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il procedimento disciplinare nei confronti del maggiore Caglioti sarebbe conseguenza di dissidi con la comandante della Polizia municipale di Ancona, che avrebbe fatto pressioni sul maggiore affinché desse informazioni sul contesto delle indagini, che erano invece blindate dal segreto istruttorio; ciò risulta da quanto scrive il maggiore Caglioti in una lettera inviata ai consiglieri comunali e resa nota alla stampa, nella quale si descrive nel dettaglio la serie di trasferimenti che avrebbe depotenziato la squadra di polizia giudiziaria privandola degli elementi con maggiori competenze ed esperienze; oltre alla sospensione per motivi disciplinari, si è appreso, da un comunicato stampa di un gruppo consiliare, che il maggiore Caglioti sarebbe anche stato illegittimamente declassato con un atto privo di motivazioni; fortemente critici sono stati anche i commenti di alcune sigle sindacali apparse sulla stampa; si è poi appreso che la Giunta comunale ha approvato una proposta di modifica del regolamento per la tutela legale dei dipendenti e degli amministratori, in modo da includere, a spese delle casse comunali e quindi dei cittadini, la tutela per dipendenti ed amministratori coinvolti in procedimenti giudiziari per responsabilità civile, penale o amministrativa, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, se e quali iniziative intendano adottare affinché la sezione di polizia giudiziaria della Polizia municipale di Ancona possa essere messa in condizione di proseguire in modo proficuo il lavoro investigativo finora svolto e se, in particolare, ritengano che sussistano i presupposti per l'avvio di iniziative ispettive anche ai sensi dell'art. 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001. Atto n. 4-02522 DRAGO GRANATO FLORIDIA DI MICCO LOREFICE SANTANGELO CAMPAGNA NOCERINO TRENTACOSTE NATURALE PUGLIA VACCARO CROATTI ANASTASI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: nel luglio 2018 si è svolta presso l'accademia di belle arti di Catania l'elezione per la nomina del direttore per il triennio 2018-2021; l'elezione veniva disciplinata dal bando di riferimento, e l'articolo 2 definiva dettagliatamente i requisiti di accesso; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: l'elezione, che ha determinato la vittoria del professor Tromba, presenterebbe determinate irregolarità prontamente segnalate da altri concorrenti; tali irregolarità avrebbero riguardato il mancato controllo dei requisiti richiesti al candidato, in violazione della legge 21 dicembre 1999, n. 508, e dello statuto dell'accademia (art. 9), approvato con decreto dirigenziale n. 154 del 18 maggio 2009; inoltre si sarebbero verificate rilevanti omissioni nella verifica dei titoli dichiarati dal professor Tromba all'interno del proprio curriculum vitae , dove venivano asserite pubblicazioni non autografe; si aggiungerebbero ulteriori inquietanti comportamenti interni all'accademia stessa, quali omissioni d'atti d'ufficio e di argomenti rilevanti nei verbali del consiglio accademico, assegnazione non concordata delle nuove discipline tra i docenti e anomale modalità sulla nomina del coordinatore; l'accademia di belle arti di Catania rappresenta uno strumento indispensabile per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del territorio; si apprende da fonti stampa che, analogamente a quanto descritto per l'accademia di Catania, si sarebbe accertata una violazione durante l'elezione per la nomina del direttore dell'accademia di belle arti di Lecce, culminata con la condanna di un anno e quattro mesi nei confronti del direttore Delli Santi, reo di aver commesso, tra le imputazioni, la falsificazione del proprio curriculum vitae , come riportato da "leccenews24" il 24 gennaio 2019, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali iniziative intenda adottare per verificare il rispetto della legge e dei regolamenti previsti per il corretto funzionamento dell'accademia di belle arti di Catania, nonché per l'elezione del nuovo direttore. Atto n. 4-02523 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che: il centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Palazzo San Gervasio (Potenza) è stato aperto il 16 gennaio 2018, a seguito di lavori eseguiti su bene confiscato alla mafia con una spesa di quasi 3 milioni di euro; il CPR ospita mediamente 100 persone in condizione di restrizione, in quanto si tratta di trattenuti amministrativi; in considerazione della particolare tipologia di utenza ospitata, il centro è sovente oggetto di gravissimi atti vandalici che dopo circa 2 anni di gestione hanno determinato danni per oltre un milione di euro; inoltre negli ultimi 2 mesi si sono intensificati atti di violenza posti in essere dagli ospiti del centro nei confronti sia della Polizia di Stato che presidia il centro sia nei confronti degli operatori in forza all'ente gestore, si chiede di sapere: se risulti che tali eventi sono facilitati dalle carenze di cui è affetto il centro, il cui progressivo "deterioramento" ha oggi comportato il venir meno delle condizioni minime di sicurezza necessarie alla regolare erogazione di tutti i servizi e soprattutto a garantire l'incolumità delle persone che lo frequentano a vario titolo; se si ritenga che l'assenza di un deterrente allo scavalcamento delle recinzioni perimetrali dei moduli abitativi e il rinforzo delle medesime faciliti la pratica sempre più diffusa tra gli ospiti di salire sui tetti per il lancio di oggetti contundenti o, come già accaduto svariate volte, nel tentativo di darsi alla fuga o, ancora, al fine di raggiungere gli operatori o le forze di pubblica sicurezza per minacciarli con "armi di fortuna"; se risulti che la competente Prefettura di Potenza abbia provveduto ad adottare gli interventi necessari alla messa in sicurezza del centro, anche e soprattutto a tutela dei civili che vi operano. Atto n. 4-02524 GARAVINI Al Ministro della salute Premesso che: l'iscrizione all'albo, in Italia, è requisito indispensabile per svolgere, sia nel pubblico che nel privato, la professione di infermiere e partecipare a master di specializzazione; dal 2014 i collegi degli infermieri delle province italiane, trasformati in ordini in base a una direttiva del Ministero della salute, non possono più iscrivere all'albo professionale gli infermieri che non abbiano un domicilio o residenza nel territorio di competenza; la Repubblica di San Marino non prevede un albo professionale degli infermieri; gli infermieri sammarinesi, tra i quali anche i cittadini italiani residenti a San Marino, non possono lavorare, specializzarsi, partecipare a concorsi pubblici ed ampliare le loro competenze lavorative in Italia. A loro di fatto è preclusa la possibilità di lavorare in Italia;