[pronunce]

10.2.- Nel merito, secondo l'Avvocatura generale, le norme impugnate sarebbero effettivamente idonee a determinare risparmi di spesa, attraverso una razionalizzazione degli assetti organizzativi e la realizzazione di economie di scala. Si tratterebbe pertanto di «un intervento di carattere strutturale» riguardante le funzioni e le modalità di nomina degli organi provinciali. Tutto ciò varrebbe ad escludere la lamentata violazione dell'art. 3 Cost. Peraltro, le misure in questione sono inserite in una più ampia manovra denominata "Salva Italia", adottata con la procedura prevista per i decreti-legge, che avrebbe «la finalità di realizzare, in un momento particolarmente difficile per la tenuta complessiva del sistema economico italiano, l'obiettivo di un contenimento del deficit di bilancio, in assolvimento anche degli obblighi derivanti dall'ordinamento europeo». Il ricorso allo strumento del decreto-legge si giustificherebbe proprio alla luce di quanto appena detto e, specialmente, in considerazione dello «stato di emergenza determinato dal rischio di default di alcuni Stati, aggravato dal presumibile effetto domino». Al tempo stesso, lungi dal realizzare un'inversione di tendenza rispetto a quanto stabilito dall'art. 5 Cost., la riforma realizzerebbe un complessivo decentramento di funzioni verso l'istanza territoriale più prossima ai cittadini, essendo riservati al livello regionale, in conformità al disposto dell'art. 118 Cost., i soli ambiti funzionali che richiedano un esercizio unitario nella prospettiva della sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Il Presidente del Consiglio esclude, ancora, che sussista violazione degli artt. 114 e 117 Cost. In base al primo dei parametri indicati, l'autonomia degli enti territoriali si esplica secondo i principi fissati dalla Costituzione. Spetta allo Stato, secondo l'art. 117, secondo comma, lettera p), Cost., la competenza legislativa esclusiva in materia di legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali degli enti locali. Dunque ben può lo Stato circoscrivere le funzioni delle Province all'indirizzo ed al coordinamento delle attività dei Comuni. D'altra parte, il compito di trasferire a questi ultimi le funzioni provinciali è stato riservato alla legge regionale, così valorizzandosi al massimo le prerogative delle Regioni. La difesa dello Stato richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 261 del 2011, relativa al coordinamento tra la previsione dell'art. 117, secondo comma, lettera p), e l'art. 133 Cost., dalla quale emergerebbe la pienezza delle competenze statali a proposito degli organi di governo e delle funzioni fondamentali degli enti territoriali minori. Viene esclusa, ancora, la violazione degli artt. 118 e 119 Cost. La normativa impugnata lascerebbe, infatti, impregiudicata la competenza legislativa delle Regioni in merito al trasferimento delle funzioni provinciali. La Costituzione, per altro verso, impone che le Province abbiano funzioni proprie ma non le determina direttamente, né pone un principio di immutabilità delle funzioni medesime. Infine, le norme censurate non avrebbero alcuna attinenza all'autonomia finanziaria delle Province. Quanto infine al principio di leale collaborazione, la riforma non avrebbe inciso sulle competenze regionali concorrenti o esclusive. La previsione concernente l'eventuale intervento sostitutivo dello Stato, d'altra parte, sarebbe legittimata dalla necessità di evitare sperequazioni nel trattamento degli enti locali, e comunque si tratterebbe di intervento da attuare mediante le procedure stabilite dall'art. 8 della legge n. 131 del 2003. A proposito del principio di leale collaborazione e dei limiti costituzionali per l'intervento sostitutivo dello Stato in materie attribuite alla competenza regionale, l'Avvocatura generale osserva che tale intervento deve assicurare l'armonizzazione dell'intero apparato pubblico, e dunque fondarsi su «norme da applicare con carattere di generalità a tutte le Amministrazioni, ivi inclusi gli enti territoriali, senza per questo ledere l'autonomia organizzativa» degli enti medesimi. Il Presidente del Consiglio esclude, infine, una violazione dell'art. 138 Cost., posto che la riforma censurata non ha soppresso le Province, e dunque non necessitava di approvazione secondo la procedura di revisione costituzionale. 10.3.- In relazione alle censure mosse al comma 4 dell'art. 23, l'Avvocatura generale sottolinea come la disposizione in esame modifichi il codice dei contratti pubblici, con la conseguenza che il comma impugnato deve essere letto «unitamente» alle disposizioni dello stesso codice poste a salvaguardia delle competenze delle Regioni speciali e delle Province autonome. 10.4.- Con particolare riguardo al comma 22 dell'art. 23, la difesa statale ritiene che questa previsione sia giustificata, ex art. 117, terzo comma, Cost., «dalla necessità di fissare principi in materia di "costi della politica"». La finalità della norma in esame non sarebbe, pertanto, la sostituzione dello Stato alla Regione nell'organizzazione degli enti territoriali non costituzionalizzati, ricadenti nella sfera di competenze della Regione, bensì quella di «dettare una misura concretamente necessaria per attuare un principio generale di coordinamento della finanza pubblica». Sempre in relazione alle questioni promosse nei confronti del comma 22, l'Avvocatura generale evidenzia uno specifico profilo di inammissibilità derivante dal fatto che la Regione ricorrente non ha precisato se sussistano, e in tal caso quali siano, eventuali enti territoriali non costituzionalizzati la cui attività rientri nelle competenze della Regione stessa. 10.5.- Da ultimo, la difesa statale ritiene che la mera fissazione di un termine per l'adeguamento alle nuove disposizioni valga a salvaguardare le competenze delle Regioni speciali. 11.- Nel giudizio promosso dalla Regione Molise (ric. n. 32 del 2012) è intervenuta la Provincia di Isernia chiedendo che la Corte costituzionale dichiari l'illegittimità dei commi da 14 a 21 dell'art. 23 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011. 12.- Nel giudizio promosso dalla Regione Lazio (ric. n. 44 del 2012) sono intervenute le Province di Latina, Frosinone e Viterbo, nonché l'Unione delle Province d'Italia, chiedendo che la Corte costituzionale dichiari l'illegittimità dei commi da 14 a 20 dell'art. 23 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 214 del 2011.