[massime]

Reati e pene - Esercizio delle attività di intermediazione finanziaria (decreti legislativi emanati in attuazione della legge-delega n. 52 del 1996), in assenza di iscrizione nell'elenco degli operatori abilitati - Qualificazione della fattispecie come delitto, con limiti edittali di pena superiori a quelli indicati nella legge-delega - Individuazione della fattispecie di reato del trasferimento di fondi, con conseguente disciplina sanzionatoria - Denunciato eccesso di delega ed asserita lesione del principio della riserva di legge in materia penale - Errata individuazione della norma di delega - Genericità delle censure riferite alla dedotta violazione dell'art. 25 Cost. - Manifesta inammissibilità della questione.. E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, comma 3, del d.lgs. 26 maggio 1997, n. 153, impugnato, in riferimento agli artt. 25, 76 e 77 Cost., nella parte in cui qualifica come delitto, con limiti edittali di pena superiori a quelli indicati nella legge delega n. 52 del 1996, l'esercizio delle attività di intermediazione finanziaria specificate nei decreti attuativi della medesima delega in assenza di iscrizione nell'elenco degli operatori abilitati, e individua la fattispecie di reato del trasferimento di fondi fissandone la relativa disciplina sanzionatoria. Analogamente a quanto già riscontrato nelle ordinanze n. 73 del 2009 e n. 194 del 2008, il rimettente ha erroneamente individuato nell'art. 15, comma 1, lett. c ), anziché nell'art. 3, lett. c ), della legge n. 52 del 1996, la norma di delega alla cui stregua va apprezzata la dedotta violazione degli artt. 76 e 77 Cost., invero esclusa dal rilievo che la fattispecie di abusivismo contemplata dalla norma denunciata risulterebbe omogenea e di pari offensività rispetto ai già previsti delitti di abusiva attività finanziaria e di abusivo esercizio dell'attività di mediazione creditizia, reati al cui trattamento sanzionatorio è stato allineato quello dell'ipotesi criminosa in questione. Quanto all'asserita violazione dell'art. 25 Cost., le relative censure risultano generiche e, comunque, l'individuazione della condotta contestata non è avvenuta per il tramite di un atto regolamentare. Sulla manifesta inammissibilità, per erronea individuazione della norma di delega, di questioni sollevate in riferimento agli artt. 76 e 77 Cost., v. le seguenti citate decisioni: sentenza n. 382/2004 e ordinanza n. 72/2003. Per la declaratoria di manifesta inammissibilità di analoghe questioni aventi ad oggetto l'art. 5, comma 3, del d.lgs. n. 153 del 1997, v. le citate ordinanze n. 73/2009 e n. 194/2008.