[pronunce]

La difesa erariale anzitutto evidenzia come la chiamata in sussidiarietà operata dall'art. 38, comma 1, del d.l. n. 133 del 2014 sia rispettosa del principio di proporzionalità, attesa la natura strategica degli interventi. Evidenzia inoltre come le Regioni siano idoneamente salvaguardate attraverso il coinvolgimento sia nell'adozione del piano delle aree in cui consentire le attività di cui al comma 1, subordinato all'intesa con la Conferenza unificata (ex comma 1-bis, come modificato dall'art. 1, comma 554, della legge n. 190 del 2014) - a presidio di tutto il sistema delle autonomie territoriali - sia con riguardo agli interventi specifici, mediante l'intesa con le singole regioni (si cita la sentenza n. 163 del 2012). Di qui l'infondatezza delle censure mosse ai commi 4, 5 e 6 del medesimo art. 38. Circa la dedotta violazione della normativa europea, il Presidente del Consiglio eccepisce l'inammissibilità della questione per mancata dimostrazione della lesione di competenze regionali, e, nel merito, deduce l'infondatezza delle censure. 32.- È intervenuto in giudizio il WWF Italia, assumendo in via preliminare la propria legittimazione all'intervento e, nel merito, sostenendo l'illegittimità costituzionale delle disposizioni censurate dalla Regione Calabria, argomentando in ordine ai parametri ed ai profili di censura dedotti dalla ricorrente. 33.- Con memoria depositata il 15 marzo 2016 l'Avvocatura generale dello Stato ha anzitutto dedotto l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse quanto alle censure rivolte all'art. 38, commi 1, 1-bis, e 5, del d.l. n. 133 del 2014, alla luce delle modifiche apportate dalla legge n. 208 del 2015. In secondo luogo l'Avvocatura generale ha ribadito la legittimità delle disposizioni contenute nell'art. 38 del d.l. n. 133 del 2014 che incidono sulla disciplina della VIA, anche in ragione della previsione del coinvolgimento delle Regioni attraverso l'intesa per il rilascio del titolo concessorio unico. Con memoria depositata il 2 maggio 2017 l'Avvocatura generale dello Stato ha svolto argomenti coincidenti con quelli contenuti nella propria memoria - salvo quanto ivi dedotto in ordine all'art. 38, commi 7 e 10, del d.l. n. 133 del 2014 - depositata in pari data in relazione al ricorso proposto dalla Regione Abruzzo. 34.- Con ricorso depositato il 4 marzo 2015 (reg. ric. n. 32 del 2015) la Regione Campania ha promosso, tra le altre, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 554, della legge n. 190 del 2014, in riferimento agli artt. 117 e 118 Cost. ed al principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost. La ricorrente evidenzia che la norma censurata ha sostituito l'art. 38, comma 1-bis, del d.l. n. 133 del 2014 con una disposizione del seguente tenore: «Il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, predispone un piano delle aree in cui sono consentite le attività di cui al comma 1. Il piano, per le attività sulla terraferma, è adottato previa intesa con la Conferenza unificata. In caso di mancato raggiungimento dell'intesa, si provvede con le modalità di cui all'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239. Nelle more dell'adozione del piano i titoli abilitativi di cui al comma 1 sono rilasciati sulla base delle norme vigenti prima della data di entrata in vigore della presente disposizione». Le censure della Regione riguardano il terzo periodo della disposizione, in quanto la procedura semplificata prevista dall'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 - secondo cui «[...] nel caso di mancata espressione da parte delle amministrazioni regionali degli atti di assenso o di intesa, comunque denominati, inerenti alle funzioni di cui al comma 8 del presente articolo, entro il termine di centocinquanta giorni dalla richiesta nonché nel caso di mancata definizione dell'intesa di cui al comma 5 dell'articolo 52-quinquies del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, e nei casi di cui all'articolo 3, comma 4, del decreto legislativo 1° giugno 2011, n. 93, il Ministero dello sviluppo economico invita le medesime a provvedere entro un termine non superiore a trenta giorni. In caso di ulteriore inerzia da parte delle amministrazioni regionali interessate, lo stesso Ministero rimette gli atti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la quale, entro sessanta giorni dalla rimessione, provvede in merito con la partecipazione della regione interessata [...]» - conterrebbe la «drastica previsione» della decisività della volontà di una sola parte in caso di dissenso, come conseguenza automatica del mancato raggiungimento dell'intesa e senza preventivo ulteriore svolgimento di idonee procedure a ciò finalizzate, comunque ostacolate dalla previsione di un termine esiguo. Di qui la violazione degli artt. 117 e 118 Cost. e del principio di leale collaborazione di cui agli artt. 5 e 120 Cost., non essendo stati rispettati i presupposti della chiamata in sussidiarietà realizzata dalla norma in materie di competenza concorrente. 35.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, deducendo l'infondatezza del ricorso. La difesa statale, premesso che il sistema delle Conferenze rappresenterebbe il principale strumento per consentire alle Regioni di avere un ruolo determinante nelle decisioni statali che incidono su materia di loro competenza, evidenzia coma la procedura di cui all'art. 1, comma 8-bis, della legge n. 239 del 2004 sia già stata scrutinata favorevolmente da questa Corte con la sentenza n. 239 del 2013. Inoltre, tanto le norme statali ispirate alla semplificazione amministrativa ed alla celerità, al fine di garantire sull'intero territorio nazionale la conclusione del procedimento autorizzatorio entro termini definiti, quanto quelle che definiscono le modalità di esercizio dell'intesa e, soprattutto, le procedure per ricercarla in caso di diniego e comunque di supplire alla sua carenza rappresenterebbero principi fondamentali che il legislatore sarebbe legittimato a dettare in materie a competenza concorrente. Ne conseguirebbe la legittimità della normativa nella parte attinta dalla censura. 36.- Con ricorso depositato il 5 marzo 2015 (reg. ric.