[pronunce]

Deduceva, in specie, l'inapplicabilità dell'art. 1, comma 153, della legge reg. Campania n. 5 del 2013 ai progetti inerenti al piano nazionale di edilizia abitativa, posto che l'art. 11, comma 3, del d.l. n. 112 del 2008, come convertito, non opera alcuna distinzione tra interventi di recupero edilizio e di costruzione di nuovi alloggi. Denunciava, in secondo luogo, l'illegittimità costituzionale della citata norma regionale per contrasto con i principi posti dalla legge statale in materia di competenza concorrente e perché produttiva di una disparità di trattamento su base territoriale. Sosteneva, infine, l'inapplicabilità della medesima norma regionale alla procedura regolata dall'avviso pubblico del 2010, che ne costituisce la lex specialis, non modificabile in termini peggiorativi dallo ius superveniens. 1.2.- Ciò premesso, il TAR campano reputa di dover sollevare questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 153, della legge reg. Campania n. 5 del 2013, ritenendole rilevanti e non manifestamente infondate. Ad avviso del giudice a quo, la rilevanza risulterebbe evidente, posto che l'archiviazione dei progetti presentati dalla ricorrente è stata disposta in ragione di quanto previsto dalla norma censurata. La ricorrente non potrebbe, d'altra parte, giovarsi della successiva «disposizione di salvaguardia» introdotta con l'art. 1, comma 82, della legge reg. Campania n. 16 del 2014. Per costante affermazione della giurisprudenza amministrativa, infatti, in forza del principio tempus regit actum, la legittimità di un atto amministrativo va accertata sulla base dei presupposti di fatto e di diritto esistenti al momento della sua emanazione. Di conseguenza, l'atto non può essere reso illegittimo ex post da una norma sopravvenuta, salvo che essa rechi una espressa clausola di retroattività: clausola non rinvenibile nella disposizione regionale da ultimo citata. Né, d'altro canto, sarebbe possibile attribuire a tale disposizione natura interpretativa: essa avrebbe piuttosto carattere innovativo e integrativo della norma precedente, limitandosi ad apportare una «deroga condizionata» al divieto, da questa previsto, di accordare benefici per interventi di nuova edificazione. Allo stato, pertanto, il ricorso dovrebbe essere rigettato, avendo i provvedimenti impugnati un contenuto interamente vincolato. 1.3.- Quanto, poi, alla non manifesta infondatezza, la norma censurata si porrebbe - secondo il rimettente - in contrasto con l'art. 3 Cost., determinando una ingiustificata disparità di trattamento fra situazioni analoghe. Essa farebbe dipendere la possibilità di ottenere i benefici in questione dal mero dato cronologico dell'esame delle pratiche, escludendo le istanze esaminate per prime (oggetto di archiviazione, come nel caso di specie), mentre quelle scrutinate più tardi hanno potuto giovarsi di quanto disposto con il successivo intervento legislativo regionale (il comma 153-bis dell'art. 1 della legge reg. Campania n. 5 del 2013). La norma denunciata violerebbe, altresì, l'art. 117, terzo comma, Cost. In sede di scrutinio della norma statale di cui all'art. 11 del d.l. n. 112 del 2008, come convertito, questa Corte ha infatti chiarito, con la sentenza n. 121 del 2010, che «la materia dell'edilizia residenziale pubblica, non espressamente contemplata dall'art. 117 Cost., "si estende su tre livelli normativi"», il secondo dei quali - riguardante la programmazione degli insediamenti di edilizia residenziale e, in particolare, la previsione di un piano nazionale di edilizia abitativa - si colloca nella materia di competenza concorrente «governo del territorio», ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost. È stato, quindi, affermato che «lo Stato, con il suddetto piano, fissa i principi generali che devono presiedere alla programmazione nazionale ed a quelle regionali nel settore», esercitando, con ciò, le proprie attribuzioni in una materia di competenza concorrente, quale appunto il «governo del territorio». Nell'ambito di tali principi generali rientrerebbe anche quello stabilito dall'art. 11, comma 3, del d.l. n. 112 del 2008, come convertito, secondo il quale l'incremento dell'offerta abitativa per le categorie sociali con minori mezzi economici doveva realizzarsi anche, se non soprattutto, mediante la costruzione di nuove abitazioni: principio con il quale la norma censurata si porrebbe in evidente contrasto. Dovrebbe, infatti, escludersi che, nella materia considerata, la potestà legislativa regionale possa produrre esiti diversi rispetto alla programmazione nazionale. La legislazione regionale fruirebbe, bensì, di spazi per modulare la realizzazione di nuove abitazioni e il recupero del patrimonio edilizio esistente (in specie, fissando priorità e preferenze e stabilendo modalità di realizzazione degli interventi), ma non potrebbe escludere del tutto le nuove costruzioni nella determinazione del programma regionale attuativo del piano nazionale, stante l'ineludibile principio di concorrenza delle nuove abitazioni con il recupero dei fabbricati preesistenti fissato dalla legge statale. 2.- Si è costituita la Aquilone società cooperativa edilizia, ricorrente nel giudizio a quo, la quale ha chiesto l'accoglimento delle questioni, svolgendo argomenti a sostegno della loro rilevanza e fondatezza, sviluppati con successiva memoria. La parte costituita ha sottolineato, in specie, come, alla luce delle indicazioni di questa Corte, la fissazione su scala nazionale degli interventi sia funzionale ad assicurare i livelli minimi di offerta abitativa per le categorie sociali svantaggiate, evitando squilibri e disparità di trattamento nel godimento del diritto alla casa: prospettiva nella quale la violazione del principio generale che consente di attuare il piano nazionale, non solo mediante misure di recupero edilizio, ma anche mediante nuove costruzioni comporterebbe una discriminazione su base territoriale atta a compromettere la funzione del piano, lesiva anche dell'art. 3 Cost. 3.- Si è costituita anche la Regione Campania, resistente nel giudizio principale, chiedendo il rigetto delle questioni. Nella memoria successivamente depositata, la Regione rileva come la norma censurata persegua l'obiettivo - rientrante certamente nelle competenze regionali - di contenere il consumo del suolo a fini edificatori: esigenza posta in risalto anche a livello europeo e particolarmente avvertita nel territorio campano, in ragione dell'elevata percentuale di suolo artificiale in esso riscontrabile. La disposizione non avrebbe, d'altro canto, determinato la disparità di trattamento denunciata dal rimettente. Dalla documentazione prodotta in allegato alla memoria, emerge, infatti, che nessun progetto di nuova edificazione ha beneficiato di contributi o agevolazioni, né dopo la norma regionale del 2013, né dopo quella del 2014. La norma censurata non violerebbe neppure il principio posto dal legislatore statale riguardo all'oggetto del piano, in quanto non precluderebbe affatto la realizzazione di nuove abitazioni nel territorio campano che non contemplino forme di finanziamento pubblico.