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Ieri in Commissione non si è riusciti ad andare oltre l'approvazione di un ordine del giorno e per questo, come nel caso del settore turistico, la legge di bilancio dev'essere il terreno per una modifica normativa che tuteli le piccole e medie imprese, la spina dorsale dell'economia italiana. In conclusione, signor Presidente, prendo atto dell'accoglimento del nostro emendamento sui ricorsi in materia di lavoro, nonché di quello legato alla tutela del lavoro stagionale per gli impianti a fune. Restano tuttavia le questioni che ho evidenziato e che incidono non poco su settori economici che già vivono le difficoltà di un quadro complessivo di stagnazione economica e che chiedono risposte: è necessario dargliele al più presto e nella direzione più opportuna. Spero che le problematiche che ho posto siano risolte con l'approvazione della prossima legge di bilancio. (Applausi del senatore Collina). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, voglio intervenire su una sola questione. Nei giorni scorsi, discutendo del provvedimento in Commissione, abbiamo fortemente sostenuto alcuni emendamenti, in particolare il 15.0.1 e il 15.0.2 - che ho firmato insieme a tutto il Gruppo - relativi alla vicenda dell'erogazione del reddito di cittadinanza a beneficio di persone che hanno riportato condanne definitive per gravi reati di terrorismo o di appartenenza ad associazioni mafiose. È noto che la questione è emersa nei giorni scorsi. Mi riferisco in particolare al caso della Saraceni, un'appartenente alle brigate rosse coinvolta nella drammatica vicenda dell'uccisione del professor D'Antona - uno degli ultimi reati efferati, di sangue, compiuti dalle brigate rosse, in particolare a Roma - la quale, nonostante le vicende che avevamo previsto e denunciato, è finita per beneficiare del reddito di cittadinanza (e non solo lei, per la verità). Quando si era discusso del tema nelle Aule parlamentari, avevamo presentato alcuni emendamenti preclusivi per evitare questo fatto (mi sembra che il senatore Aimi, che è qui accanto a me e me lo ricorda, ne fosse stato tra i promotori). Alla Camera la questione è poi stata ribadita, con ancora maggior forza, dall'onorevole Zanettin. Non ci voleva la palla di vetro per profetizzare che nelle maglie larghe di questo provvedimento si sarebbero infilati anche terroristi, mafiosi e quant'altri, ma purtroppo, nell'Aula della Camera, quando l'onorevole Zanettin, già membro dell'Assemblea del Senato, aveva ribadito questa vicenda, il nostro emendamento fu bocciato da tutta la maggioranza dell'epoca, colleghi: tutta la maggioranza dell'epoca. Non era questo il Governo, era un altro; poi vediamo che alcuni adesso condividono la nostra tesi: benvenuti, non voglio fare polemica. Ebbene, ho riproposto la questione insieme ai colleghi e ringrazio la senatrice Toffanin e il senatore Paroli, che seguono il provvedimento in Commissione. Mi sono recato in Commissione e ho presentato questi emendamenti e anche altri Gruppi li hanno presentati (alcuni in passato avevano sostenuto questa tesi come noi e altri no) ma gli emendamenti sono stati considerati improponibili. L'articolo 4 di questo decreto-legge cita esplicitamente le normative riguardanti il reddito di cittadinanza, quindi il nesso funzionale, che è un elemento rilevante per l'ammissibilità degli emendamenti, c'era. Poi, anche per l'Aula questa vicenda non si può proporre e adesso arriverà la fiducia; ritengo vergognoso che non si sia dato luogo all'approvazione dei nostri emendamenti contro i mafiosi e i terroristi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Il Presidente della Commissione, cui ho posto il problema, ha detto letteralmente: «Ci devo pensare». Sono andato il giorno dopo e mi hanno detto che l'emendamento era improponibile. Quando ho chiesto perché, non si è capita la risposta. Ritengo che sia una scelta politica grave. Il decreto-legge al nostro esame poteva almeno contenere un fatto positivo tra tanti errori: la cancellazione del reddito di cittadinanza a terroristi e mafiosi. Invece, il Governo rosso e giallo non ha voluto che il nostro emendamento fosse discusso e votato. Vergogna! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, la conversione del decreto-legge n. 101 del 2019 consentirà di avere alcuni strumenti in più volti a garantire un sistema organico di disposizioni per la tutela del lavoro, al fine di assicurare protezione economica e normativa ad alcune categorie particolarmente deboli. Dall'altro lato è un provvedimento che consente di mettere in campo strumenti rivolti al risanamento delle imprese in crisi e al rilancio dell'occupazione con l'investimento di nuove risorse al fine di ridare vigore a settori produttivi a rischio. È un provvedimento che si caratterizza nella prima parte per una serie di norme che vanno ad aumentare le tutele del lavoro precario. Noi abbiamo accolto favorevolmente, come Gruppo, un provvedimento che aumenti le prerogative e le tutele per i lavoratori autonomi e sicuramente abbiamo accolto positivamente anche le norme che migliorano le condizioni dei rider , però avremmo voluto magari, e questo lo ha detto prima anche la collega Annamaria Parente, un provvedimento che avesse avuto un carattere più semplice, magari l'estensione della norma del jobs act , l'articolo 2 del decreto legislativo n. 81 anche al lavoro organizzato attraverso piattaforme informatiche e al lavoro caratterizzato dalla etero-organizzazione, cioè l'organizzazione predisposta dal committente, ma non invece la creazione di una disciplina diversa per i rider. Avremmo preferito una disciplina più semplice, omogenea, che riguardasse alcune specificità del lavoro autonomo. Abbiamo accolto comunque, durante il lavoro di queste settimane, questo provvedimento positivamente. Crediamo che sia un passo avanti e riteniamo che sia una risposta per il mondo del lavoro che cambia, perché il tema di chi costruisce la propria offerta di lavoro attraverso piattaforme informatiche è un tema attuale in economia e riguarda decine di migliaia di persone. Nel nostro Paese questa è la modalità esclusiva di occupazione per 150.000 persone, quindi alcune risposte dovevano essere date ed è giusto averlo fatto. È chiaro che questo provvedimento dovrà rappresentare l'inizio di un percorso. Nel lungo periodo, dovremo pensare di costruire un nucleo di garanzie universali per i lavoratori di questa categoria, in modo tale che si possano coniugare flessibilità e tutele. Questo deve essere l'obiettivo di medio e lungo termine. Credo che un aspetto importante del provvedimento in esame sia che permane l'impianto del jobs act , una riforma tanto vituperata, ma che ancora oggi produce risultati rilevanti. Li ha prodotti in passato con la creazione di posti di lavoro, con la cancellazione delle finte partite IVA e delle finte collaborazioni, con l'eliminazione di quel tipo di lavoro che era autonomo, mentre in realtà era lavoro subordinato. Crediamo che quella riforma abbia esteso le tutele al lavoro precario.