[pronunce]

Infine, il 18 maggio 2021 il Consiglio regionale ha approvato la nuova legge di disciplina del parco naturale regionale Sirente Velino, con una riduzione dell'area del parco di circa 6.400 ettari (a fronte degli 11.870 ettari inizialmente previsti). Alla luce di tale ricostruzione, la difesa regionale ritiene non condivisibili le censure sollevate dal ricorrente in ordine al mancato coinvolgimento degli enti locali e ribadisce che le comunità locali interessate dal parco sono state coinvolte nella fase procedimentale propedeutica alla formazione e approvazione della legge e hanno partecipato attivamente alla stessa iniziativa legislativa di modifica territoriale, in base all'art. 4 della legge della Regione Abruzzo 21 giugno 1996, n. 38 (Legge-quadro sulle aree protette della Regione Abruzzo per l'Appennino Parco d'Europa). L'utilizzo della legge regionale quale strumento per la revisione dei confini del parco non sarebbe, quindi, frutto di una mera scelta arbitraria della Regione, ma sarebbe sancito direttamente dalla legge regionale sopra citata, attuativa della legge statale in materia. Nel caso di specie, poi, la mancanza del piano del parco e il commissariamento dell'ente parco avrebbero configurato come «percorso obbligato» il ricorso alla legge per la revisione dei confini dell'area protetta. La resistente aggiunge che, rispetto al giudizio definito da questa Corte con la sentenza n. 134 del 2020, il legislatore abruzzese, nell'approvare la legge regionale impugnata, avrebbe agito in modo conforme ai principi sanciti dalla legge n. 394 del 1991, assicurando la partecipazione di tutti gli enti locali coinvolti e di tutti i portatori di interesse in ogni singola fase del procedimento di approvazione della legge di revisione dei confini del parco. Quanto al contrasto dell'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021 con la direttiva 2009/147/CE, che, secondo il ricorrente, ha riconosciuto tutta l'area quale zona di protezione speciale nell'ambito della Rete Natura 2000, consentendo al parco naturale regionale Sirente Velino di percepire i finanziamenti della Commissione europea per la tutela dell'orso bruno marsicano, la difesa regionale osserva che, per l'implementazione del PATOM, cui ha aderito anche il parco oggetto della normativa impugnata, la Regione Abruzzo ha sottoscritto un accordo tra pubbliche amministrazioni il 6 agosto 2019 (APA PATOM 2019-2021). Questo accordo prevede la realizzazione di azioni prioritarie e sinergiche su un areale molto vasto, che ricomprende il territorio delle Regioni Abruzzo, Lazio, Molise, Marche e Umbria. La resistente aggiunge che sono stati al riguardo attivati livelli normativi di tutela molto alti per tutto il territorio, indipendentemente dall'espressa qualificazione di aree protette. Quanto poi al livello di tutela delle aree che sono divenute esterne al perimetro del parco a seguito della normativa impugnata, la Regione precisa che la ZPS Sirente Velino non è stata modificata (e non poteva esserlo con legge regionale). La Regione sottolinea, altresì, che il livello di tutela ambientale di questa ZPS è stato innalzato dalla Giunta regionale con delibera 27 dicembre 2016, n. 877, integrata con successiva delibera 25 maggio 2017, n. 279, che ha esteso alle ZPS il livello di protezione previsto per i SIC. Ciò avrebbe consentito di garantire «un livello alto di protezione ambientale e di tutela per habitat e specie» per quelle aree non più rientranti nel parco, ma che sono comunque ricomprese nelle ZPS. Quanto al lamentato contrasto dell'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021 con l'art. 6 del d.lgs. n. 152 del 2006 per la mancata previsione della VAS (richiesta per tutte le decisioni che determinano effetti sulle modalità d'uso di una certa area, provocandone un sostanziale cambiamento) e con l'art. 6 della direttiva 92/43/CE per la mancata sottoposizione del provvedimento alla VINCA, la Regione osserva che l'adozione della legge regionale impugnata è stata preceduta da una accurata valutazione sulla presenza, nell'area oggetto della riperimetrazione, di habitat e specie di interesse comunitario, nonché sul fatto che le aree sottratte al Parco sono comunque interne alla ZPS IT7110130 "Sirente Velino", i cui confini restano inalterati con la vigenza di tutti i divieti e le misure prescrittive. Sarebbero, pertanto, rispettate le finalità della direttiva 2001/42/CE, consistenti nel garantire un livello elevato di protezione dell'ambiente, con la conseguenza che non sarebbe necessaria la VAS. Resterebbe, comunque, obbligatoria l'attivazione della valutazione di incidenza per tutti i piani e i programmi, gli interventi e i progetti per i quali non sia stato già espresso un parere in tal senso. Infine, l'ente parco, rimanendo gestore della ZPS Sirente Velino, dovrebbe essere comunque consultato. Ancora, le misure generali di conservazione per la tutela dei SIC e delle ZPS, adottate con le delibere della Giunta regionale sopra richiamate, avrebbero esteso le limitazioni e i vincoli, facendo sì che la rete di protezione per le Aree natura 2000 sia «uniforme e rafforzata». In definitiva, la permanenza della ZPS nell'area in oggetto consentirebbe di rispettare i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e nazionale. Quanto alla censura del Governo per cui l'illegittimità costituzionale dell'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 14 del 2021 discenderebbe dalla sottrazione dei territori prima rientranti nel parco alla tutela paesaggistica, oltre che a quella naturalistica (quali aree protette), la Regione Abruzzo sottolinea come questa Corte non abbia mai messo in discussione la facoltà delle Regioni non solo di modificare le aree protette regionali, ma addirittura di sopprimerle (è citata la sentenza n. 134 del 2020). Pertanto, la riperimetrazione di un parco regionale rientrerebbe nell'autonomia regionale di cui lo stesso parco è «tipica espressione». In merito alla presunta violazione del principio di co-pianificazione obbligatoria imposto dal codice dei beni culturali e del paesaggio per le aree tutelate ex lege, la resistente rappresenta che la Regione Abruzzo non si è ancora dotata di un piano paesaggistico elaborato congiuntamente allo Stato. Pertanto, su questo piano e sulle relative prescrizioni di tutela deve ancora avvenire il confronto e la condivisione con gli uffici ministeriali competenti; di conseguenza, la norma impugnata non contrasterebbe con il principio di co-pianificazione. La difesa regionale nega, inoltre, di aver perseguito, con la riperimetrazione del parco, l'intento di facilitare l'accesso al condono edilizio. L'unica finalità perseguita dal legislatore abruzzese sarebbe quella di rispondere alle esigenze locali e territoriali di revisione dei confini per espungere dal parco naturale regionale Sirente Velino aree limitate, caratterizzate da elementi di antropizzazione, e consentire l'uscita dell'ente parco dal commissariamento.