[sommcomm]

l'articolo 1, comma 2, novella l'articolo 3, comma 1, lettera d) , del codice di consumo, per fare salva l'ulteriore definizione speciale di produttore, contenuta nel nuovo articolo 128, comma 1, lettera d) e valevole nell'ambito della disciplina di recepimento della direttiva 2019/771; l'articolo 2 stabilisce che le modifiche apportate al codice del consumo dall'articolo 1, commi 1 e 2, acquistano efficacia a decorrere dal 1° gennaio 2022 e si applicano ai contratti conclusi successivamente a tale data; rilevato che: si accoglie con favore la scelta di fare riferimento nello schema di decreto alla nozione di "bene" anziché di "beni di consumo". In particolare, appare opportuno segnalare che l'articolo 128, comma 2, lettera e), numero 2), comprende nella nozione di bene qualsiasi bene mobile materiale che incorpora, o è interconnesso con, un contenuto digitale o un servizio digitale in modo tale che la mancanza di detto contenuto digitale o servizio digitale, impedirebbe lo svolgimento delle funzioni proprie del bene («beni con elementi digitali»). Il comma 3 del medesimo articolo 128 esclude l'applicabilità della disciplina di recepimento della direttiva (UE) 2019/771 ai contratti di fornitura di un contenuto digitale o di un servizio digitale, ai quali si applica la direttiva 2019/770. A tale ultimo riguardo, sembra necessario rendere più chiara la relazione di complementarietà esistente tra le due direttive precedentemente citate, attraverso un rinvio espresso alle norme di attuazione della direttiva 2019/770; si osserva che alcune definizioni recate dal nuovo articolo 128, introdotto dall'articolo 1 dello schema di decreto, si sovrappongono con quelle già previste dall'articolo 3 del codice del consumo; al contempo non appare pienamente condivisibile la decisione di non esercitare l'opzione prevista dall'articolo 3, paragrafo 7, della direttiva in recepimento, che accorda agli Stati membri la facoltà di consentire ai consumatori di " scegliere un rimedio specifico se la non conformità dei beni si manifesta entro un periodo di tempo non superiore a 30 giorni dopo la consegna ", mantenendo così inalterata la gerarchia dei rimedi già presente nel vigente Codice del consumo; la predetta opzione, se da un lato comporterebbe un'esclusione dalla gerarchia dei rimedi limitatamente al caso in cui il difetto si manifesti entro trenta giorni dalla consegna, mantenendola invece nel caso in cui il difetto si palesi oltre tale termine, dall'altro garantirebbe un maggiore livello di protezione e tutela per il consumatore, che in tal modo, potrebbe liberamente scegliere se mantenere il vincolo contrattuale mediante la riparazione o la sostituzione del prodotto difettoso ovvero chiedere la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto; pur condividendo, in linea di principio, la scelta del Governo di non esercitare l'opzione prevista dall'articolo 12 della direttiva sull'obbligo di notifica, da parte del consumatore, dei difetti di conformità, in ossequio al considerando 46 della direttiva, si ritiene necessario bilanciare le esigenze del consumatore con quelle del venditore; occorrerebbe, infine, una maggiore riflessione sul nuovo articolo 135 del Codice del consumo - che recepisce l'articolo 11 della direttiva - introdotto dall'articolo 1 dello schema di decreto, che disciplina l'onere della prova, prevedendo che, salvo prova contraria, si presume che qualsiasi difetto di conformità che si manifesta entro un anno dal momento in cui il bene è stato consegnato esistesse già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità. Il predetto articolo 11, al comma 2, prevede, la possibilità per gli Stati membri di mantenere in vigore o introdurre un periodo di due anni dal momento in cui il bene è stato consegnato, esprime parere favorevole, con le seguenti osservazioni: - si raccomanda al Governo di introdurre all'articolo 128, comma 3, dello schema di decreto in esame un rinvio espresso alle norme di attuazione della direttiva (UE) 2019/770, relativa ai contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali, tenuto conto della relazione di complementarietà esistente tra i due provvedimenti; - ­si sollecita un raccordo tra il nuovo articolo 128 e l'articolo 3 del codice del consumo per quanto riguarda le definizioni di "produttore"; - al fine di garantire un livello di tutela più elevato, valuti il Governo di introdurre una disposizione volta a consentire ai consumatori di scegliere un rimedio specifico se la non conformità dei beni si manifesta entro un periodo di tempo non superiore a 30 giorni dopo la consegna; - valuti il Governo la possibilità di ripristinare il termine entro cui denunciare i difetti di conformità al venditore, attualmente fissato dall'articolo 132 del codice del consumo in due mesi, ampliando però tale lasso temporale a tre mesi dal momento in cui il consumatore ha scoperto il difetto, tenuto conto che l'articolo 12 della direttiva stabilisce "un periodo di almeno 2 mesi" dalla data in cui è stato riscontrato tale difetto; - valuti il Governo di esercitare la facoltà prevista dall'articolo 11, comma 2, della direttiva di prolungare il termine per l'inversione dell'onere della prova sino a due anni anziché uno come previsto nello schema di decreto in esame, allineando in tal modo il termine di presunzione con la durata della garanzia di conformità e favorendo un più efficace contrasto allo squilibrio che caratterizza il rapporto tra consumatore e venditore.