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nell'ottobre scorso, alla luce del proficuo lavoro già svolto nella XVII Legislatura, il Senato ha provveduto ad istituire, anche per la Legislatura in corso, un'apposita Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno del femminicidio , sebbene non ancora formalmente costituita, con il compito, tra gli altri, di verificare la concreta fattibilità di soluzioni di carattere legislativo, eventualmente mediante l'approvazione di testi unici in materia, riepilogativi degli assetti normativi dei vari settori di interesse, potendo derivare da tale invocata soluzione unitaria un miglioramento della coerenza e completezza della regolamentazione a tutela delle vittime di violenza di genere e degli eventuali minori coinvolti; sebbene le iniziative siano molteplici e a tutti i livelli, i dati relativi al fenomeno della violenza contro le donne, in relazione anche alla loro trasversalità dal punto di vista socio-economico e geografico, sono tuttora allarmanti: stando a quanto emerge dall'aggiornamento statistico sul fenomeno curato da Eures, in vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, solo in Italia, nei primi dieci mesi di quest'anno, le vittime di femminicidio sono state 106, una ogni 72 ore: in particolare, dal 1° gennaio al 31 ottobre 2018, i femminicidi sono saliti al 37,6 per cento del totale degli omicidi commessi nel nostro Paese (l'anno precedente erano il 34,8 per cento), con un 79,2 per cento di femminicidi familiari e un 70,2 per cento di femminicidi di coppia. È quindi evidente che in Italia le donne vengono uccise, soprattutto, nelle proprie case e dalle persone a loro più vicine. Alla base dei femminicidi familiari ci sono, nella maggior parte dei casi, motivi passionali, ovvero un'idea malata di possesso: in quasi 3 casi su 4 (il 72 per cento), si è trattato di donne vittime di un parente, di un partner o di un ex partner e, sempre secondo Eures, oltre un terzo delle vittime di femminicidi di coppia ha subito, nel passato, ripetuti maltrattamenti, rappresentando l'omicidio l'atto estremo di ripetute violenze fisiche e psicologiche. In un quarto dei femminicidi di coppia, la vittima aveva già subito violenze dal proprio carnefice: un dato su cui riflettere, specie se si considera che, nella maggioranza dei casi, tali violenze erano note a terze persone e, nel 42,9 per cento delle occasioni (quasi la metà dei casi), la donna aveva presentato regolare denuncia, senza evidentemente ricevere un'adeguata protezione; inoltre, ancora oggi, i dati dimostrano che la maggioranza delle donne uccise non è economicamente indipendente, in quanto non ha un'occupazione e, nei casi in cui ce l'abbia, la relativa retribuzione non ne garantisce l'autosufficienza economica: i dati emersi non fanno altro che confermare la convinzione che vivere in una situazione di marginalità economica e, quindi, sociale è un alto fattore di rischio, sia perché una donna non indipendente economicamente più difficilmente si allontanerà da un compagno violento, sia perché l'essere escluse dal mercato del lavoro significa essere più isolate e meno inserite in un contesto di reti sociali, impegna il Governo: 1) a provvedere affinché le nuove misure di protezione introdotte con l'ultimo decreto-legge sulla sicurezza (decreto-legge n. 113 del 2018), in relazione all'applicazione del cosiddetto "braccialetto elettronico", non rimangano lettera morta, accertando l'effettiva disponibilità di tali ausili elettronici e, se necessario, intervenendo per garantirla; 2) a investire risorse adeguate nella formazione di tutti i soggetti che operano a diretto contatto con le vittime di violenza, come le Forze dell'ordine, il cui intervento, in molti casi, potrebbe essere decisivo per scongiurare il successivo verificarsi di tragici episodi; 3) a proporre interventi normativi e finanziari, anche attraverso una revisione del piano d'azione straordinario, per far sì che tutta la rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio presenti sul territorio nazionale sia finanziata in modo certo, stabile e costante nel tempo, in modo da scongiurarne il rischio di chiusura e consentire l'organizzazione di percorsi strutturati per far riemergere le donne dalla spirale delle violenze, anche a tutela di eventuali minori coinvolti; 4) considerato che la dipendenza economica della donna rappresenta "terreno fertile" per gli uomini violenti, ad adottare politiche del lavoro più efficaci, al fine di incrementare l'occupazione femminile, introducendo misure ulteriori e più efficaci per incentivare la partecipazione dell'uomo alla vita familiare, come la fruizione del congedo parentale da parte dell'uomo, introdotto dalla legge 8 marzo 2000, n. 53, ma ancora scarsamente utilizzato in Italia; 5) a introdurre strumenti finalizzati a vigilare sugli operatori dei settori della comunicazione e dell'informazione, anche in ambito commerciale, al fine di garantire una rispettosa rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile. Interpellanze Atto n. 2-00016 CASTIELLO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che a quanto risulta all'interrogante: l'ospedale del Mare di Napoli è stato smembrato privandolo del polo materno infantile destinato all'ospedale Loreto Mare; tale misura organizzativa a parere dell'interrogante non è affatto coerente con un ospedale di elevata complessità clinica e assistenziale qual è l'ospedale del Mare, sicché la misura stessa appare del tutto irragionevole ed incongrua; la privazione del polo materno infantile è, inoltre, del tutto arbitraria, in quanto contravviene a quanto prescritto dal decreto ministeriale n. 70 del 2015 che definisce gli standard ospedalieri; la sconsiderata e arbitraria scelta del Presidente della regione Campania è avversata da tutte le maggiori associazioni scientifiche, nazionali di ostetricia, pediatria e neonatologia che hanno espresso, all'unisono, parere contrario; l'ospedale del Mare per la sua classificazione di DEA di II livello costituisce l'ubicazione naturale per l'area delle emergenze materno infantile. Il nido e la ginecologia sono abbinati ad un DEA di II livello, qual è l'assetto proprio dell'ospedale del Mare, al fine di gestire in sicurezza le emergenze delle donne in gravidanza; le decisioni a giudizio dell'interrogante arbitrarie del Presidente De Luca si scontrano con le esigenze primarie dei cittadini beneficiari della ampia tutela che la Costituzione all'articolo 32 riconosce loro con la qualificazione del diritto alla salute come "diritto fondamentale del cittadino" e interesse primario della collettività; all'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli le formiche la fanno da padrone: la stampa in data 11 novembre 2018 ha pubblicato la seguente notizia "orrore a Napoli: insetti nel letto di una donna intubata al San Giovanni Bosco". L'immagine diffusa, anche da vari canali televisivi, ha fatto il giro di tutta Europa.