[pronunce]

1.2.4.- Infine, il rimettente ritiene che, le disposizioni censurate, nel realizzare la scissione dell'Ordine Mauriziano in due soggetti distinti, ciascuno dei quali avente sue proprie finalità, violerebbero gli artt. 3, 41 e 42 della Costituzione, apparendo in contrasto col canone della ragionevolezza per un verso attribuire alla FOM lo scopo di valorizzare e conservare il patrimonio di sua proprietà e di procedere al risanamento della situazione finanziaria del cessato Ordine Mauriziano, privandola, per altro verso, di tutti i beni attribuiti alla ASOM e connotando la gran parte di quelli attribuitile col carattere della indisponibilità. 2.- Si è costituita nel giudizio dinnanzi alla Corte costituzionale la ASOM, chiedendo che la questione sollevata sia dichiarata infondata. 2.1.- Illustrata la normativa censurata, la ASOM osserva che essa, tramite la scissione dell'Ordine Mauriziano in due distinti soggetti e l'attribuzione alla neocostituita FOM di tutti i beni estranei ai presidi ospedalieri, ha lo scopo di salvaguardare dal dissesto finanziario le tradizionali attività ospedaliere svolte dall'Ordine. Con particolare riferimento alla questione sollevata in relazione alla XIV disposizione finale della Costituzione, l'ASOM osserva che la interpretazione che di questa è data nell'ordinanza di rimessione è errata, in quanto la tutela di rango costituzionale da essa apprestata riguarda esclusivamente l'attività ospedaliera svolta dall'Ordine Mauriziano; pertanto, diversamente da quanto ritenuto dal rimettente, la norma costituzionale vieta solo che il legislatore sottragga all'Ente lo svolgimento dell'attività di assistenza ospedaliera, restando, invece, consentiti interventi legislativi relativi agli altri compiti svolti dall'Ordine, già a suo tempo oggetto di regolamentazione tramite la legge n. 1596 del 1962. Poiché le norme, statali e regionali, censurate hanno conservato la funzione sanitaria già svolta dall'Ordine Mauriziano, non è dato riscontrare in esse alcuna violazione della XIV disposizione finale della Costituzione. 2.2.- Secondo l'ASOM neppure sarebbe fondata la questione di legittimità costituzionale costruita sulla violazione dell'art. 42 della Costituzione in relazione all'art. 1 del Primo protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Parigi il 20 marzo 1952, ratificato e reso esecutivo con legge 4 agosto 1955, n. 848. Osservato, infatti, che il richiamo alla sentenza n. 173 del 2006 di questa Corte non sarebbe pertinente, in quanto allora si affermò che il legislatore regionale piemontese, nell'attribuire alle Aziende sanitarie territorialmente competenti la proprietà dei presidi ospedalieri di Lanzo Torinese e di Valenza, aveva sconfinato oltre i limiti della propria competenza legislativa, invadendo l'ambito dell'ordinamento civile, riservato alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, mentre ora fonte della censurata attribuzione patrimoniale è una legge statale, l'ASOM rileva, d'altra parte, che, in base alla giurisprudenza di questa Corte, la disposizione legislativa che trasferisca un bene immobile da un ente pubblico ad un altro ente pubblico non dispone un'espropriazione, bensì il mutamento di destinazione del bene stesso, afferendo, pertanto, alla materia della organizzazione amministrativa ed esulando dalla disciplina dell'art. 42 della Costituzione. Poiché, nel caso che interessa, non sarebbe dubbia la natura pubblicistica degli enti interessati dal trasferimento immobiliare, risulterebbe infondato il sollevato dubbio di costituzionalità. Al riguardo l'ASOM aggiunge che dalla natura pubblicistica degli enti in questione e dall'appartenenza alla categoria dei beni patrimoniali indisponibili del complesso immobiliare Umberto I, discende l'inapplicabilità dell'art. 42 della Costituzione alle vicende che lo concernono, essendo la particolare protezione assicurata da tale disposizione relativa alla sottrazione al proprietario dei beni soggetti alla disciplina sulla proprietà privata. 2.3.- Infine, con riferimento alla pretesa irragionevolezza delle disposizioni che, pur attribuendo alla FOM il compito di procedere al risanamento del dissesto finanziario dell'Ordine Mauriziano, la privano di parte del patrimonio di questo e gliene attribuiscono un'altra parte gravata da vincoli di indisponibilità, rileva la difesa dell'ASOM che l'attribuzione ad essa di parte dei beni già appartenenti all'Ordine, lungi dall'essere incostituzionale, è funzionale alla preservazione, costituzionalmente imposta, delle finalità ospedaliere dell'Ente, mentre il carattere di indisponibilità di parte del patrimonio della FOM non deriva dalla norme censurate ma, secondo quanto prescrive l'art. 830 del codice civile, dalla destinazione di un bene appartenente ad un ente pubblico allo svolgimento di un servizio pubblico. 3.- Si è costituita di fronte a questa Corte anche la FOM, chiedendo l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Torino. La difesa della Fondazione, quanto ai dubbi di legittimità costituzionale sollevati dal rimettente, osserva che l'interpretazione, svolta secondo l'intentio del legislatore, dell'art. 2, comma 2, del decreto-legge n. 277 del 2004, nella parte in cui prevede il trasferimento di tutto il patrimonio dell'Ente Ordine Mauriziano alla costituita FOM, con esclusione dei presidi ospedalieri Umberto I di Torino e IRCC di Candiolo, dovrebbe condurre a ritenere che si intendesse solo escludere che alla FOM fosse trasferito l'esercizio della attività sanitaria. Coerentemente, pertanto, con l'avvenuto trasferimento alla FOM di tutte le passività dell'Ordine Mauriziano - prodottesi segnatamente per effetto dello svolgimento dei suoi compiti sanitari - alle quali si sarebbe dovuto fare fronte attraverso la liquidazione del patrimonio disponibile trasferito, non poteva che essere oggetto di trasferimento alla FOM anche l'intero patrimonio già appartenente all'Ordine. Conferma di ciò è ricavabile dall'art. 1, comma 3, del decreto-legge 23 novembre 2006, n. 283 (Interventi per completare il risanamento economico della Fondazione Ordine Mauriziano), il quale prevedeva che l'intero patrimonio dell'Ordine Mauriziano era da intendersi attribuito, ai sensi dell'art. 2, comma 2, del decreto-legge n. 277 del 2004, alla FOM, con la sola esclusione «dei beni mobili funzionalmente connessi allo svolgimento delle attività istituzionali dei presidi ospedalieri Umberto I di Torino» e IRCC di Candiolo. Tale disposizione, però, non è stata oggetto di conversione in legge, avendo il legislatore, nel frattempo, escluso, col comma 1350 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, di attribuire alla FOM non i soli beni mobili funzionalmente connessi allo svolgimento delle attività sanitarie, ma anche quelli immobili, compresa la sede dell'Ospedale Umberto I. 3.1.-