[pronunce]

che, in ogni caso, secondo l'Avvocatura, la questione sarebbe anche infondata, in quanto la sanzione penale prevista dall'art. 187 del codice della strada presuppone sia la sussistenza di uno stato di alterazione, capace di compromettere le condizioni psico-fisiche necessarie per la guida e tale da realizzare di per sé una situazione di pericolo per la sicurezza della circolazione stradale, sia l'assunzione di sostanze vietate dalla legge, idonee a causare lo stato di alterazione; che la concorrenza di questi due elementi sarebbe sufficiente a integrare la fattispecie penale, a prescindere dalla quantità di sostanze stupefacenti assunte, dal momento che l'uso di tali sostanze ha comunque provocato uno stato di alterazione, che si evidenzia con una particolare sintomatologia; che, infine, l'Avvocatura rileva che nessuna utile comparazione può essere instaurata tra la fattispecie prevista dall'art. 186 e quella disciplinata dall'art. 187 del codice della strada, giacché, mentre nella prima il disvalore della condotta di pericolo per la circolazione stradale è connesso all'abuso di una sostanza consentita, nella seconda il disvalore è correlato all'uso di sostanze comunque vietate dalla legge. Considerato che la questione sollevata dal Giudice di pace di Bobbio ha ad oggetto l'art. 187 del codice della strada, nel testo vigente anteriormente alla integrale sostituzione disposta dall'art. 6 del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151, convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214, censurato, in riferimento agli artt. 25, secondo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, in quanto assoggetta a sanzione penale la condotta di chi guida in stato di alterazione fisica e psichica per uso di sostanze stupefacenti, senza stabilire alcun limite per la individuazione dello stato di alterazione; che sul presente giudizio di legittimità costituzionale non incidono le modificazioni normative intervenute successivamente alla ordinanza di rimessione, in quanto, da un lato, l'art. 14 del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9, del quale il remittente ha tenuto conto nella formulazione della questione, e che peraltro non è mai stato vigente, risulta ora espressamente abrogato dall'art. 7 del decreto-legge n. 151 del 2003; dall'altro, nell'attuale formulazione dell'art. 187 del codice della strada, nel testo risultante dall'art. 6 del medesimo decreto-legge n. 151 del 2003, convertito dalla legge n. 214 del 2003, non è previsto alcun limite quantitativo il cui superamento consenta di ritenere integrata la fattispecie penale di guida in stato di alterazione fisica e psichica correlata con l'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope; che, pertanto, dubitando il remittente della legittimità costituzionale dell'art. 187 del codice della strada solo sotto il profilo della mancata previsione di un limite quantitativo rilevante per l'integrazione della fattispecie penale ed essendo tale asserita lacuna tuttora rinvenibile nella vigente formulazione del medesimo art. 187, non vi è ragione di disporre la restituzione degli atti, potendo la questione essere sottoposta a scrutinio di costituzionalità in riferimento agli evocati parametri; che l'art. 187 del codice della strada fa divieto di guidare in condizioni di alterazione fisica e psichica correlata con l'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, rinviando per il trattamento sanzionatorio a quanto previsto dall'art. 186 per la guida sotto l'influenza dell'alcool; che, ad avviso del remittente, la disciplina suindicata sarebbe costituzionalmente illegittima, per violazione del principio di tassatività della fattispecie penale, dal momento che assoggetta a sanzione penale la condotta di chi guida in stato di alterazione fisica e psichica per uso di sostanze stupefacenti, senza stabilire alcun limite per la individuazione dello stato di alterazione; che, al contrario di quanto ipotizzato dal giudice a quo, la fattispecie penale prevista dall'art. 187 del codice della strada è costituita dal concorso di due elementi qualificanti: da un lato, lo stato di alterazione, capace di compromettere le normali condizioni psico-fisiche indispensabili nello svolgimento della guida e concretizzante di per sé una condotta di pericolo per la sicurezza della circolazione stradale; dall'altro, l'assunzione di sostanze (stupefacenti o psicotrope), idonee a causare lo stato di alterazione, per l'accertamento del quale - come ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità - non è sufficiente la mera osservazione o la descrizione di una determinata sintomatologia, ma è necessario il riscontro di idonee analisi di laboratorio; che, del resto, questa Corte ha già chiarito che le differenti modalità tecniche previste per gli accertamenti degli stati di alterazione fisica e psichica derivanti dall'influenza dell'alcol e, rispettivamente, dall'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope trovano giustificazione nell'attuale stato delle conoscenze tecnico-scientifiche che non permetterebbero di avvalersi, per l'acquisizione della prova dell'uso di sostanze stupefacenti, di una strumentazione tecnica analoga a quella utilizzata per il rilevamento dello stato di ebbrezza alcolica, che assicura, grazie all'esame spirometrico, attendibili riscontri del tasso alcolemico nell'aria alveolare espirata (ordinanza n. 306 del 2001); che si è dunque in presenza di una fattispecie che risulta integrata dalla concorrenza dei due elementi, l'uno obiettivamente rilevabile dagli agenti di polizia giudiziaria (lo stato di alterazione), e per il quale possono valere indici sintomatici, l'altro, consistente nell'accertamento della presenza, nei liquidi fisiologici del conducente, di tracce di sostanze stupefacenti o psicotrope, a prescindere dalla quantità delle stesse, essendo rilevante non il dato quantitativo, ma gli effetti che l'assunzione di quelle sostanze può provocare in concreto nei singoli soggetti; che pertanto, risultando la fattispecie incriminatrice sufficientemente determinata, deve escludersi la denunciata violazione dell'art. 25, secondo comma, Cost., e, con essa, dell'art. 27, secondo comma, Cost.; che la questione deve conseguentemente essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 187 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevata, in riferimento agli artt. 25, secondo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, dal Giudice di pace di Bobbio, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 luglio 2004. F.to: