[resaula]

Al di là delle loro valutazioni, io chiesi 48 ore di tempo. Avevo deciso di accettare la nomina, andai dal ministro ma mi disse che ci aveva ripensato e che, nel frattempo, avevano pensato di nominare Basentini. Mi chiese di accettare il ruolo di direttore generale al ministero, io il giorno dopo gli dissi di non contare su di me, perché non avrei accettato. Quindi, nel giro di 48 ore, sono stato per iniziativa del ministro e senza che io mi sia mai fatto avanti, prima designato Capo del Dap e nel momento in cui andai lì a dare la mia risposta affermativa mi trovai di fronte a questo dietrofront"; le affermazioni di un autorevole magistrato come il dottor Di Matteo pongono dunque gravi interrogativi sulle dinamiche dei fatti e sulle incomprensibili motivazioni che spinsero l'attuale Ministro a ritirare la proposta di incarico al dottor Di Matteo che era stata avanzata soltanto 48 prima. Tra l'altro, il Ministro è intervenuto nella medesima puntata del programma, senza tuttavia chiarire la vicenda ed asserendo di avere telefonato al dottor Di Matteo "parlandogli della possibilità di fargli ricoprire o il ruolo di direttore degli Affari Generali o del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, dicendo che era mia intenzione far scegliere a lui ma di venire a trovarmi per scegliere insieme". "Di Matteo mi chiarì che c'erano state delle intercettazioni nelle carceri". Bonafede ha concluso sull'ipotesi che tale dietrofront sia scaturito dal monito dei boss : "È stata una percezione del dott. Di Matteo"; ed ancora, a seguito delle parole del Ministro, il dottor Di Matteo ha dichiarato: "Non ho fatto interpretazioni, ho raccontato dei fatti. Le interpretazioni le lascio ad altri. I fatti sono quelli e li confermo in ogni passaggio. Non c'era una sola intercettazioni ma più dichiarazioni ostentatamente fatte dai detenuti in più sezioni di 41- bis in tutta Italia, che gridando dissero 'Se viene questo, butta la chiave'", si chiede di sapere quali motivazioni abbiano determinato la decisione del Ministro in indirizzo di ritirare la proposta di nomina del dottor Di Matteo a capo del DAP e se tale decisione sia scaturita o riconducibile a circostanze concernenti le intercettazioni ai boss reclusi in regime di 41- bis in diverse carceri del Paese ed alle loro reazioni circa l'eventualità di tale nomina. Atto n. 4-03381 PAPATHEU Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'emergenza coronavirus ha determinato, attraverso le varie disposizioni approvate dal Governo con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020, la chiusura di molteplici settori produttivi del Paese, tra i quali le imprese del turismo ed in questo ambito anche le attività extra alberghiere; nell'ambito della programmazione delle riaperture, nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020, non viene menzionato il settore della ricettività concernente i titolari di bed and breakfast , affittacamere, agriturismo e case vacanze; fin dal primo momento della crisi per la pandemia da COVID-19 queste piccole imprese, che rappresentano un segmento molto importante per l'economia ed il lavoro in Italia, sono state bloccate senza alcuna distinzione, malgrado in questo comparto vi siano bed and breakfast che non sono aziende, bensì attività di integrazione del reddito familiare, non hanno partita IVA, quindi la fiscalità incide direttamente sull'IRPEF dei loro titolari; pertanto, fin dal primo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, numerose famiglie continuano a non poter beneficiare di quell'integrazione del reddito e nemmeno possono farlo gli affittacamere, che sono invece imprese vere e proprie. Mentre i più fortunati, cioè i titolari di bed and breakfast che svolgono un'altra attività lavorativa consentita durante la pandemia, devono rinunciare ad un'entrata in più, e possono avere una forma alternativa di sostentamento per vivere, per molti altri operatori del settore extra ricettivo la situazione è critica: quelle entrate sono, infatti, imprescindibili per mantenere le famiglie; per i bed and breakfast non ci saranno fondi governativi per superare la crisi economica provocata dalla diffusione del COVID-19; uno dei pochi settori emergenti dell'economia nazionale, che sta dando una prospettiva a diversi giovani, rischia di essere decimata dalla crisi del turismo, che, se prolungata nel tempo, impatterà in modo pesante su tutti quei gestori di imprese di micro ricettività, che in tanti casi sopravvivono solo grazie al frutto di questo lavoro. Molte famiglie che hanno aperto un bed and breakfast l'hanno fatto dopo aver acquistato un immobile con un notevole sacrificio economico, oppure l'hanno ristrutturato, accendendo mutui e richiedendo prestiti che, senza il fatturato, rischiano di non poter onorare; questi operatori, che sono stati dimenticati dal Governo e per i quali non è indicata alcuna data per il riavvio dell'attività, chiedono un'indicazione del piano di riapertura, così come previsto per altre categorie, per potersi organizzare in tempi congrui in quanto le strutture ricettive extra alberghiere, per la loro stessa connotazione strutturale sono in grado di garantire le adeguate misure di distanziamento sociale utili al contenimento della diffusione del virus; si tratta di piccole aziende che hanno rivoluzionato al meglio, ampliandone l'offerta, il panorama turistico nazionale, attirando milioni di nuovi viaggiatori da ogni parte del mondo. Senza l'aiuto dello Stato tale settore si vedrà irrimediabilmente frenato nella sua capacità di reagire quando sarà il momento di ripartire, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano disporre, per le rispettive competenze, in termini immediati la riapertura del settore extra alberghiero e se intendano chiarire quali misure di sicurezza dovranno essere adottate, attraverso linee guida specifiche che possano garantire la sicurezza degli operatori e degli ospiti, ma anche per evitare eventuali sanzioni amministrative e penali che comprometterebbero ancora di più una situazione già di estrema fragilità. Atto n. 4-03382 PAPATHEU Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: l'esplosione del coronavirus in Italia sta minacciando i ritmi di crescita, già di fatto insufficienti, del sistema economico nazionale, e si prospettano significativi danni per l'intera filiera produttiva nazionale, a partire dai settori turismo, fiere specializzate, commercio, agricoltura. Confcommercio stima una perdita di 5-7 miliardi di euro nel caso in cui la crisi si prolunghi fino a maggio, mentre la Banca d'Italia ha stimato una riduzione del Pil dello 0,2 per cento nell'arco di un anno. Si ipotizza una contrazione del Pil a meno 0,3 per cento nel 2020 per effetto del virus. Nell'attesa dei numeri finali, alcuni segmenti iniziano già a calcolare i danni economici del virus che sta avendo come principale focolaio l'Italia come suo focolaio in Europa; la psicosi e gli inviti a non venire in Italia diramati da alcuni Paesi stranieri rischiano di avere un impatto pesante sul settore del turismo. Confturismo stima un'affluenza di 22 milioni di turisti in meno nei prossimi tre mesi: