[pronunce]

La Regione Marche sottolinea come, proprio in ragione delle specifiche esigenze di funzionalità, efficienza ed efficacia di tali servizi, con la norma impugnata il legislatore regionale abbia previsto che il dirigente della struttura possa disporre particolari regimi di turnazioni diurne e notturne, specificando che tale potere dirigenziale può essere esercitato esclusivamente «ai sensi dell'art. 2, comma 2, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66» e, qualora risulti derogatorio delle previsioni dei contratti collettivi nazionali, debba fondarsi sulla «previa intesa con le organizzazioni sindacali». La resistente rileva come, con la norma impugnata, il legislatore regionale abbia fatto uso della potestà legislativa concorrente nella materia della «protezione civile» e della potestà legislativa residuale nella materia dell'«organizzazione interna della Regione», senza interferire nella materia di competenza legislativa esclusiva dell'«ordinamento civile». Essa sottolinea come il potere del dirigente previsto dalla norma regionale in questione sia espressamente ancorato al rispetto della disposizione statale di cui all'art. 2, comma 2, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66 (Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro), in base al quale le disposizioni del medesimo decreto legislativo - che rinviano ampiamente ai contratti collettivi in materia di organizzazione degli orari di lavoro - «non trovano applicazione in presenza di particolari esigenze inerenti al servizio espletato o di ragioni connesse ai servizi di protezione civile», affidando ai decreti ministeriali l'individuazione puntuale delle suddette «esigenze» o «ragioni». Inoltre, la deroga ai contratti collettivi prevista dalla norma impugnata sarebbe prevista non già come «necessità», ma come «possibilità», rimessa ad una previa intesa con le organizzazioni sindacali. 2.4.- La Regione Marche deduce, infine, la non fondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 31, comma 1, lettera d), della legge regionale n. 20 del 2011. Ad avviso della resistente, la disposizione impugnata si limiterebbe a prevedere la «promozione» di azioni volte a «favorire» un maggiore utilizzo dell'interporto di Jesi, con la conseguenza di mero fatto della «liberazione» di spazi nell'area portuale di Ancona. La Regione nega che tale «liberazione» di spazi costituisca l'oggetto di un obbligo giuridico imposto all'autorità portuale e, addirittura, l'effetto di una indebita assunzione di funzioni amministrative in danno delle competenze sulla destinazione funzionale delle aree portuali spettanti alla medesima autorità in base all'art. 5 della legge n. 84 del 1994 e ribadite dall'art. 46 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 22 dicembre 2011, n. 214. La norma in questione non pregiudicherebbe, quindi, tali competenze dell'autorità portuale di Ancona, potendo dalla stessa conseguire sull'area portuale unicamente degli effetti di mero fatto (viene, al riguardo, anche allegata la relazione del servizio competente dalla quale si evince che la Regione Marche ha espresso parere favorevole al piano regolatore portuale di Ancona). 3.- Con atto notificato alla Regione Marche in data 22 marzo 2012 e depositato presso questa Corte in data 18 aprile 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato all'impugnazione dell'art. 26, comma 4, della legge della Regione Marche n. 20 del 2011, essendo stata tale disposizione modificata dalla successiva legge della stessa Regione n. 1 del 2012, in modo tale da comportare la rimozione dei sollevati rilievi di incostituzionalità. 4.- In data 24 luglio 2012, la resistente ha depositato la deliberazione n. 1054/12 di accettazione della rinuncia ed in data 18 settembre 2012 memoria illustrativa, con la quale essa chiede che sia dichiarata l'improcedibilità della questione di legittimità costituzionale concernente l'art. 22, l'estinzione del giudizio in relazione all'art. 26, comma 4, nonché l'infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto gli artt. 27 e 31, comma 1, lettera d), della legge regionale n. 20 del 2011. In particolare, quanto al citato art. 22 della legge della Regione Marche n. 20 del 2011, la resistente osserva che, nelle more del presente giudizio, questa Corte ha pronunciato la sentenza n. 52 del 2012, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, commi 4 e 5, della legge della detta Regione n. 4 del 2011, nel testo vigente prima delle modifiche apportate dal citato art. 22 della legge regionale n. 20 del 2011, nonché l'illegittimità costituzionale in via consequenziale - ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 - dell'art. 2, comma 4, della legge regionale n. 4 del 2011, nel testo sostituito dall'art. 22 della legge della detta Regione n. 20 del 2011. La resistente prosegue deducendo che la norma regionale oggetto di censura, «colpita dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale in via consequenziale sopraggiunta nel corso del presente giudizio, è stata espunta dall'ordinamento, determinando il venir meno dell'oggetto della questione sollevata dal ricorrente». Pertanto, in parte qua il ricorso andrebbe dichiarato inammissibile o improcedibile. Quanto alle residue due questioni, concernenti l'art. 27 e l'art. 31, comma 1, lettera d), della legge regionale impugnata, la resistente insiste affinché ne sia dichiarata la non fondatezza.1.- Con ricorso notificato il 5 gennaio 2012 il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli articoli 22; 26, comma 4; 27 e 31, comma 1, lettera d), della legge della Regione Marche 31 ottobre 2011, n. 20 (Assestamento del bilancio 2011). 2.- L'art. 22 della citata legge regionale, sotto la rubrica «Modifiche alla legge regionale 4/2011» si compone in realtà di due commi. Il primo dispone quanto segue: «1. Il comma 4 dell'articolo 2 della legge regionale 4 aprile 2011 n. 4 (Criteri di premialità connessi alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle procedure di aggiudicazione di lavori od opere pubblici di interesse regionale) è sostituito dal seguente: "4. Negli atti posti a base delle procedure di aggiudicazione le stazioni appaltanti considerano in via prioritaria la possibilità di prevedere una soglia minima di ammissibilità delle offerte relativamente all'elemento o agli elementi di valutazione connessi con la tutela della salute e della sicurezza nel cantiere". » Il secondo comma così stabilisce: