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una modifica legislativa peggiorativa di tali norme, conseguentemente, può determinare gravi pregiudizi per il condannato e aggredire in modo significativo il bene della libertà personale ». Pur non essendo « questa la sede per discutere della legittimità della scelta operata dal legislatore di introdurre deroghe al principio generale della sospensione delle pene brevi » – continua il giudice – « quel che si intende sottolineare, sotto il profilo del diritto intertemporale, è che le conseguenze dell'applicazione di tale norma per colui che ha commesso il fatto prima della sua approvazione, si riverberano in fatto, non semplicemente sulla modalità di esecuzione della pena, ma sulla stessa natura della sanzione che nella sua fase iniziale impone la detenzione anche se il soggetto risulterà meritevole di una misura alternativa (con possibilità di accesso alla misura alternativa solo in un secondo momento) ». Applicare retroattivamente una norma che trasfigura il contenuto della sanzione – conclude l'ordinanza – « significa violare l'articolo 117 della Costituzione integrato dall'articolo 7 della CEDU nonché gli articoli 25, comma secondo, della Costituzione e l'articolo 2 del codice penale, norme il cui raggio di operatività non può non estendersi a tutte le disposizioni che, a prescindere dalle etichette, abbiano, come nel caso di specie, un contenuto afflittivo o intrinsecamente punitivo ». In conclusione, mentre la decisione dei giudici napoletani conferma l'orientamento costante della giurisprudenza di legittimità riguardo all'applicazione nel tempo delle norme in materia di misure alternative alla detenzione, una prospettiva del tutto innovativa viene proposta dal GIP di Como, che prende posizione in maniera decisa contro quello che pure riconosce come un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità. In generale, la giurisprudenza di legittimità si limita ogni volta a richiamare il postulato per cui il principio di irretroattività di cui all'articolo 25 della Costituzione e 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) non si applica alle misure esecutive della pena, e neppure si confronta con l'argomento per cui sulla base di questa classificazione formale si va a violare proprio quell'affidamento nella prevedibilità della risposta punitiva dello Stato, che le norme sovra-legali appena citate mirano a tutelare. Eppure, il problema di rispetto sostanziale della garanzia delle prevedibilità appare in tali ipotesi evidente. Un soggetto, al momento in cui ha commesso il fatto, poteva confidare che la sua eventuale condanna ad una pena non superiore a quattro anni non avrebbe comportato, a certe condizioni (molto ampie), il suo ingresso nel sistema carcerario, perché la pena detentiva sarebbe stata sospesa per consentirgli di fare richiesta di misure alternative alla detenzione. Ora, l'ordinamento inasprisce per ragioni di prevenzione generale il trattamento punitivo di alcuni reati, impedendo la concessione delle misure alternative e di conseguenza la sospensione della carcerazione; al nostro soggetto i giudici rispondono che non è meritevole di tutela il suo affidamento nel fatto che il reato che andava a commettere non avrebbe quasi sicuramente comportato il suo ingresso in carcere, perché le norme sull'esecuzione della pena non hanno natura sostanziale, e dunque la sua carcerazione non viola il diritto alla prevedibilità al momento del fatto della risposta sanzionatoria dello Stato. Le modifiche della legge « spazzacorrotti » in materia di accesso alle misure alternative alla detenzione e di sospensione dell'ordine di carcerazione, pur rientrando formalmente nella categoria delle modifiche attinenti alle modalità esecutive della pena, nei fatti comportano un fortissimo inasprimento della risposta sanzionatoria nei delitti contro la pubblica amministrazione. Da una pena detentiva che il condannato avrebbe quasi sicuramente espiato a casa, aderendo alle prescrizioni impartitegli, ad una immediata carcerazione al momento in cui la condanna diventa definitiva, con la prospettiva molto probabile di non avere più accesso alle misure alternative. In assenza di indicazioni univoche e decisive, il presente disegno di legge si propone di introdurre un regime transitorio che escluda l'applicabilità delle nuove disposizioni di legge ai fatti commessi prima della riforma.. 1 1 Le disposizioni di cui all'articolo 4- bis , comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354, introdotte dall'articolo 1, comma 6, lettera b) , della legge 9 gennaio 2019, n. 3 , si applicano ai delitti commessi dopo la data di entrata in vigore della presente legge.