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C'è una domanda di protagonismo di troppi che oggi sono esclusi da divari e sistemi chiusi e inaccessibili. Serve una nuova stagione di diritti e di riconoscimento. Ci sono oggi troppi lavoratori invisibili; penso agli autonomi e agli intermittenti. Non basta dare un po' di sussidi e un po' di assistenza; servono diritti per costruire sviluppo. La pandemia - lo sappiamo - porta con sé non solo la crisi economica e la crisi sociale, ma anche una drammatica crisi educativa in un Paese come il nostro dove l'ascensore sociale è bloccato perché da troppo tempo il nostro sistema di formazione non è finanziato come dovrebbe essere. Eppure nel mondo i grandi Paesi sono quelli che investono in misura maggiore in istruzione pubblica e in innovazione. Eppure, nel tempo della continua rivoluzione tecnologica, sempre più per avere un lavoro serve competenza; il diritto alla competenza e il diritto al lavoro sono strettamente connessi. Per tale ragione dobbiamo rilanciare il diritto allo studio come motore di un nuovo modello di sviluppo perché ancora oggi è il più formidabile strumento di emancipazione in un Paese come il nostro, dove c'è un tasso insopportabile di abbandono e di dispersione scolastica, che colpisce soprattutto i bambini più svantaggiati, dove è troppo basso il numero degli immatricolati all'università, dei laureati e dei ricercatori, dove a laurearsi sono nella quasi totalità i figli di coloro che già sono laureati, dove per un ragazzo che viene da un istituto tecnico o professionale è difficilissimo accedere all'università. Sono muri che dobbiamo buttare giù e per farlo serve aumentare il numero delle borse di studio, allargare la no tax area , rafforzare il welfare studentesco. In un Paese come il nostro - dove chi insegna a scuola o fa ricerca in università o negli enti è mortificato da un precariato insostenibile che è nemico della qualità dell'insegnamento e della qualità della ricerca, dei bisogni degli studenti, della loro domanda di futuro e di protagonismo - investire in istruzione, università e ricerca pubblica, non è una battaglia di settore o di categoria, ma una grande sfida per il ruolo del nostro Paese nel mondo, per il nostro futuro. Per tali motivi dobbiamo provare a legare i piani di ricostruzione, di cui oggi discutiamo, con delle riforme strutturali per rilanciare la scuola dell'inclusione: più classi con meno studenti, più spazi, più tempo scuola, più plessi anche nell'entroterra e nei quartieri difficili, dove la mancanza di finanziamenti li ha tolti, una nuova didattica, più insegnanti, più ore di sostegno, più attenzione ai bisogni educativi speciali dei ragazzi più fragili. Per questo serve una riforma del reclutamento nella scuola, nelle università e negli enti di ricerca perché insegnanti e ricercatori sono una grande potenza civile che è indispensabile al nostro Paese (Applausi) e sconfiggere il precariato, valorizzarli e dare loro il riconoscimento e il ruolo che oggi manca è fondamentale per il nostro Paese. Signor Presidente, così come per l'istruzione, la rinascita del nostro Paese passerà dalla cultura che è infrastruttura sociale, grande bene pubblico, capace di coesione e competitività. Per farlo dobbiamo finalmente mettere al centro il lavoro, approvare uno statuto dei lavoratori della cultura, dello spettacolo e delle arti performative, che permetta loro di non stare più ai margini. Per farlo, per far emergere i nostri talenti, dovremmo avere norme che permettano alle imprese culturali e creative di non essere più in balia di un sistema troppo chiuso da posizioni dominanti. Presidente - e concludo - cultura, istruzione e sport sono un formidabile moltiplicatore, non solo di economia, ma di legami sociali, questo soprattutto nelle realtà dov'è più difficile vivere e dove noi dobbiamo tornare a dare protagonismo ai nostri ragazzi, e rappresentano al meglio la filosofia del Next generation EU. Quel Next generation EU che rappresenta un'idea di riscatto per la nostra Europa, che rappresenta l'idea dell'Europa della solidarietà. Quel Next generation EU che rappresenta un'idea d'Italia, quella della nostra Repubblica, in cui ogni ragazza e ogni ragazzo venga messo nelle condizioni di realizzare il proprio progetto di vita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, inizierò con i ringraziamenti al Governo che ci ha assistito durante i lavori di Commissione e ai due relatori Presidenti che hanno tenuto insieme tutto il lavoro immenso che è stato fatto. Effettivamente è durato molto, perché è cominciato a ottobre 2020 con le linee guida e finirà con questo Piano nazionale di ripresa e resilienza che licenzieremo domani con le risoluzioni. Tutti sappiamo cos'è successo quattordici mesi fa e come l'inizio dell'emergenza sanitaria abbia sconvolto completamente le nostre vite. Abbiamo dovuto abbassare per forza di cose il punto di osservazione; c'è stata la paura, la malattia, molte volte purtroppo la morte e comunque sono cambiate tutte le nostre abitudini. Sintetizzo, perché penso che quello che sto per dire renda molto l'idea. Pensate al turismo: turismo vuol dire lavoro, economia, vuol dire tutta la filiera, la cultura, la socialità, lo sport, la natura, la salute, il cibo, l'eccellenza, la felicità e la dignità. Vuol dire la dignità del lavoro e la felicità delle persone che ne usufruiscono. Quindi, pensate a quali effetti incredibilmente devastanti hanno avuto la rinuncia e il fermo di questo settore nella vita delle persone, delle aziende e nell'economia. Con questo Piano e queste risorse importanti cerchiamo di contrastare la crisi che è seguita alla pandemia. Due terzi di questi fondi saranno da restituire e chi li dovrà restituire? Soprattutto i giovani, che sono uno degli obiettivi trasversali. Io avrei preferito vedere come obiettivo del Piano la centralità dei giovani, perché saranno proprio loro a portare il fardello sulle spalle, più di noi che forse non abbiamo tutta questa prospettiva e soprattutto abbiamo già vissuto gran parte della nostra vita. Noi abbiamo cercato di migliorare anche le misure per i giovani nel documento che abbiamo preparato. Nelle varie Commissioni sono stati toccati punti fondamentali. Innanzitutto, si è parlato degli asili nido e quindi del sostegno alle famiglie, attraverso la loro diffusione su tutto il territorio, siano essi pubblici, privati, ma anche aziendali, per migliorare la conciliazione dei tempi e permettere a più donne di rientrare o, specialmente in alcune zone d'Italia, di entrare per la prima volta nel mondo del lavoro. Ciò è fondamentale, visto che in Italia il tasso di partecipazione femminile al lavoro è veramente molto basso. Come ho già fatto tante volte, voglio continuare a ricordare che l'asilo nido consente alle educatrici di offrire ai bambini gli strumenti per essere autonomi sin da piccini. Le educatrici svolgono un tipo di lavoro e la famiglia a casa ne fa un altro, offrendo un altro tipo di educazione, e sono entrambi importantissimi. Questo lavoro consente di far partire bene i bambini nella nostra scuola primaria, che, statale o paritaria, penso sia ottima e offra grandi strumenti. Già da ora i bambini sono molto stimolati anche rispetto ai temi che si trovano all'interno del PNRR, dalla transizione ecologica, all'attenzione alla natura: quindi, ci siamo.