[pronunce]

La Regione rileva, infine, che l'impugnato articolo 19 della legge regionale n. 2 del 2005 «non esclude o consente di ridurre in modo consistente e senza motivo le possibilità di accesso per gli altri possibili aspiranti», sicché non sarebbe ipotizzabile «alcuna violazione del carattere “pubblico” del concorso che rimane tale per gran parte dei posti da ricoprire, secondo quanto prescritto dall'art. 97, terzo comma, della Costituzione».1. ¾ Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato, in riferimento agli articoli 3, 51 e 97, primo e terzo comma, della Costituzione, l'articolo 19, commi 1 e 2, lettera b), della legge della Regione Umbria 1° febbraio 2005, n. 2 (Struttura organizzativa e dirigenza della Presidenza della Giunta regionale e della Giunta regionale). 1.1. ¾ L'impugnato articolo 19 prevede (comma 1) che «il Consiglio regionale e la Giunta regionale, nell'ambito della programmazione triennale del fabbisogno di personale, possono riservare posti nel limite del quaranta per cento di quelli oggetto di reclutamento dall'esterno a favore di soggetti che abbiano già avuto rapporti di lavoro con le predette amministrazioni ad eccezione di quelli attivati dai Gruppi consiliari in applicazione della legge regionale 20 marzo 2001, n. 7» e (comma 2) che «i soggetti di cui al comma 1 sono ammessi a partecipare ai concorsi banditi dall'Amministrazione di rispettiva appartenenza a condizione che: a) siano in possesso dei requisiti previsti per l'accesso dall'esterno ed in particolare dei titoli di studio prescritti per le categorie relative ai posti messi a concorso; b) abbiano avuto rapporti di lavoro subordinato e/o para-subordinato a tempo determinato, per una durata complessiva di almeno 24 mesi nel periodo dal 1° gennaio 1995 al 31 dicembre 2004». 1.2. ¾ Il ricorrente sostiene che la predetta disposizione violerebbe il principio costituzionale del pubblico concorso per l'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, «come ribadito dalla giurisprudenza costituzionale» (sentenze n. 205 e n. 34 del 2004, n. 274 del 2003, n. 194 del 2002 e n. 1 del 1999), «nonché i principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento, comportando esclusivamente un indebito privilegio, in quanto l'attività svolta per la regione non si configura quale requisito professionale per l'ammissione alle selezioni pubbliche tale da consentirne una riserva di posti». La Regione sostiene invece che le norme in questione perseguono l'obiettivo di realizzare un ragionevole punto di equilibrio tra il principio del pubblico concorso e l'esigenza dell'Amministrazione di non disperdere un patrimonio di esperienze già acquisite, punto di equilibrio che si realizzerebbe nel limitare la riserva dei posti, a favore di coloro che abbiano già avuto un'esperienza lavorativa presso la Regione, nella misura del quaranta per cento. 2. ¾ Deve preliminarmente essere rigettata l'eccezione sollevata dalla Regione Umbria di inammissibilità del ricorso per genericità ed indeterminatezza della motivazione. Al riguardo basta osservare che l'onere di motivazione del ricorrente è adeguatamente soddisfatto dalle argomentazioni in ordine alla violazione del principio costituzionale del pubblico concorso, laddove sarebbe spettato alla Regione dimostrare la presenza di quelle peculiari ragioni che sole possono giustificare deroghe al principio stesso. 3. ¾ Nel merito la questione è fondata. 3.1. ¾ L'aver prestato attività a tempo determinato alle dipendenze dell'amministrazione regionale non può essere considerato ex se, ed in mancanza di altre particolari e straordinarie ragioni, un valido presupposto per una riserva di posti. La normativa impugnata nel riferirsi a tutti coloro che abbiano svolto una qualsiasi attività a favore della Regione nell'arco di un decennio, non identifica, come richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte, alcuna peculiare situazione giustificatrice della deroga al principio di cui all'art. 97, terzo comma, della Costituzione e si risolve piuttosto in un arbitrario privilegio a favore di una generica categoria di persone. Né il riferimento ad un'attività lavorativa pregressa può dedursi dai titoli di studio richiesti per l'accesso all'impiego, giacché questi ultimi attengono al lavoro da svolgere e non sono necessariamente collegati all'attività precedentemente svolta. Nessun rilievo ha poi la circostanza che la disposizione impugnata attribuisce all'Ente una facoltà e non un obbligo di procedere alle assunzioni previo concorso riservato, considerato che la norma censurata, in ogni caso, consente una deroga al principio costituzionale del pubblico concorso. Una volta esclusa la presenza di ragioni che giustifichino detta deroga, risulta, d'altra parte, irrilevante la misura percentuale della quota riservata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 19, commi 1 e 2, lettera b), della legge della Regione Umbria 1° febbraio 2005, n. 2 (Struttura organizzativa e dirigenza della Presidenza della Giunta regionale e della Giunta regionale). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 maggio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 maggio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA