[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi per conflitti di attribuzione sorti a seguito della delibera della Giunta provinciale di Bolzano del 10 dicembre 2001, n. 4524, recante “Revisione della misura dei sovracanoni per impianti idroelettrici”, e della delibera della Giunta provinciale di Bolzano del 14 gennaio 2002, n. 46, di revoca della delibera del 16 luglio 2001, n. 2286, relativa ai “canoni e sovracanoni sulle concessioni di derivazione di acque pubbliche a scopo idroelettrico”, promossi con ricorsi della Regione Veneto contro la Provincia autonoma di Bolzano e contro il Presidente del Consiglio dei ministri notificati il 5, il 20 e il 28 marzo 2002, depositati in cancelleria il 14 marzo e il 10 aprile successivi ed iscritti ai numeri 8 e 12 del registro conflitti 2002. Visti gli atti di costituzione della Provincia autonoma di Bolzano e del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 30 settembre 2003 il Giudice relatore Carlo Mezzanotte; uditi gli avvocati Romano Morra e Sergio Viola per la Regione Veneto, Roland Riz per la Provincia autonoma di Bolzano nonché l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, con ricorso notificato il 5 marzo 2002 e depositato il successivo 14 marzo (reg. confl. n. 8 del 2002) , la Regione Veneto ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Provincia autonoma di Bolzano e del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione alla delibera della Giunta provinciale 10 dicembre 2001, n. 4524 recante «Revisione della misura dei sovracanoni per impianti idroelettrici», che ha determinato gli importi dei sovracanoni annui per derivazioni d'acqua a scopo idroelettrico, della quale ha chiesto l'annullamento, previa sospensione, lamentando l'invasione della propria sfera di competenza costituzionalmente garantita in violazione degli articoli 3, 5, 117 e 118 della Costituzione, della legge 27 dicembre 1953, n. 959 «Norme modificatrici del T.U. delle leggi sulle acque e sugli impianti elettrici» e del decreto legislativo 11 novembre 1999, n. 463 «Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige in materia di demanio idrico, di opere idrauliche e di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, produzione e distribuzione di energia elettrica»; che con un secondo ricorso, notificato il 28 marzo 2002 e depositato il successivo 10 aprile (reg. confl. 12 del 2002), la medesima Regione Veneto ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Provincia autonoma di Bolzano e del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione alla delibera della Giunta provinciale 14 gennaio 2002, n. 46, con la quale è stata annullata una precedente deliberazione (la n. 2286 del 16 luglio 2001) che disponeva l'introito dei sovracanoni da parte della Provincia, e sono stati fatti salvi i provvedimenti assunti in esecuzione della stessa; che in entrambi i ricorsi la Regione premette che, mentre il d.lgs. n. 463 del 1999, nel modificare e integrare il d.P.R. 26 marzo 1977, n. 235, aveva delegato alle Province autonome di Trento e di Bolzano, a far data dal 1° gennaio 2000, l'esercizio delle funzioni statali in materia di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, la legge provinciale di Bolzano 29 agosto 2000, n. 13 «Disposizioni finanziarie in connessione con l'assestamento del bilancio di previsione della Provincia di Bolzano per l'anno finanziario 2000 e per il triennio 2000-2002 e norme legislative collegate», introducendo il comma 2-bis nell'articolo 1 della legge provinciale 29 marzo 1983, n. 10 «Adeguamento della misura dei canoni per le utenze di acqua pubblica», ha invece attribuito alla Giunta provinciale il compito di determinare le modalità di riscossione e di destinazione dei sovracanoni, nonché l'importo degli stessi; che in tal modo, ad avviso della ricorrente, la Provincia di Bolzano avrebbe ecceduto i limiti della delega, in quanto oggetto di questa era la sola funzione concessoria delle grandi derivazioni di acque pubbliche e non già la determinazione delle modalità di riscossione dei canoni, né la misura dei sovracanoni che, in base alla normativa statale (regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, come modificato dalla legge 27 dicembre 1953, n. 959), devono essere corrisposti ad un fondo comune a disposizione dei consorzi compresi nel bacino imbrifero interessato, i quali provvedono con accordo alla ripartizione degli importi, salvo l'intervento, in assenza di accordo, del Ministro dei lavori pubblici, oggi Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; che, sostiene la ricorrente, la delibera della Giunta provinciale 10 dicembre 2001, n. 4524, nel determinare gli importi dei sovracanoni annui per derivazioni d'acqua a scopo idroelettrico, violerebbe sia gli artt. 3 e 5 della Costituzione, in quanto la normativa provinciale sottrarrebbe ai Comuni del bacino imbrifero la titolarità dei sovracanoni, sia i principî della legislazione statale desumibili dal d.P.R. 26 marzo 1977, n. 235, come modificato dal d.lgs. n. 463 del 1999, con conseguente discriminazione, nel riparto degli importi, dei Comuni appartenenti alla Regione Veneto; che, inoltre, la delibera impugnata violerebbe il principio di sussidiarietà verticale, in quanto si arrogherebbe una potestà di coordinamento fra i vari consorzi che la legge n. 959 del 1953 attribuiva al Ministero dei lavori pubblici e che, presupponendo una posizione di superiorità rispetto agli altri enti, dovrebbe necessariamente far capo allo Stato; che analoghe censure vengono svolte dalla ricorrente in ordine alla delibera della Giunta provinciale 14 gennaio 2002, n. 46, con la quale è stata annullata una precedente deliberazione (la n. 2286 del 16 luglio 2001), che disponeva l'introito dei sovracanoni da parte della Provincia, e sono stati fatti salvi i provvedimenti assunti in esecuzione della stessa; che, si prosegue nel ricorso, la delibera impugnata sarebbe lesiva delle proprie competenze in materia, come definite dall'art. 89 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112 «Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regione ed agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59», in quanto, mentre tale disposizione attribuisce alle Regioni le funzioni relative alle grandi derivazioni, prevedendo la necessità di intese nel caso in cui esse riguardino il territorio di più Regioni o Province autonome interessate, la Provincia autonoma ha invece unilateralmente disciplinato la materia, in assenza di accordo con i soggetti coinvolti; che, inoltre, il provvedimento impugnato si risolverebbe in un annullamento d'ufficio, impropriamente definito revoca, del quale si è voluto escludere la naturale efficacia retroattiva;