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Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati. Onorevoli Senatori. -- La Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 2014 non impone alcun modello di sistema elettorale lasciando alla discrezionalità del legislatore «la scelta del sistema che ritenga più idoneo ed efficace in considerazione del contesto storico». Tale scelta è legata al massimo grado di politicità che vede però il suo limite invalicabile nello spirito e nelle norme del dettato costituzionale che possono rendere alcune scelte manifestamente irragionevoli. Partendo dal principio dell'eguaglianza del voto, che esige la condizione di parità nell'esercizio dell'elettorato attivo, in quanto «ciascun voto contribuisce potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi» (sentenza della Corte costituzionale n. 43 del 1961), ma non al risultato concreto della manifestazione della volontà dell'elettore che dipende esclusivamente dal sistema elettorale scelto dal legislatore ordinario in relazione alle mutevoli esigenze connesse alle consultazioni popolari. Tale principio di eguaglianza del voto deve tuttavia contemperare sia esigenze di rappresentatività parlamentare determinata dall'aderenza dei rappresentanti in Parlamento con le istanze politiche presenti nella società, sia l'esigenza costituzionale di garantire la stabilità di governo della Nazione. La rappresentatività viene garantita da sistemi proporzionali mentre la governabilità è maggiormente sostenuta da sistemi maggioritari. Non essendo esplicitamente esclusa la possibilità di un qualunque premio di maggioranza rimane tuttavia costituzionalmente illegittima «l'assenza di una ragionevole soglia di voti minima per competere all'assegnazione del premio». La «ragionevolezza» nell'indicazione di tale soglia minima la si rintraccia nella Costituzione stessa osservando che ogni volta che viene usato il temine maggioranza ad esso si associa sempre l'aggettivo assoluta, tanto è vero che quando si vogliono raggiungere maggioranze qualificate esse vengono sempre esplicitate. In Costituzione non esiste il concetto di maggioranza relativa. Quindi l'unica soglia possibile per ottenere un qualsiasi premio di maggioranza in una legge elettorale è quella del 50 per cento più uno dei voti validamente espressi, così come lo fu per la tanto vituperata «legge truffa» (legge 31 marzo 1953, n. 148) che assegnava il 65 per cento dei seggi alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50 più uno per cento dei voti validamente espressi. Ad aggravare ulteriormente gli effetti nefasti del premio di maggioranza attribuito senza la necessaria dose di «ragionevolezza» è la previsione di un secondo turno di ballottaggio che nelle democrazie moderne e in tutti i sistemi elettorali esistenti, serve per eleggere dei singoli candidati e non per eleggere la maggioranza legislativa dei rappresentanti la volontà popolare. Il premio di maggioranza associato al cosiddetto «ballottaggio» tra due liste per le quali non si fissa una percentuale minima di partecipazione, determina una grave distorsione della rappresentatività che va ben al di là del criterio della «non eccessiva distorsività» indicato dalla Consulta con la sentenza n. 1 del 2014. In presenza, poi, come si assiste nell'attuale fase storica, di un aumento fuori misura democraticamente tollerabile dell'astensionismo, determinato e indotto da una progressiva «laicizzazione» dell'elettorato che non ottiene valide risposte dalla politica, il premio di maggioranza usufruirebbe di «un effetto leva» che renderebbe oggettivamente il sistema democratico fragile, instabile e ingovernabile in costanza di forti tensioni sociali e politiche aggravate da un'acuta e irrisolta crisi economica e finanziaria. In tale quadro non verrebbe premiata la governabilità ma si agevolerebbe la tentazione di pericolose tendenze autoritarie. A ciò devono aggiungersi, oggi, le preoccupazioni per scelte di politica istituzionale, di «lotta costituzionale» comunque tese alla concentrazione del potere, alla rottura della par condicio , alla discriminazione delle minoranze, al condizionamento degli esiti del voto sfruttando il potere che la forza aritmetica della maggioranza parlamentare consente di esercitare laddove si identifichi in essa l'intero Parlamento, con un capo del Governo che pretenda di rappresentare unitariamente gli interessi di tutti i cittadini contro le minoranze e le opposizioni. L'ostinata ricerca di un equilibrio di potere intorno alla minoranza più forte, infatti, nel perseguire l'obiettivo di breve periodo della stabilità dell'esecutivo, porterebbe in breve tempo a determinare l'instabilità delle stesse istituzioni democratiche, laddove la maggior parte delle forze politiche fosse deliberatamente esclusa dal legittimo concorso alla formazione, attraverso le leggi, della volontà generale, stante l'eguale diritto di tutti i cittadini a concorrere, con metodo democratico, alla determinazione della politica nazionale (articolo 49 della Costituzione). Per le ragioni sopra esposte la proposta che sottoponiamo al vostro esame mutua il sistema elettorale tedesco che ha fino ad ora dato forti garanzie di bilanciamento tra governabilità e rappresentatività dell'elettorato. Nella nostra proposta il premio di maggioranza non viene indicato espressamente ma è contenuto nel meccanismo elettorale stesso che sembra così rispondere efficacemente al basilare criterio previsto dalla Corte costituzionale relativo alla «non eccessiva distorsività» che deve informare di sé il premio di maggioranza al fine di non considerarlo sproporzionato. I premi di governabilità che si traducono in premi di maggioranza in senso stretto convertono artificiosamente una minoranza numerica in una maggioranza politica, come avviene nel disegno di legge presentato dal Governo Renzi, quello che viene giornalisticamente denominato «Italicum». Mentre il premio di governabilità insito nel sistema elettorale che si propone nel presente disegno di legge è determinato dalla corrispondenza fra voti e seggi scientemente e sistematicamente prodotta dall'esito elettorale quale effetto casuale della imprevedibile dislocazione del voto nei diversi collegi. Nel primo caso la distorsione è preordinata come effetto dello schema normativo, mentre nel secondo deriva come conseguenza del mutare dei vari contesti storico-politici. Per semplificare potremmo affermare che i premi di governabilità derivati dai sistemi maggioritari uninominali sono «naturali» mentre quelli frutto dell'applicazione di sistemi quali l'«Italicum» sono «innaturali» divenendo di fatto dei sistemi «costituzionalmente sospetti». Se inoltre al premio di maggioranza, attribuito dopo il raggiungimento di una determinata soglia o addirittura, senza raggiungere tale soglia ma attraverso un ballottaggio, viene associata una o più soglie di sbarramento più o meno elevate, l'incostituzionalità perde l'aggettivo «sospetta» per divenire piena e reale poiché si violano in modo flagrante gli articoli 49 e 67 della Costituzione che impongono l'eguaglianza dei voti e l'integrità del rapporto rappresentativo. La necessità, quindi, di recuperare un sistema sostanzialmente proporzionale, pur con alcuni correttivi volti a garantire la semplificazione degli schieramenti politici, è all'origine del presente disegno di legge.