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non della Lega, ma di noi stessi italiani! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Pensateci. Mi rivolgo soprattutto ai colleghi che non avessero letto, non la ratifica, ma la Convenzione di Faro, in particolare gli articoli che sono stati già citati dei colleghi. Non voglio far numeri; ricordo solo il 7, il 15 e il 16. Mi rivolgo a voi che non avete letto quegli articoli: attenzione, è un progetto politico che calpesta l'identità culturale del nostro Paese. Non va a vantaggio di alcun patrimonio, se non quello di una certa struttura. Quello dell'Europa è un concetto amplio e diverso: c'è l'Europa struttura - Unione europea e Commissione Europea - che noi critichiamo fortemente; poi c'è l'Europa culturale, quella dei Paesi occidentali, che hanno creato con la Magna Charta Libertatum dell'Inghilterra il concetto di democrazia, con l'Impero romano il concetto di diritto, con la Grecia classica la filosofia e la ricerca della verità, del vero e del bene. E noi vogliamo pretendere che terra di immigrazione, com'è l'Europa, da parte di società assolutamente incompatibili, riesca a difendersi nel marasma attuale con la Convenzione di Faro? Noi stiamo aprendo le porte ai barbari (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Stiamo aprendo le porte alla distruzione dei nostri valori. Valori che non sono della Lega, perché anche Marx era europeo (era tedesco), e la sua filosofia fa parte, mio malgrado, perché ideologicamente è agli antipodi rispetto a quello che penso io, fa parte del retaggio culturale europeo, e parla di ateismo, di liberazione dei popoli dall'oppio dei popoli, che è la religione. Io sono cattolico e chiedo che l'Italia riconosca le radici cattoliche; chiedo che l'Europa riconosca le proprie radici cristiane e non tollero e non posso pensare che qualcuno qui voti affinché non gli europei, ma dei nuovi arrivati possano sindacare il portato culturale dei nostri Paesi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Europa è uno e molteplice. E non giochiamo, colleghi, sul significato ambivalente di Unione europea ed Europa in senso geopolitico o geografico e culturale: sono concetti diversi. Per questi motivi termino annunciando nuovamente il voto convintamente contrario della Lega e invito tutti voi a riflettere e a non seguire dottrine di Gruppo, perché l'unica cosa che dovete seguire è il vostro cuore e la fede nei vostri valori, se ancora ne avete. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni) . AIMI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, la ringrazio e ringrazio l'unico membro del Governo presente in quest'Aula, il Governo giallorosso, a testimonianza probabilmente della poca importanza che riveste questo provvedimento, nonché i colleghi presenti. Non ruberò molto tempo. Mi permetto semplicemente di evidenziare che questo provvedimento è arrivato in Aula con molto ritardo, tant'è che la Convenzione di Faro, la città del Portogallo nella quale venne firmata, era quasi diventata una burla: sembrava quasi fosse una coniugazione del verbo «fare», nel senso di «farò». Ne abbiamo viste di tutti i colori: prima la maggioranza gialloverde ha rimpallato il problema in Commissione e poi, in Commissione, ci sono state parecchie discussioni, anche perché la maggioranza giallorossa non era totalmente orientata - anche se oggi in Aula dimostra di esserlo - a votare in quella direzione. Non possiamo non essere favorevoli all'obiettivo della salvaguardia e della tutela del patrimonio artistico-culturale della nostra Italia; figuriamoci. Noi siamo un Paese, una Patria vorrei dire, che non ha materie prime. Non abbiamo punti di riferimento importanti sotto quel profilo, ma abbiamo la più grande materia prima al mondo, che è il nostro patrimonio culturale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questa è la ricchezza grande di un popolo che ha le sue radici giudaico-cristiane e greco-romane. Abbiamo fecondato con le nostre meraviglie la civiltà occidentale difendendo i princìpi di libertà e soprattutto i princìpi d'amore. Ora siamo qui e dobbiamo approvare questa Convenzione, però osservo alcuni punti di criticità che sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Innanzitutto, è la montagna che partorisce il topolino, perché un milione di euro messo su questo progetto è una cifra veramente ridicola; qualche cosa di più si sarebbe dovuta e potuta fare. L'altra criticità grande - ed è la ragione per la quale non possiamo votare a favore della ratifica di questa Convenzione - risiede nella ambiguità, soprattutto in un provvedimento che è pasticciato negli articoli 4, 15, 16 e 22. Sono articoli che non chiariscono con precisione l'orientamento di questa Convenzione. Quindi, pur condividendone i valori, i princìpi, gli obiettivi e le finalità, ci rendiamo conto che il provvedimento è stato scritto male e temiamo che venga anche declinato peggio. È questa la ragione per la quale pensiamo che l'unico voto che si possa esprimere in questo momento sia quello di astensione. È un'astensione che non so se definire malevola o benevola, visti i precedenti, visto quello che è accaduto e visti anche gli orientamenti avuti dal Partito Democratico, ad esempio in occasione delle ultime elezioni europee, quando una sua esponente, Alessandra Moretti, si era recata nel cimitero monumentale di Cento, in Emilia-Romagna, chiedendo che venissero coperte le croci, con delle tendine. Se questo deve essere il punto di arrivo della Convenzione, bene faremmo a votare contro. Vogliamo però avere un moto di speranza e vogliamo augurarci che la tradizione e soprattutto le bellezze architettoniche e monumentali straordinarie dell'Italia possano avere il ruolo che meritano nel mondo. Peraltro, abbiamo fatto ricchi i musei di tutto il mondo: chi gira per le Nazioni e chi sa che nel visitare una città è piacevole andare in un museo, in qualsiasi museo entri troverà le bellezze straordinarie realizzate dal genio e dalla cultura del popolo italiano. Sono cose incredibili: abbiamo fatto ricchi tutti, ma non riusciamo a realizzare la stessa ricchezza in Italia. Addirittura i musei qui, molto spesso, sono chiusi la domenica ed è una vergogna. Possiamo sottoscrivere quante Convenzioni come quella di Faro vogliamo, ma noi abbiamo dei problemi. Se il nostro biglietto da visita, ad esempio, nella capitale, che ha bellezze straordinarie, è quello dei rifiuti che vediamo per strada, è il cimiciaio che incontriamo quotidianamente, è una città infestata, in moltissimi quartieri, dai ratti, non abbiamo certo un bel biglietto da visita e non facciamo tornare a casa i turisti con un bel ricordo della nostra meravigliosa capitale. Spero e mi auguro che un domani, in Italia, non ci sia la furia iconoclasta di una minoranza; spero e auspico che si possa valorizzare e sublimare il nostro patrimonio; spero e auspico che si possa mettere addirittura a reddito.