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Pochi voli pindarici, piedi per terra, a cominciare anche - ed è brutto arrivare a parlare di questo - da quelle che poi sono, banalmente, questioni pecuniarie. Io ho ascoltato l'altro giorno la sua diretta su «Sport & Salute», in cui faceva il resoconto del bonus per i collaboratori sportivi, che, sostanzialmente, ad oggi non ha coperto neanche poco più del 50 per cento delle domande pervenute. Io ho elaborato due numeri: sono oltre 131.000 le domande che sono state presentate e, con i 50 milioni che erano stati stanziati, sostanzialmente, non siamo riusciti a coprire tutte le domande. Ecco, io le chiedo, visto che lei ha parlato di quello che io ho definito il decretone, di questo pomeriggio, di cercare davvero di dare dignità a tutti, perché all'interno di queste 131.000 domande, sono comprese persone che fanno della propria professione una professione per gli altri: la professione è quella di aiutare i meno abili, quelli che non arrivano a vincere la medaglia d'oro alle Olimpiadi, quelli che non vincono i campionati del mondo, ma quelli che davvero, attraverso un quotidiano impegno sportivo, fanno davvero grande questa società e rendono davvero grandi questi impegni sportivi. Da ultimo, signor Ministro, un proposito per il futuro. Lei ha parlato di fondi, che poi dovranno essere utilizzati sia per quanto riguarda gli impianti sportivi sia per quanto riguarda un aiuto al mondo sportivo. Ecco, non dimentichiamo le associazioni. Cerchiamo di dare un aiuto fattivo a questo mondo e, soprattutto, cerchiamo di rendere onore a coloro che lavorano senza andare sui grandi giornali. Quindi, tutto il mondo della promozione, tutto il mondo delle discipline, secondo me, dovrebbe ricevere un occhio particolare. Io le chiedo questo sforzo: non dimentichiamo quelli che fanno poco rumore. Anzi, queste sono le persone che lei ha il compito di ascoltare di più. (Applausi). E su questo punto, ricordi che noi saremo qui a controllare. Se ci saranno proposte positive, noi daremo una mano; ovviamente, se non ci saranno proposte positive, noi faremo l'opposizione, ma sarà una opposizione mirata al concetto, mirata all'obiettivo di dare veramente piena attuazione a quella che è la dignità sportiva e sociale di questa forma di sport e di tutte le persone che la praticano. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor ministro Spadafora, approfitto della presenza di quest'ultimo in Aula per rinnovargli un'istanza, che spero ardentemente il Governo vorrà fare propria, per dimostrare un'attenzione concreta verso i territori più colpiti e messi in ginocchio dall'emergenza coronavirus. Parlo della possibilità che i giochi olimpici e paraolimpici invernali, previsti per il 2026 a Milano e Cortina, possano arrivare a coinvolgere, nel modo che sarà ritenuto possibile, anche le valli bergamasche e bresciane della Lombardia, territori tra i più colpiti dal disastro sanitario. Val Seriana, Val Brembana, Val di Scalve, la Val Camonica bresciana: le nostre valli, signor Ministro, hanno pagato, e stanno pagando, il prezzo più alto in termini di vite umane e le nostre montagne sono state l'avamposto di una strage degli innocenti senza precedenti. Per non parlare del blocco del sistema economico che le accomuna a tutto il resto d'Italia. Sarebbe davvero un gran bel segnale da parte del Governo, signor Ministro, senza alcun costo aggiuntivo, se lei, che già è stato garante dell'infanzia, oggi si facesse garante della ripartenza con il CONI e con il Comitato Olimpico internazionale, anche attraverso i valori dello sport, che sono da sempre denominatore comune di unione sociale e patriottica e che consentirebbe al nostro Paese di vincere la più bella medaglia dei giochi che si svolgeranno tra sei anni. Nella fattispecie, parliamo di territori di montagna limitrofi a Milano, tecnicamente e professionalmente preparati, che possiedono un'ampia ricettività alberghiera, piste omologate anche per le prove mondiali internazionali di fondo, per lo scialpinismo, per la discesa libera, impianti di risalita ed innevamento di assoluta avanguardia. Sarà mio impegno, spero condiviso anche da lei, ministro Spadafora, e dalla mia Regione Lombardia, concentrare tutte le forze, insieme ai colleghi del territorio e non solo, in maniera assolutamente trasversale, insieme anche al mondo dell'impresa e a RAI Sport, perché questa proposta possa tramutarsi in realtà. Pensi che grande messaggio, che grande azione sarebbe, signor Ministro, dopo tanta sofferenza far arrivare la luce della fiaccola olimpica, una luce di speranza così fulgida, sulle nostre montagne. Ci dia la leva, Ministro, perché, come ho già detto, la speranza è il vaccino più potente e noi siamo pronti. Grazie di cuore. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Lucia. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, Ministro, colleghi, voglio portare alla vostra attenzione la storia di un calciatore, un ragazzo di ventitré anni che gioca nel ruolo di mediano nel Colonia, lavora e vive in Germania, ma è originario del Belgio. Pochi giorni fa, in un'intervista ad una TV del suo Paese, si è detto preoccupatissimo per la sua famiglia. Tre suoi compagni di squadra, infatti, sono risultati positivi al tampone e sono stati posti in quarantena ma il resto della squadra no. D'accordo, tutti sottoposti di nuovo a controlli, ma nessuno stop di quindici giorni. Avanti con gli allenamenti in vista dell'imminente ripresa della Bundesliga. I vertici societari del Colonia, anzi, dopo aver ascoltato l'intervista del giocatore praticamente terrorizzato, lo hanno richiamato all'ordine e costretto ad un fulmineo dietrofront sul sito ufficiale della società. Questa storia, arrivata dal Paese descritto come il più sviluppato e all'avanguardia d'Europa, mi ha colpita moltissimo. Ai giocatori che militano nella massima serie tedesca, in poche parole, è vietato anche solo avere paura, tanto è indispensabile che il calcio si rimetta in moto per concludere il campionato. Un approccio assurdo, tanto che mi sono chiesta con ancora maggiore perplessità in che modo sarebbe stato opportuno, in Italia, riavviare i campionati. Nei confronti del calcio si ricorre spesso a categorie moralistiche e si scade facilmente in un linciaggio invidioso contro il cosiddetto gioco di ventidue ragazzotti ultra pagati che rincorrono un pallone. Ma non possiamo fare gli ipocriti: si tratta di uno dei segmenti economici più importanti del Paese, il sesto, forse il settimo per importanza. È un'industria, quella del calcio, che incide fortemente sul nostro PIL. I numeri parlano da soli: cinque miliardi di euro di fatturato, 89.000 addetti ed entrate fiscali per lo Stato pari a 1,7 miliardi di euro. Se calcoliamo l'indotto, quelli che mangiano direttamente col calcio, non dimentichiamo che il calcio in Italia è la locomotiva che traina tutto il mondo dello sport che sta soffrendo in modo particolare questi mesi di stop forzato.