[pronunce]

Di conseguenza, per essere compatibile con il principio di uguaglianza, la disposizione di legge oggetto della questione dovrebbe consentire al giudice dell'esecuzione di dimezzare la durata della sospensione della patente senza tenere conto del raddoppio operato, nella fase di cognizione, per la constatata appartenenza a terzi del mezzo utilizzato dall'agente. Non consentendo questo, la disposizione di legge violerebbe l'art. 3 Cost. In punto di rilevanza, il giudice a quo osserva come l'intervento sollecitato consentirebbe di ridurre a sei mesi, così come richiesto dalla difesa del condannato, invece che ad un anno, la sospensione biennale della patente disposta, per effetto del prescritto raddoppio, con la sentenza di patteggiamento. 2.- È intervenuto nel giudizio, con atto depositato il 10 febbraio 2015, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi la non fondatezza della questione sollevata. Dopo aver richiamato la giurisprudenza costituzionale che riserva alla discrezionalità politica del legislatore le scelte in materia di sanzioni, e limita il sindacato di costituzionalità ai casi di esercizio manifestamente irragionevole od arbitrario di quella discrezionalità, l'Avvocatura generale assume che il diverso trattamento iniziale, tra conducenti proprietari e non del veicolo condotto in stato di ebbrezza, sarebbe giustificata dalla necessità di compensare la confisca applicata nei confronti dei primi con una maggior durata, per i secondi, della sospensione della patente. Dopo l'esito positivo del lavoro di pubblica utilità, d'altra parte, effetti premiali analoghi vengono riferiti alle sanzioni di partenza, che sarebbero diverse, appunto, per ragioni obiettivamente rilevanti.1.- Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Rovereto ha sollevato - in riferimento all'art. 3 della Costituzione - questione di legittimità costituzionale dell'art. 186, comma 9-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nella parte in cui non prevede, per il caso di svolgimento con esito positivo del lavoro di pubblica utilità, che la riduzione alla metà della sanzione accessoria della sospensione della patente - già irrogata, con la sentenza di condanna, in misura doppia per essere risultato appartenente a terzi estranei al reato, e dunque non suscettibile di confisca, il veicolo condotto in stato di ebbrezza - possa essere operata senza tener conto dell'indicato raddoppio. Sostiene il rimettente che l'impossibilità di operare nel senso richiesto, per il caso di svolgimento con esito positivo del lavoro di pubblica utilità, determinerebbe una lesione del principio di uguaglianza, perché ne discenderebbe, a carico di soggetti responsabili del medesimo reato di guida in stato di ebbrezza, un diverso trattamento sanzionatorio, dipendente dalla sola circostanza che essi siano o non proprietari del veicolo condotto. Infatti, in caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, la maggiore durata della sospensione della patente per i conducenti non proprietari non troverebbe più giustificazione nella mancata confisca del veicolo, giacché, proprio in virtù del menzionato svolgimento positivo, il giudice deve comunque disporre la revoca della confisca disposta in danno dei conducenti proprietari. Questi ultimi insomma, all'esito dell'esecuzione, si troverebbero ingiustamente favoriti, perché soggetti ad una sospensione della patente di guida non raddoppiata e, al tempo stesso, immuni da un provvedimento di ablazione patrimoniale. 2.- Benché la questione di legittimità costituzionale in esame non riguardi, direttamente, la scelta legislativa di prevedere il raddoppio della durata della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, laddove il veicolo condotto in stato di ebbrezza appartenga a terzo estraneo al reato e non possa perciò essere oggetto di confisca, è utile ricostruire la ratio di tale scelta, al fine di meglio illustrare la decisione assunta dalla Corte. La previsione del raddoppio della misura sospensiva, originariamente sancita con l'art. 3, comma 45, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), non fu contestuale alla previsione specifica della confisca, che era stata invece introdotta in precedenza, con il cosiddetto «pacchetto sicurezza» del 2008 (art. 4, comma 1, lettera b, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, recante «Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica», come convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 luglio 2008, n. 125). La disposizione attualmente vigente - cioè la lettera c) del comma 2 dell'art. 186 del d.lgs. n. 285 del 1992 - è stata successivamente riscritta in sede di riforma del codice della strada, in particolare mediante l'art. 33 della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), ove la previsione concernente il raddoppio di durata della sospensione della patente è rimasta testualmente invariata. I lavori preparatori, per parte loro, non offrono riscontri precisi ed univoci circa la ratio della disciplina in esame. Tuttavia, pur a fronte di una genesi non lineare, varie indicazioni orientano nel senso che la ragione della scelta per il raddoppio risieda nella necessità di prevenire e reprimere la prassi (che parrebbe essersi diffusa dopo l'introduzione della previsione della confisca obbligatoria del veicolo) del ricorso a mezzi intestati ad altri per spostarsi pur dopo l'abuso di alcool, ovvero di abusare di alcool con minori remore perché alla guida di veicoli intestati a terzi. Dal punto di vista testuale, nell'odierno art. 186, comma 2, lettera c), del d.lgs. n. 285 del 1992, la correlazione tra raddoppio di durata della misura sospensiva e impossibilità di confisca del veicolo non è istituita direttamente, ma è significativo che la disposizione utilizzi la stessa espressione (veicolo appartenente a persona estranea al reato) per indicare, da un lato, la ragione del raddoppio della sospensione della patente, e dall'altro, una condizione preclusiva del provvedimento di confisca. Non operando, in caso di veicolo appartenente a terzi, la deterrenza derivante dal rischio di un grave danno patrimoniale, connesso appunto alla confisca del veicolo, non è insomma implausibile che il legislatore abbia ritenuto di compensare la conseguente diminuzione di efficacia dissuasiva con l'aggravamento di una sanzione a sua volta temuta (e non suscettibile di sospensione condizionale), quale la sospensione del permesso di condurre. Non si può, d'altra parte, escludere che, in tal modo, si sia anche inteso enfatizzare, sul piano della colpevolezza, il disvalore insito nella scelta di guidare in condizioni di ebbrezza un veicolo appartenente ad altra persona, così tradendone l'affidamento.