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Modifica all'articolo 41 della Costituzione in materia di sfruttamento dell'altrui stato di bisogno. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge costituzionale è animato dalla convinzione che la nostra società si basi sulla condivisione di valori e che tra questi valori vi sia innanzitutto il rispetto della dignità umana. Proprio per questo lo Stato dovrebbe garantire la tutela di coloro che si trovano in uno stato di particolare vulnerabilità, che potrebbe esporli a situazioni di sfruttamento del loro stato di bisogno. Il nostro ordinamento giuridico prevede già specifici strumenti di tutela contro talune situazioni di sfruttamento: ad esempio l'istituto della rescissione per lesione di cui all'articolo 1448 del codice civile, che prevede la possibilità di annullare un contratto nel caso in cui una delle parti abbia approfittato dello stato di bisogno dell'altra per ottenere un vantaggio economico eccessivo (cosiddetta lesione ultra dimidium ). Anche il codice penale, all'articolo 603- bis , sulla scorta di analogo principio, sanziona chiunque « svolga una attività organizzata di intermediazione reclutando manodopera o organizzandone l'attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori ». E verosimilmente anche il divieto di tassi usurari sembrerebbe voler arginare possibili abusi nei confronti di chi deve far fronte a situazioni di difficoltà economica. Chi applica tassi usurari, infatti, spesso approfitta dello stato di bisogno altrui e fa leva sulla condizione di vulnerabilità di chi si trova in condizioni economiche particolarmente critiche, offrendo prestiti a tassi di interesse fuori misura che solo chi non ha altre chance è costretto ad accettare. Questi strumenti previsti dall'ordinamento giuridico italiano, però, si rivelano insufficienti per fronteggiare, a livello globale, una realtà sempre più complessa, in cui le forme di sfruttamento possono essere molteplici e spesso sfuggono ai tradizionali schemi giuridici. Ecco perché il divieto di approfittare dello stato di bisogno altrui non dovrebbe restare confinato all'interno di singole norme giuridiche, ma diventare un principio condiviso e di carattere costituzionale e risulta quindi utile intervenire attraverso un'integrazione della nostra Costituzione, affinché esso diventi un principio fondamentale del nostro ordinamento, capace di orientare non solo l'interpretazione della legge ma anche la produzione normativa in ogni settore del diritto. Anche il contesto storico che stiamo attraversando sembra suggerire l'affermazione del principio di tutela nei confronti di chi versa in stato di bisogno. La pandemia del COVID-19 e il recente conflitto Russia-Ucraina, hanno avuto gravi ripercussioni sul nostro Paese, esponendo una porzione sempre maggiore della popolazione a condizioni di precarietà e di bisogno. Si tratta di eventi, di portata globale, che hanno creato forti onde d'urto capaci di incidere profondamente sul tessuto economico e sociale del Paese, compromettendo la stabilità di molti settori produttivi e aggravando le criticità già in essere. Oggi abbiamo compreso, quanto mai prima, la fragilità del nostro sistema economico e la precarietà in cui versano molti lavoratori. Le famiglie faticano a far quadrare i conti alla fine del mese, molti lavoratori vivono nell'incertezza e nella precarietà, le piccole e medie imprese stanno lottando per sopravvivere in un clima economico decisamente avverso. Una crisi di tale portata ha accentuato le disuguaglianze ed ha reso ancora più evidente la necessità di implementare misure di tutela per le persone più deboli. In un contesto socio-economico come questo anche la Costituzione, che racchiude i principi fondanti dell'intero ordinamento giuridico, deve in qualche modo « adeguarsi » tenendo conto delle nuove condizioni sociali degli italiani. L'articolo 41 della Costituzione, nel disciplinare la libertà di iniziativa economica, può essere il contesto migliore in cui inserire il principio della tutela di chi è in stato di bisogno. Non una modifica dei principi contenuti nella norma, ma un'estensione per far sì che lo Stato non resti mai indifferente alle situazioni in cui la libertà di un individuo si trasforma in un meccanismo di sfruttamento della libertà di un altro individuo in ragione della sua vulnerabilità. In questo modo si può dare una tutela costituzionalmente garantita ad ogni cittadino da possibili abusi di chi è in posizione di superiorità economica nel caso in cui si versi in stato di bisogno. La modifica di una sola norma può porre le basi per un maggiore equilibrio nei rapporti economici, un equilibrio che non si limiti alla mera parità formale, ma che miri a un'equità sostanziale. Sarà poi compito del legislatore, nel rispetto di tale principio, costruire il contesto normativo più idoneo a far sì che gli interessi economici siano perseguiti nel rispetto dell'altro e senza alcuna forma di abuso. La Carta fondamentale potrà così contribuire a promuovere una cultura dell'economia capace di tenere conto della giustizia sociale e del necessario rispetto della dignità e della libertà dell'altro. Se la crescita economica deve considerarsi un bene per tutti i cittadini, nessuno ne deve fare le spese ed è necessario per questo garantire un equilibrio reale nei rapporti economici dove la libertà può pienamente svolgersi nel rispetto della libertà degli altri garantendo equità e impedendo ogni forma di possibile abuso. Con l'inserimento in Costituzione, il divieto di approfittare dello stato di bisogno altrui non sarà più solo un principio giuridico valido per singole fattispecie come quelle sopra menzionate, ma un valore fondante della nostra società, un valore capace di guidare non solo la condotta individuale e collettiva ma anche le scelte di un legislatore che di fronte all'ingiustizia non sarà mai dalla parte di chi prevarica e opprime. Il disegno di legge consta di un solo articolo che inserisce al secondo comma dell'articolo 41 della Costituzione l'inciso « da approfittare dell'altrui stato di bisogno o ».. Art. 1. 1. All'articolo 41, secondo comma, della Costituzione, dopo le parole: « o in modo » sono inserite le seguenti: « da approfittare dell'altrui stato di bisogno o ».