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è stata data la delega al Governo, che la deve esercitare. Ha fatto benissimo il Vice Ministro a ricordare l'articolo 52 del codice della navigazione e il fatto che gli abusi sono tali oggi, lo erano ieri e lo saranno domani, per cui gli abusi non avranno indennizzi, né altre proroghe o cose del genere. D'accordo, però adesso bisogna costruire una cosa intelligente. Ciò cui sono più attento e interessato è che la maglia organizzativa dei servizi e la tutela delle imprese siano assicurate e mi spiego meglio. Se non si regolano quante concessioni si possono avere, se non si regolano la dimensione e la luce delle concessioni, allora sì che arrivano le multinazionali che cambiano il panorama dell'Italia. Noi non vogliamo essere Miami, né la realtà di un altro territorio. Noi vogliamo conservare le qualità del nostro sistema imprenditoriale e del nostro tessuto di servizi. Questa è la cosa più importante, che va incrociata con le Regioni e con i Comuni per costruire finalmente un equilibrio. Faccio un esempio e vorrei che ci rifletteste, perché qualcosa c'è. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Errani. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Dobbiamo smettere, ad esempio, di fare le barriere protettive, che sono una cosa preistorica e antituristica. Dobbiamo fare dei ripascimenti permanenti; usiamo queste risorse per i ripascimenti, facciamo un patto con i balneari e con i cittadini per costruire una qualificazione. Occorre insomma grande attenzione ed equilibrio. Chiudo con un ultimo concetto. PRESIDENTE. Le chiedo di essere rapidissimo, perché è veramente oltre, senatore. ERRANI (Misto-LeU-Eco) . Il rapporto tra economia e mercato non si risolve qui. Ci sono ancora troppa ambiguità e troppe incertezze. Dovremmo farla questa benedetta discussione, per evitare di tornare ai fasti che, con le lacrime di coccodrillo, abbiamo pianto con il Covid, secondo cui il pubblico è sempre peggio e il privato è sempre meglio. Non è così nei fatti. Non cadiamo in quell'errore. (Applausi) . BITI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, prima di affrontare alcune questioni di merito su questo importante provvedimento che oggi ci apprestiamo a votare, mi permetta di ringraziare nuovamente, a nome mio e di tutto il Partito Democratico, i relatori per il grandissimo lavoro fatto e il Governo. Sono stati mesi sicuramente complessi e faticosi, come qualcuno ha detto, per cui voglio esprimere davvero il ringraziamento per questo risultato che portiamo a casa. Quando non so bene qualcosa o comunque voglio fare chiarezza su qualche tema, prima di tutto con me stessa e anche con gli altri, mi permetto di ricorrere alla meravigliosa enciclopedia Treccani. Anche in questo caso, ho fatto riferimento a questo pozzo di scienza, che spesso ci permette di chiarire alcune questioni. Quindi sono andata a cercare il significato chiaro di «concorrenza»: è una «situazione di mercato con ampia libertà di accesso all'attività d'impresa, possibilità di libera scelta per gli acquirenti (in particolare, i consumatori) e, in generale, la possibilità per ciascuno di cogliere le migliori opportunità disponibili sul mercato». Credo che dobbiamo partire da qui per essere il più possibile onesti intellettualmente e chiarirci che l'obiettivo della Commissione che ci ha lavorato e del Governo era quello di permettere a chi fa impresa, a chi lavora in queste imprese e soprattutto ai consumatori di avere la migliore opportunità disponibile sul mercato. Questo è quello che spero e credo - avendo partecipato ad alcune riunioni - abbia mosso e guidato i lavori fino ad arrivare oggi in Aula. Cari colleghi, sta a noi essere perfettamente consci che ci troviamo in una situazione che ci impone di tener conto di due fatti: da una parte, la necessità di rispettare gli impegni che come Italia il Governo, sostenuto dal Parlamento, ha preso in Europa; dall'altra, quella di portare dei cambiamenti e dei miglioramenti, a mio e nostro parere, all'interno del sistema delle concessioni in Italia. Rispettare l'impegno con l'Europa è importantissimo, perché, tra le riforme che ci sono state richieste per avere le risorse promesse con il Next generation EU e quindi con i fondi che poi arrivano al nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza, c'erano trasformazioni tra cui anche la riforma delle concessioni. Aggiungo però, a questo che è già stato trattato molto bene anche dal collega Misiani, un altro punto che secondo me è fondamentale: noi non crediamo che queste riforme siano da fare e da portare al nostro sistema soltanto per ricevere le risorse a loro volta utili al sistema a migliorarsi. Lo facciamo perché crediamo e siamo convinti che un cambiamento sia ormai quantomeno necessario. (Applausi) . Crediamo non sia più possibile dribblare o rinviare ancora una volta questioni che sono sul tavolo. Tanti colleghi l'hanno già detto più volte in questa seduta: non possiamo più permetterci di dribblarle, non più, non è più il momento. Dobbiamo essere consci che anche al nostro sistema interno, non soltanto per essere più forti in Europa, serve un cambiamento. Penso che siamo capaci di dare con attenzione, serietà e responsabilità queste riforme all'Italia in questo momento. È migliorabile? Sì, sicuramente è tutto migliorabile; non dimentichiamoci che siamo davanti a una legge che si chiama legge annuale e che quindi ci darà la possibilità di fare aggiustamenti. Era però fondamentale, dopo tanto tempo e dopo tanti anni, in alcuni casi; non faccio riferimenti precisi, perché in tanti ambiti sappiamo che da molti anni si attendevano cambiamenti, ma potremmo ancora migliorare. L'onestà intellettuale, come dicevo prima, ci impone di essere perfettamente consci del fatto che il sistema di rendita, che purtroppo tante volte si innesta in questi ambiti, lo paghiamo tutti. Lo pagano spesso tutti i cittadini e dobbiamo essere altresì consci che sistema di rendita non vuol dire un sistema che tutela le imprese. È nella chiarezza invece - come ha detto il relatore, senatore Collina - di dare regole precise e di costruire cornici chiare all'interno delle quali gli imprenditori possono e devono essere aiutati a fare impresa che possiamo tutelare chi ha voglia di dare una nuova forza a questo Paese, anche dal punto di vista dell'impegno assunto nei confronti dei lavoratori di creare nuovi posti di lavoro. Qui arriva sempre la domanda che sono solita fare a tutti voi, colleghi e colleghe. Pensiamo di avere la capacità di riuscire a trovare l'equilibrio necessario e il bilanciamento - fondamentale in questo momento, come diceva anche il senatore Misiani - della promozione di una concorrenza sana, che tutela chi fa impresa, con gli interessi di chi lavora in quelle imprese e anche di chi consuma, di tutti noi, che siamo spesso consumatori? Questa è la domanda che ci deve, ci doveva e ci ha guidato in questi mesi e che deve continuare a essere il nostro faro, la nostra guida. La risposta io penso che debba essere sì. Non possiamo sottrarci a questa responsabilità che ci viene data perché è esattamente ciò che i cittadini di questo Paese ci chiedono: omogeneizzarci con l'Europa, portando il sistema italiano ad essere più forte.