[pronunce]

– Ad avviso della Regione Calabria sarebbe poi illegittimo l'art. 299, comma 5, del Codice dell'ambiente, secondo cui «il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, con proprio decreto, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e delle attività produttive, stabilisce i criteri per le attività istruttorie volte all'accertamento del danno ambientale e per la riscossione della somma dovuta per equivalente patrimoniale ai sensi del titolo III della parte sesta del presente decreto. I relativi oneri sono posti a carico del responsabile del danno». Tale disposizione violerebbe, secondo la ricorrente, il principio di leale collaborazione, «nella parte in cui esclude qualsiasi forma di intervento regionale nel procedimento di adozione del decreto ministeriale di attuazione della disciplina delle attività istruttorie volte all'accertamento del danno ambientale e per la riscossione della somma dovuta per equivalente patrimoniale». 2.5. – La Regione Calabria afferma ancora l'illegittimità costituzionale degli articoli 304, comma 3, 305, comma 2, e 306, comma 2, del Codice dell'ambiente. La prima disposizione (art. 304, comma 3) attribuisce al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, in caso di minaccia imminente di danno ambientale, la facoltà di chiedere all'operatore interessato di fornire informazioni sulla minaccia, di ordinargli di adottare le specifiche misure di prevenzione considerate necessarie, nonché di adottare direttamente le suddette misure di prevenzione. La seconda disposizione (art. 305, comma 2) attribuisce al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, nell'ipotesi in cui si sia già verificato un danno ambientale, le facoltà: di chiedere all'operatore interessato informazioni sul danno e sulle misure da lui adottate; di adottare, o ordinare all'operatore di adottare, tutte le iniziative opportune per controllare, circoscrivere, eliminare o gestire in altro modo, con effetto immediato, qualsiasi fattore di danno, allo scopo di prevenire o limitare ulteriori pregiudizi ambientali e effetti nocivi per la salute umana o ulteriori deterioramenti ai servizi; di ordinare all'operatore di prendere, o di adottare direttamente, le misure di ripristino necessarie. La terza disposizione (art. 306, comma 2), infine, attribuisce al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, a meno che questi non abbia già adottato misure urgenti in base alla disposizione in precedenza richiamata, il potere di decidere quali misure di ripristino attuare, in modo da garantire, ove possibile, il conseguimento del completo ripristino ambientale, valutando anche l'opportunità di addivenire ad un accordo con l'operatore interessato. Ciascuna di queste disposizioni, secondo la Regione Calabria, violerebbe l'art. 118 Cost. e il principio di leale collaborazione, nella parte relativa all'attribuzione al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio del «potere di ordinare interventi incidenti direttamente sul territorio, senza neppure consultare gli enti territoriali interessati». 2.6. – Anche gli articoli 312 e 313 del Codice dell'ambiente sarebbero, ad avviso della Regione Calabria, in contrasto con il principio di leale collaborazione e con l'art. 118 Cost. Tali norme, infatti, nel disciplinare l'istruttoria del procedimento di adozione dell'ordinanza ministeriale che ingiunge il ripristino ambientale a coloro che siano risultati responsabili di un fatto che abbia causato un danno ambientale, non prevedono «alcun coinvolgimento degli enti regionali e locali». 2.7. – Infine, la Regione Calabria censura l'articolo 311 del Codice dell'ambiente, a mente del quale «il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio agisce, anche esercitando l'azione civile in sede penale, per il risarcimento del danno ambientale in forma specifica e, se necessario, per equivalente patrimoniale, oppure procede ai sensi delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto». Tale disposizione, secondo la ricorrente, confliggerebbe con gli articoli 24, 114 e 118 Cost., in quanto non riconosce alle Regioni la legittimazione a ricorrere per il risarcimento del danno ambientale, nonostante l'indubbia incidenza dell'illecito perpetrato sul loro territorio e sulle attività che le Regioni stesse sono chiamate a disciplinare e porre in essere. 2.8. – In prossimità dell'udienza, la Regione Calabria ha depositato una memoria con la quale ha insistito nelle censure proposte e ha argomentato circa la loro perdurante attualità, anche a seguito delle modifiche apportate al d.lgs. n. 152 del 2006 dopo la sua emanazione, che peraltro non hanno riguardato le previsioni della parte sesta. 3. – La Regione Piemonte, sebbene con censure che menzionano in particolare talune disposizioni, impugna nel suo complesso l'intera disciplina della parte sesta del Codice dell'ambiente, deducendo la «violazione degli artt. 3, 5, 76, 97, 114, 117, 118, 119 e 120 Cost.», nonché «dei principi di leale collaborazione, ragionevolezza, adeguatezza, differenziazione, sussidiarietà, buon andamento della pubblica amministrazione anche sotto l'aspetto della violazione di principi e norme del diritto comunitario e di convenzioni internazionali». 3.1. – Secondo la Regione Piemonte, innanzitutto, le «notevoli innovazioni» introdotte dal decreto impugnato non corrispondono alle indicazioni della legge delega e, in particolare, al criterio direttivo relativo al coordinamento normativo per «conseguire l'effettività delle sanzioni amministrative per danno ambientale mediante l'adeguamento delle procedure di irrogazione delle medesime, rivedere le procedure relative agli obblighi di ripristino al fine di garantire l'efficacia delle prescrizioni delle autorità competenti e il risarcimento del danno, definire le modalità di quantificazione del danno». La nuova disciplina dettata in materia dal decreto impugnato, e segnatamente quella di cui agli articoli 308, 313, 314 e 315, è infatti caratterizzata, ad avviso della Regione ricorrente, da uno «sforzo di specificazione e di minuto dettaglio anche operativo» tale da produrre «limitazione e difficoltà nell'espletamento dell'attività di prevenzione e riparazione del danno ambientale anziché rafforzamento della stessa». Inoltre, le nuove procedure per l'attuazione degli interventi ripristinatori o per il risarcimento per equivalente «appaiono dirette a circoscrivere anziché ad ampliare e rafforzare strumenti, modi e tempi dell'azione pubblica di tutela». 3.2. – In secondo luogo, la Regione Piemonte sostiene che la disciplina impugnata, nel riservare in capo allo Stato, senza alcuna forma di partecipazione delle amministrazioni territorialmente interessate, ogni potere di intervento amministrativo (articoli 301, 304, 305, 306 e 308), nonché l'azione risarcitoria (articoli 311, 312, 313, 314 e 315), esclude l'apporto delle Regioni ed amministrazioni locali, previsto invece dalla previgente normativa, in ordine agli interventi di prevenzione e riparazione del danno ambientale.