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Con le disposizioni dell’articolo 22, commi da 4 a 6, si intende accentrare la comunicazione relativa all’esercizio dell’opzione per il regime della trasparenza fiscale, del consolidato nazionale, della tonnage tax , nonché per la determinazione del valore della produzione netta secondo le regole di cui all’articolo 5 del decreto legislativo n. 446 del 1997 (consentito ai soggetti in contabilità ordinaria diversi dalle società di capitali), con la dichiarazione dei redditi o IRAP. Si evita così l’utilizzo degli ulteriori separati modelli di comunicazione attualmente previsti. In considerazione della circostanza che la «modulistica 2013» è già stata predisposta e non possiede, quindi, tutte le informazioni richieste per l’opzione, le novità che si vogliono introdurre non possono che decorrere dalla «modulistica 2014». Pertanto, al comma 6 è stata inserita una norma di decorrenza che consente l’applicazione della nuova modalità di comunicazione dell’esercizio delle opzioni indicate ai commi 4 e 5 per i periodi d’imposta successivi a quelli in corso al 31 dicembre 2013. In tal modo, infatti, tale comunicazione sarà effettuata con il modello Unico 2014, sia per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, per i quali avrà effetto a partire dallo stesso 2014, sia per quelli che hanno l’esercizio non coincidente con l’anno solare (2013-2014) obbligati all’utilizzo del modello Unico 2014. Le disposizioni dell’articolo 22, commi 7 e 8, consentono di fornire con cadenza annuale i dati relativi ai rapporti intercorsi con Paesi black list e l’innalzamento del limite di esonero a 1.000 euro entro il quale non scatta l’obbligo di inserimento nella comunicazione dell’operazione intercorsa. La disposizione dell’articolo 22, comma 9, lettera a) interviene sull’ultimo periodo del comma 222 dell’articolo 2 della legge n. 191 del 2009, che rimette ad un provvedimento del Direttore dell’Agenzia del demanio la determinazione delle modalità con cui le Amministrazioni dello Stato devono rendere all’Agenzia le comunicazioni e le trasmissioni di cui al medesimo comma, nel senso di estendere l’applicazione di detta previsione anche alle comunicazioni ed alle trasmissioni previste dai successivi commi 222- bis e 222- ter . La disposizione, in esame rimettendo ad una provvedimento dell’Agenzia del demanio, di intesa con il Direttore del tesoro ed il Ragioniere generale dello Stato, la fissazione delle modalità con cui le Amministrazioni devono obbligatoriamente effettuare le comunicazioni, ha il pregio, uniformando le modalità di raccolta, di agevolare, accelerare e semplificare detta operazione e, dunque, facilitare il raggiungimento degli obiettivi sottesi alle norme che hanno previsto i predetti obblighi informativi. La disposizione dell’articolo 22, comma 9, lettera b) mira, invece, ad implementare i risparmi, in termini di spesa pubblica, mediante l’identificazione di eventuali e possibili azioni di efficientamento, ponendo a carico delle Amministrazioni dello Stato l’obbligo di comunicare all’Agenzia del demanio i dati e le informazioni relativi ai costi per l’uso degli immobili di proprietà statale e di terzi utilizzati dalle medesime. Le modalità ed i termini di tali comunicazioni sono rimessi ad un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia del demanio. Le spese per gli omaggi di valore unitario non superiore a 50 euro sono interamente deducibili ai fini delle imposte sui redditi (articolo 108, comma 2, del TUIR). Ai fini IVA, invece, la detrazione dell’imposta è ammessa solo per gli omaggi di valore inferiore a 25,82 euro. Questa differenza crea inutili complicazioni per le imprese. Per equiparare i limiti previsti dalle due discipline, con l’articolo 23, comma 1, lettera a) si consente la possibilità di detrarre l’IVA sulle spese di rappresentanza sostenute per l’acquisto di beni di costo unitario non superiore a 50 euro. L’articolo 27 del decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010, recependo le sollecitazioni espresse dalla Commissione europea in materia di contrasto alle frodi, ha previsto di regolare, in sede di identificazione ai fini IVA, la facoltà di effettuare operazioni intracomunitarie attraverso un regime di autorizzazione a cura degli Uffici dell’Agenzia delle entrate. In particolare, la citata norma, agendo sul testo dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, ha stabilito che i contribuenti che intendono effettuare operazioni intracomunitarie manifestino tale volontà nell’ambito della dichiarazione di inizio o di variazione dell’attività, effettuando l’opzione di cui al comma 2, lettera e-bis) del citato articolo 35. Nell’assetto disegnato dalla norma, si prevede che, a seguito della predetta manifestazione di volontà da parte del soggetto, l’Ufficio, ove ne ricorrano i presupposti, possa esercitare un potere inibitorio, che si sostanzia in un atto di diniego ovvero di revoca dell’autorizzazione. In difetto di un siffatto provvedimento negativo, il soggetto viene inserito nella banca dati dei soggetti passivi che effettuano operazioni intracomunitarie, ai sensi del regolamento (UE) n. 904/201, del 7 ottobre 2010, e conseguentemente acquisisce la legittimazione ad effettuare le stesse operazioni. Attraverso il predetto sistema il legislatore ha inteso garantire l’affidabilità delle informazioni contenute nelle banche dati relative alle posizioni IVA e la rimozione di qualsiasi criticità che potrebbe compromettere la qualità e l’attendibilità delle informazioni disponibili nelle medesime banche dati. La modifica corrente al regime introdotta con il comma 1, lettera b) dell’articolo 23 si rende necessaria per aggiornare la norma in relazione alla definitiva entrata in vigore di tutte le disposizioni previste dal citato regolamento (UE) n. 904/2010, che sostituisce e espande la portata della norma contenuta nel regolamento (CE) n. 1798 del 2003 del Consiglio, del 7 ottobre 2003, citato nell’attuale versione dell’articolo 35. Le modifiche proposte intervengono da un lato a ridurre il tempo di sospensione della soggettività passiva V.I.E.S. da 30 giorni a 15 giorni, dall’altro confermano e rafforzano il principio che la permanenza di un soggetto passivo IVA nell’archivio V.I.E.S. è legata all’effettiva operatività ai fini intracomunitari, in applicazione specifica dell’articolo 23 del regolamento (UE) 904/2010. Si è ritenuto inoltre, alla luce delle novità introdotte dal regolamento (UE) n. 904/2010, del 7 ottobre 2010, di contemperare le esigenze di contrasto alle frodi in materia di IVA e di verifica dell’affidabilità dei dati relativi al contribuente consultati attraverso il sistema V.I.E.S. delle amministrazioni fiscali degli altri Stati membri e dagli operatori economici ai fini della verifica di validità della partita IVA, con le esigenze di ridurre i tempi del silenzio assenso limitando il tempo di sospensione della soggettività passiva V.I.E.S..