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Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica del Cile sull'autorizzazione all'esercizio di attività lavorative dei familiari a carico del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo delle missioni diplomatiche e rappresentanze consolari, fatto a Roma il 13 dicembre 2013. Onorevoli Senatori. -- 1. Finalità. L'Accordo in oggetto è finalizzato a consentire, nel rispetto della normativa vigente nei due Paesi, lo svolgimento di un'attività lavorativa autonoma o subordinata da parte dei familiari dei membri delle Rappresentanze cilene in Italia e presso la Santa Sede e di quelle italiane in Cile, ivi comprese le rispettive Missioni presso le Organizzazioni internazionali aventi sede nei due Paesi (si tratta di funzionari diplomatici, funzionari consolari di carriera, membri del personale tecnico e amministrativo, ad esclusione degli impiegati locali). I familiari delle suddette categorie di personale sono tutelati dalle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari (ratificate ai sensi della legge 9 agosto 1967, n. 804), dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio e dal diritto delle Organizzazioni internazionali, che estendono loro privilegi e immunità previste per i membri delle Rappresentanze straniere. 2. Motivazioni e contesto economico e sociale del provvedimento L'attuale contesto delle relazioni diplomatiche, in rapida evoluzione, assegna ai familiari (coniuge e figli) dei membri delle Rappresentanze accreditate in ogni Paese un ruolo diverso da quello previsto nel passato. Tali persone sono oggi inserite pienamente nel contesto del Paese ricevente e possono contribuire, attraverso lo svolgimento di un'attività lavorativa, allo sviluppo del sistema economico e sociale locale, senza per questo venire meno al proprio ruolo istituzionale in qualità di familiari del personale accreditato. D'altro canto, la concessione di tale opportunità, riportando nell'ambito del diritto privato la presenza e l'attività di queste persone all'interno dell'ordinamento del Paese ospitante, non può che affiancarsi ad una limitazione delle prerogative che ammettono delle eccezioni alla giurisdizione locale. Allo stesso tempo, è necessario prevedere dei precisi meccanismi che, pur assicurando adeguate modalità di ingresso nel Paese, consentano ai destinatari dell'Accordo di prestare attività lavorative dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni e l'espletamento delle pratiche amministrative previste. Negli ultimi anni si è dunque registrato nella comunità internazionale un forte e crescente interesse per la stipula di accordi che consentano ai familiari del personale inviato all'estero presso le Rappresentanze diplomatico-consolari di svolgere un'attività lavorativa. E ciò a dimostrazione del fatto che nel mondo occidentale lo svolgere un'attività professionale è considerato un elemento importante non solo sotto il profilo degli aspetti economici e sociali ma anche sotto quello, più attinente alla sfera psicologica, della realizzazione della personalità dell'individuo. Le aspirazioni dei Paesi esteri ben si conciliano con l'interesse di questa Amministrazione a favorire l'attività lavorativa dei familiari dei nostri funzionari accreditati nelle Rappresentanze all'estero. E ciò anche in considerazione della congiuntura economica mondiale che per molti Paesi europei vede ormai difficile il mantenimento all'estero di un nucleo familiare monoreddito. 3. Struttura e contenuti generali dell'Accordo La struttura del provvedimento, redatto in due originali in italiano ed in spagnolo, consta di un «Titolo», di un «Preambolo introduttivo», che individua le Parti contraenti e le finalità, e di un corpo suddiviso in sette articoli con una numerazione progressiva, alcuni dei quali prevedono partizioni interne in commi numerati, rubricati come segue: art. 1 -- Oggetto dell'Accordo; art. 2 -- Procedura di autorizzazione in Italia; art. 3 -- Procedura di autorizzazione nella Repubblica del Cile; art. 4 -- Applicabilità della normativa locale; art. 5 -- Immunità civili, amministrative e penali; art. 6 -- Limiti all'autorizzazione; art. 7 -- Entrata in vigore, durata e denuncia. Le immunità per i familiari a carico, previste dalle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari e dagli altri accordi internazionali vigenti, sono escluse limitatamente agli atti compiuti nell'esercizio dell'attività lavorativa e per le questioni derivanti dalla medesima. Per quanto riguarda l'immunità dalla giurisdizione penale, in caso di un'azione giudiziaria intentata contro un familiare a carico che gode di immunità diplomatica, per atti compiuti nell'esercizio dell'attività lavorativa stessa, il Paese ricevente può chiedere la rinuncia all'immunità e lo Stato inviante darà seria considerazione alla richiesta, ad eccezione di quei casi per cui una rinuncia all'immunità si ritenga possa essere contraria agli interessi nazionali in presenza di grave reato e, qualora l'immunità non fosse sospesa, la persona dovrebbe essere richiamata. L'Accordo prevede infatti sia modalità di autorizzazione allo svolgimento delle attività lavorative che appropriati meccanismi giuridici di limitazione della sfera di applicazione delle immunità dalle giurisdizioni penale, civile ed amministrativa per gli atti compiuti nel prestare tali attività. L'Accordo prevede, altresì, dei meccanismi sanzionatori finalizzati ad impedire ogni genere di abuso derivante dalla qualità di familiare di membro di una Rappresentanza straniera che, in quanto tale, gode della speciale tutela personale disciplinata dalle Convenzioni di Vienna citate ed in generale dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio. Mentre tali esenzioni e le modalità di ingresso nel nostro Paese (ad es. con visto diplomatico, ecc.) non consentirebbero ai destinatari dell'Accordo in questione di svolgere un'attività lavorativa in Italia, il testo dell'Accordo prevede meccanismi che autorizzano allo svolgimento di attività lavorative, rispetto alle quali entrerà in funzione una «sospensione» del regime di immunità tesa a tutelare l'ordinamento italiano (e cileno) ed il principio di uguaglianza dei lavoratori di fronte alla legge. I familiari ai quali sarà consentito lo svolgimento di un'attività lavorativa saranno assoggettati alla normativa fiscale, di sicurezza sociale e del lavoro prevista dalla normativa vigente nel Paese ospitante. L'autorizzazione potrà essere negata a coloro che risultino aver lavorato nel Paese accreditatario illegalmente e/o a coloro che abbiano commesso violazioni in materia fiscale e di sicurezza sociale. L'autorizzazione non potrà essere, altresì, concessa al fine di salvaguardare la sicurezza nazionale. 4. Passi salienti dell' iter dell'Accordo Avviate nel 2004, le trattative con il Cile per la stipula di un'intesa bilaterale formulata sulla base della reciprocità che consenta ai familiari del personale accreditato presso le Rappresentanze diplomatico-consolari di poter svolgere un'attività lavorativa nei rispettivi Paesi, sono state in seguito sospese in relazione ad un esercizio di chiarificazione intrapreso nel frattempo con le altre competenti Amministrazioni italiane, in merito ad alcuni aspetti della materia, a seguito delle osservazioni avanzate dalle predette Amministrazioni in sede di concertazione interministeriale in vista della ratifica parlamentare di intese simili.