[pronunce]

nello stesso senso è richiamata la sentenza n. 155 del 2011), tuttavia, tale compressione dell'autonomia decisionale degli enti territoriali non giustificherebbe la previsione di un sistema premiale/sanzionatorio. Esso dovrebbe, invece, limitarsi esclusivamente a «contromisure compensative o sostitutive che non determinino un danno per il cittadino, ma scindano la sanzione sulla responsabilità politica e/o amministrativa dall'interesse che ha la collettività di beneficiare dello stesso trattamento e delle stesse risorse su tutto il territorio nazionale». Infine, il richiamo al principio di proporzionalità, previsto, peraltro, impropriamente anche con riguardo al rapporto tra premi e sanzioni e non solo tra sanzioni e violazioni, non sarebbe in grado di modificare la natura di detto sistema premiale/sanzionatorio. 7.1.&#8210; Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito con memoria depositata il 7 dicembre 2016 e ha dedotto, a riguardo, l'infondatezza della censura in quanto sembra attribuire rilievo determinante alla terminologia utilizzata dal legislatore statale più che al contenuto sostanziale della nuova disposizione introdotta. In particolare, la ricorrente non avrebbe considerato che la disposizione impugnata avrebbe, innanzitutto, una finalità di garanzia per gli enti territoriali, attraverso l'introduzione del principio di proporzionalità nella determinazione delle sanzioni e dei premi. Essa assolverebbe, inoltre, ad una finalità di miglioramento della situazione finanziaria degli enti territoriali, attraverso l'introduzione della lettera c), che destina i proventi delle sanzioni al finanziamento di premi a favore degli enti del medesimo comparto che hanno rispettato i propri obiettivi. Ha quindi concluso quindi per il rigetto del ricorso. 8.&#8210; Con memorie depositate in prossimità dell'udienza pubblica tutte le ricorrenti hanno replicato alle deduzioni del Presidente del Consiglio dei ministri. 8.1.&#8210; In particolare, la Provincia autonoma di Bolzano evidenzia che, contrariamente all'assunto della difesa erariale, secondo il quale le nuove disposizioni favorirebbero la programmazione degli investimenti e, in generale, la gestione di tutte le spese a valenza pluriennale, le disposizioni impugnate avrebbero posto limiti per l'utilizzo del fondo pluriennale vincolato, in virtù dei quali si verificherebbe, a partire dal 2017, un congelamento delle risorse pur disponibili, la cui utilizzazione era già stata programmata, al di fuori delle limitazioni imposte dalla regola del saldo non negativo di cui all'art. 9 della legge n. 243 del 2012. 8.2.&#8210; La Provincia autonoma di Trento e la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, a loro volta, contestano innanzitutto l'eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di lesività delle norme impugnate in quanto basata su due assunti entrambi non fondati: quello secondo il quale, prima delle modifiche introdotte dalla legge n. 164 del 2016, l'art. 9 della legge n. 243 del 2012 non consentiva l'utilizzazione del fondo pluriennale vincolato e quello per cui l'impugnazione della Provincia autonoma sarebbe diretta a contestare una norma favorevole che consentirebbe espressamente l'utilizzazione del fondo pluriennale vincolato. Al contrario, l'art. 9 della legge n. 243 del 2012 non avrebbe impedito all'ente di utilizzare il proprio fondo pluriennale vincolato, in quanto, prima della sua modifica ad opera dell'art. l della legge n. 164 del 2016, esso non definiva le entrate finali e le uscite finali e, soprattutto, non poneva limiti all'utilizzo del fondo pluriennale vincolato. Peraltro, non sarebbe oggetto di contestazione la norma che prevede l'utilizzabilità del fondo ai fini dell'equilibrio di bilancio, bensì solamente le limitazioni di ordine materiale, temporale e procedurale che il legislatore ha apposto a tale utilizzo. Le ricorrenti contestano inoltre l'assenza di interesse a ricorrere, secondo quanto ritiene l'Avvocatura generale dello Stato allegando una supposta "natura programmatica" o "di principio" delle disposizioni impugnate: al contrario le norme contenute nell'art. 9, comma l-bis, della legge n. 243 del 2012 avrebbero fin da subito inibito l'utilizzo &#8210; ai fini dell'equilibrio di bilancio &#8210; del predetto fondo, la cui considerazione (agli stessi fini) è stata possibile soltanto con l'approvazione della legge di bilancio 2017. Osserva al riguardo che la norma impugnata consente alla legge di bilancio di compiere di volta e in volta la valutazione dell'utilizzabilità del fondo pluriennale vincolato: nulla escluderebbe, dunque, che nelle prossime leggi di bilancio, avvalendosi della autorizzazione ad esso conferita, il legislatore ordinario muti il proprio indirizzo ed escluda tale possibilità, anche con riferimento al 2018 o al 2019. Diversamente, qualora fosse accolta la censura sollevata dalla Provincia autonoma sulla legge rinforzata, il fondo pluriennale vincolato cesserebbe di essere una posta di bilancio di cui il legislatore statale potrebbe liberamente disporre, includendola od escludendola dal computo degli aggregati significativi agli effetti dell'equilibrio di bilancio secondo valutazioni occasionali di politica finanziaria. 8.3.&#8210; Anche la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ritiene che l'eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di lesività delle norme impugnate sia infondata, in quanto si basa sull'erronea premessa per cui il testo previgente dell'art. 9 della legge n. 243 del 2012 avrebbe precluso l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione ai fini dell'equilibrio di bilancio. Osserva, inoltre, che, se anche le disposizioni censurate fossero ritenute migliorative dell'assetto precedente, ciò non farebbe venire meno l'interesse ad impugnare (è in proposito richiamata la sentenza n. 222 del 2013). Nel merito, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia contesta l'argomento per cui le regole di finanza pubblica sarebbero necessariamente connotate da generalità, in quanto esso negherebbe un carattere essenziale della specialità regionale e, in particolare, per quanto concerne le regole sull'avanzo di amministrazione, esso sarebbe smentito proprio in relazione alle regole sugli usi dell'avanzo di amministrazione contenute nell'art. 10 della legge n. 243 del 2012, di cui la Regione ricorrente ha impugnato il novellato comma 3. 8.4.&#8210; La Regione Veneto ribadisce, infine, che la previsione di un mero sistema premiale-sanzionatorio non determinerebbe alcun effetto di garanzia né di miglioramento della situazione finanziaria degli enti territoriali ma aggraverebbe la condizione degli enti in difficoltà a vantaggio degli altri perché determinerebbe una penalizzazione destinata a risolversi a danno del cittadino.