[pronunce]

- Con atto depositato il 23 marzo 2010, tenuto conto della delibera del Consiglio dei ministri del 12 marzo 2010, l'Avvocatura generale dello Stato ha dichiarato di rinunciare al ricorso, in quanto la Regione Calabria, con la legge regionale 28 dicembre 2009, n. 56 (Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 23 aprile 2009, n. 15 «Norme per l'esercizio di pescaturismo e ittiturismo»), ha in parte modificato e in parte abrogato le disposizioni impugnate. 4. - In prossimità dell'udienza, la Regione resistente ha depositato un atto con il quale ha chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 4, e degli artt. 4, 6, comma 1, lettera c), e 8, comma 5, della legge della Regione Calabria 30 (recte: 23) aprile 2009, n. 15 (Norme per l'esercizio delle attività di pescaturismo e ittiturismo). L'art. 3, comma 4, della legge regionale n. 15 del 2009 è impugnato per contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, nella parte in cui non prevede la valutazione d'impatto ambientale (VIA) per le imprese di acquacoltura. Ad avviso del ricorrente, infatti, l'attività di acquacoltura, essendo riconducibile a quella di piscicoltura, sarebbe sottoposta alla procedura di impatto ambientale ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 7, comma 4, e 1, lettera e), dell'Allegato IV al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). Il Presidente del Consiglio dei ministri censura, poi, gli artt. 4, 6, comma 1, lettera c), e 8, comma 5, della medesima legge regionale, nella parte in cui stabiliscono, da un lato, che l'esercizio delle attività di pescaturismo e di ittiturismo sia subordinato alla iscrizione in appositi elenchi regionali; e dall'altro, che detta iscrizione sia possibile previo rilascio di un attestato di frequenza con esito positivo di corsi formativi organizzati dalla Regione. Le citate disposizioni contrasterebbero con l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto, secondo costante giurisprudenza costituzionale, spetta allo Stato l'individuazione dei titoli per lo svolgimento delle attività professionali, nonché l'istituzione dei relativi albi. Le norme regionali da ultimo indicate, prevedendo limitazioni all'esercizio delle attività di pescaturismo e di ittiturismo, risulterebbero, ad avviso del ricorrente, anche in contrasto con i principi della libera prestazione dei servizi e della libera concorrenza. 2. - Successivamente alla proposizione del ricorso col quale sono state sollevate le presenti questioni di legittimità costituzionale, la Regione Calabria, con legge regionale 28 dicembre 2009, n. 56 (Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 23 aprile 2009, n. 15 «Norme per l'esercizio di pescaturismo e ittiturismo»), ha in parte modificato e in parte abrogato le disposizioni impugnate. 3. - A seguito del citato jus superveniens, con atto depositato il 23 marzo 2010 e conforme alla deliberazione governativa del 12 marzo 2010 l'Avvocatura generale dello Stato, per conto del Presidente del Consiglio dei ministri, ha dichiarato di rinunciare al ricorso, in quanto l'intervenuto mutamento normativo ha fatto venire meno le ragioni della proposizione dello stesso. 4. - Alla predetta rinuncia non è, tuttavia, seguita una formale accettazione da parte della Regione Calabria. Quest'ultima, con atto depositato in data 1° aprile 2010, ha chiesto infatti una declaratoria di cessazione della materia del contendere. Secondo costante giurisprudenza di questa Corte, la rinuncia non regolarmente accettata, pur non determinando l'estinzione del processo, può fondare, unitamente ad altri elementi, una dichiarazione di cessazione della materia del contendere per carenza di interesse del ricorrente (da ultimo, ex plurimis, ordinanze nn. 126 e 117 del 2010). Nel caso in esame, tenuto conto che le norme censurate non hanno avuto medio tempore attuazione - come affermato nell'atto depositato dalla resistente in prossimità dell'udienza - e che il succitato intervento normativo può ritenersi satisfattivo delle pretesa avanzata col ricorso, anche alla luce del contenuto dell'atto di rinuncia, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 giugno 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Maria Rita SAULLE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 giugno 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA