[pronunce]

che, inoltre, il giudice a quo rileva come l'art. 3, primo comma, Cost., imponga il bilanciamento tra le esigenze di sicurezza da tutelare e il bene della libertà personale, sicché, solo quando la pena sia stabilita con la necessaria proporzionalità, essa risponde alla funzione rieducativa di cui all'art. 27 Cost. Considerato che il Tribunale di Caltanissetta dubita, in riferimento agli articoli 3, primo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'articolo 9, secondo comma, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), così come sostituito dall'articolo 14 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144 (Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale), convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, nella parte in cui prevede la pena della reclusione da uno a cinque anni in caso di inosservanza degli obblighi e delle prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale con l'obbligo o il divieto di soggiorno; che il rimettente riferisce di essere chiamato a giudicare una persona imputata della contravvenzione di cui all'art. 116, comma 13, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 ( Nuovo codice della strada), così come modificato dal decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117 (Disposizioni urgenti modificative del codice della strada per incrementare i livelli di sicurezza nella circolazione), convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 2 ottobre 2007, n. 160), e del delitto di cui all'art. 9, primo e secondo comma, della legge n. 1423 del 1956, così come sostituito dall'art. 14 del decreto-legge n. 144 del 2005, convertito dalla legge n. 155 del 2005, perché, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, contravveniva alla prescrizione di vivere onestamente e di rispettare le leggi, essendo stato colto alla guida di un'autovettura senza avere conseguito la patente; che il giudice a quo dubita della legittimità costituzionale della disposizione censurata in quanto, con riferimento alla condotta consistente nella violazione della prescrizione di vivere onestamente e rispettare le leggi, concretizzatasi nel fatto di guidare senza avere conseguito la patente o con patente revocata o sospesa, appare irragionevole che detta disposizione preveda un trattamento sanzionatorio più grave rispetto a quello contemplato dall'art. 6 della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere), con riferimento alla stessa condotta posta in essere da soggetti sottoposti ad analoga misura di prevenzione, indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso o ad altre associazioni di cui all'art. 1 della legge n. 575 del 1965; che ad avviso del rimettente, dunque, nel caso di guida senza avere conseguito la patente o con patente revocata o sospesa, posta in essere da un soggetto sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, indiziato di appartenere ad associazioni mafiose o similari, ai sensi dell'art. 15 del codice penale deve trovare applicazione la sola disposizione speciale di cui all'art. 6 della legge n. 575 del 1965, la quale prevede la pena dell'arresto da tre mesi a tre anni; che, inoltre, secondo il giudice a quo il trattamento sanzionatorio previsto dalla disposizione censurata non è proporzionato al disvalore del fatto e, quindi, si pone in contrasto con l'art. 27 Cost.; che la questione è manifestamente inammissibile; che, infatti, il rimettente ha omesso di formulare un petitum specifico, lasciando indeterminato il contenuto dell'intervento richiesto a questa Corte, essendosi limitato ad affermare la non ragionevolezza del trattamento sanzionatorio previsto dalla disposizione censurata a seguito della modifica apportata dal d.l. n. 144 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 155 del 2005 (ex multis: ordinanze n. 98 e n. 70 del 2009, n. 380 del 2008, n. 35 del 2007); che la manifesta inammissibilità della questione deve essere dichiarata anche in considerazione dell'erroneità della ricostruzione del quadro normativo e giurisprudenziale da cui muove il rimettente; che, infatti, il giudice a quo erroneamente ritiene che, quando la condotta di guida senza avere conseguito la patente, o con patente sospesa o revocata, sia stata commessa dal sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, perché indiziato di appartenere ad un'associazione di tipo mafioso o similare di cui all'art. 1 della legge n. 575 del 1965, si configuri, ai sensi dell'art. 15 cod. pen. , soltanto la fattispecie di cui all'art. 6 della legge n. 575 del 1965 e non anche la più grave fattispecie prevista dalla disposizione impugnata; che, dunque, il rimettente ha escluso, senza addurre alcuna motivazione, la configurabilità del concorso formale (art. 81, primo comma, cod. pen.) tra le anzidette fattispecie, omettendo di considerare l'esplicito rinvio effettuato dall'art. 5 della legge n. 575 del 1965 all'art. 9 della legge n. 1423 del 1956; che, in tal senso, la Corte di Cassazione ha affermato che in tema di misure di prevenzione personali la condotta di guida senza patente, o con patente revocata, posta in essere dal soggetto sottoposto con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p. s., dà luogo non soltanto all'autonomo reato punibile ai sensi dell'art. 6 della legge n. 575 del 1965, ma anche al reato di cui all'art. 9, secondo comma, della legge n. 1423 del 1956 (nella più severa previsione introdotta dall'art. 14 del d.l. n. 144 del 2005, convertito dalla legge n. 155 del 2005), che non può ritenersi assorbito nel primo (Cass. sentenza n. 8496 del 2009); che, peraltro, anche volendo ritenere applicabile la regola stabilita dall'art. 15 cod. pen. , il giudicante ha omesso di indicare i motivi in base ai quali ritiene che la disposizione speciale sia quella di cui all'art. 6 della legge n. 575 del 1965 e non, invece, quella di cui all'art. 9, secondo comma, della legge n. 1423 del 1956, nel testo sostituito dal citato art. 14, dal momento che tale ultima disposizione si applica soltanto al soggetto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno e non ad altre misure di prevenzione, come, invece, previsto dall'art. 6 della legge n. 575 del 1965.