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"Immuni" è stata sviluppata proprio per supportare questo tipo di attività, e permette peraltro di raggiungere persone che sono state a contatto con positivi, che in molti casi sfuggirebbero alle normali indagini epidemiologiche. La sua efficacia è strettamente legata al numero di utenti, e da mesi Governo e virologi insistono sull'importanza che sia scaricata e attivata da più cittadini possibili. Ad oggi è stata scaricata da 10 milioni di persone; il funzionamento di "Immuni" è totalmente inefficace se il personale, preposto alla comunicazione dei codici chiave dei soggetti risultati positivi al COVID-19, non esegue il necessario compito di inserimento; considerato inoltre che: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 ottobre 2020 ha previsto che "al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l'utilizzo dell'App Immuni, è fatto obbligo all'operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività"; è stata quindi inserita l'obbligatorietà da parte dell'operatore sanitario di caricare il codice chiave, perché sono state molte le segnalazioni in cui gli operatori stessi lamentavano linee guida non chiare a livello regionale per le procedure da adempiere. Tale previsione è stata confermata anche nell'ultimo decreto del 24 ottobre 2020, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se e in che misura stia avvenendo il coordinamento previsto dall'art. 6 del decreto-legge n. 28 del 2020 tra il Dicastero e i soggetti coinvolti nella gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, necessario per una corretta gestione del sistema di contact tracing ; se sia in atto un'attività di monitoraggio e controllo per conoscere quali atti regionali siano stati adottati per sostenere dal punto di vista procedurale il sistema di tracciamento tramite "Immuni", se siano state dettate linee idonee al personale sanitario regionale e se, alla luce degli ultimi eventi, si sia data necessaria comunicazione, sempre al personale sanitario, degli obblighi derivanti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 ottobre 2020 e successivi; se sia disponibile o in fase di realizzazione un monitoraggio stabile e il relativo report sull'attività d'immissione dei codici generati dall' app "Immuni" da parte del personale sanitario, nonché sul numero totale dei codici chiave inseriti, suddiviso per ciascuna Regione. Interrogazioni Atto n. 3-02044 GRIMANI Al Ministro della salute Premesso che: la Regione Umbria, a differenza di quanto accaduto durante la prima fase dell'emergenza epidemiologica verificatasi durante i mesi di marzo e aprile 2020, sta affrontando con estrema difficoltà l'attuale incremento della curva dei contagi; l'Umbria, infatti, si colloca ai primi posti tra le Regioni con il più alto tasso di saturazione delle terapie intensive, ormai oltre la soglia d'allarme; nella Regione il rapporto tra posti letto di rianimazione e popolazione è tra i più bassi d'Italia (7,9 letti per 100.000 abitanti), con soli 76 posti disponibili a fronte dei 70 che esistevano già prima della pandemia; nonostante apparisse altamente probabile una seconda ondata di contagi per questo autunno e inverno, la Regione Umbria non ha tuttavia adoperato il prezioso tempo trascorso durante gli scorsi mesi, al fine di costruire un piano di potenziamento delle strutture sanitarie, né ha strutturato un efficace confronto con i rappresentanti degli ospedali, i sindaci e i presidi delle scuole per poter intervenire organicamente, garantendo una maggiore efficacia ed efficienza delle scelte assunte; il Governo ha stanziato fondi pari a 25 milioni di euro per potenziare il sistema sanitario umbro e per predisporre il rafforzamento delle terapie intensive, prevedendo fino a 70 posti in più per l'intero sistema regionale; tale strategia di potenziamento dei reparti ospedalieri non è stata perseguita e, al contempo, non è stato adottato nessuno strumento idoneo ad affrontare una seconda fase critica dell'emergenza; emblematici in tal senso sono gli esempi che arrivano dagli ospedali di Perugia e Terni, in cui i reparti ospedalieri sono sguarniti di personale adeguatamente formato; nelle more di questa mancata programmazione, la Regione Umbria ha adottato unicamente iniziative unilaterali per fronteggiare l'emergenza, senza alcun coinvolgimento del tessuto regionale e delle comunità umbre interessate, penalizzando così in maniera inequivocabile una parte rilevante del territorio; considerato che: il Presidente della Regione Umbria, Tesei, con ordinanza n. 67 del 22 ottobre 2020, ha disposto la riconversione temporanea e parziale dell'ospedale di Spoleto in struttura dedicata al COVID-19; in ottemperanza all'ordinanza, si è proceduto con l'attività di dismissione e riconversione della struttura ospedaliera e con il conseguente provvedimento di chiusura del Pronto Soccorso e di altri reparti, adottato dal direttore sanitario dottor Camillo Giammartino; la riorganizzazione totale della struttura ospedaliera, con la chiusura di quasi tutti i reparti ordinari e del Pronto Soccorso, appare assai pericolosa per la comunità e altresì di difficile gestione, sia per le oggettive condizioni della struttura, sia per la mancanza di personale adeguato; sotto il profilo della pericolosità per la comunità, inoltre, è da rilevare che il Pronto Soccorso dell'ospedale di Spoleto è l'unico della zona ed è al servizio anche della Valnerina e dei comuni limitrofi, prestando assistenza ad un'area nevralgica del territorio avente un bacino di 60.000 persone, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non intenda mettere in atto adeguate iniziative volte a raccogliere dettagliatamente tutte le informazioni attinenti alla difficile condizione in cui versa la comunità spoletina, in seguito all'ordinanza della Presidente della Regione; se, conseguentemente, non ritenga opportuno instaurare un consono dialogo con la Regione Umbria, al fine di ripristinare un'adeguata pianificazione dei servizi sanitari e, al contempo, mantenere un adeguato equilibrio tra la gestione dell'emergenza e il mantenimento dei servizi sanitari ordinari. Atto n. 3-02045 CIRINNA' DE PETRIS ALFIERI BOLDRINI FEDELI NUGNES PITTELLA ROJC ROSSOMANDO RUOTOLO VALENTE Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per gli affari europei Premesso che: in data 22 ottobre 2020, la Corte costituzionale polacca ha dichiarato incostituzionale la possibilità di ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto; la sentenza si iscrive nel quadro di un dibattito pubblico e di una azione dei pubblici poteri caratterizzata dalla crescente ostilità verso le rivendicazioni di libertà e pari dignità sociale delle donne, oltre che da una significativa riduzione delle più elementari garanzie dello stato di diritto; dalla data della sentenza, centinaia di migliaia di donne polacche stanno scendendo quotidianamente in piazza per difendere il proprio diritto all'autodeterminazione riproduttiva;