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i farmaci scarseggiano soprattutto nella stagione delle vaccinazioni, con il conseguente danno economico alle aziende: se i vaccini non si trovano il bestiame non può essere venduto e quindi deve essere commercializzato ad un prezzo di gran lunga inferiore al prezzo reale; si rileva, inoltre, un evidente trattamento impari tra allevamenti bovini e ovini, poiché per gli ovini il vaccino viene ceduto e somministrato gratuitamente, mentre ciò non accede per i bovini; la scelta di rendere facoltativa la vaccinazione dei bovini aggrava la situazione ed ostacola il raggiungimento dell'immunità, che è lo strumento idoneo a contrastare i danni della malattia, ma soprattutto la sua diffusione. Questo obiettivo si può raggiungere solo vaccinando contemporaneamente ovini e bovini, tenuto conto della peculiarità che caratterizza le aziende agricole sarde, nelle quali convivono entrambe le specie, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno prevedere una deroga che permetta, in caso di test PCR positivo, di bloccare il solo capo contagiato e non tutta l'azienda; se non ritengano necessario, per la campagna vaccinale 2021-2022, pianificare l'acquisto dei vaccini anche per i bovini, con i quali far fronte al dilagare dell'epidemia che sta gravemente danneggiando l'intero settore zootecnico sardo. Atto n. 3-02906 SBROLLINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: il prezzo delle materie prime è salito, nella maggior parte dei settori industriali, per ragioni logistiche e speculative. Ciò è dimostrato dal prezzo della macro categoria delle terre rare, di preciso il valore del rodio che è aumentato del 447 per cento, creando il fenomeno che gli economisti inglesi hanno soprannominato " everything bubble ''; l'incremento del prezzo è accompagnato dalla mancata disponibilità sul mercato, causata dalla simultanea ripartenza produttiva di tutto il mondo dopo l'interruzione a causa dell'emergenza COVID; l'economia italiana dipende in gran parte dall'importazione di materie prime per il funzionamento delle proprie aziende, così come dimostrato dall'ISTAT nel 2020 con il documento "Ecomondo 2020", in cui si stima la somma del valore complessivo dell'importazione italiana delle materie prime che si aggira intorno ai 18.6 miliardi di euro per lo stesso anno; considerato che: l'indisponibilità di slot all'interno dei container marittimi, accompagnata da un aumento dei prezzi del trasporto, ha causato ingenti danni agli imprenditori. Difatti, molte commesse sono state attivate con contratti che prevedono penali in caso di mancato rispetto dei tempi di consegna. Pertanto, da alcune settimane si susseguono le segnalazioni di carenza di materie prime da parte di tante categorie produttive di industria e artigianato; è necessario garantire che le filiere di molti settori non vengano interrotte per la carenza di componentistiche che potrebbe comportare il fermo di importanti aziende nel settore della meccanica e dell'edilizia; in una situazione simile è a rischio la tenuta della ripresa economica, con conseguenze negative sul PIL e sulla stabilità dei posti di lavoro; in alcuni casi si può sospettare che i mercati delle materie prime siano soggetti ad azioni speculative pericolose per la tenuta dell'industria europea ed in particolare di quella italiana; considerato inoltre che il problema logistico-marittimo ha particolarmente influenzato i prezzi delle materie prime provenienti dall'oriente, dall'Africa e dall'America, si considera quindi necessario, al fine di aiutare le aziende italiane, un rafforzamento degli scambi con i partner europei, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione attinente alla carenza delle materie prime e agli impatti economici che ne conseguono; quali azioni voglia attuare per rendere agibili le forniture nei tempi consueti. Atto n. 3-02907 STEFANO PITTELLA TARICCO ROJC BOLDRINI FERRAZZI VATTUONE FEDELI CERNO IORI LAUS MARCUCCI VERDUCCI FERRARI D'ALFONSO VALENTE Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: nel corso degli ultimi anni, le numerose imprese dell'indotto della società Acciaierie d'Italia S.p. A., l'ex ILVA S.p. A. di Taranto, hanno affrontato una serie di problemi di liquidità dovuti ai mancati pagamenti da parte dell'azienda per via delle difficili condizioni economiche e delle alterne vicende industriali che l'hanno caratterizzata da ormai più di un decennio; già nel 2015, secondo quanto riportato dalla testata specialistica on line "Trasporti-Italia", i rappresentanti delle imprese dell'autotrasporto avevano chiesto all'allora Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e al Ministro dello sviluppo economico la cessione dei crediti dovuti da ILVA a Cassa depositi e prestiti S.p. A. in cambio di liquidità immediata; anche nel 2020, a quanto si apprende dai rispettivi siti web , le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei lavoratori dell'indotto avevano evidenziato i numerosi problemi derivanti dal mancato pagamento delle aziende fornitrici; più recentemente, il 7 aprile 2021 si è tenuto un incontro tra il presidente di Confindustria Puglia, il rappresentante di Confindustria Taranto, Confartigianato, Confapi, Confapi industria Taranto e il Ministro dello sviluppo economico, in cui i rappresentanti industriali hanno proposto la cessione a titolo oneroso dei crediti non riscossi ad una società indicata dallo Stato, quale Cassa depositi e prestiti, al fine di garantire alle aziende dell'indotto la liquidità necessaria per il pagamento di dipendenti, fornitori, imposte e contributi; a seguito di tale incontro, nonostante gli impegni assunti, non è stato dato alcun riscontro alle proposte discusse e, al momento, le parti sociali coinvolte sono ancora in attesa di risposte relativamente all'auspicato coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, alla gestione dei crediti vantati dalle imprese dell'indotto nei confronti dell'ex ILVA, alla definizione del piano industriale per Acciaierie d'Italia e, più in generale, al futuro industriale delle 150 imprese e dei 20.000 lavoratori del territorio interessati, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente, al fine di dare risposte alle esigenze delle organizzazioni industriali e sindacali coinvolte, comunicare lo stato delle iniziative volte garantire la liquidità alle imprese dell'indotto dell'ex ILVA, a copertura dei mancati pagamenti delle forniture rese all'azienda; se intenda procedere, nel più breve tempo possibile, alla presentazione del piano industriale per Acciaierie d'Italia, comprensivo dei dettagli sull'eventuale coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti; se intenda istituire, con urgenza, un tavolo di confronto, con la partecipazione delle parti sociali coinvolte e Acciaierie d'Italia, finalizzato ad affrontare e trovare soluzioni condivise alle problematiche che interessano direttamente l'azienda, i lavoratori e le imprese dell'indotto.