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"Si assume nella nuova definizione progettuale l'idea di naturalizzare ancora di più l'area antistante al Castello come estensione del parco, rafforzando gli elementi più connotativi, come l'emiciclo arboreo e il verde delle aiuole a cornice delle visuali verso il Castello" (come si legge su "Milano, un parco nel futuro di piazza Castello. C'è il via libera della Soprintendenza" su "milano.corriere"); fa specie, infine, ma è logica conseguenza dell'attenzione posta dall'ufficio territoriale del Ministero della cultura alla valorizzazione delle visuali degli elevati del castello, ignorando volutamente i valori archeologici, il fatto che la denuncia dell'intervento comunale, a giudizio degli interroganti scellerato, e la richiesta di conservazione di quelle imponenti vestigia sia partita dallo speleologo Gianluca Padovan, presidente dell'"Associazione speleologia cavità artificiali Milano; valutato che la replica dell'amministrazione Sala alle legittime rimostranze delle associazioni e dell'opposizione, secondo cui "Tutte le operazioni in atto sono volute e condivise sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza archeologica. I lavori continuano sulle altre porzioni di cantiere mentre gli archeologi stanno verificando quella porzione di cantiere in oggetto, una situazione che peraltro già ben conoscevano. Si darà rilievo fotografico e la Soprintendenza Archeologica in seguito trasmetterà le prescrizioni per il proseguimento dei lavori", non solo è ben lungi dal contenere un'ammissione di responsabilità, ma dimostra che la Giunta in carica ignora persino l'identità dell'ufficio ministeriale allocato a palazzo Litta, dal momento che le Soprintendenze archeologiche non esistono più da anni, ed è tuttora inconsapevole della leggerezza commessa, anzi è certa di superare l'ostacolo mediante nuove prescrizioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra; se possa spiegare per quale ragione il settore del cantiere dove si sono verificati i danneggiamenti non fosse sorvegliato da archeologi, come impone la normativa vigente, in modo da prevenire operazioni demolitive di monumenti tutelati ex lege ; come e perché la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Milano abbia autorizzato la piantumazione di quasi 200 alberi nell'ambito di un progetto che intercetta, parzialmente, preesistenze monumentali ben note grazie alla cartografia storica e a lavori di scavo precedenti; se non ritenga opportuno adoperarsi perché la Soprintendenza assecondi le aspirazioni della comunità cittadina, che attende da sempre di vedere indagate e rese almeno in parte visibili (se non fruibili) quelle vestigia ai fini di una più diffusa e approfondita conoscenza della topografia storica e delle architetture fortificate milanesi, invece, come ritengono gli interroganti, di farsi complice di una visione meschina che, per di più, si ritiene in diritto di danneggiare quanto non è in grado né interessata a valorizzare. Atto n. 4-06940 LANNUTTI ANGRISANI GRANATO Al Ministro della salute Premesso che: il decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, "Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici", ha introdotto nel nostro ordinamento l'obbligo vaccinale per tutti gli operatori sanitari; il successivo decreto-legge 27 novembre 2021, n. 172, "Misure urgenti per il contenimento dell'epidemia da Covid-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali", ha modificato il decreto-legge n. 44, attribuendo agli ordini professionali degli esercenti le professioni sanitarie l'onere della verifica dell'adempimento dell'obbligo vaccinale per gli iscritti ai relativi albi professionali, intendendosi tale obbligo adempiuto con il completamento del ciclo vaccinale primario e, a far data dal 15 dicembre 2021, con la somministrazione della successiva dose di richiamo, nel rispetto delle indicazioni e dei termini previsti con circolare del Ministero della salute. Gli ordini degli esercenti le professioni sanitarie, per il tramite delle rispettive federazioni nazionali, avvalendosi della piattaforma nazionale "DGC" sono tenuti a eseguire la verifica automatizzata del possesso delle certificazioni verdi comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione anti SARS-CoV-2. Qualora non risulti l'effettuazione della vaccinazione, anche con riferimento alla dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario, l'ordine professionale territorialmente competente invita l'interessato a produrre, entro 5 giorni dalla ricezione della richiesta, la documentazione comprovante l'effettuazione della vaccinazione oppure l'attestazione relativa all'omissione o al differimento ovvero la presentazione della richiesta di vaccinazione, da eseguire entro un termine non superiore a 20 giorni dalla ricezione dell'invito, o comunque l'insussistenza dei presupposti per l'obbligo vaccinale. Qualora l'ordine professionale accerti il mancato adempimento dell'obbligo vaccinale in capo al professionista, anche con riguardo alla dose di richiamo, provvede all'immediata sospensione dall'esercizio delle professioni sanitarie dandone comunicazione alle federazioni nazionali competenti e, per il personale che abbia un rapporto di lavoro dipendente, anche al datore di lavoro; nella circolare del Ministero della salute n. 8284 del 3 marzo 2021, "Vaccinazione dei soggetti che hanno avuto un'infezione da SARS-CoV-2", la Direzione generale della prevenzione sanitaria chiarisce che per il completamento del ciclo vaccinale primario nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 è sufficiente la somministrazione di un'unica dose di vaccino, purché la vaccinazione avvenga ad almeno 3 mesi di distanza dall'infezione ed entro i 6 mesi da essa. Tale determinazione è ribadita anche sul portale del Ministero della salute, ultimo aggiornamento del 18 marzo 2022; considerato che: sulla base di ciò, un professionista sanitario deve considerarsi pienamente in regola con l'obbligo vaccinale se, a seguito di infezione da COVID-19, abbia completato il ciclo di vaccinazione primario con somministrazione di un'unica dose di vaccino nei termini stabiliti e, successivamente, abbia ricevuto somministrazione di dose booster . In tali casi, ovvero chi ha fatto due sole dosi perché è rimasto contagiato da SARS-CoV-2, riceve un green pass dalla durata illimitata, in quanto è stato equiparato a chi vaccinato con due dosi di vaccino (vaccinazione primaria) e abbia proceduto anche con la dose booster ; risulta agli interroganti che diversi professionisti appartenenti alla categoria citata che hanno contratto il virus tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021 si ritrovano ora con green pass scaduto anziché illimitato, benché abbiano provveduto nei tempi e come indicato per legge a una prima dose di vaccino e direttamente alla dose booster dopo la guarigione.