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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 200 Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto; Misto-Liberi e Uguali: Misto-LeU; Misto-MAIE: Misto-MAIE; Misto-Più Europa con Emma Bonino: Misto-PEcEB. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 9,32). Si dia lettura del processo verbale. CARBONE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Informativa del Ministro della giustizia sull'attuale situazione nelle carceri e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro della giustizia sull'attuale situazione nelle carceri». Ha facoltà di parlare il ministro della giustizia, onorevole Bonafede. BONAFEDE, ministro della giustizia . Signor Presidente, come è noto, a partire dal 7 marzo si sono verificati gravi disordini in numerose carceri di tutta Italia. Senza usare giri di parole, gli eventi hanno riguardato trasversalmente quasi tutte le Regioni d'Italia, declinandosi in maniera differente nei singoli casi. Possiamo dire, infatti, che in alcune città, come per esempio Treviso, Torino, Rovigo e Potenza, si è trattato di manifestazioni di protesta senza danni, mentre in altri casi, come per esempio a Modena, Napoli e Foggia, si è trattato di vere e proprie rivolte, durate ore, che hanno portato anche a drammatiche conseguenze. Permettetemi innanzitutto di ringraziare la Polizia penitenziaria e tutto il personale dell'amministrazione penitenziaria (Applausi) , perché ancora una volta stanno dimostrando professionalità, senso dello Stato e coraggio nell'affrontare, mettendo a rischio la propria incolumità, situazioni molto difficili e tese, in cui ciò che fa la differenza è spesso la capacità di mantenere i nervi saldi, la lucidità e l'equilibrio nell'intuire e scegliere in pochi istanti la linea di azione migliore per riportare tutto alla legalità. Mi piace sottolineare che in tutti i casi più gravi le istituzioni si sono dimostrate compatte: magistrati, prefetti, questori e tutte le Forze dell'ordine sono intervenuti senza esitare, rendendo ancora più determinato il volto dello Stato di fronte agli atti delinquenziali che si stavano consumando. Vorrei soffermarmi un attimo su questo punto. Fuori dalla legalità e addirittura nella violenza non si può parlare di protesta; si deve parlare semplicemente di atti criminali. Lo dico anche per sottolineare che le immagini dei disordini e gli episodi più gravi sono ascrivibili a una ristretta parte dei detenuti. La maggior parte di essi, infatti, ha manifestato la propria sofferenza e le proprie paure con responsabilità e senza ricorrere alla violenza. Il tempo che mi è concesso non mi consente di riferire nel dettaglio dei singoli casi in ogni città, pertanto trasmetterò in data odierna una relazione dettagliata del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, relazione che comunque non può essere considerata definitiva, visto che la ricostruzione degli eventi, le cause e le relative conseguenze sono tutt'ora in fase di accertamento. Si tratta di fatti che, tra l'altro, sono all'attenzione della magistratura. Ritengo comunque opportuno informare adesso il Parlamento sul caso di Foggia, precisando che si tratta di informazioni emerse dalle prime relazioni di servizio e che chiaramente verranno approfondite sotto ogni aspetto. A Foggia il 9 marzo 2020, intorno alle ore 9,40, alcuni detenuti hanno cominciato la rivolta appiccando il fuoco a lenzuola e materassi e danneggiando suppellettili all'interno delle camere di pernottamento, attivando l'intervento della polizia penitenziaria. Nel frattempo, un numero consistente di altri detenuti, circa 200, in quel momento presenti nei cortili di passeggio a colloquio con il comandante, in massa imboccavano il corridoio verso l'uscita dei reparti. Durante il percorso forzavano i cancelli tra le sezioni favorendo l'uscita di altri detenuti e, dopo un tentativo di raggiungere la direttrice, nel frattempo sopravvenuta, tentativo fallito grazie all'intervento della polizia penitenziaria, proseguivano nella loro azione scardinando il cancello interno della porta carraia, riuscivano a vincere le resistenze della polizia penitenziaria e si portavano fuori dalle mura perimetrali dell'istituto in 72. Successivamente, grazie al lavoro congiunto della polizia penitenziaria e delle altre Forze dell'ordine, tempestivamente allertate, 56 di loro sono stati riportati in carcere. Allo stato risultano latitanti 16 detenuti, che erano soggetti al regime di media sicurezza. Risultano gravi danni strutturali. Il bilancio complessivo di queste rivolte è di oltre 40 feriti della polizia penitenziaria, a cui va tutta la mia vicinanza e l'augurio di pronta guarigione, e purtroppo di 12 morti tra i detenuti, per cause che, dai primi rilievi, sembrano per lo più riconducibili all'abuso di sostanze sottratte alle infermerie durante i disordini. Tali vicende si collocano all'interno della drammatica emergenza che sta sottoponendo il Paese a una prova durissima ed è evidente che tanti detenuti siano effettivamente preoccupati, soprattutto in condizioni di sovraffollamento, dell'impatto del coronavirus sulla propria salute e sulle condizioni detentive. È bene chiarire che, fin dalle prime avvisaglie dell'epidemia, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria si è mosso per salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti coloro che lavorano e vivono in carcere. Con la prima nota del 22 febbraio 2020 si disponeva l'esonero di tutti gli operatori penitenziari residenti o dimoranti nei Comuni del primo cluster da recarsi in servizio presso le rispettive sedi; il divieto di ingresso per chiunque (personale esterno, insegnanti, volontari, familiari, per fare alcuni esempi) provenisse da quei territori; la sospensione delle traduzioni dei detenuti da e verso gli istituti penitenziari dei provveditorati di Torino, Milano Padova, Bologna, Firenze; la costituzione di un'unità di crisi per il monitoraggio dell'andamento del fenomeno e delle informazioni relative ai casi sospetti o conclamati e per l'adozione tempestiva delle conseguenti iniziative.