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Norme per la predisposizione di interventi urgenti da effettuare nei bacini montani e in zone limitrofe di pianura direttamente interconnesse per la prevenzione di catastrofi idrogeologiche. Onorevoli Senatori. -- Gli eventi alluvionali dai quali è stato colpito il nostro Paese nei corso degli ultimi anni hanno riproposto con grande evidenza l'estremo stato di necessità in cui versano i corsi d'acqua. La legge 18 maggio 1989, n. 183, istituendo l'autorità di bacino, aveva cercato di porre rimedio a questa situazione, identificando nel piano di bacino lo strumento pianificatore atto a definire le premesse di una razionale e armonica sistemazione che, logicamente, doveva concretizzarsi in un ragionevole lasso di tempo. Le alluvioni ricordate hanno però ribadito con forza che la situazione è attualmente insostenibile e pertanto bisogna intervenire con estrema urgenza, pur nel quadro di una programmazione unitaria che non prevede interventi-tampone, ma che attui le sistemazioni organiche previste e necessarie. Queste ultime devono comprendere anche le zone montane dei bacini idrografici, senza dimenticare il contributo, spesso sottovalutato, che gli affluenti minori dei corsi d'acqua possono provocare nell'esaltazione dell'effetto di piena. Lo scopo del presente disegno di legge è pertanto quello di procedere alla messa in sicurezza dei bacini montani che hanno subito dissesti nel corso degli ultimi eventi alluvionali o che comunque, a seguito di questi, presentano condizioni tali da far prevedere una non adeguata risposta in caso di nuove catastrofi idrogeologiche. Lo strumento necessario alla realizzazione del progetto è stato individuato in un piano che provveda a ripristinare le condizioni minime di salvaguardia e che, vista la situazione reale, non può che essere definito urgente e straordinario. Esso deve prevedere l'asportazione della vegetazione e del materiale lapideo presente in alveo che risulti esuberante in sede progettuale, definendo altresì la costruzione delle opere di regimazione e di difesa spondale. Bisogna però porre la massima attenzione affinché il piano non possa venire interpretato come un'ulteriore occasione per accrescere la disorganicità degli interventi e pertanto la sua adozione deve essere subordinata alla approvazione da parte della regione territorialmente interessata. Sempre nel pieno rispetto della legislazione vigente, è sembrato opportuno riconoscere alle province un ruolo più attivo nella difesa del suolo e nella prevenzione delle calamità, ruolo che il testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 19, già loro assegna. È proprio alla provincia, infatti, che spetta determinare gli indirizzi generali di assetto del territorio, con particolare riferimento alle linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica, idraulico-forestale e, in generale, per il consolidamento del suolo e per la regimazione delle acque (articolo 20, comma 2, lettera c) , del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000). Nell'individuare le situazioni di pericolo è naturale avvalersi di tecnici che ben conoscano la natura dei luoghi: da qui il logico coinvolgimento degli enti locali territorialmente interessati. Oltre all'indicazione e alla progettazione delle opere da porre in atto, il piano deve essere corredato di un rigoroso controllo delle quantità dei materiali da impiegare e dei prezzi da corrispondere. Mentre per questi ultimi è agevole il riferimento alle voci dei prezzari esistenti per l'esecuzione delle opere pubbliche, è bene valutare il canone demaniale relativo al prelievo da fiumi del materiale lapideo. Attualmente il prezzo da corrispondere per i materiali lapidei è fissato con legge e non comporta distinzioni fra le varie condizioni locali di estrazione degli inerti. È evidente, però, che il materiale estratto da torrenti montani presenta caratteristiche notevolmente diverse rispetto allo stesso tipo di materiale estratto in un tratto pianeggiante del corso d'acqua: sono maggiori le difficoltà di estrazione e inoltre le dimensioni e la qualità del materiale costringono a ulteriori operazioni di vagliatura e di pulitura. Queste considerazioni conducono troppo spesso ad accumulare il materiale lapideo nell'alveo, in condizione tale da essere nuovamente asportato dalla corrente non appena il livello di piena si alza sopra valori poco più che ordinari. Per tale motivo è stato indicato, all'articolo 3, che il regime erariale in vigore non deve essere attuato se il prelievo dei materiali lapidei è collegato a un piano urgente e straordinario. Per assicurare la necessaria urgenza alle procedure vanno inoltre tenute presenti le normative regionali relative allo snellimento delle procedure in ordine all'applicazione del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267. Il presente disegno di legge tende a ricomprendere anche quelle situazioni che, pur non essendo state interessate da gravi danni nel corso degli ultimi anni, presentano tuttavia caratteristiche tali da far prevedere una risposta pericolosa nel caso di nuovi eventi di piena. Onde evitare ogni tipo di speculazione, l'ente pubblico che predispone i piani urgenti e straordinari dovrà determinare una tabella dei costi di estrazione, variabile a seconda della altitudine e della geomorfologia dei luoghi, che contempli un valore del materiale stesso variabile da 0 a 20 euro. Tale tabella dovrà essere sottoposta all'insindacabile approvazione della regione territorialmente competente e potrà consentire di consegnare il duplice scopo di liberare gli alvei dal materiale in esubero e di ridurre l'onere finanziario globale delle opere da eseguire. Infatti, l'importo risultante dall'applicazione della predetta tabella sarà posto in detrazione dall'importo globale delle opere da eseguire. Per sottolineare la gravità e l'urgenza della situazione, sarebbe inoltre opportuno il concorso delle aziende private operanti nel settore dell'estrazione e della sistemazione idraulica, che dovrebbero pertanto costituirsi in consorzi, eventualmente sotto l'egida delle associazioni di categoria, garantendo la trasparenza della operazione di assegnazione dei lavori. Un'estensione, attualmente non esplicitamente indicata, potrebbe consentire di richiedere alle imprese del consorzio, assegnatarie dei lavori indicati da un piano urgente e straordinario, di sottoscrivere l'impegno a sospendere l'attività nelle loro cave di materiali lapidei per il periodo in cui sono impegnate nei lavori previsti dal piano, il che coniugherebbe l'obiettivo della salvaguardia territoriale con il mantenimento della quantità globale del materiale attualmente in produzione per sopperire alle varie esigenze operative. La definizione rigorosa delle zone montane avrebbe potuto portare a escludere dal piano interventi su tratti di alveo contigui, sui quali sarebbe necessario agire anche solo per l'organica definizione dell'intervento progettato, ma ricadenti in comuni che non rientrano nella predetta classificazione. L'articolo 5 prevede pertanto questa possibilità, limitandola però a interventi circoscritti e bene determinati, esplicitamente approvati dalle regioni competenti.