[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 299, commi 3-ter e 4-ter del codice di procedura penale, promosso con ordinanza emessa il 15 maggio 2000 dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina nel procedimento penale a carico di F. V., iscritta al n. 670 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, 1a serie speciale, dell'anno 2000. Udito nella camera di consiglio del 6 giugno 2001 il giudice relatore Gustavo Zagrebelsky. Ritenuto che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, con ordinanza del 15 maggio 2000, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 299, commi 3-ter e 4-ter del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che il giudice (per le indagini preliminari) chiamato a provvedere sulla richiesta di revoca di una misura cautelare personale, allorché non sia in grado di decidere allo stato degli atti disponibili, possa acquisire informazioni e disporre accertamenti diversi e ulteriori rispetto a quelli indicati dalla disposizione impugnata; che il rimettente espone in punto di fatto che l'indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere, ha chiesto la revoca della misura coercitiva, sotto il profilo del venir meno degli indizi che la sorreggono, adducendo elementi informativi nuovi a discarico - costituiti da dichiarazioni di persone informate sui fatti, raccolte e presentate a norma dell'art. 38 delle norme di attuazione del codice di procedura penale - e ha altresì chiesto, sempre sotto il profilo del quadro indiziario, l'espletamento di un accertamento di carattere tecnico, attinente alle tracce materiali del reato contestato, da eseguirsi su cose sequestrate e pertanto fuori della disponibilità dell'interessato; che nella situazione sopra descritta - nella quale a) sussiste un contrasto tra le dichiarazioni a carico prodotte dall'accusa in funzione dell'adozione della misura e quelle a discarico addotte dalla difesa nell'ambito del procedimento incidentale sulla revoca della stessa misura, e b) manca una verifica precisa circa le tracce materiali del reato che possono assumere valore indiziario - si delinea, ad avviso del giudice a quo una condizione di impossibilità di decisione allo stato degli atti: secondo la disciplina vigente, infatti, il giudice può solamente assumere l'interrogatorio dell'indagato, prima di provvedere (art. 299, comma 3-ter), e, quando non sia in grado di decidere allo stato degli atti, può disporre d'ufficio accertamenti esclusivamente sulle condizioni di salute o su altre "condizioni o qualità personali" dell'indagato (art. 299, comma 4-ter); che la descritta disciplina non sarebbe perciò idonea a soddisfare le esigenze del caso di specie: sia perché, da un lato, anche a volere far rientrare nella limitata nozione di accertamenti sulle "qualità personali" una indagine tecnica attinente alla persona sottoposta al procedimento, non sarebbe possibile dare corso al successivo, necessario, riscontro con le tracce materiali del reato, e comunque resterebbero sicuramente esclusi l'audizione e il confronto delle persone che hanno reso dichiarazioni tra loro in contrasto; sia perché, dall'altro lato, non potrebbe neppure farsi applicazione estensiva o analogica delle disposizioni censurate, trattandosi di previsioni che fanno eccezione alla regola generale secondo la quale il giudice deve decidere sempre allo stato degli atti; che, in tale quadro, la preclusione a svolgere le integrazioni anzidette è censurata dal rimettente, che richiede una pronuncia di incostituzionalità di tipo additivo sui commi 3-ter e 4-ter dell'art. 299 cod. proc. pen. , nella parte in cui non è in essi previsto che il giudice, quando non sia in grado di decidere allo stato degli atti, possa disporre accertamenti ed acquisire informazioni diversi da quelli previsti e fuori dei casi indicati; pronuncia, precisa il giudice a quo che "non provocherebbe alcun problema", perché l'esecuzione di detti accertamenti avverrebbe "senza formalità" e nel termine di quindici giorni dalla richiesta di revoca, sospendendo altresì il termine per la decisione (come stabilito nello stesso comma 4-ter); che, dopo avere svolto una ampia disamina del sistema processuale vigente, in particolare sottolineando la distinzione tra l'espletamento delle indagini finalizzate alle determinazioni circa l'esercizio dell'azione penale (art. 326 cod. proc. pen.) e la raccolta degli elementi che risultino indispensabili per le decisioni sulle singole richieste delle parti che di volta in volta il giudice sia chiamato a prendere (art. 328), e muovendo dalla premessa della necessaria correlazione tra il potere-dovere di acquisire gli elementi di volta in volta indispensabili alla decisione e l'esercizio di una funzione di "giudizio", il rimettente deduce: a) in primo luogo la violazione del principio di uguaglianza e di ragionevolezza della legge (art. 3 della Costituzione), in quanto la disciplina descritta, delimitando l'acquisizione d'ufficio di elementi da parte del giudice per le indagini preliminari, ammette integrazioni del materiale utile alla decisione nell'ambito dello specifico sub-procedimento incidentale di cui all'art. 299 cod. proc. pen. solo in alcuni, enumerati, casi e non anche in altri, come quello di specie, che in nulla sostanzialmente differirebbero dai primi, quanto a possibile rilievo, con una limitazione dei poteri istruttori che appare ulteriormente ingiustificata se posta in relazione con la disciplina dei provvedimenti cautelari del processo civile (art. 669-sexies cod. proc. civ.) ovvero con il potere di integrazione probatoria attribuito al giudice del dibattimento dall'art. 507 cod. proc. pen; b) in secondo luogo, la violazione dell'art. 111 della Costituzione (quale modificato dalla legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2), in particolare del suo primo comma che impone al legislatore di regolare il processo in modo da garantirne lo svolgimento "giusto": se per processo deve intendersi ogni momento della giurisdizione che sia caratterizzato dal contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, dinanzi a un giudice "terzo", in vista di una decisione, tali connotati non possono disconoscersi in relazione all'incidente relativo alla libertà personale ex art. 299 cod. proc. pen. , al pari ad esempio dei giudizi di impugnazione nella medesima materia (artt. 309 e 311);