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Il tribunale di Mantova, per esempio, nel 2017 ha condannato una madre che si rifiutava di eliminare dai social media le immagini della figlia; il tribunale ha stabilito che pubblicare le foto dei figli « integra violazione della “tutela dell'immagine” », contemplata dall'articolo 10 del codice civile, della « tutela della riservatezza dei dati personali », prevista dal codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nonché della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, nel punto in cui stabilisce che « nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione » e che « il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti ». Il giudice ha anche citato la normativa di tutela dei minori contenuta nel citato regolamento europeo sulla protezione dei dati personali (GDPR), secondo cui « la immagine fotografica dei figli costituisce dato personale » e « la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata » e ha fatto riferimento anche all'articolo 96 della citata legge n. 633 del 1941 che prevede che il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso, salvo alcune eccezioni. A rafforzare, poi, la tutela dei minori c'è l'articolo 16 della citata Convenzione del 1989. Anche il tribunale di Trani nel 2021, nel caso di una madre che aveva pubblicato alcuni video della figlia di nove anni sulla piattaforma TikTok , ha disposto la rimozione d'urgenza condannando la madre a pagare 50 euro per ogni giorno di avvenuta violazione e di ritardo nell'esecuzione del provvedimento giudiziario, con la richiesta di versamento del denaro su un conto corrente intestato alla minore. Il fenomeno dello sharenting , come quello dei baby influencer , richiede dunque di essere regolamentato e disciplinato, rafforzando il presupposto, nei genitori in primis e nella collettività tutta poi, che il minore ha il diritto alla riservatezza ed è vietato a chiunque diffondere notizie o contenuti multimediali riguardanti i minori senza che ciò sia nell'interesse primario e oggettivo del minore stesso, secondo i princìpi e i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso, il protocollo firmato il 5 ottobre 1990 dall'Ordine dei giornalisti, dalla Federazione nazionale della stampa italiana e dal Telefono azzurro, che impone di tutelare la specificità del minore come persona in divenire, prevalendo, su tutto, il suo interesse a un regolare processo di maturazione che potrebbe esser profondamente disturbato e deviato da spettacolarizzazioni del suo caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni. Il presente disegno di legge si compone di cinque articoli. L'articolo 1 interviene sul fenomeno dei baby influencer novellando la legge 17 ottobre 1967, n. 977, recante disposizioni per la tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti. Più in particolare, si interviene sull'articolo 4 della citata legge n. 977 del 1967 prevedendo che l'autorizzazione da parte della direzione provinciale del lavoro all'impiego dei minori degli anni quindici « in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo, purché si tratti di attività che non pregiudicano la sicurezza, l'integrità psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi di orientamento o di formazione professionale » sia circoscritta nel tempo, per un periodo non superiore a sei mesi e rinnovabile, e soggetta quindi a periodico controllo, consentendo altresì una sua revoca o sospensione in qualsiasi momento in caso di emergenza e ove emergano situazioni potenzialmente lesive della sicurezza e della integrità psicofisica del minore. Si introduce quindi il nuovo articolo 4- bis che disciplina l'impiego dei minori nell'ambito delle piattaforme digitali di condivisione di contenuti multimediali che, in primo luogo, estende l'ambito di applicazione della legge n. 977 del 1967 a qualsiasi impiego e sfruttamento commerciale di minore effettuato su registrazioni sonore e audiovisive o su immagini al fine di trasmetterle, a scopo di lucro, su una piattaforma digitale di condivisione di informazioni, suoni, video e immagini. Questo comporta che qualsiasi impiego di minori sul web deve prevedere un regolare contratto di lavoro. Quindi, sulla falsariga del modello francese, si configura l'impiego e lo sfruttamento commerciale di minore al superamento di talune soglie temporali o di introiti, da stabilire con successivo decreto. In secondo luogo, si dispone che nel caso di autorizzazione ai minori di quindici anni, la direzione provinciale del lavoro sia tenuta a fornire ai genitori e a coloro che impiegano il minore le informazioni relative alla tutela dei diritti del minore e alle conseguenze sulla vita privata del minore nonché gli obblighi finanziari concernenti gli introiti derivanti dall'impiego del minore. I predetti obblighi finanziari comportano che quando i redditi diretti e indiretti superino, in un determinato periodo di tempo, la soglia fissata con un successivo decreto, i redditi stessi siano versati immediatamente in un conto corrente gestito, fino al raggiungimento dei diciotto anni del minore, da un curatore speciale nominato dal tribunale in cui risiede o è domiciliato il minore medesimo. Una quota del reddito, determinata dal tribunale nei limiti stabiliti da un successivo decreto, può essere lasciata a disposizione del minore che abbia compiuto sedici anni ovvero dei rappresentanti legali del minore stesso per essere impiegata e rendicontata, nell'interesse esclusivo del minore. Infine si estende il sistema sanzionatorio anche alle violazioni concernenti la disciplina sui cosiddetti « baby influencer ». L'articolo 2 interviene invece sul fenomeno dello sharenting rafforzando il sistema di tutele in relazione alla diffusione dell'immagine dei minori e al diritto alla cancellazione dei dati. Più in particolare si ribadisce che il minore ha il diritto alla riservatezza ed è vietato a chiunque diffondere notizie o contenuti multimediali riguardanti i minori senza che ciò sia nell'interesse primario e oggettivo del minore, secondo i princìpi e i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso. Si ribadisce che i genitori sono tenuti a tutelare congiuntamente il diritto di immagine del figlio minore e sono tenuti a coinvolgerlo nell'esercizio dei suoi diritti di immagine, secondo la sua età e il suo grado di maturità, nel rispetto degli articoli 10 e 320 del codice civile, degli articoli 96 e 97 della citata legge n. 633 del 1941, e della citata Convenzione delle Nazioni Unite del 1989, e si specifica che nelle predette tutele rientra anche l'impiego o la diffusione dei contenuti multimediali di cui all'articolo 4- bis della legge n. 977 del 1967, come introdotto dal presente disegno di legge.