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la Corte ha altresì ritenuto che, nel corso del procedimento che aveva portato all'interruzione dei contatti tra la ricorrente ed i suoi figli, le autorità non avevano attribuito sufficiente peso all'importanza della vita familiare della ricorrente e dei suoi figli. La procedura quindi non aveva assicurato garanzie proporzionate alla gravità dell'interferenza e agli interessi in gioco; secondo quanto riportato nell'articolo pubblicato lo scorso 3 maggio 2021 dal giornale "Domani", la Corte avrebbe evidenziato come i tribunali italiani toglierebbero i figli piccoli a donne migranti, vittime di tratta, perché non sarebbero considerate buone madri; nel caso specifico, l'Italia sarebbe stata condannata a risarcire 15.000 euro ad una mamma a cui era stata sottratta la figlia. Ciò nonostante in molti casi si tratterebbe di equivoci dovuti alle differenze culturali o ai traumi subiti dalle donne con i bambini che verrebbero in breve tempo adottati da famiglie italiane; considerato che: secondo l'articolo, questa ed altre situazioni di simile tenore scaturirebbero dall'utilizzo di una procedura definita "adozione a rischio giuridico", che consiste nel collocamento di un minore, sottoposto al procedimento per l'accertamento dello stato di adottabilità, presso una coppia ritenuta in possesso dei requisiti per la sua futura eventuale adozione, in attesa della definizione del giudizio; la complessità del sistema delle impugnazioni e i tempi della giustizia del nostro Paese comportano una dilatazione dei tempi di definizione della condizione giuridica del minore. Il procedimento per l'accertamento dello stato di adottabilità può durare molto tempo, alcune volte persino anni. In attesa della definitiva conclusione del procedimento di adottabilità, per evitare al bambino le conseguenze negative di un ricovero in comunità, il Tribunale per i minorenni può decidere di affidare il bambino ad una coppia scelta fra quelle in possesso dei requisiti per l'adozione, che abbia manifestato la disponibilità a questo particolare tipo di collocamento familiare. Tali nuclei familiari in diversi casi ignorano l'esistenza di un ricorso in atto attraverso il quale le madri naturali continuano a chiedere la responsabilità genitoriale; come riportato: "secondo il ministero della Giustizia sono stati 902 i bambini adottati nel 2016; 955 nel 2017; 850 nel 2018. Non è possibile ricostruirne la nazionalità, per privacy e per la segretezza che accompagna le adozioni (...) se un bambino è piccolo, ha meno di 7 anni - ancora più se ne ha meno di 3 - il procedimento di adozione è molto veloce. Per i bimbi più grandi il destino è invece l'affidamento eterofamiliare o la casa famiglia"; un altro problema consiste nel fatto che dal momento dell'adozione i bambini diventano cittadini italiani mentre i loro genitori a causa della scadenza dei permessi di soggiorno rischiano di scomparire nella clandestinità, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti e se non ritengano necessario adottare provvedimenti, per quanto di competenza, al fine di verificare la loro veridicità; quali iniziative, nell'ambito delle relative attribuzioni, intendano adottare al fine di rivedere la procedura dell'adozione "a rischio giuridico" per tutelare i diritti delle madri biologiche, che in tali situazioni rischiano di perdere i loro figli, e per evitare che il nostro Paese incorra in nuove sanzioni da parte della Corte EDU. Atto n. 4-05434 LOMUTI GIROTTO Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: l'articolo 27 del decreto legislativo n. 31 del 2010 disciplina l'autorizzazione per la costruzione e l'esercizio del deposito nazionale e del parco tecnologico. Al comma 1 viene disposto che la SOGIN S.p. A., tenendo conto dei criteri indicati dall'AIEA, definisce una proposta di carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione (CNAPI) del parco tecnologico, proponendone contestualmente un ordine di idoneità sulla base di caratteristiche tecniche e socio-ambientali delle aree. Ai sensi del comma 1- bis , prima della pubblicazione della CNAPI, SOGIN trasmette la proposta di carta, corredata dalla documentazione tecnica utilizzata e dalla descrizione delle procedure seguite per la sua elaborazione, all'autorità di regolamentazione competente che provvede alla validazione dei risultati cartografici e alla verifica della loro coerenza con i criteri di cui al comma 1 individuati dalla guida tecnica 29-ISPRA; il criterio di esclusione CE14 della guida tecnica 29 di ISPRA dispone l'esclusione delle aree caratterizzate dalla presenza nota di importanti risorse del sottosuolo, specificando che: "Lo sfruttamento di risorse del sottosuolo già individuate negli strumenti di pianificazione e vincolo territoriale [idriche, energetiche (gas, petrolio o di tipo geotermico) e minerarie] può essere compromesso dalla costruzione del deposito e può determinare insediamenti futuri di attività umane, compromettendo l'isolamento del deposito stesso"; tale criterio può essere ricondotto alle indicazioni generali di AIEA riportata nella SSG-29 (2014): "4.33 Location away from known areas of underground mineral, geothermal and groundwater resources will reduce the likelihood of inadvertent disturbance of the disposal facility. " "II.23 areas or sites should be evaluated for valuable geological resources or potential future resources, including groundwater suitable for irrigation or drinking water, that are likely to give rise to interference activities resulting in a release of radionuclides in quantities beyond the acceptable limits"; nel paragrafo 14.2.3.2. "Idrocarburi liquidi e gassosi", più precisamente nel paragrafo 14.2.3.2.2 "Metodologia specifica" dell'elaborato SOGIN DNGS00102 Basi_Criteri_CE14, disponibile nella procedura di consultazione degli elaborati per la realizzazione del deposito nazionale, è riportata la metodologia con il quale viene applicato il criterio che, privo di consolidati elementi scientifici o tecnici di supporto, non esclude per l'individuazione della CNAPI tra le aree potenzialmente idonee quelle contigue e di vicinanza alle concessioni di coltivazione e a quelle interessate da istanze di ricerca, permessi di ricerca o di prospezione; considerato che: il legislatore ai fini della pianificazione per lo sfruttamento di risorse del sottosuolo ha individuato lo strumento del piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee che definisce il quadro di riferimento, condiviso con le Regioni, le Province e gli enti locali, per la programmazione delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale. L'adozione del piano semplifica, inoltre, l'individuazione delle aree idonee per lo svolgimento delle attività da parte degli operatori. Attualmente il piano è oggetto della fase iniziale procedura VAS. Il termine della sua adozione è stato prorogato ulteriormente al 30 settembre 2021; le concessioni di coltivazione, che consentono la produzione di idrocarburi, sono rilasciate a seguito di ritrovamenti, effettuati con permessi di ricerca, riconosciuti come giacimenti tecnicamente ed economicamente coltivabili in seguito ad attività di prospezione. Tali attività sono estremamente impattanti sia nel sottosuolo che sul suolo, e non solo nell'area di ricerca o di concessione ma anche nelle aree circostanti in quanto vi sono elementi che ne caratterizzano la connessione e l'interazione tra le diverse aree, in particolar modo nel sottosuolo.