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tali osservazioni, a parere dell'interrogante, destano forte preoccupazione in relazione ai possibili effetti altamente gravi e pericolosi per la tutela della salute della popolazione nazionale e anche mondiale, nonché sull'impatto che le onde elettromagnetiche della connessione di quinta generazione possono avere sull'intero ecosistema ambientale; la necessità di una moratoria, al fine di approfondire nel migliore di modi gli effetti derivanti dall'introduzione di tale nuova tecnologia, risulta pertanto, a giudizio dell'interrogante, urgente ed indispensabile, per evitare ogni possibile rischio per la salute degli individui, anche in relazione ad eventuali cyber attacchi sulle future reti mobili, le quali conterranno informazioni personali e dati sensibili, si chiede di sapere: quali valutazioni i Ministri in indirizzo intendano esprimere con riferimento a quanto esposto; se non convengano sulla necessità di prevedere in tempi rapidi una moratoria, in applicazione del principio di precauzione, volta a sospendere l'introduzione della nuova tecnologia 5G, fino a quando ulteriori e specifici approfondimenti epidemiologici a livello nazionale sui campi elettromagnetici potranno escludere in maniera inequivocabile ogni possibile danno alla salute degli individui; quali iniziative di tipo normativo intendano introdurre, al fine di sospendere in via precauzionale l'introduzione della tecnologia wireless di quinta generazione, i cui effetti nel complesso con ogni probabilità risultano ancora sconosciuti e rischiosi per la collettività. Atto n. 4-01070 BINETTI Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute Premesso che: in Italia esistono due diversi ordinamenti universitari afferenti a due diverse figure professionali: l'educatore professionale socio-sanitario e l'educatore socio-educativo con competenze in parte analoghe, ma anche con specifiche differenze; con i commi 594-601 dell'art. 1 della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018), si è intervenuto sulle due figure degli educatori, riconoscendo giuridicamente il doppio binario formativo (educatore professionale socio-sanitario e educatore professionale socio-pedagogico) con scelte che affrontano solo alcune delle storiche problematiche e che presentano importanti criticità interpretative; la figura dell'educatore socio-sanitario rientra tra le professioni sanitarie, richiede una laurea triennale abilitante che afferisce alla facoltà di Medicina ed è caratterizzata da una rigorosa selezione e prevede 1.500 ore di tirocinio secondo la normativa europea, mentre la laurea dell'educatore pedagogico, anch'essa triennale, non ha carattere abilitante e non prevede un tirocinio strutturato nelle specifiche aree di tipo socio-sanitario-assistenziale; il corso di laurea triennale in Educazione professionale, promosso dalla facoltà di Medicina e chirurgia, fornisce le conoscenze per programmare, gestire e verificare interventi educativi mirati alla promozione della salute e allo sviluppo delle potenzialità di soggetti in difficoltà, per il raggiungimento di livelli sempre più avanzati di autonomia; contribuisce a promuovere e organizzare strutture e risorse sociali e sanitarie, al fine di realizzare progetti educativi integrati all'interno di servizi socio-sanitari e strutture socio-sanitarie riabilitative e socio-educative, in modo coordinato e integrato con altre figure professionali presenti, con il coinvolgimento dei soggetti interessati e delle loro famiglie, dei gruppi, della collettività; ogni anno sono circa 650 iscritti su 15 sedi universitarie e l'82 per cento di loro trova lavoro entro un anno dalla laurea; il corso di laurea triennale L19 in Scienze dell'educazione e della formazione è finalizzato all'acquisizione di conoscenze fondamentali e di competenze metodologiche inerenti ai saperi pedagogici e metodologico-didattici e fornisce conoscenze teoriche e competenze metodologiche riferite alla dimensione dell'insegnamento e apprendimento, nelle diverse fasi evolutive dell'individuo, anche in relazione all'integrazione dei disabili; mentre gli iscritti ai corsi di laurea per educatore socio-sanitario sono fissati in base ad una specifica programmazione nazionale che coinvolge Ministero della salute, Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e Conferenza Stato-Regioni, per cui appare calibrato anche sulle esigenze specifiche del mercato del lavoro, risulta molto difficile sapere quanti siano gli iscritti al corso di laurea in Scienze dell'educazione e della formazione, sia pure con le distinte denominazioni che questo corso di laurea assume nelle diverse università; nonostante la diversità dei due iter formativi e la specificità di alcuni ambiti di competenza, restano alcune aree in cui le rispettive competenze si sovrappongono, creando in alcuni casi vere e proprie competizioni nel campo professionale; la duplicità delle figure professionali ha creato infatti molti disagi ai professionisti, oltre che al servizio pubblico, ponendo il problema di un'eventuale riunificazione, come più volte sollecitato dalle Regioni e dai principali sindacati, secondo i quali le stime più attendibili, riconducibili a entrambi i profili oggi riconosciuti, ammonterebbero a oltre 75.000 persone, impiegate con qualifiche, inquadramenti e livelli salariali differenti, a seconda dei contratti nazionali di lavoro applicati; il problema è reso ancor più complesso dalla presenza di operatori che hanno conseguito la qualifica di educatori, senza possedere una laurea maturata né in ambito sanitario né in ambito pedagogico, dopo aver frequentato corsi regionali e di altro genere, di durata molto più breve, a volte di pochissimi mesi, con approfondimenti di tipo settoriale, che non consentono flessibilità professionale; un emendamento al disegno di legge di bilancio per il 2019 proponeva che i diplomi e gli attestati, previsti nei decreti di equipollenza (27 luglio 2000 e 22 giugno 2016), ottenuti nei corsi regionali specifici indipendentemente dall'anno di conseguimento, siano dichiarati equipollenti al diploma di educatore professionale, oggi laurea SNT2. Allo stesso tempo, al quadro sopra delineato si è aggiunta l'incontrollata attivazione di corsi di formazione professionali, diversi a seconda dell'ambito regionale o territoriale di riferimento, che hanno diplomato lavoratrici e lavoratori con qualifiche molto diverse ma con l'obiettivo di rispondere ai fabbisogni di educatori nei vari servizi pubblici, sia quelli erogati direttamente dalle aziende e enti pubblici, sia quelli erogati da aziende e imprese private, in appalto o in accreditamento, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano quantificare il numero di persone e le condizioni alle quali si intende riconoscere l'equipollenza del titolo di educatore professionale socio-sanitario; se non ritengano di aprire una seria e approfondita discussione per valutare la possibilità di riunificare le professioni educative, arrivando a definire una professione polivalente in questi ambiti ed evitando ogni tipo di ricaduta occupazionale negativa derivante da queste problematiche; nell'evenienza di una riunificazione delle professioni, se il Ministro dell'istruzione non ritenga di specificare quale titolo di studio e quale curriculum formativo diverrebbero punto di riferimento per la formazione degli educatori in ambiti così delicati e così eterogenei.