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Il pubblico deve venire informato negli stadi iniziali del processo decisionale sia riguardo l'oggetto in merito al quale la decisione deve essere presa, sia riguardo la natura della decisione da adottare, l'autorità competente, la procedura prevista e la procedura per una valutazione di impatto ambientale, se necessaria. I tempi procedurali devono garantire una genuina partecipazione del pubblico, e per la formulazione di piani e programmi in materia ambientale è prevista una procedura abbreviata. La Convenzione invita i firmatari a promuovere la partecipazione del pubblico nella preparazione delle politiche ambientali così come delle norme e leggi che possono avere un impatto significativo sull'ambiente. Nel 2003, l'Unione europea ha adottato la direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale. Altre direttive europee sull'ambiente regolano la partecipazione pubblica ai processi decisionali in materia ambientale, in particolare la direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, e la direttiva sul quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000). Proprio al fine di rafforzare l'azione dell'Italia a livello nazionale ed internazionale in tema di informazione, educazione e partecipazione in materia ambientale e per la cooperazione allo sviluppo e partenariato con le società civili per lo sviluppo sostenibile, il presente disegno di legge propone la istituzione dell'Osservatorio euro-mediterraneo – Mar Nero, ad opera della Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà nel Mediterraneo-Mar Nero Onlus (FISPMED), in collaborazione con il Centro studi Regione Mezzogiorno Mediterraneo (EU-MED) e con Progetto Sud. Le attività dell'Osservatorio si concentreranno naturalmente nell'area del mare Mediterraneo-Mar Nero, un'area che, nonostante le difficoltà e le incomprensioni che oggettivamente continuano ad attraversarla, ha tutte le potenzialità per essere un fattore di pace, stabilità e dialogo tra religioni e culture. A dirlo è la storia: nel corso dei secoli, nonostante guerre e scontri, il Mediterraneo è sempre stato un luogo privilegiato dell'incontro tra culture e religioni diverse. Oggi più che mai, in una fase storica segnata da difficoltà e reciproche diffidenze tra Occidente e Oriente, Europa e mondo arabo, è necessario che i Paesi mediterranei si uniscano nel tentativo di superare le divisioni. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rapidissima e drammatica involuzione delle situazioni economiche, politiche e istituzionali di molti Paesi della sponda sud del Mediterraneo. A partire dalle « primavere arabe », sono stati rivoluzionati gli assetti di Paesi importanti e si sono prodotte evoluzioni ulteriori con un rivolgimento profondo in molte delle realtà coinvolte, tra Mediterraneo e Medio Oriente, dalla Libia, alla Tunisia, alla Siria, per dirne solo alcune. La situazione, a distanza di anni, resta complessa e in alcuni casi drammatica, come in Siria e in Libia, e altri grandi Paesi non sono indenni dal rischio di radicamento di vecchi e nuovi fondamentalismi e del rapido arretramento delle condizioni sociali, civili ed economiche. Per ragioni politiche ed economiche è chiaro che il destino dell'Europa e in particolar modo dell'Italia è legato a quello delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo e che, sul piano delle culture e degli scambi commerciali, sono i naturali partner dei Paesi dell'Europa meridionale. Non a caso l'Italia, attraverso il lavoro di prima accoglienza dei profughi e il pattugliamento del Mediterraneo, svolge da tempo un ruolo importante nell'area, che richiede una continua, concreta ed effettiva attenzione e una strategia indirizzata a costruire tra i popoli del Mediterraneo - Mar Nero, condizioni di pace, stabilità e prosperità economica. Che il Mediterraneo abbia un importante ruolo è d'altronde dimostrato dal moltiplicarsi di qualificate iniziative politiche – sia parlamentari che intergovernative – volte a sviluppare il dialogo tra le sue sponde: dalla dichiarazione di Barcellona adottata in occasione della Conferenza euro-mediterranea dei Ministri degli affari esteri tenutasi a Barcellona il 27 e 28 novembre 1995, che istituisce un Partenariato euro-mediterraneo, alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo « Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo » (COM(2008) 319 definitivo), del 20 maggio 2008; dall'approvazione da parte del Consiglio europeo di Bruxelles del 13 e 14 marzo 2008 de « Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo », alla dichiarazione finale del Vertice di Parigi per il Mediterraneo, tenutosi a Parigi il 13 luglio 2008; dalla dichiarazione finale della riunione dei Ministri degli affari esteri dell'Unione per il Mediterraneo, tenutasi a Marsiglia il 3 e 4 novembre 2008, alle dichiarazioni dell'Ufficio dell'Assemblea parlamentare euro-mediterranea (APEM) di Parigi (12 luglio 2008), Il Cairo (22 novembre 2009) e Rabat (22 gennaio 2010); dalle conclusioni della riunione inaugurale dell'Assemblea regionale e locale euro-mediterranea (ARLEM) di Barcellona, del 21 gennaio 2010, alla dichiarazione finale del Vertice euro- mediterraneo dei Consigli economici e sociali e delle istituzioni analoghe di Alessandria d'Egitto, del 19 ottobre 2009; dalle conclusioni della seconda Conferenza ministeriale euro-mediterranea sul rafforzamento del ruolo delle donne nella società, tenutasi a Marrakech l'11 e il 12 novembre 2009, alla risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007, sullo sviluppo della politica europea di vicinato. Ciò si lega altresì all'evoluzione culturale, che ha profondi effetti sull'economia e la società, del concetto di sviluppo sostenibile, quale sviluppo che garantisce i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future. Lo sviluppo sosytenibile è una conquista di fine millennio che mira alla qualità della vita, alla pace e a una prosperità crescente e giusta in un ambiente pulito e salubre; esso tuttavia, non è perseguibile senza un profondo cambiamento degli attuali modelli di sviluppo e dei rapporti economico-sociali. L'azione ambientale da sola non esaurisce la sfida dello sviluppo sostenibile, né può essere mera portatrice di divieti. La sostenibilità economica è una questione di sviluppo stabile e duraturo: essa comprende alti livelli occupazionali, bassi tassi di inflazione e di stabilità nel commercio internazionale. La sostenibilità sociale ha a che fare con l'equità distributiva, con i diritti umani e civili, con una regolazione dei fenomeni migratori che sia rispettosa del diritto e dei diritti con la cooperazione tra le nazioni. Per lo sviluppo sostenibile della regione mediterranea e del Mar Nero vanno tenuti in considerazione sia i molteplici fattori geo-politici ed economici che caratterizzano l'area, sia le complesse problematiche ambientali.