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Pertanto, chiediamo al Ministro se sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda assumere per salvaguardare l'attuale regime vigente nei porti italiani e la loro natura pubblica, oltre alla riserva prevista al riguardo alle sovranità nazionali, garantendo certezza del diritto e continuità di azione per le Autorità di sistema portuale, nonché per tutte le imprese e i lavoratori che operano nei nostri porti. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Toninelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, colleghi, lo sviluppo dell'economia portuale è una delle più importanti e promettenti opportunità di crescita economica dell'Italia. In questo scenario è fermo convincimento del Governo che un ruolo centrale debba spettare alle Autorità di sistema portuale in regime pubblico, perché a nostro giudizio la natura pubblica consente di contemperare in modo più efficace le istanze di tutti i soggetti che operano nei porti italiani. Per quanto riguarda i timori e le incertezze manifestate dai colleghi, voglio precisare che la richiesta di informazioni giunta dalla Commissione europea, a cui il Ministero ha già dato riscontro formale da ultimo il 10 settembre, attiene al limitato profilo della tassazione, ma non pregiudica in nessun modo ogni scelta politica circa la natura giuridica delle Autorità portuali. Colgo quindi l'occasione per rassicurare che il mio indirizzo è fermamente contrario alla privatizzazione. (Applausi dal Gruppo M5S) . Per avviare la complessiva valutazione dei problemi delle Autorità portuali in vista degli interventi necessari alla loro soluzione, abbiamo avviato la procedura per la convocazione, per la prima volta dalla sua istituzione, della Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale. Ai lavori sono invitati i rappresentanti delle associazioni datoriali e sindacali delle categorie operanti nel settore marittimo-portuale. Con questo strumento intendiamo quindi affrontare tutte le problematiche di questo essenziale settore. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ricciardi, per due minuti. RICCIARDI (M5S) . Signor Presidente, ringrazio il Ministro e mi ritengo soddisfatta, anche a nome di tutti i firmatari dell'interrogazione. Grazie, perché a questo punto salvaguardiamo il regime vigente e la sua natura pubblicistica nei porti. Grazie mille. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata ( question time ) all'ordine del giorno è così esaurito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MISIANI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, due giorni fa ci ha lasciati Giancarlo Zilio, senatore della XIII legislatura. Zilio è stato parlamentare della Repubblica, ma è stato innanzitutto un grande giornalista. Caporedattore, vice direttore ed editorialista tra i più prestigiosi dell'«Eco di Bergamo», lo storico quotidiano cattolico bergamasco, Zilio è stato un giornalista politico nel vero senso del termine, un editorialista con la schiena dritta, autorevole, capace di raccontare, con il suo stile asciutto, le curve e le dinamiche della vita politica. Zilio aveva un'identità ben definita: era un cattolico democratico, orgoglioso delle proprie radici, e con i politici, a prescindere dallo schieramento di appartenenza, aveva costruito relazioni di reciproco rispetto. Una civiltà dei rapporti che dovremmo prendere ad esempio, in una pessima fase di scontro tra politica e media come quella che stiamo vivendo. Negli anni Novanta, terminata la stagione della Democrazia Cristiana, Zilio aderì al Partito Popolare Italiano e a metà del decennio scelse con convinzione il progetto politico dell'Ulivo. Erano anni di grandi cambiamenti, anni complicati, ma anche entusiasmanti, perché attorno alla leadership e al progetto politico di Romano Prodi si andavano raccogliendo cattolici democratici, laici, democratici di sinistra, partiti e realtà associative, singole persone che per molto tempo erano state lontane e che ora, insieme, davano il via a un progetto politico che sarebbe sfociato, undici anni dopo, nel Partito Democratico. A Bergamo Zilio fu protagonista di quella fase. Il 21 aprile 1996 venne eletto senatore della Repubblica nelle file del Partito Popolare Italiano. In Senato fece parte della Commissione industria, della Commissione sanità, della Commissione d'inchiesta sul Sistema sanitario nazionale e della Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI. Si deve innanzitutto alla sua caparbietà e al suo lavoro in Parlamento se alla città di Bergamo vennero assegnate le risorse, per decisione dell'allora ministro della sanità Rosy Bindi, per finanziare la realizzazione del nuovo ospedale, che oggi è tra le strutture di eccellenza a livello nazionale. Il suo stile e il suo tratto umano sono stati una lezione importante per tanti di noi che iniziavano in quegli anni a impegnarsi in politica. Erano lo stile e il tratto di un uomo che aveva le sue convinzioni e le difendeva a viso aperto, ma mai denigrando gli avversari, senza mai ricorrere all'insulto, senza mai utilizzare l'odio e le fake news come strumenti di lotta politica. Un modo di essere che, in questa stagione di politica degradata a tweet e a post verità, può sembrare desueto e appartenere a un mondo lontano. Non è così. La lezione degli uomini come Zilio è assolutamente attuale, signor Presidente. Un'altra politica è possibile, anche nell'Italia del 2018. Spetta alla nuova generazione, spetta a chi oggi siede in quest'Aula riscoprirne il valore e la bellezza. (Applausi dal Gruppo PD) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, domenica 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione delle violenze contro le donne, istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. Noi di Fratelli d'Italia vogliamo dedicare quella giornata a tutte le vittime e in particolare la vogliamo dedicare alla povera Desirée Mariottini che proprio ieri il tribunale del riesame ha voluto vittimizzare una seconda volta, uccidere una seconda volta, derubricando il reato ad omicidio non volontario e l'atto di stupro di gruppo ad abuso sessuale con l'unica aggravante relativa alla minore età della vittima nonché allo spaccio. Riteniamo che tale decisione, oltre che rappresentare una vittimizzazione secondaria, ancora una volta riproponga un problema che si era già a posto - e purtroppo i casi sono anche molti - quando con Pamela Mastropietro a Macerata si verificò una storia purtroppo analoga. È come se certe vittime e certe morti contassero meno di altre. È come se a queste vittime, qualora fossero sopravvissute, si richiedesse quasi l'onere della prova. Noi riteniamo che questa decisione sia offensiva della memoria, che allontani la giustizia, che non difenda le vittime e non punisca gli assassini.