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con il referendum abrogativo tenutosi i giorni 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani, disponendo l'abrogazione delle parole "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito" allora contenute nel comma 1 dell'art. 154 (rubricato "Tariffa del servizio idrico integrato") del decreto legislativo n. 152 del 2006, hanno definitivamente manifestato la loro volontà di sottrarre la gestione dell'acqua (e, di conseguenza, delle fonti da cui essa sgorga) alle logiche di profitto tipiche del libero mercato capitalistico; il potere di vincolo nei confronti del legislatore e del Governo della volontà espressa dal popolo con il referendum è stata di fatto confermata dalla Corte costituzionale la quale, con la sentenza n. 199 del 2012, ha dichiarato, fatalmente, l'incostituzionalità del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, nella parte in cui riproponeva, sostanzialmente, la normativa sui servizi pubblici locali che era stata allora appena abrogata dal corpo elettorale; dunque l'acqua potabile, le fonti da cui essa sgorga, le falde acquifere, l'acqua accumulata in laghi naturali e artificiali, il sistema idrico inteso nel suo complesso devono intendersi alla stregua di un bene pubblico inalienabile che, in quanto tale, non solo non può essere sottomesso alle leggi del mercato a scapito dei diritti fondamentali della persona, ma deve essere dallo Stato mantenuto in modo adeguato e consono agli scopi, costituzionalmente imposti, cui esso è preposto; la gestione da parte dello Stato dei beni appare, invece, spesso inadeguata: oltre 2,5 miliardi di metri cubi d'acqua perduti nel trasporto, rete idrica da risanare, sorgenti naturali non captate in via di estinzione, servizio idrico in buona parte privatizzato (con conseguente negazione del diritto all'acqua ai cittadini più indigenti); l'intervento su tali problematiche è tanto più urgente in quanto il periodo di eccezionale cambiamento climatico impone di considerare l'acqua quale vera e propria risorsa strategica di rilevanza nazionale; per risolvere tali questioni, o, quantomeno, alcune, era stata presentata, presso la Camera dei deputati, la proposta di legge AC 52 (presentata il 23 marzo 2018 e abbinata con la proposta AC 773), la quale, tuttavia, è ancora ferma all'esame in Commissione; è dunque fondamentale che, nell'attesa che l' iter della legge giunga a compimento, il Governo faccia in modo che non sia posto in essere nessun pregiudizio irreparabile ai beni pubblici legati all'acqua, attuando una consona protezione dei beni acquiferi, impegna il Governo: 1) a riconoscere l'acqua un bene pubblico, comune, di importanza strategica nazionale; 2) a porre in essere una ricognizione e una mappatura di tutte le sorgenti e le falde sotterranee d'acqua potabile presenti in Italia, indicando al contempo quali siano captate (cioè inglobate in manufatti dai quali iniziano gli acquedotti) e quali non lo siano; 3) a proteggere le fonti di acqua potabile non ancora captate in quanto patrimonio paesaggistico della nazione, veri e propri monumenti della natura da valorizzare e tutelare con adeguati progetti di musealizzazione ambientale; 4) ad adoperarsi al fine di impedire, fino all'approvazione di un'organica disciplina in materia, che la gestione del servizio idrico e l'erogazione dell'acqua vengano ulteriormente privatizzate; 5) a porre in essere, anche in considerazione dell'attuale periodo di cambiamento climatico, un piano di risanamento del servizio idrico nazionale e, in particolare, della rete degli acquedotti, mediante un piano strategico teso a eliminare le dispersioni. Interpellanze Atto n. 2-00037 PERGREFFI CAMPARI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: l'Austria ha introdotto divieti integrativi per i mezzi pesanti di massa superiore a 7,5 tonnellate, che circolano sul territorio austriaco nel 2019, in aggiunta ai tradizionali divieti di circolazione nel fine settimana e nelle ore notturne; il Land del Tirolo ha messo in campo un'articolata politica di divieti finalizzati a scoraggiare il traffico su gomma, così rallentando il transito delle merci italiane verso la Germania e verso tutta l'Europa settentrionale; prossimamente scatteranno ulteriori divieti su base merceologica: dal 1° agosto 2019 per chimica, metalli, macchinari e apparecchiature; dal 1° ottobre 2019 per carta e cartone, tubi e profilati e prodotti del petrolio liquido, settori per i quali, nel solo 2018, il valore economico transitato quantificato è stato di 137 miliardi di euro; considerato che: attraverso l'arco alpino transita la metà delle esportazioni italiane e oltre il 70 per cento dei flussi import-export dell'Italia con l'Unione europea e di queste sono oltre 50 milioni le tonnellate di merci che transitano per il Brennero, su un totale di oltre 160 milioni che varcano i confini nazionali; nel 2018, per gli ambiti oggetto di "divieto settoriale" (materie prime, materiali grezzi, veicoli e rimorchi), sono transitate merci per un valore di 46 miliardi di euro; il Tirolo ha assunto una posizione unilaterale probabilmente violando la libertà di circolazione nell'Unione europea; nei mesi scorsi, la commissaria europea ai trasporti, Violeta Bulc, rispondendo alle lamentele della rappresentanza del Governo italiano a Bruxelles, ha dichiarato che il numero chiuso ai tir al Brennero è una manovra che deve essere limitata a circostanze eccezionali per il suo impatto negativo sulle regioni vicine, evidenziando, inoltre, come "un'applicazione frequente di queste misure unilaterali non aiuti nella ricerca di una soluzione consensuale che può essere supportata da tutte le regioni interessate", soluzione che si cerca di raggiungere nel contesto del meeting dei Ministri dei trasporti del corridoio del Brennero; le camere di commercio lungo l'asse del Brennero sono critiche rispetto ai citati divieti, ma allo stesso tempo sono aperte alla discussione in merito a misure di medio termine per ridurre l'inquinamento, anche mediante lo spostamento del trasporto su rotaia, da applicarsi nell'attesa del completamento della galleria di base del Brennero, si chiede di sapere come il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi affinché, in sede nazionale ed europea, venga rivisto il blocco unilaterale imposto dal Land del Tirolo e dall'Austria che limita il transito dei mezzi pesanti, creando un pesantissimo danno all'economia italiana. Interrogazioni Atto n. 3-01049 GARAVINI PATRIARCA PARENTE ALFIERI GIACOBBE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: alcune centinaia di cittadini italiani residenti in Italia si sono visti negare o revocare l'Ape (anticipo pensionistico) sociale dall'Inps, perché titolari di pro rata in convenzione (pensione estera); tra questi vi sono, per la maggioranza, cittadini disoccupati, disabili, care giver o precedentemente occupati in lavori gravosi, i quali hanno perfezionato i requisiti anagrafici e amministrativi necessari per ottenere l'Ape sociale;