[pronunce]

che, peraltro, il giudice a quo evidenzia come solo attraverso l'inserimento della clausola «senza giustificato motivo» nella previsione censurata le richiamate circostanze potrebbero trovare riconoscimento ed eventualmente incidere sulla valutazione in ordine alla sussistenza del reato, in ciò risiedendo la rilevanza della questione, mentre, a disposizione invariata, non vi sarebbe alternativa decisoria alla condanna dell'imputato, risultando per tabulas la materialità della condotta delittuosa ed avendo l'interessato ammesso che il rientro è avvenuto in modo cosciente e volontario; che inoltre, secondo il rimettente, la previsione incriminatrice sarebbe illegittima anche per la violazione del principio sancito dall'art. 27, terzo comma, Cost., in quanto l'esecuzione di una sanzione irrogata a fronte di un comportamento in astratto penalmente rilevante, ma in concreto «necessitato o, quanto meno, fortemente indotto da circostanze valutabili quale “giustificato motivo”», risulterebbe incompatibile con la finalità rieducativa della pena; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la manifesta infondatezza della questione; che, secondo la difesa erariale, le due ipotesi delittuose disciplinate, rispettivamente, nei commi 5-ter e 5-quater dell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998 non sarebbero comparabili, sicché verrebbe meno il presupposto su cui è basato l'intero ragionamento svolto dal rimettente; che l'Avvocatura generale richiama la disciplina dell'espulsione dello straniero irregolarmente presente sul territorio nazionale, nella quale è previsto che, di regola, detta misura sia eseguita mediante accompagnamento alla frontiera dell'interessato, eventualmente dopo un periodo di trattenimento presso un centro di identificazione e di espulsione; che, in deroga a tale disposto, quando cioè l'accompagnamento non sia possibile ovvero lo straniero non possa essere ulteriormente trattenuto nel centro di identificazione e di espulsione, il legislatore ha previsto, al comma 5-bis del citato art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, che il questore emetta nei confronti dell'interessato una intimazione a lasciare il territorio dello Stato; che, di conseguenza, alla diversa modalità di esecuzione dell'espulsione corrisponde un differente trattamento sanzionatorio, là dove «la condotta di chi non si allontana è punita meno gravemente rispetto a quella di chi, già espulso mediante accompagnamento alla frontiera, rientra nel territorio dello Stato»; che, a parere della difesa erariale, tale differente trattamento risulterebbe del tutto logico, apparendo all'evidenza meno grave la condotta omissiva, del mancato allontanamento, rispetto a quella commissiva, del rientro successivo all'espulsione; che quanto appena detto sarebbe sufficiente a fugare il dubbio di legittimità costituzionale della disposizione censurata sotto il profilo della ragionevolezza; che infine, secondo l'Avvocatura generale, stante il principio di territorialità che informa l'ordinamento penale, la predisposizione di un sistema di esimenti, ancorate a situazioni puramente soggettive, potrebbe valere per le ipotesi in cui la fase ideativa del fatto penalmente sanzionato si sia realizzata all'interno del territorio nazionale, laddove, nel reato di «reingresso abusivo, tutto l'iter psicologico che sorregge la condotta si riferisce ad una fase in cui il soggetto si trova al di fuori del territorio dello Stato, ciò che esclude l'obbligo in capo al legislatore di estendere l'applicazione di taluni precetti costituzionali, quali quelli invocati nell'ordinanza di rimessione». Considerato che il Tribunale di Ivrea dubita, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come sostituito dal decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, nella legge 12 novembre 2004, n. 271, nella parte in cui, nel configurare come delitto la condotta dello straniero che venga trovato nel territorio dello Stato dopo esserne stato espulso ai sensi del precedente comma 5-ter, non contiene la clausola «senza giustificato motivo»; che, secondo la prospettazione del rimettente, la norma censurata risulterebbe irragionevole in esito alla comparazione con la diversa fattispecie incriminatrice delineata nell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, che configura il reato di indebito trattenimento dello straniero nel territorio dello Stato, in violazione dell'ordine del questore di allontanarsene; che, inoltre, la stessa norma si porrebbe in contrasto con il principio del finalismo rieducativo della pena, consentendo che quest'ultima venga irrogata a carico di soggetti i quali hanno agito in presenza di situazioni che, pur non assurgendo al rango di cause di giustificazione, siano risultate fortemente condizionanti la loro libertà di determinazione; che, come costantemente affermato da questa Corte, le scelte legislative aventi ad oggetto la configurazione delle fattispecie criminose e il relativo trattamento sanzionatorio sono censurabili, in sede di sindacato di costituzionalità, solo nel caso in cui la discrezionalità sia stata esercitata in modo manifestamente irragionevole (ex plurimis, sentenza n. 394 del 2006, ordinanza n. 292 del 2006); che, sempre secondo la giurisprudenza costituzionale consolidata, il raffronto tra fattispecie normative, finalizzato a verificare la ragionevolezza delle scelte legislative, deve avere ad oggetto fattispecie omogenee, risultando altrimenti improponibile la stessa comparazione (ex plurimis, ordinanze n. 71 e n. 30 del 2007); che appare di tutta evidenza l'eterogeneità tra la fattispecie censurata dal rimettente, che configura il reato di reingresso dello straniero già espulso ai sensi del precedente comma 5-ter, e quella, posta a raffronto, dell'art. 14, comma 5-ter, dello stesso decreto legislativo, che configura il reato di indebita inosservanza all'ordine di questore di allontanarsi dal territorio nazionale; che nell'un caso (art. 14, comma 5-ter) si è di fronte ad un comportamento di tipo omissivo, poiché lo straniero, raggiunto dalla intimazione del questore a lasciare il territorio dello Stato entro cinque giorni, non ottempera all'ordine; nell'altro caso (art. 14, comma 5-quater) lo straniero, già resosi inottemperante all'ordine di allontanamento del questore e successivamente espulso con accompagnamento coattivo alla frontiera, rientra illegalmente nel territorio dello Stato, vanificando gli effetti dell'attività amministrativa e giudiziale culminata con il suo allontanamento;