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In ogni caso, per mettere un po' d'ordine, anche se immagino che il negoziato sia in corso e temo si inasprirà, come tradizionalmente avviene in tutte le sessioni di bilancio - questa volta un po' più aggressiva - le chiedo se ci può aggiornare sul gettito che lei pensa si possa ottenere dalla ex "pace fiscale", attuale condono. PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, professor Tria, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TRIA, ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, con il documento in esame la senatrice chiede chiarimenti in merito alle misure cosiddette di "pace fiscale" che questo Governo intende introdurre. Ricordo - come ho più volte detto - che parlare di "pace fiscale" significa non varare nuovi condoni, ma pensare a un fisco amico del contribuente, che favorisca l'estinzione dei debiti. Al riguardo, sono allo studio iniziative volte ad assicurare un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà, in coerenza con una disciplina dell'accertamento e della riscossione che miri a incrementare la tax compliance . Tenuto conto della necessità di approfondimenti tecnici in merito alle diverse soluzioni al vaglio, mi dispiace, ma non è allo stato possibile fornire una stima attendibile e puntuale degli effetti di gettito delle nuove misure che saranno introdotte. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Bonino, per due minuti. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Ministro, prendo atto della risposta, che in qualche modo mi aspettavo. Le posso solo augurare di avere dei colleghi in un certo senso un po' più rispettosi - se posso permettermi di esprimermi in questo modo - delle competenze e dei ruoli nazionali, europei e internazionali di un Ministro dell'economia. Tornerò alla carica più avanti per vedere se riusciamo a capire in modo migliore qualcosa. Intanto le auguro buon lavoro. Cerchi di capire lei per tutti noi. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Il senatore Ciriani ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-00213 sulle misure di welfare familiare e di sostegno al reddito, per tre minuti. CIRIANI (FdI) . Signor Ministro, lei è impegnato nel compito - lo definirei acrobatico - di tenere insieme le varie richieste della sua maggioranza. In particolare, sia ieri che oggi il presidente Conte e il ministro di Maio hanno ribadito la necessità di introdurre il cosiddetto reddito di cittadinanza. Non mi soffermerò più di tanto sul giudizio che diamo di questa misura, che riteniamo non produrrà alcuno degli effetti sperati, per la crescita né dei consumi né del prodotto interno lordo; anzi, la riteniamo una misura diseducativa perché spingerà molti, soprattutto al Sud, al lavoro nero e ad attendere a casa o al bar l'assegno di Stato. Il problema che vorrei sollevare è sulla dizione presente nel contratto relativa al reddito di cittadinanza, laddove si dice esplicitamente che tale misura è limitata ed è assegnata soltanto ai cittadini italiani. Noi condividiamo tale principio, perché lo consideriamo corretto. Io e il partito che rappresento, Fratelli d'Italia, non riteniamo che tutti abbiano diritto a tutto e che esista una priorità di buon senso per i cittadini italiani, per le famiglie italiane che per venti, trenta o quaranta anni hanno contribuito a creare ricchezza e magari si trovano ora in una situazione di difficoltà economica, e non possono essere messe sullo stesso livello di chi in questo Paese è giunto dall'estero due anni fa o addirittura soltanto due giorni fa. Professor Tria - mi rivolgo al professore prima che al Ministro - lei però sa che molte sentenze della Corte costituzionale - lo dico non perché lo condivido, ma perché è un dato oggettivo - e anche dei tribunali europei, della Corte giustizia del Lussemburgo e della Corte di Strasburgo, hanno più volte ribadito che in tema di servizi del welfare , cosiddetti universali ed essenziali, non ci può essere alcuna distinzione tra cittadini italiani e cittadini stranieri. Quindi, la domanda è la seguente: il Governo è in grado di garantire che questa misura riguarderà soltanto i cittadini italiani e non anche gli stranieri? Le famiglie straniere, infatti, sono 1.600.000 e moltissime di queste sono in condizioni di povertà. Si corre quindi il rischio concreto di aprire una voragine nei conti pubblici. È facile immaginare che moltissime di queste famiglie faranno richiesta di accesso alla misura del reddito di cittadinanza. Le chiedo, quindi, se il Governo intende procedere su questa strada, se ha una stima dei costi aggiuntivi e di quante ulteriori famiglie potrebbero essere accolte nella misura del reddito di cittadinanza, qualora fosse steso anche ai cittadini stranieri com'è adesso per i servizi di sicurezza sociali introdotti dal Governo Gentiloni Silveri. PRESIDENTE. Il ministro dell'economia e delle finanze, professor Tria, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TRIA, ministro dell'economia e delle finanze . Signor Presidente, le misure di welfare previste dal contratto di Governo consistono in meccanismi di aiuto alle famiglie e in strumenti di sostegno al reddito, anche attraverso l'introduzione di un reddito e di una pensione di cittadinanza, in favore dei cittadini italiani che versano in condizione di bisogno. Sono in corso da tempo gli approfondimenti tecnici tra le diverse amministrazioni coinvolte per quanto riguarda sia la configurazione delle diverse misure, sia la definizione della platea dei soggetti destinatari delle medesime, in linea con le indicazioni del contratto di Governo, da introdurre nella prossima manovra finanziaria. Si è consapevoli del fatto che i requisiti relativi alla cittadinanza, ed eventualmente alla residenza, possono essere introdotti soltanto nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione e della normativa dell'Unione europea. La recente giurisprudenza costituzionale, nel dichiarare l'illegittimità di alcuni requisiti introdotti dalla legislazione statale e regionale, con le sentenze nn. 106, 107 e 166 del 2018, ha peraltro riconosciuto, in particolare nell'ultima pronuncia citata, che resta ferma la possibilità che il legislatore individui altri indici di radicamento territoriale e sociale a cui subordinare le misure di welfare - nella specie era il bonus affitti - nei limiti imposti dal principio di non discriminazione e di ragionevolezza. Si segnala inoltre che l'iniziativa legislativa già avanzata dal MoVimento 5 Stelle nel corso della precedente legislatura, il disegno di legge n. 1148 del 2013, che individuava uno schema di reddito minimo condizionato alla presenza dei requisiti reddituali familiari e di comportamento dei beneficiari, prevedeva che a tale misura potessero accedere i cittadini italiani o di Stato membro dell'Unione europea residenti sul territorio nazionale. Per quanto concerne i cittadini di Paesi terzi, invece, la disposizione in questione condizionava la fruibilità del sostegno al fatto che i rispettivi Paesi di origine avessero sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con l'Italia.