[pronunce]

Poiché si versa in materia del tutto estranea alla competenza provinciale, non v'è luogo ad esaminare il problema se la norma impugnata abbia previsto, o non, una tutela uguale o più intensa di quella fissata dalla legge statale. Infatti, non è consentito alle Regioni ed alle Province autonome di legiferare, puramente e semplicemente, in campi riservati dalla Costituzione alla competenza esclusiva dello Stato, ma soltanto di elevare i livelli di tutela degli interessi costituzionalmente protetti, purché nell'esercizio di proprie competenze legislative, quando queste ultime siano connesse a quelle di cui all'art. 117, secondo comma, Cost. (ex plurimis, sentenza n. 378 del 2007). Tale ipotesi non ricorre nella fattispecie, giacché la norma impugnata non regola l'abbattimento delle specie animali nell'esercizio dell'attività venatoria, ma pone divieti - riguardanti, in generale, la cattura e l'uccisione di animali o la distruzione di uova e luoghi di nidificazione e di riproduzione - rivolti a tutti indistintamente, quali che siano le attività svolte. Né può dirsi che i divieti in parola siano limitati ai territori compresi nell'ambito di parchi naturali, giacché tale restrizione non risulta in alcun modo dalla stessa norma impugnata. In definitiva, l'art. 4 della legge prov. Bolzano n. 6 del 2010, nel disciplinare in generale la tutela di specie animali, indipendentemente dall'esercizio della caccia e dalla disciplina dei parchi naturali, invade la sfera di competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che trova applicazione anche nei confronti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, in quanto tale materia non è compresa tra le previsioni statutarie riguardanti le competenze legislative, primarie o concorrenti, regionali o provinciali. Non si pone pertanto il problema se la norma costituzionale citata preveda, per le Regioni e le Province autonome, «forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite» (art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 - Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), proprio perché, come chiarito, la materia «tutela dell'ambiente» non appartiene a quelle già attribuite alle Province autonome prima della revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione. 3.2. - È altresì censurato l'art. 8, comma 4, della legge prov. n. 6 del 2010, che consente la raccolta illimitata di funghi epigei ai proprietari, agli affittuari, agli usufruttuari e alle persone con loro conviventi sui fondi di cui dispongono, in deroga all'art. 4, comma 1, della legge 23 agosto 1993 n. 352 (Norme quadro in materia di raccolta e commercializzazione di funghi epigei freschi e conservati), che fissa il limite massimo giornaliero di tre chilogrammi complessivi per persona. La legge statale sopra citata, che ricade in materia di tutela dell'ambiente, attribuisce alle Regioni la potestà di disciplinare con proprie leggi la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei, nel rispetto dei princìpi fondamentali dalla medesima legge stabiliti. È pure previsto che le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedano in base alle competenze esclusive nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti (art. 1, comma 1). Il limite generale di tre chilogrammi giornalieri per persona, di cui alla norma statale citata, si pone con evidenza quale standard uniforme di tutela, a garanzia dell'ambiente e dell'ecosistema, e perciò costituisce limite invalicabile da qualunque normativa regionale o provinciale, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte. Non si può condividere il rilievo della difesa provinciale, che si basa su una pretesa maggiore tutela dei funghi da parte della norma impugnata, giacché circoscriverebbe il novero dei soggetti legittimati alla raccolta, anziché consentire la stessa a chiunque, pur con il limite quantitativo. La stessa norma infatti si limita a prevedere l'assenza di limiti per le categorie prima menzionate, ma non si collega ad un generale divieto di raccogliere funghi, che non si evince da alcuna norma provinciale. Tale divieto riguarda infatti soltanto le «piante parzialmente protette» (art. 8, comma 3, legge prov. n. 6 del 2010), tenute distinte dai funghi nella norma impugnata (art. 8, comma 4). Dal combinato disposto dei due commi sopra citati si ricava che nel territorio della Provincia di Bolzano è vietata l'estirpazione delle piante parzialmente protette, tranne che alle persone appartenenti alle categorie di cui al successivo comma 4, le quali possono raccoglierle senza limitazioni; è invece consentita la raccolta illimitata di funghi alle stesse persone, fermo restando per tutti gli altri soggetti il limite di cui alla legge statale, che non risulta derogato, seppur con disciplina più stringente, da alcuna norma provinciale. Non si può neppure accogliere l'ulteriore argomento difensivo della resistente, basato sull'evocazione degli artt. 42 e 44 Cost., giacché nella fattispecie non vengono in rilievo la tutela della proprietà ed i limiti alla stessa, ma la tutela dell'ambiente come bene comune, per la cui salvaguardia esistono regole generali inderogabili da tutti, proprietari dei fondi e non. La conservazione di determinate specie vegetali, su cui si basa l'equilibrio dell'ecosistema, non può essere subordinata alla soddisfazione di interessi particolari. Per i motivi esposti, risulta violato il livello uniforme di tutela fissato dalla legge statale a protezione dell'ambiente e dell'ecosistema. 3.3. - Il ricorrente censura inoltre l'art. 11, commi 1 e 2, della medesima legge provinciale, che attribuisce al dirigente della Ripartizione provinciale Natura e paesaggio il potere di concedere deroghe ai divieti previsti a tutela delle specie animali integralmente protette. La stessa disposizione censurata precisa, al comma 1, che il suo ambito di applicazione è quello delle «specie animali non soggette alle leggi provinciali sulla caccia e sulla pesca». Risalta in tal modo con chiarezza che la disciplina in questione esula, per sua stessa affermazione, dalla materia della caccia e della pesca, attribuita dallo statuto speciale alle Province autonome, e ricade quindi nell'ambito generale della «tutela dell'ambiente», di competenza esclusiva statale. Pertanto, la competenza generale del Ministero dell'ambiente a concedere le deroghe di cui sopra - stabilita dall'art. 11 del d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche) - si estende a tutto il territorio nazionale, senza che per la Provincia di Bolzano possa essere invocato un titolo di competenza speciale.