[pronunce]

Anche prescindendo dal dibattito relativo alla possibilità o meno, sulla base della normativa comunitaria, che questa data possa essere anticipata, la sua intervenuta fissazione al 1° luglio 2007 ad opera del legislatore statale (art. 1, comma 30, della legge n. 239 del 2004) appare giustificata dalla necessità di garantire in modo adeguato ed in forma bilanciata la tutela dei consumatori e il processo di liberalizzazione del mercato elettrico nazionale, anche con riguardo alle funzioni dell'acquirente unico. In questi termini, la determinazione uniforme della data dalla quale tutti i clienti finali possono «stipulare contratti di fornitura con qualsiasi produttore, distributore o grossista, sia in Italia che all'estero» assume le caratteristiche di un principio fondamentale (per quanto transitorio) della materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia», principio con il quale la norma regionale in questione si pone in evidente contrasto, con conseguente violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione. Resta pertanto assorbito il profilo di censura concernente la violazione dell'art. 117, primo comma, della Costituzione. 8.2. – La questione relativa ai commi 3 e 4 dell'art. 30 è inammissibile. Il ricorso si presenta sul punto meramente assertivo e la mancata individuazione di qualunque norma statale in grado da fungere da parametro interposto rispetto alla affermata violazione della competenza esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), in materia di tutela della concorrenza da parte delle disposizioni impugnate rende palesemente inammissibile la censura. 9. – Il ricorrente censura l'art. 33 della legge impugnata nella parte in cui prevede una competenza regionale e locale in punto di reclami dei consumatori, poiché violerebbe al contempo: l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, per contrasto con il principio fondamentale espresso dall'art. 2, comma 12, lettera m), della legge n. 481 del 1995, secondo cui spetta all'Autorità per l'energia elettrica e il gas assumere in considerazione reclami ed istanze dei consumatori; l'art. 117, primo comma, della Costituzione, posto che l'attribuzione della competenza sopra indicata all'Autorità sarebbe imposta dalla direttiva 2003/54/CE; l'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione ('tutela della concorrenza'), perché, «prevedendo tutele diverse su base regionale» si ripartirebbe un mercato, «unico e uniforme», per comparti. 9.1. – Le questioni non sono fondate. La norma si limita a prevedere che Regioni ed enti locali possano valutare segnalazioni e reclami dei consumatori, delle loro organizzazioni, delle imprese e delle parti sociali, anche pubblicizzando le proprie conseguenti valutazioni in materia, e cercare di garantire «l'efficacia delle segnalazioni e dei reclami». Tale carattere dell'attività configurata e l'assenza di ogni elemento da cui possa derivare una riduzione delle attribuzioni dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, o addirittura l'alterazione del sistema energetico e del suo mercato, rendono palesemente infondati tutti i profili di censura. 10. – Il ricorrente censura l'art. 38 della legge impugnata che, nell'attribuire alla Giunta regionale il potere di rilasciare autorizzazione in sanatoria sulle linee ed impianti elettrici aventi tensione compresa tra 30.000 e 150.000 volts e già realizzati all'entrata in vigore della legge regionale, violerebbe il principio fondamentale enunciato dall'art. 1-sexies, comma 1, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239 (Disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo del sistema elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia elettrica), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290, il quale attribuisce la competenza al rilascio dell'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di elettrodotti «facenti parte della rete nazionale di trasporto» al Ministro delle attività produttive. 10.1. – La questione non è fondata, in quanto la disposizione impugnata può interpretarsi come riferita esclusivamente agli elettrodotti non appartenenti alla rete nazionale. Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) agli artt. 29, comma 2, lettera g), 30 e art. 31, comma 2, prevede, in generale che la competenza autorizzatoria relativa agli elettrodotti con tensione non superiore a 150.000 volts spetta a Regioni e Province. Peraltro, successivamente, il comma 1 dell'art. 1-sexies del decreto-legge n. 239 del 2003, quale modificato dall'art. 1, comma 26, della legge n. 239 del 2004 ha previsto la autorizzazione unica da parte del Ministro delle attività produttive per tutti gli impianti appartenenti alla «rete nazionale di trasporto dell'energia elettrica», quale che ne sia la potenza. Come questa Corte ha avuto occasione di affermare nella sentenza n. 383 del 2005, respingendo la questione di legittimità costituzionale sollevata proprio in riferimento al succitato art. 1, comma 26, della legge n. 239 del 2004, la più recente legislazione (anche per effetto della stessa sentenza n. 383 del 2005) ha introdotto tutta una serie di «adeguati strumenti di codecisione paritaria tra lo Stato ed il sistema delle autonomie regionali», quanto alla individuazione della consistenza della rete nazionale. È evidente, pertanto, che non può spettare alla Regione alcun potere di autorizzazione in sanatoria con riguardo agli impianti costituenti parte della rete nazionale, ma nulla consente di concludere che la disposizione impugnata non possa avere per oggetto le linee, e le relative opere, di potenza non superiore a 150.000 volts, che non siano state incluse in tale rete. Rispetto a queste ultime, il potere di sanatoria segue la competenza a rilasciare il titolo, e può pertanto essere esercitato dalla Regione, nelle forme previste dall'art. 38, che, così interpretato, si sottrae alle censure formulate dal ricorrente. 11. – Il Governo censura anche l'art. 42, comma 1, della legge impugnata, nella parte in cui dispone la cessazione dell'efficacia, nella Regione Toscana, dell'art. 113 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1177 (recte: 1775) (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici), poiché violerebbe il principio fondamentale espresso dall'art. 96 (recte: 95) del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche), in punto di perdurante vigenza del suddetto art. 113 del r.d n. 1775 del 1933.