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Io ho avuto la fortuna di poter insegnare storia là dove la follia nazista nacque, in Germania, nelle scuole pubbliche tedesche, e non potrò mai dimenticare lo sguardo sgomento sul volto delle ragazze e dei ragazzi mentre approfondivamo quella folle ideologia che guidò le scelte di un intero Paese e che, in realtà, rischiò di infettare l'intera Europa e il mondo occidentale. Non dimentichiamo infatti che l'ideologia nazista della superiorità di una razza su un'altra e della sopravvivenza del migliore non nasce dal nulla, è mutuata da una distorta interpretazione delle teorie darwiniane e si faceva forte di tesi pseudoscientifiche molto in voga all'epoca, tanto che entrarono nei libri di scuola dei bambini tedeschi ed italiani. In base a queste teorie pseudoscientifiche si affermava (presunti dati alla mano) che vi fossero razze geneticamente inferiori e razze geneticamente superiori, individui costituzionalmente inferiori e altri superiori e che pertanto coloro che erano superiori avevano il diritto, anzi il dovere, di eliminare o soggiogare gli altri, i cosiddetti untermenschen, ossia gli ebrei in primis , ma anche tutti coloro che questo folle schema indicava come un ostacolo allo sviluppo della società: e allora via gli omosessuali, via i nomadi, via i malati psichiatrici, via anche i malati cronici. Il programma denominato Aktion T4 prevedeva infatti la soppressione delle persone affette da malattie genetiche inguaribili e dei portatori di handicap mentali veri o presunti. Queste vite venivano apertamente definite come indegne di essere vissute. È per questo che Auschwitz e tutti i campi degli orrori della persecuzione nazifascista non sono dei luoghi fisici e la Shoah non è un capitolo su un libro di storia. La Shoah è una categoria mentale: quella della sopraffazione accettata, sostenuta o elevata a sistema, dell'indifferenza di fronte alla negazione dei diritti delle minoranze di qualunque genere, dell'insensibilità davanti al dolore di un altro che non è dei nostri. Quando l'odio diventa normale, l'insulto e la discriminazione derubricati a scherzo, il saluto romano una bravata per cui darsi di gomito, o addirittura quando l'idea che vi sia una superiorità o una maggiore dignità di alcuni gruppi umani su altri viene giustificata come legittima opinione personale, ecco che rischia di ricominciare la Shoah. La commemorazione della Shoah e degli eccidi compiuti nel furore di una pretesa superiorità identitaria non può e non deve avere la scialba parvenza di un doveroso quanto stanco rituale che ricorda un avvenimento lontano, cristallizzato in un'epoca remota e irripetibile che non ci riguarda. Sappiamo dov'è Auschwitz e cosa accadde dentro quei recinti di filo spinato: non può mai più ripetersi. Levi però ha capovolto completamente questo rassicurante teorema e ha affermato il contrario: è già accaduto, quindi può accadere ancora. La Storia è piena di lezioni non imparate o dimenticate. Ben vengano, quindi, iniziative di questo genere, mozioni che impegnano il Governo a promuovere i viaggi della memoria, a sostenere le istituzioni e i luoghi della memoria, a compiere ogni altra azione utile a far sì che le nostre ragazze e i nostri ragazzi conoscano sempre meglio la tragedia della Shoah e sappiano ciò che l'uomo, con fredda e calcolata pianificazione, è stato capace di fare all'uomo. Ci sembra altresì opportuno auspicare che oggi, attraverso la fattiva e reale collaborazione di tutti i Gruppi politici, le buone intenzioni espresse in quest'Aula possano trovare un concreto riscontro nel pronto avvio dei lavori della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, voluta dalla senatrice Segre. Avviandomi alla conclusione, ricordo infatti che l'esempio che diamo con il nostro comportamento, con le nostre azioni e con il linguaggio che scegliamo di utilizzare, è l'insegnamento più grande e duraturo che possiamo trasmettere ai giovani. Facciamo sì che le nostre buone intenzioni trovino corrispondenza sempre nei nostri comportamenti e nelle parole che scegliamo di usare, come legislatori e come rappresentanti delle istituzioni. Con questo auspicio e con questa esortazione annuncio il voto favorevole del Gruppo MoVimento 5 Stelle. (Applausi dai Gruppi M5S, Misto e (Aut (SVP-PATT, UV)) ) . PRESIDENTE . Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 208, presentata dal senatore Salvini e da altri senatori. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Passiamo alla votazione della mozione n. 211. PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, prima di richiedere la votazione per parti separate della mozione n. 211, vorrei rivolgermi molto sommessamente al presidente Bernini, che è la proponente della mozione, e quindi al Gruppo Forza Italia perché stiamo condividendo le linee generali e gli impegni... PRESIDENTE. Le ricordo che siamo in fase di votazione. PERILLI (M5S) . Sì, Presidente, vorrei motivare la mia richiesta. Se è possibile, vorrei che fosse accolta la proposta di eliminare dalle premesse quanto contenuto dal nono paragrafo in poi, fino agli impegni. Vi spiego perché: qui si cita un sondaggio che non deriva da una fonte istituzionale, su un campione, tra l'altro, non rappresentativo di tutte le scuole medie e superiori, che contano 15.000 alunni. Peraltro, in un altro paragrafo, ci sono dati confusi e secondo me anche alcune contraddizioni, là dove ci si riferisce un 47 per cento di alunni, senza meglio specificare. Adesso non entro, Presidente, nello specifico, ma penso che sia comunque accettabile per i proponenti non richiedere un voto di adesione e la cristallizzazione del sondaggio del portale «Skuola.net» (che fa comunque un doveroso lavoro) e lasciare che la mozione sia impostata su linee più generali, come le altre. PRESIDENTE. Qual è la proposta? PERILLI (M5S) . Signor Presidente, la proposta è sopprimere questa parte e votare la mozione per intero, nel testo modificato, oppure votare per parti separate prima le premesse e poi gli impegni. BERNINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo molto velocemente, perché - come ha giustamente ricordato - siamo in fase di votazione. Noi abbiamo dichiarato ab origine - me lo ricordava ora il vice presidente Mallegni - la nostra disponibilità a fare anche una mozione unitaria. Però ognuno ha le sue premesse, che conserva giustamente, anche perché queste premesse non sono alla base di quello che chiediamo con questa mozione, ma sono uno degli elementi che compongono la mozione, di cui non abbiamo intenzione di privarci. Quindi, va bene se vogliamo votare per parti separate, ma noi conserviamo unitariamente il testo della nostra mozione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE . Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate della mozione n. 211. È approvata.