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Disposizioni sull'ordinamento della città metropolitana di Roma capitale. Onorevoli Senatori. – Quest'anno ricorre l'anniversario dei centocinquant'anni anni di Roma capitale e la città esprime un desiderio: occupare il giusto posto in Italia, poter contare su una maggiore autonomia di poteri e funzioni ed essere in grado di gestire il suo patrimonio archeologico, storico e architettonico presente nei circa 6.000 chilometri di strade in una stratificazione ininterrotta lunga circa 3.000 anni. Roma è l'unica città al mondo che ospita tre circuiti di ambasciate: come capitale della Repubblica, come sede dello Stato della Città del Vaticano e come sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura ( Food and Agricolture Organization-FAO ). Roma è sede delle principali accademie di arte e cultura straniere, è il centro della cristianità nel mondo e la culla del diritto. Al contempo però Roma è una delle poche capitali mondiali che ancora oggi non gode di una particolare autonomia. La riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione – realizzata, come noto, con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 – ha introdotto, all'articolo 114, terzo comma, il riferimento alla città di Roma, riconoscendola « capitale della Repubblica » e demandando a una legge dello Stato il suo ordinamento. Un primo intervento legislativo sul tema è stato realizzato con l'articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (recante delega in materia di federalismo fiscale), il quale ha istituito un ente territoriale sui generis , denominato « Roma capitale », nelle more della definizione normativa delle città metropolitane. L'ente « Roma capitale » è andato a sostituire, in termini di estensione territoriale il comune di Roma, con l'attribuzione di nuove e ulteriori funzioni rispetto a quelle conferite in precedenza. In particolare, a « Roma capitale » sono state riconosciute una speciale autonomia e specifiche funzioni amministrative su diverse materie quali: beni culturali; protezione civile; sviluppo socioeconomico; edilizia pubblica e privata; trasporto pubblico locale e mobilità. Lo stesso articolo 24 della legge n. 42 del 2009 ha demandato a successivi decreti legislativi la disciplina relativa al concreto esercizio delle predette funzioni, anche al fine di garantire il raccordo tra i diversi livelli istituzionali e di governo (regione Lazio, Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministeri competenti per materia). Sono stati così adottati: 1) il decreto legislativo 17 settembre 2010, n. 156, che ha ridefinito gli organi di governo di Roma capitale, istituendo l'Assemblea capitolina (in luogo del Consiglio comunale di Roma), la Giunta capitolina e il Sindaco; 2) il decreto legislativo 18 aprile 2012, n. 61, che ha stabilito ulteriori disposizioni in materia. Successivamente, la legge 7 aprile 2014, n. 56, recante disposizioni su città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni, ha provveduto all'istituzione delle città metropolitane quale nuovo ente di area vasta, dando così attuazione all'articolo 114 della Costituzione ove tali enti sono annoverati tra quelli costitutivi della Repubblica (insieme a Stato, regioni, province e comuni). La citata legge n. 56 del 2014 ha istituito altresì la Città metropolitana di Roma capitale (articolo 1, commi 102-104), in sostituzione della preesistente provincia di Roma, attribuendo a tale città metropolitana le funzioni, le prerogative e l'ordinamento propri di tali enti, ferme restando talune speciali attribuzioni fatte in precedenza alla città di Roma in ragione del suo ruolo di capitale d'Italia e di centro nevralgico politico, istituzionale e diplomatico. Tutti questi interventi legislativi hanno dato vita a un ente unico nel suo genere, nel quale coesistono tanto caratteri e funzioni propri delle città metropolitane, quanto le speciali prerogative di volta in volta riconosciute all'ente « Roma capitale », inizialmente costituito solo in via transitoria. La conseguenza, oltre alla stratificazione normativa foriera di grande confusione, è la debolezza strutturale dell'ente (a prescindere dalla denominazione assunta), che si riverbera sul concreto esercizio di tutte le prerogative attribuitegli. La principale fonte di problemi è da rinvenire nel fatto che il territorio dell'ente territoriale « Roma capitale » coincide con quello del comune di Roma, mentre la città metropolitana di Roma capitale coincide con la preesistente provincia di Roma (e non è limitata al solo territorio comunale), donde un concreto indebolimento delle prerogative tipiche delle città metropolitane. Invero, i poteri riconosciuti all'ente territoriale « Roma capitale » rimangono confinati al solo comune di Roma e non anche all'intera città metropolitana. Proprio quest'ultimo è il punto di partenza del presente disegno di legge, il cui fine è ristabilire ordine nel guazzabuglio normativo su cui si fonda l'ordinamento di Roma, provvedendo a correggere le storture realizzate con la legge istitutiva delle città metropolitane. Così, l'articolo 1 del presente disegno di legge riporta i confini della Città metropolitana di Roma capitale a quelli del comune di Roma capitale, stabilendo espressamente che a tale città metropolitana sono attribuite tutte le competenze proprie delle città metropolitane, definite dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, e ogni altra competenza prevista dalla legislazione vigente per l'ente Roma capitale. A tal fine, è disposta l'estinzione degli esistenti organi della città metropolitana di Roma capitale (Consiglio metropolitano, Conferenza metropolitana), con il contestuale trasferimento ( rectius : ri-trasferimento) delle funzioni da essi esercitati alla Giunta capitolina e all'Assemblea capitolina (per quanto possibile). In tal modo si consegue non solo una semplificazione amministrativa ma anche un ingente risparmio di spesa. L'articolo 1 del presente disegno di legge provvede, inoltre, a far rivivere la provincia di Roma, nel cui territorio rientrano i comuni compresi nei territori della Città metropolitana di Roma capitale, ivi compreso il comune di Roma capitale. L'obiettivo è ricomprendere i comuni diversi da quello di Roma nell'ambito di un ente intermedio dotato di specifiche funzioni di coordinamento e di programmazione, oltreché di prescritte competenze (in fatto, ad esempio, di scuole o di manutenzione della rete viaria). Il risultato di questa operazione normativa è dare vita, da una parte, a una città metropolitana (quella di Roma capitale) dotata di particolari poteri esercitabili però su un territorio – cioè quello propriamente comunale – più ristretto di quello attuale; dall'altra, affiancare a tale città metropolitana l'ente « provincia di Roma », secondo l'assetto amministrativo risalente a prima della riforma del 2014. Il senso di tale operazione è riconoscere il particolare status che merita una città come Roma, al pari di tutte le altre grandi capitali europee (ad esempio Parigi, Londra, Madrid), rendendo in concreto esercitabile il ventaglio di prerogative, ordinarie e speciali, riconosciute dalla legge. L'altra direttrice di intervento è quella del « decentramento municipale ».