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una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 500 quote per i reati di dichiarazione fraudolenta (mediante uso di fatture o altri documenti) per operazioni inesistenti che determinano un passivo fittizio uguale o superiore a 100 mila euro (articolo 2, comma 1), per reati di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (articolo 3) e per reati di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti per importi uguali o superiori a 100 mila euro (articolo 8, comma 1); una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 400 quote per i reati di dichiarazione fraudolenta (mediante uso di fatture o altri documenti) per operazioni inesistenti che determinano un passivo fittizio inferiore a 100 mila euro (articolo 2, comma 2- bis , introdotto dal decreto-legge), per reati di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti per importi inferiori a 100 mila euro (articolo 8, comma 2- bis ) e per reati di occultamento o distruzione di documenti contabili (articolo 10) e di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (articolo 11). Tutte le sanzioni sono aumentate di un terzose, a seguito del reato tributario, l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità (comma 2). Inoltre, agli enti si applicano anche le seguenti sanzioni interdittive: il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; il divieto di pubblicizzare beni o servizi. Infine, il comma 3 individua, per le disposizioni dettate dall'articolo 39, una efficacia temporale diversa da quella prevista per l'intero decreto-legge (in base all'articolo 60 le previsioni del decreto-legge entrano in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ). Le disposizioni dell'articolo 39, relative alla modifica delle norme penali (comma 1), alla confisca allargata e alla previsione della responsabilità̀ amministrativa degli enti (comma 2) si applicheranno infatti solo dopo la promulga della legge di conversione del decreto-legge. Nel corso dell'esame alla Camera è stata introdotta, altresì, una ulteriore previsione: il comma 1- bis dell'articolo 39, per il quale la nuova disciplina in materia di confisca trova applicazione solo con riguardo alle condotte poste in essere successivamente alla entrata in vigore della legge di conversione; si tratta di una parziale sovrapposizione con l'oggetto del comma 3, sia pure con una formulazione testuale diversa e, per ciò stessa, foriera di dubbi interpretativi. Si segnala poi l'articolo 1, che disciplina l'accollo del debito di imposta altrui, previsto dallo Statuto del contribuente, il quale vieta esplicitamente il pagamento del debito accollato mediante compensazione. Nel caso di violazione del divieto, il pagamento si considera non avvenuto e sono irrogate sanzioni differenziate per l'accollante e l'accollato, di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (recante riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi). Nel dettaglio, nei confronti dell'accollato (soggetto passivo del rapporto tributario e debitore originario), l'omesso pagamento comporta il recupero dell'imposta non versata e degli interessi, nonché l'applicazione della sanzione pari al trenta per cento di ogni importo non versato e di quelle, inferiori, previste nel caso di ritardo nei versamenti (nel caso di ritardo non superiore a novanta giorni, quindici per cento dell'importo non versato; per ritardi non superiori a quindici giorni, la sanzione già ridotta, ulteriormente decurtata di un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo). Il medesimo articolo 13 del citato decreto legislativo, con riguardo all'accollante, prevede poi: la sanzione pari al trenta per cento del credito utilizzato, qualora questo sia effettivamente esistente (recuperata l'imposta in capo all'accollato, il credito dell'accollante tornerà utilizzabile secondo le regole ordinarie); la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti utilizzati, laddove inesistenti. Il comma 4 dell'articolo 1 del provvedimento in esame dispone, in deroga alla disciplina generale in materia di sanzioni tributarie, che le sanzioni predette (per la violazione della disciplina sul divieto di compensazione) siano irrogate con atti di recupero da notificare, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello in cui è stata presentata la delega di pagamento. Di rilievo per la Commissione è poi l'articolo 3, che, al fine di rafforzare gli strumenti per il contrasto delle indebite compensazioni di crediti effettuate mediante modello F24: consente di compensare per importi superiori a 5.000 euro annui solo a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell'istanza da cui emerge il credito; estende l'obbligo di utilizzare modalità di pagamento telematiche a tutti i soggetti che intendono effettuare la compensazione; introduce una specifica disciplina sanzionatoria. A tal fine, ai sensi dei commi 5 e 6 - qualora (in esito all'attività di controllo dell'Agenzia delle entrate) i crediti indicati nelle deleghe di pagamento si rivelino in tutto o in parte non utilizzabili in compensazione, nonché nel caso di mancata esecuzione delle deleghe - si applica la sanzione pari al 5 per cento dell'importo per importi fino a 5.000 euro e pari a 250 euro per importi superiori a 5.000 euro (il decreto-legge originario prevedeva una sanzione unica a prescindere dall'importo, pari a euro 1.000) per ciascuna delega non eseguita. Il comma 8 prevede la decorrenza delle sanzioni, a partire dalle deleghe di pagamento presentate dal mese di marzo 2020. Fra le disposizioni di interesse della Commissione c'è anche l'articolo 4, il quale (interamente sostituito in sede di conversione dalla Camera dei deputati) reca una serie di misure in materia di contrasto all'omesso versamento delle ritenute. In particolare il comma 1 introduce un nuovo articolo 17- bis al decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, in materia di versamento unitario e compensazione: vi si stabilisce, anzitutto, che il committente (sostituto di imposta residente nel territorio dello Stato ai fini delle imposte sui redditi) - che affida il compimento di un'opera (o più opere o di uno o più servizi) di importo complessivo annuo superiore a 200.000 euro a un'impresa, mediante contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziati comunque denominati, caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera, presso le sedi di attività del committente con l'utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest'ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma - è tenuto a richiedere all'impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, obbligate a rilasciarla, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute.