[pronunce]

Si trattava, invece, di un decreto di acquisizione emesso ai sensi dell'art. 38, comma 3, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 (Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione), avente ad oggetto le segnalazioni di operazioni bancarie sospette concernenti altro indagato, inviate dall'Unità d'informazione finanziaria (UIF) al Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza di Roma, in allegato alle quali figurava l'estratto del conto corrente intestato a Matteo Renzi: estratto frutto di interrogazione operata dall'UIF direttamente sulle banche dati nella sua disponibilità istituzionale. 3.4.- Ove pure, peraltro, si volesse riconoscere al materiale in questione la natura di «corrispondenza», la tesi del ricorrente, secondo cui il sequestro del materiale stesso avrebbe dovuto essere preventivamente autorizzato dalla Camera di appartenenza del senatore Renzi, apparirebbe comunque sia fallace. Essa poggerebbe, infatti, su una ricostruzione inesatta del sistema delle autorizzazioni, preventive e successive, di cui agli artt. 4 e 6 della legge n. 140 del 2003. Al riguardo, la Procura fiorentina ricorda come questa Corte abbia chiarito, nella sentenza n. 390 del 2007 - con particolare attenzione alla materia delle intercettazioni, ma con rilievi che si estendono all'intero art. 68, terzo comma, Cost. (e quindi anche al sequestro di corrispondenza) - che la previsione della citata norma costituzionale risulta interamente soddisfatta, a livello di legge ordinaria, dalla disciplina dell'autorizzazione preventiva, di cui all'art. 4 della legge n. 140 del 2003, la quale deve ritenersi destinata a trovare applicazione tutte le volte in cui il parlamentare sia individuato in anticipo quale destinatario dell'attività di captazione, ancorché questa abbia luogo monitorando utenze di altri soggetti (cosiddette intercettazioni "indirette"). La disciplina dell'autorizzazione successiva per l'utilizzazione processuale delle risultanze dell'atto, prevista dall'art. 6 della legge n. 140 del 2003 in rapporto alle intercettazioni cosiddette "casuali", non potrebbe invece ritenersi costituzionalmente imposta, ma rappresenterebbe un'addizione rispetto a quanto richiesto dalla norma costituzionale: tant'è che essa è stata dichiarata costituzionalmente illegittima, quanto alle previsioni dei commi 2, 5 e 6, nella parte in cui le stesse erano rese applicabili anche nei casi in cui le intercettazioni dovessero essere utilizzate nei confronti di soggetti diversi dai membri del Parlamento, le cui conversazioni o comunicazioni fossero state intercettate; restando aperto il problema se analoga conclusione valga laddove le si intenda utilizzare nei confronti dello stesso parlamentare. Ciò premesso, la resistente osserva che l'art. 4 della legge n. 140 del 2003, in puntuale aderenza al disposto dell'art. 68, terzo comma, Cost., include tra gli atti di indagine soggetti ad autorizzazione preventiva anche il sequestro di corrispondenza. Tuttavia - e in ciò risiederebbe l'errore sostanziale del ricorrente - l'autorizzazione parlamentare concerne l'esecuzione degli atti di indagine contemplati nell'ordinamento: dunque, nella specie, del decreto di sequestro disposto ai sensi dell'art. 254 cod. proc. pen. (per la corrispondenza "in transito"), ovvero - se si accedesse alla prospettazione del Senato - del decreto di sequestro disposto ai sensi dell'art. 253 cod. proc. pen. (quanto a e-mail e messaggi WhatsApp già visualizzati dal destinatario). Nel sostenere che il pubblico ministero avrebbe dovuto chiedere un'autorizzazione all'esecuzione del decreto di sequestro di documenti conservati all'interno di apparecchi mobili di persone non appartenenti al Parlamento, il Senato confonderebbe l'esecuzione dell'atto di indagine con l'utilizzazione dei risultati dello stesso (ossia con la possibilità, una volta scaricata la corrispondenza dal dispositivo mobile, di impiegare nel procedimento penale il materiale acquisito). In base alla normativa - costituzionale e ordinaria - vigente, l'obbligo di richiedere l'autorizzazione preventiva sussiste solo ove l'atto di indagine (il sequestro del dispositivo e della corrispondenza ivi memorizzata) sia eseguito nei confronti del parlamentare, e quindi o direttamente presso di lui, ovvero - in base allo sviluppo della giurisprudenza costituzionale - presso un terzo che possa essere qualificato come suo «interlocutore abituale»: qualifica, quest'ultima, da interpretare, peraltro, in senso fortemente restrittivo - e, in particolare, come limitata a diretti collaboratori del membro del Parlamento e ad alcuni suoi stretti congiunti - per non determinare una abnorme sottrazione alle garanzie dello Stato di diritto. Contrariamente a quanto sostenuto dal Senato, tale ipotesi non ricorrerebbe nel caso in esame. Non si stava, infatti, eseguendo alcuna attività investigativa nei confronti di un parlamentare, né la Procura della Repubblica aveva elementi per ritenere che V. U. M. e M. C. intrattenessero rapporti di corrispondenza con il senatore Renzi, non potendo gli stessi essere identificati come interlocutori abituali del parlamentare. D'altronde, come in precedenza rappresentato, l'indagine avrebbe coinvolto la Fondazione Open e le persone che gravitavano intorno ad essa solo in un secondo momento, il che escluderebbe qualsiasi intento persecutorio nei confronti del senatore Renzi. 3.5.- Escluso, dunque, che la Procura fosse tenuta a richiedere un'autorizzazione preventiva, essa non poteva neppure ritenersi obbligata a richiedere un'autorizzazione successiva ai fini dell'utilizzazione della corrispondenza acquisita fortuitamente. L'art. 6 della legge n. 140 del 2003 - norma sulla quale graverebbe, peraltro, un forte sospetto di illegittimità costituzionale anche per la parte residua, relativa all'utilizzazione degli elementi di prova nei confronti del parlamentare - prevede, infatti, l'autorizzazione in rapporto ai verbali di registrazione delle conversazioni e comunicazioni intercettate, nonché ai tabulati di comunicazioni acquisiti, ma non pure in rapporto al sequestro di corrispondenza: né, d'altra parte, la necessità dell'autorizzazione all'utilizzazione di quest'ultima potrebbe essere ricavata in via analogica, trattandosi di norma eccezionale e come tale di stretta interpretazione. 3.6.- Ma quando pure si ritenesse, in via di mera ipotesi, che nella fattispecie considerata possa trovare applicazione il regime dell'autorizzazione successiva, di cui all'art. 6 della legge n. 140 del 2003, il conflitto sarebbe inammissibile, in quanto proposto contro un soggetto diverso da quello cui è attribuito il potere di cui si lamenta il cattivo esercizio. Il compito di richiedere l'autorizzazione in questione è specificamente attribuito, infatti, dal comma 2 del citato art. 6, al giudice per le indagini preliminari: il che renderebbe la Camera di appartenenza del parlamentare incompetente a deliberare, giacché nel momento in cui il procedimento è stato avviato ed espletato vi era stato soltanto l'intervento del pubblico ministero.