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l'esposizione è massima e la vulnerabilità elevata. Su 42.000 edifici scolastici solo 13.000 sono successivi all'entrata in vigore della prima seria normativa antisismica del 1976. Oltre il 40 per cento degli edifici scolastici si trova in zona 1 e 2, cioè interessate rispettivamente da terremoti fortissimi e forti; meno del 15 per cento di tali edifici è progettato o adeguato con criteri antisismici sufficienti. Sulla base dell'elevato e ben noto rischio idrogeologico e sismico, possiamo affidarci a strutture di missione? Non sono queste strutture straordinarie, emergenziali? Concentrare i poteri e/o commissariare i problemi va bene per eventualità eccezionali ma in condizioni di persistente cronicità, come nel nostro caso, è un grave errore. I nostri rischi naturali hanno una normale gravità e vanno gestiti da strutture ministeriali e territoriali finalizzate a ciò, adeguatamente potenziate e finanziate. In particolare, il Ministero dell'ambiente, da un ruolo marginale nella difesa del suolo e mitigazione dei rischi, deve assurgere a un ruolo primario. Il persistere di strutture di missione ci farebbe tornare indietro di trentadue anni a quando il Ministero dell'ambiente non esisteva ancora. Inoltre, che senso ha regimentare i corsi d'acqua ma continuare a consumare suolo? Che senso ha contenere le frane ma non contrastare adeguatamente gli incendi boschivi dei versanti? La prevenzione va operata da monte a valle in modo organico e in ciò solo il Ministero dell'ambiente può avere un quadro unitario. Occorre una risoluta ordinaria manutenzione del territorio, una decisa ordinaria prevenzione. Non si può condividere la passata prassi, fin troppo abusata, di non far funzionare l'ordinario per costringerci allo straordinario. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non possiamo continuare ad essere la patria dell'emergenza, con le ignobili risate alle tre di notte del 6 aprile 2009 mentre giovani innocenti spiravano sotto le macerie della Casa dello studente a L'Aquila. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Terremoti, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche sono i violenti, normali, fenomeni naturali dell'Italia, tra l'altro abbastanza conosciuti da noi studiosi e in buona parte abbastanza prevedibili. Diventano catastrofi per gravi colpe umane. I 27 angioletti del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia nel sisma del 2002 pesano sulla coscienza della politica. Quel paese era «NC», sismicamente non classificato secondo la normativa allora vigente e quindi non assoggettato a criteri antisismici, mentre da cinque anni esisteva una nuova classificazione sismica, lasciata ad impolverarsi nei cassetti, che lo poneva in seconda categoria per la quale necessitano severe strutture antisismiche, capaci di resistere a terremoti ben più forti di quello che ha sbriciolato la scuola. Odo il grido di dolore di tutte le vittime delle cosiddette catastrofi naturali. Prevenzione! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Per il rischio sismico è indispensabile una specifica microzonazione sismica, una valutazione di vulnerabilità e un adeguamento di tutto il costruito. Per il dissesto idrogeologico vanno eliminate le cause scatenanti, valutati i guasti prodotti ed eseguiti gli interventi di bonifica. Se non dovesse essere possibile ottenere la messa in sicurezza del costruito, si potranno attuare opportune delocalizzazioni. In tutto ciò, solo il pieno funzionamento del Ministero dell'ambiente può garantire il successo. Ma per intervenire occorre una valida e aggiornata cartografia tematica (e qui casca l'asino). La nuova carta geologica d'Italia copre solo il 40 per cento del territorio nazionale; mancano molte aree ad elevatissima pericolosità sismica ed idraulica, come ad esempio quasi l'intera Calabria. Inoltre, la gran parte delle Regioni non ha un ufficio geologico. Anche la professionalità geologica è fortemente sottovalutata. Da tutto ciò scaturisce la necessità di creare strutture normali di gestione del territorio e dei rischi, atte ad affrontare il necessario studio, la bonifica, la tutela e la valorizzazione degli strepitosi beni ambientali e socioculturali italiani. Occorre quindi dotare strutturalmente il Ministero dell'ambiente perché possa intraprendere una lotta integrata al degrado fisico e antropico del territorio, con finanziamenti ancor più consistenti di quelli elargiti alle strutture di missione, ma spesi in modo più sapiente e con le dovute priorità d'intervento. (Applausi dal Gruppo M5S) . Occorre un cambio di paradigma nella visione politica: l'ambiente non deve essere più lo squallido recapito di processi insostenibili, ma il punto di partenza per costruire uno sviluppo ecosostenibile e duraturo. L'ambiente prima di tutto; per una vita dignitosa e non solo per una mera sopravvivenza. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. CORBETTA, relatore . Signor Presidente, ho ascoltato con attenzioni tutti gli interventi; spenderò poche parole sulle questioni relative al turismo e alla famiglia perché vorrei poi concentrarmi sulle altre. Per quanto riguarda il turismo, mi sembra del tutto evidente e chiaro che non si tratta di abbandonare delle esperienze, delle sinergie positive e delle attività svolte all'interno del MIBACT per promuovere unitariamente la cultura e il turismo. Si tratta di aggiungere altre sinergie; si tratta di trovare nuove opportunità di crescita, anche in termini di nuovi posti di lavoro. Quindi l'ambizione è semplicemente quella di affrontare una visione di sistema adeguata alle esigenze e alle potenzialità di più settori; una cosa non esclude assolutamente l'altra. Quindi non solo le attività agricole e agroalimentari, ma anche il patrimonio paesaggistico, artistico, culturale e anche l'offerta delle strutture ricettive. Per quanto riguarda la famiglia, la scelta di rendere più coerente la disciplina si è resa necessaria per la profonda crisi delle nascite, come alcuni di noi hanno già sottolineato. Nel 2017 abbiamo raggiunto il picco massimo di questa crisi con la nascita e la registrazione agli uffici comunali del minor numero di bambini dall'inizio della storia del nostro Paese fino ad oggi. È evidente che i Governi precedenti hanno fatto troppo poco per tutelare la famiglia. Le politiche adottate sono state del tutto insufficienti per superare la crisi demografica e i fatti ne sono la testimonianza diretta. Il Governo del cambiamento darà quindi impulso ad interventi in ogni ambito, economico, fiscale, del lavoro, della salute, dell'istruzione e della cultura, per fermare la crisi demografica e rilanciare la famiglia una volta per tutte. Fino ad oggi anche la disabilità è stata gestita in modo molto frammentato con competenze sparse all'interno di vari Ministeri. Da ora in avanti la Presidenza del Consiglio sarà la sede propria per dare il giusto impulso alle politiche in favore delle persone con disabilità, anche per quanto riguarda l'inclusione scolastica, l'accessibilità e la mobilità.