[pronunce]

La liquidazione del compenso degli esperti si colloca nell'alveo dell'attività giurisdizionale e, per costante giurisprudenza di questa Corte, il principio di buon andamento (art. 97 Cost.), è «riferibile all'amministrazione della giustizia soltanto per quanto attiene all'organizzazione e al funzionamento degli uffici giudiziari, non all'attività giurisdizionale in senso stretto» (ex multis, sentenza n. 91 del 2018, punto 9. del Considerato in diritto). 4.3.- Il rimettente ravvisa, nella disposizione censurata, una compressione indebita della libertà di iniziativa economica del professionista (art. 41 Cost.), riconducibile alle «libertà fondamentali garantite dall'Unione», e lamenta, in riferimento all'art. 117 [primo comma] Cost., la violazione del «principio di diritto comunitario primario di proporzionalità», che deve presiedere alla limitazione di tali libertà. La censura non è fondata. Il legislatore, con le modifiche introdotte dal d.l. n. 83 del 2015, si è limitato a fissare un criterio oggettivo di determinazione del compenso di un professionista che opera come ausiliario del giudice. L'opera degli ausiliari del giudice, inoltre, non può essere ricondotta al paradigma dell'art. 41 Cost. Tali figure, investite di un munus publicum, non possono essere assimilate ai professionisti che operano in un contesto di mercato (ordinanza n. 391 del 1988). È la connotazione pubblicistica che permea l'attività degli esperti a precludere dunque ogni raffronto con i professionisti che lavorano in piena autonomia. 5.- È sulla ragionevolezza del criterio individuato dal legislatore che verte lo scrutinio devoluto a questa Corte. Invero, la violazione dell'art. 3 Cost., declinata come arbitraria disparità di trattamento di situazioni omogenee e come irragionevolezza intrinseca di un criterio di determinazione del compenso ancorato al valore di vendita, occupa la parte centrale delle censure. 5.1.- Il rimettente sollecita lo scrutinio di legittimità costituzionale attraverso l'indicazione di un puntuale termine di raffronto, che attiene alla liquidazione del compenso agli esperti nominati nel procedimento di scioglimento della comunione e nell'àmbito della vendita degli immobili del compendio fallimentare (art. 107 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, recante «Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa»). Tali ausiliari, al contrario degli esperti nominati nelle espropriazioni immobiliari, potrebbero giovarsi di un più favorevole criterio di liquidazione, commisurato al valore di stima dell'immobile. Sotto nessuno dei profili prospettati dal rimettente, si ravvisa la denunciata disparità di trattamento. 5.1.1.- Quanto alle vendite effettuate in àmbito fallimentare, il giudice a quo muove dal presupposto che il giudice delegato, nella liquidazione del compenso degli «operatori esperti» chiamati a stimare i beni, possa derogare ai criteri sanciti dall'art. 161, terzo comma, disp. att. cod. proc. civ. Tale presupposto interpretativo non può essere condiviso. In base all'art. 107, secondo comma, del r.d. n. 267 del 1942, nel programma di liquidazione il curatore può prevedere che le vendite dei beni mobili, immobili e mobili registrati siano «effettuate dal giudice delegato secondo le disposizioni del codice di procedura civile in quanto compatibili». Il richiamo alle disposizioni del codice di procedura civile è inequivocabile e onnicomprensivo e non può non includere le disposizioni in tema di liquidazione del compenso, che si rivelano compatibili con la speciale disciplina fallimentare. Alle medesime conclusioni si giunge anche per la fattispecie delineata dall'art. 107, primo comma, del r.d. n. 267 del 1942, che riguarda «[l]e vendite e gli altri atti di liquidazione posti in essere in esecuzione del programma di liquidazione» ed «effettuati dal curatore tramite procedure competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati». Il legislatore, nel testo novellato dall'art. 11, comma 1, del d.l. n. 83 del 2015, ha richiamato le sole disposizioni del codice di rito in tema di pubblicità (art. 490, primo comma, cod. proc. civ. ) e di versamento rateale del prezzo (artt. 569, terzo comma, terzo periodo, 574, primo comma, secondo periodo, e 587, primo comma, secondo periodo, cod. proc. civ.). Tuttavia, la normativa codicistica rappresenta pur sempre il modello generale, al quale anche la disciplina fallimentare in linea di massima si conforma. In tal senso si è orientata la giurisprudenza di legittimità. Pur pronunciandosi su una fattispecie antecedente alle innovazioni dettate dal d.l. n. 83 del 2015, la Corte di cassazione ha evidenziato che, sotto il profilo funzionale, la figura dell'operatore esperto di cui all'art. 107 del r.d. n. 267 del 1942 può essere accostata a quella dell'esperto incaricato di determinare il valore degli immobili assoggettati alla vendita forzata e che, pertanto, in virtù di un siffatto «parallelismo», omogeneo deve essere il criterio di determinazione del compenso (Corte di cassazione, sezione prima civile, ordinanza 22 dicembre 2017, n. 30906). La recente riforma delle procedure concorsuali ha fugato a tale riguardo ogni dubbio interpretativo. L'art. 216, comma 1, ultimo periodo, del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155), specifica che il compenso dell'esperto «è liquidato a norma dell'articolo 161, terzo comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile». Per le fattispecie che la novella interviene a regolare secondo la disciplina transitoria degli artt. 389 e 390 del d.lgs. n. 14 del 2019, trova dunque testuale conferma quel che già si poteva desumere dall'interpretazione sistematica del dettato normativo previgente. Non si ravvisa, pertanto, la censurata difformità tra le esecuzioni immobiliari e la vendita degli immobili appartenenti al fallimento. 5.1.2.- Quanto ai consulenti tecnici d'ufficio nominati nel giudizio di scioglimento della comunione ordinaria o ereditaria, emerge prima facie l'eterogeneità delle fattispecie poste a raffronto, che impedisce ogni valutazione comparativa. Le vendite forzate, sia mobiliari sia immobiliari, presentano una irriducibile specificità, che si riflette nelle scelte eminentemente discrezionali del legislatore, volte a incentivare, mediante un'autonoma e compiuta disciplina, l'efficienza di un settore di importanza nevralgica. Diverse sono le caratteristiche dell'àmbito più circoscritto dei giudizi di scioglimento della comunione, sia ordinaria sia ereditaria.