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sulla base di una prescrizione dell'Organizzazione mondiale della sanità, in Italia vanno chiusi i punti nascita che non raggiungono i volumi di attività previsti dai parametri di sicurezza per la tutela delle puerpere e dei neonati; la sicurezza delle cure per la gestante è garantita dal buon funzionamento della struttura che la ospita e dalla disponibilità dei servizi (rianimazione, laboratorio, neonatologia) qualificanti la prestazione sanitaria; l'accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 e il decreto ministeriale 11 novembre 2015, all'articolo 1, disciplinano anche il percorso per eventuali deroghe alla norma, sulla base del protocollo metodologico, per la valutazione delle richieste di mantenere in attività punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui e in condizioni orogeografiche difficili; ognuno dei 6 ambiti dell'ATS (Agenzia di tutela della salute) Valpadana è dotato di un ospedale per acuti con punti nascita; considerato che: per il punto nascita dell'ospedale Oglio-Po (Cremona), pur non totalizzando la soglia minima dei 500 parti all'anno, la Regione Lombardia, nel 2016, ha proposto al Ministero della salute una richiesta di deroga, visto il progetto di sicurezza e di standard operativi e tecnologici proposti e garantiti dall'ASST (Azienda socio-sanitaria territoriale) di Cremona; il punto nascita dell'ospedale Oglio-Po (Cremona) rappresenta un servizio irrinunciabile per i cittadini che vivono in una zona periferica rispetto ai capoluoghi e in zona di confine con altra regione; dai numeri forniti dall'Anaao Assomed, in uno studio pubblicato il 16 marzo 2018 da Adnkronos Salute, è previsto un calo dei medici specialisti. Più in dettaglio, entro il 2023 raggiungeranno i requisiti per andare in pensione 5.189 pediatri, si faranno contratti di formazione per 2.900 specialisti e dunque ne mancheranno all'appello circa 2.289. Altro dato allarmante riguarda la ginecologia: tra addii (3.674) e ingressi (2.160) il saldo negativo è pari a 1.514; considerato che: sono andati deserti in oltre un anno 6 diversi concorsi indetti dell'ASST Cremona per l'assunzione a tempo determinato o indeterminato di nuovi ginecologi; in caso di chiusura del punto nascita dell'ospedale Oglio-Po l'ospedale lombardo più vicino è a circa 50 chilometri; considerato inoltre che: dal 2008 il tasso di natalità del nostro Paese è sempre più in calo: secondo quanto riferito dall'Istat, per il terzo anno consecutivo a partire dal 2015, i nati sono meno di mezzo milione (458.151, con un calo di 15.000 unità rispetto al 2016), di cui 68.000 stranieri (14,8 per cento del totale), anch'essi in diminuzione; a causa di tali motivi, sono in previsione di chiusura diversi punti nascita in Lombardia e in diverse altre regioni, come da cronache recenti, dove rappresentano, per condizioni geografiche e sociali, presidi sanitari indispensabili e unici, si chiede di sapere: se, alla luce delle dinamiche demografiche rilevate oramai strutturali, il Ministro in indirizzo ritenga opportuno, sulla base di valutazioni scientifiche, riconsiderare, anche a livello normativo, le linee di indirizzo per l'assistenza materno-neonatale, prevedendo un intervento di riorganizzazione e di investimento sui punti nascita finalizzato ad aumentare il livello di sicurezza nei presidi territoriali, migliorare la qualità dei servizi, promuovere l'appropriatezza delle prestazioni e assicurare l'unitarietà del sistema nazionale, comprese le aree svantaggiate e in difficoltà; quali iniziative intenda adottare, come da richiesta della stessa Regione, al fine di garantire il presidio territoriale del punto nascita dell'ospedale Oglio-Po (Cremona), in modo da preservare un servizio necessario e strategico per l'area. Atto n. 4-00416 PEPE BERGESIO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) è stata inserita nell'elenco ISTAT, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 luglio 2010, n. 171, recante l'indicazione delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato e individuale, ai sensi dell'art. 1, comma 3, della legge 3 dicembre 2009, n. 196; con ricorso notificato in data 8 novembre 2010 e depositato il successivo 22 novembre, l'ANCI ha impugnato presso il Tribunale amministrativo regionale del Lazio tale elenco di amministrazioni pubbliche; il Tar Lazio (sezione terza quater ), pronunciandosi in via definitiva, ha respinto il ricorso con sentenza n. 3048 del 30 marzo 2012; nel 2006 l'ANCI ha istituito, ai sensi del combinato disposto dell'art. 10, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e del decreto del Ministero dell'economia e delle finanze 22 novembre 2005, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 17 gennaio 2006, n. 13, la fondazione denominata "Istituto per la finanza e l'economia locale - IFEL"; il fondo di gestione della fondazione IFEL è costituito dai contributi di cui al citato art. 10, comma 5, versati dai concessionari del servizio nazionale della riscossione e dagli altri soggetti previsti dall'art. 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e dagli importi dell'ICI non attribuiti, di cui al decreto del Ministero dell'economia 22 novembre 2005; Ancitel SpA è una società di servizi per i Comuni controllata dall'ANCI in quanto proprietaria del 57,27 per cento delle azioni; nell'azionariato di Ancitel sono presenti altri soggetti pubblici, in particolare Formez con il 9,98 per cento, Istat con il 2,58 per cento e ANCI Informatica con il 14,52 per cento; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: in data 5 agosto 2015 "il Fatto Quotidiano" ha pubblicato un articolo a firma del giornalista Carlo Di Foggia nel quale era scritto: «Emblematico è il caso della SkyMedia, una misteriosa Srl abruzzese con capitale di 1,8 milioni. Come anticipato da Dagospia, un accordo quadro tra Ifel, Anci e Ancitel, affidava a SkyMedia il compito di fornire ai comuni un software per la gestione dei contenziosi sull'Ici. Software che i comuni non hanno mai voluto. La convenzione viene firmata per i comuni da Angelo Rughetti, renziano della prima ora e oggi sottosegretario alla Pa, ma per anni segretario generale di Anci e con un passato in Ancitel. La prima commessa è del 2012: 210.000 euro per 100 licenze. Vendute? Zero. Eppure nel giugno 2013 la scena si ripete. Mentre Anci è scossa da faide interne, la nuova segretaria generale, Veronica Nicotra, firma un altro accordo: da Ancitel arrivano altri 400.000 euro per 400 licenze. Le faide si quietano e SkyMedia incassa, mentre Ancitel non vede nulla". All'epoca del primo accordo la commessa valeva circa un milione. "Da quando sono arrivato ho bloccato tutto - spiega Stefano De Capitani, il nuovo a.d.