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Alla Camera è stata eliminata la necessità di provare in capo al politico la condizione soggettiva della notorietà circa l'appartenenza del suo interlocutore ad una associazione mafiosa e, tra le altre cose, è stato reintrodotto - ma stavolta in alternativa - il riferimento al procacciamento di voto mediante le tipiche modalità mafiose, così permettendo un più ampio raggio di intervento e di repressione e di interpretazione da parte dei giudici, che possono alternativamente scegliere tra l'agire con metodo mafioso da parte del promittente oppure l'appartenenza ad una associazione mafiosa determinata, secondo il giudizio del giudice, non necessariamente sulla avvenuta condanna con sentenza definitiva ma per tutta una serie di elementi, tra cui eventualmente anche le misure di prevenzione personale e patrimoniale. Sotto questo profilo, le modifiche apportate al provvedimento sono migliorative anche se non danno ancora la possibilità di uno strumento che possa veramente essere applicato con una giurisprudenza più continua. La costruzione della fattispecie di reato, come originariamente pensata nel disegno di legge, con la riferibilità della promessa di procurare voti soltanto da parte di soggetti appartenenti ad associazioni mafiose, comportava un restringimento nella pratica applicazione della norma soprattutto, come ho detto, se si fosse dovuti arrivare alla conseguenza della condanna definitiva ai fini di una configurazione delle rispettive responsabilità e che questa condanna fosse nota al contraente. Deve essere necessario e sufficiente che l'indicazione del voto sia percepita all'esterno come proveniente dal clan mafioso, perfettamente esistente, conosciuto nel territorio e come tale, in quanto voto di cosca, sorretto di per sé dalla forza intimidatrice del vincolo associativo, dall'assoggettamento e dall'omertà che il vincolo associativo produce. È questo il punto. È sufficiente che il mafioso faccia una passeggiata per il centro del paese con il candidato perché non occorra nessun'altra indicazione su chi è il candidato della mafia. Quando il reato venne introdotto fu aggiunta tra le finalità tipiche delle associazioni mafiose quella di impedire e ostacolare il libero esercizio del diritto di voto, cuore della democrazia rappresentativa. L'interesse delle organizzazioni criminali a influenzare le consultazioni elettorali amministrative e politiche è infatti evidente, ma non già per un tornaconto immediato derivante dai soldi - quella che potremmo definire la compravendita dei voti, che pure esiste, perché ci sono tanti casi in cui è stata accertata - quanto per la possibilità di inserirsi negli appalti, negli acquisti, nelle forniture, nelle concessioni, nei lavori pubblici, fino all'influenza, attraverso proposte di legge o emendamenti ad hoc , della funzione legislativa del Parlamento. Questi sono dati di cronaca, non esagerazioni o facile allarmismo e invito il senatore Vitali a leggere la motivazione della sentenza della corte d'assise di Palermo sulla trattativa: forse le sue certezze non sarebbero così granitiche come ha tentato di dimostrare. Spezzare definitivamente questo legame tra la politica e la criminalità, o almeno renderlo ancora più rischioso, è senza dubbio un nostro irrinunciabile dovere, un importante passo per un più efficace contrasto ad ogni tipo di mafia. È però evidente che non può e non deve essere l'unico. Altri provvedimenti in discussione, colleghi della maggioranza, vanno infatti nella direzione opposta. A poco serve lanciare messaggi di rigore con una mano, se con l'altra si alza a dismisura la soglia per gli affidamenti diretti di lavori senza gara, se ritorna il criterio del prezzo più basso per gli appalti pubblici e per lavori di milioni di euro, se si reintroduce la possibilità di subappaltare liberamente fino al 50 per cento delle commesse, se si cancellano le linee guida dell'Autorità anticorruzione. State facendo anche della lotta alla mafia - tema che dovrebbe unirci tutti per garantire al nostro Paese legalità, sviluppo e crescita - l'ennesimo spot elettorale. Vedere utilizzata la lotta alla mafia come scusa dal Ministro dell'interno per sottrarsi alle celebrazioni dell'anniversario della liberazione, ad esempio, è un modo per svilire un impegno che deve essere costante, quotidiano, serio. Non basta inaugurare a favore di telecamere beni confiscati molti anni fa; non bastano post e tweet ad ogni arresto, magari ad operazioni in corso, compromettendone anche l'esito, per adempiere agli obblighi di guida del Paese. Ho sentito che gli arresti dei latitanti oggi vengono portati come vanto di tutti i Governi: non dimentichiamo, però, che ci sono stati magistrati e Forze di polizia che hanno prestato la loro opera per ottenere questo risultato che oggi viene rivendicato addirittura dai Governi. Il contrasto alla mafia è molto più di tutto questo. Il Paese merita molto di più di quanto non stiate facendo, su questo come su tutti gli altri fronti della vostra azione politica. Come avete avuto modo di percepire, le promesse stanno mostrando già la corda: il credito di fiducia si sta esaurendo; le armi di distrazione che avete abilmente utilizzato fino a poche settimane fa non funzionano più, ve lo dicono le piazze di questa infinita campagna elettorale, ve lo dicono i sondaggi, ve lo diranno presto gli elettori nelle urne. Concludendo, ci aspettiamo altri provvedimenti in Commissione e in Assemblea per rendere il contrasto alle mafie più efficace, la lotta all'economia criminale più incisiva e i processi più rapidi. Ciò premesso, dandovi ulteriore prova di quanto quello che ci interessa è il merito dei provvedimenti e non la parte politica che li sostiene, riteniamo che la nuova fattispecie dell'articolo 416- ter , soprattutto dopo le modifiche apportate dalla Camera dei deputati, sia migliorativa rispetto all'attuale, anche se, come ho tentato di dimostrare, non risolve i problemi. Per questo annuncio che la componente Liberi e Uguali del Gruppo Misto voterà a favore del provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del disegno di legge in esame, nonostante la formulazione sia rimasta ancora discutibile. Ricorderete, colleghi, che nel corso dell'esame in prima lettura il sottoscritto, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, sottolineò, insieme ad altri colleghi, come fosse sbagliato escludere il metodo mafioso dalla norma. Ciononostante, la maggioranza volle ugualmente procedere, senza rendersi conto allora - ma se ne sono resi conto poi, fortunatamente, alla Camera dei deputati - che escludere le modalità mafiose significava escludere dalla platea dei potenziali colpevoli tutti coloro che, non appartenendo all'associazione mafiosa - o meglio: tutti coloro i quali non era provato appartenessero all'associazione mafiosa - usavano comunque, nell'ambito di questo patto scellerato, modalità di tipo mafioso.