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Istituzione dell'Autorità garante della persona disabile. Onorevoli Senatori. – La ratifica da parte della Repubblica italiana della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18, ha di fatto aperto una nuova prospettiva di riferimento giuridico, culturale e politico nel panorama della tutela dei diritti umani. Infatti, dal momento della ratifica della Convenzione, le persone con disabilità non devono più chiedere il riconoscimento dei loro diritti, bensì sollecitare le loro applicazioni e tutele, sulla base del rispetto dei diritti umani. La questione umana e sociale della disabilità diviene così parte integrante della società e la Repubblica deve garantire il godimento di tutti i diritti contenuti nella Convenzione per sostenere la loro « piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri » (preambolo, lettera e), della Convenzione). Il cambiamento di prospettiva culturale è quindi radicale. Si passa dall'individuazione della menomazione come condizione per aver assistenza e cura, alla prospettiva di garanzia e di determinazione dei diritti umani per le persone disabili. La Convenzione è molto chiara quando definisce la condizione di disabilità come « il risultato dell'interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali e ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri » (preambolo, lettera e) ). I princìpi generali (articolo 3) della Convenzione, perciò, non fanno riferimento alla condizione di salute, ma sottolineano valori che non sono mai stai applicati prima alle persone con disabilità: a) il rispetto per la dignità intrinseca, l'autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l'indipendenza delle persone; b) la non discriminazione; c) la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società; d) il rispetto per la differenza e l'accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell'umanità stessa; e) la parità di opportunità; f) l'accessibilità; g) la parità tra uomini e donne; h) il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità. La ratifica della Convenzione anche da parte dell'Unione europea impegna gli Stati membri a monitorare le politiche di propria competenza e arricchisce il campo delle tutele e comporta un maggiore coordinamento delle politiche e delle azioni sia a livello europeo che nazionale, visto che ormai sono ventiquattro gli Stati membri che hanno ratificato la Convenzione. Allo stesso tempo, la ratifica della Convenzione impegna la Repubblica italiana ad aggiornare e a migliorare la legislazione e le politiche indirizzate alle persone con disabilità. Il programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 2013, rappresenta un programma di interventi atti a colmare la distanza che esiste tra la vigente legislazione italiana a tutela delle persone con disabilità e la Convenzione, ma a due anni dalla sua adozione rischia di essere inapplicato, anche nelle parti dove il costo degli interventi legislativi o regolamentari è pari a zero. Sappiamo bene che le leggi a tutela delle persone disabili vengono spesso inapplicate o rese inapplicabili spesso perché non opportunamente finanziate: in tutti i livelli istituzionali (Stato, regioni, comuni) questo fenomeno è colmo di esempi. Solo per fare qualche cenno di mancato finanziamento o attuazione dei dettati legislativi nei vari livelli istituzionali: per lo Stato: la legge n. 162 del 1998, sul sostegno alle persone disabili, e la legge n. 13 del 1989, sulla rimozione delle barriere architettoniche, non vengono finanziate da decenni; per le regioni: nelle disposizioni legislative e regolamentari che organizzano la sanità o i servizi sociali molte regioni non forniscono determinati farmaci e prestazioni fisio-riabilitative e spesso non organizzano nessun servizio di assistenza domiciliare; per i comuni: nel lontano 1986 l'Italia si impegnava a introdurre i piani per l'eliminazione delle barriere architettoniche: la legge n. 41 del 1986 (articolo 32) prevedeva che entro un anno tali piani avrebbero dovuto essere adottati dai comuni e dalle province, pena un « commissariamento » da parte delle regioni. Anche la successiva legge n. 104 del 1992, (articolo 24, comma 9) era entrata nel merito, ribadendone le indicazioni. Per evitare quello che abbiamo descritto, l'Autorità garante della persona disabile, istituita dal presente disegno di legge, ha come principale scopo l'applicazione delle leggi che tutelano i diritti umani delle persone disabili, evitando in modo efficace la vergognosa consuetudine tutta italiana delle disapplicazioni delle leggi. Troppo spesso ci troviamo con vuoti normativi o disapplicazioni legislative che ledono in modo basilare i diritti umani e la dignità delle persone disabili senza che nessuna autorità intervenga, lasciando nell'abbandono totale chi non può difendersi perché è privo dei necessari mezzi di sussistenza. Ma anche chi vive in situazioni economiche dignitose non può certo continuamente appellarsi ai tribunali per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, che spesso sono diritti comuni a chi vive la sua stessa condizione. Bisogna riportare nell'ambito della piena civiltà l'intervento delle istituzioni verso le persone disabili, soprattutto di fronte a un impegno così solenne come la ratifica della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.. 1 (Istituzione dell'Autorità garante della persona disabile) 1 Al fine di assicurare la piena attuazione e la tutela dei diritti e degli interessi delle persone disabili, in conformità a quanto previsto dalle convenzioni internazionali, con particolare riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18, di seguito denominata « Convenzione di New York », e alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, nonché dal diritto dell'Unione europea e dalle norme costituzionali e legislative nazionali vigenti, è istituita l'Autorità garante della persona disabile, di seguito denominata « Autorità garante », che esercita le funzioni e i compiti ad essa assegnati dalla presente legge. 2 (Missione istituzionale) 1 L'Autorità garante assicura la protezione e la tutela non giurisdizionale dei diritti delle persone disabili. Per persone disabili si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di uguaglianza con gli altri. In particolare, sono persone disabili: