[pronunce]

- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dell'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata «inammissibile ovvero infondata». Secondo l'intervenuto, i parametri evocati non sono violati dalle norme censurate, ove si consideri che la destinazione del magistrato all'incarico di membro nazionale dell'Eurojust non deriva da un atto meramente discrezionale del Ministro, incidente sullo status del magistrato, ma da un piú complesso iter, nel quale il decreto di nomina presuppone non solo il vaglio del Consiglio superiore della magistratura sulla richiesta di collocamento fuori ruolo «proveniente da altra amministrazione», ma anche la delibera dello stesso Consiglio che, sola, può determinare tale collocamento fuori ruolo. Né dagli artt. 105 e 110 Cost. potrebbe desumersi l'esistenza, in capo al Consiglio superiore della magistratura, «di un potere di individuazione dei magistrati dei quali altre amministrazioni intendano avvalersi»; potere che l'ordinamento positivo mai prevede. La conformità alla Costituzione delle norme censurate si desumerebbe, infine, dal carattere «internazionale» dell'Eurojust; carattere che imporrebbe «di non ritenere applicabili tout court le stesse regole che disciplinano la composizione degli uffici giudiziari nazionali» e, quindi, di escludere che il Consiglio superiore della magistratura abbia «il potere di vincolare la composizione di un organismo di diritto internazionale». Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, le argomentazioni del rimettente si baserebbero su un erroneo inquadramento delle funzioni e della natura dell'Eurojust, che - come dimostrato dalla decisione istitutiva 2002/187/GAI, dalla legge n. 41 del 2005 e dalla decisione 2009/426/GAI - «non ha poteri sovrapponibili a quelli dell'autorità giudiziaria», ma «esercita in prevalenza compiti di natura amministrativa». «Decisive», infine, sarebbero le differenze tra l'Eurojust e la Direzione nazionale antimafia, derivanti dalla diversità del «contesto in cui si inquadrano le due entità: esclusivamente interno quello della Direzione Nazionale Antimafia, i cui compiti, proprio per tale ragione, non possono avere altro che finalità giudiziarie; internazionale quello di Eurojust, per il quale invece risultano decisamente prevalenti le funzioni amministrative che involgono i rapporti tra gli Stati membri: rapporti che tra l'altro, possono anche avere elevato significato politico». 6. - In prossimità della pubblica udienza, la ricorrente nel giudizio principale ha depositato una memoria illustrativa, con la quale ribadisce la richiesta di dichiarare non fondata la questione. Ad avviso di tale parte privata, alla luce sia della decisione istitutiva - in particolare, dell'art. 9, paragrafi 1 (secondo cui «nessuna deroga è prevista per lo status giuridico dei magistrati»), 3 e 4 - sia dell'art. 85 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'Eurojust «svolge a livello internazionale lo stesso tipo di attività di coordinamento esplicato in Italia dalla Direzione Nazionale Antimafia», cosicché non si comprenderebbe come detta attività «possa essere dal nostro stesso legislatore fatta regredire, con la legge 41/2005, alla stregua di funzione amministrativa». D'altro canto, dalla stessa legge n. 41 del 2005 emergerebbe la natura giudiziaria delle funzioni svolte dal membro nazionale dell'Eurojust, come sarebbe confermato: a) dai poteri che gli sono riconosciuti dall'art. 5; b) dalla possibilità di accedere alle informazioni giudiziarie prevista dall'art. 7, comma 1, lettera a); c) dal fatto che solo l'assistente del membro nazionale che sia un magistrato e non anche quello che sia un funzionario dell'amministrazione della giustizia può sostituire il membro nazionale. L'esclusiva competenza del Ministro della giustizia in ordine alla designazione ad un incarico di natura giudiziaria, incidente, quindi, sullo status del magistrato, e la limitazione delle funzioni del Consiglio superiore della magistratura «a mero riscontro di idoneità», si porrebbero quindi, all'evidenza, in contrasto «con il titolo IV della Costituzione» che assicura l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e che esclude che «un magistrato sia nominato soltanto dal Ministro della Giustizia, che è organo del Governo». 7. - In prossimità della data fissata per la discussione in udienza pubblica, anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria, nella quale ribadisce le conclusioni precedentemente formulate. 7.1. - La parte pubblica deduce, anzitutto, la carenza della motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza della questione relativa al comma 1 dell'art. 2 della legge n. 41 del 2005, osservando che il rimettente «non ha indicato alcun motivo per il quale [...] sarebbe costituzionalmente illegittima la nomina effettuata con decreto del Ministro della giustizia». 7.2. - Detta questione sarebbe comunque manifestamente infondata, «sia perché il decreto ministeriale è la forma tipica di emanazione di numerosissimi atti e provvedimenti pubblici (anche relativi alla nomina di magistrati [...]), sia perché nel caso in esame la norma di cui [...] si chiede la dichiarazione di incostituzionalità è in realtà quella riguardante la procedura che conduce alla nomina del membro nazionale, e non già l'atto finale della procedura medesima». 7.3. - Quanto alla infondatezza dei dubbi di legittimità costituzionale già dedotta nell'atto di intervento, essa troverebbe conferma nelle seguenti ulteriori considerazioni: a) l'Eurojust è un organo dell'Unione europea - nel contesto del quale il membro nazionale «è destinato a rappresentare lo Stato» - le cui funzioni sono disciplinate e sono svolte nell'àmbito dell'ordinamento dell'Unione Europea, con la conseguenza che le norme della Costituzione, in quanto poste «a garanzia dell'indipendenza dei magistrati nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali nazionali [...] non trovano [...] identica applicazione quando si procede alla nomina di un magistrato destinato a svolgere funzioni in un ordinamento diverso da quello italiano»; b) le direttive del Ministro della giustizia ai magistrati, vietate nell'ordinamento nazionale, «sono perfettamente legittime» in «quello comunitario di Eurojust»; c) la procedura di nomina del membro nazionale è stata «fissata proprio dal Consiglio Superiore della Magistratura»; d) gli obiettivi dell'Eurojust sono soltanto di «"sostegno" alle autorità nazionali degli Stati membri»; e) le funzioni dell'Eurojust, anche se «ampliate» dalla decisione 2009/426/GAI (il cui termine di attuazione nell'ordinamento interno non è, peraltro, ancora scaduto), «sono prevalentemente amministrative», mentre, in ogni caso, «quelle giudiziarie non sempre sono di esclusiva prerogativa dei magistrati e, comunque, possono trovare applicazione fuori dall'Italia», con la conseguenza che esse «non impongono [...] che la nomina del membro nazionale debba essere effettuata direttamente dal Consiglio Superiore della Magistratura, anziché dal Ministro della Giustizia [...] organo dello Stato italiano che cura gli interessi, anche politici, nei rapporti internazionali e comunitari».1.