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considerato che nel 1990, al Monumento Ossario ai Garibaldini di Valle di Maddaloni furono sottratti i fasci d'arme, in bronzo, collocati sul terzo gradino del podio, appoggiati alla roccia come se scaturissero da quella; nel caso del 4 novembre, invece, sembra non essere stato portato via nulla. Lo scopo dei vandali, dunque, non è di ordine economico, come quello dei ladri del 1990, ma dev'essere individuato nel desiderio di distruggere un monumento che celebra l'epopea garibaldina, dunque un momento fondamentale del processo che condusse all'Unità d'Italia; valutato che sarebbe imprudente sottovalutare il potere emulativo di gesti simili, dettati da una volontà distruttiva che poco conta se si alimenti di un genuino spirito di rivalsa nei confronti degli artefici dell'unificazione nazionale di marca savoiarda, ottenuta a danno del regno borbonico, o di mera ignoranza, ma che rischia di trovare alimento nel clima di insofferenza nei confronti delle statue di personaggi storici accusati di razzismo, o comunque di azioni riprovevoli, che di recente si è diffuso dagli Stati Uniti al resto del mondo (si veda "Abbattere statue: i vandali delle Rivoluzioni" su "Il Corriere della Sera"), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto; se non ritenga necessario allertare gli uffici territoriali di tutela affinché sollecitino gli enti locali responsabili di monumenti che potrebbero rientrare in una ideale "lista nera" a monitorare la situazione, aumentare il livello di sorveglianza e assumere le precauzioni del caso. Atto n. 3-02926 BERGESIO VALLARDI SBRANA RUFA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il 31 dicembre 2021 scadrà la proroga, precedentemente introdotta con decreto ministeriale 22 luglio 2020, sull'indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattiero-caseari; sulla base del regolamento (UE) n. 1169/2011, l'Italia è infatti riuscita ad ottenere il riconoscimento in via sperimentale di un regime di etichettatura d'origine obbligatoria per alcuni prodotti, e specificatamente per la pasta, il riso, i prodotti derivati dal pomodoro, il latte e i suoi derivati ed anche per le carni suine trasformate, al fine di poterne certificare l'origine italiana; l'etichetta risponde alle aspettative dei consumatori di poter avere informazioni in merito all'origine del latte e dei suoi derivati, e quindi alla sua qualità e sicurezza, secondo un percorso di trasparenza e di valorizzazione del made in Italy ; il rischio è quello di inquinare il mercato con prodotti importati dall'estero, la cui qualità non è assolutamente paragonabile a quella dei prodotti italiani, sottoposti peraltro a rigidi controlli, arrecando un serio danno in primo luogo alla salute dei consumatori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover immediatamente procedere all'emanazione degli atti necessari a preservare l'obbligo di indicazione in etichetta dell'origine dell'ingrediente primario per il latte e i prodotti lattiero-caseari e per tutti gli altri elencati in premessa. Atto n. 3-02928 GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: un anno fa in Etiopia è iniziato il sanguinoso conflitto interetnico del Tigrè, apice dello scontro in atto sin dal 2018, che vede come schieramenti il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF), e il Governo Federale Etiope del Primo Ministro Abiy Ahamed, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019 per il suo impegno a favore della pace fra Etiopia e Eritrea; a distanza di un anno, il conflitto è ancora in corso e ha visto un'espansione delle ostilità e della violenza. Nell'indagine congiunta del 3 novembre 2021 dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), Michelle Bachelet, e della Commissione Etiope sui diritti Umani (EHRC), relativa ai primi otto mesi del conflitto, emergono presunte violazioni dei diritti umani internazionali, umanitari e del diritto dei rifugiati commesse da tutte le parti in conflitto. Sono stati riscontrati attacchi contro civili, uccisioni illegali, esecuzioni extragiudiziali, torture e altre forme di maltrattamento, detenzioni arbitrarie, rapimenti, sparizioni forzate, stupri e violenze sessuali e di genere, spostamenti forzati della popolazione civile, sfollati interni. Si sono registrate inoltre restrizioni alla libertà di movimento, alla libertà di espressione e accesso alle informazioni; secondo i dati ONU, è in corso una crisi umanitaria e il conflitto ha provocato lo sfollamento interno di quasi 3 milioni di persone e la fuga di oltre 63.000 tigrini nelle regioni confinanti del Sudan orientale. Si ritiene che migliaia, forse fino a 30.000 giovani soldati etiopi, male addestrati e male armati siano stati uccisi dall'inizio dell'offensiva. Si stima inoltre che migliaia di donne, ragazze e bambine sarebbero vittime di stupri di guerra nella regione. Fra gli esempi dell'estrema brutalità di questa guerra ci sono l'uccisione, a settembre 2021, di 47 civili a Chenna, un villaggio di etnia amhara controllato dal TPLF, e l'irruzione da parte delle autorità di governo, il 5 novembre 2021, presso la sede centrale del Don Bosco nel quartiere Gotera ad Addis Abeba, che ha visto l'arresto di 38 persone, tra questi volontari, insegnanti, preti e suore, senza apparente ragione e in modo discriminatorio unicamente appartenenti o relazionati con etnia tigrina. I dati riportano inoltre che nella regione ormai l'80 per cento della popolazione, circa 6 milioni di persone, ha bisogno di assistenza alimentare e fra questi, circa 1,4 milioni sono bambini, che si trovano ad affrontare una situazione di acuta insicurezza alimentare e grave malnutrizione; considerato che: negli ultimi mesi i ribelli hanno avanzato in direzione della capitale Etiope e tra il 30 e il 31 ottobre 2021, i combattenti hanno preso il controllo di due città strategiche, Dessie e Kombolcha; in data 2 novembre 2021, i deputati etiopi hanno votato a favore dello stato di emergenza ed il Governo etiope ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale con effetto immediato. Il Primo Ministro ha esortato i cittadini ad impugnare le armi e a non violare lo stato di emergenza proclamato; l'Etiopia, con la sua popolazione di 115 milioni di abitanti e la sua posizione strategica, è un Paese chiave del continente africano. Il conflitto che si combatte nel cuore del Corno d'Africa travalica ampiamente i confini regionali, investendo i rapporti tra Etiopia ed Eritrea e il futuro degli assetti interni dei due Stati, tanto da allertare la Comunità internazionale che teme un peggioramento della crisi umanitaria nel Paese. L'evoluzione del conflitto in Etiopia rappresenta in questa fase una variabile altamente critica per gli interessi e la sicurezza dell'Eritrea e dell'intero continente;