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È giusto che gli italiani lo sappiano: non è più accettabile un atteggiamento di questa natura. Forza Italia, ovviamente, non potrà che votare contro la fiducia a questo provvedimento. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. GRIMANI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, credo che in questi pochi minuti dobbiamo cercare di ragionare sul fatto che questo provvedimento va ricondotto all'interno di un dibattito più tranquillo. Non c'è dubbio che sono state ore tese e giornate difficili, ma il provvedimento in esame è arrivato in Senato - e lo sappiamo tutti - dopo un dibattito alla Camera molto lungo, articolato e complesso, che ha consentito anche all'opposizione di svolgere il proprio ruolo, in qualche momento anche in maniera eccessiva, con un ostruzionismo molto spinto. Non dimentichiamo però che il dibattito svoltosi alla Camera ha determinato anche il miglioramento di alcuni punti, com'è stato detto prima dal Governo: la ridefinizione della finestra elettorale, per quanto riguarda le amministrative, è stata possibile grazie anche a un emendamento di Forza Italia. C'è stato quindi un percorso, non direi partecipato, ma che ha voluto in qualche modo raccogliere una parte di suggerimenti. Sostanzialmente, però, dobbiamo anche inserire questo provvedimento nell'eccezionalità del momento che ha colpito il Paese, come veniva ricordato questa mattina in molti interventi, che ha determinato la chiusura delle scuole e restrizioni di libertà come non mai. Le stesse consultazioni elettorali, che avrebbero dovuto svolgersi in questa primavera, necessitavano di uno spostamento per adeguarsi alla criticità del momento. Il provvedimento in esame ridefinisce dunque le finestre in cui possono essere svolti i comizi elettorali ed entro cui fissare poi il giorno delle elezioni, perché il decreto fissa ed articola le finestre elettorali ma non definisce il giorno delle elezioni che, per quanto riguarda quelle regionali, è di competenza delle Regioni, le quali mantengono la loro potestà - ci mancherebbe altro - come prevede la Costituzione all'articolo 122. Viene dunque soltanto ridefinito uno spazio possibile in cui svolgere le elezioni. C'è l'elemento, che ha creato anche dibattito e contraddizioni, con punti di vista differenti, dell'accorpamento della giornata elettorale per le amministrative con il referendum costituzionale e direi che c'è un principio di opportunità politica, che posso anche condividere come concetto di base. In altri momenti non avremmo scelto la strada di accorpare il referendum con le elezioni amministrative; in questo momento particolare credo sia una scelta di buonsenso. L'incostituzionalità è un tema che non c'è: non esiste nessuna norma costituzionale e nemmeno una norma ordinaria che impedisce l'accorpamento delle consultazioni amministrative con il referendum . Crediamo sia giusta la previsione di questo accorpamento, di questo election day , perché consentirà almeno di eliminare un giorno o una domenica di possibili consultazioni elettorali, perché ci sarà il primo turno delle elezioni amministrative, che vedrà accorpato anche il referendum , e poi l'eventuale ballottaggio per alcuni Comuni, che non saranno poi tantissimi, com'è stato spiegato ieri dal Sottosegretario, tra i 1.400 Comuni chiamati alle elezioni. Ritengo dunque che lo schema che questo decreto-legge ha costruito sia da condividere e da sostenere come impianto generale. Il tema della fiducia ha strozzato il dibattito e lo ha in qualche modo avvelenato, ma i tempi stretti, visto che il decreto scade domani, imponevano un'accelerazione e non era possibile una strada diversa. Credo, quindi, che sia giusto sostenere il provvedimento, che è importante. Si pone altresì un tema da analizzare in coda. La norma, ripeto, riduce di un giorno la possibile apertura dei seggi elettorali, soprattutto a fronte della questione delle scuole, che è molto importante. Sappiamo bene che, delle 61.000 sezioni elettorali, 54.000 sono nelle scuole. È un tema scivoloso e dobbiamo lavorare in queste settimane future affinché si creino luoghi alternativi in cui svolgere elezioni, ma non è una cosa facile, né scontata. È un tema presente e sta a cuore, credo, a tutto il Parlamento. Insieme alla maggioranza abbiamo presentato un ordine del giorno che spingeva per trovare luoghi alternativi in cui svolgere le elezioni, ma non è facile individuare le possibili soluzioni. Credo che, fatte tutte queste riflessioni, sia doveroso avere buon senso e procedere al sostegno di questo provvedimento votando favorevolmente alla questione di fiducia che è stata posta. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, anche noi senatori membri della 1 a Commissione siamo assolutamente dispiaciuti del fatto di non aver potuto, su questo decreto-legge, non tanto svolgere una discussione - che c'è stata in Commissione e per la quale ringrazio i colleghi dell'opposizione e della maggioranza e il Sottosegretario - quanto introdurre alcuna modifica. Vorrei tuttavia ricordare in questa sede - e mi rivolgo ai colleghi dell'opposizione - che questo elemento, che certamente è un elemento serio su cui riflettere e che si pone anche per altri provvedimenti, non è una responsabilità che possiamo mettere in capo alla maggioranza. Infatti, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità per le dinamiche e per quanto accaduto anche alla Camera. Per carità, Fratelli d'Italia e altre forze politiche dell'opposizione hanno voluto fare ostruzionismo: benissimo, si saranno espressi fino in fondo - è loro diritto farlo - alla Camera, ma è evidente che questo poi diventa un problema per il Senato che ha avuto pochissime ore per poter convertire in legge il decreto-legge. Credo che molti di noi della maggioranza avrebbero ritenuto opportuno fare delle modifiche, lo ribadisco, anche sull'oggetto del decreto-legge. Parliamoci chiaro: sempre nella situazione di eccezionalità in cui viviamo, noi siamo partiti dal fatto che molte Regioni (senza distinzione tra quelle di centrodestra e quelle di centrosinistra) avrebbero voluto votare a luglio. Questa è la storia, in una situazione difficile come quella che ancora viviamo. Noi riceviamo ancora adesso segnalazioni di casi positivi, come vedete: non è passata l'emergenza. Se continuiamo a pensare che l'epidemia sia un capitolo chiuso stiamo sbagliando completamente e ogni giorno - ahimè - abbiamo conferma del fatto che non ne siamo ancora fuori e che, quindi, bisogna essere molto prudenti. Noi siamo partiti da quelle richieste. Ora, le discussioni che ci sono state sul decreto-legge e le modifiche che sono state introdotte alla Camera e che ricordava ora il collega di Italia Viva sono state in qualche modo un punto di incontro tra esigenze diverse.