[pronunce]

Viene, inoltre, censurato l'art. 87, comma 1, per violazione degli artt. 117 e 118 Cost. La disposizione prevede che le Regioni, d'intesa con il Ministero delle politiche agricole e forestali, designino, nell'ambito delle acque marine costiere e salmastre che sono sede di banchi e di popolazioni naturali di molluschi bivalvi e gasteropodi, quelle richiedenti protezione e miglioramento, per consentire la vita e lo sviluppo degli stessi e per contribuire alla buona qualità dei prodotti della molluschicoltura direttamente commestibili per l'uomo. La norma, avendo la duplice finalità di assicurare che le acque marine e salmastre, sede di popolazioni naturali di molluschi bivalvi e gasteropodi, rispondano ai requisiti di qualità richiamati dal successivo art. 88, e di assicurare la buona qualità dei prodotti della molluschicoltura direttamente commestibili per l'uomo, coinvolge interessi diversi, affidati ora alla tutela del legislatore statale (tutela dell'ambiente), ora alla legislazione concorrente (tutela della salute), ora alla legislazione residuale delle Regioni (agricoltura). Il nucleo centrale della materia “agricoltura” è individuabile nella produzione di vegetali ed animali destinati all'alimentazione, quindi non sembra compatibile, con il riparto delle competenze delineato dal Titolo V della Parte II della Costituzione, la subordinazione della designazione regionale delle acque marine ai fini della molluschicoltura ad un'intesa con i livelli statali. La competenza regionale esclusiva nella materia dell'agricoltura è altresì incompatibile in riferimento alle materie riconducibili alla legislazione concorrente (tutela della salute e dell'alimentazione), laddove compete allo Stato la sola fissazione dei principi fondamentali e non anche determinazioni di dettaglio, quale è invece quella di designazione delle acque che ottemperano ai requisiti di qualità (indicati come standard uniformi dallo Stato) e che possono, pertanto, essere destinate alla molluschicoltura, in quanto disciplina operativa e di dettaglio, il cui esercizio è riconducibile all'ambito regionale. Neppure sembrano invocabili i principi di sussidiarietà ed adeguatezza di cui all'art. 118, primo comma, Cost., nella loro attitudine ascensionale, in base ai quali lo Stato può riservare a sé funzioni amministrative (e conseguentemente legislative) in deroga al riparto delle competenze individuato dal Titolo V della Parte II della Costituzione, difettando le condizioni di proporzionalità e ragionevolezza, giacché, pur contemplando la norma una concertazione tra livello regionale e statale, non è ravvisabile un ragionevole fondamento tale da giustificare l'esigenza di un esercizio unitario della stessa, soprattutto tenendo conto del contesto normativo in cui la norma è collocata; tanto più che l'art. 84, comma 1, in riferimento alla designazione (regionale) «delle acque dolci che richiedono protezione e miglioramento per essere idonee alla vita dei pesci», riserva allo Stato la sola individuazione dei requisiti cui le acque devono rispondere (requisiti riportati nella Tabella 1/B dell'allegato 2 alla Parte III del decreto medesimo), ma affida la designazione delle stesse alle Regioni, senza subordinarne l'esercizio ad intese con i livelli statali. Va evidenziato, infine, che l'art. 87 modifica l'art. 14 del d.lgs. n. 152 del 1999 (normativa che viene abrogata dal decreto legislativo oggetto di impugnazione), che, in un quadro costituzionale in cui le competenze regionali erano indubbiamente inferiori a quelle desumibili dall'attuale 117 Cost., non subordinava l'esercizio della funzione regionale ad intese con i livelli statali. 2.1. – Nel giudizio promosso dalla Regione Toscana si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che illustra le ragioni per cui le doglianze della Regione dovranno essere disattese. Relativamente alla tutela delle acque dall'inquinamento, la difesa erariale replica alle censure relative all'art. 75, comma 5, sulla divulgazione delle informazioni sullo stato di qualità delle acque, assumendo che tale obbligo è di diretta derivazione comunitaria. Il riordino delle funzioni comporta il necessario trasferimento delle risorse nell'ambito delle varie materie considerate dal legislatore delegato, e le informazioni possono essere acquisite e diffuse con mezzi a basso costo (indicatori biologici invece che chimici, internet in luogo di pubblicazione a stampa). La doglianza in ordine all'individuazione dei corpi idrici artificiali o fortemente modificati (art. 77, comma 5) sarebbe inammissibile per genericità e indeterminatezza, oltre che per il fatto che i criteri di individuazione non possono che essere omogenei su tutto il territorio nazionale. Riguardo all'art. 87, comma 1 – che prevede la designazione, da parte delle Regioni, d'intesa con il Ministero delle politiche agricole e forestali, delle acque marine costiere e salmastre richiedenti protezione e miglioramento per consentire la vita e lo sviluppo dei molluschi – la doglianza non sarebbe fondata, poiché l'intesa con il Ministro si pone solo nella prima fase di individuazione, restando affidata alla competenza regionale l'integrazione e la modifica in via ordinaria degli elenchi. 2.2. – Nel giudizio ha presentato atto di intervento ad adiuvandum l'Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) – Onlus, la quale, poste alcune premesse sulla legislazione italiana in materia ambientale e sull'esercizio della delega legislativa, passa ad esaminare le questioni di legittimità delle norme denunciate dalla Regione ricorrente, senza tuttavia svolgere considerazioni in merito alle specifiche disposizioni in tema di tutela delle acque dall'inquinamento. 2.3. – Nell'imminenza dell'udienza, la Regione Toscana ha depositato memoria, limitandosi, per quanto riguarda le censure proposte avverso le disposizione contenute nella Sez. II della Parte III, a richiamare i motivi di ricorso già proposti. 3. – Con ricorso notificato al Presidente del Consiglio dei ministri il 27 giugno 2006, la Regione Piemonte (reg. ric. n. 70 del 2006) ha chiesto a questa Corte la declaratoria di incostituzionalità di una serie di disposizioni del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione di vari parametri costituzionali (artt. 3, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost.). Le censure riguardano, tra l'altro, gli artt. da 73 a 140 del citato d.lgs. n. 152 del 2006, che attengono alla tutela delle acque dell'inquinamento anche sotto l'aspetto degli strumenti pianificatori e gestionali. La ramificata interrelazione con gli ambiti del governo del territorio e di gestione dei vari settori di attività antropiche, investe ambiti di competenza concorrente o rimessa alle Regioni e parimenti della tutela della salute. Valgono le considerazioni di ordine generale sulla pretermissione del contributo di Regioni e Province autonome nell'elaborazione delle norme del d.lgs. n. 152 del 2006, ad inficiare le validità del corpus normativo nel suo complesso, al di là della specificazione delle questioni attinenti a norme determinate.