[pronunce]

che, per quanto riguarda la non manifesta infondatezza della questione, la Commissione ritiene che «l'indeducibilità dell'Irap dalla base imponibile ai fini Irpef del socio confligge, con tutta evidenza, con il principio di capacità contributiva espresso dall'art. 53 Cost., atteso che l'Irpef finisce per gravare non già su di un reddito netto e realmente indicativo della capacità contributiva, bensì su un reddito lordo e fittiziamente attribuito al contribuente, per effetto della mancata deduzione dell'Irap già versata» e che la duplicazione d'imposta «confligge anche con il principio di ragionevolezza»; che in tutti e quattro i giudizi dinanzi alla Corte è intervenuto, con atti di contenuto analogo, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza della questione; che, in punto di ammissibilità, la difesa statale deduce il difetto di adeguata motivazione in ordine alla rilevanza, non spiegando adeguatamente il giudice rimettente a quale titolo il ricorrente nel giudizio principale, socio di una società in nome collettivo, abbia chiesto il parziale rimborso dell'Irpef pagata personalmente, adducendo a motivo della richiesta l'illegittimità della norma che impedisce la deducibilità dalle imposte sui redditi dell'Irap corrisposta, nel caso in esame, da un soggetto di imposta diverso dal ricorrente medesimo; che, nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato afferma che la prevista indeducibilità dell'Irap dalle imposte dirette costituisce il frutto di una consapevole scelta operata dal legislatore, non irragionevole, in coerenza con il sistema tributario e con la prevista destinazione del gettito dell'Irap alle Regioni; che, nel corso di un procedimento promosso da un socio di una società in nome collettivo avverso l'Agenzia delle entrate di Ortona, volto all'annullamento del silenzio rifiuto opposto all'istanza di restituzione di somme versate a titolo di Irpef, per la quota indeducibile dell'Irap, la Commissione tributaria provinciale di Chieti ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 446 del 1997, in riferimento all'art. 53 Cost. (r.o. n. 362 del 2007) ; che la Commissione rimettente ritiene rilevante la questione di legittimità costituzionale, in quanto «l'eventuale caducazione o manipolazione della norma censurata determinerebbe il favorevole scrutinio della domanda di rimborso dell'Irpef»; che, per quanto riguarda la non manifesta infondatezza della questione, la Commissione richiama l'ordinanza della Commissione tributaria provinciale di Genova (r.o. n. 521 del 2004), in ordine alla possibilità che imprese, la cui gestione sia effettivamente in perdita, a causa della mancata deduzione dell'Irap, paghino ugualmente Irpef e Irpeg come se avessero prodotto un reddito e osserva che tale effetto estremamente distorsivo «vulnera, all'evidenza, il principio di capacità contributiva, ex art. 53 Cost. […], siccome implica una strutturale, irrazionale ed ingiustificata divaricazione tra il reddito effettivo e quello imponibile»; che nel giudizio dinanzi alla Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la manifesta inammissibilità o l'infondatezza della questione; che, in punto di inammissibilità, la difesa erariale deduce il difetto di adeguata motivazione in ordine alla rilevanza, non spiegando sufficientemente il giudice rimettente a quale titolo il ricorrente nel giudizio principale, socio di una società in nome collettivo, abbia chiesto il parziale rimborso dell'Irpef pagata personalmente, adducendo a motivo della richiesta l'illegittimità della norma che impedisce la deducibilità dalle imposte sui redditi dell'Irap corrisposta, nel caso in esame, da un soggetto di imposta diverso dal ricorrente medesimo; che, nel merito, l'Avvocatura dello Stato sostiene che rientra nella discrezionalità del legislatore non solo individuare i singoli fatti indice di ricchezza ed espressivi della capacità contributiva, ma anche definire il regime giuridico tributario del fatto assunto come presupposto della imposizione, con particolare riferimento al reddito imponibile ai fini delle imposte dirette, e che l'indeducibilità dell'Irap costituisce il frutto di una consapevole scelta operata dal legislatore, in coerenza con il sistema tributario e con la prevista destinazione del gettito dell'Irap alle Regioni; che nel corso di un giudizio, promosso da una società per azioni avverso il provvedimento di diniego dell'Agenzia delle entrate di Parma, in relazione all'istanza di rimborso dell'imposta sui redditi delle persone giuridiche (Irpeg), per la quota indeducibile dell'imposta regionale sulle attività produttive (Irap), la Commissione tributaria provinciale di Parma ha sollevato, con riferimento all'art. 53 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 446 del 1997 (r.o. n. 498 del 2007); che, in ordine alla rilevanza della questione di legittimità costituzionale, la Commissione osserva che essa condiziona direttamente ed inequivocabilmente la domanda di restituzione dell'Irpeg formulata dalla società ricorrente; che, per quanto riguarda la non manifesta infondatezza della questione, la Commissione ritiene che «l'indeducibilità dell'Irap dalla base imponibile ai fini Irpeg confligge, con tutta evidenza, con il principio di capacità contributiva espresso dall'art. 53 Cost., atteso che l'Irpeg finisce per gravare non su un reddito netto e realmente indicativo della capacità contributiva, bensì su un reddito lordo e fittiziamente attribuito al contribuente, per effetto della mancata deduzione dell'Irap già versata», e che la duplicazione d'imposta «confligge anche con il principio di ragionevolezza, atteso che l'imposta Irpef viene ad essere pagata anche sull'imposta Irap»; che nel giudizio dinanzi alla Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'infondatezza della questione; che l'Avvocatura generale dello Stato osserva che l'Irap colpisce non il reddito, ma il valore della produzione netta derivante dall'attività esercitata, che il relativo onere economico gravante sulla produzione ben può essere dal soggetto passivo traslato, secondo le leggi del mercato, sul prezzo dei beni e dei servizi prodotti, che compete alla discrezionalità del legislatore individuare quali oneri siano deducibili e che l'indeducibilità è spiegabile con la necessità di mantenere distinto il sistema della finanza pubblica statale, alimentato con i tributi erariali, da quello facente capo alle singole Regioni e con l'esigenza dello Stato di pianificare scelte di programmazione economica e finanziaria;