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Norme in materia di contrasto alla surrogazione di maternità. Onorevoli Senatori. – La maternità surrogata è una pratica riproduttiva attraverso la quale gli adulti ottengono prole delegando la gravidanza e il parto a una donna esterna alla coppia che si impegna a consegnare loro il nascituro e che quasi mai è geneticamente correlata al feto che ha in grembo. Ciò significa che nella pratica sono coinvolti più soggetti: gli adulti committenti, la madre surrogata, il nascituro e, nella maggior parte dei casi, anche una donna donatrice di ovuli o un uomo che fornisce i propri gameti. Allo scopo, vengono normalmente utilizzati trattamenti farmaceutici per preparare il corpo della madre surrogata alla gravidanza e spesso vengono impiantati più embrioni contemporaneamente, cui sovente si accompagna una riduzione selettiva degli embrioni stessi. Il taglio cesareo è una procedura comune. Altresì, spesso durante la gravidanza le donne sono obbligate a restare in dormitori ad hoc o in case in affitto con altre madri « surrogate ». L'industria della maternità surrogata è profondamente flessibile: gameti, embrioni, madri surrogate e committenti sono trasportati da un Paese o da un continente a un altro e le diverse fasi del processo (fornitura di gameti, impianto di embrioni, gravidanza e nascita) sono organizzate per eludere restrizioni e per usufruire di buone condizioni infrastrutturali. Le stesse agenzie che operano in uno Stato lavorano anche in altri, contemporaneamente, o si spostano in conseguenza dell'introduzione di nuove leggi restrittive. L'approvvigionamento di gameti e il reclutamento di donne sono gestiti da agenzie internazionali che forniscono anche servizi legali e organizzazione di viaggi. I rapporti tra genitori committenti e madre surrogata sono regolati da contratti, a conferma della reificazione sia della donna, che del « prodotto del concepimento », per usare l'espressione della legge 29 luglio 1975, n. 405. I mercati di gravidanza surrogata più economici si trovano in Paesi con maggiore presenza di donne che vivono in povertà e con basso livello di istruzione, quindi con basso riconoscimento di rischi e diritti. Le donne più vulnerabili appartengono a comunità migranti e indigene, che spesso vivono in aree rurali in condizioni di indigenza. Tailandia e India sono stati i leader mondiali nella maternità surrogata a basso costo fino al 2012-2014, quando questi due governi asiatici con l'obiettivo di contrastare un'espansione incontrollata del turismo procreativo proveniente dal Nord del mondo hanno introdotto severe restrizioni. L'industria non si è fermata, ma si è semplicemente trasferita in altri paesi, come Nepal, Cambogia, Messico, Colombia, Nigeria e più recentemente in Ucraina, Repubblica di Georgia, Kenya e Ghana per citare solo alcune delle destinazioni emergenti della maternità surrogata. Inoltre, accade che le donne vengano reclutate da Paesi in cui la maternità surrogata è illegale o non regolamentata e portate in aereo in cliniche all'estero per sottoporsi a impianto e per partorire. Dati ufficiali relativi alla pratica risultano difficilmente ottenibili, principalmente perché la criminalità organizzata ne ha fatto un mercato parallelo e clandestino. I contratti generalmente includono clausole coercitive, ad esempio che la madre surrogata debba sottoporsi a controlli periodici, assumere determinati farmaci, seguire una dieta precisa o alloggiare nel luogo indicato dalla clinica, che raramente coincide con quello di residenza. Gli stessi contratti prevedono che le madri surrogate siano consapevoli dei rischi medici che potrebbero derivare dalla somministrazione di farmaci, trasferimenti di embrioni, complicazioni della gravidanza e parto. In effetti, la letteratura mostra che la gravidanza surrogata (nella misura in cui implica fecondazione in vitro, impianto di embrioni con DNA diverso da quello del portatore, trattamenti farmacologici, nella maggioranza dei casi impianto multiembrione e riduzioni selettive, parto cesareo, eccetera) è ad alto rischio di complicanze, fra cui: diabete gestazionale, basso peso alla nascita, pre-eclampsia, placenta previa, parto pretermine. Si consideri peraltro che l'accesso alle cure postnatali e ai servizi sanitari in caso di complicazioni dopo il parto (che corrisponde alla fine del contratto) è spesso inaccessibile per le donne nei Paesi in via di sviluppo. Durante la gravidanza, i genitori committenti potrebbero richiedere una riduzione selettiva degli embrioni impiantati, in base al numero di bambini che si desiderano effettivamente ottenere. Inoltre, potrebbero decidere di abortire i feti « imperfetti ». Di solito, la madre surrogata ha poca o nessuna voce in capitolo in questa decisione, nonostante il fatto che il feto stia crescendo nel suo corpo. In effetti, in caso di controversia con i genitori committenti o con le cliniche o le agenzie, le madri surrogate hanno pochi mezzi per accedere ai servizi legali. È noto, poi, che ansia, stress e quindi un alto livello di cortisolo nel corpo della donna potrebbe aumentare il rischio di psicopatologie nel bambino. Inoltre, la rimozione improvvisa di tutti i punti di riferimento acquisiti nel grembo materno (esempio voci esterne, battito cardiaco e respirazione) può provocare una rottura nel fondamentale rapporto di cross-talk tra madre e neonato, causando fratture nel processo di attaccamento e apprendimento, dunque nella sua capacità di relazionarsi con altre persone. Avviene anche che i bambini siano abbandonati perché nati con malattie, oppure perché durante la gravidanza la coppia si separa o addirittura, in caso di errori nell'assemblaggio dei gameti, che i figli siano consegnati ad una coppia sbagliata. Quando i contratti di maternità surrogata non sono riconosciuti nei Paesi dei genitori committenti o in caso di discrepanze nei certificati di nascita, i « bambini surrogati » cadono in un limbo legale con stato parentale e cittadinanza incerti. Nella maternità surrogata la mercificazione del bambino e della donna è macroscopicamente evidente. Non sembra una esagerazione accostare la maternità surrogata a vere e proprie nuove forme di schiavitù. I facoltosi committenti sono in una posizione di forza, tale da poter sovrastare la dignità della donna, le caratteristiche proprie della maternità, il legame oggettivo che si stabilisce fra la madre e il figlio, e le esigenze oggettive del figlio stesso, se questi elementi non risultano funzionali all'ottenimento del loro « desiderio » ad avere un figlio. Papa Francesco nell'enciclica « Laudato sì » sostiene che « La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un'altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù... È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. ... Se non ci sono verità oggettive né principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico... Non è la stessa logica relativista quella che giustifica l'acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al desiderio dei loro genitori?