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Le ho chiesto come fosse possibile che la badante ucraina senza permesso di soggiorno venisse rispedita in Ucraina, dove c'era la guerra, e lei non avesse inserito tra i Paesi sicuri il Pakistan, l'Egitto, la Nigeria, la Costa d'Avorio, il Bangladesh, dove non ci sono guerre. Ebbene, cerchiamo di vivere anche con più serietà i nostri confini orientali: se in Ucraina c'è la guerra, l'Ucraina non è un Paese sicuro; oppure in Ucraina non c'è la guerra e allora è un Paese sicuro, ma non può dire contestualmente le due cose. Le chiedo quindi, a margine di questo, di eliminare l'Ucraina dall'elenco dei Paesi sicuri, in modo da evitare di rimpatriare le badanti ucraine e di inserirvi magari il Pakistan, in modo che possiamo rimpatriare chi sbarca illegalmente sulle nostre coste senza averne alcun titolo. (Applausi) . In conclusione, è giusto compiere ogni sforzo per lavorare alla pace. L'Europa ha poche armi a disposizione, tra queste forse le sanzioni, sempre se le sanzioni colpiscono più la Russia di quanto non ci colpiscono loro; altrimenti diventano delle prese in giro per tutti, in primo luogo per gli ucraini e per chi sostiene quella situazione. Inoltre, sostegno ai Paesi dell'Est Europa ancora una volta minacciati dall'imperialismo russo (basta con gli attacchi pretestuosi al blocco di Visegrad) ; condanna della violazione del diritto internazionale da parte russa per il riconoscimento delle Repubbliche separatiste del Donbass; un piano di autonomia energetica dell'Unione europea, perché possiamo parlare quanto vogliamo della cattiva Russia, ma poi dalla Russia dobbiamo comprare il gas, altrimenti spegniamo la luce nelle nostre case. E, soprattutto, va rispettato l'impegno del parametro del 2 per cento delle spese militari della NATO: si continua a parlare di Alleanza atlantica e di adesione alla NATO, ma Fratelli d'Italia è l'unico partito che ha sempre pagato il costo elettorale e di impopolarità di dire che non si risparmia sulle spese militari, che la libertà ha un costo e quel costo è la capacità di un popolo di difendersi. Esiste il parametro del 2 per cento del PIL per ogni Stato membro della NATO, che l'Italia continua sistematicamente a non rispettare. E, proprio in virtù di una situazione di tensione, chiediamo almeno che, già dalla prossima legge finanziaria, si preveda di rispettare il parametro del 2 per cento del PIL. Da veri europeisti abbiamo a cuore questa Europa. Abbiamo a cuore la pace e i confini dell'Europa, ancora una volta messi in pericolo dall'inadeguatezza di questa Unione europea. Ancora una volta, il modello confederale sostenuto dai conservatori europei presieduti da Giorgia Meloni, vale a dire un modello con un'Europa che collabora in tema di politica estera, di difesa, di difesa dei confini, e affronta le grandi sfide della nostra epoca, è la strada che dobbiamo perseguire. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. ZANDA (PD) . Signora Presidente, ringrazio molto il ministro Di Maio per l'accuratezza della sua analisi, che condivido; un'analisi difficile di una questione oggettivamente molto complessa. Ma prima di entrare nel merito delle gravi vicende dell'Ucraina, voglio esporre cinque punti preliminari che mi sembrano necessari: il primo è che le relazioni tra gli Stati non possono che essere regolate dal diritto internazionale e dagli impegni giuridici e politici assunti dalle Nazioni. (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di fare silenzio e osservare una certa reciprocità. Sta intervenendo il senatore Zanda. ZANDA (PD) . Il secondo punto è che l'integrità territoriale degli Stati è sacra. Il terzo punto: prioritariamente, finché c'è il tempo, le controversie internazionali vanno risolte con la diplomazia e con tutti gli strumenti della pace. Il quarto punto: l'Italia è membro della NATO e fondatore dell'Unione europea e, in una vicenda grave come quella dell'Ucraina, deve concordare con i suoi alleati tutte le iniziative da assumere. Quinto punto: le sanzioni nei confronti della Russia devono essere proporzionate alla gravità dei suoi comportamenti, ed è così che l'Unione europea e gli Stati Uniti hanno iniziato a fare. Ma devo dire che ho molta difficoltà a valutare le drammatiche vicende dell'Ucraina e del Donbass fuori dal più ampio contesto della forte instabilità globale del tempo che stiamo vivendo. Posso sbagliare. Anzi, mi auguro fortemente che le cose non stiano come temo. Ma vedo il rischio che un piano inclinato, nel quale sempre più velocemente larga parte del pianeta sta scivolando, ci conduca verso una condizione di guerra il cui esito oggi nessuno, nemmeno l'Europa, è in grado di prevedere. In questo momento, ragionando a posteriori , è molto facile - è stato fatto anche in quest'Aula, oggi, da più senatori intervenuti - denunciare errori commessi da noi e dai nostri alleati sulla vicenda dell'Ucraina. Ma è un calcolo sbagliato, perché sono i semplici fatti a chiarire chi è l'aggredito e chi è l'aggressore (Applausi) , chi vuole la pace e chi vuole la guerra. Chiunque abbia ascoltato le dichiarazioni televisive del presidente Putin, non può non aver capito che la decisione unilaterale assunta contro il diritto internazionale di riconoscere e, di fatto, annettere il Donetsk e il Lugansk era già stata presa da tempo. Chiunque abbia osservato la freddezza del suo sguardo e soppesato con attenzione il senso delle sue parole, non può non aver compreso che quell'armata di 150.000 soldati russi, quegli aerei, i missili ipersonici, le navi e i sottomarini atomici dislocati intorno all'Ucraina sono lì non per fare delle esercitazioni estive di routine , ma per minacciare l'invasione dell'Ucraina e, se servisse, per realizzarla. C'è stata molta doppiezza in questi comportamenti. Mentre accusava la NATO di volersi espandere ad Est, avvicinandosi sempre di più ai suoi confini, in realtà era proprio la Russia di Putin che stava progettando e attuando lo spostamento verso l'occidente dei suoi confini, E ora lo ha fatto. Raramente abbiamo assistito a operazioni di disinformazione così significativamente raffinate e così ampiamente ramificate. Ma nessuna disinformazione, per quanto abile, può alterare la realtà dei fatti: gli attentati mirati, le incursioni cibernetiche, l'incitazione al separatismo, le manovre dell' intelligence , le truppe mercenarie confermano un metodo che oggi viola il diritto internazionale e i confini dell'Ucraina; ma, più in generale, deve purtroppo interrogarci sulla sicurezza del pianeta. Questo è il piano inclinato sul quale stiamo scivolando: l'Afghanistan, la Siria, la Libia, le flotte militari russe e turche nel Mediterraneo, la presenza russa e cinese nell'Africa subsahariana, la Corea del nord, Hong Kong e Taiwan, le tensioni nell'Oceano Indo-Pacifico e infine la Crimea, la Georgia, la Transnistria e ora l'Ucraina, nei cui confronti è stato messo in atto, con la forza delle armi, un vero e proprio atto di guerra, come lo ha definito il commissario europeo Reynders. Cosa lega tra loro fatti politicamente tanto diversi e geograficamente così distanti?