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È anche per questo, evidentemente, che si costringono le sigle sindacali e l'intero mondo della scuola ad annunciare uno sciopero generale per il 30 maggio prossimo venturo. Se aveste ascoltato le nostre proposte e anche quelle di tanti altri parlamentari della maggioranza, che sono evidentemente delusi dal vedersi inascoltati, probabilmente questo sciopero sarebbe stato scongiurabile e soprattutto ci saremmo potuti presentare al nuovo anno scolastico con molte certezze in più. Questo è però, purtroppo, un modo di agire del Governo e testimonia anche l'incapacità della maggioranza di farsi ascoltare, che si conferma in tutte le cose. Penso ad esempio alla vicenda degli enti locali e alla scadenza del 30 aprile, che per un periodo si è parlato di prorogare per i rendiconti consuntivi, che i Comuni hanno grave difficoltà a presentare. Non se n'è fatto nulla e, adesso che la scadenza è stata superata, si annuncia una proroga al 31 maggio prossimo venturo, che è ormai alle porte. Come si pensa di governare i processi di una Nazione prorogando in maniera postuma scadenze che sono state già superate e avanzate? È evidente che questo Governo, che è un gigante dai piedi d'argilla, vacilla sempre di più. Allora noi vi diciamo: se non siete capaci di governare e quest'esperienza e questa stagione politica si sono consumate, è meglio restituire da subito la parola agli italiani attraverso le elezioni, in modo che possano scegliere una maggioranza che dia un Governo legittimo alla nostra Nazione. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (Misto-IaC (I-C-EU-NdC (NC))) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, ci troviamo ad esaminare un nuovo decreto-legge che in parte, vista la drammatica evoluzione della crisi che porta a contesti ai quali è necessario rispondere per via emergenziale, può ritenersi già superato dal cosiddetto decreto-legge aiuti approvato qualche giorno fa in Consiglio dei ministri. Veniamo da due anni di Covid che ha provato sotto ogni aspetto sociale ed economico il nostro Paese. Si era infatti faticosamente avviata una ripresa che oggi si è fermata e che è aggravata a causa della crisi in Ucraina. Viste tutte le conseguenze economiche che ne derivano e che sono purtroppo in continua evoluzione, man mano che si mettono in campo delle sanzioni risentiamo di nuove perdite alle quali è necessario trovare soluzione. Si tratta di una crisi che riguarda tutti: il caro bollette e il caro carburante infatti incidono sulla vita quotidiana di ognuno di noi. Quindi bene ha fatto il Governo ad intervenire con un decreto d'urgenza dando aiuti a cittadini e imprese, evitando così che queste ultime si trovino nella nefasta condizione di dover fermare la produzione, licenziare o chiudere. La riduzione delle accise su gasolio e benzina prevista in questo decreto-legge era necessaria, ma certamente è una soluzione temporanea. Le ripercussioni per l'Italia dovute a questa crisi sono senza dubbio impattanti. In termini di economia generale, il mercato russo per noi era florido e ne stiamo risentendo in termini turistici e di export . Basti pensare allo stop di tutte le nostre eccellenze, come i mobili, il vino e il settore della moda, che in Russia valgono 1,5 miliardi l'anno. Per quanto riguarda il settore agroalimentare, Ucraina e Russia sono i maggiori esportatori di mais e grano, e nel momento in cui non si muove più quel grano - così com'è capitato per la benzina - si mette in atto una speculazione devastante. È aumentato addirittura il prezzo dei fertilizzanti, per cui gli allevatori stanno risentendo non solo del caro carburante. Non dimentichiamo che solo poche settimane fa i pescatori non sono usciti in mare per svariati giorni. Viene da chiedersi come farà l'Esecutivo a mettere in atto ottime proposte, avendo all'interno della propria maggioranza partiti che ancora oggi votano no alla nostra indipendenza energetica. Molti di noi, che fanno politica da anni sui territori, sanno benissimo che con l'esclusività dei no non si può fare il bene della cosa pubblica. Infatti, ad oggi ci ritroviamo davanti una crisi di questa portata senza avere molti strumenti per combatterla e dovremmo crearceli senza perdere tempo. Ci sono state le politiche scellerate di partiti, oggi in quest'Aula, che di fatto hanno aumentato la dipendenza energetica dell'Italia con i loro no TAV, no TAP, no trivelle, no gassificatori, no nucleare e ora no termovalorizzatore. Serve capacità di visione, serve qualche sacrificio; certamente non serve la miopia populista di dire no a tutto e continuare a importare energia dalle vicine Francia e Slovenia, che la producono col nucleare. Anche il ministro Cingolani sostiene la bontà del nucleare. È positivo quello che sta decidendo il Governo cercando di importare gas e potenziare estrazioni sul nostro territorio. Il provvedimento che ci accingiamo ad approvare si è reso necessario per scandire e ampliare la platea di cittadini ed imprese su cui sta ricadendo la crisi economica. È necessario mettere in campo misure utili a sostenere queste eccezionali esigenze, quindi apprezziamo la riduzione dell'aliquota di accise sulla benzina e sul gasolio impiegato come carburante; la disposizione che prevede uno stanziamento per l'anno 2022 da destinare al settore dell'autotrasporto, finalizzata alla riduzione dei pedaggi autostradali, e il contributo sotto forma di credito d'imposta a favore delle imprese per l'acquisto di energia elettrica e a favore delle imprese per l'acquisto di gas naturale. È altresì positivo il contributo a titolo di prelievo solidaristico straordinario, dovuto per l'anno 2022, a cui sono tenuti produttori, importatori e rivenditori di energia elettrica e di gas, nonché di prodotti petroliferi, che hanno beneficiato di extraprofitti a causa dell'aumento dei prezzi delle tariffe del settore. Vi sono poi le ulteriori risorse per il 2022 per finanziare i cosiddetti marebonus e il ferrobonus; la cedibilità dei crediti di imposta riconosciuta alle imprese energivore e a quelle a forte consumo di gas naturale; soprattutto, vi è il bonus sociale elettricità e gas. Insomma, sono tutte misure buone, ma serve agire pesantemente con visione verso il futuro. Bene anche le disposizioni in materia di cybersicurezza, su cui io stesso ho presentato un'interrogazione. L'evoluzione della situazione internazionale e del contesto geopolitico ha infatti fatto emergere la necessità di rivalutare lo scenario di rischio tecnologico di prodotti e servizi di sicurezza informatica. Pertanto, era necessario e urgente stanziare fondi per fare in modo che si potesse intervenire tempestivamente all'avvio di un processo di diversificazione di talune tipologie di prodotti, caratterizzate da un alto livello di pervasività sulle reti, e dei sistemi in cui operano, con conseguente potenziale impatto sul rischio complessivo, assicurando la continuità dei servizi di sicurezza. Essenziale è la disposizione per l'accoglienza dei profughi ucraini in Italia. Solo ad oggi sono arrivate più di 112.000 persone, di cui 38.000 bambini. Serve una politica di integrazione, non solo di accoglienza, visto che questa gente lascia delle città fantasma in cui difficilmente potrà tornare.