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Contemporaneamente sono aumentati le separazioni e i divorzi, che nel 2003 ammontavano complessivamente a 138.027. Nel 2007 risultano complessivamente 81.359 separazioni (+1,2 per cento rispetto al 2006) e 50.669 divorzi (+2,3 per cento), pari rispettivamente a 273,8 e a 170,5 ogni 100.000 persone coniugate residenti. È cambiata la mappa delle famiglie, per cui sono aumentate quelle composte da uno o due componenti, pari al 55,4 per cento, mentre solo nel 28 per cento delle famiglie ci sono dei minori e solo nel 36,5 per cento degli anziani. Sembrano dati anonimi, eppure questi numeri ci dicono molte cose, perfino troppe se cominciamo dall'anno preso in considerazione per calcolare la diminuzione dei matrimoni. Il 1º dicembre 1970 è di fatto l'anno di approvazione della legge sul divorzio (legge 1º dicembre 1970, n. 898), una legge inizialmente approvata per venire incontro ad alcune situazioni drammatiche di famiglie sofferenti e destinate a un processo di disagio crescente per i coniugi e ancora di più per i minori. Il divorzio appariva allora come l’ extrema ratio davanti a situazioni che sembravano non aver alternative. Si è cercato di oscurare le difficoltà che l'esperienza del divorzio provoca sul piano dell'impoverimento affettivo ed effettivo a cui le coppie vanno incontro. Sulle prime pagine dei giornali fin troppo spesso la famiglia appare come il luogo della violenza, del tradimento e dei piccoli egoismi quotidiani che marcano un visibile stato di sofferenza personale e sociale. Difendere la famiglia significa oggi riproporne la forza coesiva e valorizzarne la capacità di accompagnamento, dandole i mezzi di cui ha bisogno senza avarizia e senza nessuna falsa economia. Il disegno di legge assume questi dati come base degli interventi nel medio-lungo periodo. In particolare tra le cinque grandi strategie per migliorare la vita degli italiani, in materia di politica sociale, un ruolo centrale è riservato alla famiglia, la cui rilevanza ovviamente si ricollega agli altri profili della stessa politica sociale, con riguardo alla cosiddetta «terza età», ai giovani, alle pensioni, alla sanità, ai disabili, al no profit e allo sport. Temi tutti che individuano problematiche concrete, valutate sotto specifici aspetti, spesso assistenziali, che ruotano intorno alla famiglia e al suo ruolo sociale, alla sua capacità di costituire un centro di riferimento per gran parte delle situazioni che si ricomprendono nei capitoli anziani, giovani, pensionati eccetera. Si legge, infatti, nel documento programmatico della citata Conferenza, che la famiglia «è quotidianamente sottoposta a prove onerose: la cura dei figli come l'assistenza degli anziani rimangono, a dispetto di un'impressione diffusa relativa a un presunto eccesso di " Stato assistenziale" a carico delle famiglie, più in particolare, nella maggior parte dei casi, a carico delle donne appartenenti alle generazioni adulte». In famiglia si tocca con mano come ci sia la necessità di contare stabilmente l'uno sull'altro, rendendo i propri tempi flessibilmente disponibili ai bisogni degli altri, quando si sta bene e quando ci si ammala, quando si lavora e quando ci si diverte. Per tutto ciò c'è bisogno di tempo, un tempo sottratto alla fatica dello stress quotidiano, che ci trova alla fine della giornata sempre più irritabili e carichi delle frustrazioni accumulate sul lavoro, per strada, negli uffici pubblici. In famiglia si sa bene che volersi bene non è facile, che occorre pazienza per ascoltarsi e che è indispensabile la capacità di fare un passo indietro per ascoltare l'altro quando l'altro vuole parlare. «Il ruolo fondamentale della famiglia nel sostegno ai componenti non completamente autosufficienti, siano essi giovani, o molto anziani, o disabili, è accompagnato da una penalizzazione fiscale anomala sulla scena europea, ingiusta nei confronti delle famiglie con figli, e soprattutto poco comprensibile in un Paese in cui le principali tradizioni culturali e politiche hanno sempre riconosciuto l'indiscussa centralità della famiglia (...). La famiglia è oggi un soggetto penalizzato dal punto di vista fiscale, perché è chiaro che chi vive da solo e fruisce di un certo reddito è più ricco ed ha una capacità contributiva maggiore di chi ha lo stesso reddito ma deve mantenere più persone: occorre invece che soggetto del reddito imponibile sia considerata la famiglia stessa più che la singola persona». Essenziale dal punto di vista della risposta politica ai problemi evidenziati è il riferimento allo strumento fiscale, che consente di compensare, con minori oneri per la finanza pubblica, l'inadeguatezza delle disponibilità del Fondo sociale e dei servizi resi alla famiglia , nonché di liberare risorse per il mercato interno. Oggi si lamenta una scarsa propensione all'acquisto di beni, anche di prima necessità, e le analisi dei tecnici dimostrano che ciò è dovuto all'aumento del costo della vita, in particolare a seguito dell'adozione dell'euro e dell'aumento dei canoni di locazione e del costo degli immobili, tutte situazioni che hanno limitato le risorse delle famiglie. Un'elementare esigenza di giustizia, dunque, richiede di intervenire in favore delle famiglie. D'altra parte è noto come l'intera spesa sociale in Italia sia insufficiente. In particolare quella in favore della famiglia rappresenta l'1,4 per cento del prodotto interno lordo (PIL) nel 2009, contro il 3,7 per cento in Danimarca, il 3,4 per cento in Svezia e Lussemburgo, il 2,8 per cento in Germania e il 2,5 per cento in Francia (anno 2007). In realtà queste cifre illustrano solo una parte degli interventi deliberati in favore dei figli e della famiglia. In tutta Europa sono state adottate misure fiscali di sostegno ai nuclei familiari: ad esempio la Francia dispone di un meccanismo di riequilibrio fiscale automatico rappresentato dal cosiddetto «quoziente familiare», che nel nostro Paese costituisce un'antica richiesta delle associazioni familiari. Quanto alla formazione delle famiglie, che la Repubblica è impegnata ad agevolare (articolo 31 della Costituzione), è noto come l'acquisto della casa da parte delle giovani coppie rappresenti un problema spesso irrisolvibile. Il lavoro dei giovani, infatti, è sempre più precario e non è idoneo a sostenere, secondo le regole del finanziamento bancario, le garanzie richieste: nel 2006 un lavoratore dipendente guadagnava 1.200 euro rispetto a 2,4 milioni di lire nel 1989 (fonte Banca d'Italia), con una diminuzione di potere di acquisto che ha interessato anche gli anni più recenti in conseguenza dell'aumento dei prezzi seguito all'introduzione dell'euro. Per contro il prezzo delle abitazioni è aumentato del 26,5 per cento negli ultimi tre anni (fonte Banca d'Italia). Pertanto la politica, riconoscendo il ruolo fondamentale della famiglia nella società e quindi della funzione della natalità, dell'educazione dei giovani e della cura degli anziani, deve agevolare sul piano fiscale le famiglie, in particolare mediante l'assunzione della famiglia come unico soggetto di reddito.