[pronunce]

Le disposizioni censurate dovrebbero, pertanto, essere dichiarate costituzionalmente illegittime per contrasto con l'art. 2 Cost., avendo determinato il venir meno dell'indispensabile tutela pubblicistica rispetto a una delle condotte con cui è possibile ledere il bene fondamentale dell'onore; e con l'art. 3 Cost., in relazione all'irragionevole discriminazione da esse creata rispetto al reato di diffamazione di cui all'art. 595 cod. pen. 4.- Con sei ulteriori ordinanze - del 27 giugno 2017 (r. o. n. 150 e n. 151 del 2017), del 20 giugno 2017 (r. o. n. 80 del 2018), del 4 luglio 2017 (r. o. n. 81 del 2018), del 17 ottobre 2017 (r. o. n. 112 del 2018) e del 30 gennaio 2018 (r. o. n. 113 del 2018) - il medesimo Giudice di pace di Venezia ha sollevato, in riferimento agli artt. 2 e 3 Cost., nonché agli artt. 10 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 3, lettera a), numero 2), della legge n. 67 del 2014 e dell'art. 1, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 7 del 2016, nella parte in cui dispongono l'abrogazione dell'art. 594 cod. pen. Le ordinanze presentano motivazioni tra loro coincidenti e originano tutte da procedimenti penali, pendenti dinanzi al Giudice di pace di Venezia, per fatti di ingiuria ex art. 594 cod. pen. , contestati talora singolarmente (r. o. n. 150 del 2017), in altri casi in concorso con altri delitti, quali le lesioni personali ex art. 582 cod. pen. (r. o. n. 151 del 2017 e n. 113 del 2018), la minaccia ex art. 612 cod. pen. (r. o. n. 80, n. 81 e n. 113 del 2018) , la diffamazione ex art. 595 cod. pen. (r. o. n. 112 del 2018). 4.1.- In punto di rilevanza, le argomentazioni spese in queste sei ordinanze sono identiche a quelle espresse nell'ordinanza r. o. n. 70 del 2017, già sopra ripercorse. 4.2.- Anche in punto di non manifesta infondatezza le motivazioni coincidono con quelle spese nell'ordinanza r. o. n. 70 del 2017, salvi i due profili differenziali di seguito segnalati. In primo luogo, tra i parametri costituzionali evocati figurano - oltre agli artt. 2 e 3 Cost. - anche gli artt. 10 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 CDFUE (il quale statuisce: «La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata»). Le disposizioni censurate si porrebbero in contrasto anche con tali parametri «poiché la potestà legislativa è stata esercitata dallo Stato con legge ordinaria senza rispettare i vincoli e i principi derivanti dagli obblighi internazionali e dalle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute, tanto da violare apertamente il principio fondamentale della dignità umana espresso nell'art. 1 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea». In secondo luogo, fra gli argomenti spesi dal giudice a quo nell'ordinanza r. o. n. 70 del 2017, non viene in queste ordinanze ribadito quello attinente alla difformità di disciplina processuale relativa alla deposizione del testimone persona offesa. 5.- In tutti i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso chiedendo dichiararsi inammissibili o comunque infondate le questioni. Gli argomenti spesi dall'Avvocatura generale sono identici a quelli espressi nell'atto di intervento nel giudizio di cui all'ordinanza r. o. n. 70 del 2017, già sopra illustrati. Viene tuttavia aggiunto che l'ordinanza appare «del tutto immotivata con riguardo ai parametri invocati di cui agli articoli 2, 10 e 117 della Costituzione», non essendo in particolare illustrati i motivi della contrarietà delle norme denunciate con le norme dell'Unione europea. Il fatto poi che la dignità dell'uomo riceva tutela e riconoscimento costituzionale - osserva l'Avvocatura generale - «non comporta necessariamente che l'ingiuria debba essere punita penalmente piuttosto che con sanzione pecuniaria, né che il diritto europeo imponga al legislatore l'adozione di particolari forme». Richiamando sul punto la giurisprudenza di questa Corte (e in particolare la sentenza n. 223 del 2015), l'Avvocatura generale dello Stato conclude - anche sotto tale aspetto - per l'inammissibilità delle questioni sollevate, in ragione della carenza di motivazioni sull'asserito contrasto tra le norme censurate e i parametri costituzionali evocati.1.- Il Giudice di pace di Venezia ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2 e 3 della Costituzione, dell'art. 2, comma 3, lettera a), numero 2), della legge 28 aprile 2014, n. 67 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili) e dell'art. 1, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 (Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67), nella parte in cui hanno abrogato il delitto di ingiuria in precedenza previsto dall'art. 594 del codice penale. 2.- Con sei ulteriori ordinanze, il medesimo Giudice di pace ha sollevato analoghe questioni di legittimità costituzionale sulle stesse disposizioni, sospettandone il contrasto con gli artt. 2, 3, 10 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, nella parte in cui hanno abrogato il delitto di ingiuria in precedenza previsto dall'art. 594 cod. pen. 3.- Stante la larghissima sovrapponibilità delle questioni prospettate, deve preliminarmente essere disposta la riunione dei predetti giudizi. 4.- Come correttamente eccepito dall'Avvocatura generale dello Stato, tutte le questioni prospettate sono inammissibili. 5.- Manifestamente inammissibili sono, anzitutto, le questioni di legittimità costituzionale sollevate in riferimento all'art. 10 Cost., per radicale assenza di motivazione sulla loro non manifesta infondatezza.