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I coniugi Bentivoglio sono imprenditori coraggio, che hanno deciso di non abbassare la testa davanti alle richieste estorsive, denunciando sempre le intimidazioni subite. Tale scelta ha avuto naturalmente delle ripercussioni sulla loro attività commerciale, determinando uno stato di indigenza. Nessuno rivolgeva più loro un saluto o entrava in negozio per gli acquisti, con il conseguente crollo delle vendite, come hanno detto più volte in questi anni. I due imprenditori hanno chiesto aiuto allo Stato, che si è fatto sentire: da cinque anni la loro attività commerciale è infatti ubicata in un immobile confiscato, nella città di Reggio Calabria. Tuttavia in questi giorni gli imprenditori hanno ricevuto una lettera di messa in mora da parte del Comune per gli affitti arretrati: si tratta di 3.000 euro al mese per gli ultimi cinque anni, per un totale di circa 150.000 euro. Adesso dobbiamo cercare di trovare una soluzione a tutto questo: risolvere questa problematica a questo punto è doveroso. Rinegoziare il canone di locazione, trovare una soluzione per i debiti pregressi e applicare la delibera n. 17 del 2012 sono azioni fondamentali per superare la difficile situazione che si è creata. Questa delibera stabilisce infatti, a chiare lettere, la completa esenzione dai tributi locali per chi ha sporto denuncia contro il racket , ma a tutt'oggi risulta essere inapplicata. Tale vicenda impone a mio avviso una seria riflessione sulla reale tutela delle vittime del racket e delle mafie. Auspico che il Comune di Reggio Calabria avvii presto un tavolo per trovare una soluzione definitiva a questo problema e che lo faccia in modo chiaro e con atti concreti, applicando per esempio la suddetta delibera, che - ripeto - stabilisce chiaramente l'esenzione dai tributi agli imprenditori che hanno denunciato il racket , lanciando un chiaro segnale per cui denunciare conviene. Concludo dicendo qualcosa a me stesso e ai colleghi dell'Assemblea: in qualità di legislatori dobbiamo fare la nostra parte, valutando ad esempio la modifica della legge n. 109 del 1996, affinché i beni confiscati possano essere assegnati in concessione a titolo gratuito, non solo alle cooperative e alle associazioni senza scopo di lucro, come peraltro avviene da tanti anni, ma anche alle persone riconosciute come vittime della criminalità organizzata. (Applausi) . PINOTTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, farò un breve intervento per una richiesta che rivolgo alla Presidenza del Senato. Come sapete, ieri il ministro della difesa Guerini era in Afghanistan, dove c'è stata la cerimonia dell'ammaina bandiera. La missione, durata vent'anni, ha visto l'Italia sempre impegnata con contingenti molto significativi e, all'inizio, anche con ruoli di comando a Kabul e poi nella zona di Herat, quando sono nati i provincial reconstruction team (PRT), con il comando di quel quadrante. L'Italia ha avuto, quindi, grandi responsabilità, una partecipazione di venti anni, 53 militari morti sul suolo afghano. Penso che potrebbe essere utile e importante che il Senato dedichi uno spazio, un momento per una riflessione condivisa che possa prevedere il ringraziamento per il lavoro che hanno svolto i nostri militari, ma anche per la nostra cooperazione. Mi sembrerebbe sbagliato non avere un confronto parlamentare su una missione così importante, sulla quale più volte abbiamo dibattuto in Parlamento e che però adesso sta chiudendo. La prego di portare alla Presidenza e alla Presidente questa richiesta. Spero che poi possa essere discussa nella Capigruppo e trovare accoglimento. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, apprezzo molto la sensibilità della senatrice Pinotti, che ha chiesto che l'Assemblea possa avere un confronto su quanto avvenuto e sulla chiusura di questa missione. La apprezzo doppiamente perché, sia pure in maniera molto garbata, potrebbe anche suonare come leggera critica - forse non lo è, ma la faccio io - all'operato di questo Governo, che prima dell'ammaina bandiera non ha ritenuto di accogliere la richiesta partita da Fratelli d'Italia e rivolta ai ministri Di Maio e Guerini di venire a riferire in Aula. Ben venga, quindi, sia pure postumo, un dibattito che sarebbe stato, per la verità, assolutamente dovuto e necessario per rispetto di quanti hanno prestato la loro opera per la pace, anche a costo della loro vita. Le persone che hanno dato la vita sono 53, ma io dico 54 e hanno combattuto quando sono stati chiamati anche in armi a dover difendere le ragioni di quella missione di pace. Presidente, nel periodo in cui sono stato Ministro mi è capitato molte volte di dover accogliere le salme dei nostri caduti e ricordo lo strazio dei parenti, ma anche il composto orgoglio dei familiari di sapere che il sacrificio della vita dolorosissimo dei loro congiunti era per un'opera importante che non può essere svilita, per un tentativo di dare a quel popolo e a quel Paese una condizione di vita migliore, per garantire - non dimentichiamolo - o per sperare di garantire una maggiore sicurezza alle nostre città, alle nostre Nazioni, al mondo libero e occidentale. Oggi si chiude quella esperienza. C'è stato un ammaina bandiera un po' in sordina. Addirittura non siamo riusciti ad accordarci con gli Emirati, che hanno fatto girare a vuoto l'aereo con le persone che dovevano partecipare all'ammaina bandiera; un piccolo, grande, enorme segnale di comportamento non proprio idoneo del nostro apparato istituzionale. Ma io credo che possiamo qui, anche se siamo costretti a farlo in un intervento di fine seduta, rendere omaggio e rendere onore a quegli uomini, a quelle donne, a quel popolo con le stellette che per me rimane la parte migliore della nostra Patria, che ha saputo donare la vita e l'impegno per rispondere all'esigenza che il Paese affidava loro. Grazie, grazie, grazie. (Applausi) . MARIN (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARIN (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il 31 marzo Rai 3 ha mandato in onda un programma nel quale era stato invitato un esperto di psichiatria per discutere il caso di Benno Neumair, il trentenne di Bolzano reo confesso dell'omicidio dei suoi genitori. Il motivo? Debiti di gioco. In tal senso l'esperto è intervenuto spiegando che era necessario potenziare una rete sociale estesa, fatta di associazioni di volontariato, gruppi di autoaiuto e inserimento sociale. Insomma, poco più che una sala da tè. Una parola clinica, mediatica, medica, responsabile? Nulla. Sul momento ho pensato che il medico specialista in psichiatria stesse scherzando, per sdrammatizzare il caso. Purtroppo no. Tre giorni fa un altro tragico duplice omicidio: un uomo di trentaquattro anni, con gravi problemi di tossicodipendenza, ha assassinato la madre e la vicina di casa. Sottoposto a TSO, l'omicida ora è piantonato dai Carabinieri nell'ospedale locale. Come si arriva a questo? Che cosa si fa per prevenire? Nulla. Si abbandonano le famiglie che devono gestire le crisi.