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Anche a voler attenerci all'ordinamento interno, la stessa Corte costituzionale si è soffermata più volte sulla questione, evidenziando che lo Stato deve attuare una leale collaborazione con le autonomie territoriali nella gestione delle politiche di bilancio, sempre per ridurre quegli svantaggi che sono sotto gli occhi di tutti. Si tratta non di fornire un trattamento di favore ad alcune Regioni, piuttosto che ad altre, ma di prendere finalmente atto delle caratteristiche e delle peculiarità permanenti che distinguono le Regioni insulari da quelle continentali. Ciò deriva dal fatto incontrovertibile che l'insularità, intesa come discontinuità territoriale, implica delle specificità di natura economica, trasportistica, ambientale, sociale e demografica che determinano un oggettivo svantaggio e condizioni assolutamente differenti rispetto alle altre Regioni, con ciò ponendo la Regione insulare in una condizione di "inferiorità". Come dicevo, conosco questi problemi perché li vivo quotidianamente ed è per questo che reputo estremamente urgente una modifica costituzionale se si considera il pregiudizio e lo svantaggio quotidiano affrontati regolarmente e quotidianamente dai sardi. Sul piano della concretezza, nel corso del 2019 l'economia delle isole ha subito un rallentamento e nel 2020, per le condizioni oggettive che conosciamo, c'è stata una significativa contrazione dell'attività economica. Nello specifico, la Sardegna si trova al di sotto di quasi tutti gli indicatori adottati dalla Commissione europea per esprimere la competitività delle Regioni europee, collocandosi al duecentotrentaquattresimo posto nel 2019 su 268 Regioni europee, con valutazioni estremamente negative su alcune dimensioni cruciali quali infrastrutture, capitale umano e innovazione. Se dovessimo entrare nel discorso delle infrastrutture, ci sarebbe - ovviamente mi riferisco alla Sardegna - da parlare per giorni. In Sardegna, infatti, mezza isola che non ha ferrovie e quelle presenti sono a scartamento ridotto, ovvero i treni normali che circolano sul resto del territorio d'Italia e nella parte occidentale della Sardegna non possono andare a servire, se non si cambiano la viabilità e i binari, le aree della parte orientale della Sardegna. In questo quadro la pandemia ha giocato un ruolo negativo peggiorandolo. Però, adesso è il momento per mettere mano davvero a questi problemi. Per le Regioni insulari dobbiamo prevedere finalmente che questa condizione sia inserita in Costituzione affinché si possa provvedere a colmare il gap , lo svantaggio e la diversità fra territori, ponendo tutte le Regioni d'Italia sul medesimo piano, con le medesime attenzioni rivolte a tutto il resto del territorio. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 12,06) ( Segue CUCCA). L'insularità è una condizione geografica che ha un impatto diretto sulla vita degli individui. Ciò non può ovviamente essere un freno allo sviluppo economico di alcuni territori a discapito di altri e, pertanto, dobbiamo - in questo senso annuncio il voto favorevole di Italia Viva-Partito Socialista italiano - sostenere convintamente il provvedimento proprio per porre fine a condizioni di svantaggio che fino ad oggi hanno colpito le Regioni insulari, con particolare riferimento - lasciatemelo dire, ma in questo caso il campanilismo è d'obbligo - alla Sardegna, che è l'isola più grande e che più soffre la condizione di insularità. (Applausi) . LA PIETRA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, accogliamo positivamente l'inizio della discussione del disegno di legge che introduce un'importante modifica all'articolo 119 della Costituzione con cui, riconoscendo le difficoltà dei cittadini italiani che vivono nelle isole, si vuole inserire direttamente in Costituzione la volontà della Repubblica di rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità. È un proposito importante e fondamentale per far sì che anche questi cittadini possano godere di ogni diritto garantito a tutti gli altri. Penso ai diritti alla salute, all'istruzione e soprattutto ad avere condizioni di vita e di lavoro il più possibile paritetiche con i cittadini che vivono su tutto il resto del territorio nazionale. Credo, però, che per onestà intellettuale occorre evidenziare come all'interno dell'insularità ci siano delle differenziazioni tra chi vive nelle due isole maggiori (Sicilia e Sardegna) - che, ricordo a noi tutti, godono anche di uno Statuto speciale - e chi vive, invece, nelle isole cosiddette minori, che sono ancora più penalizzate in quanto in molte di esse mancano proprio i servizi essenziali come ospedali e scuole. In alcuni casi, in quelle paradossalmente considerate le più fortunate vi sono piccoli presidi spesso stagionali. Detto questo, è certo che quando parliamo di isole parliamo di territori che sono una specificità del nostro Paese e ne caratterizzano l'identità storica, culturale, sociale e amministrativa. Nonostante ciò, sussistono ancora forti elementi di discriminazione sul piano sostanziale nei confronti delle condizioni delle comunità delle isole maggiori, e ulteriormente per le isole minori, rispetto a quelle del continente che, se non rimossi, mortificano le enormi potenzialità di tale realtà. Le criticità che si propongono con maggiore frequenza sono ben note a tutti noi e attengono in particolare ai trasporti, all'approvvigionamento idrico, all'assistenza sanitaria, all'istruzione, alle condizioni abitative e allo smaltimento dei rifiuti, al dissesto idrogeologico e alla desertificazione demografica. Ho citato solo le più eclatanti. Se dunque si vuole arrestare un processo di progressiva erosione delle comunità isolane e in particolare la trasformazione delle isole minori - scusate se insisto su questo tema - in artificiali borghi turistici abitati solo nei mesi estivi, se si vuole impedire la dispersione di quanto resta di antiche tradizioni, attraverso un processo migratorio strisciante, ma non per questo meno forzoso e ingiusto, occorre intervenire tempestivamente con misure efficaci. Sicuramente questa modifica dell'articolo 119 della Costituzione costituisce un elemento fondamentale per intervenire nella questione, ma ancora più determinante sarà l'azione amministrativa ordinaria. Colleghi senatori, io stesso sono stato il primo firmatario di un disegno di legge per istituire una zona franca nelle isole minori, proprio con l'intento di colmare quel divario fra chi vive nelle isole, e nello specifico nelle isole minori, rispetto a chi vive nel restante territorio nazionale. Il disegno di legge in questione, che ho firmato a nome del Gruppo di Fratelli d'Italia, prevedeva: l'esenzione dalle imposte sui redditi, totale per i cinque primi periodi di imposta e parziale per i successivi periodi fino al nono anno; l'esenzione dall'imposta regionale sulle attività produttive per i primi cinque periodi d'imposta, fino all'imponibile di euro 300.000 per ciascun periodo d'imposta; l'esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, totale per i primi cinque anni di attività, chiaramente entro determinati limiti e condizioni, e parziale per i successivi periodo fino al nono. Le misure previste erano tutte indirizzate in questa direzione.