[pronunce]

Premesso che, in generale, le misure previste nel d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011, tendono a contenere il deficit di bilancio, in un momento particolarmente difficile per la tenuta del sistema finanziario italiano, in assolvimento anche degli obblighi derivanti dall'ordinamento europeo, e appaiono riconducibili all'armonizzazione dei bilanci pubblici e al coordinamento della finanza pubblica, con particolare riguardo al censurato art. 28, la difesa erariale sottolinea che le prerogative regionali sono salvaguardate dall'assenza di vincoli in merito al reperimento delle risorse da versare allo Stato e dalla prevista necessità che gli obblighi relativi al patto di stabilità, con riguardo ai saldi di bilancio da conseguire, e segnatamente i criteri di riparto della somma da versare, siano concordati con il Ministro dell'economia e delle finanze. L'ordinamento finanziario delle Regioni a statuto speciale consentirebbe la riserva all'erario dell'incremento di gettito di imposte riscosse nei territori regionali, per far fronte a esigenze specifiche e contingenti. Dal canto suo, il censurato art. 28 richiama le previsioni dell'art. 27 della legge n. 42 del 2009, in merito al concorso di tali enti al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. Proprio la necessità di fronteggiare temporaneamente la difficile situazione finanziaria sorreggerebbe la previsione di cui al comma 6 del citato art. 28, in merito all'accantonamento di somme destinate al finanziamento del fabbisogno sanitario, e quelle di cui ai successivi commi da 7 a 10, in merito alla riduzione di alcuni tradizionali trasferimenti erariali. Analoga giustificazione varrebbe per il censurato art. 48, il cui comma 1-bis conterrebbe comunque una clausola di salvaguardia idonea a garantire che l'attuazione del precedente comma 1 avvenga nel rispetto degli statuti speciali e delle relative norme di attuazione. 6.3.- In data 16 ottobre 2012, in prossimità delle udienze pubbliche fissate per il 6 e 7 novembre 2012, la Regione autonoma Sardegna ha depositato due memorie di identico contenuto in cui, insistendo nelle conclusioni già formulate, si sofferma su alcuni principi affermati nella più recente giurisprudenza costituzionale e replica a talune argomentazioni presenti nell'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri. Pur riconoscendo la difficile congiuntura e la delicata situazione economico-finanziaria della Repubblica, che del resto costituiscono i presupposti, ai sensi dell'art. 77 Cost., del d.l. n. 201 del 2011, e dichiarando di non volersi sottrarre al contributo dovuto da tutti gli enti territoriali per migliorare lo stato della finanza pubblica, la ricorrente ricorda anzitutto come la stessa giurisprudenza costituzionale, nella sentenza n. 151 del 2012, abbia affermato che l'emergenza finanziaria deve essere affrontata dallo Stato con rimedi consentiti dall'ordinamento e compatibili con le garanzie di autonomia spettanti agli enti territoriali. In merito al censurato art. 28, la Regione autonoma sottolinea che sia il contributo obbligatorio, di cui al comma 3, sia le riduzioni ai finanziamenti per gli enti locali, di cui ai commi 7 e 8 (da praticare secondo i criteri di cui ai commi 9 e 10, ritenuti ancillari), sono previsti per tutti gli anni a partire dal 2012: quindi, a tempo indeterminato. Si tratterebbe perciò di vincoli posti in via definitiva, in violazione dei principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale, che ha ammesso analoghe limitazioni soltanto in caso di vincoli stabiliti in via transitoria (oltre alla sentenza n. 82 del 2007, viene invocata la sentenza n. 193 del 2012). La ricorrente ribadisce poi che l'art. 28, impugnato, violerebbe l'art. 7 dello statuto della Sardegna e l'art. 119 Cost., che tutelano l'autonomia finanziaria della Regione, nonché l'art. 8 dello stesso statuto e il principio di leale collaborazione di cui all'art. 117 Cost., dal momento che il contributo ivi previsto sarebbe fatto valere direttamente sulle quote di compartecipazione alle entrate erariali, nonostante che lo Stato non abbia dato ancora completa esecuzione al nuovo regime di tali entrate, per come previsto dal citato art. 8. In replica all'argomentazione secondo cui la riserva all'erario statale dell'aumento di gettito sarebbe prevista dall'ordinamento finanziario delle Regioni a statuto speciale, la ricorrente replica che la propria situazione normativa sarebbe ben diversa da quella di altre Regioni a statuto speciale e fa presente che lo Stato non sarebbe stato in grado di citare alcuna disposizione dello statuto speciale, o di attuazione del medesimo, che valga da base normativa dell'intervento contestato. Il medesimo profilo viene fatto valere anche riguardo all'art. 48, comma 1, impugnato, in quanto non vi sarebbe alcuna norma statutaria, o di attuazione dello statuto, idonea a consentire allo Stato di riservarsi il maggior gettito derivante da modificazioni del sistema tributario. Alla Regione ricorrente, pertanto, non sarebbe applicabile quella giurisprudenza costituzionale che ha fatto applicazione di norme di tal tipo, esistenti negli ordinamenti di altre autonomie speciali (sentenze n. 143, n. 142 e n. 135 del 2012, n. 182 del 2010). 6.4.- Anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria in data 16 ottobre 2012. Ribadite le finalità del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, la loro rilevanza costituzionale e l'attinenza delle misure adottate alle competenze dello Stato, la difesa erariale sottolinea come, secondo la giurisprudenza costituzionale, anche le Regioni a statuto speciale potrebbero essere assoggettate a vincoli di bilancio introdotti in via transitoria o in vista del conseguimento di specifici obiettivi di riequilibrio della finanza pubblica né, d'altra parte, sarebbe vietato allo Stato disporre in merito a tributi da esso istituiti, benché il loro gettito sia destinato alle Regioni, purché non sia alterato il rapporto tra i complessivi bisogni regionali e le risorse per farvi fronte. Ciò premesso, in merito al censurato art. 28, oltre a reiterare argomenti già enunciati, il Presidente del Consiglio dei ministri osserva che spetterebbe alla ricorrente provare l'invocata lesione all'equilibrio finanziario regionale, dimostrando che l'intervento normativo in questione abbia dato luogo a una complessiva insufficienza dei mezzi finanziari a disposizione della Regione per l'adempimento dei propri compiti (sentenza n. 431 del 2004). Da ciò deriverebbe la genericità delle doglianze della ricorrente, con conseguente inammissibilità delle questioni sollevate. Anche in merito all'art. 48, censurato, sono ribaditi gli argomenti già enunciati, soggiungendosi in conclusione che tale disposizione altro non è se non la logica conseguenza della ratio dell'intero d.l. n. 201 del 2011: