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la nomina del dottor Trincas è stata oggetto di varie critiche, sia da parte della stampa, che del mondo medico, invero, gli ex direttori dei dipartimenti di salute mentale del Friuli-Venezia Giulia hanno denunciato, in una lettera aperta, le modalità in cui è stata condotta la procedura concorsuale; Trincas è finito nel mirino degli ex direttori dei dipartimenti regionali di salute mentale per due motivi: non essere vicino alla scuola basagliana, che nel Friuli-Venezia Giulia è un'istituzione, e per provenire da fuori regione. Invero, si è dato per assunto che i concorrenti del dottor Trincas siano più titolati a dirigere il centro di salute mentale di Barcola solo per essersi formati in quel territorio e in quella scuola; considerato che: vi è copiosa giurisprudenza amministrativa che ha ribadito il principio secondo cui le commissioni esaminatrici in concorsi pubblici, chiamate a fissare i parametri di valutazione e poi a giudicare su prove di esame o di concorso, hanno un'amplissima discrezionalità tecnica, sulla quale il sindacato di legittimità del giudice amministrativo è limitato al riscontro del vizio di illegittimità per violazione delle regole procedurali e di quello di eccesso di potere; nel caso di specie non si rilevano violazioni delle regole procedurali, in quanto la commissione ha correttamente proceduto alla valutazione dei titoli e ad un successivo colloquio, sulla cui base è stata redatta una graduatoria di merito che ha visto il dottor Trincas come legittimo vincitore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tale vicenda e se non ritenga doveroso e urgente avviare gli opportuni accertamenti, ed assumere iniziative volte a permettere al nuovo direttore del centro di salute mentale 1 di Trieste di svolgere le proprie funzioni. Atto n. 4-05747 L'ABBATE TRENTACOSTE DI GIROLAMO PRESUTTO PIRRO VANIN D'ANGELO Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica Premesso che, secondo quanto riportato da autorevoli emittenti locali, associazioni ambientaliste e cittadini si apprende che una quercia antichissima, esattamente un "fragno" di circa mille anni fa, uno degli ultimi esemplari rimasti, potrebbe essere distrutta per l'avanzare della coltivazione di uva da tavola nel territorio di Monteferraro e Montecarretto fra Conversano e Turi (Bari). Il cosiddetto Alberone, alto 10 metri, faceva parte di un bosco di cui oggi sono rimasti solo sei ettari nelle colline tra Turi e Conversano; considerato che: nella zona, vi è una collina che è stata spianata, eliminando i terrazzamenti per fare spazio a una coltivazione di uva da tavola, e il fragno e il bosco circostante sono destinati a scomparire per fare spazio alla monocoltura. Il tipo di coltivazione purtroppo richiede particolari trattamenti, il più vistoso è l'utilizzo di plastica, e l'impatto visivo è devastante; i muretti a secco sono eliminati, i tratturi scompaiono e il paesaggio che vede le colline del sudest barese avanzare verso il mare risulta deturpato. Continuando in questa direzione si rischia l'ennesimo capitolo di una vicenda che sta mortificando un'area tra le più incontaminate e suggestive del territorio pugliese; recentemente a Conversano sono stati espiantati 280 alberi di ulivo per consentire la realizzazione di un impianto per la coltivazione intensiva sempre di uva da tavola. Si tratta dell'avvio di un progetto che dovrebbe presto portare alla realizzazione di altri 8 ettari dei "tendoni", a discapito di altri alberi da frutto tipici della zona: ciliegi, mandorli e noci; l'eradicazione dei 280 alberi di ulivo è avvenuta in contrada Montecarretto-Monte Adamo, una zona di particolare pregio dal punto di vista paesaggistico. Nel giro di poche settimane si stanno concentrando diverse attività rivolte all'alterazione del paesaggio (abbattimento di piante di ulivo e di muretti a secco con sbancamento del terreno) in favore della creazione di impianti di produzione intensiva che si stanno progressivamente impossessando della parte collinare e di maggiore pregio del paesaggio rurale di Conversano-Turi; inoltre, in contrada Monteferraro decine di ettari di macchia mediterranea e un'intera collina sono stati sbancati per far spazio alla coltivazione di uva da tavola, ed è rimasto un piccolo bosco all'interno del quale c'è la quercia secolare che le associazioni ambientaliste stanno cercando di salvare; considerato altresì che: la coltivazione di uva da tavola necessita di fitofarmaci in misura 6 volte superiore alla coltivazione del ciliegio (coltura tipica conversanese) e consuma un'enorme quantità di acqua che viene prelevata dalle falde acquifere del territorio, sempre più impoverite dal continuo emungimento degli impianti; allo stato attuale il 26 per cento della superficie agricola conversanese è già stata sottratta ai ciliegieti e uliveti e alle altre colture tipiche mediterranee per far spazio a monocolture prettamente di uva da tavola; creare un vigneto significa distruggere strutture esistenti, sia naturali che storico-antropiche, inserire nel suolo ampi strati di terra proveniente da ecosistemi completamente diversi da quelli collinari e utilizzare concimi e pesticidi in grandi quantità; la coltivazione di uva da tavola non è adatta alle peculiarità del territorio ed è attuata in maniera troppo intensa, il che contribuisce a creare disagi e disequilibri ambientali, a volte disastrosi e senza ritorno. In scala globale si può citare al proposito la perdita di ampi terreni coltivabili a causa dell'erosione, l'eutrofizzazione delle acque nei corpi recettori dovuta ad un eccesso di concimazione e la perdita di specie della fauna e della flora (diminuzione della biodiversità); la nuova direttiva recentemente emanata dal Ministero della transizione ecologica mira a proteggere e ripristinare la biodiversità, assicurando il mantenimento di servizi ecosistemici, e diventa fondamentale per la stessa sopravvivenza dell'umanità tutelare gli insetti impollinatori, dalla cui presenza (e salute) dipende oltre il 70 per cento della produzione agricola destinata all'alimentazione umana; la pressione che l'uomo sta esercitando sui territori naturali aumenta di continuo e impedisce loro di "funzionare" al meglio, con il forte rischio di perdita di biodiversità e di compromettere alcuni servizi ecosistemici. Non a caso la strategia europea "Farm to fork" indica che entro il 2030 il 10 per cento dei campi coltivati deve essere dedicato a zone di conservazione della biodiversità quali boschi, aree umide, siepi alberate, e la Puglia non può ignorare gli obiettivi europei; rilevato inoltre che: