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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione GIUSTIZIA (2ª) 151 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 11,10. IN SEDE CONSULTIVA delega trasporto aereo DDL 727 Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di trasporto aereo (Parere alla 8 a Commissione. Esame e rinvio) Il relatore CRUCIOLI ( M5S ) illustra le parti di competenza del disegno di legge, consistenti nel criterio di delega di cui alla lettera z) del comma 2 dell'articolo 1, nonché i due emendamenti soppressivi ad esso riferiti. La senatrice MODENA ( FIBP-UDC ) chiede chiarimenti in merito ai criteri per la definizione della localizzazione degli aeroporti sul territorio nazionale, forieri di potenziale contenzioso nei rapporti con l'ENAC. Al relatore CRUCIOLI ( M5S ), secondo cui la questione non sarebbe attinente alla materia della Commissione giustizia, il senatore CALIENDO ( FIBP-UDC ) ricorda la necessità che i parametri indicati nella legge di delega siano definiti e predeterminati, pena il rischio di contenzioso giurisdizionale di risulta. Dopo che il PRESIDENTE ha condiviso l'identificazione dei meccanismi di soluzione alternativa delle controversie come ambito proprio della competenza consultiva della Commissione, il relatore CRUCIOLI ( M5S ) accetta l'invito a svolgere una riflessione ulteriore in merito alla necessità di meglio definire l'ambito della delega, che appare troppo ampio. Non facendosi osservazioni, il seguito dell'esame è quindi rinviato. IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO AG. N. 151 - Schema di decreto legislativo recante norme di attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale Doc n. 151 Schema di decreto legislativo recante norme di attuazione della direttiva (UE) 2017/1371 relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 3 della legge 4 ottobre 2019, n. 117. Esame e rinvio) Il senatore MIRABELLI ( PD ) riferisce alla Commissione sullo schema di decreto legislativo in titolo, volto ad armonizzare la disciplina penale italiana alla direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, in tema di lotta contro la frode che leda gli interessi finanziari dell'Unione (cosiddetta "direttiva PIF" - direttiva per la protezione interessi finanziari). L'articolo 1 reca una serie di modifiche al codice penale. In proposito è necessario ricordare che l'articolo 7 della Direttiva impone agli Stati membri, nei riguardi delle persone fisiche, di assicurare che i reati c.d. PIF siano puniti con sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive. Inoltre si prevede che gli Stati membri adottino le misure necessarie affinché tali reati siano punibili con una pena massima che preveda la reclusione. La Direttiva specifica che qualora ne derivino danni o vantaggi considerevoli, i medesimi reati debbano essere puniti con una pena massima di almeno quattro anni di reclusione. Il medesimo articolo 7 della Direttiva detta i criteri in base ai quali valutare i danni o vantaggi considerevoli; in particolare la direttiva specifica che si presume considerevole il danno o il vantaggio di valore superiore ai 100.000 EUR per tutti i reati c.d. PIF, ad eccezione dei danni o vantaggi derivanti da reati in materia di IVA, che si presumono sempre considerevoli. Gli articoli 3 e 4 della Direttiva sono, poi, dedicati all'elencazione dei reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione. È in primo luogo definita la nozione di frode lesiva degli interessi finanziari. Essa si articola in quattro punti che riguardano: la materia delle spese sostenute dall'Unione e non relative agli appalti; la materia delle spese sostenute dall'Unione e relative agli appalti; la materia delle entrate dell'Unione, diverse dalle risorse proprie provenienti dall'IVA; la materia delle entrate derivanti dalle risorse IVA. Le diverse forme di frode si possono realizzare secondo specifiche modalità. La prima tipologia di condotta fraudolenta si sostanzia nell'utilizzo o presentazione di dichiarazioni o documenti falsi, inesatti o incompleti, cui segua il conseguimento di un indebito beneficio per l'agente, con danno del bilancio UE. Il secondo modello, invece, coincide con la mancata comunicazione di informazioni, a fronte di un preciso obbligo in tal senso, da cui derivino le medesime conseguenze. Il terzo tipo di condotta fraudolenta si rinviene nella distrazione di somme o benefici (ovvero il conseguimento a finalità incompatibili con quelle originarie). Per la sola IVA si prevede tuttavia, accanto alle predette condotte fraudolente, altresì la "presentazione di dichiarazioni esatte ( ) per dissimulare in maniera fraudolenta il mancato pagamento o la costituzione illecita di diritti a rimborsi dell'IVA". In ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 3, comma 1, lettera f ) della legge di delega e dalla Direttiva, sono individuate (lettere a-c del comma 1) le fattispecie di reato per le quali viene stabilito un aumento della pena edittale massima fino a quattro anni di reclusione, quando il fatto commesso lede gli interessi finanziari dell'Unione europea ed il danno ovvero il profitto conseguenti al reato sono superiori ad euro 100.000. Si tratta, in particolare: del reato di peculato mediante profitto dell'errore altrui di cui all'articolo 316 del codice penale; del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato di cui all'articolo 316- ter del codice penale; del reato di induzione indebita a dare o promettere utilità (articolo 319- quater ). Lo schema incide non sulla pena prevista a carico del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio (che induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità), ma su quella prevista per chi dà o promette denaro o altra utilità (reclusione fino a tre anni). In ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 3, comma 1, lettera d ), della legge di delega, la lettera d ) modifica l'articolo 322- bis del codice penale al fine di estendere la punizione dei fatti di corruzione passiva, come definita dalla Direttiva, anche ai pubblici ufficiali e agli incaricati di pubblico servizio di Paesi terzi rispetto agli Stati membri dell'Unione europea o di organizzazioni pubbliche internazionali, quando tali fatti siano posti in essere in modo che ledano (o possano ledere) gli interessi finanziari dell'Unione. È opportuno ricordare che l'articolo 4, paragrafo 2, della Direttiva alla lettera a ) specifica che per «corruzione passiva» si intende l'azione del funzionario pubblico che, direttamente o tramite un intermediario, solleciti o riceva vantaggi di qualsiasi natura, per sé o per un terzo, o ne accetti la promessa: