[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera della Camera dei deputati del 28 marzo 2000 relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Giuseppe Pisanu nei confronti di S.A., promosso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, con ricorso notificato il 21 dicembre 2000, depositato in cancelleria il 9 gennaio 2001 ed iscritto al n. 2 del registro conflitti 2001. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; Udito nell'udienza pubblica del 15 gennaio 2002 il giudice relatore Guido Neppi Modona; Udito l'avv. Sergio Panunzio per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nell'ambito di un procedimento penale per il reato di diffamazione col mezzo della stampa a carico del deputato Giuseppe Pisanu, il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma ha sollevato, con ricorso in data 18 maggio 2000, conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera adottata dalla Assemblea il 28 marzo 2000, con cui sono state ritenute insindacabili, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, le dichiarazioni per le quali è pendente il procedimento penale. Il fatto per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio si riferisce a frasi ritenute diffamatorie pronunciate dall'on. Pisanu nel corso di un'intervista pubblicata l'11 settembre 1998 dal quotidiano "La Repubblica" sotto il titolo "Camera, concorso avvelenato. Forza Italia accusa: quei quiz ci diffamano". Nell'intervista il deputato Pisanu aveva criticato il tenore di alcuni quiz predisposti per le preselezioni del concorso a venti posti di consigliere parlamentare e, riferendosi alla querelante, il cui nome figurava in uno dei quiz insieme al proprio, l'aveva definita "delatrice prezzolata e di facili costumi". Il giudice ricorrente ritiene che la Camera abbia esercitato illegittimamente il proprio potere, giacché le espressioni addebitate all'on. Pisanu sarebbero estranee alla sfera di operatività dell'art. 68, primo comma, della Costituzione Rilevato che "l'on. Pisanu ha affermato di manifestare a titolo personale" le opinioni ritenute offensive dalla querelante, il ricorrente esclude, contrariamente a quanto emergerebbe dalla Relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, che tali espressioni possano essere state pronunciate nel corso della Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari del 10 settembre 1998. Ciò premesso il ricorrente, richiamandosi alla giurisprudenza di questa Corte, sostiene che l'art. 68, primo comma, della Costituzione non si estende a tutti i comportamenti dei parlamentari, ma solo a quelli funzionali all'esercizio delle attribuzioni proprie del potere legislativo, e che le opinioni manifestate fuori dai compiti e dalle attività proprie del Parlamento rappresentano esercizio dell'attività di espressione comune a tutti i consociati. Poiché nel caso di specie le dichiarazioni sono state rese fuori dell'esercizio delle funzioni parlamentari, nel corso di un'intervista e non corrisponderebbero a quelle espresse in occasione dell'espletamento del mandato parlamentare, ad avviso del ricorrente non si realizzerebbero le condizioni richieste dalla giurisprudenza costituzionale per la riconduzione di tali opinioni nell'ambito dell'attività parlamentare. Conseguentemente il ricorrente chiede alla Corte di "dichiarare che non spetta alla Camera dei deputati affermare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost., delle opinioni espresse dall'on. Giuseppe Pisanu nell'intervista pubblicata dal quotidiano "La Repubblica" dell'11 settembre 1998" e, per l'effetto, di "annullare la deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 28 marzo 2000". 2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 515 del 13 novembre 2000, depositata il 20 novembre 2000. Il ricorso, unitamente all'ordinanza di ammissibilità, è stato notificato alla Camera dei deputati il 21 dicembre 2000 e depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale il 9 gennaio 2001. 3. - La Camera dei deputati, in persona del Presidente, assistita e difesa dall'avv. Sergio Panunzio, si è costituita in giudizio chiedendo alla Corte di dichiarare che spetta alla Camera dei deputati il potere di affermare l'insindacabilità a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione delle opinioni espresse dall'on. Pisanu secondo quanto deliberato dall'Assemblea nella seduta del 28 marzo 2000. La Camera resistente sostiene che il contenuto delle dichiarazioni dell'on. Pisanu è del tutto corrispondente, sotto il profilo sia formale che sostanziale, al contenuto di precedenti dichiarazioni rese nell'esercizio di una specifica e tipica funzione parlamentare. Al riguardo, la resistente precisa che l'on. Pisanu, in qualità di Presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia, nella seduta del 10 settembre 1998 della Conferenza dei presidenti di gruppo ebbe a svolgere un lungo intervento sul "caso" dei quiz che erano stati predisposti per un concorso della Camera dei deputati a 20 posti di consigliere parlamentare, contestando che alcuni di essi - relativi alla situazione politica italiana - fossero "formulati in modo da tradire un preconcetto politico negativo e un intento denigratorio nei confronti di parlamentari ed esponenti politici di Forza Italia". Nel corso di tale intervento l'on. Pisanu avrebbe aggiunto che tutte le domande che riguardavano Forza Italia (e le opposizioni in genere) erano formulate in termini assolutamente negativi, con accostamenti diffamatori, e chiamavano in causa parlamentari in carica tra cui lo stesso Pisanu, "associato a una delatrice prezzolata di facili costumi mai vista, mai incontrata, mai sentita, neppure per caso". La Camera resistente, richiama, quindi, la più recente giurisprudenza della Corte che ha ritenuto sussistente il nesso funzionale in relazione a dichiarazioni rese extra moenia purché siano espressione non di una semplice attività politica, ma di attività parlamentare. Alla luce di tale giurisprudenza, il nesso funzionale deve dunque qualificarsi non come "semplice collegamento di argomento o di contesto fra attività parlamentare e dichiarazione, ma come identificabilità della dichiarazione stessa quale espressione di attività parlamentare" il che si ha "normalmente [...] se e in quanto sussista una sostanziale corrispondenza di significati tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'esercizio delle attività parlamentari tipiche svolte in Parlamento e le opinioni già espresse nell'ambito di queste ultime".