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Signor Presidente, colleghi, oggi interveniamo in quest'Aula per riaffermare la volontà di dare a lei, Presidente del Consiglio, un mandato forte al fine di arrivare a una soluzione in Europa sul recovery fund e sul bilancio pluriennale europeo. Una soluzione in linea con la proposta che il Governo, su stimolo decisivo del MoVimento 5 Stelle, ha avuto il merito di imporre ai tavoli europei, al punto da far recepire la proposta dalla Commissione europea. Si tratta di un risultato importante, storico per tutta l'Unione europea, se solo consideriamo la fragilità delle risposte europee all'inizio dell'emergenza Covid. Stiamo parlando, infatti, di provvedimenti che, per la prima volta, mettono in comune risorse a livello comunitario, e rappresentano un primo esempio di debito comune per finanziare spese con ricadute positive sui singoli Stati. In merito ai contenuti, stiamo discutendo molto della differenza tra prestiti e sovvenzioni. È chiaro che preferiamo le sovvenzioni ai prestiti, e in questo senso il recovery fund è sicuramente da difendere, soprattutto laddove destina la maggior parte delle risorse individuate ai contributi a fondo perduto; ma è altrettanto chiaro che sarà necessario utilizzare tali risorse per transizione digitale, ambiente e tecnologie, temi cari ai 5 Stelle. Questo risultato non è frutto del caso, ma della capillare rete di alleanze che lei, Presidente, con il suo Governo è riuscito a stabilire con molti Stati membri dell'Unione europea. Mi riferisco agli stimoli nei confronti della cancelliera Merkel, al rapporto con la Francia e il presidente Macron, all'asse che il Governo ha saputo valorizzare con i Paesi del Mediterraneo. In questo percorso emergono anche rischi di rigidità da parte di alcuni Stati membri, ad esempio, i cosiddetti frugali, ma questo rientra nelle dinamiche negoziali e siamo sicuri che il Governo saprà negoziare nel miglior modo. Ciò detto, signor Presidente, noi tutti sentiamo, però, l'urgenza e la necessità di affrontare questo passaggio, oserei dire storico, dell'Unione europea. Mi lasci, quindi, ribadire che quello che oggi gli Stati membri si accingono a compiere è un passo decisivo verso un futuro comune. Siamo partiti dal fondamentale intervento della Banca centrale europea, che continua a operare con i suoi stimoli monetari, e adesso è il momento di condurre in porto il recovery fund , con i suoi 750 miliardi, di cui l'Italia sta per ottenere la fetta più grande. Quanto al MES, Presidente, sappiamo tutti che è uno strumento a disposizione; sappiamo tutti che è nelle proposte europee, perché esiste dal 2012, dopo che nel 2011 fu approvato da quel Governo di centrodestra di cui facevano parte i sedicenti sovranisti di Lega e i leader di Fratelli d'Italia, che oggi hanno incredibilmente perso la memoria di questo non trascurabile precedente. (Applausi). La questione sull'interesse potenziale dell'Italia all'attivazione dello strumento è diventata stantia. Solo dopo aver definito i dettagli del recovery fund e del quadro finanziario pluriennale, che sono i vari obiettivi dell'imminente Consiglio europeo, si può valutare la convenienza di altri strumenti, che fanno leva sul debito: ad esempio, il piano Sure, i debiti BEI, e quindi anche il MES. Ma oramai è chiaro: l'Italia non ha bisogno di quei 36 miliardi, perché, nell'attesa delle risorse del recovery fund , il nostro Paese può tranquillamente continuare ad accedere al mercato collocando i suoi titoli di Stato, tanto più che la BCE ha potenziato il suo piano di stimoli monetari aumentando gli acquisti di titoli da 750 a 1.350 miliardi. Occorre ancora, però, a nostro giudizio, presidiare alcuni passaggi e talune ambiguità, per esempio, l'atteggiamento tedesco sul seguente punto. Chi, tra Consiglio e Commissione, devi avere la regia della valutazione dei progetti di investimento? Noi crediamo che debba essere la Commissione. Allo stesso modo, vanno respinte una volta per tutte le pretese avanzate da Paesi sulla carta rigoristi - ripeto, sulla carta - come l'Olanda. L'idea che l'Olanda possa dettare condizioni all'Italia o alla Spagna, signor Presidente del Consiglio, non può e non deve avere più spazio nel dibattito europeo. La stessa Olanda, infatti, è stata più volte inserita dalla Commissione speciale sui crimini finanziari, sull'evasione e sull'elusione fiscale (cosiddetta TAX3) del Parlamento europeo nella lista dei Paesi cosiddetti a fiscalità aggressiva (e sto usando un eufemismo). Pertanto, la risposta all'emergenza coronavirus deve prevedere anche il superamento delle pratiche fiscali che sono dannose tra gli Stati membri. Il dumping commerciale e la presenza dei cosiddetti paradisi fiscali europei provocano all'Italia una perdita stimata tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari all'anno e falsano completamente l'andamento degli investimenti esteri: basta pensare che nei Paesi Bassi questi investimenti esteri rappresentano il 535 per cento del PIL, mentre nel microscopico Lussemburgo arrivano al 5.760 per cento annuo e sappiamo che non sono veri e propri investimenti produttivi. Sono Paesi che poi hanno il coraggio di fare la morale all'Italia su debito pubblico, politica economica e premono per il massimo rigore. Da ultimo, signor Presidente, mi permetta un passaggio sul debito pubblico. In questa fase di emergenza, complice anche una doverosa sospensione del Patto di stabilità e crescita, è stato fondamentale compiere uno sforzo economico in deficit all'interno dei vari provvedimenti economici approvati ed anche da approvare. Questo naturalmente ha avuto un fisiologico impatto sul debito, il cui livello cresce sensibilmente. Diversi strumenti europei, come ad esempio il piano Sure, avrebbero un impatto sul debito perché sono prestiti. Per questo, signor presidente del Consiglio Conte, dobbiamo anche cogliere l'occasione della crisi per riflettere sull'applicazione di un piano italiano di autofinanziamento. Con il decreto-legge rilancio abbiamo aperto la strada, introducendo bonus affitti, sanificazioni e il super bonus al 110 per cento, il cui funzionamento passa dalla veloce circolazione del credito di imposta, che ne è alla base; riflettiamo quindi sull'opportunità, anche grazie all'uso di una piattaforma informatica ad hoc, di utilizzare questi crediti fiscali come veri e propri strumenti di scambio. Lo stesso possiamo dire per i titoli di Stato: l'ottimo risultato raggiunto dai BTP Italia e Futura dimostra che gli italiani, nella più totale garanzia di libertà dei loro investimenti, credono nei nostri titoli. Anche in questo caso, con un'opportuna piattaforma tecnologica si potrebbero usare questi titoli come strumenti di scambio. Lei stesso, signor Presidente del Consiglio, ha detto che mai come oggi dobbiamo essere innovativi. Lo siamo stati in Europa, lo siamo stati in tante misure del decreto-legge rilancio, possiamo ancora esserlo lasciando tutti insieme un segno importante. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.