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A quando, cari colleghi della maggioranza, l'abrogazione anche di tutte queste norme? (Applausi) . A questo voi mirate con la riforma dell'articolo 323. Oltretutto, la riforma esclude anche i regolamenti dalle norme la cui violazione può integrare l'abuso d'ufficio, limitando la punibilità - come dicevo prima - alle sole violazioni di legge o di un atto avente forza di legge ; limitazione illogica e incomprensibile, perché il regolamento è un atto normativo. I regolamenti sono atti normativi di diritto pubblico, che impongono regole di comportamento generali e astratte, esattamente come una legge; sono fonti del diritto e fanno parte dell'ordinamento giuridico. Ai regolamenti si applicano il principio iura novit curia - ad esempio - o quello che l'ignoranza della legge non scusa. Sono pubblicati legalmente in Gazzetta Ufficiale o nel Bollettino ufficiale della Regione (BUR) o, per i regolamenti locali, negli albi pretori. E non esiste alcun rischio di una cosiddetta formalizzazione del reato in grado di rendere penalmente rilevante anche la violazione di obblighi di natura procedurale, perché appunto vi osta l'intenzionalità dell'evento, il dolo intenzionale del vantaggio patrimoniale dell'agente, ingiusto, o del danno ingiusto arrecato a terzi. Allora perché intervenite in questo modo abnorme su una norma così importante che tutela l'imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione? Chi si vuole salvare, colleghi della maggioranza? Si vuole salvare qualche sindaco sotto processo per abuso d'ufficio? Pensate un po': il ministro Bonafede e il sottosegretario Ferraresi, nella scorsa legislatura, hanno presentato una proposta per aggravare ulteriormente le sanzioni per chi commette questo reato e oggi, invece, sottoscrivono e voteranno la fiducia su un decreto-legge che cancella di fatto l'abuso d'ufficio. Chi volete salvare, colleghi del PD? Chi volete salvare, colleghi dei 5 Stelle? «Onestà, onestà», dov'è finita la trasparenza? Dov'è finita? Io credo che oggi, anche con questa modifica, voi dimostriate ancora una volta la vostra vera faccia. Gettate la maschera: la vostra doppia morale è ormai sotto gli occhi di tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, semplificazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia; semplificazioni procedimentali e responsabilità; misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell'amministrazione digitale; semplificazioni in materia di attività d'impresa, ambiente e green economy : questi i grandi temi trattati dal decreto-legge semplificazioni. Esso interviene in una fase nella quale il Paese sta ancora registrando pesanti ricadute sociali ed economiche a causa della pandemia e, proprio per questo, segna una nuova fase della risposta che le istituzioni sono chiamate a dare alla crisi pandemica. Come ha detto ieri la relatrice di questo provvedimento, la collega Valeria Sudano, con questo intervento normativo siamo al passaggio dalla fase della doverosa risposta all'emergenza a quella della ripartenza, al momento cioè in cui siamo chiamati a offrire al Paese gli strumenti per tornare a guardare al futuro con ottimismo. La crisi pandemica ha messo ancora più in evidenza fragilità e criticità che affliggono il nostro sistema economico, il rapporto fra amministrazioni pubbliche e cittadini, la capacità competitiva delle imprese e quella complessiva del Paese. Su questi delicati e rilevanti elementi va a incidere il testo in discussione, che parte da un presupposto importante: l'Italia ha bisogno di uno scossone per rilanciare l'economia, liberando risorse ed energie produttive dalla tenaglia di una burocrazia troppo spesso farraginosa, soffocante e senza coraggio. È un tema che Italia Viva sostiene con convinzione e determinazione fin dalla sua fondazione. Questo salutare scossone vuole sbloccare le infrastrutture di cui i territori e le comunità hanno da tempo bisogno per tornare a crescere e migliorare la qualità della vita e della competitività del Paese. Il provvedimento che ci apprestiamo a votare va in questa direzione: rompere il groviglio di procedure inutili, norme vetuste o anacronistiche e sovrapposizioni di competenze che hanno rallentato il potenziale di crescita del nostro Paese e che oggi, nel drammatico momento che viviamo, costituiscono una inaccettabile zavorra che ostacola la necessità della ripresa economica ed occupazionale. Il decreto-legge semplificazioni non risolve certo tutti i problemi del Paese e non esaurisce la necessità di revisione delle norme, di sblocco di cantieri e di corretta armonia fra le esigenze della legalità e della trasparenza con quelle dello sviluppo, senza dimenticare certo quelle della tutela dell'ambiente, ma rappresenta un forte e significativo primo passo nella giusta direzione. Il testo normativo, del resto, dedica i primi dieci articoli alla modifica e alla semplificazione delle procedure relative agli investimenti pubblici, intervenendo su aspetti critici noti da tempo sia alle istituzioni centrali del Paese sia ai territori, dove si scaricano negativamente i lacci e lacciuoli che hanno impedito a opere finanziate di essere realizzate. L'inutile complessità di alcune procedure e la mancata chiarezza delle norme che ha favorito l'incertezza interpretativa - a sua volta, ha alimentato uno spropositato ricorso ai giudici amministrativi - hanno ingessato il sistema, impedendo la reale tutela dell'interesse pubblico, che poi si traduce anche nel diritto dei cittadini di vedere realizzati investimenti utili a migliorare la qualità della vita nelle nostre città e nei nostri territori. Il decreto-legge in discussione prevede, da un lato, le necessarie misure per sbloccare numerose e importanti opere già cantierabili e, dall'altro, l'introduzione a regime di un diverso approccio che, nel pieno rispetto della legalità e della trasparenza, responsabilizzi i dirigenti delle pubbliche amministrazioni sui procedimenti che si avviano, al fine di concluderli correttamente e in tempi definiti. Si tratta di un passaggio rilevante anche in termini culturali, che porta a sovvertire la pacifica e consolidata dinamica dell'adempimento per andare nella direzione degli obiettivi. Solo in questo modo si possono dare adeguate risposte alle esigenze del nostro Paese. Il provvedimento contiene importanti disposizioni in materia di responsabilità erariale e penale dei pubblici funzionari. L'incertezza interpretativa sulle norme genera spesso il timore di incorrere in un procedimento di fronte alla Corte dei conti e questo frena i processi amministrativi. In parallelo all'attenzione data agli investimenti pubblici, il decreto-legge dedica attenzione e cura anche alle dinamiche degli investimenti privati, volendo assicurare tempi certi e procedure trasparenti, senza rinunciare alle doverose esigenze di conservazione del paesaggio e del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese. La riqualificazione e la rigenerazione del tessuto edilizio esistente sono un'opportunità da cogliere, anche nell'ottica della crescente e salutare attenzione che viene data al tema della riduzione del consumo di suolo. Il decreto non introduce nuovi istituti o nuove procedure. Di fatto, semplifica e potenzia i procedimenti amministrativi esistenti: