[sommcomm]

Ha ribadito ulteriormente, inoltre, la volontà dell'attuale compagine governativa di modificare l'approccio complessivo dei rapporti verso l'Iran, come, del resto, è stato già realizzato nei confronti della Cina, aderendo, in maniera autonoma, al progetto della Via della Seta. Il successivo incontro si è tenuto con il Ministro degli affari esteri, onorevole Mohammad Javad Zarif, il quale ha esordito rimarcando le iniziative, molto pericolose, messe in campo di recente dagli Stati Uniti, che rischiano di attentare alla sicurezza regionale e mondiale e che si concretano, in sintesi: nello spostamento della loro Ambasciata presso lo Stato di Israele, da Tel Aviv a Gerusalemme, nel riconoscimento dell'occupazione israeliana delle alture del Golan e nell'inclusione della forza armata dei pasdaran tra i gruppi terroristici. Secondo il Ministro, si tratta di deliberazioni prese in totale spregio del diritto internazionale. A tale riguardo, l'Unione europea, che è una istituzione basata sul multilateralismo, dovrebbe cercare di far capire al Presidente degli Stati Uniti che non è questa la strada da percorrere: a questo riguardo, tuttavia, non si riesce a comprendere perché gli europei continuino a subire i diktat americani nell'ambito del G7, dove, peraltro, essi costituiscono la maggioranza di tale assise. Se, purtroppo, l'Occidente continuerà con tale politica aggressiva, l'Iran sarà costretto, suo malgrado, ad irrigidire la sua posizione e a prendere delle contromisure. Per quanto riguarda i rapporti bilaterali con l'Italia, l'interlocutore riconosce che, in tanti anni di esperienza, non ha mai avuto modo di riscontrare particolari ostacoli o difficoltà, proprio in ragione della sintonia che intercorre, da tanto tempo, tra i due Paesi. Anche le relazioni economiche potrebbero essere sviluppate verso assetti ottimali, considerato che l'economia italiana è basata prevalentemente su piccole e medie imprese che hanno sempre saputo operare al meglio con i loro partner iraniani. Il Ministro ha tenuto, quindi, a far presente che il sistema INSTEX, da poco costituito, rappresenta una pregevole piattaforma di avvio per incrementare progressivamente l'interscambio bancario e commerciale con l'Iran. Per quanto concerne, infine, la situazione sul terreno in Libia, egli ha stigmatizzato - parlando da amico dell'Italia - l'azione sotterranea dell'Arabia Saudita e degli Emirati, che rischia di compromettere una soluzione pacificatrice tra i vari contendenti e che potrebbe comportare gravi rischi e conseguenze nefaste anche per l'Italia. Il presidente Petrocelli, dopo aver ringraziato l'interlocutore soprattutto per la franchezza delle sue osservazioni, ha confermato che il Governo italiano in carica vuole nei fatti accrescere le relazioni, peraltro già consolidate e risalenti nel tempo, tra i due Stati. Al contempo, ha manifestato condivisione per non pochi dei rilievi espressi dal Ministro Zarif. Ad esempio, per quanto attiene alla menzionata questione del Golan, ha rammentato la recente affermazione del presidente Mattarella, il quale ha dichiarato, in modo chiaro, che i confini territoriali non si modificano in maniera unilaterale. La Commissione esteri del Senato - ha, poi, continuato il presidente Petrocelli - sta, in questo momento, focalizzando la sua attenzione su due priorità della politica estera italiana, la Russia ed il Corno d'Africa. Al termine della disamina di queste due questioni, tuttavia, sarà approfondita la tematica, anch'essa di preminente interesse nazionale, delle risorse energetiche provenienti dal Golfo Persico e, quindi, dell'Iran. Si è tenuto, in seguito, l'incontro con Ali Velayati, Consigliere della Guida Suprema per la politica internazionale, al quale il presidente Petrocelli ha fatto presente che lo scopo della visita senatoriale è quello di rilanciare le relazioni con l'Iran , a livello sia parlamentare che governativo. In effetti, l'Italia ha un interesse precipuo a che il quadrante mediorientale risulti stabilizzato e pacifico. L'interlocutore, dopo aver rinnovato i sensi dell'amicizia comune tra i due Paesi, ha rammentato che, fin dai tempi dell' ex Primo Ministro Andreotti, l'Italia si è sempre contraddistinta, agli occhi dell'Iran - differenziandosi, in questo, dagli altri Paesi europei - per il tratto di realismo con cui ha gestito le proprie relazioni con Teheran, anche, ad esempio, durante la sanguinosa guerra, durata 8 anni, tra il suo Paese e l'Iraq. Ha, quindi, ribadito la constatazione di un'Europa che rimane "tiepida" di fronte all'atteggiamento destabilizzante degli Stati Uniti per quanto attiene all'implementazione del Trattato di non proliferazione nucleare. Per l'Iran, inoltre, rimangono inaccettabili le decisioni USA sul riconoscimento del Golan e sull'inclusione dei pasdaran tra i gruppi terroristici, nonché il trasferimento dell'Ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme. Si tratta di determinazioni arroganti e, per molti aspetti, anche ridicole, che avranno l'unico esito di incrementare la tensione a livello regionale e internazionale. Sotto tale profilo, il mondo prima di Trump era più accettabile e stabile. Il presidente Petrocelli ha risposto di concordare con gran parte dei rilievi enucleati, tenendo, comunque, a precisare che l'Italia, pur essendo alleata degli Stati Uniti, non segue necessariamente tutte le deliberazioni assunte da quest'ultimo. Ad esempio, in materia ambientale (vedi l'Accordo di Parigi sul clima), esiste una marcata diversità di opinioni, come anche non condividiamo l'abbandono del Trattato INF, né la scelta di spostare l'Ambasciata USA in Israele. Dal punto di vista italiano, ha continuato il presidente Petrocelli, si tratta di adottare un atteggiamento franco - come deve essere, del resto, con gli amici - sia con gli USA che con l'Iran. Ad ulteriore dimostrazione di questo assunto, possono essere richiamati, da un lato, l'intendimento di procedere autonomamente nel coinvolgimento al progetto della Via della Seta cinese, dall'altro, la dichiarazione del presidente Mattarella che ha condannato, in maniera inequivoca, la modifica unilaterale del confine sul Golan. Il consigliere Velayati, nell'apprezzare la chiarezza di tali affermazioni, ha espresso il convincimento che la pacificazione del Medio Oriente possa essere realizzata solo attraverso la volontà dei popoli che vivono nell'area, senza ingerenze esterne. I casi della Siria e dell'Iraq - e, purtroppo, lo stesso sta accadendo anche nello Yemen - stanno a dimostrare che la situazione politica degenera e precipita quando potenze straniere si ingeriscono negli affari interni di una nazione. Per quanto riguarda la Libia, egli ha esortato caldamente l'Italia a svolgere un ruolo più incisivo, senza dare l'impressione di "rimanere alla finestra", anche perché questo Paese costituisce un interesse strategico per Roma. Malauguratamente, anche qui è d'uopo constatare l'azione di soggetti esterni, ovvero, in particolare, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che cercano di condizionare pesantemente la posta in gioco, appoggiando il generale Haftar.