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La nave Gregoretti, per le sue caratteristiche strutturali e tecniche, non è adatta a ospitare persone in uno stato di sovraffollamento e per un tempo prolungato, ovvero, nel caso di specie, dal 27 luglio, giorno della richiesta formale dell'assegnazione del POS, al 31 luglio. Il caso Gregoretti è altresì diverso dal caso Diciotti per il fatto che, nel frattempo, era entrato in vigore il decreto sicurezza- bis , ossia il decreto-legge n. 53 del 2019, che aveva cambiato l'assetto delle competenze, attribuendo al Ministro dell'interno tutte le competenze in materia di ingresso nello Stato da parte dei migranti. Peraltro, le condizioni di trattenimento a bordo della nave Gregoretti erano precarie, ancor più in questo caso, come segnalato e certificato, per il rischio contagio sanitario, per la non adeguatezza di alloggio e di sistemazione e per la mancanza di materiale sanitario, cause per le quali il 27 luglio è stato autorizzato lo sbarco di alcuni migranti e, il 29 luglio, dei minori trattenuti a bordo, per effetto di un provvedimento specifico del tribunale dei minori di Catania. In data 31 luglio, il procuratore facente funzione di Siracusa, come atto finale, chiedeva lo sbarco dei restanti 116 migranti per le problematiche di tipo sanitario, su cui noi avevamo chiesto un'ulteriore verifica, attraverso un'integrazione istruttoria, e per un rischio infettivo che, in effetti, era stato evidenziato da due relazioni tecniche. La procedura di sbarco pertanto si è conclusa in data 31 luglio su autorizzazione del capo di gabinetto del Ministro dell'interno; i migranti sono stati poi trasferiti all' hotspot di Pozzallo. A nulla rilevano, inoltre, colleghi, le motivazioni riportate nella stessa relazione di memoria a giustificazione dell'omissione legate alle trattative per i collocamenti, né i motivi di difesa dell'interesse pubblico e di sicurezza per il rischio di terrorismo, su cui peraltro avevamo chiesto un'ulteriore verifica istruttoria, avendo indicato una generica valutazione rispetto all'ipotesi che l'accesso dei migranti potesse, in automatico, minacciare la sicurezza pubblica e senza aver adottato dei concreti atti conseguenti per tutelare l'ordine pubblico e la sicurezza da tale minaccia di terrorismo individuata dall'allora ministro Salvini. Si tratta quindi di una motivazione generica, non coerente con un pericolo concreto di terrorismo, rispetto alla necessità dell'eventuale individuazione di quell'interesse costituzionalmente rilevante, che avrebbe potuto costituire una scriminante alla responsabilità della condotta del Ministro. Il preminente interesse pubblico di Governo, capace di incidere su situazioni giuridiche in modo concreto e specifico, non può in alcun modo confondersi con l'obiettivo meramente politico, richiamato da più parti, che si configurerebbe come una sorta di ragion di Stato; ciò prefigurerebbe, invece, il rischio - che la riforma dell'articolo 96 della Costituzione aveva voluto escludere - che l'azione governativa posta in essere dai membri dell'Esecutivo non possa mai rispondere a eventuali responsabilità penali, rappresentando questo un privilegio. I presupposti della condotta del Ministro, insieme alla richiesta a maggioranza qualificata del voto camerale, costituiscono quindi la griglia dei limiti di legittimità del procedimento di formazione della delibera parlamentare e gli unici confini entro cui quest'Assemblea può negare l'autorizzazione a procedere richiesta dal tribunale dei ministri; presupposti di legalità che ci sembra non possano sussistere. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Paroli. Ne ha facoltà. PAROLI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato gli interventi e temo che si cada nell'errore di ripetere che non dobbiamo entrare nel merito della vicenda, ma alla fine lo facciamo e anche in maniera fuorviante. Ricordo a me stesso e a tutta l'Assemblea che dobbiamo decidere - è già stato detto, ma deve essere chiaro per evidenziare il nostro compito - se i comportamenti dell'ex ministro Salvini siano stati posti in essere all'interno di un'azione di Governo non per l'esistenza di un preminente interesse pubblico, ma solo per il perseguimento di un preminente interesse pubblico, oppure se questo comportamento è stato un comportamento estemporaneo e isolato, che credo sia evidente a tutti non essere stato. Purtroppo però cosa è accaduto? È accaduto che, nonostante l'impegno del presidente Gasparri e di alcuni di noi all'interno della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, abbiamo scritto una brutta pagina nella storia del Senato della Repubblica e dell'istituzione dell'autodichia della Giunta. È venuta meno la terzietà di cui dovevamo essere portatori, non c'è stata la garanzia e la tutela di questa terzietà. È una pagina negativa che purtroppo rischia di estendersi anche all'attività e al voto che l'Assemblea esprimerà questa mattina. Il tutto costituisce precedente e, come è già stato detto, il precedente riveste una autorità de facto e nel diritto parlamentare, quindi nell'attività che noi svolgiamo, il pregresso decisum, cioè il precedente, acquista ancora maggior rilievo. In particolar modo, come credo sia evidente a tutti, ciò vale per il precedente che accade nella medesima legislatura. Ora è evidente a tutti ciò che è accaduto circa un anno fa e ciò che sta accadendo oggi. Che cosa è cambiato dalla vicenda Diciotti alla vicenda Gregoretti? Davvero qualcuno vuole sostenere che c'entri la dimensione della nave? Voglio sperare che si possa ritornare al nostro compito, a quello che è il nostro interesse come istituzione Senato della Repubblica a fare in modo che vengano tutelate la realtà e la verità. La realtà dice chiaramente che il comportamento del Governo è in continuità dalla Diciotti alla Gregoretti. Infatti il Governo Conte I, così lo chiamiamo, si è caratterizzato per una sorta di fermezza per responsabilizzare l'Europa, per avere una condivisione e un sostegno da parte anche degli altri Paesi, che sembravano disinteressarsi totalmente di ciò che accadeva con gli sbarchi nel nostro Paese. Vi è stata quindi una sorta di continuità nel rendere più complicati possibili gli arrivi e gli sbarchi da parte di tutto il Governo Conte, non devo ricordarlo. Che cosa è dirimente, a parere mio, perché si possa configurare all'interno dell'attività di Governo, oltre al fatto che questa fosse attività di Governo, il preminente interesse pubblico? Le decisioni assunte sono state concernenti l'attività di Governo? Sì. Sono state coerenti con l'attività di Governo? Sì, non sono state certo contraddittorie. Sono state condivise nello svolgimento all'interno dell'attività di Governo? Ancora sì. Erano note a tutti i Ministri e a tutte le forze politiche tali attività? Sì. Ebbene, questi requisiti sono tutti presenti, sono stati tutti riconoscibili. Noi abbiamo assistito addirittura ad un'assunzione di colpa da parte del Presidente del Consiglio e di alcuni Ministri all'interno della Giunta rispetto al caso Diciotti, ma tutto il Governo Conte ha condiviso una politica tesa a rendere il più difficile possibile il realizzarsi di sbarchi, fino anche ad impedirli. Questo è noto a tutti.