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È quindi di tutta evidenza che ci si trova di fronte a una condizione nella quale non vi dimenticate di chiedere alle imprese e ai cittadini l'assolvimento dei loro obblighi, ma non vi sembra sia ancora giunto il momento di riequilibrare il rapporto tra Stato e cittadini, secondo il principio del «io faccio quel che dico, ma tu fai quel che devi». Assistiamo alla rivendicazione degli adempimenti fiscali e all'imposizione delle restrizioni sui comportamenti individuali, ma lo Stato continua a non assolvere ai suoi doveri, incapace di trasformare in un'opportunità di crescita gli investimenti in sanità, con una strategia sanitaria a valenza economica di riqualificazione e autentica prevenzione, realizzabile solo evitando gli sprechi, cosa che continua a non essere fra le priorità di questo Governo. Ci sembra che ce ne sia abbastanza! (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo. URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, in questa sede intervengo, ovviamente, innanzitutto per motivare il no chiaro e limpido del Gruppo Fratelli d'Italia a questo decreto-legge e alla fiducia al Governo, ma anche per portare le motivazioni che hanno spinto il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica - in cui, su delega di questa Assemblea, rappresento, come altri colleghi, il Senato della Repubblica e non una forza politica - a emettere ieri, al termine dell'audizione del Presidente del Consiglio su questa materia, una nota pubblica, in cui sollecita il Parlamento a modificare la normativa introdotta - aggiungo, a titolo personale, con il favore delle tenebre - che modifica e stravolge l'equilibrio tra i poteri e che rappresenta un vulnus istituzionale di estrema gravità, che può rappresentare un precedente pericoloso per chiunque poi governerà questo Paese. Mi riferisco e ci riferiamo a quanto, nottetempo e segretamente, è stato introdotto nel decreto-legge, al punto che poi - unico caso in questa legislatura e, credo, nella storia della Repubblica - ha visto l'apposizione della questione di fiducia nel primo ramo del Parlamento, per evitare che il Parlamento stesso potesse esaminare gli emendamenti, e l'apposizione di una seconda, nell'altro ramo, per evitare che sempre il Parlamento potesse esaminare il provvedimento. Mai era accaduto: anche in questa legislatura è stato concesso che, almeno in un ramo del Parlamento, gli emendamenti fossero esaminati. È stata invece introdotta una modifica al titolo, che spero i colleghi e soprattutto chi ascolta, cioè i cittadini italiani, possano valutare nella loro pienezza: si tratta della specificazione che il decreto-legge non è urgente per lo stato d'emergenza, ma nel contempo - udite udite, colleghi parlamentari - della disciplina del rinnovo degli incarichi di direzione di organi del sistema d'informazione per la sicurezza della Repubblica. Questo decreto-legge, cioè, modifica e stravolge gli equilibri tra i poteri dello Stato, modificando i criteri di nomina dei direttori dei servizi segreti, con un atto d'imperio del Governo che infrange il metodo e lo spirito con cui era stata realizzata la legge istitutiva, la n. 124 del 2007. Mi riferisco allo spirito di condivisione a cui si richiama espressamente con un comunicato all'unanimità il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, invitando il Parlamento a ripristinarlo in questa materia, perché, nel campo della normativa sui servizi segreti, è di straordinaria importanza e mi stupisco che i parlamentari entrati in quest'Aula con la bandiera della trasparenza non si rendano conto di cosa stiamo parlando. Che questo sia stato fatto all'insaputa del Parlamento, con una violazione, che credo sia anche costituzionalmente da sanzionare, dello spirito di leale collaborazione tra gli organi istituzionali, Governo e Parlamento, lo testimoniano gli atti avvenuti in quest'Aula. Il giorno 28 luglio, in questa sede, il Presidente del Consiglio, illustrando obiettivi e contenuti del decreto-legge in esame, non ci disse nulla sulla sua volontà di modificare la normativa relativa alla nomina dei vertici dei servizi segreti. Le risoluzioni approvate in quest'Aula e alla Camera dei deputati non hanno dato tale indicazione al Governo, che aveva chiesto un'indicazione al Parlamento - il quale gliel'ha data - ma non ha mantenuto gli impegni presi in Parlamento. Nella notte di mercoledì 28 luglio il Governo ha inserito una normativa che nel metodo e nel merito rappresenta un vulnus istituzionale. Sapete cos'ha fatto il Governo? Ha introdotto la normativa, ma non ne ha dato atto nemmeno nel comunicato stampa che illustra i contenuti del decreto-legge e che trovate nel sito Internet di Palazzo Chigi: non c'è una riga su quello che è stato introdotto nottetempo all'insaputa del Parlamento dopo il voto di quest'ultimo; il Paese lo apprende soltanto dalla Gazzetta Ufficiale quando alcuni giornalisti se ne accorgono. Questo è un vulnus particolarmente importante, che va assolutamente ricucito nel provvedimento in esame o almeno nel successivo. Credo che il Governo debba solennemente prendere l'impegno in quest'Aula e accettare che il Parlamento possa intervenire a modificare la normativa. Nel merito, cari colleghi, sembra che la normativa sia intervenuta - ci dicono - perché eravamo in lockdown e occorreva prorogare il mandato non più rinnovabile del direttore dell'AISI; se questo fosse vero, chiedo al Governo come mai poche settimane prima il direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE), che era - quella sì - davvero impegnata durante il lockdown per reperire nel mondo le mascherine e i respiratori di cui avevamo bisogno, viene nominato presidente di Leonardo (siamo a poche settimane prima, in maggio, nel pieno del lockdown ); in quel caso non c'è stata l'emergenza di prorogare i vertici dei servizi segreti, anzi è stato sostituito anticipatamente con un altro direttore. Come mai questo, che non era così urgente - sì da rinnovare anticipatamente il direttore dell'AISE, che è andato a ricoprire l'incarico di presidente di Leonardo - poche settimane dopo, quando invece il lockdown ormai è ridotto, diventa urgente e impellente per il direttore dell'AISI? Le nomine spettano al Governo e nessuno vuole assolutamente incidere su questo; è compito e responsabilità suo, anzi del Presidente del Consiglio, nominare e revocare; sono suoi i pieni poteri di indirizzo sui servizi segreti. Proprio per questo, perché sono suoi i pieni poteri - sia di nomina, sia di revoca, sia di indirizzo - per quanto riguarda i servizi segreti, è il Parlamento a legiferare, non colui che ha i poteri, tanto più con l'arbitrio di un decreto-legge imposto con la fiducia. In tutte le democrazie, l'equilibrio dei Poteri ci dice che più ampio è il potere del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica, in questo caso di nomina, di revoca e di indirizzo sui servizi segreti, più ampio dev'essere il controllo del Parlamento e del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che infatti ha legiferato sempre in materia in uno spirito di condivisione.