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Abbiamo notato invece un atteggiamento diverso, a seconda della tipologia della popolazione. Non si capisce perché, ma, se le regole devono valere per tutti, è giusto che sia così. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 13,35) (Segue ROMEO ). Le rivolgo un'altra domanda, signor Ministro, a proposito dei dati che ha citato, secondo cui crescono i positivi rispetto all'estate, da 12.000 a 60.000. È quindi giustissimo l'invito a non abbassare la guardia e ribadiamo che è giusto e corretto l'utilizzo della mascherina. Chiediamo però nuovamente se non sia anche più giusto e corretto dare una visione dei dati più trasparente, come avevamo già chiesto nell'ultima discussione. Signor Ministro, cerchiamo di capirci: ci sono giornali che hanno titolato, «dati mai così alti», «come nel mese di aprile», ricordando il periodo del lockdown . Quando fate il comunicato, che viene riportato in tutte le emittenti televisive, dovete farlo capire una volta per tutte anche ai media , perché la comunicazione è fondamentale su tutti gli argomenti, dall'utilizzo delle mascherine a tutto il contesto che ci sta intorno. Dare messaggi che terrorizzano la popolazione, a nostro giudizio, non è corretto. Chiediamoci allora quanti tamponi giornalieri facevamo ad aprile e quanti ne facciamo oggi. Chiediamoci qual è la percentuale di positivi che trovavamo su un certo numero di tamponi fatti ad aprile e quale quella che troviamo in questi giorni. Questa potrebbe essere una cosa da considerare. C'è poi la questione del rapporto tra asintomatici e sintomatici. Nelle varie trasmissioni sento qualcuno dire che è del 45 per cento, un altro dire che è del 70 e un altro ancora dell'80. Possibile che non ci sia un dato scientifico che ci dica, sulla base dei tamponi eseguiti, quanti sono esattamente gli asintomatici? (Applausi) . Non conosco questo dato, ma gli italiani hanno il diritto di conoscerlo! A proposito delle persone decedute, anche in questo caso si dice il numero giornaliero dei morti, ma vogliamo sapere qualcosa in più ad esempio, se avevano patologie particolari o se invece erano giovani che stavano bene o comunque non avevano nessun problema particolare. Anche questo diventa un messaggio importante e una questione che ci dobbiamo porre. In conclusione, a proposito di numeri, ricordo che qualcuno in quest'Aula mi aveva detto che per cercarli basta andare sul sito del Ministero della salute. Tanti auguri! Sono andato su Internet a cercare i dati e ho notato che il 19 marzo, su 47.798 tamponi, sono risultati positivi 9.361, circa il 19,5 per cento dei casi. Quindi, su poco più di 47.000 tamponi, c'erano circa 9.000 positivi. Il 16 aprile, quindi due settimane dopo, sempre in epoca di lockdown , su 60.000 tamponi è risultato positivo il 6,2 per cento ed era già un bel po' di tempo che eravamo tutti fermi. Il 3 ottobre, quindi qualche giorno fa, su 118.000 tamponi eseguiti, solo 2.884 sono risultati positivi (pari, per fortuna, al 2,4 per cento). Se andiamo a vedere queste proporzioni, dunque, il 2,4 per cento, rapportato al 19,5, non ci può far pensare che, oggi come oggi, siamo in una situazione di emergenza tale per cui dobbiamo chiudere le attività e quant'altro! (Applausi) . Questo è il ragionamento che volevo fare. PRESIDENTE. Devo invitarla a concludere, senatore Romeo. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Concludo con un messaggio importante, perché - perdonatemi - è giusto essere prudenti, ma anche avere buon senso. Infatti, se continuiamo con questi messaggi che terrorizzano la popolazione, fra poco, quando cominceranno le prime influenze, la gente per paura starà a casa; non ci sarà un lockdown dichiarato, ma di fatto sarà così: tutti avranno paura e staranno a casa. Quindi è giusto avere prudenza, ma - concludendo, signor Presidente - intanto va detto una volta per tutte alle persone che il rischio zero non esiste e che bisogna usare prudenza, mascherine e distanziamento e lavarsi le mani; proteggiamo gli anziani e le persone che hanno particolari patologie, ma diciamo anche che oggi siamo in grado di curare le persone che eventualmente si vogliono ammalare. Signor Ministro, un consiglio: c'è bisogno non solo di spaventare la gente, ma anche di rassicurare la popolazione, perché l'elemento psicologico non è da poco, in una situazione come questa (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, signor Vice Ministro, a me sembra di avere una strana sensazione di déjà-vu, nel senso che molte delle cose che ho sentito dire oggi in questa occasione sono assolutamente analoghe e sovrapponibili a quelle che il Ministro ci ha detto pochi giorni fa e che il Vice Ministro ha riecheggiato nel lavoro della Commissione: sono dati che si ripetono. Potremmo anche dire che repetita iuvant, perché tutto sommato sono la descrizione di una situazione e una proposta di interventi. La situazione è quella che è, con indicatori in crescita rispetto al numero dei contagi e dei malati; d'altra parte, le misure che dobbiamo prendere sono quelle che tutti ormai conosciamo perfettamente, secondo la famosa trilogia di mascherina, distanza e gel sanificante. Perfetto, ma tutto questo non può definire, risolvere e in qualche modo concentrare l'intero messaggio che dal Governo arriva attraverso il Parlamento e che poi da questo, probabilmente attraverso i comunicati stampa, arriverà a tutto il Paese. C'è qualcosa di più che abbiamo bisogno di sapere e mi riferisco perlomeno a tre linee molto concrete di quello che ha detto. In primo luogo, una delle parole chiave che ha utilizzato è «priorità». La salute è una priorità, lo dico io che sono in Commissione sanità da quando sono in Parlamento e sono perfettamente convinta che il tema salute debba rappresentare, nell'economia dello Stato, anche un investimento e non un costo; pertanto, da questo punto di vista, non solo la considero una priorità, ma anche uno di quei famosi diritti tutelati dalla nostra Carta costituzionale con una sottolineatura in più. Quindi la salute è una priorità. Poi il Ministro ha fatto riferimento a un'altra parola chiave, unità, cioè collaborazione e integrazione. Lasciamo stare la collaborazione tra maggioranza e opposizione, che ogni tanto esplode anche secondo la dinamica fisiologica della democrazia. Normalmente l'opposizione alza la palla e la maggioranza la schiaccia, nel senso buono del termine: uno alza il livello delle aspettative e l'altro, che rappresenta la maggioranza e quindi dovrebbe avere un senso del realismo più concreto, risponde che è facile fare un libro dei sogni, ma dice di fatto cosa si può e cosa si riuscirà a fare. In questo caso, quando si parla della dialettica tra opposizione e maggioranza, si cerca di schiacciare la palla nel senso di ignorarla in tanti modi, soprattutto svalutando la concretezza dei contenuti che vengono proposti. Pertanto, le ripropongo il tema e le parole chiave "unità" e "collaborazione" ad altri livelli.