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tale concomitanza di eventi, denunciata da più parti, non può che creare solidi dubbi circa l'utilizzo in chiave prettamente elettoralistica delle misure del decreto-legge n. 4 del 2019, che tuttavia creano un apparente vantaggio per alcuni ed un danno certo per molti altri, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali siano le loro valutazioni in merito; se non ritengano ingiusto ed ingiustificato porre su un binario preferenziale la definizione delle pratiche, la liquidazione e l'erogazione delle pensioni per "quota 100", laddove tale scelta determina un evidente danno nei confronti di ogni altro cittadino che ha avanzato richiesta per pensioni diverse, anche considerando le deroghe, le premialità promesse, e una velocità di procedimento non garantita a nessun altro; quali urgenti iniziative di propria competenza intendano porre in essere, al fine di evitare che la rapida erogazione delle pensioni quota 100 non determini l'ingiustificato ritardo per tutte le altre pensioni cui hanno diritto i cittadini italiani. Atto n. 3-00773 IORI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: da notizie apparse sugli organi di stampa si apprende che in una scuola elementare di Minerbe (Verona) a una bambina di origine straniera non è stato consentito di consumare lo stesso pasto dei compagni perché i suoi genitori, in difficoltà economica, non sono in regola con il pagamento della retta della mensa; l'amministrazione comunale, per voce del vicesindaco con delega all'istruzione pubblica, ha giustificato tale scelta affermando che seppur "umanamente dispiaciuto" per quanto avvenuto, bisogna "essere corretti verso tutte le famiglie che pagano regolarmente la mensa"; nel comune di Minerbe, le famiglie in difficoltà, individuate sulla base dell'Isee, vengono già aiutate a pagare la mensa e sono ben 36 i bambini coinvolti nelle sovvenzioni: tra questi anche la bambina esclusa dal pasto; appaiono discutibili le modalità di "gestione" di questo caso poiché pongono in essere un'odiosa discriminazione nei confronti di una minore che non può consumare un pasto caldo perché la sua famiglia è indigente; è del tutto evidente che questo rappresenta una situazione traumatica che potrebbe causare danni psicologici e disturbi nello sviluppo di un bambino; il diritto alla mensa, seppur non direttamente citato dal diritto internazionale e, in particolare, dalla Convenzione dell'Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, è da considerare strettamente connesso al diritto alla salute e all'accesso all'istruzione; la mensa è un momento educativo, in cui attraverso il cibo si trasmettono importanti valori tra cui l'integrazione, la socializzazione, la prevenzione e l'educazione alimentare. È il momento in cui tutti i bambini devono insieme, nessuno escluso, poter accedere ad un pasto sano, caldo e di qualità; il momento del pasto fa parte, infatti, del progetto educativo ed è per questo inserito nel piano di offerta formativa e, indipendentemente dalle risorse della famiglia, deve essere garantito a tutti i bambini; l'attuale normativa, che qualifica la mensa come un servizio pubblico a domanda individuale, utilizzato a richiesta dell'utente, porta ogni amministrazione comunale a decidere se e come organizzare il servizio con piena discrezionalità gestionale; l'esclusione dal servizio di alcune famiglie rappresenta una sconfitta educativa importante; l'istituto scolastico di per sé non ha responsabilità sul servizio mensa, affidato dal Comune ad una ditta esterna, si chiede di sapere quali iniziative, per quanto di competenza, in collaborazione con gli enti locali, il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo per una ristorazione scolastica che tenga conto delle diverse esigenze, tutelando il diritto alla ristorazione degli alunni. Atto n. 3-00774 LA PIETRA RUSPANDINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: nel mese di febbraio 2019, a seguito di avverse condizioni atmosferiche, la strada statale 64, al chilometro 30, in località Pàvana, nel comune di Sambuca Pistoiese, è stata interrotta in entrambi i sensi di marcia; la citata arteria è l'unico collegamento viario alternativo alla A1 per valicare l'Appennino fra Firenze e Bologna e, soprattutto nei mesi estivi, è particolarmente frequentata da turisti, che la scelgono in sostituzione alla viabilità autostradale; i media locali hanno riportato comunicati stampa dell'ANAS e degli amministratori locali, secondo i quali sarebbero state stanziate risorse per il ripristino e la messa in sicurezza della strada statale 64, ma nel contempo non sarebbero stati presentati i progetti attuativi, propedeutici all'apertura dei cantieri; l'evento sta provocando gravi ripercussioni negative sulla già debole economia locale, infatti le associazioni di categoria, ed in particolare la Confcommercio, lamentano una diminuzione del 40 per cento del volume di affari per le attività commerciali del comprensorio, senza considerare l'indotto ed i maggiori costi che devono sopportare i residenti, che devono allungare di svariati chilometri il percorso per transitare fra le località di Ponte alla Venturina e Taviano; la società Autostrade, tramite la segnaletica cosiddetta variabile, informa chi percorre le proprie tratte con una generica indicazione "SS64 Interrotta al Km.30", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia contezza di quali siano i tempi per il ripristino del regolare transito veicolare della strada statale 64 in località Pàvana; se possa fornire dettagliatamente l'ammontare complessivo delle risorse stanziate per la riapertura alla viabilità dell'arteria; a chi sia stata affidata la progettazione e se questa preveda interventi immediati sulla rete viaria alternativa in gestione al Comune ed alla Provincia; se non ritenga di segnalare la necessità di una modifica della segnaletica apposta dalla società Autostrade, affinché sia permesso il transito almeno ai veicoli leggeri, anziché scoraggiare genericamente il transito a tutti i viaggiatori. Atto n. 3-00775 D'ARIENZO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: dopo mesi trascorsi invano a cercare un contatto con il Governo, il commissario straordinario per il tunnel del Brennero, ingegner Ezio Facchin, nel mese di dicembre 2018 ha lasciato l'incarico; con una nota il commissario ha spiegato che determinante per questa decisione è stata "l'assenza di interesse del Governo verso i progetti di sviluppo delle tratte di accesso"; l'ingegner Ezio Facchin era stato nominato nel 2015 su proposta del Ministro pro tempore delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio; le dimissioni di Facchin hanno avuto una forte valenza politica che ha destato l'attenzione di diverse forze politiche;