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Si possono ascoltare, invece, le cifre delle mazzette da spartire, le risate sguaiate e gli accordi illeciti. Lo stillicidio di arresti, di scandali e di inchieste ha gettato nello sconforto un'intera comunità che era già provata dalla sfida terribile che le pericolose mafie foggiane avevano rivolto ad essa. I cittadini erano già scossi, da un lato, e sollevati, dall'altro, dall'insediamento lo scorso 9 marzo della commissione di accesso nominata dal prefetto, su delega della Ministra dell'interno, in applicazione dell'articolo 143 del testo unico degli enti locali, al fine di verificare eventuali pericoli di infiltrazioni o condizionamenti da parte della criminalità organizzata nell'ambito dell'amministrazione comunale. In conclusione, è un momento difficilissimo per la mia città, ma lo Stato in tutte le sue articolazioni ha dimostrato di saper reagire e di saper contrastare efficacemente sia le mafie sia il malaffare della mala politica. (Applausi) . Ora la vita amministrativa, come detto poc'anzi, è nelle mani della commissaria prefettizia, dottoressa Magno, che troverà una realtà complessa, ma a cui io auguro di nuovo il benvenuto e dico che avrà il supporto mio e di tutto il MoVimento 5 Stelle nel suo gravoso lavoro. Buon lavoro davvero, dottoressa. (Applausi) . AUDDINO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AUDDINO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, due giorni fa è stato il triste ennesimo anniversario (il ventinovesimo) della strage di Capaci e mi sento in dovere di ricordarla in questa sede in qualità di senatore. Sono trascorsi ventinove anni da quel 23 maggio 1992, quando il giudice Giovanni Falcone venne crudelmente assassinato dalla mafia insieme alla moglie Francesca Morvillo, agli uomini della scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Per me celebrarne la memoria significa innanzitutto ricordare un uomo al servizio delle istituzioni, con un profondo senso dello Stato che lo ha portato ad un'instancabile, straordinaria ed efficace lotta alla malavita. Lo fece nella convinzione di adempiere ai doveri di magistrato, ancor prima che di cittadino. Era pienamente consapevole di essere per le cosche mafiose il simbolo dello Stato da colpire, ma non esitò a dedicare i suoi progetti di vita alla ricerca della verità e della giustizia. Ebbene, la ricerca della verità e della giustizia è l'unico modo credibile che io conosco per onorare oggi degnamente il sacrificio di questi servitori dello Stato. Sulle stragi del 1992 e 1993 c'è ancora da scoprire tanta verità e la possiamo ottenere non soltanto con il lavoro della magistratura. È necessario aprire gli archivi di Stato per far sì che pezzi di verità vengano fuori per ricomporre la storia di un quadro finalmente unitario. È necessario che i cittadini tornino ad avere fiducia nelle istituzioni che anche io nel mio piccolo oggi in questa sede rappresento e per fare ciò queste devono compiere atti concreti. Occorre anche chiarire i contenuti delle conversazioni telefoniche fra l'ex presidente della Repubblica Napolitano e l'ex ministro Mancino, registrate nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Credo che anche questo dia senso e credibilità alle istituzioni. C'è una mafia che, a dispetto delle sentenze, resta forte e arrogante, che mantiene le sue possibilità di infiltrarsi nelle istituzioni, perché la politica non è sempre ferma nella lotta alle mafie. Falcone parlò di menti raffinatissime e ancora oggi questa è la chiave interpretativa di estremo interesse per arrivare alla verità. Concludo dicendo che ci tengo a dare questo mio contributo oggi in Aula a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, quest'ultimo celebrato e onorato pochi giorni fa, il quale disse che nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili. Questo mio contributo è rivolto anche agli agenti di polizia, ai carabinieri, a tutti servitori dello Stato caduti esercitando il proprio dovere nel rispetto della giustizia. Un giorno questo Paese dovrà onorare degnamente il loro sacrificio, ristabilendo tutta la verità. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Auddino, vorrei soltanto ricordare a lei e all'Assemblea che alcuni degli argomenti che lei ha toccato sono di competenza della Commissione parlamentare antimafia, che è la sede deputata a trattarli, pertanto questo vale anche per lei e per le sue dichiarazioni. (Commenti). L'intervento di fine di seduta non è il luogo più appropriato per entrare nel merito di importanti inchieste. (Commenti) . No, non è un dialogo tra me e lei. (Commenti) . Sì, ma non stiamo discutendo di questo, senatore. Lei avrà perfettamente compreso che non stavamo discutendo di questo. Il mio appunto non si riferiva a ciò, infatti l'ho fatta a terminare. GRANATO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, due settimane fa in Senato è stato approvato un emendamento del Partito Democratico al disegno di legge di conversione del cosiddetto decreto-legge Covid, che parifica, ai fini legali, per l'accesso ai concorsi nelle amministrazioni pubbliche, la laurea magistrale in scienze delle religioni con quelle in scienze storiche, filosofiche, antropologia culturale ed etnologia. In questo momento il provvedimento è in sede di conversione alla Camera dei deputati (anzi, dovrebbe essere già stato approvato). Grazie all'equipollenza di questi titoli, anche chi ha una laurea triennale conseguita presso l'Istituto superiore di scienze religiose accreditato dalla Città del Vaticano, accedendo al corso di laurea magistrale in scienze delle religioni (e ciò, per esempio, all'Università degli studi Roma Tre avviene solo con un colloquio sul curriculum vitae ), con qualche credito in più può insegnare discipline umanistiche nelle scuole statali, nonché effettuare concorsi presso la pubblica amministrazione. Grazie a un emendamento, che dunque sembra banale e di certo privo di qualsiasi necessità e urgenza, si riconosce ufficialmente un ponte tra due percorsi di studio diversi: uno dottrinale, l'altro storico, filosofico e umanistico. Si rendono quindi più allettanti le iscrizioni ai corsi confessionali presso le università pontificie che sono in calo, ampliandone la prospettiva occupazionale. Ma qual è l'utilità per lo Stato? Di certo le graduatorie dei docenti di discipline storiche e filosofiche non hanno bisogno di misure espansive, essendo già abbastanza sature di aspiranti; se poi immaginiamo il combinato disposto tra questo dispositivo e la cosiddetta riforma Brunetta dei concorsi pubblici, che può interferire anche con i bandi già pubblicati, rischiamo seriamente un differimento e un'alterazione delle procedure che possono produrre squilibri tra legittimi aspiranti. È evidente come questo dispositivo normativo non abbia alcuna pubblica utilità, ma anzi interferisca in modo evidente con il principio di laicità dello Stato e i principi costituzionali di efficienza e buon andamento.