[pronunce]

Ciò premesso, si sostiene che le norme interposte evocate dallo Stato non sarebbero pertinenti, posto che l'art. 9, comma 1, del d.l. n. 78 del 2010, riguarda un limite al "trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti", là dove non è questo l'oggetto disciplinato dall'art. 10, comma 25; mentre l'art. 76, comma 7, del d.l. n. 112 del 2008, che pone limiti alle assunzioni a seconda dell'incidenza delle spese del personale rispetto alle spese correnti, non potrebbe vincolare la potestà regionale e, comunque, la norma censurata non atterrebbe sul calcolo di quel rapporto. Argomenta la difesa regionale che l'art. 10, comma 25, denunciato e l'articolo 12 della legge regionale n. 17 del 2008 sono norme che definiscono le regole per il concorso delle autonomie locali della Regione al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica e sono dettate in attuazione della competenza regionale in materia di "ordinamento degli enti locali" (art. 4, numero 1-bis, dello statuto; artt. 9 e 15 del decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9, recante «Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni»), in relazione alla quale rilevano le norme di cui all'art. 1, commi 154 e 155, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2011), che, tra l'altro, prevedono che spetti alla regione di "individuare, con riferimento agli enti locali costituenti il sistema regionale integrato, gli obiettivi complessivi di volta in volta concordati con lo Stato per il periodo di riferimento, compreso il sistema sanzionatorio". Ne deriverebbe che l'art. 76, comma 7, del d.l. n. 112 del 2008, rappresenta una norma di dettaglio che non vincola l'autonomia regionale, che ha ampia competenza in materia di finanza locale. Inoltre, si aggiunge ancora nella memoria, che l'art. 10, comma 25, censurato non attiene al calcolo del rapporto spesa corrente/spesa per il personale, ma precisa soltanto «un criterio necessario per rendere "realistico" il calcolo dei dipendenti in servizio, criterio che consiste nella esclusione - dal conteggio del rapporto dipendenti in servizio/popolazione residente - dei dipendenti non presenti in servizio per un certo periodo». Sicché, la disposizione impugnata troverebbe applicazione "solo" per il calcolo stabilito dall'art. 12, comma 29, della legge regionale n. 12 del 2008 e non già in relazione all'art. 76, comma 7, del d.l. n. 112 del 2008, posto che, allorquando bisogna «calcolare la spesa per il personale ai fini dell'art. 76, comma 7, occorre ricomprendere anche "i dipendenti collocati in aspettativa retribuita" di cui all'art. 12, comma 29». 4.7. - Quanto all'art. 10, commi 85 e 86, si deduce la cessazione della materia del contendere in quanto le disposizioni sono state abrogate dall'art. 13, comma 70, lettera b), della legge regionale n. 18 del 2011, senza aver avuto attuazione nel periodo di loro vigenza. 4.8.- Quanto all'art. 12, comma 28, la Regione, ai fini dell'infondatezza della questione, sostiene, anzitutto, che l'invocata norma interposta dell'art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001 non sarebbe parametro pertinente, con conseguente inammissibilità della questione. Infatti, la norma denunciata precisa solo «l'ambito dei soggetti potenzialmente "stabilizzabili" in base alle procedure dell'art. 13, comma 18» della legge regionale n. 24 del 2009, per cui, con rinvio al comma 16 dello stesso art. 13, si stabilisce la facoltà delle singole amministrazioni di riservare sino al 50 per cento delle risorse disponibili per processi di stabilizzazione di personale con contratto di lavoro a tempo determinato, a tal fine trovando applicazione la disciplina posta dall'art. 12, comma 19, della legge reg. n. 9 del 2008; a sua volta, il citato comma 16 limita l'assunzione di personale a tempo indeterminato e determinato e il ricorso alla collaborazione coordinata e continuativa, per gli esercizi dal 2010 al 2013, «nel limite di un contingente di personale la cui spesa annua omnicomprensiva non superi il 20 per cento di quella relativa alle cessazioni di personale a tempo indeterminato avvenute nel corso dell'esercizio precedente e non già riutilizzata nel corso dell'esercizio stesso», con possibili espresse deroghe. Peraltro, la difesa regionale deduce che la materia delle assunzioni «ricade nell'organizzazione amministrativa della Regione», come confermato dalla sentenza n. 235 del 2010 di questa Corte, sicché l'art. 12, comma 28, denunciato rientrerebbe in materie oggetto di competenza regionale piena ai sensi dell'art. 117, quarto comma, Cost., che è più ampia di quella prevista dall'art. 4, numeri 1) e 1-bis), dello statuto di autonomia (rispettivamente ordinamento degli uffici e degli enti dipendenti dalla Regione e stato giuridico ed economico del personale ad essi addetto ed ordinamento degli enti locali), essendo soggetta soltanto ai limiti posti dal primo comma dello stesso art. 117 Cost. In relazione poi alla censura di violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., la Regione ribadisce la inidoneità della norma interposta dell'art. 76, comma 7, del d.l. n. 112 del 2008 a vincolare la potestà regionale non rappresentando un principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica, rilevando altresì, per la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia i già richiamati commi 154 e 155 dell'art. 1 della legge n. 220 del 2010 quanto alle modalità di limitazione delle spese. Nella memoria si ribadisce ancora che la norma impugnata, unitamente all'art. 13, comma 18, innanzi citato, non prevedono «ulteriori assunzioni, ma operano nell'ambito della programmazione dei fabbisogni già definita», così da collocarsi «in un processo complessivo virtuoso di limitazione della spesa del personale, in linea con i criteri ispiratori della legislazione statale». Ove poi la censura fosse rivolta a contestare il meccanismo stesso di cui all'art. 12, comma 28, essa sarebbe inammissibile per tardività, non potendo l'impugnazione "oltrepassare il termine utilizzando una norma che si limita a richiamare la norma preesistente". La Regione osserva, infine, che gli artt. 12 e 13, comma 18, della legge n. 17 del 2008 pongono regole che si dichiarano, anche implicitamente, nel rispetto degli obblighi comunitari e dei principi di coordinamento della finanza pubblica.