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È da tempo sul campo la domanda di semplificazione per i piccoli Comuni in materia di controllo di gestione, perché evidentemente proprio sui piccoli Comuni a normativa vigente c'era un carico eccessivo, spesso burocratico e non sostanziale, che non fa le dovute differenze tra un Comune metropolitano e un altro Comune di dimensioni molto più piccole. Individuare, quindi, obblighi differenti a seconda delle dimensioni del Comune è corretto: va nell'ottica non solo di quello che ci chiedono tanti amministratori territoriali, ma soprattutto in una logica di semplificazione che alla pubblica amministrazione chiedono tanti programmi di ripresa europei. Aggiungo, quindi, che dovrà esserci l'occasione, su questo piano, di riprendere detta esigenza allargandola a tutte le incombenze che oggi vengono richieste e che servono a soddisfare le esigenze delle amministrazioni centrali, lasciando indietro le necessità ugualmente significative delle amministrazioni territoriali, specie le più piccole. Infine, il terzo articolo di questo testo affronta il tema dell'aumento del numero dei mandati da due a tre nei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. È un punto che merita attenzione e chiarezza da parte nostra. L'innalzamento da due a tre mandati per i Comuni fino a 3.000 abitanti era stato introdotto con la legge n. 56 del 2014; alzare oggi la soglia da 3.000 fino a 5.000 abitanti non modifica la sostanza. Le soglie, come sempre, sono opinabili, ma il giudizio penso vada dato su un criterio più generale. È noto che l'elezione diretta, che è un caposaldo del nostro sistema dal 1993, se da un lato garantisce un rapporto di responsabilità chiaro e diretto con il corpo elettorale; dall'altro lato, contiene un livello di concentrazione di potere maggiore che, per questo, il legislatore ha avuto cura di controbilanciare con il limite dei mandati. Nel frattempo però sono cresciute le difficoltà a trovare una classe politica amministrativa, soprattutto - va da sé - nei centri più piccoli per molti motivi che, prima o poi, andranno affrontati senza concessioni all'ideologia e con tanto senso di realtà. Permettetemi di ricordare che qui in Senato ci sono proposte che seguono questa strada: penso a un tema vero che sono le indennità dei sindaci, su cui si è già intervenuti in legge di bilancio, ma anche alla responsabilità per eventi o accadimenti sui quali il sindaco non ha pieno controllo. Penso, quindi, ai criteri di imputazione della responsabilità penale omissiva e di quella amministrativa contabile che - come sappiamo - sono oggetto di un dibattito che va avanti da tempo e che deve trovare al più presto uno sbocco. Questi temi sono una realtà, come sa chiunque frequenti territori, ascolti i sindaci e i nostri amministratori. Allora anche questi elementi di realtà devono essere tenuti in conto dagli equilibri e dai bilanciamenti normativi e costituzionali che ci accingeremo ad affrontare. Per questo penso sinceramente che, se è corretto - come ho detto - alzare la soglia a 5.000 abitanti, estenderla ai Comuni più grandi o togliere del tutto i limiti per quelli più piccoli richieda una riflessione più articolata e puntuale che saremo chiamati a fare - mi auguro - nei prossimi mesi. Comunque si può ragionare di tutto, ma sempre all'interno di una logica che è quella dell'equilibrio tra esigenze e interessi diversi, che peraltro del resto è la logica che troviamo nella nostra Costituzione. In conclusione, ribadisco la bontà di questo intervento, oltre che per la portata delle modifiche, anche per il valore simbolico, come segnale che dal Parlamento ci sono oggi una volontà forte e chiara e un'aspettativa alta per una modifica complessiva sul testo unico degli enti locali, che ci aspettiamo arrivi al più presto all'esame dell'Assemblea. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi perdonerà se dico che faccio questo breve intervento nella veste di sindaco, più che da senatore; orgogliosamente sindaco al terzo mandato di un piccolo Comune. I piccoli Comuni, che rappresentano il 69 per cento dei Comuni italiani, sono ben 5.500; piccoli comuni che sono stati riscoperti negli ultimi mesi e anni, come l'architrave del Paese Italia. Tutti quanti ricordiamo che cosa hanno fatto i sindaci durante la pandemia. Se non ci fossero stati quei sindaci, insieme al personale sanitario, quante difficoltà ancora maggiori avrebbe avuto l'Italia e avrebbero dovuto affrontare gli italiani. Quei sindaci si sono assunti tantissime responsabilità, sia rispetto a quello che era l'ambito sanitario sia rispetto alla distribuzione dei buoni spesa a tanti cittadini, laddove all'inizio non c'erano regole, ma l'unico polso della situazione era lo stato di bisogno di tante famiglie. Poi abbiamo visto anche sindaci in prima linea. E li stiamo vedendo adesso, durante questa incomprensibile e ingiustificabile guerra in Ucraina, mentre accolgono e tendono la mano, tutti schierati e allineati, donne e bambini, aspettando a chiedere allo Stato un ausilio, sia finanziario che logistico. Signor Presidente, ora vi è anche una grande aspettativa, che qui mi permetto di rilevare, per quanto riguarda il PNRR. Sento troppo spesso che bisogna aspettare i sindaci e la loro capacità di attuazione dei sindaci, e che la capacità di sviluppare una strategia è in capo a loro. Troppi, però, sono coloro che filosofeggiano dietro una scrivania e dimenticano che molto spesso i sindaci non hanno gli strumenti adatti per attuare il PNRR. Sono da soli, nella stragrande maggioranza dei casi. Signor Presidente, dico anche che, nelle varie selezioni che sono state fatte in questi mesi per il PNRR, non sempre i risultati sono stati soddisfacenti. Lo dico per esperienza diretta. Spesso non arrivano nei municipi forze fresche e competenti: arrivano forze né fresche né competenti, non in grado di sostenere i sindaci. Di conseguenza, tutti fanno riferimento ai sindaci. Noi siamo orgogliosi, pronti, non ci tireremo indietro. Diamo, però, il giusto riconoscimento a quei signori che vestono con dignità la fascia tricolore. Come hanno detto in tanti prima di me, il provvedimento che stiamo esaminando e approveremo a breve è importante, ma è parte minoritaria di una riforma più ampia e più incisiva che tutti quanti noi auspichiamo. Si parte dalla inconferibilità di incarichi di amministrazione di vertice in enti di diritto privato a controllo pubblico per coloro i quali abbiano subito una condanna, anche non definitiva, nell'ambito di reati contro la pubblica amministrazione. Si passa attraverso l'abolizione del controllo di gestione dei piccoli Comuni e si arriva al terzo mandato. Come diceva prima il senatore Candiani, noi dobbiamo dire grazie a quei sindaci che ancora oggi sono al loro posto, che decidono di candidarsi. Ma auspichiamo tante altre riforme. Alcune possono riguardare il testo unico degli enti locali, il decreto legislativo n. 267 del 2000.