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I punti fondamentali sui quali si basa il presente disegno di legge riguardano il riconoscimento dell'osteopata come professione sanitaria indipendente, la laurea magistrale (cinque anni) quale percorso accademico più appropriato per formare gli osteopati di domani ed, infine, un percorso chiaro che porti al riconoscimento dei titoli pregressi da parte degli osteopati praticanti o che hanno già intrapreso il loro percorso di studi. L'uniformità degli standard garantisce ai pazienti lo stesso grado di professionalità da parte dei professionisti, dei quali al momento in Italia se ne contano circa seimila. La nostra Corte costituzionale si limita a affermare che la professione dell'osteopata non necessita né di speciale abilitazione né di iscrizione in appositi albi o elenchi, ma non ci dice che il ricondurre la professione dell'osteopata agli articoli 35 e 41 della Costituzione significa negare che essa sia oggi in Italia una professione inserita nel mondo sanitario e nel correlato sistema giuridico-normativo: in altri termini, se le professioni intellettuali e non, comunque gravitanti nel mondo sanitario e, soprattutto, nel campo della salute della cittadinanza, sono disciplinate dalla legge ordinaria, la constatazione che l'attività dell'osteopata non è, al contrario, disciplinata dalla normativa statale in materia sanitaria sta a dimostrare che tale attività è libera ai sensi dell'articolo 41 della Costituzione, quale espressione della libera iniziativa economica, ed è tutelata per normazione di grado costituzionale nei limiti della sua individuazione o configurazione e nulla più. Appare conseguente ed ovvia, allora, la constatazione che in Italia l'attività dell'osteopata è configurabile soltanto come libertà di fatto ed è quindi dequalificata la sua attività stessa che non è ascrivibile a professione intellettuale per la quale è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi. L'istituzione di albi professionali e la conseguente iscrizione assolve ad una funzione fondamentale: quella di garanzia per i cittadini circa la professionalità dell'operatore-lavoratore in determinate materie; e proprio alla luce della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, e dell'attenzione favorevole che gli ordinamenti giuridici di sempre più numerosi Stati membri dell'Unione europea mostrano, s'impone una disciplina normativa per l'osteopatia. Nonostante le ovvie differenze di accoglimento nei singoli ordinamenti legislativi, l'osteopatia conserva una propria identità di diagnosi e trattamento nell'ambito del sistema neuro-muscolo-scheletrico (NMS) che mira ad individuare e a intervenire sulle cause e non sulle manifestazioni sintomatiche dei disturbi corporei. L'intervento terapeutico prevede approcci manuali sul sistema NMS, attraverso manipolazioni, mobilizzazioni, trazioni manuali, interventi sui tessuti molli (muscoli, legamenti e altro), nonché tecniche dolci d'inibizione della muscolatura e degli apparati di sostegno del sistema viscerale; il tutto supportato da esercizi terapeutici, educazione, consulenza e prevenzione della salute. La pratica osteopatica, ove necessario a fini diagnostici, prevede la richiesta di esami radiografici e biologici, ma esclude la prescrizione di farmaci o interventi di tipo chirurgico. Ogni persona che intenda sottoporsi a una terapia manuale osteopatica ha il pieno diritto di poter essere seguita da un osteopata qualificato e non dovrebbe incorrere nel rischio di vedere minate le sue condizioni di salute da trattamenti non competenti effettuati all'interno di strutture sanitarie prive dei requisiti necessari. In assenza di un'adeguata regolamentazione, gli osteopati non qualificati potrebbero non possedere gli standard indispensabili per una corretta pratica clinica e questa situazione creerebbe dei rischi per la salute del paziente: ogni utente ha diritto a servizi osteopatici di qualità che presentino uno standard equivalente agli Stati in cui la pratica osteopatica è già pienamente regolamentata. Le qualità che debbono essere soddisfatte, in estrema sintesi: sono le seguenti: – il riconoscimento del significato del proprio ruolo professionale, conoscendo le reali possibilità operative della pratica osteopatica effettuata nel rispetto della totale sicurezza del paziente, con la consapevolezza della propria competenza e dei propri limiti e nel rispetto della normativa vigente; – una conoscenza delle patologie umane necessaria per formulare una valutazione clinica basata su evidenze cliniche e palpatorie, sufficiente per riconoscere i disturbi non risolvibili con il trattamento osteopatico e pertanto di esclusiva competenza medica o chirurgica; – l'impegno a considerare il paziente nel suo insieme e la capacità di vagliare e di utilizzare criticamente le osservazioni e gli approcci di altre figure professionali sanitarie; – la capacità di registrare accuratamente la valutazione osteopatica del paziente, le aspettative di trattamento e le linee di condotta che riflettono l'interpretazione dei dati clinici e delle informazioni ricevute; – la capacità di illustrare al paziente le ipotesi che sostengono il proprio piano d'azione (previsione del ciclo di trattamenti) o la necessità di un ulteriore consulto; – la capacità di formulare un piano di trattamento e una prognosi verosimile, che si basi su processi decisionali razionali, che consideri senza sopravvalutazioni i propri limiti di competenza, i probabili effetti del trattamento osteopatico e le aspettative del paziente; – la capacità di valutare se assumere in carico un paziente, di decidere se trattarlo e, qualora lo si faccia, di verificare se la strategia attuata risulti essere la più conveniente e la più efficace. In Italia le professioni sanitarie sono classificate in due categorie: professione del ruolo sanitario, come medici, veterinari e altri, e professione sanitaria, come infermieri, ostetrici, operatori dell'area socio-sanitaria e altri. La qualifica di un osteopata prevede un iter di studio di almeno 300 crediti formativi, come avviene negli Stati esteri già citati, pari a quelli necessari per conseguire i titoli di studio delle professioni del ruolo sanitario. Dal momento in cui lo Stato italiano provvederà a regolamentare questa disciplina, in modo uniforme ai Paesi dell'Unione europea con riconoscimento legale dell'osteopatia, la qualifica e le competenze che il professionista dovrà possedere lo porteranno a far parte di una categoria autonoma per definizione. Attualmente nel territorio italiano vi sono differenze sostanziali tra chi pratica la professione osteopatica in ordine all’ iter formativo e alle relative competenze acquisite, tuttavia la professione dovrebbe inquadrare il ruolo sanitario dell'osteopata secondo le seguenti competenze: – acquisizione dei concetti e dei princìpi osteopatici e sviluppo della collaborazione e della cooperazione intra e interdisciplinare; – individuazione della propria identità professionale, in relazione alle competenze di altre discipline, e individuazione delle implicazioni e delle responsabilità etiche; – acquisizione e miglioramento delle abilità palpatorie e delle conoscenze pratiche necessarie per la sicurezza del paziente; elaborazione delle linee guida di intervento e impostazione del trattamento osteopatico in base a esse; – sviluppo delle attitudini professionali, individuali e comunicative; – gestione dei dati e delle informazioni relativi al paziente.. 1 (Definizione di osteopatia) 1 L'osteopatia è una disciplina medico-scientifica che riconosce l'unità organica di corpo, mente e spirito come un sistema integrato e che come tale richiede un unitario approccio terapeutico.