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Atto n. 4-06699 SAPONARA Ai Ministri delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, delle politiche agricole alimentari e forestali e della transizione ecologica Premesso che: il consorzio bonifica renana di Bologna ha recentemente messo in evidenza i problemi di disponibilità idrica dovuti principalmente alla carenza di piogge significative, indispensabili per riempire i bacini e quindi per soddisfare le esigenze idriche del periodo primaverile-estivo nella pianura bolognese; secondo i dati dell'osservatorio ANBI sulle risorse idriche, il livello dei grandi laghi ai piedi delle Alpi risulta nettamente inferiore alla media di stagione, con l'eccezione del Garda, condizione che mette a rischio la disponibilità idrica dell'intero bacino del Po; in pianura Padana tutti i fiumi sono in sofferenza, con le portate del Po in progressivo calo: attualmente si registrano 790,3 metri cubi al secondo, valori che si registrano solitamente in giugno-luglio, mentre la media del periodo è 1.252 metri cubi al secondo; il consorzio sta operando per incrementare la capacità di stoccaggio delle acque tramite un aumento della capacità di invaso da mettere a servizio del territorio bolognese e del suo sistema produttivo con interventi strutturali, in grado di fornire risposte di lungo periodo per uscire dalla logica emergenziale e aumentare la resilienza del territorio in seguito ai cambiamenti climatici ed alle ricorrenti siccità; l'autorità distrettuale del fiume Po ha espresso forte preoccupazione per il perdurare della crisi idrica, che potrebbe rendere piuttosto difficile l'imminente stagione primaverile per l'agricoltura e il territorio dell'intero distretto padano; il totale della riserva idrica invasata nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sotto forma di manto nevoso è in continua diminuzione ed oggi risulta inferiore alla media del periodo 2006-2020 del 51 per cento; considerato che: il comparto agroalimentare dell'Emilia-Romagna e delle altre regioni del bacino del Po è fortemente messo in difficoltà a causa della siccità; ai fabbisogni idrici si aggiungono i fabbisogni di energia pulita, in particolare quella idroelettrica derivante da invaso è sempre stata considerata la migliore delle energie alternative, in quanto disponibile quando serve e non ad intermittenza come la eolica o la fotovoltaica; fino agli anni '50-'60 l'energia idroelettrica assicurava all'Italia il 50 per cento del fabbisogno energetico nazionale fino alla sua sostituzione con l'energia termoelettrica, il che ha causato l'interruzione della realizzazione di impianti come la diga di Vetto nel territorio di Reggio Emilia e di altri potenziali invasi come la diga di Armorano nel parmense; sono disponibili studi di fattibilità di ipotesi progettuali per i due grandi invasi nel territorio emiliano della pianura Padana per la realizzazione delle due dighe di Armorano e di Vetto, che potrebbero rappresentare soluzioni efficaci per il territorio, contro siccità e inondazioni e per la produzione di energia elettrica; i bacini irrigui potrebbero rappresentare una riserva idrica utile per scongiurare i danni derivanti dai fenomeni siccitosi sempre più frequenti, consentendo di mettere in sicurezza la fornitura di acqua utile al comparto agroalimentare nei periodi di maggiore fabbisogno e consentendo produzione di energia elettrica, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza degli studi di fattibilità citati e se intendano valutare la possibilità di convocare un tavolo di confronto tra i tecnici ministeriali coinvolti, la Regione Emilia-Romagna e gli enti locali interessati per approfondire i suddetti progetti ed avviare lo studio di fattibilità per la realizzazione di invasi irrigui che possano sia rimediare alla carenza di acqua per produrre energia elettrica. Atto n. 4-06700 ORTIS ANGRISANI RIZZOTTI BOTTO MARINELLO RUSSO DI MICCO CORRADO DE PETRIS LANNUTTI MININNO SBRANA ABATE Al Ministro della salute Premesso che: il fenomeno del randagismo in Molise ha assunto dimensioni non più ignorabili dalla politica regionale e nazionale. Stampa e associazioni locali parlano apertamente di una situazione completamente fuori controllo, il cui carattere emergenziale necessita di interventi celeri e straordinari anche da parte del Ministero della salute; tre le criticità principali all'origine della problematica vi sono: abbandono degli animali; riproduzione incontrollata; abbandono del territorio (catture casuali e assenza di controlli). D'altra parte, "è completamente sconosciuto il numero degli animali vaganti sul territorio" (come si legge su "Randagismo. Analisi del fenomeno e misure di contrasto in Molise", SIMeVeP, febbraio 2019), sebbene stime recenti parlino di circa 25.000 randagi, e di 2.000 cani detenuti nei canili regionali ed extra regionali (su "Randagismo, 25 mila cani senza padrone ma in Molise pochissime adozioni", servizio sul telegiornale regionale del 15 gennaio 2020); purtroppo, il piano sanitario 2019-2021 della Regione, al cui interno è dedicato un capitolo sul randagismo, dopo un anno non è stato ancora attuato, costringendo volontari e associazioni ad ovviare alle inadempienze delle autorità. Secondo quanto dichiarato dalle associazioni riunite per la protezione degli animali del Molise, i responsabili di questo stallo sarebbero "Regione Molise e Asrem, in particolare i dirigenti regionali Michele Colitti e Nicola Rossi, oltre al direttore generale Oreste Florenzano dal momento che il piano sul randagismo è stato approvato dall'ex commissario Giustini (nel decreto numero 100), prevede un finanziamento da 180mila euro ed esplicita i compiti assegnati anche ai Comuni e alle associazioni nella lotta al randagismo" (come si legge nell'articolo "Piano per il randagismo, tutto fermo. Gli animalisti minacciano esposti contro Regione e Asrem", "Primonumero", 16 settembre 2021); considerato quindi che a fronte di tale inazione si palesa come necessaria, a parere degli interroganti, l'attivazione di un protocollo ministeriale emergenziale volto all'assolvimento di numerosi compiti e all'implementazione di varie procedure. A mero titolo di esempio, se ne citano alcune: raccolta di dati concernenti il fenomeno, attraverso il censimento dei cani randagi e padronali; acquisizione di informazioni sul numero e l'adeguatezza delle strutture presenti in regione; ristrutturazione e messa a norma dei canili esistenti, e costruzione di nuovi; acquisto delle attrezzature necessarie alle catture, convenzioni con cliniche esterne; formazione e corsi di aggiornamento dei veterinari pubblici; ripristino dei doveri di controllo delle forze di polizia locali, dotati di lettori di microchip , con corsi di inquadramento normativo; corsi annuali per la formazione di guardie zoofile regionali; istituzione di un numero verde unico. In breve, l'approntamento di un piano di intervento solido, e continuativo nel tempo; oltre, naturalmente, ad un adeguato finanziamento per la sua attuazione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di attivare il protocollo ministeriale indicato;