[pronunce]

che il Giudice di pace di Osimo (r.o. n. 621 del 2004) ha sollevato, in riferimento all'art. 112 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 27, comma 3, lettera d), del decreto legislativo n. 274 del 2000, nella parte in cui, prescrivendo la trascrizione dell'imputazione tra i requisiti del decreto previsti a pena di nullità, impone al giudice, nell'ipotesi in cui il pubblico ministero non ritenga di formulare l'imputazione, di trascrivere l'addebito contenuto nel ricorso; che il rimettente, che procede a seguito di ricorso immediato della persona offesa ex art. 21 del decreto legislativo n. 274 del 2000, afferma di non condividere la richiesta del pubblico ministero di «archiviazione del procedimento ex art. 17 del decreto legislativo n. 274 del 2000» e di dover pertanto emettere decreto di convocazione delle parti in udienza; che tra i requisiti del citato decreto (art. 27, comma 3, lettera d) figura la trascrizione dell'imputazione, che in caso di richiesta di archiviazione del pubblico ministero dovrebbe essere effettuata dallo stesso giudice mediante la riproduzione pura e semplice dell'addebito contenuto nel ricorso; che tale soluzione, pur apparendo «l'unica concretamente praticabile», appare in contrasto con l'art. 112 Cost. in quanto in tal modo si introdurrebbe «una forma diversa di esercizio dell'azione penale che (affidata al privato ricorrente ovvero al giudice di pace) in ogni caso appare in contrasto con l'art. 112 Cost. che impone l'obbligo di esercitare l'azione penale al pubblico ministero, inteso come unico soggetto al quale, costituzionalmente e in via esclusiva, è affidato l'esercizio dell'azione penale»; che il Giudice di pace di Napoli (r.o. n. 70 del 2005) ha sollevato, in riferimento agli artt. 24, 111 e 112 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 27, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 274 del 2000; che il rimettente premette che il pubblico ministero, con argomentazioni non condivisibili, aveva ritenuto inammissibile un ricorso della persona offesa ex art. 21 del decreto legislativo n. 274 del 2000, e non aveva dato seguito ad una richiesta dello stesso giudice, sia pur relativa «a una sola parte dei fatti addebitati», di formulare il capo d'imputazione; che, a fronte dell'inerzia del pubblico ministero, il giudice a quo ritiene di non poter emettere il decreto di convocazione delle parti in udienza, in quanto il capo d'imputazione non può certo essere sostituito dall'«addebito proposto dal ricorrente»; che, pertanto, il giudice rimettente solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 27, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 274 del 2000, ritenendo che la disposizione censurata violi l'art. 112 Cost., in quanto l'iniziativa del pubblico ministero è «essenziale e indefettibile», nonché gli artt. 24 e 111 Cost., perché il ricorrente ha diritto «a vedersi definire il giudizio»; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile per mancanza di motivazione sia in ordine alla rilevanza che alla non manifesta infondatezza; che la questione sarebbe comunque manifestamente infondata nel merito perché il rimettente afferma erroneamente che l'imputazione deve essere formulata esclusivamente dal pubblico ministero, mentre nel sistema delineato dagli artt. 21, 25, 26 e 27 del decreto legislativo n. 274 del 2000, diversamente da quanto avviene nel rito ordinario, «l'atto che comporta l'avvio del procedimento dinanzi al giudice di pace è, in realtà, il ricorso immediato proposto in base all'art. 21», indipendentemente dalle valutazioni del pubblico ministero che, ove non condivida le prospettazioni del ricorrente, si limita a esprimere un parere. Considerato che avendo tutte le ordinanze per oggetto questioni concernenti la disciplina del ricorso della persona offesa volto ad ottenere la citazione a giudizio del soggetto a cui è attribuito il reato nel procedimento davanti al giudice di pace - con riferimento, in particolare, alla tematica della formulazione dell'imputazione - deve essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che con due ordinanze di identico contenuto il Giudice di pace di Vicenza dubita, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 26 e 27 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), nella parte in cui non prevedono che il giudice adito con ricorso immediato ex art. 21 del citato decreto legislativo possa «disporre, in via residuale, l'imputazione coatta»; che il rimettente esclude che - ove il pubblico ministero abbia ritenuto il ricorso manifestamente infondato e non abbia quindi formulato l'imputazione - la disciplina censurata possa essere interpretata nel senso di attribuire allo stesso giudice di pace il potere di formulare l'imputazione nei termini prospettati dal ricorrente, in quanto tale soluzione violerebbe il principio della terzietà del giudice e della titolarità dell'azione penale in capo al pubblico ministero; che alla luce di tali premesse il giudice a quo ritiene di trovarsi in una situazione di paralisi del procedimento, essendogli precluso di convocare le parti in udienza in mancanza dell'imputazione formulata dal pubblico ministero, e solleva pertanto la questione di legittimità costituzionale della disciplina censurata in riferimento all'art. 24 Cost., per violazione del diritto di difesa del ricorrente; che il giudice a quo, individuando come unica possibile soluzione quella di imporre direttamente al pubblico ministero la formulazione dell'imputazione, non considera che la stessa giurisprudenza di legittimità ha prospettato, in via interpretativa, varie soluzioni per fare fronte alla asserita situazione di paralisi in cui verrebbe a trovarsi il procedimento, non esclusa la trasmissione degli atti al pubblico ministero perché proceda con le forme ordinarie (v. sentenza n. 33675 del 27 maggio 2004); che, inoltre, il rimettente non tiene nel debito conto che la formulazione coatta dell'imputazione potrebbe trovare ingresso ai sensi dell'art. 17, comma 4, del decreto legislativo n. 274 del 2000 qualora il giudice, dopo aver trasmesso gli atti al pubblico ministero, ritenga di non condividere una eventuale richiesta di archiviazione da quest'ultimo formulata (v. ordinanza di questa Corte n. 361 del 2005); che pertanto le questioni sollevate dal Giudice di pace di Vicenza devono essere dichiarate manifestamente inammissibili non avendo il rimettente utilizzato i poteri interpretativi che la legge gli riconosce in via esclusiva;