[pronunce]

consenta la donazione di prestazioni periodiche, tale disposizione potrebbe riguardare «solamente le prestazioni alimentari e di soccorso». Infine, e decisivamente, in virtù del sinallagma prima ricordato, mancherebbe lo spirito di liberalità, che «costituisce un elemento essenziale della causa del contratto di donazione», ai sensi dell'art. 769 cod. civ. Tuttavia, il tenore della disposizione censurata non lascerebbe dubbi sulla voluntas legis. Ponendosi «in evidente rapporto di specialità» con l'art. 15, comma 1-bis, del TUIR, la disposizione non richiederebbe affatto l'accertamento della natura liberale delle erogazioni, consentendo piuttosto, a partire dall'anno di imposta 2007, la detrazione di qualunque versamento in denaro eseguito dai candidati e dagli eletti alle cariche pubbliche in conformità a previsioni regolamentari o statutarie deliberate dai partiti o movimenti politici beneficiari delle erogazioni medesime. In conclusione, poiché la disposizione censurata si applica proprio ad elargizioni non aventi carattere liberale, il ricorso dovrebbe essere accolto, salvo che risulti fondata la questione di legittimità costituzionale: ciò che renderebbe evidente la rilevanza di quest'ultima. In punto di non manifesta infondatezza, il rimettente argomenta il contrasto della disposizione in esame con l'art. 67 Cost., secondo cui «[o]gni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Consentendo la detraibilità dall'imposta sui redditi delle erogazioni eseguite da candidati e da eletti alle cariche pubbliche, anche in assenza dello spirito di liberalità, essa sarebbe infatti «fonte di possibili condizionamenti dell'indipendenza del parlamentare nell'espletamento delle sue funzioni». Ad introdurre nelle relazioni tra parlamentare e partito politico «fattori potenzialmente distorsivi in quanto estranei al rapporto rappresentativo», in violazione appunto dell'art. 67 Cost., sarebbe, in particolare, la creazione a carico del parlamentare «di debiti di natura giuridica nei confronti di un partito politico», con i corollari della responsabilità patrimoniale di natura personale e dell'assoggettabilità a possibili azioni esecutive. 2.- Il d.l. n. 149 del 2013, come convertito, che contiene la disposizione censurata, costituisce una tappa di rilievo nel percorso normativo che ha gradualmente condotto all'abolizione del finanziamento pubblico diretto dei partiti. Il decreto-legge in parola segna infatti il passaggio ad un sistema di finanziamento esclusivamente privato, di cui vengono ridisegnati i contorni, con la previsione di una transizione progressiva dal precedente al nuovo ordinamento, basato soltanto su due meccanismi, peraltro già sperimentati in passato. Viene ribadita, infatti, la possibilità di destinare a un partito politico una quota (oggi pari al due per mille) dell'IRPEF (art. 12), secondo quanto già originariamente previsto dalla legge 2 gennaio 1997, n. 2 (Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici). Inoltre, ed è quel che più rileva in questa sede, l'art. 14, comma 5, del d.l. n. 149 del 2013, come convertito, abroga l'art. 15, comma 1-bis, del TUIR, «[a] decorrere dal 1° gennaio 2014», ma, dalla stessa data, l'art. 11 del medesimo decreto conferma il regime fiscale agevolato di cui può beneficiare il contribuente che effettui erogazioni liberali in denaro a partiti politici, purché questi ultimi rispettino alcuni requisiti, tra cui l'iscrizione in apposito registro (a sua volta subordinata a determinate condizioni). È riconosciuta, infatti, la possibilità di detrarre, ai fini dell'imposta sul reddito, una somma pari al 26 per cento per importi compresi fra trenta e trentamila euro annui (art. 11, commi 1 e 2), purché l'elargizione sia effettuata con modalità di versamento, specificamente indicate (art. 11, comma 7), che ne garantiscano la tracciabilità. In tale contesto trova dunque collocazione la disposizione censurata, ossia il comma 4-bis dell'art. 11, aggiunto al d.l. n. 149 del 2013 dalla legge di conversione. Nella sua versione iniziale, il comma constava di un'unica proposizione, a tenore della quale «[a] partire dall'anno di imposta 2007 le erogazioni in denaro effettuate a favore di partiti politici, esclusivamente tramite bonifico bancario o postale e tracciabili secondo la vigente normativa antiriciclaggio, devono comunque considerarsi detraibili ai sensi dell'articolo 15, comma 1-bis, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917». Come si ricava da alcuni indici testuali - quali la scomparsa dell'aggettivo «liberali» a qualificare le erogazioni in denaro di cui si tratta e l'impiego dell'avverbio «comunque» a specificare la detraibilità di esse - la disposizione intende ammettere all'agevolazione fiscale anche le erogazioni in denaro non caratterizzate dallo spirito di liberalità, da chiunque effettuate, purché nei modi previsti dalla disposizione del TUIR richiamata (ossia tramite i sistemi tracciabili da essa contemplati). Indizio rivelatore della suddetta intentio legis, del resto, è la dichiarata portata retroattiva (in tal senso, già l'ordinanza di questa Corte n. 182 del 2019) dell'intervento legislativo («[a] partire dall'anno di imposta 2007»), il quale non avrebbe avuto alcuna utilità ove riferito a forme di contribuzione - appunto quelle sostenute dallo spirito di liberalità - già ammesse a detrazione sin dalla ricordata legge n. 2 del 1997, con previsione "rinnovata", a partire dal 1° gennaio 2014, dal comma 1 del medesimo art. 11 del d.l. n. 149 del 2013, come convertito. Tale interpretazione costituisce il presupposto interpretativo dal quale correttamente muove il giudice a quo ed è confermata dalla modifica operata dall'art. 1, comma 141, della legge n. 190 del 2014. Quest'ultimo intervento legislativo (la cui sopravvenienza ha indotto questa Corte a una pronuncia di restituzione degli atti a fronte di una questione di legittimità costituzionale simile, ma non identica, a quella ora in esame: ordinanza n. 182 del 2019) aggiunge alla disposizione in esame un secondo periodo, a norma del quale «[l]e medesime erogazioni continuano a considerarsi detraibili ai sensi del citato articolo 15, comma 1-bis, ovvero ai sensi del presente articolo, anche quando i relativi versamenti sono effettuati, anche in forma di donazione, dai candidati e dagli eletti alle cariche pubbliche in conformità a previsioni regolamentari o statutarie deliberate dai partiti o movimenti politici beneficiari delle erogazioni medesime». L'oggetto della modifica è costituito dalle erogazioni in denaro - come detto, non liberali - effettuate a partire dall'anno di imposta 2007 («[l]e medesime erogazioni» di cui al primo periodo), ma da parte di candidati ed eletti alle cariche pubbliche: