[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito del provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate del 19 febbraio 2002, recante «Approvazione del nuovo bollettino di conto corrente postale per il versamento in euro del contributo unificato per le spese degli atti giudiziari», e della risoluzione dell'Agenzia delle entrate, Direzione Centrale Gestione Tributi, n. 60/E del 27 febbraio 2002, recante «Contributo unificato per le spese degli atti giudiziari di cui all'articolo 9 della legge 21 dicembre 1999, n. 448. Modalità di versamento disciplinate con decreto del Presidente della Repubblica 1° marzo 2001, n. 126», promosso con ricorso della Regione Siciliana, notificato il 15 aprile 2002, depositato in Cancelleria il 19 successivo ed iscritto al n. 16 del registro conflitti 2002. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 14 dicembre 2004 il Giudice relatore Franco Gallo; uditi l'Avvocato Giovanni Carapezza Figlia per la Regione Siciliana e l'Avvocato dello Stato Massimo Mari per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 15 aprile 2002 e depositato il 19 aprile 2002, la Regione Siciliana ha sollevato – in riferimento all'art. 36 del proprio statuto, all'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria) e al principio costituzionale di leale cooperazione tra Stato e regioni – conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione: a) al provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate in data 19 febbraio 2002, concernente «Approvazione del nuovo modello di bollettino di conto corrente postale per il versamento in euro del contributo unificato per le spese degli atti giudiziari»; b) alla risoluzione dell'Agenzia delle entrate, “Direzione Centrale Gestione Tributi”, n. 60/E del 27 febbraio 2002, concernente «Contributo unificato per le spese degli atti giudiziari di cui all'articolo 9 della legge 21 dicembre 1999, n. 448. Modalità di versamento disciplinate con decreto del Presidente della Repubblica 1° marzo 2001, n. 126». 1.1 – La ricorrente premette che: a) il Direttore dell'Agenzia delle entrate, con il provvedimento del 19 febbraio 2002, ha disposto il versamento del contributo unificato per le spese degli atti giudiziari su un conto corrente postale intestato alla “Tesoreria provinciale di Viterbo”; b) l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione del 27 febbraio 2002, nel fornire le istruzioni per il versamento del contributo unificato tramite il modello F23, ha a tal fine individuato il codice-tributo 941T, con imputazione «al capitolo 3321 del bilancio dello Stato». 1.2 – La ricorrente sostiene, in via preliminare, l'ammissibilità del sollevato conflitto, ancorché l'Agenzia delle entrate sia ente dotato di propria personalità giuridica di diritto pubblico, con autonomia regolamentare, amministrativa, contabile e finanziaria, trattandosi di organizzazione creata dallo Stato per l'esercizio di proprie funzioni e potestà. 1.3 – Nel merito, la Regione lamenta la lesione delle proprie attribuzioni e della propria autonomia finanziaria, non essendo stato specificato, negli atti oggetto di conflitto, che i proventi del contributo unificato riscossi in Sicilia, o comunque la quota di gettito sostitutiva di imposte già spettanti alla Regione Siciliana, debbono essere imputati ai corrispondenti capo e capitolo del bilancio regionale. Infatti, i provvedimenti impugnati, prevedendo l'imputazione delle somme derivanti dalla riscossione del contributo unificato per le spese degli atti giudiziari ad un capitolo del bilancio dello Stato, sottrarrebbero tali importi alla Regione, in violazione degli evocati parametri statutari, secondo i quali spettano alla Regione tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'àmbito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato, specificate dalla normativa istitutiva. La ricorrente afferma, al riguardo, che la disciplina posta in essere dai provvedimenti normativi presupposti dagli atti impugnati (art. 9 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2000»; decreto del Presidente della Repubblica 1° marzo 2001, n. 126, concernente il «Regolamento recante disciplina delle modalità di versamento del contributo unificato per le spese degli atti giudiziari, a norma dell'articolo 9 della legge 23 dicembre 1999, n. 488») non pregiudicherebbe i rapporti finanziari fra Stato e Regione, perché non disporrebbe la sottrazione alla Regione del contributo unificato, avente natura fiscale. In particolare, il contributo unificato dovrebbe considerarsi un nuovo tributo, con gettito non espressamente riservato allo Stato né destinato alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato, e non sostituirebbe – esplicitamente o implicitamente – precedenti tributi, data l'evidente diversità dei presupposti, dei soggetti passivi e della tipologia della nuova obbligazione tributaria, rispetto al precedente regime. Secondo la ricorrente, la lesione della propria sfera di competenza costituzionale non deriverebbe dalle citate previsioni legislative e regolamentari, ma esclusivamente dagli atti impugnati, i quali, in violazione degli evocati parametri, avrebbero disposto in ordine alla ripartizione delle somme in questione senza tenere conto del luogo della riscossione e senza prevedere il versamento nelle casse regionali delle somme di spettanza. La Regione osserva per altro verso che, anche ove, in base ad una diversa interpretazione, si potesse ritenere il contributo unificato riservato allo Stato o sostitutivo di precedenti forme di imposizione, gli atti impugnati sarebbero comunque illegittimi, alla luce del principio per cui lo Stato non può attribuire a se stesso il gettito di un tributo sostitutivo, quando il tributo sostituito non sia stato di sua esclusiva spettanza (come precisato dalle sentenze della Corte costituzionale n. 299 del 1973 e n. 49 del 1972), tenuto conto che, nella specie, il contributo è stato istituito contestualmente alla non applicabilità di alcuni oneri, fra i quali l'imposta di bollo, di sicura spettanza regionale per quanto riscosso nel territorio della Regione. Infine, la Regione deduce la lesione del principio costituzionale di leale cooperazione, per la violazione da parte dello Stato del dovere di mutua informazione e per la mancata intesa in ordine alla destinazione del contributo unificato. 2.