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da autorevoli fonti, nei giorni scorsi, si è appresa la notizia relativa a un "pestaggio" ai danni di una studentessa 18enne di Sassuolo (Modena) da parte di un gruppo organizzato di ragazze, di origine straniera. Queste ultime, dopo aver insultato e minacciato di morte la studentessa, hanno iniziato a picchiarla e hanno continuato a colpirla anche quando era a terra; si tratta solo dell'ultimo sconcertante episodio, in ordine di tempo, che vede protagonisti giovanissimi, spesso minorenni, che organizzati in "bande" o "baby gang", prende di mira persone indifese, il più delle volte coetanee; è assolutamente necessario intervenire, anche dal punto di vista normativo, per evitare il proliferare di bande giovanili dedite al crimine; è evidente che il fenomeno delle baby gang ha assunto, da tempo, dimensioni preoccupanti in tutta Italia. Il più delle volte, in queste occasioni, le forze dell'ordine provvedono alla semplice identificazione dei minorenni coinvolti, a cui tuttavia non sempre fa seguito un percorso di recupero e di rieducazione per questi giovanissimi, sovente provenienti da situazioni di disagio sociale e familiare, si chiede di sapere: quali iniziative normative il Ministro in indirizzo intenda adottare per affrontare decisamente e tempestivamente il problema delle baby gang ; quali ulteriori iniziative intenda adottare per far sì che i minori identificati nell'ambito di azioni di contrasto alle baby gang siano avviati a un percorso di rieducazione e di riabilitazione e, nel caso di minorenni stranieri, se intenda proporre l'introduzione di sanzioni che, nei casi più gravi, portino anche all'espulsione dal Paese. Atto n. 4-06286 DE BONIS Ai Ministri per il Sud e la coesione territoriale e dell'economia e delle finanze Premesso che: nel disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024, all'allegato 3 dell'articolo 94, recante "Disposizione in materia di liste di attesa Covid", alla Tabella B si evince che la regione che potrà beneficiare della fetta maggiore del fondo per l'abbattimento delle liste di attesa sarà la Lombardia con il 16,78 per cento, pari a 83,8 milioni, segue il Lazio con il 9,59 per cento e 47.9 milioni. L'Emilia-Romagna continuerà a ricevere più soldi della Puglia: 37,7 milioni contro 32,8; così come il Piemonte, che riceverà 36,8 milioni, e il Veneto con i suoi 40,9 milioni; insomma, anche nella distribuzione dei Fondi anti COVID per il Sud oltre al danno anche la beffa, perché ancora una volta penalizzato dai criteri di ripartizione; viene inoltre di fatto tradita l'indicazione dell'Unione europea per la distribuzione dei Fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), destinando al Sud solo il 33,41 per cento del fondo complessivo per abbattere le liste d'attesa COVID; considerato che: è un dato di fatto che le liste di attesa siano un problema che attanaglia principalmente il Sud, altrimenti ogni anno 150.000 meridionali non sarebbero costretti a cercare cure e assistenza negli ospedali di Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna o Toscana. Eppure, nel riparto dei 500 milioni stanziati dal Governo per l'abbattimento delle liste d'attesa COVID, neanche il 40 per cento è destinato al Sud; le disparità territoriali sono di tutta evidenza e di questo passo il divario tra Nord e Sud non verrà mai colmato, anzi, nonostante le ingenti somme stanziate con il PNRR, non potrà che crescere; tenuto conto che: con il COVID le liste d'attesa si sono allungate su tutto il territorio nazionale, ma l'"esodo" dal Sud al Nord anche in periodo pre-pandemia è un fatto risaputo. Infatti, prima dell'emergenza sanitaria causata dal COVID, già era evidente una situazione di squilibrio, con 148.452 residenti in Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Molise che nel 2019 si sono spostati verso le regioni del Nord per curarsi; un dato choc (come riporta un articolo de "Il Quotidiano del Sud") che emerge dal "Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero" dello stesso Ministero della salute sulla base del numero dei pazienti dimessi dagli ospedali. I "viaggi della speranza" sono figli anche delle liste di attesa e hanno un doppio risvolto negativo: causano disagi a chi deve allontanarsi di casa anche di 800-900 chilometri per tutelare la propria salute; arricchiscono le casse delle Regioni settentrionali e impoveriscono quelle del Meridione, finendo così per allargare la forbice della qualità assistenziale. Basti pensare che solamente alla Puglia, ogni anno, la mobilità passiva costa poco meno di 300 milioni; tenuto, inoltre, conto che: anche se al Sud arriverà, probabilmente, il 40 per cento delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ciò non basterà sicuramente a ridurre il divario con il Nord, in quanto la vera "manovra" andrebbe fatta in Conferenza delle Regioni nel riparto del fondo ordinario nazionale, perché se è vero che anche per la sanità la Puglia incasserà dal PNRR più soldi rispetto al Veneto e all'Emilia-Romagna; che la Calabria riceverà più fondi del Friuli-Venezia Giulia, Marche e Liguria; che la Campania, dopo la Lombardia, sarà la regione che otterrà la quota maggiore nel riparto degli otto miliardi, è anche vero che da 20 anni il Mezzogiorno riceve tantissimi miliardi in meno rispetto alle regioni del Nord nella suddivisione del fondo nazionale; negli ultimi 10 anni la Lombardia ha visto aumentare la propria fetta dell'11,4 per cento, l'Emilia-Romagna del 9,9 per cento; 8,2 per cento in più per la Toscana. La Basilicata, invece, ha avuto un incremento percentuale molto più modesto (più 4,9 per cento); l'Abruzzo del 6,7 per cento; Calabria più 5,7 per cento; la Puglia e la Campania di circa l'8,1 per cento; dal 2012 al 2017, nella ripartizione del fondo sanitario nazionale, sei regioni del Nord hanno aumentato la loro quota, in media, del 2,36 per cento; altrettante regioni del Sud, invece, già penalizzate perché beneficiarie di minori quote dal 2009 in poi, hanno visto crescere la loro parte solo dell'1,75 per cento; in definitiva, dal 2012 al 2017, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana hanno ricevuto dallo Stato 944 milioni in più rispetto ad Abruzzo, Puglia, Molise, Basilicata, Campania e Calabria. Altri indicatori confermano che, ogni anno, al Nord arrivano maggiori trasferimenti da Roma destinati alla sanità: dal 2017 al 2018, ad esempio, la Lombardia ha visto aumentare la sua quota del riparto del fondo sanitario dell'1,07 per cento, contro lo 0,75 per cento della Calabria, lo 0,42 per cento della Basilicata o lo 0,45 per cento del Molise. Lo stesso Veneto nel 2018, rispetto al 2017, ha ricevuto da Roma lo 0,87 per cento in più, si chiede di sapere: