[pronunce]

n. 155 del 2012, nella parte in cui dispone la soppressione del medesimo ufficio giudiziario, in riferimento all'art. 76 Cost.; che l'ordinanza veniva emessa nel corso di un procedimento penale, in cui il prosieguo del processo, per ragioni temporali, sarebbe intervenuto dopo la soppressione dell'Ufficio giudiziario; che, quanto all'impugnazione della disposizione contenente la delega legislativa, il Tribunale svolge argomentazioni analoghe a quelle prospettate nelle sopra esposte ordinanze di rimessione; che, con riguardo all'art. 1 del d.lgs. n. 155 del 2012 , il vizio di eccesso di delega è dedotto con riguardo alla violazione dei criteri direttivi di cui alle lettere b) e d) dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, in quanto si sarebbe dovuto tenere conto della particolare orografia della zona nord della Provincia di Enna, caratterizzata dalla presenza dei territori montani che raggiungono altezze elevate, e dalla mancanza di adeguate infrastrutture; che il Giudice di pace di Rossano, con ordinanza del 16 aprile 2013 (r.o. n. 196 del 2013) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, in riferimento agli artt. 72, primo e quarto comma, 77, secondo comma, Cost., nonché dell'art. 1, con l'allegata tabella A, del d.lgs. n. 155 del 2012, limitatamente all'inclusione del Tribunale e della Procura della Repubblica di Rossano nell'elenco delle sedi soppresse, in riferimento agli artt. 76, 3, 24 e 25, primo comma, Cost.; che il rimettente premette che l'avvocato C. P. ha citato in giudizio il Ministero della giustizia chiedendo, in via preliminare, che fosse sollevata questione di legittimità costituzionale del d.lgs. n. 155 del 2012, per contrasto con gli artt. 3, 25, 70, 72, 76 e 77 Cost., e, nel merito, che fosse accertata la responsabilità del Ministero per i danni psico-fisici subiti a causa della soppressione del Tribunale di Rossano, con conseguente condanna al risarcimento del danno; che il giudice a quo espone, quindi, che sussiste la rilevanza della questione poiché la verifica della legittimità costituzionale del provvedimento normativo che avrebbe causato i danni psico-fisici lamentati dall'attore, costituisce antecedente logico-giuridico necessario al vaglio della domanda; che, quanto alla non manifesta infondatezza il rimettente prospetta, con riguardo all'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, argomentazioni analoghe a quelle già sopra riportate, denunciando la violazione degli artt. 70, primo e quarto comma, e 77 Cost.; che, in relazione all'art. 1 del d.lgs. n. 155 del 2012, il giudice a quo, deduce la sussistenza di eccesso di delega rispetto ai criteri direttivi di cui all'art. 1, comma 2, lettera b), della legge n. 148 del 2011, atteso che detto ufficio giudiziario abbraccia la vasta area della Calabria ionica cosentina fino all'interno del territorio silano, con una popolazione di oltre ottantamila abitanti, caratterizzata da carenze infrastrutturali, oltre a presentare un forte impatto di criminalità organizzata; che la violazione dei criteri di delega darebbe luogo alla violazione dell'art. 3 Cost., in quanto i cittadini del circondario in questione sarebbero gravati di maggiori spese per l'accesso alla giustizia rispetto a quelli residenti nel circondario del Tribunale accorpante; che, infine, la disposta soppressione distoglierebbe il cittadino dal proprio giudice naturale; che in tutti i giudizi incidentali, ad eccezione di quello promosso dal Giudice di pace di Rossano, è intervenuto, con distinte memorie, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate manifestamente infondate; che la difesa dello Stato richiama, da un lato, i principi affermati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 237 del 2013, che ha dichiarato non fondate analoghe questioni; dall'altro, le specifiche ragioni che, in attuazione dei criteri direttivi, hanno determinato la soppressione dei diversi uffici giudiziari, come indicate nella scheda tecnica che accompagna la relazione allo schema del decreto legislativo; che, in particolare, rispetto alla soppressione della sezione distaccata di Gaeta, osserva che la determinazione di sopprimere il Tribunale di Cassino, è stata rivista allorché, in entrambi i pareri delle Commissioni parlamentari competenti, si era invocato il mantenimento di detto Tribunale, previo accorpamento allo stesso della sezione distaccata di Gaeta, in ragione del preoccupante livello di infiltrazione della criminalità organizzata di stampo camorristico, come evidenziato dal Procuratore generale della Corte d'appello di Roma; che nei giudizi di cui alle ordinanze di rimessione iscritte ai nn. 149, 175, 187 e 196 del 2013, sono intervenuti, ad adiuvandum, rispettivamente, M. E. ed altri, parti ricorrenti nel giudizio civile a quo, A. F. T., parte attrice nel processo civile a quo, C. S., imputato nel processo penale a quo, e C. P., parte attrice nel giudizio a quo; che nei giudizi di cui alle ordinanze di rimessione iscritte ai nn. 175 e 196 del 2013 sono intervenuti ad adiuvandum, rispettivamente, il Consiglio dell'ordine degli avvocati di Bassano del Grappa ed il Consiglio dell'ordine degli avvocati di Rossano; che nel giudizio iscritto al n. 175 del 2013 è intervenuta ad adiuvandum l'Unione triveneta dei Consigli dell'ordine degli avvocati; che nel giudizio iscritto al registro ordinanze n. 187 del 2013 sono intervenuti, ad adiuvandum, con un unico atto, l'Associazione nazionale avvocati italiani, l'Associazione nazionale avvocati italiani sezione di Latina, G. G. (quest'ultimo quale cittadino residente a Gaeta e avvocato iscritto all'Ordine degli avvocati di Latina), e con distinte costituzioni l'Associazione avvocati sud pontino, il Comune di Formia ed il Comune di Gaeta; che nel medesimo giudizio, con atto di intervento depositato il 21 novembre 2013, fuori termine, si è costituito il Consiglio dell'ordine degli avvocati di Latina; che nel giudizio iscritto al registro ordinanze n. 196 del 2013 sono intervenuti, ad adiuvandum, il Comune di Cariati e con distinto unico atto i Comuni di Rossano, Corigliano Calabro, Campana, Cropalati, Caloveto, Calopezzati, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Crosia, Longobucco; che tutti gli interventori hanno chiesto dichiararsi l'illegittimità costituzionale delle norme sottoposte al vaglio della Corte, formulando considerazioni analoghe a quelle contenute nelle ordinanze di rimessione;