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Tanto per fare un esempio, il testo stabilisce: «oltre 1.000.000, in misura non superiore allo 0,5 per cento» quindi proprio la percentuale più bassa, per cui si tratterebbe già di diverse centinaia di migliaia di euro. Il problema di fondo è che vi è anche la possibilità di aumentare il compenso del 50 per cento. Ho presentato al riguardo una proposta emendativa volta a correggere il punto, ma non è stato detto nulla su di esso se non: «parere contrario». Si trattava della correzione di alcuni punti che bastava correggere per rendere complessivamente il provvedimento maggiormente "digeribile". Si dice «azione di classe iniziata da un solo cittadino»; capisco l'azione intrapresa con un'associazione, con una classe, ma immaginiamo l'azione iniziata da un cittadino, che ritiene il suo diritto omogeneo a quello di altri; a quel punto, altri esistenti nel Paese, attraverso la pubblicità di questa azione svolta presso il Ministero della giustizia, aderiscono. Beh, si potrebbe dire che costano, anche se non hanno grande potere, almeno hanno un qualche vantaggio di aver aderito per primi. No, perché, se aspettano ad aderire, possono attendere che il giudice dichiari l'ammissibilità, identifichi le caratteristiche dell'azione di classe e degli aderenti e stabilisca quali possono aderire e a quel punto quelli aderiscono. Vi rendete conto? Riconosco che nella scorsa legislatura questo argomento fu sollevato non solo dagli Uffici studi del Senato e della Camera, ma anche correttamente dal MoVimento 5 Stelle, che si chiese perché gli aderenti non debbano aderire immediatamente prima, oppure, se proprio si vuol garantire loro addirittura la certezza dell'accoglimento dell'adesione, possono farlo dopo, ma una sola volta. Si tratta di regole di economia processuale che servono ad alleggerire il sistema e a garantire una maggiore funzionalità. Quest'azione di classe dovrebbe significare che senza ricorrere a decine di giudizi ripetitivi ne facciamo uno solo, che però ha quelle caratteristiche. In primo luogo è dubbia la possibilità di azionarla, perché è la prima volta che un'azione di classe può essere attivata da un singolo individuo. Ho cercato di verificare nel sistema giuridico comparato se esistono altri Paesi in cui è prevista l'azione di classe intrapresa dal singolo individuo e non attraverso un'associazione; può darsi che esista, ma io non l'ho trovata. Occorre un minimo di riflessione. Questi sono alcuni punti che sarebbe stato opportuno affrontare con una discussione pacata e corretta, tra persone che colgono quali sono le possibilità di individuare soluzioni di compromesso per addivenire a una legge funzionale. È stato possibile farlo, signor relatore, signor Presidente, o è stata impedita anche la possibilità di discutere appellandosi alle formalità che possono accompagnare anche il nostro modo di operare? Io penso sempre che sia preferibile discutere anche mezz'ora in più per evitare che poi vengano approvate norme che danno delle aspettative di diritto enormi, ma si riducono a ben poca cosa, non solo perché a volte quelle norme scritte male vengono poi annullate dalla Corte costituzionale, ma anche per l'inefficienza delle norme nel raggiungere i risultati che si prefiggevano e che proponevano ai singoli cittadini. Ho evidenziato solo alcune incongruenze - e non intendo sottolinearne altre - che però potevano essere corrette al fine di varare una legge che identificasse una seria azione di classe a garanzia dei diritti e degli interessi legittimi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallicchio. Ne ha facoltà. GALLICCHIO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, il disegno di legge in esame interviene in materia di azione di classe, la cosiddetta class action , e, come ricorderete, è stato già approvato dalla Camera dei deputati nei mesi scorsi. Come sappiamo, la class action consiste in un'azione legale di tutela risarcitoria collettiva, attraverso la quale un ridotto numero di cittadini consumatori e utenti, in quanto titolari di diritti individuali omogenei, agisce in giudizio in nome proprio oppure in rappresentanza di molti altri soggetti, che non partecipano al processo, ma con i quali condividono lo stesso tipo di danno e di richieste. Tale strumento giuridico nasce per evitare la ripetizione di innumerevoli giudizi identici, per disincentivare pratiche scorrette da parte delle grandi società spesso multinazionali a danno dei cittadini consumatori, facilitando la proposizione delle richieste di danni che, se considerate singolarmente, sono di lieve entità, mentre se considerate nella loro totalità, hanno la possibilità di porre le società di fronte alle loro reali, e anche notevoli, responsabilità di tipo economico, giacché in assenza di class action i danneggiati sarebbero costretti a rinunciare a far valere i propri diritti, in quanto eventuali azioni individuali sarebbero eccessivamente complesse e costose e, pertanto, spessissimo impraticabili. Attualmente in Italia la class action è già prevista e disciplinata dall'articolo 140- bis del codice del consumo, ma sono stati finora notevoli i problemi applicativi che ne hanno limitato fortemente l'efficacia. A dieci anni dalla nascita di questo strumento della tutela collettiva risarcitoria, il numero di azioni promosse è risultato esiguo e, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale antitrust , solo una causa su due viene ammessa a giudizio e solo una ogni sette riesce a ottenere un risarcimento. Questo a causa dei tempi e dei costi, decisamente elevati, e soprattutto di importanti stop di ammissibilità e burocrazia, difficili da gestire. Ciò ha fatto nascere nella cittadinanza l'istanza urgente di una riscrittura dell'istituto, che in sostanza è stato scritto per non funzionare. L'istanza, noi del MoVimento 5 Stelle, invece, l'abbiamo raccolta e portata qui, dai territori fino a questa Assemblea, a Roma, per farla funzionare davvero. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il provvedimento in discussione ha difatti come obiettivo quello di riformare l'istituto dell'azione di classe riconducendone la disciplina dal codice del consumo al codice di procedura civile, estendendone largamente l'ambito di applicazione soggettivo e ampliandone gli strumenti di tutela, migliorandone la validità e l'efficacia e rendendo l'istituto nel suo complesso più incisivo e l'applicazione più semplice. La class action , così riformulata, mira a divenire vero sinonimo di garanzia per i cittadini. Il testo oggi in discussione non è nemmeno una novità. Infatti, ricalca nella sostanza il provvedimento già presentato, sempre dal MoVimento 5 Stelle, nella passata legislatura e approvato all'unanimità alla Camera, salvo poi arenarvi, una volta trasmesso al Senato, probabilmente per mancanza di coraggio da parte delle forze di maggioranza che governavano allora il Paese. Il Senato, quindi, oggi è chiamato a non commettere lo stesso errore del recente passato;