[pronunce]

Ad avviso della Regione la norma impugnata sarebbe illegittima, in primo luogo, in relazione all'obbligo di adeguamento ai principi di liberalizzazione delle attività economiche dettato per le Regioni. Essa sembrerebbe riguardare il coordinamento della finanza pubblica, prosegue la ricorrente, dal momento che pone un obbligo, per gli enti territoriali, al cui adempimento si ricollegano importanti conseguenze circa la cogenza degli obiettivi di finanza pubblica e la determinazione della contribuzione degli enti stessi alla manovra annuale. Tuttavia, la medesima disposizione impugnata contiene previsioni di dettaglio ed autoapplicative, che andrebbero oltre la potestà di individuare i principi fondamentali della disciplina ex art. 117, terzo comma, Cost., consentita allo Stato in materia di coordinamento della finanza pubblica. Secondo la prospettazione della ricorrente, il panorama delle competenze legislative regionali incise dalla disposizione impugnata è molto complesso. Il senso della disciplina complessiva, secondo la ricorrente, sarebbe quello di imporre alle Regioni di adottare interventi normativi o comportamenti in ambiti sia di competenza concorrente, come il governo del territorio, sia di potestà regionale residuale come il commercio, di cui all'art. 117, terzo e quarto comma, Cost. 3.2.- La Regione Veneto lamenta poi la violazione dell'art. 117, primo, secondo e quinto comma, della Costituzione e del principio di leale collaborazione. La ricorrente ritiene che la lamentata invasione statale delle competenze normative regionali non possa essere legittimata né dalla previsione di cui all'art. 41 Cost., considerato che la norma impugnata non attiene in alcun modo alla competizione tra imprenditori e ai relativi vantaggi per il consumatore, né dal principio di concorrenza sancito dal Trattato dell'Unione europea, visto che, nelle materie di competenza regionale, spetta alla Regione dare attuazione ai vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario ex art. 117, primo e quinto comma, Cost., senza che ciò richieda un intervento statale intermedio. Essa confuta anche la possibilità che la disciplina impugnata trovi legittimazione nell'esercizio di una competenza trasversale quale la tutela della concorrenza ex art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., poiché, in base alla giurisprudenza della Corte costituzionale, l'intervento normativo statale limitante l'autonomia normativa regionale deve essere non solo coerente con i principi della concorrenza, ma anche proporzionato e adeguato rispetto al fine. Pertanto, l'obbligo di adeguamento imposto ai legislatori regionali non può essere considerato, secondo la Regione, coerente e adeguato rispetto al fine perseguito. In ogni caso, anche nella denegata ipotesi in cui si riconoscessero alla disciplina impugnata caratteri di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza tali da consentire di ricondurla nell'ambito della tutela della concorrenza, la competenza statale così esercitata non potrebbe dirsi prevalente, a parere della ricorrente, e, dunque, capace di escludere il riferimento alle competenze legislative costituzionalmente garantite alle Regioni. Dinnanzi a un concorso di competenze in relazione al quale non sarebbe possibile formulare un giudizio di prevalenza dell'una sull'altra, il legislatore statale avrebbe dovuto, a parere della Regione Veneto, ricorrere a strumenti di leale collaborazione. Poiché ciò non è avvenuto, la disciplina impugnata va, secondo il ricorso, dichiarata costituzionalmente illegittima per contrasto con il principio di leale collaborazione. 3.3.- La Regione Veneto lamenta poi la violazione dell'art. 3 della Costituzione. A parere della ricorrente, la disciplina alla quale la Regione dovrebbe conformarsi risulterebbe, in particolare per quanto riguarda l'art. 1, commi 1, 2 e 3, del d.l. n. 1 del 2012, così come modificato dalla legge n. 27 del 2012, talmente generale e generica, indefinita e perplessa, da essere priva di qualsiasi capacità di fungere da riferimento e garantire l'obiettivo di tutela che essa si pone. Pertanto, la disposizione impugnata sarebbe inficiata da un autonomo vizio d'illegittimità costituzionale per contrasto con il principio di ragionevolezza, di cui all'art. 3 Cost. 3.4.- Inoltre, il ricorso contesta che si possa imporre alle Regioni di adeguarsi alle indicazioni che il Governo, entro la fine del 2012, ai sensi dell'art. 1, comma 3, della normativa censurata darà con atti regolamentari, ipotizzando, così, anche un contrasto con l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, che attribuisce allo Stato potestà regolamentare unicamente nell'ambito delle materie di sua competenza legislativa esclusiva. 3.5.- Riguardo alla violazione degli artt. 118 e 97 della Costituzione, la ricorrente rileva un contrasto tra l'obbligo di interpretare e applicare le disposizioni recanti divieti, restrizioni, oneri o condizioni all'accesso e all'esercizio delle attività economiche, secondo le indicazioni dell'art. 1, comma 2, e l'autonomia regionale nell'esercizio delle funzioni amministrative, sancito dall'art. 118 Cost. Tale profilo di difformità rispetto al dettato costituzionale, aggravato dal contenuto indefinito della normativa di riferimento, non potrà che ingenerare incertezze e ritardi nell'operato delle amministrazioni, anche regionali, che si rifletterà, secondo la Regione Veneto, in una menomazione del principio di buon andamento, garantito dall'art. 97 Cost. 3.6.- Secondo la ricorrente, la disposizione impugnata presenta un ulteriore profilo di illegittimità in relazione agli artt. 5 e 114 della Costituzione e all'art. 9, comma 2, della legge costituzionale n. 3 del 2001. La norma censurata introdurrebbe, infatti, una nuova forma di controllo sull'operato legislativo delle Regioni, in palese contrasto con il principio autonomistico di cui all'art. 5 Cost., così come con quello di equiordinazione tra enti costituenti la Repubblica stabilito all'art. 114 Cost. e con il principio di cui all'art. 9, comma 2, della legge costituzionale n. 3 del 2001, che ha abrogato tutte le forme di controllo, precedentemente previste agli artt. 125 e 130 Cost., perché non più coerenti con il disegno delle autonomie territoriali, successivo alla revisione costituzionale. 3.7.- La Regione Veneto lamenta, infine, la violazione dell'art. 119 della Costituzione e della legge n. 42 del 2009. La verifica cui il legislatore nazionale assoggetta gli enti territoriali costituirebbe non un controllo di natura collaborativa, ma al contrario una valutazione cui si ricollegano pesanti conseguenze economico-finanziarie per l'ente territoriale. Il mancato inserimento nel novero degli enti virtuosi comporterebbe, da un lato, un aggravamento di responsabilità nel concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica e, dall'altro, un innalzamento del contributo posto a carico dell'ente stesso alla manovra finanziaria annuale.