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Modifiche in materia di certificazione medica dei marittimi ed assistenza sanitaria a bordo Al fine di adattare l'ordinamento interno alla Convenzione oggetto di ratifica si rende necessario modificare l'articolo 4 della legge 28 ottobre 1962, n. 1602, che disciplina il certificato medico attestante l'idoneità dei marittimi a lavorare a bordo della nave, oggetto di rinnovo con cadenza biennale. In particolare, con specifico riguardo al termine di validità della certificazione, l'articolo 4 della legge 28 ottobre 1962, n. 1602, attualmente prevede una durata biennale tout court del certificato di idoneità al lavoro dei marittimi (secondo comma). La disposizione viene integrata secondo il dettato della Convenzione (cfr. Regola 1.2. certificato medico – Standard A1.2 certificato medico, della traduzione non ufficiale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, pagine 17 e 18) prevedendo che: -- debba essere redatto anche in lingua inglese; -- se il marittimo ha meno di 18 anni il termine di validità è ridotto ad un anno. Si demanda inoltre ad un apposito decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e trasporti, la possibilità di: -- prevedere termini di validità più brevi della certificazione medica, allo scopo di tener conto di specifiche esigenze da valutarsi in stretta correlazione con le specifiche mansioni che il marittimo è chiamato a svolgere, mansioni per la cui univoca descrizione si fa espresso rinvio alla convenzione internazionale STCW ‘78/95 di cui alla legge 21 novembre 1985, n. 739, nella sua versione aggiornata; -- autorizzare, per comprovate ragioni di urgenza, un marittimo a lavorare pur con certificazione scaduta fino all'arrivo al porto di scalo successivo, sempre che la durata dell'autorizzazione non superi i tre mesi e l'interessato sia in possesso di un certificato medico scaduto da non oltre 30 giorni La modifica di cui al comma 2 dell'articolo 6, concerne la disciplina del servizio di assistenza sanitaria da assicurarsi con un medico qualificato a bordo di navi, in funzione del fatto che la «comunità viaggiante», intesa come comprensiva dei componenti l'equipaggio e dei passeggeri, risulti composta da un determinato numero di unità in funzione del quale si giustifica la presenza di un medico a bordo. Sul punto la disciplina vigente è alquanto risalente, incardinandosi nel disposto dell'articolo 20 del regio decreto del 20 maggio 1897, n. 178, che disciplina le condizioni speciali richieste per l'assistenza sanitaria a bordo di navi addette al trasporto dei passeggeri. Il citato articolo 20 del regio decreto 20 maggio 1897, n. 178, dispone attualmente che «I piroscafi nazionali od esteri destinati al trasporto dei passeggeri per viaggi di lunga navigazione, ove il numero degli imbarcati, fra equipaggio e passeggeri, superi i 150, devono avere un medico di bordo». La norma, che peraltro reca espressioni non più adeguate alla moderna regolamentazione del settore, viene superata con una nuova prescrizione di legge, adeguata a quanto previsto dalla Convenzione (cfr. Regola 4.1 -- Assistenza sanitaria a bordo delle navi e a terra- Standard A4.1- Assistenza sanitaria a bordo delle navi e a terra -- punto 4 lettera b) , della traduzione non Ufficiale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti pagina 60), che prevede che le navi passeggeri che trasportano più di 100 persone e che effettuano navigazione internazionale, come definita dal regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 novembre 1991, n. 435, devono avere a bordo un medico qualificato responsabile dell'assistenza sanitaria. Per le unità in navigazione nazionale, invece, tenuto conto della maggior vicinanza del mezzo alla costa e della possibilità di tempestivo trasferimento presso un centro sanitario sulla terraferma, il medesimo rapporto «persone a bordo/medico» è fissato in 500/1 ai sensi del decreto ministeriale 13 giugno 1986 in materia di «istituzione del servizio medico di bordo su navi della Marina mercantile italiana addette alla navigazione nel mare Mediterraneo». E) Abrogazione dell'articolo 36 della legge 16 giugno 1939, n. 1045 L'occasione della ratifica della convenzione MLC 2006 offre l'opportunità di intervenire per la soppressione di una norma che, pur disapplicata e del tutto desueta nella prassi amministrativa della disciplina delle attività marittime, costituisce un «relitto» della legislazione pre-costituzionale, in palese contrasto con la Carta. Si tratta, segnatamente, dell'articolo 36 della legge 16 giugno 1939, n. 1045, «Condizioni per l'igiene e l'abitabilità degli equipaggi a bordo delle navi mercantili nazionali», il quale prevede che «qualora tra i componenti l'equipaggio vi siano persone di colore a queste dovranno essere riservate sistemazioni di alloggio, di lavanda e igieniche, separate da quelle del restante personale e rispondenti ai loro usi e costumi. Per tale personale di colore dovrà altresì esservi a bordo il modo di confezionare il vitto secondo le sue abitudini e i suoi costumi». L'Ufficio del Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione segnala, in proposito, l'evidente contrasto con l'articolo 3 della Costituzione oltre che con i princìpi di uguaglianza sanciti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, cui l'Italia ha aderito con legge 4 agosto 1955, n. 848, e con la «Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea». Inoltre la disposizione confligge con il contenuto dei decreti legislativi 9 luglio 2003, n. 215 e n. 216, recanti, rispettivamente, «Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica» ed «attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro». Inoltre, rileva che la stessa Organizzazione internazionale del lavoro OIL ha chiesto, in un rapporto del febbraio 2011 diretto al Governo italiano, di abrogare tale disposizione in quanto in contrasto con le norme ed i trattati internazionali a tutela del principio di non discriminazione. Incidentalmente rileva, peraltro, che nel corso della XVI legislatura, una conforme proposta di legge dell'onorevole Sbai era in procinto di ultimare il proprio iter presso la XI Commissione della Camera dei deputati, con l'acquisizione dei parere favorevoli delle Commissioni I e IX ed il parere favorevole dei dicasteri interessati, al trasferimento della proposta di legge in sede legislativa.. Capo I RATIFICA ED ESECUZIONE Art. 1. (Autorizzazione alla ratifica) 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convezione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 186 sul lavoro marittimo, con Allegati, adottata a Ginevra il 23 febbraio 2006 nel corso della 94ma sessione della Conferenza generale dell'OIL. Art. 2. (Ordine di esecuzione) 1.