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Ulteriore direttrice d'azione è quella che concerne la disciplina dello scioglimento degli enti locali, conseguente a fenomeni di infiltrazione mafiosa. In questa parte, l'intervento opera una profonda rivisitazione delle norme, contenute nel decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, riguardanti sia la composizione delle commissioni straordinarie incaricate della gestione dell'ente locale, secondo un'ottica che mira ad accentuare la professionalizzazione e la specializzazione dei loro componenti, sia i poteri di tali organi collegiali. A quest'ultimo riguardo, il provvedimento si preoccupa di attribuire alle medesime commissioni più penetranti poteri di intervento, al fine di recidere i canali dell'infiltrazione mafiosa nella burocrazia locale. Sempre a titolo di premessa, si sottolinea l'urgenza delle norme proposte a modifica del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, al fine di allineare l'ordinamento nazionale agli standard internazionali GAFI in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo internazionale. Si rappresenta, a riguardo, che il Fondo monetario internazionale ha già avviato la valutazione complessiva dell'adeguatezza del sistema italiano alle prescrizioni stabilite, in materia, dalla comunità internazionale, dettando termini e condizioni concesse alle autorità nazionali. Più nel dettaglio, è previsto che le relazioni complete circa lo stato di attuazione della normativa primaria e secondaria vigente in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo (technical compliance) e circa l'efficacia in concreto del sistema (effectiveness) siano rese disponibili al Fondo entro giugno e settembre 2014. Di contro, il termine ultimo concesso dal Fondo monetario internazionale per l'adozione delle modifiche necessarie ad adeguare l'ordinamento nazionale agli standard internazionali in materia è fissato alla prima metà di gennaio del 2015. Si puntualizza, a riguardo che, ai fini della valutazione, il Fondo monetario internazionale terrà conto unicamente di norme già entrate in vigore alla scadenza del termine anzidetto. In caso di mancato adeguamento agli standard internazionali, prescritti in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, il Fondo monetario internazionale concluderà la propria valutazione con l'attribuzione di un rating negativo del sistema italiano, consacrato in un rapporto pubblico e accessibile all'intera comunità internazionale, potendo eventualmente optare, in ragione della gravità dell'inottemperanza, per l'assoggettamento dell'Italia a procedure di rigore implicanti serrati obblighi di monitoraggio e reporting. * * * Il provvedimento normativo in esame si compone di 32 articoli. L'articolo 1 introduce uno specifico obbligo di informativa ex articolo 129 disp. att. codice di procedura penale a favore del presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, nell'ipotesi in cui si eserciti l'azione penale per i delitti di cui agli artticoli 317, 318, 319, 319- bis , 319- ter, 319- quater , 320, 321, 322, 322- bis , 346- bis , 353 e 353- bis del codice penale. L'articolo 2 modifica l'articolo 416- bis c.p. introducendo un inasprimento del trattamento sanzionatorio delle singole condotte e delle circostanze aggravanti. L'articolo 3 introduce nel sistema, attraverso l'aggiunta dell'articolo 648- ter 1. al codice penale, due fattispecie di cosiddetto autoriciclaggio, attribuendo rilevanza penale alla condotta di chi, avendo commesso un delitto non colposo, sostituisca o trasferisca o comunque impieghi denaro, beni o altre utilità in attività economiche o finanziarie, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della provenienza delittuosa (condotte ad oggi rientranti nell'ambito del post-factum non punibile). La formulazione delle disposizioni incriminatrici tiene conto dell'esigenza di adeguare lo strumento repressivo alle esigenze di politica criminale connesse al cosiddetto rientro di capitali dall'estero, sì come valutate nel proficuo confronto con le altre amministrazioni interessate. Il primo comma dell'articolo 648- ter .1, in particolare, prevede l'ipotesi di autoriciclaggio in riferimento a un delitto non colposo punito con pena non inferiore nel massimo a cinque anni di reclusione, mentre il secondo comma prevede un'ipotesi autonoma, che ha come presupposto un delitto non colposo punito con la reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Al fine di evitare che le condotte di mero godimento (costituenti post factum non punibile) rientrino nell'ambito di applicazione della norma, il terzo comma prevede espressamente che «l'autore del reato non è punibile quando il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinate alla utilizzazione o al godimento personale». In tal modo si scongiura il rischio di duplicare la punizione per uno stesso fatto, dal momento che le condotte di mero sfruttamento dell'illecita ricchezza procurata dalla commissione del delitto presupposto sono, per chi tale delitto ha commesso, un mero post factum , non avente autonomo disvalore. Al quarto comma si prevedono specifiche aggravanti ove il fatto sia commesso nell'esercizio di un'attività bancaria, finanziaria o di altra attività professionale. Al quinto comma si prevede invece una specifica diminuente premiale, applicabile nei confronti di chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte di sostituzione o di trasferimento del denaro, dei beni o delle altre utilità siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l'individuazione dei beni, del denaro e delle utilità oggetto, profitto, prezzo o prodotto del delitto, finalizzata ad incentivare condotte di ravvedimento attuoso e di collaborazione. Infine, il sesto comma prevede l'applicabilità dell'articolo 648, ultimo comma, del codice penale, in virtù del quale la punibilità non è esclusa nel caso in cui l'autore del delitto presupposto non sia imputabile, punibile, ovvero quando manchi una condizione di procedibilità. Conseguentemente, si propone una modifica del testo vigente dell'articolo 648 quater, al fine di consentire la confisca anche rispetto ai beni costituenti prodotto o profitto del delitto di autoriciclaggio. L'articolo 4 riconfigura le fattispecie del cosidetto falso in bilancio, prevedendo sia per le società non quotate che per quelle quotate due distinte ipotesi, entrambe delittuose. Limitatamente alle società non quotate che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell'articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (ovvero le società sottratte alla dichiarazione di fallimento e sempreché il fatto abbia cagionato danno non grave), è stato previsto un regime di procedibilità a querela. Le falsificazioni operate nei bilanci e negli altri atti delle società non quotate, o le omissioni ivi contenute, non sono punibili se non hanno dato causa ad una alterazione sensibile della rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria. L'articolo 5 apporta le necessarie modifiche alla disciplina della responsabilità amministrativa degli enti conseguente alla commissione dei delitti di cui agli artticoli 2621 e 2622 cod. civ.