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Misure a tutela e a salvaguardia della produzione artistica e culturale della danza italiana. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è frutto di un approfondito confronto, intercorso negli ultimi venti anni, condotto tra quanti in Italia lavorano nel settore della danza e quanti amano questa primordiale e nobilissima espressione dell'arte e della cultura, e più in generale per tutte le espressioni artistiche di cui il corpo umano è capace. Infatti, il disegno di legge è il frutto da un lato di una mobilitazione nazionale, alla quale hanno partecipato da subito innumerevoli e autorevoli esponenti dell'arte coreutica (prima fra tutti la signora Carla Fracci e i principali esponenti del settore) e che ha visto l'adesione di personalità di spicco della cultura italiana e internazionale (tra i quali, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Zubin Meta, Lina Wertmuller, Roman Vlad, Franco Zeffirelli, Alda Merini, Dacia Maraini, Laura Biagiotti, Herbert Handt, Fernanda Pivano, Giorgio Albertazzi, solo per citarne alcuni) e, dall'altro lato, di conseguenti iniziative di parlamentari che hanno denunciato l'ingiustificata chiusura progressiva dei corpi di ballo negli ultimi venti anni (sono rimasti solo quattro corpi di ballo a Milano, Roma, Napoli e Palermo). Alcuni parlamentari hanno poi concretizzato e fatto confluire le istanze e gli apporti di questo movimento spontaneo nel disegno di legge AS n. 1762 e nella proposta di legge AC n. 2815 della XV legislatura (reiterati nella XVI legislatura con il disegno di legge AS n. 1227), presentati ala stampa in Senato, nell'affollatissima conferenza stampa del 24 ottobre 2007, tra gli altri dalla stessa signora Fracci, dal sovrintendente al Teatro dell'Opera Francesco Ernani e dal professor Alberto Testa. Dalle citate proposte legislative trae origine il presente disegno di legge, aggiornato all'attualità, atteso l'aggravamento del depauperamento culturale e artistico che impone un intervento urgente. Il confronto, articolato e analitico, ha interessato forze politiche di ogni schieramento, tanto che può dirsi, a ragione, che si tratta di una proposta bipartisan, condivisa, appunto, da alcune delle migliori espressioni della cultura italiana e dai tanti politici interessati alle sorti dell'arte coreutica italiana. Il presente disegno di legge è, infatti, espressione peculiare anche del portato delle varie iniziative politiche e legislative e delle iniziative di Carla Fracci che l'hanno vista in prima linea per la tutela e la promozione artistica della danza e della sua diffusione contro il declino politico che vedeva e vede tutt'oggi compromessi quasi tutti i corpi di ballo e la produzione culturale della danza in Italia. Infatti, sebbene le fondazioni lirico-sinfoniche in Italia abbiamo espresso un prodotto artistico e culturale della danza di elevatissima qualità, con notevole apprezzamento del pubblico e riscuotendo ampi apprezzamenti della critica, anche internazionale, risulta allo stato inspiegabile la controtendenza istituzionale che ha condotto alla soppressione dei corpi di ballo e il declino della danza, che appare intenzionale da parte di alcune sovrintendenze , delle fondazioni e dell'amministrazione politica che le ha sostenute, sino a ravvisare una vera e propria eterogenesi dei fini istituzionali sanciti dal decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e dal decreto-legge 24 novembre 2000, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 gennaio 2001, n. 6. Il balletto, come massima espressione dell'arte e della cultura, è nato infatti in Italia e ha fatto scuola nel mondo per secoli, esportando danzatori, coreografi e maestri di ballo di eccellente qualità, che hanno creato e diffuso nuovi passi, movimenti, virtuosismi tecnici, metodi di studio, oggi internazionalmente riconosciuti, al punto da essere entrati nelle codificazioni, nelle nomenclature e nei programmi di studio di tutte le scuole e i teatri del mondo. In tal senso, si possono citare tra gli altri: il sommo Salvatore Viganò, napoletano apprezzatissimo da Stendhal, con i suoi grandiosi coreo-drammi, maestro di Carlo Blasis importante teorico e pedagogo che ha formato molti artisti tra i quali il fiorentino Giovanni Lepri del XIX secolo; la famiglia Taglioni col padre Filippo e la figlia Maria modello insuperato di ballerina romantica; il milanese Luigi Manzotti che ha celebrato il genio umano e il progresso della scienza col suo leggendario Ballo Excelsior che dal 1881, in circa trent'anni, fece il giro del mondo con migliaia di repliche, di cui molte centinaia nella sola Parigi. Tuttavia, già prima dell'arrivo di questi celebri artisti italiani, che dalla fine del Settecento in poi hanno influenzato universalmente l'evoluzione della danza, moltissime sono le testimonianze e le cronache che indicano l'Italia come culla dell'arte di Tersicore. Si pensi ad esempio al trattato De arte saltandi et choreas ducendi del 1416 del grande Domenico da Piacenza (o da Ferrara), o agli scritti dei suoi discepoli Guglielmo Ebreo da Pesaro De practica seu arte tripudii del 1463, e Antonio da Cornazano Libra dell'arte del danzare del 1465; o ai primi balletti veri e propri, storicamente attribuiti al pavese Bergonzio Botta, tra i quali spicca il sontuoso « balletto conviviale » allestito nel 1489 a Tortona in occasione del matrimonio di Galeazzo Sforza duca di Milano con Isabella di Aragona; o al Ballet comique de la Royne commissionato nel 1581 a Parigi dalla regina di Francia Caterina de' Medici al geniale italiano Baldassarino da Belgioioso allievo di quel Pompeo Diobono che nel 1545 a Milano aveva aperto la prima, e più famosa in Europa, scuola di Ballo Nobile. O, ancora, a Il ballarino , di Fabrizio Caroso da Sermoneta del 1581, una sorta di « vangelo » della danza, best seller dell'epoca, che tra le varie ristampe e riedizioni ne annovera una con « prefazione » di Torquato Tasso; o all'importante trattato Le Gratie d'Amore del 1602 riedito come Le nuove inventioni di balli nel 1604 di Cesare Negri, pure lui milanese allievo del Diobono, in cui sono descritte tra le varie norme stilistiche anche l'impostazione dei piedi in fuori e le cinque posizioni tuttora a fondamento della tecnica accademica classica. Molti altri esempi potrebbero riportarsi inclusa la settecentesca piccante polemica epistolare tra il fiorentino Gaspero Angiolini e il francese Jean-Georges Noverre sulla paternità del balletto d'azione. Nonostante la gloriosa storia e gli imperituri successi che ha visto l'Italia, da sempre, ai vertici mondiali, la danza italiana è diventata negli ultimi trent'anni la « Cenerentola » trascurata e sacrificata dei teatri e dello spettacolo italiano in generale. Sino a vedere, oggi, la sopravvivenza solo di pochissimi corpi di ballo (sostanzialmente quattro) dedicati alla produzione, promozione e tutela di uno degli aspetti più radicati dell'identità e del patrimonio artistico e culturale italiano.