[resaula]

Al contrario, stavolta risulterebbe una previsione dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche per il 2022 inferiore rispetto a quello programmatico indicato nel DEF. Questo perché, a causa dell'aumento dei prezzi dei prodotti energetici e non solo, si è venuto a creare un extragettito IVA. Come ha ricordato l'Ufficio parlamentare di bilancio nell'audizione odierna, nei primi cinque mesi dell'anno l'IVA è cresciuta del 19,8 per cento (più 10,2 miliardi), con incrementi cumulati a due cifre sin dall'inizio dell'anno. In particolare, la crescita della componente relativa agli scambi interni (6,9 miliardi, pari al 15,1 per cento) è stata trainata in maniera significativa dall'incremento dei prezzi registrato nel corso degli ultimi mesi. L'Istat a maggio ha stimato un incremento dei prezzi al consumo per l'intera collettività pari al 6,8 per cento su base annua, e l'IVA sulle importazioni ha segnato un aumento di 3,3 miliardi (59,9 per cento), legato in larga parte all'andamento del prezzo del petrolio. Favorevole risulta anche l'andamento dell'Irpef. Il Governo dimissionario ha quantificato in 14,3 miliardi di euro le risorse che possono essere utilizzate per interventi di contrasto degli effetti su individui, famiglie, imprese ed enti pubblici, legati all'incremento dei prezzi dei prodotti energetici e più in generale dell'inflazione, al perdurare della diffusione del virus Covid-19, alle ripercussioni del prolungato periodo di siccità, nonché per ristorare le amministrazioni centrali dello Stato per le risorse utilizzate a copertura di recenti provvedimenti di urgenza adottati nel corso dell'esercizio. Su quest'ultimo punto, c'è da aprire una parentesi sull'effettivo costo degli oneri di sistema per il 2022, che viene rimborsato: un punto che non è mai stato chiarito e che lascia ipotizzare che anche nei precedenti decreti si sia stanziato troppo per questa voce. Il primo punto su cui riflettere è perché 14,3 miliardi e non di più. È una cifra che nasce da una valutazione del Ministro dell'economia e che peraltro sembrerebbe essere stata aumentata negli ultimi giorni, successivamente alla crisi di Governo. Se le esigenze del Paese sono maggiori, e lo sono, perché non sfruttare il periodo di sospensione della clausola di salvaguardia per farsi autorizzare un maggior deficit , sempre che i conti non continuino a migliorare fino alla fine dell'anno? L'altro punto, non meno importante, è: come saranno spesi questi soldi? Le poche righe della relazione del Governo non sono sufficienti, anche alla luce di quanto avvenuto in precedenti decreti-legge, a farci stare tranquilli nel senso che saranno utilizzate nel miglior modo possibile e non finiranno invece per favorire ancora una volta élite e poteri forti della finanza internazionale. Chi prenderà le decisioni che non sono proprie di un Governo per gli affari correnti? Signora Presidente, mi avvio alla conclusione con delle considerazioni sugli affari correnti. Leggo sul calendario dei lavori che venerdì 5 agosto sarà in discussione il disegno di legge n. 2651, recante delega al Governo sulla riforma fiscale. A mio giudizio tale disegno di legge delega esorbita dal disbrigo degli affari correnti, prassi quasi sempre rispettata negli ultimi decenni dai Governi dimissionari, e rappresenta l'ennesimo arbitrio della fu maggioranza col concorso diretto dell'opposizione. Potrei poi parlare della riforma del diritto tributario, sotto il controllo diretto del Ministero dell'economia e delle finanze che, oltre a consolidare la prevalenza degli interessi economici su diritto e Costituzione, mette a rischio il principio giuridico della separazione dei poteri vigente da tre secoli nella democrazie cosiddette liberali, con l'aggravante della violazione dell'articolo 102 della Costituzione: non ci possono essere più magistrature. In conclusione, signora Presidente, non vi è libertà se il potere giudiziario non è separato dal potere esecutivo, come ammoniva Montesquieu. Tuttavia il Governo Draghi, nato con un accordo di palazzo il 17 febbraio 2021, dopo aver trasformato il Parlamento nella terza Camera, analogamente a quel discorso del bivacco dell'autunno del 1922, coltivando quel pensiero unico che non ammette critiche e non consente neppure alle opposizioni di presentarsi alle elezioni, obbligate come sono a raccogliere le firme in poco tempo e sotto gli ombrelloni, fa tornare in mente quegli anni bui della storia ben descritta proprio oggi in sala Koch dal senatore Riccardo Nencini nel romanzo «Solo» su Giacomo Matteotti. Questo Governo, osannato dalla stampa genuflessa, anche con quest'ultima forzatura sarà ricordato come il peggior Governo del dopoguerra per le famiglie ed i cittadini strozzati e impoveriti dalle sanzioni. Non ho impiegato tutto il tempo, ma la ringrazio. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, a dire la verità, non c'è nulla di quello che lo stimato senatore Lannutti ha detto in quest'ultimo intervento che io possa condividere. Questo è un Parlamento talmente libero che in un modo bizzarro ha deciso, con un'azione partita dal MoVimento 5 Stelle, di non rinnovare la fiducia al Governo Draghi; pertanto, se oggi andiamo al voto, è perché viviamo in un Paese democratico; se non lo fosse, sarebbe stato grave continuare questa legislatura, quindi smentiamo un po' di slogan da campagna elettorale. Passiamo dallo slogan del peggior Governo a quello del peggior Parlamento. Oggi, infatti, un leader di un partito autorevolmente rappresentato in quest'Assemblea, ma non ancora in termini numerici, ha affermato che questo è il peggior Parlamento della storia della Repubblica. Questo è un altro slogan da campagna elettorale: si punta il dito contro i populismi e i facili slogan e poi talvolta se ne diventa vittime. Questo Parlamento, signora Presidente, signora Sottosegretaria, ha avuto il coraggio, anche da posizioni diverse, di affrontare in modo quasi unanime la crisi della pandemia e anche la crisi internazionale dell'Ucraina. Ricordo a tutti quanti noi che sotto la pandemia il peggior Parlamento della storia della Repubblica non ha esitato a votare degli scostamenti di bilancio. E questa responsabilità se l'è presa in carico anche chi era all'opposizione del Governo giallo-rosso. Quindi, io sfaterei alcuni luoghi comuni che, francamente, non credo possano portare un minimo di autorevolezza a chi li afferma: anzi, questi perde di credibilità. Oggi smentiamo tante dicerie che hanno preceduto i giorni della più folle crisi di Governo. Peraltro, ricordo a tutti gli amici presenti che non è mai capitato, nella storia della Repubblica, che un Presidente del Consiglio, che avesse ottenuto una larga maggioranza, si sia dimesso e abbia avuto ben sei giorni, sei lunghissimi giorni, grazie alla saggezza del presidente Mattarella, per cercare di comporre una crisi politica un po' bizzarra. Praticamente, chi doveva ricomporre quella crisi politica ha preferito svegliarsi o attivarsi l'ultimo giorno utile, ma neanche: