[resaula]

D'altro canto, però, la democrazia ha le sue regole, dalle quali non si può prescindere mai, soprattutto quando si tratta di regole poste a presidio del cruciale bilanciamento dei valori costituzionali, quali il diritto di manifestare liberamente e la tutela della salute pubblica. E qui vengo ai fatti. A seguito della morte di Lorenzo, avvenuta il 21 gennaio scorso a Lauzacco, in provincia di Udine, hanno avuto luogo diverse manifestazioni studentesche volte a commemorare il giovane e a contestare le modalità di svolgimento delle attività di formazione al lavoro inserite nel percorso didattico. A tali finalità si è poi aggiunta la protesta nei confronti del ripristino dello svolgimento delle prove scritte in occasione dei prossimi esami di maturità. Una prima manifestazione estemporanea e non ritualmente preavvisata si è svolta a Roma il 23 gennaio per iniziativa del movimento studentesco La Lupa, facendo registrare la partecipazione di altri sodalizi come la Opposizione studentesca d'alternativa (OSA) e il Fronte della gioventù comunista, per una presenza complessiva di circa 200 persone. Devo in questa sede far presente che le attività informative di polizia avevano fatto emergere la precisa intenzione di alcuni partecipanti, appartenenti ai centri sociali capitolini e aderenti a gruppi di matrice anarchica, di trasformare la stessa manifestazione in un'occasione di scontro fisico con la polizia. In effetti, nonostante sia stato svolto in quella circostanza più di un tentativo di mediazione e siano stati rivolti ripetuti inviti a desistere, un gruppo di manifestanti, staccandosi da piazza della Rotonda, luogo d'incontro dei partecipanti, si è mosso in corteo, contravvenendo così alle vigenti disposizioni introdotte per finalità anti-Covid, fino ad impattare con lo schieramento di polizia disposto a protezione di obiettivi sensibili. L'intenzione di arrivare ad uno scontro con i rappresentanti delle Forze dell'ordine era testimoniata anche dal travisamento di alcuni dei manifestanti con caschi, cappucci e soprattutto dal ripetuto lancio di fumogeni e bombe carta contro gli appartenenti alle Forze dell'ordine, alcuni dei quali raggiunti da calci e pugni, tanto che alla fine della giornata, tra gli operatori di polizia contusi, quattro hanno dovuto far ricorso a cure mediche. Non si hanno notizie ufficiali sul numero dei contusi tra i manifestanti, ma risulta che uno di loro ha sporto denuncia per lesioni all'autorità giudiziaria. Per concludere la mia esposizione sui fatti di Roma, informo che tre dimostranti sono stati denunciati, ai sensi dell'articolo 18 del testo unico di pubblica sicurezza (TUPS), per il mancato preavviso della manifestazione e che sono tutt'ora in corso indagini con l'ausilio della Polizia scientifica. Il 28 gennaio il Fronte della gioventù comunista ha indetto sugli stessi temi una manifestazione studentesca a carattere nazionale, articolata su 35 manifestazioni, 31 delle quali si sono svolte regolarmente. A Milano, Torino, Roma e Napoli si sono invece verificati episodi critici sotto il profilo dell'ordine pubblico, dei quali ora dirò. La manifestazione milanese, indotta dal coordinamento collettivo e studentesco, era stata preannunciata in forma di presidio statico presso piazza Missori e via Pantano. Secondo gli organizzatori, avrebbe dovuto vedere la partecipazione di circa 100 persone, ma in realtà si è poi arrivati a circa 300. Un'ora dopo l'inizio della manifestazione, ossia intorno alle ore 16,30, i dimostranti, violando anche in questo caso le disposizioni anti-Covid, abbandonavano la piazza per dirigersi compattamente in corteo verso la vicina sede di Assolombarda, a protezione della quale era stato disposto uno schieramento dei reparti mobili. Un consistente gruppo di manifestanti, circa 50, rimuoveva le transenne ivi collocate e, nel tentativo di aprirsi a forza un varco verso la sede di Assolombarda, entrava in contatto con gli operatori di polizia, seguivano il lancio contro questi ultimi di uova contenenti vernice rossa e l'accensione di fumogeni. Il protrarsi di tale accesa fase di confronto ha comportato l'effettuazione di due brevi azioni di alleggerimento, svoltesi dopo un intervento di personale della Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (DIGOS), tendente a moderare l'uso della forza necessaria per respingere il tentativo di sfondamento. Gli elementi più facinorosi sono stati individuati dalla questura in alcuni esponenti del Coordinamento collettivi studenteschi, attualmente legato al «Centro sociale Cantiere» nonché in soggetti appartenenti all'area antagonista e anarchica. Sulla base di questa prima attività di indagine, cinque attivisti dei movimenti studenteschi sono stati denunciati all'autorità giudiziaria per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, mentre uno di questi è stato anche deferito per la violazione dell'articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS). Al termine della manifestazione due operatori del reparto mobile di Milano hanno riportato lievi escoriazioni, mentre tra i manifestanti si sono contati taluni contusi, di cui uno è rimasto ferito al capo e ha peraltro rifiutato l'intervento del personale sanitario. Da successivi accertamenti svolti presso i locali nosocomi, non risultano manifestanti refertati. Passo ora alla manifestazione di Torino che, come quella di Milano, era stata preannunciata per la mattina del 28 gennaio in forma statica; soggetto promotore il collettivo studentesco Fronte della gioventù comunista; luogo di convegno piazza Arbarello, dove si sono radunate circa 300 persone, tra cui, insieme ad appartenenti a vari collettivi studenteschi e ad esponenti degli ambienti antagonisti e anarchici torinesi, erano presenti numerosi militanti del noto centro sociale Askatasuna, espressione locale del movimento di Autonomia operaia, particolarmente attivo su diversi temi e distintosi in particolare per azioni ed episodi criminosi commessi nel corso di manifestazioni, occupazioni, sgombri di stabili, occupati abusivamente, ovvero per altri episodi di rilievo penale. Preciso che gli organizzatori avevano inizialmente chiesto di effettuare un corteo e che dopo un chiarimento con la questura, circa i vincoli imposti dalla normativa sul Covid in zona arancione, la manifestazione era stata trasformata in un presidio fisso. Ciononostante un consistente gruppo di partecipanti muoveva in corteo contro lo schieramento delle Forze dell'ordine posto a chiusura della piazza, cercando più volte di rompere lo sbarramento. L'azione si è svolta in pochi minuti e ha riguardato i vari punti di dispiegamento del dispositivo di polizia presente nella piazza. In tali frangenti, si sono verificati momenti di elevata tensione, dovuta al contatto fisico tra i dimostranti più accesi e il personale del reparto mobile. Dopo aver inizialmente utilizzato gli scudi in dotazione, gli operatori della polizia, a causa dei violenti tentativi di sfondamento esercitati con calci e pugni, hanno fatto ricorso ad azioni di respingimento e a un intervento di alleggerimento, in quest'ultimo caso anche con l'impiego dello sfollagente, ottenendo l'arretramento del fronte dei dimostranti.