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Tutti i provveditori e direttori degli istituti penitenziari hanno ricevuto dal Ministero della giustizia l'obbligo di comunicare alle autorità giudiziarie i nominativi di detenuti affetti da patologie con il rischio di complicanze, per eventuali determinazioni. Soltanto dopo le clamorose scarcerazioni dal 41- bis di numerosi boss mafiosi, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha cercato di smentire quella nota in maniera infelice, volendo far credere che si trattasse soltanto di una richiesta di monitoraggio. Così però non è stato, perché di fatto il DAP ha voluto scaricare sulla magistratura di sorveglianza qualsivoglia responsabilità. Noi vogliamo la sua sfiducia, signor Ministro, perché non è stato in grado di far fronte nelle istituzioni carcerarie all'emergenza Coronavirus, non ha messo in atto alcuna misura e non ha intrapreso alcuna strategia per proteggere innanzitutto gli agenti della polizia penitenziaria, i detenuti, gli operatori e tutti quanti i visitatori. (Applausi). Non è stato in grado di proteggere nemmeno gli avvocati penalisti, i quali, a causa della carenza di modalità operative telematiche omogenee per il deposito degli atti penali in tutti i tribunali italiani, si sono esposti concretamente al rischio del contagio. Per di più, la fase 2 dei tribunali - quella partita l'11 maggio 2020 - ha creato tanti rischi e tante difficoltà, e continuerà a crearne. Avviandomi a concludere, signor Ministro, vogliamo la sua sfiducia semplicemente perché si è manifestato nei fatti concretamente inadeguato al ruolo che ormai sta ricoprendo da ben due anni. (Applausi). A seguito delle note vicende, il dottor Basentini ha rassegnato le dimissioni e lei, signor Ministro, ha dimostrato una scarsa conoscenza dell'attività e dell'organizzazione della macchina ministeriale. Faccio alcuni esempi: ha dichiarato di essere venuto a conoscenza di intercettazioni dal NIC, quando il contenuto dovrebbe essere conosciuto solo da chi le ha effettuate materialmente e dall'autorità giudiziaria che le ha disposte. Ministro Bonafede, lei nel Governo Conte- bis si è contraddistinto per una molteplice serie di provvedimenti al limite della costituzionalità e spesso non rispettosi degli articoli 27 e 111 della Costituzione, utilizzando la decretazione d'urgenza. Signor Ministro, al DAP ha istituito un vero e proprio mostro che ha consentito, con il suo silenzio, la scarcerazione di pericolosissimi boss mafiosi. Le faccio soltanto un accenno: il tribunale di sorveglianza di Sassari ha chiesto riscontro al DAP rispetto non ad Arsenio Lupin, il ladro galantuomo, ma a Pasquale Zagaria, un pericolosissimo boss dei casalesi, condannato a ventun anni di reclusione, sette mesi e un giorno. Il DAP non ha dato alcuna risposta e questo silenzio ha consentito la scarcerazione ai domiciliari di Pasquale Zagaria. (Applausi). Signor Ministro, ciascuno di noi lascerà un ricordo della propria vita terrena ai posteri, sia nella vita privata che nella vita pubblica, come in questo caso, e lei passerà alla storia come il Ministro che voleva a tutti i costi arrestare gli evasori - anche quelli che non hanno potuto pagare le tasse perché incorsi in disgrazia - ed è finito per liberare i boss mafiosi. (Applausi). È un pessimo ricordo, signor Ministro: ha fatto esattamente ciò che Cafiero De Raho, il procuratore nazionale antimafia, ha detto di non fare: guai a liberare i mafiosi. Se si liberano i mafiosi, si dà un segnale di debolezza dello Stato. (Applausi). Se si liberano i mafiosi, si rafforzano i mafiosi sul territorio. Lei ha fatto questo. Devo riconoscerle, tuttavia, il grande gesto che ha compiuto nella sua gestione del Dicastero, quando ha indossato la divisa dei baschi azzurri. Questo è stato un gesto che abbiamo tutti apprezzato; peccato che la sua gestione non è stata all'altezza di quelle donne e di quegli uomini che, con onore, quotidianamente, rappresentano lo Stato italiano non soltanto nelle carceri, ma anche fuori dalle carceri. Voglio concludere con una parola a voi tanto cara: onestà. Onestà, ricordate questa parola? Riecheggia ancora in questa Aula come in tante piazze: onestà. L'onestà non è soltanto di chi non ruba, perché per noi quella è una precondizione per accedere alla vita pubblica e agli incarichi istituzionali; l'onestà è anche di chi mantiene fede alla parola data agli italiani, di chi mantiene le promesse fatte agli italiani e lotta quotidianamente per concretizzarle. L'onestà è di chi mantiene fede al patto con gli italiani, e lei, signor Ministro, non soltanto non ha rispettato quel patto, ma lo ha stracciato e lo ha completamente calpestato. (Applausi) . In queste ore si è aperto un subdolo dibattito politico di veti incrociati e di minacce incrociate tra il Partito Democratico e Italia Viva. La sfiducia al ministro Bonafede significa sfiducia al Governo. Colleghi, un motivo in più per votarla: gli italiani ve ne saranno grati. (Applausi). Pertanto, Presidente, chiediamo che il Senato, ai sensi dell'articolo 94 della Costituzione e dell'articolo 161 del Regolamento del Senato, esprima la propria sfiducia nei confronti del ministro Bonafede e ne conseguano le immediate dimissioni. (Applausi). PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Bonino per illustrare la mozione n. 235. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, innanzitutto voglio ringraziare tutti coloro che hanno firmato questa mozione. Certo da sola, per ovvie ragioni regolamentari, non avrei potuto presentarla, ma sono felice che i motivi per cui l'ho proposta siano stati condivisi anche da parlamentari di altri partiti e schieramenti politici. Non sono molto scaltra, diciamo, nei colloqui di Palazzo. (Brusio) . PRESIDENTE. Per cortesia, sento troppo brusìo e vorrei ascoltare. (Applausi) . Prego, senatrice Bonino. BONINO (Misto-PEcEB) . Dicevo che non sono particolarmente scaltra nei contatti di Palazzo. So, però, non sono poi così marziana, che nelle discussioni e nei voti in cui è in gioco la sopravvivenza di un Ministro, finiscono per pesare e prevalere considerazioni che non hanno a che fare direttamente con l'oggetto delle discussioni e della decisione. E così avviene anche oggi. Considerato tutto quello che ho letto anche sui giornali, e temo anche quello che ascolteremo in quest'Aula, del merito delle questioni che noi proponiamo non si farà parola. Si parlerà sempre e solo di chi ne trae giovamento. A quanti mi diranno che non si può sfiduciare il Ministro per non mettere a rischio il Governo, mi limito a ricordare che oggi si discute di altro e cioè di quale politica per la giustizia serva all'Italia.