[resaula]

prima si parlava di omicidi genericamente, mentre oggi parliamo di femminicidi; è un neologismo creato per la prima volta nel 1992, e usato in Messico per la prima volta nel 1994, per parlare di un omicidio che riguarda una donna in quanto donna. Questa è una cosa terribile e lo è ancora di più se pensiamo al contesto in cui siamo, ossia il terzo millennio. Si tratta di un fenomeno complesso da misurare e comparare, ma a cui dobbiamo trovare una soluzione. Il nostro vocabolario addirittura definisce il femminicidio come qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico e psicologico, fino alla schiavitù e alla morte. Dobbiamo riflettere su queste parole, perché è una concezione assurda e lo voglio ripetere fino allo sfinimento. È giusto ricordare la differenza tra omicidi e femminicidi. Tenete conto che l'Italia, per fortuna, è diventata uno dei Paesi più sicuri al mondo sul fronte degli omicidi, che sono drasticamente calati negli anni. Questo perché abbiamo lavorato e combattuto le forme che portavano all'omicidio: la mafia, il terrorismo e tante circostanze. Ma in questo contesto i femminicidi sono aumentati, quindi c'è un'inversione di tendenza. Questo vuol dire che qualcosa non va nel nostro contesto sociale e nel nostro modo di relazionarci con l'altra metà del cielo: siamo uomini e le donne intorno a noi segnano la nostra esistenza, la nostra crescita; le mamme, le mogli, le colleghe, le nostre figlie. È per questo che dobbiamo fare questo lavoro: per la loro sicurezza. Non si può pensare che una donna in quanto tale debba subire violenze, pressioni e prevaricazioni legate al sistema di emancipazione naturale che abbiamo costituito. Oggi abbiamo un Ministro qui seduto che è una donna e nei ruoli più alti delle nostre istituzioni vi sono delle donne. Questo percorso l'abbiamo fatto, ma ha ingenerato quella inadeguatezza maschile - lo dico da uomo - a saper considerare ed accettare un rapporto paritetico e questo innesca dei meccanismi che sono terribili e su cui dobbiamo lavorare, né possiamo derubricarli ad una patologia, perché è un aspetto culturale e su questo deve intervenire il nostro lavoro. Dobbiamo davvero superare culturalmente queste discriminazioni, così come abbiamo fatto e stiamo facendo. Una volta in Italia - su questo dobbiamo riflettere, anche con vergogna - era giustificato il delitto d'onore. Oggi dico con orgoglio che grazie a noi, grazie al MoVimento 5 Stelle, è stata introdotta una norma che è il codice rosso, che serve proprio a mettere al centro la tutela delle donne. Questo è il lavoro giusto da fare e non è certamente un punto di arrivo, ma di partenza da sviluppare, perché sicuramente ancora non basta. Dobbiamo quindi affrontare queste problematiche ed è necessario l'impegno di tutte le forze politiche in questo lavoro. Rivendico con orgoglio anche il fatto che abbiamo creato un comitato per la parità di genere e i diritti civili che si focalizza proprio su questi argomenti. Questo lavoro di sviluppo lo stiamo portando avanti con i colleghi del MoVimento 5 Stelle, la senatrice Maiorino, la senatrice Leone, il senatore Airola, ed è un lavoro che deve essere fatto da tutte le forze politiche, perché dobbiamo essere soprattutto noi i promotori di questo cambiamento. A leggere i numeri impressionanti dell'ultimo rapporto Istat pubblicato, si vede che l'Italia, benché abbia lavorato sulla riduzione degli omicidi, ancora deve fare molta strada sul femminicidio: se gli omicidi sono calati di quattro volte dal 1991 al 2019, i femminicidi sono aumentati di quattro volte e questo è un segnale chiaro che non ci può distogliere dal nostro impegno. I condannati sono per il 96,6 per cento uomini, quindi questo lavoro deve essere fatto con fermezza e non si può più permettere che questa cosa avvenga, perché i numeri, colleghi, italiani, sono impressionanti. Nel 2021, su 295 casi di omicidio, 118 hanno come vittime delle donne e non sono legati alla malavita e a tutte le vicende che dicevamo, ma a quei rapporti malati presenti all'interno dei nuclei familiari, i protagonisti sono familiari e questo è un segnale terribile e forte. È una scia di sangue che continua e che dobbiamo interrompere e penso sia giusto ricordare qui oggi alcuni nomi che hanno colpito il nostro animo, la nostra sensibilità. Per citare un caso tra i più terribili, Rosa Alfieri, ventitré, trovata morta all'interno di un condominio in provincia di Napoli, è stata strangolata da un vicino di casa e ritrovata con uno strofinaccio in bocca. Daniela Cadeddu, cinquantuno anni, è stata uccisa dal marito nel sonno con colpi di martello alla testa. È un'immagine bruttissima, ma penso che sia un dovere ricordarlo. Anna Borsa, trent'anni, è stata uccisa all'interno del salone estetico dove lavorava dopo aver accettato di parlare con l'ex compagno. Sono solo alcune delle donne uccise nel 2022 e questo non deve più accadere. Il rapporto stilato dalla Commissione dà delle indicazioni, perché sicuramente si parte dal dialogo, dal percorso terapeutico, dal seguire e offrire sostegno alle donne che subiscono maltrattamenti e agli uomini che li causano, ma ribadisco che il lavoro più grande deve essere fatto a livello sociale. Infatti, una società che si è evoluta negli anni non può accettare che avvengano situazioni analoghe, simili a quelle dell'uomo con la clava nella preistoria. (Applausi) . Questa cosa non è ammissibile e - lo dico da uomo - è un percorso che devono fare le donne in quanto educatrici e in quanto madri, perché gli autori sono figli di donne, ma lo devono fare gli uomini come categoria, nel saper accettare quello che è e deve essere lo stato delle cose, anche perché il futuro ci porterà ad essere sempre più rosa. Gli studi più recenti dicono che oltre il 60 per cento dei laureati e dei manager saranno donne, quindi se non risolviamo questo problema con forza, se non cambiamo il contesto culturale, il fenomeno non potrà che aumentare. Questo deve essere il nostro lavoro. Andiamo avanti spediti, capiamo i sintomi di questa tensione e cerchiamo di risolverla e di arrivare ad un sano rapporto di uguaglianza fra i generi, perché questo è il tema. A volte parliamo di minoranze, ma fra i generi maschile e femminile questo termine non ha proprio senso, come del resto in nessun caso. Abbiamo sempre segnalato tutte le violenze verso qualsiasi genere, anche numericamente inferiore ma rilevante. Non possiamo mai rimanere indifferenti. Andando a concludere, perché non voglio dilungarmi oltre, ribadisco che dobbiamo agire secondo i parametri dettati dalla Convenzione di Istanbul, quindi prevenzione, protezione, perseguimento e politiche. Oggi parliamo di politica e dobbiamo dunque impostare una politica che rappresenti il cambiamento della nazione, dal punto di vista culturale, che sia adeguato al nostro livello (Applausi) , perché siamo una società tra le più evolute nel mondo occidentale e civile. Dobbiamo assumerci dunque la responsabilità di esserne guida, di esserne faro e di essere i primi e i migliori. Sappiamo che ne abbiamo le capacità e lo dobbiamo fare.