[pronunce]

n. 201 del 2011, riproducano il vulnus già recato con la norma appena citata, e già denunciato dalla stessa Regione con un proprio ricorso (reg. ric. n. 46 del 2012) , alla sintesi del quale può senz'altro farsi rinvio. 17.1.9.- La ricorrente censura anche il comma 11 dell'art. 17 del d.l. n. 95 del 2012, per l'asserito contrasto con gli artt. 117, terzo e quarto comma, e 118 Cost. Nel suo significato letterale, la norma parrebbe infatti assegnare alla Regione, in rapporto alle funzioni di "area vasta" attribuite in via transitoria alle Province, meri compiti di programmazione e coordinamento, relativamente alle materie di corrispondente competenza legislativa a norma dell'art. 117 Cost. Una disciplina siffatta contrasterebbe con principi già enunciati dalla giurisprudenza costituzionale, secondo cui spetta alla legge regionale, nelle materie di competenza, la concreta allocazione delle funzioni (è citata la sentenza n. 43 del 2004), con la conseguente ammissibilità di norme che riservino alle Regioni stesse determinate funzioni. 17.2.- La Regione Campania, come anticipato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale anche con riguardo all'art. 18 del d.l. n. 95 del 2012. 17.2.1.- La soppressione delle più importanti Province (compresa quella di Napoli), con contestuale creazione delle Città metropolitane, avrebbe lo scopo dichiarato di garantire l'efficace ed efficiente svolgimento delle funzioni amministrative, e dunque uno scopo diverso da quello ostentato per il ricorso alla decretazione d'urgenza, cioè il contenimento della spesa pubblica. Del resto, il processo di riforma e la creazione dei nuovi enti richiederebbe un palese sforzo di spesa, a sua volta in contrasto con la finalità dichiarata. Ebbene - osserva la ricorrente - l'inserimento di norme con finalità eterogenea nell'ambito di un provvedimento d'urgenza comporta l'illegittimità delle norme medesime, per violazione dell'art. 77 Cost. (è citata la sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012). Per altro verso, l'istituzione delle Città metropolitane non rientrerebbe nella competenza legislativa dello Stato. Non potrebbe utilmente guardarsi, in assenza di altre ed esplicite disposizioni costituzionali, alla lettera p) del secondo comma dell'art. 117 Cost., che configura una competenza statale tassativamente limitata al sistema elettorale, alla forma di governo ed alle funzioni fondamentali degli enti locali. Di conseguenza, l'istituzione dei nuovi enti apparterebbe alla competenza residuale delle Regioni, in applicazione del quarto comma dell'art. 117 Cost. In ogni caso, la normativa impugnata sarebbe illegittima per non aver previsto alcun ruolo delle Regioni nella istituzione delle Città metropolitane (in contrasto oltretutto col disposto dell'art. 22 del d.lgs. n. 267 del 2000, che già rimetteva alle Regioni la delimitazione territoriale delle aree metropolitane, pur essendo stato introdotto nella vigenza del testo originario del Titolo V della Parte seconda della Costituzione). La partecipazione della Regione sarebbe circoscritta esclusivamente all'ambito dell'eventuale sub-procedimento volto all'articolazione in più Comuni del territorio del Comune capoluogo (art. 18, comma 2-bis). Dunque il legislatore statale avrebbe violato gli artt. 114, 117 e 118, primo comma, Cost. Anche più grave sarebbe poi l'estromissione delle Regioni dalla procedura di soppressione delle principali Province esistenti. Se l'art. 133, primo comma, Cost. assegna alla Regione un ruolo interlocutorio nella istituzione di nuove Province, dovrebbe intendersi prescritto, a maggior ragione, un parere per il caso della loro soppressione. Oltretutto, con la disciplina impugnata, il legislatore avrebbe scelto le Province da sopprimere, discriminandole rispetto alle altre, senza un riconoscibile criterio, adottando una legge-provvedimento priva di ragionevolezza (art. 3 Cost.) ed in contrasto con il canone dell'imparzialità (art. 97 Cost.). I criteri della proporzionalità e dell'adeguatezza sono tanto più essenziali - osserva la ricorrente - quando il legislatore statale opera in materie che interferiscono con l'autonomia degli enti locali e con le competenze legislative delle Regioni. 17.2.2.- Un ulteriore profilo di illegittimità dell'art. 18 consisterebbe nella facoltà, conferita ai Comuni compresi nell'area delle istituite Città metropolitane, di non aderire al nuovo ente, e di accorparsi piuttosto, con una propria delibera consiliare, al territorio di una Provincia limitrofa (art. 18, comma 2). La norma contrasterebbe infatti con il primo comma dell'art. 133 Cost. Per un verso, sarebbe violata la riserva di legge in materia di modifica delle circoscrizioni provinciali, con l'ulteriore vulnus realizzato mediante l'esclusione di ogni coinvolgimento dell'ente regionale nella procedura. Per altro verso, la disciplina sarebbe incongrua nella misura in cui pare consentire l'accorpamento ad una Provincia di un Comune che non confini con il relativo territorio, creando discontinuità, sul piano del funzionamento dei servizi e dello svolgimento delle funzioni, incompatibili con i principi di ragionevolezza e buona amministrazione (artt. 3 e 97 Cost.). 17.2.3.- Inoltre, la previsione (comma 2-bis dell'impugnato art. 18) che consente ai Comuni capoluogo di promuovere il proprio frazionamento in più Comuni determinerebbe una violazione della riserva di legge regionale nella materia, posta dal secondo comma dell'art. 133 Cost. La legge regionale, nella disciplina censurata, è prevista quale mera sanzione degli esiti di un procedimento referendario, con quorum predeterminato, ed avrebbe dunque contenuto vincolato. Con l'ulteriore violazione, dunque, della riserva statutaria concernente i referendum sulle leggi e sui provvedimenti regionali, di cui al primo comma dell'art. 123 Cost. (e con immediato contrasto con la legislazione regionale campana già esistente in materia). 17.2.4.- La Regione Campania ritiene illegittimo, ancora, il comma 7-bis del censurato art. 18, che pare limitare le attribuzioni regionali, all'esito del conferimento alle Città metropolitane di funzioni fondamentali secondo il disposto del precedente comma 7, alla sola programmazione ed al solo coordinamento nelle materie di cui al terzo ed al quarto comma dell'art. 117 Cost., oltre che alle funzioni esercitate a norma dell'art. 118 Cost. Spetterebbe alla legislazione regionale, in effetti, la concreta allocazione delle funzioni, parte delle quali, esercitando le prerogative attribuite dalle due norme costituzionali appena citate, potrebbe essere appunto trattenuta a livello regionale. 17.2.5.- La ricorrente contesta, infine, la legittimità del meccanismo di reciproco conferimento di funzioni tra Città metropolitane e Comuni, di cui al comma 9 (lettere c e d) dell'art. 18 del d.l. n. 95 del 2012.