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il decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172, ha riconosciuto la fondazione Santa Lucia quale struttura "di rilievo nazionale per il settore delle neuroscienze, eroganti programmi di alta specialità neuro-riabilitativa, di assistenza a elevato grado di personalizzazione delle prestazioni e di attività di ricerca scientifica traslazionale per i deficit di carattere cognitivo e neurologico"; ogni anno, 2.000 pazienti da tutta Italia si rivolgono alla struttura nella ricerca di risposte ai propri problemi; la Regione Lazio, con decreto n. 377 del 2016, ha proposto di organizzare l'istituto, per il biennio 2017-2018, con soltanto 116 posti letto per neuro-riabilitazione ad alta specialità (per 470 euro al giorno), 42 per mielolesi (sempre 470 euro), 138 posti letto ordinari e 24 in day hospital per riabilitazione ordinaria (272,20 e 218,16 euro al giorno); tale decisione di fatto rischia di pregiudicare gli standard di eccellenza maturati fin qui, con una sola ragione, che è quella di ridurre i costi dei rimborsi; la struttura ha avanzato una serie di proposte finalizzate a rivedere la decisione assunta dalla Regione, ma ad oggi non vi è stata alcuna interlocuzione istituzionale; il conseguente declassamento avrebbe, pertanto, conseguenze negative in questa specialità per centinaia di pazienti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e se intenda valutare l'opportunità, nell'ambito delle proprie competenze ed in relazione alla presenza del commissario per l'attuazione del piano di rientro, di farsi parte attiva per scongiurare il rischio di declassamento dell'istituto, promuovendo un'audizione tra Regione e struttura sanitaria, con l'obiettivo di garantire gli standard degli attuali servizi e l'accesso alle cure in una così delicata e particolare specialità. Atto n. 3-00541 MIRABELLI ALFIERI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'azienda Italtel di Settimo Milanese (Milano) ha recentemente deciso di cancellare i miglioramenti ai trattamenti salariali definiti dalla contrattazione di secondo livello; questa decisione, comunicata ai lavoratori all'inizio di gennaio 2019, prefigura pesanti decurtazioni in busta paga, il cui importo può arrivare fino a 2.500 euro annui; l'azienda ha motivato tale iniziativa in ragione della necessità di rispettare il nuovo piano industriale predisposto successivamente alla chiusura dei contratti di solidarietà; la decisione dell'Italtel di far ricadere interamente il costo del nuovo piano industriale sugli stipendi dei lavoratori, oltre ad essere incomprensibile, è stata adottata unilateralmente senza coinvolgere e informare i lavoratori e le organizzazioni sindacali; le assemblee dei lavoratori organizzate a seguito della decisione adottata dall'azienda hanno definito le forme di protesta. Dall'8 gennaio 2019 è partito lo sciopero della reperibilità, degli interventi notturni programmati e degli straordinari. Nella stessa settimana sono state organizzate uscite anticipate alle ore 15.45. Il giorno 11 gennaio è stato organizzato uno sciopero dalle ore 14 alle ore 15,45 con corteo interno all'azienda; considerato che i lavoratori dell'Italtel di Settimo Milanese sono, per la loro professionalità, la principale risorsa per un'azienda che deve fronteggiare la competizione di un mercato difficile e in questi anni, di fronte alle difficolta dell'azienda, hanno dato la disponibilità a sacrifici e non hanno mai fatto mancare dedizione, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti di cui sopra; se non ritenga necessario un immediato intervento a tutela dei diritti dei lavoratori dell'Italtel di Settimo Milanese; quali iniziative intenda assumere per tutelare i livelli salariali e le professionalità e per imporre all'azienda Italtel di Settimo Milanese il rispetto di ciò che è stato stabilito nella contrattazione secondaria. Atto n. 3-00544 FERRO PICHETTO FRATIN DAMIANI FANTETTI SACCONE MALLEGNI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, nota anche come Brexit, secondo le modalità previste dall'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea e come conseguenza del referendum del 2016, è prevista per il 29 marzo 2019; il 15 gennaio 2019 la Camera dei comuni ha respinto l'accordo proposto dal primo ministro May per la Brexit; le soluzioni adottabili dal Governo inglese sono numerose, in continua evoluzione e non ancora definite; al tempo stesso, anche l'Unione europea sta valutando quali provvedimenti assumere, tanto più che la situazione appare molto complessa e pericolosa per la stabilità politica ed economica dell'intera Unione; considerato che; la Francia ha già adottato misure straordinarie per i suoi cittadini e le sue imprese, anche la Germania ha già fissato misure analoghe e la Spagna sta provvedendo in questi giorni; il made in Italy nel Regno Unito vale ben 23 miliardi di euro all'anno; il nostro export nel Regno Unito vale più del doppio dell' import ; l'uscita delle multinazionali straniere dal suolo britannico vale 26 miliardi di euro di investimenti esteri diretti da intercettare; tenuto conto che durante la XVI Legislatura è stata istituita una task force interministeriale presso il Ministero dell'economia e delle finanze, che però non ha prodotto nessuna iniziativa legislativa, si chiede di sapere: quali misure legislative e giuridiche il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire che non ci siano interruzioni e vengano protetti i diritti dei nostri connazionali e delle nostre aziende; in particolare, tenendo conto della difficile condizione in cui si trova il mercato finanziario italiano, quali obiettivi intenda perseguire per rendere attrattiva la nostra piazza finanziaria, a cominciare dalle imprese che lasceranno il Regno Unito per delocalizzarsi o istituire sedi secondarie nell'Europa continentale; se siano in via d'attuazione o di studio le indispensabili riforme per ridurre il gap concorrenziale che penalizza il nostro Paese nei confronti dei mercati più competitivi dell'Europa continentale ed insulare. È infatti ovvio che, nelle ricollocazioni delle imprese finanziarie, attualmente ubicate nel Regno Unito, sono state scelte, e lo saranno anche in futuro, le piazze finanziarie che offrono maggiori vantaggi; se sia stato valutato, e in che misura, il possibile rischio sugli andamenti dei titoli azionari e sul sistema bancario, nonché, complessivamente sull'andamento del Pil.