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Tuttavia nessuna di queste stesse "precauzioni" è stata presa con tecnici, professionisti, imprese e direttori lavori che si occuperanno invece della ricostruzione post sisma nella provincia di Catania; il testo coordinato dell'ordinanza n. 4 del 17 novembre 2016, con le modifiche apportate dall'ordinanza n. 20 del 7 aprile 2017, e il testo coordinato dell'ordinanza n. 19 del 7 aprile 2017, con le modifiche apportate dalle ordinanze n. 21 del 28 aprile 2017 e n. 28 del 9 giugno 2017, prevedono per la ricostruzione nel Centro Italia per gli edifici con danni lievi un contributo parametrico di 400 euro al metro quadro per appartamenti fino a 130 metri quadri, contributo che va a scalare con l'aumentare della superficie. Nella provincia di Catania invece l'ordinanza n. 566 del 2018 non ha previsto alcuna parametrazione e ha invece riconosciuto 25.000 euro ad unità immobiliare (dove per unità immobiliare si intende non solo l'appartamento ma anche il garage ) e ulteriori 25.000 euro per pianerottoli e parti condominiali. Ne consegue che se si prendesse ad esempio un piccolo condominio di quattro appartamenti di 70 metri quadri netti e relativi garage di 14 metri quadri netti, oltre a scale e pianerottoli, nel Centro Italia i condomini avrebbero a disposizione al massimo circa 150.000 euro mentre, in provincia di Catania, i condomini avrebbero subito circa 225.000 euro, ovvero il 58 per cento in più; nel caso sopra riportato di incremento per intervento unitario con la premialità sopra descritta si raggiunge un massimo contributivo di 295.000 euro; questa forbice si allarga nel caso di un condominio popolare con 10 appartamenti di 50 metri quadri netti e garage di 10 metri quadri netti, oltre a scale e pianerottoli: in questo caso i condomini del Centro Italia avrebbero circa 265.000 euro mentre i condomini della provincia di Catania circa 525.000 euro ovvero il 105 per cento in più, oltre il doppio e sempre con sostanziale differenza nei tempi di erogazione; naturalmente la differenza economica tra il contributo massimo previsto in caso di intervento unitario si allargherebbe ancor più con un contributo massimo concedibile pari a 700.000 euro, si chiede di sapere se non si ritenga di dover sanare, con provvedimenti urgenti, la disparità di trattamento, a giudizio dell'interrogante ingiustificata, posta in essere dallo Stato nei confronti dei terremotati del Centro Italia, uniformando l'entità dei contributi riconosciuti per il sisma del Centro Italia a quelli riconosciuti per il sisma della provincia di Catania, o viceversa, e snellendo, per il Centro Italia, le procedure e i controlli per l'accesso ai contributi come fatto al Sud. Atto n. 4-01414 DE BONIS Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la legge 16 novembre 2018, n. 130, di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze", ha introdotto nel nostro ordinamento una nuova disciplina in materia di gestione dei fanghi di depurazione; la nuova disposizione, pertanto, alza i limiti dei contaminanti dannosi per la salute, tra cui PCB, toluene, selenio, berillio, arsenico, cromo; tale normativa si pone in contrasto con il principio di precauzione di derivazione comunitaria; la Regione Lombardia ha emanato un decreto che pone il divieto di spandimento dei fanghi provenienti da depurazione in agricoltura in numerosi comuni; considerato che il testo definitivo dell'art. 41 del "decreto Genova" espressamente enuncia che i nuovi parametri inerenti ai fanghi di depurazione si sarebbero applicati: "nelle more di una revisione organica della normativa di settore", si chiede di sapere: quale sia lo stato dell'opera della normativa di settore in materia di fanghi di depurazione; se il Ministro in indirizzo intenda ripristinare i limiti precauzionali di concentrazione di sostanze nei terreni, già previsti dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, con una soglia di 50 milligrammi al chilo di sostanza secca. Atto n. 4-01415 TESTOR SERAFINI DAMIANI SICLARI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nel dicembre 2011, Trenitalia ha soppresso molti treni, tra i quali alcuni che interessavano la linea del Brennero: il Bolzano-Reggio Calabria, il Roma-S.Candido, il Bolzano-Lecce e le frecce Bolzano-Roma; successivamente, le frecce sono state ripristinate ed ad oggi se ne contano 5 giornaliere, mentre non è stato ripreso l'intercity Bolzano-Lecce; nella primavera 2012, il giornale "Alto Adige" ha promosso e presentato una petizione, che ha raggiunto un numero di circa 4.000 firme, alle Province di Bolzano e di Trento, senza alcun esito positivo; negli anni successivi, ci sono state varie iniziative finalizzate alla risoluzione della problematica: interventi presso l'Assessorato provinciale di Bolzano, lettere al giornale "Alto Adige", richieste e annunci vari ai quali Trenitalia, il 17 giugno 2018, ha replicato che la questione "era sul tavolo del Ministro"; oggi, a differenza del 2011, l' intercity Bolzano-Bari (che partiva regolarmente da Bolzano la mattina alle 9.30 arrivava a Bologna alle 12 e proseguiva direttamente per Bari per arrivare alle 20) ha subito la cancellazione della tratta Bolzano-Bologna, pur essendo questo treno l'unico collegamento dal Trentino alla Puglia e le regioni adriatiche, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché si possa riattivare il treno Bolzano-Bari/Lecce andata e ritorno, permettendone il semplice prolungamento da Bologna a Bolzano, almeno nei periodi estivi; se non si ritenga opportuno riattivare il treno Bolzano-Reggio Calabria, anch'esso molto utilizzato soprattutto nei periodi estivi. Atto n. 4-01416 D'ARIENZO Ai Ministri dell'interno e della giustizia Premesso che: le ripetute operazioni di polizia hanno portato alla luce il grave fenomeno dell'inquinamento della realtà sociale ed economica veronese da parte della criminalità organizzata; da anni, ormai, la 'ndrangheta è presente a Verona, come confermato negli anni scorsi anche dal Ministro dell'interno pro tempore Alfano; considerato che: oltre ai numerosi arresti ed ai blitz effettuati, sono state emesse negli ultimi anni 24 misure interdittive antimafia nei confronti di imprese e persone collegate con la criminalità organizzata che operavano a Verona; alcune delle interdittive hanno colpito soggetti che gestivano beni di proprietà delle pubbliche amministrazioni; il territorio veronese è stato anche oggetto dei classici atti intimidatori propri della criminalità organizzata di stampo mafioso, quali gli incendi nei confronti di aziende che trattano rifiuti e di quelle che operano nel settore del trasporto; tenuto conto che: la dinamicità economica del territorio veronese è certamente fonte primaria di interesse per la malavita organizzata;