[ddlpres]

a) si adopera affinché i genitori elaborino con la partecipazione del figlio anche minore, se capace di discernimento, un accordo di separazione; b) promuove la cura responsabile dei minori da parte delle figure genitoriali e, più in generale, dei soggetti coinvolti nelle relazioni affettive con i minori, al fine di garantire la massima protezione del minore rispetto alle dinamiche conflittuali e il mantenimento dei legami affettivi, avendo riguardo anche alla tutela dei valori educativi; c) favorisce il percorso, in maniera neutrale e in completa autonomia dal procedimento giudiziario, supportando i soggetti interessati anche nella fase successiva alle decisioni di carattere giurisdizionale; d) sostiene le parti affinché si possa giungere a un'intesa che sia frutto del libero consenso di tutte le parti coinvolte. Art. 4. (Requisiti per l'esercizio dell'attività di mediatore) 1. L'esercizio dell'attività di mediatore è subordinato a una specifica formazione professionale, da acquisire, dopo il conseguimento delle lauree in ambito medico, giuridico, psico-sociale e pedagogico, mediante corsi di formazione, di cui al comma 2, comprensivi di un tirocinio teorico-pratico in mediazione familiare. 2. Per l’esercizio dell’attività di mediatore familiare è necessario aver conseguito l’attestato di frequenza ad un corso biennale/triennale di 320 ore e aver sostenuto con esito positivo l'esame finale presso enti pubblici e associazioni di categoria accreditate come ente formativo dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. 3. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge sono definiti i requisiti per l’accreditamento degli enti e delle associazioni di cui al comma 2. Con il medesimo decreto sono definite le modalità di attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 7. 4. Ai fini dell’accreditamento lo statuto delle associazioni interessate è conforme a quanto previsto dalla legge 14 gennaio 2013, n. 4. Art. 5. (Esercizio dell'attività di mediatore) 1. Nello svolgimento delle funzioni di cui all'articolo 3, al mediatore è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione forense e di quella psico-terapeutica. 2. Il processo di mediazione, avviato dalle parti o proposto dal giudice, è facoltativo. 3. Il mediatore è tenuto all'obbligo di riservatezza rispetto alle dichiarazioni rese ed alle informazioni acquisite; non è tenuto a riferire al giudice competente né può essere citato come testimone nel corso di procedimenti giudiziari, tranne nei casi previsti dalla legge. 4. Il mediatore è soggetto alla disciplina stabilita dall'articolo 622 del codice penale. 5. Il mediatore, qualora reputi che le regole della mediazione non siano state rispettate o qualora non sia in grado di garantire la necessaria imparzialità e neutralità, ha la facoltà di astenersi dal procedimento di mediazione familiare. 6. Al mediatore è fatto obbligo di astenersi dal trattare il procedimento pervenuto alla sua cognizione nei seguenti casi: a) se ha interesse nel procedimento; b) se egli stesso, o il coniuge, è parente fino al 4º grado o legato a vincoli di affiliazione, o è convivente o commensale abituale di una delle parti; c) se egli stesso o il coniuge ha grave inimicizia o ha rapporti di credito o debito con una delle parti; d) se è tutore, curatore o amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti. 7. Nei casi in cui è fatto obbligo al mediatore di astenersi, e questi non si astenga, ciascuna delle parti può chiedere che venga nominato altro mediatore mediante formale istanza contenente le ragioni della richiesta. L'istanza deve essere presentata al giudice dinanzi al quale pende la causa di separazione o divorzio. 8. Al mediatore è vietato qualsiasi intervento a favore di una delle due parti impegnate nel percorso di mediazione familiare. Art. 6. (Associazioni professionali) 1. Coloro che esercitano la professione di mediatore possono costituire associazioni di natura privatistica secondo quanto disposto dall'articolo 2 della legge 14 gennaio 2013, n. 4. 2. Le associazioni professionali che sono state accreditate dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ai sensi dell’articolo 4, possono svolgere sia attività di formazione finalizzata al rilascio del diploma di mediatore familiare che di aggiornamento continuo anche in convenzione con atenei o altre istituzioni di elevata qualità scentifica. 3. Ai fini dell'articolo 155- sexies del codice civile e nei procedimenti giudiziari che coinvolgono minori, le associazioni professionali di cui al presente articolo offrono servizi di informazione volti a promuovere il ricorso alla mediazione familiare utilizzando, tramite apposite convenzioni, locali propri o locali siti negli uffici giudiziari. 4. Le associazioni attraverso convenzioni con enti pubblici o privati promuovono l'accesso alla mediazione familiare offrendo servizi di mediazione a tariffe agevolate. Art. 7. (Disposizioni transitorie) 1. In sede di prima attuazione, esercitano l’attività di mediatore familiare secondo le modalità stabilite dalla presente legge: a) coloro che abbiano già svolto corsi di mediazione familiare con caratteristiche analoghe a quelle definite dalla presente legge; b) coloro che presentino nel loro curriculum master universitari in materia di diritto di famiglia con particolare riferimento alla tutela dei figli minori; c) coloro che già svolgano attività di mediazione familiare e risultino in regola con l'iscrizione ad associazioni di categoria così come definite nell'articolo 4; d) gli operatori delle strutture pubbliche che, nel loro curriculum , presentino una operatività legata all'esercizio della mediazione familiare, purché facenti parte di una associazione di categoria di cui all'articolo 4 della presente legge. 2. I soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge, esercitano l'attività di mediatore familiare senza disporre dei requisiti di cui al comma 1 devono partecipare ai corsi integrativi che verranno predisposti da enti pubblici e dalle associazioni di categoria che hanno ottenuto l'accreditamento di cui all'articolo 4.