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Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo. Onorevoli Senatori. – La Commissione lavoro pubblico e privato e previdenza sociale ha esaminato e approvato il disegno di legge in materia di « Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo » senza tenere alcun conto delle principali osservazioni dei soggetti ascoltati in Commissione, a cominciare da comuni e regioni, né degli emendamenti del Gruppo del Partito Democratico che, in parte, recepivano le suddette osservazioni e che erano finalizzati ad introdurre cambiamenti e aggiustamenti in un provvedimento in molte parti confuso, contraddittorio, per alcuni inutile, ma soprattutto, per molti aspetti, non rispettoso della professionalità e della vita amministrativa di migliaia di dipendenti e dirigenti pubblici. Mi preme sottolineare inoltre come un provvedimento importante, e collegato alla legge di bilancio 2019, abbia avuto in Senato così pochi giorni per l'esame e l'approfondimento, tanto più che sono tante le evoluzioni in atto, a partire dal contenuto della legge di bilancio che sta per arrivare in questo ramo del Parlamento. Il disegno di legge in esame non rappresenta certo lo strumento per realizzare la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni, come annunciato dal ministro Bongiorno. Basti pensare che, con il disegno di legge in discussione, le sorti del miglioramento della pubblica amministrazione saranno affidate al cosiddetto « Nucleo della Concretezza », istituito presso il Dipartimento della funzione pubblica, che dovrà far rispettare il Piano triennale delle azioni concrete per l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, predisposto dal citato Dipartimento della funzione pubblica, contenente, tra l'altro, azioni dirette a implementare l'efficienza delle pubbliche amministrazioni, con indicazione dei tempi per la realizzazione delle azioni correttive; l'inosservanza del termine assegnato comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare e determina l'iscrizione della pubblica amministrazione in un elenco pubblicato nel sito del Dipartimento della funzione pubblica, una sorta di lista nera. Per realizzare la sua funzione, il Nucleo si avvarrà di cinquantatré unità di personale con un direttore generale e due dirigenti di livello non generale. Il disegno di legge aggiunge dunque un nuovo meta-organo amministrativo a quelli già esistenti senza peraltro introdurre alcuna misura che abbia una reale portata innovativa. Il nuovo Nucleo entrerà in uno scenario che mantiene inalterati gli Organismi indipendenti di valutazione, finendo per somigliare ad una sorta di duplicazione dell'Ispettorato (o per alcuni aspetti dell'ANAC), rappresentando una sovrapposizione di organismi. Sembra prevalere ancora una volta la tendenza ad « aggiungere » e moltiplicare organismi, nuclei e commissioni in un sistema aggrovigliato, frutto di bulimia normativa e di una forte, quanto sterile, propensione al « nuovismo », che non riesce a dotarsi di quei giusti incentivi positivi che sono essenziali per il raggiungimento degli obiettivi. Tutto questo viene peraltro inserito in un contesto caratterizzato da stratificazione normativa e disomogeneità interpretativa, che si traduce spesso nel rallentamento dell'azione amministrativa e in uno spreco di risorse pubbliche, come evidenziato dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome. Noi abbiamo proposto in Commissione e continuiamo a proporre per l'Aula che il Piano triennale sia preceduto da una consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici, le risorse umane sulle cui gambe camminano le azioni concrete. Solo così a nostro avviso si può migliorare l'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa a beneficio di cittadine, cittadini ed imprese. Un'altra proposta emendativa, altrettanto fondamentale per noi, riguarda la semplificazione dei controlli sulle amministrazioni territoriali. Le previsioni contenute nell'articolo 3 del disegno di legge possono essere accolte in maniera positiva, perché hanno l'intento di superare la problematica applicativa concernente l'inclusione o meno degli incrementi dell'ultimo contratto collettivo nazionale di lavoro nel limite alle risorse per i trattamenti economici accessori. Si attenuano così gli attuali limiti e si offre un'opportunità importante per avviare una revisione completa della norma relativa al « tetto » relativo alle risorse per trattamenti economici accessori che determina l'impossibilità, per le amministrazioni più virtuose o per quelle interessate a processi di riorganizzazione, di incrementare la parte variabile delle risorse. Ma andrebbero fatti ancora dei passi in avanti, prevedendo la non applicazione del limite, in determinati casi (per esempio alle risorse destinate dalla contrattazione integrativa alle misure di welfare integrativo), all'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, prevista in un nostro emendamento presentato in Commissione. Questo provvedimento è stato anche presentato come lo strumento indispensabile per realizzare lo sblocco totale del turnover dal 2019 e l'atteso ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni. Mentre ancora non si conoscono le coordinate della misura nota come quota 100 e dunque le dimensioni della platea dei lavoratori pubblici in uscita, si può già affermare con certezza che nessuna nuova assunzione nel pubblico impiego nel 2019 potrà dirsi determinata dal disegno di legge in esame, anche ove fosse approvato a tempo di record entro la fine dell'anno. La ragione è molto semplice: lo sblocco totale del turnover è già previsto dall'ordinamento vigente, sulla base di una norma introdotta dal Governo Renzi, e per di più con decorrenza dal 2018. L'articolo 3 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, prevede infatti - nel testo tuttora vigente - che le amministrazioni statali possano procedere ad assunzioni a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale corrispondente ad una spesa pari al 100 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell'anno precedente a decorrere dal 2018 (mentre tale limite era pari al 20 per cento per il 2014, al 40 per cento per il 2015, al 60 per cento per il 2016 e all'80 per cento per il 2017). Pertanto, il presente disegno di legge non innova in maniera radicale l'ordinamento vigente in materia di turnover nelle amministrazioni statali, andando semplicemente a modificare e integrare le procedure per le assunzioni in oggetto, senza dover attendere l'autorizzazione all'avvio delle procedure concorsuali prevista dall'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001, stabilendo anche disposizioni transitorie che hanno l'intento di ridurre i tempi di accesso al pubblico impiego. Anche il Servizio bilancio del Senato, nel valutare i profili di copertura del provvedimento, segnala che « gli effetti finanziari derivanti dalle disposizioni in esame si iscrivono appieno nell'ambito dei soli effetti già contemplati nei tendenziali di spesa previsti ai sensi della legislazione vigente ». L'articolo 4 prevede assunzioni per il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione.