[pronunce]

c) nella violazione dell'art. 27, primo comma, della Costituzione, che delinea, anche alla luce della sentenza n. 364 del 1988 della Corte costituzionale, il principio della responsabilità "personale" e "colpevole"; che per tale ultimo profilo, in particolare, il rimettente sottolinea in punto di fatto la prassi costante di consegnare all'arruolato inviato in congedo illimitato provvisorio un foglio recante una serie di avvertenze, tra le quali una recita: "i militari in congedo illimitato provvisorio quando riceveranno la cartolina precetto di chiamata alle armi dovranno presentarsi muniti del presente foglio di congedo illimitato provvisorio ... all'ente indicato nell'ordine stesso"; una simile avvertenza sarebbe tale da ingenerare nel destinatario la ragionevole convinzione di doversi presentare solo a seguito della consegna della cartolina precetto, e non a seguito della pubblicazione del manifesto di chiamata alle armi, e ciò potrebbe condurre a ritenere "inevitabile" l'ignoranza del disposto dell'art. 543 del citato r.d. n. 1133 del 1942, posto che è la stessa amministrazione militare, con simile "avvertenza", a determinare negli interessati l'erronea convinzione di doversi presentare solo a seguito della ricezione della cartolina precetto, ciò che potrebbe condurre nei casi concreti a una pronuncia di assoluzione per difetto dell'elemento psicologico del reato; che però - conclude il rimettente - è pur sempre necessario chiedere, per via di una sentenza additiva di incostituzionalità, la delimitazione obiettiva della punibilità per il reato di mancanza alla chiamata, da ravvisare nelle sole ipotesi in cui il militare abbia avuto effettiva conoscenza della cartolina precetto, ed è in tale richiesta che il rimettente individua altresì la rilevanza della questione sollevata: dall'accoglimento di essa, infatti: a) si perverrebbe, nella specie, a una assoluzione dell'imputato per insussistenza del fatto (per mancanza di un elemento del reato) anziché a una assoluzione per mancanza dell'elemento psicologico; b) "in astratto" si ricondurrebbe l'interpretazione e l'applicazione dell'art. 151 impugnato ai principî fondativi del sistema penale, contro le persistenti resistenze giurisprudenziali a svolgere le indicazioni della giurisprudenza costituzionale; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo una pronuncia di inammissibilità o di infondatezza della questione. Considerato che il tribunale militare di Torino chiede a questa Corte un intervento di carattere additivo sull'art. 151 cod. pen. mil. pace, consistente nell'inserimento, nella descrizione tipica del fatto di reato, dell'elemento secondo cui la chiamata alle armi per adempiere il servizio di leva deve avvenire "mediante cartolina precetto"; un intervento, quello richiesto, per effetto del quale la mancanza di tale specifica forma di comunicazione degli obblighi di leva ai destinatari renderebbe obiettivamente irrilevanti sul piano penale casi - come quello che nella specie è devoluto al giudizio dello stesso rimettente - in cui la chiamata per adempiere l'obbligo della prestazione militare è effettuata solo tramite manifesto, a norma del tuttora vigente art. 543 del regio decreto 3 aprile 1942, n. 1133, che - dopo la regola di genere contenuta nel suo primo comma, secondo cui "a ciascuna recluta che deve presentarsi alle armi i comandi trasmettono per posta, qualche giorno prima di quello stabilito per la presentazione, apposita cartolina precetto" - dispone, nel secondo comma, che gli arruolati "che non ricevessero tale cartolina precetto o che la ricevessero in ritardo, devono ugualmente presentarsi nei giorni stabiliti dal manifesto, la cui pubblicazione vale per essi come precetto personale"; che la necessità di un siffatto intervento sulla disposizione incriminatrice è sostenuta dal giudice rimettente essenzialmente in base al rilievo della posizione assunta dai giudici militari di merito i quali, dopo la prima pronuncia interpretativa in materia della Corte costituzionale (sentenza n. 325 del 1989) e anche dopo la dichiarazione di parziale incostituzionalità dell'art. 39 cod. pen. mil. pace in quanto non esclude dall'inescusabilità dell'ignoranza dei doveri militari l'ignoranza inevitabile (sentenza n. 61 del 1995), avrebbero assegnato alle suddette decisioni costituzionali una portata riduttiva, riferita all'ignoranza dei doveri derivanti dalle più svariate disposizioni regolamentari ma non a quella del dovere di prestazione derivante dal manifesto di chiamata alla leva, perpetuandosi così la condanna di soggetti non presentatisi alla chiamata avvenuta solo per pubblici manifesti; che, secondo questa impostazione, la rilevanza della questione sollevata è argomentata dal tribunale militare: a) sia facendo valere l'esigenza di una causa idonea a escludere la punibilità sul piano oggettivo, per non dovere più svolgere un accertamento circa le conseguenze sull'elemento soggettivo dell'ignoranza della chiamata tramite manifesto; b) sia per ricondurre l'interpretazione della giurisprudenza nel suo complesso a coerenza con gli enunciati della giurisprudenza costituzionale; che con la sentenza n. 61 del 1995 questa Corte ha statuito riguardo all'allora perdurante (nonostante la precedente pronuncia interpretativa di rigetto n. 325 del 1989) problema del rilievo da darsi all'errore dell'agente circa la prescrizione (art. 543 del r.d. n. 1133 del 1942) relativa al dovere di presentazione alle armi sulla base del manifesto di leva, dunque riguardo all'ignoranza della norma da cui deriva nei singoli casi l'obbligo di prestazione del servizio; che nella citata decisione si è affermato che, indipendentemente dalla disamina sul "tipo" di errore in questione, una volta venuto meno il dogma della presunzione assoluta di conoscenza della legge penale in senso stretto (sentenza n. 364 del 1988, relativa all'art. 5 cod. pen.), a maggior ragione l'ignoranza o l'errore sul presupposto normativo delle fattispecie incriminatrici non possono non assumere efficacia scusante ogni volta che siano dipesi da cause che li hanno resi inevitabili e, su questa premessa, è stata dichiarata l'incostituzionalità dell'art. 39 cod. pen. mil. pace in quanto tramite esso veniva posta una preclusione assoluta al rilievo dell'ignoranza o dell'errore circa la fonte normativa secondaria che fonda il dovere di presentazione, cioè proprio l'art. 543 più volte richiamato;