[pronunce]

che tale diversità di regime, d'altra parte, non sarebbe giustificabile – secondo il rimettente – neppure in considerazione «della eventuale maggiore rilevanza dell'interesse sotteso ai provvedimenti adottati» in situazione di emergenza, giacché «nel nostro sistema non esiste una distribuzione di competenza» basata su un simile criterio, che sarebbe, inoltre, in contrasto con l'art. 125 Cost., il quale pone i diversi tribunali amministrativi regionali «su un piano paritario»; che, del resto, non sia possibile legittimare su tali basi la deroga all'art. 3 della legge n. 1034 del 1971, sarebbe confermato – nella prospettiva del giudice a quo – dallo stesso tenore letterale del censurato comma 2-bis dell'art. 3 del d.l. n. 245 del 2005, rivelatore del fatto che tale deroga «riguarda le ordinanze e gli atti commissariali adottati nelle situazioni di emergenza», dichiarate ai sensi del citato art. 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992, «ma non i provvedimenti che tali situazioni dichiarino e che, ove si riferiscano a situazione di limitata estensione territoriale, come sovente accade, continuano a rientrare nella ordinaria competenza del Tribunale amministrativo della regione in cui il provvedimento è destinato ad avere incidenza»; che l'evenienza da ultimo descritta, pertanto, testimonierebbe, vieppiù, la «irragionevolezza del disegno complessivo» attuato dalle censurate disposizioni; che nel caso in esame, quindi, la scelta del legislatore di derogare agli ordinari criteri di riparto della competenza ex artt. 2 e 3 della legge n. 1034 del 1971 «non appare supportata da alcuna plausibile ragione, dotata di copertura costituzionale, idonea a giustificare la disparità di trattamento che indubbiamente si viene ad operare tra situazioni eguali», donde l'ipotizzata violazione dell'art. 3 della Carta fondamentale; che il rimettente ipotizza, poi, la violazione anche dell'art. 24 Cost., atteso che la translatio iudicii in favore del Tribunale amministrativo regionale del Lazio «indiscutibilmente comporta un ingiustificato aggravio organizzativo e di costi» a carico dei soggetti «incisi dai provvedimenti adottati dagli organi governativi e dai commissari nelle situazioni di emergenza dichiarate ai sensi dell'art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225»; che, inoltre, le norme censurate, contravvenendo all'esigenza «del decentramento territoriale della giurisdizione amministrativa», si porrebbero in contrasto anche con l'art. 125 Cost., che intende garantire una distribuzione territoriale delle controversie tale da agevolare il ricorso alla giustizia amministrativa, «in sostanziale coerenza e continuità logica con i principi desumibili dall'art. 24 della Costituzione»; che il suddetto parametro costituzionale sarebbe, difatti, svuotato di contenuto, «creando una sorta di gerarchia» tra il Tribunale regionale amministrativo del Lazio e gli altri tribunali e recando un vulnus anche al principio del “giusto processo”, «quale desumibile dal testo novellato dell'art. 111 della Costituzione»; che, infine, il rimettente deduce la violazione dell'art. 23 dello statuto della Regione Siciliana, atteso che l'impugnativa dei «provvedimenti adottati da organi dello Stato centrale, nelle situazioni di emergenza dichiarate ai sensi dell'art. 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, con efficacia territoriale limitata alla Regione Siciliana» rientra certamente tra quegli «affari concernenti la Regione» che, ai sensi della predetta disposizione statutaria, sono devoluti, in sede di appello, alla competenza del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana; che, conseguentemente, lo spostamento delle controversie di primo grado al Tribunale regionale amministrativo del Lazio, comportando, di riflesso, anche il mutamento del giudice d'appello, viene ad incidere sul «plesso giurisdizionale» costituito dal Tribunale regionale amministrativo della Sicilia e dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, ritenuto «un vero e proprio comparto dotato di competenza funzionale a conoscere di tutte le controversie insorgenti nell'ambito territoriale». Orbene, la deroga a tale competenza funzionale si pone in contrasto con il predetto parametro costituzionale allorché risulti, come nella specie, «non assistita da adeguato supporto parimenti di rango costituzionale»; che un'autonoma censura è, invece, quella che investe «il regime transitorio previsto dalle disposizioni in esame» (ed operante anche nel giudizio a quo), atteso che, interessando lo spostamento della competenza – ai sensi, in particolare, del comma 2-quater del censurato art. 3 – anche i procedimenti in corso al momento dell'entrata in vigore delle norme censurate, risulterebbe violato l'art. 25 Cost., essendo la controversia sottratta al «giudice naturale precostituito per legge»; che anche con l'ordinanza r.o. n. 235 del 2007 il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, torna a censurare la disciplina processuale recata dalle disposizioni in esame, assumendone il contrasto con gli artt. 3, 24, 25 e 125 Cost., e con l'art. 23 dello statuto regionale di autonomia; che il rimettente, in punto di fatto, premette di essere chiamato a giudicare della legittimità di due ordinanze emesse da un commissario ad acta, incaricato dal Commissario delegato per l'emergenza idrica nella Regione Sicilia del compimento delle procedure per l'affidamento del servizio idrico integrato nel cosiddetto ambito territoriale ottimale di Messina, nonché della consequenziale attività amministrativa posta in essere dallo stesso Commissario delegato; che in ordine alla supposta illegittimità costituzionale delle norme censurate il rimettente svolge considerazioni pressoché identiche a quelle oggetto dell'ordinanza n. 579 del 2006; che, del pari, con altre cinque ordinanze di rimessione (r.o nn. 236, 296, 297, 298 e 299 del 2007), il medesimo Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale pressoché identiche a quella oggetto dell'ordinanza da ultimo citata; che il rimettente risulta investito, anche in ciascuno di questi cinque ulteriori giudizi, dell'impugnativa di ordinanze emesse da un commissario ad acta, incaricato dal Commissario delegato per l'emergenza idrica nella Regione Sicilia del compimento delle procedure per l'affidamento del servizio idrico integrato nel cosiddetto ambito territoriale ottimale di Messina, nonché della consequenziale attività amministrativa posta in essere dallo stesso Commissario delegato; che l'omogeneità delle controversie devolute al suo esame ha, pertanto, indotto il giudice a quo a proporre le medesime censure, in ordine ai commi 2-bis, 2-ter e 2-quater dell'art. 3 del d.l. n. 245 del 2005, già sopra illustrate;