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avere una prospettiva pluriennale consentirà infatti alla Commissione di realizzare tutti quegli obiettivi ambiziosi che si è proposta e di sviscerare in modo adeguato tutti gli aspetti che connotano il fenomeno della violenza contro le donne e dei femminicidi, anche, eventualmente, attraverso uno studio di diritto comparato degli altri sistemi europei. (Applausi dai Gruppi M5S e IV-P.S.I.) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, il fatto che solo la scorsa settimana sono state uccise sei donne dimostra che la Commissione che si occupa di questo fenomeno è più necessaria che mai. E questo con buona pace di chi nega il fenomeno, come il quotidiano «Libero», che confronta gli uomini uccisi con le donne uccise, ma dimentica di dire che i primi non sono stati fatti fuori dalle loro fidanzate, compagne, mogli, amiche: sono morti durante sparatorie, regolamenti di conti, incidenti di caccia. Non sono cioè «maschicidi», ma omicidi. I femminicidi invece avvengono dalla mano del partner e le vittime sono donne. Queste sono in pericolo soprattutto nel contesto di una separazione, quando vogliono iniziare una nuova vita autonoma. Purtroppo, la concezione maschilista, secondo la quale la donna è considerata un possesso, è ancora nella testa di troppi uomini, per i quali una separazione rappresenta una lesione di quell'onore maschile che fino al 1981 trovava copertura in un'infame norma del codice penale, quella che prevedeva una riduzione della pena nei casi di femminicidio susseguente ad un tradimento da parte della donna. La domanda da farsi è: cosa si deve fare per contrastare il fenomeno? Il codice rosso è stato un passo avanti, perché questi reati devono avere la massima attenzione, con l'obbligo per il pubblico ministero di ascoltare personalmente la vittima entro tre giorni. I reati di percosse, lesioni personali e di maltrattamento in famiglia devono essere presi più sul serio dalle Forze dell'ordine, perché spesso sono i primi segnali di violenza in una spirale che può portare al femminicidio. Non è più tollerabile che a tante donne che decidono di denunciare la violenza venga risposto che devono risolvere il litigio in famiglia. Con il codice rosso si è rafforzata la tutela preventiva introdotta con la legge del 2001 perché il pubblico ministero che parla subito con la vittima può capire meglio la situazione e decidere di chiedere una misura di protezione e si nota già che aumentano le misure di protezione, ma purtroppo non basta. Sappiamo che troppe vittime sono state uccise da uomini che erano sottoposti a una misura di divieto d'avvicinamento. Questo è un vero e proprio fallimento dello Stato, che non è stato in grado di garantire l'adeguata protezione. Pertanto, i provvedimenti cautelari del non avvicinamento all'ex coniuge e ai figli devono essere controllati meglio e in questo senso il braccialetto elettronico proposto con il primo decreto sicurezza è una misura efficiente, ovviamente sempre a condizione che lo Stato se li procuri, dato che oggi mancano dove ce n'è bisogno. La condanna sociale nei confronti di chi commette violenza deve essere assoluta e generalizzata, senza attenuanti di alcun genere. Questo vale anche per la violenza verbale di chi consiglia alle donne di stare sempre alcuni passi dietro rispetto all'uomo o di chi mette nel suo bar un water a forma di bocca femminile. Forse si dovrebbe introdurre una nuova fattispecie di reato, l'offesa alla dignità della donna. Dobbiamo anche sensibilizzare le donne per una forte presa di consapevolezza della propria autonomia e della propria libertà da ogni forma di sopruso psicologico, materiale o sociale che sia. Solo così troveranno sempre più la forza di denunciare e di prendere le distanze, perché sentiranno attorno a sé una rete di protezione e solidarietà sociale. Soprattutto, tutti dobbiamo lavorare per raggiungere una società dove uomini e donne sono sullo stesso livello perché il femminicidio è il punto estremo di degenerazione di quella odiosa cultura che nega pari opportunità e dignità a uomini e donne. Purtroppo, nei posti di potere le donne sono ancora sottorappresentate; la pubblicità le ritrae prevalentemente come oggetto sessuale e per le posizioni importanti nella lingua italiana si fa ancora ricorso al maschile. Pertanto, c'è ancora tanto lavoro per una Commissione sul femminicidio e per questo ben venga la sua proroga. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e della senatrice Maiorino) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, nel ringraziare il Presidente della Commissione, la senatrice Valente, i commissari e i funzionari per il lavoro svolto finora, ci sentiamo di confermare con tutta la determinazione possibile la proroga dei lavori della Commissione. I numeri che ho appena ascoltato e che citava la senatrice Unterberger non sono semplicemente una fredda contabilità che abbiamo il dovere di riportare - ahimè - quasi quotidianamente, ma danno il senso della dimensione reale e, vorrei dire, endemica del fenomeno di cui abbiamo bisogno di occuparci con maggiore forza, se fosse possibile. Naturalmente non replico le cose già dette in modo esaustivo dalla relatrice, senatrice Maiorino. La Commissione si è mossa lungo i binari già descritti e costruiti dalla Convenzione di Istanbul, con le famose tre "P" della prevenzione, protezione e punizione. Bisogna dirlo, anche con un elemento di chiarezza: non siamo all'anno zero, molte cose sono state fatte, anche e soprattutto sul piano legislativo e normativo; penso, ad esempio, a tutto il terreno della repressione e della punizione, dalla ratifica della Convenzione di Istanbul al codice rosso, per parlare di due momenti che hanno caratterizzato una riflessione che ha informato tutto il Parlamento, con ricadute di tipo legislativo in termini di iniziativa legislativa. Tutto quel percorso ha avuto una sua importanza e una sua determinazione: molto si è fatto sul terreno della repressione e anche nell'articolare un meccanismo che ha costruito le condizioni perché quella repressione contro gli atti di violenza di genere nel contrasto al femminicidio avesse la sua efficacia. Penso ad esempio alla specializzazione dei tribunali, un percorso avviato già da diversi anni; penso alle buone pratiche messe in campo dai tribunali e dal sistema sanitario (alcune delle quali abbiamo toccato con mano e incontrato nelle missioni a cui si faceva riferimento); penso a tutta la grande questione della protezione: c'è una condizione da cui non si può prescindere, se vogliamo contrastare efficacemente questo fenomeno, cioè bisogna mettere le vittime nelle condizioni di fare il grande passo della denuncia, che trasforma la vita delle donne vittime di violenza tanto quanto la violenza già subita, facendole entrare in un nuovo mondo dagli esiti totalmente incerti e gli esiti sono tanto più incerti quanto più è precaria la condizione della vittima sul piano materiale e della sua autonomia. C'è poco da fare: