[pronunce]

Quanto alla congruità del termine di decadenza sancito dalla norma censurata, l'Avvocatura richiama la sentenza n. 342 del 2006, con la quale questa Corte ha ritenuto tale termine, decorrente dal momento dell'acquisita conoscenza dell'esito dannoso, non così breve da impedire l'esercizio del diritto alla prestazione. Da ultimo, l'interveniente rappresenta che una pronuncia di accoglimento delle sollevate questioni «determinerebbe un notevole impatto organizzativo in ragione della rilevante platea di soggetti coinvolti, stimabile nell'ordine di diverse migliaia di interessati», con «conseguente rilevante aggravio di oneri per la finanza pubblica». 3.- Si sono costituiti in giudizio gli esercenti della responsabilità genitoriale sulla minore danneggiata da vaccino, parte del giudizio a quo, e hanno chiesto l'accoglimento delle questioni, sul presupposto dell'imprescrittibilità del diritto all'indennizzo quale erogazione assistenziale, diritto suscettibile di decadenza, quindi, unicamente per singoli ratei, mai per l'intero. La parte ha aggiunto che, essendo stata la minore lesa dalla vaccinazione antimorbillosa, trattamento sanitario all'epoca non obbligatorio, ma solo raccomandato, l'applicazione della decadenza "tombale" negherebbe l'indennizzo ingiustificatamente, atteso che il triennio di cui alla norma censurata era già maturato al tempo in cui - con la sentenza di questa Corte n. 107 del 2012 - è stato riconosciuto il diritto all'indennizzo per i danneggiati da vaccinazioni non obbligatorie. 4.- È intervenuta ad adiuvandum l'Associazione malati emotrasfusi e vaccinati (AMEV). Con istanza successiva all'atto di intervento, essa ha sollecitato la trattazione camerale circa l'ammissibilità dello stesso e, in subordine, ha chiesto intendersi l'atto medesimo come un'opinione di amicus curiae; con nota ulteriore, dolendosi della mancata adozione di una pronuncia di ammissibilità dell'intervento, ha sollecitato la fissazione di un'apposita udienza e, in subordine, l'autorimessione di una questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, giacché a suo avviso contrario all'art. 24, secondo comma, Cost. 5.- In data 9 e 12 agosto 2022, quindi ben oltre il termine perentorio del 3 maggio 2022, hanno depositato opinioni in qualità di amici curiae, rispettivamente, il Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino (CONDAV ODV) e l'Associazione di studi e informazioni sulla salute (ASSIS APS). 6.- In prossimità della pubblica udienza hanno depositato memorie illustrative l'Avvocatura generale e la parte. 6.1.- Nel replicare all'atto di costituzione di quest'ultima, l'Avvocatura sostiene che essa, facendo riferimento alla pubblicazione della citata sentenza n. 107 del 2012 come dies a quo del termine di decadenza del diritto all'indennizzo, abbia posto una questione estranea all'oggetto del giudizio incidentale, come definito dall'ordinanza di rimessione, la quale invero atterrebbe unicamente all'applicazione della decadenza "mobile" in caso di maturata decadenza. Oltre che per la novità rispetto al thema decidendum, tale questione sarebbe inammissibile anche per irrilevanza, poiché nella specie la domanda di indennizzo non venne proposta a seguito della sentenza n. 107 del 2012, ma prima di essa, evidentemente nella convinzione già a quel tempo acquisita circa la titolarità del diritto, cui pure non aveva corrisposto l'osservanza del termine di legge: maturata la decadenza triennale - questa la tesi dell'Avvocatura -, «il rapporto giuridico tra soggetto danneggiato e Stato obbligato all'indennizzo si era pienamente esaurito, in quanto il termine triennale della decadenza, al momento della domanda, era completamente spirato». 6.2.- La memoria della parte insiste invece sul fatto che prima della sentenza n. 107 del 2012 i danni da vaccino antimorbillo non erano indennizzabili, sicché la domanda era stata proposta nella speranza che questa Corte accogliesse la relativa questione di legittimità costituzionale, nel frattempo altrove sollevata, come poi in effetti avvenuto. Ciò posto, la memoria ribadisce che, senza l'applicazione del criterio di decadenza "mobile", la minore danneggiata dal vaccino contro il morbillo resterebbe priva di ogni sostegno economico, per effetto di una decadenza "tombale" che, al tempo della domanda, era puramente virtuale.1.- La Corte di cassazione, sezione lavoro, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 32 e 38 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 1, della legge n. 210 del 1992, nella parte in cui non prevede che la decadenza triennale del diritto all'indennizzo per danni vaccinali abbia effetto limitato ai ratei interni al triennio. Chiamata a decidere sul ricorso erariale avverso una sentenza di conferma dell'applicazione all'indennizzo vaccinale della decadenza cosiddetta "mobile", che estingue il diritto indennitario limitatamente ai ratei pregressi, la Corte rimettente assume che questo criterio, previsto per i trattamenti pensionistici dall'art. 47, comma sesto, del d.P.R. n. 639 del 1970, non possa essere esteso in via interpretativa all'indennizzo da vaccino, atteso il silenzio della norma censurata. La conseguenza di dover ritenere la parte istante decaduta dal diritto all'indennizzo nella sua interezza pare tuttavia al giudice a quo incompatibile con gli evocati parametri. 1.1.- Considerato l'«analogo fondamento costituzionale» delle due erogazioni - quella pensionistica e quella indennitaria - entrambe «fondate sugli obblighi di solidarietà sociale fissati dalla Costituzione», ed entrambe caratterizzate da una «significativa estensione temporale periodica», la disparità di trattamento sul piano dell'incidenza dell'effetto decadenziale sarebbe irragionevole, frustrando lo scopo dell'indennizzo per danno vaccinale, soprattutto quando esso, come nel caso di specie, dovrebbe soccorrere vita natural durante persone danneggiate da inoculazioni ricevute in tenera età. Peraltro, una decadenza non "mobile", bensì "tombale", priverebbe il danneggiato anche dell'assegno una tantum previsto dall'art. 2, comma 2, della legge n. 210 del 1992, percentualmente ragguagliato agli anni intercorsi tra il manifestarsi dell'evento dannoso e l'ottenimento dell'indennizzo. 2.- In via pregiudiziale, occorre dichiarare inammissibile l'intervento ad adiuvandum spiegato dall'Associazione malati emotrasfusi e vaccinati (AMEV).