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Riguardo al reclutamento del personale a tempo indeterminato, invece, il decreto-legge stabilisce che esso debba avvenire con procedure selettive pubbliche, a pena di nullità. Si regolano inoltre le procedure per la definizione delle dotazioni organiche, si stabiliscono limiti alle assunzioni a tempo indeterminato in termini di spesa complessiva e in coerenza con il fabbisogno e si prevedono procedure selettive riservate al personale artistico e tecnico, nonché al personale amministrativo in possesso di determinati requisiti. In tal modo, il provvedimento intende porre un argine ad abusi e discriminazioni, adeguando il sistema legislativo nazionale sul ricorso al lavoro a tempo determinato negli enti lirici alle norme di diritto interno ed europeo vigenti. Il provvedimento intende inoltre assicurare il rilancio delle fondazioni in termini di programmazione e di sviluppo, assicurandone la prosecuzione delle attività istituzionali e il conseguente accrescimento dei settori economici connessi, incoraggiando i responsabili dei teatri ad assumere per concorso personale in pianta stabile, con dotazioni organiche certe. Con un aggiustamento strutturale si potranno così determinare rilancio, programmazione e sviluppo, il tutto avendo un occhio di riguardo alle misure a sostegno di opere di espressione originale italiana. Nell'articolo 2, oltre ad assicurare un più adeguato svolgimento dei servizi generali di supporto delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e delle strutture periferiche, si autorizza, oltre ai 15,4 milioni di euro ai fini del bilancio 2019-2020, una spesa da parte del Ministero per i beni e le attività culturali di circa 20 milioni di euro degli utili derivanti dal gioco del lotto per ciascuno degli anni 2019-2020, per assicurare un più efficace svolgimento delle funzioni di tutela e conservazione dei beni culturali. In tal modo viene data un'adeguata risposta alla sempre più crescente domanda di fruizione dell'enorme patrimonio artistico del nostro Paese. Si prevedono anche norme per il cinema e l'audiovisivo, che in parte ridimensionano e in parte rendono applicabili alcuni punti della legge del cinema varata dal precedente ministro Franceschini, rendendo le norme più funzionali, graduali e flessibili. Nello specifico, vengono modificate e slittano a gennaio 2020 le norme che disciplinano la promozione di opere europee e italiane e che ridimensionano le percentuali di titoli italiani che le emittenti private sono obbligate a programmare e in parte anche le aliquote relative agli obblighi di investimento sulla produzione italiana. Inoltre sono confermate le severe sanzioni a chi si sottrarrà a questi vincoli. Viene inoltre modificata la composizione della commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, incrementando da 5 a 15 il numero degli esperti, il cui fine è l'accesso a contributi selettivi, destinati prioritariamente alle opere cinematografiche e in particolare a opere prime e seconde, opere realizzate da giovani autori, film difficili realizzati con modeste risorse finanziarie e opere di particolare qualità artistica. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Con l'articolo 4 si esclude, dal 1° luglio 2019, dopo sette mesi dall'entrata in vigore - ci tengo a dirlo al PD - anche lo spettacolo viaggiante dall'obbligo di utilizzare i biglietti nominali, oltre ad altre tipologie di spettacolo che agiscono già in deroga. L'articolo 5 è volto ad accelerare le procedure di appalto per la realizzazione degli interventi necessari per l'evento del campionato europeo di calcio 2020 che avrà luogo nella Capitale, garantendo l'integrità e la tutela del patrimonio storico, artistico e culturale di Roma. Tale intervento normativo urgente non mortifica la cultura, ma auspico che sblocchi ed esorti tante produzioni artistiche attualmente ferme per incertezza normativa e soprattutto per incertezza identitaria, opere che vanno dalla lirica al cinema, ambiti nei quali l'Italia si è sempre distinta per l'alto livello qualitativo. A tale decreto-legge, perciò, si affida un settore trainante non solo per l'arte, ma anche per l'economia, visto l'indotto che alimenta, pertanto la Lega si esprimerà favorevolmente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giro. Ne ha facoltà. GIRO (FI-BP) . Signor Presidente, prima di svolgere il mio intervento, che peraltro sarà brevissimo anche per consentire ai colleghi partecipare alla Cerimonia del Ventaglio, vorrei esprimere a nome di Forza Italia la nostra solidarietà ai cittadini italiani che in queste ore sono costretti a fronteggiare uno sciopero nazionale totale. Io ho letto i giornali stamattina e ho ascoltato tg sui maggiori canali radiotelevisivi che hanno definito questo come un blocco via terra e via mare, e venerdì ci sarà pure quello via aria. Di questo dobbiamo ringraziare un Ministro che fatico a definire dei trasporti, il quale non smette mai di sorprenderci. Desidero quindi esprimere la nostra solidarietà ai cittadini che qualcuno intendeva difendere come avvocato. Inizio il mio intervento con un avviso ai naviganti della politica, un mondo molto bizzarro, contraddittorio, con scarsa memoria, rivolto soprattutto ai colleghi del PD. C'è un detto storicamente molto consolidato che recita: il re è morto, lunga vita al re. Mutuando dal citato detto potremmo dire: il jobs act è morto, lunga vita al jobs act. Basta leggere il provvedimento oggi in esame in quest'Aula, il decreto-legge Bonisoli che, al comma 1 dell'articolo 1, aggiunge due commi al comma 3 del decreto legislativo n. 81 del 2015 che è il pilastro del jobs act di Renzi, uno dei decreti legislativi attuativi della cosiddetta legge Poletti del 2014, per dire evviva il contratto a tempo determinato, addirittura allungando i termini da trentasei a quarantotto mesi, quindi si è precari a vita. Ciò equivale a dire: viva Renzi, viva il jobs act, che funzionava. Infatti, nel decreto-legge Bonisoli, che mi sembra un ministro vicino al MoVimento 5 Stelle, non si fa alcun riferimento ad un decreto-legge molto più vicino, quello del 2018, cioè il decreto dignità, retoricamente presentato come il provvedimento che avrebbe abolito il precariato. Volevano abolire la povertà, il precariato, la TAV, volevano abolire tutto e invece fanno tutto e il contrario di tutto. Ciò dimostra che la politica, quando si governa, è molto diversa dalla propaganda politica delle campagne elettorali che si susseguono in questo Paese. Con il provvedimento in esame consentiamo anche ai lavoratori dello spettacolo di usufruire dei vantaggi sanciti e sottoscritti dalle leggi di Matteo Renzi in materia lavoristica. Quindi questo lo potremmo definire un decreto Bonisoli-Renzi, non certo un decreto Bonisoli-Di Maio.