[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione), aggiunto dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168, promosso, con ordinanza del 28 luglio 2006, dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana sull'appello proposto dal Ministero della Giustizia ed altra contro Enrico Nicolò Buscemi, iscritta al n. 3 del registro ordinanze del 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 7, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 luglio 2007 il Giudice relatore Sabino Cassese. Ritenuto che, con l'ordinanza in epigrafe, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24, 25, 111 e 113 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione), aggiunto dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168; che, in base alla norma censurata, «Conseguono ad ogni effetto l'abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono i candidati, in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d'esame scritte ed orali previste dal bando, anche se l'ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela»; che la questione è stata sollevata nel corso del giudizio d'appello promosso dal Ministero della giustizia e dalla Commissione per gli esami di avvocato presso la Corte d'appello di Catania avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Sicilia-Sezione di Catania 23 luglio 2004, che ha dichiarato improcedibile, per intervenuta cessazione della materia del contendere, il ricorso di Enrico Nicolò Buscemi, volto ad ottenere l'annullamento, previa sospensione, del provvedimento di non ammissione alla prova orale degli esami di avvocato nella sessione dell'anno 2002; che l'efficacia di tale provvedimento era stata, in precedenza, sospesa con ordinanza del Tribunale amministrativo regionale della Calabria 16 luglio 2003, cui avevano fatto seguito la rivalutazione delle prove scritte ad opera della Commissione esaminatrice e l'ammissione alla prova orale, poi sostenuta con esito positivo; che, successivamente all'ordinanza del TAR Calabria 16 luglio 2003, l'Avvocatura dello Stato aveva proposto regolamento di competenza e che, su accordo delle parti, gli atti del giudizio erano stati trasmessi al Tribunale amministrativo regionale della Sicilia-Sezione di Catania; che il Consiglio di Stato, con ordinanza 18 novembre 2003, aveva accolto l'appello, proposto dal Ministero della giustizia e dalla Commissione esaminatrice, contro l'ordinanza cautelare del TAR Calabria 16 luglio 2003, «con conseguente caducazione di tutti gli atti» adottati dalla Commissione in seguito ad essa; che il Consiglio di giustizia amministrativa, escluso che l'ammissione alla prova orale e il suo superamento abbiano determinato – come invece ritenuto dalla menzionata sentenza del TAR Sicilia-Sezione di Catania – la cessazione della materia del contendere, ha, tuttavia, rilevato una causa di improcedibilità nella circostanza che, durante il giudizio, è entrato in vigore il menzionato art. 4, comma 2-bis, del decreto-legge n. 115 del 2005, il quale impone al collegio – secondo il remittente – di prendere atto che il candidato, ammesso alle prove orali – poi superate positivamente – dopo la rivalutazione delle prove scritte seguita all'ordinanza cautelare del TAR Calabria, ha ormai conseguito «ad ogni effetto» l'abilitazione professionale; donde l'impedimento ad emettere una pronuncia nel merito dell'appello, in quanto l'effetto provvisorio del provvedimento cautelare si sarebbe definitivamente consolidato, derivandone – appunto – l'improcedibilità dell'appello per cessazione della materia del contendere; che, pertanto, secondo il giudice remittente, la questione sollevata sarebbe rilevante ai fini della pronuncia sul merito della controversia; che, secondo il giudice remittente, sarebbero violati: l'art. 3 Cost., poiché la norma, non rispettando i principi del giusto processo (per i quali – fra l'altro – le parti hanno il diritto di agire e di difendersi in ogni stato e grado del giudizio, il giudice deve giudicare nel contraddittorio delle parti e il processo deve comprendere le impugnazioni), viola l'interesse dell'amministrazione che ha indetto il concorso o la sessione d'esame a far sì che la misura cautelare conservi il suo carattere strumentale rispetto alla decisione di merito, mentre la norma censurata rende avulsa la misura cautelare dal giudizio di merito; inoltre, la norma, consolidando gli effetti prodotti dall'ordinanza cautelare favorevole all'interessato, si pone in contrasto con il dovere dell'amministrazione di tutelare la par condicio degli esaminandi; gli artt. 24 e 111 Cost., che garantiscono il diritto al contraddittorio e la sua effettività, anche nelle situazioni in cui si tratta di contemperare questa garanzia con le esigenze di celerità del processo; il che può avvenire solo attraverso lo schema del processo complessivamente considerato (quindi, comprensivo della fase cautelare e della fase di merito), laddove la norma denunciata introduce un modello di processo nel quale viene attribuita efficacia di giudicato all'esito di un giudizio che non è neppure a cognizione piena; al riguardo, non a caso la Corte costituzionale (sentenza n. 427 del 1999) – nel dichiarare infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 19, commi 2 e 3, del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67 (Disposizioni urgenti per favorire l'occupazione), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135, nella parte in cui dispone che il giudice amministrativo può decidere immediatamente la controversia, ancorché sia stato chiamato a pronunciarsi su di una domanda cautelare – ha ritenuto che la finalità di accelerare lo svolgimento dei processi amministrativi non pregiudica il rispetto di precise regole (quali l'integrità del contraddittorio, la completezza delle prove, gli adempimenti processuali per la tutela del diritto di difesa di tutte le parti), che postulano un'effettiva e completa tutela giurisdizionale; il tutto, ferma restando l'appellabilità della decisione; l'art. 25 Cost., in quanto la rivalutazione delle prove scritte è avvenuta per effetto di una decisione cautelare emessa da un giudice (il TAR Calabria) che le stesse parti hanno riconosciuto incompetente;