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Istituzione di contratti di formazione Teaching Hospital per le specializzazioni mediche. Onorevoli Senatori. – Negli ultimi anni il comparto della sanità è stato quello tra i più colpiti dalle misure draconiane poste in essere dai vari governi. La più incisiva è stata sicuramente quella attuata dal decreto-legge 6 luglio 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, meglio nota come spending review del Governo Monti, che estendeva al triennio 2013-2015, il livello di spesa stabilito per il 2004, ridotto dell'1,4 per cento, al netto dei rinnovi contrattuali successivi al 2004. Successivamente, il Governo Renzi estendeva questa previsione fino al 2020. Per il conseguimento di questo obiettivo, le regioni devono adottare interventi di risparmio sulla rete ospedaliera e sulla spesa per il personale (fondi di contrattazione integrativa, organizzazione delle strutture semplici e complesse, dirigenza sanitaria e personale del comparto sanitario) senza peraltro che le disposizioni sanciscano il divieto di far ricorso ad esternalizzazioni di attività e di acquisto di prestazioni lavorative, legittimando di fatto le più svariate opzioni mediante contratti atipici, interinali, cooperative, etc. L'unico risultato di questo impianto è stato quello di impoverire nel tempo il Servizio sanitario regionale di competenze e conoscenze, depauperato dai collocamenti a riposo e con le aziende che di fatto formano personale impiegato in via transitoria ed interinale che, non potendo essere strutturato, una volta formato, trova impiego e sbocchi nel privato. La scarsità di risorse, unita ad una incongrua programmazione del fabbisogno degli ultimi 10/15 anni, ha comportato una fortissima carenza di medici specialisti in moltissime discipline. Inoltre il collocamento a riposo per raggiunti limiti di età di molti specialisti, che si prevede in aumento nei prossimi anni, comporterà enormi difficoltà perfino nell'assicurazione dei LEA (livelli essenziali di assistenza). Indispensabile è l'investimento formativo e lavorativo in capitale umano qualificato, al fine di creare le condizioni per un adeguato ricambio generazionale degli operatori medico-sanitari, per il quale il presente disegno di legge fornisce puntuali soluzioni secondo princìpi di sostenibilità e di accorciamento delle « distanze » tra università e aziende ospedaliere, nonché di rivisitazione degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) quali incubatori non solo di ricerca ma anche di conoscenza clinica e centri di Second Opinion da strutturare in modo completo e integrato per singole aree di patologia grazie al modello del Virtual Hospital , caratterizzandone la mission in base a strumenti di conoscenza clinica di secondo livello, così da garantire la formazione interdisciplinare mediante tecnologie digitali e di teleconsulto che consentano agli specializzandi esperienze (virtuali) in strutture ad alta specializzazione. L'orizzonte cui tendere, l'unico possibile per assicurare la sostenibilità del nostro sistema universalistico, deve puntare strategicamente alla prevenzione, alla digitalizzazione e alla riqualificazione della spesa, cogliendo tutte le opportunità di ricerca e innovazione, ma facendo sì che sia a costi sostenibili, iniziando dalla formazione. In questa direttrice, è fondamentale la prospettata definizione di un nuovo assetto formativo integrato e sinergico, che coglie anche l'opportunità di un'evoluzione sistemica della riorganizzazione del ruolo e della funzione degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), con un loro preciso riconoscimento istituzionale nel solco tracciato, con il presente disegno di legge, in materia di formazione interdisciplinare del nuovo personale medico On The Job , con percorsi di affiancamento operativo delle strutture Second Opinion Supporting-Teaching Hospital al fine di garantire una conoscenza diretta degli ambiti specialistici di secondo e terzo livello, quali ad esempio le malattie rare o i fenotipi non diagnosticati. Con questo disegno di legge si intende dunque affrontare, in maniera per molti aspetti innovativa, il problema della programmazione dei fabbisogni di medici specialisti operanti nel Servizio sanitario nazionale (SSN). L'elaborazione delle fonti informative presenti nei vari registri del Ministero della salute, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario (ANVUR), del Conto annuale del Tesoro (CAT), della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCEO), dell'Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei medici (ENPAM), dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ha consentito di dettagliare la relazione tra pensionamenti, accessi al corso di laurea in medicina e chirurgia e formazione post-laurea (scuole/contratti di specializzazione), mettendo in luce i seguenti fenomeni distorsivi: – un « imbuto formativo », ovvero gap tra numero di accessi al corso di laurea in medicina e chirurgia e l'insufficiente numero di contratti specialistici. Ciò sta comportando un grave danno generazionale, con importanti risvolti sulla professionalizzazione del medico; – un « imbuto lavorativo », ovvero la difficoltà di soddisfare un'alta domanda occupazionale prevalentemente post-specialistica (necessaria per assicurare la qualità del Sistema sanitario nazionale - SSN) a causa di un rallentamento delle assunzioni, secondario al blocco del turn over legato ai piani di rientro delle regioni con squilibrio di bilancio e alle rigorose norme finanziarie sopra citate. Questi due fenomeni, considerati e dimostrati essere obiettivamente fonte di logorio del SSN e del processo di continuità formativa medica, risultano sempre più carichi di risvolti altamente critici sulla qualità delle cure e sulla qualità formativa nel confronto con altre realtà europee. Ogni modifica al tempo zero del numero di accessi al corso di laurea di medicina e chirurgia porta ad un risultato a 10-12 anni di distanza. Nel recente passato, la mancata considerazione di questa latenza temporale tra intervento ed effetto, ha minato una programmazione che ha omesso un preciso calcolo pluriennale delle necessità reali di medici specialisti per determinare il numero di accessi alle scuole di medicina e chirurgia, basandosi piuttosto su esigenze « particolari » e non di sistema. Gli errori di questa « non programmazione » sono oggi più che mai drammaticamente manifesti. L'imbuto formativo obbliga annualmente giovani medici neolaureati a congelare il loro percorso formativo, non avendo a disposizione contratti di formazione specialistica. Ad invarianza di programmazione, il numero di esclusi dalle scuole di specializzazione è destinato ad aumentare annualmente per il sommarsi di volta in volta degli esclusi. In questo scenario, si è innestata positivamente l'azione delle regioni che hanno nel recente periodo contribuito all'aumento del numero di contratti di formazione specialistica, con maggior peso per il corso di formazione specifica in medicina generale. Purtroppo, tale aumento è ancora ampiamente insufficiente per risolvere gli effetti dell'errata, sebbene talora per ragioni necessitate, programmazione degli anni precedenti che, nell'anno accademico 2024/2025, vedrà nell'imbuto formativo oltre 20.000 medici, alla ricerca di uno sbocco formativo e lavorativo nel SSN. Per poter arginare efficacemente il grave problema dell'imbuto formativo e della carenza di medici specialisti nel SSN è fondamentale intervenire sollecitamente ed esaustivamente proprio per i risvolti a lungo termine derivanti da ogni azione programmatoria.