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Certamente il primo passo è prendere atto del fatto che ci sono innumerevoli imprese e milioni di famiglie del nostro Paese che stanno subendo le conseguenze devastanti dello scellerato attacco all'Ucraina da parte di Putin, una responsabilità politica assoluta che ha delle conseguenze in tutto l'Occidente, anzi, in tutto il mondo, per cui giustamente a livello generale - in particolare da parte delle singole Nazioni - si sta cercando di intervenire. Questo decreto fa proprie dunque una serie di opzioni fondamentali per aiutare i cittadini e le famiglie e per sostenere le imprese in maniera trasversale, perché l'aumento dei costi del gas e dell'energia in generale è tanto sconsiderato quanto, per certi versi, imprevisto. Parliamoci chiaro: l'aumento dei prezzi dell'energia non è collegato solamente alla crisi ucraina; si era determinato già precedentemente, negli ultimi mesi del 2021. Non c'è alcun dubbio che sono intervenuti elementi fortemente speculativi. Le imprese che lavorano con il gas, con il petrolio, diciamo generalmente con le commodity fossili anche per la produzione dell'energia elettrica - e sappiamo che il nostro Paese produce quasi più del 40 per cento dell'energia elettrica bruciando queste commodity - in Italia, dove sono pochissime, hanno avuto un extra -reddito, un extra -utile di 40 miliardi di euro negli ultimi cinque mesi. A livello europeo è stata fatta una stima che ammonterebbe ad almeno 200 miliardi di euro, per cui è assolutamente corretto redistribuire questi utili che, come abbiamo già detto, non nascono da una capacità gestionale dell'impresa stessa, ma da elementi speculativi che nella quasi totalità dei casi sono certamente esogeni rispetto a queste imprese, ma dei cui benefici le imprese godono. È corretta dunque, come dicevo, una redistribuzione. L'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) aveva proposto un contributo del 40 per cento; noi stiamo operando in quella direzione. Voglio ricordare che il Partito Democratico è stato il primo dell'arco costituzionale a presentare un emendamento in questa direzione nel decreto sostegni- ter . Il Governo ci ha chiesto di ritirarlo, dicendo che avrebbe inserito il contenuto di quella proposta in un altro provvedimento e lo ha fatto in questo decreto. È un primo passo un contributo del 10 per cento. Il totale dell'ultimo decreto Ucraina 2, chiamiamolo così, che stiamo discutendo in Commissione, viene finanziato, per esempio, esattamente in questo modo. È in questa direzione che dobbiamo procedere, chiedendo cioè un contributo a tutte le imprese che hanno avuto extra -utile e distribuendolo alle famiglie e alle imprese che stanno pagando un prezzo sconsiderato. Tuttavia, signor Presidente, colleghi e colleghi, dobbiamo guardare anche oltre il contingente, aiutando chi è in difficoltà, ma costruendo anche una prospettiva di crescita. È di ogni evidenza che l'elemento centrale è la costituzione finalmente di un'autonomia energetica del nostro Paese, che si realizza essenzialmente all'interno di politiche integrate a livello europeo. Non può esserci alcun Paese che riesce a reggere da solo l'urto di un mercato internazionale sul prezzo del gas, delle materie prime e via dicendo. La spinta del nostro Governo e del Parlamento verso l'integrazione è dunque assolutamente fondamentale. Invito tutti a leggere l'ultima comunicazione sull'energia della Commissione europea al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, scritta e inviata l'8 marzo (poco più di un mese fa) e intitolata RePower EU, che sarà la piattaforma fondamentale per tutte le operazioni in campo energetico che l'Europa si accinge a fare nel corso prossimi anni. La filosofia di fondo di quell'intervento è esattamente quella ripresa nel decreto-legge in esame. Vorrei essere chiaro, perché c'è chi sembrava quasi felice della crisi energetica: ricordo infatti alcuni interventi anche all'interno di quest'Aula di qualche settimana fa, dicendo che era ora di mettere al bando la rigenerazione, di superare tutta la questione del green, non capendo che invece va fatto esattamente l'opposto. (Applausi) . Bisogna accelerare perché il nostro Continente e il nostro Paese costruiranno la propria autonomia energetica solo investendo nelle rinnovabili. Leggo testualmente le conclusioni della comunicazione RePower EU: «Gli sviluppi osservati negli ultimi mesi sui mercati dell'energia» quindi si riferisce anche alla crisi ucraina «, in particolare il cambiamento drastico verificatasi nelle ultime settimane sul versante della sicurezza, impongono un'accelerazione netta della transizione verso l'energia pulita così da aumentare l'indipendenza energetica dell'Europa». L'Europa non ha materie proprie; ormai le fonti sono quasi tutte esaurite, c'è qualcosa nel Mare del Nord, fondamentalmente di proprietà della Norvegia, che non fa parte dell'Unione europea e che in pochi mesi ha avuto un vantaggio di 150 miliardi a fronte di 5 milioni di abitanti. Vogliamo continuare con queste politiche o vogliamo parlare di politiche di riequilibrio, di transizione, di giustizia sociale, di abbattimento dei costi, di abbattimento delle emissioni, di sicurezza energetica, che vuol dire sicurezza geopolitica per uscire dai ricatti? È giusto, infatti, uscire dal ricatto di Putin, ma non possiamo metterci strutturalmente e nel tempo nelle mani dei ricatti di Paesi come l'Angola, il Congo, l'Algeria e poi vediamo chi (Applausi) . È giusto e fa bene il Governo a intervenire per modificare i contratti di approvvigionamento nel breve periodo, perché c'è l'urgenza rappresentata dalla Russia, ma è del tutto evidente che mentre si opera in quella direzione, dobbiamo costruire l'autonomia di lungo periodo, quella che darà prosperità e benessere a tutti i nostri cittadini. Signor Presidente, è pertanto importante che nel decreto-legge in esame si parli in maniera sensata di una revisione del tema del permitting , delle autorizzazioni. Anche a questo proposito, infatti, vogliamo essere chiari: dobbiamo metterci d'accordo con noi stessi. Se vogliamo le energie rinnovabili dobbiamo permettere al nostro Paese di costruire gli impianti per le energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico, solare termico, geotermico, biogas, biometano, biocarburanti, le smart grid, i sistemi di accumulo. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, il provvedimento in discussione, tra l'altro, prevede anche delle azioni molto importanti nella transizione dell' automotive (l'articolo 22) verso forme produttive innovative e sostenibili, in linea con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni nocive. Per la transizione di questa filiera industriale fondamentale per il nostro Paese sono stanziati 700 milioni nel 2022 e un miliardo all'anno dal 2023 al 2030, perché ci sono migliaia di imprese che lavorano in questo settore, centinaia di migliaia di lavoratori e il lavoro va garantito oggi, ma soprattutto domani e solo la transizione consentirà al nostro Paese di garantire sviluppo, prosperità e lavoro di qualità. (Applausi) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 11,54) BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà.