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Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell'estremismo violento di matrice jihadista. Onorevoli Senatori. – Il disegno di legge reca previsioni volte a: – prevenire i fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell'estremismo jihadista; – favorire la deradicalizzazione, fermo il rispetto delle garanzie fondamentali in materia di libertà religiosa; – favorire il «recupero» in termini di integrazione (sociale, culturale, lavorativa) dei cittadini (siano essi italiani o stranieri residenti in Italia) coinvolti in fenomeni di radicalizzazione. Articolo 1 – Finalità; definizione di radicalizzazione jihadista L'articolo 1 del disegno di legge, oltre a indicare le finalità or ricordate, reca una definizione di radicalizzazione jihadista. Tale è da intendersi «il fenomeno delle persone che, anche se non sussiste alcuno stabile rapporto con gruppi terroristici, abbracciano ideologie di matrice jihadista, ispirate all'uso della violenza e del terrorismo, anche tramite l'uso del web e dei social network ». Si ha qui riguardo all'adesione a ideologia jihadista (ispirata all'uso della violenza e del terrorismo), non già alla partecipazione ad attività terroristiche. Le disposizioni del disegno di legge muovono sul versante della prevenzione, non già della repressione. Non incidono sull'ordinamento penale – come invece è stato con il decreto-legge n. 7 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 43 del 2015, e con la legge di ratifica di alcune convenzioni internazionali n. 153 del 2016. Per il riguardo definitorio, può valere richiamare i «considerando» della risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 25 novembre 2015, tra i quali si precisa che il termine «radicalizzazione» è ormai utilizzato per descrivere «un fenomeno che vede persone abbracciare opinioni, pareri e idee intolleranti suscettibili di portare all'estremismo violento». L'articolo 1 del disegno di legge dichiara di voler muovere «in coerenza con i consolidati indirizzi in sede internazionale e sovranazionale», anche tenuto conto, appunto, della risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2015 sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche. Non figura nel disegno di legge analitica definizione della «matrice jihadista». Il 28 aprile 2015 la Commissione europea ha presentato un'Agenda europea sulla sicurezza per il periodo 2015-2020 che individua la prevenzione del terrorismo e la lotta alla radicalizzazione come una delle sfide più urgenti (le altre sfide sono la lotta alla criminalità organizzata e la lotta alla criminalità informatica). Il Parlamento europeo ha adottato il 25 novembre 2015 una risoluzione sulla prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte di organizzazioni terroristiche. In tale risoluzione il Parlamento europeo, per quanto riguarda il profilo della prevenzione della radicalizzazione: – invita la Commissione a definire un piano d'azione per porre in atto e valutare la strategia dell'Unione europea volta a combattere la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo; – invita gli Stati membri a coordinare le loro strategie e a condividere le informazioni di cui dispongono, a collaborare ai fini di nuove iniziative in materia di lotta contro la radicalizzazione e il reclutamento nelle file del terrorismo aggiornando le politiche nazionali di prevenzione e creando reti di esperti, ed evidenzia che è di fondamentale importanza fornire risorse e una formazione adeguate alle Forze di polizia; – invita la Commissione a preparare, in stretta cooperazione con Europol e con il coordinatore antiterrorismo, una relazione annuale sullo stato della sicurezza in Europa, comprendente anche l'analisi del rischio di radicalizzazione; – invita la Commissione a promuovere lo scambio delle buone pratiche fra gli Stati membri, onde contrastare l'aumento della radicalizzazione terroristica nelle carceri europee; – è favorevole all'introduzione di formazioni specializzate per tutto il personale penitenziario, il personale che opera nel sistema penale, il personale religioso e il personale delle organizzazioni non governative che interagisce con i detenuti, al fine di istruirli a individuare fin dalla comparsa, prevenire e affrontare comportamenti che tendono all'estremismo radicale e terrorista; – incoraggia l'istituzione nelle carceri europee di programmi educativi volti a favorire il senso critico, la tolleranza religiosa e il reintegro dei detenuti nella società; – sottolinea il ruolo dell'istruzione e delle campagne di sensibilizzazione del pubblico nell'impegno a prevenire la radicalizzazione su internet e ritiene che gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione azioni legali, anche di tipo penale, contro le imprese di internet e dei media sociali nonché i fornitori di servizi che si rifiutano di ottemperare a una richiesta amministrativa o giudiziaria per eliminare contenuti illegali o apologetici del terrorismo sulle loro piattaforme internet ; – è del parere che ogni Stato membro dovrebbe predisporre un'unità speciale incaricata di segnalare i contenuti illeciti su internet e di agevolare l'individuazione e la soppressione di tali contenuti; – sottolinea l'importanza del ruolo che la scuola e l'istruzione possono svolgere nel prevenire la radicalizzazione e invita gli Stati membri a incoraggiare gli istituti scolastici a predisporre corsi e programmi accademici volti a rafforzare la comprensione e la tolleranza, soprattutto nei confronti di religioni diverse, la storia delle religioni, le filosofie e le ideologie; – insiste sull'assoluta necessità di migliorare la rapidità e l'efficacia dello scambio delle pertinenti informazioni tra le autorità di contrasto in seno agli Stati membri e tra di loro e le agenzie competenti; – è convinto che le misure di prevenzione della radicalizzazione dei cittadini europei e del loro reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche devono essere accompagnate da una serie di strumenti di giustizia penale efficaci, dissuasivi e articolati; – chiede che una campagna di comunicazione strutturata a livello europeo, che si serva dei casi di ex «combattenti stranieri» che hanno già seguito un percorso di de-radicalizzazione e le cui testimonianze traumatiche aiutino a esporre la dimensione religiosa profondamente perversa ed erronea dell'adesione a organizzazioni terroristiche come l'ISIS. Il 20 aprile 2016 la Commissione europea ha presentato la comunicazione COM(2016)230 «Attuare l'Agenda europea sulla sicurezza per combattere il terrorismo e preparare il terreno per l'Unione della sicurezza». La comunicazione fa il punto dei progressi compiuti in merito alle azioni previste dall'Agenda europea sulla sicurezza, individua le carenze in termini di attuazione delle misure volte a combattere il terrorismo ed espone le azioni da intraprendere per porvi rimedio. Tra le priorità indicate nella comunicazione figura la prevenzione della radicalizzazione e del reclutamento di cittadini europei da parte delle organizzazioni terroristiche. In particolare gli Stati membri dovrebbero fare in modo che le persone già radicalizzate siano inserite in programmi di deradicalizzazione, per evitare che facciano propaganda terroristica e discorsi di incitamento all'odio, e dovrebbero assicurare lo scambio proattivo di informazioni sugli elementi che presentano un rischio di radicalizzazione elevato.