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A fronte delle attuali proiezioni relative alla forza lavoro nel settore sanitario, dovrebbe essere data priorità all'elaborazione di politiche volte a rimuovere gli impedimenti alla formazione, all'assunzione e al mantenimento in servizio del personale sanitario ». L'epidemia da Coronavirus ha messo a dura prova tutto il comparto medico-sanitario, mettendo in evidenza, da una parte, la grande competenza e professionalità del personale impiegato negli ospedali e, dall'altra, la carenza numerica del personale sanitario, che dura ormai da anni, e la necessità di incrementare soprattutto il personale specializzato e preparato ad affrontare situazioni simili, investendo anche in una formazione adeguata. Premesso quanto sopra è divenuto ormai improcrastinabile affrontare la questione della carenza strutturale del personale, superando la logica dei tetti di spesa e introducendo strumenti moderni di governo delle risorse umane, fondati su una metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale. L'immissione di nuovo personale costituisce il presupposto irrinunciabile per assicurare un'assistenza territoriale di prossimità e capace di assicurare un'effettiva presa in carico delle persone fragili. Il vincolo dei tetti di spesa, infatti, costituisce uno strumento di finanza pubblica efficace nel breve periodo, ma è al contempo un taglio lineare che non tiene nessun conto della situazione di partenza di ogni singolo servizio sanitario regionale e della necessità di affrontare le sfide future investendo sulle risorse umane. Tali vincoli hanno indotto le aziende sanitarie, spesso, a esternalizzare anche servizi « core » o a ricorrere al lavoro interinale non sulla base di analisi strategiche di posizionamento o comparative « make or buy », ma esclusivamente per rispondere al dettato normativo. Non è più rinviabile una revisione dell'attuale assetto normativo che, fermo restando l'equilibrio economico dei diversi servizi sanitari regionali, assicuri una maggiore flessibilità ai decisori nel definire le modalità e il mix di fattori produttivi necessari per perseguire la finalità istituzionali. Il presente disegno di legge prevede che, a decorrere dall'anno 2024, siano abrogati l'articolo 1, comma 565, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e qualunque altra norma che imponga limiti alle assunzioni di personale dipendente, e introduce un nuovo approccio, non più focalizzato su vincoli e tetti del personale, ma su logiche di programmazione, attraverso l'adozione e la relativa implementazione della metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale prevista dall'articolo 11, comma 1, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2019, n. 60, come modificato dall'articolo 1, comma 269, della legge 30 dicembre 2021, n. 234. Tale intervento normativo da un lato rappresenta il completamento di un ampio percorso di riforma dei tetti di spesa sui diversi fattori produttivi (farmaceutica, spesa da privato), dall'altro realizza un sistema di governo della spesa per il personale non tramite limiti lineari, ma sulla base di standard definiti in ragione degli obiettivi di salute del servizio sanitario. Di seguito si svolge un'analisi delle conseguenze finanziarie dell'intervento proposto. La spesa per il reddito da lavoro dipendente in ambito sanitario è passata, nel periodo 2002-2019, da 27.618 a 35.236 milioni di euro; tale variazione equivale a un incremento medio annuo dell'1,4 per cento. Ma se si analizza il periodo dal 2003 al 2006, l'incremento medio annuo è del 4,9 per cento, nel quinquennio successivo il tasso di crescita si abbassa all'1,6 per cento. Tale tendenza al contenimento è ancora più evidente tra il 2012 e il 2019, anni in cui il tasso di variazione media diventa negativo (-0,3 per cento). Se si considera l'incidenza della spesa per reddito da lavoro dipendente sulla corrispondente spesa sanitaria complessiva, si registra una diminuzione che passa dal 35 per cento del 2002 al 30 per cento del 2019. Quindi, nel 2019, su una spesa corrente di 117.337.800 euro, a livello nazionale solo il 30 per cento è relativo alla spesa per il reddito da lavoro dipendente, con variabili a livello regionale (si passa dal 49,7 per cento della provincia autonoma di Bolzano, al 23 per cento del Molise e al 24,4 per cento del Lazio). Per le regioni sotto piano di rientro, negli ultimi anni vi è stata la conferma, anche parziale, del blocco del turn over , in coerenza con le valutazioni dei fabbisogni del personale ai sensi dell'articolo 1, comma 541, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, mentre per le regioni non sottoposte ai piani di rientro si è assistito all'autonoma attivazione di politiche di riduzione degli organici e, negli ultimi anni, a una ripresa delle assunzioni e delle stabilizzazioni. L'impatto netto di tali azioni è valutabile anche sulla base dei dati del conto annuale della Ragioneria generale dello Stato: tra il 2009 e il 2017 (ultimo anno disponibile) il Servizio sanitario nazionale ha osservato una riduzione del personale dipendente di 46.552 unità: si è passati dalle 693.600 unità del 2009 alle 647.048 del 2017, con un decremento del 5,2 per cento annuo. I medici registrano una diminuzione di 5.876 unità (5 per cento in meno), mentre il personale non dirigente cala del 4,8 per cento (26.073 unità in meno). La norma proposta incrementa, a decorrere dall'anno 2024, in linea con le esigenze regionali, l'attuale tetto di spesa fino al 30 per cento, garantendo che il 30 per cento (ovvero l'attuale incidenza della spesa del personale su quella complessiva) di ogni euro aggiuntivo investito nel Fondo sanitario possa essere destinato ad assunzioni di personale. Tale norma consentirà alle regioni di poter utilizzare oltre 2 miliardi di euro per l'assunzione a tempo indeterminato di personale, consentendo di mantenere e incrementare i livelli di personale assunto durante l'emergenza; ciò renderà stabile l'attuale dotazione, recuperando parzialmente il gap assunzionale rispetto ai fabbisogni che si è generato negli ultimi dieci anni. È, infatti, necessario ricostruire un sistema sanitario basato principalmente sulla sua risorsa economica più importante, recuperando i tagli lineari degli ultimi anni e adeguandosi alle sfide di assistenza che dovrà affrontare nei prossimi anni. Nella tabella 1, si è provato a simulare l'applicazione della disciplina proposta, partendo dall'incremento del Fondo sanitario nel 2024 (121.370 milioni di euro) rispetto al 2019 (114.474 milioni di euro), che è pari a 6.896 milioni di euro, e distribuendolo per regione in base alla quota di accesso applicata al riparto del Fondo sanitario 2020. Si è proceduto con il calcolo del 30 per cento dell'incremento per regione, che si è aggiunto all'importo più alto tra la spesa del personale 2019 da consuntivo e il valore della spesa prevista dall'articolo 2, comma 71, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.