[pronunce]

, anziché per mezzo della motivata delibera del Consiglio dei ministri, richiesta in tal caso dall'art. 3 del d.lgs. n. 281 del 1997; che si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, infondato; che l'Avvocatura contesta l'assunto della ricorrente, secondo cui il Governo avrebbe omesso di ricercare l'intesa con la Conferenza Stato-Regioni e Province autonome, giacché, al contrario, l'adozione del d.P.C.m. 14 maggio 2004 sarebbe stata legittimata solo dal mancato accordo tra le Regioni circa i criteri di riparto delle quote, secondo quanto comunicato nella seduta della Conferenza del 10 luglio 2003, e ribadito dal Presidente della Conferenza stessa con nota del 15 gennaio 2004; che il principio di continuità dell'ordinamento giuridico escluderebbe ogni effetto abrogativo del nuovo art. 119 Cost., in relazione alla legge n. 133 del 1999 e al d.lgs. n. 56 del 2000; che, peraltro, l'art. 119 della Costituzione non stabilirebbe affatto «i meccanismi di alimentazione e di gestione» del fondo, limitandosi ad indicare «i destinatari delle risorse», sicché spetterebbe al legislatore provvedere in proposito; che, quanto alle dedotte questioni di illegittimità costituzionale dell'art. 10, comma 2, lettera d), della legge n. 133 del 1999 e dell'art. 7, comma 2, del d.lgs n. 56 del 2000, l'Avvocatura erariale ne eccepisce l'inammissibilità, poiché il conflitto di attribuzione non costituirebbe la sede per denunciare profili di incostituzionalità della legge di cui l'atto amministrativo oggetto di conflitto costituisce attuazione, per di più con elusione dei termine perentori previsti per impugnare in via principale atti aventi forza di legge; che inammissibile sarebbe anche la censura mossa in relazione alla mancata integrale copertura del fabbisogno sanitario, sia in quanto generica, sia in quanto essa si esaurirebbe «nell'inesatta applicazione di una legge», relativamente alla quale sarebbe stato necessario adire il giudice ordinario; che, nell'imminenza dell'udienza pubblica, le parti hanno dichiarato che entrambi gli atti oggetto del conflitto sono stati annullati dal Tribunale amministrativo per il Lazio con la sentenza 11 febbraio 2006, n. 1051, ed hanno chiesto che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere; che, a séguito di ordinanza istruttoria del 2 marzo 2006, questa Corte ha acclarato che la sentenza del Tribunale amministrativo per il Lazio n. 1051 del 2006, con cui sono stati annullati entrambi gli atti impugnati in questa sede, è passata in giudicato. Considerato che sia la delibera del Consiglio dei ministri del 14 maggio 2004, sia il contemporaneo d.P.C.m. 14 maggio 2004, impugnati dalla Regione Campania nel presente conflitto, sono stati annullati con sentenza definitiva del Tribunale amministrativo per il Lazio, resa tra le medesime parti dell'odierno giudizio; che, pertanto, deve ritenersi cessata la materia del contendere (da ultimo, si vedano le ordinanze n. 160 del 2004 e n. 168 del 2003).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 3 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA