[pronunce]

non può essere utilmente richiamata sia perché in essa è stata esaminata una fattispecie diversa da quella oggi in esame, sia perché sono sopravvenuti radicali cambiamenti nel diritto positivo e nella giurisprudenza costituzionale nel senso della disincentivazione delle richieste di pensione di anzianità al fine di ridurre i problemi di tipo economico-finanziario conseguenti alla relativa erogazione, problemi che assumono particolare importanza per gli enti previdenziali delle categorie professionali in seguito alla relativa trasformazione in persone giuridiche private, disposta dal decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 (Attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 32, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza). Per quel che riguarda, in particolare, il caso di cui si tratta, le esigenze di equilibrio finanziario della Cassa potrebbero subire un forte pregiudizio dall'eventuale accoglimento della presente questione in quanto l'ampliamento dell'ambito di cumulabilità della pensione di anzianità con i redditi da lavoro aumenterebbe sicuramente il numero dei professionisti interessati ad ottenere la provvidenza stessa. 3.— Il ragioniere Vito Tozzi, facendo proprie le argomentazioni svolte dal remittente, ha chiesto, invece, l'accoglimento della questione, sottolineandone l'identità con quella accolta da questa Corte con la sentenza n. 73 del 1992, avendo l'art. 3, secondo comma, della legge n. 576 del 1980, quello esaminato in decisione, contenuto identico alla norma attualmente impugnata. Il ragioniere Tozzi ha, inoltre, precisato che il rifiuto espresso dalla Cassa, in applicazione della norma denunciata, di consentirgli di rimanere iscritto nel registro dei revisori contabili, gli ha di fatto impedito di chiedere la cancellazione dall'albo dei ragionieri e l'erogazione della pensione di anzianità per la quale aveva maturato i requisiti, in quanto se egli avesse richiesto la suddetta cancellazione non solo non avrebbe potuto ottenere la pensione di anzianità, ma avrebbe altresì perduto il diritto alla pensione di vecchiaia, non avendo ancora raggiunto il richiesto limite di età di sessantacinque anni.1. — Il Tribunale di Lucca ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 3 e 4, primo comma, della Costituzione, dell'art. 3, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 414 (Riforma della Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali), nella parte in cui prevede l'incompatibilità della corresponsione della pensione di anzianità con l'iscrizione ad albi o elenchi di lavoratori autonomi diversi dall'albo professionale dei ragionieri e periti commerciali. Secondo il remittente la norma è irrazionale in quanto, dal momento che lo svolgimento di lavoro autonomo non osta alla maturazione del diritto alla pensione di anzianità, non vi sarebbe ragione per escludere il diritto alla prestazione previdenziale soltanto perché l'esercizio dell'attività lavorativa è subordinata alla iscrizione in un albo o in un elenco. La norma censurata si porrebbe, inoltre, in contrasto anche con l'art. 4, primo comma, della Costituzione, perché determinerebbe una compressione del diritto al lavoro indefinita nel tempo, visto che il raggiungimento della età prescritta per il conseguimento della pensione di vecchiaia non comporta il conseguimento di tale prestazione da parte dei ragionieri o periti commerciali che siano già titolari della pensione di anzianità. 2.— In via preliminare, devono essere esaminate le eccezioni prospettate dalla difesa della Cassa, secondo la quale la questione sarebbe inammissibile: a) perché sollevata nell'ambito di un giudizio non avente altro contenuto che la risoluzione della questione di costituzionalità; b) in quanto irrilevante, perché la norma censurata è riprodotta in identica formulazione nell'art. 50 del regolamento di esecuzione dello statuto della Cassa e la disposizione regolamentare non è stata oggetto d'impugnazione con l'atto introduttivo del giudizio a quo; c) per insufficienza della motivazione sulla non manifesta infondatezza della questione stessa. Nessuna di tali eccezioni può essere accolta. Il giudice remittente ha rilevato, con motivazione non implausibile, che il giudizio pendente davanti a lui ha ad oggetto principale l'accertamento del diritto alla pensione di anzianità in capo all'attore e la condanna della Cassa a corrispondergliela sia pure subordinatamente alla sua cancellazione dall'albo dei ragionieri. La questione di legittimità costituzionale, lungi dal costituire l'oggetto unico del giudizio, si pone quindi come un incidente nell'iter logico-giuridico da seguire ai fini dell'accertamento del diritto alla prestazione previdenziale. Riguardo alla norma regolamentare ed alla sua mancata impugnazione con il ricorso introduttivo del giudizio, il Tribunale di Lucca ha osservato &#9472; ed anche sul punto la motivazione è plausibile &#9472; che la tesi della nullità della norma regolamentare conseguente alla sollecitata dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'identica norma di legge è da qualificare come mera difesa, essendo la suddetta invalidità rilevabile d'ufficio. Infine, la motivazione sulla non manifesta infondatezza è sintetica ma non insufficiente dal momento che indica sia i profili di irrazionalità determinanti il possibile contrasto con l'articolo 3 della Costituzione, sia le ragioni della ipotizzata violazione dell'art. 4, primo comma, della Costituzione. 3.— Nel merito la questione è fondata. Questa Corte, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di una disposizione inserita nell'art. 3, secondo comma, della legge 20 settembre 1980, n. 576 (Riforma del sistema previdenziale forense), identica a quella censurata dal Tribunale di Lucca, ne dichiarò l'illegittimità costituzionale per contrasto con gli stessi parametri evocati nel presente giudizio, sul rilievo che, una volta ammessa la compatibilità della pensione di anzianità degli avvocati con lo svolgimento di un lavoro autonomo o subordinato, non era ragionevole stabilirne l'incompatibilità qualora per tale lavoro fosse prescritta l'iscrizione in un albo o in un elenco, costituendo inoltre tale incompatibilità violazione dell'art. 4, primo comma, della Costituzione (cfr. sentenza n. 73 del 1992). Secondo la difesa della Cassa di previdenza dei ragionieri e periti commerciali le ragioni addotte a sostegno della suindicata pronuncia di illegittimità costituzionale sono contraddette dal mutato assetto delle casse di previdenza ed hanno perciò perduto la loro validità. Poiché gli enti previdenziali delle categorie professionali si sono trasformati in persone giuridiche private ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, le esigenze di bilancio sono particolarmente pressanti, dovendo gli enti medesimi avvalersi dell'autofinanziamento, senza poter ricorrere a sovvenzioni pubbliche.