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dopo un anno dallo scoppio della pandemia mondiale, non possiamo continuare a chiedere sacrifici alle donne e agli uomini del nostro Paese in relazione soprattutto a un tema che è persino innaturale per l'animo umano, ossia l'azzeramento della sfera delle relazioni sociali e sacrifici economici - stiamo parlando infatti delle condizioni materiali delle persone - senza che in cambio vi sia la chiarezza indiscutibile di come si esce da questa crisi e da questo tunnel. I nostri concittadini e le nostre concittadine non ci propongono una moneta di scambio, ma un nuovo patto sociale su cui si deve fondare la relazione tra Istituzioni e cittadini, senza il quale non possiamo procrastinare un quadro di regole che altrimenti non verrebbe compreso e accettato. Da questo punto di vista, signor Presidente, la sottolineatura che ha fatto è molto importante. Dobbiamo sentire l'urgenza di questo passaggio, perché, com'è stato citato negli interventi che mi hanno preceduto, siamo tutti uguali di fronte alla paura della malattia e alla pandemia, che però - per citare l'espressione poetica di una importante maschera partenopea - non è una livella nei suoi effetti. La pandemia ha prodotto e sta producendo effetti devastanti sul terreno dell'apertura della forbice delle disuguaglianze nel nostro Paese, ma non solo. Dobbiamo mettere tale punto al centro, dev'essere la nostra ossessione e informare l'azione del Governo e del Parlamento. Le persone ci dicono di essere disponibili ad accettare un nuovo quadro di regole, ma vogliono sapere da noi quando e come si uscirà dalla condizione che stiamo vivendo. Questa dev'essere la nostra responsabilità. Faccio tre sottolineature, anche se non ho molto tempo. Naturalmente mi riferisco ad alcuni passaggi che lei stesso, signor Presidente del Consiglio, ha sottolineato con molta forza. La prima è che ci sono responsabilità degli Stati e delle loro articolazioni - ci torno tra qualche secondo - sul tema della distribuzione e della somministrazione dei vaccini. Tuttavia, ci sono responsabilità che, pur non essendo in capo agli Stati, ma alle aziende farmaceutiche (quindi stiamo parlando di aziende private), hanno un impatto enorme sul terreno della credibilità delle istituzioni: le persone se la prendono con noi e non con le case farmaceutiche. Di questo dobbiamo essere consapevoli, pertanto bisogna fare di tutto e ogni cosa che sarà nel nostro potere, perché ci sia anche un meccanismo sanzionatorio nei confronti delle case farmaceutiche. Signor Presidente del Consiglio,ha fatto bene a rendersi protagonista di un'azione di diniego rispetto alla vicenda delle esportazioni di AstraZeneca verso l'Australia secondo regole che esistono (Regolamento di esecuzione UE n. 111 del 2021). Occorre far funzionare le regole che esistono e magari anche immaginarne di nuove, perché non possiamo pensare di uscire da questa condizione considerando che il tema di cui stiamo trattando sia riferibile a un bene come un altro. La salute pubblica non è un bene come un altro, pertanto anche tutti gli attori in gioco, a partire dalle aziende che hanno la responsabilità di produrre e rendere disponibili i vaccini, devono seguire una regola che non può essere quella del mercato. C'è poco da fare, siamo consapevoli della relazione tra gli sforzi in ricerca e il tasso di remunerazione anche economica che questa debba avere. Vi sono però due elementi che non possiamo non considerare: il primo è che in quegli sforzi di ricerca anche gli Stati contribuiscono con ingenti risorse; il secondo è che stiamo parlando di una pandemia mondiale. Ho sentito parlare di geopolitica e di soft power agito attraverso la politica dei vaccini, è inutile nasconderlo. Benissimo, se l'Europa vuole fare una cosa da superpotenza mondiale, si renda protagonista fino in fondo nella discussione al suo interno e in seno all'Organizzazione mondiale del commercio della deroga agli accordi sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPs) sui vaccini. Vi è poco da fare, infatti, signor Presidente del Consiglio: possiamo coprire anche la totalità della popolazione dei Paesi più ricchi, ma se questa copertura non riguarda l'intera popolazione mondiale, da questo tunnel semplicemente non usciamo e questa è una grande verità che dobbiamo dirci (Applausi) . In secondo luogo, ha toccato il tema delicatissimo delle Regioni, citato anche dal collega che mi ha preceduto: ce ne sono alcune che stanno vaccinando avvocati e tengono in disparte fragili e anziani (Applausi) ; ce ne sono altre che hanno a disposizione vaccini, ma dimenticano di chiamare i vaccinandi, a partire dagli anziani (e questo è il caso della Lombardia). Signor Presidente, questa situazione non è più tollerabile, perché ci sono un tema che riguarda il Servizio sanitario nazionale e una discussione che dobbiamo fare da subito, non da rimandare. È vero infatti che in alcune Regioni siamo forti e che sul terreno dell'ospedalizzazione ci sono centri di eccellenza, ma ce ne sono altre che hanno smantellato completamente la medicina di territorio, e questo è un grande tema. C'è poi una questione di architettura istituzionale: non è più pensabile una Babele istituzionale tale per cui ciascuna Regione fa quello che vuole. Non è più tollerabile una situazione di questo genere. Allora quella roba non ha nulla a che fare con l'autonomia, che è un principio importante; quello a cui abbiamo assistito è piuttosto centralismo regionale che va superato e dobbiamo approfittare anche di questa situazione emergenziale per fare da subito una riflessione anche su tale terreno. Infine, il tema della Convenzione di Istanbul e della Turchia è stato già citato e ci sta cuore, come si capisce anche dagli interventi trasversali. Lei, signor Presidente del Consiglio, peraltro, ha fatto una sottolineatura anche con aggettivi adeguati rispetto all'uscita della Turchia da questa convenzione, da questo importante trattato. Ha ragione chi mi ha preceduto nel dire che bisogna collegare, nei prossimi passaggi, e vincolare operazioni di cooperazione e di collegamento anche di tipo finanziario alla possibilità che la Turchia rientri in questa Convenzione. Come italiani e come europei, signor Presidente, dobbiamo essere in prima fila sul terreno della difesa dei diritti civili, ma anche essere consapevoli che su questo bisogna avanzare molto di più di quanto non abbiamo fatto fino ad ora. Anche nel nostro Paese continua ad esserci una disparità tra donne e uomini in termini di salario e di opportunità di accesso, che rischia di allargarsi proprio nell'epoca della pandemia. Si è parlato molto di DAD: la cosa buffa è che " dad " in inglese vuol dire papà; ebbene, si scrive "papà", ma si legge "mamma". Ecco il rischio che corriamo in questo Paese. Aiutiamo le donne e riduciamo tale divario, perché rischia di allargarsi irrimediabilmente. Le proponiamo queste riflessioni e pensiamo che le possa portare, con grande autorevolezza, in seno e nel cuore dell'Europa. (Applausi) . GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente Draghi, in vista del Consiglio europeo, nel quale si lavorerà per il ritorno alla normalità del nostro Continente, vorrei ringraziarla per il cambio di passo che da subito ha voluto imprimere al modo in cui il Paese stava affrontando l'emergenza sanitaria ed economica causata dalla pandemia.