[massime]

ORD. 16/06. PROCESSO PENALE - DIFENSORE - ESERCIZIO ILLIMITATO DEL DIRITTO DI REVOCA E DELLA FACOLTÀ DI RINUNCIA AL MANDATO - DENUNCIATA LESIONE DEL PRINCIPIO DELLA RAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO, DISPARITÀ DI TRATTAMENTO IN DANNO DEGLI ALTRI SOGGETTI COINVOLTI NEL PROCESSO - QUESTIONE DI COSTITUZIONALITÀ AVENTE UN 'PETITUM' GENERICO LA CUI DETERMINAZIONE VIENE IMPROPRIAMENTE RIMESSA ALLA CORTE, CENSURA DI NORMA INCONFERENTE, QUESTIONE PROSPETTATA IN RELAZIONE A FUNZIONAMENTO PATOLOGICO DELLA DISCIPLINA - MANIFESTA INAMMISSIBILITÀ DELLA QUESTIONE.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 108 del codice di procedura penale, sollevata in riferimento agli artt. 111, secondo comma, secondo periodo, 3, 24 e 25 della Costituzione, nella parte in cui consente un esercizio illimitato del diritto di revoca e della facoltà di rinuncia al mandato difensivo. Il giudice a quo , infatti, sollecita, attraverso un petitum generico, una pronuncia della Corte che abbia il compito di "costruire ex novo " uno strumento processuale che individui specifiche limitazioni alla facoltà degli imputati di revocare il difensore già nominato di fiducia ed a quella, di quest'ultimo, di rinunciare al mandato difensivo; la questione, inoltre, è stata proposta in relazione ad una norma la quale disciplina l'istituto del termine a difesa e non riguarda direttamente il diritto di revoca o di rinuncia al mandato difensivo ed, infine, le situazioni prospettate come patologiche, estranee al normale funzionamento della disciplina denunciata, sono insuscettibili di apprezzamento in sede di giudizio di legittimità costituzionale. - Per il riferimento a situazioni patologiche in suscettibili di scrutinio di costituzionalità, v. sentenza citata n. 40/1998 e ordinanze nn. 255/1995 e 182/1992.