[pronunce]

Molise n. 10 del 2010, l'esclusione dalle dotazioni organiche della Regione di alcune figure di dirigenza generale (Direttore di Dipartimento, Direttore generale della Salute, Segretario Generale del Consiglio regionale, Capo del Servizio di Gabinetto del Presidente della Giunta regionale e degli affari istituzionali, Capo del Servizio di Gabinetto del Presidente del Consiglio regionale e affari istituzionali), il ricorrente afferma che tale disposizione non solo compromette la corretta quantificazione delle risorse da destinare al finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti, producendo effetti negativi in ordine al rispetto della normativa vigente in materia di contenimento e controllo della spesa complessiva di personale, ma non specifica le modalità di conferimento dei relativi incarichi dirigenziali ai fini del rispetto delle percentuali indicate dall'art. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001. Per tali ragioni, ad avviso del ricorrente, la previsione normativa censurata contrasta con i principi di buon andamento sanciti dall'art. 97 Cost., nonché con l'art 117, secondo comma, lettera l), Cost., che riserva alla competenza esclusiva dello Stato l'ordinamento civile e, quindi, i rapporti di diritto privato regolabili dal codice civile. 2.4.- Infine, con riguardo all'articolo 44, comma 6, lettera h) - che dispone la sostituzione dell'art. 31, comma 3, della legge n. 10 del 2010, in materia di trattamenti economici complessivi dei dirigenti apicali degli enti dipendenti dalla Regione, delle società direttamente o indirettamente partecipate, delle fondazioni o altri organismi dipendenti - il ricorrente sostiene che, ferma restando la necessità che sia rispettato il limite massimo retributivo di cui all'articolo 13 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 23 giugno 2014, n. 89, le dettagliate indicazioni in essa presenti in ordine alla costituzione dei trattamenti economici complessivi dei dirigenti apicali dei suddetti enti, determinano una lesione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto tale previsione costituzionale riserva alla competenza esclusiva dello Stato l'ordinamento civile e, quindi, i rapporti di diritto privato regolati dal codice civile. 3.- La Regione Molise non si è costituita.1.- Con il ricorso in esame il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato quattro disposizioni della legge della Regione Molise 4 maggio 2015, n. 8, recante «Disposizioni collegate alla manovra di bilancio 2015 in materia di entrate e spese. Modificazioni e integrazioni di leggi regionali». 1.1.- La prima questione concerne l'art. 32, comma 3, secondo cui la titolarità del servizio Centrale unica di committenza regionale, istituita ai sensi dell'art. 22 della stessa legge regionale, può essere conferita anche a personale esterno all'amministrazione regionale in deroga alle disposizioni vigenti. Tale deroga è interpretata dal ricorrente come riferibile alle disposizioni di cui all'art. 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), in materia di conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato, le quali sono riconducibili all'ordinamento civile riservato alla competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione. 1.2.- La seconda questione è relativa all'art. 43, comma 3, della legge regionale in esame, che prevede il subentro della Regione Molise alla soppressa Autorità di bacino dei fiumi Trigno ed altri nell'esercizio delle funzioni e dei rapporti giuridici attivi e passivi, compresi quelli relativi ai beni e al personale appartenente al ruolo regionale. Da tale previsione il ricorrente fa discendere la possibilità che si determini un inquadramento riservato del personale della soppressa Autorità eventualmente assunto senza concorso pubblico in violazione dell'art. 97 Cost. 1.3.- La terza questione concerne l'art. 44 della legge regionale in esame laddove al comma 1, lettera b), apporta modifiche alla legge della Regione Molise 23 marzo 2010, n. 10 (Norme in materia di organizzazione dell'amministrazione regionale e del personale con qualifica dirigenziale), inserendo un articolo 20-bis nel quale si dispone che una serie di posti corrispondenti a figure funzionali dell'alta dirigenza regionale non sono ricompresi nelle dotazioni organiche della Regione. La disposizione è censurata sotto un duplice profilo: mancata quantificazione delle risorse destinate al finanziamento delle relative retribuzioni; mancata specificazione delle modalità di conferimento dei relativi incarichi. In tal modo ad avviso del ricorrente la norma si pone in contrasto sia con l'art. 97 Cost. con riguardo al principio di buon andamento, sia ancora una volta con l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto interferisce in materia riservata alla competenza esclusiva dello Stato, quale è quella dei rapporti di diritto privato regolati dalla legge. 1.4.- Infine, la quarta censura è mossa nei confronti della disposizione di cui all'art. 44, comma 6, lettera h), concernente la determinazione dei trattamenti complessivi dei dirigenti apicali degli enti dipendenti dalla Regione Molise, delle società direttamente o indirettamente partecipate, delle fondazioni o altri organismi dipendenti comunque denominati. Secondo il ricorrente, le dettagliate indicazioni contenute nella norma ledono l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. che riserva alla competenza esclusiva dello Stato l'ordinamento civile e quindi i rapporti di diritto privato regolati dal codice civile. 2.- Ciò premesso, ritiene questa Corte che il ricorso sia fondato con riguardo alla prima, terza e quarta delle questioni sollevate, con conseguente declaratoria di illegittimità costituzionale delle corrispondenti disposizioni censurate della legge regionale in esame, mentre debba pervenirsi ad una pronuncia di non fondatezza nei confronti della seconda questione, riferita all'art. 43, comma 3, della medesima legge regionale. 2.1- La questione sollevata in ordine alla disposizione di cui all'art. 32, comma 3, della legge regionale n. 8 del 2015, è fondata. Invero le disposizioni di cui all'art. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001 afferiscono all'instaurazione di rapporti di lavoro di diritto privato con una pubblica amministrazione, e dunque rientrano nella materia dell'ordinamento civile, secondo quanto più volte ribadito dalla giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, sentenze n. 211 del 2014, n. 151 del 2010 e n. 189 del 2007). Ne consegue che la previsione in esame, nel disporre una incondizionata deroga alle disposizioni vigenti, concretizza una deroga anche a quelle innanzi citate in materia di conferimento di incarichi dirigenziali, così ledendo la competenza che l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. riserva allo Stato.