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Qualunque forma di aggressività e violenza, anche in modalità virtuale, non può essere considerata lecita in alcun modo, soprattutto se rivolta a istituzioni, ossia le scuole, che sono il luogo deputato alla formazione della coscienza individuale e all'educazione sociale e civile, oltre che alla formazione e alla trasmissione delle conoscenze. La scuola italiana sta attraversando una fase piuttosto complessa, anche in ragione della crisi di valori e dei modelli familiari che sta interessando, ormai da troppo tempo, la società civile italiana. Il modello educativo costituzionale e repubblicano, imperniato sul binomio tra scuola e famiglia quali luoghi nei quali costruire le fondamenta per una crescita umana, culturale e valoriale delle giovani generazioni, è in crisi. La discrasia che si evidenzia nel rapporto tra il modello di formazione scolastica e le forme di socializzazione extrascolastica è evidente e allarmante e si riversa in modo sempre più evidente nel mancato rispetto delle regole e dei ruoli. Spesso gli insegnanti sono vittime della protervia, dell'arroganza e della violenza, anche verbale, dei genitori, che scaricano frustrazioni o insuccessi individuali contro le decisioni prese dai docenti nei confronti dei propri figli, senza comprendere le gravi conseguenze che derivano dagli atti e dai comportamenti di delegittimazione di un insegnante, oltre alle conseguenze lesive della dignità professionale. Per questo, l'intera la società italiana ha il dovere di tutelare e valorizzare la professione e il ruolo dei docenti, chiamati a svolgere un lavoro ad ampio raggio, e i compiti fondamentali svolti dalle istituzioni scolastiche. (Applausi dal Gruppo M5S) . LANNUTTI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, ieri mattina un cittadino di Pesaro, esasperato dalla malagiustizia, si è incatenato a una finestra del Consiglio superiore della magistratura a Roma per quattro ore, fino a quando - verso le ore 14 - grazie alla bravura di un colonnello dei Carabinieri e di un medico e alla disponibilità del procuratore generale della Repubblica presso la corte d'appello di Ancona, Sergio Sottani, che lo ha ricevuto stamane e che ringrazio, ha sciolto le sue catene senza provocare eventi traumatici. Stamane un altro cittadino ha replicato la protesta. Secondo dati ufficiali, i processi prolungati per vari motivi oltre i limiti della ragionevole durata (tre anni in primo grado, due in appello, uno in Cassazione) erano 968.000, dei quali 345.000 nel penale e 623.000 nel civile. La malagiustizia, fatta di migliaia di denunce causate dalla lunghezza dei processi e ritardi del deposito delle sentenze, quantificata da Bankitalia in 22 miliardi di euro l'anno e i risarcimenti di circa un miliardo l'anno imposti dalla legge Pinto per le vittime della giustizia malata, spesso ingiusta, è sempre rigorosamente applicata per poveri cristi e ladri di polli, benevolmente interpretata per potenti, banchieri e bancarottieri, sempre tutti a piede libero. Il terremoto giudiziario che si è abbattuto sul CSM e su alcuni giudici che facevano mercimonio della loro funzione giudiziaria ipotizzando loro stessi una nuova P5, deve indurre Governo e Parlamento ad accelerare la riforma della giustizia e del CSM per restituire fiducia ai cittadini a volte "giustiziati" dalla malagiustizia. «Ho parlato di Roma, di Lo Voi, di Creazzo (...): possono dire che io sono la P5, che sono quello che fa le nomine». Dalle intercettazioni su un potente magistrato, capo della corrente centrista di Unicost, indagato a Perugia su una presunta corruzione per alcuni viaggi e utilità che avrebbe ricevuto, emergono ricatti incrociati, minacce, veleni, dossieraggi, fughe di notizie, manovre per scegliere i capi delle Procure funzionali a politici indagati ed un uso strumentale dei mass media che potrebbero essere al limite dell'eversione. Scrive, tra l'altro, Giacomo Amadori su «La Verità»: «Nell'inchiesta sul cosiddetto mercato delle toghe (...) piomba anche il fantasma dell'indagine Consip. E le nuove intercettazioni squadernate dai quotidiani potrebbero anticipare scenari sorprendenti. Ieri, in particolare, ci hanno colpito spezzoni di un dialogo tra l'ex sottosegretario Luca Lotti e Palamara, carpito nella notte del 9 maggio. In quelle conversazioni il pm tradisce livore nei confronti del suo vecchio capo Giuseppe Pignatone, il quale, sino al giorno della pensione, proprio il 9 maggio, era titolare del fascicolo Consip, insieme con l'aggiunto Paolo Ielo». PRESIDENTE. Senatore Lannutti, la invito a concludere. LANNUTTI (M5S) . Signor Presidente, da questa indagine emerge uno spaccato di una giustizia ingiusta che bisogna colmare. Questo mercato della giustizia tradisce la fiducia dei cittadini! Per questo, mi auguro che venga fatta questa famosa riforma della giustizia e del CSM! (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Mi sembrava corretto farla concludere questo ragionamento, che era giusto fosse chiaro, senatore. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, incapace di intendere e di volere e tenuto a scontare dieci anni in una struttura sanitaria, la REMS: questa la sentenza emessa dal giudice Mattia Fiorentini nei confronti di Guilin Fang, trentaseienne di origine cinese che, nel pomeriggio del 22 agosto 2018, ha ferocemente ucciso Filomena Cataldi, mamma e compagna di quarantaquattro anni, tolta all'affetto della sua famiglia e ora, dopo la sentenza dell'11 giugno scorso, vittima per la seconda volta. In quel tardo pomeriggio estivo Filomena, aprendo la porta al suo vicino di casa, non immaginava certo che da lì a poco sarebbe stata picchiata e uccisa. Tutto è accaduto in pochi minuti, in quella palazzina di San Polo di Torrile, nella bassa Parmense, dove Filomena viveva col suo compagno e la figlia e dove il suo assassino abitava al piano di sopra con la moglie e i due figli. Lui, l'assassino, si era convinto che Filomena e il suo compagno stessero tramando un piano per ucciderlo e, approfittando dell'assenza del compagno di Filomena, si era presentato alla sua porta e, dopo un alterco, l'avrebbe colpita e strangolata, infierendo poi sul suo corpo ormai senza vita con un oggetto contundente. Una tragedia, che forse si poteva evitare. Sì, perché dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, era apparso subito chiaro che l'assassino non era nuovo a comportamenti violenti, segnalati dai vicini di casa, per le liti che avevano coinvolto spesso la moglie, oltre che buona parte del vicinato. Tanto che qualcuno, per questi motivi, stava seriamente pensando di trasferirsi altrove. L'ossessione ingiustificata e malata di Fang ha posto fine alla vita di Filomena, alla sua quotidianità fatta di lavoro, affetti e famiglia.