[pronunce]

Per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome di Trento e di Bolzano l'art. 10 del medesimo decreto legislativo stabilisce che con «le modalità previste dai rispettivi statuti si provvede a trasferire alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, in quanto non siano già attribuite, le funzioni e i compiti conferiti dal presente decreto legislativo alle Regioni a statuto ordinario». 3. - Nel sistema normativo così delineato si inserisce la specifica disciplina delle verifiche ispettive, contenuta nell'art. 25 del decreto legislativo n. 334 del 1999, intitolato alle misure di controllo, il cui comma 2 prevede che le verifiche ispettive contemplate dall'art. 21 nell'ambito delle procedure per la valutazione del rapporto di sicurezza, e quelle volte ad accertare l'adeguatezza della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti e dei sistemi di gestione della sicurezza, siano effettuate dalla Regione. A seconda dell'appartenenza dello stabilimento alle diverse categorie individuate nel decreto in base alla natura e alla quantità delle sostanze pericolose trattate tali ispezioni hanno differente oggetto e diversa periodicità (perlomeno annuale per gli stabilimenti sottoposti all'obbligo di redigere il rapporto di sicurezza, ex art. 25, comma 4, lettera a). Il secondo periodo dello stesso comma 2 dell'art. 25 stabilisce peraltro che, in attesa del trasferimento delle competenze in materia di incidenti rilevanti ex art. 72 del decreto legislativo n. 112 del 1998, le ispezioni relative agli stabilimenti a maggior incidenza di rischio (quelli di cui all'art. 8 del decreto legislativo n. 334 del 1999, per i quali vige l'obbligo del rapporto di sicurezza) sono disposte, ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente 5 novembre 1977, dallo stesso Ministero. Infine, il comma 6 dell'art. 25 attribuisce al Ministero dell'ambiente, ferme restando le misure di controllo menzionate nel comma 1 e disciplinate dai commi 2, 3 e 4, il potere di disporre ispezioni, svincolato da qualsiasi cadenza periodica, in tutti gli stabilimenti a rischio di incidenti di cui all'art. 2, comma 1 (e cioè sia in quelli soggetti ex art. 8 all'obbligo del rapporto di sicurezza sia in quelli tenuti solamente, ai sensi dell'art. 7, a una politica di prevenzione comprensiva di un sistema di gestione della sicurezza). Tale disciplina configura, a regime, un sistema di controlli concorrenti, che si realizza mediante ispezioni disposte sia dalla Regione - a norma dell'art. 25, commi da 1 a 4, sulla base dei criteri stabiliti con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'interno, della sanità, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni - sia dal Ministero dell'ambiente, al quale a norma del comma 6 è comunque riservata la potestà di disporre ispezioni senza limiti di oggetto e di cadenze temporali. 4. – Tanto premesso, il conflitto di attribuzione proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano nei confronti dello Stato in relazione all'ispezione disposta dal Ministero dell'ambiente ex art. 25, commi 2 e 6, del decreto legislativo n. 334 del 1999 in uno stabilimento che rientra nella categoria di cui all'art. 8 del medesimo decreto, non è fondato. Questa Corte ha già avuto occasione di riconoscere (sentenza n. 407 del 2002) che la disciplina delle industrie a rischio di incidente rilevante di cui al decreto legislativo n. 334 del 1999 «è riconducibile al disposto dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., relativo alla tutela dell'ambiente», affermando che dalla propria giurisprudenza antecedente alla nuova formulazione del Titolo V della Costituzione è «agevole ricavare una configurazione dell'ambiente come 'valore' costituzionalmente protetto, che […] delinea una sorta di materia 'trasversale'» idonea a investire e a intrecciarsi con «competenze diverse, che ben possono essere regionali, spettando allo Stato le determinazioni che rispondono ad esigenze meritevoli di disciplina uniforme sull'intero territorio nazionale». L'intento del legislatore, quale emerge dai lavori preparatori sull'art. 117, secondo comma, Cost., è stato «quello di riservare comunque allo Stato il potere di fissare standard di tutela uniformi sull'intero territorio nazionale, senza peraltro escludere in questo settore la competenza regionale alla cura di interessi funzionalmente collegati con quelli propriamente ambientali». Coerentemente con tale impianto, la vigente disciplina sulle attività a rischio rilevante, incidendo «su una pluralità di interessi e di oggetti, in parte di competenza esclusiva dello Stato, ma in parte anche […] di competenza concorrente delle Regioni», consente appunto «una serie di interventi regionali nell'ambito, ovviamente, dei principî fondamentali della legislazione statale in materia» (vedi ancora sentenza n. 407 del 2002). Con specifico riferimento al tema del presente conflitto, ove si consideri la centralità delle verifiche ispettive nella disciplina dei controlli sui rischi di incidenti rilevanti, tali da consentire «un esame pianificato e sistematico dei sistemi tecnici, organizzativi e di gestione applicati» nei diversi stabilimenti, adeguato alle peculiarità di ciascuno di essi, secondo criteri di sicurezza comuni (art. 18 direttiva 96/82/CE), deve riconoscersi che rientra nella ratio di una effettiva tutela dell'ambiente riservare allo Stato non soltanto un potere di disciplina uniforme per tutto il territorio nazionale, ma anche le potestà amministrative necessarie a garantire l'adeguatezza degli standard di precauzione. In quest'ottica l'art. 25, comma 6, del decreto legislativo n. 334 del 1999, nel riconoscere la permanenza di un potere ispettivo generale in capo al Ministero dell'ambiente, può ritenersi costituire norma fondamentale, a cui la provincia di Bolzano è tenuta ad adeguarsi secondo quanto disposto dall'art. 1, comma 2, del decreto legislativo in esame. Di conseguenza, il Ministero ben poteva disporre ed effettuare l'ispezione a norma dell'art. 25, comma 6, nell'esercizio di un potere ad esso spettante anche nei confronti della Provincia autonoma. Analogo potere spettava comunque al Ministro in forza dell'art. 25, comma 2, per la ragione assorbente che nella Provincia di Bolzano è tuttora operante la disciplina transitoria prevista da tale norma in tema di verifiche ispettive, in attesa della piena attuazione di quanto disposto dagli artt. 10 e 72, commi 2 e 3, del decreto legislativo n. 112 del 1998. L'art. 11 della legge provinciale n. 18 del 1992, sostituito dall'art. 2 della legge n. 6 del 2001, si limita infatti ad individuare genericamente nel direttore della Ripartizione provinciale protezione antincendi il soggetto chiamato ad esercitare «le attribuzioni previste dalla vigente normativa sui rischi di incidenti rilevanti», ma tale individuazione non è accompagnata dal trasferimento delle relative competenze da parte dello Stato.