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Secondo l'Eurostat, nel 2017, del numero complessivo di riceventi protezione (oltre 35.000), più di 20.000 l'hanno ottenuta per ragioni umanitarie; più di 6.000 per status di rifugiati; più di 8.000 per protezione sussidiaria, mentre i rimpatriati sono stati solo 1.515. Per quanto riguarda i Paesi di provenienza dei riceventi protezione, è bene sottolineare che la maggior parte sono della Nigeria (oltre 25.000); segue il Bangladesh, il Pakistan, il Gambia. Solo dopo nell'elenco, molto più giù, dopo il Senegal, la Guinea, il Ghana e l'Eritrea, troviamo Paesi come la Siria, l'Afghanistan e l'Iraq, ovvero zone di guerra. Voglio sottolineare, essendo in cima alla lista la Nigeria, che non sfuggirà a nessuno la portata mafiosa di questa criminalità di importazione. Si è abusato di questa norma, e allora è bene prevederne l'abrogazione. Ma rimangono moltissime, troppe eccezioni, troppi casi speciali, maglie potenzialmente larghe; cure mediche per chi si trova in stato di salute gravemente compromesso; eccezionale calamità del Paese di provenienza; condizioni di grave sfruttamento lavorativo. E potrei continuare. Qualsiasi immigrato potrà facilmente richiedere di rientrare in queste eccezioni. L'abolizione della protezione umanitaria, invece, è per noi una battaglia, e ci appare debole il cosiddetto decreto-legge Salvini, perché lascia aperte troppe ipotesi per ottenere la protezione. Ciò significa lanciare uno slogan che suggestiona. Noi siamo per l'abolizione della protezione umanitaria senza se e senza ma. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo si deve introdurre nel decreto-legge, e sottrarlo al circuito dell'accoglienza. Anche perché mi chiedo: che cosa è previsto per i 600.000 immigrati clandestini che girano nel nostro Paese? Mancano regole certe di rimpatrio. Abbiamo le carte in regola per sostenere questa posizione netta, perché chiunque è in buona fede sa che noi non possiamo essere cacciati né di intolleranza, né di razzismo, né di xenofobia. LAUS (PD) . No? RAUTI (FdI) . Non possiamo esserne tacciati, perché è dagli anni Novanta, dai tempi del Movimento Sociale Italiano, noi per primi - non voi - dicemmo: aiutiamoli a casa loro. (Applausi dal Gruppo FdI) . E ancora: abbiamo noi ideato politiche di cooperazione che non creassero dipendenza. Il Movimento Sociale Italiano negli anni Novanta, quando l'immigrazione era soggetto di studio di demografia e non era l'invasione che è oggi, si poneva questo problema e lo consideravamo un dramma loro e un dramma nostro. Questo dramma resta e il decreto-legge in esame non lo risolve. Noi ci auguriamo che venga rafforzato e migliorato. LAUS (PD) . Troppo morbido? RAUTI (FdI) . Per affrontare il problema ci vuole più coraggio: è questo quello che ci chiede il Paese. (Applausi dal Gruppo FdI. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, colleghi, il mio intervento si manterrà sul titolo I del decreto-legge, e cioè sulla parte riguardante l'immigrazione. Più tardi, nelle dichiarazioni di voto sugli emendamenti - se ci saranno, non lo sappiamo - saremo complessivamente, come Gruppo Partito Democratico, più specifici nel descrivere gli aspetti negativi di questo provvedimento, nell'evidenziare la sua sostanza tutta propagandistica, nel sottolineare i danni che provoca e nel gridare contro l'ostilità che viene messa in campo nei confronti dell'umanità. Dico gridare perché, quando si alza il vento forte, molto forte e anche contrario, ci sono quelli che si abbassano e si riparano in attesa che passi. Ma noi siamo quegli altri, quelli che, pervasi dall'insopprimibile necessità di far udire la propria voce, quando il vento è forte alzano i toni e gridano per farsi sentire . (Applausi dal Gruppo PD) . Ma in discussione generale credo sia più opportuno fare un ragionamento che metta in luce la profonda inadeguatezza che il Governo palesa con questo decreto-legge riguardo al tema dell'immigrazione. E prenderò spunto da varie riflessioni, tra cui quella del vescovo Toso. Da questo decreto-legge risulta chiaro che il Governo non ha consapevolezza che il fenomeno migratorio è mondiale, epocale e irreversibile. Ce lo dice l'ONU, attraverso cifre che guardano al parallelismo tra aumento della popolazione mondiale e aumento dei migranti, soprattutto nel Continente africano. Ce lo dicono tanti studi e riflessioni, che descrivono questo fenomeno molto complesso. Ma ce lo indica la realtà, che quotidianamente ci mette di fronte quanto nel mondo accade per disparità economiche e di diritti, per guerre e persecuzioni, per cambiamenti climatici. Proprio su questo vi è un ruolo che dovrebbe giocare l'Italia. Dall'Italia ci si dovrebbe aspettare la capacità di aggregare le sensibilità, le riflessioni, le proposte di azione comune, le proposte di strategie europee sovranazionali, per cominciare ad affrontare il governo di questi mutamenti attraverso risposte continentali e politiche di lungo periodo, specie per lo sviluppo della cooperazione verso l'Africa, perché i cambiamenti ci sono già e la mancanza di risposte si protrae. Infatti, se da una parte si è formata la consapevolezza del mancato raggiungimento di una sostanziale unità europea, allo stesso tempo vediamo modificarsi l'unità nazionale, attraverso il continuo flusso delle migrazioni, che la rendono più complessa a causa dell'incontro di più etnie e più culture. L'unità nazionale è contemporaneamente, oltre a questo, indebolita dal venir meno della condivisione di grandi valori morali e civili, quali la vita, la solidarietà intesa come ricerca del bene per gli altri, il lavoro che dà dignità, la libertà radicata nell'intreccio dei doveri e dei diritti, la libertà religiosa. Quindi, il problema più urgente è rappresentato dal dialogo e dalla convivenza tra gruppi diversi, non ancora convergenti su una piattaforma di beni e valori condivisi da tutti. Bene, noi abbiamo una piattaforma di beni e valori di alto profilo che condividiamo, che non vogliamo indebolire, su cui sarebbe giusto e positivo lavorare per far convergere le complesse parti di società che ora sono in Italia, per fare un balzo in avanti verso un progresso sostenibile e inclusivo. Questa piattaforma è la Costituzione. (Applausi dal Gruppo PD) . Mi basta citare l'ultimo periodo del Capo XVIII delle disposizioni transitorie e finali, prima della data, che recita: «La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato». In fin dei conti, è qui che io trovo il nesso forte tra la Costituzione e la cittadinanza. In questa sede c'è chi ama chiamarsi cittadino, non compagno, non amico ma cittadino. Ecco il senso della cittadinanza: qui c'è il nesso tra il diritto e il dovere del cittadino.