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preoccupava particolarmente, inoltre, la previsione progettuale che, per servire il tunnel -museo e raccordarlo all'acropoli, si debba costruire un "sistema di collegamento verticale", ovvero un ascensore. In tale prospettiva, anche i lavori di scavo archeologico dei mesi successivi, per un importo di 300.000 euro, previsti proprio sul declivio tra l'imbocco del tunnel e la sommità dell'acropoli, lavori peraltro aggiudicati alla ditta Co. Re. (proprietà della "Restauri e Costruzioni S.r.l." di Eboli, ben nota per l'intervento al teatro eleate, di cui agli atti di sindacato ispettivo 3-12316 e 3-02638), giustificavano il dubbio che detti sondaggi potessero preludere alla realizzazione dell'ascensore: uno sfregio ingiustificato nel cuore di un'area che è anche parco naturale e sito iscritto nelle liste UNESCO. Non meno opinabile sotto i profili paesaggistico e archeologico è poi l'intenzione di realizzare, tra l'acropoli e la Casa degli Affreschi, "una monorotaia di collegamento"; considerato inoltre che in data 15 maggio 2021, stante il fermento delle citate associazioni e la pervicace determinazione del Ministero a portare avanti il progetto contestato senza accettare alcuna interlocuzione con i cittadini (contegno ribadito, a distanza di un mese, disertando il convegno sul futuro museo organizzato dai parlamentari del territorio a Vallo della Lucania), una cinquantina di senatori, compresi gli interroganti, sottoscrissero una mozione per impegnare il Governo "ad accantonare - senza indugio - il progetto di realizzazione di spazi espositivi ipogei di carattere permanente e ad adottare, il prima possibile, tutte le iniziative necessarie per la realizzazione del Museo archeologico nazionale di Elea-Velia" (si veda "Velia, nucleo museale in galleria dismessa: c'è la mozione" su "giornaledelcilento.it"). La mozione, nonostante una così nutrita e convinta adesione, non ha prodotto alcun risultato; valutato che: il tunnel , legato al tracciato ferroviario ottocentesco (ma post -unitario) che lambisce l'antica città magnogreca in agro di Ascea, è stato dismesso per la realizzazione della nuova strada ferrata, che corre parallela alla vecchia, e di una nuova galleria. Lungo circa 250 metri, largo pochi metri, privo di luce naturale e scarso di aria, il traforo, rivestito con i tipici mattoni rossi cilentani dell'epoca, fu acquistato ed era in uso alla Soprintendenza per ricoverarvi, in condizioni precarie e a soli fini di deposito, i reperti archeologici provenienti dagli scavi di Elea - Velia e dal territorio afferente. L'accesso è esterno alla recinzione dell'area archeologica, ma per ragioni di sicurezza possono entrarvi solo gli addetti ai lavori, e non più di 5 per volta, seguendo le rigide prescrizioni dei Vigili del Fuoco. All'interno della galleria "borbonica", infatti, il tasso di umidità è molto alto e la scarsa circolazione dell'aria, resa ancora più difficoltosa dallo sbarramento dei due imbocchi (che rappresentano le uniche aperture), contribuisce ad incrementarlo e a rendere la galleria invivibile; dette caratteristiche escludono non solo che il manufatto possa ospitare l'agognato Museo nazionale di Elea - Velia, ma anche che possa essere adattato, senza stravolgerlo totalmente, a "museo multimediale e centro ricerche", percorribile comodamente seduti nei vagoni di un trenino a scartamento ridotto, a mo' di visita al "castello delle streghe" di un qualsiasi luna park , con gli effetti ottici/sonori utili ad uno spettacolo di varietà invece che ad una occasione di crescita culturale e civile; quanto all'ascensore esterno, il diritto alla piena accessibilità di parchi e musei pubblici gode da qualche anno di risorse ingenti, utili a rimuovere ostacoli in passato sottovalutati e consentire pressoché a chiunque di godere in sicurezza dei beni culturali pubblici, ma dovrebbe trovare il suo limite nel buon senso e nell'interesse superiore di salvaguardare da impatti insostenibili l'integrità del paesaggio cilentano, specialmente all'interno di un Parco naturale e sito UNESCO, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso adoperarsi, con tutti i mezzi a sua disposizione, non solo per scongiurare l'ennesimo sperpero di denaro pubblico ma, non meno importante, per evitare di legare il nome del Ministero ad un progetto che, comportando un devastante impatto paesaggistico e archeologico su di un sito UNESCO che unisce valori storici e ambientali eccezionali, ma è insidiato dalla speculazione edilizia su tutti i lati, finirebbe per completare l'opera degli speculatori estendendola fin dentro il Parco, addirittura su progetto e per mano della stessa amministrazione pubblica chiamata, invece, dal dettato costituzionale, a tutelarlo nell'interesse della comunità nazionale. Atto n. 4-07388 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: in Calabria, la fortezza di Le Castella, frazione del Comune di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), benché definita correntemente "Castello aragonese", è conservata nelle forme assunte dal XVI secolo mantenendo in opera il torrione cilindrico angioino e racchiudendolo entro un fortilizio bastionato che si adattava alla planimetria e all'orografia dell'isolotto sul quale sorge, distante poche decine di metri dalla terraferma e oggi stabilmente collegato alla costa da una lingua di terra, sovrapponendosi a poderose strutture murarie di età ellenistica e romana a carattere difensivo e di presidio del porto; icona del turismo calabrese sullo Ionio per il suo pregio storico non meno che scenografico, il "Castello aragonese" rientra dal 2014 fra i poco meno di 20 "luoghi della cultura" statali che oggi fanno capo alla Direzione Regionale Musei della Calabria, affidata all'archeologo Filippo Demma: si tratta del secondo monumento più visitato dell'elenco. Responsabile del sito è attualmente l'archeologo Gregorio Aversa, dato il coinvolgimento del direttore designato nell'indagine "Cerchio magico" (si veda: "https://www.beniculturali.it/luogo/le-castella"); nell'estate 2022, con il turismo tornato ai grandi numeri pre-pandemia, le lamentele dei visitatori per le condizioni generali della fortezza e dell'isolotto, per la gestione delle visite che, gratuite ma senza servizio guide, escludono il torrione, la chiesetta e i camminamenti di ronda, si sono fatte più frequenti rispetto a prima, come dimostrano anche alcune recensioni su siti dedicati; considerato che le lamentele trovano spiegazione nella storia più recente del monumento e chiamano in causa sia l'amministrazione locale sia quella statale.