[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4, commi 5-quater, 5-sexies e 5-septies, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44, promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Novara nel procedimento vertente tra F.V. e l'Agenzia delle entrate - Direzione provinciale di Novara con ordinanza del 7 ottobre 2014, iscritta al n. 240 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2015. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 10 giugno 2015 il Giudice relatore Aldo Carosi.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto Con ordinanza del 7 ottobre 2014 la Commissione tributaria provinciale di Novara ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, commi 5-quater, 5-sexies e 5-septies, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44, in riferimento all'art. 77, secondo comma, della Costituzione. Il giudice a quo riferisce di essere stato adito da F.V., il quale - dopo essersi vanamente rivolto all'Agenzia delle entrate - Direzione provinciale di Novara per ottenere il rimborso delle somme di euro 50.610,00 e di euro 3.470,00, asseritamente non dovute, versate per l'anno d'imposta 2012 rispettivamente a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) ed a titolo di addizionale regionale all'IRPEF, tutte relative al reddito derivante dalla locazione di immobili di interesse storico ed artistico di sua proprietà ubicati a Verona - ha impugnato il silenzio rifiuto formatosi su detta istanza. In particolare, il ricorrente lamentava la mancata applicazione del più favorevole regime fiscale dettato dall'art. 11, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), sostituito per effetto dell'art. 4, commi 5-quater, 5-sexies, e 5-septies, del d.l. n. 16 del 2012, in violazione degli artt. 3, 9, secondo comma, 53, 77, secondo comma, e 81, quarto comma, Cost. Il rimettente evidenzia come i commi censurati - tutti introdotti in sede di conversione del decreto-legge - modifichino profondamente, ed in senso deteriore per il contribuente, il precedente regime fiscale dettato per gli immobili di interesse storico o artistico dall'art. 11, comma 2, della legge n. 413 del 1991, secondo cui «In ogni caso, il reddito degli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell'articolo 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato mediante l'applicazione della minore tra le tariffe d'estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato». Tale regime, abrogato dall'art. 4, comma 5-quater, del d.l. n. 16 del 2012, è stato sostituito da quello dettato dal successivo comma 5-sexies, secondo cui, ai fini del calcolo del reddito imponibile degli immobili di interesse storico o artistico, il canone di locazione da prendere in considerazione subirebbe una riduzione forfettaria del trentacinque per cento invece di quella del quindici per cento all'epoca prevista ed il reddito medio ordinario in comparazione sarebbe determinato secondo le tariffe d'estimo per categoria e classe con una riduzione del cinquanta per cento e senza aumento di un terzo in caso di unità immobiliare a disposizione. Tale disciplina, ai sensi del successivo comma 5-septies, sarebbe applicabile a partire dall'anno fiscale 2012. Il rimettente ritiene manifestamente infondata la dedotta violazione degli artt. 3, 9, secondo comma, 53 ed 81, quarto comma, Cost. da parte delle disposizioni poc'anzi menzionate. Ritiene, invece, che esse contrastino con l'art. 77, secondo comma, Cost., in quanto, introdotte in sede di conversione, tenderebbero ad incrementare il carico fiscale sul contribuente, senza alcun collegamento di sorta con la normativa del provvedimento d'urgenza - analiticamente esaminata - che, lungi dal prevederlo, si sarebbe limitata a disporre misure di semplificazione tributaria e di potenziamento delle procedure di accertamento. In tal modo si sarebbe violato quel necessario nesso di interrelazione tra decreto-legge e legge di conversione che impedirebbe di inserire in quest'ultima qualsivoglia contenuto ulteriore, in modo da evitare che il procedimento semplificato previsto per la sua approvazione possa essere sfruttato per scopi estranei a quelli che giustificano la decretazione d'urgenza a detrimento delle ordinarie dinamiche di confronto parlamentare. Con atto depositato il 27 gennaio 2015 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sollevata sia dichiarata manifestamente infondata. Ad avviso dell'intervenuto, le disposizioni censurate, eliminando il regime del tutto diverso previsto per gli immobili di interesse storico o artistico e sostituendolo con uno omogeneo a quello generale - seppur introducendo delle agevolazioni al fine di tener conto dei maggiori oneri che gravano sui proprietari di detti beni - da un lato darebbero luogo ad una semplificazione e, dall'altro, renderebbero più efficienti le procedure di accertamento, finalità perseguite dal decreto-legge. Ciò sarebbe reso ancor più evidente dal fatto che, come desumibile dalla sua denominazione, la legge n. 413 del 1991 reca «Disposizioni [...] per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento [...]». Non si tratterebbe, dunque, di una normativa eterogenea rispetto alla materia originariamente disciplinata dal decreto.