[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'intera legge della Regione Liguria 7 febbraio 2012, n. 2 (Disciplina regionale in materia di demanio e patrimonio), nonché, in specie, degli articoli 1, 4, 5, 6, 7, comma 3, 8, 11, lettera c), 14, 15, commi 2 e 3, 16, 17, 26, 38, comma 5, lettere a) e c), e 47, promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 13-17 aprile 2012, depositato in cancelleria il 18 aprile 2012 ed iscritto al n. 70 del registro ricorsi 2012. Visto l'atto di costituzione della Regione Liguria; udito nell'udienza pubblica del 15 gennaio 2013 il Giudice relatore Paolo Grossi; uditi l'avvocato dello Stato Enrico Arena per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Lucio Laurita Longo per la Regione Liguria.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso spedito il 13 aprile 2012, notificato il 17 aprile 2012 e depositato il 18 aprile 2012, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, ha proposto ricorso avverso l'intera legge della Regione Liguria 7 febbraio 2012, n. 2 (Disciplina regionale in materia di demanio e patrimonio), pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione Liguria n. 1 del 15 febbraio 2012, nonché avverso gli articoli 1, 4, 5, 6, 16 e 17 della stessa legge nel loro insieme; e ancora avverso gli artt. 7, comma 3; 8; 11, lettera c); 14; 15, comma 3; e, inoltre, l'art. 15, comma 2; l'art. 26; l'art. 38, comma 5, lettere a) e c); e l'art. 47, in riferimento, complessivamente, all'art. 117, secondo comma, lettere e), l), s), nonché terzo comma, della Costituzione e ad alcune disposizioni interposte. Sottolinea il ricorrente come l'intera legge regionale impugnata si ponga, già «nella sua impostazione sistematica», in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto interviene in materia di demanio e patrimonio, «ossia in una materia riguardante l'ordinamento civile», la cui disciplina sarebbe riservata in via esclusiva allo Stato. In particolare, per quanto riguarda il demanio marittimo, si rammenta la sentenza di questa Corte n. 427 del 2004, ove si pose in evidenza il fatto che le prerogative dello Stato precedono la ripartizione delle competenze che ineriscono alla capacità giuridica dell'ente, con la conseguenza che la competenza regionale deve arrestarsi davanti a quella statale. Ricordato il trasferimento alle Regioni di funzioni amministrative - operato, dapprima con l'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382 (Norme sull'ordinamento regionale e sulla organizzazione della pubblica amministrazione) e, poi, con l'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della L. 22 luglio 1975, n. 382) -, il ricorrente assume che dalle citate disposizioni emergerebbe la separazione tra le funzioni amministrative delegate alle Regioni e l'aspetto dominicale dei beni, di competenza dello Stato. Tale separazione sarebbe ancora attuale pur in presenza dell'art. 3, comma 1, del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 (Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell'articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42) - il quale prevede il trasferimento alle Regioni dei beni del demanio marittimo -, in quanto, essendo tale trasferimento subordinato alla adozione di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri non ancora emanati, il trasferimento stesso non sarebbe ancora operativo, con la conseguenza di porre la disciplina denunciata in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione. Gli artt. 1, 4, 5, 6, 16 e 17 della legge impugnata violerebbero detto parametro, in quanto tesi a disciplinare «aspetti dominicali» che esorbitano dalle competenze regionali, limitate alla gestione amministrativa dei beni, secondo le indicate disposizioni relative al trasferimento delle funzioni amministrative alle Regioni. Per le stesse ragioni sarebbero in contrasto con il medesimo parametro anche: 1) l'art. 7, comma 3, riguardante l'istituto della consegna, disciplinato dal codice della navigazione, in quanto attinente ad aspetti che coinvolgono il profilo dominicale del demanio marittimo, essendo quell'istituto relativo alle modalità di uso diretto da parte dello Stato quale proprietario; 2) l'art. 11, con riferimento ai beni demaniali marittimi, in quanto, a norma dell'art. 5, comma 2, del già citato d. lgs. n. 85 del 2010, sono esclusi dal trasferimento in proprietà agli enti territoriali tutta una serie di beni riferiti, appunto, al demanio marittimo; 3) l'art. 14, in riferimento al potere di autotutela amministrativa di cui la Regione si dichiara titolare proprio in virtù del contestato principio di dominicalità; 4) l'art. 15, comma 3, ove si prevede che il transito di beni demaniali marittimi in altro patrimonio possa avvenire anche con procedure diverse da quelle previste dall'art. 35 del codice della navigazione. Quanto alle altre disposizioni impugnate - e ai motivi di ricorso esposti nel dettaglio -, l'art. 15, comma 2, nel prevedere una certa procedura di sdemanializzazione dei beni asserviti al servizio idrico integrato, si porrebbe in contrasto con l'art. 143, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), e dunque violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., che riserva in via esclusiva allo Stato la materia della tutela dell'ambiente; l'art. 26, nella parte in cui non specifica le modalità di affidamento della gestione delle acque minerali al richiedente la concessione né la durata massima di tale affidamento, risulterebbe in contrasto con l'art. 4, comma 3, del d.P.R. 13 settembre 2005, n. 296 (Regolamento concernente i criteri e le modalità di concessione in uso e in locazione dei beni immobili appartenenti allo Stato), violando così le lettere e) ed s) del secondo comma dell'art. 117 Cost., che riservano allo Stato le materie della tutela della concorrenza e dell'ambiente, nonché il terzo comma del medesimo articolo 117, che riserva allo Stato, tra l'altro, la determinazione dei princìpi fondamentali in tema di governo del territorio;