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la mediazione e il rafforzamento della fiducia tra le parti belligeranti, l'aiuto umanitario (ivi compresi gli aiuti alimentari, le forniture di acqua, medicinali e servizi sanitari), la reintegrazione (ivi compresi il disarmo e la smobilitazione degli ex combattenti e il sostegno agli sfollati, ai rifugiati e ad altri gruppi vulnerabili), il recupero e la ricostruzione, la stabilizzazione delle strutture economiche (ivi compresa la creazione di legami economici), il controllo e il miglioramento della situazione relativa ai diritti dell'uomo e la possibilità di partecipazione politica (ivi comprese la sorveglianza e l'assistenza durante le elezioni), l'amministrazione provvisoria per agevolare la stabilità a breve termine, l'informazione e la creazione di strutture e di programmi in materia di istruzione intesi ad eliminare i pregiudizi e i sentimenti di ostilità e campagne d'informazione e d'istruzione della popolazione sulle attività in corso a favore della pace. Analogamente il 13 dicembre del 2001 sempre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione sulla comunicazione della Commissione europea per l'istituzione di un Corpo civile di pace europeo nell'ambito del Meccanismo di reazione rapida. Nel 2004 e nel 2005 il Parlamento europeo e la Commissione europea hanno anche elaborato due studi di fattibilità per un Corpo civile di pace europeo, il primo denominato On the European Civil Peace Corps ed il secondo On the Establishment of a European Civil Peace Corp . Le Nazioni Unite con l' Agenda for Peace del Segretario generale Boutros Boutros-Ghali (1992) hanno prospettato da tempo il coinvolgimento di personale civile nelle operazioni di peace building e di peace making . Con la risoluzione del 1994, la 49/139B l’Assemblea generale dell'ONU si è impegnata a procedere all'istituzione dei Caschi bianchi dell'ONU, corpo di volontari civili. Va ricordato che da tempo le Nazioni Unite hanno una rete di volontari (UNV -- United Nations Volunteers) che operano nei progetti delle agenzie delle Nazioni Unite in progetti di cooperazione allo sviluppo e di aiuto umanitario. Negli ultimi anni, anche in ambito militare, ed in particolare della NATO, si è sottolineata l'importanza della componente civile nelle operazioni militari, tanto che si è formalizzata una modalità operativa denominata CIMIC ( Civil Military Cooperation ) sperimentata soprattutto in Iraq e in Afganistan, durante i recenti interventi militari. Ma a questo riguardo va segnalata la necessità che i Corpi civili di pace mantengano una loro autonomia operativa, capace di garantirne il ruolo di neutralità e indipendenza, che è anche la caratteristica che le organizzazioni umanitarie internazionali, a partire dal Comitato internazionale della Croce rossa hanno rivendicato per sé nei loro interventi. Questo a maggior ragione dopo gli interventi militari degli ultimi anni in Iraq e in Afganistan, dove l'intervento umanitario e civile è stato strumentalizzato, rendendolo subalterno alle operazioni militari. Diverso è il caso, ovviamente, per quelle missioni delle Nazioni Unite di peace keeping e di peace building , con le quali si possono costruire condizioni per un coordinamento degli interventi. Negli ultimi anni si sono consolidate nella società civile esperienze importanti di promozione di attività e iniziative di volontari e operatori di pace nelle aree di conflitto. Recentemente si è costituito il Tavolo degli interventi civili di pace (ICP) -- che ha avuto riconoscimento nel 2007 anche presso il Ministero degli affari esteri -- formato dalle più importanti organizzazioni della società civile italiana con lo scopo di promuovere il coordinamento e l'organizzazione delle attività di prevenzione dei conflitti e di peace building in diversi Paesi. Il Tavolo degli interventi civili di pace ha avuto un importante ruolo nel sistematizzare le coordinate teoriche, operative e metodologiche delle attività e degli interventi dei Corpi civili di pace. Le attività dei suddetti corpi possono essere di vario tipo: il monitoraggio dei diritti umani e denuncia delle violazioni; monitoraggio elettorale e sostegno ai processi di democratizzazione; la promozione del processo di pace; la mediazione, facilitazione e costruzione della fiducia tra le parti; i processi di riconciliazione; l'interposizione non armata tra le parti; l'attività di sensibilizzazione e di dialogo tra le comunità; l'accompagnamento non violento di difensori dei diritti umani; l'educazione alla pace e alla non violenza, il lavoro di pace nell'aiuto umanitario, inclusa l’assistenza nel reintegro dei combattenti; sostegno a profughi e sfollati in collegamento con le agenzie europee e delle Nazioni Unite; le iniziative di «diplomazia dal basso», di costruzioni di reti ed iniziative comunitarie tra le parti in conflitto. Ancora prima, a partire dagli anni '90 è nata la rete dei caschi bianchi promossa dall'Associazione Papa Giovanni XXIII e sempre negli anni '90 -- in occasione delle guerre jugoslave -- moltissimi progetti di interposizione non violenta, di riconciliazione e di «diplomazia dal basso» si sono realizzati, dalla rete delle organizzazioni dell'ICS-Consorzio italiano di solidarietà e da altri soggetti come Pax Christi e i Beati i costruttori di pace in Bosnia Erzegovina, Kosovo, Croazia, Serbia, Macedonia e Slovenia. Analoghe iniziative sono state realizzate in Israele e nei territori palestinesi, in Africa e nell'America latina, dove storicamente sono state attive le Peace Brigades International che hanno svolto un lavoro di protezione degli esponenti democratici e dell'opposizione, difensori dei diritti umani minacciati da gruppi paramilitari e terroristi. A livello internazionale è nata una rete mondiale di queste esperienze, denominata Nonviolent Peaceforce , attiva dal 2001, che coordina e mette in rete le diverse esperienze ed organizzazioni attive sul campo. Si pone l'urgenza quindi di dare sistematicità alle attività dei Corpi civili di pace con una legge specifica che sia in grado di dare riconoscimento e sostegno ad una esperienza che ha una sua specificità ed esigenza precipua. L'articolo 1 del disegno di legge dà una definizione dei Corpi civili di pace. L'articolo 2 ne disegna gli scopi e le finalità. L'articolo 3 stabilisce le modalità di individuazione delle aree di intervento. L'articolo 4 individua le attività e fissa la durata dei progetti. L'articolo 5 individua le modalità organizzative e la gestione del servizio e dei progetti. L'articolo 6 tratta degli operatori che operano nei Corpi, ne definisce i requisiti e ne fissa i diritti. L'articolo 7 tratta del tema della formazione come parte integrante dell'intervento. L'articolo 8 fissa le linee e le coordinate dei progetti e la loro formulazione. L'articolo 9 individua i criteri e le modalità con le quali stabilire i soggetti abilitati a presentare i progetti. L'articolo 10 istituisce la Consulta nazionale per i Corpi civili di pace. L'articolo 11 stabilisce le forme di coordinamento con le altre istituzioni nazionali ed internazionali. L'articolo 12 stabilisce i criteri del trattamento economico, assicurativo e amministrativo, mentre l'articolo 13 fissa le disposizioni transitorie in attesa dell'applicazione piena della legge, una volta approvata.. Art. 1. (Definizione) 1.