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b) tasso di disoccupazione maggiore o uguale al 14 per cento; c) zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici ai sensi dell'articolo 32 del regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013; d) numero di imprese attive su scala provinciale inferiore a 45.000; e) aree a rischio spopolamento (che rientrano in una lista stilata con specifica delibera regionale). Ciascuna regione, con proprio intervento regolamentare, dovrà selezionare nel dettaglio le aree – all'interno dei propri confini – che potranno essere sottoposte al regime fiscale speciale. Le aree elette dovranno rispondere ad almeno due dei requisiti sopra esposti e la ZES non potrà, in ogni caso, eccedere il 65 per cento dell'estensione geografica regionale. Ritornando, infine, all'onerosità della proposta è possibile calcolare – con atteggiamento estremamente prudenziale e limitandoci in questa sede a dati in termini di competenza (salva la verifica successiva con l'applicazione del meccanismo del saldo/acconto) – la riduzione di gettito in termini di minori entrate rispetto alle imprese già installate sul territorio in termini di IRES, IRAP e decontribuzione nuovi assunti (che vengono tagliate al 50 per cento per cinque anni). In termini di mancato versamento di IRES e IRAP, quindi, è possibile stimare un costo indicativo di circa 8 miliardi di euro l'anno, mentre in termini di decontribuzione nuovi assunti – considerando le cifre stimate dal Governo per le medesime misure – gli oneri potrebbero ammontare a circa 300 milioni di euro/anno. Questi dati, per eccesso di generosità, non tengono conto delle maggiori entrate inevitabilmente garantite dall'effetto incentivante che una misura del genere avrebbe in termini di nuove attività economiche che si installano sul territorio e che – come risulta ampiamente dimostrato nei Paesi in cui le zone economiche speciali sono state già applicate in passato – possono rappresentare un formidabile volano di crescita. La copertura finanziaria potrebbe certamente arrivare dalle risorse già stanziate per i Patti per il Sud, che ammonterebbero a 46 miliardi, attraverso un piano di rimodulazione delle risorse e una revisione degli stanziamenti per progetti non ancora attivati, garantendo che l'investimento di un tale ammontare di risorse porti risultati immediati e tangibili sul territorio. Il disegno di legge è composto da cinque articoli.. 1 (Istituzione delle zone economiche speciali nella macroregione del Mezzogiorno) 1 La presente legge stabilisce le procedure, le condizioni e le modalità per l'istituzione di zone economiche speciali, di seguito denominate «ZES», nelle aree depresse e a rischio spopolamento della macroregione del Mezzogiorno, comprendente le regioni Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia e Sardegna e la Regione siciliana. 2 Lo scopo della presente legge è quello di creare condizioni favorevoli in termini fiscali, finanziari e amministrativi per incentivare l'insediamento di imprese, nonché promuovere lo sviluppo economico e l'occupazione. 2 (Ambito di applicazione) 1 Nella ZES sono espressamente vietate: a la produzione e lo stoccaggio di materiali radioattivi; b la produzione di sostanze chimiche che possono avere un impatto negativo sull'ambiente; c la fabbricazione di armi; d la produzione di tabacco; e ogni altra attività non ammessa dalla normativa dell'Unione europea. 2 All'interno delle ZES non possono essere comunque consentiti insediamenti ovvero unità produttive o di trasformazione delle merci il cui ciclo di lavorazione è in contrasto con le disposizioni vigenti in materia di tutela ambientale o di salvaguardia del territorio. 3 Le nuove imprese che si insediano nella ZES operano in piena armonia con le normative nazionale e dell'Unione europea e con gli specifici regolamenti adottati per il funzionamento della ZES. Le imprese già presenti nel territorio al momento della costituzione giuridica della ZES sono registrate come imprese della ZES e possono usufruire, nell'ambito dei requisiti di cui all'articolo 3, comma 2, di un regime agevolato differenziato. 4 L'amministrazione e la gestione della ZES, ferme restando le competenze stabilite dalle normative nazionale e dell'Unione europea, sono attribuite alle regioni di cui all'articolo 1, comma 1, le quali sono chiamate a: a definire il territorio di applicazione della ZES e la mappatura precisa dei confini geografici della stessa; b operare la semplificazione delle procedure per l'insediamento di nuove imprese e per la costituzione di uno sportello unico che funzioni da interfaccia con gli operatori economici in regime di ZES; c verificare i requisiti amministrativi e tecnici, stabiliti con apposita legge regionale, necessari per la registrazione di un'impresa nella ZES; d ogni altra attività finalizzata al buon funzionamento della ZES. 3 (Agevolazioni nelle ZES) 1 Le nuove imprese che avviano una nuova attività economica nelle ZES nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020 possono fruire delle seguenti agevolazioni, nei limiti delle risorse stabilite: a esenzione dall'imposta sul reddito delle società (IRES) per i primi dieci periodi d'imposta. Per le piccole e medie imprese (PMI), definite ai sensi del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, l'esenzione è estesa anche per i tre anni successivi, nella misura del 50 per cento dell'importo dovuto; b esenzione dall'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) per i primi dieci periodi d'imposta. Per le piccole e medie imprese (PMI), definite ai sensi del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, l'esenzione è estesa anche per i tre anni successivi, nella misura del 50 per cento dell'importo dovuto; c esenzione dall'imposta municipale propria (IMU) e dalla tassa sui rifiuti (TARI) e, comunque, da ogni tributo o tassa locale che integri o sostituisca le citate imposta e tassa, per dieci anni per gli immobili posseduti dalle stesse imprese e utilizzati per l'esercizio delle nuove attività economiche; d riduzione dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle aziende per i primi cinque anni di attività nella misura del 50 per cento, da determinare solo per i contratti a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi e per l'assunzione di personale dipendente residente nelle regioni di cui all'articolo 1, comma 1, da almeno cinque anni alla data di entrata in vigore della presente legge. Per i tre anni di attività successivi, la riduzione è determinata nella misura del 30 per cento. 2 Per le imprese già presenti nella ZES, limitatamente a quelle già classificabili come piccole e medie imprese (PMI), definite ai sensi del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, le agevolazioni fiscali applicabili sono quelle di cui al comma 1, lettere a) , b) e d) , con riduzione riconosciuta nella misura del 50 per cento per cinque periodi d'imposta. 3 Il godimento dei benefìci di cui al presente articolo è soggetto alle seguenti limitazioni: