[pronunce]

dall'altro lato, la lamentata illegittimità costituzionale dell'articolo 25 del d.P.R. n. 602 del 1973 attiene all'omessa inclusione della data di consegna dei ruoli tra le indicazioni necessarie contenute nella cartella, onde il vizio denunciato non può che riferirsi alla norma legislativa che tali indicazioni determina; che la questione è peraltro manifestamente infondata sotto tutti i profili; che, infatti, non è posta in discussione l'adeguatezza del termine di decadenza stabilito dall'art. 17, primo comma - operante in quanto non è invece apposto a pena di decadenza il più breve termine per la liquidazione delle imposte dovute in base alla dichiarazione, stabilito dall'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973 (cfr. art. 1 della legge n. 449 del 1997, e su di esso la sentenza n. 229 del 1999 -, ai fini di consentire una adeguata difesa del contribuente e di impedire che sia reso possibile troppo a lungo o a tempo indeterminato l'esercizio della pretesa tributaria (i cui presupposti, peraltro, risultano in questi casi dalla stessa dichiarazione del contribuente, e non sono oggetto di attività di accertamento dell'ufficio): ma è solo contestata l'omessa indicazione, nella cartella notificata, della data di consegna dei ruoli, da cui deriverebbe una eccessiva difficoltà per il contribuente di accertare l'eventuale violazione del termine stabilito a pena di decadenza; che, sotto questo profilo, deve osservarsi che la data di consegna dei ruoli, regolata peraltro, secondo la disciplina vigente all'epoca, anche attraverso precise scansioni temporali (art. 13, primo comma, del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo anteriore al d.lgs. n. 46 del 1999) , era pienamente conoscibile da parte del contribuente, già prima dell'instaurazione del giudizio, sia attraverso la affissione del processo verbale di consegna prevista dal secondo comma del detto art. 13, sia attraverso l'esercizio del diritto di accesso, spettante al contribuente, ai documenti che lo riguardano, e ciò senza che tale conoscenza implicasse oneri eccessivi a carico del contribuente: a parte la possibilità, dopo l'instaurazione del giudizio, di attivare i poteri istruttori del giudice tributario; che il controllo sull'osservanza del termine era dunque pienamente possibile, onde non si verificava né la indebita compressione del diritto del contribuente di agire in giudizio, né la violazione dei principi di buon andamento e di imparzialità dell'amministrazione finanziaria, peraltro sempre vincolata, per effetto del generale principio di legalità dell'azione amministrativa, all'osservanza delle regole, delle procedure e dei termini stabiliti dalla legge, anche indipendentemente dagli effetti di decadenza che possano essere collegati alla inosservanza dei termini medesimi. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nel testo vigente prima delle modificazioni recate dall'art. 11 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), sollevata, in riferimento agli articoli 97, primo comma, e 24, primo comma, della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 3 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Onida Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 18 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola