[ddlpres]

c) superare l'equivoca distinzione tra vaccinazioni obbligatorie e raccomandate, individuando nel Calendario vaccinale unico nazionale per i soggetti di età compresa tra 0 e 6 anni quelle ritenute necessarie (per la tutela della salute individuale e collettiva), proporzionate (ai rischi sanitari che l'eventuale infezione comporta), efficaci (nel determinare l'immunizzazione individuale, e quindi di comunità) e sicure (sulla base della frequenza e delle caratteristiche degli eventi avversi ad esse correlate), a cominciare da quelle indicate negli obiettivi prioritari del Piano nazionale delle vaccinazioni (morbillo e rosolia); d) recuperare e consolidare i tassi di copertura vaccinale per ciascuna delle malattie infettive trasmissibili, anche nel rispetto degli obiettivi assunti in ambito europeo ed internazionale in materia di contrasto ed eradicazione delle malattie infettive prevenibili con vaccinazioni; e) favorire e implementare una sana cultura circa l'efficacia e la sicurezza dei vaccini anche mediante l'attivazione di apposite campagne di sensibilizzazione e di informazione a livello regionale e nazionale. Il disegno di legge si compone di dodici articoli recanti, nello specifico, una serie di norme in materia di prevenzione attiva delle malattie infettive prevenibili con vaccinazioni nella fascia di età compresa tra 0 e 6 anni, ovvero proprio quella fascia di età in cui si concentrano tutte le strategie nazionali e internazionali di sanità pubblica per la protezione individuale e di comunità dalle malattie infettive prevenibili con vaccinazioni. L'articolo 1 specifica che il Piano nazionale della prevenzione vaccinale (PNPV) -- che si riferisce alla popolazione in generale, ancorché articolata per fasce di età e gruppi a rischio -- individua e aggiorna periodicamente gli obiettivi da raggiungere in materia di prevenzione attiva delle malattie infettive prevenibili con vaccinazione e che le attività, le prestazioni e i servizi in esso previsti (ricompresi comunque nei LEA) devono essere offerti attivamente e gratuitamente ai soggetti individuati nel Piano stesso. L'articolo 2 prevede che il PNPV contenga il Calendario vaccinale unico nazionale per l'infanzia, riferito ai soggetti di età compresa tra 0 e 6 anni (CVUN). Esso reca l'indicazione sia delle vaccinazioni obbligatorie riferite a specifiche malattie infettive (secondo quanto già evidenziato sopra alla lettera c) ) sia della tempistica della loro somministrazione nonché degli specifici tassi di copertura da conseguire e mantenere nel tempo. Si specifica inoltre che l'esonero (totale o parziale) dagli obblighi vaccinali è consentito solo per comprovati motivi di ordine sanitario (controindicazioni cliniche alla somministrazione dei vaccini ovvero condizioni di acquisita immunizzazione a seguito di malattia naturalmente contratta) riferiti ai soggetti da vaccinare, debitamente certificati e documentati dal pediatra di libera scelta o dal medico di medicina generale. È inserita poi una norma transitoria volta a garantire il regolare svolgimento (nel rispetto delle tempistiche previste) delle procedure di iscrizione ai servizi educativi e alle scuole dell'infanzia e alla scuola dell'obbligo: in sostanza, nelle more di definizione dell'intesa in sede di Conferenza permanente -- intesa funzionale all'approvazione del CVUN -- il Ministero della salute, in coerenza con le priorità individuate nel nuovo piano nazionale vaccini 2017-2019, individua con proprio decreto le vaccinazioni ritenute obbligatorie per la predetta fascia di età. L'articolo 3 -- nell'ambito dell'obiettivo generale evidenziato sopra alla lettera b) -- prevede l'attivazione di anagrafi vaccinali regionali dove confluiscono i dati riferiti, in particolare, ai tassi di copertura vaccinale da conseguire nonché i tassi di soggetti non vaccinabili. Tali dati, rilevati per ogni coorte di nascita a 2, 3, 6 e 14 anni, sono poi inviati, mediante procedura telematica unificata a livello nazionale, all'anagrafe vaccinale nazionale istituita presso l'Istituto superiore di sanità. L'inosservanza delle indicazioni previste nel CVUN costituisce inadempimento sanzionabile, configurabile: 1) per le regioni: come mancata, ritardata o non corretta erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Al riguardo si prevede che la Commissione per il monitoraggio dell'attuazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di definizione e aggiornamento dei LEA verifichi annualmente (sulla base di appositi indicatori di processo e di esito individuati con decreto ministeriale) il rispetto degli obiettivi del CVUN. Inoltre, in presenza di specifiche condizioni di rischio elevato per la salute pubblica, conseguenti al verificarsi di focolai epidemici di malattie infettive prevenibili con vaccinazioni, ovvero di tassi di copertura vaccinale insufficienti ad assicurare la tutela della salute e la sicurezza della comunità, il Consiglio dei ministri esercita i poteri sostitutivi di cui all'articolo 120 della Costituzione e può o nominare un apposito commissario ad acta o, nei casi di assoluta emergenza, adottare direttamente i provvedimenti necessari, su proposta del Ministro competente, anche su iniziativa delle regioni o degli enti locali (articolo 4); 2) per i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela del minore: come illeciti amministrativi puniti con una sanzione pecuniaria che varia da 500 a 2.500 euro in caso di mancato riscontro -- entro novanta giorni complessivi -- ad una procedura di sollecito e di eventuale diffida attivata dai servizi vaccinali competenti nei confronti degli inadempienti. Tale procedura può essere ripetuta per inadempimenti risultanti da rilevazioni dei servizi vaccinali per ogni singolo soggetto a 2, a 3 e a 6 anni; tale reiterazione non ha solo una mera funzione «sanzionatoria» ma ha, altresì, lo scopo di incrementare nel tempo le occasioni di contatto tra soggetti renitenti alle vaccinazioni e servizi vaccinali al fine di promuovere un'adesione consapevole e informata. Non sono comunque sanzionati coloro che presentano apposita documentazione comprovante l'avvio delle prescritte vaccinazioni mentre la sanzione è in ogni caso irrogata successivamente qualora non venga presentata la certificazione dell'avvenuto completamento dei cicli vaccinali (articolo 6). Per quanto concerne l'accesso ai servizi per l'infanzia e alla scuola dell'obbligo da parte dei bambini non vaccinati, l'articolo 5 riscrive integralmente la norma in materia (articolo 47 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1967, n. 1518) prevedendo in particolare che: 1) il bambino non vaccinato o che non abbia avviato le procedure di vaccinazione non possa essere ammesso ai servizi e alle scuole dell'infanzia. Costituisce requisito di permanenza negli stessi la periodica presentazione della certificazione o della dichiarazione sostitutiva comprovante l'avvenuta adesione alle schedule vaccinali indicate nel CVUN; 2) l'inadempimento degli obblighi vaccinali non possa comportare il rifiuto di ammissione dell'alunno alle istituzioni del sistema nazionale dell'istruzione obbligatoria o agli esami.