[resaula]

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 26. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, questo provvedimento talvolta viene affrontato in maniera un po' stanca e burocratica da parte del Parlamento, eppure è la fotografia di quanto forte è la correlazione tra i Paesi membri dell'Unione europea. In questo disegno di legge due articoli parlano di giustizia e cinque di finanza, sei articoli affrontano temi ambientali, uno interviene in tema di energia e tre di trasporto marittimo. Tantissimi temi, quindi, alcuni dei quali di grande delicatezza, come quelli in materia giudiziaria. Ma la legge di delega, come ha ricordato qualcuno, appartiene alla fase discendente del diritto comunitario, il che ci ricorda quanto è importante la fase ascendente, ossia quella del confronto con i partner e le istituzioni europee. È in questa sede che l'Italia deve trovare maggiore centralità e protagonismo, perché da qui passano le grandi decisioni. È un tema che riguarda tutti: il Governo, il Parlamento e naturalmente gli europarlamentari che, al pari dei colleghi di altri Paesi, devono essere più incisivi nel far valere le istanze italiane. Colleghe e colleghi, crediamo fortemente nei valori europei, ma sappiamo anche che molte cose in Europa non funzionano e vanno cambiate. I risultati delle ultime elezioni non devono trarre in inganno: nelle opinioni pubbliche il sentimento antieuropeista non è scemato, ma diventerà inarrestabile se nei prossimi anni l'Europa non cambierà passo. L'Italia, con la Germania e la Francia, è un Paese fondatore, e per questo deve mettere in campo una politica della costruzione, perché è così che si riguadagnano centralità e attenzione rispetto alle questioni nazionali. Pensiamo all'ultimo anno: la politica dello scontro non ha portato alcun beneficio dal punto di vista della flessibilità sui conti pubblici; non ha fatto fare passi in avanti sulla riscrittura del Trattato di Dublino; non ha reso più forte la posizione dell'Italia quando si sono rinnovate le cariche apicali della Commissione europea e della Banca centrale. Quindi, vi dico: sedetevi ai tavoli del confronto con l'autorevolezza di un Paese che ha fatto nascere l'Europa, perché solo così si potranno ottenere anche quei margini necessari per disinnescare le clausole di salvaguardia e per una legge di bilancio che alleggerisca la pressione fiscale. Soprattutto fatelo perché, solo attraverso l'Europa, l'Italia potrà dire la sua sulle grandi questioni del futuro: da quelle che attengono al cambiamento climatico alla nuova rivoluzione tecnologica, che è alle porte. E fatelo anche perché dai nazionalismi è sempre venuta la guerra mentre dall'Europa è sempre giunta la pace, la più lunga che il nostro Continente abbia mai conosciuto. Quindi, lavorate perché questo patrimonio non si disperda, ma venga rilanciato e diventi uno strumento utile per le prossime generazioni. Il provvedimento all'esame fotografa bene le ragioni per cui nelle opinioni pubbliche il credo europeista si è andato affievolendo. Quindi, accanto a obiettivi più generali, ve ne sono alcuni più contingenti, ma altrettanto importanti. Bisogna semplificare e razionalizzare la formazione delle direttive, al fine di intervenire in maniera più armonica sul tessuto legislativo dei Paesi membri. Bisogna, cioè, contrastare ciò che troppo spesso è accaduto in questi anni, ossia un rapporto tra UE e Paesi membri come recepimento passivo. Bisogna dotarsi di strumenti che anticipino la valutazione sull'impatto delle norme, ovvero del modo con cui ricadono nel vissuto del Paese, sui cittadini, sul sistema produttivo. Occorre, quindi, un maggiore attivismo e coinvolgimento delle parti sociali, nella fase ascendente ma anche in quella discendente, perché questo è l'unico modo per contrastare la visione di un'Europa come portatrice di nuove incombenze burocratiche, e quindi distante dai bisogni e dalle attese dei suoi cittadini. È un tema anche questo che richiama quella riforma dell'Europa che tutti riteniamo necessaria e sulla quale - lo ripeto - l'Italia deve avere un ruolo da protagonista, un ruolo all'altezza di un Paese fondatore. È con questo auspicio che annuncio il voto favorevole del Gruppo per le autonomie alla legge di delegazione e alla relazione consuntiva. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . BONINO (Misto-PEcEB) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, evidentemente come rappresentante unica di Più Europa in Senato, voi conoscete molto bene le mie posizioni politiche rispetto al tema e, quindi, non le ripeterò. Utilizzerò questo tempo nell'annunciare il voto di astensione dei colleghi del Gruppo Misto per fare tre osservazioni - che spero il sottosegretario Santangelo vorrà riferire al nuovo Ministro - su temi che poco abbiamo appurato e approfondito in questa sede. La prima osservazione è che per negoziare meglio in Europa, a parte che sarebbe utile andarci, è molto importante essere anche credibili. Vorrei intanto congratularmi con gli Uffici del Senato che proprio oggi hanno messo a disposizione, in modo finalmente comprensibile, l'elenco delle infrazioni che gravano sul nostro Paese, che da 71, come annunciato dal nostro relatore, in pochi giorni sono arrivate ad essere 79. In particolare, è bene che i colleghi, così come l'opinione pubblica, sappiano che all'apertura di un'infrazione e alla fine del processo dell'apertura, le condanne sono normalmente piuttosto care, se stiamo pensando a sprechi. Mi risultano aperte, ad esempio, 17 procedure di infrazione sull'ambiente. I loro costi sono i seguenti: 204 milioni pagati solo per le discariche abusive; 151 milioni per la gestione dei rifiuti in Campania; 25 milioni per il mancato trattamento delle acque reflue urbane. Immagino che, controllando dall'aggiornamento dei dati sul sito del Senato, potremmo trarre altre informazioni. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,45) ( Segue BONINO). Abbiamo poi la questione dei 5 milioni e mezzo di ecoballe accatastate in surreali città di immondizia, che sono oggetto dal 2015 di un'infrazione da 20 milioni, cui si aggiungono 120.000 euro al giorno, fino a quando il problema non sarà risolto. Il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Costa, in una missione a Bruxelles nel dicembre scorso, aveva annunciato la richiesta di una riduzione della multa, promettendo passi concreti. Evidentemente non gli ha creduto nessuno perché è chiaro che entro il 16 dicembre 2019 il problema dei 5 milioni di ecoballe non sarà certamente risolto. Il rinvio di oltre sei mesi però non rassicura perché nel frattempo continueremo a pagare 120.000 euro al giorno per un totale di circa 22 milioni. Ci vorrebbe quindi un'attenzione più puntuta e accurata sulla gestione delle infrazioni.