[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale del decreto-legge 24 aprile 2001, n. 150 (Disposizioni urgenti in materia di adozione e di procedimenti civili davanti al tribunale per i minorenni), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 23 giugno 2001, n. 240; del decreto-legge 1° luglio 2002, n. 126 (Disposizioni urgenti in materia di difesa d'ufficio e di procedimenti civili davanti al tribunale per i minorenni), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 2 agosto 2002, n. 175; dell'art. 15 del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147 (Proroga di termini e disposizioni urgenti ordinamentali), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 1° agosto 2003, n. 200, promossi con quattro ordinanze del 14 agosto 2003 dal Tribunale per i minorenni di L'Aquila, rispettivamente iscritte ai nn. da 795 a 798 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 aprile 2004 il Giudice relatore Piero Alberto Capotosti.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — Con quattro ordinanze di identico contenuto, emesse in data 14 agosto 2003, nel corso di altrettante procedure di adottabilità di minori aperte su richiesta del pubblico ministero a causa del comportamento dei genitori tale da configurare una situazione di sostanziale abbandono, il Tribunale per i minorenni di L'Aquila ha sollevato questione di legittimità costituzionale del decreto-legge 24 aprile 2001, n. 150 (Disposizioni urgenti in materia di adozione e di procedimenti civili davanti al tribunale per i minorenni), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 23 giugno 2001, n. 240 (impugnazione, quella relativa a tale decreto-legge, risultante peraltro solo dalla motivazione delle ordinanze di rimessione, e non dal rispettivo dispositivo); del decreto-legge 1° luglio 2002, n. 126 (Disposizioni urgenti in materia di difesa d'ufficio e di procedimenti civili davanti al tribunale per i minorenni), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 2 agosto 2002, n. 175; dell'art. 15 del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147 (Proroga di termini e disposizioni urgenti ordinamentali), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 1° agosto 2003, n. 200. Nelle ordinanze si precisa che, con decreto del 23 maggio 2003, il Presidente del Tribunale aveva convocato innanzi al giudice delegato, ai sensi dell'art. 12 della legge 4 maggio 1983, n. 184, per la udienza del 10 giugno 2003, i genitori del minore, che si erano presentati assistiti da un difensore di fiducia, e che il giudice aveva sentito in contraddittorio, essendo presente anche il pubblico ministero. Quest'ultimo aveva formulato eccezione di illegittimità costituzionale del decreto-legge n. 150 del 2001, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge n. 240 del 2001, che aveva differito al momento della emanazione di una specifica disciplina sulla difesa di ufficio nei procedimenti per la dichiarazione dello stato di adottabilità e alla emanazione di nuove disposizioni nei procedimenti di cui all'art. 336 cod. civ. - con il limite, inserito dalla legge di conversione, del 30 giugno 2002 - la entrata in vigore delle disposizioni processuali della legge 28 marzo 2001, n. 149, ed in particolare delle disposizioni che prevedevano la procedura di pieno contraddittorio tra le parti, con l'obbligo dell'assistenza tecnica, e la pronuncia con sentenza nella fase relativa alla dichiarazione dello stato di adottabilità, oltre alle disposizioni concernenti detta assistenza nei procedimenti di cui all'art. 336 cod. civ. ; e del successivo d.l. n. 126 del 2002, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1 della legge n. 175 del 2002, che aveva prorogato tale differimento al 30 giugno 2003. Ad avviso del pubblico ministero, il continuo rinvio era incompatibile con la necessità e l'urgenza che costituiscono, a norma dell'art. 77 della Costituzione, i presupposti della decretazione di urgenza. In punto di rilevanza della questione, il pubblico ministero riteneva che la stessa risiedesse nella mancata possibilità delle parti di utilizzare il nuovo rito, di maggiore garanzia e speditezza, “con accesso diretto ed immediato al contraddittorio e non solo in maniera indiretta”, come in realtà stava bensì avvenendo, ma solo “nell'ambito della discrezionalità del giudice delegato”, che aveva deciso di conformare l'udienza il più possibile al nuovo rito, di imminente entrata in vigore. Al termine della istruttoria, il giudice, in tutti i procedimenti a quibus, aveva rinviato la udienza per la necessità di audizione del minore e dei parenti. Nelle more era stato emanato il decreto-legge n. 147 del 2003, che, all'art. 15, aveva ancora differito la entrata in vigore delle norme di cui si tratta, fino al 30 giugno 2004. Alla successiva udienza, il pubblico ministero aveva confermato la propria eccezione di illegittimità costituzionale, rafforzata, a suo avviso, dal nuovo decreto-legge. Il collegio, al quale il giudice delegato aveva sottoposto la questione, ha fatto proprio il dubbio di costituzionalità, anche con riferimento all'ultimo dei decreti-legge, nelle more convertito nella legge n. 200 del 2003, nonché le ragioni di rilevanza della questione nei giudizi a quibus già individuate dal pubblico ministero, cui ha aggiunto la considerazione dell'interesse del minore ad avere a suo favore un rito più rapido, che concentra e riunisce in sé la fase preliminare e quella di merito. Il giudice a quo ritiene che la evidente mancanza dei requisiti della necessità ed urgenza richiesti per la emanazione dei decreti-legge risulti proprio dal rinvio della disciplina processuale di cui si tratta alla emanazione di una legge futura ed incerta, non rilevando in contrario il termine - apposto, tra l'altro, nel caso del primo dei decreti-legge, solo dalla legge di conversione - in quanto eccessivamente protratto nel tempo. Si sottolinea nelle ordinanze che la dichiarazione di incostituzionalità del decreto-legge non determinerebbe alcun vuoto normativo, in quanto farebbe rivivere le disposizioni differite, mentre, al fine di rendere effettivi i principi proclamati nella legge n. 149 del 2001 nell'attesa di una disciplina specifica, si potrebbe procedere per analogia applicando l'attuale normativa per la difesa dei meno abbienti. 2. —