[sommcomm]

A tal fine, i prodotti devono indicare in etichetta, in maniera chiara e leggibile, la dicitura "PPL - piccole produzioni locali", seguita dal comune o dalla provincia di produzione e dal numero di registrazione dell'attività. L'articolo 4 prevede l'istituzione, con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, del marchio "PPL - piccole produzioni locali". La licenza d'uso del marchio è concessa a titolo gratuito, su domanda dell'interessato, dalle regioni. L'esposizione del marchio concesso non è obbligatoria e può avvenire anche nell'ambito del rilascio dello scontrino di vendita, senza escludere la presenza di eventuali altri marchi già autorizzati. L'articolo 5 stabilisce, tra l'altro, che la somministrazione e vendita diretta dei PPL può avvenire sia presso le strutture dell'azienda di produzione, sia nell'ambito di mercati o fiere da parte del medesimo produttore, sia negli esercizi locali di somministrazione o di commercio al dettaglio. L'articolo 6 fissa i requisiti generali di igiene alimentare applicabili alla produzione e distribuzione, nonché ai relativi locali e attrezzature. In particolare, si prevede l'applicazione del regolamento (CE) n. 852/2004 sull'igiene dei prodotti alimentari, che all'articolo 1, paragrafo 3, prevede che gli Stati membri, in conformità alla legislazione nazionale, stabiliscano norme che disciplinano le attività di "fornitura diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari dal produttore al consumatore finale o a dettaglianti locali che forniscono direttamente il consumatore finale", con la finalità di garantire il conseguimento degli obiettivi del regolamento stesso. L'articolo 7 consente la vendita o somministrazione anche nei locali di abitazione del produttore o in quelli di lavorazione aziendale, senza necessità di cambio della destinazione d'uso, pur sempre nel rispetto dei requisiti di sicurezza alimentare di cui all'articolo precedente, come peraltro già previsto dall'articolo 4 del decreto legislativo n. 228 del 2001, di orientamento e modernizzazione del settore agricolo. L'articolo 8 prevede che le regioni possano istituire corsi di formazione per il personale addetto a lavorazione, preparazione, trasformazione, confezionamento e trasporto e vendita delle PPL. Al comma 2 si stabilisce che i corsi devono essere frequentati, o la preparazione equivalente deve essere accertata dall'autorità competente, prima dell'inizio dell'attività inerente la PPL registrata. L'articolo 9 stabilisce che i controlli siano svolti dalle ASL, che possono avvalersi degli organi di polizia amministrativa. L'articolo 10 demanda a un decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di concerto con il Ministero della salute, di stabilire il "Paniere PPL", ossia l'elenco delle tipologie dei prodotti agricoli e ittici con l'indicazione dei relativi piccoli quantitativi in termini assoluti che rientrano nella disciplina delle PPL. L'articolo 11 reca la clausola di invarianza finanziaria e l'articolo 12 disciplina l'entrata in vigore della legge. La relatrice presenta, quindi, uno schema di parere favorevole, con alcune osservazioni. Anzitutto, con riferimento agli articoli 3 e 4 del disegno di legge, propone di chiedere alla Commissione di merito di valutare l'opportunità di chiarire il tenore dell'obbligatorietà di apposizione del marchio in etichetta, poiché dall'articolo 3 sembra evincersi che tutti i prodotti rientranti nel paniere delle PPL hanno l'obbligo di recare il marchio in etichetta, mentre all'articolo 4 si afferma che la concessione del diritto d'uso del marchio non obbliga al suo utilizzo. Al riguardo, ricorda che il regolamento (UE) n. 1169/2011, sull'etichettatura dei prodotti alimentari, agli articoli 9 e 10, reca l'elenco delle indicazioni obbligatorie e all'articolo 38 dispone che "gli Stati membri non possono adottare né mantenere disposizioni nazionali salvo se il diritto dell'Unione lo autorizza". L'articolo 39 del citato regolamento consente, poi, agli Stati membri di prevedere indicazioni obbligatorie aggiuntive, per determinati tipi o categorie di alimenti, ai fini di: a) protezione della salute pubblica; b) protezione dei consumatori; c) prevenzione delle frodi; d) protezione dei diritti di proprietà industriale e commerciale, delle indicazioni di provenienza, delle denominazioni d'origine controllata e repressione della concorrenza sleale. In tali casi, qualora si tratti di un'indicazione obbligatoria relativa al luogo di provenienza degli alimenti, l'indicazione sarà ammessa solo ove esista un "nesso comprovato tra talune qualità dell'alimento e la sua origine o provenienza", giustificato da "elementi a prova del fatto che la maggior parte dei consumatori attribuisce un valore significativo alla fornitura di tali informazioni". In base all'articolo 45 del regolamento, lo Stato membro deve notificare la normativa, corredandola dei predetti elementi di prova, e dovrà attendere tre mesi prima di poterla adottare, sempre che il parere della Commissione europea sia positivo. Pertanto, propone di invitare la Commissione di merito a valutare l'inserimento di una disposizione che preveda la previa notifica alla Commissione europea, ai sensi dei citati articoli 39 e 45 del regolamento (UE) n. 1169/2011. Propone, inoltre, di invitare la Commissione di merito a valutare l'opportunità di prevedere un coordinamento normativo con il decreto legislativo n. 228 del 2001, che all'articolo 4 disciplina la vendita diretta di prodotti agricoli provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, nel rispetto delle disposizioni in materia di igiene e sanità. Infine, in riferimento all'articolo 8, propone di invitare la Commissione di merito a valutare l'opportunità di stabilire le modalità procedurali per l'accertamento della formazione ivi prevista, nonché di chiarire l'obbligatorietà di tale requisito, da prodursi prima dell'avvio delle attività relative ai prodotti delle PPL. Per quanto riguarda gli emendamenti riferiti al disegno di legge, non si rilevano profili di incompatibilità con l'ordinamento dell'Unione europea. La seduta, sospesa alle ore 14,10, riprende alle ore 14,15. Su richiesta del senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ), il PRESIDENTE propone di rinviare il seguito dell'esame ad altra seduta. La Commissione conviene. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. La seduta termina alle ore 14,20. Allegato