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L'articolo 1 indica il termine di decorrenza della riforma della disciplina delle intercettazioni. In particolare, al comma 1, lettera a) , si prevede che la riforma introdotta dal decreto legislativo n. 216 del 2017 sulle intercettazioni si applicherà ai provvedimenti penali scritti dopo il 31 ago 2020. La lettera b) del comma 1 proroga al 1° settembre 2020 il termine a partire da cui decorrerà l'efficacia della disposizione che introduce un'eccezione al generale divieto di pubblicazione degli atti. Il comma 2 proroga l'entrata in vigore delle disposizioni di cui al decreto-legge n. 161 del 2019, stabilendo che anche le nuove disposizioni recate dal decreto-legge medesimo si applicano ai procedimenti iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad eccezione di quelle relative all'adozione del decreto del Ministro della giustizia con cui vengono stabilite le modalità da seguire per il deposito, in forma telematica, degli atti e dei provvedimenti riguardanti le intercettazioni nonché i termini a decorrere dai quali il deposito in forma telematica sarà l'unico consentito. L'articolo 1 -bis , con emendamento proposto dalla sottoscritta e dal correlatore, senatore Mirabelli, approvato all'unanimità dalla Commissione, consente alla polizia penitenziaria l'utilizzo di droni, ai sensi della legge n. 395 del 1990, per assicurare una più efficace vigilanza sugli istituti penitenziari e garantire la sicurezza all'interno degli stessi. L'articolo 2 apporta alcune modifiche alla disciplina procedimentale dei permessi cosiddetti di necessità e della detenzione domiciliare in deroga per il differimento dell'esecuzione della pena, ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale. Per entrambe le misure la modifica consiste nella previsione di un parere obbligatorio che i giudici di sorveglianza dovranno richiedere al procuratore nazionale antimafia o al procuratore distrettuale, a seconda che si tratti di detenuti di cui all'articolo 4 -bis o di detenuti sottoposti al regime del 41 -bis dell'ordinamento penitenziario. L'emendamento 2.0.1, approvato dalla Commissione, riproduce i contenuti degli articoli 1, 2, 3, 4 e 5 del decreto-legge n. 29 del 10 maggio 2020, la cui abrogazione viene conseguentemente recepita dalla medesima proposta emendativa. L'articolo 2 -bis stabilisce, per i giudici di sorveglianza che abbiano adottato o adottino provvedimenti di ammissione alla detenzione domiciliare ovvero di differimento dell'esecuzione della pena per motivi connessi all'emergenza sanitaria da Covid-19 nei confronti di persone condannate o internate per una serie specifica di gravi delitti, l'obbligo di valutare l'effettiva permanenza dei motivi legati all'emergenza sanitaria che abbiano determinato la collocazione extra-muraria del detenuto a causa delle sue condizioni di salute. La valutazione deve essere effettuata entro il termine di quindici giorni dall'adozione del provvedimento e successivamente con cadenza mensile. L'articolo 2 -ter , in analogia a quanto disposto dall'articolo 2 -bis , prevede l'obbligo di una revisione periodica relativa all'effettiva permanenza dei motivi legati all'emergenza in corso, che hanno determinato la sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari nei confronti di imputati per i medesimi reati. L'articolo 2 -quater interviene sulla disciplina relativa ai colloqui in carcere limitatamente al periodo compreso tra il 19 maggio e 30 giugno 2020: oltre a essere prevista la possibilità di svolgere tali colloqui a distanza mediante apparecchiature e collegamenti, è reintrodotta la possibilità di effettuare un colloquio in presenza. L'emendamento dei relatori 2.0.12, accolto dalla Commissione, interviene in tema di accesso ai colloqui con il garante nazionale e con i garanti territoriali per i detenuti sottoposti al regime ex articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario, confermando in capo al garante nazionale dei detenuti la prerogativa del colloquio riservato così come prevista dalla normativa europea e internazionale, dando la possibilità ai garanti regionali nell'ambito del territorio di propria competenza di effettuare i colloqui visivi videoregistrati con il vincolo della riservatezza e infine prevede un esplicito divieto per i garanti locali ad effettuare i colloqui riservati con i detenuti sottoposti al regime speciale, salvo la possibilità di effettuare visite accompagnate all'interno dell'istituto e della sezione di cui all'articolo 41- bis per verificare le condizioni di vita dei detenuti. L'emendamento dei relatori 2.0.11 (testo 3) interviene sulla disciplina relativa alla corrispondenza telefonica delle persone detenute, ampliandone la frequenza fino ad una volta al giorno nei casi di contatti o con figli minori ovvero con familiari ricoverati in ospedale o disabili. Nei casi di detenuti per reati di cui all'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario resta invece la possibilità di effettuarne uno a settimana, ferma restando la registrazione del colloquio. L'articolo 3 modifica l'articolo 83 del decreto-legge cura Italia, che rappresenta la disposizione principale in tema di misure di contenimento degli effetti dell'epidemia sul sistema giudiziario nazionale. Il decreto-legge innanzitutto prolunga fino al 31 luglio 2020, rispetto al termine originario del 30 giugno 2020, la fase emergenziale caratterizzata da specifiche misure organizzative adottate dai capi degli uffici giudiziari. Tale fase ha preso avvio il 12 maggio, quando sono venuti meno il rinvio d'ufficio dell'udienza e la sospensione legale dei termini processuali. Inoltre, il provvedimento d'urgenza integra il catalogo delle udienze civili e penali che non possono essere rinviate, specifica alcune modalità per lo svolgimento da remoto di tali udienze, escludendo espressamente che nei procedimenti penali possano svolgersi a distanza le udienze di discussione finale e di esame di testimoni e consente il deposito telematico di atti presso gli uffici del pubblico ministero. Restano altresì importanti altre modifiche e integrazioni al testo, tra le quali le principali sono quelle volte a ripristinare il termine originario del 30 giugno per la fine della fase emergenziale negli uffici giudiziari, fatti salvi gli effetti prodotti e i rapporti giuridici e quella relativa alla disciplina del cambiamento delle generalità per la protezione dei cosiddetti collaboratori di giustizia. Tale modifica ha lo scopo di consentire a coloro che siano legati ad una persona nei cui confronti è stata disposta la revoca di un provvedimento di cambiamento delle generalità per effetto di un rapporto di matrimonio, unione civile o filiazione instauratosi successivamente all'emanazione del predetto provvedimento, di evitare che la revoca produca effetti anche nei loro confronti. L'articolo 4, con riguardo alla giustizia amministrativa, prevede la possibilità di svolgere la discussione orale nelle udienze camerali o pubbliche con modalità di collegamento da remoto, a richiesta di tutte le parti costituite o su disposizione del giudice d'ufficio.