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ARTICOLO 14 – ILVA SPA A seguito dell'intervento normativo recato dall'articolo 46 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, la disposizione allo stato vigente di cui al primo periodo dell'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, equipara, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all'attuazione dell'autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.), l'osservanza delle disposizioni contenute nel cosiddetto Piano Ambientale di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 marzo 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 105 dell'8 maggio 2014, come successivamente modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 229 del 30 settembre 2017, alla adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione previsti dall'articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. In altre parole, osservare correttamente le prescrizioni del Piano Ambientale equivale ad adottare, ed attuare efficacemente, i modelli di organizzazione e gestione previsti dal citato decreto legislativo n. 231 del 2001 relativamente alla valutazione delle condotte strettamente connesse all'attuazione dell'A.I.A. L'articolo in esame è volto a sostituire il riferimento all'A.I.A. con un più coerente riferimento al Piano Ambientale: dal momento che la disposizione, inizialmente, si riferisce alla « osservanza delle disposizioni contenute nel Piano Ambientale », è bene che sia ai fini della valutazione delle condotte puntualmente connesse all'attuazione del Piano Ambientale medesimo (e non dell’ A.I.A.) che operi il meccanismo di equivalenza tra, da un lato, l'osservanza dei precetti dettati dal citato Piano Ambientale e, dall'altro, l'adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231. La modifica al secondo periodo dell'articolo 2, comma 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20, contribuisce a esplicitare come le condotte poste in essere in attuazione del predetto Piano Ambientale, nel rispetto dei termini e delle modalità ivi stabiliti, non possano dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell'affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, non solo in quanto integrano esecuzione delle migliori regole preventive in materia ambientale ma, altresì, poiché costituiscono adempimento dei doveri imposti dal suddetto Piano Ambientale. Viene dunque operato un chiaro richiamo al cosiddetto principio di non contraddizione, principio comunque immanente all'ordinamento penalistico, riconducibile (tra gli altri) al disposto dell'articolo 51 del codice penale, ai sensi del quale: « l'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità esclude la punibilità [...] ». Come evidente, detta disposizione esclude che l'esecuzione di una medesima condotta da parte di un soggetto possa essere, allo stesso tempo imposta dall'ordinamento giuridico per un verso e assoggettata a sanzione penale per altro verso. Il richiamo a siffatta causa di giustificazione dell'illecito (o scriminante) è motivato dunque dalla esigenza di chiarire come tutto ciò che venga (correttamente) posto in essere in esecuzione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (tale essendo, nei fatti, la « veste giuridica » del Piano Ambientale di cui la norma tratta) non possa, proprio perché si tratta di doveri imposti da norma giuridica, dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del soggetto agente e, conseguentemente, non possa tradursi nell'assoggettamento del medesimo soggetto a regimi sanzionatori. Infine, al terzo periodo dell'articolo 2, comma 6, del citato decreto-legge n. 1 del 2015, ferma restando la previsione – introdotta con il decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58 – secondo cui la disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere sino al 6 settembre 2019 (e non più come previsto antecedentemente a detta novella legislativa, sino alla data di scadenza della autorizzazione integrata ambientale in corso di validità, vale a dire – attualmente – sino al 23 agosto 2023, in virtù del combinato disposto dell'articolo 6, comma 10- bis , del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, convertito, con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2017, n. 19, dell'articolo 1, comma 8, del decreto-legge 4 dicembre 2015, n. 191, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° febbraio 2016, n. 13, e dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20), si prevede che, per il solo affittuario o acquirente (e i soggetti da questi funzionalmente delegati), detta disciplina si applichi con riferimento alle condotte poste in essere in esecuzione del più volte citato Piano Ambientale sino alla scadenza dei termini di attuazione stabiliti dal Piano stesso per ciascuna prescrizione ivi prevista che venga in rilievo con riferimento alle condotte poste in essere da detti soggetti, ovvero dei più brevi termini che l'affittuario o acquirente si sia impegnato a rispettare nei confronti della gestione commissariale di ILVA S.p. A, in amministrazione straordinaria, restando in ogni caso ferma la responsabilità in sede penale, civile e amministrativa eventualmente derivante dalla violazione di norme poste a tutela della salute e della sicurezza del lavoratori. In altre parole, per quanto riguarda l'attuale gestore dello stabilimento, le condotte poste in essere in attuazione delle prescrizioni del Piano Ambientale non possono dar luogo a responsabilità penale o amministrativa del medesimo gestore (soggetto in capo al quale pende l'obbligo di adempiere a dette prescrizioni) sino alla scadenza del termine posto, dal Piano stesso, per il corretto e puntuale completamento di ciascuna di tali prescrizioni che venga in rilievo con riferimento alle condotte materialmente poste in essere da parte del gestore o, nel caso in cui si tratti di una data precedente, sino alla scadenza del termine entro il quale il gestore medesimo si sia contrattualmente impegnato, nei confronti di ILVA S.p. A, in amministrazione straordinaria, a portare a termine il completamento della singola prescrizione.