[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 3, lettera a), del decreto- legge 1° ottobre 2007, n. 159 (Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 29 novembre 2007, n. 222, promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, nel procedimento vertente tra la Takeda Italia spa e l'Agenzia italiana del farmaco ed altri, con ordinanza del 22 settembre 2015, iscritta al n. 49 del registro ordinanze del 2016, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 11, prima serie speciale, dell'anno 2016. Visti l'atto di costituzione della Takeda Italia spa, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 22 febbraio 2017 il Giudice relatore Giuliano Amato; udito l'avvocato Antonio Lirosi per Takeda Italia spa, e l'avvocato dello Stato Marina Russo per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 22 settembre 2015, il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 3, lettera a), del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159 (Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 29 novembre 2007, n. 222, nella parte in cui pone l'obbligo di ripianare il superamento del tetto della spesa farmaceutica imputabile al fondo per l'acquisto di farmaci innovativi a carico delle aziende titolari di autorizzazione all'immissione in commercio (da ora in poi: AIC), in proporzione dei rispettivi fatturati relativi ai medicinali non innovativi coperti da brevetto. 2.- Il giudice a quo è chiamato a decidere in ordine al ricorso proposto da un'azienda titolare di AIC relativa a farmaci collocati in classe A, al fine di ottenere l'annullamento dei provvedimenti dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), con i quali è stata chiamata a ripianare pro quota il superamento del tetto della spesa farmaceutica, relativo all'anno 2013, imputabile allo sforamento del fondo aggiuntivo per l'acquisto di farmaci innovativi di cui all'art. 5, comma 2, lettera a), del citato d.l. n. 159 del 2007. Il rimettente evidenzia che i provvedimenti impugnati sono stati adottati ai sensi dell'art. 5, comma 3, del d.l. n. 159 del 2007, il quale prevede che l'eventuale sforamento del fondo sopra indicato deve essere ripartito tra tutte le aziende titolari di AIC in proporzione dei rispettivi fatturati relativi ai medicinali non innovativi coperti da brevetto. Dopo avere richiamato i motivi di doglianza contenuti nel ricorso introduttivo, il rimettente si sofferma sulla questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 3, del d.l. n. 159 del 2007, prospettata dalla società ricorrente in riferimento all'art. 3 Cost. In particolare, la parte privata, con motivazione che il giudice a quo dichiara di condividere, lamenta l'irragionevolezza della scelta legislativa di far gravare lo sforamento del fondo sulle aziende farmaceutiche, anziché sulla fiscalità generale. La norma censurata si porrebbe in contrasto con il parametro di cui all'art. 3 Cost., anche perché la ripartizione degli oneri economici derivanti dall'obbligo di ripianamento sarebbe effettuata in proporzione al fatturato relativo a una tipologia di farmaci (quelli non innovativi coperti da brevetto), diversa da quella il cui acquisto ha dato luogo allo sforamento (quelli innovativi). In particolare, ad avviso del giudice a quo, la disciplina in esame sarebbe irragionevole nella parte in cui l'onere economico del ripianamento viene posto a carico di imprese operanti in un diverso comparto, anziché su quelle produttrici dei farmaci innovativi ovvero, «come ulteriore opzione», sulla fiscalità generale. Per effetto della norma denunciata, l'obbligo di ripianamento costituirebbe, quindi, una prestazione imposta, peraltro non quantificabile ex ante, la quale prescinde da qualsiasi comportamento negligente imputabile alle suddette imprese. Ad avviso del rimettente, tale scelta normativa non sarebbe sostenuta da alcuna ragionevole giustificazione. 3.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o comunque non fondata. 3.1.- La difesa statale riferisce in primo luogo che - secondo una stima del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato - dall'accoglimento della presente questione deriverebbe una mancata entrata in favore delle regioni pari a circa cinquanta milioni di euro fino all'anno 2014. Per gli anni successivi l'onere stimato sarebbe ancora più rilevante, a causa dell'immissione in commercio di importanti farmaci innovativi. 3.2.- In via preliminare, la difesa statale eccepisce l'inammissibilità della questione, ove questa si intendesse riferita anche al parametro di cui all'art. 97 Cost. Osserva l'Avvocatura generale dello Stato che, sebbene nella motivazione dell'ordinanza di rimessione siano richiamati sia l'art. 3, sia l'art. 97 Cost., entrambi posti a fondamento del primo motivo di ricorso, il giudice a quo illustrerebbe soltanto il contrasto con il primo di tali parametri, senza svolgere alcun argomento rispetto alla violazione del secondo. Di qui, l'inammissibilità della questione in parte qua, per genericità e totale assenza di motivazione. 3.3.- Nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato ritiene che la questione di legittimità costituzionale non sia fondata. Dopo aver ricostruito il quadro normativo di riferimento, la difesa statale rileva che, contrariamente a quanto sostenuto dal giudice rimettente, i medicinali innovativi e quelli non innovativi farebbero tutti capo a un medesimo comparto, quello delle aziende titolari di AIC operanti nell'ambito dell'assistenza sanitaria farmaceutica, territoriale e ospedaliera. Ciò posto, la norma censurata sarebbe pienamente ragionevole alla luce della finalità, espressamente enunciata dalla legge, di favorire la scoperta e la disponibilità di farmaci innovativi. Tale finalità risulterebbe, invece, compromessa se la norma, come prospettato dal giudice a quo, facesse ricadere sulle aziende produttrici di farmaci innovativi lo sforamento del fondo dedicato al loro acquisto. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, sarebbe irragionevole anche la seconda opzione formulata dal rimettente, volta a far gravare sulla fiscalità generale il ripiano del fondo per l'acquisto di farmaci innovativi.