[pronunce]

Il denunciato art. 1 del d.l. n. 90 del 2014, come convertito in legge, violerebbe il diritto dei magistrati (tra cui il ricorrente nel giudizio a quo) a maturare i requisiti minimi per la pensione, tutelato dagli artt. 2, 4 e 38 Cost., sarebbe, inoltre, determinata dal citato art. 1 del d.l. n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, nella legge n. 114 del 2014, in particolare là dove, al comma 5, sostituisce l'art. 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 113, e esclude il personale della magistratura dall'applicazione del principio secondo cui le pubbliche amministrazioni possono recedere anticipatamente dal rapporto di pubblico impiego solo all'avvenuta maturazione del requisito di anzianità contributiva per l'accesso al pensionamento dei pubblici dipendenti. La normativa denunciata sarebbe, poi, anche lesiva dell'art. 3 Cost. poiché l'esclusione del personale della magistratura dal campo di applicazione della disciplina recata dall'art. 72 del d.l. n. 112 del 2008 - come modificato dall'art. 1, comma 5, del d. l. n. 90 del 2014 - determinerebbe una irrazionale disparità di trattamento in danno dei magistrati, alla luce della circostanza che «l'esigenza di raggiungere un numero di anni di lavoro sufficiente per ottenere il minimo della pensione è un interesse di tutti i lavoratori» (sentenza n. 444 del 1990). 2.- In linea preliminare, l'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito l'inammissibilità delle questioni per difetto di motivazione sull'interesse a ricorrere. La difesa statale, in particolare, ritiene che il giudice rimettente non abbia chiarito se e come il ricorrente nel giudizio principale avrebbe potuto giovarsi del trattenimento in servizio al fine di poter conseguire la pensione minima, tenuto conto che l'anzianità minima per il conseguimento del trattamento pensionistico per i magistrati è pari a 42 anni di contribuzione. 2.1.- Tale eccezione è priva di fondamento. Com'è noto, secondo la giurisprudenza costituzionale costante, «la valutazione [...] dell'interesse a ricorrere e degli altri presupposti concernenti la legittima instaurazione del giudizio a quo è riservata al giudice rimettente, mentre la verifica della Corte costituzionale è meramente esterna e strumentale al riscontro della rilevanza della questione di legittimità costituzionale con la conseguenza che la motivazione su tali presupposti può essere sindacata solo laddove implausibile» (sentenza n. 245 del 2016). Nel caso in esame, la fattispecie concreta è puntualmente descritta nell'ordinanza di rimessione, che tratteggia la situazione in cui si trova il ricorrente nel giudizio principale, nominato consigliere di cassazione all'età di 57 anni, ai sensi della legge 5 agosto 1998, n. 303 (Nomina di professori universitari e di avvocati all'ufficio di consigliere di cassazione, in attuazione dell'articolo 106, terzo comma, della Costituzione), con d.P.R. 27 gennaio 2000, come avvocato con non meno di quindici anni di anzianità, iscritto negli albi speciali per le giurisdizioni superiori, originariamente destinatario di un provvedimento di trattenimento in servizio fino all'età di 75 anni, poi revocato per effetto dell'entrata in vigore del citato art. 1 del d.l. n. 90 del 2014, cui ha fatto seguito il provvedimento di collocamento a riposo, impugnato nel giudizio principale. Tale precisa ricostruzione dei fatti, unitamente alla considerazione del regime stabilito dall'art. 24, comma 7, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 22 dicembre 2011, n. 214, che consente l'accesso alla pensione di vecchiaia ai magistrati con venti anni di anzianità contributiva e con più di 66 anni di età, confortano circa la non implausibilità della ritenuta esistenza dell'interesse ad agire del ricorrente. 3.- Devono, invece, dichiararsi inammissibili le questioni sollevate nei confronti del comma 5 dell'art. 1 del citato d.l. n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, nella legge n. 114 del 2014, in riferimento agli artt. 2, 4 e 38 Cost., nonché all'art. 3 Cost., per difetto di rilevanza. 3.1.- Nell'ordinanza di rimessione, alcune delle censure di illegittimità costituzionale, riferite agli artt. 2, 4 e 38, nonché all'art. 3 Cost., sono genericamente rivolte ai commi 1, 2, 3 e 5 dell'art. 1, congiuntamente considerati, ma sono motivate con esclusivo riguardo al comma 5, nella parte in cui sostituisce il comma 11 dell'art. 72 del d.l. n. 112 del 2008 ed esclude l'applicazione al personale della magistratura del principio secondo cui le pubbliche amministrazioni possono recedere anticipatamente dal rapporto di pubblico impiego all'avvenuta maturazione del requisito di anzianità contributiva per l'accesso al pensionamento dei pubblici dipendenti. Una simile previsione - secondo il giudice rimettente - violerebbe il diritto dei magistrati a maturare i requisiti minimi per la pensione e determinerebbe una irrazionale disparità di trattamento in loro danno. Occorre, tuttavia, precisare che l'art. 1 del citato d.l. n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, nella legge n. 114 del 2014, ha un contenuto non unitario, ma eterogeneo. I commi 1, 2 e 3 del citato art. 1 dispongono la soppressione dell'istituto del trattenimento in servizio di cui all'art. 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, recante «Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell'art. 3 della legge 23 ottobre 1992, n. 421» (comma 1) e prevedono la necessaria normativa transitoria, di carattere generale (al comma 2), per i trattenimenti in essere di tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, e "speciale" per i magistrati (comma 3), definendo, quindi, la disciplina della risoluzione obbligatoria del rapporto di lavoro pubblico, connessa al raggiungimento del limite di età ordinamentale. Il comma 5 del medesimo art. 1 provvede, invece, a modificare il comma 11 dell'art. 72 del d.l. n. 112 del 2008, che incide sul diverso istituto della risoluzione facoltativa del rapporto di lavoro pubblico, rimessa alla determinazione dell'amministrazione.