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la forte richiesta di salute dei cittadini che si rispecchia nella ricerca di prodotti sempre più genuini, le cui tecniche di produzione siano il più rispettose possibile degli equilibri naturali, fa da spinta verso il biologico specie nel Mezzogiorno dove le condizioni microclimatiche sono più favorevoli. La viticoltura biologica nel Sud si presta particolarmente per una maggiore attenzione alla tutela dell'equilibrio naturale del vigneto e dell'ambiente circostante, evitando l'uso di fertilizzanti, insetticidi e diserbanti chimici e contribuendo, con le sue pratiche, al mantenimento della fertilità del suolo; nell'ambito dell'agricoltura biologica, la viticoltura riveste un ruolo sempre più strategico e di primo piano in Europa ed in Italia, e rappresenta la vera "transizione ecologica"; considerato che: nonostante alcuni emendamenti (presentati soprattutto da europarlamentari italiani) abbiano evidenziato il ruolo positivo della dieta mediterranea, inserito il concetto di etichettatura digitale, ritirato il riferimento al "Nutriscore" e sottolineato che la priorità sull'alcol dovrebbe essere quella di evitare il consumo rischioso e pesante, rimane il paradosso di come da un lato l'Unione europea sostenga il settore del vino con gli strumenti della politica agricola comune, dall'altro manifesti l'intenzione di reprimerne lo sviluppo e la competitività su scala globale mettendo in discussione l'impianto degli aiuti legati alla promozione; la Comité européen des entreprises des vins (CEEV) ribadisce l'importanza che tutte le politiche siano basate sulla scienza e sulle prove e invita il Parlamento europeo a riconsiderare l'affermazione contenuta nel progetto di relazione della BECA (la Commissione anti cancro per del Parlamento UE) secondo cui non esiste un "livello sicuro di consumo di alcol". Non ci sono dati scientifici a sostegno di un aumento del rischio di cancro quando il vino viene consumato con moderazione, durante i pasti, come parte della dieta mediterranea e come parte di uno stile di vita sano. Il cancro, come sottolinea il sindacato europeo delle imprese vinicole, è una malattia multifattoriale e i fattori di rischio del cancro devono essere valutati nel contesto dei modelli culturali, del bere, del mangiare e dello stile di vita. L'evidenza scientifica indica che bere vino con moderazione, ai pasti, come parte di una dieta di stile mediterraneo, può contribuire a una maggiore aspettativa di vita e una minore incidenza di malattie importanti come le malattie cardiovascolari, il diabete e il cancro; l'ipotesi "nessun livello sicuro" si basa su un singolo studio, "Global burden of diseases" pubblicato da "The Lancet" nel 2018, che è stato duramente criticato dalla comunità scientifica per i suoi difetti di analisi. Si tratta di uno studio di modellazione basato su ipotesi e che non prende in considerazione lo stile di vita, non presenta tutte le prove scientifiche esistenti e, di conseguenza, non può essere l'unica base per trarre conclusioni sul consumo di alcol e il rischio di cancro, si chiede di sapere quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo affinché vengano riconsiderate le affermazioni contenute nel progetto di relazione della BECA e venga posto l'accento solo sul consumo nocivo, poiché la maggior parte delle prove europee e internazionali mostrano una chiara correlazione tra il consumo moderato come parte di una dieta e di uno stile di vita sani e gli esiti positivi per la salute. Come italiani ed europei, si dovrebbe essere orgogliosi della nostra cultura gastronomica, di cui il vino è una componente inestricabile. Promuovere questo stile di vita più che porre divieti è di gran lunga preferibile a soluzioni normative semplicistiche e in definitiva inefficaci. Atto n. 3-02982 DE BERTOLDI LA PIETRA Al Ministro della giustizia Premesso che: da informazioni in possesso degli interroganti, la categoria professionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili evidenzia una serie di difficoltà applicative in relazione alle disposizioni contenute nel decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 2021, n. 147, in particolare all'articolo 3, comma 3; la disposizione in oggetto (che istituisce la piattaforma telematica nazionale e nomina dell'esperto) indica che presso la camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di ciascun capoluogo di regione e delle province autonome di Trento e di Bolzano sia formato (con le modalità di cui al comma 5) un elenco di esperti nel quale possono essere inseriti: gli iscritti da almeno cinque anni all'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e all'albo degli avvocati che documentano di aver maturato precedenti esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d'impresa; dall'applicazione della citata disposizione, evidenziano le categorie dei commercialisti e degli avvocati, risulterebbe che l'esperto autorizzato ad intervenire nella procedura della composizione negoziata, possa essere sia un dottore commercialista, che un avvocato; da tali osservazioni, i medesimi professionisti rilevano come le disposizioni richiamate, per come formulate in sede di conversione del decreto-legge, destino dubbi e appaiano complesse in relazione alla stesura e conducano ad evidenti difficoltà interpretative, determinando ambiguità nella loro effettiva applicazione, considerato che la rappresentazione sembrerebbe che per poter aderire alla composizione negoziata, l'imprenditore deve essere necessariamente sia commerciale, che agricolo ed inoltre, al fine dell'iscrizione nella piattaforma esposta, sembrerebbe sia necessario essere abilitati sia alla professione di dottore commercialista, che a quella forense; a giudizio degli interroganti, le criticità evidenziate da parte delle categorie dei dottori commercialisti ed esperti contabili appaiono certamente condivisibili e pertinenti e rischiano di causare palesi disagi e impedimenti nello svolgimento della loro professione, in particolare con riferimento alla disposizione relativa all'articolo 3, comma 3, che (per effetto del testo modificato in sede di conversione del decreto-legge) annulla di fatto il requisito riconosciuto di diritto dai dottori commercialisti e degli esperti contabili, sul possesso di esperienze nel campo della ristrutturazione aziendale e della crisi d'impresa, obbligando quest'ultima categoria (rispetto alla volontà stabilita dal legislatore estensore della norma citata) a documentare tali esperienze al pari degli avvocati e dei consulenti del lavoro, si chiede di sapere: quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa; se, in considerazione delle criticità richiamate, in relazione alle difficoltà interpretative, non ritenga opportuno prevedere interventi correttivi finalizzati a rendere maggiore chiarezza in ordine alle disposizioni previste dal decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118 riguardo all'articolo 3, comma 3; in caso affermativo, quali iniziative di competenza urgenti e necessarie intenda intraprendere, al fine d'introdurre interventi normativi volti a chiarire l'esatta interpretazione delle disposizioni riportate, attraverso le modifiche orientate nel senso indicato in premessa. Atto n. 3-02983 MALAN Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: