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Né la definizione data da questa Corte dell'ambiente e della salute come “valori primari” (sentenza n. 365 del 1993, citata dal rimettente) implica una “rigida” gerarchia tra diritti fondamentali. La Costituzione italiana, come le altre Costituzioni democratiche e pluraliste contemporanee, richiede un continuo e vicendevole bilanciamento tra principi e diritti fondamentali, senza pretese di assolutezza per nessuno di essi ». La legislazione dell'emergenza pandemica, tuttavia, ha mostrato come tali principi di diritto stabiliti dalla Consulta siano rimasti lettera morta: sull'altare di una presunta prevalenza della salute pubblica perseguita attraverso la strategia vaccinale sono stati sacrificati diritti parimenti preminenti, come il diritto al lavoro. Infatti, come sostenuto anche nella sentenza del tribunale pisano, nella più recente legislazione di rango primario per il contrasto al COVID-19 si è stabilita una vera e propria gerarchia tra quale dei diritti costituzionali sia stato ritenuto più importante, precludendo che il rispetto dei principi, nazionali e di derivazione comunitaria, di legalità e proporzionalità, potessero porsi quale argine agli interventi del Governo. L'effetto dell'introduzione scellerata nella vita quotidiana delle norme relative all'adempimento degli obblighi vaccinali ai fini dell'esercizio di determinate professioni, o del possesso e dell'esibizione di un documento amministrativo ai fini dell'accesso ai luoghi di lavoro pubblici o privati, ai mezzi pubblici o a taluni servizi, anche di natura essenziale, ha evidenziato alla collettività come il diritto al lavoro, il diritto all'istruzione o il diritto alla circolazione potessero essere, d'un tratto, compressi, finanche sino al loro azzeramento. Vale la pena ribadire, dulcis in fundo , che tale situazione è stata perpetrata ai danni della collettività sulla base di evidenze scientifiche legate agli effetti dell'inoculazione di farmaci sperimentali che non solo non sono mai state certe ma che, a contrario, hanno suscitato numerose perplessità nell'opinione pubblica e tra gli esperti del settore sanitario. Non potendo limitare la circolazione di un virus , e quindi l'infezione, i trattamenti sanitari sperimentali per contrastare la diffusione del virus SARS-CoV-2 hanno ampiamente dimostrato, in un breve arco temporale, di non esser assolutamente in grado di assolvere alla funzione principale (la tutela della salute individuale e, di riflesso, della salute pubblica) per la quale si era proceduto all'acquisto, da parte del nostro Paese, di un numero massivo di dosi. Le norme contenute nei decreti-legge n. 44 e n. 52 del 2021, relative all'adempimento degli obblighi vaccinali e all'utilizzo del green pass , nella versione base o rafforzata, si pongono pertanto in palese contrasto con numerosi articoli della nostra Costituzione (tra cui, certamente, gli articoli: 2, 3, 4, 9, 10, 13, 16, 17, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 41, 47), con particolare riferimento alla tutela della salute individuale, al diritto al lavoro, al diritto alla circolazione, alla solidarietà sociale e all'uguaglianza sostanziale, avendo introdotto norme vessatorie e discriminanti, e, di conseguenza, ineluttabilmente illegittime, anti-costituzionali, nonché antigiuridiche, sotto il profilo logico-deduttivo, con particolare riferimento al principio di proporzionalità.. 1 1 Il capo I del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76, è abrogato. 2 Il decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, è abrogato.