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Entrambe sono fortemente condivisibili, perché toccano una materia verso la quale questa legislatura è fortemente impegnata da anni e ancora prima del tragico avvento della pandemia da Covid-19. Le cure domiciliari, infatti, e più in generale il tema dell'assistenza territoriale sono gli aspetti che dimostravano e dimostrano tuttora le maggiori carenze in ambito sanitario del Servizio sanitario nazionale e la diretta conseguenza di queste carenze è storicamente rappresentata dall'intasamento dei nostri ospedali, con una intollerabile diminuzione riscontrata nella qualità del servizio offerto ai pazienti, specialmente quelli fragili e bisognosi di cure adeguate. Cito, a titolo esemplificativo, anche per mia diretta esperienza professionale, il sovraccarico dei pronto soccorso in tutta Italia: troppe volte, infatti, nella mia trentennale esperienza di medico di pronto soccorso, ho assistito all'arrivo di pazienti che non necessitavano del ricovero, ma che in mancanza proprio di un'adeguata assistenza territoriale domiciliare arrivavano in ospedale convinti che il ricovero potesse rappresentare la migliore soluzione per il loro stato di salute. Al contrario, l'intasamento degli ospedali ha purtroppo causato un effettivo rischio per il paziente, ovviamente a livello sanitario, anche per eventuali infezioni nosocomiali, ma anche a livello psicologico, perché un ricovero rappresenta un evidente stress con dirette conseguenze negative. Le cure domiciliari, invece, laddove valutate come opportune dal medico curante, insieme al fondamentale ausilio della telemedicina, possono sicuramente contribuire a un positivo decorso del paziente, eliminando peraltro il ricorso all'ospedalizzazione e contribuendo al benessere complessivo della persona coinvolta e degli eventuali familiari. La sfida che abbiamo raccolto in questa legislatura è stata, quindi, di intervenire su questi mali ormai cronici del nostro Servizio sanitario nazionale, evidentemente frutto di una perversa logica centrata sulla inevitabile ospedalizzazione, anche quando la cartella clinica del paziente non motivava fino in fondo questa scelta, che dovrebbe altresì rappresentare l'ultima soluzione sanitaria. Importantissimi provvedimenti sono stati già adottati: penso, in primis, alla figura dell'infermiere di famiglia, con il cosiddetto decreto rilancio, vera svolta per la medicina territoriale, in una logica positiva di sinergia con tutti gli altri livelli di assistenza sanitaria. Con lo stesso provvedimento sono stati previsti importanti finanziamenti per l'assunzione di migliaia di infermieri; adesso tocca alle Regioni adottare velocemente ogni provvedimento utile per dotare i servizi sanitari locali del necessario organico. A proposito di infermieri di famiglia, mi permetto di evidenziare l'opportunità di arrivare al loro definitivo riconoscimento attraverso l'approvazione del relativo disegno di legge. Inoltre, penso sia utile in questa sede citare anche il provvedimento di riforma del sistema di emergenza sanitaria territoriale 118, che punta al suo miglioramento attraverso una visione unitaria e coordinata dal punto di vista gestionale. In particolare, il personale, distinto da quello ospedaliero - verso entrambi rivolgiamo il nostro sentito ringraziamento per l'instancabile impegno durante la pandemia - dovrà essere stabilmente dedicato al servizio di emergenza territoriale, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Gli infermieri del servizio di emergenza territoriale 118 saranno assunti mediante procedure concorsuali pubbliche e dovranno possedere una formazione professionale nell'area dell'emergenza. Per i mezzi mobili di soccorso del servizio di emergenza territoriale, il 118 si dovrà avvalere di personale adeguatamente formato con dei corsi teorico-pratici per le funzioni di autista e soccorritore, altra importantissima figura verso la quale evidenzio ancora una volta l'opportunità di arrivare finalmente a un doveroso riconoscimento giuridico. Da tutti questi elementi, che in questa sede brevemente ho sottolineato, risulta evidente il concreto lavoro istituzionale che si sta svolgendo in tema di assistenza territoriale e cure domiciliari. Le mozioni oggi in esame vanno pienamente in questa direzione. A loro va il mio convinto appoggio nell'ottica di un complessivo miglioramento del nostro Servizio sanitario nazionale, verso il quale continueremo a impegnarci con l'adozione di altri e fondamentali provvedimenti. Anche noi siamo dell'idea di addivenire a un ordine del giorno condiviso e sottoscritto da tutti i Gruppi (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Avverto che le mozioni sono state ritirate e sono stati presentati l'ordine del giorno G1, a firma del senatore Ciampolillo, e l'ordine del giorno G2, a firma dei senatori Romeo, Castellone, Binetti, Errani, Boldrini, Zaffini, Parente e di altri senatori. Colleghi, devo sospendere brevemente la seduta, perché non ero a conoscenza dell'ordine del giorno G1 e ne voglio verificare l'ammissibilità. (La seduta, sospesa alle ore 18,58, è ripresa alle ore 19,10) . Colleghi, sospendo la seduta per ulteriori dieci minuti. (La seduta, sospesa alle ore 19,10, è ripresa alle ore 19,33) . Comunico che, in merito all'ordine del giorno G1, a firma del senatore Ciampolillo, non è ammissibile l'impegno di cui al punto 2. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati. (Il senatore Ciampolillo fa cenno di voler intervenire). Senatore Ciampolillo, lasciamo intervenire prima il sottosegretario Sileri che darà il parere sugli ordini del giorno. (Commenti del senatore Ciampolillo). Senatore Ciampolillo, se permette al Sottosegretario di dare il parere sugli ordini del giorno, il suo intervento sarà anche più sostenuto dal parere del Sottosegretario. SILERI, sottosegretario di Stato per la salute . Signor Presidente, ringrazio per le mozioni e gli ordini del giorno presentati, perché mi danno l'opportunità di far chiarezza e di ribadire ciò che è stato fatto e ciò che deve essere fatto per le terapie domiciliari dei pazienti affetti da SARS-Cov-2. Cercherò di essere molto breve. L'infezione da SARS-Cov-2 è una condizione estremamente complessa. Abbiamo iniziato a conoscerla nel dicembre 2019 e abbiamo imparato a conoscere meglio il virus durante la prima ondata, purtroppo durante la seconda e ora che stiamo vivendo la terza. Vi sono meccanismi fisiopatogenetici molto complessi, connessi per la molteplicità delle manifestazioni cliniche e per il ruolo rivestito dalla risposta immunitaria particolare dei singoli soggetti. Le terapie si sono evolute nel tempo e a tutt'oggi non sono completamente chiare. Vi sono moltissimi protocolli ancora in essere; non parlo solamente dell'Italia, ma del pianeta intero. Abbiamo accumulato informazioni relative alla patogenesi della condizione morbosa e ai sintomi presentati dai pazienti; abbiamo imparato, soprattutto nelle fasi iniziali, che vi erano sintomi inizialmente sottovalutati e poi successivamente più noti. Successivamente si sono via via acquisite conoscenze nell'ambito dell'efficacia e della tossicità correlate alle differenti terapie adottate.