[pronunce]

si mostra preoccupazione in merito alle conseguenze degli «avvisi di garanzia» (interrogazione n. 1/00200 del 24 giugno 1993); e, ancora, si chiede di conoscere perché si sia consolidata in molti uffici giudiziari la sistematica violazione del segreto istruttorio (interrogazione n. 2/00642 del 25 marzo 1993). Ad avviso della Camera, le dichiarazioni del deputato non consistono, quindi, in «insulti gratuiti e personali», come sono stati definiti dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere, ma si inscrivono all'interno del dibattito politico-parlamentare allora in corso. In ogni caso, la giurisprudenza costituzionale non avrebbe mai ritenuto sindacabili le opinioni espresse da un parlamentare in ragione delle sole modalità formali di esternazione, in quanto la correlazione delle dichiarazioni rese con l'attività politico-parlamentare è sempre stata valutata «indipendentemente dal carattere offensivo [...] ravvisato in via anticipata dal giudice ricorrente». Lo scrutinio della Corte deve infatti consistere non già nell'eventuale riscontro circa la «sussistenza di identità testuali magari rispetto a frammenti di frasi», ma nella verifica «della "sostanziale corrispondenza di significati" tra le posizioni politiche espresse nelle diverse sedi». La difesa della Camera ha depositato in data 10 aprile 2002 memoria nella quale eccepisce l'inammissibilità del ricorso, in quanto l'atto con cui è stato sollevato il conflitto non conterrebbe la richiesta di annullamento della deliberazione della Camera, e pertanto incorrerebbe nel medesimo vizio di inammissibilità rilevato dalla Corte quando il ricorso si presenta «carente nell'indicazione del petitum»; nel merito la memoria richiama e sintetizza le considerazioni svolte nell'atto di costituzione.1. - Il conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale di Roma nei confronti della Camera dei deputati investe la deliberazione con cui l'Assemblea, nella seduta del 5 novembre 1998, su proposta difforme della Giunta per le autorizzazioni a procedere, ha affermato - a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione - l'insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi, per le quali pende giudizio civile per risarcimento danni promosso dal dr. Gianfranco Amendola. Le espressioni ritenute offensive erano state indirizzate al magistrato Gianfranco Amendola, allora deputato al Parlamento europeo, nel corso di un dibattito televisivo andato in onda il giorno 8 aprile 1993 ed avente come tema i rapporti tra politica e magistratura. Rispondendo ad un rilievo del dr. Amendola, il deputato Sgarbi aveva reagito apostrofandolo con i termini riportati nella esposizione in fatto. 2. - Nella memoria depositata il 10 aprile 2002, la difesa della Camera resistente ha eccepito in via preliminare l'inammissibilità del ricorso, in quanto privo della rituale richiesta di annullamento della deliberazione parlamentare oggetto dell'impugnativa. L'eccezione è priva di fondamento, in quanto la richiesta di annullamento, pur non essendo contenuta nel dispositivo del ricorso, è espressamente formulata nelle considerazioni conclusive che immediatamente lo precedono. 3. - Nel merito, il ricorso è fondato. 4. - Questa Corte è chiamata ad accertare, in relazione alla prerogativa sancita dall'art. 68, primo comma, Cost., se risulti lesa o menomata una competenza costituzionale spettante ad uno dei poteri confliggenti; in particolare, se la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati abbia determinato una illegittima interferenza nelle attribuzioni dell'autorità giudiziaria ricorrente. Trattandosi di valutare la sussistenza della prerogativa dell'immunità in relazione a dichiarazioni rese dal parlamentare nel corso di un dibattito televisivo, nell'ambito, cioè, di un'attività sottratta alle forme di controllo e di intervento previste dall'ordinamento parlamentare, occorre accertare se le dichiarazioni stesse rappresentino la divulgazione all'esterno di un'opinione già espressa nell'esercizio di funzioni parlamentari tipiche (v. sentenza n. 289 del 2001). Al riguardo, questa Corte ha avuto ripetutamente occasione di affermare che ai fini della sussistenza del nesso con le funzioni parlamentari è necessario che vi sia quantomeno «una sostanziale corrispondenza di significati tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'esercizio delle attività parlamentari tipiche svolte in Parlamento e le opinioni già espresse nell'ambito di queste ultime» (sentenza n. 321 del 2000 e, in termini sostanzialmente analoghi, sentenze n. 79 del 2002, n. 289, n. 137 e n. 76 del 2001, n. 320, n. 58, n. 56, n. 11 e n. 10 del 2000). 5. - Contrariamente a quanto sostenuto negli atti difensivi della Camera, nelle espressioni rivolte dal deputato Sgarbi al dr. Amendola non è dato ravvisare alcuna «corrispondenza di significati», né formale né sostanziale, con il contenuto di atti parlamentari tipici. Gli atti di sindacato ispettivo evocati e prodotti dalla difesa della Camera, in cui il deputato Sgarbi compare come co-firmatario, precedenti o di poco successivi al dibattito televisivo, non hanno alcuna connessione con l'attività giudiziaria posta in essere dal dr. Amendola o, comunque, con comportamenti tenuti dallo stesso, ma contengono rilievi critici di ordine generale sui rapporti tra magistratura e potere politico, sui supposti obiettivi di delegittimazione delle assemblee legislative perseguiti dall'autorità giudiziaria, ovvero su disfunzioni dell'attività processuale strumentali al raggiungimento di finalità politiche, talvolta specificate in relazione ad altri magistrati o a uffici giudiziari diversi da quelli in cui il dr. Amendola ha svolto le sue funzioni. A prescindere dal rilievo che alcune delle espressioni usate si sostanziano in meri insulti personali, si deve concludere che le parole pronunciate dal deputato Sgarbi non sono coperte dall'immunità ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. e che la Camera dei deputati ha pertanto interferito illegittimamente con le attribuzioni dell'autorità giudiziaria. Ne consegue che deve essere disposto l'annullamento della deliberazione oggetto dell'impugnativa.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spetta alla Camera dei deputati dichiarare, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, l'insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi, per le quali è in corso davanti al Tribunale di Roma il giudizio civile indicato in epigrafe; annulla, per l'effetto, la deliberazione di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 5 novembre 1998. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 giugno 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 giugno 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA