[resaula]

come riportato dal blog "GiustiziaMi", la direttrice pro tempore del carcere di Modena, Maria Martone, in un'intervista avrebbe garantito che prima di essere trasferiti, tutti i detenuti sarebbero stati visitati presso il presidio sanitario allestito nel piazzale dell'istituto penitenziario modenese; tuttavia, secondo quanto riportato in due lettere scritte da detenuti e inviate a due giornaliste, una del blog citato e l'altra all'agenzia stampa AGI, i detenuti non sarebbero stati sottoposti a visita medica prima della partenza per altri istituti, come invece sarebbe stato d'obbligo prima del trasferimento; sempre secondo quanto riportato dal blog , fonti carcerarie hanno confermato le visite mediche, "fatte a tutti, magari in modo diverso dal solito e per questo non percepite come tali dai detenuti"; da un documento ufficiale emergerebbe però una diversa ricostruzione. Infatti, l'allora capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini, nell'informativa integrativa girata il 23 marzo alla Presidenza della Camera dei deputati, a proposito delle fasi successive alla rivolta di Modena, scrive che: "Le singole formazioni - di agenti del corpo di polizia penitenziaria - riuscivano a fiaccare la resistenza aggressiva e violenta dei ribelli, immobilizzare i più facinorosi, condurli all'esterno e a collocarli immediatamente sui mezzi di trasporto preventivamente predisposti". Un documento, dunque, che non fa alcun cenno a visite mediche o a controlli sanitari; come di tutta evidenza, un ricovero d'urgenza anziché il trasferimento presso altro istituto avrebbe potuto consentire una diagnosi tempestiva e l'adozione di tutte le cure necessarie per impedire i decessi dovuti ad abuso di sostanze stupefacenti; rilevato inoltre che: il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, nella relazione al Parlamento del 26 giugno 2020, ha annunciato che per i 13 deceduti seguirà le indagini in corso attraverso la nomina di un proprio difensore e di un consulente medico-legale per le analisi degli esiti autoptici. Per i 9 morti detenuti a Modena, il consulente legale del Garante nazionale è la dottoressa Cristina Cattaneo, ordinario di Medicina legale all'università degli studi di Milano: una scienziata nota per il lavoro, portato avanti da anni, volto a restituire un nome ai migranti morti in mare; come sottolineato dal Garante nazionale nella citata relazione al Parlamento "chi ha il compito di custodire una persona, ha altresì l'onere della sua tutela e della garanzia dell'esercizio dei suoi diritti, perché è in questa duplicità il mandato che la collettività gli ha affidato", si chiede di sapere: quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di accertare se siano state eseguite le visite mediche necessarie ai fini del rilascio del nulla osta sanitario per il trasferimento dei detenuti verso altri istituti, affinché sia chiarito che non vi siano state eventuali responsabilità o negligenze; se, ad oggi, sia in corso un'indagine interna condotta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al fine di chiarire come sia stato possibile che i detenuti dell'istituto penitenziario di Modena siano riusciti ad entrare in possesso di metadone e psicofarmaci in quantità tali da risultare letali. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04046 PUGLIA VACCARO DONNO PIRRO BOTTO VANIN ROMANO PAVANELLI ANGRISANI TRENTACOSTE Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: con l'articolo 25 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 (rubricato "Esenzioni dalla reperibilità"), nell'ambito delle disposizioni in materia di rapporto di lavoro e in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183, il legislatore ha novellato l'articolo 5, comma 13, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, inserendo la previsione di una specifica disciplina finalizzata a stabilire le esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori subordinati dipendenti di datori di lavoro privati; con il decreto 11 gennaio 2016, emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero della salute, sono state individuate le circostanze causali che danno diritto alle esenzioni; l'art. 1 del decreto ministeriale esclude dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità (previste per il settore privato dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00) i lavoratori subordinati, la cui assenza sia connessa con patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione della struttura sanitaria o da stati patologici sottesi o connessi a situazioni di invalidità riconosciuta, in misura pari o superiore al 67 per cento; l'INPS ha elaborato le linee guida contenenti indicazioni sulla casistica di riferimento, di concerto con i Ministeri del lavoro e della salute, stabilendo che i medici che redigono i certificati di malattia dovranno, solo in presenza di una delle situazioni patologiche enumerate, apporre la valorizzazione dei campi del certificato telematico riferiti a "terapie salvavita" o "invalidità"; inoltre, nel caso di certificati di malattia redatti in via residuale in modalità cartacea, dovranno attestare esplicitamente l'eventuale sussistenza delle fattispecie ai fini dell'esclusione del lavoratore dall'obbligo della reperibilità; pur venendo meno, nelle fattispecie oggetto della norma, l'onere della reperibilità alla visita medica di controllo, posto a carico del lavoratore nell'ambito delle fasce orarie stabilite dalla legge, l'INPS rimane titolare del potere di effettuare controlli, sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e la congruità prognostica ivi espressa; resta ferma la possibilità dei datori di lavoro di segnalare, mediante il canale di posta PEC istituzionale, alla struttura INPS territorialmente competente, possibili eventi riferiti a fattispecie per le quali i lavoratori risultino esentati dalla reperibilità, per i quali ravvisino la necessità di effettuare una verifica. La struttura valuterà l'opportunità o meno di esercitare l'azione di controllo, dandone conseguente notizia al datore di lavoro richiedente; considerato che: a norma dell'articolo 25 dalla legge n. 183 del 2014 i certificati di malattia redatti dai medici sono inviati telematicamente all'INPS nel rispetto delle modalità statuite per la predisposizione e per l'invio telematico dei dati inerenti alle certificazioni di malattia al sistema di accoglienza centrale (SAC), nonché nel rispetto delle modalità di messa a disposizione al datore di lavoro dell'attestato di malattia inviato dal medico curante all'INPS; ai sensi del decreto del Ministero della salute del 18 aprile 2012, gli uffici INPS sono informati se per un dato evento di malattia sia stata apposta la valorizzazione dei campi del certificato telematico riferiti a "terapie salvavita" o "invalidità";