[resaula]

nel 1993 sono stati interrotti i rapporti fra le rappresentanze diplomatiche dei due Paesi; nel 2002 sono ripresi i contatti fra le parti e, negli 8 anni successivi, fino al 2010, la rappresentanza tibetana ha incontrato il Governo cinese in 9 tornate di colloqui, durante i quali ha presentato e promosso la scelta del Governo tibetano di seguire la via dell'autonomia del Tibet all'interno della cornice della Costituzione cinese, sempre ribadendo la via della non violenza; l'ultimo incontro è avvenuto nel gennaio 2010 e da allora il dialogo fra la Repubblica popolare cinese e i rappresentanti tibetani è sospeso; il Dalai Lama si è dimesso da capo del Governo in esilio nel 2011, rinunciando alla propria posizione di autorità nell'organizzazione a favore di un leader democraticamente designato: Lobsang Sangay, eletto il 27 aprile 2011, attualmente a capo del Governo tibetano in esilio in India; nel 2006 la Cina ha aperto la prima linea ferroviaria nell'area. Dal 2007 si è impegnata a costruire nel Tibet occidentale l'aeroporto a più alta quota del mondo, aperto nel 2013. Lo sviluppo di infrastrutture in Tibet, e nelle province vicine con ampie comunità tibetane, costituisce una parte importante della campagna cinese lanciata nel 1999 per ridurre il divario economico tra le aree povere dell'interno della Cina e le ricche aree orientali; considerato inoltre che: il 18 settembre 1997 il Parlamento tibetano in esilio ha approvato all'unanimità una risoluzione contenente la proposta di auto-governo del Tibet da sottoporre alle autorità cinesi; negli anni successivi, a partire dal marzo 2010, il Parlamento tibetano in esilio ha approvato una serie di risoluzioni che reiteravano la risoluzione del 1997; nel 2012 è stata approvata un'ulteriore risoluzione (2012/15/3/4) per promuovere la ripresa dei negoziati, sollevare la necessità di mantenere la situazione tibetana una priorità nell'agenda dei leader cinesi ed aprire a nuove fact-finding mission di operatori neutrali in territorio tibetano; i monumenti, i monasteri e le tradizioni tibetane rischiano di scomparire, devono essere tutelati, recuperati e conservati con uno sforzo comune e condiviso; preso atto che: la proposta tibetana descrive una forma di autogoverno del Tibet che garantisca allo stesso tempo l'unità e la stabilità della Repubblica popolare cinese e che, quindi, non preveda la separazione dalla stessa; la proposta conferma e accetta la permanenza della popolazione non tibetana nativa nel territorio tibetano, e chiede l'applicazione dell'articolo 43 della legge nazionale sull'autonomia regionale che recita: "secondo gli accordi di legge, gli organi di auto-governo delle aree autonome nazionali devono adottare misure per il controllo della popolazione migrante"; la proposta salvaguarda gli interessi di entrambe le parti, garantendo l'identità e la dignità dei tibetani e allo stesso tempo ai cinesi la sovranità e l'integrità territoriale della madre patria, in sintonia con la Costituzione e con la LRNA; inoltre, si assegna un ruolo centrale alle attività economiche tibetane, all'accesso all'istruzione, alla libertà di espressione, di associazione e di credo del popolo tibetano e alla libertà linguistica tibetana; rilevato che: le istituzioni europee ed internazionali hanno mantenuto alta l'attenzione sulla questione tibetana. Nel 2012 l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Navi Pillay ha richiamato il Governo cinese a rispettare i diritti della popolazione tibetana alla libertà di associazione ed espressione ed ha richiesto il rilascio dei detenuti incarcerati per aver meramente esercitato i suddetti diritti; anche l'Unione europea si è più volte espressa sulla questione. Il Parlamento europeo ha approvato una serie di risoluzioni sul Tibet, fra le quali una sui diritti linguistici del 25 novembre 2010, una sull'immolazione dei religiosi del 27 ottobre 2011, una sui diritti umani del 14 giugno 2012 e, sempre sullo stesso tema, una del 15 dicembre 2016; una recente risoluzione del Parlamento europeo, approvata a maggioranza il 18 gennaio 2018, invitava la Cina, nel rispetto del suo stesso disposto costituzionale, a garantire i diritti dei tibetani, e di altri cittadini cinesi, alla libertà di espressione e parola, alla libertà di associazione e religione, incluso il diritto di criticare o protestare contro la politica governativa; molte nazioni hanno già espresso parere favorevole alla proposta di autogoverno tibetana nel rispetto dell'unità e della stabilità della Repubblica popolare cinese: in modo ufficiale Stati Uniti, Gran Bretagna, India, Francia, Germania, Australia, Nuova Zelanda; in modo non ufficiale Giappone, Brasile, Lussemburgo e Italia; considerando infine che: la Repubblica popolare cinese, quale attore politico, economico e sociale di livello mondiale, nel rispetto della sua unità e stabilità interna, ha non solo la responsabilità nei confronti del resto della comunità mondiale ma anche i mezzi politici e diplomatici per risolvere la questione tibetana; il Governo in esilio quale attore politico di rappresentanza morale dei tibetani ha il dovere di trovare una soluzione che non metta in pericolo la stabilità e la pace della regione; recentemente è stata presa, da parte del Governo cinese, la decisione di chiudere gli accessi alla regione tibetana dell'Himalaya a causa dell'enorme mole di rifiuti abbandonati dalle spedizioni alpinistiche, un luogo dove l'Italia ha avuto un ruolo di primo piano, impegna il Governo: 1) a farsi promotore, attraverso il dialogo con la Cina, e nelle sedi consone, sia a livello europeo che internazionale, dell'opportunità di riapertura dei negoziati tra la Repubblica popolare cinese e il Governo tibetano in esilio; 2) a proporsi come mediatore di un primo incontro diplomatico tra le autorità della Repubblica popolare cinese e il Governo tibetano in esilio, anche alla presenza dell'Alto rappresentante per la politica estera europea, ed a incoraggiare il suo ruolo di moderatore; 3) a sostenere il processo di autonomia regionale dell'etnia tibetana, purché nel rispetto dei principi di autoderminazione, sovranità e non ingerenza presso la Repubblica popolare cinese; 4) a farsi promotore, attraverso il dialogo con la Cina, dell'opportunità di tutelare la lingua, la cultura e la religione tibetana permettendone la piena espressione all'interno delle unità politiche amministrative contemplate nella Repubblica popolare cinese, incoraggiando il Governo cinese a garantire l'insegnamento della cultura tibetana nelle scuole locali e a garantire pari opportunità ai tibetani nell'accesso al mondo del lavoro; 5) a promuovere il ruolo italiano nella tutela e nel recupero del patrimonio monumentale tibetano;