[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 25, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 23 luglio 2009, n. 12 (Assestamento del bilancio 2009 e del bilancio pluriennale per gli anni 2009-2011 ai sensi dell'articolo 34 della legge regionale n. 21/2007), che inserisce gli artt. 16-bis e 16-ter nella legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 5 dicembre 2008, n. 16 (Norme urgenti in materia di ambiente, territorio, edilizia, urbanistica, attività venatoria, ricostruzione, adeguamento antisismico, trasporti, demanio marittimo e turismo), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 28 settembre - 1° ottobre 2009, depositato in cancelleria l'8 ottobre 2009 ed iscritto al n. 86 del registro ricorsi 2009. Visto l'atto di costituzione della Regione Friuli-Venezia Giulia; udito nell'udienza pubblica dell'11 maggio 2010 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano; uditi l'avvocato dello Stato Fabrizio Fedeli per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Friuli-Venezia Giulia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 1° ottobre 2009 e depositato il successivo 8 ottobre, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 25, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 23 luglio 2009, n. 12 (Assestamento del bilancio 2009 e del bilancio pluriennale per gli anni 2009 - 2011 ai sensi dell'articolo 34 della legge regionale n. 21/2007), che inserisce gli artt. 16-bis e 16-ter nella legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 5 dicembre 2008, n. 16 (Norme urgenti in materia di ambiente, territorio, edilizia, urbanistica, attività venatoria, ricostruzione, adeguamento antisismico, trasporti, demanio marittimo e turismo), in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera s), e 118 della Costituzione, e agli articoli da 101 a 108, 124, commi 2 e 7, e Allegato 5 del decreto legislativo 22 gennaio 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). 1.1.- Il ricorrente, premessa una sintetica ricostruzione della giurisprudenza costituzionale in materia di tutela dell'ambiente, ritiene che l'art. 4, comma 25, della 1egge regionale Friuli-Venezia Giulia n. 12 del 2009, nella parte in cui inserisce gli artt. 16-bis e 16-ter nella legge regionale n. 16 del 2008, violerebbe gli artt. 117, secondo comma, lettera s), e l18 Cost. 1.1.1.- Innanzitutto, l'art. 16-bis, secondo il Governo, consentirebbe alla Regione di individuare un soggetto privato (gestore del servizio idrico integrato) competente alla valutazione delle richieste di autorizzazione presentate dai titolari degli scarichi, ed al rilascio delle stesse, in contrasto con quanto previsto dalla norma statale (di cui, peraltro, sarebbe attuazione) che stabilisce, invece, per le Regioni sì la possibilità di scegliere un soggetto diverso dalla Provincia e dall'Autorità d'ambito ai fini del rilascio dell'autorizzazione agli scarichi, ma purché sia un soggetto pubblico o un ente locale (ad es. il Comune). Pertanto, la disposizione regionale censurata verrebbe a ledere, per il ricorrente, la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. 1.1.2.- Inoltre, prosegue l'Avvocatura, l'art. 16-bis della legge regionale in esame - là dove devolve al gestore del servizio idrico integrato la competenza a rilasciare l'autorizzazione agli scarichi - violerebbe, altresì, l'art. 118 Cost., poiché, in base al principio di sussidiarietà, non sembra «adeguato conferire ad un soggetto privato una funzione amministrativa che dà il potere di creare, modificare o estinguere una determinata situazione giuridica soggettiva in relazione ad un interesse pubblico "primario" e "assoluto", come la tutela dell'ambiente, che deve ritenersi costituzionalmente affidato alla cura della pubblica amministrazione». 1.1.3.- La stessa norma censurata si porrebbe in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. anche per un ulteriore profilo, in quanto «nel prevedere che "sono autorizzati dal gestore del servizio idrico integrato tutti gli scarichi in pubblica fognatura" consentirebbe un rilascio incondizionato ed automatico dell'autorizzazione a tutti i titolari di scarichi in pubblica fognatura», con conseguente «snaturamento dell'atto autorizzativo, il quale, come delineato dal d.lgs. n. 152 del 2006, presuppone la necessità di esaminare in concreto, a monte del suo rilascio, l'ammissibilità di uno scarico in fognatura sulla scorta di valutazioni di carattere tecnico-ambientale, così come sancito dagli artt. 101 a 108, 124 del d.lgs. n. 152 del 2006 nonché dall'Allegato 5 (Tabella - parte III) dello stesso codice dell'ambiente». La disposizione regionale denunciata sarebbe, dunque, illegittima per violazione del citato parametro, in quanto le Regioni e le Province autonome non possono derogare o peggiorare il livello di tutela ambientale stabilito dallo Stato, come più volte affermato dalla giurisprudenza costituzionale. 1.2.- Il ricorrente ritiene, poi, che anche l'art. 16-ter venga a violare l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., poiché, stabilendo l'obbligatorietà della richiesta dell'autorizzazione solo da parte del titolare dello scarico finale, contrasterebbe con il comma 2 dell'art. 124 del d.lgs. n. 152 del 2006, che prevede l'esonero dall'autorizzazione solo a condizione che il conferimento delle acque reflue al terzo gestore dell'impianto di depurazione avvenga «tramite condotta», in tal modo abbassando il livello di tutela ambientale garantito dalla normativa statale. Infatti, dall'analisi comparativa del testo di questa ultima disposizioni con quello del comma 2 dell'art. 124 del d.lgs. n. 152 del 2006, si evincerebbe chiaramente, secondo il ricorrente, che l'art. 16-ter introdurrebbe nella Regione Friuli-Venezia Giulia una disciplina difforme da quella prevista dalla norma statale alla quale deve dare attuazione. 2.- Si è costituita nel giudizio la Regione Friuli-Venezia Giulia, chiedendo il rigetto del ricorso in quanto inammissibile e infondato.