[pronunce]

- In prossimità dell'udienza, la Regione siciliana ha depositato una «memoria con atto di proposizione, in via incidentale, di questione di legittimità costituzionale». 3.1. - In ordine all'eccezione di inammissibilità prospettata dal resistente, la difesa regionale precisa che le censure formulate nel ricorso non attengono alla titolarità di beni e non si risolvono, dunque, in una rivendicazione di essi, «ma concernono il corretto esercizio di attribuzioni amministrative dello Stato, a tutela delle attribuzioni regionali in materia di demanio e patrimonio». 3.2. - Nel merito, la Regione insiste nelle conclusioni già precisate nel ricorso e «propone, con il presente atto, questione di legittimità costituzionale in via incidentale dell'art. 14-bis, comma 3, del d.l. n. 112 del 2008», nella parte in cui «non prevede alcuna forma di intesa con la Regione nella predisposizione del relativo procedimento di attuazione». In particolare, sarebbero violati gli artt. 32 e 33 dello statuto speciale ed il principio di leale collaborazione. Secondo la ricorrente, detta questione sarebbe rilevante nel conflitto di attribuzione, in quanto quest'ultimo non potrebbe essere definito senza il previo accertamento della legittimità degli elenchi impugnati, a sua volta condizionato dalla verifica di compatibilità costituzionale delle disposizioni legislative su cui il decreto si fonda. In subordine, qualora la Corte costituzionale dovesse ritenere di non poter accogliere la presente eccezione, la Regione siciliana chiede che «sia la medesima Corte a sollevare d'ufficio, dinanzi a se stessa, questione incidentale di legittimità costituzionale della suindicata disposizione legislativa». La difesa regionale chiede, altresì, che la Corte costituzionale, prima di sospendere il giudizio per la trattazione della questione di legittimità costituzionale, disponga la sospensione degli effetti del provvedimento impugnato, in quanto invasivo delle attribuzioni regionali.1. - La Regione siciliana, in persona del Presidente pro-tempore, ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione al decreto direttoriale del Ministero della difesa 8 settembre 2010, n. 13/2/5/2010, per violazione degli artt. 32 e 33 dello statuto della Regione siciliana, approvato con il r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, e del principio di leale collaborazione. 2. - Il ricorso è inammissibile. 2.1. - La Regione ricorrente si duole del mancato trasferimento al suo demanio - o, in subordine, al suo patrimonio - di due immobili indicati nel decreto direttoriale sopra citato: il Faro Capo Mulini di Acireale e l'ex carcere militare di Palermo. In ulteriore subordine, la ricorrente lamenta di non essere stata coinvolta nel procedimento volto alla dismissione dei suddetti immobili. Questa Corte, con giurisprudenza consolidata, ha ritenuto che siano estranee alla materia dei conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni le controversie circa la titolarità di un bene, «che non coinvolgano, neppure mediatamente, l'accertamento della violazione di norme attributive di competenza di rango costituzionale» (in questi termini, sentenze n. 443 del 2008 e n. 213 del 2001). L'art. 39 della legge 11 marzo 1953, n. 87, delimita chiaramente l'oggetto del conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni nella richiesta di un «regolamento di competenza», sicché «la controversia relativa alla titolarità di un bene e la interpretazione della normativa - di rango legislativo o costituzionale - che ad essa si riferisce restano di competenza dei giudici comuni se non pongono in questione la delimitazione delle attribuzioni costituzionali degli enti in conflitto» (sentenza n. 213 del 2001). Nel caso di specie, il fatto che la ricorrente evochi, come parametri asseritamente violati, gli artt. 32 e 33 dello statuto speciale siciliano non implica l'ammissibilità dell'odierno conflitto, poiché l'oggetto di quest'ultimo non è la lesione di una sfera di competenza della Regione, ma la spettanza dei suddetti beni; né è possibile rinvenire un nesso di strumentalità tra beni e attribuzioni costituzionali, in quanto la pretesa della ricorrente è esclusivamente diretta al riconoscimento dell'appartenenza alla Regione dei beni in questione. In definitiva, il conflitto in esame non concerne la delimitazione delle attribuzioni costituzionali degli enti interessati e si risolve in una controversia sull'interpretazione delle disposizioni dirette a stabilire a quale, tra gli enti medesimi, spetti la proprietà di determinati beni, nonché quale sia il titolo giuridico di appartenenza dei beni stessi. Il ricorso finalizzato a reclamare la titolarità di alcuni beni non costituisce, pertanto, una vindicatio potestatis, bensì una vindicatio rerum, estranea alla competenza del giudice costituzionale (ex plurimis, sentenze n. 102 del 2010, n. 443 del 2008, n. 302 del 2005). 3. - L'inammissibilità del ricorso impedisce di prendere in esame la questione incidentale di legittimità costituzionale formulata - nella memoria depositata in prossimità dell'udienza - dalla Regione siciliana, avente ad oggetto l'art. 14-bis del d.l. n. 112 del 2008.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione, promosso dalla Regione siciliana nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione al decreto direttoriale del Ministero della difesa 8 settembre 2010, n. 13/2/5/2010, per violazione degli artt. 32 e 33 dello statuto della Regione siciliana, approvato con il r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455, e del principio di leale collaborazione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 novembre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 novembre 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI