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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione COMMISSIONI 1ª e 2ª RIUNITE 2ª(Giustizia) 7 OSTELLARI La seduta inizia alle ore 17,05. IN SEDE REDIGENTE bullismo DDL 1690 Modifiche al codice penale, alla legge 29 maggio 2017, n. 71, e al regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e di misure rieducative dei minori DDL 1743 Modifiche alla legge 29 maggio 2017, n. 71, e altre disposizioni per il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo (Discussione del disegno di legge n. 1690, congiunzione con la discussione del disegno di legge n. 1743 e rinvio) Il presidente OSTELLARI propone di congiungere la discussione dei disegni di legge nn. 1690 e 1743, recanti modifiche alle norme sul contrasto al fenomeno del bullismo. La Commissione conviene. La senatrice D'ANGELO ( M5S ), relatrice per la 2 a Commissione, illustra i disegni di legge in titolo, assegnati in sede redigente alle Commissioni riunite 1 a e 2 a , che recano misure per il contrasto del fenomeno del bullismo. Il disegno di legge n. 1690, già approvato dalla Camera dei deputati, si compone di 9 articoli. Con particolare riguardo ai profili di competenza della Commissione giustizia, segnala in primo luogo l'articolo 1 della proposta di legge, il quale interviene sul delitto di atti persecutori, previsto dall'articolo 612- bis del codice penale, per estendere l'ambito oggettivo dell'illecito penale alle condotte di reiterata minaccia e molestia che pongono la vittima in una condizione di emarginazione. In particolare, la riforma - alla lettera a) - interviene sul primo comma dell'articolo 612- bis per aggiungere ai possibili eventi prodotti dalle condotte reiterate di minaccia o molestia  che attualmente possono cagionare «un perdurante e grave stato di ansia o di paura» oppure ingenerano «un fondato timore per l'incolumità» della vittima, di un suo prossimo congiunto o del partner , oppure costringono la vittima ad «alterare le proprie abitudini di vita» - anche la condizione di emarginazione della vittima. Intervenendo sul terzo comma dell'articolo 612- bis , con la lettera b) , il disegno di legge aggiunge, poi, all'attuale aggravante per fatto commesso in danno di minore, di donna in gravidanza e di disabile, ovvero con armi o da persona travisata, l'aggravante per fatto commesso da più persone. Tali aggravanti comportano un aumento della pena fino alla metà. La lettera c) del comma 1 dell'articolo 1, infine, inserisce un comma nell'articolo 612- bis del codice penale per prevedere, in caso di condanna per il reato di atti persecutori, la confisca obbligatoria degli strumenti informatici e telematici eventualmente utilizzati per commettere il reato. L'articolo 2 del disegno di legge modifica la contravvenzione prevista dall'articolo 731 del codice penale in caso di inosservanza dell'obbligo scolastico. Questo articolo punisce con l'ammenda fino a 30 euro chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza di un minore, omette, senza giusto motivo, d'impartirgli o di fargli impartire l'istruzione elementare. Rispetto alla formulazione vigente, la proposta di legge: qualifica espressamente il reato come "proprio" del genitore, dell'esercente la responsabilità genitoriale e di chiunque eserciti le funzioni genitoriali; innalza la pena portando l'attuale ammenda fino a 30 euro all'ammenda da 100 a 1.000 euro; elimina il riferimento all'istruzione elementare, prevedendo l'applicazione della norma penale in caso di violazione dell'istruzione obbligatoria. L'articolo 4 modifica, poi, la legge sull'istituzione e sul funzionamento del tribunale per i minorenni. In particolare, alla lettera a) del comma 1, tramite la riformulazione dell'articolo 25 del regio decreto-legge n. 1404 del 1934, sono apportate alcune modifiche alla disciplina delle misure coercitive di intervento non penale nei confronti di minorenni dalla condotta socialmente inaccettabile. In primo luogo, la riforma interviene sulle diverse ipotesi che consentono l'adozione delle misure rieducative del minore aggiungendo all'"irregolarità per condotta e per carattere" del minore, anche il riferimento a condotte aggressive, anche di gruppo, nei confronti di persone, animali o cose o lesive della dignità altrui. Diverse modifiche attengono altresì al procedimento per l'adozione delle misure. Attualmente esso inizia a seguito di segnalazione non obbligatoria del minore al tribunale per i minorenni da parte del pubblico ministero minorile, oppure da parte dei genitori, o dell'ufficio di servizio sociale, o degli organismi di educazione, per esempio la scuola, o di protezione e di assistenza all'infanzia, come i servizi sociosanitari. Con la riforma, il pubblico ministero è l'unico soggetto che può riferire al tribunale sulla base delle segnalazioni ricevute da chiunque, dopo aver assunto le necessarie informazioni. L'organo competente all'adozione delle misure resta il tribunale dei minorenni. Quest'ultimo dovrà però previamente sentire il minore stesso, i genitori o l'esercente la responsabilità genitoriale. Nell'ordinamento vigente il tribunale, effettuate indagini sulla personalità del minore, può disporre con decreto motivato l'applicazione della misura che ritiene più consona al caso, scegliendo fra affidamento al servizio sociale e collocamento in una struttura. La novità più rilevante della riforma consiste nella previsione di un intervento preliminare rispetto alle suddette misure. Tale intervento consiste nell'attivazione di un percorso di mediazione oppure nello svolgimento di un progetto di intervento educativo con finalità rieducativa e riparativa, sotto la direzione e il controllo dei servizi sociali minorili, che può essere disposto dal tribunale dei minori con decreto, nel quale dovranno essere esplicitati gli obiettivi e la durata dell'intervento. La determinazione del contenuto del progetto educativo è rimessa invece ai servizi sociali territoriali e nello stesso può essere previsto il coinvolgimento del nucleo familiare del minore, tramite un percorso di sostegno all'esercizio della responsabilità genitoriale. A conclusione del progetto, il tribunale dei minorenni, sulla base della relazione predisposta dai servizi sociali, e sentito il minorenne, i genitori o gli esercenti la potestà genitoriale, adotta un ulteriore decreto motivato optando tra quattro diverse soluzioni: la conclusione del procedimento; la continuazione del progetto o adozione di un progetto diverso in relazione alle mutate esigenze educative del minore; l'affidamento del minore ai servizi sociali; il collocamento del minore in una comunità, da utilizzare solo come extrema ratio , ovvero quando tutte le altre possibilità appaiano inadeguate.