[ddlpres]

Qualsiasi intervento in materia, infatti, deve considerare, oltre ai necessari strumenti di controllo e di prevenzione della violenza, anche alcune linee di comportamento fondamentali che permettano di reinventare lo stadio come spazio pubblico e quindi di valorizzare la comunità degli sportivi. Occorre riscoprire per intero il senso dello spettacolo sportivo, anche al di là dell'evento calcistico, mettendo maggiore attenzione alla figura del tifoso, come spettatore di un evento in cui desidera anche lui, a modo suo, sentirsi protagonista. L'approccio, come si vede, deve essere quello di investire sul fenomeno calcistico come qualcosa a cui si possa partecipare in piena sicurezza, mettendo in gioco da protagonisti emozioni e valori. Anche perché spesso chi assiste o è lui stesso un giocatore, che sperimenta la stessa attività di gioco, sia pure con minori capacità, oppure presume di avere le competenze di un tecnico e si ritiene esperto del gioco in questione. È necessario riportare al centro del dibattito il ruolo del tifoso con le sue caratteristiche e con le sue peculiarità, sia nella fase di chi pratica lo sport che in quella di spettatore, in modo tale che si ristabilisca l'equilibrio tra il piacere e la passione e si ritorni a una dimensione aggregativa e sportiva del calcio, eliminando gli elementi di violenza. Questo disegno di legge vuole abbandonare la logica della contrapposizione tra istituzioni e tifosi per sposare la logica della condivisione e della concertazione, proponendo norme che siano frutto della mediazione e del rispetto delle esigenze dei tifosi, senza tralasciare la necessità di repressione degli episodi di violenza legati a questa realtà. Le tifoserie sono le depositarie della storia e delle tradizioni sportive delle squadre che risalgono, in molti casi, a epoche passate. Ci sono racconti di campioni e di squadre, di partite vinte e perse, di campionati migliori e peggiori, di allenatori più o meno brillanti, dei loro valori, delle loro storie e delle loro passioni che, una volta condivise, diventano parte della storia della grande maggioranza degli spettatori e dei tifosi, che a loro volta ne diventano testimoni e portatori. L'obiettivo è quello di restituire completamente, come avveniva un tempo, il gioco del calcio e gli stadi alla fruibilità dei veri tifosi, alle loro famiglie ma anche, più in generale, a tutti coloro che vivono la partita della loro squadra come una festa, attraverso la condivisione di una passione solidamente connotata da principi etici e da valori di fair play , che condannano in modo assoluto ogni espressione di violenza e che ne sostengono l'emarginazione e la repressione. La sicurezza è un obiettivo difficile da realizzare e richiede sia interventi di tipo autoritario, con una funzione di controllo e di regolamentazione, sia interventi che nascono dalla base, cioè dalla comunità dei tifosi che si vogliono riappropriare dei loro spazi e che lo fanno attraverso le rispettive tifoserie di riferimento. Un bilanciamento di questo tipo è assolutamente necessario per stemperare la rigidità di un sistema che potrebbe essere, o almeno sembrare, troppo autoritario. Il problema di integrare tutti gli aspetti educativi, sociali e culturali con la sicurezza negli stadi è sentito anche negli altri Paesi. Il Governo tedesco, così come quello inglese, ha varato un progetto volto a incoraggiare l'autodisciplina nonché il senso di autoresponsabilità degli stessi tifosi, in un'ottica preventiva ed educativa. I due modelli sono diversi ma rispondono alle stesse esigenze. Il presente disegno di legge risponde a questa logica e richiede la sottoscrizione di una carta dei diritti e dei doveri del tifoso: il protagonismo dei tifosi comincia nel momento in cui essi si dotano di una sorta di codice etico che riconosce loro dei diritti strettamente collegati ai rispettivi doveri. È così che nasce la tessera «Io sono un tifoso leale». L'assunzione di responsabilità comincia con il pronome «Io», senza nascondersi dietro scuse che rigettano sul contesto sociale le relative responsabilità di un eventuale andamento negativo della vita degli stadi. Sono un tifoso: l'atteggiamento del tifoso è quello di chi guarda con simpatia la sua squadra, ne condivide le battaglie, la incoraggia nell'impegno, la sostiene nelle difficoltà e non esita a schierarsi dalla sua parte, qualsiasi cosa accada. Egli forma un corpo unito con gli altri tifosi e con i giocatori, facendo del senso di appartenenza un punto di forza che rilancia l'entusiasmo quando viene meno e chiede – pretendendola se fosse necessario – dignità nello stile di gioco, a prescindere dalla vittoria o dalla sconfitta. Il perno intorno a cui ruota la tessera resta però la lealtà, a tutto campo. Lealtà negli spalti e lealtà in campo, lealtà con le parole e con i gesti, lealtà quando si gioca e quando si parla del gioco, quando si valutano i propri giocatori e quelli delle altre squadre. Insomma, uno stile di comportamento sportivo nuovo, positivo, aperto ad accogliere i risultati così come ce li consegna un arbitraggio competente e leale. Tutto questo può e deve iniziare nella famiglia: i giovani devono iniziare fin da piccoli ad andare allo stadio con i genitori e devono imparare dalla famiglia lo stile sportivo con cui affrontare la loro vita, accettando di vincere e di perdere, distinguendo un bel gioco da un altro che non lo è o, comunque, che lo è di meno. E poi devono poter riscoprire il piacere di andare allo stadio con gli amici con cui giocano abitualmente, magari con quelli del proprio club sportivo o della propria associazione sportiva. Sarà successivamente che l'iscrizione a tifoserie storiche li proietterà nel mondo della valutazione agonistica più rigorosa, quello in cui accanto al gioco bello da vedere e da giocare si analizzano le strategie di gioco, le tattiche, si valutano gli errori della propria squadra o quelli della squadra avversaria. Un lungo itinerario che potrebbe durare tutta la vita, coinvolgendo in tempi e in fasi successive i propri figli e i propri nipoti. Si tratta di restituire lo stadio e lo sport nello stadio alle famiglie in forma associata e associativa; nello stesso tempo occorre riportare la prevenzione della violenza tra le responsabilità classiche delle tifoserie e stimolare l'orgoglio della violenza zero, in tutti i sottoscrittori della tessera «Io sono un tifoso leale». Ma si può anche fare qualcosa di più puntando a incrementare i livelli festosi delle manifestazioni sportive, coinvolgendo prima e dopo i loro tifosi, con una serie di manifestazioni a cui può concorrere la creatività di ciascun gruppo, ribaltando totalmente questa pesante atmosfera di antisport. Entrando nel dettaglio dell'articolato, all'articolo 1 sono espresse le finalità del disegno di legge, che incoraggiano lo sviluppo di una cultura popolare del gioco del calcio attraverso forme di autoregolamentazione delle tifoserie. Si vuole promuovere, allo stesso tempo, la partecipazione delle famiglie alle manifestazioni sportive, ma anche l'impegno concreto e responsabile di ogni partecipante alle manifestazioni sportive con la sottoscrizione di una carta dei diritti e dei doveri del tifoso, istituita all'articolo 2.