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I suddetti organi centrali, per poter rendere un parere attuale e dettagliato, acquisiranno informazioni utili per il tramite delle direzioni distrettuali (nel caso della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo) o per il tramite dei comitati provinciali (nel caso del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica), competenti territorialmente, sia in relazione al luogo di emissione della sentenza, sia in relazione al luogo di detenzione o internamento, sia in relazione al luogo di origine ed operatività del gruppo criminale di riferimento, nonché in relazione al luogo dove si darà attuazione al beneficio richiesto dall'istante. L'acquisizione di tali pareri completa la ratio prevista in tema di competenza: nessuna autorità deve sentirsi sola. Con il comma 5 del nuovo articolo 4- bis , vista la complessità dei casi, si è ritenuto di prevedere un termine ampio per l'acquisizione di tali pareri, dal momento che essi dovranno essere preceduti da un'attività di raccolta di informazioni dettagliate. Si indica un termine di trenta giorni, prorogabile una sola volta. Trascorsi tali termini, il tribunale potrà decidere anche in assenza dei pareri e della relazione richiesti. Si disciplina poi il caso di una urgenza. Nei casi in cui vi sia un grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione infatti si prevede che il presidente del tribunale possa disporre l'applicazione provvisoria del beneficio, salvo poi acquisire i pareri sopracitati per confermare o revocare il beneficio. Si è ritenuto, infine, di mantenere la previsione attualmente contenuta nel comma 3- bis del vigente articolo 4- bis , prevedendo che la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e il Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica possano comunicare, anche di propria iniziativa, elementi utili circa l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, o il pericolo di un loro ripristino. Il comma 6 del nuovo articolo 4 -bis , nel caso in cui si valuti di concedere il beneficio, fornisce ai giudici uno strumento utile per circoscrivere, se ritenuto necessario, l'esecuzione della misura rendendola più « sicura » per i consociati. Si potrà infatti disporre l'obbligo o il divieto di permanenza dell'interessato in uno o più comuni o in un determinato territorio; il divieto di svolgere determinate attività o di avere rapporti personali che possono occasionare il compimento di altri reati o ripristinare rapporti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva; si prevede altresì la possibilità di prescrivere che il condannato o l'internato si adoperi in iniziative di contrasto alla criminalità organizzata. Il comma 7 dell'articolo 4 -bis che si intende sostituire prevede che alle udienze del tribunale di sorveglianza le funzioni di pubblico ministero possano essere svolte da un magistrato della direzione distrettuale antimafia. Il comma 8 specifica che i benefici non possano essere concessi qualora i detenuti siano sottoposti al regime di detenzione di cui all'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario, in ragione delle peculiari situazioni di emergenza regolate dal citato articolo, che sospendono l'applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti e degli internati. Come ribadito dalla Corte infatti « per i casi di dimostrati e persistenti legami del detenuto con il sodalizio criminale originario, l'ordinamento penitenziario appresta l'apposito regime del 41- bis , la cui applicazione ai singoli detenuti presuppone, appunto, l'attualità dei loro collegamenti con organizzazioni criminali (sentenze n. 186 del 2018 e n. 122 del 2017). In costanza di assoggettamento a tale regime, l'accesso ai benefici penitenziari non risulta possibile e di certo non è compatibile con una valutazione di “sicuro ravvedimento” ex articolo 176 del codice penale » (ordinanza n. 97 del 2021). Il comma 9 affronta il tema dello scioglimento del cumulo giuridico delle pene sulla scorta delle osservazioni contenute nella relazione « sul regime di cui all'articolo 4 -bis dell'ordinamento penitenziario e le conseguenze derivanti dalla sentenza n. 253 del 2019 della Corte Costituzionale » ( Doc . XXIII, n. 3 approvato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie nella seduta del 20 maggio 2020). Considerato che nel nostro ordinamento vige il cosiddetto principio di unicità dell'esecuzione della pena e del rapporto esecutivo (quindi in presenza di una pluralità di titoli esecutivi l'ordinamento – articoli 76 e 80 del codice penale e 671 del codice di procedura penale – prevede la loro obbligatoria unificazione in un solo titolo inglobante le singole pene) e che non esiste un principio generale da cui scaturisca la possibilità della scindibilità del cumulo ogni volta che da esso possa derivare un qualsivoglia effetto favorevole per il condannato, con il comma in esame si prevede che l'autorità competente abbia la facoltà di procedere allo scioglimento del cumulo solo in relazione ai benefici che integrino il percorso rieducativo del condannato e che tendano al suo reinserimento sociale. È invece precluso il divieto di scioglimento del cumulo giuridico delle pene in relazione ai benefici svincolati dal percorso rieducativo ed in particolare rispetto a quelli aventi come finalità la riduzione della popolazione carceraria. L'articolo 4 -ter che si intende introdurre alla legge n. 354 del 1975 completa la costruzione del nuovo « doppio binario ». Si tratta di una disciplina simile a quella prevista per i reati di « prima fascia », ma sorretta da presupposti diversi in ragione della diversità degli elementi da valutare per concedere i benefici: la pericolosità sociale del condannato e i rischi connessi al suo reinserimento nel contesto sociale. Subito dopo l'articolo 4- bis viene dunque introdotto un nuovo articolo; in esso sono contenuti i reati di « seconda fascia » ovvero tutte le fattispecie che pur non essendo reati di terrorismo, di mafia o reati associativi sono nel tempo confluiti nell'articolo 4- bis vigente dell'ordinamento penitenziario, svilendone la ratio originaria e creando disparità tra i detenuti. Con l'inserimento di tale articolo si propone di mettere un nuovo ordine nel sistema di concessione dei benefici a detenuti per reati particolarmente gravi. Nell'estendere tale « doppio binario » si è tenuto conto di quanto affermato dalla Corte costituzionale che, nell'esaminare l'architettura complessiva dell'articolo 4- bis , ha rilevato che una serie di riforme ne ha ampliato l'ambito di operatività, inserendo numerose altre fattispecie criminose nella lista dei reati « ostativi ». L'articolo 4- bis ha così progressivamente allargato i propri confini, finendo per contenere una disciplina speciale relativa, ormai, a un « complesso, eterogeneo e stratificato elenco di reati ». Nella formulazione vigente infatti, accanto ai reati tipicamente espressivi di forme di criminalità organizzata compaiono, tra gli altri, anche reati che non hanno necessariamente a che fare con tale criminalità, ovvero che hanno natura monosoggettiva. Con la formulazione proposta dal comma 1 del nuovo articolo 4 -ter , si definisce la « seconda fascia » di reati che comprende: