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Nuove disposizioni in materia sanitaria. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge reca nuove disposizioni in materia sanitaria e si articola su tre assi fondamentali che riguardano essenzialmente l'abolizione del cosiddetto « superticket », la rideterminazione del finanziamento per il Servizio sanitario nazionale e, infine, l'allentamento dei vincoli per l'assunzione del personale sanitario. 1. L'abolizione del cosiddetto «Superticket». Come noto, la legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006, articolo 1, comma 796, lettere p) e p-bis) ) ha introdotto per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale il pagamento di una quota fissa sulla ricetta pari a 10 euro (cosiddetto extra-ticket regionale, o superticket ), a carico degli assistiti non esentati dalla quota di partecipazione al costo. La norma prevede che le regioni, in alternativa all'applicazione del superticket , possano adottare altre misure di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie, purché garantiscano il medesimo gettito. Di fatto, però, la norma sul superticket non è mai stata attuata fino al 2011. Con provvedimenti successivi, infatti, il superticket era stato abolito per gli anni dal 2007 al 2011. È stato poi il Governo Berlusconi a reintrodurlo e renderlo operativo definitivamente con il decreto-legge n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011. Già durante il corso della XVII legislatura la nostra parte politica aveva chiesto e proposto con forza la soppressione del superticket , anche, da ultimo, con specifici emendamenti alla legge di bilancio 2018. Il Governo, tuttavia, ha respinto le nostre richieste, provvedendo solamente a introdurre alcune norme che dovrebbero favorire le regioni nel ridurre questa tassa. La legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017, articolo 1, commi 804 e 805) ha infatti istituito un Fondo per la riduzione del superticket , con una dotazione annua di 60 milioni di euro a decorrere dall'anno 2018. La definizione dei criteri per la ripartizione del Fondo è demandata a un decreto del Ministro della salute, da adottare entro due mesi dall'entrata in vigore della citata legge di bilancio e di cui ad oggi non si vede traccia. Nel riparto, peraltro, in modo del tutto confusionario la normativa attuale dispone che dovranno essere privilegiate le regioni in cui siano state adottate iniziative intese ad ampliare il numero dei soggetti esentati dal pagamento della quota fissa di 10 euro, ovvero in cui siano state introdotte misure alternative regionali di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie, con il rischio di provocare l'effetto inverso ed erogare fondi e risorse finanziarie a regioni che di fatto hanno già abbracciato la logica del superamento del superticket , lasciando a bocca asciutta le regioni che non hanno ancora provveduto a fare alcunché. Sono cinque le regioni e province autonome che non applicano il superticket (Valle d'Aosta, provincia autonoma di Bolzano, Lazio -che lo ha abolito dal 1° gennaio 2017- e Basilicata, mentre la provincia autonoma di Trento dal 1° giugno 2015 prevede una quota di 3 euro); otto regioni (Abruzzo, Liguria, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) applicano il superticket , mentre le restanti regioni applicano misure alternative alla quota fissa. Le misure alternative sono articolate secondo diverse modalità: in cinque regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche) la quota ricetta è rimodulata in base al reddito familiare; in tre regioni (Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) la rimodulazione è basata sul valore della ricetta. Tuttavia, sono differenti sia le fasce di reddito applicate nelle regioni, sia le modalità di calcolo del reddito considerato (in alcune si utilizza il reddito familiare, in altre l'ISEE), sia le fasce di valore delle ricette. Inoltre, alcune regioni prevedono ticket differenziati per alcune prestazioni ad alto costo (ad esempio, TAC, RM, PET, chirurgia ambulatoriale). Si sottolinea che, con riguardo alla compartecipazione al costo in ambito sanitario ( ticket e superticket ), sono forti le differenze tra le regioni. Differenze ancora più evidenti se si considerano le prestazioni specialistiche ambulatoriali, per le quali la legge n. 537 del 1993 ha introdotto il pagamento fino all'importo massimo di 36,15 euro per ricetta a carico di tutti cittadini, e rispetto alle quali il decreto-legge n. 98 del 2011 ha reintrodotto, per i non esenti, il pagamento di un'ulteriore quota fissa di 10 euro ( superticket ) (che era stata prevista dall'articolo 1, comma 796, lettera p) , della legge n. 296 del 2006), consentendo però alle regioni di adottare misure alternative che assicurino lo stesso gettito, aggiuntive rispetto alle misure eventualmente già vigenti nelle singole regioni. La conseguenza è che l'importo del ticket che i cittadini sono tenuti a pagare per le prestazioni specialistiche ambulatoriali dipende in ciascuna regione: – dalle tariffe regionali delle singole prestazioni, fino al limite massimo ex legge n. 537 del 1993 (36,15 euro) o previsto localmente; – dalle misure di compartecipazione aggiuntive eventualmente adottate; – da quanto disposto dal decreto-legge n. 98 del 2011 ( superticket o misure alternative). Le principali stime sui mancati introiti conseguenti all'abolizione del superticket di 10 euro li quantificano in circa 600 milioni di euro a regime. Con il presente disegno di legge, all'articolo 1, si provvede ad abrogare definitivamente questo balzello e ai fini della copertura necessaria si utilizzano non solo le risorse già stanziate a legislazione vigente dalla legge di bilancio 2018, pari a 60 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2018, ma anche le maggiori entrate rivenienti dall'abrogazione della norma in materia di deduzione forfetaria del canone di locazione pari al 35 per cento per le cosiddette dimore storiche, da cui si ricava un gettito accertato di 545 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2018 (545 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2018 più 60 milioni di euro annui già scontati ai sensi della legge di bilancio 2018, per un totale di 605 milioni di euro complessivi a decorrere dall'anno 2018). 2. Rideterminazione del finanziamento per il Servizio sanitario nazionale La legge di bilancio 2017 (legge n. 232 del 2016, articolo 1, comma 392) aveva ridotto il finanziamento per il Servizio sanitario nazionale per il 2018 di 998 milioni di euro rispetto a quanto previsto solo pochi mesi prima, nel febbraio 2016, con intesa in sede di Conferenza Stato-regioni. Il presente disegno di legge ripristina il livello del finanziamento deciso con l'intesa citata. Si ridetermina, inoltre, il livello del finanziamento per gli anni 2019 e 2020, con l'obiettivo di arrestare progressivamente la riduzione del rapporto spesa sanitaria/PIL.