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Per quel che riguarda in particolare l'università, il tentativo più importante di affrontare la situazione illustrata risale ormai a circa venticinque anni fa, quando venne varata la legge n. 390 del 2 dicembre 1991, «Norme sul diritto agli studi universitari», che veniva approvata oltre dieci anni dopo il trasferimento delle funzioni amministrative in materia di diritto allo studio alle regioni, avvenuto con il decreto-legge n. 536 del 1979, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 642 del 1979. L'obiettivo della legge n. 390 del 1991 era chiarito dall'articolo 1 che affermava la volontà di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano l'uguaglianza dei cittadini nell'accesso all'istruzione superiore». La stessa legge ridefiniva i ruoli e le competenze dei soggetti interessati, ripartendole tra Stato, regioni e università. In particolare, allo Stato spettavano «l'indirizzo, il coordinamento e la programmazione degli interventi» a sostegno degli studenti universitari, mentre le regioni avevano il compito di realizzare concretamente gli interventi previsti. Le università, infine, dovevano organizzare i propri servizi, compresi quelli all'orientamento e al tutorato, in modo da rendere effettivo e proficuo lo studio universitario. Tra gli strumenti che la citata legge n. 390 del 1991 metteva in campo per rendere effettivo il diritto allo studio veniva introdotto, per la prima volta in Italia, il cosiddetto «prestito d'onore», sul quale si concentra il presente disegno di legge. Si trattava di una norma all'avanguardia, perché stabiliva condizioni piuttosto garantiste per lo studente, non molto dissimili da quelle attualmente previste dall'ordinamento tedesco: il prestito a tasso zero, infatti, poteva essere concesso solo agli avanti diritto alla borsa di studio, mentre la restituzione rateale doveva avvenire non prima dell'inizio di una attività lavorativa. Purtroppo, però, è ben noto che scrivere una legge, sia pure buona, non implica automaticamente che essa abbia successo e che gli interventi previsti si concretizzino. È il caso di quanto accaduto per il prestito d'onore, che non è mai davvero decollato in Italia. Le ragioni del fallimento sono molto discusse. C'è chi dice, infatti, che sia stata la mancata emanazione del decreto ministeriale che doveva fissare i criteri di concessione delle garanzie e di corresponsione degli interessi ad aver tarpato le ali al progetto, mentre c'è chi sostiene (si veda in particolare il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario) che sia stata la troppo rigida formulazione dell'articolo che fissava le caratteristiche e le modalità d'intervento, e che rendeva di fatto inapplicabile la legge. Infine, vi è chi ritiene che il concetto stesso di prestito sia «indigesto» alle famiglie italiane, non disponibili ad impegnarsi con uno strumento che, al contrario della borsa di studio, prevede una restituzione di quanto elargito nel corso degli anni. Va anche aggiunto che successivi interventi legislativi hanno modificato lo stesso strumento del prestito, non contribuendo, però, a farlo davvero decollare. Ci si può domandare, quindi, se alla luce di quanto sopra ricordato, sia davvero il caso di riproporre lo strumento del prestito d'onore per la concreta attuazione del diritto allo studio, relativamente all'università. La risposta, nonostante quanto su esporto, non può che essere positiva. La stessa letteratura sul tema, oltre a numerose esperienze europee (si ricorda, ad esempio, che la Gran Bretagna sta ormai utilizzando esclusivamente lo strumento del prestito), sottolinea l'importanza del prestito d'onore. Infatti, il meccanismo di sostegno agli studenti interamente fondato sulle borse di studio a fondo perduto è troppo oneroso nel medio/lungo termine, e non permette di fare politiche di ampio respiro, coinvolgendo porzioni crescenti di studenti. Il sistema, quindi, deve diventare capace, gradualmente, di autoalimentarsi mediante il recupero delle somme investite. Come detto, il prestito sta sempre più prendendo piede in molti Stati, non solo europei, tra i quali la Germania, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, l'Australia, e vari altri, mentre studi economici giustificano sempre di più la preferenza verso questo strumento, avendo, in particolare, il pregio di permettere il coinvolgimento di una più ampia platea di studenti. Il ruolo dello Stato, pur importante, dovrebbe limitarsi, secondo la letteratura prevalente, alla corresponsione di contributi in conto interesse o in conto capitale per ridurre il peso che graverà sugli studenti e alla predisposizione di un fondo di garanzia per integrare quanto previsto dagli enti chiamati a finanziare il prestito. Appare chiaro che lo strumento del prestito come previsto dal presente disegno di legge intende non sostituire ma affiancare quello tradizionale delle borse di studio, anche perché una improvvisa trasformazione del sistema attualmente fondato sulle borse di studio potrebbe rivelarsi inefficace vista anche la ricordata avversione delle famiglie italiane a contrarre debiti, in particolare se si pensa a quelle famiglie che vivono in condizioni economiche disagiate. Nonostante queste accortezze, e pur tenendo presenti i fallimenti del passato, si ritiene che lo strumento del prestito d'onore sia indispensabile per la vera attuazione di quanto previsto dalla Costituzione, in particolare nell'attuale fase di crisi che le famiglie italiane si trovano ad affrontare. Si deve ricordare, infine, che l'ampliamento sempre maggiore dell'accesso all'istruzione, aumentando la partecipazione ai corsi universitari, in particolare dei gruppi più svantaggiati, appare scelta ineludibile, anche nell'ottica degli obiettivi che l'Unione europea si è data, indicando la Strategia di Lisbona 2020, che tra l'altro ha riconosciuto il valore dell'istruzione superiore per rispondere in modo strutturale alle carenze dell'economia europea. Come detto sopra, purtroppo, l'Italia è ancora lontana dal raggiungimento degli obiettivi. Il presente disegno di legge intende, quindi, anche contribuire, sia pure in minima parte, a questa rincorsa che non può fallire per il bene del Paese tutto. Nel dettaglio, il presente disegno di legge è composto da soli cinque articoli. Il primo istituisce il prestito d'onore, fissando i criteri per la selezione degli studenti beneficiari e specifica che le condizioni economiche previste sono calcolate tramite l’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) della famiglia dello studente, con le dovute integrazioni; l'articolo 2 assegna a regioni, province autonome, università e istituzioni Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica), il compito di fissare le modalità per la concessione del prestito d'onore, sulla base di un decreto del Ministro dell'istruzione, dell’università e della ricerca, sentita la Conferenza Stato-regioni, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge che ci si propone di far approvare. Sempre nell'articolo 2, in attesa dell'applicazione della legge, viene demandato al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di fissare, con proprio decreto, sempre dopo aver sentito la Conferenza Stato-regioni, i minimi importi per il prestito d'onore.