[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 32, commi 1 e 2, del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni), come modificato dall'art. 22 della legge 1° marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'articolo 111 della Costituzione), promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale per i minorenni di Palermo con ordinanze del 5 giugno 2002 e del 25 giugno 2003 e dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale per i minorenni di Salerno con ordinanze del 10 giugno e del 9 ottobre 2002, iscritte rispettivamente al n. 205, al n. 709, al n. 840 e al n. 923 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 16, n. 37, n. 43 e n. 46, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 10 marzo 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona. Ritenuto che con ordinanza del 5 giugno 2002 (r.o. n. 205 del 2003) il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale per i minorenni di Palermo ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 10 e 31, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 32, comma 1, del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni), come modificato dall'art. 22 della legge 1° marzo 2001, n. 63 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di formazione e valutazione della prova in attuazione della legge costituzionale di riforma dell'articolo 111 della Costituzione), nella parte in cui, in mancanza di consenso dell'imputato, preclude al giudice di pronunciare sentenza di non luogo a procedere per concessione del perdono giudiziale o per irrilevanza del fatto; che il rimettente premette che, nonostante il materiale probatorio raccolto consenta di «esprimere un giudizio prognostico positivo sulla effettiva volontà dell'imputato di astenersi per il futuro dal commettere ulteriori reati», non è possibile concedere il perdono giudiziale e neppure, «considerata la occasionalità del comportamento», pronunciare sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, dal momento che l'imputato, essendo rimasto contumace, non ha prestato il consenso alla definizione del procedimento nell'udienza preliminare; che il giudice a quo, richiamata la sentenza della Corte costituzionale n. 195 del 2002, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 32, comma 1, del d.P.R. n. 448 del 1988 nella parte in cui, in mancanza di consenso dell'imputato, preclude al giudice di pronunciare sentenza di non luogo a procedere che non presuppone un accertamento di responsabilità, ritiene che la norma censurata sia incostituzionale anche nella parte in cui impedisce, senza il consenso dell'imputato, di concedere il perdono giudiziale o di prosciogliere per irrilevanza del fatto; che tale disciplina si porrebbe in contrasto con l'art. 10 Cost., per il quale l'ordinamento giuridico italiano deve conformarsi alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute, in riferimento all'art. 3 della convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, secondo cui «in tutte le decisioni relative ai fanciulli […] l'interesse superiore del fanciullo deve essere considerato preminente», nonché con l'art. 31, secondo comma, Cost., ove si afferma che la Repubblica «protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo», dal momento che «non può dubitarsi che sia interesse preminente del minore evitare la sottoposizione ad un dibattimento inutile»; che d'altro canto, in caso di concessione di perdono giudiziale o di proscioglimento per irrilevanza del fatto senza il consenso dell'imputato, le esigenze difensive sarebbero comunque garantite dalla possibilità riconosciuta al minore, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 1993, di proporre opposizione avverso le sentenze di proscioglimento che presuppongono un accertamento di responsabilità; che la norma censurata non sarebbe giustificata neppure dalla necessità di dare attuazione ai principi del giusto processo e del contraddittorio nella formazione della prova, perché detti principi non possono «essere esasperati al punto da rendere irragionevole e contrario al buon senso il prolungamento di un processo che non può che essere contrario agli interessi del minore»; che con ordinanza del 25 giugno 2003 (r.o. n. 709 del 2003) il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale per i minorenni di Palermo ha sollevato analoga questione in riferimento agli artt. 3, 10, 27, terzo comma, 31, secondo comma, e 111, quinto comma, Cost.; che il rimettente premette che il difensore dell'imputato ha chiesto una pronuncia di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto e, in subordine, per concessione del perdono giudiziale, nonostante non fosse stato acquisito il consenso del minore, rimasto contumace, alla definizione del procedimento nella fase dell'udienza preliminare; che, dopo aver svolto considerazioni in larga parte simili a quelle della precedente ordinanza in riferimento alla violazione degli artt. 10 e 31 Cost., il rimettente rileva che la norma censurata, esponendo il minore ad un dibattimento inutile, in contrasto con le finalità della «massima tutela dell'imputato minorenne» e, soprattutto, della «rapida fuoriuscita del minore dal circuito penale», violerebbe anche l'art. 3 Cost. in relazione agli artt. 27, terzo comma, e 31, secondo comma, Cost., dal momento che «l'esigenza di reinserimento sociale sottesa all'art. 27, terzo comma, Cost. si rafforza in considerazione del compito di tutela della gioventù imposto dall'art. 31, secondo comma, Cost.»; che la scelta legislativa volta a garantire l'assunzione della prova nel contraddittorio si risolverebbe «nel paradosso di prevedere una dialettica dibattimentale anche nelle ipotesi in cui l'imputato potrebbe ottenere […] una formula immediata e favorevole di proscioglimento» e uscire così rapidamente dal circuito penale;