[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge della Regione Basilicata 6 luglio 1978, n. 28 (Norme di attuazione della legge 28 gennaio 1977, n. 10 in materia di edificazione dei suoli), come sostituito dall'art. 1 della legge della Regione Basilicata 13 maggio 2003, n. 17 (Modifica del comma 2 dell'art. 6 della legge regionale n. 28 del 6 luglio 1978), promosso con ordinanza del 20 giugno 2006 dal Tribunale amministrativo regionale per la Basilicata, sul ricorso proposto dalla società Logistica s.p.a. contro il Comune di Melfi ed altro, iscritta al n. 403 del registro ordinanze 2006 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visto l'atto di costituzione del Comune di Melfi; udito nell'udienza pubblica dell'11 marzo 2008 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; udito l'avvocato Enrico Follieri per il Comune di Melfi. Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale per la Basilicata, con ordinanza depositata il 20 giugno 2006, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 2, della legge della Regione Basilicata 6 luglio 1978, n. 28 (Norme di attuazione della legge 28 gennaio 1977, n. 10 in materia di edificazione dei suoli), come sostituito dall'art. 1 della successiva legge regionale 13 maggio 2003, n. 17 (Modifica del comma 2 dell'art. 6 della legge regionale n. 28 del 6 luglio 1978), in riferimento agli artt. 117 e 119 della Costituzione; che la disposizione è oggetto di censura nella parte in cui prevede che «le concessioni edilizie, relative alla realizzazione di una nuova costruzione o impianto, ovvero all'ammodernamento o all'ampliamento di costruzioni o di impianti esistenti destinati ad attività industriali e artigianali ubicate nelle aree di sviluppo industriale, in quelle dei Piani per Insediamenti Produttivi o della Programmazione Negoziata, il cui costo infrastrutturale non sia stato sostenuto in alcun modo dal Comune o dai Comuni in cui l'area ricade, sono rilasciate in esenzione del contributo relativo agli oneri di urbanizzazione»; che, nel descrivere la vicenda processuale, il TAR premette che la società ricorrente agisce nei confronti del Comune di Melfi, da un lato, per l'accertamento, nei propri confronti, dell'inesistenza dell'obbligo del pagamento degli oneri di urbanizzazione relativi al permesso di costruire per la realizzazione di un opificio da destinare alla trasformazione di prodotti anche alimentari (richiesto il 30 luglio 2003 e rilasciato il successivo 24 ottobre); dall'altro, per l'annullamento della relativa ingiunzione di pagamento del 29 gennaio 2004; che la medesima società ha prodotto in giudizio un attestato del Consorzio per lo sviluppo industriale della Provincia di Potenza, in data 17 marzo 2004, nel quale si dà atto che l'urbanizzazione relativa all'area interessata dalla realizzazione dell'opificio é a totale ed esclusivo carico del Consorzio medesimo; che proprio l'esame della fattispecie, ad avviso del rimettente, pone in evidenza la rilevanza della sollevata questione; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione medesima, il TAR, preliminarmente, esclude – contrariamente alla prospettazione effettuata dalla difesa del Comune nel giudizio a quo – che possa delinearsi un contrasto della disposizione denunciata con l'art. 87 del Trattato CE, nella parte in cui stabilisce che «sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza», in quanto la misura in questione non sarebbe selettiva, non riguardando solo alcune imprese o alcune produzioni; che la disposizione regionale, invece, ad avviso del rimettente, si palesa viziata per contrasto con gli artt. 117 e 119 della Costituzione; che il TAR, a sostegno della dedotta illegittimità costituzionale, ritiene che la norma attenga alla materia «governo del territorio», la quale rientra nell'àmbito della potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni; che, quindi, il rimettente osserva come la giurisprudenza costituzionale, formatasi anteriormente alla novella del 2001 (sono richiamate le sentenze n. 13 del 1980 e n. 1033 del 1988), abbia affermato, da un lato, che il principio di onerosità della concessione edilizia - previsto dall'art. 3 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 (Norme per la edificabilità dei suoli) il cui contenuto normativo è stato trasfuso nell'art. 16 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) - rientra tra le norme fondamentali delle riforme economico-sociali; dall'altro, che le deroghe e le eccezioni a tale principio, proprio perché legate da un rapporto di coessenzialità o di integrazione necessaria, partecipano della stessa natura di riforma economico-sociale; che da ciò discenderebbe che le ipotesi di esenzione dal pagamento del contributo relativo agli oneri di urbanizzazione, operando come deroga al principio di onerosità della concessione edilizia, dovrebbero essere stabilite con legge dello Stato, al quale spetta di dettare i princípi fondamentali nella materia «governo del territorio»; che, secondo il rimettente, la norma regionale censurata non appare giustificata dalla previsione della sua operatività nella sola ipotesi in cui il costo infrastrutturale non sia in alcun modo sostenuto dal Comune o dai Comuni in cui l'area ricade; che, a tale proposito, il rimettente richiama la giurisprudenza amministrativa (in particolare, Cons. Stato, Sezione V, decisione n. 1072 del 1997) secondo la quale gli oneri di urbanizzazione non costituiscono il corrispettivo per la costruzione dei necessari elementi infrastrutturali, ma sono correlati al maggior carico urbanistico sopportato dall'ente comunale in ragione dell'intervento edilizio; che, infine, la prevista ipotesi di esenzione dal pagamento del contributo relativo agli oneri di urbanizzazione darebbe luogo ad una lesione dell'autonomia finanziaria dei Comuni in materia di entrata, garantita dall'art. 119 Cost., dal momento che, ai sensi dell'art. 16, comma 2, del d.P.R. n. 380 del 2001, detto contributo è corrisposto al Comune all'atto del rilascio del permesso di costruire; che, con atto depositato il 15 settembre 2006, si è costituito il Comune di Melfi, parte resistente del giudizio a quo, il quale, aderendo alla prospettazione del giudice rimettente, ha chiesto che sia dichiarata la illegittimità costituzionale della norma regionale denunciata;