[pronunce]

2.1.- Con riferimento a quanto previsto dall'art. 16-bis, la difesa regionale ritiene non fondate le censure avanzate dal ricorrente relativamente all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., poiché basate sia su un'erronea interpretazione restrittiva che il Governo dà della norma statale in esame - vale a dire che le Regioni non potrebbero attribuire a privati il potere autorizzatorio - interpretazione apoditticamente affermata e ritenuta "preferibile" senza argomentazioni in merito, sia sulla ritenuta devoluzione ad un soggetto privato - quale il ricorrente ritiene essere il gestore del servizio idrico integrato - della competenza al rilascio dell'autorizzazione. L'affidamento della gestione del servizio idrico integrato da parte dell'Autorità d'ambito è invece devoluto - prosegue la difesa della Regione - a «soggetti sostanzialmente pubblici già sotto diversi profili chiamati a svolgere attività di pubblica amministrazione in quanto meri strumenti di essa e concessionari di servizio pubblico», secondo quanto stabilito dall'art. 23 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 23 giugno 2005, n. 13, recante «Organizzazione del servizio idrico integrato e individuazione degli ambiti territoriali ottimali in attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche)». Quest'ultima è una disposizione attuativa della procedura prevista in materia dall'art. 113, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull' ordinamento degli enti locali), e riguarda solamente «società a capitale interamente pubblico», le quali presentino le caratteristiche della gestione cosiddetta in house, cioè di un tipo di gestione riconosciuto equivalente alla gestione diretta da parte dell'amministrazione. Conseguentemente, il rapporto tra queste ultime e l'Autorità d'ambito sarebbe «quello tipico della concessione di pubblico servizio», per cui la società concessionaria (ex art. 23, comma 1, della legge regionale n. 13 del 2005) presenterebbe i requisiti «dell'organismo di diritto pubblico». 2.2.- L'art. 16-bis, poi, a detta della Regione, non risulterebbe neppure irragionevole, né diminuirebbe la tutela dell'ambiente, come ritenuto dal ricorrente, poiché il concessionario verrebbe ad applicare i limiti previsti per gli scarichi allo stesso modo di un ente pubblico, essendo vincolato al rispetto degli standard fissati nel contratto di servizio e soggetto a controlli. Inoltre, la norma regionale in esame non violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., neanche sotto il secondo profilo denunciato dal ricorrente. Difatti, l'esatto significato da attribuire al testo normativo censurato non è quello di un'autorizzazione concessa dal gestore indistintamente a tutti coloro che la richiedano, bensì quello di estendere la competenza autorizzatoria a tutti i tipi di scarico in fognatura, rilasciandola solo dopo un'attenta verifica dell'esistenza dei requisiti necessari. 2.3.- Inammissibile sarebbe la censura formulata dal ricorrente in riferimento all'art. 118 Cost., in quanto estremamente generica (non risulterebbe neanche chiaro dal ricorso se sia invocato il primo od il quarto comma dell'art. 118 Cost.) e meramente assertiva riguardo alla pretesa attribuzione di funzione amministrativa ad un privato. Nel caso, comunque, si volesse ritenere evocato dal ricorrente il primo comma dell'art. 118 Cost., la censura sarebbe, in ogni caso, non fondata, poiché, venendo tale comma a regolare la distribuzione delle funzioni amministrative tra i diversi enti, il richiamo, nel caso di specie, non solo non sarebbe pertinente, ma verrebbe a coincidere con quella avanzata in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. 2.4.- Infine, i rilievi di illegittimità costituzionale dell'art. 16-ter della legge in esame sarebbero anch'essi infondati, in quanto la censurata disposizione, per la difesa della Regione Friuli-Venezia Giulia, non avrebbe un significato diverso da quello della disposizione statale. Infatti, non vi sarebbe differenza tra il prevedere che gli «scarichi (siano) conferiti a un depuratore», e il prevedere che il conferimento avvenga «tramite condotta, ad un terzo soggetto, titolare dello scarico finale» di acque reflue. Nel momento in cui la norma regionale censurata parla di «scarichi conferiti ad un depuratore», è necessariamente presupposta l'esistenza della «condotta» cui fa riferimento l'art. 124, comma 2, del Codice dell'ambiente. Se si tiene presente la definizione di scarico fornita all'art. 74, comma 1, lettera ff), del d.lgs. n. 152 del 2006, l'espressione usata nella norma regionale non può che equivalere a quella prevista nella norma statale. Il concetto di «scarico» equivale, cioè, a quello di «conferimento tramite condotta». 3.- In prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria con la quale insiste per l'accoglimento del ricorso, ribadendo quanto già sostenuto nei motivi dello stesso. 3.1.- Riguardo all'osservazione della difesa regionale secondo cui il gestore del servizio idrico integrato sarebbe una società in house, concessionaria della pubblica amministrazione e, pertanto, soggetto sostanzialmente pubblico, sicché il legislatore regionale con la norma censurata non avrebbe violato il dettato dell'art. 124, comma 7, del d.lgs. n. 152 del 2006, l'Avvocatura fa presente che, con l'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135 (Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 20 novembre 2009, n. 166, al 31 dicembre 2011 verranno a cessare tutti gli affidamenti in house e potranno proseguire «fino alla naturale estinzione del contratto solamente quelle società che si trasformeranno in una società mista con un 40% in mano ai privati». Pertanto, alla luce di tale sopravvenienza normativa, secondo il Governo, tale tipo di gestione sembra destinato a diventare «assolutamente eccezionale e residuale poiché la gestione del servizio idrico dovrà essere affidata, di regola, ad un soggetto privato scelto tramite gara ad evidenza pubblica, oppure ad una società mista (pubblico-privato) nella quale il privato sia stato scelto mediante gara». 3.2.- Inoltre, per il ricorrente, l'attuazione degli interessi legati all'erogazione del servizio pubblico (ai sensi dell'art. 113, comma 11, del d.lgs. n. 267 del 2000 e dell'art. 24 della legge regionale n. 13 del 2005) avviene sulla base di un contratto di servizio e non di una concessione amministrativa, cioè con una vera e propria convenzione, in cui le parti «assumono obblighi reciproci a contenuto patrimoniale». Permarrebbero, pertanto, valide le considerazioni che hanno portato all'impugnazione della norma regionale là dove si affida ad un privato l'autorizzazione allo scarico in pubblica fognatura. 3.3.-