[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 138 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici), promosso con ordinanza emessa il 19 aprile 2000 dal Tribunale regionale delle acque pubbliche di Firenze nel procedimento civile vertente tra Nardi Claudio ed altra e la Regione Toscana ed altri, iscritta al n. 791 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 51, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 22 maggio 2002 il giudice relatore Riccardo Chieppa.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Tribunale regionale delle acque pubbliche di Firenze, nel corso di un procedimento civile avente ad oggetto il diniego di un'autorizzazione alla perforazione di un pozzo in prossimità dell'Arno, con ordinanza del 19 aprile 2000, depositata il 24 agosto 2000 (r.o. n. 791 del 2000), ha sollevato, in riferimento agli artt. 108 e 97, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 138 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici), limitatamente all'ultima parte: "alla quale sono aggregati tre funzionari del Genio civile designati dal Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro guardasigilli. Essi durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati... I Tribunali delle acque pubbliche decidono con intervento di tre votanti, uno dei quali deve essere funzionario del Genio civile". Il Collegio rimettente, prima di procedere ad esaminare il merito della controversia sottoposta al suo esame, ha ritenuto di verificare la correttezza della propria costituzione, avvenuta peraltro in conformità al disposto dell'art. 138 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775. Il giudice a quo si riporta, dapprima, a precedenti del Tribunale superiore delle acque pubbliche e della Corte di cassazione, che concludevano per la manifesta infondatezza di questioni analoghe, sulla considerazione che i tecnici sono chiamati dagli organi giudicanti al fine di portare un contributo di conoscenza ed esperienza e che gli stessi sono liberi da vincoli di ordine gerarchico che possano far pensare ad una limitazione della loro autonomia di decisione. Tuttavia tali argomentazioni sono apparse al Collegio rimettente insufficienti a contrastare il dubbio di legittimità costituzionale della norma, che regola la propria costituzione, soprattutto alla luce della giurisprudenza costituzionale relativa all'art. 108 della Costituzione. In sintesi il contrasto con il dettato costituzionale viene rilevato dal tribunale in relazione ad alcune caratteristiche dei componenti tecnici del Tribunale regionale acque pubbliche: essi, una volta nominati, non solo rimangono nei ruoli degli Uffici statali (ora Provveditorati regionali alle opere pubbliche), ma continuano inoltre a prestare servizio con vincolo gerarchico nei confronti dei loro superiori; la loro scelta, pur essendo la nomina riservata al Consiglio superiore della magistratura, è tuttavia ristretta all'esiguo numero dei funzionari idonei del Provveditorato, che prestino servizio nella sede del tribunale; possono essere riconfermati nell'incarico giurisdizionale; l'amministrazione ha il potere di farli cessare in ogni momento dalle funzioni a seguito di provvedimenti discrezionali di trasferimento in altra sede; sono di fatto "giudici in causa propria", in quanto sono chiamati a pronunciarsi su atti emanati dal proprio ufficio di appartenenza e nel quale continuano a prestare servizio, con evidente lesione del principio di indipendenza del giudice. La norma de qua recherebbe inoltre vulnus all'art. 97, primo comma, della Costituzione, in quanto comporterebbe una diminuzione di credibilità dell'istituzione stessa. 2. - Nel giudizio avanti alla Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la infondatezza della questione sollevata. Al riguardo l'Avvocatura generale dello Stato ha sottolineato come sia assolutamente indispensabile l'apporto di conoscenze tecniche fornito dai membri non togati del Tribunale regionale delle acque pubbliche. Ha inoltre contestato i rilievi mossi dal giudice a quo precisando: che nell'espletamento della funzione giudicante i componenti tecnici non sono sottoposti ad alcun vincolo gerarchico nei confronti dell'amministrazione in cui prestano servizio; la loro indipendenza è garantita dall'art. 10, primo comma, della legge 24 marzo 1958, n. 195, che prevede la loro nomina e revoca nell'incarico da parte del Consiglio superiore della magistratura; per quanto concerne la possibilità del reincarico, la norma contestata non prevede alcuna preliminare valutazione discrezionale da parte del potere esecutivo; infine, gli istituti dell'astensione e della ricusazione sono adeguati a garantire il rispetto del principio di indipendenza, come peraltro affermato dalla giurisprudenza della Corte di cassazione. L'Avvocatura sottolinea infine che con il completamento del trasferimento alle regioni di tutte le funzioni amministrative concernenti la gestione del demanio idrico, prevista dall'art. 89 del decreto legislativo n. 112 del 1998, la questione proposta assumerà un rilievo del tutto marginale. 3. - La Corte, con ordinanza istruttoria 4 luglio 2000, tenuto conto dei profili dedotti dal giudice a quo e dalla difesa del Presidente del Consiglio dei ministri, ha disposto che il giudice relatore svolgesse tutti gli opportuni accertamenti in ordine alle modalità di designazione ed alla nomina dei componenti laici dei Tribunali regionali delle acque pubbliche. 4. - Il giudice per l'istruzione, ai sensi del combinato disposto dell'art. 13 della legge 11 marzo 1953, n. 87 e dell'art. 12 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, ha disposto il 6 luglio 2000 l'acquisizione di una serie di elementi e dati, assegnando il termine di 90 giorni, dalla comunicazione del provvedimento istruttorio, per la trasmissione alla cancelleria della Corte, ponendo l'onere a carico del Consiglio superiore della magistratura, della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero della giustizia, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, a seconda delle rispettive disponibilità e competenze. I dati richiesti sono riferiti, tra l'altro, al numero dei funzionari addetti (posti di organico e posti attualmente coperti, con eventuale distinzione di ruoli) presso ciascun Provveditorato regionale delle opere pubbliche, da cui sono tratti i componenti laici dei Tribunali regionali delle acque pubbliche;