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È, infine, di palese evidenza che l'insegnamento presso le filiazioni italiane di prestigiose istituzioni accademiche straniere rappresenti una attività di elevatissima professionalità e dunque perfettamente compatibile con la natura e la nozione del contratto d'opera ovvero di collaborazione autonoma e coordinata. L’articolo 2 estende, quindi, anche alle filiazioni di cui trattasi la possibilità di derogare agli stringenti limiti quantitativi imposti dalla recente «Legge Poletti» (decreto-legge n. 35 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 78 del 2014) che ha modificato il decreto legislativo n. 368 del 2001, in riferimento ai contratti di lavoro a tempo determinato, come del resto già avviene per gli enti di ricerca, cui le filiazioni universitarie sono evidentemente assai affini. Questo per venire incontro alle esigenze della gran parte delle filiazioni di non «grandi» dimensioni, ma pur sempre di indubbia rilevanza culturale ed accademica, onde consentire loro di assumere personale didattico prima a tempo determinato e poi, una volta accertata la stabilità nel tempo del corso di insegnamento, poter agevolmente passare al contratto a tempo indeterminato. Rimangono ovviamente ferme tutte le altre vigenti disposizioni di legge in punto di rinnovo, proroga, eccetera, del contratto di lavoro a tempo determinato. L’articolo 3 risolve una situazione che, negli anni, si è rivelata assai penalizzante per le filiazioni stabilite in Italia, stante la vigente normativa italiana in materia di immigrazione, certo non adatta alla situazione di studenti che soggiornano in Italia per periodi limitati di tempo e per motivi, appunto di studio, e come tali, per definizione, non certo «immigrati», nel senso anche solo letterale del termine. In effetti, molti programmi di studio in Italia hanno durata che coincide con il cosiddetto « Semester Abroad» , ovvero «semestre all'estero», ma che non dura in realtà sei mesi, bensì molto meno, tradizionalmente fra i 90 e i 120 giorni (la media è di circa 105-110 giorni). Ebbene, superando però la soglia dei 90 giorni, sia pure di pochissimo, lo studente si vede costretto a presentare comunque domanda di permesso di soggiorno e a venire convocato una o più volte presso il competente ufficio stranieri della locale questura, fra l'altro, con notevole aggravio di lavoro per gli uffici, già oberati di pratiche e notoriamente a corto di personale, peraltro con il frequente risultato che il permesso di soggiorno nemmeno viene materialmente consegnato allo studente, poiché -- dati i tempi di emissione dello stesso -- quando il permesso di soggiorno è ormai pronto, lo studente ha completato il periodo di studio ed è già ritornato presso l'istituzione universitaria straniera di provenienza. Il problema si risolve in radice, estendendo a queste situazioni, laddove il soggiorno dello studente frequentante i corsi della filiazione italiana non superi il ragionevole limite dei 120 giorni in Italia, la vigente disciplina della dichiarazione di presenza, in luogo del permesso di soggiorno, disciplina che coniuga semplificazione, speditezza e garanzie di sicurezza. A questo ultimo riguardo, infatti, si prevede che la dichiarazione sia sottoscritta, altresì, dal legale rappresentante della filiazione o suo delegato, che si obbliga in tal modo a tempestivamente comunicare alla competente autorità di pubblica sicurezza ogni variazione circa il soggiorno dello studente, come ad esempio, cambio di domicilio, interruzione anticipata del soggiorno di studio, irreperibilità.. 1 ( Modifiche all’articolo 2 della legge n. 4 del 1999, in materia di filiazioni in Italia di istituti di insegnamento universitario stranieri ) 1 Al fine di promuovere l'internazionalizzazione del sistema universitario italiano, garantendone altresì la qualità e assicurando la valorizzazione del merito, nonché di incentivare l'insediamento stabile in Italia di istituzioni accademiche straniere, all’articolo 2 della legge 14 gennaio 1999, n. 4, sono apportate le seguenti modificazioni: a il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1 . Le università e gli istituti superiori di insegnamento a livello universitario aventi sede nel territorio di Stati esteri, ivi riconosciuti come enti senza scopo di lucro, possono insediare proprie filiazioni in Italia a condizione che: a) abbiano lo scopo esclusivo di consentire lo studio di discipline previste dal proprio programma didattico o di ricerca dei corsi di studio concernenti le scienze umane, umanistiche, politico-diplomatiche, le discipline giuridico-economiche e sociali, nonché il patrimonio artistico, architettonico, monumentale, archeologico, storico, linguistico, sociale, turistico ed ingegneristico italiano, attraverso il diretto contatto con detto patrimonio; b) impartiscano soltanto insegnamenti per corsi di studio il cui svolgimento non oltrepassi i dodici mesi e siano attinenti alle discipline di cui alla lettera a) . »; b al comma 3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le filiazioni così autorizzate devono, entro il 30 giugno di ogni anno, inviare al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca l'elenco completo e dettagliato degli insegnamenti impartiti e la lista nominativa degli studenti che li hanno frequentati nei dodici mesi precedenti; la violazione di questo obbligo per due anni consecutivi è motivo di revoca della autorizzazione.»; c il comma 5 è sostituito dal seguente: « 5 . Per le attività di insegnamento le filiazioni autorizzate ai sensi del comma 3 possono avvalersi di esperti attraverso contratti di collaborazione di cui all'articolo 50, comma 1, lettera c-bis ), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, nonché di contratti d'opera stipulati ai sensi dell'articolo 2222 del codice civile. » ; d dopo il comma 5 è aggiunto, in fine, il seguente: « 5- bis. Alle filiazioni in Italia di consorzi o raggruppamenti, comunque denominati nel loro ordinamento di origine ed ivi riconosciuti giuridicamente quali enti senza scopo di lucro, di università o istituti superiori di insegnamento a livello universitario stranieri, nonché alle filiazioni che svolgono corsi o programmi a livello post-laurea comunque denominati nel loro ordinamento di origine, si applicano le disposizioni di cui al presente articolo». 2 ( Modifica al decreto legislativo n. 368 del 2001, in materia di contratti di lavoro a tempo determinato presso le filiazioni in Italia di istituti di insegnamento universitario ) 1 All’articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, dopo il comma 5- bis è inserito il seguente: « 5 -ter. Il limite percentuale di cui all'articolo 1, comma 1, non si applica ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati tra le filiazioni in Italia di università o istituti superiori di insegnamento a livello universitario stranieri di cui all'articolo 2 della legge 14 gennaio 1999, n. 4, e successive modificazioni, e il personale impiegato nelle attività di insegnamento, ricerca, coordinamento o direzione della filiazione stessa». 3 ( Disposizioni in materia di soggiorni di breve durata per gli studenti delle filiazioni straniere in Italia ) 1