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Soffermiamoci piuttosto sul decreto in esame, che è stato emanato i primi giorni di gennaio, che noi ovviamente voteremo, perché è stata posta la fiducia e la voteremo per senso di responsabilità, come abbiamo sempre fatto, perché chiamati alla responsabilità abbiamo sempre risposto da persone e da Gruppo politico responsabile. È certo, però, che, se non ci fosse stata la fiducia e avessimo dovuto votare il provvedimento, probabilmente ci saremmo astenuti. Come già alla Camera dei deputati, infatti, abbiamo messo in evidenza alcune criticità di questo decreto-legge, a cominciare dal fatto che forse l'obbligo di vaccinazione per gli over 50 e per i soggetti a rischio sarebbe stato meglio prevederlo un po' prima rispetto al 7 gennaio. Tra l'altro, questo provvedimento oggi diventa un po' anacronistico, perché due mesi fa poteva avere le sue giustificazioni sulla base dei dati molto allarmanti in termini sia di morti, sia di occupazione delle terapie intensive, sia di ospedalizzazioni, mentre oggi siamo - per fortuna - in una situazione completamente diversa. C'è, però, un altro elemento che giustifica le nostre perplessità, perché si tratta di criticità che hanno messo in evidenza anche i nostri Ministri all'interno del Governo, ovvero la questione della DAD per i bambini non vaccinati. Questo decreto prevede che i bambini tra i cinque e gli undici anni che non sono vaccinati finiscano in DAD rispetto a chi è vaccinato. Questa è una discriminazione, anzi - parliamoci chiaro - è un obbligo mascherato che noi non abbiamo condiviso, innanzitutto perché stiamo parlando di bambini. (Applausi). Tra l'altro, qualcuno - lo dico al sottosegretario Sileri - ci deve spiegare perché c'è tutta questa insistenza sui bambini dai cinque agli undici anni solo in Italia, quando in tutta Europa si predica prudenza o quantomeno si consiglia la vaccinazione ai bambini se sono fragili, se hanno determinate malattie o se immunodepressi. Vorremmo capire per quale ragione questo accade solo in Italia, anche perché poi c'è un recente studio condotto in undici Stati degli Stati Uniti che mette in evidenza che i bambini tra i cinque e gli undici anni vengono ricoverati di più per l'influenza che non per il Covid, perché poi bisogna andare a verificare bene tutti i dati. Comprendiamo l'obbligo per gli over 50 e per una fascia di popolazione che indubbiamente era particolarmente a rischio, ma questa insistenza sui bambini qualcuno ce la deve spiegare. C'è anche un altro tema che è stato introdotto in questo decreto con un emendamento: la differenza di trattamento tra gli italiani e gli stranieri. Se uno straniero arriva in Italia e ha fatto due dosi di vaccino da più di sei mesi, basta il tampone e può benissimo entrare in albergo o andare al ristorante. Il cittadino italiano non può fare questo perché, se ha fatto due dosi o ha avuto una guarigione e sono passati sei mesi, gli scade il super green pass . È giusto dare una mano al turismo, ci mancherebbe altro - noi abbiamo il Ministro del turismo e siamo i primi a essere soddisfatti da questo punto di vista - ma non possiamo fare una discriminazione tra un cittadino europeo e un cittadino italiano. (Applausi) . Il punto - come dicevo - non è tanto questo decreto-legge in sé, ma è quello che succederà alla fine dello stato di emergenza. Signori Sottosegretari, signor ministro Speranza, se finisce l'emergenza cosa succederà dal 1° aprile? Questo cronoprogramma per cui si arriva gradualmente alla data del 15 giugno non sta in piedi: se il 31 marzo finisce l'emergenza, viene meno la base giuridica del green pass . (Applausi) . Questo è ciò che dobbiamo mettere in evidenza. Altrimenti, il green pass diventa uno strumento politico e non più uno strumento sanitario. Se non siamo in emergenza, che ragione c'è di mantenere il super green pass , il green pass e altro? Anzi, sono gli stessi virologi che consigliano, visto che la situazione in questo momento è molto migliorata e si presume che a fine marzo sarà ancora migliore, di dare libertà ai cittadini, visto che non sappiamo a ottobre che cosa potrebbe capitare. Ci auguriamo che vada tutto bene e che la pandemia sia finita, ma possiamo pensare eventualmente a delle restrizioni se le cose dovessero non andare bene nel periodo autunnale. È questo il periodo in cui garantire libertà e serenità a tutta la popolazione. È adesso il momento di farlo e non arrivare fino a giugno. Cosa vuol dire togliere il super green pass per i ristoranti all'aperto? È una presa in giro. Fate le cose per bene, anche perché già adesso con lo stato d'emergenza delle sentenze del TAR del Lazio hanno sospeso il provvedimento di mancato stipendio a coloro che non vogliono vaccinarsi, perché i giudici ritengono necessario un bilanciamento tra il principio costituzionale della tutela della salute e il diritto al sostentamento. In questa fase, con l'arrivo addirittura della guerra, con tutte le difficoltà economiche e l'aumento delle bollette, possiamo pensarla come vogliamo; ma, se uno non si vuole vaccinare, è irragionevole togliergli lo stipendio e non farlo lavorare. (Applausi) . Ripeto: è irragionevole. Signor Sottosegretario, tutti qui la pensano alla stessa maniera; quasi tutti. Non abusate della pazienza dei cittadini e del Parlamento, perché c'è un'unità di consensi. Dal 1° aprile arriverà qualche provvedimento in Aula e ci sarà qualche votazione dell'Assemblea. Quindi ditelo al ministro Speranza, tra l'altro fondatore del partito che si chiama Articolo Uno. L'articolo 1 della Costituzione dice che «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». (Applausi) . Ma lui è il primo a togliere il lavoro. Ricordateglielo, con eleganza e in modo garbato, perché conosciamo il suo carattere. Quindi, ci mancherebbe altro, usate tutte le precauzioni, ma ricordateglielo, visto che è tuttora segretario di quel partito. Ho parlato dei risarcimenti, del fatto che questo è il momento giusto, di non abusare della pazienza degli italiani e del Parlamento, ma soprattutto ci tenevo a dire - è questo il tema - che in un momento particolare di difficoltà, di fase acuta della pandemia, ci sta che ci siano dei provvedimenti restrittivi. Ma se le cose vanno meglio e tutti pensiamo giustamente che dobbiamo combattere per difendere la democrazia e la libertà, cominciamo a difendere la libertà dei nostri connazionali. (Applausi) . Concludo dicendo, anche al Ministero in sé, che il Covid-19 c'è. Nessuno lo nega. Prudenza e cautela, ma non possiamo, come Paese, essere ossessionati dal Covid-19. Il risultato qual è? Il grido d'allarme delle associazioni oncologiche italiane, con gli screening che sono stati quasi tutti bloccati. Cito dei dati. Vi è il rischio che nei prossimi anni, da qui al 2040, ci sia un aumento del 32 per cento dei tumori, proprio perché non vengono fatti gli screening , per tutta una serie di motivazioni: perché bisogna fare il tampone e perché gli ospedali sono occupati da tutt'altro. Lavoriamo su questo, così come lavoriamo sulla legge Lorenzin. Io ho presentato diverse interrogazioni e le ho fatte presentare anche al Capogruppo in 12 a Commissione, senatrice Fregolent.