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Credo proprio di no. Concludendo, Presidente, le nostre missioni internazionali e la nostra cooperazione hanno una collocazione atlantica irrinunciabile e una vocazione mediterranea che è figlia della nostra storia. Si tratta di un indirizzo assolutamente coerente con ciò che siamo stati e tutt'ora siamo. Si tratta di un'opera di tutela dei diritti umani e dell'interesse nazionale, il quale ci impone, inoltre, di attenzionare sempre di più lo scenario mediterraneo e la situazione politica interna ai Paesi, amici, che su di esso si affacciano. Per questi motivi annuncio il voto favorevole del Gruppo Parlamentare Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, rivolgendo un pensiero di ringraziamento, di ammirazione e senso di orgoglio a tutti i nostri militari impegnati nelle missioni. ( Applausi dal Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Un pensiero va ai nostri eroi che in quelle missioni hanno perso la vita in nome di una Patria che oggi, più che mai, rende omaggio alla loro memoria. Grazie. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). CAUSIN (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CAUSIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi senatori, Forza Italia ha voluto fortemente che l'Assemblea del Senato avesse un ruolo centrale in questo dibattito. In verità l'esame del provvedimento si poteva anche esaurire in Commissione, tuttavia, sia il Gruppo Forza Italia che il Partito Democratico - lo voglio dire anche per una questione di onestà - hanno voluto che la discussione sulla risoluzione avvenisse in Assemblea. È un fatto non scontato, che si inserisce nello spirito dell'attuazione della legge quadro sulle missioni internazionali, una legge che ha cambiato completamente il dispositivo autorizzativo delle missioni, che è stata approvata in coda alla scorsa legislatura e che ha proprio l'obiettivo di ridare centralità all'organo parlamentare su tutto ciò che riguarda il tema delle autorizzazioni di spesa, ma anche del contenuto delle missioni internazionali. Non è più un dibattito che fotografa la situazione finanziaria ex post perché precedentemente, quando si faceva la proroga delle missioni, si autorizzava una partita finanziaria di missioni che magari erano concluse da mesi, come è capitato anche in alcune di queste. Il valore della discussione su questa risoluzione è legato al fatto che vi è la possibilità che il Parlamento discuta sullo stato delle missioni e soprattutto sulle prospettive delle missioni internazionali fornendo al Governo, e anche al Capo dello Stato che è il comandante in capo delle Forze armate, delle indicazioni operative rispetto a possibili quadri di emergenza e di complessità che dovessero emergere nel corso della legislatura. A noi è chiaro - e questa è la ragione per la quale Forza Italia si è sempre espressa a favore delle missioni internazionali - che la presenza italiana in queste missioni rappresenta una modalità (non l'unica ma una modalità) attraverso la quale il nostro Paese difende i propri interessi nazionali, anche quando interveniamo a 5.000, a 6.000, a 8.000 o a 15.000 chilometri di distanza. Con i nostri interventi difendiamo i nostri interessi nazionali. In questo senso l'Italia, in questi anni, ha fatto la propria parte. L'ha fatta coadiuvando l'impegno della NATO e della comunità internazionale nella nuova sfida del contrasto al terrorismo di matrice islamica, dove sono stati conseguiti sul campo, attraverso l' intelligence e gli interventi militari, dei risultati che hanno consentito di contenere l'Islamic State; lo abbiamo fatto marcando una presenza di stabilizzazione di quei Paesi che sono usciti o stanno uscendo da conflitti che durano da anni e che lasciano delle situazioni drammatiche sul campo. Il modello italiano è unico ed è apprezzato da tutti gli organismi internazionali. Abbiamo fatto la nostra parte, cosa sicuramente non secondaria, attraverso un contributo di assistenza per ricostruire quelle che io definisco le infrastrutture democratiche e di sicurezza che sono le infrastrutture minime necessarie alla vita civile di un Paese. Lo abbiamo fatto negli Stati in cui abbiamo avuto un ruolo. Ogni volta che la NATO, l'ONU o la comunità internazionale - quando non potevano essere i due precedenti organismi - ci hanno chiesto un contributo, l'Italia c'è stata, ha risposto di sì senza indugio, abbiamo fatto la nostra parte e l'abbiamo svolta in modo eccellente grazie alla professionalità e alle doti umane delle donne e degli uomini che rappresentano il nostro Paese in divisa. Il sostegno alle missioni internazionali non è una questione retorica, non è soltanto una questione di carattere nazionalista o sovranista. Non è neanche questione di un ruolo subalterno che, come qualcuno dice, l'Italia ha storicamente rispetto agli organismi internazionali o rispetto a debiti che abbiamo con Paesi che hanno avuto un ruolo, per esempio, nella liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. L'Italia è presente perché si tratta della capacità del Parlamento italiano di riconoscere quanto le guerre e l'instabilità internazionale nei luoghi vicini e lontani possono cambiare le condizioni di sicurezza, di vita economica e di vita sociale nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È per questo che noi ci siamo. Il nostro sostegno alle missioni internazionali e alle Forze armate nasce dalla consapevolezza che anche e soprattutto così abbiamo deciso di tutelare la nostra sicurezza individuale, la sicurezza dell'Europa e dei nostri interessi nazionali. Non voglio in questa sede addentrarmi in modo analitico su tutte le missioni; lo hanno fatto i relatori e le persone che sono intervenute nel dibattito. Tuttavia, l'esame della risoluzione può essere un'occasione, in questa sede di dibattito parlamentare (e in parte lo è stata) per riflettere sulle prospettive strategiche del nostro impegno nel mondo, del nostro impegno militare all'estero. E la risoluzione che per certi versi fotocopia un sostanziale impegno che dura da anni negli scenari in cui noi siamo presenti, e rappresenta di fatto la continuità di quello che c'è stato in questi anni in termini di impegno fotografa però in modo debole quelli che saranno gli scenari degli anni futuri. Quello che riguarda l'Italia è uno scenario che ci fotografa come soli, isolati ed esposti ad affrontare le sfide che vengono dalla sponda meridionale del Mediterraneo, in particolare dalla Libia, che non è un Paese stabile, ma che sta evolvendo verso una situazione di caos; dalla Tunisia, che è un Paese stabilizzato; e - lo dico in questa sede, visto che non è stato citato - dall'Algeria, dove si è concluso un ciclo politico-amministrativo di un certo tipo e in cui regna una condizione di grande confusione che non sappiamo come potrà evolvere. Signor Ministro, non posso nascondere la preoccupazione rispetto alle ambizioni contenute nella relazione e ad un atteggiamento che il Governo ha avuto di contrazione di investimenti. Guardate che questo appare chiaro: da una parte c'è una situazione internazionale che sta evolvendo verso una maggiore complessità, e dall'altra c'è una scelta del Governo, dal punto di vista dell'impegno economico che riguarda le Forze armate e la cooperazione internazionale, di progressiva contrazione di spesa.