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a questo proposito, sono da leggere attentamente i dati emergenti dall'indagine svolta dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario del 20 maggio 2020 volti a rilevare gli effetti e le problematiche riscontrate dagli istituti di credito e dai richiedenti nell'elargizione della garanzia; dall'indagine è emerso come la concessione delle garanzie per le richieste inferiori ai 25.000 euro sia stata di poco superiore alla metà delle domande, mentre per le altre richieste di importo superiore la concessione si sia fermata intorno all'11 per cento; tempi più lunghi nell'erogazione dei finanziamenti sono stati riscontrati principalmente per i prestiti superiori alla soglia citata, e tale problematica è derivata anche dalla concentrazione delle domande in un breve arco temporale, con accrescimento dei conseguenti carichi di lavoro e con la necessità di modifiche all'organizzazione interna degli sportelli delle banche; altro problema ha riguardato la possibilità di ottenere nuova liquidità: in base alla normativa dei decreti-legge n. 18 e n. 23 del 2020 il fondo centrale di garanzia per le PMI può concedere garanzie solo su nuovi crediti, che non possono essere quindi condizionati dalla banca all'estinzione di passività pregresse, con sole due eccezioni, di cui la possibilità di rinegoziare i debiti preesistenti (art. 13, comma 1, lett. e) ), salva comunque l'erogazione di un nuovo credito per almeno il 10 per cento dell'accordato in essere. Le segnalazioni riportano, diversamente, casi di soggetti costretti ad usufruire del prestito solo a condizione che parte dello stesso servisse a ripianare situazioni debitorie in essere, con evidente limitazione di liquidità aggiuntiva; considerato che: nonostante la portata dell'intervento, e la sua importanza ai fini della ripartenza del tessuto produttivo del nostro Paese, sono numerose le segnalazioni giunte riguardanti i ritardi o la mancata elargizione del credito da parte di alcune banche nei confronti dei richiedenti; questi dati, a ben vedere, denotano una situazione complessa, caratterizzata dalla difficoltà derivante dalla decretazione d'urgenza e dalle successive modifiche intercorse in sede di conversione, nonché dalla priorità avanzata da alcuni istituti nei confronti di chi già è correntista rispetto a chi non ha mai avuto rapporti con quell'istituto, ed ancora dalla presunta valutazione del creditore da effettuare secondo parametri non ben precisati ovvero estranei alle norme contenute nel decreto liquidità; considerato inoltre che la mancata elargizione del credito in alcune zone d'Italia può essere prodromica ad alimentare lo spettro dell'usura e della criminalità organizzata, come dichiarato dallo stesso segretario generale di FABI, Lando Maria Sileoni, a cui purtroppo alcuni imprenditori sono costretti a far ricorso per accedere a quel minimo di liquidità di cui non possono più fare a meno, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali siano i loro orientamenti in merito alle vicende descritte; se non ritengano di voler semplificare l' iter per l'approvazione dei prestiti garantiti, anche tramite una collaborazione con la Banca d'Italia nel verificare il corretto adempimento d ella normativa da parte degli istituti bancari, vigilando inoltre sulla corretta applicazione dei tassi di interesse sulle somme messe a garanzia. Atto n. 3-01652 VALENTE MIRABELLI CIRINNA' ROSSOMANDO Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 83 della legge 24 aprile 2020, n. 27, che ha convertito con modifiche il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, ha autorizzato i capi degli uffici giudiziari "per contrastare l'emergenza epidemiologia da COVID-19 e contenerne gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria per il periodo compreso tra il 16 aprile e il 30 giugno 2020" ad adottare "le misure organizzative anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, anche d'intesa con le Regioni, dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, dal Ministero della giustizia e delle prescrizioni adottate in materia con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, al fine di evitare assembramenti all'interno dell'ufficio giudiziario e contatti ravvicinati tra le persone"; l'articolo 36 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, ha prorogato all'11 maggio il termine del 15 aprile 2020 indicato dall'articolo 83 citato, ai commi 1 e 2, nonché differito al 12 maggio il termine iniziale del periodo di validità delle misure organizzative dei capi degli uffici giudiziari previsto dal comma 6; l'emergenza epidemiologica e le necessarie misure di contenimento del contagio hanno prodotto inevitabilmente un pesante rallentamento dell'attività giurisdizionale su tutto il territorio nazionale; come anche testimoniato attraverso gli organi di stampa, a partire dalla data del 12 maggio si sono registrati diffusi ritardi dovuti principalmente all'oggettiva difficoltà di garantire una ripresa pienamente omogenea delle attività in tutti i tribunali, nonché pesanti rinvii di udienze anche a diversi mesi di distanza, a causa in particolare della non idoneità delle aule di giustizia, degli uffici giudiziari e della loro dotazione informatica; in alcuni ambiti territoriali tutto questo ha comportato, per evitare disparità di trattamento, l'ulteriore rinvio della ripresa di alcune fondamentali attività giurisdizionali, in particolare nel settore penale; considerato che: l'autonomia organizzativa affidata ai capi degli uffici giudiziari risulta giustificata dalle attuali esigenze di flessibilità ispirate al giusto principio di ragionevolezza e alla necessità di tutelare in via prioritaria il diritto alla salute; in particolare, in un periodo segnato dall'emergenza, il funzionamento del sistema giustizia risulta un servizio essenziale e insostituibile, la cui qualità ed efficienza possono essere garantite solo attraverso paradigmi e modelli chiari e omogenei lungo tutto il territorio nazionale, da adottare attraverso il coinvolgimento pieno di tutti i soggetti della giurisdizione; considerato, inoltre, che: dal 12 maggio si è entrati in una fase che per la funzione giurisdizionale e gli uffici giudiziari non è meno delicata rispetto alla precedente, dal momento che l'agenda delle attività giudiziarie presentata nelle linee guida di cui all'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020 sta risentendo in maniera sensibile dell'emergenza sanitaria e del contesto territoriale su cui impattano diversamente il necessario distanziamento sociale, le misure di sanificazione, le logistiche rivisitate delle aule, influendo così sullo svolgimento delle udienze, dei processi e di tutte le attività giurisdizionali; alla luce del quadro normativo e delle indicazioni sull'organizzazione giudiziaria trasmesse con la circolare del 2 maggio 2020 da parte del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del Ministero della giustizia, se è comprensibile che ancora in questa fase vi sia una certa differenziazione delle misure adottate rispetto a ciascuna situazione territoriale, appare tuttavia necessario che sia uniforme il paradigma organizzativo prescelto e insieme venga garantita omogeneità dei protocolli per quanto riguarda le tipologie delle misure adottate, si chiede di sapere: