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Il bilanciamento necessario tra questi due valori è stato realizzato prevedendo che l'acquisizione dei suddetti dati presso il fornitore possa essere effettuata con decreto motivato del pubblico ministero anche su istanza del difensore dell'imputato, della persona sottoposta alle indagini, della persona offesa e delle altre parti private. Il difensore dell'indagato potrà anche richiedere direttamente al fornitore i dati relativi all'utenza intestata al proprio assistito e la richiesta di accesso alle comunicazioni telefoniche in entrata potrà essere effettuata solo quando possa derivarne un pregiudizio effettivo e concreto per lo svolgimento delle investigazioni difensive: in tutti gli altri casi, lo stesso interessato potrà esercitare i diritti previsti dal regolamento dell'Unione europea tramite il Garante. Come chiarito, il Governo è quindi intervenuto e noi abbiamo lavorato con urgenza su questo fronte e in particolare sull'articolo 132 del codice per la protezione dei dati personali, per garantire la possibilità di acquisire i dati relativi al traffico telefonico e telematico per i fini dell'indagine penale, nel rispetto dei principi enunciati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nella recente pronuncia del marzo 2021, e in particolare per circoscrivere le attività di acquisizione ai procedimenti penali aventi ad oggetto forme gravi di criminalità e garantire che dette attività siano soggette al controllo di un'autorità giurisdizionale. La sentenza che ho appena richiamato ha affermato infatti il principio che l'accesso per i fini penali ad un insieme di dati di comunicazioni elettroniche relative al traffico o all'ubicazione, che permettono di trarre precise conclusioni sulla vita privata, è autorizzato solo allo scopo di lottare contro gravi forme di criminalità o di prevenire gravi minacce alla sicurezza pubblica e può essere autorizzato solo a seguito di un controllo preventivo dei presupposti, effettuato da un giudice o da un'entità amministrativa indipendente, diversa dall'autorità che chiede l'accesso ai dati. La norma nazionale, di cui all'articolo 132 del codice della privacy , non pare però conforme al principio enunciato dalla Corte di giustizia, posto che consente l'accesso ai dati di traffico ai fini di indagine per qualsiasi ipotesi di reato. Qualche dubbio, anche nel corso dell'esame, è sorto in relazione alla conformità con l'ordinamento dell'Unione europea dell'acquisizione, a seguito della semplice richiesta del pubblico ministero, senza il vaglio del giudice, con le conseguenti e note incertezze della giurisprudenza circa l'applicabilità attuale dello stesso articolo 132. Conseguentemente, il decreto-legge interviene sul terzo comma dell'articolo 132 del codice della privacy , consentendo l'accesso ai dati di traffico solo nell'ambito delle indagini penali per taluni reati per cui la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni, determinata a norma dell'articolo 4 del codice di procedura penale, e per i reati di minaccia, di molestia e di disturbo alle persone con il mezzo del telefono, quando la minaccia, la molestia o il disturbo sono gravi. Il testo consente dunque, anche a fronte di reati meno gravi, che sulla carta non integrano forme gravi di criminalità o la prevenzione di gravi minacce alla sicurezza pubblica, l'acquisizione dei dati di traffico, subordinandola però al requisito della gravità della minaccia, della molestia e del disturbo. Con la modifica di questo articolo abbiamo individuato quindi ulteriori presupposti per l'acquisizione dei dati di traffico. In relazione ai suddetti, l'autorità inquirente deve aver già acquisito i sufficienti indizi - questo è un passaggio molto significativo - e gli stessi dati dovranno apparire rilevanti ai fini della prosecuzione delle indagini. Una modifica ha previsto che i dati di traffico dovranno essere rilevanti «per l'accertamento dei fatti» e non più per la prosecuzione delle indagini. In definitiva, si tratta di elementi chiari, nel rispetto e nel solco dei principi costituzionali e ordinamentali europei. Seppure in questo difficile perimetro di azione, nella fase di conversione del decreto-legge in esame, ritengo che, in particolare su alcuni punti del provvedimento, come l'articolo 1, su cui mi sono soffermato, abbiamo raggiunto un buon risultato e pertanto ringrazio le Commissioni 1 a e 2 a riunite per il lavoro svolto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice D'Angelo. Ne ha facoltà. D'ANGELO (M5S) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, il testo che ci accingiamo a votare oggi contiene disposizioni molto particolari e importanti, perché difendono norme che tutelano i cittadini, i Comuni e, in senso più ampio, la nostra democrazia: penso in primis alla materia referendaria. La proroga di un mese, contenuta nel decreto-legge, per il deposito delle firme necessarie alla presentazione di un referendum e il conseguente differimento dei termini per la verifica della validità delle firme necessarie alla presentazione dello stesso rappresentano misure fortemente volute e difese dal MoVimento 5 Stelle. È nota a tutti, infatti, la difficoltà che molti Comuni hanno registrato per l'espletamento delle pratiche di loro competenza, soprattutto a causa della concomitanza con le elezioni amministrative e in generale per i problemi legati alla pandemia che purtroppo tutti noi stiamo vivendo. D'altro canto, questi ritardi sarebbero stati fatti pagare ai cittadini che si sono spesi per la promozione del referendum e in generale a tutti i cittadini italiani, il cui diritto alla partecipazione democratica sarebbe stato compromesso per vincoli di natura burocratica incompatibili con il periodo storico che ci troviamo a vivere. Come MoVimento 5 Stelle, quindi, siamo orgogliosi di avere ancora una volta difeso un istituto così importante per la nostra democrazia come quello del referendum e ci dispiace - me lo consentirà, Presidente - aver dovuto constatare che altre forze politiche abbiano cercato in maniera surrettizia di impedire lo svolgimento del referendum solo perché avente ad oggetto tematiche che a loro non piacciono. Non è questo un metodo corretto per portare avanti una legittima battaglia politica: il migliore è scendere in strada e, se lo si ritiene, fare campagna referendaria e convincere i cittadini della bontà delle proprie posizioni. Lo dico perché alla Camera, con un emendamento, la Lega, spalleggiata da Fratelli d'Italia, avrebbe voluto far saltare questa proroga. Non è questo il modo per tutelare la democrazia. Abbiamo impedito tale blitz e ne siamo sinceramente orgogliosi. (Applausi) . Presidente, mi lasci esprimere la nostra soddisfazione per la proroga relativa anche all'assegno temporaneo. A completamento di quanto già stabilito con l'applicazione dell'istituto dell'assegno per il nucleo familiare, il presente intervento mira a offrire un sostegno economico ai genitori con figli minori a carico, inclusi quelli adottati o in affido preadottivo, riservato alle famiglie con ISEE fino a 50.000 euro. Per la prima volta, circa 2 milioni di famiglie potranno ricevere per il figlio un assegno mensile fino a 167 euro, con una maggiorazione dal terzo figlio o per ciascun figlio con disabilità.