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Nel 2017, l'UEG (United European gastroenterology), l'EAACI (European academy of allergy and clinical immunology), l'ESPGHAN e l'EUREOS (European society of eosinophilic oesophagitis) hanno aggiornato le linee guida rispetto all'epidemiologia, i fattori di rischio, le condizioni associate, la storia naturale, il follow up a lungo termine, i criteri diagnostici ed il trattamento della malattia secondo concetti evidence based , fornendo raccomandazioni di carattere pratico; il trattamento di prima linea si avvale principalmente di: diete di "eliminazione" che hanno lo scopo di escludere gli allergeni concausa della malattia e di diete "selettive", a base di formule speciali di aminoacidi, per mettere a riposo l'esofago. Si utilizzano inoltre farmaci steroidei (cortisonici) topici deglutiti per spegnere localmente l'infiammazione eosinofila; i cortisonici sistemici invece sono riservati a sintomi gravi che richiedono una risoluzione rapida, quando altri trattamenti siano falliti; nei casi peggiori, l'infiammazione se non trattata comporta la formazione di stenosi esofagee, che necessitano di un trattamento endoscopico di dilatazione per consentire una normale deglutizione. Questo tipo di situazione si verifica se l'infiammazione non viene gestita adeguatamente o nei casi più severi non responsivi a terapia; la malattia rappresenta un grave problema socio-sanitario. Attualmente i pazienti devono ricorrere spesso a visite di controllo, sono sottoposti a numerosi esami endoscopici, sia in fase diagnostica che durante le urgenze, quando il cibo si ferma nell' esofago a causa dell'infiammazione acuta e cronica, e a vari esami di laboratorio immuno-allergologici spesso molto costosi; le terapie farmacologiche a lungo termine, i prodotti galenici utilizzati in assenza di formulazioni ancora non disponibili nel nostro Paese (ad esempio sciroppo di budesonide viscosa), le terapie nutrizionali con prodotti dietetici speciali che i pazienti devono assumere per lunghi periodi hanno costi elevati difficilmente sostenibili da parte delle famiglie, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario inserire esplicitamente questa patologia tra le malattie rare, per le caratteristiche epidemiologiche, per l'elevato grado di necessità cliniche ed assistenziali, per i costi e per le sue conseguenze a lungo termine, se non è adeguatamente trattata, in modo da consentire che i pazienti affetti da esofagite eosinofila vedano riconosciuta e tutelata la propria condizione, e i professionisti sanitari abbiano gli strumenti istituzionali per trattare adeguatamente questo tipo di condizione nei canali dedicati alle malattie rare. Atto n. 4-00267 SACCONE Al Ministro della giustizia Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: un gravissimo problema che si sta manifestando da diverso tempo in molti tribunali penali del Paese è relativo alle modalità di esecuzione dell'istituto dell'incidente probatorio che, per vari motivi, viene applicato in maniera distorta; in particolare, l'istituto disciplinato dall'articolo 392 del codice di procedura penale consente di assumere, in determinate circostanze tassativamente indicate, la testimonianza una persona la cui deposizione non può essere procrastinata al dibattimento; tra le circostanze indicate dalla norma, specifica attenzione è stata riservata alla fattispecie che fa riferimento alle testimonianze delle vittime dei reati di violenza sessuale; infatti, le vittime dei reati a sfondo sessuale, soprattutto se minorenni, necessitano di un'audizione nel più breve lasso di tempo possibile dall'accadimento dei fatti denunciati, circostanza questa ben lontana dalla realtà processuale; accade troppo spesso che l'audizione garantita con l'ausilio di personale tecnico specializzato avvenga a distanza anche di un anno minando sensibilmente la veridicità, l'autenticità e la genuinità della deposizione e causando peraltro danni irreparabili, con particolare riferimento ai legami affettivi; a tal proposito, occorre ricordare l'episodio accaduto nel cassinate in data 7 maggio 2018, dove una madre, dopo aver appreso da sua figlia di aver subito abusi sessuali da parte del padre convivente, è stata costretta a sporgere denuncia nei confronti del marito e ad allontanarsi immediatamente dall'abitazione coniugale in attesa di determinazioni dell'autorità giudiziaria; la Polizia giudiziaria, dando priorità assoluta alla notizia di reato, ha consegnato direttamente al procuratore capo di Cassino l'atto raccolto restando in attesa di istruzioni inerenti ad eventuali attività di indagine da svolgere con urgenza (si pensi ad eventuali perquisizioni e sequestri di materiale pedopornografico e dispositivi elettronici e telefonici in uso all'indagato da cui trarre conferma dei fatti denunciati); il pubblico ministero, assegnatario dell'indagine, anch'egli immediatamente già in data 10 maggio 2018, ha richiesto al giudice per le indagini preliminari l'audizione della minore nelle forme dell'incidente probatorio, nonché la perizia psicologica sulla stessa al fine di accertare la sua idoneità a testimoniare; tuttavia, il giudice per le indagini preliminari, a distanza di più di 2 mesi, ancora non ha provveduto in merito alla richiesta, nonostante un colloquio con il difensore ed una successiva istanza di sollecito adempimento; il dato forse più sconcertante consiste nella concreta probabilità che l'audizione della minore potrà avvenire ben oltre la pausa estiva, a nulla rilevando che nel contempo la mamma e la bambina vivono temporaneamente ospiti in altra abitazione, non sapendo come gestire il padre, avendo egli allo stato tutti i diritti di vederla e stare insieme a lei; il giudice per le indagini preliminari, che ai sensi dell'art. 398, rubricato "Provvedimenti sulla richiesta di incidente probatorio", comma 1, del codice di procedura penale dovrebbe pronunciarsi con l'ordinanza che accoglie, dichiara inammissibile o rigetta la richiesta entro 2 giorni dal deposito della prova della notifica della richiesta di incidente probatorio, nel caso di specie, qualora decidesse di accogliere la richiesta di incidente probatorio, dovrebbe procedere secondo la normativa codicistica, venendo meno l'applicazione dell'istituto dell'incidente probatorio; occorre superare tali problematiche legate alla procedura di cui all'articolo 398 del codice di procedura penale, che, oltre a riguardare aspetti di natura prettamente legale, coinvolgono sfere affettive tipiche della realtà endofamiliare; giova, inoltre, evidenziare che l'inosservanza del mero termine ordinatorio inficerebbe l'applicazione dell'istituto e pertanto risulterebbe sguarnito di qualsiasi rimedio processuale, causando danni gravissimi alle persone, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare disposizioni per la modifica del termine previsto dall'art. 398 del codice di procedura penale, prevedendo che, da termine ordinatorio per le determinazioni del giudice in ordine alle richieste di incidente probatorio, diventi un termine perentorio, ovverosia previsto a pena di decadenza, soprattutto nei reati di carattere sessuale. Atto n. 4-00268 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: