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Altre proposte miravano a mantenere il dualismo regionale, ma prevedendo l'assegnazione, « per le altre regioni » ordinarie, di competenze specifiche in settori specifici, e altre ancora che ricalcavano la formulazione del testo presentato dalla citata Commissione bicamerale del 1997 e approvato dalla Camera dei deputati. Sotto il profilo procedimentale tutte le proposte prevedevano la necessità che l'autonomia concessa fosse prevista con legge approvata a maggioranza assoluta dalle Camere, in base ad una intesa Stato-regione sottoponibile a referendum confermativo su base regionale. Un primo testo fu poi approvato dal Comitato ristretto, interno alla I Commissione permanente « Affari costituzionali », il 13 ottobre 1999, che prevedeva che « forme e condizioni particolari di autonomia, che non concernono le materie di cui al secondo comma dell'articolo 117, possono essere stabilite anche per altre regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della regione interessata, nel rispetto dei princìpi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa con la regione interessata, ed è sottoposta a referendum limitato ai cittadini elettori della regione stessa. Non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi ». L'attuale versione definitiva dell'articolo, così come lo conosciamo oggi, prendeva le mosse da una proposta che mirava all'abolizione delle regioni a statuto speciale, con la contestuale previsione di un regime di differenziazione applicabile, invece, a tutte le regioni. L'attuale terzo comma nasceva con l'intento di sostituire interamente l'articolo 116, prevedendo che « ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117 e le materie indicate al secondo comma del medesimo articolo alle lettere m) , q) e i) , limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, possono essere attribuite ad ogni regione, con legge dello Stato, su iniziativa della regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti sulla base di un'intesa con la regione interessata ». Quest'ultima proposta venne riformulata a seguito di un subemendamento e poi approvata, divenendo da sostitutiva ad aggiuntiva dell'articolo 116, lasciando invariata la previsione delle regioni speciali di cui al primo comma. Una modifica sicuramente più rilevante che costituisce una risposta a tutte quelle istanze che richiedevano l'equiparazione dell'autonomia ordinaria a quella speciale. Dopo essere stato esaminato anche dal Senato, il testo divenne, pertanto, la parte aggiuntiva dell'articolo 116 e il suo attuale terzo comma, per poi essere riapprovato, in seconda deliberazione, dalla Camera dei deputati, il 28 febbraio 2001, e dal Senato, l'8 marzo dello stesso anno. Dal testo finale è sparito il riferimento al referendum della legge rinforzata che prevede forme e condizioni ulteriori di autonomia, sostituito dalla consultazione degli enti locali, di cui la regione sembra dover esprimere le relative istanze. Il terzo comma dell'articolo 116 elenca poi specificatamente le materie rispetto alle quali l'autonomia può essere concessa, estendendole non solo a quelle sottoposte alla cosiddetta competenza concorrente, ma anche rispetto ad alcune riservate alla competenza esclusiva statale. Queste due particolarità differenziano il testo finale dell'articolo 116, terzo comma, rispetto alle proposte di riforma avanzate dalla Commissione bicamerale D'Alema e dal testo presentato dalla bicamerale e approvato dalla Camera dei deputati. Il modello duale tracciato originariamente dalla Costituzione risulta, dunque, complicato dall'inserimento del terzo comma dell'articolo 116, delineando un ulteriore e terzo tipo di regionalismo, che si aggiunge a quello storico previsto per le cinque regioni a statuto speciale e a quello ordinario, di diritto comune, previsto per tutte le altre regioni. La riforma si inseriva in un contesto in cui il disegno di organizzazioni politiche asimmetriche o differenziate interessava vari modelli autonomistici, in maniera più o meno intensa, inserendosi in una tendenza che sembra essere qualcosa di più di una contingenza italiana, dovuta alla pretesa di questa o quella regione ma, piuttosto, in un assetto di competenze configurato su misura rispetto al protagonismo che caratterizza le singole comunità politiche. All'indomani della riforma del titolo V, e all'introduzione della previsione costituzionale relativa al cosiddetto regionalismo differenziato, poche sono state le regioni che hanno avanzato proposte per richiedere « ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ». Nessuno dei tentativi intrapresi, però, è giunto a compimento. Merita inoltre una riflessione la procedura di attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Come evidenziato nell'ambito dello studio di Elisa Tira ( L'attuazione del regionalismo differenziato e il ruolo del Parlamento nella stipula delle intese ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, in NOMOS. Le attualità del diritto, n. 3 del 2020 ), l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, stabilisce solo che le « ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia », che possono essere devolute alle regioni ordinarie, vengono attribuite « con legge dello Stato, su iniziativa della regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all'articolo 119 » e che tale legge « è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la regione interessata ». Tale disposizione quindi si limita a prevedere che la legge è adottata « sulla base » di un'intesa tra lo Stato e la regione interessata, alludendo in questo modo ad un procedimento di natura negoziale. Sin da principio, quindi, è emerso come uno dei principali nodi da sciogliere sia costituito dall'individuazione del procedimento da seguire per attribuire ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni ordinarie in assenza di una disciplina legislativa di attuazione del disposto dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Questo aspetto è stato sottolineato anche dalla Commissione parlamentare bicamerale per le questioni regionali, che nella XVII legislatura ha esaminato e monitorato il processo in corso svolgendo un'approfondita indagine conoscitiva « Sull'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, con particolare riferimento alle recenti iniziative delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna », culminata nell'approvazione di un documento conclusivo il 6 febbraio 2018. In quella sede, l'assenza di regolamentazione non è stata ritenuta ostativa alla realizzazione del regionalismo differenziato. Al contrario, è stato evidenziato come dagli elementi di incertezza che ne conseguono derivi piuttosto un ampliamento degli ambiti rimessi all'accordo delle parti. In particolare, la Commissione parlamentare per le questioni regionali ha posto in rilievo i seguenti profili: a) l'ampio margine di autonomia delle regioni circa la modalità per l'attivazione della procedura, che può vedere come protagonista la Giunta nel sollecitare l'avvio del negoziato con il Governo, ovvero il Consiglio regionale, che può approvare una proposta di legge statale;