[pronunce]

In via preliminare, la ricorrente richiama la giurisprudenza della Corte che condiziona l'ammissibilità delle questioni prospettate da una Regione, nell'ambito di un giudizio in via principale, in riferimento a parametri costituzionali diversi da quelli riguardanti il riparto delle competenze tra lo Stato e le Regioni, alla ridondanza delle asserite violazioni su tale riparto e alla specifica indicazione delle competenze ritenute lese e delle ragioni della lamentata lesione. La Regione sottolinea, in particolare, che - proprio con riferimento all'art. 77 Cost. - la Corte ha riconosciuto che le Regioni possono impugnare un decreto-legge per motivi attinenti alla pretesa violazione del medesimo art. 77, «ove adducano che da tale violazione derivi una compressione delle loro competenze costituzionali» (sentenza n. 6 del 2004), così come sarebbe accaduto nel caso di specie. Le ragioni della ridondanza vengono quindi ricondotte alla violazione dell'autonomia finanziaria regionale, di cui all'art. 119, primo e secondo comma, Cost., poiché l'IRESA costituisce un tributo regionale proprio, ossia un tributo «istituito dalle regioni con proprie leggi in relazione ai presupposti non già assoggettati ad imposizione erariale», ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera b), numero 3), della legge n. 42 del 2009. 2.4.2.- Quanto al merito della censura relativa all'art. 77, secondo comma, Cost., la ricorrente evidenzia che nel d.l. n. 145 del 2013, come convertito, sarebbero state introdotte discipline del tutto eterogenee, incidenti su una pluralità di materie; viene quindi richiamata la giurisprudenza della Corte, la quale collega il riconoscimento dell'esistenza dei presupposti fattuali, di cui all'art. 77, secondo comma, Cost., ad un'intrinseca coerenza delle norme contenute in un decreto-legge, o dal punto di vista oggettivo e materiale, o dal punto di vista funzionale e finalistico (sentenze n. 121 del 2008 e n. 171 del 2007). Viceversa, nel caso in esame le fattispecie disciplinate dal d.l. n. 145 del 2013, come convertito, non sarebbero accomunate da una natura unitaria, né l'eterogeneità degli interventi potrebbe ritenersi giustificata dalla necessità di approntare rimedi urgenti rispetto a situazioni straordinarie sopravvenute. 2.5.- Sotto un diverso profilo, la ricorrente denuncia l'illegittimità della norma impugnata per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in combinato disposto con l'art. 3 Cost., evidenziando che la disposizione in esame, quand'anche sia ricondotta alla materia - di competenza esclusiva statale - ha superato i limiti di ragionevolezza e proporzionalità che fungono da parametro di legittimità dell'intervento statale sulle attribuzioni regionali. La disposizione sarebbe intrinsecamente contraddittoria ed elusiva dello stesso scopo dichiarato dalla norma. Anziché individuare «criteri uniformi per il calcolo dell'imposta» (come auspicato dall'AGCM), la norma censurata ha fissato il limite massimo dei parametri dell'IRESA, così eccedendo le indicazioni contenute nella segnalazione, ed anzi sostanzialmente eludendole. Ad avviso della ricorrente, infatti, la fissazione di un tetto di imposta molto basso svuoterebbe di contenuto l'imposta, tanto da azzerarne l'incidenza. Il risultato che ne consegue sarebbe antitetico rispetto all'obiettivo di incentivare la concorrenza, nel senso di premiare le imprese più efficienti, le quali si dotino, ad esempio, di apparecchi meno rumorosi e inquinanti. In tal modo, invece, i mezzi più obsoleti e rumorosi sarebbero soggetti ad un regime sostanzialmente analogo a quello riservato ai velivoli più efficienti - posto che un limite di imposta così basso sarebbe inidoneo a determinare significative differenze quantitative, a fronte di evidenti disparità qualitative fra i mezzi - con conseguente elusione del principio di concorrenza. L'irragionevolezza della disposizione impugnata emergerebbe anche dal fatto che il limite massimo fissato dal comma 15-bis sarebbe - asserisce la Regione - largamente inferiore non solo alle soglie minime stabilite dalla legge della Regione Lazio n. 2 del 2013, ma anche a tutte le soglie massime applicate dalle altre Regioni che hanno istituito l'IRESA quale tributo regionale proprio. A riprova dell'irragionevolezza della norma in esame, sotto il profilo del difetto di proporzionalità, viene, altresì, addotta la decurtazione degli introiti relativi alla riscossione dell'imposta, i quali subirebbero una riduzione superiore al 70 per cento, con perdite di circa 40.000.000 di euro l'anno. Inoltre, la riduzione dell'aliquota massima potrebbe determinare il legislatore regionale ad applicare, indifferentemente per tutti i velivoli, la soglia massima stabilita dal censurato comma 15-bis, posto che altrimenti l'istituzione dell'imposta risulterebbe del tutto inutile, in quanto il gettito resterebbe in gran parte assorbito dai costi amministrativi per la riscossione dell'imposta. 2.6.- Viene, inoltre, denunciata l'illegittimità costituzionale del medesimo comma 15-bis per violazione degli artt. 3, 117, secondo e terzo comma, e 119, primo e secondo comma, Cost., in relazione all'art. 11 del d.lgs. n. 68 del 2011, e all'art. 19 della legge n. 196 del 2009. 2.6.1.- Si osserva in proposito che, a seguito della trasformazione dell'IRESA in tributo regionale proprio, la relativa disciplina sarebbe ascrivibile alla materia, di competenza legislativa concorrente, «coordinamento del sistema tributario», di cui al terzo comma dell'art. 117 Cost. Infatti, soltanto per i tributi regionali cosiddetti «derivati» (cioè istituiti e regolati con legge dello Stato), la competenza legislativa rimane esclusivamente statale, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., mentre nel caso di tributi «degli altri enti» e di quelli istituiti e regolati da leggi regionali, la competenza legislativa è concorrente (sentenza n. 121 del 2013). Tuttavia l'intervento in questione non sarebbe volto a stabilire un principio fondamentale di coordinamento del sistema tributario, bensì una statuizione di dettaglio, di immediata applicazione nei confronti delle Regioni. 2.6.2.- Si osserva, inoltre, che la norma impugnata, incidendo in modo significativo sulle entrate della Regione Lazio, sarebbe lesiva dell'autonomia regionale anche per la mancanza di copertura finanziaria, nel senso che l'intervento statale eliminerebbe un'imposta regionale senza specificare le misure compensative. Ciò costituirebbe violazione dell'art. 11 del d.lgs. n. 68 del 2011, il quale prevede, al primo comma, che «Gli interventi statali sulle basi imponibili e sulle aliquote dei tributi regionali di cui all'articolo 7, comma 1, lettera b), numeri 1) e 2), della citata legge n. 42 del 2009 sono possibili, a parità di funzioni amministrative conferite, solo se prevedono la contestuale adozione di misure per la completa compensazione tramite modifica di aliquota o attribuzione di altri tributi».