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A tal fine si chiede al Governo una nuova continuità territoriale che abbatta i costi di trasporto per persone e merci, ma anche un sistema di trasporto con elevati standard di qualità che siano degni di un Paese civile, in quanto l'affidamento ai vettori delle rotte in continuità territoriale non può reggersi sul solo criterio del costo più basso, quanto piuttosto su un'offerta complessiva. La qualità e il comfort offerti nei traghetti che solcano le rotte tra la Sardegna e la penisola devono servire come biglietto da visita del nostro comparto turistico e come primo giorno di vacanza per chi decide di trascorrere il periodo feriale nella nostra terra. E se la continuità marittima piange, quella aerea di certo non ride. Per scegliere il soggetto a cui affidare i servizi di continuità territoriale aerea viene sempre bandita una gara europea, nella quale vengono indicate le rotte e il numero di voli minimi da garantire, nonché il prezzo del biglietto con relativi servizi e vantaggi. Tali rotte, una volta assegnate, vengono poi concesse in esclusiva e con sovvenzioni statali a chi si aggiudica la gara, in deroga al principio del libero mercato. La continuità aerea imposta alla Sardegna da Roma e da Bruxelles ha concesso di connettere i tre aeroporti sardi (Olbia, Cagliari e Alghero) con i soli hub di Milano e di Roma Fiumicino. Per una libera circolazione dei passeggeri e delle merci, con ovvio rilancio dell'economia, sarebbe invece necessario collegare i tre principali aeroporti sardi con gli altri aeroporti di aree produttive del Paese, ma da anni il bando è bloccato al vaglio della Commissione europea a causa di un'incomprensibile ipotesi di violazione delle regole di mercato. In questo l'Europa non può essere la palla al piede dello sviluppo economico delle realtà regionali. Dopo il suo insediamento, il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas, già membro di questa Assemblea, in una situazione incerta per il mancato rinnovo del bando di continuità aerea fermo a Bruxelles, ha dovuto affrontare uno dei più grandi crack economico-finanziari della storia dell'aviazione civile moderna con il fallimento di Air Italy che, oltre ad aver messo sulla strada 1.500 dipendenti specializzati e le loro famiglie, ha inoltre lasciato il monopolio delle rotte ad Alitalia che - come tutti sanno - fa acqua da tutte le parti. Per concludere, tengo a sottolineare come un sistema di trasporti efficiente si regga su infrastrutture moderne e funzionali. Da questo punto di vista, la Sardegna patisce ritardi biblici sul completamento di opere pubbliche di interesse strategico. Consapevole che i fondi del recovery plan non sono infiniti, registriamo comunque una distribuzione iniqua delle risorse, che vedono la nostra isola penalizzata e che condiziona l'economia e la crescita sociale della Sardegna. Sul piano dei trasporti interni, sia la rete viaria che quella ferroviaria vivono una condizione di arretratezza non più tollerabile: strade statali di importanza fondamentale incompiute o in perenne manutenzione, reti ferroviarie insufficienti, inadeguate o obsolete che generano trasporti totalmente fuori mercato con tempi di percorrenza biblici. In un'era in cui la transizione ecologica deve essere il filo conduttore di una scelta politica infrastrutturale, in Sardegna non esiste un metro lineare di rete ferroviaria elettrificata. In ambito portuale vanno create le condizioni per un'accelerazione di tutte quelle opere che rendono competitivo uno scalo marittimo. Pertanto, per elevare la potenzialità e l'ecosostenibilità del sistema portuale sardo, oltre che nuovi investimenti utili per il completamento di porti industriali e commerciali, occorre un urgente riforma del codice degli appalti per la sburocratizzazione delle procedure, e su questi temi il Governo non può rimanere indifferente. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saviane. Ne ha facoltà. SAVIANE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, all'interno del decreto-legge trasporti oggi in discussione si affronta anche la questione delle navi da crociera e del trasporto marittimo delle merci nella laguna di Venezia. Soltanto una settimana fa, nella discussione generale relativa al riordino dei Ministeri, in merito al nuovo Ministero per la transizione ecologica avevo parlato della filiera del legno, dei boschi e anche della meravigliosa storia di Venezia: città unica al mondo, costruita su pali di legno in un ambiente fragile, ma ancora oggi viva e stupenda, grazie alle capacità straordinarie dei veneziani di custodire un gioiello frutto di dedizione, lavoro e sapiente gestione dell'ambiente marittimo, della terraferma e dei boschi. Le attività produttive commerciali hanno permesso alla città di Venezia di trasformarsi da piccolo villaggio, qual era all'epoca della sua fondazione, nella meraviglia che noi tutti oggi conosciamo. Ma la vera forza della città è da ricondurre al porto, incrocio mercantile tra Oriente ed Europa. Oggi, all'interno del decreto-legge trasporti, si prevede di indire un concorso di idee per acquisire proposte, idee e progetti di fattibilità tecnica ed economica, volti a regolare l'attività crocieristica nella laguna al fine di salvaguardare l'unicità del suo patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale. Il bando di concorso prevede che le proposte ideative debbano avere come principio la realizzazione e la gestione dei punti di attracco fuori dalle acque della laguna. Dato per assodato che nessuno vuole più vedere le enormi navi da crociera sfilare davanti piazza San Marco, con eventuali conseguenti incidenti - ricordiamo tutti ciò che accadde qualche anno fa in riva alla Giudecca - la domanda che mi pongo è se sia davvero necessario immaginare che i punti d'attracco debbano essere solo ed esclusivamente fuori dall'area della laguna. Il fatto di bandire un concorso di idee aperto a dei professionisti dovrebbe permettere di lasciarli liberi di studiare, analizzare e progettare in piena autonomia. Se di idee si parla, non ci deve essere condizionamento a priori , anzi dovrebbe essere caldeggiata la ricerca e l'innovazione. Le idee servono per questo; possono essere buone, cattive o anche geniali, ma certo non pilotate da interessi politici. Il grande calo demografico che da anni ormai colpisce Venezia non può lasciare indifferente nessuno di noi. E così... (Il microfono si disattiva automaticamente) ... la preoccupazione dei veneziani nell'immaginare la loro città senza un porto e, di conseguenza, senza un'anima. Come ho già detto, in questo decreto-legge si parla della collocazione del punto di attracco delle navi, ma credo che Venezia meriti uno studio approfondito per pianificare il suo futuro. Sulla bellezza di Venezia tutti siamo concordi. Quello che io colgo nel visitare questa splendida città è la perdita delle sue caratteristiche storiche, identitarie e culturali. Il drammatico calo demografico che Venezia ha subito negli ultimi decenni sta trasformando la città: sempre meno locali caratteristici, come botteghe e bar, e sempre più locali internazionali e negozi a conduzione straniera. Fare un classico "giro dei bacari", ossia bere buon vino e mangiare gustosi "cicchetti", stuzzichini caratteristici del luogo, permette di conoscere i veneziani e le loro storie.