[pronunce]

Pertanto, secondo la difesa regionale, la legge denunciata, «lungi dal sostituire le competenze proprie della Corte dei conti, si muove proprio nell'ottica del “confronto collaborativo”», giacché introduce «uno strumento parallelo rispetto all'attività propria della Corte dei conti, atto a monitorare da vicino le dinamiche gestionali rispetto agli interessi ed alle esigenze proprie della collettività, non solo a livello regionale, ma anche a livello locale, senza con ciò ledere l'autonomia degli enti locali». La legge regionale n. 10 del 2005, prosegue la resistente, sarebbe stata emanata, dunque, nell'esercizio del «compito affidatole dall'art. 117, terzo comma, della Costituzione, secondo il quale, in materia di coordinamento della finanza pubblica, la potestà legislativa spetta alle Regioni, tanto più con riferimento alle attribuzioni della Valle d'Aosta, titolare di una competenza legislativa primaria in materia di “ordinamento degli enti locali” (art. 2, primo comma, lettera b, dello Statuto)». Sarebbe, quindi, destituito di fondamento, ad avviso della Regione, l'assunto sul quale si impernia il ricorso, giacché muoverebbe dall'errato presupposto «di ritenere che l'attribuzione all'Autorità di vigilanza del potere di vigilare sulla corretta gestione economico-finanziaria della Regione e degli enti locali in genere escluda o comunque sostituisca il compito assegnato dalla Costituzione e dalla legge n. 20 del 1994 alla Corte dei conti, laddove invece si allinea ad essa nel pieno spirito collaborativo espressamente indicato dall'art. 7, comma 7, della legge n. 131 del 2003» e dalla giurisprudenza costituzionale. In riferimento poi alla censura che evoca la violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni di cui all'art. 120 Cost., per aver la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste «disatteso i lavori della Commissione Paritetica per l'approvazione di una norma di attuazione dello Statuto ex art. 48-bis in vista della costituzione della sezione regionale della Corte dei conti sul territorio valdostano», essa sarebbe inammissibile e, comunque, infondata, giacché apoditticamente motivata, senza fornire alcuna prova documentale da cui poter «evincere con certezza che l'argomento sia stato effettivamente oggetto di discussione e che sia stato realmente raggiunto un punto di incontro tra le parti».1. ¾ Il Presidente del Consiglio dei ministri ha denunciato la legge della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste 19 maggio 2005, n. 10, recante “Disposizioni in materia di controllo sulla gestione finanziaria e istituzione della relativa Autorità di vigilanza”. La legge impugnata disciplina l'istituzione ed il funzionamento dell'Autorità di vigilanza sulla gestione finanziaria e ciò – come evidenziato dall'art. 1 – in dichiarata attuazione del combinato disposto degli artt. 2, primo comma, lettere a) e b), e 3, primo comma, lettera f), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta) e 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) «al fine di assicurare il controllo sulla corretta gestione delle risorse collettive da parte della Regione, degli enti locali, dei loro enti ed aziende strumentali in qualsiasi forma costituiti». All'Autorità di vigilanza – istituita, secondo l'art. 2, «presso il Consiglio regionale» e qualificata come «organo imparziale che opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione» – sono affidati i compiti individuati dall'art. 10, i quali, in sintesi, riguardano: la verifica della corretta gestione finanziaria; la formulazione, a richiesta, di osservazioni sull'efficace ed efficiente gestione di procedure amministrative di particolare rilevanza e di interesse generale, anche al fine di stimolare processi di autocorrezione; la valutazione circa la realizzazione degli obiettivi previsti dalla legislazione e dai settori programmatici evidenziati nel bilancio della Regione; la verifica dell'attuazione, da parte della Regione e degli enti locali, della disciplina relativa al patto di stabilità interno previsto dalla normativa statale e regionale vigente. Le altre disposizioni regolano aspetti concernenti l'attività e l'organizzazione dell'Autorità e lo status dei suoi componenti. Secondo il ricorrente, la legge regionale n. 10 del 2005, nei suoi artt. 1, 2 e 10 – e nelle «altre disposizioni con tali articoli collegate» – violerebbe anzitutto gli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione. Posto, infatti, che il coordinamento della finanza pubblica è materia di legislazione concorrente, le norme denunciate si sarebbero «profondamente discostate» dai principi desumibili dagli artt. 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti), e 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2003, n. 3), in tema di controllo sulla gestione, avendo istituito ed attribuito all'Autorità di vigilanza, in modo esclusivo, senza riferimento alcuno alla Corte dei conti e in assenza «di qualsiasi previsto raccordo funzionale, con la stessa o una sua Sezione» , le funzioni ed i compiti di controllo di gestione, «che invece sono dalla legge statale riferiti, con portata generalizzata per tutte le amministrazioni, unicamente alla Corte dei conti», nella sua «veste di garante imparziale dell'equilibrio economico finanziario del complessivo ed unitario settore pubblico». Tale disciplina si verrebbe a sovrapporre «alle funzioni del controllo proprie della Corte dei conti, le cui competenze non sono in alcun modo fatte salve». Sussisterebbe poi la violazione degli artt. 2, primo comma, lettere a) e b), e 3, primo comma, lettera f), dello statuto speciale, in quanto: – l'art. 2 si riferisce, tra l'altro, alla potestà legislativa regionale nelle materie dell'ordinamento degli uffici e degli enti da essa dipendenti, nonché dell'ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni e, dunque, non riguarderebbe materie attinenti al coordinamento della finanza pubblica e non potrebbe quindi essere richiamato a fondamento della prevista istituzione dell'Autorità di vigilanza; – l'art. 3, che attribuisce alla Regione la potestà di emanare «in armonia con la Costituzione [...] norme legislative di integrazione e di attuazione delle leggi della Repubblica» anche «in materia di finanze regionali e comunali», non consentirebbe comunque «al legislatore regionale di introdurre forme di controllo finanziario sulle amministrazioni, regionale e locali, in difformità rispetto ai principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica dalla Costituzione riservati allo Stato e risultanti dalla legislazione statale».