[pronunce]

ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo 36, comma 4-ter, secondo periodo, del d.l. n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 31 del 2008, per violazione degli articoli 3, 53, 97 e 111 Cost., nonché degli artt. 3 e 7 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente); che il collegio rimettente riferisce che l’appellante nel giudizio principale, nell’impugnare la sentenza di rigetto del ricorso proposto avverso una cartella di pagamento notificatagli in data 23 marzo 2006, ha dedotto, fra l’altro, l’omessa indicazione del responsabile del procedimento e, nelle more del giudizio, successivamente all’entrata in vigore della disposizione censurata, ha eccepito l’illegittimità costituzionale di quest’ultima; che la Commissione tributaria rimettente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, osservando, quanto alla rilevanza, che la norma censurata, «esplicando il proprio effetto in relazione alle cartelle emesse precedentemente la propria entrata in vigore, coinvolge anche quella impugnata con il ricorso de quo, impedendo, quindi, la possibilità di ritenere fondata la questione pregiudiziale sollevata dal contribuente, questione che, se accolta positivamente […], consentirebbe di disporre la totale riforma dell’impugnata decisione esonerando dall’esame delle altre eccezioni sollevate dall’appellante»; che il giudice a quo, in ordine alla non manifesta infondatezza, ritiene innanzitutto che la norma censurata si ponga in contrasto con i principi generali e con le norme costituzionali richiamate dalla legge n. 212 del 2000, le cui disposizioni, ai sensi dell’art. 1 di tale legge, «costituiscono principi generali dell'ordinamento tributario e possono essere derogate o modificate solo espressamente e mai da leggi speciali», mentre la disposizione censurata di fatto abrogherebbe, senza alcun richiamo espresso, gli articoli 3 e 7 della predetta legge n. 212 del 2000, ponendosi in particolare in contrasto con l’art. 97 Cost. e con il principio, da esso sancito, di responsabilità dei funzionari; che, inoltre, secondo il collegio rimettente, la norma censurata, «penalizzando colui che abbia ricevuto la cartella esattoriale […] in un momento anteriore al 1° giugno 2008», prevede un diverso trattamento di situazioni sostanzialmente identiche in violazione del «principio di uguaglianza dei cittadini di cui ai richiamati artt. 3 e 53 della Costituzione»; che, in terzo luogo, il giudice a quo ravvisa una violazione del principio di imparzialità di cui all’art. 97 Cost., determinata dalla disparità di trattamento fra cittadini contribuenti prodotta dal meccanismo di sanatoria retroattiva introdotto dalla norma censurata; che, infine, secondo la Commissione tributaria rimettente, risulterebbe leso anche il principio del giusto processo di cui all’art. 111 della Costituzione, dal momento che la disposizione impugnata garantisce unicamente gli interessi della pubblica amministrazione; che la Commissione tributaria provinciale di Grosseto, con ordinanza pronunciata il 6 ottobre e depositata il 31 ottobre del 2008 (r.o. n. 209 del 2009) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo 36, comma 4-ter, secondo periodo, del d.l. n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 31 del 2008, per violazione degli articoli 3, 97, 111 e 136 della Costituzione; che il collegio rimettente riferisce che il ricorrente nel giudizio a quo ha impugnato una cartella di pagamento emessa nei suoi confronti, deducendo, fra l’altro, il vizio della mancata indicazione del responsabile del procedimento ed eccependo l’illegittimità costituzionale della disposizione censurata; che la Commissione tributaria rimettente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, osservando, quanto alla rilevanza, che la applicabilità retroattiva della disposizione censurata alle cartelle esattoriali emesse «porterebbe ad un rigetto del ricorso, mentre la eventuale dichiarazione di incostituzionalità della seconda parte del comma 4-ter, dell’art. 36 […] determinerebbe l’applicazione della disposizione contenuta nell’art. 7 dello Statuto del contribuente, come letto dall’ordinanza (n.d.r. n. 377 del 2007) del giudice delle leggi, con conseguente accoglimento del ricorso»; che, in punto di non manifesta infondatezza, il giudice rimettente ritiene che la norma impugnata violi, in primo luogo, l’art. 111 Cost., «che presuppone una posizione di parità delle parti nel processo, posto che, nella specie, l’amministrazione finanziaria ha avuto il privilegio di rivestire il doppio ruolo di parte in causa e di legislatore e che, in questa seconda veste, nel corso del giudizio ha introdotto una disposizione che, non potendo del tutto obliterare il dictum della Corte costituzionale, ha fatti salvi gli effetti negativi (per l’amministrazione) delle pregresse violazioni»; che, inoltre, ad avviso del collegio a quo, sarebbe leso l’art. 97 Cost., «perché la pubblica amministrazione ha sempre l’obbligo di essere e di apparire imparziale»; che in tutti i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale sollevate vengano dichiarate non fondate; che, nei giudizi di cui al r.o. nn. 163, 164 e 203 del 2009, si è costituita la società Equitalia Polis S.p. A., insistendo affinché la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, in via gradata, manifestamente infondata. Considerato che, con sei distinte ordinanze, la Commissione tributaria provinciale di Trento (r.o. n. 161 del 2009), la Commissione tributaria regionale del Veneto (r.o. nn. 162, 163, 164 e 203 del 2009) e la Commissione tributaria provinciale di Grosseto (r.o. n. 209 del 2009) hanno sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo 36, comma 4-ter, secondo periodo, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, che stabilisce quanto segue: «la cartella di pagamento di cui all’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive modificazioni, contiene, altresì, a pena di nullità, l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della stessa cartella. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008; la mancata indicazione dei responsabili dei procedimenti nelle cartelle di pagamento relative a ruoli consegnati prima di tale data non è causa di nullità delle stesse»;