[pronunce]

la previsione dell'autorizzazione del giudice, infatti, era finalizzata ad assicurare che la scelta del nuovo difensore fosse effettuata nel rispetto dei requisiti soggettivi previsti dalla legge tra i quali, primo fra tutti, l'iscrizione del difensore all'albo degli avvocati del distretto di corte di appello del giudice del procedimento; che, riguardo alla dedotta violazione dell'art. 36, primo comma, della Costituzione, l'Avvocatura dello Stato osserva che «l'ambito di applicazione di tale norma è generalmente circoscritto ai rapporti di lavoro subordinato o parasubordinato, con esclusione dei rapporti di prestazione d'opera professionale» e che la giurisprudenza costituzionale che ha ipotizzato, sia pure in astratto, la possibile estensione del principio della retribuzione adeguata e sufficiente ai rapporti di lavoro autonomo ha affermato che, in ogni caso, ai fini del controllo dell'osservanza dei principi di cui agli articoli 35 e 36 della Costituzione, va considerata l'attività complessiva del professionista e non i singoli rapporti e le singole prestazioni che la costituiscono; che, infine, secondo l'Avvocatura, la norma censurata, nel testo originario, ricollegava la decadenza dal beneficio dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato ad una condotta imputabile alla parte, sicché l'ipotizzato pregiudizio economico sofferto dal difensore sarebbe da imputarsi alla sua inerzia, non avendo lo stesso verificato la presentazione da parte del suo assistito della richiesta di autorizzazione alla sostituzione del difensore di fiducia. Considerato che il Tribunale di Bari dubita, in riferimento agli articoli 3, 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 4, della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), nella parte in cui, nel testo oggetto di censura, successivamente abrogato ad opera dell'art. 4 della legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifiche alla legge 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), prevede che, dopo il provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, «nella stessa fase o grado del giudizio il difensore può essere sostituito soltanto per giustificato motivo e previa autorizzazione del giudice che procede, ovvero, nelle ipotesi di cui all'articolo 1, comma 2, del giudice innanzi al quale pende il procedimento ovvero del giudice competente a conoscere del merito. La sostituzione non autorizzata comporta la cessazione degli effetti dell'ammissione al beneficio»; che la questione è manifestamente inammissibile per inadeguata descrizione della fattispecie, non avendo il rimettente indicato in quale fase processuale è avvenuta la nomina del nuovo difensore, indicazione indispensabile ai fini della valutazione sulla rilevanza della questione sollevata, posto che la norma denunciata prevedeva la cessazione degli effetti dell'ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato solo nel caso in cui la sostituzione del difensore fosse intervenuta nella stessa fase del giudizio; che, infatti, il rimettente si limita a riferire: che la nomina del primo difensore è avvenuta nel corso dell'udienza preliminare, che in tale sede il giudice, con provvedimento del 14 febbraio 2000, ha ammesso l'imputato al patrocinio a spese dello Stato e che, successivamente, in data 7 febbraio 2001, l'imputato, a seguito della rinuncia del precedente difensore di fiducia, ha nominato in sostituzione altro difensore; che, quindi, nell'ordinanza di rimessione non è indicato il momento processuale in cui la sostituzione del difensore è avvenuta, nonostante si possa dedurre che il procedimento si è articolato in più fasi, in quanto l'istanza di liquidazione dei compensi è stata presentata al giudice del dibattimento; che l'insufficiente descrizione della fattispecie si risolve in carenza della motivazione sulla rilevanza della proposta questione, e, pertanto, nella sua manifesta inammissibilità (ex plurimis: ordinanza n. 319 del 2006); che sussiste un ulteriore profilo di inammissibilità, segnalato anche dalla difesa erariale, non avendo il giudice rimettente precisato, nonostante l'eccezione in tal senso sollevata dall'interessato nel giudizio a quo, per quale ragione egli ritenga che trovi ancora applicazione, nella controversia al suo esame, una norma abrogata; che tale omissione non consente di operare la necessaria verifica sulla perdurante rilevanza della sollevata questione che, pertanto, anche sotto questo profilo, va dichiarata manifestamente inammissibile (ex plurimis: ordinanza n. 48 del 2006). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 4, della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 35, primo comma, e 36, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Bari con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 gennaio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo Maria NAPOLITANO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 6 febbraio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA