[massime]

Procedimento civile - Disciplina delle spese di lite - Misure di contrasto dell'abuso del processo - Responsabilità aggravata della parte soccombente - Possibile condanna al pagamento di una somma equitativamente determinata a favore della controparte - Denunciata violazione del principio di legalità - Parametro impropriamente evocato - Inammissibilità della questione.. È dichiarata inammissibile, per impropria evocazione del parametro, la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Tribunale di Verona in riferimento all'art. 25, secondo comma, Cost., dell'art. 96, terzo comma, cod. proc. civ. nella parte in cui prevede che il giudice possa condannare la parte soccombente, che ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, al pagamento di una somma equitativamente determinata, a favore della controparte. L'obbligazione di corrispondere la somma prevista dalla disposizione censurata non identifica una sanzione in senso stretto, ma un'attribuzione patrimoniale, istituita per legge, in favore della parte vittoriosa nella controversia civile e a carico della parte soccombente. ( Precedenti citati: sentenze n. 269 del 2017, n. 69 del 2017, n. 152 del 2016 e n. 83 del 2015 ). Il principio di legalità di cui all'art. 25, secondo comma, Cost., recante la più stringente prescrizione della riserva di legge, che è assoluta, è parametro che riguarda le sanzioni penali, nonché quelle amministrative di natura sostanzialmente punitiva e non già prestazioni personali e patrimoniali imposte per legge, alle quali fa invece riferimento l'art. 23 Cost. ( Precedenti citati: sentenze n. 223 del 2018 e n. 180 del 2018 ).