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Si modifica il comma 9 nella parte in cui disciplina i casi in cui il Consiglio dei ministri può disporre di non pubblicare parte della proposta del Ministro dell'interno e della relazione del prefetto, limitandola ai soli casi in cui la decisione sia assunta in applicazione delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d'ufficio, di segreto statistico e di protezione dei dati personali. Si modifica il comma 11 che disciplina l'incandidabilità per gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento dei consigli comunali e provinciali. La riformulazione intende porre rimedio alle criticità emerse in sede di prima applicazione della disposizione, introdotta in occasione della riscrittura dell'articolo 143 operata con la legge n. 94 del 2009: la disciplina vigente prevede, infatti, un periodo di incandidabilità per ogni tipo di elezione, regionale e amministrativa, che si svolge nella regione in cui ricade il comune colpito dalla misura di rigore, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento stesso, qualora l'incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo. Secondo l'interpretazione che si è affermata sulla base del dato testuale, la sanzione dell'incandidabilità viene ad operare residualmente, ossia riguarda solo quelle elezioni che non dovessero essere già state celebrate nel primo turno elettorale successivo allo scioglimento. E siccome vi è un'alta possibilità che, intervenuta l'incandidabilità, le elezioni comunali siano già state celebrate nel territorio regionale (ancorché non abbiano riguardato il comune sciolto per mafia), si viene a determinare la paradossale conseguenza che l'amministratore indegno possa ricandidarsi nel comune colpito dallo scioglimento, con ciò venendo a frustrare l'effetto più stigmatizzante della norma. La riformulazione della disposizione in argomento si caratterizza, pertanto, per la fissazione della durata dell'incandidabilità in sei anni, decorrenti dalla data di definitività della pronuncia, e per una limitazione del diritto di elettorato passivo non più limitato al territorio regionale ma applicabile in tutto il territorio nazionale. L'articolo 27 riscrive l'articolo 144 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Si modifica l'intero articolo con l'intento di «professionalizzare» l'attività di gestione straordinaria dell'ente. A tal fine, vengono individuate, in modo puntuale, le categorie dei soggetti chiamati a far parte della terna commissariale incaricata della suddetta gestione, rendendo prevalente la partecipazione del personale del Ministero dell'interno ed in particolare di quello appartenente alla carriera prefettizia, istituzionalmente vocato all'esercizio di competenze in materia di enti locali. Conseguentemente, due membri sono sempre individuati tra il suddetto personale. Quanto al terzo, oltre a mantenere ferma la possibilità di individuarlo tra gli appartenenti, in quiescenza, alla magistratura -- ampliando il novero anche a quella contabile, oltre che a quelle ordinaria ed amministrativa già previste dalla norma vigente -- o tra i funzionari statali, è stato precisato che deve trattarsi di funzionari in possesso di specifiche esperienze in materia di contabilità pubblica e gestione economica e finanziaria degli enti territoriali (comma 1). Ritenendo che il requisito della professionalità debba essere ancor più «marcato» nel caso di comuni di maggiori dimensioni, si è previsto che la «quota» prefettizia della terna commissariale negli enti con popolazione superiore a 15.000 abitanti venga individuata all'interno di un nucleo appositamente costituito presso il Ministero dell'interno, al quale è stabilmente assegnato un contingente di 45 unità (10 prefetti e 35 con qualifica fino a vice prefetto: comma 1- bis) dedicato a tempo pieno ed in via esclusiva all'esercizio delle funzioni commissariali degli enti di maggiore dimensione territoriale (comma 1- quater ). La prevalenza della componente prefettizia nelle commissioni straordinarie è consolidata, altresì, dalla previsione, inserita nel comma 1- quinquies , di scegliere comunque due soggetti appartenenti a tale carriera nel caso in cui dovessero risultare indisponibili unità di personale assegnate al predetto nucleo. Viene, inoltre, «rivitalizzata» la funzione del comitato di sostegno e monitoraggio dell'azione delle commissioni straordinarie e dei comuni riportati a gestione ordinaria, già previsto dalla norma vigente, da un lato ampliandone la partecipazione, attualmente limitata al personale dell'amministrazione dell'interno, a professionalità esterne (magistrati, avvocati dello Stato, dirigenti di altre amministrazioni centrali dello Stato), dall'altro assegnandogli il compito di elaborare linee guida per l'efficace svolgimento dell'attività commissariale (comma 2). Infine, si prevede l'adozione di decreti del Ministro dell'interno per determinare: i criteri e le modalità di funzionamento della commissione straordinaria, compresi quelli relativi al trattamento indennitario sia dei componenti della commissione, sia del personale assegnato in via temporanea all'ente locale, ai sensi del successivo articolo 145, comma 5; i criteri e le modalità della formazione di tutti i soggetti che possono ricoprire l'incarico di componente delle commissioni straordinarie e delle commissioni di accesso di cui all'articolo 143, comma 2; i requisiti di professionalità richiesti per il personale assegnato in via temporanea all'ente locale affinché anche la scelta di tale personale sia sorretta da logiche di professionalizzazione della funzione da esercitare (comma 3). L'articolo 28 modifica l'articolo 145 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Viene interamente ripensata l'attività di gestione straordinaria svolta dalla commissione straordinaria finalizzandola, oltreché alla ordinaria amministrazione dell'ente, al ripristino della legalità compromessa, anche mediante l'applicazione e l'utilizzo delle linee guida elaborate dal comitato di sostegno e monitoraggio. Sulla base della sintesi dell'esperienza maturata negli anni in materia di gestioni commissariali si è ritenuto di esplicitare nella norma quali sono i settori nei cui confronti deve, prioritariamente, indirizzarsi ogni iniziativa gestionale ed amministrativa della commissione straordinaria. Sono stati, così, enucleati i settori dei tributi, dell'edilizia, dell'urbanistica, del commercio, dello smaltimento e recupero dei rifiuti urbani, degli altri servizi pubblici locali e dei servizi sociali (comma 1). Viene esplicitato il contenuto del piano di priorità degli interventi da realizzare, che la commissione straordinaria deve definire entro sessanta giorni dal suo insediamento. Tale piano, anche sulla base delle risultanze emerse in sede di accesso, deve indicare, in particolare: le unità organizzative dell'ente per le quali è necessario il ricorso a personale esterno di cui si richiede l'assegnazione in via temporanea; le vacanze di organico dell'ente per le quali possono essere attivate le procedure di mobilità in ingresso ovvero le procedure concorsuali; le opere pubbliche indifferibili, individuando prioritariamente quelle rimaste incompiute; le prestazioni erogate dai gestori dei servizi pubblici locali e dei servizi sociali il cui livello qualitativo risulti particolarmente compromesso (comma 2).