[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2941, primo comma, numero 7) del codice civile, promosso dal Collegio arbitrale di Padova nel procedimento vertente tra la S.I.PER. - Società Immobiliare Perginese snc di F.P. & C. e F.P., con ordinanza del 26 agosto 2013 iscritta al n. 250 del registro ordinanze 2013, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 47, prima serie speciale, dell'anno 2013. Udito nella camera di consiglio del 26 marzo 2014 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro. Ritenuto che il Collegio arbitrale di Padova, con ordinanza del 26 agosto 2013, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2941, primo comma, numero 7) del codice civile, nella parte in cui «non prevede la sospensione della prescrizione tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori per le azioni sociali di responsabilità nei loro confronti finché sono in carica»; che, secondo l'ordinanza di rimessione, una società in nome collettivo (infra: Società), in persona del legale rappresentante, con atto di citazione notificato il 1° marzo 2010, ha convenuto in giudizio davanti al Tribunale ordinario di Trento F.P., amministratore della medesima, deducendo che questi avrebbe commesso molteplici atti di mala gestio, anche durante il periodo in cui gli altri due soci gli avevano affidato «l'intera amministrazione della società», e ne ha chiesto la condanna al risarcimento dei danni, ma detto Tribunale, con sentenza depositata il 10 novembre 2011, ha dichiarato «l'improponibilità della domanda», ritenendo la controversia riservata alla decisione degli arbitri, in virtù della clausola compromissoria contenuta nell'art. 14 dello statuto sociale; che, ad avviso del rimettente, la Società ha dato «inizio al presente arbitrato» con atto notificato il 23 ottobre 2012, recante «atto di nomina di arbitro» e di formulazione dei quesiti e F.P. ha aderito alla procedura arbitrale «con atto di nomina di arbitro di parte»; che, sintetizzati gli argomenti svolti dalle parti, il Collegio arbitrale deduce che alla società in nome collettivo non sarebbe applicabile la sospensione della prescrizione stabilita dall'art. 2941, primo comma, numero 7) cod. civ. , in quanto essa è priva della personalità giuridica e, benché sia stata progressivamente attenuata la diversità tra gli enti dotati o non della stessa, il carattere eccezionale di siffatta norma ne impedirebbe l'applicazione per analogia; che, in tal senso, a suo avviso, è, infatti, significativo che la sentenza di questa Corte n. 322 del 1998, nello scrutinare detta norma, nella parte in cui non prevede la sospensione della prescrizione tra le società di persone ed i loro amministratori, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della stessa esclusivamente in riferimento alla società in accomandita semplice; che, quindi, secondo il rimettente, la questione di legittimità costituzionale sarebbe rilevante, anche perché, nonostante l'interruzione della prescrizione determinata dalla notificazione dell'atto di citazione, il diritto della Società, in difetto della sospensione prevista dalla norma censurata, è prescritto in relazione alle condotte tenute dall'amministratore anteriormente al 1° marzo 2005, produttive, in larga misura, del danno denunciato; che, ad avviso del Collegio arbitrale, l'art. 2941, primo comma, numero 7) cod. civ. violerebbe l'art. 3 Cost., in quanto non sussisterebbero «elementi decisivi di distinzione» tra le società di capitali, la società in accomandita semplice e la società in nome collettivo, in grado di giustificare la disparità di trattamento realizzata da detta norma; che, in primo luogo, per tutti i tipi sociali sono, previsti rimedi di carattere sostanziale o processuale allo scopo di porre rimedio all'inconveniente costituito dalla sostanziale coincidenza tra attore e convenuto che, comunque, sussisterebbe anche in riferimento alla società di persone, in quanto soggetto di diritto distinto dai soci della stessa; che, in secondo luogo, la diversità di disciplina neppure sarebbe giustificata dalla possibilità per i soli amministratori delle società munite di personalità giuridica, finché sono in carica, di occultare gli eventuali illeciti, rendendone difficile la percezione, poiché la riformata disciplina della società a responsabilità limitata (analiticamente approfondita dall'ordinanza di rimessione) dimostrerebbe che in questo tipo sociale è addirittura più elevato il livello di trasparenza della gestione e sono più efficaci gli strumenti di reazione alla mala gestio rispetto alla società in nome collettivo; che, in terzo luogo, l'enfatizzazione della struttura corporativa dell'organizzazione, caratterizzata da una rigida separazione di competenze tra gli organi dell'ente, tipica delle società munite di personalità giuridica, neanche giustificherebbe la diversità di regolamentazione stabilita dalla norma censurata, in quanto l'attuale disciplina della società a responsabilità limitata permette di derogare il principio della separazione di competenze degli organi sociali e consente ai soci di conformarla sul modello della società in nome collettivo, soprattutto in riferimento «all'organizzazione ed ai rapporti tra ente - e collettività dei soci - e suoi gestori», con conseguente insussistenza di una ragionevole giustificazione della diversità di trattamento stabilita dall'art. 2941, primo comma, numero 7) cod. civ. ; che, infine, secondo il rimettente, siffatta disparità di trattamento comporterebbe anche «una minorazione del diritto di difesa» dei soci della società in nome collettivo, in relazione agli illeciti compiuti dagli amministratori della società, con conseguente violazione dell'art. 24 Cost. Considerato che il Collegio arbitrale di Padova ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 2941, primo comma, numero 7) del codice civile, nella parte in cui «non prevede la sospensione della prescrizione tra la società in nome collettivo e i suoi amministratori per le azioni sociali di responsabilità nei loro confronti finché sono in carica»; che, secondo il rimettente, detta norma si porrebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto non sussisterebbero «elementi decisivi di distinzione» tra le società di capitale e, in particolare, tra la società a responsabilità limitata, la società in accomandita semplice e la società in nome collettivo, i quali possano ragionevolmente giustificare la disparità di trattamento realizzata dalla stessa, che comporterebbe, altresì, una violazione del diritto di difesa dei soci di società in nome collettivo, con conseguente vulnus anche dell'art. 24 Cost.;