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Come ha opportunamente spiegato l'associazione Italiastatodidiritto in una memoria inviata a tutti voi e di cui ringrazio l'associazione, i motivi di sicurezza nazionale che possono giustificare la violazione della legge penale devono concretarsi in una situazione di reale e attuale pericolo all'integrità dello Stato, alla vita e all'incolumità delle persone e ai diritti costituzionali, cioè in veri e propri stati di necessità. Peraltro, durante gli eventi, il vero interesse che il Ministro dell'epoca ha esplicitato era di perseguire e ottenere la redistribuzione dei richiedenti asilo in altri Stati, cioè non sarebbero mai sbarcati - così dichiarava il Ministro - finché qualche altro Stato straniero non se ne fosse fatto carico. Viene davvero difficile, per non dire impossibile, considerare questo interesse pubblico, dovuto alla ricollocazione dei profughi, costituzionalmente rilevante e comunque preminente rispetto al diritto alla libertà e alla salute. Per sei giorni, infatti, lo sbarco non è stato rallentato, come detto da qualcuno, ma concretamente impedito e condizionato all'accordo di altri Paesi europei; quindi sono stati usati marinai italiani e profughi come leva di pressione per un obiettivo politico, non per difendere la Patria, fatemi il favore. Tra quanti propongono di negare l'autorizzazione a procedere si è diffusa l'idea che occorra difendere l'autorità di Governo, dichiarando insindacabili gli atti politici compiuto dai membri dell'Esecutivo. È un argomento suggestivo, salvo che è privo di fondamento giuridico, perché la disciplina costituzionale non riconosce affatto l'insindacabilità penale dell'operato politico dell'organo di Governo. In base a tutte queste ragioni voterò, come già a marzo, per accordare l'autorizzazione a procedere ai giudici di Catania contro il senatore Salvini. Il fatto che trovi particolarmente odiose le norme imposte dall'ex Ministro dell'interno in termini di immigrazione e di diritto di asilo non ha alcuna parte nella mia decisione perché, peraltro, nessuna di queste norme lo tutela oggi rispetto alle contestazioni dei magistrati. Signor ex Ministro, lei ha quindi tutte le possibilità di difendersi nel processo, come tutti gli italiani, ma non deve avere il privilegio di difendersi dal processo perché non era in questione nessun interesse preminente, nessuna aggressione all'Italia e nessuno stato di necessità. (Applausi dai Gruppi Misto, M5S, PD e IV-PSI) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti dell'Istituto «Santa Maria» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del documento Doc Doc. IV-bis, n. 2 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Bressa. Ne ha facoltà. BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, stiamo discutendo della richiesta di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini nella qualità di Ministro dell'interno pro tempore all'epoca dei fatti. Il presidente Gasparri, nella seduta della Giunta del 20 gennaio di quest'anno, dichiarava che la Giunta è chiamata a valutare esclusivamente la sussistenza o meno di un interesse pubblico inerente alla funzione di Governo. Il senatore Centinaio, in una questione per molti aspetti assimilabile, ha sostenuto che Salvini non poteva essere ritenuto penalmente responsabile per il caso Diciotti in quanto ha agito per l'interesse dello Stato e non per interesse personale, per di più in attuazione del contratto di Governo. Per cui, secondo questa personalissima visione, se per raggiungere un obiettivo politico, magari previsto dal contratto di Governo, un Ministro ordinasse un omicidio non sarebbe perseguibile penalmente. GASPARRI (FIBP-UDC) . Ignoranti! BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Era esattamente ciò che sosteneva Mussolini davanti all'omicidio Matteotti. (Applausi dai Gruppi M5S, PD e IV-PSI) . Ma noi abbiamo costruito un'altra Italia, un'altra storia e l'abbiamo costruita con la Costituzione. GASPARRI (FIBP-UDC) . Ignoranti! BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Siamo una democrazia parlamentare, ma soprattutto siamo una democrazia. Aldo Moro sosteneva che il successo è affidato al consenso: un democratico può promuoverlo con tutte le sue forze, ma non può esigerlo mai. Questa bussola e regola democratica è stata smarrita dal senatore Salvini: ha pensato fosse possibile incassare il consenso ed esigerlo solo per il fatto di volerlo, a prescindere dalle condizioni che si dettavano per realizzarlo. Solo per inciso, è utile ricordare le ripetute assenze del ministro Salvini dalle iniziative dei Governi europei perché, secondo Salvini, era più utile stare in televisione che a Bruxelles. In fin dei conti, cosa sono 130 persone private della loro libertà e dignità di essere umani rispetto ai pieni poteri di chi si è auto investito della pretesa di essere il protettore dei sacri confini della Patria? Ma questa sua convinzione di per sé insana si è tradotta in fatto; si è tradotta in un sequestro di persona. Nessun Ministro può limitare la libertà personale; non compete a lui e non è uno di quei pieni poteri auspicati da Salvini. Questa Camera ha il dovere di fare chiarezza; di disperdere le nebbie e i fumi della propaganda e di distinguere tra responsabilità politica e responsabilità giuridica. Lo può fare e lo deve fare, nell'alveo della Costituzione e della giurisprudenza costituzionale (una sentenza per tutte, la n. 81 dell'aprile 2012). Gli spazi della discrezionalità politica trovano i loro confini nei principi di natura giuridica posti dall'ordinamento tanto a livello costituzionale quanto a livello legislativo. Vede, senatrice Modena, non c'è nulla di scorretto, nulla di bizzarro: siamo nel pieno rispetto della nostra Costituzione e della sua giurisprudenza. Uno dei capisaldi delle democrazie liberali è la distinzione fondamentale tra responsabilità politica e responsabilità giuridica. Le azioni politiche del Governo hanno il loro giudice nel Parlamento e nel corpo elettorale, nessun tribunale può avanzare pretese; la responsabilità giuridica - la responsabilità penale in particolare - è invece personale e riguarda i singoli atti compiuti. Il Governo può piacere per quello che fa in un determinato settore, ma ciò non significa che lo possa fare con qualunque mezzo. I mezzi impiegati devono essere legali perché è la legge che fonda e limita l'esercizio dei poteri pubblici. Fuori dalla legge nessuno può collocarsi, anche se lo fa perché così crede di fare il bene della Patria. In casi di urgenza e di pericolo può essere sia necessario compiere atti non autorizzati dalla legge, ma sono sempre provvedimenti provvisori e limitati, emanati di fronte a un pericolo imminente e imprevedibile. La presenza di 131 migranti di varia nazionalità a bordo dell'unità navale Gregoretti della Guardia costiera italiana - una nave della Guardia costiera italiana -rappresentava uno stato di pericolo per la Patria, come sostiene Salvini? Siamo ai confini del ridicolo, se non addirittura oltre.