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IANNONE (FdI) . Il Governo perde l'occasione di dare una risposta concreta a milioni di italiani, che sostanzialmente si sono trovati nella condizione di dover scegliere se sacrificare il proprio lavoro o la propria famiglia. È infatti ovvio che il sistema individuato per i congedi parentali e per il bonus babysitter non è parametrato sulle reali esigenze delle famiglie; anzi, mette in grossa difficoltà soprattutto i ceti più deboli, con stipendi più bassi e quindi anche con minore capacità di affrontare le spese per continuare a seguire i propri i propri figli. Questo per noi che siamo una destra sociale e popolare - come abbiamo dimostrato con gli emendamenti che abbiamo presentato, sia alla Camera, sia qui al Senato - rappresenta un fatto dirimente, perché gli aiuti sono insufficienti per tutti, ma per alcuni le misure sono ancora più discriminanti. Voglio parlare in particolare di un settore che molto spesso - anzi, quasi sempre, direi - è trascurato, ossia quello del personale ATA: si tratta di dipendenti pubblici, che non hanno certamente stipendi ricchi, ma anche di persone che come altri italiani, hanno garantito, la continuazione di determinate attività, nel loro caso della scuola, e non si vedono riconoscere neanche la possibilità di accedere al bonus babysitter . Per onestà intellettuale voglio ringraziare il Governo per l'accoglimento del nostro ordine del giorno alla Camera (e spero anche qui al Senato), che però vorrei non fosse - come purtroppo spesso accade - un vuoto impegno che poi non troverà conferma nel prossimo decreto sostegni, con il nuovo scostamento di bilancio. Il personale ATA merita attenzione, come ci è stato segnalato da tantissimi soggetti di questo mondo e dal sindacato Feder. ATA, che ringrazio per il confronto che ha avuto con la nostra parte politica e che abbiamo interpretato, perché nessun italiano dev'essere lasciato indietro. Dimostratelo concretamente: saremo pronti a darvene merito, come lo siamo sempre a dare contributi nell'interesse non del Governo, ma della Nazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Angrisani. Ne ha facoltà. ANGRISANI (Misto) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento al nostro esame, già superato nell'articolo 1, che si riferisce ad un intervallo temporale che va da metà marzo agli inizi del mese di aprile, prevede misure di sostegno per lavoratori con figli minori in didattica a distanza o in quarantena. Ci dà l'opportunità quindi di focalizzare la nostra attenzione su un tema centrale nella vita del nostro Paese e dei cittadini: la scuola. L'introduzione della didattica a distanza e l'interruzione alternata della frequenza scolastica nelle scuole di ogni ordine e grado hanno rappresentato fenomeni di assoluta novità, dei quali bisognerà valutare nel tempo i costi sociali. È innegabile che la didattica a distanza non possa essere equiparata a quella in presenza, da ogni punto di vista. I ragazzi fortunati che hanno potuto seguire le lezioni online da marzo 2020, senza problemi di connessione o altri inconvenienti, hanno comunque pagato il prezzo di una solitudine forzata, anomala e innaturale. La scuola, come sappiamo tutti, ha pagato uno dei costi più alti della pandemia, vittima della disorganizzazione del sistema dei trasporti locali nel nostro Paese, la cui inefficienza - non è un mistero - ha rappresentato un ostacolo che ha precluso una riapertura in sicurezza. Neanche con le risorse aggiuntive trasmesse dallo Stato agli enti territoriali si è riusciti a ovviare in breve tempo a problemi strutturali e atavici. Il contesto pandemico, dunque, influendo in modo imprevedibile sull'equilibrio psicologico di molti studenti, ha causato un aumento diffuso di ansia, timori e paure. La mancanza di interazione con il resto della classe e il senso di solitudine causato dall'obbligatorietà del rigore della didattica a distanza rappresentano elementi con cui dovremo fare i conti anche nel prossimo futuro. Nel decreto-legge sostegni parte delle risorse stanziate con l'aumento del fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche sarà rivolta a specifici servizi professionali per il supporto e l'assistenza pedagogica e psicologica. Fare un uso sapiente delle risorse è indispensabile, in primo luogo negli ambienti socio-economici più periferici, arretrati e marginalizzati, dove le famiglie, magari già gravate dalle pesanti ripercussioni economiche, non possono permettersi spese aggiuntive per i figli. In questo contesto pandemico estremamente delicato per l'intero sistema scolastico, gli studenti e le studentesse più fragili, già affetti da forme di disabilità, hanno sofferto ancora di più. Su questo punto vorrei fare una particolare riflessione. Nel decreto-legge di cui stiamo discutendo sono state inserite misure a favore del ricorso al lavoro agile per i genitori nei casi di sospensione delle attività didattiche ed educative dei figli. Certamente, soprattutto nei territori del nostro Paese che hanno più sofferto la chiusura dei plessi scolastici, questa norma, in vigore dalla metà del mese di marzo, può rivelarsi utile per i lavoratori dipendenti. Tale beneficio si estende anche ad entrambi i genitori che hanno figli con disabilità accertata ai sensi della legge 104, del 1992 con disturbi specifici dell'apprendimento o con bisogni educativi speciali, quindi rappresenta una certa innovazione positiva nel testo del decreto-legge. Tuttavia, allargando per un attimo i nostri parametri di riferimento sulla situazione emergenziale vissuta dagli studenti e dalle studentesse con disabilità, purtroppo, torneranno presto al pettine i nodi irrisolti per lungo tempo. La carenza di insegnanti di sostegno specializzati nei ruoli della docenza rappresenta un vulnus cui si sarebbe dovuto far fronte da tempo in maniera più incisiva, così come il raggiungimento dell'accordo in Conferenza unificata che sarebbe dovuto avvenire oltre un anno fa, come previsto nel decreto cosiddetto inclusione sulla configurazione dell'assistenza all'autonomia e alla comunicazione. In conclusione, sono queste le figure - l'insegnante di sostegno e l'assistente all'autonomia e alla comunicazione - che si occupano ogni giorno degli studenti con disabilità, anche durante la pandemia e con tutte le difficoltà aggiuntive del caso. Se, come affermato dal ministro Bianchi, la didattica a distanza non va vista come ripiego pro tempore - cosa che giustificherebbe il ricorso emergenziale al lavoro agile - ma come un percorso di integrazione e arricchimento per costruire una scuola nuova, allora ci spieghi il Ministro quale sia la via da seguire per costruire questa nuova scuola. La scuola nuova che vogliamo per i nostri figli non può più permettersi di affidare l'istruzione e l'educazione di ragazzi e ragazze con disabilità a personale non in possesso di specializzazione. Quest'argomento, purtroppo, non sembra essere all'ordine del giorno del questo Governo in carica, e se dunque, almeno per il momento, l'obiettivo di terminare l'anno scolastico in presenza, scongiurando il ricorso alla didattica a distanza, pare essere centrato, non si ha ancora alcuna certezza sul prossimo futuro e su come si intendano affrontare tutte le criticità ampliate dalla pandemia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà.