[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 467 e 468 del codice civile, promosso con ordinanza del 7 febbraio 2005 dal Tribunale di Reggio Calabria, nel procedimento civile vertente tra Lucisano Elisa e Scagliola Francesco ed altri, iscritta al n. 222 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di costituzione di Lucisano Elisa; udito nell'udienza pubblica del 13 dicembre 2005 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; udito l'avvocato Michele Salazar per Lucisano Elisa. Ritenuto che il Tribunale di Reggio Calabria, nel corso di un procedimento in materia successoria, con ordinanza del 7 febbraio 2005, ha sollevato, in riferimento all'art. 3, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 del codice civile nella parte in cui non prevedono «la capacità di rappresentazione in favore del coniuge del soggetto che non abbia potuto accettare l'eredità o, in subordine, nella parte in cui non prevedono la capacità di rappresentazione in favore del coniuge del soggetto che non abbia potuto accettare l'eredità, in assenza di discendenti dei figli legittimi, legittimati ed adottivi, nonché naturali del defunto»; che il rimettente premette che il giudizio a quo era stato promosso da Elisa Lucisano, la quale aveva esposto che il proprio coniuge, Domenico Scagliola, era deceduto senza testamento in data 21 gennaio 1998; che alla successione legittima di quest'ultimo, in assenza di prole, erano stati chiamati, nella misura di due terzi, la stessa moglie, e, nella misura di un terzo – e, quindi, di un sesto ciascuno – la madre, Concetta De Stefano, e il fratello del de cuius, Francesco Scagliola; che, in data 6 febbraio 2000, era venuta a mancare, senza testamento, la predetta De Stefano, alla quale erano succeduti in parti uguali il figlio premorto, Domenico, coniuge della istante, e l'altro figlio Francesco; che, poiché il patrimonio della De Stefano era costituito dalla predetta quota di un sesto dei beni immobili ricevuti in eredità dal figlio premorto, ed i beni facenti parte di quella eredità erano rimasti in comunione incidentale tra gli eredi, e cioè la Lucisano e il cognato Francesco Scagliola, la istante aveva chiesto che il Tribunale – dichiarata l'apertura della successione di Domenico Scagliola, stabilito che eredi di questo erano la moglie per due terzi, nonché la madre e il fratello, ciascuno per un sesto, dichiarata aperta la successione di Concetta De Stefano, e stabilito che eredi di quest'ultima erano, in parti uguali, il figlio premorto Domenico e il fratello Francesco – disponesse lo scioglimento della comunione, con assegnazione in natura dei beni indicati nella citazione alla istante per la quota e nella misura alla stessa spettante, e cioè di due terzi riferiti alla successione al marito, e di un mezzo di un sesto, per la successione alla De Stefano in luogo del coniuge, figlio premorto di quest'ultima; che il convenuto, Francesco Scagliola, per ciò che rileva in questa sede, aveva eccepito, in via preliminare, che nessun diritto successorio la Lucisano poteva vantare in relazione al decesso della suocera, poiché non operava nella specie l'istituto della rappresentazione, non rientrando il coniuge tra le categorie di soggetti che, alla stregua dell'art. 468 cod. civ. , possono subentrare per rappresentazione in luogo del chiamato che non possa accettare l'eredità; che, con comparsa conclusionale, l'attrice aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 cod. civ. «nella parte in cui non prevedono che, in assenza di discendenti dei figli, la rappresentazione si estenda al coniuge del soggetto che non ha potuto accettare perché premorto rispetto al de cuius di cui sarebbe stato erede»; che il rimettente ha ritenuto rilevante la questione nel giudizio a quo – nel quale veniva in discussione l'applicazione delle norme di cui si tratta con riferimento alla successione ab intestato della signora De Stefano, essendo il figlio di questa, Domenico Scagliola, premorto alla madre, lasciando la moglie senza figli – alla stregua della considerazione che l'applicazione delle stesse norme nella formulazione attuale avrebbe comportato la esclusione in capo alla Lucisano della qualità di erede della De Stefano per rappresentazione del proprio coniuge, qualità che, al contrario, avrebbe dovuto esserle riconosciuta in caso di allargamento della sfera di operatività della rappresentazione, nel senso auspicato dall'attrice; che il giudice a quo ha, peraltro, ritenuto di ampliare la questione rispetto alla formulazione proposta dalla Lucisano, lasciando detta formulazione come ipotesi subordinata rispetto alla richiesta di declaratoria di illegittimità della normativa di cui si tratta nella parte in cui non prevede la capacità di rappresentazione in favore del coniuge del soggetto che non abbia potuto accettare l'eredità; che nella ordinanza di rimessione si richiama la posizione della dottrina dominante dopo l'entrata in vigore del codice del 1942, secondo la quale il fondamento sociale della rappresentazione sarebbe da individuare nella protezione della stirpe legittima del de cuius, al fine di realizzare la continuità familiare dell'eredità; nonché la legge di riforma del diritto di famiglia, che ha previsto la delazione per rappresentazione anche al di fuori della famiglia legittima, ed in concorso con essa, ammettendola anche in favore del figlio naturale riconosciuto o dichiarato, ed anche in presenza di figli legittimi; che, quindi, pur riconoscendo che l'ampiezza soggettiva della deroga ai principî generali sull'ordine dei successibili che risulta dagli att. 467 e 468 cod. civ. rientra nella discrezionalità del legislatore, il giudice a quo rileva che l'esercizio di tale discrezionalità è insindacabile fino a che la diversità di trattamento riguardi soggetti che non si trovino nella medesima situazione giuridica o che non siano in astratto meritevoli dello stesso trattamento; che, in proposito, osserva il rimettente che, a seguito della riforma del diritto di famiglia, la posizione successoria del coniuge è radicalmente mutata, essendo egli divenuto un erede necessario, ed essendo ormai indicato, nel nuovo testo degli artt. 536 e 565 cod. civ. , al primo posto nell'elenco dei legittimari e dei successibili ab intestato: sicché si evidenzia nel nuovo regime un'assimilazione della posizione del coniuge a quella dei figli, anche se manca a tutt'oggi una equiparazione totale, avuto anche riguardo alla circostanza che le prerogative successorie del coniuge nei confronti della famiglia del de cuius sono meno forti, concorrendo egli con gli ascendenti e i fratelli e sorelle del defunto, laddove i figli prevalgono su ogni altro successibile;