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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli appalti pubblici e sui fenomeni della corruzione e della collusione ad essi correlati. Onorevoli Senatori. -- Gli scandali emersi negli ultimi tempi in materia di appalti ed in particolare la gestione discutibile degli appalti delle cosiddette «Grandi opere» rende opportuna l'istituzione da parte del Parlamento di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli appalti pubblici e sui fenomeni della corruzione e della collusione ad essi correlati. Il presente disegno di legge propone pertanto l'istituzione di tale Commissione d'inchiesta e ne stabilisce gli obiettivi, i compiti e le modalità di funzionamento, sulla base delle leggi istitutive di analoghe Commissioni d'inchiesta, come quella sul fenomeno delle mafie o quella sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Il fenomeno della corruzione della pubblica amministrazione per accedere alla realizzazione delle opere pubbliche o aggiudicarsi servizi e forniture presenta dimensioni vastissime e connessioni dirette con il sistema politico e con la stessa criminalità organizzata. Il risultato è un eccessivo aggravio dei costi per la realizzazione delle opere pubbliche rispetto, ai costi preventivamente stabiliti, che, per la maggior parte, è causato da continue perizie di variante che alzano sempre di più i costi. Si tratta quindi di un tema non solo etico-morale ma anche economico, che ha messo in crisi il sistema Paese e le imprese oneste che vengono tutte trattate come criminali. Infatti, proprio ultimamente, il Governo ha assegnato all'Autorità nazionale anticorruzione anche la vigilanza sugli appalti di lavori, servizi e forniture. La corruzione danneggia gravemente l'economia e la società nel suo complesso, mina la democrazia e lede la giustizia sociale e lo Stato di diritto, minacciando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei processi democratici. Recentemente, l'indagine «mafia capitale» ha fatto emergere con tutta chiarezza come le associazioni criminali gestiscano attraverso il complesso sistema delle cooperative anche il business dell'immigrazione, facendo emergere rapporti tra politici corrotti, cooperative e associazioni criminali. Si rende pertanto necessario riformare la normativa vigente che disciplina il funzionamento delle cooperative individuando chiaramente, oltre a criteri certi per l'assegnazione delle gare pubbliche, anche modalità di monitoraggio per l’accertamento del rispetto di standard qualitativi e quantitativi, anche per salvaguardare l'operato delle cooperative virtuose che rispettando la missione istitutiva collaborando fattivamente per il bene comune. Il settore degli appalti pubblici muove circa il sette per cento del PIL nazionale, mentre, secondo le stime della Corte dei conti e dell'Unione europea, la corruzione costa al sistema economico italiano almeno 60 miliardi di euro all'anno. Il recente rapporto sulla corruzione redatto dall'Unione europea, secondo un'indagine realizzata da PriceWaterhouse per l'Olaf (l'agenzia antifrode europea), evidenzia dati allarmanti sulla diffusione del fenomeno della corruzione negli Stati membri e soprattutto in Italia. In particolare, la metà dei 120 miliardi che ogni anno la corruzione sottrae all'economia dell'Unione europea riguarda l'Italia. E se in Olanda ogni 100 appalti solo uno è viziato da tangenti, nel nostro Paese il numero è 10 volte superiore. Ancora più stupefacente è l'opinione della gente sulla corruzione nel settore degli appalti. Si legge nel citato rapporto che in Italia c'è «la percezione di un clima di quasi impunità», mentre «i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono oggi tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l'elevato numero di indagini per casi di corruzione, tanto a livello nazionale che regionale». Il rapporto punta soprattutto il dito sulle leggi ad personam e proprio per questo la Commissione europea invita l'Italia «ad astenersi dall'adozione di leggi ad personam ». Inoltre, un altro problema segnalato da Bruxelles riguarda la prescrizione: circa il 10 per cento dei procedimenti per reati di corruzione «si è estinto per scadenza dei termini di prescrizione» mente la media negli altri Stati membri dell'Unione europea va dallo 0,1 al 2 per cento. Un altro capitolo è il ricorso a procedure negoziate. In Italia, il ricorso a procedure negoziate senza pubblicazione del bando è più frequente della media europea: nel 2010 rappresentava infatti il 14 per centro del valore dei contratti, contro il 6 per cento della media dell'Unione. Questo fattore, secondo la Commissione europea, aumenta il rischio di condotte corrotte e fraudolente. Ne è un esempio il fatto che se in Italia per ogni chilometro di alta velocità si è speso una media di 61 milioni, per la Parigi-Lione e la Madrid-Siviglia il costo è stato poco sotto i 10 milioni per chilometro. Contro questo fenomeno, la Commissione suggerisce «di rendere più trasparenti gli appalti pubblici, prima e dopo l'aggiudicazione, come richiesto dalle raccomandazioni rivolte all'Italia a luglio 2013 nel quadro del semestre europeo». Questo obiettivo «potrebbe essere raggiunto ponendo l'obbligo per tutte le strutture amministrative di pubblicare on-line i conti e i bilanci annuali, insieme alla ripartizione dei costi per i contratti pubblici di opere, forniture e servizi, in linea con la normativa anticorruzione» e di «conferire alla Corte dei conti il potere di effettuare controlli senza preavviso». Il presente disegno di legge intende pertanto permettere un approfondimento delle ragioni che hanno portato nel corso degli ultimi anni al malfunzionamento dell'attuale disciplina degli appalti, con lo scopo di comprendere quali correttivi possano essere apportati a livello normativo per rendere più trasparenti gli appalti e contrastare i fenomeni di corruzione e collusione.. 1 (Istituzione e funzioni della Commissione) 1 È istituita, per la durata della XVII legislatura, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sugli appalti pubblici e sui fenomeni della corruzione e della collusione ad essi correlati, di seguito denominata «Commissione», con il compito di: a svolgere indagini atte a fare luce sulle attività illecite connesse agli appalti pubblici e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata, con specifico riferimento alle fattispecie di reato di cui agli articoli 416 e 416- bis del codice penale, in materia, rispettivamente, di associazione per delinquere e associazioni di tipo mafioso anche straniere; b verificare la sussistenza di comportamenti illeciti da parte della pubblica amministrazione centrale e periferica e dei soggetti pubblici o privati operanti nella gestione degli appalti, anche in riferimento alle modalità di gestione dei servizi da parte degli enti locali e ai relativi sistemi di affidamento; c verificare, in relazione alle infrastrutture strategiche, l'istituto dell'«affidamento unitario a contraente generale» e in particolare la facoltà riconosciuta al contraente generale di eseguire l'opera con piena autonomia, di gestire i subaffidamenti, le attività collaterali e di progettazione e direzione dei lavori, nonché le espropriazioni;