[pronunce]

Un tale tipo di controllo, svolto per di più da un soggetto non imparziale, cioè dal Ministero dell'economia e delle finanze, su sollecitazione-comunicazione del Presidente del Consiglio dei ministri, si porrebbe in radicale difformità rispetto all'assetto delle autonomie territoriali stabilito a livello costituzionale, finendo con il menomare, secondo la ricorrente, l'autonomia finanziaria regionale di cui all'art. 119 Cost. In particolare risulterebbero lesi alcuni principi cardine della legge n. 42 del 2009. Il ricorso si riferisce ai principi di autonomia di entrata e di spesa (art. 1, comma 1); al principio di certezza delle risorse e stabilità tendenziale del quadro di finanziamento (art. 2, comma 2, lettera ll); al principio di premialità dei comportamenti virtuosi ed efficienti nell'esercizio della potestà tributaria, nella gestione finanziaria ed economica e alla relativa previsione di sanzioni di cui all'art. 2, comma 2, lettera z), i cui presupposti non sono però, secondo la Regione, quelli di cui alla verifica prevista dall'art. 1, comma 4, impugnato. 4.- In riferimento all'art. 35, comma 7, la sola Regione Toscana lamenta la violazione degli artt. 77, secondo comma, 117, terzo comma, 118, primo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione nonché del principio di leale collaborazione. La disposizione impugnata prevede, infatti, la soppressione dell'art. 10, comma 1, del d.lgs. n. 68 del 2011, secondo cui «l'atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale di cui all'articolo 59 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59), è adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con le regioni e sentita la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, di cui all'articolo 5 della citata legge n. 42 del 2009». 4.1.- Con riferimento a tale norma, si lamenta in primo luogo la violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione. Ad avviso della ricorrente l'intesa, eliminata dalla disposizione impugnata, aveva la finalità di stabilire, in concertazione con le Regioni, gli obiettivi di politica fiscale, in un'ottica di collaborazione istituzionale per la gestione dei tributi, delle compartecipazioni e della lotta all'evasione fiscale, conformemente a quanto disposto dall'art. 117, terzo comma, Cost., che attribuisce alla competenza concorrente delle Regioni la materia del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Detta intesa era preliminare alla stipulazione di convenzioni tra le Regioni e l'Agenzia delle entrate, il cui contenuto, in mancanza dell'intesa, verrebbe ad essere predeterminato in modo unilaterale da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, ledendo così le competenze regionali in tema di coordinamento del sistema tributario di cui all'art. 117, terzo comma, Cost. 4.2.- Ancora, la ricorrente osserva che la disposizione impugnata, attribuendo in una materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni, quale è il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, una funzione amministrativa allo Stato, e prevedendo che lo stesso la possa esercitare in modo unilaterale, violerebbe l'art. 118, primo comma, della Costituzione in relazione al principio di leale collaborazione. La Regione Toscana, richiamando la giurisprudenza costituzionale, ritiene necessario che tale tipologia di funzioni sia esercitata mediante modalità procedimentali che prevedano l'intesa o altri strumenti comunque idonei a coinvolgere attivamente le Regioni. 4.3.- In riferimento alla violazione dell'art. 119, secondo comma, della Costituzione, la ricorrente rileva che l'aver precluso alle Regioni di partecipare alla definizione delle strategie di gestione del sistema tributario e di contrasto all'evasione fiscale sia lesivo del principio in base al quale le Regioni dispongono delle compartecipazioni al gettito dei tributi erariali riferibile al proprio territorio, così come previsto dall'art. 119, secondo comma, Cost. Inoltre, secondo il ricorso, la disposizione impugnata potrebbe incidere negativamente sulla fonte di entrata fiscale riconosciuta di spettanza regionale, così come stabilito dalla Costituzione, la quale assicura alle Regioni il maggior gettito, trattandosi di tributi propri derivati. 4.4.- Riguardo alla violazione dell'art. 77, secondo comma, della Costituzione e del principio di leale collaborazione, la Regione ricorda che l'art. 35, comma 7, detta una disciplina ordinaria applicabile per il futuro ai fini dell'adozione dell'atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale. Di conseguenza, richiamando la giurisprudenza costituzionale, non ritiene, in parte qua, ravvisabili le ragioni di straordinaria necessità e urgenza richieste dall'art. 77 Cost., trattandosi di una normativa che non interviene su una situazione di urgenza, ma prevede, invece, una disciplina a regime. Infine, la ricorrente afferma che l'utilizzo improprio dello strumento della decretazione d'urgenza in un ambito materiale di potestà normativa concorrente, quale è quello in esame abbia, di fatto, privato le Regioni della possibilità di far valere le proprie ragioni. Una modifica così rilevante sarebbe dovuta avvenire, a parere della Regione, attraverso la procedura rafforzata, imposta della legge n. 42 del 2009 per l'approvazione del d.lgs. n. 68 del 2011 e, quindi, anche per le sue modificazioni. Secondo il ricorso, l'abrogazione disposta attraverso il decreto-legge e la relativa legge di conversione avrebbe pregiudicato, di fatto, la possibilità per le Regioni di rappresentare le proprie esigenze nel procedimento legislativo, violando così il principio di leale collaborazione. 5.- Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atti depositati, rispettivamente, il 2 e 4 luglio 2012, chiedendo il rigetto, per le parti che qui interessano, dei ricorsi delle Regioni Toscana e Veneto. 5.1.- In riferimento all'art. 1, comma 4, del decreto-legge n. 1 del 2012, come convertito dalla legge n. 27 del 2012, la difesa dello Stato evidenzia che tale disposizione si pone in stretta connessione con i primi tre commi del medesimo articolo 1, non impugnati. Questi ultimi contengono disposizioni tese a dare attuazione ai principi di libertà dell'iniziativa economica e di libera concorrenza. Si tratterebbe quindi di materie pacificamente rientranti nella competenza legislativa esclusiva dello Stato, potendo tale competenza esplicarsi anche nell'adozione di misure promozionali dello sviluppo economico. In ciò si potrebbe cogliere, secondo l'Avvocatura generale, il ragionevole collegamento tra queste disposizioni e la valutazione di virtuosità finanziaria delle Regioni, previsto dall'impugnato comma 4.