[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 8, comma 2, n. 7, della legge Regione Siciliana 20 marzo 1951, n. 29 (Elezione dei Deputati all'Assemblea regionale Siciliana), promosso con ordinanza del 6 marzo 2003 dalla Corte di cassazione sul ricorso proposto da Gennuso Giuseppe contro Sbona Sebastiano ed altri, iscritta al n. 291 del registro ordinanze e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 16, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione di Gennuso Giuseppe e di Sbona Sebastiano; udito nell'udienza pubblica del 1° luglio 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi gli avvocati Girolamo Rubino e Filippo Lubrano per Gennuso Giuseppe e Giovanni Pitruzzella per Sbona Sebastiano.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Corte di Cassazione, prima sezione civile, con ordinanza 24 gennaio 2003, iscritta al n. 291 del registro ordinanze 2003, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, secondo comma, n. 7, della legge della Regione Siciliana 20 marzo 1951, n. 29 (Elezione dei Deputati all'Assemblea regionale Siciliana) nella parte in cui prevede l'ineleggibilità alla carica di deputato regionale dei "capi servizio … degli uffici statali che svolgono attività nella regione" per contrasto con l'art. 51, primo comma della Costituzione. Premette la rimettente che Giuseppe Gennuso, primo dei non eletti nella lista avente il contrassegno "CDU" alle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea regionale Siciliana del 24 giugno 2001, aveva proposto ricorso al Tribunale di Palermo per la dichiarazione di ineleggibilità a deputato regionale di Sebastiano Sbona (dichiarato eletto), in quanto questi, sia prima che durante la candidatura, aveva ricoperto la carica di capo area della Sicilia sud orientale del settore Medicina legale dell'I.N.A.I.L., nonché svolto funzioni di direttore sanitario dello stesso istituto presso la sede di Siracusa. Il Gennuso, a fondamento del ricorso, aveva dedotto l'ineleggibilità sotto tre profili: ai sensi dell'art. 3, comma 9 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 (applicabile per effetto del rinvio di cui all'art. 4 della legge 12 giugno 1984, n. 222 all'art. 47 della legge 23 dicembre 1978, n. 833); ai sensi dell'art. 8, n. 7 della legge Regione Siciliana 20 marzo 1951, n. 29; ai sensi dell'art. 10, n. 4 della medesima legge regionale. Il Tribunale di Palermo aveva rigettato il ricorso e tale decisione era stata confermata, con sentenza del 28 giugno 2002, dalla Corte d'Appello che aveva ritenuto non applicabile nella fattispecie la causa di ineleggibilità di cui all'art. 3, comma 9 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, prevista per i dirigenti delle aziende unità sanitarie locali in quanto l'estensione, operata dall'art. 13 della legge n. 222 del 1984 ai medici degli enti previdenziali della disciplina dettata per i medici delle AA.UU.SS.LL. dall'art. 47 della legge n. 833 del 1978, si riferirebbe solo al trattamento giuridico ed economico e non potrebbe intendersi riferita anche alle cause di ineleggibilità. Il giudice d'appello aveva inoltre escluso l'applicabilità dell'art. 10, n. 4 della legge Regione Siciliana n. 29 del 1951, trattandosi di norma non più in vigore ai sensi dell'art. 13 della legge Regione Siciliana 20 giugno 1997, n. 19. Infine aveva ritenuto non applicabile la causa di ineleggibilità di cui all'art. 8, n. 7, legge Regione Siciliana n. 29 del 1951, sia perché sostanzialmente abrogata dalla legge Regione Siciliana n. 19 del 1997, sia in considerazione della sentenza della Corte costituzionale n. 166 del 1972 che aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 5 della legge n. 108 del 1968, contenente una previsione analoga a quella dell'art. 8 della legge della Regione Siciliana. Avverso tale decisione Gennuso aveva proposto ricorso per Cassazione ed aveva eccepito la questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 2, n. 7, legge regionale n. 29 del 1951, con riferimento agli artt. 3 e 51 Cost.. Ad avviso del giudice remittente, dei motivi di ricorso proposti sarebbe accoglibile solo quello fondato sulla causa di ineleggibilità prevista dall'art. 8, comma 2, n. 7, della legge regionale n. 29 del 1951. A questo proposito la Cassazione, richiamando una propria precedente decisione, afferma che l'art. 3 della legge regionale n. 19 del 1997, nello stabilire che le condizioni di ineleggibilità previste dagli artt. 8, 9 e 10 della legge regionale n. 29 del 1951 "rimangono regolate" dagli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 154 del 1981, avrebbe inteso "disporre che le condizioni di ineleggibilità previste dalla legge regionale restano ferme, ossia permangono ("rimangono"), ma sono regolate secondo la legge statale". Conseguentemente le fattispecie di ineleggibilità, "rimangono quelle previste dalla legge regionale (sia pure, in alcuni casi trasformate in fattispecie di incompatibilità), ivi compresa" quella prevista dall'art. 8, comma 2, n. 7, "che resta causa di ineleggibilità". Dunque, ad avviso del remittente, tale norma sarebbe applicabile nel giudizio a quo. La rilevanza della questione di costituzionalità discenderebbe inoltre, ad avviso della Cassazione, dalla circostanza che di tale norma non sarebbe possibile un'interpretazione costituzionalmente orientata sulla base della sentenza della Corte n. 166 del 1972 in quanto tale pronuncia faceva riferimento unicamente alla norma statale che, benché di analogo contenuto, tuttavia era diversa dalla norma regionale. La rilevanza della questione discenderebbe infine dal fatto che, l'art. 8, nello stabilire la ineleggibilità dei "capi servizio … degli uffici statali che svolgono attività nella regione", si riferirebbe anche agli uffici dell'INAIL, poiché il termine "statali" andrebbe inteso in senso lato, così da comprendere anche gli uffici di enti diversi dallo stato che, pur dotati di personalità giuridica, "sono definibili 'statali' o 'parastatali' in quanto completano l'organizzazione dello Stato, rispetto al quale sono direttamente strumentali, con un'organizzazione a carattere nazionale, per la realizzazione dei fini fondamentali che la Costituzione assegna alla Repubblica".