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Disciplina della rappresentanza di interessi. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge ripropone il testo dell'atto Senato n. 643 della XVII legislatura, considerando che questo tema resta attuale ed ancor più importante. In ogni sistema democratico i gruppi di interesse svolgono attività di pressione nei confronti dei decisori pubblici. L'attività che svolgono è espressione diretta della vivacità democratica del circuito politico in cui si formano le decisioni pubbliche. Una regolazione adeguata dell'attività dei gruppi di pressione è quindi indice e misura della democraticità di un sistema politico. Le regole alla rappresentanza di interessi svolta dai gruppi di pressione ne riconosce la natura di soggetto politico necessario e imprescindibile per la corretta formulazione delle politiche pubbliche. Sono i gruppi di pressione che portano a conoscenza il decisore pubblico di informazioni preziose, utili a definire un quadro informativo completo per assumere la decisione finale. Gli stessi gruppi di pressione garantiscono la vivacità del dibattito e svolgono il ruolo di filtro tra le esigenze della società civile e le politiche pubbliche. In numerosi ordinamenti l'attività di pressione è oggetto di regolazione. A livello comunitario l'articolo 11 del Trattato sull'Unione europea prevede che le istituzioni diano ai cittadini e alle associazioni rappresentative, attraverso opportuni canali, la possibilità di far conoscere e di scambiare pubblicamente le loro opinioni in tutti i settori di azione dell'Unione, così da mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con tutta la società civile e le associazioni rappresentative. Il 23 giugno 2011 il Parlamento europeo e la Commissione europea hanno siglato un Accordo interistituzionale sull'istituzione di un registro per la trasparenza per le organizzazioni, le persone giuridiche e i lavoratori autonomi impegnati nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione. Inoltre, tra i Paesi nei quali l'attività di rappresentanza di interessi è regolamentata, ci sono gli Stati Uniti. La legge statunitense pone regole stringenti sia per l'accreditamento dei rappresentanti di interessi presso le sedi istituzionali, sia per il rispetto di norme deontologiche nell'esercizio della professione, sia per il regime di incompatibilità. Il presente disegno di legge si propone di regolamentare le attività di rappresentanza di interessi condotte nei confronti dei decisori pubblici italiani con lo scopo di influenzarli, al fine di trarne un vantaggio diretto. La legge si fonda su tre pilastri: il primo è quello della trasparenza, che viene garantita attraverso un registro dei rappresentanti di interessi e attraverso l'assolvimento di una serie di obblighi di pubblicità da parte dell'organo tenutario del registro. Il secondo pilastro è quello del buon andamento delle amministrazioni. Il processo di accreditamento garantisce infatti ai rappresentanti di interessi una serie di agevolazioni nel dialogo con i decisori pubblici. Queste agevolazioni non sostituiscono i canali tradizionali di partecipazione e concertazione. Rappresentano invece un canale supplementare per garantire ai portatori di interessi la possibilità di rendere nota la propria posizione ai decisori pubblici, e a questi ultimi offrono l'occasione per elaborare politiche pubbliche condivise. Il terzo pilastro è quello della legalità. La legge mira a scongiurare fenomeni di malaffare e opacità che hanno interessato le cronache giudiziarie anche recenti. Il sistema di accreditamento e le sanzioni previste nel testo garantiscono un maggiore rispetto delle procedure e dei princìpi ai quali si ispira la legge: pubblicità, partecipazione democratica, trasparenza e conoscibilità dei processi decisionali. L'articolo 1 specifica le finalità della legge. Si tratta in particolare della garanzia di trasparenza, la conoscibilità delle informazioni e la diffusione della conoscenza nel processo di formazione delle decisioni pubbliche. L'articolo, nell'individuare gli obiettivi della legge, richiama i princìpi di pubblicità, partecipazione democratica, trasparenza e conoscibilità dei processi decisionali. L'articolo 2 introduce le definizioni dei soggetti a cui è rivolta la legge e definisce l'attività di rappresentanza professionale degli interessi. In particolare, tra i soggetti destinatari dell'intervento normativo, si definiscono i portatori di interessi particolari e i decisori pubblici. I primi comprendono singoli professionisti o società che svolgono attività di rappresentanza professionale. I secondi comprendono tutti i soggetti che concorrono alla formazione delle decisioni pubbliche. L'articolo elenca tutti i soggetti istituzionali che rientrano in questa categoria. Successivamente l'articolo definisce i processi decisionali pubblici ossia i procedimenti di formazione degli atti legislativi e regolamentari e degli atti amministrativi generali e l'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. Quest'ultima è definita come un'attività professionale svolta per rappresentare all'interno dei processi decisionali interessi privati. Sono quindi escluse le attività di rappresentanza dei datori di lavoro, l'attività di comunicazione presso i mezzi di informazione e le dichiarazioni ufficiali rese nel corso di audizioni e incontri pubblici presso rappresentanti del Governo, delle Commissioni e dei Comitati parlamentari. L'articolo 3 e l'articolo 4 individuano la struttura amministrativa alla quale affidare il coordinamento delle attività di monitoraggio e di verifica della rappresentanza professionale di interessi e ne disciplinano le funzioni. La struttura ha il ruolo fondamentale di coordinare l'attività di rappresentanza degli interessi e accreditare i rappresentanti degli interessi privati presso le istituzioni. Ciò non impedisce ai decisori pubblici, nell'esercizio dell'autonomia istituzionale loro riconosciuta, di introdurre ulteriori regole per l'accreditamento dei rappresentanti di interessi presso le rispettive sedi. In particolare, l'articolo 3 prevede la creazione di una struttura ad hoc presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. La struttura, denominata «Struttura di missione per il monitoraggio della rappresentanza di interessi» è composta da un comitato direttivo e da una segreteria amministrativa. Nel comitato direttivo siedono quattro membri scelti tra soggetti di comprovata esperienza professionale e accademica nel settore della rappresentanza di interessi e della partecipazione democratica. Il presidente è eletto dal comitato, tra i membri di questo. Nella segreteria amministrativa siede personale della Presidenza del Consiglio dei ministri o di altre amministrazioni (in posizione di comando). L'articolo 4 elenca invece le funzioni principali esercitate dalla Struttura di missione. Queste comprendono: la tenuta del Registro dei portatori di interessi; l'assolvimento degli obblighi di pubblicità e trasparenza riguardanti i portatori di interessi; la redazione di una relazione annuale al Parlamento; la gestione delle procedure di consultazione dei portatori di interessi particolari (limitatamente alle attività del Governo, per quelle del Parlamento la legge attribuisce a Camera e Senato il potere di disciplinare autonomamente le procedure di accreditamento e consultazione dei portatori di interesse). L'articolo 5 e l'articolo 6 riguardano il Registro dei portatori di interessi particolari. L'articolo 5 introduce il principio dell'obbligatorietà di iscrizione per i rappresentanti di interessi. Le modalità di iscrizione sono disciplinate dall'articolo 6.