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Pronuncio brutte parole, parolacce - la stagione della disintermediazione - che sono state usate molto spesso e si riferiscono all'idea che i sindacati siano un po' un impaccio nel rapporto tra chi governa e i cittadini. Dovremmo, invece, chiamare tutti i rappresentanti di interessi a un processo collettivo di innovazione e democratizzazione. Penso, quindi, che bisognerebbe cambiare il linguaggio, trovare nuove pratiche e rispondere a una domanda posta non solo dai sindacati e da noi parlamentari, ma anche dai cittadini di questo e degli altri Paesi che ci stanno guardando: ma quanti sono i Governi di questa legislatura? Quanti Governi stanno governando contemporaneamente? È una domanda tanto più necessaria nelle ultime ore di crisi di fatto di questo Governo. Rispondere a tale domanda vorrebbe dire fare un servizio non soltanto a noi parlamentari, ma anche ai cittadini del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE . Il senatore Urso ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01028 sui trattamenti pensionistici dei rappresentanti sindacali, per tre minuti. URSO (FdI) . Gentile e cortese ministro Luigi Di Maio, Ministro del lavoro, Ministro dello sviluppo economico, Vice Presidente del Consiglio, capo politico del MoVimento 5 Stelle, non la vedo su quella poltrona. Parliamo di poltrone. Un anno fa, il 2 agosto, presentammo a quest'Assemblea un'interrogazione per chiedere a lei, signor ministro Di Maio, se aveva intenzione di eliminare un privilegio, uno dei più gravi, inqualificabili privilegi ancora esistenti: quello delle pensioni d'oro dei sindacalisti. Lei in quella seduta, un anno fa, fece delle affermazioni molto ferme e dure, accogliendo il nostro invito. Lei, signor ministro Di Maio, in quella sede disse che questo privilegio doveva essere eliminato, come previsto, tra l'altro, nel contratto di Governo. Disse che avrebbe operato subito, «in maniera risoluta - leggo le sue testuali parole - per evitare che questi privilegi vengano mantenuti». Questo un anno fa. «Non sono ammissibili incrementi anomali e cospicui (...) in un così breve lasso di tempo». Si tratta - lei, signor ministro Di Maio, ha detto un anno fa - di «un danno alla finanza pubblica e alle tasse di cittadini». Lei, signor ministro Di Maio, ha ripetuto le stesse cose tante volte nei talk show televisivi e nei tweet del MoVimento 5 Stelle e nel gennaio di quest'anno il suo Gruppo, il Gruppo MoVimento 5 Stelle, ha presentato un emendamento al decreto dignità per eliminare questo vergognoso privilegio; emendamento che poi è stato ritirato. Abitualmente, quando un Gruppo di maggioranza ritira un emendamento è perché lo ha sollecitato in tal senso il Ministro di riferimento; nel caso specifico lei, ministro Di Maio. Ebbene, un anno dopo, in questo question time le chiediamo perché abbia fatto ritirare l'emendamento al suo Gruppo; perché in un anno di tempo non sia riuscito a eliminare questo privilegio, ancorché un anno fa le facemmo notare che sarebbe bastata una circolare del suo Ministero, come disse, oltre un anno fa, l'allora presidente Boeri; ancorché le facemmo notare che persino l'autore di quella norma di legge, Tiziano Treu, avesse denunciato la distorsione di quel meccanismo, che conduce i sindacati a realizzare ai loro accoliti un sistema privilegiato, che di fatto aumenta anche del 62 per cento la pensione loro attribuita, come denuncia la Corte dei conti; e ancorché, nel frattempo, il principale sindacato italiano, la CGIL, l'avesse sollecitata a emanare il provvedimento, almeno come circolare. Ma lei, tanto parla con le parole, quanto poco con le azioni. Perché non lo ha fatto in un anno di tempo? Che cosa nasconde questo suo tacito e improvviso silenzio e questa sua fuga dall'Aula parlamentare? (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, onorevole Fraccaro, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRACCARO, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta . Signor Presidente, signori senatori, rispondo al quesito posto dagli interroganti sulla base degli elementi forniti dal ministro Di Maio, impossibilitato a partecipare. Con riferimento al tema oggetto dell'interrogazione è necessario in primo luogo rilevare che, con questo Governo, il tema della lotta alle disuguaglianze e del riconoscimento della parità di diritti tra tutti i cittadini ha finalmente assunto concretezza. Il decreto dignità, il reddito di cittadinanza e quota 100 sono provvedimenti epocali, sorretti da un unico intento: lotta al precariato, pieno sostegno a chi ha maggiori difficoltà e superamento di ogni forma di disparità. Nel rispondere allo specifico quesito posto degli interroganti, si conferma la volontà di superare quelli che a tutti gli effetti rappresentano dei privilegi inaccettabili e, quindi, eliminare la disparità di trattamento tra sindacalisti e lavoratori. In particolare, è opportuno precisare che le disparità di trattamento non traggono origine dai commi 5 e 6 dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 564 del 1996, che si limita solo a prevedere la possibilità, per l'organizzazione sindacale, di versare contribuzione aggiuntiva, quanto piuttosto dalla gestione previdenziale di riferimento e dal sistema di calcolo adottato. Nello specifico, le disparità si verificano nei casi in cui sussiste una quota A di pensione (quindi lavoratori con contribuzione fino al 31 dicembre 1992), determinata su un periodo di riferimento ridotto e su retribuzione pensionabile differentemente valorizzata e computata rispetto all'assicurazione generale obbligatoria, come - ad esempio - accade per i pubblici dipendenti. In questo caso infatti la quota A è determinata sull'ultimo stipendio e quindi sulla retribuzione fissa e continuativa, al netto della produttività percepita in quell'arco temporale. In questa prospettiva, dunque, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione con l'INPS, sta mettendo a punto i dettagli tecnici per riformare questa materia, prevedendo di realizzare tale riforma in tempo breve. Lungi dunque dal mostrare perplessità e tentennamento, il Governo prosegue con la massima determinazione in questo percorso, con la piena volontà di realizzare le importanti riforme che i precedenti Governi non hanno saputo portare a termine. Le sto dicendo dunque che questo Governo in tempi brevi, brevissimi, eliminerà anche questo ennesimo privilegio. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Urso, per due minuti. URSO (FdI) . Signor Presidente, le parole del sostituto del ministro Di Maio sono esattamente quelle che il ministro Di Maio ha espresso un anno fa in quest'Aula; un anno non mi sembra un tempo breve. E le argomentazioni che ha portato sono esattamente quelle che illustravo io un anno fa nell'interrogazione; lei replica alle mie parole espresse in quest'Aula un anno fa. Ci aspettavamo qualcosa di più dal Governo del cambiamento, che si sta trasformando nel Governo della restaurazione.