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in base a un esposto del cofondatore del fondo internazionale di investimento "Bluebell Capital Partners", Giuseppe Bivona, Solvay starebbe adottando tecniche di greenwashing . Sempre in base allo stesso esposto risulta che la multinazionale belga abbia sversato finora in mare tredici milioni di tonnellate di metalli pesanti; nonostante dal 2007 la multinazionale abbia ricevuto 104,5 milioni di euro di fondi pubblici per ridurre il proprio impatto ambientale, l'area inquinata non è stata ancora totalmente bonificata, anche grazie al fatto che diversi gruppi politici hanno votato contro una mozione, presentata dal Movimento 5 Stelle al consiglio regionale della Toscana, con cui si chiedeva di accelerare la riconversione dello stabilimento Solvay a Rosignano con l'installazione di un dissalatore e di provvedere all'installazione di adeguati sistemi di depurazione e alle bonifiche dei luoghi inquinati; considerato che: Bivona ha posto oltre cinquanta domande all'amministratore delegato di Solvay nel corso dell'assemblea dei soci, tenutasi lo scorso 11 maggio. Vincent de Cuyper ha risposto a tutti gli interrogativi scaricando sulle autorità italiane la responsabilità di quanto avviene, ripetendo in modo compulsivo che lo sversamento a mare sia de facto quasi una richiesta delle nostre autorità. Le risposte di de Cuyper a Bivona hanno confermato quel che è l'aspetto più critico sotto l'aspetto normativo/regolamentare, ovvero la diluizione delle sostanze pericolose sversate a mare e la violazione delle BAT; per raggiungere un livello il più possibile elevato di protezione dell'ambiente è previsto che vengano individuate e adottate, da parte del gestore dell'impianto industriale, le migliori tecniche disponibili ( best available techniques ), ovvero le tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione che (tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili per ogni specifico contesto) garantiscono bassi livelli di emissione di inquinanti, l'ottimizzazione dei consumi di materie prime, prodotti, acqua ed energia e un'adeguata prevenzione degli incidenti; considerato, inoltre, che anche in Francia Solvay è stata accusata di essere un'azienda che inquina e lo fa in più siti. Come nello stabilimento di Dombasle, dove si produce carbone che produce odori nefasti, nocivi e insopportabili. Oppure nell'impianto di Solvay de Tavaux, che ha contaminato permanentemente la falda freatica. E negli Stati Uniti la multinazionale è stata accusata di inquinare le falde acquifere. Funzionari dello Stato del New Jersey hanno citato in giudizio Solvay, accusando l'azienda di ignorare il mandato di ripulire l'acqua potabile contaminata e di inquinare l'aria producendo composti tossici una volta prodotti nel suo stabilimento di West Deptford; considerato, infine, che l'agenzia di rating MSCI ha assegnato a Solvay il punteggio massimo (AAA) e altre società di rating le hanno assegnato comunque dei voti buoni. Secondo queste valutazioni acquistare un titolo Solvay sarebbe considerato un investimento sostenibile, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato in premessa; se il Ministro della transizione ecologica abbia intenzione di attivarsi nei confronti di Solvay, affinché realizzi bacini di decantazione nei quali far confluire gli scarichi, prima di sversare in mare e di bonificare la discarica a cielo aperto, meglio nota come "Spiagge bianche", costituita da milioni di tonnellate di scarti industriali provenienti dal processo di fabbricazione della soda; se il Ministro stesso abbia intenzione di rivedere il rating di sostenibilità ambientale dell'azienda, che dovrebbe essere rivisto al ribasso, alla luce dell'impatto dello stabilimento di Rosignano; se il Governo, date le forti criticità di un'azienda accusata di inquinamento seriale e violazione sistematica del codice ambientale non soltanto in Italia, ma anche nelle altre nazioni dove opera, come Francia ed USA, dopo gli incidenti rilevanti che si susseguono da anni, gli ultimi a febbraio e agosto 2020, per quanto concerne la contaminazione dei pozzi del quartiere dei palazzoni di Rosignano segnalata da ARPAT dallo scorso febbraio, dopo la condanna di Solvay nel 2019 per disastro ambientale a Spinetta Marengo per lo scarico di cromo esavalente, non abbia il dovere di esigere il rigoroso rispetto delle vigenti norme sull'ambiente con l'obbligo di provvedere all'installazione di adeguati sistemi di depurazione e alle bonifiche dei luoghi inquinati ed avvelenati. Atto n. 4-05816 FAZZOLARI BALBONI CALANDRINI DE CARLO DRAGO GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA PETRENGA RAUTI RUSPANDINI TOTARO ZAFFINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: sono state recentemente indette le elezioni dei Comites ( ex articolo 14, comma 3, del decreto-legge n. 162 del 2019), che si terranno il 3 dicembre 2021 negli oltre 100 distretti consolari; i potenziali elettori sono circa 6 milioni (italiani iscritti all'AIRE) più o meno equamente suddivisi tra sesso maschile e sesso femminile; per partecipare a queste elezioni, ogni avente diritto al voto deve fare richiesta di iscrizione all'elenco elettorale per le elezioni dei Comites, compilando una scheda fornita dai consolati italiani; nelle schede per l'iscrizione al voto fornite in questi giorni nella quasi totalità dei consolati italiani presso i quali si costituiranno i nuovi Comites, tra le parti da compilare obbligatoriamente appare, come requisito "indispensabile", l'indicazione del cognome del coniuge da parte delle elettrici di sesso femminile sposate o vedove; le schede per l'iscrizione al voto, infatti, premessa la dizione "Da compilare in ogni sua parte in stampatello", al secondo punto, richiedono il "cognome del coniuge", cui segue una nota che specifica "da inserire solo se il richiedente è di sesso femminile e coniugata e vedova" ; premesso, altresì, che: non si vede il motivo per cui le elettrici italiane all'estero debbano indicare, quale requisito necessario per il voto, il cognome del coniuge; a parte la considerazione del fatto che molte potrebbero essere separate, ma non divorziate, va anche rilevato che sembra non debbano sottostare a questa indicazione gli elettori e le elettrici legati in virtù di un'"unione civile", nel cui caso non si parla di "coniugi", configurandosi così un'evidente discriminazione tra persone legate da matrimonio e persone unite civilmente; già in occasione delle ultime elezioni politiche, del 2018, le schede inviate per posta alle elettrici riportavano accanto al loro cognome anche quello del coniuge; considerato che: l'art. 13 della legge n. 120 del 1999 stabilisce che la tessera elettorale "contiene i dati anagrafici del titolare", ed è evidente che il titolare, in Italia, viene identificato con i propri dati anagrafici e non con quelli del coniuge; il regolamento di attuazione dell'art. 13 precisa che la tessera contiene "nome e cognome" dell'elettore e che "per le donne coniugate il cognome può essere seguito da quello del marito", prevedendo, dunque, una facoltà ma non un obbligo, si chiede di sapere: