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2 La commissione territoriale per il diritto d’asilo può richiedere ulteriori informazioni o documentazione alla commissione nazionale per il diritto d’asilo ovvero, mediante la stessa, richiedere all'ACNUR, all'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, nonché alle organizzazioni non governative ulteriori elementi conoscitivi e documentali. 23 (Decisione) 1 Conclusa l'istruttoria, la commissione territoriale per il diritto d’asilo adotta una delle seguenti decisioni: a riconosce il diritto di asilo, nei termini e con le modalità previsti dalla presente legge; b rigetta la domanda, qualora non sussistano i presupposti per il riconoscimento del diritto di asilo stabiliti dalla presente legge, o ricorra una delle cause di cessazione o di esclusione di cui all'articolo 6. 2 Nei casi in cui non accolga la domanda e ritenga che possano sussistere gravi motivi di carattere umanitario, la commissione territoriale per il diritto d’asilo trasmette gli atti al questore competente per il rilascio del permesso di soggiorno ai sensi dell'articolo 5, comma 6, del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni. 3 Il rigetto di cui al comma 1, lettera b) , e il verificarsi delle ipotesi di ritiro della domanda ovvero di inammissibilità della stessa, comportano per il richiedente di lasciare il territorio nazionale alla scadenza del termine per impugnazione, salvo che gli sia stato rilasciato un permesso di soggiorno ad altro titolo. 24 (Diritto all'assistenza e alla rappresentanza legali) 1 Nel caso di impugnazione delle decisioni in sede giurisdizionale, il richiedente è assistito da un avvocato ed è ammesso al gratuito patrocinio ove ricorrano le condizioni previste dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. In ogni caso per l'attestazione dei redditi prodotti all'estero si applica l'articolo 94 del suddetto decreto. IV Procedure di secondo grado 25 (Impugnazione) 1 È organo competente per l’impugnazione il tribunale del luogo in cui ha sede l'autorità che ha adottato il provvedimento impugnato. 2 Sull'impugnazione dei provvedimenti pronunciati nei confronti dei minori non accompagnati è competente il tribunale per i minorenni. 3 Il ricorso è presentato, a pena di inammissibilità, nel termine di trenta giorni dalla comunicazione o notificazione del provvedimento, salvo diniego per motivi di ordine pubblico, di sicurezza dello Stato o di tutela delle relazioni internazionali. 4 La proposizione del ricorso sospende l'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, tranne che nelle ipotesi in cui il ricorso viene proposto avverso il provvedimento adottato dalla commissione territoriale per il diritto d’asilo che dichiara la domanda di riconoscimento del diritto di asilo: a inammissibile; b manifestamente infondata. 5 Il ricorso e il decreto di fissazione dell'udienza sono notificati, a cura della cancelleria, all'interessato e al Ministero dell'interno, presso la Commissione nazionale per il diritto d’asilo ovvero presso la competente commissione territoriale per il diritto d’asilo, e sono comunicati al pubblico ministero. 6 La commissione territoriale per il diritto d’asilo che ha adottato l'atto impugnato invia immediatamente copia della documentazione e di tutti gli atti in suo possesso al ricorrente e al tribunale e può, per il tramite dell'Avvocatura dello Stato, fare depositare in cancelleria, almeno dieci giorni prima dell'udienza, ogni controdeduzione. 7 Il giudice può procedere anche d'ufficio agli atti di istruzione necessari per la definizione della controversia. 8 L'ordinanza che rigetta il ricorso è comunicata alla questura competente, che ne consegna una copia all'interessato, disponendo il ritiro del permesso di soggiorno, e intima allo stesso, ove non sussistano le condizioni descritte nei titoli III e IV della presente legge, di lasciare il territorio dello Stato entro quindici giorni, osservando le prescrizioni per il viaggio e per la presentazione all'ufficio di frontiera. 9 In caso di mancato rispetto degli obblighi di cui al comma 8, salvi i casi di forza maggiore, il prefetto dispone espulsione dell'interessato con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica. 10 L'ordinanza che riconosce al ricorrente il diritto di asilo è comunicata alle parti e alla questura a cura della cancelleria. 11 Avverso l'ordinanza che decide il giudizio può essere proposto ricorso per Cassazione. Il ricorso deve essere proposto, a pena di decadenza, entro trenta giorni dalla notificazione o comunicazione dell'ordinanza. Esso viene notificato alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza in camera di consiglio, a cura della cancelleria. La Corte di cassazione si pronuncia in camera di consiglio ai sensi dell'articolo 375 del codice di procedura civile. 12 L'ordinanza che accoglie il ricorso e riconosce il diritto di asilo sostituisce a tutti gli effetti la decisione della commissione che ha adottato l'atto impugnato. 13 La controversia è trattata in ogni grado in via di urgenza. 14 Le controversie aventi ad oggetto l'impugnazione dei provvedimenti sulla domanda di asilo pronunciati dalla Commissione nazionale e dalla commissione territoriale per il diritto d’asilo sono regolate dal capo III- bis del titolo I del libro quarto del codice di procedura civile, ove non diversamente disposto dal presente articolo. III PROTEZIONE INTERNAZIONALE I CONDIZIONI PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE 26 (Motivi di persecuzione) 1 Ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato, gli atti di persecuzione devono essere riconducibili alle situazioni definite dall’articolo 3, comma 1, lettere e), p), s) e u) . 2 Nell'esaminare se un richiedente abbia un fondato timore di essere perseguitato è irrilevante che lo stesso possieda effettivamente le caratteristiche razziali, religiose, nazionali, sociali o politiche che provocano gli atti di persecuzione, purché una delle siffatte caratteristiche gli vengano attribuite dai responsabili delle persecuzioni. 27 (Responsabili degli atti di persecuzione o di danni gravi) 1 I responsabili della persecuzione o del danno grave possono essere: a lo Stato di origine o di dimora abituale; b i partiti o le organizzazioni, comprese le organizzazioni internazionali, che controllano lo Stato o una parte rilevante del suo territorio; c soggetti non statuali, compresi i gruppi etnici, se può essere dimostrato che i responsabili di cui alle lettere a) e b) possono e non vogliono fornire la protezione contro persecuzioni e danni gravi. 28 (Soggetti che offrono protezione) 1 La protezione contro persecuzioni o danni gravi può essere offerta esclusivamente: a dallo Stato; b dai partiti o da organizzazioni, comprese le organizzazioni internazionali, che controllano lo Stato o una parte rilevante del suo territorio, a condizione che abbiano la volontà e la capacità di offrire protezione, conformemente a quanto disposto dal comma 2.