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Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, in materia di impignorabilità dell'abitazione principale, e altre norme per la tutela dei contribuenti. Onorevoli Senatori. – La crisi che morde il nostro Paese dal 2008 non accenna a placarsi e anzi sembra involvere in una spirale perversa. Migliaia di persone si trovano in condizioni di difficoltà economica e di conseguenza le inadempienze in materia di pagamenti, anche verso la pubblica amministrazione, costituiscono un fenomeno in rapida espansione. Tuttavia queste non sono persone disoneste, bensì semplici cittadini che si trovano a dover fronteggiare al contempo la perdita del posto di lavoro, o magari la chiusura della loro piccola impresa, e le necessità finanziarie derivanti dall'impegno di mantenere la famiglia. Appare quindi evidente come, se da un lato è certamente giusto che lo Stato punti al soddisfacimento dei propri crediti, non si possa, dall'altro lato, vessare cittadini onesti che attraversano un periodo di difficoltà finanziaria. La caccia all'evasore infatti ha finito per provocare effetti paradossali; uno degli aspetti più eclatanti di questa vessazione è rappresentato infatti dalla procedura di espropriazione immobiliare e dalle procedure connesse, in particolar modo quando queste vadano a colpire la prima casa di proprietà. La prima casa è il principale patrimonio delle famiglie italiane, primo passo per la sicurezza e la crescita economica e sociale. Oggi queste famiglie hanno paura: la società Equitalia Spa ha pignorato 37.000 case nel 2010 e 44.000 nel 2011, e nel 2012 i pignoramenti sono ancora aumentati del 22,8 per cento; un numero impressionante che non può non spaventare chi ha comprato una casa con i sacrifici di una vita e attraversa oggi un momento di difficoltà finanziaria o addirittura rischia di vedersela sottratta in forza di violazioni al codice della strada, di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992. La prima casa di proprietà peraltro esercita anche una fondamentale funzione di garanzia qualora il debitore volesse contrarre un prestito per onorare il proprio insoluto; trovarla ipotecata o pignorata o, ancora peggio, esserne espropriato, lo priva di un suo fondamentale diritto di libertà. Non è ammissibile che una famiglia perda la propria casa, magari il suo unico bene reale, acquistato con anni di sacrifici, in funzione di un debito con lo Stato, pari a una cifra anche di gran lunga inferiore al valore della stessa casa; questo rappresenta un'inaccettabile ingiustizia e inoltre costituisce un pericoloso fattore di instabilità sociale. L'espropriazione della prima casa costituisce in ogni caso una lesione della sfera più intima delle persone, alla quale noi ci opponiamo con forza e perciò abbiamo deciso di presentare il disegno di legge che interviene proprio su queste tematiche. La sproporzione tra il valore di mercato degli immobili e l'ammontare medio dei debiti con il fisco, unitamente alla profonda convinzione che la casa nella quale la persona vive sia un bene imprescindibile, ci hanno spinti a intervenire nel senso di stabilire l'impignorabilità totale della prima casa. L'impignorabilità totale è sancita in favore della prima abitazione non di lusso, delle sue pertinenze, e dei locali o immobili presso i quali è esercitata l'attività lavorativa o professionale. I medesimi immobili sono anche esclusi da quelli per i quali il concessionario della riscossione può iscrivere un'ipoteca cautelare. Infatti, la misura cautelare dell'ipoteca che, secondo il disposto legislativo, dovrebbe favorire il contribuente concedendogli ulteriori sei mesi di tempo, al contrario lo danneggia, privandolo della disponibilità di un bene che vale anche cento volte di più del debito tributario ed esponendolo a gravi disagi con gli istituti di credito, che lo escludono dal circuito finanziario e lo discriminano pericolosamente, impedendogli così, di fatto, di poter rientrare del debito tributario. Alla nuova regola dell'impignorabilità di questi immobili fanno eccezione solo la possibilità del pignoramento della prima casa per insolvenza sul mutuo, nonché in presenza di fideiussioni volontarie e nei casi di sequestro o di confisca posti in essere in applicazione delle norme contro la criminalità organizzata. Con riferimento ai mutui e alle fideiussioni volontarie, infatti, il legislatore si andrebbe illegittimamente a intromettere in un contratto liberamente sottoscritto dalle parti. Inoltre, intervenendo in tal senso, si otterrebbe il risultato opposto a quello che si desidera, in quanto le banche non concederebbero più mutui in assenza di garanzie, oppure li erogherebbero a fronte di interessi altissimi, di fatto escludendo le classi sociali meno agiate dalla possibilità di acquisto della casa con le sole proprie forze. In questo ambito è invece preferibile continuare a utilizzare gli strumenti già previsti da precedenti disposizioni di legge e regolamentari, volte, ad esempio, alla ricontrattazione dei mutui, allungandone la durata per alleggerirne le rate, oppure a una temporanea sospensione delle rate sui mutui per la prima casa. Per quanto riguarda invece i locali adibiti all'esercizio di attività professionali, le norme in vigore già prevedono (legge n. 52 del 2006) l'impignorabilità relativa degli strumenti, degli oggetti e dei libri indispensabili per l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore, nella misura in cui essi non possano essere sostituiti da altri mezzi; questo dovrebbe valere anche per i locali e gli immobili presso cui l'imprenditore opera, ma la norma non è chiara. Al contrario, appare del tutto evidente come lo spostamento dell'attività di una piccola o media impresa (PMI) da un locale, o da un capannone, all'altro, possa decretarne la morte per l'onerosità dell'operazione. La tutela della prima casa costituisce tuttavia solo uno degli scopi perseguiti dal presente disegno di legge, che nel suo complesso intende costruire un sistema più completo di tutele in favore dei contribuenti, soprattutto alla luce della congiuntura economica sfavorevole che il nostro Paese sta attraversando, basato, da un lato, sul diritto alla difesa e, dall'altro, sul diritto al risarcimento dei danni eventualmente sofferti. Le norme che si propongono infatti incidono profondamente sia sul complesso della procedura per la riscossione dei tributi da parte dei concessionari, sia sui danni che possono derivare da errori occorsi nella sua attuazione, quali, ad esempio, il fenomeno delle cosiddette «cartelle pazze», sia infine recano alcune disposizioni ad efficacia limitata nel tempo, finalizzate a concedere una «boccata di ossigeno» ai cittadini che versino in situazioni di momentanea difficoltà economica.