[pronunce]

Il collegio per i reati ministeriali, una volta ricevuti gli atti, ha poi il potere di compiere una propria valutazione e appunto per questo la legge n. 219 del 1989 ha disciplinato l'ipotesi in cui tale organo qualifica il reato come "comune", regolamentando la cosiddetta archiviazione «asistematica», dalla quale non è desumibile che allo stesso «sia costituzionalmente "riservato" il giudizio sulla qualificazione del reato». La legge cost. n. 1 del 1989 prevede l'intervento della Camera esclusivamente quando il collegio per i reati ministeriali, investito delle indagini dal PM, abbia ritenuto la propria competenza e di non disporre l'archiviazione; solo in tale ipotesi viene in rilievo l'attribuzione dell'art. 96 Cost. e la Camera, negando l'autorizzazione a procedere, può rendere improcedibile il giudizio penale. Il resistente svolge, poi, diffuse argomentazioni a conforto del carattere eccezionale del diniego dell'autorizzazione a procedere, deducendo che la disciplina costituzionale dei reati ministeriali sarebbe caratterizzata da una regola e da un'eccezione: la regola è che i membri del Governo devono essere giudicati dalla magistratura ordinaria; l'eccezione è il potere della Camera competente di negare l'autorizzazione a procedere. L'accertamento penale è destinato ad arrestarsi dinanzi alla funzione governativa esercitata nell'interesse "preminente" dello Stato, non di fronte alla carica rivestita dall'inquisito. A suo avviso, le norme costituzionali prevedono una doppia valutazione del fatto ascritto al membro del Governo: una di carattere giuridico demandata all'autorità giudiziaria; una di natura politica, attribuita alla Camera, avente ad oggetto il riscontro delle finalità di cui all'art 9 della legge cost. n. 1 del 1989. Le Camere non partecipano all'iniziale qualificazione in ordine alla natura del reato ed il potere ad esse attribuito è solo quello di negare l'autorizzazione a procedere, in forza di una valutazione politica di un'azione che si inserisce nell'attività di governo ed esse operano una qualificazione del reato solo strumentale alla deliberazione sull'autorizzazione a procedere. 4.1.- Secondo il resistente, la sentenza n. 241 del 2009 avrebbe chiarito che l'obbligo di comunicazione previsto dall'art. 8, comma 4, della legge cost. n. 1 del 1989 sussiste anche nel caso della cosiddetta archiviazione «asistematica», ma al solo fine di consentire alla Camera competente di sollevare conflitto di attribuzione, qualora questa, in presenza di una tale archiviazione, ritenga il reato ministeriale. L'inesatta estrapolazione dalla sentenza n. 241 del 2009 del brano nel quale è affermato che alle Camere «non può essere sottratta una propria, autonoma valutazione sulla natura ministeriale o non ministeriale dei reati» sarebbe alla base di recenti iniziative delle stesse dirette a rivendicare il potere - inesistente nella disciplina costituzionale - di qualificare il reato, in contrasto con le determinazioni dell'autorità giudiziaria. L'attribuzione costituzionale ad esse spettante consisterebbe nel solo potere di negare l'autorizzazione, in caso di reato ritenuto ministeriale; «solo qualora l'autorità giudiziaria erroneamente qualificasse un reato ministeriale come comune e di conseguenza, parimenti erroneamente, non attivasse il procedimento "speciale" previsto dalla legge costituzionale n. 1 del 1989, la Camera competente subirebbe una concreta menomazione, conseguente all'impossibilità di deliberare sull'eventuale sussistenza di una delle "esimenti" speciali» e potrebbe sollevare conflitto di attribuzione, per sostenere la natura ministeriale del reato e denunciare la lesione delle proprie attribuzioni, a causa dell'erronea qualificazione. Il conflitto proposto non avrebbe, tuttavia, tale contenuto, poiché il ricorso «non tende a dimostrare la natura ministeriale del reato di concussione» e la Camera dei deputati «non allega e non lamenta la menomazione in concreto dell'unica attribuzione costituzionale ad essa spettante in materia di reati ministeriali, che è (...) quella di negare l'autorizzazione a procedere». Dunque, ad avviso del PM, «non dimostrando (e, invero, neanche allegando) l'effettiva sussistenza nella specie del presupposto logico e giuridico dell'attribuzione ad essa spettante, la Camera ha proposto un conflitto del tutto sganciato da un suo interesse concreto e perciò inammissibile». L'ammissibilità del conflitto neppure sarebbe desumibile dal riferimento all'esistenza di un "ragionevole dubbio" in ordine alla qualificazione del reato, poiché l'attribuzione della Camera dei deputati non presuppone la contestazione ad un membro del Governo di un reato che «forse», secondo alcuni deputati, potrebbe essere qualificato come ministeriale. Inoltre, la ricorrente avrebbe rivendicato «una sorta di diritto all'informazione circa i fatti addebitati», informazione che, «come afferma lo stesso ricorso, alla Camera è comunque pervenuta in via ufficiale, allorché le fu chiesta l'autorizzazione alla perquisizione». Se, dunque, l'informazione c'è stata, il conflitto «si appalesa privo di oggetto, avendo avuto la Camera tutti gli elementi per proporre conflitto di attribuzioni, ma avendo essa rinunciato a contestare, nel merito, la natura non ministeriale del reato» in questione. 4.2.- Nel merito, il ricorso sarebbe infondato, dato che nessuna norma di legge (costituzionale o ordinaria) stabilisce l'obbligo del PM di trasmettere al collegio per i reati ministeriali gli atti relativi ad una notizia di reato a carico di un membro del Governo che non appaia allo stesso correlata all'esercizio della funzione di governo. Il richiamo della sentenza n. 241 del 2009 sarebbe incongruo, poiché nella specie il procedimento penale ha ad oggetto un reato "comune" ritenuto tale dal PM e dal GIP; nel caso dell'archiviazione da parte del collegio per i reati ministeriali l'obbligo di comunicazione è previsto dalla disciplina costituzionale, ma esso non sussiste nella fattispecie in esame. L'obbligo di attivare il procedimento concernente i reati ministeriali non potrebbe, inoltre, derivare dalla delibera di restituzione della richiesta di autorizzazione alla perquisizione, con la quale la Camera dei deputati si sarebbe arrogata «il potere di interferire con l'esercizio del potere giudiziario al di fuori di qualsiasi previsione costituzionale», prospettando un dubbio in ordine alla natura ministeriale di uno dei reati contestati che sarebbe «tutto fuorché "ragionevole"», alla luce della ricostruzione dei fatti analiticamente svolta dal resistente nell'atto di costituzione. 4.3.- Secondo il PM, sarebbe, infine, infondata anche la censura proposta in linea gradata. La comunicazione pretesa dalla ricorrente non è prevista dalla legge cost. n. 1 del 1989 e non avrebbe alcuna ragion d'essere, in quanto nella logica della disciplina costituzionale la qualificazione del reato come non ministeriale esclude la partecipazione delle Camere.