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un'emorragia con numeri davvero da brivido, se poi si considera che il problema è altrettanto grave per gli infermieri, i fisioterapisti e tutte le altre categorie del mondo sanitario. Questi problemi richiedono una precisa strategia di azione con provvedimenti che mirino a ripristinare gli organici del Sistema sanitario nazionale, a partire dall'abolizione del numero chiuso per l'immatricolazione al corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia, ormai antistorico e abbandonato già in diverse realtà europee. Ora, soffermandomi sulla situazione della Sardegna, la terra dove vivo e lavoro, si evidenzia un trend ancora più negativo, con risvolti di portata ancora più grave ed emergenziale per la desertificazione della medicina territoriale, per la mancanza di medici di medicina generale e di pediatri di libera scelta, nonché per la chiusura di numerosi reparti ospedalieri per carenza di medici specialisti. Nelle università di Cagliari e Sassari, che hanno entrambe la facoltà di medicina, si registra un crescente numero di giovani provenienti da altre Regioni italiane che si laureano in medicina e chirurgia. Questi, ottenuta la laurea, agevolmente varcano il Tirreno per svolgere la loro professione medica nelle Regioni di origine. Tenendo conto che la percentuale di studenti sardi che superano il test nazionale è pari solo al 10 per cento, è di tutta evidenza che il numero chiuso non consente la formazione di un numero sufficiente di medici sardi per coprire le esigenze del Sistema sanitario regionale correlate al turn over della classe medica. Si manifesta dunque l'esigenza di mettere in campo un provvedimento straordinario di deroga alla norma, richiedendo almeno per i prossimi due anni accademici la possibilità di immatricolare in sovrannumero nei due atenei sardi un numero congruo di studenti rispetto ai posti annualmente assegnati dal Ministero e il cui accesso avviene mediante il concorso nazionale. I posti in sovrannumero dovranno essere riservati ai nati in Sardegna o ai residenti da almeno cinque anni antecedenti la domanda; l'accesso ovviamente dovrà prevedere un test selettivo o avvenire con un titolo preferenziale per chi ha già sostenuto in precedenza l'esame di ammissione. Tale proposta è condivisa dai rettori delle due università sarde e dalla Giunta regionale della Sardegna, che si farà parte attiva mettendo a disposizione le risorse necessarie per la copertura dei ruoli docenti aggiuntivi in funzione dell'aumento della popolazione studentesca quale investimento necessario per rimpinguare gli organici del Sistema sanitario regionale. L'attuale proposta, che non supera la legislazione vigente in materia di competenza statale, ha un carattere limitato nel tempo ed eccezionale, con la prospettiva che il Parlamento vari una legge di riordino del sistema universitario che abolisca il numero chiuso per l'accesso alla facoltà di medicina. Tale provvedimento - che auspico anche a nome di tutti i colleghi parlamentari sardi - rappresenta per noi una misura indispensabile, che consentirebbe di fornire alla sanità sarda uno strumento efficace e immediato per contrastare la situazione di crisi in atto ed evitare una paralisi del servizio sanitario, con danni irreversibili che si ripercuoterebbero drammaticamente sulla salute dei sardi. Chiedo che questo argomento venga inserito nell'ordine del giorno di una prossima seduta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, mi imbarazza parlare a un Governo che non c'è, ma dato che il decreto è entrato in vigore il 18 dicembre parlo a quello che c'era. Parliamo di un provvedimento che è stato l'ennesima promessa mancata dell' ex Presidente del Consiglio. Adesso vediamo che il primo, il secondo e il terzo Governo Conte diventano come il primo, il secondo e il terzo decreto-legge ristori. Peccato che i ristori non siano ancora arrivati. Spero non si arrivi al Conte- quinquies . Il fatto che alla fine di gennaio ci troviamo a discutere di un decreto-legge che prevedeva le restrizioni del periodo natalizio la dice lunga. Quello che stiamo votando nell'attuale contesto è un ennesimo provvedimento con il quale, come al solito, si cerca di inseguire l'epidemia, come si fa da un anno senza riuscirci. Questo testo è fatto di misure eterogenee e in contrasto con la nostra Costituzione. Credo che tutti abbiamo letto il commento del costituzionalista Sabino Cassese, non certo favorevole al centrodestra, secondo il quale ci vorrebbe un girone speciale dell'inferno per le persone che hanno studiato questo decreto. Siamo diventati un Paese colorato come Arlecchino, come peraltro l' ex Presidente del Consiglio. Sappiamo solo da ieri che esiste un problema nella trasmissione dei dati che determinano l'assegnazione del colore alle Regioni. Sono mesi che chiediamo in tutte le lingue trasparenza nella pubblicazione dei dati. Noi sì che siamo per la trasparenza! Abbiamo presentato interrogazioni a cui non abbiamo mai ricevuto risposta; l'unica cosa che avete fatto è stato scaricare sempre la responsabilità sugli altri: colpa dei cittadini che si comportano male, colpa delle Regioni, colpa dei ricercatori che denunciano il copia-incolla del piano pandemico. Questo Governo ha perso la bussola: il tracciamento è fuori controllo, ogni giorno leggiamo numeri, ma non capiamo se sono ricoveri da Covid-19 o se il paziente ha preso il virus in ospedale, visto che tante Regioni non si sono organizzate (grazie anche alle linee guida del Governo) per avere percorsi differenziati tra pazienti Covid e non. Siete sicuri, allora, che il dato calcolato per il modello di rischio sulle terapie intensive sia stato giusto? Ad esempio, infatti, molte Regioni hanno fatto le furbette e, per non superare il limite del 30 per cento dei posti occupati in terapia intensiva, hanno aumentato, come chiedeva il Governo, i letti in quei reparti; un letto, però, non è niente, se non ci sono l'apparecchiatura e il personale dedicato: sono letti che rimangono vuoti, ma che possono far definire arancione una Regione che meriterebbe di essere rosso scuro. Non consideriamo tutto ciò che questi cambiamenti di colore hanno provocato nell'economia; ma, come al solito, non è responsabilità vostra. Non pensiamo all'impatto sui nostri giovani. Sappiate soltanto che durante la pandemia è aumentato del 30 per cento il numero dei poveri tra i nostri adolescenti, con disturbi del comportamento alimentare che portano alla morte. Ragazzi e famiglie sono stati abbandonati, come tutti gli altri ammalati. (Applausi) . Siete ancora alla ricerca di responsabili: cercate la vostra, di responsabilità! Ancora oggi ho sentito dire che siamo l'unico Paese al mondo in cui maggioranza e opposizione non collaborano; volete continuare a prenderci in giro? Abbiamo provato in tutti i modi a collaborare, offrendovi il nostro aiuto: ci avete bocciato anche il più semplice emendamento e ordine del giorno. Siete velocissimi a vantarvi con i tweet : l'Italia era sempre la migliore. Eppure sappiamo che sul piano vaccinale avete sbagliato i conti, perché si sapeva, facendo i conti giusti, che, rispetto alle quantità che avevate proposto all'inizio, vaccinando operatori sanitari e ultraottantenni, sarebbero mancati 3 milioni di dosi.