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i nuclei composti da cinque componenti, di cui tre figli minori che già percepiscano il reddito di cittadinanza e possiedano un ISEE che si attesta intorno ai 7.000 euro potranno arrivare complessivamente a ricevere 1.653 euro mensili, ben 19.800 euro all'anno, cifra destinata ad elevarsi ulteriormente qualora la famiglia risieda all'interno di una casa in affitto e abbia diritto al contributo di 200 euro previsto. Infine, ciò è sicuramente positivo in una logica assistenziale, ma potrebbe costituire un deterrente ad un comportamento attivo nella ricerca di una occupazione: guai ad incappare nella morsa dell'assistenzialismo che non abbia un fine e un progetto legato al futuro. Per noi di Fratelli d'Italia sarebbe un imperdonabile errore nei confronti di quelle tantissime famiglie che sognano una famiglia compatibile con un'appagata crescita professionale e sociale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, credo che questo decreto cosiddetto ponte, di natura transitoria per l'assegno unico universale ci debba accompagnare positivamente verso la piena ed importantissima riforma che andrà a regime dal 1° gennaio 2022. Vorrei ricordare brevemente, anche se lo hanno fatto in modo molto puntuale il relatore e altri colleghi che sono intervenuti, il valore per tutti noi straordinariamente innovativo di questa riforma che è stata approvata definitivamente al Senato nello scorso marzo, perché l'assegno unico e universale allinea l'Italia alle migliori esperienze europee. Credo che questa sia stata una scelta molto importante. Viene introdotto un assegno unico e universale: unico perché va a sostituire, come abbiamo detto, tutte le attuali forme di sostegno alle famiglie (detrazioni, bonus bebè, bonus mamme, bonus terzo figlio); universale perché sarà corrisposto ogni mese a tutti, senza distinzione tra lavoratrici e lavoratori dipendenti, autonomi, capienti e non capienti, con una maggiorazione per chi ha figli con disabilità. Era ed è una riforma attesa dal Paese, necessaria, positiva, che - lo voglio dire - il Partito Democratico ha promosso fin dalla scorsa legislatura, rispetto alla quale poi siamo tornati tutti ad essere convinti; una riforma che semplifica un sistema complesso e composito, chiude la stagione dei bonus a pioggia e introduce uno strumento strutturale, sicuro e continuo per venire incontro ai bisogni delle famiglie. A questo, però, vorrei aggiungere anche una riflessione: è una novità concreta ed importante, innanzitutto perché - preferisco chiarirlo, perché su questo a volte nel dibattito pubblico si registra qualche opinione differente, pur legittima - la cura dei bambini, la crescita dei bambini non è solo un fatto privato, ma è un fatto di tutta la società. (Applausi) . È su questo che noi stiamo facendo una operazione di riforma con l'assegno unico e universale. Poi, perché l'assegno è universale e, quindi, non legato ad alcuna tipologia di lavoro. Inoltre, superiamo finalmente i limiti e i paradossi del welfare italiano. Anche questo va detto: superiamo limiti e paradossi del welfare italiano, anche perché, da questo punto di vista, noi includiamo ogni tipologia di famiglia, anche le famiglie povere. Questo è il punto, perché mettiamo al centro i bambini, i figli e le figlie. Questo è, a mio avviso, un elemento particolarmente importante, anche perché voglio sottolineare che la scelta dell'assegno unico e universale colma un vuoto e segna un profondo cambiamento del nostro welfare e della cultura in base alla quale si è costruito il nostro welfare . Di fatto, con questa riforma noi puntiamo ad avere una impostazione universalistica del welfare , con risorse dedicate e distribuite in modo diverso da modelli precedenti e, tra l'altro, da questo punto di vista anche particolarmente efficaci. Quindi, questa riforma unisce, secondo noi, alla concretezza le risorse. Certo, bisogna mettere risorse adeguate per completare e compiere effettivamente questa riforma, che va verso il senso universale della rete di protezione sociale. Avverto, però, che dobbiamo saper collocare questa importante riforma all'interno di un contesto più ampio: e il signor Ministro lo sa. Voglio ribadire tale concetto, perché a volte ricompare l'idea che sia sufficiente l'assegno unico universale per promuovere l'occupazione femminile. Non c'entra nulla. È una misura dedicata ai figli, così come le esperienze europee ci dicono. Essa ci pone, però, esattamente in una logica di sistema, se vogliamo affrontare davvero quelle che tutti definiamo le necessarie politiche demografiche di sistema. Mi permetto di citare, qui in Aula, due fatti positivi che si verificano, ai fini della generale comprensione. Se non vado errata, oggi alla Camera dei deputati inizia la discussione, tra l'altro con relatrice una giovane deputata, Chiara Gribaudo, del provvedimento sulla parità salariale. Questo è un altro tassello fondamentale, così come è importante la discussione che si è svolta sul disegno di legge, il family act , in cui si inizia a discutere della condivisione del lavori di cura. Dico tutto questo perché, se l'assegno unico universale non lo collochiamo all'interno di una visione di sistema, di rilancio della centralità dell'occupazione femminile, rischiamo di aver fatto una grande riforma, di aver affrontato questo tema, ma, in realtà, di non aver superato gli ostacoli ampi e di sistema che impediscono il sostegno alla natalità e alle famiglie. Ho voluto sottolineare questi due elementi perché al G20 il nostro Presidente del Consiglio ha detto una cosa secondo me importante: anche l'Italia è molto indietro da questo punto di vista, sulla valorizzazione e sugli investimenti che pubblico e privato, aziende e società, devono fare per rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono questa parità. Da questo punto di vista, nel ringraziare il relatore, la Presidente e tutti i componenti dei diversi Gruppi della Commissione lavoro per l'impegno profuso visto che abbiamo fatto davvero un lavoro mirato e serio sugli emendamenti, anche con il sostegno del Governo, voglio sottolineare un punto su cui bisognerà prestare attenzione in fase di attuazione concreta di questo decreto transitorio. Bisogna fare attenzione al secondo percettore di reddito, perché altrimenti si rischia una contraddizione sull'impianto e sulla finalità della riforma. Facciamo attenzione a questo aspetto. Prevalentemente, infatti, il secondo percettore sono le donne e, essendo individuati nel decreto un tetto e una progressività molto forti, si rischia di disincentivare il lavoro femminile. Questa ripeto è una attenzione che chiedo all'Assemblea e al Governo di prestare perché altrimenti non solo negheremmo la funzione di questa importantissima riforma, ma faremmo esattamente il contrario di quanto ci eravamo proposti di fare. Per tale ragione credo che abbiamo lavorato bene e nuovamente ringrazio per tutto questo. Il Partito Democratico sa che questa è una misura transitoria, che dura sei mesi; quindi, da una parte ha le sue contraddizioni, dall'altra ha cercato di fare in modo che anche lo spirito degli emendamenti proposti fosse esattamente in asse con l'impianto rigoroso delle finalità per cui abbiamo approvato la riforma. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FIBP-UDC) .