[pronunce]

In primo luogo, perché lo stesso art. 7 demanda ad un confronto con le organizzazioni sindacali la definizione delle modalità di trasferimento del personale, limitandosi ad indicare il tetto quantitativo, stimato non irragionevolmente sulla base della consistenza delle funzioni residuate allo Stato, che la procedura concertativa dovrà rispettare. In secondo luogo, perché la composizione qualitativa del contingente di personale da trasferire, come risulta dal comma 2 del medesimo art. 7, non è liberamente determinabile da parte dell'amministrazione, ma viene a dipendere in larga misura dalla scelta di terzi: il citato comma 2, nel fissare nel 30 la percentuale di personale che rimane nei ruoli del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, dispone infatti che "a tale contingente si accede mediante richiesta degli interessati da avanzare entro trenta giorni dalla emanazione del provvedimento contenente le tabelle di equiparazione tra il personale statale trasferito e quello in servizio presso le regioni e gli enti locali". Prima della formazione della lista di cui al comma 2, non sarebbe stato dunque possibile individuare il personale da trasferire sulla base di criteri di natura qualitativa, ciò che spiega perché l'art. 7 impugnato abbia dovuto limitarsi alla indicazione di un mero dato numerico. 7. - Il medesimo art. 7, nel combinato disposto dei commi 5 e 8, è oggetto di un'ulteriore censura. La Regione Lombardia ne denuncia il contrasto con gli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione, assumendo che il trasferimento delle risorse per le funzioni e i compiti conferiti, disposto dal comma 8, avverrebbe senza tenere conto delle maggiori spese derivanti dal comma 5, che garantisce al personale trasferito il mantenimento della posizione retributiva già maturata. 7.1. - La questione non è fondata. La disposizione denunciata deve essere interpretata nel senso che essa fa riferimento alle risorse da destinare alle Regioni per le funzioni ed i compiti conferiti, non anche per il trasferimento del personale, il cui trattamento retributivo, con i relativi oneri, dovrà essere separatamente quantificato nel momento in cui si procederà materialmente al trasferimento, tenendo conto della posizione retributiva nel frattempo maturata dal personale. Una siffatta interpretazione, che l'Avvocatura ha accreditato e la Regione Lombardia ha mostrato di voler condividere, trova conferma nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 agosto 1999 (individuazione delle risorse in materia di mercato del lavoro da trasferire alla regione Lombardia). In particolare i commi 2, 3 e 4 dell'art. 5 di tale decreto demandano ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanarsi entro novanta giorni, la individuazione e il trasferimento delle risorse finanziarie relative al personale che transita dalla Regione Lombardia alle province (art. 5, comma 2); di quelle relative alle unità di personale cessate dal servizio tra il 30 giugno 1997 e la data di effettivo trasferimento (art. 5, comma 3); di quelle relative alle spese globalmente sostenute per l'agenzia per l'impiego nell'esercizio finanziario 1997 come indicato nella tabella "G" (art. 5, comma 4). È omesso, però, ogni rinvio all'art. 7, comma 8, che invece risulta richiamato dal primo comma dello stesso art. 5, con il quale si procede al trasferimento delle risorse finanziarie "relative alle spese di funzionamento riguardanti i compiti conferiti". Ne resta comprovato che le risorse cui fa riferimento l'art. 7, comma 8, oggetto di censura, non riguardano le spese di personale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) Dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 1, lettere b), c) e d), del d.lgs. 23 dicembre 1997, n. 469 (Conferimento alle regioni e agli enti locali di funzioni e compiti in materia di mercato del lavoro); 2) Dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 4, comma 1, lettere a) ed f); 7, comma 1, lettera b), e commi 5 e 8, del medesimo d.lgs. n. 469 del 1997, sollevate, in riferimento agli artt. 76, 115, 117, 118, 119, 123, 128, dalla Regione Lombardia con il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Mezzanotte Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 23 marzo 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola