[pronunce]

che, infine, il giudice a quo ipotizza la violazione anche dell'art. 42 Cost., «in quanto i motivi di interesse generale che la norma impone quale condizione imprescindibile dell'espropriazione della proprietà privata» sembrerebbero «non perseguiti» dalla censurata disposizione; che il Giudice di pace di Cividale del Friuli censura, invece, il predetto art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada solo in riferimento all'art. 3 Cost.; che il rimettente – chiamato a decidere in merito all'opposizione proposta avverso verbale di contestazione di infrazione stradale dal conducente di un ciclomotore, colpito anche dalla sanzione della confisca del veicolo, perché il passeggero trasportato a bordo del mezzo non indossava il casco protettivo – sostiene che la norma censurata «appare contraria al dettato costituzionale (art. 3 Cost.), in quanto a fronte di violazioni simili dispone la confisca solamente se la violazione è commessa con il motociclo e non con l'autovettura», non essendo la confisca prevista, ad esempio, «se il conducente o trasportato non allacci la cintura di sicurezza»; che anche il Giudice di pace di Santo Stefano di Camastra ipotizza – sebbene la sua iniziativa sembrerebbe formalmente indirizzarsi avverso l'intero testo dell'art. 213 del codice della strada – che il comma 2-sexies di tale articolo violi gli artt. 3, 27 e 42, terzo comma, Cost.; che il rimettente premette che l'oggetto del giudizio principale è costituito dal ricorso presentato da due soggetti – uno dei quali in veste di obbligato in solido ex art. 3 della legge n. 689 del 1981 – avverso verbale di contestazione di infrazione stradale (per violazione dell'art. 171, comma 1, del codice della strada) e pedissequo verbale di sequestro di un ciclomotore; che il rimettente assume, innanzitutto, che la censurata disposizione «violi il principio di responsabilità personale penale», risultante dagli artt. 3 e 27 Cost., poiché «imputa a titolo di responsabilità oggettiva al proprietario di un bene mobile una pena anche quando nel comportamento di quest'ultimo non possa ravvisarsi né l'imprudenza, né la negligenza», disattendendo quanto previsto dall'art. 3 della legge n. 689 del 1981 e dall'art. 42, primo comma, del codice penale; che, inoltre, sarebbe violato – a suo dire – anche l'art. 42, terzo comma, Cost., giacché «non si ravvisano i motivi di interesse generale per la sottrazione del bene mobile»; che il Giudice di pace di Caltanissetta, con due ordinanze di rimessione, censura il medesimo art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, in riferimento agli artt. 3, 27 e 42 Cost.; che in entrambi i casi il giudice a quo risulta investito dell'opposizione – proposta dal proprietario di un ciclomotore, non responsabile personalmente dell'infrazione consistente nel mancato uso del casco protettivo, accertata in ciascuna delle ipotesi a carico del conducente del mezzo – avverso i verbali con i quali, contestata l'infrazione suddetta, si disponeva il sequestro del mezzo in vista della successiva confisca; che, ciò premesso, il rimettente deduce che la sanzione della confisca, nel caso di specie, non sarebbe «giustificata», ponendosi in contrasto «con i parametri, di rango costituzionale, di ragionevolezza, della responsabilità personale, e di riconoscimento e difesa della proprietà privata». che nell'ipotesi in esame, assume il rimettente, «si è certamente in presenza di una confisca avente natura di sanzione amministrativa accessoria», la quale, però, «non possiede, in forza del suo contenuto, i tratti della secondarietà, della marginalità e della complementarietà, ergendosi ad elemento primario di regolamentazione e per ciò stesso contrastando con le direttrici dell'intero sistema sanzionatorio degli illeciti amministrativi»; che richiamata, pertanto, la giurisprudenza della Corte costituzionale – sentenze n. 110 del 1996, n. 371 del 1994, n. 259 del 1976 e n. 229 del 1974 – che ha riconosciuto «ingiusta ed irrazionale la previsione della confisca obbligatoria del bene, allorché sia evidente la violazione del canone di ragionevolezza» , il rimettente assume che tale evenienza ricorre nel caso di specie, atteso che «la confisca del ciclomotore è applicata in via immediata ed automatica», non consentendosi al proprietario del bene di provare la propria «assoluta estraneità all'illecito amministrativo da altri commesso», violando, così, anche il principio della personalità della responsabilità amministrativa enunciato dall'art. 3 della legge n. 689 del 1981; che, inoltre, l'impossibilità di attribuire rilievo – ai fini della mancata applicazione della confisca – proprio alla circostanza costituita dalla appartenenza del veicolo a terzo estraneo all'illecito amministrativo «si traduce in un'ingiustificata violazione del diritto sul bene confiscato», con violazione dell'art. 42, secondo comma, della Costituzione, atteso che, nella specie, non ci «si limita a sottrarre all'incolpevole proprietario la disponibilità per un tempo limitato di un bene patrimoniale, e quindi a comprimere le sole facoltà di godimento della res», bensì si sottrae «il bene in via definitiva», con «una statuizione di tipo demolitorio»; che, infine, è ipotizzata la violazione anche dell'art. 27 Cost., giacché la sanzione della confisca è applicata al proprietario del mezzo – che pure non sia l'autore dell'infrazione – «in via immediata ed automatica», essendogli precluso «di provare la propria estraneità all'illecito amministrativo da altri commesso», in contrasto con la regola sancita dall'art. 3 della legge n. 689 del 1981, secondo cui, per gli illeciti amministrativi, «ciascuno è responsabile della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa»; che anche i Giudici di pace di Trecastagni, con quattro ordinanze di rimessione, e di Napoli censurano – facendo entrambi ricorso ad identici argomenti – il medesimo art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, ipotizzandone il contrasto con gli artt. 3 e 27 Cost.; che il primo dei due rimettenti deduce, preliminarmente, di essere investito, in due dei giudizi principali (r.o. nn. 314 e 357 del 2007), del ricorso proposto dal proprietario di un ciclomotore, sorpreso alla guida del mezzo senza indossare il casco protettivo, dovendo invece conoscere, negli altri due casi (r.o. nn. 244 e 356 del 2007), di fattispecie nelle quali la sanzione della confisca – sempre conseguente alla violazione dell'art. 171, commi 1 e 2, del codice della strada – risulta investire il veicolo di proprietà di soggetto diverso dall'autore materiale dell'infrazione; che questa seconda evenienza è quella che ricorre anche nel caso sottoposto al giudizio del rimettente napoletano;