[pronunce]

Secondo il Tribunale veronese, la norma censurata violerebbe l'art. 3 Cost. anzitutto nel raffronto con l'art. 10-ter del d.lgs. n. 74 del 2000. A seguito della sentenza n. 80 del 2014, quest'ultima disposizione punisce i fatti di omesso versamento dell'IVA, commessi fino al 17 settembre 2011, solo ove l'imposta non versata superi 103.291,38 euro; mentre l'art. 10-bis attribuisce rilievo penale all'omesso versamento di ritenute certificate quando l'importo non versato sia superiore a soli euro 50.000. Tale disparità di regime non troverebbe una spiegazione ragionevole nella diversa natura fiscale dell'obbligazione inadempiuta. La stessa strutturazione degli artt. 10-bis e 10-ter dimostrerebbe, infatti, come le due figure delittuose siano pienamente sovrapponibili sul piano del disvalore. L'art. 10-ter richiama, tanto in relazione alla soglia di punibilità che alla pena, l'art. 10-bis, presupponendo, così, una valutazione legislativa di assoluta equivalenza delle condotte incriminate: equivalenza che torna, d'altro canto, ad essere perfetta per le condotte successive al 17 settembre 2011. L'ordinanza r.o. n. 195 del 2014 rileva, altresì, che l'art. 10-bis è richiamato, quanto alla soglia di punibilità e alla pena, anche dall'art. 10-quater del d.lgs. n. 74 del 2000, in rapporto al delitto di indebita compensazione: figura criminosa applicabile anche alle compensazioni effettuate al fine di non corrispondere l'IVA. L'omesso versamento dell'IVA e delle ritenute certificate avrebbero, quindi, un regime identico nel caso di evasione realizzata mediante indebita compensazione, e, invece, un regime differenziato - fino al 17 settembre 2011 - per la mera omissione del versamento. L'art. 3 Cost. risulterebbe violato anche nel raffronto con gli artt. 4 e 5 del d.lgs. n. 74 del 2000, per le ragioni indicate nella citata sentenza n. 80 del 2014, estensibili alla norma incriminatrice di cui all'art. 10-bis. La dichiarazione infedele e l'omessa dichiarazione - per le quali gli artt. 4 e 5 prevedevano, sino al 17 settembre 2011, soglie di punibilità superiori - costituirebbero, infatti, illeciti incontestabilmente più gravi, sul piano dell'attitudine lesiva degli interessi del fisco, anche rispetto all'omesso versamento di ritenute certificate. Con il rilascio ai sostituiti della certificazione dell'avvenuta effettuazione delle ritenute il sostituto d'imposta renderebbe, infatti, palese e immediatamente accertabile dal fisco la propria inadempienza. 3.- L'art. 10-bis del d.lgs. n. 74 del 2000 è censurato, in termini similari, anche dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Bergamo con ordinanza depositata il 2 ottobre 2014 (r.o. n. 15 del 2015). Il giudice a quo riferisce di dover decidere, quale giudice dell'esecuzione, sulle istanze volte ad ottenere l'applicazione della disciplina della continuazione, ai sensi dell'art. 671 del codice di procedura penale, in relazione ai reati oggetto di tre condanne definitive emesse nei confronti del soggetto istante, la prima delle quali attinente all'omesso versamento di ritenute certificate relative al periodo di imposta 2009, per un ammontare di euro 70.542,85. Di qui, dunque, la rilevanza della questione. Anche secondo il Giudice bergamasco, la norma censurata violerebbe l'art. 3 Cost. sia con riferimento alle soglie di punibilità previste dagli artt. 4 e 5 del d.lgs. n. 74 del 2000, per ragioni similari a quelle enunciate dalla sentenza n. 80 del 2014; sia in relazione alla soglia di punibilità introdotta nell'art. 10-ter per effetto di detta pronuncia, stante l'analogia formale e sostanziale tra la fattispecie criminosa dell'omesso versamento dell'IVA e quella oggetto di scrutinio. 4.- Con ordinanza del 23 settembre 2014 (r.o. n. 17 del 2015), il Tribunale ordinario di Forlì ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del d.lgs. n. 74 del 2000, nella parte in cui, con riferimento ai fatti commessi sino al 17 settembre 2011, prevede una soglia di punibilità di euro 50.000, anziché di euro 103.291,38. Il giudice a quo premette di essere investito del processo penale nei confronti di una persona imputata di plurimi fatti di omesso versamento di ritenute certificate relative agli anni di imposta 2007, 2008 e 2009, per importi compresi, in ognuno dei casi, nell'intervallo fra le due cifre dianzi indicate. Pure ad avviso del Tribunale di Forlì, le considerazioni svolte dalla sentenza n. 80 del 2014 con riguardo al delitto di cui all'art. 10-ter del d.lgs. n. 74 del 2000 sarebbero estensibili al reato previsto dalla norma censurata, essendo l'omesso versamento di ritenute certificate una fattispecie sostanzialmente analoga a quella dell'omesso versamento dell'IVA. 5.- Nei giudizi relativi alle ordinanze r.o. n. 187, n. 195, n. 196 del 2014 e n. 15 del 2015, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo le questioni siano dichiarate inammissibili o, in subordine, infondate. Secondo la difesa dello Stato, le questioni sarebbero inammissibili sia per l'insufficiente descrizione della fattispecie concreta che per il difetto di motivazione sulla rilevanza, affermata dai giudici a quibus in modo apodittico. Con riguardo alla questione sollevata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo (r.o. n. 15 del 2015) , l'Avvocatura dello Stato evidenzia, in particolare, come il rimettente non abbia specificato se sussistano, nella specie, i presupposti di operatività dell'art. 671 cod. proc. pen. , e, cioè, se sia effettivamente ravvisabile il vincolo della continuazione tra i reati oggetto delle condanne definitive di cui discute e se esso non sia stato escluso dal giudice della cognizione. La questione sollevata dal Tribunale di Verona con l'ordinanza r.o. n. 195 del 2014 sarebbe, inoltre, senz'altro irrilevante con riguardo alla denunciata disparità di trattamento fra la fattispecie di cui all'art. 10-ter (omesso versamento di IVA) e quella dell'art. 10-quater (indebita compensazione), ove compiuta al fine di omettere il pagamento dell'IVA. Nel giudizio a quo non risulta, infatti, contestato l'omesso pagamento dell'IVA né in forma diretta, né a mezzo di indebite compensazioni.