[pronunce]

, che introduca la possibilità di «rinnovazione» della domanda rigettata, una dichiarazione di parziale illegittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, dello stesso codice, tale da collegare alla deliberazione del provvedimento negativo una sopravvenuta incompatibilità del giudice procedente, e dunque l'investitura di un diverso magistrato, avanti al quale detta «rinnovazione» sarebbe possibile; che, a parere del Giudice a quo, una variazione siffatta del quadro normativo attuerebbe anche la necessaria parificazione fra il trattamento dell'imputato che si veda respingere una richiesta condizionata di giudizio abbreviato e quello dell'imputato al quale venga negata l'applicazione della pena su richiesta a norma dell'art. 444 cod. proc. pen. ; che tale prospettazione istituisce un accostamento ingiustificato tra la situazione in esame e quella, ben diversa, conseguente ad un provvedimento negativo del giudice dibattimentale sulla richiesta di patteggiamento (ordinanza n. 101 del 2002); che, d'altra parte, la soluzione prospettata dal Giudice rimettente condurrebbe all'assurda conseguenza di una catena potenzialmente infinita di provvedimenti di rigetto e di sopravvenute incompatibilità del giudice di volta in volta procedente: prova ne sia che, nello stesso procedimento di applicazione della pena su richiesta, l'incompatibilità del giudice dibattimentale che abbia rigettato la relativa domanda, ed il conseguente mutamento della persona chiamata all'ulteriore celebrazione del giudizio, non preludono ad una «rinnovazione» della richiesta di patteggiamento, la quale anzi risulta espressamente preclusa dalla legge (art. 448, comma 1, cod. proc. pen.); che, alla luce dei rilievi che precedono, risulta del tutto fisiologica una eterogeneità dei meccanismi di sindacato sui provvedimenti che regolano l'introduzione dei riti speciali quando l'azione penale viene esercitata secondo modalità che consentono al pubblico ministero l'accesso diretto alla sede dibattimentale; che la celebrazione del procedimento nelle forme ordinarie, per effetto del provvedimento negativo assunto in limine litis sulla richiesta di rito abbreviato, non esclude che debba essere valutato, in esito al giudizio, se sia legittima una commisurazione della pena senza la diminuente prevista dall'art. 442, comma 2, cod. proc. pen. ; che, infatti, nella giurisprudenza di legittimità si è affermato il principio secondo cui il fondamento della decisione preclusiva deve essere valutato in ogni successiva occasione nella quale il giudice determini o verifichi la quantificazione della pena, a partire dalla deliberazione della sentenza di condanna ad opera dello stesso giudice dibattimentale per proseguire, eventualmente, in fase di gravame; che, dunque, risulta erroneo il presupposto interpretativo essenziale dell'ordinanza di rimessione, e cioè che nel giudizio a citazione diretta l'ordinanza di rigetto della richiesta condizionata di giudizio abbreviato sarebbe sottratta ad ogni forma di sindacato, ed in particolare al vaglio di un giudice diverso da quello che l'abbia deliberata; che, pertanto, le questioni proposte sono manifestamente infondate in relazione a tutti i parametri evocati dal rimettente. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. 556, comma 2, e 34, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata dal Tribunale di Perugia, sezione distaccata di Foligno, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 101 e 111 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 dicembre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 dicembre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA