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Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura. Onorevoli Senatori. -- I dati tratti dall'esperienza giudiziaria evidenziano la drammatica diffusione del fenomeno criminale dello sfruttamento dei lavoratori in condizioni di bisogno e di necessità, il cosiddetto caporalato; ciò è favorito non solo dalla crisi economica in cui versa il nostro Paese, ma anche dal sempre più crescente numero di persone immigrate, anche irregolari, in cerca di lavoro. Si creano così le condizioni perché imprenditori senza scrupoli possano realizzare cospicui proventi illeciti che finiscono con l'alimentare un importante giro di affari, nella maggior parte dei casi gestito dalle organizzazioni criminali. La presente iniziativa legislativa mira a garantire una complessiva e maggiore efficacia dell'azione di contrasto, partendo dall'attenzione al versante dell'illecita accumulazione di ricchezza da parte di chi sfrutta i lavoratori all'evidente fine di profitto, in violazione delle più elementari norme poste a presidio della sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché dei diritti fondamentali della persona. Nello specifico, il presente disegno di legge è volto a introdurre modifiche significative in diversi testi normativi al fine di prevenire e colpire in modo organico ed efficace tale fenomeno criminale nelle sue diverse manifestazioni. Con l'articolo 1 si introducono modifiche al codice penale. Il nuovo articolo 603- bis. 1 prevede, in via autonoma, per il delitto di cosiddetto caporalato una circostanza attenuante in base alla quale la pena è diminuita, da un terzo alla metà, per colui che si sia efficacemente adoperato per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l'individuazione degli altri responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite. La circostanza attenuante ad effetto speciale, volta ad abbattere il muro di omertà che avvolge queste fattispecie criminose, particolarmente difficili da debellare, è già prevista nel codice penale all'articolo 600- septies .1 che fa riferimento a tutti i delitti di quella sezione del capo III del titolo XII del libro II del codice. Si ritiene però importante estrapolare dalla previsione generale un’espressa disposizione per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro onde evitare che il riferimento al «concorrente», contenuto nell'articolo 600- septies .1 del codice penale, possa essere letto in senso limitativo nell'ambito dell'operatività della circostanza. Si deve, infatti, considerare che la fattispecie criminosa di cosiddetto «caporalato» non risulta essere strutturata in termini di concorso necessario e descrive precipuamente la condotta di colui che svolge opera di intermediazione. Può aversi allora il caso in cui il soggetto imprenditore che sfrutta la manodopera, se coinvolto in un procedimento penale, possa riferire notizie utili, ma che attengono ad episodi di intermediazione, sempre facenti capo allo stesso intermediatore, ma relativi ad altre imprese o fruitori di manodopera. Per questi ulteriori momenti delittuosi, che fisiologicamente si prospettano nella misura in cui l'attività di intermediazione per legge deve essere un’attività organizzata e, quindi, stabile e non occasionale, non può dirsi che vi sia un concorso anche del soggetto che, in ipotesi, voglia fornire informazioni utili alle indagini e assicurare i colpevoli alla giustizia. Ecco perché è di gran lunga preferibile un’espressione normativa che metta l'accento sul responsabile del reato e non sul concorrente, in modo che non possano esservi dubbi che l'attenuante venga riconosciuta a chi collabora in riferimento a tratti della condotta di intermediazione che non lo coinvolgono né direttamente né indirettamente. Viene, altresì, specificata anche una ulteriore finalità della collaborazione ovvero il «sequestro delle somme o altre utilità trasferite». L'ipotesi attenuativa -- che mira ad ottenere una collaborazione cosiddetta «processuale» -- trova fondamento nella minore capacità a delinquere del colpevole che, successivamente alla commissione del reato, «si sia efficacemente adoperato» per conseguire, in via alternativa, uno dei risultati previsti dalla norma, vale a dire: a) evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori; b) collaborare con gli inquirenti per l'individuazione di ulteriori soggetti responsabili; c) favorire la raccolta e la conservazione delle prove dei reati o il sequestro (finalizzato alla confisca) delle somme o delle altre utilità trasferite; il tutto, ovviamente, prima che tale risultato sia autonomamente conseguito dagli inquirenti stessi. Tale attenuante è modellata secondo la tecnica della legislazione di emergenza di tipo premiale che, negli ultimi quarant'anni, ha spiegato i suoi effetti in diversi ambiti: delitti contro la pubblica amministrazione (articolo 323- bis del codice penale); delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico (articolo 4 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625); delitti di mafia e reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416- bis del codice penale, ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni di tipo mafioso (articolo 8 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152) ; traffico di sostanze stupefacenti e di associazione costituita allo scopo di effettuare tale traffico (articoli 73 e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309); sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione (articolo 630 del codice penale); furto (articolo 625- bis del codice penale) ; riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù o delitti di sfruttamento sessuale dei minori (articolo 600- septies .1 del codice penale) ; reati ambientali (articolo 452- decies del codice penale); articolo 58- ter della legge 26 luglio 1975, n. 354, recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, in tema di eliminazione -- per chi collabora con la giustizia -- del più gravoso regime penitenziario speciale previsto per i condannati per reati di mafia. Essa è l'espressione di una politica criminale finalizzata, attraverso meccanismi premiali, a spezzare la catena di solidarietà che lega i protagonisti della fattispecie in esame, animati da un comune interesse e normalmente uniti da un patto segreto che opera nell'ombra e si consolida con l'omertà. Il nuovo articolo 603- bis .2 del codice penale e l'articolo 3 del presente disegno di legge perseguono l'obiettivo, da un lato, di ampliare l'ambito della confisca obbligatoria, già prevista dall'articolo 600- septies del codice penale, dall'altro di estendere al cosiddetto «caporalato» la confisca (cosiddetta estesa o allargata) prevista dall'articolo 12- sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356.