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Concludo ribadendo quanto ho già detto in occasione dello svolgimento delle comunicazioni del ministro Speranza, ossia che questo deve essere l'inizio di una nuova fase. Infatti, sappiamo che nella prima fase il virus ci ha preso come un nemico alle spalle e tutti noi eravamo impreparati. Nella seconda fase abbiamo costruito delle armi, ma queste non servono senza una strategia e una visione complessive, per capire che tipo di guerra dobbiamo combattere e dove arrivare. Ora, in questa fase, alla cittadinanza e alle categorie produttive serve esattamente questo: una strategia e una visione non solo per uscire dall'emergenza, ma per il futuro, perché il mondo, l'Italia e il nostro Paese non torneranno più come prima. Contemporaneamente al fatto che dobbiamo uscire giorno per giorno da quest'epidemia, se non abbiamo una strategia e una visione complessive non ce la faremo. Credo che ora il Paese abbia bisogno proprio di questo. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, farò un esempio per farvi capire su cosa stiamo decidendo e anche di cosa stiamo parlando, perché a volte sfugge il collegamento tra i provvedimenti e la vita vera, fuori dal Palazzo. Nei giorni scorsi il Governo ha deciso di mettere la Sardegna in zona arancione, dopo che era stata gialla, lasciando invece la Campania in zona gialla. L'ultima rilevazione è dell'altro ieri. La motivazione addotta è che la settimana precedente la Sardegna risultava avere impegnati i posti in terapia intensiva per il 31 per cento, anziché per il 30 per cento. Praticamente, si trattava di cinquantadue letti impegnati, anziché cinquanta. In virtù di questo dato, un'intera Regione è stata sottoposta a un regime come quello della zona arancione che, come spero voi sappiate, colleghi, è un regime che distrugge sostanzialmente ogni attività - ovviamente per il tempo in cui esse sono sottoposte a questo regime - e ne pregiudica l'andamento. Ripeto, per due posti, due letti occupati in terapia intensiva. È da notare che la Sardegna aveva notificato al Ministero la circostanza che proprio in quei giorni stavano entrando in funzione i posti aggiuntivi di terapia intensiva, cosa che poi è avvenuta dopo soli tre giorni. Ciononostante, il Ministero ha fatto passare la Sardegna da gialla ad arancione, mantenendo invece, paradossalmente, la Campania in zona gialla. Colleghi, c'è un evidente uso politico delle restrizioni. La Sardegna ha una superficie di 24.090 chilometri quadrati ed è, come noto a tutti, un'isola, quindi verosimilmente isolata o comunque maggiormente protetta rispetto ad altri territori; ha una popolazione di 1.650.000 abitanti, con una densità di sessantanove abitanti per chilometro quadrato. La Campania, rimasta gialla, ha 5.900.000 abitanti che vivono in un'area di circa 13.670 chilometri quadrati, con una densità sei volte superiore alla Sardegna, cioè 423 abitanti per chilometro quadrato (contro i sessantanove della Sardegna). La Campania l'altro ieri ha avuto 1.150 nuovi casi di contagio, mentre la Sardegna ha avuto nuovi contagi per 190 casi. La palese incapacità di questo Governo si materializza in questo esempio. Gli esempi servono a far capire come le parole si traducono in fatti concreti. È del tutto evidente che c'è stato un uso politico delle restrizioni a danno delle Regioni governate dal centrodestra. Ve l'ho dimostrato parlando di questo caso specifico. Ne potrei fare almeno altri sei o sette di esempi plastici su questa circostanza, che è gravissima. Questo ultimo atto che ci apprestiamo a convertire o, meglio, che ci è richiesto di convertire - per quanto ci riguarda, annuncio fin da adesso il nostro voto contrario alla sua conversione - proprio perché l'ultimo di una maggioranza e di un'esperienza di Governo si presta ad essere oggetto di un bilancio, che cade a poco meno di un anno circa dall'emergenza, cosa che costituisce un ulteriore motivo di bilancio. Ci sono tre o quattro elementi che ci lasciano assolutamente soddisfatti per quanto riguarda la comprensione di quanto accaduto nell'esperienza di questo Governo. I due grandi temi che il Governo si è trovato ad affrontare in questo momento sono stati l'emergenza economica e l'emergenza sanitaria. Questo ragionamento l'ho già fatto in quest'Aula, ma poiché continuo ad ascoltare interventi - gli ultimi non più tardi di stamattina in Commissione - in cui qualche esponente di maggioranza continua a recitare la litania dell'Italia come esempio per altri Paesi d'Europa, sottolineando che i provvedimenti adottati dall'Italia sono stati scopiazzati qua e là e che le riviste di settore hanno divinizzato l'operato del Governo che sta andando a casa, vi volevo dire che i due grandi temi dell'emergenza sanitaria e dell'emergenza economica verificatasi a seguito dell'esplosione della pandemia oggi realizzano due risultati plastici. Su questi temi, con una spesa sostenuta per cassa e non per competenza di quasi 100 miliardi, i due risultati plastici sono il record di maggior abbattimento di PIL per il versante dei provvedimenti di natura economica e il record di morti - colleghi, se preferite lo dico alle anime belle - di decessi di tutti i Paesi del mondo in proporzione alla popolazione residente. Questi risultati, ormai sotto gli occhi di tutti e che vengono giudicati da tutti in base ai loro dati numerici, tranne da chi è in malafede che vuole vedere altro, ci dovrebbero suggerire almeno da qui in avanti di cambiare registro - Presidente, non dico di cambiare atteggiamento perché per quello ormai abbiamo perso ogni speranza - circa la qualità dei provvedimenti che si mettono in campo. A questo punto torna il ragionamento riferito ai due macro filoni. Sul versante economia, i ristori devono essere riconosciuti in base al cromatismo - voi avete adottato questa selezione cromatica delle Regioni - e, cioè, in proporzione alle misure restrittive, cosa che sino a oggi non c'è stata. C'è stato un difetto qualitativo dei ristori e un difetto quantitativo nella loro entità che - colleghi, lo ricordate tutti - è stata stimata intorno al 7 per cento delle perdite sostenute non per il mercato, ma a causa dei provvedimenti restrittivi del Governo. L'altro tema enorme, gigantesco riguarda i fondi che dovrebbero arrivare in virtù di una serie di provvedimenti che lo Stato italiano deve adottare e che, in questo momento, ad oggi, non sembra stia adottando (ma non mi pare neanche di poterli prevedere). La vicenda legata ai fondi del recovery fund vi ha, invece, intrattenuto limitatamente ai temi di polemica politica, escludendo la grande questione del dibattito serio da intraprendere, a cominciare dalle Regioni, per un progetto di ripartenza effettiva. Sul versante dei contenimenti sanitari, noi stiamo ancora facendo solo 100.000 tamponi al giorno: è vergognoso, colleghi. La Regione Marche, presieduta dal nostro rappresentante, il collega Francesco Acquaroli, nei giorni scorsi ha adottato un provvedimento di screening profondo, che ha dato risultati straordinari in termini di rilevazione di positivi asintomatici.