[pronunce]

che, ritualmente costituitasi, la resistente Azienda ospedaliera “S. Maria della Misericordia”, ha eccepito la inammissibilità della questione, sull'assunto che l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 va inteso nel senso che, dopo la scadenza del termine del 15 settembre 2000, è fatta salva la facoltà per il pubblico dipendente di far valere le proprie pretese patrimoniali davanti al giudice ordinario; che, intervenuto nel giudizio a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri, ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile, in quanto l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 (come pure l'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998) sarebbe suscettibile di un'interpretazione costituzionalmente orientata, nel senso che il termine del 15 settembre 2000 non costituisce un termine di decadenza sostanziale, ma il limite temporale della giurisdizione del giudice amministrativo, oltre il quale le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30 giugno 1998 sono devolute al giudice ordinario; che, quanto al denunciato vizio di eccesso di delega, l'Avvocatura sostiene che – poiché la ratio della norma denunciata sta nel contemperamento di due contrapposte esigenze: da un lato, di subordinare il “passaggio” delle controversie di pubblico impiego dal giudice amministrativo al giudice ordinario alla decorrenza di un periodo transitorio, al fine di evitare un immediato e generalizzato sovraccarico del contenzioso davanti al giudice ordinario e, dall'altro, di delimitare il periodo transitorio, al fine di evitare che le controversie rimaste attribuite al giudice amministrativo «potessero rimanere devolute ad infinitum (in forza, ad esempio, di una pluralità indefinita di atti interruttivi della prescrizione) al giudice ormai non più munito, in linea generale, di competenza giurisdizionale» in materia – il previsto termine di decadenza per la proposizione delle controversie davanti al giudice amministrativo costituisce soluzione ottimale e perfettamente ragionevole per contemperare le opposte esigenze in armonia con il dettato della legge delega; che, quanto alla sospettata violazione degli artt. 3 e 24 Cost., la difesa erariale osserva che un termine decadenziale di oltre due anni non confligge con la giurisprudenza della Corte costituzionale, secondo la quale l'art. 24 Cost. non esige che la tutela dei diritti ed interessi sia regolata dal legislatore ordinario con uniformità di requisiti ed effetti, né vieta che l'esercizio di tale tutela sia sottoposto a termini di decadenza o di prescrizione, nei limiti in cui tale regolamentazione non risulti manifestamente irragionevole o non imponga oneri tali da compromettere irreparabilmente la tutela stessa (sentenze n. 87 del 1962, n. 113 del 1963, n. 47 del 1964, n. 100 del 1964, n. 85 del 1968, n. 77 del 1974, n. 406 del 1993, n. 461 del 1997, n. 210 del 1998); che, quanto alla censura di irragionevolezza, la difesa erariale ne eccepisce l'inammissibilità, perché prospettata in via meramente ipotetica, senza alcuna attinenza con la controversia all'esame del giudice a quo, e, comunque, la manifesta infondatezza, in quanto, rientrando nella discrezionalità del legislatore modificare i criteri di riparto di giurisdizione fra giudice ordinario e giudice amministrativo, non può considerarsi irragionevole una disciplina transitoria, con la quale sia fissato un termine oltre il quale una certa controversia non possa più essere portata davanti a un giudice, ma debba essere conosciuta dall'altro; che, nel corso di quattro giudizi amministrativi, promossi da altrettanti pubblici dipendenti nei confronti delle rispettive pubbliche amministrazioni datrici di lavoro, per ottenere l'accertamento di crediti retributivi maturati in periodi anteriori al 30 giugno 1998, il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria - sezione staccata di Reggio Calabria, con distinte ordinanze del 27 gennaio 2004 (numeri 542, 622 e 625 r.o. del 2004) e del 26 marzo 2004 (n. 710 r.o. del 2004), di pressoché identica motivazione, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24, 113 e 76 Cost., dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, limitatamente all'inciso «solo qualora siano state proposte, a pena di decadenza, entro il 15 settembre 2000»; che il giudice a quo premette, in punto di fatto, che le controversie sono state proposte dopo la scadenza del termine di decadenza del 15 settembre 2000, in quanto i ricorsi introduttivi sono stati depositati nella segreteria dell'adito tribunale dopo tale data, precisando che solo in una delle quattro controversie (e precisamente quella promossa da Nicola Rogolino nei confronti dell'Azienda ospedaliera “Bianchi - Melacrino - Morelli” di Reggio Calabria, di cui all'ordinanza di rimessione n. 625 r.o. del 2004) il ricorso introduttivo è stato non solo depositato, ma anche notificato in data successiva al 15 settembre 2000; che il tribunale rimettente afferma, per tutte e quattro le controversie in discorso, la propria giurisdizione, aderendo all'orientamento delle sezioni unite della Corte di cassazione, secondo cui la data 15 settembre 2000 è fissata dall'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 non quale mero limite alla persistenza della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ma quale termine di decadenza per la proponibilità della domanda giudiziale; che, quanto alla rilevanza della questione, il Tribunale osserva che, in applicazione della norma denunciata, dovrebbe dichiararsi l'estinzione per decadenza delle pretese azionate, essendo stati i ricorsi proposti dopo il 15 settembre 2000; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo sospetta di incostituzionalità la norma denunciata per violazione, in primo luogo, dell'art. 3 Cost., poiché introduce una ingiustificata disparità di trattamento fra i dipendenti pubblici, cui è imposto il termine di decadenza del 15 settembre 2000 per la proposizione delle domande relative a diritti maturati entro il 30 giugno 1998, e i dipendenti privati, per i quali valgono gli ordinari termini di prescrizione;