[pronunce]

la vanificazione di gran parte del lavoro già svolto dagli uffici regionali. La ricorrente, in definitiva, si duole che, in tal modo, le sarebbe impedito di realizzare opere e altre iniziative strategiche per il suo sviluppo, già proposte e approvate, dovendo peraltro sopportare costi e oneri amministrativi che conseguono esclusivamente alla scelta che lo Stato ha retroattivamente compiuto per esigenze del proprio bilancio. 7.3.- Pertanto, ad avviso della Regione, gli impugnati commi 122, 123 e 124 violerebbero i principi di ragionevolezza e di buon andamento della pubblica amministrazione, anche con riferimento alla garanzia degli equilibri di bilancio, di cui agli artt. 3 e 97, primo e secondo comma, Cost. Secondo la ricorrente tali vizi, pur non afferendo al riparto delle competenze tra Stato e Regione, ridonderebbero nella lesione di competenze statutarie. A tal fine, osserva che l'art. 20 dello statuto le attribuisce la potestà amministrativa nelle stesse materie in cui ha la potestà legislativa, esclusiva e concorrente, ai sensi degli artt. l4 e 17; e che gli interventi che le norme impugnate le impedirebbero di portare avanti sarebbero tutti afferenti a materie elencate in tali articoli. 7.4.- Osserva inoltre che, per gli effetti che la loro applicazione determina, le norme impugnate violerebbero i principi di certezza delle entrate, di affidamento e di corrispondenza tra risorse e funzioni pubbliche, di cui agli artt. 81, sesto comma, 97, primo comma, e 119, primo e sesto comma, Cost. Quest'ultimo parametro costituzionale viene invocato in virtù della clausola di maggior favore, di cui all'art. 10 della l. cost. n. 3 del 2001. 7.5.- Con specifico riguardo all'art. 1, comma 123, viene lamentata la lesione dell'art. 120 Cost., perché nello stabilire la procedura per il trasferimento dei fondi del Piano di azione coesione al bilancio dello Stato, tale disposizione non prevederebbe alcun coinvolgimento della Regione. 8.- Con atto depositato il 3 aprile 2015, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 8.1.- Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, il comma 122 destina risorse anteriormente riservate al finanziamento del Piano di azione coesione a parziale copertura dei maggiori oneri derivanti dagli incentivi previsti dai precedenti commi 118 e 121. Tali incentivi consistono in sgravi fiscali sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato, per gli anni compresi tra il 2015 ed il 2018, Le somme richiamate provengono dal bilancio dello Stato, precisamente dal Fondo di rotazione e sono ottenute, ai sensi dell'art. 23, comma 4, della legge n. 183 del 2011, a seguito di eguali riduzioni dei tassi di cofinanziamento nazionale dei programmi legati ai Fondi strutturali 2007-2013. Nell'ambito del Piano di azione coesione, accanto a programmi di interesse nazionale, vi sono anche programmi di sviluppo circoscritti al territorio di specifiche Regioni, tra cui rientrano anche il «PAC Salvaguardia, Misure Anticicliche e Nuove Azioni Regionali» ed il «Piano Giovani», messi a punto con specifico riferimento alla Regione siciliana. 8.2.- Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, la normativa censurata non potrebbe ritenersi lesiva delle competenze delle Regioni interessate dai suddetti programmi, perché riguarderebbe unicamente somme che risultino «non impegnate», cioè non ancora utilizzate per finanziare iniziative e progetti concreti in attuazione dei richiamati programmi. Pertanto, poiché tali somme non sarebbero entrate nella disponibilità della Regione siciliana, cosi come delle altre Regioni interessate, né sarebbero state stanziate per attività operative, non si sarebbe potuta determinare alcuna lesione delle competenze statutarie. 8.2.1.- L'Avvocatura generale dello Stato richiama, in particolare, la sentenza n. 16 del 2010, con cui è stata esclusa l'illegittimità costituzionale di una norma statale che revocava le assegnazioni anteriormente operate dal Comitato interministeriale per la programmazione economica, in materia di Fondi per le aree sottoutilizzate del Paese, che risultassero non impegnate. 8.3.- D'altra parte, la Regione non avrebbe affatto dimostrato in che modo la lesione dei parametri di cui agli artt. 3 e 97 Cost. ridondi nella violazione delle sue competenze statutarie. 8.4.- Essa, inoltre, nel paventare i gravi pregiudizi che la normativa contestata potrebbe arrecare ad interventi per i quali siano già state sostenute delle spese, descriverebbe situazioni meramente ipotetiche, senza fare riferimento a specifici interventi regionali che verrebbero compromessi. Mancherebbe, dunque, il necessario legame tra la doglianza presentata e l'incisione della sfera regionale, costituzionalmente garantita, di competenze e di attività. Peraltro, secondo la difesa statale, sarebbe piuttosto difficile sostenere che il "taglio" di risorse mai impegnate possa avere ricadute su concreti interventi in essere, essendo del tutto ragionevole pensare che detti interventi siano stati preceduti dall'"impegno" di somme rientranti nell'originaria programmazione, come tali non toccati dai commi 121 e seguenti. 8.5.- Quanto all'asserita retroattività della sanzione comminata dall'art. 1, comma 122, in ragione della fissazione al 30 settembre 2014 della data per individuare le somme non ancora impegnate, una simile previsione avrebbe potuto considerarsi lesiva della posizione costituzionale della ricorrente, solo ove quest'ultima avesse dimostrato l'esistenza di somme impegnate, relativamente ad interventi sul suo territorio, nel periodo compreso tra il 30 settembre 2014 e la data dell'entrata in vigore delle disposizioni censurate. In mancanza di simili allegazioni, tuttavia, anche tale argomento sarebbe privo di pregio, in considerazione delle specifiche caratteristiche del giudizio di legittimità costituzionale promosso in via principale. 8.6.- L'Avvocatura generale dello Stato osserva, inoltre, che con l'Accordo del 3 novembre 2011, stipulato dal Ministro per gli affari regionali con i Presidenti delle Regioni del Sud, lo Stato si è impegnato a reimpiegare le risorse ricavate dalla riduzione del proprio tasso di cofinanziamento dei programmi di intervento comunitari nel rispetto del "principio di territorialità", ossia nell'ambito degli stessi territori interessati dagli originari programmi. Tale Accordo, nella ricostruzione che ne fa la ricorrente, impedirebbe allo Stato di destinare fondi riservati a programmi di interesse regionale per finanziare interventi di portata nazionale, quali, nel caso di specie, gli sgravi fiscali in materia di nuove assunzioni a tempo indeterminato.