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fermi restando i requisiti di responsabilità professionale, anche deontologici (oltre che risarcitori, che devono restare assolutamente fermo presidio di legalità), ha concluso de Nuccio, è necessario che sia introdotta una soluzione tecnica per una determinazione quantitativa al danno risarcibile, come già avvenuto nell'esperienza di altri Paesi europei, con la tecnica dei multipli dei compensi attribuiti; queste osservazioni, a giudizio dell'interrogante, risultano opportune e condivisibili in relazione alla necessità di rivedere le attuali disposizioni che rendono attualmente illimitata la responsabilità del collegio sindacale impropriamente, al pari di quella di chi materialmente si rende colpevole di aver causato un danno patrimoniale, ovvero l'organo amministrativo; evidenzia inoltre l'interrogante che la situazione attuale, che configura il percorso processuale indicato, rileva come il professionista sia esposto al gravissimo rischio di misure cautelari, anche solo per le espletate funzioni richiamate, per cui la copertura assicurativa non risulta attiva in virtù del rilievo penale delle condotte sottoposte a processo, con le misure illimitate nella potenziale portata al pari della responsabilità riferibile ai sindaci, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto; se condivida le osservazioni del consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, secondo le quali occorre prevedere un tavolo di confronto con il Ministero e la categoria dei commercialisti, al fine d'individuare una revisione normativa equilibrata che introduca una migliore delimitazione della responsabilità degli organi di controllo, anche in ottica della riforma delle norme penali fallimentari, anche attraverso una soluzione tecnica per una determinazione quantitativa al danno risarcibile, come già avvenuto nell'esperienza di altri Paesi europei; quali iniziative di competenza intenda conseguentemente intraprendere, anche di tipo normativo, al fine di risolvere le criticità, anche con riferimento allo spazio applicativo in seno ai lavori di revisione dei reati fallimentari, considerando l'ampliamento delle misure previste dal codice di crisi d'impresa e d'insolvenza, in relazione agli ambiti discrezionali dell'attività professionale qualificata, fermi restando i requisiti di responsabilità professionale, anche deontologici oltre che risarcitori, che devono restare assolutamente fermo presidio di legalità. Atto n. 3-03435 LA PIETRA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto legislativo n. 32 del 2021, in vigore dal 1° gennaio 2022, stabilisce le modalità di finanziamento dei controlli ufficiali eseguiti dalle autorità competenti per verificare la conformità alla normativa in materia di sicurezza alimentare; si ritiene indispensabile riproporre alcune questioni applicative del nuovo provvedimento che modifica la precedente normativa di cui al decreto legislativo n. 194 del 2008, già efficace nell'esclusione dall'ambito di applicazione degli imprenditori agricoli per l'esercizio delle attività di cui all'articolo 2135 del codice civile, comprese le attività connesse (modifiche introdotte dalla legge n. 96 del 2010); le modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 32 del 2021, finalizzate in particolare a circoscrivere il perimetro di esclusione alla sola produzione primaria ed alle operazioni associate, determinano problemi attuativi e incertezze interpretative; gli operatori che effettuano produzione primaria e operazioni associate, come definiti nell'art. 2, comma 1, lettere b) , c) , d) , sono esclusi dal pagamento della tariffa forfettaria, in base a quanto previsto dal comma 7 dell'art. 1 e dalla sezione 6, tabella A dell'allegato 2. Tuttavia, ai sensi dell'art. 13, comma 3, "per il primo anno di applicazione delle disposizioni del presente decreto, tutti gli operatori di cui all'allegato 2, sezione 6, tabella A, sono tenuti alla trasmissione dell'autodichiarazione"; a livello territoriale diverse aziende sanitarie locali hanno inviato anche alle imprese agricole che effettuano produzione primaria ed operazioni associate la richiesta di trasmettere l'autodichiarazione entro il 31 gennaio 2022; l'obbligo, in un periodo di enormi difficoltà per le imprese agricole dovuto all'aumento dei costi di produzione e da ultimo ai problemi legati alla siccità, coinvolgerebbe quasi un milione di aziende, da cui si ricevono numerose richieste di esemplificazione degli adempimenti; profili di criticità si riscontrano anche con riferimento alla metodologia di calcolo del 50 per cento di commercio all'ingrosso; ai sensi del comma 6 dell'art. 6 sono comunque incluse nel pagamento della tariffa le imprese "che commercializzano all'ingrosso ad altri operatori o ad altri stabilimenti - diversi da quello annesso e da quello funzionalmente connesso che vende o somministra al consumatore finale - una quantità superiore al 50 per cento della propria merce derivante da una o più attività di cui alla medesima tabella (tabella A, sezione 6, allegato 2) del presente decreto"; ai fini della verifica del superamento del 50 per cento non rientra la vendita agli operatori del commercio al dettaglio come definito dalla lett. b) del comma 1 dell'art. 4 del decreto legislativo n. 114 del 1998: "b) per commercio al dettaglio, l'attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda adottare per escludere le imprese agricole con codice ATECO 01 e classi sottostanti, non soggette all'applicazione delle tariffe forfettarie ai sensi del comma 7 dell'art. 1 e della sezione 6, tabella A dell'allegato 2, dall'invio della autodichiarazione ed evitare in tal modo un inutile aggravio burocratico; ai fini della verifica del superamento del 50 per cento di commercio all'ingrosso, quali iniziative intenda adottare per escludere le vendite agli operatori del commercio al dettaglio come definito dalla lett. b) del comma 1 dell'art. 4 del decreto legislativo n. 114 del 1998. Atto n. 3-03436 LA PIETRA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il tema della riproduzione animale è stato oggetto di diverse segnalazioni da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato per via del mancato rispetto delle garanzie di terzietà ed imparzialità in materia; il regolamento (UE) n. 2016/2012 obbliga gli Stati membri a distinguere tra l'associazione di allevatori individuata quale ente selezionatore e l'ente incaricato della raccolta dei dati in allevamento, nonché l'impossibilità di determinare aprioristicamente quale associazione possa o debba gestire programmi genetici per determinate razze;