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il Parlamento italiano ha tentato di porre rimedio a questa esclusione, stabilendo con la legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio per il 2017), al comma 313 dell'art. 1, "Nel programma operativo nazionale Per la scuola - competenze e ambienti per l'apprendimento - riferito al periodo di programmazione 2014-2020, di cui alla decisione della Commissione Europea C (2014) 9952 del 17 dicembre 2014 per istituzioni scolastiche, si intendono tutte le istituzioni scolastiche che costituiscono il sistema nazionale di istruzione, ai sensi dell'articolo 1 della L. 62/2000"; il Ministro in indirizzo, preso atto della situazione e della risoluzione del Parlamento favorevole all'effettiva parità di tutte le scuole del sistema nazionale, si è impegnata a risolvere la situazione, promuovendo la rettifica dell'accordo di partenariato e accantonando una parte dei fondi per le scuole paritarie in attesa di tale rettifica, si chiede di sapere: se, ad oggi, la situazione di discriminazione e disparità verso il mondo dell'istruzione paritaria sia del tutto immutata; se il Ministro in indirizzo si sia attivato in modo concreto e fattivo per aprire la partecipazione di bandi PON anche al mondo dell'istruzione paritaria; se e come intenda procedere per far sì che i fondi accantonati per le scuole paritarie, in attesa di rettifica, possano essere impegnati, spesi e rendicontati entro il termine improrogabile del 2020, rischiando, altrimenti, di dover essere restituiti all'Europa. Atto n. 4-00150 CANDIANI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: nella seduta del Consiglio dei ministri del 21 marzo 2018, come risulta dal comunicato stampa n. 75, è stato approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo recante disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679, relativo alla protezione delle persone fisiche, con riguardo al trattamento dei dati personali; tale schema di decreto legislativo dovrebbe essere sottoposto all'esame della Commissione speciale per l'esame degli atti urgenti presentati dal Governo per l'adozione del parere prescritto; successive indiscrezioni di stampa (ad oggi non smentite) avrebbero rivelato la previsione di un aumento del 20 per cento della retribuzione dei dipendenti dell'autorità Garante per la protezione dei dati personali (in equiparazione al trattamento economico del personale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), oltre alla possibilità di affidamento di consulenze esterne e il ricorso a prestazioni professionali esterne per il patrocinio del Garante in caso di contenzioso; la normativa attuale prevede l'attribuzione al personale dell'80 per cento del trattamento economico del personale Agcom (art. 156, comma 3, lettera d) ) e il ricorso obbligatorio all'Avvocatura dello Stato; la legge delega n. 163 del 2017, all'articolo 13, prescrive al Governo di modificare il codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, limitatamente a quanto necessario per l'adeguamento al regolamento (UE) 2016/679, applicabile dal 25 maggio 2018. Dispone, inoltre, che dalla delega non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico dello Stato e che ad essa si provveda con le risorse umane e finanziarie previste dalla legislazione previgente; dalla lettura della tabella pubblicata nella sezione "Amministrazione trasparente" del sito internet del Garante per la protezione dati personali è possibile avere cognizione dei compensi liquidati ai dirigenti (peraltro il dato risale all'ormai lontano 2015), potendo così dedurre il già più che dignitoso livello stipendiale dei dipendenti dell'Autorità, si chiede di sapere: se quanto riferito in premessa corrisponda al vero, ed in tal caso se detto incremento della spesa pubblica, alla luce delle norme menzionate, non configuri un palese eccesso della delega; a quanto ammonterebbe l'effettiva spesa per il personale del Garante, considerato che non è ancora disponibile sul sito il dato del bilancio consuntivo 2017; se negli ultimi anni vi siano stati accordi interni che abbiano assicurato un trattamento giuridico ed economico di maggior favore che di fatto già equipari, nella sostanza, le retribuzioni dei dipendenti del Garante a quelle di Agcom. Atto n. 4-00151 DE PETRIS Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: presso la Sevel di Atessa (Chieti) del gruppo Fca, la più grande fabbrica in Europa per la produzione di Ducato e di altri veicoli commerciali leggeri, risultano essere state comminate numerose multe agli operai a causa di parcheggi irregolari all'esterno dello stabilimento; ai lavoratori, tuttavia, sin dal 2014 è consentito parcheggiare all'interno dei grandi piazzali della fabbrica soltanto a condizione che possiedano o si rechino in fabbrica con veicoli e Peugeot-Citroen, i marchi aziendali; l'evidente assurdità della questione ha provocato la reazione del sindacato, che ha chiesto un incontro urgente alla direzione; com'è ovvio, le irregolarità degli automobilisti devono essere sanzionate: appare tuttavia ingiustificabile che attualmente gli operai siano costretti a recarsi a lavoro su mezzi pubblici descritti come "vere e proprie mulattiere", spesso in ritardo, su strade non illuminate e soggette all'abbandono, con il rischio di multe quotidiane qualora si muovano con il mezzo privato per il divieto di parcheggio all'interno dello stabilimento; tra l'altro, numerosi lavoratori denunciano i continui furti di auto parcheggiate all'esterno, a causa dell'assenza di sorveglianza; la Fca ha dichiarato che le sanzioni elevate nei primi giorni di maggio erano relative a gravi casi di intralcio alla viabilità e pericolo e che l'azienda è "da sempre impegnata in tutti i propri impianti a trovare le migliori soluzioni sul fronte dei trasporti", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative intenda intraprendere, per quanto di sua competenza, al fine di sollecitare l'azienda a rintracciare soluzioni di mobilità che consentano a tutti gli operai di recarsi a lavoro in condizioni di sicurezza ed efficienza, anche attraverso la promozione della mobilità condivisa, con l'apertura del parcheggio interno ai lavoratori o l'individuazione spazi facilmente accessibili e facilmente raggiungibili nelle vicinanze. Atto n. 4-00152 CANDIANI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: negli ultimi 10 anni il numero dei cinghiali presenti in Italia è praticamente raddoppiato, si è passati dai 600.000 del 2005 ai 900.000 del 2010 e nel 2015 avrebbero raggiunto e superato il milione di esemplari. In molte aree del Paese la presenza di ungulati ha raggiunto numeri incalcolabili; a parere dell'interrogante i cinghiali sono animali non necessari, dannosi e pericolosi e la loro presenza sul territorio italiano, ed in particolare in Lombardia, è diventata oramai incontrollabile.