[pronunce]

La diversità di trattamento tra militari e altri cittadini non fonderebbe le proprie ragioni sulla tutela di beni superiori, ma di beni diversi. Il differente regime sanzionatorio lamentato dal rimettente nelle ordinanze di rimessione troverebbe, dunque, la propria ragione d'essere nel fatto che l'art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 7 del 2016 e l'art. 226 cod. pen. mil. pace apprestano la loro tutela ad interessi solo apparentemente uguali. 4.- Nel giudizio relativo all'ordinanza di rimessione n. 91 del 2016, si è costituito innanzi alla Corte costituzionale, con atto depositato il 30 maggio 2016, F. P., parte del giudizio a quo, chiedendo che siano accolte le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Corte militare d'appello e che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 3 Cost., dell'art. 1 del d.lgs. n. 7 del 2016, nella parte in cui non prevede l'abrogazione dell'art. 226 cod. pen. mil. pace.1.- Con tre ordinanze di analogo tenore la Corte militare d'appello di Roma ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 52 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 226 del codice penale militare di pace, nella parte in cui sottopone a sanzione penale condotte del tutto estranee al servizio o alla disciplina militare o, comunque, non afferenti a interessi delle Forze armate dello Stato. È osservato nelle ordinanze di rimessione che tali condotte, se poste in essere da soggetti non appartenenti alle Forze armate, non sono più previste dalla legge come reato, per effetto del disposto di cui all'art. 1, lettera c), del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7 (Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67). Tale decreto ha, infatti, abrogato il reato di ingiuria previsto dall'art. 594 del codice penale e ha previsto che il medesimo fatto, se commesso dolosamente, costituisce un illecito civile e che il responsabile è condannato, oltre alle restituzioni e al risarcimento del danno, al pagamento di una sanzione pecuniaria civile. Ad avviso del rimettente, l'abrogazione dell'art. 594 cod. pen. avrebbe determinato un'irragionevole dilatazione del reato militare di cui all'art. 226 cod. pen. mil. pace, in quanto tale disposizione consente di punire penalmente anche fatti che - pur commessi da militari nei confronti di altri militari - si rivelano estranei alla tutela degli interessi riconducibili al servizio o alla disciplina militari. Ciò produrrebbe un'ingiustificata diversità di trattamento tra militari imputati di ingiuria e soggetti non appartenenti alle Forze armate, in quanto ai primi si applicherebbe ancora la sanzione penale, mentre ai secondi quella civile. Oltre al contrasto con l'art. 3 Cost., è lamentata la lesione dell'art. 52 Cost., in quanto, punendo con la sanzione militare anche condotte tenute in un contesto personale e privato, le esigenze della struttura militare finirebbero per porsi in una posizione di superiorità rispetto ad altri beni costituzionalmente ed ordinariamente tutelati. 2.- I giudizi hanno ad oggetto la stessa norma, censurata con riferimento agli stessi parametri, sotto gli stessi profili e con le stesse argomentazioni. Ponendo, pertanto, identiche questioni, vanno riuniti e decisi con un'unica pronuncia. 3.- In tutti i giudizi l'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale, assumendo che le ordinanze di rimessione non avrebbero adeguatamente illustrato le fattispecie sottoposte a giudizio. Ciò determinerebbe un difetto di motivazione sulla rilevanza delle questioni sollevate, preclusivo dell'esame del merito. Tale eccezione deve essere respinta. Va, in primo luogo, considerato che i giudici di primo grado hanno già qualificato in sentenza i fatti come astrattamente riconducibili al reato militare di ingiuria previsto dall'art. 226 cod. pen. mil. pace e che i rimettenti - in qualità di giudici d'appello - espressamente affermano di condividere tale qualificazione. Quanto alla circostanza che le affermazioni asseritamente ingiuriose risultino non collegate al servizio e alla disciplina militare, per il momento e il luogo in cui sono pronunciate, essa emerge (per i giudizi di cui alle ordinanze r.o. nn. 102 e 117 del 2016) da una (pur essenziale) descrizione dei fatti di causa, ricavabile da entrambi i provvedimenti ricordati. Vero che parca di informazioni sulla fattispecie di cui è giudizio risulta l'ordinanza r.o. n. 91 del 2016. Ma dalla motivazione di quest'ultima si evince che la vicenda all'esame del giudice d'appello attiene a più episodi di ingiuria militare, contestati nella forma del reato continuato, e che i giudici di prime cure hanno ritenuto di inquadrarla nella fattispecie di cui all'art. 226 cod. pen. mil. pace, giacché, pur essendo l'imputato e la persona offesa militari rivestiti di grado diverso, la palese assenza di motivi attinenti al servizio e alla disciplina impediva di ipotizzare la distinta fattispecie di "ingiuria ad inferiore" ex art. 196 cod. pen. mil. pace. La circostanza che la stessa Corte d'appello affermi di condividere tale valutazione chiarisce come, anche nel giudizio di quest'ultima, le frasi offensive non presentino alcun collegamento con il servizio e la disciplina militare, così confermandosi l'applicabilità dell'art. 226 cod. pen. mil. pace e la rilevanza delle questioni sollevate. 4.- Reato «contro la persona» (così il Capo III del Titolo IV del codice penale militare di pace, nel quale è collocato), l'art. 226 punisce con la reclusione militare (fino a quattro mesi, ovvero fino a sei mesi se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato) il militare che offende l'onore o il decoro di altro militare presente, sempre che il fatto non costituisca un più grave reato, in particolare (per quel che rileva nelle fattispecie dei giudizi a quibus) il reato di ingiuria a un inferiore (art. 196 cod. pen. mil. pace). Per comune consenso, consolidato attraverso la costante giurisprudenza di legittimità, l'area di applicazione dell'art. 226 cod. pen. mil. pace riguarda, anzitutto, i casi nei quali l'ingiuria, scambiata tra militari di grado diverso, avvenga per cause e in circostanze estranee al servizio e alla disciplina militare, come definite dall'art. 199 cod. pen. mil. pace. Il limite negativo di applicazione delle fattispecie dei più gravi reati di insubordinazione con ingiuria (art. 189 cod. pen. mil. pace) e di ingiuria a un inferiore (art. 196 cod. pen. mil. pace) si ricava appunto dall'art. 199 cod. pen.