[resaula]

Le terribili immagini delle lamiere della cabina precipitata nel bosco piegate dalla violenza dell'impatto rimarranno un ricordo indelebile in ciascuno di noi, perché ciascuno di noi si è immedesimato nella speranza spezzata di quegli italiani che alla gita di Mottarone avevano affidato le loro aspettative e la loro voglia di vivere dopo mesi di grandi limitazioni, incertezza e paura. Oggi vogliamo stringerci ai familiari ed amici di questi 14 connazionali e dire loro che non sono soli, che il loro dolore è il nostro dolore, perché è nelle grandi prove, come nelle grandi gioie, che una collettività nazionale deve dimostrare cosa significhi condividere la stessa identità, vivendo in un autentico spirito di comunione anche le sofferenze che straziano il cuore. Con questo spirito desidero ringraziare il personale dei Vigili del fuoco, del Soccorso alpino, dei Carabinieri e di tutti coloro che anche in questa circostanza, tra grandi difficoltà, ci hanno dato l'esempio di un'Italia coraggiosa e generosa. In commosso ricordo delle 14 vittime innocenti della tragedia di Mottarone, invito pertanto l'Aula del Senato ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio). (Applausi) . LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, anche il Gruppo Per le Autonomie si stringe ai familiari delle vittime di questa immane tragedia. Per chi, come noi, viene da luoghi simili a quelli in cui è maturata questa tragedia, la montagna, il dolore è duplice. Lo è perché conosciamo bene il contesto nel quale è maturata, quello di una domenica di festa, di spensieratezza, da passare insieme ai propri cari, che improvvisamente si trasforma in un appuntamento con la morte, con le foto sui giornali e con le storie delle vittime. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 16,47) ( Segue LANIECE). Lo è perché nella nostra memoria è ancora vivo il dolore delle tragedie del Cermis, di Champoluc o del Montebianco; vicende che hanno segnato la nostra storia e che hanno spinto il legislatore e il mondo degli impianti a fune a prestare sempre più attenzione alla sicurezza. Per questo, adesso che la montagna vede la luce dopo una stagione durissima, è importante che non passi un messaggio allarmistico: i controlli sono e restano ferrei e lo sono stati anche nelle settimane delle chiusure, ma le revisioni costano e gli enti locali saranno chiamati a intervenire per supportare le piccole società di gestione. Tuttavia è giusto e doveroso innalzare il livello dei controlli e delle ispezioni, perché, come sappiamo, la sicurezza non è mai troppa. Allo stesso modo sarà doveroso accertare fino in fondo le responsabilità di quanto accaduto. Chi ha sbagliato deve pagare, perché è impensabile che nel 2021, con la tecnologia che abbiamo a disposizione, con le norme che ci sono, si possa morire ancora in questo modo. Lo dobbiamo anche alla montagna e ai tanti che quotidianamente lavorano con la massima professionalità e il massimo rigore per garantire la sicurezza delle persone. Lo dobbiamo soprattutto alle vittime e ai loro cari e lo dobbiamo al piccolo Eitan, a cui da quest'Aula mandiamo idealmente la carezza più tenera e l'abbraccio più commosso di cui siamo capaci. (Applausi) . MAGORNO (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, signori del Governo, è per me oggi uno dei momenti più difficili e tristi in cui parlare e rappresentare lo sgomento e la rabbia per il grave incidente accaduto domenica scorsa alla funivia Stresa-Mottarone, in quella che doveva essere una giornata di gioia e spensieratezza, ma che di fatto si è trasformata in una tragedia che ha sconvolto e lasciato attoniti tutti. Quattordici vite spezzate, famiglie intere e giovani coppie, ognuna con una propria storia speciale e straordinaria, fatta di speranze e di sogni infranti finiti accartocciati e distrutti, come la cabina in cui viaggiavano in una domenica di dolore per l'intera Nazione e in particolare per me, per la mia città, per mio paese. Tra le vittime ci sono Serena Cosentino, cittadina di Diamante, e il suo fidanzato Hesam, di origine iraniana, un ragazzo prossimo alla laurea in ingegneria, che con umiltà lavorava, si sosteneva negli studi e che consideriamo parte della nostra comunità per l'amore così bello e profondo che lo legava a Serena. Per Serena e Hesam il futuro era un libro tutto da scrivere, pieno di progetti, aspettative, di amore per il futuro. Le pagine di questo libro sono state brutalmente e assurdamente strappate domenica, lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che amavano questi due ragazzi. Serena era quello che si dice una ragazza modello, particolarmente brillante negli studi. Aveva conseguito la laurea in scienze naturali e la specializzazione in monitoraggio e riqualificazione all'università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti; da due mesi aveva vinto una borsa di studio al Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e si era trasferita a Verbania per svolgere il lavoro dei suoi sogni dopo anni di studio e sacrificio lontana da casa. La storia di Serena è destinata a divenire un'altra eccellenza della nostra terra della quale essere orgogliosi; è la storia di altri giovani costretti a lasciare la propria terra, ad andare altrove per realizzare i propri sogni, per costruire il proprio futuro; una storia che interroga le nostre coscienze di uomini delle istituzioni, di amministratori, di cittadini. Non faccio fatica ad ammetterlo: questa è una sconfitta per tutti noi, il rinnovarsi di un'ingiustizia, di una ferita che non riusciamo a rimarginare. Certo, ora è il momento del dolore, ma da uomini delle istituzioni abbiamo il dovere, con lucidità, di fare nostre le autorevoli parole del presidente Mattarella, che i permetto di citare: ai sentimenti di vicinanza e solidarietà espressi in queste ore, si affianca il richiamo al rigoroso rispetto di ogni norma di sicurezza, per tutte le condizioni che riguardano il trasporto delle persone. Lo dico senza retorica, con forza. Si faccia chiarezza sulla responsabilità di quanto è accaduto e sulle cause che hanno portato alla morte di 14 persone, tra cui 2 bambini. Tutti gli attori istituzionali coinvolti collaborino tra loro e mettano a disposizione i documenti, le carte e ciò che serve. Come senatore e sindaco mi batterò affinché siano fatte verità e giustizia. Sento di doverlo a Serena, Hesam, a tutte le vittime di domenica e alle loro famiglie perché sia data una risposta al loro dolore, alla disperazione e allo strazio di una madre e di un padre, Ada e Maurizio. Questo dolore - credetemi - spezza il cuore e non si potrà mai cancellare dalla mente. L'Italia ha pianto e piange troppi lutti e tragedie che si potevano evitare.