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Si interviene ancora sulla convertibilità di alcuni permessi di soggiorno in permesso di lavoro per protezione speciale, per calamità, per residenza elettiva, per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, per attività sportiva, per lavoro di tipo artistico, per motivi religiosi, per assistenza minore e per cure mediche dovute a gravi condizioni psicofisiche e gravi patologie. Anche quest'ultima è una voce voluta dalla Camera, ossia dal Parlamento. Si interviene sulla competenza a limitare l'ingresso di navi nel mare territoriale, sopprimendo l'attribuzione che il cosiddetto decreto-legge Salvini poneva arbitrariamente in capo al Ministro dell'interno; e si sopprimono le disposizioni sanzionatorie per il comandante della nave che violi il divieto di ingresso nel mare territoriale nonché la relativa confisca e distruzione delle imbarcazioni. Si prevede, infine, l'allargamento dei motivi per permessi speciali di soggiorno. È stato fatto tutto? No, ora bisogna superare la cosiddetta legge Bossi-Fini. Serve una riforma della legge sulla cittadinanza e sull'immigrazione ed un'efficace modifica UE del Regolamento di Dublino. Quindi, c'è da lavorare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, la cosa più triste di questa giornata, che è cominciata con la bella notizia dei pescatori che tornavano in Italia, è l'insondabile sensazione che abbiamo tutti noi dell'inutilità di un lavoro consegnato già in premessa alla fiducia, e come tale immodificabile. Noi stiamo parlando intorno ad un oggetto che non sarà possibile modificare nemmeno di un attimo. La cosa ancora più triste è che la prossima settimana ci aspetterà la legge di bilancio e poi il cosiddetto decreto Calabria: e sarà la stessa cosa. E la settimana scorsa era ugualmente la stessa cosa. La tristezza nasce dal fatto che tutto il nostro dibattito non riuscirà a migliorare di una virgola un provvedimento che probabilmente contiene, come è normale, alcuni aspetti positivi, ne contiene altri sicuramente problematici e ne contiene alcuni che, per una parte di noi, non sono condivisibili. Ma il problema è l'inutilità del lavoro; è questo sistema che è invalso in questa seconda parte di legislatura, per cui siamo un sistema monocamerale a corrente alternata. Non è possibile. Questa è, nei fatti, una riforma di stampo costituzionale che infrange quello che nell'orizzonte dei Padri costituzionali è un sistema bicamerale. La nostra è una Repubblica parlamentare che ha un suo andamento strettamente legato all'aspetto bicamerale. Noi stiamo mortificando la prima parte attraverso l'insistenza sistematica, costante e continua di decreti e DPCM, e stiamo mortificando la seconda parte attraverso questo sistema di Camere ad andamento alternato. Non so se ci si rende conto; non so se chi ci ascolta o la stampa domani sarà in grado di rivelare ai cittadini il vulnus che si sta creando: il vero vulnus , oggi come oggi, è l'inutilità del lavoro che, in modo alternato, una Camera e l'altra fanno. La bagarre di oggi ci ha fatto vivere per tre o quattro ore in sospensione. Che cosa dirà la Capigruppo? Che cosa succederà? Che cosa poi noi potremmo fare? Come ci dovremmo regolare? Tutto ciò è una tale mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento che la dice lunga. Come possiamo rispettare noi i migranti che arrivano se non siamo capaci di rispettare nemmeno il nostro lavoro? E qui entro nel vivo del decreto-legge. Il provvedimento apre le porte a tutto e a tutti. Il decreto-legge ha un afflato di umanità per cui non si può respingere nessuno e ognuno ha il diritto di ottenere in Italia alloggio, accoglienza e integrazione. Colleghi, tutto ciò lo sappiamo benissimo perché chi di noi è in Parlamento da più di una legislatura sa che il dibattito si ripete tutte le volte, ma poi non ci sono i modi - i famosi decreti attuativi - per renderlo possibile e realizzarlo. Mi sembra meravigliosa la possibilità che possano venire a studiare in Italia. Tutti voi sapete che tutte le università si sono attrezzate con corsi in lingua inglese per attrarre studenti stranieri, per ottenere che l'internazionalizzazione possa diventare un elemento efficace di arricchimento, per "sprovincializzare" tutti noi, aprire la testa e il cuore al dialogo con persone di altri Paesi. Ma non sarà a questo livello, però, che noi attrarremo le migliori intelligenze e le migliori capacità. Abbiamo detto che possiamo accogliere - lo diceva la collega che ha parlato prima - le persone affette da patologie gravi, ma già lo facciamo. Tutti sanno, per citare solo un ospedale, che il Bambino Gesù è aperto ad accogliere i bambini in situazioni drammatiche e - cosa da non dimenticare - sulla base del nostro sistema sanitario ciò avviene in condizioni di totale gratuità. C'è già una disponibilità ad accogliere lo studente, il malato o, per esempio, a riconoscere i meriti sportivi. Cosa ne sarebbe del nostro campionato di calcio se non ci fosse questa logica di apertura, anche se dopo si incorre in incidenti di percorso? Abbiamo visto quanto è accaduto recentemente tra la Juve e l'Università per stranieri di Perugia. Non è questo che ci manca. Ci manca sapere cosa e come facciamo. Il problema vero non è accogliere, ma integrare non il primo cerchio e non la prima generazione. Il nostro vero problema è riuscire a trasmettere alla seconda generazione quel livello così profondo di integrazione che li faccia sentire italiani. E per farli sentire tali c'è tutta una serie di condizioni che vanno messe. Penso alla casa, che non è il centro di accoglienza o questi famosi luoghi dove arrivano e da cui fuggono perché non rispondono alle condizioni attese di umanità e alle promesse. Hanno bisogno di lavoro, ma tutti noi stiamo vivendo nel terrore annunciato che non deriva tanto dalla terza ondata del coronavirus, ma dalla drammatica situazione della disoccupazione, dell'inoccupazione e dei licenziamenti. È inutile che ci venga detto tutte le sere che le situazioni miglioreranno. Sappiamo tutti che il PIL è in caduta libera. Ce l'ha ricordato pochi giorni fa anche il famoso Draghi, che, quando è stato a Rimini, ha parlato di debito buono e di debito cattivo, e ha letto il debito buono in termini di investimento e, quindi, di occupazione che si crea. Lui stesso però due giorni fa ha detto che l'occupazione non si potrà creare per la semplice ragione che nel manifatturiero abbiamo perso moltissimi colpi e per la mancanza delle grandi infrastrutture, che sono quelle che rendono possibile l'occupazione e che non ci sono. Sappiamo che i migranti che arrivano spesso si riducono a fare i lavori che gli italiani non vorrebbero fare, ma è semplicemente questione di un tempo minimo perché anche loro non vorranno fare quei lavori se non interverremo implementando la dignità e il riconoscimento economico e sociale di queste attività. Noi qui stiamo parlando di cose che disgraziatamente risuonano come parole in libertà, perché non diciamo come si farà e chi lo farà né ci poniamo in un'ottica oggettiva.