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Esenzione dei fabbricati rurali ad uso strumentale dall'imposta municipale propria. Onorevoli Senatori. -- Il decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale, in attuazione della legge delega n. 42 del 2009, agli articoli 7, 8 e 9 ha istituito, a decorrere dall'anno 2014, l'imposta municipale propria (IMU) che sostituisce, per la componente immobiliare, l'imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati e l'imposta comunale sugli immobili (ICI). L'imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili diversi dall'abitazione principale e come base imponibile il valore dell'immobile determinato ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, istitutivo dell'ICI. Peraltro, l'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha anticipato, in via sperimentale, l'istituzione dell'IMU, a decorrere dall'anno 2012, con applicazione in tutti i comuni del territorio nazionale fino al 2014, in base ai citati articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, in quanto compatibili, mentre l'applicazione a regime dell'imposta municipale propria è stata fissata al 2015. Come accennato, a norma dell'articolo 8, comma 1, del decreto legislativo n. 23 del 2011, l'IMU sostituisce l'ICI nonché, in relazione alla componente immobiliare, l'IRPEF e le relative addizionali dovute sui redditi fondiari relative a beni immobili non locati. In vigenza dell'ICI i fabbricati rurali rappresentavano pertinenze del fondo agricolo cui erano asserviti. Pertanto, l'applicazione dell'ICI al terreno agricolo, sulla base del reddito dominicale di quest'ultimo, esauriva il prelievo dovuto sull'intero fondo agricolo, fabbricati rurali inclusi. Va infatti ricordato che con la prima revisione degli estimi, stabilita con regio decreto n. 17 del 1923, le tariffe furono determinate in funzione della quantità dei prodotti ottenuti nel decennio 1904-1913, con riferimento alle particelle tipo, ignorando totalmente i fabbricati rurali per i quali una legge ad hoc prevedeva l'esenzione da qualsiasi imposta. Con la seconda revisione degli estimi, disposta con il regio decreto-legge 4 aprile 1939, n. 589, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 1939, n. 976, le stime non furono più effettuate con riferimento alle particelle tipo ma alle aziende agricole ordinarie. Furono compilati dei quaderni di stima (bilancio aziendale) per contrapporre ai ricavi i costi, e tra questi figuravano anche le quote di ammortamento dei fabbricati strumentali. Infatti, nei certificati catastali, ai fabbricati rurali non era attribuito alcun reddito perché compreso e valutato sul reddito dominicale dei terreni sui quali insistono. Per questo motivo, come sopra accennato, i fabbricati rurali sono considerati catastalmente pertinenze del terreno (che deve avere una superficie non superiore a 10.000 metri quadri e deve essere censito al catasto terreni con attribuzione di reddito agrario). Già con risoluzione ministeriale del 18 novembre 1987, l'Amministrazione finanziaria osservava che: «ai sensi della vigente legislazione catastale, i fabbricati rurali, nonché le costruzioni rurali in genere, sono iscritti al catasto rustico e a tali immobili non è attribuita alcuna rendita catastale, in quanto compresa nel reddito catastale del terreno cui servono. La loro valutazione, dunque, si confonde con quella dei terreni ed il valore risultante dalla valutazione automatica del fondo rustico esprime anche il valore dei fabbricati rurali che servono alla coltivazione del fondo stesso». Con circolare n. 50 del 20 marzo 2000, il Ministero delle finanze ha fornito ulteriori chiarimenti in merito ai criteri di determinazione del valore di fondi rustici con annesse costruzioni rurali, relativamente alle imposte di registro, sulle successioni e donazioni nonché all'imposta comunale sugli immobili. In merito ai criteri di determinazione del valore di fondi rustici con annesse costruzioni rurali, anche ai fini dell'ICI, il Ministero ha infatti precisato che «l'articolo 9 del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133, ha previsto l'istituzione del catasto dei fabbricati, al fine di realizzare un inventario completo ed uniforme del patrimonio edilizio, con il censimento di tutti i fabbricati o porzioni di fabbricati rurali e la loro iscrizione, mantenendo tale qualificazione, nel catasto edilizio urbano. L'articolo 9, comma 3, della citata legge, come sostituito dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 139, ha stabilito i criteri per il riconoscimento della ruralità degli immobili agli effetti fiscali. Ciò premesso, tenuto conto dei peculiari aspetti tecnici della questione nonché delle richiamate novità normative in materia di accatastamento dei fabbricati rurali, si è ritenuto opportuno acquisire il preventivo parere del Dipartimento del territorio sui criteri adottati per l'attribuzione delle rendite dei terreni agricoli cui il fabbricato è asservito e dei fabbricati stessi. Quest'ultimo, con nota dell'8 giugno 1999, prot. n. C2/31047, ha evidenziato che la recente normativa ha rivisitato i criteri per l'accatastamento dei fabbricati e per il riconoscimento della ruralità ai fini fiscali, senza però mutare la natura del reddito dominicale dei terreni, che è comprensivo della redditività facente capo alle costruzioni rurali asservite. Pertanto, in relazione ai trasferimenti di diritti reali sui terreni, il sistema automatico di valutazione previsto dall'art. 52 Testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro approvato con il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, applicato al reddito dominicale, esprime un valore comprensivo anche dei fabbricati sovrastanti, sempreché tali costruzioni siano strumentalmente funzionali alle necessità del fondo e siano trasferite unitamente al fondo stesso, conservando tutti i requisiti di costruzioni rurali previsti dall'articolo 2 del D.P.R. n. 139 del 1998. La rendita attribuita ai fabbricati in argomento assume quindi un’autonoma rilevanza fiscale unicamente nel caso in cui vengono a mancare i requisiti per il riconoscimento della ruralità di cui all'art. 2 del già citato D.P.R. 139 del 1998. Tutto ciò considerato, si precisa che l'indirizzo a suo tempo espresso in tema di valutazione dei fabbricati rurali, con risoluzione ministeriale n. 301308 del 18 novembre 1987 dell'ex Direzione Generale delle Tasse e delle Imposte Indirette sugli Affari, condiviso dall'ex Direzione Generale del Catasto con nota n. 3/3792 del 31 dicembre 1987, può essere confermato anche alla luce della normativa vigente.