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la commissione ministeriale ha quindi concluso il suo lavoro, e si attende ora di conoscerne nel dettaglio i risultati; contestualmente, sono arrivate anche le scuse dell'assessora per la salute della Provincia autonoma di Trento, Stefania Segnana, la quale, in un'intervista, aveva definito "fragile" Sara Pedri, salvo poi scusarsi anche con la famiglia. La stessa assessora è stata inoltre destinataria, negli scorsi giorni, di una mozione promossa dalle minoranze in Consiglio provinciale, in cui si impegnava la Giunta "a promuovere azioni politiche e amministrative che si collochino in sostanziale discontinuità nella gestione del comparto sanitario"; tali circostanze contribuiscono a mettere in risalto la profonda crisi in cui versa la sanità trentina, in relazione alle criticità di ordine organizzativo interno e di tutela dei dipendenti e della qualità del lavoro. E tuttavia, analizzare il caso Pedri in un'ottica meramente localistica rischierebbe di essere profondamente fuorviante, nonché scorretto dal punto di vista giuslavoristico: la vicenda, infatti, spinge a fare una riflessione generale su alcuni fenomeni che compaiono sempre più spesso e che contribuiscono a distorcere la regolarità dei rapporti di lavoro; si fa riferimento, nella fattispecie, al mobbing e allo straining , intendendosi, sinteticamente, con il primo una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori, allo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità. Lo straining , invece, è una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno un'azione che ha come conseguenza un effetto negativo nell'ambiente lavorativo; considerato che: la normativa vigente non disciplina nello specifico, né il fenomeno del mobbing , né quello dello straining , principali condotte persecutorie sul posto di lavoro. La tutela apprestata dall'ordinamento deriva da un'opera di "supplenza giurisprudenziale" che, attraverso una lettura evolutiva dell'art. 2087 del codice civile, ha fino ad oggi veicolato entro gli ordinari strumenti civilistici le fattispecie del mobbing e dello straining ; e tuttavia, questa tutela creata dal diritto vivente si dimostra ormai da anni inadeguata alle esigenze di tutela delle vittime, a causa di un pesante onere probatorio, acuito dal clima di omertà lavorativa che spesso impedisce di accertare la verità dei fatti, e di compendi risarcitori non di rado scarsamente satisfattivi e per nulla dissuasivi; è necessario, a ben vedere, che l'ordinamento italiano si conformi alle disposizioni internazionali approvate dall'Organizzazione internazionale del lavoro, con la convenzione OIL n. 190 del 21 giugno 2019 e con la raccomandazione OIL n. 206 del 2019, che hanno definito un sistema completo di norme di prevenzione e di contrasto alle condotte violente e moleste sul lavoro, in un'ottica di "tolleranza zero". Tali disposizioni internazionali, inoltre, sono state di recente ratificate nell'ordinamento italiano dalla legge n. 4 del 2021, dovendo tuttavia essere ancora attuate dal legislatore italiano ed essendo vincolanti ai sensi dell'articolo 117, primo comma, della Costituzione; preziosa, in questo senso, è la proposta di legge (AS 1339) depositata dalla prima firmataria in data 12 giugno 2019 e recante "Disposizioni per il contrasto ai fenomeni del mobbing e dello straining": il disegno di legge, composto da 4 articoli e contenente la novella della normativa antidiscriminatoria, di cui al decreto legislativo n. 216 del 2003, appresta una tutela completa ed innovativa ai fenomeni di ostilità lavorativa, in aderenza alle indicazioni contenute nella disciplina internazionale dell'OIL, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga opportuno adottare, in collaborazione con il Ministero della salute ed il Ministero della giustizia, interventi normativi specifici e pertinenti, volti a disciplinare più compiutamente il fenomeno del mobbing , dello straining e più in generale di tutte le condotte lavorative violente e moleste, al fine di conformarsi ai cogenti obblighi internazionali, di rilievo costituzionale, derivanti dalla convenzione OIL n. 190/2019 e dalla raccomandazione OIL n. 206/2019, nonché allo scopo di garantire maggiore protezione alle vittime di tali condotte, considerando, a tal proposito, anche la direzione indicata dal citato disegno di legge AS 1339, attualmente assegnato alla 11ª Commissione permanente del Senato. Atto n. 3-02733 GIROTTO L'ABBATE CROATTI ANASTASI CASTALDI QUARTO Ai Ministri della transizione ecologica e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nel comune di Krsko, in Slovenia, a meno di 100 chilometri in linea d'aria da Trieste, è attiva fin dal 1981 la centrale nucleare Jedrska Elektrarna Krsko, con un reattore di tipo PWR Westinghouse da 1.994 megawatt. A seguito della dissoluzione dell'ex Jugoslavia, risulta l'unico impianto nucleare di potenza al mondo cogestito da due differenti Stati: la Slovenia e la Croazia. Tale situazione, inaccettabile per qualsivoglia Paese occidentale, è invece stata tollerata dall'Unione europea all'atto dell'ingresso della Slovenia, tenuto conto della situazione postbellica, delle esigenze di riconciliazione, dell'importanza di tale impianto che forniva più di un quarto della elettricità slovena e circa un quinto di quella croata; lo studio dell'ENEA intitolato "Informazioni sulla sicurezza delle centrali nucleari frontaliere distanti meno di 200 km dal territorio nazionale", realizzato nel 2016, denuncia l'esistenza di altre deroghe sulla sicurezza. Il caso più eclatante indicato è quello della sismicità: durante la progettazione della centrale nucleare nel 1980, furono assunti come riferimento un terremoto di sicurezza (SSE) di 0.3g e un terremoto di base operativo di 0.15g. Le successive valutazioni probabilistiche dei rischi sismici (PSHA) hanno stabilito una prima volta nel 1994 un valore di riferimento del picco di accelerazione a terra (PGA) di 0.42g e una successiva revisione del 2004 ha aumentato ulteriormente la stima del rischio sismico con un PGA di 0.56g. Si tratta di valori di molto superiori al terremoto di progetto. Non è mai stato chiarito, poi, il livello di compromissione delle strutture del reattore, in particolare del vessel , conseguente all'incidente nel trasporto in loco delle componenti della centrale, che, accertato, è un ulteriore elemento nella costituzione degli "alberi" di incidente per la valutazione del rischio in generale, in particolare di quello sismico; ai fini del raffreddamento, l'impianto utilizza le acque del fiume Sava, situato in una zona soggetta a inondazioni, come accaduto in occasione degli eventi alluvionali del 2014. Negli anni passati il reattore è stato fermato due volte quale misura precauzionale in occasione di piene con grandi trasporti di detriti solidi. La centrale si trova a un livello inferiore di 0,69 metri al livello di massima piena probabile.