[pronunce]

Considerato che i giudizi in epigrafe, analoghi per oggetto e per profili proposti, vanno riuniti per essere definiti con un'unica pronunzia; che, quanto alle questioni prospettate, è, innanzitutto, da ritenere inconferente il richiamo, a tertium comparationis, della disciplina vigente per le scuole statali, trattandosi, all'evidenza, di tipologia affatto distinta da quella delle scuole elementari autorizzate o sussidiate sia sul piano dell'organizzazione e dell'ordinamento degli studi sia su quello della disciplina del personale insegnante; che risulta poi evidente la differenza tra le scuole elementari parificate, da un lato, e le scuole elementari autorizzate, dall'altro, dal momento che, pur essendo tutte dette scuole annoverabili tra gli istituti non statali, solo le scuole elementari parificate sono rette da un regime concessorio che le assimila ad ogni effetto legale (art. 344 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297) - e, segnatamente, per i profili pubblicistici concernenti l'adozione dei programmi delle attività didattiche e il rilascio dei titoli di studio - alle scuole elementari statali, tanto che sono tenute ad adottare lo stesso "ordinamento" (art. 346 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297); che, inoltre, ponendo a raffronto le scuole non statali autorizzate, materna ed elementare, emergono, dalla disciplina positiva, sostanziali differenze tra il regime cui è assoggettata la scuola materna e quello contemplato per la scuola elementare, in specie con riferimento alla prevista approvazione delle nomine del personale docente delle scuole materne da parte del provveditore agli studi, che costituisce condizione per lo svolgimento della funzione di insegnamento presso dette scuole (art. 335 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297); che ancor più rilevante è, rispetto alle scuole materne autorizzate, la differenza di regime cui sono assoggettate le scuole sussidiate, dovendosi aggiungere, a quanto testé rilevato, la ulteriore circostanza che presso queste ultime il personale docente può anche essere sprovvisto del titolo all'abilitazione all'insegnamento elementare (art. 348, comma 4, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297); che la peculiare valenza pubblicistica della scuola materna autorizzata - che la connota rispetto alla scuola elementare autorizzata e a quella sussidiata - trova fondamento nella funzione di sostanziale supplenza dell'intervento dello Stato, da essa assicurata nell'ordinamento scolastico fino all'entrata in vigore della legge 18 marzo 1968, n. 444 (Ordinamento della scuola materna statale) - che ha disciplinato in modo organico la scuola materna statale - e, successivamente all'emanazione di detta legge, nella funzione di complemento e integrazione di quella materna statale; che la norma censurata rappresenta, comunque, una disposizione transitoria, valevole - come risulta anche dai lavori preparatori della legge n. 124 del 1999 - ai limitati e contingenti fini di integrazione delle graduatorie permanenti di cui all'art. 401 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, in ragione di una discrezionale scelta legislativa di provvista di personale insegnante, volta a dar rilievo al possesso di esperienze didattiche acquisite in ambiti interni o quanto meno assimilabili a quelli statali; che, per i motivi anzidetti, la disposizione censurata non comporta violazione dei parametri costituzionali evocati, non potendo considerarsi irragionevole, né contraria al buon andamento dell'amministrazione e neppure lesiva della libertà scolastica, la scelta del legislatore di valutare diversamente il servizio effettuato dai docenti presso le scuole statali ovvero presso le scuole elementari parificate o materne autorizzate rispetto a quello reso nelle scuole elementari autorizzate o sussidiate (per analoga conclusione, quanto alle scuole elementari autorizzate, v. ordinanza n. 178 del 2002); che, pertanto, le questioni sollevate devono ritenersi manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi; Dichiara manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 4, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 97 e 33 della Costituzione, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 maggio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vari Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 10 maggio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola