[pronunce]

La norma impugnata, «in assenza di una disposizione espressa che specifichi [...] le modalità per la individuazione delle specie cacciabili», assumerebbe «il valore di attribuzione di un potere incondizionato di gestione del patrimonio faunistico regionale vanificando la pianificazione faunistico-venatoria regionale che costituisce componente essenziale della protezione nazionale ambientale». Di qui la violazione della competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile e di tutela dell'ambiente attribuita dall'art. 117, secondo comma, lettere l) e s), Cost. 2.- La Regione Piemonte si è costituita con atto depositato il 21 settembre 2018. Con riferimento alla prima questione concernente l'art. 6, comma 7, della legge reg. Piemonte n. 5 del 2018, relativa alla previsione del silenzio-assenso, la Regione ne eccepisce l'inammissibilità per «inesatta, confusa e contraddittoria identificazione dei termini della questione e del contesto normativo di riferimento», e per «genericità ed incompletezza» della motivazione. Da un lato, il ricorrente non distinguerebbe due ipotesi ben distinte di esclusione della caccia dai fondi, previste rispettivamente dal comma 8 e dal comma 3 dell'art. 15 della legge n. 157 del 1992, dall'altro, là dove menziona l'indennizzo riconosciuto al proprietario del fondo, confonderebbe la fattispecie dell'accesso al fondo altrui a fini venatori (art. 842 cod. civ.) con quella dell'accesso al fondo altrui per opere necessarie alla manutenzione della cosa propria (art. 843 cod. civ.). La Regione rileva poi che sarebbe inammissibile l'invocazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in quanto si tratterebbe di parametro inconferente: la disciplina statale della "chiusura del fondo" non mirerebbe a contemperare, come sostiene il ricorso, l'interesse privato del proprietario alla salvaguardia delle colture con quello pubblico alla tutela della fauna, ma quello del proprietario con quello opposto dei cacciatori, per i quali l'ingresso sul fondo altrui può essere necessario per l'esercizio della caccia. La stessa questione sarebbe comunque infondata perché, «non dovendosi valutare la "compatibilità ambientale" del provvedimento inibitorio, potrà operare l'istituto del silenzio assenso». Quanto all'invocazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., la censura sarebbe inammissibile perché «prospettata in modo del tutto generico ed oscuro». Con riferimento alla seconda questione concernente l'art. 6, comma 7, della legge reg. Piemonte n. 5 del 2018 (mancata indicazione di un termine per la richiesta di chiusura del fondo), la questione basata sull'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. sarebbe inammissibile per inconferenza del parametro. Il ricorrente osserva che la domanda di chiusura del fondo presuppone che esso sia inserito nel piano faunistico-venatorio regionale. Tale piano attiene anche alla tutela dell'ambiente ma, una volta approvato, «il profilo ambientale recede ed il conflitto si "sposta" tra il diritto di proprietà e il diritto/libertà di cacciare». Dunque, dopo l'approvazione del piano si "uscirebbe" dalla materia ambientale e si rientrerebbe nella materia della caccia, di competenza regionale. Anzi, la mancata indicazione del termine consentirebbe di chiedere in ogni tempo la chiusura del fondo, favorendo il ricovero sicuro e la tutela della fauna. La questione basata sull'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. sarebbe infondata. L'art. 6, comma 7, impugnato prevede l'adozione di un regolamento attuativo e la Giunta, «nel dettare i criteri, dovrà sicuramente prevedere, pena l'illegittimità dello stesso Regolamento, un termine decadenziale». In relazione alla questione concernente l'art. 13, comma 1, della legge reg. Piemonte n. 5 del 2018 (calendario venatorio), essa sarebbe inammissibile per insufficienza e oscurità della motivazione. La questione sarebbe comunque infondata, in quanto l'art. 2 della legge reg. Piemonte n. 5 del 2018 individua le specie cacciabili in Piemonte. Il calendario venatorio di cui all'art. 13 sarebbe dunque limitato dall'art. 18 della legge n. 157 del 1992 e dall'art. 2 della legge reg. Piemonte n. 5 del 2018: esso potrà solo sospendere la caccia ad una specie in una certa stagione e potrà stabilire il numero massimo dei capi da abbattere in ciascuna giornata. 3.- La Regione ha depositato una memoria integrativa il 15 marzo 2019. In essa riferisce che l'art. 6, comma 7, della legge reg. Piemonte n. 5 del 2018 è stato sostituito dall'art. 141 della legge della Regione Piemonte 17 dicembre 2018, n. 19 (Legge annuale di riordino dell'ordinamento regionale. Anno 2018), nei seguenti termini: «Il proprietario o il conduttore di un fondo che intende vietare sullo stesso l'esercizio dell'attività venatoria inoltra al Presidente della provincia e al Sindaco della Città metropolitana di Torino e, per conoscenza all'ATC o CA di competenza, una richiesta motivata che deve essere esaminata dall'amministrazione nel rispetto dei termini di cui all'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi). La Giunta regionale, sentita la commissione consiliare competente, stabilisce i criteri e le modalità di esercizio del presente divieto, compresa l'apposizione, a cura del proprietario o del conduttore del fondo ove insiste il divieto di caccia, di tabelle esenti da tasse, che delimitano in maniera chiara e visibile il perimetro dell'area interessata». La nuova disposizione elimina il meccanismo del silenzio-assenso censurato nel ricorso e, in tal modo, avrebbe fatto venir meno l'affermata lesione della competenza statale in materia di ordinamento civile. Dunque, poiché lo jus superveniens ha modificato in modo satisfattivo la disposizione impugnata, «che non ha mai trovato applicazione», la Regione chiede la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, con riferimento alla questione relativa all'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. Quanto alla questione riguardante l'art. 13, comma 1, della legge reg. Piemonte n. 5 del 2018, la Regione richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 7 del 2019, che avrebbe riconosciuto il potere delle regioni di innalzare il livello di tutela ambientale, estendendo le specie non cacciabili rispetto alla disciplina statale. Inoltre, la censura basata sull'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. sarebbe inammissibile per difetto di motivazione. 4.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria integrativa il 14 maggio 2019. In essa osserva, in primo luogo, che le eccezioni di inammissibilità sarebbero infondate, in quanto le censure sarebbero articolate in modo compiuto e i parametri costituzionali correttamente invocati.