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Questa considerazione consente di avere una classifica dei Paesi, per capire dove il virus circola di più e dove meno. L'ultimo rapporto dell'ECDC, che ho avuto modo di vedere ieri, ci dà alcuni numeri che credo siano utili per istruire la discussione che oggi va fatta in Parlamento: Spagna, 319 casi su 100.000 abitanti negli ultimi quattordici giorni; Francia, 246; Olanda, 243; Belgio, 220; Gran Bretagna, 163. L'Italia, nelle due ultime settimane, ha avuto 45 casi su 100.000 abitanti. Sono numeri che fotografano la situazione in Europa, ma che, se confrontati in una dinamica evolutiva delle ultime settimane, segnalano come in tutti questi Paesi europei ci sia una tendenza molto significativa alla crescita e al peggioramento dei dati epidemiologici. Il nostro Paese, con il numero 45, è ancora molto al di sotto della grande maggioranza di quelli europei, ma la tendenza è in crescita e ci richiede grandissima attenzione. La mia opinione - e questo è il punto di partenza del ragionamento che voglio offrire all'Assemblea del Senato - è che siamo ad un cambio di fase nell'evoluzione epidemiologica europea e del nostro Paese. E quando parlo di un cambio di fase, intendo che in tutti i Paesi che ho provato velocemente a citare, fino a un certo punto, cioè fino alla fase precedente, abbiamo avuto una tendenza ad allargare le misure e a lavorare per un rientro alla normalità, ma con questo cambio di fase si torna a intervenire con misure che hanno una connotazione di natura restrittiva. Il peggioramento è in corso in tutti i Paesi europei, nessuno escluso, anche se i numeri - come avete visto - sono diversi. I numeri ci dicono oggettivamente che l'Italia in questo momento, insieme alla Germania, è il grande Paese europeo che ha i dati migliori. Ma, attenzione, guai ad illudersi e guai a pensare che, sulla base di questi dati, noi siamo fuori da rischi o fuori da pericoli. Sarebbe sbagliato, profondamente sbagliato. Mentre la Francia arriva ad avere 17.000 casi confermati in un solo giorno; mentre la Gran Bretagna (un altro grande Paese europeo) ha 12.500 casi solo nella giornata di ieri e mentre in alcune grandi e importantissime città europee (penso alla città di Parigi) nella giornata di ieri si è deciso, con provvedimento del Governo nazionale, di chiudere tutti i bar, le piscine e le palestre e (penso alla città di Madrid) già da diversi giorni c'è una forma cauta di lockdown , e a oltre un milione di persone viene detto che non si può uscire di casa se non per andare a scuola o al lavoro, non dobbiamo immaginare che, di fronte a una descrizione del clima e della situazione europea di questa natura, noi possiamo sentirci fuori pericolo. I dati italiani segnalano la stessa tendenza, anche se con numeri ridotti rispetto a quelli che vediamo negli altri Paesi. La tendenza è netta, chiara e non equivocabile: sono nove settimane consecutive che i nostri numeri crescono. E con la realtà, come sempre, bisogna fare i conti. Per venire all'Italia (poi citerò anche alcuni numeri relativi al nostro Paese), c'è una grande differenza rispetto alla fase precedente. Come ricorderete benissimo, nella fase precedente, quella più difficile e drammatica dei mesi di marzo e aprile, abbiamo avuto una sostanziale concentrazione dell'epidemia in un ambito territoriale molto raccolto e molto chiaramente identificato. Nei mesi difficili di marzo e aprile, e poi anche nella fase immediatamente successiva, l'epidemia è stata concentrata territorialmente in un pezzo di Paese, in modo particolare la Lombardia e alcune importantissime Province del Nord Italia. Nel resto del Paese la capacità penetrante del virus è stata oggettivamente molto limitata e i numeri dell'analisi sierologica che abbiamo svolto grazie al lavoro prezioso dell'Istat e della Croce Rossa ci hanno consegnato questa fotografia. Non è un caso che, sul piano di quell'analisi sierologica che è stata conclusa nel mese di luglio, la Lombardia aveva un 7 per cento di persone testate con gli anticorpi nel plasma, mentre tutte le Regioni del Sud - per esempio - erano sotto l'uno per cento. Ora c'è una grande novità: la crescita è generalizzata in tutti i territori del nostro Paese. In questo momento non c'è il problema su un territorio, mentre il resto del Paese può sentirsi in qualche modo fuori pericolo. I numeri sono più contenuti, ma crescono in maniera significativa in ogni angolo del nostro Paese. E questo richiede grandissima cautela, grandissima attenzione e un impegno particolare da parte di tutte le istituzioni. La mia opinione è che, sulla base di queste valutazioni, servirà ancor di più quel raccordo costante, continuo e - io credo - proficuo che c'è stato nei mesi precedenti tra le Regioni e lo Stato. Anche ieri sera c'è stata una riunione con tutte le rappresentanze delle Regioni italiane e ve ne sarà un'altra nelle prossime ore, subito dopo la chiusura di questo confronto parlamentare, per condividere le misure importanti che abbiamo di fronte a noi. Le Regioni potranno prevedere misure più restrittive - alcune lo stanno già facendo - ma è particolarmente decisivo in questo momento avere un livello molto significativo di coordinamento tra pezzi delle istituzioni repubblicane. In buona sostanza, sulla base di queste prime valutazioni, voglio affermare che l'Italia oggi ha un vantaggio rispetto agli altri Paesi: i sacrifici fatti, i comportamenti delle persone, le misure dure attuate nella nostra comunità nazionale hanno consentito oggi all'Italia di avere numeri più bassi rispetto a quelli di tanti altri Paesi europei, ma non siamo fuori pericolo. Permettetemi di dire anche qui, ancora una volta - sono affermazioni che ho già fatto - che il risultato che oggi il Paese ha conseguito con fatica è merito non di una parte, non del Governo né di una Regione, ma di tutta la nostra comunità nazionale, che dobbiamo provare a tenere unita. (Applausi) . È merito - permettetemi ancora di dirlo - prima di tutto del nostro Servizio sanitario nazionale, delle donne e gli uomini del nostro Servizio sanitario nazionale, che non smetteremo mai di ringraziare per il lavoro straordinario che hanno fatto e che continuano a svolgere ogni giorno. (Applausi). Uso la stessa nettezza e la medesima chiarezza su un punto fondamentale della discussione che credo dobbiamo fare oggi, e cioè che i risultati - compreso qualche risultato positivo che ho provato a enucleare nella differenza rispetto ad altre realtà europee - non sono mai acquisiti per sempre. Dobbiamo essere nettissimi e dirci la verità su questo punto: i risultati si conquistano ogni giorno e ogni giorno vengono rimessi in discussione. È per questo che credo che la linea che debba guidarci nelle prossime ore e settimane debba essere, ancora una volta, la linea della prudenza, quella linea che finora ci ha guidato a questi effetti e agli attuali risultati. Per questa ragione di fondo, per questa ragione fondamentale, penso sia giusta la scelta del Governo - già resa pubblica dal Presidente del Consiglio dei ministri - di voler prorogare lo stato d'emergenza al 31 gennaio 2021. Ritengo questo atto pienamente corrispondente alla fase epidemiologica che stiamo attraversando.