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Intanto, credo che sia importante dare un messaggio ai cittadini e anzi, per essere più precisi, alla nostra Nazione, perché quando si parla dei sacrifici o comunque delle cose che dobbiamo fare per la regolamentazione dei problemi legati al cambiamento del clima, naturalmente un cittadino normale fa il suo dovere, magari si occupa della raccolta differenziata, non va in città con l'auto la domenica, ma si domanda comunque sempre che cosa stia facendo l'Europa per prima, visto che naturalmente apre le procedure di infrazione, nei confronti di chi effettivamente sta avvelenando il nostro sistema. Guardo sempre inorridita le immagini che provengono dalla Cina e dall'India, per non parlare poi anche degli incendi che hanno interessato ultimamente le foreste dell'Amazzonia. Credo, quindi, che prima di tutto abbiamo il dovere di dare un messaggio molto chiaro, perché se si chiede la collaborazione delle imprese e dei cittadini per motivi di carattere e di natura diversi, bisogna anche dire chiaramente qual è l'impegno del nostro Stato affinché un problema di carattere globale sia affrontato in modo effettivamente globale. È importante perché, se da un lato c'è una forte sensibilità delle persone ai cambiamenti climatici - mi riferisco al piccolo di ogni famiglia, come appunto nella raccolta differenziata o nel controllo dell'uso dell'automobile - dall'altro, questi tipi di controlli che vengono ad essere introdotti hanno la caratteristica di rappresentare un peso e molto spesso un motivo di grave conflittualità a livello territoriale tra le imprese da una parte e i cittadini dall'altra; questi ultimi molto spesso si costituiscono in comitati, impedendo alle imprese di operare o ingolfando la giustizia amministrativa, che spesso si occupa di questi temi, o comunque non andando a dare un aiuto e delle risposte chiare e concrete a coloro che fanno impresa in questo settore. Penso quindi che il Governo abbia perso un'occasione, nel momento in cui ha messo mano al cosiddetto decreto clima, per i cambiamenti climatici, perché avrebbe probabilmente dovuto, almeno a mio avviso, occuparsi in modo generale di qualcosa di diverso e cioè, appunto, delle tematiche che realmente toccano la quotidianità delle persone e non semplicemente limitarsi a rincorrere, come dicevo, le procedure di infrazione, che tra l'altro da anni stanno sulle spalle del nostro Paese, che come sapete ne ha ricevute parecchie, molte sicuramente in materia ambientale. C'è un altro aspetto del decreto che mi ha colpito in modo particolare e cioè l'abdicazione della politica: si dà atto del fatto che i soggetti che devono occuparsi di questo tipo di problematiche sono gli enti locali e in primis le Regioni, ma la soluzione che poi viene trovata è sempre e comunque la medesima e cioè si va, in sostanza, ad attribuire la responsabilità politica delle scelte ai commissari, laddove non c'è la capacità specifica di risolvere i problemi. Del resto, basta pensare a tutta la partita che ha riguardato la gestione dei rifiuti in moltissime Regioni e si sa perfettamente perché la si consideri un argomento che è meglio affidare a un commissario piuttosto che mettere in capo a delle scelte chiare di natura e di carattere politico. Ritengo, quindi, che questa abdicazione non renda poi credibili anche delle forme di protocollo che vengono via via firmate; ad esempio lo stesso protocollo che riguardava l'aria, che si cita fra l'altro nell'ambito del decreto clima. Quindi, a mio modesto avviso, insisto sul concetto di un'occasione persa, indipendentemente dai temi che sono stati affrontati. L'altra questione attiene al problema di base, che è quello ovviamente dei vari oneri finanziari, ma c'è soprattutto un elemento che riguarda il continuo rinvio non solo a soggetti come i commissari, ma a decreti ministeriali. Si tratta di un altro approccio che contesto perché non solo si stanno emanando molti provvedimenti aventi carattere d'urgenza (e va bene, ce lo diciamo sempre) ma molto spesso le norme in essi contenute sono scatole abbastanza vuote che rimandano a ulteriori decreti ministeriali. In conclusione, ribadendo con insistenza quanto detto, probabilmente la normativa oggi al nostro esame rappresenta però un'occasione persa per affrontare quello che, invece, è un problema fondamentale della nostra epoca. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico statale «Stanislao Cannizzaro» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori, ai quali diamo il benvenuto. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1547 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Ferrazzi. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, parliamo del clima, l'emergenza più importante che stiamo attraversando in questi anni, negli ultimi decenni. Un'emergenza drammatica, ed è assolutamente significativo che proprio all'inizio di questo provvedimento si faccia cenno in maniera molto radicale e molto esplicita a un Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria. Il Governo, cioè, all'interno di uno dei primi provvedimenti del suo mandato, recepisce quello che ormai - per fortuna a livello internazionale, e via via anche a livello nazionale e locale - sta emergendo dalla consapevolezza diffusa, ovvero la necessità di far fronte a un cambiamento non più solamente contingente, ma strutturale, del clima a livello locale e globale. Si parla, non a caso, Presidente, colleghi e colleghe, di green new deal. Questo termine richiama un'altra tragedia della storia, un'altra crisi strutturale avvenuta più o meno un secolo fa, quando il mondo si trovò di fronte a una crisi economica mondiale; un periodo nero di crisi strutturale che avrebbe avuto ricadute drammatiche anche dal punto di vista occupazionale e lavorativo. Si immaginò allora una politica strutturale che, partendo proprio da quella crisi, la affrontasse in maniera organica, quindi con un piano di riforme capace di superare la crisi, che aveva origini soprattutto economico-bancarie, utilizzandolo come trampolino di lancio per rivedere complessivamente la politica economica e sociale degli Stati Uniti e via via di tutti i Paesi occidentali. Ebbene, Presidente, quando parliamo di green new deal parliamo esattamente di questo, della consapevolezza di una crisi che ha però natura diversa, ovvero la crisi del cambiamento climatico. Per fortuna, Presidente, in quest'Aula sono rimasti pochi - spero nessuno - tra colleghi e colleghe che vogliono mettere in dubbio questo concetto. Certamente abbiamo il precedente un po' inquietante del voto nel Parlamento europeo, in cui tutti gli eurodeputati della Lega, non più tardi di qualche semestre fa, hanno votato addirittura contro l'Accordo internazionale di Parigi, il primo accordo che a livello internazionale poneva vincoli cogenti per le attività di singoli Governi e dei singoli Parlamenti. Ma lasciamo stare, facciamo finta che non sia avvenuto e cerchiamo di capirci tra di noi per determinare i provvedimenti migliori per far fronte a questa evidente necessità.