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Misure per il recupero dei crediti insoluti nella pubblica amministrazione. Onorevoli Senatori. -- Come rilevato dalla Corte dei conti (Sezione autonomie, vedi la deliberazione del 20 luglio 2015, punto 3.3.4, p. 52), nel prossimo futuro si mostrerà più stringente la necessità di migliorare l'efficienza dei comuni nell'accertamento e nella riscossione dei tributi locali. I comuni che sinora hanno contato sul gettito garantito dalle addizionali sulle imposte nazionali, ora che tale possibilità è molto limitata per l'entrata in vigore di espressi divieti legislativi, dovranno attrezzarsi per garantire l'effettività delle entrate proprie, tenuto conto anche degli effetti sugli interventi perequativi e sulla distribuzione del Fondo di solidarietà comunale. In questo quadro, gli enti locali virtuosi saranno quelli in grado di recuperare più celermente le proprie entrate, con procedure efficienti di accertamento, liquidazione e riscossione (spontanea e coattiva) delle rispettive entrate di natura sia tributaria, sia patrimoniale. I comuni italiani nel corso di questi ultimi venti anni sono andati smarrendo la loro funzione di ente di prossimità funzionale alla resa dei servizi di welfare e sono divenuti mere cinghie di trasmissione delle politiche di austerity fissate centralmente. La crisi economico-finanziaria del 2008 ha acuito questa tendenza e i tagli operati nel corso degli ultimi anni hanno creato una sofferenza finanziaria dei comuni, che non può più essere compensata con un ulteriore incremento delle aliquote delle imposte locali, aumentate del 22 per cento dal 2011 al 2014 e definite recentemente dalla Corte dei conti, già «ai limiti della compatibilità con le capacità fiscali locali». Analizzando i dati economici forniti dalla Corte, emerge che gli incassi dei tributi locali nel 2013 ammontano a circa 32,4 miliardi di euro, la quota più significativa dei quali è rappresentata da posizioni di importi medio-piccolo e piccolo. Secondo i dati di LG net (Local Government Networking) la capacità media di riscossione degli enti locali -- intesa come rapporto tra somme iscritte a ruolo come dovute all'ente e somme effettivamente incassate -- è del 68 per cento. Tale percentuale è troppo bassa ed è insufficiente a rispondere alle esigenze di liquidità dei comuni, considerato anche che dal gennaio 2015 il processo di armonizzazione dei princìpi contabili richiede che essi attuino un progressivo accantonamento di fondi destinati a copertura dei crediti di dubbia esigibilità. Si registrano infatti tre difetti evidenti: a) tempi di gestione dell' iter di recupero mediamente lunghi; b) performance di recupero della riscossione coattiva su livelli contenuti (pari al 2 per cento a un anno; e al 13 per cento a cinque anni); c) sostanziale assenza di modelli dedicati al recupero stragiudiziale dei tributi locali. È necessario pertanto trovare altre soluzioni, efficaci, eque e rispettose della normativa vigente, che permettano agli enti locali di trovare un nuovo equilibrio finanziario, potendo contare sul regolare incasso loro dovuto. Il disegno di legge qui illustrato in esame si prefigge di sottoporre a regole certe quanto in realtà comunali virtuose già avviene: l'esternalizzazione della fase stragiudiziale del recupero crediti. L'obiettivo è di consentire ai comuni, sulla base di parametri certi, di utilizzare le competenze di società specializzate nell'ambito di una precisa fase di processo, ovvero quella che si colloca tra l'accertamento e la riscossione coattiva, che per sua natura necessita di tempi non brevi e produce costi ed esiti dubbi. Giova ricordare che la fase di recupero crediti stragiudiziale si compie in un ambito temporale non presidiato, che si pone a cavallo tra la scadenza del credito non pagato e la fase di riscossione coattiva. La possibilità di esternalizzare il servizio nella sua fase stragiudiziale renderebbe più efficiente il processo, attraverso differenti fasi di contatto con il debitore, secondo una logica di progressività delle azioni, e con migliori performance di recupero, in particolare sulle prime fasi di lavorazione. Tale fase stragiudiziale, oltre a consentire d'individuare le cause del mancato pagamento e indurre il contribuente a far fronte al dovuto attraverso la soluzione migliore, tenuto anche conto delle sue reali possibilità di ridurre il debito, permette alla pubblica amministrazione di ridurre le tempistiche di gestione, ottimizzare le risorse a disposizione, aumentare il cash-in , accelerare rispetto ad oggi i tempi d'incasso, consentendo inoltre di attivare la riscossione coattiva in modo mirato e nei casi per i quali sia veramente necessario (procedure esecutive, cautelari, e così via). Le imprese munite di autorizzazione ai sensi dell’articolo 115 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza sono -- già a legislazione vigente -- pienamente abilitate a operare come rappresentanti e mandatari degli enti locali. Peraltro, il recupero stragiudiziale dei crediti consiste non già nella riscossione delle entrate per conto dell'ente, ma nel tentativo di recupero in via stragiudiziale delle somme ad esso dovute, per le quali erano stati pattuiti o imposti ex lege termini di pagamento che poi non sono stati rispettati. L'obbligo di avvalersi di soggetti iscritti all'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo n. 446 del 1997, non riguarda tutte le attività di gestione delle entrate locali e dei tributi: è infatti possibile affidare a imprese non iscritte all'albo, ma autorizzate ai sensi dell’articolo 115 del citato testo unico, attività propedeutiche, di supporto, meramente esecutive (quale il servizio di recupero crediti stragiudiziale), svolte sotto la direzione, il controllo del funzionario dell'amministrazione preposto al servizio. La giurisprudenza non ha incertezze a questo proposito: tra le tante, si ricordi la sentenza del Consiglio di Stato, sezione V, n. 1421 del 24 marzo 2014, la quale afferma: – quando il servizio posto a gara non comporta per l'appaltatore il materiale introito delle somme dovute all'ente, è illegittima la clausola del disciplinare che impone l'iscrizione nell'albo nazionale dei riscossori ai sensi dell’articolo 53 del decreto legislativo n. 446 del 1997; – non rientrano nelle attività di riscossione gli adempimenti prodromici e strumentali quali, ad esempio, inviare i solleciti di pagamento; – si giustifica il requisito in questione (iscrizione all'albo) e le inerenti garanzie d'affidabilità patrimoniale, in quanto oggetto dell'affidamento sia il maneggio del denaro di pertinenza dell'ente pubblico, che contraddistingue la posizione dell'agente (o concessionario) della riscossione delle entrate. L'attività svolta in favore degli enti locali non si concretizza in una modalità di riscossione, riservata dal legislatore ai soggetti a ciò abilitati, ma soltanto in un'attività ausiliaria, rappresentando un servizio di supporto offerto all'ente attraverso la sollecitazione dei debitori affinché la riscossione vada a buon fine.