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È però necessario sancire come gravissimi alcuni atteggiamenti contro le donne ed è importante farlo per aiutare a creare quella cultura di rispetto della donna, perché è proprio con quei casi di cronaca che bisogna confrontarsi. A Molfetta, sette anni fa, una quattordicenne venne braccata da otto giovani (la metà dei quali minorenni), trascinata all'interno dell'anfiteatro cittadino e abusata da quattro di loro. Tale episodio venne denunciato con sei mesi di grave ritardo, durante i quali le persecuzioni per strada del branco continuarono proprio come se non fosse successo nulla di grave. Ci sono stati due processi: il primo, a carico dei maggiorenni, è finito in primo grado con quattro anni e due mesi di condanna e una provvisionale di 50.000 euro mai versata; l'altro, a carico dei minorenni, con una condanna di due anni e nove mesi, per avere i più giovani assistito impassibili alle violenze. Il quarto giovane, invece, ha scontato due anni di messa alla prova in cui ha fatto un po' di volontariato. In questo caso la parola «scontato» sembra assolutamente inadeguata. Certamente, quel tipo di pena non è un deterrente: non è quella una punizione che induce un giovane a capire la gravità del gesto commesso; e non lo è per il colpevole e nemmeno per qualche suo coetaneo che potrebbe considerare quella violenza un fatto ritenuto non grave. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,45) ( Segue MINUTO). È questo il motivo per cui il presente disegno di legge, che oggi va ad integrare le sanzioni e identifica nella loro piena gravità alcuni atti di violenza contro le donne, può segnare un ulteriore passo in avanti. Ora la pena per la violenza di gruppo - ad esempio - viene aumentata e c'è la procedibilità d'ufficio per gli atti sessuali con minorenne. Certamente si migliora il quadro normativo, ma mancano ancora norme che identifichino il giusto risarcimento. Manca ancora l'individuazione di un supporto adeguato per le vittime. Soprattutto serve un maggiore sostegno per le famiglie meno attrezzate da un punto di vista culturale, magari più povere, e per tutti i soggetti più bisognosi. Vorrei ricollegarmi a un altro fatto di cronaca, avvenuto nella mia città poco tempo fa, che ha riguardato la diffusione di immagini sessuali sui social network senza il consenso della vittima. La giovane venne ripresa dal fidanzato, senza consenso, durante un atto sessuale e lo stesso fidanzato mise il video in rete e quel video venne trasmesso da un altro soggetto agli studenti, accompagnato da scritte offensive che riguardavano la ragazza. Protagonisti e vittima sono minorenni. I due imputati hanno visto il reato estinto dinanzi al tribunale per i minorenni di Bari, dopo un percorso di messa alla prova di un anno e mezzo, attraverso il solito percorso di volontariato. La ragazza non ha avuto alcun risarcimento in sede penale e dovrà provare ora ad averlo in sede civile. Su questo secondo punto il disegno di legge alla nostra attenzione introduce l'apposito reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Peraltro, il contrasto al cosiddetto revenge porn è proprio una proposta della mia parte politica, che sul tema, sia alla Camera che al Senato, ha dimostrato grande sensibilità. I miglioramenti alla normativa a tutela delle vittime di violenza sono tanti e diffusi in un tessuto normativo che va fortunatamente sempre più completandosi. Ripeto, però, che, proprio prendendo spunto dalle norme che riguardano la violenza sui minori, bisogna partire dalle scuole e insegnare ai ragazzi la gravità di certi atteggiamenti, integrando le ore di insegnamento scolastico con l'educazione e la sensibilizzazione sui temi in questione. Le norme e la gravità di alcuni atteggiamenti vanno insegnati ai ragazzi per renderli consapevoli di quello che fanno e di quello che non devono fare. L'insegnamento e la consapevolezza di dove sta il confine tra il lecito e il non lecito è il migliore esempio per evitare il ripetersi degli episodi di violenza e di sopraffazione verso le ragazze, soprattutto verso quelle più giovani. Questo è anche il modo più consapevole per evitare che i ragazzi possano praticare episodi di violenza contro le donne una volta che diventeranno adulti. In conclusione, buone sono le intenzioni del disegno di legge al nostro esame, che introduce il cosiddetto codice rosso, ma non collimano purtroppo con la realtà. Nel codice di procedura penale italiano, se non è prevista la sanzione della mancata ottemperanza a un obbligo imposto dalla norma, è come se l'obbligo non esistesse. Faccio un esempio banale: se c'è un divieto di parcheggio in doppia fila e io continuo a parcheggiare in doppia fila, se non mi viene fatta una multa e applicata una sanzione, continuerò a parcheggiare in doppia fila. Analogamente, se il pubblico ministero non dovesse ottemperare nei giorni previsti dalla norma, come è indicato appunto nel codice rosso, anche il pubblico ministero dovrà essere sanzionato. Solo così possiamo fare dei passi seri. Noi di Forza Italia probabilmente in futuro presenteremo un disegno di legge in materia, perché bisogna risolvere siffatti problemi. Quando ascolto le mamme delle ragazze coinvolte, rabbrividisco e non ho risposte da dare loro, quando noi invece siamo qui per darne. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE . Approfitto per dire che il Gruppo del MoVimento 5 Stelle ha segnalato che gli iscritti a parlare dello stesso Gruppo hanno nove minuti a disposizione. In realtà, voglio avvisare i colleghi e le colleghe che è un tempo indicativo e - come previsto dal Regolamento - hanno diritto a parlare per dieci minuti, benché il Gruppo ne abbia indicati nove in maniera preventiva. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, è violenza contro le donne ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, psicologica o sessuale per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. La piaga della violenza di genere non è soltanto sociale, ma è anche culturale. Quindici anni fa, per la prima volta, veniva utilizzato il termine «femminicidio» per inquadrare, sotto il profilo sociologico, l'omicidio commesso nei confronti di una donna come una violenza di genere, come un omicidio nei confronti della donna perpetrato in quanto donna, come un atto criminale commesso dall'uomo in conseguenza del mancato assoggettamento fisico o psicologico della vittima; vessazioni psicologiche, ricatti economici, minacce, molestie sessuali, persecuzioni compiute da un uomo contro una donna in quanto donna; azioni quasi sempre ripetute nel tempo, compiute da uomini molto diversi tra loro per età, condizione sociale, livello di istruzione, nazionalità, religione; non da mostri e di solito neanche da sconosciuti: i partner e gli ex partner compiono più frequentemente tutte le forme di violenza fisica rilevate e sono responsabili della maggioranza degli stupri.