[pronunce]

L'esplicito riferimento, nelle disposizioni impugnate, alla voce di spesa riguardante il personale, quale voce da ridurre, si porrebbe, ad avviso della ricorrente, in contrasto netto e diretto sia con la giurisprudenza della Corte costituzionale – secondo cui le norme che fissano vincoli puntuali a singole voci di spesa dei bilanci delle Regioni e degli enti locali non costituiscono princípi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica (sentenza n. 36 del 2004) , sia con l'art. 119, secondo comma, Cost., che, appunto, limita la competenza statale esclusivamente alla determinazione dei princípi di coordinamento e determina l'illegittimità di norme, quali quelle censurate, che si spingono ben al di là di tale soglia. Risulterebbe altresí violato l'art. 3, lettera f), dello statuto speciale, che attribuisce alla Regione il compito di porre norme legislative di integrazione ed attuazione, nell'ambito dei princípi individuati con legge dello Stato, in materia di «finanze regionali e comunali». Al riguardo, la ricorrente rileva che, in forza del combinato disposto della evocata disposizione statutaria e degli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, Cost., la competenza regionale nella suddetta materia si atteggia oggi, in forza della clausola di cui all'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), non più come suppletiva rispetto alla competenza statale, ma come una competenza garantita nell'àmbito dei princípi di coordinamento stabiliti dallo Stato. Di qui un ulteriore profilo di illegittimità, in quanto le norme censurate intervengono a vincolare anche la spesa delle amministrazioni comunali, in violazione, appunto, del citato art. 3, lettera f), dello statuto. La ricorrente, con un secondo motivo, deduce la violazione del principio di leale collaborazione, sotto il profilo che la previsione del tetto di spesa per il personale per il triennio 2006-2008 non tiene conto delle misure e degli atti già adottati in materia dalla Regione in ottemperanza a quanto disposto dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311, né degli impegni di spesa per il personale, anche a tempo indeterminato, già legittimamente assunti nel corso del 2005 sulla base del quadro normativo vigente. In sostanza, la normativa censurata, proprio perché è in grado di porre ex ante la Regione in una situazione di irrimediabile inadempimento, assumendo a riferimento la spesa del 2004 e non quella del 2005, contrasterebbe in modo insanabile con il suindicato principio. La Regione Valle d'Aosta, con un terzo motivo, deduce la violazione del principio di ragionevolezza, sub specie del vizio di irrazionalità. La ricorrente, premesso che il comma 204 postula l'applicabilità del comma 198 alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, rileva che le disposizioni censurate non tengono conto del fatto che il comma 148 dello stesso art. 1 stabilisce che «Per gli anni 2006, 2007 e 2008, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano concordano, entro il 31 marzo di ciascun anno, con il Ministero dell'economia e delle finanze, il livello delle spese correnti e in conto capitale, nonché dei relativi pagamenti, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica per il periodo 2006-2008, anche con riferimento, per quanto riguarda le spese di personale, a quanto previsto ai punti 7 e 12 dell'accordo sottoscritto tra Governo, regioni e autonomie locali in sede di Conferenza unificata il 28 luglio 2005», prevedendo che, in caso di mancato accordo, «si applicano le disposizioni stabilite per le regioni a statuto ordinario». Sarebbe dunque evidente l'incoerenza con tale disposizione del contenuto dei commi da 198 a 206, che sottopongono le Regioni a statuto speciale a un regime inconciliabile con la prevista necessità di un accordo, con conseguente violazione del principio di ragionevolezza a causa della inconciliabilità di più norme presenti nella medesima legge. 4.1. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o infondate. La difesa erariale afferma che le censure della ricorrente riguardano nella sostanza solo il comma 198 (integrato dal comma 199 e dal primo periodo del comma 204) e il comma 206, mentre i commi 200 e 201, che valorizzano le autonomie, e i commi 202, 204, secondo periodo, e 205 sarebbero stati inammissibilmente sottoposti a scrutinio. Quanto al comma 198, l'Avvocatura rileva che esso, lasciando alle Regioni la libertà di individuare e adottare le misure necessarie a garantire la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per ciò che attiene alla spesa complessiva per il personale, contiene una norma che il comma 206 qualifica correttamente come principio fondamentale del coordinamento finanziario, a portata generale e non circoscritta alle sole Regioni. 5. – Con ricorso regolarmente notificato e depositato, iscritto al n. 31 del registro ricorsi del 2006, la Regione Siciliana promuove questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 198 e 204, della legge n. 266 del 2005, deducendone il contrasto con l'art. 14, lettere p) e q), dello statuto speciale, con l'art. 119 Cost., in tema di autonomia finanziaria di spesa, in relazione all'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, nonché con i princípi sottesi ai commi da 138 a 150 dell'art. 1 della medesima legge n. 266 del 2005. Premesso che dal comma 204 si desume la diretta applicabilità del comma 198 anche alle Regioni a statuto speciale, la ricorrente richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale in tema di vincoli alla spesa e sottolinea che il legislatore statale può imporre agli enti autonomi vincoli alle politiche di bilancio, ma solo con disciplina di principio. Inoltre, la Regione Siciliana rileva che il patto di stabilità interno, che ciascuna Regione a statuto speciale e le Province autonome dovranno concordare con il Ministero dell'economia ai sensi del comma 148 dell'art. 1 della stessa legge n. 266 del 2005, costituisce «un quadro unitario e complessivo, all'interno del quale, in una condivisa visione d'insieme, completa e coerente, dovrà essere fissato un livello complessivo di spesa rilevante per il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica»; sicché, in tale «onnicomprensiva sede», dovrà essere «definito ogni obiettivo cumulativo e globale di risparmio, anche attinente al personale».