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Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRIANI (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del disegno di legge di riforma costituzionale in esame, come abbiamo già annunciato nel corso del dibattito, come ha già detto la nostra Presidente e come abbiamo già fatto nel corso delle precedenti letture. Lo faremo perché riteniamo che questa sia la strada che ci hanno indicato gli elettori e perché appartiene alla storia politica della destra e del centrodestra l'intenzione - tentativo, ahimè, sempre fallito - di ridurre il numero dei parlamentari. La riduzione del numero parlamentari era contenuta nella riforma costituzionale del 2005-2006, poi bocciata dal referendum confermativo. Riteniamo che una riduzione sia ragionevole e razionale, posto che il tema della rappresentanza democratica e territoriale è sicuramente davvero importante ed è giusto sottolinearlo. Ma è altrettanto onesto ricordare che, negli ultimi decenni, si è affermato in Italia un regionalismo sempre più spinto, tanto è vero che ancora oggi discutiamo di dare maggiori poteri e maggiori autonomie alle Regioni. Nel frattempo, il Parlamento si è volontariamente svestito di alcune competenze, che sono state assegnate agli organi territoriali regionali, con la potestà legislativa concorrente e, per quanto riguarda gli Statuti speciali, che sono leggi di rango costituzionale, addirittura cedendo potestà primarie. Quindi il quadro, dal punto di vista della capacità di rappresentare i territori in Parlamento e negli enti locali, si è radicalmente trasformato negli ultimi anni. Ecco perché una riduzione del numero dei parlamentari può essere ascritta tra le proposte ragionevoli e coerenti con quanto abbiamo detto in questi decenni. Fatta tale premessa, che è doverosa, è altrettanto doveroso dire che quello che voteremo non è la proposta che avremmo scritto noi se avessimo avuto i numeri per poterla fare da soli. È indubbio che quella in esame è una proposta che presenta molte lacune e criticità, che non sono state affatto risolte e che cercheremo di illustrare ancora una volta. La prima è che non si può modificare la Costituzione agendo soltanto sul numero dei rappresentanti. Manca purtroppo un quadro complessivo di riforme; manca qualsiasi riferimento - noi l'avremmo fatto - alla trasformazione dell'assetto parlamentare in un assetto presidenziale, secondo noi con l'elezione diretta del Presidente della Repubblica o dell'Esecutivo. Manca qualsiasi riferimento a una modifica del bicameralismo perfetto tra Camera e Senato, che la riduzione del numero dei parlamentari rende ancora più urgente e necessaria; manca - questo è clamoroso, e mi rivolgo soprattutto ai relatori e ai proponenti del disegno di legge in esame - la cancellazione di quel retaggio ottocentesco rappresentato dai senatori a vita. Non si comprende perché, una volta esaurita l'esperienza degli attuali senatori a vita, si debba pensare a nominarne degli altri. Nel mentre si riduce la presenza degli eletti, si continua a mantenere in vita un retaggio ottocentesco che non ha più alcun senso. Rimane - è un problema serio anche dal punto di vista tecnico - la previsione dell'elezione del Senato su base regionale. La riduzione del numero dei parlamentari rende oggettivamente difficile la partecipazione politica al dibattito politico delle forze minori, ma temo che, senza un assetto elettorale un po' più intelligente e previgente, sorgeranno anche problemi di stabilità del quadro elettorale e delle connesse leggi elettorali. Infatti - secondo il mio modesto parere - uno sbarramento automatico così alto rischia di rendere difficile l'omogeneità tra il consenso elettorale espresso alla Camera e quello espresso al Senato. Si tratta di un problema che abbiamo già oggi e che rischiamo di vedere ulteriormente peggiorato domani. Ciò avviene perché la giusta e ragionevole riduzione del numero dei parlamentari andava fatta maggiormente cum grano salis , mentre si è agito utilizzando come metro di misura le centinaia di unità. La Camera dei deputati e il Senato non si affettano però a numeri di 100, 200 o 300 unità. Si sarebbe dovuto svolgere un ragionamento un po' più raffinato, approfondito e analitico, mentre è prevalsa la voglia di stupire con i numeri pieni e le centinaia (200, 300, 450). Ciò, probabilmente, risponde a criteri di propaganda e di facilità di comunicazione, ma non a criteri di razionalità ed efficienza delle istituzioni. La domanda principale che sottende a tutto quello su cui stiamo ragionando e votando negli ultimi giorni e ore è la seguente: qual è il disegno che sicuramente hanno coloro che, per primi, hanno sottoposto all'attenzione delle Camere questa riforma? Se la volontà è snellire e velocizzare il funzionamento degli apparati dello Stato e delle Camere, noi siamo naturalmente favorevoli. Viceversa, se - come purtroppo si evince dagli interventi di alcuni colleghi ascoltati ieri e nei giorni scorsi - la volontà, nemmeno tanto nascosta, è quella di fare da prologo a una trasformazione della democrazia parlamentare in una sorta di simulacro di democrazia diretta, che io definisco orwelliana, allora noi non siamo affatto d'accordo. Sia chiaro che il nostro voto ha motivazioni radicalmente diverse da quelle di altri colleghi che esprimeranno un voto altrettanto favorevole. Noi non vogliamo una democrazia telecomandata e telegestita. Non crediamo che uno vale uno se in realtà nessuno vale niente. Non crediamo che sia utile un Parlamento i cui membri sono utili e necessari soltanto nella misura in cui sono interscambiabili tra di loro, fino ad arrivare al sorteggio dei parlamentari, perché tanto interessa non la qualità delle persone, la loro storia, la loro credibilità, il loro radicamento e il loro consenso personale creato con la storia di una vita, bensì soltanto che uno possa sostituire l'altro in qualsiasi momento e sia facilmente addomesticabile o ricattabile. Il problema della classe dirigente di questo Paese, evocato ieri da alcuni colleghi, è serio e non può essere risolto con un clic o un algoritmo. Vorrei porre questo tema all'attenzione dei colleghi, soprattutto della maggioranza. Nella storia e cronaca recente il popolo italiano si è sempre puntualmente fatto carico di punire e beffare coloro che hanno utilizzato strumenti e provvedimenti del genere per farne una semplice e talvolta banale propaganda politica. Il tema è rilevante e la direzione è giusta, ma guai a volerne fare soltanto una bandiera elettorale, perché poi la gente se ne accorge e puntualmente punisce coloro che pensavano di ottenere un lucro da riforme elettorali o costituzionali raffazzonate o grossolane. Questo è un passaggio importante e comunque utile, ma non può essere l'unico e non può essere isolato. Si dice, colleghi, nei corridoi - e la voce dei corridoi è la voce di Dio, perché è la voce del popolo - che la fretta con cui, nonostante i nostri appelli, volete votare oggi il disegno di legge costituzionale in esame deriva dal fatto che, soprattutto per il Governo, il passaggio finale in quarta lettura alla Camera è l'assicurazione sulla vita di questa legislatura, che è una lettura abbastanza ironica e paradossale di tante rivoluzioni annunciate, soprattutto dai banchi del MoVimento 5 Stelle. Per cui si fa la rivoluzione, ma per gli effetti procediamo con molta calma.