[pronunce]

è invece frutto di mero errore, irrilevante ai fini della corretta identificazione della norma censurata (sentenza n. 216 del 2015), precisamente individuata dall'ordinanza di rimessione nel terzo comma, mediante la riproduzione del contenuto precettivo dello stesso, applicabile, secondo un orientamento, nei giudizi che (quale quello principale) devono essere trattati nell'osservanza del rito del lavoro, ma non hanno ad oggetto controversie riconducibili a quelle oggetto dell'art. 409 cod. proc. civ. ; che la questione avente ad oggetto i citati artt. 7, comma 2, e 38, terzo comma, è manifestamente inammissibile; che tali norme sono state, infatti, impugnate in quanto prevedrebbero l'inderogabilità della regola di competenza per territorio in esame e, quindi, la rilevabilità d'ufficio da parte del giudice della violazione della medesima, ma l'ordinanza di rimessione - cui deve aversi riguardo, in ragione del principio di autosufficienza (tra le molte, ordinanze n. 55 del 2016, n. 270 del 2015) - indica che nel giudizio «si costituiva ritualmente l'opposto Comune di Melissa» e, «nella comparsa di risposta tempestivamente depositata, entro il termine di 10 giorni prima dell'udienza di prima comparizione, fissato dall'art. 416 c.p.c.», eccepiva «l'incompetenza territoriale del Giudice adito, per essere competente il Giudice di pace di Crotone»; che dunque, come esattamente eccepito dall'Avvocatura generale dello Stato, essendo stata ritualmente e tempestivamente proposta dal convenuto eccezione di incompetenza per territorio, non viene in rilievo la denunciata rilevabilità d'ufficio della stessa e, appunto per questo, il rimettente non deve fare uso del relativo, censurato, potere, con conseguente difetto di rilevanza della questione; che ulteriore motivo di inammissibilità va ravvisato nella totale carenza di indicazione delle ragioni della non manifesta infondatezza della questione riferita all'art. 102 Cost. (parametro, peraltro, palesemente inconferente) e nel difetto di adeguata motivazione in ordine alla ravvisata lesione degli altri parametri evocati (artt. 3 e 24 Cost.), soltanto assertivamente denunciata (ex plurimis, ordinanze n. 91 e n. 52 del 2015), non avendo il rimettente neppure considerato le ordinanze di questa Corte, che hanno dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 22 della legge n. 689 del 1981 (il cui contenuto precettivo, in parte qua, è stato riprodotto dal citato art. 7, comma 2), in quanto la scelta del legislatore «si risolve nell'applicazione del tradizionale criterio del locus commissi delicti, ancorato ad un riferimento oggettivo desunto dalla vicenda oggetto di giudizio e (almeno di norma) di facile applicazione» e costituisce «espressione di corretto esercizio della discrezionalità spettante al legislatore in tema di regolazione della competenza in generale ed in particolare di quella territoriale [...] essendo del tutto ragionevole che nel luogo in cui si è tenuto il comportamento sanzionato [...] si discuta della legittimità della pretesa punitiva esercitata» (ordinanza n. 459 del 2002; si vedano anche le ordinanze n. 74 del 2011; n. 114 del 2005; n. 130 e n. 61 del 2004; n. 259, n. 193 e n. 75 del 2003). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), in combinato disposto con gli artt. 28 e 38, secondo e terzo comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 102 della Costituzione, dal Giudice di pace di Campana, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 aprile 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Augusto Antonio BARBERA, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 aprile 2016. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA