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Il nostro è il Paese - e ci vantiamo di questo, giustamente - con il più grande patrimonio culturale, con una ricchezza incredibile che esprimiamo anche attraverso le nostre orchestre lirico-sinfoniche, attraverso la nostra abilità e grandezza nel cinema e poi liquidiamo questi temi in un provvedimento che potremmo definire senza infamia e senza lode. Lo definisco così perché, come è stato detto anche dal senatore Rampi nella sua relazione, esso contiene misure che mettono un po' in sesto il sistema, ma non c'è il tentativo di dare una visione complessiva a questo mondo. Per questo dico che manca un titolo, lo dico al Sottosegretario, che conosciamo per la sua passione ed anche per la sua dedizione. Noi non riusciamo a riassumere questo decreto-legge. Mi domando anche se era davvero necessario un decreto, con il quale si sono peraltro contratti i tempi di discussione, per quanto questa opposizione abbia assolutamente rispettato i tempi stabiliti dalla Commissione; più di due settimane fa abbiamo presentato gli emendamenti e abbiamo aspettato due settimane per poterli discutere, quindi è chiaro che poi non c'è stato lo spazio per poterci confrontare. Abbiamo presentato pochi emendamenti e lo abbiamo fatto per provare ad arricchire il testo che voi ci avete offerto e per provare a migliorarlo e a dirvi che così proprio non andava e chiedervi uno sforzo in più, che ritenevamo necessario. Invece, siete stati un po' sordi, un po' affrettati, non c'è stata una visione complessiva. Il provvedimento consta di cinque articoli, dei quali in realtà uno aggiunto. Il tema dell'articolo 1 è quello dei lavoratori di questo comparto. Abbiamo provato a dare corso ad alcune soluzioni, la senatrice Rojc lo diceva bene prima, come anche il senatore D'Arienzo, ma non tutte le misure che voi avete messo in atto danno davvero una risposta al settore e lo sapete anche voi, perché le audizioni le abbiamo svolte di corsa e, pur ascoltando le varie istanze, avete accolto una sola proposta migliorativa per quanto riguarda l'articolo 1. Tutto sommato, quindi, ci siamo anche allineati ad alcune proposte della relatrice, che ha provato ad emendare ulteriormente il testo per dare uno spazio ulteriore di discussione, che però - lo ripeto - è stata contratta, senza respiro, non consentendo una visione di insieme capace di dare una risposta ai lavoratori di tutti i settori che si occupano di questo mondo, dalle fondazioni lirico-sinfoniche al cinema. All'articolo 3 si nota quasi una sorta di bilancino, di equilibrio costruito nel tentativo di tenere dentro tutti i settori. Ma spesso, quando si prova a tenere dentro tutti, non si arriva ad una scelta vera, chiara e decisa. Anche in quel caso, abbiamo provato a portarvi degli elementi che aiutassero a non smontare quanto noi avevamo fatto. Non lo dico per rivendicare il lavoro, tant'è che non vi stiamo attaccando su una serie di questioni e sappiamo quali sono stati gli interventi che avete voluto fare. Tuttavia avremmo voluto che ricordaste il lavoro da noi fatto nel settore del cinema e magari, in un'ottica di continuità, non dire che tutto quanto c'era era sbagliato, cancellando così anche qualcosa che a quel mondo serviva. Ripeto, però, che noi, in maniera costruttiva, abbiamo provato ad apportare delle migliorie. Mi dispiace di non vedere in Aula il Ministro, senza nulla togliere al Sottosegretario, ma ricordo che nel corso della sua audizione in Commissione egli ha detto di aver dovuto aggiungere un punto riguardante il biglietto nominale, allargando gli ambiti cui la regola del biglietto nominale non veniva sottoposta. Io ho bisogno di fare un passo indietro, perché è vero che qui, in questa Aula del Senato, noi ricordiamo la legge di bilancio solo per la mancata discussione della stessa, ma all'interno di quella legge di bilancio, dove è finito di tutto, senza che venisse data alle opposizioni la possibilità di poter dire la propria, ma neanche alla maggioranza (avete chiuso il pacchetto senza neppure un momento di discussione), è arrivato un emendamento con cui si stabiliva che, dal primo luglio, fosse presente il biglietto nominale per tutti gli spettacoli superiori a un certo numero di spettatori. Non sto qui a scendere nei dettagli. La motivazione era evitare il secondary ticketing on line , il cosiddetto fenomeno del bagarinaggio. E chi può essere contro un'iniziativa che va in quella direzione? Il problema, come abbiamo provato a dirvi in tutte le salse, è che la misura da voi adottata, cioè il biglietto nominale, non aiuta, non risolve il problema e sta creando problematiche aggiuntive al comparto degli organizzatori dei concerti, ma non solo a loro. Andremo a vedere in seguito e io lo dirò anche in fase emendativa, perché su questo tema noi non possiamo fare alcun passo indietro. Per noi è diventata una questione prioritaria e ve lo abbiamo detto più volte in sede di discussione in Commissione. Tale misura crea un notevole problema a quel comparto, che oggi garantisce una certa crescita alla nostra economia perché è in positivo. E voi cosa fate? Mettete il bastone tra le ruote ad un comparto che in Italia funziona e mettete in difficoltà anche i consumatori, che si troveranno con dei biglietti più cari. Illustrerò, signor Presidente, tale questione in fase emendativa. Questo, però, è per dire che abbiamo provato in tutti i modi, nel breve tempo della discussione che ci è stato concesso, a farvi cambiare idea in maniera graduale, proponendovi soluzioni differenti che, però, avete voluto respingere al mittente. Mi dispiace, perché avreste avuto l'occasione di non risultare miopi, cosa che invece avete dimostrato di essere anche questa volta. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rufa. Ne ha facoltà. RUFA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 59 rappresenta una necessità, nonché una serie di scelte nel settore artistico, legate soprattutto alla gestione del personale addetto. Esso contiene una serie di aggiustamenti volti a ottimizzare e razionalizzare alcune norme inerenti taluni ambiti di competenza del Mibac. È composto da 5 articoli. L'articolo 1 si pronuncia sui rapporti di lavoro a tempo determinato e indeterminato presso le fondazioni lirico-sinfoniche, a seguito di alcune sentenze della Corte di giustizia in materia di contratti che, se non si fosse intervenuti con il decreto-legge in esame, avrebbero generato una mole di contenziosi ed imbarazzanti ricorsi da parte del mondo artistico; mondo, lo ricordo, che rappresenta uno dei tanti vanti italiani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si stabiliscono norme più stringenti per l'applicazione dei contratti a tempo determinato, consentendo alle fondazioni di stipularli solo per esigenze contingenti e temporanee, purché ciò avvenga con atto scritto, a pena di nullità, per una durata complessiva di quarantotto mesi, anche non continuativi. Questa tipologia contrattuale per decenni è stata applicata ai lavoratori dello spettacolo, in deroga rispetto alle norme vigenti, generando infatti sacche di precariato.