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L'articolo 1 del decreto-legge che oggi ci apprestiamo a convertire evidenzia la necessità di procedere a un ulteriore finanziamento di 9 milioni di euro per le risorse destinate agli ammortizzatori sociali in deroga poiché, nel caso specifico della Regione Sardegna, le risorse stanziate risultano insufficienti a garantire gli obiettivi programmati. A tale onere si provvederà con il Fondo sociale per occupazione e formazione. L'assegnazione di 9 milioni di euro alle aree di crisi complesse della Sardegna servirà per la prosecuzione dei trattamenti degli ammortizzatori sociali per un periodo di sei mesi, in quanto i precedenti sono già scaduti il 30 giugno scorso. La platea dei possibili beneficiari della misura individuata dalla Regione Sardegna ammonta a circa mille lavoratori, per un costo di circa 1.500 euro ciascuno, di cui 1.000 euro per il trattamento e 500 euro per la contribuzione figurativa, per un totale complessivo pari a 9 milioni di euro. La misura dell'articolo 2 si è resa necessaria in relazione al ritardo dell'intervento regionale di concessione dei trattamenti da prorogare. Essa non comporta nuovi o maggiori oneri, in quanto vengono utilizzate le risorse già assegnate alla Regione ai sensi dell'articolo 44, comma 6- bis , del decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, che costituiscono un limite di spesa. Ebbene, cari colleghi, questo provvedimento ci ricorda la grave crisi industriale e occupazionale che attraversa il nostro Paese. A titolo personale, spero nella nascita di una politica industriale... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. È una speranza che condividiamo. (Proteste dal Gruppo L-SP) . Non le ho tolto io la parola, ma si è disattivato il microfono. In ogni caso, il ragionamento era concludente. PIZZOL (L-SP) . Presidente, vorrei concludere. PRESIDENTE. Vuole concludere ancora? Allora, prego. PIZZOL (L-SP) . A titolo personale, spero nella rinascita di una politica industriale lungimirante, che tuteli le eccellenze italiane e le difenda finalmente dalla concorrenza sleale di Paesi esteri e dal loro dumping salariale. Il lavoro è essenziale per gli italiani di tutte le età. È un volano che genera benessere e fiducia nel futuro. La sua mancanza, oltre a generare ricadute economiche difficili nella vita dei singoli e delle loro famiglie, toglie loro ogni prospettiva e speranza nel futuro. (Applausi dal Gruppo L-SP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. Non è obbligatorio leggere tutto il testo scritto. Qualche volta bisogna anche saper sintetizzare. È iscritto a parlare il senatore Siclari. Ne ha facoltà. SICLARI (FI-BP) . Signor Presidente, cari colleghi, siamo di fronte a un provvedimento che si occupa solo di prorogare gli ammortizzatori sociali; un decreto-legge che non affronta alcuno dei problemi legati alla crisi da deindustrializzazione di determinate aree del Paese. Gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati da Forza Italia - emendamenti che non verranno approvati per la regola imposta da questo bicameralismo imperfetto - intendono allargare la platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali in deroga previsti in favore dei lavoratori affinché, in attesa del riconoscimento di area di crisi industriale complessa, sia concluso anche il polo industriale di Ottana, che riteniamo di grande rilevanza per l'economia della Sardegna e del nostro Paese. Allo stesso modo, il decreto dignità da voi elaborato non affronta nessuno dei temi strutturali del Paese e continua a rinviare sine die i problemi. Rabbrividisco di fronte a tanta demagogia preelettorale e continua negli annunci del Governo, che all'atto pratico però lavora al contrario degli annunci stessi, irrigidendo il mercato del lavoro e punendo gli imprenditori. Critiche dure e preoccupate sono arrivate da Confindustria, che dichiara: «È fantascienza, un ritorno al passato»; da Confesercenti, che dichiara: «Profonda insoddisfazione per le imprese. Stangata da oltre 100 milioni» e da Confcommercio, che dice: «Introduce inutili e dannose rigidità. Grave passo indietro». A questo punto mi domando: in quale Paese pensate che stiamo vivendo? L'economia del nostro Paese e delle nostre aziende e i lavoratori sono a rischio e voi prendete come bersaglio da punire proprio le nostre piccole e medie imprese e anche quei lavoratori che cercano certezza nelle imprese in cui lavorano. Signori, gli imprenditori vogliono crescere, è nella loro indole, nella loro cultura, nel loro modo di pensare e di lavorare e hanno il desiderio di instaurare rapporti di lavoro importanti con i loro collaboratori, anche a tempo indeterminato. State però guardando in una direzione sbagliata. State attuando una politica contraria a quella attesa. Gli imprenditori hanno bisogno di incentivi per essere incoraggiati ad assumere, non di leggi che tendono a punire l'imprenditore nel proprio rapporto con il lavoratore. Mettetevi nei panni dei lavoratori e degli imprenditori. Il provvedimento scoraggia la continuità del rapporto, al contrario di quanto sostiene Di Maio. Siete partiti al contrario: dalle punizioni agli imprenditori e non dagli incentivi. State lavorando per un decreto dignità che mortifica proprio la dignità degli imprenditori e le speranze dei lavoratori di avere un contratto a tempo indeterminato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carbone. Ne ha facoltà. CARBONE (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi e colleghe, le misure che discutiamo oggi sono volte a modificare - anche per sei mesi soltanto - il trattamento di integrazione salariale straordinaria a favore di mille lavoratori nelle aree di crisi complessa della Regione Sardegna; lavoratori che, diversamente, verrebbero trattati a condizioni inique o perderebbero i trattamenti indispensabili per tutelare loro stessi e le loro famiglie. L'attuale trattamento è scaduto il 30 giugno scorso, in quanto le risorse destinate alle aree di crisi complessa sono in via di esaurimento e non consentono la prosecuzione del trattamento in questione per i lavoratori coinvolti. Questo provvedimento, votato dai nostri colleghi alla Camera il 14 giugno scorso, comprime gli ambiti d'intervento, ma soprattutto avrebbe potuto cominciare a segnare una direzione diversa rispetto a quella del cambiamento, il famoso cambiamento che il MoVimento 5 Stelle continua a sbandierare senza però ottenere risultati tangibili. Rispetto al tema degli ammortizzatori sociali, riteniamo che si sarebbe potuto fare di più e meglio per dare una più ampia certezza ad aziende che ancora oggi soffrono i morsi della crisi e faticano a riprendersi. Oggi il sistema di tutela della disoccupazione resta ancorato a impostazioni tradizionali, largamente inadeguato e non in grado di rispondere ai mutamenti che si sono avuti a causa della recessione economica troppo lunga degli ultimi anni. Se è vero, infatti, che la ratio per la quale la cassa integrazione è uno strumento tra i più virtuosi, è altrettanto vero che spesso preannuncia drammatiche chiusure delle aziende. I numeri parlano chiaro: nel nostro Paese, solo nel 2017, risultavano aperte ben 162 vertenze industriali, con oltre 180.000 lavoratori interessati;