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È proprio per tali motivi che spero che il Governo accolga l'invito, che - ripeto - serve solo come adiuvante all'attività dell'esecutivo. In altri tempi e fuori dall'emergenza Covid-19, questo lo avrebbe fatto il Parlamento; adesso, però, invito il Governo di valutare anche la possibilità di un divieto normativo, esplicitamente rivolto al processo penale, che valga a togliere ogni possibilità di dubbio circa l'inutilizzabilità processuale dei dati personali raccolti per scopi legati alla tutela della salute degli individui. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, il provvedimento che ci accingiamo a votare contiene diversi aspetti, alcuni dei quali sono stati già illustrati. Io partirei dalla questione, che abbiamo già sottolineato più volte, dell'importanza del funzionamento del servizio giustizia, che è un grande valore sociale, se possibile accresciuto dall'emergenza Covid-19. Io intendo dire che l'emergenza Covid-19 - quello che ha scatenato e i suoi effetti, che ancora permarranno e penso al disagio sociale e agli effetti economici - ci pone l'obbligo di essere molto attenti a non lasciare soli proprio quei cittadini che più hanno bisogno di tutela e che chiedono al sistema giustizia, sotto varie forme, l'accesso alla tutela di diritti. Questo riguarda il campo sia civile che penale, sia che rivesta la qualità di persona offesa, che, ovviamente, di indagato o imputato. Il provvedimento mette un certo ordine e si preoccupa di assicurare gli effetti dei provvedimenti presi nelle udienze e dei provvedimenti giudiziari assunti in emergenza e con particolari modalità e si occupa, giustamente, di garantire la transizione e l'uscita dalla fase emergenziale. Da questo punto di vista, voglio dire subito che, con molta convinzione, ho votato un emendamento, che è stato accolto e sul quale anche noi abbiamo insistito, per anticipare la chiusura dell'emergenza, a ragione dell'urgenza di riportare i tribunali a un loro pieno e completo funzionamento. Si apre, ora, una serie di riflessioni, riflessioni che non rimarranno, però, chiuse e non si esauriscono con la fine dell'emergenza Covid-19. Qualcuno, infatti, ha toccato l'argomento relativo al fatto che utilizzare mezzi tecnologici in maniera più spinta rispetto al passato ci pone l'interrogativo di cosa rimarrà dopo il Covid-19. Ovviamente, qui bisogna mantenere la barra dritta, nel senso che, per una serie di procedimenti, è utile e, in una fase ancora non esaurita - penso a tutte le udienze del civile - consente di fare più udienze e, quindi, di garantire più accesso ai diritti. Per quanto riguarda il penale, invece, giustamente ci devono essere delle limitazioni e ciò non può che riguardare l'erogazione del servizio e, quindi, tutto quanto ha a che vedere con il deposito degli atti; ma si fa molta attenzione a garantire l'effettività del contraddittorio. Ciò viene fatto nel provvedimento in esame perché, indipendentemente dall'anticipazione della fine dell'emergenza, si è fatto cenno alla possibilità di sentire testimoni. Non era già più così e, anzi, il provvedimento limita in misura ancora maggiore, perché non è possibile sentire parti e periti nel processo penale utilizzando il remoto. Faccio un appunto sulla questione delle intercettazioni. Bisogna che ci mettiamo d'accordo, al di là delle polemiche. Ovviamente per chi vi parla il testo preferito era quello della riforma Orlando nella sua interezza. L'estensione dell'uso del trojan anche a non reati di mafia e terrorismo è stato votato vigente la precedente maggioranza e, quindi, anche dalla Lega. Ciò che è importante sottolineare è l'urgenza che venga in vigore quella garanzia sulla non pubblicazione di tutto ciò che non ha rilevanza penale. Penso che basta questo titolo per capirci. Mettiamoci d'accordo. Se questa è un'urgenza di cultura giuridica, dovremo fare di tutto perché avvenga il prima possibile. L'ulteriore rinvio non può che essere legato ovviamente all'emergenza Covid; è la concretezza con cui si fanno i conti. Faccio una battuta solo per chi ci ascolta. È ovvio che siamo tutti molto reattivi sui reati che riguardano la pedofilia, la detenzione di materiale pedopornografico, e via dicendo. In questo caso, però, mettiamoci d'accordo su cos'è un sistema di garanzia o di garantismo, altrimenti usiamo a vuoto questo termine. È già prevista l'intercettazione con tutte le modalità per i reati di pedopornografia; non è prevista per il residuale reato di detenzione per il quale esiste, comunque, la perquisizione che consente di accertare il reato, che è punito con una pena massima di tre anni alternativa alla multa. C'è un problema di sistema che va assolutamente tutelato. Il contrario del garantismo è anche scassare il sistema per singole ipotesi di reato senza preoccuparsi di una coerenza di sistema. Dirò ora qualche parola sull'intervento per le cosiddette scarcerazioni. Faccio tre flash per fare chiarezza a chi ci ascolta anche fuori da quest'Aula. Il Governo ha stabilito che per i reati comuni, escludendo espressamente i reati di allarme sociale, fosse possibile applicare un qualcosa che era già stato applicato in precedenza, e cioè a chi aveva una pena residuale di diciotto mesi, a causa dell'emergenza Covid, poteva essere concessa la pena alternativa della detenzione domiciliare, previa un'istruttoria seppure sommaria. L'ordinamento già prevedeva e già prevede per alcuni reati di allarme sociale, per i quali normalmente queste misure sono escluse, in casi eccezionali, di cui già la magistratura si faceva carico in un'ottica di bilanciamento, la cosiddetta concessione in deroga. Una rilevante quantità di giurisprudenza si preoccupa del bilanciamento tra pericolosità sociale, tutela della sicurezza e tutela della salute, cui ha diritto anche il detenuto. È un norma che già esisteva, in virtù della quale sono state effettuate scarcerazioni in merito alle quali abbiamo tutti detto che si è creata una falla. Il provvedimento in esame, quindi, interviene su qualcosa che non era stabilito dai decreti riferiti all'emergenza da Covid-19 e si preoccupa - credo correttamente e in modo molto equilibrato - di intervenire per ovviare alla falla che si era creata, tutelando, al contempo, l'autonomia della magistratura di sorveglianza, che rimane l'unica a poter rivedere una serie di decisioni in relazione alla mutazione della situazione. Si prevede l'obbligatorietà del parere della procura antimafia, distrettuale o nazionale, proprio per avere l'aderenza alla situazione. C'è quindi un obbligo di rivalutazione di quei casi di cosiddetta scarcerazione - stiamo parlando non di libertà, ma di detenzione domiciliare e bisognerebbe sempre ricordarselo - che sono avvenuti in relazione nell'emergenza da Covid-19. E ricordiamoci che è un qualcosa di inedito, e non solo per le dimensioni, ma anche - in relazione a ciò di cui stiamo discutendo oggi - per il giudizio che dobbiamo esprimere. In fondo, noi valutiamo - e qui ci sono molti giuristi - il cosiddetto pericolo in concreto (resterei sul pericolo in concreto e non parlerei di pericolo in astratto).