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Il regolamento previsto dalla norma che si abroga non tiene conto del principio di autonomia degli atenei, sancito all'articolo 33, sesto comma, della Costituzione, in attuazione del quale, con particolare riferimento al riconoscimento dei crediti, vige la norma generale dell'articolo 14 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, che assegna ai singoli atenei la possibilità del riconoscimento dei crediti essendo la relativa valutazione necessariamente connessa a una indagine concreta sul percorso formativo già svolto dallo studente e alla sua effettiva interrelazione con il corso di laurea nel cui ambito i crediti formativi andrebbero riconosciuti. Il principio di autonomia degli atenei è, peraltro, ulteriormente desumibile dalle disposizioni di rango sovranazionale che regolano la materia affine a quella di cui alla misura in argomento, del riconoscimento dei titoli esteri. Al riguardo, si fa presente, in particolare, che la legge 11 luglio 2002, n. 148, con la quale è stata ratificata la Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella regione europea, fatta a Lisbona l'11 aprile 1997, ha disposto che la competenza per il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti all'estero e dei titoli di studio stranieri, ai fini dell'accesso all'istruzione superiore, del proseguimento degli studi universitari e del conseguimento dei titoli universitari italiani, è attribuita alle università e agli istituti di istruzione universitaria, che la esercitano nell'ambito della loro autonomia e in conformità ai rispettivi ordinamenti, fatti salvi gli accordi bilaterali in materia (articolo 2). Il comma 2 dell'articolo 4 del presente decreto-legge è volto a modificare il procedimento con cui devono essere disciplinati il corso di laurea in scienze della formazione primaria e il corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l'inclusione scolastica, rinviando a quanto già previsto per analoghi corsi. La disposizione ha la finalità di favorire l'attuazione delle misure introdotte dall'articolo 12 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66 (rubricato: « Corso di specializzazione per le attività di sostegno didattico nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria »), modificando il comma 5 del citato articolo, che indicava modalità attuative non coerenti con le regole del sistema universitario e comunque tali da non consentire l'adempimento delle innovazioni introdotte dal citato articolo 12. Il comma 5 del predetto articolo 12, nella formulazione precedente alla presente modifica, prevedeva, infatti, che con decreto di natura regolamentare venissero definiti i piani di studio, le modalità attuative e quelle organizzative del corso di laurea in scienze della formazione primaria, anche con l'integrazione, in tutto o in parte, dei crediti formativi universitari (CFU) di cui al comma 3 dell'articolo 12, nonché i piani di studio, le modalità attuative e quelle organizzative del corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l'inclusione scolastica, oltre ai crediti formativi necessari per l'accesso al medesimo corso di specializzazione. Con la presente modifica, si riconduce, invece, il meccanismo di adeguamento alle innovazioni introdotte dall'articolo 12 del decreto legislativo n. 66 del 2017 e alle consuete modalità di definizione dell'ordinamento dei corsi di studio, rinvenibili nell'articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127. Tale ultima disposizione stabilisce, in particolare, che l'ordinamento dei corsi di studio sia definito dalle università, sulla base dei criteri generali individuati ai sensi del decreto, non regolamentare, indicato nel medesimo articolo 17, comma 95 (al riguardo va precisato che tali criteri generali – contenuti, allo stato nel decreto ministeriale del 22 ottobre 2004, n. 270 – si limitano ad individuare la tipologia dei titoli universitari e non la loro declinazione nei singoli corsi di studio). Con la presente disposizione, dunque, si chiarisce che le università possono adeguare fin da ora l'ordinamento dei corsi di studio indicati nell'articolo 12 del decreto legislativo n. 66 del 2017 conformando i propri decreti rettorali (indicati al citato articolo 17, comma 95, della legge n. 127 del 1997 in ragione del rinvio ivi contenuto all'articolo 11, commi 1 e 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341) alle prescrizioni indicate al medesimo articolo 12. Il comma 3 dell'articolo 4 proroga il termine di cui all'articolo 72, comma 4, primo periodo, del decreto legislativo 31 luglio 2020, n. 101, recante attuazione della direttiva 2013/59/Euratom, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti, e che abroga le direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 97/43/Euratom e 2003/122/Euratom e riordino della normativa di settore in attuazione dell'articolo 20, comma 1, lettera a) , della legge 4 ottobre 2019, n. 117. L'articolo 72, comma 3, prevede che sia emanato entro 120 giorni dalla propria entrata in vigore, previa comunicazione alla Commissione europea ai sensi della direttiva (UE) 2015/1535, un decreto del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della salute, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del lavoro e delle politiche sociali, sentita l'Agenzia delle dogane e dei monopoli e l'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), per la definizione delle modalità esecutive e dell'oggetto dei controlli radiometrici, nonché dei contenuti della formazione del personale addetto e delle condizioni di riconoscimento delle certificazioni dei controlli effettuati da Paesi terzi. La disposizione deve essere peraltro letta alla luce della disciplina di riordino dei ministeri recata dal decreto-legge 1° marzo 2021, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 2021, n. 55, per effetto della quale la competenza all'adozione del decreto sopra menzionato è da ritenersi attribuita al Ministro della transizione ecologica.