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In particolare sono stati unificati in un unico titolo di credito i due tipi di CESU introdotti in Francia, il Cesu bancario ( Cesu déclaratif ) utilizzato dalle famiglie e il Cesu pre-finanziato ( Cesu préfinancé ) o cofinanziato dalle imprese, semplificando ulteriormente il sistema. Gli altri due principali elementi di differenziazione sono l'estensione dell'utilizzo del voucher anche per l'acquisto di servizi erogati fuori dal domicilio della famiglia (asili nido, centri diurni per anziani, eccetera) e l'integrazione del voucher nell'ambito delle misure di welfare aziendale già esistenti, consentendo così un ulteriore ampliamento dei servizi di assistenza offerti ai lavoratori che non si limitano a favorire la conciliazione ma affrontano gli altri bisogni che si manifestano nel ciclo di vita. Infine, l'elemento decisivo di sostenibilità finanziaria del sistema basato sul voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia è rappresentato, come è stato sottolineato anche dalla Commissione europea, dal saldo tra il minor gettito determinato dalle agevolazioni fiscali a favore delle famiglie e il maggior gettito soprattutto contributivo e fiscale determinato dall'emersione del lavoro non regolare e da altri fattori. Tale saldo consente di contenere in una dimensione accettabile gli oneri a carico della finanza pubblica per l'istituzione del voucher universale. Come è emerso dall'indagine del Censis prima citata, in Italia si osserva un'ampia area di lavoro totalmente irregolare pari al 27,7 per cento dei collaboratori e di « grigio » (37,8 per cento). Si stima che in Europa la quota di « lavoro non dichiarato » nei settori dei servizi alla famiglia sia pari al 19 per cento , con punte più alte in Italia, ma soprattutto in Germania dove si stima che « il 90-95 per cento di tali attività siano svolte in modo informale » . Ma gli effetti economici positivi dei sistemi basati sul voucher per i servizi alla persona e alla famiglia sono molto più ampli e possono essere esaminati a partire dal modello utilizzato in Belgio, che è l'unico paese che pubblica annualmente un rapporto che contiene, fra l'altro, anche un'analisi molto dettagliata del saldo tra i costi e i ritorni economici diretti e indiretti del sistema basato sui titres-services . Nel Belgio, che ha il più generoso e costoso sistema di voucher per i servizi alla famiglia, i ritorni economici si possono riassume in tre gruppi: 1) effetti diretti: aumento degli occupati nelle imprese che offrono servizi alla persona pagati con i voucher ; 2) effetti indiretti di 1° livello: creazione di nuove imprese dei servizi alla persona e aumento del personale amministrativo; 3) effetti indiretti di 2° livello: diminuzione dei disoccupati, aumento delle persone che lavorano grazie al minor costo dei servizi di conciliazione, crescita degli anziani non autosufficienti che possono restare più a lungo a casa in alternativa ai servizi di assistenza residenziali, maggiori consumi da parte dei lavoratori delle imprese di servizio. Il costo netto annuale del sistema dei titres-services in Belgio nel 2011 è molto alto (superiore a quello sostenuto, in proporzione, in Francia per l'analogo sistema): 1.655,3 milioni di euro (121.505.682 euro per il 2018 per la regione di Bruxelles Capitale) . È costituito dalle seguenti voci di spesa ( vedi illustrazione dell'articolo 3 ): contributo statale sul valore dei voucher : 1.421,1 milioni di euro; amministrazione del sistema: 13,3 milioni di euro; deduzioni fiscali: 220,9 milioni di euro. A questi costi si aggiunge la spesa per i buoni-servizio gratuiti alle lavoratrici autonome che riprendono a lavorare dopo il parto. Per quanto riguarda gli effetti diretti, la creazione di occupazione aggiuntiva determina tre effetti positivi sulla finanza pubblica: 1) riduzione dei costi dell'indennità di disoccupazione federale (-200,7 milioni di euro); 2) aumento dei contributi sociali (307,3 milioni di euro); 3) aumento dell'imposta sulle persone fisiche (148 milioni di euro). Il ritorno economico degli effetti indiretti di primo livello è costituito da: 1) aumento delle imposte sulle società (34,3 milioni di euro); 2) aumento delle imposte sulle persone fisiche e dei contributi sociali del personale amministrativo delle nuove società di servizi (44,5 milioni di euro); 3) riduzione dell'indennità di disoccupazione del personale amministrativo delle nuove società di servizi (-9,2 milioni di euro). Il ritorno economico degli effetti indiretti di secondo livello è costituito da: 1) riduzione dei costi delle indennità di disoccupazione per sostituzione dei posti precedentemente occupati (da -106,1 a -212,3 milioni di euro); 2) altre economie sulle indennità di disoccupazione (da -8,6 a -17,2 milioni di euro); 3) aumento dei consumi e dell'IVA (da 9,8 a 34,3 milioni di euro); 4) aumento delle imposte sulle persone fisiche e dei contributi sociali degli utilizzatori dei servizi che, grazie al minor costo dei servizi di conciliazione, possono lavorare (259,5 milioni di euro). Il saldo tra i costi e i recuperi derivanti dagli effetti diretti e indiretti del sistema dei titres-services in Belgio nel 2011 è pari a circa 911 milioni se non si prendono in considerazione gli effetti indiretti di secondo livello (55,1 per cento del totale della spesa) e di 458 milioni (27,6 per cento del totale della spesa) se si conteggiano anche questi effetti economici positivi. Di conseguenza, il costo sostenuto dallo Stato per ciascuno dei 150.000 lavoratori presso le imprese che offrono servizi alla persona è pari a 3.520 euro. È un valore relativamente basso se si prendono in considerazione i valori medi degli incentivi all'assunzione che, peraltro, non sempre garantiscono una effettiva occupazione aggiuntiva. Lo stesso rapporto sul sistema belga riporta le seguenti valutazioni conclusive sui punti di forza e di debolezza del sistema dei titres-services : – il sistema dei voucher è un importante generatore di nuovi posti di lavoro, soprattutto per le persone non qualificate e gli stranieri (nel 2011, 149.827 lavoratori erano attivi nel sistema); – diminuisce, di contro, il numero di lavoratori svantaggiati assunti dalle imprese che forniscono servizi; – il sistema dei voucher è radicato nelle abitudini degli utenti (nel 2011, 834.959 persone hanno utilizzato quasi 110 milioni di voucher : uno su dieci abitanti di oltre 20 anni); – il profilo degli utenti evolve nel corso degli anni: aumentano le persone anziane non autosufficienti; – il mercato dei voucher si è stabilizzato, ma è sempre più rappresentato da imprese private commerciali rispetto a quelle pubbliche; – l'occupazione nel settore è stabile e non si prevede un'ulteriore crescita; – la qualità dei posti di lavoro nel sistema aumenta di anno in anno (aumentano gli occupati a tempo indeterminato e pieno, i salari e la quota di lavoratori che hanno frequentato corsi di formazione); – i lavoratori sono molto soddisfatti della loro occupazione; – l'assenteismo è ancora un problema perché è superiore a quello che si osserva nello stesso settore, probabilmente a causa dell'invecchiamento dei lavoratori (quasi due lavoratori su dieci hanno più di 50 anni); – le politiche delle imprese in caso di soppressione di una prestazione non è molto trasparente e alcune volte i lavoratori sono costretti a dimettersi; – gli immigrati rappresentano la quota più importante dei lavoratori dei servizi; – la qualità del lavoro varia notevolmente tra belgi e stranieri: