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Riguardo alla possibilità di applicazione di nuovi criteri di calcolo dell'onere di riscatto (sempre a fini pensionistici) dei corsi di studio universitario, relativamente a periodi da valutare con il sistema contributivo, possibilità prevista dal comma 6 dello stesso articolo 20, la Camera ha soppresso il limite massimo anagrafico per il richiedente, limite posto dal testo originario del decreto-legge e pari a quarantacinque anni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S ) . PRESIDENTE . La relatrice di minoranza, senatrice Toffanin, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Toffanin. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghe senatrici e colleghi senatori... PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo un momento, senatrice Toffanin. Prego di lasciare libero il banco del Governo per cortesia. TOFFANIN, relatrice di minoranza . Grazie Presidente. Sappiamo benissimo tutti che in questo passaggio al Senato il «decretone» dovrà essere solo ed esclusivamente convertito in legge così come ci è arrivato dalla Camera dei deputati, ovvero blindato, pena la decadenza del decreto stesso e la conseguente fine del Governo giallo-verde. La forzatura è stata evidente a tutti i livelli, a partire dalla scelta di procedere per decreto pur in assenza dei requisiti - lo ricordiamo - di straordinaria necessità e urgenza, al ricorso alla fiducia alla Camera dei deputati per limitare la discussione e l'emendabilità del provvedimento e riuscire così a rispettare la scadenza dettata dalle norme relative alla conversione in legge. Vi è stata una forzatura persino nella comunicazione istituzionale effettuata attraverso la pubblicità in Rai. Dal 5 febbraio scorso si è venduto il reddito di cittadinanza come legge vigente mentre, in realtà, non è ancora legge, nemmeno in via provvisoria. Non solo si tratta di una comunicazione illegittima e non veritiera, a proposito di onestà e trasparenza, ma anche di una palese, inaccettabile svalutazione del ruolo del Parlamento. In sede di prima lettura, avevamo evidenziato come il testo presentasse carenze e ambiguità macroscopiche non solo formali ma anche sostanziali. In generale, le modifiche introdotte alla Camera dei deputati, numerose e complesse, tanto che gli articoli da 29 sono passati a 44 e le norme attuative da 24 a 38, impattano su un'operatività che è già stata avviata almeno dal 6 marzo scorso, generando delle criticità notevoli. In effetti, essendo stati modificati tra gli altri anche i requisiti e le condizioni per accedere al beneficio, sono state necessariamente introdotte delle norme transitorie all'articolo 13, comma 1- bis , ovvero per far salve le richieste presentate prima dell'entrata in vigore della legge di conversione, viene comunque riconosciuto il beneficio erogato per almeno sei mesi, pur in assenza di una eventuale ulteriore certificazione, documentazione o dichiarazione sul possesso dei requisiti. Quindi, a tutte le richieste accettate precedentemente alla conversione in legge del decreto, verrà in ogni caso corrisposto il reddito di cittadinanza per almeno sei mesi, indipendentemente dal fatto che i richiedenti risultino poi rispondenti ai requisiti. Ma questo è grave, vuol dire erogare il beneficio anche a chi, magari, non ha i requisiti necessari per richiederlo. Pensate forse che dopo averne certificato il diritto o meno, le somme erogate a titolo di reddito cittadinanza possano tornare indietro, se i richiedenti non posseggono i requisiti richiesti? Ma è una follia! Alla Camera dei deputati, il Gruppo Forza Italia ha presentato emendamenti migliorativi che sono stati però accolti solo eccezionalmente e in ridottissima parte: l'emendamento per cui si deve denunciare non solo il valore del patrimonio immobiliare posseduto in Italia ma anche quello posseduto all'estero, l'emendamento che specifica che il reddito di cittadinanza è compatibile anche con l'indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata ed infine quello che prevede il termine entro cui adottare il decreto ministeriale che disciplina il contributo INPS a copertura dei periodi contributivi scoperti per i lavoratori in somministrazione. Altri emendamenti sono stati invece assorbiti, così come era successo in sede di prima lettura in Senato, per esempio l'aumento dei limiti del patrimonio immobiliare per i nuclei familiari con componenti disabili. Coerentemente con la nostra attenzione verso le fasce più deboli della popolazione abbiamo presentato fin dall'inizio degli emendamenti a favore delle persone con disabilità e dei nuclei familiari più numerosi, perché «il decretone» non lo prevedeva fatto. Tali richieste si sono tradotte, però, in modifiche insufficienti rispetto a quanto da noi ritenuto indispensabile; anzi, per i nuclei familiari numerosi non si è previsto proprio nulla, a parte un aumento della scala di equivalenza di 0,1 punto percentuale per i componenti con disabilità grave o non autosufficienti, ma è giusto un contentino, è ben poco. La maggioranza ha voluto di fatto essere impermeabile alle molteplici proposte migliorative della minoranza e non ha dedicato attenzione e risorse a coloro che ne hanno veramente bisogno, a quanti hanno difficoltà anche ad accedere all'iscrizione perché in effettive condizioni di disagio sociale e che questo provvedimento rischia invece di escludere. Altro che abolire la povertà! Finalmente alla Camera dei deputati è stato posto rimedio, anche su nostra sollecitazione, ad una grave lacuna preesistente, escludendo l'erogazione del reddito di cittadinanza a chi sia stato sottoposto a misura cautelare personale o abbia avuto condanne definitive nei dieci anni precedenti la richiesta, sempre che qualcuno in questa situazione non abbia già provveduto a fare richiesta del beneficio e, per via della norma transitoria che ricordavo prima, possa quindi percepire il reddito per i famosi sei mesi, salvo poi magari restituirvelo. Il provvedimento, da un lato, mira a sostenere i poveri, dall'altro, pretende di avviare i disoccupati alla formazione e all'inserimento nel mondo nel lavoro. Chi dovrebbe principalmente prendere in carico queste attività sono i centri per l'impiego e i Comuni, anche se i Comuni non sono pronti per le attività loro assegnate da questo provvedimento. Si tratterà infatti per loro di un onere enorme, che intaserà letteralmente la loro attività amministrativa e che dovrà essere fronteggiato con risorse proprie - già troppo scarse, soprattutto per i Comuni medio-piccoli - nei limiti delle risorse disponibili sul Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale. Ma sapete quanti Comuni hanno a disposizione questi fondi e in che misura? Colleghi della Lega, preparatevi bene, ma molto bene, a spiegare tutto ciò ai vostri sindaci nel territorio perché lo dovrete giustificare: è troppo comodo, infatti, demandare compiti ai Comuni senza prevedere maggiori oneri per la finanza pubblica. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per quanto riguarda poi i centri per l'impiego, avevamo detto fin dall'inizio che non potevano essere pronti ed efficienti per svolgere tale attività e adesso siete stati costretti a prenderne atto; troppo tardi.