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La prima è l'aggravante per l'eletto, che comporta un aumento di pena fino al 50 per cento. Praticamente, se per caso si dovesse dimostrare che l'eletto ha accettato una promessa e la sua elezione non è determinata da quel fatto, ma sarebbe stato comunque eletto, egli rischia una pena superiore a quella dell'omicidio... (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. C'è stato un problema con i tempi. Consentiamo al senatore di terminare il suo intervento. DAL MAS (FI-BP) . Certamente, signor Presidente, avevo appena premesso che stavo per concludere il mio intervento e quindi mi limito semplicemente a richiamare la contraddizione rispetto alla pena applicata e a questa circostanza aggravante esagerata. Sarebbe bastato scrivere che la pena è aumentata e sappiamo che l'aumento, se non è specificato, può avvenire fino a un terzo e ritengo che sia di per sé sufficiente. E poi, altro dato, una circostanza di questo tipo si applica in ogni caso o è necessario un nesso eziologico? Se, infatti, si dovesse applicare in ogni caso, entriamo nella contraddizione che dicevo prima; se, invece, fosse necessario l'accertamento di un nesso eziologico, saremmo davanti a una probatio diabolica. In realtà, caro proponente, senatore Giarrusso... PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. DAL MAS (FI-BP) . Credo che comunque l'Assemblea abbia la possibilità di migliorare il testo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Colleghi, sono previste circa due ore di discussione generale. Ciascun oratore avrà dieci minuti a disposizione. Vi prego di rimanere nei tempi. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, voglio iniziare il mio intervento parlando delle mafie al Nord, e in particolar modo delle mafie nella mia Regione, l'Emilia-Romagna. A Reggio Emilia si sta svolgendo il più grande processo per mafia mai svolto al Nord. Il processo Aemilia è iniziato nel 2015 con 240 imputati, accusati di essere appartenenti e collusi a un unico clan della 'ndrangheta. Lo scorso 16 ottobre, una settimana fa, si è svolta la centonovantacinquesima e ultima udienza. Le sentenze definitive della Cassazione, ossia quelle del rito abbreviato che si è svolto a Bologna, arriveranno domani, 24 ottobre, mentre le prime sentenze del rito ordinario, svoltosi a Reggio Emilia, arriveranno a novembre. Sono 200 i capi di imputazione: si va dall'estorsione alle minacce, dall'usura all'intestazione fittizia dei beni, dal falso in bilancio alla turbativa d'asta, dalla detenzione illegale di armi all'emissione di fatture false, dal caporalato e sfruttamento di manodopera al riciclaggio, fino ad arrivare al reato più grave: l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Nell'inchiesta sono coinvolte Forze di polizia, funzionari e dirigenti di pubbliche amministrazioni, giornalisti e liberi professionisti, un consigliere comunale, imprenditori, costruttori, consulenti fiscali. Ma al centro di tutto ci sono i capi e gli uomini della cosca di Nicolino Grande Aracri. (Brusio) . PRESIDENTE . Colleghi, capisco che la discussione generale è sempre un momento particolare, però o si abbassa la voce e si contente all'oratore di parlare oppure ci si accomoda fuori e si continua con i discorsi personali. Vi ringrazio. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . MANTOVANI (M5S) . Grazie, Presidente. Stavo dicendo che al centro di questo processo ci sono i capi e gli uomini della cosca di Nicolino Grande Aracri e di Nicola Sarcone, originari di Cutro, in provincia di Crotone. Questa cosca della 'ndrangheta non appartiene soltanto all'attualità calabrese, ma appartiene principalmente all'attualità della nostra vita al Nord. Essa si è, infatti, stabilmente insediata in Emilia da più di venticinque anni. Per decenni, gli amministratori locali emiliani hanno sottovalutato tale situazione. Già nel 2008, davanti agli allarmi lanciati dalle associazioni antimafia e da noi, allora Meet Up Grilli Reggiani, si giravano dall'altra parte e dicevano che l'Emilia aveva gli anticorpi. In realtà, il cancro mafioso si era già insinuato nella nostra società attraverso la mafia dei colletti grigi, degli imprenditori e dei liberi professionisti emiliani doc , che non avevano problemi a fare affari con uomini delle cosche. È finita con il Comune di Brescello sciolto per infiltrazioni mafiose. Come dimenticare, poi, le non certo edificanti visite elettorali a Cutro dei candidati a sindaco di Reggio Emilia nel 2009 per le celebrazioni del patrono; visite criticate da associazioni e da procuratori antimafia. Ci andò l'allora sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio; ci andò il candidato a sindaco di Forza Italia. Non ci andò - va dato atto - il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . I procuratori chiarirono fin da subito che non eravamo più davanti alla semplice infiltrazione di un clan della 'ndrangheta al Nord, ma al suo radicamento, e non solo in Emilia, dato che le attività si svolgevano anche in altre Regioni, come Veneto e Lombardia. Agli imputati nel processo Aemilia è contestato il 416 -bis , cioè l'appartenenza a una associazione mafiosa. Tra gli indagati non ci sono solamente i presunti affiliati al clan, ma anche tutte quelle persone apparentemente normali che a quel clan si sono rivolte: per evadere le tasse, per aumentare i profitti, per fare la bella vita, per avere immediatamente a disposizione contanti e per aggiudicarsi gli appalti. Il giro di affari aveva a che fare principalmente col settore dell'edilizia e una parte consistente dell'inchiesta riguarda gli appalti per la ricostruzione dopo il terremoto del 2012 tra Reggio e Modena. Sono sotto accusa non soltanto imprenditori, alcuni dei quali ridono per la tragedia del terremoto, ma anche colletti bianchi accusati di non aver escluso aziende dalla white list. Gli inquirenti sostengono anche di aver documentato attività a sostegno e tentativi di influenzare alcune elezioni amministrative in diversi Comuni, con l'obiettivo di avere maggior controllo e influenza sulle istituzioni. Dopo le elezioni comunali del 2014 di Reggio Emilia c'è stata una condanna per brogli elettorali sulla base di una denuncia di una nostra consigliera comunale, Alessandra Guatteri. Nel mega processo Aemilia non c'è il reato di voto di scambio politico-mafioso, forse proprio perché la fattispecie non si descrive puntualmente come nella formulazione che oggi si propone nel disegno di legge in esame, ossia la disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione mafiosa. Il voto di scambio politico-mafioso è un drammatico fenomeno che determina conseguenze molto negative sul nostro sistema Paese. Innanzitutto comporta una perdita di fiducia dei cittadini verso le istituzioni; in secondo luogo, dà un enorme potere alle mafie, perché concede loro visibilità e le riconosce potenti;