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Anche durante le audizioni lo scorso anno del ministro Calenda sull'avvio dell'amministrazione straordinaria era emersa con forza la questione relativa all'azione di responsabilità verso i soggetti colpevoli di questa mala gestione. Il Ministro aveva infatti riconosciuto il gravissimo errore imputabile al management dell'azienda, sostenendo che i commissari avrebbero adottato doverosamente ogni iniziativa eventualmente necessaria. Inoltre, era prevista l'accessibilità da parte degli interessati alle informazioni sulle cause dell'insolvenza attraverso la pubblicazione di una relazione, che però non fornisce affatto elementi e dati chiari sulle cause e le responsabilità. Per questo motivo abbiamo presentato un secondo ordine del giorno, approvato in Commissione e poc'anzi in Assemblea, per richiedere ai commissari una relazione esaustiva sulle azioni degli amministratori che consenta, appunto, di accertare le ragioni e, quindi, promuovere le conseguenti ed eventuali azioni di responsabilità. Si tratta di una questione di serietà e trasparenza e riteniamo indispensabile agire in questo modo, tanto più dopo l'inchiesta per bancarotta fraudolenta condotta dalla procura di Civitavecchia. Ovviamente noi speriamo che possano esserci degli effetti chiari e precisi per il rilancio dell'azienda. Per tutte queste ragioni, ad oggi il Gruppo Misto-Liberi e Uguali voterà a favore della conversione del decreto-legge in esame. URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, colleghi, non sfugge a nessuno che questo sia il primo provvedimento della nuova legislatura che giunge in Aula. Non vorremmo che che il provvedimento riguardante l'Alitalia (quella che un tempo era la compagnia di bandiera, simbolo e fiore all'occhiello dell'Italia nel mondo, come ha detto prima il relatore), che versa oggi in stato di necessità, sia il segnale, purtroppo negativo, di un'Italia in stato di necessità. Non vorremmo che il fatto stesso che giunga in Aula un provvedimento volto a scongiurare il fallimento dell'azienda una volta simbolo dell'Italia, fosse il simbolo e l'emblema di un Paese in stato di necessità. Che l'Alitalia sia in stato di necessità è dimostrato anche dall'imbarazzo del Governo in carica, ancorché solo per l'ordinaria amministrazione, di fronte al provvedimento in esame. Un Governo che si fa fregio di rispettare le regole europee, ma che propone un'ulteriore proroga, anche con riferimento al prestito che era stato concesso, poi ampliato e, infine, ulteriormente prorogato. Peraltro, secondo quanto detto poco fa dal relatore, allo stato dei fatti, ove fosse richiesto il rimborso immediato, la compagnia sarebbe con i libri in tribunale per fallimento. Ci viene chiesta un'ulteriore proroga che, di fatto, porterebbe la gestione commissariale e il prestito a ben valicare i termini europei per quanto riguarda il prestito che l'Unione europea concede in queste condizioni come aiuto per salvataggio. Tutti sanno che tale limite è di sei mesi, mentre in questo caso giungiamo a diciotto mesi. Parlo di un Governo che si faceva fregio di rispettare le regole europee e che ci consegna ora un provvedimento e un'Alitalia con un prezzo di 900 milioni, non più già allo stato dei fatti restituibile con gli interessi del 10 per cento che maturano ogni giorno, non indifferenti, e in violazione delle regole europee. A tutti i senatori qui presenti ricordo che è già in corso un'indagine approfondita da parte della Commissione (che ha fatto una dichiarazione in tal senso), sia per la durata del prestito, che non avrebbe dovuto superare i sei mesi (mentre qui siamo a oltre dodici e alla richiesta di altri sei), sia per quanto riguarda la consistenza dell'aiuto, che la Commissione ritiene superare il limite minimo necessario. Questa indagine della Commissione è stata annunciata il 23 aprile. Dopo che la Commissione annuncia un'indagine per aver già valicato, a parere della Commissione, il tempo massimo necessario e concedibile e anche l'importo massimo necessario e concedibile, il Governo in carica, che si fregia di essere europeo, proroga di altri sei mesi. Come a dire: vi firmiamo per l'accertamento, ci fate vedere i documenti e, nel frattempo, noi continuiamo a operare. Io credo che questa sia una bomba ad orologeria, che può esplodere nei prossimi mesi (ancorché ci auguriamo che non accada), lasciata al prossimo Governo incaricato e legittimato dal nostro Parlamento. La seconda questione su cui vorrei far riflettere i parlamentari è che la gestione commissariale è iniziata oltre un anno fa. Mi chiedo una cosa, al di là del giudizio che ciascuno di noi può dare, alla luce anche dell'indagine conoscitiva giustamente avviata dalla Commissione (perché quello che sta emergendo va portato alla luce in Parlamento e anche nel Paese). Benissimo, i commissari hanno iniziato l'attività oltre un anno fa: siamo alla seconda proroga, quindi al terzo mandato semestrale. Cosa è stato fatto in questo periodo per raggiungere l'obiettivo di vendere l'Alitalia a qualcheduno che magari ci conceda di avere ancora un vettore nazionale? Cosa è stato fatto in quest'anno? Lo chiedo al Governo, che dà gli indirizzi in tal senso; perché i commissari ci hanno fatto capire che hanno seguito l'indicazione del Governo. Cosa ha fatto il Governo, che, oltre a essere europeista, in questo caso viola in maniera conclamata e ripetuta le regole europee, con il rischio che poi pagheremo ovviamente i costi di questa violazione? Cosa ha fatto un Governo che appare decisionista nella politica industriale, per raggiungere l'obiettivo che si era posto con il primo provvedimento di oltre un anno fa e con il commissariamento, cioè la vendita di Alitalia? E perché la vendita di Alitalia non è stata fatta in questo periodo, in una condizione ottimale sul piano internazionale? Tutti noi sappiamo che una delle condizioni fondamentali perché un vettore possa stare in campo è rappresentata dal prezzo del petrolio. Il prezzo del petrolio, fino a qualche settimana fa, era ai suoi minimi. Se quindi, a fronte di un minimo storico del prezzo del petrolio, quando il prezzo del petrolio era congeniale per un eventuale acquirente, non è stata messa in vendita Alitalia, mi chiedo come si possa farlo oggi, quando il prezzo del petrolio in pochi mesi è passato dal minimo storico (condizione ottimale per vendere al miglior acquirente interessato) al suo massimo storico. Pertanto, se non si sono create le condizioni per vendere l'Alitalia in questo anno, quando le condizioni erano migliori sul mercato del petrolio, come si farà a venderla nei prossimi mesi, entro la fine di ottobre? Basterà la terza proroga o ci vorrà la quarta? Inoltre, i commissari - e non soltanto loro - ci dicono che il problema dell'Alitalia è rappresentato dal fatto che essa ha velivoli ormai vecchi e un anno e mezzo in più li rende ancora più vecchi: quindi essi hanno ancora minor valore rispetto ad un anno fa, perché per ogni anno che passa l'aereo invecchia di più e vale di meno. Se non è stata venduta quando i velivoli avevano un anno di vita in meno, ci chiediamo oggi a quale valore possa essere venduta.