[resaula]

toglierlo e affidarlo ai diplomatici, che poco i nulla sanno delle reali istanze del mondo produttivo rischia di creare un diplomazia economica che non riesce a supportare a dovere il sistema economico italiano. 2) fuorviante per i rapporti intragovernativi - dal punto di vista amministrativo uno stretto coordinamento tra il MISE e il Ministero degli affari esteri sul piano promozionale esiste già da anni grazie alla cabina di regia per l' export (in cui sono anche coinvolti anche il MIPAAF ed il MEF): che bisogno c'è di operare un tale stravolgimento? 3) illogico nella motivazione e negli sviluppi - dal punto di vista di riparto di poteri il commercio non va confuso con la politica estera tout court (in tutti i Paesi più importanti del mondo le competenze degli Esteri e del commercio estero sono ben distinte; questa riforma ci fa fare un passo indietro e ci allinea ai paesi in via di sviluppo). Bisogna tenere ferma questa distinzione di competenze altrimenti si possono confonder mezzi e fini: fine della politica commerciale è vendere il made in Italy , non cucire alleanze, quello è il mezzo, mentre in politica estera diviene il fine! Con lo spostamento agli Esteri il commercio internazionale soffocherà nei giochi diplomatici e negli errori di prospettiva. 4) potrebbe spostare l'asse delle alleanze dell'Italia - vista la precedente azione dell'attuale titolare della Farnesina nel caso della cosiddetta "via della Seta" (che peraltro crea un sistema di logistica che funzionerà solo in entrata per le merci a basso costo, come dimostrano gli ultimi dati export ) disponendo che sia solo il MAECI ad occuparsi di commercio estero si rischia di piegare le esigenze del sistema produttivo alle possibili fantasie di liasons internazionali "innovative" : rischiamo la sudditanza economica alla Cina che non è una economia di mercato, concorre slealmente con noi da sempre e politicamente resta un sistema non democratico come dimostra quanto sta accadendo ad Hong Kong - in un tempo delicatissimo in cui si deve scegliere bene da che parte stare viste le tensioni internazionali 5) potrebbe portare fuori bersaglio gli scambi - dal punto di vista strategico commerciale degli sbocchi per il nostro made in Italy finora con il ministro Di Maio al MISE, per dare priorità all'accordo con la Cina abbiamo trascurato gli altri mercati dove bisognava puntare con la promozione - visti: a) gli accordi ampi e dai reali vantaggi di libero scambio già esistenti (Canada, Giappone CETA e l'EPA) che hanno aperto i mercati ricchi e precedentemente meno promettenti perché molto protetti o quello col Vietnam (dove si stanno già trasferendo le aziende in foga dalla Cina); b) quelli in arrivo (Mercosur, altri Paesi ASEAN) ma soprattutto; c) non abbiamo presidiato il mercato maggiore del mondo (gli USA, dove invece adesso rischiamo altri dazi e dove si sarebbe dovuto lavorare per porsi come partner privilegiato in Europa, non essendo neanche membri di Airbus!). In conclusione, le tensioni sui flussi commerciali mondiali ormai evidenti dai dati WTO e le imminenti rappresaglie commerciali di livello globale, foriere di problemi per la crescita mondiale, rendono evidente la necessità per il Paese di aver una direzione generale tecnica presso il MISE dedicata alla policy sul commercio estero, alla promozione e all'attrazione di investimenti che sia competente, fortemente motivata e in grado di gestire un lavoro importante alla pari con altre strutture omologhe nel mondo. Questa innovazione istituzionale va nel senso opposto e per questo è sbagliata e non dovrebbe essere approvata da forze politiche competenti e responsabili. Noi di Forza Italia infatti, non la voteremo. Testo integrale dell'intervento della senatrice Gallone nella discussione generale del disegno di legge n. 1493 Prima di riordinare e riorganizzare i Ministeri questo Governo dovrebbe, con responsabilità e consapevolezza, riordinare le idee. Questo Governo dovrebbe riorganizzare e riordinare prima di tutto i propri pensieri per realizzare un piano organico di interventi per il Paese. Per un Paese che era al primo posto in tantissimi settori e che ora sta scalando le classifiche contrario. Eravamo i primi nella produzione di olio e ora siamo almeno terzi, eravamo primi nel sistema del riciclo e ora siamo almeno terzi e via così. Questo Governo conosce sicuramente la famosissima "proprietà commutativa" per cui cambiando l'ordine dei fattori o degli addendi il risultato non cambia. Purtuttavia, questo Governo, continua a rimescolare le carte pensando che il loro valore si modifichi. Con tutti i problemi che il nostro Paese sta vivendo (dall'Ilva alla xylella, alla cimice asiatica, dal dissesto idrogeologico alla disoccupazione, dall'immigrazione alla sicurezza, alla questione dei dazi sul commercio estero), uno dei primi provvedimenti che anche il Governo Conte porta avanti è un'altra volta il cosiddetto "riordino dei ministeri". E lo fa ancora una volta così spalleggiando deleghe ministeriali di qua e di là come in una partita di ping pong , con una leggerezza inquietante. Questo Governo crede di risolvere i problemi inventando titoli ad effetto per provvedimenti vuoti, senza contenuti strutturali e strutturati, e soprattutto senza metterci soldi! A riprova basti pensare che 600 decreti attuativi giacciono ancora nella palude della burocrazia ministeriale (risalenti al Governo Conte I, al Governo Gentiloni Silveri, al Governo Renzi e persino al Governo Letta). E questo Governo Conte II, seguito del Conte I, come primo atto cosa fa? Riordina i Ministeri che lui stesso aveva già riordinato precedentemente. Così, come se spostare competenze e deleghe non comportasse conseguenze. Come se Paperina chiamasse Paperino per spostare i mobili a ogni piè sospinto. Fate pace col cervello! Riordinate e riorganizzate le idee. Sempre poi, naturalmente, con la modalità del decreto. Aggiungendo emendamenti del Governo a emendamenti fino all'ultimo secondo. Anche mentre sto parlando agli uffici legislativi staranno arrivando nuove modifiche dal Governo. E non si parla di Ilva, non si corre ai ripari subito con 10.000 famiglie a rischio posto di lavoro e il piano ambientale bloccato! Almeno accogliete le nostre proposte. Fate un atto di umiltà per una volta al posto di usare sempre l'arroganza odiosa. Ascoltare è sinonimo di intelligenza, così come cambiare idea per non fare la figura dei paracarri. Non si fa così. Non si fa così. Così non si lavora. In qualunque ufficio vi licenzierebbero in tronco! Con urgenza e necessità. Ma quale urgenza? Quale necessità? Urgenza e necessità che derivano probabilmente solamente dalla necessità di creare un sistema non di RI/partizioni ma di RI/spartizioni secondo logiche di appartenenza partitica o ideologica. Mi sembra che il Governo si stia comportando come un ragazzino capriccioso questo mio, questo è tuo, senza rendersi conto che intervenire sull'organizzazione dello Stato e sul funzionamento dello stesso ha conseguenze rilevanti per tutto il sistema Paese e per ogni tipo di settore e attività che agisce al suo interno! Questo Governo non ha capito di cosa ha bisogno l'Italia. Questo Governo non ha capito che L'Italia ha bisogno di essere lasciata in pace. Di essere lasciata tranquilla a lavorare, a produrre e a fare sistema.