[pronunce]

28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace); che, dunque, il Tribunale rimettente sottopone a scrutinio di costituzionalità una norma di cui non deve fare applicazione nei giudizi a quibus: il che implica, per costante giurisprudenza di questa Corte, la manifesta inammissibilità della questione (ex plurimis, ordinanze n. 265, n. 263 e n. 150 del 2008); che, di contro, per ciò che concerne l'appello della parte civile agli effetti civili, il rimettente ha correttamente censurato, con la residua ordinanza di rimessione, l'art. 576 cod. proc. pen.: nel d.lgs. n. 274 del 2000 manca, infatti, una specifica disciplina del potere di impugnazione della parte civile, il quale resta, pertanto, regolato proprio dall'art. 576 cod. proc. pen. , in virtù del generale richiamo di cui all'art. 2 del citato decreto legislativo; che il rimettente invoca, peraltro, una pronuncia manipolativa non costituzionalmente obbligata, in materia riservata alla discrezionalità del legislatore (sulla inammissibilità di simili pronunce si vedano, tra le molte, le ordinanze n. 80 del 2009, n. 406, n. 379 e n. 299 del 2008); che il giudice a quo pone, difatti, a fondamento della questione di costituzionalità il problema della compatibilità dell'attuale disciplina dell'appello con i caratteri di oralità ed immediatezza, tipici del processo penale nel modello accusatorio, recepito dal vigente codice di rito: disciplina a fronte della quale è possibile che la decisione assunta da un giudice (quello di primo grado) che ha assistito alla formazione della prova, venga rovesciata da altro giudice (quello del gravame), che ha una cognizione, di norma, solo “cartolare” del materiale probatorio; che a tale problema il rimettente intenderebbe offrire una soluzione radicale, rappresentata dalla soppressione dell'appello, fuori dei circoscritti casi nei quali, a norma dell'art. 603, commi 1, 2 e 4, cod. proc. pen. , deve disporsi la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale: soluzione che – sebbene riferita, nella specie, al solo potere di appello della parte civile agli effetti civili – sarebbe destinata ad avere, per gli argomenti sui quali è basata, una valenza di ordine generale; che, peraltro, a prescindere da ogni rilievo riguardo al merito della questione, è assorbente la considerazione che la soluzione proposta non soltanto non è l'unica possibile – essendo prospettabile, al fine di rimuovere la distonia denunciata, un ventaglio di diverse alternative di intervento tese a rimodulare la struttura dell'appello, la scelta fra le quali resta riservata al legislatore – ma non appare neppure congrua rispetto all'obiettivo perseguito dal giudice a quo; che nella prospettiva del rimettente, difatti, l'appello dovrebbe rimanere esperibile in tutti i casi di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, ai sensi del citato art. 603, commi 1, 2 e 4, cod. proc. pen.: dunque, anche nei casi di rinnovazione parziale; che risulta evidente, tuttavia, come tale rinnovazione parziale – la quale potrebbe concretarsi anche nell'assunzione o nella riassunzione davanti al giudice di appello di un'unica prova (eventualmente, neppure dichiarativa) – non comporti affatto il ripristino dei caratteri di oralità ed immediatezza in sede di gravame, posto che di tutto il restante materiale probatorio detto giudice continuerebbe ad avere una conoscenza meramente “cartolare”; che anche tale questione va dunque dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 576 e 593 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Verbania con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 giugno 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 giugno 2009. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA