[pronunce]

che il Giudice di pace di Asola, con ordinanza del 23 febbraio 2006, ha sollevato – sempre in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale del solo art. 126-bis, comma 2, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992; che il rimettente premette di dover conoscere dell'opposizione proposta da una persona giuridica avverso un verbale elevato dalla polizia municipale del Comune di Casaloldo, «a seguito della violazione dell'art. 180, comma 8» del codice della strada; che, difatti, evidenzia il giudice a quo, il legale rappresentante dell'opponente, sebbene invitato «a fornire informazioni in merito al conducente del veicolo» a carico del quale risultava accertata la «violazione di cui all'art. 142, comma 8» di detto codice, «comunicava di non essere in grado di fornire tali informazioni», sicché veniva raggiunto da un nuovo verbale, con il quale si contestava l'avvenuta violazione dell'art. 180, comma 8, del d.lgs. n. 285 del 1992; che, così ricostruita la vicenda sottoposta al suo vaglio, il rimettente assume che l'art. 126-bis del codice della strada darebbe luogo «ad una palese disparità di trattamento tra i cittadini destinatari del provvedimento» da esso contemplato, presentandosi tale norma in «contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost.»; che la norma denunciata, in particolare, per il «caso di mancata identificazione del conducente» al momento dell'accertata infrazione, stabilisce «che la segnalazione» prevista «al fine della decurtazione del punteggio attribuito alla patente di guida» vada effettuata «a carico del proprietario del veicolo, salvo che lo stesso non comunichi entro trenta giorni i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione», sanzionando, inoltre, «la mancata comunicazione dei dati» con l'applicazione della sanzione di cui all'art. 180 del codice della strada; che, dunque, la censurata disposizione – assume il rimettente – «crea nella pratica corrente una ingiustificata disparità di trattamento», sia «tra coloro che sono privi di patente di guida ed i proprietari dei veicoli sanzionati che ne sono muniti, risultando solo gli ultimi di fatto punibili con la decurtazione del punteggio», sia, inoltre, «tra i cittadini che collaborano» con l'organo accertatore e provvedono «diligentemente alle comunicazioni» (seppure «solo al fine di informarlo dell'oggettiva impossibilità di fornire i dati richiesti») e «coloro invece che omettano qualsiasi tipo di comunicazione rendendosi colpevoli di un comportamento volutamente omissivo»; che il giudice a quo deduce, inoltre, «la manifesta ingiustizia» della norma denunciata, «in quanto per mezzo di essa il proprietario del veicolo per la stessa violazione subisce una doppia sanzione»: la prima, «in quanto responsabile in solido» dell'accertata infrazione stradale, la seconda, «per non aver comunicato i dati del conducente», e ciò «quando non sussiste alcun obbligo di delazione normativamente imposto» e, comunque, «nessun obbligo di registrazione dei dati» relativi all'utilizzazione dei propri autoveicoli; che, pertanto, la descritta evenienza integrerebbe, simultaneamente, «la violazione del principio costituzionalmente garantito del diritto di difesa», e del principio, «giuridicamente rilevante, di eguaglianza e pari trattamento». Considerato che i giudici di pace di Pisa e di Asola hanno sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale, il primo, del combinato disposto dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), nel testo risultante all'esito delle modifiche apportate dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214, e dell'art. 180, comma 8, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992, il secondo esclusivamente della prima delle due disposizioni sopra menzionate; che, data la connessione esistente tra i due giudizi, se ne impone la riunione ai fini di una unica pronuncia; che, successivamente all'emissione delle due ordinanze di rimessione, il comma 164 dell'art. 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), inserito dalla relativa legge di conversione 24 novembre 2006, n. 286, ha modificato il testo dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada, vale a dire la disposizione censurata da entrambi i giudici rimettenti; che, in forza di tale ius superveniens, le conseguenze della mancata comunicazione dei «dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione» risultano oggetto di una nuova disciplina, atteso che in base al novellato testo dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada il «proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell'articolo 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornirli è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 250 a euro 1.000»; che, pertanto, alla luce di tale sopravvenienza normativa si impone la restituzione degli atti ai giudici rimettenti, per una rinnovata valutazione della rilevanza delle questioni dagli stessi sollevate.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti al Giudice di pace di Pisa ed al Giudice di pace di Asola. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 gennaio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 febbraio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA