[pronunce]

Secondo tale disposizione, infatti, le Province autonome "partecipano alla ripartizione di fondi speciali istituiti per garantire livelli minimi di prestazioni in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, secondo i criteri e le modalità per gli stessi previsti". Il vincolo di garantire i livelli minimi di prestazione su tutto il territorio nazionale, cui tale disposizione si riferisce, non implicherebbe in alcun modo che lo stesso vincolo possa derivare da disposizioni di rango regolamentare. Inoltre, sottolinea la ricorrente, la illegittimità della norma impugnata deriverebbe dal fatto che essa non solo pretende che la Provincia sia vincolata da un regolamento statale, ma declina tale vincolo in termini di applicazione diretta del regolamento e non in termini di obbligo di adeguamento. 5. - Da ultimo, la Provincia di Trento rileva che, anche se per ipotesi il vincolo posto a proprio carico - cioè quello comportante l'obbligo di adeguarsi ai regolamenti statali nella materia in questione - fosse costituzionalmente legittimo, nel caso di specie esso risulterebbe comunque da un atto del tutto inidoneo a farlo sorgere. Ciò in quanto "il carattere vincolante del regolamento per la Provincia autonoma è stabilito dal regolamento stesso": situazione, questa, che determinerebbe una ulteriore ragione di incostituzionalità, atteso che "per subordinare una fonte (nel caso la legge provinciale) ad un'altra fonte (nel caso il regolamento statale) occorre una potenziale superiorità". 6. - L' Avvocatura dello Stato ha depositato atto di costituzione per resistere nel giudizio promosso dalla Provincia di Trento, evidenziando come le competenze provinciali fatte valere a fondamento del ricorso sarebbero comunque tutelate dall'art. 4, comma 3, del d.lgs. n. 266 del 1992, "evitando che attraverso la concessione di finanziamenti o contributi lo Stato abbia ad interferire nell'esercizio di dette competenze". Successivamente, tuttavia, è pervenuta una comunicazione - da parte della stessa Avvocatura dello Stato - nella quale si informa "che non si è avuta determinazione di intervento" e che, conseguentemente, l'atto sopra menzionato "può considerarsi non depositato". 7. - In prossimità dell'udienza, la Provincia autonoma di Trento ha depositato una memoria con la quale insiste per l'accoglimento del ricorso. In particolare, secondo la ricorrente, non varrebbe ad escludere questa soluzione il richiamo a quanto stabilito da questa Corte con la sentenza n. 376 del 2002, in quanto i principi espressi in tale decisione non potrebbero essere applicati al caso de quo. Ciò in quanto nella vicenda in esame non vi sarebbe alcun "vuoto di disciplina regionale", e comunque non si tratterebbe di regolamenti di delegificazione, bensì di regolamenti attuativi.1. - La Provincia autonoma di Trento ha proposto conflitto di attribuzione in relazione all'art. 23 del decreto del Ministro per la solidarietà sociale del 21 dicembre 2000, n. 452 (Regolamento recante disposizioni in materia di assegni di maternità e per il nucleo familiare, in attuazione dell'art. 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e degli artt. 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448). Tale atto è ritenuto dalla ricorrente lesivo delle proprie prerogative costituzionalmente garantite per le seguenti ragioni. In primo luogo, in quanto esso - in una materia statutariamente attribuita alla competenza della Provincia autonoma - vincolerebbe quest'ultima ad operare non solo nell'ambito delimitato dalle disposizioni di legge, ma anche in quello circoscritto dai "regolamenti attuativi" nel medesimo atto menzionati; in secondo luogo - anche a voler ammettere che un tale vincolo possa essere legittimamente imposto alla autonomia provinciale - l'atto impugnato sarebbe costituzionalmente illegittimo, in quanto il vincolo in questione sarebbe declinato in termini di applicazione diretta del regolamento e non in termini di obbligo di adeguamento; da ultimo, la Provincia ricorrente evidenzia come - in ogni caso - il vincolo a carico dell'ordinamento regionale sarebbe posto da una fonte del tutto inidonea a farlo sorgere. 2. - Il ricorso è fondato. Il decreto di cui fa parte la disposizione impugnata nel presente giudizio interviene in una materia - quella della "assistenza e beneficenza pubblica" - attribuita dall'art. 8, n. 25, del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) alla potestà legislativa della Provincia autonoma in questa sede ricorrente. L'art. 16 dello stesso d.P.R. n. 670 del 1972 attribuisce alla Provincia di Trento la competenza amministrativa nella medesima materia. In questo quadro, appare rilevante il d.P.R. 28 marzo 1975, n. 469 (Norme di attuazione dello Statuto per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di assistenza e beneficenza pubblica), il cui art. 1 dispone che "le attribuzioni dello Stato in materia di assistenza e beneficenza pubblica, esercitate sia direttamente dagli organi centrali e periferici dello Stato sia per il tramite di enti e istituti pubblici a carattere nazionale o sovraprovinciale e quelle già spettanti alla Regione Trentino-Alto Adige in materia di istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza sono esercitate, per il rispettivo territorio, dalle Province di Trento e Bolzano con l'osservanza delle norme del presente decreto". La Provincia autonoma di Trento, del resto, ha esercitato la propria competenza con l'art. 65 della legge provinciale 20 marzo 2000, n. 3 (Misure collegate con la manovra di finanza pubblica per l'anno 2000), successivamente modificato dall'art. 88 della legge provinciale 19 febbraio 2002, n. 1 (Misure collegate con la manovra di finanza pubblica per l'anno 2002). Nell'art. 65 citato è infatti previsto che "gli assegni per il nucleo familiare e di maternità di cui agli articoli 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo), come modificati dall'art. 50 e dall'art. 63 della legge 17 maggio 1999, n. 144, sono erogati secondo i criteri e le modalità stabiliti con regolamento adottato nel rispetto del livello di intervento previsto dalle predette disposizioni statali e tenuto conto dei benefici eventualmente in godimento per le stesse finalità". 3. - La giurisprudenza di questa Corte, in diverse occasioni, ha avuto modo di evidenziare come - già sotto la vigenza del vecchio testo dell'art. 117 della Costituzione - lo Stato non potesse imporre vincoli alle Regioni nelle materie di propria competenza se non mediante una legge, e non, invece, per mezzo di un atto regolamentare. Le Regioni, infatti, "non sono soggette, in linea di principio, alla disciplina dettata con i regolamenti governativi" (sentenza n. 507 del 2000; nello stesso senso, si vedano anche le sentenze n. 250 del 1996 e n. 482 del 1995).