[resaula]

vi sono annosi problemi legati al reclutamento nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria che richiedono un intervento normativo non più procrastinabile; il testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione (di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994) stabilisce che il reclutamento dei docenti si basa per metà sullo scorrimento delle graduatorie concorsuali di merito e per l'altra metà sullo scorrimento delle graduatorie permanenti, trasformate nel 2007 in graduatorie ad esaurimento; alle graduatorie di merito (GM) possono accedere i vincitori di concorso, mentre a quelle ad esaurimento (GAE) possono accedere i docenti in possesso di determinati requisiti; il diploma magistrale costituiva titolo per l'inserimento nelle GAE solo se accompagnato dall'idoneità concorsuale sino al concorso 1999/2000 e da un titolo di idoneità conseguito attraverso procedure riservate, che negli anni sono state previste per i diplomati magistrali con almeno 360 giorni di servizio; la laurea in Scienze della formazione primaria (SFP) costituisce titolo di accesso alle GAE solo per gli iscritti ai percorsi entro l'anno accademico 2007/2008. È stata prevista una fascia aggiuntiva per chi abbia conseguito il titolo di laurea entro l'anno accademico 2010/2011. Tutti gli altri laureati in SFP sono iscritti alle graduatorie d'istituto (GI) che danno diritto alle supplenze e a partecipare alle procedure concorsuali per titoli ed esami; anche i diplomati magistrali ante 2001/2002 hanno diritto ad essere inseriti nelle GI, poiché il titolo conseguito è considerato a tutti gli effetti abilitante: in tal senso, sia i diplomati che i laureati in Scienze della formazione primaria possono ottenere, secondo le disposizioni di legge, le supplenze e partecipare al concorso che consente di accedere al ruolo; tuttavia, i diplomati magistrali ante 2001/2002 hanno avviato una serie di contenziosi, poiché ritenevano che fosse stato leso il loro diritto ad essere inseriti nelle GAE: la legge n. 124 del 1999, recante "Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico", infatti, ha trasformato le graduatorie provinciali, aperte a chiunque avesse superato un corso abilitante, in graduatorie permanenti, nelle quali potevano iscriversi solo i soggetti che avessero superato un concorso pubblico e nel 2007, a seguito della trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, furono di fatto impediti nuovi inserimenti nelle predette graduatorie; una serie di pronunce giurisprudenziali favorevoli ai ricorrenti ha concesso a migliaia di diplomati magistrali di iscriversi nelle GAE e a circa 7.000 di questi di ottenere l'immissione in ruolo; per dirimere la questione, con la sentenza n. 11 del 2017, è intervenuto il Consiglio di Stato che, riunito in adunanza plenaria, ha stabilito in via definitiva che il diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 non è titolo sufficiente per l'inserimento nelle GAE, che danno diritto all'accesso al ruolo, impegna il Governo: 1) ad assumere iniziative urgenti che, al fine di contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e della povertà educativa, soprattutto nelle aree a maggiore rischio sociale, consentano alle scuole, nell'ambito dell'autonomia loro riconosciuta, di procedere all'allungamento del tempo scuola nella scuola primaria, alla trasformazione di sezioni della scuola dell'infanzia funzionanti a tempo ridotto in sezioni funzionanti a tempo normale, all'allungamento degli orari di funzionamento delle sezioni di scuola dell'infanzia oltre le 40 ore settimanali e alla riduzione del numero di alunni per classe e sezione; 2) a potenziare l'organico dell'autonomia della scuola dell'infanzia e della scuola primaria, al fine di realizzare i suddetti obiettivi; 3) a valutare l'opportunità di realizzare un piano di reclutamento, anche alla luce di quanto stabilito dalla sentenza dell'adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017, che, al fine di garantire la continuità didattica e i diritti di tutti i docenti coinvolti nell'annosa vicenda descritta in premessa, quali i precari storici iscritti alle GAE, i laureati in Scienze della formazione primaria e i diplomati magistrali, preveda l'istituzione di graduatorie di merito, regionali o provinciali, per gli abilitati, predisposte tenendo conto del percorso individuale di ciascun docente (titoli e servizio), cui attingere per l'immissione in ruolo in subordine all'esaurimento delle GAE. Atto n. 1-00011 GALLONE TOFFANIN DAMIANI MODENA CONZATTI MASINI MALLEGNI MALAN TIRABOSCHI Il Senato, premesso che: la pratica dell'educazione fisica e dello sport è un diritto fondamentale per tutti; ai sensi della Carta internazionale per l'educazione fisica, l'attività fisica e lo sport, adottata il 21 novembre 1978 dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), ogni essere umano ha il diritto fondamentale all'educazione fisica, all'attività fisica e allo sport, senza discriminazione sulla base di origine etnica, genere, orientamento sessuale, lingua, religione, opinione politica o di altra natura, origine nazionale o sociale, economica o qualsiasi altra base; nel nostro Paese il fenomeno sportivo rappresenta una delle manifestazioni di massa che ha comportato importanti campagne di sensibilizzazione per il pieno riconoscimento di un diritto allo sport per ogni singolo individuo; nonostante ciò, le differenze di genere in ambito sportivo sono ancora troppo evidenti. Basti considerare che, a tutt'oggi, in Italia nessuna disciplina sportiva femminile è qualificata come professionistica ai sensi della legge n. 91 del 1981, recante "Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti"; l'articolo 2, nel definire il professionismo sportivo, dispone che: "sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell'ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica"; in questa prospettiva, la mancata qualificazione delle discipline sportive femminili come "professionismo" determina pesanti ricadute in termini di assenza di tutele sanitarie, assicurative, previdenziali, nonché di trattamenti salariali adeguati all'effettiva attività svolta. Si configura pertanto una vera e propria discriminazione delle atlete che, sebbene spesso facciano dello sport il loro lavoro, di fatto gareggiano come dilettanti e, conseguentemente, oltre a guadagnare meno dei colleghi maschi, non possono usufruire delle medesime garanzie contributive, previdenziali e sanitarie previste dagli inquadramenti contrattuali; occorre aggiornare le norme sportive coerentemente con i principi costituzionali, nonché con il più avanzato diritto europeo e internazionale, in materia di pari opportunità tra donne e uomini;