[pronunce]

Quanto alla questione relativa all'art. 2700 cod. civ. , essa andrebbe dichiarata inammissibile o infondata, in assenza dell'esposizione di plausibili ragioni contrarie. 4. - Antonello Angeleri ed altri, nella loro qualità di consiglieri regionali della Regione Piemonte, parti nel giudizio a quo, hanno depositato atto di costituzione, nel quale hanno chiesto dichiararsi inammissibile o infondata la proposta questione. Nella successiva memoria, i medesimi hanno precisato che l'inammissibilità deriverebbe, sotto un duplice profilo, dal carattere contraddittorio e alternativo della questione sollevata nonché dalla sua irrilevanza nel giudizio principale. L'ordinanza non consentirebbe di «individuare un petitum univoco» e di «identificare in maniera chiara il thema decidendum»; e il dubbio di legittimità costituzionale, rivolto sia alla disciplina vigente sia a quella previgente, sarebbe fondato sull'«argomento centrale» dell'evoluzione del processo amministrativo, ovviamente riferibile al solo codice del processo amministrativo. D'altra parte, la normativa vigente non sarebbe applicabile al giudizio a quo (instaurato prima dell'entrata in vigore del codice stesso) e la relativa questione sarebbe perciò irrilevante. La contraddittorietà, o alternatività, della prospettazione rileverebbe anche sotto un altro profilo: da un lato, la questione riguarderebbe «in toto» l'istituto in esame, in riferimento ai poteri del giudice amministrativo nel suo processo; dall'altro essa si riferirebbe soltanto al giudizio elettorale, restando peraltro imprecisato se si richieda un intervento caducatorio o uno additivo. La normativa denunciata sarebbe, peraltro, applicabile al solo processo di primo grado: «ove mai la questione qui in discussione venisse accolta, sarebbe il TAR Piemonte a dover effettuare le autonome verifiche sul presunto falso materiale di cui si discute e non certo il Consiglio di Stato». Difettando il carattere di incidentalità, si sarebbe al limite della fictio litis, che condurrebbe a una pronuncia di manifesta inammissibilità. Quanto all'infondatezza della questione, la memoria sottolinea che la disciplina in esame costituisce, in definitiva, «un caposaldo del riparto di giurisdizione e come tale è stato puntualmente riproposto e mantenuto fermo in tutte le successive modificazioni dell'assetto della giurisdizione amministrativa», nonostante la progressiva estensione della sua sfera anche con l'attribuzione della giurisdizione esclusiva. Si pretenderebbe di «scardinare questo secolare modello in nome dei princìpi di concentrazione e celerità e dei nuovi poteri istruttori del giudice amministrativo», in realtà dirigendo la contestazione nei confronti dei tempi, eccessivamente lunghi, di svolgimento del processo civile e dunque nei confronti di un «inconveniente di fatto», inidoneo ad essere valutato nel giudizio costituzionale. Del resto, «la garanzia del riparto delle giurisdizioni costituisce un elemento con cui la ragionevole durata [del processo] va contemperato», al pari del diritto di difesa e dell'effettività della tutela giurisdizionale. Inconferente risulterebbe il richiamo dell'art. 97 Cost., attesa l'esclusione della riferibilità del principio del buon andamento all'esercizio della funzione giurisdizionale. Le previsioni relative all'accertamento di diritti da parte del giudice amministrativo costituirebbero, del resto, una «regola eccezionale e soggetta ad ulteriori limiti», identificati dalla stessa giurisprudenza amministrativa, ferma tuttavia restando la scelta - «discrezionale e non irragionevole» - di attribuire le questioni di falso al giudice ordinario per la «salvaguardia di uno dei più importanti interessi superindividuali, quello della fede pubblica, ossia della forza fidefacente di un atto pubblico, idoneo a produrre ex se effetti di certezza privilegiata». Quanto alla lamentata violazione dell'art. 76 Cost., la censura sarebbe, da un lato, inammissibile per irrilevanza, dall'altro non fondata, non potendosi ritenere che la delega «ricomprendesse anche la possibilità di intaccare i capisaldi più tradizionali dell'ambito di giurisdizione amministrativa». 5. - Ha depositato atto di costituzione anche il Presidente della Regione Piemonte, chiedendo ugualmente dichiararsi inammissibile o infondata la questione, e formulando riserva di ulteriori deduzioni. Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, la difesa ha insistito nelle richieste esponendo argomenti sostanzialmente analoghi a quelli esposti dalla difesa Angeleri. 6. - Hanno depositato comparsa di costituzione Michele Giovine e Sara Franchino, controinteressati nel giudizio a quo, chiedendo dichiararsi inammissibile o infondata la questione. Nel riservarsi di presentare memoria illustrativa - poi, a quanto consta, non pervenuta - le parti private anzidette hanno rilevato che, alla stregua della documentazione prodotta, risulterebbe asseverata una non meglio precisata "prova di resistenza", che renderebbe irrilevante la proposta questione. 7. - Ha infine depositato atto di intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo dichiararsi manifestamente infondata la proposta questione. La riserva di giurisdizione in tema di querela di falso troverebbe la sua giustificazione nella «particolare delicatezza del procedimento necessario per eliminare, dal mondo giuridico, l'efficacia probatoria dei documenti assistiti da pubblica fede». Inoltre, se si consentisse l'accertamento incidentale da parte di altro giudice, si correrebbe il rischio di decisioni contrastanti: né si determinerebbe alcuna irragionevole compressione del diritto di difesa. D'altra parte, sul versante della durata del procedimento, essendo l'incidente di falso proponibile anche in via principale, le parti ricorrenti ben avrebbero potuto attivare ad un tempo sia il giudice amministrativo che quello ordinario ai soli fini del giudizio di falso, evitando di dover attendere la decisione del giudice amministrativo. Generica e insufficiente sarebbe poi la motivazione della ordinanza in merito alla supposta violazione dell'art. 97 Cost., posto che la eliminazione della preclusione non avrebbe conseguenze ai fini della auspicata verifica della regolarità delle operazioni da parte degli organi preposti, mentre non avrebbe senso giuridico il riferimento a situazioni di "evidente falsità", trattandosi di atti assistiti da fede pubblica rimuovibile solo attraverso il relativo procedimento. Infondato sarebbe anche il prospettato dubbio di eccesso di delega, circa le norme del nuovo codice del processo amministrativo, in quanto, contrariamente a ciò che afferma il giudice a quo, le deroghe alla disciplina ordinaria stabilite dalla legge di delega devono ritenersi tassative. 8. - In prossimità dell'udienza ha depositato "atto di costituzione e memoria" la Regione Lombardia, in persona del Presidente della Giunta regionale pro tempore, parte di altro giudizio rispetto a quello a quo, pendente, con oggetto asseritamente simile, presso il medesimo giudice che ha rimesso la questione all'esame.