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Ma soprattutto è stata una setta totalizzante in cui si è annullata la personalità dei soggetti, di ragazzi con gravi problemi, e si sono rovinate decine, centinaia di famiglie e di persone, perché a «Il Forteto» non ci sono stati soltanto gravissimi abusi su minori, le violenze, le botte e i rapporti sessuali completi messi in atto da Fiesoli. In quel luogo c'erano bambini che venivano fatti alzare all'alba per andare a lavorare, prima di essere portati a scuola, per fare un formaggio che magari mangiavano gli ospiti illustri - tanti, da politici a magistrati - che hanno frequentato la struttura. (Applausi dal Gruppo FdI) . Da quel luogo non si poteva uscire liberamente. Chi ci lavorava non percepiva uno stipendio ma poteva disporre solo di una cifra minima. Tutto il resto rimaneva in cooperativa. Tutti i contatti con l'esterno venivano annullati in un sistema che plasmava la personalità e creava una realtà parallela che ha reso un inferno l'inserimento delle persone che ce l'hanno fatta (perché c'è anche chi non ce l'ha fatta ad uscire da quel luogo). In questo luogo è stato permesso di tutto nel silenzio e con la connivenza della politica, della magistratura, dei vertici socio-sanitari, con l'avvallo e l'aiuto della Regione Toscana che per anni ha considerato «Il Forteto» un esempio, finanziandolo e promuovendolo: tutto provato da sentenze definitive e dalle relazioni delle due commissioni regionali di inchiesta istituite dal Consiglio regionale della Toscana. Fiesoli, alla fine degli anni Settanta, finì in carcere per aver molestato sessualmente un disabile in presenza di un minore. La politica, la magistratura e le istituzioni conoscevano questi fatti che avrebbero dovuto suggerire quantomeno un principio di precauzione nei confronti di quest'uomo, se così lo vogliamo chiamare. Invece hanno deciso scientemente di ignorarli. Così, con l'avvio delle indagini e il nuovo arresto del dicembre 2011, Fiesoli, dopo sei anni di iter giudiziario, è stato nuovamente condannato in via definitiva il 22 dicembre 2017 dalla Cassazione per maltrattamenti e abusi sui minori. Nonostante questi fatti siano provati, oggi non è in carcere, perché ancora non si conosce l'entità esatta della pena. Per uno dei capi d'accusa, infatti, si deve ripetere il processo. Ma è possibile, mi chiedo e ci chiediamo, che per un pedofilo condannato per reati così gravi, il nostro sistema non preveda la galera senza se e senza ma? Mentre non c'è appello per le centinaia di vittime della comunità «Il Forteto» che hanno subito di tutto? E poi, stando alla giustizia, pare che in questa setta nessuno abbia collaborato con Fiesoli, nessuno, in trent'anni, abbia visto o abbia saputo cosa stesse succedendo. Delle 23 persone rinviate a giudizio in primo grado, nessuno è stato condannato in terzo grado: tutti salvi, perlopiù grazie alle prescrizioni sopraggiunte; persino quello che è stato considerato il braccio destro, l'ideologo Luigi Goffredi, condannato a otto anni in primo grado e a sei in appello, l'ha fatta franca. Questo quadro, cari colleghi, ci dice in maniera chiara ed inequivocabile che l' iter giudiziario non basta a mettere la parola fine su questa vicenda, intanto perché questo luogo esiste ancora ed è sempre lì, a Vicchio, nel Mugello. Molti dei processati e dei prescritti ci vivono e lavorano tutt'oggi, magari accanto alle persone che hanno avuto il coraggio di denunciare, e fanno il bello e il cattivo tempo. La cooperativa agricola ha tentato di mostrarsi una cosa diversa dalla comunità. Le stesse sentenze hanno messo nero su bianco, in modo inequivocabile, il fatto che cooperativa e comunità, negli anni, sono stati, invece, la stessa cosa, e infatti, a tutt'oggi, nel consiglio di amministrazione ci sono personaggi che hanno testimoniato in difesa di Fiesoli nei vari procedimenti giudiziari. Dunque, dobbiamo chiederci come è possibile che sia successo tutto ciò. Chi ha protetto Fiesoli? È possibile che i magistrati, i politici e gli operatori che hanno avuto a che fare con «Il Forteto» abbiano agito tutti in buona fede? È possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Oggi, grazie all'ottimo lavoro dei magistrati di Firenze che hanno messo alla sbarra i responsabili dopo le fondamentali quanto coraggiose denunce delle vittime, sappiamo cosa è stato e cos'è «Il Forteto», ma non sappiamo abbastanza perché le stesse inchieste del Consiglio regionale della Toscana, approvate all'unanimità dopo un lavoro fondamentale in questa vicenda - è bene ricordarlo - si sono fermate di fronte a dei muri che sono sembrati insormontabili. Per questo, permettetemi di ringraziare tutte quelle donne e quegli uomini che hanno cercato di rompere questi muri. Un particolare ringraziamento lo voglio fare agli amici giornalisti Duccio Tronci e Francesco Pini per il loro libro inchiesta. Noi oggi dobbiamo provarci con una Commissione di inchiesta che ha il dovere morale di tentare ogni strada per far luce su questa terribile vicenda, dopo anni di muri della sinistra Toscana che ha cercato in ogni modo di minimizzare e silenziare l'eco di questa storia, fino ad oggi sin troppo taciuta. Perciò, consentitemelo, mi viene da chiedere: cosa hanno da nascondere? Cosa avevate da nascondere? Con la maggioranza che oggi si è formata e che è presente in questo Parlamento abbiamo l'occasione di dare verità alle vittime e di risarcirle moralmente, laddove materialmente purtroppo non è più possibile. Per tutto quanto esposto, annuncio convintamente il voto favorevole del Gruppo Fratelli d'Italia. (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e L-SP-PSd'Az) . BITI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, è un onore per me intervenire per la prima volta in questa Aula ed è anche una grandissima emozione. Lo è ancora di più considerato il tema, che è difficile e complesso, ma che conosco molto bene provenendo da quel territorio. Care colleghe e cari colleghi, oggi votiamo l'istituzione di questa Commissione di inchiesta sui terribili, indegni e ignobili fatti accaduti a «Il Forteto». Subito voglio esprimere a nome di tutto il Gruppo del Partito Democratico l'intenzione chiara, netta e forte del nostro voto favorevole. La vicenda della comunità di recupero «Il Forteto» è da anni - e purtroppo ancora oggi, l'hanno detto anche dei colleghi prima di me - una ferita aperta estremamente dolorosa per tutto il Mugello, per il territorio fiorentino da cui provengo, insieme ad altri colleghi, per tutta la Toscana - prima di me sono intervenuti dei colleghi toscani - e ormai anche per tutto il Paese, visto che siamo al Senato della Repubblica a parlarne e a interessarci di questo tema così difficile, doloroso e complesso. Gli orribili crimini che la magistratura ha accertato ci hanno colpito nel profondo, hanno scosso le nostre coscienze, hanno segnato tutto un territorio in questi anni, ma soprattutto hanno devastato, distrutto e segnato per tutta la vita le vittime alle quali, ancora una volta, esprimiamo tutta la nostra vicinanza.