[pronunce]

2.2.- In secondo luogo, la difesa statale chiarisce che la disposizione censurata è stata introdotta al fine di «rimediare a una carenza della versione originaria dell'art. 43, che non si occupava dell'individuazione delle risorse statali cui attingere» in caso di condanna per violazione del diritto dell'Unione europea: la disposizione prevede una anticipazione provvisoria a carico del Fondo di rotazione, nelle more dell'accertamento delle specifiche responsabilità a carico degli enti interessati, con precipuo scopo di evitare ulteriori sanzioni. La previsione del diritto di rivalsa, afferma ancora l'Avvocatura generale dello Stato, ha quale obiettivo «la salvaguardia dell'integrità della dotazione del Fondo di rotazione, attraverso una procedura di certo e tempestivo reintegro delle somme anticipate, onde evitare che il Fondo medesimo possa trovarsi nell'impossibilità di assolvere alla propria funzione istituzionale, che è quella di assicurare il cofinanziamento degli interventi UE». 2.3.- Con riferimento alle censure mosse dalla Regione ricorrente in riferimento all'art. 77 Cost., la difesa statale ritiene la non estraneità della disposizione censurata dall'oggetto del d.l. n. 1 del 2015, in quanto con tale provvedimento d'urgenza, destinato a incidere sulla particolare situazione dello stabilimento ILVA s.p.a. di Taranto, «si intendevano anche porre le premesse per corrispondere alle contestazioni formulate dalla Commissione europea nel contesto della procedura di infrazione n. 2177/2013», procedura riferita, appunto, allo stabilimento ILVA. La difesa statale sottolinea, poi, che il diritto di rivalsa attiene alla materia dell'«ordinamento civile», di esclusiva competenza statale, e che l'esigenza, pur non vincolante, che sia garantito il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni è comunque soddisfatta dal fatto che la norma censurata stabilisce che la rivalsa sia esercitata «sentite» le amministrazioni responsabili delle violazioni. 3.- Nelle more del giudizio, la disposizione censurata è stata più volte modificata. L'art. 43, comma 9-bis, della l. n. 234 del 2012, come introdotto dall'art. 4-bis del d.l. n. 1 del 2015 in sede di conversione, è stato dapprima modificato con l'art. 9, comma 8, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 (Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2015, n. 125, e successivamente sostituito con l'art. 1, comma 813, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge di stabilità 2016). La prima modifica ha sostituito la formula «sentite le stesse» [le Regioni] con la formula «d'intesa con»; la seconda ha integralmente sostituito la normativa precedentemente in vigore, disponendo che «Ai fini della tempestiva esecuzione delle sentenze di condanna rese dalla Corte di giustizia dell'Unione europea ai sensi dell'articolo 260, paragrafi 2 e 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, al pagamento degli oneri finanziari derivanti dalle predette sentenze si provvede a carico del fondo di cui all'articolo 41-bis, comma 1, della presente legge, nel limite massimo di 50 milioni di euro per l'anno 2016 e di 100 milioni di euro annui per il periodo 2017-2020. A fronte dei pagamenti effettuati, il Ministero dell'economia e delle finanze attiva il procedimento di rivalsa a carico delle amministrazioni responsabili delle violazioni che hanno determinato le sentenze di condanna, anche con compensazione con i trasferimenti da effettuare da parte dello Stato in favore delle amministrazioni stesse». 4.- In conseguenza del descritto ius superveniens sono state depositate memorie da parte sia della Regione Campania, sia del Presidente del Consiglio dei ministri. 4.1.- Con memoria depositata in data 10 maggio 2016, la Regione ricorrente insiste per la declaratoria di illegittimità costituzionale con riferimento alla formulazione introdotta con la l. n. 208 del 2015, a meno di non interpretare la novella unitamente al comma 7 dello stesso art. 43, il quale prevede la previa intesa con gli enti interessati per la determinazione delle modalità e dei termini di recupero delle somme anticipate dallo Stato quando l'ente interessato sia un ente territoriale. La Regione osserva, inoltre, che l'introduzione dell'inciso finale ( ai sensi del quale il diritto di rivalsa può essere esercitato «anche con compensazione con i trasferimenti da effettuare da parte dello Stato in favore delle amministrazioni stesse» - mantenga una ambiguità rispetto al coinvolgimento o alla estromissione degli enti territoriali dalla procedura. 4.2.- Con memoria depositata nella stessa data, l'Avvocatura generale dello Stato insiste per il rigetto del ricorso regionale. Con riferimento alla violazione dell'art. 77 Cost., la difesa statale chiede che sia dichiarata la cessazione della materia del contendere, potendosi ritenere venute meno le ragioni di contrasto «posto che la norma denunciata, nella formulazione introdotta dalla legge di conversione del decreto-legge n. 1 del 2015, non ha pacificamente avuto attuazione». Con riferimento al mancato coinvolgimento delle Regioni nelle forme di una "intesa forte", la difesa statale osserva, in primo luogo, che la Regione Campania si è limitata a incentrare le sue doglianze sull'inciso finale della disposizione introdotta con l'art. 1, comma 813, della l. n. 208 del 2015, fondando il giudizio di legittimità costituzionale su elementi innovativi «che avrebbero potuto formare oggetto di specifica censura da parte della Regione». In secondo luogo, ritiene che la norma denunciata, disciplinando il diritto di rivalsa nei rapporti intersoggettivi (fra Stato e Regioni, o altri enti diversi dallo Stato), «costituisce esercizio della competenza esclusiva statale nella materia dell'ordinamento civile». Inoltre, la disposizione non priverebbe in alcun modo l'ente territoriale del diritto di contestare, dinanzi al giudice competente, l'esistenza e la misura della propria responsabilità per la violazione degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. 5.- Nell'udienza del 31 maggio 2016, l'Avvocatura generale dello Stato, d'accordo con la Regione ricorrente, afferma la sussistenza delle condizioni perché sia dichiarata la cessazione della materia del contendere, in virtù della modifica apportata alla disposizione censurata dall'art. 1, comma 813, della l. n. 208 del 2015. Ritiene, infatti, - come risulta dalla documentazione depositata in udienza - che il censurato comma 9-bis, nella formulazione novellata, debba essere interpretato congiuntamente al comma 7 del medesimo art. 43, il quale prevede che, qualora l'interessato sia un ente territoriale, la determinazione del credito dello Stato e le modalità di recupero avvengono previa intesa con gli enti obbligati.