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Con la nomina di Elisabetta Spitz a commissario straordinario, possiamo sperare che avvenga nei tempi previsti il sistema di dighe a scomparsa del Mose entro il 2021. Non intendo entrare nella questione spinosa della qualità del progetto e della sua efficacia, però certamente siamo consapevoli che da sola non sarebbe in grado né di fronteggiare una situazione analoga a quella accaduta pochi giorni fa né le situazioni di peggioramento delle condizioni climatiche che tanti ormai prevedono nel futuro. Quindi, è necessario immaginare, finanziare e attuare una complessa serie di iniziative capaci di salvaguardare Venezia, Chioggia e le loro lagune, a prescindere dal funzionamento del Mose. Abbiamo la necessità di rimettere in piedi l'economia di queste zone e di farlo in fretta, ma è altrettanto fondamentale lavorare per creare una nuova educazione dei cittadini, nelle loro abitudini e nelle politiche domestiche e comunali di adattamento al cambiamento climatico e di prevenzione dei rischi e dei danni. La salvaguardia di Venezia, del suo sistema architettonico e artistico e del delicato ecosistema della laguna, coinvolge talmente tante iniziative che sono interconnesse e non potrebbero trovare i risultati auspicati se non fossero portate a compimento tutte e contemporaneamente; quello che noi abbiamo, appunto, chiamato il dossier Venezia: il traffico turistico, con il passaggio delle grandi navi attraverso il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca; la sostenibilità ambientale e sociale della città e della laguna, invasa dai turisti ed abbandonata dalla popolazione residente; le bonifiche a Porto Marghera; l'operatività del porto; il traffico in laguna, che ha raggiunto livelli insostenibili che provocano seri e frequenti problemi di sicurezza. Tanti - non tutti - problemi mai risolti, che minano però questa città e fanno prevedere, purtroppo, un futuro molto critico per la sicurezza del patrimonio culturale e la continuità delle attività produttive. Su queste questioni generali, si innescano poi problemi contingenti a Chioggia e a Sottomarina. Per questi motivi noi chiediamo che il Governo si impegni ad assumere iniziative, ad individuare risorse, a snellire procedure, a garantire efficacia ed efficienza degli investimenti. Sicuramente questo Governo ha la possibilità di segnare uno spartiacque tra l'inefficienza e l'efficienza; tra l'indifferenza verso i cambiamenti climatici e la consapevole determinazione a porre rimedi: sicuramente nelle costruzioni edili, nella ristrutturazione del contesto socioeconomico, nella politica capace di dare prospettive di crescita culturale prima che economica, nell'innovazione della proposta. Al Governo, quindi, chiediamo di aprire ad un modello estendibile anche ad altre realtà diverse ma altrettanto fragili che esistono in Italia. Gli investimenti intelligenti sul territorio, la sfida dell'innovazione anche nei comportamenti della società e il coinvolgimento di tutte le realtà socioeconomiche potrebbero rivelarsi un fattore di rilancio dell'economia, un'economia attenta ai cambiamenti climatici e capace di instaurare con i cittadini un patto di riconciliazione con il proprio territorio e di scelta di comportamenti attivi e di buone pratiche da compiere ogni giorno. Una sfida che chiediamo al Governo di promuovere e di interpretare al meglio. Per tutte queste ragioni, come Italia Viva-PSI voteremo convintamente a favore. (Applausi dai Gruppi IV-PSI, M5S e del senatore Zanda) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, come Fratelli d'Italia esprimiamo la nostra soddisfazione per il fatto che, almeno in questa occasione, il Parlamento, prima alla Camera e ora qui al Senato, si pronunci in maniera unanime su due mozioni convergenti, che portano all'attenzione generale un problema del Paese e le soluzioni che si possono prospettare. Venezia è stata colpita - nuovamente colpita - dall'acqua alta, dall'acqua grande, e minacciata anche nella sua esistenza; così come nello stesso giorno è stata colpita la città di Matera ed altre realtà del nostro Paese. Venezia, lo dico ai colleghi che prima intervenivano, è la civiltà marittima italiana, così come Matera è espressione della civiltà rupestre del nostro Paese. In qualche misura, entrambe sono il simbolo di quello che siamo stati, ma anche di quello che siamo, perché noi siamo ciò che siamo stati nei millenni. Venezia non è un museo all'aria aperta e ci auguriamo che non lo diventi: Venezia è la vetrina e il simbolo dell'impresa Italia. Venezia è l'impresa ed è nata come impresa. Per una questione di sicurezza è nata sulle palafitte, così come Matera è nata per un'altra questione di sicurezza nelle grotte. Gli uomini, infatti, allora trovavano sicurezza sulle palafitte o nelle grotte. Venezia come Matera costruirono sulla sicurezza una civiltà e un'economia. Venezia è stata grande nel mondo come potenza marittima, con il suo ingegno cantieristico e non solo, e come potenza commerciale. Parliamo dei commercianti di Venezia. Ciò dimostra che siamo un popolo di imprenditori. In Italia più che altrove - Venezia ne è il simbolo e la vetrina - il nostro ingegno si coniuga con la nostra impresa: negare la nostra impresa significa negare il nostro ingegno, la nostra storia, la nostra cultura, la nostra arte e negare Venezia. Ciò è tanto vero che a Venezia, per tutelarsi rispetto agli altri, inventarono, come i colleghi sanno, l' intelligence economica moderna. I cosiddetti servizi di intelligence li inventarono i veneziani, che così potevano carpire gli altri segreti e farne forza nella loro impresa. A Venezia, inoltre, come sanno i colleghi, nacque il primo codice che difendeva il diritto di proprietà intellettuale: sulla proprietà intellettuale nasce l'impresa italiana. Venezia è, quindi, vetrina del Paese, di ciò che siamo stati, di ciò che dobbiamo continuare a essere come impresa Italia e, nel contempo, purtroppo, anche dei suoi problemi. I problemi dell'esondazione delle acque riguardano Venezia, Matera, ma anche altri 7.275 Comuni italiani, che sono a rischio esondazione perché il nostro territorio è fragile perché la Pianura padana si realizzò nell'arco di millenni in quello che era un mare, perché siamo incuneati nel Mediterraneo e perché le modifiche del clima ci colpiscono più che altrove, come dimostra anche la vicenda di Venezia e dell'acqua alta, che si è verificata altre volte nel tempo, ma mai con l'incidenza degli ultimi anni, praticamente quasi una volta l'anno. Che siamo in emergenza è emerso con tutta evidenza nel 1966, cinquantatré anni fa, quando ci fu il disastro di Venezia. Venezia è un simbolo, un emblema e una vetrina anche dei problemi italiani. Abbiamo avuto cinquantatré anni per reagire. Il Mose è una grande opera dell'ingegno italiano, come lo è Venezia. La città è un'opera dell'ingegneria italiana per come nasce, per come è stata costruita e per come si è affermata nel mondo.