[pronunce]

Estensione dell'immunità che sarebbe soggetta, però, allo stesso limite oggettivo che viene in rilievo per il parlamentare che quell'opinione abbia manifestato, e cioè che si tratti di «sostanziale ripetizione e non anche di integrazione o modificazione di quella espressa nell'ambito dei lavori parlamentari». Nella fattispecie, si precisa nel ricorso, dovrebbe quindi verificarsi se sussista «sostanziale corrispondenza» tra il contenuto dell'interrogazione parlamentare proposta dal deputato Veneto in data 22 dicembre 1996 e le successive dichiarazioni televisive del deputato Sgarbi (il quale, peraltro, richiama specificamente detta interrogazione nella trasmissione del 10 gennaio 1997), oggetto del processo penale cui si riferisce la delibera di insindacabilità del 7 ottobre 2003. Tale corrispondenza di contenuti, ad avviso della Corte ricorrente, deve essere esclusa. In primo luogo, osserva la stessa Corte, nella interrogazione del deputato Veneto, che «si richiama sostanzialmente alla dichiarazione del marito della dottoressa Fasan», non si rinviene alcunché circa «il caso Molinaro (sindaco di Buia)», oggetto delle dichiarazioni televisive del 24 luglio 1997, mentre anche per tale vicenda è intervenuta condanna in primo grado da parte del Tribunale di Venezia. Sicché, in relazione a tale specifico fatto, è evidente l'esorbitanza da parte della Camera dei deputati dai propri poteri, essendo la delibera di insindacabilità intervenuta in relazione ad una vicenda mai specificamente affrontata in atti parlamentari. Quanto poi alle affermazioni concernenti la vicenda del deputato Agrusti, su cui si sofferma l'interrogazione parlamentare del deputato Veneto, la Corte d'appello di Venezia, condividendo il giudizio espresso dal giudice di primo grado, pone in rilievo come dalla richiesta di accertamento urgente di fatti gravi, quali quelli riportati nel memoriale del marito della dottoressa Fasan, che costituisce il tenore dell'interrogazione parlamentare, si passi, nelle dichiarazioni incriminate, ad «un fatto accertato e come tale meritevole di censura» e si dia per scontato che «i due magistrati hanno avuto un legame sentimentale e sessuale fin da prima dell'inizio dei procedimenti interessanti l'Agrusti, dando vita ad un contesto dove il sesso e il lavoro si compenetravano ed il secondo era strumentalizzato e dipendente dal primo». In definitiva, la Corte d'appello ricorrente sostiene che «l'opinione parlamentare del deputato Veneto nell'esternazione dello Sgarbi diviene altro fatto, altra opinione, opinione integrata e modificata» e come tale non riconducibile nell'ambito della prerogativa di cui all'art. 68, primo comma, Cost. 2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 473 del 28 dicembre 2005. A seguito di essa, la Corte d'Appello di Venezia, quarta sezione penale, ha notificato il ricorso e l'ordinanza alla Camera dei deputati in data 25 gennaio 2006 ed ha depositato tali atti, con la prova dell'avvenuta notificazione, il successivo 26 gennaio 2006. 3. - Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, in persona del suo Presidente, per sentir dichiarare l'inammissibilità del conflitto; in subordine e nel merito, ha comunque chiesto che la Corte costituzionale dichiari che spettava ad essa il potere di dichiarare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost., in relazione alle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi secondo quanto deliberato dall'Assemblea in data 7 ottobre 2003. 3.1. - Quanto all'eccezione in rito, la difesa della Camera osserva, anzitutto, che, avverso altra delibera di insindacabilità (in data 24 febbraio 1999), ma concernente le stesse dichiarazioni oggetto del presente conflitto (delibera, peraltro, richiamata espressamente da quella in data 7 ottobre 2003, attualmente impugnata), sono già intervenute due pronunce di inammissibilità della Corte costituzionale in altrettanti conflitti di attribuzione. Del resto, tale circostanza è evidenziata dallo stesso giudice ricorrente, il quale, nel porsi espressamente il problema dell'incidenza sull'attuale giudizio dei precedenti conflitti, ha ritenuto che il carattere “puramente processuale” delle relative decisioni consentirebbe appunto l'instaurazione del presente conflitto. Secondo la Camera, invece, ciò non sarebbe possibile, a meno di non voler sacrificare quella esigenza di «certezza nel campo dei rapporti tra poteri» ove, come nella fattispecie, «venga reiterato il conflitto sulle medesime dichiarazioni, ossia a prescindere dalla circostanza che esse siano state o meno scrutinate nel merito in sede di giudizio costituzionale». 3.2. - Sempre in punto di ammissibilità del conflitto, la Camera dei deputati osserva che il ricorrente non ha riportato nel corpo dell'atto introduttivo del giudizio le «frasi incriminate», ma ha allegato al medesimo atto la trascrizione delle trasmissioni televisive nelle quali le stesse frasi sono state pronunciate, omettendo tuttavia di allegare la trascrizione della trasmissione in data 24 luglio 1997. Pertanto, si argomenta ancora nella memoria, in relazione a queste ultime dichiarazioni il ricorso dovrebbe essere dichiarato inammissibile «per questo aspetto», non essendo stato assolto l'onere, imposto dall'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, di dar «conto in modo congruo ed adeguato delle dichiarazioni sulle quali verte il conflitto». Invero, conclude al riguardo la difesa della Camera, siffatto profilo di inammissibilità dovrebbe «ripercuotersi, stante la sua intima unitarietà, sull'intero atto introduttivo». 3.3. - Nel merito, la Camera dei deputati svolge diffuse argomentazioni nel senso della infondatezza delle ragioni del ricorso. 3.3.1. - Si sottolinea, anzitutto, che sarebbe “pertinente” la considerazione, espressa nella relazione della Giunta per le autorizzazioni del 4 luglio 2002, concernente la circostanza per cui «la questione giustizia era ed è all'evidenza un tema centrale del dibattito politico-parlamentare»; come sarebbe «ampiamente suffragata» la deduzione avanzata dalla relatrice nella seduta del 7 ottobre 2003 secondo la quale il deputato Sgarbi «si occupa quotidianamente dei problemi della giustizia, del contrasto alla malagiustizia». Sicché, la vicenda relativa al presente conflitto andrebbe inquadrata nella suddetta attività del deputato Sgarbi «e come tale le relative dichiarazioni possono ricadere nell'ambito di operatività della garanzia di cui si tratta, rilevando a riguardo le numerose attività di natura parlamentare poste in essere dal deputato», non potendo in nessun caso rilevare il fatto che le dichiarazioni stesse siano state manifestate all'esterno tramite il mezzo televisivo. 3.3.2.