[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell' articolo 34 e dell'articolo 35, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), promossi con ordinanze emesse il 10 maggio e il 18 giugno 2001 dal Tribunale di Firenze e il 9 marzo 2001 dalla Corte di cassazione, rispettivamente iscritte ai numeri 598, 775 e 912 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 33, 40 e 45, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione della Rete Ferroviaria Italiana s.p.a., nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 22 maggio 2002 il giudice relatore Franco Bile. Ritenuto che con ordinanza in data 10 maggio 2001 (iscritta al n. 598 r.o. 2001) il Tribunale di Firenze ha sollevato, in riferimento all'articolo 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 34 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), nel testo anteriore alla sostituzione disposta dall'art. 7 della legge 21 luglio 2000, n. 205 (Disposizioni in materia di giustizia amministrativa), nella parte in cui, in violazione dei limiti della delega conferita dal citato art. 11, comma 4, lettera g), della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa), avrebbe sottratto alla giurisdizione del giudice ordinario e devoluto alla giurisdizione del giudice amministrativo "le cause su diritti soggettivi connessi a comportamenti materiali della pubblica amministrazione in procedure espropriative finalizzate alla gestione del territorio"; che la questione è stata sollevata nel corso di un giudizio instaurato dalla S.T.I.L.A., Società Toscana Industria Laterizi e Affini, di Vasco Guarducci &amp; C. s.a.s. avverso le Ferrovie dello Stato-Società di Servizi e Trasporti per azioni e la s.r.l. C.I.R. Costruzioni, per ottenerne la condanna al risarcimento del danno determinato dalla non retrocedibilità, per irreversibile destinazione ad opera pubblica, di alcuni terreni di sua proprietà occupati in base a decreti di occupazione temporanea, non seguiti nei termini da decreti di esproprio; che, ad avviso del rimettente, la controversia in esame sarebbe sottratta alla sua giurisdizione, avendo l'impugnato art. 34 devoluto al giudice amministrativo tutte le controversie concernenti atti e comportamenti delle amministrazioni pubbliche in materia urbanistica ed edilizia, con la sola eccezione di quelle riguardanti le indennità dovute a seguito di atti di natura espropriativa od ablativa; che infatti nel giudizio a quo iniziato il 10 maggio 1999, la giurisdizione dovrebbe ritenersi regolata dall'art. 34 nel suo testo originario e non in quello sostituito dalla legge n. 205 del 2000, entrata in vigore in epoca successiva (il 10 agosto 2000) e quindi priva di rilevanza, a norma dell'art. 5 del codice di procedura civile; che ne discende la rilevanza della questione di legittimità costituzionale, in quanto una pronuncia di incostituzionalità dell'art. 34 lascerebbe il giudizio a quo alla giurisdizione del giudice ordinario adito, che altrimenti dovrebbe essere declinata; che la questione non appare al rimettente manifestamente infondata, in quanto - secondo i principi ed i criteri direttivi della norma delegante (art. 11, comma 4, lett. g), della legge n. 59 del 1997) - il legislatore delegato avrebbe dovuto, in materia urbanistica e edilizia, limitarsi ad estendere la giurisdizione del giudice amministrativo alle controversie aventi ad oggetto diritti patrimoniali consequenziali, comprese quelle relative al risarcimento del danno, ma non anche trasferire alla giurisdizione amministrativa la cognizione delle controversie su diritti soggettivi traenti origine da "fatti e comportamenti", come quella relativa alla fattispecie concreta, che il rimettente qualifica in termini di occupazione appropriativa; che nel giudizio si è costituita la parte privata Rete Ferroviaria Italiana-Società per azioni, già Ferrovie dello Stato-Società di trasporti e di servizi per azioni, depositando memoria, nella quale ha sostenuto l'irrilevanza e comunque l'infondatezza della questione; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che ha depositato memoria, nella quale ha sostenuto l'infondatezza della questione, in quanto sarebbe possibile interpretare la legge delegata in modo conforme a Costituzione, nel senso che non avrebbe attribuito al giudice amministrativo le controversie sull'occupazione appropriativa; che con ordinanza in data 22 giugno 2001 (iscritta al n. 775 r.o. 2001) lo stesso Tribunale di Firenze ha sollevato, con la medesima motivazione, identica questione, nel corso di un giudizio introdotto in data 22 giugno 1999 da Aimone Bellandi, quale procuratore speciale di altre persone, contro la s.p.a. Poste Italiane, per ottenere il risarcimento del danno, derivante dalla non retrocedibilità, per irreversibile destinazione ad opera pubblica, di alcuni terreni di proprietà dei rappresentati, occupati in via d'urgenza nel 1997 e mai espropriati; che anche in tale giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che ha depositato memoria di identico contenuto, rispetto a quella depositata nel giudizio di cui all'ordinanza precedentemente esaminata; che con ordinanza in data 21 giugno 2001 (iscritta al n. 912 r.o. 2001) le Sezioni unite civili della Corte di cassazione hanno sollevato, in riferimento all'art. 76 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 34, commi 1 e 2, e 35, comma 1, del d.lgs. n. 80 del 1998, nella versione anteriore alla sostituzione operata dall'art. 7 della legge n. 205 del 2000, per violazione dei limiti della delega di cui all'art. 11, comma 4, lettera g), della legge n. 59 del 1997; che l'ordinanza è stata pronunciata in sede di esame del ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione proposto dal comune di Cermenate con riferimento al giudizio instaurato nel 1999, avanti al Tribunale di Como, sez.