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Disciplina della professione di assistente sociale. Onorevoli Senatori. -- Nel nostro Paese sono circa trentacinquemila gli iscritti all’albo professionale degli assistenti sociali, la cui figura è prevista in tutti i servizi territoriali degli enti locali e delle aziende sanitarie locali (ASL) rivolti alle famiglie, ai minori, agli adolescenti e alle persone adulte che per ragioni socio-economiche, culturali o sanitarie si trovano in situazione di difficoltà o a rischio di esclusione sociale e di emarginazione nonché alle persone disabili e alle persone anziane. L’assistente sociale ha inoltre una funzione di «consulenza» socio-assistenziale per i soggetti più vulnerabili come anziani (oltre i sessantacinque anni), minori (0-18 anni) persone affette da grave disabilità fisica e psichica, stranieri extracomunitari, tossicodipendenti, alcolisti, malati mentali e adulti portatori di varie problematiche. Rientra nelle sue competenze anche il rapporto con il tribunale e con il giudice minorile in materia di adozione, di affidamento familiare e in tutti i casi previsti dalla legge. La professione di assistente sociale è esercitata, oltre che nei servizi sociali territoriali, all’interno dei servizi sociali del Ministero della giustizia sia per il settore minorile, sia per il settore degli adulti. In tale ambito, all’assistente sociale sono affidati compiti di sostegno e di assistenza nei confronti degli utenti sottoposti a misure cautelari o a pene alternative alla detenzione e in particolare all’istituto dell’affidamento in prova al servizio sociale. All’interno degli ospedali, l’assistente sociale è parte integrante della squadra medico-infermieristica. Il suo compito è contribuire all’analisi del bisogno sociale o socio-assistenziale presentatosi in concomitanza con il ricovero della persona e alla immediata pianificazione e attuazione dell’intervento attraverso la valutazione geriatrica ospedaliera per i soggetti anziani o adulti non autosufficienti. In particolare, la funzione professionale garantisce il buon utilizzo delle risorse presenti sul territorio di riferimento per il paziente, il quale viene favorito nella continuità assistenziale nel momento della dimissione. Se pensiamo che, nei casi migliori, si ha un solo assistente sociale di base per ogni 5.000 abitanti con una presenza parcellizzata nei vari ambiti, con normative contrattuali diverse, e con un raggio di intervento ampio, ci rendiamo subito conto di quanto sia insufficiente, pur rappresentando oggi gli assistenti sociali la chiave di volta dei progetti socio-assistenziali, socio-sanitari e di integrazione sul territorio. La normativa di riferimento per la figura dell’assistente sociale è, in sintesi la seguente: il decreto del Presidente della Repubblica 15 gennaio 1987, n. 14, conseguente al riordino delle scuole dirette a fini speciali di assistente sociale; la legge 23 marzo 1993, n. 84, istitutiva dell’ordine e dell’albo professionale degli assistenti sociali; la riforma dell’ordinamento universitario, prevista dal decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 4 agosto 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000, che aveva istituito la laurea in scienze del servizio sociale -- classe 6 e la laurea specialistica in programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali -- classe 57/S, oggi sostituite dalla laurea in scienze e tecniche psicologiche classe L 24 e dalla laurea magistrale in servizio sociale e politiche sociali classe LM 87, previste dai decreti del Ministro dell’università e della ricerca 16 marzo 2007, pubblicati nei supplementi ordinari alla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 6 luglio 2007 e n. 157 del 9 luglio 2007; la legge 3 aprile 2001, n. 119, che ha esteso agli assistenti sociali l’obbligo del segreto professionale, già vigente per altre professioni, in considerazione dell’alto rilievo sociale della professione; il decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, emanato a seguito della riforma universitaria del 1999, che ha proceduto al conseguente adeguamento della disciplina dell’ordinamento della professione e dell’albo, introducendo i profili di assistente sociale specialista e di assistente sociale e le corrispondenti sezioni A e B nell’albo professionale. Per poter esercitare le professioni di assistente sociale e di assistente sociale specialista sono richiesti, rispettivamente, il conseguimento della citata laurea classe L 24 o della laurea magistrale classe LM 87 e, successivamente, il superamento del relativo esame di Stato di abilitazione all’esercizio professionale. Con questi titoli è possibile richiedere l’iscrizione all’albo professionale della regione di residenza. I titoli di studio conseguiti all’estero devono essere sottoposti a una procedura di riconoscimento da parte del Ministero della giustizia, in base al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206. Una volta valutata la congruenza dei percorsi formativi, sono previste, ove necessario, delle misure compensative che comportano periodi di tirocinio ovvero percorsi di studio integrativo con prove finali, per poter finalmente richiedere l’iscrizione all’albo. Da ultimo si ricorda il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137. Si tratta di una professione di aiuto alla persona in stato di bisogno; per questo l’assistente sociale rappresenta per l’utente, la risposta operativa a cui fare riferimento poiché egli è l’indispensabile attivatore delle risorse individuali e collettive di coloro che accedono ai diversi servizi. Il presente disegno di legge risponde, pertanto, a questa e ad altre esigenze e si propone come specifico strumento normativo per valorizzare la figura dell’assistente sociale a tutti i livelli di responsabilità, anche dirigenziali, e per uniformare e rendere omogeneo questo settore professionale, che richiede una specializzazione e un’alta professionalità non ancora sufficientemente riconosciute né a livello contrattuale né ai fini dell’incarico dirigenziale.. Capo I PROFESSIONE DI ASSISTENTE SOCIALE Art. 1. (Esercizio della professione di assistente sociale) 1. L'esercizio della professione di assistente sociale è subordinata al conseguimento dell'abilitazione mediante esame di Stato e all'iscrizione all'albo. 2. Gli assistenti sociali svolgono in condizioni di autonomia e indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, l'attività professionale prevista dalle norme del loro ordinamento nel rispetto dei propri fondamenti teorico-disciplinari, nonché delle norme del relativo profilo professionale e del codice deontologico, utilizzando la metodologia propria della professione, sia in regime autonomo sia in regime di lavoro subordinato o parasubordinato. 3. Facendo propri i contenuti della raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa Rec (2001)1, del 17 gennaio 2001, lo Stato, le regioni e le province autonome nell'esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, di programmazione ed amministrativa, promuovono la valorizzazione delle funzioni e del ruolo della professione di assistente sociale al fine di contribuire alla promozione e alla tutela dei diritti delle persone e della collettività, allo sviluppo dei processi di inclusione sociale, dell'integrazione del sistema dei servizi alla persona e della loro organizzazione e promozione sia sul territorio nazionale che in altri stati dell'Unione europea. Art. 2. (Libera professione) 1.