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Ringrazio inoltre il mio Capogruppo in Commissione, Roberto Marti, che mi è stato enormemente utile, e tutti i colleghi della 10 a Commissione che, insieme ai colleghi della Camera che sono intervenuti di volta in volta, a seconda dell'articolo di cui si stava parlando, hanno mostrato un grande senso di responsabilità, non sottraendosi mai al lavoro della Commissione. Rivolgo un grandissimo ringraziamento - lo voglio fare - anche alla dottoressa Di Cesare, senza la quale era complicato onestamente venire fuori da questo meccanismo forse un po' nuovo - almeno per me lo è sicuramente - di un provvedimento fatto a duemila mani tra Camera e Senato. La ringrazio davvero di cuore. L'ultimo ringraziamento, per poi passare a qualche considerazione, lo rivolgo al mio correlatore, perché alla fine abbiamo dimostrato che qualche volta si può anche essere distanti dal punto di vista dell'equilibrio della politica, ma si può essere molto più vicini quando prevale la sostanza. Quindi, grazie al senatore Collina per il grande lavoro e grazie a tutti i Capigruppo: qui vedo la senatrice De Petris, la senatrice Malpezzi, la senatrice Castellone, il senatore Faraone. Alla fine ci hanno ricondotto, quando era il momento di farlo, alla concretezza. Questo disegno di legge è fondamentale per il PNRR, come ha ricordato molto bene il senatore Collina, e nella relazione che consegneremo al Parlamento viene molto ben descritto quanto sia importante e quanto lavoro sia stato fatto: una mole di lavoro enorme, svolto insieme alla Camera, e vi assicuro che non è stato semplicissimo, perché le posizioni politiche sono diverse, e a volte anche all'interno dello stesso Gruppo politico ci sono diverse opinioni; parlo per il mio, non per gli altri, onde evitare polemiche. Credo ci sia stata una narrazione non coerente, o meglio negli ultimi tempi è emerso un messaggio non così coerente con il vero lavoro di tutto il Parlamento, di tutto il Senato e della Camera, ma soprattutto non coerente con lo sforzo dei due relatori e dei rappresentanti del Governo, che si sono molto applicati a questo provvedimento, forse riconducendolo, alla fine, ad un unico tema, quello degli ultimi giorni, relativo alle concessioni balneari. Invece, all'interno di questo disegno di legge esiste un mondo che è stato messo a regime, e che è stato messo nelle condizioni di ottenere quei fondi necessari e vincolanti previsti dai contratti che abbiamo sottoscritto con l'Europa. E vivaddio, per una volta i contratti li firmiamo e li rispettiamo anche. Abbiamo risolto dei punti importanti, come l'idroelettrico, la parte legata alla portualità, la parte legata alla derivazione del gas e la parte legata all' in house , cambiando anche un po' quello che forse era un approccio sbagliato rispetto a un grande tema come quello dell' in house , alla grande capacità dei territori di fare sistema tra di loro. Quindi, abbiamo cercato di tutelare questo aspetto, pur rimanendo all'interno del perimetro della concorrenza che veniva richiamato. Non prolungo troppo il mio intervento, perché la discussione generale comporterà molti interventi e non voglio togliere ai colleghi che interverranno la forza e la voglia di rivendicare, all'interno di questo disegno di legge, le proprie appartenenze. Pertanto, mi limito a complimentarmi con tutti e a dire che, a mio avviso, questo disegno di legge è stato una dimostrazione importante di come si possa lavorare e si possa lavorare bene, riservando alla replica, perché altrimenti non sarei io, qualche sassolino da togliere. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà. LANNUTTI (CAL-Alt-PC-IdV) . Signora Presidente, scrive il giurista Paolo Maddalena che il triste fenomeno delle concessioni dei servizi pubblici essenziali, un aspetto delle micidiali privatizzazioni che hanno impoverito il Paese, si inserisce nel più grande evento della trasformazione, tramite centinaia di leggi incostituzionali, dell'antico sistema economico di stampo keynesiano, che assicurava ricchezza e benessere per tutti, nell'attuale sistema economico predatorio, spietato, cinico ed immorale del neoliberismo, il cui fine è quello di trasferire la ricchezza, facendo ricorso allo strumento ingannevole della concorrenza, dai più poveri ai più ricchi. Era il 2 giugno 1992, festa della Repubblica, cento giorni dall'arresto di Mario Chiesa, che aveva dato il via al più grande terremoto politico e giudiziario della storia d'Italia, che tentò di scardinare il sistema di corruzione e tangenti, pagate dalle grandi imprese pubbliche e private al pentapartito per far aggiudicare appalti pubblici a combriccole amicali di potere. A trent'anni da quel 2 giugno 1992, data storica per il declino dell'Italia, dove si consumarono le svendite di Stato, appaltate alla Goldman Sachs e ad altre banche d'affari e malaffari, al largo delle coste di Civitavecchia, sul Britannia, il Presidente del Consiglio e la sua squadra dei "bravi di Palazzo", capeggiati da Giavazzi, epigoni di quella scuola di Chicago le cui teorie fallimentari non sono più occultabili, stanno completando l'opera, il secondo tempo, con nomine ultraclientelari, occupando tutti i gangli dell'attività economica con quei campioni del Far West del mercato, perfezionando un progetto neoliberista fallimentare che ha generato povertà, disuguaglianza, miseria, guerre e disperazione per il 99 per cento della popolazione, trasferendo la ricchezza delle nazioni all'uno per cento delle élite. Sulle procedure di privatizzazione, la Corte dei conti ha evidenziato una serie di criticità, che vanno dall'elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata in alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione della responsabilità tra amministrazione, contractor e organismi di consulenza, al non immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito. In questi trent'anni le aziende privatizzate hanno perso oltre un milione di dipendenti; chi ha comprato ha prepensionato o licenziato i cosiddetti esuberi. La qualità dei servizi e dei prodotti - e lo dico da un osservatorio privilegiato di un'associazione dei consumatori aderenti al Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), presieduto dal vice ministro Pichetto Fratin, che saluto - è peggiorata e diminuita del 34 per cento, come certificato della Corte dei conti. Inoltre lo Stato italiano è stato uno dei pochi a vendere allo stesso soggetto sia l'attività che eroga i servizi sia l'infrastruttura di rete (Sip, Telecom), con i cavi rame sul quale viaggia il segnale: Autostrade, con il controllo della rete stradale con i caselli. Tempo dopo quelle sciagurate svendite di Stato, il capo ufficio studi di Mediobanca, Fulvio Coltorti, stretto collaboratore di Enrico Cuccia, descrisse il vertice del Britannia dicendo che a bordo si era discusso del business delle privatizzazioni. Fu un poderoso aiuto di Stato alle banche d'affari straniere, un summit organizzato da Mario Draghi sotto la direzione dell'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, che saluto come presidente della Corte costituzionale.