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È bene ricordare che il citato comma 4- bis dell’articolo 12 del decreto legislativo n. 387 del 2003 venne introdotto dalla legge 23 luglio 2009, n. 99 (articolo 27, comma 42) al fine di evitare un uso improprio dell'istituto giuridico dell'esproprio per le aree interessate dal posizionamento dei pannelli fotovoltaici, ferme restando il riconoscimento della pubblica utilità (e quindi la possibilità di ricorrere all'esproprio) per le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio dell'impianto. È del tutto evidente che la ratio legis , ispiratrice del comma 4- bis dell'articolo 12 del citato decreto legislativo n. 387 del 2003 per gli impianti fotovoltaici, dovrebbe essere estendibile anche agli impianti a tecnologia solare termodinamica che occuperebbero suoli tramite specchi piani o parabolici piuttosto che tramite pannelli fotovoltaici, con l'aggravante che un impianto a tecnologia solare termodinamica viene, generalmente, proposto con dimensioni significativamente maggiori rispetto al fotovoltaico. In generale, per gli impianti termodinamici vengono proposti progetti di potenza elettrica variabile dai 30 ai 55 MWe con l'occupazione di estese aree (dai 1.300.000 ai 2.700.000 mq) a fronte di un impianto fotovoltaico che, a parità di potenza elettrica, occuperebbe un'area la cui superficie è quasi la metà. La richiesta di uno specifico provvedimento permetterebbe di avere un esplicito ed inequivocabile riferimento anche per il termodinamico oltre che per il termodinamico con tecnologia ibrida cioè alimentato da una fonte rinnovabile quale quella solare e da fonte non solare (anche non rinnovabile). La mancanza di un espresso riferimento al termodinamico nel citato articolo 4- bis è, molto probabilmente, imputabile alla poca conoscenza, all'epoca dell'introduzione dell'articolo di legge, della tecnologia termodinamica e, soprattutto al suo scarso interesse perché non ancora incentivabile. Quanto proposto vuole colmare tale mancanza e condividere la definizione secondo la quale il suolo è un «bene comune» da dover difendere e salvaguardare in quanto non rinnovabile. Infine il disegno di legge si pone in linea con quanto dettato dalla nostra carta costituzionale che all'articolo 41 afferma che l'iniziativa economica privata è libera, ma non può essere in contrasto con l'utilità sociale; all'articolo 44 associa il razionale sfruttamento del suolo al dovere di garantire equi «rapporti sociali»; oltre che con quanto precisato dalla «Convenzione Europea sul Paesaggio», sottoscritta a Firenze il 20 ottobre 2000 e ratificata dall'Italia con la legge 9 gennaio 2006, n. 14, che ricomprende entro la definizione di «paesaggio» tutti gli spazi naturali e rurali ed infine con la Dichiarazione di Tirana, approvata a maggio del 2011, in cui si afferma la necessità di promuovere un accesso equo e sicuro alla terra, di promuovere lo sviluppo sostenibile e contribuire all'identità, alla dignità e all'inclusione sociale, denunciando vigorosamente la pratica dell'accaparramento delle terra (cosiddetta land grabbing ) definito come «tutte le acquisizioni che non siano basate su una approvazione preliminare, libera, ed informata degli utilizzatori della terra coinvolti; che non siano basate su una valutazione o trascurino impatti sociali, economici e ambientali, o di genere; che non siano basati su una effettiva pianificazione democratica ed un monitoraggio indipendente oltre che sul coinvolgimento di tutte le parti sociali». Il presente disegno di legge è stato proposto da associazioni ambientaliste nazionali riconosciute dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e da numerose associazioni e comitati operanti a tutela dell'ambiente.. 1 1 All'articolo 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 4- bis , le parole: «e per gli impianti fotovoltaici» sono sostituite dalle seguenti: « di impianti fotovoltaici e di impianti a tecnologia solare termodinamica anche ibrida»; b il comma 7 è sostituito dal seguente: « 7. Gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati dalle fonti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a) , possono essere ubicati in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici solo se la potenza elettrica nominale di ciascun impianto non sia superiore a 300 KW e siano di proprietà di aziende agricole o gestiti in connessione con aziende agricole, agro-alimentari, di allevamento e forestali, e comunque, nel caso di terreni appartenenti al medesimo proprietario, gli impianti devono essere collocati ad una distanza non inferiore a 2 chilometri»; c dopo il comma 7 è aggiunto il seguente: «7- bis . Le prescrizioni di cui al comma 7 non si applicano agli impianti che hanno conseguito il titolo abilitativo entro la data di entrata in vigore del presente provvedimento o per i quali sia stata già presentata richiesta per il conseguimento del titolo, a condizione in ogni caso che l'impianto entri in esercizio entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento».