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Disposizioni per il superamento del sistema bicamerale ai fini dello snellimento del procedimento legislativo e del contenimento della spesa pubblica. Onorevoli Senatori. -- Il Senato storicamente ha sempre rappresentato la più autorevole istituzione dello Stato, come è facile evincere anche dalla sua classificazione quale «Camera Alta» nei tradizionali sistemi bicamerali. Nello specifico caso italiano, per di più, a differenza di quanto accade in altri Stati, il Senato ha i medesimi poteri e può vantare le medesime attribuzioni dell'altro ramo del Parlamento, la Camera dei deputati. Negli Stati Uniti d'America invece, ad esempio, il Senato dispone di poteri ben più ampi rispetto a quelli di cui è investita la Camera dei Rappresentanti, specialmente per quanto attiene i rapporti con il potere esecutivo. L'indubbia importanza, oltre che politica anche storica, del Senato è d'altronde facilmente riscontrabile. Si pensi alla più celebre istituzione dell'antica Roma, laddove il «Senato Romano» rappresentava la massima assemblea dello Stato, un'istituzione che ha retto durante tutti gli stravolgimenti che hanno investito Roma tanto negli anni della Repubblica che in quelli dell'Impero, proprio in virtù dei ruoli centrali per la vita dello Stato che era chiamato a rivestire, affiancando il sovrano e, in taluni casi, addirittura eleggendolo o comunque ratificandone l'elezione. Durante l'Impero romano lo stesso imperatore partecipava alle riunioni del Senato, anche alla luce degli ampli ambiti e settori di competenza dell'assemblea, tra cui figuravano addirittura alcuni poteri in materia di culto. Un'istituzione tanto antica ed importante da rivestire ancora un ruolo fondamentale attualmente, nonostante con l'evolversi delle moderne democrazie esso abbia subito degli stravolgimenti indispensabili alla sua evoluzione e a quella della società. Ne è un esempio la stessa circostanza che ha visto man mano affiancarsi ad esso nuove assemblee che spesso, in determinati contesti, hanno determinato l'instaurarsi di un sistema bicamerale. Sistema che adesso si ritiene debba essere superato, come sostenuto da più parti da diverso tempo e come ribadito proprio nell'aula del Senato della Repubblica dal Presidente del Consiglio in carica, nell'atto di chiedere la fiducia all'Assemblea di Palazzo Madama. Ferme restando le esigenze di superamento dell'attuale bicameralismo perfetto alla base del sistema parlamentare italiano, a sostegno delle proposte di una modifica istituzionale in ottica monocamerale vi è anche quella della necessità di snellire l' iter legislativo, associata alla sopravvenuta impossibilità di sostenere i costi di due assemblee rappresentative. La proposta avanzata è stata quella di abolire il Senato della Repubblica. Orbene, dinanzi a quest'ipotesi di soppressione dell'organo istituzionale più antico ed importante che la storia conosca per i motivi, seppur brevemente, su esposti, il presente disegno di legge costituzionale, partendo dai medesimi assunti, si propone di fare ancora di più. Il provvedimento, infatti, propone il superamento dell'attuale sistema parlamentare ponendo in capo all'Assemblea di Palazzo Madama, che consta di 315 membri più i senatori a vita in numero già ben definito, tutto quanto attualmente la Costituzione italiana attribuisce alla duplice competenza di Senato della Repubblica e Camera dei deputati. Il presente disegno di legge costituzionale prevede infatti che il Parlamento sia composto dai soli eletti al Senato della Repubblica, in un'ottica di spending review ben più solida di quella proposta da diverse parti e che vorrebbe la permanenza in essere della sola Camera dei deputati, composta da 630 membri. In tal modo, vista la proclamata necessità di superare l'attuale schema bicamerale procedendo all'abolizione di un'assemblea elettiva, si salvaguarderebbe quella, tra le due attualmente esistenti, più antica e nota in tutto il mondo, dove è presente per lo più con il medesimo nome. Come già specificato, inoltre, anche nell'ottica di una revisione per quanto attiene i costi delle istituzioni e della politica si avrebbe un ulteriore risparmio, pari a circa il 50 per cento in più, rispetto alle già avanzate proposte di superamento dell'attuale sistema bicamerale. Resta fermo che quando si inizia a considerare la democrazia, ergo il sistema e le istituzioni che la sorreggono, alla stregua di un mero costo, il rischio è quello dell'avvento di forze o sistemi anti-democratici. Se però si vuole seguire egualmente questa strada all'insegna di un principio di carattere squisitamente finanziario, tanto vale farlo puntando alla massima economicità, salvaguardando, se possibile, la nostra storia e le nostre tradizioni. In considerazione di tutto quanto fin qui esposto, il presente disegno di legge costituzionale che consta di ventisei articoli suddivisi in sette capi, nei primi sei cancella di fatto dalla Costituzione italiana la Camera dei deputati. All'articolo 3 si modificano i requisiti relativi all'elettorato, tanto attivo quanto passivo, del Senato della Repubblica, abbassando il primo al diciottesimo anno di età -- i senatori sono eletti a suffragio universale e diretto -- ed il secondo al ventunesimo. Un'ulteriore modifica, all'articolo 10 del disegno di legge costituzionale, riguarda poi la riformulazione dell'articolo 68 della Costituzione, riproposto combinando la sua stesura attuale con quella precedente. Il motivo di tale scelta risiede nella considerazione che, nell'ottica di una piena ed effettiva divisione dei poteri dello Stato, riducendo di due terzi i membri del Parlamento, cui è affidata la funzione legislativa, si renda indispensabile una sua effettiva e maggiormente concreta salvaguardia dall'eventuale aggressione o sopraffazione da parte di uno degli atri poteri dello Stato. L'ultimo capo, invece, contiene delle disposizioni transitorie atte a regolare il delicato passaggio dal sistema bicamerale ad uno di stampo monocamerale. In particolare, all'articolo 25, vista la profondità delle modifiche proposte, si disciplina l'entrata in vigore del disegno di legge costituzionale, demandandola, per ovvi motivi di correttezza istituzionale, nonché per ragioni di opportunità relative all'assicurare l'adeguato funzionamento dell'intero sistema che rischierebbe altrimenti di andare in crisi, all'indizione delle elezioni per la diciannovesima legislatura del Senato della Repubblica. Una misura indispensabile per assicurare un passaggio di consegne che sarà certamente delicato, laborioso e che necessita pertanto dei giusti tempi. L'articolo 26, in conclusione, al fine di garantire l'indispensabile continuità della funzione legislativa, affidata dalla Costituzione, quale potere dello Stato, al Parlamento, prevede che tutti gli atti al vaglio della Camera dei deputati in attesa di essere convertiti in legge, al momento dell'entrata in vigore del presente disegno di legge costituzionale, siano assegnati alle Commissioni parlamentari del Senato della Repubblica competenti per materia.. I MODIFICHE AL TITOLO IV DELLA PARTE I DELLA COSTITUZIONE 1 (Ridefinizione dei rapporti politici) 1 All'articolo 48 della Costituzione, terzo comma, le parole: «delle Camere» sono sostituite dalle seguenti: «del Senato della Repubblica». 2 All'articolo 50 della Costituzione le parole: «alle Camere» sono sostituite dalle seguenti: «al Senato della Repubblica». II MODIFICHE AL TITOLO I