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, e, in secondo luogo ed in via alternativa - dunque in mancanza dei requisiti per l'accesso all'indennizzo forfettario - la documentazione relativa alle violazioni massive del T.U.F.", costituente un "autovincolo" ai sensi dell'art. 12, comma 1, della legge n. 241 del 2000; come si legge nella sentenza, "i requisiti patrimoniali e reddituali ex art. 1, comma 502 bis, della legge n 145 del 2018 non vanno intesi quale condizione di accesso all'indennizzo de quo, bensì unicamente quale condizione di accesso ad una sola delle due procedure (tra loro alternative) volte all'attribuzione di tale beneficio. Al summenzionato autovincolo non si è conformata Consap con il provvedimento gravato, atteso che quest'ultima ha disposto il 'mancato riconoscimento dell'indennizzo richiesto ai sensi della L. 30.12.2018 n. 145' soltanto perché 'non sono soddisfatti i requisiti reddito-patrimoniali ai fini dell'accesso alla procedura di indennizzo forfettario di cui all'art. 1, co. 502 bis, L. 30.12.2018, n. 145'. Tale difformità rispetto all'autovincolo non può che condurre ad una declaratoria di illegittimità del provvedimento gravato per difetto di istruttoria e motivazione"; considerato che: in linea con quanto disposto dalla sentenza del TAR del Lazio, alcune associazioni, a tutela dei circa 4.000 esclusi, avevano proposto una modifica normativa per consentire l'integrazione dei documenti per la domanda di accesso al FIR che, però, non ha trovato accoglimento; qualora non si intervenisse a livello normativo, i risparmiatori esclusi per incolpevole errata compilazione delle domande, allo stato dei fatti, potrebbero dover rispondere del reato di falso in dichiarazioni patrimoniali, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi urgentemente, per quanto di competenza, al fine di modificare le disposizioni di legge attualmente vigenti per consentire, in tempi brevi, ai 4.000 soggetti esclusi di rettificare la propria posizione e accedere al FIR, visto quanto disposto dal giudice amministrativo. Atto n. 4-06890 LONARDO Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: numerosi sindaci stanno manifestando disappunto, all'indomani della pubblicazione degli avvisi pubblici "Sport e Inclusione Sociale" del PNRR, che afferisce alla "Missione 5 - Componente 2 - Investimento 3.1"; in particolare, i rilievi critici riguardano l'avviso "Cluster 3", che prevede: "che ciascun Comune potrà presentare un solo intervento e ciascuna Federazione Sportiva anche in forma associata con altre Federazioni, potrà manifestare il proprio interesse nei confronti di un unico intervento". Tale previsione, in sostanza, fa sì che la presentazione delle domande dipenda quasi esclusivamente dalla scelta della singola federazione nazionale che può proporre un solo intervento; questa modalità rischia di escludere i Comuni delle realtà minori, le zone interne ed i piccoli comuni, in contraddizione con le finalità dell'avviso stesso, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga di poter rivalutare almeno la previsione relativa ad una sola candidatura del "Cluster 3"; se non ritenga, inoltre, di pubblicare con urgenza il nuovo bando "Sport e Periferie", che l'ANCI ritiene debba essere rivolto ai piccoli comuni. Atto n. 4-06891 LANNUTTI DI NICOLA GIANNUZZI ANGRISANI MORRA LA MURA LEZZI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il piano economico finanziario, che le società concessionarie autostradali devono adottare, è un documento che richiede l'aggiornamento ogni 5 anni, al fine di recepire gli eventi consuntivi e modificare le decisioni prospettiche a seguito dei mutamenti del contesto di riferimento come mercati, leggi e nuovi investimenti; la legge stabilisce i criteri per la determinazione delle tariffe dei pedaggi, in base a un insieme di parametri che si basano su: a) tasso di inflazione programmata; b) investimenti effettuati; c) costi ammessi, tra i quali quelli di gestione, l'ammortamento e la remunerazione del capitale investito e delle poste figurative. Investimenti che, negli ultimi anni hanno dovuto fare inoltre i conti con le modifiche normative in materia antisismica e di sicurezza. Questo meccanismo di calcolo, da una parte, punta a indurre la concessionaria a veder riconosciuto nella tariffa il compenso degli investimenti fatti, e, dall'altra, a garantire gli standard qualitativi di sicurezza e funzionalità dell'infrastruttura. Il tutto regolato appunto all'interno di un piano che il concedente stipula con la concessionaria e aggiorna ogni 5 anni (cosiddetto periodo regolatorio). Nel caso delle autostrade A24 e A25 (gestite dal 2003 da Strada dei Parchi S.p. A.) l'ultimo periodo regolatorio è scaduto nel 2013 per ingiustificati ritardi, tanto che in attesa dell'approvazione di un nuovo piano, lo scorso 21 dicembre 2021 il consiglio di amministrazione di Strada dei Parchi S.p. A. aveva deliberato la sospensione dell'aumento tariffario previsto di circa il 34 per cento, la cui entrata in vigore doveva essere il 1° gennaio 2022, differendone l'applicazione al 1° luglio 2022. Un rinvio sollecitato dagli amministratori dell'Abruzzo e del Lazio, che chiedevano con forza il blocco degli aumenti di pedaggio per le suddette infrastrutture che, a seguito degli eventi sismici, hanno anche necessità di interventi di messa in sicurezza urgente; dunque, dopo 9 anni dall'approvazione della legge n. 228 del 2012 che ne prevedeva l'aggiornamento, finalmente adesso si è dato seguito al confezionamento di un nuovo piano economico finanziario, benché una sentenza del Consiglio di Stato (n. 5022/19) ne imponesse l'adozione entro il termine inderogabile del 30 ottobre 2019; in questi giorni è stato infatti svelato il contenuto della bozza del nuovo piano grazie all'Autorità di regolazione dei trasporti (ART), chiamata a esprimere un parere sul documento dal commissario ad acta , l'avvocato Sergio Fiorentino, nominato nell'aprile 2020 dopo la sentenza del Consiglio di Stato citata. Il nuovo piano contiene simulazioni di tariffe in base ai rincari percentuali, a partire da quest'anno e per 9 anni (fino al 2030, anno in cui scadrà la concessione attualmente in essere), che sono subito apparse improponibili e inaccettabili per gli amministratori e i cittadini abruzzesi: ben 92 euro di pedaggio autostradale per viaggiare da Pescara a Roma, 83 da Teramo, 55 da L'Aquila; nel documento firmato dal segretario generale dell'ART, Guido Improta, si legge: