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il programma dei lavori da eseguire, nonché l'ordine di priorità, deve essere approvato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, con decreto del Ministro della giustizia, adottato, d'intesa col Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su proposta del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; in data 27 marzo 2019, il Garante delle persone private della libertà personale ha denunciato, ancora una volta, l'andamento progressivo dell'aumento dei detenuti, ben 2.047 in più nell'ultimo anno; il 2 aprile, è stato reso dall'ultimo rapporto "Space", un documento che fotografa la situazione del sistema penitenziario negli Stati membri del Consiglio d'Europa al 31 gennaio 2018: in Italia ci sono troppi detenuti in attesa di un primo giudizio o di una sentenza definitiva (il 34,5 per cento, contro una media europea del 22,4 per cento), le carceri italiane sono tra le più sovraffollate del continente e il nostro Paese è tra quelli con la più alta percentuale di persone condannate per reati legati alla droga; in numeri assoluti si tratta di 20.000 persone, di cui quasi la metà sono in attesa di un primo giudizio, mentre gli altri hanno fatto appello contro la condanna o sono entro i limiti temporali per farlo; l'Italia, secondo quanto emerge dal rapporto, è tra gli otto Paesi del Consiglio d'Europa che "hanno indicato di avere un serio problema di sovraffollamento nel loro sistema penitenziario"; il Ministro in indirizzo, il 25 gennaio 2019, durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario ha dichiarato: "Nell'ambito della grave emergenza in cui versano le nostre strutture penitenziarie - attualmente sono presenti 59.947 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 50.569 - si è deciso di intervenire come segue, sul presupposto che non è accettabile che in uno Stato di diritto, detenuti e agenti di polizia penitenziaria vivano e lavorino in condizioni fortemente sotto la minima soglia della dignità: oltre all'incremento delle risorse umane cui sopra si è già fatto cenno, sono stati destinati all'edilizia penitenziaria numerosi fondi, alcuni dei quali saranno spesi nel corso del 2019, tramite agevolazioni procedurali contenute nell'articolo 7 del c.d. Decreto semplificazioni, attualmente in fase di conversione"; ad oggi non risulta approvato il decreto di cui all'articolo 7 citato avente ad oggetto i lavori da eseguire, si chiede di sapere quali siano i tempi di approvazione del decreto di cui all'articolo 7 richiamato in premessa. Atto n. 3-00779 MALPEZZI Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e per la pubblica amministrazione Premesso che: in data 13 dicembre 2018 tra l'ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale nelle pubbliche amministrazioni) e le organizzazioni sindacali rappresentative dell'area dirigenziale istruzione, AFAM, università e ricerca è stata sottoscritta l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per il triennio 2016-2018; il precedente contratto collettivo, relativo al quadriennio 2006-2009, stipulato il 15 luglio 2010, è scaduto il 31 dicembre 2009 e pertanto sono decorsi ben 9 anni dall'ultimo rinnovo; il procedimento di contrattazione collettiva per il rinnovo del contratto relativo al triennio 2016-2018 si è svolto nell'assoluto rispetto dei commi 1, 2 e 3 dell'articolo 47 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, avendo l'ARAN avuto a riferimento gli appositi atti di indirizzo emanati dal Governo, ultimo dei quali in data 19 ottobre 2017; con apprezzabile sollecitudine l'ARAN ha provveduto all'espletamento delle procedure di sua competenza prescritte dal successivo comma 4, primo periodo, dell'articolo 47 citato; al momento non si dispone di accertate notizie circa l'ulteriore iter procedurale stabilito dai restanti periodi dello stesso comma 4, solo all'esito dei quali l'ARAN, una volta acquisito il parere favorevole sull'ipotesi di accordo, possa trasmettere alla Corte dei conti la quantificazione dei costi contrattuali ai fini della certificazione della loro compatibilità con gli strumenti di programmazione e di bilancio; tale adempimento comporterà un'ulteriore dilatazione dei tempi di effettiva conclusione della procedura di rinnovo; l'effettiva erogazione dei benefici economici è subordinata agli atti dispositivi di aggiornamento stipendiali di ciascun dirigente, a cura delle competenti amministrazioni dello Stato, rendendo ulteriormente intollerabile un ritardo che sta in loro generando viva preoccupazione e profondo sconcerto, si chiede di sapere: quale sia l'effettivo stato dell' iter di rinnovo del contratto collettivo nazionale; quali siano state le ragioni per le quali, dopo oltre 4 mesi dalla sottoscrizione dell'ipotesi di rinnovo del contratto, ancora non si sia potuto procedere alla stipula definitiva e quali dovessero, malauguratamente, ancora permanere; quali passi abbiano finora compiuto i Ministri in indirizzo sia di informativa che di sollecito, tesi a rimuovere i ritardi sicuramente inusuali fin qui maturati; se non ritengano opportuno dare un'indicazione relativa a una data certa per la stipula definitiva del contratto, accompagnata dall'impegno a garantirne il rispetto. Atto n. 3-00780 MALPEZZI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: come è noto, le Regioni Lombardia e Veneto, attraverso un referendum consultivo, e la Regione Emilia-Romagna hanno fatto richiesta, in base all'articolo 116 della Costituzione, di forme ulteriori di autonomia anche in materia di istruzione e formazione; la proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell'art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001 ma che fino ad oggi non erano mai state applicate, essendo già riconosciuta alle Regioni l'autonomia legislativa, ovvero la potestà di dettare norme di rango primario, articolata sui 3 livelli di competenza: esclusiva o piena, concorrente o ripartita, di attuazione delle leggi dello Stato; come segnalato in un recente appello dei sindacati della scuola e del mondo dell'associazionismo si rischia di promuovere un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio: "Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali";