[pronunce]

che, secondo la ricorrente, la necessità del provvedimento sospensivo deriverebbe dalla circostanza secondo la quale, ove fosse portato ad esecuzione il provvedimento impugnato, “mancherebbero le condizioni per portare a termine le procedure per il superamento del dissenso regionale sul progetto, in tempo utile per l'utilizzo dei finanziamenti disponibili per l'opera”, e la Regione si troverebbe a dover far valere le proprie ragioni “attraverso un contenzioso con il Comune davanti ai giudici amministrativi, la cui stessa lunghezza metterebbe a repentaglio il finanziamento e la realizzazione dell'opera con le caratteristiche ritenute essenziali dalla Regione”; che l'«Intesa generale quadro» tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la Regione Emilia-Romagna, intervenuta il successivo 19 dicembre 2003, non priverebbe di pregio le censure regionali, dal momento che in tale atto, con specifico riferimento alla metropolitana di Bologna, si prevede esplicitamente di “cooperare, con il coinvolgimento del Comune di Bologna e degli altri Enti locali interessati, per individuare ogni soluzione che, ferme restando le dotazioni finanziarie specifiche approvate con la delibera CIPE del 1° agosto, consenta di superare le divergenze che si sono create per la realizzazione di questa infrastruttura”; che, in seguito a tale intesa, si sarebbe dovuto “riprendere la via della collaborazione e della trattativa”; che, invece, nulla di tutto ciò sarebbe stato compiuto; che la ricorrente afferma di aver richiesto allo Stato l'attivazione della procedura per il superamento del dissenso e che la delibera CIPE n. 67 del 2003 fosse considerata sospesa nella sua efficacia; che, invece, la Commissione interministeriale per le metropolitane di cui alla legge 29 dicembre 1969, n. 1042 (Disposizioni concernenti la costruzione e l'esercizio delle ferrovie metropolitane), avrebbe espresso parere favorevole in relazione al progetto concernente la metropolitana di Bologna; che, secondo la ricorrente, tale quadro evidenzierebbe l'assoluta urgenza dell'intervento sospensivo della Corte, al fine di evitare che le procedure proseguano ulteriormente nel solco nel quale sono state avviate; che si è costituito, con atto depositato il 7 gennaio 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso della Regione sia considerato inammissibile o, comunque, infondato nel merito; che, quanto alla inammissibilità del ricorso, essa deriverebbe innanzi tutto dalla sua tardività, conseguente alla circostanza secondo la quale “avendo la Regione partecipato alla delibera CIPE attraverso il proprio Assessore”, il termine per la proposizione del conflitto dipenderebbe dalla data della delibera e non dalla pubblicazione di quest'ultima nella Gazzetta Ufficiale; che ulteriore ragione di inammissibilità consisterebbe nel fatto che successivamente alla suddetta delibera è intervenuta la formale intesa tra lo Stato e la Regione ricorrente, sottoscritta il 19 dicembre 2003, “determinandosi perciò la sostanziale acquiescenza al provvedimento CIPE impugnato”; che, quanto al merito, la doglianza regionale concernente il “ridotto preavviso” della riunione del CIPE non assumerebbe “particolare rilevanza” poiché la Regione avrebbe avuto comunque la possibilità di parteciparvi, “come in effetti si è verificato”; che, in relazione al mancato consenso della Regione, la difesa erariale ritiene puntualmente rispettato il disposto della legge n. 443 del 2001 e del d.lgs. n. 190 del 2002, in quanto il CIPE avrebbe “stralciato dal progetto tutte le parti dell'opera sulle quali era stato manifestato dalla Regione un dissenso riguardo alla localizzazione”, mentre gli “ulteriori motivi di dissenso” sarebbero stati “superati” dalla proposta avanzata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sulla quale “non è stato formalmente rilevato un dissenso regionale”; che, in data 27 maggio 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, ha presentato una memoria con la quale chiede che venga dichiarata l'inammissibilità, e comunque l'infondatezza, della istanza cautelare presentata dalla Regione Emilia-Romagna; che, quanto al profilo dell'inammissibilità, l'Avvocatura evidenzia come la Regione paventi la “messa in opera di ulteriore attività” da parte del Comune di Bologna, e non da parte dello Stato, cioè da parte di un soggetto giuridico che non è parte del giudizio di merito “e mai potrebbe esserlo”; che, in relazione alla sussistenza del requisito del periculum in mora, nella memoria si sostiene che la deliberazione del CIPE, riguardando l'approvazione del progetto preliminare dell'opera come condizione per l'attivazione del contributo finanziario a carico dell'erario statale, non comporterebbe ex se alcun danno; che, viceversa, qualora fosse inibito al Comune di porre in essere le ulteriori attività di propria competenza, si verificherebbe la “perdita del finanziamento a carico dell'erario”. Considerato che, preliminarmente, deve essere respinta l'eccezione di inammissibilità relativa alla tardività del ricorso, in quanto quest'ultimo è stato proposto nei previsti sessanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della delibera impugnata e che, come già questa Corte ha avuto modo di evidenziare, la avvenuta conoscenza dell'atto impugnato “viene in considerazione soltanto in linea sussidiaria, quando manchino la pubblicazione o la notificazione, che la legge assume, agli effetti che qui interessano, come equipollenti” (sentenza n. 132 del 1976), cosicché il termine per la proposizione del ricorso per conflitto di attribuzione avverso un atto del quale sia prescritta la pubblicazione come condizione di efficacia, deve in ogni caso essere individuato avendo riferimento alla data della medesima; che, parimenti, non merita di essere accolta l'eccezione di inammissibilità concernente la presunta acquiescenza della ricorrente nei confronti dell'atto impugnato, dal momento che questa Corte “ha costantemente escluso l'applicabilità dell'istituto dell'acquiescenza ai giudizi per conflitto di attribuzione tra enti, trattandosi di istituto incompatibile con l'indisponibilità delle competenze di cui si controverte nei medesimi giudizi” (sentenza n. 95 del 2003); che, quanto alla eccepita inammissibilità della richiesta di sospensiva, derivante dalla circostanza secondo la quale il danno lamentato dalla ricorrente deriverebbe da atti del Comune di Bologna, soggetto non partecipante al presente giudizio per conflitto di attribuzione, si osserva che la Regione Emilia-Romagna si duole di effetti pregiudizievoli che, nella prospettazione di quest'ultima, conseguirebbero solo in via di fatto dall'attività di detto Comune, ma che dipendono viceversa, in punto di diritto, dalla esecuzione dell'atto impugnato; che, conseguentemente, anche tale eccezione deve essere disattesa;