[pronunce]

che, infine, del tutto infondata sarebbe la censura relativa alla violazione dei principi in tema di rapporto tra funzione giurisdizionale e potere legislativo, perché le modifiche introdotte non si pongono affatto come legge di interpretazione autentica, non hanno carattere retroattivo e non intendono in alcun modo incidere sui giudicati preesistenti; che, con 4 atti di intervento di analogo tenore, si sono costituite nei giudizi di costituzionalità le società: PICADA 2 s.r.l., Vallesi s.r.l., Golden Lady Company s.p.a., Lanificio Angelico; che con altri 4 atti di intervento, eguali tra loro, si sono costituite anche le parti private: Ivy Oxford co. s.r.l., Romano s.p.a., Errebi s.p.a., Baldinini s.r.l. ; che tutte le parti private sostengono la fondatezza della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale amministrativo per il Friuli-Venezia Giulia sulla base di motivazioni analoghe a quelle di cui all'ordinanza di rimessione; che, in prossimità dell'udienza, le difese delle parti private costituite hanno presentato memorie illustrative insistendo nelle proprie richieste di accoglimento delle questioni sollevate; che, in particolare, con riferimento al ius superveniens si è evidenziato che a seguito dell'emanazione del d.l. n. 201 del 2011 è venuto meno l'obbligo di chiusura domenicale e festiva e, conseguentemente, non vi sono più limiti o prescrizioni in ordine a tale obbligo; che, in tal senso, è allegata una circolare della Direzione centrale lavoro, formazione, commercio e pari opportunità della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia del 22 dicembre 2011 nella quale si prende atto dello ius superveniens che determina, secondo gli stessi uffici regionali, l'immediata abrogazione della norma regionale impugnata non essendo dato alcun termine alla Regione per l'adeguamento alla nuova disciplina; che, in ogni caso, vengono ribaditi tutti i motivi già espressi nei relativi atti di costituzione a sostegno dell'accoglimento della questione sollevata dal TAR Friuli-Venezia Giulia. Considerato che le ordinanze di rimessione sollevano questioni identiche o analoghe, onde i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica decisione; che il Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia dubita - in riferimento agli articoli 2, 3, 41 e 117, primo e secondo comma, lettera e), della Costituzione, della legittimità costituzionale degli articoli 19, 29-bis e 30, comma 2, lettera b), della legge della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia 5 dicembre 2005, n. 29 (Normativa organica in materia di attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande. Modifica alla legge regionale 16 gennaio 2002, n. 2 «Disciplina organica del turismo»), in particolare nella parte in cui escludono gli esercizi commerciali con superficie di vendita inferiore ai metri quadrati 400, ma insediati in centri commerciali, dalla possibilità di usufruire delle deroghe all'obbligo di chiusura festiva e domenicale previste dall'art. 30, comma 2, lettera b), della medesima legge; che, secondo il rimettente, le norme citate violerebbero gli artt. 2, 3, 41 Cost. per l'immotivata ed irrazionale disparità di trattamento fra fattispecie analoghe che consegue alla disciplina differenziata tra operatori commerciali di pari dimensioni, con solo una differente ubicazione all'interno o meno di un centro commerciale; che sarebbe violato anche l'art. 117, primo comma, Cost. e l'art. 28 del Trattato dell'Unione europea (TUE), in quanto la distinzione fra i vari esercizi commerciali al dettaglio non trova alcun fondamento nel principio concorrenziale e comporta un ostacolo anche alla libera circolazione dei prodotti provenienti da Paesi UE, ove distribuiti in esercizi di limitate dimensioni, ma ubicati in centri commerciali; che il dubbio di legittimità costituzionale investe anche la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. trattandosi di norme riconducibili alla materia «tutela della concorrenza» attribuita alla competenza legislativa esclusiva dello Stato; che, infine, le modifiche introdotte si porrebbero in contrasto anche con i principi in tema di rapporto fra funzione giurisdizionale e potere legislativo, perché il legislatore regionale avrebbe introdotto le norme de quibus al solo scopo di superare ed eludere il giudicato amministrativo; che, successivamente alle ordinanze di rimessione, la disciplina degli orari degli esercizi commerciali e della chiusura domenicale e festiva ha subito rilevanti modifiche ad opera del legislatore statale; che un primo intervento si è avuto con l'art. 35, comma 6, del d.l. 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, che ha aggiunto la lettera d-bis) al comma 1 dell'art. 3 del d.l. 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale); che la nuova lettera d-bis) del comma 1 del citato art. 3 del d.l. n. 223 del 2006 aggiunge all'elenco degli ambiti normativi per i quali espressamente esclude che lo svolgimento di attività commerciali possa incontrare limiti e prescrizioni anche la disciplina degli orari e della chiusura domenicale o festiva degli esercizi commerciali sia pure solo in via sperimentale e limitatamente agli esercizi ubicati nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte; che l'art. 31 del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha ulteriormente modificato l'art. 3, comma 1, lettera d-bis), del d.l. n. 223 del 2006 eliminando dal testo della norma il riferimento ai Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte, così estendendo la liberalizzazione della disciplina degli orari degli esercizi commerciali e della chiusura domenicale e festiva a tutte le attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell'articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59); che la modificata normativa statale prevede che tali attività commerciali non possano più incontrare limiti o prescrizioni relativi agli orari di apertura e chiusura e alle giornate di chiusura obbligatoria; che compete al rimettente verificare se la motivazione in ordine alla rilevanza e alla non manifesta infondatezza della questione, prospettata nell'ordinanza di rimessione, resti o meno valida alla luce del novum normativo; che, pertanto, occorre restituire gli atti al giudice rimettente, perché operi una nuova valutazione della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione (ordinanze n. 145, n. 38 e n. 12 del 2010)..