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Esistono - le ho qui - decine di dichiarazioni, che potrei naturalmente rinovellare, sulle posizioni prese dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della difesa; nel giro di pochi giorni però, a un certo punto, cambia tutto e ci troviamo ad oggi. Il Governo italiano si avvita su se stesso, fa due passi avanti e uno indietro, oscilla, barcolla. Siamo qui senza un relatore e - paradossalmente - con la richiesta di un voto di fiducia con cui, sostanzialmente - diciamolo - più che mai il Governo sconfessa se stesso. (Applausi) . Voglio ricordare che il nostro ordine del giorno - per chi non l'avesse letto e l'avesse solo raccontato - non indicava un termine temporale negli impegni, in cui non c'è scritto «2024», e questo ha la sua importanza. Inoltre, si chiedeva di essere coerenti con quanto già sostenuto. Arrivo quindi alla conclusione. Quelle risorse servono per le caserme, per gli equipaggiamenti, per la formazione, per le basi aeree, per gli hangar , per tutto ciò che nella difesa va anche rimodernato; servono per le sfide cyber . Ecco a cosa servono gli aumenti di spesa! (Applausi) . Cari colleghi della Lega, mi rivolgo anche a voi. La nostra scelta oggi di non votare la fiducia sul decreto Ucraina è facile, perché voi non meritate la nostra fiducia. La nostra è una scelta obbligata: si chiama coerenza. Avremmo votato anche al Senato, come alla Camera, a favore di questo disegno di legge di conversione del decreto-legge, se avesse avuto un normale percorso, con emendamenti, ordini del giorno, miglioramenti o un confronto. Al contrario, il ricorso all'ennesimo voto di fiducia, su una materia così condivisa e sensibile, sconfessa il Governo stesso che quella fiducia chiede. Già ieri il presidente Ciriani e il vice presidente La Russa hanno affermato le contraddizioni contenute nella richiesta di voto di fiducia. La nostra scelta è obbligata e facile. Quello che invece mi chiedo e vi chiedo è la vostra scelta. Per voi è più difficile, o almeno dovrebbe esserlo, perché mi chiedo quale voto di fiducia stiate esprimendo. Per quale Governo votate la fiducia, voi che siete forze così variegate? A quale Governo state dando la fiducia? Al Governo che ha accolto, senza riformularlo, l'incriminato ordine del giorno di Fratelli d'Italia (eppure è storia)? Oppure al Governo del ministro Di Maio, che non si è espresso e non sappiamo cosa pensi? O al Governo del ministro Guerini, che ha cercato una scappatoia con la matematica, prevedendo il termine del 2028 (certo, viene dopo il 2024, per carità)? Qual è il Governo cui date la fiducia? È forse il Governo Conte, che ha aumentato del 17 per cento le spese militari durante il suo mandato? Qual è il Governo cui date la fiducia? Quello che afferma una cosa e si smentisce il giorno dopo? Qual è il vostro Governo? (Applausi) . Vi ha detto bene il presidente Draghi, affermando - mi avvio a concludere, signora Presidente - che, se si mettono in discussione gli impegni assunti in un momento così delicato alle porte dell'Europa, viene meno il patto di maggioranza. Di questo dovete prendere atto. La vostra non è una forza di Governo, è una sommatoria che non è una sintesi, che non ha una politica estera e che è piena di contraddizioni. Prendete atto di questo e delle sue conseguenze. (Applausi) . ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, intervengo per esprimere il convinto sostegno del Gruppo Partito Democratico alla fiducia sul cosiddetto decreto Ucraina. Parto da una considerazione. Putin ha commesso due gravi errori di valutazione. Il primo è stato quello di sottovalutare la fierezza e la resistenza del popolo ucraino e il secondo quello di contare sulle differenze di veduta dei partner europei e sull'atteggiamento degli Stati Uniti. Qualche ragione ce l'aveva anche, perché i precedenti non deponevano a favore: il dialogo a Doha con i talebani; il ritiro affrettato dall'Afghanistan; il ritiro dalla Siria, lasciando i curdi da soli, e il disimpegno nel Mediterraneo davano l'idea che Putin potesse attaccare l'Ucraina senza avere una resistenza assertiva da parte dell'Alleanza atlantica. Così non è stato. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,17) ( Segue ALFIERI). I Paesi europei hanno reagito all'unisono e sono state assunte misure importanti, con l'innalzamento dei dispositivi NATO in tutto il fianco Est. Abbiamo visto le decisioni che sono state prese anche dal nostro Paese, concordate con i partner europei. Oggi donne e uomini dell'Esercito italiano sono nei Paesi baltici, in Romania e andranno in Ungheria: a loro vanno il nostro riconoscimento e la nostra vicinanza. (Applausi) . Allo stesso tempo, insieme ai partner europei, abbiamo adottato sanzioni senza precedenti. Io penso che vada a spazzata via anche la retorica del non funzionamento delle sanzioni; certamente quelle sulla Crimea, adottate dopo il 2014, erano un po' all'acqua di rose. Quelle attuali sono davvero pervasive, soprattutto quelle sulla valuta e sulle transazioni finanziarie. Sono sanzioni che, purtroppo, avranno conseguenze sui nostri Paesi, per cui è da apprezzare il lavoro che sta facendo anche la diplomazia italiana a Bruxelles per costruire meccanismi di compensazione per i Paesi e i settori più colpiti. Vi è poi la decisione - forse la più difficile - di inviare anche aiuti militari e qui arrivo al decreto Ucraina. Penso che abbia fatto bene il collega Faraone a ricordarlo: noi abbiamo la capacità di concentrarci solo su alcuni aspetti, mentre sappiamo che il decreto Ucraina contiene al suo interno parecchi provvedimenti. Il primo è il sostegno economico-finanziario: l'Ucraina ha bisogno di essere sostenuta nei suoi fondamentali economici e finanziari e l'Italia ha garantito subito un aiuto e un sostegno, così come lo farà in termini di cooperazione non appena ci sarà un cessate il fuoco, che noi ci auguriamo, dopo il quale la nostra cooperazione potrà essere presente in quel Paese con un corpo di eccellenza. A proposito di quello che fa la Difesa e del rischio caricatura che a volte se ne fa, noi abbiamo un corpo di eccellenza all'interno del nostro Esercito, che è quello che va a fare sminamento umanitario negli altri Paesi. Noi abbiamo previsto di andare in Ucraina, che è il terzo Paese più minato al mondo, a togliere le armi, e non a portarle. (Applausi) . Noi facciamo solo in maniera straordinaria un intervento di modifica della legge n. 185 del 1990, limitato a permettere al popolo ucraino di esercitare il sacrosanto diritto alla legittima difesa. Noi ci muoviamo - lo voglio ricordare ancora una volta - nell'ambito dell'articolo 11 della Costituzione, di cui alcuni purtroppo si limitano a leggere solo il primo comma e non l'interezza, perché i Padri costituenti in maniera saggia avevano previsto e avevano inserito un valore per noi fondamentale, quello della pace.