[pronunce]

– Le Regioni Calabria, Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria e Puglia hanno proposto in via principale, tra l'altro, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 117, 119, 120, comma 2, 121, 122, 123, 124, commi 4, 5 e 7, e 132 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), lamentando la violazione degli artt. 3, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 della Costituzione e del principio di leale collaborazione. Stante la loro connessione oggettiva, i suddetti ricorsi devono essere riuniti ai fini di un'unica pronuncia. 2. – Riservata ad altre pronunce la decisione sulle ulteriori questioni di legittimità costituzionale sollevate con i medesimi ricorsi, in via preliminare va dichiarata l'inammissibilità dell'intervento in giudizio dell'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) - Onlus, della Biomasse Italia s.p.a., della Società Italiana Centrali Termoelettriche - SICET s.r.l., della Ital Green Energy s.r.l. e della E.T.A. Energie Tecnologie Ambiente s.p.a., in applicazione dell'orientamento della giurisprudenza costituzionale secondo cui il giudizio di costituzionalità in via principale si svolge «esclusivamente fra soggetti titolari di potestà legislativa, fermi restando per i soggetti privi di tale potestà i mezzi di tutela delle loro posizioni soggettive, anche costituzionali, di fronte a questa Corte in via incidentale» (da ultimo, sentenza n. 405 del 2008). 3. – Le norme impugnate appartengono alla parte III del d.lgs. n. 152 del 2006, intitolata «Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche» e, in particolare, alla sua sezione II «Tutela delle acque dall'inquinamento». Tutte le predette disposizioni sono riconducibili alla materia «tutela dell'ambiente». Si tratta, infatti, di disposizioni aventi finalità di prevenzione e riduzione dell'inquinamento, risanamento dei corpi idrici inquinati, miglioramento dello stato delle acque, perseguimento di usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, mantenimento della capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici e della capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e diversificate, mitigazione degli effetti delle inondazioni e della siccità, protezione e miglioramento dello stato degli ecosistemi acquatici, degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto il profilo del fabbisogno idrico. Sono scopi che attengono direttamente alla tutela delle condizioni intrinseche dei corpi idrici e che mirano a garantire determinati livelli qualitativi e quantitativi delle acque. 4. – Passando all'esame delle singole questioni, la Regione Piemonte impugna gli artt. 117 (che disciplina il piano di gestione) e 121 (che disciplina il piano di tutela delle acque) del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 3, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost., e dei princìpi di leale collaborazione, ragionevolezza, adeguatezza, differenziazione, sussidiarietà, buon andamento della pubblica amministrazione anche sotto l'aspetto della violazione di princìpi e norme del diritto comunitario e di convenzioni internazionali. Ad avviso della ricorrente i predetti parametri costituzionali sarebbero violati per due ordini di motivi. L'art. 121 prevede la definizione degli obiettivi a scala di distretto da parte dell'Autorità di bacino entro il 31 dicembre 2006 nel contesto delle attività di pianificazione o mediante appositi atti di indirizzo e coordinamento e l'adozione, entro il 31 dicembre 2007, da parte delle Regioni e sulla base degli obiettivi fissati dall'Autorità di bacino, del piano regionale di tutela delle acque, sottoposto alla verifica del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, nonché al parere vincolante dell'Autorità di bacino e da approvare definitivamente dalla Regione entro il 31 dicembre 2008. Il successivo art. 122 stabilisce che le Regioni provvedano affinché siano pubblicati e resi disponibili per eventuali osservazioni da parte del pubblico: il calendario ed il programma di lavoro per la presentazione del piano, almeno tre anni prima dell'inizio del periodo cui il piano si riferisce; una valutazione globale provvisoria dei problemi prioritari per la gestione delle acque nell'ambito del bacino idrografico di appartenenza, almeno due anni prima dell'inizio del periodo cui il piano si riferisce; copia del progetto del piano di tutela, almeno un anno prima dell'inizio del periodo cui il piano si riferisce. Dall'esame contestuale delle due norme discenderebbe: a) l'intrinseca contraddittorietà, la sostanziale inottemperanza alla direttiva 2000/60/CE, l'ingiustificata innovazione del quadro normativo ed amministrativo vigente; b) il contrasto con i principi della legge di delega indicati nel primo motivo del ricorso (e cioè: emanazione di decreti legislativi finalizzati ai soli scopi di riordino, coordinamento ed integrazione della disciplina previgente, rispetto delle competenze delle Regioni e degli enti locali, corretta applicazione del principio di sussidiarietà, attuazione della disciplina comunitaria) ed altresì dell'ulteriore criterio direttivo dell'«adozione di misure che assicurino la tempestività e l'efficacia dei piani e dei programmi di tutela ambientale». Inoltre, a giudizio della ricorrente, riducendosi il piano di tutela a piano di settore attuativo del piano di gestione adottato dall'Autorità di bacino distrettuale: a) si priva il primo della forza che – nel previgente sistema – gli derivava dall'essere stralcio del piano di bacino e quindi sovraordinato alle pianificazioni di settore; b) si determina un «declassamento» della pianificazione regionale a favore di quella di bacino che è lesivo del principio di sussidiarietà. Tale declassamento, inoltre, è irragionevole, sia in considerazione dell'inutile sovrapposizione che si crea tra strumenti di pianificazione che hanno, tra l'altro, tempi di approvazione tra loro assolutamente incongruenti, sia con riferimento al fatto che il necessario approccio unitario e sistemico è sufficientemente garantito dalla fissazione da parte delle Autorità di bacino degli obiettivi su scala di distretto e delle priorità degli interventi, nonché dal parere vincolante che le stesse debbono esprimere sulla conformità dei piani di tutela regionali ai predetti obiettivi e priorità. 4.1. – La questione sollevata rispetto all'art. 117 del d.lgs. n. 152 del 2006 è inammissibile, perché non sorretta da specifica motivazione. Infatti gli argomenti svolti dalla Regione Piemonte si riferiscono tutti al solo art. 121 del medesimo decreto legislativo. 4.2. – Inammissibile è anche la questione sollevata nei confronti dell'art. 121 del d.lgs.