[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art.1 della legge 31 dicembre 1991, n. 437 (Provvidenze a favore dei cittadini deceduti o invalidati a causa di ordigni bellici in tempo di pace), promosso con ordinanza del 20 febbraio 2003 emessa dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale d'appello di Roma, sull'appello proposto da Francesco Diego Pinna contro il Ministero della difesa, iscritta al n. 321 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 23, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 26 novembre 2003 il Giudice relatore Franco Bile.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel giudizio d'appello proposto da Francesco Diego Pinna per la riforma della sentenza n. 798 del 7 settembre 2002 della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Sardegna, che aveva respinto il suo ricorso presentato avverso il provvedimento del Ministero della difesa di rigetto della domanda di trattamento pensionistico privilegiato, la Corte dei conti, sezione giurisdizionale d'appello di Roma, con ordinanza del 20 febbraio 2003 ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione incidentale di legittimità costituzionale dell'art.1 della legge 31 dicembre 1991, n. 437 (Provvidenze a favore dei cittadini deceduti o invalidati a causa di ordigni bellici in tempo di pace), nella parte in cui richiede, come presupposto di fatto per l'insorgenza del diritto al trattamento pensionistico privilegiato, che gli ordigni esplosivi, il cui scoppio abbia reso invalidi cittadini italiani, siano stati lasciati incustoditi o abbandonati dalle Forze armate in tempo di pace "in occasione di esercitazioni combinate o isolate". La Corte rimettente rileva che - come risultante dagli atti - il 27 settembre 1989 Ignazio Pinna rinveniva nelle vicinanze di Norbello una bomba a mano, risultata, dall'esame dei frammenti successivamente raccolti, del tipo S.R.C.M. mod. 35 "SETA" lotto 1-344-1969; l'ordigno, una volta raccolto, veniva poggiato dal Pinna nel cortile della propria abitazione, ove era presente il fratello Francesco, poi ricorrente, il quale tentava di smontarlo, provocandone così l'esplosione che gli causava lesioni gravissime. Dalle indagini effettuate su richiesta della Procura della Repubblica militare di Cagliari, volte, tra l'altro, ad individuare i movimenti del lotto di bombe a mano, recanti la sigla suddetta, era risultato - secondo quanto riferisce ancora la Corte rimettente - che né nel 1989, né negli anni precedenti, alcun reparto delle Forze armate aveva svolto, nei pressi di Norbello, esercitazioni a fuoco con impiego di tali ordigni. Dall'ordinanza risulta altresì che la sentenza di primo grado - sulla non contestata premessa dell'appartenenza alle Forze armate della bomba a mano di cui si tratta - aveva respinto il ricorso dell'infortunato in quanto egli non aveva riportato le lesioni "in occasione di esercitazioni combinate o isolate", ed in quanto sembrava accertato il difetto di nesso causale fra attività operativa delle Forze Armate ed evento dannoso, in ragione della rimozione dell'ordigno dal luogo in cui era stato rinvenuto e del suo trasporto in altro luogo, dove altra persona, nel tentativo di smontarlo, ne aveva provocato l'esplosione. 2. - Secondo la Corte rimettente, adita in grado d'appello, l'impugnata sentenza di primo grado erroneamente non aveva considerato l'ipotesi che potesse trattarsi di ordigno andato, comunque, "perso" in un'occasione, "anche se non direttamente collegabile ad esercitazioni militari precedentemente compiute, pur sempre collegabile all'attività delle forze di sicurezza". In tal caso la norma impugnata - prevedendo il diritto alla pensione privilegiata solo quando gli ordigni esplosivi siano stati smarriti "in occasione di esercitazioni combinate o isolate" - comporterebbe, secondo la Corte rimettente, una disparità di trattamento tra chi divenga invalido a seguito dello scoppio di un ordigno esplosivo abbandonato dalle Forze armate in occasione delle suddette esercitazioni e chi lo divenga a seguito dello scoppio di un ordigno esplosivo lasciato incustodito in altra occasione, come, ad esempio, in caso di trasferimento di truppe o munizioni o durante operazioni di ordine pubblico. 3. - È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo in via preliminare per la declaratoria di inammissibilità per insufficiente motivazione sulla rilevanza e nel merito per l'infondatezza della questione di costituzionalità. Sotto il primo profilo l'Avvocatura osserva che la Corte rimettente ha del tutto trascurato le circostanze ritenute idonee dal giudice di primo grado ad interrompere il nesso di causalità fra l'attività delle Forze armate e l'evento dannoso, onde il giudizio di rilevanza ne risulterebbe inficiato. Nel merito comunque - osserva ancora l'Avvocatura - le situazioni poste in comparazione non sono omogenee. La previsione di una connessione tra il ritrovamento di un ordigno e lo svolgimento di una esercitazione militare è dettata dall'esigenza di vincolare il diritto alla pensione privilegiata ad elementi certi e determinabili inerenti ai presupposti dell'abbandono, essendo insufficiente il solo requisito della appartenenza dell'ordigno alle dotazioni delle Forze armate; e tale scelta, espressione di discrezionalità legislativa, non è irragionevole, né determina alcuna ingiustificata disparità di trattamento.1. - La Corte dei conti, sezione giurisdizionale d'appello di Roma, ha proposto la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 31 dicembre 1991, n. 437 (Provvidenze a favore dei cittadini deceduti o invalidati a causa di ordigni bellici in tempo di pace), nella parte in cui condiziona il diritto al trattamento pensionistico privilegiato alla circostanza che gli ordigni esplosivi, il cui scoppio abbia reso invalidi cittadini italiani, siano stati lasciati incustoditi o abbandonati dalle Forze armate in tempo di pace "in occasione di esercitazioni combinate o isolate". È prospettata la violazione del principio di eguaglianza (art. 3 della Costituzione) sotto il profilo che tale condizione determinerebbe una disparità di trattamento, rimanendo senza tutela le ipotesi in cui l'ordigno poi esploso sia stato lasciato incustodito dalle Forze armate a prescindere dalla "occasione di esercitazioni combinate o isolate". 2.