[pronunce]

Rileva, ancora, il giudice a quo che, mediante l'art. 29 del d.l. n. 162 del 2019, come convertito, il legislatore è intervenuto nuovamente sulla materia, confermando, per un verso, la limitazione del rimborso al cinquanta per cento, e innalzando, per l'altro, lo stanziamento a ciò destinato dall'importo di euro 90.000.000,00 a quello di euro 160.000.000,00, senza, tuttavia, disporne una ripartizione annuale, ma ascrivendolo agli ordinari capitoli di spesa utilizzati per il rimborso delle imposte sui redditi e dei relativi interessi. Il rimettente rammenta altresì che, secondo l'interpretazione consolidata della giurisprudenza di legittimità, il citato art. 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014 non riguarda il titolo della ripetizione, ma esclusivamente la sua esecuzione, con la conseguenza che, qualunque sia il titolo del rimborso, la disciplina in questione si applica nella fase realizzativa del credito, a prescindere dalla natura, giudiziale o meno, del titolo della pretesa restitutoria. 1.3.- Lamenta il giudice a quo che, alla stregua della formulazione della normativa in esame, è dubbio se il contribuente, che abbia ottenuto la metà dell'importo dovutogli a titolo di rimborso, possa agire immediatamente in ottemperanza per conseguire l'altra metà, oppure se possa pretendere la parte restante soltanto ove si avveri la «condizione sospensiva [...] del superamento della soglia che [...] rileva oggi nella misura di &#8364; 160.000.000,00». Deduce, ancora, la CTP che, non essendo prevista un'actio interrogatoria, l'inerzia dell'amministrazione finanziaria nell'indicare il numero e l'ammontare delle istanze di restituzione espone il diritto al rimborso «all'incertezza per il soddisfacimento della quota [...] per un tempo imprevedibile» e tale situazione «conculca all'evidenza il diritto in esame riguardo l'art. 23 Cost.». L'art. 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014, come modificato dall'art. 16-octies del d.l. n. 91 del 2017, come convertito, sarebbe dunque costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede un termine entro il quale l'Agenzia delle entrate debba provvedere al resoconto sulle istanze di rimborso in vista della liquidazione della metà o della ulteriore riduzione del dovuto, «sino - lo ha evidenziato la Corte di Cassazione - alla sua vanificazione». A tale lacuna - opina il rimettente - la Corte costituzionale non potrebbe, peraltro, porre rimedio mediante una pronuncia additiva. Alla segnalata carenza non potrebbe ovviare nemmeno il commissario ad acta designato nel giudizio di ottemperanza. Ad avviso del giudice a quo, quanto premesso attesterebbe la rilevanza delle questioni sollevate. 1.4.- Con riferimento alla non manifesta infondatezza, la CTP prospetta una disparità di trattamento tra i contribuenti che hanno fruito delle sospensioni accordate in conseguenza degli eventi sismici del 1990, i quali hanno conservato la disponibilità delle somme, per poi adempiere nella limitata misura del dieci per cento, e coloro che, invece, hanno assolto le imposte dovute per il triennio 1990-1992, ai quali la legge ha riconosciuto soltanto la metà del rimborso, rendendo incerto il recupero della restante parte. I medesimi contribuenti, conclude il rimettente, hanno subito, per la metà del credito loro riconosciuta, «il pregiudizio collegato agli interessi», avendo potuto avanzare istanza di ripetizione solo dopo la citata sentenza della Corte di cassazione n. 20641 del 2007, la quale, peraltro, avrebbe superato la disparità di trattamento determinata dalla norma in questione «espropriando di fatto i poteri del Giudice delle leggi, e cioè violando il riparto della giurisdizione». A ciò si aggiungerebbe il vulnus, per le ragioni già evidenziate, all'art. 23 Cost. 2.- Nei giudizi innanzi alla Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la dichiarazione di inammissibilità e comunque di non fondatezza delle questioni. 2.1.- Ad avviso della difesa statale, il giudice rimettente avrebbe omesso di verificare se la norma censurata sia effettivamente applicabile nel processo principale, avuto riguardo alla data in cui sono divenute definitive le sentenze poste a base dei giudizi di ottemperanza; all'individuazione dello stanziamento effettivamente applicabile nel caso di specie; all'assolvimento, da parte dell'amministrazione finanziaria, dell'onere di provare l'incapienza delle risorse stanziate. 2.1.1.- L'interveniente osserva altresì come il rimettente non abbia fatto menzione di un'eventuale richiesta dei ricorrenti in ottemperanza di disapplicazione del provvedimento del 26 settembre 2017, con il quale il direttore dell'Agenzia delle entrate ha dato attuazione all'art. 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014, né si sia interrogato sulla legittimità di tale atto. 2.1.2.- Sotto altro profilo, la CTP non chiarirebbe la ragione per la quale la prescrizione di un termine per il resoconto, da parte dell'amministrazione finanziaria, sulle istanze di rimborso sarebbe necessaria ad assicurare il rispetto della riserva di legge espressa dall'art. 23 Cost. 2.2.- Con riferimento alla non manifesta infondatezza, l'Avvocatura generale dello Stato ritiene che il predetto parametro costituzionale sia stato evocato in modo inconferente, dal momento che la riserva di legge ivi contenuta sarebbe, nella specie, soddisfatta, rinvenendo la falcidia in questione il proprio fondamento in una fonte di rango primario. Aggiunge l'interveniente che l'individuazione delle modalità e delle procedure finalizzate ad assicurare il rispetto dei limiti di spesa stabiliti dall'art. 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014, come modificato, è stata affidata a un provvedimento amministrativo, perché riguarda un profilo che attiene alla diversa questione della concreta applicabilità della norma primaria che dispone la riduzione. 2.2.1.- Ancora, la difesa statale argomenta che la norma censurata non avrebbe dimidiato i rimborsi, ma, al fine di rispettare il limite delle somme stanziate, ne avrebbe autorizzato la riduzione nell'ipotesi in cui le istanze restitutorie avessero superato i fondi stanziati, precisando che, esaurite le risorse, non si sarebbe proceduto ad alcun ulteriore pagamento. 2.2.2.- Sottolinea, altresì, l'interveniente che il superamento della spesa autorizzata è stato tempestivamente rilevato e rappresentato nel provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 26 settembre 2017, il quale, al punto 2.1. ,