[pronunce]

Una volta soddisfatto tale requisito, il ricorso non può essere ritenuto viziato da insufficienza se la controparte adduce che le opinioni nel medesimo riportate, pur fedeli nel loro tenore letterale a quelle espresse dal parlamentare, valutate tuttavia in un più ampio contesto assumano un significato tale da poter essere ricondotte a specifici atti di esercizio della funzione parlamentare. Ciò, infatti, può dar luogo a una questione di merito e non di ammissibilità (sentenza n. 246 del 2004) ed è, comunque, ipotesi non ricorrente nel caso in esame, come si dirà in seguito. Nel presente conflitto, l'atto introduttivo del procedimento riporta letteralmente le espressioni ritenute lesive oggetto del giudizio per risarcimento dei danni, con ciò delineando anche i termini del giudizio costituzionale. Neppure decisiva ai fini dell'eccepita inammissibilità è l'osservazione secondo la quale il Tribunale di Monza, nell'affermare che altre espressioni contenute nell'intervista, pur aspre nei toni, non esorbitano dall'esercizio del diritto di critica, avrebbe anticipato il giudizio di merito. Infatti, le considerazioni svolte sul punto dall'Autorità giudiziaria sono funzionali alla individuazione dell'oggetto del conflitto e non si comprende sotto quale profilo dovrebbero negativamente incidere sull'ammissibilità del medesimo. Infine, per concludere sull'ammissibilità, il Tribunale si duole che la Camera non abbia dato alcun rilievo alle motivazioni dallo stesso svolte, nel trasmetterle gli atti, circa l'estraneità delle espressioni sopra riportate alla funzione parlamentare, non per dedurre un vizio di motivazione della delibera di insindacabilità – certamente irrilevante ai fini del presente giudizio – quanto, piuttosto, per trarne conferma della propria valutazione di estraneità delle opinioni asseritamente diffamatorie alla funzione parlamentare. 3. –– Nel merito, il ricorso è fondato. Non sono stati indicati, infatti, atti parlamentari tipici anteriori o contestuali alla intervista suddetta, compiuti dallo stesso deputato, ai quali per il loro contenuto possano essere riferite le opinioni oggetto del giudizio di merito. E, come questa Corte ha più volte affermato, è insufficiente la comunanza di temi politici tra tali opinioni e atti della funzione parlamentare.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che non spettava alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dal deputato Umberto Bossi, per le quali è pendente davanti al Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, il giudizio per il risarcimento dei danni indicato in epigrafe riguardano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; annulla, per l'effetto, la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 4 febbraio 2004 (doc. IV-quater, n. 85). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA