[pronunce]

che - quand'anche si assumesse (sulla base della prospettazione, peraltro anch'essa non meglio motivata sul punto) che il singolo processo principale non sia stato utilizzato quale mera occasione per proporre il vaglio di costituzionalità, riguardante propriamente la impugnabilità del provvedimento amministrativo del capo dell'ufficio di diniego della dichiarazione e/o dell'istanza di astensione asseritamente illegittimo - va infatti sottolineato che, se è vero che «il magistrato, prima di procedere alla cognizione della causa, ha certamente il potere-dovere di verificare la regolare costituzione dell'organo giudicante, anche in rapporto alla legittimità costituzionale delle norme che la disciplinano», tuttavia al magistrato ciò è «consentito unicamente al fine di accertare l'inesistenza di vizi relativi alla propria costituzione, tali da determinare nullità insanabile e rilevabile d'ufficio [...]; ossia, trattandosi di giudice singolo, di vizi concernenti la sua nomina e le altre condizioni di capacità stabilite dalle leggi d'ordinamento giudiziario» (sentenza n. 71 del 1975; ordinanza n. 177 del 2011); che viceversa il rimettente ha completamente omesso qualunque considerazione in ordine alle eventuali ricadute dei denunciati vizi attinenti (la costituzione o) la designazione del giudice sul versante della validità del singolo processo a quo nonché della eventuale incidenza della mancata astensione sulla concreta definizione della specifica res iudicanda ivi dedotta (ordinanza n. 177 del 2011); che, inoltre, il rimettente invoca una pronuncia additiva che, da un lato, necessiterebbe da parte di questa Corte della individuazione (certamente non "a rime obbligate") di quale sia l'autorità "sovraordinata" al capo dell'ufficio, cui attribuire il compito di valutare la eventuale illegittimità del diniego alla astensione; e che, dall'altro lato, presupporrebbe in pari tempo un intervento manipolativo di sistema, che - attraverso la richiesta di introdurre la possibilità di impugnazione da parte del giudicante del diniego opposto alla dichiarazione ovvero alla richiesta di astensione - verrebbe a snaturare il meccanismo amministrativo di carattere meramente ordinatorio (sentenza n. 123 del 1999) disciplinato dalle norme censurate, per trasformarlo in un procedimento del quale dovrebbero essere altresì configurati fasi e gradi; che, pertanto - in un àmbito, quale quello della disciplina del processo e della conformazione degli istituti processuali, caratterizzato dalla ampia discrezionalità spettante al legislatore col solo limite della manifesta irragionevolezza delle scelte compiute (sentenza n. 17 del 2011; ordinanze n. 26 del 2012 e n. 141 del 2011) - la questione risulta, anche sotto questo aspetto, inammissibile, in quanto diretta a chiedere a questa Corte un intervento non costituzionalmente obbligato, oltre che largamente creativo, come tale riservato al legislatore (sentenza n. 36 del 2012; ordinanze n. 36 e n. 7 del 2012), al quale è tradizionalmente attribuito l'apprestamento di misure idonee a salvaguardare il valore costituzionale della imparzialità del giudice, ove non ritenga che esso sia sufficientemente assicurato dagli istituti dell'astensione e della ricusazione (sentenza n. 287 del 2007); che, infine, ulteriore profilo di inammissibilità va ravvisato nel fatto che il rimettente - premesso di avere «proposto al Presidente del Tribunale di Catania contemporaneamente dichiarazione di astensione obbligatoria ed istanza di astensione facoltativa» - osserva che il primo comma dell'art. 51 cod. proc. civ. «prevede che in caso di astensione obbligatoria il giudice faccia una "dichiarazione di astensione" per la cui accettazione non è prevista la autorizzazione da parte del Capo dell'Ufficio», al quale non residua che l'obbligo di designare altro giudice per la trattazione della causa; che - a fronte della adesione del rimettente a siffatta opzione ermeneutica - il petitum invocato si pone in intrinseca contraddizione (sentenza n. 261 del 2011 e ordinanza n. 126 del 2012) rispetto alla premessa interpretativa fatta propria dal medesimo, giacché l'affermata assenza di poteri valutativi e decisori del capo dell'ufficio in merito alla dichiarazione di astensione obbligatoria avrebbe semmai comportato la necessità di individuare, in termini di ricadute processuali, la concreta incidenza nel giudizio a quo del diniego opposto dal Presidente del Tribunale, oltre che le eventuali conseguenze della condotta dello stesso sotto il profilo ordinamentale; che, inoltre, la rilevata contraddittorietà della motivazione fa anche trasparire il dubbio che il rimettente cerchi di utilizzare in modo improprio e distorto la proposizione dell'incidente di costituzionalità, non già per pervenire alla soluzione di un problema pregiudiziale rispetto alla definizione del thema decidendum del singolo giudizio a quo, quanto piuttosto al fine di tentare di ottenere dalla Corte un avallo interpretativo (ordinanze n. 126 e n. 26 del 2012) finalizzato alla regolamentazione dei propri rapporti con il capo dell'ufficio; che di conseguenza la questione di legittimità costituzionale, sollevata con le ordinanze n. 69, n. 70 e n. 71 del 2012, è manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina il rinvio al Tribunale ordinario di Catania, sezione distaccata di Acireale, degli atti del giudizio cui si riferisce l'ordinanza indicata in epigrafe, iscritta al n. 72 del r.o. del 2012; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 51 e seguenti del codice di procedura civile, sollevata dal Tribunale ordinario di Catania, sezione distaccata di Acireale - in riferimento agli articoli 24, 111 e 113 della Costituzione - con le ordinanze indicate in epigrafe, iscritte ai numeri 69 e 70 del r.o. del 2012, nonché - in riferimento agli articoli 3, 24, 111 e 113 della Costituzione - con l'ordinanza indicata in epigrafe, iscritta al n. 71 del r.o. del 2012. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 ottobre 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 ottobre 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI