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Disposizioni per la predisposizione del Programma nazionale per la mobilità ciclistica nonché per la realizzazione della rete degli itinerari ciclabili d'Italia. Onorevoli Senatori. – Negli ultimi anni si assiste a una diffusa estensione del campo d'azione di piani e di programmi per la mobilità ciclistica alla scala territoriale. Ciò avviene principalmente per una domanda di sedi confortevoli e sicure per fini diversi da quelli strettamente legati al trasporto, in particolare per turismo di lunga percorrenza e per usi sportivo-amatoriali e ricreativi. Le ragioni generali per sostenere un programma di itinerari ciclabili si possono ricondurre a quattro grandi aree: 1) l'auspicato aumento del livello di utilizzazione della bicicletta, dando per assodati i benefìci–individuali e collettivi–dell'uso di tale mezzo; 2) la riduzione del numero di incidenti che interessano la mobilità ciclistica e quindi del livello di rischio associato; 3) il miglioramento del sistema di viabilità e di trasporto esistente; 4) la promozione di nuove iniziative di natura socio-economica legate alla mobilità ciclistica. Gli obiettivi da perseguire sono strettamente correlati a programmi compositi che affrontano i temi politici, i cambiamenti dei dispositivi normativi esistenti, i percorsi educativi di lungo periodo, il reperimento e la programmazione dei fondi disponibili. I primi due punti hanno carattere generale e rimandano all'implicita assunzione dei benefìci assicurati dall'aumento del numero degli spostamenti effettuati in bicicletta. Si possono elencare sinteticamente una serie di benefìci per i singoli individui e per l'intera collettività, derivanti dall'utilizzazione di mezzi di trasporto non motorizzati. Benefìci personali: aumento delle opzioni di spostamento; beneficio economico, dovuto ai costi di acquisto e di manutenzione della bicicletta abbastanza contenuti; esercizio fisico e conseguente riduzione dei disturbi cardiovascolari, di ipertensione, di obesità, di diabete, di osteoporosi, di stress e di depressione; maggiore possibilità di interazione sociale; divertimento. Benefìci estesi a tutta la collettività: decongestione del traffico ; riduzione dell'inquinamento acustico e atmosferico; riduzione del consumo di carburante di origine fossile; riduzione della manutenzione per la rete stradale esistente; minore richiesta di nuove infrastrutture per la mobilità motorizzata; aumento della sicurezza stradale; migliore sfruttamento del suolo, con la riduzione di uno sviluppo incontrollato; maggiore attrattività per l'affluenza di turisti ; miglioramento della salute pubblica. Il miglioramento delle condizioni esistenti per la mobilità ciclistica si ottiene mediante due processi complementari: 1) un processo sistematico applicato a tutte le forme di pianificazione dei trasporti che garantisca la disponibilità della rete stradale esistente in condizioni sicure e confortevoli per la mobilità ciclistica; 2) la costruzione di una rete dedicata di infrastrutture per la mobilità ciclistica, integrata con la rete stradale e modulata su diversi tipi di infrastruttura (piste ciclabili, percorsi promiscui) a seconda delle condizioni esistenti. L'analisi delle esperienze consolidate di promozione delle politiche per la mobilità ciclistica attribuisce il successo di tali operazioni e lo sviluppo dei programmi in esse contenuti a tre princìpi fondamentali: 1) concezione comprensiva e cooperativa dell'approccio di pianificazione finalizzata a combinare quattro principali aree di interesse: a) pianificazione e progetto degli itinerari, nel senso di modificare il sistema delle reti di trasporto per favorire un'utilizzazione sicura e vantaggiosa della bicicletta, anche mediante la realizzazione di nuovi itinerari indipendenti dalla rete stradale; b) promozione della mobilità ciclistica, lavorando per aumentare la consapevolezza sociale dei diritti dei ciclisti e dei benefìci procurati dalla pratica della bicicletta; c) educazione e conoscenza, al fine di indirizzare gli utenti della bicicletta e dei mezzi motorizzati all'uso promiscuo della rete stradale in modi cooperativi e sicuri; d) promozione e applicazione di leggi per la mobilità ciclistica, al fine di formulare e di assicurare l'applicazione e il rispetto di norme e di regolamenti che considerino in maniera equa i diritti degli utenti della strada nel loro complesso; 2) attenzione alla necessità d'integrare la pianificazione della mobilità ciclistica e i programmi correlati, la realizzazione di politiche innovative e la formulazione di standard generali nel processo di pianificazione generale dei trasporti; 3) consapevolezza che progetti di singoli itinerari ritenuti strategici, realizzabili in tempi brevi e con finanziamenti certi, rappresentino una leva indispensabile per l'impianto di una rete diffusa di fruizione «dolce» del territorio composta da itinerari ciclabili alle varie scale spaziali: nazionale, regionale, provinciale e comunale. Le storie di successo di tali progetti diventano un esempio per lo sviluppo della rete principale, creando i presupposti per una visione condivisa e per il coinvolgimento diretto delle comunità interessate. Il presente disegno di legge si pone, in primo luogo, la finalità di individuare i principali itinerari ciclabili del nostro Paese per costituire l'ossatura di una futura rete nazionale. Questo deve avvenire mediante il riconoscimento di itinerari che rappresentino un collegamento tra tutte le regioni d'Italia e nel contempo assumano rilevanza nell'ambito di un sistema di itinerari europei. Soggetti promotori. La realizzazione della rete degli itinerari di interesse nazionale necessita di un grande sforzo organizzativo e progettuale che contempla il coinvolgimento di molteplici soggetti, ognuno con le proprie prerogative. In prima analisi si possono individuare i seguenti soggetti con specifiche competenze: 1) organi di Governo: Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; Ufficio per lo sport presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; Ministro competente per la gioventù; Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo; Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; con compiti di stesura del Programma nazionale per la mobilità ciclistica, di reperimento delle risorse finanziarie e di redazione dei regolamenti attuativi per la realizzazione degli itinerari ciclabili d'Italia; 2) regioni ed enti locali: con compiti di approvazione del Programma nazionale per la mobilità ciclistica nelle sedi della cooperazione istituzionale e di attuazione del medesimo Programma nazionale mediante l'individuazione del tracciato degli itinerari ciclabili d'Italia in sede locale e la gestione delle fasi realizzative; 3) Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), Federazione ciclistica italiana, enti di promozione sportiva e turistica, Federazione italiana amici della bicicletta: con compiti di servizio nei confronti dei soggetti promotori del Programma nazionale per la mobilità ciclistica, quali la raccolta e l'ordinamento delle informazioni in proprio possesso e il coordinamento delle forme di partecipazione degli utenti potenziali degli itinerari ciclabili nel processo decisionale, di gestione degli itinerari ciclabili realizzati (attività di informazione, promozione, assistenza eccetera);