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Introduzione dell'articolo 612- ter del codice penale, concernente il reato di diffusione illecita di immagini di carattere sessuale. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge intende disciplinare, anche alla luce dei recenti e tragici fatti di cronaca, che si susseguono con frequenza preoccupante, il reato legato al cosiddetto revenge porn (vendetta porno), espressione usata per indicare la condivisione pubblica di immagini private, realizzate nell'intimità e di carattere sessualmente esplicito, spesso allo scopo di vendicarsi dopo la fine di una relazione. Gli episodi legati alla diffusione di tali immagini o video, senza il consenso della persona interessata, sono notevolmente aumentati negli ultimi anni anche con il boom delle tecnologie digitali che consentono di diffondere video via internet o attraverso piattaforme di messaggistica istantanea in modo velocissimo e senza alcun tipo di filtro. Spesso alla diffusione di tali immagini si accompagnano, proprio per vendetta, informazioni dettagliate sulla vittima, al fine di renderla identificabile e per cagionare alla stessa umiliazioni e sofferenze. In diversi, tragici casi la vittima è arrivata perfino al suicidio a seguito della diffusione delle proprie immagini che la ritraevano in momenti di intimità. In molti Paesi sono state varate norme specifiche per contrastare tale fenomeno: è il caso della Germania, del Regno Unito, di molti Stati degli Stati Uniti, del Canada o di Israele. In Italia non è ancora previsto un reato specifico che dunque può essere ricondotto ad altre fattispecie (molestie, stalking , estorsione e nei casi più gravi anche l'istigazione al suicidio). Il presente disegno di legge, composto da un solo articolo, propone dunque di individuare chiaramente un nuovo reato, introducendo l'articolo 612- ter del codice penale che prevede, al primo comma, la reclusione da uno a quattro anni e una multa non inferiore a 5.000 euro per chiunque distribuisce, divulga, diffonde, pubblicizza, offre o cede, anche a titolo gratuito, con qualsiasi mezzo, senza l'espresso consenso della persona o delle persone interessate, immagini o filmati contenenti rappresentazioni di carattere sessuale, realizzati, acquisiti o trasmessi sotto la ragionevole aspettativa della riservatezza. Il secondo comma prevede aggravanti specifiche. Il terzo comma prevede che il delitto sia punito a querela della persona offesa, il cui termine per la proposizione è di sei mesi. Nelle ipotesi delle circostanze aggravanti, la remissione della querela può essere soltanto processuale.. 1 1 Dopo l'articolo 612- bis del codice penale è inserito il seguente: « Art. 612 -ter. – (Diffusione illecita di immagini a carattere sessuale) – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa non inferiore a 5.000 euro chiunque distribuisce, divulga, diffonde, pubblicizza, offre o cede, anche a titolo gratuito, con qualsiasi mezzo, senza l'espresso consenso della persona o delle persone interessate, immagini o filmati contenenti rappresentazioni di carattere sessuale, realizzati, acquisiti o trasmessi sotto la ragionevole aspettativa della riservatezza. La pena è della reclusione da due a sei anni nei seguenti casi: 1) se la diffusione avviene attraverso la rete internet o mediante l'utilizzo di tecnologia digitale, messaggistica istantanea e multipiattaforme digitali o comunque con mezzi idonei a ottenere una massiccia diffusione delle immagini e dei filmati di cui al primo comma; 2) se il fatto è commesso dal coniuge o dall'ex coniuge, dal convivente o dall'ex convivente o da persona che è o è stata legata alla persona offesa da relazione sentimentale; 3) se l'acquisizione delle immagini o dei filmati diffusi è stata realizzata all'insaputa della vittima; 4) se dalle rappresentazioni fotostatiche o audiovisive diffuse emergono elementi idonei ad identificare il soggetto ritratto, ovvero se alla diffusione si accompagnano informazioni ad esso relative; 5) se la condotta descritta al primo comma è perpetrata al fine di cagionare alla vittima un danno di qualsivoglia natura, ivi compresa la sola umiliazione o la vessazione morale; 6) se la diffusione di materiale di cui al primo comma cagiona nella persona offesa un grave e perdurante stato d'ansia, ovvero un fondato timore per la propria incolumità o la modifica delle proprie abitudini di vita. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Nelle ipotesi di cui al secondo comma, la remissione della querela può essere soltanto processuale ».