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PRESIDENTE. Colleghi, quando manca un minuto alla fine dell'intervento, richiamo il senatore che sta intervenendo, in modo che ci si possa regolare, sapendo che comunque manca sempre un minuto alla fine dell'intervento. È iscritto a parlare il senatore Ruspandini. Ne ha facoltà. RUSPANDINI (FdI) . Signor Presidente, avendo poco tempo a disposizione, cercherò di utilizzarlo quantomeno per rimettere al centro ciò che riteniamo sia molto importante, almeno per il nostro partito, e cioè la questione delle infrastrutture. In questi giorni tutti abbiamo avuto modo di assistere al disastro economico causato dal blocco del Canale di Suez. Abbiamo visto una fotografia devastante, con perdite miliardarie, che ci fanno ripensare a una economia reale, vera e concreta, fondata sul lavoro, sull'ingegno e sul sacrificio umano, così diversa da quella figlia dell'alta finanza e dell'interesse sul debito, che, purtroppo, troppo spesso incide sulle nostre esistenze. Ripartirei da quel quadro, dall'importanza delle infrastrutture, soprattutto per una Nazione, come quella italiana, che ha una posizione del tutto privilegiata, come porto naturale all'interno del Mar Mediterraneo. Immaginiamo appunto tutta la questione dei nostri porti, dai quali per secoli sono partite e arrivate le merci, che sta perdendo e ha perso tantissimo spazio da questo punto di vista. Le navi oggi attraccano e partono in altri porti, nonostante l'Italia sia una piattaforma ideale al centro del Mediterraneo. Stiamo perdendo, secondo gli ultimi dati, qualcosa come 70 miliardi di euro all'anno per carenze infrastrutturali. La questione che il Gruppo Fratelli d'Italia ha posto in tutte le Commissioni è che non basta avere i soldi, ma occorre anche avere una visione per investirli bene. Le infrastrutture sono centrali per il rilancio della Nazione. Immaginiamo la possibilità di sviluppare i trasporti interni, che in alcune Regioni sono ancora all'Ottocento; di continuare nella direzione dell'alta velocità; di collegare la nostra Nazione e soprattutto di dare la possibilità al genio italiano, ai nostri lavoratori e ai nostri imprenditori di cimentarsi in imprese che solo noi possiamo realizzare. A Genova abbiamo dimostrato come gli italiani sanno reagire, costruendo un ponte in pochissimo tempo. Adesso credo che siamo pronti per il ponte sullo Stretto, altra battaglia di Fratelli d'Italia e dei patrioti che sicuramente può ridare lustro e rilancio alla nostra Nazione. Credo che dobbiamo interrogarci su questo e metterci alla prova. Ci sono tanti soldi, la stragrande maggioranza dei quali dobbiamo restituire, quindi investiamoli bene. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granato. Ne ha facoltà. GRANATO (Misto) . Signor Presidente, oggi stiamo discutendo del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, un progetto presentato il 15 gennaio 2021, quando c'era ancora il Governo Conte- bis e molti senatori seduti in quest'Aula erano all'opposizione ed hanno contestato completamente l'impianto e l'assetto del Piano in tutte le Commissioni. Queste stesse persone oggi hanno rivisto le proprie posizioni e si vedono disponibili ad accogliere tale documento, che tuttavia non è pervenuto ancora nella sua edizione definitiva alle Camere. Se fosse definitivo sarebbe forse abbastanza grave, poiché presenta ancora numerose lacune e certamente la Commissione europea non potrebbe accoglierlo favorevolmente. Se questo Piano, per come oggi è strutturato, venisse presentato alla Commissione europea così com'è sicuramente verrebbe respinto con diverse osservazioni. Purtroppo questo non farà altro che aggravare la situazione dell'Italia, che ha già serie difficoltà nella spesa dei fondi europei che ogni sette anni vengono assegnati ai vari Paesi membri. Mi riferisco ai fondi del 2014-2020: l'Italia ha speso solamente il 38 per cento delle risorse ricevute; di 44 miliardi in sette anni sono stati spesi soltanto il 38 per cento. Oggi, con un piano lacunoso sotto tanti aspetti, pensiamo invece di poter spendere adeguatamente investendo in sviluppo e crescita per il nostro Paese ben 191 miliardi? Ritengo che quest'obiettivo non sia purtroppo alla portata del nostro Paese, come sa chi ha un minimo di buon senso e di capacità di discernimento. Purtroppo, dei soldi del recovery and resilience facility , 122 miliardi di euro sono a prestito mentre 68,9 miliardi saranno a fondo perduto. L'Italia è stata l'unico Paese che ha richiesto l'intera quota del recovery and resilience facility (750 miliardi che l'Europa ha messo a disposizione). Questo sicuramente comporta l'assunzione di una gravissima responsabilità, in quanto tutto questo ricadrà sulle spalle dei nostri figli e delle nuove generazioni, che, qualora queste risorse non venissero spese bene, invece di essere agevolati ed ottenere quel futuro che tutti quanti auspicheremmo, rischiano di vedersi precluse ulteriori possibilità di sviluppo a causa delle riforme strutturali imposte dall'Unione europea che ricadrebbero sul welfare state , già messo in pericolo. L'Italia ha un rapporto tra dipendenti pubblici e cittadini estremamente basso rispetto alla media dei Paesi dell'Unione e purtroppo questo comporta difficoltà, anche per l'elevata età media dei dipendenti statali e la loro scarsa formazione in progettualità. L'età media si aggira, infatti, intorno ai 50,7 anni e questo già fa capire che c'è una grande difficoltà nella capacità di formarsi per progettare e quindi per adeguarsi alle visioni degli investimenti che l'Europa fa per lo sviluppo dei vari Paesi. Inoltre, i tagli sono intervenuti in tutti i settori della pubblica amministrazione, ad esempio anche nel settore dei beni culturali, dove c'è stata una decurtazione estremamente consistente, passando da 25.000 a 19.000 dipendenti, e dove tuttora ci sono concorsi non espletati e sospesi. Da questa situazione complessiva derivano ritardi nella burocrazia che comporteranno inevitabilmente dei ritardi nell'adempimento delle sei missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che è collegato a tante riforme, non solo della pubblica amministrazione, che sono state già consigliate dall'Europa da diversi anni (dal 2012) anche riguardo alla capacità di contenere i fenomeni di corruzione e di collusione. Purtroppo queste situazioni non danno all'Italia la possibilità di spendere tutta questa cifra entro i sei anni previsti. Intanto bisogna sicuramente ricordare che se il Piano non dovesse essere approvato, ma dovesse essere restituito con delle osservazioni, la prima tranche dell'importo complessivo arriverà solo dopo che il Piano sarà perfezionato, quindi si perderà ancora tempo. Inoltre, nel momento in cui non fossero rispettate le milestone e le phase line, che oltretutto non sono nemmeno indicate all'interno del Piano, purtroppo l'erogazione dei fondi verrà interrotta. Pertanto rischiamo di compromettere inutilmente e gravemente il futuro delle prossime generazioni, aggravando la situazione debitoria del Paese senza un effettivo riscontro sullo sviluppo che noi invece vorremmo realizzare.