[pronunce]

che sarebbe altresì violato l'art. 27 Cost., in quanto «il vizio di sproporzione in punto di trattamento sanzionatorio tra le tre condotte alternative» punite dal censurato art. 5, comma 8-bis, comprometterebbe la finalità rieducativa della pena, che implica «un costante "principio di proporzione" tra qualità e quantità della sanzione, da una parte, e offesa, dall'altra"» (sono citate le sentenze n. 341 del 1994 e n. 313 del 1990 di questa Corte); che, nella memoria illustrativa depositata in prossimità dell'udienza, la parte dà atto che, per effetto delle modifiche recate all'art. 550, comma 2, cod. proc. pen. dall'art. 32, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari), il delitto di cui all'art. 5, comma 8-bis, t.u. immigrazione è ora incluso nel novero dei reati per i quali si procede con citazione diretta a giudizio e dunque - per effetto del richiamo all'art. 550, comma 2, cod. proc. pen. operato dall'art. 168-bis, primo comma, cod. pen. - di quelli per cui è ammissibile la sospensione del procedimento con messa alla prova; che tale sopravvenienza normativa non determinerebbe tuttavia l'irrilevanza delle questioni sollevate dal rimettente, in quanto quest'ultimo - che pure potrebbe ora disporre la sospensione del procedimento con messa alla prova - dovrebbe comunque applicare la disposizione censurata; che, d'altra parte, le prassi e i protocolli in uso presso i tribunali valorizzerebbero l'entità della cornice edittale di pena delle singole fattispecie di reato per determinare - entro il termine massimo di due anni stabilito dall'art. 464-quater, comma 5, cod. proc. pen. nei procedimenti che abbiano oggetto reati per i quali è prevista la pena detentiva - i «differenti "scaglioni" di durata del periodo di sospensione del processo e della prestazione di lavoro di pubblica utilità posta a carico dell'imputato»; di talché i limiti minimi e massimi di pena previsti per il singolo reato finirebbero per «"riverberarsi" sul provvedimento che il Giudice è chiamato a pronunciare all'esito del vaglio di ammissibilità dell'istanza di messa alla prova»; che, all'udienza, il difensore della parte ha ulteriormente argomentato in senso contrario rispetto alla possibilità di restituzione degli atti per consentire al rimettente l'esame dello ius superveniens, sul rilievo, in particolare, che la modifica normativa intervenuta incide su disposizione differente da quella sottoposta allo scrutinio della Corte. Considerato che il GUP del Tribunale di Vicenza ha sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 8-bis, t.u. immigrazione, nella parte in cui prevede la medesima pena della reclusione da uno a sei anni sia per le ipotesi di contraffazione o alterazione di titoli di soggiorno o documenti necessari al loro ottenimento, sia per il mero uso di tali documenti, invece di prevedere la riduzione di un terzo della pena edittale in quest'ultima ipotesi, analogamente a quanto disposto dall'art. 489 cod. pen. ; che il giudice a quo è investito della richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova, formulata in sede di udienza preliminare da un imputato del delitto di cui all'art. 5, comma 8-bis, t.u. immigrazione; che il rimettente ha espressamente argomentato la rilevanza delle questioni osservando che la previsione, da parte della disposizione censurata, della pena della reclusione da uno a sei anni per l'ipotesi di mero uso dei documenti gli precluderebbe di accogliere tale richiesta dell'imputato, dal momento che l'art. 168-bis cod. pen. consente la sospensione del procedimento con messa alla prova - in particolare - per i delitti puniti con la pena edittale detentiva non superiore a quattro anni; che, effettivamente, al momento della pronuncia dell'ordinanza di rimessione l'accesso al rito alternativo risultava precluso, giacché il delitto ascritto all'imputato non rientrava neppure tra quelli per i quali era prevista la citazione diretta a giudizio ai sensi dell'art. 550, comma 2, cod. proc. pen. ; che, come correttamente osservato dal giudice a quo, proprio da ciò derivava la rilevanza delle questioni sollevate, concernenti una disposizione della quale il rimettente non era invero chiamato a fare direttamente applicazione nel giudizio a quo, ma dalla quale comunque discendeva - mediatamente - un effetto preclusivo rispetto all'applicazione dell'art. 168-bis cod. pen. ; che tuttavia, successivamente all'ordinanza di rimessione, l'art. 32, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 150 del 2022 ha modificato l'art. 550, comma 2, cod. proc. pen. , inserendo il delitto di cui all'art. 5, comma 8-bis, t.u. immigrazione nel novero di quelli per i quali si procede a citazione diretta, sicché ora anche per tale reato è possibile la sospensione del procedimento con messa alla prova; che, ai sensi dell'art. 90, comma 1, del d.lgs. n. 150 del 2022 , la modifica normativa si applica «ai procedimenti pendenti nel giudizio di primo grado e in grado di appello» alla data di entrata in vigore del decreto legislativo medesimo; che, per effetto di tale sopravvenienza normativa, nel medesimo giudizio a quo non deve più farsi applicazione, nemmeno indiretta, della disposizione censurata, e in particolare del frammento che disciplina il trattamento sanzionatorio per il delitto da essa prevista (sulla irrilevanza di questioni che non concernano specificamente il frammento di disposizione censurato, ordinanza n. 56 del 2023); che, infatti, l'accoglimento della richiesta dell'imputato di sospensione del procedimento con messa alla prova non è più preclusa dalla previsione del massimo edittale di sei anni di reclusione stabilito dall'art. 5, comma 8-bis, t.u. immigrazione, risultando consentita dal generale richiamo compiuto dall'art. 168-bis cod. pen. all'art. 550, comma 2, cod. proc. pen. , come modificato dal d.lgs. n. 150 del 2022; che l'affermazione della parte secondo cui la cornice edittale del reato sarebbe utilizzata, nelle prassi e nei protocolli in uso nei tribunali, per graduare la durata della messa alla prova all'interno della cornice stabilita dall'art. 464-quater, comma 5, cod. proc. pen. fa riferimento a un rilievo meramente eventuale dell'art. 5, comma 8-bis, t.u. immigrazione, comunque non disciplinato a livello normativo; che neppure è persuasivo l'argomento, sostenuto dalla parte in udienza, secondo cui la sopravvenienza normativa sarebbe irrilevante in quanto avente ad oggetto una disposizione distinta da quella censurata;