[pronunce]

– Il Tribunale di Trento dubita della legittimità costituzionale dell’art. 20, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nella parte in cui – prevedendo che «Il secondo comma, dell’articolo 6, della legge 11 gennaio 1943, n. 138, si interpreta nel senso che i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo, anche di diritto comune, il trattamento economico di malattia, con conseguente esonero dell’Istituto nazionale della previdenza sociale dall’erogazione della predetta indennità, non sono tenuti al versamento della relativa contribuzione all’Istituto medesimo» – ha eliminato, per i datori di lavoro inadempienti in epoca antecedente la data di entrata in vigore dello stesso decreto-legge, l’obbligo contributivo di malattia previsto dall’art. 9 della legge 11 gennaio 1943, n. 138 (Costituzione dell’Ente «Mutualità fascista - Istituto per l’assistenza di malattia ai lavoratori») e dall’art. 31, comma 5, della legge 28 febbraio 1986, n. 41 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 1986). Ad avviso del rimettente, tale disposizione violerebbe l’art. 3, primo comma, della Costituzione, perché, stabilendo altresì che «Restano acquisite alla gestione e conservano la loro efficacia le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori alla data del 1° gennaio 2009», irragionevolmente premierebbe i datori di lavoro inadempienti, qual è la società opponente nel giudizio a quo, e discriminerebbe quelli che hanno tempestivamente versato i contributi dovuti. 2. – Deve essere, preliminarmente, confermata l’ordinanza adottata nel corso dell’udienza pubblica, ed allegata alla presente sentenza, con la quale è stato dichiarato inammissibile l’intervento della Metro Italia Cash and Carry s.p.a. Ciò in applicazione del consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, secondo cui non sono ammissibili gli interventi, nel giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale, di soggetti che non siano parti nel giudizio a quo, né siano titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio. 3. – Il Presidente del Consiglio dei ministri ha eccepito l’inammissibilità della questione sotto due profili. 3.1. – In primo luogo, per irrilevanza, poiché oggetto del giudizio a quo non è la ripetizione dei versamenti contributivi eseguiti dal datore di lavoro, ma la legittimità della pretesa avanzata dall’INPS nei confronti della società datrice di lavoro, la quale, pertanto, non potrebbe giovarsi della invocata declaratoria di illegittimità costituzionale. L’eccezione non è fondata, poiché il Presidente del Consiglio dei ministri muove dall’erroneo presupposto secondo cui il rimettente avrebbe censurato la seconda parte del comma 1 dell’art. 20 del decreto-legge n. 112 del 2008 (quella che esclude la ripetibilità dei versamenti eseguiti prima del 2009). Invece il giudice a quo ha eccepito l’illegittimità della prima parte del predetto comma 1 (quella che contiene la norma di interpretazione autentica per effetto della quale non sono dovuti i contributi da parte delle imprese che erogano la retribuzione ai dipendenti in malattia) e tale precetto è sicuramente rilevante nel giudizio principale. 3.2. – Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, la questione sarebbe inammissibile anche per la genericità della sua formulazione, perché l’ordinanza di rimessione non specificherebbe con esattezza in relazione a quali profili la disposizione censurata dovrebbe ritenersi in contrasto con l’art. 3 della Costituzione. Neppure sotto questo profilo l’eccezione è fondata, poiché il rimettente enuncia con sufficiente precisione il motivo dell’asserita illegittimità costituzionale (l’irragionevolezza starebbe nel fatto che, nonostante che la norma mantenga fermi i versamenti contributivi già eseguiti, sarebbero sanati gli inadempimenti commessi dai datori di lavoro che in passato non avevano proceduto a quei versamenti). 4. – Nel merito, la questione non è fondata. Contrariamente a quanto assume il rimettente, l’art. 20, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008 non può essere qualificato come legge-provvedimento, riferendosi ad un numero indeterminato di destinatari e non concernendo un oggetto rientrante tra quelli propri dei provvedimenti amministrativi. Esso, inoltre, neppure realizza una sanatoria di comportamenti illeciti che – come pretenderebbe il giudice a quo – continuerebbero ad essere qualificati come tali. La norma impugnata, invece, introduce una nuova disciplina del contributo previdenziale relativo all’assicurazione contro le malattie. Essa, pertanto, costituisce espressione della discrezionalità di cui gode il legislatore nella conformazione dell’obbligazione contributiva. In tale discrezionalità rientra anche la contestuale estensione retroattiva della nuova disciplina, la cui legittimità costituzionale non è inficiata dalla previsione dell’irripetibilità delle contribuzioni versate per i periodi anteriori al 1° gennaio 2009. Infatti, come già rilevato da questa Corte in altra analoga fattispecie (sentenza n. 292 del 1997), l’irripetibilità di quanto versato prima dell’entrata in vigore del nuovo regime dell’obbligazione contributiva, più favorevole per i datori di lavoro, non determina, di per sé, l’illegittimità dell’efficacia retroattiva di tale nuovo regime. Resta impregiudicata, ovviamente, qualsiasi valutazione sulla legittimità dell’esclusione della restituzione delle somme già versate a titolo di contributi di malattia, prevista nella parte della norma non censurata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 20, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sollevata, in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Trento con l’ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 febbraio 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 febbraio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA Allegato: Ordinanza letta all’udienza del 26 gennaio 2010 ORDINANZA Rilevato che nel presente giudizio di legittimità costituzionale è intervenuta la Metro Italia Cash and Carry s.p.a.; che tale soggetto non è parte del giudizio a quo;