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Certo, avrei voluto che il dibattito parlamentare di queste ultime settimane fosse incentrato sulla situazione attuale, sul benessere o sulle problematiche delle attività e sulla tenuta dei posti di lavoro. Invece qui in Senato, in queste ultime settimane, il lavoro è stato orientato su un disegno di legge che riguarda i temi importanti come i diritti civili, ma forse non così impellenti come la necessità di garantire a tutti, ribadisco a tutti, il primo e fondamentale diritto, il lavoro. Il provvedimento consta di 77 articoli con più commi e questo dà una fotografia su quanto il lavoro del Governo e della Camera in questo caso sia stato importante per riuscire a coprire tutti i comparti e settori colpiti dalla pandemia. Se facciamo una somma di tutte le risorse che lo Stato ha stanziato in questo ultimo anno e mezzo, ci rendiamo conto che, tra ristori e sostegni, le cifre erogate non si allontanano molto dall'importo previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sappiamo bene che ristori e sostegni, come il differimento delle scadenze fiscali, non sono sufficienti a colmare le perdite subite dalle chiusure e quindi dal blocco delle attività produttive; sono esclusivamente dei palliativi, in attesa che la ripartenza riporti questa ruota, che si è bloccata, a girare meglio per tornare alla normalità o ad una pseudo normalità. Nel provvedimento in esame trovo con favore le misure contenute nell'ordine del giorno che le Commissioni 5 a e 6 a del Senato avevano approvato nel primo decreto-legge sostegni, focalizzate soprattutto a garantire liquidità, tenendo conto dell'effettivo calo di fatturato nel periodo pandemico, quindi da aprile 2020 a marzo 2021. Grazie alla Lega, la soglia di fatturato per le aziende è stata alzata da 10 a 15 milioni ed è stata prevista la garanzia dello Stato sui mutui. È stato ampliato di ulteriori 100 milioni il Fondo nazionale per la montagna, penalizzata per la mancata stagione invernale. Grazie al ministro Garavaglia, che ha portato la voce preoccupata e allarmata del settore, sono stati stanziati nei due decreti-legge sostegni 800 milioni. Sempre grazie alla Lega sono stati inseriti ulteriori 30 milioni destinati ai comprensori sciistici da destinare alla sicurezza e all'innovazione tecnologica di piste e impianti. Positivo è anche il fondo per il sostegno alle attività economiche chiuse, con una dotazione iniziale di 100 milioni, incrementata di ulteriori 40 milioni; positiva è anche la modifica relativa ai tempi di chiusura necessari per accedere ai fondi che, dai quattro mesi previsti inizialmente, si riduce a 100 giorni. Positivo è anche il contributo a fondo perduto di 77 milioni per piscine e palestre, solo per citare alcuni provvedimenti. Di certo la perdita della stagione invernale ha di fatto messo la parola fine su diverse attività. Questa mattina nei giornali viene data rilevanza alla notizia della vendita di ben cento alberghi in Trentino; alcune attività, infatti, erano già in difficoltà prima della pandemia, altre invece, stante le difficoltà, hanno alzato le mani e abbassato le serrande, un segnale forte e importante, ma soprattutto impattante per comunità piccole dove il turismo è il settore economico principale. Perdere un'attività economica non può essere relegato ad una mera perdita economica, perché di fatto lede l'equilibrio di una comunità: mi riferisco alla salvaguardia di tradizioni e cultura e, visto che provengo da una minoranza linguistica, anche alla perdita della stessa. Tutto questo per una mancanza di liquidità che porta anche i più convinti a cedere davanti all'inevitabile. In questi giorni la stagione turistica è partita e, se da parte dei nostri connazionali c'è grande voglia di raggiungere le località turistiche, gli albergatori, i ristoratori e gli esercenti si trovano ad affrontare un'altra difficoltà: la carenza di personale. Il turismo rappresenta un settore fondamentale per l'economia del Paese: vale il 13 per cento del PIL, occupando il 7,1 per cento degli occupati. Il settore lamenta forti criticità a reperire forza lavoro: mancano tra i 150.000 e i 200.000 lavoratori, cioè un quarto della forza lavoro richiesta. Una delle motivazioni indicate è l'esistenza del reddito di cittadinanza che, per come è stato pensato e strutturato, presenta diverse criticità e, anche se nel momento pandemico è stato sicuramente uno strumento utile al sostentamento dei cittadini, ha di fatto dimostrato tutte le criticità per quanto riguarda le politiche attive di inserimento nel mondo del lavoro. Il presidente dell'Agenzia nazionale politiche attive lavoro (ANPAL), Domenico Parisi, riferisce che al 31 ottobre 2020, su un totale di 1.369.000 persone tenute alla sottoscrizione del patto di lavoro, solo 352.000 persone hanno avuto almeno un rapporto di lavoro, pari al 25,7 per cento del totale; sempre al 31 ottobre, però, i contratti di lavoro attivi erano solo 192.000, in quanto solo il 15,4 per cento dei beneficiari ha firmato un contratto a tempo indeterminato, mentre il 4,1 per cento ha avuto un contratto di apprendistato e il restante 65 per cento un contratto a termine. Questo sta a significare una inadeguatezza del sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il compito del legislatore in questo caso è mettere in campo le modifiche necessarie, affinché le criticità emerse trovino soluzione, senza buttare su lavoratori o imprenditori sentenze di parte. Concludendo, Presidente, per il rilancio della nostra economia serve dare certezze per il futuro, garantendo continuità alle attività produttive che a loro volta generano lavoro. (Applausi) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 11,21) PRESIDENTE . Sospendo brevemente la seduta, in attesa dell'arrivo del ministro Cartabia in Aula. (La seduta, sospesa alle ore 11,22, è ripresa alle ore 11,29) . Informativa del Ministro della giustizia sui gravi fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della giustizia sui gravi fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere». Ha facoltà di parlare il ministro della giustizia, professoressa Cartabia. CARTABIA, ministro della giustizia . Signor Presidente, onorevoli senatori, vi ringrazio molto di aver sollecitato questo mio intervento in Assemblea su fatti che sono gravissimi. Ciò è necessario per darmi la possibilità di condividere con tutto il Parlamento una ricostruzione dell'accaduto, dei fatti, degli interventi dell'autorità giudiziaria e del Ministero e, soprattutto, di condividere alcune linee di intervento che stanno maturando, un po' più ad ampio spettro, presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e presso il Ministero tutto, sui problemi del carcere, per aggredire le cause più profonde e più radicate che hanno permesso, o quantomeno non hanno impedito, fatti così gravi. La data di oggi reca una coincidenza storica, che non possiamo non ricordare. È il 21 luglio e in questa stessa data di venti anni fa, esattamente a Genova, durante i giorni del G8, succedevano fatti di una violenza altrettanto inaudita.