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Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica. Onorevoli Senatori. -- Ormai da troppo tempo si declama da più parti e incessantemente la necessità di addivenire al più presto a una modifica del sistema elettorale attualmente in vigore, peraltro tacciato di profili di illegittimità costituzionale. La legge elettorale è un elemento essenziale dei sistemi democratici che incide profondamente sul loro funzionamento e ne determina molte caratteristiche. La scelta del modello di legge elettorale deve essere quindi consapevolmente diretta alla costruzione del modello di democrazia che si vuole realizzare. Il presente disegno di legge vuole porsi in una prospettiva innovativa rispetto alla direzione verso la quale si sono mosse fino ad ora le direttrici di modifica dei meccanismi alla base dell'elezione da parte dei cittadini dei propri rappresentanti in Parlamento, puntando ad un orizzonte di profondo rinnovamento del sistema democratico e politico italiano. Il presente disegno si preoccupa di sciogliere il nodo fondamentale del rapporto tra le due esigenze di avere un Parlamento realmente rappresentativo e di garantire governabilità al sistema disincentivando la frammentazione del sistema politico. Tuttavia, diversamente dall'impostazione generalmente accolta, si ritiene sia un falso assunto quello secondo il quale, in nome della governabilità, si debbano sacrificare altri obiettivi primari e indefettibili, quali la selezione degli eletti da parte dei cittadini e la possibilità per gli elettori di avere un reale rapporto con gli eletti durante il mandato parlamentare, in modo che i cittadini possano contribuire a indirizzare le scelte politiche fondamentali che passano attraverso il Parlamento. La governabilità non è inconciliabile con tali obiettivi ma è anzi dimostrato che, ove realizzati, essi producono uno spontaneo e reale effetto di stabilizzazione dei Governi e di consolidamento delle decisioni politiche assunte. Ricostruire un Parlamento rappresentativo e responsivo nei confronti degli elettori è il presupposto essenziale non solo della democrazia, ma anche della governabilità. Una governabilità perseguita attraverso la mera attribuzione di un premio di maggioranza si pone in contrapposizione rispetto a un genuino concetto di democrazia rappresentativa. Attraverso il premio, le elezioni parlamentari sono completamente sradicate dal loro rapporto con gli elettori e le comunità territoriali: per questo motivo si ritiene che la scelta di una siffatta soluzione sia da escludere in partenza. Il meccanismo del premio, specie laddove questo sia molto consistente, produce un risultato antidemocratico e autoritario, conducendo a una fittizia governabilità totalmente artificiale e quindi, paradossalmente, «instabile» e precaria. Un buon sistema elettorale deve favorire l'aggregazione fra forze politiche piccole e medio-piccole, spingendole a mettere insieme le loro idee, se conciliabili, dentro forze politiche più grandi ma coese, e favorire l'omogeneità interna dei partiti e dei movimenti disincentivando frantumazioni e scissioni. Gli obiettivi alla base della presente proposta sono dunque sinteticamente i seguenti: 1) restituire ai cittadini la libertà di scegliere i propri rappresentanti; 2) rendere più stretto ed immediato il rapporto tra eletti, forze politiche ed elettori; 3) che siano i cittadini ad indirizzare le scelte politiche fondamentali attraverso un Parlamento rafforzato, capace di rappresentare le istanze che muovono dai cittadini e di costituire un solido ponte tra la società e le istituzioni; 4) che sia assicurata una genuina governabilità del Paese attraverso un'elevata selettività del sistema elettorale, disincentivando la frantumazione delle forze politiche, la loro disomogeneità interna e la creazione di coalizioni fittizie a meri fini elettorali. In quest'ottica, i risultati migliori sembrano potersi produrre con un sistema proporzionale fortemente corretto che combina alcune caratteristiche del modello spagnolo con altre del modello svizzero. La formula proporzionale di attribuzione dei seggi viene preferita perché garantisce maggiormente la rappresentatività del Parlamento. Il sistema proporzionale non è però puro ma è fortemente corretto allo scopo di raggiungere una genuina governabilità del Paese. Si opta inoltre per un sistema di preferenze ispirato al modello svizzero che garantisce agli elettori la massima libertà nella scelta degli eletti e minimizza i risvolti negativi dei tradizionali sistemi di preferenza (clientelismo, corruzione, influenza delle lobbies, alti costi delle campagne elettorali e divisività intrapartica). Di seguito, si espongono innanzitutto più nel dettaglio le caratteristiche del sistema proposto per quanto riguarda l'elezione dei membri della Camera dei deputati; quindi si descriveranno i correttivi tecnici, imposti dall'elezione su base regionale ex articolo 57, primo comma, della Costituzione e dal diverso numero dei senatori rispetto ai deputati, impiegati riguardo al sistema per l'elezione dei membri del Senato della Repubblica ai fini di una corretta e omogenea applicazione del sistema nelle due Camere. Tra le formule proporzionali utilizzabili si sceglie il metodo D'Hondt perché meno proiettivo di altre formule come la Hare attualmente utilizzata e perché particolarmente adatto alla dimensione medio-piccola della gran parte delle circoscrizioni. Le circoscrizioni sono a base provinciale. Tenendo come base le province si ottengono circoscrizioni di diversa ampiezza con un'omogenea distribuzione dei seggi disponibili tra queste ultime. La ripartizione dei seggi nelle circoscrizioni provinciali italiane produce un risultato non molto dissimile da quello della legge elettorale spagnola (si vedano gli Allegati 1 e 2). Non si accorpano circoscrizioni particolarmente piccole né si dividono quelle più grandi, al fine di non alterare la genuinità della competizione elettorale. Si abbandona il classico sistema che consiste nel creare artificiosamente circoscrizioni che non sono corrispondenti a comunità reali ma che sono funzionali unicamente a produrre l'esito elettorale desiderato. Si decide dunque di non derogare alla corrispondenza naturale tra la circoscrizione dell'ente amministrativo provincia con quello delle circoscrizioni elettorali; peraltro, la varietà di ampiezza delle circoscrizioni non costituisce un limite del sistema, bensì una sua qualità. Infatti, nelle circoscrizioni piccole ottengono seggi esclusivamente i partiti grandi, mentre nelle circoscrizioni grandi ottengono seggi anche i partiti piccoli. È una conseguenza coerente col tentativo di rendere «reale» e non «virtuale» la rappresentanza: le forze politiche piccole, infatti, hanno una struttura, un numero di militanti e di risorse concentrato nelle aree metropolitane; viceversa, nelle comunità più piccole, tali forze politiche spesso non hanno un reale radicamento territoriale. L'adozione delle circoscrizioni provinciali, però, potrebbe favorire eccessivamente dei fenomeni localistici e favorire potentati locali. Si tratta di un fenomeno che va contrastato, perché il radicamento territoriale dei candidati va perseguito ma senza perdere di vista il problema della coesione nazionale e della necessità di fare sintesi rispetto alle esigenze dei territori.