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DI STEFANO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale . Signor Presidente, il Governo ovviamente attribuisce la massima attenzione alle comunità italiane all'estero, che rappresentano una risorsa economica, sociale, culturale e politica del nostro Paese. Le politiche a favore degli italiano all'estero, compresi coloro soltanto temporaneamente residenti all'estero, costituiscono un aspetto fondamentale della politica estera italiana. Si tratta di un tema al quale in particolare Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale attribuisce una centralità strategica, e che vede impegnati i nostri uffici centrali e la nostra rete diplomatico-consolare per fornire servizi consolari, assistenza ai connazionali e nel promuovere la diffusione della lingua e della cultura italiane. Vorrei assicurare e garantire a tutti che il Governo, a prescindere dalla dinamica parlamentare che oggi sarà in quest'Assemblea, attribuisce la massima attenzione al tema, e lo farà in un caso o nell'altro. Il segnale di attenzione, d'altronde, è stato già dato anche nell'ultima manovra economica, attraverso la quale, per la prima volta dopo tanti anni, si è riusciti ad assumere al Ministro degli affari esteri 350 persone, tra cui 50 contrattisti destinati proprio alle sedi estere per poter fronteggiare fenomeni come la Brexit e la richiesta costante di maggiori risorse per consolati come quelli dell'area latinoamericana, ad esempio. Soprattutto, si è riusciti a inserire un aumento della dotazione economica riferita ai contrattisti per permettere ai nostri Consolati di avere personale che lavora a pieno regime laddove c'è davvero bisogno. Voglio inoltre rassicurare tutti che già dal giugno scorso è costituto a Palazzo Chigi il cosiddetto coordinamento Brexit. Si tratta di un coordinamento interministeriale per fronteggiare tutte le necessità legate alla Brexit. Il 15 febbraio scorso è stato altresì pubblicato sul sito Internet del Governo il piano strategico che prevede le possibilità da seguire in caso di Brexit sia con accordo che senza, per fornire a tutti gli italiani all'estero un percorso da seguire qualunque sia lo scenario. Aggiungo che, sempre nell'ultima manovra, è stato ribadito l'impegno per il piano promozionale a favore dell'Italia, che non è soltanto economico, ma anche relativo alla promozione dell'italianità all'estero. Infatti il piano si chiama «Vivere all'italiana» e fa un enorme riferimento agli italiani che si trovano all'estero. Vorrei anche rassicurare la senatrice Bonino (non so se la rassicuro, in quanto - in realtà - le do qualche informazione su quanto ha chiesto). In questo caso la questione non è di interessarsi o meno al problema degli italiani votanti nel Regno Unito in caso di Brexit, ma di stare alle leggi vigenti. La legge italiana permette di votare presso il Consolato del Paese in cui si risiede qualora ci si trovi all'interno dell'Unione europea, mentre non lo prevede (quindi prevede il voto soltanto in Italia) nei Paesi extraeuropei. Noi, come Farnesina, ci siamo già portati avanti per garantire il voto consolare nel caso in cui ci sia una richiesta di prolungamento ex articolo 50 (quindi, sostanzialmente, qualora ci sia ancora questa fase di stagnazione). Nel caso, però, in cui ci dovesse essere certezza di uscita (ossia di Brexit) prima del voto, gli italiani residenti nel Regno Unito dovranno votare in Italia, perché in quel caso ci sarebbe una situazione di certezza di extraterritorialità. Quindi, nel caso in cui non ci sia ancora una chiara situazione, i nostri Consolati sono già pronti a far votare. Nel caso in cui ci sia, invece, una chiara indicazione di Brexit - con o senza deal - chiaramente gli italiani dovranno tornare in Italia per votare. Sull'istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero il Governo si rimette all'Assemblea ed è ovviamente disposto a collaborare con esso qualora venga istituito. In ogni caso, come detto all'inizio dell'intervento, rassicuro tutti sul fatto che, qualunque sia l'esito di questa votazione, gli italiani all'estero rappresentano una priorità per il nostro Governo dal punto di vista non solo economico e di relazioni, ma anche della promozione del nostro Paese all'estero e dei diritti che gli italiani residenti all'estero hanno in quanto nostri connazionali. In conclusione, ribadisco - mi rivolgo in questo caso al Presidente - che sulla mozione in esame il Governo si rimette all'Assemblea. PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, sono molto contenta che il Governo si sia rimesso all'Assemblea sulla mozione in esame, che noi riteniamo possa essere accolta all'unanimità, per quanto ci siano senatori che ci mettono un po' in difficoltà nel credere a quello che, dal nostro punto di vista, doveva essere buono e giusto per tutti. Quando la mozione fu presentata, ci sembrava la cosa più naturale del mondo. Dico questo anche al rappresentante del Governo, che prima ha spiegato alcune questioni, senza però sostanzialmente toccare il punto centrale della mozione. Per quattro legislature il Comitato ha avuto un ruolo ben preciso. Ricordo solo il ruolo che ha avuto nella scorsa legislatura, quando ha operato attivamente - lo dico e vorrei che il Governo ne prendesse atto - anche per rendere efficaci quelle misure di cui oggi il sottosegretario Merlo, che mi spiace non vedere in Aula, si vanta senza averne alcun merito. Lo ricordo perché, ad esempio, una delle attività portate avanti dal Comitato nella scorsa legislatura era stata di agevolare misure che il Governo aveva adottato nei confronti degli italiani all'estero, in modo particolare per la diffusione della lingua italiana. Ricordo la legge delega n. 107 del 2015, che garantiva uno spazio d'azione molto particolare, ma dall'altra parte ricordo anche quegli emendamenti sottoscritti con forza dagli eletti all'estero, e non solo, che avevano portato alla ripartizione di un fondo, quello di cui oggi - lo ripeto - il sottosegretario Merlo si prende i meriti, che garantiva 50 milioni ogni anno proprio per questo tipo di promozione. Mi sarei aspettata, se non altro, un intervento da parte del Sottosegretario per dire che c'è tutta la volontà di ampliare i finanziamenti, proprio perché fino a questo momento - glielo dico, sottosegretario Di Stefano - noi non abbiamo avuto segnali da parte di questo Governo, se non belle parole nei confronti degli italiani all'estero. Ma segnali concreti non ne abbiamo. Glielo dico perché di parole siamo anche un po' stanchi, e siamo stanchi - glielo ribadisco - perché nella misura in cui lei prende con grande facilità l'impegno con la senatrice Bonino rispetto alla questione dei nostri connazionali, che vivono una situazione molto particolare per quanto riguarda la Brexit, e quindi nel Regno Unito, le sue parole non sono per nulla di tranquillità e di garanzia. Vorremmo qualcosa in più, perché il piano B forse voi dovreste incominciare a preannunciarlo e non semplicemente dire che sareste quasi disposti a togliere un diritto, ossia di poter votare lì dove sono, lavandovene tranquillamente le mani perché vi risulta il modo più semplice. Abbiamo avuto quattro legislature con questo Comitato, nel quale noi abbiamo creduto in maniera particolare.