[pronunce]

In particolare, l'articolo in considerazione prevede che «La cilindrata delle auto di servizio non può superare i 1600 cc.» (comma 1); che «le auto ad oggi in servizio possono essere utilizzate solo fino alla loro dismissione o rottamazione e non possono essere sostituite» (comma 3); che «con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, sono disposti modalità e limiti di utilizzo delle autovetture di servizio al fine di ridurne numero e costo» (comma 4). Secondo la ricorrente, il contesto nel quale è inserito l'art. 2, commi 1, 3 e 4, del decreto-legge n. 98 del 2011 e la mancanza di una disposizione che ne precisi l'ambito di applicazione - e conseguentemente limiti l'efficacia vincolante a carico della Regione - potrebbero far ritenere che l'articolo citato valga esclusivamente per lo Stato e per gli enti nazionali. La Regione deduce tuttavia l'incertezza di una tale interpretazione costituzionalmente orientata, poiché le eccezioni all'ambito di applicazione delle disposizioni in esame non comprendono, all'art. 2, comma 2, le Regioni e gli enti locali. Viene in proposito ricordato il principio ermeneutico secondo cui l'interpretazione dell'eccezione ad una regola generale deve essere restrittiva. Se intesi come riferiti alla Regione e agli enti da essa dipendenti, i commi richiamati sarebbero costituzionalmente illegittimi sotto diversi profili. Detta opzione ermeneutica determinerebbe in primo luogo il contrasto delle norme impugnate con l'art. 117, quarto comma, della Costituzione per invasione della materia residuale dell'organizzazione regionale. Ulteriori censure vengono formulate in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto le norme impugnate non avrebbero carattere di principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica, materia di competenza legislativa concorrente. Essi porrebbero limiti puntuali ad una singola e minuta voce di spesa, senza lasciare alla Regione alcuno spazio normativo di adeguamento. Viene altresì evocato il contrasto con l'art. 3 Cost. sotto il profilo della ragionevolezza e con l'art. 97 Cost. sotto il profilo del buon andamento, sia in relazione alla dubbia economicità che all'assenza di funzionalità del limite con riguardo a taluni servizi pubblici delle Regioni e degli enti locali, che possono richiedere mezzi di potenza superiore. Se applicabili alle Regioni, le norme contrasterebbero anche con l'art. 118 Cost., violando la loro potestà amministrativa. L'art. 2, comma 4, infine, sarebbe in contrasto con l'art. 117, sesto comma, Cost., poiché affiderebbe ad un atto statale di natura regolamentare la disciplina afferente a materia di competenza concorrente delle Regioni. In subordine, viene invocato anche il principio di leale collaborazione per il mancato coinvolgimento delle Regioni nella disciplina della materia. 1.2. - L'Avvocatura dello Stato ha dapprima sostenuto l'infondatezza del ricorso poiché il contesto e la collocazione dei tre commi impugnati escluderebbero la loro applicazione alle Regioni e agli enti locali. Tale assunto interpretativo trovava conferma - secondo l'Avvocatura - nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 agosto 2011 (Utilizzo delle autovetture di servizio e di rappresentanza da parte delle pubbliche amministrazioni), emanato ai sensi dell'impugnato comma 4. L'art. 1, comma 2, del citato d.P.C.m. statuiva infatti che «Le disposizioni del presente decreto si applicano alle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, incluse le Autorità indipendenti, ed esclusi gli Organi costituzionali e, salvo quanto previsto dall'articolo 5», (meri obblighi informativi), «le Regioni e gli enti locali». 1.3. - È successivamente intervenuta l'ordinanza del 10 novembre 2011 del Tribunale amministrativo regionale (TAR) per il Lazio, il quale - a seguito di un ricorso sollevato dalle associazioni dei consumatori - ha emesso un provvedimento cautelare, intimando al Presidente del Consiglio di provvedere al riesame della questione dell'applicabilità alle Regioni ed agli enti locali del d.P.C.m. 3 agosto 2011. In esecuzione dell'ordinanza, e specificando la finalità di autotutela della modifica, il Presidente del Consiglio ha adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2012. Quest'ultimo ha corretto il precedente decreto, includendo nel suo ambito di applicazione anche le Regioni e gli enti locali. 1.4. - La novella regolamentare ha indotto l'Avvocatura dello Stato ad una rivalutazione delle questioni sollevate, eccependo l'infondatezza del ricorso con motivazioni basate su un'interpretazione opposta a quella sostenuta precedentemente. Il limite all'acquisto di autovetture di cilindrata superiore a 1600 cc. dovrebbe intendersi, secondo l'Avvocatura dello Stato, come riaffermazione del principio di buona amministrazione nell'ottica del contenimento della spesa pubblica. L'intervento sarebbe diretto, secondo la difesa dello Stato, a conformare l'attività amministrativa ai principi di buona amministrazione ed efficienza - indefettibili anche per gli enti territoriali - mediante il contenimento di voci di spesa suscettibili di ridimensionamento qualitativo e quantitativo alla luce del momento di particolare congiuntura economica. Il limite massimo di 1600 cc. sarebbe ragionevole, perché sufficiente per consentire l'acquisto di autovetture funzionali ai diversi compiti pubblici. Il limite suddetto integrerebbe, del resto, un principio di coordinamento della finanza pubblica nel quadro dell'azione di risanamento spettante allo Stato ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost. Parimenti, a giudizio dell'Avvocatura, non sarebbe lesivo delle competenze regionali in materia di organizzazione amministrativa il generale dovere di adeguamento perché il regolamento, nel determinare le modalità di utilizzo delle vetture da parte del personale, atterrebbe anche alla disciplina del pubblico impiego, riconducibile alla materia dell'ordinamento civile di competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. 2. - Riservate a separate pronunce le decisioni sull'impugnazione delle altre norme contenute nel decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, in legge 15 luglio 2011, n. 111, vengono in esame in questa sede le questioni di costituzionalità relative all'art. 2, commi 1, 3 e 4. Esse non sono fondate. Secondo la giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis sentenze n. 417 del 2005, n. 36 del 2004 e n. 376 del 2003), il legislatore statale può legittimamente imporre agli enti autonomi vincoli alle politiche di bilancio (ancorché si traducano in limitazioni indirette all'autonomia di spesa degli enti stessi), ma solo con disciplina di principio e modalità di coordinamento finanziario.