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L'indagine qui non è sui soldi. Non è un indagine sulla ricostruzione del finanziamento di denaro e del flusso di denaro. L'indagine qui è su che cos'è un partito e cosa non è. L'indagine non vuole mettere in discussione i denari, della cui tracciabilità nessuno dubita. Sono tutti bonificati, anche prima che la legge imponesse per tutti il bonifico bancario. Diciamo a chi ci segue da casa che, con la legge del 2014, tutti i denari destinati ai partiti politici devono essere bonificati. Quindi, sono tutti tracciati; non c'è più un problema di trasparenza. Si può discutere delle opportunità, ma tutto è tracciato. No: l'indagine parte dall'assunzione del fatto che il giudice penale desidera stabilire che cos'è una corrente di partito, come si deve organizzare, quali modalità concrete di organizzazione della politica si possano fare oppure no. E pensa di poterlo fare il giudice penale. Signora Presidente, richiamo l'attenzione dei colleghi. Questo passaggio può sembrare banale, ma è decisivo perché laddove il giudice penale interviene nelle dinamiche organizzative della politica viene meno il concetto di separazione dei poteri e la libertà del Parlamento di definire le modalità democratiche della politica. (Applausi) . Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando, o no? Parliamo di questo. Il finanziamento illecito alla politica ha scritto la storia di questo Paese negli ultimi trent'anni e si è aperta una discussione - credo opportuna - su quanto è accaduto. Tuttavia in questo caso non è come in passato, quando i pubblici ministeri si facevano spiegare dai segretari amministrativi, cioè i tesorieri, il flusso di denaro. Qui siamo in un momento nel quale i pubblici ministeri si determinano come nuovi segretari organizzativi dei partiti, forse perché i partiti non sono più messi bene come prima. Lasciatemi dire che, di fronte a questo, il Costituente ha fatto fatica nella definizione dell'articolo 49 della Costituzione. I lavori dell'Assemblea costituente andrebbero riletti. L'articolo 49 della Costituzione è stato oggetto di grande discussione e dibattito e la legge attuativa è sempre stata molto difficile. Il «concorrere con metodo democratico» alla vita del Paese è un tema sul quale chi ha studiato giurisprudenza sa che si sono scritti tomi e tomi. L'idea che tutto questo dibattito culturale, sociologico e politico che attiene alle forme della democrazia liberale possa portare nel 2022 a un giudice penale che decide che cosa è la corrente di un partito e cosa non lo è dovrebbe far scattare un campanello d'allarme. Onorevoli colleghi, nelle democrazie occidentali non è il giudice penale che decide che cosa è partito e cosa no. (Applausi) . Pensate - ironia della sorte - che questo è un processo nel quale l'accusa porta a testimoniare dei colleghi, in alcuni casi anche amici, che facevano parte del partito al quale io appartenevo. Quindi, l'accusa è fatta di testimonianze di politici e la difesa di sentenze della Cassazione. Giudichino i signori senatori chi è che sta portando la politica dentro la magistratura. Noi ci difendiamo con le sentenze della Cassazione e siamo cresciuti nell'università di quella città, da cui parte l'indagine, che aveva Piero Calamandrei come punto di riferimento. Ricordiamo la frase «Quando la politica entra dalla porta del tempio, la giustizia fugge impaurita dalla finestra per tornarsene al cielo»: lo diceva Piero Calamandrei e credo che sia quanto mai vero in questo momento. (Applausi) . Il punto del contendere non è neanche il metodo di lavoro di quella procura, di cui non parlerò: l'ho già stigmatizzato in altre sedi e non riguarda il dibattito parlamentare. Penso valga per tutti il principio per cui la legge è uguale per tutti davvero. Ci può essere una violazione della legge da parte di un magistrato, un senatore o un semplice cittadino: queste tre violazioni debbono essere perseguite allo stesso modo. Nelle aule di tribunale si legge che «La legge è uguale per tutti»: non per tutti tranne qualche pubblico ministero d'assalto. Il punto è che se un cittadino che se lo può permettere, per motivi politici anzitutto, decide di denunciare coloro i quali, a suo dire, non stanno rispettando la legge, egli non sta compiendo un atto eversivo, ma sta richiamando al rispetto della legge anche i custodi della legge. Infatti, in questo Paese l'impunità non è consentita a nessuno: non è consentita ai parlamentari - vivaddio - ma nemmeno ai magistrati. E se c'è un'ipotesi di abuso d'ufficio o di non rispetto della legge, richiamare l'attenzione degli altri colleghi magistrati di un'altra procura o un altro tribunale e verificare cosa è accaduto è un fatto di civiltà. No, noi non stiamo compiendo atti eversivi, né richiamiamo qui ciò che è accaduto a livello personale. Io lo voglio dire ai colleghi che non voteranno la proposta della senatrice Modena e della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari: il punto del contendere non è nemmeno il fatto che con quel metodo di sequestro invasivo, violento, illegittimo, utilizzato dai pubblici ministeri di Firenze, la mia vita privata, personale, familiare, con tutto ciò che questo comporta - perché la politica è importante, ma la vita lo è di più, signori senatori (Applausi) - questa vita è stata messa in pasto a una clamorosa campagna non soltanto di stampa. Vi auguro soltanto che non accada a voi ciò che è accaduto a me. Ve lo auguro dal profondo del cuore. (Applausi) . Ve lo auguro con il cuore in mano. Posso augurarmi che a voi non accada e non vi venga riservato un trattamento che non soltanto a me è stato riservato. Dal conto corrente privato fino a una lettera che ricevi da tuo padre con considerazioni di natura personale: si tratta di una sfera di intimità familiare davanti alla quale se c'è un reato, si persegue, ma in caso contrario non è consentito a nessuno violentare la vita delle altre persone pensando che questo sia giusto (Applausi) . E allora qual è il punto in discussione? Io non voglio fare un dibattito su questi trenta anni, né sugli ultimi trenta mesi. Se vogliamo fare un dibattito vero, facciamolo anche nei prossimi mesi. Non ha riguardato soltanto la politica e la magistratura il dibattito di questa guerra dei trent'anni che si avvia, speriamo, ad una pace di Vestfalia, che ancora non vediamo. Quella dei trent'anni è una guerra che ha visto sicuramente la magistratura e la politica fare una battaglia dura, ma chi è intellettualmente onesto sa perfettamente che a questa analisi collettiva e catartica che il Paese deve fare, manca un terzo protagonista, che non è soltanto il magistrato o il politico. Chi vuole bene a questo Paese, chi è intellettualmente onesto sa che ad una riflessione collettiva non può non partecipare anche il mondo dell'informazione e della stampa. (Applausi) . Il mondo della libera comunicazione, che noi difendiamo fino in fondo, è parzialmente responsabile, insieme a noi, di quello che è accaduto.