[pronunce]

Ad ulteriore dimostrazione che il contenuto sostanziale delle dichiarazioni rese dal deputato extra moenia avrebbe consistenza propriamente parlamentare, la difesa della Camera richiama, infine, la circostanza che, appena pochi giorni dopo la pubblicazione dell'articolo giornalistico, il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato ha ritenuto di dovere procedere alla audizione del direttore del SISDE. 4. – In prossimità dell'udienza la parte costituita ha depositato una memoria nella quale ha ribadito gli argomenti svolti nell'atto di costituzione.1. – Il conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale di Roma, prima sezione civile, nei confronti della Camera dei deputati ha ad oggetto la deliberazione con cui l'Assemblea, nella seduta del 3 dicembre 2003, ha affermato che i fatti oggetto di domanda riconvenzionale di risarcimento dei danni proposta nel giudizio civile, promosso dal deputato Cesare Previti nei confronti di Ezio Mauro, Giuseppe D'Avanzo e del Gruppo editoriale l'Espresso, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e sono, pertanto, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione (Doc. IV-quater, n. 66). Le espressioni ritenute diffamatorie sono state rese dal deputato Previti in un comunicato stampa diffuso il 7 settembre 2002, a seguito della pubblicazione, nella stessa data, sul quotidiano “La Repubblica”, di un articolo dal titolo «La mafia vuole uccidere due deputati. Previti e Dell'Utri nel mirino della mafia», in relazione al quale il medesimo deputato Previti ha promosso il predetto giudizio civile per il risarcimento dei danni; nel costituirsi in giudizio, le parti convenute hanno proposto la suddetta domanda riconvenzionale. In particolare, il ricorrente precisa che «gli istanti addebitavano all'on. Previti le seguenti affermazioni gravemente diffamatorie: – di avere il D'Avanzo, con l'articolo sopra indicato, fornito alla mafia l'ispirazione all'attuazione dell'attentato alla sua persona; – di avere il D'Avanzo tratto dalla stessa mafia il linguaggio ambiguo gli intenti intimidatori e l'abitudine a delegittimare moralmente la vittima prima di ucciderla fisicamente; – di avere i professionisti del giustizialismo non riuscendo nell'obiettivo di abbattere il nemico per via giudiziaria, auspicato la sua morte, così da suggerire alla mafia che non vi avesse pensato una soluzione diversa drammatica e definitiva». 2. – Questa Corte, con ordinanza n. 128 del 2006, ha ritenuto, in sede di prima e sommaria delibazione, ammissibile il conflitto, riservando espressamente all'attuale fase processuale, nel contraddittorio fra le parti, ogni ulteriore decisione, anche relativamente all'ammissibilità. 3. – Il ricorso è inammissibile. La difesa della Camera dei deputati ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per conflitto sotto vari profili, sostenendo, in particolare, che nell'atto introduttivo del giudizio non risultano compiutamente riportate le frasi che dovrebbero costituire lo stesso oggetto del conflitto. Il ricorrente, infatti, avrebbe operato un «libero sunto […] delle opinioni formulate dal deputato nella occasione di cui si tratta», con omissione di intere proposizioni che figurano nel comunicato stampa e che sono riprodotte nella delibera di insindacabilità. La mancata testuale riproduzione delle dichiarazioni e la loro sostituzione con la sintesi datane nell'atto introduttivo renderebbero carente la prospettazione del thema decidendum, impedendo di identificare le dichiarazioni sulle quali si è formato il convincimento del giudice in ordine alla elevazione del conflitto, quindi di accertare la sussistenza del nesso funzionale. L'eccezione è fondata. Il Tribunale di Roma ricorrente non ha, infatti, riprodotto in modo testuale le dichiarazioni del parlamentare ritenute diffamatorie, oggetto della impugnata delibera di insindacabilità, ma ha operato una propria sintesi delle predette dichiarazioni. Tale modalità espositiva non permette di apprezzare al giusto quelle rilevanti ai fini della corretta valutazione del significato complessivo delle stesse e, quindi, di accertare il nesso funzionale con atti parlamentari tipici di cui esse possano eventualmente costituire sostanziale divulgazione. La rielaborazione parziale dei presupposti di fatto del conflitto è in contrasto con il principio enunciato dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 383 del 2006 e n. 79 del 2005). La carenza di un requisito essenziale del ricorso ne comporta, dunque, l'inammissibilità.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Tribunale di Roma, prima sezione civile, nei confronti della Camera dei deputati, con l'atto indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 3 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA