[pronunce]

4.7.4.- Infine, ma non da ultimo, questa Corte non è persuasa che il mutamento giurisprudenziale oggi sollecitato sia indispensabile, come ritengono invece tanto il rimettente quanto l'amicus curiae, al duplice scopo di garantire una tutela effettiva ai diritti fondamentali del destinatario contro i rischi di uso arbitrario della misura in esame, e assieme di evitare - attraverso l'imposizione di misure correlate a condotte illecite ma contigue all'esercizio di diritti fondamentali - un indebito chilling effect rispetto a condotte pienamente coperte da tali diritti. Le pronunce del giudice amministrativo e della stessa giurisprudenza di legittimità citate dall'ordinanza di rimessione mostrano, invero, che tali rischi non sono meramente congetturali. Tuttavia, anche in assenza di una verifica preventiva caso per caso da parte del giudice, l'ordinamento italiano dispone di strumenti idonei a garantire un controllo giurisdizionale effettivo della legittimità del provvedimento, e a schermare in tal modo il pericolo di una sua utilizzazione, ad esempio, quale strumento di repressione del dissenso politico e delle legittime forme di protesta protette dalla Costituzione. E ciò attraverso un duplice ordine di rimedi. Il primo è costituito dal ricorso al giudice amministrativo, che è certamente idoneo ad assicurare - grazie ai provvedimenti cautelari di cui agli artt. 55, 56 e 61 del codice del processo amministrativo - una tutela immediata ed effettiva contro eventuali provvedimenti lesivi dei diritti fondamentali dell'interessato, con possibilità di patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti. L'assenza della specifica garanzia, prevista per le misure restrittive della libertà personale, di un controllo preventivo ed ex officio del giudice su ciascuna misura è qui almeno in parte compensata dalle maggiori possibilità pratiche, per l'interessato, di esercitare il proprio diritto di difesa in un procedimento svincolato dalle rigide scansioni temporali imposte dall'art. 13 Cost.; scansioni che, per altro verso, rendono problematico - nell'esperienza concreta dei procedimenti di convalida di DASPO previsti dalla legislazione vigente, strutturati oggi come meramente "cartolari" e senza contraddittorio necessario - far pervenire al giudice deduzioni difensive scritte in tempo utile per la decisione. In secondo luogo, nell'ambito del procedimento penale per la violazione degli obblighi imposti con la misura, il giudice penale è sempre tenuto a una verifica incidentale della legittimità del provvedimento. Infine, non è superfluo rammentare che lo scrutinio sulla legittimità del provvedimento - sia essa compiuta dal giudice amministrativo ovvero, in via incidentale, dal giudice penale - comprende necessariamente anche una valutazione di proporzionalità tra le legittime finalità di tutela perseguite dall'autorità di polizia e la concreta incidenza della misura sulla libertà di circolazione dell'interessato, nonché sull'intera gamma dei diritti fondamentali comunque incisi dal provvedimento (compresi i diritti al lavoro, alla salute, alla vita privata e familiare). E ciò in quanto la proporzionalità è «requisito di sistema nell'ordinamento costituzionale italiano, in relazione a ogni atto dell'autorità suscettibile di incidere sui diritti fondamentali dell'individuo» (sentenza n. 24 del 2019, punto 9.7.3. del Considerato in diritto; nello stesso senso, sentenza n. 46 del 2024, punto 3.1. del Considerato in diritto), operando sia come requisito di legittimità costituzionale di ogni legge che preveda limitazioni dei diritti fondamentali della persona, sia come requisito di legittimità di ogni misura amministrativa o giudiziaria che, in attuazione della legge, restringa i diritti di una persona nel singolo caso concreto. 4.8.- Da tutto ciò discende la non fondatezza della questione. 5.- La seconda questione sollevata in via principale assume l'irragionevole disparità di trattamento, in contrasto con l'art. 3 Cost., tra la disciplina del foglio di via obbligatorio, affidata alla competenza del questore, e quella di varie altre misure che avrebbero, secondo il rimettente, analogo impatto sulla libertà dell'interessato, ma che l'ordinamento riserva alla competenza dell'autorità giudiziaria. In particolare, l'ordinanza di rimessione individua come tertia comparationis: (i) la misura di sicurezza del divieto di soggiorno di cui all'art. 233 cod. pen . , (ii) la misura cautelare del divieto di dimora di cui all'art. 283 cod. proc. pen. , e (iii) la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di cui all'art. 6 cod. antimafia. Nemmeno questa seconda questione è fondata. Le prime due misure hanno, in effetti, contenuto obbligatorio analogo a quello del foglio di via; ma la loro natura giuridica è del tutto diversa, trattandosi per l'appunto in un caso di una misura di sicurezza applicata in esito a un giudizio penale, e nell'altro caso di una misura cautelare disposta nell'ambito di un procedimento penale. E proprio la diversa natura giuridica determina l'autorità competente a disporle, che è necessariamente il giudice penale: più precisamente, il giudice di cognizione, chiamato ad applicare la misura di sicurezza in esito al processo penale, sulla base dell'accertamento di un fatto previsto dalla legge come reato; ovvero il giudice per le indagini preliminari, e poi il giudice procedente durante il processo, i quali sono competenti a disporre misure cautelari coercitive (tra cui il divieto di dimora), in presenza di gravi di indizi di colpevolezza e di esigenze cautelari ritenute fronteggiabili con quella specifica misura. La diversa natura (e funzione) delle misure in parola rispetto al foglio di via le rende, dunque, inidonee a costituire tertia comparationis ai sensi dell'art. 3 Cost. Quanto, infine, alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, essa ha sì natura omogenea rispetto al foglio di via, ma differisce da quest'ultimo proprio per la sua maggiore incidenza sulla libertà di movimento dell'interessato, secondo i principi enunciati dalla costante giurisprudenza di questa Corte già esaminati. E proprio tale differenza costituisce ragione giustificativa del diverso trattamento ad esso riservato, quanto all'autorità competente a disporlo. 6.- Le due residue questioni, formulate - in rapporto di subordinazione scalare - in riferimento al solo art. 3 Cost., lamentano l'irragionevole disparità di trattamento riservato al foglio di via obbligatorio rispetto a quello applicabile al cosiddetto "DASPO urbano", nelle ipotesi previste dall'art. 10, comma 3, del d.l. n. 14 del 2017, per le quali era previsto - in forza del successivo comma 4, nella versione vigente all'epoca dell'ordinanza di rimessione - il medesimo procedimento di convalida giurisdizionale previsto dall'art. 6, commi 2-bis, 3 e 4, della legge n. 401 del 1989 per il "DASPO sportivo". Secondo il rimettente, tale diverso trattamento sarebbe irragionevole, stante la maggiore gravosità del foglio di via rispetto al "DASPO urbano".