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Signor Presidente, per questo, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento, chiediamo di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1018-B. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Nel corso della discussione potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti ciascuno. ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Presidente, come abbiamo fatto in prima lettura, non voteremo a favore delle pregiudiziali perché riteniamo che un provvedimento sulla povertà sia necessario, anzi, fondamentale, ma ciò non significa non vedere i limiti del provvedimento che abbiamo sottolineato nella discussione e che nemmeno gli emendamenti approvati in seconda lettura alla Camera risolvono. Si è risolto forse il problema del rapporto tra Regioni e Governo; rimangono tuttavia alcune questioni fondamentali che voglio sottolineare brevissimamente. Intanto, non ci convince - è un errore strategico - la sovrapposizione tra povertà e lavoro; è una contraddizione che creerà problemi e difficoltà. Allo stesso modo non sono state risolte alcune questioni come, per esempio, quella delle persone senza fissa dimora, o quella delle assunzioni dei precari all'ARPAL, o ancora quella degli immigrati per cui si prevedono incomprensibilmente dieci anni se non per una ragione ideologica. Noi pensiamo, tuttavia, che a questo punto sia giusto verificare le promesse in campo e lì vedremo i problemi seri e veri. Colleghi, rimane il fatto che, a fronte dell'andamento dell'economia, c'è un Governo che non è in grado di rispondere con nessuna politica strutturale e il nostro Paese, purtroppo, lo pagherà a caro prezzo. MALPEZZI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Presidente, si chiama questione pregiudiziale perché pone una sorta di giudizio prima e il collega Errani, con il suo solito stile pacato, ha detto che il suo Gruppo non può votare a favore delle pregiudiziali perché un provvedimento che pone al centro la povertà va in qualche modo sostenuto. Noi però, anche nella scelta della pregiudiziale, non ci siamo posti con un atteggiamento pregiudizievole e abbiamo lavorato, prima al Senato e poi alla Camera, e poi di nuovo al Senato, con lo spirito costruttivo di chi sa che all'interno del provvedimento potevano esserci delle misure importanti, ma che ha visto e ha trovato un Governo sordo nella risposta a queste misure su un impianto assolutamente inaccettabile. È tale perché si tratta solo ed esclusivamente di un decreto che forma lo spot ; è un decreto pubblicità. Secondo le parole dei due Vice Premier , è un decreto spot che avrebbe dovuto risolvere il problema della povertà e della legge Fornero. A me dispiace dover dire in Assemblea che non è stata abolita né la povertà, tantomeno la legge Fornero, che resta lì dove era in quanto la misura che è stata messa in campo con quota 100, in realtà, non è neppure strutturale e dura solamente tre anni. Ciò che ci preoccupa seriamente è che alla fine di questi tre anni non ci sarà alcuna misura strutturale che consentirà, per esempio, il pensionamento anticipato per chi svolge lavori gravosi o usuranti; non ci sarà alcuna misura strutturale per chi nella vita non ha potuto avere una continuità contributiva, come le donne e le persone che, ad esempio a causa di lunghe malattie, non hanno potuto lavorare continuativamente; non ci sarà alcuna misura strutturale per mettere in sicurezza i giovani, che saranno gravati dal fardello di un debito elettorale, perché questo è il contenuto del provvedimento al nostro esame. Noi riteniamo che con molti meno soldi si sarebbe potuto fare molto di più, prendendosi cura davvero delle persone veramente in difficoltà. Il lavoro che abbiamo cercato di fare con i nostri emendamenti è andato tutto in questa direzione, per esempio, per cercare di aiutare Gino, un lavoratore edile che ha sessantadue anni e deve ancora salire su un'impalcatura (Applausi dal Gruppo PD) perché non ha trentotto anni di contributi, che sono quasi impossibili da raggiungere nel settore edilizio. Volevamo dare una risposta anche a Martina, che ha sessantadue anni e fa i turni di notte in quanto infermiera da trentadue anni, o ad una lavoratrice autonoma che da trentadue anni guida un furgone, ma a sessantadue anni non ce la fa più, o ancora ad una disoccupata di sessantadue anni che ha finito il sussidio di disoccupazione, non ha trentotto anni di contributi, e non riesce a trovare lavoro. Tutte queste persone - e anche molte altre - con quota 100 non avranno assolutamente nulla. Come se non bastasse continuate poi a raccontarci la storiella che grazie a quota 100 moltiplicherete i posti di lavoro, come la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ciò è grottesco perché se è vero che liberate posti di lavoro - e poi mi soffermerò su quanti ne libererete - poi in realtà bloccate il turnover nella pubblica amministrazione, creando qualche piccola finestra qua e là. Presidente, per ora gli unici che hanno la garanzia di essere assunti e di trovare un lavoro sono i navigator , a scapito però - guarda caso - dei precari dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), che quella formazione ce l'hanno già e potrebbero svolgere quel lavoro. Avete deciso però di lasciarli a casa. Non finisce qui. Alberto Brambilla - che non può essere tacciato di sicuro di collaborazionismo con il nemico, cioè con noi, essendo un consigliere molto stretto di Salvini - ha detto chiaramente ieri che con quota 100, per come è strutturata, solo il 10 per cento di chi lascia il lavoro potrà essere sostituito. C'è poi un altro elemento che, forse, Presidente, lei può aiutarci a comprendere: che cosa ha il Governo contro le donne? Non bastava infatti il vergognoso disegno di legge del senatore Pillon; non bastava l'altro vergognoso disegno di legge che vuole scardinare la legge n. 194 del 1978 e il patrocinio del ministro Fontana al congresso delle famiglie di Verona per andare contro la figura femminile, ci si è messo anche tutto il Governo con il decreto-legge al nostro esame. Le donne nel provvedimento sono infatti sostanzialmente le più svantaggiate, quelle che alla fine pagheranno la pensione per gli altri. (Applausi dal Gruppo PD). Lo dicono i dati, non lo dice il Partito Democratico. La stessa cosa succede anche per il reddito di cittadinanza, sul quale però vorrei sgombrare immediatamente il campo da un equivoco: nessuno di noi è contrario ad una misura di contrasto alla povertà. Nessuno di noi è contrario ad un intervento che vada a favorire l'inclusione sociale. Voi ci state dicendo che noi saremmo contro una tale misura. Noi partiamo da un presupposto semantico che riteniamo sbagliato: voi dite che volete abolire la povertà e noi vi ricordiamo che le povertà sono differenti e che non potete creare una misura unica per dare risposte a tutte le tipologie di povertà presenti all'interno del nostro Paese, che noi con il reddito di inclusione avevamo provato in qualche modo a sostenere, per far uscire le persone dall'esclusione sociale.