[pronunce]

Considerato che, successivamente alla proposizione del ricorso, la Regione Lazio, con l'art. 1, comma 48, della legge 11 agosto 2009, n. 22 (Assestamento del bilancio annuale e pluriennale 2009-2011 della Regione Lazio), ha modificato la normativa censurata; che, proprio in considerazione di tale modifica, la difesa erariale ha dichiarato di rinunciare al ricorso, affermando che la Regione ha «conformato la disciplina regionale a quella statale e comunitaria di riferimento» e che, pertanto, con deliberazione del 28 ottobre 2009, il Consiglio dei ministri aveva deliberato di rinunciare al ricorso, «tenuto conto che sono venute meno le motivazioni del ricorso» stesso; che, con atto sottoscritto dal difensore e dal vice presidente della Giunta regionale, la difesa regionale dichiara di accettare la rinuncia, senza depositare la deliberazione di accettazione della Giunta regionale; che la materia della legittimazione all'accettazione della rinuncia al ricorso nel giudizio costituzionale è regolata dall'art. 25 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, il quale stabilisce che tale accettazione deve provenire dalla parte; che né dette norme integrative, né la legge 11 marzo 1953, n. 87, né il «regolamento per la procedura innanzi al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale», le cui norme sono richiamate dall'art. 22, primo comma, di tale legge «in quanto applicabili», prevedono una specifica disciplina del potere del difensore nel giudizio costituzionale di accettare la rinuncia al ricorso; che, in difetto di una tale specifica disciplina, trova applicazione il principio generale desumibile dall'art. 306, secondo comma, del codice di procedura civile, il quale regola nello stesso modo la legittimazione alla rinuncia agli atti del giudizio e quella relativa alla corrispondente accettazione, prevedendo che «le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione sono fatte dalle parti o da loro procuratori speciali [...]» ed escludendo, cosí, che l'accettazione della rinuncia rientri tra i poteri propri del difensore; che, quanto alla Regione Lazio, l'art. 41, comma 4, della legge regionale statutaria 11 novembre 2004, n. 1 (Nuovo statuto della Regione Lazio), prevede, fra l'altro, che il Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, «promuove l'impugnazione delle leggi dello Stato e delle altre Regioni e propone ricorso per i conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale»; che tale previsione deve essere interpretata nel senso che la Giunta regionale delibera anche sull'accettazione delle rinunzie ai medesimi ricorsi (per una fattispecie analoga, ordinanza n. 418 del 2008); che da ciò consegue che la menzionata accettazione da parte del difensore e del Vicepresidente della Giunta regionale non ha effetto, non avendo questi il relativo potere; che la rinuncia non regolarmente accettata dalla controparte, pur non comportando l'estinzione del processo, può fondare, unitamente ad altri elementi, la dichiarazione di cessazione della materia del contendere per carenza di interesse del ricorrente (ex plurimis, sentenze n. 320 del 2008 e n. 451 del 2007; ordinanze n. 153 e n. 53 del 2009, n. 418 del 2008 e n. 345 del 2006); che, nella specie, non risulta che la norma impugnata abbia avuto medio tempore applicazione; che il suindicato intervento di modifica della normativa censurata può ritenersi satisfattivo della pretesa avanzata con il ricorso, anche in considerazione dell'inequivoco contenuto dell'atto di rinuncia; che è, perciò, venuto meno l'interesse del ricorrente a coltivare il ricorso, con conseguente cessazione della materia del contendere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 marzo 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'1 aprile 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA