[ddlpres]

Norme in materia di fecondazione medicalmente assistita. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge abroga la legge 19 febbraio 2004, n. 40, recante: Norme in materia di procreazione medicalmente assistita e istituisce una nuova disciplina in materia. Sono passati più di dieci anni dall'entrata in vigore della cosiddetta «legge 40» ed è giunto il momento di tirare le somme sulle conseguenze della sua applicazione nel nostro Paese. Già pochi mesi dopo la sua approvazione sono sorte dispute giurisprudenziali davanti ai tribunali di tutta Italia. I contenziosi sui limiti e sulle prescrizioni, spesso irragionevoli, di quella legge hanno coinvolto tribunali di merito, tribunali amministrativi regionali, la Suprema Corte di cassazione, e la Corte costituzionale. Il 28 agosto 2012 sono intervenuti anche i giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo, che all'unanimità hanno condannato lo Stato italiano perché la legge 40, vietando alle coppie fertili portatrici di patologie genetiche l'accesso alle tecniche di fecondazione in vitro con diagnosi preimpianto, viola l'articolo 8 della Carta europea dei diritti dell'uomo. Nel 2014 infine, la Corte costituzionale ha sancito l'incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa, dichiarando l'illegittimità delle norme (articoli 4, comma 3, 9, commi 1 e 3 e 12, comma 1) che vietavano il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi. La legge 40 ha mostrato tutti i suoi limiti, frutto di un approccio ideologico che ha visto la maggioranza dell'epoca utilizzare la bioetica come una bandiera politica, dimenticando -- è il caso di dirlo -- la buona pratica medica, e tracciando un solco tra l'Italia e il resto d'Europa e dell'intero Occidente in materia di ricerca scientifica per il divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali, che ha tagliato fuori il nostro Paese dalla possibilità di competere sul piano internazionale per sviluppare le conoscenze e le tecnologie della medicina rigenerativa. La legge 40 ha impedito infatti l'utilizzo di embrioni soprannumerari, comunque destinati a rimanere congelati senza diverso utilizzo. In questi anni -- di fatto -- la legge 40 ha costretto poi molti cittadini italiani, che non si sentivano tutelati nel proprio diritto alla salute, a recarsi all'estero per effettuare le tecniche vietate nel nostro Paese, ma a volte anche quelle consentite. Quello che è accaduto è chiaro: davanti a divieti illogici le persone sono state obbligate a recarsi in Paesi in cui la disciplina normativa fosse meno restrittiva, per ottenere quello che il nostro Paese ha invece negato, con l'effetto di dar luogo ad una sorta di «turismo procreativo» accessibile solo a chi avesse la disponibilità economica di sostenere i relativi costi. Nel 2010, secondo i dati raccolti dalla Società europea di riproduzione umana ed embriologia (ESHRE), le coppie italiane avevano il primato in Europa (il 31 per cento) per i viaggi ai centri esteri di procreazione assistita, e sempre secondo un'altra indagine del 2010, condotta in 36 centri stranieri dall'Osservatorio sul turismo procreativo, sono state oltre 2.700, su un totale di circa 4.000, le coppie italiane che si sono recate all'estero per poter ricorrere alla fecondazione eterologa. Il presente disegno di legge ha l'obiettivo di porre rimedio a tutte queste storture e mira ad estendere le possibilità di ricorso alla fecondazione medicalmente assistita e ad autorizzare la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali. Ovviamente non ci si può nascondere dietro a un dito. Non è mai semplice per il legislatore porre in essere interventi su tematiche che toccano tanto da vicino la coscienza individuale, perché riguardano la vita. Al tempo stesso tuttavia, il diritto non può non adeguarsi ai nuovi scenari scientifici offerti dalle nuove tecnologie mediche nel campo della riproduzione, soprattutto quando -- come in questo caso -- sono coinvolti princìpi e valori che la nostra Costituzione garantisce in maniera perentoria, come il diritto alla salute, sia della donna che del nascituro, ma anche il principio di libertà della scienza e, dunque, della ricerca scientifica. Nel merito di questo disegno di legge, l'articolo 1 definisce l'oggetto della nuova normativa individuando i princìpi cardine nel diritto alla salute della donna e alla genitorialità della coppia. L'articolo 2 precisa le tecniche in oggetto, tenendo conto che si tratta di tecniche in continuo aggiornamento. Per tale motivo ci si limita a precisare che l'ambito di applicazione e l'oggetto della legge sono la fecondazione in vivo e quella in vitro al fine di ottenere una gravidanza. L'articolo 3 regola l'accesso alle tecniche in questione, alle quali possono aver accesso tutte le donne che abbiano compiuto la maggiore età e potenzialmente fertili, alle quali può associarsi il coniuge ovvero il convivente che abbia intenzione di assumere la paternità del nascituro. L'articolo così formulato mira a garantire l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita anche alle coppie portatrici di malattie ereditarie, come d'altronde esplicitato nel successivo articolo 4, relativo alle finalità del disegno di legge. L'articolo 5 definisce l'embrione come prodotto del concepimento fino all'ottava settimana di sviluppo. L'articolo 6 stabilisce le regole per la manifestazione del consenso informato. La struttura dell'articolo non si discosta in maniera evidente da quanto previsto dalla citata legge n. 40 del 2004: sono previste le figure facoltative dello psicologo e del legale, di supporto al medico. Il consenso informato risulta come un normale contratto tra le parti, in forma scritta. É inoltre previsto che coloro che intendono sottoporsi alle tecniche di procreazione medicalmente assistita vengano adeguatamente informati anche in forma scritta sia sul grado di invasività delle tecniche medesime sia in relazione ai possibili effetti collaterali, affinché possano esprimere un consenso informato di cui sono disciplinate anche le possibilità di revoca, nonché sui costi della procedura nel caso si tratti di strutture private autorizzate. L'articolo 7 si cura di disciplinare lo status giuridico del nato, normando anche il divieto di disconoscimento di paternità. L'articolo 8 definisce i requisiti delle strutture autorizzate, le quali sono direttamente autorizzate dal Ministero della salute. L'articolo 9 istituisce il registro delle strutture autorizzate presso l'Istituto superiore di sanità (ISS). Le modalità per la donazione dei gameti sono stabilite dall'articolo 10, che introduce limiti di età (per le donne a 35 anni e per gli uomini a 40) e prevede l'accertamento dell'idoneità dei donatori al fine di escludere ogni possibile patologia infettiva o malattia ereditaria. L'articolo 11 reca norme per la conservazione, il trattamento e la cessione di gameti e di embrioni, autorizzando la ricerca sugli embrioni fino al quattordicesimo giorno, nei limiti fissati dai protocolli di ricerca approvati dal Ministero della salute.