[pronunce]

– È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato che ha chiesto che la questione sia dichiarata infondata. La difesa erariale richiama innanzitutto la dicotomia evidenziata dalla giurisprudenza costituzionale tra effetti amministrativi ed effetti penali del condono ed i relativi presupposti. Osserva quindi come la previsione del decorso del termine di 36 mesi dall'avvenuto pagamento dell'oblazione non sarebbe irragionevole dal momento che il pagamento dell'oblazione costituirebbe solo una fase del procedimento estintivo, il quale si concluderebbe con una formale dichiarazione «dell'autorità preposta, previo esperimento d'apposito procedimento amministrativo». Il coinvolgimento di interessi di natura penale renderebbe irrilevante l'eventuale inerzia delle autorità amministrative «preposte al procedimento di oblazione», ovvero l'attesa della decisione in relazione al perdurare del sequestro.1. – Il Tribunale di Frosinone, sezione distaccata di Alatri, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 32, comma 36, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326, in riferimento agli artt. 3, 97 e 111 della Costituzione, nella parte in cui prevede che gli effetti di cui all'art. 38, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 – cioè l'estinzione dei reati ivi previsti – si producono con il decorso di trentasei mesi dalla data da cui risulta il pagamento dell'oblazione. 2. – L'art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003, nel prevedere e disciplinare la sanatoria straordinaria degli illeciti edilizi (cosiddetto condono edilizio), al comma 36, stabilisce che «la presentazione nei termini della domanda di definizione dell'illecito edilizio, l'oblazione interamente corrisposta nonché il decorso di trentasei mesi dalla data da cui risulta il suddetto pagamento, producono gli effetti di cui all'articolo 38, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47», determinano, cioè, l'estinzione dei cosiddetti reati edilizi. La norma prosegue stabilendo che «trascorso il suddetto periodo di trentasei mesi si prescrive il diritto al conguaglio o al rimborso spettante». Ad avviso del rimettente, la disposizione in esame, nell'imporre ai fini della declaratoria di estinzione del reato il necessario decorso di un arco temporale, violerebbe l'art. 3 Cost. dal momento che esso, finalizzato a tutelare l'interesse dell'amministrazione al corretto pagamento dell'oblazione (e alla riscossione delle differenze omesse dal privato), sarebbe stato irragionevolmente elevato ad elemento costitutivo della fattispecie estintiva del reato. Sarebbe, inoltre, violato l'art. 111 della Costituzione, in quanto, allorché l'amministrazione, con accertamento operato prima che siano trascorsi trentasei mesi dal pagamento, abbia ritenuto congrua l'oblazione versata, il necessario decorso dell'ulteriore lasso temporale sarebbe «ultroneo ai fini di accertamento penale», pregiudicando l'interesse del cittadino ad una rapida definizione del procedimento penale. La disposizione censurata, infine, determinerebbe un aggravamento del lavoro giudiziario, imponendo lunghi periodi di sospensione dei procedimenti e il rinvio della decisione in attesa del decorso del termine triennale, con conseguente sovraccarico del ruolo degli uffici giudiziari, in contrasto con l'art. 97 Cost. 3. – La questione è fondata nei termini di seguito specificati. La disciplina del condono edilizio dettata dall'art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003 opera su due piani distinti: sul piano penale, al ricorrere dei presupposti di legge, determina l'estinzione dei reati edilizi; su quello amministrativo comporta il conseguimento della concessione in sanatoria (e l'estinzione dell'illecito amministrativo). Ai fini della estinzione dei reati, l'art. 32, comma 36, richiede il concorso di tre elementi: la presentazione della domanda di definizione dell'illecito nei termini (compresi tra l'11 novembre 2004 e il 10 dicembre 2004, ai sensi del comma 32); il pagamento integrale dell'oblazione (come determinata nell'Allegato 1, e nei termini ivi indicati: comma 38); infine, il decorso di 36 mesi da tale pagamento. Entro il medesimo termine, inoltre, si prescrive il diritto al conguaglio delle somme da parte dell'amministrazione ovvero il diritto al rimborso spettante al privato. Il rimettente assume che attraverso l'introduzione di questo requisito temporale il legislatore del 2003 avrebbe irragionevolmente trasformato una previsione che nel sistema del condono previsto dalla legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie), era posta a tutela di un interesse dell'amministrazione (quello cioè di effettuare il conguaglio delle somme dovute) in “elemento costitutivo della fattispecie estintiva” del reato. In realtà, occorre considerare che, ai fini dell'estinzione del reato, ai sensi dell'art. 32, comma 36, del decreto-legge n. 269 del 2003, requisito essenziale è l'integralità dell'oblazione corrisposta dall'imputato. È dunque necessario che il giudice accerti che il versamento effettuato corrisponda a quello realmente dovuto, in relazione alla tipologia dell'abuso commesso. A tal fine, secondo la giurisprudenza di legittimità, il giudice si avvale degli accertamenti compiuti dall'autorità comunale, la quale è il soggetto formalmente preposto alla determinazione definitiva dell'importo dell'oblazione, ai sensi dell'art. 35, comma 14, della legge n. 47 del 1985. La previsione di un termine a decorrere dal pagamento dell'oblazione, quale presupposto dell'estinzione del reato, assume significato proprio ove la si colleghi alle attività che l'amministrazione comunale deve svolgere per verificare la congruità della somma pagata. Infatti, essa è innanzitutto volta a consentire che, affinché si possa determinare l'estinzione del reato, l'amministrazione accerti che l'oblazione versata sia quella dovuta in base alla legge, onde evitare elusioni della disposizione. Al tempo stesso, tale previsione pone un limite temporale per effettuare i controlli e gli accertamenti (anche di fatto) necessari, in modo da evitare che il ritardo o l'inerzia dell'amministrazione possano procrastinare indefinitamente l'estinzione del reato. A tal fine l'art. 32, comma 36, stabilisce che il decorso del termine ivi previsto, unitamente al verificarsi degli altri presupposti, determini comunque l'effetto estintivo.