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In questi casi accade infatti che solo le organizzazioni capaci di conseguire economie di scala significative (al crescere del numero delle adozioni fatte diminuisce, infatti, il costo medio per adozione che l’ente sostiene) riescano a rispettare i requisiti richiesti in termini di costi e dei servizi. Al termine di questo processo, avremo un numero minore di enti più grandi, in grado di fornire alle coppie un servizio migliore e a costi inferiori. In questo scenario sarà necessario introdurre un regime di convenzione tra enti autorizzati e pubblica amministrazione fino alla totale gratuità dell’adozione internazionale. Attraverso la riduzione dei costi delle adozioni tramite l’introduzione di costi standard e i risparmi pubblici derivanti dalle razionalizzazioni della procedura adottiva descritte (maggiori sinergie tra servizi sociali ed enti autorizzati, eliminazione dei tribunali per i minorenni, eliminazione delle agenzie regionali per l’adozione e snellimento nella composizione della Commissione per le adozioni internazionali), l’adozione internazionale potrebbe diventare, senza oneri aggiuntivi per il bilancio pubblico, un servizio offerto dagli enti autorizzati in un regime di convenzione con la pubblica amministrazione, il cui pagamento sarebbe commisurato al reddito degli adottanti fino alla totale gratuità per le persone meno abbienti (criteri basati sull’indicatore della situazione economica equivalente). Abbiamo la priorità di incrementare il numero di adozioni ma occorre che siano di qualità. I minori abbandonati nei Paesi stranieri sono sempre più numerosi ma restano per anni negli istituti. Solo se le adozioni internazionali verranno incluse nella politica estera del nostro Paese sarà possibile rafforzare il sistema delle adozioni all’estero rispettando anche il principio di sussidiarietà, secondo cui le adozioni internazionali sono ammesse solo se si è cercata una famiglia per il minore nel Paese di origine (Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L’Aja il 29 maggio 1993, ratificata ai sensi della legge 31 dicembre 1998, n. 476). Servono inoltre nuovi strumenti che, superando le incompatibilità fra diversi sistemi giuridici, consentano di accogliere i minori stranieri in situazioni di emergenza umanitaria o in condizioni particolari nel loro superiore interesse. Ecco le soluzioni proposte. L’adozione internazionale non può continuare ad essere trattata come un affare privato delle famiglie ma deve essere inquadrata tra gli obiettivi della politica estera. La Commissione per le adozioni internazionali dovrà essere trasferita presso il Ministero degli affari esteri e la sua presidenza dovrà essere affidata ad un ambasciatore per le adozioni internazionali. Questo passaggio consentirà anche un coordinamento delle attività svolte dagli enti autorizzati all’estero attraverso un funzionario ad hoc presso ogni ambasciata, oltre all’attivazione di specifiche linee di finanziamento per i progetti di cooperazione, con lo scopo di garantire la sussidiarietà delle adozioni di minori nei Paesi in cui l’Italia adotta. Si rende dunque necessaria la modifica della norma che prevede la composizione della Commissione per le adozioni internazionali, in occasione della quale il numero dei commissari sarà ridotto fino a 7 dagli attuali 16. Inoltre il presente disegno di legge si intende introdotte un quadro normativo specifico per le adozioni di minori con «bisogni speciali». Consentire ai minori con «bisogni di diritto speciali» (definizione della Conferenza internazionale de L’Aja del 2008: minori affetti da problemi di comportamento o che hanno subito traumi; minori con una capacità fisica o mentale; minori che hanno compiuto i 7 anni di età, minori appartenenti a fratrie) di essere adottati anche da persone singole e da adottanti con età superiore ai limiti stabiliti dalla legge in vigore. Il presente disegno di legge vuole disciplinare nell’ordinamento italiano le formule di accoglienza innovativa già riconosciute dall’ordinamento internazionale, al fine di consentire una urgente quanto opportuna armonizzazione tra norma e esigenze sociali e culturali che subiscono una costante evoluzione. Le proporzioni dell’abbandono minore in moltissimi Paesi stranieri e il verificarsi di calamità naturali o di altre situazioni particolari, più o meno transitorie, in cui i minori si trovano senza protezione, rendono necessaria l’attivazione di nuovi strumenti legislativi che consentano di accogliere in via più o meno stabile, a seconda delle necessità del caso, questi bambini stranieri senza famiglia. Tra le situazioni giuridiche che non sono regolamentate in Italia rientra quella dei minori in kafala , istituto dei paesi islamici che non ha un corrispondente nella nostra legge. La previsione di idonee disposizioni per l’affidamento di minori provenienti da Stati i cui ordinamenti non prevedono l’istituto dell’adozione consentirà anche ai minori orfani originari di Paesi con legge coranica di diventare figli, aprendo la strada alla pronuncia di una adozione nazionale. L’introduzione dell’istituto dell’affidamento internazionale avrà invece lo scopo di accogliere i minori dei Paesi in emergenza umanitaria e, quindi, di togliere i minori dagli istituti sia come misura temporanea che in vista di un successivo progetto adottivo laddove in seguito se ne accertassero le condizioni. Per i bambini stranieri adottabili più grandi, e quindi con un’età tale da rendere più difficoltoso il reperimento di una famiglia adottiva, dovranno invece essere introdotti dei soggiorni a scopo adottivo. Si tratterà della possibilità di trovare accoglienza per gruppi di minori accompagnati in Italia per brevi periodi rinnovabili, anche nell’ottica di creare un legame e aprire la strada ad un progetto di adozione. Esiste inoltre la necessità di accrescere e rafforzare le azioni di lotta contro l’aborto laddove usato come strumento di regolazione delle nascite. Per questo si potrebbe introdurre in Italia l’istituto dell’adozione del nascituro e, contestuaImente, consentire alle coppie residenti in Italia di adottare all’estero minori appena nati e sfuggiti all’aborto grazie alla legge che consente di trovare una famiglia adottiva già nel corso della gestione. In questa seconda direzione si dovrebbero riconoscere i provvedimenti, pronunciati in Paesi che hanno ratificato la Convenzione de L’Aja del 1993, che prevedono, come misura di prevenzione dell’aborto, il mantenimento e l’adozione del nascituro durante la gestazione, sotto il controllo dell’autorità giudiziaria (per esempio gli Stati Uniti d’America).. Art. 1. (Provvedimento di idoneità all'adozione) 1. L'articolo 29- bis della legge 4 maggio 1983, n. 184, è sostituito dal seguente: «Art. 29- bis -- 1. Le persone residenti in Italia, che si trovano nelle condizioni prescritte dall'articolo 6 e che intendono adottate un minore straniero residente all'estero, presentano dichiarazione di disponibilità al servizio socio-assistenziale nel comune in cui hanno la residenza e chiedono che lo stesso dichiari la loro idoneità all'adozione con provvedimento motivato al termine della procedura indicata dal presente articolo.