[pronunce]

che nell'epigrafe l'ordinanza riproduce il capo di imputazione, che si risolve, nella sostanza, in una mera e generica parafrasi della norma incriminatrice, senza aggiungere alcunché sul fatto oggetto della contestazione e sulla sua effettiva riconducibilità al paradigma punitivo censurato; che nella motivazione l'ordinanza si limita a far cenno alla circostanza che, nel giudizio a quo, si procede per il «reato di ingresso/soggiorno illegale nel territorio dello Stato», di cui all'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998, dal che deriverebbe la sicura rilevanza della questione sollevata, senza alcuno specifico riferimento alla fattispecie concreta oggetto del giudizio, idoneo a permettere la verifica dell'asserita rilevanza della questione stessa (ex plurimis: ordinanze n. 65 e n. 64 del 2011, n. 318 e n. 253 del 2010); che la questione va dichiarata, pertanto, manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 25, secondo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, dal Giudice di pace di Tirano con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 aprile 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 aprile 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI