[resaula]

Avviandomi alla conclusione, è necessario, quindi, rivedere completamente il sistema, ovvero eliminare i pareri centralizzati di un ente come ISPRA su giudizi e iniziative che dovrebbero essere di carattere locale. È necessario mettere riparo a una sentenza della Corte costituzionale, che ha modificato il sistema del controllo faunistico nel nostro Paese, ridando la possibilità agli operatori interessati di intervenire. Da questo punto di vista, il richiamo che faccio - sostenuto anche dall'intero mondo agricolo, oltre che da tutti quei cittadini che viaggiano nelle nostre strade, autostrade, ma soprattutto nelle strade di campagna e di Appennino - è che si giunga il più velocemente possibile a una revisione della legge nazionale e al superamento della mentalità ISPRA e dei suoi pareri spesso e volentieri imbarazzanti, come nel caso di specie. Del resto, è sufficiente ricordare il parere ISPRA trasmesso alla Commissione europea sui cosiddetti KC: dobbiamo eliminare posizioni che alla fine risultano rivelarsi un danno grave alla salute pubblica, alla quale tutti quanti dobbiamo badare, superando determinate mentalità animalistiche o protezionistiche che, purtroppo, ogni giorno che passa, regnano sempre più anche all'interno di un istituto importante come ISPRA. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PILLON (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei focalizzare l'attenzione dell'intera Assemblea su un fatto che si è verificato pochi giorni fa. Sono appena decorse le festività natalizie e, ancora una volta, anche quest'anno, molti padri e madri non le hanno potuto trascorrere con i loro bambini a causa del fenomeno della sottrazione internazionale di minori. Ma, soprattutto, alcuni bambini non sono potuti stare con la loro mamma o il loro papà per siffatto fenomeno. I numeri sono di tutto rispetto: dall'annuario statistico del Ministero degli affari esteri e delle cooperazione internazionale risultano 281 casi solo nello scorso anno, 102 dei quali nella sola Unione europea. Alcuni Paesi interessati - in particolare la Slovacchia - sembrano non volersi attenere alle convenzioni internazionali sul punto. Abbiamo, tra l'altro, il caso dell'Associazione International child abduction Slovakia, che è dovuta intervenire presso l'ambasciatore della Repubblica slovacca Jan Soth, in quanto molto spesso gli ordini dei tribunali italiani e slovacchi vengono disattesi nella loro applicazione. Sono stati segnalati al sottoscritto ben sei casi, tra cui quello di Andrea Cavalcanti, che ha vinto tutte le pratiche - sia in Italia che in Slovacchia - ma il cui figlio viene ancora trattenuto in Slovacchia; il caso di Leonardo Rassu che, dopo anni di inutili battaglie, ha cercato di patteggiare con la ex moglie per poter incontrare la figlia, ma molto spesso si reca fino in Slovacchia, per poi dover ritornare senza aver potuto incontrarla; il caso di Emiliano Russo, la cui impossibilità a incontrare la prole gli ha causato una tale situazione di prostrazione da portarlo a contrarre una seria disabilità; il caso di Alessandro Matera, la cui ex compagna slovacca è morta suicida e, nonostante questo, il tribunale slovacco ha preferito affidare il figlio minore al cognato slovacco anziché al padre; il caso di Andreas Masoner, che vede il figlio su Skype ormai da anni, e il caso di Marco Di Marco che, nonostante un provvedimento esecutivo di rimpatrio del tribunale di Ascoli Piceno, nonostante provvedimenti favorevoli dei tribunali regionali di Bratislava e della Corte suprema slovacca, vede il figlio su Skype da quattro anni e mezzo. Invitiamo pertanto la Presidenza del Senato - si deve far diligente parte presso la Presidenza del Consiglio, presso i Ministeri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della giustizia - di far dare finalmente seguito alle giuste richieste dei minori in questione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghi, al confine tra le province calabresi di Cosenza e Crotone, nel territorio del piccolo Comune di Scala Coeli, un tratto dell'amena vallata del fiume Nicà, parte coperto di uliveti e vigneti e parte riservato al pascolo brado delle vacche podoliche, è oggi deturpato dall'impianto per rifiuti speciali non pericolosi di località Case Pipino, di proprietà della Bieco SrL - nomen omen - impianto di cui la Regione Calabria vuole a tutti i costi autorizzare l'ampliamento per conferirvi anche rifiuti pubblici. Ripeto: lo vuole fare a tutti i costi, tant'è che alla seconda conferenza di servizi, il 17 dicembre scorso, il commissario ad acta ha rinviato la decisione finale al prossimo 24 gennaio solo per dare tempo alla Bieco di rimodulare il progetto accogliendo la richiesta del rappresentante dell'Ambito territoriale omogeneo (ATO) di Cosenza di destinare alla gestione pubblica dei rifiuti metà della discarica, con capacità, una volta ampliata, di oltre un milione di metri cubi. Si è convinti - anzi si sa già, evidentemente - che questa volta la struttura tecnica di valutazione della Regione concederà il parere positivo, negato invece a giugno scorso per diverse ragioni, non ultimo il divieto di transito sulla strada di accesso all'impianto sempre ribadito dalla limitrofa Provincia di Crotone, questa volta non invitata. L'esclusione ha coinvolto anche la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio (ABAP), deputata alla valutazione dell'impatto paesaggistico dell'intervento, che aveva chiesto delucidazioni. Non è, invece, stato necessario chiudere la porta in faccia al Dipartimento regionale agricoltura che, in presenza di coltivazioni biologiche, DOP e IGP, nonché di allevamenti bovini di qualità, a giugno aveva a sua volta dato parere negativo, ma a distanza di soli cinque mesi, il 20 novembre, ha ribaltato la propria posizione. Restano contrarie all'ampliamento della discarica, oggettivamente incompatibile con la vocazione agricola e turistica del territorio, oltre alle associazioni di categoria e ambientaliste - penso soprattutto a Legambiente, cui va dato atto di essere attivissima sul tema - le popolazioni di Scala Coeli, di Cariati, di Terravecchia, di Mandatoriccio e di Crucoli (territori percorsi anch'essi dal fiume Nicà) i cui Consigli comunali si sono da tempo espressi inequivocabilmente per il no all'ampliamento. I rapporti di forza sono ovviamente sbilanciati, ma la pervicacia e la facilità - lasciatevelo dire - con cui la Regione Calabria, ancora una volta, ignora non solo qualificati pareri di altre amministrazioni, carenze progettuali e molte inadempienze e irregolarità commesse, ma anche le aspirazioni delle comunità locali di quelle stesse aree interne che la SNAI, alla quale la Calabria ha aderito solo nel 2015, ultima di 20 Regioni, le consentirebbe di rivitalizzare se solo avesse la capacità e soprattutto la volontà di progettare e spendere le ingenti risorse pubbliche disponibili per i fini dichiarati, integrano l'ennesima insopportabile sopraffazione.