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le notizie allarmanti della Pfizer arrivano subito dopo le dichiarazioni del commissario Arcuri che, nel riconoscere il percorso lungo per ottenere la copertura vaccinale completa, ha espresso profonda soddisfazione per il fatto che l'Italia è il primo Paese in Europa per vaccini effettuati, informazione oltretutto non veritiera in quanto il primato risulta spettare alla Danimarca; considerato che: già l'8 gennaio, l'Agenzia europea del farmaco ha stabilito ufficialmente che in ogni fiala della Pfizer contiene di fatto 6 dosi di vaccino e non le 5 previste, autorizzando ad aggiornare le informazioni sulla somministrazione del prodotto; questa nuova informazione non sembra essere stata presa in considerazione dal nostro Governo, se non solo, alla luce dei ritardi annunciati, quale misura di contrasto ai previsti rallentamenti; il nostro Paese ha puntato fortemente sul vaccino Pfizer rispetto ad altre case farmaceutiche, e ora rischia di non riuscire a coprire la seconda fase non potendo, per ovvie ragioni tecniche, sostituire i richiami con vaccini non Pfizer; alle notizie diffuse dalla Pfizer, ha fatto seguito la dichiarazione della presidente della Commissione europea Ursula von del Leyen che ha preteso dalla società farmaceutica maggiore chiarezza e il rispetto del calendario previsto per le consegne dei vaccini, mentre alcuni Ministri della salute europei, quali la Danimarca, l'Estonia, la Finlandia, la Lituania e la Svezia, sono insorti duramente manifestando alla Commissione "grave preoccupazione" per una situazione "inaccettabile", si chiede di sapere: quali provvedimenti urgenti si intenda prendere per assicurare il rispetto delle tempistiche previste per la somministrazione dei vaccini con particolare riguardo ai richiami e alla copertura delle categorie maggiormente a rischio, e soprattutto in maniera equilibrata e omogenea tra le Regioni; se e come il Governo si stia confrontando con l'Europa affinché venga preteso da parte della Pfizer il rispetto del calendario vaccinale e soprattutto tutelato il diritto del nostro Paese ad avere le dosi previste, scongiurando il rischio del prevaricare di altri Paesi; per quali motivi sia stato tenuto un atteggiamento allarmistico che ha portato ad una corsa all'accaparramento delle dosi più che a favorire un approccio più cauto e previdente che avrebbe consentito all'Italia di trovarsi preparata di fronte ad imprevisti o intoppi, come quello gravissimo e ingiustificabile presentato dalla Pfizer. Atto n. 4-04825 DI GIROLAMO VACCARO VANIN LUPO TRENTACOSTE GAUDIANO ANGRISANI CORRADO LANZI LA MURA PRESUTTO COLTORTI LOREFICE LANNUTTI Al Ministro dello sviluppo economico Atto n. 4-04826 MALLEGNI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: la recrudescenza dell'epidemia da COVID-19 continua a implicare enormi problemi dal punto di vista sanitario e contestualmente il rallentamento dell'economia nazionale, con notevoli ripercussioni occupazionali; tra le categorie più esposte in questa delicata fase di transizione emergono sicuramente gli operai che lavorano in tutti gli aeroporti nazionali; in particolare, gli addetti aeroportuali degli scali di Firenze e di Pisa, a seguito soprattutto di una flessione del flusso turistico, sarebbero a rischio di licenziamento qualora, entro il mese di marzo 2021, non venisse rinnovata la cassa integrazione guadagni straordinaria; il numero degli addetti aeroportuali in Italia si aggira intorno alle 15.000 unità; è estremamente importante garantire la continuità del servizio in un'ottica di resilienza economica e contestualmente garantire la continuità occupazionale di un settore strategico per il nostro Paese, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, non ritengano necessario adottare urgenti iniziative volte a garantire la continuità aziendale ed occupazionale di tutto l'indotto che ruota intorno al settore aeroportuale. Atto n. 4-04827 ROMANO MININNO LEZZI Al Ministro della salute Premesso che, per quanto si apprende dagli organi di stampa: dal 25 gennaio 2021 è previsto l'allestimento di un set cinematografico per le riprese della fiction televisiva per RAI1 dal titolo "Fino all'ultimo respiro", prodotto dal gruppo Eliseo Multimedia, all'interno del DEA (dipartimento di emergenza e assistenza) dell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce, adibito a presidio COVID-19, dove il 16 gennaio sono da ultimo stati attivati 16 posti di terapia intensiva respiratoria immediatamente convertibili in posti di terapia intensiva generale, così garantendo 60 posti letto di area pneumologica, di cui 16 ad alto impegno assistenziale e 44 a medio impegno; all'interno della struttura operano medici, infermieri e operatori socio-sanitari nella cura e nell'assistenza di pazienti colpiti dal coronavirus, tra rianimazione, pneumologia e terapia intensiva, ossia reparti che per ragioni di sicurezza sono accessibili solo per gli addetti ai lavori; sebbene l'azienda sanitaria sembrerebbe avere escluso contatti con i reparti COVID-19 da parte della troupe televisiva e il pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, appare quanto meno inopportuno allestire un set televisivo all'interno di una struttura che, in piena emergenza pandemica, dovrebbe assolvere a ben altre esigenze; gli ambienti dove non sono presenti pazienti ricoverati sono, peraltro, destinati all'area cardiovascolare, con diverse sale operatorie e un angiografo di ultima generazione, oltre a diverse attrezzature per la diagnostica, non ancora operativi; considerato che destinare un ospedale COVID-19 come il DEA di Lecce a location per realizzare una fiction televisiva dal 25 gennaio al 27 febbraio 2021, in un momento in cui la curva pandemica non accenna a decrescere, appare senza dubbio inopportuno e affatto rischioso, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti e quali iniziative intenda intraprendere al fine di scongiurare ripercussioni negative sull'efficace tutela della salute pubblica. Atto n. 4-04828 DE POLI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per le politiche giovanili e lo sport Premesso che: con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 gennaio 2021 è stata prorogata la chiusura delle palestre e piscine al 5 marzo; le perdite finora subite dalle aziende del settore sarebbero pari a poco meno di un miliardo di euro al mese e il perdurare della loro chiusura rischia di non consentire la riapertura di migliaia di centri sportivi, con conseguenze gravissime sull'occupazione di quanti gravitano nel mondo dello sport; da una prima stima sarebbero circa 200.000 le persone che potrebbero trovarsi senza lavoro e con ristori poco certi e non immediati;