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Orbene, per fronteggiare queste problematiche, le integrazioni all'attuale disposto dell'articolo 13- bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, che vengono qui proposte intendono porre il divieto per le imprese assicurative e i provider /fornitori di servizi di queste di prevedere – sia negli accordi di convenzionamento non solo con i medici, ma con tutti i liberi professionisti, sia nelle polizze assicurative che offrono copertura della spesa al soggetto assicurato a fronte della necessità di dover ricorrere alle prestazioni di un libero professionista – a) che il soggetto che beneficia di una polizza assicurativa per sostenere l'onere del compenso del professionista per una prestazione professionale sia obbligato ad avvalersi di un professionista convenzionato con l'impresa assicuratrice o con un provider di questa e non sia libero di scegliere un professionista di sua fiducia anche se non convenzionato con l'assicurazione (lettera l) del comma 5 dell'articolo 13- bis ); b) che allo stesso assicurato, quando gli sia consentito di avvalersi di un professionista di sua fiducia non convenzionato con l'impresa assicuratrice, possano applicarsi condizioni meno vantaggiose o più onerose rispetto a quelle condizioni applicabili nell'ipotesi in cui si avvalga di un professionista convenzionato, così da disincentivare il ricorso ai professionisti « non convenzionati » (lettera m) del comma 5 dell'articolo 13- bis ); c) che all'assicurato o al professionista che rende la prestazione in suo favore sia vietato convenire un compenso di importo più elevato di quello applicato dall'impresa assicuratrice quale massimale della copertura assicurativa, fermo restando – chiaramente – che la copertura assicurativa non si estende alla parte dell'importo convenuto che travalica il massimale determinato nella polizza assicurativa e l'importo eccedente deve essere sostenuto direttamente ed esclusivamente dall'assicurato (lettera n) del comma 5 dell'articolo 13- bis) . In tal modo si mira a impedire alle compagnie assicurative e alle società loro fornitrici di servizi l'adozione di previsioni contrattuali o prassi volte a precludere o disincentivare la possibilità del lavoratore assicurato che gode di una polizza assicurativa quale misura di welfare aziendale di ricorrere alla cosiddetta « assistenza rimborsuale » per la copertura delle spese per le prestazioni professionali per, al contrario, costringerlo od indurlo ad avvalersi della cosiddetta « assistenza diretta » (vale a dire unicamente dei professionisti prescelti dall'impresa assicuratrice o dai suoi provider) . Con le integrazioni proposte all'articolo 13- bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, in particolare, si tutela la libertà del consumatore/assicurato di scegliere il professionista che offre la prestazione di qualità migliore e di sua fiducia. Tale libertà ha indubbiamente rango costituzionale per le prestazioni sanitarie alla luce del combinato disposto del principio di autonomia negoziale individuale, di cui all'articolo 2 della Costituzione, e di quello di tutela della salute, di cui all'articolo 32. Corollario di questo diritto costituzionale è appunto la facoltà del paziente di scegliere liberamente il medico dal quale farsi curare; facoltà che certamente non è assoluta, ma che può conoscere limiti e compressioni soltanto se giustificate da altri diritti di pari rango (confronta la sentenza della Corte costituzionale n. 248 del 27 luglio 2011). Il diritto di scelta del proprio medico di fiducia soddisfa il diritto costituzionale alla salute esattamente nei medesimi termini in cui il diritto di scelta del proprio avvocato di fiducia soddisfa il diritto a un'adeguata difesa di cui all'articolo 24 della Costituzione. Il diritto europeo ha già adeguatamente bilanciato quest'ultimo diritto della persona con le libertà di autonomia imprenditoriale e di concorrenza prevedendo, per un verso, che le polizze assicurative per la tutela giudiziaria non possano mai precludere alla persona assicurata di ricorrere alla difesa di un avvocato di sua fiducia seppur non convenzionato con l'assicurazione (confronta l'articolo 3, comma 2, lettera c) , della direttiva 87/344/CEE del Consiglio, del 22 giugno 1987), e, per altro verso, che non sia incompatibile con la garanzia di questo diritto la possibilità per la compagnia di assicurazione – a tutela delle proprie prerogative imprenditoriali – di limitare la copertura della polizza entro tetti massimi di rimborso delle spese legali della persona assicurata, oltre le quali grava integralmente su quest'ultimo l'onere economico del compenso dell'avvocato prescelto (confronta le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea C 442/12 del 7 novembre 2013, Sneller, punto 26, e C 293/10 del 26 maggio 2011, Stark, punto 33). Dall'adozione e dall'attuazione delle disposizioni proposte non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio pubblico: può anzi presumersi un incremento del gettito fiscale in ragione dell'aumento del reddito imponibile dei professionisti persone fisiche.. 1 1 L'articolo 13- bis della legge 31 dicembre 2012, n. 247, è sostituito dal seguente: « Art. 13- bis. – (Equo compenso e clausole vessatorie) – 1 . Il compenso di esercenti libere professioni iscritti al rispettivo albo professionale, nei rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata o societaria, delle attività di cui all'articolo 2, commi 5 e 6, primo periodo, in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché di imprese non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese, come definite nella raccomandazione 2003/361CE della Commissione, del 6 maggio 2003, è disciplinato dalle disposizioni del presente articolo, con riferimento ai casi in cui le convenzioni sono unilateralmente predisposte dalle predette imprese. 2. Ai fini del presente articolo, si considera equo il compenso determinato nelle convenzioni di cui al comma 1 quando risulta proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, e conforme ai parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell'articolo 13, comma 6. 3. Le convenzioni di cui al comma 1 si presumono unilateralmente predisposte dalle imprese di cui al medesimo comma salva prova contraria. 4. Ai fini del presente articolo si considerano vessatorie le clausole contenute nelle convenzioni di cui al comma 1 che determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell'avvocato. 5. In particolare si considerano vessatorie le clausole che consistono: a) nella riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto; b) nell'attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto; c) nell'attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l'avvocato deve eseguire a titolo gratuito; d) nell'anticipazione delle spese della controversia a carico dell'avvocato;