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Come abbiamo visto, non è con un decreto-legge che si recuperano e si riducono le distanze con i cittadini e che si restituisce credibilità alla politica. Per restituire credibilità alla politica, anche le istituzioni hanno bisogno di partiti solidi, forti, autorevoli e capaci di riconnettersi, anche con le priorità nel rapporto con il Paese. Non ci sono scorciatoie. Anche noi consideriamo il referendum un istituto particolarmente importante e non solo perché è previsto dalla nostra Costituzione, ma perché consente ai cittadini di potersi esprimere su temi rilevanti. Spetta, però, alla politica sottolinearne l'importanza e farli vivere nel rapporto con la nostra comunità. Forse, se noi provassimo tutti insieme a guardare al Paese reale, a cercare in ogni modo di riconnettere le nostre iniziative, l'individuazione delle priorità e i tempi con cui queste priorità vengono sviluppate, questa sarebbe la strada maestra per ricostruire una relazione proficua e ridurre le distanze tra noi e i cittadini. Non lo si fa per decreto-legge e non lo si fa di fronte a delle regole che non servono per esprimersi sugli esiti elettorali; ho sentito perfino in quest'Assemblea volontà di discussioni posteriori sull'esito dei voti. Il decreto-legge in esame va approvato in queste modalità, con queste caratteristiche, perché ha già esplicitato i suoi effetti e perché forse la politica è più credibile se chiude questa vicenda e lo fa senza poter introdurre ulteriori elementi di distanza con i cittadini, che non capirebbero di cosa stiamo parlando quest'oggi. Per il Partito Democratico questo è l'orizzonte, il punto fondamentale. Spetta a noi, alla politica, ai partiti riuscire a connettersi con i cittadini nella definizione delle priorità e delle azioni necessarie. Prima ho ricordato al collega Malan che prima per noi vengono le famiglie, le imprese italiane, il Paese ed è fondamentale il richiamo alle priorità, proprio per ricostruire una relazione proficua con i cittadini. Più questa maggioranza e questo Parlamento riusciranno a rispondere a tale istanza, più saremo in grado di ricostruire una relazione proficua. (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo oltrepassato sensibilmente il livello di guardia anche per riuscire a seguire l'intervento. MANCA (PD) . Signor Presidente, anche le norme introdotte in una delle materie certamente delicate che fanno riferimento alle elezioni politiche del 2023 sulle modalità di raccolta delle firme e dunque sull'esenzione dalla raccolta delle firme, che fotografano uno scenario molto diverso rispetto a quello delle elezioni del 2018, sono state introdotte non senza ragioni. Certamente, infatti, la fotografia del 2018-2019 non è più coerente rispetto alla composizione parlamentare, che oggi ha contribuito anche elettoralmente alla definizione dei seggi e della maggioranza stessa che li rappresenta. Noi continuiamo quindi a ritenere che sia il cittadino a dover valutare, che sia opportuno costruire meno barriere nella presentazione delle candidature e che le norme diventino il più possibile condivise. Probabilmente saranno necessarie ulteriori modifiche e per noi del Partito Democratico questo non è un tabù; l'elemento fondamentale per cui oggi si discute di questa fiducia è per rendere un meccanismo di conversione coerente ad un bisogno di conferma del testo approvato alla Camera, che è fondamentale per poter regolare al meglio quanto già successo alle elezioni amministrative e all'istituto del referendum. Annuncio quindi il voto favorevole del Gruppo PD. Ribadiremo la nostra fiducia nella consapevolezza che è il Paese reale l'elemento fondamentale a cui guardare per ricostruire una connessione positiva tra la politica, le istituzioni e i cittadini italiani. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, per la verità penso sia una forzatura aver posto la questione di fiducia sulla conversione del decreto-legge in esame, che come sappiamo ha già espletato tutti i suoi effetti, eccezion fatta per la questione delle firme per la presentazione delle liste, su cui poi tornerò. Quindi, come sappiamo tutti, il decreto-legge in esame è una sorta di atto dovuto, che si rendeva assolutamente necessario, a maggior ragione ora che le elezioni sono finite, abbiamo fatto i ballottaggi e abbiamo svolto tutta la discussione sugli esiti elettorali. È un provvedimento semplicemente obbligato dalla pandemia e dai contagi, che purtroppo stanno risalendo e quindi dalle dovute precauzioni. Un altro effetto che si è già manifestato, ancor prima degli esiti elettorali delle elezioni amministrative, è stato il loro abbinamento con il referendum. Si tratta di un'indicazione contenuta nel libro bianco che ci ha presentato il ministro D'Incà sull'astensionismo: i dati per la verità sono però poco confortanti, a dimostrazione del fatto che l'astensionismo, che ha raggiunto livelli di guardia notevoli nel primo turno, nel referendum e nei ballottaggi, è evidentemente una questione che non si può pensare di affrontare soltanto con degli accorgimenti tecnici, ma è assolutamente politica. Tale questione riguarda anche il referendum , a proposito del quale bisogna chiedersi se i quesiti riguardano questioni sentite dai cittadini. Sul referendum si dovrebbe forse anche intervenire attraverso modifiche riguardanti il quorum . Per quel che riguarda le elezioni in generale, il dato dell'astensionismo è a mio avviso strettamente correlato alla capacità di coinvolgere i cittadini e al fatto che vi è, evidentemente, una forte sfiducia verso i progetti che il più delle volte vengono messi in campo. Questa disaffezione è un elemento che dovrebbe farci riflettere sullo stato di salute della nostra democrazia. Per la verità, non fa bene alla democrazia e alla partecipazione al voto il fatto che nella nostra Assemblea parlamentare si vada avanti, continuamente e costantemente, anche quando non ce n'è bisogno, come in questo caso, ponendo la questione di fiducia. Il deterioramento del ruolo del Parlamento è a mio avviso uno degli elementi di sfiducia, anche se non certamente l'unico, verso le istituzioni e di disaffezione verso la politica e il suo momento più importante, che è quello del voto. Quindi serve ben altro che una serie di accorgimenti tecnici per ridurre l'astensionismo. Pensiamo ai dati oggi riportati da tutti i giornali, perché in questi giorni abbiamo avuto i numeri nudi e crudi dei vari passaggi da un Gruppo all'altro che ci sono stati in questa legislatura, che sono da record . Credo che quella in corso sia la legislatura in cui si è registrato il numero più alto di parlamentari passati dal Gruppo in cui sono stati eletti ad un altro e poi magari hanno fatto anche altri ulteriori cambi: anche questo è un elemento che non aiuta la credibilità delle istituzioni né i cittadini a tornare con più fiducia al voto. Tutto questo meriterebbe davvero una riflessione e penso che le Aule parlamentari dovrebbero essere il luogo in cui tenere questa discussione, tra di noi e con i cittadini, in un dibattito pubblico, di cui il Parlamento torni a essere protagonista. Credo che sarebbe assolutamente opportuno farlo. Vi sono altre questioni in questo decreto-legge che hanno fatto molto discutere. Mi riferisco alla questione dell'esenzione dalla raccolta delle firme.