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In caso di mancata collaborazione dell'utente, gli operatori valutano le sue condizioni psichiche utilizzando ogni mezzo ritenuto opportuno, da impiegare prioritariamente nei luoghi di vita abituali dell'utente, incluso il domicilio, e favorendo il più possibile l'adesione volontaria al trattamento proposto. 2 Qualora sia possibile adottare efficaci misure extraospedaliere, il trattamento sanitario obbligatorio di cui alla legge 13 maggio 1978, n. 180, può essere effettuato presso il domicilio dell'utente, presso il centro di salute mentale o presso un altro luogo ritenuto idoneo. Nei casi di cui al primo periodo, qualora gli operatori medici, esperito ogni possibile tentativo, non siano messi in condizione di visitare il paziente e ritengano, in base alle informazioni in loro possesso, che vi sia la necessità urgente di una valutazione psichiatrica, effettuano la proposta di un accertamento sanitario obbligatorio all'autorità competente ai sensi dell'articolo 1 della legge 13 maggio 1978, n. 180. Qualora, nell'effettuazione dell'accertamento, gli operatori medici accertino la presenza dei requisiti per un trattamento sanitario obbligatorio, dopo aver esperito senza successo tutti i possibili tentativi per acquisire il consenso volontario del paziente al ricovero, effettuano la proposta di un trattamento sanitario obbligatorio all'autorità sanitaria locale competente ai sensi dell'articolo 1 della legge 13 maggio 1978, n. 180. 3 All'articolo 33 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, quinto comma, dopo il secondo periodo sono aggiunti i seguenti: « Contestualmente alla convalida del trattamento sanitario obbligatorio da parte dell'autorità sanitaria locale competente, il giudice tutelare può nominare un garante. Il garante è scelto tra le persone iscritte a un apposito albo istituito presso l'ufficio del giudice tutelare, d'intesa tra lo stesso giudice e l'osservatorio regionale e delle province autonome di Trento e di Bolzano per la salute mentale competente, verifica il rispetto dei diritti della persona sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio e la sostiene nella stesura del patto di cura, favorendo il più possibile il consenso al trattamento. Il garante deve possedere comprovate competenze giuridiche e relazionali ed essere accettato dall'utente interessato ». 10 (Gestione delle situazioni di crisi a livello ospedaliero) 1 Qualora la situazione di crisi non sia gestibile ai sensi dell'articolo 9, l'utente è ricoverato, in regime di trattamento sanitario volontario od obbligatorio, se ne ricorrono i requisiti di legge, presso il servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) dell'ospedale competente per territorio. 2 Gli SPDC operano per la prevenzione della contenzione fisica in conformità a quanto disposto dalla presente legge e nel rispetto del documento 10/081/CR07/C7 della Conferenza delle regioni e delle province autonome del 29 luglio 2010, recante raccomandazioni sulla « Contenzione fisica in psichiatria: una strategia possibile di prevenzione », qualora recepite dalla regione o provincia autonoma di riferimento. 3 A decorrere da tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il ricorso a misure di contenzione fisica presso gli SPDC è vietato. Gli SPDC riducono in misura proporzionale su base annua il numero di utenti sottoposti a misure di contenzione fisica, al fine di azzerare il numero di casi presso le proprie strutture entro il termine di cui al primo periodo. 11 (Azioni finalizzate all'individuazione di soluzioni abitative e per l'inserimento lavorativo e sociale) 1 Nell'ambito delle misure già previste dalla legislazione nazionale e regionale, il dipartimento di salute mentale, nel rispetto del patto di cura di cui all'articolo 8 e d'intesa con i soggetti pubblici o privati competenti, avvia, ove necessario, percorsi di residenzialità protetta e di inserimento dell'utente nel mondo del lavoro e della socialità. 2 Il dipartimento di salute mentale dispone di specifiche aree di attività e di operatori dedicati per le azioni di cui al presente articolo. 3 I percorsi di residenzialità individuano prioritariamente le soluzioni abitative più adatte a promuovere negli utenti autonomia, responsabilità e recupero, quali appartamenti a bassa protezione, libere convivenze tra utenti e accoglienze da parte di famiglie disponibili e di cittadini al fine di offrire contesti relazionali fondati sull'ascolto e sulla fiducia per il superamento delle cosiddette strutture residenziali ad alta protezione. 4 I percorsi di inserimento nel mondo del lavoro di cui al comma 2 devono individuare le situazioni più adatte per l'utente, a partire da quelle che si avvalgono di leggi nazionali o regionali o di inserimenti nelle cooperative sociali. Possono altresì essere promosse dai dipartimenti attività di avvicinamento al mondo del lavoro, per utenti non ancora pronti per l'inserimento in percorsi strutturati, anche in collaborazione con soggetti privati o del privato sociale, valorizzando eventuali competenze professionali specifiche, apportate dal mondo del volontariato, rappresentato da cittadini singolarmente intesi o da loro associazioni. 5 I percorsi di inserimento e di reinserimento sociale devono valorizzare il più possibile risorse e responsabilità degli utenti e promuoverne l'inclusione in percorsi di recupero. Gli operatori dell'area dedicata collaborano con tutte le realtà pubbliche e private che sono attive a livello di inclusione sociale per raggiungere le finalità del presente comma. 12 (Raccordo tra i dipartimenti di salute mentale, gli istituti penitenziari e le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza) 1 All'articolo 1, comma 2, lettera d) , del decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, dopo le parole: « psichico e sociale » sono aggiunte le seguenti: « , anche attraverso l'impiego del personale del dipartimento di salute mentale competente per territorio ». 2 Le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza di cui all'articolo 1, comma 1- quater , del decreto-legge 31 marzo 2014, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 maggio 2014, n. 81, sono strutture dei dipartimenti di salute mentale integrate con la rete dei propri servizi. 3 I dipartimenti di salute mentale, nel rispetto della legislazione vigente, realizzano al proprio interno misure alternative volte a limitare il ricorso alle misure detentive negli istituti penitenziari e alle misure di ricovero nelle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza in favore di percorsi di cura attuati presso la rete delle proprie strutture territoriali. 4 Ciascuna residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza non può superare il numero di 20 posti letto. È fatto divieto di aggregare più residenze nello stesso edificio o in edifici attigui. 5 Per tutti i soggetti ricoverati presso le residenze di cui al comma 2 sono formulati progetti di cura personalizzati, d'intesa tra la direzione della residenza e il centro di salute mentale competente per territorio, attraverso azioni riabilitative attuate, sia all'interno che all'esterno delle residenze, allo scopo di favorire la rivalutazione della pericolosità sociale del ricoverato da parte dell'autorità competente e la sua precoce dimissione dalla residenza.