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Essere una persona di minore età solo richiedente protezione internazionale non vuol dire infatti non essere allo stesso tempo una persona di minore età straniera non accompagnata ed anzi l'esperienza sul campo ci mostra come non sempre la domanda di protezione sia contestuale all'identificazione della persona di minore età come tale. Con l'articolo 3 si vuole disciplinare in modo organico, alla luce dell'intensificarsi dei flussi migratori, l'ingresso delle persone straniere di minore età non accompagnate sul territorio, vietandone il respingimento alla frontiera e prevedendolo solo nei casi in cui sia nel loro superiore interesse e finalizzato al riaffidamento ai familiari. Con l'articolo 4 si disciplinano le modalità di contatto e di informazione verso le persone straniere di minore età non accompagnate presso i valichi di frontiera, garantendo l'accesso alle presunte persone di minore età alle organizzazioni di tutela, anche prima dell'identificazione. Si vuole garantire inoltre a tutte le presunte persone di minore età un servizio di prima assistenza, che faccia fronte, anche prima dell'identificazione, ai bisogni primari degli stessi e il collocamento in una struttura adeguata nelle more della definizione delle operazioni di identificazione. La ratio dell'articolo 5 consiste nell'armonizzazione del sistema delle segnalazioni della presenza di una persona di minore età sola sul territorio, disponendo che gli uffici di frontiera segnalino, al pari di ogni altro pubblico ufficiale, la presenza di persone straniere di minore età non accompagnate alle autorità competenti, tra cui il tribunale per i minorenni, chiamato ad adottare opportuni provvedimenti temporanei nell'interesse della persona di minore età. L'articolo 6 vuole rendere la procedura di identificazione omogenea sul territorio ed adatta all’età della presunta persona di minore età. Identificare correttamente una persona di minore età è fondamentale, così come garantire allo stesso la protezione accordata alle persone di minore età in Italia anche nelle more della procedura di identificazione stessa. Si afferma perciò che l'identificazione non può prescindere da un approfondito colloquio personale; che in caso di dubbio sull'età, è necessario esperire ogni opportuno tentativo di identificare la persona senza ricorrere a procedure mediche, che devono essere disposte dall'autorità giudiziaria solo come extrema ratio ; che in questo caso la presunta persona di minore età deve sempre essere informata ed acconsentire a sottoporsi agli esami medici, così come la persona che esercita i poteri tutelari sulla stessa; che la procedura medica di accertamento dell'età deve adottare un approccio multidisciplinare; che il referto medico deve sempre riportare un range di età, non potendo, come gli studi scientifici dimostrano, l'età essere determinata esattamente attraverso alcun esame medico, né tantomeno attraverso una combinazione di esami medici; che la pubblica autorità deve emettere un provvedimento di attribuzione dell’età, ricorribile al pari degli altri provvedimenti amministrativi o giudiziali. Sancisce infine il principio, già richiamato da atti amministrativi, della presunzione della minore età in caso permangano dubbi anche dopo gli accertamenti medici, in linea con quanto già disposto in tal senso dal decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 488, in materia di procedimento penale a carico di imputati minorenni. L'articolo 7, partendo dall'assunto che le indagini familiari non servono solo ai fini di un rimpatrio, ma sono necessarie a comprendere quale possa essere la soluzione di lungo periodo migliore per il minorenne, dispone che queste debbano essere attivate senza indugio, non solo in Italia, ma anche in altri Paesi dell’Unione europea o in Paesi terzi e che l'affidamento a familiari idonei deve essere sempre preferito al collocamento in comunità. L'articolo 8 mira a promuovere l'istituto dell'affidamento familiare di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184, anche per le persone straniere di minore età non accompagnate, sulla scorta di significative esperienze portate avanti da alcuni comuni sul territorio italiano (esempio Parma). L'articolo 9 disciplina l'istituto del rimpatrio volontario, spostando la competenza all'adozione del provvedimento dal Comitato minori stranieri (oggi Direzione generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali) al tribunale per i minorenni, che è l'organo a cui la nostra Costituzione assegna istituzionalmente il compito di promuovere e tutelare il superiore interesse della persona di minore età. Lo scopo dell'articolo 10 è quello di dotare la persona straniera di minore età non accompagnata di una «storia personale» sul territorio italiano, per permettere ad ogni operatore che entra in contatto con lo stesso di prendere decisioni in linea con il percorso già fatto, di evitare di sottoporre la persona di minore età a procedure alle quali già è stato sottoposto (vedi accertamento età, che in alcuni casi è stato ripetuto anche 4 o 5 volte), di scegliere sempre la soluzione migliore per quella determinata persona di minore età. Trattandosi di dati personali, si ribadisce comunque la tutela espressa dalla normativa in vigore sulla privacy . L'articolo 11 disciplina in maniera organica, anche a partire dalla giurisprudenza sul punto, il rilascio del permesso di soggiorno per le persone di minore età, che può essere rilasciato anche prima della nomina formale del tutore e che deve essere rilasciato «per motivi familiari» quando la persona di minore età non è collocato in casa famiglia, ma affidato a cittadino italiano o straniero. Viene eliminato infine il permesso di soggiorno «per integrazione minore», istituito con legge 30 luglio 2002, n. 189, e mai realmente applicato. Con l'articolo 12 si vuole promuovere l'istituzione di elenchi di tutori volontari presso ogni tribunale ordinario, al fine di scongiurare la cattiva prassi segnalata da diversi territori di un tutore che ha in carico decine di persone straniere di minore età non accompagnate. L'articolo 13 istituisce il Sistema nazionale di accoglienza (SNA MISNA) per le persone straniere di minore età non accompagnate, raccogliendo i numerosi appelli per un trasferimento sollecito su tutto il territorio nazionale delle persone di minore età che giungono in Italia. Attualmente non esiste nessuna procedura per l'accoglienza diffusa delle persone straniere di minore età non accompagnate e i costi dell'accoglienza ricadono interamente sui comuni di rintraccio o di invio delle persone di minore età stesse. Ci sono diversi contenziosi peraltro su quale sia il comune che assume l'onere al pagamento delle rette. Un sistema nazionale solleverebbe i comuni più interessati dal fenomeno migratorio, che investono buona parte del proprio bilancio su questo punto. L'idea di fondo del SNA MISNA è quella che per ogni persona di minore età sia garantita una valutazione approfondita in merito al luogo più adatto per la sua sistemazione e alle strutture che meglio garantiscono, con l'accoglienza, anche i servizi specifici indispensabili ai bisogni precipui delle persone straniere di minore età non accompagnate. L'articolo 14 mira a risolvere i problemi derivanti dal ritardo della pubblica amministrazione nel rilascio del parere necessario alla conversione del permesso di soggiorno al compimento della maggiore età.