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smart working significa procedere per obiettivi, slegati dagli orari tradizionali e dal controllo in loco , e risponde a valutazioni più qualitative del lavoratore, ma al momento, invece, tante lavoratrici sono ancora nelle condizioni di dover lavorare da casa in perenne reperibilità con la necessità di avere a disposizione 24 ore su 24 a un qualsiasi dispositivo informatico, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda colmare il divario che c'è in Italia fra il diritto all'occupazione maschile e quello femminile garantendo un diritto ad un'occupazione stabile e dignitosa e quindi evitando che l'uscita dalla crisi sia in gran parte sulle spalle delle donne di questo Paese. Atto n. 3-01549 BALBONI CIRIANI Al Ministro della giustizia Premesso che: durante la trasmissione televisiva "Non è l'Arena" andata in onda su La7 domenica 3 maggio 2020, il noto magistrato antimafia e consigliere del Consiglio superiore della magistratura, dottor Nino Di Matteo, in collegamento telefonico con il conduttore Massimo Giletti, ha reso noto come il Ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, nel giugno 2018 gli avesse chiesto di dirigere il DAP (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), salvo poi assegnare, dopo poche ore, lo stesso incarico ad altro candidato; il dottor Di Matteo, la cui versione non può che essere ritenuta veritiera alla luce sia dell'assoluta integrità che della storia professionale della persona, ha messo in relazione la repentina inversione di marcia del Ministro con la reazione di alcuni boss mafiosi detenuti al 41- bis , intercettati in carcere proprio in quei giorni, i quali minacciavano gravi ritorsioni qualora il pubblico ministero antimafia avesse ottenuto quell'incarico; il Ministro in indirizzo, durante la stessa diretta televisiva e poi con un comunicato stampa, ha replicato affermando che egli aveva sì prospettato l'incarico di capo del DAP ad dottor Di Matteo ma che poi aveva ritenuto più importante per lui il ruolo di direttore degli affari penali poi rifiutato dall'interessato, rigettando così l'infamante accusa di aver cambiato opinione per timore delle reazioni della criminalità organizzata e dei boss mafiosi, di cui ammetteva comunque di essere all'epoca già a conoscenza; a giudizio degli interroganti la spiegazione fornita dal guardasigilli lascia perplessi e contrasta con il fatto oggettivamente incontrovertibile, per cui non è affatto vero che la direzione degli affari penali (negli anni enormemente depotenziata rispetto ai tempi in cui la dirigeva il dottor Giovanni Falcone) possa essere ritenuta più importante del ruolo di direttore del DAP, come dimostra non solo l'enorme differenza del compenso previsto per i due incarichi ma soprattutto l'enorme struttura che fa capo al DAP (191 istituti carcerari, un esercito di oltre 40.000 agenti di Polizia penitenziaria, una popolazione carceraria di oltre 50.000 detenuti tra cui centinaia di boss mafiosi in regime di carcere duro da tenere costantemente sotto controllo); la gravità di quanto denunciato dal dottor Di Matteo non può quindi essere liquidata come una sbagliata "percezione" dell'interessato, ma richiede un chiarimento molto più approfondito, in considerazione degli attori coinvolti e dell'importanza dell'argomento in gioco, soprattutto alla luce delle recenti scarcerazioni di pericolosi criminali per presunte esigenze sanitarie e alla conseguente grave perdita di credibilità del sistema giustizia, tanto da indurre il direttore del DAP a rassegnare le dimissioni nei giorni seguenti ai fatti in oggetto; si ritiene indispensabile, nell'interesse della giustizia e della democrazia, chiarire al più presto e senza alcuna ombra di dubbio se a dire la verità è uno stimato pubblico ministero o il Ministro della giustizia, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno fornire tutte le spiegazioni necessarie a fare chiarezza su quanto sopra esposto e se, nell'impossibilità di fugare ogni dubbio circa il proprio operato, non ritenga doveroso rassegnare le proprie dimissioni da Ministro ovvero, qualora ritenga non veritiere e infamanti le dichiarazioni rese dal dottor Nino di Matteo, quali iniziative intenda intraprendere nei suoi confronti. Atto n. 3-01550 DURNWALDER UNTERBERGER STEGER Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) con la recente delibera n. 570/2019 del 27 dicembre 2019 ha confermato il tetto agli investimenti nella costruzione di reti di distribuzione del gas naturale in nuove località; tale tetto rende di fatto non remunerative tutte quelle reti di distribuzione del gas naturale dove non è possibile allacciare un cliente almeno ogni 20 metri; il limite di un contatore ogni 20 metri, già difficile da riscontrare nei centri urbani, rende impossibile estendere la rete del gas naturale ai comuni montani ed in particolare a quelli a bassa densità abitativa e crea, inoltre, una discriminazione tra comuni già in passato metanizzati (di serie A) e comuni non metanizzabili (di serie B), discriminazione ancora più sentita in Alto Adige, dove l'art. 1 della legge provinciale n. 15 del 2013 prevede che: "Nella Provincia autonoma di Bolzano il servizio pubblico di distribuzione del gas naturale si svolge in maniera uniforme su tutto il territorio provinciale"; considerato che per ovviare ai limiti evidenziati le Province autonome di Bolzano e di Trento, la Comunità montana di valle Camonica hanno proposto un emendamento, segnalato peraltro anche dai parlamentari SVP in occasione dell'espressione del parere sullo schema di decreto legislativo per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/692, che modifica la direttiva 2009/73/CE relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale, al fine di: a) assicurare, come prescritto dalla direttiva 2009/73/CE, la non discriminazione fra gli utenti, ovvero assicurare che i comuni montani in zona climatica F cessino di essere non metanizzabili e quindi essere considerati di serie B rispetto a quelli già metanizzati; b) assicurare la certezza del diritto per gli investitori nelle infrastrutture del gas, dando cioè congrua remunerazione del capitale investito senza penalizzare le aree ad elevati costi unitari quali sono i comuni montani (previsione già contenuta nell'art. 23 del decreto legislativo n. 164 del 2000); c) sostenere l'economia locale e la competitività delle imprese, in particolar modo in questa fase 2 legata all'attuale emergenza epidemiologica, che consente le attività di cantiere connesse con la costruzione di infrastrutture (codice ATECO 42, ingegneria civile, nell'allegato 3 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020), promuovendo gli investimenti infrastrutturali e mettendo a disposizione delle imprese e dei cittadini un combustibile pulito e conveniente; d) sostenere la green economy :