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La lettera c) del medesimo comma 4 prevede che la sede legale dell'impresa deve essere in Italia o in uno Stato membro dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva o una filiale in Italia. Inoltre, ai sensi della lettera d) non si possono distribuire utili ai soci in misura superiore al 50 per cento e la società, ai sensi della lettera e) , deve essere costituita per almeno un terzo da soci laureati in possesso di lauree almeno triennali, dottori di ricerca o ricercatori presso istituti pubblici o privati in Italia o all'estero. L'articolo 3 individua gli ambiti di operatività dell'impresa start-up innovativa a vocazione sociale. In particolare, il comma 1 precisa le finalità che possono essere perseguite dall'impresa start-up innovativa a vocazione sociale attraverso lo svolgimento di una o più attività di interesse generale. Nello specifico, le tipologie di attività di interesse generale che possono essere effettivamente svolte dall'impresa start-up innovativa a vocazione sociale prevede una elencazione tassativa. Si tratta delle seguenti attività: a) interventi e servizi sociali e sociosanitari; b) educazione, istruzione e formazione di interesse sociale e con finalità educative, formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo, alla prevenzione del bullismo ed al contrasto della povertà educativa; c) formazione professionale con finalità ed interesse sociale; d) formazione e ricerca scientifica di particolare interesse sociale; e) interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell'ambiente e all'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali; f) interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio; g) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, radiofoniche, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato, e delle attività di interesse generale e a carattere comunitario; h) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso; i) cooperazione allo sviluppo; l) attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell'ambito o a favore di filiere del commercio equo e solidale nonché del benessere animale; m) servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori; n) alloggio sociale nonché ogni altra attività di carattere residenziale diretta a soddisfare bisogni sociali, sanitari, culturali, formativi o lavorativi; o) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti; microcredito; agricoltura sociale; p) riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata. Il titolo II reca una serie di incentivi e agevolazioni di natura fiscale e previdenziale al fine di promuovere, da un lato, l'investimento in imprese start-up innovative a vocazione sociale e, dall'altro, incentivare le stesse a reinvestire gli utili realizzati e ad assumere personale altamente qualificato. L'articolo 4 reca le misure di incentivazione in favore delle imprese start-up a vocazione sociale. In particolare, il comma 1 introduce una norma di carattere generale con la quale si prevede che il riconoscimento di incentivi, agevolazioni e altre misure regolatorie riconosciute a beneficio delle imprese start-up innovative a vocazione sociale, di cui agli articoli seguenti, sono riconosciuti con l'obiettivo di incrementare il grado di innovazione sociale e di soddisfazione dei bisogni sociali, nonché per rendere più efficiente ed efficace la spesa pubblica comunque denominata destinata alle predette finalità. Il comma 2 prevede che per raggiungere gli obiettivi previsti dal comma 1 gli incentivi, le agevolazioni e le altre misure regolatorie introdotte a favore delle imprese start-up innovative a vocazione sociale, dovranno promuovere: a) la domanda e l'offerta di innovazione sociale. Attraverso le misure rientranti in questa categoria si cerca di stimolare tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati, ad assumere comportamenti che possano favorire la diffusione di innovazione sociale (articolo 5); b) l'introduzione di strumenti che incentivino i soggetti privati a finanziare iniziative di innovazione sociale (articolo 6); c) la creazione di un sistema istituzionale attraverso il quale promuovere il coinvolgimento e la collaborazione di stakeholder pubblici e privati interessati alla diffusione dell'innovazione sociale (articolo 7): d) gli investimenti in progetti di innovazione sociale attraverso il riconoscimento di un credito di imposta a tutte quelle imprese start-up innovative a vocazione sociale che decidono di reinvestire gli utili conseguiti nell'attività svolta (articolo 8); e) lo sviluppo di competenze all'interno delle pubbliche amministrazioni utili a promuovere la diffusione dell'innovazione sociale, nonché ampliare gli strumenti a disposizione della stessa per raggiungere il medesimo fine. L'articolo 5 introduce, con riferimento all'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), una serie di misure fiscali volte a incentivare l'investimento nel capitale sociale di un'impresa start-up al fine di incrementare le risorse complessivamente a disposizione per la crescita dimensionale e la diffusione all'interno del tessuto produttivo. Il comma 1, con riferimento all'imposta sul reddito delle persone fisiche, riconosce una detrazione d'imposta nella misura del 50 per cento delle somme investite direttamente nel capitale sociale di un'impresa start-up innovativa a vocazione sociale, a favore del contribuente persona fisica che effettua l'investimento. Ai sensi del comma 2 l'importo massimo dell'investimento detraibile non può essere superiore a euro 500.000 e deve essere mantenuto per almeno cinque anni. Il comma chiarisce che in caso di cessione, anche parziale, dell'investimento prima dei cinque anni si ha la decadenza dal beneficio fiscale e l'obbligo per il contribuente di restituire l'importo detratto, unitamente agli interessi legali. Il comma 3 prevede che l'aliquota del 50 per cento è elevata al 75 per cento se l'investimento è effettuato per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investono, anche in misura non prevalente, in imprese start-up innovative a vocazione sociale. Ai sensi del comma 4 l'ammontare non detraibile nel periodo d'imposta di riferimento può essere portato in detrazione dall'imposta sul reddito delle persone fisiche nei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il terzo. Ulteriore disposizione volta a favorire gli investimenti in imprese start-up innovative a vocazione sociale è introdotta dal comma 5, in forza della quale il soggetto passivo dell'imposta sul reddito delle persone fisiche che effettua l'investimento di cui al comma 1 può decidere di trasformare la detrazione d'imposta in un credito d'imposta, con la successiva facoltà di cessione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari. Ai sensi del comma 6 il credito d'imposta derivante dalla trasformazione della detrazione d'imposta prevista dal comma 4 può essere utilizzato in compensazione attraverso l'utilizzo dei modelli F24 ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.