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E anche se questi limiti vengono superati, la persona che ha agito difendendosi è punibile non per i reati come omicidio o lesioni, ma per un reato molto più mite, denominato eccesso colposo di legittima difesa. Con l'intenzione di dare al potere di autotutela un ambito particolarmente vasto quando l'aggressione avviene nelle mura domestiche o in altri luoghi privati, nel 2006 è stata introdotta nel nostro ordinamento penale la cosiddetta legittima difesa domiciliare. È una sorta di presunzione di legittima difesa, se avviene nei posti tutelati dall'articolo 614 del codice penale. In questi casi i limiti della proporzionalità sono affievoliti quando si deve difendere la propria o altrui incolumità oppure i beni propri o altrui quando non c'è desistenza ma minaccia di aggressione. Tutto questo c'è già nel nostro ordinamento e ci si chiede perché debba essere modificato. Infatti, anche i rappresentanti dei giudici e delle camere penali auditi in Commissione giustizia hanno dichiarato che non c'è alcuna necessità di intervenire nuovamente sulla legge penale. Allora ci si chiede perché il Governo solleciti una discussione su una problematica che, nei fatti, non esiste. Perché creare nella popolazione la sensazione che non ci può neanche difendere quando un ladro entra in casa? Forse tutto questo appartiene a un disegno elettorale di questo Governo di creare paure e tensioni per proporsi poi come salvezza di un'emergenza che non esiste. Nella relazione che accompagna la proposta si dice che la giurisprudenza si sarebbe sviluppata nella direzione sbagliata e che alla giurisdizione è stato lasciato troppo spazio. Ma la giurisprudenza che si è sviluppata dopo l'introduzione della legittima difesa domiciliare è pienamente condivisibile. A parte il fatto che il giudice deve sempre poter valutare tutte le circostanze del singolo caso e risolverlo coi criteri forniti dal legislatore, sono pochissimi i frangenti in cui in caso di aggressione non sia stata concessa l'esistenza della legittima difesa e quei pochi casi sono perfettamente condivisibili. È chiaro che l'ingresso fraudolento o clandestino nella dimora dell'aggredito, in assenza dell'aggressione o dell'esposizione della controparte ad un pericolo per la propria vita o incolumità, non acquisisce rilievo per invocare la scriminante della legittima difesa. Proprio la legittima difesa dei beni patrimoniali è giustamente stata oggetto di valutazioni rigorose in merito ai criteri di proporzionalità. Dalla sentenza n. 32282 del 2006 è stato contestato l'eccesso di legittima difesa per aver esploso un colpo di pistola dalla finestra dell'abitazione contro la vittima in fuga; analoga posizione ha espresso la Corte di cassazione con la sentenza n. 28802 del 2014, sancendo che non è legittima difesa quando si spara dalla finestra della propria abitazione per impedire il furto della propria autovettura. Nonostante questo quadro normativo già completo, con il provvedimento in esame vengono introdotte ulteriori fattispecie di non punibilità, per esempio che si agisce sempre in stato di legittima difesa contro colui che si introduce con violenza nella propria casa o per colui che supera i limiti della legittima difesa per essere in uno stato di grave turbamento, vale a dire una legittima difesa putativa. Che la difesa della propria casa sia sempre legittima è il credo della Lega, ma questo approccio non è condivisibile. È assurdo pensare che il giudice non possa avviare un'inchiesta davanti a un morto, a un ferito da arma da fuoco. È una proposta che muta la gerarchia dei diritti, anteponendo il diritto alla proprietà privata al diritto alla vita. Tutto questo è lesivo dei principi costituzionali, ma anche della ragionevolezza che deve guidare l'ordinamento penale. Inoltre, con il provvedimento in discussione viene minata la centralità delle Forze dell'ordine e il principio per cui il monopolio della forza è appannaggio esclusivo dello Stato. Tuttavia, più di ogni riflessione sui principi fondamentali, a dire che questo disegno di legge è del tutto strumentale sono i dati del Ministero della giustizia: in cinque anni, i procedimenti in fase dibattimentale per applicazione dell'articolo 52 del codice penale si contano sulle dita delle mani. Certo, in Italia vi è una percezione di insicurezza che però molte volte non è suffragata dai dati reali sui crimini: il 32 per cento degli italiani percepisce un rischio criminalità nella zona in cui vive e a essere più preoccupate sono le persone meno abbienti, che vivono in contesti più disagiati. Questa percezione, per quanto non sostenuta da dati oggettivi, merita comunque un'attenzione da parte di chi è al Governo. Occorrono quindi più controlli e prevenzione dove servono e poi un costante lavoro per le periferie, motivo per cui è importante che l'Esecutivo abbia mantenuto l'impegno ripristinando i fondi erogati dai precedenti Governi. Tuttavia, il provvedimento in discussione, visto da quest'ottica, ossia quella di conferire un maggior senso di sicurezza ai cittadini, serve davvero a poco e andrà invece ad alimentare un messaggio per cui i cittadini devono proteggersi da soli. È un messaggio grave e profondamente pericoloso. Per tutte queste ragioni, annuncio il voto contrario del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV) e PD e del senatore Errani) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, la legittima difesa è un argomento delicatissimo, perché rappresenta una deroga dell'uso della forza che è normalmente riservato allo Stato. Il brocardo latino lo dice chiaro: vim vi repellere licet , è lecito restituire una violenza a chi la pone contro di te. Nell'affrontare l'eventuale riforma di tale istituto è quindi opportuno considerare gli aspetti specifici ed anche quelli più ampi di impatto sull'intero complesso di norme che regolano il nostro vivere comune. In altre parole, nel tentativo di correggere l'attuale normativa, qualora lo si ritenesse davvero necessario (e abbiamo dimostrato che non lo è, perché non è urgente e i casi sono sparuti nei nostri tribunali), non si deve rischiare di alterare irrimediabilmente il nostro sistema di diritto, la sua ratio e la sua coerenza. In parole povere, nel nostro Paese non hanno diritto di cittadinanza né la vendetta, né la pena di morte soggettiva. Il danno grave, oltre che a livello normativo, è anche a livello culturale. La vostra propaganda sta facendo credere ai cittadini che sarà lecito sparare in casa propria e pur non toccando le norme specifiche - lo abbiamo detto - produrrà inevitabilmente un aumento di armi in circolazione nel nostro Paese. Lo ribadisco: più armi non significa più sicurezza. Sappiamo bene che ciò aumenta la possibilità di incidenti di ogni tipo, in un momento in cui, da anni, i reati diminuiscono. Ricordo ai senatori del MoVimento 5 Stelle quanto affermavano Di Maio e Di Battista nel 2015. Scriveva Di Maio su Facebook: «Uno Stato serio (...) non dovrebbe consentire ad un singolo individuo di tenere (...) armi in casa. La detenzione di armi va ridotta drasticamente». Così rispondeva Di Battista: «Bravissimo Luigi.