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Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge è finalizzato a introdurre nel nostro ordinamento norme che consentano e disciplinino la morte volontaria medicalmente assistita. La richiesta del trattamento eutanasico è riservata alla persona maggiore di età, capace di intendere e di volere, le cui sofferenze fisiche o psichiche siano irreversibili, costanti o insopportabili, o che sia affetto da una patologia caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta. Il nostro ordinamento attualmente non tutela adeguatamente e in modo organico il diritto al fine vita. In particolare, l'ordinanza n. 207 del 2018 e della sentenza n. 242 del 25 settembre 2019 della Corte costituzionale hanno innescato un dibattito sul tema del fine vita che è culminato nell'approvazione, durante la scorsa legislatura del disegno di legge n. 2553 alla Camera, titolato « Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita », mai approvato dal Senato a causa della anticipata chiusura della legislatura. La sentenza della Corte costituzionale 25 settembre 2019, n. 242, come è noto, ha dichiarato l'illegittimità dell'articolo 580 del codice penale nella parte in cui rende punibile chi, nel rispetto delle modalità stabilite dagli articoli 1 e 2, legge 22 dicembre 2017, n. 219, « agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente ». Alla luce dei requisiti stabiliti in relazione alla condizione del malato, sarebbe restata in vigore la punibilità dell'aiuto al suicidio di malati non tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale, anche se affetti da una patologia irreversibile e fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche quali, a titolo esemplificativo, tumori, forme di paralisi e malattie degenerative bisognose di continua assistenza medica e portatrici di dolori intollerabili, depressioni acute e così via. In sostanza quindi, le situazioni sottratte dalla Corte all'operatività dell'articolo 580 del codice penale coprono solo una parte del più vasto scenario di malattie irreversibili, fonti di intollerabili dolori e profondamente offensive della dignità del malato e, in siffatti contesti, l'aiuto al suicidio non presenta una sostanziale differenza rispetto all'omicidio del consenziente e non coinvolge comunque la citata sentenza n. 242. Questo in ragione del fatto che la Corte costituzionale, attraverso l'appropriato utilizzo dei propri poteri, ha definito la vicenda oggetto del giudizio di merito, affidando il prosieguo al Parlamento. Per quanto concerne l'approvazione del disegno di legge in materia di morte volontaria medicalmente assistita (atto Camera n. 2553 della XVIII legislatura) da parte della Camera dei deputati si evidenzia come, anche dopo l'esame in Commissione, non siano stati superati alcuni profili problematici del testo. La proposta intendeva regolare la facoltà della persona affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta, o da una condizione clinica irreversibile, di chiedere assistenza medica per porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita, alle condizioni ivi previste. In tale prospettiva, si mantiene fermo l'oggetto della disciplina, limitato alla richiesta di aiuto al suicidio, senza considerare i casi in cui pur versandosi in analoghe condizioni di salute non si sia (più) in grado di compiere l'ultimo atto autonomo per eseguire il proposito suicidario. Se, quindi, da un lato il legislatore ha avviato il percorso per la costruzione di un vero e proprio diritto di accesso a tale prestazione, a fronte della sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, che ha potuto « solo » occuparsi del perimetro di liceità della condotta di terzi che aiutino al suicidio le persone che si trovano in determinate condizioni di salute (essendo questa la specifica questione posta alla Corte, avente a oggetto l'articolo 580 codice penale), dall'altro non si è inteso prendere in considerazione la pur diversa (ma certamente assimilabile) situazione di coloro che, a causa della patologia da cui sono affetti, non sono in grado di dare esecuzione all'ultimo atto autonomo per porre fine alla loro vita (rendendosi in tali casi necessario non l'aiuto al suicidio, ma una vera e propria condotta eutanasica). Con riguardo, ancora una volta, alla condotta dei terzi e non già all'individuazione di un diritto a richiedere il proprio omicidio, come è noto, la Corte costituzionale si è pronunciata nel senso dell'inammissibilità del quesito referendario sull'articolo 579 del codice penale, che mirava a rendere lecita la relativa condotta, tranne nei casi previsti al terzo comma, nn. 1), 2) e 3) (Corte costituzionale, sentenza n. 50 del 15 febbraio 2022). Nel testo approvato dalla Camera, inoltre, permangono alcuni riferimenti che paiono porsi in contrasto con quanto chiaramente indicato dalla Corte nella sentenza n. 242 del 2019. Innanzitutto, continua a richiedersi la capacità di intendere e di volere, oltre alla capacità di prendere decisioni libere, attuali e consapevoli, quale requisito per l'accesso alla prestazione dell'aiuto al suicidio, mentre la Corte costituzionale nella sentenza n. 242 del 2019 aveva in modo significativo richiamato (solo) la capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. In secondo luogo, rispetto alle condizioni di salute il testo prevede che la patologia irreversibile debba anche avere una prognosi infausta e che le sofferenze patite debbano essere sia fisiche sia psichiche, mentre la Corte costituzionale aveva posto in alternativa i due aggettivi. Ancora, nella procedura che conduce all'esecuzione del proposito suicidario sono chiamati a intervenire molteplici soggetti (il Servizio sanitario nazionale, il medico curante, il medico specialista, i componenti del Comitato per la valutazione clinica) e la stessa viene scandita secondo tappe temporali talvolta non definite (con rischi di espansione dei tempi non controllabile), talaltra invece forse eccessive. Di questo profilo, peraltro, si mostra consapevole lo stesso legislatore, che in tale prospettiva opportunamente impone un adeguato supporto medico e psicologico al paziente nelle more delle valutazioni richieste. Il presente disegno di legge intende quindi colmare una lacuna normativa non più giustificabile né dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, né dalla Corte costituzionale. Dà inoltre una risposta alle tante persone che reclamano il rispetto della propria dignità nella morte e che, per vedere garantito questo loro diritto, sono spesso costretti a un viaggio verso i Paesi dove l'eutanasia o il suicidio assistito sono legali. Il disegno di legge in oggetto cerca di compiere un passo avanti in tema di diritti civili e di libertà. Il diritto alla vita, insieme al diritto alla salute, sono ampiamente garantiti dalla nostra Costituzione.