[pronunce]

Considerato che la Commissione tributaria regionale della Toscana dubita, in riferimento agli artt. 3 e 25 della Costituzione, della legittimità dell'art. 38 [rectius: del solo primo comma di tale articolo] del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nel testo anteriore alle modifiche introdotte dall'art. 1, comma 5, della legge 13 maggio 1999, n. 133 (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale); che il primo comma della disposizione denunciata stabilisce che «Il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare all'intendente di finanza nella cui circoscrizione ha sede l'esattoria presso la quale è stato eseguito il versamento istanza di rimborso, entro il termine di decadenza di diciotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell'obbligo di versamento»; che, secondo la Commissione rimettente, detta disposizione víola gli evocati parametri costituzionali, perché irragionevolmente sottopone il diritto al rimborso degli importi corrisposti all'erario con versamento diretto al breve termine decadenziale di 18 mesi, mentre il diritto al rimborso delle somme assoggettate a ritenuta diretta, disciplinato dal primo comma dell'art. 37 del d.P.R. n. 602 del 1973, è invece sottoposto al piú ampio termine di prescrizione ordinaria decennale di cui all'art. 2946 del codice civile; che le questioni prospettate in riferimento all'art. 25 Cost sono manifestamente inammissibili per difetto di motivazione, perché il giudice rimettente non svolge alcuna argomentazione in ordine alla affermata non manifesta infondatezza delle questioni medesime, ma si limita a dedurre la violazione di tale articolo della Costituzione; che alla stessa conclusione di manifesta inammissibilità si perverrebbe anche se si ritenesse che il rimettente ha indicato l'art. 25 Cost. per mero errore materiale, intendendo invece evocare (come nell'ordinanza di rimessione da lui precedentemente emessa in uno dei due giudizi a quibus riuniti) l'art. 24 Cost.; che, infatti, la Commissione tributaria non ha fornito alcuna motivazione circa la non manifesta infondatezza della questione con riferimento all'art. 24 Cost. né nell'attuale né nella richiamata precedente ordinanza di rimessione; che il giudice a quo ha adeguatamente motivato sulla rilevanza delle questioni prospettate con riferimento all'art. 3 Cost.; che dette questioni sono, tuttavia, manifestamente infondate; che infatti, come più volte affermato da questa Corte, la norma denunciata – nel prevedere il breve termine decadenziale di 18 mesi per l'esercizio del diritto al rimborso delle imposte corrisposte mediante versamento diretto – non comporta un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto al primo comma dell'art. 37 del d.P.R. n. 602 del 1973, evocato dal rimettente quale tertium comparationis, il quale prevede solo un termine prescrizionale decennale per l'esercizio del diritto al rimborso delle imposte corrisposte mediante assoggettamento a ritenuta diretta; che, in particolare, il rimborso disciplinato dal primo comma dell'art. 37 del d.P.R. n. 602 del 1973, per il caso di ritenuta diretta, e il rimborso disciplinato dal primo comma dell'art. 38 dello stesso decreto, per il caso di versamento diretto, afferiscono «a meccanismi di riscossione del tributo aventi spiccata autonomia e caratteristiche del tutto peculiari», perché «la procedura di rimborso viene a trarre origine, nell'un caso (ritenuta diretta) da un comportamento erroneo riconducibile al solo ente creditore del tributo, senza alcun concorso del debitore, il quale perciò ha diritto di ripetere quanto indebitamente trattenuto; nell'altro caso (versamento diretto), da un comportamento ascrivibile allo stesso contribuente (eventualmente a mezzo di un sostituto d'imposta), sul quale grava dunque l'onere di richiedere la restituzione di quanto non dovuto entro un termine di decadenza, così operandosi un contemperamento del diritto alla restituzione con l'interesse pubblicistico di garantire la necessaria celerità di un gettito fiscale certo» (ordinanza n. 430 del 2000); che la rilevata non omogeneità delle situazioni poste a raffronto dal giudice a quo esclude la necessità di una disciplina unitaria delle fattispecie disciplinate, rispettivamente, dal primo comma dell'art. 37 e dal primo comma dell'art. 38 del d.P.R. n. 602 del 1973 ed esclude, quindi, che la disciplina censurata arrechi il denunciato «vulnus al principio di uguaglianza» (ordinanza n. 430 del 2000; nonché ordinanze n. 545 del 1987 e n. 305 del 1985); che la circostanza che il legislatore ha successivamente e gradatamente introdotto per i rimborsi delle imposte corrisposte mediante assoggettamento a ritenuta diretta (primo comma dell'art. 37 del d.P.R. n. 602 del 1973) ovvero mediante versamento diretto, personale o tramite sostituto d'imposta (primo e secondo comma dell'art. 38 dello stesso decreto), un unico termine decadenziale di quarantotto mesi (art. 1, comma 5, della legge n. 133 del 1999; art. 34, commi 5 e 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2001») è effetto di una sua scelta discrezionale diretta a unificare i termini per esercitare il diritto al rimborso, che non elimina la riscontrata non omogeneità delle situazioni comparate dal rimettente; che, al riguardo, il rimettente non prospetta profili diversi da quelli già presi in esame con le citate pronunce, o, comunque, tali da indurre questa Corte a modificare il precedente orientamento. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale del primo comma dell'art. 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) – nel testo anteriore alle modifiche introdotte dall'art. 1, comma 5, della legge 13 maggio 1999, n. 133 (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale) – sollevate, in riferimento all'art. 25 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale della Toscana, con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale del medesimo primo comma dell'art. 38