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Repertorio n. 317 REPUBBLICA ITALIANA L'anno millenovecentoquarantanove il giorno ventisette del mese di settembre in Roma in una sala del Ministero della pubblica istruzione, avanti di me dott. Athos Melendez, nella mia qualità di ufficiale rogante delegato a ricevere ed a stendere i contratti nell'interesse del Ministero suddetto, come da decreto Ministeriale in data 20 ottobre 1948, registrato alla Corte dei conti il 16 dicembre 1948, registro n. 39, foglio n. 253 e alla presenza dei signori dott. Ettore Caraccio fu Giacobbe nato in Sava, domiciliato in Roma, viale Castro Pretorio n. 25, e avv. Gian Battista Mazziotti fu Vincenzo, nato in Saracena, domiciliato in Roma in via Palermo n. 67, testimoni idonei ai sensi di legge e da me personalmente conosciuti sono comparsi: 1) l'on. prof. Guido Gonella di Luigi, nato a Verona, domiciliato in Roma, via Panaro n. 14, nella sua qualità di Ministro Segretario di Stato per la pubblica istruzione, in rappresentanza del Ministero stesso; 2) il prof. Evan Gorga (allo stato civile Evangelista Gennaro Gorga) fu Pietro e fu Matilde De Santis, nato in Brocco addì 6 febbraio 1865, domiciliato e residente in Roma, via Cola di Rienzo n. 152; Premesso: Che il prof. Evan Gorga fu Pietro - che ebbe trionfali successi quale cantante nel Teatro lirico italiano e conquistò nel campo dell'arte un'altissima rinomanza, di cui perdura tuttora la memoria - prodigò fervida attività e larghi mezzi, negli anni migliori della sua vita, per la ricerca e la raccolta di strumenti musicali di svariatissime epoche ed origini, nonché di altri caratteristici oggetti da museo, cimeli e rarità, riuscendo a costituire cospicue collezioni d'interesse storico, archeologico, artistico ed etnografico, la cui importanza fu concordemente riconosciuta da intenditori e da studiosi. Il movente di tale intrapresa si ricollegava ad una vasta e generosa aspirazione, della quale il Gorga fece l'unico ardente sogno della sua vita. Convinto che la scarsezza dei cantanti sommi dipenda non tanto dalla rarità di soggetti forniti di disposizioni naturali quanto dal fatto che quei soggetti il più delle volte rimangono ignorati, oppure, quando casualmente si rivelino, non hanno i mezzi per coltivare il dono che ebbero da natura, il Gorga aveva concepito il proposito da dare vita ad un grande Collegio lirico, nel quale potessero essere accolti gratuitamente, e preparati con ogni larghezza e razionalità di mezzi, sin dalla fanciullezza, elementi riconosciuti in possesso di requisiti per essere avviati all'arte del canto, sviluppando col magistero della scuola e con la metodica applicazione allo studio le virtù innate, e portando gli allievi ben promettenti alla meta di sicure affermazioni e anche alla celebrità e alla gloria. A tale istituzione avrebbe dovuto essere affiancata un'altra, il Teatro Massimo del popolo, nel quale avrebbero potuto prodursi anche gli artisti provenienti dal Collegio e che sarebbe stato mezzo di attrazione per elevare al fascino del bello lo spirito delle masse. In tali istituti il loro ideatore ravvisava, in base anche alle dirette constatazioni fatte nella sua brillante carriera, i mezzi appropriati ed efficaci per ricondurre l'arte lirica italiana a nuovi splendori e per diffonderla degnamente nel mondo, assicurando alla Patria una fonte perenne di gloriosa ricchezza artistica ed economica unita alla propaganda dell'italianità, in una delle forme più spontanee e simpatiche. Per fondare ed alimentare i detti istituti il Gorga si riprometteva di ricavare i necessari mezzi finanziari vendendo le sue collezioni a qualche mecenate, che s'impegnasse però a non farle uscire dal territorio nazionale. Senonché, mentre mancò una favorevole occasione per realizzare un piano di tal genere, sopravvennero tempi difficili e vicende agitate, e vi fu un momento in cui si manifestò il pericolo che le collezioni andassero disperse, in dipendenza di vertenze litigiose e minacce di vendite giudiziarie. Fu allora che intervenne l'Amministrazione dello Stato. Le collezioni con regolari notificazioni fatte a tenore dell'articolo 53 lettera a) del regolamento approvato con regio decreti 30 gennaio 1913, n. 363, furono assoggettate alle disposizioni della legge 20 giugno 1909, n. 364, per l'importante loro interesse storico, artistico, archeologico ed etnografico, e con decreto del Ministero della pubblica istruzione in data 9 luglio 1929 furono posti sotto sequestro amministrativo nell'interesse dello Stato tutti i materiali ad esse collezioni pertinenti, allo scopo di assicurarne l'integrità ed impedire sottrazioni. L'Amministrazione dello Stato prese in custodia le raccolte che si trovavano in possesso del Gorga e a proprie cure e spese provvede poi a trasportarle fuori Roma in rifugi sicuri, salvandole dai pericoli dei bombardamenti bellici, nonché da quelli dei vandalici saccheggi e delle rapine. Quando successivamente furono ritirate dai ricoveri di campagna, fu provveduto, a mezzo di esperti specialisti e a spese del Ministero della pubblica istruzione, alla ricognizione generale, al riassetto e alla inventariazione del materiale, e i vari nuclei furono sistemati opportunamente in depositi provvisori presso Istituti dello Stato in Roma. Le collezioni scamparono così alla dispersione e alla distruzione. Ma i piani che si fondavano esclusivamente sulla valorizzazione di esse per la fondazione e per il mantenimento del Collegio lirico ideato dal Gorga, si dimostrarono sempre meno attuabili a causa delle critiche condizioni generali susseguite allo sconvolgimento della guerra. Vedendo sempre più allontanarsi, pertanto, la possibilità di realizzare con i soli suoi mezzi i nobili propositi concepiti, il Gorga ravvisò la necessità e la convenienza di appoggiarsi allo Stato. Egli fu spinto a tale orientamento dalla consapevolezza che lo Stato, in definitiva, non avrebbe mancato di fare valere, sulle di lui collezioni, tutte le potestà ad esso conferite dalla legislazione vigente sulle Antichità e Belle arti, non esclusa la espropriazione. Fu anche spinto dalla certezza che, se affidate ad Istituti dello Stato, le sue raccolte avrebbero potuto sfuggire al deprecato disperdimento e avrebbero potuto avere assetto ed ordinamento tali da garantirne la migliore conservazione e la massima valorizzazione, in conformità dei suoi desideri. Fu indotto anche dal convincimento che il problema, da lui caldeggiato, di raccogliere ed educare fanciulli dotati di spiccate attitudini al canto, di coltivarne le naturali disposizioni e di formarne artisti di valore, potesse essere risolto con adeguate provvidenze dello Stato. Per tutte queste considerazioni, il Gorga manifestò l'intendimento di giungere ad una intesa con lo Stato per la definitiva disposizione e destinazione delle collezioni stesse. Ed entrò in trattative col Ministero della pubblica istruzione.