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Ribadiamo il fatto che queste misure, così come sono strutturate, sono inefficienti perché, con i ristori, è stato coperto solo il 25 per cento delle perdite subite dagli artigiani, dai commercianti e dagli esercenti. L'inevitabile conseguenza sarà che, entro alla fine di quest'anno, sono a rischio di chiusura 350.000 piccole attività, che lasceranno senza lavoro un milione di addetti. Dall'inizio della crisi pandemica le risorse che sono state stanziate direttamente a sostegno delle imprese italiane ammontano a circa 35 miliardi di euro. È una cifra che in tempi ordinari avrebbe dato uno sprint al nostro Paese, ma oggi è del tutto inefficiente per la gran parte dei destinatari e diventerà irrisoria dopo l'approvazione dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. E la situazione economica in questo periodo natalizio è poi destinata a peggiorare ulteriormente. Ci saremmo aspettati più coraggio, quel coraggio che avrebbe dato un po' di fiducia in più a tutti gli italiani, che oggi si sentono sopraffare da un senso di insicurezza e sfiducia per il futuro. Sarebbe auspicabile, infatti, un sostegno maggiore per quelle imprese che continueranno a restare aperte, con un netto cambio di direzione, passando dalla logica dei ristori a quella dei rimborsi, indennizzando fino al 70 per cento i mancati incassi e, in secondo luogo, abbattendo i costi fissi, così come ha stabilito la Commissione europea. Voglio comunque sottolineare che, nel corso dell'esame di questo provvedimento, per la prima volta sono stati accolti alcuni emendamenti presentati dal centrodestra. Ciò dimostra che le nostre proposte sono aderenti alla realtà. Mi auguro che questo percorso continui nell'esclusivo interesse degli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Damiani. Ne ha facoltà. DAMIANI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, per contrastare la diffusione del contagio il Governo da marzo ha attuato il blocco delle attività sociali ed economiche anche attraverso quello che è stato nel primo periodo un lockdown generale; poi, nella seconda ondata, da settembre in poi, anche attraverso l'aiuto, il sostegno e la condivisione con le Regioni, vi è stato un lockdown più selettivo. È chiaro che una scelta di questo genere è penalizzante per l'economia del Paese. Ma, se serve per tutelare quello che è un bene primario e costituzionalmente garantito, come la salute, allora va bene. Ma deve essere chiaro che, per attuare una strategia di questo genere, serve una premessa necessaria, e cioè che lo Stato garantisca e indennizzi tutte quelle categorie alle quali ha imposto la chiusura forzata; una chiusura che ha di fatto generato delle perdite di bilancio e una situazione drammatica che l'economia e le aziende coinvolte si trovano addosso in questo momento. Farsene carico vuol dire anche avere la capacità da parte del Governo di intervenire tempestivamente, o meglio, anche di intervenire in anticipo rispetto alla situazione; in anticipo proprio per aiutare a sostenere le imprese, i liberi professionisti, gli artigiani e le famiglie e in modo tale - come dicevamo - da garantire quelle che sono le perdite. È questa la ratio oggi del cosiddetto decreto ristori, cioè la possibilità di garantire immediatamente delle misure urgenti. Sono quattro i decreti-legge ristori che sono stati emanati, ma nessuno di questi oggi - a detta delle stesse associazioni di categoria - ha assolutamente soddisfatto le esigenze delle attività economiche nell'attuale crisi; quattro decreti ristori che sono stati varati in un lasso di tempo breve l'uno dall'altro, a dimostrazione della difficoltà che oggi ha il Governo nell'avere una visione di lunga gittata rispetto al problema dell'economia, e continua a varare soltanto dei provvedimenti tampone. (Applausi) . Se aggiungiamo poi che in questi provvedimenti ci sono anche delle lungaggini burocratiche, allora sicuramente il danno è fatto. Ecco perché le associazioni di categoria, le associazioni dei professionisti, le partite IVA, i commercianti e i liberi professionisti criticano il Governo, che è stato rapido nel chiudere le attività economiche, dalla sera alla mattina, ma che in questo momento non è capace di trovare delle soluzioni di ristoro e di indennizzo in maniera così veloce per quelle stesse attività che oggi stanno subendo perdite economiche. (Applausi) . Non parliamo poi della questione che si è aperta con i decreti ristori sui codici Ateco, che hanno discriminato ancora di più le attività. Non vorrei aprire un capitolo, in quanto ci è stato garantito che sui codici Ateco ragioneremo quanto prima. Ma anche questa è stata una scelta sbagliata del Governo. Altresì sbagliato è stato attuare provvedimenti spezzatino. Ecco perché siamo arrivati a quattro decreti, uno dopo l'altro, che diminuiscono la portata stessa del provvedimento se divisi in siffatto modo. Non arrivano, pertanto, direttamente oggi alle categorie colpite dai danni. Una conferma dell'incapacità del Governo ci viene anche dai dati che abbiamo ricevuto di recente in merito alle richieste di finanziamento e di prestiti raccolte in un'indagine della Banca d'Italia. Secondo tale indagine, la richiesta di prestiti nel primo semestre del 2020 in tutta Italia è aumentata a dismisura. La Banca d'Italia ci dice anche che la richiesta di prestiti delle imprese serve a finanziare il capitale circolante e, quindi, serve liquidità alle imprese. È, pertanto, chiara la risposta che ci dà la Banca d'Italia. Allora noi ci poniamo una domanda: perché le imprese si indebitano in un momento di grande difficoltà? Sicuramente oggi le imprese sono convinte che dallo Stato non arriverà nulla per coprire le loro perdite e, quindi, loro stesse si indebitano in un momento negativo. Le imprese oggi non si fidano delle politiche attuate dal Governo e preferiscono fare debito pur di riuscire a sopperire a tali mancanze. (Applausi) . Noi continueremo, in linea con la nostra coerenza, ad avere un atteggiamento responsabile, anche perché siamo conseguenti al mandato che abbiamo ricevuto perché rappresentativo dell'intera Nazione. In un momento così difficile noi siamo schierati dalla parte del Paese. Fin dall'inizio di questa drammatica pandemia, la nostra scelta è stata unica: l'interesse del Paese. Per questo abbiamo sostenuto anche la settimana scorsa il voto sullo scostamento di bilancio di altri 8 miliardi e lo abbiamo votato per responsabilità nei confronti del Paese. Piuttosto è il Governo che, ancora una volta, dimostra tutta la sua fragilità ponendo l'ennesima questione di fiducia su questi provvedimenti. (Applausi) . È la dimostrazione dei problemi che ha il Governo. In questo momento e, soprattutto, nelle ultime ore echeggia anche in questa Aula parlamentare una crisi che richiede una verifica di Governo. I problemi sono più che altro dall'altra parte. Ma noi continueremo con un atteggiamento di responsabilità, perché abbiamo interesse che il Paese torni a navigare in acque più sicure e, soprattutto, a guardare con fiducia al futuro. Non ci interessano e non siamo interessati, pertanto, alle tattiche parlamentari, come saggiamente il presidente Berlusconi ieri ci ha ricordato sulle pagine del «Corriere della sera». (Applausi) . Noi abbiamo una visione del Paese;