[pronunce]

Piú chiaramente si vuol dire che lo Stato può, anche con legge, a fini di razionale organizzazione degli uffici, determinare modificazioni delle competenze di questi ed al caso disciplinare diversamente le modalità della riscossione. Ma, ove non si tratti di modificazioni dei principi attinenti alla struttura dei singoli tributi, alla Regione deve essere garantita l'attribuzione delle entrate nella misura di sua spettanza, ancorché la riscossione avvenga fuori del suo territorio» (sentenza n. 71 del 1973); c) «la disposizione dell'art. 4 delle norme di attuazione non ha altra funzione che quella di salvaguardare la regola generale enunciata nell'art. 2, secondo la quale alla Regione spettano (salvo alcune eccezioni qui non rilevanti) tutte le entrate tributarie riscosse nel suo territorio; e ciò nel senso che l'affluenza di entrate tributarie ad uffici situati fuori del territorio regionale, disposta per esigenze amministrative, non incide sulla loro spettanza determinata in base alle regole cui si è fatto cenno» (sentenza n. 81 del 1973). Anche la sopra evidenziata natura eccezionale del criterio di riparto previsto dagli artt. 37 dello statuto regionale e 7 delle norme di attuazione è stata già sottolineata da questa Corte: a) «Detto art. 37, lungi dall'esprimere un criterio applicabile ad ogni tributo erariale, costituisce, invero, norma sicuramente eccezionale. Basta considerare che in base ad un principio della legislazione statale, l'imposta sui redditi grava sull'impresa nella essenziale sua unità e sorge, secondo la regola della territorialità del tributo, nel luogo in cui l'impresa ha la sua sede, escludendosi che assuma rilevanza ed autonomia, ai fini tributari, il singolo stabilimento o la singola filiale. L'art. 37 dello Statuto, per contro, ha significato e portata di eccezione, introdotta dal legislatore statutario per dare, limitatamente all'imposta sul reddito (o, come risulta specificato nell'art. 7 del decreto del 1965, sulla ricchezza mobile), ciò che la Regione non avrebbe potuto acquisire» (sentenza n. 71 del 1973); b) «Una ulteriore conferma della validità di siffatta conclusione si ricava per altro dall'art. 7 del decreto n. 1074, e, in particolare, dalla disposizione contenuta nel secondo comma di tale articolo. Nella già menzionata decisione n. 71 è stato messo in luce che l'art. 37 dello Statuto, lungi dall'esprimere un principio generale, attribuisce, in via eccezionale, alla Regione una quota di imposta sui redditi prodotti da imprese aventi sede fuori del territorio, commisurata al reddito prodotto da stabilimenti ed impianti situati in Sicilia, estendendo in questo modo le entrate tributarie spettanti alla Regione [...]. Orbene, il citato art. 37 Stat. che predispone gli strumenti procedurali attraverso i quali si perviene alla individuazione della prescritta quota, concorre a dimostrare che le stesse norme di attuazione hanno inteso come eccezionale il disposto dell'art. 37 Stat. ; ed il secondo comma, che coerentemente attribuisce alla Regione i corrispondenti tributi sui redditi di lavoro, prova che, al di fuori della materia attinente alle imprese con stabilimenti ed impianti in Sicilia, e che abbiano la loro sede in altra parte del territorio nazionale, non esistono altre ipotesi nelle quali sia possibile identificare tributi che, riscossi e ritenuti da enti non aventi sede nella Regione, siano di spettanza di questa ultima» (sentenza n. 81 del 1973). 2.2.4. - Come si è sopra ricordato, la Regione ricorrente invoca, a sostegno della tesi dell'applicabilità generale del criterio di riparto basato sul luogo di realizzazione del presupposto di imposta, le sentenze di questa Corte n. 306 del 2004 e n. 138 del 1999. Tali pronunce - senza dar conto del sopra citato precedente orientamento difforme della Corte - hanno affermato che: a) «L'art. 2 delle citate norme di attuazione - pur sancendo la spettanza alla Regione delle entrate tributarie erariali "riscosse nell'ambito" del territorio regionale - non va inteso nel senso che sia sempre decisivo il luogo fisico in cui avviene l'operazione contabile della riscossione. Esso tende, infatti, ad assicurare alla Regione il gettito derivante dalla "capacità fiscale" che si manifesta nel suo territorio, e cioè dai rapporti tributari che sono in esso radicati, in ragione della residenza fiscale del soggetto produttore del reddito colpito o della collocazione nell'ambito territoriale regionale del fatto cui si collega il sorgere dell'obbligazione tributaria»; b) questa interpretazione «trova conferma, da un lato, nell'art. 4 delle stesse norme di attuazione, il quale precisa che nelle entrate spettanti alla Regione "sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione"; e, dall'altro, nella previsione (contenuta negli artt. 37 dello statuto speciale e 7 delle norme di attuazione in materia finanziaria) di meccanismi di riparto dei redditi soggetti a imposizione nel caso di imprese operanti sia nel territorio siciliano sia in altri territori» (sentenza n. 306 del 2004, che richiama la sentenza n. 138 del 1999). In ragione delle considerazioni svolte nei punti precedenti, questa Corte ritiene di doversi discostare dall'interpretazione dello statuto e delle norme attuative fornita dalle suindicate pronunce e di dover riaffermare, al riguardo, la sopra delineata ricostruzione del sistema di riparto del gettito tributario tra Stato e Regione Siciliana, confermativa di quella evidenziata dalle sopra richiamate sentenze n. 81 e n. 71 del 1973. In particolare, va ribadito che: a) il criterio generale di riparto basato sul luogo di realizzazione del presupposto, quale manifestazione della «capacità fiscale» del soggetto passivo di imposta, non trova alcun appiglio testuale nell'art. 2 delle citate norme di attuazione, il quale fa esclusivo riferimento al luogo in cui viene riscosso il tributo; b) il testo dell'art. 4 delle norme di attuazione non autorizza a ritenere che le «fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale» debbano intendersi, in ingiustificata contraddizione con il citato art. 2, come «fattispecie in cui si realizza il presupposto d'imposta nel territorio della Regione», ma impone, al contrario, di intendere queste ultime come «fattispecie di riscossione che si sono realizzate nella Regione», le quali, in quanto attengono all'adempimento dell'obbligo tributario, sono strettamente connesse alla disciplina del tributo e, perciò, non possono essere riduttivamente considerate quali mere "operazioni contabili" (come, invece, fanno le sentenza n. 306 del 2004 e n. 138 del 1999);