[pronunce]

16 febbraio 2007, sottoposto – nella seduta del 1° febbraio 2007 – all'esame della Conferenza permanente Stato-Regioni che ha espresso parere favorevole con osservazioni integralmente recepite nel provvedimento, onde l'accordo raggiunto in quella sede rientra nella categorie delle intese. Ad avviso del resistente, la stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 94 del 2008, ha incidentalmente riconosciuto la legittimità del suddetto d.P.C.m. ed ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 1, comma 1228, della legge n. 296 del 2006 solamente affinché fosse garantita anche per il futuro una partecipazione delle Regioni conforme ai canoni dettati dall'art. 117 della Costituzione. Il resistente aggiunge che il decreto del 23 gennaio 2008 è stato adottato nel rispetto del principio di leale collaborazione, perché è stato preceduto dall'acquisizione del parere del Comitato paritetico tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e le Regioni previsto dall'art. 2, comma 2, del d.P.C.m. 16 febbraio 2007. La difesa erariale afferma poi che, attraverso la stipulazione degli accordi di programma previsti dallo stesso decreto del 23 gennaio 2008, le Regioni che cofinanziano gli interventi diventano i principali soggetti del finanziamento e sono chiamate a definire gli ulteriori criteri integrativi di valutazione dei progetti sulla base delle priorità regionali ed a formare una graduatoria regionale. Il decreto, inoltre, riconosce alle Regioni un ruolo attivo in sede di valutazioni qualitative dei progetti, di attività istruttoria e nella fase di valutazione dell'ammissibilità degli interventi. Nel caso in cui, invece, la Regione non provveda al cofinanziamento, ravvisata la necessità di attuare gli investimenti e di realizzare i processi di crescita dimensionale per il conseguimento degli obiettivi produttivi ed economici dell'intero Paese, si provvede all'erogazione del finanziamento nel rispetto della disciplina comunitaria. 3. – In prossimità dell'udienza di discussione la Regione Emilia-Romagna ha depositato una memoria nella quale contesta la fondatezza dell'eccezione di inammissibilità sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, deducendo di aver ritualmente notificato il ricorso, oltre che presso l'Avvocatura generale dello Stato, anche preso la sede della Presidenza. Nel merito, la ricorrente ribadisce che l'atto impugnato è illegittimo per essere stato adottato senza la previa intesa con le Regioni. Aggiunge che, dopo la sentenza di questa Corte n. 94 del 2008, il «raccordo» richiesto dall'art. 2, comma 2, del d.P.C.m. 16 febbraio 2007 non può essere interpretato che come necessità dell'intesa. La Regione Emilia-Romagna sottolinea che il decreto del 23 gennaio 2008 è illegittimo per aver previsto una gestione centralizzata dei fondi, anziché ripartirli tra le Regioni che avrebbero poi provveduto ad emanare i bandi e ad erogare le agevolazioni ed insiste nell'affermazione secondo cui il ruolo riconosciuto alle Regioni dall'atto impugnato è del tutto insufficiente. 4. – Anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato memoria nella quale ripete le argomentazioni svolte nel primo atto difensivo, aggiungendo che, anche se la materia del turismo è di competenza regionale ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost., tuttavia l'intervento normativo, anche secondario, dello Stato è giustificato in presenza dell'esigenza di valorizzare al meglio l'attività turistica sul piano interno ed internazionale. A quest'ultimo fine si ispira anche l'atto impugnato dalla ricorrente, che costituisce attuazione del d.P.C.m. 16 febbraio 2007 ed è stato adottato nel rispetto del principio di leale collaborazione, in quanto emanato previa acquisizione del parere del Comitato paritetico. 5. – Nell'udienza pubblica l'Avvocatura generale dello Stato ha rinunciato all'eccezione di inammissibilità del ricorso per mancata notificazione dello stesso presso la sede della Presidenza del Consiglio dei ministri.1. – La Regione Emilia-Romagna ha sollevato conflitto di attribuzioni contro il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo a questa Corte di dichiarare che non spetta allo Stato, e per esso al Capo del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, regolare modalità e criteri generali di attuazione delle misure di intervento previste dall'art. 2, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 febbraio 2007 (Incentivazione dell'adeguamento dell'offerta delle imprese turistico-ricettive e della promozione di forme di turismo ecocompatibile, ai sensi dell'articolo 1, comma 1228, della legge 27 dicembre 2006, n. 296), nei termini stabiliti dal decreto del Capo Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo 23 gennaio 2008 (Modalità e criteri generali di attuazione delle misure di intervento previste dall'articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 febbraio 2007, attuativo dell'articolo 1, comma 1228, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 - legge finanziaria 2007), e conseguentemente di annullare tale decreto per violazione dell'art. 117, secondo e quarto comma, dell'art. 118, primo comma, e dell'art. 119 della Costituzione, nonché del principio di leale collaborazione. La ricorrente sostiene che il decreto del Capo Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo del 23 gennaio 2008 lede le sue attribuzioni in materia di turismo garantite dalle menzionate norme costituzionali per due ordini di ragioni. Il primo attiene alle modalità di emanazione del decreto e, precisamente, al fatto che l'atto è stato adottato senza la preventiva intesa con le Regioni (anzi, contro il dissenso espresso dai componenti di parte regionale del Comitato paritetico previsto dall'art. 2, comma 2, del d.P.C.m. 16 febbraio 2007) e comunque senza che sia stato compiuto alcun tentativo di superare il dissenso con le Regioni medesime. Il secondo ordine di motivi concerne il contenuto del decreto che, ad avviso della ricorrente, sarebbe lesivo delle attribuzioni regionali, in quanto l'atto del Capo Dipartimento istituisce un sistema accentrato di gestione delle provvidenze in materia di turismo, escludendo le Regioni dai momenti decisivi della procedura ed attribuendo al Comitato paritetico un ruolo meramente consultivo in un àmbito molto ristretto. 2. – Il ricorso è fondato. La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2007), all'art. 1, comma 1228, autorizza la spesa di 48 milioni di euro annui, per il triennio 2007-2009, per le finalità di sviluppo del settore del turismo e per il miglioramento del suo livello di competitività.