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Disposizioni urgenti per mitigare gli squilibri ambientali e i danni all'agricoltura e garantire la sicurezza della mobilità e della salute. Onorevoli Senatori. – Constatiamo con rammarico che i nostri ecosistemi soffrono di numerose alterazioni, soprattutto a causa dell'aumento dell'inquinamento di acque, aria e suolo, ma anche per l'invasione di specie vegetali e animali alloctone, nonché per un trentennio di conservazionismo «a senso unico» che non ha guardato nel giusto modo al ruolo dell'uomo nel compito di mantenere gli ecosistemi in equilibrio. Oggi, infatti, il problema delle specie faunistiche in esubero, alcune delle quali nocive (nutrie, piccioni, cormorani, ungulati, ratti, eccetera), sta producendo notevoli danni non solo alla biodiversità, ma anche all'agricoltura, all'economia e alla sicurezza della mobilità umana. Si rende necessario pertanto intervenire con un apposito disegno di legge, che affronti il tema anche dal punto di vista della gestione faunistica. I sostenitori del « rewilding » sono anche i fautori di quella visione radicale secondo cui il ripristino degli ecosistemi dovrebbe avvenire favorendo il ritorno di tutte le specie, per poi lasciare fare alla natura il proprio corso. Secondo questa visione infatti la conservazione della natura dovrebbe escludere l'intervento dell'uomo e dovrebbe essere lasciato alla natura stessa. A livello scientifico però non esiste consenso su questa impostazione, né sulla complessa trama delle relazioni ecologiche. L'uomo è certamente parte della natura e noi come legislatori abbiamo il dovere di assumere la responsabilità di guardare al futuro facendo del nostro meglio per far prevalere i concetti di equilibrio, buon senso e sostenibilità. Occorre quindi rimanere con i piedi per terra e notare che in Europa abbiamo il 40 per cento in più di foreste rispetto all'Ottocento e non abbiamo mai avuto così tanti animali nei boschi come adesso. E tutto è successo anche per l'abbandono della campagna da parte dell'uomo. A differenza degli Stati Uniti, le nostre aree protette sono piccole e questo significa che l'unico modello che dobbiamo perseguire è quello della gestione della fauna selvatica nel senso dell'equilibrio e della convivenza armonica. Conservare la fauna vuol dire partire da un'analisi reale della situazione attuale e non di improbabili utopie in cui l'uomo sia solo un timido ospite. Da circa trent'anni a questa parte è mutato il contesto socioeconomico ed ambientale; sono pertanto necessari opportuni aggiornamenti e necessari adeguamenti alle mutate esigenze di corretta gestione del patrimonio faunistico e degli habitat naturali nel nostro Paese. Il presente disegno di legge si prefigge l'obiettivo di apportare gli opportuni aggiornamenti e i necessari correttivi alla legge vigente, anche alla luce dell'esperienza di ben ventisei anni di applicazione sul territorio nazionale, adeguandola alle attuali esigenze e alle modalità gestionali già in essere in tutti gli altri Paesi dell'Unione europea, sicuramente nel rispetto delle direttive europee ma anche nel rispetto degli usi, costumi e tradizioni nazionali e locali. All'articolo 2 si sancisce il diritto da parte delle regioni di dotarsi dei propri Istituti regionali per la fauna selvatica, coordinati nella loro attività dall'Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale (ISPRA) anche a seguito della perdurante incapacità dell'ISPRA di fornire allo Stato e alle regioni i previsti dati ed i richiesti pareri scientifici per poter garantire una corretta gestione della fauna selvatica. Si stabilisce altresì che gli impianti di cattura, regolarmente attivati nel rispetto delle normative europee e statali di riferimento, possano catturare in misura controllata e cedere a fini di richiamo esemplari appartenenti a tutte le specie cacciabili. All'articolo 3 si stabiliscono più puntuali modalità di detenzione dei richiami vivi. All'articolo 4 si riporta l'ISPRA sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. All'articolo 5 si stabiliscono le condizioni per garantire il rispetto della legge, ribadendo che la percentuale di territorio agro-silvo-pastorale da precludere all'attività venatoria non deve superare il 30 per cento (20 per cento in zona Alpi), obbligando lo Stato e le regioni, nell'ambito delle rispettive competenze, tramite intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, a conformarsi al dettato normativo nazionale. L'articolo 6 cancella l'obbligo della scelta di caccia in via esclusiva, che impone al cacciatore di scegliere preventivamente quale forma di caccia esercitare in via esclusiva (vagante in zona alpi, da appostamento fisso, vagante in pianura). Inoltre reintroduce l'età minima per il conseguimento dell'abilitazione all'esercizio venatorio, previa firma di assunzione di responsabilità da parte di chi esercita la patria potestà, così come avviene nella maggior parte dei Paesi europei. Infine si prevede l'adeguamento dei massimali per la copertura assicurativa All'articolo 7 si conferma quanto previsto nella normativa in vigore, consentendo l'uso del fucile con non più di due colpi nel serbatoio e si attesta l'utilizzabilità dei fucili a canna rigata con caricatore a più di tre colpi purché omologato o catalogato dalla fabbrica produttrice, e si specificano le norme per l'utilizzo dell'arco. All'articolo 8 si stabiliscono nuove modalità per regolamentare la mobilità controllata per la caccia alla selvaggina migratoria sul territorio nazionale e regionale, oltre ad inserire il concetto di residenza venatoria. All'articolo 9 si specificano i divieti a tutela delle colture agricole. All'articolo 10 si inserisce il concetto di fauna selvatica come risorsa che può contribuire ad incrementare il reddito dell'imprenditore agricolo. All'articolo 11 si inserisce il concetto delle cacce per periodi e per specie, come avviene in tutta Europa, oltre a recepire quanto esplicitamente previsto nell'allegato II/A della direttiva 2009/147/CE e nell'allegato II/B della stessa direttiva. Si adegua altresì la normativa nazionale a quella europea per quanto riguarda i periodi e le specie cacciabili. All'articolo 12 si estende la possibilità di effettuare i piani di abbattimento agli animali nocivi anche ai cacciatori appositamente autorizzati e anche in periodi e luoghi diversi da quelli previsti per l'attività venatoria, affrontando a monte e non a valle il problema dei danni arrecati alle colture agricole e al territorio dalla fauna selvatica. Si prevede inoltre che, per fini di solidarietà e anche di lotta allo spreco alimentare, i capi della fauna commestibile abbattuti durante le fasi di contenimento possano essere destinati al Banco alimentare o ad altra struttura idonea per la distribuzione di cibo alle persone indigenti. Con l'articolo 13 si attribuisce alle regioni il compito di applicare il regime di deroga, nel pieno rispetto di quanto stabilito dall'articolo 9 della direttiva 2009/147/CE. All'articolo 14 si specificano le modalità di trasporto delle armi, adeguando l'esercizio venatorio da natante alle stesse condizioni riportate dall'allegato IV della direttiva 2009/147/CE.