[pronunce]

A giudizio del rimettente, infatti, l'abrogazione della norma sull'uso esclusivo del teatro «non consente più di identificare nella Fondazione realmente istituita (per legge) il soggetto dei diritti e degli obblighi nascenti dal Protocollo», anche considerato che a quest'ultimo le parti non hanno dato seguito proprio «in quanto è intervenuta la legge n. 310/2003», alla quale esse, «in via sussidiaria ma obbligata, hanno fatto riferimento, esercitando in concreto le facoltà previste dal Protocollo». «Venuta meno la norma» che destinava la Fondazione alla gestione del teatro «in conformità al Protocollo», sarebbe «caduto il presupposto per la ulteriore operatività del complessivo regolamento negoziale avente origine dal Protocollo stesso», anche perché «le parti, nel darvi attuazione, si sono conformate alla disciplina legislativa», esercitando «le facoltà previste dal Protocollo in conformità degli schemi di detta disciplina»: la quale, secondo il rimettente, «non avrebbe dovuto essere rimossa per le stesse ragioni per le quali non avrebbe dovuto essere disposto l'esproprio del teatro». Né sembrerebbe consentito ritenere che, «malgrado la abrogazione della norma di collegamento al Protocollo, la richiamata disciplina sia divenuta e sia rimasta, comunque, una realtà negoziale»: con la legge n. 310 del 2003, infatti, istitutiva della Fondazione, si sarebbe «operato, in concreto, per la parte attinente alla gestione del teatro, con un meccanismo che richiama in qualche modo la figura del contratto imposto», introducendo, in sostanza, «una disciplina di diritto pubblico, sostitutiva o integrativa della disciplina negoziale» (sostitutiva quanto alla volontà, già manifestata nel Protocollo, di istituire la Fondazione; integrativa quanto all'esecuzione degli accordi relativi alla ricostruzione del teatro). Ne sarebbe conseguito che: a) «non esiste una Fondazione istituita dai soggetti che hanno stipulato il Protocollo»; b) esiste, invece, la Fondazione, che, ai sensi della legge istitutiva, era divenuta titolare dei diritti e degli obblighi nascenti dal Protocollo, oltre che destinataria dei contributi pubblici per la ricostruzione del teatro; c) in ragione, tuttavia, della norma denunciata, questa Fondazione «non può considerarsi più titolare delle situazioni giuridiche collegate al Protocollo». Poiché, d'altra parte, «l'esercizio dei diritti nascenti, per tutti i partecipanti, dal Protocollo d'intesa resta legato alla esistenza in vita» di questa (unica) Fondazione; e poiché la disciplina della legge istitutiva è, però, divenuta «monca», «per effetto della abrogazione della norma di collegamento al Protocollo», l'esercizio di detti diritti presupporrebbe «o il ripristino di tale collegamento con la reviviscenza della norma abrogata» (conseguente alla dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma abrogatrice); oppure «l'intervento di un nuovo atto di autonomia privata», al momento inesistente. Su questa base, le ragioni che hanno condotto alla dichiarazione di illegittimità delle disposizioni relative all'esproprio del teatro Petruzzelli dovrebbero valere anche per la disposizione denunciata, in ragione dello «stretto collegamento» di questa con quelle, «in funzione delle quali soltanto la abrogazione stessa aveva ragione d'essere»: «allo stesso modo in cui era assolutamente evidente il difetto dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza per disporre con decreto-legge l'esproprio del teatro», «così resta evidente la mancanza dei requisiti stessi con riguardo alla disposizione collegata». 2. - Si sono costituite in giudizio le signore Maria, Teresa, Chiara, Mariarosalba e Stefania Messeni Nemagna nonché la signora Nunziata Metteo, vedova Messeni Nemagna, per chiedere una pronuncia di accoglimento. Assumendo che nel giudizio a quo la controversia si concentri sulla norma denunciata sotto il profilo dell'identità del soggetto obbligato e che detta identificazione sia avvenuta in via legislativa attraverso la norma abrogata, le predette reputano che il giudizio medesimo non possa essere definito «indipendentemente dalla nuova verifica di costituzionalità invocata»: trovandosi «all'interno dello stesso "contenitore" normativo» dichiarato incostituzionale con la sentenza n. 128 del 2008, la norma denunciata risulterebbe, infatti, anch'essa in contrasto con il parametro di cui all'art. 77, secondo comma, Cost. In assenza di un'«autoidentificazione» volontaria da parte della Fondazione in adesione al Protocollo, o di un'identificazione da parte degli enti territoriali coinvolti, «v'è l'interesse al ripristino dell'identificazione legislativa», che assicurerebbe, in ragione della sua "tassatività", «quell'insostituibile grado di certezza e di imperatività», vincolando la Fondazione «al compito per cui è nata senza più possibilità di equivoci, rimangiamenti o ripensamenti». Un nuovo intervento caducatorio della Corte dovrebbe, peraltro, limitarsi ad estendere il dictum pronunciato «a quella parte (abrogativa) del decreto-legge d'urgenza già dichiarato abusivo ex art. 77 II comma Cost.», per eliminare una disposizione «completamente superata ed inattuale, oltre che illegittima». 3. - Si è costituito in giudizio il Comune di Bari chiedendo: a) di ritenere non rilevante la questione proposta per l'intervento di fatti nuovi e per contraddittorietà ed inadeguatezza della motivazione; b) in subordine, di ritenere infondata la questione stessa; c) in ulteriore subordine, di dichiarare la illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, della legge n. 310 del 2003, «ove cancellata la sua abrogazione»; d) in via ulteriormente gradata, di restituire gli atti al Tribunale di Bari perché riesamini la rilevanza della questione alla luce dei fatti nuovi sopravvenuti. La questione proposta risulterebbe irrilevante anzitutto per la ragione che una eventuale pronuncia di accoglimento non consentirebbe comunque, allo stato dei fatti, alcun pagamento a favore dei privati attivatisi con la domanda monitoria. Inoltre, la Fondazione istituita in base alla legge n. 310 del 2003 sarebbe indiscutibilmente soggetto diverso da quello indicato da ultimo nel Protocollo del 21 novembre 2002, ratificato con atto che ora risulterebbe annullato in autotutela. Il mutamento del complessivo quadro giuridico sarebbe tale da richiedere una nuova valutazione della rilevanza della questione da parte del giudice rimettente. Si deduce, poi, omessa motivazione dell'ordinanza tanto sulle ragioni per le quali il collegamento ora stabilito tra le norme qui denunciate e quelle denunciate nel precedente incidente di costituzionalità sia invece mancato in quel giudizio; quanto sulla ragione per la quale la Fondazione - che non era parte del Protocollo del 21 novembre 2002 - possa essere condannata a un pagamento in virtù di quel contratto, nonostante l'eccezione dedotta nel giudizio a quo; nonché, infine, sul meccanismo di sostituzione ex lege della volontà delle parti nella istituzione della Fondazione, posto che la legge stessa trasferisce alla Fondazione medesima i diritti d'uso del Teatro "previo accordo con gli enti pubblici territoriali interessati".