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I sostituti d'imposta sono chiamati a riconoscere il trattamento integrativo ripartendone l'ammontare sulle retribuzioni erogate, verificandone in sede di conguaglio la spettanza. Il trattamento non spettante potrà essere recuperato dai sostituti d'imposta mediante l'istituto della compensazione. Il comma 3, come modificato dagli emendamenti 1.7 (testo 2) e 1.19, di cui la Commissione in sede referente propone l'approvazione, prevede che i sostituti d'imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, riconoscono in via automatica il trattamento integrativo di cui al comma 1 ripartendolo fra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1° luglio 2020 e verificano in sede di conguaglio la spettanza dello stesso. Qualora in tale sede il trattamento integrativo si riveli non spettante, i medesimi sostituti d'imposta provvedono al recupero del relativo importo, tenendo conto dell'eventuale diritto all'ulteriore detrazione di cui all'articolo 2. Nel caso in cui il predetto importo superi 60 euro, il recupero dello stesso è effettuato in otto rate di pari ammontare a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio. Il successivo articolo 2 istituisce una detrazione dall'imposta lorda sul reddito delle persone fisiche spettante ai titolari dei medesimi redditi da considerare ai fini del trattamento integrativo di cui all'articolo 1. L'importo della detrazione è pari a 600 euro in corrispondenza di un reddito complessivo di 28.000 euro e decresce fino ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito pari a 40.000 euro. La detrazione ha carattere temporaneo, in quanto si applica limitatamente alle prestazioni rese nel semestre che va dal 1 ° luglio al 31 dicembre 2020, in vista di una revisione strutturale del sistema delle detrazioni. L'articolo 3 dispone l'abrogazione, a decorrere dal 1° luglio 2020, del comma 1- bis dell'articolo 13 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), che disciplina il cosiddetto bonus 80 euro. L'articolo precisa inoltre la definizione del reddito complessivo da considerare ai fini della spettanza delle misure di cui agli articoli 1 e 2. Si specifica in particolare che rileva anche la quota esente dei redditi agevolati dei docenti e ricercatori, nonché dei redditi agevolati dei cosiddetti impatriati. Inoltre, l'articolo dispone l'istituzione di un fondo per esigenze indifferibili connesse ad interventi non aventi effetti sull'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni, con una dotazione di 589 milioni di euro per l'anno 2020. L'articolo 4 reca la quantificazione degli oneri derivanti dagli articoli 1, 2 e 3, comma 1, valutati in 7,458 miliardi di euro per l'anno 2020, 13,532 miliardi per il 2021 e 13,256 miliardi annui a decorrere dal 2022, che aumentano, ai fini della compensazione degli effetti in termini di indebitamento netto e di fabbisogno a 8,242 miliardi di euro per l'anno 2020, e individua le relative coperture. L'articolo 5, infine, disciplina l'entrata in vigore del provvedimento. Per concludere, per i lavoratori dipendenti con redditi compresi tra 8.174 euro e 28.000 euro, il bonus sarà riconosciuto direttamente in busta paga, per un importo pari a 100 euro al mese, mentre per i redditi superiori, e fino a 40.000 euro, sarà invece riconosciuta una nuova detrazione fiscale. La platea dei beneficiari, tra lavoratori dipendenti privati e pubblici, aumenta così di 4,3 milioni, passando da 11,7 milioni che percepiscono il bonus 80 euro a 16 milioni. Del taglio del cuneo fiscale si è parlato e discusso per tanto tempo e sono anni che si ribadisce la necessità di un intervento in grado di ridurre il peso del fisco sul lavoro dipendente. Questo decreto-legge costituisce in questo senso un primo importante tassello, necessario, ma che deve davvero preludere, come è scritto nel provvedimento, a una più ampia riforma del sistema di imposizione diretta. Una riforma per un fisco più equo. Se vogliamo pensare a un fisco e comunque a una forma più equa di prelievo tra chi produce reddito e ricchezza nel nostro Paese o tra chi trae reddito e ricchezza dal nostro Paese, non posso non ricordare ai colleghi e al Governo, anche in questa occasione, che occorre arrivare ad un sistema di imposizione fiscale delle società web che sia sempre più vicino al sistema ordinario di imposizione fiscale. Gli ostacoli su questa strada sono tanti, occorrono decisioni collegiali europee, esistono anche minacce di ritorsione in termini di dazi da parte di alcuni Paesi, ma non dobbiamo arrenderci. Non è più possibile tollerare questa discriminazione di trattamento tributario, soprattutto quando chi riceve il trattamento di maggior favore è proprio colui che trae - e verrebbe da dire drena - più risorse dal Paese. È come se dopo la rivoluzione industriale, dopo la nascita, l'espansione, la crescita esponenziale dei redditi prodotti dall'industria, si continuasse a chiedere di concorrere alla spesa pubblica soltanto ai contadini, magari attraverso i loro feudatari. È una situazione intollerabile. Il provvedimento all'esame dell'Assemblea oggi è un aiuto ai moderni vassalli e per questo è giusto e condiviso, ma occorre iniziare a chiedere un contributo maggiore ai nuovi produttori di redditi e ricchezza. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, stiamo lavorando con l'obiettivo di avere un sistema fiscale più equo, più trasparente e orientato alla crescita. Oggi abbiamo ancora una sovrapposizione di moltissime norme antielusive e antievasive, che rendono il sistema particolarmente complesso e orientato, invece che alla crescita, a sostenere le entrate e quindi il riequilibrio dei conti pubblici. Abbiamo un focus un po' sfocato sull'evasione, nel senso che è giustissima la lotta all'evasione, ma siamo molto più concentrati a fare una compliance e a controllare l'emerso che a fare un severissimo contrasto al sommerso. Diciamo quindi che questo è un provvedimento positivo, ma è un intervento di maquillage ordinario e, grazie a Dio, il decreto-legge lo esplicita, perché dice che agisce nelle more di una revisione più strutturale del sistema fiscale (poi tornerò sul punto nel dettaglio). Questo denota una grande consapevolezza del Governo, perché ci dà la direzione e ci dice che stiamo andando verso una revisione necessaria, in realtà urgente da tempo. La seconda premessa che vorrei fare è che lavorare sulla riduzione del cuneo fa sì che il Governo sia coerente rispetto agli impegni presi, alle raccomandazioni fatte dal Consiglio dell'Unione europea e dall'OCSE rispetto alla necessaria riduzione del cuneo fiscale. Sappiamo che le classifiche OCSE ci individuano come il terzo Paese con il cuneo fiscale più alto e che siamo dieci punti sopra la media europea.