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in ogni caso, diversi studi internazionali pubblicati, ad esempio, su prestigiose riviste scientifiche come il "Journal of Public Health di Oxford" o "The Lancet", mostrano una recrudescenza dell'infezione da SARS-CoV-2, nelle persone guarite e non vaccinate, in misura oscillante tra lo 0.3 e lo 0.7 per cento; si tratta di studi condotti da numerosi enti di ricerca, su campioni ampi e variegati, in differenti aree del mondo, in un arco temporale di diversi mesi (anche oltre un anno); è inoltre importante considerare come alcune pubblicazioni internazionali mostrino come la produzione specifica di anticorpi non sia l'unica protezione contro l'insorgere del COVID-19, individuando una cosiddetta immunità cellulare indotta dalla malattia o dal vaccino; a tal proposito, in seguito alla diffusione della SARS negli anni 2002-2003, studi hanno dimostrato come, a distanza di 17 anni, le persone guarite da tale infezione ancora conservino immunità cellulare attiva contro le proteine SARS-CoV; un articolo pubblicato sulla versione on line di "The Lancet" lo scorso 8 novembre, riportante diversi studi e numerose casistiche, si conclude con l'invito ai politici a voler considerare "il recupero da una precedente infezione da SARS-CoV-2 uguale all'immunità dalla vaccinazione"; considerato che: il decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, così come successivamente modificato dal decreto-legge n. 105 del 2021 e dal decreto-legge n. 127 del 2021, all'articolo 9, dispone norme in merito alle certificazioni verdi COVID-19, specificando, al comma 2, che le stesse attestano quattro diverse condizioni del titolare della certificazione, come di seguito rappresentate: a) avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo; b) avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell'isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2, disposta in ottemperanza ai criteri stabiliti con le circolari del Ministero della salute; c) effettuazione di test antigenico rapido o molecolare, quest'ultimo anche su campione salivare e nel rispetto dei criteri stabiliti con circolare del Ministero della salute, con esito negativo al virus SARS-CoV-2; d) avvenuta guarigione dopo la somministrazione della prima dose di vaccino o al termine del prescritto ciclo; sempre l'articolo 9 del decreto-legge n. 52 del 2021, nei commi successivi al secondo, dispone la durata delle certificazioni verdi, stabilendo che la stessa è individuata in 12 mesi nei citati casi a) e d), ovvero in presenza di somministrazione vaccinale, mentre è di 6 mesi in caso di guarigione da COVID-19 senza somministrazione vaccinale; la somministrazione di vaccini e la certificazione verde, per le norme sempre più stringenti emanate dal Governo, che impattano sulla quotidianità dei cittadini e, da ultimo, financo sulle attività lavorative, devono rispondere ai requisiti della massima sicurezza e della massima trasparenza; non sono note le motivazioni che hanno indotto il Governo a disporre una diversa durata delle certificazioni verdi in relazione alla diversa tipologia di rilascio delle stesse, si chiede di sapere: quali siano le evidenze scientifiche che hanno portato il Governo a stabilire in 12 mesi la durata delle certificazioni verdi ottenute in seguito a somministrazione vaccinale e in soli 6 mesi le certificazioni verdi ottenute a seguito di guarigione da COVID-19 senza somministrazione vaccinale, atteso che le evidenze scientifiche, riportate anche nelle premesse, dimostrano una propensione alla reinfezione per i guariti da COVID-19 in misura percentualmente trascurabile e individuano una durata della protezione anticorpale generata da guarigione almeno uguale a quella derivante da somministrazione vaccinale; se tale misura non rischi di apparire un'immotivata costrizione alla vaccinazione per soggetti che, già provvisti di naturale protezione anticorpale, anche da evidenze scientifiche non necessitino di somministrazione vaccinale. Atto n. 4-06298 BARBONI AIMI MALLEGNI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: con decreto legislativo n. 98 del 2017 è stato approvato il rilascio del Documento unico di circolazione e di proprietà dei veicoli (DU), nell'ambito del progetto di semplificazione amministrativa previsto per il settore automobilistico e la pubblica amministrazione; dopo una serie di rinvii a causa del disallineamento telematico dei dati, che non ha consentito la compatibilità tra i vari sistemi informatici di comunicazione ovvero tra le banche dati relative alle pratiche auto dell'Archivio nazionale e del PRA, con decreto dirigenziale n. 196 del 27 settembre 2021, il Dipartimento per la mobilità sostenibile ha stabilito, dal 1° ottobre 2021, l'entrata a regime delle disposizioni sul rilascio del DU contenute nel decreto legislativo, per i veicoli assoggettati a legislazione vigente al regime di iscrizione al PRA. Non verranno più emessi quindi la carta di circolazione o il relativo tagliando di aggiornamento e il certificato di proprietà digitale; l'introduzione del Documento unico di circolazione dovrebbe garantire sia benefici per la parte burocratica, con l'evidente semplificazione del rilascio di un unico certificato che attesti il possessore e i dati tecnici del veicolo contemporaneamente, sia la riduzione dei costi per l'utente e per la pubblica amministrazione; a causa della mancata realizzazione di un archivio unico, risultano ancora in essere sia il Pubblico registro degli autoveicoli, gestito dall'ACI, con competenze legate alla registrazione della proprietà di un veicolo, che la Motorizzazione Civile, ente pubblico deputato al controllo tecnico amministrativo sui veicoli circolanti in Italia. Una evidente anomalia rispetto alla semplificazione burocratica prevista, non tanto per il singolo cittadino che avrà bisogno del nuovo documento, ma per le imprese operanti nel settore si prospetta una situazione caotica con conseguenti perdite economiche; le procedure previste per il rilascio del DU sono relativamente semplici per i veicoli non ancora immatricolati oppure per i veicoli ed i motocicli che, pur adibiti al trasporto di merci, non presuppongono il possesso di un titolo autorizzativo. I veicoli con titolo autorizzativo invece subiscono spesso modifiche come trasferimenti di proprietà, destinazione d'uso, cambio di categoria; nel caso specifico per i veicoli industriali, prima dell'entrata in vigore del DU, a seguito delle modifiche apportate veniva rilasciata una nuova carta di circolazione, i cui dati aggiornati sarebbero stai inviati dalla Motorizzazione al Pubblico registro automobilistico. Processo che nel corso degli anni non si è verificato in una percentuale elevata di trasmissione e aggiornamento reale dei dati. Tale disallineamento provoca inevitabilmente ritardi nel rilascio del DU, considerando anche la difficoltà spesso di non riuscire a trovare la causa del disallineamento per la risoluzione del problema;