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Sono sicuramente importanti - come ha già detto il mio collega, senatore Bergesio, relatore insieme alla senatrice Biti - le misure che vengono messe in atto con questo provvedimento. Ha ricordato anche quanto sia fondamentale l'azione delle singole Regioni. Per quel che riguarda i miei territori di provenienza, ricordo che all'inizio dell'anno è stato approvato il piano faunistico-venatorio regionale 2022-2027, grazie al lavoro della Giunta, del Consiglio regionale e dell'assessore Corazzari, che dichiara che si tratta di un documento di programmazione innovativo, attento alle prescrizione ambientali e al confronto con i portatori di interesse. Spiega l'assessore Corazzari, con delega alla caccia e alla pesca: «Con questo piano si mettono a regime per la prima volta, ciascuna con le proprie specificità, alcune criticità legate alla fauna selvatica che caratterizzano il nostro territorio: lupo e grandi carnivori da un lato e cinghiale dall'altro. Da un lato promuovendo l'integrazione con altri strumenti programmatori regionali, dall'altro promuovendo, in una cornice complessiva, le attività di controllo del cinghiale, specie che come sappiamo può rappresentare fonte di danno anche agli habitat tutelati (...) e più di recente, purtroppo, come elemento di concorso attivo nel contrasto al possibile ingresso della peste suina africana nel nostro territorio». Nel ricordare il tema importante che stiamo trattando, che è quello sanitario, non dimentichiamo i risvolti sul tessuto produttivo ed economico e sull'allevamento di suini, che rappresenta un'economia fondamentale per alcune Regioni del nostro Paese. Abbiamo dato quindi importanza anche alla grave ricaduta economica che ci potrebbe essere. Per lo stesso motivo, colgo l'occasione per ricordare le eventuali importanti ricadute negative che potrebbero determinarsi sul comparto agricolo. È vero che stiamo parlando del settore zootecnico e sanitario, ma la presenza di questo animale selvatico, il cinghiale, sta già causando danni importanti al comparto agricolo. Cito ora un articolo di un giornale periodico sull'agraria, «Informatore Agrario», dal titolo: «Più mais nei campi: i cinghiali sono contenti». In questo momento in cui abbiamo grossi problemi a livello produttivo sull' import di materie prime legate al mondo alimentare agroalimentare e dell'agricoltura, è importante fare una riflessione sul contenimento di questi selvatici e sui motivi che ho appena esposto. Leggo testualmente dall'articolo: «Quella del signor Claudio Orlandi dell'azienda agricola Castellina di Borgonovo (Piacenza) è la disperata testimonianza di un agricoltore, purtroppo, uno dei tanti, che a causa dei cinghiali non seminerà più mais. Nel 2021 ha dovuto riseminare per tre volte 23 ettari di mais, dei 25 aziendali dedicati alla coltura, per poi raccogliere poco o niente con un danno alle coltivazioni» - parliamo di un singolo agricoltore - «che il perito ha stimato superiore ai 45.000 euro». Nell'articolo c'è anche una foto in cui si vede il campo di mais azzerato dai cinghiali. Continuo a citare: «Orlandi conduce un'azienda a indirizzo zootecnico da latte con circa 320 capi di cui 150 in lattazione, il mais di origine aziendale era un elemento fondamentale della razione. "Dalle foto fatte con il drone sui miei campi si vede bene dove i cinghiali hanno mangiato la prima volta perché in quelle aree le piantine sono più basse, dove sono più alte ci sono dei buchi perché sono entrati successivamente, e infine una terza dove è rimasto il terreno nudo. Ad ogni risemina qualche danno è stato fatto anche con il trattore perché siamo dovuti entrare in campo cercando di non schiacciare le piantine già nate. Una lavorata enorme con un aggravio di costi: sementi, gasolio, tempo". "Da anni chiediamo l'eradicazione dei cinghiali nelle zone di collina e pianura dove i branchi sono diventati stanziali scambiando i nostri campi per il loro supermercato" - dice Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza -. "Ora con l'incubo della peste suina alle porte gli abbattimenti sono sospesi. È una situazione paradossale: dovremmo aumentare la produzione di mais, ma ce lo mangiano i cinghiali che però non possiamo abbattere"». Da tutto ciò capiamo l'importanza del provvedimento in esame. Vorrei ricordare che anche da altri punti di vista - ad esempio, se guardiamo l'aspetto ecologico - le ricadute ci sono per la presenza di questi selvatici. Ricordiamo che nelle zone montane stiamo lavorando perché la riduzione della produzione agricola non avvenga. Ma nei territorio montani purtroppo i danni ci sono e sono tanti, per cui dobbiamo lavorare su questo. Il cotico dei manti erbosi dei territori montani, dove viene prodotto il fieno e dove vengono raccolte le erbe per nutrire vacche, pecore e le capre che producono formaggi tipici dei nostri territori, viene vanificato per cui si ha una ricaduta sulla zootecnia, sull'allevamento e anche sull'agricoltura. È quindi importante l'aspetto ecologico, ma non è sufficiente andare sul palco di Coldiretti agli eventi di "Città e campagna unite contro i cinghiali" se poi mancano le azioni che vanno incontro al mondo dell'allevamento. Ricordiamo inoltre che un'emergenza è già in atto e riguarda il mondo dell'agricoltura. Invito pertanto tutti i colleghi parlamentari a riflettere sulla necessità di lavorare anche su questo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, devo dire che all'inizio anch'io avevo un po' sottovalutato questo provvedimento, nel senso che mi sembrava facile: ci sono degli animali infetti ed è evidente che quello che bisogna fare è abbatterli perché sono molto contagiosi. In questo modo si protegge sia la salute di tutti gli altri cinghiali, sia indirettamente la salute di tutte le persone che si cibano di carne di cinghiale; tutto ciò tenendo conto delle esigenze dell'industria che procede alla trasformazione in prodotti alimentari. Mi sembrava quindi un provvedimento semplice da affrontare. Man mano che il dibattito è andato avanti in Commissione, mi sono resa conto che in realtà questo disegno di legge potrebbe rappresentare un modello culturale per ragionare e riflettere sul bilanciamento dei diritti di tutti. Faccio degli esempi: sicuramente bisogna considerare il bilanciamento dei diritti di coloro che in qualche modo devono abbattere cinghiali, perché sono delle fonti di rischio e di pericolo e loro vogliono proteggere un brand , una serie di prodotti, tutto l'insieme dell'allevamento. Ci sono poi i diritti di coloro che ritengono che il rischio del contagio sia tanto più alto perché questi animali hanno una capacità di riproduzione così veloce. È come dire che la concentrazione di questi animali in territori circoscritti, in territori contenuti, crei di per sé un fattore di rischio. Quindi ci sono i diritti di coloro che pensano che tali misure di prevenzione, cioè l'abbattimento di questi animali, di conseguenza sollevino anche la questione dei diritti dei cacciatori. Ma anche tra i cacciatori ci sono diritti diversi: