[pronunce]

Le disposizioni censurate contrasterebbero altresì con l'art. 108 Cost. e il principio della riserva di legge in materia di ordinamento giudiziario, dal momento che la composizione del Consiglio di Stato resterebbe subordinata a fattori variabili e casuali, senza garantire che la copertura dei posti avvenga in modo da comporre l'organico in una proporzione fissa e legislativamente preordinata. Gli artt. 19 e 20 della legge n. 186 del 1982 contrasterebbero, inoltre, con gli artt. 97, 100 e 101 Cost., in quanto l'indipendenza dei magistrati, il buon funzionamento e l'imparzialità dell'organo giurisdizionale potrebbero essere salvaguardati soltanto prevedendo la specifica misura della partecipazione delle diverse componenti chiamate a formare il ruolo del Consiglio di Stato. Le eccepite questioni, ad avviso del TAR, sarebbero rilevanti, in quanto dal loro eventuale accoglimento discenderebbe l'illegittimità e il conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati, i quali troverebbero il loro presupposto nelle disposizioni censurate. Il rimettente afferma poi che il ricorrente nel giudizio a quo ha eccepito, in via subordinata, l'illegittimità costituzionale dell'art. 19, primo comma, n. 3), della legge n. 186 del 1982, per violazione dei principi di ragionevolezza e parità di trattamento sanciti dall'art. 3 Cost. Il TAR argomenta la rilevanza della questione in considerazione del fatto che, ove non fosse accolta la precedente eccezione di costituzionalità, la caducazione dell'art. 19, primo comma, n. 3), determinerebbe il soddisfacimento dell'interesse del ricorrente, che nelle more del giudizio è stato nominato consigliere di Stato nella quota riservata ai magistrati TAR, a non essere posposto nel ruolo ai vincitori del concorso indetto con il bando impugnato. Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo sostiene che la disposizione censurata determinerebbe un'irragionevole disparità di trattamento in danno dei magistrati TAR, dal momento che riconoscerebbe ai vincitori del concorso una decorrenza della nomina diversa e più favorevole rispetto a quella prevista per i magistrati TAR, il cui ingresso nel ruolo dei consiglieri di Stato decorre dalla data del provvedimento di nomina. Di conseguenza costoro sarebbero sempre posposti ai primi, anche nell'ipotesi in cui la data di conferimento delle funzioni sia anteriore rispetto a quella dei vincitori di concorso. 2. – Si è costituito nel giudizio avanti alla Corte il consigliere A.M., ricorrente nel giudizio a quo, il quale ha insistito per l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR del Lazio. 3. – È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate manifestamente inammissibili o infondate. Quanto alla prima questione, l'Avvocatura sostiene che il rimettente avrebbe costruito la censura sull'asserito contrasto delle norme esistenti, che disciplinano soltanto il reclutamento dei consiglieri di Stato, con l'assetto auspicato dal ricorrente, ma realizzabile solo ad opera del legislatore. Ove si accogliesse la tesi del rimettente, inoltre, si determinerebbe la necessità della scissione del ruolo, oggi unico, dei consiglieri di Stato in tre dotazioni organiche, ciascuna destinata ad approvvigionarsi autonomamente dalle altre. Ciò tuttavia non sarebbe possibile in mancanza di una espressa previsione normativa. D'altra parte, in assenza di un principio contrario, la scelta del legislatore non sarebbe irragionevole ma costituirebbe espressione della sua discrezionalità nell'esercizio della quale ha preferito “dosare” le componenti di provenienza nel reclutamento dei consiglieri di Stato piuttosto che disciplinare rigidamente la composizione di tale organo. Infondata sarebbe altresì la censura formulata in relazione agli artt. 97, 100, 101 e 108 Cost., dal momento che nessuna disposizione costituzionale prevede che l'indipendenza del Consiglio di Stato sia garantita attraverso la regolamentazione della sua composizione. In ogni caso, tali censure sarebbero inammissibili costituendo “censure di sistema”, ovvero che stigmatizzano un vuoto normativo. Inammissibile sarebbe anche la censura avente ad oggetto l'art. 19, primo comma, n. 3), della legge n. 186 del 1982, stante la sua irrilevanza. Non sarebbe infatti il bando di concorso impugnato l'atto idoneo a provocare la lesione lamentata dal ricorrente, bensì il provvedimento di nomina dei vincitori di concorso, nella parte in cui ne stabilisce la decorrenza. Solo tale atto darebbe attuazione alla norma denunciata. Poiché oggetto del ricorso è invece il bando, il quale non darebbe applicazione alla suddetta disposizione, la caducazione di quest'ultima non potrebbe condurre all'annullamento del bando; donde l'irrilevanza della questione. Nel merito essa sarebbe comunque infondata, dal momento che l'art. 19 non determina un trattamento differente di situazioni uguali: un conto è infatti l'accesso al Consiglio di Stato tramite i ruoli del TAR e dunque per anzianità in tempi lunghi, altro sarebbe l'accesso per concorso, altro ancora quello per nomina governativa. 4. – Con ordinanza in data 20 novembre 2006, pronunciata in altro giudizio, il TAR del Lazio ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 19 e 20 della legge n. 186 del 1982, in termini identici a quelli prospettati nella precedente ordinanza. L'incidente di costituzionalità è sollevato nell'ambito del giudizio promosso da D.M.G. e dall'Associazione nazionale magistrati amministrativi (ANMA) nei confronti del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa, della Presidenza del Consiglio dei ministri e nei confronti di T.A., controinteressato non costituitosi in giudizio, per l'annullamento del decreto in data 30 marzo 2006 con cui è stato indetto un concorso per titoli ed esami a due posti di consigliere di Stato, nonché per l'annullamento della delibera del Consiglio di presidenza del 23 marzo 2006 e di tutti gli atti preparatori e presupposti. I motivi posti a fondamento di tale ricorso sono i medesimi rispetto a quelli esaminati nell'ordinanza n. 604 del 2007. Il TAR, dopo aver rigettato le eccezioni di inammissibilità per difetto di legittimazione ad agire tanto di D.M.G. quanto dell'ANMA, formulate in quella sede dall'Avvocatura dello Stato, a sostegno delle censure svolge argomentazioni identiche a quelle di cui all'ordinanza n. 604 del 2007, sopra ricordate. 5. – In tale giudizio si sono costituiti D.M.G. e l'ANMA, ricorrenti nel giudizio a quo, i quali hanno chiesto l'accoglimento della questione sollevata dal TAR del Lazio. 6.