[pronunce]

La rimettente, chiamata a pronunciare nel giudizio di appello promosso dalla sig.ra D.S. nei confronti dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) avverso la sentenza del Tribunale ordinario di Vicenza, sezione lavoro, 30 agosto 2007, n. 219, premette che la signora D.S. aveva svolto, dal 19 giugno 2000 al 30 agosto 2002, la propria attività lavorativa presso l'impresa utilizzatrice Worldgem spa, in forza di successivi contratti per prestazioni di lavoro temporaneo stipulati, ai sensi della legge 24 giugno 1997, n. 196 (Norme in materia di promozione dell'occupazione), con l'impresa fornitrice Lavoro Temporaneo spa; che la lavoratrice era stata poi assunta direttamente dalla Wordlgem spa con contratto a tempo indeterminato, a decorrere dal 2 settembre 2002 fino al licenziamento, avvenuto il 30 aprile 2003; che, con la sentenza appellata, era stata rigettata la domanda di condanna dell'ente previdenziale al pagamento dell'indennità di mobilità, sul presupposto che la ricorrente non avesse maturato, ai sensi dell'art. 16 della legge n. 223 del 1991, il periodo utile ai fini del riconoscimento della detta indennità, per non essere computabile nell'anzianità aziendale il periodo lavorato dalla stessa presso l'impresa utilizzatrice in forza dei contratti di lavoro interinali. Ad avviso del collegio rimettente, la norma censurata violerebbe: a) l'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento in materia previdenziale e assistenziale, in quanto l'art. 16 della legge n. 223 del 1991, nell'escludere per i lavoratori interinali, successivamente assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato, la possibilità di cumulare nell'anzianità aziendale utile ai fini del riconoscimento del diritto all'indennità di mobilità anche il periodo prestato in forza del contratto di lavoro interinale, differenzierebbe ingiustificatamente la situazione dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, a seguito di un periodo svolto in forza di contratto di lavoro interinale, rispetto a quella dei lavoratori a tempo indeterminato di pari anzianità lavorativa all'interno dell'azienda, con irragionevole esclusione per i primi del beneficio della indennità di mobilità. Ciò ancorché sussistano principi, sia nella normativa comunitaria che nazionale, tesi ad assicurare la parità di trattamento all'interno dell'impresa utilizzatrice e a favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro interinali (sono richiamati la direttiva comunitaria 19 novembre 2008, n. 2008/104/CE, «Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al lavoro tramite agenzia interinale» e l'art. 23 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, «Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30», come modificato dall'art. 7 del decreto legislativo 2 marzo 2012, n. 24 «Attuazione della direttiva 2008/104/CE, relativa al lavoro tramite agenzia interinale»); b) l'art. 38 Cost., in quanto la norma censurata, escludendo irragionevolmente la "continuità" del rapporto di lavoro - quale elemento fondante del diritto alla indennità di mobilità - per i lavoratori interinali il cui rapporto sia stato successivamente stabilizzato, priverebbe ingiustificatamente della tutela della indennità di mobilità, quale prestazione assistenziale a carattere generale (sentenza n. 285 del 2003), lavoratori che si trovano in situazioni analoghe a quelli assunti direttamente dall'impresa utilizzatrice a tempo indeterminato. Nel giudizio di legittimità costituzionale, con memoria depositata in data 25 ottobre 2012, si è costituito l'INPS chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o non fondate. Con atto depositato in data 6 novembre 2012, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, concludendo per l'inammissibilità o la non fondatezza delle questioni. 2.- Vanno, preliminarmente, esaminate le eccezioni di inammissibilità sollevate dall'ente previdenziale sotto un duplice profilo: da una parte, è eccepita l'inesatta identificazione del quadro normativo, dovendo, semmai, essere oggetto di censura l'art. 6, comma 4, della legge 24 giugno 1997, n. 196 (Norme in materia di promozione dell'occupazione), applicabile alla fattispecie ratione temporis; dall'altra, si deduce il difetto di rilevanza della questione, in quanto l'eventuale accoglimento di essa non impedirebbe il rigetto della domanda nel giudizio a quo, potendo, nel caso di specie, maturare la necessaria «anzianità aziendale» solo in virtù di un cumulo di «vari periodi di lavoro a termine», ipotesi espressamente esclusa dall'ambito di applicazione della norma censurata. 2.1.- La prima eccezione di inammissibilità non è fondata. L'art. 6, comma 4, della legge n. 196 del 1997 (applicabile ratione temporis alla fattispecie de qua) stabiliva: «Il prestatore di lavoro temporaneo ha diritto di fruire di tutti i servizi sociali ed assistenziali di cui godono i dipendenti dell'impresa utilizzatrice addetti alla stessa unità produttiva, esclusi quelli il cui godimento sia condizionato all'iscrizione ad associazioni o società cooperative o al conseguimento di una determinata anzianità di servizio». Si tratta di una norma a carattere generale che, nell'ambito del rapporto di lavoro temporaneo, disciplinava gli obblighi dell'impresa utilizzatrice. Nel giudizio a quo viene in rilievo, invece, la diversa fattispecie del lavoratore interinale successivamente stabilizzato, in ordine al quale, ai sensi dell'art. 16 della legge n. 223 del 1991, non è dato computare, ai fini della maturazione della anzianità aziendale utile per fruire della indennità di mobilità, il periodo di lavoro svolto in forza di lavoro interinale. Il quadro normativo, dunque, risulta correttamente individuato. 2.2.- Anche la seconda eccezione di inammissibilità sollevata dall'INPS va disattesa. Invero, non si possono sovrapporre sic et simpliciter le diverse tipologie di rapporto di lavoro "interinale" e di rapporto di lavoro "a termine". Nel caso di specie, è pacifico che la signora D.S., prima di essere assunta con contratto a tempo indeterminato dalla Wordlgem spa, ha svolto l'attività lavorativa - alle dipendenze di Lavoro Temporaneo spa e nell'interesse nonché sotto la direzione di Wordlgem spa - in forza di contratto «per prestazioni di lavoro temporaneo», che trova disciplina nella legge n. 196 del 1997. 3.- Vanno, altresì, respinte le eccezioni di inammissibilità sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri.