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Nuova disciplina degli emolumenti corrisposti ai dipendenti pubblici fuori ruolo e delle designazioni di competenze dello Stato italiano nelle procedure selettive delle organizzazioni internazionali. Onorevoli Senatori. -- L'istituto del fuori ruolo, in vigore per tutti i dipendenti pubblici, ha registrato un surplus di attenzione quando si è appreso che è utilizzato da alti burocrati dello Stato, per un doppio stipendio. Il testo dispone che -- in caso di fuori ruolo -- sia corrisposta solo una retribuzione, e dall'amministrazione ad quem . Circa il tetto ad eventuali incarichi, ad essa connessa, si è scelta la formulazione che nella scorsa legislatura fu proposta dall'emendamento 7.0.10 del PD al «decreto Tremonti», con la soglia ivi prevista. Si affronta poi la delicata tematica dei fuori ruolo dei magistrati ordinari, amministrativi eccetera, reiterando la «norma Giachetti» sul limite decennale dopo che la delega relativa al decreto applicativo è stata lasciata scadere inutilmente: l'attuale formulazione irrigidisce quella disciplina, eliminando le deroghe per coloro che operano al servizio delle supreme cariche dello Stato, ma mantenendo un congruo periodo transitorio. Infine, si pone termine al «monopolio» del Ministero di via Arenula nelle designazioni di soggetti per cariche in organizzazioni europee ed internazionali di natura giuridica: i magistrati, finora destinatari pressoché esclusivi di tali designazioni, sono riportati alla disciplina generale della tenuta di un albo presso il Ministero degli affari esteri, e sono fiancheggiati da altri pubblici dipendenti dotati di professionalità giuridica (provenienti dal mondo dell'Università). Ma, soprattutto, si crea un albo parallelo per i liberi professionisti iscritti all'albo degli avvocati, introducendo l'obbligo di attingervi in ragione alternata rispetto al primo albo. A garanzia della terzietà della procedura, la scelta è operata d'intesa ai Ministeri della giustizia e degli affari esteri, con la proposta finale, in sede internazionale, imputata alla Presidenza del Consiglio dei ministri.. Art. 1. 1. L'articolo 58, primo comma, del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, è sostituito dal seguente: «Il collocamento fuori ruolo può essere disposto per il disimpegno di funzioni dello Stato, di organizzazioni internazionali o sovranazionali di cui lo Stato italiano è parte, o di altri enti pubblici nazionali o comunque di pubbliche amministrazioni di cui all'elenco dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) previsto dall'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, purché si tratti di funzioni che non rientrino nei compiti istituzionali dell'amministrazione di appartenenza. Il collocamento fuori ruolo, ai sensi dei singoli ordinamenti di settore, è accordato nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri: a) tener conto delle differenze e specificità dei regimi e delle funzioni espletate dall'amministrazione richiedente e da quella di appartenenza; b) durata dell'incarico, che non può essere tale da incidere permanentemente sul percorso di carriera interno all'amministrazione di appartenenza; c) continuatività e onerosità dell'impegno lavorativo connesso allo svolgimento dell'incarico; d) prevenire le possibili situazioni di conflitto di interesse tra le funzioni esercitate presso l'amministrazione di appartenenza e quelle esercitate in ragione dell'incarico ricoperto fuori ruolo». 2. L'articolo 59, primo comma, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «Al soggetto collocato fuori ruolo si applicano le norme dell'articolo 57, ad eccezione dei commi secondo e terzo. La spesa per il rapporto di lavoro con il soggetto di cui al primo periodo è posta a carico dell'amministrazione o l'ente presso cui il soggetto va a prestare servizio; essa ammonta all'ultimo trattamento economico in godimento, inclusa, per i dirigenti, la parte fissa e variabile della retribuzione di posizione, ed esclusa la retribuzione di risultato. L'incremento della retribuzione cosi determinata segue le sole progressioni del pari grado in servizio nell'amministrazione di appartenenza; l'esecuzione di incarichi, la partecipazione a commissioni od organismi di qualsiasi genere, presso l'amministrazione in cui il soggetto va a prestare servizio, non può comportare un incremento superiore al 20 per cento della retribuzione lorda onnicomprensiva percepita nell'anno precedente il conferimento dell'incarico. Restano salve le previsioni degli articoli 2 e 3 della legge 27 luglio 1962, n. 1114, e dell'articolo 8, comma 2, della legge 15 luglio 2002, n. 145». Art. 2. 1. Tutti gli incarichi presso istituzioni, organi ed enti pubblici, nazionali ed internazionali, attribuiti in posizioni apicali o semiapicali, compresi quelli di titolarità dell'ufficio di gabinetto, quando conferiti a magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, avvocati e procuratori dello Stato, sono svolti a condizione che il beneficiario versi in uno dei seguenti regimi presso l'amministrazione di appartenenza: a) collocamento in posizione di fuori ruolo ai sensi degli articoli 58 e 59 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni; b) aspettativa senza assegni, se richiesta ai sensi dell'articolo 23- bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; c) distacco come esperto nazionale presso le istituzioni europee, le organizzazioni internazionali nonché gli Stati membri dell'Unione europea, gli Stati candidati all'adesione all'Unione e gli altri Stati con i quali l'Italia intrattiene rapporti di collaborazione, esclusivamente nelle forme e con i limiti di cui all'articolo 32 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. 2. Costituiscono incarichi apicali o semiapicali, ai sensi del comma 1, i seguenti: a) presidente, componente, segretario e vice segretario generale di Autorità amministrative indipendenti; b) segretario generale e consigliere della Presidenza della Repubblica; c) capo dell'ufficio del Presidente emerito della Repubblica; d) segretario e vice segretario generale della Corte costituzionale; e) segretario generale, vice segretario generale e capo dipartimento della Presidenza del Consiglio; f) segretario generale del CNEL e di altri organi a rilevanza costituzionale, ovvero, ferma restando l'autonomia loro costituzionalmente garantita, di organi costituzionali; g) segretario generale e capo di gabinetto presso enti territoriali e locali; h) capo di gabinetto e capo dipartimento dei ministeri; i) capo di gabinetto di un membro della Commissione europea; l) presidente delle scuole pubbliche di formazione; m) direttore e vicedirettore delle Agenzie;