[pronunce]

Proprio per eliminare la prescrizione - evidentemente errata - di una medesima data sia per il conferimento dell'incarico di redigere il regolamento che per la approvazione del regolamento stesso, veniva adottata la censurata legge regionale n. 13 del 2003 che, modificando l'art. 43 della legge regionale n. 7 del 2003, fissava la data del 30 giugno del 2003 per il mero conferimento dell'incarico di redazione del regolamento. La Regione ritiene che da tale excursus normativo risulterebbe evidente che la legge censurata, a differenza di quanto sostenuto dall'Avvocatura dello Stato, non attribuirebbe alcun potere sostitutivo alla Giunta regionale, perché la titolarità di tale potere era già stata conferita dall'art. 46 della legge regionale n. 23 del 1999. Conseguentemente, la legge regionale n. 13 del 2003 non potrebbe essere censurata nei termini indicati dalla difesa erariale; al più, oggetto di impugnazione avrebbe dovuto essere il citato art. 46 della legge regionale n. 23 del 1999, che non sarebbe stato abrogato dall'art. 120 della Costituzione, in quanto - come affermato anche dalla giurisprudenza costituzionale - la sopravvenuta modifica della norma costituzionale ad opera della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), per il principio di continuità dell'ordinamento, non renderebbe incostituzionali le norme approvate prima dell'entrata in vigore della riforma costituzionale. Ad avviso della difesa regionale, il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe impugnato surrettiziamente la legge regionale n. 13 del 2003, che fissa soltanto dei termini, al solo scopo di impugnare altra norma, l'art. 46 della legge regionale n. 23 del 1999, di cui era ormai preclusa l'impugnativa in via principale. Nel merito, la Regione Basilicata sostiene che la censura sarebbe infondata, in quanto la previsione del potere sostitutivo della Giunta regionale avrebbe ad oggetto non lo svolgimento della funzione pianificatoria riservata ai Comuni, ma solo il conferimento dell'incarico ad un professionista per la redazione del regolamento urbanistico, da effettuare dopo l'inutile decorrenza di altro termine entro il quale il Comune è invitato a provvedere. Secondo la difesa regionale, la censura costituirebbe il tentativo di comprimere il potere legislativo concorrente riconosciuto alle Regioni in materia di governo del territorio, dall'art. 117, terzo comma, della Costituzione. In particolare, nel caso in esame, si dovrebbe verificare se il potere sostitutivo disciplinato dall'art. 8 della legge n. 131 del 2003, attuativo dell'art. 120 della Costituzione, sia suscettibile di porsi come principio di riferimento della legislazione regionale concorrente e quindi come condizione impeditiva alla previsione dell'art. 46 della legge regionale n. 23 del 1999, ovvero se afferisca ad una materia completamente diversa rispetto a quella del governo del territorio, così che le due disposizioni avrebbero portata normativa autonoma e tra loro non interferente.1. - Il Governo ha impugnato la legge della Regione Basilicata 23 aprile 2003, n. 13 (Modifica alla legge regionale 4 febbraio 2003, n. 7, art. 43), perché, anticipando ad una data più vicina rispetto alla legge precedente il momento entro cui i Comuni devono dare l'incarico per la redazione del regolamento urbanistico, così esponendo i Comuni alla possibilità che la Giunta regionale intervenga in via sostitutiva, produrrebbe sostanzialmente “una surrettizia avocazione alla Regione di una funzione che l'ordinamento demanda alla competenza dell'ente locale”. Si sostiene che questa legge regionale sarebbe illegittima per violazione degli articoli 114, 118, primo comma, 117, secondo comma, lettera p), 120, secondo comma, della Costituzione e dell'art. 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), in quanto da tali disposizioni sarebbe ricavabile “una riserva allo Stato sia della normazione in tema di poteri sostitutivi, sia dell'esercizio di tali poteri”. 2. - Preliminarmente, deve essere osservato che nonostante il ricorso dello Stato rivolga le proprie censure nei confronti di un intero testo normativo, ciò non determina l'inammissibilità dello stesso, in quanto esso consente di individuare con chiarezza - in considerazione delle caratteristiche della stessa legge impugnata - le disposizioni sulle quali si appuntano le censure. L'art. 1 della legge della Regione Basilicata n. 13 del 2003, infatti, prevede che “all'art. 43 della legge reg. 4 febbraio 2003, n. 7 la data '31 marzo 2004' seguita dalle parole 'si applicano i poteri sostitutivi …' è sostituita con '30 giugno 2003' ”. L'art. 2 della medesima legge, invece, si limita a dettare prescrizioni in materia di pubblicazione e dichiarazione d'urgenza della stessa. Alla luce di ciò appare agevole riferire le censure proposte dal ricorrente a quanto disposto dal citato art. 1. 3. - Sotto altro profilo, invece, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Ciò, in quanto esso rivolge censure ad una disposizione che si limita a stabilire un nuovo termine per il conferimento dell'incarico per la redazione del regolamento urbanistico. Anche volendosi prescindere dalla legittimità costituzionale di norme di legge regionale contenenti la previsione di poteri sostitutivi in capo alla Regione nei confronti degli enti locali - in relazione ai quali questa Corte si è già pronunciata con la sentenza n. 43 del 2004 - risulta infatti dirimente, nel caso di specie, la individuazione dell'esatto contenuto della normativa oggetto del presente giudizio. Il primo comma dell'art. 44 della legge della Regione Basilicata 11 agosto 1999, n. 23 (Tutela, governo ed uso del territorio), prevedeva che entro due anni dalla propria entrata in vigore tutti i Comuni provvedessero ad approvare i loro regolamenti urbanistici ed edilizi adeguandoli alla nuova legislazione urbanistica regionale, mentre il secondo comma dell'art. 46 della medesima legge regionale stabiliva che “in caso di mancato rispetto dei termini di cui all'art. 44 o degli altri adempimenti cui gli enti territoriali sono tenuti ai sensi della presente legge, la Giunta regionale stabilisce un termine perentorio di esecuzione, trascorso il quale esercita i poteri sostitutivi per il compimento degli atti necessari”. Mentre il secondo comma dell'art. 46 è rimasto immutato, il primo comma dell'art. 44 ha subito molte parziali modificazioni: