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Voi ritenete che siano più pericolose le palestre, dove hanno attuato investimenti e dove le macchine per fare sport distano metri l'una dall'altra, piuttosto che gli assembramenti nelle metropolitane o sulle corriere. Ecco perché vi accuso, a ragion veduta, e vi accusano gli italiani di incapacità, di non aver saputo interpretare i bisogni del nostro Paese, i bisogni di quei lavoratori che voi avete trascurato e che oggi, semplicemente aumentando il debito degli italiani, dite di essere pronti a ristorare: peraltro malamente, come poi dirò. Questo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, d'altra parte, è figlio di quel pauperismo e di quella visione etica che contraddistingue, purtroppo, la vostra maggioranza politica, la vostra visione politica di sinistra, quasi consona e affine a quella teologia della liberazione per la quale, magari, si può andare giustamente in chiesa, ma non si può andare in palestra, non si può andare al ristorante, perché quelle attività sono, come qualcuno di voi ha detto, superflue. Forse, amici cari, saranno superflue, ma non sono affatto superflue per chi vi lavora, per i camerieri, per i cuochi, per quelle persone che lavorano in quei mondi, per quelle persone che vi servono lo spritz e che voi state insultando e mandando a casa con i vostri provvedimenti. Quindi, ristoro e nuovo debito per venir meno agli investimenti che non avete saputo fare. Trasporti, servizi sanitari, assistenza domiciliare agli anziani, scuola: non avete fatto nulla in sei mesi, tranne i monopattini, da una parte, e banchi a rotelle, dall'altra. Adesso, allora, dovete coprirvi alle spalle degli italiani e dovrete indebitare ancora di più il Paese per coprire le vostre inefficienze. Lo dico e lo ripeteremo a voce alta dappertutto: nelle città, nei paesi, nei rioni della nostra amata Patria. Ebbene, parlate anche di ristoro e qui dimostrate l'incompetenza aziendale del vostro agire. Ma come pensate di ristorare gli italiani con l'elemosina? Voi avete detto e scritto che il ristoro sarà comparato a quello del decreto di giugno. Allora, il decreto citato prevede un contributo a fondo perduto che varia dal 10 al 20 per cento sulla riduzione dei ricavi. Cosa vuol dire, tradotto in poche parole? Che voi forse a malapena ristorerete una parte dell'utile di queste imprese. Ma i costi fissi che queste imprese devono comunque sopportare chi li paga? Li pagate voi? Abbiate, allora, il coraggio di essere più onesti intellettualmente. Abbiate il coraggio di ascoltare chi sta urlando e protestando nelle strade. Altro che parlare dei violenti. I violenti vanno repressi e mi auguro che il Ministro dell'interno sappia svolgere le sue funzioni a tal riguardo. Chi protesta ha il dovere e il diritto di farlo, perché voi li state ignorando. E anche quando parlate di ristoro, li state prendendo in giro, perché ribadisco che con il 10, 15 o 20 per cento del minor fatturato non si ristora un bel nulla, ma - semplicemente - si spendono male i soldi dello Stato e si indebita ulteriormente il nostro Paese. Concludo il tempo a mia disposizione chiedendo al Ministro, che spero vorrà risponderci con chiarezza, che provvedimenti ha preso verso quegli immigrati clandestini che continuano a invadere il nostro Paese e scappano dai centri, magari malati di Covid. Che provvedimenti state prendendo verso gli immigrati clandestini? Lo vorremmo sapere, visto che volete chiudere in casa gli italiani e impedire ai nostri ristoratori di lavorare, dopo che magari - faccio una parentesi - hanno investito fior di soldi per garantire il distanziamento e la sanificazione. Dopo che hanno investito soldi, li fate chiudere! Impedite anche che le famiglie possano festeggiare il compleanno di un figlio, però, allo stesso tempo consentire agli immigrati clandestini di entrare quotidianamente nel nostro Paese e di sentirsi liberi di fare quello che vogliono. Signor Presidente, è molto grave quello che sta accadendo. Rientrano nella vostra responsabilità e dovete avere sulla vostra coscienza i disordini che si sono verificati e che, purtroppo, si ripeteranno prossimamente. Non vorremmo che questi disordini e magari le violenze che, ahimè, spesso si accompagnano alla disperazione sociale vi facessero comodo, perché è attraverso questi elementi che voi potrete conservare il potere. Volete solamente la poltrona; è la poltrona che vi interessa e non certo il destino e le sorti della nostra Patria. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ruotolo. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Ministro, abbiamo tutti ascoltato con attenzione e preoccupazione la sua informativa. Le chiedo anche io, a nome delle colleghe e dei colleghi del Gruppo Misto, di esprimere la nostra solidarietà alle Forze dell'ordine aggredite nel corso delle manifestazioni violente di questi ultimi giorni. (Applausi) . Signor Ministro, questa è l'ora più buia per il nostro Paese dal Dopoguerra. Quella che, alla fine dello scorso febbraio, si era palesata come un'emergenza sanitaria è diventata rapidamente e drammaticamente anche un'emergenza economica e sociale, che in questa seconda ondata sta mettendo a dura prova la coesione sociale e rischia di mettere in discussione la tenuta democratica del nostro Paese. Oggi dobbiamo fare i conti con due emergenze contemporaneamente: quella sanitaria e quella economica. Giorno dopo giorno si riempiono di nuovo gli ospedali e le terapie intensive, aumenta il numero dei morti, il contagio corre veloce (solo oggi 25.000 nuovi positivi) e investe le grandi città del Nord, del Centro e del Sud (Milano Roma, Napoli). Dobbiamo garantire la salute dei cittadini, ma gli ultimi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, con le chiusure anticipate dei negozi, delle attività del terziario e della ristorazione, necessarie per ridurre il contagio, hanno portato in piazza, colpiti dalla crisi economica, ceto medio, piccola borghesia e marginalità e, con loro, gli ultimi degli ultimi: precari, disoccupati e addetti di quel sommerso che alimenta anche la criminalità, ma che non è solo funzionale alla criminalità, in quanto fa sopravvivere migliaia di persone, soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia. Piazze composite con diversi protagonisti, quei ceti impoveriti dalla pandemia e i protagonisti di quelle immense periferie che sono diventate le nostre metropoli; piazze esposte all'egemonia della destra, del tutti contro tutti, del rancore, dell'invidia sociale e del ribellismo. In queste piazze abbiamo sentito gridare contro la dittatura sanitaria, contro lo Stato. Per loro il nemico da abbattere non è il virus, ma i provvedimenti presi per contrastarlo; su queste proteste si innesta di tutto. Signor Ministro, colleghe, colleghi, la gente è spaventata, disorientata. È un momento in cui c'è tanta sofferenza e in cui migliaia di persone si sono trovate senza lavoro. Saremmo tutti più tranquilli se dietro a queste manifestazioni avessimo individuato un'unica regia criminale.