[pronunce]

7.— Anche la Regione Toscana ha depositato memoria, con la quale ha ribadito le difese svolte nel ricorso e ha chiesto che venga dichiarato inammissibile l'intervento spiegato della società Porto Turistico Domiziano.1. — Con il ricorso indicato in epigrafe, la Regione Toscana ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, impugnando i seguenti atti: note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Capitaneria di porto di Viareggio, in data 12 e 26 febbraio 2003, note dello stesso Ministero, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 31 gennaio e 4 febbraio 2003 – con le quali, in relazione al porto di Viareggio, l'amministrazione marittima statale si considerava “nuovamente” competente nella materia delle concessioni sui beni del demanio marittimo portuale – nonché, “per quanto possa occorrere”, il parere della seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato, n. 767 del 15 maggio 2002. 2. — La ricorrente ha dedotto che i suddetti atti sarebbero lesivi delle attribuzioni regionali di cui agli articoli 117 e 118, «anche in relazione all'art. 5», della Costituzione. Tali atti, nella prospettiva della difesa regionale, si porrebbero, altresì, in contrasto con il riparto delle competenze amministrative delineato dall'art. 105 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), come modificato dall'art. 9 della legge 16 marzo 2001, n. 88 (Nuove disposizioni in materia di investimenti nelle imprese marittime). Tali violazioni sarebbero, secondo la Regione, ancora più accentuate avendo riguardo alle vigenti disposizioni costituzionali, e tenuto conto che «ove, come prospettato dagli atti impugnati, tutti i porti dovessero ritornare sotto l'influenza statale, la Regione verrebbe privata della potestà di disciplinare in via legislativa le modalità di esercizio delle relative funzioni amministrative e di allocarle in capo ad enti locali». 3.— Oggetto del contendere, dunque, è la delimitazione dell'ambito delle competenze, statali e regionali, in riferimento alle procedure amministrative per il rilascio di concessioni demaniali marittime nell'ambito del porto di Viareggio, il quale, come è pacifico tra le parti, non è finalizzato alla difesa militare o alla sicurezza dello Stato, né è sede di Autorità portuale, ma, ad avviso della ricorrente, costituisce porto destinato precipuamente al commercio ai sensi degli articoli 1 e 2 (categoria II, classe III) del regio decreto 2 aprile 1885, n. 3095, recante “Testo unico della legge 16 luglio 1884, n. 2518, con le disposizioni del titolo IV, porti, spiagge e fari della preesistente legge 20 marzo 1865, sui lavori pubblici”. 4.— Nel giudizio è intervenuta la società Porto Turistico Domiziano eccependo, in primo luogo, l'inammissibilità del ricorso proposto dalla Regione Toscana, e concludendo nel merito per il rigetto del ricorso stesso. Tale intervento, a prescindere dalla sua tardività, deve essere dichiarato inammissibile. La giurisprudenza di questa Corte è costante nel ritenere che nel giudizio per conflitto di attribuzione tra Stato e Regioni non possono intervenire soggetti diversi da quelli legittimati a promuovere il conflitto o a resistervi, salvo che gli atti impugnati siano oggetto di un giudizio comune in cui l'interventore sia parte e la pronuncia della Corte sia «suscettibile di condizionare la stessa possibilità che il giudizio comune abbia luogo» (sentenze n. 386 del 2005; n. 76 del 2001). Non ricorrendo la circostanza da ultimo indicata, l'orientamento che esclude la legittimazione ad intervenire in giudizio dei predetti soggetti, nei limiti in cui è inteso a salvaguardare il tono costituzionale dei conflitti affidati al giudizio della Corte, deve essere tenuto fermo. 5.— In via preliminare, è opportuno puntualizzare che le note ministeriali impugnate contengono una chiara manifestazione di volontà dello Stato di riaffermare la propria competenza nel settore in esame e di negare quella regionale; pertanto, al presente giudizio va riconosciuto tono costituzionale, in quanto involge questioni afferenti al riparto delle attribuzioni tra Stato e Regioni, quale risulta dal nuovo Titolo V della Parte seconda della Costituzione. 6.— Ancora, in via preliminare, è necessario delineare i tratti essenziali della disciplina di settore rilevante per la risoluzione del conflitto de quo. 6.1. — Al riguardo, occorre partire dalla considerazione che la Costituzione, nell'originario testo dell'art. 117, non dettava alcuna norma attinente al regime dei porti e delle aree portuali. Conteneva, invece, una disposizione (art. 117, primo comma, Cost.) che attribuiva alle Regioni la competenza legislativa in materia di “turismo ed industria alberghiera”, che doveva essere esercitata nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato. 6.2. — Una prima classificazione dei porti si rinveniva, in origine, nel regio decreto n. 3095 del 1885, il cui art. 1 suddivideva i porti in due categorie: alla prima appartenevano i porti e le spiagge che interessavano la sicurezza della navigazione generale e servivano unicamente o precipuamente a rifugio, o alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato; nella seconda erano inseriti i porti e gli approdi – suddivisi in quattro classi – che servivano precipuamente al commercio. 6.3.— Il primo intervento legislativo, rilevante sul piano dell'attribuzione delle funzioni amministrative statali alle Regioni in materia di “demanio marittimo”, anche con riguardo all'ambito portuale, si è avuto con l'emanazione dell'art. 59 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), il quale ha specificamente delegato alle Regioni le funzioni «sul litorale marittimo, sulle aree demaniali immediatamente prospicienti, sulle aree del demanio lacuale e fluviale, quando la utilizzazione prevista abbia finalità turistiche e ricreative», con la precisazione della non applicazione di detta delega «ai porti e alle aree di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato e alle esigenze della navigazione marittima». Per la identificazione delle predette aree, il citato art. 59 rinviava poi ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi sentite le «Regioni interessate». Già, dunque, in questa fase, la legislazione statale ha previsto un coinvolgimento delle Regioni nella materia dei “porti”. 6.4.— In attuazione di quanto stabilito dal richiamato art. 59, secondo comma, è stato emanato il d.P.C.m.