[pronunce]

- Parimenti inammissibile è la questione sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale di Bologna, riguardo alla stessa norma, nella parte in cui assoggetta ad un diverso trattamento tributario le plusvalenze realizzate dagli acquirenti a titolo gratuito, a seconda che costoro cedano i terreni prima o dopo l'inizio della lottizzazione o della realizzazione di opere volte a rendere i terreni stessi edificabili, assumendo, solo nel secondo caso, come valore iniziale il valore normale del terreno alla data di inizio della lottizzazione o delle opere. A prescindere, infatti, dalla diversa ratio che presiede alla tassazione delle due ipotesi di plusvalenza (l'una derivante esclusivamente dalla intervenuta destinazione edificatoria del terreno, l'altra dalla lottizzazione o comunque dalla realizzazione di opere), è sufficiente osservare che nel primo caso, non essendovi lottizzazione o attività edificatoria, non sarebbe possibile, se non attraverso scelte legislative che la Corte non può compiere, ancorare il valore iniziale del bene ad un momento diverso da quello dell'acquisto. 4. - La Commissione tributaria regionale di Bologna e quella provinciale di Forlì dubitano, sia pure con diversa formulazione, la prima in riferimento al solo art. 53 della Costituzione, la seconda anche in riferimento all'art. 3, della legittimità costituzionale dell'art. 82, comma 2, del d.P.R. n. 917 del 1986, nella parte in cui, non contenendo correttivi volti ad ovviare alle conseguenze delle variazioni del potere di acquisto della moneta, determinerebbe la sottoposizione a tassazione di plusvalenze fittizie, specie di lungo periodo, in quanto frutto, in massima parte, di inflazione. La censura, nei termini in cui è formulata, non è fondata. L'apprezzamento della incidenza nel campo tributario della svalutazione monetaria è rimesso, infatti, come la giurisprudenza di questa Corte ha già affermato, alla discrezionalità del legislatore, risultando, di conseguenza, insindacabile in questa sede, col solo limite della irragionevolezza e manifesta arbitrarietà, la disciplina normativa dei presupposti e dei criteri di applicazione del tributo, in relazione agli effetti della svalutazione della moneta (cfr. sentenza n. 126 del 1979), non potendo, di regola, dirsi violato il principio di capacità contributiva per il solo fatto che la fluttuazione del valore della moneta modifichi gli effetti della applicazione di un'imposta (cfr. sentenza n. 346 del 1999). 5. - La sola Commissione tributaria provinciale di Forlì dubita, in riferimento agli art. 2, 3, 11 e 53 della Costituzione, della legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 82 e 108 del d.P.R. n. 917 del 1986, nella parte in cui assoggetta a tassazione le plusvalenze derivanti dalla alienazione di terreni a destinazione edificatoria anche ove esse siano realizzate attraverso la cessione di beni patrimoniali delle IPAB, istituzioni prive di scopo di lucro, i cui cespiti sono destinati ad attività assistenziali, sussidiarie rispetto a quelle realizzate con l'impiego di risorse pubbliche. La questione, formulata peraltro in maniera assai confusa, con il generico richiamo ad inconferenti principi comunitari (il riferimento al principio di sussidiarietà di cui al trattato di Amsterdam sembra richiamare l'art. 5 del trattato che istituisce la Comunità economica europea, firmato il 25 marzo 1957, come modificato dall'art. G,B. par. 5, del trattato sull'Unione europea, firmato il 7 febbraio 1992, reso esecutivo con legge 3 novembre 1992, n. 454, il quale ha, però, tutt'altro ambito applicativo che non i rapporti fra istituzioni interne dei singoli Stati membri), non è fondata in quanto, trascurando di considerare la giurisprudenza di questa Corte formatasi sul punto (cfr. la sentenza n. 171 del 2001 e l'ordinanza n. 109 del 2002), muove dall'erroneo presupposto che la tassazione delle plusvalenze previste dalla lettera b) dell'art. 81 del d.P.R. n. 917 del 1986 si fondi sulla loro natura speculativa. 6. - L'ultima censura, sollevata, con riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, da tutti e tre i rimettenti, riguarda l'art. 82, comma 2, ultimo periodo, del d.P.R. n. 917 del 1986, nella parte in cui non prevede - ai fini della tassazione delle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria - che anche il valore di acquisto dei terreni pervenuti al contribuente per effetto di successione o donazione sia rivalutato in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, così come previsto per i terreni acquistati a titolo oneroso. 6.1. - Va, preliminarmente, disattesa la eccezione di inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza, sollevata dalla Avvocatura dello Stato limitatamente alla ordinanza emessa dalla Commissione tributaria di Cuneo. Diversamente, infatti, da quanto sostenuto dalla difesa pubblica, l'ordinanza, chiarendo che il giudizio a quo concerne la impugnativa di avvisi di accertamento di maggior imposta ILOR derivante dal mancato riconoscimento, ai fini del calcolo della plusvalenza realizzata, della "rivalutazione ISTAT" sul valore iniziale di alcuni terreni a destinazione edificatoria, ricevuti in eredità e quindi alienati, ha, sinteticamente ma in maniera adeguata, motivato la rilevanza della questione nell'ambito del giudizio a quo. 6.2. - Nel merito la questione è fondata. Il legislatore, nel prevedere che "il costo dei terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria di cui alla lettera b) del comma 1 dell'articolo 81 (del d.P.R. n. 917 del 1986) è costituito dal prezzo di acquisto aumentato di ogni altro costo inerente, rivalutato in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati [...]", ha accolto, limitatamente alla tassazione delle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria, un criterio di determinazione della base imponibile costituito dalla differenza tra i corrispettivi della cessione percepiti nel periodo di imposta, al netto dell'INVIM, ed il prezzo di acquisto, aumentato di ogni altro costo inerente e rivalutato sulla base degli indici Istat. Dove è evidente che la rivalutazione del prezzo iniziale, disposta da tale norma, costituisce una scelta del legislatore intesa a neutralizzare, ai fini della tassazione delle plusvalenze de quibus, gli effetti dell'inflazione monetaria. Ed è proprio siffatta scelta che viene, poi, contraddetta, del tutto ingiustificatamente, dalla norma impugnata, limitatamente alle sole plusvalenze riferibili agli acquisti a titolo gratuito, per le quali, invece, l'esigenza di purgare gli effetti inflazionistici si pone negli stessi termini delle altre plusvalenze.