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1) il maso chiuso era costituito da un minimo e da un massimo, non in base all'estensione del fondo ma in base al reddito che doveva essere sufficiente al mantenimento di una famiglia di cinque persone, senza superare il triplo di tale ammontare; 2) l'indivisibilità del fondo era accompagnata dall'unicità del proprietario; 3)la piena alienabilità del maso per atto inter vivos , mentre nella successione mortis causa si applicava il criterio della preferenza del figlio maschio sulle femmine e, tra più figli, la preferenza per il più anziano; 4) il maso chiuso esisteva o cessava di esistere come entità giuridica, sulla base degli accertamenti della competente commissione. Successivamente gli interventi normativi hanno riguardato nel 1956 le agevolazioni fiscali e nel 1962 il coordinamento di tutte le norme in materia nel testo unico di cui al decreto del presidente della Giunta provinciale 7 febbraio 1962, n. 8. I requisiti essenziali per la costituzione di un maso ex novo si dividono in requisiti materiali e in requisiti formali. Nei primi rientra la presenza di una casa di abitazione con annessi rustici e il reddito medio annuo del maso che deve bastare per il sostentamento di una famiglia di cinque persone, senza però superare il triplo di tale reddito. Il requisito formale è rappresentato dall'iscrizione del maso nella sezione prima del libro fondiario. L'indivisibilità del maso e l'assunzione dello stesso da parte di un unico erede sono accompagnati dal principio della valutazione del prezzo di assunzione, il cui criterio si basa sul reddito fondiario medio e non sulla base del valore venale attuale, per evitare l'eccessivo indebitamento dell'assuntore, in maniera che egli possa «vivere bene». La riforma del diritto masale è avvenuta con l'emanazione della legge provinciale 28 novembre 2001, n. 17. I punti caratterizzanti della legge sono gli stessi che sono stati analizzati nella legge tirolese del 1900, alla quale è stata aggiunta la parificazione degli eredi di sesso femminile a quelli di sesso maschile. Si ribadisce il concetto dell'indivisibilità del maso, l'assunzione da parte di un unico erede e la liquidazione dei coeredi attraverso la particolare valutazione del prezzo di assunzione, tutto ciò, come un tempo, con lo scopo di preservare la consistenza dei territori agricoli e tutelare quell'immenso patrimonio rurale che ha oggi, come ieri, un valore inestimabile. In sintesi la legge provinciale n. 17 del 2001 prevede, all'articolo 2, i requisiti materiali e formali necessari per la costituzione del maso chiuso: l'iscrizione del complesso degli immobili nel libro fondiario, la presenza di una casa di abitazione e il reddito medio annuo del maso che deve essere sufficiente all'adeguato mantenimento di una famiglia di almeno quattro persone senza superare il triplo del reddito. In mancanza della casa di abitazione, l'azienda agricola può essere costituita in maso chiuso se la superficie aziendale ha un'estensione di almeno 3 ettari di vigneto o di frutteto ovvero 6 ettari di arativo o prato e se il richiedente è un coltivatore diretto e si dedica all'attività agricola da almeno cinque anni oppure è un giovane agricoltore. L'articolo 4 della medesima legge provinciale disciplina le modificazioni della consistenza di un maso chiuso. Per qualsiasi cambiamento è necessaria l'autorizzazione della commissione locale competente, salvo il caso dell'espropriazione per pubblica utilità. L'autorizzazione al distacco di parte del maso può essere concessa a condizione che venga aggregato un altro appezzamento equivalente ai fini dell'economia del maso. Normalmente l'azienda agricola è gestita direttamente dal proprietario, con l'aiuto della sua famiglia, ma la legge non impedisce che il maso possa essere affittato, per la sua conduzione, a terzi. Per tutelare i diritti di quest'ultimi la legge provinciale prevede, all'articolo 10, un diritto di prelazione a loro favore. L'articolo 11 della legge provinciale n. 17 del 2001 affronta il principio cardine dell'istituto del maso chiuso: l'indivisibilità e l'assegnazione ad un unico erede. In caso di successione legittima e in mancanza di accordo tra coloro che sono chiamati a succedere, l'assuntore è determinato dall'autorità giudiziaria sulla base di un ordine piuttosto articolato di preferenza: prima di tutto i coeredi che sono cresciuti nel maso e tra i coeredi nella stessa condizione si predilige colui che negli ultimi due anni ha partecipato alla conduzione del maso. Nel caso più coeredi soddisfino le stesse condizioni si preferiscono coloro che hanno una preparazione professionale ad indirizzo agrario, riconosciuta dallo Stato o dalla provincia. A seguire la preferenza andrà ai discendenti cresciuti nel maso e tra più coeredi di pari preferenza la scelta cadrà sul più anziano di età. Altro principio fondamentale dell'ordinamento masale è quello che prevede che, in caso di assegnazione del maso, l'assuntore designato diventi debitore per l'ammontare del valore del maso come previsto dall'articolo 20 della legge provinciale n. 17 del 2001. Nel caso in cui il defunto non abbia disposto nulla riguardo all'assuntore e al prezzo di assunzione e gli eredi non siano giunti ad un accordo, spetterà al giudice determinarlo. Ai fini della stima del valore di assunzione si tiene conto del reddito medio annuo presunto in base alla conduzione del maso secondo gli usi locali. Per i contenziosi è competente esclusivamente il giudice del luogo in cui il maso chiuso è intavolato nel libro fondiario. La legge provinciale disciplina anche i rari casi di svincolo del maso chiuso e, pur essendo lo scopo quello della tutela e della conservazione dell'istituto stesso, è possibile in un solo caso la revoca della qualifica di maso chiuso, ovvero nel caso in cui i distacchi di appezzamenti di terreno infliggano una riduzione permanente della struttura agricola che non consenta nemmeno il mantenimento della metà del reddito medio annuo. Conseguentemente, la commissione locale revoca la qualifica di maso chiuso con successiva cancellazione nel libro fondiario. Per concludere l'illustrazione dei punti salienti della legge provinciale sui masi chiusi n. 17 del 2001, è importante precisare che la normativa in questione prevede l'istituzione di commissioni locali in ogni comune delegate alla trattazione della materia, composte da un presidente e da due membri e nominate dalla giunta provinciale con mandato quinquennale. È inoltre costituita una commissione provinciale per i masi chiusi, nominata dalla giunta provinciale con durata quinquennale, composta dall'assessore provinciale competente per l'agricoltura che ne è il presidente, da un magistrato proposto dal presidente del tribunale di Bolzano, da esperti e da agricoltori proposti dall'assessore provinciale competente per l'agricoltura e dall'associazione dei coltivatori maggiormente rappresentativa a livello provinciale.