[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 19, comma 2, 29, comma 1, lettera b-bis) e 30 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), promossi con ordinanze del 18 maggio e del 7 ottobre 2004 dal Tribunale di Genova sui ricorsi proposti da L. R. H. C. e da N. R. B. L. contro il Prefetto di Genova, iscritte ai nn. 695 e 696 del registro ordinanze 2006 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 7, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 maggio 2007 il Giudice relatore Maria Rita Saulle. Ritenuto che, con ordinanza del 18 maggio 2004 (pervenuta alla Corte costituzionale il 19 dicembre 2006), nel corso di un giudizio avverso il decreto di espulsione emesso nei confronti di un cittadino ecuadoriano di ventuno anni, il Tribunale di Genova ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 19 e 29, comma 1, lettera b-bis), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), per violazione degli artt. 2, 3, 10, 29 e 30 della Costituzione; che, respinti tutti i motivi del ricorso proposto dal ricorrente nei confronti del provvedimento di espulsione, il giudice a quo osserva che l'art. 2 del d.lgs n. 286 del 1998 prevede che allo straniero, «comunque presente sul territorio dello Stato», sono riconosciuti «i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore, e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti», fra i quali rientrerebbe a pieno titolo il diritto all'unità familiare; che il rimettente, sul punto, evidenzia come proprio la Corte costituzionale avrebbe «avuto modo di affermare la piena equiparazione degli stranieri ai cittadini italiani per quanto concerne il godimento dei diritti in materia di famiglia», richiamando in proposito le sentenze n. 376 del 2000, n. 203 del 1997 e n. 28 del 1995; che, alla luce di tali premesse, il Tribunale di Genova ritiene che negare, con l'adozione di un provvedimento di espulsione, il diritto dello straniero ricorrente a convivere con la propria famiglia legittima, regolarmente soggiornante in Italia, sia in contrasto con la tutela del diritto all'unità della famiglia riconosciuta, oltre che dalla Costituzione, anche da disposizioni contenute in trattati internazionali ratificati dall'Italia, fra le quali, in particolare, l'art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; che, in particolare, il nucleo familiare del giovane ricorrente starebbe provvedendo al suo mantenimento e alla sua assistenza in piena sintonia con l'art. 30 Cost., il quale riconosce, fra l'altro, il diritto e il dovere dei genitori «di mantenere i figli», quale concreto supporto che deve essere assicurato alla prole durante tutto l'arco della sua crescita e che, a detta del rimettente, non cesserebbe con la maggiore età, protraendosi sino a quando il figlio non abbia conseguito strumenti idonei a realizzare la propria indipendenza economica; che, sotto altro profilo, il globale inserimento, lavorativo e scolastico, dei congiunti del ricorrente in Italia, renderebbe, sempre a parere del giudice a quo, del tutto astratta l'ipotesi che l'unità familiare possa essere realizzata dal ricorrente e dai suoi familiari in un Paese diverso dall'Italia; che il Tribunale rimettente, pertanto, sollecita una declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 19 del d.lgs n. 286 del 1998, «nella parte in cui, nel disciplinare i divieti di espulsione, non prende minimamente in considerazione la posizione dei giovani adulti, titolari del diritto all'unità familiare, nella misura in cui si tratta di soggetti ancora a carico di parenti coabitanti, questi ultimi in regola con il permesso di soggiorno, con i quali potrebbero essere ricongiunti»; che, ad avviso del giudice a quo, in relazione alla fattispecie oggetto del giudizio principale, risulterebbe altresì rilevante la disposizione di cui all'art. 29, comma 1, lettera b-bis), del medesimo d.lgs. n. 286 del 1998; che tale disposizione, «nella parte in cui limita la possibilità di ricongiungimento familiare ai soli figli maggiorenni a carico, qualora non possano provvedere al proprio sostentamento a causa del loro stato di salute che comporti invalidità totale, senza estendere tale previsione anche ai giovani adulti, ancora a carico dei familiari, per ragioni oggettive», si porrebbe in contrasto con gli artt. 2, 3, 10, 29 e 30 Cost. per le medesime ragioni svolte in ordine all'art. 19 del d.lgs. n. 286 del 1998; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate manifestamente inammissibili o, in subordine, manifestamente infondate; che la difesa erariale rileva come la Corte costituzionale, con l'ordinanza n. 232 del 2001, abbia dichiarato l'infondatezza di una questione analoga a quella sollevata in relazione all'art. 19 del d.lgs. n. 286 del 1998, puntualizzando che «i valori costituzionali sottesi alla disciplina dell'immigrazione possono legittimamente comprimere il diritto all'unità familiare»; che, ad avviso della Avvocatura, il diritto all'unità familiare del singolo, pur rientrando tra i diritti inviolabili dell'uomo, riconosciuti allo straniero dall'art. 2 del d.lgs. n. 286 del 1998, sarebbe suscettibile di limitazioni in ragione della prioritaria esigenza di garantire la sovranità dello Stato, attraverso l'osservanza degli obblighi previsti in materia di ingresso e di soggiorno nel territorio nazionale; che in tale materia il legislatore godrebbe di un'ampia discrezionalità, incontrando il solo vincolo della non manifesta irragionevolezza delle scelte; che, in particolare, la scelta di garantire il ricongiungimento familiare ai soli figli maggiorenni a carico, i quali non possano provvedere al proprio sostentamento a causa del proprio stato di salute che comporti invalidità totale, non risulterebbe irragionevole;