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quali azioni intenda intraprendere allo scopo di verificare le responsabilità che sono sorte in capo ai dirigenti delle amministrazioni penitenziarie, e se non ritenga necessario procedere alla rimozione del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dal proprio incarico. Atto n. 4-03098 AIMI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della salute e della difesa Premesso che: l'emergenza sanitaria legata al diffondersi in Italia del contagio da COVID-19 sta creando criticità anche per i militari italiani impegnati in missioni all'estero; la direttiva n. 1 del 2020, relativa alle misure precauzionali da adottare per emergenza COVID-19 del ministro per la Pubblica Amministrazione, ha avuto come conseguenza il divieto per i militari in licenza di tornare in missione e per chi è all'estero di partire per l'Italia, non consentendo dunque nemmeno l'avvicendarsi dei vari contingenti militari; è inoltre notizia recente dei primi quattro casi di contagio per militari italiani impegnati in missione all'estero, nel caso specifico in Afghanistan, si chiede di sapere: di quali informazioni si disponga circa le condizioni in cui versano i componenti dei contingenti militari italiani all'estero in questa fase di emergenza sanitaria; quali iniziative siano state adottate o si intendano adottare per consentire ai militari di operare in sicurezza. Atto n. 4-03099 ROJC Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: la pandemia COVID-19 ha determinato anche un'emergenza ambientale, non solo di tipo sanitario. Nella regione Friuli-Venezia Giulia si sta registrando, infatti, l'impossibilità di esportare i rifiuti della raccolta indifferenziata, come il combustibile solido secondario, che per la gran parte prima veniva conferito all'estero; anche la plastica trova grande difficoltà ad essere riciclata, tant'è che la regione Friuli-Venezia Giulia ha oggi tonnellate di materiale plastico da smaltire; secondo quanto riportato dal quotidiano "Il Gazzettino", in poche settimane, presso la piattaforma Corepla di San Giorgio di Nogaro (Udine), gestita dalla società I.Blu, si sarebbero ammassate oltre 4.000 tonnellate di plastica "pronte a uscire ma bloccate", come ha raccontato al quotidiano veneto Mirko Bottolo, direttore commerciale della società, secondo il quale "con l'emergenza COVID-19 ci sono serissime difficoltà di spedizione dei materiali a tutte le filiere, in Italia e fuori". "Inoltre - chiarisce sempre Bottolo - con il lockdown in Austria e altrove si sono fermati i cantieri, i cementifici, le acciaierie. Noi produciamo un agente riducente per le acciaierie verdi, la Voestalpine in Austria e altre in Nord Italia, ma ora sono ferme. E sono venuti meno anche gli sbocchi in settori tradizionali come la logistica o l'arredo urbano"; la piattaforma Corepla tratta circa 100.000 tonnellate all'anno di plastica, provenienti sia dal Friuli sia dal Veneto; al fine di far fronte a questa emergenza, in data 31 marzo il Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia ha firmato un'ordinanza che prevede la possibilità di aumenti nella raccolta dei rifiuti indifferenziati e per i gestori di ottenere, in deroga alle disposizioni vigenti, l'incremento della capacità di stoccaggio, anche per impianti di incenerimento; a causa dell'epidemia da Coronavirus il consumo di plastica risulta aumentato da parte delle famiglie e le aziende trovano sempre più difficoltà ad assorbire la plastica da differenziata, che ora non può essere riciclata, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, anche d'intesa con la Regione Friuli-Venezia Giulia, al fine di trovare una soluzione, seppur temporanea ma percorribile, per fronteggiare questa vera e propria emergenza ambientale; se non ritenga opportuno, a tal fine, anche integrando l'apposito elenco di attività industriali momentaneamente sospese, un coinvolgimento, seppur temporaneo, nella filiera dei rifiuti delle industrie del riciclo, in modo da evitare in misura quanto più possibile lo stoccaggio in discariche di materiali dannosi per l'ambiente. Atto n. 4-03100 PAPATHEU MALLEGNI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: in data 25 marzo, alle ore 11.26, sulla pagina "Facebook" ufficiale dell'Ambasciata d'Italia in Tunisia è apparsa la seguente comunicazione: "Italia e Tunisia continuano a cooperare per superare questo difficile momento insieme. L'Italia, tramite la Cassa Depositi e Prestiti, ha versato 50 milioni di euro (circa 157 milioni di dinari), a titolo di credito d'aiuto alla Banca Centrale Tunisina. Questa somma è destinata a sostenere le imprese tunisine e potrà essere utilizzata per rispondere all'impatto socioeconomico del Coronavirus in Tunisia, supportando le misure messe in campo dal Governo tunisino. È un primo passo, mano nella mano, per far fronte al COVID-19". Lo stesso post è apparso, inoltre, sulla pagina social dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) di Tunisi. Tale annuncio è stato poi rimosso nella mattinata del 27 marzo 2020 da entrambe le pagine; appare anomalo ed indubbiamente grave che un'Ambasciata dia una comunicazione sui propri organi di comunicazione istituzionali, per poi rimuovere il tutto, quando la notizia stava già suscitando le perplessità, ed anzi le proteste, di numerosi cittadini italiani. Tali azioni si configurano, quindi, a giudizio degli interroganti, come un goffo e maldestro tentativo di oscurare un'informazione che gli italiani sono legittimati a conoscere. Sulla stessa pagina dell'Ambasciata italiana in Tunisia, di fatti, si è verificata la presa di posizione di diversi cittadini, i quali hanno commentato: "Che un'ambasciata cancelli un post e non permetta a tutti di sapere e poter esprimere il proprio parere è grave tanto quanto il contenuto del post stesso". La rete ha sempre memoria, non è possibile, peraltro, cancellare quello che si scrive e si divulga, ed appare vana ed illusoria qualsiasi azione venga posta in essere, affinché un post non venga visto da nessuno e gli utenti non ne vengano a conoscenza; si è deciso di erogare 50 milioni ad uno Stato straniero, dove non risulta vi sia al momento una grave emergenza, mentre l'Italia viene colpita e flagellata da un dramma senza precedenti e piange oltre 13.000 persone morte per il Coronavirus, si registrano oltre 110.000 contagi e sono numeri la cui portata si aggrava di ora in ora; risulta agli interroganti che, per analoghe finalità, il Ministero degli affari esteri abbia destinato 21 milioni di euro alla Bolivia. I fondi dati dal Ministero alla Tunisia e alla Bolivia farebbero parte di un memorandum firmato circa 7 anni fa, che non è vincolante e che, quindi, di fronte ai fatti epocali di questi giorni, poteva essere annullato o comunque disatteso, vista l'emergenza che sta vivendo l'Italia. Inoltre, a ciò si aggiungerebbe lo stanziamento di 200.000 euro ad una ONG per affrontare l'emergenza Coronavirus in Somalia; mentre l'Italia è senza ventilatori polmonari per le terapie intensive, senza mascherine ed è costretta a far affrontare al personale sanitario negli ospedali una situazione drammatica, il Ministero degli affari esteri invia aiuti e fondi nel mondo, dando priorità agli altri anziché ai cittadini italiani, che muoiono;