[pronunce]

Con la nuova normativa si assiste ad un indebito accentramento di funzioni. Per le ragioni esposte, si assume la violazione: a) dell'art. 76 Cost., atteso che le disposizioni sopra citate si porrebbero in contrasto con i princípi e criteri direttivi della legge n. 308 del 2004, ed in particolare con l'art. 1, comma 8, il quale prevedeva che il legislatore delegato avrebbe dovuto rispettare il principio di sussidiarietà e le competenze regionali come delineate dal d.lgs. n. 112 del 1998; b) degli artt. 117 e 118 Cost., atteso che verrebbero lese le prerogative riconosciute alle Regioni in materia di governo del territorio e di tutela della salute. 9.2.— La Regione Marche ha impugnato, altresì, l'art. 25, comma 1, lettera b), nella parte in cui prevede che la Regione, nell'individuare l'autorità competente per la VIA regionale, debba tener conto «delle attribuzioni della competenza al rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione delle varie opere ed interventi e secondo le procedure dalla stessa stabilite sulla base dei criteri direttivi di cui al capo III del presente titolo, ferme restando le disposizioni comuni di cui al presente capo I». Ove tale norma potesse essere intesa nel senso che il legislatore statale abbia voluto obbligare le Regioni ad attribuire il procedimento di VIA all'ente titolare del potere autorizzatorio, la stessa violerebbe gli artt. 117 e 118 Cost., determinando una diretta ingerenza nelle potestà delle Regioni di allocare le funzioni. Si sottolinea, inoltre, che il fatto di porre in capo al medesimo ente il potere autorizzatorio dell'opera o del progetto e contemporaneamente affidargli la competenza alla valutazione dell'impatto sull'ambiente di tale opera, si porrebbe in contrasto con la direttiva n. 85/337/CEE del 1985, la quale impone che «gli effetti di un progetto sull'ambiente debbano essere valutati per proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacità della riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale di vita» (undicesimo considerando). L'art. 3 della citata direttiva prevede poi espressamente che «la valutazione dell'impatto ambientale individua, descrive e valuta, in modo appropriato, per ciascun caso particolare e a norma degli articoli da 4 e 11 gli effetti diretti e indiretti di un progetto sui seguenti fattori: l'uomo, la fauna e la flora; il suolo, l'acqua, l'aria, il clima e il paesaggio; i beni materiali ed il patrimonio culturale; l'interazione tra i suindicati fattori». In conformità a quanto previsto a livello comunitario, si sottolinea come oggi «la maggior parte delle autorizzazioni sono rilasciate dagli enti locali, Comuni e Province, mentre la valutazione dell'incidenza sull'ambiente di dette opere spetta alla Regione»; ciò «a maggiore garanzia delle esigenze ambientali che (…) hanno implicazioni non limitate al territorio di un singolo Comune o di una sola Provincia». Da qui l'asserita violazione degli artt. 11 e 76 Cost., per inosservanza dei criteri contenuti nella legge di delega (art. 1, comma 8, lettere e ed f della legge n. 308 del 2004) che impongono il rispetto della normativa comunitaria in materia ambientale. 9.3.— La Regione Marche ha impugnato, infine, l'art. 51, comma 3, nella parte in cui stabilisce che le norme tecniche integrative della disciplina sulla VIA siano adottate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri competenti, e «solo» sentita la Commissione di cui all'art. 6 del medesimo decreto, cui peraltro la Regione partecipa in maniera «formale» attraverso la figura dell'esperto. Lo Stato avrebbe, pertanto, dettato una disciplina che andrebbe ad incidere non solo sulla materia della tutela dell'ambiente ma anche su materie regionali, quali il governo del territorio e la tutela della salute, «senza alcun coinvolgimento neanche della Conferenza Stato-Regioni». Da qui la violazione degli artt. 117 e 118 Cost., nonché del principio di leale collaborazione. 9.4.— Nell'ultima parte del ricorso si assume la illegittimità costituzionale, tra l'altro, delle norme sopra riportate per violazione del principio di leale collaborazione. Non sarebbe, infatti, stato previsto, pur incidendo tali norme su materie regionali, quali la tutela del territorio e della salute, alcun effettivo coinvolgimento delle Regioni e/o della Conferenza Stato-Regioni. 9.5.— Anche in tale giudizio è intervenuta l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus, la quale ha chiesto l'accoglimento delle questioni proposte dalla Regione Marche. 10. — La Regione Calabria ha depositato, in data 22 aprile 2009, una memoria con la quale, pur richiamando l'intervenuta abrogazione delle norme impugnate ad opera dell'art. 4, comma 2, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale), ha riferito di avere ancora interesse ad una decisione nel merito per una serie concomitante di ragioni. Innanzitutto, perché sarebbe costituzionalmente illegittimo l'intero testo del decreto. In secondo luogo, perché «è incontestabile che le disposizioni originarie del decreto legislativo n. 152 del 2006 abbiano spiegato piena efficacia anteriormente alla loro abrogazione». Sulla base di quanto previsto dall'art. 52, comma 1, del citato decreto, «la parte seconda è entrata in vigore centoventi giorni dopo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 14 aprile 2006: la piena efficacia delle disposizioni ha quindi avuto inizio il 13 agosto 2006». «A distanza di oltre quattro mesi (…) da quella data – prosegue la Regione – l'art. 5, comma 2, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, poi convertito con legge 26 febbraio 2007, n. 17, ha sostituito il comma 1 dell'art. 52 del decreto legislativo n. 152 indicando al 31 luglio 2007 la data di entrata in vigore per le disposizioni della parte seconda». Si aggiunge, come «a distanza di oltre sei mesi dalla data indicata (…) è poi entrato in vigore il decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 (…) che ha provveduto alla modifica ab imis (o meglio alla riscrittura integrale) della disciplina originaria». Da quanto esposto, la Regione rileva come la disciplina originaria ha «avuto effetti» in due periodi diversi «per un totale di dieci mesi». Si conclude, pertanto, affermando testualmente quanto segue: «un (duplice) lasso di tempo di efficacia che, per un verso, esclude la configurabilità di una cessazione della materia del contendere, nella misura in cui gli effetti delle disposizioni sono stati spiegati, e, per altro verso, impone di ribadire integralmente le censure a suo tempo formulate nel ricorso avverso le disposizioni di cui alla parte seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006».