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Signora Ministra, credo che noi diventeremo un Paese realmente civile e democratico quando riusciremo a ridurre le distanze fra gli intendimenti che abbiamo nel momento in cui approviamo una legge in materia di disabilità e quello che accade realmente nella nostra società. Purtroppo infatti ancora oggi il divario è tanto grande e molto spesso gli intendimenti e i princìpi che sono scritti nelle leggi dello Stato che approviamo e che sono pubblicati in Gazzetta Ufficiale , come accadrà per la legge al nostro esame, sono distanti da quello che effettivamente accade. Nella vita reale, infatti, signora Ministra, c'è la residenza per persone con disabilità psichica «Suor Rosina La Grua» a Castelbuono, dove le persone con disabilità sono state tenute senza cibo e senza acqua, sono state torturate e maltrattate. Ciò è avvenuto in strutture, signora Ministra, accreditate da istituzioni pubbliche, che pagate dallo Stato e dalle Regioni per assistere le persone con disabilità, sono invece diventate lager per persone che soffrivano. I genitori molto spesso si affidano a tali strutture, avendo fiducia nel pubblico e in chi sostiene queste strutture; sono tranquilli che lì dentro saranno assistiti al meglio e invece scoprono che quei luoghi diventano di isolamento e di tortura. Così come la vita reale, signora Ministra, è quella delle scuole. Ricordo che in questo Paese, anche quando abbiamo approvato leggi che hanno chiuso, per fortuna, classi e scuole speciali, ancora oggi purtroppo percorsi di inclusione sono messi in difficoltà da scuole che nonostante la grande buona volontà degli insegnanti, prevalentemente quelli di sostegno, non riescono a favorire sempre percorsi inclusivi. Lo dico perché troppo spesso mi capita di incontrare mamme e papà che mi dicono che sono costretti ad avviare nelle scuole progetti individuali con dirigenti scolastici e insegnanti, mettendo dentro le nostre aule terapisti pagati privatamente perché, ancora oggi, signora Ministra, non c'è una formazione specifica per disabilità. Ricordo quando tentammo di prevedere una formazione specifica sulle singole disabilità, perché, se parliamo di soggettività, dobbiamo parlare anche di interventi differenziati a seconda della disabilità di cui quel soggetto è vittima e sulle quali, sostanzialmente, gli insegnanti di sostegno dovrebbero prevedere interventi individuali con delle specifiche formazioni. Quando tentammo di fare percorsi formativi per gli insegnanti di sostegno (sull'autismo, sui non vedenti, sul disagio psichico, sulla sindrome di Down o comunque su tutte le disabilità), ci fu detto che noi volevamo sanitarizzare l'insegnamento. Quindi, la specializzazione sulle singole disabilità affinché fosse efficace nei percorsi di inclusione era diventata una sanitarizzazione del sostegno. Fin quando ci sarà questa impostazione le nostre scuole non potranno agevolare percorsi inclusivi. Lo dico perché ancora troppo spesso nelle nostre scuole i genitori si devono rivolgere agli avvocati per avere garantita un'assistenza nella comunicazione, per avere garantiti insegnanti di sostegno in proporzione rispetto ai bambini e ai ragazzi con disabilità negli istituti scolastici. Noi su questo dobbiamo intervenire. Sto parlando della distanza fra quello che prevediamo nella legge e quello che è il Paese reale anche sull'inclusione lavorativa. Signora Ministro, esiste una legge, la n. 68 del 1999, ma gli imprenditori, ancora oggi, preferiscono pagare eventuali multe, solo nel caso in cui individuasse il mancato rispetto della legge, piuttosto che assumere persone con disabilità. Poi, accade che persone con disabilità, attraverso persone sensibili, devono costruirsi attività imprenditoriali ad hoc , come nel caso di eccellenze quali l'associazione PizzAut e la cooperativa Chicco Cotto. Sono eccellenze, persone che decidono di investire su percorsi complessi, ma sono strumenti straordinari, che nascono perché le imprese, che ordinariamente svolgono attività e che dovrebbero per legge assumere persone con disabilità, non lo fanno. Molto spesso, il percorso inclusivo lavorativo è un percorso anche questo mancato, che non dà i risultati sperati. Lo stesso vale per le strutture sanitarie, signor Ministro. Troppo spesso non ci sono strutture sanitarie abilitate a curare persone con disabilità, quali un dentista o un medico. Oggi è difficile, per una persona con disabilità, per la sua famiglia, per i genitori, andare in una struttura ospedaliera e trovare un medico sensibile e capace nella cura di persone con disabilità. Anche qui, esistono le leggi. Ma una cosa sono le leggi che approviamo in questo Parlamento, altra cosa è il Paese reale. Così come per il dopo di noi. Io mi vanto di essere stato tra quelli che hanno contribuito a scrivere quella legge, grazie al Governo Renzi. (Applausi) . Tuttavia, le strutture sul dopo di noi continuano a essere poche nei territori e, soprattutto in alcuni territori, non esistono proprio. Io so che i genitori sono insostituibili per le persone con disabilità. Quindi, non saremo mai in grado, come Stato, di realizzare strutture che possano coprire l'affetto e il sentimento che i genitori devono e possono garantire. Tuttavia, dobbiamo avvicinarci il più possibile a quel livello. Ad oggi, signor Ministro, vi è ancora troppa distanza tra il Paese reale e quello che scriviamo e che, in questo caso, non abbiamo proprio scritto. E su questo dobbiamo intervenire. Per quanto concerne le figure dei caregiver , non è un capriccio dei genitori il volerle disciplinare. Troppo spesso incontro mamme e papà costretti a lasciare il proprio lavoro per assistere i propri figli. E quando ti viene a mancare lo stipendio, con cui magari paghi il terapista, non hai come costruire quel percorso positivo di assistenza per i tuoi figli. Vorrei dire ai colleghi senatori che, anziché votare ordini del giorno, vi è una proposta di legge, in una Commissione qui in Senato che deve essere approvata, perché soltanto attraverso quella legge e con la disciplina dei caregiver saremo effettivamente nelle condizioni di dare ai genitori la possibilità di smettere di lavorare per assistere i propri figli. Oggi, purtroppo, tutto questo non è possibile. L'ultima questione, signora Ministra, riguarda il modello che ci apprestiamo a garantire attraverso questa delega e che poi naturalmente andrà concretizzato con quei provvedimenti che il Governo dovrà mettere in campo: i cosiddetti percorsi di vita. Questo è il modello corretto, perché riconosce una soggettività a tutte le persone che molto spesso massifichiamo nella parola «disabilità», all'interno della quale mettiamo dentro tutto, donne e uomini che hanno un carattere, un intelletto, capacità e caratteristiche differenti. Se invece saremo in grado di riconoscere queste soggettività e di costruire percorsi di vita garantiti e sostenuti dallo Stato, avremo fatto il nostro dovere, altrimenti continueremo a tenere una distanza troppo alta fra gli intendimenti che i legislatori, in perfetta buona fede, hanno quando approvano le leggi e la vita reale, che purtroppo è molto più dura di come la possiamo immaginare. (Applausi) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) .