[ddlpres]

Viene poi prevista una serie di norme volte ad accompagnare in via transitoria il passaggio dalla vecchia alla nuova disciplina, per quanto concerne le funzioni e le qualifiche possedute dal personale della polizia locale, il rilascio della patente di servizio, l'identificazione degli addetti al coordinamento e al controllo nell'attuale categoria «D», il mantenimento dei rispettivi distintivi di grado da parte dei comandanti dei Corpi di polizia municipale che confluiscono in un Corpo intercomunale di polizia locale. Infine è prevista una specifica norma dedicata al personale della polizia locale obiettore di coscienza, prevedendo che il personale attualmente in forza, che ha esercitato il diritto di obiezione di coscienza e che non intende revocarla viene trasferito ad altro servizio dell'ente, entro un anno dall'entrata in vigore del presente disegno di legge, preservando categoria e posizione economica. Si istituisce l'inno nazionale della polizia locale e la giornata della memoria indicata nella data del 12 settembre in ricordo degli undici vigili fucilati -- rimasti unici a difendere il territorio nel 1943 -- dalle truppe avio-trasportate tedesche. Sono riconosciuti la causa di servizio e l'equo indennizzo ante decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, infine, si riconosce la possibilità agli operatori di fregiarsi dei riconoscimenti sulla divisa in base all'anzianità di servizio, agli interventi effettuati come protezione civile, ad atti di eroismo riconosciuti dalle istituzioni e/o organizzazioni di categoria di rappresentanza. L'articolo 27 elenca una serie di modifiche alla normativa vigente per renderla coerente con l'impianto di tutto il disegno di legge. Viene innanzitutto abrogata la legge 7 marzo 1986, n. 65 «Legge-quadro sull'ordinamento della polizia municipale» (comma 1). Il comma 2 rimuove una serie di limiti di operatività imposti all'operatore di polizia locale nell'esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, limiti derivanti dall'interpretazione del combinato disposto dell'articolo 5 della legge n. 65 del 1986 e dell'articolo 57 del codice di procedura penale del del codice di procedura penale. In base alla lettura combinata delle due norme, allo stato attuale tutti gli addetti della polizia municipale quando svolgono funzioni di polizia giudiziaria, sia in qualità di agenti che in qualità di ufficiali, sono soggetti: a) al limite territoriale (previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera a) , della legge n. 65 del 1986 e dall'articolo 57, comma 2, del codice di procedura penale); b) al limite dell'orario di lavoro (previsto dall'articolo 57, comma 2, del codice di procedura penale); c) al limite delle proprie attribuzioni (previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera a) , della legge n. 65 del 1986). Oltre a questi limiti i responsabili del servizio o del Corpo e gli addetti al coordinamento e al controllo, in base al comma 3 dell'articolo 57 del codice di procedura penale, sottostanno all'ulteriore limite «del servizio cui sono destinate» che li ha fatti ritenere assoggettati ad una competenza «specifica o settoriale», cioè limitata alle tipologie di reato connesse alle materie di competenza. Con l'abrogazione della legge n. 65 del 1986 e l'aggiunta della lettera b-bis) al comma 1 dell'articolo 57 del codice di procedura penale, i comandanti, i responsabili di area, gli addetti al coordinamento e controllo e gli addetti al controllo appartenenti alla polizia locale, sono considerati ufficiali di polizia giudiziaria a competenza generale, senza ulteriori limitazioni se non quelle legate al territorio della struttura di appartenenza, salve le espresse ipotesi di ultraterritorialità elencate nell'articolo 12 del presente disegno di legge. Analogo risultato è conseguito con la sostituzione operata sul testo della lettera b) , del comma 2, dell'articolo 57 del codice di procedura penale, in relazione all'estensione delle funzioni di polizia giudiziaria degli agenti. Il comma 3 modifica l'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, «Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro», prevedendo che anche per la polizia locale le disposizioni sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative da individuarsi con specifici decreti emanati entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo medesimo. Il comma 4 modifica la lettera c) del comma 6 dell'articolo 24 della legge n. 241 del 1990 al fine di escludere dall'accesso i documenti riguardanti le strutture, i mezzi, le dotazioni, il personale e le azioni strettamente strumentali alla tutela della sicurezza locale (modifica richiamata dall'articolo 8 del presente disegno di legge). Il comma 5 modifica il secondo comma dell'articolo 20 della legge n. 121 del 1981 per integrare la composizione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica con il comandante della polizia locale del comune capoluogo.. Capo I PRINCÌPI GENERALI Art. 1. (Oggetto) 1. La presente legge disciplina, ai sensi dell'articolo 118, terzo comma, della Costituzione, le forme di coordinamento tra lo Stato e le regioni nelle materie di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera h) , della Costituzione. 2. La presente legge reca altresì disposizioni per la polizia locale, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera p) , della Costituzione. 3. I comuni, le province, le città metropolitane, le regioni e lo Stato, nell'ambito delle rispettive competenze e sulla base degli accordi di cui all'articolo 6, concorrono a realizzare politiche integrate per la sicurezza delle persone e delle comunità. 4. La presente legge si applica alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in conformità con gli statuti speciali e le relative norme di attuazione, nonché con la disposizione di cui all'articolo 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Art. 2. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge si intendono: a) per «sicurezza urbana» il complesso dei beni giuridici, economici e sociali sui quali si fonda, nell'ambito delle comunità locali, la convivenza civile e la coesione sociale delle rispettive popolazioni e la salvaguardia degli interessi e dei valori connessi; b) per «politiche locali per la sicurezza», le azioni finalizzate a promuovere la sicurezza urbana e la vivibilità nei centri urbani e nel territorio regionale, esercitate attraverso le competenze proprie dei comuni, delle province, delle città metropolitane e delle regioni; c) per «politiche integrate per la sicurezza», le azioni volte ad integrare le politiche locali per la sicurezza poste in essere dagli enti locali e dalle regioni con la responsabilità e competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza. Art. 3. (Potere di ordinanza del sindaco) 1.