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no, te ne voglio dare 50, perché vale tanto; mi chiedi 3 euro, te li do, è naturale. Quindi la prima responsabilità non è dei balneari, ma di chi doveva tutelare questo lavoro e non l'ha fatto. In questo percorso, siamo arrivati alla fine: era così com'era, abbiamo lavorato con la legge n. 145 del 2018, che porta anche la nostra firma, e l'abbiamo fatto con senso di responsabilità e con la forza politica che era con noi al Governo, perché comunque bisognava risolvere questa cosa e noi ci abbiamo messo la mano, perché non avevamo i parametri per poterla definire immediatamente. Ovviamente, pagando quindici o sedici anni di ritardi, il nostro sistema giuridico ha agito diversamente con tutte le sue istituzioni - questa è l'Italia - e si è arrivati a questo corto circuito. Ne prendiamo atto, ma non dobbiamo dimenticarci di lavorare alle soluzioni. Per quanto riguarda le soluzioni, già nella legge di bilancio con l'emendamento 180.0.4 - è brutto parlare di numeri e dati, ma questo è - a firma del collega Mario Turco, di Marco Croatti che è qui con me, mia e di altri colleghi che già sono stati citati, ne avevamo proposta una. Questo perché non abbiamo mai fatto mancare il nostro lavoro verso tutte le categorie italiane, comprese quella dei balneari, che non abbiamo mai visto come nemici, come qualcuno ha raccontato. Abbiamo lavorato anche sapendo che non era il nostro elettorato e lo diciamo chiaramente: non era il nostro elettorato. Qualcun altro li ha accarezzati per tanti anni e poi li ha traditi, ma non siamo noi. Abbiamo quindi messo questa nostra proposta a disposizione. Chiaramente, il Governo - e ci fa piacere - con i suoi Ministri (e la prima firma del presidente Draghi e del ministro Giorgetti), ha avanzato la proposta di cui parliamo oggi. Ringrazio i relatori, Collina e Ripamonti, e tutte le forze politiche che hanno esercitato questa maturità che oggi si concretizza con un voto, per migliorare questo testo. Quindi questo lavoro lo ha fatto tutto il Parlamento, meno una parte che dice che non va bene, che è quella di cui parlavo prima (quella che l'ha firmato), ma va bene così. Ci sono state molte responsabilità e molta maturità anche da parte nostra e la proposta oggi parla di cose concrete: la doverosa tutela degli operatori, perché non si può far pagare un esproprio a chi non ha colpe, se non quella di aver agito secondo le norme che avevamo. Penso alle 20 leggi regionali che regolano la diversa natura italiana in 20 Regioni differenti e ahimè - guarda caso - anche lì non c'è nessun governo del MoVimento 5 Stelle. Quindi, dove siamo, lavoriamo con coerenza, con maturità e con proposte concrete. Siamo andati allora a proporre tutte le cose che sono in questo provvedimento finale: ci sono emendamenti sostitutivi, si parla di valorizzare le spiagge e il lavoro delle attività private, nonché di garantire l'accessibilità, il lavoro e gli imprenditori che hanno investito. Non dimentichiamo, infatti, che c'è gente che poco tempo fa ha fatto investimenti sulla base delle normative esistenti, che dobbiamo tutelare. Questo è il nostro impegno, però bisogna lavorare per fare in modo che questo bene possa essere potenziato e valorizzato. Noi lo abbiamo fatto. Concludo, ringraziando tutti i colleghi e ribadendo che il nostro lavoro è stato sempre corretto e mai ipocrita. Finisco davvero, dicendo che adesso la parte attuativa - questo è importante - competerà ai decreti delegati e, al di là del fatto che molti stanno rinviando la palla dopo la campagna elettorale, ci sarà l'impegno dei vari Ministri, che voglio citare: il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Giovannini, il ministro del turismo Garavaglia, il ministro della transizione ecologica Cingolani, il ministro dell'economia e delle finanze Franco, il ministro dello sviluppo economico Giorgetti e il ministro per gli affari regionali e le autonomie Gelmini. Buon lavoro, dunque. Noi ci saremo e vigileremo per far sì di avere una bella struttura e una buona norma. (Applausi). Basta con polemiche tipo quella sul reddito di cittadinanza: qui non ci sono concessioni di cittadinanza, ma bisogna lavorare per l'interesse dell'Italia e degli italiani, senza fare sciocchezze, che non servono a nulla. Noi ci siamo e lavoreremo. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Ripamonti. RIPAMONTI, relatore . Signor Presidente, ho ascoltato attentamente tutti gli interventi che sono stati fatti in queste oltre tre ore di discussione generale. Credo siano stati interventi pertinenti ed esattamente calzanti sullo spirito di questo disegno di legge. Tutti i colleghi hanno evidenziato il lavoro che è stato fatto dalla Commissione, dal Governo e dai relatori, per cui non mi soffermerò su questo, in sede di replica ma farò un ragionamento di carattere generale. Come ho detto prima, togliendomi forse qualche sassolino dalla scarpa - ma credo sia legittimo farlo, anche dopo il tanto lavoro svolto - non mi è piaciuta l'accelerazione che a un certo punto qualcuno ha voluto dare all'approvazione di questo disegno di legge. Non mi è piaciuta nei modi, in realtà, e questo perché l'ho vissuta: ho vissuto fortemente questo provvedimento, le oltre cento audizioni, le innumerevoli tavole rotonde con gli stakeholder e gli innumerevoli confronti con le parti sociali e con tutte le forze di maggioranza. Ho trovato quindi fuori luogo l'accelerazione che ci è stata chiesta esclusivamente nel metodo, perché la consapevolezza che si dovesse fare il lavoro, che lo si dovesse fare in fretta, ma soprattutto che lo si dovesse fare bene noi l'avevamo ben chiara, signor Presidente. A nessuno è mai sfuggito e a nessuno è mai venuto in mente, neanche per un secondo, di non portare a terra il lavoro di quattro mesi. Poi io non sto a significare quanto lavoro abbiamo fatto e quanto è stato perso nel ragionamento di far convergere in questo provvedimento Camera e Senato, per evitare che ci fossero alterazioni del coinvolgimento. Ripeto che il metodo non mi è piaciuto. Ho la coscienza a posto, da questo punto di vista, quindi mi sento bene con me stesso, mi sento in dovere e sono in qualche modo convinto di riportare la palla dall'altra parte del campo. Nonostante tutto il lavoro che è stato fatto (sull'idroelettrico, sui servizi, sulle derivazioni del gas, su tutta la parte della sanità e su tutto quello che hanno detto i colleghi), questo provvedimento pare essere solo legato al mondo balneare. Insomma, non mi posso esimere dal parlarne anch'io da questo punto di vista, in parte perché sono figlio di una terra che ha dato tanto in termini di attività ricettive e di balneazione. Qualcuno diceva che tutti abbiamo un po' di responsabilità: è assolutamente vero, come ha detto il senatore Fede prima, e chi è privo di peccato scagli la prima pietra. Qui nessuno può scagliare una pietra. Tutti abbiamo messo un po' del nostro. Rivendico, senatore Misiani, con grande forza, al di là del fatto che ho apprezzato il suo intervento, la legge n. 145 del 2018: la rivendico con grande forza, perché è stata una legge che per due anni l'Europa non ha mai contestato. Questo è un fatto: non l'ha mai contestata.