[pronunce]

In forza di tali rilevi – nonché conclusivamente osservando come «la possibilità di irrogare sanzioni senza la contestazione immediata, anche se prevista dalla legge» (ed alla base della possibilità di punire il proprietario del veicolo in luogo del conducente rimasto sconosciuto), costituirebbe «di per sé una compromissione del diritto di difesa, in contrasto con quanto statuito dall'art. 24, secondo comma, della Costituzione» – il rimettente ha chiesto la declaratoria d'incostituzionalità della disposizione impugnata. 1.6.2. — Con la seconda ordinanza (r.o. n. 658 del 2004) , lo stesso Giudice di pace di Lanciano deduce il contrasto con gli artt. 24 e 27 della Costituzione dell'art. 126-bis, comma 2, del d.lgs. n. 285 del 1992. Il giudice a quo deduce, in primo luogo, l'esistenza di un contrasto tra la disposizione impugnata e l'art. 24 Cost., giacché quest'ultimo – «in ossequio all'antico brocardo nemo tenetur se detegere» – sancisce «il diritto a non fornire elementi in proprio danno e, più in generale, a non collaborare con l'Autorità per la propria incriminazione», diritto, viceversa, pregiudicato dalla norma suddetta. Quanto, invece, alla prospettata violazione dell'art. 27 Cost., il rimettente osserva che con «l'introduzione della perdita dei punti sulla patente» l'illecito amministrativo, consistente nell'inosservanza delle regole sulla circolazione stradale, avrebbe acquistato «la configurazione di un vero e proprio reato con sanzione anche di carattere afflittivo oltre che pecuniaria», di talché, a causa dell'applicazione della sanzione de qua, «il reato-contravvenzione verrebbe addebitato per responsabilità oggettiva violando l'art. 27 della nostra Costituzione». Rileva, inoltre, il Giudice di pace di Lanciano come la disposizione impugnata si presenti in contrasto con la configurazione che alla responsabilità amministrativa è stata conferita dalla già ricordata legge n. 689 del 1981. Se è vero, difatti, che il suo art. 6 (con disposizione che risulta, per così dire, “doppiata” – nella materia delle infrazioni stradali – da quella contenuta nell'art. 196 del d.lgs. n. 285 del 1992) ha «introdotto l'istituto della solidarietà, di derivazione civilistica, prevedendo la responsabilità in solido, con l'autore dell'illecito, del proprietario della cosa che servì a commettere la violazione», deve, però, riconoscersi che siffatta “solidarietà” «comporta il pagamento della somma pecuniaria scaturita dalla violazione amministrativa, e non invece l'assoggettamento ad altra sanzione di carattere affittivo, ma non pecuniario, come quella della detrazione dei punti della patente prevista dall'art. 126-bis». 1.7. — Deduce, altresì, il contrasto con gli articoli 3, 24 e 25 della Costituzione dell'art. 126-bis del codice della strada, anche il Giudice di pace di Carrara (r.o. n. 701 del 2004). Ricostruisce, in primis, il rimettente i termini del giudizio a quo, sottolineando di essere stato adito per l'annullamento di un verbale di accertamento «riferito alla violazione relativa all'uso di telefono cellulare durante la guida», verbale «notificato alla ricorrente in quanto proprietaria del veicolo e “responsabile in solido” della violazione». Deduce, inoltre, che l'interessata – nel proprio ricorso – assumeva «che non era lei opponente alla guida», essendo, in ogni caso, «impossibile per gli accertatori rilevare la circostanza contestata» (e cioè l'uso dell'apparecchio telefonico, atteso che la vettura di sua proprietà «sarebbe dotata di vetri oscurati»), e che comunque l'automobile «non era stata usata dalla ricorrente nelle circostanze di tempo e di luogo contestate», né «prestata ad alcuno». Chiesto, su tali basi, l'accoglimento dell'opposizione, la ricorrente «eccepiva anche questione di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis» del codice della strada, questione che l'adito giudicante ha reputato rilevante, giacché solamente ove tale norma «fosse conforme a Costituzione si dovrebbe applicare, all'esito sfavorevole per l'opponente del giudizio, anche la sanzione accessoria della perdita di cinque punti della patente di guida all'opponente». In ordine, poi, alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente premette la necessità di chiarire la «natura giuridica della decurtazione dei punti della patente», contestando la ricostruzione proposta dal Ministero dell'Interno attraverso apposite circolari, essendo tale istituto «contraddittoriamente definito, da un lato, come misura avente “carattere cautelare” e dall'altro misura che “integra il sistema delle sanzioni pecuniarie accessorie” previste dal Codice della Strada». La constatazione che si è in presenza di un «istituto di natura afflittiva e permanente (la decurtazione non ha effetti temporanei e provvisori)», porta il giudice a quo a ritenere la misura in esame «una sanzione amministrativa personale». «Così ricostruita» – prosegue il rimettente – «la natura della misura in rapporto alla propria funzione, ne risultano però evidenziati anche gli aspetti di contrasto con le norme e i principî costituzionali del sistema sanzionatorio del codice della strada», giacché, in particolare, l'articolo 196 del d.lgs. n. 285 del 1992 «prevede la solidarietà passiva – per conducente e proprietario del veicolo – per le sole sanzioni pecuniarie», così come il successivo art. 210 stabilisce «per diretta conseguenza (…) l'intrasmissibilità delle sanzioni non pecuniarie ad altri soggetti, diversi da chi abbia materialmente compiuto la violazione». Orbene, assume il Giudice di pace di Carrara, siffatto «impianto normativo» costituirebbe coerente applicazione dei principî costituzionali (e segnatamente di quello secondo cui la «responsabilità penale è personale»), che, seppur riferiti ai reati, sarebbero tuttavia «estesi a tutte le violazioni per le quali siano previste sanzioni che colpiscono una persona», donde l'ipotizzata violazione – da parte della disposizione impugnata – dell'art. 25 (recte: 27) della Costituzione . La previsione, difatti, della «possibile irrogazione di sanzioni amministrative personali per una sorta di “responsabilità oggettiva”», costituisce una scelta legislativa «che mal si attaglia con i principi costituzionali di cui all'art. 25» (recte: 27) della Costituzione, i quali risultano «pacificamente applicabili nell'impianto normativo delle sanzioni amministrative», come disciplinato dalla legge n. 689 del 1981.