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Quanto alle critiche in ambito europeo, l'approccio italiano, lungi dall'essere una fuga in avanti al di fuori dell'approccio comune europeo, getta le basi per una migliore cooperazione Europa-Cina, formalizzando, anche a livello bilaterale, la cornice legale multilaterale europea di tutti i futuri accordi economici e commerciali. Nessuno ha protestato quando altri 14 membri dell'Unione europea hanno stipulato analoghe intese con la Cina. Si pensi solo a quella greca sul porto del Pireo o quando la Germania - pensate, la Germania - ha fornito alla Cina il terminal ferroviario europeo della nuova Via della Seta. Forse a qualcuno disturba l'idea che l'Italia accresca l' export verso la Cina, erodendo fette importanti di mercati altrui. Quanto alle critiche sul fronte americano, il memorandum in questione non è un accordo politico internazionale, ma un'intesa economica e commerciale che non mette assolutamente in discussione la fedeltà atlantica del nostro Paese, né favorisce in alcun modo le strategie di espansionismo geopolitico di Pechino. Questo non solo perché non c'è alcun risvolto geopolitico militare, ma nemmeno alcun rischio per la sicurezza italiana e alleata. Ma forse la cooperazione con la Cina in ambito delle telecomunicazioni rappresenta un problema per gli interessi commerciali delle grandi aziende americane (telecomunicazioni peraltro escluse da questo memorandum ). Sulle critiche delle opposizioni, lungi dallo spalancare le porte a invasioni, colonizzazioni e svendite, noi stiamo mettendo regole e paletti a una penetrazione economica cinese in Italia che è stata avviata dagli ex presidenti Renzi, Gentiloni Silveri e Berlusconi, anche in settori strategici. Pensiamo al porto di Vado Ligure, alle partecipazioni cinesi in Ansaldo Energia e Autostrade, tralasciando le partecipazioni nella moda e nel calcio. Infine, il memorandum garantisce esplicitamente cooperazione economica e commerciale con la Cina per le imprese italiane; per il made in Italy rappresenta un'occasione imperdibile di aumento dell' export verso un mercato in crescita come quello cinese, dal quale - sia detto senza infingimenti - ci aspettiamo, in un tempo congruo, la capacità di mettersi in linea con i migliori standard europei in tema di equa concorrenza e garanzie sul lavoro. Dei tanti altri, fondamentali temi oggetto del Consiglio europeo, vorrei soffermarmi, nel breve tempo rimasto, sull'equità economica e sociale; tema fondamentale per il MoVimento 5 Stelle e per l'azione del Governo del cambiamento da lei guidato. Riformare, ridistribuire in forme più eque il reddito: ecco le parole d'ordine che possiamo e dobbiamo portare al centro del dibattito europeo. La riunione del Consiglio che tra un paio di giorni la vedrà impegnato è sicuramente l'occasione giusta per allargare e rafforzare questo nuovo corso. Sì, un nuovo corso per l'Europa. Dobbiamo avere il coraggio, l'orgoglio di dirlo e invocarlo; un nuovo corso in cui l'Italia può farsi levatrice e tutrice, consentendo a chi all'Europa vuole continuare a mantenere davvero fede, di tornare a credere allo spirito delle origini, agli ideali e ai capisaldi del Manifesto di Ventotene, per rinnovare l'impegno di pace e giustizia sociale tra i popoli, liberati dagli equivoci della peste mercatista che ha visto idolatrate le merci e i capitali e la loro libera circolazione e sempre più sacrificati e calpestati i diritti sociali di cittadinanza, nonché i livelli di vita e la capacità di reddito di milioni e milioni di cittadini. Nel nome della concorrenza senza regole, signor Presidente, del mito del profitto sfrenato, per aziende e imprese che stanno perdendo sempre più di vista la loro funzione sociale, vediamo come stanno andando le cose nel nostro Paese (anzi, come sono andate sino a questo momento), dove questa competizione sleale, che abbisogna sempre più di abbattimenti di costi, si è scaricata infine soprattutto sulla parte debole delle sue componenti economiche, quella del lavoro e del suo valore; una componente che, complici cedimenti sindacali e la mancanza di rappresentanza politica, continua a pagare i prezzi più alti. Una situazione aggravata certo dall'introduzione dell'euro, causa gli accordi di assoluto svantaggio contrattati dagli allora nostri rappresentanti di Governo, con quegli effetti finali drammatici sulle retribuzioni citati dal Presidente del Consiglio, come ha chiarito qualche giorno fa un rapporto della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, che ha messo a confronto le attuali retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti italiani con quelle del passato, paragonandole anche alle altre dei grandi Paesi europei. Morale: in Italia, nel periodo compreso tra il 2010 e il 2017, le retribuzioni annuali hanno subito una perdita di 1.059 euro, mentre quella del lavoratore dipendente tedesco è salita - al contrario - di ben 3.825 euro l'anno. Stando così le cose, signor Presidente, ci chiediamo per quanto tempo ancora potremo reggere il quadro squilibrato delle competizioni globali di un sistema di regole che ai Paesi dell'Unione impedisce di utilizzare gli strumenti tradizionali per rilanciare l'economia in crisi. Per colpa degli assurdi vincoli di bilancio derivanti dal fiscal compact non c'è più la possibilità di rilanciare l'economia in deficit, tanto più nel nostro Paese, dove il nodo scorsoio del debito pubblico rischia di ipotecare persino il destino delle prossime generazioni. È per queste ragioni, signor Presidente del Consiglio, che dall'Europa ci aspettiamo un colpo d'ala, quel famoso nuovo corso di cui parlavo in precedenza. Con gli impegni da lei presi oggi in quest'Aula, siamo sicuri lei saprà portare avanti con determinazione le nostre istanze sia nel vertice bilaterale, sia in quello previsto dall'agenda europea per il prossimo 9 aprile con gli esponenti del Governo cinese, i cui contenuti saranno anch'essi oggetto del prossimo Consiglio europeo. Per tutto questo, signor Presidente del Consiglio, annuncio il sostegno del MoVimento 5 Stelle alle proposte di risoluzione della maggioranza. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Sulla scomparsa di Giovanni Stefani PRESIDENTE . (Il Presidente e l'Assemblea si levano in piedi) . Colleghi, nella giornata di oggi, a causa di un incidente durante una competizione motociclistica in corso di svolgimento in Algeria, è venuto a mancare Giovanni Stefani, padre della senatrice e ministro Erika. Si tratta quindi di una notizia del tutto inaspettata, rispetto alla quale vorrei esprimere il cordoglio e la vicinanza di quest'Assemblea alla senatrice Stefani e a tutti i suoi familiari. Nella certezza che la senatrice saprà superare questa difficile prova con lo spirito che l'ha sempre contraddistinta, invito l'Assemblea a osservare un minuto di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Prima di passare alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione per ciascuno dei due argomenti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 3, presentata dalla senatrice Pucciarelli e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato approva .