[resaula]

In particolare, ai fini della configurabilità del delitto, trattandosi di reato di pericolo, è sufficiente che, nell'accordo concernente lo scambio tra voto e denaro o altra utilità, ovvero la disponibilità al soddisfacimento degli interessi o delle esigenze dell'associazione, il soggetto che s'impegna a reclutare i suffragi sia persona la quale esercita un condizionamento diffuso fondato sulla prepotenza e sulla sopraffazione, e le cui indicazioni di voto siano percepite all'esterno come provenienti da un sodalizio mafioso, mentre non sono necessarie né l'attuazione né l'esplicita programmazione di una campagna attuata mediante intimidazioni. Il reato in questione si configura come di pericolo astratto, di mera condotta e a consumazione frazionata: la fattispecie si consuma, dunque, a prescindere dalla successiva dazione di quanto promesso; il reato è perfetto e consumato già dal momento della promessa. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,25) ( Segue RICCARDI, relatrice ). La successiva dazione, però, non è fatto penalmente irrilevante: la realizzazione della prestazione ha effetti vari, come ad esempio il decorso posticipato della prescrizione o il subingresso di concorrenti nel reato. Il delitto in esame, nella forma della accettazione della promessa, può essere commesso da chiunque, tanto se direttamente candidato ad una competizione elettorale, quanto se agente in nome e per conto di questi, purché estraneo a un'associazione di tipo mafioso. Nella forma del rilascio della promessa, allo stesso modo, il reato può essere commesso da qualunque soggetto, anche da un intermediario dell'associazione stessa, purché legato ad un sodalizio mafioso ovvero da chi utilizzi le modalità indicate al terzo comma dell'articolo 416- bis del codice penale. In questa breve premessa sono stati illustrati alcuni degli interventi predisposti nel corso dei lavori relativi al delitto in parola. Il disegno di legge n. 510 è stato incardinato in prima lettura al Senato, modificato alla Camera e ritornato in Senato in terza lettura. Vediamo quindi, in maniera più approfondita, quali sono state le modifiche rispetto alla normativa vigente. Innanzitutto, in relazione al disvalore della condotta, per tutti i motivi sopra elencati, si è provveduto ad un generale inasprimento dei minimi e dei massimi di pena edittale. L'articolo 416- ter , ad oggi, prevede la reclusione da sei a dodici anni; il disegno di legge in esame coordina la pena base a quanto previsto dal primo comma dell'articolo 416- bis (reclusione da dieci a quindici anni), equiparando sostanzialmente il disvalore della condotta a quanto previsto per il trattamento sanzionatorio dei soggetti appartenenti all'associazione mafiosa. Viene, inoltre, esteso il novero dei soggetti attivi del reato. Configureranno il delitto in oggetto anche gli intermediari, sia essi siano del soggetto promittente che del promissario. Il disegno di legge amplia ulteriormente l'elemento oggettivo del reato, per mezzo dell'estensione dell'oggetto della controprestazione, che potrà essere non solo il denaro o altra utilità, ma anche la disponibilità al soddisfacimento degli interessi o delle esigenze dell'associazione. Viene esteso, inoltre, l'ambito di applicazione del reato, oltre al riferimento al metodo dell'intimidazione mafiosa, al fine di configurare il delitto in parola, anche nei confronti dei soggetti appartenenti all'associazione stessa. Il disegno di legge prevede un'aggravante di evento ad effetto speciale nei casi in cui il soggetto che ha accettato la promessa di voti sia risultato eletto nella relativa consultazione elettorale. In questi casi la pena prevista è aumentata della metà. Viene, infine, introdotta la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici nei casi di condanna per i reati previsti dall'articolo in esame. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il diritto penale è una cosa seria. Queste sette parole da sole dovrebbero bastare per cancellare la peregrina volontà della maggioranza di dar corso all'approvazione di una norma che invece di considerare il diritto penale come una disciplina seria, complessa e delicata insieme, lo usa semplicemente come una clava, o meglio come un martello con il quale forgiare l'ennesimo slogan le cui conseguenze saranno dannose per il Paese. Il diritto penale, dicevo, è una cosa seria perché esso, come i componenti della maggioranza dovrebbero sapere, interviene esclusivamente quando ci sono beni da tutelare che non possono essere tutelati da altri rami del diritto e interviene sugli illeciti per mezzo di quella particolare specie di sanzione che è la pena. Pena può significare ammenda, multa ma anche arresto, reclusione, ergastolo, ovvero limitazione della libertà di un individuo da parte dello Stato; limitazione della libertà di un individuo giudicato colpevole da un sistema della giustizia legittimo e legalmente definito, ma che non per questo appare meno grave nell'ambito dell'economia di un'esistenza, nemmeno, anzi soprattutto, in uno Stato di diritto. Il diritto penale, Presidente, è una cosa seria e non si riesce a comprendere come il portato di queste semplici parole, che dovrebbero essere apprezzabili e chiare a tutti, possa invece infrangersi contro una proposta come quella sostenuta dalla maggioranza che oggi ci troviamo, nostro malgrado, a discutere. Dico nostro malgrado, Presidente, perché mai avremmo voluto che una disciplina seria, complessa delicata ed organica come il diritto penale venisse modificata con totale approssimazione da una maggioranza convinta che una volta inventata una formula buona per i social network , questa possa essere traslata nel codice penale, con tutto ciò che esso significa e comporta, con una semplicità che in altre occasioni avrebbe potuto far sorridere, ma in questo caso fa tremare le vene ai polsi. Anzi, terrorizza perché in questo specifico caso la norma penale è per giunta connessa ai casi nei quali si instaura un rapporto tra la politica e la mafia, un terreno sul quale è necessario agire con risolutezza, consapevolezza e serietà e nel quale invece, ancora una volta, la maggioranza sceglie di passare attraverso qualche slogan , senza pensare al fatto che queste possano essere vere e proprie schegge impazzite e che si muovono nel sistema giuridico del Paese, rischiando di scalfirne irrimediabilmente gli ingranaggi. Sia chiaro, Presidente: il punto qui non è il principio generale, sacrosanto, di combattere ogni possibile scambio elettorale tra politica e mafia. Il punto è che, proprio in ragione della totale mancanza di qualità della norma definita dalla maggioranza, si rischia di non riuscire a perseguire con efficacia quello stesso obiettivo, veicolando altresì, in modo sibillino, il messaggio che la politica tutta sia di per sé negativa. Si rischia, dicevo, di non perseguire con efficacia l'obiettivo perché il testo, per come modificato dall'altro ramo del Parlamento, riconduce al tema della filiazione mafiosa dei soggetti coinvolti non già alla consapevolezza di chi accetta la promessa, ma all'appartenenza alle associazioni di cui all'articolo 416- bis del Codice penale.