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L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time ), ai sensi dell'articolo 151- bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro dell'università e della ricerca. Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, considerata la diretta televisiva in corso. Il senatore De Carlo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02678 sulla riforma della Politica agricola comune europea, per tre minuti. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, l'interrogazione che le rivolgiamo si inserisce in un contesto abbastanza difficile per l'agricoltura. Abbiamo già discusso più volte in quest'Aula dei temi legati alla difficoltà che oggi gli agricoltori e il nostro settore agroalimentare affrontano nel mondo, non solo per la pandemia che ha acuito determinati problemi, ma forse un po' anche per una mentalità secondo cui gli agricoltori non sono parte integrante dell'ambiente ma sono quasi in antitesi allo stesso, in altri termini come un qualcosa che chi si occupa di ambiente dovrebbe in qualche modo osteggiare. In realtà, non è così e lo dicono i dati delle nostre produzioni sia agricole che agroalimentari. Non ultimo, richiamo quanto accaduto, ad esempio, con il tentativo croato di copiarci la denominazione "Prosecco", a me caro anche per ragioni regionali. Ciò dimostra quanto l'agricoltura italiana sia assolutamente sotto tiro. A questo aggiungiamo quanto accaduto con la PAC, sulla quale ho sentito più toni trionfalistici che critiche, mentre invece si tratta di una PAC che, rispetto agli anni precedenti, penalizza la nostra Nazione anche in termini finanziari, e penalizza soprattutto quel primo pilastro che da sempre ha fornito le risorse per la liquidità delle imprese. A tale proposito, vi è stato un taglio in Europa del 10 per cento, che però in Italia si traduce in un taglio addirittura del 15 per cento, con una serie di impegni molto più stringenti rispetto a prima e addirittura con meno risorse. Ricordo a tutti che il taglio del 15 per cento in Italia vale circa 6,2 miliardi di euro. Ad un momento di difficoltà, si aggiunge quindi ulteriore difficoltà. Poi ci sono tutta una serie di nuovi impegni, compreso quello degli ecoschemi, che di fatto la nostra agricoltura, che è la sesta più sostenibile al mondo, deve affrontare senza una reale contezza della situazione. Signor Ministro, le chiedo dunque se lei abbia fatto una valutazione di impatto sulle nuove norme e le nuove modalità della PAC, e come intende rendere il Parlamento edotto e partecipe di quelle scelte che il Piano strategico dovrà fare di qui a breve per dare contezza della nuova PAC. PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Patuanelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. PATUANELLI, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli interroganti. Affrontare in tre minuti il tema della PAC non è facile, ma cercherò di dare risposte puntuali alle domande altrettanto puntuali che sono state poste. In primo luogo, appena si è definito il quadro complessivo dell'accordo politico, l'amministrazione centrale assieme a quelle regionali, al Crea e ad altri istituti sono partiti con un'indagine di impatto con metodologia SWOT proprio per capire qual è l'impatto reale sulle aziende agricole italiane. Il secondo elemento è la partecipazione del Parlamento al percorso di formazione del Piano strategico nazionale. Non è pensabile che il Parlamento non abbia voce in capitolo e non mi riferisco semplicemente all'essere informato di ciò che il Ministero sta facendo. Credo che dalle due Commissioni agricoltura di Camera e Senato debbano provenire delle proposte, che ovviamente verranno valutate in un quadro integrato perché il Piano strategico è fondamentale. Finalmente c'è non una totale regionalizzazione delle risorse, ma un quadro strategico nazionale. È importante che sia così perché, se vogliamo proteggere - come vogliamo - la distintività delle nostre produzioni agroalimentari, dobbiamo farlo concentrando le risorse. Vado, pertanto, al punto della quantità di risorse. È vero che c'è un taglio di 6,2 miliardi nel settennato delle risorse sulla PAC per il nostro Paese, ma è anche vero che nel quadro finanziario pluriennale europeo l'aver individuato 750 miliardi per il Next generation EU ha fatto sì che - da un lato - abbiamo perso quelle risorse parcellizzate sulla PAC e - dall'altro - abbiamo nel Piano nazionale di ripresa e resilienza 7,9 miliardi diretti per i sistemi agroalimentari. Ci sono non solo sette progettualità centrate sull'agricoltura, ma anche misure orizzontali come la transizione 4.0 che, grazie al lavoro - mi permetto di dirlo - che ho fatto al Ministero dello sviluppo economico, oggi sono accessibili anche al comparto agricolo, cosa non possibile fino a quando c'era il sistema di ammortamento. Anche in quel caso sono molte le risorse per l'innovazione, ma credo che, oltre alla quantità di spesa, dobbiamo guardare anche alla qualità della spesa. Allora, forse bisogna superare uno strumento come il pagamento diretto, che è molto ampio e orizzontale. Valeva per tutti e va bene perché è evidente che bisogna sostenere il reddito degli agricoltori. Ma cercare di concentrare le risorse per far compiere all'agricoltura quel salto verso l'innovazione, che consente di tenere assieme le esigenze della sostenibilità ambientale, oltre quelle della sostenibilità sociale ed economica, credo sia un obiettivo che come Paese dobbiamo avere. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore De Carlo, per due minuti. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, Ministro, mi dichiaro non soddisfatto della risposta perché - come lei ben sa - la PAC nasce sessanta anni fa e il suo scopo è sostenere gli agricoltori nella produzione per fornire ai cittadini cibo in quantità e sicurezza. Lo scopo primario della PAC è sostenere gli agricoltori nella produzione. Con 6,2 miliardi in meno sarà più difficile sia sostenere gli agricoltori che fare in modo che i cittadini abbiano cibo in quantità e sicurezza. Gli Stati Uniti stessi stimano che la strategia farm to fork , accolta con grandissimo plauso da tante parti politiche, prevede una perdita di produttività dei terreni di circa il 7 per cento. E come se non bastasse, la stessa stima una perdita del reddito degli agricoltori di circa il 20 per cento. Ciò avviene perché, se agli agricoltori diamo compiti, oltre che di contributo sociale, anche in termini ambientali, li snaturiamo dal loro lavoro. L'agricoltore è un imprenditore e come tale deve produrre cibo. Non possiamo dargli compiti con una minore quantità di risorse; altrimenti, lo cambiamo in qualcos'altro; ne snaturiamo la vera natura e soprattutto facciamo pagare all'agricoltore il prezzo dei nostri cambiamenti. Se per qualcuno l'agricoltore è una vacca da mungere, ricordo a tutti che a quella vacca prima bisogna dare da mangiare. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02677 sui casi di importazione di grano estero insalubre o avariato, per tre minuti. DE BONIS (Misto) .