[pronunce]

nella parte in cui esclude che l'attenuante di cui all'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990 possa essere dichiarata prevalente sulla riconosciuta recidiva reiterata sarebbe ugualmente priva del requisito della motivazione sulla rilevanza, in quanto il rimettente non spiegherebbe perché il fatto commesso debba essere riconosciuto di lieve entità, né perché tale modesta violazione debba essere ritenuta circostanza prevalente sulla recidiva reiterata; che l'Avvocatura generale dello Stato ritiene comunque la questione non fondata; che, infatti, con la riforma dell'art. 69 cod. pen. introdotta dal decreto-legge 11 aprile 1974, n. 99 (Provvedimenti urgenti sulla giustizia penale), convertito, con modificazioni, nella legge 7 giugno 1974, n. 220, si sarebbe gravato il giudice di un potere discrezionale estremamente lato e non immune esso stesso dal pericolo di disparità e incertezze in sede applicativa; che la dilatazione del giudizio di bilanciamento conseguente alla riforma del 1974 avrebbe in seguito indotto più volte il legislatore a circoscriverlo o ad escluderlo per talune circostanze (ad esempio: art. 1, decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, recante «Misure urgenti per la tutela dell'ordine democratico e della sicurezza pubblica», convertito, con modificazioni, nella legge 6 febbraio 1980, n. 15; art. 90, decreto legislativo 30 marzo 1990, n. 76, recante il «Testo unico delle leggi per gli interventi nei territori della Campania, Basilicata, Puglia e Calabria colpiti dagli eventi sismici del novembre 1980, del febbraio 1981 e del marzo 1982»), con una serie di eccezioni attestanti la possibilità di un ripensamento della riforma stessa; che in tale contesto si inserirebbe la modifica dell'art. 69, quarto comma, cod. pen. , la cui ratio è chiaramente volta ad «inasprire il regime sanzionatorio di coloro che versano nella situazione di recidiva reiterata, impedendo che tale importante circostanza sia sottratta alla commisurazione della pena in concreto»; che si tratterebbe di una «scelta discrezionale del legislatore immune dalle censure denunciate dal giudice remittente»; che la norma censurata non sarebbe in contrasto con il principio di uguaglianza, volendo attuare «una forma di prevenzione generale della recidiva reiterata, inasprendone il regime sanzionatorio»; che essa, inoltre, non comporterebbe un'applicazione sproporzionata della pena, intendendo sanzionare maggiormente coloro che pervicacemente hanno commesso un altro reato essendo già recidivi, così dimostrando un alto e persistente grado di antisocialità; che, osserva ancora l'Avvocatura generale dello Stato, già in relazione ad altre ipotesi, quali la circostanza aggravante di cui al citato art. 1 del decreto-legge n. 625 del 1979 e l'art. 280, commi 2 e 4, cod. pen. , il legislatore avrebbe escluso espressamente il bilanciamento sulla base di una disciplina ritenuta costituzionalmente legittima (sentenze n. 38 e n. 194 del 1985); che, inoltre, non si potrebbe ragionevolmente ritenere che la previsione di trattamenti sanzionatori più aspri per i recidivi reiterati possa portare ad un trattamento sanzionatorio di per sé sproporzionato, il che sarebbe sufficiente ad escludere anche qualsiasi conflitto con la funzione rieducativa della pena; che la commisurazione della pena, sottolinea l'Avvocatura generale dello Stato, è «demandata al giudice alla stregua dei principi fissati dal legislatore», che, nel caso di specie, avrebbe inteso sanzionare il fenomeno della recidiva reiterata in sé, a prescindere dalla gravità dei fatti commessi, dai loro tempi e modi e dalle sanzioni irrogate, in quanto «il fatto stesso della persistenza nelle condotte antisociali, quali che esse siano, dimostra che la funzione rieducativa non ha potuto efficacemente esplicarsi nei confronti del soggetto, e quindi è necessario assicurare la possibilità (quantomeno escludendo la prevalenza delle attenuanti) che, attraverso l'applicazione della pena, tale funzione trovi una nuova occasione di svolgimento»; che inoltre, osserva l'Avvocatura dello Stato, salvo che per i reati di cui all'art. 407, comma 2, lettera a), cod. proc. pen. , la recidiva conserva il carattere discrezionale o facoltativo, così restando integro il potere del giudice di escludere l'applicazione della circostanza qualora ritenga che la ricaduta nel reato non sia «indice di insensibilità etico/sociale del colpevole», ma sia un fatto occasionale determinato da motivi contingenti o, comunque, irrilevante dal punto di vista della tutela sociale in considerazione del lungo tempo trascorso dal precedente reato; che, anche nelle ipotesi di recidiva reiterata, il giudice di merito sarebbe tuttora in grado, motivando adeguatamente la decisione, di commisurare il trattamento sanzionatorio alla effettiva gravità del fatto e alla reale necessità di rieducazione mostrata dal colpevole. Considerato che, con ordinanza del 22 maggio 2012 (r.o. n. 145 del 2012), il Tribunale di Torino ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3, 25, secondo comma, e 27, secondo (recte: terzo) comma, della Costituzione, dell'articolo 69, quarto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 3 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), nella parte in cui esclude che le circostanze attenuanti possano essere dichiarate prevalenti sulla recidiva reiterata, prevista dall'art. 99, quarto comma, cod. pen. ; che, in via subordinata, il giudice a quo ha sollevato, sempre in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 27, secondo (recte: terzo) comma, Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, cod. pen. , nella parte in cui esclude che la circostanza attenuante di cui all'art. 73, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), possa essere dichiarata prevalente sulla recidiva reiterata, prevista dall'art. 99, quarto comma, cod. pen. ; che, in via preliminare, deve rilevarsi che con la sentenza n. 251 del 2012, successiva all'ordinanza di rimessione, questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 69, quarto comma, cod. pen.