[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 117, comma 1, del codice di procedura penale (Richiesta di copia di atti e di informazioni da parte del pubblico ministero), dell'art. 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), e dell'art. 44, primo comma, del r.d. 26 giugno 1924, n. 1054 (Approvazione del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato), promosso con ordinanza del 28 settembre 2000 dal Tribunale amministrativo regionale per la Campania, iscritta al n. 67 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 6, prima serie speciale, dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione di Raffaele Sica nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 12 marzo 2002 il Giudice relatore Valerio Onida; uditi l'avvocato Marco Cocilovo per Raffaele Sica e l'avvocato dello Stato Ignazio F. Caramazza per il Presidente del consiglio dei ministri. Ritenuto che, con ordinanza del 28 settembre 2000, pervenuta a questa Corte l'11 dicembre 2000, il Tribunale amministrativo regionale per la Campania ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 24 e 113 della Costituzione: a) dell'art. 117, comma 1, del codice di procedura penale (Richiesta di copia di atti e di informazioni da parte del pubblico ministero), “nella parte in cui non prevede che il giudice amministrativo possa ottenere dall'autorità giudiziaria competente, anche in deroga al divieto stabilito dall'art. 329 cod. proc. pen. , copie di atti relativi a procedimenti penali e informazioni scritte sul loro contenuto, quando è necessario per il compimento di indagini istruttorie nel processo amministrativo”; b) dell'art. 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), “nella parte in cui non prevede la possibilità per il giudice amministrativo di acquisire atti ed informazioni dall'autorità giudiziaria competente, ai sensi dell'art. 117 cod. proc. pen. , quando è necessario per la decisione di controversie in materia di accesso”; c) dell'art. 44, primo comma, del r.d. 26 giugno 1924, n. 1054 (Approvazione del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato), “nella parte in cui non prevede la possibilità per il giudice amministrativo di acquisire atti ed informazioni dall'autorità giudiziaria competente, ai sensi dell'art. 117 cod. proc. pen. , quando è necessario per l'istruttoria di una causa rientrante nella giurisdizione del giudice amministrativo”; che il Tribunale remittente espone che il ricorrente, ufficiale dell'Arma dei carabinieri, aveva chiesto l'accesso ai documenti relativi al procedimento di revoca della assegnazione dello stesso ricorrente alla Direzione investigativa antimafia, revoca che è oggetto di altri giudizi pendenti davanti al giudice amministrativo; che l'istanza di accesso era stata accolta, ma escludendo, mediante l'apposizione di “omissis”, parti di documenti, costituite da relazioni indirizzate dall'amministrazione all'Avvocatura dello Stato in merito al contenzioso proposto dal ricorrente contro la revoca della propria assegnazione alla Direzione investigativa antimafia; che l'amministrazione aveva negato l'accesso a tale parte di documentazione invocando il segreto di indagine di cui all'art. 329 cod. proc. pen. ; che il ricorrente ha proposto ricorso per l'annullamento del diniego parziale di accesso e per il riconoscimento del relativo diritto; che la difesa dell'amministrazione ha obiettato che il diritto di accesso vantato dal ricorrente troverebbe ostacolo nella sottrazione all'accesso della categoria di documenti indicati dall'art. 3, comma 1, lettera d, del decreto del Ministro dell'interno 10 maggio 1994, n. 415, emanato sulla base dell'art. 24, comma 4, della legge n. 241 del 1990, vale a dire degli “atti e documenti concernenti l'organizzazione ed il funzionamento dei servizi di polizia, ivi compresi quelli relativi all'addestramento, all'impiego ed alla mobilità del personale delle Forze di polizia, nonché i documenti sulla condotta dell'impiegato rilevanti ai fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e quelli relativi ai contingenti delle Forze armate poste a disposizione dell'autorità di pubblica sicurezza”, mentre, a dire della stessa difesa, il richiamo all'art. 329 cod. proc. pen. sarebbe stato operato dall'amministrazione in via cautelativa e, se pure improprio, non invaliderebbe il rifiuto di accesso, che troverebbe comunque fondamento nel citato decreto ministeriale; che il remittente reputa di dover decidere sul ricorso proposto in base al contenuto dell'atto impugnato e ai motivi dedotti, senza riguardo ad argomentazioni ad esso estranee che vengano allegate in sede di giudizio; che, secondo il giudice a quo, la documentazione esistente in giudizio non consentirebbe di risolvere la controversia stabilendo se gli atti cui è stato negato l'accesso siano o meno qualificabili come “atti di indagine della polizia giudiziaria”, onde sarebbe necessario un adempimento istruttorio; che, tuttavia, secondo lo stesso giudice, nessuno degli strumenti istruttori previsti dall'ordinamento processuale amministrativo sarebbe idoneo a verificare la sussistenza del presupposto asserito dall'amministrazione, in quanto l'esecuzione dell'incombente istruttorio determinerebbe essa stessa la violazione dell'obbligo di segreto, se esistente, e il giudice amministrativo sarebbe escluso dalla possibilità di venire a conoscenza di atti coperti da segreto di indagine: onde il giudice, allo stato, non potrebbe né accogliere il ricorso, né respingerlo, né esercitare il potere istruttorio; che il remittente osserva come deroghe al segreto istruttorio sarebbero previste dall'art. 117 del codice di procedura penale, ai cui sensi, quando è necessario per il compimento delle proprie indagini, il pubblico ministero può ottenere dall'autorità giudiziaria competente, anche in deroga al divieto di cui all'art. 329 cod. proc. pen. , copie di atti relativi ad altri procedimenti e informazioni scritte sul loro contenuto, salva la potestà dell'autorità giudiziaria, destinataria della richiesta, di respingerla con decreto motivato; che l'art. 117 cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede analoga possibilità in capo al giudice amministrativo, allo scopo di verificare la sussistenza stessa e la portata dell'obbligo di segreto, sarebbe in contrasto: