[pronunce]

Conseguentemente, secondo la Avvocatura, pur riproducendo la norma ora censurata l'art. 113 del d.lgs. n. 77 del 1995 nella versione già dichiarata incostituzionale, occorrerebbe tener conto del fatto che, medio tempore, si sarebbe verificato un profondo mutamento nel sistema che avrebbe provocato il venir meno della norma, relativa alle unità sanitarie locali, indicata dal rimettente quale tertium comparationis. Le unità sanitarie, infatti, non esisterebbero più e le loro funzioni sarebbero ora svolte dalle aziende sanitarie, dotate di «personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale», operanti mediante atti di diritto privato e caratterizzate da «una disciplina contabile del tutto nuova e diversa, specie rispetto a quella degli enti locali» dei quali le unità sanitarie, a differenza delle attuali aziende, erano organi. In definitiva, il mutato quadro normativo, secondo l'interveniente difesa, legittimerebbe il diverso regime della impignorabilità delle somme di danaro degli enti locali, introdotto dal legislatore del 2000, rispetto a quello originato dalla citata sentenza della Corte costituzionale n. 69 del 1998.1.- Il Tribunale di Messina dubita, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, e 97, primo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 159, commi 2, 3 e 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), nella parte in cui esso - diversamente da quanto disposto per le aziende sanitarie dall'art. 1, comma 5, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 9 (Disposizioni urgenti in materia sanitaria e socio-assistenziale), convertito, con modificazioni, nella legge 18 marzo 1993, n. 67 - non prevede, quale condizione per la impignorabilità delle somme destinate alle finalità di cui alle lettere a), b) e c) del comma 2 dello stesso art. 159, oltre alla adozione della delibera semestrale di quantificazione delle somme stesse, che l'ente locale, successivamente a detta delibera, non emetta mandati, a titoli diversi da quelli vincolati, senza seguire l'ordine cronologico delle fatture o, in assenza della previsione di queste ultime, delle deliberazioni di impegno. Ad avviso del rimettente, la norma denunciata determinerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento fra la posizione di chi debba procedere in executivis nei confronti di un ente locale e quella di chi proceda, invece, in danno di una azienda sanitaria: infatti, mentre al primo, ai fini della impignorabilità delle somme oggetto dell'azione esecutiva, l'ente esecutato potrebbe limitarsi ad opporre la sola delibera semestrale di quantificazione delle somme necessarie alla realizzazione dei compiti essenziali dell'ente debitore, nei confronti del secondo la impignorabilità sarebbe condizionata anche all'osservanza da parte dell'ente esecutato di un determinato ordine cronologico nei pagamenti relativi a titoli diversi da quelli vincolati. La norma violerebbe, altresì, l'art. 24 della Costituzione, stante l'insopportabile compressione del diritto del creditore di agire in giudizio a difesa dei propri diritti. I medesimi parametri sarebbero, altresì, vulnerati poiché, diversamente da quanto previsto per le esecuzioni in danno delle aziende sanitarie, le pretese del creditore dell'ente locale - attesa la rilevabilità di ufficio della nullità del processo esecutivo prevista dall'art. 159, comma 2, del d.lgs. n. 267 del 2000 - potrebbero essere frustrate anche in mancanza di opposizione del debitore. La norma censurata contrasterebbe anche con l'art. 97 della Costituzione poiché la mancata riproposizione della addizione introdotta nell'art. 113 del decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77 (Ordinamento finanziario e contabile degli enti locali), per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 69 del 1998, potrebbe agevolare condotte della pubblica amministrazione contrarie a principi di imparzialità e buon andamento. 2.- Deve preliminarmente affermarsi l'inammissibilità per evidente difetto di rilevanza della questione relativa alla rilevabilità d'ufficio della nullità del processo esecutivo sancita dall'art. 159, comma 2, del d.lgs. n. 267 del 2000, posto che, come riferito dal giudice rimettente, nella fattispecie in esame la impignorabilità con la conseguente nullità del processo esecutivo risulta essere stata eccepita dal comune esecutato. 3.- L'altra e diversa questione, sollevata dal tribunale rimettente, è fondata. La norma impugnata, per la parte che interessa, riproduce, infatti, il testo dell'art. 113 del d.lgs. n. 77 del 1995 che, come si è ricordato, è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo con la sentenza n. 69 del 1998. Questa Corte ebbe, allora, ad osservare che, stante la omogeneità delle situazioni giuridiche riferibili, rispettivamente, alle unità sanitarie locali ed agli enti locali, del tutto irragionevole risultava la disparità di trattamento della disciplina censurata nella parte in cui disponeva la impignorabilità delle somme di danaro destinate alla realizzazione degli scopi essenziali degli enti locali senza condizionarla, in conformità a quanto previsto per le unità sanitarie locali, alla inesistenza di pagamenti c.d. preferenziali e cioè effettuati da tali enti senza l'osservanza di un determinato ordine cronologico. Le medesime considerazioni si ripropongono con riferimento alla disciplina ora impugnata. Per effetto di essa, infatti, si determina, in violazione della garanzia della par condicio creditorum, la identica, irragionevole, disparità di trattamento fra ente locale ed azienda sanitaria, già dichiarata incostituzionale da questa Corte, nessun rilievo avendo la circostanza - evidenziata dalla Avvocatura dello Stato - che nell'ordinamento sanitario vigente le unità sanitarie locali siano state sostituite dalle aziende sanitarie locali. Per un verso, infatti, è applicabile a tali aziende la disciplina riguardante le unità sanitarie contenuta nell'art. 1 del d.l. n. 9 del 1993, così come risultante a seguito della sentenza n. 285 del 1995 di questa Corte, per altro verso, le aziende stesse sono caratterizzate dagli stessi scopi propri delle unità sanitarie locali.