[pronunce]

che nel merito la questione sarebbe, comunque, infondata, sostanzialmente perché le censure si basano sull'erroneo presupposto che la disciplina del processo dinanzi al giudice di pace sia più sfavorevole per l'imputato, quando, al contrario, il rito in esame è connotato da una semplificazione e da un favor per l'autore del fatto illecito che permeano sia la fase del giudizio che la fase esecutiva; che, inoltre, la questione è prospettata sulla base di una lettura «scorretta e dequalificante» dell'istituto dell'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro, esclusivamente incentrata sull'ipotesi di abusi del pubblico ministero; che con successiva memoria l'Avvocatura insiste per la declaratoria di inammissibilità o di infondatezza della questione e, riportandosi agli argomenti sviluppati nell'atto di intervento, sottolinea che la scelta compiuta dal legislatore di far dipendere il radicamento della competenza del giudice di pace dal momento in cui il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato non è irragionevole, perché risponde all'esigenza di rendere più celeri i procedimenti non ancora pendenti, e non viola il principio del giudice naturale perché il criterio di determinazione del giudice non è fissato arbitrariamente in vista di singole controversie. Considerato che il rimettente dubita della legittimità costituzionale degli artt. 64, comma 2, secondo periodo, e 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), nella parte in cui prevedono che per i reati di competenza del giudice di pace commessi dopo la pubblicazione del citato decreto legislativo e iscritti nel registro delle notizie di reato successivamente alla sua entrata in vigore, si osservano per intero le norme, anche processuali, del medesimo decreto; che le disposizioni censurate violerebbero gli artt. 3 e 25 della Costituzione, in quanto dal tempo, affatto 'discrezionale' o 'casuale', di un adempimento del pubblico ministero fanno dipendere l'applicazione a fatti aventi il medesimo disvalore, compiuti tutti anteriormente all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 274 del 2000, di una disciplina diversa rispetto a quella che sarebbe applicabile secondo le ordinarie regole sulla competenza e più sfavorevole perché preclude all'imputato l'accesso ai riti alternativi, la possibilità di fruire della sospensione condizionale della pena e di sanzioni sostitutive e gli impedisce di chiedere l'incidente probatorio; che, inoltre, l'individuazione del giudice in base al momento in cui ha inizio il procedimento violerebbe il principio per il quale il giudice naturale precostituito per legge va determinato con riferimento alla commissione del reato, lasciando nella sostanza alla discrezionalità del pubblico ministero la scelta del giudice competente; che, nel motivare sulla non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale della disciplina transitoria dettata dal secondo periodo del comma 2 dell'art. 64 del decreto legislativo n. 274 del 2000, il rimettente afferma che l'imputato rimarrebbe privato della possibilità di usufruire di istituti «processuali» di favore, tra i quali indica, oltre ai riti alternativi del giudizio abbreviato e del patteggiamento e all'incidente probatorio, istituti indiscutibilmente sostanziali, quali la sospensione condizionale della pena e le sanzioni sostitutive; che la applicabilità degli istituti sostanziali ai fatti commessi prima dell'entrata in vigore del decreto legislativo è regolata dal primo periodo del comma 2 del medesimo art. 64, che richiama espressamente l'art. 2, terzo comma, del codice penale; che la commistione tra istituti processuali e sostanziali rende oggettivamente difficile verificare se il giudice a quo intenda fare riferimento anche al parametro di cui al secondo comma dell'art. 25 Cost., atteso che agli argomenti concernenti la 'perdita' di istituti (sostanziali) di favore si sovrappongono le censure relative alla violazione del principio del giudice naturale precostituito per legge, che rendono la motivazione ulteriormente confusa e contraddittoria; che per altro verso, con riferimento agli istituti processuali, l'omissione di qualsiasi considerazione circa le situazioni di fatto da cui potrebbe discenderne l'applicabilità nel giudizio a quo impedisce di verificare la rilevanza della questione; che, in particolare, non è dato comprendere come sarebbe possibile procedere ad incidente probatorio nel corso del giudizio dibattimentale, né se l'imputato (che per effetto del mutato quadro sanzionatorio potrebbe sempre chiedere di essere ammesso all'oblazione, sussistendone i presupposti) abbia in qualche modo manifestato la volontà di chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena; che inoltre il giudice a quo sembra prospettare una lettura alternativa della disciplina censurata, senza peraltro chiarire se tale soluzione interpretativa sia effettivamente praticabile e se consentirebbe di superare tutti i dubbi di costituzionalità sollevati; che, sulla base dei rilievi ora esposti, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 64, comma 2, secondo periodo, e 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 25 della Costituzione, dal Giudice di pace di Vittorio Veneto, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 29 novembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA