[massime]

PROCESSO PENALE - DIBATTIMENTO - PROVA TESTIMONIALE - DICHIARAZIONI FALSE O RETICENTI DEL TESTIMONE - IMPOSSIBILITÀ DI ACQUISIRE E UTILIZZARE I VERBALI DELLE DICHIARAZIONI RESE NEL CORSO DELLE INDAGINI PRELIMINARI - PROSPETTATA IRRAGIONEVOLEZZA, CON VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI EGUAGLIANZA - QUESTIONE ANALOGA AD ALTRA GIÀ SCRUTINATA - MANCANZA DI ARGOMENTI ULTERIORI O DIVERSI - MANIFESTA INFONDATEZZA.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 500, comma 4, 513 e 210, comma 5, del codice di procedura penale, sollevata in riferimento agli articoli 3, primo comma, e 111, quinto comma, della Costituzione, nella parte in cui non prevedono l’acquisizione e l’utilizzabilità dei verbali delle dichiarazioni utilizzate per le contestazioni nei casi in cui risulti provato che il testimone ha reso in dibattimento dichiarazioni false o reticenti. E’ stato, infatti, già escluso, in precedente scrutinio di analoga questione, che l’art. 500, comma 4, del codice di procedura penale contrasti con i parametri costituzionali evocati – chiarendosi, in particolare, che l’art. 111, quinto comma, della Costituzione, nel prefigurare una deroga al principio della formazione della prova in contraddittorio “per effetto di provata condotta illecita”, abbia inteso riferirsi alle sole ”condotte illecite” poste in essere “sul” dichiarante e non anche a quelle realizzate “dal” dichiarante medesimo in occasione dell’esame in contraddittorio; e rilevandosi, altresì, come l’eterogeneità delle situazioni poste a confronto renda palese l’insussistenza della violazione dell’art. 3 della Costituzione –; né il giudice 'a quo' prospetta argomenti ulteriori e diversi rispetto a quelli già esaminati. – In termini, citata l’ordinanza n. 453/2002.