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sono oltre 7 anni che non è rifinanziato il fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, rispetto al quale il comma 1 dell'articolo 127 del decreto del Presidente della Repubblica prevede che "Il decreto del Ministro per la solidarietà sociale (…), in sede di ripartizione del Fondo per le politiche sociali, individua, nell'ambito della quota destinata al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, le risorse destinate al finanziamento dei progetti triennali finalizzati alla prevenzione e al recupero dalle tossicodipendenze e dall'alcoldipendenza correlata, secondo le modalità stabilite dal presente articolo. Le dotazioni del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga individuate ai sensi del presente comma non possono essere inferiori a quelle dell'anno precedente, salvo in presenza di dati statistici inequivocabili che documentino la diminuzione dell'incidenza della tossicodipendenza"; è assolutamente necessario garantire la giusta attenzione alla questione delle dipendenze in Italia, al fine di offrire adeguate misure alla prevenzione, cura, trattamento e reinserimento socio-lavorativo nell'ambito delle dipendenze correlate alle droghe legali e illegali, unitamente a quelle comportamentali, impegna il Governo: 1) ad ampliare i compiti del Dipartimento per le politiche antidroga, cui attualmente sono assegnati la promozione, l'indirizzo e il coordinamento delle azioni di Governo atte a contrastare il diffondersi dell'uso delle sostanze stupefacenti, delle tossicodipendenze e delle alcoldipendenze correlate, di cui al testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, affidandogli, altresì, la funzione di supporto per la promozione e il coordinamento dell'azione di Governo in materia di dipendenze comportamentali; 2) a potenziare il medesimo Dipartimento, istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 giugno 2008, in termini di personale, mantenendolo incardinato nelle strutture generali permanenti della Presidenza del Consiglio dei ministri; 3) ad assegnare la specifica delega politica al Dipartimento, estendendola a tutte le forme di dipendenze patologiche, sia da sostanze che comportamentali; 4) a convocare la conferenza nazionale sulle politiche antidroga, ottemperando al dettato dell'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica, n. 309, costruita in forma di consensus conference , al fine di analizzare i problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope, al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall'esperienza applicativa; 5) a rifinanziare con urgenza il fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, destinando allo stesso risorse pari ad almeno 50 milioni di euro; 6) a istituire la consulta degli esperti e degli operatori sociali prevista dall'art. 132 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309, al fine di esaminare temi e problemi connessi alla prevenzione e al recupero dalle tossicodipendenze, altresì alla prevenzione e alla cura dalle dipendenze comportamentali, e contribuire alle decisioni del comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga; 7) a programmare e realizzare politiche di prevenzione nell'ambito delle dipendenze patologiche, organiche e strutturali, con finanziamenti stabili, che consentano percorsi educativi, continuativi, coinvolgendo, in particolare, le istituzioni scolastiche dei diversi ordini e gradi; 8) a promuovere campagne informative nazionali di contrasto delle droghe, e delle dipendenze comportamentali più in generale, attraverso i mezzi di comunicazione radiotelevisivi pubblici e privati, attraverso la stampa quotidiana e periodica, attraverso la comunicazione on line nonché attraverso pubbliche affissioni e servizi telefonici e telematici di informazione e di consulenza, dando piena attuazione a quanto previsto dal comma 13 dell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309, e finanziando tali campagne nella misura minima 5 milioni di euro annui; 9) a promuovere e potenziare il sistema di monitoraggio nel qui e ora, di rilevazione statistica e studio in materia di dipendenza da droghe, legali e illegali, nonché dipendenze comportamentali, finalizzato alla realizzazione di un processo di informatizzazione volto a creare una banca dati nazionale, oltre che per dare piena attuazione a quanto previsto dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150. Interpellanze Atto n. 2-00006 GIAMMANCO CALIENDO Alfredo MESSINA GASPARRI QUAGLIARIELLO GALLIANI ROSSI DE POLI BINETTI AIMI MINUTO SACCONE MODENA LONARDO PEROSINO MANGIALAVORI SICLARI TESTOR MOLES PAPATHEU TOFFANIN FLORIS FERRO BERARDI ALDERISI BATTISTONI FANTETTI VITALI SCIASCIA MASINI BARACHINI CANGINI Ai Ministri dell'interno, della salute e per la famiglia e le disabilità Premesso che: i sempre più frequenti maltrattamenti agli anziani ospiti di case di riposo devono far riflettere sulla carenza del sistema delle politiche sociali del nostro Paese; il proliferare di strutture private che, talvolta fuori da ogni regola, gestiscono una parte di quell'assistenza agli anziani che le famiglie non sono più in condizione di garantire è una realtà preoccupante e un sintomo dell'abdicazione delle istituzioni pubbliche in un ambito dove si misura il livello civile di una società; vi è la necessità di definire norme, regolamenti, controlli per l'apertura e il funzionamento di queste strutture, oggi quasi del tutto deregolamentate; basti pensare che per la gestione di appartamenti protetti per anziani e disabili, di case famiglia, che accolgono fino ad un massimo di 6 ospiti, è sufficiente una comunicazione di avvio dell'attività al Comune da parte del legale rappresentante; è necessario fare prevenzione con controlli accurati delle strutture al momento della richiesta delle autorizzazioni e nel corso dell'attività; è necessario che il personale abbia una formazione che lo renda qualificato per svolgere il servizio presso le case di riposo; le case di riposo, spesso erroneamente indicate dai titoli dei giornali come cliniche, sono in realtà comunità alloggio e case famiglia che sfuggono al controllo riservato alle strutture sanitarie, mentre le leggi in materia spesso non appaiono molto chiare, così come i regolamenti che stabiliscono chi dovrebbe essere ricoverato in base alle condizioni fisiche e quale personale dovrebbe essere presente; è necessario fare chiarezza sulla differenza tra case di riposo e RSA (residenze sanitarie assistenziali), che a differenza delle prime sono delle vere e proprie cliniche dove gli anziani malati vengono ricoverati anche per lunghi periodi e assistiti per la patologia che presentano; il regolamento di cui al decreto ministeriale 21 maggio 2001, n. 308, emanato a norma dell'articolo 11 della legge 8 novembre 2000, n. 328, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, ha fissato i requisiti minimi e organizzativi per l'autorizzazione all'esercizio dei servizi e delle strutture a ciclo diurno e residenziale, con previsione di requisiti specifici per le comunità di tipo familiare con sede nelle civili abitazioni; ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del citato regolamento, le Regioni recepiscono e integrano, in relazione alle esigenze locali, i requisiti minimi;