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Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale, al codice di procedura civile e al codice civile, in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante nonché di segreto professionale, e disposizioni a tutela del soggetto diffamato. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è diretto a riformare la legge sulla stampa, il codice penale e il codice di procedura penale in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione. L'articolato proposto tiene conto del dibattito svoltosi e delle proposte di norme elaborate nelle Commissioni giustizia della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica nel corso delle ultime quattro legislature e, in particolare, del testo che, nella XVII legislatura, il Senato della Repubblica ha approvato in seconda lettura. Infatti, il testo è stato approvato due volte dalla Camera dei deputati e una volta dal Senato della Repubblica, ovviamente ogni volta con modifiche, anche se non tutte di fondamentale rilievo. Una legge di riforma delle norme suindicate in materia di diffamazione deve contemperare due esigenze: da un lato assicurare sempre un'effettiva tutela della persona offesa dalla notizia diffamatoria e dall'altro che la disciplina prevista per il giornalista non interferisca con la libertà di stampa e di critica e con il diritto di cronaca. L'articolo 1 introduce modifiche alla legge n. 47 del 1948 recante «Disposizioni sulla stampa». In particolare un'importante novità introdotta è rappresentata dall'estensione dell'applicazione delle disposizioni di tale normativa anche alle testate giornalistiche online registrate ai sensi dell'articolo 5, limitatamente ai contenuti pubblicati, trasmessi o messi in rete nonché alle testate giornalistiche radiotelevisive. Dopo tale norma generale è prevista la riscrittura dell'articolo 8 dell'indicata legge che concerne la rettifica. Si tratta di una disciplina che dovrebbe favorire l'immediata riparazione del torto subito garantendo alla persona offesa un'effettiva tutela del proprio onore e della propria dignità, senza attendere i tempi lunghi di un processo. La rettifica deve essere pubblicata gratuitamente, senza commento, senza risposta, senza titolo e con il chiaro riferimento all'articolo reputato diffamatorio. Sono previsti i casi in cui le dichiarazioni o le rettifiche non debbano essere pubblicate e ciò accade quando le stesse abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale o siano documentalmente false. È previsto che il direttore o il responsabile abbiano l'obbligo di informare l'autore dell'articolo o del servizio dell'avvenuta richiesta di rettifica. In tale modo, della procedura di rettifica (e delle sue conseguenze, come la condizione di non punibilità) può avvalersi l'autore dell'offesa anche nei casi di inerzia dello stesso direttore. Sono altresì previste le modalità per effettuare la rettifica per le testate giornalistiche online, nonché la disciplina della rettifica per la stampa non periodica. Quale norma di chiusura del sistema di tutela è previsto il caso in cui non sia possibile la ristampa o una nuova diffusione dello stampato o la diffusione sul sito internet e, in tali circostanze, la pubblicazione in rettifica deve essere effettuata su un quotidiano a diffusione nazionale. Nel corso dell'esame del testo nella passata legislatura presso la Commissione giustizia del Senato sono state elaborate due norme, che vengono riprodotte nel presente disegno di legge, riguardanti rispettivamente, la richiesta di rettifica che deve essere accolta in ogni caso dal giudice quando è stato falsamente attribuito un fatto determinato che costituisce reato, e la previsione della comunicazione al prefetto ai fini dell'erogazione della sanzione amministrativa, in caso di mancata o incompleta ottemperanza all'ordine di pubblicazione. Si è ritenuto altresì di inserire un ulteriore periodo volto a collegare l'irrogazione di tali sanzioni con la comunicazione all'ordine professionale per l'adozione di determinazioni di competenza. Come già anticipato, è prevista una specifica causa di non punibilità secondo la quale l'autore dell'offesa non risulta punibile quando abbia chiesto la pubblicazione della smentita o della rettifica richiesta dalla parte offesa. Con l'articolo 2 sono previste modifiche al codice penale che costituiscono la seconda parte qualificante del disegno di legge. In particolare si prevede una modifica dell'articolo 57 del codice penale, che riguarda i reati commessi con il mezzo della stampa, con la diffusione radiotelevisiva o con altri mezzi di diffusione. È comunque specificata la responsabilità a titolo di colpa di cui risponde il direttore o il vice direttore responsabile del quotidiano, del periodico o della testata giornalistica di varia natura, per i delitti commessi con tali mezzi di diffusione qualora l'atto illecito sia conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul contenuto della pubblicazione. Quanto ai reati di cui agli articoli 594 e 595 del codice penale, rispettivamente di ingiuria e di diffamazione, è stata sempre proposta, a partire dalla XIV legislatura l'abolizione della pena detentiva non solo per la scarsa deterrenza, ma anche per un'applicazione giurisprudenziale che ingenerava la sensazione di irrogazione della pena connotata da rilevante discrezionalità. Si propone l'eliminazione della pena detentiva e, nel contempo, l'aumento dell'importo della multa per il solo reato di diffamazione, essendo stato depenalizzato il reato di ingiuria con il decreto legislativo n. 7 del 2016 (Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67). Un'ulteriore rilevante novità è contenuta nell'articolo 3 del disegno di legge, che reca ulteriori misure a tutela del soggetto diffamato o leso nell'onore o nella reputazione. Si tratta di disposizioni che per la prima volta regolano il diritto dell'interessato a domandare l'eliminazione dai siti internet e dai motori di ricerca dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione di legge. Si tratta dei primi passi per l'affermazione anche nel nostro Paese del «diritto all'oblio» già applicato in molti Paesi. È comunque disciplinata la facoltà di richiesta al giudice dell'ordine di rimozione o del divieto di diffusione, nonché la facoltà che tali mezzi di tutela possano essere esercitati dagli eredi o dal convivente, in caso di morte dell'interessato. L'articolo 4 modifica l'articolo 200 del codice di procedura penale relativo al segreto professionale, includendovi il riferimento al giornalista pubblicista. Con l'articolo 5 viene proposta la norma formulata ed approvata dal Senato nella XVII legislatura che disciplina la lite temeraria, tentando di incanalare il giudizio del giudice nella ricorrenza di determinati presupposti.