[resaula]

gli esiti non lasciano alcun dubbio sul livello di pericolosità raggiunto, in quanto è stata riscontrata l'eccessiva presenza di metalli pesanti e di elementi fortemente nocivi come l'antimonio, il titanio, il cadmio, il mercurio e la diossina, in proporzione addirittura superiore ai tassi riscontrati nella già tristemente famosa "terra dei fuochi"; in queste due aree della provincia di Avellino si è ad un punto di non ritorno e questi dati scientificamente inoppugnabili, a cui è doveroso associare quelli relativi ai monitoraggi periodici relativi alle condizioni dell'aria e delle acque realizzate dall'ARPAC, confermano la loro costante e insidiosa insalubrità; considerato che, a seguito della pubblicazione dello studio SPES, è stata avviata un'inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Avellino, che ha aperto un fascicolo nel merito, fatto che lascia sperare si possa quanto prima approdare a conclusioni certe, visto che i comitati hanno presentato esposti circostanziati già nel 2013 e nel 2016, senza nessun risultato, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, per quanto di loro competenza, non ritengano opportuno accertare le ragioni del grave ritardo con il quale è stato reso pubblico lo studio "SPES"; se, alla luce degli allarmanti dati dello studio, non sia urgente disporre l'avvio di uno screening di massa per la popolazione interessata delle due valli, nonché un'indagine epidemiologica per individuare la prevalenza di patologie correlate all'inquinamento; se, come richiesto da tempo dalle associazioni e dalle comunità locali, si possa garantire una sistematica azione di prevenzione primaria e secondaria per tutelare la salute delle popolazioni interessate e procedere alla riduzione delle cause di inquinamento; se in queste due aree non ricorrano le condizioni per dichiarare lo stato di emergenza ambientale e arrestare qualsiasi forma di ulteriore pressione ambientale, in quanto sarebbe letteralmente criminoso perseverare a introdurre eventuali nuovi impianti, ivi compresi quelle relativi alla filiera del trattamento dei rifiuti; se nei capitoli di spesa del PNRR 2021-2026 siano previsti, in specie in quelli riguardanti la transizione ecologica, fondi da destinare a situazioni caratterizzate da gravi emergenze ambientali, da canalizzare per l'auspicabile azione di bonifica e di salvaguardia territoriale. Atto n. 3-02631 RUOTOLO DE PETRIS Ai Ministri della giustizia e dello sviluppo economico Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: in data 26 ottobre 2020 la trasmissione televisiva di RAI 3 "Report", condotta dal giornalista Sigfrido Ranucci, mandò in onda una puntata denominata "Vassalli, valvassori e valvassini", che indagava sugli appalti pubblici in Lombardia e tra gli argomenti trattati faceva riferimento ad alcune consulenze affidate all'avvocato Andrea Mascetti da enti locali; l'avvocato Andrea Mascetti, ritenendo di dover tutelare la propria reputazione asseritamente diffamata dal contenuto del servizio giornalistico che lo riguardava, in data 29 ottobre 2020, presentò al competente ufficio RAI una richiesta di ostensione di tutti gli atti, documenti, dati e informazioni relativi all'inchiesta giornalistica condotta, con particolare riguardo a tutte le interlocuzioni avvenute dai giornalisti con soggetti privati e funzionari di enti pubblici; in data 12 novembre 2020 la RAI - Radiotelevisione italiana S.p. A., al fine di tutelare il segreto professionale, ex art. 2, comma 3, della legge n. 69 del 1963, connesso alla libertà di stampa, emise il provvedimento prot. n. ALS/D/0009766 di integrale diniego dell'avanzata richiesta di accesso agli atti; diniego avverso il quale l'avvocato Mascetti presentò ricorso ai sensi dell'art. 22 della legge n. 241 del 1990 innanzi al TAR Lazio, così incardinando il giudizio R.g. 198/2021; in data 18 giugno 2021 la sezione terza del TAR Lazio ha emesso la sentenza n. 7333/2021, con la quale accoglie parzialmente il ricorso dell'avvocato Mascetti e condanna la RAI a consentire "entro giorni trenta dalla comunicazione o notificazione (se anteriore) della presente sentenza l'accesso agli atti e ai documenti", relativi alla "documentazione connessa all'attività preparatoria di acquisizione e di raccolta di informazioni riguardanti le prestazioni di carattere professionale svolte dal ricorrente in favore di soggetti pubblici, confluite nell'elaborazione del contenuto del servizio di inchiesta giornalistica mandato in onda, nello specifico avente ad oggetto la rete di rapporti di consulenza professionale instaurati su incarico di enti territoriali e locali"; considerato che: la sentenza parrebbe introdurre il pericoloso principio secondo cui i giornalisti che prestano la propria attività presso le reti del servizio pubblico sarebbero assimilabili a funzionari pubblici e gli atti e i documenti relativi alle inchieste giornalistiche da loro condotti assimilabili, quindi, ad atti amministrativi, con la conseguenza che tutte le informazioni raccolte con il lavoro di inchiesta giornalistica, se svolte in favore del servizio pubblico e relative a soggetti pubblici, sarebbero assoggettabili al diritto di accesso di cui alla legge n. 241 del 1990, e nel dettaglio, il diritto di accesso sarebbe da ritenersi prevalente sul diritto alla tutela delle fonti, con evidente e gravissima lesione della libertà d'informazione e del diritto alla tutela della riservatezza delle fonti, di cui all'art. 2, comma 3, della legge professionale n. 69 del 1963 e all'art. 13, comma 5, della legge n. 675 del 1996; se confermato, tale principio, oltre a porre un'irragionevole discriminazione fra i professionisti che lavorano per il servizio pubblico e quelli che prestano invece la propria attività per enti privati, rappresenterebbe una palese violazione della libertà di stampa, di cui all'articolo 21 della Costituzione. Porrebbe infatti a repentaglio l'attività giornalistica effettuata in favore del servizio pubblico, soprattutto con riguardo all'attività giornalistica d'inchiesta, che per assodata giurisprudenza di legittimità costituisce "l'espressione più alta e nobile dell'attività di informazione; con tale tipologia di giornalismo, infatti, maggiormente si realizza il fine di detta attività quale prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, per sollecitare i cittadini ad acquisire conoscenza di tematiche meritevoli, per il rilievo pubblico delle stesse (Cass. 2010/13269)", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del fatto descritto e se non intendano intervenire affinché il diritto alla tutela delle fonti, la libertà d'informazione e in definitiva la libertà di stampa siano pienamente garantite, anche nell'ambito dell'attività giornalistica svolta per il servizio pubblico;