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considerato inoltre che la lucida disamina dello "stato delle procedure concorsuali per il fabbisogno di personale ministeriale al cui completamento è legato il ricorso interinale ai servizi di Ales" non fa che accentuare le preoccupazioni della Corte per un uso distorto delle esternalizzazioni da parte del Ministero, preoccupazioni estese anche alla disparità di trattamento economico e normativo per figure pressoché coincidenti; preso atto che il Ministero non ha ottemperato alla richiesta di quantificare il costo totale dell'eventuale impiego di personale ministeriale con ruoli assimilabili a quelli dei dipendenti ALES nel periodo corrispondente alla convenzione, la Corte stessa calcola, atti alla mano, un costo totale annuale medio per persona di 66.325 euro, che definisce "ben superiore, secondo la comune esperienza, a quelli annuali di profili ministeriali di area II e III": in effetti la retribuzione annua lorda di un funzionario ministeriale di area III va da 23.057,45 (se F1) a 34.933,73 euro (se F7). Più grave, violando l'art. 19, comma 5, del decreto legislativo n. 175 del 2016, osserva la Corte, il Ministero non ha chiarito il rapporto tra quei 66.325 euro e il compenso effettivo riconosciuto ai dipendenti ALES; valutato che: contestazioni sostanziali nei confronti del Collegio Romano discendono anche dal comma 1 dell'art. 1 -ter del decreto-legge n. 104 del 2019, grazie al quale gli affidamenti diretti ad ALES sono stati esclusi dalla valutazione preventiva della congruità dell'offerta ( ex art. 192, comma 2. del decreto legislativo n. 50 del 2016), con conseguente violazione degli articoli 3 e 41 della Costituzione nei confronti delle società in house degli altri dicasteri, e si è realizzata l'attribuzione diretta, alla stessa società, "di specifici contributi per gli anni dal 2019 al 2025", con riguardo alla messa a disposizione di personale, a riprova di "un non marginale coinvolgimento di Ales nell'attività istituzionale del Ministero"; un tale "regime irragionevole di favore" preoccupa la Corte anche perché "lo stabile coinvolgimento di società in house in attività ordinarie e per esigenze contingenti mina il rispetto sostanziale dell'art. 97, comma 4 della Costituzione", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente del fatto che la Corte dei conti ha riscontrato diversi e gravi profili di illegittimità nella conduzione del dicastero, deplorando quell'uso distorto delle esternalizzazioni che chiama ALES S.p. A. a svolgere funzioni di supplenza ad essa non spettanti, con depauperamento continuo delle competenze tecniche del personale ministeriale, e svelando come persino i concorsi pubblici in atto per assumere personale, lenti e inadeguati al fabbisogno, siano funzionali a garantire il perpetuarsi sine die di un "regime irragionevole di favore" nei confronti della società in house del Ministero; se, riconoscendo sua la responsabilità politica di quella distorsione, accentuatasi costantemente nei suoi plurimi mandati, non reputi opportuno e doveroso rimettere l'incarico, per consentire ad altri di esercitare un indirizzo politico capace di favorire il ripristino della correttezza efficienza ed economicità dell'azione amministrativa nel Ministero della cultura. Atto n. 3-03169 CORRADO ANGRISANI LANNUTTI GRANATO Al Ministro della cultura Premesso che: l'immobile identificato con il nome di "villa Letizia" è sito nel comune di Napoli, in via Giambattista Vela n. 110, ed è identificato nel nuovo catasto edilizio urbano alla sez. BAR, foglio 13, particella 25; con deliberazione del Consiglio della municipalità 6 del Comune di Napoli del 18 gennaio 2019 veniva approvato, in linea tecnica, il documento preliminare all'avvio della progettazione, di cui all'art. 15, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010, relativo ai lavori di adeguamento funzionale ed impiantistico per la realizzazione di un presidio per la sicurezza, da eseguire su parte dell'immobile; il 10 marzo 2022, "Il Mattino", in un articolo a firma di Alessandro Bottone ("Napoli, caserma in villa Letizia a Barra: confermato il finanziamento di mezzo milione"), riportava la notizia che il Comune di Napoli curerà gli interventi per adeguare gli spazi di villa Letizia alle necessità di una caserma dei Carabinieri, attingendo alle risorse messe a disposizione dal "patto per lo sviluppo della Città metropolitana di Napoli", ora confluite nel "piano sviluppo e coesione Città di Napoli"; considerato che: villa Letizia è assoggettata al regime delle seguenti normative urbanistiche: rientra, come risulta dalla tavola della zonizzazione, nella zona A, insediamenti di interesse storico, disciplinata dall'art. 26 delle norme di attuazione della variante per il centro storico, la zona orientale e la zona nord occidentale, approvata con DPGRC n. 323 dell'11 giugno 2004 (BURC n. 29 del 14 giugno 2004); è classificata, come risulta dalla tavola 7, classificazione tipologica, unità edilizia di base ottocentesca originaria o di ristrutturazione a struttura autonoma. Le utilizzazioni compatibili per questa tipologia edilizia sono disciplinate dall'art. 83 delle norme di attuazione, prevedendo i seguenti utilizzi: abitazioni ordinarie, abitazioni specialistiche, abitazioni collettive, strutture associative, uffici privati e studi professionali, attrezzature di interesse comune quali uffici pubblici e centri culturali; è individuata, come risulta dalla tavola 8 "Specificazioni", tra le attrezzature di quartiere, art. 56, come immobili destinati a istruzione, interesse comune e parcheggi; è classificata, come risulta dalla tavola 12, vincoli geomorfologici, "area stabile"; non rientra nel perimetro delle zone vincolate dal decreto legislativo n. 42 del 2004, codice dei beni culturali e del paesaggio, parte terza, né nei perimetri dei piani territoriali paesistici, né nella perimetrazione dei parchi istituiti con le leggi regionali; rientra nell'area della pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico del Vesuvio, in zona rossa, di cui alla direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2014; rientra nel perimetro del centro edificato, individuato con delibera Consiglio comunale n. 1 del 4 luglio 1972, ai sensi dell'art. 18 della legge n. 865 del 1971; insieme al giardino e alle sue dipendenze (rappresentate dai due corpi gemelli edificati ai lati), presenta interesse culturale particolarmente importante ai sensi dell'art. 13 del codice dei beni culturali e del paesaggio, ed è pertanto da intendersi sottoposta a tutte le disposizioni di tutela contenute nel decreto legislativo n. 42 del 2004; è inoltre assoggettata ipso iure alle tutele previste dal suddetto codice, in quanto compresa nell'elenco delle "ville vesuviane del XVIII secolo", giusto decreto ministeriale 19 ottobre 1976, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 5 del 7 gennaio 1977, redatto ai sensi dell'art. 13 della legge n. 578 del 1971; valutato che: