[pronunce]

ha anche la funzione, di primaria rilevanza, di delimitare la portata della clausola ghigliottina, la quale ha determinato l'abrogazione generalizzata di tutte le disposizioni pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, fatta eccezione per quelle comprese nei cosiddetti settori esclusi di cui all'art. 14, comma 17, della legge n. 246 del 2005, e per quelle, appunto, "salvate" dal Governo con l'adozione del decreto legislativo de quo (e con il d.lgs. n. 213 del 2010). Altrimenti detto, il decreto legislativo "salva-leggi" ha necessariamente valenza anche normativa, perché limita e circoscrive il generalizzato effetto abrogante della clausola ghigliottina: ove il Governo non avesse esercitato la delega "salva-leggi", tutte le disposizioni pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, salvo quelle ricomprese nei cosiddetti settori esclusi, dovrebbero oggi considerarsi abrogate per opera dell'art. 14, comma 14-ter, della legge n. 246 del 2005. 4.4.- Non depongono in senso contrario - come invece ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità - le sentenze n. 80 del 2012 e n. 346 del 2010 di questa Corte. La prima delle due richiamate pronunce, invero, in nessuna sua parte prende posizione sulla natura ricognitiva o non del d.lgs. n. 179 del 2009, essendo allora oggetto dello scrutinio di legittimità costituzionale, d'altro canto, l'art. 1, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 (Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell'art. 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, nonché attuazione della direttiva 2008/122/CE, relativa ai contratti di multiproprietà, contratti relativi ai prodotti per le vacanze di lungo termine, contratti di rivendita e scambio). Non vale in senso contrario osservare che nella sentenza n. 346 del 2010 questa Corte ha in effetti rilevato che il decreto legislativo "salva-leggi" ha «funzione meramente ricognitiva» in relazione alla fattispecie ivi esaminata. Tale affermazione, infatti, deve essere riguardata non isolatamente, ma alla luce delle questioni di legittimità costituzionale allora sollevate, nonché di altre affermazioni rese nella complessiva motivazione di quella pronuncia. Questa Corte era chiamata a decidere un ricorso della Provincia autonoma di Bolzano con il quale si lamentava che il d.lgs. n. 179 del 2009 avesse mantenuto in vigore il regio decreto 29 marzo 1923, n. 800 che determina la lezione ufficiale dei nomi dei comuni e di altre località dei territori annessi, convertito nella legge 17 aprile 1925, n. 473. Secondo la Provincia ricorrente, tale atto normativo era stato già oggetto di abrogazione per opera del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200 (Misure urgenti in materia di semplificazione normativa), convertito, con modificazioni, nella legge 18 febbraio 2009, n. 9, sicché la sua "salvezza" per mano del decreto legislativo "salva-leggi" ne avrebbe determinato la reviviscenza, così violando una pluralità di parametri costituzionali e, in particolare, la competenza esclusiva in materia di toponomastica attribuita alla Provincia autonoma dalle norme dello statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol (decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670). Le questioni furono dichiarate inammissibili. Si rilevò, infatti, che l'effetto abrogativo di cui all'art. 2, comma 1, del d.l. n. 200 del 2008, in relazione al r.d. n. 800 del 1923, non si era mai prodotto. Il citato art. 2, comma 1, prevedeva che l'abrogazione delle disposizioni elencate nell'Allegato 1 al medesimo decreto-legge avesse luogo a far data dal 16 dicembre 2009; il d.lgs. n. 179 del 2009, dal canto suo, è entrato in vigore il 15 dicembre 2009 e, all'art. 1, comma 2, ha espressamente sottratto all'effetto abrogativo del d.l. n. 200 del 2008 le disposizioni di cui all'Allegato 2 al medesimo decreto legislativo, tra le quali è ricompreso, appunto, il r.d. n. 800 del 1923. Conseguentemente, quest'ultimo non era mai stato oggetto d'abrogazione e, dunque, il decreto legislativo "salva-leggi" «lungi dal determinar[ne] la "reintroduzione" o la "reviviscenza" nell'ordinamento [...] ha semplicemente consentito di vederne confermata la vigenza, sull'ovvio presupposto [...] che esso non l'avesse perduta e che, perciò, altrettanto evidentemente, non avesse necessità di riacquistarla» (sentenza n. 346 del 2010). Si aggiunse, inoltre, che il decreto legislativo "salva-leggi", «nell'individuare le disposizioni da mantenere in vigore, non ridetermin[a] né in alcun modo corregg[e] le relative discipline, limitandosi a confermare, peraltro indirettamente - attraverso, cioè, la mera individuazione di atti da "salvare" -, la persistente e immutata loro efficacia» (sentenza n. 346 del 2010). Questa Corte, pertanto, ebbe soltanto a escludere che con il decreto legislativo "salva-leggi" fossero state "reintrodotte" disposizioni in ipotesi lesive della competenza della ricorrente in materia di toponomastica, così come negò - in un passaggio pure richiamato dalla giurisprudenza di legittimità - che tale decreto potesse considerarsi dotato di «una propria e autonoma forza precettiva o, se si preferisce, di quel carattere innovativo che si suole considerare proprio degli atti normativi» (sentenza n. 346 del 2010), in quanto l'unico compito ad esso attribuito dal legislatore delegante era quello di "salvare" dall'abrogazione, sottraendole alla portata della clausola ghigliottina, le disposizioni la cui permanenza in vigore era dal Governo ritenuta indispensabile. D'altra parte, la funzione normativa in questione - come invero si è già rilevato nella sentenza n. 346 del 2010 - non è certo quella di introdurre nell'ordinamento giuridico norme "nuove", ma quella di confermare la «persistente e immutata» efficacia di altre disposizioni, sottraendole all'effetto abrogativo generalizzato della clausola ghigliottina e, così, conservandone la vigenza. 4.5.- Una volta riconosciuto che il d.lgs. n. 179 del 2009