[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), e del combinato disposto degli artt. 69, comma 7, e 72, comma 1, lettera bb), dello stesso decreto legislativo, nonché dell'art. 45, comma 17, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), promossi con ordinanze del 21 novembre 2002 e del 23 gennaio 2003 della Corte di appello di Catanzaro e del 24 gennaio 2003 del Tribunale ordinario di Napoli, rispettivamente iscritte ai numeri 22, 157 e 591 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 5, 14 e 34, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di costituzione della Regione Calabria e di Marenghi Maria Luisa e altre, nonché gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 25 maggio 2004 e nella camera di consiglio del 26 maggio 2004 il Giudice relatore Romano Vaccarella; udito l'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, nel corso di un giudizio di appello, promosso dalla Regione Calabria nei confronti di tre dipendenti, avverso la sentenza del Tribunale ordinario di Catanzaro, in funzione di giudice del lavoro (n. 1502 del 15 novembre 2000), con la quale erano state accolte le domande delle appellate, tendenti ad ottenere il riconoscimento del diritto all'inquadramento in una qualifica superiore e alle conseguenti differenze retributive, la Corte di appello di Catanzaro, con ordinanza in data 23 gennaio 2003 (R.O. 157/2003), ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 76, 77 e 3 della Costituzione, dell'art. 69, comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), nella parte in cui, modificando l'art. 45, comma 17, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'articolo 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), attribuisce al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, le controversie riguardanti i rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore al 30 giugno 1998, che non siano state proposte davanti al giudice amministrativo nel termine del 15 settembre 2000; che, in punto di fatto, la Corte rimettente riferisce che le domande erano state proposte con ricorsi depositati in data 4 giugno 1999 (anteriore, dunque, al termine del 15 settembre 2000) e che il giudice di primo grado aveva respinto l'eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dalla convenuta Regione (e dalla stessa riproposta con l'atto di appello), ritenendo che la lesione del diritto delle ricorrenti era riconducibile a una deliberazione della Giunta regionale adottata in data posteriore al 30 giugno 1998 e che le pretese erano state limitate al periodo successivo alla medesima data; che, ad avviso della Corte, avendo le ricorrenti chiesto il riconoscimento del diritto all'inquadramento nel livello superiore e la condanna alle conseguenti differenze retributive con decorrenza da date anteriori al 30 giugno 1998, sussisteva il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, ai sensi dell'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998 (vigente al tempo di presentazione dei ricorsi), in quanto la giurisdizione deve essere individuata in relazione al petitum sostanziale con riferimento al momento della proposizione della domanda, a nulla rilevando successive limitazioni, per giunta operate ex officio; che, tuttavia, osserva ancora la Corte rimettente, nel corso del giudizio è stato emanato - su delega conferita con la legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi - Legge di semplificazione 1999) - il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il quale, all'art. 69, comma 7, stabilisce: «Sono attribuite al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, le controversie di cui all'articolo 63 del presente decreto, relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998. Le controversie relative a questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro anteriore a tale data restano attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo solo qualora siano state proposte, a pena di decadenza, entro il 15 settembre 2000»; che tale disposizione - ad avviso del giudice a quo - deve essere intesa nel senso, profondamente innovativo rispetto al previgente art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998, che i diritti dei pubblici dipendenti, che non sono stati fatti valere dinanzi al giudice amministrativo nel termine di decadenza del 15 settembre 2000, possono ancora essere azionati dinanzi al giudice ordinario dopo tale data; che, pertanto, essendo sopravvenuta, per la controversia de qua, la giurisdizione dell'adito giudice ordinario, la Corte rimettente afferma che, allo stato, sarebbe impossibile riformare la impugnata sentenza, che aveva, erroneamente (in riferimento alla norma dell'art. 45, comma 17, del d.lgs. n. 80 del 1998, vigente al momento della domanda), dichiarato la giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria, «senza violare il principio della perpetuatio iurisdictionis e di economia processuale»; che il giudice a quo, tuttavia, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 69, comma 7, del d.lgs.