[pronunce]

Posto che non è possibile individuare un titolo di competenza in grado di prevalere sugli altri, la Regione ritiene che sia indefettibile l'adozione di un modulo collaborativo nella elaborazione della disciplina di tutta la materia, con conseguente illegittimità costituzionale delle norme predette per «vizio procedurale», non essendo state approvate a seguito di un coinvolgimento degli enti territoriali infra-statuali in forme idonee, individuabili nell'intesa. La Regione Calabria osserva, altresì, che, anche ove si intendesse risolvere la concorrenza di competenze attraverso l'attribuzione alla tutela dell'ambiente di una posizione di prevalenza, gli articoli censurati non sarebbero immuni da vizi di legittimità costituzionale, nella misura in cui pongono una disciplina di dettaglio, non giustificabile in relazione alla determinazione da parte dello Stato degli standards di tutela uniformi. In particolare, sarebbero costituzionalmente illegittimi sotto tale profilo: l'art. 199, comma 3, in tema di contenuti dei piani regionali di gestione; l'art.199, comma 5, che reca la disciplina dei piani di bonifica delle aree inquinate; l'art. 201, che, dettando norme in tema di Autorità d'ambito, incide anche sulla gestione concreta dell'attività in forme più invasive di quelle contemplate dall'art. 23 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), in violazione dell'art. 1, comma 8, della legge n. 308 del 2004, il quale rinvia all'art. 85 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59); l'art. 202, in tema di affidamento del servizio di gestione dei rifiuti; gli artt. 203 e 204, la cui illegittimità costituzionale deriva, come conseguenza, da quella dell'art. 202. Ulteriori censure di illegittimità costituzionale vengono poi indicate dalla ricorrente nei confronti delle disposizioni in esame. In specie l'art. 199, comma 8, e l'art. 204, comma 3, secondo periodo, violerebbero l'art. 120, secondo comma, Cost., anche alla luce di quanto previsto dall'art. 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3), nella parte in cui conferiscono l'esercizio del potere sostitutivo statale nei confronti delle Regioni al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, anziché all'organo di vertice del Governo nazionale, come esplicitamente richiesto dall'art. 8, comma 1, della legge n. 131 del 2003; l'art. 204, comma 3, secondo periodo, poi, sarebbe lesivo dell'art. 120, secondo comma, Cost., in ragione della totale assenza di garanzie approntate per l'ente sostituendo; l'art. 205, comma 6, sarebbe in contrasto con gli artt. 114 e 117 Cost., in quanto, nel prevedere la necessità per le Regioni di legiferare a seguito di una intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, produrrebbe un anomalo vincolo amministrativo sulla funzione legislativa regionale; i commi 2 e 3 dell'art. 206 violerebbero il principio di leale collaborazione nonché l'art. 118 Cost., consentendo al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio di stipulare accordi e contratti di programma con soggetti pubblici e privati o con le associazioni di categoria al fine di promuovere l'utilizzo dei sistemi di certificazione ambientale e di attuare programmi di ritiro dei beni di consumo al termine del loro ciclo di utilità senza coinvolgere in alcun modo le Regioni, e ciò nonostante l'impatto che le attività previste possono avere sul territorio di queste. Quanto, poi, agli artt. da 208 a 211, la Regione osserva che essi, nella parte in cui disciplinano la procedura per l'ottenimento di autorizzazione per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, per il rinnovo delle autorizzazioni, per le autorizzazioni in ipotesi particolari e per l'autorizzazione di impianti di ricerca e sperimentazione, «sono ben lungi dal potersi sussumere nell'ambito degli standards di tutela uniformi in materia ambientale». In particolare, sarebbero in tale prospettiva costituzionalmente illegittimi: l'art. 208, commi 3, 4, 6, 8, 9, 11, 12, da 15 a 20, in quanto disciplina la procedura da seguire per l'autorizzazione prevista per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, contemplando, fra l'altro, termini procedimentali generali e di durata delle autorizzazioni, contenuti specifici dell'autorizzazione, adempimenti particolari; l'art. 209, commi da 2 a 5 e 7, in tema di rinnovo delle autorizzazioni; l'art. 210 nella sua integralità, trattandosi di norma derogatoria rispetto agli artt. 208 e 209 e quindi estranea al concetto di standard di tutela uniforme; l'art. 211, commi da 2 a 5, che, dopo aver posto standard particolari per gli impianti di ricerca e di sperimentazione, si sofferma a disciplinare nel dettaglio la procedura da seguire ed il termine dell'autorizzazione. A tali censure la ricorrente aggiunge la considerazione che l'art. 211, quanto al comma 3, sarebbe anche lesivo degli artt. 118 e 120 Cost., nella parte in cui stabilisce che, in caso di mancata approvazione da parte della Regione del progetto o della relazione dell'impianto di ricerca o sperimentazione, l'interessato può rivolgersi direttamente al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, ponendo nel nulla qualunque motivazione che la Regione abbia addotto per bloccare l'attività. Tale anomalo potere di sostituzione costituirebbe una deroga ingiustificata al principio di sussidiarietà non ricollegabile neppure all'esercizio del potere sostitutivo contemplato dalla Costituzione, data la totale assenza di garanzie per l'ente sostituendo. Anche il comma 4 dell'art. 211 sarebbe costituzionalmente illegittimo sotto il profilo della violazione dell'art. 118 Cost. e, in subordine, del principio di leale collaborazione, dal momento che, in contrasto con il principio di sussidiarietà, assegna direttamente al Ministro dell'ambiente la competenza ad autorizzare impianti in caso di rischio di agenti patogeni o di sostanze sconosciute o pericolose dal punto di vista sanitario, senza prevedere alcun coinvolgimento delle Regioni. Quanto, infine, agli artt. 215 e 216, la Regione Calabria sostiene – con particolare riferimento ai commi da 3 a 6 dell'art. 215 ed ai commi da 3 a 7 e da 10 a 15 dell'art. 216 –che essi, nella parte in cui dettano la disciplina di procedure semplificate in tema di autosmaltimento e di operazioni di recupero, si pongono al di là della predisposizione di standards di tutela uniformi in materia ambientale.