[sommcomm]

Per quanto concerne la gestione in conto residui, il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2017 e precedenti presentava al 1° gennaio 2018 residui attivi per 204.076 milioni di euro e residui passivi per 137.905 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 66.171 milioni di euro. Nel corso dell'esercizio la situazione delineata si è modificata: infatti dal lato delle entrate si sono registrate variazioni in diminuzione pari a 46.034 milioni di euro e dal lato delle uscite si è registrata una analoga diminuzione di 17.533 milioni di euro, di cui 8.339 milioni eliminati per perenzione amministrativa. A seguito di tali variazioni, gli accertamenti di residui attivi provenienti dai precedenti esercizi ammontano a 158.039 milioni di euro (dei quali 42.199 milioni incassati e 115.840 milioni rimasti da riscuotere e da versare), mentre i residui passivi ammontano a 120.372 milioni di euro (dei quali 48.309 milioni pagati e 72.063 milioni di euro rimasti da pagare). Con riguardo, poi, ai residui di nuova formazione derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2018, le somme rimaste da riscuotere e da versare ammontano a 88.100 milioni di euro e quelle rimaste da pagare raggiungono 68.301 milioni di euro. In termini di tasso di formazione di nuovi residui passivi, questo aumenta dall'8,2 per cento registrato nel 2017 all'8,4 per cento registrato nel 2018. Tale aumento è riconducibile al maggiore tasso di riduzione dei pagamenti di competenza (-4,5 per cento) rispetto al tasso di riduzione degli impegni (-4,4 per cento). Nel complesso, il conto dei residui al 31 dicembre 2018 espone residui attivi per 203.940 milioni di euro e residui passivi per 140.365 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 63.576 milioni di euro. Quest'ultima presenta, rispetto all'inizio dell'esercizio, una diminuzione di 2.595 milioni di euro, dovuto ad una riduzione del volume dei residui attivi per 136 milioni di euro (da 204.076 milioni a 203.940 milioni) e un aumento dei residui passivi per 2.460 milioni di euro (passati da 137.905 milioni a 140.365 milioni). Per quanto concerne infine il Conto generale del patrimonio il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta alla chiusura dell'esercizio - si rileva che le attività finanziarie hanno presentato nel 2018 un aumento complessivo di 20.160 milioni di euro, passando da 636.531 a 656.691 milioni di euro; nello specifico, va registrato un aumento delle attività finanziarie di breve termine (+7.131 milioni di euro) dovuto all'aumento registrato nei "residui attivi per denaro da riscuotere" (+5.386 milioni) e nei "crediti di tesoreria" (+7.267 milioni), compensato in parte da una diminuzione nei "residui attivi per denaro presso gli agenti della riscossione" (-5.522 milioni). Quanto alle attività finanziarie di medio-lungo termine, si è assistito ad un aumento complessivo di 13.029 milioni. Nelle attività non finanziarie "prodotte", si è registrato un incremento complessivo di 8.266 milioni di euro. Quanto ai beni mobili patrimoniali, le consistenze hanno presentato complessivamente un incremento di 1.192 milioni di euro. Nelle attività non finanziarie "non prodotte" si è registrata una diminuzione complessiva di -104 milioni. Le passività finanziarie risultano complessivamente aumentate (+55.819 milioni). Per i debiti a breve termine, nei residui passivi di bilancio 2018 si riscontra un aumento (+2.459 milioni), mentre nei debiti di tesoreria si rileva un aumento complessivo (+9.199 milioni), determinato dall'effetto combinato della diminuzione nelle "altre gestioni" (-2.652 milioni) e degli aumenti registrati per i "conti correnti" (+10.999 milioni) e nel "debito fluttuante" (+852 milioni) mentre gli "incassi da regolare" sono rimasti invariati. Per i debiti a medio e lungo termine, l'aumento complessivo è risultato di 45.782 milioni, di cui 50.820 milioni nei "debiti redimibili", in parte compensati dalla diminuzione di 5.038 milioni nei restanti "debiti diversi". Sono state evidenziate dalla Corte dei conti alcune "anomalie" nell'ambito della costruzione del Rendiconto delle entrate: in particolare, le discordanze delle somme rimaste da versare indicate nella voce "Altri capitoli", riconducibili alle Amministrazioni diverse dal Ministero dell'economia e delle finanze e quelle relative alla Regione siciliana iscritte nell'Allegato 23 al Rendiconto. Inoltre, va evidenziato che la Corte dei Conti ha nuovamente escluso dalla dichiarazione di regolarità l'Allegato 23 al rendiconto, non essendo stato possibile per la Corte riscontrarne sempre gli elementi giuridico contabili ad esso sottesi, atteso che il prospetto riporta, nelle parti sopra specificate, dati aggregati e non è stato possibile effettuare alcun riscontro puntuale con le poste indicate nel Rendiconto. In aggiunta, sono state altresì riscontrate anomalie nelle somme rimaste da riscuotere di pertinenza di Amministrazioni diverse dal Ministero dell'economia e delle finanze, esposte nella voce "Altri capitoli" nell'Allegato 24 avendo dichiarato, in ordine alla classificazione per grado di esigibilità dei residui di riscossione, sia del conto residui, sia provenienti dalla competenza, effettuata dall'Amministrazione sui dati di preconsuntivo dei titoli I e II delle entrate, che la stessa risulta non dettagliata per capitolo/articolo. Dal lato della spesa, la Corte dei Conti ha altresì proceduto alla verifica della concordanza tra le spese ordinate e pagate durante l'esercizio dalle Amministrazioni e le scritture tenute o controllate dalla medesima; alla verifica della regolarità dei decreti di accertamento dei residui passivi in base alla documentazione allegata in ordine all'esistenza delle obbligazioni giuridiche che giustificano l'iscrizione delle somme nelle scritture contabili, nonché circa la verifica della regolare estinzione di tutti i titoli di spesa e la corrispondenza dei dati conseguenti ai titoli estinti con quelli riportati nel sistema informativo integrato. Tale attività ha consentito di riscontrare l'esistenza di eccedenze di spesa rispetto alle previsioni definitive di competenza, alla consistenza dei residui e alle autorizzazioni definitive di cassa per i capitoli indicati nell'Allegato 5- bis della Decisione di Parifica. Va altresì ricordato che nel ciclo del bilancio 2018, con riferimento al triennio di programmazione 2018-2020, è stato integrato per la prima volta il processo di revisione della spesa, così come previsto dall'articolo 22- bis della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nell'ottica di un rafforzamento della programmazione finanziaria e con l'obiettivo di conseguire un maggior grado di sistematicità del processo di revisione della spesa. Tale disposizione richiede la fissazione di obiettivi di spesa per i Ministeri, coerenti con gli obiettivi programmatici, a monte della fase di formazione ed esame delle proposte di bilancio e assicura il monitoraggio delle misure amministrative e legislative previste per consentire correzioni tempestive in corso d'opera.