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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 283 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 18,35. INTEGRAZIONE DELL'UFFICIO DI PRESIDENZA Elezione di un Vice Presidente La Commissione procede alla votazione per l'elezione di un Vice Presidente. Partecipano alla votazione i senatori: CALIENDO ( FIBP-UDC ), CIRINNA' ( PD ), CRUCIOLI ( Misto ), CUCCA ( IV-PSI ), Giuseppe PISANI ( M5S ) (in sostituzione della senatrice D'Angelo), GAUDIANO ( M5S ), GRASSO ( Misto-LeU-Eco ), LOMUTI ( M5S ), MAIORINO ( M5S ), FERRARI ( PD ) (in sostituzione del senatore Mirabelli), OSTELLARI ( L-SP-PSd'Az ), Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ), PEPE ( L-SP-PSd'Az ), PIARULLI ( M5S ), PILLON ( L-SP-PSd'Az ), PORTA ( PD ) (in sostituzione della senatrice Rossomando) e URRARO ( L-SP-PSd'Az ). Risulta eletto Vice Presidente il senatore Lomuti, con 16 voti. Risulta altresì un voto per il senatore Cucca. IN SEDE REFERENTE 2574 E 2465 - Benefici penitenziari e ergastolo ostativo DDL 2574 Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, al decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e alla legge 13 settembre 1982, n. 646, in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia DDL 2465 Modifiche all'ordinamento penitenziario in materia di concessione di benefici a condannati per determinati delitti (Esame congiunto e rinvio) Il relatore PEPE ( L-SP-PSd'Az ) illustra i disegni di legge n. 2574, già approvato dalla Camera dei deputati, e n. 2465, di iniziativa del senatore Grasso, assegnati in sede referente alla Commissione giustizia: essi affrontano ambedue il tema dell'accesso ai benefici penitenziari e alla liberazione condizionale da parte di detenuti condannati per specifici reati, particolarmente gravi, e attualmente ritenuti tali da precludere l'accesso ai benefici stessi, in assenza di collaborazione con la giustizia (si tratta dei cosiddetti reati ostativi, di cui all' articolo 4- bis della legge n. 354 del 1975 , legge sull'ordinamento penitenziario - OP). Sul tema è pendente un giudizio di legittimità costituzionale: con l' ordinanza n. 97 del 2021 , infatti, la Corte costituzionale ha sottolineato l'incompatibilità con la Costituzione delle norme che individuano nella collaborazione l'unica possibile strada, a disposizione del condannato all'ergastolo per un reato ostativo, per accedere alla liberazione condizionale, demandando però al legislatore il compito di operare scelte di politica criminale tali da contemperare le esigenze di prevenzione generale e sicurezza collettiva con il rispetto del principio di rieducazione della pena affermato dall'articolo 27, terzo comma, della Costituzione. La Corte ha conseguentemente rinviato al 10 maggio 2022 la nuova discussione delle questioni di legittimità costituzionale sollevate, contestualmente indirizzando al legislatore un monito a provvedere. La Corte costituzionale, nel ribadire il contrasto con il principio di uguaglianza delle presunzioni legislative assolute, laddove esse siano arbitrarie e irrazionali e non rispondenti ai dati di esperienza generalizzati riassunti nella formula «id plerumque accidit» (sentenza n. 57 del 2013), ha da tempo affermato la necessità di attribuire al giudice il potere di valutare gli elementi del caso concreto per potere compiere una prognosi ragionevole circa l'idoneità di un determinato beneficio penitenziario a far proseguire il detenuto nel suo percorso di reinserimento (sentenze nn. 466 del 1999, 355 del 2006 e 189 del 2010): ciò avvenne con la sentenza n. 149 del 2018 (esaminata in Commissione giustizia nella seduta del 19 novembre 2019), con la sentenza n. 253 del 2019 e nella recente ordinanza n. 97 del 2021, che richiama ampiamente i principi già elaborati dalla Corte europea dei diritti umani in materia di "ergastolo ostativo" (da Grande camera 12 febbraio 2008, Kafkaris contro Cipro, fino alla recente sentenza Viola contro Italia del 2019). Sulle problematiche sollevate dalla giurisprudenza costituzionale e della Corte europea dei diritti ha preso posizione anche la Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, che il 20 maggio 2020 ha approvato una Relazione sull'istituto e sulle conseguenze derivanti dalla sentenza n. 253 del 2019 della Corte costituzionale. La Commissione ha sottolineato in particolare la necessità di individuare nuove soluzioni normative e di sollecitare un intervento del legislatore sulla disciplina dell'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario. Il testo licenziato dalla Camera, all'articolo 1 comma 1, lettera a) novella l'art. 4- bis . In primo luogo si incide sul comma 1 dell'articolo 4- bis , il quale elenca una serie di delitti indicati come ostativi: l'espiazione di una condanna relativa a tali delitti, infatti, non consente la concessione delle misure dell'assegnazione al lavoro all'esterno, e delle misure alternative alla detenzione, nonché alla liberazione condizionale (in forza del rinvio operato dall'articolo 2 del decreto-legge n. 152 del 1991). Tale condizione giuridica è superabile soltanto in presenza di collaborazione con la giustizia (ai sensi dell'articolo 58- ter OP). La novella precisa che il regime differenziato per l'accesso ai benefici penitenziari per i condannati per i cosiddetti delitti ostativi, in caso di esecuzione di pene concorrenti, si applica anche quando i condannati abbiano già espiato la parte di pena relativa ai predetti delitti, ma sia stata accertata dal giudice della cognizione l'aggravante della connessione teleologica (di cui all'articolo 61, numero 2), del codice penale) tra i reati la cui pena è in esecuzione. La lettera a), n. 2) modifica invece la disciplina dettata dal comma 1- bis dell'articolo 4- bis O.P., che attualmente - per i cosiddetti reati ostativi - consente la concessione di benefici e misure nelle ipotesi in cui sia accertata l'inesigibilità (a causa della limitata partecipazione del condannato al fatto criminoso) o l'impossibilità (per l'accertamento integrale dei fatti) della collaborazione: in questi casi, non sussistendo margini per un'utile cooperazione con la giustizia, viene meno la preclusione assoluta stabilita dal comma 1, purché siano acquisiti elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata.