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Ha detto qualcuno molto più importante di me che gli insulti qualificano chi li fa, non chi li riceve. ( Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . VOCE DAL GRUPPO PD. Brava! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fazzolari. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio la senatrice Bonino che ha fatto crescere l'attenzione su un dibattito che altrimenti rischiava di essere troppo tranquillo. Il Gruppo Fratelli d'Italia è assolutamente d'accordo con questo provvedimento che in piccola parte rafforza anche la Guardia costiera libica, di conseguenza limita in parte la partenza dei barconi e quello che ne consegue. Stiamo faticosamente cercando di rimediare ai danni che ci sono stati in questi anni. Negli ultimi sette anni i rapporti tra noi e la Libia sono completamente cambiati: siamo passati dall'Accordo di amicizia e cooperazione di Bengasi del 2008, quando l'Italia e la Libia dialogavano sotto tutti gli aspetti, controllavano i confini e non c'erano sbarchi in Italia, a una situazione nel 2011 di guerra alla Libia, guerra a Gheddafi e caos totale in Libia, dal quale è derivato l'enorme flusso migratorio verso l'Italia. Secondo dati del Viminale, vi sono stati 600.000 sbarchi dal 2011 a oggi, di cui solo il 15 per cento con le caratteristiche per avere la qualifica di rifugiato secondo la Convenzione di Ginevra e poco meno dell'8 per cento con le caratteristiche per rientrare nella protezione sussidiaria dell'Unione europea. Ripeto, il totale dei rifugiati è attorno al 15 per cento, quindi l'85 per cento delle persone non avevano questa qualifica: magari scappavano da condizione di vita proibitive, questo sicuramente, ma non erano rifugiati. Come siamo arrivati a questo? Ci siamo arrivati - le responsabilità prima o poi dovranno essere chiarite - con un attacco alla Libia voluto dalla Francia per togliere all'Italia il rapporto privilegiato che aveva con la Libia e accordi energetici molto interessanti (era questo che preoccupava particolarmente la Francia). Il fatto che la Francia abbia compiuto un atto ostile a carattere militare nei confronti dell'Italia è un fatto gravissimo, ma è ancora più grave che qualcuno in quei giorni abbia sostenuto l'intervento francese dentro le nostre istituzioni fino ai livelli più alti. Si tratta di una responsabilità di tradimento degli interessi nazionali di cui la storia prima o poi chiederà conto a chi lo ha perpetrato in quegli anni. (Applausi dal Gruppo FdI e del senatore Pisani) . È dunque positivo questo primo passo di rafforzare la Guardia costiera libica. Fratelli d'Italia lo ha sempre detto in modo molto chiaro: l'unica soluzione è un blocco navale al largo delle coste libiche in accordo con le autorità libiche; su questo mi unisco a delle considerazioni che sono state fatte dai miei colleghi prima di me. La Libia non è controllata dal Governo al-Sarraj e non è governata dal Governo di Tripoli. Ripeto, occorre un blocco navale in accordo con le autorità libiche e con chi controlla le coste dalle quali partono i barconi; un blocco navale che impedisca la partenza dei barconi, le morti in mare e l'enorme ingiustizia di una immigrazione incontrollata. Qualcuno prima di me ha parlato di attivare canali legali di immigrazione: è giustissimo. L'immigrazione deve essere gestita con dei canali legali. D'altronde, in Italia esiste il sistema del decreto flussi, che ogni anno stabilisce quante persone possono entrare e da quali Paesi. I decreti flussi sono stati azzerati negli ultimi anni e ciò è una vergogna perché tutta la quota di immigrazione è stata colmata con l'immigrazione illegale. Questo è inaccettabile, perché non si capisce in nome di cosa un peruviano che voleva venire in Italia non poteva farlo perché i decreti flussi non lo permettevano, mentre qualcuno che pagava gli scafisti poteva arrivare illegalmente in Italia. Si arriva poi alle situazioni grottesche di voli aerei che partono da Pakistan e Bangladesh per far sbarcare in Nord Africa persone, che poi si imbarcano sui barconi per arrivare in Italia. Vanno bene i canali legali, ma mi sfugge il motivo per cui noi dovremmo aprirne alcuni per favorire l'immigrazione africana in Italia e non fare altrettanto, ad esempio, per i venezuelani. Avrete sentito tutti la situazione drammatica del Venezuela. I venezuelani scappano nelle Nazioni vicine, prima fra tutte la Colombia. Perché un venezuelano non deve avere il diritto di canali diretti? Perché non devono averlo gli ucraini? Segnalo a chi parla di gente che scappa dalla guerra che in Nigeria, negli ultimi trent'anni, ci sono stati da parte di Boko Haram meno morti di quelli che l'Ucraina ha registrato, negli ultimi quattro anni, nella guerra civile. Ricordo che negli ultimi quattro anni l'Ucraina ha avuto 10.000 morti a causa della guerra civile. Perché dobbiamo aprire dei canali legali dal Nord Africa e non dall'Ucraina, dal Venezuela e dal Perù? Viene il sospetto che quando gli immigrati provengono da Paesi di origine europea e cristiana, essi non devono essere considerati come tali, mentre quando gli immigrati provengono da Paesi africani, possibilmente a maggioranza islamica, allora questa è un'immigrazione che dobbiamo favorire. Siamo quindi favorevoli a un primo timido passo per il blocco navale, al fine di controllare le coste. Il Gruppo Fratelli d'Italia voterà a favore del provvedimento, pur avendo avanzato due osservazioni di buon senso che ci dispiace non essere state accolte. La prima riguarda il costo di questa operazione. Il decreto-legge parla di un costo complessivo di 2.520.000 euro, che però non è esatto. Abbiamo chiesto al Governo, che ce li ha forniti, i dati del valore inventariale dei mezzi. Il valore inventariale dei mezzi ammonta, in totale, a 642.000 euro. Quindi, il valore dell'operazione è pari a circa 3.100.000 euro, che devono essere a carico del bilancio dell'Unione europea e non di quello italiano. Infatti, nell'accordo del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno scorsi è stato deciso che «l'Unione europea accrescerà il suo sostengo a favore della regione del Sahel e della Guardia costiera libica…» e - ancora - che «il Consiglio europeo ricorda la necessità che gli Stati membri garantiscano un controllo efficace delle frontiere esterne dell'Unione europea con il sostegno finanziario e materiale dell'Unione europea». Stiamo quindi rispettando quanto deciso nel Consiglio europeo del 28 e 29 giugno scorsi. PRESIDENTE. Senatore Fazzolari, la invito a concludere. FAZZOLARI (FdI) . Sì, signor Presidente. Rispetto a quanto deciso dal Consiglio europeo, i circa 3 milioni di euro devono essere a carico del bilancio europeo e non di quello italiano. Con un emendamento presentato, che mi auguro verrà accolto, chiediamo che siano reintegrate le unità navali che cediamo. Da chi ci dice che il problema non c'è, non abbiamo ancora sentito quando e come ciò verrà fatto. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) .