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in data 2 marzo 2018, e pertanto anticipatamente rispetto alla naturale scadenza del contratto ed al netto di eventuali proroghe, è stato revocato, da parte del Prefetto di Monza, il commissariamento del contratto di appalto della Sangalli su parere motivato di ANAC, a seguito di operazioni di self clearing da parte della società che provvedeva a mutare l'assetto sociale; a seguito della revoca del commissariamento, veniva applicata dal Prefetto la misura più contenuta del sostegno e del monitoraggio, prevista dall'art. 32, comma 8, del decreto-legge n. 90 del 2014, per la durata di sei mesi. Quest'ultima misura, a differenza della prima, non consente l'accantonamento degli utili in favore della stazione appaltante; gli utili accantonati per effetto del commissariamento ammontano, per il periodo dal 1° luglio 2016 al 31 dicembre 2016, a circa 1.833.277,77 euro al netto delle imposte e, per l'anno 2017, ad euro 5.049.827 al lordo delle imposte; considerato che: il Consiglio di Stato nella sua attività consultiva, con parere numero 01567/2018 del 18 giugno 2018, in merito alle linee guida ANAC afferenti alla materia di gestione degli utili derivanti dall'esecuzione dei contratti di appalto o di concessione sottoposti alla misura di straordinaria gestione, ai sensi dell'art. 32 del decreto-legge n. 90 del 2014, ha posto l'attenzione sulla diretta strumentalità dell'accantonamento rispetto alla misura della (definitiva) confisca assunta in sede penale e della stretta "connessione genetica" tra la misura prefettizia ed il procedimento, cui la stessa fa riferimento; il commissario dottor Danisi ha evidenziato, con riferimento alla revoca della misura del commissariamento disposta dal Prefetto di Monza che «Ove mai dovesse essere adottato il provvedimento di "sostegno e monitoraggio" in luogo dell'attuale "amministrazione straordinaria" , si giungerebbe all'assurdo di penalizzare oltremisura e ingiustamente l'Ente Appaltante (ARO 2BT/ Comune di Andria) non facendolo beneficiare della "restituzione del profitto" sino alla conclusione del contratto (agosto 2019), creando così una evidente disparità rispetto al contratto di Monza. Pertanto (…) ritengo del tutto inopportuna la preannunciata revoca della misura in essere in favore dell'altra misura di sostegno e monitoraggio che pregiudicherebbe, violando lo spirito della norma e la verità fattuale, le giuste aspettative degli Enti appaltanti in ordine alla restituzione degli utili di impresa derivanti da un appalto riconosciuto come viziato da violazioni di legge"»; ad oggi il Comune di Monza non ha ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea la nuova gara per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti e, pertanto, appare probabile che si vada in proroga contrattuale con l'attuale impresa alle medesime condizioni contrattuali, ivi compreso il corrispettivo d'appalto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa; se non intenda valutare la necessità di revocare in autotutela le misure prefettizie assunte dal Prefetto di Monza e, segnatamente, quanto disposto in data 2 marzo 2018 relativamente alla revoca del commissariamento dei contratti, ripristinando, in tal modo, la misura adottata in precedenza, che comporterebbe, in abbinamento, il ripristino dell'accantonamento degli utili. Atto n. 4-00586 DE PETRIS Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che a quanto risulta all'interrogante: numerose orchestre e tante associazioni musicali della Regione Lazio hanno cessato la loro attività, i musicisti che operano a Roma e nella provincia sono in difficoltà e i giovani che escono dai conservatori non hanno alcuna prospettiva di lavoro; il Lazio è l'unica regione priva di teatri di tradizione e di un'orchestra regionale (la Toscana, per esempio, ha tre teatri di tradizione e l'orchestra regionale toscana); la quasi totalità degli eventi musicali che vengono presentati nella Capitale (ad esclusione di quelli organizzati dalle due fondazioni lirico-sinfoniche) sono acquistati e non prodotti, pertanto occupano solo marginalmente musicisti del territorio; è di fondamentale importanza per il Lazio, la presenza sul territorio di realtà che generino "concretamente" cultura, lavoro, produzione, distribuzione nel settore della musica classica, sinfonica e operistica; una di queste realtà è "Europa Musica", una piccola oasi nel contesto musicale laziale, dove si fa produzione operistica e sinfonica, mettendo ogni anno in agibilità circa 200 tra musicisti e tecnici in un contesto di eccellenza e in un ambiente costruttivo; "Europa Musica" ha realizzato in tre anni, 10 allestimenti operistici per 38 rappresentazioni e un totale di 255 spettacoli tra sinfonici, operistici e cameristici; una organizzazione che distribuisce in maniera capillare spettacoli dal vivo a prezzo contenuto, permettendo alle famiglie e agli studenti di poter accedere ad un'offerta culturale di alta qualità, concretizzando un diritto alla conoscenza della grande musica per tutti gli abitanti del territorio, coinvolgendo specialmente le nuove generazioni; una istituzione musicale che è punto di riferimento lavorativo per i giovani, in orchestra, nel coro, nelle compagnie, nei settori tecnici e comunque, per tutti quei musicisti che non lavorano nelle due fondazioni lirico-sinfoniche romane; a fronte di tutto questo, l'ultima Commissione ministeriale per il settore musica ha, di fatto, cancellato i contributi al settore della lirica ordinaria del nostro Paese. La lirica ordinaria, sin dalla costituzione del fondo unico dello spettacolo, ha sostenuto l'attività di produzione e distribuzione delle opere liriche nelle città nelle quali non è presente un grande teatro d'opera. Ad esempio, nei territori compresi tra le città di Firenze, Roma e Napoli, che vantano una lunga tradizione operistica e in alcuni casi la presenza di storici festival operistici, con la cancellazione del contributo ministeriale, non si potranno più realizzare delle opere liriche; il Teatro dell'Unione di Viterbo, inaugurato nel 1855, il più antico dei grandi teatri del Lazio al di fuori di Roma, si è visto negare la domanda di contributo per la triennalità 2018/2020. La domanda presentata nel gennaio 2017 dal Comune di Viterbo in qualità di capofila di un progetto che vedeva aderire i Comuni di: Massa Marittima (Grosseto), Civitavecchia (Roma), Cerveteri (Roma), Albano Laziale (Roma), Anagni (Frosinone), Frosinone, non è stata ammessa per "scarsa qualità artistica"; avere tolto il contributo a Massa Marittima dopo 33 anni, a Cerveteri, Civitavecchia e Albano Laziale dopo 14 anni, è difficile da motivare. Ma soprattutto, cancellare la lirica ordinaria nel Lazio e nelle province di Grosseto e Terni è cosa grave. Il Lazio ha tre conservatori importanti, tra cui quello di Frosinone, che è il secondo in Italia per numero di iscritti.