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È stato detto giustamente che mettere insieme le elezioni regionali e il referendum e fare la campagna elettorale nel mese di agosto è praticamente come mettere insieme la marmellata e le acciughe. È vero ed è una cosa immangiabile, incommestibile. Praticamente - come prima vi dicevo - è l'espressione della sintesi di quello che può venire fuori dalle mediazioni contorte tra i 5 Stelle, da una parte, e il Partito Democratico, dall'altra. Io non vi sto a dire, tra l'altro, una cosa che penso sia ovvia: dovreste sapere che le elezioni comportano una raccolta di firme e lo svolgimento di riunioni. È vero che è stato abbassato il numero delle firme necessarie, ma le elezioni non si esplicano solo con il loro svolgimento il 20 settembre - data ipotizzata, ma di fatto sarà così - ma sono il frutto di un lavoro di preparazione (non si tratta di una regolamentazione dal punto di vista sanitario e quant'altro) nel mese di agosto; mese nel quale mi auguro francamente che gli italiani stiano in vacanza in Italia e non si occupino delle campagne elettorali o confondano magari l'elezione del Presidente della propria Regione con un referendum di carattere confermativo sul numero dei parlamentari. È vero che si arreca un danno al turismo, ma soprattutto si tratta di uno spregio sostanziale nei confronti dell'esercizio del diritto di voto. Questo non è un passo buono, perché ritenere che, alla fine, si possa votare anche in vacanza o in prossimità di essa è un qualcosa di complessivamente pericoloso. No, è più che pericoloso: è come ritenere che si è dato un po' per perso l'esercizio della democrazia. A mio avviso, il fatto di aver voluto fare un decreto-legge; di aver messo insieme referendum ed elezioni politiche; di aver parlato di un dies a quo , quando in realtà sappiamo tutti che sarà il 20 settembre; il non aver coinvolto le forze politiche nel loro insieme; l'aver pensato di poter fare le elezioni con la raccolta delle firme e lo svolgimento della campagna elettorale in agosto, credo siano la prova provata che il Governo non ha la benché minima intenzione di ragionare sugli aspetti fondamentali di alcune regole democratiche di base che non sono neanche difficili da trovare. Posso capire che a volte si possono avere delle idee diverse con riferimento a grandi temi, ma in questo caso si trattava di risolvere una questione abbastanza semplice: una questione di emergenza su cui trovare un'intesa di natura e carattere generale. No, non si è riusciti a fare neanche questo, e ciò ha comportato una serie di conseguenze di cui poi tutti si lamenteranno - tanto sarà così - il giorno dopo il voto, come se potessimo imputare a una scelta fatta a monte il fatto che il risultato del voto magari non sarà positivo, perché la campagna elettorale è stata svolta in agosto. Il tutto com'è condito, poi, in termini finali? È condito dal voto di fiducia, che è la ciliegina sulla torta. Così, mentre alla Camera i nostri colleghi hanno e detto chiaro e tondo no alla fiducia su un decreto di questo tipo, il provvedimento arriva all'esame dell'Aula del Senato senza finire neppure l'analisi degli emendamenti (circa 200, da quello che ho capito partecipando l'altra sera alla seduta in Commissione). Il provvedimento arriva in Aula quindi senza relatore e il Governo ha già fatto sapere che porrà la questione di fiducia. Credo che tutto questo sia incommentabile, anzi, neanche incommentabile; direi che in futuro qualcuno, su qualche libro di storia, potrà scrivere che il punto più basso toccato prima di qualcosa di terribile è stato proprio questo, perché tutto questo è francamente inammissibile, invotabile, inconcepibile. Insisto dunque nel dire che - secondo me - solo un Governo nato nel mese di agosto poteva partorire un'architettura di questo genere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. (Brusio) . BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, innanzitutto, se riusciste a evitarmi di dover urlare, ve ne sarei molto grata. Il provvedimento in esame dimostra che in Italia i provvedimenti in materia elettorale sono stabiliti dalle maggioranze pro tempore , non per salvaguardare e favorire, ma per pregiudicare e violare i diritti di partecipazione politica dei cittadini. Non è la prima volta e quella attuale non è neppure la prima maggioranza a comportarsi in siffatto modo, ma questa non è un'attenuante. Sull'abbinamento è già stato detto molto e condivido veramente quanto è stato rilevato. Ho votato a favore della pregiudiziale, ma con tutto questo voglio solo sottolineare che - secondo me - l'abbinamento di un referendum costituzionale con un altro turno di voto, per la prima volta nella storia della Repubblica, è un precedente pericoloso, fatto semplicemente per dire che del taglio dei parlamentari non si discute, non fa niente, è una riforma fondamentale. Aggiungo invece un'altra questione: la possibilità per alcuni partiti di partecipare alle elezioni regionali e vi faccio un esempio concreto. Prendiamo il Veneto, una Regione che tutti conosciamo. In Veneto la legge regionale prevede per la presentazione delle liste e delle candidature 12.000 firme, che sono state ridotte a un terzo, quindi 4.000 firme, divise in tutte le Province, da raccogliere sulle liste chiuse e non sui simboli. Ciò significa - per esempio - per Misto-Più Europa, per i radicali, per i Verdi, per chi volete, che bisognerà chiudere le liste a fine giugno, mentre gli altri continueranno a negoziare candidati e raccogliere le firme a luglio e agosto, ovviamente rispettando i distanziamenti, usando le mascherine, scrivendo a mano, come gli amanuensi del Medioevo, perché ormai tutto facciamo per via telematica, al di fuori della raccolta delle firme. E siccome gli assembramenti non si possono fare per ragioni sanitarie, che dobbiamo fare? I porta a porta? Suoniamo i campanelli delle case, ovviamente sempre con l'autenticatore alle proprie spalle e chissà se si presta? Ma come vi viene in mente? Non è che non ve ne accorgete, ma avete deciso così. Questa norma si chiama: chi c'è c'è, chi non c'è non c'è e non ci sarà. Questo è. Veramente io credo che ci si ritorcerà contro, magari non subito, ma più in là nel tempo. Avevamo proposto di tutto - metodi alternativi, firme raccolte per via telematica - ma non è stato recepito niente. Anzi, un autorevole esponente del Partito Democratico ha suggerito alla Camera che, se crea problemi il mese di agosto - ad agosto la gente è in vacanza - chiudiamo la raccolta delle firme il 31 luglio, così la gente non è in vacanza. È così facile! Sembrava lo spot «facile.it, facile.it, facile.it!», che tutti vediamo in televisione questi giorni. Ma, siccome non può essere malafede, è incompetenza? Il vostro collega vuole venire con me a raccogliere una firma, suonando i campanelli delle case? O non l'ha mai fatto in vita sua? Io penso non abbia mai raccolto legalmente una firma elettorale in tutta la sua vita, altrimenti una sciocchezza di tale genere non l'avrebbe potuta dire. (Applausi).