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Nel caso, poi, di immobili non assoggettati a tutela, il vuoto normativo è tale da impedire allo stesso Ministero della cultura di intervenire in urgenza, perché ha solo facoltà di disporre misure cautelari inibitorie o sospensive ma non interventi attivi, consentendo persino l'abbandono di tali manufatti alla distruzione senza imputarne la responsabilità ad alcuno. In presenza di beni vincolati, invece, il Ministero è tenuto, ex art. 32, a sostituirsi alla proprietà se questa non garantisce la messa in sicurezza e la conservazione dell'opera, salvo rivalersi a posteriori; nel caso in questione, la lastra di ardesia non è murata alla parete retrostante né la materia pittorica è stesa sull'intonaco, il che rende meno stretto il legame tra contenitore e contenuto, venendo a configurarsi l'edicola come una sorta di custodia fissa di un bene potenzialmente mobile, ancorché saldamente ancorato alla muratura; valutato che nessun riscontro ha avuto, a distanza di un anno e mezzo, da parte del soprintendente per le province di Caserta e Benevento e del sindaco di Teano, la segnalazione dello stato di criticità e l'istanza contestuale di avviare (l'uno d'ufficio e l'altro richiedendolo a nome e nell'interesse della propria comunità ai sensi dell'art. 14, comma 1) la procedura finalizzata all'eventuale emissione del vincolo, istanza formulata dalla prima firmataria del presente atto il 30 giugno 2020 con una nota inviata alla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio e al primo cittadino del Comune, nonché, per conoscenza, al nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia la corrente di quanto sopra e se non ritenga di dover sollecitare la Soprintendenza per le province di Caserta e Benevento ad attivarsi per avviare d'ufficio l'istruttoria tesa alla verifica dell'interesse culturale della tempera su ardesia di Domenico Caldara (nonché, ove ricorrano i presupposti, dell'edicola che la contiene) e a valutare l'opportunità, avendola rimossa per poterla restaurare, di sostituirla poi con una copia, scongiurando così la rovina definitiva del pregevole manufatto oggi esposto a grave rischio. Atto n. 3-02961 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che risulta agli interroganti che lo studio "Analisi dei siti alternativi per l'ubicazione dell'impianto di depurazione a servizio della sponda bresciana del lago di Garda, ai fini della presentazione della VIA", esperito nel 2018 dal professor ingegner Bertanza, dell'Università di Brescia, su incarico di Acque Bresciane S.r.l. , gestore unico del servizio idrico integrato per la provincia bresciana, ha individuato nei comuni di Gavardo e di Montichiari i siti dove edificare due nuovi impianti di depurazione ad uso dei comuni bresciani del lago di Garda; considerato che la situazione attuale delle condotte sublacuali colleganti Toscolano Maderno e Torri del Benaco, per mezzo delle quali i reflui prodotti nei comuni bresciani della riviera gardesana affluiscono nelle condotte esistenti sulla sponda veronese e, infine, nel depuratore sito a Peschiera, è certificata dalla relazione "Verifica dello stato di conservazione delle condotte sublacuali Toscolano Maderno - Torri Del Benaco dopo gli interventi di riparazione (marzo 2021)", resa il 14 giugno 2021 dall'ingegner Falappa e dalla professoressa ingegner Pedrazzani, secondo cui, a seguito dei lavori di manutenzione del 2021, è accertata la sostanziale immobilità rispetto al 2020 delle bioconcrezioni incidenti sulla condotta sub lacuale e, pertanto, questa sia in sicurezza (si veda par. 6 lett. B). La medesima relazione attesta, inoltre, come il termine della vita tecnica dell'impianto di collettamento sub lacuale in questione (realizzato tra il 1984 e il 1985) sia tranquillamente estensibile a 50 anni, rispetto ai 40 in origine stimati, laddove si realizzino gli interventi manutentivi suggeriti (si veda par. 7 punto 3); considerato inoltre che: l'art. 1 del "Protocollo sui servizi di interesse generale" allegato al Trattato di Lisbona, che ha modificato il trattato sull'Unione europea ed il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007, cita: «I valori comuni dell'Unione con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale ai sensi dell'articolo 16 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea comprendono in particolare: il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti"; lo studio intitolato "Sistema di collettamento e depurazione a servizio della sponda bresciana del Lago di Garda. Progetto di fattibilità tecnica ed economica. Relazione illustrativa", commissionato da Acque Bresciane S.r.l. e redatto dagli ingegneri Agostini e Olivieri, sottolinea che "Le reti fognarie a servizio dei Comuni bresciani del Garda sono in gran parte costituite da reti per acque miste. La progressiva separazione tende ad evitare sia lo scarico delle acque miste durante gli eventi di piena, sia il sovraccarico dell'attuale collettore... Il processo di separazione richiede tuttavia investimenti molto onerosi, ma soprattutto tempi sicuramente molto lunghi, che risultano incompatibili con il prevedibile aumento della inefficienza dell'attuale sistema di collettamento e depurazione" (si veda par. 4.3.2.) ed inoltre che "risultano presenti acque "parassite" in arrivo dai sistemi fognari comunali, dove, in alcuni casi, la preesistente rete del reticolo idrico minore ? è stata storicamente adibita anche allo scolo delle acque luride... nonostante un consistente piano di separazione delle reti da parte di Acque Bresciane, le tempistiche hanno tempi medio lunghi, non compatibili con le urgenze di potenziamento dello schema di collettamento esistente" (si veda par. 4.3.3); facendo esplicito riferimento a tali gravi deficienze strutturali della massima parte del sistema fognario dei comuni bresciani del lago (fognature miste e presenza di acque parassite), lo studio citato dimostra che sia l'eliminazione della "sublacuale" sia i nuovi, sovradimensionati impianti di depurazione non risolverebbero i reali problemi ecologici del lago di Garda, nello specifico per quanto afferisce all'obbligo, imposto agli Stati membri dalla direttiva 2000/60/CE (Direttiva Quadro sulle Acque) recepita in Italia dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Testo Unico in materia ambientale), di preservare e migliorare la qualità delle acque superficiali interne; è assodata in dottrina e in giurisprudenza, sulla base della disciplina dettata dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in particolare agli artt. 61-65-76-117, e dal decreto del Ministero dell'Ambiente del 2008, n. 131, specialmente con la regolamentazione stabilita dalla Sez. B par.