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In questo saldo naturale così negativo è evidente che, senza interventi urgenti, per il nostro Paese ci sono all'orizzonte solamente prospettive difficili di sviluppo e di crescita. Grazie all'assegno possiamo invertire il pauroso fenomeno della denatalità e metterci in carreggiata con i Paesi più attrezzati in tema di politiche familiari, proponendoci finalmente come terra ospitale per i giovani, le giovani coppie e per le famiglie che vogliono continuare a credere e a investire nel futuro. L'Italia è un Paese che ha costruito, nel corso degli anni, tantissime agevolazioni di tipo fiscale. Sono circa 500 quelle che vengono censite, ma di queste pochissime sono state dedicate o sono dedicate alla famiglia. L'assegno è unico, perché riorganizza una giungla di misure, bonus , detrazioni stratificate nel tempo. È quindi un assegno semplice, perché semplifica la vita delle famiglie, permettendo loro di ricevere una misura di programmazione e di stabilità nel tempo. È un provvedimento attivante - come si dice - perché stimola la famiglia a proiettarsi nel futuro e a compiere scelte coraggiose. Le politiche familiari danno i frutti migliori quando hanno un carattere di stabilità, perché danno un'autonomia nella progettazione economica della vita. Grazie all'assegno unico ogni mese una famiglia saprà di poter contare su un importo fisso fino ai ventuno anni di età di ciascun figlio. Siamo di fronte a una vera rivoluzione per il nostro Paese. Credo che da luglio - e mi rivolgo direttamente a lei, cara ministra Bonetti - per snellire e facilitare ancora di più il lavoro delle nostre famiglie, dovremo poter consentire alle stesse di richiedere l'attivazione dell'assegno universale, oltre che all'INPS e ai CAF, anche tramite i patronati, che sono al momento esclusi e che - mi permetto di dire - in questo momento particolare si sono spesso gratuitamente sostituiti al lavoro dell'INPS. È un investimento sullo sviluppo sociale che non rende le famiglie dipendenti da un aiuto spot dello Stato, come altri inutili provvedimenti assistenziali. Dobbiamo essere tutti insieme felici del risultato. Oggi si deve prendere atto che una proposta di legge passa dalla teoria alla Gazzetta Ufficiale in appena sedici mesi e tutto questo grazie anche al contributo fondamentale e importante del mio partito. Italia Viva dimostra di essere ancora una volta un grande movimento riformista, che non propone misure spot e senza visione. È invece un luogo sano di presentazione di proposte concrete e realizzabili per il futuro del nostro Paese. Noi abbiamo a cuore l'Italia del domani; un'Italia che oggi, grazie al contributo determinante del ministro Elena Bonetti, a cui va tutta la nostra gratitudine per il lavoro costante ed efficace svolto, e grazie alla vision pragmatica di Matteo Renzi, compie passi in avanti notevoli e importanti verso la civiltà. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci ritroviamo qui a esaminare una proposta che è stata presentata come rivoluzionaria. A mio avviso è sicuramente un'iniziativa importante, ma non un intervento sul piano strutturale. Quando una riforma è strutturale - come si evince dallo stesso termine - si interviene dalla base. Questo provvedimento sull'assegno unico, che prende a riferimento i figli, e quindi i piccoli o i ragazzi anche maggiorenni fino a ventuno anni di età, in realtà interviene a favore di alcune categorie di famiglia. Ora verrò subito al dunque, spiegando il perché non si tratti di una riforma strutturale. Ad esempio, per le famiglie che hanno un Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) inferiore a 30.000 euro, per ogni figlio minore non vedremo un assegno di 250 euro - come oggi varie testate giornalistiche hanno comunicato - ma 161 euro al mese per figlio minore e 97 euro per figlio di ventuno anni. Stiamo parlando dell'80 per cento delle famiglie, e quindi otto su dieci. Invece, nel caso di un ISEE superiore ai 52.000, euro avremo un assegno per minore di 67 euro e un assegno per figlio di età compresa fra la maggiore età e fino a ventuno anni di 40 euro. La novità interessante è che vengono presi in considerazione e viene puntata l'attenzione soprattutto sui lavoratori autonomi e gli incapienti. Se però riteniamo che questa manovra, che non va a favore di 1,35 milioni di famiglie con 381 euro in meno all'anno, sia strutturale, allora per chi sarà vantaggiosa? Lo sarà solamente per una certa categoria di famiglie: alcuni lavoratori dipendenti - ad esempio - subiranno invece delle perdite, in questo caso di 381 euro l'anno. Detto calcolo viene fatto tenendo conto di una base di partenza fissa e di una seconda tranche che fa riferimento all'ISEE. Questo, però, è un sistema di calcolo che dovrebbe valutare la ricchezza delle famiglie, ma in verità - così come è impostato oggi - non la valuta assolutamente perché fa riferimento al reddito al lordo delle trattenute Irpef e delle addizionali comunali e regionali. Pertanto, quando nel testo - ad esempio - si afferma che il riferimento è l'ISEE o sue componenti, si intende il calcolo del patrimonio o il reddito, e in questo caso siamo già in una situazione discutibile, perché oggi il reddito è calcolato al lordo anziché al netto delle trattenute. Inoltre, anche il coefficiente di calcolo per stabilire le soglie dell'ISEE è assolutamente iniquo. Pertanto, la domanda che ci poniamo è quale sarà la ricchezza che andrà nelle tasche degli italiani. Le famiglie a cosa rinunciano, tenendo conto del fatto che il provvedimento non fa altro che operare delle semplificazioni? Vengono semplicemente accorpati dei fondi per crearne uno unico e distribuire le quote a lavoratori autonomi e agli incapienti. Le famiglie rinunciano all'assegno per i nuclei familiari con almeno tre figli minori, all'assegno di natalità, al premio alla nascita, alle detrazioni fiscali previste per figli a carico. In più, qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, essi sono adottati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie. Come vedete, Fratelli d'Italia ha dato prova anche alla Camera di dare il proprio sostegno a questa manovra, ma è chiaro che i fondi già stanziati sono insufficienti. Auspico che delle proposte migliorative che verranno oggi sottoposte a votazione in Aula vengano accolte e si apra un tavolo più ampio di confronto in riferimento al calcolo relativo ai figli a carico. La senatrice Cirinnà poco fa ha fatto cenno alle famiglie arcobaleno. Facendo riferimento ai giovani, ai ragazzi, ai figli, è chiara la posizione. Dobbiamo tenere conto allora dei figli di tutte le famiglie e, in primis , di quelle che verranno penalizzate, ovvero le famiglie numerose dai tre figli in su. Ministro, da questo momento in poi proporrei la possibilità di riflettere su un intervento che veda al primo posto le donne ai fini di innalzare l'indice di natalità.