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Con il comma 2 viene al contempo modificato l'articolo 18- bis delle disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale, in modo da prevedere che la sentenza, al momento del suo passaggio in giudicato, sia comunicata all'ufficio di esecuzione penale esterna, affinché lo stesso accerti l'effettiva partecipazione del condannato al percorso di recupero e, nel caso di inadempimento di uno qualsiasi degli obblighi imposti, ne dia immediata comunicazione al pubblico ministero presso il giudice che ha emesso la sentenza, il quale attiverà conseguentemente il procedimento di esecuzione per la revoca della sospensione condizionale della pena, ai sensi dell'articolo 168, primo comma, numero 1, del codice penale. Viene altresì previsto, per garantire la tempestiva informazione in ordine ad eventuali inadempimenti, che gli enti o le associazioni presso cui il condannato svolge il percorso di recupero diano immediata comunicazione all'ufficio di esecuzione penale esterna di qualsiasi violazione ingiustificata degli obblighi connessi allo svolgimento del percorso di recupero. L'articolo 8 reca un'armonizzazione degli effetti penali della violazione delle misure coercitive ex articoli 282- bis e 282- ter del codice di procedura penale e della violazione degli ordini di protezione emessi ex articolo 342- ter , primo comma, del codice civile. L'articolo 387- bis del codice penale prevede il reato di violazione delle misure cautelari, adottate dal giudice penale, dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa nonché di violazione del provvedimento di allontanamento d'urgenza dalla casa familiare adottato dalla polizia giudiziaria previa autorizzazione del pubblico ministero. Tale reato è attualmente punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Per lo stesso delitto, l'articolo 380, comma 2, lettera l-ter) , del codice di procedura penale, come modificato dall'articolo 2, comma 15, della legge 27 settembre 2021, n. 134, prevede l'arresto obbligatorio in flagranza. La modifica proposta è volta ad estendere la medesima disciplina alla violazione degli ordini di protezione emessi dal giudice in sede civile, la cui violazione, allo stato, è sanzionata dall'articolo 388 del codice penale con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 103 a euro 1.032, senza la previsione dell'arresto obbligatorio in flagranza. Considerato che l'ordine di protezione contro gli abusi familiari di cui all'articolo 342- ter , primo comma, del codice civile presuppone una condotta pregiudizievole per l'integrità fisica o morale del coniuge o convivente e che viene emesso dal giudice all'esito di una compiuta istruttoria, appare ragionevole equiparare le conseguenze della violazione del predetto ordine emesso in sede civile a quelle previste per la violazione delle misure cautelari del divieto di avvicinamento o dell'obbligo di allontanamento: in entrambi i casi, infatti, l'autore della violazione ha posto previamente in essere una condotta ai danni del convivente tale da dover essere allontanato dall'abitazione (con eventuale prescrizione anche del divieto di avvicinamento) e ha poi dimostrato di non essere in grado di autodeterminarsi, eludendo il provvedimento dell'autorità giudiziaria. L'articolo 9 interviene al fine di garantire la comunicazione di eventi potenzialmente rilevanti per il corretto svolgimento di competenze istituzionali del prefetto e del questore. In particolare, il comma 1 prevede che nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera i-ter) , del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, l'estinzione o la revoca delle misure di cui agli articoli 282- bis (allontanamento dalla casa familiare), 282- ter (divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa), 283 (divieto e obbligo di dimora), 284 (arresti domiciliari), 285 (custodia cautelare in carcere) e 286 (custodia cautelare in luogo di cura) del codice di procedura penale nonché la loro sostituzione con misura meno grave siano comunicati al questore, ai fini delle valutazioni di competenza in materia di misure di prevenzione. Il comma 2 stabilisce che nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 362, comma 1- ter , del codice di procedura penale – tentato omicidio ovvero, nelle forme consumate o tentate, maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori, nonché talune ipotesi aggravate di lesioni personali e deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso – l'estinzione o la revoca delle misure coercitive di cui al comma 1 ovvero la loro sostituzione con misura meno grave siano comunicate al prefetto ai fini dell'eventuale adozione, sulla base delle valutazioni espresse nell'ambito delle riunioni di coordinamento di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 6 maggio 2002, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2002, n. 133, di misure di vigilanza dinamica a tutela della persona offesa. Viene altresì prevista la revisione trimestrale delle misure adottate. L'articolo 10 introduce una provvisionale a titolo di ristoro « anticipato », in favore della vittima o, in caso di morte, degli aventi diritto che, in conseguenza dei delitti di omicidio, violenza sessuale o lesione personale gravissima, e deformazione dell'aspetto mediante lesioni permanenti al viso, commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, vengano a trovarsi in stato di bisogno. Il nuovo articolo 13- bis della legge 7 luglio 2016, n. 122, al comma 1, individua i soggetti legittimati alla richiesta della provvisionale, da imputarsi nella liquidazione definitiva dell'indennizzo, qualora in conseguenza dei reati di cui all'articolo 11, comma 2, della medesima legge versino in stato di bisogno. Si precisa, inoltre, che la provvisionale può esser corrisposta a condizione che: – la vittima non abbia concorso, anche colposamente, alla commissione del reato ovvero di reati connessi al medesimo; – che la vittima non sia stata condannata con sentenza definitiva ovvero, alla data di presentazione della domanda, non sia sottoposta a procedimento penale per uno dei reati di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a) , del codice di procedura penale e per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto; – che la vittima non abbia percepito, in tale qualità e in conseguenza immediata e diretta del fatto di reato, da soggetti pubblici o privati, somme di denaro di importo pari o superiore a quello dovuto in base alle disposizioni di cui all'articolo 11.