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Con questo breve intervento mi permetto di far rilevare al rappresentante del Governo presente e agli altri colleghi parlamentari, non quello che è già accaduto e su cui stiamo cercando di mettere, in qualche caso, una toppa a valle, ma quello che sta accadendo in queste ore in Europa e di cui, evidentemente, il Parlamento, o i Parlamenti, nelle successive sedute, magari nei prossimi anni, dovranno occuparsi, cioè di quello che sta accadendo in Europa in questo momento nell'insipienza del Governo, talvolta con la connivenza del Governo - lo dico soprattutto ai parlamentari della Lega che sono presenti e che dovrebbero e potrebbero più di noi intervenire - in merito ad altri impegni che il Governo sta varando in sede europea di cui magari si dovrà occupare chi sarà in quest'Aula tra qualche anno per tentare di mettere una toppa. I problemi infatti sono a monte e i parlamentari della Lega dovrebbero ricordare quello che accade ancora oggi come conseguenza di fatti accaduti trent'anni fa in sede europea, per esempio, per quanto riguarda le quote latte, un caso emblematico di cui ancora ci dobbiamo occupare, o ancora di quello che accade e di cui dovremmo occuparci come conseguenza della Direttiva Bolkestein o di quello che accade o è accaduto già nelle banche italiane come conseguenza di Basilea 3. Ebbene cosa sta accadendo in sede europea e voi potreste intervenire senza bisogno di denunciare, magari tra qualche mese, la matrigna europea? In sede europea in queste ore verrà deciso il regolamento di riduzione di CO 2 per auto e veicoli commerciali. Ieri il presidente del Consiglio Conte, inconsapevole ed ignavo, è intervenuto all'assemblea dell'Associazione nazionale filiera industria automobilistica (ANFIA), l'assemblea dei costruttori e del settore dell' automotive , assicurando un impegno. Di che tipo di impegno si tratta se però poi in sede europea il nostro Governo è tra quelli più incalzanti - mi chiedo allora se la mano destra sa quello che sta facendo la mano sinistra - per un regolamento europeo che penalizza il nostro settore produttivo? Il regolamento europeo è un'illusione irraggiungibile per l'industria automobilistica italiana, così come loro stessi ci dicono, perché pone degli obiettivi talmente elevati che il nostro sistema produttivo non può realizzare in tempo debito. (Brusio) . PRESIDENTE. Senatore, mi scusi se la interrompo, ma c'è un brusìo assolutamente sproporzionato al numero dei senatori in Aula. Il collega ha una voce stentorea, ma vi prego di abbassare il volume. URSO (FdI) . Mi rivolgo allora ai colleghi della Lega che dovrebbero avere a cuore il destino del settore produttivo italiano e soprattutto dell' automotive , una parte portante del nostro sistema produttivo. Il Governo si sta impegnando in Europa affinché gli obiettivi che la Commissione ha portato all'attenzione del Parlamento europeo siano ancora più penalizzanti per la nostra impresa. È inutile lamentarci poi in questa sede, tra qualche anno, dicendo che l'Europa è matrigna se ora che siete al Governo non intervenite affinché l'Europa sia benigna. Questo riguarda il Regolamento europeo sulla CO 2 , che in queste ore si sta realizzando e in cui il Governo italiano è contro l'impresa italiana, ben oltre quelle che sono già le dichiarazioni del commissario europeo e ciò che gli altri Stati chiedono di applicare. Il Governo è addirittura più pervicace nel pulire e penalizzare la nostra impresa. Parlo quindi della direttiva europea che sta per essere approvata che riguarda un altro settore produttivo: il settore dei prodotti plastici monouso. Anche in tal caso per obiettivi ambientali che tutti noi condividiamo, viene realizzata una direttiva fatta su misura per punire le imprese italiane. Riguarda infatti in maniera specifica i prodotti fatti dalle imprese italiane che impiegano 3.000 addetti, che saranno costrette a chiudere da qui al primo gennaio 2021. No, scusate, il Governo sta chiedendo di anticipare al primo gennaio 2020, cioè il Governo italiano sta intervenendo ancora una volta contro l'impresa italiana perché gli obiettivi europei, già gravi per le nostre imprese, siano anticipati ancor più in maniera penalizzante per le nostre industrie in modo tale che non abbiano nemmeno il tempo di riconvertirsi. Ma di cosa parliamo? Denunciate l'Europa matrigna e poi concorrete perché l'Europa sia ancora più matrigna contro le nostre imprese! La Lega in sede di Parlamento europeo denuncia la Direttiva e in sede di Governo chiede che sia anticipata. Ma che lingua parlate? Come mai dite una cosa all'interno di quest'Aula, dite una cosa a un'impresa, e agite esattamente in senso contrario? Credo che di questo occorra parlare e di ciò che sta accadendo in queste ore: l'Eurogruppo sulle finanze sta approvando nuove normative sul Fondo salva Stati. Ebbene, tanto ci adoperiamo per evitare un'infrazione europea e per creare le condizioni per cui i titoli di Stato italiano siano comprati dai risparmiatori e altrettanto in sede europea - con il nostro concorso - state approvando una nuova regola sul Fondo salva Stati, che è fatta su misura, tra codicilli, postille e quant'altro, per condannare l'Italia. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. URSO (FdI) . Signor Presidente, chiedo che questo Governo parli con una sola lingua, sia che il Ministro sia di 5 Stelle o della Lega: che agisca in maniera chiara, trasparente e coerente, ovvero che non faccia come coloro che giocano alle tre carte, che purtroppo è un gioco molto diffuso non soltanto nel nostro Mezzogiorno. Vi chiedo di intervenire per evitare che altri casi, come la quota latte che avete denunciato per trent'anni, con il vostro concorso - a questo punto consapevole - siano realizzati a danno del nostro Paese, delle nostre imprese e dei giovani che verranno. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, per quanto sia un passaggio parlamentare obbligato, parlare di legge europea in questa congiuntura politica non è semplicemente un atto dovuto, bensì rappresenta per tutti noi l'occasione di un'approfondita serie di riflessioni su questo meccanismo europeo di limitazione della sovranità nazionale e di imposizione di normative sovrastatali, che da tempo è al centro del dibattito pubblico europeo, e sicuramente lo sarà ancora di più nei primi mesi dell'anno nuovo. Lasciando da parte per un attimo le costruzioni teoriche e gli scontri ideologici, dovremmo guardare in modo pragmatico agli effetti, sia economici che sociali, oltreché politici, causati dall'attuale assetto dell'Unione europea e dai meccanismi di integrazione comunitaria e uniformazione legislativa di cui stiamo discutendo anche oggi. Gli effetti, rispetto alle intenzioni e alle speranze dei padri ispiratori dell'Ue, sono stati completamente negativi: nel torno di pochi anni, il popolo inglese ha lasciato l'Unione; in tutta Europa è montata un'ondata imperante di malcontento; ai suoi confini sono tornati a soffiare venti di guerra;