[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 14-bis, del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853 (Disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto e di imposte sul reddito e disposizioni relative all'Amministrazione finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 17 febbraio 1985, n. 17, promosso con ordinanza del 16 settembre 2003 dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia – sezione staccata di Catania, sul ricorso proposto da Mario Antonio Arena ed altri contro il Ministero delle finanze, iscritta al n. 1041 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 49, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti l'atto di costituzione di Mario Antonio Arena ed altri, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 19 aprile 2005 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l'avvocato Arturo Merlo per Mario Antonio Arena e l'avvocato dello Stato Aldo Linguiti per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, con ordinanza del 16 settembre 2003, il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia – sezione staccata di Catania, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 36, 51 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 14-bis, del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853 (Disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto e di imposte sul reddito e disposizioni relative all'Amministrazione finanziaria), convertito, con modificazioni, nella legge 17 febbraio 1985, n. 17; che l'art. 4, comma 14-bis, estende i benefici giuridici ed economici previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 1° giugno 1972, n. 319 (Riordinamento delle ex carriere speciali), al personale di concetto delle soppresse carriere ordinarie (tecniche e amministrative) che abbia sostenuto concorsi di accesso alle carriere con almeno tre prove scritte nelle materie professionali e di istituto ed abbia svolto mansioni analoghe a quelle degli impiegati delle ex carriere speciali; che il remittente lamenta la violazione degli indicati parametri costituzionali, in quanto la norma censurata, nell'estendere i suddetti benefici giuridici ed economici al personale di concetto delle soppresse carriere ordinarie (tecniche ed amministrative) solo in presenza delle ricordate condizioni di accesso, non ha incluso tra le categorie beneficiarie il restante personale della carriera di concetto (capi tecnici e geometri); che, in punto di fatto, il Tribunale amministrativo espone di dovere decidere il ricorso proposto da alcuni impiegati dell'Ufficio tecnico erariale (UTE) di Messina, inquadrati nella settima qualifica funzionale, con il profilo professionale di “capi tecnici”, avverso la nota prot. n. 1827 del 19 febbraio 1992 del Ministero delle finanze-Divisione personale I, sezione I, con la quale il Ministero ha comunicato al dirigente dell'UTE che la diversità di trattamento, soprattutto economica, venutasi a creare a seguito dell'applicazione della normativa introdotta con l'art. 4, comma 14-bis, del decreto-legge n. 853 del 1984, convertito, con modificazioni, nella legge n. 17 del 1985, tra il personale in possesso dei requisiti richiesti dalla suddetta legge, inquadrato, ai sensi del d.P.R. n. 319 del 1972, nella ottava qualifica funzionale, e coloro che, come i ricorrenti, sono stati esclusi e sono rimasti nella settima qualifica, è di esclusiva pertinenza del legislatore, senza che l'amministrazione possa assumere alcuna determinazione discrezionale al riguardo; che, in punto di rilevanza, il remittente richiama, anzitutto, la giurisprudenza di questa Corte, per la quale la dedotta incostituzionalità di una norma di legge può costituire l'unico motivo su cui può validamente fondarsi la proposizione di un ricorso giurisdizionale; che il Tribunale amministrativo sostiene, poi, che dall'accoglimento della questione proposta ed, in particolare, dall'estensione dei benefici giuridici ed economici previsti dal d.P.R. n. 319 del 1972 a tutto il personale della carriera di concetto delle soppresse carriere ordinarie, discenderebbe l'accoglimento del ricorso avanti a sé proposto; che il giudice a quo ritiene che la questione non sia manifestamente infondata, in quanto la norma impugnata determinerebbe una posizione giuridico-economica deteriore per i “capi tecnici” e i geometri, rispetto a quella di altri colleghi che occupano lo stesso posto in organico ed esercitano le medesime funzioni; che questo irragionevole diverso trattamento di situazioni identiche discenderebbe, secondo il remittente, da una circostanza affatto casuale, in quanto il numero delle prove scritte del concorso di accesso è stato fissato in modo diverso secondo i vari periodi storici, “mentre l'idoneità conseguita tende sempre ad accertare una professionalità” di analoga valenza; che sul piano giuridico-economico il trattamento deteriore dei ricorrenti nel giudizio a quo, continua il remittente, consisterebbe nella impossibilità per gli stessi di esercitare il diritto, previsto dal d.P.R. n. 319 del 1972, di opzione a transitare nella carriera amministrativa e, conseguentemente, di conseguire la ottava qualifica funzionale (non prevista in quella tecnica) e gli ulteriori benefici economici collegati allo sviluppo nella nuova carriera; che la circostanza che a qualifiche e mansioni identiche venga riservato un trattamento economico e giuridico differente violerebbe gli articoli 3, 36 e 51 della Costituzione e, più complessivamente, il generale principio di ragionevolezza; che la norma censurata, nel determinare il ricordato diverso trattamento di situazioni identiche, violerebbe anche, sempre secondo il remittente, l'art. 97 della Costituzione ed, in particolare, i criteri di logica e di coerenza “nell'organizzazione amministrativa”; che il remittente sostiene, al riguardo, che “i presupposti di buon andamento della P.A. si identifichino non soltanto con la emanazione di adeguati strumenti legislativi e regolamentari, e con la scrupolosa osservanza degli stessi, ma anche con l'attribuzione al personale della legittima posizione giuridico-retributiva, atteso che, come è naturale, la violazione, al riguardo, dei necessari canoni di giustizia distributiva si traduce, in capo ai dipendenti interessati, in uno stato di insufficiente serenità, che non può non ripercuotersi sul lavoro dei relativi Uffici, creando un clima di tensione e di incertezza”; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio, chiedendo che sia dichiarata l'infondatezza della questione proposta;