[pronunce]

che non in contrasto con tali principi si porrebbe - secondo l'Avvocatura generale dello Stato - l'interpretazione della norma censurata proposta dalla giurisprudenza di legittimità; che, difatti, il «compito di verificare l'esimente della responsabilità omissiva a carico del proprietario del veicolo» - prosegue la difesa statale - «è esercitato dal Giudice di pace nel momento in cui il primo proponga ricorso, sostenendo l'ingiusta valutazione da parte dell'autorità verbalizzante del motivo addotto a giustificazione dell'impossibilità di fornire i dati del conducente»; che in riferimento, invece, «all'obbligo di comunicazione del nominativo del conducente prima e a prescindersi dall'intervenuta definitività dell'accertamento della violazione», l'Avvocatura generale dello Stato richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 27 del 2005; che la stessa, infatti, «pur non affrontando ex professo il tema», ebbe ad affermare - osserva sempre la difesa statale - che «in nessun caso il proprietario è tenuto a rivelare i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi per l'annullamento del verbale di contestazione dell'infrazione», dovendo la contestazione ritenersi definita solo «quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria o siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi o giurisdizionali ammessi ovvero siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi»; che quanto, infine, all'ipotizzata violazione dell'art. 3 Cost., la difesa statale rileva che il legislatore, a fronte della comprovata sussistenza di condizioni personali giustificative, «ha apprestato appositi strumenti per agevolare il pagamento delle sanzioni pecuniarie amministrative (rateizzazione della somma dovuta a seguito dell'acquisizione della forma di titolo esecutivo del verbale)», secondo quanto previsto dall'art. 203, comma 3, del codice della strada e dall'art. 26 della legge n. 689 del 1981. Considerato che il Giudice di pace di Ficarolo ha sollevato - in riferimento agli articoli 24 e 3 della Costituzione - due questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo modificato dall'art. 2, comma 164, lettera b), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2006, n. 286; che le questioni appaiono manifestamente inammissibili; che, difatti, il giudice remittente - oltre a proporre, quanto alla prima questione, un quesito oscuro, non essendo chiaro come il carattere "istantaneo" dell'illecito amministrativo, conseguente alla violazione dell'obbligo di comunicazione di cui alla norma censurata, possa determinare una lesione del principio nemo tenetur se detegere (specie ove si consideri che questa Corte ha individuato una serie di ipotesi nella quali la contestazione, in sede giudiziale o amministrativa, della legittimità del verbale di accertamento dell'illecito "presupposto", rispetto a quello previsto dalla norma censurata, risulta «idonea ex se ad integrare quel "documentato e giustificato motivo" al quale dà espresso rilievo l'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada»; ordinanza n. 306 del 2009) - omette completamente di descrivere la fattispecie concreta oggetto del giudizio principale; che tale carenza, impedendo a questa Corte ogni valutazione sulla rilevanza delle questioni sollevate, comporta la manifesta inammissibilità delle stesse (si vedano, da ultimo, le ordinanze numeri 158, 154 e 131 del 2011). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo modificato dall'art. 2, comma 164, lettera b), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2006, n. 286, sollevate - in riferimento agli articoli 24 e 3 della Costituzione - dal Giudice di pace di Ficarolo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 luglio 2011. F.to: Alfonso QUARANTA , Presidente e Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 luglio 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI