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Che ne sarà di un mondo con economie chiuse e con dazi? Che ne sarà della protezione del nostro sistema industriale in un mondo chiuso? Che ne sarà di aziende come Alcoa con i dazi su alluminio e acciaio? Insieme all'Unione europea, il Governo italiano deve avere un'idea e una politica su questo. Concludo dicendo che questo provvedimento avrà - come ha annunciato anche il relatore e come ha dimostrato la discussione in Commissione - l'assenso di tutte le forze politiche. In questo Paese, signor Presidente, le riforme del lavoro negli anni sono state molto divisive, molto ideologiche e hanno anche provocato morti. Sarebbe bello su alcuni provvedimenti avere punti di vista comuni tra maggioranza e opposizione. Quello che non si può fare è dare illusioni alle persone - questo è, infatti, un tema molto importante - come credo che ci apprestiamo a fare con il provvedimento che ieri è passato al Consiglio dei ministri. Ma di questo parleremo quando il primo provvedimento sul lavoro arriverà all'esame dell'Assemblea. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà. CAMPARI (L-SP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, non entrerò in questa polemica sterile con la minoranza, perché non ne vale la pena e l'Italia non ha più tempo per voi. È ora di smetterla. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Trattiamo oggi la conversione in legge del decreto-legge n. 44 del 2018, in merito alle misure urgenti in materia di ammortizzatori sociali in deroga, ovvero andiamo a dibattere sulla necessità di finanziare, per ulteriori 9 milioni di euro, un provvedimento di cassa integrazione guadagni in deroga, in modo da coprire tutto il 2018 per 1.000 lavoratori della Sardegna. Si tratta di un provvedimento che ci arriva dal passato e sul quale ci è stato in pratica impedito di intervenire in quanto in scadenza - come è stato ricordato - per il giorno 8 luglio. Di fatto, quindi, qualunque emendamento approvato avrebbe implicato un nuovo passaggio alla Camera e dunque impedito di rientrare nei termini temporali consentiti. Il provvedimento è molto semplice e limitato, è un provvedimento puntuale; un compitino proveniente dal passato Governo, al pari di numerosi provvedimenti che ci siamo abituati a vedere nella scorsa legislatura. Si mette una pezza sperando che regga. Se da una parte si tratta, infatti, di un provvedimento dovuto per circa 1.000 lavoratori (con le loro famiglie), appartenenti a due aree, quella di Porto Torres e Portovesme (Nord-Ovest e Sud-Ovest della Sardegna), riconosciute come aree di crisi industriale complessa, dall'altra non possiamo esimerci da fare alcune riflessioni sul fatto che negli ultimi anni diverse zone in terra sarda sono state abbandonate a se stesse e oggi ritroviamo intere aree in uno stato di profonda crisi occupazionale ed economica. Poco o nulla è stato fatto in questi anni per rilanciare l'occupazione dei lavoratori sardi, anzi. Anni di politiche improntate sull'austerità si sono rivelate - come da noi predetto - fortemente recessive e, sicuramente, hanno contribuito a generare le migliori condizioni per una tempesta occupazionale perfetta, anzi una tragedia occupazionale perfetta, in tutta Italia, isole comprese ovviamente. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Con il provvedimento in esame andremo a dare ai 1.000 lavoratori (con le loro famiglie) una boccata d'ossigeno fino a fine anno, ma sappiamo benissimo che nei prossimi mesi avremo l'onere di andare ad aiutare in modo molto più strutturato l'occupazione in terra sarda. Circa 1.000 euro al mese netti a 1.000 lavoratori, circa 1.500 euro lordi per sei mesi, pari a 9 milioni di euro: bene, ma dopo? Senza dubbio la Sardegna è una Regione a spiccata vocazione turistica e senza dubbio il nuovo ministro del turismo, senatore Gian Marco Centinaio, con il quale ci congratuliamo per il nuovo incarico e al quale facciamo il nostro più sentito in bocca al lupo (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) , sarà in grado di valorizzare ancor di più questa inclinazione. Ma non possiamo pensare che tutta l'isola, abitata da più di un milione e mezzo di anime e terza in Italia per estensione dopo Sicilia e Piemonte, possa dipendere da un singolo settore, seppur trainante. Ecco allora che dobbiamo ripensare le potenzialità dell'isola, cercando di andare a valorizzare la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo oltre alle eccellenze manifatturiere, alle capacità nelle attività agricole e pastorizie e allo sviluppo di settori industriali di nicchia, che qui potrebbero trovare possibilità di crescita. Tornando al provvedimento in esame, vorrei ringraziare sia la Commissione congiunta della Camera che la 11 a Commissione del Senato per la rapidità con cui sono riuscite a licenziare il provvedimento che, nello specifico, è composto da tre articoli. Nel primo articolo si confermano i poli industriali di Porto Torres e Portovesme quali aree di crisi industriale complessa e dunque necessitanti di un intervento urgente volto a prorogare la mobilità straordinaria per i suddetti 1.000 lavoratori circa. A tal fine si consente alla Regione Sardegna di destinare 9 milioni di euro, provenienti dal Fondo sociale per l'occupazione e la formazione, per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga in tali zone, andando a coprire tutto il 2018. Nel successivo secondo articolo si chiarisce che il finanziamento delle proroghe di questi ammortizzatori sociali è consentito anche per le Regioni che abbiano adottato la proroga dopo il 31 dicembre 2016, purché essa riguardi trattamenti in scadenza entro tale data e comunque la cui durata di proroga non superi il 31 dicembre 2017. Questo non comporta nuovi o maggiori oneri perché, come da disposizioni della legge n. 205 del 2017, vengono utilizzate risorse che erano già state destinate alle due aree in oggetto mediante il riparto stabilito dall'articolo 44 del decreto legislativo n. 148 del 2015 e che non sono ancora state del tutto esaurite. Tale ripartizione teneva infatti conto di tutte le sospensioni o riduzioni dell'orario di lavoro iniziate entro la fine del 2016, anche se la Regione non aveva ancora avviato l' iter per i dovuti ammortizzatori sociali che sarebbero potuti iniziare a seguito di uno specifico accordo sottoscritto dalle parti presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle Regioni stesse entro tale data. In pratica la situazione che ha reso necessaria questa modifica è figlia di un ritardo regionale nell'emanazione del provvedimento di concessione dei trattamenti da prorogare. Se non ci fosse stato questo ritardo, la proroga poteva essere adottata in continuità, come già ricordato, in base a quanto previsto dall'articolo 1 della legge n. 205 del 27 dicembre 2017. In sintesi, qualcuno tra Regione Sardegna e MISE ha un pochino dormito, abbreviato: PD. Ad ogni modo l'articolo 2 supera le disparità che si creerebbero tra situazioni di fatto identiche, in quanto traenti tutte origine da eventi antecedenti al 31 dicembre 2016.