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«La enunciata soluzione ermeneutica si appalesa, per quanto detto sopra, coerente con la lettera, la ratio e l'inquadramento sistematico della normativa esaminata, né può suscitare dubbi di costituzionalità o di conformità ai princìpi comunitari e internazionali quanto alla tutela del diritto all'abitazione, ormai annoverato – come ricorda la citata decisione della Sezione 2ª da cui si dissente – tra i diritti fondamentali dell'uomo come consacrati nell'articolo 2 della Costituzione (cfr. sent. C. Cost. nn. 217 e 404/88, n. 209/09 e n. 61/11, nelle quali si è, tra l'altro, affermato che "il diritto all'abitazione rientra tra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione"), nell'articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948) e nell'articolo 11 del Patto internazionale dei diritti economici, sociali e culturali (approvato il 16 dicembre 1966 dall'Assemblea generale delle Nazioni unite e ratificato dall'Italia il 15 settembre 1978» (Cassazione penale, sentenza n. 51458 del 19 dicembre 2013). Tutto ciò porta a focalizzare come uno dei problemi principali sia quello del limite temporale del diritto di abitazione: l'ordine di liberazione va emesso a seguito dell'ordinanza di delega o al momento dell'aggiudicazione o assegnazione dell'immobile. Analizzando la questione sotto quest'ottica è evidente che la prassi, nella sostanza, esce dall'alveo della giusta comparazione dei diritti disattendendo la naturale gerarchia dei diritti fondamentali rispetto a quelli relativi (come il diritto di credito) in quanto la richiamata circolare dell'11 ottobre 2017, di fatto, privilegia il mero diritto del creditore (in quanto un bene libero è nettamente più appetibile sul mercato) rispetto al fondamentale diritto all'abitazione del debitore esecutato, garantendo all'aggiudicatario una consegna dell'immobile libero da persone e cose. Rispetto al terzo comma, ancora più dirompenti sono le modifiche apportate al quarto comma dell'articolo 560 del codice di procedura penale civile, che disciplina l'attuazione del provvedimento del giudice dell'esecuzione che dispone la liberazione dell'immobile pignorato da persone e cose. Per facilitare la vendita degli immobili pignorati è stata organizzata una liberazione dell'immobile «singolare», con riferimento alla necessità di liberare l'immobile sia dalle persone, che dalle cose. Si è, infatti, disposto che sia direttamente lo stesso custode a porre «in attuazione» i provvedimenti di liberazione degli immobili pignorati: questi procederà alla liberazione dell'immobile «senza l'osservanza delle formalità di cui agli articoli 605 e seguenti» del codice di procedura civile e solo «secondo le disposizioni del giudice dell'esecuzione immobiliare», avvalendosi, se del caso, della forza pubblica e di ausiliari ai sensi dell'articolo 68 dello stesso codice di procedura civile, nonché – quanto alla liberazione dell'immobile dalle cose– intimando alla parte tenuta al rilascio di asportare i beni mobili che si trovano nell'immobile entro trenta giorni; in mancanza di ciò essi si considereranno abbandonati, e il custode potrà disporne lo smaltimento o la distruzione. La liberazione del bene con queste modalità, se da una parte certamente favorisce l'immediata liberazione dell'immobile pignorato, dall'altra sottrae al debitore che abita l'immobile le opposizioni alle esecuzioni, che non sembrano più esperibili in assenza di un vero e proprio processo di esecuzione. Allo stato dell'arte, o si riterrà che il debitore niente possa opporre avverso questa attuazione della liberazione dell'immobile, con ogni conseguenza immaginabile da un punto di vista sia prettamente giuridico che sociale; oppure si dovrà assimilare il provvedimento del giudice esecutivo di liberazione dell'immobile ai provvedimenti cautelari ex articolo 669- duodecies del codice di procedura civile, con la conseguenza che il debitore esecutato potrà tutelarsi nelle forme e nei limiti di cui può usufruire chi subisce l'attuazione di una misura cautelare. In un modo o nell'altro, gli spazi di tutela si sono fortemente ridotti, perché le istanze avverso soprusi o irregolarità dell'attuazione vanno oggi rivolte allo stesso giudice dell'esecuzione che ha assunto il provvedimento, mentre in precedenza l'opposizione ex articolo 605 del codice di procedura civile poteva essere assegnata a diverso giudicante, con diversi sensibilità e modus operandi . La situazione presenta, dunque, seri profili di gravità per i debitori in crisi soprattutto quando ad essere oggetto del pignoramento sono le prime case o, comunque, le case destinate ad abitazione. Ancora più grave, poi, se si considera che le banche, seguendo il trend del 2017, stanno procedendo a disfarsi dei crediti deteriorati, quei non performing leans universalmente non sotto la sigla NPL. I NPL sono prestiti concessi dalle banche, i quali però presentano notevoli difficoltà (se non impossibilità) ad essere restituiti, e rappresentano un serio problema per i bilanci degli istituti di credito in quanto le banche sono costrette a coprire le perdite a bilancio. I NPL sono il risultato di anni e anni di gestione spregiudicata e incosciente da parte dei vertici dei più noti istituti bancari, ossia di quei manager la maggior parte dei quali, ad oggi, sono sotto processo. Le banche cartolarizzano il diritto «a recuperare» i crediti in sofferenza e li cedono a soggetti specializzati (soprattutto fondi esteri) ricevendo, come controvalore, una frazione dell'importo prestato ma beneficiando anche dell'accantonamento della perdita con ripercussioni favorevoli dal punto di vista fiscale. I cessionari del credito rivendono a loro volta quel diritto (dando il via ad una sorta di «catena» senza che si capisca dove finisce quel diritto di credito) o procedono al pignoramento del bene. Come se non bastasse una legislazione già posizionata a favore del creditore, le banche, in questa operazione di pulizia interna, riscontrano il favore della Banca centrale europea (BCE) che, con la pubblicazione dell’ Addendum alle proprie linee guida per le banche sui crediti deteriorati (NPL): livelli minimi di accantonamento prudenziale per le esposizioni deteriorate , ha ulteriormente sollecitato le banche ad operare grandi cessioni in blocco dei NPL, a prezzi altamente convenienti, a fondi esteri specializzati che gestiscono i crediti come società di liquidazione; ergo , i debitori italiani in crisi si trovano gestiti da fondi esteri o meglio da speculatori pronti a guadagnare impunemente e a sottrarre le case degli italiani, agevolati anche da una legislazione che, come sopra osservato, si pone in netto favore del creditore e a scapito del debitore esecutato, che non ha validi strumento per opporsi e difendere il suo diritto all'abitazione costituzionalmente garantito. In altre parole si ammette che spregiudicate procedure di recupero dei crediti NPL calpestino quel doveroso senso di solidarietà sociale che deve animare l'intera società e, soprattutto, lo Stato in tutte le sue articolazioni.