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Questo, che purtroppo il testo su cui stiamo lavorando non prevede, deve valere non solo per chi ha l'onore e l'onere di essere eletto all'indomani di una campagna elettorale, ma anche per chi vuole semplicemente candidarsi. Il momento del discrimine è non l'elezione, ma la candidatura: in quel momento si manifesta la volontà di appartenere a un'area politica, piuttosto che a un'altra. Siamo soddisfatti dello stop alle nomine a pacchetto e anche della riduzione del numero dei magistrati che - lo dico con rispetto - vengono "parcheggiati" presso i Ministeri. Avremmo però voluto più coraggio, incisività e organicità. Qualcuno dice: facciamo presto, perché ce lo chiede l'Europa e perché dobbiamo attuare il PNRR. È vero e questa volontà va rispettata. Tuttavia, come ha detto prima il presidente Ostellari, l'Europa ci chiede non solo di fare presto, ma anche di fare bene e meglio rispetto a quanto è stato fatto in passato. Diciamo di più: dobbiamo riformare il sistema giustizia perché ce lo chiedono l'Italia e gli italiani da decenni (e non da qualche mese, come l'Europa) affinché il nostro Paese sia all'altezza della sua storia e della sua grande civiltà. Per questo motivo non possiamo sciupare quest'occasione storica, che non si ripresenterà in questa legislatura. Certamente lo faremo nella prossima, quando ci sarà una maggioranza di centrodestra più coraggiosa, omogenea e con una visione diversa e più sana del sistema giustizia. Rivolgo un ultimo appello a quest'Assemblea. Parliamo di giustizia, cioè di quel pezzettino del nostro sistema Paese che giudica, in alcuni casi, la nostra libertà e, in altri, il nostro patrimonio. Sfruttiamo quest'occasione storica per fare una vera e reale riforma che gli italiani vogliono e per la quale ci hanno dato fiducia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giarrusso. Ne ha facoltà. GIARRUSSO (Misto-IpI-PVU) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa riforma nasce male e si sviluppa peggio. Nasce male perché si fonda su un presupposto molto triste, ossia il tradimento, da parte della principale forza politica presente in questo Parlamento, di 11 milioni di elettori che mai avevano dato mandato agli eletti di sedersi al tavolo con Forza Italia e PD per rivoltare sottosopra la giustizia. Questi elettori, anzi, avevano dato un grande mandato per far sì che il nostro Paese diventasse più giusto e non fosse più quello con il più basso indice di libertà di stampa e il più alto in termini di corruzione in Europa. Con queste premesse e con un falso (ossia che ce lo chiede l'Europa), questa riforma arriva in Aula. Ripeto che si tratta di un falso, perché l'Europa chiedeva di rendere efficiente la giustizia e non di stravolgere l'ordinamento giudiziario. L'Europa non chiedeva di dare la possibilità ai partiti, che sono nati dopo Tangentopoli e che su quella scia hanno continuato, di prendersi una rivincita sui magistrati. Non chiedeva questo l'Europa: invece, è stata fatta una pessima riforma del processo penale, che non accorcerà i tempi della giustizia, ma che semplicemente cancellerà la giustizia nel nostro Paese. Non ci sarà giustizia, con i processi liquidati in appello. Chiediamoci dunque il perché di questa riforma. Essa viene fatta perché si coglie l'occasione di aver sottomesso il principale partito di opposizione per prendersi qualche rivincita sui magistrati. La scusa è il disastro Palamara, ma è una scusa, perché non si affrontano e, anzi, si peggiorano le condizioni che hanno portato a tale disastro, né si affronta con coraggio, come sarebbe stato invece necessario ed opportuno, la questione delle correnti, che da questa riforma verranno facilitate nel controllare il CSM. Non si affronta nemmeno il nodo del rapporto fra la politica e la magistratura: si tratta di un nodo davvero molto delicato, che ha creato molti problemi nel nostro Paese. Viene da sorridere, pensando che uno degli elementi più forti, ovvero la determinazione dei collegi elettorali, sulla base dei quali si voterà per il CSM, viene addirittura sottratto al Parlamento, per riconsegnarlo mani e piedi proprio alle correnti, che lottizzavano non solo il CSM, ma anche il Ministero della giustizia, in cui c'era Fulvietto, come capo di Gabinetto dell'allora ministro Bonafede. Ci ricordiamo come lo chiamava Palamara: Fulvietto. Ebbene, consegniamo al Ministero della giustizia la possibilità di prevedere quali siano i collegi elettorali e quindi li consegniamo esattamente a quel sistema che la riforma dice di combattere. Cosa sta combattendo, dunque, questa riforma? Essa sta combattendo l'autonomia e l'indipendenza del magistrato, che viene messa in discussione, trasformando il magistrato in un burocrate, che si deve occupare di processi da poco per non danneggiare la sua carriera, che si deve occupare delle statistiche e che deve stare attento a non disturbare i potenti, che possono permettersi grandi collegi difensivi e di poter ribaltare in tanti modi le decisioni dei giudici. Ebbene, questi giudici verranno valutati proprio sulla base del fatto che non si saranno uniformati ai propri colleghi: meno si saranno uniformati e più saranno penalizzati. Dobbiamo dunque ricordare, visto che tanti "coccodrilli", anche presenti in quest'Aula, ricordano ogni anno i magistrati che hanno perso la vita nella lotta contro le mafie, che quei magistrati erano proprio quelli che non si uniformavano al cattivo andazzo dei propri colleghi: si tratta di magistrati il cui sacrificio viene offeso con questa riforma, magistrati come Giovanni Falcone, che con questa riforma non avrebbero avuto nessuna possibilità di operare. Questo è il segno della riforma al nostro esame. Per questo motivo Italexit è assolutamente contrario a questa riforma, che è addirittura inemendabile e che non ha nessun collegamento col PNRR, ma molto ha a che fare con la corruzione del nostro Paese. (Applausi) . Come Paese pagheremo carissimo questa riforma, e non solo come un'occasione mancata, ma come l'occasione in cui il Parlamento avrebbe potuto veramente discutere - cosa che non ha potuto fare, e si è visto - nelle Aule del Senato di una vera riforma che tenesse lontani Palamara e gli altri maneggioni dalla politica e dalla magistratura. Questo fanno i maneggioni come Palamara: occupando il CSM e occupando manu militari, coi propri sodali, il Ministero della giustizia e le stanze degli uffici legislativi della politica, mettono le mani su un potere decisionale che spetta a queste Assemblee, che invece sono state defraudate ancora una volta da questa cattiva politica. Non ci si venga a raccontare che ce lo chiede l'Europa; non ce lo chiede l'Europa, assolutamente. Qua si cerca di mettere la museruola ai giudici, che non potranno più raccontare nemmeno delle loro inchieste; le racconteranno soltanto gli inquisiti, gli indagati e gli arrestati, sempre grazie alle riforme passate tramite il tradimento degli italiani. Ebbene, questa riforma farà cadere sulla giustizia il macigno della fine delle grandi indagini: