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Colleghi, per l'organizzazione dei nostri lavori, comunico che, per le vie brevi, si è deciso di sospendere i lavori intorno alle ore 13, per poi riprenderli alle ore 15. È iscritto a parlare il senatore Errani. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, so bene che in quest'Assemblea abbiamo opinioni profondamente differenti sul tema dell'immigrazione. So bene qual è il clima nel Paese e riconosco che esistono problemi e una fortissima tensione sui temi della sicurezza. La sicurezza è un problema che va al di là del numero dei crimini, perché conta anche come viene percepita l'insicurezza. Tuttavia, vorrei proporre una riflessione ai colleghi del MoVimento 5 Stelle e a tutti i colleghi e le colleghe. Il Ministro dell'interno dice che non c'è un'emergenza rifugiati, tuttavia viene adottato un decreto-legge. Siamo di fronte a una riduzione dell'80 per cento. Pertanto, la domanda che vi rivolgo è la seguente: il decreto-legge in esame governa la sicurezza e l'immigrazione? È questa la domanda a cui dovete rispondere. È un decreto-legge manifesto, con alcuni interventi puntuali molto gravi dal punto di vista del diritto; ma su questo mi soffermerò in seguito. In realtà, questo manifesto ritiene di dover continuare a tenere un clima di emergenza. La questione dell'immigrazione, piaccia o non piaccia, va governata e, come dimostrano anche tanti altri Paesi, su questa questione (governo o non governo) si gioca la partita. È vero che sul piano elettorale si possono raccogliere grandi consensi sulle questioni dell'immigrazione, come fa Orbán; non è che siete originali, lo ha già fatto Orbán prima di voi. Tuttavia state davvero pensando di governare l'immigrazione? No. Lo voglio dire a un collega senatore, che è intervenuto su questo decreto-legge dicendo che finalmente si supera l'emergenza: no, è esattamente il contrario, si continua ad alimentare l'emergenza, anche quando non c'è. Questo è il problema di fondo, la nostra critica di fondo alla vostra scelta. Questo dato avrà una conseguenza, anche questa oggettiva: produrrà solo ulteriore clandestinità, produrrà ulteriore illegalità. È in questa cultura che illegalità e clandestinità diventano elementi di consenso; ma non di Governo. Questo è il punto: elementi di consenso sì, ma non governerete, perché quelle persone che girano per le nostre città, quelli che voi chiamate nullafacenti, sono nelle nostre città e - lo sapete bene - continueranno ad esserci. Probabilmente continueranno ad esserci proprio per le scelte che fate in questo decreto-legge e probabilmente voi ci farete le manifestazioni sopra; ma non state governando, state facendo una campagna che investe su questi elementi. Faccio qualche esempio concreto, riallacciandomi a quanto ha già detto la senatrice Bonino: 500.000, 600.000 o 400.000, non importa quelli che sono. Ammettiamo che siano quelli che dice il ministro Salvini: ma come lo state affrontando questo problema? Una parte di quelle persone stanno accudendo gli italiani, una parte di quelle persone stanno lavorando in nero, una parte di quelle persone, come nella mia terra, sono organizzati dalla criminalità organizzata o dalle finte cooperative. A proposito, quando farete un provvedimento contro le finte cooperative, non sarà mai troppo presto, perché lì organizzano il caporalato e usano queste persone non in regola, pagandole con la paga nel pugno e con sistemi di supersfruttamento. Come affronterete tale questione? A me non è chiaro. Non lo dite, così come non dite che dalla Germania stanno rientrando. Non avete firmato alcun accordo; il ministro Salvini ha detto che non rientrano. No, in realtà stanno rientrando, spediti dal Governo tedesco e dal loro Ministro dell'interno, stanno rientrando. Come pensate di affrontare il tema dell'immigrazione, se non costruite una politica di alleanze e di governo di questo fenomeno con tutto il sistema locale? Lo realizzate superando gli SPRAR, che è l'unico strumento di governo del territorio, e costruendo grandi centri, perché alla fine costruirete grandi centri, che già hanno dimostrato il loro fallimento. Ho sentito un collega della Lega dire orgoglioso: «Noi togliamo la cittadinanza a chi commette un reato di terrorismo». L'espressione più corretta è la seguente, colleghi del MoVimento 5 Stelle: togliete la cittadinanza a chi commette un reato di terrorismo con ragioni etniche. Infatti, un cittadino italiano, che ha la cittadinanza dalla nascita e commette un reato di terrorismo, rimane cittadino italiano. Siete sicuri che si tratti di un provvedimento per la sicurezza? Altro che rispetto della migliore cultura giuridica! È dalla Rivoluzione francese che si discute del tema della cittadinanza e voi lo state mettendo in discussione per una ragione - badate bene - di propaganda. Volete affrontare i problemi della clandestinità - l'ho già detto e lo ripeto e insisto - non dal punto di vista ideologico, ma dal punto di vista concreto? Dovete cambiare la legge Bossi-Fini. (Applausi della senatrice De Petris) . La Bossi-Fini, infatti, produce clandestinità. Una parte rilevante di quei 400.000 a 600.000 irregolari (a seconda di chi interviene) nasce dal meccanismo assurdo della Bossi-Fini, tanto che molti imprenditori, come è stato ricordato, utilizzavano la forma della protezione umanitaria perché li avevano formati e volevano, attraverso la protezione umanitaria, mantenerli. Per favore, almeno, per una questione di correttezza intellettuale, sia chiaro che la sicurezza è un valore per tutti. Un delinquente è un delinquente. Una persona che violenta una ragazza è un delinquente, che deve andare il galera, sia bianco, sia italiano, sia altro. Per quale ragione mi dite che sono buonista? Me la sento addosso questa accusa. Non sono buonista: cerco di trovare una forma di governo di un processo che è legato ai cambiamenti del mondo. Sentivo dei colleghi parlare del problema dell'integralismo religioso. Attenzione, perché se noi non svolgiamo la nostra funzione culturale di Europa, capace, sulla base di quello che abbiamo pagato sulla nostra pelle, nella nostra storia, di essere contro ogni forma di integralismo e di separazione razziale, questo problema ce lo ritroveremo e sarà più crudo e più duro. Sarete preoccupati come me se si diffonde in questo Paese un clima di intolleranza. Non stiamo parlando di buoni e cattivi; non c'entra niente la distinzione tra buoni e cattivi e il 7º cavalleggeri. No, stiamo parlando di un clima culturale che investe e sta producendo rancore e rabbia. Ma lo vedo solo io? Rancore e rabbia. Vedo solo io il fatto che si è sdoganato di tutto e di più, tanto che se una persona sale su un treno ed è di colore nero gli si dice: «Vattene, sporco negro!»? Sarete d'accordo con me che questo problema c'è. Facciamoci carico, allora, dal punto di vista culturale, di dare qualche messaggio che non rincorra e non lisci il pelo alla pancia, ma che cerchi - perché noi abbiamo questo compito come classe dirigente - di tenere un po' più alto il livello culturale di questo Paese. In questo senso, il provvedimento al nostro esame va esattamente nella direzione opposta.