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All'articolo 3 si prevede l'obbligo per i distributori di donare i prodotti ancora conformi al consumo umano e di valorizzare quelli non più conformi, sulla base dell'ordine di priorità indicato all'articolo 1. La donazione è regolata all'articolo 4: ogni distributore stipula una convenzione con una o più associazioni senza scopi di lucro. Sono previste sanzioni amministrative pecuniarie per chi non si conforma a quanto previsto. La valorizzazione, all'articolo 5, è prevista per le eccedenze non idonee al consumo umano e può avvenire anche con la stipula di contratti a titolo oneroso. L'articolo 6 descrive le procedure necessarie per la donazione, attraverso immagazzinamento e tutela della conformità del prodotto, mantenendone i costi a carico del distributore. Le aziende devono dotarsi di un piano di autocontrollo interno. Il produttore o distributore che rende dolosamente inadatti al consumo dei prodotti, è punito con sanzione amministrativa pecuniaria, come previsto dall'articolo 7. All'articolo 8 sono previste agevolazioni fiscali per produttori e distributori, basate sul valore dei beni alimentari donati. All'articolo 9, infine, sono previsti crediti di imposta per venditori al dettaglio che acquistino sistemi di vendita senza imballaggio, al fine di diminuire la produzione degli stessi e quindi la loro successiva trasformazione in rifiuti. L’articolo 10 reca la copertura finanziaria.. 1 (Finalità) 1 Al fine di dare piena attuazione alla direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008, la presente legge stabilisce princìpi volti alla prevenzione e alla riduzione dello spreco alimentare. 2 Le azioni di contrasto allo spreco alimentare devono essere attuate secondo il seguente ordine di priorità: a prevenzione dello spreco alimentare; b riutilizzo dell'invenduto ancora atto al consumo umano, in forma di donazione o trasformazione; c valorizzazione dell'invenduto, destinandolo all'alimentazione animale; d valorizzazione dell'invenduto, utilizzandolo per il compost agricolo; e valorizzazione dell'invenduto tramite la trasformazione energetica per la produzione di biogas. 3 È nullo ogni accordo o contratto con il quale si ostacoli o si faccia divieto alla donazione di prodotti alimentari invenduti. 2 (Educazione e formazione) 1 Il contrasto allo spreco alimentare è inserito nei programmi formativi delle scuole dell'obbligo. 2 Produttori e distributori di prodotti alimentari adottano iniziative adeguate alla sensibilizzazione e formazione del personale riguardo la prevenzione dello spreco alimentare. 3 Produttori e distributori di prodotti alimentari invenduti individuano e formano fra il proprio personale soggetti incaricati della selezione dei prodotti alimentari invenduti atti al consumo umano. 3 (Azioni contro lo spreco alimentare) 1 Senza pregiudizio per le normative in materia sanitaria, i distributori di prodotti alimentari assicurano la loro commercializzazione o la loro valorizzazione conformemente alle priorità previste dall'articolo 1. 2 I prodotti alimentari invenduti conformi al consumo umano secondo i requisiti igienico-sanitari sono donati ad associazioni senza fini di lucro. 3 I prodotti non più atti al consumo umano devono essere destinati alla valorizzazione in forma di alimentazione animale, compost agricolo o trasformazione energetica. 4 (Donazione) 1 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i distributori di prodotti alimentari stipulano con associazioni senza fini di lucro convenzioni per la donazione dei prodotti alimentari invenduti e adeguati per il consumo umano. 2 La violazione degli obblighi di cui al comma 1 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di euro 1.000 fino ad un massimo di euro 10.000 per i casi di recidiva. 5 (Valorizzazione) 1 I prodotti alimentari non più idonei al consumo umano sono valorizzati ai sensi e secondo le priorità delineate all'articolo 1, comma 2, lettere c), d) ed e) . 2 Ove non sia possibile la donazione dei prodotti alimentari non idonei al consumo umano, la loro cessione ai fini di valorizzazione di cui all'articolo 1, comma 2, lettere c), d) ed e) , può aver luogo a titolo oneroso. 6 (Procedure per la donazione) 1 Al fine di procedere alla donazione di prodotti alimentari invenduti, il personale adeguatamente formato di ciascun esercizio commerciale procede alla selezione dei prodotti alimentari invenduti atti al consumo umano, identificandoli e separandoli dai prodotti non più atti al consumo umano. 2 I prodotti alimentari invenduti atti al consumo umano devono essere adeguatamente immagazzinati al fine di evitare eventuali contaminazioni prima della consegna alle associazioni senza fini di lucro. 3 I prodotti alimentari invenduti non più idonei al consumo umano devono essere separati ed identificati mediante adeguata dicitura ed altri elementi cromatici. 4 I costi di selezione e stoccaggio restano a carico degli esercizi commerciali. 5 I responsabili degli esercizi commerciali adottano ogni misura appropriata al fine di evitare qualsiasi rischio di contaminazione o scambio fra i prodotti idonei e non idonei al consumo umano. 6 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli esercizi commerciali adottano adeguati piani di autocontrollo indicanti le procedure di selezione, identificazione, stoccaggio e conservazione dei prodotti alimentari invenduti. 7 (Sanzioni) 1 Il produttore o distributore di prodotti alimentari che renda dolosamente inadatti al consumo umano prodotti alimentari invenduti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di euro 3.000 ad un massimo di euro 70.000 con pubblicazione della decisione. 8 (Agevolazioni fiscali) 1 A decorrere dall'anno 2017, ai produttori e ai distributori di prodotti alimentari è riconosciuto un credito d'imposta pari al 20 per cento del valore dei beni alimentari donati al fine di consumo umano. 2 Agli oneri di cui al comma 1, valutati in 1 milione di euro annui a decorrere dall'anno 2017, si provvede mediante le maggiori entrate di cui all'articolo 10. 9 (Riduzione degli imballaggi) 1 Al fine di ridurre gli imballaggi non necessari, a decorrere dall'anno 2017 ai venditori al dettaglio è riconosciuto un credito d'imposta pari al 140 per cento del costo sostenuto per l'acquisto e l'installazione di sistemi di vendita senza imballaggio. Il credito d’imposta è riconosciuto per ciascun esercizio commerciale. 2 A decorrere dall'anno 2017, ai venditori al dettaglio che si siano dotati di sistemi di vendita senza imballaggio, è riconosciuto un credito d'imposta pari al 5 per cento del valore dei beni venduti con suddetti sistemi. 3 Agli oneri di cui al presente articolo, valutati in 15 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017, si provvede mediante le risorse di cui all'articolo 10. 10 (Copertura finanziaria)