[pronunce]

Quanto ai residui motivi di doglianza, la difesa erariale ha ribadito la riconducibilità della disciplina della VIA alla materia «tutela dell'ambiente» ed evidenziato come il comma 4 dell'art. 38 non rappresenti l'esercizio di un potere sostitutivo, bensì una disciplina transitoria dettata nel passaggio dell'allocazione a livello centrale delle procedure di VIA, prevista a regime dal precedente comma 3 funzionalmente alla realizzazione di interventi considerati strategici, in cui la posizione della Regione sarebbe salvaguardata dalla possibilità di rendere il parere previsto dall'art. 25, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), e, a valle, dalla previsione dell'intesa per il rilascio del titolo concessorio unico. Quest'ultima, peraltro, non sarebbe richiesta per le attività minerarie da realizzarsi nel mare continentale - oltre le dodici miglia marine - in quanto lo stesso esulerebbe dalla competenza regionale, ragione per cui non sarebbe configurabile alcuna irragionevole discriminazione. Con memoria depositata il 2 maggio 2017 l'Avvocatura generale dello Stato ha sostenuto l'inammissibilità del ricorso quanto alle censure rivolte ai commi 1, 1-bis, e 5, in ragione delle modifiche e delle abrogazioni operate dalla legge n. 208 del 2015 e della conseguente sopravvenuta carenza di interesse. Inoltre, ha sostenuto l'infondatezza delle residue censure, ribadendo in sostanza gli argomenti già precedentemente dedotti. 6.- Con ricorso depositato il 15 gennaio 2015 (reg. ric. n. 4 del 2015) la Regione Marche ha promosso, tra le altre, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 38, commi 1-bis, 4, 6, lettera b), e 10, del d.l. n. 133 del 2014 (come convertito) in riferimento agli artt. 3, primo comma, 117, terzo comma, 118, primo comma, e 120, secondo comma, Cost. ed in relazione all'art. 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). Anzitutto la ricorrente impugna l'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014 in quanto, intervenendo nelle materie «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» e «governo del territorio» di competenza concorrente regionale, nell'attribuire al Ministro dello sviluppo economico la predisposizione del piano delle aree in cui sono consentite le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale senza al contempo prevedere l'intesa con la singola Regione interessata, realizzerebbe una chiamata in sussidiarietà in difetto dei requisiti in cui ciò è consentito. Di qui la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nella parte in cui non è prevista l'intesa. La Regione censura altresì il successivo comma 4 del medesimo articolo, in quanto, prevedendo l'avocazione al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i procedimenti di VIA relativi alle attività di cui al comma 1 in corso alla data di entrata in vigore del decreto che non siano conclusi al 31 dicembre 2015, violerebbe l'art. 120, secondo comma, Cost., atteso che, da un lato, la sostituzione non avverrebbe ad opera del Governo nel suo complesso ma di una sua componente; dall'altro, la sostituzione non interverrebbe secondo le condizioni previste dall'art. 8, comma 1, della legge n. 131 del 2003 né secondo un modulo collaborativo ispirato ad analoghi criteri, che coinvolga adeguatamente la Regione interessata dall'attivazione del potere sostitutivo. La ricorrente impugna inoltre l'art. 38, comma 6, lettera b), del d.l. n. 133 del 2014, in quanto prevede il rilascio del titolo concessorio unico per le attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi previa intesa con la Regione interessata solo nel caso in cui dette attività debbano svolgersi sulla terraferma e non anche nel mare continentale. Tale disposizione, comunque incidente in materie di competenza legislativa concorrente, realizzerebbe una chiamata in sussidiarietà senza rispettare la condizione dell'intesa, con conseguente violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nella parte in cui non la prevede. La previsione sarebbe altresì in contrasto con l'art. 3, primo comma, Cost., in quanto realizzerebbe un'irragionevole disparità di trattamento tra situazioni del tutto assimilabili. Infine, la Regione censura il successivo comma 10, in quanto consente l'autorizzazione di progetti sperimentali di coltivazione di giacimenti di idrocarburi previo mero parere delle Regioni interessate sebbene, incidendo in materie di competenza concorrente, la chiamata in sussidiarietà imponga l'intesa. Di qui la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nella parte in cui si prevede il parere anziché l'intesa con la Regione interessata. 7.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'infondatezza del ricorso. Anzitutto, il resistente deduce la cessazione della materia del contendere in ordine alla questione relativa all'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014, attesa la sostituzione della norma ad opera dell'art. 1, comma 554, della legge n. 190 del 2014 e l'introduzione della previsione che, per le attività sulla terraferma, il piano delle aree venga adottato previa intesa con la Conferenza unificata, quale organo adeguatamente rappresentativo di Regioni ed enti locali, anch'essi titolari di funzioni amministrative riguardate dalle politiche del settore energetico (si cita la sentenza n. 383 del 2005). In ordine all'impugnazione del successivo comma 4, l'Avvocatura generale dello Stato evidenzia che la disciplina transitoria ivi prevista, volta a riportare la materia mineraria su un piano tecnico uniforme, superando i ritardi che caratterizzerebbero le procedure di VIA in varie Regioni, non rappresenterebbe l'esercizio di un potere sostitutivo da parte dello Stato ex art. 120 Cost. - che presupporrebbe trattarsi di competenze che sono e restano proprie dell'ente sostituito - ma la rimessione al Governo delle funzioni amministrative nella materia ambientale, di competenza esclusiva statale, ivi allocando il procedimento di esercizio delle stesse per ragioni unitarie ex art. 118 Cost. In merito all'impugnazione del comma 6, lettera b), del citato art. 38, la difesa erariale evidenzia che le attività energetiche che interessino il mare continentale - oltre le dodici miglia marine - rientrerebbero nella competenza legislativa esclusiva statale, in quanto in detta zona troverebbe applicazione il principio di libertà dei mari che comporterebbe il riconoscimento a ciascuno Stato di un uguale diritto di sfruttamento a condizione che siano rispettati gli interessi degli altri Stati.