[pronunce]

tale norma subordinava il beneficio stesso al mancato superamento dei sei anni di età del minore al momento dell'adozione o dell'affidamento. La previsione contenuta nel citato art. 6 della legge n. 903 del 1977 si riferiva ovviamente alle sole lavoratrici dipendenti, poiché al momento della sua emanazione le libere professioniste, così come le lavoratrici autonome, ancora non godevano dell'indennità di maternità. Soltanto con le leggi 29 dicembre 1987, n. 546 (Indennità di maternità per le lavoratrici autonome), e 11 dicembre 1990, n. 379 (Indennità di maternità per le libere professioniste), sono state dettate norme a tutela della maternità delle sopra indicate categorie di lavoratrici e si è riconosciuto loro il diritto all'indennità di maternità anche per l'ingresso del minore adottato o affidato in preadozione, a condizione che non avesse superato i sei anni di età. La riforma dell'adozione internazionale, attuata con la legge 31 dicembre 1998, n. 476 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L'Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri), ha esteso le condizioni di fruibilità del beneficio, prevedendo il diritto all'astensione dal lavoro e al connesso trattamento economico di maternità a favore dei genitori adottivi e degli affidatari “anche se il minore adottato ha superato i sei anni di età” [art. 39-quater, lettera a), della legge 4 maggio 1983, n. 184, introdotto dall'art. 3 della legge n. 476 del 1998]. Il trattamento di maternità in caso di adozione è ora contenuto nel testo unico emanato con decreto legislativo n. 151 del 2001, nel quale sono state riunite tutte le disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità. 3.3. - Nonostante i ripetuti interventi legislativi, la disciplina del trattamento di maternità in caso di adozione internazionale risulta peraltro ancora disomogenea. Il suddetto trattamento è riconosciuto senza alcun limite di età ma anzi con la espressa previsione che spetta anche se il minore ha superato i sei anni e fino al compimento della maggiore età, a favore delle lavoratrici dipendenti (art. 27, comma 1), delle lavoratrici autonome, delle coltivatrici dirette, delle mezzadre e colone, delle artigiane ed esercenti attività commerciali ed infine delle imprenditrici agricole a titolo principale (art. 67, comma 2). Alle libere professioniste, invece, la disposizione contenuta nell'art. 72 attribuisce l'indennità a condizione che il minore non abbia superato i sei anni di età, senza operare alcuna distinzione tra adozione nazionale e internazionale; onde il limite riguarda entrambe le ipotesi. L'irragionevolezza della previsione normativa in esame è manifesta, poiché non è dato individuare elementi che giustifichino la differenza del trattamento di maternità delle libere professioniste rispetto a quello stabilito nella medesima ipotesi dell'adozione internazionale non solo per le lavoratrici dipendenti ma anche per le lavoratrici autonome, categoria senz'altro più affine a quella de qua. Le ragioni che hanno indotto il legislatore del 1998 a superare il limite dei sei anni di età per il trattamento di maternità nell'adozione internazionale, come risulta dalla relazione al disegno di legge di ratifica ed esecuzione della Convenzione dell'Aja, sono essenzialmente individuabili nella valutazione relativa alle difficoltà derivanti dall'inserimento dei minori stranieri nella comunità familiare ed in quella scolastica, che aumentano in modo esponenziale con il crescere dell'età, richiedendo soprattutto nei primi tempi “un'assistenza particolare da parte dei nuovi genitori”. Se si considera che le medesime ragioni che hanno indotto all'ampliamento della tutela ricorrono in tutte le adozioni internazionali, indipendentemente dall'attività lavorativa dei genitori adottanti, risulta evidente come la limitazione, negli indicati termini, del diritto delle libere professioniste non solo sia priva di autonoma ratio, essendo piuttosto addebitabile ad un difetto di coordinamento delle norme trasfuse nel nuovo testo unico, ma urti in modo stridente con i principi costituzionali che impongono la tutela del minore. La disposizione impugnata è quindi costituzionalmente illegittima, poiché nel caso di adozione internazionale non consente alle libere professioniste di percepire l'indennità di maternità nei tre mesi successivi all'ingresso del minore adottato nella famiglia, quando questi abbia superato i sei anni di età.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non prevede che nel caso di adozione internazionale l'indennità di maternità spetta nei tre mesi successivi all'ingresso del minore adottato o affidato, anche se abbia superato i sei anni di età; 2) dichiara l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 31 e 37 della Costituzione, dal Tribunale di Genova con l'ordinanza in epigrafe, in relazione all'ipotesi dell'adozione nazionale. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 dicembre 2003. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 dicembre 2003. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA