[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 5, comma 1, lettera d), e 38, comma 1, lettera d), della legge della Regione Toscana 4 maggio 1989, n. 25 (Disciplina per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione del canone sociale), promossi con ordinanze del 10 ottobre 2003 dalla Corte di cassazione sul ricorso proposto da U. B. contro il Comune di Pisa e del 30 settembre 2003 dal TAR per la Regione Toscana sul ricorso proposto da G. G. contro il Comune di Grosseto ed altra, rispettivamente iscritte al n. 1143 del registro ordinanze 2003 ed al n. 233 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 2, prima serie speciale, dell'anno 2003 e n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento della Regione Toscana; udito nella camera di consiglio del 29 settembre 2004 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — Nel corso di un giudizio promosso da un privato nei confronti del Comune di Pisa - avverso il provvedimento del Sindaco della medesima città col quale era stata dichiarata, nei suoi confronti, la decadenza dall'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica - la Corte di cassazione ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 5, comma 1, lettera d), e 38, comma 1, lettera d), della legge della Regione Toscana 4 maggio 1989, n. 25 (Disciplina per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione del canone sociale). Premette la Corte di cassazione che nel giudizio in corso un privato, assegnatario di un alloggio sociale dal 1972, era stato dichiarato decaduto dall'assegnazione a seguito dell'acquisto, da parte del coniuge, di un appartamento di 78 metri quadrati. Impugnato il relativo provvedimento, il Pretore ed il Tribunale avevano rigettato l'opposizione. Nel proporre ricorso avverso la sentenza d'appello, la parte privata aveva ribadito l'eccezione di legittimità costituzionale delle norme in questione già avanzata nel giudizio davanti al Tribunale di Pisa, eccezione che la Corte remittente ritiene fondata. Osserva in punto di diritto il giudice a quo che le norme impugnate appaiono in contrasto con l'art. 3 Cost. sotto il profilo dell'irragionevole scelta del criterio di ragguaglio del valore locativo dell'immobile assunto a confronto, criterio che le norme stesse individuano negli indici di cui alla legge 27 luglio 1978, n. 392, sul c.d. equo canone, ormai superati dalla legge 9 dicembre 1998, n. 431. La questione appare rilevante perché la legge regionale impugnata, benché successiva al provvedimento di assegnazione dell'alloggio, deve ritenersi comunque applicabile al contratto in quanto il legislatore è legittimamente intervenuto a tutela del bene pubblico, regolando in tal modo le condizioni di permanenza nell'alloggio medesimo, senza modificare l'atto di assegnazione. Allo stesso modo appaiono ininfluenti alla Corte remittente, ratione temporis, le successive vicende normative che hanno interessato la materia: prima la legge della Regione Toscana 20 dicembre 1996, n. 96, il cui art. 40 ha disposto l'integrale abrogazione della legge della Regione Toscana n. 25 del 1989, e poi la sentenza della Corte costituzionale n. 299 del 2000 che in parte qua ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle corrispondenti norme della legge della Regione Toscana n. 96 del 1996. Il venir meno delle condizioni per l'assegnazione dell'alloggio di edilizia residenziale pubblica, infatti, era precedente allo stesso provvedimento di decadenza, che è del 20 dicembre 1995, sicché la norma da applicare appare alla Corte di cassazione quella della legge regionale impugnata. Passando al merito della questione, il giudice a quo osserva che, mentre appare legittimo che il legislatore regionale abbia dato rilievo, ai fini della decadenza dall'assegnazione, alla disponibilità di immobili da parte del coniuge dell'assegnatario, è invece in contrasto con l'art. 3 Cost., alla luce delle sentenze costituzionali n. 176 e n. 299 del 2000, che le norme impugnate facciano ancora riferimento al “valore locativo” dell'immobile desunto dai parametri di cui alla legge sull'equo canone, posto che la citata legge n. 431 del 1998 ha ormai liberalizzato il canone di locazione degli immobili ad uso di abitazione. D'altra parte la legge della Regione Toscana n. 96 del 1996, del tutto identica, sul punto, a quella oggi in esame, è stata dichiarata costituzionalmente illegittima con la sentenza n. 299 del 2000, e ciò è l'ulteriore conferma che le norme impugnate debbono essere dichiarate costituzionalmente illegittime nella parte in cui - prevedendo come causa di decadenza dall'assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica la titolarità, da parte dell'assegnatario o del coniuge, di diritti reali su immobili il cui valore locativo sia almeno pari a quello di alloggio adeguato sito nell'ambito territoriale in cui si trova l'alloggio assegnato - fanno rinvio, a tal fine, al valore locativo di cui alla legge n. 392 del 1978. 2. — È intervenuta in giudizio la Regione Toscana, rilevando di aver adeguato la propria normativa a quanto disposto dalla sentenza n. 299 del 2000 di questa Corte. 3. — Nel corso di un giudizio, analogo al precedente, di impugnazione del provvedimento del Sindaco del Comune di Grosseto in data 6 ottobre 1995 col quale era stata disposta la decadenza, nei confronti di un privato, dall'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., una questione di legittimità costituzionale in tutto identica a quella sollevata dalla Corte di cassazione. Premette in punto di fatto il TAR che il ricorrente era stato dichiarato decaduto dall'assegnazione in quanto proprietario, assieme alla moglie, di un appartamento sito in provincia di Cagliari. Nell'esaminare i vari motivi di ricorso contro il provvedimento di decadenza, il giudice a quo rileva che i medesimi appaiono tutti privi di fondamento, il che dovrebbe comportare il rigetto del ricorso medesimo. Tuttavia, ripercorrendo le tappe dell'evoluzione del sistema in detta materia, il TAR della Toscana ricorda che la legge della Regione Toscana n. 96 del 1996 - il cui art. 40 ha abrogato la legge della Regione Toscana n. 25 del 1989 - ha lasciato sostanzialmente immutati i criteri di decadenza dalla assegnazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata;