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Misure per l'utilizzo di energia elettrica da impianto fotovoltaico nei condomini. Onorevoli Senatori. – Installare un impianto fotovoltaico privato per uso domestico, considerati l'abitazione nel suo contesto urbanistico-ambientale, l'ubicazione in quartiere residenziale, in ambito rurale o in centro storico e gli eventuali vincoli, è oramai diventata prassi comune. La tendenza verso l'autosufficienza elettrica non può prescindere dalle caratteristiche dell'edificio: dimensioni del tetto, orientamento della falda, ombreggiamenti per lucernari o camini o edifici adiacenti. La potenza richiesta all'impianto è definita dalle esigenze dell'utente, dai suoi consumi annuali attuali e futuri. L'energia elettrica media consumata da una famiglia in un anno è comunque pari a circa 4.000 kWh/anno. I consumi sono soddisfatti, per un edificio con buone caratteristiche «solari», da un impianto di 3,5 kWp, se posto in Italia del nord e di soli 2,5 kWp se posto nell'Italia del sud. La sola installazione dell'impianto fotovoltaico però non è garanzia di risparmio se non è accompagnata da un cambio della modalità di utilizzo dell'energia elettrica, la condivisione della produzione e del consumo. La massima convenienza si ha quando si consuma l'energia che si produce (autoconsumo). Ma l'autoconsumo di una sola utenza domestica non basta alla utilizzazione dell'energia prodotta in particolari condizioni per la presenza di raggi solari. Quindi sostanzialmente avviene di consuetudine che la produzione fotovoltaica giornaliera è maggiore della richiesta; l'energia in esubero si «deposita» perciò in rete. La rete pubblica è usata in questo modo come un sistema di «accumulo virtuale» in grado di immagazzinare e restituire l'energia fotovoltaica in momenti diversi. Questo meccanismo richiederebbe però una rete elettrica in grado di erogare e ricevere energia, una rete intelligente capace di gestire i sovraccarichi e le variazioni di tensione elettrica; una rete adatta alla «generazione distribuita». Attualmente il contatore nella nostra abitazione è abilitato alla misura dell'energia elettrica prelevata dalla rete pubblica (corrispondente a quella consumata dall'utente) e immessa nella stessa rete dall'utente produttore. Per l'uso bidirezionale della rete si stipula con il Gestore dei servizi energetici (GSE) un contratto di «scambio sul posto». L'energia ceduta alla rete è remunerata con il contributo in conto scambio. Per una unità familiare nell'ottica della massima ottimizzazione dei consumi, è vantaggioso installare un proprio impianto fotovoltaico. Elettrodomestici e impianti possono funzionare anche in modalità differita e autoconsumare l'energia prodotta. Per migliorare l'impiego della propria produzione fotovoltaica si ricorre a sistemi di accumulo domestici già integrati negli apparati di conversione di energia ( inverter con batterie). Le soluzioni per incrementare l'autoconsumo portano ad una riduzione del costo della bolletta elettrica compreso tra il 20 per cento ed il 50 per cento. Attualmente, in condominio si può installare l'impianto fotovoltaico sia ad uso del singolo condomino, sulla propria proprietà e per proprio autoconsumo, che del condominio stesso (legge 11 dicembre 2012, n. 220). Il condomino può installare sul lastrico solare o su ogni altra superficie comune idonea e sulle parti di sua proprietà, impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER). È necessario comunicare all'amministratore le opere che si vogliono realizzare indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi, azioni o modifiche che intervengono sulle parti comuni. Il condominio in sede di assemblea, delibera l'approvazione delle opere con il voto positivo del 50 per cento degli intervenuti all'assemblea e che rappresentano almeno il 50 per cento della proprietà dell'edificio. Per quanto riguarda le parti comuni (ad esempio lastrico solare e tetto) l'assemblea può suddividerne l'uso in parti uguali tra i condomini anche ai fini dell'installazione dell'impianto fotovoltaico al servizio della singola unità immobiliare e ogni condomino deve consentire l'accesso per l'esecuzione dei lavori. Non sono soggetti ad autorizzazione gli impianti installati nelle singole unità abitative. Nel condominio, anche per uno studio professionale o un negozio o un'azienda, è possibile realizzare un impianto ad energie rinnovabili, nei limiti di superficie a disposizione e della potenza installata. Il condominio può avere interesse ad installare l'impianto nelle parti comuni per ridurre le spese elettriche condominiali: stipula il contratto di servizio scambio sul posto col GSE ed utilizza l'autoconsumo e la valorizzazione dell'energia prodotta in esubero per compensare il costo della bolletta elettrica. L'impianto FER condominiale si giustifica economicamente se sono presenti assorbimenti energetici significativi quali ascensore, pompe varie, luci delle scale, luci del giardino, irrigazione, eccetera. Negli impianti ad energie rinnovabili ad uso residenziale o piccolo terziario di norma il produttore e l'utilizzatore sono lo stesso soggetto. È possibile realizzare un impianto FER da parte di un soggetto diverso che si qualifica come produttore e vende privatamente l'energia elettrica all'utente consumatore. Si configura in tal modo un sistema efficiente di utenza (SEU). Il singolo condomino può realizzare il proprio impianto FER privato, come anche il condominio può installare l'impianto FER per i servizi comuni o essere soggetto produttore e vendere l'energia ad un singolo condomino o cedere le superfici delle parti comuni ad un terzo soggetto che realizza l'impianto e rivende l'energia all'utente finale. Anche i nostri condomini possono diventare ognuno una piccola centrale di produzione elettrica. Il problema principale, nell'utilizzo di FER, è la loro discontinuità. Il fatto di non essere sempre disponibili al momento della richiesta dell'utenza, rende necessario l'apporto di ulteriore energia dalla rete elettrica. Non solo, ma esiste anche una produzione di energia elettrica in momenti in cui non c'è sufficiente fabbisogno energetico e questo surplus deve essere riversato nella rete elettrica o, nei casi peggiori, non sfruttato. Questa caratteristica fa quindi diminuire notevolmente l'efficienza di un impianto elettrico ad energia rinnovabile e, specie nel caso di micro-impianti, li rende economicamente non convenienti. L'attuale normativa italiana impedisce, nei fatti, a più utenze elettriche di poter utilizzare lo stesso impianto ad energia rinnovabile. Immaginando un condominio che possa installare, ad esempio, un impianto fotovoltaico sul tetto di proprietà comune, non vi è poi possibilità di ridistribuire l'energia prodotta ai condomini che volessero utilizzarla, in quanto questa operazione, a tutt'oggi, sarebbe considerata una sub-fornitura di energia elettrica. Per gli impianti di distribuzione dell'acqua potabile negli appartamenti, è invece possibile avere un unico contatore che misuri il totale dell'acqua utilizzata dal condominio, per poi procedere ad una ripartizione interna delle spese tra i condomini, basata sulla misurazione di contatori di appartamento.