[resaula]

Giustamente, stiamo discutendo dell'onorabilità, dell'autorevolezza e della dignità del Parlamento. Vorrei fare una premessa: oggi in tutte le tre mozioni - ma parlo naturalmente per quella sottoscritta e promossa dal mio Gruppo - partiamo dalla premessa che c'è un regime di autodichia e che quindi prendiamo atto che c'è un vuoto normativo, conseguente a una pronuncia che non ha deciso solo sul caso specifico, ma che ha efficacia erga omnes . Ne prendiamo atto, sappiamo che c'è un vuoto normativo e crediamo che il Parlamento, nelle sedi opportune (che possono essere sia il Consiglio di Presidenza, sia una sede legislativa, perché su questo il Consiglio di Stato è stato chiarissimo, anche se ovviamente le conseguenze sono poi diverse, com'è stato già detto), abbia il dovere di riproporre una decisione che tenga eventualmente conto, alla lettura, delle motivazioni che abbiamo già visto e che rileggeremo. La prima questione quindi è che rispettiamo assolutamente l'autodichia del Parlamento, ma anche il nostro ruolo, al quale non possiamo ovviamente venire meno. Ora, ci sono due termini che dobbiamo sempre tenere molto presenti. Mi riferisco alle libertà e alle prerogative dei parlamentari, che sono funzionali e - vorrei dire - al servizio della democrazia repubblicana, nel senso di public servant . Se non pensiamo e non sappiamo che è esattamente solo per questo che abbiamo prerogative e non privilegi, non diamo un indirizzo giusto e soprattutto, visto che parliamo sempre di ciò che sta qui e di ciò che sta fuori di qui, non abbiamo titolo di parlare a chi sta fuori di qui e di cui incidentalmente siamo i rappresentanti, e non è che siamo stati designati. (Applausi) . Siamo i rappresentanti dei cittadini, perché siamo in una democrazia - vivaddio - ancora rappresentativa, vorrei sottolinearlo. Questo è il quadro in cui ci stiamo muovendo. Si è discusso moltissimo della natura di questi vitalizi, quando è stata approvata la delibera, oggi annullata dalle sentenze di autodichia. Ormai diamoci pace: è pacifico che è una natura mista, che non può essere assimilata a un rapporto di lavoro e che ha natura anche previdenziale. I costituzionalisti si sono molto esercitati e gli atti sono tutti consultabili. Il punto - che giustamente è stato ricordato anche dal collega Balboni - è che non si tratta di un rapporto di lavoro, come confermato da copiosa normativa e giurisprudenza. Vorrei dire una cosa, però: non è un lavoro, ma qualcosa di molto di più, lo sottolineo. È per quello che ci richiamiamo all'articolo 54, in base al quale, cioè, dobbiamo adempiere a una funzione che è ancora di più e diversa da quella di chi è dipendente di un'amministrazione pubblica, quindi ha particolari doveri ed è anche destinatario di particolari norme incriminatrici. Sappiamo tutti che chi esercita un pubblico esercizio, è un dipendente pubblico e ha una pubblica funzione è destinatario di norme particolari. È qualcosa di molto di più: ma allora questo qualcosa di molto di più lo vogliamo inquadrare in un discorso complessivo che vale sempre e comunque? Vogliamo dire che siamo qui in una democrazia rappresentativa a rappresentare un'altissima funzione? È soltanto per questo motivo che abbiamo delle prerogative, a difesa della libertà del Parlamento, perché non è un caso che la Costituzione sia nata all'uscita dal fascismo, quando c'erano i tribunali speciali e chi dissentiva veniva messo in carcere. La prerogativa è nata esattamente con quel tipo di funzione e in quel senso, anche nel rapporto con l'ordine giudiziario. C'erano infatti i tribunali speciali e si finiva in carcere al confino per le proprie idee. Era questa la preoccupazione e non altre. Se è qualcosa di più e se dobbiamo stare dentro la Costituzione, che spesso viene richiamata nell'architettura costituzionale e non è semplicemente un'elegante e affascinante immagine, chiediamoci cos'è l'architettura costituzionale: un insieme di norme di rango superiore, altissimo, che ci mettono in una situazione continua di ricerca di equilibrio tra beni costituzionalmente protetti. C'è l'articolo 54, ma c'è l'articolo 2 in forma aperta, che recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali». Credo che abbiamo già una direzione, da questo punto di vista, nel dover poi riformulare o ripensare una normativa, nelle sedi che riterremo (potrebbe essere il Consiglio di Presidenza, che è una sede legislativa). Sicuramente si può e si deve intervenire - io credo - dati la natura della nostra funzione e il ruolo che svolgiamo, qualora ci siano sentenze definitive passate in giudicato, non solo per reati particolarmente gravi, ma anche che segnino una rottura del patto sottoscritto da chi esercita questo ruolo, questa funzione e rappresenta le istituzioni. (Applausi) . Questo è esclusivamente il motivo, individuando ovviamente fattispecie di particolare gravità. Ho visto sottolineare molto - e, d'altra parte, lo comprendo - i termini «onore» e «tradimento». Ne vorrei aggiungere uno, con il quale ci troviamo anche molto bene, il patriottismo repubblicano, in nome del quale stiamo parlando, ed è in questo che ci richiamiamo alla Costituzione, alle sue libertà e al suo inquadramento. Da questo punto di vista, dunque, la normativa andrà riscritta, tenendo anche conto di quei casi particolari in cui ci sono questioni umanitarie, particolari condizioni di salute o quant'altro, ma non è questo il luogo per stabilirlo. Quello su cui invece vorrei richiamare l'attenzione di tutti è che, quando diciamo che nel nome del patriottismo repubblicano dobbiamo prevedere una decadenza da quel tipo di indennità parlamentare, che ha quella natura, vorrei che ci ricordassimo tutti che qui non si tratta di parlare tanto a chi sta fuori: cominciamo infatti anche a spogliarci di alcune immagini. Non è che qui c'è un palazzo chiuso e fuori un popolo pulsante, perché, mentre diciamo questo, stiamo svilendo la nostra funzione. (Applausi) . È invece proprio nel nome di questa funzione che diciamo che vale l'articolo 54: lo affermiamo appunto perché riteniamo che sia una funzione alta, che ha la sua ragione nel fatto che rappresentiamo i cittadini. Se allora così è, dovremmo avere - questa è la mia speranza - almeno un patrimonio comune, che finora non c'è stato, nel dire che è nel nome di tutti questi principi che pensiamo che ci sia una delibera ispirata alla questione dell'incandidabilità e di quant'altro; è nel nome delle cose importanti che facciamo al servizio dei cittadini che pensiamo che si debba fare quello; è nel nome di una coerenza con tutti i principi stabiliti nella Costituzione che siamo legittimati ad agire in quel senso. Pertanto, quando parliamo di prerogative, parliamo non delle mani libere per tutti, ma di prerogative a difesa della democrazia. Noi siamo qui al servizio della democrazia liberale, quel trattino che non andrebbe mai dimenticato. (Applausi) . GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU-Eco) .