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è il cucchiaino di zucchero sciolto nell'acqua nel momento in cui hai un calo di pressione, ma non è la soluzione del problema. È vero che sono provvedimenti a diciotto mesi, ma comunque si tratta di un lasso di tempo ampiamente utile per adottare provvedimenti invece più organici, che entrano nella materia molto meglio di quanto non fa il provvedimento. Oserei dire che si tratta di un provvedimento leggiadro che, inconsapevolmente, anche a detta di alcuni colleghi calabresi, adotta misure che agiscono su temi drammaticamente gravi ed urgenti, con una inconsapevolezza e una leggerezza da fare veramente invidia, se non ci fosse da preoccuparsi per quelli che sono i cinque anni di deficit di vita che già gli abitanti della Calabria regalano agli altri italiani del Centro e del Nord d'Italia. Abbiamo depositato nei giorni scorsi insieme al Gruppo Fratelli d'Italia la proposta di istituzione di una commissione d'inchiesta sulle Regioni commissariate, tutte del Meridione d'Italia; credo che sia particolarmente urgente adottare il provvedimento al fine di indagare seriamente su ciò che accade in questa mezza Italia, davvero disgraziata. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, l'insufficienza generalizzata della sanità calabrese, il gravissimo disordine amministrativo e gestionale, rappresentano le motivazioni dell'intervento straordinario che andiamo ad approvare e segnano un'inversione del percorso e una decisa discontinuità, sia delle regole che dei soggetti espressione della governance sanitaria in Calabria, al fine di traghettare la sanità regionale verso situazioni di normalità amministrativa. L'obiettivo del provvedimento è quello di far uscire il sistema sanitario calabrese dalla grave situazione di stallo, se non di peggioramento progressivo, che fin dal 2007 ha prodotto un abbassamento sempre maggiore degli indici di misurazione dei servizi erogati. A nulla è servito l'avvicendamento dei commissari straordinari fatti dai Governi precedenti; le connivenze politico mafiose, la gestione clientelare, l'incapacità gestionale hanno prodotto lo scempio che è sotto gli occhi di tutti. Il provvedimento legislativo mira, nelle difficoltà, a rimettere ordine nell'organizzazione sanitaria regionale per ridare ai cittadini calabresi una loro dignità e per far loro rialzare la testa. Io che sono cittadino campano e medico pediatra comprendo perfettamente il loro disagio e le loro enormi difficoltà nel trovare una risposta alla domanda di salute che spetta loro di diritto. Nella mia Campania viviamo tutt'oggi una situazione di commissariamento della sanità regionale, dove l'assenza di programmazione e le scelte, a mio avviso, spesso sbagliate del governatore commissario, hanno prodotto una chiusura forzata di diversi nosocomi, sottraendo posti letto e lasciando diverse aree della Regione scoperte per quanto attiene l'assistenza ospedaliera. Il miglioramento tanto sbandierato della qualità delle prestazioni erogate e dei conti in ordine è ancora un miraggio. Ne è dimostrazione il fatto che già ad inizio anno, e in diversi periodi successivi, le strutture accreditate che forniscono prestazioni diagnostiche strumentali hanno sospeso in maniera unilaterale le stesse, con un danno economico enorme per i cittadini e per i malati che non possono permettersi le spese esose necessarie per usufruire di tali esami diagnostici. Questo è il frutto ed il risultato di una cattiva programmazione. Per non citare, infine, l'assenza ormai completa di attenzione dei vertici regionali alla prevenzione e alla riabilitazione. Lo dimostrano, ad esempio, le lunghissime liste di attesa dei centri di riabilitazione neuropsicomotoria e sensoriale per i bambini con spettro autistico. Finalmente questo Governo del cambiamento va ad intervenire su una situazione critica ormai decennale per apportare dei cambiamenti radicali nella gestione e nella programmazione della sanità in Calabria. Questo sarà l'inizio di un percorso di trasparenza e legalità all'interno delle strutture sanitarie non solo calabresi, ma su tutto il territorio nazionale. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Magorno. Ne ha facoltà. MAGORNO (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, mi appassiona poco, in verità, tutto questo dibattito tecnico sulla questione della costituzionalità di questo decreto. Parafrasando quello che diceva Corrado Alvaro e che spesso io ripeto quando parlo della mia terra e dei calabresi, la gente di Calabria vuole essere curata piuttosto che decretata; tra l'altro con un decreto-legge che è, appunto, un provvedimento tecnico che non prevede un centesimo di euro di investimento per una questione gravissima - ha ragione il collega Auddino - come quella della sanità nella nostra Regione, che conta 404 Comuni, quando sono poco meno di 8.000 i Comuni in tutto il nostro Paese. Immaginate che l'"urlo" per essere curati da parte dei calabresi è un urlo che arriva da lontano, che riecheggia dalla notte dei tempi. Una parte dell'emigrazione calabrese è dovuta anche al fatto che la gente in Calabria non poteva curarsi. Tra villaggi e contrade, immaginate che cos'era la nostra Regione - lo ricordo ai colleghi che sono più giovani di me - negli anni Cinquanta e Sessanta? Questo urlo forte, questa richiesta legittima di essere curati che veniva dalle popolazioni calabresi è rimasta perlopiù disattesa, perché le classi politiche che hanno governato questo nostro Paese non hanno saputo dare risposte efficaci. C'è stato un Ministro della sanità calabrese - mi piace ricordarlo, perché anche io provengo da quella storia - che tirò fuori i vaccini per gli ammalati di poliomelite dagli scantinati del Ministero della salute e che risolse in quel momento la questione. È stato Ministro della sanità negli anni Sessanta ed era la prima volta che un socialista ricopriva la carica di Ministro della salute ed ha investito sulla Calabria. Forse quello è stato l'unico investimento, sono nati ospedali in tutta la nostra Regione: hanno tentato con gli investimenti. Io non sono uno che crede nei commissariamenti, non ci credevo nella passata legislatura e non ci credo nemmeno adesso. Sono nemico dei commissariamenti in generale, al di là se riguardino la Calabria piuttosto che la Toscana o il Piemonte: mai i commissariamenti nel Mezzogiorno d'Italia hanno prodotto cose positive nella storia di questo Paese. Il punto vero, però, è che quella prima risposta è arrivata e ha bloccato un'emigrazione sanitaria che andava verso la Puglia (per la gente che abitava nell'area ionica), verso la Basilicata (per quella che abitava nell'area tirrenica calabrese) o anche l'emigrazione che dai borghi andava nelle piccole città calabresi (perché la Calabria, come sanno i miei colleghi, non ha grandi città), ma la classe politica che è venuta dopo - è vero quello che alcuni di voi hanno detto - non è stata però capace di trasformare quei presidi sanitari in presidi di eccellenza specializzati. Questo è il punto vero. I calabresi si devono trasferire ogni anno a migliaia e migliaia per andarsi a curare tumori o le malattie cardiovascolari fuori dalla nostra Regione, a Roma piuttosto che a Torino, Milano o Potenza: