[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito degli artt. 1, 2 e 3 del decreto del Ministro per le politiche agricole dell'11 settembre 1999, n. 401, concernente "Regolamento recante norme di attuazione dell'art. 1, commi 3 e 4, del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173, per la concessione di aiuti a favore della produzione ed utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili nel settore agricolo", promosso con ricorso della Provincia autonoma di Trento, notificato il 28 dicembre 1999, depositato in Cancelleria il 4 gennaio 2000 ed iscritto al n. 1 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 3 luglio 2001 il giudice relatore Annibale Marini; Uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Provincia autonoma di Trento e l'avvocato dello Stato Oscar Fiumara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Provincia autonoma di Trento ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione al decreto del Ministro per le politiche agricole dell'11 settembre 1999, n. 401 (Regolamento recante norme di attuazione dell'art. 1, commi 3 e 4, del d.lgs. 30 aprile 1998, n. 173, per la concessione di aiuti a favore della produzione ed utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili nel settore agricolo), assumendo la violazione di diversi parametri statutari (artt. 8, numero 21), 9, numero 9), e 16 dello Statuto; artt. 3 e 4 delle norme di attuazione recate dal d.lgs. 16 marzo 1992, n.266; art. 5 della legge 30 novembre 1989, n. 386) oltreché la violazione dei principi e regole costituzionali in materia di rapporti tra regolamenti statali e potestà legislativa provinciale nonché in materia di atti di indirizzo e di coordinamento. Premette la ricorrente che l'art. 1, commi 3 e 4, del d.lgs. n. 173 del 1998 (Disposizioni in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese agricole, a norma dell'art. 55, commi 14 e 15, della legge 27 dicembre 1997, n. 449), nell'istituire un regime di aiuti a favore delle imprese agricole volti a favorire il risparmio energetico ed incentivare l'utilizzo di fonti rinnovabili di energia, ne ha demandato la puntuale disciplina ad un successivo regolamento da emanarsi dal Ministro per le politiche agricole, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e con quello dell'ambiente, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Lo stesso decreto, rileva la ricorrente, contiene, tuttavia, all'art. 16 una "norma di salvaguardia" con cui si dispone che le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano provvedano alle finalità del decreto stesso "nell'ambito delle proprie competenze secondo quanto previsto dai rispettivi ordinamenti". Sarebbe, quindi, evidente, ad avviso sempre della ricorrente, che il decreto impugnato, in quanto attuativo del citato d.lgs. n. 173 del 1998, non dovrebbe applicarsi alle province autonome, avuto appunto riguardo alle competenze costituzionali di queste ultime nella materia, disciplinata dallo stesso decreto, dell'agricoltura e dell'utilizzo delle acque pubbliche. L'applicabilità alla ricorrente del decreto impugnato emergerebbe, invece, dal riferimento espresso alle province autonome contenuto nell'art.3 del decreto e dalla stretta connessione esistente tra tale articolo e gli altri articoli dello stesso decreto. Ed identiche considerazioni dovrebbero farsi in relazione al potere di monitoraggio di cui al comma 2 dell'art. 3 "qualora a tale potere dovessero darsi connotati autoritativi, quale attività di verifica del rispetto delle regole poste con lo stesso regolamento". Il decreto de quo sarebbe, pertanto, lesivo delle competenze della ricorrente stessa in materia di agricoltura ed utilizzo delle acque pubbliche secondo quanto previsto dagli artt. 8, numero 21), 9, numero 9) e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), dagli artt. 3 e 4 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme d'attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà di indirizzo e di coordinamento) ed infine dall'art. 5, comma 2, della legge 30 novembre 1989, n. 386 (Norme per il coordinamento della finanza della regione Trentino-Alto Adige e delle province autonome di Trento e di Bolzano con la riforma tributaria). 2. - Con atto del 13 gennaio 2001 si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo, con riserva di ogni successiva difesa, che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, infondato. 3. - In prossimità dell'udienza hanno presentato memorie la Provincia autonoma di Trento e la difesa dello Stato. Secondo quest'ultima sia il decreto impugnato che il d.lgs. n. 173 del 1998 sarebbero stati emanati in adempimento di un obbligo comunitario contenuto nel regolamento del Consiglio della comunità europea n. 950/1997 del 20 maggio 1997. Viene, altresì, dalla stessa difesa evidenziato che, in base a quanto disposto dall'art. 9, comma 4, della legge 9 marzo 1989, n. 86 (Norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo comunitario e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari), l'applicabilità alle Province autonome di Trento e di Bolzano delle norme di rango legislativo o regolamentare dettate per l'adempimento degli obblighi comunitari sarebbe subordinata alla inesistenza di atti normativi di tali soggetti immediatamente attuativi del diritto comunitario. Sicché, il riferimento espresso, contenuto nell'art. 3 dell'impugnato decreto, alle regioni ed alle province autonome dovrebbe essere interpretato nel senso dell'applicabilità dello stesso decreto alle province autonome "solo in mancanza di una disciplina legislativa provinciale di adeguata attuazione del regolamento comunitario". La cedevolezza della normativa statale rispetto a quella introdotta in materia di aiuti dalla legislazione provinciale renderebbe, pertanto, inammissibile (per carenza di interesse) o comunque infondato il ricorso proposto.