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quindi, sostanzialmente, ci si può difendere solo in casa propria. Anche questo è un elemento fragile: per noi la difesa - come ho cercato di spiegare - è sempre legittima quando, ovviamente, è in atto un intento minaccioso. Oggetto di un nostro emendamento, che ci auguriamo venga accolto - e non è banale, attenzione! - è che non è necessario un «grave turbamento», come propone il testo. Basta un turbamento. Chi stabilisce la gravità del turbamento se entrano in casa mia e minacciano me e la mia famiglia? Attenzione, allora, perché il senso di gravità del turbamento diventa troppo sindacabile e a eccessiva discrezione del giudicante. Per farla breve, il riconoscimento della legittima difesa non può diventare un rebus , ma deve esserci un parametro chiaro e definito; e i parametri chiari e definiti sono mancati. Purtroppo, si va a ledere il principio di assolutezza della legittima difesa che noi sosteniamo: principio, diritto e dovere. La difesa da parte del cittadino è sempre legittima, anche per mettere fine a quei calvari giudiziari che le vittime hanno dovuto subire, persone che sono passate da vittime a carnefici, persone - vittime - che sono andate a processo. I casi purtroppo sono molti: è stato ricordato quello di Mario Cattaneo, ma ci sono altri casi, come quello di Graziano Stacchio, quello di Rodolfo Corazza e di Francesco Sicignano. Voglio anche dire che nella maggior parte dei casi, ove le imputazioni riguardavano un eccesso di legittima difesa, dopo un calvario i processi si sono risolti con un'archiviazione. Questo forse vuol dire qualcosa. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Rauti. RAUTI (FdI) . Ha ragione, Presidente, e mi scuso. Concludo subito. Perché sottoporre una vittima a un calvario giudiziario per poi riconoscerne l'innocenza? Nessuno avrà mai rimborsato i danni morali e materiali a quella persona e alla sua famiglia. Anche in virtù di questo dobbiamo prevenire e dobbiamo riconoscere alla difesa legittima il principio assoluto: la difesa è sempre legittima. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, la riforma dell'articolo 52 del codice penale del 2006, voluta da Forza Italia, ricevette una serie di critiche appena fu approvata, perché si riteneva che quella formulazione, ossia che sussiste sempre la proporzione tra offesa e difesa, avrebbe - secondo la dottrina - portato non a una certezza, ma a un allargamento delle ipotesi di legittima difesa. La giurisprudenza degli anni successivi ha smentito la dottrina, perché - nonostante la chiara indicazione dell'articolo 52 - si è pervenuti a un'interpretazione tale che tutto è rimasto immutato. Qual è il problema di fondo che si è sempre avvertito in materia di legittima difesa? Se un soggetto è costretto a difendersi da un'aggressione, l'opinione collettiva vorrebbe che ci fosse un immediato accertamento, già nella fase delle indagini preliminari, della ricorrenza di quei presupposti della legittima difesa e si chiedesse l'archiviazione. Invece abbiamo assistito più volte a una necessaria integrazione anche all'interno del dibattimento. Qual è il problema di fondo? Vede, Sottosegretario, la gente non accetta una cosa che neanche io accetto: quando viene invocata la ricorrenza di quelle condizioni che giustificano la legittima difesa, dovrebbe essere il pubblico ministero a provare l'accusa, a provare che non sussistono quelle condizioni. Invece - come tutti sapete - con la legittima difesa e con le altre cause di giustificazione, vi è un'inversione dell'onere della prova: colui che è stato aggredito è costretto a provare che sussiste la legittima difesa. Si è tentato ora con questo disegno di legge di fare alcune correzioni. Ho apprezzato il tentativo del relatore, che aggiunge «sempre», ma non cambia granché, perché dice: cara giurisprudenza, usando l'avverbio «sempre», voglio rafforzare l'idea che era stata espressa nel 2006. Relatore, abbiamo pensato di risolverlo con l'emendamento sul diritto di difesa, perché così è automatico, ancorché diciamo che il diritto di difesa è sempre riconosciuto a chi rientra nei casi di cui all'articolo 614 del codice penale, ripetendo la sua formula; e così, al terzo comma, la difesa si presume sempre proporzionata. Anche noi avevamo espresso la stessa indicazione dell'avverbio «sempre», ma in una cornice di diritto di difesa, diritto del quale parlò per la prima volta Nordio, qualche anno fa, in relazione alle cause di giustificazione, proprio per sopperire, nella riforma del codice penale, a quella deficienza che riguarda l'onere della prova. Degli emendamenti discuteremo quando saranno esaminati, ma mi dispiace sottolineare un aspetto, che spero si voglia correggere, perché c'è un errore di fondo: abbiamo ascoltato la dottrina - come ha ricordato il relatore - e molti docenti universitari, esperti e professionisti del diritto penale, i quali, per essere coerenti con le critiche che avevano sollevato nel 2006, ci hanno invitato a inserire nell'articolo 55 del codice penale, relativo all'eccesso colposo, ipotesi di legittima difesa chiare e precise. Devo dare atto al relatore di aver preso spunto da questo, inserendo un secondo comma all'articolo 55, che afferma la non punibilità - e quindi la liceità - di un comportamento specifico di legittima difesa. Sono convinto che, anche su questo punto, signor relatore, sarebbe opportuno riprendere - e ho presentato un emendamento in tal senso - l'intero testo suggerito - e, per la verità, richiesto da alcuni commissari, e non dal sottoscritto - o un emendamento che tenesse conto di quell'indicazione. Ritengo necessario fare quell'integrazione, ma, anche restando al testo del relatore, si pone un secondo problema. È vero che quel testo del relatore - correttamente, quindi - è inserito nell'articolo relativo all'eccesso colposo, ma, di fatto, si tratta di un'ipotesi di legittima difesa prevista per legge. A quest'ipotesi non può essere collegata alcuna sanzione di risarcimento, né penale né civile, e non lo dice chi vi parla, ma chiunque ascoltiate che abbia un minimo di conoscenza del diritto; e mi meraviglia che il Governo, sentendo anche l'Ufficio legislativo, non abbia chiesto al relatore di modificare quell'aspetto, perché, quando si dice che è un'ipotesi chiara di legittima difesa, è evidente che a quel comportamento non può essere collegata alcuna sanzione, né penale né civile, di risarcimento. L'articolo 2044 del codice civile, che ha sempre retto la norma sulla legittima difesa, stabilisce che colui che ha agito per legittima difesa non può rispondere di eventuali danni o conseguenze della sua azione. Pertanto, nel momento in cui si va ad emendare l'articolo 2044 del codice civile, si inserisce un secondo comma pleonastico ed è evidente quando si dice che, nei casi di cui al secondo, terzo e quarto comma dell'articolo 52, vi è la legittima difesa.