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Ci troveremmo dunque di fronte non soltanto a un'amnistia di fatto, ma addirittura a un'amnistia basata sul censo. Non si può non considerare, del resto, che, dall'entrata in vigore della Costituzione fino ad oggi, vi sono stati trentaquattro provvedimenti di amnistia e indulto, mentre negli ultimi trenta anni non è stato adottato alcun provvedimento di amnistia. Il presente disegno di legge, che ricalca per grandi linee le proposte presentate nelle legislature precedenti, prevede la concessione di un'amnistia sociale condizionata e di un indulto sociale revocabile per le pene detentive. Si propone l'applicazione dell'amnistia per i reati puniti con una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni – ovvero a cinque anni se è stato risarcito il danno o se ricorre la circostanza attenuante dell'aver agito per motivi di alto valore morale o sociale – e per una serie di reati specificamente indicati. Il provvedimento di clemenza è soggetto alla condizione che l'imputato dia prova effettiva di buona condotta e della sua volontà di reinserimento sociale (e, nei casi più gravi, sempre nell'ambito di reati la cui pena edittale massima è di cinque anni di reclusione, provveda al risarcimento del danno e all'eliminazione, ove possibile, delle conseguenze del reato). Si prevede a tal fine la sospensione dei procedimenti penali in corso e dei relativi termini di prescrizione, nonché dell'esecuzione delle pene: decorso un periodo di cinque anni, se risulteranno soddisfatte le condizioni previste dalla legge, il reato sarà estinto; in caso contrario, i procedimenti penali e l'esecuzione delle pene riprenderanno il loro corso. In questo periodo di tempo, oltre a tutto – ed è questo uno degli scopi principali della presente proposta di legge – si potrebbero celebrare con maggiore celerità i processi per i reati più gravi, evitando il danno e la « beffa » della prescrizione, obiettivo dell'attuale esecutivo, e limitando i numerosissimi casi di scarcerazioni per decorrenza dei termini, anche in presenza di condanne gravissime in primo e secondo grado. Per quanto riguarda l'indulto, da concedere per pene o residui di pena non superiori a tre anni, si prevede la revoca qualora l'interessato commetta un reato doloso nei cinque anni dalla concessione del condono. Queste condizioni – sospensione del processo, buona condotta, possibilità di revoca del condono – avrebbero, a parere del proponente, una notevole efficacia deterrente, in quanto ben difficilmente tornerebbe a commettere un reato chi è perfettamente consapevole che, in tal caso, gli verrebbe revocato il condono o non gli sarebbe applicata l'amnistia, e sconterebbe così la pena sia per il nuovo reato che per quello precedente: una vera e propria « spada di Damocle » dalla non trascurabile efficacia dissuasiva. Tali provvedimenti, e in particolare l'indulto, determinerebbero anche una diminuzione significativa della popolazione carceraria, rendendo così più vivibili gli istituti penitenziari, sia per i detenuti che per gli operatori. La diminuzione della popolazione carceraria, inoltre, recherebbe un non trascurabile vantaggio economico: se si considera che il costo per il mantenimento di ciascun detenuto è di circa 130 euro al giorno e che i detenuti che usufruirebbero del condono consentirebbero un risparmio considerevole. Tali fondi potrebbero essere utilizzati per interventi in favore dei tossicodipendenti, ad esempio potenziando le strutture pubbliche di assistenza e le comunità terapeutiche, nonché per rafforzare i servizi sociali di supporto – con assunzione di educatori, assistenti sociali, psicologi – la cui carenza determina oggi molto spesso l'inefficacia delle misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova al servizio sociale o la semilibertà. Molti dei detenuti che beneficerebbero del provvedimento di indulto sarebbero soggetti condannati per reati di minore gravità, in gran parte dei casi connessi all'uso di sostanze stupefacenti, rispetto ai quali la pena detentiva ha dimostrato tutta la sua inefficacia, sia sotto il profilo della rieducazione del condannato e di un trattamento che favorisca la disintossicazione, sia sotto quello della tutela della collettività. I condannati per tali tipi di reati, infatti, una volta scontata la pena, e non avendo avuto la possibilità in carcere di avere un trattamento e un aiuto anche di carattere psicologico per uscire dallo stato di tossicodipendenza, tornano spesso a commettere reati connessi all'abuso di sostanze stupefacenti, in quanto non riescono a sottrarsi a quel circolo vizioso – necessità di procurarsi la dose per uso personale e reati per poter acquistare la droga – che comporta altissimi costi sia economici che sociali non solo a loro ma all'intera collettività. Si tratta dunque di una proposta che guarda al mondo complessivo della giustizia e di come il cittadino si esprima, in modo non violento, per esprimere le sue opinioni. L'approvazione della presente proposta accelererebbe i tempi dello svolgimento dei processi per i reati di più grave allarme sociale, eviterebbe un gran numero di prescrizioni e di scarcerazioni per decorrenza termini, incentiverebbe il risarcimento dei danni in favore delle vittime, aumenterebbe le possibilità di reinserimento per chi ha commesso reati di minore gravità, senza sacrificare le esigenze di sicurezza della collettività, ed anzi creando – attraverso le condizioni alle quali sarebbe subordinata l'applicazione dell'amnistia e la possibilità di revoca dell'indulto – le premesse per limitare, per quanto possibile, i casi di recidiva. Quello che si propone non è dunque un provvedimento « tampone », determinato esclusivamente dalla situazione esplosiva delle nostre carceri, ma un provvedimento che vuole dare una risposta più complessiva, nel tentativo di raggiungere un obiettivo da tutti, almeno a parole, auspicato: quello di una giustizia nello stesso tempo più efficiente e più umana, ma soprattutto non repressiva di condotte che non possono aver arrecato nessun danno alla società, come è il caso di Nicoletta. Il presente disegno di legge vuole essere anche un punto di partenza per avviare – su un tema particolarmente delicato – una riflessione, il più possibile pacata e costruttiva, che coinvolga le forze politiche, gli operatori del diritto e i cittadini tutti, nel tentativo di trovare, in un confronto costruttivo, soluzioni il più possibile condivise.. 1 (Amnistia) 1 È concessa amnistia: a per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, ovvero una pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena detentiva; b per ogni reato per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, qualora ricorra la circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, numero 1), del codice penale o qualora il colpevole abbia spontaneamente provveduto al risarcimento del danno, nonché, ove possibile, alle restituzioni e all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato; c per i reati previsti dall'articolo 57 del codice penale (reati commessi col mezzo della stampa periodica) commessi dal direttore o dal vicedirettore responsabile, quando è noto l'autore della pubblicazione; d per i delitti previsti dai seguenti articoli del codice penale: