[pronunce]

che in data 9 maggio 2008, quindi fuori termine, la ricorrente del giudizio a quo ha depositato memoria. Considerato che il Tribunale di Venezia, in funzione di giudice del lavoro, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 218, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006), nella parte in cui, facendo salva l'esecuzione dei giudicati già formatisi alla data di entrata in vigore della legge medesima, stabilisce che il comma 2 dell'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico) si interpreta nel senso che il personale degli enti locali trasferito nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) statale è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali, sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all'atto del trasferimento; che l'ordinanza di rimessione, depositata il 4 aprile 2006, è pervenuta - con la prova delle notificazioni prescritte nell'art. 23 della legge 11 marzo 1953 n. 87 - a questa Corte il 27 dicembre 2007; che il giudice rimettente censura la disposizione in questione in riferimento agli artt. 3, 101, 102 e 104 della Costituzione; che si è costituita la ricorrente del giudizio a quo; che quest'ultima ha prospettato la lesione, quali ulteriori parametri, degli artt. 24, 97 e 111 Cost., nonché dell'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; che la stessa parte privata ha chiesto, altresì, di rimettere alla Corte di giustizia CE, ai sensi dell'art. 234 del Trattato CE, alcune questioni pregiudiziali di interpretazione del diritto comunitario, con riguardo alla direttiva n. 77/187/CEE del 14 febbraio 1977 (Direttiva del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti); che, ancor prima di valutare i limiti entro cui il diritto comunitario può essere preso in considerazione come elemento integrativo dei parametri costituzionali (si vedano l'ordinanza n. 103 del 2008 e la sentenza n. 39 del 2008), va ribadito che l'oggetto del giudizio di costituzionalità in via incidentale è limitato alle norme ed ai parametri indicati nella ordinanza di rimessione; che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, non possono essere presi in esame, oltre ciò che è precisato nell'ordinanza di rimessione, ulteriori questioni o profili di costituzionalità dedotti dalle parti, tanto che siano stati eccepiti, ma non fatti propri dal giudice a quo, quanto che siano diretti ad ampliare o modificare successivamente il contenuto della stessa ordinanza (sentenze n. 86 del 2008, n. 244 del 2005; ordinanza n. 174 del 2003); che, pertanto, devono ritenersi inammissibili le deduzioni e le richieste della parte privata costituitasi nel presente giudizio, dirette ad estendere il thema decidendum; che, con riguardo alla norma censurata, questa Corte, con la sentenza n. 234 del 2007, ha dichiarato non fondate questioni di costituzionalità identiche a quella attualmente proposta, rilevando come si fosse determinata una situazione di oggettiva incertezza del dato normativo, in ragione delle diverse interpretazioni possibili, circa il riconoscimento della anzianità pregressa maturata dal personale ATA, ed in assenza di un diritto vivente sulla inderogabilità dei criteri enunciati dall'art. 8 della legge n. 124 del 1999, e ritenendo, pertanto, non irragionevole il ricorso, da parte del legislatore, alla interpretazione autentica effettuata con l'art. 1, comma 218, della legge n. 266 del 2005; che, sempre nella richiamata pronuncia, questa Corte ha statuito, in particolare, che l'inquadramento stipendiale nei ruoli statali del personale in questione, in ragione del maturato economico e non della effettiva anzianità complessiva di servizio conseguita presso l'ente locale, ha costituito una delle possibili varianti di lettura della norma, come emerge dai decreti ministeriali di attuazione dell'art. 8 della legge n. 124 del 1999; che la Corte ha affermato, altresì, in relazione al dedotto contrasto tra la norma denunciata e i princípi della disciplina dei rapporti di lavoro, che tale impostazione «non tiene conto del fatto che il fluire del tempo – il quale costituisce di per sé un elemento diversificatore che consente di trattare in modo differenziato le stesse categorie di soggetti, atteso che la demarcazione temporale consegue come effetto naturale alla generalità delle leggi – non comporta, di per sé, una lesione del principio di parità di trattamento sancito dall'art. 3 della Costituzione»; che, rispetto agli ulteriori profili di censura prospettati anche dall'odierno rimettente in riferimento agli artt. 101, 102 e 104 della Costituzione, non si è ravvisato, per effetto della norma contestata, alcuna compromissione dell'esercizio della funzione giurisdizionale, la quale opera su un piano diverso rispetto a quello del potere legislativo di interpretazione autentica; che, nella citata sentenza n. 234 del 2007, questa Corte ha affermato che «la disciplina dettata dall'art. 8, comma 2, della legge n. 124 del 1999, come interpretata dal censurato art. 1, comma 218, della legge n. 266 del 2005, nasce dall'esigenza di armonizzare, con una normativa transitoria di primo inquadramento, il passaggio del personale in questione da un sistema retributivo disciplinato a regime ad un altro sistema retributivo ugualmente disciplinato a regime, salvaguardando, proprio per quanto attiene al profilo economico, i livelli retributivi maturati e attribuendo agli interessati, a partire dal nuovo inquadramento, i diritti riconosciuti al personale ATA statale. Tutto ciò allo scopo di rendere, almeno tendenzialmente, omogeneo il sistema retributivo di tutti i dipendenti ATA, al di là delle rispettive provenienze e, comunque, salvaguardando il diritto di opzione per l'ente di appartenenza nel caso di mancata corrispondenza di qualifiche e profili»; che il Tribunale di Venezia non sottopone a questa Corte alcuna argomentazione diversa ed ulteriore rispetto a quelle già scrutinate nella richiamata pronuncia; che la presente questione, pertanto, deve essere dichiarata manifestamente infondata (si veda l'ordinanza n. 400 del 2007). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .