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Provando a semplificare, prima della legge n. 107 del 2015 - e anche questo il sottosegretario Giuliano lo sa bene, per la propria esperienza di uomo di scuola - nell'assegnazione dei docenti alle scuole da parte degli uffici scolastici, visto che prima il Sottosegretario lo ha precisato, si considerava il numero di studenti della scuola e delle classi e veniva assegnato un numero di studenti per ogni classe, cioè quelli necessari per le discipline di cui quella classe aveva bisogno. Si trattava di un procedimento standardizzato e burocratico, si faceva una divisione normale. Quelli brutti e cattivi del Partito Democratico del Governo Renzi che cosa avevano fatto, Presidente? Avevano detto che una scuola non è semplicemente le proposte formative che fa dal punto di vista della didattica, non è solo la materia che insegna, ma è fatta anche da tutte le grandi progettualità di cui si può fare portatrice. Pertanto, avevamo bisogno di più insegnanti, che andassero a rispecchiare la carta d'identità della scuola, che nel mondo scolastico si chiama piano dell'offerta formativa. Significa che il consiglio di classe e i collegi docenti decidono su quali progetti puntare, quindi il dirigente scolastico stabilisce di aver bisogno di più insegnanti, magari in determinate discipline o con determinate competenze, per poter affrontare quei progetti. Per fare questo, noi abbiamo messo a scuola 50.000 insegnanti in più, perché se il dirigente scolastico poteva scegliere, attraverso le indicazioni del consiglio d'istituto e quindi di tutti i colleghi, come impostare il lavoro della propria scuola, quale carta d'identità darle, servivano quegli insegnanti specifici e pertanto li chiamiamo per le competenze. E oggi cosa succederà, signor Presidente? Quali insegnanti arriveranno in quelle scuole? Quali progetti verranno fatti? Noi non vorremmo che in realtà si aboliscano tre commi della legge n. 107 del 2015 per andare a fare cassa, successivamente, su 50.000 insegnanti in meno, che a poco a poco saranno assorbiti. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo in effetti è il progetto che c'è anche dietro altre misure in discussione in Commissione istruzione, proprio qui in Senato, e faccio un esempio, sempre per aiutare i colleghi nella comprensione di quello che stanno per votare. Esiste oggi una proposta di legge per potenziare l'insegnamento dell'educazione motoria nelle scuole. Ottimo, siamo tutti d'accordo, ma con quali insegnanti? Ricordo che, all'interno di quell'organico di potenziamento - i 50.000 aggiuntivi che noi, quelli brutti e cattivi del Partito Democratico, del Governo Renzi, avevamo previsto - avevamo detto che il 5 per cento (ultima legge di bilancio approvata quando eravamo al Governo) doveva essere utilizzato proprio per incominciare a potenziare l'insegnamento dell'educazione motoria. Che fine faranno ora quegli insegnanti, visto che c'è questo disegno di legge? Con quale modalità verranno assunti? O verranno semplicemente assorbiti per risparmiare ulteriori soldi? Sono preoccupazioni legittime, perché i colleghi avevano uno strumento in mano, che la stessa chiamata per competenze dava loro, e che non vogliono invece utilizzare. Vede, signor Presidente, noi assistiamo quotidianamente ai litigi all'interno del Governo del cambiamento, dove c'è chi alza di più la voce: assistiamo alle offese, alle minacce di crisi, ad una tensione sempre più alta. Alla fine, però, signor Presidente, loro sono tutti uguali: sono quelli che ce l'hanno con i dirigenti scolastici, tanto da lasciare solo per questi ultimi le impronte digitali, perché evidentemente ritengono che siano persone poco affidabili; sono quelli che nella chiamata per competenze vedono solo ed esclusivamente la possibilità del dirigente scolastico di crearsi proprie clientele; sono coloro che del mondo della scuola hanno una visione semplicemente legata al consenso, che il cambiamento non comporta. Quindi, signor Presidente, attraverso un bel piatto di lenticchie, loro stanno vendendo il futuro dei ragazzi e delle nostre scuole. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo in qualità di artefice del primo disegno di legge a suo tempo depositato contro la cosiddetta chiamata diretta degli insegnanti, richiesta che rispondeva peraltro a un nostro preciso impegno elettorale. L'attribuzione dell'incarico triennale da parte della scuola ai docenti titolari su ambito territoriale, a seguito dell'esame del curriculum del docente neoassegnato da parte dei dirigenti scolastici (detta comunemente chiamata diretta), ha evidenziato fin dalla prima applicazione problemi di natura giuridica. In primo luogo, la coesistenza nell'ambito della stessa scuola di docenti con stato giuridico diverso: titolari di scuola, quindi inamovibili fino alla data del pensionamento, e titolari di ambito incaricati nella scuola con un contratto a termine, quindi destinati a non entrare mai concretamente nel corpo del personale appartenente all'istituzione scolastica. Per non parlare del fatto che il restante personale scolastico (educativo e ATA, non toccato dalla legge n. 107 del 2015) rimane a tutti gli effetti titolare presso le istituzioni scolastiche, indipendentemente dalla data di assunzione. In secondo luogo, la creazione di una fittizia titolarità d'ambito senza che l'istituzione «ambito» abbia una sua razionale connotazione territoriale e un organico sistema di gestione del personale. In terzo luogo, la chiamata diretta si concretizza in un istituto giuridico non applicabile in misura uguale alla totalità dei soggetti interessati: ne sono esclusi coloro che godono della tutela della legge n. 104 del 1992 e coloro che non vengono prescelti da nessuna scuola e sono invece assegnati in surroga dagli uffici territoriali del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Conseguenza paradossale, il docente col miglior curriculum , ma tutelato dalla legge n. 104, non può essere scelto. È evidente che viene meno il principio ispiratore della procedura stessa: docenti con curricula più o meno identici possono essere scelti da alcune scuole in base a una procedura di valutazione molto discrezionale o non essere scelti e, quindi, venire assegnati d'ufficio su quel che resta. In quarto luogo, per motivi legati tanto al ciclo dell'anno scolastico - com'è noto, sfasato di quattro mesi rispetto all'anno solare - che all'applicazione delle disposizioni normative scaturenti direttamente o indirettamente dalle leggi di stabilità, il periodo di tempo compreso tra la fine di giugno e il 1° settembre è densissimo di adempimenti amministrativi a tutti i livelli dell'organizzazione scolastica.