[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sorto a seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri del 5 febbraio 2008 che ha fissato al 18 maggio 2008 la data di svolgimento dei referendum dichiarati ammissibili con sentenze della Corte costituzionale numeri 15, 16 e 17 del 2008, di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente e della automatica sospensione – determinata dall'art. 34, secondo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo) – dei medesimi referendum, promosso con ricorso dei signori prof. Giovanni Guzzetta, prof. Mariotto Giovanni Battista Segni e on. dott. Natale Maria Alfonso D'Amico, nella qualità di promotori e presentatori delle tre richieste di referendum popolare in questione, depositato in cancelleria il 19 febbraio 2008 ed iscritto al n. 3 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2008, fase di ammissibilità. Udito nella camera di consiglio del 20 febbraio 2008 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che, con ricorso depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale in data 19 febbraio 2008, i signori prof. Giovanni Guzzetta, prof. Mariotto Giovanni Battista Segni, on. dott. Natale Maria Alfonso D'Amico – in qualità di promotori e presentatori di tre richieste di referendum popolare concernenti alcuni articoli del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modifiche (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), e del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, e successive modifiche (Testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica) – hanno promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della «Camera dei deputati, in persona del suo Presidente in carica», «del Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente in carica», e «del Governo, in persona del Presidente del Consiglio dei ministri»; che i ricorrenti hanno chiesto alla Corte costituzionale di volere «in via cautelare accordare i necessari provvedimenti d'urgenza per consentire lo svolgimento dei referendum il 18 maggio 2008 o comunque entro il 15 giugno 2008»; che hanno, inoltre, chiesto, nel merito, di dichiarare «che non spettava al Governo deliberare la data di svolgimento dei referendum prima dello scioglimento anticipato delle Camere con l'effetto di determinarne la sospensione», ed inoltre «che sussiste il diritto allo svolgimento delle operazioni di voto referendario, una volta compiuta la procedura di verifica della legittimità e dell'ammissibilità delle relative domande, entro termini ragionevoli, mantenendo ferma la data del 18 maggio 2008 ovvero entro il 15 giugno 2008», nonché, infine, di «annullare in conseguenza, in parte qua, la deliberazione del Consiglio dei ministri 5 febbraio 2008 con la quale è stata decisa la data di svolgimento del referendum ovvero l'art. 34, secondo comma, della legge n. 352 del 1970, nella parte in cui prevede, in caso di scioglimento delle Camere, l'automatica sospensione dei referendum e la ripresa del decorso dei termini solo a partire dal 365° giorno dallo svolgimento delle elezioni»; che i ricorrenti rammentano, innanzitutto, i dubbi sollevati, sia in sede politica che in ambito dottrinario, in ordine alla legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica), e sottolineano, inoltre, che i più incisivi mutamenti apportati alle leggi elettorali e al sistema politico centrale, negli ultimi venti anni, sono stati sempre approvati per via referendaria; che, ciò premesso, i ricorrenti evidenziano di avere avviato il procedimento previsto dalla legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), per la raccolta delle firme su tre proposte di referendum popolare finalizzate «ad abrogare le parti più controverse della riforma elettorale del 2005», riscuotendo «un ampio quanto trasversale consenso», grazie alla sottoscrizione di ben 820.916 cittadini per le tre proposte di referendum; che, con ordinanza del 28 novembre 2007, l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione ha dichiarato conformi alle prescrizioni di legge le tre richieste di referendum popolare, e la Corte costituzionale, con le sentenze numeri 15, 16 e 17, depositate in data 30 gennaio 2008, ha dichiarato ammissibili le suddette richieste di referendum abrogativo; che, tuttavia, ancor prima che venissero pubblicate le menzionate sentenze di ammissibilità, iniziava la crisi di Governo, sfociata poi nelle dimissioni presentate dal Presidente del Consiglio dei ministri in data 24 gennaio 2008, apparendo immediatamente evidente il fortissimo rischio di uno slittamento della consultazione popolare sui referendum elettorali; che, difatti, ai sensi dell'art. 34, secondo e terzo comma, della legge n. 352 del 1970, «nel caso di anticipato scioglimento delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso all'atto della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente della Repubblica di indizione dei comizi elettorali per la elezione delle nuove Camere o di una di esse», prevedendosi, inoltre, che i «termini del procedimento per il referendum riprendono a decorrere a datare dal 365° giorno successivo alla data della elezione»; che, ciò nondimeno, altrettanto forte – si sottolinea sempre nel ricorso – «è apparso il rischio che l'anticipato ritorno alle urne per l'elezione di un nuovo Parlamento avvenisse con una legge elettorale che è oggetto di un referendum popolare», tanto che il Presidente della Repubblica ha affidato al Presidente del Senato, in data 30 gennaio, un incarico volto a «verificare le possibilità di consenso su una riforma della legge elettorale e di sostegno a un Governo funzionale all'approvazione di tale riforma e all'assunzione delle decisioni più urgenti»; che, proseguono i ricorrenti, fallito il tentativo di formazione di un nuovo Governo, «nell'arco di soli tre giorni hanno trovato conferma e si sono concretizzati i rischi sopra paventati», atteso che lunedì 4 febbraio, rimesso dal Presidente del Senato della Repubblica il mandato conferitogli dal Capo dello Stato, «la mattina successiva (martedì 5) il Consiglio dei ministri, pur consapevole che il referendum sarebbe potuto slittare per effetto dell'imminente scioglimento delle Camere, si riuniva per fissare al 18 maggio 2008 la data di svolgimento dei referendum e conseguentemente il Presidente della Repubblica indiceva il referendum per quella data»;