[pronunce]

Con riguardo a tale ipotesi criminosa, la norma censurata determinava, infatti, una anomalia di ordine sistematico, rendendo il termine prescrizionale della fattispecie colposa addirittura superiore a quello della corrispondente figura dolosa, identica sul piano oggettivo. Secondo la Corte rimettente, anche rispetto al delitto in esame la norma denunciata produrrebbe effetti collidenti con i principi costituzionali evocati. Risulterebbe, infatti, «scardinata la scala della complessiva gravità delle due fattispecie criminose, atteso che l'ipotesi di disastro colposo (ex artt. 449 e 434 cod. pen.), meno grave, punita [...] con la pena edittale da uno a cinque anni, viene a prescriversi nel medesimo tempo occorrente per la più grave ipotesi dolosa, di cui all'art. 434, comma 2, cod. pen. , punita con la reclusione da tre a dodici anni». Non sarebbe possibile, d'altra parte, estendere in via interpretativa il «portato demolitorio» della sentenza n. 143 del 2014 ad altri disastri colposi, posto che detta pronuncia si basa specificamente sull'analisi comparativa delle cornici edittali dei reati di incendio, colposo e doloso. 1.2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo, anche con successiva memoria, che la questione sia dichiarata non fondata. Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, l'equiparazione dei termini di prescrizione del delitto di disastro, tanto colposo quanto doloso, lungi dal determinare una irragionevole sperequazione di trattamento, quale quella stigmatizzata dalla sentenza n. 143 del 2014 - concernente la diversa fattispecie dell'incendio colposo, sottoposta ad un termine di prescrizione quasi doppio di quello valevole per l'incendio doloso - sarebbe giustificata dal crescente allarme sociale generato dai delitti colposi di danno ambientale, oltre che da ragioni di ordine probatorio, collegate alla complessità delle indagini e degli accertamenti tecnici necessari ai fini del riconoscimento della colpa in tutti i suoi elementi costitutivi. Si sarebbe, quindi, al cospetto di una scelta fondata su valutazioni discrezionali del legislatore, non censurabili in sede di sindacato di legittimità costituzionale. 1.3.- Si è costituito G. R., imputato nel giudizio a quo, il quale ha chiesto l'accoglimento della questione. La parte privata sottolinea l'irragionevolezza dell'equiparazione dei termini di prescrizione di fattispecie criminose che, se pure identiche quanto a condotta ed evento, risultano connotate da un disvalore marcatamente differenziato in ragione della diversa componente psicologica, come attesta il profondo divario tra le rispettive pene edittali. Posto che, alla luce della giurisprudenza costituzionale, la prescrizione costituisce un istituto di diritto sostanziale, attinente al trattamento sanzionatorio complessivo degli illeciti penali, l'allineamento dei termini prescrizionali dei delitti in discorso infrangerebbe il basilare principio che impone di reprimere più severamente i fatti commessi con dolo rispetto a quelli realizzati per semplice colpa. Al riguardo, sarebbe significativo il raffronto con la disciplina antecedente alla legge n. 251 del 2005, che individuava i termini di prescrizione correlandoli a "fasce di reati" di gravità decrescente. In tale cornice, alla maggiore gravità del disastro doloso di cui all'art. 434, secondo comma, cod. pen. faceva correttamente riscontro, ai sensi del previgente art. 157, primo comma, numero 2), cod. pen. , un termine di prescrizione di quindici anni, largamente superiore a quello di dieci anni applicabile alla corrispondente fattispecie colposa in forza del numero 3) dello stesso articolo. Analogamente a quanto ritenuto dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 143 del 2014 riguardo all'incendio, la scelta legislativa censurata non potrebbe trovare giustificazione né in considerazioni legate al grado di allarme sociale, essendo insostenibile che un disastro causato per colpa "resista all'oblio", nella coscienza sociale, tanto quanto lo stesso disastro causato intenzionalmente; né nella complessità degli oneri probatori che gravano sull'accusa, la quale risulterebbe maggiore in rapporto alla fattispecie dolosa, non solo sotto il profilo dell'individuazione dei soggetti responsabili, ma anche sotto quello della dimostrazione dell'elemento psicologico. 1.4.- La parte privata ha depositato memoria, nella quale ha ulteriormente rilevato come la disciplina della prescrizione sia da sempre ispirata al criterio della correlazione tra disvalore del reato e tempo necessario a prescrivere. Detta disciplina rappresenterebbe, dunque, una proiezione sul terreno della punibilità del principio - di rango costituzionale - di necessaria proporzionalità fra la gravità del reato e l'entità della sanzione: proporzionalità che sarebbe stata «scardinata» dalla legge n. 251 del 2005 in rapporto al delitto in esame, obliterando il dato elementare per cui il dolo rappresenta la forma più grave di colpevolezza. 2.- Con ordinanza del 19 novembre 2015 (r.o. n. 32 del 2016) , il Tribunale ordinario di Velletri ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, sesto comma, cod. pen. , «nella parte in cui stabilisce il raddoppio dei termini di prescrizione per il reato di disastro colposo ex art. 449 c.p. in relazione alla fattispecie dolosa di cui all'art. 434, comma 2, c.p.». 2.1.- Il rimettente riferisce di essere investito del processo penale nei confronti di quattro persone, imputate del delitto di cui agli artt. 449, primo comma, e 434 cod. pen. , per avere cagionato con colpa, tramite condotte omissive contrastanti con gli obblighi di garanzia connessi alle funzioni da esse rispettivamente svolte, un disastro ambientale, facendo sì che siti della Valle del Sacco destinati ad insediamenti abitativi, agricoli e ad allevamento del bestiame venissero contaminati con agenti inquinanti e nocivi per la salute. Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo rileva come la norma censurata sia già stata oggetto di declaratoria di illegittimità costituzionale parziale ad opera della sentenza n. 143 del 2014, sia pure con riferimento ad una ipotesi - quella dell'incendio - nella quale il termine prescrizionale della fattispecie colposa risultava più lungo di quello della corrispondente fattispecie dolosa (e non già uguale ad esso). Tale circostanza non consentirebbe di «estendere automaticamente» la pronuncia al caso in esame, ma non impedirebbe di riferire ad esso gli argomenti che la sorreggono, in quanto «di portata generale». Anche con riferimento al disastro - così come per l'incendio - si è al cospetto di fattispecie delittuose strutturalmente identiche quanto a condotta ed evento, e differenziate solo per l'elemento soggettivo, che conferisce loro, tuttavia, una diversa gravità, chiaramente riflessa nelle rispettive pene edittali: