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Sempre i due vecchi nani, Conte e Moavero Milanesi, mentre Salvini in diretta Facebook diceva che o se li prendevano altri Paesi europei o non li avrebbe fatti sbarcare (naturalmente non chiamando nessuno, perché chiunque avesse chiamato non avrebbe mai risposto ad una persona e a un Ministro come Salvini, vista la sua scarsa credibilità, e poi perché è molto più comodo per la sua propaganda tenerli al porto in Italia e non ricollocarli in Europa) nel corso della vicenda della Sea-Watch, chiamarono e ottennero il ricollocamento e Salvini, invece di festeggiare e utilizzare quel risultato ottenuto facendo sbarcare, come aveva detto, in due minuti, non rispondeva al telefono non al senatore Faraone, ma al ministro degli esteri Moavero, rendendosi irreperibile. È lui che ha messo a rischio la vita dei finanzieri, è lui che ha messo a rischio la vita di tutti quelli che erano a bordo della Sea-Watch. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi ringraziamo le forze dell'ordine per il lavoro che hanno svolto, ma non ringraziamo un Ministro dell'interno che alza la tensione e crea un clima da scontro, mettendo a rischio le vite di tutti quelli che collaborano per salvare i migranti e al tempo stesso per mantenere la sicurezza in questo Paese. Concludendo, lui vuole stare solo e non vuole risolto alcun problema, caro Ministro Trenta: lui ci campa con quel problema. E poi ha pure il coraggio di dire che i suoi colleghi non lo aiutano. Salvini, inoltre, incalza con la Meloni: se lui dice «spariamo», lei rilancia «bombardiamo»; se lui dice «sequestriamo le navi», lei dice «affondiamole»; un +1 ad ogni fesseria, che la rende ancora più ridicola se possibile. Di Maio invece dice: «Affondiamole, ma con dolcezza», un -1 che lo rende anche lui più ridicolo (anche in questo caso se possibile). In conclusione, signor Presidente, il problema è che i sette nani non hanno capito che, stando lì abbarbicati alle poltrone e consentendogli tutto questo, sono stati portati dal 33 al 17 per cento e lui è passato dal 17 al 33 per cento e li renderà sempre più nani, ma il peggio è che renderà il Paese sempre più diviso e sempre più cattivo. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Parla dell'argomento! FARAONE (PD) . Sinceramente a noi nani e buffoni non fanno ridere ma piangere e staremo in campo per sconfiggerli. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. *VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, noi chiederemo un voto per parti separate sulle risoluzioni, perché c'è una specificità che riguarda la missione libica, le motovedette, e, come è stato fatto alla Camera, desideriamo poterla discutere. Noi non voteremo a favore della missione di sostegno alla cosiddetta Guardia costiera libica: in questi due anni tutto è cambiato radicalmente e pensiamo che sia un errore enorme quello che il Governo sta compiendo. Chiediamo a questo Parlamento di prendere voce, come noi stiamo facendo, e di dire no, perché non possiamo più chiudere gli occhi, non possiamo più ignorare quanto avviene, quanto la cosiddetta Guardia costiera libica si sia macchiata in questi anni e mesi recenti di crimini documentati da inchieste giornalistiche, denunciati ripetutamente dall'ONU, dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), dal Consiglio d'Europa: continue violazioni dei diritti umani che avvengono nei centri di detenzione, che sono come Lager , dove torture, stupri, estorsioni sono la norma. Tutto questo è documentato, signora Ministro. Colleghi, voi come me avete visto centinaia di foto di donne, uomini, minori con le catene al collo come bestie, incaprettati, con la pelle scuoiata, le pistole puntate alla tempia e non si può tacere per nessuna ragione, né di cinismo né di calcolo elettorale. Il segretario generale dell'ONU Guterres ha parlato di «crimini contro l'umanità», l'Alto commissario Nazioni Unite ha definito «disumana» la collaborazione tra l'Unione europea e la Guardia costiera libica. Sappiamo, come tutti, il perché: le motovedette libiche intercettano i migranti nel Mediterraneo centrale e li portano, o li riportano, indietro nei campi libici e questo non può e non deve avvenire con la complicità italiana. Uno dei capi della cosiddetta Guardia costiera è il famigerato al Milad, noto per il suo business: trafficante di uomini e di schiavi su e giù per il Mediterraneo, contrabbandiere, affondatore di navi dei migranti. Su tali crimini indaga la Corte internazionale di giustizia dell'Aia, secondo la quale le sue milizie sarebbero destinatarie di una delle navi fornite dall'Italia alla cosiddetta Guardia costiera libica. Per questo non possiamo votare. L'Italia, infatti, è una grande nazione e questa autorevolezza e credibilità nel mondo deriva innanzitutto dalla nostra forza morale dimostrata dal nostro stato di diritto, dalla nostra Costituzione repubblicana. Le nostre missioni non possono in alcun modo essere scudo e alibi di quanto sta avvenendo. In Libia da mesi è riesplosa una guerra cruenta, un' escalation militare fuori controllo con più di 1.000 morti e 90.000 sfollati, una polveriera a pochi chilometri da noi dovuta anche all'isolamento, all'inettitudine, alla mancanza di peso del vostro Governo. È una guerra che ci riguarda per gli equilibri geopolitici, per la vicenda petrolifera, per la gestione dell'immigrazione; certo, è una guerra che ci chiama in causa anche per l'enormità della pagina nera del nostro passato coloniale, che è esistito, a differenza di quanto ignora il sottosegretario Di Stefano. Il quale evidentemente è una persona che ignora perché ha scritto un post ridicolo negando quel nostro passato, a dimostrazione che anche nelle vicende più drammatiche si può annidare il ridicolo. Sta quindi alla nostra democrazia riscattare quella pagina nera del passato nei confronti di tutto il continente africano, non permettendo mai alla politica estera, per nessuna ragione di Stato, di consentire in maniera diretta o indiretta la negazione dei diritti umani. La Libia è un Paese in guerra, nei cui campi lager vengono torturate migliaia di persone. Non ha mai ratificato convenzioni internazionali e allora non è e non può essere un porto sicuro, cioè un porto nel quale condurre chi in mare viene salvato da naufragio. Il fatto che la Libia non sia un porto sicuro ha dovuto ammetterlo persino il ministro Moavero Milanesi in quella che appare un'autodenuncia. Ma, se Tripoli non è un porto sicuro, allora non può gestire una zona SAR, cioè di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo, né si può continuare ad appaltare ai libici la nostra politica migratoria, un pezzo della nostra politica estera. Ancora pochi giorni fa, quando la Sea-Watch è rimasta bloccata al largo di Lampedusa dalle ordinanze dei ministri Toninelli, Salvini e Trenta, proprio il ministro Salvini e l'ineffabile sottosegretario Di Stefano urlavano vergognosamente: «Portateli in Libia», istigando - loro sì - alla violazione di tutte le leggi, contravvenendo al dovere categorico del porto sicuro.