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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA (14ª) 107 Simone BOSSI La seduta inizia alle ore 15,15. IN SEDE CONSULTIVA Accesso aperto all'informazione scientifica DDL 1146 Modifiche all'articolo 4 del decreto-legge 8 agosto 2013, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 ottobre 2013, n. 112, nonché introduzione dell'articolo 42-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di accesso aperto all'informazione scientifica (Parere alla 7ª Commissione. Esame e rinvio) La senatrice ANGRISANI ( M5S ), relatrice, illustra il disegno di legge in titolo, volto a rafforzare la normativa che disciplina l'accesso aperto ( open access - OA) all'informazione scientifica derivante da ricerche sostenute da finanziamenti pubblici, di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 91 del 2013, allineandola alle raccomandazioni della Commissione europea n. 2012/417/UE e n. (UE) 2018/790, sull'accesso all'informazione scientifica e sulla sua conservazione. In tali raccomandazioni si invitano gli Stati membri a sostenere la scienza aperta e l'accesso aperto, e si richiamano anche le conclusioni del Consiglio UE del 2015 sulla « ricerca aperta, in rete e ad elevata intensità di dati come fattore di una più veloce e più estesa innovazione » e le conclusioni del 2016 sulla « transizione verso un sistema di scienza aperta ». La relatrice dà, quindi, conto, più nel dettaglio, della citata raccomandazione 2012/417/UE, del 17 luglio 2012, in cui si evidenzia che le politiche di accesso aperto ( Open access ) sono volte ad assicurare l'accesso gratuito ai dati di ricerca e alle pubblicazioni scientifiche oggetto di valutazioni inter pares , nonché a consentire l'utilizzo e il riutilizzo dei risultati della ricerca scientifica (considerando n. 5), e che tali politiche dovrebbero applicarsi a tutte le ricerche che beneficiano di finanziamenti pubblici (considerando n. 6), sottolineando che "l'accesso aperto ai dati della ricerca scientifica migliora la qualità dei dati, riduce le necessità di duplicazione delle attività di ricerca, accelera il progresso scientifico e contribuisce alla lotta contro le frodi scientifiche" (considerando n. 10) e prevedendo che l'accesso aperto sia assicurato "quanto prima possibile, preferibilmente subito e comunque non più di sei mesi dopo la data di pubblicazione e di dodici mesi nel caso delle pubblicazioni nell'area delle scienze sociali e umane". Ricorda, quindi, che nel 2018 la Commissione europea ha emanato la raccomandazione 2018/790/UE, del 25 aprile 2018, che sostituisce quella precedente del 2012. Con la nuova raccomandazione, la Commissione europea ha introdotto il riferimento ai "piani d'azione nazionale" per l'accesso aperto e la diffusione delle pubblicazioni scientifiche prodotte nell'ambito di attività di ricerca finanziate con fondi pubblici, e ha fissato l'obiettivo di raggiungere l'accesso aperto per tutte le predette pubblicazioni a partire dal 2020. Nella raccomandazione si riconferma, in ogni caso, la tempistica già stabilita nel 2012, secondo cui l'accesso aperto deve essere comunque concesso "non appena possibile, preferibilmente al momento della pubblicazione e comunque non oltre i sei mesi dalla data di pubblicazione (al più tardi entro dodici mesi per le scienze sociali e umane)". Si raccomandano, inoltre, forme di incentivi non monetari in favore dei ricercatori che aderiscono a una cultura di condivisione dei risultati delle proprie attività di ricerca. Infine, gli Stati membri sono invitati a informare la Commissione europea, entro 18 mesi e in seguito ogni due anni, dei provvedimenti presi in attuazione della raccomandazione. La relatrice sottolinea, quindi, che il disegno di legge interviene modificando l'articolo 4 del decreto-legge n. 91 del 2013, in materia di accesso aperto all'informazione scientifica e ricorda che il testo vigente di tale articolo 4 prevede, al comma 2, che i soggetti pubblici preposti al finanziamento della ricerca scientifica adottino le misure utili a promuovere l'accesso aperto ai risultati delle ricerche finanziate per almeno il 50 per cento con fondi pubblici, pubblicate su periodici a carattere scientifico con almeno 2 uscite l'anno. L'accesso aperto si realizza al momento della prima pubblicazione da parte dell'editore a titolo gratuito (cosiddetta gold road ), oppure con la ripubblicazione on line senza fini di lucro (cosiddetta green road ) dopo 18 mesi dalla prima pubblicazione con fini di lucro (24 mesi le per opere umanistiche e delle scienze sociali). Con il provvedimento in esame si prevede di modificare tali disposizioni, ampliandone l'ambito di applicazione anche ai risultati parziali della ricerca e pubblicati anche su riviste con meno di due uscite l'anno o sugli atti di convegni o materiali audio e video. Si specifica, inoltre, la finalità non commerciale delle misure di promozione dell'accesso aperto, che devono essere poste in essere dai soggetti pubblici, e si riducono da 18 a 6 mesi i tempi per l'accesso aperto dopo la prima pubblicazione con fini di lucro (e da 24 a 12 mesi per le opere delle aree umanistiche e delle scienze sociali). La relatrice ricorda, in ogni caso, che le raccomandazioni europee non hanno carattere giuridicamente vincolante per gli Stati membri e, valutata l'insussistenza di criticità in ordine alla compatibilità del disegno di legge con l'ordinamento dell'Unione europea, propone di esprime, per quanto di competenza della Commissione, un parere non ostativo. La senatrice FEDELI ( PD ) chiede chiarimenti in ordine ai rapporti tra la disciplina del libero accesso e quelle di tutela della proprietà intellettuale e dei diritti d'autore. La senatrice GINETTI ( PD ), a sua volta, chiede chiarimenti sulla definizione di accesso aperto, con riferimento all'individuazione dei destinatari e all'eventuale mediazione tramite enti ad esso preposti. Si associa alle perplessità circa i rapporti con i diritti di proprietà intellettuale e sottolinea come la ricerca derivante dai finanziamenti pubblici, che in Italia sono notoriamente al disotto dell'obiettivo del 3 per cento del PIL indicato in sede europea, dovrebbe essere pubblica di per sé, mentre nella ricerca cofinanziata il titolare dovrebbe poter scegliere se aprire l'accesso o meno, a tutela del valore della ricerca stessa. Il presidente Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ) chiede di conoscere le principali innovazioni della raccomandazione del 2018 rispetto a quella del 2012. Il senatore FAZZOLARI ( FdI ) ricorda che la ricerca oggetto della normativa sul libero accesso è quella sostenuta almeno per il 50 per cento da risorse pubbliche e esprime favore nei confronti di un meccanismo finalizzato a rendere pubblici i risultati di tale ricerca. La senatrice FEDELI ( PD ) precisa la differenza del piano organizzativo che in alcuni Paesi, come Francia e Germania, è di tipo orizzontale, a cui è preposta un'agenzia, mentre in altri Paesi, tra cui il nostro, sussiste una struttura verticale incentrata sul Ministero governativo. Il seguito dell'esame è quindi rinviato.