[pronunce]

che sotto questo profilo, ad avviso della Sezione rimettente, la norma sopravvenuta, disponendo che i regolamenti di delegificazione, nelle materie elencate nell'art. 117 della Costituzione, si applicano solo fino a quando la regione non provveda a disciplinare direttamente la materia, si è limitata a stabilire un termine finale, oltre il quale i regolamenti statali non sono più applicabili: una norma, dunque, che da un lato sarebbe inidonea a "sanare" i regolamenti per cui è questione, e dall'altro non sarebbe rilevante ai fini del decidere, poiché le fonti secondarie oggetto del controllo sono conformi alle disposizioni legislative su cui si basano, mentre è su queste ultime soltanto che è prospettato il dubbio di costituzionalità; che la modifica legislativa, osserva ancora la Sezione del controllo, avrebbe dovuto dettare essa stessa i principi fondamentali nella materia, anziché limitarsi a disporre circa il termine finale di efficacia dei regolamenti statali, e che né il carattere "cedevole" della normativa regolamentare, né la sostanziale "acquiescenza" delle regioni ai regolamenti in discorso, pur incidendo sull'aspetto pratico, possono - conclude la rimettente - mutare la rilevanza giuridica delle questioni, che pertanto la Corte dei conti solleva, ora, cumulativamente, con unica ordinanza di rimessione; che è intervenuto nel giudizio così promosso il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che, richiamando integralmente i contenuti degli atti di intervento e delle memorie già depositati nei tre precedenti giudizi, e osservando che la Corte dei conti non ha impugnato la nuova formulazione dell'art. 20, comma 2, della legge n. 59 del 1997, limitandosi a darne una lettura riduttiva e omettendo ogni argomento sulla costituzionalità di detta nuova disposizione, ha concluso per una declaratoria di inammissibilità o di infondatezza delle questioni nuovamente sollevate. Considerato che la Corte dei conti - Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato solleva nuovamente, a seguito della precedente ordinanza di questa Corte n. 77 del 2001 di restituzione degli atti per ius superveniens questione di costituzionalità di numerose disposizioni legislative, specificate in dettaglio nella parte narrativa, sulla base delle quali sono stati adottati i regolamenti di "delegificazione" sottoposti al controllo della rimettente, prospettando diverse censure accomunate tra loro dal profilo della violazione del riparto di competenze tra Stato e regioni e dell'autonomia di queste ultime, quale delineato dagli invocati artt. 117, 118 e 119 della Costituzione, per avere dette norme autorizzato il Governo a disporre, con fonti regolamentari, in materie attribuite dalla Costituzione alle competenze regionali; che, successivamente alla proposizione delle sopra dette questioni di costituzionalità, è entrata in vigore la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), che tra l'altro ha sostituito, con i suoi artt. 3, 4 e 5, l'intero testo degli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione; che pertanto, in via del tutto preliminare, poiché la legge costituzionale anzidetta ha modificato le norme degli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione, invocati come parametri del giudizio, si rende necessario disporre la restituzione degli atti alla Sezione del controllo rimettente, per un nuovo esame dei termini delle questioni sollevate (ordinanze n. 26, n. 14, n. 13 e n. 9 del 2002; n. 416, n. 397 e n. 382 del 2001).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Ordina la restituzione degli atti alla Corte dei conti - Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 24 aprile 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola