[pronunce]

da parte di detenuti condannati per delitti di sequestro di persona a scopo di estorsione commessi prima del 1991 - censura appunto la “disposizione transitoria” dell'art. 4, comma 1, della legge n. 279 del 2002, in quanto non “estende” l'irretroattività prevista in relazione ai nuovi reati ostativi ai «reati già compresi nel testo previgente dell'art. 4-bis, comma 1, primo periodo, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e commessi prima dell'entrata in vigore del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306», che aveva introdotto il divieto di concessione delle misure alternative in assenza di collaborazione con la giustizia; che il giudice a quo, preso atto che questa Corte, con la sentenza n. 273 del 2001 e con l'ordinanza n. 280 del 2001, ha escluso che l'applicabilità di tale divieto ai detenuti che non collaborano con la giustizia, già in espiazione pena al momento dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 306 del 1992, si ponga in contrasto con il principio di irretroattività della legge penale, solleva ora la questione solo con riferimento all'art. 3 Cost.; che, ad avviso del rimettente, la norma censurata determina una ingiustificata disparità di trattamento fra coloro che hanno riportato condanna per reati commessi anteriormente all'entrata in vigore del decreto-legge n. 306 del 1992, per i quali opera il divieto di concessione di benefici in assenza del requisito della collaborazione, e coloro che sono stati condannati per reati, commessi prima dell'entrata in vigore della legge n. 279 del 2002, precedentemente non compresi nell'elenco di quelli ostativi, in relazione ai quali è invece prevista la irretroattività della nuova disciplina; che, al fine di dare attuazione uniforme al “principio” che il condannato non può vedere aggravata la sua punizione per effetto di una legge successiva «alla sua condotta criminale», secondo il rimettente l'irretroattività dovrebbe quindi essere “estesa” ai condannati per i delitti ostativi già previsti nel testo originario dell'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario, posto che non vi sarebbe alcun dato obiettivo su cui fondare una presunta maggiore pericolosità degli autori di tali reati rispetto ai soggetti condannati per i nuovi reati ostativi; che il giudice a quo sembra dunque evocare anche il principio di irretroattività della legge penale, malgrado questa Corte, come sopra ricordato, abbia affermato che la collaborazione con la giustizia, prevista nel decreto-legge n. 306 del 1992 in funzione di presupposto per la concessione dei benefici penitenziari, «rimane estranea alla sfera di applicazione del principio di irretroattività della legge penale di cui all'art. 25, secondo comma, Cost.», in quanto si risolve in un criterio legale di valutazione di un comportamento che deve necessariamente concorrere al fine di accertare la rottura dei collegamenti con la criminalità organizzata, la cui sussistenza deve essere verificata all'atto della richiesta di ammissione alla misura alternativa; che, quanto al parametro di cui all'art. 3 Cost., il rimettente non tiene conto che, nel modificare l'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario, la legge n. 279 del 2002, a differenza del decreto-legge n. 306 del 1992, per quanto rileva ai fini della presente questione individua alcuni nuovi reati ostativi, in aggiunta a quelli elencati nel testo previgente dell'art. 4-bis; che la non omogeneità degli interventi legislativi del 2002 e del 1992 rende non comparabili i due testi normativi sotto il profilo dell'art. 3 Cost., e rivela l'incongruità della pretesa del rimettente di estendere la disciplina intertemporale introdotta dalla norma censurata a un decreto-legge risalente ad oltre un decennio, che non aveva ampliato il novero dei reati ostativi alla concessione dei benefici penitenziari; che, sulla base di queste concorrenti argomentazioni, le questioni devono essere dichiarate manifestamente infondate.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 1, della legge 23 dicembre 2002, n. 279 (Modifica degli articoli 4-bis e 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di trattamento penitenziario), sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di sorveglianza di Sassari, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 marzo 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 aprile 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA