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ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,11) ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, Governo, questo ormai è diventato un decreto omnibus e su questo vorrei porre la prima questione, in quanto è la prima ragione del nostro voto contrario. Ormai è diventata una prassi. (Brusio). Scusi, signor Presidente. PRESIDENTE. Cortesemente, chi si sta allontanando lasci la possibilità a chi interviene di farlo in un'Aula silenziosa. ERRANI (Misto-LeU) . Questa, dicevo, è la prima ragione del nostro voto contrario. Ormai la forma che ha assunto il modo di rapportarsi del Governo con il Parlamento è segnata da questa particolarità. Oddio, non è che sia una novità, è una sottolineatura, però. (Brusio). PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Errani. Mi sembra che l'invito della Presidenza non sia stato accolto. Se cortesemente allora agevolassimo l'uscita, in maniera tale che chi sta intervenendo non venga disturbato, ve ne sarei grata. ERRANI (Misto-LeU) . Grazie, signor Presidente. Sta di fatto che questioni rilevantissime questo Governo le affronta, insieme alla maggioranza, in questo modo: emendamenti, spesso all'ultimo minuto, con le Commissioni che non hanno il tempo per approfondire e che vengono convocate e sconvocate. Poi c'è la rincorsa tra MoVimento 5 Stelle e Lega a marcarsi su questo o quel posizionamento, forse elettorale, ma questo sequestra il lavoro delle Commissioni e del Parlamento. Ora, le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio e pronunciate da tanti rappresentanti della maggioranza sul rispetto del Parlamento e delle prerogative del Parlamento sono parole assolutamente al vento. In ogni caso, affrontare questioni rilevantissime, come ad esempio quella della rete, di cui si è parlato prima, in questo modo è un gravissimo danno non solo al confronto tra opposizione e maggioranza, ma anche all'approfondimento del lavoro. Da questo punto di vista, vorrei invitare con tranquillità il Parlamento, ma soprattutto il Governo e la maggioranza, a fare una riflessione. Io non ho mai detto che questa maggioranza e questo Governo sono fatti di persone incompetenti. Tuttavia, la scienza in tasca non l'avete neanche voi e sarebbe utilissimo un confronto di merito, nelle sedi istituzionali, tra la maggioranza e l'opposizione. Forse converrebbe anche a voi, per evitare errori che già in altri provvedimenti avete commesso. Nel merito, il relatore, e non solo il relatore, ha detto che si è realizzato, con questo provvedimento, un nuovo rapporto tra fisco e cittadini: no, non è vero, non è assolutamente vero. Questo Governo percorre la più classica strada percorsa in tanti anni da tanti diversi Governi e ora dirò la parola che tanto dà fastidio a molti colleghi della maggioranza: la strada del condono. Diversi rappresentanti del MoVimento 5 Stelle hanno detto che non è un condono. Esatto, non è un condono: sono più condoni, che peraltro non risolvono nemmeno il problema in nome del quale parlate di pace fiscale, perché non affrontate in alcun modo il problema di quei contribuenti che hanno fedelmente fatto la dichiarazione e che, in difficoltà economiche, non sono in grado di pagare. Invece, vorrei dire con chiarezza, a proposito di Governo del cambiamento: voi fate norme condonistiche di sanatoria, puntualmente identificando categorie e vostri potenziali elettori. Non siete nel Governo del cambiamento, siete nel solco classico che ha governato - ahimè - questo Paese lungo questi quarant'anni e su questa strada non farete nessun passo in avanti. Ma la cosa più grave non è solo che non rispondete al primo obiettivo che vi eravate proposti o che non date una risposta alle piccole e medie imprese, dato che l'Istat ha detto che, a seguito dei vostri provvedimenti fiscali, due piccole imprese su tre pagheranno più tasse (è chiaro? Pagheranno più tasse!). La cosa più grave è che nemmeno dal punto di vista delle entrate ottenete un risultato positivo. Da questo punto di vista, è sostanzialmente un capolavoro. Aggiungo che ciò che davvero va sottolineato è che il vostro discorso ha disperso - lo dico anche ai colleghi e alle colleghe del MoVimento 5 Stelle - la lotta all'evasione fiscale. Ora, noi siamo un Paese singolare. Quando si fanno i convegni e i comizi, la lotta all'evasione fiscale è al primo posto e si dice: saremo spietati! Ma poi, cosa succede quando si va al merito e si fanno queste discussioni? Badate bene, io non sono tra quelli che pensano che i lavoratori autonomi siano evasori, ma parliamoci chiaro: se la Banca d'Italia parla di 103, 108, 120 miliardi di mancate entrate per l'erario, chi è che evade? C'è qualcuno che evade? C'è un problema da porsi? Il vero discorso serio da fare sarebbe: si pagano troppe tasse! Sì, troppe tasse per chi le paga, per chi ha la trattenuta alla fonte e per i cittadini onesti che nelle imprese - e ce ne sono tanti - pagano tutte le tasse. Il discorso che voi state facendo al Paese è un discorso che non è in grado di elevare quel senso civico di fedeltà fiscale e il messaggio che voi mandate è un messaggio che incita. Ad esempio, si pensi alla rottamazione- ter e alla rottamazione- bis : perché devo pagare, se so che poi arriva un altro provvedimento che mi darà condizioni migliori di quelle di prima? E quelli che hanno pagato prima, allora, sono cosa? Fessi? Questo è il problema. Questo è quello che state facendo. Sono certo, al di là del racconto, al di là della demagogia, al di là del fatto che in questo Paese nessuno evade, al netto di quei 108 miliardi di evasione, che alla fine state procurando un danno e lo dico a chi, giustamente, parla della necessità di rafforzare la funzione pubblica e la funzione dello Stato. È difficile così parlare di giustizia fiscale e, alla fine, tutti i discorsi stanno a zero. Vi sono poi alcune proposte di emendamenti che noi abbiamo fatto, regolarmente respinte. Signor Presidente, si parla di autonomia speciale per le Regioni, ma avete respinto tutti gli emendamenti che tutelavano l'autonomia delle Regioni e dei Comuni. Avete persino respinto emendamenti nei quali si chiedeva che le addizionali IRAP - sottolineo, le addizionali - rimanessero alle Regioni; avete respinto anche questo. Parlo di addizionali, perché in realtà tutti sanno, o tutti dovrebbero sapere, che l'IRAP è una tassa nazionale. Anche questo avete respinto. Ma dove va l'autonomia? Che fine fa l'autonomia, se non lasciate nemmeno lo spazio a un Comune di decidere se vuole rottamare o meno le cartelle sui propri tributi? Per quale ragione? Poi, nei comizi, si parlerà di autonomia. Avevo altro da dire, ma visto che è finito il tempo a mia disposizione vorrei concludere con questo. Voi avete fatto un atto che, a mio avviso, contraddice lo slogan fondamentale che sorregge la vostra campagna sull'immigrazione. Voi dite: aiutiamoli a casa propria.