[pronunce]

Considerato che il Tribunale di Avellino dubita, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 104 del regio decreto 14 dicembre 1933, n. 1669 (Modificazioni alle norme sulla cambiale e sul vaglia cambiario), e 20 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (Disciplina dell'imposta di bollo), nella parte in cui tali norme subordinano l'acquisizione, nella cambiale, della qualità di titolo esecutivo alla condizione che la stessa sia stata regolarmente bollata sin dall'origine; che l'osservanza ab initio delle disposizioni della legge sul bollo condiziona esclusivamente l'acquisizione, da parte della cambiale, della eccezionale qualità di titolo esecutivo di origine e natura stragiudiziale, laddove il creditore cambiario può esercitare, anche in assenza di quella osservanza, «i diritti cambiari inerenti al titolo» (art. 20 del d.P.R. n. 642 del 1972) ed inoltre adire il giudice sia in via monitoria sia in via di cognizione ordinaria; che, conseguentemente, non sussistendo alcun irragionevole ostacolo a che il creditore cambiario possa far valere i suoi diritti in giudizio, ed anche utilizzando una pluralità di strumenti processuali, bensì esistendo esclusivamente un limite all'acquisizione della qualità di titolo esecutivo eccezionalmente riconosciuta dalla legge ad un atto stragiudiziale, è manifestamente infondata la questione sollevata in relazione all'art. 24 della Costituzione; che è manifestamente inammissibile la questione sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione, in quanto il rimettente non soltanto omette di considerare che l'onere di provvedere al pagamento dell'imposta di bollo grava principaliter sul debitore (arg. ex art. 22 del d.P.R. n. 642 del 1972) ma, lamentando che sia penalizzato chi non è «in grado di eseguire tempestivamente (ovvero, nei tempi prescritti dalla legge) il pagamento degli oneri fiscali», riferisce in maniera incongrua la denunciata disparità di trattamento, tra abbienti e non, al solo momento dell'emissione della cambiale. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 104 del regio decreto 14 dicembre 1933, n. 1669 (Modificazioni alle norme sulla cambiale e sul vaglia cambiario), e 20 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (Disciplina dell'imposta di bollo), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Avellino con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale delle medesime norme, sollevata, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dallo stesso Tribunale con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 aprile 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 aprile 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA