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Ma un'Europa che non riesce ad avere una politica, che non riesce a parlare in difesa dei cristiani, che non è presente, indebolisce tutti. E anche da parte italiana il fatto di aver ritirato il poco che c'era non è una mossa favorevole; così come non lo è il fatto che dal Segretario di Stato degli Stati Uniti ci venga chiesto come mai abbiamo dato accesso ai nostri aeroporti a Mahan Air, che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti indaga per i suoi legami con il terrorismo, al punto da essere stata soprannominata Air jihad. Direi che non è questa la posizione di cui abbiamo bisogno. Il poco che c'è, il molto poco che c'è nella proposta di risoluzione del Governo non ci trova contrari, ma non possiamo accettare che ci sia così poco e che non ci sia una voglia e una disponibilità ad incidere. Fin dall'inizio abbiamo visto che il Governo ha escluso qualsiasi tipo di partecipazione sul posto. Ebbene, solo con le parole non si risolve niente: bisogna esserci. Noi abbiamo proposto più volte di agire per avere una forza armata comune in Europa. Se non riusciamo ad avere presenza sul posto e anche disponibilità ad impiegare dei militari sul posto, non avremo credibilità e non potremo portare avanti i buoni princìpi sui quali, almeno in teoria, siamo tutti d'accordo. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . FERRARA (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, sin dal 9 ottobre 2019, data dell'inizio dell'offensiva turca nel Nord Est della Siria, il MoVimento 5 Stelle e la maggioranza che sostiene questo Governo hanno messo alcuni punti fermi imprescindibili per affrontare tale crisi internazionale. Il nostro Ministro degli affari esteri ha subito convocato l'ambasciatore turco in Italia e chiesto con determinazione la sospensione di ogni combattimento, facendo le dovute pressioni sulla Turchia affinché ponesse fine all'invasione del Nord del Paese arabo. Signor Presidente, è grazie anche al coraggio delle milizie curde, in particolare delle donne curde, che è stata riconquistata persino Raqqa, la capitale del cosiddetto Stato islamico, contribuendo così alla definitiva sconfitta dei terroristi guidati dal defunto Al Bagdadi, che aveva il fine di formare un califfato salafita al confine tra Siria e Iraq. Oggi che, alla luce degli ultimi eventi, tale nefasto intento è sfumato, si apre un nuovo scenario su cui dobbiamo riflettere in maniera ancora più approfondita. Dobbiamo riflettere sul sostegno internazionale che è stato dato all'inizio del 2011 a formazioni combattenti integraliste che hanno monopolizzato la ribellione siriana, facendola degenerare in una guerra civile e per procura, in cui sono stati addestrati, armati e finanziati migliaia di foreign fighter provenienti da più Paesi. Dobbiamo riflettere su un sostegno diretto ed indiretto che ha permesso a queste organizzazioni terroristiche di devastare un intero Paese, causando più di 500.000 morti, distruggendo intere città, villaggi, infrastrutture e generando indicibili sofferenze. Dobbiamo riflettere sulla politica estera dell'Unione europea, che spesso ha ceduto agli interessi dei singoli Stati, senza riuscire a perseguire ideali comuni, di pace e non ingerenza negli affari interni di altri Stati. Dobbiamo altresì riflettere sulle politiche migratorie in relazione a quella politica estera che prima ha causato guerre insensate come in Libia e in Siria e dopo ha dovuto subire le conseguenze di queste scelte scellerate che hanno causato milioni di profughi. A causa delle pressioni migratorie, l'asse politico dei singoli Paesi si è spostato verso l'estrema destra, causando ondate di odio e intolleranza in tutta l'Unione europea, un vero pericolo per chi crede nella fratellanza e la giustizia tra i popoli. (Applausi dal Gruppo M5S) . L'aggressione per procura alla Siria ha provocato milioni di profughi; secondo alcune stime, circa 5 milioni di essi sono scappati, aumentando ancora di più il carico sui Paesi limitrofi come Libano, Giordania, Turchia e Unione europea. Non a caso, con un accordo discutibile si è deciso di elargire ben 6 miliardi di euro al presidente Erdogan per prendersi carico di 3 milioni di siriani. Nei giorni scorsi il Presidente turco ha minacciato rappresaglie verso l'Europa, riaprendo il flusso di profughi siriani verso le frontiere dell'Unione europea. Questo è inaccettabile e noi non vogliamo assolutamente accettare ricatti. (Applausi dal Gruppo M5S) . In questo contesto, la scelta del presidente Trump di ritirare i propri militari dal nord della Siria ha dato il via libera all'operazione Fonte di pace, un'altra truffa semantica degna di Orwell. Con tale aggressione a un Paese sovrano, in pochi giorni i turchi hanno occupato importanti fette del confine siriano, attaccando le milizie curde dell'Unità di protezione popolare (YPG). Vorrei altresì ricordare che l'attacco lanciato da Ankara ha coinvolto anche la popolazione civile e tra le vittime c'è pure Hevrin Khalaf, la segretaria generale del Partito Futuro siriano e attivista per i diritti delle donne, brutalmente torturata e giustiziata a soli trentacinque anni durante un agguato dei miliziani jihadisti filoturchi. L'obiettivo di Erdogan è stato duplice: da un lato deportare con la forza centinaia di migliaia di profughi in Siria, dall'altro impedire qualsiasi chance alla formazione di uno Stato curdo ai confini. Sono molteplici gli episodi di violazione dei diritti umani da parte dell'esercito turco e dei gruppi paramilitari che appoggiano l'invasione del Nord della Siria. Il problema è che, sin dai tempi di Ataturk, sono forti le spinte turche per penetrare in Siria, per ridar gloria ad un impero ormai perduto. Noi del MoVimento 5 Stelle siamo molto soddisfatti che il nostro Ministro degli affari esteri abbia subito preso una posizione forte e chiara, fin dai primi giorni dell'invasione turca, con l'immediata convocazione del loro ambasciatore, la ferma condanna dell'aggressione militare e dell'inaccettabile ricatto di Erdogan sui profughi. Abbiamo oltremodo apprezzato la richiesta della Farnesina di un embargo europeo sugli armamenti alla Turchia, seguita dalla decisione di sospendere la concessione di nuove forniture belliche italiane ad Ankara, valutando anche i contratti in essere. Ricordo al collega De Falco - come ha appena spiegato il ministro Di Maio - che l'attuale legge in materia, la legge n. 185 del 1990, non prevede automatismi per le sospensioni e richiede quindi procedure ad hoc , attivate di volta in volta a discrezione dell'autorità politica. Una volontà politica che il ministro Di Maio ha avuto il coraggio di esprimere, a differenza dei Governi che lo hanno preceduto. (Applausi dal Gruppo M5S) . Proprio per questo, per non lasciare queste decisioni in balia delle mutevoli maggioranze politiche, il MoVimento 5 Stelle ha proposto un disegno di legge di riforma della legge n. 185 che preveda divieti non aggirabili e sospensioni automatiche.