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Disposizioni per la continuità territoriale delle isole e delle isole minori italiane. Onorevoli Senatori. -- La continuità territoriale ha lo scopo di garantire i servizi di trasporto, per via aerea o marittima, ai cittadini abitanti in regioni disagiate della nazione a cui appartengono. La continuità territoriale è prevista dalla normativa europea e risponde ai princìpi costituzionali, tra cui l'articolo 3 della Costituzione il quale prescrive la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese, nonché l'articolo 16 relativo al diritto alla mobilità. La continuità territoriale ha lo scopo di garantire agevoli collegamenti alle zone periferiche di un Paese o alle isole. L'esigenza avvertita dallo Stato di garantire determinati collegamenti può tuttavia scontrarsi con gli interessi economici delle compagnie aeree o marittime che potrebbero essere portate ad abbandonare le rotte meno remunerative o a servirle solo nei periodi in cui è maggiore la domanda di trasporto o comunque ad imporre prezzi di trasporto particolarmente elevati per evitare perdite. Nell'ordinamento nazionale sono state emanate una serie di disposizioni volte ad assicurare la continuità territoriale tra i principali aeroporti nazionali e le isole maggiori, alcune isole minori e alcuni territori svantaggiati per dislocazione o tipologia della domanda. E tuttavia, la materia non è stata mai normata in maniera organica. La legge 17 maggio 1999, n. 144 all'articolo 36 prevede infatti -- a garanzia della continuità territoriale della sola regione Sardegna e delle isole minori della Sicilia in cui siano presenti scali aeroportuali -- sulla base del regolamento (CEE) n. 2408/92 del Consiglio, del 23 luglio 1992 -- ora abrogato e sostituito dal regolamento (CE) n. 1008/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2008 --, le procedure e i contenuti degli oneri di servizio pubblico per i servizi aerei di linea relativi esclusivamente alle zone oggetto dell'articolo. Va ricordato che il citato regolamento europeo richiama l'articolo 782 del codice della navigazione (modificato dapprima dal decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96, e successivamente dal comma 4 dell'articolo 11 del decreto legislativo 15 marzo 2006, n. 151, novellando la norma relativa agli oneri di servizio pubblico e introducendo la clausola che «i servizi pubblici di trasporto aereo di interesse esclusivamente regionale o locale sono disciplinati dalle regioni interessate») per imporre ai vettori aerei gli oneri di servizio pubblico rispondenti a determinati criteri di continuità, regolarità, tariffazione o capacità minima, cui i vettori non si atterrebbero se pensassero unicamente al mero interesse commerciale. Le rotte previste dalla citata normativa sono solo quelle di linea che collegano un aeroporto comunitario ad un aeroporto che serve una regione periferica o in via di sviluppo o le rotte a bassa densità di traffico verso un qualsiasi aeroporto dello Stato stesso. Per garantire la continuità territoriale sono previste due fasi, consistenti l’una nell'imposizione di oneri di servizio pubblico a tutte le compagnie aeree che intendono operare su una determinata rotta, e l'altra nella stipulazione, da parte dell'autorità competente dello Stato membro, di un contratto di servizio pubblico con una sola compagnia aerea vincitrice di una gara pubblica. Uno Stato membro, dopo aver consultato gli altri Stati interessati e aver informato la Commissione, gli aeroporti interessati e i vettori aerei operanti sulla rotta in questione, può imporre oneri di servizio pubblico alle compagnie aeree, in modo trasparente e non discriminatorio, in modo che su una determinata rotta siano prestati servizi minimi in termini di continuità, regolarità, tariffazione e capacità. È sempre lo Stato membro che si cura di valutare la necessità e l'adeguatezza degli oneri di servizio pubblico, imponendo ai vettori che desiderano svolgere una determinata rotta oneri capaci di consentire la continuità e la regolarità del servizio aereo. Il legislatore europeo ha previsto che lo svolgimento dei servizi di linea su una determinata rotta possa essere riservato ad un unico vettore, determinato (per garantire un'effettiva concorrenza) mediante gara pubblica europea: il vincitore opera in esclusiva per un periodo di tempo predeterminato non superiore ai 4 anni, estendibili a 5 se presta servizio in una rotta verso un aeroporto che serve una regione periferica. Oltre al monopolio della tratta, il vincitore ottiene dallo Stato un compenso calcolato in modo da coprire i costi netti di produzione del servizio aereo onerato, tenendo conto dei ricavi e di un margine di profitto ragionevole; compenso che non può costituire un generico finanziamento al vettore, configurandosi altrimenti come aiuto di Stato. Il succitato articolo 36 della legge n. 144 del 1999 dunque, regolamenta di fatto la continuità territoriale della regione sarda e delle isole minori siciliane, mentre la continuità territoriale della regione siciliana e delle altre isole italiane -- minori e non -- non è regolamentata da alcuna norma. Ne è prova il fatto che il tema della continuità territoriale abbia avuto un particolare rilievo nell'attività della IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei Deputati nella XIV legislatura e che, nell’attuale legislatura e in quelle passate, siano state presentate varie proposte e disegni di legge, ma sempre e solo per normare alcune criticità legate a problematiche locali. Vero è che l'articolo 135 della legge finanziaria per il 2001 (legge 23 dicembre 2000, n. 388) ha esteso l'ambito di applicazione della disciplina relativa agli oneri di servizio pubblico anche agli aeroporti siciliani per i collegamenti con i principali aeroporti nazionali e con quelli delle isole minori della regione. Successivamente, l'articolo 82 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ha esteso l'ambito di applicazione dell'articolo 36 della legge n. 144 del 1999 anche ai collegamenti con le città di Albenga, Cuneo, Taranto, Trapani, Crotone, Bolzano e Aosta, e con le isole di Pantelleria e Lampedusa. Anche la legge 30 dicembre 2004, n. 311, all'articolo 1, comma 269 ha previsto stanziamenti a favore della continuità territoriale per Trapani, Pantelleria e Lampedusa (già previsti dalla legge finanziaria per il 2003) per il triennio 2005-2007.