[pronunce]

- Con unica memoria depositata in prossimità dell'udienza del 10 ottobre 2006 il Presidente del Consiglio dei ministri svolge articolate argomentazioni in riferimento ai ricorsi nn. 1 e 40 del 2006, sottolineandone la stretta connessione per oggetto di talune delle questioni in esse proposte. 21. - In riferimento al ricorso n. 1 del 2006, la difesa erariale sottolinea che la Provincia autonoma di Trento nelle sue difese non avrebbe indicato chiaramente su quale fonte basi il potere esercitato ed oggetto di contestazione. 21.1. - Atteso che si tratta di controversia circa la legittimità del potere normativo l'Avvocatura ritiene anzitutto superflua l'invocazione da parte della Provincia autonoma di disposizioni relative alla potestà amministrativa. 21.2. - La difesa erariale contesta poi che possa utilmente invocarsi, per la soluzione della controversia, la previsione recata dall'art. 1-bis del d.P.R. n. 235 del 1977 (come modificato dal decreto legislativo n. 463 del 1999), cui invece fa frequente riferimento la Provincia di Trento. Trattandosi di un decreto presidenziale (e ora legislativo) di attuazione statutaria emanato ai sensi dell'art. 107 dello statuto speciale di autonomia, essa non potrebbe recare modificazione dello statuto stesso, che espressamente (art. 9, n. 9) esclude la potestà legislativa delle Province autonome in materia di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, dacché le relative modificazioni devono passare necessariamente attraverso la diversa procedura prevista dall'art. 103 dello statuto, ovvero mediante la promulgazione di una legge di revisione costituzionale. Per non incorrere in dubbi di costituzionalità, pertanto, la previsione recata dal richiamato art. 1-bis dovrebbe essere interpretata in senso meramente integrativo, e non modificativo, dello statuto. In tale ottica, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, i principi della legislazione statale vincolanti la delegata potestà legislativa provinciale in materia di grandi derivazioni a scopo idroelettrico andrebbero intesi in senso molto ampio e, comunque, più esteso dei meri principi fondamentali della materia stessa. Sia in quest'ottica sia in una diversa prospettiva che equiparasse i principi di cui all'art. 1-bis del d.P.R. n. 235 del 1977 (come modificato dal decreto legislativo n. 463 del 1999) ai principi fondamentali di cui all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, risulterebbe, a dire dell'Avvocatura, che la competenza statutaria dell'ente autonomo non sia più ampia di quella delle Regioni ordinarie, con conseguente irrilevanza della disposizione di attuazione statutaria ai fini della decisione della controversia, da risolversi, invece, alla luce del riparto delineato dall'art. 117 della Costituzione. 21.3. - Il Presidente del Consiglio, dopo avere così individuato l'ambito normativo nel quale inquadrare la questione, contesta l'argomentazione della Provincia autonoma di Trento, laddove essa assume di essere intervenuta con la legge provinciale n. 17 del 2005 al fine di superare tanto la non conformità (accertata dalla Commissione della Comunità europea) dei principi della legislazione in materia di concessioni idroelettriche statale al diritto comunitario quanto l'inerzia degli organi dello Stato al riguardo. Sostiene la difesa erariale, che nessuna norma o principio del diritto comunitario possa determinare uno spostamento di competenza degli enti nazionali e meno che mai una eventuale inerzia statale possa legittimare un insussistente potere sostitutivo da parte dell'ente territoriale. 21.4. - L'Avvocatura contesta, altresì, che la eventuale contrarietà di un principio di legge statale al diritto comunitario legittimi una Regione o una Provincia autonoma a disapplicare lo stesso. Tale tesi, che secondo la difesa erariale sarebbe in sostanza portata avanti dalla Provincia di Trento con la sua censurata attività normativa, sarebbe, sempre a dire dell'Avvocatura, erronea. Ciò in quanto l'atto statale, sebbene inapplicabile ai rapporti giuridici riguardati dalla normativa comunitaria, conserverebbe comunque idoneità a produrre effetti nell'ordinamento interno. Peraltro, continua l'Avvocatura, se pure potesse ritenersi che i principi di legge statali contrastanti con il diritto comunitario vengano a perdere del tutto la propria efficacia, nondimeno non ne deriverebbe la possibilità di intervento normativo regionale o provinciale ad essi difforme. Ciò in quanto la loro mancanza genererebbe un vuoto normativo da cui discenderebbe la sospensione della potestà normativa dell'ente territoriale, che non potrebbe svolgersi se non in presenza ed in conformità dei principi fondamentali della legge statale. Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, pertanto, anche «seguendo la premessa proposta dalla Provincia la sua legge verrebbe ad essere costituzionalmente illegittima per mancanza dei principi fondamentali». 22. - La medesima argomentazione viene articolata dalla difesa erariale in riferimento al ricorso n. 40 del 2006, proposto dalla Provincia autonoma di Trento avverso l'art. 1, commi da 483 a 492, della legge n. 266 del 2005. 22.1. - Sostiene infatti l'Avvocatura che se queste disposizioni, modificative dei precedenti principi fondamentali della materia, recati dall'art. 12 del decreto legislativo n. 79 del 1999, fossero dichiarate costituzionalmente illegittime, ne deriverebbe la illegittimità costituzionale della legge provinciale n. 17 del 2005, per mancanza di principi fondamentali tanto in riferimento all'art. 1-bis del d.P.R. n. 235 del 1977 quanto in riferimento all'art. 117, terzo comma, della Costituzione. 22.2. - La difesa erariale passa poi in rassegna i vari motivi del ricorso della Provincia autonoma di Trento, sia ribadendo le difese già sviluppate nell'atto di costituzione sia muovendo ad essi specifiche e nuove eccezioni. 22.2.1. - In particolare, l'Avvocatura sostiene che la contestata «autoqualificazione» delle disposizioni impugnate dalla Provincia autonoma quali norme di legislazione esclusiva dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, esprima unicamente la convinzione dello Stato al riguardo e che sia, pertanto, una qualificazione priva di valore deontico e prescrittivo. 22.2.2. - La difesa erariale ritiene, peraltro, che le impugnate previsioni in materia di gare per l'affidamento delle concessioni rientrino effettivamente nella indicata materia della concorrenza. 22.2.3. - Non lesiva sarebbe poi la previsione del comma 492 dell'impugnato art. 1 della legge n. 266 del 2005, atteso che «il termine di novanta giorni» fissato per l'adeguamento dell'ordinamento provinciale ai nuovi principi di legge statale «ha carattere soltanto acceleratorio. Lo prova il fatto che, pur non essendo stato rispettato, non è successo nulla». 22.2.4.