[pronunce]

Tali considerazioni, ad avviso della Corte rimettente, sono rafforzate dalla nuova formulazione dell'articolo 111 della Costituzione che, pur esplicitando indicazioni già presenti nel sistema giuridico, col precisare che il processo si svolge nel contraddittorio delle parti «in condizioni di parità», avrebbe reso «ancor più evidente il ruolo della presenza del difensore (anche) nel giudizio di cassazione, dovendosi ritenere che il giusto processo di cassazione è quello in cui al difensore, che la legge presume particolarmente adeguato in quanto iscritto nell'apposito albo, è consentito di esercitare concretamente ed effettivamente tutte le opportunità difensive riconosciute dalle norme processuali». 5. – Pertanto, atteso che la norma, la quale sancisce che la morte del difensore è causa di interruzione automatica del processo di primo grado (art. 301 cod. proc. civ. ) e di quello d'appello (in virtù del richiamo contenuto nell'art. 359 cod. proc. civ.), non è prevista per il giudizio di cassazione, né è ad esso estensibile in via analogica, il giudice rimettente ritiene che «si producano una disparità di trattamento ed una lesione del diritto di difesa che il carattere ufficioso del giudizio di legittimità non appaiono sufficienti a giustificare», rendendo evidente, stante anche la rilevanza della questione, il contrasto con gli articoli 3, comma primo, 24, comma secondo, e 111 Cost., degli articoli 301 e 377, comma secondo, cod. proc. civ. nella parte in cui, per il giudizio di cassazione, non attribuiscono rilevanza alla morte dell'unico difensore verificatasi dopo la proposizione del ricorso e prima dell'udienza di discussione.1. – La Corte di cassazione dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, e 111 Cost., degli artt. 301 e 377, comma secondo, del codice di procedura civile, nella parte in cui non attribuiscono rilevanza, nel giudizio di cassazione, alla morte dell'unico difensore verificatasi dopo la proposizione del ricorso e prima dell'udienza di discussione. 2. – La questione è inammissibile. 2.1. – La Corte rimettente solleva la questione di legittimità costituzionale osservando come sia inappagante il consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo il quale l'impulso officioso che caratterizza il giudizio di legittimità varrebbe di per sé a giustificare l'irrilevanza in quel giudizio degli eventi – riguardanti il difensore – che, nelle fasi di merito, determinano l'interruzione del processo. 2.2. – In proposito deve osservarsi che non solo (e non tanto) anche nel giudizio di cassazione è previsto il compimento di atti di impulso, affidati alla parte, la cui omissione comporta la definizione in rito del processo (improcedibilità: artt. 369 e 371-bis cod. proc. civ. ; inammissibilità: artt. 291 e 331 cod. proc. civ.) , ma anche e soprattutto che la funzione dell'interruzione non è soltanto (né principalmente) quella di mettere la parte in grado di compiere atti di impulso del processo (e di evitare, così, di incorrere, lato sensu, nell'estinzione), bensì in primo luogo quella di consentire alla parte – nonostante sia stata colpita da un evento che ne pregiudica, per così dire, l'integrità – di difendersi in giudizio usufruendo di tutti i poteri e facoltà che la legge le riconosce. Ciò posto, è del tutto ovvio che il carattere officioso del procedimento di cassazione è irrilevante al fine di bandirne l'istituto dell'interruzione, così come è ovvia l'inconsistenza logica e giuridica del tentativo di giustificare tale conclusione con il preteso, scarso valore – rispetto a quella che si esprime con il ricorso – delle successive attività difensive (“valore meramente complementare”, ad esempio, si attribuisce non di rado alla discussione orale in udienza): tentativo che si risolve nel graduare inammissibilmente l'importanza degli strumenti difensivi, i quali, per ciò solo che sono previsti dalla legge processuale, debbono, tutti, poter essere utilizzati dalla parte per far valere le proprie ragioni. 2.3. – Questa Corte, tuttavia, non può emettere la pronuncia di incostituzionalità che le viene sollecitata. In effetti, il problema della necessità di garantire l'esercizio del diritto di difesa, nel giudizio di cassazione, alla parte colpita da un evento che quel diritto pregiudica, non riguarda soltanto il ricorrente, ma anche colui nei cui confronti il ricorso sia stato proposto, così come esso implica la soluzione di delicate questioni – derivanti dal fatto che quello di cassazione è ab initio un processo di avvocati – quanto ai meccanismi di riattivazione del giudizio. Non competendo a questa Corte – ma, nell'ambito della sua discrezionalità, al legislatore – la necessariamente articolata soluzione dei problemi implicati dal riconoscere rilevanza, nel giudizio di cassazione, ad eventi lato sensu interruttivi, la questione di legittimità costituzionale de qua deve essere dichiarata inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli articoli 301 e 377, comma secondo, del codice di procedura civile sollevata, in riferimento agli articoli 3, primo comma, 24, secondo comma, e 111 della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 marzo 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA