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l'assunzione di una sola dose di ulipristal, infatti, altera profondamente la recettività del tessuto endometriale, rendendo l'utero un ambiente inidoneo all'attecchimento, proprio nei giorni in cui l'embrione dovrebbe annidarsi (Lira-Albarrán + altri); se quanto sopra trovasse conferma in un accertamento da parte di un'apposita commissione scientifica nominata dal Ministero della salute, risulterebbe evidente l'incompatibilità tra la vendita di "ellaOne" e le più basilari tra le norme a tutela dei diritti costituzionali alla salute, alla maternità ed alla corretta informazione; a ciò si aggiunga che, a giugno 2018, è stato definitivamente accertato che ulipristal acetato (il principio attivo di ellaOne) ha determinato gravissime conseguenze epatiche in alcune pazienti da cui era stato assunto sotto forma di un diverso farmaco ("Esmya"), utilizzato per la cura dei fibromi uterini; nel 2017, come sottolineato nelle ultime due relazioni del Ministero alla salute al Parlamento sullo stato di applicazione della legge sull'aborto, 70.000 donne in più rispetto all'anno precedente hanno utilizzato la pillola del giorno dopo e dei 5 giorni dopo, per non andare incontro a una gravidanza; in totale le due pillole sono passate da 400.000 confezioni vendute nel 2015, a 490.000 nel 2016 e poi a 570.000 nel 2017. In due anni il salto sarebbe stato addirittura del 42 per cento in più; l'impennata di vendite è il segnale di un'Italia in cui la prevenzione della gravidanza indesiderata incespica, soprattutto tra le ventenni, e nella quale non c'è una cultura consapevole della procreazione; c'è il pericolo, però, a parere degli interroganti, di giocare non solo con le parole, ma anche con la salute delle donne e di dire una bugia scientifica. Nessuno a tal proposito ha condotto studi scientifici sugli effetti collaterali da abuso di questi farmaci sull'apparato gastroenterico, ma anche sul ciclo ovarico e ormonale delle donne che li assumono; appare dunque necessario informare le donne del fatto che l'assunzione di tali farmaci potrebbe causare una serie di disfunzioni per l'organismo e comportare effetti negativi nel medio e lungo periodo. Soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, a parere degli interroganti, vi è la necessità di instaurare un dialogo aperto col quale si rendano i giovani consapevoli dell'eccezionalità dell'uso di questa tipologia di farmaco, che non può e non deve sostituire l'utilizzo dei normali contraccettivi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare un'istruttoria conoscitiva sul fenomeno ed adottare tutti i provvedimenti necessari per limitare l'abuso del farmaco, anche con riferimento a quanto riportato nel foglietto illustrativo del farmaco; se non sia opportuno avviare campagne d'informazione sul tema, per far comprendere come il meccanismo generato dal farmaco e la sua formula chimica siano praticamente identici a quella della pillola abortiva Ru486, ossia caratteristiche di un farmaco abortivo, più che di un contraccettivo d'emergenza, con pesanti effetti collaterali e ricadute negative sulla salute delle donne; se non intenda adottare tutti i provvedimenti necessari per garantire che la distribuzione del farmaco avvenga solo se risulti definitivamente compatibile con la tutela della salute e rispettosa della legislazione nazionale a tutela del frutto del concepimento e della libertà di autodeterminazione delle donne italiane. Atto n. 3-00244 DE BERTOLDI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'articolo 11 del decreto-legge n. 91 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 108 del 2018, recante proroga dei termini di disposizioni legislative, ha modificato alcuni termini relativi ai processi di riforma delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo (BCC) avviati, rispettivamente, con il decreto-legge n. 3 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33 del 2015, e con il decreto-legge n. 18 del 2016, convertito, con modificazioni, della legge n. 49 del 2016, introducendo una limitata proroga di 90 giorni per la costituzione dei gruppi ed innalzando al contempo la soglia di partecipazione delle banche aderenti nel capitale della capogruppo, attualmente elevata alla misura del 60 per cento; il provvedimento interviene inoltre sulla disciplina e sui termini per l'attuazione del fondo per l'erogazione di misure di ristorno in favore di risparmiatori, istituito dalla legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205 del 2017), nonché sul completamento della riforma del credito cooperativo in senso generale; l'interrogante evidenzia come, nonostante le promesse di interventi riformatori da parte del Governo e le sollecitazioni avanzate da studiosi (che da sempre hanno creduto nei valori della cooperazione), la riforma è contraddistinta da una scarsa attenzione ai valori della mutualità e gli interessi di oltre un milione di soci delle banche di credito cooperativo e oltre 270 banche locali; l'interrogante rileva che, rispetto all'esigenza di preservare la specificità operativa delle banche di credito cooperativo e la tutela e la valorizzazione della territorialità, che caratterizza il credito cooperativo (che corrisponde alla particolarità del sistema impresa italiano), le ragioni politiche hanno nella sostanza prevalso rispetto all'adozione di un innovativo schema di aggregazione tra le banche di credito cooperativo; la riforma delle banche di credito cooperativo ha definito un quadro regolatorio costituito da un meccanismo proteso a contenere all'interno della categoria il "malessere" di alcuni enti affiliati ai costituendi "gruppi cooperativi", caratterizzati dall'obbligatorietà della partecipazione e della permanenza nell'aggregato, unitamente ai vincoli di uno stringente "contratto di coesione" che consentono la funzionalità del cosiddetto cross guarantee scheme , cui è rimesso il perseguimento di un'azione solidaristica; le richieste di coloro che ritenevano possibile un equilibrio tra localismo e stabilità non sono state conseguentemente recepite, né tantomeno sono state adeguatamente considerate dal Governo le questioni trattate nella mozione 1-00007 presentata al Senato nel corso della XVIII Legislatura, nella quale si evidenziava come che i caratteri strutturali di tali gruppi annullano "del tutto la valenza territoriale del sistema mutualistico"; l'interrogante evidenzia come anche il professore Valerio Onida, autorevole presidente emerito della Corte costituzionale, abbia rilevato che la prevista obbligatorietà dell'adesione ad un "gruppo cooperativo" (avente come holding una società per azioni) sia contraria alla logica della cooperazione costituzionalmente tutelata, prevista dal disposto dell'articolo 45 della Costituzione, il quale individua nella "mutualità" e nella mancanza di "fini di speculazione privata" il presupposto per lo svolgimento della "funzione sociale" alla medesima ascrivibile; l'obbligatorietà della partecipazione risulta inoltre fortemente limitativa della libertà di "associazionismo", garantita dall'articolo 18, e di "iniziativa economica privata", regolata dal comma primo dell'articolo 41 del dettato costituzionale;