazione dell'art. 55, che - come già detto - prevede che, a seguito del sequestro di prevenzione, non possano essere iniziate o proseguite azioni esecutive. Il debitore opponente invoca tale disposizione per sostenere la non pignorabilità del suo credito presso il terzo (nella specie, un'azienda di credito), il quale ha già riconosciuto il suo debito in ragione di un rapporto di conto corrente intrattenuto con il prevenuto. Il giudice rimettente correttamente considera che non di impignorabilità si tratta, bensì di improcedibilità dell'azione esecutiva, che non può essere iniziata, né proseguita, dopo il sequestro di prevenzione. Una preclusione analoga è prevista dall'art. 150 del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155), il quale prescrive che, dal giorno della dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale, nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante la liquidazione giudiziale, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nella procedura. La stessa disposizione, con riferimento al fallimento, era contenuta, in precedenza, nell'art. 51 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa). Si tratta di disposizioni simmetriche, alle quali, in realtà, è sottesa una diversa ratio e anche un distinto fondamento, rilevante al fine di valutare la giustificatezza, rispetto alla garanzia riconosciuta dall'art. 24 Cost., della temporanea preclusione della ordinaria tutela giurisdizionale in executivis. L'impossibilità di iniziare (o proseguire) un'azione esecutiva ordinaria dopo la dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale o di fallimento risponde all'evidente esigenza di preservare la par condicio creditorum in una situazione di insolvenza che rende incerto il soddisfacimento di tutti i crediti. Invece, il procedimento di prevenzione non presuppone alcuna situazione di insolvenza del prevenuto, bensì la sua pericolosità, sicché vi è la diversa esigenza di verificare se, per i crediti coinvolti nella procedura di prevenzione (essenzialmente quelli anteriori al sequestro), sussistano le condizioni di cui all'art. 52 cod. antimafia perché la confisca non li pregiudichi e, quindi, possano essere soddisfatti. In particolare, deve trattarsi di crediti non strumentali all'attività illecita e connotati da buona fede e inconsapevole affidamento dei creditori stessi. In tal caso, il carattere concorsuale della liquidazione di tali crediti, assoggettati a procedimento di verifica, attrae anche i crediti prededucibili, sorti dopo il sequestro di prevenzione, il cui pagamento deve avvenire, non di meno, nel contesto della liquidazione dei crediti nella procedura di prevenzione, sia immediatamente al di fuori del piano di riparto (art. 54), sia dopo la definitività della confisca mediante l'inserimento nel piano di pagamento (art. 61). Per effetto di ciò, il censurato art. 55 pone la prescrizione in esame, che esclude che possano essere iniziate o proseguite azioni esecutive dopo il sequestro di prevenzione; disposizione questa che è quindi applicabile nel giudizio a quo, a differenza del (parimenti censurato) art. 61, sussistendo, pertanto, l'ammissibilità della questione sotto tale profilo. 8.- La questione, nella parte in cui ha ad oggetto l'art. 55, è non di meno inammissibile per insufficiente motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza del dubbio di legittimità costituzionale. Il giudice rimettente, da una parte, si limita a richiamare il principio, più volte enunciato da questa Corte, secondo cui la garanzia della tutela giurisdizionale, posta dall'art. 24 Cost., non si esaurisce con la cognizione da parte del giudice, ma include anche l'esecuzione forzata (ex plurimis, sentenza n. 140 del 2022). Altresì recentemente (sentenza n. 159 del 2023) si è ribadito che «la garanzia della tutela giurisdizionale dei diritti assicurata dall'art. 24 Cost. comprende anche la fase dell'esecuzione forzata, in quanto necessaria a rendere effettiva l'attuazione del provvedimento giudiziale (sentenze n. 140 del 2022, n. 128 del 2021, n. 522 del 2002 e n. 321 del 1998); e ciò è tanto più vero quando leso è un diritto fondamentale (art. 2 Cost.)». D'altra parte, il rimettente indirizza la sua censura domandando, come petitum, una pronuncia additiva di questa Corte sull'art. 61, che concerne la liquidazione dei crediti nel procedimento di prevenzione, ritenendo che la reductio ad legitimitatem possa avvenire intervenendo sulla disciplina della procedura di liquidazione nel procedimento di prevenzione e non già su quella della procedura di espropriazione forzata in corso.