[pronunce]

né sarebbe concepibile, nell'ambito dei soggetti totalmente infermi di mente, una differenza di trattamento basata sull'età, data la "dimensione totalizzante" della loro malattia; che, in base a tali considerazioni - deduce conclusivamente il giudice a quo - l'art. 222 cod. pen. si sottrarrebbe a censure di costituzionalità solo qualora la misura di sicurezza di tipo custodiale fosse "rigorosamente limitata ai casi di pericolosità sociale accompagnata da accertato atteggiamento dell'infermo di rifiuto di ogni terapia"; che in entrambi i giudizi di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha concluso per la dichiarazione di non fondatezza delle questioni. Considerato che i due giudizi, avendo ad oggetto la medesima norma, vanno riuniti per essere decisi unitariamente; che, tramite i quesiti di costituzionalità sollevati, i giudici rimettenti chiedono in sostanza alla Corte interventi additivi di revisione della disciplina delle misure di sicurezza applicabili nel caso di proscioglimento dell'imputato per infermità psichica: interventi che - senza espungere in toto dall'ordinamento la misura del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario (la legittimità costituzionale della cui previsione non viene contestata in termini assoluti) - dovrebbero tuttavia comprimerne la sfera operativa, permettendo l'adozione di misure alternative di cura del malato di mente socialmente pericoloso, diverse dall'affidamento a strutture chiuse e consone alle peculiarità del caso concreto; che, al riguardo, deve peraltro ribadirsi quanto già in più occasioni affermato da questa Corte: e, cioè, che simili interventi di innovazione normativa esorbitano dai poteri della Corte stessa, in quanto comportano scelte discrezionali rientranti nell'esclusiva competenza del legislatore (v. sentenze n. 228 del 1999 e n. 111 del 1996; ordinanze nn. 333 e 396 del 1994; n. 24 del 1985); che la varietà delle possibili soluzioni ed il carattere discrezionale della relativa scelta sono confermati, del resto, dalla circostanza che i giudici a quibus muovendo da premesse fattuali e normative in larga parte sovrapponibili, formulano richieste di contenuto sensibilmente differenziato: attribuzione al giudice di una facoltà di "graduazione" delle misure, nell'un caso; introduzione della condizione negativa della mancata adesione dell'infermo al trattamento terapeutico, quale limite all'applicazione di misure di tipo custodiale, nell'altro caso; che, per quanto attiene alla prima ordinanza, il tribunale rimettente sembra far derivare, nel caso concreto, l'inidoneità dell'ospedale psichiatrico giudiziario ad assicurare il trattamento terapeutico ottimale da una carenza di natura essenzialmente organizzativa (la "mancanza di operatori"): carenza dalla quale, peraltro, non potrebbe dedursi l'illegittimità costituzionale dell'istituto in sé, ma - eventualmente ed al più - delle disposizioni che ne regolano il concreto funzionamento (v. sentenza n. 139 del 1982); che, riguardo alla seconda ordinanza di rimessione - fermo quanto osservato dianzi - può registrarsi anche l'esistenza di un salto logico tra premesse e conclusione del relativo iter argomentativo; resta, infatti, del tutto indimostrato, al di là dell'ipotesi di specie, che le esigenze di tutela della collettività (esigenze che lo stesso giudice a quo apprezza come idonee a giustificare il ricorso a misure di tipo segregante) vengano meno per il solo fatto che l'infermo di mente socialmente pericoloso "accetti la terapia"; che, infine non è pertinente neppure il richiamo del giudice a quo alla sentenza di questa Corte n. 324 del 1998, la quale non legittima affatto l'illazione, che egli ne trae, dell'esigenza di una generale parificazione del trattamento degli infermi di mente autori di reato, indipendentemente dalla loro età: giacché, al contrario, la citata sentenza ebbe a dichiarare costituzionalmente illegittimo l'art. 222 cod. pen. - nella parte in cui prevedeva l'applicazione anche ai minori della misura di sicurezza del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario - proprio a fronte della mancata previsione di modalità di esecuzione differenziate della misura di sicurezza, che tenessero conto delle specifiche esigenze di tutela della personalità del minore, affetto da infermità psichica, che vi è sottoposto; che le questioni vanno pertanto dichiarate manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Cote costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi; Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 222 del codice penale, sollevate, in riferimento agli artt. 27 e 32 della Costituzione, dal tribunale di Caltanissetta e, in riferimento agli artt. 3 e 32 della Costituzione, dal tribunale di Cagliari, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 30 marzo 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola