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Non ci riguarda perché, se andiamo sul sito del Ministero dell'economia e delle finanze, notiamo che alla voce sugli embarghi finanziari da parte dell'Italia l'isola di Cuba non c'è. Quindi l'Italia non deve vergognarsi, come ha detto qualcuno, ma deve essere fiera del fatto che, in risposta a quell'atto fatto dai medici cubani, noi non abbiamo applicato delle sanzioni dirette. Ma c'è di più: se andiamo sul sito della Commissione europea a vedere quali sono le restrizioni finanziarie che l'Unione europea ha applicato ai vari popoli del mondo che sono in una black list , notiamo ancora una volta che Cuba non c'è. Questo sta a significare, ancor di più, che si tratta di una relazione tutta atlantica tra Stati Uniti e Cuba, a proposito della quale, secondo me, noi non dobbiamo vergognarci di nulla. Facciamo il punto sulle sanzioni. Queste ultime sono uno strumento di politica estera, sono un atto diplomatico sancito dal diritto internazionale; non stiamo parlando di atti criminali o di cose di questo tipo. Se volessimo seguire il solco tracciato da questa mozione, come potremmo aiutare il popolo cubano, che è sotto il giogo della negazione dei diritti umani e della povertà? Innanzitutto potremmo scoprire - secondo quanto dice un articolo pubblicato oggi sulla rassegna stampa - che venerdì finalmente finirà l'era Castro, perché il fratello di Fidel Castro si dimetterà definitivamente, dopo sessant'anni. Alla faccia di chi sosteneva la regola dei due mandati: qui stiamo parlando di sessant'anni. L'embargo non ha intaccato minimamente questo aspetto, tant'è che addirittura solo nel 2016 nell'isola di Cuba è stato permesso l'uso dei telefoni cellulari. Non è che sono arrivati i cellulari: era proprio vietato usarli. Quindi l'embargo ha effetti paradossali su questi aspetti, che molto spesso dipendono dalle scelte proprie dell'isola. Ma veniamo ancora al punto. Come possiamo aiutarli? Ad esempio chiedendo che aderiscano al Cuban democracy act , nel quale si chiedono elezioni libere. Giusto per lasciarla agli atti, ho stampato la scheda elettorale delle scorse elezioni, che sono avvenute proprio in concomitanza con le nostre: una scheda elettorale del 2018, in cui c'è un solo partito (ancora nel 2018). Questo forse dovremmo fare: aiutarli a progredire anche democraticamente. Chiudo semplicemente dicendo cosa potremmo fare, anziché chiedere il rispetto degli impegni contenuti negli ordini del giorno. Potremmo per esempio scorrere tutti gli accordi internazionali (possiamo farlo, come Parlamento), alcuni dei quali sono fermi addirittura al 1903; mi riferisco ai rapporti bilaterali di amicizia, di scambio economico, di crescita economica, culturale e democratica. Questo possiamo fare; per il resto, credo si tratti di rapporti che non riguardano direttamente il nostro Paese. Dovremmo semplicemente attenerci a quella che è stata la nostra politica estera fino a questo momento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto-LeU) . Signor Presidente, volevo ricordare al collega, con cui abbiamo militato insieme, che noi eravamo per l'autodeterminazione dei popoli e che qui non stiamo mettendo in discussione il sistema politico di un Paese, ma il fatto che medicinali e generi di prima necessità non arrivino alle popolazioni, perché c'è un embargo politico. Il 29 marzo centinaia di cubani hanno manifestato a L'Avana con una sfilza di auto e moto d'epoca per chiedere agli Stati Uniti, certo, e non all'Italia, che non ha niente di cui vergognarsi perché si è sempre prodigata in questo verso, di revocare l'embargo contro l'isola in vigore da oltre sessant'anni. La protesta ha avuto luogo anche in altre 50 città in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. Le manifestazioni erano per chiedere all'Amministrazione Biden di eliminare l'embargo. «Chiediamo la fine del blocco», ha dichiarato il ministro Rodriguez. «L'inasprimento opportunistico del blocco durante il governo Trump, nel bel mezzo della pandemia Covid-19, lo rende ancora più genocida», ha aggiunto. Il 23 marzo il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione sull'impatto negativo delle misure coercitive unilaterali e sul godimento dei diritti umani e ha sottolineato che tali misure impediscono la piena realizzazione dello sviluppo economico e sociale delle Nazioni, influendo anche sulla piena realizzazione dei diritti umani. La risoluzione approfondisce le conseguenze drammatiche che misure come l'embargo creano sulla popolazione e sottolinea, inoltre, che queste colpiscono sempre le frange più deboli della società. Ci sembra importante anche ricordare l'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e Cuba, firmato nel dicembre 2016, che ha inteso imprimere un nuovo corso alle relazioni euro-cubane, per una migliore cooperazione bilaterale, in controtendenza all'extraterritorialità del blocco, che colpisce, tra l'altro, la possibilità di rapporti economici tra Cuba e l'Europa. L'Accordo riapre il rapporto di partnership tra l'Europa e Cuba e deroga alla posizione comune del 1996, lo dico soprattutto al collega. Questo accordo - come fu detto dall'alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini - significa che per Cuba e per tutti i Caraibi l'Unione europea è amica e partner . Non si può dimenticare, però, che l'Amministrazione Trump ha inasprito l'embargo contro Cuba e ha portato indietro l'orologio del tempo, oltre ad aver abrogato una serie di norme che consentivano agli statunitensi di viaggiare a Cuba per turismo e aver limitato le rimesse degli emigranti, colpendo così le due principali fonti di reddito dell'isola. Le mosse di Trump hanno segnato il totale capovolgimento degli sforzi dell'Amministrazione Obama per ricostruire i legami con l'isola. L'attuale presidente degli USA Biden ha promesso in campagna elettorale che avrebbe cambiato la politica verso l'isola, affermando che le politiche di Trump avevano inflitto danni al popolo cubano e non avevano fatto nulla per promuovere la democrazia e i diritti umani. Al momento afferma che la revisione dell'approccio verso L'Avana è in corso, ma la Casa Bianca non ha indicato ancora quando agirà e cosa farà e se intende davvero proseguire con la storica distensione tra Cuba e gli Stati Uniti che era stata avviata da Obama. Spero quindi che il Governo accetti questo nostro invito in linea con gli appelli che sono venuti, soprattutto in quest'anno, anche dal Pontefice. PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati. SERENI, vice ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signor Presidente, per quanto riguarda l'ordine del giorno G1, che ha sostituito la mozione n. 238 (testo 2), presentata dalla senatrice Nugnes e da altri senatori, esprimo parere favorevole. Passerei poi a proporre una serie di riformulazioni dell'ordine del giorno G2, presentato dal senatore Ciriani e da altri senatori, che è un po' più complesso e il cui testo ho ricevuto poco fa.