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L'articolo 20 introduce, infine, il Comitato congiunto per la cooperazione allo Sviluppo, organismo non previsto in precedenza, presieduto dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale o dal vice ministro delegato, e pariteticamente composto dalla DGCS e dall'Agenzia. Al Comitato partecipano anche rappresentanti del Ministero dell'economia e delle finanze o di Amministrazioni pubbliche, per la trattazione di materie di loro competenza. Al Comitato spetta l'approvazione di iniziative dell'Agenzia superiori a 2 milioni di euro, oltre la supervisione su quelle di importo inferiore sotto diretta responsabilità della stessa Agenzia. Anche per tale organo è imposto il vincolo del rispetto delle dotazioni in termini di risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Il capo V disciplina i soggetti della cooperazione allo sviluppo, elencando tutti i soggetti che a vario titolo svolgono attività di cooperazione (articolo 21). Viene quindi normata nel dettaglio la partecipazione di amministrazioni, università ed enti pubblici (articolo 22), e di regioni ed enti locali (articolo 23). L'articolo 24 disciplina la partecipazione delle organizzazioni della società civile (come, ad esempio, ONG ed imprese sociali) e degli altri soggetti senza fine di lucro alle attività di cooperazione allo sviluppo, sulla base del principio di sussidiarietà. Tali soggetti vengono inseriti in un apposito elenco (rinnovato con cadenza almeno biennale) sulla base di parametri e criteri stabiliti dal Comitato congiunto (di cui all'articolo 20). L'appartenenza a tale elenco consente, previo espletamento di procedure comparative pubbliche, di poter beneficiare di contributi o di essere incaricati della realizzazione di iniziative di APS dall'Agenzia. Il successivo articolo 25, introduce le disposizioni riguardanti l'impiego all'estero di personale qualificato per attività di APS, da parte delle organizzazioni della società civile, sulla base di contratti di lavoro stipulati ad hoc , in conformità con la normativa italiana. È inoltre disciplinato il collocamento in aspettativa dei pubblici dipendenti (per un massimo di quattro anni), al fine di consentire ad essi la partecipazione, nella veste ora descritta, a tali attività e della loro posizione in termini previdenziali. L'articolo 25 realizza un sensibile snellimento rispetto alle onerose procedure di registrazione di personale cooperante e volontario delle ONG, attualmente in vigore in base agli articoli 28 e seguenti della legge 49/1987 e dal relativo regolamento di esecuzione (decreto del Presidente della Repubblica n. 177 del 1988). Tale snellimento riguarda sia i privati sia l'amministrazione (i primi sono esentati da una complessa procedura di registrazione dei contratti presso il Ministero degli affari esteri, la seconda non sarà più tenuta a gestire la posizione contributiva e assicurativa di personale che dipende da soggetti privati). L'articolo 26 disciplina la partecipazione alle attività di APS di soggetti aventi finalità di lucro, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenzialità e responsabilità sociale. In tale contesto viene anche prevista la concessione di crediti agevolati alle imprese, a valere sul fondo di rotazione di cui all'articolo 7 e su quote di questo decise dal CICS (che ne stabilisce anche criteri e condizioni), per la creazione di imprese miste o la realizzazione di progetti che prevedano la partecipazione di investitori pubblici o privati del Paese partner . Sono infine disciplinati i partenariati internazionali (articolo 27) a livello istituzionale, con Governi dei Paesi partner , organismi internazionali, banche e fondi di sviluppo, fondi internazionali, l'Unione europea e gli altri Paesi donatori, favorendo anche forme di collaborazione triangolare. Concludono il disegno di legge una serie di norme transitorie e finali. Si riafferma la volontà di riallineamento dell'Italia agli impegni internazionali assunti in materia di cooperazione (articolo 28). Si elencano le abrogazioni espresse e le modifiche apportate al decreto legislativo n. 300 del 1999. Le abrogazioni saranno effettive dal primo giorno del sesto mese successivo alla data di entrata in vigore del regolamento di approvazione dello statuto dell'Agenzia. Tale regime è essenziale per consentire, nelle more della piena operatività della nuova Agenzia, di dare continuità ai rapporti di cooperazione allo sviluppo con i Paesi partner . Coerentemente, sono introdotte disposizioni transitorie (articolo 30) in merito agli interventi di cooperazione già decisi ed in corso di realizzazione ai sensi delle precedente legge 49/1987, alla rendicontazione dei progetti conclusi, agli stanziamenti del fondo rotativo di cui all'articolo 7, alla facoltà dell'Agenzia di avvalersi della categoria ad esaurimento degli esperti di cooperazione previsti dalla legge 49/1987, il cui contratto di lavoro resta quello attualmente in vigore. È infine espressamente stabilita la soppressione dell'Istituto agronomico dell'oltremare, con il trasferimento delle relative risorse umane, finanziarie e strumentali all'Agenzia. Seguono un articolo sulla copertura finanziaria della riforma (articolo 31) ed infine una norma di chiusura sull'entrata in vigore della legge (articolo 32).. Capo I PRINCÌPI FONDAMENTALI E FINALITÀ Art. 1. (Oggetto e finalità) 1. La cooperazione internazionale per lo sviluppo, di seguito denominata «cooperazione allo sviluppo», è parte integrante e qualificante della politica estera dell'Italia. Essa si ispira ai princìpi della Carta delle Nazioni Unite ed alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. La sua azione, conformemente al principio dell'articolo 11 della Costituzione, contribuisce alla promozione della pace e della giustizia e mira a promuovere relazioni solidali e paritarie tra i popoli fondate sui princìpi di interdipendenza e partenariato. 2. La cooperazione allo sviluppo, nel riconoscere la centralità della persona umana, nella sua dimensione individuale e comunitaria, persegue, in conformità coi programmi e con le strategie internazionali definiti dalle Nazioni Unite, dalle altre Organizzazioni internazionali e dall'Unione europea, gli obiettivi fondamentali volti a: a) ridurre la povertà e le disuguaglianze, migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e promuovere uno sviluppo sostenibile; b) tutelare e affermare i diritti umani, la dignità dell'individuo e i princìpi di democrazia e dello Stato di diritto; c) prevenire i conflitti, sostenere i processi di pacificazione, di riconciliazione, di stabilizzazione post -conflitto, di consolidamento e rafforzamento delle istituzioni democratiche. 3. L'aiuto umanitario è attuato secondo i princìpi del diritto internazionale in materia, in particolare quelli di imparzialità, neutralità e non discriminazione e mira a fornire assistenza, soccorso e protezione alle popolazioni di Paesi in via di sviluppo, vittime di catastrofi naturali o provocate dall'uomo. 4. L'Italia promuove la sensibilizzazione di tutti i cittadini ai temi ed alle finalità dello sviluppo. Art. 2. (Destinatari e criteri) 1.