[pronunce]

Infine, sottolinea la difesa erariale, il comma 7 dell'art. 10 impugnato - prevedendo che “sono garantiti in termini quantitativi e qualitativi gli attuali meccanismi di finanza regionale” ed, in particolare, che “la progressiva riduzione dell'IRAP sarà compensata, d'intesa con le Regioni, da trasferimenti o da compartecipazioni, da attuare nell'ambito degli equilibri di finanza pubblica” - è idoneo comunque ad escludere la configurabilità di un'incidenza negativa sulle competenze regionali. 2.1.- In prossimità dell'udienza l'Avvocatura ha depositato memoria nella quale richiama la precedente difesa ed aggiunge ulteriori argomentazioni. Premesso che la programmata e graduale rimozione dell'IRAP è configurata dalla norma proprio nella prospettiva dell'attuazione della riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione e dei futuri assetti del federalismo fiscale - con salvezza, nelle more, del gettito spettante alle Regioni - la difesa erariale sostiene, alla luce della giurisprudenza costituzionale, che la disciplina sostanziale dell'imposta rientri tuttora nella competenza statale esclusiva in materia di tributi erariali, riferendosi l'attuale 119, secondo comma, della Costituzione, ai soli tributi istituiti dalle Regioni con propria legge e nel rispetto dei principi di coordinamento con il sistema tributario statale (sentenza n. 296 del 2003). In particolare, sottolinea che l'attuazione del sistema finanziario e tributario, come delineato dal nuovo art. 119 Cost., richiede quale premessa necessaria l'intervento del legislatore statale per fissare i principi di coordinamento dell'insieme della finanza pubblica e le grandi linee dell'intero sistema tributario, definendo gli spazi ed i limiti entro i quali può esplicarsi la potestà impositiva di Stato, Regioni ed enti locali, con la necessaria disciplina transitoria (sentenza n. 37 del 2004). Aggiunge che è erroneo il presupposto della ricorrente, secondo cui l'imposta deve qualificarsi come tributo proprio delle Regioni ai sensi del nuovo art. 119 Cost., essendo inidonea la circostanza che le Regioni siano destinatarie del gettito e che l'imposta sia denominata come “regionale”, avendo la Corte ritenuto l'irrilevanza di tale qualificazione anche sulla base del testo previgente (sentenza n. 348 del 2000). In conclusione, non essendo ammissibile la piena esplicazione delle potestà regionali in difetto della legislazione di coordinamento, sarebbe ancora preclusa alle Regioni la potestà di legiferare sui tributi esistenti istituiti e regolati da leggi statali (sentenza n. 37 del 2004) ed inconferente sarebbe il richiamo della ricorrente all'art. 119, quarto comma, Cost.1.- La Regione Toscana ha sollevato questione di legittimità costituzionale in via principale degli artt. 8 e 10, commi 4 e 5, della legge 7 aprile 2003, n. 80 (Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale). Ad avviso della ricorrente, le norme impugnate, delegando il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per la graduale eliminazione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), individuandone i criteri direttivi (art. 8 ) e disciplinandone l'attuazione, anche con riferimento alla copertura finanziaria (art. 10, commi 4 e 5), contrasterebbero: a) con l'art. 119 della Costituzione, che riconosce direttamente alle Regioni la potestà impositiva per i tributi propri, quale è l'IRAP, spettando alle Regioni il relativo gettito; b) con l'art. 117, quarto comma, della Costituzione, che prevede la competenza legislativa residuale esclusiva delle Regioni, nella quale rientrerebbe il potere di legiferare in riferimento ai tributi propri, atteso che il secondo comma dello stesso articolo attribuisce alla potestà esclusiva dello Stato solo la disciplina del suo sistema contabile e tributario, omettendo ogni riferimento al sistema tributario delle Regioni e degli enti locali; con la conseguenza che gli unici limiti all'esercizio da parte delle Regioni della loro potestà impositiva sarebbero ravvisabili nella competenza statale di coordinamento, mediante principi fondamentali, del sistema tributario e della finanza pubblica di cui al terzo comma dello stesso articolo 117. 2.- La questione è infondata. L'IRAP è stata istituita, ed è interamente disciplinata, dal decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'IRPEF e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali). Questa Corte ha affermato che l'istituzione di tale imposta con legge statale e l'espressa attribuzione alle Regioni a statuto ordinario, destinatarie del tributo, di competenze di carattere solo attuativo, rendono palese che l'imposta stessa - nonostante la sua denominazione - non può considerarsi “tributo proprio” della Regione, nel senso in cui oggi tale espressione è adoperata dall'art. 119, secondo comma, della Costituzione, dovendosi intendere il riferimento della norma costituzionale ai soli tributi istituiti dalle Regioni con propria legge, nel rispetto dei principi di coordinamento con il sistema tributario statale. Conseguentemente la disciplina sostanziale dell'imposta rientra tuttora nella esclusiva competenza dello Stato in materia di tributi erariali, secondo quanto previsto dall'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione (sentenza n. 296 del 2003; nello stesso senso, con riferimento alla tassa automobilistica regionale, oltre alla stessa sentenza n. 296, le sentenze n. 297 e n. 311 del 2003). Inoltre, nel dichiarare infondate le censure delle Regioni su alcune disposizioni della legge finanziaria 2002, che, pur nella varietà di contenuti, erano tutte attinenti al regime tributario delle entrate degli enti locali (imposta della pubblicità ed altri tributi locali, addizionale comunale e regionale IRPEF e compartecipazione dei Comuni al gettito IRPEF), questa Corte ha precisato i presupposti necessari affinché il nuovo disegno costituzionale dell'art. 119 Cost. possa essere attuato. Premessa necessaria è l'intervento del legislatore statale, il quale, al fine di coordinare l'insieme della finanza pubblica, dovrà non solo fissare i principi cui i legislatori regionali dovranno attenersi, ma anche definire gli spazi e i limiti entro i quali potrà esplicarsi la potestà impositiva, rispettivamente di Stato, Regioni ed enti locali, definendo, altresì, una disciplina transitoria. Quindi i tributi di cui già oggi la legge dello Stato destina il gettito, in tutto o in parte, agli enti autonomi, e per i quali la stessa legge riconosce già spazi limitati di autonomia agli enti quanto alla loro disciplina - e che perciò la stessa legislazione definiva talora come "tributi propri" delle Regioni, nel senso invalso nella applicazione del previgente art. 119 della Costituzione - sono istituiti dalla legge statale e in essa trovano la loro disciplina, salvo che per i soli aspetti espressamente rimessi all'autonomia degli enti territoriali.