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se sia a conoscenza della conformità tra il trattato di riforma del MES, che vincola i salvataggi del settore bancario al rispetto pluriennale dei vincoli di bilancio, e l'articolo 47 della Costituzione, che tutela il risparmio dei privati cittadini, i quali potrebbero essere oggetto di operazioni di spossessamento dei propri conti correnti e dei propri denari; se non ritenga che l'applicazione del MES non sia un completo ribaltamento dei principi espressi dalla prima parte dell'articolo 47 della Costituzione, che attribuisce alla Repubblica la funzione di coordinamento e controllo dell'esercizio del credito, dato che il MES diventerebbe erogatore e controllante (concessione condizionale di credito) di una parte del credito. Atto n. 4-03128 LANNUTTI TRENTACOSTE PRESUTTO VANIN COLTORTI Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: il 30 marzo 2020 è andata in onda su Rai Tre la puntata di "Report" sull'emergenza Coronavirus dal titolo "Il paziente zero". Il quadro descritto nella trasmissione è desolante: mancanza di mascherine, tute di protezione inadeguate, ospedali con procedure carenti per la gestione del COVID-19, errori nella sanificazione delle ambulanze. A cui si aggiungono evidenti atteggiamenti inadeguati e, in alcuni casi, irresponsabili da parte di chi, invece, a livello locale ha il compito di gestire l'emergenza; un'infermiera dell'ospedale pubblico di Piacenza ha rivelato che, inizialmente, non si sarebbero utilizzati i DPI, i dispositivi di protezione, nel modo corretto, e gli operatori non sarebbero stati protetti a sufficienza. «Chi indossava la mascherina durante il turno veniva ripreso perché gli veniva detto che non c'era bisogno di indossarle: non dovete creare allarme, non dovete spaventare i pazienti e i loro familiari». Frasi che secondo l'intervistata sarebbero state dette al personale da un coordinatore. Frase non smentita dal direttore dell'AUSL di Piacenza, Luca Baldino: «Noi non abbiamo mai dato indicazioni di non indossare la mascherina perché si spaventava la gente. È vero che abbiamo invece dato indicazioni di usare la mascherina nel modo e con le modalità appropriate e soprattutto in un contesto in cui l'approvvigionamento dei dispositivi era molto difficile», lasciando intendere che i dispositivi scarseggiavano. Risultato: 200 operatori sanitari su 3.600 positivi al COVID-19; l'infermiera che ha rilasciato l'intervista ha raccontato di aver iniziato a star male il 9 marzo e di aver richiesto subito il tampone, ma le sarebbe stato risposto che non aveva i requisiti per farlo, perché non aveva difficoltà respiratorie. La sanitaria aveva richiesto il tampone, perché era entrata in contatto con due pazienti gravi, che si è poi saputo essere entrambi positivi. La donna ha dichiarato di aver lavorato «probabilmente per nove giorni essendo positiva», infettando con ogni probabilità decine di persone. La risposta di Baldino sull'uso dei tamponi ai sanitari è stata la seguente: «Quanti tamponi sono stati fatti al personale? Questo non lo so. Ma è inutile farne a migliaia se poi i laboratori non riescono a processarne più di 200 o 300 al giorno». Aggiungendo: «Quando gli operatori sanitari si contagiano possono anche essersi contagiati fuori ma anche dentro. Può accadere che uno si infetti in ospedale». Proprio la settimana prima il commissario straordinario Venturi si era raccomandato di sottoporre in massa e rapidamente i sanitari ai tamponi proprio per evitare la diffusione ulteriore del virus ; considerato che: sempre a Piacenza, "Report" ha rivelato che la clinica privata Sant'Antonio (del gruppo Sanna) è stata probabilmente la clinica del paziente 1, secondo quanto hanno confermato un medico e un'infermiera che lavorano nella struttura. Il medico si è ammalato di Coronavirus il 21 febbraio e ha anche affermato che un chirurgo, che ha operato fino al 12 febbraio, è poi risultato positivo. Avrebbe scoperto di esserlo il successivo 25 febbraio a Tenerife; l'infermiera ha raccontato di un paziente portato via in bio contenimento prima del paziente 1 di Codogno: «Gli operatori che lo sono venuti a prelevare avevano già le famose tute "Ghostbusters", quindi vestiti di bianco. Lui è stato portato via subito, velocemente e da lì obbiettivamente poi il silenzio, non si è più saputo nulla. L'ho visto portar via»; secondo la stessa infermiera, «non si spiega come così tanti operatori sanitari, soprattutto nella mia struttura, si siano poi ammalati esattamente nello stesso periodo del paziente 1». Sono centocinquanta i dipendenti andati in malattia su 250 in totale. «È stato concesso ai dipendenti uno screening con una TAC, e molte TAC sono risultate positive per polmonite interstiziale virale», ha dichiarato l'infermiera; inoltre, a quanto risulta agli interroganti: la puntata di "Report" ha evidenziato che gli operatori del 118 della Croce Bianca (una delle società private che hanno avuto in appalto il servizio 118 dall'Ares) sono costretti a operare con tute da imbianchino, per nulla idonee al contenimento del virus , e senza maschere FFP2, ma con mascherine chirurgiche. Questo nonostante una circolare ministeriale del 23 febbraio 2020 indichi quali sono i dispositivi che devono indossare gli operatori: maschere con filtro FFP2, protezione facciale, tuta protettiva, doppi guanti non sterili, protezione per gli occhi; il 118 di Benevento non ha fornito i calzari (obbligatori) agli operatori delle ambulanze e ha rifornito gli stessi operatori di tute da pasticcere. Solo dopo le proteste degli operatori finalmente il 118 ha fornito le tute a norma, senza, però, fargli il corso di formazione (obbligatorio) per insegnargli come vestirsi e svestirsi correttamente; considerato infine che dalla puntata è emerso che i vigili del fuoco a volte verrebbero mandati allo sbaraglio, senza nessun tipo di protezione. Ha dichiarato un vigile del fuoco di Roma: «Non abbiamo mascherine, non abbiamo guanti, non abbiamo occhialetti. Le uniche mascherine che ci sono state date, ci è stato imposto di utilizzarle solo ed esclusivamente su interventi in presenza di caso di coronavirus conclamato. Se noi non ci proteggiamo, corriamo il rischio di essere contagiati e di ammalarci. E quando andiamo a fare l'intervento a casa magari della signora anziana che è caduta dentro casa e noi dobbiamo andare a soccorrerla, rischiamo di contagiarla». Casi anche a Bresso, Padova, Milano. L'inchiesta ha fatto emergere i tanti contagiati tra i vigili del fuoco in tutta Italia. Contagi che hanno prodotto altri contagi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano informati sulla vicenda; se il Ministro della salute non ritenga di dover approfondire l'operato del direttore dell'AUSL di Piacenza, che secondo la trasmissione "Report" avrebbe agito con negligenza; se il Ministro della salute non ritenga di dover indagare sulle presunte gravissime negligenze avvenute all'interno della clinica Sant'Antonio e, qualora fossero riscontrate, non ritenga opportuno ripensare alla convenzione concessa alle cliniche del gruppo Sanna;