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il 3 settembre 2020 la trasmissione televisiva svizzera "Falò" ha mandato in onda un'indagine relativa alla politica di diniego con cui le autorità del canton Ticino, ignorando le leggi in materia di permessi di soggiorno e di lavoro, starebbero procedendo all'allontanamento di numerosi cittadini stranieri e tra questi anche molti cittadini italiani; qualunque cittadino straniero che voglia vivere in Svizzera necessita di un apposito permesso. Tali permessi sono di diversa natura, in particolare, il permesso G è quello rilasciato ai lavoratori frontalieri, ovvero le persone che svolgono un'attività lavorativa in Svizzera, ma residenti all'estero. Val la pena ricordare come nel canton Ticino i frontalieri siano per lo più cittadini italiani residenti a pochi chilometri dal confine. I permessi più diffusi sono, invece, il B e il C. Il primo per coloro che intendono fare del Ticino la loro residenza, mentre il permesso C, rilasciato a chi ha avuto il B almeno per 10 anni, finisce con l'essere per molti stranieri l'ultimo passaggio prima dell'acquisto della cittadinanza elvetica; i permessi vengono rilasciati dall'ufficio degli stranieri presso il Dipartimento delle istituzioni e sono disciplinati dalla legislazione svizzera in materia, in base alla quale i cittadini stranieri, a seconda del permesso ottenuto, devono dimostrare di avere il centro dei loro interessi in Ticino, di risiedervi almeno per 6 mesi e un giorno di ogni anno solare. Occorre sottolineare come per tutti sia prevista l'espulsione dal Paese, laddove il cittadino dovesse diventare un pericolo per la comunità elvetica; inoltre, a partire da 1° gennaio 2019, gli stranieri residenti in Svizzera devono soddisfare determinati criteri di buona condotta, come il rispetto dell'ordine pubblico e dei valori costituzionali, prima del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno. Tra gli elementi di cui si tiene conto vi sono anche la partecipazione economica e le competenze linguistiche. Coloro che non danno prova di una volontà d'integrazione possono essere costretti a firmare un contratto in cui figurano le aspettative che vanno soddisfatte. Il mancato rispetto di tale contratto può finanche incidere sul rinnovo del permesso di soggiorno. Pertanto, una persona con un permesso di soggiorno permanente, permesso C, che non soddisfa i criteri di integrazione potrebbe essere retrocessa allo status di residente temporaneo, permesso B; secondo quanto riportato dalla trasmissione televisiva, diversi cittadini italiani che vivono in Svizzera da decenni al momento della richiesta di rinnovo del permesso sono stati invitati a lasciare il Paese entro un periodo che va da uno a 3 mesi. Sempre secondo quanto riportato, la polizia si apposterebbe davanti alle loro residenze centinaia di volte e in diversi orari del giorno e della notte. Finanche i consumi elettrici verrebbero ritenuti indizi utili per capire quanto i cittadini stranieri siano presenti nel proprio domicilio; considerato che diversi cittadini stranieri cui è stato rifiutato un permesso hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo cantonale (Tram). Nel 2015 i ricorsi accettati sono stati il 28 per cento, nel 2019 il 47 per cento e dalla lettura dei numeri emerge chiaramente come un diniego su due sia stato sconfessato dalle autorità competenti. Anche il Tribunale federale, la massima istanza elvetica, ha emesso numerose sentenze in tal senso, sconfessando, pertanto, la politica adottata dal Governo ticinese. Tuttavia, nonostante la consolidata giurisprudenza in merito, la procedura seguita per i dinieghi in materia di permessi di soggiorno non ha subito alcun cambiamento, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere al fine di tutelare i cittadini italiani possessori di permessi di soggiorno e residenti nel territorio ticinese; se non ritenga opportuno avviare con il Governo elvetico un dialogo politico volto alla conclusione di ulteriori accordi bilaterali in materia di permessi di soggiorno per i cittadini italiani residenti nel territorio del canton Ticino. Atto n. 3-01934 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: la situazione dei pazienti con disabilità in questo periodo di pandemia da COVID-19 si è realmente appesantita e, nonostante la conclusione del lockdown , per loro non si vedono segnali di miglioramento; dopo i lunghissimi mesi di lockdown , durante i quali sono stati imposti numerosi divieti che hanno costretto in particolare le persone disabili e i soggetti esposti a maggiori rischi a restare all'interno delle proprie abitazioni senza aiuto, né assistenza, senza centri riabilitativi, senza terapie, molti genitori hanno sperato che le persone con disabilità potessero avere almeno una settimana di respiro con i soggiorni estivi; la ASL 3 di Roma ha però reso nota la possibilità di fare domanda per i soggiorni estivi dal 21 luglio fino al 7 agosto 2020; successivamente, ha fatto seguito l'avviso per la manifestazione d'interesse per i soggiorni di gruppo fatti da enti gestori, in cui si specificava che gli stessi potevano essere fatti dal 1° settembre 2020 al 10 gennaio 2021; E. D. M., disabile grave al 100 per cento con accompagnamento, non può assolutamente usufruire dei soggiorni individuali, perché per la gravità della sua condizione non può essere gestita da una sola persona e perché sua madre, unica persona di riferimento, è anche lei disabile grave al 100 per cento con accompagnamento; al 19 settembre 2020 non hanno ancora ricevuto nessuna comunicazione di quando e come potrebbero essere svolti tali soggiorni; a causa della mancata risposta, E. e sua madre non hanno potuto godere neanche di un'ora di vacanza. Giova ancora una volta constatare l'assenza di misure finalizzate a riconoscere il bonus vacanze ai caregiver familiari che si prendono cura delle persone care, con ogni sforzo umano possibile, si chiede di sapere, dal momento che non tutti i fondi destinati al bonus vacanze sono stati utilizzati, se il Ministro in indirizzo non ritenga utile mettere a disposizione delle famiglie con figli disabili parte delle risorse per offrire un'occasione di distrazione ai soggetti affetti da disabilità e un analogo periodo di riposo ai caregiver . Atto n. 3-01935 LANZI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: nel magazzino logistico della Centrale adriatica società cooperativa di Anzola dell'Emilia (Bologna), che gestisce la logistica per i negozi a marchio Coop nel nord Italia, sono impiegati oltre 300 lavoratori, tra lavoratori diretti e i lavoratori in appalto delle società Kamila Srl ed Ellepi Service Srl; il 7 settembre 2020, Centrale adriatica ha comunicato ai sindacati l'avvio di un progetto di ristrutturazione del magazzino di durata biennale, al fine di ammodernare e rendere efficiente la struttura, a partire dal prossimo autunno, con il conseguente dirottamento dei volumi di merce sugli altri magazzini della rete logistica del Nord (Parma, Cesena e San Vito al Tagliamento), determinando la totale sospensione dell'attività di tutti i lavoratori diretti e in appalto ivi impiegati;