[pronunce]

1.3.- Ad avviso del giudice a quo, la «lucida esposizione» della Corte di cassazione avrebbe dovuto condurre, in realtà, a un diverso approdo: ossia a ritenere che l'art. 299 del d.P.R. n. 115 del 2002 sia costituzionalmente illegittimo anche nella parte in cui ha abrogato l'art. 42 del d.lgs. n. 274 del 2000; norma, quest'ultima, che dovrebbe «essere restituita a piena vigenza (ex tunc) esattamente come l'art. 660 c.p.p.», ripristinando, in tal modo, la competenza del giudice di pace in materia di conversione delle pene pecuniarie dallo stesso irrogate. Le ragioni dell'incostituzionalità sarebbero già state espresse dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 212 del 2003, con la quale si è affermato che, «indipendentemente dall'ampiezza dei contorni che vogliano attribuirsi alla materia delle spese di giustizia» - alla quale risultava circoscritta la delega legislativa conferita dalla legge 8 marzo 1999, n. 50 (Delegificazione e testi unici di norme concernenti procedimenti amministrativi - Legge di semplificazione 1998), esercitata nella specie - il legislatore delegato era «sicuramente privo del potere di dettare una disciplina del procedimento di conversione delle pene pecuniarie», tesa a modificare radicalmente le regole di competenza. Quest'ultima affermazione sarebbe riferibile all'intervento normativo nel suo complesso e quindi, sebbene la declaratoria di incostituzionalità sia stata limitata all'art. 299 nella parte in cui abrogava l'art. 660 cod. proc. pen. , anche all'art. 299 nella parte in cui ha abrogato l'art. 42 del d.lgs. n. 274 del 2000. Di qui, dunque, la non manifesta infondatezza della questione. Quanto alla rilevanza, l'accoglimento della questione sarebbe «decisiv[o]» nel procedimento di sorveglianza in corso, poiché costituirebbe un elemento nuovo e risolutivo per affermare la competenza del Giudice di pace di Asti. 2.- Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, in subordine, infondata. 2.1.- La difesa dello Stato reputa la questione inammissibile sotto plurimi profili. 2.1.1.- In primo luogo, il rimettente avrebbe omesso qualsiasi tentativo di interpretazione conforme a Costituzione: mancanza che connoterebbe la questione alla stregua di una mera richiesta di avallo interpretativo «rispetto ad una tra le varie scelte ermeneutiche possibili». 2.1.2- In secondo luogo, la questione sarebbe inammissibile per carenza del requisito della rilevanza nel giudizio a quo. L'Avvocatura generale dello Stato ricorda, infatti, che dal combinato disposto degli artt. 32 e 25 cod. proc. pen. deriva l'impossibilità, una volta che il conflitto di competenza sia stato deciso dalla Corte di cassazione, di rimettere in discussione il merito della questione di competenza, salvo che risultino nuovi fatti che comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la competenza di un giudice superiore. Secondo la giurisprudenza di legittimità, per nuovi fatti dovrebbero intendersi nuovi accadimenti storici e non anche situazioni o qualificazioni giuridiche e, d'altra parte, l'efficacia vincolante della decisione sulla competenza opera anche con riferimento al giudizio di esecuzione. Alla luce di tale orientamento, il rimettente non dovrebbe più occuparsi della questione di competenza, sicché le norme contestate non potrebbero trovare applicazione nel giudizio a quo. Ciò, senza considerare che il Magistrato di sorveglianza di Pisa nel giudizio di rinvio dovrebbe uniformarsi, comunque sia, al principio di diritto espresso dalla Corte di cassazione, essendosi sul punto formato il giudicato interno. 2.1.3.- Da ultimo, la questione sarebbe inammissibile anche per difetto di motivazione sulla non manifesta infondatezza. Il giudice a quo si sarebbe, infatti, limitato a richiamare quanto affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 212 del 2003, senza chiarire in alcun modo in cosa sia consistito l'eccesso di delega relativamente alla competenza penale del giudice di pace: indicazione da ritenere necessaria a fronte del fatto che tale sentenza si era limitata a censurare, per violazione dell'art. 76 Cost., solo la radicale modifica della competenza generale del magistrato di sorveglianza. 2.2.- L'Avvocatura generale dello Stato ritiene, in subordine, la questione infondata. La difesa statale rileva, infatti, che l'art. 238 del d.P.R. n. 115 del 2002, colpito anch'esso dalla declaratoria di incostituzionalità, attribuiva in via generale la competenza per la conversione al giudice dell'esecuzione e, dunque, sostituiva anche l'abrogato art. 42 del d.lgs. n. 274 del 2000, che attribuiva parziali competenze al giudice di pace. Di conseguenza, una volta rimosso l'art. 238 del testo unico, la reviviscenza del citato art. 42 non sarebbe più possibile. La declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 238 del d.P.R. n. 115 del 2002 avrebbe fatto sì che il principio generale della competenza del giudice dell'esecuzione (compreso il giudice di pace) non trovi più applicazione in rapporto all'istituto della conversione della pena pecuniaria, rispetto al quale unica norma residuata e con portata generale sarebbe l'art. 660 cod. proc. pen. 3.- Con ordinanza depositata il 16 aprile del 2019 (r. o. n. 117 del 2019), il Magistrato di sorveglianza di Alessandria ha sollevato questioni di legittimità costituzionale: a) dell'art. 299 del d.lgs. n. 113 del 2002, trasfuso nel d.P.R. n. 115 del 2002, nella parte in cui abroga l'art. 42 del d.lgs. n. 274 del 2000, in riferimento all'art. 76 Cost.; b) nonché, «in via "indotta" dall'eventuale accoglimento» della prima questione, dell'art. 238-bis, commi 2, 5, 6 e 7, del d.P.R. n. 115 del 2002, aggiunto dall'art. 1, comma 473, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), nella parte in cui, facendo riferimento al giudice competente per il procedimento di conversione delle pene pecuniarie per insolvibilità del debitore, «parla specificamente di "magistrato di sorveglianza competente", anziché genericamente di "giudice competente"», in relazione agli artt. 3, 97, secondo comma, e 111, secondo comma, Cost. 3.1.- Il giudice a quo premette di essere stato investito dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Alessandria della richiesta di conversione della pena pecuniaria inflitta a R. Q. con sentenza emessa dal Giudice di pace di Alessandria il 17 novembre 2010, divenuta irrevocabile il 17 gennaio 2011.