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L'articolo 5, per consentire alle regioni di attivare opportune forme di collaborazione e di coordinamento, anche eventualmente su base interregionale, prevede la costituzione di «sistemi portuali regionali», per il cui funzionamento è istituito un apposito comitato di coordinamento, con ampia rappresentatività degli enti locali, che ha il compito di adottare il Piano di sviluppo della portualità, da approvarsi da parte del Ministero, e di promuovere le anzidette forme di cooperazione, anche in materia di logistica, attraverso la creazione di appositi distretti. L'articolo 6 riformula alcuni commi dell'articolo 5 della legge n. 84 del 1994. La nuova formulazione dei predetti commi mira, in primo luogo, a snellire e semplificare la procedura di approvazione del piano regolatore portuale, avendo particolare attenzione ai poteri dei comuni e delle regioni in materia di assetto del territorio, lasciando ampio spazio alla competenza regionale per quanto concerne i porti di interesse regionale, la cui pianificazione resta pertanto alle regioni stesse. In particolare si è previsto, in caso di mancato raggiungimento dell'intesa tra i comuni interessati ed il comitato portuale, il ricorso alla conferenza di servizi indetta dalla regione competente su proposta dell'autorità portuale. Si propone, inoltre, l'istituzione, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di una commissione paritetica, composta dai componenti del consiglio superiore del lavori pubblici e della commissione per la valutazione di impatto ambientale, per la valutazione integrata tecnica e di impatto ambientale. Da ultimo, la norma stabilisce il riparto degli oneri per la realizzazione delle infrastrutture portuali e la possibilità, per le autorità portuali, di ricorrere, se del caso, all'imposizione di sovrattasse o all'incremento dei canoni demaniali al fine di concorrere alla realizzazione di indispensabili opere portuali. Il comma 11 è modificato al fine di precisare che i manufatti da realizzare in ambito portuale, purché realizzati in conformità del piano regolatore portuale, non sono soggetti a concessione edilizia. L'articolo 7, modificando l'articolo 6 della legge n. 84 del 1994, ribadisce la natura giuridica dell'autorità portuale quale ente pubblico non economico, dotato, tra l'altro, di autonomia finanziaria nei limiti previsti dalla legge e conferma, aggiornando i relativi riferimenti normativi, che ad esse non si applica di regola la normativa di cui alla legge n. 70 del 1975 ed al decreto legislativo n. 165 del 2001. Per confermare che la gestione patrimoniale e finanziaria delle autorità portuali, in qualità di enti pubblici, va uniformata ai criteri informatori della legge 3 aprile 1997, n. 94, e successive modificazioni, che prevedono un sistema di contabilità regolatoria (con un grado di disaggregazione delle poste contabili tale da evidenziare l'attribuzione dei costi e dei ricavi dei singoli processi, nonché la destinazione dei contributi ed incentivi pubblici) si rende necessaria la modifica introdotta al comma 3. I successivi commi ribadiscono la necessità di opportune intese con le regioni per la definizione di alcuni rilevanti aspetti dell'assetto delle autorità portuali, in tal modo recependo il principio di assoluta valorizzazione del momento dell'intesa nel rapporti tra Stato e regioni afferenti l'esercizio di competenze caratterizzate da un forte impatto sul territorio (definizione dei limiti della circoscrizione dell'autorità portuale) e prevedono espressamente la nomina di un commissario ed, eventualmente, di un commissario aggiunto, nelle more della nomina del presidente. Il provvedimento introduce, altresì, alcune opportune limitazioni alla possibilità, offerta dal comma 6 dell'articolo 6 della legge n. 84 del 1994, di costituire ovvero partecipare a società esercenti attività accessorie o strumentali rispetto alloro compiti istituzionali: l'integrazione introdotta subordina tale possibilità alla condizione che le società in questione non svolgano, nemmeno indirettamente, attività di erogazione dei servizi e delle operazioni portuali, escludendosi in ogni caso che dipendenti, titolari e componenti degli organi dell'autorità portuale possano assumere cariche nelle società partecipate, al fine di evitare ipotesi di conflitto di interessi personali. L'articolo 8 apporta modificazioni al disposto dell'articolo 7 della legge n. 84 del 1994. Al comma 1 si prevede, tra gli organi dell'autorità portuale, un direttore generale in luogo del segretariato generale, con identici compiti di supporto alle funzioni del presidente, del comitato portuale e della giunta. Il comma 2 enuncia il principio secondo cui gli emolumenti degli organi dell'autorità portuale, da porsi a carico del bilancio della stessa, debbono essere determinati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dal Ministero dell'economia e delle finanze, sulla base della rilevanza dell'autorità portuale nell'ambito del sistema portuale nazionale, della consistenza della sua circoscrizione territoriale e del volume delle entrate correnti. Il comma 4, con riferimento alle ipotesi, già contemplate dal vigente comma 3 della legge n. 84 dei 1994, di revoca del mandato del presidente, estende la possibilità di nomina di un commissario e di un commissario aggiunto, da scegliersi tra funzionari dell'Amministrazione dei trasporti aventi competenza nel settore, fino alla nomina del presidente anche in tale ipotesi di revoca nonché nei casi in cui la carica risulti temporaneamente priva del titolare. L'articolo 9 reca modificazioni all'articolo 8 della legge n. 84 del 1994. A tale riguardo, fermi restando i requisiti per la nomina del presidente, il nuovo articolato opera una revisione del procedimento, in modo da contemperare il rispetto del ruoli istituzionali degli organi di governo del territorio con la necessità di pervenire entro tempi definiti alla nomina del presidente. In questo senso, al comma 1, si è ritenuto conforme ai principi di leale collaborazione istituzionale, dopo un primo tentativo di nomina sulla base di designazioni di livello subregionale, attribuire al presidente della Regione un potere di formulazione della proposta di una terna (sulla base anche delle indicazioni degli enti sub-regionali) ed al Ministro un univoco potere di scelta del presidente nell'ambito della terna proposta. I commi successivi del nuovo articolato hanno la finalità di aggiornare la normativa alla luce dell'evoluzione dell'ordinamento, anche per quanto concerne le funzioni inerenti la viabilità portuale. L'articolo 10 adegua alle mutate esigenze operative la composizione ed il funzionamento del comitato portuale. L'attuale composizione del comitato, infatti, non appare in linea con la necessità di semplificare le attività burocratiche e decisionali, riflettendosi negativamente sull'impulso e la speditezza della procedura. In tal senso si propone una riduzione del numero complessivo dei componenti del comitato portuale, in particolare riducendo da sei a quattro sia i rappresentanti delle imprese che nel rispetto della pariteticità -- i rappresentanti del lavoratori che operano nel porto. Per chiarezza di redazione, al comma 2, si riformulano i compiti del comitato portuale alla luce delle modifiche apportate a taluni aspetti delle governance e delle funzioni dell'autorità portuale.