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Ciò detto, io toglierei 3 miliardi dallo stanziamento per i migranti, che è pari a 5 miliardi all'anno, perché (come ha detto il ministro Salvini, esponendo un concetto su cui concordo assolutamente) le cooperative e società sedicenti benefattrici sfruttano i migranti e c'è uno spreco. I migranti devono essere di meno. Aiutiamoli a casa loro, insegnando loro a pescare invece di dare loro tutti i giorni il pesce già fritto. Poi troverei 3 miliardi ricavandoli dalle pensioni d'oro. Prima o dopo qualcuno le dovrà toccare. Per evitare il rischio dei ricorsi alla Corte costituzionale, credo che si sia in una situazione in cui si possa applicare il codice militare di pace, che c'è ancora e non è mai stato abolito. Ci sono moltissimi settori in cui fare dei risparmi ed attuare la spending review : ad esempio credo - e non è banale - che anche l'aria condizionata a 15 gradi in quest'Aula sia un'esagerazione, anche dal punto di vista ambientale. (Applausi dai Gruppi FI-BP e M5S) . L'aria condizionata fa male a tutti: è un avvertimento. Poi andrei a trattare con l'Europa: non ho dati precisi, ma mi risulta che l'Italia dia all'Europa 16 miliardi di euro di parte corrente all'anno e ne recuperi 11, anzi ne recupera meno, perché non riusciamo a cofinanziare. Gliene darei meno (sono già soldi nostri, usiamoli per coprire i 12,5 miliardi di euro) e poi sforerei tranquillamente di uno 0,1 o 0,2 il deficit , stando nei parametri. Ogni 0,1 corrisponde ad 1,7 miliardi e l'Europa frignerà un po', ma alla fine ci dirà di sì. Ci sono molti altri problemi, che citerò per titoli prima di concludere, che sono sotto i nostri piedi. Sono i problemi dell'Italia, sono i problemi di quest'Aula. La fattura elettronica tra privati che è un delitto, il fiscal compact che, una volta o l'altra, qualcuno si sveglierà e vorrà attuare, la fine del quantitative easing , i derivati accesi nel 2011 e seguenti, l'aumento prevedibile degli interessi. Questi sono i problemi che deve discutere quest'Aula, non il sesso degli angeli. C'è da finanziare le Province, che sono in uno stato disastroso. Abbiamo poi il debito pubblico, che è una mia fissazione e concludo, Presidente, chiedendo scusa per il paragone, con le esatte parametrazioni, citando Catone il censore che, dal 157 al 149 avanti Cristo, chiuse i suoi interventi al Senato romano con la famosa frase: « Ceterum censeo Carthaginem esse delendam! », abbreviato in « Carthago delenda est » e poi i Romani hanno dovuto fare tre guerre per distruggere Cartagine. Concludo, dunque, e concluderò tutti i miei interventi - sempre con un paragone in parte irriverente, ma comunque con umiltà - dicendo: attacchiamo il debito pubblico, se no il debito pubblico attaccherà noi. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni ) . PRESIDENTE. Grazie senatore Perosino, anche per la dotta citazione. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, la discussione sul Documento di economia e finanza è il primo atto di merito di quest'Assemblea, il primo atto del Governo che si è insediato all'inizio di giugno, quindi questa è una giornata importante, solenne, anche per molti colleghi e colleghe nuovi di questa legislatura e non dobbiamo sprecarla. Il Documento di economia e finanza è lo strumento centrale, sappiamo, di programmazione economico finanziaria e di bilancio. È un consuntivo, ma predispone anche le politiche per gli anni successivi. La presentazione di questo DEF, come molti colleghi hanno ricordato, è particolare, perché avviene in un momento di transizione politica: è stato predisposto dal Governo Gentiloni Silveri, che ha presentato alle Camere un programma di stabilità privo del quadro programmatico perché, correttamente, questo è compito del nuovo Governo. Sarebbe allora importante capire dall'attuale maggioranza, Presidente e colleghi, come intenda proseguire o cambiare il quadro nazionale di riforme, soprattutto in materia di lavoro e politiche sociali, almeno decidendone le linee programmatiche perché sappiamo che le riforme, parte integrante del Documento di programmazione economico finanziaria, influenzano fortemente l'incremento del Prodotto interno lordo di un Paese e la crescita. E quindi questa è la sede opportuna, il Parlamento, dove si rappresentano le cittadine e i cittadini, si fanno atti concreti e il Documento di economia e finanza è un'occasione unica. Prendiamo in esame tre esempi: occupazione e salari, politiche attive e contrasto alla povertà. Nella premessa che accompagna il DEF si sottolinea, giustamente, che l'attività della XVIII legislatura potrà ripartire dai buoni risultati conseguiti negli anni passati, grazie anche alle misure promosse dai precedenti Governi che hanno avuto il merito di affrontare con determinazione e coraggio una drammatica crisi economica e finanziaria, perché di quello si parla, che tra il 2007 e il 2013 ha causato una caduta del PIL pari a nove punti percentuali. I dati del DEF 2018 evidenziano una situazione economica del Paese completamente diversa rispetto a quella dell'inizio della precedente legislatura e il miglioramento delle condizioni macroeconomiche nel Paese si riflette con effetti positivi anche sul mercato del lavoro. Abbiamo assistito spesso, Presidente, in questi mesi e anni, nel dibattito pubblico, ad una vera e propria guerra sui numeri: solo in Italia succede che si litighi non sulle politiche, ma sui numeri! (Prolungati applausi dal Gruppo PD) . Ne cito solo uno: alla fine del 2013, gli occupati erano 22,121 milioni mentre alla fine del 2017 hanno raggiunto poco più di 23 milioni di unità. Il DEF 2018 prevede, sulla base della legislazione vigente, un ulteriore miglioramento del mercato del lavoro fino alla fine del periodo di riferimento anche grazie alla riduzione dei contributi previdenziali, prevista nell'ultima legge di bilancio, in favore dei datori di lavoro privati che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, assumono giovani fino a 35 anni con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Forse dobbiamo imparare anche una sana dialettica fra maggioranza e opposizione, ma sappiamo tutti che dobbiamo aumentare ancora di più il numero degli occupati, in un mondo radicalmente cambiato e attraversato da rivolgimenti tecnologici che definiamo come la quarta rivoluzione industriale e che l'orizzonte dell'Europa è crescita, conti in ordine e occupazione, tre questioni da tenere insieme. La battaglia in Europa deve essere questa. In Italia dobbiamo prendere in considerazione e contrastare ancora la precarietà del lavoro, il persistere, nonostante misure che abbiamo adottato nel precedente Governo, di finte partite IVA, i salari bassi per molti ragazze e ragazzi, il lavoro nero, e quindi dobbiamo incrementare le politiche attive, istituire una carta d'identità del lavoro. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di incrementare le politiche attive per il lavoro. Abbiamo fatto tanto, abbiamo istituto noi per la prima volta l'Agenzia nazionale per l'occupazione, abbiamo appostato delle risorse per stabilizzare il precariato nei centri per l'impiego.