[pronunce]

che, in particolare, a detta del ricorrente, l'inserimento, operato dalla norma censurata, delle citate aziende «nell'ambito di applicazione della legge che ha introdotto nell'ordinamento regionale i principi di imparzialità, trasparenza ed accesso agli atti amministrativi contenuti nella legge 241/1990, appare non solo inutiliter datum ma anche fuorviante. Infatti, sin dalla data di entrata in vigore della normativa statale gli uffici del servizio sanitario sono stati immediatamente destinatari ed attuatori delle disposizioni in argomento dotandosi di appositi strumenti applicativi, quali ad esempio i regolamenti aziendali, a garanzia del diritto di accesso ai documenti amministrativi»; che, lo stesso Commissario ricorda come l'Assessorato regionale alla Sanità (interpellato ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. 4 giugno 1969, n. 488) ha dichiarato di non essere a conoscenza di «problematiche interpretative o di contenziosi pendenti tali da motivare l'intervento del legislatore operato con l'art. 26 del disegno di legge indicato in oggetto», e che «condivisibili dunque sono le perplessità manifestate dai contenuti di detta norma di interpretazione autentica, in quanto è pacifico che le aziende sanitarie siano soggette alle previsioni della legge 241/90»; che, quindi, la norma censurata appare irragionevole, illogica e possibile «fonte di incertezza interpretativa sulla compatibilità della normativa statale sinora applicata con quella regionale», nonché motivo di possibili conseguenze negative sotto il profilo finanziario, potendo «il previsto ampliamento dei destinatari della L.R. 10 del 1991 […] comportare anche maggiori oneri per le Aziende sanitarie, non quantificati né immediatamente quantificabili, in assenza dell'indicazione e delle assegnazioni di risorse con cui farvi fronte, [venendo, così, a violare anche] l'articolo 81, quarto comma, della Costituzione»; che, infine, l'art. 47 della stessa delibera legislativa – laddove prevede che «Nelle zone B degli strumenti urbanistici vigenti, per gli edifici da destinare ad albergo o ad altre attività di interesse pubblico, le ristrutturazioni edilizie mediante demolizione e ricostruzione sono consentite per volumi pari alla cubatura esistente dell'edificio, ancorché in atto parzialmente demolito» e che nelle aree di cui alla lettera a) dell'art. 15 della legge regionale 12 giugno 1976, n. 78, (provvedimenti per lo sviluppo del turismo in Sicilia) «per gli edifici preesistenti all'entrata in vigore della medesima legge, è consentito il cambio di destinazione d'uso finalizzato a realizzare strutture turistico-ricettive» – è in contrasto sia con l'art. 9 Cost., in quanto esclude l'applicazione delle ordinarie procedure per l'acquisizione dei nullaosta da parte degli organi preposti alla tutela del patrimonio ambientale, sia con gli artt. 97 e 114 Cost, poiché consente parametri e modalità di ristrutturazione di edifici senza alcuna considerazione delle specifiche prescrizioni tecniche attuative degli strumenti urbanistici, né, in generale, del rispetto della pianificazione urbanistica comunale. Considerato che il Commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha promosso questione di legittimità costituzionale degli artt. 22, 23, comma 2, 24, comma 26, secondo periodo, 28 e 47, della delibera legislativa della Regione Siciliana, approvata dall'Assemblea regionale nella seduta del 28 gennaio 2007 (disegno di legge n. 389), recante «Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2007», in riferimento agli artt. 3, 9, 51, 81, quarto comma, 97, 114 e 117, secondo e terzo comma, della Costituzione; che, successivamente all'impugnazione, la predetta delibera legislativa è stata pubblicata come legge della Regione Siciliana 8 febbraio 2007, n. 2 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2007), con omissione di tutte le disposizioni oggetto di censura; che l'intervenuto esaurimento del potere promulgativo, che si esercita necessariamente in modo unitario e contestuale rispetto al testo deliberato dall'Assemblea regionale, preclude definitivamente la possibilità che le parti della legge impugnate ed omesse in sede di promulgazione acquistino o esplichino una qualche efficacia, privando così di oggetto il giudizio di legittimità costituzionale (sentenza n. 351 del 2003; ordinanze n. 410, n. 358 e n. 349 del 2006); che, pertanto, in conformità alla giurisprudenza di questa Corte, deve dichiararsi cessata la materia del contendere.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 giugno 2007. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA