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Si torna a parlare di inclusione e di integrazione, di formazione professionale e di apprendimento della lingua italiana, di diritti e doveri, il tutto con particolare attenzione ai minori non accompagnati e alle persone più vulnerabili. Si lasciano alle spalle i grandi centri di accoglienza, tanto pericolosi per il fatto di tramutarsi in fonti di conflitto sociale - anche per via delle condizioni non sempre ottimali di quei luoghi - e si punta sui piccoli centri diffusi, che sono più semplici da gestire e diminuiscono i rischi di tensioni con il territorio, tornando a prevedere corsi di studio non solo per i rifugiati, ma anche per i richiedenti asilo, che invece erano tagliati fuori dai decreti sicurezza. Torna anche l'iscrizione all'anagrafe sanitaria dei richiedenti asilo, perché era semplicemente folle che vi fossero persone che non avevano diritto all'assistenza sanitaria. Siamo rientrati nel perimetro della Carta costituzionale, vietando il respingimento di persone in luoghi nei quali rischiano di essere sottoposte a tortura o ad altri trattamenti inumani e degradanti. Il permesso per motivi umanitari, per chi non ha i requisiti per ricevere lo status di rifugiato, è semplicemente una questione di civiltà. Inoltre, sappiamo che l'espulsione ha efficacia solo verso i Paesi di provenienza con cui l'Italia ha stretto accordi bilaterali. Su questo fronte anche il bilancio dell'ex Ministro dell'interno, nonostante i tanti annunci, è piuttosto carente. L'unica via, quindi, è lavorare per l'integrazione di quelle persone, mettendole al riparo dalle mire delle organizzazioni criminali. Di buon senso è anche la norma che consente la conversione dei permessi di soggiorno in permessi di lavoro e anche qui nulla di particolarmente sconvolgente: siamo sulla scia di quanto fece un Governo di centrodestra con la legge che portava il nome di Umberto Bossi e Gianfranco Fini. L'attività di soccorso in mare viene liberata dal pesante giudizio negativo; vengono abolite le sanzioni assurde per chi salva le vite, mai applicate perché in evidente contrasto alle leggi internazionali del mare, come descritto perfettamente dal giudice per le indagini preliminari di Agrigento nelle motivazioni della non convalida dell'arresto di Carola Rackete. L'aiuto in mare, il diritto-dovere di soccorso, viene ripristinato come atto costitutivo della nostra idea di società. Con questo provvedimento la violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali viene punita con una multa molto ridimensionata e, soprattutto, non potrà più essere applicata alle operazioni di soccorso. Positiva è anche la stretta nei confronti di attività criminali, con l'inasprimento del Daspo urbano per gli spacciatori, anche in assenza di una condanna definitiva; così come positivo è l'inasprimento delle norme per i soggetti coinvolti nelle risse, un intervento dedicato a Willy, il ragazzo di origine capoverdiana ucciso a calci e pugni da un gruppo di delinquenti alcuni mesi fa. Purtroppo la popolazione ha la sensazione che ai criminali non succeda mai nulla, che vengano arrestati e rilasciati il giorno dopo per continuare con lo spaccio, con l'occupazione in piazze cittadine e comportamenti intimidatori e aggressivi nei confronti dei passanti. Ne sappiamo qualcosa a Bolzano, dove siamo rimasti tutti indignati per l'aggressione verbale sessista a un assessore comunale da parte di un gruppo di migranti, cui è seguita una retata delle forze di polizia. Contro questi criminali si deve agire con fermezza e rigore. Non è accettabile che nella popolazione, per colpa di tali personaggi, si affermi l'idea dell'immigrazione come sinonimo di criminalità, perché i migranti sono soprattutto quelli che si prendono cura dei nostri anziani, lavorano nei nostri ristoranti, puliscono le nostre case e i nostri alberghi. Questi stranieri sono quelli che pagano anche i contributi e le imposte e, in un Paese dove purtroppo non si fanno più figli, il loro contributo è essenziale anche per il sistema pensionistico. Sfatiamo poi questo luogo comune: con una lettura attenta dei dati ci si rende conto che gli stranieri non commettono più reati degli italiani. Inoltre, se si entra nel merito dei reati commessi dagli stranieri, il 70 per cento è commesso da irregolari. È la riprova che, quando una persona è esclusa da qualsiasi possibilità, quando c'è il divieto di lavorare o di trovare forme legittime per il proprio sostentamento, la conseguenza diretta è la devianza sociale. Per concludere, Presidente, con questo provvedimento si è ristabilito un principio di umanità e civiltà che non dovrebbe mai mancare in un Paese con la storia e la maturità democratica dell'Italia. È l'inizio di un nuovo percorso, in cui mi auguro davvero che la questione smetta di essere un elemento della più becera propaganda e diventi un tema da affrontare con intelligenza e rispetto della sua complessità. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi) . GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, quello di oggi non è un voto contro, quello di oggi è un voto per: un voto per chi scappa da condizioni disumane alla ricerca di una vita dignitosa e di un futuro migliore, ma è anche un voto per il Paese, per i nostri interessi, per ripristinare di fatto sicurezza e legalità; quella sicurezza e quella legalità che nel fumo della propaganda degli anni scorsi erano invece state compromesse. La scommessa che abbiamo di fronte è di non farci travolgere dagli arrivi, ma al tempo stesso non lasciare che muoiano altri migranti in mare e non creare nuove sacche di irregolari; una partita che è molto più complessa degli slogan a cui c'eravamo dovuti abituare due anni fa nel corso della continua campagna elettorale a cui ci costringevate. Il ministro dell'interno Lamorgese, in appena un anno di lavoro, è riuscita a conseguire due risultati importanti: ha riportato la questione migratoria nella sua sede naturale, cioè la cornice europea, ed è riuscita a ridurre di dieci volte il numero di decessi in mare rispetto al suo predecessore, attraverso il superamento della logica dei porti chiusi; un risultato di rilievo, anche se resta ancora drammaticamente insufficiente dal momento che ogni vita persa è una perdita di troppo, ma è un risultato che auspicabilmente potremmo andare a migliorare proprio con questa legge. È una legge che innanzitutto sana i rilievi sollevati sui decreti Salvini dal presidente Mattarella e dalla Corte costituzionale; quei rilievi che il Presidente aveva contestato al Governo e al Parlamento in merito alla cancellazione del diritto umanitario e al rispetto dei trattati internazionali, rispetto all'obbligo di prestare soccorso in mare a persone in condizioni di pericolo; un dovere che i decreti sicurezza, nella loro forma originaria, avevano di fatto ostacolato sia attraverso le multe salatissime inflitte alle ONG, sia con la confisca delle navi alle organizzazioni umanitarie. Con questo decreto, allora, l'Italia torna ad essere un Paese rispettoso del diritto europeo e internazionale. Il provvedimento sana pure i rilievi della Corte costituzionale, che aveva bocciato il passaggio che impediva agli stranieri richiedenti asilo di registrarsi all'anagrafe.