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Delega al Governo per il riconoscimento della qualità di Forza di polizia speciale al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, per l'inserimento del medesimo nel comparto sicurezza e per l'allineamento del trattamento retributivo e pensionistico con quello percepito dal personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile. Onorevoli Senatori. -- Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, dopo anni di immotivata privatizzazione del rapporto di lavoro, ha conseguito, ai sensi della legge delega 30 settembre 2004, n. 252, e dei successivi decreti legislativi, un riconoscimento di altissimo significato, riportando alla natura pubblicistica il rapporto di lavoro degli operatori di questo glorioso Corpo dello Stato, fino ad allora immotivatamente ricompreso tra le «aziende autonome dello Stato». Questo è avvenuto per la sua peculiare attività, preposta, sino al rischio della vita umana, al soccorso pubblico e alla tutela della pubblica e privata incolumità, quale valore fondamentale della Repubblica da garantire ai cittadini in modo uniforme sul territorio nazionale. Sono valori assimilabili a quelli assicurati dal restante personale in regime di diritto pubblico che garantisce il funzionamento dello Stato e la sua sicurezza, quali magistrati, ambasciatori, prefetti, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria e Corpo forestale dello Stato, per quanto attiene l'ordinamento civile, e Arma dei carabinieri, Corpo della guardia di finanza, Esercito, Marina Militare ed Aeronautica per quanto attiene l'ordinamento militare. I Vigili del fuoco, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge 27 dicembre 1941, n. 1570, rivestono la qualifica di «agenti di pubblica sicurezza». Tale qualifica risulta mantenuta in vigore dall'articolo 35, comma 1, lettera d) , del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 (Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, a norma dell'articolo 11 della legge 29 luglio 2003, n. 229). L'articolo 34 del testo unico della legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 31 agosto 1907, n. 690, stabilisce che «gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza vegliano al mantenimento dell'ordine pubblico, all'incolumità pubblica ed alla tutela delle persone e della proprietà, in genere, alla prevenzione dei reati; curano l'osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e speciali dello Stato, delle province e comuni, come pure delle ordinanze delle pubbliche autorità; prestano soccorso in caso di pubblici e privati infortuni». Oltre a ciò l'articolo 6 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, attribuisce ai Vigili del fuoco anche compiti di polizia giudiziaria nell'esercizio delle attività istituzionali. Il presente disegno di legge è coerente con il disposto della legge 30 settembre 2004, n. 252 che, all'articolo 1, ha ricondotto il rapporto di lavoro del Corpo nazionale vigili del fuoco «in regime di diritto pubblico» come le altre forze di polizia ad ordinamento civile, ed è attuativo dell'articolo 19, comma 2, della legge 4 novembre 2010, n. 183, recante «Specificità delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco». Sinora l'attenzione politica verso questo Corpo è sempre stata di secondo ordine, nonostante gli appartenenti al medesimo Corpo siano al primo posto nelle simpatie di tutti e negli apprezzamenti dei cittadini. Infatti, non vi è un loro intervento che non torni utile alla salvezza delle persone e delle cose, sia in occasioni di calamità pubbliche, di rovine di edifici, di frane, di alluvioni, di prevenzione e di estinzione degli incendi, sia in occasione di soccorsi tecnici in genere. Non deve sfuggire l'opera di pubblica sicurezza attuata dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco anche nell'ambito delle proprie competenze di difesa civile. Basti pensare al periodo che ha seguito i tragici eventi dell'11 settembre 2001 ed all'importanza della minaccia terroristica alla quale, nel più assoluto silenzio, i Vigili del fuoco hanno contribuito a far fronte. Erano loro ad intervenire ogni volta si profilasse un rischio legato alla presenza dell'antrace o di altre sostanze chimiche o radioattive. Anche oggi, in un momento in cui nuove minacce legate al fanatismo religioso incombono sul futuro nostro e dei nostri figli, i Vigili del fuoco sono pronti ad intervenire per eliminare o mitigare gli effetti di un attacco terroristico. E lo sono consci del fatto che questo comporterebbe per la maggior parte di loro un esito fatale, fermi nella consapevolezza di una scelta di vita che va oltre qualsiasi spirito di servizio e che considera l'estremo sacrificio un atto di amore verso la Patria, una possibilità reale con la quale si deve vivere tutti i giorni. Tutto questo è svolto con profondo senso del dovere e amore per il prossimo. Ma cosa ottengono in cambio questi uomini e queste donne dalla classe politica? Nulla! Nemmeno il giusto riconoscimento giuridico ed economico è garantito a questo speciale Corpo dello Stato! Forse pagano la scarsa capacità di «pubblicizzare» il loro operato, al contrario di altri. Pagano la «cattiva» abitudine di agire nel silenzio, senza clamori e lontani dai media. Pagano l'essere lontani, molto lontani, da ogni forma di protagonismo e vicini, assolutamente vicini a chi soffre ed ha bisogno di aiuto. I Vigili del fuoco soffrono una generale disattenzione sui loro problemi di natura retributiva e pensionistica; spesso si ignora il rischio quotidiano della vita a cui sono sottoposti ma si chiede loro, al contempo, uno spirito di abnegazione fuori dal comune. Il sindacato autonomo dei Vigili del fuoco (CONAPO) segnala che la sperequazione rispetto agli altri Corpi dello Stato preposti alla sicurezza è enorme e ingiustificata, sia sotto il profilo retributivo che pensionistico. Basta confrontare le buste paga di un capo squadra dei Vigili del fuoco e di un sovrintendente, con pari qualifica, del Corpo forestale dello Stato, come anche delle altre Forze di Polizia, per notare una differenza, a danno del primi, di circa 300 euro mensili, che appare ingiustificata anche in ragione di simili compiti antincendio e di simili compiti di polizia tra i due Corpi e comunque di un'analoga importanza nel campo della sicurezza. Differenza retributiva che aumenta nelle qualifiche più elevate, specialmente per il personale direttivo. Oltre che nel trattamento retributivo fisso esiste una forte sperequazione anche nel trattamento retributivo accessorio e nelle varie indennità di trasferta e turnazione, come anche esistono disparità nelle erogazioni di indennità specialistiche, a titolo di esempio: indennità di imbarco e navigazione, riconosciuta alle Forze di polizia ma non al personale nautico dei vigili del fuoco, nonostante la similarità delle mansioni; aumento di servizio di un anno ogni cinque anni di cui godono le Forze di polizia ai fini pensionistici, ma che per i Vigili del fuoco pare proprio un diritto inarrivabile, condannando gli stessi a conseguire la pensione ben cinque anni dopo i colleghi delle altre Forze di polizia.