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Al comma 3 dell'articolo 1 è previsto un Piano nazionale di coordinamento per l'aggiornamento tecnologico e l'accrescimento delle capacità operative finalizzato proprio alle azioni di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. Una decisione che, aggiunta allo stanziamento di risorse previsto all'articolo 2 per l'acquisto di ulteriori mezzi e attrezzature, rafforza la nostra struttura e la nostra capacità di contrastare questo fenomeno. L'articolo 5 del provvedimento introduce, al comma 1, una nuova definizione di incendio di interfaccia urbano-rurale. Con questa definizione riusciamo a dare una connotazione agli incendi boschivi che interessano zone o aree nelle quali sussiste una interconnessione tra strutture che vengono definite antropiche e aree naturali. Alla luce di quanto accaduto questa estate, riuscire a individuare situazioni e aree di questo tipo ci permette di leggere meglio e prima il pericolo di eventuali incendi, ma anche di proteggere la vita delle persone potenzialmente coinvolte in questi ultimi. Da ultimo, all'articolo 6 si introducono modifiche al codice penale che prevedono da una parte aggravanti, nel caso in cui l'azione delittuosa sia commessa proprio da coloro che avrebbero invece il ruolo di prevenire gli incendi, e dall'altra attenuanti, per coloro che si impegnano a collaborare con le autorità. Esse rappresentano a mio avviso un miglioramento della disciplina preesistente. Utilizzo questi ultimi secondi del mio intervento per sottolineare l'enorme impatto ambientale che un incendio produce nel nostro ecosistema. Per questo credo siano state rassicuranti le parole pronunciate questa estate dal premier Draghi, che non solo ha prontamente garantito ai sindaci dei territori colpiti un programma di ristori per le persone e le imprese colpite, ma ha anche assicurato un piano straordinario di rimboschimento e messa in sicurezza degli stessi territori. Ritengo che questi impegni, insieme al provvedimento che oggi discutiamo e che ci accingiamo a convertire in legge, con un positivo contributo del Senato teso a modificare e a integrare il testo iniziale, rappresentino un significativo passo in avanti che un Governo e uno Stato civile possono fare per i propri cittadini rispetto a simili emergenze. In questa direzione dobbiamo continuare a muoverci nel futuro prossimo, affinché la vita degli italiani e la bellezza del nostro territorio non vengano inutilmente distrutte per mano di un manipolo di delinquenti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella. Ne ha facoltà. BUCCARELLA (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, veniamo da diverse giornate di attività molto intensa svolta in Commissione ambiente. Quindi esprimo anche da parte mia un ringraziamento per l'impegno profuso dai relatori, dal Governo e da tutti i membri della Commissione, nel tentativo di migliorare il testo del decreto-legge che dobbiamo convertire. Questo tentativo in gran parte secondo me è riuscito, anche se non completamente, perché, come forse in ogni provvedimento legislativo, ci sono delle luci e delle ombre, a seconda del punto di vista. Mi soffermerò brevemente su una luce e su quella che sembra essere una grande ombra che caratterizza il nostro lavoro di conversione di questo decreto-legge. La luce, a mio modo di vedere, è l'aver inserito specificamente, con un emendamento a prima firma De Petris e Buccarella, a cui poi si sono aggiunte le firme dei componenti del Gruppo Misto e del MoVimento 5 Stelle, la specificazione di dotarsi, nelle prossime iniziative di potenziamento del sistema di contrasto agli incendi, di quelle risorse tecnologiche che possono essere, se non proprio completamente risolutive, certo grandemente impattanti per scongiurare il ripetersi di fenomeni come quelli accaduti la scorsa estate. Parlo più precisamente dell'utilizzo delle tecnologie, a cui noi spesso affidiamo tanto nella nostra vita professionale e politica, ma anche privata; tecnologie che oggi consentono, mediante l'utilizzo di radar implementati da videocamere a infrarossi e con il supporto di droni, muniti anch'essi di sensori, di poter intervenire in maniera veramente tempestiva quando ci sono gli inneschi degli incendi. È stato detto e ribadito anche qui in Aula e l'abbiamo sentito nel corso delle audizioni svolte: se è vero che le condizioni climatiche favoriscono la nascita degli incendi e la portata degli stessi (penso agli sconvolgimenti climatici e alla siccità), molto spesso vi è anche la mano dell'uomo. Quindi noi possiamo, come abbiamo fatto giustamente, irrigidire il quadro giuridico e sanzionatorio, aumentando le pene, comprese quelle accessorie, già previste nel nostro ordinamento all'articolo 423- bis del codice penale. Il problema che dobbiamo però affrontare ogni volta e che adesso sembra avere portata inusitata è la difficoltà di individuare i responsabili in tutti i casi in cui gli inneschi (e si tratta della stragrande maggioranza) sono di natura dolosa. Adesso è possibile fornire gli apparati dello Stato e delle Regioni di sistemi di controllo immediato e di verifica istantanea della nascita di focolai in base ai rilievi termici dei sistemi radar, che pare abbiano un raggio di portata fino a 50 chilometri. In questo modo si riuscirebbe a identificare gli inneschi e, all'occorrenza, anche eventuali veicoli che si trovano nei pressi dei punti di innesco. Infatti, come cercavo di dire prima, possiamo agire giustamente su tutti i sistemi di prevenzione, tutela e rafforzamento del contrasto postumo agli incendi quando questi assumono grande scala, ma se riuscissimo a impattare e punire, previa identificazione, i responsabili dell'ecocidio che ha contraddistinto l'ultima stagione estiva, faremmo un grande passo avanti nel raggiungimento dell'obiettivo. Questo è un aspetto che appare secondario nell'ambito di tutte le modifiche legislative che siamo riusciti ad apportare nel corso dei lavori in Commissione, però mi corre l'obbligo di lumeggiare, volendo usare questo argomento, le ombre di un provvedimento di conversione con cui - a mio modo di vedere e non solo - non siamo riusciti a fornire quella tutela che avremmo invece dovuto riservare alla fauna. Mi riferisco soprattutto alla fauna colpita e che, oltre alle attività umane che giustamente vanno protette e per le quali è giusto provvedere con i ristori, impatta grandemente sull' habitat e sulla biodiversità. I numeri ci dicono che parliamo di circa 20 milioni di animali bruciati vivi o morti, di cui 2 milioni sono mammiferi. L'impatto sulla biodiversità è veramente altissimo. Come ci dicono scienziati e studiosi, dobbiamo purtroppo temere questi fenomeni estremi di natura incendiaria, che - Catania ne è la prova nelle ultime ore - stanno interessando la quotidianità della vita nell'intero globo terracqueo (anche se oggi parliamo del nostro Paese). Pertanto, la preoccupazione per la fauna, gli habitat e le biodiversità deve andare oltre la sensibilità animalista o ambientalista, perché in questo caso abbiamo a che fare con la nostra stessa sopravvivenza, così come ci ricorda continuamente chi studia gli equilibri della vita sul nostro pianeta. L'emendamento 1.52, bocciato in Commissione dopo essere stato oggetto di interventi di diversi colleghi, intendeva limitare l'attività venatoria, limitatamente alla stagione in corso, dopo eventi catastrofici per la vegetazione e la fauna dovuti ai vastissimi incendi.