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a livello individuale del singolo autore di violenza, risponde all'esigenza di intervenire per scardinare, in quel singolo uomo, le cause che sono alla radice dei suoi comportamenti e possibilmente farlo prima che si inneschi l' escalation di violenza; a livello collettivo, risponde invece all'esigenza di cambiare la cultura della società in cui viviamo, che ancora fatica a individuare e a stigmatizzare la violenza maschile contro le donne. Ricordo, infine, che agire per cambiare i comportamenti del maltrattante può e spesso significa salvare non solo la vittima del momento, ma anche le potenziali future, oltre ad essere un valido strumento per evitare che i minori eventualmente presenti assorbano la violenza vissuta in famiglia e la perpetuino a loro volta da adulti. Sappiamo infatti purtroppo che chi fa esperienza di violenza assistita da bambino più facilmente la agirà o entrerà in relazioni tossiche una volta divenuto adulto. Tutti gli indicatori che abbiamo analizzato in Commissione, nazionali e internazionali, ci dicono che realizzare i trattamenti sugli uomini autori di violenza rappresenta un vantaggio. Le analisi condotte per il nostro Paese dall'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (IRPPS) del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), dalla rete dei centri per uomini autori di violenza Relive, associata alla rete europea Work with perpetrators (WWP), dalla Divisione anticrimine della questura di Milano, in collaborazione con il Centro italiano per la promozione della mediazione, sono estremamente confortanti circa il raggiungimento degli obiettivi di monitoraggio del rischio, di interruzione della escalation e di abbattimento del tasso di recidiva dei comportamenti violenti. Anche a livello comparato sussistono variegate esperienze in ambito europeo e internazionale che hanno dimostrato gli stessi risultati positivi. Per questa ragione la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha deliberato di svolgere un focus specifico su questo tema, anche al fine di predisporre raccomandazioni utili ai fini dell'approvazione di un disegno di legge che rechi, per la prima volta in Italia, una disciplina organica di tali percorsi e dei centri che offrono trattamenti per uomini autori di violenza. Ricordo, al riguardo, che sono in corso di esame presso la 2 a Commissione i disegni di legge nn. 1770 e 1868, di iniziativa mia e della senatrice Conzatti, che sono stati congiunti al disegno di legge contro la violenza sulle donne, di iniziativa del Governo, l'Atto Senato 2530. Auspichiamo al riguardo un celere iter di esame e di approvazione. L'istruttoria realizzata dalla Commissione sui percorsi per uomini autori di violenza è stata puntuale e approfondita. Essa ha avuto inizio con una serie di sopralluoghi in alcuni centri specializzati, come il centro di Roma, il centro di Genova e quello di Rovereto, ed è poi proseguita con l'audizione di diversi esperti. In questo modo abbiamo potuto renderci conto di prima mano della professionalità degli operatori e del lavoro che ivi viene svolto. Sono state svolte sette sedute di audizione e sono stati auditi numerosi esperti tra psicologi e psicoterapeuti responsabili dei centri per uomini autori di violenza, come il carcere di Bollate, i CAM di Genova, Roma e Firenze e i centri attivi in altri Paesi europei, che rappresentano per noi dei modelli, come Spagna e Norvegia. Abbiamo audito le Forze dell'ordine, in particolare la Direzione centrale anticrimine, che ha ideato e istituito il protocollo Zeus, che sta dando ottimi risultati in tutti i Comuni dove è stato attivato. Grazie all'audizione del direttore generale della Direzione dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, sono stati acquisiti dalla Commissione i dati relativi ai percorsi trattamentali attuati all'interno degli istituti penitenziari, al fine di ottenere un quadro il più completo possibile sulla diffusione e sulla realizzazione di percorsi di rieducazione. Mi avvio a concludere, Presidente. Alla stesura della relazione hanno collaborato, in qualità di consulenti della Commissione, alcuni tra i più importanti esperti del settore, che desidero ringraziare in questa sede per il lavoro svolto. Si tratta del dottor Andrea Bernetti e del dottor Arturo Sica, responsabili dei centri di Roma e di Genova, e del professor Emanuele Corn, associato di diritto penale dell'università di Trento ed esperto di diritto comparato. All'esito di tale articolato dibattito, in qualità di relatrici abbiamo redatto questa nuova proposta di relazione che oggi è presentata in Assemblea. In essa, oltre all'esame dei progetti già esistenti in Italia e all'estero in materia di percorsi trattamentali, si avanzano indicazioni sulle modalità di realizzazione degli stessi. Un cenno a tali modalità lo farà la senatrice Conzatti, cui ora lascio la parola per la relazione. (Applausi) . CONZATTI, relatrice . Signor Presidente, ringrazio innanzitutto coloro che hanno lavorato a questa relazione. È stato un lavoro durato oltre due anni che ha coinvolto professionisti in tutta Italia, così come ha coinvolto professionalmente e umanamente moltissimi anche nella nostra Commissione, e a tale proposito ringrazio la presidente Valente. Il ringraziamento va fatto alla rete nazionale che tutti i giorni opera: parlo quindi dei centri antiviolenza, delle Forze dell'ordine e di tutti gli operatori specializzati su questo fenomeno. I nostri consulenti ci hanno guidato. Cito il professor Arturo Sica fa parte della prima rete nazionale dei centri di rieducazione degli uomini autori di violenza, la rete Relive, affiliata alla rete europea WWP (sono tra i professionisti più esperti in Europa nel fenomeno). Ricordo anche il dottor Andrea Bernetti e il professor Emanuele Corn, che è riuscito ad arricchire questa relazione anche delle esperienze che ha maturato in qualità di professore associato in una università del Cile e in una università spagnola. Sì, perché proprio in Spagna nel 2004 c'erano dati sulla violenza simili a quelli italiani. Una donna su tre subisce violenza nel corso della propria vita, l'Istat le stima in 7 milioni in Italia e sempre nel nostro Paese una donna viene uccisa ogni due giorni e mezzo. Con la ley orgánica del 2004 in Spagna sono riusciti, attuando una serie di interventi integrati sulla prevenzione, sulla protezione, sulla punizione e sulle politiche, ad abbattere del 50 per cento i numeri della violenza. Quindi la nostra indagine, come tutte quelle della Commissione d'inchiesta sul femminicidio, vuole dimostrare proprio questo: sulla violenza non solo si deve fare di più, ma si può fare di più. Noi sappiamo esattamente cosa dobbiamo fare e abbiamo iniziato anche a finanziare queste attività. Il primo finanziamento, proprio sui centri per gli uomini autori di violenza, è stato stanziato ed è pari a 1 milione di euro a decorrere dal cosiddetto decreto-legge agosto del 2020. Ulteriori 9 milioni sono stati stanziati nella legge di bilancio per il 2022. Le attività possono quindi iniziare e devono iniziare non solo perché è un preciso impegno normativo internazionale. La Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa, firmata nel 2011 e ratificata dall'Italia nel 2013, è legge dello Stato. Gli articoli 12 e 16 della Convenzione prevedono che uno degli interventi della strategia integrata di contrasto della violenza di genere sia proprio l'intervento sugli uomini autori di violenza.