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La disposizione di cui al comma 6 contiene una norma di interpretazione autentica dell’articolo 2, comma 11, lettera a), del citato decreto-legge n. 95 del 2012, che disciplina i pensionamenti in deroga per i soprannumeri verificatisi a seguito della riduzione delle dotazioni organiche previste dalla spending review . Viene utilizzato il prepensionamento come strumento di risoluzione unilaterale del rapporto. La norma si rende necessaria in quanto la testuale formulazione della norma vigente si presta a dar adito a qualche dubbio circa il carattere obbligatorio della risoluzione del rapporto per i dipendenti che sono in possesso dei requisiti ivi disciplinati, considerata l’esigenza di gestire il processo di assorbimento degli esuberi in maniera ordinata e senza costi di contenzioso per le amministrazioni. I commi 7 e 8 prevedono norme in materia di riorganizzazione delle amministrazioni a seguito della riduzione delle dotazioni organiche e di proroga dei contratti dirigenziali in corso. In particolare, il comma 7 prevede l’obbligo per le amministrazioni che hanno provveduto ad effettuare le riduzioni delle dotazioni organiche previste dallo stesso articolo 2 del citato decreto-legge n. 95 del 2012, di adottare, entro il termine massimo del 31 dicembre 2013, i regolamenti di organizzazione secondo i rispettivi ordinamenti, nonché il divieto, in caso di mancata adozione, a decorrere dal 1º gennaio 2014, di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto. Il termine previsto dall’articolo 2, comma 10- ter, del decreto-legge n. 95 del 2012 è differito al 31 dicembre 2013. Il comma 8 prevede, per le amministrazioni che effettuano la riorganizzazione per effetto dell’articolo 2 del decreto-legge n.95 del 2012, l’attribuzione degli incarichi dirigenziali delle strutture interessate dalla riorganizzazione, secondo i principi e le modalità indicate dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165. Sono salvaguardati i rapporti di lavoro del personale con conferimento di incarico dirigenziale fino alla scadenza dei relativi contratti ove già in essere alla data di entrata in vigore del decreto-legge n.95 del 2012. Per le medesime amministrazioni è fatta, comunque, salva la possibilità, per esigenze funzionali strettamente necessarie e adeguatamente motivate, di proseguire gli incarichi conferiti a dirigenti di seconda fascia ai sensi del comma 4 dell’articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001, fino alla data di adozione dei regolamenti organizzativi e comunque non oltre il 31 dicembre 2013. Inoltre, viene costituito, in via transitoria e non oltre il 31 dicembre 2014, un contingente ad esaurimento di incarichi dirigenziali da conferire ai sensi dell’articolo 19, comma 10, del decreto legislativo n. 165 del 2001, per il numero corrispondente alle unità di personale dirigenziale risultanti in soprannumero all’esito dei processi di riorganizzazione e di conferimento degli incarichi dirigenziali di struttura. Il contingente di tali incarichi, che non può superare il valore degli effettivi soprannumeri, si riduce con le cessazioni dal servizio per qualsiasi causa dei dirigenti di ruolo, comprese le cessazioni in applicazione dell’articolo 2, comma 11, lettera a) del decreto-legge 6 luglio 2012, n.95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.135, nonché con la scadenza degli incarichi dirigenziali non rinnovati del personale non appartenente ai ruoli dirigenziali dell’amministrazione. Il comma 10 prevede, a decorrere dal 1º gennaio 2014, l’assoggettamento di tutte le Amministrazioni pubbliche censite dall’ISTAT al controllo del costo del lavoro previsto dall’articolo 60 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165. Il comma 11 prevede, infine, l’obbligo per gli enti pubblici economici, le aziende che producono servizi di pubblica utilità, le società non quotate partecipate direttamente o indirettamente, a qualunque titolo, dalle pubbliche amministrazioni, di comunicare alla Presidenza del Consiglio dei ministri -- Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell’economia e delle finanze, il costo annuo del personale utilizzato. L’intervento normativo di cui al comma 12 introduce misure urgenti in coerenza con il programma organico di politiche del personale che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo intende attuare. La tipologia dei servizi pubblici resi dal Ministero nello svolgimento della missione istituzionale presenta una notevole differenziazione tra servizi ad alto contenuto tecnico-scientifico (tutela, conservazione e valorizzazione, attualmente 5056 unità in servizio) e servizi ad alta concentrazione di risorse umane (labour intensive) , prevalentemente afferenti all’ambito della vigilanza e accoglienza dei visitatori nei siti aperti al pubblico: musei, aree archeologiche, archivi, biblioteche (attualmente 7594 unità in servizio). La struttura del personale del Ministero rispecchia fondamentalmente tale polarizzazione, che deriva dall’impianto originario del Ministero stesso. La criticità dell’attuale configurazione dipende sia da fatti anagrafici, in quanto la maggior parte dei dipendenti è stata assunta negli anni immediatamente successivi alla costituzione del Ministero (1975) per cui è in pieno svolgimento un esodo massiccio per raggiunta anzianità contributiva e per raggiunti limiti di età, sia dal fatto che nel corso degli anni il Ministero, una delle amministrazioni con la più diffusa articolazione di uffici territoriali, ha assorbito per legge esuberi derivanti da processi di ristrutturazione e riduzione sul territorio di amministrazioni ed enti pubblici e il personale inquadrato nei ruoli del Ministero medesimo non sempre era in possesso delle competenze professionali richieste per la particolare tipologia delle attività di tutela, sia dallo squilibrio nella distribuzione territoriale, essendo maggiore la concentrazione negli uffici ed istituti del Mezzogiorno. A seguito delle misure di contenimento della spesa pubblica per il personale sono state attuate progressive revisioni della pianta organica che, con il il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 gennaio 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 2013, è stata rideterminata in 18.947 unità, con una riduzione di quasi il 25 per cento in 16 anni (24,74 per cento rispetto al 1997). Contemporaneamente, è aumentata massicciamente l’offerta culturale (nuovi musei, nuove scoperte archeologiche, aumento delle superfici espositive) con un aumento notevolissimo dei visitatori (da 26.062.485 del 1997 a 36.426.794 del 2013) e un aumento ancora maggiore degli introiti da bigliettazione (da e 56.248.195,76 del 1997 a e 113.318.445,32 del 2013).