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Cessato lo stato di emergenza, con il recente decreto-legge n. 24 del 24 marzo 2022, per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell'epidemia sono state comunque prorogate le procedure semplificate per l'accesso allo smart working per la generalità dei lavoratori fino al 30 giugno e prorogate alla medesima data, per i lavoratori fragili e anche per quelli riconosciuti temporaneamente non idonei al lavoro a causa del Covid, le disposizioni inerenti la sorveglianza sanitaria eccezionale. In ragione dell'andamento ancora incerto della situazione epidemiologica, condivido certamente la necessità che si prosegua nelle azioni di protezione dei soggetti più esposti al rischio della malattia. Per questo il Ministero del lavoro ha sempre sostenuto le misure di proroga degli interventi a tutela dei lavoratori fragili. Nel decreto-legge n. 221 del 2021, convertito con modificazioni dalla legge n. 11 del 18 febbraio 2022, che ha prorogato al 31 marzo scorso le disposizioni di cui all'articolo 26, commi 2 e 2- bis del decreto-legge n. 18 del 2020, abbiamo contribuito alla realizzazione dell'intervento, rendendo disponibili tutte le risorse correnti assegnate allo stato di previsione della spesa del Ministero del lavoro che, per effetto, sono state completamente utilizzate. Abbiamo proposto l'inserimento della proroga al 30 giugno 2022 delle tutele per i lavoratori fragili, ma non è stato possibile adottare in via definitiva tali misure nell'ambito del nuovo provvedimento di urgenza per problemi di copertura finanziaria. In sede di conversione del decreto-legge n. 24 ci siamo impegnati a sostenere, con l'espressione di un parere favorevole, gli emendamenti presentati da tutti i Gruppi parlamentari volti a prorogare le misure di tutela per i lavoratori fragili. Confido che, d'intesa con le altre amministrazioni coinvolte, possa essere individuata una soluzione idonea a soddisfare queste primarie esigenze di tutela e che, in raccordo con il Ministero dell'economia e delle finanze, si possano reperire le risorse adeguate. Per quanto riguarda la richiesta di estendere queste tutele anche ai lavoratori temporaneamente inidonei alla mansione lavorativa per le cause legate all'emergenza epidemiologica, rilevo che, in base al quadro normativo vigente, questi lavoratori possono essere considerati fragili anche ai fini della tutela indennitaria, all'esito di una valutazione di carattere medico. In conclusione vorrei evidenziare che non abbiamo comunque lasciato questi lavoratori sprovvisti di tutela, in quanto nel decreto-legge n. 24 è stata comunque prorogata la misura prevista dall'articolo 83 del decreto-legge n. 34 del 2020 concernente la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti al rischio di contagio. Naturalmente mi rendo conto che questa misura non è sufficiente e che sarebbe auspicabile avere le risorse necessarie per dare continuità alle tutele che sono già state date in precedenza, ma, come sapete, tra le competenze di questo Ministero non c'è quella di battere moneta, né c'è naturalmente, senza un accordo di tutti i componenti del Governo, la possibilità di produrre un cambio di orientamento. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Augussori, per due minuti. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatto con riserva della risposta del signor Ministro, perché chiaramente ha centrato il problema, ci ha spiegato quali sono le problematiche e ha anche prospettato possibili soluzioni. È chiaro che la sorveglianza sanitaria, come ha riconosciuto, non può essere la soluzione, quantomeno solo per il fatto che non tutti i lavoratori possono essere adibiti a smart working; ci sono quindi categorie che, in caso di necessità, hanno l'esigenza di usufruire dell'assenza dal servizio. Il provvedimento ha un costo, che abbiamo stimato in circa 70 milioni per i tre mesi, ma potrebbe essere anche maggiore. È un problema, ma non può essere il problema. (Applausi) . In questi due anni abbiamo trovato risorse per tutti, giustamente e doverosamente, dai ristoratori agli impianti sciistici, abbiamo speso miliardi e voi componenti del Governo lo sapete meglio di noi parlamentari. È assurdo non riuscire a trovare 70 milioni, fossero anche 80, 90 o 100 per le persone più fragili e deboli. La invito, durante la conversione del decreto-legge riaperture che è all'esame della Camera, ad accogliere l'emendamento che ripristina le tutele dell'articolo 26 e non quelle della lista dei superfragili che, come sa, non è non è sufficiente in quanto esclude troppa gente. L'invito che rivolgo a lei e ai suoi colleghi è quello di dimostrare di essere un Paese civile, preoccupandoci per primi dei più deboli. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Laniece ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-03268 sull'assistenza podologica ai pazienti affetti da piede diabetico, per tre minuti. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Ministro, il piede diabetico, fonte di sofferenza per i pazienti e di aumento di costi sociali importanti, rappresenta un quadro clinico complesso, ad elevato rischio di amputazione, che richiede un approccio multidisciplinare quanto più tempestivo possibile. Tra le figure che compongono il team assistenziale di cura del piede diabetico le linee guida nazionali e internazionali annoverano il podologo come elemento imprescindibile, in grado di intervenire nelle fasi precoci della patologia, identificando le condizioni cliniche che necessitano di approfondimento specialistico e incidendo sul tempo e sui costi di gestione. Le stesse linee guida collocano il podologo nei tre livelli di gestione del piede diabetico, dove al primo livello affianca il medico di medicina generale per un'assistenza territoriale capillare, mentre nel secondo e nel terzo livello è inserito in un' équipe multidisciplinare che lavora nelle fasi acute della patologia. Il decreto ministeriale n. 666 del 1994, che regolamenta la figura e il profilo professionale, prevede che il podologo svolga la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private in regime di dipendenza o libero-professionale, assegnandogli un luogo specifico nella prevenzione ed educazione in soggetti portatori di malattie a rischio. Questo quadro prospettato dalle evidenze scientifiche non è però suffragato dai fatti. A causa dell'assenza delle prestazioni podologiche all'interno del nomenclatore tariffario nazionale dei livelli assistenziali di assistenza (LEA), il podologo è assente dall'equipe di gestione del piede diabetico su tutto il territorio italiano, salvo sporadiche realtà regionali. Proprio in questi progetti sperimentali territoriali, come ad esempio in Toscana, si è valutata positivamente questa introduzione in termini di risultati incoraggianti per quanto riguarda il coinvolgimento di pazienti a rischio.