[resaula]

intorno a villa Mascolo si sono susseguiti nel corso degli anni deliberazioni su progetti di interventi (deliberazione Giunta comunale n. 168 del 16 marzo 2010 - Programma Più Europa della citta di Portici - protocollo d'intesa Regione-Comune), approvazioni di bandi per l'affidamento della gestione, operazioni di ripristino dei danni e di apparecchiature, e di allestimento dei locali all'interno della struttura (determinazioni dirigenziali n. 768, n. 1033, n. 1165 del 2011). E ancora, diversi atti di indirizzo programmatico per la gestione e la fruizione del complesso monumentale (deliberazione della Giunta comunale n. 276 del 14 aprile 2011). Pertanto, venivano stanziate, di volta in volta, ingenti risorse economiche. A quanto risulta agli interroganti, le somme, nel complesso, ammonterebbero a oltre 6 milioni di euro; considerato che: intorno all'individuazione del "gestore" di Villa Mascolo ruotano, da tempo oramai, numerosi soggetti economici specifici che, congiuntamente e in maniera integrata, collaborano con il Comune di Portici nella gestione del complesso monumentale e di tutte le attività connesse. Basti pensare, a titolo esemplificativo, alla società, denominata Centro per lo sviluppo e il trasferimento dell'innovazione nel settore dei beni culturali e ambientali (Innova) società consortile a responsabilità limitata, che è stata costituita nel marzo 2011 tra l'università degli studi di Napoli "Federico II", il Consiglio nazionale delle ricerche, l'università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli", l'università degli studi di Salerno, l'università degli studi di Napoli "L'Orientale", l'università degli studi di Napoli "Parthenope". E ancora, la società consortile Gepa Group, rappresentata in uno dalla società Giovanna Izzo Restauri in qualità di capogruppo mandatario dell'associazione temporanea di scopo (determinazione dirigenziale del Comune di Portici n. 288 del 13 aprile 2012, deliberazione della Giunta comunale n. 681 del 25 ottobre 2012, determinazione dirigenziale n. 1047 del 7 novembre 2012) che è divenuta, medio tempore , affidataria della gestione di villa Mascolo e dei relativi servizi (contratto rep. n. 6662 del 14 dicembre 2012); nel febbraio 2014, preso atto delle numerose interlocuzioni con l'affidatario (Gepa Group) senza l'avvio di alcuna delle attività previste per la valorizzazione, veniva avviata una nuova valutazione complessiva sul procedimento e sui rapporti contrattuali in essere (deliberazione della Giunta comunale n. 56 del 6 febbraio 2014 e deliberazione del Consiglio comunale n. 49 del 27 marzo 2014) ma, allo stesso tempo, veniva determinata la realizzazione di un anfiteatro all'aperto nel parco annesso a villa Mascolo e, conseguentemente, venivano stanziate ulteriori risorse (determinazione dirigenziale del Comune n. 702 del 23 giugno 2014); considerato infine che la villa, nonostante quanto detto circa le determinazioni dirigenziali succedutesi negli anni, è stata oggetto di numerosi atti vandalici a seguito all'incuria perpetrata dall'amministrazione comunale di Portici. Pertanto, essa si trova in stato di abbandono e degrado, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione in cui versa il complesso monumentale di villa Mascolo e dei motivi per cui non vi sia stato nessun intervento risolutivo autorevole per sanare lo stato di questo bene, nonostante la riconosciuta urgenza e necessità di un programma di recupero e valorizzazione; quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di giungere al recupero totale del complesso. Atto n. 4-01195 DE PETRIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nel nostro Paese la gestione delle presenze faunistiche è affidata esclusivamente alle uccisioni di animali in ambito venatorio e nelle attività di controllo; la legge 2 dicembre 2005, n. 248, di conversione del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, recante "Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria", ha disposto che gli ungulati, fra i quali sono compresi i cinghiali, siano cacciabili secondo piani di selezione attuabili lungo tutto l'arco dell'anno e in qualsiasi ora del giorno e della notte; negli ultimi 30 anni il numero di cinghiali uccisi in Italia è in costante aumento, mentre negli ultimi 40 anni il numero di cacciatori italiani risulta in costante diminuzione; le odierne popolazioni di cinghiali sono il frutto di azioni di ripopolamento e reintroduzione operate dalle associazioni venatorie, anche con il sostegno delle istituzioni; secondo le più recenti acquisizioni scientifiche presentate al convegno "Verso una gestione sostenibile dei grandi mammiferi in Italia: uno sguardo oltre 'l'emergenza cinghiale'" organizzato dalla Regione Emilia-Romagna: il prelievo di cinghiali non limita le popolazioni che continuano a crescere anche in contesti con prelievo molto intenso a causa di diversi fattori che comprendono approcci gestionali inadeguati o inattuati, contrarietà del mondo venatorio, biologia "sfidante" della specie, cambiamenti ambientali e climatici; la caccia agisce sulle diverse classi di sesso ed età in modo diverso dalla mortalità naturale, con l'effetto di diminuire l'aspettativa di vita media degli animali e ringiovanire le popolazioni; la caccia innesca risposte nella biologia riproduttiva della specie che, unitamente all'aumentata disponibilità trofica, causano un aumento della produttività delle popolazioni; la caccia altera il comportamento spaziale del cinghiale con, tra l'altro, l'effetto di aumentare il rischio di danni all'agricoltura o provocare concentrazioni anomale in aree a divieto di caccia; il foraggiamento finalizzato ad attrarre o legare i cinghiali ad un dato territorio è una pratica utilizzata anche nel resto d'Europa (Francia, Svizzera, Belgio, Polonia, eccetera), sebbene sia da tutti gli autori ritenuta critica in quanto in grado di aumentare il potenziale riproduttivo della specie e la sopravvivenza degli animali; l'adozione delle sole misure gestionali tecniche (prelievo, indennizzo, prevenzione), seppur efficaci, può non essere sufficiente a risolvere i conflitti sociali innescati dalla presenza del cinghiale; l'ISPRA inoltre afferma che la legislazione e l' iter autorizzativo non sono un ostacolo ad una gestione efficace ma che, piuttosto, le problematiche derivino da conflitti di carattere socio-politico ancora insoluti: piani di gestione di Regioni o Province ancora troppo influenzati dai portatori di interesse e di conseguenza, spesso, tecnicamente "deboli"; il fatto che la gran parte del mondo venatorio miri a massimizzare il prelievo, non collaborando (o boicottando) a strategie gestionali finalizzate alla riduzione drastica delle presenze sul territorio; forti resistenze del mondo agricolo ad applicare misure di prevenzione del danno; eccessivo, e in alcuni casi totalmente ingiustificato, allarmismo sulla pericolosità della specie per l'uomo (sempre più numerose le ordinanze dei sindaci per pubblica incolumità);