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Disposizioni per il 250º anniversario del Teatro comunale di Bologna. Onorevoli Senatori. -- L'anno 2013 riveste un'importanza particolare per il Teatro comunale di Bologna poiché ricorrono i duecentocinquanta anni dalla sua apertura. Esso infatti iniziò la sua gloriosa attività artistica il 14 maggio 1763 con l'opera «Il Trionfo di Clelia», la quale fu espressamente commissionata a Christoph Willibald Gluck su libretto di Pietro Metastasio. Il Teatro comunale di Bologna fu il primo «teatro Pubblico» in Italia realizzato su progetto dell'architetto e scenografo Antonio Galli da Bibiena. Dopo l'incendio nel 1745 del Teatro Malvezzi, che era un teatro privato, si cominciò a pensare di costruirne uno pubblico. Si scelse l'area dove oltre duecento anni addietro sorgeva il Palazzo dei Bentivoglio che erano stati i signori della città. Quello del Bibiena è uno dei primi e preziosi esempi di teatro in muratura, strategicamente collocato in una zona nevralgica del tessuto urbano, a ridosso della sede dell'Università più antica del mondo occidentale che nel 1988 ha celebrato i suoi novecento anni di vita. La fonte più completa per la storia del teatro e della musica a Bologna è il testo curato da Lamberto Trezzini, Due secoli di vita musicale, edito da Nuova Alfa Editoriale nel 1987. Bologna, quando venne inaugurato il Teatro comunale, era già da almeno un secolo un centro europeo di irradiazione della cultura musicale. Nel 1666 il nobile Vincenzo Maria Carrati aveva fondato l'Accademia Filarmonica di Bologna che nel 1716 ottenne l'importante conferma dello statuto accademico da parte di Papa Clemente XI, mentre nel 1881, dopo l'unità d'Italia, ebbe l'approvazione dei propri statuti e divenne Regia Accademia filarmonica. Nel 1730 venne aggregato all'Accademia il più importante cantante d'opera del '700, Carlo Broschi detto il Farinelli, e nel 1758 il compositore padre Giovanni Battista Martini, che la diresse e diventò famoso in tutta Europa come insigne teorico ed eccelso didatta della musica. La fama dell'Accademia si diffuse a tal punto che il numero degli aspiranti al grado di Maestro compositore crebbe notevolmente. Nel 1770 il giovane Wolfang Amadeus Mozart, soggiornò a Bologna per molti mesi all'età di 14 anni al fine di sostenere l'esame per l'ambito titolo accademico, che ottenne il 9 ottobre dello stesso anno. Padre Martini istituì una prestigiosa scuola di composizione che forgiò un buon centinaio di allievi, da Niccolò Jommelli, a Johann Christian Bach, a Gluck, ad André Gretry, a Giuseppe Sarti oltre a Mozart. La collezione di Padre Martini costituisce una delle più prestigiose raccolte per il repertorio di musica a stampa dal '500 al '700, per i suoi incunaboli, per i preziosi manoscritti, per i libretti d'opera, per i ritratti, nonché per la singolare raccolta di autografi e lettere, frutto di un carteggio da lui accuratamente tenuto con personaggi eminenti, studiosi e musicisti dell'epoca. Il 3 dicembre 1804 aprì i battenti il Liceo Filarmonico di Bologna, fortemente voluto dalla municipalità, nei locali precedentemente occupati dal convento degli Agostiniani di fianco alla chiesa di San Giacomo Maggiore. Nel 1816 esso ereditò l'immenso patrimonio bibliografico di padre Martini, costituito all'epoca da circa 17.000 volumi. Nel 1925 ne assunse il nome e nel 1942 diventò Conservatorio. Al Liceo Filarmonico si iscrisse nel 1806 Gioacchino Rossini allora quattordicenne. Bologna fu per lui la sua seconda patria e qui vi soggiornò per numerosi anni. Nel 1814 il compositore debuttò al Teatro comunale con il Tancredi, mentre nel 1821 Bologna ospitò «Il Barbiere di Siviglia». Dal 1839 al 1848 egli fu consulente onorario perpetuo del medesimo Liceo ed ebbe con Bologna un rapporto fecondo. Nel 1842 venne eseguito per la prima volta lo « Stabat Mater » in una sala dell'Archiginnasio che ne prese il nome, con la direzione di Gaetano Donizetti. La prima opera di Giuseppe Verdi rappresentata al Teatro comunale fu il «Nabucco» nell'ottobre del 1843. Fu soprattutto il sodalizio con Angelo Mariani, direttore dell'Orchestra del comunale a partire dal 1860, ad intensificare il rapporto tra Bologna e Giuseppe Verdi, fino al momento culminante del 1867, quando Mariani convinse il grande compositore a mettere in scena al Teatro comunale il «Don Carlos» che nella prima di Parigi aveva avuto scarso successo. La prima italiana ebbe luogo il 26 ottobre 1867 e fu un trionfo, tanto da indurre il Consiglio comunale a conferire la cittadinanza onoraria a Giuseppe Verdi nella seduta del 25 marzo 1868. Quello stesso anno morì Gioacchino Rossini ed egli propose che i «più distinti maestri italiani» componessero una messa di requiem da eseguire a Bologna, «vera patria musicale di Rossini», nel primo anniversario della scomparsa. Ma il progetto non si realizzò a causa della rottura nel rapporto di amicizia tra Verdi e Mariani che intervenne nel frattempo. Proprio in quegli anni l' elite culturale cittadina aveva cominciato a guardare alla musica di Richard Wagner. Il successo della prima del «Lohengrin», che ebbe luogo il 1º novembre 1871, fu travolgente. La sera del 19 novembre anche Giuseppe Verdi assistette da un palco alla rappresentazione. Il Consiglio comunale conferì la cittadinanza onoraria a Wagner il 31 maggio 1872, al Teatro comunale furono rappresentate le prime italiane di quasi tutte le sue opere più importanti, e a Bologna fu attribuito di conseguenza l'appellativo di città wagneriana. Nel 1899 Bologna accolse come membro del Liceo Filarmonico anche Giacomo Puccini. Nell'archivio dell'istituto bolognese è custodito un fascicolo di appunti autografi della «Madama Butterfly», ritrovato nella primavera del 1945. Bologna è la città natale di Ottorino Respighi (1879-1936), uno dei più grandi maestri e compositori italiani di musica sinfonica. Egli ottenne nel 1910 proprio al Teatro comunale il primo grande successo con l'opera «Semirama». Il Teatro comunale ospitò il grande tenore Enrico Caruso nel 1900, ne «La Tosca» di Puccini, e nel 1901, nel «Rigoletto» di Verdi. Anche Arturo Toscanini diresse più volte l'orchestra del comunale, a partire dalle nove rappresentazioni wagneriane del «Siegfried» nella stagione 1905. Proprio a Bologna maturò la sua decisione di lasciare l'Italia a causa del fascismo, dove tornerà a dirigere solo nel dopoguerra. La sera del 14 maggio 1931 al Teatro comunale era in programma un concerto diretto dal grande maestro in memoria di Giuseppe Martucci, direttore emerito dell'orchestra bolognese alla fine dell'800. Toscanini si rifiutò di eseguire l'inno fascista Giovinezza e l'inno reale al cospetto delle autorità del regime.