[pronunce]

; norma, questa, modificata proprio in ragione dell'inadeguatezza delle entrate regionali rispetto alle spese necessarie per l'assolvimento delle funzioni. Pertanto, l'imposizione alla Regione Sardegna dell'obbligo di convergere sui costi standard, senza alcun adattamento alle condizioni peculiari dell'ente, connesse all'insularità, produrrebbe il contrasto con l'art. 8 dello statuto speciale. È impugnata anche la norma che individua fra i «parametri di virtuosità» il rispetto del patto di stabilità interno (lettera b del citato comma 2 dell'art. 20), in quanto non riconoscerebbe la peculiare situazione della Regione Sardegna che - si ribadisce - vedrebbe riconosciuta per statuto l'inadeguatezza delle proprie risorse finanziarie. La ricorrente precisa che non chiede di essere esonerata dai vincoli derivanti dal patto di stabilità e sottolinea come la necessità di assicurare comunque le funzioni di spettanza istituzionale comporti uno svantaggio inevitabile nella competizione tra le Regioni al fine di ottenere una classificazione elevata in punto di «virtuosità». Da quanto appena detto deriverebbe la violazione degli artt. 3, 5, 116, 117 e 119 Cost. e degli artt. 1, 3, 4, 5 e 7 dello statuto speciale, per le ragioni già riferite in relazione alla lettera a) del comma 2 dell'art. 20. In particolare, l'indisponibilità de facto delle maggiori risorse previste dall'art. 8 dello statuto impedirebbe alla Regione Sardegna di perseguire adeguatamente l'obiettivo di rispetto del patto di stabilità, con effetti tanto più dannosi ove tale rispetto fosse valutato secondo il criterio del saldo finanziario, come disposto dal comma 656 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006. Quanto alla lettera d) del comma 2 dell'art. 20, che valorizza il criterio dell'autonomia finanziaria, la ricorrente ammette trattarsi, sul piano generale, di una norma ragionevole, che perderebbe però tale ragionevolezza ove riferita alla Regione Sardegna, stante la più volte citata indisponibilità dei mezzi che sarebbero necessari - per norma statutaria - al fine di esercitare detta autonomia. Ancora una volta, dunque, sarebbero violati gli artt. 3, 5, 116, 117 e 119 Cost. e gli artt. 1, 3, 4, 5 e 7 dello statuto speciale, per le ragioni indicate in precedenza. Analogamente, il criterio di cui alla successiva lettera e), riferito all'equilibrio di parte corrente del bilancio regionale, potrebbe ragionevolmente applicarsi alla ricorrente solo in regime di piena ed effettiva applicazione dell'art. 8 dello statuto speciale. Di qui la violazione degli anzidetti parametri costituzionali e statutari. 3.4.- La Regione Sardegna assume l'illegittimità dei commi 2-bis e 2-ter dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, i quali fissano ulteriori indicatori che dovranno essere valutati in vista del decreto interministeriale di classificazione degli enti territoriali in fasce di merito. In particolare, il comma 2-bis stabilisce criteri connessi alla qualità dei servizi ed il comma 2-ter un meccanismo di correzione in base al miglioramento dei misuratori di cui al precedente comma 2. Anche in questo caso, vi sarebbe violazione dei parametri costituzionali e statutari più volte indicati, essendo la ricorrente discriminata, a causa della «conclamata insufficienza delle risorse attribuite», circa le possibilità effettive di accesso ad una elevata classificazione, tale in potenza da sottrarre la stessa ricorrente all'obbligo di contribuire agli obiettivi di finanza pubblica. 3.5.- Per quest'ultima ragione, in particolare, sarebbe illegittimo anche il comma 3 dell'art. 20, il quale appunto stabilisce che gli enti classificati al livello più elevato di «virtuosità», fermo restando l'obiettivo del comparto, sono esonerati dal concorso al risanamento. 3.6.- Sempre alla luce dell'asserita difformità dei flussi finanziari disponibili rispetto alle statuizioni dell'art. 8 del proprio statuto, la Regione Sardegna assume l'illegittimità del comma 5 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, ove si dispone il concorso delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica con «ulteriori misure» in termini di fabbisogno e di indebitamento netto. Per i motivi più volte indicati, l'analogia di trattamento rispetto alle altre Regioni, pur nella perdurante mancata attuazione della previsione statutaria in materia di finanza regionale, implicherebbe la violazione dell'art. 8 dello statuto speciale, anche in rapporto ai principi di uguaglianza e ragionevolezza fissati all'art. 3 Cost. La norma impugnata contrasterebbe, inoltre, con gli artt. 3, 4, 5, 7 e 8 dello statuto, nonché con gli artt. 5, 116, 117 e 119 Cost., per le ragioni già riferite in relazione ai commi precedenti dell'art. 20. La ricorrente pone in particolare rilievo, sempre con riguardo al comma 5, come resti frustrato il principio di finanziamento integrale delle funzioni demandate alle Regioni ex art. 119 Cost. (sono citate le sentenze n. 245 del 1984 e n. 307 del 1983 della Corte costituzionale), anche alla luce del fatto che nuove funzioni sono state trasferite alla Sardegna proprio con la legge di riforma dell'art. 8 del relativo statuto (art. 1, commi 836 e 837, della legge n. 296 del 2006). A parere della Regione Sardegna, il comma 5 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011 violerebbe gli artt. 3, 4, 5, 7 e 8 dello statuto sardo e gli artt. 3, 116, 117 e 119 Cost. anche per il trattamento discriminatorio riservato alle Regioni ad autonomia speciale, cui sarebbe imposto un onere irragionevolmente più gravoso di quello posto a carico delle Regioni a statuto ordinario. Ancora una volta, la sperequazione avrebbe speciale rilievo quanto alla ricorrente, per le ragioni ormai ripetutamente indicate. La prova che lo Stato avrebbe potuto e dovuto adottare modelli differenziali di concorso alla stabilizzazione finanziaria sarebbe data, ad esempio, dalle disposizioni concernenti il «Piano Sud» assunte con il d.l. n. 138 del 2011, (in corso di conversione al momento dell'odierno ricorso e successivamente convertito dall'art. 1, comma 1, della legge n. 148 del 2011), ove è stabilita l'assunzione in carico da parte dello Stato e delle altre Regioni di una porzione degli oneri potenzialmente spettanti alle Regioni interessate dal suddetto Piano (art. 5-bis). La Regione Sardegna prospetta ulteriormente la violazione degli artt. 3, 4, 5, 7 e 8 del proprio statuto e degli artt. 3, 116, 117 e 119 Cost., in quanto la creazione di uno «pseudo-comparto» comprendente tutte le autonomie regionali sarebbe del tutto irrazionale, assimilando realtà disomogenee sotto molteplici aspetti, quand'anche si avesse riguardo alle sole Regioni a statuto speciale.