[pronunce]

2.- È intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale, con memoria depositata il 22 gennaio 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata manifestamente infondata. Ad avviso della difesa dello Stato, rientra nella discrezionalità del legislatore «disciplinare in modo diverso gli stessi oggetti, in momenti diversi nel tempo». La circostanza che il regime della responsabilità del committente in materia previdenziale resti soggetto a due diverse discipline, a seconda della data in cui si viene a collocare l'inadempimento dell'appaltatore, quindi, non integrerebbe violazione dell'art. 3 Cost., in quanto si tratterebbe «semplicemente degli effetti normali o addirittura necessari della successione delle leggi nel tempo». Peraltro, secondo la giurisprudenza costituzionale, non contrasta con il principio di uguaglianza un trattamento differenziato applicato in momenti successivi, perché lo stesso fluire del tempo costituisce di per sé un elemento diversificatore in rapporto alle situazioni che nel tempo si vanno svolgendo. 3.- Nel giudizio di costituzionalità è intervenuto, con memoria depositata il 21 gennaio 2013, anche l'INPS, in persona del Presidente pro-tempore, in proprio e quale procuratore speciale della Società di cartolarizzazione dei crediti INPS, S.C.C.I. spa, che ha concluso per la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276 del 2003. L'INPS rileva che la norma censurata pone un vincolo solidale tra committente e appaltatore relativo al debito retributivo e contributivo concernente i lavoratori impiegati nell'appalto, e che questo vincolo, essendo posto nell'esclusivo interesse di uno dei debitori, cioè dell'appaltatore, comporta che l'obbligato in solido sia «tenuto all'adempimento dell'obbligazione, ma sullo stesso non grava il debito, potendo recuperare interamente quanto pagato agendo nei confronti del debitore principale». Inoltre, prosegue l'INPS, non vi sarebbe «disparità di trattamento fra due situazioni analoghe, cioè fra la fattispecie che si è verificata antecedente[mente] e quella successivamente alla riforma dell'art. 29, comma 2, dlgs 276/2003 per effetto della l. 35/2012, essendo ciascuna delle dette specie regolata da una propria disciplina, già in vigore prima della stipula del relativo contratto d'appalto da cui scaturisce», di cui il committente ben avrebbe potuto tener conto al momento della conclusione del contratto. Peraltro, è pacifico nella giurisprudenza costituzionale che il principio di uguaglianza non risulta violato dal succedersi nel tempo di discipline differenziate. Rispetto alla questione di legittimità costituzionale dell'art. 36-bis, comma 7, lettera a), del d.l. n. 223 del 2006, la difesa dell'INPS ha concluso per la sua irrilevanza nel giudizio a quo, nel quale «si discute dell'obbligo solidale del committente che non è il datore di lavoro (che è l'obbligato principale)». Sul committente, in particolare, non graverebbe il peso delle sanzioni, ma solamente l'obbligo di pagarle ai fini dell'adempimento dell'altrui obbligazione contributiva: «qualunque sia l'importo pagato a titolo di sanzioni, egli potrà rivalersi nei confronti dell'obbligato principale». Con una successiva memoria, l'INPS ha ribadito le proprie deduzioni difensive, sostenendo che la questione di legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276 del 2003, è inammissibile perché irrilevante. Nel giudizio a quo, infatti, si fa questione dell'obbligo di pagamento dei contributi e delle sanzioni da parte non dell'appaltatore-datore di lavoro, bensì del committente. Tuttavia questo è un mero obbligato solidale insieme con l'appaltatore-datore di lavoro, che è il debitore principale nei cui confronti il committente può rivalersi. La questione, inoltre, sarebbe manifestamente infondata, in quanto la legge n. 35 del 2012 ha modificato un solo aspetto del contratto di appalto di opere e servizi, relativo a un obbligo accessorio, ossia all'obbligo solidale avente ad oggetto il pagamento dei contributi e delle sanzioni nei confronti degli enti previdenziali. Il committente «quando stipula il contratto di appalto, conosce o potrebbe conoscere la portata del proprio obbligo accessorio (nei confronti dell'ente previdenziale)» e può valutare la convenienza del contratto, eventualmente prevedendo, nell'esercizio dell'autonomia privata, «un controbilanciamento della [sua] posizione». Anche la questione di legittimità costituzionale dell'art. 36-bis, comma 7, lettera a), del d.l. n. 223 del 2006, sarebbe irrilevante. In primo luogo, perché l'appaltatore, cioè l'«obbligato principale al pagamento delle sanzioni [...] non è parte del giudizio in cui è stata sollevata la questione»; in secondo luogo perché «non è stato evidenziato, nell'ordinanza di rimessione, che se nella specie si fosse applicato il criterio di computo delle sanzioni di cui all'art. 4, comma 1, l. 183/2010, che ha modificato l'art. 3, d.l. 12/2002, conv. con modificazioni nella l. 73/2002, l'importo delle sanzioni civili dovute dal datore di lavoro sarebbe stato inferiore a quello preteso ora dall'INPS». La questione sarebbe, altresì, manifestamente infondata, in quanto, essendo radicalmente diverse le modalità di calcolo delle sanzioni civili previste nella precedente e nella nuova disposizione normativa, «non si può giungere alla conclusione che in astratto sia più favorevole l'uno anziché l'altro sistema».1.- Il Tribunale di Bologna ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30), come modificato dall'art. 1, comma 911, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), «nella parte in cui prevede che la responsabilità solidale dell'appaltante, in caso di omesso versamento da parte dell'appaltatore dei contributi previdenziali, comprenda anche il debito per le sanzioni civili o somme aggiuntive». La questione è stata sollevata in relazione all'art. 21 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 4 aprile 2012, n. 35, che ha limitato la responsabilità solidale del committente, escludendo espressamente che essa si estenda alle sanzioni civili e alle somme aggiuntive.