[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati del 26 gennaio 2000, relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Umberto Bossi nei confronti di Ersilia Carbone, promosso con ricorso della Corte d'appello di Milano, sezione seconda civile, notificato il 25 giugno 2003, depositato in cancelleria il 15 luglio 2003 ed iscritto al n. 27 del registro conflitti 2003. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 20 giugno 2006 il Giudice relatore Giuseppe Tesauro; udito l'avvocato Roberto Nania per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso del 24 aprile – 7 maggio 2002, pervenuto alla cancelleria della Corte il successivo 9 maggio, la Corte d'appello di Milano, sezione seconda civile, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione adottata dall'Assemblea, in conformità alla proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere (doc. IV-quater, n. 102), nella seduta del 26 gennaio 2000, secondo la quale le dichiarazioni del deputato Umberto Bossi, oggetto del procedimento civile per risarcimento danni promosso da Ersilia Carbone, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 1.1. – La ricorrente riferisce di essere investita dell'appello proposto dal deputato Umberto Bossi avverso la sentenza con cui il Tribunale di Milano lo ha condannato al risarcimento dei danni cagionati all'onore della giornalista Ersilia Carbone, con frasi pronunciate il 16 settembre 1996 durante una conferenza stampa presso la sede della Lega Nord di Milano. L'appellante ha dedotto, tra l'altro, che il giudice di primo grado, cui la deliberazione di insindacabilità della Camera dei deputati era stata ritualmente comunicata, avrebbe dovuto uniformarvisi, salva la possibilità di esperire il conflitto di attribuzione davanti a questa Corte. Ciò premesso, la Corte d'appello di Milano assume che nella specie difettino i presupposti di applicabilità dell'art. 68, comma primo, della Costituzione e che, pertanto, la Camera dei deputati, con la deliberazione impugnata, abbia illegittimamente interferito nelle attribuzioni dell'autorità giudiziaria. In particolare, non sussisterebbe quel collegamento con l'attività parlamentare indicato da questa Corte, anche nelle sentenze n. 51 e n. 52 del 2002, quale condizione necessaria ai fini dell'operatività della guarentigia dell'insindacabilità rispetto ad opinioni manifestate extra moenia. Invero, le affermazioni del deputato Bossi, descritte nella relazione del consulente tecnico d'ufficio e riportate nella relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, rese nel corso di una conferenza stampa presso la sede della Lega Nord di Milano, esulerebbero completamente dall'esercizio della funzione parlamentare, consistendo in invettive personali e contestazioni specifiche in ordine alla professionalità della giornalista. 1.2. – La ricorrente chiede, dunque, alla Corte di dichiarare che non spettava alla Camera dei deputati deliberare che i fatti per i quali pende l'anzidetto giudizio civile di risarcimento danni concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e, conseguentemente, di annullare la deliberazione in tal senso adottata dall'Assemblea. 2. – Il conflitto è stato giudicato ammissibile con ordinanza n. 194 del 2003. A cura della Corte d'appello di Milano, la predetta ordinanza è stata notificata alla Camera dei deputati, unitamente al ricorso introduttivo, in data 25 giugno 2003; gli atti sono stati inviati a mezzo del servizio postale, pervenendo nella cancelleria di questa Corte il 15 luglio 2003. 3. – Con atto depositato il 15 luglio 2003 si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, che ha concluso, in via preliminare, per la improcedibilità o inammissibilità del ricorso. 3.1. – Secondo la difesa della Camera il potere di sollevare il conflitto di attribuzione si sarebbe consumato con la pronuncia della sentenza che ha definito il primo grado del giudizio: la delibera di insindacabilità censurata è stata adottata dalla Assemblea e comunicata all'autorità giudiziaria quando il procedimento pendeva ancora innanzi al Tribunale di Milano e la determinazione di questi di rinunziare ad avvalersi del rimedio offerto dal sistema costituzionale si riverberebbe con effetto preclusivo nelle successive fasi processuali. 3.2. – In via subordinata, la Camera dei deputati ha chiesto di dichiarare l'inammissibilità del ricorso in relazione all'omessa indicazione del contenuto delle dichiarazioni del parlamentare incriminate, indicazione non surrogabile dal rinvio alla relazione del consulente tecnico d'ufficio e alla relazione della Giunta per le autorizzazioni, ovvero in relazione alla mancata o inadeguata esposizione delle ragioni del conflitto. In particolare, per ciò che attiene a tale ultimo profilo, alla luce della giurisprudenza della Corte, la pretesa inesistenza del nesso tra opinioni espresse ed attività funzionale non può essere fondata sulla mera constatazione che le frasi incriminate furono enunciate fuori della sede parlamentare, né sul semplice travalicamento del limite della continenza, essendo piuttosto necessario che il ricorrente chiarisca compiutamente le ragioni per cui ritiene che nelle frasi considerate non sia individuabile un intento divulgativo di precedente attività parlamentare. 3.3. – Ulteriore ragione di inammissibilità sarebbe rappresentata dalla sopravvenienza, nelle more del giudizio, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti della alte cariche dello Stato), il cui art. 3, comma 1, avrebbe introdotto nuovi criteri di valutazione in ordine alla estensione della garanzia dell'insindacabilità e alla ponderazione del collegamento tra dichiarazioni extra moenia ed attività parlamentare. 3.4. – Nel merito, la parte costituita ha chiesto alla Corte di dichiarare l'infondatezza del ricorso, evidenziando come proprio la fisionomia del luogo “esterno” nel cui ambito sarebbero state espresse le opinioni deponga a favore della riconducibilità all'attività politico-parlamentare. Infatti, la conferenza stampa era stata organizzata dalla Lega Nord, presso la sede del partito, a fini di divulgazione di iniziative – in specie la manifestazione sul fiume Po, preludio alla costituzione del cd. “governo della Padania” – assunte intorno a temi da sempre al centro dell'azione politica del partito e del suo Segretario, nonché oggetto di specifico dibattito nella sede parlamentare (si vedano, le interrogazioni n. 3/240 del 19 settembre 1996 e n. 4/9418 del 28 aprile 1997, nonché l'interpellanza n. 2/978 del 18 marzo 1998). Quanto alle frasi rivolte alla giornalista, come esattamente osservato nella delibera di insindacabilità, l'on.