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le altre regioni colpite e che hanno chiesto lo stato di calamità, hanno permesso il prosieguo dell'attività venatoria e a tutt'oggi si spara; grande è l'indignazione dell'opinione pubblica, profondamente turbata dalla tragedia che ha sconvolto la biologia di tutti gli animali. Anche l'applicazione del solo principio di precauzione dovrebbe dettare misure di sospensione della caccia in tutte le regioni citate; spetta al Ministro dell'ambiente la competenza sulla tutela della fauna, come è stato ripetutamente affermato dalle sentenze della Corte costituzionale, come afferma il dettato Costituzionale, come riconosce la stessa legge di protezione della fauna e regolamentazione della caccia n. 157 del 1992, che, tra l'altro, sancisce all'art.1 "La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato che la tutela nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale" e che l'attività venatoria è solo una concessione, subordinata all'esistenza di favorevoli condizioni ambientali e di un ottimale stato di conservazione di tutte le specie, si chiede di sapere: quali misure intenda adottare il Ministro in indirizzo di fronte alla situazione di emergenza denunciata per la fauna selvatica e la biodiversità; se, al fine della prioritaria tutela della biodiversità, della fauna e degli habitat , voglia assicurare la sospensione dell'attività venatoria, che sta incrudelendo e depauperando fortemente popolazioni naturali già tanto colpite; se intenda adottare misure urgenti per il riconoscimento anche ad esse dello stato di calamità; se non ritenga opportuno predisporre un Piano nazionale per la fauna, affrontandone finalmente le tanti, forti, criticità; se, nell'immediato, non voglia attivare il mondo scientifico e l'ISPRA, in modo particolare per la piena valutazione in tempi stretti dei danni a breve e lungo termine, anche in relazione alle conseguenze di quanto avvenuto sulle capacità riproduttive delle popolazioni selvatiche fortemente compromesse dalla distruzione degli habitat. Atto n. 4-00840 PATRIARCA Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno Premesso che: per il servizio civile nel 2019 il Governo ha previsto uno stanziamento di 148 milioni di euro, che diventano poco meno 143 nel 2020 e quasi 102 nel 2021; nonostante l'allarme lanciato da alcuni organi di stampa sul dimezzamento delle opportunità per i giovani nel 2019 rispetto al 2018, in cui sono stati messi a bando 53.363 posti a fronte delle oltre 100.000 domande presentate dai giovani, nessuna smentita è arrivata da chi ha la delega governativa per il servizio civile; in merito il Governo non ha rilasciato nessuna dichiarazione, come non ha formulato alcun impegno ad aumentare la dotazione durante la Legislatura, né ha fatto riferimento ad altre fonti finanziarie da cui attingere per confermare il contingente degli oltre 53.000 volontari del 2018; considerato che: nel 2017 il Governo aveva avviato il progetto «Integr-Azione» all'interno del servizio civile nazionale; il progetto era stato totalmente finanziato con i fondi europei del "Fondo asilo, migrazione e integrazione" (Fami) di cui è responsabile il Ministero dell'interno, per un totale di 18 milioni di euro; il 2 ottobre 2018 alla riunione della consulta degli enti di servizio civile, con la presenza del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con la delega al servizio civile Vincenzo Spadafora, è stato annunciato che i fondi rimasti nella disponibilità del Ministero dell'interno non sarebbero stati riutilizzati per la presentazione di progetti relativi a Integr-Azione, si chiede di sapere: per quali motivi si sia deciso di togliere dalla disponibilità del servizio civile nazionale i fondi che venivano usati per il progetto "Integr-Azione" e quale uso intenda fare di quelle risorse precedentemente stanziate; in che modo si intenda rispondere all'enorme numero di giovani che ogni anno chiede di partecipare al servizio civile concorrendo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone, alla tutela dei beni culturali e dell'ambiente e ad educare alla pace e alla solidarietà; quali percorsi di integrazione destinati gli immigrati regolari e ai rifugiati politici si intenda portare avanti, posto che con questa scelta si rende ancor più difficoltoso il processo di integrazione dei migranti regolari in Italia. Atto n. 4-00841 LA MURA MONTEVECCHI NUGNES CASTELLONE Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nel 1974 "La Fattoria" snc presentava istanza al Comune di Piano di Sorrento (Napoli) per il rilascio della licenza edilizia al fine di realizzare fabbricati colonici, da adibire all'allevamento bovino, su un fondo di proprietà dei principi Colonna, sito nel medesimo comune in via San Pietro; in data 13 gennaio 1975 la Sovrintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Napoli esprimeva parere favorevole, stabilendo l'asservimento a verde di 120.127 metri quadri di terreno, e in data 22 maggio 1976 il Comune rilasciava la licenza edilizia con il riferito vincolo, imponendo altresì la destinazione esclusivamente agricola del manufatto da realizzare; in data 7 maggio 1977, in conformità al titolo abilitativo, il vincolo veniva trascritto, e nel relativo atto notarile si precisava che lo stesso non poteva essere oggetto di modifiche né di revoca in mancanza dell'espresso consenso del Comune; in data 24 maggio 1980 il Comune, senza acquisire il parere della Sovrintendenza, autorizzava una variazione della destinazione d'uso del fondo e talune modifiche prospettiche al primo piano dei fabbricati; in data 18 dicembre 1985 i proprietari formulavano tre istanze volte ad ottenere il condono edilizio di tre costruzioni abusivamente realizzate dal 1981 al 1983, ovvero un piano interrato, ampliamenti esterni e la variazione d'uso dei locali al primo piano, originariamente destinati ad uso di opificio e poi adibiti ad unità abitative; successivamente il fabbricato veniva acquistato dalla Masto Srl, la quale rinunciava alla sola istanza di condono degli ampliamenti esterni, e in data 14 aprile 2011 il Comune, acquisito il parere favorevole della Sovrintendenza, accoglieva le altre due istanze di condono edilizio; la Masto presentava istanza di demolizione del fabbricato al fine di ricostruirlo con destinazione d'uso esclusivamente residenziale, incrementandone il volume in misura inferiore al 20 per cento, e il relativo progetto veniva approvato con autorizzazione paesaggistica n. 45 del 14 luglio 2014, previa acquisizione del parere favorevole della commissione comunale per il paesaggio e della Soprintendenza Beni architettonici e ambientali; in data 27 gennaio 2015 il funzionario responsabile del V settore del Comune di Piano di Sorrento, riesaminato il fascicolo inerente al terreno, con nota prot. n. 2081 comunicava l'avvio del procedimento, rilevando quanto segue: l'istanza si fondava sull'erroneo presupposto dell'edificabilità dell'area, soggetta, invece, ad un vincolo urbanistico, sicché le opere realizzate risultavano abusive, essendo state costruite in violazione del titolo abilitativo;