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Ma come scritto dal giudice di primo grado, a pagina 215 delle motivazioni, «la lettura del capo di imputazione evidenzia, con estrema chiarezza, che il P.M. (cioè il pubblico ministero, n.d.r.) non contesta agli imputati la mancata previsione del terremoto o la mancata evacuazione della città de L'Aquila o la mancata promulgazione di uno stato di allarme o un generico mancato allarme o un generico "rassicurazionismo", ma addebita agli imputati la violazione di specifici obblighi in tema di valutazione, previsione e prevenzione del rischio sismico disciplinati dalla normativa vigente alla data del 31 marzo 2009 e la violazione di specifici obblighi in tema di informazione chiara, corretta e completa. La cittadinanza si é sentita sempre più abbandonata dallo Stato sia di fronte alle esternazioni di taluni rappresentanti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) -- altro organo istituzionale nato con l'obiettivo di raccogliere in un unico polo le principali realtà scientifiche nazionali nei settori della geofisica e della vulcanologia – che avrebbero dovuto astenersi dall'entrare in aperta polemica con le attività giudiziarie in corso e che invece difendono ad oltranza l'operato degli imputati sia di fronte alle esternazioni dell'allora Capo della protezione civile dott. Gabrielli in merito alla sentenza di condanna di primo grado: «la sentenza è devastante. Io ritengo che dal nostro punto di vista la sentenza sulla Grandi Rischi sia una sentenza che crea molti problemi».... In realtà -- già dopo la sentenza di condanna di primo grado -- alcuni liberi scienziati di tutto il mondo si sono organizzati ed hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e si sono costituiti come libera associazione ISSO ( International Seismic Safety Organization ), con sede legale in Italia ed in maniera emblematica presso lo studio di uno degli avvocati di parte civile, avv. Wania Della Vigna. Gli scienziati firmatari, dopo aver valutato attentamente la situazione processuale, hanno espresso sostegno alle motivazioni emergenti nella sentenza di primo grado di condanna e hanno manifestato l'auspicio che possa cambiare la situazione in Italia, con maggiore responsabilizzazione nel tema della valutazione del rischio sismico e della comunicazione alla popolazione. Le inchieste susseguitesi in questi anni sono davvero molte, con capi di imputazione di una gravità assoluta a carico di organi dello Stato quale la protezione civile e la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. Si ricorda che la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi é organo facente capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che è la struttura di collegamento tra il servizio nazionale della protezione civile e la comunità scientifica. Si richiama alla memoria che per le leggi vigenti al 6 aprile 2009, la funzione principale della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi è di fornire pareri di carattere tecnico-scientifico su quesiti del capo dipartimento e dare indicazioni su come migliorare la capacità di valutazione, previsione e prevenzione dei diversi rischi, compreso quello sismico. Insomma, a distanza di sei anni dall’immane tragedia umana, i familiari delle vittime non hanno avuto giustizia poiché quanto è realmente accaduto non è stato ancora ricostruito: la stessa vicenda giudiziaria, di cui il primo filone contro la Commissione grandi rischi è giunto in Cassazione, con due sentenze nettemente contrapposte, ha messo in evidenza elementi non congrui mentre per la posizione di Bertolaso si attende l'esito della richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura generale. É da sottolineare che diverse sono state le manifestazioni popolari di dissenso verso la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d’Appello: la popolazione si è sentita sola, abbandonata dallo Stato. La sentenza di secondo grado ha urtato contro il senso di giustizia che esiste nella collettività. Grande è stato lo sdegno della popolazione nei riguardi di una sentenza di assoluzione con la formula piena «perché il fatto non sussiste» che ha portato la vittime a non sentirsi più tutelate dai poteri statali. Sdegno che è cresciuto in riferimento alla posizione processuale assunta anche dal responsabile civile, id est la Presidenza del Consiglio dei ministri, citata nel processo dai difensori delle vittime costituite parti civili, che, invece di contribuire all'accertamento della verità dei fatti, ha assunto una posizione completamente di parte processuale a favore degli imputati. Non solo, ma la stessa protezione civile, nella persona del capo della protezione civile Gabrielli, pur senza legittimazione, non ha esitato, subito dopo il verdetto assolutorio della Corte d'Appello, a richiedere ai familiari delle vittime l'immediata restituzione delle somme che il primo giudice aveva attribuito loro come provvisionale, prima ancora di attendere il verdetto della Cassazione. Secondo i familiari delle vittime, nonché i tanti sopravvissuti alla tragedia, restano tuttavia molti elementi, emersi nel corso dell'indagine e nei successivi processi, ancora privi di spiegazione. Per trovarla, preliminarmente è necessario: 1) ricostruire la stratificazione normativa che culmina con l'istituzione della Commissione grandi rischi. Occorre infatti mettere in luce come la previsione di un simile organo da parte del legislatore fosse l'indicatore più rappresentativo del progressivo formarsi di una cultura della prevenzione almeno a far data, per quanto riguarda il fenomeno sismico, dal periodo immediatamente successivo al terremoto verificatosi in Irpinia il 23 novembre del 1980; in particolare, il decreto del Presidente della Repubblica n. 66 del 1981 «Regolamento di esecuzione della legge 8 dicembre 1970, n. 996, recante norme sul soccorso e l'assistenza alle popolazioni colpite da calamità -- Protezione civile», emanato a più di dieci anni di distanza dalla legge che lo prevedeva e alla quale doveva dare esecuzione, rappresentava la presa di coscienza della necessità di valorizzare i profili della previsione e della prevenzione e di non limitarsi ad organizzare i soccorsi dopo l'evento calamitoso. La legge n. 996 del 1970 prevedeva l'istituzione di un comitato interministeriale a cui il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 1283 dell’8 gennaio 1982 affiancò più avanti la Commissione tecnico-scientifica a base interdisciplinare con compiti di individuazione dei rischi che comportano misure di protezione civile. Nel 1986 la Commissione assumeva compiti di consulenza e assistenza del Ministro per il coordinamento della protezione civile e con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 luglio 1986 veniva divisa in sei settori, ciascuno caratterizzato dalla specificità del tipo di rischio da valutare, e successivamente regolata nella struttura e nella funzione dall'articolo 9 della legge n. 225 del 1992; la Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi è, ai sensi del citato articolo 9: «organo consultivo e propositivo del Servizio nazionale della protezione civile su tutte le attività di protezione civile volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio.