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Il senatore Iwobi, condividendo, nelle sue linee generali, l'intervento del senatore Casini, ha rivolto un appello al Presidente affinché rifletta, in maniera ponderata, sul suo ruolo, a seguito alla sua decisione di votare in dissenso della maggioranza di Governo di cui fa parte, assumendosi, conseguentemente, le relative responsabilità del caso. Quanto al Protocollo, la sua parte politica ritiene opportuno percorrere, nelle attuali circostanze, l'ipotesi tracciata al punto b ). Il senatore Lucidi è stato dell'avviso che le dimissioni del Presidente debbano rappresentare, in primo luogo, una sorta di atto dovuto da parte sua, quale primaria assunzione di responsabilità che attesterebbe, peraltro, una connotazione di dignità personale da parte di chi la prende. Per quanto concerne poi l'attività della Commissione, ha espresso l'auspicio che, pro futuro e diversamente da quanto avvenuto finora, si proceda a convocare in modo più frequente gli Uffici di Presidenza volti alla programmazione dei lavori, si distribuiscano in maniera paritaria i mandati di relatore e le partecipazioni alle missioni internazionali. Secondo il senatore Urso, la Commissione dovrebbe procedere, in maniera unanime, alla rescissione del vincolo contratto con il citato Protocollo (opzione c )), alla luce dei fatti, di gravità inaudita, che sono intervenuti a seguito dell'aggressione dell'Ucraina da parte della Russia. Anch'egli è dell'avviso che il Presidente debba dimettersi, considerando il fatto, del tutto non secondario, che ricopre la funzione non di una qualsivoglia Commissione permanente del Senato, bensì della Commissione massimamente vocata alla trattazione delle relazioni internazionali del Paese. Dopo il primo giro di interventi, il presidente Petrocelli ha fatto presente che, in merito al menzionato Protocollo, anche in un colloquio da lui intrattenuto di recente con la Presidente del Senato, è emerso come, al momento, rimanga in vigore anche il Protocollo di collaborazione tra il medesimo Senato e il Consiglio della Federazione russa, risalente al lontano 1996, confermato, inoltre, con una ulteriore Dichiarazione del 2002: al riguardo, anche nel confronto avuto con la Presidente Casellati, non parrebbe stia emergendo l'intenzione di denunciare tale Accordo tra le due Camere. Inoltre, ha messo in risalto come egli, al di là di ogni ragionevole dubbio, si sia sempre comportato - in una Legislatura tormentata come quella in corso e che ha registrato finora il susseguirsi di tre Esecutivi - cercando di garantire l'equilibrio di tutte le forze politiche presenti, nonché la rappresentatività dell'organo in ogni contesto istituzionale. Ha aggiunto che tale suo atteggiamento e modo di intendere l'azione della Commissione si è sempre basato sul presupposto che la rilevante funzione svolta dalla diplomazia parlamentare debba massimamente esplicitarsi nei momenti difficili, come quello attuale, e con i Paesi "difficili". Circa il suo voto sulla risoluzione approvata dall'Aula del Senato ha ribadito di aver agito esclusivamente secondo quanto dettato dalla propria coscienza e per esprimere un convincimento di non belligeranza, come prescritto dalla Costituzione italiana, reiterando, peraltro, più volte la sua decisa avversione nei confronti dell'invasione russa. Alla luce di tali considerazioni, egli, pertanto, dopo aver riflettuto a lungo, ha ritenuto di non trovarsi nella condizione di dover abdicare al proprio ruolo, reputandosi del tutto in grado di continuare ad aderire agli indirizzi del Governo in carica e a presiedere imparzialmente la Commissione. Successivamente, in un ulteriore giro di interventi, hanno preso la parola il senatore Alfieri, il quale ha esortato la Commissione a scegliere, sulla sorte del Protocollo, tra le opzioni b ) o c ), la senatrice Garavini, la quale ha giudicato pretestuoso circoscrivere l'intera questione, che è squisitamente politica, ad un mero fattore di "poltrone", ribadendo che il tema dell'incompatibilità verrà inevitabilmente a riproporsi tra poco, ripresentandosi, di tal guisa, la questione eziologica del rapporto di fiducia tra il Presidente e i Commissari, il senatore Lucidi, il quale ha preso atto che, da parte del presidente Petrocelli, non è pervenuto alcun segnale di apertura, palesando, al contrario, una sostanziale refrattarietà rispetto alle istanze formulate anche in merito alla gestione futura della Commissione. Il presidente Petrocelli, nel respingere nuovamente il tentativo di "processo alle intenzioni" nei suoi confronti, ha rinviato, quindi, la discussione ad una ulteriore riunione dell'Ufficio di Presidenza, allo scopo di convenire, in particolare, su quale delle ipotesi b ) o c ) adottare in merito al Protocollo, dando per acquisito il consenso di tutti sull'opzione a ). Durante l'Ufficio di Presidenza del 17 marzo, dopo un breve giro di interventi, è stato deciso, all'unanimità, di adottare l'opzione c ), che prescrive la revoca unilaterale del Protocollo in parola, incaricando gli Uffici di informare, all'uopo, la controparte russa. Successivamente, la senatrice Garavini ha ribadito che la deliberazione testé presa in merito al Protocollo non risolve, tuttavia, il problema, che rimane inalterato nei suoi termini politici essenziali, concernente il rapporto di fiducia tra la Commissione e il suo Presidente. A tale proposito, ha rilevato che questa incongruenza si riproporrà, ad esempio, con la prossima missione negli Stati Uniti di una delegazione della Commissione: si tratta di una visita ufficiale dai contorni assai delicati, considerate le drammatiche circostanze della guerra in Ucraina, in cui è legittimo domandarsi se il presidente Petrocelli interpreterà in modo imparziale il ruolo di rappresentante dell'intero consesso, esprimendo la voce maggioritaria del Senato di fronte agli interlocutori del Congresso americano. Su tale punto, il presidente Petrocelli, nel rigettare come del tutto privi di fondamento tali timori, ha rassicurato la collega che egli assumerà l'atteggiamento che ha sempre tenuto in tutte le precedenti missioni svolte all'estero, ossia di rappresentante non delle proprie idee personali ma dell'organo in quanto tale. Il senatore Casini, dichiarando di esprimersi con animo scevro da polemiche, ha palesato l'avviso per cui, secondo la sua esperienza parlamentare pluridecennale, soprattutto l'incontro che la delegazione avrà con il Presidente della Commissione esteri del Senato statunitense, sarà suscettibile di creare non pochi imbarazzi. Ritenendo altresì inutile, e anche controproducente, insistere sulla questione delle dimissioni del Presidente, non ha potuto, tuttavia, fare a meno di segnalare come una sua futura decisione di votare ulteriormente in dissenso del proprio gruppo e della propria maggioranza, su provvedimenti che riguardano il conflitto in Ucraina, rischi inesorabilmente di condurre ad una situazione di grave disagio per tutti i componenti la Commissione.