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alla domanda de "L'Espresso" sul motivo di tanta riservatezza e sull'esistenza di legami tra queste 7 società e la Lega, Centemero, Manzoni e Di Rubba hanno risposto che le 7 società non hanno alcun legame con la Lega, nonostante in una di loro l'amministratore sia Centemero e in un'altra Manzoni, il quale non solo è il direttore amministrativo del Gruppo parlamentare della Lega della Camera dei deputati, come ricordato, ma anche colui che guida la Fin Group, di proprietà della Lega; la molteplicità di ruoli ricoperti riguarda, secondo la ricostruzione, anche altre persone come Alberto Maria Ciambella, il notaio che ha registrato le 7 società e ha firmato i rogiti con cui la Lega ha "sparpagliato" il suo patrimonio tra le varie sezioni regionali del partito, dotate di autonomia patrimoniale, con il supposto fine, come ricordato, di svuotare i conti correnti intestati al partito non più utilizzabili perché messi sotto sequestro; considerato altresì che, per quanto risulta: secondo "l'Espresso", quando fu costituita, la Arti Group Holding aveva tre azionisti: Alessandro Bulfon con il 49 per cento, Marzio Carrara con il 45 per cento e Alberto Di Rubba con il 6 per cento. Cinque mesi dopo, il 10 maggio 2018, Di Rubba ha venduto la sua quota a Carrara, che così ha ottenuto il controllo dell'azienda (51 per cento); al momento della fondazione della Arti Group Holding, il 6 per cento di proprietà di Di Rubba valeva 10.000 euro. Cinque mesi dopo, Carrara ha pagato 1,1 milioni di euro; secondo due fonti interne al partito consultate da "L'Espresso", proprio negli ultimi mesi la Lega ha affidato buona parte delle forniture di stampa, volantini e manifesti elettorali, a un'azienda di Costa di Mezzate, sempre in provincia di Bergamo, la Cpz, di proprietà di Carrara; ed ancora, la Lega possiede un'azienda bergamasca, chiamata Non Solo Auto, che fornisce servizi di noleggio di autovetture, di proprietà di Di Rubba e Manzoni, i quali respingono qualsiasi ipotesi di conflitto di interessi poiché, come dichiarato a "L'Espresso", non "hanno ruoli di responsabilità esecutiva, strategica né funzioni dirigenziali" all'interno della Lega, ma solo "attività tecniche di natura amministrativa"; rilevato che, a quanto risulta, Manzoni è l'amministratore unico della Fin Group, la holding del partito creata, insieme a Pontida Fin, per gestire il patrimonio della Lega; considerato, infine, che l'aggiramento del sequestro di 48 milioni di euro, disposto dal tribunale di Genova a seguito della condanna di Umberto Bossi a due anni e sei mesi per truffa in danno dello Stato, mediante la costituzione dell'associazione "Più Voci", e l'investimento di milioni di euro in violazione, da parte della Lega, del divieto di investire la liquidità dei partiti e dei movimenti politici derivante dalla disponibilità di risorse pubbliche in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi da Stati membri dell'Unione europea, disposto dalla legge 6 luglio 2012, n. 96, sono oggetto di un'interrogazione a prima firma del sen. Parrini (4-00042), pubblicata il 17 aprile 2018, in attesa di una risposta, si chiede di sapere: se non si ritenga tale gestione delle risorse del partito, quantomeno opaca, un fatto grave; se non si ritenga palesemente inopportuno il fatto che Manzoni e Di Rubba nei loro attuali ruoli, rispettivamente, di direttore amministrativo del Gruppo parlamentare della Lega della Camera dei deputati e di revisore contabile del Gruppo parlamentare della Lega del Senato, ricoprano incarichi che comportano la gestione di finanziamenti privati, nella maggior parte dei casi di ignota provenienza, e se tale commistione di ruoli e di evidenti contrapposte finalità non configuri una chiara ipotesi di conflitto di interessi; quali siano le valutazioni in merito al doppio ruolo di Manzoni quale direttore amministrativo del Gruppo parlamentare della Lega della Camera dei deputati e amministratore unico della Fin Group, nonché cofondatore dell'associazione "Più Voci" le cui finalità non propriamente trasparenti sono state dimostrate in premessa; quali iniziative urgenti il Governo ritenga doveroso adottare al fine di garantire una gestione del denaro pubblico assolutamente trasparente e rispettosa della normativa vigente in materia. Atto n. 3-00030 ASTORRE PITTELLA STEFANO GINETTI MISIANI GARAVINI GIACOBBE MALPEZZI Al Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'avvento e la crescente presenza dei nuovi mezzi di comunicazione, in particolare dei social media , nel dibattito pubblico in generale, e politico in particolare, sollecitano alcune riflessioni riguardanti il rapporto tra democrazia, diritto all'informazione e diritto di essere informati da parte dei cittadini; il nesso tra sistema democratico e formazione di un'opinione pubblica completa e obiettiva è risalente ed è stato affrontato da autorevole dottrina, non solo costituzionalistica, ma anche sociologica e politologica; anche la Corte costituzionale in varie pronunce ha rilevato l'inscindibilità di tale nesso. Con la sentenza n. 112 del 1993, la Corte ha affermato che «"il diritto all'informazione" va determinato e qualificato in riferimento ai principi fondanti della forma di Stato delineata dalla Costituzione, i quali esigono che la nostra democrazia sia basata su una libera opinione pubblica e sia in grado di svilupparsi attraverso la pari concorrenza di tutti alla formazione della volontà generale . Di qui deriva l'imperativo costituzionale che "il diritto all'informazione", garantito dall'art. 21» della Costituzione venga «qualificato e caratterizzato», tra l'altro, sia dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie, così da porre il cittadino in condizione di compiere le proprie valutazioni avendo presenti punti di vista e orientamenti culturali e politici differenti, sia dall'obiettività e dall'imparzialità dei dati forniti, sia infine dalla completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell'attività di informazione erogata; successivamente, sempre la Corte costituzionale, con la sentenza n. 155 del 2002, confermando la precedente giurisprudenza, ha dichiarato che «Il diritto alla completa ed obiettiva informazione del cittadino appare tutelato in via prioritaria soprattutto in riferimento a valori costituzionali primari, che non sono tanto quelli (...) connessi alla "pari visibilità dei partiti", quanto piuttosto quelli connessi al corretto svolgimento del confronto politico su cui in permanenza si fonda, indipendentemente dai periodi di competizione elettorale, il sistema democratico»; considerato che: