[pronunce]

Friuli-Venezia Giulia n. 12 del 2012, verrebbero ad essere in sostanza equiparate alla legge, essendo libere di derogare ad un insieme non ben definito di disposizioni normative, statali o regionali, in evidente contrasto col principio di legalità; che, inoltre, sempre in considerazione della sua estensione, la facoltà di derogare a disposizioni di legge tramite lo strumento convenzionale sarebbe potenzialmente lesiva dei principi fondamentali dettati dallo Stato in materie di sua competenza legislativa, esclusiva o concorrente; che, in particolare, la disposizione di cui si tratta sarebbe invasiva della potestà legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento civile, prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., ed inoltre sarebbe lesiva del principio di uguaglianza, di cui all'art. 3 Cost., perché consentirebbe all'amministrazione regionale di derogare a disposizioni di legge nell'ambito di accordi stipulati ai sensi del'art. 11 della legge n. 241 del 1990 (oggetto di espresso richiamo nella norma censurata), facendo venir meno l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; che, infine, in considerazione del fatto che nella «disciplina in materia di uso di beni pubblici» possono rientrare anche le disposizioni funzionali a garantire la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e del paesaggio, la norma regionale censurata sarebbe invasiva anche della potestà legislativa esclusiva dello Stato, prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., e non rispettosa del precetto dettato dall'art. 6, comma 1, n. 3 dello statuto di autonomia, il quale prevede, in favore della Regione, la facoltà di adeguare alle particolari esigenze di questa le leggi della Repubblica, ma soltanto mediante norme d'integrazione ed attuazione, senza possibilità di derogare alle medesime leggi statali; che, con riferimento al medesimo parametro, la disposizione de qua sarebbe illegittima anche nella parte in cui non esclude dall'ambito di applicazione della deroga le norme inerenti ai beni di proprietà statale; che la Regione Friuli-Venezia Giulia non si è costituita; che, nelle more del giudizio di legittimità costituzionale, l'art. 67 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 9 agosto 2012, n. 16 (interventi di razionalizzazione e riordino di enti, aziende e agenzie della Regione) ha soppresso le seguenti parole della disposizione impugnata: «anche in deroga alla disciplina in materia di uso di beni pubblici»; che il Presidente del Consiglio dei ministri, con atto depositato il 14 marzo 2013, ha rinunziato al ricorso. Considerato che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 1, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 31 maggio 2012, n. 12 (Disciplina della portualità di competenza regionale), in riferimento agli articoli 117, secondo comma, lettere l) e s), e 3, 70, 76, 77 e 97 della Costituzione, nonché agli articoli 4 e 6 dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia, approvato con legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia); che la Regione resistente non si è costituita nel giudizio di legittimità costituzionale; che, nelle more di tale giudizio, l'art. 67 della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 9 agosto 2012 n. 16 (Interventi di razionalizzazione e riordino di enti, aziende e agenzie della Regione) ha soppresso nella disposizione impugnata le parole «anche in deroga alla disciplina in materia di uso di beni pubblici»; che, a seguito di ciò, il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato al ricorso; che, in mancanza di costituzione in giudizio della Regione resistente, la rinuncia al ricorso comporta, ai sensi dell'art. 23 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, l'estinzione del processo (ex plurimis: ordinanze n. 37 del 2013; nn. 302, 282, 98, 83 e 29 del 2012).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara estinto il processo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 maggio 2013. F.to: Franco GALLO, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 maggio 2013. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI