[resaula]

criticarle non vuol dire essere euroscettici o peggio antieuropeisti. Proporre la revisione di trattati o regolamenti, cercare di riscriverli tenendo conto di quanto accaduto negli ultimi anni, sia di positivo e sia di negativo, non significa volere la fine dell'Unione europea. Il MoVimento 5 Stelle non è antieuropeista; al contrario, noi vogliamo rafforzare l'Unione, renderla più coesa, più giusta e più equa. Non vogliamo tornare indietro; al contrario, vogliamo andare avanti, vogliamo cambiare in meglio le cose. Tutto questo sta per succedere; le prossime elezioni del Parlamento europeo porteranno uno stravolgimento dell'attuale situazione politica e quello che è successo in Germania negli ultimi giorni è solo un prologo. Sapete, è ben strano sentirsi tacciare di antieuropeismo per il solo fatto di contrastare politiche europee rivelatesi profondamente sbagliate e questo accade sia nel campo della gestione dei flussi migratori sia, ad esempio, per ciò che riguarda il campo economico. Non si è antieuropeisti se si vogliono migliorare le cose; sarebbe come dire che chi è contro l'attuale Governo italiano è contro la forma repubblicana o che chi voleva cambiare la nostra Costituzione voleva distruggere lo Stato repubblicano e tornare alla monarchia. Sarebbero e sono concetti risibili, ma quando si parla di Europa ce li propinano come se fossero verità inoppugnabili. È vero l'esatto contrario; chi critica alcune scelte, chi vuole cambiare politiche, si sente davvero europeo e crede nel sogno di un Continente affratellato, come lo avevano pensato i padri fondatori, e pretende istituzioni all'altezza del compito, che sappiano interpretare i bisogni dei cittadini europei, che non si arrocchino a Bruxelles o a Strasburgo per perpetrare il loro potere. Chi fa queste critiche si aspetta di non essere rimbrottato da un qualunque commissario europeo che pretende di insegnarci a votare (una cosa grave). Chi crede nel sogno europeo e vuole più Europa non vuole avere a che fare solo con burocrati, ma vuole istituzioni democratiche, efficienti e attente, in cui la volontà popolare sia tenuta in massima considerazione. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente del Consiglio, noi siamo una forza patriottica, responsabile e costruttiva che come tale si è comportata in questi mesi, tanto più sugli argomenti di politica europea, estera e della sicurezza. Dobbiamo però notare il tono dimesso, quasi mesto, che lei e anche i colleghi della maggioranza avete utilizzato finora in questo dibattito. Ciò a fronte delle dichiarazioni trionfalistiche, direi, purtroppo demagogiche e infondate, che lei fece subito dopo la riunione del Consiglio europeo, come se avesse vinto la Terza guerra mondiale. Sono passati quattro mesi e allora partiamo in modo concreto e, spero, che lei ci dica come è cambiato il paradigma europeo e italiano in questi quattro mesi. Come? Sotto quale aspetto è cambiato il paradigma? Quali sono i cambi di passo che sono accaduti in questi quattro mesi senza che ce ne siamo resi conto? Per esempio, tra i punti approvati al Consiglio europeo rientravano maggiori sforzi per la nuova rotta mediterranea, più rimpatri volontari e accordi con Paesi di partenza e transito. Quali accordi sono stati realizzati in questi quattro mesi? Quanto e se sono aumentati i rimpatri? Ci dica dei numeri su questi aspetti. L'Italia ha fatto nuovi accordi? L'Italia ha aumentato i rimpatri? In secondo luogo, a proposito delle piattaforme di sbarco regionali e dei centri sorvegliati negli Stati membri, ancorché su base volontaria, ci spieghi in questi quattro mesi chi ha realizzato, tra i Paesi europei piattaforme di sbarco regionali e centri sorvegliati negli Stati membri. Ci spieghi se l'Italia lo ha fatto; altrimenti come si presenta in sede europea, dopo quattro mesi, se l'Italia per prima non fa nuovi accordi per il rimpatrio, se l'Italia per prima non aumenta i rimpatri, se l'Italia per prima non realizza piattaforme di sbarco regionali e centri sorvegliati? Come fa a rimproverare gli altri di non aver cambiato passo se noi non cambiamo passo? Per quanto riguarda i fondi, noi le chiediamo davvero che vi siano fondi di rimpatrio a carico dell'Unione europea almeno pari a quanto l'Unione europea ha dato alla Turchia per bloccare il fronte dell'est. Il senatore Stefano, che poco prima nominava alcuni Paesi dell'Europa centro-orientale che hanno tutelato la frontiera orientale d'Europa, come dimostrano numeri e fatti, dicendo che non si impegnano altrettanto nella frontiera mediterranea, forse dovrebbe nominare, invece, e declamare - lo dico anche al collega dei 5 Stelle - il Paese che ha sabotato - questo sì davvero - il Mediterraneo e che agisce ogni giorno per far saltare ogni accordo sulla Libia; il Paese che sfrutta non le ex colonie ma le colonie africane, per esempio battendo moneta per loro. Vogliamo chiamare per nome e cognome il Paese che trasferisce oltre frontiera i suoi migranti di notte, come è accaduto alcuni giorni fa, violando ogni accordo o abbiamo paura di citare la Francia? (Applausi dal Gruppo FdI) . E ci aggrappiamo all'Ungheria che invece fa il suo dovere? Ho detto questo sul fronte dei migranti, come era doveroso. Circa la Libia e l'Africa, noi ci approcciamo alla Conferenza di Palermo del 12 e 13 novembre. Signor Presidente del Consiglio, ha nominato il nuovo ambasciatore in Libia o è ancora in Italia? Ha nominato i nuovi vertici dei servizi segreti o sono ancora transitori? Come affronta questa Conferenza senza prima risolvere i nostri problemi nei rapporti con la Libia e sulla sicurezza? Bene, le diamo un suggerimento: lei è stato nel Corno d'Africa e credo che sia importante per l'Italia attivare subito il piano europeo per gli investimenti esterni, che è veramente necessario ma ancora non è stato applicato. Soprattutto le consiglio di chiedere all'Unione europea che sia realizzato l'accordo di partnership economica con i Paesi del Corno d'Africa, così da consentire l'accesso al mercato, il commercio, le regole d'origine. Quello che necessita al Corno d'Africa - tra l'altro principale fonte di immigrazione - è sfruttare appieno il processo di pace. L'Italia può agire, può agire l'Unione europea e ci aspettiamo che lo faccia. Infine aggiungo due aspetti: la Brexit e la Russia. Credo che lei, il Governo italiano e le forze di maggioranza non dovrebbero affrontare la questione della Brexit dal punto di vista ideologico ma dal punto di vista degli interessi italiani. In questo momento il primo interesse italiano è che nell'accordo di recesso - e sottolineo accordo di recesso - e non nel successivo accordo commerciale che chissà quando vedrà la luce, sia posta in modo chiaro la questione di principio del riconoscimento delle indicazioni geografiche senza le quali si pregiudica il mercato del Regno Unito, uno dei primi al mondo, al nostro made in Italy . Il ministro Centinaio dovrebbe saperlo: