[ddlpres]

Modifica all'articolo 90 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, in materia di ferie dei magistrati. Onorevoli Senatori. -- Si riporta, a seguire, il testo presente alle pagine 33-34 delle Schede di lettura n. 235 del Servizio studi della Camera dei deputati, in ordine al decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell'arretrato in materia di processo civile atto Camera 2681, redatto il 27 ottobre 2014: «L'articolo 16 riduce il periodo di sospensione feriale dei termini processuali e la durata delle ferie dei magistrati e degli avvocati dello Stato. In particolare, al comma 1, il termine di sospensione di diritto dei termini processuali relativi alle giurisdizioni ordinarie e a quelle amministrative, sono portati dagli originari 45 giorni (dal 1º agosto al 15 settembre) a 25 giorni (e cioè dal 6 agosto al 31 agosto). Il Senato ha modificato la disposizione, stabilendo che il termine iniziale di sospensione feriale dei termini processuali decorra dal 1º agosto (e non più dal 6 agosto). Il medesimo articolo, al comma 2, modifica la legge 2 aprile 1979, n. 97 (Disposizioni riguardanti il personale di magistratura e gli avvocati dello Stato), introducendovi l'articolo 8- bis . Quest'ultimo fissa in trenta giorni il periodo annuale di ferie per i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, nonché per gli avvocati e procuratori dello Stato. Rimangono ferme le disposizioni che prevedono, per tutti i dipendenti civili e militari delle pubbliche amministrazioni, il recupero delle festività soppresse. Nell'analisi tecnico-normativa dell'originario disegno di legge di conversione si afferma che "questo intervento consentirà un notevole incremento dell'efficienza degli uffici giudiziari, che potranno tener udienze, per gli affari non urgenti, per 20 giorni in più all'anno". In realtà, le ferie dei magistrati sono regolate dall'articolo 90 dell'ordinamento giudiziario (OG), a sua volta novellato dall'articolo 8 della legge 97/1979. In base all'articolo 90, i magistrati che esercitano funzioni giudiziarie hanno un periodo annuale di ferie di quarantacinque giorni (primo comma). Per i magistrati della Corte suprema di cassazione, delle Corti di appello e dei Tribunali ordinari, nonché per i magistrati addetti ai Commissariati degli usi civici, ai Tribunali delle acque pubbliche, il periodo è fissato al principio di ogni anno con decreto ministeriale (secondo comma). In virtù del richiamo specifico, contenuto nell'articolo 90 OG, ai magistrati "che esercitano funzioni giudiziarie", i magistrati fuori ruolo o che svolgono il tirocinio iniziale fruiscono del più ridotto periodo di 30 giorni di ferie annuali, secondo la normativa sul pubblico impiego. Le ferie dei magistrati sono ulteriormente trattate dalla circolare del CSM P-10588 del 22 aprile 2011. In particolare, la circolare stabilisce come regola generale che il congedo ordinario debba essere normalmente goduto dal magistrato continuativamente, in coincidenza con il periodo feriale fissato al principio di ogni anno ai sensi dell'articolo 90 OG. Qualora per ragioni di servizio non sia possibile osservare la regola generale, è necessario disporre una diversa distribuzione del periodo di congedo durante l'anno, con possibilità dì recupero delle ferie non godute nel primo semestre dell'anno successivo. Gli avvocati e procuratori dello Stato -- essi pure destinatari della modifica in commento -- hanno un periodo di ferie di 45 giorni all'anno in base al regolamento per la esecuzione del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato (regio decreto 1612/1933). Si osserva che la disposizione contenuta nell'articolo 90 dell'ordinamento giudiziario non è espressamente modificata dal decreto-legge e continua a prevedere 45 giorni di ferie per anno, con specifico riguardo ai magistrati che esercitano funzioni giudiziarie. Ai contenuti dell'articolo in commento sulle ferie dei magistrati e ai diversi profili implicati sono riferite le analitiche annotazioni (spesso critiche, soprattutto con riguardo agli effetti sulla funzionalità del servizio) del paragrafo 5 del parere del CSM. Il CSM, oltre a rilevare la peculiarità sul piano tecnico della omessa modifica dell'articolo 90 OG e le conseguenti problematiche sul piano interpretativo, si sofferma: sui tempi di lavoro, la produttività dei magistrati e l'impegno loro complessivamente richiesto; sulla specificità delle ferie dei magistrati, di cui un segmento sarebbe destinato all'adempimento degli impegni lavorativi pendenti; sui possibili effetti controproducenti per la funzionalità del servizio e sulla non coincidenza tra periodo feriale e lavoro del singolo magistrato; sulla necessità di misure di razionalizzazione del sistema. Sotto quest'ultimo aspetto è prospettata tra l'altro la possibilità di estendere la sospensione dei termini di deposito anche al tempo di fruizione del congedo ordinario e delle festività soppresse da parte del singolo magistrato, quale che sia il periodo dell'anno in cui ciò avvenga; in alternativa è prospettata l'eventualità del ripristino del periodo, aggiuntivo rispetto a quello feriale, da dedicare alle sole pendenze in corso». Dal testo citato si comprende benissimo che, a disposizione del Legislatore (quanto meno dell'altro ramo del Parlamento), vi era un caveat ben preciso in ordine alla sostanziale frustrazione della volontà espressa dal Governo, derivante dal testo proposto dallo stesso Governo. La gravità di questa scoperta comporta una serie di considerazioni, che è necessario svolgere per dovere morale, ma che si possono svolgere -- in questa sede -- solo grazie all'insindacabilità garantita al parlamentare dall'articolo 68, primo comma della Costituzione. La prima considerazione, e la più grave, attiene al Governo: mentre il Presidente del Consiglio dei ministri annunciava al Paese un decreto-legge nel quale, tra l'altro, si adeguava il periodo di ferie dei magistrati alle esigenze di maggiore funzionalità del sistema giustizia, vi erano -- nei gabinetti e negli uffici legislativi dei dicasteri/dipartimenti coinvolti -- soggetti che forse hanno tradotto male le priorità enunciate dal presidente Renzi (che, si presume, sul punto non faceva che riferire il deliberato di Consiglio dei ministri e, quindi, la volontà finale del Governo). Alcuni di questi soggetti sono magistrati comandati al dicastero di via Arenula, in quello che appare come un evidente conflitto di interessi: non, si badi bene, interessi personali, in quanto il loro «fuori ruolo» li esentava dall'interpretazione di favore (anzi, solo ad essi si sarebbe applicata la limitazione delle ferie a 30 giorni); ma interesse corporativo, in quanto -- comprimendo l'ambito di applicazione (della limitazione delle ferie a 30 giorni) ad una nicchia di giudici -- la stragrande maggioranza della loro categoria è invece stata sottratta dalla regola voluta dal Governo. Una seconda considerazione attiene al ruolo del Parlamento nella conversione dei decreti-legge: