[resaula]

Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, ringrazio il mio Gruppo e la presidente Bernini per avermi dato la possibilità di fare la dichiarazione di voto su questo provvedimento, perché mi rende possibile esplicitare alcuni argomenti sostenuti all'interno della Commissione affari costituzionali, dove ho manifestato da subito le perplessità mie e del mio Gruppo su questa norma che, in buona sostanza, vuole identificare il Senato alla Camera dei deputati e, con l'emendamento del quale è stato chiesto il ritiro in questa discussione, abbassando anche il limite d'età per l'elettorato passivo. Questa mini riforma costituzionale non ci convince nel metodo e nel merito. Non ci convince nel metodo, signori, perché, quando si mette mano alla Costituzione, non lo si può fare a spizzichi e bocconi: bisogna avere un quadro sistematico e complessivo di riforma che possa rendere praticabili e funzionali le istituzioni che si vogliono modificare, e questo non è il caso. Ve lo abbiamo detto in Commissione e anche in occasione della discussione in Commissione e in Aula della riforma sul taglio dei parlamentari, sulla quale in prima lettura abbiamo votato a favore, perché non si può non essere d'accordo con la riduzione del numero dei parlamentari. All'epoca abbiamo dato un voto favorevole in prima lettura, perché vi abbiamo messo alla prova e volevamo verificare se c'era veramente una volontà riformatrice o se, invece, era soltanto uno slogan e un totem da concedere a folle di elettori e sostenitori. Ci avete dimostrato esattamente questo. Allora, non si può intervenire in maniera chirurgica in un contesto generale, perché, se i nostri Padri costituenti hanno stabilito modalità di rappresentanza e di voto dei rappresentanti della Camera e del Senato, evidentemente c'era qualche motivo. Dobbiamo fare anche un'autocritica: non riusciamo a fare una riforma costituzionale, perché sia quella del 2006 sia quella di Renzi sono state bocciate dall'elettorato. Benissimo, allora affermiamo e dichiariamo la nostra incapacità di trovare una soluzione che rendesse praticabile una riforma costituzionale. (Applausi). Abbiamo tentato con una Commissione bicamerale, mettendoci dentro i più autorevoli esponenti (mi riferisco a quella presieduta dal presidente D'Alema, di cui facevano parte il presidente Berlusconi e il presidente Fini), ma non ci siamo riusciti. Abbiamo tentato, noi di centrodestra, la riforma nel 2006, ma non ci siamo riusciti; neanche l'ex presidente del Consiglio Renzi ci è riuscito. Allora, c'è una strada maestra per fare le riforme costituzionali, visto che questo è un Parlamento litigioso, che non riesce a trovare la sintesi delle esigenze di modernizzazione del Paese: si faccia un'Assemblea costituente. È questo l'unico metodo per cambiare in maniera strutturale e organica la nostra Costituzione. (Applausi) . Vedete, andando ad esaminare le percentuali di affluenza al voto in occasione dell'elezione della prima Assemblea costituente, forse non crederemmo ai nostri occhi: più del 90 per cento dei cittadini italiani partecipò a quel voto, perché aveva capito che erano in gioco il futuro del Paese e la tutela dei diritti fondamentali. Se invece consideriamo le ultime elezioni e quelle che ci saranno nei prossimi giorni, queste percentuali ce le possiamo assolutamente dimenticare. Pertanto, per quanto riguarda il metodo, abbiamo sbagliato. Ha sbagliato il centrodestra, ha sbagliato il centrosinistra, ha sbagliato la Commissione bicamerale: diamo la parola al popolo sovrano. Mi rivolgo soprattutto agli amici e colleghi del MoVimento 5 Stelle, che vogliono fare della democrazia partecipativa un loro cavallo di battaglia: diamo la parola ai cittadini italiani, che sono molto più avanti di quanto possiamo pensare. Onestamente non ho incontrato in campagna elettorale masse di giovani che mi hanno chiesto di votare per il Senato. Ho incontrato giovani che mi hanno chiesto quali fossero le loro prospettive future e se avrebbero mai potuto accedere a un posto di lavoro o maturare la pensione. (Applausi) . Questa è la vera battaglia sociale, la differenziazione tra le vecchie e le nuove generazioni: non soltanto le nuove generazioni avranno difficoltà a collocarsi nel mondo del lavoro, ma sicuramente non potranno raggiungere la pensione. Questi sono i problemi che si devono affrontare e che devono impegnare il Parlamento e soprattutto il Governo. Queste sono le risposte che chiedono i giovani, non di votare per il Senato. (Applausi) . Se oggi stessimo facendo una discussione per aprire la possibilità di voto ai cittadini diciottenni che fino a quel momento non l'avessero avuta, allora ci sarebbe stata una giustificazione, ma oggi i diciottenni possono votate tranquillamente per i rappresentanti della Camera, che è un organo legislativo. Come diceva il collega Caliendo, anche noi siamo stati diciottenni e ventenni e abbiamo votato per una Camera soltanto. Onestamente, non mi sono mai sentito sminuito nelle mie funzioni, nelle mie prerogative e nell'esercizio del diritto di voto. Voglio anche rispondere alla collega Pinotti, che si lamenta delle differenti posizioni all'interno dello stesso Gruppo parlamentare, tra Camera e Senato: questo è il bello della democrazia e il significato di avere due Camere, proprio perché ci sono una libertà, un pensiero e una maturazione diversi. L'abbiamo detto anche in occasione del taglio dei parlamentari, quando la Camera, in maniera populista e unitaria, ha votato per il taglio; noi, pur avendo ravvisato il voto dei nostri colleghi di Gruppo alla Camera, la prima volta abbiamo votato a favore, come segno di apertura e di fiducia, mentre la seconda volta abbiamo votato differentemente, perché abbiamo visto che questa nostra disponibilità non era stata percepita né consentita. È allora un problema di metodo e di merito. Infatti, approvare questa riforma sarebbe stato più facile; forse il voto favorevole sarebbe andato anche incontro alle aspettative dei cittadini in questo momento, nel quale la politica è vista come il male assoluto. Sarebbe stato meglio sopprimere una delle due Camere, perché, dando la possibilità ai diciottenni di votare per il Senato, si creano due elettorati e due rappresentanze identici e viene meno lo spirito dei Padri costituenti, che nella differenziazione dell'elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato hanno voluto coniugare le migliori esperienze, tutte, per non creare discriminazione. Ma le migliori esperienze! A venticinque anni (poi c'è stato quell'emendamento che riduce il danno) i migliori giovani sono appena laureati: cosa volete che facciano all'interno delle istituzioni? Hanno bisogno di crearsi un posto di lavoro e non di perdere tempo nelle istituzioni, perdendo la possibilità di collegarsi con il mondo del lavoro. (Applausi) . Questa è la valutazione che dovete e che si deve fare. Alla fine di tutto questo, qual è il voto che esprime il mio Gruppo? Non è un voto contrario, e non lo è per il meccanismo perverso del Regolamento del Senato. Credo che ci sia una Giunta per il Regolamento e forse sono la persona meno indicata, ma questa sarebbe una delle occasioni per convocarla, per dipanare questa contraddizione.