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Disposizioni per la valutazione dell'impatto di genere della regolamentazione e delle statistiche. Onorevoli Senatori . – L'innalzamento del tasso di occupazione femminile è una priorità su cui impegnarsi per elevare il potenziale di crescita del Paese e per garantire una più equa ripartizione delle risorse pubbliche, anche in funzione della sostenibilità futura dei sistemi previdenziale e di protezione sociale. Nel nostro Paese il tasso di occupazione femminile continua a presentare valori molto al di sotto della media europea. Le difficoltà di lavorare e progredire nella carriera per una donna-madre sono confermate dall'esigua percentuale di donne presenti nei luoghi decisionali. Le analisi presentate in questo contesto ci segnalano un divario nella distribuzione del reddito (sia di lavoro che pensionistico), un difficile accesso alle tutele e un welfare in generale poco adeguato ai bisogni, una scarsa valorizzazione delle competenze come i principali aspetti che limitano il ruolo essenziale della donna nella società. Nonostante l'occupazione femminile presenti una maggiore tenuta negli anni della crisi, si è comunque verificata in questo periodo una ricomposizione verso posizioni a più bassa qualifica abbinata alla crescita del part time involontario e alla persistenza di un più elevato grado di instabilità dell'occupazione. L'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) segnala come, in termini di caratteristiche e qualità del lavoro, persistono per le donne fenomeni di segmentazione occupazionale e di minor rendimento del capitale umano, restando escluse da ruoli di responsabilità e confinate in determinati settori occupazionali. È evidente che per orientare le politiche pubbliche alla ripresa economica e produttiva, alla riduzione delle diseguaglianze, alla coesione sociale e all'equità, non si può prescindere da basi conoscitive certe circa l'articolazione fra i generi delle variabili macroeconomiche e dalla declinazione di genere dei fenomeni sociali. Analogamente, è indispensabile realizzare valutazioni circa gli effetti della normativa e delle politiche economiche pubbliche sulla condizione di disparità fra i generi e, in generale, sulle condizioni di vita dei diversi generi, per modularle in funzione degli obiettivi dati. Il presente disegno di legge intende quindi rappresentare una risposta ad una parte delle summenzionate diseguaglianze di genere, prevedendo alcune misure finalizzate alla produzione di statistiche specializzate e alla valutazione ex ante ed ex post della legislazione sulle pari opportunità, e non solo, in tutti gli ambiti della regolamentazione pubblica. Consapevoli del contributo delle donne alla vita economica e sociale del Paese, il presente disegno di legge si pone quale obiettivo l'istituzione, presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri di un osservatorio consultivo sull'impatto di genere della regolamentazione pubblica e, più in generale, l'introduzione nel nostro ordinamento di un insieme articolato di misure volte a evitare che decisioni politiche – apparentemente neutre rispetto al genere – possano avere un impatto differente, anche se non previsto e non voluto. Nel merito, con l'articolo 1 del presente disegno di legge si prevede l'istituzione, presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, di un Osservatorio consultivo sull'impatto di genere della regolamentazione, composto da rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, dell'ISTAT e da esperti nominati sulla base delle specifiche professionalità nel settore legislativo e degli studi di genere. Sebbene si stabilisca che, quanto all'organizzazione e al funzionamento dell'Osservatorio, si provveda con apposito regolamento ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il comma 2 dell'articolo 1 del disegno di legge specifica i compiti e le funzioni spettanti al summenzionato nuovo organismo. L'Osservatorio è tenuto, tra l'altro, a effettuare ricognizioni della normativa di genere vigente; raccogliere dati comparabili sulla parità tra i generi, nonché statistiche disaggregate in base al sesso; quantificare le ricadute sull'occupazione femminile degli investimenti e delle politiche pubbliche in materia di occupazione e di formazione; assicurare il coordinamento delle amministrazioni in materia di analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR), nonché di verifica dell'impatto della regolamentazione (VIR), per quanto concerne i profili di genere, ai sensi dell'articolo 2 del disegno di legge; formulare proposte per l'armonizzazione degli indicatori e delle metodologie sensibili al genere con quelli utilizzati dalle organizzazioni internazionali; trasmettere al Governo e al Parlamento, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sull'attività svolta e su quella da svolgere nell'anno successivo, recante in allegato i dati statistici e le analisi quantitative, per l'anno di riferimento, sull'impatto di genere della regolamentazione. Per quanto più specificatamente concerne la valutazione dell'impatto di una proposta di legge rispetto al genere, è da sottolineare come questa permetta di effettuare considerazioni, sulla base di specifici criteri rilevanti rispetto al sesso, sia sulla situazione presente che sui prevedibili effetti conseguenti all'introduzione della proposta stessa. Non a caso, nella tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 della Commissione europea, nella parte dedicata al miglioramento della governance sulla parità tra i generi, è stato specificatamente sottolineato che « l'applicazione di metodologie in tema di parità tra donne e uomini, quali la valutazione dell'impatto rispetto al genere e il bilancio di genere (l'integrazione della prospettiva di genere nella procedura di bilancio) favorirà la parità tra donne e uomini e apporterà maggiori trasparenza e affidabilità ». Il documento ha previsto in particolare l'intenzione della Commissione di sostenere la valutazione dell'impatto rispetto al genere e il bilancio di genere, rafforzando l'integrazione della prospettiva di genere nella valutazione di impatto delle politiche e della legislazione europee e studiando la possibilità di elaborare il bilancio di genere a livello di Unione europea, in particolare nei fondi strutturali entro i limiti della gestione concorrente; di promuovere il bilancio di genere a livello locale, regionale e nazionale, anche attraverso lo scambio di pratiche ottimali; di potenziare l'efficacia della legislazione. Si ricordano l'Inghilterra e la Spagna, sia pure con modalità diverse, quali esempi di Paesi che hanno introdotto una legislazione positiva, prevedendo la valutazione equitativa di genere delle innovazioni legislative. Nello specifico, in Inghilterra la valutazione equitativa di genere è stata inserita nell'ambito dell'analisi dell'impatto della regolamentazione, che era stata introdotta già a partire dagli anni Ottanta quale metodo valutativo delle politiche pubbliche, in particolare di deregulation . La valutazione di genere si caratterizza quindi come uno strumento per verificare in che modo le opzioni legislative di public policy possono influenzare donne e uomini in modo diverso, anche in quelle politiche e in quei settori in cui l'ineguaglianza non emerge in modo ovvio e palese. Diversamente, nell'ordinamento spagnolo è stata approvata una legge ad hoc (la legge 13 ottobre 2003, n. 30), che prevede che la relazione di impatto di genere sia allegata alle proposte di legge di iniziativa governativa.