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secondo quanto risulta da un documento predisposto dall'Unione sindacale di base dei Vigili del fuoco del 19 maggio 2020, l'amministrazione sta procedendo all'emanazione di una nuova circolare organizzativa del settore cinofilo del Corpo nazionale, nonostante sia stata sollecitata, da parte della maggior parte dei sindacati e di tutto il personale specializzato di settore, ad evitare la programmazione di nuovi assetti organizzativi per il medesimo comparto; il documento sindacale inoltre riporta che la compagine cinofila dei Vigili del fuoco ha dimostrato nel corso degli anni, sia a livello nazionale che internazionale, una professionalità ed una abnegazione al servizio, che ad oggi viene presa ad esempio anche a livello internazionale, confermata anche dall'attenzione del Parlamento, con le misure previste dall'articolo 19 -bis del decreto-legge 9 febbraio 2017, n. 8, nell'ambito delle assunzioni previste, per il triennio 2017-2019, del personale a tempo determinato del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, da destinare alle unità cinofile; l'Unione sindacale dei Vigili del fuoco evidenzia al riguardo che, nel caso la circolare fosse effettivamente introdotta, si determinerebbero gravi rischi e penalizzazioni per l'intero comparto cinofilo, anche in considerazione delle possibili contrapposizioni con la Direzione centrale della formazione, che già regolamenta dettagliatamente l'accesso al settore, oltre al manifestarsi di più che probabili, conflitti d'interesse, considerando la volontà di abrogare organi nominati dal capo Dipartimento, sostituendo i componenti con altri eletti su base fiduciaria, in netto contrasto pertanto con la normativa vigente; ulteriori profili di criticità sollevati dal documento del sindacato dei Vigili del fuoco emergono inoltre, dalla volontà di sostituire la copertura assicurativa con un fondo di "accantonamento", elargito dopo macchinosi passaggi di commissioni (non sempre liberi da pregiudizi) tramite una valutazione discrezionale, che non stabilisce, né linee guida, né tantomeno i parametri; la convenzione assicurativa sanitaria risulta, peraltro, scaduta lo scorso 31 dicembre 2019 e da allora tutta la compagine è priva di copertura assicurativa sanitaria per i cani; l'amministrazione intende, inoltre, inserire 20 turni di servizio ogni semestre, inteso come "servizio ordinario", al fine di mantenere l'abilitazione, la cui decisione costituisce una novità esclusiva per i cinofili, considerato che in altri settori, la stessa attenzione non viene prestata, fermo restando che le unità cinofile, fanno già parte del servizio tecnico urgente; secondo i sindacati dei Vigili del fuoco la procedura di rimborso per l'acquisto del secondo cane che s'intende prevedere, risulta altresì complessa e farraginosa, peraltro in netto contrasto con i principi amministrativi della pubblica amministrazione; a giudizio degli interroganti, dalle citate osservazioni emerge un quadro complessivo preoccupante e pericoloso, in relazione all'impatto che la prevista nuova circolare per il settore cinofilo del Corpo nazionale, rischia di determinare sia per il funzionamento del comparto, che nei riguardi dello stesso personale specializzato; la necessità di prevedere interventi, anche di sospensione momentanea e di revisione delle procedure organizzative delle unità cinofile dei Vigili del fuoco, in relazione a quanto esposto, risulta pertanto urgente e indifferibile, ad avviso degli interroganti, si chiede di sapere: quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere, nell'ambito delle proprie competenze, con riferimento a quanto esposto; se condivida le criticità evidenziate dall'Unione sindacale di base dei Vigili del fuoco, in relazione alla decisione d'introdurre nuove disposizioni che riguardano la riorganizzazione del comparto del settore cinofilo; in caso affermativo, se non ritenga urgente e opportuno intervenire, al fine di prevedere la sospensione della circolare e l'apertura di un Tavolo di confronto con le rappresentanze sindacali e disporre un nuovo regolamento di settore in grado di risolvere le problematiche rappresentate e garantire una maggiore valorizzazione nei riguardi di un settore legato alla sicurezza nazionale, che si è distinto nel corso degli anni sia nel servizio ordinario che in quello delle grandi emergenze. Atto n. 4-03576 LAFORGIA DE PETRIS Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che a quanto risulta agli interroganti: in data 28 maggio 2020, i principali organi di informazione, nei loro siti web , hanno riportato un'intervista a Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione "Gimbe", rilasciata a "Radio 24" nella rubrica "24 mattino", che ha dichiarato, in merito ai casi di Coronavirus in regione Lombardia: "C'è il ragionevole sospetto che la Lombardia aggiusti i dati per timore di nuovi stop, anche perché in Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati nel corso di questi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti andando ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti; alternanze e ritardi nella comunicazione dei dati, cosa che poteva essere giustificata nella fase dell'emergenza quando c'erano moltissimi casi ma molto meno ora, eppure i riconteggi sono molto più frequenti in questa fase 2. È come se ci fosse una sorta di necessità di mantenere sotto un certo livello quello che è il numero dei casi diagnosticati". "La Lombardia, ha continuato, probabilmente ha avuto questa enorme diffusione del contagio in una fase precedente al caso 1 di Codogno e le misure di lockdown , come avevamo chiesto noi all'inizio di marzo, dovevano essere più rigorose e restrittive. Noi avevamo chiesto la chiusura dell'intera Lombardia, un po' come Wuhan, perché era evidente che quel livello di esplosione del contagio non poteva che essere testimonianza di un virus che serpeggiava in maniera molto diffusa già nel mese di febbraio. Non è stato fatto, sono state prese tutta una serie di non decisioni, come la non chiusura delle zone di Alzano Lombardo e Nembro, che hanno determinato tutto quello che è successo nella bergamasca, e poi una smania ossessiva di riaprire"; e ancora: "La nostra grossa preoccupazione è che in questo momento la situazione lombarda sia quella che uscirà per ultima da questa tragedia, perché se si chiude troppo tardi e si vuole riaprire troppo presto, e si combinano anche dei magheggi sui numeri, allora è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l'epidemia ma è quella di ripartire al più presto con tutte le attività, e questo non lascia tranquilli. Non si sta effettuando un'attività di testing adeguato"; "È evidente che i casi sommersi sono 10-20 volte quelli esistenti, ha aggiunto Cartabellotta, e se non li vado a identificare, tracciare e isolare questi continuano a girare e contagiare. È un cane che si morde la coda: