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È iscritto a parlare il senatore Balboni. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, se la questione fosse semplicemente quella di proteggere meglio le persone omosessuali, bisessuali e transessuali dalla violenza fisica e morale cui ancora sono troppo spesso sottoposte, anche se non così spesso come si vorrebbe far credere, non ne staremmo discutendo da mesi. Fratelli d'Italia sarebbe favorevole, come abbiamo sempre detto in ogni occasione, ribadendolo anche con la presentazione dei nostri emendamenti, in particolare con quello che introduce all'articolo 61 del codice penale il punto 1- bis per aggravare la pena nei confronti di chi abbia commesso il fatto in ragione dell'origine etnica, della fede religiosa, della nazionalità, del sesso, dell'orientamento sessuale o della disabilità della persona offesa. Abbiamo poi proposto un altro emendamento per escludere che si possa operare un giudizio di comparazione che renda prevalenti o equivalenti le attenuanti nei confronti della nuova aggravante che proponiamo. (Brusio) . Chiedo scusa ai colleghi se li sto disturbando, ma sto parlando a braccio. (Applausi) . È però chiaro che il problema non è qui, perché - lo ripeto - saremmo tutti d'accordo, se fosse semplicemente questo. Il punto è che con la legge al nostro esame si vuole perseguire una finalità ulteriore, molto più discutibile. La finalità che si vuole perseguire con questa legge, come ormai è chiaro a tutti, è quella di introdurre un vero e proprio reato di opinione nel nostro ordinamento giuridico. Con questa legge infatti non rendiamo punibili soltanto gli atti di violenza o di istigazione alla violenza... (Brusio) . Vorrei parlare senza essere disturbato, forse chiedo troppo, senatrice Bernini. Non rendiamo punibili soltanto la violenza o l'istigazione alla violenza, ma anche l'istigazione alla discriminazione. Soltanto per l'istigazione al suicidio esiste una norma del genere e se ne comprendono le ragioni. È singolare il fatto che si renda reato l'istigazione a commettere un fatto che in sé non lo è. È chiaro che l'istigazione alla discriminazione ha come base il concetto di identità di genere, che è indeterminato e fluido e dipende dall'autocertificazione, ossia dallo stato d'animo del soggetto in quel momento: basta leggere infatti la definizione dell'articolo 1 per rendersi conto che l'identità di genere, com'è definita dalla legge, dipende esclusivamente dallo stato d'animo interiore del soggetto interessato. Coniugando l'istigazione alla discriminazione con l'identità di genere si ottiene allora il risultato aberrante per cui una legittima opinione può essere trasformata in reato. Questo è l'effetto oggettivo, forse anche indesiderato e non voluto, cui porterebbe la legge. Potrebbe diventare allora reato sostenere che un bambino ha diritto a un padre e una madre, perché chiaramente le coppie gay si potrebbero sentire discriminate. Potrebbe diventare reato sostenere che magari un uomo non può partecipare a competizioni sportive femminili solo perché si sente donna, perché chiaramente potrebbe sentirsi discriminato. Potrebbero verificarsi fatti aberranti, come quel religioso che è stato arrestato nella metropolitana di Londra soltanto perché predicava che Dio ha creato l'uomo e la donna. Potrebbero verificarsi cioè fatti che metterebbero in discussione la libertà di opinione. Questo effetto, colleghi - mi rivolgo soprattutto a una parte dell'Emiciclo - si verificherebbe indipendentemente dalle modifiche che proponete agli articoli 1, 4 e 7, perché è nell'articolo 2 che sono contenuti questi rischi: è questo infatti che parla di istigazione alla discriminazione; è lì il punto vero su cui dobbiamo riflettere. (Applausi) . Si dice che tanto poi c'è l'articolo 4 che pone rimedio a questi pericoli, ma non è così. L'articolo 4 - lo ricordo - dice che è fatta salva la libertà di manifestare le proprie opinioni. Bello sforzo che fate: c'è già l'articolo 21 della Costituzione che lo dice; grazie per avercelo ricordato, ma immaginavamo che esso valesse a prescindere dal richiamo di una legge semplice. (Applausi) . Scusate se avevamo questa idea, forse siamo in ritardo nei confronti della cultura giuridica progressiva della sinistra. Il veleno però è nella coda, perché - pensate un po' - l'articolo 4 di questo disegno di legge ordinaria dice che l'articolo 21 - quindi si vuol porre un limite alla Costituzione con una legge ordinaria - vale purché le manifestazioni di pensiero non siano «idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». La domanda che vorrei fare, alla quale non ho mai avuto risposta, allora, è la seguente: chi stabilisce se queste opinioni sono o no idonee a determinare tale concreto pericolo? Chi lo stabilisce? Lo stabilite voi, noi o il Parlamento? No: lo deve stabilire un giudice, ovviamente. Confidiamo allora nell'equilibrio e nella saggezza del magistrato al quale saremo sottoposti, qualora dovessimo avere la disavventura di esprimere queste opinioni così sgradite a una parte del mondo LGBT (a una parte, perché ovviamente non tutti condividono). Pur sempre di fronte a un giudice dovremo andare, però: domani potrei essere denunciato da un attivista LGBT soltanto perché dico, ad esempio, di essere contrario alle adozioni gay; poi di fronte al giudice dovrei giustificarmi e sperare di trovarne uno equilibrato e saggio, che comprenda che ho manifestato il mio pensiero. Quale sarà l'effetto di questa legge (che poi è il vero effetto voluto e desiderato da questa legge ed è il motivo per cui non ne volete cambiare neanche una virgola)? L'effetto sarà che - come sta avvenendo già in tanti Paesi, dove norme simili sono in vigore - le persone che hanno una certa idea della famiglia, della paternità, della maternità e della differenza fra i sessi si autocensureranno. (Applausi) . Questo è l'effetto che volete perseguire: mettere il bavaglio alla maggioranza degli italiani, che credono ancora che la famiglia sia un valore, che i bambini abbiano diritto a essere tutelati e che i diritti di tutte le persone, omosessuali o no, vadano tutelati senza ledere gli uguali diritti degli altri. Ecco perché noi diciamo che questo disegno di legge è sbagliato ed ecco perché pensiamo che sia meglio nessuna... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con attenzione il dibattito svolto in quest'Aula, sentendo spesso parlare di cose che non c'entrano con il disegno di legge. Ora ho sentito il collega Balboni dire che questa è una legge contro la famiglia e ho ascoltato senatori spiegarci che serve a regolare la transizione: non è vero. Ho sentito persone spiegarci che essa serve a consentire ai maschi di andare a giocare nei campionati femminili: non c'entra nulla. Ho sentito tantissime cose dette a prescindere dal contenuto della legge. Il provvedimento in esame ha un obiettivo: tutelare le persone che sono più esposte alle discriminazioni per la loro condizione e le loro scelte di vita.