[resaula]

Nel caso del referendum abrogativo, andando a votare io contribuisco a far raggiungere il quorum e, se vincono i sì, la legge viene abrogata; ma lo spirito per cui io non vado a votare è uguale. Invece mi si induce ad andare a votare perché devo esprimere la mia preferenza in termini di elezioni amministrative, del sindaco o del presidente della Regione. È un artificio e voi vi state arrogando la responsabilità di inquinare l'esito, a prescindere da quale esso sia. Per me è facile dire che il Partito Democratico ha votato per ben tre volte contro la riduzione parlamentari; ma non è questo tema. Il merito spetta ormai al popolo italiano. Anche i partiti si sono divisi trasversalmente: c'è chi è a favore e chi è contro. Ma questo, grazie a Dio, fa parte del sale della democrazia. Il tema è: perché dobbiamo inquinare questo esito e perché dobbiamo assoggettare l'istituto del referendum ai desiderata della maggioranza? Perché dobbiamo cadere in questa trappola? Mi dispiace che non ci sia quasi nessun parlamentare del MoVimento 5 Stelle, a parte un nostro eroico collega senatore. Vorrei passare in rassegna alcune dichiarazioni di esponenti dei 5 Stelle in occasione del referendum del 2016. Direi che siamo quasi nell'imbarazzo del cambio delle idee, ma ormai è la stagione dei cambiamenti repentini; non si fa in tempo a dire una cosa che il giorno dopo la si smentisce. Anche la senatrice De Petris ieri in Commissione segnalava che c'era un dibattito sullo spostamento della data. Vorrei ricordare a tutta l'Assemblea che anche lì c'era una situazione tragica, anche se circoscritta a un paio di Regioni: il terremoto del 2016, che ha indotto il Governo a posticipare la data del referendum , con tutto un dibattito trasversale, dal MoVimento 5 Stelle a LeU, contro questa decisione del Governo. La senatrice di LeU De Petris accusava il Governo addirittura di adottare lo schema della legge mancia: si vota il 4 dicembre e si fa una legge di bilancio per conquistare l'opinione pubblica. Vi ricordate? Lo disse anche il senatore Morra (che non vedo in Aula); anche lui accusava il Governo, dicendo di smetterla con queste leggi che servono a creare clientela nei confronti dell'opinione pubblica e quindi a conquistare, con una legge di bilancio, il consenso al referendum . Signor Presidente, all'epoca il ministro Di Maio accusava proprio il Presidente del Consiglio di essere un truffatore e un provocatore del popolo. C'era poi la classica accusa che si faceva a quel tempo e che ovviamente oggi è caduta in prescrizione, cari colleghi dei 5 Stelle: «Presidente Renzi, lei non è eletto dal popolo!». Pensi quante simpatie ci sono sulla legge del contrappasso. Infine, sempre il ministro Di Maio, andando contro il Presidente del Consiglio (oggi suo alleato), lo paragonò a Pinochet perché non dava la possibilità all'opposizione di utilizzare quello strumento a difesa della minoranza. Sono cambiati i tempi; nell'arco di tre-quattro anni cambiano i tempi e cambiano le alleanze. Oggi il ministro Di Maio su un quotidiano nazionale si meraviglia, dicendo che il PD è cambiato. No, il PD non è cambiato, nel pieno rispetto della sua forma mentis e dei suoi valori: il PD è rimasto lo stesso, condivisibile o meno. Siete cambiati voi, cari amici dei 5 Stelle; oggi che siete al Governo avete totalmente rigettato tutte le vostre istanze. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pinotti. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, vorrei ricordare a tutti - per prima a me stessa - in quest'Aula il contesto in cui stiamo facendo questa discussione, perché non l'ho sentito ricordare molto negli interventi. Siamo usciti fortunatamente usciti dalla fase più critica, ma non siamo ancora usciti da una situazione assolutamente eccezionale. Lo ricordo perché anche questo decreto va inserito in questo contesto. Permettetemi una breve digressione: i ragazzi della maturità hanno cominciato da ieri un esame assolutamente nuovo e diverso da quello cui abbiamo sempre assistito. In Lombardia già da febbraio, e in tutta l'Italia due settimane dopo, abbiamo chiuso le scuole: tutti i bambini, i ragazzi e le ragazze, gli adolescenti sono stati a casa. Lo ricordo perché sembra che in questo momento, parlando delle elezioni, ci discostiamo dalla drammaticità di una situazione assolutamente emergenziale che abbiamo vissuto nel nostro Paese. Tutti i ragazzi e le ragazze stanno vivendo questo momento emozionante purtroppo in condizioni completamente diverse da quelle in cui pensavano di potersi misurare, ma è comunque un momento molto importante e di passaggio e, quindi, ne approfitto per far sentire la mia vicinanza a loro. Ritornando alla discussione che stiamo facendo noi stiamo parlando di questo. Anche gli esami di maturità, che si svolgono fortunatamente in presenza, saranno completamente diversi da quelli che ha vissuto ciascuno di noi: non ci sono le prove scritte; c'è soltanto la prova orale e, come sappiamo, ci sono i propri insegnanti. Ho fatto questa premessa perché questo decreto lo dobbiamo inserire in questa situazione e francamente negli interventi che ho ascoltato non ho compreso se si vuole arrivare a una data per le elezioni regionali; poi c'è tutto il tema del referendum . Lo dico perché la discussione verte su quando doveva cadere questa data. Ieri il sottosegretario Variati in Commissione ci diceva che il Governo pensava sarebbe stato meglio il 6 o il 13 settembre in quanto interferiva meno con l'inizio dell'anno scolastico e la considerava una data migliore. Per venire incontro a una serie di richieste delle opposizioni che chiedevano invece di andare più avanti, siamo arrivati alla data del 20 settembre. Non c'è stata quindi una volontà di chiusura netta nei confronti di un ragionamento da fare insieme, ma sapete anche voi che, all'interno del ragionamento che c'è per esempio fra i partiti o le forze in Parlamento, si è intrecciato il ragionamento che fanno le Regioni, perché c'erano Presidenti di Regione che spingevano per votare il prima possibile - c'era chi diceva di votare addirittura a luglio - e anche forze politiche che oggi dicono che bisognerebbe invece andare più avanti. Si è pertanto ragionato su queste date e si è arrivati a questa data, non perché sia la data magica ma perché, in considerazione di una serie di spinte, è sembrata quella che poteva essere più adeguata anche per venire incontro alle richieste fatte. Prima o poi, però, le elezioni regionali vanno fatte. Dovevano essere fatte a maggio e il referendum costituzionale doveva svolgersi il 29 marzo; in questa situazione eccezionale credo che, comunque, dobbiamo metterci nelle condizioni di farli svolgere questi pronunciamenti democratici. C'è poi tutta una discussione che ho sentito rispetto ai problemi della raccolta delle firme e di una campagna elettorale ad agosto. Sommessamente mi permetto di dire che non credo che questo agosto sarà normale come quelli che abbiamo vissuto in tutti gli anni passati del nostro Paese: molte aziende continueranno a lavorare e penso che ci sarà un'attività politica che comunque sarà diversa.