[pronunce]

che sussiste inoltre, secondo il giudice a quo, la violazione dell'art. 24 della Costituzione inequivoco nel senso che il diritto alla difesa non tollera discriminazioni fondate sullo status civitatis in quanto, se il legislatore ha ritenuto che l'approntamento di una forma di sostegno economico al cittadino non abbiente sia un complemento indispensabile del diritto alla difesa, identico trattamento deve essere riservato allo straniero; che è verosimile – aggiunge il Collegio rimettente – che il legislatore abbia ritenuto sufficiente ad assicurare parità di trattamento sotto questo profilo il disposto dell'art. 142 del testo unico sulle spese di giustizia, che prevede addirittura ope legis il patrocinio a spese dello Stato in tutti i giudizi promossi avverso decreti di espulsione; che è probabile, infatti, secondo il TAR dell'Umbria, che «il legislatore abbia considerato che, ove l'espulso risulti vittorioso nel giudizio avverso l'espulsione, egli si viene a trovare automaticamente nella condizione del soggiornante legittimo, e consegue così il titolo al beneficio in forza dell'art. 119; mentre se l'espulsione rimane confermata, l'espulso non ha più ragione di difendersi in altri giudizi»; che per il giudice a quo, se è stato questo l'intento del legislatore, la norma appare, tuttavia, incongrua, perché non si può escludere che lo straniero legittimamente espulso sia comunque parte di controversie civili o amministrative che per lui rivestono vitale importanza (ad esempio: azioni civili per crediti di lavoro o di risarcimento del danno) senza avere i mezzi per sostenerle, con la conseguenza che, in tale ipotesi, la norma tornerebbe addirittura ad ingiustificato vantaggio della controparte (che potrebbe essere un debitore inadempiente); che, peraltro, in situazioni come quella di specie, l'espulsione è una conseguenza praticamente vincolata del diniego di regolarizzazione; sicché non ha senso concedere allo straniero di essere difeso a spese dello Stato nel ricorso contro l'espulsione (art. 142) e negargli, invece, analogo beneficio nel ricorso contro il presupposto dell'espulsione (art. 119); che le norme censurate sarebbero in contrasto, infine, con l'art. 113 della Costituzione, che sostanzialmente riproduce, con uguale latitudine, il disposto dell'art. 24 Cost., riferendosi in particolare alla tutela giurisdizionale davanti agli organi della giustizia amministrativa; che l'estensione dell'istituto del patrocinio a spese dello Stato ai giudizi in materia di diniego di regolarizzazione non appare conseguibile direttamente in via interpretativa, trattandosi dell'estensione di una disciplina che comporta oneri per il bilancio dello Stato; che, secondo il giudice a quo, nel caso di specie, sussistono gli altri presupposti richiesti dalla legge per l'ammissione al beneficio (condizioni economiche disagiate e non manifesta inammissibilità o infondatezza del ricorso), ed il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Perugia ha espresso il parere di congruità previsto dall'art. 82, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002; che ne consegue la rilevanza della questione ai fini della decisione della domanda di liquidazione delle spese del giudizio principale; che il rimettente afferma poi di voler approfondire l'esame della rilevanza alla luce di quanto affermato dalla citata ordinanza della Corte costituzionale n. 76 del 2006; che, secondo il giudice a quo, il ricorrente ha dichiarato che il suo reddito ai fini IRPEF per l'anno 2002 era pari a euro 4192,31, che il reddito dei suoi familiari era pari a zero e che non possedeva né immobili né redditi di sorta in Marocco; che, poiché tale reddito era inferiore alle soglie previste dall'art. 76 del d.P.R. n. 115 del 2002, l'istanza era stata accolta, ma che, tuttavia, in camera di consiglio, in sede di liquidazione del quantum delle spese da liquidare al difensore dello straniero, era pervenuta, come già riferito, una memoria del Ministero dell'Economia e delle Finanze con la quale si chiedeva la revoca dell'ammissione del patrocinio a spese dello Stato in base all'art. 119 del d.P.R. n. 115 del 2002; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata inammissibile o comunque infondata. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale dell'Umbria dubita della legittimità costituzionale degli artt. 119 e 142 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A), nella parte in cui non prevedono che lo straniero, non regolarmente soggiornante, possa essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti, nei giudizi promossi avverso il diniego della regolarizzazione di cui all'art. 1 del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 9 ottobre 2002, n. 222, per violazione: dell'art. 3 della Costituzione, perché – in relazione alla condizione abituale di disagio sociale e di difficoltà economica degli aspiranti alla regolarizzazione – affiderebbero l'esito dei procedimenti di regolarizzazione a fattori casuali (quali la possibilità dei singoli di tutelare le proprie ragioni, sostenendo l'onere del patrocinio), e perché determinerebbero un'ingiustificata disparità di trattamento dei cittadini extracomunitari aspiranti alla regolarizzazione rispetto ad altri cittadini extracomunitari, i quali potrebbero usufruire del patrocinio a spese dello Stato per contrastare provvedimenti negativi incidenti sulla possibilità di permanere nel territorio italiano (impugnazione dei dinieghi di rinnovo del permesso di soggiorno), giovandosi di una situazione di soggiorno regolare; dell'art. 24 della Costituzione, perché il diritto di difesa è riconosciuto a tutti, senza alcuna discriminazione legata allo status civitatis, e perché il legislatore ha ritenuto che l'approntamento di una forma di sostegno economico al non abbiente sia un complemento indispensabile del diritto di difesa; nonché dell'art. 113 della Costituzione, che sostanzialmente riproduce, con uguale latitudine, il disposto dell'art. 24 Cost., riferendosi in particolare alla tutela giurisdizionale davanti agli organi della giustizia amministrativa; che lo stesso T.A.R. dell'Umbria aveva già sollevato identica questione, dichiarata manifestamente inammissibile con ordinanza n. 76 del 2006 per insufficiente descrizione della fattispecie concreta, per essersi il rimettente limitato ad affermare che sussistevano le condizioni economiche disagiate del ricorrente, quale presupposto richiesto per l'ammissione al beneficio, senza tenere presente che da tale affermazione non si desume se il cittadino extracomunitario fosse o meno in possesso dei requisiti di reddito necessari per accedere al patrocinio a spese dello Stato;