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Modifiche al decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, in materia di azioni per i centri antiviolenza e le case rifugio. Onorevoli Senatori. -- La legislatura in corso è tornata più volte ad occuparsi di femminicidio, volendo stabilire misure di contrasto alle condotte violente in danno di donne. Con la legge 27 giugno 2013, n. 77, l'Italia è stata tra i primi Paesi europei a ratificare la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica -- meglio nota come Convenzione di Istanbul -- adottata dal Consiglio d'Europa l'11 maggio 2011 ed entrata in vigore il 1º agosto 2014. Il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, ha introdotto una serie di disposizioni penali, sostanziali e procedurali, volte a prevenire e reprimere la violenza domestica e di genere e ha previsto, inoltre, l'adozione di un Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, con lo scopo di affrontare in modo organico e in sinergia con i principali attori coinvolti a livello sia centrale che territoriale il fenomeno della violenza contro le donne. Il citato piano è stato adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 luglio 2015. Lo stesso decreto-legge n. 93 del 2013 ha disposto un finanziamento, di natura permanente, specificamente destinato, nell'ambito del piano, al potenziamento delle forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso il rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza. Al riguardo occorre sottolineare come, da ultimo, anche la recente legge di bilancio per il triennio 2017-2019 abbia provveduto a rifinanziare il predetto fondo con un ammontare annuo di 5 milioni di euro. In questa cornice normativa, è ineludibile, pertanto, prevedere alcune misure idonee a dare alle vittime di violenza la possibilità concreta d'inserirsi nuovamente nel mondo del lavoro, al fine di conquistare la propria autonomia economica e psicologica. Invero, moltissime donne continuano a vivere con il partner violento poiché in situazioni di totale dipendenza economica. In tal senso sono certamente da leggersi le disposizioni di cui all'articolo 24 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80, che prevedono uno specifico congedo per le lavoratrici vittime di violenza di genere inserite nel percorso di protezione. È, tuttavia, necessario fare di più, potenziando i servizi di supporto alle vittime. Il presente disegno di legge è frutto di un'elaborazione comune svolta con l'associazione Co.Tu. Le. Vi. «Centro tutte le violenze» di Trapani, la quale attraverso un approfondito lavoro di analisi della normativa vigente in materia di femminicidio ha avanzato alcune proposte integrative, in particolare relativamente ai percorsi di reinserimento delle donne vittime di violenza domestica. Il disegno di legge de quo , pertanto è frutto di un confronto proficuo con i centri e gli sportelli antiviolenza che sono quotidianamente in prima linea nella lotta contro la violenza alle donne. Un lavoro condiviso con l'intento di recepire al meglio le difficoltà riscontrate nel contrasto al fenomeno, al fine di fornire ulteriori strumenti giuridici. Il presente disegno di legge intende, quindi, apportare un significativo contributo, prevedendo l'istituzione di un tutor , che possa provenire dal servizio civile o dalle liste dei giovani avvocati o da altre professionalità tirocinanti, il quale, debitamente preparato, possa seguire le donne vittime di violenza nel percorso di riemersione alla libertà e alla integrità fisica, morale ed economica. Questa figura si affiancherebbe e opererebbe in sinergia con la rete dei servizi già attiva sul territorio e in particolare con i centri anti-violenza, di accoglienza e ospitalità e con le case rifugio ad indirizzo segreto. Inoltre, sono introdotte disposizioni volte a incentivare le assunzioni delle donne vittime di violenza con la previsione delle corrispondenti esenzioni fiscali. Infine, è riconosciuta, ai centri e agli sportelli anti-violenza la facoltà di costituirsi parte civile anche per il recupero delle spese affrontate per la gestione delle donne maltrattate che sono state prese in affido, attraverso giovani avvocati iscritti in appositi elenchi presso i consigli dell'ordine e che dimostrino comprovate esperienze nella materia, anche al fine di ottenere una maggiore sensibilizzazione, nonché un maggiore coinvolgimento dell'ordine forense nel contrasto di uno dei fenomeni più odiosi della società contemporanea.. 1 (Modifiche al decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119) 1 Dopo l'articolo 5- bis del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, sono inseriti i seguenti: «Art. 5- ter. - (Istituzione del tutor) -- 1. È istituita la figura del " tutor " con il compito di accompagnare il reinserimento socio-lavorativo della donna vittima di violenza e di fornire adeguate forme di supporto psicologico anche per gli orfani di vittime di femminicidio. 2 . La figura del tutor è individuata nell'ambito delle professionalità operanti nel mondo del volontariato, del servizio civile, del settore dei servizi socio-sanitari e assistenziali territoriali tra i praticanti avvocati, tirocinanti psicologi e assistenti sociali, che hanno seguito corsi di formazione specifici. 3 . I tutor , una volta effettuato un periodo non inferiore a sei mesi di tirocinio formativo, affiancano, per la durata di tre mesi rinnovabili per una volta, l'opera dei centri e degli sportelli antiviolenza, delle case rifugio, delle associazioni che svolgono assistenza nel settore, secondo protocolli accettati da tutte le parti in causa, accordi territoriali e convenzioni con e tra i soggetti interessati dai programmi di intervento, che seguono il percorso di reinserimento sociale delle donne vittime, dei loro figli e degli orfani assicurando il sostegno e l'offerta di servizi anche dopo la fase di emergenza. Art. 5- quater. - (I tirocini formativi) -- 1 . Le associazioni e le strutture di accoglienza ed ospitalità attivano, con la supervisione di un coordinatore designato dagli enti e associazioni coinvolte, tirocini formativi, tirocini professionali, corsi di formazione di base ed avanzati, riqualificazioni professionali, aggiornamento sulla normativa per preparare le figure professionali e di sostegno nel rispetto della legislazione vigente in materia. Le attività formative sono altresì rivolte ai datori di lavoro, al personale delle amministrazioni giudiziarie e al personale sanitario e scolastico. Art. 5- quinquies. - (Misure provvisorie ed urgenti di carattere economico ed abitativo) -- 1 .