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lo stesso soggetto, peraltro, che un anno dopo (2018) sarebbe stato autore della prima segnalazione a carico dal docente, segnalazione poi rapidamente imitata da altri due suoi colleghi. Il rettore ha replicato che la segnalazione era lunga e complessa e che la documentazione relativa alle pressioni subite in relazione all'esito della valutazione comparativa era stata inoltrata all'autorità competente, invitando inoltre il docente a presentare segnalazioni su singoli casi; nel frattempo, il docente otteneva elementi per la denuncia di quello che riteneva poter essere un plagio, a danno di terzi, compiuto, fra 2013 e 2016, proprio da uno dei tre autori delle segnalazioni a suo carico nel 2018, e nell'aprile 2021, ai sensi del "Regolamento per l'integrità della ricerca" in vigore dal 2020 presso l'ateneo, ha presentato una nuova dettagliata segnalazione, corredata di perizia tecnica, al rettore e, per suo tramite, al garante di ateneo da lui nominato; ad oggi, a oltre due anni dalla segnalazione giudicata troppo lunga e complessa dal rettore e a quasi un anno dalla segnalazione corredata di perizia tecnica su un singolo caso, l'ateneo pare non aver avviato alcuna istruttoria. Nessun riscontro è stato dato alle richieste di aggiornamento, sull' iter della segnalazione, che sono state presentate dal docente; sono stati necessari due mesi, per le segnalazioni a carico di un docente, per l'avvio dell'istruttoria, e puntuali aggiornamenti ai segnalanti, da parte dell'ateneo. Silenzio, per le segnalazioni (dicembre 2019; aprile 2021) di un docente, ai sensi del regolamento di ateneo, per la valutazione di situazioni non coerenti con il codice etico dell'Alma Mater studiorum e di un comportamento che potrebbe rappresentare un plagio compiuto da un dottorando a beneficio della sua tesi di diploma, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa chiedere all'ateneo di Bologna chiarimenti sul contesto in cui si inseriscono le vicende di cui questa interrogazione presenta in sintesi solo alcuni episodi; se possa, inoltre, verificare se tali vicende siano state oggetto, da parte dell'Alma Mater studiorum, della necessaria attenzione e quali azioni siano state da quella poste in essere per ripristinare certezza di imparzialità e trasparenza, a fini di un reale contrasto alla corruzione; se possa suggerire al magnifico rettore dell'università felsinea di vigilare affinché i regolamenti dell'ateneo siano applicati col massimo rispetto della par condicio per tutti i soggetti coinvolti, docenti compresi e nessuno escluso. Atto n. 3-03152 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: con decreto del direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Piemonte prot. 9603 del 1° agosto 2005, fu autorizzata l'alienazione e contestualmente dichiarato l'interesse storico e artistico particolarmente importante, ex art. 10, comma 3, lettera a) , del decreto legislativo n. 42 del 2004, della porzione del "complesso della Cavallerizza, accademia militare e pertinenze" sita a Torino in via Verdi, ai numeri 7 e 9: la "Manica" cosiddetta del Mosca; il complesso di immobili, spettante alla "zona di comando" sabauda e connesso alla corte, fa parte degli 11 edifici del sito seriale UNESCO (riconosciuto nel 1997) allocati nel centro cittadino, mentre altrettanti si trovano all'esterno dell'area urbana; intenzionata ad alienare il bene era la società "Cartolarizzazione Città di Torino S.r.l. " (CCT), che l'ha ricevuto dal Comune (proprietario dell'intero pacchetto azionario) dopo la cessione all'ente locale da parte del demanio militare, mentre in veste di acquirenti figuravano l'università degli studi di Torino e la fondazione "Compagnia di san Paolo"; tra le prescrizioni che corredavano l'autorizzazione all'alienazione del 2005 figurava prioritariamente la garanzia della "fruizione pubblica", dato irrinunciabile per la comunità cittadina, tanto che a Torino l'attenzione sul destino della "Cavallerizza" non si è mai attenuata e ha coagulato intorno a sé, negli anni, anche prese di posizione di importanti intellettuali italiani (ultima in ordine di tempo la lettera al ministro Franceschini del 10 novembre 2021 firmata da Alberto Barbera, Alessandro Barbero, Marco Brunazzi, Gastone Cottino, Giovanni Ferrero, Roberto Gnavi, Clara Palmas, Salvatore Settis, Diana Toccafondi), tutti schierati per il rientro del bene nel patrimonio indisponibile dello Stato; benché in contrasto con la prescrizione che imponeva di garantirne la "fruizione pubblica", l'ipotesi di riuso tesa ad insediare nella Manica del Mosca gli uffici direzionali di un operatore privato è stata presentata a gennaio 2020 come manifestazione d'interesse e accolta dal Comune di Torino che, non pago, a febbraio 2021 ha adottato il piano unitario di riqualificazione e destinato ad usi dirigenziali terziari, guarda caso, proprio il corpo di quella parte della "Cavallerizza". E il piano è stato lo strumento normativo urbanistico per la successiva asta di vendita, vinta dalla "Compagnia di San Paolo" insieme all'università degli studi di Torino, decisi ad acquistare l'immobile in quote indivise, pari a circa il 75,5 e al 24,5 rispettivamente, per 11 milioni di euro; solo a fine dicembre 2021, a distanza di oltre 16 anni dall'autorizzazione all'alienazione, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino ha dunque ricevuto la denuncia di alienazione della parte del compendio immobiliare "Cavallerizza", denuncia che ( ex art. 59 del codice) consente allo Stato di esercitare, entro 60 giorni dalla stipula del contratto di compravendita, cioè entro il 21 febbraio 2022, il diritto di acquisto coattivo a titolo di prelazione; dopo appena tre giorni dalla ricezione della denuncia, la Soprintendenza ha espresso parere negativo all'esercizio del diritto di prelazione a favore dello Stato, in considerazione delle condizioni attuali del compendio e di una (asserita) larga destinazione pubblica assicurata alle fabbriche dagli acquirenti e coerenza del progetto di recupero con la loro dignità monumentale, dandone notizia agli altri enti pubblici territoriali aventi uguale titolo d'intervenire nell'alienazione; in data 8 febbraio 2022, il segretario regionale, nel trasmettere alla Direzione generale ABAP (con nota prot. 575) il parere della Soprintendenza perché assumesse la decisione finale, che ha poi confermato il diniego sul presupposto che la privatizzazione intenderebbe restituire il bene all'uso pubblico, aveva formulato valutazioni di segno opposto, auspicando che il compendio, "di eccezionale interesse culturale, di valore assolutamente identitario per la città e lo Stato italiano" potesse tornare in mano statale "aprendo alla concreta possibilità di un uso culturale e sociale partecipato"; considerato che, sempre per quanto risulta: