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Sono sindaci che quotidianamente portano gli anziani, con l'auto dei servizi sociali, nei CEOD, nei centri di sostegno e negli ospedali e che fanno attraversare i bambini sulle strade davanti alle scuole. Sono sindaci tuttofare che spalano la neve, tagliano l'erba e fanno tante altre cose di ordinaria amministrazione che, a livelli superiori della politica, anche per una questione di tempo, non si fanno. Sono persone che amano la propria comunità. La Lega è vicina ai sindaci. Viva i sindaci d'Italia e soprattutto quelli dei piccoli Comuni. Ringrazio la Commissione per i lavori svolti sul provvedimento in esame e, come già anticipato il collega Augussori, anche l'ANCI per la vicinanza e soprattutto l'Associazione nazionale piccoli Comuni d'Italia, presieduta da Franca Biglio. Qui non se ne parla (oppure lo si fa, ma molti non conoscono bene la questione), ma in Italia a volte succede quanto capitato recentemente anche nella mia Verona (parliamo di un articolo del 13 maggio 2018). In occasione delle elezioni amministrative ci sono dipendenti pubblici, in particolare delle Forze di polizia, che, visto che la legge lo permette, presentano una lista alternativa a quella del sindaco pur di avere un'aspettativa temporanea per la campagna elettorale. Riporto l'articolo: passione per la pubblica amministrazione, per la politica, voglia di staccare dal lavoro quotidiano per un periodo (peraltro retribuito), o è solo una coincidenza quella che vede una quarantina di dipendenti pubblici candidati alle elezioni comunali del prossimo 10 giugno? Sono tutti Comuni piccoli, in cui non è necessario raccogliere firme per presentare una lista. Nel nostro caso stiamo parlando di San Mauro di Saline e Borgofranco sul Po, in provincia di Mantova. Ha suscitato curiosità nel mantovano il fatto che in una lista su tre compaiono molti candidati residenti in altri Comuni, anche in paesi del Sud Italia. Inoltre, i candidati di questa lista sono nati in svariate Province del nostro Paese. Lo stesso è accaduto per un'altra lista a San Mauro di Saline, in provincia di Verona. Quello delle aspettative elettorali è un fenomeno nato in sordina una decina di anni fa, ma che è andato via via crescendo fino ad assumere proporzioni considerevoli. Questo è uno dei casi che spiega perché il provvedimento in esame è molto positivo, soprattutto anche per gli italiani residenti all'estero, discendenti degli emigrati nell'Ottocento (il Veneto ha dato un forte contributo all'emigrazione in quel periodo). In questo modo garantiamo una sicurezza, perché nella raccolta delle firme non ci sarà più bisogno di raggiungere un certo numero e non saranno nemmeno necessari i voti degli italiani residenti all'estero. Nel mio Gruppo politico, che conosco molto bene, abbiamo fatto la gavetta masticando pane, territorio e amministrazioni locali. Questa è la nostra storia. Nel nostro curriculum vantiamo un cammino che parte proprio dai Comuni, le fondamenta della politica italiana. Per questo, quando i miei colleghi della Commissione affari costituzionali si rivolgono a voi, colleghi, parlando con conoscenza di virtù delle amministrazioni, soprattutto di quelle piccole. La maggior parte dei Gruppi politici in Parlamento vanta un curriculum, perché comunque hanno amministratori locali e sindaci; invece qualcuno non ha una storia basata sui Comuni, sui sindaci e, non conoscendo le problematiche delle piccole comunità, talvolta si macchia, come è avvenuto anche recentemente agitando il portafoglio qui in Parlamento. Dovrebbero conoscere meglio la storia dei Comuni. Ringrazio tutti i colleghi, il Governo, la relatrice e il comitato ristretto. Sicuramente si tratta di una misura positiva per nostri Comuni italiani. Evviva i sindaci e ovviamente annuncio voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione (Applausi) . MANTOVANI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori, ci apprestiamo a votare un provvedimento che reca importanti migliorie in termini di elezioni comunali. Nel corso degli anni sono emersi in questo ambito problemi che il legislatore ha deciso di risolvere attraverso il provvedimento in esame. Il primo problema riguardava la validità stessa delle elezioni. La norma vigente prevedeva che qualora alle elezioni comunali fosse stata ammessa un'unica lista, la consultazione sarebbe stata valida solo nel caso in cui il numero dei votanti non fosse inferiore al 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del Comune. La norma in questione ha generato diverse complicazioni, in particolar modo nei Comuni più piccoli, massicciamente interessati da fenomeni di emigrazione di massa. È noto, infatti, che coloro che si sono trasferiti all'estero restano iscritti nelle liste elettorali del Comune di ultima residenza. Tali elettori lontani dall'Italia, che spesso non conoscono le situazioni del loro Paese d'origine, pur non essendo, come detto, iscritti alle liste elettorali, generalmente non esercitano il voto e possono far mancare il quorum di validità della consultazione. La questione concernente il computo degli elettori emigrati all'estero, nel caso di votazioni per le quali è previsto un quorum strutturale, non è per la verità affatto nuovo: in occasione del voto referendario del 2000 sul Titolo V, si pose con asprezza di toni il problema di alcune centinaia di migliaia di cittadini trasferitisi all'estero che, pur risultando iscritti, erano da anni irreperibili e contribuivano quindi di fatto a innalzare il quorum di validità del referendum . Ancora in occasione del referendum sulla procreazione medicalmente assistita del 2005, i promotori hanno fatto inutilmente notare le pesanti discrepanze tra il numero degli italiani residenti all'estero cui è riconosciuto il diritto di voto ai fini del calcolo del quorum strutturale e il numero di coloro che risultavano effettivamente reperibili. A tal fine, la norma approvata in Commissione prevede di escludere gli elettori iscritti all'AIRE che non hanno votato. L'elezione, ove sia stata ammessa una sola lista, è valida purché abbia riportato un numero di voti validi inferiore al 50 per cento e il numero dei votanti non sia stato inferiore al 40 per cento degli elettori iscritti alle liste elettorali. È bene ricordare che rimane garantita al cittadino residente all'estero che si presenti il giorno delle elezioni comunali nella sezione elettorale a lui assegnata, la facoltà di esercitare liberamente il proprio diritto elettorale. Quindi non c'è nessuna violazione dell'eguaglianza del voto o una qualsiasi preclusione per i nostri concittadini all'estero. Il secondo intervento va ad incidere, invece, sul numero di sottoscrizioni richiesto per la presentazione delle liste di candidati al Consiglio comunale e delle collegate candidature alla carica di sindaco. Il testo approvato in Commissione è frutto di un confronto tra le forze politiche che ha consentito di ottenere una sintesi efficace tra l'esigenza di rapportare il numero delle sottoscrizioni a quello degli abitanti per non penalizzare i Comuni più piccoli e quella, nel contempo, di scoraggiare la presentazione di liste totalmente disgiunte dal territorio.