[resaula]

Del resto, sono anni che parliamo delle distanze anche abissali tra il Servizio sanitario del Nord e quello del Sud. Il vero problema, quindi, sarà come prenderemo in carico oggi, non fra cinque anni, i pazienti sul territorio, per evitare di portare i pazienti nelle terapie intensive. Questo è il vero problema. Forse mi viene da dire, per fare una provocazione, che sarà il caso di pensare a delle case della salute temporanee per prendere in carico nel territorio al Nord e al Sud i pazienti (Applausi) , ma non possiamo sottovalutare questa situazione. Potete dire che è il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ma sono gli italiani che prendono atto che la situazione sta peggiorando e reagiscono oggettivamente con paura. Dunque, il richiamo a lavorare insieme, dunque, non è una richiesta di corresponsabilità, come ho sentito dire ieri in relazione magari alla preoccupazione che non si raggiungano gli obiettivi che ci stiamo proponendo. No. È un tentativo, è uno sforzo che dobbiamo fare tutti per provare a tenere questo Paese e a dargli una prospettiva. Da questo punto di vista, la NADEF propone un doppio passaggio. Colleghi, abbiamo cominciato a ombrello ed era giusto ed inevitabile, perché non conoscevamo esattamente le condizioni, ma oggi abbiamo dei dati nuovi. La manifattura ha reagito meglio, molto meglio. I nostri problemi, in primo luogo, sono sui servizi. In primo luogo sul turismo, sulla ristorazione sul commercio, sulle fiere, su questi servizi dobbiamo continuare a fare interventi di emergenza. Lo chiamate assistenzialismo? No. Essi sono mirati a tenere aperte le imprese, a tenerle in piedi e a costruire un ponte in un processo di cambiamento. Dunque, da una parte, dovremo continuare queste politiche e, dall'altra, fare quel salto di qualità che è indispensabile. Discutiamo, allora, di questo salto di qualità. Noi dobbiamo cominciare, con il bilancio, a investire strategicamente, con le risorse del recovery fund , sull'avvio di un processo per un nuovo modello di sviluppo e un nuovo modello sociale. Dobbiamo investire sulle periferie, le diverse periferie, territoriali e sociali, sul Sud in primo luogo, ma anche sulle aree interne. E dobbiamo investire sul Sud e sulle aree interne, in primo luogo per disegnare quel nuovo modello di sviluppo, quella transizione ecologica dell'economia. Ma questa, colleghi, è una sfida che possiamo portare avanti insieme anche laddove non riconoscessimo la stessa identica impostazione sulle risoluzioni. Qualcuno ha ricordato il Piano Marshall, Togliatti, De Gasperi, Nenni, quella fase storica. Guardate che ci trovavamo nel più duro scontro ideologico. Nessuno risparmiava nessuno. C'era chi mangiava i bambini e c'era chi denunciava chi mangiava i bambini, ma c'era la capacità di vedere avanti e di trovarsi su alcuni punti di fondo. Questa è la politica. La politica non è l'elenco di ciò che non va. La politica non è distruggere ciò che c'è. La politica è costruire il progetto, almeno mettersi insieme per un pezzo di strada. (Applausi) . Non vi chiediamo corresponsabilità. Vi chiediamo di provarci, sapendo quant'è difficile, dovendo fare le riforme, dure e impegnative: quella fiscale, quella della pubblica amministrazione. O facciamo questo passo, però, oppure, diversamente, ciò che non faremo sarà svolgere la funzione per cui i cittadini italiani ci hanno eletto e portato qui. (Applausi) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, il voto di oggi sullo scostamento di bilancio e sul NADEF quest'anno, davvero e al di là di ogni retorica, come abbiamo sentito nella discussione, rivestono un'importanza straordinaria, decisiva, per il Paese, per gli italiani e per il loro futuro. Noi dobbiamo far fronte, come i dati di oggi sembrano confermare, alla pesantissima crisi provocata dalla pandemia; occuparci e farci carico dei suoi effetti sulla vita concreta delle persone, delle famiglie e delle imprese. Allo stesso tempo dobbiamo investire sulla ripresa e progettare il futuro, avviando una stagione di riforme necessarie non solo per superare i problemi prodotti dall'emergenza pandemica, ma anche, se non soprattutto, per superare quei limiti che, ben prima del Covid, hanno rallentato la nostra economia. Oggi questo è possibile, perché per affrontare questa sfida il Paese ha l'opportunità storica di poter contare sugli strumenti straordinari che l'Europa sta mettendo in campo, come il recovery fund , o che ha già messo in campo, come le risorse destinate alla ricerca o ad affrontare la disoccupazione finanziando gli ammortizzatori sociali. Risorse per cui questo Governo si è battuto in Europa e che abbiamo ottenuto con uno sforzo collettivo di tanti Paesi e di tante forze che sono tornate a credere nell'Europa. Si tratta di tante risorse; lo voglio dire senza fare una battuta, ma seriamente. Io credo che sia positivo che chi quelle risorse non le voleva oggi voglia contribuire a spenderle, nell'interesse del Paese. Ma l'utilizzo delle ingenti risorse di cui abbiamo parlato, anche ieri, non può non essere accompagnato da riforme decisive e ineludibili, prima di tutto quella fiscale; una riforma che deve essere equa, ridurre il prelievo e proseguire sulla strada che questo Governo ha intrapreso con il taglio del cuneo fiscale e la riduzione della tassazione per i lavoratori dipendenti. Serve rafforzare la lotta all'evasione fiscale, che non è un accanimento o una fissazione di una sinistra statalista, ma che oggi è necessaria. Oggi i dati dell'Istat ci dicono che il sommerso in questo Paese è pari a 190 miliardi di euro, a cui si aggiungono 19 miliardi prodotti dalle attività illegali. Si tratta di un grande problema; la lotta all'evasione e all'elusione fiscale non è una fissazione. E ancora, serve una riforma radicale della pubblica amministrazione, anche accelerando le norme sulla digitalizzazione previste nel decreto semplificazione e aprendola ai giovani. Riforme quindi da una parte e, dall'altra, il tema delle infrastrutture, del digitale, di reti che accelerino e velocizzino la mobilità. Penso che con questa Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza ci siano le condizioni per rispondere alle tre priorità che non solo il Governo, ma il Paese intero devono affrontare. Prima di tutto abbiamo tutti il dovere di aiutare le persone e le imprese più colpite dalla crisi pandemica. Il dovere delle istituzioni tutte è oggi quello di proteggere chi è in difficoltà e di non lasciare nessuno da solo. Servono le risorse per non interrompere, anche uscendo da una logica emergenziale, il sostegno economico - è grave che qui qualcuno l'abbia definito sperpero - che in questi mesi è stato comunque garantito a tanti, se non a tutti, di fronte alle difficoltà. Serve riformare gli ammortizzatori sociali e il sistema di protezione sociale, per garantire un aiuto a chi non l'ha mai avuto. Fino alle iniziative - non dimentichiamocelo - assunte dal Governo per rispondere alla pandemia: