[pronunce]

Si tratterebbe di una previsione analoga a quella di cui all'abrogato art. 17-bis, comma 1, ultimo periodo, del d.lgs. n. 165 del 2001, che aveva introdotto un'area di inquadramento intermedia - la vicedirigenza - alla quale si poteva però accedere solo a seguito di concorso pubblico. In definitiva, con le previsioni impugnate, il legislatore avrebbe istituito «per le sole Agenzie fiscali un'area intermedia» e avrebbe attribuito «[in maniera organica] ai titolari delle relative posizioni organizzative le funzioni dirigenziali [...] senza, nel contempo, prevedere che l'accesso alla predetta area intermedia dovesse avvenire mediante il superamento di concorsi pubblici». Si tratterebbe, dunque, di una «metamorfosi dei modelli organizzativi la cui unica finalità è pur sempre quella di perpetuare, in forme diverse, una prassi consistente nell'assegnazione a vario titolo di funzioni dirigenziali in favore di funzionari privi della relativa qualifica». Una volta istituita l'area intermedia di «middle management», che si risolverebbe «in una vera e propria progressione di carriera in senso verticale», sarebbe stata necessaria, secondo quanto affermato dalla giurisprudenza costituzionale, la previsione di un concorso pubblico per l'accesso. 2.2.- Con riferimento poi alla dedotta violazione dell'art. 136 Cost., Dirpubblica sottolinea come le POER, «dissimulando sotto altre forme l'esercizio precario di funzioni dirigenziali già conferite contra legem e contra constitutionem», costituirebbe un espediente per eludere il giudicato costituzionale nascente dalla sentenza n. 37 del 2015: con le norme censurate il legislatore avrebbe infatti inteso «ripristinare, sia pure indirettamente [...] gli effetti di quella struttura normativa che aveva formato oggetto della richiamata pronuncia di illegittimità costituzionale». 2.3.- Infine, rispetto alla prospettata violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost. da parte dell'art. 1, comma 93, lettera e), della legge n. 205 del 2017, Dirpubblica afferma che l'esonero dalla prova preselettiva prevista per i candidati interni si risolverebbe in «un vantaggio competitivo di particolare rilievo». 3.- Con atto depositato il 5 novembre 2019, è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, instando per l'inammissibilità e la non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Lazio. 3.1.- L'Avvocatura dello Stato segnala, in via preliminare, che l'Agenzia delle entrate, con una serie di atti attuativi della legge n. 205 del 2017, ha avviato un generale riassetto delle proprie strutture centrali e periferiche, destinato a diventare operativo dal 2019: sono state pressoché dimezzate le posizioni dirigenziali attive di seconda fascia, attualmente in numero di 466 e, grazie al risparmio conseguente, sono state al contempo istituite 1477 POER. Le procedure selettive previste si sono regolarmente espletate e i funzionari risultati vincitori ricoprono attualmente le POER. Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, le deduzioni del TAR Lazio, incentrate sulla violazione della regola dell'accesso al pubblico impiego mediante pubblico concorso, si baserebbero su un ragionamento caratterizzato da una «inconsistenza intrinseca». In primo luogo, anche aderendo all'impostazione del rimettente - secondo cui l'art. 1, comma 93, della legge n. 205 del 2017 attribuisce ai titolari delle POER poteri che l'art. 17 del d.lgs. n. 165 del 2001 riserva ai dirigenti - non ci sarebbe spazio per una questione di legittimità costituzionale, trattandosi di rapporti tra «fonti primarie pienamente equiordinate». Nessuna rilevanza avrebbe poi il fatto che la disposizione censurata preveda per le POER attribuzioni più ampie di quelle descritte nella terza area contrattuale del CCNL di settore, potendo la norma primaria incidere sulle previsioni della contrattazione collettiva. Non corrisponderebbe al vero, inoltre, che il legislatore, attraverso le POER, abbia istituito una area contrattuale nuova e superiore rispetto alla terza, e che quindi la loro attribuzione «realizzi una "progressione verticale"»: la disposizione censurata sarebbe infatti «assolutamente univoca nel mantenere l'inquadramento dei funzionari attributari delle POER nella terza area funzionale», come si desumerebbe dalla temporaneità dell'incarico, dalla sua revocabilità e dalla remunerazione, costituita da una retribuzione di posizione e una di risultato, condizionata alla valutazione positiva del dirigente sovraordinato. Viene a tal proposito evocata la sentenza della Corte di cassazione, sezione lavoro, 15 ottobre 2015, n. 20855, secondo cui le posizioni organizzative - la cui definizione l'art. 40, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001 demanda alla contrattazione collettiva nazionale - «non determina[no] mutamento di profilo professionale, che rimane invariato, né un mutamento di area, ma [...] soltanto un mutamento di funzioni, le quali cessano al cessare dell'incarico». Secondo l'Avvocatura dello Stato, dunque, mancando l'istituzione di una nuova area contrattuale, «l'assoggettamento dell'attribuzione delle POER al meccanismo del pubblico concorso non solo non era necessaria, ma era addirittura palesemente inammissibile ed impossibile». 3.2.- Ciò premesso, il Presidente del Consiglio dei ministri evidenzia le differenze tra i poteri dirigenziali e quelli attribuiti ai titolari delle POER. Innanzitutto, non sarebbe rilevante l'art. 16 del d.lgs. n. 165 del 2001, che disciplina le funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali generali, poiché tali funzioni non sarebbero in alcun modo riconducibili a quelle dei titolari delle POER. Neppure sarebbero paragonabili le funzioni di questi ultimi - in quanto «assai diverse e minori» - con quelle indicate al successivo art. 17. L'Avvocatura dello Stato segnala, a tal proposito, che già il vigente CCNL di comparto prevede la possibilità di conferire a funzionari apicali incarichi (id est, posizioni organizzative) che richiedono lo svolgimento in autonomia di compiti di elevata responsabilità. Anche l'art. 42 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), attribuirebbe agli impiegati della carriera direttiva il compito di adottare atti amministrativi di rilevanza esterna, quali sono gli avvisi di accertamento. Le POER, inoltre, non sarebbero caratterizzate da una piena autonomia, poiché i titolari resterebbero comunque «in posizione sotto-ordinata alla dirigenza», che detterebbe «le linee per il perseguimento degli obiettivi strategici». Esse, pur dotate di responsabilità decisionali, «ma non di ampiezza e respiro tali da caratterizzare la vita dell'ente», opererebbero «secondo le indicazioni e sotto la direzione del dirigente responsabile della struttura in cui l'ufficio non dirigenziale è incardinato».