[pronunce]

(i debiti delle imprese insolventi sono, infatti, estinti), ma ad attribuire valore alle azioni della società assuntrice». Le azioni revocatorie, dunque, non servono a garantire il pagamento dei creditori, ma rappresentano un diverso beneficio patrimoniale, «un “plusvalore”, e, cioè, un vantaggio “ulteriore” e diverso, che nulla ha da vedere con il pagamento dei crediti», il quale «si esaurisce nell'assegnazione dei titoli azionari». I risultati utili delle azioni revocatorie entrano nel patrimonio di un soggetto diverso dal debitore insolvente, la società assuntrice, e di essi beneficiano, in via mediata, i suoi azionisti, i quali, però, «non coincidono necessariamente con i creditori chirografari». Con ciò il decreto-legge n. 347 del 2003, «discostandosi irragionevolmente dai principi che regolano la materia, piega la revocatoria fallimentare ad esigenze del tutto improprie». 4.4.1.- La deducente osserva, poi, che i convenuti soccombenti nei giudizi revocatori, ammessi al concorso per il credito conseguente alla restituzione di quanto avevano ricevuto, saranno anch'essi soddisfatti mediante assegnazione di titoli azionari della società assuntrice e saranno, dunque, costretti a diventare soci di questa, «pur non avendovi consentito», e a differenza di quanto previsto dal d.lgs. n. 270 del 1999 per i soccombenti nelle revocatorie promosse nell'ambito delle procedure da esso disciplinate. Di talché il decreto-legge n. 347 del 2003 determina «una evidente violazione della libertà di iniziativa economica (articolo 41 Cost.) e del principio di uguaglianza (articolo 3 Cost.)». 4.4.2.- La deducente osserva, infine, «come nel caso di specie sia ravvisabile un vizio di eccesso di potere legislativo sotto il profilo dello sviamento dell'attività legislativa; da un lato, infatti, la normativa, al di là del suo apparente contenuto generale, è stata adottata al fine specifico di supportare esigenze proprie dell'amministrazione straordinaria di Parmalat, perseguendo con ciò un fine diverso da quello proprio dello strumento legislativo. Dall'altro essa manifesta, in ogni caso, una altrettanto evidente contraddizione tra fini perseguiti e mezzi predisposti, che si risolve in sviamento rispetto alle attribuzioni che l'ordinamento assegna alla funzione legislativa». 4.5.- Cassa di risparmio di Savona s.p.a., nel ribadire le sue conclusioni, segnala che il Tribunale ordinario di Parma, con ordinanza del 1° marzo 2006, ha sollevato analoga questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, commi 1 e 1-ter, del decreto-legge n. 347 del 2003. 4.6.- L'Avvocatura generale dello Stato, per l'intervenuto Presidente del Consiglio dei ministri, ha anch'essa depositato memoria, di contenuto identico a quello della memoria depositata nel giudizio di cui all'ordinanza n. 1 r.o. del 2006. 4.7.- Ha, altresì, depositato memoria Sanpaolo-IMI s.p.a., non costituita nel giudizio a quo, ma intervenuta nel giudizio di costituzionalità. 5.- In data 31 marzo 2006, Parmalat s.p.a. in amministrazione straordinaria e Parmalat s.p.a. hanno depositato una ulteriore memoria della quale, per la sua tardività, è stato disposto lo stralcio dagli atti.1.- Il Tribunale ordinario di Parma dubita della legittimità costituzionale dell'art. 6 del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347 (Misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza), convertito, con modificazioni, nella legge 18 febbraio 2004, n. 39, come modificato dal decreto-legge 3 maggio 2004, n. 119 (Disposizioni correttive ed integrative della normativa sulle grandi imprese in stato di insolvenza), convertito, con modificazioni, nella legge 5 luglio 2004, n. 166, assumendone il contrasto con gli articoli 3 e 41 della Costituzione, nella parte in cui consente l'esercizio delle azioni revocatorie, previste dagli articoli 49 e 91 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'articolo 1 della legge 30 luglio 1998, n. 274), in costanza di un programma di ristrutturazione dell'impresa sottoposta ad amministrazione straordinaria. In proposito va precisato che né il decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22 (Interventi urgenti nel settore agroalimentare), né la relativa legge di conversione 29 aprile 2005, n. 71, hanno inciso, contrariamente a quanto si afferma nel dispositivo delle ordinanze di rimessione, sulla norma censurata (ma soltanto sull'art. 4-bis, comma 6, ultimo periodo, del decreto-legge n. 347 del 2003). Va, altresì, precisato che, nei giudizi a quibus, non si pone in concreto alcuna questione concernente le azioni revocatorie cosiddette “infragruppo” di cui all'art. 91 del d.lgs. n. 270 del 1999. 2.- L'identità delle argomentazioni svolte dalle ordinanze di rimessione impone la riunione dei giudizi. 3.- Preliminarmente, deve essere ribadito quanto statuito con ordinanza - della quale è stata data lettura in udienza e che viene allegata alla presente sentenza - circa l'ammissibilità dell'intervento spiegato da Parmalat s.p.a. nel giudizio di cui all'ordinanza n. 1 r.o. del 2006 e l'inammissibilità dell'intervento spiegato, nel giudizio di cui all'ordinanza n. 53 r.o. del 2006, da Sanpaolo-IMI s.p.a. e da UBS Limited. 4.- Le questioni sollevate in riferimento all'art. 3 Cost. non sono fondate. 4.1.- La violazione dell'art. 3 Cost. è ravvisata dai rimettenti nella irragionevole disparità tra il trattamento riservato all'impresa che abbia in corso un programma di ristrutturazione, da un lato, dall'art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2003, e successive modificazioni (cosiddetta “legge Marzano”), e, dall'altro lato, dalle disposizioni di cui al d.lgs. n. 270 del 1999 (cosiddetta “legge Prodi-bis”); ciò in quanto l'una consente e le altre escludono - anche nel caso di concordato autorizzato ex art. 78 del d.lgs. n. 270 del 1999, nonostante oggetto di disciplina sia sempre la procedura di amministrazione straordinaria di grandi imprese in crisi, ed anzi il d.lgs. n. 270 del 1999 costituisca la «normativa generale di riferimento cui la “legge Marzano” fa espresso riferimento» - l'esperimento delle azioni revocatorie fallimentari, quando sia perseguita «la ristrutturazione economica e finanziaria» dell'impresa insolvente. Ricordato che l'art. 49 del d.lgs.