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Per questo, negli articoli di riforma proposti, si è ritenuto opportuno attribuire in via prioritaria al Senato le funzioni di controllo e di verifica dell'attività del Governo e delle pubbliche amministrazioni: alla Camera dei deputati resterà comunque la funzione di controllo in relazione al rispetto del programma di governo, secondo le modalità stabilite dall'articolo 94 della Costituzione in materia di rapporto di fiducia. In definitiva, vengono rafforzati i criteri di trasparenza e di legalità costituzionale senza intaccare, anzi agevolando in modo marcato, la piena operatività delle decisioni governative e della maggioranza politica delle quali è espressione la Camera dei deputati. Si afferma in tal modo un principio di «priorità», non di «prevalenza»: le competenze sul controllo restano intatte per la Camera dei deputati, ma sono svolte dal Senato prioritariamente, in via permanente e, per così dire, ordinaria. Ferma la possibilità della Camera e del Senato di procedere ad inchieste parlamentari anche da parte di minoranze qualificate (un quarto dei componenti, secondo la novella al primo comma dell'articolo 82 della Costituzione), al Senato è riconosciuto pertanto in via ordinaria un potere ispettivo sull'operato del Governo, della pubblica amministrazione e degli enti: non si tratta nel modo più assoluto di un potere di gestione, né di indirizzo né tantomeno di un intervento diretto, ma di un incisivo potere conoscitivo. Il Senato non può pertanto sindacare il merito delle scelte governative, ma può controllare e verificare la sussistenza dei requisiti di legge e chiedere chiarimenti, pretendendo le necessarie risposte. Le funzioni di controllo attribuite al Senato sono costruite per garantire sia un'azione efficace ed efficiente delle politiche pubbliche a livello nazionale ( a ), sia una puntuale verifica, attraverso procedure di hearings , della trasparenza, della credibilità e del merito delle nomine governative ( b ). a) Sotto il primo profilo, il novellato terzo comma dell'articolo 55 della Costituzione dispone che il Senato, nella valutazione delle politiche pubbliche «...esercita la funzione di controllo e... secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolge attività di verifica dell'attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell'impatto, anche territoriale, delle politiche pubbliche». Al Senato è inoltre attribuito il potere di controllare la sussistenza dei requisiti di legge circa i decreti di scioglimento dei Consigli regionali e la rimozione dei Presidenti di Giunta regionali (così il novellato articolo 126 della Costituzione); b) è noto come, a partire dagli anni '90, a seguito dei processi di liberalizzazione e privatizzazione realizzati sotto l'impulso della creazione del Mercato unico europeo, le Autorità Indipendenti, gli Organismi di garanzia e le società a partecipazione pubblica abbiano assunto sempre maggiore rilevanza. Tale evoluzione, peraltro, non è riuscita a trovare un ancoraggio costituzionale definito, comportando spesso aspre critiche da parte dell'opinione pubblica rispetto al sistema di nomina e di gestione. La novella apportata dal disegno di legge all'articolo 97 della Costituzione risponde alla domanda di sempre maggiore trasparenza e pubblicità delle politiche pubbliche e per la prima volta sanciscono anche giuridicamente il sistema di governance dell'economia e dell'informazione realizzatosi in via di fatto negli ultimi decenni. A tal fine, è aggiunto all'articolo 97 della Costituzione un comma che, in primo luogo, costituzionalizza l'esistenza delle Autorità di garanzia e di vigilanza prevedendo un sistema di collaborazione tra questi e il Senato, che -- ferma restando la competenza governativa in merito alla scelta dei componenti -- esercita altresì un potere di controllo circa la sussistenza dei requisiti di legge. Il modello, che è fortemente orientato ad istituti radicati nel tempo sia nell'architettura costituzionale statunitense sia nelle Istituzioni europee, è congegnato in modo tale da non alterare la disciplina settoriale concernente le singole Autorità: va infatti notato che la disposizione è formulata così da conservare al legislatore ordinario la scelta sulle modalità e le procedure di nomina dei presidenti delle Autorità, adattandosi la fase di hearing di fronte al Senato ai singoli casi. Il comma in questione prevede infatti che «dopo la loro approvazione da parte degli organi competenti per legge, le proposte di nomina dei presidenti delle Autorità di garanzia e di vigilanza o le candidature a tali funzioni sono trasmesse al Presidente del Senato, il quale dispone l'audizione degli interessati. Secondo le norme del suo regolamento, il Senato procede, entro quindici giorni dalla trasmissione, all'audizione e può approvare entro i successivi quindici giorni, a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, un parere contrario, il quale preclude la nomina degli interessati. Quando la legge non preveda una fase di proposta o di candidatura, i presidenti delle suddette Autorità sono auditi prima dell'accettazione della nomina; in tal caso il parere contrario preclude agli interessati la predetta accettazione e la relativa nomina si intende priva di effetti». Anche in questa prospettiva è definitivamente soppresso il CNEL: il monocameralismo fiduciario ed il rafforzamento del principio maggioritario, infatti, non consentono di ritagliare uno spazio sufficiente e utile per un organo che -- pur ritenuto rilavante dai nostri padri costituenti -- negli anni non è riuscito ad incidere significativamente nelle politiche pubbliche: oltre che ad uno snellimento ed efficientamento dell'ordinamento e delle sue procedure, tale soppressione libererebbe risorse economiche, da destinare a risparmi di spesa. La rinnovata funzione di rappresentanza delle autonomie del Senato e la sua maggiore indipendenza dall'asse maggioranza-Governo ha poi indotto a prevedere che la Camera alta elegga tre dei cinque giudici costituzionali di spettanza parlamentare (gli altri due sono invece eletti dalla Camera). Va infine segnalato che sulla nuova configurazione delle due Camere (e, in particolare, la presenza di una sola Camera politica ove ancora rilevi la distinzione tra maggioranza e minoranza parlamentare), oltre che sulla volontà di irrobustire le garanzie costituzionali nell'ambito del c.d. parlamentarismo maggioritario, si fonda anche la modifica dell'articolo 138 Cost., la cui nuova versione prevede che la seconda deliberazione conforme sia adottata a maggioranza dei due terzi dei deputati e dei tre quinti dei senatori e che il referendum sia sempre attivabile dai soggetti aventi diritto. C. Raccordo tra autonomie territoriali ed Europa Con l'introduzione della fiducia monocamerale ed il rafforzamento del principio maggioritario nel procedimento legislativo, alla Camera dei deputati viene coerentemente attribuito il potere di indirizzo in materia di politica estera, pressoché esclusiva. Peraltro, in un quadro economico e geopolitico caratterizzato da una sempre maggiore incidenza dell'Europa e delle sue decisioni a livello nazionale e territoriale, appare assolutamente necessaria sia una partecipazione attiva delle autonomie al processo di formazione delle decisioni europee, anche in relazione alla verifica del rispetto del principio di sussidiarietà, sia il rafforzamento del controllo circa il rispetto del diritto dell'Unione europea da parte della legislazione regionale e nazionale. Nel disegno di legge tale competenza è attribuita al Senato: si ritiene infatti che rappresentare l'azione della Repubblica nel suo complesso -- sia come Stato sia come insieme delle autonomie locali -- risulterebbe più incisivo.