[resaula]

Ascolto sempre volentieri i colleghi della Lega, che intervengono con un linguaggio anche molto colorito, ma noi abbiamo esattamente evitato che, con un'interlocuzione così animata - uso solo questo termine - rispetto all'Europa, si rischiasse l'aumento dell'IVA, che avrebbe comportato l'aumento della spesa per le italiane e gli italiani e ripercussioni per i professionisti, che tanto vi stanno a cuore e stanno a cuore a tutti noi, e per le aziende. La seconda scelta politica è l'investimento sull'economia verde. In sostanza, dobbiamo cambiare il nostro modello economico e anche le abitudini personali, verso un'economia sostenibile, date le risorse scarse della Terra, come ci chiedono le giovani generazioni. Questo non significa però partire dall'aumento delle tasse - come sapete, si tratta di una battaglia che ha compiuto principalmente Italia Viva - ma bisogna partire dagli investimenti e dall'accompagnamento, sia delle aziende che della forza lavoro, nella riconversione verso un nuovo modello economico. Il dibattito in Europa sullo scorporo degli investimenti verdi dal calcolo del deficit è la nostra battaglia ed è la battaglia di un Governo che, a testa alta, può andare a interloquire con l'Europa. Cambiare modello economico e investire nell'economia verde significherà infatti, nei prossimi anni, creare più posti di lavoro. Abbiamo bisogno di più investimenti e di sbloccare i cantieri e pertanto invitiamo anche le forze di opposizione, che qui hanno parlato di dissesto idrogeologico, ad aderire al nostro piano shock per sbloccare i cantieri e, quindi, investire, far ripartire l'economia e creare posti di lavoro. Abbiamo bisogno di più investimenti e meno reddito di cittadinanza, se non è accompagnato da una politica seria di creazione di posti di lavoro. Sono positive le misure su industria e formazione 4.0 e sull'apprendistato duale. Dispiace, personalmente e per il mio Gruppo, che non si siano trovati ulteriori risorse, per 10 milioni di euro, per stabilizzare tutti i lavoratori di ANPAL servizi, dei professionisti di frontiera, che lavorano nei centri per l'impiego e che, per un ingiusto paradosso, aiutano le persone a riqualificarsi e a trovare lavoro, pur essendo loro stessi precari. Questa battaglia, per me e per il mio Gruppo, continuerà. Un altro dispiacere deriva dal fatto che non siano stati previsti fondi per gli ammortizzatori sociali dei call center , un settore che sappiamo essere in grandissima sofferenza, e per una misura molto importante, introdotta dal precedente Governo, come il contratto di espansione, che tiene insieme prepensionamenti, piani di assunzione e formazione, costituendo una misura di politica attiva, che può funzionare: su questo continuerà la nostra battaglia, in occasione dei prossimi provvedimenti. Un'altra scelta politica importante riguarda l'aumento delle risorse per la disabilità, a partire da un fondo ad hoc e dall'aumento delle risorse per la non autosufficienza, del fondo per il diritto al lavoro e del contributo a favore delle scuole paritarie per alunni con disabilità. Ognuno di noi è un valore, ognuno di noi è una risorsa, a maggior ragione se è un anziano, se non è autosufficiente o se è una persona con disabilità. Ognuno di noi, con l'allungamento della vita, può diventare non autosufficiente. La non autosufficienza è il tema del nostro tempo. Ringraziamo per l'interlocuzione che, come parlamentari, abbiamo avuto con le associazioni sulla disabilità, a partire da quelle più rappresentative - FISH e FAND - perché si è compiuto un lavoro davvero proficuo. Continueremo a batterci, come Italia Viva, per destinare risorse ad incrementare fondi per leggi come il «dopo di noi», per l'autismo e i caregiver . In Senato, infatti, è stato presentato un disegno di legge sui caregiver . Il 75 per cento dei caregiver sono donne e il ministro Bonetti, in una recente audizione, si è impegnata ad andare avanti per risolvere questo tema. Non bastano le risorse. Sappiamo tutti che nel fondo per la non autosufficienza ci sono risorse destinate a progetti regionali di vita indipendente. Tali progetti non devono essere più sperimentali ma devono diventare strutturali come il Fondo per la non autosufficienza, diventato strutturale nel 2016. Dobbiamo andare avanti, per esempio, per fare un piano per la non autosufficienza con i fondi già esistenti e riprendere una misura già contenuta nel reddito di inclusione. Dobbiamo risolvere il problema dell'accesso e forse di un sistema di valutazione diverso da quello che abbiamo, che metta al centro la persona, col suo carattere e il suo benessere. Dobbiamo legare la non autosufficienza e tutte le risorse che impegniamo con questo disegno di legge di bilancio a nuove figure professionali. Ieri leggevo delle 21 figure professionali che saranno tipiche del prossimo futuro. Una di queste figure è molto bella: è quella dei parlatori e dei camminatori che aiuteranno i nostri anziani e le persone non autosufficienti ad avere una vita e un sostegno socio-relazionale, perché è in quella direzione che dobbiamo andare. Tutti hanno diritto a una vita indipendente e quindi a qualcuno che aiuti a sostenerla, perché ognuno di noi è diverso dall'altro e l'altro da noi. Questo è il fondamento della relazione. Noi pensiamo che in questo disegno di legge di bilancio vi siano misure di indirizzo politico molto importanti ma il disegno di legge al nostro esame non chiude un percorso, bensì lo apre. Le nostre battaglie continueranno, per tutti i cittadini e le cittadine italiane, a partire dalla riduzione delle tasse sullo zucchero e sulla plastica fino alle questioni relative alla non autosufficienza. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, nel mio intervento mi concentrerò sulla mia isola. Sono certo che l'economia nazionale derivi da venti economie locali. La somma delle venti economie - o diseconomie - locali produce l'economia nazionale di cui si interessa il bilancio. Ringrazio i colleghi di Forza Italia che mi hanno preceduto che hanno sviscerato, mi pare in maniera esaustiva, i pro e i contro di questa manovra di bilancio nei confronti dei propri territori ma non solo, avendo esaminato in generale i riflessi che tale manovra avrà sull'economia. Come dicevo, mi concentro sulla parte che, riguardando la mia isola, avrebbe potuto influenzare meglio l'economia nazionale, svolgendo un ruolo attivo e propositivo, nonché di interesse locale, per creare economie in Sardegna. Ho presentato due emendamenti sulla Sardegna, dei quali ho parlato anche al qui presente sottosegretario Misiani, che riguardano la continuità territoriale in senso lato e, in senso più particolare, la continuità territoriale legata al processo di sviluppo energetico in corso in Sardegna con riferimento alla metanizzazione. La metanizzazione per la Sardegna significa, caro sottosegretario, 400 milioni anno di sovraccosto per l'isola per la produzione di energia e un'incidenza che varia, a seconda dei dati statistici, tra 500 e 700 euro a famiglia. Il che vuol dire che è un problema che incide fortemente sull'economia familiare e sull'economia più generale della Sardegna.