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Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, il nostro voto è contrario, sia per il metodo, che per il merito. Lo abbiamo già motivato, ma visto che il relatore, con uno stile che ho apprezzato, ha detto che tutti gli emendamenti saranno in qualche modo utilizzati dal Governo nello scrivere i decreti delegati, allora non si capisce la ragione per cui si sia voluto bocciare tutto. Allo stesso modo, il Sottosegretario ha detto che il Governo intende raccogliere anche il contenuto degli ordini del giorno nella scrittura dei decreti delegati. È un ragionamento abbastanza strano e incomprensibile e del resto è incomprensibile il motivo per cui il Governo ha deciso di fare questa forzatura. Dico al senatore Romeo che avevo un interrogativo rispetto al disegno di legge delega al nostro esame, perché non volevo pensare che, in fondo, si volesse esprimere una logica di potere. A questo punto, però, alla luce del comma 633 dell'articolo 1 della legge di bilancio per il 2019, che viene citato anche dal Sottosegretario, sostanzialmente si fa un'operazione nella quale si dice che la politica, per una ragione di potere e quindi di consenso, ledendo in questo punto l'autonomia dello sport, vuole determinare come e dove assegnare le risorse. Si tratta di un errore grave, che dà un po' il segno di come, quando si ha il potere, al di là delle affermazioni di principio e degli impegni assunti, si rischia sempre di dire: «qui decidiamo noi». Il fatto che magari nell'esperienza che ci sta alle spalle, il CONI possa avere fatto degli errori ci sta, così come il fatto che sia possibile e necessaria una riforma dello sport. Ciò che non ci sta è, di fatto, la volontà pervicace del Governo di decidere lui dove allocare le risorse: di questo tratta infatti il citato comma 633. Lo si fa in nome dello sport e del volontariato? Su tutti questi obiettivi siamo d'accordo, ma se aveste accettato la nostra proposta di fare una discussione seria, forse avremmo potuto costruire un provvedimento che avrebbe visto tutta l'Assemblea favorevole a questi obiettivi. Concludendo, voglio solo dire al senatore Romeo, che certamente mi sta ascoltando, che quella che lui chiama la «letterina», dicendo che chi l'ha scritta non ha letto il disegno di legge delega, propone anche gli emendamenti. Non si capisce dunque, colleghi della maggioranza, per quale ragione non li abbiate accolti, visto che dite che è esattamente quello che volete fare. (Applausi della senatrice Malpezzi) . C'è qualcosa che non va e per questo il nostro voto sarà convintamente contrario. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, noi abbiamo detto, fin dai primi incontri nelle audizioni con il sottosegretario Giorgetti, che il mondo dello sport necessitava di una riforma profonda (cosa che, peraltro, non negano neanche gli attori stessi dello sport e in particolare il CONI), ma che noi eravamo fermi e convinti sostenitori del principio di autonomia e di autogoverno dello sport. La riforma organica che noi auspicavamo, insieme ai rappresentanti del mondo sportivo e dei praticanti dello sport, non ci sembra realizzarsi minimamente. Al massimo, siamo al cospetto di uno "spezzatino". Voglio, infatti, ricordare che il primo tempo di questa partita è stato scritto con un comma del maxiemendamento della legge di bilancio n.145 del 2018, quando, sostanzialmente, il CONI Servizi SpA è stato soppresso ed è stato soppiantato da Sport e Salute SpA. Questo provvedimento giunge di fretta e come una incombenza della quale, sinceramente, non si ravvisa la necessità. In questo collegato, che prevede deleghe importanti e fondamentali al Governo, noi riscontriamo un impianto che non ci convince; così come non ci convince il metodo con il quale siamo arrivati oggi in Aula. Riteniamo, infatti, che si doveva ascoltare per tempo e in maniera attenta l'ampio mondo dello sport, a partire dal CONI. Come ha detto in discussione generale il mio Capogruppo, noi non ci iscriviamo alle fazioni di Malagò o del Governo: noi siamo iscritti alla difesa del nostro mondo sportivo, di tutti coloro che in esso sono impegnati, soprattutto di coloro che praticano lo sport di base. Riteniamo che questa mancanza di metodo nell'ascolto e nel confronto, rappresentino anche una grave mancanza di sostanza. Nonostante questo, noi come è solito nel nostro atteggiamento, ci siamo posti in maniera costruttiva, presentando tanti emendamenti e ordini del giorno, non in funzione ostruzionistica ma per dare un contributo affinché il contorno di questa delega abbia una direzione secondo noi più giusta. È chiaro, infatti, come è stato affermato da alcuni soggetti che sono stati auditi, che la storia, ne siamo consapevoli tutti, la farà il terzo tempo, cioè quello in cui i decreti delegati ci faranno capire nel dettaglio che cosa e come si intende agire in molte materie contenute in questi articoli. Noi confidiamo soprattutto in questo terzo tempo del Governo. Auspichiamo che si recuperi questa capacità di confronto e questa capacità di ascolto, perché bisogna tutelare un mondo e anche un'istituzione, quella del CONI, che certamente non rappresenta il racconto di tutto lo sport italiano ma comunque un racconto che ha dato alla nostra Patria tanta soddisfazione e tanto lustro. Noi siamo sempre a difesa delle istituzioni, è la nostra cultura istituzionale che ce lo impone, perché gli uomini passano e le istituzioni restano: quando c'è qualcuno che non va, la democrazia cambia chi non va, non è che abolisce le istituzioni e gli organi di rappresentanza. Naturalmente, al tempo stesso siamo convinti che si sia imboccata una strada sbagliata; speriamo che ci sia il tempo e lo spazio per fare in modo che si recuperi quanto si è perduto per strada nella radicalizzazione di questo confronto. Avevamo detto al sottosegretario Giorgetti che lo sport per noi rappresenta uno spaccato importante del vissuto sociale della nostra Nazione, rappresenta valori e stili di vita sani, milioni di persone che lo praticano; rappresenta il racconto di un'Italia che non si arrende, che vuole faticare e vincere. Mi sembra un po' strano che circa quaranta giorni fa tutti quanti abbiamo festeggiato la grande notizia delle Olimpiadi invernali (lo ha fatto anche chi in passato si era detto contrario ai grandi eventi sportivi) e dopo pochi giorni, con un confronto molto stringato e compresso, si provvede a questa misura che certamente poteva e doveva essere più meditata. Tuttavia vogliamo ancora riporre fiducia nel Governo e nella sensibilità, alla quale ci appelliamo, del sottosegretario Giorgetti affinché nei decreti legislativi che attueranno questa misura ci sia la giusta sensibilità per rimettersi sulla strada corretta. Le preoccupazioni espresse dal CIO non possono passare in cavalleria.