[resaula]

Non toglieteci la responsabilità di fare una forte azione di prevenzione; non trattateci da persone che non si rendono conto. Non siamo proibizionisti di non so che cosa: siamo educatori responsabili e consapevoli nei confronti delle future generazioni. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . MOLLAME (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLLAME (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, mi pare che si sia fatta un po' di confusione nell'esame di queste due mozioni, perché la canapa o cannabis è una pianta dalle molteplici funzioni e funzionalità, ed è una pianta della quale non si butta via niente. La legge n. 242 del 2016 ha cercato di normare, come primo passo, un ambito che, oltre a riguardare la salute di tutti noi, concerne il comparto economico della nostra agricoltura, spesso considerato di subordine. Preciso che la storia della cannabis è assai antica. È una pianta che certamente va rivalutata al di là di ogni fuorviante pregiudizio. Era utilizzata già per costruire cordami, tele per navi, carta e per estrarre essenze per fini medici. Diffusissima nel Nord America, ma anche in Italia (fino al secolo scorso), Paese che fu grande esportatore di fibre verso le varie marinerie d'Europa. Poi, circa un secolo fa, in epoca di proibizionismo, fu messa al bando col pretesto delle intrinseche proprietà psicotrope ed iniziò così il suo declino. Oggi però l'Organizzazione mondiale della sanità, dopo accurate valutazioni, ha raccomandato di togliere l'intera pianta di cannabis dalla tabella IV delle sostanze pericolose della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, ovvero da quella tabella che contiene le sostanze dannose e di valore medico e terapeutico estremamente ridotto. L'Organizzazione mondiale della sanità chiede altresì l'inserimento di determinate preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella tabella III della medesima Convenzione. Ma è opportuno distinguere la canapa o cannabis light, contemplata dalla legge n. 242 del 2016, dalla cannabis che definiamo medica, utilizzata e coltivata per fini farmaceutici. La pianta della canapa è utile per produrre fibre naturali, farina, oli, birra, cosmetici e farmaci naturali. È altresì in grado di rilasciare un considerevole quantitativo di materiale organico nel suolo, aumentandone la fertilità, ed è anche di contrasto alla desertificazione e alla perdita di biodiversità. Può essere assai utile nella rotazione colturale; si presta molto facilmente al metodo biologico ed è da considerarsi una grande risorsa in termini di bioeconomia circolare. L'interesse più recente per le piante da fibra in genere, e per la canapa in particolare, è dovuto fondamentalmente all'opportunità di riuscire a realizzare biomateriali per diverse tipologie di manufatti, sostituendo così le fibre sintetiche. Sotto il profilo commerciale è importante evidenziare che il fenomeno della vendita di prodotti derivanti dalla canapa industriale si è velocemente diffuso in Italia, unitamente al crescente interesse per i cannabinoidi non psicoattivi quali, ad esempio, il cannabidiolo (CDB) utilizzato per prodotti cosmetici. Sul tema, come già qualcuno ha avuto modo di esporre, si è espressa una recente sentenza della Corte di cassazione (sezione VI penale, n. 4920 del 2019) che ha stabilito che dalla liceità della coltivazione della cannabis , così come previsto dalla legge n. 242 del 2016, derivi anche la liceità della diffusione dei suoi prodotti contenenti il principio attivo THC in misura inferiore allo 0,6 per cento. Nel senso che i prodotti con THC inferiore allo 0,6 per cento non potrebbero più considerarsi (ai fini giuridici), sostanze stupefacenti. Sempre questa pronuncia ha stabilito la valenza del principio generale secondo il quale la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità deve, in assenza di specifici divieti o controlli preventivi previsti dalla legge, ritenersi consentita nell'ambito del generale potere delle persone di agire per il soddisfacimento dei propri interessi. Il MoVimento 5 Stelle conosce bene la tematica e, già durante la scorsa legislatura, ha promosso il rilancio della filiera della canapa con azioni concrete e con l'avanzamento di una proposta poi diventata legge. Mi riferisco alla già citata legge n. 242 del 2016, che nasce per mettere le basi per un importante comparto dell'economia agricola. La coltivazione di tale pianta, che avrebbe dovuto determinare una delle possibilità di crescita del settore, purtroppo, è stata arrestata a causa di aspetti determinanti non regolati dalla stessa legge. Di recente, la comunità scientifica ha posto sempre più attenzione al possibile impiego dei diversi principi attivi derivanti dalla cannabis medica, fra i più importanti: il cannabidiolo (CBD), sostanza non riconosciuta come psicotropa, ed il tetraidrocannabinolo (THC), sostanza psicotropa, da destinare a molteplici finalità terapeutiche. Nella letteratura scientifica si trovano innumerevoli ricerche volte a testimoniare gli enormi benefici riscontrati dall'impiego dei principi attivi; questi studi ed il crescente interesse della ricerca lasciano intendere come tali derivati possano in un prossimo futuro assumere una grande rilevanza e valenza per le scienze farmacologiche. Attualmente in Italia è consentito, a persone che possiedono una prescrizione medica, acquistare tali sostanze presso le farmacie che dispensano la cannabis ad elevato tenore di THC. Molti farmacisti eseguono tali preparazioni galeniche nel rispetto della normativa vigente, seguendo le indicazioni riportate nella prescrizione medica che riporta il valore di THC da conferire alla preparazione, partendo dalla materia grezza (infiorescenze essiccate di cannabis medica) reperibile sul mercato farmaceutico e acquistata dalle farmacie che ne hanno fatto richiesta. Secondo norma, tale preparazione deve essere fatta con procedura estemporanea e ad personam e non può, quindi, essere preparata in lotti. Procedura pertanto già assai farraginosa. Solo una parte del fabbisogno interno viene soddisfatta dall'Istituto farmaceutico militare di Firenze, che non riesce a soddisfare le richieste di una domanda interna in continua crescita. Il resto della cannabis ad uso medico proviene dall'estero secondo canali ufficiali ed i prezzi per i pazienti raggiungono anche valori proibitivi. A questo punto, si rende evidente la necessità di reperire possibilmente in Italia la materia prima e di snellire le procedure di preparazione galenica ad uso terapeutico. Inutile celare la possibilità che oggi, attraverso Internet e in un mondo sempre più globalizzato, chiunque possa aggirare regolamenti e norme e farlo molto facilmente. Sarebbe auspicabile promuovere la ricerca per riuscire a estrarre e separare dalla canapa industriale tali principi attivi, ciò previo un rigoroso controllo, così da ottenere un aumento della produzione che porterebbe a un auspicato abbassamento dei prezzi. Tale procedura potrebbe mettere il nostro Paese in linea con altri Paesi europei e con gli Stati Uniti e il Canada, che stanno investendo molto in ricerca su questi nuovi farmaci e sull'estrazione dei cannabinoidi da materiale grezzo.