[pronunce]

sentenza n. 351 del 1996, punto 5 del Considerato in diritto) che una simile finalità possa legittimare le severe restrizioni connesse al regime detentivo speciale di cui all'art. 41-bis, comma 2, ordin. penit. , ritagliato sulla necessità di contenere la speciale pericolosità sociale di taluni detenuti e internati per i delitti di cui all'art. 4-bis, comma 1, ordin, penit. rispetto ai quali sussistano, in concreto, elementi tali da far ritenere l'attualità dei collegamenti con le associazioni criminose di appartenenza. E tale conclusione vale certamente anche rispetto al divieto di accesso ai benefici di cui all'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. , fondato sulla presunzione di cui si è detto, così come rispetto alle altre regole che derogano in peius l'ordinaria disciplina penitenziaria nei confronti di questo insieme di condannati. Ogni misura che, a parità di pena inflitta, deroga in peius al regime penitenziario "ordinario" può, infatti, trovare legittimazione sul piano costituzionale - al cospetto della necessaria finalità rieducativa della pena di cui all'art. 27, terzo comma, Cost. - soltanto in quanto sia necessaria e proporzionata rispetto al contenimento di una speciale pericolosità sociale del condannato (per una considerazione analoga, mutatis mutandis, sentenza n. 149 del 2018, punto 7 del Considerato in diritto); e non invece, tout court, in chiave di ulteriore punizione in ragione della speciale gravità del reato commesso. È, infatti, la misura della pena che nel nostro ordinamento deve riflettere la gravità del reato, non già la severità del regime penitenziario. 3.5.- Ora, la disposizione censurata regola la corrispondenza telefonica del detenuto aggiuntiva (o "supplementare") rispetto a quella già prevista dall'art. 39 reg. penit. , e mira a sostituire, con una disciplina a regime, la normativa emergenziale adottata durante la pandemia da COVID-19, con la quale si era in effetti cercato di compensare la generalizzata sospensione dei colloqui in presenza potenziando l'accesso a videochiamate e telefonate supplementari con i familiari, rispetto ai limiti ordinariamente previsti dall'art. 39, comma 2, reg. penit. Il segmento normativo di cui si duole il rimettente detta una regola - applicabile all'intero insieme dei detenuti o internati per i delitti previsti dall'art. 4-bis, comma 1, primo periodo, ordin. penit. - più restrittiva rispetto a quella che vale per la generalità degli altri detenuti e internati. In particolare, questi ultimi possono essere ammessi a una telefonata "supplementare" giornaliera con i figli minori, con i figli maggiorenni portatori di una disabilità grave, ovvero con il coniuge, l'altra parte dell'unione civile, la persona stabilmente convivente o legata da relazione stabilmente affettiva, il padre, la madre o il fratello o la sorella qualora gli stessi siano ricoverati presso strutture ospedaliere. Tutti i detenuti o internati per i delitti previsti dall'art. 4-bis, comma 1, primo periodo, ordin. penit. , invece, sono ammessi a una sola telefonata settimanale con le medesime persone. Come rileva il rimettente, questa disciplina è ictu oculi distonica rispetto a quella prevista per la corrispondenza telefonica "ordinaria" dall'art. 39 reg. penit. , che attua la previsione generale in materia contenuta nell'art. 18, primo e settimo comma, ordin. penit. L'art. 39, comma 2, reg. penit. prevede infatti di regola, per la generalità dei condannati e internati, una telefonata alla settimana con i congiunti e i conviventi; e un regime più restrittivo di due telefonate al mese per quei soli detenuti o internati per i delitti di cui all'art. 4-bis, comma 1, primo periodo, ordin. penit. «per i quali si applichi il divieto dei benefici ivi previsto». La disciplina, pur di rango meramente regolamentare, dell'art. 39, comma 2, reg. penit. risulta espressiva del criterio generale sotteso all'art. 4-bis ordin. penit. , che informa l'intero sottosistema delle regole penitenziarie applicabili ai detenuti e internati per i delitti ivi elencati: quello, cioè, in base al quale tali detenuti sono esclusi dalle regole ordinarie che vigono per la generalità degli altri detenuti soltanto nella misura in cui ad essi risulti in concreto applicabile la presunzione (oggi meramente relativa) di persistenza dei legami con l'associazione criminosa, e dunque di pericolosità sociale ancora attuale. Laddove tale presunzione per qualsiasi motivo non operi, non v'è ragione per escluderli dall'applicazione delle regole ordinarie che vigono per la generalità dei detenuti e internati, ovvero per sottoporli a regole più restrittive. La disposizione qui censurata equipara, invece, irragionevolmente quest'ultima categoria di detenuti e internati a quella composta da coloro che sono esclusi dai benefici in forza dell'art. 4-bis, comma 1, ordin. penit. , in quanto presunti socialmente pericolosi; mentre l'intera logica sottostante al sistema penitenziario - recte: al sottosistema imperniato sull'art. 4-bis ordin. penit. - avrebbe piuttosto imposto di equiparare la categoria in esame alla generalità dei detenuti e internati, per i quali vige la più favorevole regola di una telefonata "supplementare" giornaliera (anziché soltanto settimanale) in presenza delle situazioni indicate nella disposizione in esame. 3.6.- L'irragionevolezza dell'equiparazione compiuta dalla disposizione censurata emerge, d'altra parte, con particolare evidenza laddove si consideri che i detenuti e internati in questione possono beneficiare, come ogni altro detenuto o internato, di misure che comportano l'uscita dal carcere, a cominciare dai permessi premio o dal lavoro all'esterno; ciò che consente loro di avere liberamente contatti con i rispettivi familiari, al di fuori di qualsiasi controllo da parte dell'amministrazione penitenziaria. Sicché risulta non ragionevole che, quando stiano in carcere, essi debbano soggiacere a una regolamentazione più restrittiva di quella vigente per la generalità dei detenuti con riguardo al solo regime della corrispondenza telefonica "supplementare". 3.7.- Per altro verso ancora, a fronte della loro sottoposizione alle regole ordinarie per ciò che attiene alla corrispondenza telefonica "ordinaria" ai sensi dell'art. 39, comma 2, reg. penit. , particolarmente irragionevole appare la drastica riduzione (da una telefonata al giorno a una alla settimana) delle possibilità di corrispondenza telefonica proprio con le speciali categorie di familiari elencate nella disposizione censurata - figli minori o portatori di disabilità grave, ovvero familiari o persone affettivamente legate ricoverati presso strutture ospedaliere -, rispetto alle quali è invece particolarmente importante assicurare la possibilità di contatti con il congiunto detenuto.