[pronunce]

7.1.- L'art. 68, primo comma, Cost. - come già sopra evidenziato (punto 5.2.) - abbraccia, oltre ai voti dati e alle opinioni espresse in Parlamento, anche condotte tenute extra moenia, purché ascrivibili alla nozione di opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari. La ratio della norma di cui all'art. 68, primo comma, è preservare la libertà della funzione parlamentare e la sua autonomia. Per converso, sono avulse dalla citata ratio e sono estranee alla prerogativa della insindacabilità tanto le opinioni non correlate sul piano temporale e contenutistico con atti parlamentari (da ultimo, sentenze n. 241 del 2022 e n. 133 del 2018), quanto le condotte che non possono neppure qualificarsi quali opinioni e che, pertanto, esulano ex se dall'esercizio della funzione parlamentare (sentenze n. 59 del 2018, n. 388 del 2007 e n. 137 del 2001). Simili condotte «dilaterebbero il perimetro costituzionalmente tracciato, generando un'immunità non più soltanto funzionale, ma, di fatto, sostanzialmente "personale", a vantaggio di chi sia stato eletto membro del Parlamento (sentenze n. 264 e n. 115 del 2014, n. 313 del 2013; nel medesimo senso già le sentenze n. 508 del 2002, n. 56, n. 11 e n. 10 del 2000)» (sentenza n. 59 del 2018). Le condotte inquadrate dall'autorità giudiziaria nelle fattispecie di cui agli artt. 336 cod. pen. (violenza o minaccia a pubblico ufficiale) e 338 cod. pen. (violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti) non sono, in particolare, riconducibili alla nozione di espressione di una opinione. 7.2.- Non convincono, infatti, gli argomenti con cui la relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, approvata con la deliberazione del Senato che ha dato luogo al presente conflitto, motiva l'insindacabilità delle citate condotte. Nella relazione della Giunta si legge, in particolare, che, pur spettando «ovviamente all'autorità giudiziaria [il] compito di rubricazione», e dunque l'inquadramento delle condotte contestate nelle fattispecie normative, nondimeno, il «Parlamento, ai soli fini della verifica ex articolo 68, primo comma, della Costituzione, può valutare se le condotte oggetto dell'imputazione, indipendentemente dal nomen iuris adottato, siano riferite o riferibili al concetto di "opinioni" e dunque ricadano o meno nell'ambito di applicazione della guarentigia de qua». A tal fine, la citata relazione ritiene che le condotte tenute dal senatore Giovanardi vadano considerate unitariamente, in quanto caratterizzate «da un profilo teleologico e "funzionale" unitario, essendo finalizzat[e] in particolare [...] ad opporsi ad una situazione a suo giudizio di abuso da parte della Prefettura e dei Carabinieri, che avevano escluso (a suo avviso) ingiustamente l'impresa [B.] dalla white list». Di conseguenza, l'opinione del senatore Giovanardi «in merito alla esclusione delle aziende modenesi dalla cosiddetta white list» attrarrebbe nella insindacabilità quelle che la relazione configura genericamente quali «dichiarazioni [...] espresse in pubblico, in privato, mediante la proposizione di atti parlamentari, durante conferenze stampa, durante riunioni o incontri con i diretti interessati e con le autorità locali». 7.3.- Sennonché, al fine di ricomprendere le condotte di un parlamentare nell'alveo dell'art. 68, primo comma, Cost., non è sufficiente che esse abbiano quale comune ispirazione teleologica quella di confortare e di dare sostegno a una opinione del componente di una Camera, sia pure corrispondente a quanto da questi affermato in atti parlamentari. Se così fosse qualsiasi comportamento materiale ovvero gli insulti potrebbero rientrare nella prerogativa della insindacabilità, ove ispirati al fine di sostenere le opinioni espresse dal parlamentare. Ma ciò è stato chiaramente escluso da questa Corte (sentenze n. 59 del 2018, n. 388 del 2007 e n. 137 del 2001), come viene del resto riconosciuto dalla stessa relazione della Giunta, nella sua parte conclusiva. Deve allora convenirsi che non basta la connessione teleologica con una opinione del parlamentare a rendere unitariamente insindacabile qualsivoglia condotta addebitata al medesimo. Non è cioè l'opinione del parlamentare a poter attrarre nel raggio dell'art. 68, primo comma, Cost. ogni condotta finalisticamente motivata dal sostegno verso quella opinione, ma, al contrario, è la singola condotta che deve potersi qualificare come espressione di una opinione nell'esercizio della funzione parlamentare. Di conseguenza, l'elemento teleologico costituito dall'opinione del senatore Giovanardi - consistente nella ritenuta ingiusta esclusione di alcune aziende modenesi dalla cosiddetta white list - pur se fatta valere attraverso atti parlamentari, temporalmente contigui alle condotte, non è sufficiente a richiamare nell'art. 68, primo comma, Cost. indistintamente tutti i comportamenti e le dichiarazioni contestate al senatore e a farli ritenere automaticamente compatibili con l'«esercizio, in forma di espressione di opinione, della funzione parlamentare» (sentenza n. 270 del 2002 e, in termini simili, sentenza n. 144 del 2015). 7.4.- Escluso che le condotte tenute dal senatore Giovanardi possano essere unitariamente attratte dall'elemento teleologico e indistintamente considerate, si pone il problema della competenza della autorità giudiziaria a qualificare sul piano giuridico le singole condotte. Da un lato, la relazione della Giunta del Senato riconosce - nel solco della giurisprudenza di questa Corte (sentenza n. 59 del 2018) - che è «di esclusiva spettanza del giudice [...] valutare se le dichiarazioni ascritte al parlamentare diano luogo a una qualche forma di responsabilità giuridica»; così come «è sempre al potere giudiziario, secondo i rimedi consueti riconosciuti dagli ordinamenti processuali, che spetta il controllo sulla correttezza» dell'inquadramento giuridico (sentenza n. 59 del 2018). Da un altro lato, tuttavia, trapela sia dalla relazione della Giunta del Senato sia da interventi espressi in Assemblea a sostegno della deliberazione favorevole alla insindacabilità, il timore di un uso arbitrario, da parte dell'autorità giudiziaria, del suo potere di qualificazione, nel convincimento che sarebbe stato utilizzato il nomen iuris delle minacce e l'inquadramento giuridico negli artt. 336 e 338 cod. pen. con riferimento a condotte quali la mera «presentazione di esposti presso l'autorità giudiziaria abbinata ad azioni parlamentari» e l'organizzazione di «apposite conferenze stampa». Sennonché, dall'atto introduttivo del giudizio e dal relativo allegato si inferisce che al senatore Giovanardi non sono state contestate l'assunzione di iniziative parlamentari o l'organizzazione di conferenze stampa. Viceversa, l'autorità giudiziaria, nell'esercizio della propria competenza, ha identificato un complesso di condotte e di specifiche affermazioni (richiamate supra al punto 6.2.1. ) ,