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Art. 3 1. I soggetti che si sono avvalsi nell'anno 1988 del regime ordinario di determinazione del reddito o che si avvalgono di detto regime per i periodi d'imposta successivi, e che passano al regime previsto dall'art. 80 del testo unico delle imposte sui redditi devono osservare le disposizioni di cui ai successivi commi. 2. Il fondo nel quale è stato accantonato, ai sensi del comma 3, lettera b), dell'art. 55 del testo unico delle imposte sui redditi, l'ammontare dei proventi in denaro o in natura conseguiti a titolo di contributo o di liberalità, concorre a formare il reddito nel periodo d'imposta in cui è avvenuto il passaggio al regime previsto dall'art. 80 del testo unico medesimo. 3. Il fondo di ammortamento anticipato di cui all'art. 67, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi concorre a formare il reddito del periodo d'imposta in cui è avvenuto il passaggio al regime di cui al successivo art. 80 del medesimo testo unico, nella misura in cui risulta iscritto alla chiusura del periodo di imposta precedente. 4. I fondi di cui agli articoli 70, 71, 72 e 73 del testo unico delle imposte sui redditi, concorrono a formare il reddito nel periodo d'imposta in cui è avvenuto il passaggio al regime di cui all'art. 80 del testo unico medesimo. Note all'art. 3: - Per il testo dell'art. 80 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D P.R. n. 917/1986, si veda nelle note alle premesse. - L'art. 55, comma 3, lettera b), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D P.R. n. 917/1986, considera sopravvenienze attive anche i proventi in denaro o in natura conseguiti a titolo di contributo o di liberalità, esclusi i contributi di cui alle lettere e) ed f) del comma 1 dell'art. 53. Tuttavia l'ammontare di tali proventi, se sia stato accantonato in apposito fondo del passivo, concorre a formare il reddito nell'esercizio e nella misura in cui il fondo sia utilizzato per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio o i beni ricevuti siano destinati all'uso personale o familiare dell'imprenditore o siano assegnati ai soci. - L'art. 67, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D P.R. n. 917/1986, così recita: "La misura massima indicata nel comma 2 può essere superata in proporzione alla più intensa utilizzazione dei beni rispetto a quella normale del settore. La misura stessa può essere elevata fino a 2 volte e mezzo nel primo esercizio e nei due successivi, per ammortamento anticipato, a condizione che l'eccedenza, se nei rispettivi bilanci non sia stata imputata all'ammortamento dei beni, sia stata accantonata in apposito fondo del passivo che agli effetti fiscali costituisce parte integrante del fondo ammortamenti. Le quote di ammortamento stanziate in bilancio dopo il completamento dell'ammortamento agli effetti fiscali non sono deducibili e l'apposito fondo concorre a formare il reddito per l'ammontare prelevato dall'imprenditore o distribuito ai soci o imputato a capitale in eccedenza alle quote non dedotte". - Per il testo dell'art. 80 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D P.R. n. 917/1986, si veda nelle note alle premesse. - L'art. 70 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D P.R. n. 917/1986, è così formulato: "Art. 70 (Accantonamenti di quiescenza e previdenza). - 1. Gli accantonamenti ai fondi per le indennità di fine rapporto e ai fondi di previdenza del personale dipendente sono deducibili nei limiti delle quote maturate nell'esercizio in conformità alle disposizioni legislative e contrattuali che regolano il rapporto di lavoro dei singoli dipendenti. 2. I maggiori accantonamenti necessari per adeguare i fondi a sopravvenute modificazioni normative e retributive sono deducibili nell'esercizio dal quale hanno effetto le modificazioni o per quote costanti nell'esercizio stesso e nei due successivi. 3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 valgono anche per gli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto di cui alle lettere c), d) ed f) del comma 1 dell'art. 16". - L'art. 71 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D P.R. n. 917/1986, così recita: "Art. 71 (Accantonamenti per rischi su crediti). - 1. Gli accantonamenti al fondo di copertura dei rischi su crediti sono deducibili, in ciascun esercizio, nel limite dello 0,50 per cento dell'ammontare complessivo dei crediti risultanti in bilancio che derivano dalle cessioni di beni e dalle prestazioni di servizi indicate nel comma 1 dell'art. 53 ovvero, per le aziende e gli istituti di credito, dalle operazioni di erogazione del credito alla clientela. La deduzione non è più ammessa quando il fondo ha raggiunto il 5 per cento dei crediti sopra indicati esistenti alla fine dell'esercizio. 2. Le perdite sui crediti di cui al comma 1 verificatesi nell'esercizio sono deducibili, ai sensi dell'art. 66, limitatamente alla parte del loro ammontare che non trova copertura nel fondo. Se in un esercizio il fondo risulta superiore al 5 per cento dell'ammontare dei crediti l'eccedenza concorre a formare il reddito dell'esercizio stesso. 3. Gli accantonamenti per rischi su crediti per interessi di mora sono deducibili in ciascun esercizio, se iscritti in apposito fondo del passivo distinto da quello di cui al comma 1, fino a concorrenza dell'ammontare dei crediti stessi imputato al conto dei profitti e delle perdite. Si applicano le disposizioni del comma 2, calcolando l'eccedenza con riferimento all'intero ammontare dei crediti per interessi di mora risultante in bilancio". - L'art. 72 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D P.R. n. 917/1986, è così formulato: "Art. 72 (Accantonamenti per rischi di cambio). - 1. Gli accantonamenti al fondo di copertura dei rischi di cambio sono deducibili nel limite della differenza negativa tra il saldo dei crediti e dei debiti in valuta estera risultanti in bilancio, anche sotto forma di obbligazioni e titoli similari, valutati secondo il cambio dell'ultimo mese dell'esercizio, e il saldo degli stessi valutati secondo il cambio del giorno in cui sono sorti o del giorno antecedente più prossimo e, in mancanza, secondo il cambio del mese in cui sono sorti. La differenza si considera negativa in caso di diminuzione del saldo attivo o di aumento del saldo passivo. Non si tiene conto dei crediti e dei debiti per i quali il rischio di cambio è coperto da contratti a termine o da contratti di assicurazione. 2. Se in un esercizio la differenza negativa di cui al comma 1 è superiore all'ammontare del fondo risultante alla chiusura dell'esercizio precedente, la deduzione è ammessa limitatamente alla parte eccedente; se essa è pari o inferiore all'ammontare del fondo alla chiusura dell'esercizio precedente, la deduzione non è ammessa e l'eventuale eccedenza del fondo concorre a formare il reddito dell'esercizio. 3.