[pronunce]

La difesa dello Stato, premesso che l'ordinanza di rimessione non ha posto in rilievo la differenza sussistente tra immunità degli Stati esteri dalla giurisdizione civile cognitiva e dalla giurisdizione esecutiva, ha evidenziato che, poiché l'immunità dall'esecuzione forzata riguarda tutti i beni degli Stati esteri che abbiano una destinazione pubblicistica, tale carenza di motivazione ridonda sulla rilevanza delle questioni, non essendo stata esaminata dal giudice dell'esecuzione del Tribunale di Roma l'eccezione di impignorabilità formulata dalla Repubblica federale tedesca sulla scorta della destinazione pubblicistica dei beni pignorati (i quali sono, rispettivamente, sedi dell'Istituto di cultura, dell'Istituto storico tedesco e della Chiesa luterana evangelica). Peraltro, ha rilevato ancora l'Avvocatura generale, l'immunità dello Stato tedesco rispetto alla giurisdizione esecutiva italiana, in ragione della natura dei beni pignorati, determinerebbe una carenza di giurisdizione del giudice rimettente, con conseguente ulteriore ragione di inammissibilità della questione sollevata. Sul merito, il Presidente del Consiglio dei ministri ha evidenziato che la norma censurata costituisce espressione di un ragionevole bilanciamento operato dal legislatore ordinario tra interessi entrambi di rango costituzionale, quali, da un lato, il diritto dei creditori ad ottenere il bene della vita consacrato in sentenze di condanna della Repubblica federale di Germania passate in giudicato e, dall'altro, la necessità di mantenere buone relazioni internazionali. Rileva, a riguardo, l'Avvocatura generale dello Stato che, peraltro, contrariamente a quanto dedotto dal giudice rimettente, l'istituzione del Fondo costituisce un rimedio più satisfattivo per i creditori rispetto all'esecuzione forzata in virtù delle ampie limitazioni previste per la pignorabilità dei beni degli Stati esteri, nonché degli esiti incerti delle procedure esecutive immobiliari correlati a numerosi fattori (quali, ad esempio, la fruttuosità della vendita forzata dei beni pignorati, l'eventuale concorso di altri creditori, l'esistenza di eventuali cause di prelazione, o altre evenienze). Proprio l'adeguatezza della misura introdotta escluderebbe, dunque, la fondatezza delle ulteriori censure ex artt. 3 e 111 Cost. Né potrebbe ritenersi, infine, la norma costituzionalmente illegittima nella parte in cui riserva l'accesso al Fondo ai soli cittadini italiani in quanto allo stesso sono destinate risorse da parte dello Stato italiano. 5.- In data 20 gennaio 2023, è stata depositata opinione amicus curiae del Gruppo di sopravvissuti e di familiari vittime strage di Mommio 4-5-maggio 1944, dichiarata ammissibile con decreto del Presidente della Corte costituzionale del 23 maggio 2023. L'opinione ripercorre, a sostegno della declaratoria di illegittimità costituzionale della norma, il percorso intrapreso dall'azione giudiziaria promossa da Luigi Ferrini per il riconoscimento del risarcimento dei danni subiti a causa della deportazione nei campi di sterminio sino alla sentenza n. 238 del 2014 di questa Corte, il cui esempio, quale "scelta giusta" anche sul piano morale, si evidenzia, è stato seguito anche da altre decisioni di Corti nazionali (da ultimo, la Corte costituzionale ucraina per i crimini russi commessi sul territorio ucraino dall'anno 2014). 6.- Con memoria depositata in data 12 giugno 2023, la Regione Sterea Ellada, oltre a richiamarsi a quanto evidenziato nelle controdeduzioni, ha svolto ulteriori argomentazioni. In primo luogo, ha sottolineato la non fondatezza dell'eccezione preliminare dell'Avvocatura generale in quanto la norma censurata trova applicazione a prescindere dalla destinazione, pubblicistica o meno, dei beni pignorati dello Stato estero sicché non avrebbe alcun rilievo la specificazione, nell'ordinanza di rimessione, di quali siano i beni oggetto dell'espropriazione immobiliare dinanzi al giudice a quo. Rappresenta, inoltre, a questo riguardo la stessa Regione greca che, peraltro, nella procedura esecutiva presupposta è stata già vagliata, alla luce della regola di diritto internazionale consuetudinario che sancisce l'immunità dall'esecuzione dei beni dello Stato estero con destinazione pubblicistica, la questione della natura dei beni oggetto del pignoramento, risolta nel senso che non è stata provata detta destinazione, ciò che ha costituito, come noto, il motivo per il quale la Repubblica federale tedesca ha adito la Corte internazionale di giustizia. Nel merito, la Regione Sterea Ellada ha evidenziato la fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal giudice dell'esecuzione del Tribunale di Roma, stante l'incertezza sui tempi e le modalità di soddisfazione dei diritti dei creditori derivante dall'istituzione del Fondo, vieppiù in assenza della normativa secondaria di attuazione, e la correlata impossibilità di promuovere e continuare procedure esecutive nei confronti della Repubblica federale tedesca per i danni derivanti da crimini compiuti dalle forze del Terzo Reich. Quanto, nello specifico, alla propria posizione, considerata la preclusione all'accesso al Fondo prevista per quanti vantino un titolo esecutivo costituito da una sentenza straniera, la Regione greca ha replicato alle deduzioni dell'Avvocatura generale ponendo in rilievo che il titolo da essa vantato è stato delibato positivamente anche dalla Corte di cassazione. Di conseguenza, stante l'impossibilità di accedere al Fondo da parte della stessa, nonostante l'operatività anche nei propri confronti della regola generale sancita dalla norma censurata dell'impossibilità di iniziare o proseguire procedure esecutive individuali in danno della Repubblica federale tedesca, la Regione Sterea Ellada ha sollecitato questa Corte a rimettere dinanzi a sé, ai sensi degli artt. 3 e 24 Cost., la relativa questione di legittimità costituzionale dello stesso art. 43 del d.l. n. 36 del 2022, come convertito. 7.- Con memoria depositata in data 13 giugno 2023, il Presidente del Consiglio dei ministri ha ribadito quanto già evidenziato rispetto all'inammissibilità e alla non fondatezza delle questioni sollevate dal giudice rimettente. Ha, inoltre, sottolineato, soffermandosi su quanto rappresentato dalla Regione Sterea Ellada nel proprio atto di costituzione, che la norma censurata trova ragione e fondamento nell'Accordo di Bonn siglato nel 1961 tra l'Italia e la Germania sicché naturaliter il Fondo, finanziato con risorse nazionali, non può che beneficiare cittadini italiani. Evidenzia, altresì, che, in ogni caso, le questioni afferenti la legittimità costituzionale dell'art. 43 del d.l. n. 36 del 2022, come convertito, laddove escludono dal Fondo i soggetti creditori per i medesimi titoli in forza di una sentenza straniera, esulano dal thema decidendum, in quanto non sono state oggetto di rimessione da parte del giudice a quo.