[pronunce]

da un lato, di subordinare il “passaggio” delle controversie di pubblico impiego dal giudice amministrativo al giudice ordinario alla decorrenza di un periodo transitorio, al fine di evitare un immediato e generalizzato sovraccarico del contenzioso davanti al giudice ordinario e, dall'altro, di delimitare il periodo transitorio, al fine di evitare che le controversie rimaste attribuite al giudice amministrativo «potessero rimanere devolute ad infinitum (in forza, ad esempio, di una pluralità indefinita di atti interruttivi della prescrizione) al giudice ormai non più munito, in linea generale, di competenza giurisdizionale» in materia – il previsto termine di decadenza per la proposizione delle controversie davanti al giudice amministrativo costituisce soluzione ottimale e perfettamente ragionevole per contemperare le opposte esigenze in armonia con il dettato della legge di delega; che, quanto alla sospettata violazione degli artt. 3 e 24 Cost., la difesa erariale osserva che un termine decadenziale di oltre due anni non confligge con la giurisprudenza della Corte costituzionale, secondo la quale l'art. 24 Cost. non esige che la tutela dei diritti e interessi sia regolata dal legislatore ordinario con uniformità di requisiti ed effetti, né vieta che l'esercizio di tale tutela sia sottoposto a termini di decadenza o di prescrizione, nei limiti in cui tale regolamentazione non risulti manifestamente irragionevole o non imponga oneri tali da compromettere irreparabilmente la tutela stessa (sentenze n. 210 del 1998, n. 461 del 1997, n. 406 del 1993, n. 77 del 1974, n. 85 del 1968, n. 100 del 1964, n. 47 del 1964, n. 113 del 1963, n. 87 del 1962); che, quanto alla censura di irragionevolezza, la difesa erariale ne eccepisce la manifesta infondatezza, in quanto, rientrando nella discrezionalità del legislatore modificare i criteri di riparto di giurisdizione fra giudice ordinario e giudice amministrativo, non può considerarsi irragionevole una disciplina transitoria, con la quale sia fissato un termine oltre il quale una certa controversia non possa più essere portata davanti all'un giudice, ma debba essere conosciuta dall'altro; che, nel corso di un giudizio amministrativo, promosso da Ernesto Cece, dipendente dell'Azienda sanitaria locale n. 1 di Napoli, nei confronti dell'amministrazione datrice di lavoro e dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP), per ottenere l'accertamento del diritto alla reintegrazione, sul piano giuridico ed economico, del proprio stato di servizio nel periodo dal 1° luglio 1991 al 16 luglio 1996, il Tribunale amministrativo regionale per la Campania, con ordinanza del 17 settembre 2004 (r.o. n. 1041 del 2004), ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 24, 113 e 3 Cost., dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, limitatamente all'inciso «solo qualora siano state proposte, a pena di decadenza, entro il 15 settembre 2000»; che il giudice a quo premette, in punto di fatto, che il Cece aveva adito il giudice ordinario, con ricorso depositato il 27 novembre 2000 e notificato il 1° dicembre 2000, e, in corso di causa, aveva chiesto il regolamento di giurisdizione ai sensi dell'art. 41 del codice di procedura civile; che la Corte di cassazione, con ordinanza n. 14766 del 17 ottobre 2002, avendo rilevato che i fatti costitutivi delle pretese azionate erano anteriori al 30 giugno 1998, aveva dichiarato, a norma dell'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo; che il Cece, quindi, con ricorso notificato il 14 febbraio 2003 e depositato il 3 marzo 2003, aveva introdotto il giudizio dinanzi al Tribunale amministrativo regionale, intendendo con ciò riassumere la causa già proposta davanti al giudice ordinario, ovvero, in subordine, instaurare un nuovo giudizio; che, quanto alla rilevanza della questione, il giudice rimettente rileva che la controversia al suo esame riguarda pretese creditorie attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30 giugno 1998, ma essa è stata proposta dopo la scadenza del termine del 15 settembre 2000, sicché, essendo il ricorrente incorso nella decadenza comminata dall'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001, la domanda giudiziale dovrebbe essere dichiarata inammissibile, ove la norma medesima non venisse dichiarata costituzionalmente illegittima; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo osserva che la norma denunciata viola gli artt. 24 e 113 Cost., in quanto, sottraendo i diritti scaturenti dal rapporto di impiego pubblico agli ordinari termini di prescrizione e sottoponendoli ad un unico indifferenziato termine di decadenza, priva tali diritti di qualunque possibilità di tutela giurisdizionale; che lo stesso giudice osserva ancora che l'art. 69, comma 7, del d.lgs. n. 165 del 2001 viola, altresì, il principio di uguaglianza, in quanto, mentre i dipendenti privati e i dipendenti pubblici delle categorie “eccettuate” (i cui rapporti non sono “contrattualizzati”, ma rimangono sottoposti a regime di diritto pubblico) possono agire a tutela dei propri diritti nell'ordinario termine prescrizionale, gli altri dipendenti pubblici hanno l'onere di far valere i loro diritti entro il termine di decadenza del 15 settembre 2000, a pena di improponibilità della domanda, e che tale trattamento differenziato sembra irragionevole, poiché non risponde ad alcuna apprezzabile esigenza connessa alla devoluzione della materia del pubblico impiego dal giudice amministrativo al giudice ordinario; che, intervenuto nel giudizio a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata, sulla base di argomentazioni del tutto analoghe a quelle svolte nell'atto di intervento nel giudizio promosso dal Tribunale amministrativo regionale per la Calabria (r.o. n. 812 del 2004); che si è ritualmente costituito nel giudizio il ricorrente Ernesto Cece, il quale ha concluso per la fondatezza della questione, riprendendo i motivi esposti nell'ordinanza di rimessione, e ha, successivamente, depositato memoria, illustrando ulteriormente le sue conclusioni.