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Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di danni provocati dalla fauna selvatica. Onorevoli Senatori . – La protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio è disciplinata a livello nazionale dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). Tale normativa estende a tutta la fauna selvatica il regime di protezione, salvo per un limitato numero di specie espressamente indicate che possono essere « cacciate » nei tempi e nei modi previsti. Oggi la fauna selvatica in Italia gode di un regime di protezione che deriva dalla situazione che si era venuta a creare intorno al 1990: per alcune specie che vivevano nei nostri boschi, al limitare di campi e coltivazioni, c'era seriamente il rischio di un'eccessiva rarefazione ed in alcuni casi anche di estinzione. Finché alcuni animali, come gli ungulati, erano limitati nel numero degli esemplari e presenti soltanto in determinate aree d'Italia, i danni da fauna selvatica in agricoltura erano per lo più contenuti ed erano considerati dagli addetti ai lavori come una componente del gioco, un rischio d'impresa che si assumeva l'agricoltore nel suo lavoro. In molte aree, se era evidente l'esubero e i conseguenti danni causati da alcune specie, queste venivano catturate e spostate per andare ad accrescere la popolazione in altre zone dove questa era carente (come accadeva ad esempio per il capriolo, il cinghiale ed il cervo). Con il passare del tempo, però, favoriti dall'assenza di predatori, da questo regime di tutela e dalla disponibilità di aree montane o appenniniche e collinari abbandonate dall'agricoltura, si sono venuti a creare dei nuovi habitat molto favorevoli alla ripopolazione in particolare degli ungulati. I danni da fauna selvatica in agricoltura hanno raggiunto livelli non più sostenibili: la crisi economica obbliga ogni agricoltore ad avere la massima resa da ogni appezzamento coltivato; la compatibilità con la salute del bosco è messa in ginocchio dall'eccessiva presenza di alcune specie e anche la sopravvivenza stessa delle imprese agricole, a volte, viene compromessa. Il presente disegno di legge intende introdurre nell'ordinamento vigente in materia di prelievo venatorio e di fauna selvatica una serie articolata di misure maggiormente efficaci sulla gestione dei danni provocati dalla stessa. Si deve prendere atto del fatto che la normativa nazionale che disciplina il settore è carente di norme specifiche in tema di danni da fauna selvaggia, sia sul piano della prevenzione, sia sul piano del controllo numerico e del risarcimento dei danni. Le imprese agricole sono esasperate a causa della mancanza di strumenti adeguati per arginare la presenza spesso eccessiva e in progressivo aumento di determinate specie di animali selvatici, segnatamente gli ungulati così come i cinghiali o alcune specie alloctone, che, in caso di ingresso nei fondi agricoli, vi arrecano danni spesso irrecuperabili. Un altro problema rilevante è poi quello del controllo di alcune specie alloctone che si sono diffuse in modo invasivo, provocando gravi danni all'agricoltura: un esempio è il caso della nutria, responsabile dei danni causati alle colture e alle arginature. Sono, in particolare, a rischio idraulico soprattutto i piccoli corsi d'acqua in cui la profondità della tana può superare la metà della larghezza arginale. Un efficace controllo faunistico deve dunque essere avviato quando le misure di prevenzione si rilevino inefficaci, tramite le attività di contenimento numerico, allontanamento e controllo della fauna selvatica, che si rendono necessarie per il soddisfacimento di un legittimo quanto primario interesse pubblico. Occorre, peraltro, tenere conto dei princìpi di efficacia ed economicità delle modalità di attuazione, perseguendo il minimo impatto ecologico. Inoltre, tali misure dovrebbero essere integrate, disciplinando in modo puntuale anche l'aspetto della prevenzione dei danni da fauna selvatica, in quanto è necessario che il fenomeno sia contenuto alle origini, per cui occorre stabilire quali siano le misure di prevenzione che le imprese agricole devono adottare (ad esempio recinzioni elettrificate, trappole e altro) stabilendo adeguati regimi di sostegno finanziario. Infine, occorre risolvere il problema del risarcimento dei danni, introducendo una disciplina per gli indennizzi e per la responsabilità dell'amministrazione competente al risarcimento. Il presente disegno di legge si compone di 3 articoli. L'articolo 1 apporta delle modifiche alla citata legge 11 febbraio 1992, n. 157, modificando l'articolo 19 in materia di piani di abbattimento selettivi e introducendo i nuovi articoli da 19.1 a 19.10, rispettivamente in materia di: prevenzione e controllo dei danni da fauna selvatica; misure di controllo della fauna selvatica; misure straordinarie di controllo della fauna selvatica; soggetti abilitati a esercitare il controllo ; indennizzo per danni provocati dalla fauna selvatica ; responsabilità dell'amministrazione competente al risarcimento; dati statistici sui danni da fauna selvatica; tutela del patrimonio zootecnico dai danni di specie carnivore protette; contratti assicurativi. L'articolo 2 demanda ad un decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, avvalendosi del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, l'adozione un sistema incentivato per la copertura dei danni da fauna selvatica tramite l'istituzione di un'apposita sezione nel Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali.. 1 (Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157) 1 Alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 18, comma 1, lettera b) , sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « nutria ( Myocastor coypus ); »; b all'articolo 19: 1 al comma 2 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « I piani di abbattimento selettivi distinti per sesso, classi ed età possono essere realizzati anche al di fuori dei periodi, degli orari, dell'arco temporale e del numero di giornate fruibili previsti dalla regolamentazione sull'esercizio dell'attività venatoria »; 2 al comma 3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « Per l'esecuzione dei piani di abbattimento e di controllo straordinario, possono essere altresì utilizzati i coadiutori quali operatori abilitati dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano in possesso di licenza per l'esercizio venatorio »; c dopo l'articolo 19 sono inseriti i seguenti: « Art. 19.1 . – (Prevenzione e controllo dei danni da fauna selvatica) – 1. La gestione della fauna selvatica è finalizzata alla conservazione e alla diffusione delle specie animali in rapporto di compatibilità con l'ambiente e con le attività antropiche, soprattutto quelle agricole. 2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell'ambito dei piani faunistico-venatori di cui all'articolo 10, stabiliscono: a) interventi di prevenzione dei danni da fauna selvatica;