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Il Covid-19 ha profondamente cambiato il volto della nostra comunità, rimettendo in primo piano la necessità di restituire centralità alla persona nella sua complessità e, di conseguenza, ripensando i servizi nella chiave della prossimità e della multidisciplinarietà. In questo quadro, la scuola era e rimane un elemento fondamentale di ricostruzione e di sviluppo di comunità, perché è l'istituzione indispensabile per tenerla unita, farla crescere e permettere ai più giovani di partecipare, di essere inclusi nella vita collettiva. Purtroppo la pandemia ha allargato le differenze e ha fatto emergere nuove fragilità nel tessuto sociale. Soprattutto i ragazzi hanno risentito degli effetti delle restrizioni, a partire dalla mancanza della didattica in presenza, che ha aumentato le disuguaglianze nei percorsi educativi, nelle possibilità di apprendimento e in quelle relazionali. Ricordiamo che ci sono 10 milioni di cittadini under 18 che non hanno alcuna forma di sostegno, salvo il lavoro eccellente delle organizzazioni del terzo settore. Ora la sfida nei prossimi mesi sarà proprio quella di rafforzare e ricostruire le alleanze educative, di allargare le reti di collaborazione tra le istituzioni scolastiche, gli enti locali e il terzo settore, con tutte le associazioni che operano sul territorio, dai centri sportivi agli oratori. Questo è lo strumento per potenziare l'offerta educativa dalla più tenera età fino a quella adulta: sostenere le famiglie, combattere la dispersione scolastica e la povertà minorile, ricucire il tessuto sociale rimettendo al centro la persona e la crescita. L'incrocio di tutti questi mondi dovrebbe gravitare intorno alla scuola, costruendo dei patti educativi di comunità basati su due elementi indissolubili: la co-progettazione e la co-responsabilità dell'azione educativa. Dobbiamo trovare le strade per tornare verso i più giovani, co-costruire comunità per ripartire insieme. Nel frattempo è urgente proseguire con la gradualità e la razionalità che hanno caratterizzato l'azione del Governo, perché la tempesta non è alle spalle e serve lungimiranza e visione. Il Paese ha bisogno di costruire il proprio futuro e non di una campagna elettorale permanente. Mi auguro che tutte le forze politiche dimostrino fermezza e responsabilità in questa direzione. (Applausi) . RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, colleghi, colleghe, Governo, oggi possiamo dire che la grande paura l'abbiamo lasciata alle spalle. La linea della prudenza e della gradualità sembra aver pagato. I giorni delle file chilometriche per i tamponi davanti alle farmacie, delle sirene delle ambulanze per gli ospedali, delle polemiche e delle manifestazioni di chi testardamente aveva deciso di non vaccinarsi sembrano lontani, anche perché in queste ore siamo tutti rivolti a un'altra emergenza drammatica, che mette in discussione la democrazia e la libertà nella nostra Europa. Ci troviamo a fronteggiare una guerra che è dentro i confini della nostra Europa; dovremmo dire "vicino" più che "dentro", ma nel nostro Paese vivono già decine di migliaia di donne e uomini ucraini a cui va la nostra solidarietà. Non li lasceremo soli a combattere la Russia di Putin che ha invaso il loro Paese. Oggi siamo in Aula per esaminare il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati il 24 febbraio scorso, che ha convertito in legge il decreto-legge n. 1 del 7 gennaio 2022, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza Covid-19, in particolare nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli istituti della formazione superiore. Diciamoci la verità: tutti noi contiamo i giorni che mancano al 31 marzo, all'annunciata fine dello stato di emergenza dovuto alla pandemia da Covid. Solo due mesi fa c'erano più di 108.000 contagi al giorno, che ieri si sono più che dimezzati (46.631); certo, i decessi sono ancora troppi (233), ma i dati che fanno ben sperare sono il tasso di positività, che è sceso all'8,8 per cento, e il numero dei ricoverati nelle terapie intensive e nelle aree mediche, che con costanza diminuiscono giorno dopo giorno: due mesi fa erano 14.600 i posti letto occupati nelle aree mediche, oggi sono 10.000; due mesi fa erano 1.500 i posti occupati nelle terapie intensive, oggi meno della metà (709). Il bilancio di questi due anni di pandemia è drammatico: 155.000 morti, quasi 13 milioni di contagiati. Però siamo ottimisti - e soprattutto lo è la scienza - perché la campagna di vaccinazione ha funzionato e il vaccino ha salvato migliaia di vite umane. L'83,4 per cento della popolazione ha completato il ciclo vaccinale primario, l'85,45 per cento è parzialmente protetto e, considerando gli over 12, lo è il 91,24 per cento della popolazione. Questo che ci apprestiamo a votare è il decreto-legge che introduce fino al 15 giugno 2022 l'obbligo di vaccinazione contro il Covid-19 per i soggetti di età pari o superiore a cinquanta anni, esclusi ovviamente i soggetti per i quali sussista una controindicazione clinica alla vaccinazione in esame e i soggetti che abbiano contratto il Covid. Tuttavia, la misura che sarà ricordata del decreto-legge in esame è l'obbligo del green pass rafforzato, generato cioè esclusivamente da vaccinazione o da guarigione per l'accesso ai luoghi di lavoro pubblico e privato e agli uffici giudiziari da parte dei soggetti di età pari o superiore a cinquanta anni. Ho ascoltato la collega Santanchè, che accusa la Sinistra e i sindacati di non aver difeso i lavoratori. Eppure, proprio la linea del rigore, proprio il green pass, proprio i vaccini hanno consentito a questo Paese di continuare a marciare, hanno salvato le aziende, la nostra economia e quindi i lavoratori. Per questo non capisco questa sottolineatura della collega Santanchè. Sappiamo bene che è stata una misura dolorosa e tutti ci auguriamo che, con la fine dello stato di emergenza al 31 marzo, si possano progressivamente eliminare molte limitazioni che questo comporta. Dico al rappresentante del Governo che io mi auguro che possa cessare il green pass rafforzato nei luoghi di lavoro. Tuttavia, bisogna essere chiari su un punto: fino a quando non lo dirà la scienza, la fine dello stato di emergenza non decreta di per sé la fine della pandemia; di certo si rivedranno i luoghi dove sarà necessario il green pass, ma anche oggi l'uscita dagli obblighi dovrà avvenire con gradualità. Non credo che sia già arrivato il momento di convivere con la malattia; certamente non è più necessario indossare la mascherina all'aperto, se non in caso di assembramento, ma al chiuso? Tra otto giorni, secondo il decreto-legge in esame, sarà consentito per esempio il consumo di cibi e bevande a teatro, nelle sale da concerto, al cinema, negli stadi che via via si stanno riempiendo. Tutti noi vorremmo evitare queste misure. Tutti noi amiamo la libertà. Non è che chi sostiene o ha sostenuto la linea del rigore non ami la libertà.