[pronunce]

- Si è costituita in giudizio la Regione Basilicata, in persona del Presidente pro tempore della Giunta regionale, chiedendo che la sollevata questione venga dichiarata inammissibile ovvero non fondata. La Regione evidenzia, anzitutto, che la legge reg. n. 3 del 1990, tramite gli artt. 4 e 6, limitava, nelle more della formazione del Piano Paesistico Esecutivo di Ambito, la sospensione delle trasformazioni all'interno dei vari ambiti esclusivamente a quelle di tipologia “B” e cioè degli interventi di trasformazione da sottoporre a verifiche di ammissibilità previo studio di compatibilità ovvero condizionati a requisiti progettuali (là dove per tipologia “A” si intendevano gli interventi finalizzati alla conservazione del territorio e per tipologia “C” gli interventi di trasformazione a regime ordinario), così mancando di disciplinare l'eventualità «di interventi in variante alle previsioni urbanistiche vigenti che – in assenza di specifici divieti – potrebbero (paradossalmente) ritenersi ammissibili». Nel dubbio sulla possibilità di detti interventi, soggiunge la resistente, è stata appunto adottata la legge reg. n. 17 del 2007, che, sempre nelle more della formazione dei predetti Piani Paesistici Esecutivi, ha ammesso, nelle aree classificate di basso valore paesaggistico, interventi secondo la tipologia o modalità “C” e cioè di trasformazione a regime ordinario, purché «conformi allo strumento urbanistico generale ovvero in variante allo strumento urbanistico generale» e, in quest'ultimo caso, nel rispetto di talune specifiche condizioni stabilite dal censurato art. 1, la cui ratio è quella di garantire, in attesa della formazione dei Piani esecutivi, «l'ordinario sviluppo del territorio relativamente agli ambiti le cui modalità di tutela e di valorizzazione sono quelle qualificabili di trasformazione a regime ordinario, riconosciute compatibili con il valore specifico delle aree in questione, al fine di evitare ingiustificate paralisi della ordinaria attività urbanistica che si tradurrebbe in un nocumento per la corretta valorizzazione del territorio». In tale contesto, precisa la Regione, gli interventi in variante, condizionati dall'assoluta conformità ad interessi pubblici primari, «si atteggiano a specificazione di contenuti già prescritti nella disciplina urbanistica primaria che resta sostanzialmente inalterata». Con ciò, sostiene la resistente, non sarebbero fondate le doglianze mosse dal ricorso avverso la norma denunciata, giacché essa – come dimostrato dalla stessa relazione al disegno di legge regionale – non sarebbe stata dettata «per regolare o difendere interessi ambientali, ma […] per finalità attinenti ad un ordinato governo del territorio», materia su cui la Regione può vantare una potestà legislativa concorrente. Sicché, argomenta ancora la Regione Basilicata, posto che gli interventi in variante allo strumento urbanistico vanno riferiti a «zone di basso valore paesaggistico» e «non comportano alterazione al contesto paesaggistico dei luoghi», l'equivoco nel quale sarebbe incorso il ricorrente si anniderebbe nell'aver erroneamente ritenuto la disciplina denunciata inerente alla materia dell'ambiente, come tale sottratta alla competenza legislativa regionale, mentre essa, invero, chiarirebbe aspetti lacunosi della precedente legislazione regionale in materia urbanistica. Peraltro, soggiunge la resistente, l'entrata in vigore del Codice dei beni culturali e del paesaggio non limiterebbe la potestà legislativa regionale nelle materie di legislazione concorrente, come il governo del territorio, cui è da ascrivere la legge reg. n. 17 del 2007; inoltre, la stessa Corte costituzionale (con la sentenza n. 367 del 2007, citata dal medesimo ricorrente) avrebbe chiarito che «l'interesse pubblico alla tutela del paesaggio concorre con l'ulteriore interesse alla fruizione del territorio la cui tutela è affidata anche alle Regioni», là dove, peraltro, la Corte, con la sentenza n. 407 del 2002, avrebbe altresì precisato che in materia di tutela dell'ambiente «si possono manifestare anche competenze regionali, spettando allo Stato le determinazioni che rispondono ad esigenze meritevoli di disciplina uniforme sul territorio nazionale». La Regione Basilicata esclude, infine, che il denunciato art. 1 della legge reg. n. 17 del 2007 possa vulnerare l'art. 118, terzo comma, Cost., nonché l'art. 120 Cost. ed il principio di leale collaborazione, non essendo conferente, peraltro, l'evocazione del potere sostitutivo del Governo rispetto a quanto previsto dalla «fattispecie normativa censurata». 2.1. - Con ricorso notificato il 31 gennaio 2008 e depositato il successivo 7 febbraio, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha proposto questione di legittimità dell'art. 1 della legge della Regione Basilicata 26 novembre 2007, n. 21 (Integrazioni alla legge regionale del 22 ottobre 2007, n. 17), denunciandone il contrasto con gli artt. 9, comma secondo, 117, comma secondo, lettera s), e 118, comma terzo, Cost. Il ricorrente evidenzia che la disposizione denunciata modifica l'art. 1 della legge della Regione Basilicata 22 ottobre 2007, n. 17 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 12 febbraio 1990, n. 3 di approvazione dei piani territoriali paesistici di area vasta), nei cui confronti ha già promosso questione di costituzionalità in via principale (con ricorso iscritto al R. ric. n. 52 del 2007) , assumendone il contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., nonché con ulteriori principi costituzionali a tutela del paesaggio e della leale collaborazione. L'Avvocatura erariale sostiene, quindi, che analoghi profili di incostituzionalità riguarderebbero ora l'art. 1 della legge reg. n. 21 del 2001 impugnato con il presente ricorso. Difatti, la norma censurata, nel prevedere procedure autorizzatorie semplificate in aree vincolate ai sensi della precedente legge reg. n. 3 del 1990, vulnererebbe talune disposizioni del d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, e, segnatamente, gli artt. 156 - che obbliga la Regione a verificare la rispondenza della propria pianificazione preesistente ai principi dell'art. 143 dello stesso d.lgs. n. 42 entro il 1° maggio 2008 - e 143, commi 4 e 5, in forza del quale solo a seguito di tale verifica, e solo qualora sia stata effettuata d'intesa con il Ministero dei beni culturali, è consentito alla Regione, negli ambiti individuati d'accordo con il Ministero stesso, prevedere procedure autorizzatorie semplificate. Il ricorrente precisa che dette misure normative sono «finalizzate alla tutela del paesaggio, materia di competenza legislativa esclusiva statale, in base al combinato disposto degli artt. 9 e 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione e che quindi devono essere rispettate dal legislatore regionale».