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Modifiche al testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n.327 del 2001, concernenti il recupero di immobili abbandonati. Onorevoli Senatori. -- L'Italia è considerato uno dei Paesi più belli, a livello internazionale, dal punto di vista architettonico e paesaggistico. Ciò che concorre a determinare tale unicità, è rappresentato in parte anche dalle strutture degli edifici che mirano a delineare un disegno architettonico tra le strade delle nostre città, attraverso il quale si svolge la vita quotidiana di noi cittadini italiani. È nostro dovere, quindi, tutelare le bellezze della nostra penisola da cui dipendono anche le sorti del turismo e delle attività economico-sociali. Basti ascoltare i cittadini sul territorio e percepire quanto è forte oggi nella nostra Nazione l'esigenza di ottimizzare l'uso del patrimonio immobiliare abbandonato o dismesso presente in molte zone ed aree d'Italia. Pensiamo ad esempio a quei territori interessati da fenomeni di emigrazione e di spopolamento, dove si trovano edifici talvolta di rilevante pregio architettonico o situati in luoghi di grande bellezza, che per essere stati da lungo tempo abbandonati dai proprietari, assenti o comunque non più interessati al loro mantenimento, deperiscono fino all'estrema rovina, causando seri danni al paesaggio circostante deturpato dalla presenza di costruzioni divenute nel tempo fatiscenti. In tal modo si sperpera un patrimonio che potrebbe essere proficuamente utilizzato, recuperato in termini di valore economico, e non essere più un problema per la pubblica incolumità. Nelle città, la presenza di appartamenti sfitti ed edifici -- quando non interi brani di città -- abbandonati è una costante pressoché di ogni centro urbano contemporaneo, dove infatti non è raro incontrare stabili inutilizzati, con porte e finestre sbarrate o murate, lasciati senza manutenzione ed in preda al degrado, senza che siano interessati da alcun tipo di progetto di recupero. Il Cescat, Centro studi casa ambiente e territorio di Assoedilizia, addirittura stima in 2 milioni il numero di case abbandonate e disabitate. Per queste motivazioni ho pensato di iniziare la mia attività parlamentare attraverso questa iniziativa che mira a ripristinare l'uso di vecchi edifici pubblici o privati che spesso si trovano in centri che contrastano, a causa della loro decadenza, con il contesto urbano. Il mio interesse è rivolto in particolare a quegli immobili di vecchia data la cui proprietà è spesso parcellizzata tra diversi soggetti ognuno dei quali, avendo una quota millesimale minima in rapporto all'esiguo valore dell'immobile nel suo complesso, spesso non ha interesse né convenienza a ristrutturare l'edificio che quindi rimane disabitato per un tempo indefinito. Il degrado progressivo degli immobili in questione, talvolta, finisce per contagiare anche l'area circostante, creando seri problemi non solo ai proprietari ed allo Stato, ma agli abitanti stessi della zona ed alle pubbliche autorità preposte alla vigilanza e al decoro dei suddetti luoghi. Questa iniziativa, che si concretizza attraverso il presente disegno di legge e che pone alla base del procedimento precise garanzie sotto il profilo giuridico e sociale, ha l'obiettivo di colmare le lacune causate dai multi-proprietari spesso impossibilitati nell'avviare i dovuti lavori e, al contempo, di restituire l'originale bellezza a molte strutture che saranno riutilizzabili arricchendo il paesaggio circostante. L'ente pubblico referente sul territorio sarà il comune che si occuperà di redigere un elenco dettagliato dei beni immobili di multi-proprietà dismessi o in disuso presenti nell'area comunale. Inoltre, come responsabile urbanistico e di sviluppo del territorio, sarà sua competenza l'opportuna attivazione ed il controllo per il buon andamento delle iniziative previste dal presente disegno di legge. Ciò permetterà, attraverso la conoscenza di informazioni dettagliate sulla situazione immobiliare delle nostre città e attraverso un rapporto di cooperazione tra proprietari degli immobili ed enti locali, di porre le basi per l'avvio di una procedura regolamentare che miri a salvare dal degrado e dall'abbandono parti consistenti dei tessuti urbanistici. Questa scelta accoglie, quindi, l'esigenza di promuovere la rinascita di molti centri urbani, restituendo ad essi il perduto decoro, e di imprimere vitalità all'economia locale procurando occasioni di lavoro e di nuove iniziative commerciali. La normativa vigente prevede solo per gli edifici appartenenti alle amministrazioni comunali, la possibilità di riguadagnarli all'uso pubblico o dare ad essi una diversa destinazione economica. Tali soluzioni non sono invece praticabili, attualmente, per gli immobili di proprietà privata che, perdurando il disinteresse dei proprietari, sono destinati a inevitabile rovina fino a divenire un pericolo per la stessa incolumità pubblica. Per ovviare a queste problematiche, si è ritenuto di modificare, con il presente disegno di legge, la disciplina sulle espropriazioni per pubblica utilità, al fine di consentire ai comuni di individuare gli edifici, con proprietà parcellizzate tra decine di soggetti, che versano da lungo tempo in stato di abbandono e -- qualora perduri l'inerzia dei proprietari -- di acquisirli sulla base di un piano per il loro recupero e per la loro valorizzazione, mediante il restauro e la destinazione ad usi pubblici ovvero l'utilizzazione economica, anche con l'alienazione o con la vendita all'asta, in favore di soggetti pubblici o privati. La presente proposta -- attraverso la novella di alcuni articoli del testo unico di cui al decreto legislativo n. 327 del 2001 -- mira a consentire l'espropriazione di immobili, con proprietà parcellizzata tra diversi soggetti, in stato di degrado o di abbandono, escludendo i casi che si verificano a seguito di calamità naturali. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di edifici in stato di abbandono in quanto i proprietari, essendo molteplici e con quote di proprietà millesimali poco significative, non sono assolutamente interessati all'edificio e, di conseguenza, non effettuano le necessarie opere di recupero e di manutenzione. La disciplina delle espropriazioni è contenuta nel decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità, di cui si richiamano brevemente alcuni articoli del titolo I, relativi all'oggetto ed all'ambito di applicazione, in quanto interessati dalle modifiche introdotte dal disegno di legge in esame. Il citato testo unico disciplina l'espropriazione, anche a favore di privati, dei beni immobili o di diritti relativi ad immobili per l'esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità, considerando opera pubblica o di pubblica utilità anche la realizzazione degli interventi necessari per l'utilizzazione da parte della collettività di beni o di terreni, o di un loro insieme, di cui non è prevista la materiale modificazione o trasformazione (articolo 1). L'espropriazione dei beni immobili o di diritti relativi ad immobili può essere disposta nei soli casi previsti dalle leggi e dai regolamenti (articolo 2), nel rispetto del principio di legalità dell'azione amministrativa. I beni non espropriabili o espropriabili in casi particolari sono quelli di cui all'articolo 4.