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Rendiamoci conto - per questo lo dico in Assemblea, peraltro nel mio primo intervento, di carattere istituzionale e appellandomi alla Presidenza - che non è possibile decidere la strategia di un Ministero e l'allocazione delle competenze dello stesso sulla base delle competenze - uso questo termine, perché sono una persona seria e diplomatica - del Ministro pro tempore . Questo è un fatto grave, irrituale, illogico e sbagliato da un punto di vista istituzionale. Spero e penso che la maggioranza rifletta, nel tempo che va dall'emanazione del decreto-legge di ieri sera, urgente - di cui però non si vede alcuna urgenza - a quando esso arriverà in Assemblea e in Commissione e faccia un passo indietro rispetto a questo scempio delle istituzioni repubblicane. (Applausi dal Gruppo PD) . VATTUONE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VATTUONE (PD) . Signor Presidente, ogni anno sono molte le ricorrenze che ci ricordano l'impegno e il sacrificio delle donne e degli uomini delle nostre Forze armate. Sono molte e, in ragione del loro numero, non è sempre possibile ricordarle con l'attenzione che meriterebbero. Oggi voglio portare all'attenzione dell'Assemblea una ricorrenza, perché credo meriti un ricordo e uno sguardo speciale. Venticinque anni fa, esattamente il 2 luglio 1993 - proprio ieri ricorreva dunque il venticinquesimo anniversario - vicino a Mogadiscio, in Somalia, tre nostri militari, il sottotenente Andrea Millevoi, il sergente maggiore Stefano Paolicchi e il paracadutista Pasquale Baccaro, persero la vita in un conflitto a fuoco. I militari partecipavano a una missione umanitaria militare in Somalia, denominata Ibis, iniziata nel dicembre 1992 e inquadrata nell'ambito di un'operazione delle Nazioni Unite, che si era resa necessaria in conseguenza della gravissima situazione determinata in quel Paese, devastato da anni di guerra civile, di carestia e di epidemia. Il 2 luglio del 1993, a Mogadiscio, i nostri militari vennero attaccati nei pressi di un check point dai miliziani del signore della guerra locale Aidid e negli scontri caddero il sottotenente Millevoi, dell'8° reggimento Lancieri di Montebello, il sergente maggiore Stefano Paolicchi, del 9° reggimento d'assalto Col Moschin, e il paracadutista Pasquale Baccaro, del 186° reggimento Folgore, tutti decorati con la medaglia d'oro al valor militare e alla memoria. Altri 23 soldati rimasero feriti: voglio ricordare per tutti il tenente colonnello Gianfranco Paglia, anch'esso decorato al valor militare con la medaglia d'oro, che è stato un collega eletto alla Camera dei deputati in passato. Credo però che la maniera più corretta per onorare questa ricorrenza oggi sia ricordare, in primo luogo, le ragioni dell'impegno del nostro Paese nella partecipazione alle missioni internazionali di pace. Il nostro impegno nasce dalla convinzione secondo cui le grandi sfide della sicurezza collettiva e un'effettiva progressiva stabilizzazione delle aree di crisi possono essere affrontate solo con il contributo di tutti e con un approccio multilaterale. Va ricordato che quello dell'Italia nelle missioni internazionali è apprezzato e riconosciuto come un impegno di elevatissima efficacia e professionalità, in particolare per quelle capacità civili e militari che rappresentano la nostra cifra operativa. Credo sia poi opportuno ricordare come il nostro impegno a favore dei popoli delle Nazioni dell'Africa sia consistente e di lungo periodo. Questo vuol dire che l'Africa e il Mediterraneo sono da tempo priorità nella nostra politica estera, per il semplice motivo che il Mediterraneo lega noi, il nostro destino, ai destini dei popoli dell'Africa e lo sviluppo di quest'area ci richiede la capacità di attuare - anche qui - politiche di lungo periodo e di cooperazione multilaterale. Concludo ricordando che la missione italiana in Somalia proseguì fino al 1994 e che durante l'operazione hanno perso la vita 12 militari italiani, una infermiera volontaria della Croce Rossa e due giornalisti; altri 107 militari sono stati feriti. Il bilancio della missione ha visto l'impegno di 12.000 militari. PRESIDENTE. Senatore, deve concludere. VATTUONE (PD) . Ho concluso. Sono state 1.320 le operazioni di rastrellamento, 4.000 le armi di ogni tipo sequestrate, 200.000 le visite mediche, 233.000 gli interventi veterinari di trattamento antiparassitario. PRESIDENTE. Senatore, la faccio concludere, ma le ho già dato un minuto in più. Sia cortese, concluda. VATTUONE (PD) . Infine, sono state aperte 100 scuole e 22 sono gli orfanotrofi a cui è stata data assistenza. Penso sia corretto e dovuto un ricordo speciale per onorare questa ricorrenza. (Applausi). AIMI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, anche da parte di Forza Italia vogliono giungere parole di ricordo per quell'episodio terribile che avvenne venticinque anni fa - segnatamente il 2 luglio 1993 - in cui persero la vita tre militari italiani e furono feriti 22 loro commilitoni. Fu un giorno tragico e mi fa piacere che questa Assemblea li abbia ricordati poc'anzi con l'intervento del collega del Partito Democratico. Credo che possiamo dire tutti insieme - al di là di ogni schieramento politico - che il sacrificio di quegli eroi non è mai vano, e vogliamo continuare a onorarlo. Quel giorno, in una giornata terribilmente calda, torrida, polverosa, alcuni nostri militari rimasero chiusi all'interno del famoso check point Pasta e vennero fatti oggetto prima di un lancio di pietre da parte di donne somale, anche di ragazze e ragazzini molto giovani. Successivamente, ci fu un' escalation di questo assalto, culminato con l'arrivo di miliziani di Aidid, che aprirono il fuoco con i kalashnikov e colpirono addirittura un blindato con un lanciarazzi. Fu un momento terribile. Credo che ora dobbiamo ricordare, commossi, quei ragazzi: Andrea Millevoi, aveva ventuno anni e apparteneva all'8° reggimento Lancieri di Montebello; il sergente maggiore degli incursori del Col Moschin, Stefano Paolicchi, trent'anni, il caporale Pasquale Baccaro, vent'anni. (Il Gruppo FI-BP si leva in piedi). Vennero feriti - come dicevamo prima - altri 22 commilitoni, tra i quali c'era anche il sottotenente dei paracadutisti Gianfranco Paglia, che venne colpito da un kalashnikov con tre pallottole e perse l'uso delle gambe. Gli è stata conferita per questa missione, per il suo atto di eroismo, una medaglia d'oro al valor militare. (Applausi dai Gruppi FI-BP, M5S, L-SP e PD). Io credo che si sia cominciato a comprendere da quel momento che indossare una divisa non è un disonore, che difendere una bandiera non è un gesto assolutamente inutile. Disse Paglia: «Ho fatto solo il mio dovere».