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Ci si domanda come si è potuto consentire l'ingresso nel mercato nazionale a competitor stranieri capaci di rompere gli equilibri della concorrenza a detrimento della produzione interna e della qualità dei dispositivi di protezione, quindi, della sicurezza della nostra popolazione nazionale, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quale sia lo stato di avanzamento dei pagamenti da parte di Invitalia; quali iniziative urgenti intendano adottare al fine di risanare il tessuto imprenditoriale coinvolto, ormai profondamente compromesso. Atto n. 4-05168 IANNONE Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: la legge n. 145 del 2018, all'art. 1, commi da 675 a 685, ha introdotto misure relative alla generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime ed in particolare il comma 675 prevedeva l'adozione, entro 120 giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio, di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per fissarne le condizioni e le modalità dettagliatamente elencate ai successivi commi 676 e 677; al comma 680 viene sancito che i principi ed i criteri tecnici ai fini dell'assegnazione delle concessioni sulle aree demaniali marittime sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e per il turismo, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; il successivo comma 682 recita: "Le concessioni disciplinate dal comma 1 dell'articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge hanno una durata, con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, di anni quindici. Al termine del predetto periodo, le disposizioni adottate con il decreto di cui al comma 677, rappresentano lo strumento per individuare le migliori procedure da adottare per ogni singola gestione del bene demaniale"; la legge n. 77 del 2020, recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19", all'art. 182, comma 2, ha ribadito e precisato che "fermo restando quanto disposto nei riguardi dei concessionari dall'art. 1 commi 682 e seguenti, della L. 145/2018, per la necessità di rilancio del settore turistico e al fine di contenere i danni, diretti ed indiretti, causati dall'emergenza epidemiologica da COVID-19, le amministrazioni competenti non possono avviare o proseguire, a carico dei concessionari che intendono proseguire la propria attività mediante l'uso di beni del demanio marittimo, lacuale e fluviale, i procedimenti amministrativi per la devoluzione delle opere non amovibili, di cui all'art. 49 del cod. nav. , per il rilascio o per l'assegnazione, con procedure di evidenza pubblica, delle aree oggetto di concessione alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, L'utilizzo dei beni oggetto dei procedimenti amministrativi di cui al periodo precedente da parte dei concessionari è confermato verso pagamento del canone previsto dall'atto di concessione e impedisce il verificarsi della devoluzione delle opere. Le disposizioni del presente comma non si applicano quando la devoluzione, il rilascio o l'assegnazione a terzi dell'area sono stati disposti in ragione della revoca della concessione oppure della decadenza del titolo per fatto e colpa del concessionario"; la legge n. 126 del 2020, all'art. 100, comma 1, ha stabilito che le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 682 e 683, della legge n. 145 del 2018 si applicano anche alle concessioni lacuali e fluviali, ivi comprese quelle gestite dalle società sportive iscritte al registro CONI, di cui al decreto legislativo n. 242 del 1999, nonché alle concessioni per la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, inclusi i punti d'ormeggio, nonché ai rapporti aventi ad oggetto la gestione di strutture turistico-ricreative in aree ricadenti nel demanio marittimo per effetto di provvedimenti successivi all'inizio dell'utilizzazione; risulta, pertanto, chiara la volontà legislativa dello Stato italiano di procedere con l'estensione della durata delle concessioni demaniali marittime di anni 15 a far data dall'entrata in vigore della legge n. 145 del 2018 (1° gennaio 2019), visto che gli interventi normativi successivi, ossia la legge n. 77 del 2020 e la legge n. 126 del 2020, richiamano costantemente le disposizioni legislative emanate appunto dalla legge n. 145 del 2018; la direttiva 2006/123/CE (direttiva "Servizi") prevede all'art. 12 che "qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali, che presenti garanzie di imparzialità e di trasparenza e preveda, in particolare, un'adeguata pubblicità dell'avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento (...) e che in tali casi l'autorizzazione è rilasciata per una durata limitata adeguata e non può prevedere la procedura di rinnovo automatico né accordare altri vantaggi al prestatore uscente o a persone che con tale prestatore abbiano particolari legami"; la direttiva, che si configura come una direttiva quadro che dispone norme di portata generale nonché principi operativi, riconoscendo ai singoli Stati membri la facoltà di stabilire le modalità e i tempi di applicazione, è stata recepita dallo Stato italiano con il decreto legislativo n. 59 del 2010 e successivamente integrato dal decreto legislativo n. 147 del 2012. Nell'ambito demaniale marittimo il Parlamento italiano, al fine di superare il contrasto con la normativa comunitaria, ha approvato la legge n. 217 del 2011, recante "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee", che all'art. 11 ha disposto l'abrogazione del "diritto d'insistenza" sancito dall'art. 37 del codice della navigazione ed ha previsto una serie di adempimenti da adottare da parte dello Stato italiano per la riorganizzazione della materia demaniale marittima; nel dibattito fra Stato italiano ed Europa sulle questioni legate alla disciplina delle concessioni demaniali marittime si inserisce l'Autorità garante della concorrenza e del mercato che in seguito alle nuove disposizioni legislative dello Stato italiano (leggi n. 145 del 2018, n. 77 del 2020 e n. 126 del 2020) ha preso una posizione netta in merito alla necessità di disapplicare tali leggi dello Stato da parte degli enti locali, delegati alla gestione del demanio marittimo, poiché in contrasto con il diritto eurocomunitario (in particolare in contrasto con la direttiva 2006/123/CE e con gli artt. 49 e 56 del TFUE);