[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lettera d), della legge della Regione Marche 11 luglio 2006, n. 9 (Testo unico delle norme regionali in materia di turismo), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 18 settembre 2006, depositato in cancelleria il 26 settembre 2006 ed iscritto al n. 101 del registro ricorsi 2006. Visto l'atto di costituzione della Regione Marche; udito nell'udienza pubblica del 20 novembre 2007 il Giudice relatore Maria Rita Saulle; uditi l'avvocato dello Stato Sergio Sabelli per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Stefano Grassi per la Regione Marche.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 18 settembre 2006 e depositato il successivo 26 settembre, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha impugnato l'art. 2, comma 1, lettera d), della legge della Regione Marche 11 luglio 2006, n. 9 (Testo unico delle norme regionali in materia di turismo), per violazione dell'art. 117, commi secondo, lettera g), quinto e nono, della Costituzione. La disposizione censurata attribuisce alla Regione le funzioni concernenti «l'organizzazione e il coordinamento delle attività delle imprese che partecipano in Italia e all'estero a manifestazioni fieristiche, incontri operativi di commercializzazione, sondaggi di mercato, anche in collaborazione con l'Istituto per il commercio con l'estero (ICE), l'Agenzia nazionale del turismo, altri enti pubblici, i sistemi turistici locali, agenzie, aziende e le associazioni di categoria rappresentative del settore turistico». Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, detta norma risulterebbe censurabile sotto un duplice profilo. In primo luogo, essa prevedrebbe «unilateralmente il coinvolgimento di organismi nazionali, quali l'Istituto del commercio con l'estero e l'Agenzia nazionale del turismo, nonché altri enti pubblici operanti nel settore», così eccedendo i limiti della competenza regionale in violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera g), della Costituzione, che riserva la materia dell'ordinamento e dell'organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali alla legislazione esclusiva statale. In secondo luogo, la norma censurata, in quanto diretta a perseguire compiti di organizzazione e di coordinamento dell'attività internazionale di imprese impegnate all'estero nella partecipazione a manifestazioni fieristiche e ad incontri operativi di commercializzazione, incorrerebbe nella violazione dell'art. 6 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), che detta uno specifico procedimento per lo svolgimento della condotta internazionale delle Regioni, in attuazione dei compiti demandati allo Stato dall'articolo 117, commi quinto e nono, della Costituzione. A fondamento della propria censura, il ricorrente richiama la sentenza n. 238 del 2004 di questa Corte, ove si è affermato, in particolare, che «il nuovo art. 117 demanda allo Stato il compito di stabilire le "norme di procedura" che le Regioni debbono rispettare nel provvedere all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali, e di disciplinare le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza (quinto comma); nonché il compito di disciplinare "i casi" e le "forme" della conclusione di accordi delle Regioni con altri Stati e di intese con enti territoriali di altri Stati (nono comma). Le disposizioni dell'art. 6, commi 1, 2 e 3, della legge n. 131 del 2003 sono dettate in attuazione di questi compiti». Ciò premesso, ad avviso del ricorrente, l'art. 2, comma 1, lettera d), della legge regionale n. 9 del 2006, prevedendo «una generale attività» di organizzazione e coordinamento dell'attività di imprese impegnate all'estero nella partecipazione a manifestazioni fieristiche ed incontri operativi di commercializzazione in assenza di collegamento con l'autorità statale in tale settore, contrasterebbe oltre che con la lettera della legge n. 131 del 2003, «soprattutto con la ratio dalla stessa desumibile, secondo la quale la Regione, anche nell'ambito delle proprie competenze, interagisce a livello internazionale in stretto collegamento con l'Autorità statale». 2. – Con memoria depositata in data 17 ottobre 2006, si è costituita in giudizio la Regione Marche, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. Ad avviso della difesa regionale, l'art. 2, comma 1, lettera d), della legge regionale n. 9 del 2006 avrebbe «l'esclusiva finalità di attribuire alla Regione una mera funzione di coordinamento delle attività delle imprese turistiche marchigiane che partecipano in Italia e all'estero a manifestazioni fieristiche», funzione rientrante nelle competenze residuali della Regione in materia di turismo ovvero di sostegno alle imprese. In particolare, gli «incontri operativi di commercializzazione, sondaggi di mercato, anche in collaborazione con l'ICE, l'Agenzia del turismo», previsti dalla disposizione impugnata, non sarebbero finalizzati alla stipulazione di accordi internazionali, ma esclusivamente a promuovere l'attività delle imprese turistiche, contemplando la possibilità – e non già l'obbligo – di forme di collaborazione con i citati enti statali. 3. – Con memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, la Regione Marche ha svolto ulteriori considerazioni difensive. Osserva, in particolare, la resistente che la norma impugnata sarebbe da ascrivere alla materia della internazionalizzazione delle imprese e che, coerentemente con quanto previsto dalla normativa statale, la Regione si sarebbe limitata a contemplare «la facoltà da parte delle regioni di avvalersi degli organi statali e da parte dello Stato di avvalersi di organi regionali». Sul punto, la Regione richiama la sentenza n. 214 del 2006, con la quale questa Corte ha affermato che l'Agenzia nazionale per il turismo, disciplinata dall'art. 12 del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35 (Disposizioni urgenti nell'àmbito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale) – convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 14 maggio 2005, n. 80 –, «svolge attività di consulenza e assistenza per lo Stato, per le Regioni e per gli altri organismi pubblici in materia di promozione di prodotti turistici, individuando idonee strategie commerciali che permettono all'Italia di presentarsi in modo efficace sui mercati stranieri». La norma impugnata, pertanto, da un lato, presenterebbe i requisiti di legittimità necessari per «ipotizzare forme di collaborazione e di coordinamento che coinvolgono compiti ed attribuzioni dello Stato» (così la sentenza di questa Corte n. 30 del 2006);