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l'11 agosto 2020, il Consiglio comunale di Bonito (Avellino), regolarmente convocato ed in costanza di numero legale, prendeva atto che fosse pervenuta al protocollo dell'Ente, inviata il 3 febbraio 2020 dai rappresentanti di "Gioventù Nazionale" (Movimento Giovanile di Fratelli d'Italia), una petizione diretta a richiedere la modifica della denominazione della piazza Mario Gemma, al fine di intitolare la stessa ad Alfredo Covelli, illustre cittadino del Comune irpino; nella stessa seduta del Consiglio comunale, l'assemblea prendeva atto, anche, di un'altra richiesta di modifica toponomastica, prodotta a cura del Gruppo consiliare di minoranza, di intitolare una pubblica via alla memoria di Michele D'Ambrosio; all'uopo, con deliberazione n. 23 del 17 agosto 2020, il Consiglio comunale di Bonito, con voti unanimi legalmente espressi, approvava di impegnare l'Amministrazione a farsi promotrice di una proposta, anche attraverso la costituzione di una commissione consiliare, in merito alla "revisione della toponomastica stradale, individuando in particolare strade o piazze da intestare agli illustri cittadini Alfredo Covelli e Michele D'Ambrosio"; tenuto conto che: rispetto alla raccolta delle firme, il dibattito sull'opportunità della intitolazione all'on. Covelli dell'attuale piazza Gemma coinvolge ormai da oltre 18 mesi la pubblica opinione del piccolo comune d'Irpinia, e da tutti viene interpretato come dilatorio ed inconcludente l'atteggiamento dell'Amministrazione comunale, al fine di non produrre una risposta, positiva o negativa che sia, sul tema; in sostanziale indifferenza rispetto alla petizione popolare che ha raccolto centinaia di firme, e specialmente in spregio alla citata deliberazione del Consiglio comunale, ad oggi all'interrogante non risultano avanzamenti di nessun tipo rispetto alla revisione toponomastica, né risulta costituita la Commissione consiliare, né si è mai convocato alcun organo decidente o consultivo, si chiede di sapere: se, eventualmente, siano pervenute ai Ministri in indirizzo, da parte dell'Amministrazione comunale di Bonito, richieste autorizzative in merito alla modifica della propria toponomastica, sì come prescritto dalle apposite norme in materia, le quali dispongono di inoltrare alla Prefettura competente territorialmente la richiesta di autorizzazione per il cambio di denominazione dell'attuale piazza Gemma, ed altresì pari autorizzazione al Ministero della cultura e alla Soprintendenza; se, in subordine, il Ministro dell'interno ritenga, nell'ambito delle proprie prerogative, di promuovere azioni di impulso nei confronti dell'Amministrazione comunale di Bonito, al fine di dare riscontro amministrativo alla deliberazione consiliare n. 23 del 17 agosto 2020. Atto n. 4-05533 IANNONE Al Ministro dell'interno Premesso che per quanto risulta all'interrogante: è davvero incredibile la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il sindaco di Striano (Napoli), costretto, in pieno lockdown , ogni domenica, a fare i conti con le pessime abitudini di un gruppo di immigrati, che pensavano di usare il portone del Comune come parcheggio per le proprie bici; pare, infatti, che in piena pandemia alcuni immigrati residenti a Sarno (Salerno) si recassero in bicicletta a Striano e la domenica pomeriggio lasciassero le loro biciclette incatenate all'ingresso del municipio, tanto da impedirne l'accesso ai propri amministratori, che avevano necessità di recarsi al centro operativo comunale, ubicato all'interno del palazzo di città; pertanto, in data 15 novembre 2020, il sindaco provvedeva a rimuovere personalmente le bici, tagliando le catene al fine di ripristinare il decoro e l'accesso al Comune; in data 20 maggio 2021 la Procura di Torre Annunziata ha notificato al sindaco un avviso di conclusione indagine per una denuncia sporta dagli immigrati; senza aver ricevuto prima alcun avviso di garanzia, il sindaco si è trovato, così, accusato per gravi ipotesi di reato, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questo grave fatto e se ritenga, ferme restando le autonome valutazioni della sede processuale, che si possa imputare ad un sindaco un comportamento teso a far rispettare la legge e le Istituzioni; se ritenga che andasse tutelato chi rappresenta i propri cittadini, che in piena emergenza sanitaria erano rispettosi delle limitazioni delle libertà, tra le quali quella di non potersi recare in altri Comuni diversi da quelli di residenza, rispetto a chi, anche a cospetto del rischio sanitario, per sé e per gli altri, agiva impunemente, addirittura utilizzando l'ingresso della casa comunale di Striano come comodo parcheggio bici. Atto n. 4-05534 URSO Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: si apprende dalla stampa della controversa e grave vicenda che coinvolge un imprenditore veneziano quarantaseienne detenuto da quasi due mesi in un carcere del Sudan, con l'accusa di frode dalla Polizia; come ricostruito della stampa, sulla base sulle dichiarazioni dei famigliari dell'imprenditore, la vicenda si sarebbe sviluppata nell'ambito di una trattativa commerciale per la fornitura di trasformatori elettrici da parte dell'azienda di cui è titolare l'imprenditore italiano, azienda presente ed operativa in Sudan da circa venticinque anni; l'imprenditore sarebbe stato arrestato sulla base della denuncia formulata dalla società richiedente la fornitura di tali prodotti, la società nazionale di energia elettrica (SEDEC), denuncia fondata su documentazione di dubbia autenticità, prodotta da una ditta concorrente, anziché da un soggetto terzo e imparziale, recante contestazione della conformità dei prodotti ai parametri dichiarati dalla ditta italiana nei certificati di collaudo; costretto agli arresti domiciliari in albergo, l'imprenditore italiano avrebbe accettato di effettuare il pagamento della somma richiesta pari ad euro 400.000 per essere liberato ed ottenere la restituzione del passaporto; ottenuta la liberazione, non appena recatosi in aeroporto, la Polizia lo avrebbe nuovamente arrestato e condotto in cella al commissariato, dove attualmente si trova, peraltro in cattive condizioni di salute, in quanto il cliente avrebbe preteso il pagamento di ulteriori 700.000 euro; sempre secondo quanto riportato dalla stampa, l'imprenditore italiano avrebbe subito durante la prigionia fortissime pressioni psicologiche, e i carcerieri gli avrebbero più volte urlato, per indurlo a cedere al compromesso e pagare la somma richiesta, le parole «Regeni. Regeni, paga!», riferendosi ed evocando alla memoria la tragica vicenda del nostro connazionale Giulio Regeni, torturato e ucciso al Cairo il 25 gennaio 2016; la questione appare ancora più controversa in ragione di ulteriori elementi: il mediatore con il quale l'imprenditore italiano aveva trattato la vendita di tale fornitura, Ayman Gallabi, è stato ritrovato annegato nel Nilo, deceduto, secondo la versione ufficiale, durante un'immersione sub , ma tale ricostruzione non convince la famiglia del nostro connazionale;