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Investimenti nelle infrastrutture, incluse quelle della informazione e della comunicazione, possono contrastare tale tendenza e favorire lo sviluppo economico. In ultimo - e non certo per importanza - nelle isole si riscontrano maggiori tassi di invecchiamento della popolazione residente, atteso che le minori opportunità economiche incentivano lo spostamento dei giovani verso la terraferma e, dunque. ridotti tassi di occupazione e una minore qualificazione professionale della forza lavoro. Tale modifica costituzionale, in particolare, ha snaturato l'idea di solidarietà e di sviluppo economico e sociale voluta dai Padri costituenti, perfettamente consapevoli di tutti i limiti e di tutte le problematiche che soltanto chi vive e fa impresa nelle isole subisce. Proprio dai cittadini che ogni giorno si confrontano con la realtà isolana deriva il disegno di legge costituzionale che oggi andremo a votare. Si tratta di un disegno di legge di iniziativa popolare con il quale, come abbiamo avuto modo di vedere già nella precedente seduta, si introduce un nuovo comma nell'articolo 119 della Costituzione, al fine di esplicitare il concetto che la Repubblica riconosce le peculiarità delle isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità. A questo testo, ampiamente condiviso e che segna una vera e propria inversione a "U", si è arrivati grazie ad un ottimo lavoro svolto in Commissione, per il quale voglio ringraziare ancora una volta i colleghi per la responsabilità, la serietà e l'impegno mostrati su un tema tanto importante per milioni di italiani. Concludendo, signor Presidente, auspico che l'approvazione di questo disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare sia un monito per le future riforme costituzionali, al fine di preservare e migliorare l'immenso e meraviglioso lavoro dei Padri costituenti, capaci di porre attenzione alle differenti realtà della nostra penisola e redigere un testo volto a promuovere il benessere e lo sviluppo di tutti i cittadini, indipendentemente dall'area geografica in cui si è nati o si vive. (Applausi) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Poiché il disegno di legge, nel testo proposto dalla Commissione, si compone del solo articolo 1 e non sono stati presentati emendamenti, passiamo alla votazione finale. CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, cito le parole che Beppe Severgnini ha scritto sul «Corriere della Sera» circa dieci giorni fa: «Ehi, c'è un'isola a occidente! Non è il grido di una vedetta di Cristoforo Colombo. È una considerazione che tutti noi dovremmo fare all'inizio del XXI secolo. C'è una grande isola italiana di cui ci ricordiamo per quattro mesi l'anno, quando ci offre l'acqua più incantevole del Mediterraneo. Quello che succede da ottobre e maggio sparisce nella foschia sul mare della comunicazione. Quell'isola, ovviamente, si chiama Sardegna». Cosa chiedono oggi i sardi con questo disegno di legge? Vogliono ancora denaro? No, i sardi non vogliono denaro; vogliono che quei costi aggiuntivi derivanti dalla condizione dell'insularità vengano compensati in nome della coesione nazionale. Scrive ancora Severgnini: «I sardi non vogliono soldi»; «vogliono le stesse condizioni di partenza degli altri italiani. Non sembra una richiesta illogica». L'approdo in Aula di questo disegno di legge rappresenta sicuramente un primo passo importante in quel senso; è un passo atteso, richiesto a gran voce da anni e che finalmente approda per la prima lettura in questo ramo del Parlamento. La Repubblica è finalmente chiamata a riconoscere le peculiarità, ma anche il connesso svantaggio da esse derivanti ai territori insulari, promuovendo quindi tutte le misure necessarie per rimuovere gli svantaggi connessi alla condizione di insularità di cui ho parlato in precedenza. È una battaglia nata nelle isole, ma non può non trovare la conclusione di questo percorso nel consenso dell'intero Paese, in nome di quel principio di coesione richiamato anche da Severgnini. Credo che questo traguardo rappresenti in modo esemplare una sintesi tra soggetti istituzionali, forze politiche e sindacali con storie e culture molto distanti che però hanno saputo valorizzare e condividere un percorso comune. Non è un caso che la raccolta delle firme del referendum sia stata supportata e sostenuta da moltissimi partiti politici, organizzazioni sindacali e imprenditoriali, uomini di cultura: evidentemente il problema è fermamente sentito, ma forse mai affrontato nel modo giusto, così come finalmente stiamo facendo oggi in quest'Aula. Il disegno di legge, come ha detto lei, signor Presidente, si compone di un solo articolo (molto semplice), ed è accompagnato da una relazione che ben spiega le motivazioni di questo provvedimento, esprimendo la situazione di svantaggio in cui si trovano i cittadini italiani che vivono nelle isole; e nel contempo manifesta l'esigenza che la comunità nazionale riconosca questa condizione e assicuri quindi ogni azione necessaria a garantire anche agli abitanti delle isole pari opportunità e pari diritti di cittadinanza. La condizione di insularità è sicuramente una realtà che riguarda direttamente le isole e chi ci vive, ma di fatto è l'intero Paese che deve rendersene conto e farsene carico, ponendo gli opportuni rimedi agli svantaggi che ne derivano. Finora lo Stato si era dimostrato sordo a queste criticità, ma oggi - finalmente - stiamo prendendo atto che le Regioni insulari presentano caratteristiche geografiche, economiche, demografiche e sociali specifiche che comportano sfide uniche nel quadro dell'applicazione delle politiche nazionali ed europee. Dimensioni ridotte, mercato locale limitato e difficoltà a realizzare economie di scala, costi di trasporto molto elevati: sono noti questi problemi con cui abbiamo a che fare quotidianamente. Chi, come me, viaggia tutte le settimane sa cosa vuol dire lo spostamento delle persone; figuratevi cosa significa il trasporto delle merci dalla penisola alle isole. Un ulteriore problema è rappresentato dalla compressione di servizi sociali e formativi dei cittadini. Nel documento sulla programmazione economica 2021-2027, approvato dalla Conferenza delle Regioni italiane, è stata evidenziata che la politica di coesione post 2020 non solo non può e non deve lasciare le isole, ma - al contrario - deve riconoscere il ruolo strategico delle isole stesse e creare le condizioni per uno sviluppo paritario e coerente con le altre aree d'Europa. In quella sede era stato chiesto formalmente alle Istituzioni europee di prevedere misure normative e programmatiche specifiche per compensare la discontinuità territoriale. E, ancora, sul problema della continuità territoriale non si è fatta chiarezza. Si pensi che siamo estremamente in ritardo, per esempio rispetto alla Corsica, che ha invece un sistema di continuità territoriale verso la Francia nettamente migliore. Anzi, è una continuità territoriale, che invece non esiste in Italia e in particolare in Sardegna. La Sardegna è diversa dalle altre isole, in quanto è isolata al centro del Mediterraneo e raggiungibile solo attraverso aereo o nave.