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Anzi, ricorda un emendamento alla legge di Stabilità che prevedeva un piccolo stanziamento per gli uffici dei comuni in difficoltà nella definizione delle relative pratiche, con assunzioni di personale per censire i beni abusivi non assoggettabili a condono. Nota perciò un ribaltamento nella posizione del Movimento: anche le considerazioni della senatrice Nugnes sull'attuazione del condono del 2003 in Campania non cambiano la natura dell'oggetto. Ricorda in via generale che la Commissione, pur rifacendosi a dati tecnici, è chiamata ad esprimere un giudizio politico. Per quanto riguarda l'impianto del provvedimento, la prassi di inserire norme ulteriori rispetto all'oggetto principale del decreto-legge non impedisce di esprimere forti criticità sull'inclusione del corpus normativo sul terremoto di Ischia in un provvedimento dedicato alla tragedia di Genova, il che a proprio avviso costituisce uno sfregio nei confronti delle vittime di quel terribile fatto. Le norme sul procedimento parlamentare, conclude, avrebbero consentito di percorrere altre strade, dando risposte adeguate alla popolazione di Ischia ma senza confondere situazioni tanto diverse. Il senatore FERRAZZI ( PD ) rileva come la quantità di tempo che nel dibattito viene dedicata alle questioni sottese all'articolo 25 gli appare la conferma evidente che l'esigenza di adottare un provvedimento di urgenza a favore della città di Genova, in seguito alla vicenda del crollo del ponte Morandi, è stata strumentalizzata ad altri fini. La vicenda sottesa alle previsioni contenute nell'articolo 25 del decreto-legge in conversione è a dir poco inquietante e questo sia se si tiene conto delle dimensioni quantitative del fenomeno dell'abusivismo nei comuni interessati dell'isola di Ischia, sia se si considera la possibilità che questo intervento normativo costituisca un precedente. A questo proposito il senatore - dopo aver richiamato la differenza fra i condoni di cui alle ricordate leggi del 1985, del 1994 e del 2003 e i provvedimenti previsti dall'articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 e l'avere evidenziato, in riferimento a questi ultimi, come gli stessi abbiano una portata ben più circoscritta e siano in ogni caso subordinati al requisito della cosiddetta "doppia conformità" - ricorda come già in occasione del decreto-legge n. 55 del 2018, con l'articolo 1- sexies dello stesso introdotto in sede di conversione, sia stata introdotta una disciplina speciale per gli edifici privati situati nei comuni colpiti dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 e fino al gennaio 2017 relativa alla sanatoria delle cosiddette lievi difformità edilizie, un tema questo su cui si interviene nuovamente con l'articolo 39- ter del decreto-legge in conversione introdotto nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati. Il rischio di fronte al quale ci si trova è che attraverso il ripetersi di interventi di questo tipo - che fra l'altro vedono espandere il loro ambito oggettivo e interessano anche difformità che non è certo possibile definire lievi - si finisca per determinare una situazione i cui effetti sarebbero sostanzialmente assimilabili a quelli di un nuovo condono. Il senatore conclude quindi il suo intervento sottolineando sia l'esigenza di un ulteriore approfondimento delle problematiche sottese all'articolo 41 del decreto-legge in materia di utilizzazione dei fanghi di depurazione, sia di quelle relative all'adeguatezza delle misure previste per la città di Genova per far fronte alle conseguenze della vicenda del crollo del ponte Morandi. Il senatore DE SIANO ( FI-BP ) ricorda come il proprio Gruppo abbia sollecitato da tempo il Governo per l'adozione di un provvedimento specifico sul sisma di Ischia dell'agosto 2017, nonché di ulteriori norme su quelli del Centro Italia del 2016. Il provvedimento in esame finalmente dà risposte concrete a queste esigenze e si stupisce anzi di come il Governo allora in carica non sia tempestivamente intervenuto a favore dell'isola. Circa il condono, concorda con le precisazioni tecniche del relatore Patuanelli: si tratta infatti di dare risposte a istanze giacenti da decenni presso i comuni e bisognerebbe piuttosto interrogarsi sulle ragioni di tali lentezze. Nello specifico, poi, la misura riguarda solo tre comuni dell'isola e non la loro totalità. Dichiara di conoscere bene la questione, sia in quanto ischitano, sia in quanto ex amministratore locale e al riguardo si domanda perché gli abusi commessi successivamente al termine del 31 marzo 2003, fissato dall'ultimo condono, non siano stati demoliti. Sicuramente vi è una connivenza tra politica e affari ma è pur vero che la Campania è l'unica regione a non essersi dotata di un piano paesaggistico. Ad Ischia fino ad oggi sono state definite pochissime pratiche perché era necessario che i comuni elaborassero piani di dettaglio ma a lungo le soprintendenze non hanno collaborato al riguardo. Successivamente vi è stato l'obbligo di redigere un piano regolatore, cui però non si poteva ottemperare perché mancava il piano paesaggistico: questi sono in realtà i temi a suo avviso da affrontare. Dissente infine sulle analogie con quanto avvenuto in Sicilia negli ultimi giorni: le domande di condono possono infatti essere accolte soltanto a determinate condizioni, che nel caso siciliano è evidente non sussistessero. Il senatore MARTELLI ( Misto ) interviene sull'articolo 25, relativo alle istanze di condono previste per i comuni dell'isola di Ischia precisando anzitutto che nella regione Campania, contrariamente a quanto da alcuni sostenuto, esiste un piano paesistico e che l'intero territorio ischitano risulta essere sottoposto a vincolo paesaggistico. Ricorda che le istanze di condono pendenti nell'Isola sarebbero complessivamente circa 28.000 e che in alcuni casi, come ad esempio nel comune di Forio di Ischia, il numero delle istanze sarebbe addirittura superiore al numero delle abitazioni censite. Più in generale rileva come dal 1985 ad oggi sono state complessivamente presentate sull'intero territorio nazionale più di 2 milioni di istanze di condono e che, di queste, circa 844.000 risultano ancora aperte: stando così le cose, non si vede il motivo per cui non andrebbero riaperte le procedure per la definizione dei condoni anche in altre zone del Paese anziché limitarsi al solo territorio di Ischia. Interviene quindi in merito all'articolo 41, concernente l'utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione, contestando anzitutto l'affermazione secondo cui i fanghi in argomento deriverebbero esclusivamente da usi civili: nega tale circostanza in quanto la presenza in essi di idrocarburi, di cromo, selenio, berillio ed altre sostanze indica inequivocabilmente che si tratta di residui derivanti da lavorazioni industriali difficilmente compatibili con gli usi civili. Ricorda che, con riferimento alle diverse tipologie di idrocarburi, sono spesso previsti degli specifici limiti di cancerogenicità, così come esistono dei limiti di soglia relativi al conferimento in discarica delle sostanze secche. Si sofferma quindi su diverse sentenze che affermano la necessità di non peggiorare il livello di inquinamento del suolo mediante spargimento di fanghi di depurazione.