[pronunce]

c) la temporanea sanatoria di disposizioni regionali eccedenti la competenza legislativa delle Regioni non potrebbe considerarsi frutto di un'irragionevole scelta discriminatoria, perché dette disposizioni mirano «a modulare, in relazione alle esigenze funzionali proprie di ciascuna Regione, il termine per la attività di riscossione della tassa»; che si è costituita in giudizio la Regione Umbria, la quale ha concluso per l'inammissibilità o per l'infondatezza delle questioni; che, in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura dello Stato – relativamente al solo giudizio iscritto al n. 41 del registro ordinanze del 2006 – e la Regione Umbria – relativamente ad entrambi i giudizi – hanno depositato memorie illustrative con le quali ribadiscono le rispettive conclusioni; che, in particolare, la difesa erariale precisa che l'inammissibilità delle questioni relative alla denunciata norma regionale deriva dalla carenza e contraddittorietà di motivazione delle ordinanze di rimessione circa gli effetti della “sanatoria” operata dall'art. 2, comma 22, della legge n. 350 del 2003; che, a sua volta, la difesa della Regione Umbria deduce: a) l'inammissibilità della questione relativa alla censurata norma regionale, in quanto lo scrutinio di costituzionalità di questa deve essere indefettibilmente congiunto con quello della norma statale di “sanatoria” di cui all'art. 2, comma 22, della legge statale n. 350 del 2003; b) l'infondatezza della questione relativa a quest'ultima norma, in quanto, a séguito della delega alle Regioni delle funzioni amministrative concernenti la riscossione della tassa automobilistica, a far data dal 1° gennaio 1999 (in forza dell'art. 17, comma 10, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, recante «Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica»), solo alcune Regioni, fra cui la Regione Umbria, sono state costrette a prorogare il termine di decadenza dal potere di accertamento della tassa concernente l'anno 1999, a causa delle difficoltà insorte in sede di riscossione del tributo, per l'inattendibilità dei dati trasmessi dal Ministero delle finanze, con la conseguenza che le situazioni poste a raffronto dai rimettenti non sono tra loro omogenee. Considerato che la Commissione tributaria regionale dell'Umbria, con due ordinanze di identico contenuto, emesse in due diversi giudizi principali, solleva il dubbio della legittimità costituzionale: a) dell'art. 3 della legge della Regione Umbria 25 novembre 2002, n. 23 (Disposizioni in materia di entrata e spesa), in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e), e 119, secondo comma, della Costituzione; b) dell'art. 2, comma 22, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), in riferimento all'art. 3 della Costituzione; che, quanto alle questioni sub a), il giudice a quo afferma che la censurata disposizione regionale, nella parte in cui proroga al «31 dicembre 2003» il termine per «il recupero delle tasse automobilistiche dovute per l'anno 1999 alla Regione Umbria» – termine che sarebbe scaduto il 31 dicembre 2002, in applicazione dell'art. 5, cinquantunesimo comma, del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953 (Misure in materia tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n. 53 – si pone in contrasto con gli artt. 117, secondo comma, lettera e), e 119, secondo comma, Cost., perché la disciplina delle tasse automobilistiche rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tributi erariali e, in difetto di specifica attribuzione di potere da parte della legge statale, non può essere modificata dalla legislazione regionale (come affermato dalla Corte costituzionale in numerose pronunce); che, quanto alle questioni sub b), lo stesso giudice afferma che l'art. 2, comma 22, della legge n. 350 del 2003 – nella parte in cui prevede che nelle Regioni in cui sono state emanate disposizioni legislative in tema di tassa automobilistica «in modo non conforme ai poteri […] attribuiti in materia dalla normativa statale, l'applicazione della tassa opera […] sulla base di quanto stabilito dalle medesime disposizioni […]» – si pone in contrasto con l'art. 3 Cost.; che, sempre secondo il rimettente, la norma denunciata, comportando la “sanatoria” di norme regionali invalide in tema di tasse automobilistiche, determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento a svantaggio dei contribuenti residenti nelle Regioni nelle quali la “sanatoria” opera – come quelli residenti nella regione Umbria –, in quanto essi sarebbero sottoposti al potere di accertamento della tassa anche oltre il termine triennale previsto dal sopra citato art. 5, cinquantunesimo comma, del decreto-legge n. 953 del 1982; che, in punto di rilevanza, la Commissione rimettente osserva che la decisione dei giudizi principali dipende esclusivamente dalla risoluzione delle sollevate questioni, perché l'eventuale accoglimento di queste comporterebbe l'annullamento degli impugnati avvisi di accertamento, notificati ai contribuenti oltre il predetto termine triennale, ma prima della scadenza della proroga di un anno disposta dalla denunciata norma regionale; che i due giudizi di legittimità costituzionale, avendo ad oggetto le medesime questioni, debbono essere riuniti per essere congiuntamente decisi; che le questioni riguardanti l'art. 2, comma 22, della legge statale n. 350 del 2003 – il cui esame appare logicamente preliminare – sono manifestamente inammissibili, perché il giudice a quo motiva in modo contraddittorio in ordine all'applicabilità di tale disposizione nei giudizi principali; che, infatti, la Commissione rimettente, affermando che «l'accoglimento o meno dell'appello dipende esclusivamente dall'essere o meno immuni le norme citate da vizi di illegittimità costituzionale», mostra di ritenere che nei giudizi principali deve farsi applicazione di entrambe le norme denunciate, e cioè sia dell'art. 2, comma 22, della legge statale n. 350 del 2003 sia dell'art. 3 della legge regionale n. 23 del 2002, dando così per presupposta l'efficacia retroattiva della norma statale e la sua applicabilità anche agli avvisi di accertamento notificati prima della sua entrata in vigore e dopo la scadenza del termine di decadenza triennale; che, viceversa, la medesima Commissione nega l'efficacia retroattiva della legge statale, laddove sostiene che questa, «entrata in vigore quando ormai era decorso il termine triennale […], non sembra avere efficacia retroattiva, non essendo tale retroattività prevista espressamente e non essendo una conseguenza logicamente necessaria»; che, pertanto, il giudice rimettente afferma, contraddittoriamente, sia che la norma statale deve essere applicata nei giudizi a quibus, sia che la decisione di questi non dipende dall'applicazione della norma statale censurata;