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Interpretazione autentica delle disposizioni relative all'applicazione dell'aliquota IVA relativa ai servizi globali affidati a cooperative sociali o consorzi di cooperative. Onorevoli Senatori. -- Si sta determinando una situazione di assoluta gravità nel cosiddetto terzo settore e riguardo ai relativi servizi ove resi da cooperative sociali e loro consorzi. Questi servizi sono notoriamente assegnati tramite procedure competitive il cui oggetto è stabilito unilateralmente, dalle amministrazioni appaltanti che bandiscono il servizio, come prestazione unica e globale, costituita da più prestazioni coordinate ed inscindibili funzionali all'adempimento dell'obbligazione di risultato prevista dalle convenzioni, cioè la complessiva prestazione socio-sanitaria, socioassistenziale o educativa resa in favore di soggetti deboli o svantaggiati. Il Ministero e già intervenuto sul tema, con la risposta resa in Commissione finanze in evasione all'interrogazione parlamentare n. 3-03879 del 20 luglio scorso. In tale risposta ha riconosciuto, proprio nel presente ambito, che, ai fini IVA, sussiste accessorietà delle varie prestazioni rese dal, o per conto del, medesimo soggetto «laddove vi sia un'operazione principale, cui collegarsi, al fine di integrarla, completarla o renderla possibile», dopo avere confermato che la prestazione prevalente sociosanitaria, socioassistenziale o educativa e assoggettata all'aliquota ridotta di cui al numero 41- bis) della tabella A, parte II, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633 -- successivamente abrogata -- e, successivamente, trasposta al numero 1) della tabella A, parte II- bis) , del medesimo decreto del Presidente della Repubblica. Nonostante questo, si sono verificate, in sede di verifiche fiscali da parte delle articolazioni territoriali dell'Agenzia delle entrate, applicazioni in contrasto, che «estrapolano», « contra ius », le varie prestazioni, considerandole come servizi autonomi ed applicando agli stessi l'aliquota ordinaria (21 per cento o 22 per cento) o intermedia (10 per cento); tale interpretazione, applicata ex post , sta pregiudicando la stabilità finanziaria, la tenuta dei conti di numerose imprese del terzo settore, che non possono addebitare ora per allora tale maggiore IVA ai propri clienti, mettendo a rischio un intero settore che impiega circa 380.000 addetti, e presta servizi a circa 7.000.000 di soggetti destinati a perdere il servizio assistenziale. Per questo, si presenta questo disegno di legge che, in coerenza con la norma e l'interpretazione resa in Commissione finanze del Senato in risposta alla richiamata interrogazione, tende a chiarire che le prestazioni di questi servizi globali si intendono da sempre assoggettate e sono assoggettate all'aliquota della prestazione prevalente, che ha incontestabilmente l'aliquota ridotta, prima al 4 per cento e successivamente, dal 1º gennaio 2016, al 5 per cento. Peraltro, questa linea e stata accolta dalla stessa Agenzia delle entrate relativamente ai servizi integrati per migranti (vedasi risposta ad interrogazione parlamentare n. 5-11482 presentato alla Camera dei deputati nel 2017).. 1 1 Le disposizioni della tabella A, parte II, numero 41- bis) , e parte II- bis , numero 1), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, si interpretano nel senso che le aliquote ivi previste si applicano a tutte le prestazioni ricomprese nelle convenzioni, concessioni ed appalti globali di servizi socio-sanitari, socioassistenziali ed educativi per la gestione di strutture residenziali o semiresidenziali nonché per l'assistenza domiciliare per soggetti di cui all'articolo 10, primo comma, numero 27- ter) , del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, e di asili nido e scuole materne, laddove rese dalla cooperativa sociale, o consorzio di cooperative sociali, anche tramite subappalti, ove ammessi dai documenti di gara e autorizzati.