[pronunce]

nn. 274, 339, 340, 341 e 592 del 2006) ritengono inoltre violato il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, poiché la mancata previsione dell'appello avverso le sentenze di proscioglimento inciderebbe sui poteri della pubblica accusa, rendendoli inidonei all'assolvimento dei compiti previsti dall'art. 112 Cost.; che la Corte d'appello di Roma (r.o. 263, 264, 606, 607 e 608 del 2006) e la Corte militare d'appello di Verona denunciano (r.o. nn. 274, 339, 340, 341 e 592 del 2006) altresì il contrasto della disciplina censurata con l'art. 111, secondo comma, ultima parte, Cost. sotto il profilo della ragionevole durata del processo; che solo la Corte d'appello di Brescia (r.o. n. 13 e n. 14 del 2007) evoca a parametro l'art. 24 Cost., per la lesione del diritto di difesa garantito da tale norma costituzionale anche alle persone offese; che la Corte d'appello di Palermo (r.o. n. 395 del 2007) e la Corte militare d'appello di Verona (r.o. nn. 274, 339, 340, 341 e 592 del 2006) sollevano questione di legittimità costituzionale anche per violazione dei commi secondo, sesto e settimo dell'art. 111 Cost., rilevando in sostanza come la novella del 2006 abbia modificato profondamente la natura del ricorso per cassazione e alterato la fisionomia della Corte di cassazione come giudice di sola legittimità; che, infine, la Corte d'appello di Palermo (r.o. n. 395 del 2007) censura anche la disciplina transitoria contenuta nell'art. 10 della legge n. 46 del 2006, nella parte in cui stabilisce l'immediata applicabilità del nuovo regime ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della medesima legge, prevedendo, in particolare, al comma 2, che l'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento prima della data di entrata in vigore della legge sia dichiarato inammissibile con ordinanza non impugnabile; che - ad avviso della predetta Corte d'appello - sarebbero violati l'art. 3 Cost., per l'«effetto retroattivo» che la disciplina censurata determina sui processi in corso, derogando senza alcuna plausibile giustificazione alla «regola della tutela dell'affidamento»; l'art. 97 Cost., con riferimento al «principio di buon andamento dell'attività giudiziaria»; l'art. 111, settimo comma, Cost., secondo cui contro le sentenze è sempre ammesso ricorso per Cassazione per violazione di legge (tale dovendosi ritenere, per il «suo contenuto definitorio», l'ordinanza con cui è dichiarato inammissibile l'appello); l'art. 3 Cost. altresì sotto il profilo della ragionevolezza, atteso che la norma censurata «sconvolgerebbe l'intero sistema delle impugnazioni». Considerato che il dubbio di costituzionalità sottoposto a questa Corte ha per oggetto la preclusione – conseguente alla modifica dell'art. 593 del codice di procedura penale ad opera dell'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento) – dell'appello delle sentenze dibattimentali di proscioglimento da parte del pubblico ministero; nonché l'immediata applicabilità di tale regime, in forza dell'art. 10 della legge, ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della medesima; che, stante l'identità delle questioni proposte, i relativi giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che, successivamente alle ordinanze di rimessione, questa Corte, con sentenza n. 26 del 2007, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale sia dell'art. 1 della citata legge n. 46 del 2006, «nella parte in cui, sostituendo l'art. 593 del codice di procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa appellare contro le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per le ipotesi previste dall'art. 603, comma 2, del medesimo codice, se la nuova prova è decisiva»; sia dell'art. 10, comma 2, della stessa legge, «nella parte in cui prevede che l'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dal pubblico ministero prima della data di entrata in vigore della medesima legge è dichiarato inammissibile»; che, alla stregua della richiamata pronuncia di questa Corte, gli atti devono essere pertanto restituiti ai giudici rimettenti per un nuovo esame della rilevanza delle questioni.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti alle Corti d'appello di Torino, di Trento, di Milano, di Brescia, di Palermo, di Roma e alla Corte militare d'appello di Verona. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 dicembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 dicembre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA