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In molte città proprio gli artisti di strada sono stati promotori di una pratica di cittadinanza attiva, diretta alla rigenerazione artistica del territorio, sia quali interpreti dello spettacolo di strada sia in qualità di street artist , ma hanno dovuto scontrarsi con molti pregiudizi e districarsi con orpelli burocratici e legislazioni diverse da regione a regione, da comune a comune. Per ciò che concerne i riferimenti normativi, in Italia il teatro di strada non era contemplato nella legge sul teatro, mentre « il libero esercizio a cappella » era bandito dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. Inoltre, numerosi sono gli artisti portati in tribunale per reati di imbrattamento e danneggiamento, in base agli articoli 635 e 639 del codice penale, anche nei casi in cui l'opera, spesso di notevole pregio artistico, era stata realizzata su supporti già danneggiati o rovinati (vedi, ad esempio, il caso di Alice Pasquini, in arte « Alicè »). Tra i Paesi europei la Francia è sicuramente quello che ha maggiormente promosso le attività legate all'arte di strada: nasce nel 1993 il Centro di documentazione sulle arti di strada, Hors Les Murs ; viene riconosciuta ufficialmente l'attività di Lieux Publics , un centro di residenza per artisti a Marsiglia che diventa il primo Centro nazionale delle arti di strada; si attua la prima iniziativa a favore della formazione specifica finanziata dallo Stato in materia di arti di strada ( Formation avancèe itinerante des arts de la rue ), che mira alla preparazione e all'apprendistato di figure professionali in grado di allestire spettacoli di alta qualità. Ma l'elemento certamente più caratteristico del modello di organizzazione dello spettacolo dal vivo in Francia è il « Regime di intermittenza dello spettacolo » del 1936, che stabilisce un'assicurazione speciale contro la disoccupazione, un sistema di protezione che nei periodi di inattività viene incontro a tutte le difficoltà correlate all'atipicità del lavoro dell'artista. Per tutelare tale categoria sono sorte alcune associazioni come la Federazione nazionale arti di strada (FNAS), l'Associazione generale italiana dello spettacolo (AGIS), l'associazione Artisti multimodali italiani Codacons per l'arte (AMICA). Recentemente sono state presentate due proposte di legge a sostegno dei lavoratori dello spettacolo, una da parte dell'onorevole Gribaudo e l'altra da parte del senatore Verducci, che dimostrano quanto sia urgente intervenire in questo settore. Con il presente disegno di legge s'intende in particolare collegare le arti di strada alla politica culturale delle città, secondo i princìpi della Convenzione di Faro e in relazione anche a quanto affermato nella « Nuova agenda europea per la cultura » di cui alla comunicazione della Commissione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo, e al Comitato delle regioni, COM(2018) 267 final del 22 maggio 2018: « La cultura, le arti, la creatività e le industrie creative sono interdipendenti. La combinazione di conoscenze e competenze specifiche dei settori creativi della cultura con quelle di altri settori, fra cui le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni, il turismo, l'attività produttiva, i servizi e il settore pubblico, favorisce la generazione di soluzioni innovative ». Molti esempi in Italia e nel mondo evidenziano queste potenzialità di intervento dell'arte di strada sulla società. Per esempio la scuola elementare « Lola Di Stefano » di Roma ha realizzato una breve esperienza di arte di strada nell'ambito delle attività didattiche per seminare nelle giovani menti il senso di partecipazione attiva a un sistema sociale complesso quale è oggi una grande città. Pensiamo all'esperienza realizzata per iniziativa di una struttura privata a Palermo nell'ambito del progetto « Borgo Vecchio Factory » e finalizzata a un tentativo di riscatto sociale dei bambini. Consideriamo anche il tempo che questi artisti dedicano allo studio, alla ricerca, alla preparazione, all'aggiornamento professionale; questo tempo è indispensabile e parte integrante dell'effettivo lavoro. Il presente disegno di legge pertanto vuole intervenire sui seguenti punti: a) promuovere il riconoscimento ufficiale delle arti di strada come capaci fattori in grado di creare punti di bellezza e di novità all'interno delle nostre città; b) rivalutare lo spazio pubblico e di favorire la partecipazione dei cittadini alla tutela e alla valorizzazione del territorio; c) contribuire alla coesione sociale, alla rigenerazione estetica e culturale dell'ambiente costruito e al rafforzamento della capacità attrattiva dei luoghi; d) introdurre una definizione di arte di strada (articolo 1); e) promuovere l'arte di strada attraverso progetti finanziati dal Ministero della cultura ed emanare bandi per l'erogazione di borse di studio e per la selezione della capitale italiana dell'arte di strada (articolo 2); f) prevedere una regolamentazione unica in tutto il territorio italiano per gli artisti di strada (articolo 3); g) istituire un albo nazionale degli artisti di strada (articolo 4). Gli artisti di strada possono e devono rappresentare una mediazione, sempre più necessaria, nelle nostre società caratterizzate in senso interculturale e multiculturale, per promuovere la partecipazione della società civile alla vita politica della propria città. C'è bisogno, per questo, sempre più di un senso d'appartenenza e partecipazione, di presa in carico da parte degli abitanti della propria città. Occorre ritornare a una cittadinanza vera, alla « comunità » nel senso letterale e più nobile, e recuperare quel bene immateriale presente nella città invisibile perché, come dice Cicerone, « società più intima è quella di appartenere alla stessa città ». Vogliamo concludere con una riflessione di Paolo Inghilleri, ordinario di psicologia sociale all'Università degli studi di Milano, che nel suo libro, intitolato « Luoghi che curano », riconosce quanto risulti di vitale importanza – oggi più che mai – il recupero dei beni comuni, che infatti « costituiscono una vera e propria forma di capitale, un capitale sociale, cioè un sistema di relazioni attraverso il quale è possibile trasmettere informazioni e risorse cognitive ». I beni comuni sono processi che prima di tutto creano relazione e appartenenza « e questo porta alla nascita di una nuova qualità di cittadinanza che possiamo chiamare cittadinanza psicologica », ovvero al « fatto di sentirsi davvero appartenenti alla collettività e ai luoghi della nostra vita e di agire di conseguenza, come cittadini responsabili capaci di sviluppare comportamenti virtuosi che fanno star bene noi e fanno star bene la collettività ».. 1 (Princìpi e definizioni) 1 La Repubblica, conformemente ai princìpi della, Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005, ratificata e resa esecutiva dalla legge 1° ottobre 2020, di seguito « Convenzione di Faro », riconosce l'« arte di strada » quale forma di espressione artistica capace di contribuire efficacemente alla creazione di comunità sostenibili e società coese, nel rispetto del patrimonio culturale e della diversità culturale. 2 Per « arte di strada » si intendono: