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in un momento di grande incertezza per il Paese, con tante aziende ed in particolare migliaia di PMI a rischio di fallimento, si ritiene perciò fondamentale conoscere le reali intenzioni del Governo e avere certezza che siano assunti opportuni provvedimenti atti a determinare soluzioni in grado di garantire che la cessazione del mercato di tutela non avvenga prima del 31 dicembre 2022, ma solo quando vi saranno le giuste condizioni, garantendo il diritto alla piena consapevolezza da parte dei clienti finali (campagne informative), regole certe (albo dei venditori e regole per le aste competitive), nonché la garanzia di riduzione dei prezzi finali; occorre evitare speculazioni ed un aumento generalizzato delle bollette di elettricità e gas che rappresenterebbe un ulteriore durissimo colpo per gli italiani che stanno affrontando le gravi conseguenze della crisi derivata dall'emergenza pandemica, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di chiarire come intenda affrontare la problematica e se intenda proporre una proroga del mercato di tutela almeno fino al 31 dicembre 2022. Atto n. 4-04422 GASPARRI Ai Ministri della difesa e della salute Premesso che: nell'attuale emergenza derivante dalla pandemia da COVID-19, che sta facendo registrare questa seconda allarmante ondata, come è noto, non vengono risparmiate le scuole di formazione militare in Italia. Infatti sono già molto numerosi gli studenti di alcuni di questi istituti quali la scuola allievi marescialli dell'Arma dei Carabinieri di Firenze, la "Nunziatella" di Napoli e la scuola di formazione e di applicazione dell'Esercito di Torino, che contano purtroppo molti allievi risultati positivi al coronavirus; l'art. 1, comma 9, lettera w) , del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 ottobre 2020 dispone che "le amministrazioni di appartenenza possono, con decreto direttoriale generale o analogo provvedimento in relazione ai rispettivi ordinamenti, rideterminare le modalità didattiche ed organizzative dei corsi di formazione e di quelli a carattere universitario del personale delle Forze di polizia, delle Forze armate, del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, prevedendo anche il ricorso ad attività didattiche ed esami a distanza e l'eventuale soppressione di prove non ancora svoltesi, ferma restando la validità delle prove di esame già sostenute ai fini della formazione della graduatoria finale del corso. Per la durata dello stato di emergenza epidemiologica, fino al permanere di misure restrittive e/o di contenimento dello stesso, per lo svolgimento delle procedure concorsuali indette o da indirsi per l'accesso ai ruoli"; l'eventuale formazione di pericolosi focolai, al pari di quanto già avvenuto sulle navi da crociera, metterebbe a repentaglio non solo la salute dei cadetti ma anche dei formatori e del personale permanente aggravando, potenzialmente, anche la già critica situazione degli ospedali e delle strutture sanitarie; gli istituti di formazione militare e le accademie militari, nel mese di marzo, hanno già sperimentato, con successo, la formazione a distanza. Infatti a seguito delle disposizioni emanate dallo Stato maggiore dell'Esercito, è stato attuato un piano che ha permesso agli allievi ufficiali di tornare presso le proprie famiglie, dove sono rimasti, nel rispetto delle misure di contrasto alla diffusione del coronavirus emanate dalle competenti autorità nazionali, sino alla riattivazione dei corsi in presenza, usufruendo delle lezioni on line ; risulta in tutta evidenza che applicando semplicemente quanto già previsto dall'art. 1, comma 9, lettera w) , citato si attuerebbero misure di buon senso anche e soprattutto per prevenire possibili focolai, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se non intendano adottare ulteriori iniziative di competenza, volte scongiurare l'insorgere di prevedibili ulteriori focolai e di nuovi contagi da COVID-19, e tali da garantire il diritto alla salute e allo studio dei cadetti appartenenti agli istituti di formazione militare e alle accademie militari, ricorrendo alla DAD come principale strumento di formazione in questa difficile fase emergenziale. Atto n. 4-04423 LANNUTTI GALLICCHIO MORONESE GAUDIANO VANIN PAVANELLI PRESUTTO TRENTACOSTE ROMANO LEONE DI NICOLA FERRARA Al Ministro della salute Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: a termini di legge, ogni 3 anni andrebbe aggiornato il piano pandemico nazionale; l'Europa dal 2013 chiede agli Stati membri di comunicare i loro aggiornamenti al piano pandemico; l'ultimo aggiornamento del piano pandemico italiano risale al 2017, peccato che nessuno si sia accorto che si era trattato di un maldestro copia incolla di quello del 2006. Perché l'ultimo piano pandemico italiano è stato redatto nel 2006; il piano pandemico avrebbe dovuto essere aggiornato dall'ex direttore generale del Ministero della salute Ranieri Guerra e dal suo successore, l'attuale direttore generale Claudio D'Amario; ha dichiarato alla trasmissione RAI3 "Report" un componente del comitato tecnico scientifico che ha chiesto di restare anonimo: "Dopo la dichiarazione dello stato d'emergenza guardi i documenti a disposizione abbiamo deciso di partire dal piano pandemico. Invece, lo abbiamo aperto e poi richiuso, perché è del tutto inutile. Lo aprimmo e lo buttammo nel cestino dopo due minuti. Il Paese ha pagato un prezzo molto alto per questo. Quel piano non entra nei dettagli. Invece, quello che fai in quei momenti dipende proprio da queste cose. Insomma, ti prepari in base agli scenari: le terapie intensive, le mascherine. Quello del ministero della Salute era un piano che a livello operativo valeva zero"; ha dichiarato il generale Pierpaolo Lunelli, ex comandante della scuola per la difesa nucleare, batteriologica e chimica, che ha contribuito a scrivere i protocolli militari contro le pandemie per alcuni Paesi e che ha stilato un rapporto indipendente di 60 pagine depositato in Procura a Bergamo: "Se avessimo avuto il piano pandemico aggiornato noi avremmo avuto meno di settemila morti"; considerato che: l'OMS ha messo a disposizione degli Stati un software in grado di calcolare il fabbisogno di scorte di dispositivi di protezione in caso di pandemia. Basta inserire dei dati. Simula l'andamento della pandemia in un Paese in funzione del tasso di contagiosità, del numero dei posti letto, della popolazione, del numero di operatori sanitari, del numero degli addetti al pronto soccorso, del numero delle terapie intensive e anche della distribuzione della popolazione per fasce d'età. Un software in grado di stabilire quanti sono i dispositivi di protezione individuale di cui un Paese o una regione ha bisogno per fronteggiare la pandemia; secondo il presidente della sezione Safety Assosistema Confindustria, Claudio Galbiati, questo software non è stato mai utilizzato dal nostro Paese; considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti: un gruppo di 10 ricercatori dell'OMS Europa ha lavorato durante la pandemia a un dossier di 100 pagine, dal titolo "Una sfida senza precedenti, la prima risposta dell'Italia al Covid".