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Tale situazione ha indotto i cittadini, confortati dalle rassicurazioni degli stessi uffici dell'INPS, ad attendere e a confidare nella definizione delle istanze, pur se a notevole distanza di tempo, senza la necessità di promuovere contenziosi. La tesi innovativa, che assimila le domande di riscatto a quelle per prestazioni previdenziali, dunque, si pone in contrasto non solo con l'orientamento interpretativo più consolidato, secondo cui il riscatto e la ricongiunzione non sono prestazioni previdenziali, ma anche con la prassi sinora invalsa e viola il principio del legittimo affidamento. In virtù di tale principio va tutelata la posizione del soggetto che subisce un pregiudizio a causa di un intervento dei pubblici poteri o di un comportamento della pubblica amministrazione, che frustrano una sua aspettativa legittima proprio perché ingenerata da atti o comportamenti della medesima pubblica amministrazione, anche protratti nel tempo, che possono convincere il cittadino a confidare in buona fede sull'emanazione di un provvedimento favorevole o sul perdurare di una determinata situazione di vantaggio. L'assoggettamento a termine decadenziale per le domande di riscatto o di ricongiunzione non solo contrasterebbe con la natura di tali domande e con la tutela del legittimo affidamento, ma, poi, spingerebbe i cittadini a promuovere immediatamente innumerevoli giudizi nei confronti sia dell'INPS sia delle amministrazioni interpellate dal medesimo istituto, che non abbiano dato tempestivo riscontro. Ciò incrementerebbe il carico di lavoro già notevole degli uffici giudiziari, comporterebbe la condanna degli enti convenuti al pagamento di spese di lite (con i connessi profili di responsabilità di funzionari e dirigenti) e comprometterebbe soprattutto il rapporto di affidamento tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Va rammentato che nello svolgimento dell'attività autoritativa, la pubblica amministrazione è tenuta a rispettare non soltanto le norme di diritto pubblico, ma anche le norme generali dell'ordinamento civile che impongono di agire con lealtà e correttezza, la violazione delle quali può far nascere una responsabilità da comportamento scorretto. Sotto il profilo finanziario, il presente disegno di legge consente la realizzazione di importanti risparmi e non comporta spese per la pubblica amministrazione. In assenza della modifica normativa qui proposta, infatti, una generalizzata e indiscriminata applicazione del termine di decadenza esporrebbe l'INPS a numerosi contenziosi promossi tanto da parte dei cittadini incolpevolmente destinatari dei provvedimenti di decadenza quanto da parte di coloro che, temendo la decadenza, alla scadenza del termine per la conclusione del procedimento (o ancor prima), non esiteranno a rivolgersi all'autorità giudiziaria con la conseguente condanna delle amministrazioni pubbliche al pagamento delle spese processuali. Di tutto ciò risentirebbero negativamente sia la funzionalità degli uffici dell'ente previdenziale, che non potrebbero assicurare tempestivamente la definizione di tutte le pratiche pendenti e che sarebbero distolti da attività più urgenti legate anche alle importanti riforme previdenziali di quest'anno, sia il fondamentale rapporto di fiducia tra i cittadini e la pubblica amministrazione; non va poi tralasciato l'abnorme incremento del contenzioso previdenziale, che già grava pesantemente sugli uffici giudiziari (e i connessi rischi di risarcimento per l'eccessiva durata dei processi). Il presente disegno di legge mira quindi ad evitare una simile situazione inutilmente dispendiosa per le finanze pubbliche e a creare un clima di fiducia tra i cittadini, l'INPS e le altre pubbliche amministrazioni.. 1 1 All'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 639, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: « I termini di decadenza previsti dal presente articolo si interrompono allorché, in relazione alle domande di prestazioni previdenziali, l'Istituto fa richiesta di documentazione a un'altra amministrazione pubblica; in tal caso, i termini di decadenza ricominciano a decorrere dalla data in cui l'Istituto riceve la documentazione richiesta. Il presente comma si applica a tutti i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione e non ancora definiti, salvo che, prima di tale data, sia passata in giudicato una sentenza che abbia dichiarato la decadenza. La domanda amministrativa di riscatto del corso di laurea e di altri corsi di studio e le domande di ricongiunzione di contributi ai sensi dell'articolo 1 della legge 7 febbraio 1979, n. 29, non rientrano tra le domande di prestazioni previdenziali soggette ai termini di decadenza previsto dal presente articolo ».