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la scuola è il luogo dove formiamo le future generazioni, dove lo Stato deve dare il meglio di sé, dove non possono trovare spazio certi conflitti tra scuola pubblica e scuola privata. Cosa ci vuole a capire l'importanza della presenza della scuola privata, parificata e non, accanto a quella sacrosanta della scuola pubblica? Che ci vuole ad essere tutti d'accordo su questo? Non è che ci voglia tutto questo dibattito. Credo che questa materia non potesse risolversi con un'ennesima fiducia. Ancora una volta, il Governo si rifugia dietro la fiducia, ancora una volta un maxiemendamento, caro senatore Iannone, che dovrà poi punto per punto cercare di far capire qual è la nostra profonda critica all'operato del Governo. Il Governo si è rifugiato dietro al diteci sì o no, perché la fiducia vuol dire questo, altrimenti questo Governo non avendo la fiducia non c'è. Questo Parlamento la fiducia ve la darà, ma non so quanta fiducia abbiate da parte degli elettori: quand'è che chiederete la fiducia agli elettori? Quand'è che domanderete agli italiani se vogliono questo Governo o un altro? Fra poco si vota per le regionali, cade anche l'alibi per cui non si può votare in periodo di coronavirus perché non solo voteremo nelle Regioni interessate ma per il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, giustamente, voteremo in tutta Italia. La fiducia, allora, chiedetela agli italiani, vediamo che tipo di Governo vogliono. In una giornata come questa, a me sovviene il ricordo di una persona che ho avuto l'opportunità di conoscere solo marginalmente, ma ahimè quarant'anni fa c'ero già quando Tobagi venne assassinato da un gruppo di aspiranti brigatisti. Era una sorta di esame di maturità per entrare tra le brigate rosse: dovevano uccidere un coraggioso, inerme giornalista e lo fecero. Lo cito per ricordarlo, per onorarlo, ma anche per ricordare a tutti noi che di tempi difficili ne ha passati l'Italia e gente coraggiosa ce n'è stata, come Tobagi, che pochi giorni prima della sua morte aveva scritto un articolo attaccando le brigate rosse, dicendo che non erano samurai invincibili. Così come, cinque anni prima, un ragazzo di diciassette anni aveva scritto un tema in classe contro le brigate rosse e aveva pagato con la vita, cinque anni dopo Tobagi scrive un articolo e paga con la vita. Abbiamo attraversato periodi difficili e ne siamo usciti con coraggio, forza e anche unità quando è stata necessaria. In quegli anni non ci siamo mai immaginati di dire: «state buoni, non si può votare; state buoni, comanda solo il Governo». Non l'ha fatto chi era al Governo e noi eravamo all'opposizione. Non c'è alibi oggi per quello che sta avvenendo. Mi fa ben sperare la circostanza per cui, in occasione del tour delle Frecce tricolori che stanno attraversando tutti i luoghi di sofferenza d'Italia, la gente si raduni spontaneamente nelle piazze e nelle strade, tenendo le distanze, per applaudire quell'attimo di passaggio di un simbolo della nostra identità e della nostra Patria. Ripeto, ciò mi fa ben sperare. Mi fa tristezza che il sindaco di Bologna abbia detto ai suoi cittadini di non uscire al passaggio delle Frecce tricolori e di stare attenti a non unirsi nelle piazze. Tanto vale allora non far passare le Frecce tricolori; o si vuole che passino e la gente non le guardi? È l'esempio dell'incongruenza delle direttive di questo Governo: le Frecce tricolori sì, ma il sindaco dice: «Non guardate». Concludo non affondando il colpo sulle misure contenute nel provvedimento (ripeto, a questo provvederà il senatore Iannone) ma sull'inadeguatezza di questo Governo, che comincio ad avere il sospetto abbia - con l'alibi, per carità a volte giustificato, del pericolo del contagio - quasi piacere di far perdurare il più possibile uno stato di soggezione del corpo elettorale e una pretesa di silenziatore nei confronti dell'opposizione. Questo giochino non può durare. Il provvedimento in esame è la prova provata che non siamo ancora nella condizione di avere un Governo in grado di dare risposte chiare, pronte e definitive che la scuola, gli insegnanti, gli studenti e le loro famiglie assolutamente meritano. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, la crisi sanitaria che in questi mesi ha colpito tutto il mondo e di cui solo ora intravediamo cautamente il contenimento ha segnato il nostro tempo e stravolto in profondità gli equilibri della nostra quotidianità. L'emergenza ha costretto tutti noi a rivisitare - potremmo dire a riabitare - le nostre abitudini e ripensare anche le esigenze e i bisogni tipici delle nostre vite, adeguandoli alla necessità di contenere i rischi di un'espansione dei contagi e obbligandoci ovviamente a delle nuove modalità relazionali, molto spesso comprimendo i nostri diritti e le nostre libertà. Quello che stiamo vivendo è un tempo di straordinarietà sotto molti punti di vista e soprattutto per i riflessi sulle nostre libertà personali e nella dimensione relazionale, che è emotiva e affettiva. Ecco perché è molto importante continuare il dibattito che si sta svolgendo oggi in Assemblea, per avere la possibilità di un confronto che non termini oggi, ma possa continuare con estrema attenzione anche in ulteriori passaggi. È vero, è stato ed è un momento ancora difficile e tutti noi siamo stati chiamati - e lo siamo ancora - a riguardare e ricomprendere il nostro vissuto. Penso ovviamente, perché è di questo che stiamo discutendo, al mondo della scuola e dei giovani, a quello spazio di vitalità, di formazione e di educazione che tanta dignità e attenzione dovrebbe sempre e continuamente richiamare su di sé. La scuola è il luogo in cui lo spazio e il tempo sperimentano difficoltà, ma dove l'individuo ogni volta, piccolo o grande che sia, impara a comprendere e a comprendersi nell'approccio con l'altro. La scuola è il luogo in cui si sviluppa il pensiero critico e ci si aiuta a leggere e interpretare le pagine del mondo. Le istituzioni e le famiglie si sono trovate a sopportare il peso incalcolabile di decisioni complesse, ma è proprio durante questa emergenza che bisognava - e bisogna ancora - dimostrare di essere all'altezza di un tempo nuovo e di saper disegnare un futuro che sia sempre più attento ai bisogni e alle relazioni educative, pensando alla scuola non come a uno spazio separato, ma come a un'articolazione indispensabile della società. È qui che dobbiamo coagulare la nostra volontà politica, nella capacità - che dobbiamo avere - di mettere in campo una rete in cui le competenze, integrate in connessioni di fiducia, contribuiscano a rigenerare la comunità intera e il suo senso di appartenenza. Solo quando ogni singolo individuo, che cresce nella scuola e ne ha bisogno, diventa consapevole delle responsabilità di cui è portatore egli può partecipare attivamente alla costruzione di luoghi di comunità, dove questo concetto significa avere coscienza di sé e degli altri.