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allo stato non è così, allo stato nell'accordo di recesso siglato o comunque discusso fino a questo momento, non ci sono i riconoscimenti necessari delle indicazioni geografiche. Noi chiediamo che il Governo dica in maniera esplicita - in questa fase non dopo, quando sarà impossibile recuperare - nell'accordo commerciale che noi non firmeremo nessun accordo di recesso, non daremo il nostro consenso se in questo documento non vi sarà il riconoscimento dell'indicazione geografica, altrimenti avrete tradito gli interessi nazionali italiani per subordinarli ad una declamazione di principio ideologico. Infine, vengo alla Russia. Presidente, lei qui ha detto delle parole molto diverse da quelle contenute nella mozione approvata, con il suo consenso, in occasione della riunione dello scorso Consiglio europeo: una cosa è quanto è stato approvato in questa sede, un'altra è quanto ha fatto in sede di Consiglio europeo. La mozione presentata e approvata dalla maggioranza chiedeva di promuovere in Consiglio europeo l'immediata cessazione delle sanzioni economiche imposte alla Russia perché il prolungamento delle stesse avrebbe avuto il solo effetto di ampliare le già pesanti ricadute negative sulle nostre imprese. Si usano le parole «immediata cessazione» e lo avete approvato a voi: è nel contratto di Governo. Perché in quella sede, quattro mesi fa, lei invece non ha seguito il mandato che il Parlamento le aveva conferito confermando l'automatica proroga alle sanzioni nei confronti della Russia? Perché? Come si pone inoltre rispetto alle nuove e più gravi sanzioni nei confronti della Russia che il Congresso americano sta per approvare? Ci proponiamo «ragionando» o, come farà Salvini domani o lei a fine ottobre «promettendo»? Le parole purtroppo non corrispondono ai fatti. Noi crediamo che vi sia un Governo del cambiamento - del cambiamento per davvero - se alle parole corrispondono i fatti e se agli impegni corrispondono le azioni. Altrimenti, quando si cambiano i fatti rispetto alle parole si tradisce. Questo non è il Governo del cambiamento: in questa materia sta diventando il Governo del tradimento. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, il Consiglio europeo dei prossimi giorni affronterà questioni che si trascinano da anni, in primis - lo sappiamo e lo abbiamo sentito anche in questa Aula - si discuterà dell'immigrazione. Abbiamo avuto ieri la conferma di come la Francia risolva il problema dei cosiddetti movimenti secondari da fare all'interno dell'Unione: ha caricato due migranti e li ha tranquillamente riportati in Italia, come se fossero italiani, come se un Regolamento assolutamente sbagliato, quello di Dublino, potesse cambiare il modo di vivere di un'Unione europea, il cui meccanismo di coesione scricchiola purtroppo sempre di più. Presidente Conte, il Regolamento deve essere modificato perché l'Europa deve condividere con l'Italia non sono le regole di bilancio, ma anche il peso di questo straordinario fenomeno epocale. Presidente Conte, è questo il primo mandato che lei dovrà affrontare nei prossimi giorni a Bruxelles. Il respingimento di ieri a Claviere, in Val di Susa, ci ricorda che abbiamo un argomento molto forte per fare pressione sull'Europa e, al contempo, un problema enorme da risolvere in Italia. Si tratta di un altro tema per il Governo che riguarda appunto la Val di Susa, dove - vorrei ricordarlo incidentalmente ai rappresentanti dell'Esecutivo - c'è un'opera importantissima e strategica per l'Italia, per la quale si sono già spesi ingenti risorse, che riguarda i rapporti con la Francia e i movimenti di merci da e per l'Europa, ferma incomprensibilmente per i veti di una componente di questo Governo. Alcuni Paesi europei vogliono regolamentare in modo più restrittivo i movimenti secondari dei migranti, ma, Presidente Conte, è l'Italia che si trova sul proprio territorio 630.000 migranti, che non hanno titolo alcuno per restare e che, pertanto, sono da considerarsi a tutti gli effetti clandestini. Si tratta di un numero destinato ad aumentare perché sono ancora più di un centinaio di migliaia le domande di asilo da esaminare e sappiamo già che la più parte di queste - il 90 per cento almeno - non verranno accolte. Grazie anche a quella parte di programma del centrodestra che prevedeva l'abolizione della protezione umanitaria, ora opportunamente inserita nel cosiddetto decreto sicurezza, forse potremo avere qualche elemento in più di valutazione positiva. Un istituto, quello della protezione umanitaria, che però non esiste nel resto d'Europa e, quindi, non viene riconosciuto ai fini dei movimenti secondari di coloro che non sono considerati bisognosi di asilo: un autentico esercito di persone giunte in Italia, in quanto confine meridionale dell'Europa. Quindi, se l'Europa esiste, non può non farsi carico di un problema che è dentro i propri confini, dopo che ha mancato di vigilare. I confini vanno rispettati. A proposito, ci domandiamo, presidente Conte, se i confini esistano ancora. Se la risposta e sì, questi confini vanno garantiti e difesi. Prima di approvare qualsiasi disposizione che imponga all'Italia il riaccoglimento dei migranti da Francia, Austria, Germania o altri Paesi del Nord Europa, è necessario risolvere questo, che è un enorme problema sociale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) ? Peraltro, negli ultimi giorni abbiamo visto come il tanto decantato modello Riace abbia completamente e miseramente fallito. Ditemi voi quale degli 8.000 sindaci in Italia non vorrebbe avere 1.050 euro per ciascuno dei propri abitanti, per i propri anziani, per i disabili, per i ragazzi. (Applausi dal Gruppo FI-BP)? Negli ultimi giorni abbiamo visto come il vero impatto sulla nostra economia si sia tradotto in un peso per il welfare dovuto all'immigrazione. Chi affermava e ancora continua ad affermare e a scrivere che i migranti pagano le nostre pensioni è stato smentito clamorosamente. Presidente Conte, i migranti non pagano le nostre pensioni perché sono figure lavorative con inquadramenti sociali bassi e, quindi, versano contributi non risolutivi per la gestione delle finanze del nostro istituto di previdenza. Ma non solo, il fatto che abbiano contributi e redditi molto bassi (anche perché spesso accettano parte di salario in nero) fa sì che sorpassino irresponsabilmente gli italiani in tutte le graduatorie. I migranti sono tra i primi nelle case popolari e nei servizi sociali e godono di esenzioni cui gli italiani più poveri non possono accedere. È giustizia sociale questa? È questo che noi chiediamo, signor Presidente. Siamo di fronte a un sistema di welfare costruito male, che ha sacrificato gli enti locali alle manovre di finanza pubblica degli anni passati con tagli non più tollerabili. Infatti, se il sistema di welfare corrispondesse alle tasse versate, ad esempio per il caso Lodi non avremmo dovuto dire, come ha fatto qualcuno, che paghino tutti. Bisognava dire: «che non paghi nessuno, né gli italiani, né gli stranieri se sono regolari e vivono in modo permanente in Italia e hanno famiglia». (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma prima gli italiani, ora che abbiamo visto la manovra per il 2019, lo diciamo noi. Gli asili nido non ci sono e le scuole materne scaricano parte degli oneri sulle famiglie.