[pronunce]

dell'articolo 30 della Costituzione, per violazione del diritto del minore in stato di abbandono, italiano e straniero, ad essere allevato in ambiente idoneo; dell'articolo 2 della Costituzione, per sottrazione del minore straniero alle garanzie offerte dalla legge italiana e discriminazione rispetto al minore italiano; che il giudice rimettente omette la specifica indicazione di quali siano “le norme collegate” di cui lamenta la incostituzionalità, ma che ciò non indurrebbe l'inammissibilità della questione, ove, sulla base dell'intero contesto della ordinanza, le stesse fossero completamente individuabili (sentenza n. 82 del 1989); che, nella specie, seguendo il filo del ragionamento del Tribunale per i minorenni di Cagliari, le norme individuabili, che, in teoria, dovrebbero essere dichiarate incostituzionali, insieme, o in combinato disposto, con l'art. 29-bis della legge n. 184 del 1983, sono - con riferimento alla stessa legge - l'art. 44, che individua le ipotesi di adozione in casi particolari, cui prelude la dichiarazione di idoneità, oggetto del procedimento nel giudizio a quo, e l'art. 31, comma 2, dal quale il rimettente pretende di inferire un ostacolo all'adozione internazionale in casi particolari, al di fuori della ipotesi di cui all'art. 44, lettera a); che tale individuazione delle norme collegate non è però sufficiente a dare ingresso all'esame della questione sollevata, non essendo desumibile dall'ordinanza di rimessione la censura dell'art. 36, comma 2, lettera b) della stessa legge per il quale “l'adozione o l'affidamento a scopo adottivo, pronunciati in un Paese non aderente alla Convenzione né firmatario di accordi bilaterali [quale è nella specie la Bielorussia], possono essere dichiarati efficaci in Italia, a condizione che: a) sia accertata la condizione di abbandono del minore straniero o il consenso dei genitori naturali ad una adozione che determini per il minore adottato l'acquisizione dello stato di figlio legittimo degli adottanti e la cessazione dei rapporti giuridici fra il minore e la famiglia di origine” ed il cui esame è invece necessario al fine di stabilire l'ammissibilità o meno dell'adozione in casi particolari, in tema di adozione internazionale, con la connessa questione di costituzionalità della previsione ove si concluda per l'inammissibilità; che la mancanza della sottoposizione a censura di incostituzionalità di quest'ultima disposizione - a prescindere, in questa sede, da ogni giudizio sulla fondatezza della censura stessa - determina la violazione dell'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale) che impone al giudice a quo l'indicazione delle disposizioni della legge o dell'atto avente forza di legge, dello Stato o della Regione (che assuma) viziate da illegittimità costituzionale; che il generico richiamo, nell'ordinanza di rimessione, a norme collegate da dichiarare incostituzionali, senza possibilità di individuarle sulla base dell'ordinanza stessa, comporta l'inammissibilità della questione, dal momento che tale individuazione costituisce il veicolo obbligato di accesso al giudizio di costituzionalità (sentenza n. 188 del 1995); che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 29-bis della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), come introdotto con legge 31 dicembre 1998, n. 476 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta all'Aja il 29 maggio 1983. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri) “e delle norme collegate”, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3 e 30 della Costituzione, dal Tribunale per i minorenni di Cagliari, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 marzo 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA