[resaula]

tale risultato è frutto di una lieve contrazione delle spese correnti (-0,7 miliardi) e di un notevole incremento della spesa in conto capitale (+20,4 miliardi) rispetto al 2016, da attribuire prevalentemente alla categoria «Acquisizione di attività finanziarie», per effetto dell'attuazione del citato decreto-legge n. 237 del 2016, che consolida il trend positivo iniziato lo scorso anno dopo il forte calo registrato tra il 2014 e il 2015. Venendo alla gestione dei residui, si rammenta previamente che l'andamento dei residui passivi registrato per il 2017 risente del nuovo regime contabile dei residui passivi introdotto dal decreto legislativo n. 93 del 2016, che ha determinato un aumento del termine di conservazione in bilancio dei residui propri, portandolo da due a tre anni per i trasferimenti correnti alle amministrazioni pubbliche (categoria 4 del titolo I) e per le spese in conto capitale (titolo II). In base ai dati forniti nella relazione al rendiconto, il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2016 e precedenti indicava al 1° gennaio 2017 residui attivi presunti per un valore di 212.238 milioni di euro e residui passivi delle spese complessive per 134.423 milioni di euro, al lordo dei residui relativi al rimborso di prestiti, con un'eccedenza attiva pari a 77.815 milioni di euro; nel 2016 l'eccedenza attiva era di valore superiore, pari a 95.229 milioni di euro. Nel corso dell'esercizio 2017 l'entità dei residui si è andata modificando a seguito dell'attività di riaccertamento e di gestione in conto residui, che ha fatto registrare variazioni in diminuzione sia dal lato delle entrate, per 62.209 milioni di euro, sia dal lato delle uscite, con una diminuzione di 17.590 milioni di euro. Pertanto, rispetto allo stock iniziale di residui attivi provenienti dagli esercizi precedenti (212.238 milioni), al 31 dicembre 2017 ne sono stati accertati 150.029 milioni, di cui 34.216 milioni incassati e 115.813 milioni ancora da versare o riscuotere. A tali residui pregressi si sono aggiunti, a seguito della gestione di competenza dell'esercizio 2017, circa 88.263 milioni di residui di nuova formazione, per un totale di residui attivi al 31 dicembre 2017 pari a 204.076 milioni di euro. Analogamente, per quanto riguarda i residui passivi delle spese complessive, su 234.423 milioni di residui presunti al 1° gennaio 2017 provenienti dagli esercizi precedenti, ne risultano accertati 116.833 milioni, di cui 49.089 milioni pagati e 67.744 milioni ancora da pagare. Tali residui pregressi, unitamente ai residui di nuova formazione derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2017, risultati pari a 70.161 milioni di euro, determinano un totale complessivo di residui passivi al 31 dicembre 2017 di 137.905 milioni. Scorporando la quota di residui passivi relativi al titolo III, concernenti il rimborso delle passività finanziarie, pari a 475 milioni, i residui passivi delle spese finali ammontano a 137.430 milioni. In sintesi, il conto dei residui al 31 dicembre 2017, espone residui attivi per 204.076 milioni di euro e residui passivi per 137.905 milioni di euro, di cui 475 milioni relativi al titolo III, concernenti il rimborso delle passività finanziarie. Per quanto riguarda il conto generale del patrimonio, il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta alla chiusura dell'esercizio, dai risultati 2017 emerge un'eccedenza passiva di circa 1.875 miliardi, con un peggioramento di oltre 77,4 miliardi di euro rispetto alla situazione patrimoniale a fine 2016. Si tratta di un risultato che continua il trend degli ultimi tre anni, considerato che nel 2016, sul 2015, il peggioramento è stato di poco inferiore ai 40 miliardi e nel 2015, sul 2014, pari a meno 66,8 miliardi di euro. Il totale delle attività ammonta circa 947,8 miliardi, di cui 736,5 miliardi di attività finanziarie, in netta diminuzione rispetto a 2016, e 307 miliardi di attività non finanziarie. Il totale delle passività ammonta a 2.823 miliardi e si riferisce interamente a passività di natura finanziaria. Rispetto alla chiusura dell'esercizio 2016, l'entità delle passività finanziarie ha registrato un incremento di 38,2 miliardi di euro. Concludo, tenendo conto delle criticità negative soprattutto evidenziate alla voce «Conto generale del patrimonio», invitando a prestare una maggiore attenzione alla scelta degli obiettivi adottati dalle amministrazioni, collegandoli più strettamente al raggiungimento in tempi brevi dei risultati positivi, misurabili attraverso una rapida ripresa economica sostenibile per la Nazione, garantendo il risanamento dei nostri conti pubblici. PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il relatore sul disegno di legge n. 804, senatore Solinas. SOLINAS, relatore sul disegno di legge n. 804. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, la 5ª Commissione ha esaminato in sede referente il disegno di legge recante le disposizioni per l'assestamento del bilancio, approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati. Il disegno di legge di assestamento riflette la struttura del bilancio dello Stato, organizzato per missioni e programmi, costituenti le unità di voto, ed è predisposto nell'ambito del quadro normativo definito dalla legge di contabilità, così come modificata e integrata dalla legge n. 163 del 2016 e dai decreti legislativi nn. 90 e 93 del 2016. Tali modificazioni, però, non hanno comunque interessato la natura del provvedimento in esame, che resta una legge formale, costituita dalla sezione II della legge di bilancio. In sede di assestamento possono essere modificati gli stanziamenti di spese predeterminate per legge (la cosiddetta flessibilità di bilancio), fermo restando il divieto di utilizzare stanziamenti di conto capitale per finanziare spese correnti. I margini di flessibilità in sede di assestamento sono stati recentemente ampliati a seguito delle modifiche, introdotte prima col decreto legislativo n. 90 del 2016 e poi dall'articolo 5 della legge n. 163, sempre del 2016, di riforma della legge di contabilità e finanza pubblica. Tali modifiche consentono di proporre variazioni compensative tra le dotazioni finanziarie previste a legislazione vigente, limitatamente all'anno in corso, anche tra unità di voto diverse, laddove la flessibilità era originariamente limitata soltanto nell'ambito dei programmi di una medesima missione. La legge sopra citata, la n. 163 del 2016, ha inoltre previsto, a partire dal 2017, che anche il disegno di legge di assestamento sia corredato da una relazione tecnica, in analogia con quanto stabilito per il disegno di legge di bilancio, nella quale si dia conto della coerenza del valore del saldo netto da finanziare con gli obiettivi programmatici indicati in sede di Documento di economia e finanza.