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Si segnalano soprattutto degli emendamenti approvati dalla Commissione, promossi dal nostro Gruppo - primo fra tutti un intervento importante sia sulla normativa edilizia, sia su quella del codice dei beni culturali e del paesaggio - diretto a permettere l'installazione di manufatti temporanei in aree di proprietà privata nei Comuni terremotati, come strutture prefabbricate o amovibili utilizzate in sostituzione dell'abitazione principale dichiarata inagibile. La norma, più volte proposta e sostenuta dalla Lega durante l'esame di precedenti decreti-legge sul terremoto 2016-2017, intende risolvere le situazioni in corso conseguenti allo stato di emergenza provocato dal terremoto del Centro Italia. Per farci capire, ci si riferisce a casi come quello di nonna Peppina, che alla tenera età di novantacinque anni ha dovuto abbandonare la sua casa. La norma prevede anche l'inefficacia delle ordinanze di demolizione e restituzione in pristino e delle misure di sequestro preventivo già emanate per tutti i lavori e le opere che rispettino una serie di condizioni prestabilite. Un'altra questione importante che è stata affrontata è quella riguardante la possibilità per le diocesi di realizzare interventi fino a 500.000 euro basandosi sulle procedure previste per la ricostruzione privata, quindi per il ripristino e per la partenza di piccoli lavori nelle chiese terremotate. È stata poi affrontata la questione della mancata definizione dei condoni passati e quindi la mancanza di abitabilità e agibilità degli edifici terremotati per carenza documentale. Speriamo ancora che si possa risolvere, prima della fine della trattazione di questo provvedimento, il problema delle sanatorie delle piccole difformità urbanistiche, perché magari si tratta esclusivamente di una finestra cambiata o veramente di piccoli interventi, che sono tutte cose che stanno bloccando la ricostruzione. La popolazione merita di avere tutto il nostro aiuto per poter ripartire. Io non penso che i nostri concittadini di queste zone sfortunate non abbiano voglia di ripartire o non abbiano il coraggio. Hanno delle ferite che non saranno mai più rimarginabili, ma bisogna dar loro la possibilità di farlo, dobbiamo necessariamente operare delle semplificazioni, non possono morire di cavilli e di burocrazia, questo non possiamo assolutamente permetterlo. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . Io penso che queste persone siano disponibilissime a fare ancora sacrifici, ma con la prospettiva e con l'obiettivo finale di ricostruire le loro case, di ricominciare le loro attività, di ridare la possibilità ai turisti di godere di queste zone bellissime. Signor Presidente, chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo del mio intervento, in cui continua l'elenco dei vari interventi, ad esempio come diceva il collega poc'anzi c'è il problema del de minimis di L'Aquila. PRESIDENTE. Ha ancora trenta secondi, quindi può terminare. RIVOLTA (L-SP) . Comunque deve emergere questo, poi ci sarà la seconda lettura alla Camera. È stato dimostrato in Commissione speciale e spero venga dimostrato oggi e nei giorni prossimi in quest'Aula, che abbiamo il dovere morale, oltre che politico, di dare delle risposte a questa gente. Lo meritano e noi tutti ci dobbiamo impegnare profondamente perché ciò avvenga. È una questione di giustizia. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) . Signor Presidente, esponenti del Governo, colleghi, innanzitutto vorrei ringraziare il senatore Patuanelli, relatore del provvedimento, e, allo stesso tempo, mi corre l'obbligo di esprimergli la mia solidarietà, perché immagino l'imbarazzo che abbia provato nel redigere questo documento, perché in esso non vi è nulla: nulla di questo documento inciderà sulla qualità di vita dei nostri concittadini, che da due anni attendono di poter ripartire e non possono farlo, come dice in modo plastico e - direi - genuino lo stesso relatore. Egli infatti ha evidenziato come fosse è imprescindibile andare oltre gli ambiti del decreto-legge e come la Commissione abbia cercato con grande impegno, ma purtroppo senza successo di trovare una soluzione ai problemi delle piccole difformità. Il relatore ha aggiunto che «Ci sono dei temi che non siamo riusciti a toccare e dei problemi che non siamo riusciti a risolvere», e che «Dovrà essere fatta una riflessione urbanistica sulla ricostruzione ampia». Poi alza bandiera bianca, quando afferma che le trenta tematiche affrontate non risolvono un solo punto di quelli che ostacolano la partenza della ricostruzione. Ma allora di cosa stiamo parlando oggi? Delle solite proroghe? Praticamente, ai nostri concittadini stiamo dicendo che un tecnico non può presentare una dichiarazione asseverata in quanto le norme sono confuse, sono totalmente contraddittorie e non c'è un riferimento normativo unico. Pertanto, non presenta la dichiarazione e, pertanto, non si ottengono i contributi e, pertanto, non riparte la ricostruzione. Se oggi, qui ciascuno di noi avesse accanto a sé uno di questi nostri concittadini colpiti dal terremoto e gli desse questa relazione a distanza di due anni, quale pensate potrebbe essere la sua reazione? Temo che ci stiamo dimenticando di chi stiamo parlando. Stiamo parlando di persone che hanno perso una casa, hanno perso una piazza, una chiesa, un lavoro, hanno perso la propria dignità e noi oggi, a distanza di due anni, stiamo dicendo loro di aspettare, perché ancora non siamo capaci di dire loro come si fanno le cose. Questo è intollerabile! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E sapete qual è la cosa più grave? Che i soldi ci sono: ci sono i finanziamenti pubblici; ci sono i fondi europei. Il presidente del Parlamento europeo Tajani - che ringraziamo per i suoi buoni uffici - ha annunciato che ci sono un sacco di soldi, dalla vituperata Europa, eppure i progetti non partono. Presidente, a volo pindarico perché il tempo è assai ristretto, vorremmo evidenziare alcune contraddizioni che potevano essere cancellate subito. Si immagini che a distanza di due anni non si è cancellata quella sperequazione di trattamento tra coloro che abitano nei centri e nelle zone rosse rispetto a chi abita fuori dal centro del borgo. Ormai nessun borgo medievale e nessuna città colpita dal sisma ha numerosi abitanti nel centro, per cui si danno i vantaggi a pochissime persone, perché ormai tutti i borghi medievali sono disabilitati. La gente vive fuori e tutti coloro che hanno costruito fuori per motivi di manutenzione, di qualità di vita o di agevolazioni non possono fruire di alcuna agevolazioni, se non della proroga di alcune facilitazioni in termini fiscali. Noi chiediamo, in sintesi, che si elimini la proroga della scadenza della sospensione dei mutui solo nelle zone rosse perché, ad esempio, Ascoli Piceno ha 800 persone e famiglie evacuate, ma non rientra nelle zone rosse. Si rende conto di cosa stiamo parlando? Non ci voleva molto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . L'esenzione del pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico per le strutture di cantiere è riservata solo alle imprese che operano la ricostruzione nei centri storici. Questa roba potevamo eliminarla. La maggioranza lo poteva fare.