[pronunce]

c) le condizioni di applicazione del criterio basato sul luogo di realizzazione del presupposto, previste dagli artt. 37 dello statuto e 7 delle norme di attuazione, sono piú dettagliate e circoscritte di quelle di applicazione del criterio generale del luogo di riscossione, previste dall'art. 2 delle norme di attuazione, con la conseguenza che tali criteri sono tra loro in rapporto di eccezione e regola. 2.2.4.1. - Per completezza, va altresí osservato che nella sentenza n. 306 del 2004 il suddetto erroneo assunto interpretativo circa la generalità del criterio di riparto basato sul luogo di realizzazione del presupposto di imposta non era necessario per giungere alla conclusione della spettanza alle Province della Regione Siciliana del gettito relativo al conflitto di attribuzione tra enti deciso con quella pronuncia, cioè del gettito dell'imposta sulle assicurazioni sulla responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, «dovuta dagli assicuratori che hanno il domicilio fiscale o la rappresentanza fuori dal territorio regionale, nell'ipotesi in cui i premi riscossi siano relativi a polizze di assicurazione rilasciate per veicoli a motore iscritti in pubblici registri automobilistici aventi sede nelle Province siciliane, ovvero per macchine agricole con carte di circolazione intestate a residenti nelle indicate Province» (punto 1. del Considerato in diritto). In quel giudizio, veniva in rilievo il decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che attribuisce il gettito di tale imposta alle Province nei cui pubblici registri sono iscritti i veicoli assicurati e demanda la sua attuazione, per quanto attiene alle Regioni a statuto speciale, a dette Regioni, in conformità ai rispettivi statuti di autonomia. La Regione Siciliana aveva puntualmente riprodotto la norma statale in una propria legge regionale, ma lo Stato si era ugualmente rifiutato di attribuire il gettito dell'imposta alle Province siciliane, nel caso di assicuratori aventi il domicilio fiscale o la rappresentanza fuori del territorio siciliano, pur se i premi riscossi riguardavano polizze assicurative rilasciate per veicoli iscritti in pubblici registri delle Province siciliane. L'illegittimità del rifiuto statale di corrispondere il gettito, tuttavia, derivava non già dalla normativa statutaria della Regione Siciliana, ma dalla stessa legge statale. Infatti, nel caso di assicuratori aventi il domicilio fiscale o la rappresentanza fuori dal territorio siciliano, la riscossione dell'imposta viene effettuata fuori dalla Sicilia ed il relativo gettito spetterebbe allo Stato, in base al sopra ricordato art. 2 della normativa di attuazione statutaria. Lo Stato, però, con il citato d.lgs. n. 446 del 1997 (riprodotto, sul punto, dalla legge regionale), ha assegnato alle Province siciliane tale gettito, derogando al suddetto criterio generale di riparto. 2.2.4.2. - Tra i precedenti invocati dalla ricorrente, pertanto, solo nella sentenza n. 138 del 1999 è riscontrabile, quale unica ratio decidendi idonea a sorreggere la decisione, il criterio di riparto, interpretato erroneamente come generale, basato sul luogo di realizzazione del presupposto di imposta. Infatti con tale pronuncia, la Corte, rigettando le argomentazioni della Regione Siciliana (la quale lamentava che i criteri di ripartizione del gettito dell'IRAP tra le varie Regioni interessate fossero diversi da quello del luogo della riscossione dell'imposta, previsto dall'art. 2 delle norme di attuazione statutaria), ha affermato che il criterio di ripartizione tra Stato e Regione previsto dalla legge statale per l'IRAP è essenzialmente basato sul luogo di «realizzazione del valore della produzione netta, [...] che esprime la "capacità fiscale" riferibile alla Regione» e che tale criterio è identico a quello fissato in generale dagli artt. 2 e 4 delle norme di attuazione dello statuto speciale. Tale ultima affermazione non può essere condivisa, per le considerazioni sopra svolte. 2.3. - Ciò premesso, va precisato, ai fini di una corretta applicazione del criterio di riparto basato sul luogo della riscossione, che questa si realizza nel luogo previsto dalla legge per l'adempimento dell'obbligo tributario. In particolare, nel caso in cui il versamento del tributo è effettuato, previa ritenuta (a titolo definitivo o di acconto), dal sostituto d'imposta - cioè da un obbligato diverso dal soggetto che ha realizzato il presupposto -, il luogo di riscossione si identifica in quello del versamento delle ritenute, cioè nel luogo del domicilio fiscale del sostituto stesso. Il versamento dell'imposta da parte del sostituto - obbligato in via autonoma rispetto al soggetto sostituito ed «in luogo» di questo (ai sensi dell'art. 64 del d.P.R. n. 600 del 1973) - costituisce, infatti, un elemento essenziale della fattispecie legale della riscossione, in quanto attiene alla struttura della riscossione stessa, disciplinata direttamente dalla legge. Ne consegue che, nell'ipotesi prospettata dalla ricorrente di un sostituto d'imposta avente domicilio fiscale fuori dal territorio siciliano e di un sostituito con domicilio fiscale nel territorio regionale, non è applicabile l'art. 4 delle norme di attuazione statutaria, secondo cui spettano alla Regione anche le entrate che, «sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione». Tale inapplicabilità discende da due diverse e concorrenti ragioni: a) perché la fattispecie tributaria di riscossione è "maturata" nel domicilio fiscale del sostituto che ha versato le ritenute e, dunque, nell'ipotesi in esame, fuori dal territorio della Regione; b) perché, in ogni caso, le ritenute versate dal suddetto sostituto affluiscono ad uffici finanziari situati fuori dal territorio della Regione per motivi inerenti alla stessa struttura della riscossione del tributo e non certo per quelle contingenti esigenze, meramente «amministrative» ed interne all'amministrazione finanziaria, che, ai sensi dell'art. 4 delle norme di attuazione statutaria, renderebbero irrilevante, ai fini della spettanza del gettito alla Regione, la dislocazione del locus solutionis fuori dalla Sicilia. Contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, nella sostituzione d'imposta, ai fini della riscossione e del riparto dei tributi tra Stato e Regione Siciliana, è dunque rilevante solo il domicilio fiscale del sostituto e non quello del sostituito. Nello stesso senso, del resto, si è già espressa questa Corte con la sentenza n. 81 del 1973, la quale ha affermato, con riferimento all'ipotesi di «ritenute erariali sui redditi di categoria C/2 dei dipendenti statali e dei dipendenti di enti parastatali», che «non si tratta [...] di entrate la cui riscossione avrebbe dovuto o potuto aver luogo nel territorio regionale siciliano e che solo per "esigenze amministrative" affluiscono ad uffici situati fuori di quel territorio;