[pronunce]

325 del 2001, sia inammissibile in base alla considerazione che la norma è stata modificata dal d.lgs. n. 302 del 2002, che ha eliminato dall'ambito di applicazione della regola risarcitoria riduttiva, il caso di assenza di valido ed efficace provvedimento dichiarativo della pubblica utilità; che, in subordine, l'eccezione appare al Comune di Ercolano manifestamente infondata, non potendo la fattispecie all'esame del Tribunale di Napoli essere ricondotta alla fattispecie usurpativa, giacché l'irreversibile trasformazione del fondo, consumatasi nel giugno 1992, era coperta da valida ed efficace dichiarazione di pubblica utilità, che, contrariamente all'assunto del giudice rimettente e in corretta applicazione delle norme di proroga (come tra poco precisato), sarebbe scaduta solo il 28 febbraio 1993; che, infine, anche a considerare che la fattispecie in causa abbia natura usurpativa, questa tipologia è stata considerata conforme a Costituzione (dalla sentenza della Corte costituzionale 30 aprile 1999, n. 148) e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (dalla sentenza della Cass. civ. 14 aprile 2003, n. 5902); che, quanto all'art. 4 della legge n. 166 del 2002, la questione – sostiene il Comune costituito – è inammissibile, essendo la norma inapplicabile al caso di specie, trattandosi di occupazione, come sopra accennato, già prorogata da precedenti disposizioni di legge, precisamente dall'art. 1-bis del decreto-legge 22 dicembre 1984, n. 801, convertito nella legge 1° marzo 1985, n. 42, dall'art. 14, comma 2, del decreto-legge 20 dicembre 1987, n. 534, convertito nella legge 29 febbraio 1988, n. 47, e dall'art. 22 della legge 20 maggio 1991, n. 158; che tali proroghe – riguardo alle quali la giurisprudenza costituzionale non ha rilevato ragioni di contrasto con la Costituzione – sono state ritenute dalla giurisprudenza automaticamente applicabili, anche in assenza di specifici provvedimenti amministrativi; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo dichiararsi l'inammissibilità e subordinatamente l'infondatezza delle questioni; che, riguardo alla questione concernente l'art. 55 del d.lgs. n. 325 del 2001, si osserva nella memoria che la novella del 2002 ha soppresso l'inciso «o dichiarativo della pubblica utilità», di modo che la determinazione del danno per l'abusiva occupazione dei terreni, ragguagliata all'indennità di esproprio con esclusione della riduzione del 40% e con incremento, invece, del 10%, riguarda i soli casi di terreni edificabili in assenza di provvedimento espropriativo, pur sempre in costanza di valido ed efficace atto dichiarativo della pubblica utilità; che, con riferimento all'art. 4 della legge n. 166 del 2002, l'unica norma di proroga astrattamente applicabile all'occupazione disposta in causa (il 29 dicembre 1987), è l'art. 14, comma 2, del decreto-legge n. 534 del 1987, convertito nella legge n. 12 del 1988: che però proroga solo fino al 31 marzo 1988 le occupazioni d'urgenza in corso, e dunque non influisce su un termine di efficacia avente scadenza successiva (cioè al 29 dicembre 1990); che non sarebbe quindi ipotizzabile l'assunto effetto di sanatoria che secondo il rimettente si sarebbe prodotto, in virtù dell'art. 4 della legge n. 166 del 2002, sulla perdita d'efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, venuta a scadenza fin dal febbraio 1991; che le questioni sollevate appaiono comunque all'Autorità intervenuta infondate; che, con riguardo all'art. 55 del d.lgs. n. 325 del 2001, si osserva che la giurisprudenza tiene opportunamente distinte le fattispecie di occupazione appropriativa e usurpativa, in modo da togliere qualsiasi fondamento alla denuncia di violazione dei parametri indicati dal rimettente; che, con riferimento all'art. 4 della legge n. 166 del 2002, l'effetto sanante della citata norma sarebbe opinabile (è negato infatti da Cons. Stato, sez. V, n. 1986/02) , e che il giudice non mostrerebbe di aver esplorato in modo adeguato le conseguenze dell'effetto assimilativo attribuito alle occupazioni, siano esse appropriative o usurpative, così contravvenendo al generale canone ermeneutico che impone ante omnia una lettura costituzionalmente conservatrice della norma di legge ordinaria; che sono state depositate tempestive memorie dal Comune di Ercolano, da Ulisse Maria e Stefano e Varone Giovanna e dall'Avvocatura dello Stato; che nella memoria del Comune di Ercolano sono allegati ulteriori profili d'inammissibilità delle questioni, osservandosi anche che il giudice a quo non ha vagliato approfonditamente le situazioni di fatto e di diritto; che non sarebbe corretta la ricostruzione compiuta dal Tribunale, riguardo al carattere usurpativo dell'occupazione de qua, giacché alla dichiarazione di pubblica utilità presa in considerazione, divenuta inefficace, secondo il rimettente, per scadenza dei termini, ne sarebbe seguita un'altra, insita in una variante al p.r.g. (che tra l'altro avrebbe mutato la qualitas soli) del 1986, cui sarebbe seguito un nuovo decreto di occupazione, di modo che, essendo intervenuta l'immissione in possesso il 28 febbraio 1988, la dichiarazione di pubblica utilità sarebbe scaduta il 28 febbraio 1993, ben dopo l'ultimazione dei lavori (giugno 1992), di modo che si sarebbe in presenza di occupazione appropriativa, e non usurpativa; che, nel merito, la memoria difensiva conferma l'infondatezza della questione, ribadendo che l'art. 1 del d.lgs. n. 302 del 2002 (modificando l'art. 55 del d.lgs. n. 325 del 2001) ha ristabilito la differenza di trattamento tra occupazione appropriativa e occupazione usurpativa; che il sistema non ostacola in nessun modo la difesa in giudizio; che il risarcimento assicurato dalla legge rappresenta ragionevole ristoro in relazione alle esigenze di bilanciamento con l'interesse pubblico; che ad esso non può riconoscersi alcun connotato tributario; che il riferimento all'art. 76 è ultroneo; che i funzionari risponderanno secondo le norme ordinarie per i danni da loro arrecati, ove ve ne siano i presupposti, con insussistenza della violazione degli artt. 28, 97, 100 e 111; che, riguardo all'illegittimità dell'art. 4 della legge n. 166 del 2002, il Comune di Ercolano insiste per l'inammissibilità della questione, poiché nella sua prospettiva le proroghe dell'occupazione hanno coperto tutto il periodo di realizzazione dell'opera, con questo dando per scontato che la proroga dell'occupazione riguardi anche la dichiarazione di pubblica utilità;