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Misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti. Onorevoli Senatori. -- Il disegno di legge introduce rilevanti modifiche ai codici penale e di procedura penale, al codice civile e ad altri testi normativi per rafforzare l'azione di contrasto al fenomeno della illecita accumulazione di ricchezza e di capitali ad opera della criminalità organizzata, anche e soprattutto di natura mafiosa. L'esigenza dell'intervento normativo nasce dalla diffusa consapevolezza della necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto alle condotte delittuose, rendendo più efficace l'azione preventiva e repressiva nei confronti della criminalità, in particolar modo di quella mafiosa, e della sua capacità di ingerirsi nei circuiti dell'economia locale e delle istituzioni di governo locale. A fronte di una emergenza criminale di tipo nazionale e transnazionale, rappresentata dall'infiltrazione mafiosa nei circuiti dell'economia legale, secondo i dati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, al 7 gennaio 2013 sono 12.946 i beni confiscati alle mafie. Di questi 11.238 sono immobili, mentre 1.708 sono aziende. Su base regionale, la Sicilia conta 5.515 beni confiscati (il 42.60% del totale), seguita dalla Campania con 1.918 beni, dalla Calabria con 1.811, mentre la Lombardia (prima regione al Nord per numero di beni sottratti alla criminalità) ha registrato la confisca di 1.186 beni. In tale prospettiva si interviene, con modifiche al codice penale, e in particolare si prevede specifica informativa in ordine all'esercizio dell'azione penale, ai sensi dell'articolo 129- bis disp. att. cod. proc. pen. , in favore del presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione. Inoltre, si inasprisce il trattamento sanzionatorio delle fattispecie delittuose previste dall'articolo 416- bis del codice penale e si introduce, attraverso il nuovo articolo 648- ter. 1, l'ipotesi del cosiddetto auto-riciclaggio, attribuendo rilevanza penale alla condotta di chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo punito con pena non inferiore nel massimo a cinque anni di reclusione, sostituisce, trasferisce o impiega in attività economiche o finanziarie denaro, beni o altre utilità, provenienti da tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa. Al fine di evitare che le condotte di mero godimento (costituenti post factum non punibile) rientrino nell'ambito di applicazione della norma, si prevede espressamente che l'autore del reato non è punibile «quando il denaro, i beni o le altre utilità vengono destinati alla utilizzazione o al godimento personale». Specifiche aggravanti sono previste ove il fatto sia commesso nell'esercizio di un'attività bancaria, finanziaria o di altra attività professionale. Al precipuo scopo di adeguare la pena al fatto, si prevede specifica diminuente se il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale è stabilita la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni. Parzialmente diversa la diminuente premiale applicabile nei confronti di «chi si sia efficacemente adoperato per evitare che le condotte (di sostituzione o di trasferimento del denaro, dei beni o delle altre utilità) siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato e l'individuazione dei beni, del denaro e delle altre utilità provenienti dal delitto», finalizzata ad incentivare condotte di ravvedimento attuoso e di collaborazione. Vengono altresì ridisegnate le fattispecie di cosiddetto falso in bilancio previste dagli articoli 2621 e 2622 del codice civile, prevedendo rispettivamente per le società non quotate (2621 c.c.) e per quelle con titoli quotati o diffusi tra il pubblico in misura rilevante (2622 c.c.) due distinte ipotesi, entrambe delittuose, con conseguente prolungamento dei tempi di prescrizione e tendenziale aggravamento del quadro sanzionatorio: la formulazione delle relative condotte è stata rivisitata in termini idonei a ricomprendere il cosiddetto «falso qualitativo». Limitatamente alle società non quotate che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell'articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (ovvero le società sottratte alla dichiarazione di fallimento e sempreché il fatto abbia cagionato danno non grave), viene previsto un regime di procedibilità a querela. Quanto alle cause di non punibilità, si mantiene, per entrambe le fattispecie, la previsione della non punibilità del fatto se le falsità o le omissioni non hanno determinato una alterazione sensibile della rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene. Si esclude poi la punibilità per il caso in cui le falsità o le omissioni determinino una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all'1 per cento. Vengono altresì previste le necessarie modifiche delle norme della legge n. 231 del 2001 in tema di responsabilità amministrativa degli enti, conseguenti alle menzionate novelle degli articoli 2621 e 2622 c.c.. Quanto al sistema di prevenzione patrimoniale, si amplia il novero dei delitti per i quali la legge consente il sequestro e la confisca cosiddetta allargata, si rafforza lo strumento del sequestro e della confisca di prevenzione per equivalente anche nei confronti di terzi, di eredi ed aventi causa, si introducono norme per l'amministrazione e il controllo giudiziario di attività economiche e di aziende. Sul fronte processuale, per i soggetti detenuti per taluno dei più gravi delitti di cui all'articolo 51, comma 3- bis , c.p.p. , si limitano i casi di traduzione per la partecipazione alle udienze, anche al fine di ridurre i rischi di evasione e di prevenire situazioni di pericolo. Al fine di garantire una più celere trattazione e definizione del procedimento di prevenzione, si apportano modifiche al codice delle leggi antimafia, che introducono preclusioni processuali in tema di eccepibilità dell'incompetenza per territorio, prevedono la trattazione prioritaria dei procedimenti di prevenzione e l'individuazione di precisi termini per il deposito del provvedimento da parte del tribunale. Ulteriore linea di intervento è quella che riguarda la gestione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, capitolo fondamentale in una rinnovata strategia di aggressione all'accumulazione illecita. Gli interventi previsti mirano non solo ad ampliare le possibilità di destinazione dei cespiti appresi, ma anche a reimpostare l'azione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, in un'ottica volta a rendere la sua azione più efficace, anche attraverso una valorizzazione delle sinergie che possono essere sviluppate sia con altre istituzioni pubbliche, sia con i settori della società civile più direttamente interessati. Il disegno di legge, inoltre, prevede misure specifiche finalizzate alla valorizzazione ed alla protezione delle vittime dei reati, con particolare attenzione a quelli di tipo mafioso, di terrorismo o di strage.