[pronunce]

che nel giudizio innanzi a questa Corte si è costituito l'I.N.P.S., che ha concluso per la infondatezza della questione sollevata, rilevando, fra l'altro, che il processo del lavoro è regolato da norme processuali peculiari, solo in parte coincidenti con quelle che disciplinano il procedimento di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e che, tra l'altro, non è data facoltà al ricorrente di stare in giudizio personalmente, facoltà concessa nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione. Considerato che la Corte di cassazione dubita della legittimità costituzionale degli artt. 415 e 645 del codice di procedura civile, nella parte in cui non consentono la proposizione del ricorso in opposizione a decreto ingiuntivo, emesso su richiesta di ente previdenziale per crediti aventi ad oggetto contributi omessi e relative sanzioni, anche mediante utilizzo del servizio postale ai fini del deposito del ricorso nella cancelleria del giudice competente, per violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione; che la normativa censurata darebbe luogo, secondo il Collegio rimettente, ad una irragionevole ed ingiustificata disparità di trattamento nella difesa giudiziale in danno del destinatario del decreto ingiuntivo rispetto alla posizione di chi, per scelta discrezionale dell'ente previdenziale creditore, sia invece destinatario, in relazione a crediti di uguale natura, della ordinanza-ingiunzione ai sensi dell'art. 35 della legge 24 novembre 1981, n. 689, opponibile con ricorso inviato anche a mezzo del servizio postale, e, pertanto, messo in condizione di maggiore facilità di accesso alla tutela giudiziaria e di minore difficoltà nell'esercizio del diritto di difesa; che l'ente previdenziale, per la riscossione di crediti aventi ad oggetto contributi omessi e relative sanzioni – anche dopo l'abrogazione dell'ultimo comma dell'art. 35 della legge n. 689 del 1981 ad opera dell'art. 37 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337) – ha possibilità di scegliere fra l'ordinanza-ingiunzione, nei confronti della quale si può proporre opposizione, a seguito della declaratoria di incostituzionalità dell'art. 22 della stessa legge n. 689 del 1981 (sentenza n. 98 del 2004), con ricorso che può anche essere inviato alla cancelleria del giudice competente a mezzo del servizio postale, e il decreto ingiuntivo di cui agli artt. 633 e seguenti del codice di procedura civile, avverso il quale è proponibile l'opposizione ex art. 645 dello stesso codice, con osservanza delle regole del procedimento ordinario dinanzi al giudice adito e, quindi, anche dell'art. 415 del codice di procedura civile, che prevede il deposito dell'atto introduttivo nella cancelleria; che l'opzione riconosciuta all'ente previdenziale fra i due procedimenti, per il raggiungimento del medesimo scopo (riscossione di crediti aventi ad oggetto contributi omessi e relative sanzioni), non impone l'adozione di identica disciplina per quanto attiene alle modalità di proposizione dell'opposizione ove si tenga presente che solo il primo, e non anche il secondo, facoltizza l'opponente a stare in giudizio personalmente, sulla base del combinato disposto degli artt. 35, comma 4, e 23, comma 4, della legge n. 689 del 1981; che non è invocabile il precedente costituito dalla sentenza n. 98 del 2004, la quale, nel sottolineare la esigenza, di carattere costituzionale, che le norme che determinano cause di inammissibilità degli atti introduttivi dei giudizi siano in armonia con lo specifico sistema processuale cui si riferiscono e non frappongano ostacoli all'esercizio del diritto di difesa non giustificati dal preminente interesse pubblico ad uno svolgimento del processo adeguato alla funzione ad esso assegnata, ha rilevato che il procedimento di opposizione all'ordinanza-ingiunzione di pagamento, quale disciplinato dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689 del 1981, si caratterizza per una semplicità di forme del tutto peculiare, all'evidenza intesa a rendere il più possibile agevole l'accesso alla tutela giurisdizionale nella specifica materia; e che, in relazione a tale semplificata struttura processuale, la previsione del necessario accesso dell'opponente (o del suo procuratore) alla cancelleria del giudice competente al fine di depositare personalmente il ricorso – con esclusione della possibilità di utilizzo, a tale scopo, del servizio postale, viceversa largamente impiegato dalla parte pubblica per le proprie comunicazioni e notifiche – è apparsa incongrua nel suo formalismo, e perciò lesiva del generale canone di ragionevolezza, oltre che idonea a costituire – in palese contrasto con la ratio legis – fattore di dissuasione anche di natura economica dall'utilizzo del mezzo di tutela giurisdizionale, in considerazione, tra l'altro, dei costi, del tutto estranei alla funzionalità del giudizio, che l'intervento personale può comportare nei casi, certamente non infrequenti, in cui il foro dell'opposizione non coincida con il luogo di residenza dell'opponente; che non rientra, invece, in un medesimo quadro di semplificata struttura processuale il rito del lavoro – pur caratterizzato da una maggiore snellezza rispetto a quello ordinario – avuto soprattutto riguardo alla esclusione della facoltà di stare in giudizio personalmente, che, nella economia della richiamata decisione della Corte, assume un ruolo decisivo quale elemento di semplificazione processuale caratterizzante la procedura di opposizione alla ordinanza-ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa (art. 23, quarto comma, della legge n. 689 del 1981); che è, quindi, da escludere che la procedura per la opposizione a sanzione amministrativa di cui all'art. 22 della legge n. 689 del 1981 e quella di opposizione a decreto ingiuntivo in relazione alle somme dovute per violazioni delle disposizioni in materia di previdenza ed assistenza obbligatoria siano assimilabili, se non quanto alle violazioni che vi danno rispettivamente luogo, sì da rendere irragionevole il diverso regime relativo alle modalità di deposito dell'atto introduttivo delle rispettive controversie, che esclude, per la seconda, la deroga alla regola generale prevista per la prima; che l'introduzione della possibilità dell'utilizzo del servizio postale nel processo del lavoro, caratterizzato da una struttura processuale piuttosto complessa, sarebbe destinata, da un lato, a ripercuotersi negativamente sul funzionamento del sistema processualistico dello stesso rito del lavoro nel suo complesso e, dall'altro, determinerebbe una irragionevole disparità di trattamento, costituzionalmente rilevante, fra controversie soggette a tale rito, nella insussistenza di condizioni particolari che la giustifichino; che la questione va, pertanto, dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .