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Con tutto il rispetto, il senatore Faraone mi è anche simpatico, anche perché quando un senatore fa un tweet - come ha fatto lui - nei confronti della capitana della Sea-Watch 3 e si prende una raffica di commenti negativi incredibile e infinita, gli posso solo dire: «Grazie di esistere». Davvero siete un'assicurazione per continuare a governare questo Paese. Credo che questo penso sia il modo migliore per rispondere. Al di là di tutta questa querelle, si nota però un certo nervosismo e, soprattutto con il mio intervento, cercherò di capire, visto che stiamo trattando del rifinanziamento delle missioni che riguardano anche la collaborazione con la Libia, quale sia la linea del Partito Democratico perché non siamo riusciti ancora a capirlo. Faccio un breve excursus storico. Dal 2013 al 2017 arrivano 600.000 persone circa. Poi, improvvisamente, arriva il ministro Minniti e le cose cominciano un po' a cambiare: addirittura, in alcune occasioni e in dibattiti televisivi sentiamo prendere a esempio il ministro Minniti come colui che aveva iniziato a ridurre gli sbarchi, essendo quindi anche suo il merito per la realizzazione di certi risultati. La settimana dopo il povero Minniti viene poi completamente sconfessato dalla linea politica adottata dal Partito Democratico. Successivamente, Renzi, nel suo libro «Avanti», pubblicato nel 2017, scrive: «Se qualcuno rischia di affogare in mare, è ovvio che abbiamo il dovere di salvarlo (...). Ma non possiamo accoglierli tutti noi (...). Vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico». Aggiunge infine che noi: «Abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro». Poi, improvvisamente, manda i suoi uomini, i suoi fedelissimi - dall'ex ministro Delrio, al senatore Faraone - sulla Sea-Watch a difendere la capitana che viola le regole per portare qui tutti gli immigrati. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ma non è finita, perché Renzi, da Presidente del Consiglio, va in Europa e porta la proposta che prevede la collaborazione con i Paesi africani per mettere gli hotspot alle frontiere, chiedendo assistenza e cooperazione nelle attività di pattugliamento. Ora il Partito Democratico chiede di votare per parti separate la risoluzione, in quanto non ha intenzione di approvare la parte sulla missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica che riguarda quell'impegno. Colleghi, quando vi sarete chiariti al vostro interno, saremo molto ben lieti di potervi ascoltare qui in Aula. (Commenti dal Gruppo PD) . Fate chiarezza per il bene di tutti! Poi, magari, potremo anche ascoltare qualche vostro consiglio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Commenti del senatore Grimani) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Donno. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, vorrei soffermarmi sulla tanto dibattuta missione internazionale Eunavfor Med Sophia, a comando italiano. Come tutti sappiamo, il principale mandato della missione è il contrasto al traffico di migranti, attraverso l'identificazione e il sequestro di navi e barconi utilizzati per il trasporto, prevenendo così la perdita di vite umane nel Mediterraneo. L'ammiraglio italiano Enrico Credendino, capo dell'operazione Sophia, ha elencato i risultati di una missione che ha contribuito, solo l'anno scorso, a ridurre di quasi l'80 per cento gli arrivi di migranti sulle nostre coste, ridotto a 1.300 i morti in mare e combattuto il traffico di armi e il contrabbando di petrolio, consegnato alle autorità giudiziarie 151 scafisti e neutralizzato 551 imbarcazioni di trafficanti, nonché reso efficiente la Guardia costiera libica con l'addestramento in mare e a terra. Si tratta di una missione di sicurezza marittima che non ha tra i suoi compiti il salvataggio in alto mare dei migranti, anche se dal 2015 ne ha soccorsi ben 50.000, pari al 10 per cento del totale. Questi dati ci inducono a un ringraziamento doveroso nei confronti di tutte le nostre Forze armate e, in particolare, della Marina militare. Infatti, è grazie alla professionalità del personale delle Forze armate impegnate nella missione Sophia, come nelle altre missioni, che l'Italia rafforza la propria posizione e il prestigio nella comunità internazionale. Questi dati mi inducono però anche a intervenire per far notare alcuni aspetti che ritengo doveroso sottolineare. L'ultimo atto da Ministro della difesa tedesco della neoeletta Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stato quello di ritirare i dieci ufficiali della Bundeswehr di stanza a Roma presso il comando di Sophia. Così si è decretata la fine ufficiale della partecipazione tedesca alla missione, decisione che, tra l'altro, era stata anticipata a gennaio con il ritiro della fregata Augsburg dal dispositivo navale. Una decisione grave quella della Germania, presa in risposta alla legittima richiesta italiana di rivedere le regole di ingaggio della missione, che dal 2015 prevedevano di far sbarcare solo in Italia i migranti soccorsi in mare, introducendo un equo meccanismo di redistribuzione in tutta Europa. Pur di non farsi carico dei migranti salvati in mare, la solidale e responsabile Europa, su input di Berlino e Parigi, ha ordinato il temporaneo ritiro fino al 30 settembre di tutte le navi della missione, trasformando di fatto Sophia in una missione di solo pattugliamento aereo. Una decisione grave anche questa, che - come sottolineato dallo stesso ministro delle difesa Elisabetta Trenta - ha lasciato campo libero ai salvataggi fai da te operati dalle navi private delle ONG e al traffico di armi verso la Libia, in violazione all'embargo, proprio quell'embargo che la missione Sophia aveva il mandato di contrastare. L'Italia dunque, ancora una volta, viene lasciata da sola dall'Europa nel Mediterraneo centrale, dove in questo momento continua ad operare la missione nazionale Mare sicuro della nostra Marina militare, con sei navi, cinque mezzi aerei e oltre 700 uomini. Responsabilmente l'Italia ha deciso di potenziare il dispositivo aereo della missione Sophia, aggiungendo ai due droni da ricognizione Predator già operativi un avanzatissimo velivolo pattugliatore, il P72-A dell'Aeronautica militare. Ci auguriamo che dopo l'estate, quando sarà il momento di ridiscutere a livello europeo la sorte della missione Eunavfor Med Sophia, questa nuova Unione europea, anche alla luce dell'aggravarsi della situazione in Libia e di un crescente rischio umanitario, dimostri di saper mettere da parte gli egoismi nazionali e accetti la modifica delle regole della missione navale, così da poterla far ripartire sulla base di un'equa condivisione delle responsabilità. Ribadisco: un'equa condivisione delle responsabilità. Sono certa che questo Governo non mancherà di attivarsi in tutte le sedi opportune per raggiungere questo obiettivo. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,38) ( Segue DONNO). Infine, approfitto per salutare il nostro ministro Trenta e prendo in prestito le parole dello stesso Ministro.