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Il PRESIDENTE rivolge parole di saluto al ministro plenipotenziario, Vincenzo DE LUCA, Direttore Generale per la promozione del sistema paese del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il quale premette che la promozione della cultura e della lingua italiane nel mondo è una delle missioni principali del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Si tratta di una sfida strategica per la politica estera italiana, che riflette il nostro interesse nazionale e investe obiettivi globali di natura politica ed economica. In effetti, la cultura è uno dei motori dell'economia italiana. Secondo uno studio di Fondazione Symbola e Unioncamere, il sistema produttivo culturale e creativo genera in Italia un reddito di quasi 90 miliardi di euro l'anno, pari al 6,1% del PIL, e 1,4 milioni di posti di lavoro. Se si considera l'indotto negli altri settori dell'economia, si arriva a 250 miliardi, ossia il 17% del PIL. In generale, si stima che più di un terzo del fatturato del settore turistico in Italia sia attivato dalla cultura. Da ciò deriva la necessità di una promozione integrata, in grado di coniugare in una logica di sistema i diversi profili della promozione - economico, culturale e scientifico  per massimizzarne l'impatto. L'obiettivo è di veicolare all'estero  in primis attraverso la rete diplomatico-consolare e gli Istituti di cultura  un'idea dell'Italia in cui i punti di forza tradizionali legati al patrimonio artistico e culturale si sposano con l'innovazione, la tecnologia e la qualità del made in Italy. Su tali premesse, il Piano straordinario per la promozione della cultura e della lingua italiane - presentato con il motto "Vivere all'italiana" alla Conferenza dei Direttori degli Istituti di Cultura di Roma del dicembre 2016 e rilanciato nella successiva edizione del dicembre 2017- identifica alcuni settori-chiave che costituiscono gli assi di intervento prioritari del programma: lingua italiana, design, archeologia e tutela del patrimonio culturale, musei, arte contemporanea, sistema universitario, cucina, turismo culturale, industrie creative, ricerca scientifica e diplomazia economica. L'attività di promozione integrata  una promozione cioè in grado di coniugare, in una logica di sistema, le diverse componenti economiche, culturali e scientifiche, che grazie a questa interazione si rafforzano e si arricchiscono mutuamente - è andata ormai affermandosi sotto diversi aspetti: come componente della politica estera nazionale, come funzione specifica del MAECI, come veicolo di una narrativa volta a rafforzare l'attrattività del marchio Italia, come elemento di potere morbido capace, nei nostri rapporti internazionali, di tradurre in vantaggio la considerazione che ci circonda in tema di saper vivere e saper fare. Attraverso questa attività si vuole veicolare all'estero  in primis attraverso la rete diplomatico-consolare e gli Istituti di Cultura  un'immagine dell'Italia i cui punti di forza tradizionali legati al patrimonio artistico e culturale si sposano con l'innovazione, la tecnologia e la qualità del made in Italy . La promozione integrata istituzionale è anche lo strumento più indicato per promuovere all'estero l'offerta turistica e culturale dei territori, da nord a sud, coinvolgendo gli enti locali in uno sforzo coordinato e non frammentato. Questo approccio si è rivelato come il più efficace, da un lato, per coinvolgere grandi attori culturali del nostro Paese  dal sistema museale ai teatri, dalle associazioni di settore all'industria cinematografica  in uno sforzo corale e condiviso; dall'altro, per varare schemi innovativi di collaborazione pubblico-privato con partner quali Altagamma, fondazioni per il sostegno alle arti, grandi aziende presenti sui mercati internazionali. Un altro punto che incoraggia a mantenere la guida della promozione integrata, oltre agli ovvi benefici di centralità e di intonazione della relativa comunicazione, sta nel fatto - prosegue il ministro De Luca - che essa consente di coinvolgere non solo settori "ricchi" ma anche quelle parti del tessuto produttivo non meno meritevoli di valorizzazione, ma che rischierebbero di esserne escluse, magari solo per un fattore di parcellizzazione, o di trascurare i mercati prioritari per i nostri interessi geopolitico. In altri termini, promozione integrata e diplomazia culturale, che della promozione integrata è il principale strumento, non sono una mera valorizzazione della creatività in generale o un sostegno all'internazionalizzazione delle imprese culturali, e neppure solo una più favorevole narrazione per facilitare le nostre relazioni, ma un autentico interesse nazionale. L'oratore passa poi a enunciare gli obiettivi del piano straordinario 2017-2020: utilizzare con efficacia e tempestività i fondi assegnati, esercitando un ruolo-guida rispetto all'azione di altri dicasteri competenti; rendere stabile il finanziamento straordinario, che allo stato attuale terminerebbe alla fine dell'esercizio finanziario 2020. Fondato sul concetto di promozione integrata, il DPCM del 6 luglio 2017 individua gli interventi da finanziare con il Fondo per il potenziamento della cultura e della lingua italiana all'estero, istituito con l'art. 1 comma 587 della legge di bilancio 2017, ed assegna 150 milioni di Euro a tal fine (ripartiti tra MIBAC, MIUR e MAECI) per il quadriennio 2017-2020. La maggior parte dei fondi è destinata a potenziare le attività che il MAECI svolge nell'ambito della propria missione istituzionale di promozione, sostegno, valorizzazione all'estero di tutte le componenti del sistema paese. La Farnesina, dopo diversi anni di severi tagli al proprio bilancio, anche in questo settore, diviene così destinataria di circa 110 milioni di Euro in quattro anni, a riconoscimento non scontato  in un ambito di competenze ministeriali concorrenti  di un ruolo centrale nella promozione esterna di lingua e cultura italiana; ruolo che andrà adeguatamente tutelato e legittimato nella pratica. Elemento qualificante delle attività di promozione svolte dalla rete degli uffici all'estero è l'elaborazione di un piano promozionale annuale, che all'inizio dell'anno viene sottoposto dalle singole sedi al Ministero, per ottenerne il finanziamento, nella misura, naturalmente, consentita dai fondi disponibili. E' grazie a ciò se si è passati nel triennio da circa 6 mila a circa 9 mila eventi, in oltre 250 città di 110 Paesi. Il Ministro focalizza, quindi, l'attenzione sul ruolo cruciale degli Istituti Italiani di Cultura, la cui rete è costituita, nel 2019, da 84 Istituti Italiani di Cultura in 60 Paesi. Si tratta di un network capillare, presente nei 5 continenti, con una prevalenza in Europa. Fra il 2017 e il 2018 sono stati aperti due nuovi Istituti Italiani di Cultura, ad Abu Dhabi e a Dakar: due avamposti per operare con maggiore incisività in scacchieri prioritari, nel quadro di un disegno complessivo per essere più attivi culturalmente in quelle aree dove finora siamo stati meno presenti. Nel 2018 le risorse accreditate sul cap. 2761, che consente il funzionamento della rete degli Istituti, hanno ammontato a 16.881.654 euro: