[pronunce]

fattispecie più grave di quella cui si riferisce la norma censurata, e come tale trattata dal legislatore fino alla riforma introdotta con la legge n. 271 del 2004, che avrebbe invece irragionevolmente equiparato (salvo che per una lieve differenza nel massimo) il trattamento sanzionatorio delle due ipotesi di reato; che l'indebito trattenimento sarebbe, invece, comparabile per gravità ad altre figure criminose – sanzionate con pene assai più lievi per specie e quantità – quali l'inosservanza di un provvedimento dell'autorità, di cui all'art. 650 cod. pen. , e la contravvenzione al foglio di via obbligatorio, di cui all'art. 2 della legge n. 1423 del 1956; che secondo il rimettente la deroga al principio di proporzionalità, oltre che integrare una violazione del criterio di uguaglianza, priverebbe la pena della necessaria funzione rieducativa, con conseguente lesione del principio di cui al terzo comma dell'art. 27 Cost.; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 30 gennaio 2007, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata; che la riforma attuata con la legge n. 271 del 2004 avrebbe riguardato un reato già considerato grave, vista l'originaria previsione dell'arresto, e comunque avrebbe opportunamente distinto tra le varie ipotesi di condotta conseguenti all'espulsione, conservando la forma contravvenzionale per le fattispecie meno gravi e realizzando, di conseguenza, una ragionevole ed articolata dosimetria della pena; che il Tribunale di Trieste in composizione monocratica, con ordinanza del 18 agosto 2006 (r.o. n. 134 del 2007), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, primo periodo, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine impartitogli dal questore ai sensi del precedente comma 5-bis; che il rimettente è chiamato a deliberare sentenza, in esito a giudizio abbreviato, nei confronti di uno straniero imputato del reato di indebito trattenimento, per il quale il pubblico ministero ha formulato richiesta di irrogazione della minima pena consentita dalla legge, e ritiene che i valori edittali della sanzione, entro i quali dovrebbe essere fissata la pena per il caso di condanna, siano irragionevolmente elevati; che il giudice a quo – nel richiamarsi alla giurisprudenza costituzionale che avrebbe prospettato l'illegittimità di previsioni concernenti sanzioni irragionevoli o sproporzionate, alla luce del principio di uguaglianza ed anche di quello di necessaria finalizzazione rieducativa della pena – concentra la propria attenzione, in particolare, sulla pronuncia con la quale è stata dichiarata manifestamente infondata una questione concernente la pena minima edittale per il delitto di estorsione, che il legislatore aveva aumentato dal valore originario (tre anni) fino alla soglia dei cinque anni (ordinanza n. 368 del 1995); che l'illegittimità della disposizione era stata esclusa, nella specie, in quanto l'inasprimento della pena non aveva determinato «macroscopiche differenze» rispetto al trattamento sanzionatorio della rapina, fattispecie giudicata per altro «non del tutto assimilabile» a quella dell'estorsione, ed era stato attuato anche per indurre una risposta repressiva più determinata ad un fenomeno criminale in piena evoluzione; che il rimettente deduce dalla pronuncia evocata, a contrario, che una «macroscopica differenza» nel trattamento sanzionatorio, non giustificata da mutamenti del fenomeno criminale sottostante, darebbe luogo ad un contrasto con i parametri costituzionali dell'uguaglianza e della finalizzazione rieducativa della pena; che, nella specie, una «differenza» risolutiva – a fini dimostrativi dell'illegittimità della riforma attuata con la legge n. 271 del 2004 – risulterebbe evidente comparando la relativa previsione sanzionatoria con quella introdotta appena due anni prima, e constatando come il fenomeno regolato non avesse subito modificazioni sostanziali; che la sproporzione per eccesso della pena per l'indebito trattenimento sarebbe documentata, inoltre, dal raffronto con altre previsioni concernenti fattispecie di inottemperanza ad un ordine dato dall'autorità per ragioni di sicurezza ed ordine pubblico (sono citati l'art. 650 cod. pen. e l'art. 2 della legge n. 1423 del 1956); che la previsione sanzionatoria sarebbe assimilabile, d'altro canto, a quella concernente la contravvenzione agli obblighi ed alle prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno (art. 9, comma 2, della citata legge n. 1423 del 1956), cioè una condotta assai più grave, in quanto riferibile a soggetto dalla pericolosità già accertata con un provvedimento giudiziale, e caratterizzata dall'attiva violazione del precetto, consistente, a seconda dei casi, nell'allontanarsi da un certo luogo o nel raggiungere un certo luogo; che, in definitiva, la previsione oggetto della censura, risultando sproporzionata sia rispetto ai valori di pena precedentemente fissati per il medesimo reato, sia rispetto alle sanzioni previste per fattispecie analoghe, implicherebbe un sacrificio non giustificato del bene della libertà personale, che per lo straniero trova tutela in tutto corrispondente a quella assicurata per il cittadino; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 17 aprile 2007, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata per ragioni analoghe a quelle già illustrate con l'atto di intervento nel giudizio r.o. n. 602 del 2006; che il Tribunale di Torino in composizione monocratica, con tre ordinanze di tenore analogo, deliberate rispettivamente il 13 aprile 2006 (r.o. n. 203 del 2007) e il 2 novembre 2006 (r.o. nn. 247 e 248 del 2007), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, come sostituito dall'art. 1 della legge n. 271 del 2004, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni per lo straniero che, senza giustificato motivo, si trattenga nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine impartitogli dal questore a norma del precedente comma 5-bis;