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Grave ed intollerabile è anche la situazione degli altri soggetti che «risiedono» nelle strutture carcerarie, gli operatori pubblici dell'amministrazione, per primi gli agenti della polizia penitenziaria. L'immensa gravità della realtà sociale che questi dati sull'amministrazione della giustizia e del carcere svelano è tale anche perché la cultura dominante della classe dirigente, politica e non, da decenni (e in questi anni in un crescendo letteralmente spaventoso), la risolve in pratica negandola, comunque condannandola alla clandestinità e al silenzio. Non è più morale, e legale, subire inerti questa tragedia. In questo contesto, la concessione dell'amnistia e dell'indulto non è un atto di clemenza, ma innanzitutto un atto volto al ripristino della legalità e al buon governo dell'amministrazione della giustizia e del carcere, per rispondere a una situazione di emergenza che rischia di divenire irreversibile e di tramutarsi in catastrofe vera e propria. Occorre varare la più straordinaria, forte, ampia, decisa e rapida delle amnistie che la Repubblica italiana abbia conosciuto dalla sua nascita, per ridurre immediatamente di almeno un terzo il carico processuale dell'amministrazione della giustizia, affinché essa, liberata dai processi meno gravi, possa proficuamente impegnarsi a concludere quelli più gravi. È necessario un indulto, di almeno due anni, che possa sgravare di un terzo il carico umano che soffre -- in tutte le sue componenti: i detenuti, il personale amministrativo e di custodia -- la condizione disastrosa delle carceri. L'indulto del 2006 non ha che minimamente inciso su questa realtà, in ragione dei suoi limiti e dell'assenza di riforme strutturali del sistema penitenziario. È ora di cominciare a dare risposta, con un provvedimento straordinario di buon governo, alla straordinarietà di questa crisi sociale e istituzionale del nostro Paese, accertata dalle decine e decine di condanne che vengono da Strasburgo e che pongono l'Italia al di fuori dei trattati costituitivi dell'Unione europea e dalla Carta dei diritti dell'uomo. Con questo provvedimento di buon governo i tribunali verrebbero sostanzialmente decongestionati dalla paralisi in cui sono precipitati e le carceri tornerebbero ad essere luoghi passabilmente vivibili per i detenuti e per tutti coloro che vivono e lavorano in quella realtà. Inoltre, sarà possibile chiudere una stagione della vita nazionale anche sotto il profilo simbolico, riguadagnando alla vita civile -- ma non a quella politica, cui espressamente abdicheranno, mediante la mancata rinuncia all'amnistia o all'indulto coloro che sono condannati per il finanziamento illecito dei partiti politici. A costoro va consentito, come per il trapasso da un regime politico ad un altro in altre nazioni, di non fruire di un'amnistia surrettizia nel silenzio del limite edittale fissato, ma di offrire uno scambio tra il diritto politico da loro impropriamente abusato e la verità storica da loro liberamente proclamabile. Senza vita del diritto evapora qualsiasi diritto alla vita. L'amnistia e l'indulto sono gli unici strumenti tecnici a disposizione delle istituzioni per interrompere e rendere possibile l'uscita dalla situazione di flagrante criminalità nella quale si trova lo Stato italiano. L'amnistia e l'indulto non sono solo strumenti adeguati a ripristinare la legalità violata nei tribunali e nelle carceri; sono anche strumenti volti a conquistare il tempo necessario a mettere in moto le numerose altre proposte che giacciono nei cassetti per la riforma della giustizia e la riforma del carcere nel nostro Paese. C'è l'obbligo di tutti e di ciascuno, secondo le proprie funzioni e responsabilità -- dal Capo dello Stato al Capo del Governo, dai parlamentari eletti ai cittadini elettori -- di affrontare e risolvere quella che senza alcun dubbio è la massima urgenza sociale della storia della Repubblica italiana. Con l'approvazione di questo disegno di legge per la concessione di amnistia e di indulto, per la difesa dello Stato di diritto e per la riforma della giustizia, non si intende però indulgere nel «perdonismo» ad ogni costo. Non si tratta tanto di andare incontro alle esigenze di rassicurare l'opinione pubblica, quanto invece di non intaccare, con un «regalo» gratuito, il disvalore sociale che determinati fatti di reato hanno e devono continuare ad avere: depongono, in tal senso, sia il robusto apparato di esclusioni, sia il «doppio binario» che, a lato di amnistia «ordinaria» (che peraltro mantiene la condizione della mancata condanna infraquinquennale per reati non bagatellari), contempla una fattispecie più gravosa (sia pure a soglia più alta), perché assoggettate ad obblighi ulteriori, in ordine alle restituzioni o riparazioni. Ciò può essere apprezzato meglio in riferimento all'indulto, per il quale si presceglie la modalità, pure prevista dall'articolo 174, primo comma, del codice penale, della commutazione del residuo di pena in lavoro sostitutivo di pubblica utilità: a fronte di queste modalità di concessione più gravose, i proponenti sottopongono alla valutazione del Parlamento la possibilità di una seconda soglia di reati (fino a sei anni), purché limitata ai delitti contro il patrimonio non esclusi in via nominata (articolo l, comma 2) da qualsiasi atto di clemenza.. Capo I AMNISTIA Art. 1. (Amnistia) 1. È concessa amnistia: a) per ogni reato commesso entro il 31 dicembre 2012 per il quale è stabilita una pena detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola o congiunta a pena pecuniaria; b) per ogni reato commesso entro il 31 dicembre 2012, diverso da quelli di cui alla lettera a), purché soddisfi tutti i seguenti requisiti: 1) sia compreso nel titolo XIII del libro secondo del codice penale (delitti contro il patrimonio), eccettuati quelli di cui al comma 2; 2) la sanzione prevista sia una pena detentiva non superiore nel massimo a sei anni, sola o congiunta a pena pecuniaria; 3) l'imputato si sia adoperato per risarcire anche parzialmente il danno ovvero si sia adoperato per elidere o attenuare, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. La valutazione del giudice, competente ai sensi del comma 3, opera a tal fine tenendo conto delle condizioni economiche e sociali del beneficiario, utilizzando i dati reddituali disponibili per l'ultimo decennio. 2. L'amnistia di cui al comma 1 non si applica ai seguenti reati: a) i delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli 416, sesto comma, 416- bis (associazione di tipo mafioso), 600 (riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù), 601 (tratta di persone) 602 (acquisto e alienazione di schiavi) e 630 (sequestro di persona a scopo di estorsione) del codice penale; b) i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416- bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo;