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mi riferisco alla mancanza del Ministero dello sport. Come Fratelli d'Italia si siamo soffermati più volte su questa assenza, resa ancora più grave dalla mancanza di risposte a questo comparto, che è in crisi ed è sofferente. Non sta arrivando alcuna risposta, non solo in ordine ai ristori, ma anche in ordine alle riaperture e soprattutto a quanto e come potranno essere considerate le riaperture in ordine al possibile raggiungimento di una situazione a regime delle economie delle singole attività sportive e dei singoli impianti sportivi. Ci troviamo di fronte ad aperture a singhiozzo, limitate a un massimo del 30 per cento, di fronte a un'unica certezza: il 100 per cento dei costi e l'impossibilità di raggiungere l'equilibrio economico-finanziario. Pertanto, parlare di aspetti burocratici, parlare di un Ministero potrebbe sembrare fuori luogo in questa circostanza e offensivo nei confronti degli organismi sportivi, delle società e delle associazioni che sono in sofferenza. Non lo è, perché purtroppo questo risultato è figlio di una cultura inesistente nel nostro Paese, della mancanza di considerazione per il comparto e dell'impossibilità di capire quanto questa materia sia importante per le dinamiche di crescita del Paese. Sono processi che hanno portato non solo all'abolizione del Ministero dello sport, ma anche all'insussistenza dei provvedimenti adottati in questo periodo dal Governo, che purtroppo hanno lasciato inalterate le risposte: mi riferisco sia al Piano nazionale di ripresa e resilienza, sia al decreto sostegni. Quindi la possibilità, o meglio la necessità, di cambiare rotta nel nostro Paese, per quel che riguarda il modo in cui si concepisce il rapporto con lo sport, è un'emergenza alla pari delle altre, perché genera questi provvedimenti. Dobbiamo passare dal consolidamento delle medaglie olimpiche alla costruzione di un'Italia sportiva. Questo è l'obiettivo per il quale dobbiamo arrivare a invertire la tendenza, che poi si riflette drammaticamente anche nelle parole dei nostri governanti. Siamo passati dalla considerazione delle attività sportive, definite non essenziali, fino alle parole del ministro Speranza, che ha addirittura definito pericolose le attività svolte all'interno degli impianti sportivi. Non intendo in questa sede soffermarmi sulla mancanza di un'evidenza scientifica, che provi che il contagio possa essere maggiormente veicolato all'interno dei centri sportivi. C'è un'ampia letteratura da questo punto di vista e non voglio soffermarmi sul tema. Restiamo all'aspetto relativo al Ministero e alla situazione italiana, anche all'interno del contesto europeo, cercando di capire come negli altri Paesi viene vissuto il rapporto con il mondo dello sport. In tutti i Paesi europei - lo sottolineo: tutti - esistono autorità governative, a volte espressione di un Ministero, a volte comunque espressione di altre autorità pubbliche, che si occupano di sport. Solo in Italia questo non è mai accaduto. È vero che nel passato ci sono stati dei Ministeri che si sono occupati di questa materia, tutti rigorosamente senza portafoglio e con competenze limitate. Cos'è accaduto in Italia, nel corso di questi anni? Nel Dopoguerra, purtroppo, il nostro Paese, nell'intento di tutelare e legittimare l'operato del CONI, gli ha però delegato tutte le incombenze di carattere sportivo. Ciò ha prodotto un disinteresse da parte dello Stato, il CONI se l'è comunque cavata egregiamente, ma non ha potuto fare nulla per individuare il modo attraverso cui far crescere, all'interno del Paese, una consapevolezza, rispetto al mondo dello sport, che passasse attraverso l'affermazione di due dei pilastri che consentono la crescita di una cultura sportiva, ovvero il rapporto con la scuola e quello con la salute. In mancanza di questi due pilastri, non è mai stato possibile sviluppare, per mancanza di interlocutori, un ragionamento di carattere strategico. Ciononostante il CONI ha comunque supplito alle carenze statali, perché fino a quando è stato autonomo finanziariamente, ha potuto dare delle risposte, anzi era lo sport che dava soldi allo Stato italiano e non viceversa, e c'era comunque la possibilità, attraverso un sistema sicuramente perfettibile, di affermarsi, all'interno del contesto sportivo internazionale, come un modello sportivo funzionante, pur con tutte le sue manchevolezze. Lo Stato italiano ha iniziato però a smantellare progressivamente questo sistema, che - lo ripeto - comunque funzionava. Come lo ha smantellato? Da questo punto di vista, le responsabilità della sinistra sono enormi. Mi riferisco al primo Governo Prodi, all'allora ministro Veltroni che, nell'andare a regolamentare alcune norme riguardanti la vita dell'ordinamento sportivo italiano, introdusse un principio che, arrivando ai giorni nostri, ha prodotto poi degenerazioni: la possibilità di perseguire il fine di lucro all'interno del mondo dello sport. Fino ad allora la mancanza del fine di lucro era stato un fondamento, un pilastro, che aveva permesso in termini di mutualità di dare risposta a tutto un sistema. Per colpa della sinistra, per colpa di Veltroni, l'introduzione del lucro ha determinato delle modalità di approccio al mondo dello sport che ne hanno accelerato la disintegrazione, arrivata ai giorni nostri. Sono due giorni che, come abbiamo visto, non si fa altro che parlare della Superlega: è un discorso che si è fatto in tutte le salse ed è figlio della modifica introdotta all'interno dei sistemi dell'ordinamento sportivo, che ha prodotto una corsa al lucro, un forte indebitamento e una situazione per la quale i club professionistici si apprestano ora a trovare nuove soluzioni. Ci sono ovviamente le responsabilità anche delle istituzioni sportive, ma non è questa la sede per parlarne. È curioso e singolare, forse anche imbarazzante, il silenzio del CONI, ma ad oggi quello che dobbiamo fare - ed è il male minore, ne parlavo poco fa con il presidente La Russa - è difendere le istituzioni sportive nonostante le grandi responsabilità. Avviandomi a concludere, c'è necessità quindi di invertire la rotta, ma per farlo dobbiamo assolutamente partire dalla madre di tutte le leggi italiane, dalla Costituzione. Sino a quando non troveremo il modo per introdurre lo sport come diritto all'interno della Costituzione italiana, non riusciremo mai a creare le basi per andare a costruire quella cultura sportiva che manca nel nostro Paese. A nome del mio Gruppo annuncio intanto che l'inserimento dello sport in Costituzione diventerà la battaglia di Fratelli d'Italia per il futuro: abbiamo un disegno di legge, presentato dal senatore Iannone (Atto Senato n. 747), sul quale Fratelli d'Italia prossimamente incentrerà la battaglia e cercherà di raccogliere in questa direzione il contributo di tutto il resto del Parlamento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruzzone. Ne ha facoltà. BRUZZONE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il decreto-legge di cui stiamo discutendo inerisce al riordino delle competenze, delle funzioni e dell'organizzazione di più Ministeri. L'illustrazione generale del provvedimento è stata fatta molto bene dal collega relatore che mi ha preceduto.