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Legge quadro in materia di interporti. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge definisce un quadro normativo completo e attuale per la realizzazione, il riconoscimento e la gestione degli interporti e della relativa rete, con l'obiettivo di promuovere l'efficienza, la sostenibilità e la competitività del trasporto merci nel Paese. Gli interporti, insieme ai porti e ai terminal intermodali, costituiscono nodi intermodali, infrastrutture dedicate allo scambio modale e all'interconnessione tra le reti, funzionali alla realizzazione di rilevanti interessi pubblici per la comunità e per il sistema produttivo, compendiabili nella concentrazione dei flussi di trasporto delle merci, nella riduzione dell'impatto ambientale e nella razionalizzazione del territorio. Secondo i dati forniti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sono attivi in Italia gli interporti di rilevanza nazionale di Bari, Bentivoglio, Catania, Cervignano del Friuli, Jesi, Livorno, Maddaloni, Mortara, Nola, Novara, Orbassano, Orte, Padova, Parma, Pescara, Portogruaro, Prato, Rivalta Scrivia, Rovigo, Trento, Trieste, Vado, Venezia e Verona. Si tratta di ventiquattro complessi organici di strutture e di servizi integrati e finalizzati allo scambio delle merci tra le diverse modalità di trasporto, comprendenti scali ferroviari idonei a formare o ricevere treni completi e in collegamento con porti, aeroporti e viabilità di grande comunicazione. La centralità delle infrastrutture intermodali, di valore strategico per l'intero territorio nazionale, assume rilievo anche nell'orizzonte del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, nell'ambito della Missione 3 « Infrastrutture per una mobilità sostenibile », prevede investimenti sulla rete ferroviaria (M3C1) e per l'intermodalità e la logistica integrata (M3C2). L'articolo 1 della proposta elenca le finalità perseguite dalla legge, la quale intende favorire l'intermodalità terrestre e l'efficienza dei flussi logistici valorizzando anche la rete esistente degli interporti e i collegamenti con il sistema portuale; migliorare l'efficienza dei flussi di trasporto nella prospettiva di una connessione infrastrutturale nazionale ed europea; sostenere il completamento delle infrastrutture di competenza nazionale nell'ambito della rete transeuropea dei trasporti; razionalizzare l'utilizzo del territorio, in funzione della domanda delle attività di trasporto e logistica, promuovendone la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il comma 2 fa salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, secondo le rispettive norme statutarie e attuative. L'articolo 2 chiarisce l'oggetto della legge, volta a disciplinare le procedure per la realizzazione di nuovi interporti e il riconoscimento di quelli esistenti. Il comma 2 precisa le caratteristiche tecniche necessarie al riconoscimento della qualifica di interporto, mentre il comma 3 dispone in ordine all'assetto proprietario dell'infrastruttura, che può essere di una persona giuridica di diritto pubblico o privato, anche costituita in forma consortile. Al comma 4 si prevede che in ogni caso sia riconosciuta la qualifica di interporti alle strutture esistenti e già espressamente riconosciute ai sensi della legge n. 240 del 1990. L'articolo 3, rubricato « natura dell'interporto », con previsione espressa riconosce agli interporti la natura di infrastrutture di pubblico interesse. Al medesimo comma 1 si prevede che il reperimento delle aree necessarie alla realizzazione degli interporti possa avvenire anche tramite le procedure di esproprio previste dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 2001, qualora il soggetto pubblico o privato che intende realizzare l'infrastruttura interportuale non abbia la titolarità dell'area. I successivi commi 2 e 3 chiariscono i rapporti tra proprietà e gestione della struttura e disciplinano il regime applicabile ai soggetti gestori. In particolare, al comma 3 si prevede che la realizzazione e la gestione dell'interporto siano soggette ad autorizzazione da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Quanto all'attività di gestione di un interporto da parte del proprietario dell'infrastruttura o di terzo soggetto gestore, si precisa che costituisce prestazione di servizi svolta in ambito concorrenziale ed ha natura economico-industriale e commerciale. Inoltre, i soggetti che svolgono attività interportuale in qualità di gestori o di proprietari agiscono in regime di diritto privato. L'articolo 4 disciplina la realizzazione di nuovi interporti qualora sia necessario a servire ambiti territoriali ritenuti carenti. Il comma 2 pone in capo al concessionario l'onere di garantire l'equilibrio economico della gestione. Il comma 3 riconosce al concessionario il diritto di riscattare le aree concesse in diritto di superficie sull'area, acquisendo la piena proprietà sui beni immobili. L'articolo 5 disciplina la ripartizione del contributo pubblico per la realizzazione e lo sviluppo degli interporti in regime concessorio. L'articolo 6 detta le necessarie norme per le coperture finanziarie del provvedimento. L'articolo 7 prevede che i proprietari o gestori degli interporti possano chiedere ai gestori delle infrastrutture ferroviarie l'adeguamento delle connessioni ferroviarie di ultimo miglio, previa analisi dei costi e dei benefici e previa individuazione delle necessarie risorse finanziarie. L'articolo 8 dispone il coordinamento alla normativa vigente e i termini di entrata in vigore della legge.. Art. 1. (Finalità e obiettivi) 1. La presente legge persegue le seguenti finalità: a) favorire l'intermodalità terrestre e l'efficienza dei flussi logistici, per lo svolgimento di funzioni di connessione di valore strategico per l'intero territorio nazionale, valorizzando anche la rete esistente degli interporti di cui alla legge 4 agosto 1990, n. 240, e i collegamenti con il sistema portuale; b) migliorare e incrementare l'efficienza e la sostenibilità dei flussi di trasporto in una prospettiva di sviluppo e di connessione tra le reti infrastrutturali in ambito nazionale ed europeo; c) sostenere, in coerenza con quanto previsto nel Piano strategico nazionale della portualità e della logistica, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 agosto 2015, pubblicato per comunicato nella Gazzetta Ufficiale n. 250 del 27 ottobre 2015, il completamento delle infrastrutture per l'intermodalità previste per l'Italia nella rete transeuropea dei trasporti, di cui al regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013; d) razionalizzare l'utilizzazione del territorio in funzione della domanda di trasporto e di attività logistiche; e) contribuire alla diminuzione dell'impatto ambientale delle attività di trasporto e di logistica; f) promuovere la sostenibilità economica, sociale e ambientale delle attività di trasporto e di logistica. 2. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dei rispettivi statuti speciali e delle relative norme di attuazione. Art. 2. (Oggetto della legge) 1.