[pronunce]

Dall'altro lato, l'art. 1, comma 2, della stessa legge conferisce alle regioni ed agli enti locali tutte le funzioni ed i compiti amministrativi, localizzabili nei rispettivi territori, esercitati da qualunque organo o amministrazione dello Stato, centrali o periferici -come appunto, nella materia de qua, avveniva al momento di approvazione della delega legislativa- restando esclusi dal conferimento, nell'ambito del settore del lavoro, soltanto i compiti relativi alla "vigilanza in materia di lavoro e cooperazione" (cfr. art. 1, comma 3 lett. r)). Nella specie non sono quindi configurabili forme di eccesso di delega, giacché le disposizioni in esame appaiono compatibili con l'oggetto della delega, quale risulta delimitato sia "in positivo", sia "in negativo". Del resto, questa conclusione pu¨° essere avvalorata dalla constatazione che la disciplina introdotta dal decreto legislativo n. 469 non contraddice l'interpretazione di questa Corte, secondo cui la ratio della delega in materia consiste nell'esigenza di superare la dissociazione tra le funzioni relative al collocamento e alle politiche attive del lavoro -di spettanza statale- e le funzioni in materia di formazione del lavoro -di competenza regionale- (sentenza n. 74 del 2001). 2.1. ¨D Nella stessa ottica, neppure ¨¨ lesivo degli artt. 70, 76 e 77, primo comma, della Costituzione l'art. 10 del d.lgs. n. 469 del 1997, che prevede che l'attività di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro possa essere affidata, previa autorizzazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, anche a soggetti privati. Ed invero, alla luce dei principi e criteri direttivi contenuti nella citata legge n. 59 del 1997, la delega ad individuare "le modalità e le condizioni" per il conferimento, disposto dall'art. 3, comma 1 lett. g), della legge, a "idonee strutture organizzative di funzioni e compiti che non richiedano, per la loro natura, l'esercizio esclusivo da parte delle regioni ed enti locali" consente al legislatore delegato di disciplinare gli aspetti strutturali e funzionali del relativo procedimento, prevedendo anche forme di autorizzazione ministeriale, nonché stabilendo le categorie dei titolari dell'attività di mediazione tra domanda ed offerta di lavoro, i quali possono essere anche soggetti privati, che possiedano determinati requisiti di tipo imprenditoriale ed economico. Non sussiste, pertanto, nella specie, l'ipotizzata violazione degli indicati parametri costituzionali. 3. ¨D Esclusa la configurabilità dei denunciati vizi di eccesso di delega del d.lgs. n. 469 del 1997, neppure sussiste l'illegittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1 e 2, e 3, comma 1 lett. g) , nonché dell'art. 4, comma 4 lett. c), della legge delega n. 59 del 1997, prospettata sotto il profilo della genericità dell'oggetto e della insufficiente definizione dei principi e criteri direttivi. In proposito, basta qui ricordare che questa Corte, proprio in relazione alla citata legge n. 59 del 1997, ha specificato che il riferimento a "clausole generali", come quelle relative agli interessi e alla promozione dello sviluppo delle comunità regionali e locali, o quelle relative alla localizzabilità delle funzioni nei rispettivi territori, accompagnate dall'indicazione di principi, quali quelli di sussidiarietà, completezza, efficienza ed economicità, responsabilità ed unicità dell'amministrazione, omogeneità, adeguatezza, differenziazione, appare sufficiente a delimitare l'area della delega, in coerenza con un disegno di decentramento e di allocazione dei compiti amministrativi tra i diversi livelli territoriali di governo (sentenze n. 159 del 2001 e n. 408 del 1998). La questione di costituzionalità sollevata non ¨¨ pertanto fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 10 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro, a norma dell'art. 1 della legge 15 marzo 1997, n, 59) sollevata, in riferimento agli artt. 70, 76 e 77, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per il Molise con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1 e 2, dell'art. 3, comma 1 lett. g), e 4, comma 4, lett. c), della legge 15 marzo 1997, n. 59 (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed agli enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa) sollevata, in riferimento agli artt. 70, 76 e 77, primo comma, della Costituzione, dal medesimo Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise con la stessa ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Piero Alberto CAPOTOSTI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 aprile 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA