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In casi eccezionali è – comunque – previsto che la polizia giudiziaria possa adottare provvedimenti provvisori limitativi della libertà personale, da assoggettare a convalida entro il termine perentorio di 96 ore, pena la perdita di efficacia della misura. L'istituto dell'arresto in flagranza si colloca in tale secondo segmento di disposizioni. A seconda che la sua effettuazione costituisca atto dovuto o discrezionale da parte degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, si distingue in obbligatorio o facoltativo (articoli, rispettivamente, 380 e 381 del codice di procedura penale). Presupposto comune è la flagranza di reato, ossia la contestazione del reato nell'immediatezza della commissione, ovvero la quasi flagranza (articolo 382). L'elemento di differenziazione tra i due istituti è da ravvedersi nei presupposti all'avverarsi dei quali scatta l'arresto. L'obbligatorio, oltre ad una elencazione speciale di reati, è previsto per i delitti punibili con la reclusione non inferiore ad anni cinque nel minimo e venti nel massimo, mentre il facoltativo – strutturato sempre secondo le modalità dell'obbligatorio – è valutabile nei casi di delitti colposi con pena superiore nel massimo a cinque anni, ovvero superiore nel massimo a tre anni nei casi di delitti non colposi. La polizia giudiziaria ogni qual volta proceda all'arresto in flagranza ha l'obbligo, tra le altre incombenze, di riferire al pubblico ministero del luogo ove la misura è stata eseguita (entro le 24 ore successive all'arresto) la notizia di reato, oltreché mettere a disposizione il soggetto in vinculis e, infine, inviare il verbale di arresto. Il pubblico ministero, a sua volta, dal momento dell'arresto ha 48 ore di tempo per sottoporre gli atti al giudice delle indagini preliminari per la convalida e, quest'ultimo, nello stesso arco di tempo, dovrà celebrare l'udienza volta alla convalida o meno delle misure intraprese. Il superamento dei termini comporta l'inefficacia delle misure e la riammissione in libertà del soggetto. L'ordinanza di convalida attiene solo al controllo giurisdizionale dell'atto operato dalla polizia giudiziaria. In questa sede, infatti, il giudice deve limitarsi ad accertare il rispetto delle condizioni stabilite dagli articoli 380 e seguenti, che non impongono alcuna deliberazione specifica in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, elevati a presupposto delle misure cautelari personali e non anche dell'arresto in flagranza. Difatti, se il giudice della convalida non emette contestualmente l'ordinanza di applicazione di una misura coercitiva deve ordinare l'immediata liberazione del soggetto. Dalla disamina dell'arresto in flagranza appare immediatamente chiara la duplice finalità dell'istituto ossia, da un lato, quella di offrire alla vittima la possibilità di un intervento della pubblica autorità volto alla immediata protezione del bene giuridico leso o in pericolo e, dall'altro, a garanzia dell'autore, una estrema velocità nell'accertamento che consente al soggetto arrestato di essere rilasciato nel minor tempo possibile qualora le tempistiche non vengano rispettate, ovvero qualora non sia ravvisata la presenza disgiunta della gravità del fatto o della pericolosità del soggetto, oltre alla sussistenza dei presupposti di cui agli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale. Ora, effettuata tale doverosa digressione procedurale, si riuscirà meglio a comprendere la portata ed il campo di azione del presente intervento, il quale, come anticipato, si propone di annoverare il reato di cui all'articolo 387- bis del codice penale tra le ipotesi delittuose tipiche che attribuiscono agli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria la facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di detto reato. Ragioni di coerenza normativa, infatti, hanno spinto il proponente ad intervenire sull'articolo 381 e non sul 380 del codice di procedura penale, anche considerata la connessione con il disposto di cui all'articolo 391, comma 5, del medesimo codice di rito, il quale dispone eccezionalmente, all'esito della celebrazione dell'udienza di convalida di un arresto facoltativo, la possibilità di applicazione di una misura cautelare coercitiva anche al di sotto dei limiti previsti dall'articolo 280 del codice di procedura penale, salvo che si tratti di uno dei delitti rientranti nell'elenco di cui al comma 2 dell'articolo 381. Trattasi di una modifica legislativa necessaria ed improcrastinabile, in assenza della quale si continuerebbe in quella trafila che, nella concreta quotidianità degli uffici giudiziari, comporta necessariamente almeno alcuni giorni di tempo prima di adottare un inasprimento della misura. Giorni potenzialmente incompatibili con la dinamica degli eventi. Del resto, cosa c'è di più indicativo dell'incapacità di un uomo di frenare i propri impulsi di violenza su una donna e, quindi, allarme di un potenziale rischio per la incolumità psico-fisica della stessa, del fatto che stia violando un precedente ordine dell'autorità giudiziaria di allontanamento dalla casa familiare o di non avvicinamento ad essa? In coerenza con quanto sopra esposto, il presente disegno di legge consta di un articolo: l'articolo 1 interviene sull'articolo 381, comma 2, del codice di procedura penale, prevedendo l'arresto facoltativo in flagranza nei casi dei delitti di cui all'articolo 387- bis del codice penale.. 1 1 All'articolo 381, comma 2, del codice di procedura penale, dopo la lettera c) è inserita la seguente: « c-bis) violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare, del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, nonché dell'ordine di allontanamento d'urgenza dalla casa familiare previsti dall'articolo 387- bis del codice penale ».