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Il giacimento potrebbe essere localizzato fisicamente anche oltre l'area individuata dalla concessione. Falde e bacini idrici potrebbero essere connessi tra le diverse aree. Questo comporta una connessione stabile nel sottosuolo capace di alimentare l'interazione e la comunicazione tra fluidi (idrici, geotermici, idrocarburi e fenomeni sismici); il territorio della Basilicata è fortemente interessato dalla produzione di idrocarburi. Difatti soddisfa circa l'80 per cento della produzione nazionale che viene trasportata con un oleodotto dalla val d'Agri (Potenza) a Taranto. Oltre il 70 per cento del territorio è interessato dalle diverse fasi dell'attività alimentando uno sviluppo distorto con gravi conseguenze per i territori interessati; nell'osservazione "criterio di esclusione 14 della Linea Guida 29 Ispra", pubblicata nel sito "scanziamolescorie", viene esplicitata una dubbia applicazione del criterio CE14 e indicazioni generali AIEA ai fini dell'individuazione delle aree potenzialmente idonee. In particolare, si evidenzia la presenza in Basilicata di una sovrapposizione tra diverse aree potenzialmente idonee individuate dalla SOGIN e quelle indicate dalla cartografia dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse (UNMIG) interessate da concessioni di coltivazione da istanze di ricerca, permessi di ricerca o di prospezione, o dalla contiguità e vicinanza con le concessioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi con iniziative di propria competenza al fine di verificare correttezza del metodo nell'applicazione del criterio di esclusione CE14 della guida tecnica 29 di ISPRA ai fini dell'individuazione delle aree potenzialmente idonee; come intenda superare la sovrapposizione che si manifesta tra le aree indicate nella CNAPI e quelle individuate dal piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee. Atto n. 4-05435 LONARDO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: i giudici costituzionali hanno giudicato illegittime le regole sul ripiano "lungo" dei deficit extra prodotti dalla gestione del fondo sulle vecchie anticipazioni sblocca debiti; la sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2021, abbattutasi come una scure sui Comuni, proprio ora alle prese con bilanci e rendiconti in una difficilissima stagione economica e sociale, rischia di provocare dissesti a catena; con il comma 6 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 78 del 2015 fu introdotto un elemento innovativo nel complesso meccanismo di avvio della nuova contabilità armonizzata degli enti territoriali con il quale si permetteva agli enti locali di utilizzare le risorse acquisite a titolo di anticipazioni di liquidità finalizzate allo smaltimento dei debiti commerciali non pagati ( ex decreto-legge n. 35 del 2013 e successivi rifinanziamenti) formalmente inserite nella parte attiva del bilancio, per diminuire l'incidenza del fondo crediti di dubbia esigibilità; la Corte costituzionale già con la sentenza n. 4 del 2020 ha giudicato tale norma come un finanziamento indiretto di spese correnti (minori disavanzi, quindi più spazio per impieghi correnti), spingendo il legislatore ad un'apposita norma attuativa (decreto-legge n. 162 del 2019, art. 39- ter ), oggi a sua volta oggetto di censura appunto con la sentenza n. 80 del 2021, si chiede di sapere: quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo ritenga di intraprendere al fine di consentire agli enti locali di utilizzare le risorse acquisite a titolo di anticipazioni di liquidità per lo smaltimento dei debiti commerciali non pagati; se ritenga di attivarsi, anche con la predisposizione di un decreto-legge, per consentire agli enti locali la chiusura dei bilanci di previsione; se, infine, non ritenga opportuno, alla luce dell'annullamento da parte della Corte costituzionale degli articoli di legge che ponevano al riparo i Comuni a rischio di dissesto, intervenire con una norma che regolamenti definitivamente l'annosa gestione dei crediti di dubbia esigibilità. Atto n. 4-05436 RENZI NENCINI FARAONE Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che il 30 aprile 1993, dinnanzi all'abitazione privata dell'ex Presidente del Consiglio dei ministri, Bettino Craxi, ebbe luogo una delle scene più cruente della storia della Repubblica, che segnò simbolicamente la sua fine, un'aggressione pubblica ai suoi danni riconosciuta come il famoso gesto del "lancio delle monetine"; considerato che: l'aggressione fu il frutto di una convergenza fra militanti di sinistra comunista e di destra. Da notare che tra gli aggressori era presente tale Piero Vereni che ebbe, anni dopo, a rivendicare la propria appartenenza al gruppo di facinorosi "urlavo anche io a Craxi di andare a farsi f... e che era finita per sempre con il t... che si era costruito intorno, vorrei prendermi brevemente la briga di argomentare per la tesi opposta: abbiamo fatto bene, dovevamo fare quel che abbiamo fatto, le monetine sono state evidentemente troppo poche, e gli insulti pure. Dovevamo fare di più"; ed inoltre: "Quella sera, per parlare spiccio, stavamo facendo fuori il re, e in questo non c'è nulla di male o di sbagliato. Ma vorrei andare oltre e mi chiedo: cosa sarebbe successo se ci fossimo veramente impossessati del corpo di Bettino? Se lo avessimo fatto a pezzi sul serio, se l'avessimo magari mangiato a brani (era grande e grosso, ce n'era per tutti)? Io dico che alcuni di noi sarebbero morti negli scontri, altri andati in galera, ergastolani, ma il paese ne avrebbe beneficiato: avremmo dichiarato, scrivendolo sul corpo del potere, l'irrevocabilità di quello che stava succedendo. Mani Pulite (se avete meno di vent'anni e leggete, credetemi) non fu quel Terrore che stanno spacciando, non fu un'invenzione dei giudici comunisti. Fu il tentativo di una nazione di riprendere controllo di sé dopo 45 anni di bipolarismo"; e proseguiva infine sostenendo che: "l'uccisione rituale del sovrano è una pratica comune a tutte le culture, di tutti i tempi. Anche se è vero che gli antropologi - da sempre in caccia di stranezze - ne hanno raccolte innumerevoli testimonianze nell'altrove spaziale o temporale, non fatevi infinocchiare: dalla presa della Bastiglia a Piazzale Loreto, la nostra Modernità occidentale e razionale è piena zeppa di atti "efferati" di rivolta contro il corpo del potere , e non parlo di corpo metaforico, ma proprio del corpaccione villoso, adiposo, untuoso di colui che dice di essere il potere. Non c'entra nulla l'irrazionalità, la mistica, la religione o la folla in quanto belva incontrollabile: è una pura sequenza dialettica per cui il mutamento può e deve derivare esclusivamente dall'abominio della stasi";