[pronunce]

Secondo il GIP ricorrente, sarebbe da escludere, nel caso di specie, alla stregua della giurisprudenza costituzionale, ogni nesso tra le opinioni espresse dal predetto deputato per le quali si procede e la funzione parlamentare, dal momento che tali opinioni non sarebbero atti di funzione né sotto il profilo soggettivo, non essendo possibile, attraverso l'esame delle dichiarazioni di cui si tratta, collegarle in alcun modo alla qualità di parlamentare, né sotto il profilo oggettivo, in quanto il contenuto della interrogazione presentata dal deputato – che sarebbe stato riprodotto nell'intervento dello stesso all'assemblea del partito “Rifondazione comunista” – aveva ad oggetto la salute, l'ambiente, l'urbanistica, dal punto di vista della collocazione delle fabbriche degli Scianatico, e non già presunti fatti di corruzione oggetto di detto intervento. Le opinioni stesse non sarebbero riconducibili ad unità contenutistica, come adombrato dalla delibera impugnata, con la richiamata interrogazione ed il colloquio informale – che avrebbe dato luogo alla denuncia presentata da Vendola, questa sì di tenore analogo all'intervento del 17 febbraio 2001 – tra i deputati Vendola e Iacobellis. Il ricorrente ha censurato altresì la delibera in questione sotto il profilo del travisamento dei fatti nella parte in cui ritiene confermate «quasi completamente» da Iacobellis le circostanze riferite dal Vendola, al contrario completamente smentite quanto ad ipotesi di corruzione. Il GIP ha, pertanto, chiesto alla Corte di dichiarare che non spetta alla Camera dei deputati deliberare che i fatti per i quali è pendente procedimento penale a carico del deputato per il delitto di diffamazione concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ma al giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Trani, e, conseguentemente, annullare, per incompetenza, la deliberazione impugnata. 2. – Il conflitto così proposto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 6 del 2006, depositata il 13 gennaio 2006, e notificata, a cura del ricorrente, unitamente all'atto introduttivo del giudizio, alla Camera dei deputati in data 2 febbraio 2006. Il successivo 20 febbraio lo stesso ricorrente ha provveduto ad effettuare il deposito presso la cancelleria di questa Corte. 3. – Si è costituita nel giudizio la Camera dei deputati, la quale, riservandosi di identificare compiutamente le ragioni di irricevibilità, inammissibilità e improcedibilità del conflitto, ha concluso, nel merito, per la sua infondatezza. Si rileva, al riguardo, nell'atto di costituzione, che non si tratta di conflitto da menomazione, ma di vindicatio potestatis, non lamentando il ricorrente una lesione delle proprie prerogative determinata dall'esercizio delle attribuzioni riservate ad un potere diverso, ma l'esercizio da parte di un altro potere di un'attribuzione che il ricorrente rivendica a sé. Sotto tale profilo, evidente sarebbe la infondatezza della pretesa, attribuendo l'art. 68, primo comma, della Costituzione alla Camera di appartenenza del parlamentare il potere di valutare la condotta addebitata ad un proprio membro, con l'effetto, qualora sia qualificata come esercizio delle funzioni parlamentari, di inibire in ordine ad essa una difforme pronuncia giudiziale di responsabilità, sempre che il relativo potere sia stato correttamente esercitato. Né vi sarebbe, nella motivazione del ricorso, alcun elemento che autorizzi a ritenere che il ricorrente abbia inteso sollevare un conflitto da menomazione. Comunque, per la ipotesi in cui il petitum e la causa petendi siano ricostruiti in modo diverso da come prospettato nell'atto di costituzione, la difesa della Camera osserva che il nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia dal parlamentare e la sua specifica attività, necessario perché possa operare la garanzia di cui all'art. 68, primo comma, Cost., non va confuso con un nesso materiale, ma definisce una particolare relazione tra dette dichiarazioni e il proprium del mandato parlamentare, da ricostruire in base ai dati costituzionali ed alla effettiva evoluzione delle modalità storiche del «fare politica parlamentare». Nella società dell'informazione, infatti, i tempi, i mezzi e le modalità della politica e della stessa attività parlamentare sono profondamente mutati, e la imposizione di una stretta connessione tra singoli atti parlamentari ed opinioni manifestate all'esterno determinerebbe una eccessiva formalizzazione, non più corrispondente ai tempi ed alle modalità di esercizio del mandato parlamentare. La identità sostanziale di contenuti tra opinioni tipiche e dichiarazioni esterne sarebbe, pertanto, desumibile anche dal complesso della politica parlamentare, e non solo dal raffronto con singoli atti tipici. Nella specie, la Camera dei deputati sottolinea di avere ampiamente e congruamente motivato sulla esistenza del nesso funzionale, essendo le dichiarazioni di cui si tratta non solo totalmente comprese nell'ambito della politica parlamentare, ma anche connesse da uno stretto collegamento con atti tipici, quali l'interrogazione del parlamentare del 5 marzo 1997 e la sua interlocuzione in Parlamento con un deputato di altro gruppo parlamentare, sulla quale il deputato in oggetto aveva assunto una specifica iniziativa di sindacato ispettivo, e che, quindi, aveva perso ogni connotazione di privatezza. 4. – Ha spiegato intervento nel giudizio l'onorevole Vendola, che ha anzitutto sottolineato l'ammissibilità dello stesso, dovendo consentirsi, nel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, la partecipazione dei soggetti nella cui sfera giuridica potrebbe incidere il giudicato della Corte costituzionale. Né avrebbe alcun rilievo, in contrario, il precedente costituito dalla sentenza n. 225 del 2001, nella quale la Corte ha escluso che il singolo parlamentare possa far valere, sia pure in via di intervento ad adiuvandum, l'esercizio delle sue prerogative, riferendosi quella sentenza ad un mero aspetto organizzativo e procedurale dell'indipendenza parlamentare, e non a quello sostanziale. La difesa dell'interveniente conclude per il rigetto del ricorso. 5. – Nella imminenza della data fissata per la udienza pubblica, la difesa della Camera dei deputati ha depositato una memoria, con la quale insiste nelle conclusioni già rassegnate, ribadendo anzitutto il proprio convincimento in ordine alla natura di vindicatio potestatis del petitum del conflitto sollevato dal Tribunale di Trani. Quanto alla questione della sussistenza o meno del nesso funzionale tra atti tipici nei quali si estrinseca l'attività parlamentare ed opinioni manifestate extra moenia dal deputato, la difesa della Camera ricorda la già richiamata interrogazione n. 4-08125, presentata dal deputato in data 5 marzo 1997, nel cui contenuto si radicavano le opinioni poi manifestate dallo stesso ed in relazione alle quali pende procedimento penale a suo carico innanzi al Tribunale di Trani; nonché i colloqui svolti nel 1998 tra il medesimo deputato e l'on. Iacobellis alla Camera – che non potrebbero essere considerati privati, avendo avuto ad oggetto la stessa vicenda di cui alla citata interrogazione – ed, infine, la denuncia dal primo presentata sulla vicenda in data 14 aprile 2000.