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Provate a chiedere alle ditte che importano ed esportano che garanzie devono dare in certi campi, se sono italiane, perché in quanto tali godono di minore fiducia. Un conto è fare un'apertura di credito e un pagamento anticipato, un conto è avere la fiducia del sistema, dell'Italia, per non fare queste operazioni che costano. La Banca d'Italia garantisce il debito pubblico, e questo costituisce il problema. Ho promosso un convegno, che cercherò di realizzare anche in altri ambiti, che si può intitolare: «Attacco al debito: istituzione fondo salva Italia», su proposta di Panerai, Savona ed altri, che ho già sottoposto al Governo e che voglio sottoporre, appena ci sarà l'opportunità, anche all'Assemblea. In trenta secondi potrei sintetizzare come segue: costituzione di una società pubblica, nella quale far confluire il patrimonio immobiliare dismissibile; sottoscrizione delle quote da parte delle banche e dei risparmiatori, con un tasso certo. Con tale sottoscrizione si riduce il debito, per importi che vanno da 250 a 300 miliardi di euro. Una parte potrebbe essere destinata agli investimenti e le quote saranno restituite con la dismissione del patrimonio nell'arco di venti o trent'anni, patrimonio immobiliare senza vincoli di destinazione. Questo fa la Banca d'Italia ma, se vende l'oro e se non è suo, come fa a garantirlo? Come fa ad ammortizzare il debito per 80, 90 o 100 miliardi di euro, a seconda del prezzo che diamo? Io ho calcolato - ognuno fa i suoi conti - che, a 37 euro al grammo, secondo la quotazione di ieri, il valore è di 85 miliardi. Come è già stato detto, se si immettesse questa quantità di oro, il prezzo crollerebbe e la credibilità e la fiducia crollerebbero. Lo comprenderete. Credo che su questo possiamo essere d'accordo. Per quanto riguarda la questione di dove è detenuto, 5 miliardi sono a Francoforte e gli altri non lo so. Qualcuno mi dice che è tutto in Italia; una volta era un po' in Svizzera e un po' in America, ma il Governo potrebbe dirlo. Quindi, si tratta di garanzie alle banche, fiducia nel sistema, debito pubblico. La mozione proposta dalla maggioranza vorrebbe chiarire di chi è la proprietà. Possiamo tentare di farlo, ma Trichet ha detto una cosa; il direttore di Banca d'Italia Rossi, qualche giorno fa, ne ha detta un'altra. Se capitasse un'emergenza - l'oro è una riserva e una garanzia - può il Governo in carica in quel momento fare un decreto che risponda al codice militare di pace o di guerra? Fa lo stesso perché l'emergenza è dello Stato. Il Governo dica qui - è rappresentato oggi dal sottosegretario Villarosa; credevo venisse il vice ministro Castelli per competenza, ma forse sbaglio, e va bene il sottosegretario Villarosa, che ci segue attentamente anche in Commissione finanze - ai cittadini e al popolo - qualcuno rappresenta i cittadini, mentre altri rappresentano il popolo, a seconda delle visioni politiche - urbi et orbi - dico io - che non si vende perché non si può vendere. È una garanzia e, comunque - come avevo promesso nei primi interventi in quest'Aula - attacchiamo il debito pubblico, altrimenti il debito pubblico attaccherà noi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bottici. Ne ha facoltà. BOTTICI (M5S) . Signor Presidente, in primis vorrei dichiarare che nessuno della maggioranza ha mai detto di voler utilizzare le riserve auree per il pagamento del debito pubblico o per coprire le spese correnti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Se si fa un'affermazione simile e poi si dà la colpa alla maggioranza dell'aumento dello spread e della sfiducia dei mercati verso l'Italia, è sempre un concetto sbagliato. Noi non l'abbiamo mai detto. Si sta parlando delle riserve auree, dell'oro detenuto presso la Banca d'Italia. E utilizzo il termine «detenuto», perché da nessuna parte è scritto di chi sia l'oro. Nel 1893 le tre banche (la Banca nazionale del Regno d'Italia, la Banca nazionale toscana e la Banca toscana di credito) hanno dato vita alla Banca d'Italia e messo assieme le riserve; nel 1926, con l'attribuzione del monopolio esclusivo delle emissioni alla Banca di Italia, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia hanno ceduto le proprio riserve a Banca d'Italia. E hanno fatto questo perché le riserve servono per la stabilità finanziaria dello Stato. Era, quindi, una considerazione logica pensare che l'oro detenuto in Banca d'Italia fosse degli italiani. Era una considerazione logica. Accade, però, che le cose cambiano: l'Italia non è più uno Stato solo, perché è entrata prima nella Comunità europea e poi nell'Unione europea. E lì cambia, perché l'oro detenuto dalla Banca d'Italia diventa in qualche modo dedicato alla stabilità finanziaria dell'Unione europea. Quell'oro, però, è dell'Italia per cui, mancando una normativa specifica, è quindi giusto l'impegno che si chiede al Governo, perché noi possiamo arrivare a una conclusione logica, ma abbiamo sempre pensato che, per fare le cose per bene, bisogna ragionare all'interno dell'Unione europea che, se poi fosse anche un'Europa unita, sarebbe meglio. Nella mozione della maggioranza si impegna il Governo «ad adottare le opportune iniziative al fine di definire l'assetto della proprietà delle riserve auree». In effetti, nella sua risposta il presidente del Consiglio Conte giustamente afferma che, se si vuole modificare l'assetto della proprietà aurea della Banca d'Italia con un intervento del legislatore - per cui non si toglie al Parlamento la possibilità di legiferare in tal senso - un intervento normativo andrebbe valutato, sul piano della compatibilità, con i principi basilari che regolamentano l'ordinamento del Sistema europeo di banche centrali. Mettiamo il caso che il Sistema europeo di banche centrali decida di far saltare il tutto e si sciolga l'Unione europea, per cui non c'è più la Banca centrale europea e non abbiamo più l'euro. Dove vanno le riserve auree e come fanno a ritornare nella proprietà dello Stato e, quindi, garantire la stabilità del Paese Italia? Non è scritto da nessuna parte. Ricordo che l'articolo 130 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea dice che non si può influire sulla gestione e, infatti, mai si parla nella mozione di interferire con l'indipendenza della Banca d'Italia, perché siamo i primi che hanno sempre parlato dell'indipendenza della Banca d'Italia ed è per questo che ci siamo spesso irritati con il precedente Governo quando faceva provvedimenti che non erano proprio sull'indipendenza di Banca d'Italia. Quando poi nella mozione chiediamo di capire se si possono riportare indietro le riserve auree detenute all'estero è in relazione proprio al concetto di cui ho parlato poco fa: quanto costa riportare le riserve di oro nel Paese Italia? Siccome abbiamo visto che cosa sta accadendo con la vicenda Brexit - e non voglio dire che la maggioranza vuole uscire dall'Unione europea, non l'ho mai detto e nessuno lo ha mai detto - se le cose sono chiare, è sempre meglio per tutti.