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Tuttavia, se, come sembrerebbe, la politica sta diventando tutt'altra cosa, con l'amarezza di chi ha creduto e crede nel valore delle istituzioni, con la responsabilità civile e morale che appartiene alla mia cultura e coerenza politica di cittadino, di uomo libero e democratico, valuterò il mio ritiro dall'attività politica al termine della legislatura parlamentare e del mio mandato da sindaco. Mi sentirei decisamente a disagio all'interno di un così machiavellico e arido contenitore della politica. Buone feste a tutti quanti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bini. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, sarò molto più breve dei colleghi che mi hanno preceduto, perché poi ci sarà tempo anche in occasione delle dichiarazioni di voto finale per spiegare le ragioni che spingono il Gruppo cui appartengo a sostenere il decreto-legge in esame. Tuttavia, le considerazioni che ho ascoltato finora fanno sorgere in me due o tre elementi che vorrei sottolineare. In primo luogo, si parlava di elementi di incostituzionalità. Al di là del fatto che la questione pregiudiziale di costituzionalità sia stata anche ritirata - il che di per sé mi pare significhi che neanche chi l'aveva presentata probabilmente fosse molto convinto della bontà degli elementi di incostituzionalità presenti - la Corte comunque ci ha ricordato, in occasione dell'ultimo decreto-legge, che, quando ci sono problemi legati ai servizi essenziali ai cittadini, è normale che lo Stato debba intervenire. È proprio la nostra Costituzione che garantisce questo elemento e che, rispetto a un tema di materia concorrente, quando però non si riescono a garantire quei servizi essenziali e soprattutto che siano pari in tutto il territorio nazionale, uno Stato, che è padre e non patrigno, cerchi di far sì che il cittadino non sia di serie A o di serie B, ma che, ovunque nasca e viva, possa avere la stessa qualità delle cure. Ad oggi non è così: ce lo dobbiamo dire. Lo vediamo tutti, e non solo in Calabria, dove però vi è una situazione particolare, relativa non solo a un elemento di conti della sanità che non funzionano e a una questione di scarse risorse, umane e non (ma, appunto, con riferimento a tutto l'efficientamento di cui ci sarebbe bisogno); ma c'è anche un elemento, che non si può sottacere in quest'Aula, che vede una connessione non positiva tra il mondo politico, quello della sanità calabrese e infiltrazioni malavitose. Lo abbiamo visto più volte, in questi anni, ricorrere anche nelle cronache nazionali. È un elemento che, secondo me, deve spingere e portare al commissariamento esterno. Più ci sono elementi di natura, di concomitanza e di relazioni strane nel territorio, più è importante che venga qualcuno che ha una terzietà per poter gestire i conti e le situazioni. (Commenti) . Sì, da dieci anni, senatrice, nei quali è stata al Governo anche lei, con la forza politica di cui faceva parte prima di cambiare, e anni nei quali ricordo che, almeno gli ultimi due decreti, sono stati approvati da due maggioranze diverse. Probabilmente, anche questo dovrebbe far riflettere sul fatto che, più che dedicarsi a una polemica politica o alla necessità, da calabresi (non essendolo, sono più libera, da questo punto di vista), di far vedere al territorio che si difendono gli interessi del pezzettino di paese che si rappresenta, si dovrebbe avere, forse, la capacità di rendersi conto che c'è da fare uno scatto in più. C'è bisogno di restituire dignità ai cittadini calabresi che non hanno un colore politico. Non bisogna farne una questione politica, ma bisognerebbe provare tutti - con la dovuta collaborazione istituzionale, in cui il Governo deve fare la propria parte in relazione con gli altri enti e le altre istituzioni - a restituire alla Calabria la sanità che merita. Questo è l'elemento fondamentale per cui ci sentiamo di sostenere questo decreto-legge. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mangialavori. Ne ha facoltà. MANGIALAVORI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Calabria non è una terra banale. Solo se si tiene bene a mente questa valutazione sarà possibile, anche sul tema che stiamo discutendo e affrontando oggi, giungere a idee e proposte per superare la crisi. Nei giorni che hanno preceduto questo dibattito si è sentito di tutto e il contrario di tutto. Non vi è dubbio che la sanità in Calabria abbia avuto una vicenda travagliata, perché le contraddizioni, le difficoltà economiche, il tessuto sociale disgregato, la fragilità della produzione, anche i condizionamenti della criminalità organizzata e i lacci e lacciuoli del passato hanno un peso specifico assolutamente negativo sul presente. Tutto ciò, com'è stato ricordato, ha portato a dieci anni di commissariamento, con risultati tutt'altro che edificanti. L'approccio dei commissari - mandati dal Governo e non dalla gente calabrese - è stato, nella migliore delle ipotesi, ragionieristico e ciò senza considerare che la salute, com'è noto, è un diritto non solo costituzionale, ma che rientra fra quelli naturali di ogni essere umano. Questi tagli si sono tradotti in un vero e proprio vulnus , di cui è responsabile la politica, e in un depauperamento dell'offerta sanitaria, che merita la più ampia e profonda censura. È anche vero che il debito della sanità, prima del commissariamento, aveva raggiunto livelli di guardia non più sostenibili, ma l'intervento dello Stato, quello che ancora oggi auspicate, non ha fatto che aggravare la situazione in Calabria, perché nella logica del commissariamento c'è qualcosa che non quadra ed è proprio l'approccio. Da un lato, si operano tagli su tagli, che condannano i pazienti calabresi a una sempre crescente migrazione sanitaria, e dall'altro, in caso di necessità, il sistema sanitario calabrese ha dimostrato debolezze che non gli consentono di affrontare le difficoltà di tutti i malati calabresi. Il giudizio sul commissariamento non può che essere negativo. I commissariamenti, specialmente in un settore delicato come quello sanitario, hanno un senso solo se sono provvisori e preordinati a processi di riforma e sviluppo e invece, nel corso degli anni, non si è assistito a niente di tutto ciò. I vari commissari sono stati espressione di lottizzazioni partitiche, orientate non dal manuale Cencelli, che pure aveva una logica, ma da logiche di potere per il potere, alimentate da partitini e partitoni che fanno dell'incoerenza la loro cifra naturale. (Applausi) . Il risultato di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti: commissari con scarsa, se non nulla, conoscenza del proprio ruolo, che hanno involontariamente tentato di trasformare la tragedia in corso in commedia all'italiana. Ci sono i morti, però, quelli del Covid e quelli di un sistema sanitario e ospedaliero ormai in ginocchio, a ricordarci che purtroppo non si tratta di una commedia, ma assolutamente di una tragedia. Eppure il Governo, a distanza di un anno dal precedente decreto Calabria, ha deciso di insistere e di rinnovare per altri due anni uno strumento che ha già dimostrato di essere fallimentare. (Applausi) . Siamo di fronte a un clamoroso paradosso: