[pronunce]

che, secondo la Regione, le eccezioni sopra riferite sono assorbenti rispetto ad ogni altro profilo del giudizio perché l'assenza di ogni motivazione sulla non manifesta infondatezza impedisce alla difesa di dedurre compiutamente nel merito; che, in ogni caso, la norma censurata sarebbe espressione della competenza legislativa esclusiva della Regione Sardegna nelle materie «urbanistica ed edilizia» e «turismo e industria alberghiera» di cui all'art. 3, comma 1, lettere f) e p), dello statuto di autonomia; che la Regione nel dettare la disciplina degli effetti urbanistico-paesaggistici dello stazionamento temporaneo degli «allestimenti mobili di pernottamento» nelle «aziende ricettive all'area aperta regolarmente autorizzate e nei limiti della ricettività autorizzata» avrebbe esercitato le proprie prerogative costituzionali; che, pertanto, la disposizione censurata sarebbe pienamente conforme all'art. 3 dello statuto, nonché agli artt. 117 e seguenti della Costituzione; che, infatti, la disposizione censurata non rientrerebbe nell'ambito riservato allo Stato nella materia «ordinamento penale», come del resto riconosce lo stesso remittente; che non vi sarebbe neanche una violazione della competenza statale nella materia «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali»; che, a tale proposito, la difesa regionale richiama la sentenza di questa Corte n. 51 del 2006 con la quale, a suo dire, si è chiarita la portata delle competenze della Regione nella regolamentazione urbanistica e paesaggistica e si è affermata la rilevanza, «in tema di tutela paesaggistica, di apposite norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Sardegna» e si è dato atto «della stessa esistenza di una risalente legislazione della medesima Regione in questo specifico ambito (legge della Regione Sardegna 22 dicembre 1989, n. 45, recante "Norme per l'uso e la tutela del territorio regionale")»; che in tale sentenza si è precisato che «il Capo III del d.P.R. 22 maggio 1975, n. 480 (Nuove norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna), intitolato "Edilizia ed urbanistica", concerne non solo le funzioni di tipo strettamente urbanistico, ma anche le funzioni relative ai beni culturali e ai beni ambientali; infatti, l'art. 6 dispone espressamente, al comma l, che "sono trasferite alla Regione autonoma della Sardegna le attribuzioni già esercitate dagli organi centrali e periferici del Ministero della pubblica istruzione ai sensi della legge 6 agosto 1967, n. 765 ed attribuite al Ministero dei beni culturali ed ambientali con decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 657, convertito in legge 29 gennaio 1975, n. 5, nonché da organi centrali e periferici di altri ministeri". Al tempo stesso, il secondo comma del medesimo art. 6 del d.P.R. n. 480 del 1975 prevede puntualmente che il trasferimento di cui al primo comma «riguarda altresì la redazione e l'approvazione dei piani territoriali paesistici, di cui all'art. 5 della legge 29 giugno 1939, n. 1497"» (sentenza n. 51 del 2006); che, pertanto, è evidente che la Regione Sardegna dispone, nell'esercizio delle proprie competenze statutarie in tema di edilizia ed urbanistica, anche del potere di intervenire in relazione ai profili di tutela paesistico-ambientale, sia sul piano amministrativo che sul piano legislativo, in forza del cosiddetto «principio del parallelismo» di cui all'art. 6 dello statuto speciale; che non vi sarebbe alcuna violazione dell'art. 3 Cost. in relazione al principio di eguaglianza, in quanto il citato articolo 20 della legge reg. n. 21 del 2011 è senz'altro norma generale ed astratta, che non impone alcuna discriminazione né garantisce alcun privilegio; che, anche sotto il profilo della ragionevolezza, deve ritenersi che la norma, limitandosi a disciplinare solamente «gli allestimenti mobili di pernottamento», opererebbe un coerente bilanciamento tra l'interesse alla promozione del turismo e quello della tutela paesaggistica del territorio, anche perché - come prevede la disposizione censurata - essi devono «conservare i meccanismi di rotazione in funzione», non possono possedere «alcun collegamento di natura permanente al terreno» e, dato che «gli allacciamenti alle reti tecnologiche, gli accessori e le pertinenze devono essere rimovibili in ogni momento», non comportano alcun utilizzo permanente del territorio o di trasformazione del paesaggio per i quali si possa ipotizzare una deminutio di tutela ambientale o paesaggistica. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano, con ordinanza del 30 dicembre 2011, ha sollevato - in riferimento agli articoli 3, 25, secondo comma, 117, secondo comma, lettere l) e s), e 118 della Costituzione e 3, primo comma, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto Speciale per la Sardegna) - questione di legittimità costituzionale dell'art. 20 della legge della Regione Sardegna 21 novembre 2011, n. 21 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale n. 4 del 2009, alla legge regionale n. 19 del 2011, alla legge regionale n. 28 del 1998 e alla legge regionale n. 22 del 1984, ed altre norme di carattere urbanistico); che il rimettente, in punto di non manifesta infondatezza della questione, si limita ad affermare di condividere integralmente il contenuto delle osservazioni del pubblico ministero; che la Regione Sardegna nel costituirsi in giudizio ha eccepito l'inammissibilità della questione per non essere in grado di svolgere le proprie difese non essendo a conoscenza delle ragioni che hanno determinato il Giudice a sollevare la questione di costituzionalità; che, infatti, il rimettente, quanto alla motivazione della non manifesta infondatezza, richiama un parere del pubblico ministero che, tuttavia, non è stato neanche allegato all'ordinanza notificata; che la questione è, pertanto, manifestamente inammissibile; che, infatti, il rimettente non espone alcuna motivazione a sostegno dei dubbi di legittimità costituzionale, limitandosi a rinviare alle «osservazioni» del pubblico ministero senza neanche riportarle in sintesi o per cenni; che è costante giurisprudenza di questa Corte che non possono avere ingresso nel giudizio incidentale di costituzionalità questioni motivate solo per relationem dovendo il rimettente rendere esplicite le ragioni per le quali ritiene rilevante e non manifestamente infondata la questione sollevata (ex plurimis, ordinanze n. 162 del 2011 e n. 190 del 2009)..