[resaula]

CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, ovviamente non intervengo sul dibattito, anche perché c'è varietà di opinioni ed è comprensibile; a me preme semplicemente riassumere, anche per doverosa trasparenza nei confronti del Parlamento, la posizione del Governo. Vorrei fare solo una precisazione. Non vorrei ricordare male, ma il senatore Alfieri chiedeva informazioni sul piano dell'Italia per la prospettiva no deal . Vorrei precisare a questo riguardo che ci siamo premurati di questa prospettiva: sui siti web sia della Presidenza del Consiglio dei ministri, sia del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, troverete una dettagliata raccolta di informazioni, con dovizia di particolari per tutti i cittadini e le imprese che potrebbero essere interessate. Poiché allo stato non sappiamo se ci avviamo a una prospettiva no deal , cioè a un'uscita del Regno Unito dall'Unione europea senza accordo, ci siamo anche premurati con uno strumento normativo: abbiamo uno schema di decreto-legge che porteremo già domani all'esame del Consiglio dei ministri e, ove necessario, abbiamo predisposto le necessarie misure per l'ipotesi in cui non si dovesse neppure arrivare a un differimento del termine del 29 marzo e quindi ci siamo preparati anche a informare tutti i cittadini (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Chiedo al sottosegretario Geraci di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione pervenute. GERACI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sulle proposte di risoluzione nn. 1 e 3 e parere contrario su tutte le altre. (Applausi ironici del senatore Malan) . PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, dico subito che voteremo ovviamente a favore delle nostre risoluzioni, la n. 5 e la n. 6, mentre ci asterremo sulle risoluzioni n. 2 e n. 4, entrambe a prima firma del collega Marcucci. Nel brevissimo tempo a disposizione per la dichiarazione di voto mi concentrerò su una questione che ci sta particolarmente a cuore, alla quale mi dispiace che lei, presidente Conte, abbia dedicato ahimé pochissimo spazio. Mi riferisco alla questione dei cambiamenti climatici. Penso che non possiamo assolutamente permetterci - lo dico ai rappresentanti del Governo, ma anche a tutta l'Assemblea - di deludere ancora una volta i ragazzi che sono scesi in piazza e che chiedono per il futuro una protezione della specie umana. Questo significa alcune cose specifiche e non parlo solo dell'ecocompatibilità delle scelte. Visto che siamo in vena di citazioni, ecologia ed economia, come lei sa, presidente Conte, hanno la stessa radice, che significa prendersi cura: ciò vuol dire che è possibile nella riconversione dare sostegno e forza anche ad una nuova economia, a una nuova occasione. Gli impegni precisi, presidente Conte, sono molto chiari. Lei sa - lo ricordava prima il collega del Partito Democratico - che rispetto agli obiettivi che l'Unione europea si era data per il 2030 vi è stato un passo in avanti compiuto dal Parlamento europeo per andare oltre quegli obiettivi verso traguardi più ambiziosi, anche se una parte del suo Governo, lì rappresentata dalla Lega, ha votato contro. Noi le chiediamo una cosa molto semplice: fare in modo che l'Italia, in sede di Consiglio europeo, formalizzi la su proposta, con la richiesta di una forte accelerazione, in modo tale da arrivare entro il 2030 al dimezzamento di tutte le emissioni climalteranti. Chiediamo altresì di assumere ogni iniziativa per fare in modo che anche nella prossima COP25 a New York finalmente l'Unione europea - ed è interesse del nostro Paese e dell'Unione europea in generale - ritorni ad assumere un ruolo di guida rispetto anche al fallimento della Conferenza in Polonia. La questione ci riguarda per la verità ancor più da vicino. Si sono registrati infatti dei dati anomali nel Mediterraneo, anche rispetto all'aumento della temperatura. Il Mediterraneo è dunque al centro del caos climatico, con tutte le conseguenze, dai profughi ambientali alle questioni che impattano direttamente sul nostro Paese. Questa, per quanto ci riguarda, è una questione prioritaria, ma non abbiamo sentito, ahimè, parole chiare. Quindi, dopo aver indicato le risoluzioni su cui noi voteremo a favore e quelle su cui ci asterremo, mi dispiace dire che su tutte le altre voteremo contro. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, purtroppo abbiamo argomenti molto importanti da esporre, ma pochi minuti per farlo. Il nostro Gruppo, come gli altri più piccoli, è fortemente penalizzato nel minutaggio, per cui chiedo un briciolo di comprensione al Presidente, anche se tenterò di essere telegrafico. Per quanto riguarda l'ordine del giorno del Consiglio europeo, i punti sono diversi. Il primo concerne l'occupazione, la crescita e la competitività. Presidente Conte, noi le chiediamo di andare in Europa e far notare all'Unione europea che, mentre negli Stati Uniti nel 2018 c'è stata una crescita del PIL del 3 per cento, nell'Eurozona la crescita è stata dell'1,2 per cento. Con un po' di umiltà l'Unione europea dovrebbe pensare che le politiche di austerità tenute finora sono sbagliate e che la ricetta di Trump, invece, ha funzionato. La ricetta è molto semplice: investimenti pubblici, riduzione delle tasse, semplificazione e lotta alla burocrazia. Questa è la ricetta che Fratelli d'Italia chiede all'Italia e all'Unione europea. Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, dal primo giorno chiediamo che l'Italia ponga in Europa la questione dello scorporo delle spese di investimento nel computo dei parametri deficit -PIL, in modo che l'Italia e l'Unione europea possano fare investimenti massicci senza avere il problema dei vincoli di bilancio e senza andare in deficit per finanziare iniziative magari poco utili alla crescita. La riduzione delle tasse non è di competenza dell'Unione europea, ma dei singoli Stati. Come, però, qualcuno ha detto prima di me, si può, in sede europea, porre almeno il problema della concorrenza sleale intraeuropea di Paesi che utilizzano un dumping fiscale per una concorrenza europea interna che non giova all'Italia. Su semplificazione e burocrazia, noi tentiamo di fare la nostra parte in Italia, ma l'Europa non ci aiuta, avendo creato, in questi anni, burocrazia su burocrazia. Altra ricetta della strategia Trump è la guerra alla concorrenza sleale dei Paesi terzi. Sotto questo aspetto, uno dei punti del Consiglio europeo sarà proprio quello delle relazioni esterne con la Cina. Sarà l'occasione per porre il problema del dumping salariale e sociale che l'Europa subisce da Paesi terzi: certo, non solo dalla Cina, ma anche dalla Cina. Questo comporta che, senza quelli che Fratelli d'Italia chiama dazi di civiltà, le imprese europee avranno solamente due scelte: