[ddlpres]

Allo scopo di rendere più efficaci le attività di contrasto del delitto di uscita o esportazione illecite di cui all'articolo 174 del decreto legislativo n. 42 del 2004, la lettera q) prevede che il suddetto reato, quando il fatto abbia per oggetto beni di rilevante valore culturale, sia annoverato tra i delitti per i quali è consentito lo svolgimento di operazioni sotto copertura ai sensi dell'articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146. Lettera r) prevede, nella consapevolezza dell'attuale fenomenologia della criminalità ambientale, sempre più criminalità di impresa e di profitto, l'introduzione di una fattispecie di associazione a delinquere modulata sulla base di tale specifica finalità (articolo 452- ter ), la quale si pone anche in raccordo con l'attuale disposizione di cui all'articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. La lettera s) prevede il riordino delle condotte lesive sul bene paesaggistico trasformando in delitto le fattispecie contravvenzionali di cui all'articolo 181 del codice. A questo proposito già in sede di predisposizione del testo unico di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, venne in evidenza l'irrazionalità del sistema sanzionatorio relativo ai beni paesaggistici, soprattutto a causa del mancato coordinamento tra l'articolo 734 del codice penale e l'articolo 1- sexies del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 (il cui contenuto è stato ripreso dall'articolo 163 del citato testo unico e successivamente dall'articolo 181 del codice), e delle conseguenti difficoltà interpretative. Ma i limiti della relativa delega non consentirono ai compilatori del provvedimento di intervenire sulla normativa richiamata; così come, per gli stessi motivi, lo stesso intervento risultò precluso anche alla Commissione incaricata dell'elaborazione del codice dei beni culturali e del paesaggio. Va altresì osservato che, dopo l'entrata in vigore del codice, l'articolo 181 è stato oggetto di integrazione da parte dell'articolo 1, comma 36, della legge 15 dicembre 2004, n. 308, che ha introdotto i commi da 1- bis a 1- quinques . La delega di cui alla presente legge, richiede: a) la riformulazione della contravvenzione di cui all'articolo 181, comma 1 del codice da trasformare in delitto prevedendo sanzioni analoghe a quelle stabilite alla lettera a) della presente legge; b) l'estensione dell'applicabilità ai casi di inosservanza del divieto di esecuzione o dell'ordine di sospensione dei lavori di cui all'articolo 150 del codice; c) la revisione del sistema delle aggravanti previste al comma 1- bis dell'articolo 181 del codice. La lettera t) richiede l'introduzione di disposizioni in materia di indagini, misure di prevenzione di carattere patrimoniale e divieti (concernenti il rilascio di licenze, concessioni, iscrizioni, autorizzazioni, abilitazioni, ecc) modellate su quelle di cui alla legge 31 maggio 1965, n. 575 («Disposizioni contro la Mafia»), in relazione ai soggetti indicati dall'articolo 1, numeri 1) e 2) della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 («Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità»), quando l'attualità delittuosa da cui si ritiene derivano i proventi realizzati dai medesimi abbia ad oggetto beni culturali. La lettera u) richiede l'introduzione di norme specifiche relative alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per i delitti ambientali integrando il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, inserendo la previsione di pene pecuniarie fino a cinquecento quote e riduzioni delle sanzioni in caso di pronta e leale collaborazione da parte dei trasgressori. La lettera v) affida al legislatore delegato il delicato compito di assicuarare il coordinamento e l'armonizzazione tra le disposizioni del codice penale e le disposizioni del decreto legislativo n. 42 del 2004, mediante le specifiche norme modificative, integrative e abrogative. Tale attività si rende necessaria anche allo scopo di evitare che la modifica del sistema sanzionatorio attualmente vigente possa determinare discrasie o ipotesi di duplicazioni di fattispecie che facciano sorgere, nella prassi applicativa, dubbi interpretativi in merito al ricorrere di ipotesi di concorso di norme (da risolvere secondo principi, allo scopo di evitare doppie incriminazioni) ovvero di concorso di reati. La lettera w) risponde alla finalità, enunciata nella premessa, di assicurare l'omogeneità terminologica e, conseguentemente, la coerenza del trattamento sanzionatorio di tutti i reati contro il patrimonio culturale. A tal fine, è rimesso al Governo, in sede di adempimento della delega, il compito di garantirne l'uniforme utilizzo delle definizioni di beni culturali e paesaggistici contenute nel decreto legislativo n. 42 del 2004 ovunque rilevanti ai fini penali. La medesima lettera w) menziona espressamente la necessità di modificare l'articolo 44, comma 1, lettera c) , del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni. La disposizione da ultimo richiamata prevede un reato contravvenzionale deputato a colpire, tra l'altro, le condotte consistenti nella realizzazione di «interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso», ove il riferimento è al permesso di costruire disciplinato dal medesimo testo unico. Tale fatto può concorrere con gli eventuali ulteriori illeciti penali realizzati attraverso la medesima condotta e derivanti dalla violazione delle prescrizioni di tutela poste dal codice dei beni culturali e del paesaggio. Al riguardo, il legislatore delegato è chiamato a riformulare il richiamato secondo periodo della lettera c) dell'articolo 44, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, in modo che siano incluse in tale fattispecie, con certezza e proprietà terminologica, tutte le ipotesi di interventi aventi ad oggetto beni culturali o paesaggistici definiti come tali dal decreto legislativo n. 42 del 2004. È appena il caso di rilevare, peraltro, che il medesimo legislatore delegato dovrà far salvi gli ulteriori vincoli cui fa riferimento la medesima disposizione e non riconducibili alle categorie del decreto legislativo n. 42 del 2004, quali, in particolare, i vincoli ambientali.