[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), e 16, comma 1, dello stesso decreto legislativo e dell'art. 1-ter, commi 1 e 8, del decreto-legge 1° luglio 2009, n.78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, promossi dal Giudice di pace di Borgo San Dalmazzo con ordinanza del 27 ottobre 2009, dal Giudice di pace di Vergato con due ordinanze del 26 novembre 2009, dal Giudice di pace di Rivarolo Canavese con ordinanza del 7 gennaio 2010 e dal Giudice di pace di Vergato con due ordinanze del 18 febbraio 2010, rispettivamente iscritte ai nn. 2, 99, 100, 188, 200 e 201, del registro ordinanze 2010 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 5, 14, 25 e 27, prima serie speciale, dell'anno 2010. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 20 ottobre 2010 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo.. Ritenuto che, con ordinanza in data 27 ottobre 2009 (r.o. n. 2 del 2010), il Giudice di pace di Borgo San Dalmazzo ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 3, 10 e 27 della Costituzione, «nonché del principio costituzionale di ragionevolezza della legge penale», questione di legittimità costituzionale dell'articolo 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'articolo 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica); che il giudice a quo, chiamato a pronunciarsi nel processo penale a carico di Y. A. M. A., imputato «del reato di cui all'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998 per essersi intrattenuto illegalmente nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni di cui al d.lgs. n. 296/98», accertato in Limone Piemonte il 1°ottobre 2009, premette quanto segue: «In data 1.10.2009 la Polizia di frontiera di Limone Piemonte (CN) inviava alla Procura della Repubblica c/o Tribunale di Cuneo richiesta di autorizzazione alla presentazione immediata (n. 228/2009 prot.), ai sensi dell'art. 20 bis D.L.vo n. 274/2000 e successive modifiche, di Y. A. M. A., sedicente cittadino egiziano senza fissa dimora, per violazione dell'art.10 bis D. L.vo n. 286/98 (ingresso e soggiorno illegali nel territorio dello stato)»; che la detta Procura della Repubblica autorizzava la presentazione in giudizio dell'imputato, rimasto contumace benché ritualmente citato; che, ad avviso del rimettente, la normativa disciplinante l'immigrazione ha acquisito nel corso degli anni «un contenuto esplicitamente proibizionista»; che, in particolare, ad avviso del giudice a quo, le soluzioni adottate per il governo dell'immigrazione «hanno visto una escalation dal contenuto sempre più repressivo che ha portato al prolungamento del periodo di intrattenimento nei centri di permanenza, al prelievo obbligatorio delle impronte digitali degli stranieri, alla introduzione di una specifica aggravante per il migrante irregolare che commette reato, agli ostacoli per l'accesso alle cure mediche, all'abitazione e al trasferimento dei fondi alle proprie famiglie»; che la norma censurata - la quale punisce con l'ammenda da 5.000,00 a 10.000,00 euro, se il fatto non costituisce più grave reato, lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del (citato) testo unico, nonché quelle di cui all'art. 1 della legge 28 maggio 2007, n. 68 (Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri per visite, affari, turismo e studio) - si pone in contrasto con il principio di ragionevolezza in quanto «norma ontologicamente ingiusta che incarna un diritto completamente svincolato dalla giustizia» e che introduce una fattispecie di reato con la quale «non si è fatto altro che proseguire nella persecuzione non di un fatto, ma di una condizione personale»; che il rimettente ritiene violato il detto principio di ragionevolezza, anche perché la pena pecuniaria prevista nella detta misura è priva di effetti concreti, in quanto applicabile a «soggetti che hanno affrontato la tragedia della fuga dalla persecuzione e dalla fame», sicché la stessa appare «così calcolata per permettere la sanzione vera e cioè quella dell'espulsione»; che la disposizione censurata viola, inoltre, il principio di uguaglianza e quello del carattere personale della responsabilità penale, in quanto, secondo il giudice a quo, essa è «discriminante» nei confronti di «quei gruppi sociali più deboli» poiché qualifica l'immigrato «come cosa e non persona priva di diritti» e lo sanziona sul solo presupposto «di una condizione di pericolosità sociale aprioristicamente individuata che, invece, deve essere accertata in concreto nei confronti delle singole persone»; che la norma impugnata viola, ancora, il principio di solidarietà, perché con la «indiscriminata» previsione della illiceità penale del soggiorno non regolare del migrante pare recepire «pulsioni che vogliono il diritto contrario alla giustizia»; che, infine, secondo il giudice a quo, la disposizione in oggetto si pone in contrasto anche con l'art. 10 Cost. perché viola «le convenzioni internazionali che l'Italia si è impegnata a rispettare»; che, con quattro ordinanze di identico contenuto, emesse il 26 novembre 2009 (r.o. n. 99 e n. 100 del 2010) e il 18 febbraio 2010 (r.o. n. 200 e n. 201 del 2010), il Giudice di pace di Vergato ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 27, terzo comma, Cost., dell'art. 10-bis e dell'art. 16, comma 1, del d.lgs. n. 286 del 1998, dell'art. 1-ter, commi 1 e 8, del decreto-