[pronunce]

Nel merito, la Camera contesta i motivi dedotti relativi alla anteriorità dei fatti, rispetto all'assunzione dello status di parlamentare, e alla circostanza che le dichiarazioni siano state rese nel corso di un'inchiesta disciplinare, ovvero in sede di testimonianza penale, e sostiene che lo stesso resoconto dei fatti, indipendentemente dalle valutazioni personali, sarebbe idoneo ad integrare la nozione di "opinioni espresse", e ad attivare la guarentigia dell'insindacabilità; né potrebbe condividersi l'idea che talune sedi extraparlamentari, come nella specie l'inchiesta disciplinare, comportino la dismissione della veste di parlamentare. Ciò posto, la difesa della Camera dei deputati - dopo aver ricordato la giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 11 del 2000 e n. 417 del 1999) secondo la quale possono considerarsi espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari non solo le opinioni contenute in atti svolti all'interno dei vari organi parlamentari e paraparlamentari, ma anche quelle espresse extra moenia, purché inerenti all'esercizio di tali funzioni - deduce che le dichiarazioni in esame rientrerebbero nell'ambito della guarentigia costituzionale, con ampie argomentazioni. 4.- In una successiva memoria la Camera dei deputati, insistendo nelle conclusioni già rassegnate e riproponendo gli argomenti già dedotti, ha, in particolare, sottolineato, in ordine all'ammissibilità del conflitto, come il ricorso non contenga alcuna indicazione circa il contenuto delle dichiarazioni del parlamentare di cui si dovrebbe stabilire l'appartenenza alla sfera della insindacabilità. Tale carenza, sempre secondo la difesa della Camera dei deputati, vertendo sull'elemento del conflitto che assume priorità logica (rispetto alle censure alla delibera di insindacabilità), renderebbe indecifrabile l'intero atto introduttivo, perché precluderebbe la possibilità di apprezzare la correlazione fra dichiarazioni esterne e attività politico-parlamentare, venendo a mancare uno dei termini di tale correlazione.1.- Preliminarmente devono essere esaminate le eccezioni di inammissibilità del ricorso, avanzate dalla difesa della Camera dei deputati in questa seconda fase del conflitto. Non è fondata l'eccezione relativa alla mancanza nell'atto introduttivo della sottoscrizione di tutti i componenti dell'organo collegiale: come questa Corte ha già affermato (sentenza n. 321 del 2000), per la validità dell'atto introduttivo del ricorso per conflitto promosso da un organo collegiale, nella specie giudiziario, è sufficiente la sottoscrizione del Presidente dello stesso, che lo rappresenta. Parimenti è infondata l'eccezione desunta dall'assenza di ogni intitolazione dell'atto introduttivo: il ricorso è valido, indipendentemente dalla sua autoqualificazione, in quanto contenga gli elementi essenziali che lo devono caratterizzare per legge (sentenze n. 11 e n. 10 del 2000). A una diversa conclusione la Corte perviene in relazione alla deduzione da parte della Camera dei deputati della mancanza, nell'atto introduttivo, di una valida domanda volta ad ottenere una pronuncia che dichiari non spettare alla Camera la valutazione contenuta nella deliberazione impugnata, e che annulli quest'ultima, e di una compiuta prospettazione del thema decidendum. Alla luce dell'indirizzo interpretativo affermato con le sentenze n. 364 e n. 363 del 2001; n. 31 e n. 15 del 2002, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Infatti, l'atto introduttivo, pur contenendo gli elementi indispensabili per la identificazione delle &laquo;ragioni del conflitto&raquo; , difetta di una compiuta prospettazione del thema decidendum. Manca, nella specie, una domanda consistente nella sostanziale richiesta di una pronuncia della Corte che dichiari non spettare alla Camera di appartenenza la valutazione contenuta nella delibera impugnata con conseguente annullamento della stessa delibera; Ne consegue l'inammissibilità del ricorso per conflitto in quanto carente dei suoi requisiti essenziali.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato di cui in epigrafe, proposto dal Tribunale di Roma, 5ª sezione penale, nei confronti della Camera dei deputati. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 maggio 2002. F.to: Massimo VARI, Presidente Riccardo CHIEPPA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 maggio 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA