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f) ha previsto, oltre all'allegazione dell'elenco nominativo dei creditori con l'indicazione dei rispettivi crediti unitamente a quella degli ultimi tre bilanci di esercizi ed alla possibilità per il tribunale di nominare un commissario giudiziale, il potere-dovere di quest'ultimo di riferire immediatamente al tribunale quando accerta che il debitore ha posto in essere una delle condotte previste all'articolo 173 della legge fallimentare, così da valutare il compimento di atti di frode o posti in essere in danno dei creditori: g) è stato poi integrato l'articolo 161 comma settimo, della legge fallimentare, per cui il debitore, previa autorizzazione del tribunale può compiere atti straordinari ed urgenti previa acquisizione del parere del commissario giudiziale. Il concordato preventivo è uno strumento nato con lo scopo di preservare la continuità in azienda: da qui la ragione del concordato in continuità rispetto al concordato liquidatorio. Il concordato in bianco, o con riserva, ha invece come scopo quello di ottenere fin da subito gli effetti della protezione della procedura per preservare al meglio l'azienda che andrà verso la continuità o la liquidazione. Il concordato preventivo è una materia sulla quale tantissime sono state le rimostranze e le sollecitazioni di imprenditori e delle rispettive organizzazioni di categoria circa l'utilizzo distorto, per non parlare del vero e proprio abuso, che è stato fatto da parte di troppi soggetti, di questo strumento. Il concordato in bianco è stato però utilizzato troppo spesso come escamotage per dilazionare nel tempo i pagamenti ai creditori, se non addirittura per eluderli, attraverso la costituzione di new company che rilevavano l'attività. A partire dal settembre 2012, si è verificato infatti un aumento esponenziale del numero di domande per concordati in bianco; tuttavia solo una percentuale alquanto modesta dei concordati presentati con tale modalità è stata successivamente omologata, si parla di neppure uno su tre. Altri dati invece evidenziano come siano moltissime le aziende creditrici che non hanno riscosso neppure un euro. Questi dati la dicono lunga su come molti operatori hanno utilizzato il concordato a cui hanno avuto accesso in maniera indiscriminata e senza filtro alcuno, aziende che da un lato volevano solo dilazionare o eludere i pagamenti, altre che invece erano già decotte e non risanabili in alcun modo. Occorre quindi ora intervenire urgentemente per rivisitare a fondo uno strumento che, per quanto nato con le più nobili intenzioni, ha prodotto situazioni sconcertanti. Sconcertanti perché, attraverso il concordato, in molti casi, il più furbo o il più incapace si è rifatto o ha scaricato le sue difficoltà sulla pelle dell'onesto. L'azienda che era in crisi, in alcuni casi semplicemente per una sua cattiva e dissennata gestione, si è rifatta sull'azienda che produceva, che lavorava, che sapeva gestirsi in maniera accorta e responsabile. Il Governo è stato a suo tempo interessato, sia con l'ordine del giorno n. G/1678/8/2 presentato dal senatore Panizza al codice degli appalti e approvato nella competente Commissione del Senato, sia con alcuni significativi emendamenti presentati e sostenuti dagli autonomisti e approvati dalla Camera nell' iter di conversione del decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, recante misure urgenti in materia fallimentare. In particolare è stata introdotta nei concordati liquidatori una percentuale minima del 20 per cento di soddisfo dei creditori chirografari, che sono quelli più esposti perché senza garanzie e quelli che oggi hanno bisogno di maggiori tutele. Sono state poi previste la vincolatività in ogni caso della percentuale offerta, l'abolizione del meccanismo del silenzio-assenso ai fini dell'approvazione della proposta e la disciplina delle offerte concorrenti per superare il cosiddetto concordato bloccato, con l'automaticità dell'apertura di una procedura competitiva. Interventi normativi importanti, perché vanno nella direzione della tutela dei creditori più esposti. Tuttavia, forti anche del confronto con le associazioni imprenditoriali e con settori importanti del mondo dell'artigianato, siamo convinti che il concordato meriti una più robusta e complessiva rivisitazione. In particolare, occorre prevedere, nei casi in cui la percentuale di pagamento ai chirografari sia inferiore alla percentuale minima imposta dall'articolo 160 della legge fallimentare, il fallimento automatico dal momento della evidenza di tale situazione da parte del commissario giudiziale con apposita relazione al tribunale. Stesso automatismo deve operare in caso di revoca, rinuncia o mancata omologazione con lo scopo di evitare uno degli abusi più frequenti per cui si avvia un concordato, ovvero quello di bloccare i pagamenti, far maturare crediti privilegiati e poi annullarli, con grave danno dei creditori ordinari. Occorre poi impedire alle imprese in concordato in continuità di partecipare agli appalti pubblici dal momento del deposito della domanda di concordato sino al provvedimento di omologazione. Nel caso di aziende che hanno in corso contratti di appalto con enti pubblici, e che entrano in una procedura concorsuale, dobbiamo prevedere il pagamento diretto dei subappaltatori. È necessario ancora inserire l'espressa esclusione della prededuzione per compensi professionali inerenti l'assistenza su concordati in bianco poi rinunziati o dichiarati inammissibili. Occorre anche prevedere espressamente che la disposizione dell'articolo 69- bis , il principio della consecutio tra procedure, operi a prescindere dalla distanza temporale tra il concordato preventivo e il fallimento ed anche in caso di concordato in bianco. È inoltre opportuno estendere l'applicabilità della revocatoria fallimentare ad ogni caso di concordato in bianco a cui è seguito il fallimento, nonché, più in generale, dilatare i termini del cosiddetto «periodo sospetto», durante il quale gli atti pregiudizievoli per i creditori sono soggetti a revocatoria. Sempre nell'ottica di contrastare utilizzi distorti e/o meramente dilatori dello strumento concordatario, occorre infine prevedere che il giudice abbia facoltà di imporre il pagamento di un contributo, da destinare al Fondo unico giustizia, nelle ipotesi in cui l'imprenditore, pur avendo presentato domanda di concordato preventivo con riserva, non abbia poi provveduto al deposito della proposta, del piano e della documentazione nei termini prescritti. Da rilevare, in fine, che le imprese artigiane coinvolte in procedure concorsuali dovrebbero poter beneficiare dell'importante privilegio previsto dall'articolo 2751- bis , numero 5) del codice civile, purtroppo il riconoscimento di tale privilegio è soggetto a interpretazioni diverse, per cui si assiste a comportamenti di vario tipo in base ai quali, oltre all'iscrizione all'albo degli artigiani, viene chiesto all'impresa di rientrare in parametri mai definiti dal legislatore ed interpretati in modo diverso dai singoli tribunali. Pertanto è importante chiarire anche questo aspetto, prevedendo che, ai fini del riconoscimento del privilegio artigiano della succitata norma, l'iscrizione all'albo sia condizione necessaria e sufficiente oppure prevedendo parametri univoci per ogni tribunale che affiancati all'iscrizione garantiscano il privilegio.