[pronunce]

consente la sostituzione del giudice astenutosi o ricusato esclusivamente mediante l'istituto della supplenza con altro magistrato dello stesso ufficio, non essendo invece prevista l'applicazione dall'esterno ad processum, chiaramente lesiva del principio del giudice precostituito per legge, come puntualizzato nella Relazione al Progetto preliminare del codice di procedura penale; che in mancanza di supplenti dovrebbe dunque essere applicato il comma 2 dello stesso articolo, che contempla l'istituto della rimessione del processo ad altro ufficio giudiziario, in base ai criteri, obiettivi e predeterminati, di cui all'art. 11 cod. proc. pen; che a tale lettura dell'art. 43, comma 1, cod. proc. pen. si oppone la interpretazione che la Corte di cassazione, nel solco della sua costante giurisprudenza, ha ribadito nel processo a quo, e che pertanto tale norma, così interpretata, si pone in contrasto con l'art. 25 Cost., dato che a formare l'organo giudicante interverrebbe un magistrato scelto post factum per quel determinato processo; che la parte privata, nel condividere, con riguardo sia alla non manifesta infondatezza sia alla rilevanza della questione, le argomentazioni svolte nell'ordinanza di rimessione, della quale vengono riportati ampi stralci, conclude per la declaratoria di incostituzionalità, in parte qua, dell'art. 43, comma 1, cod. proc. pen. , in riferimento agli artt. 25, primo comma, 101 e 108 Cost. Considerato che con due ordinanze sostanzialmente identiche, emesse in distinti procedimenti, il Tribunale militare di Torino censura l'art. 43, comma 1, del codice di procedura penale, per contrasto con gli artt. 25, primo comma, 101 e 108 della Costituzione, nella parte in cui, secondo l'orientamento interpretativo della Corte di cassazione, consente, nel caso di giudice astenutosi o ricusato, la sua sostituzione con altro magistrato esterno, applicato per quel solo procedimento; che, stante l'identità delle questioni di legittimità costituzionale, deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che quanto alla rilevanza, con riferimento all'ordinanza r.o. n. 736 del 2001 il rimettente - premesso che il collegio giudicante era stato integrato da un "consigliere della Corte militare di appello di Verona, inviato in supplenza esterna "per alcuni procedimenti" fissati per l'udienza del 7 novembre 1997" - osserva che l'eventuale accoglimento della questione di legittimità costituzionale "produrrebbe la nullità di tutti i provvedimenti di applicazione e di supplenza effettuati secondo i parametri fin qui considerati, [...] con conseguente, necessaria rimessione del presente procedimento presso il Tribunale militare di La Spezia"; che ad avviso del rimettente la competenza del Tribunale militare di Torino sarebbe dunque illegittima, in quanto, anche se oggi "con composizione regolare", il Tribunale "rimarrebbe carente di potere giurisdizionale, e pronuncerebbe [...] una sentenza nulla"; che, come emerge dalla stessa ordinanza di rimessione, il collegio che ha sollevato la questione era composto da magistrati appartenenti all'organico del Tribunale militare di Torino e non risulta che in alcuna precedente udienza in cui il collegio era stato integrato dal giudice supplente siano stati assunti atti o presi provvedimenti processualmente rilevanti ai fini del giudizio a quo; che pertanto la censurata "supplenza esterna" è rimasta del tutto priva di effetti e non è più comunque attuale; che analoghe considerazioni in ordine alla rilevanza vengono svolte nell'ordinanza r.o. n. 737 del 2001, ove si dà parimenti atto che la questione di legittimità costituzionale viene sollevata da collegio in "composizione regolare"; che le questioni vanno pertanto dichiarate manifestamente inammissibili per difetto di rilevanza.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 43, comma 1, del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 25, primo comma, 101 e 108 della Costituzione, dal Tribunale militare di Torino, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 7 maggio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola