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Delega al Governo e ulteriori disposizioni in materia di inserimento lavorativo delle persone con disturbi dello spettro autistico. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge intende promuovere il lavoro come inclusione, cura e riabilitazione delle persone adulte con disturbi dello spettro autistico (DSA). Con questo termine ci si riferisce infatti ad un insieme di disturbi, di qui l'utilizzo del termine « spettro », all'interno del quale le manifestazioni variano ampiamente in termini di tipologia e di gravità e la persona può manifestare una o diverse caratteristiche in maniera più o meno marcata. Tali disturbi possono essere infatti lievi, e di facile gestione mediante interventi educativi, oppure più gravi, in questo caso limitando considerevolmente la capacità della persona di condurre una vita piena e autonoma. Si tratta di condizioni con correlazione neurologica che interferiscono con l'acquisizione, la tenuta o l'applicazione di abilità specifiche o di informazioni. Possono comportare disfunzioni dell'attenzione, della memoria, della percezione, del linguaggio (uso del linguaggio in modo anomalo o non suo uso), della capacità di risolvere problemi; possono limitare la capacità di interagire socialmente, conducono all'utilizzo di schemi comportamentali spesso rigidi che riducono gli interessi e/o l'attività della persona. Il Ministero della salute stima, secondo un'elaborazione di dati al 2021, che in Italia un bambino su settantasette (di età tra i sette e i nove anni) presenti un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi, 4,4 volte in più rispetto alle femmine. Il fatto che tali disturbi si protraggono nel tempo e impattino fortemente nella vita quotidiana della persona, e delle loro famiglie, deve sollecitare il settore pubblico e quello privato a sostenere e stimolare, il primo–prioritariamente – lo sviluppo di politiche sanitarie ed educative rivolte alla persona, il secondo la ricerca applicata, per offrire in modo combinato ed efficace risposte ai disturbi dello spettro autistico. E tutto ciò affinché tempestivi « interventi alla persona », adottati prima che i disturbi si conclamino, siano in grado di ridurre in modo importante e significativo la loro interferenza sul suo sviluppo, garantendole il diritto di condurre una vita non nascosta e di emarginazione sociale ma, per quanto possibile, di attiva partecipazione. L'attenzione data dalle istituzioni pubbliche alla problematica dei disturbi dello spettro autistico è riscontrabile già all'inizio di questa legislatura sia negli incontri, a marzo di quest'anno, tra l'Istituto superiore di sanità (ISS) e le associazioni maggiormente rappresentative del mondo dell'autismo e della tutela della disabilità, in occasione della consultazione pubblica sulle raccomandazioni contenute nella nuova Linea guida per il Servizio sanitario pubblico (SSN), in via di definizione, sia nell'attività legislativa di Governo. Si evidenzia inoltre che il 21 marzo 2023 sono stati pubblicati due decreti del Ministro della salute, il decreto 6 febbraio 2023, recante Criteri e modalità di utilizzazione dei fondi per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico per l'anno 2021, e il decreto 24 gennaio 2023, recante Criteri e modalità di utilizzazione dei fondi per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico per l'anno 2022). Questi rendono utilizzabili 77 milioni di euro a favore della ricerca e delle persone con disturbi dello spettro autistico e per l'assunzione di personale nelle aziende sanitarie locali. Il primo decreto impegna fondi del 2021, pari a 50 milioni di euro, per alcuni interventi : euro 7,5 milioni per progetti di ricerca, euro 25 milioni per l'incremento del personale del Servizio sanitario nazionale ; euro 7,5 milioni per la formazione; euro 10 milioni per lo sviluppo della rete territoriale e di progetti di vita individualizzati. Il secondo decreto impegna 27 milioni di euro per finanziare interventi e progetti aggiuntivi a favore delle persone con disturbi dello spettro autistico. Nell'attesa che la ricerca scientifica dia risposte risolutive a questi disturbi, è importante proseguire nei programmi di abilitazione, di educazione, di trattamento e di inserimento sociale, in particolare nel mondo del lavoro, della persona che ne è affetta. Infatti, mentre per i bambini, gli adolescenti e i giovani con DSA lo Stato interviene con servizi medici di diagnostica e di trattamento intensivo precoce, centri diurni, scuola con insegnanti di sostegno, assistenti alla comunicazione, assistenti igienico-sanitari, trattamenti domiciliari ed altro, al compimento della maggiore età le persone con DSA vedono cessare ogni proposta di abilitazione, come se improvvisamente non fossero più autistici, ma malati psichiatrici, ed entrano in questa categoria diagnostica senza esserne stati mai prima inclusi. La diagnosi stessa si trasforma da sindrome autistica a una miriade di possibilità descrittive che includono la demenza, i disturbi neurocognitivi, la schizofrenia, le psicosi, i disturbi bipolari, i disturbi di personalità, il disturbo ossessivo/compulsivo, il ritardo mentale, la disabilità intellettiva, eccetera. Le persone con DSA vengono improvvisamente trattate elettivamente con farmaci neurolettici, senza che sia ricercata alcuna soluzione riconosciuta efficace verso la loro sintomatologia, facendo prevalere l'intento di sedarli, fino a quando questo obiettivo si fa estremo e irreversibile. Si smette, quasi sempre, senza alcuna giustificazione medica, di pensare per queste persone a percorsi specifici e che potrebbero assicurare loro la continuità del percorso abilitativo intrapreso. Per ovviare a questa progressiva entropia bisogna traghettare il giovane autistico all'adulto autistico con la stessa diagnosi e assicurargli un progetto individuale riabilitativo quoad vitam , attraverso attività occupazionali (come previsto dall'articolo 14, commi 1 e 2, della legge n. 328 del 2000). In età adulta le funzioni cognitive sono ormai stabilizzate e l'unica possibilità di acquisire abilità, educazione, autonomie e competenze è l'inserimento nel mondo del lavoro come prosecuzione del trattamento riabilitativo del piano terapeutico riabilitativo personalizzato (PTRP). Il presente disegno di legge considera il lavoro, quindi, quale strumento indispensabile per la cura, la riabilitazione e l'inclusione delle persone adulte con DSA. Alla fine del percorso scolastico, e comunque a qualsiasi età dopo i diciotto anni, l'adulto con DSA verrà inserito in un programma di educazione e formazione. Tale piano di formazione e integrazione in attività socializzanti/occupazionali in base alle competenze (si veda l'allegato A annesso al disegno di legge) sarà affidato agli atenei statali; si opererà attraverso corsi di laurea, opportunamente istituiti presso i dipartimenti accademici della formazione primaria e delle scienze umane, mediante l'inserimento laboratoriale volto allo sviluppo delle abilità propedeutiche all'inserimento lavorativo. Il presente disegno di legge, che si compone di sette articoli, intende impedire l'alienazione delle persone adulte con DSA garantendo loro pari dignità e ruolo sociale, attraverso la garanzia che in età adulta possano espletare un'attività lavorativa, seppure individualmente commisurata, riducendo il carico sociale ed economico di questa condizione. In particolare: all'articolo 1 definisce la finalità e l'oggetto della legge;