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Non ci si può discostare dalla proposta della Commissione, restando fermo il principio di un finanziamento eccezionale e a lungo termine tramite debito comune europeo, con un accordo che giunga in tempi rapidissimi affinché, dopo i necessari passaggi, si arrivi presto all'attuazione di next generation EU e del prossimo quadro finanziario pluriennale. Solo così le singole economie potranno avere una prospettiva di crescita e l'Europa un futuro di unità e prosperità. Tutti noi abbiamo apprezzato la fermezza con la quale, pur nel rispetto delle differenti sensibilità, ha saputo sostenere e sostiene una linea che è la sola capace di garantire una vera comunità di interessi, rispondente a valori realmente condivisi. Una chiusura su next generation EU non è giustificabile, perché comprometterebbe la ripresa economica proprio dei Paesi e dei settori più colpiti dalla crisi in atto e più bisognosi di ricevere protezione. La crescita e il lavoro potranno ripartire solo se si saprà cogliere l'occasione di mutare strategie, mettendo in campo risorse economiche importanti per rafforzare gli investimenti pubblici e privati legati a progetti e riforme convincenti, che diano fiducia e speranza. Signor Presidente del Consiglio, è in gioco non soltanto la reputazione dell'Italia, come lei sa bene, ma anche il futuro dell'Europa, dei nostri concittadini e delle generazioni che verranno. Noi confidiamo in lei. Sono certo che non ci deluderà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (Misto) . Presidente Conte, non ho votato la fiducia al suo Governo, perché ero certo che il demone mefistofelico di Bruxelles ne avrebbe imposto le scelte e ne avrebbe in qualche modo condizionato il percorso futuro. Così è stato. Quel demone oggi vi suggestiona le soluzioni e domani vi obbligherà a cedere l'anima. Finché l'anima è vostra, amen . Ma il problema è che l'anima è dei cittadini italiani: lavoratori, famiglie, imprenditori e professionisti. Non credo per nulla all'Unione europea e non credo nemmeno all'Unione monetaria, però provo pena a vedere l'Italia supplicare un po' di morfina ai Paesi del cosiddetto asse del Nord. Si sa: io sono per l'uscita e spero che si possa ancora avere un po' di dialettica rispetto al tema dell'Europa. Voi continuate a subire il fascino di modelli sbagliati su presupposti finanziari fallaci. State però attenti a dire che arriveranno tanti soldi, perché altrimenti quei soldi, un euro per un euro, vi verranno chiesti dall'economia reale. Ognuno dei cittadini italiani sarà titolato a chiedervi: perché, visto che c'è una montagna di soldi, a me quei soldi non arrivano? Purtroppo a settembre vedrete le ferite di questo Paese, del Paese reale. Ma prendo per buono quello che per voi è la montagna di soldi e vi dico di stare attenti, perché tanti soldi e una montagna di soldi è diverso da "soldi illimitati": questa è la grande differenza, questa è la sfida. E aggiungo che quella illimitatezza dei fondi dovrebbe essere monetizzata dalla Banca centrale europea: questa è la grande prova di maturità. L'economista Paul De Grauwe, che non è certamente un euroscettico - tutt'altro, è un socialista ed è un liberale pro-mercato - continua a ripetere - e con lui molti altri economisti - che i soldi che oggi vendete come la soluzione non finiranno nelle disponibilità, appunto, dell'economia reale. Allora vi invito a non affannarvi nel replicare le fatiche di Sisifo, perché il masso che portate in cima alla montagna è destinato a tornare al punto iniziale: è quello il supplizio di Bruxelles. State attenti. Lasciate perdere le illusioni del MES e del recovery fund . Ripeto che non credo al disegno unionista, ma se davvero volete la prova d'amore e di maturità da Bruxelles chiedete che la BCE compri all'infinito e monetizzi il deficit . È il testo della risoluzione che vi propongo. I soldi servono adesso, senza conti da pagare e compiti a casa da fare. Se non lo farete, allora il vostro fallimento darà ragione a chi come me chiederà Italexit. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente del Consiglio, mi permetta di cominciare con un'affermazione, nonostante il collega che mi ha preceduto: l'Europa c'è, con tutte le sue istituzioni. Il Presidente del Consiglio europeo Michel ha affermato che non si deve ridurre il recovery fund a 750 miliardi di euro (quella è la cifra). L'Europa c'è con la Banca centrale europea e, nonostante la scivolata della signora Lagarde, la BCE sta facendo il suo lavoro. E chi dice il contrario, e cioè che non stanno arrivando i soldi dell'Europa, dice una cosa non vera, perché senza la Banca centrale europea oggi saremmo già falliti. Rispetto all'affermazione di comprare titoli per 1.350 miliardi, non sono spiccioli. Signor Presidente del Consiglio, c'è anche il Presidente della Commissione europea, la quale - ne sono convinto - è profondamente consapevole che in un'Europa senza solidarietà non si mette fine e non si incide sul destino degli italiani, ma si pone fine al destino dei Paesi europei. Signor Presidente, mi permetta però di esprimerle dei dubbi sulla sua relazione, che permangono perché si insiste in una via solitaria. Voi avete emanato tre decreti dallo scoppio di questa pandemia. Nessuno di noi nasconde la drammaticità dei numeri, che sono da conflitto bellico. Ma i tre decreti-legge approvati - il cura Italia, il decreto liquidità e il decreto rilancio - non stanno portando nessuno dei benefici da voi sperati. In effetti, nascondersi dietro al fatto che tutto vada bene è un'ipocrisia e, allora sì, che ci sarà l'apocalisse, come ha detto il direttore de «il Fatto Quotidiano» Antonio Padellaro. Signor Presidente, non voglio entrare nel merito dei 400 miliardi, di cui solo 51 effettivamente destinati agli investimenti, ma non c'è alcun dubbio che quei decreti non stanno producendo gli effetti sperati. Allora la risposta qual è? La risposta è quella di dire chiaro e tondo al Paese che da soli non ce la fate. Se voi continuate su questo percorso, rischiate di andare a sbattere. Ha detto bene il presidente Casini: se, da un lato, non dobbiamo in modo alcuno non additare chi in Europa ci vuole insegnare e dire qual è lo strumento che dobbiamo adottare - noi siamo i primi a difenderlo - allo stesso tempo dobbiamo fare autocritica. Noi siamo credibili al cospetto dei Paesi membri dell'Unione europea. Voglio dirlo con molta franchezza: la Francia e la Germania sono non i nostri nemici, ma i cofondatori di un grande disegno, di un'utopia che è diventata realtà. Se noi continuiamo a trattare i Paesi membri come nostri nemici, non credo che troveremo giovamento. Sono contento, signor Presidente del Consiglio, che da questa maledetta pandemia un insegnamento lo abbiamo tratto: