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L'articolo 4, comma 1, dello schema di decreto, abroga l'articolo 8 del decreto legislativo n. 74 del 2016 sui termini di risposta. Il comma 2 abroga il decreto legislativo n. 75 del 2016, che reca l'attuazione della decisione 2009/316/GAI e che, ai sensi del comma 3, continua ad operare in via transitoria sulle modalità di trasmissione delle informazioni, fino all'emanazione dei decreti attuativi. L'articolo 5 reca la clausola di invarianza finanziaria. L'articolo 6 fissa l'entrata in vigore del presente provvedimento al 28 giugno 2022. Benché il testo illustrato riguardi soltanto le condanne, si segnala la maggiore sensibilità che il legislatore ha espresso, in tema di trattamento di dati personali e diritto all'oblio, nel conferimento della delega processuale penale al Governo. In particolare va ricordato che l'articolo 1, comma 25 della legge delega dispone: «nell'esercizio della delega di cui al comma 1, i decreti legislativi recanti modifiche alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, in materia di comunicazione della sentenza sono adottati nel rispetto del seguente principio e criterio direttivo: prevedere che il decreto di archiviazione e la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione costituiscano titolo per l'emissione di un provvedimento di deindicizzazione che, nel rispetto della normativa dell'Unione europea in materia di dati personali, garantisca in modo effettivo il diritto all'oblio degli indagati o imputati». Prima di procedere all'espressione del parere, sarebbe utile quindi comprendere come il Governo si sta atteggiando nell'esercizio di questo criterio di delega e su tutto ciò che attiene al trattamento dei dati personali nel casellario giudiziario. Il sottosegretario SISTO si riserva la valutazione richiesta e, pertanto, il seguito dell'esame è rinviato. IN SEDE CONSULTIVA Conversione in legge del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA) DDL 2533 Conversione in legge del decreto-legge 17 febbraio 2022, n. 9, recante misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana (PSA) (Parere alle Commissioni 9 a e 12 a riunite su testo e sugli emendamenti. Esame e rinvio) La relatrice, senatrice PIARULLI ( M5S ), illustra il provvedimento in titolo in cui l'articolo 3 del decreto-legge prevede un obbligo di segnalazione di rinvenimento di cinghiali feriti o deceduti ed una sanzione amministrativa pecuniaria per l'inadempimento di tale obbligo. L'obbligo viene previsto per le ipotesi di rinvenimento - nell'ambito delle attività di esecuzione dei piani regionali (o delle province autonome) di cui al precedente articolo 1, che attribuisce alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano il compito di predisporre entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto Piani regionali di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l'eradicazione della peste suina africana nei suini da allevamento e nei cinghiali - dello svolgimento di attività venatoria o boschiva, di coltivazione di fondi agricoli nonché per i soggetti coinvolti in sinistri con gli esemplari in questione; la segnalazione deve essere effettuata immediatamente al servizio veterinario dell'azienda sanitaria locale competente per territorio. Per l'ipotesi di inadempimento di tale obbligo, viene comminata una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 500 euro (salvo che il fatto costituisca reato); la sanzione è irrogata dal prefetto competente per territorio. Trovano applicazione le norme generali (in quanto compatibili) in materia di sanzioni amministrative, di cui alle sezioni I e II del capo I della L. 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. Considerato che le fattispecie sottostanti concernono sia attività di natura temporanea - cioè, l'attuazione dei piani suddetti - sia attività permanenti, si segnala che, riguardo all'obbligo medesimo, la relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del presente decreto fa riferimento esclusivamente all'ambito di attuazione dei piani. Riguardo alla previsione della sanzione in una misura fissa, si ricorda che la giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenza della Corte costituzionale n. 185 del 10 giugno 2021-23 settembre 2021), con riferimento sia alle sanzioni penali sia alle sanzioni amministrative, riconosce la legittimità costituzionale di una misura fissa "soltanto a condizione che, per la natura dell'illecito sanzionato e per la misura della sanzione prevista, quest'ultima appaia ragionevolmente "proporzionata" rispetto all'intera gamma di comportamenti riconducibili allo specifico tipo" di illecito, ritenendo invece illegittima la previsione di sanzioni "rigide e di rilevante incidenza sui diritti dell'interessato per ipotesi di gravità marcatamente diversa ( ), o suscettibili, comunque sia, di condurre, nella prassi applicativa, a risultati sanzionatori palesemente eccedenti il limite della proporzionalità rispetto all'illecito commesso". Si ricorda altresì che dalla previsione di una sanzione amministrativa in misura fissa deriva che non trova applicazione l'articolo 11 della citata L. n. 689 del 1981; tale articolo definisce i criteri di determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria che sia fissata dalla legge tra un limite minimo ed un limite massimo, nonché dell'applicazione delle sanzioni accessorie facoltative, facendo riferimento alla gravità della violazione, all'opera svolta dall'agente per l'eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, nonché alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche. Tra gli emendamenti, si segnalano l'emendamento 3.1 (Berutti), che ai fondi agricoli aggiunge i fruitori dei sentieri per attività ricreative, e l'emendamento 3.2 (Pirro, Giuseppe Pisani), che sostituisce la misura fissa di euro 500 con la forchetta da un minimo di euro 250 ad un massimo di euro 1500. I senatori CRUCIOLI ( Misto ), CALIENDO ( FIBP-UDC ), CUCCA ( IV-PSI ) ed Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ) richiedono che la valutazione della relatrice, in sede di parere, si estenda anche al precetto di cui al comma 1 dell'articolo 3: per i primi due oratori la misura rischia di essere manifestamente sproporzionata, rispetto alle condizioni in cui versano determinati territori, mentre per il terzo oratore la sanzione in misura fissa è stata assai limitata, nella sua valutazione di costituzionalità, dalla giurisprudenza di Palazzo della Consulta; per il quarto oratore le frequenti denunce del senatore Bruzzone, in ordine alla proliferazione degli ungulati, attestano la necessità di non affrontare il problema con meri palliativi. La RELATRICE replica ricordando che il parere va espresso sulla materia di competenza della Commissione, che è quella sanzionatoria;