[pronunce]

Sussisterebbe inoltre la violazione dell'art. 118, primo comma, Cost., giacché lo Stato non potrebbe attribuire direttamente alle Province funzioni amministrative quando, come nel caso di specie, tali funzioni non siano di interesse esclusivamente locale. Sarebbe infine leso anche l'art. 97, primo comma, Cost., perché “l'esercizio delle funzioni e degli uffici di osservatorio sui rifiuti da parte delle Province è meno razionale, efficiente ed economico di quanto realizzerebbe la Regione”. 2. - Poiché il ricorso è stato proposto anteriormente all'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione), gli evocati artt. 117 e 118 Cost., secondo quanto già affermato da questa Corte in più occasioni (tra le altre, si vedano le sentenze n. 422 e n. 376 del 2002) , devono essere applicati nella loro originaria formulazione. Ciò chiarito, la questione è in parte infondata e in parte inammissibile. 3. - Per meglio comprendere la portata delle censure della ricorrente occorre richiamare, sia pure per sommi capi, il quadro normativo entro il quale esse si collocano. 3.1. - In tema di tutela dell'ambiente l'art. 69 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, attuativo della delega di cui all'art. 1, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59, ha riservato allo Stato “i compiti di rilievo nazionale”, enumerati espressamente dal comma 1 alle lettere da a) a p), e “le attività di vigilanza, sorveglianza, monitoraggio e controllo” ad essi finalizzate (comma 3). Alle Regioni ed agli enti locali sono state quindi conferite, secondo quanto disposto dal successivo art. 70, tutte le restanti funzioni amministrative. Il medesimo d.lgs. n. 112 del 1998, nel disciplinare la gestione dei rifiuti (sezione V), ha posto, nell'art. 85, quale criterio di attribuzione delle funzioni e dei compiti la riserva allo Stato di quelli già indicati nel d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, il cui art. 18 enumerava, tra le altre, le funzioni di indirizzo e coordinamento, di pianificazione generale e coordinamento (e cioè di determinazione dei criteri generali per la elaborazione dei piani regionali), nonché di organizzazione e di predisposizione di norme tecniche. Identificati i compiti di rilievo nazionale riservati esclusivamente allo Stato, lo stesso d.lgs. n. 22 del 1997 ha attribuito alle Regioni, all'art. 19, le funzioni inerenti alla programmazione mediante la predisposizione dei piani regionali, l'elaborazione e l'approvazione dei piani di bonifica, la definizione dei criteri per la localizzazione degli impianti di smaltimento, mentre ha demandato alle Province, all'art. 20, le funzioni relative all'individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero, le funzioni di controllo sulla complessiva attività di gestione, di intermediazione e commercio dei rifiuti. Le stesse Province sono state altresì qualificate, nell'art. 23, come “ambiti territoriali ottimali” (ATO) per la gestione dei rifiuti urbani. 3.2. - Il delineato quadro normativo e l'articolato riparto di attribuzioni che ne risulta forniscono conferma del fatto che nel valore costituzionale dell'ambiente sono raccolti ed intrecciati tra loro interessi molteplici che mettono capo a competenze differenziate, distribuite tra enti locali, Regioni e Stato, al quale spettano soltanto funzioni che richiedono una disciplina uniforme sull'intero territorio nazionale. Proprio in vista di tali esigenze unitarie l'art. 26 dell'anzidetto d.lgs. n. 22 del 1997 ha istituito l'osservatorio nazionale, organismo rivolto a garantire l'attuazione della normativa sui rifiuti, “con particolare riferimento alla prevenzione della produzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti ed all'efficacia, all'efficienza ed all'economicità della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, nonché alla tutela della salute pubblica e dell'ambiente”. L'art. 26 attribuisce specificamente all'osservatorio nazionale la vigilanza sulla gestione dei rifiuti, l'elaborazione di proposte di intervento nella materia, la raccolta di dati statistici: compiti, questi, che sono indubbiamente espressione, nel settore della tutela dall'inquinamento da rifiuti, delle funzioni di vigilanza, sorveglianza, monitoraggio e controllo, che il ricordato art. 69, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998 riserva, in via generale, allo Stato. 3.3. - Nel sistema normativo del quale si sono riassunte le linee portanti, come era a suo tempo non controvertibile che il legislatore statale fosse competente a realizzare un osservatorio nazionale investito di funzioni di vigilanza e che fra i propri compiti annoverasse anche quello di definire e tenere permanentemente aggiornato “un quadro di riferimento sulla prevenzione e sulla gestione dei rifiuti” [art. 26, lettere a) e b), del d.lgs. n. 22 del 1997] , così ora deve essere ritenuto altrettanto sicuro il fatto che appartiene allo Stato, come espressione della sua potestà organizzativa, la scelta del modello sulla base del quale ordinare l'attività dell'osservatorio nazionale. E la individuazione di un modello a rete, quale quello previsto dalla disposizione censurata, rientra appieno tra le possibili opzioni riservate allo Stato, né il coinvolgimento degli enti locali nelle funzioni di monitoraggio, controllo e programmazione che gli sono proprie, viola alcun precetto costituzionale. L'apporto di questi ultimi, e delle Province in particolare, per l'acquisizione e l'elaborazione dei necessari dati di conoscenza utilizzabili a livello nazionale, si fonda infatti sul principio di leale cooperazione, mentre la individuazione della Provincia, anziché della Regione, quale ente gravato di tale onere collaborativo si giustifica alla luce del riparto di attribuzioni sopra delineato. È certo vero che proprio in tema di gestione dei rifiuti, nella disciplina introdotta dal d.lgs. n. 22 del 1997, le Regioni hanno assunto un ruolo cruciale. Basti pensare alle importanti funzioni di programmazione loro conferite: in sede di predisposizione dei piani regionali, nel promuovere la riduzione della quantità dei volumi e della pericolosità dei rifiuti, esse stabiliscono la tipologia degli impianti di smaltimento e di recupero, determinano le condizioni e i criteri tecnici per la loro localizzazione nelle aree destinate ad insediamenti produttivi. Tuttavia gli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani restano le Province; ed è ad esse, come ricordato, che spettano le funzioni amministrative relative all'individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero e quelle di controllo sulla complessiva attività di gestione, di intermediazione e commercio dei rifiuti. Non meraviglia, allora, che la Provincia sia stata scelta quale primo segmento della rete dell'osservatorio nazionale per l'assunzione, la raccolta e la trasmissione di dati di conoscenza. Tale opzione è infatti del tutto coerente con indirizzi già presenti nella disciplina legislativa e ne costituisce il naturale sviluppo senza alterare in alcun modo l'assetto costituzionale delle autonomie.