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Ma Bucci, sempre secondo l'articolo, non ha alcuna riconosciuta esperienza accademica né nell'ambito dell'anti plagio, né per la Xylella; avrebbe, inoltre, espresso criticità sugli studi dei ricercatori del CREA, firmandosi come "docente aggiunto"; infine, malgrado le evidenze scientifiche della pericolosità del glifosato, erbicida presente nel grano duro estero (in particolare canadese), noto interferente endocrino, riconosciuto dallo IARC come "cancerogeno probabile", diversi "professori" continuano a propagandare la sua non pericolosità, come ha fatto proprio Enrico Bucci, il 10 febbraio 2019 a Castellana Grotte, in un convegno organizzato dalla Regione Puglia, il quale ha affermato che "c'è persino un autorevole professore qui in Puglia che per far vedere quanto sia innocuo lo beve", si chiede di sapere: se quanto riportato dall'articolo de "il Fatto Quotidiano" corrisponda al vero; se i Ministri in indirizzo dispongano di notizie circa gli studi realmente conseguiti dal signor Enrico Bucci e riguardo agli atenei con cui collaborerebbe; se i titoli in suo possesso siano idonei a fargli svolgere determinate funzioni presso istituzioni universitarie pubbliche; se non ritengano che la pubblicazione di articoli su quotidiani nazionali, soprattutto se riguardano argomenti di un certo spessore, debba recare la firma di veri esperti, titolari di diplomi di studio realmente conseguiti e, quindi, debba provenire da fonti certe; se, infine, non convengano che divulgare notizie false e tendenziose (per quanto riguarda il glifosato), che sminuiscono la pericolosità dell'erbicida e ne incentivano così l'utilizzo, non metta a rischio la salute pubblica e il territorio. Atto n. 4-05613 RIZZOTTI Al Ministro della salute Premesso che: si definiscono nanofarmaci i prodotti medicinali che abbiano almeno una dimensione in scala nanometrica (tra uno e 100 nanometri). La dimensione ridotta permette a questi farmaci di attraversare barriere specifiche all'interno del corpo umano veicolando il principio attivo nel bersaglio del farmaco, potenzialmente con maggiore precisione ed efficacia; si tratta di una tecnologia innovativa e complessa, in quanto migliora il modo in cui i farmaci mirano e raggiungono le aree all'interno del corpo attraverso nanoparticelle progettate per avere specifiche proprietà biologiche, chimiche, farmacologiche e immunologiche, e che richiede processi di produzione altamente qualificati; pur appartenendo alla classe dei farmaci complessi non biologici, i nanofarmaci condividono alcune complessità con i farmaci biologici per le loro caratteristiche fisico-chimiche uniche attribuibili alla loro dimensione e morfologia. Non sono invece assimilabili ai farmaci a piccole molecole, in quanto le loro proprietà non possono essere completamente caratterizzate; proprio a causa della loro natura complessa, i nanofarmaci non possono essere facilmente ed esattamente riprodotti. Per questo motivo, i nanosimilari (prodotti sulla base di nanofarmaci " originator " quando il loro brevetto è scaduto) possono presentare differenze clinicamente rilevanti rispetto ai propri originator in termini di qualità, proprietà biologiche e profili terapeutici; tale difficoltà si riflette anche a livello regolatorio: non è previsto dall'Agenzia europea per i medicinali uno specifico processo autorizzatorio per i nanosimilari, come esiste invece per i farmaci biosimilari, e dunque allo stato attuale non è possibile garantire che le copie degli originator rispondano a determinati criteri di produzione, sicurezza ed efficacia; l'attuale framework normativo non è arrivato ancora a inquadrare completamente e correttamente i nanofarmaci, a causa della loro specificità e complessità che li rende diversi da qualsiasi tipologia di farmaco utilizzata finora; diviene pertanto prioritario intervenire per garantire ai pazienti i più alti profili di sicurezza e adattare il sistema per consentire un accesso veloce e sicuro a quest'innovazione; a tal fine, a parere dell'interrogante è innanzitutto necessario che le istituzioni, a partire dall'Agenzia italiana del farmaco, stabiliscano una definizione chiara di prodotto nanofarmaceutico: ciò supererebbe ogni possibile incertezza dal punto di vista giuridico, fornendo basi solide agli stakeholder del settore (pazienti, clinici, ricercatori, regolatori e industria) e promuovendo così il pieno sviluppo e il raggiungimento del potenziale di questa tecnologia innovativa; inoltre, la mancanza di chiarezza normativa pone dei problemi anche in termini di sicurezza ed efficacia dei nanosimilari, un tema che secondo l'interrogante va trattato con urgenza dal momento che nel prossimo futuro scadrà il brevetto di un numero crescente di nanofarmaci, aprendo la strada a nuovi nanosimilari, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga opportuno definire con iniziative legislative i prodotti nanofarmaceutici anche al fine di garantire il più alto standard possibile di controllo della produzione; se non ritenga opportuno valutare campagne di comunicazione istituzionale al fine di informare la popolazione sui rischi dell'intercambiabilità, della sostituzione automatica e dello switch tra prodotti. Mozioni, ritiro È stata ritirata la mozione 1-00379, del senatore Santillo ed altri.