[pronunce]

che, come afferma il giudice a quo, «una sanatoria così "generalizzata", estesa a tutti i provvedimenti amministrativi degli enti di previdenza, anche se non rispettosi del principio del pro rata ed incidenti su diritti garantiti da disposizioni di legge - senza alcuna esplicitazione delle ipotetiche ragioni per le quali viene attribuita, ex post, validità ad atti illegittimi - risulta di per sé irragionevole ed in contrasto con il principio di riserva di legge ex art. 23 Cost. applicabile in materia»; che la norma in questione lederebbe, altresì, i principi posti dagli artt. 2, 3, 24 e 38 Cost., precludendo irragionevolmente la tutela di un diritto già riconosciuto all'interessato dall'ordinamento e la sua difendibilità in sede giurisdizionale, senza alcuna esplicitazione delle ragioni della diversità di disciplina rispetto a quella riservata agli altri soggetti titolari di similari situazioni giuridiche; che, in via preliminare, occorre ricordare che analoga questione è già stata sottoposta all'esame di questa Corte dal Tribunale di Lucca (reg. ord. n. 700 del 2007) , ed è stata dichiarata manifestamente inammissibile con l'ordinanza n. 124 del 2008; che, successivamente, analoga questione è stata proposta anche dal Tribunale di Aosta (reg. ord. n. 301 del 2008) , nonché, nuovamente, dal Tribunale di Lucca (reg. ord. nn. 6, 71 e 72 del 2009). I relativi giudizi sono stati riuniti e decisi con la sentenza n. 263 del 2009, la quale ha dichiarato la inammissibilità delle questioni sollevate; che, ora, in ragione dell'ordinanza di rimessione indicata in epigrafe, la Corte è stata nuovamente investita del dubbio di costituzionalità del citato art. 1, comma 763, ultimo periodo, della legge n. 296 del 2006; che, tanto premesso, deve essere dichiarata la manifesta inammissibilità della questione come sopra proposta; che il remittente ha denunciato profili di illegittimità costituzionale analoghi a quelli già denunciati con precedenti ordinanze di rimessione, attraverso un medesimo iter argomentativo; che i parametri in riferimento ai quali la questione è stata ora sollevata sono gli stessi già scrutinati e le ragioni della manifesta inammissibilità della questione sono riferibili anche ad essi; che il giudice a quo, analogamente ai precedenti remittenti, ha omesso di esplorare altre possibilità interpretative e, dopo aver effettuato la propria opzione ermeneutica, ha ipotizzato diverse letture della norma («mera conferma di efficacia», «sanatoria ma con effetti limitati al solo periodo successivo all'entrata in vigore della legge»), le quali però trascurano del tutto la sussistenza di un non irragionevole, diverso, dato giurisprudenziale, per affermare la unicità della interpretazione sottoposta al giudizio di questa Corte; che, in proposito, si può ricordare come la Corte d'Appello di Torino, con la sentenza n. 135 del 5 febbraio 2007 (richiamata nella sentenza di questa Corte n. 263 del 2009), antecedente alla ordinanza ora in esame, ha precisato che «gli atti e provvedimenti adottati dagli enti prima dell'entrata in vigore della modifica dell'art. 3, comma 12, della legge n. 335 del 1995 rimangono efficaci e la loro legittimità dovrà essere vagliata alla luce del vecchio testo di detta norma per i pensionamenti attuati entro il 2006 (poiché quella è la norma vigente in tale periodo) ed alla luce del nuovo testo per i pensionamenti successivi, con esiti che potranno essere diversi»; che non possono trarsi argomenti in contrario dalla pronuncia della Corte di cassazione n. 24202 del 2009, intervenuta successivamente all'ordinanza di rimessione, in quanto si tratta di sentenza che non ha ad oggetto l'interpretazione della norma impugnata; che, come più volte questa Corte ha affermato, le leggi non si dichiarano incostituzionali se esiste la possibilità di dare loro un significato che le renda compatibili con i precetti costituzionali; che, pertanto, deve essere dichiarata la manifesta inammissibilità della questione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 763, ultimo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), sollevata dal Tribunale di Livorno, in riferimento agli articoli 2, 3, 23, 24 e 38 della Costituzione, nonché al principio di ragionevolezza, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 gennaio 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alfonso QUARANTA , Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 gennaio 2011. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA