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È la stessa logica “usa e getta” che produce tanti rifiuti solo per il desiderio disordinato di consumare più di quello di cui realmente si ha bisogno ». Sono molte le fonti giuridiche che, a causa dei gravi effetti della pratica sui più deboli, donne e neonati, condannano la maternità surrogata. Al riguardo, il Parlamento europeo ha già adottato una posizione chiara contro la maternità surrogata nella sua risoluzione del 5 aprile 2011 sul quadro politico dell'Unione europea in materia di lotta alla violenza contro le donne. Nella sua risoluzione del 17 dicembre 2015, « Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014, al paragrafo115, il Parlamento europeo condanna la pratica della surrogazione, che compromette la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usati come una merce; ritiene che la pratica della gestazione surrogata che prevede lo sfruttamento riproduttivo e l'uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo, debba essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani »; nella risoluzione del 13 dicembre 2016, « Situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2015 », all'articolo 82 « condanna qualsiasi forma di maternità surrogata a fini commerciali »; nella risoluzione del 12 dicembre 2018, « Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017 », al paragrafo 48, chiede nuovamente di « far fronte alle violazioni dei diritti umani correlate alla gravidanza surrogata ». Infine, più recentemente al paragrafo 9 della risoluzione del 26 novembre 2020 « Situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea – Relazione annuale 2018-2019 » si condannano fermamente tutte le forme di violenza, tra cui la maternità surrogata forzata; e al paragrafo 60 della « Relazione sui Diritti umani e democrazia nel mondo 2021 », del 17 febbraio 2022, l'Emiciclo di Strasburgo « condanna la pratica commerciale della maternità surrogata, un fenomeno globale che espone le donne di tutto il mondo allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani prendendo di mira, nel contempo, soprattutto le donne finanziariamente e socialmente vulnerabili; evidenzia il suo grave impatto sulle donne, sui loro diritti e sulla loro salute e uguaglianza di genere, e sottolinea le sue implicazioni transfrontaliere; chiede un quadro giuridico europeo per affrontare le conseguenze negative della maternità surrogata a fini commerciali ». Secondo la Corte costituzionale italiana, tale pratica « offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane » (sentenza n. 272 del 2017, confermata dalla sentenza n. 33 del 2021), perché mercifica la madre e il bambino. In tal senso si esprimono ulteriori fonti internazionali, quali la Carta europea dei diritti fondamentali, la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), la Dichiarazione universale dei diritti umani, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla schiavitù, la Convenzione sui diritti dell'infanzia, il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell'infanzia sulla vendita di bambini, la prostituzione dei bambini e la pornografia infantile, la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'adozione dei bambini, la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro la tratta di esseri umani e la Convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti umani e la biomedicina. Giova attirare, peraltro, l'attenzione sul fatto che la maternità surrogata non è solo contro la dignità della donna, ma è al tempo stesso gravemente lesiva del « superiore interesse del minore », come si legge nella Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (New York, 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con la legge 27 maggio 1991, n. 176) agli articoli 7 e 8, i quali sanciscono per ogni bimbo il « diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi », ma anche che « gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi comprese ... le sue relazioni familiari, così come sono riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali ». L'articolo 9 prescrive, al comma 1, che « gli Stati parti vigilano affinché il fanciullo non sia separato dai suoi genitori contro la loro volontà », e, al comma 3, che « gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi, di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori... ». Si evince pertanto che, nella maggior parte dei casi di maternità surrogata, al fanciullo siano negati diritti quali la possibilità di conoscere le proprie origini, il proprio corredo genetico familiare, e la propria madre, ossia colei che lo ha portato in grembo e che lo ha messo al mondo. Oltre alle Convenzioni e alle leggi, è la realtà a rendere evidente il contrasto fra la maternità surrogata e il superiore interesse del minore, allorché un adulto sceglie deliberatamente di recidere con un atto di imperio una parte essenziale della vita dei bambini: quella intrauterina e quella della nascita, oltre poi a quella dell'allattamento e del prosieguo della relazione tra ogni bambino e la madre. La questione pone seri interrogativi in merito al rispetto degli articoli 2, 3, 29, 30, 31 e 32 della Costituzione. Ai sensi dell'articolo 12, comma 6, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, in Italia la maternità surrogata è considerata un reato punibile con la pena della reclusione da tre mesi a due anni e con pena pecuniaria da 600.000 a 1 milione di euro. Secondo ampia parte della giurisprudenza un contratto di maternità surrogata è nullo perché ha un oggetto illecito in quanto lesivo delle norme imperative e del principio di ordine pubblico; altresì parte della giurisprudenza lo qualifica come contratto in frode alla legge, in quanto spesso utilizzabile dalle coppie al fine di eludere la normativa vigente in materia di adozione prevista dalla legge 4 maggio 1983, n. 184. Tuttavia, la sentenza delle sezioni unite civili della Cassazione n. 9006 del 2021, depositata il 31 marzo 2021, rischia di aprire la strada alla maternità surrogata e più in generale alla compravendita della maternità, del corpo della donna e del neonato. In particolare, le sezioni unite da un lato ritengono che l'adozione di un bimbo nato da maternità surrogata riconosciuta da un altro Stato debba essere trascritta all'anagrafe italiana, dall'altro ribadiscono la illiceità penale dell'« utero in affitto » e della relativa compravendita anche se compiuta all'estero. Inoltre, secondo la sentenza, l'esistenza del reato sarebbe comprovata solo « ove venga allegato dalle parti ed emerga con obiettività probatoria che la determinazione di privarsi del figlio minore da parte dei genitori biologici derivi da un intervento di carattere oneroso degli adottanti ».