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5) infine, la formulazione presentata di seguito risponde all'esigenza di rafforzare le norme antidiscriminatorie e prevedere misure che prevengano e contrastino discriminazioni, segregazioni, istigazione all'odio razziale (anche sui media) e stigmatizzazioni, e che impediscano applicazioni deteriori delle norme in vigore in materia penale, civile e amministrativa o che comunque considerino pericolosa una persona soltanto in considerazione della sua appartenenza alla minoranza dei Rom e dei Sinti. Il secondo obiettivo del presente disegno di legge è quello di prevedere norme di promozione sociale degli appartenenti alle minoranze che, senza alcun assistenzialismo deresponsabilizzante, attuino sia la citata Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali, sia le numerose raccomandazioni dell'OSCE, del Consiglio d'Europa e delle istituzioni dell'Unione europea che indicano obiettivi e strumenti per l'inclusione sociale di Rom e Sinti nei settori favoriti anche da norme costituzionali, cioè quelli dell'aiuto alle famiglie numerose (articolo 31 della Costituzione), dell'accesso al credito e alla proprietà dell'abitazione (articolo 47 della Costituzione), dell'accesso all'istruzione anche più elevata (articolo 34 della Costituzione), dell'accesso alla tutela della salute e alle cure gratuite agli indigenti (articolo 32 della Costituzione), dell'agevolazione del risparmio popolare alla proprietà privata dell'abitazione (articolo 47 della Costituzione), del favore per la cooperazione e per l'artigianato (articolo 45 della Costituzione) e ai servizi assistenziali, ma anche nel settore dell'inserimento lavorativo e della formazione professionale (articoli 35, 36 e 38 della Costituzione), della promozione e valorizzazione delle espressioni culturali (articoli 9, 33, 117 e 118 della Costituzione). In base alla ripartizione della potestà legislativa in materia di minoranze linguistiche tra Stato e regioni, prevista dagli articoli 6, 117 e 120 della Costituzione, come peraltro risulta dall'interpretazione data dalla Corte costituzionale nel 2009 (sentenza n. 159 del 22 maggio 2009), la legge statale conterrà, anche in attuazione di norme internazionali e comunitarie: a) disposizioni di dettaglio sui diritti linguistici e culturali specifici della minoranza, sui nomi, sui rapporti con le pubbliche amministrazioni, sulle norme generali in materia di istruzione, sulle norme in materia di stranieri e di cittadinanza, sui livelli essenziali delle prestazioni in materia di assistenza sanitaria, di assistenza sociale e di accesso all'edilizia residenziale pubblica, sui rapporti di diritto privato, sull'applicazione delle norme penali e processuali e sulla sicurezza stradale, sulle questioni di sicurezza concernenti la circolazione e il soggiorno delle persone sul territorio nazionale, sui rapporti con le organizzazioni internazionali; tali disposizioni statali potranno essere poi attuate e integrate dalle leggi regionali adottate nelle materie di competenza concorrente o esclusiva delle regioni; b) disposizioni di principio, che dovranno essere poi attuate dalle leggi regionali e provinciali, per le parti concernenti la promozione dell'inserimento lavorativo e delle attività produttive dei Rom e dei Sinti, la valorizzazione dei beni culturali e la promozione di attività culturali rom e sinte, la gestione del territorio (inclusa l'edilizia, gli alloggi di edilizia residenziale pubblica e la gestione di eventuali campi sosta), l'organizzazione dell'istruzione e la promozione del diritto allo studio. Proprio perché Rom e Sinti in Italia costituiscono una minoranza diffusa sul territorio, la legge statale non potrà però essere lasciata soltanto alla spontanea attuazione delle amministrazioni statali, regionali e locali, ma dovrà prevedere appositi organismi nazionali e locali di consulenza (anche con l'apporto di personale appartenente alle stesse minoranze), disciplinare la figura del mediatore interculturale rom e sinto, promuovere e sostenere le attività delle associazioni di Rom e Sinti e il loro effettivo coinvolgimento prima di ogni decisione pubblica che riguardi la singola minoranza. La medesima legge dovrà altresì prevedere un programma periodico di azioni positive da attuarsi a livello nazionale, regionale e locale, per la cui realizzazione possono essere utilizzati i fondi dell'Unione europea per l'inclusione sociale e i fondi per gli investimenti regionali destinati a favorire l'abitazione delle categorie svantaggiate. Una precedente, ma non identica, versione dell'articolato di seguito presentato (riformulato dai presentatori in diversi punti, specialmente in relazione alla modifica della legge n. 482 del 1999) è stata illustrata e consegnata da Alessandro Simoni alla Commissione straordinaria per i diritti umani del Senato della Repubblica in occasione di un'audizione sulla condizione dei Rom e dei Sinti in Italia, svoltasi il 15 luglio 2010. Infine, si segnala che quel testo, cui il presente disegno di legge ampiamente si ispira, era stato fatto proprio di sua iniziativa dal sen. Marco Perduca nel disegno di legge atto Senato n. 2552, presentato al Senato della Repubblica il 9 febbraio 2011. Si ricorda inoltre che una versione precedente del testo era stata elaborata a seguito di un convegno internazionale sul tema svoltosi a Milano nel giugno 2010, promosso con la partecipazione di OSCE, Consiglio d'Europa e Commissione europea e col patrocinio del Presidente della Repubblica, che apri il convegno con un suo messaggio. Infine, l'attuazione della presente legge non solo non comporta oneri aggiuntivi per i bilanci di Stato e enti territoriali, ma mira a realizzare significativi risparmi nel periodo medio-lungo. Le diverse disposizioni sono infatti attuabili nell'ambito delle funzioni e delle competenze già esercitate dalle autorità statali, regionali e locali, senza oneri finanziari e di personale che non possono essere coperti da fondi già stanziati sulla base della legislazione vigente, come specificato in numerose disposizioni del presente disegno di legge. Inoltre, si fa espresso riferimento all'accesso ai fondi, comunitari e nazionali, già stanziati per la realizzazione di progetti in favore delle comunità rom e sinta. Infine, e soprattutto, una migliore e più effettiva integrazione di tali comunità nella società consentirebbe di ottenere significativi risparmi rispetto agli attuali elevati costi economici e sociali della non-integrazione. Si auspica che il presente disegno di legge possa essere discusso e approvato a breve, sia per colmare una lacuna dell'ordinamento giuridico italiano, altrimenti noto per l'avanzato livello di tutela delle sue minoranze, sia e soprattutto per iniziare a risolvere i problemi di integrazione della minoranza dei Rom e dei Sinti che sono anche il prodotto del disinteresse del legislatore. I problemi si risolvono affrontandoli e predisponendo gli strumenti necessari, non voltandosi dall'altra parte.. Art. 1. (Riconoscimento e tutela di Rom e Sinti quale minoranza linguistica) 1. La Repubblica tutela la lingua e la cultura della minoranza dei Rom e dei Sinti, comunque denominata, che si trova sul suo territorio, in attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in conformità alle norme internazionali e dell'Unione europea. 2.