[pronunce]

4.2.- Sulla rilevanza, il TAR riferisce che con il primo motivo aggiunto l'Associazione lamenta che «l'Amministrazione comunale non può legittimamente negare la sussistenza dei presupposti ad una individuazione di area di culto da assegnare a fedeli della religione islamica, né tanto meno [il che particolarmente rileva ai fini della questione di legittimità costituzionale - n.d.r.] può legittimamente differire ogni determinazione in tal senso ad una successiva ed ulteriore verifica in sede di futuro aggiornamento del PGT». La decisione su questa prima censura, secondo il rimettente, passerebbe necessariamente attraverso l'applicazione dell'art. 72, comma 5, della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005, perché tale disposizione prevede che, decorsi diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge reg. Lombardia n. 2 del 2015, i comuni che intendono prevedere nuove attrezzature religiose devono approvare il piano delle attrezzature religiose «unitamente al nuovo PGT». Il termine di diciotto mesi è spirato il 6 agosto 2016 e il Comune di Sesto Calende non ha approvato il piano delle attrezzature religiose e ha adottato l'atto di diniego il 20 settembre 2017. Per questa ragione verrebbe in rilievo l'applicazione del secondo periodo dell'art. 72, comma 5, giacché senza l'approvazione del nuovo PGT rimarrebbe senza tutela la posizione dell'Associazione e sarebbe dunque «innegabile» la rilevanza della questione. 4.3.- Quanto alla non manifesta infondatezza, l'art. 72, comma 5, secondo periodo, della legge regionale n. 12 contrasterebbe innanzitutto con gli artt. 2, 3 e 19 Cost., per l'irragionevole compressione della libertà religiosa dei fedeli, sotto il profilo del loro diritto di trovare spazi da dedicare all'esercizio di tale libertà, in quanto, a seguito della inutile decorrenza del termine di diciotto mesi per l'adozione del PAR, la norma non prevede la possibilità di «alcun intervento sostitutivo», e assegna all'amministrazione comunale la facoltà di introdurre il piano in sede di revisione o adozione del PGT «senza alcun ulteriore termine» e senza «alcuna disposizione "sanzionatoria"». Resterebbe, secondo lo stesso rimettente, «fuori discussione il potere del Comune di decidere, all'esito di un'istruttoria adeguata, se accogliere o respingere la domanda degli interessati». Tuttavia, la perdurante situazione di attesa e di incertezza nella quale versano i fedeli non sarebbe compatibile con il rango costituzionale del diritto di libertà religiosa. La domanda di spazi da dedicare all'esercizio di tale libertà, infatti, dovrebbe «trovare una risposta - in un senso positivo o in senso negativo - in tempi certi, ed entro un termine ragionevole» (si richiama la sentenza n. 63 del 2016). 4.4.- La norma regionale impugnata violerebbe anche l'art. 97 Cost. in quanto la mancata previsione di tempi certi di risposta all'istanza dei fedeli, da un lato, contrasterebbe con il principio di buon andamento dell'azione amministrativa e, dall'altro lato, esprimerebbe «uno sfavore dell'Amministrazione nei confronti del fenomeno religioso», con conseguente violazione del principio di imparzialità dell'azione amministrativa. Inoltre, la mancata previsione di tempi certi violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost., in quanto la predeterminazione della durata massima dei procedimenti atterrebbe ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili, in base all'art. 29 della legge n. 241 del 1990. 4.5.- Sotto un ulteriore profilo, il rimettente denuncia la violazione, da parte della norma regionale in questione, degli artt. 5, 114, secondo comma, 117, sesto comma, e 118, primo comma, Cost. Una volta decorsi i diciotto mesi dall'entrata in vigore della legge reg. Lombardia n. 2 del 2015, «la norma regionale condiziona l'adozione del Piano delle attrezzature religiose alla revisione complessiva del piano di governo del territorio». Secondo il TAR, ciò determinerebbe la ingiustificata compressione dell'autonomia dei comuni nell'esercizio delle funzioni di loro competenza, non comprendendosi per quale ragione sia vietato ai comuni lombardi di adottare il PAR in un momento distinto rispetto alla revisione del PGT; inoltre, sarebbe compressa anche la potestà regolamentare in ordine alle funzioni attribuite ai comuni (art. 117, sesto comma, Cost.) e sarebbe violato il principio di sussidiarietà verticale di cui all'art. 118, primo comma, Cost. 5.- È intervenuta in giudizio la Regione Lombardia, con atto depositato il 17 dicembre 2018, eccependo l'inammissibilità e l'infondatezza delle questioni. 5.1.- Le questioni sarebbero inammissibili per irrilevanza, perché la norma della cui costituzionalità si dubita non influirebbe sulla decisione nel giudizio a quo. La Regione rileva che la delibera del Consiglio comunale n. 39 del 2017 ha respinto la domanda dell'Associazione per diversi motivi, senza fare alcun cenno all'art. 72, comma 5, della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005 e alle scadenze temporali per l'approvazione del PAR. La circostanza che il Comune di Sesto Calende non si sia pronunciato nei diciotto mesi «non risulta essere censurata nel giudizio, né il provvedimento risulta motivato in relazione al suddetto art. 72 co. 5». Tale norma, pertanto, non troverebbe applicazione nel giudizio a quo. La Regione ricorda che la deliberazione del Comune consegue ad una complessa vicenda giudiziale: in essa «si legge che, in considerazione delle ordinanze cautelari emesse dal TAR per la Lombardia e dal Consiglio di Stato, si determina ad analizzare l'osservazione al Piano di Governo del Territorio, prot. 18509 del 04.07.2011 presentata dall'Associazione Islamica e tesa all'identificazione nel P.G.T. di un'area destinata ad attrezzature per il culto islamico». L'istanza sarebbe stata dunque esaminata dal Comune proprio in sede di approvazione del PGT, cioè «nella sede propria, anche ai sensi dell'art. 72 oggetto del presente giudizio». Il ricorso metterebbe in evidenza l'impossibilità, per il Comune, di negare un provvedimento positivo in presenza di una comunità di fedeli, per cui l'art. 72, comma 3 (recte: 5), della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005 non sarebbe applicabile. Inoltre, la norma censurata non sarebbe applicabile perché la vicenda amministrativa e giudiziaria riguarda «un procedimento di approvazione di PGT già in itinere». 5.2.- Quanto al merito delle questioni, la difesa regionale, dopo avere richiamato gli argomenti già spesi in relazione all'ordinanza iscritta al reg. ord. n. 159 del 2018, afferma che la disposizione dell'art. 72, comma 5, non violerebbe l'art. 19 Cost. in quanto non distingue fra le varie confessioni religiose, che siano di grandi, medie o piccole dimensioni.