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Del resto questo è stato anche il metodo innovativo proposto dal Ministro per la coesione territoriale, specificamente per le aree interne, al fine di valorizzare ciò che di positivo è già stato fatto dai territori, cercando sempre di ripartire da essi. Ma «Laboratorio isole» non è solo metodo, è anche contenuti. Si parte infatti dalla previsione di un piccolo fondo, da implementare con finanziamenti altrimenti frazionati in vari Ministeri, il tutto nell'ottica di una programmazione unitaria. Come unitaria deve essere l'azione finalizzata a realizzare gli interventi previsti dai PIST (progetti integrati di sviluppo territoriale). Programmazione non solo di interventi pubblici ma anche di progetti privati, coerenti e concorrenti a realizzare il quadro programmatico pluriennale del DUPIM (Documento unico di programmazione isole minori) e dei PIST. Occorre però anche la revisione dei comportamenti amministrativi, compresi quelli autorizzatori, come indicato nella legge n. 662 del 1996 che è datata, ma non quanto alle modalità di azione ivi previste. In essa infatti venivano codificate eccezioni nei comportamenti, dello stesso tipo di quelle proposte nel presente disegno di legge. Non meno necessaria è la valorizzazione dell'autonomia comunale, unitamente ad una maggiore libertà ed autonomia finanziaria, pur nel quadro legislativo vigente, da attuarsi in modo più elastico, così da non costituire un freno ma una accelerazione dell'attività amministrativa. La legge n. 42 del 2009, oltre a codificare i princìpi per l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, prevede, in vari articoli, disposizioni specifiche per le isole minori. Ora, pur facendo salva l'autonomia delle regioni a statuto speciale, il presente disegno di legge ha teso a precisare e rendere applicabili alcune norme che, essendo enunciate come principio, non sembrerebbero produrre effetti attuativi immediati per i comuni, che non hanno competenza legislativa. Agli articoli 9, 10 e 11 del disegno di legge sono previste norme specifiche su sanità, scuola, trasporti. Anche qui al fine di dare soluzioni e non di garantire privilegi ai danni di diritti essenziali. Un articolo specifico è dedicato al tema «giustizia» che, in sintonia con quanto sancito nel decreto «del fare», rafforza l'obiettivo di ridurre il contenzioso, attraverso forme alternative quale la mediazione. Queste modalità intervengono infatti nel circuito istituzioni-cittadini-imprese, favorendo la riduzione dei tempi di amministrazione della giustizia e soprattutto l'adozione di soluzioni condivise dalle parti in causa. Si propone pertanto la revisione della disciplina dei decreti legislativi 7 settembre 2012, nn. 155 e 156, attuativi della delega di cui alla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di revisione delle circoscrizioni e degli uffici giudiziari, anche in considerazione del fatto che alcune isole minori sono sedi di carceri e quindi lo spostamento dei detenuti comporta oneri finanziari maggiori, rispetto invece alla conservazione della sede accorpata nelle cosiddette «Case della giustizia». Particolarmente significativo è anche il mutamento dell'agire delle banche. La proposta infatti tende a individuare e definire un ruolo della banca che sia più legato al territorio, quindi maggiormente prossimo all'ente locale, che spesso non ha le professionalità capaci di assicurare adeguate valutazioni in ordine all'appropriatezza del tipo di intervento proposto dai privati. Un esperimento in tal senso è stato realizzato già con il Banco di Sardegna e gli effetti sono stati positivi per tutti: l'istituzione, i cittadini e la banca. Anche le università potrebbero svolgere un ruolo non solo di maggiore aderenza ai profili di formazione legati al territorio, ma anche di maggiore e concreta finalizzazione di progetti. Questo contribuirebbe tra l'altro a superare il gap di progetti, dovuto alla cronica assenza di fondi per la progettualità. In ultimo, la proposta di una Conferenza per il Mediterraneo mira ad inserire il problema complessivo delle isole minori in un quadro di programmazione e di progetti integrati, superando la più tradizionale «cooperazione per lo sviluppo» nella prospettiva di progetti di coesione e sviluppo meglio integrati a livello europeo. Gli interventi previsti con il presente disegno di legge comportano maggiori oneri per la finanza pubblica, per la cui quantificazione e relativa copertura si rimanda alle determinazioni della Commissione Bilancio del Senato, che verrà investita sul punto nel corso dell’ iter legislativo del provvedimento, del quale si auspica una celere calendarizzazione al fine di dare corso alle legittime aspettative delle comunità territoriali interessate.. 1 (Oggetto e finalità) 1 La presente legge reca misure per la crescita delle isole minori, in considerazione del valore unico che esse rappresentano sotto il profilo naturalistico e ambientale, delle tradizioni e delle particolari culture che vi sono conservate, ed in applicazione degli articoli 174 e seguenti del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che, nel riconoscimento dei gravi e permanenti svantaggi naturali delle regioni insulari, prevedono la particolare tutela di tali regioni, attraverso provvedimenti e normative anche in deroga, per superare gli specifici divari geografici, infrastrutturali, amministrativi e dei servizi rispetto alle regioni maggiormente sviluppate. 2 In attuazione dell'articolo 119, quinto comma, della Costituzione, nonché degli articoli 1, 16 e 22 della legge 5 maggio 2009, n. 42, lo Stato adotta gli interventi necessari per la valorizzazione, lo sviluppo socio-economico, la tutela e la messa in sicurezza del territorio delle isole minori. 3 Gli interventi di cui al comma 2 sono predisposti e attuati in sinergia e d'intesa con le regioni interessate, con i comuni delle isole minori, di cui all'allegato A, e con gli altri enti territoriali costituiti nell'ambito delle isole minori, in base alle rispettive competenze, anche mediante il concorso e il coinvolgimento dei cittadini residenti, quale presupposto per una corretta applicazione del principio di sussidiarietà, al fine di superare le disparità nell'erogazione dei servizi pubblici fondamentali nonché per implementare le strategie di sviluppo locale e gli investimenti territoriali integrati e di inclusione sociale. 4 Nella predisposizione degli interventi di cui al comma 2, lo Stato, le regioni, i comuni e gli altri enti territoriali si attengono ai princìpi della semplificazione amministrativa, anche in deroga alle normative vigenti, e del rafforzamento della capacità istituzionale, amministrativa e fiscale, in quanto strumenti idonei a realizzare un modello di sviluppo effettivamente rispondente alle specifiche necessità delle isole minori, basato sulla valorizzazione dei territori e delle loro specificità nonché sul riordino e la semplificazione delle competenze dei soggetti istituzionali coinvolti. 5 I comuni delle isole minori, di cui all'allegato A, nonché gli enti parco e le comunità insulari e di arcipelago, ove istituiti, sono riconosciuti come poli per lo sviluppo sostenibile, ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 2 (Interventi per lo sviluppo e la valorizzazione delle isole minori)