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Vi è inoltre nel programma di Governo forte e resistente il filo di una maggiore sovranità nazionale sui mercati, al fine di proteggere e sostenere le peculiarità del tessuto economico italiano e in difesa principalmente dei lavoratori e del lavoro di qualità. Questo tipo di politica si chiama non dirigismo statale, ma sostegno e incremento degli asset strategici, tecnologici e produttivi nazionali. L'ottenimento pieno del diritto al lavoro - lo dico alla cara Sardegna e al resto dell'Italia, in special modo alle sue parti più deboli - sarà attuato con un cambiamento di governance economico e finanziario. Altrimenti, se non avverrà questo, fra sei mesi o, comunque, in un tempo breve, saremo di nuovo qui a prorogare, mentre siamo qui per innovare e per accogliere responsabilmente, in toto , ciò che la storia ora ci affida. Concludendo, e tornando ai mille lavoratori sardi e alle loro famiglie, ma anche ai troppi disoccupati della mia terra - anche a loro mi rivolgo - l'attenzione che questa Assemblea vi riserva non è messa in discussione. Ma la dignità di cui si parlava prima sarà garantita, guardando al passato e agli errori commessi al passato, quando la classe politica sarà più lungimirante e meno autoreferenziale. Le nostre strategie sono volte, in primis , alla tutela del delicato equilibrio del mirabile rapporto che deve passare tra imprese e lavoratori, il vero motore dell'Italia: un patto di collaborazione di unione di intenti e, soprattutto, di obiettivi a medio e a lungo termine; dunque, nessun avallo a ulteriori e nuove azioni predatorie sulla Sardegna. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, il decreto-legge ammortizzatori sociali, di cui stiamo discutendo oggi in Aula, è uno degli ultimi provvedimenti del precedente Governo, il Governo Gentiloni Silveri, resosi necessario per garantire il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga per le aree di crisi complessa della Regione Sardegna e, anche dal punto di vista finanziario, la prosecuzione degli interventi già previsti con la legge di bilancio 2018, come prima ricordava bene il relatore prima. Ricordo che il rifinanziamento in deroga degli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi industriale complessa è stato disposto da uno dei decreti attuativi del jobs act , quello relativo alle disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. Quindi, quello che si sente dire in queste ore - ossia che il primo provvedimento del Governo sul lavoro smantella il jobs act - non corrisponde al vero, almeno per questo provvedimento; ma neanche per gli altri. Il cuore di questo provvedimento è stato legare per la prima volta nel nostro Paese - altro che questioni del passato, senatrice Bogo Deledda - politiche passive con quelle attive. Leggiamo i provvedimenti prima e poi ci possiamo anche dividere sulle soluzioni. Infatti, per essere ammesse al contributo, le imprese hanno l'obbligo di presentare un piano di recupero occupazionale che prevede appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la Regione. E qui si può anche rassicurare il mio collega della Lega, Simone Bossi, perché le politiche attive sono concordate con le Regioni in base a questa normativa e finalizzate alla rioccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Quindi, a noi non basta un sussidio per sostenere cittadine, cittadini e imprenditori che si trovano in difficoltà, ma serve un sistema di servizi che li accompagnino durante tutto l'arco di vita del lavoro. È questo è il cuore delle politiche oggi del lavoro. Il cambio di approccio della riforma del mercato del lavoro dei nostri Governi ha mutato radicalmente le modalità di intervento pubblico - anche in questo c'è una grande innovazione - nelle situazioni di crisi aziendali. Ricordo - per esempio - l'assegno di ricollocazione che, con la legge di bilancio 2018, ha visto esteso il suo ambito di applicazione anche ai lavoratori titolari di un trattamento straordinario di integrazione salariale a rischio di esubero. Si tratta quindi non solo di misure che si attivano una volta che le persone perdono il lavoro, ma anche di interventi che cercano di prevenire le crisi occupazionali. I nostri interventi sul lavoro sono stati questi, signor Presidente, per proteggere lavoratori e lavoratrici che perdono il lavoro e il diritto alla ricollocazione che - come ricordavo prima - è un diritto di grande dignità. A proposito, dignità è una bellissima parola, perché ha a che fare con l'onore, la reputazione, la rispettabilità di ognuno e noi siamo qui tutti, maggioranza e opposizione, in quest'Aula sacra del Senato a rappresentare la Nazione - come ci dice la nostra Costituzione - e ad approvare leggi che garantiscono ai cittadini dei diritti, in sintonia con i doveri di ognuno di noi, affinché possano avere pari dignità sociale - parola bellissima e fondativa della nostra Costituzione - davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come recita il nostro bellissimo articolo 3 della Costituzione. Non si può apostrofare - come ha fatto il Vice Presidente del Consiglio - un decreto-legge come decreto dignità, perché noi siamo tutti qui a decidere provvedimenti che garantiscono pari dignità ai nostri concittadini. La dignità è un concetto umano, un valore costituzionale e un principio per tutti noi. Quindi, mi fa impressione che si usi questo termine per nominare un decreto-legge, che peraltro dovrà arrivare in Parlamento ed essere discusso. Proprio la dignità è alla base dello spirito del provvedimento oggi in esame in quest'Aula, che proroga ammortizzatori sociali in deroga, stanziando ulteriori 9 milioni di euro per 2018. Esso nasce dall'impegno profuso dal Ministero dello sviluppo economico e da tutto il Governo precedente nel corso della gestione soprattutto della vertenza Alcoa. Proprio lo scorso 6 giugno si è chiusa con successo tale vertenza con la Corte dei conti, la quale ha dato il via libera ad Invitalia per la sottoscrizione dell'aumento di capitale dell'azienda svizzera che ha rilevato la fabbrica di Portovesme. Possiamo dire che il precedente Governo è riuscito a rimettere in marcia il percorso un'azienda che fino al 2012 produceva alluminio con un fatturato di circa mezzo miliardo di euro e 800 occupati, tra diretti e indiretti, e ora si pensa già in una prima fase all'inserimento lavorativo di 370 lavoratrici e lavoratori. Mi piace ricordare anche su questo percorso per nulla simbolico che il 5 per cento delle azioni della nuova società andrà direttamente agli operai. Vi è poi un'altra questione da trattare in questa sede in riferimento al provvedimento in discussione. Mi riferisco alla questione dei dazi per salvaguardare il tessuto produttivo e il made in Italy. Dobbiamo occuparci di questo. Dobbiamo sapere cosa pensa il Governo sui dazi. In campagna elettorale abbiamo sentito dichiarazioni contraddittorie soprattutto da una parte politica, la Lega; mentre sono molto belle le parole di ieri del Presidente della Repubblica quando si è augurato che l'improvvida stagione dei dazi non abbia un eccessivo sviluppo nelle economie dei nostri Paesi, che hanno tutto da guadagnare da un'economia aperta.