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l'opposto per l'IVA, da cui deriva, ad esempio, che nell'ipotesi di pagamenti in contanti effettuati da un soggetto IVA in quanto il POS del distributore è inutilizzabile (il che capita spesso) ma per i quali comunque venga emessa fattura elettronica, il pagamento in contanti comporterà l'indeducibilità del costo ma la detraibilità dell'IVA e questa non sembra una questione logica. Tutto ciò premesso, l'aver disposto l'inizio di tale complessa procedura dal 1° luglio 2018 si è rivelato veramente improvvido, visto che, come viene riferito, le associazioni dei distributori stradali di carburante non erano in grado di adempiere ai propri obblighi perché, per quella data, andavano adeguati tecnicamente gli impianti, il che, come è noto, comporta soprattutto adempimenti informatici. D'altro canto rilevo che l'inizio degli adempimenti dal 1° luglio sia stato per l'amministrazione finanziaria un azzardo non ben calcolato, perché, pur avendo emanato numerose circolari (come sempre di difficile interpretazione), ne ha adottata una di grande importanza in data 2 luglio (la n. 13/E del 2018) che contiene importanti indicazioni dopo l'entrata in vigore del provvedimento. Quali sono queste innovazioni? Si stabilisce che le cessioni di carburante effettuate al di fuori di impianti di distribuzione stradale non sono soggette alla normativa, con l'effetto quindi - esemplificando - che per le cessioni di benzina e gasolio effettuate da produttori-raffinatori alle imprese di trasporto o noleggio direttamente per lo stoccaggio in distributori aziendali non necessita la fattura elettronica. Cosa ancor più rilevante, viene poi confermato il rimando dell'obbligo di fatturazione elettronica per gli acquisti di carburanti destinati ad essere utilizzati per veicoli agricoli - trattori, trattrici eccetera - ma - e qui sta la novità - fermo restando l'obbligo dal 1° luglio del pagamento tracciabile, ai fini della deducibilità fiscale dell'operazione. Da ultimo, la disposizione in argomento conferma che il disposto del comma 917, lettera b) , della legge di bilancio per il 2018, secondo cui i subappaltatori operanti nell'ambito di contratti d'appalto con la pubblica amministrazione sono soggetti all'obbligo dal 1° luglio. Si tratta di disposizione del tutto discutibile (sia l'originaria, che la mancata proroga), che viene reiterata nel provvedimento in esame, di modo che dal 1° luglio ci saranno figli e figliastri, ovvero l'appaltatore che applicherà la normativa dal 1° gennaio 2019 e il subappaltatore - che, ad esempio, potrebbe essere un geometra che esegue misurazioni per conto dell'impresa appaltante la costruzione di una strada - dal 1° luglio 2018. Perché? Tutto ciò premesso e considerato, pur ritenendo in via generale opportuno e necessario per tutte le parti (utilizzatori, esercenti e la stessa amministrazione finanziaria) un ulteriore lasso di tempo per tale tipo di fatture elettroniche, non possiamo concordare pienamente sul provvedimento e quindi esprimeremo voto d'astensione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . BOTTICI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOTTICI (M5S) . Signor Presidente, con la legge di bilancio n. 205 del 2017 si è previsto l'obbligo della fatturazione elettronica dal 1° luglio 2018, per gli acquisti di carburante ed è questa la norma che andiamo a modificare. In primis voglio ricollegarmi a quanto detto dal collega Romeo, a proposito del fatto di far partire la fatturazione dal 1° luglio, ossia a metà anno. Dobbiamo infatti collegare tutte le questioni: se si fanno delle dichiarazioni annuali sull'IVA, ma fino al 30 giugno c'è uno metodo di fatturazione e poi ce n'è un altro dal 1° luglio in poi, un po' di caos si crea. Quindi, posticipare l'obbligo al 1° gennaio 2019 è fondamentale per avere dei dati coerenti per fare un'analisi e per comunicare i dati. A proposito del nostro programma, non so se il collega D'Alfonso sia preoccupato del fatto che troveremo o no i soldi per attuare il nostro programma oppure se sia preoccupato del fatto che il nostro programma possa funzionare, perché abbiamo stabilito degli step , che sono quelli che ha ribadito il ministro Tria. Il ministro Tria ha detto che i vari provvedimenti scritti nel contratto di Governo si faranno man mano, ossia che non si produrranno i buchi che sono stati fatti dai passati Governi. Quindi - non so - è preoccupato perché vogliamo tenere i conti in ordine? Io sono felicissima che, fortunatamente, c'è un Governo che si occupa anche di questo. Ricordo che in campagna elettorale tutti ci accusavano, dicendo che non avremmo mai trovato i soldi, mentre questa volta troviamo la soluzione a un problema. Occorre, allora, che qualcuno faccia pace con il cervello. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . Tornando alla questione della fatturazione elettronica, ricordo che se ne parla dal 2015 e che ci sono stati vari provvedimenti: spostiamo, facciamo, rinviamo, eccetera. La fatturazione elettronica si inserisce in un progetto di revisione fiscale che porterà dei vantaggi proprio per creare un fisco amico. Infatti, occorre che al cittadino sia evitato l'incubo di dover parlare, con terrore, con l'Agenzia delle entrate-Riscossione. La fatturazione elettronica serve anche per questo, così come la trasmissione dei dati IVA. Il Ministro ha promosso l'adozione del decreto-legge in esame perché, entrato al Ministero, si è reso conto che alcuni passaggi erano sbagliati. Quindi, stiamo cercando di risolvere le problematiche legate ai precedenti Governi. Faccio riferimento non a un solo Governo, ma a tutti i precedenti, perché - secondo noi - la situazione attuale è il frutto di venti o trent'anni di politica sbagliata. Entrati nei Ministeri, stiamo cercando pian piano di andare incontro ai bisogni dei cittadini e delle imprese, per far sì che il Paese Italia si possa sviluppare. Stiamo parlando dello sviluppo che serve per ripagare il debito pubblico e far scendere il rapporto tra debito e PIL, riportando il Paese Italia alla considerazione che aveva un tempo. Noi siamo convinti che questo sia solo il primo passo per arrivare al compimento del nostro programma di Governo e ci stiamo mettendo nella posizione di ascolto di tutte le parti. Per noi sono importanti le piccole e medie imprese, e direi le microimprese, perché il tessuto italiano è fatto di piccolissime imprese, che spesso vengono dimenticate. Vorrei ricordare ai colleghi, anche a quelli nuovi, che nella scorsa legislatura abbiamo spinto per far aprire nel capitolo di bilancio un fondo a favore delle piccole e medie imprese, in cui ci sembrava corretto versare le eccedenze. Noi avevamo un fondo per le piccole e medie imprese che però non funzionava. Si è fatta pressione mediatica e abbiamo versato le nostre eccedenze. Di questo si è parlato in tutto il Paese e, finalmente, le piccole e medie imprese sono andate a chiedere finanziamenti.