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Si tratta delle aggravanti già valorizzate, per il medesimo reato di lesioni personali, dalla legge 19 luglio 2019, n. 69 (recante « Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere », denominata « Codice Rosso »), in relazione alle modifiche introdotte in materia di obbligo di riferire la notizia del reato (articolo 347 del codice di procedura penale), di assunzioni di informazioni (articolo 362 del codice di procedura penale), di compimento di atti diretti e delegati dal pubblico ministero (articolo 370 del codice di procedura penale), di sospensione condizionale della pena (165 del codice penale), di obblighi informativi (articolo 64- bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e articoli 90- bis e 190- bis del codice di procedura penale): l'avere commesso il fatto contro l'ascendente o il discendente, quando concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell'articolo 61 del codice penale o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso, ovvero quando vi è premeditazione (articolo 576, primo comma, numero 2, del codice penale); l'avere commesso il fatto in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 583- quinquies , 600- bis , 600- ter , 609- bis , 609- quater e 609- octies del codice penale (articolo 576, primo comma, numero 5, del codice penale); l'essere stato il fatto commesso dall'autore del delitto previsto dall'articolo 612- bis del codice penale nei confronti della persona offesa (articolo 576, primo comma, numero 5.1, del codice penale); l'avere commesso il fatto contro l'ascendente o il discendente anche per effetto di adozione di minorenne o contro il coniuge, anche legalmente separato, contro l'altra parte dell'unione civile o contro la persona stabilmente convivente con il colpevole o ad esso legata da relazione affettiva (articolo 577, primo comma, numero 1, del codice penale); l'avere commesso il fatto contro il coniuge divorziato, l'altra parte dell'unione civile, ove cessata, la persona legata al colpevole da stabile convivenza o relazione affettiva, ove cessate, il fratello o la sorella, l'adottante o l'adottato nei casi regolati dal titolo VIII del libro primo del codice civile, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro un affine in linea retta (articolo 577, secondo comma, del codice penale). Le aggravanti suddette, per effetto della disposizione di cui all'articolo 585 del codice penale, fanno scattare l'aumento della pena da un terzo alla metà nei casi dell'articolo 576 del codice penale e di un terzo nei casi dell'articolo 577 del codice penale e giustificano, in tal senso, una deroga alla disposizione di cui all'articolo 275, comma 2- bis , del codice di procedura penale (secondo cui, di regola, non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni di reclusione), a fronte di un reato, quale quello di lesioni, che nelle ipotesi non aggravate è punito con una pena della reclusione da sei mesi a tre anni. Il comma 1, lettera c) , reca, invece, un duplice intervento di modifica dell'articolo 391, comma 5, secondo periodo, del codice di procedura penale. Con riferimento all'applicabilità di misure cautelari coercitive, l'articolo 391, comma 5, secondo periodo, ultima parte, del codice di procedura penale, oggi consente di derogare ai limiti di pena previsti dagli articoli 274, comma 1, lettera c) , e 280 del codice di procedura penale, solo se l'arresto è stato eseguito per uno dei delitti di cui all'articolo 381, comma 2, del codice di procedura penale o per uno dei delitti per i quali l'arresto è consentito anche fuori dalla flagranza: dunque, non per i delitti per i quali è previsto l'arresto obbligatorio, a norma dell'articolo 380 del codice di procedura penale, ai quali si intende estendere l'applicazione della norma. Con la prima modifica si consente alle deroghe previste nell'articolo 391, comma 5, del codice di procedura penale di operare anche per il delitto di cui all'articolo 387- bis del codice penale (« Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa »). Detto delitto è stato inserito fra quelli per i quali è previsto l'arresto obbligatorio, ai sensi del comma 2 dell'articolo 380 (confronta la lettera l-ter) ) del codice di procedura penale, dall'articolo 2, comma 15, della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante « Delega al Governo per l'efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari ». Tuttavia, in considerazione del limite edittale (il reato è punito con la pena della reclusione da sei mesi a tre anni), attualmente non è possibile procedere, eseguito l'arresto, all'applicazione di alcuna misura cautelare, con la conseguenza che all'arresto dovrà conseguire l'immediata liberazione dell'arrestato, ove non intervenuto tempestivamente un provvedimento di aggravamento della misura cautelare da parte del giudice, in seguito a richiesta del pubblico ministero. L'intervento soddisfa anche l'esigenza di ricondurre il « rapporto fra misure precautelari e misure cautelari coercitive all'originario coordinamento quanto ai presupposti per la loro adozione » sul quale la Corte costituzionale ha auspicato un intervento del legislatore nella pronuncia n. 137 del 2020. La seconda modifica – strettamente conseguente all'intervento sulla disciplina del fermo recata dall'articolo 6 del disegno di legge – consente che, anche nei casi in cui sia disposto il fermo ai sensi del nuovo comma 1- bis dell'articolo 384 del codice di procedura penale, operi la deroga ai limiti previsti dagli articoli 280 e 274, comma 1, lettera c) , del codice di procedura penale ai fini dell'applicazione delle misure cautelari. Non sarebbe altrimenti possibile l'applicazione della misura cautelare coercitiva per delitti, quali ad esempio quello di lesioni non aggravate (da circostanze speciali o ad effetto speciale), che spesso preludono a condotte più gravi. L'articolo 4 reca un duplice, mirato intervento sul codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159).