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appare evidente quanto questa situazione comporti a livello regionale una profonda disparità di trattamento tra malati della stessa patologia, in contrasto con il principio costituzionale di diritto alla salute, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire con urgenza affinché qualunque pronto soccorso ospedaliero, farmacia o presidio sanitario a livello nazionale sia attrezzato per consentire a ciascun paziente di ricaricare lo stroller per l'ossigeno liquido; quali azioni urgenti intenda porre in essere per rendere gratuite su tutto il territorio nazionale le forniture di tecnologie essenziali per i malati affetti da patologie polmonari e respiratorie gravi, quali i concentratori di ossigeno, al fine di ridurre le disuguaglianze attualmente esistenti a livello regionale, e garantire a tutti i malati un livello quantomeno accettabile di qualità di vita. Atto n. 4-04619 PARAGONE Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e dell'istruzione Premesso che: in data 21 ottobre 2020, l'interrogante presentava l'atto di sindacato ispettivo 3-01999, chiedendo chiarimenti in relazione alla vigente deregolamentazione in materia di requisiti tecnici per la produzione di dispositivi di protezione individuale anti COVID, all'ammontare dell'accordo economico firmato con Fiat Chrysler Automobile per la produzione di mascherine distribuite nelle scuole con lo stemma della Presidenza del Consiglio dei ministri e sullo standard qualitativo delle stesse, domandando rassicurazioni urgenti sulle caratteristiche tecniche; a seguito di numerose segnalazioni giunte alla redazione del programma televisivo Mediaset, "Striscia la Notizia", per lo più da parte di genitori di studenti, sull'odore e sulla consistenza delle medesime mascherine prodotte da FCA, il 9 dicembre 2020 andava in onda un servizio dal quale emergeva che, dopo aver fatto analizzare da BPSEC, azienda per la consulenza ambientale e servizi per la salute e la sicurezza sul lavoro, la sicurezza di cicli produttivi e prodotti, tre confezioni, selezionate a caso e riferibili a 2 lotti diversi, prodotte nello stabilimento di Mirafiori a Torino, in entrambi i lotti, validati dall'Istituto superiore di sanità, i test rivelavano una capacità di filtrazione rispettivamente del 67 e del 77 per cento, decisamente inferiore allo standard del 95 per cento previsto dalla legge. Anche il coefficiente di respirabilità risultava anomalo con un valore di 52,6 Pa/cm², dato che per legge dovrebbe essere inferiore a 40 Pa/cm²; considerato che: il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, art. 15, comma 2, stabilisce che "i produttori e gli importatori delle mascherine chirurgiche di cui al comma 1, e coloro che li immettono in commercio i quali intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all'Istituto superiore di sanità una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresì trasmettere all'Istituto superiore di sanità ogni elemento utile alla validazione delle mascherine chirurgiche oggetto della stessa. L'Istituto superiore di sanità, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine chirurgiche alle norme vigenti" e pertanto l'ISS non effettua test aggiuntivi, concedendo la propria certificazione affidandosi, di fatto, ai documenti che le aziende produttrici inviano, autocertificando la conformità del prodotto. Tale meccanismo, pensato nella prima fase dell'emergenza sanitaria, quando la produzione di mascherine non riusciva a soddisfare la richiesta, a parere dell'interrogante, dovrebbe essere rivisto con urgenza, anche alla luce delle frodi nella produzione di materiale non conforme emerse in questi mesi; considerato altresì che FCA ha fatto sapere che tutte le mascherine sarebbero state testate da società accreditate, prodotte con macchinari forniti dal commissario straordinario all'emergenza Arcuri e con materie prime stabilite dalle autorità nazionali, si chiede de sapere: se il Governo intenda intervenire con urgenza per chiarire come sia possibile che milioni di mascherine prodotte da FCA, secondo un accordo economico con lo Stato, di cui non sembrerebbero ancora chiari i profili economici, e distribuite in tutte le scuole con lo stemma della Presidenza del Consiglio dei ministri, non rispetterebbero gli standard CE; se e come intenda assicurare che i macchinari per la produzione, che FCA avrebbe ricevuto dal Commissario straordinario, e le materie prime utilizzate siano di elevata qualità. Atto n. 4-04620 DE BONIS DE FALCO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: la pandemia da COVID-19 continua a colpire tragicamente la popolazione italiana ed europea, costringendo l'Italia e molti altri Stati ad assumere decisioni drastiche e persino drammatiche da un punto di vista sociale ed economico; l'applicazione di piani pandemici nazionali aggiornati è uno strumento imprescindibile per far fronte all'emergenza causata dal coronavirus e oggi non è ancora chiaro se essi siano stati correttamente aggiornati ed applicati. Infatti, attualmente non sono ancora stati pubblicati i documenti che dettagliano la modalità di gestione della pandemia da parte dell'Italia, la quale ha un piano pandemico datato (l'ultimo risale al 2006), che avrebbe dovuto essere oggetto di puntuale aggiornamento nel corso degli anni; considerato che: nel 2005 la minaccia mortale di una pandemia era un argomento che occupava le copertine della stampa internazionale. La cover story del "Time", del 17 ottobre 2005, riportava l'allarme degli esperti di sanità sulla pandemia (di influenza aviaria) che stava arrivando e che avrebbe ucciso milioni di persone, devastato l'economia mondiale e causato la chiusura ( shut down ) di tutto il mondo industrializzato e non. In quegli anni il nostro Ministero della salute metteva a punto il "Piano nazionale di preparazione e risposta ad una pandemia influenzale", che definiva obiettivi ed attività da realizzare per evitare di trovarci travolti dalla pandemia; da allora pare che non si sia fatto più nulla, nonostante le epidemie di Ebola e HIV/AIDS, originate da virus degli animali selvatici, si siano verificate sempre più frequentemente ed abbiano causato negli ultimi anni delle pandemie (influenza aviaria A/H5N1 2005, influenza suina A/H1N1, 2009), varie epidemie di coronavirus da pipistrelli e cammelli (SARS 2002-03, MERS 2012), fino all'attuale COVID-19; tenuto conto che: alcune trasmissioni televisive ("Report", "Non è l'arena") hanno messo in evidenza uno scenario a dir poco sconcertante circa la mancata predisposizione da parte dell'Italia dei piani pandemici, sia per l'influenza che per il coronavirus. Al centro della vicenda, che coinvolge il direttore vicario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Ranieri Guerra, c'è il dossier "An unprecedented challenge - Italy's first response to Covid 19", pubblicato il 13 maggio 2020, a cura di un gruppo di ricercatori della divisione europea dell'OMS, finanziato dal Governo del Kuwait.