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A questo si aggiunge il fatto che, bando a parte, tutti i denari sono stati impegnati mediante il ricorso ad affidamento diretto o a procedure di somma urgenza, sostenendo che l'evoluzione delle condizioni di una nave spezzata che imbarca acqua non fosse prevedibile; la Procura di Ravenna ha aperto un'indagine che vede indagati i vertici dell'Autorità portuale che dovranno rispondere di inquinamento, abuso e omissione di atti d'ufficio e il proprietario dello scafo che da ultimo l'aveva acquistata per portarla in demolizione; l'Autorità portuale, rinviata a giudizio per inquinamento ambientale, attende la riconferma della presidenza senza che abbia dovuto riferire ad alcuno del disastro in corso; vi è stata l'aggiudicazione del bando per la rimozione da parte di una rete di imprese, tra cui Micoperi: dopo un anno e mezzo, il nulla; considerato, infine, che sono ben 6 i relitti nell'arco di poche centinaia di metri, in fondo alla Piallassa dei Piomboni (oltre a quello della Berkan B, sono presenti quelli di tre navi portarinfuse e due chiatte fluviali). E tutti i relitti presenti in quell'area creano preoccupanti sversamenti e danni all'ambiente circostante, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato; vista la gravità della situazione sia dal punto di vista della sicurezza del traffico portuale che, soprattutto, dell'ambiente e della salute dei cittadini, anziché spendere questa marea di denari senza risolvere nulla, perché non sia stata avviata, anni fa, la procedura d'urgenza prevista dall'articolo 191 del testo unico ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006), che avrebbe consentito al presidente della Regione o al sindaco stesso "il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell'ambiente"; se il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili non ritenga indispensabile nominare un commissario prefettizio (non coinvolto nella vicenda) in sostituzione degli attuali vertici delle Autorità portuali; se si possa fare sapere con urgenza alla cittadinanza di Ravenna in quali tempi verranno rimossi il relitto della Berkan B e gli altri relitti; se si possano dare giustificazioni al fatto che il porto di Ravenna si sia trasformato in uno di quei cantieri di demolizione dei porti del terzo mondo trasformati in cimitero delle navi; se si intenda agire in sede civile nei confronti di eventuali responsabili di danni ambientali. Atto n. 4-05598 CALANDRINI Al Ministro della cultura Premesso che: la difesa dei beni paesaggistici è disciplinata dal Codice dei beni culturali (decreto legislativo n. 42 del 2004) e prescrive che "l'elaborazione dei piani paesaggistici avviene congiuntamente tra Ministero e Regioni", limitatamente ai beni elencati dal Codice (immobili e aree dichiarati di notevole interesse pubblico, fasce costiere e lacustri, aree archeologiche) con il fine di determinare le prescrizioni d'uso intese ad assicurare la conservazione dei caratteri distintivi di dette aree e, compatibilmente con essi, la valorizzazione; la Corte costituzionale, con la sentenza n. 240 del 17 novembre 2020, ha annullato il piano territoriale paesistico regionale (P.T.P.R.) che era stato approvato dalla Regione Lazio, per "violazione del principio di leale collaborazione" con lo Stato e per esso, con il Ministero per i beni e le attività culturali e il turismo; il 21 aprile 2021 la Regione Lazio ha approvato il nuovo Piano territoriale paesistico regionale, secondo lo schema di accordo con il Ministero, strumento che dovrebbe tutelare uno dei nostri beni più preziosi, il paesaggio, la cui salvaguardia assurge al valore di principio fondamentale, come sancito dall'articolo 9 della Costituzione. Il testo è stato pertanto approvato senza modifiche e l' iter deve concludersi con la firma del Presidente della Regione e del Ministro dell'accordo alla base dell'intesa; alla data del 27 maggio 2021, dopo oltre un mese, non risulta che il Ministro abbia ancora firmato il P.T.P.R. e la mancata pubblicazione dello stesso limita l'attivazione di interventi di rigenerazione urbana e l'applicabilità della normativa in materia di Superbonus 110 per cento, fondamentale per riqualificare il patrimonio edilizio e così impedendo che siano fornite certezze agli enti locali, operatori del settore e cittadini; a parere dell'interrogante, l' iter di approvazione farraginoso che ha caratterizzato il provvedimento, la sentenza di bocciatura della Corte costituzionale, lo stato di incertezza che ne è derivato e ora l'immobilismo nel rendere vigente il P.T.P.R., rischiano di far perdere le richiamate opportunità, che l'adozione dei suddetti strumenti possono consentire sia in termini di valorizzazione del nostro patrimonio immobiliare, sia di tutela dell'ambiente andando a costituire occasione rilevante per rigenerare le città italiane e la Regione Lazio; peraltro con la decadenza del precedente piano sono scattate le clausole di salvaguardia, paralizzando di fatto la maggioranza delle attività edilizie. Il nostro sistema economico, soprattutto in questa fase di grave crisi legata alla pandemia, non può permettersi di sopportare a lungo tale situazione che ha riflessi non solo sull'occupazione dei comparti produttivi, edilizi, turistico - ricettivi, agricoli e commerciali, ma anche sulle opportunità che potranno ricadere sul territorio con il Fondo per la Ripresa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce delle considerazioni esposte e visto il carattere di urgenza, non intenda assumere iniziative atte a rendere, quanto prima, efficace il Piano territoriale paesistico della Regione Lazio. Atto n. 4-05599 DE CARLO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che con decreto della Direzione generale per il patrimonio naturalistico 2 aprile 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale serie generale n. 98 del 14 aprile 2020, e la correlata tabella delle specie autoctone di interesse alieutico, si pone in essere un sistema regolamentato di immissione e reintroduzione delle specie ittiche nelle acque italiane; considerato che il rispetto di tale normativa risulta essere un fattore di grave criticità per il settore della pesca sportiva, professionale e dilettantistica, in particolar modo per quanto concerne l'impossibilità di introdurre il coregone lavarello e la trota fario, specie presenti, nelle acque italiane da oltre un secolo, settore che conta la presenza di circa 150 imprese e genera un indotto di alcuni milioni di euro per il territorio dando lavoro a molti addetti;