[pronunce]

In riferimento alla presunta violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., la difesa regionale, oltre a rilevare l'inammissibilità della questione per la mancata indicazione delle ragioni in virtù delle quali dovrebbe applicarsi una norma del titolo V della parte seconda della Costituzione ad una Regione a statuto speciale, ritiene che la stessa sia anche infondata. In particolare, la resistente contesta l'affermazione contenuta nel ricorso, secondo cui la direttiva in esame fisserebbe standard uniformi di tutela; essa, invece, a detta della Regione, avrebbe «carattere procedurale», come si evincerebbe dal punto 9 della premessa della stessa direttiva. La tutela ambientale nella direttiva in parola sarebbe, dunque, «affidata alla valutazione amministrativa, senza predeterminazione di soglie e standard minimi», con la conseguenza che l'attuazione della direttiva non ricadrebbe nell'ambito riservato alla competenza statale. Qualora, invece, si ritenesse che la direttiva fissi standard minimi di tutela, la resistente ritiene che la Regione non debba aspettare l'attuazione statale, «senza poter adottare medio tempore norme che si adeguino alla direttiva e, dunque, senza poter adempiere gli obblighi comunitari nelle varie materie regionali incise dalla direttiva». In particolare, si rileva che lo Stato non ha provveduto ad attuare la detta direttiva e che, pertanto, in mancanza di standard statali, la sua attuazione da parte della Regione non può implicare violazione di questi ultimi, che, come detto, non esistono. D'altronde, proprio perché la tutela dell'ambiente costituisce una «funzione spettante a Stato e Regioni», queste «possono senz'altro attuare direttive comunitarie che intervengano nelle materie regionali con finalità di tutela dell'ambiente, nella misura in cui non ledono la funzione statale di tutela uniforme». La Regione avrebbe quindi legittimamente dato attuazione alla direttiva 2001/42/CE, precisando che ciò avveniva «con riferimento alle materie di competenza regionale e nel rispetto dei principi generali desumibili dalla medesima, nonché dei principi e criteri direttivi generali contenuti nella normativa statale» (art. 2 della legge impugnata), sancendo il dovere di adeguamento alle successive norme statali adottate nell'esercizio delle rispettive competenze (art. 12, comma 1) e riconoscendo il diretto vigore delle sopraggiunte norme statali (art. 12, comma 2). Proprio in relazione alla norma da ultimo citata, la difesa regionale osserva che mentre questa prevede l'immediata applicazione delle norme statali, l'art. 50 del d.lgs. n. 152 del 2006 – attuativo a livello statale della citata direttiva – dispone che le Regioni adeguino le proprie norme alle disposizioni statali in tema di VAS entro il termine di centoventi giorni dalla pubblicazione del presente decreto e che, in mancanza di adeguamento, si applichino le norme statali. Secondo la resistente, quindi, il d.lgs. n. 152 del 2006 avallerebbe l'esistenza di discipline regionali in materia di VAS e consentirebbe l'ulteriore applicazione di quelle discipline per centoventi giorni. In merito alla censura fondata sull'art. 117, quinto comma, Cost., la difesa regionale afferma che la sua infondatezza risulterebbe da quanto sopra esposto, poiché la Regione non avrebbe legiferato «fuori materia». 3.2. – Con riferimento alla presunta illegittimità delle norme contenute nel Capo II della legge impugnata, la resistente, dopo averne illustrato il contenuto, esamina le diverse censure prospettate nel ricorso dello Stato. Quanto al contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost., la difesa regionale richiama le argomentazioni già svolte in relazione all'analoga censura avanzata contro il Capo I della legge reg. n. 11 del 2005, sia in relazione alla «duplice inammissibilità» della questione (per mancata motivazione sulla applicabilità di una norma del titolo V della parte seconda della Costituzione ad una Regione a statuto speciale e per genericità della censura), sia relativamente alla sua infondatezza. Anche per quanto concerne la presunta violazione degli artt. 4, 5 e 6 dello statuto speciale, la difesa regionale rinvia alle argomentazioni svolte in relazione al Capo I, nelle quali è stato evidenziato che le Regioni sono «pacificamente» dotate di potestà legislativa in materia ambientale. Inoltre, a detta della resistente, il Capo II della legge impugnata non attiene alla materia ambientale, sia perché non tutte le «informazioni ambientali» hanno ad oggetto specifico l'ambiente – ad esempio, l'art. 13, comma 1, lettere c), e) e f) –, sia perché «l'ambiente può essere l'oggetto delle informazioni di cui si vuole garantire la conoscibilità, ma non è l'oggetto delle norme impugnate». Il Capo II della legge reg. n. 11 del 2005 sarebbe, invece, attinente, da un lato, alla materia dell'«ordinamento degli uffici e degli enti dipendenti dalla Regione» ed a quella dell'«ordinamento degli enti locali» (entrambe rientranti nella competenza legislativa primaria ai sensi dell'art. 4, numeri 1 e 1-bis, dello statuto friulano), e, dall'altro lato, tale normativa concernerebbe la «disciplina dei rapporti tra privati e pubblica amministrazione in relazione all'azione amministrativa (in particolare, in relazione all'accesso ed al diritto all'informazione), anch'essa di competenza regionale salva la determinazione statale dei livelli essenziali delle prestazioni». La competenza statale da ultimo richiamata, a sua volta, non sarebbe violata, in quanto la legge reg. n. 11 del 2005 fornirebbe una «tutela più ampia» rispetto sia alla precedente legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), sia al successivo d.lgs. n. 195 del 2005. Sulla base delle suddette argomentazioni, la difesa regionale conclude per l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale. Qualora, poi, si ritenesse che le norme impugnate rientrino nella materia «tutela dell'ambiente», la resistente ritiene che si debba escludere che esse incidano sulla competenza statale di dettare standard uniformi di tutela, per cui, anche in questo caso, la censura sarebbe infondata. In merito alla presunta violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera r), Cost., la Regione Friuli ritiene che tale questione sia, in primo luogo, inammissibile, perché il ricorrente non avrebbe indicato le ragioni per cui si debba applicare ad una Regione speciale una norma del titolo V della parte seconda della Costituzione. Nel merito, la questione sarebbe infondata in quanto la competenza statale in materia di coordinamento informativo ed informatico «non può certo essere dilatata fino a comprendere tutte le modalità di soddisfacimento del diritto all'informazione». Al riguardo, viene richiamata la giurisprudenza di questa Corte in cui si precisa che quella di cui all'art. 117, secondo comma, lettera r), Cost., è una competenza di tipo tecnico volta a rendere omogenei i dati delle diverse amministrazioni. Nel caso in esame, invece, non ricorrerebbero i caratteri sopra indicati. 3.3.