[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 1, del codice civile, promosso con ordinanza del 24 gennaio 2003 dal Tribunale di Ferrara nel procedimento civile vertente tra Albano Gozzi e il fallimento Govoni Sim Bianca s.p.a., iscritta al n. 355 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell'anno 2003. Udito nella camera di consiglio del 25 febbraio 2004 il Giudice relatore Francesco Amirante.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto Nel corso del procedimento civile di opposizione al decreto di esecutività dello stato passivo del fallimento Govoni Sim Bianca s.p.a. instaurato da Albano Gozzi avverso la statuizione del suddetto decreto che aveva escluso la riconoscibilità del privilegio di cui all'art. 2751-bis, numero 1, del codice civile in favore del proprio credito per danni da demansionamento riconosciuti con sentenza nei confronti del datore di lavoro poi fallito, il Tribunale di Ferrara, con ordinanza del 24 gennaio 2003, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale del citato art. 2751-bis, numero 1, cod. civ. , «nella parte in cui non munisce di privilegio generale sui mobili il credito del lavoratore subordinato per danni da demansionamento subiti a causa dell'illegittimo comportamento del datore di lavoro». Per quel che riguarda la rilevanza della questione il giudice remittente osserva che l'unico punto controverso del procedimento sottoposto al suo esame riguarda proprio la graduazione del credito del ricorrente che il giudice delegato ha ritenuto di rango chirografario. Quanto al merito della questione, il Tribunale di Ferrara si sofferma, in primo luogo, sull'analisi delle diverse ipotesi di privilegio generale sui mobili previste dalla norma impugnata in favore dei crediti dei prestatori di lavoro subordinato e ne desume che il credito da demansionamento non può ricomprendersi - neppure in virtù di interpretazione estensiva - in alcuna di esse a causa della loro precisa delimitazione e descrizione. Tale credito, infatti, non solo non è assimilabile alla retribuzione (non essendo corrispettivo di una prestazione contrattualmente prevista) o al trattamento di fine rapporto, ma non è certamente neppure affiancabile ai crediti per danni subiti per effetto della mancata corresponsione dei contributi obbligatori, di licenziamento inefficace, nullo o annullabile o di infortunio sul lavoro (ipotesi, quest'ultima, aggiunta dalla sentenza costituzionale n. 326 del 1983 con i limiti ivi stabiliti). Il credito stesso, d'altra parte, non può nemmeno essere inserito in via analogica nell'ambito della norma impugnata, dal momento che le norme sui privilegi non sono suscettibili di tale integrazione, essendo derogatorie rispetto al principio generale della par condicio creditorum di cui all'art. 2740 cod. civ. La suddetta esclusione determina, ad avviso del remittente, una ingiustificata disparità di trattamento in quanto, essendo i privilegi accordati «in considerazione della causa del credito» (art. 2745 cod. civ. ) , nella comparazione fra cause del credito sussisterebbe una sostanziale equivalenza tra la funzione sociale dei crediti gia inclusi nell'art. 2751-bis, numero 1, cod. civ. - tutti accomunati dalla derivazione da comportamenti illeciti del datore di lavoro incidenti sulla sfera personale e sui bisogni primari del lavoratore subordinato - e, in particolare, tra quella del credito per danni da licenziamento illegittimo e la funzione del credito risarcitorio diretto ad annullare gli effetti del demansionamento del lavoratore subordinato. Il richiesto intervento additivo, univocamente determinato, non si porrebbe in contrasto con il doveroso rispetto delle scelte economico-politiche riservate alla sfera di discrezionalità del legislatore, in quanto esso avrebbe la finalità di dare più completa attuazione al fondamentale principio di uguaglianza nella materia dei privilegi, in linea con quanto recentemente deciso da questa Corte in merito all'estensione della disciplina di cui all'art. 2749 cod. civ. a tutti i crediti privilegiati anche in sede di procedure concorsuali. Osserva, infine, il giudice remittente che nell'attuale assetto normativo il credito di cui si discute viene posposto non solo a quelli di cui all'art. 2751-bis cod. civ. , ma anche a tutte le altre prelazioni di cui alla graduazione dell'art. 2778 cod. civ.1. Il Tribunale di Ferrara in composizione collegiale ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 1, del codice civile, nella parte in cui non munisce del privilegio generale sui mobili il credito del lavoratore subordinato per danni da demansionamento subiti a causa dell'illegittimo comportamento del datore di lavoro. 2. La questione è fondata. Questa Corte si è pronunciata più volte in tema di legittimità costituzionale delle norme che attribuiscono privilegi - in particolare sotto il profilo della mancata inclusione di alcuni crediti nella categoria privilegiata - enunciando principi i cui contenuti si sono venuti via via precisando con le successive applicazioni. In primo luogo la Corte ha affermato che, in considerazione del carattere politico-economico dei criteri che presiedono al riconoscimento della natura privilegiata di dati crediti, non è consentito utilizzare lo strumento del giudizio di legittimità costituzionale per introdurre, sia pure con riguardo al rilievo costituzionale di un determinato credito, una causa di prelazione ulteriore, con strutturazione di un autonomo modulo normativo (v. sentenze n. 84 del 1992 e n. 40 del 1996). Il fondamento di tale enunciazione deve rinvenirsi anche nel rilievo che il sistema delle cause di prelazione - derogatorio del principio della par condicio creditorum, ancorché esse siano divenute sempre più numerose - va riguardato tenendo conto delle norme che regolano i rapporti tra i crediti che ne godono, ossia della loro graduazione, sicché l'attribuzione della qualità privilegiata ad un credito non può mai andar disgiunta dalla sua collocazione nell'ordine dei privilegi; collocazione che richiede valutazioni economico-politiche, rimesse al legislatore nell'esercizio della propria discrezionalità. Se questa è la ratio del principio generale enunciato, si comprende perché la Corte abbia anche affermato che è, invece, possibile sindacare, all'interno di una specifica norma attributiva di un privilegio, la mancata inclusione in essa di fattispecie omogenee a quelle cui la causa di prelazione è riferita (v. le stesse sentenze n. 84 del 1992 e n. 40 del 1996). In tale ordine di idee la Corte, mentre, a titolo di esempio, ha ritenuto infondata la questione della mancata assimilazione, ai fini del privilegio, dei crediti dei soci delle cooperative di produzione e lavoro per il lavoro prestato in adempimento del contratto sociale a quelli dei lavoratori subordinati (sentenza n. 451 del 1998), ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 2751-bis, numero 2, cod. civ.