[pronunce]

che la norma impugnata violerebbe, peraltro – secondo il rimettente – anche i principi del giudice naturale precostituito per legge e di obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale, sanciti dagli artt. 25 e 112 Cost.; che, infatti, la mancata previsione di un regime unitario, che imponga al pubblico ministero di chiedere l'archiviazione in presenza di qualsiasi pronuncia dichiarativa dell'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, anche se emessa da un giudice di merito, vulnererebbe il diritto dell'indagato ad essere sottoposto al giudizio del giudice naturale, da identificare nel giudice per le indagini preliminari ai sensi degli artt. 408 e seguenti cod. proc. pen.: giudice che assolve, nella struttura dell'istituto dell'archiviazione, ad un compito di verifica dell'osservanza del precetto di cui al citato art. 112 Cost.; che nei giudizi di costituzionalità relativi alle ordinanze di rimessione dei Giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro e del Tribunale di Camerino è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni sollevate da dette ordinanze siano dichiarate, rispettivamente, infondata e manifestamente infondata. Considerato che le ordinanze di rimessione sollevano questioni identiche o analoghe, relative alla medesima norma, onde i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica decisione; che, con i quesiti di costituzionalità, i giudici rimettenti mirano ad ampliare l'ambito di applicazione dell'art. 405, comma 1-bis, del codice di procedura penale, aggiunto dall'art. 3 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di appellabilità delle sentenze di proscioglimento), il quale stabilisce che, «al termine delle indagini», il pubblico ministero debba formulare richiesta di archiviazione allorché ricorrano due condizioni: e, cioè, da un lato, che «la Corte di cassazione si [sia] pronunciata in ordine alla insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza», ai sensi dell'art. 273 cod. proc. pen. ; e, dall'altro, che «non [siano] stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta alle indagini»; che i giudici a quibus reputano, in particolare, eccessivamente restrittiva la prima delle due condizioni, assumendo che – onde evitare la compromissione dei principi costituzionali evocati – l'obbligo dell'organo dell'accusa di chiedere l'archiviazione debba operare anche quando la gravità indiziaria, di cui all'art. 273 cod. proc. pen. , sia stata esclusa dal tribunale del riesame con decisione non impugnata mediante ricorso per cassazione e senza che ad essa abbia fatto seguito un arricchimento del materiale investigativo; che con sentenza n. 121 del 2009, successiva alle ordinanze di rimessione, questa Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittima nella sua interezza la norma che i rimettenti vorrebbero vedere ampliata, sul rilievo della incompatibilità della richiesta “obbligata” di archiviazione, da essa prefigurata, con gli artt. 3 e 112 della Costituzione; che, di conseguenza, le questioni di costituzionalità oggi in esame sono divenute prive di oggetto e vanno quindi dichiarate manifestamente inammissibili; che, infatti, attenendo le questioni alla medesima norma già rimossa dall'ordinamento con efficacia ex tunc dalla ricordata declaratoria di incostituzionalità, resta preclusa ai giudici a quibus una nuova valutazione della perdurante rilevanza dei quesiti, valutazione che sola potrebbe giustificare la restituzione degli atti ai rimettenti (ex plurimis, ordinanze n. 269 del 2008, n. 290 e n. 34 del 2002). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 405, comma 1-bis, del codice di procedura penale, aggiunto dall'art. 3 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di appellabilità delle sentenze di proscioglimento), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 25, 111, primo e secondo comma, e 112 della Costituzione, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Cosenza e dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Camerino con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 aprile 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 aprile 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA