[pronunce]

In particolare, in relazione all'art. 3, comma 3, la Regione afferma che la partecipazione di figure istituzionali statali al Comitato di indirizzo non determina affatto lesione delle sfere di competenza attribuite allo Stato dalle lettere f), g), l) dell'art. 117, secondo comma, Cost. La riserva statale di cui alla lettera f) è infatti relativa alla composizione e al funzionamento degli organi statali e quella della lettera g) concerne l'ordinamento e l'organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali, mentre quello in discussione è organo della Regione. Infine la competenza statale di cui alla lettera l), relativa alla materia «giurisdizione e norme processuali», non sarebbe «minimamente incisa dall'istituzione dell'Osservatorio regionale per le politiche integrate di sicurezza», dal momento che tale organismo altro non è che «una sede di raccordo tra organi statali, regionali, locali, autonomie funzionali, categorie interessate, finalizzata a costituire una semplice opportunità per la realizzazione di forme e strumenti di leale collaborazione in vista del migliore perseguimento dei fini istituzionali di ciascuno dei soggetti coinvolti». Inoltre, tali soggetti non sono obbligati a partecipare all'Osservatorio, così che la loro autonomia nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali non è in alcun modo intaccata. Da ultimo, quanto alle censure relative all'art. 5, la Regione sostiene che esso non lede la sfera di autonomia finanziaria degli enti locali, garantita dalla Costituzione con riferimento alle funzioni istituzionali proprie dei Comuni, in quanto l'attività disciplinata dalla legge impugnata, avendo «carattere meramente promozionale nel campo sociale e della sicurezza», presuppone l'accordo con gli enti interessati. 3. - Con memoria depositata il 29 aprile 2003, l'Avvocatura dello Stato, preso atto degli argomenti esposti nell'atto di costituzione della Regione Marche in ordine all'art. 1 della legge impugnata, ha dichiarato di rinunciare «a sottoporre a scrutinio di legittimità costituzionale detto articolo ed anche il riferimento ad esso contenuto nel successivo art. 2, comma 1». Dopo avere svolto specifiche considerazioni in ordine agli artt. 2, commi 1, 2, 3, e 5, comma 2, l'Avvocatura rileva che le censure rivolte all'art. 3, comma 3, hanno piena autonomia ed anzi sarebbero state determinanti ai fini dell'impugnazione dell'intera legge regionale, sulla scorta della decisiva considerazione «che un legislatore regionale non può attribuire nuovi ed aggiuntivi compiti o funzioni ad organi dello Stato e/o a coloro che tali organi impersonano», in quanto soltanto il legislatore statale può disciplinare «l'organizzazione amministrativa dello Stato e l'attività dei propri funzionari, nonché l'organizzazione degli apparati giudiziari e l'attività dei magistrati». In conclusione, l'Avvocatura chiede, così modificando le conclusioni formulate nel ricorso, che «sia dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 2 (nei limiti indicati) e dell'art. 3, comma 3, della legge in esame». 4. - Con memoria depositata il 17 giugno 2003, la Regione Marche, preso atto della memoria dell'Avvocatura dello Stato, rileva che, eliminato ogni dubbio di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 2 della legge, verrebbe meno ogni censura anche in relazione agli artt. 3 e 4, aventi ad oggetto disposizioni meramente strumentali. In particolare, in ordine alla composizione del Comitato di indirizzo, non sarebbe violata la competenza esclusiva dello Stato con riferimento alle materie di cui alle lettere f), g), l) dell'art. 117 Cost., per la ragione che la legge in esame istituisce un organismo regionale per il quale non è previsto alcun obbligo di partecipazione a carico dei soggetti individuati, che, per altro verso, conservano piena autonomia nell'esercizio delle rispettive funzioni. 5. - All'udienza pubblica del 1° luglio 2003 le parti hanno concluso come da verbale. 6. - La Corte, con ordinanza istruttoria in data 11 luglio 2003, ha disposto l'acquisizione dell'estratto del processo verbale della delibera del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2002, con cui è stata approvata la determinazione di impugnare la legge della Regione Marche, completo in ogni sua parte, compresa la relazione del Ministro per gli affari regionali, richiamata nella predetta delibera e non depositata agli atti del giudizio, al fine di individuare le specifiche disposizioni della legge regionale oggetto di impugnazione. Dopo il deposito di tale documentazione, il giudizio è stato nuovamente fissato per la discussione all'udienza pubblica del 9 marzo 2004. 7. - Con memoria depositata in prossimità dell'udienza la Regione Marche, oltre a riproporre le considerazioni già espresse nei precedenti atti, ha eccepito la sopravvenuta cessazione della materia del contendere, essendo stato sottoscritto in data 18 ottobre 2003 dal Ministro dell'interno e dalla Regione Marche un «Protocollo d'intesa in materia di sicurezza locale e di politiche integrate per la sicurezza», depositato agli atti del giudizio il 23 dicembre 2003. Secondo la Regione sarebbe infatti evidente che lo Stato, sottoscrivendo l'intesa, ha preso atto della piena legittimità costituzionale della legge impugnata, rinunciando, di fatto, al ricorso. La rinuncia sarebbe peraltro coerente con la limitata portata dell'impugnativa statale, posto che dalla relazione del Ministro per gli affari regionali risulta che la censura alla legge regionale è circoscritta alla partecipazione di alcuni organi dello Stato al Comitato di indirizzo dell'Osservatorio regionale; profilo anche questo ormai superato in quanto, mediante il richiamato protocollo d'intesa, lo Stato si sarebbe impegnato ad attivare «forme di partecipazione di propri organi ad iniziative e sedi collaborative con la Regione», tra le quali rientra certamente l'Osservatorio regionale. Nel merito, la Regione resistente insiste comunque nel sostenere che la partecipazione di organi statali al Comitato di indirizzo è meramente facoltativa, tale da non determinare alcuna lesione delle competenze e funzioni dei medesimi organi; in particolare, la partecipazione del Procuratore generale e del Procuratore della Repubblica risponde a esigenze di coordinamento e di raccordo delle forze di polizia che, ai sensi dell'art. 109 Cost. e dell'art. 55 cod. proc. pen. , dipendono direttamente dall'autorità giudiziaria.1. - Il ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri ha per oggetto l'intera legge (ad eccezione dell'art. 6) della Regione Marche 24 luglio 2002, n. 11 (Sistema integrato per le politiche di sicurezza e di educazione alla legalità), in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettere f), g), h), l), 81 e 119, quarto comma, della Costituzione.