[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 189 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare), promosso dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Puglia, nel procedimento vertente tra D.G.V. e il Ministero della difesa, con ordinanza del 18 ottobre 2011, iscritta al n. 21 del registro ordinanze 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 9, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 6 giugno 2012 il Giudice relatore Aldo Carosi.. Ritenuto che con ordinanza del 18 ottobre 2011, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Puglia, in composizione monocratica, in qualità di giudice delle pensioni, ha sollevato, in riferimento agli articoli 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 189 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare), la cui rubrica reca: «Collegio medico legale»; che la norma censurata disciplina nel dettaglio la composizione del Collegio medico legale, organo collegiale istituito alle dipendenze del Ministero della difesa, deputato ad esprimere pareri medico-legali e ad eseguire le visite dirette ordinate dal Ministero della difesa e dalle sezioni giurisdizionali della Corte dei conti; che la questione è sorta nell'ambito di un giudizio promosso da un militare di leva in congedo nei confronti del Ministero della difesa, al fine di conseguire il riconoscimento dell'infermità contratta per causa di servizio e quindi la concessione della pensione privilegiata; che, secondo quanto riferisce il giudice rimettente, il ricorrente, all'udienza pubblica dell'8 giugno 2011, si doleva dell'erroneità del giudizio medico-legale espresso dalla Commissione medica ospedaliera (C.M.O.) istituita presso l'Ospedale di Bari, che aveva respinto l'istanza pensionistica, e chiedeva che venisse acquisito il parere del Collegio medico legale (C.M.L.) presso il Ministero della difesa, previa proposizione di questione di costituzionalità, per violazione degli artt. 3, 24, 101 e 111 della Costituzione; che il giudice a quo premette che la legislazione vigente prevede specificamente la facoltà, per le sezioni giurisdizionali della Corte dei conti, di richiedere "pareri" al C.M.L. del Ministero della difesa, alla sezione di tale Collegio istituito presso la sede centrale della Corte dei conti in Roma, nonché agli ospedali militari o civili aventi sede nella Regione, oltre che all'Ufficio medico legale presso il Ministero della salute, e che le sezioni riunite della Corte dei conti hanno affermato che il giudice contabile, nei giudizi pensionistici, ha la facoltà, ai sensi degli artt. 15, primo comma, e 26 del regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038 (Approvazione del regolamento di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti), nonché degli artt. 73 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 (Approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti) e 2, comma 4, del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, di disporre consulenze tecniche d'ufficio secondo le norme del codice di procedura civile, affidandole a professionisti privati; che, secondo il rimettente, anche dopo tale pronunciamento non si è riscontrato un sostanziale cambiamento della prassi giudiziaria, poco incline ad utilizzare lo strumento della consulenza tecnica d'ufficio, dandosi preferenza ai pareri richiesti agli organi istituiti presso le pubbliche amministrazioni, sicché il ricorso a tali organi pubblici risulterebbe essere, ancora, lo strumento prediletto dal giudice contabile; che, secondo il giudice a quo, seppure alcune questioni siano già state esaminate dalla Corte costituzionale (ordinanze n. 131 del 1998 e n. 248 del 2007), residuerebbe ancora quella concernente la pienezza del contraddittorio tecnico, da assicurare attraverso la presenza dei consulenti di parte, che postulerebbe la necessità di un controllo dell'elaborazione peritale sin dal suo momento genetico e non ex post; che, ai fini della questione di legittimità costituzionale odierna, il giudice rimettente ritiene di rilievo l'affermazione di questa Corte contenuta nella ordinanza n. 248 del 2007, là dove si precisa che l'art. 2 della legge 8 ottobre 1984, n. 658 (Istituzione in Cagliari di una sezione giurisdizionale e delle sezioni riunite della Corte dei conti), nel consentire alla Corte dei conti di ricorrere indifferentemente agli ospedali militari e civili, offre al giudice «che non voglia utilizzare lo strumento della consulenza tecnica d'ufficio» la possibilità di rivolgersi, nei casi in cui il giudizio si svolga nei confronti del Ministero della difesa, anziché agli ospedali militari, a quelli civili; sicché, prosegue il giudice a quo, si dovrebbe ritenere che la Corte costituzionale abbia "dato per assodato" che la consulenza tecnica d'ufficio sia un mezzo di indagine istruttoria alternativo all'acquisizione in sede giudiziaria dei "pareri" medico-legali di organi pubblici espressamente individuati; che nella questione proposta, precisa la Corte dei conti, non verrebbe in discussione la possibilità per il giudice delle pensioni di richiedere "pareri" al Collegio medico-legale presso il Ministero della difesa o agli altri organi istituiti presso altre amministrazioni pubbliche, né la questione concernente l'"imparzialità" dei suddetti organi, ma piuttosto il deficit di contraddittorio nel procedimento che si svolge innanzi agli stessi, che non possono essere qualificati come consulenti tecnici d'ufficio; che, in proposito, il rimettente osserva che nello svolgimento della consulenza è fondamentale l'attuazione del principio del contraddittorio, e ciò significa che ciascuna parte ha il diritto di essere ascoltata e di poter partecipare alla formazione del convincimento del giudice, e che tale principio troverebbe la sua attuazione nella disposizione del codice di procedura civile secondo il quale le parti possono partecipare alle operazioni svolte dal perito e presentare osservazioni ed istanze (ex art. 194, secondo comma, codice di procedura civile); che, tuttavia, secondo la Corte dei conti rimettente, a differenza di quanto previsto dalla disciplina del codice di rito civile, gli organi tecnici delle pubbliche amministrazioni non sarebbero tenuti a rispettare il contraddittorio nella fase di formazione del parere tecnico, mentre l'effettività del diritto di agire e di difendersi dovrebbe invece consentire ad ogni interessato di potersi fare assistere da un tecnico che abbia le conoscenze specialistiche che la materia richiede;