[resaula]

Nel farlo, vorrei soffermarmi sugli aspetti che riguardano la politica estera dell'Unione e sugli impegni che la risoluzione richiede al Governo per portare e soprattutto a far rispettare gli interessi italiani in sede europea, interessi che troppo spesso le istituzioni europee hanno sottovalutato, avallando e sopportando le azioni che non esito a definire scellerate di Stati membri che, da alleati, non si sono tirati indietro quando si è trattato di scatenare conflitti alle nostre porte con le disastrose conseguenze che ancora oggi sono sotto gli occhi di tutti. Come affermato nella risoluzione, l'impegno italiano in Europa deve essere focalizzato a far mantenere alta l'attenzione sulla sponda Sud del Mediterraneo. Va detto a gran voce: quest'area geografica non può essere relegata ad appendice all'agenda estera europea e non può e non deve passare in secondo piano, scavalcata nell'ordine di importanza da volontà politiche che prevedono l'ulteriore allargamento dell'Unione in favore di altri Stati. La sponda Sud del Mediterraneo è un'area fondamentale per i nostri interessi e la nostra sicurezza, e giocoforza lo è per l'intero Continente. L'Unione europea non può continuare a tenere la testa sotto la sabbia, isolando i Paesi che affacciano sulla principale frontiera naturale che divide il continente dalla regione Nordafricana. In particolare, nella risoluzione chiediamo prioritariamente di continuare a promuovere un processo di pace in Libia, processo che sia inclusivo, sotto l'egida delle Nazioni Unite e che porti il più rapidamente possibile allo stop alle violenze tuttora in corso nel Paese. Tutto ciò finalizzato ad una transizione democratica che, questo va ribadito con fermezza, prima di tutto sappia dare una reale e duratura stabilità alla Libia e all'intera regione Nordafricana, perché l'arco della crisi partita in Libia nel 2011, e che sembrava si fosse attenuato negli ultimi anni, rischia di portare una nuova instabilità nella regione. L'Algeria è in piena crisi politica con una transizione di potere che, sommata alla grave situazione economica, rischia di accrescere i già tanti focolai di proteste presenti nel Paese. La Tunisia, ritenuto l'unico esempio riuscito delle "Primavere arabe" si trova in una profonda crisi economica, dalla quale non riesce ad uscire. Dalla Tunisia, inoltre, come rilevato dalla nostra intelligence , avvengono le partenze di rotte migratorie ritenute pericolose perché ad alto rischio di infiltrazione jihadista. Non va dimenticato, in quest'ottica, il fatto che oltre il 17 per cento dei combattenti stranieri dell'Isis in Siria e in Iraq è di origine tunisina e che la maggioranza di combattenti stranieri in Libia proviene proprio dalla Tunisia. La mancata stabilità della Libia e l'aumento dell' escalation possono rendere ancora più porose le frontiere tra i due Paesi. Questo comporta, da una parte, il rischio di contagio della violenza e, dall'altra, mina la sicurezza delle nostre stesse frontiere e mette a rischio la sicurezza dell'intero Continente. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Come detto, va tenuta alta l'attenzione sulla regione nordafricana, perché l'instabilità di una così grande area geografica comporta due ordini di problemi: prima di tutto si creano grandi vuoti di potere, che vengono riempiti da attori non statuali i quali traggono i propri profitti dal contrabbando e dal traffico di migranti, vero e proprio business vergognoso in mano a cellule terroristiche e organizzazioni criminali. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . In secondo luogo, una grande area priva di stabilità diventa in poco tempo teatro di guerre per procura, combattute a bassa intensità e indirettamente dalle varie potenze regionali; guerre che vengono combattute a pochi chilometri dai nostri confini, a pochi chilometri dai confini europei e l'Europa non può restare a guardare. Tra l'altro, in breve, andrebbe capito anche chi ha interessi a far persistere uno stato di instabilità nel Mediterraneo, agendo secondo i propri interessi che sono contrari a quelli dell'Unione e a quelli italiani. Tornando a noi, come dicevo, l'Europa non può restare a guardare ed è per questo che nella nostra proposta di risoluzione chiediamo di tenere alta l'attenzione sul Mediterraneo e contemporaneamente di opporci fermamente a qualsiasi ipotesi di inclusione della Turchia nell'Unione. Le priorità europee in politica estera devono essere la stabilizzazione del Nord Africa, il controllo della migrazione e delle rotte balcaniche, la lotta al terrorismo. Queste sono le priorità, non si può dare spazio al dialogo e all'ipotesi dell'ingresso di uno Stato che continua ripetutamente a compiere azioni illegali nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo; azioni, tra l'altro, profondamente lesive per i nostri interessi energetici. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si tratta di uno Stato che dal 2016 è incappato in una spirale repressiva senza precedenti e che occupa militarmente una parte di uno Stato europeo da oltre 40 anni. Pertanto, nella nostra proposta di risoluzione abbiamo voluto ribadire nero su bianco la contrarietà italiana rispetto alla potenziale adesione della Turchia all'Unione europea. Vanno bene il dialogo, i rapporti commerciali, l'importanza strategica per il controllo dei flussi migratori nella tratta balcanica e il ruolo nei conflitti in Medio Oriente, ma l'Europa è altro. L'Europea è ben altra cosa, o meglio dovrebbe esserlo e su questo l'Italia deve essere ferma. In conclusione, cari colleghi, sottolineo ancora una volta l'importanza che il nostro Paese deve avere nei confronti del cosiddetto quadrante Sud. È in quest'area, che dal Nord Africa si affaccia sul Sahel dove vivono centinaia di milioni di persone, che l'Unione europea deve sviluppare soluzioni e progetti a lungo termine che possano, da una parte, creare i presupposti per una stabilità politica ed economica dell'area e, dall'altra, invertire il fenomeno migratorio. Questo significa davvero attuare la cooperazione internazionale. Solo così le frontiere europee saranno sicure ed efficaci e solo così l'Europa dimostrerà di non voler lasciare soli l'Italia e gli altri Stati europei che si affacciano sul Mediterraneo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Solo così l'Europa potrà dimostrare di essere davvero l'Europa dei diritti dei popoli, di tutti i popoli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, nell'ambito dell'esame in Commissione giustizia ho predisposto e depositato una relazione di minoranza che ritenevo che, ai sensi dell'articolo 144- bis del Regolamento, dovesse essere allegata alla relazione in Assemblea. Ho visto che ciò non è avvenuto, pertanto chiedo formalmente che venga allegata agli atti della seduta odierna. Signor Presidente, posso sapere se questa richiesta verrà accolta, visto che ho chiesto l'applicazione di un articolo del Regolamento? PRESIDENTE. Naturalmente sì, presidente Grasso. GRASSO (Misto-LeU) . La ringrazio, Presidente.