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Peraltro, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, commi 195 e 196, della legge n. 208 del 2015 è stata incrementata, in misura pari a 10 milioni di euro per l'anno 2019, dalla legge di bilancio per il 2017, portando, per il periodo 2016-2019, a 28 milioni le risorse finalizzate per legge alla erogazione di finanziamenti agevolati in favore delle imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata e a 12 milioni di euro le risorse finalizzate alla concessione di garanzie per operazioni finanziarie erogate in favore delle imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata. Segnala, quindi, l'opportunità di menzione il rifinanziamento al comma 4 dell'articolo 7 del presente schema di decreto, dal momento che, a suo avviso, un chiaro supporto economico è essenziale per rendere competitive - e quindi far sopravvivere - le aziende sottoposte a sequestro o confisca. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. Schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale Doc n. 19 Schema di decreto legislativo concernente modifiche al decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale (Parere alla Ministra per i rapporti con il Parlamento, ai sensi degli articoli 1, commi 2, lettera c) , 3, 5 e 7, 2 e 6 della legge 6 giugno 2016, n. 106. Esame e rinvio) Il relatore DI PIAZZA ( M5S ) illustra lo schema di decreto in esame che introduce alcune disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo n. 112 del 2017, in tema di impresa sociale, ai sensi dell'articolo 1 della legge delega n. 106 del 2016, il quale prevede la possibilità di adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive, nel rispetto dei principi e criteri direttivi e della procedura previsti per l'esercizio della delega. Fa presente che lo schema si compone di 10 articoli. L'articolo 1 contiene l'oggetto del provvedimento con la precisazione che, per quanto non disciplinato dal decreto, restano ferme le disposizioni già vigenti. L'articolo 2, modificando l'articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 112 del 2017, dispone l'aggiornamento del calcolo della quota di lavoratori qualificati come molto svantaggiati dipendenti dell'impresa sociale. La norma vigente, infatti, prevede che, ai fini della acquisizione della qualifica di impresa sociale, si consideri comunque di interesse generale l'impresa che impiega alle sue dipendenze una percentuale non inferiore al 30 per cento di lavoratori molto svantaggiati e di persone svantaggiate, con disabilità o beneficiarie di protezione internazionale e persone senza fissa dimora iscritte nell'apposito registro dell'anagrafe. Ai fini del computo della percentuale del 30 per cento i lavoratori molto svantaggiati non possono essere considerati per più di un terzo. Con la modifica in esame si aggiunge che, ai fini del computo della percentuale, i lavoratori molto svantaggiati non possono essere valutati come tali per più di 24 mesi dall'assunzione. Nella relazione governativa si motiva questa limitazione nel fatto che la loro situazione di svantaggio non è permanente, così che, in assenza del suddetto termine finale, l'impresa sociale di inserimento lavorativo sarebbe stata tale una volta e per tutte, pur non avendo più alle sue dipendenze lavoratori che potessero considerarsi svantaggiati, in ragione della permanenza del rapporto di lavoro da più di due anni. L'appartenenza alla categoria dei lavoratori molto svantaggiati, infatti, è correlata alla mancanza da almeno 24 mesi di un impiego regolarmente retribuito, oppure da almeno 12 mesi per specifiche categorie. L'articolo 3, introducendo il nuovo comma 2- bis all'articolo 3 del decreto legislativo n. 112 del 2017, precisa che i ristorni assegnati ai soci di una impresa sociale costituita in forma di società cooperativa non costituiscono distribuzione vietata di utili. La norma fa riferimento all'articolo 2545- sexies del Codice civile il quale demanda all'atto costitutivo della società cooperativa la determinazione dei criteri di ripartizione dei ristorni ai soci, proporzionalmente alla quantità e qualità degli scambi mutualistici. L'articolo 4 integra il comma 3, dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 112 del 2017, al fine di consentire alle ex IPAB (istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza) privatizzate la possibilità di esercitare attività di direzione e coordinamento o detenere il controllo di un'impresa sociale. L'articolo 5 modifica l'articolo 12, comma l, del decreto legislativo n. 112 del 2017, in tema di trasformazione, fusione, scissione, cessione d'azienda e devoluzione del patrimonio, con l'inserimento di una clausola di salvaguardia della disciplina in tema di società cooperative. Tale disciplina, infatti, già contiene alcune disposizioni dirette a garantire che le operazioni straordinarie avvengano nel rispetto delle finalità tipiche e dell'identità specifica dell'impresa sociale in forma cooperativa. L'articolo 6 novella l'articolo 13 del decreto legislativo n. 112 del 2017, in tema di rapporti di lavoro nell'impresa sociale. In primo luogo, nella disposizione che vieta un divario salariale superiore al rapporto di uno a otto tra i lavoratori si fa salvo quanto previsto dall'articolo 3, comma 2, lettera b) . Tale disposizione considera una distribuzione indiretta di utili, in quanto tale vietata, la corresponsione di retribuzioni o compensi superiori del quaranta per cento rispetto a quelli previsti per le stesse qualifiche dai contratti collettivi, salvo comprovate esigenze di acquisire specifiche competenze per lo svolgimento delle attività di interesse generale concernenti interventi e prestazioni sanitarie, formazione universitaria e post-universitaria, ricerca scientifica di particolare interesse sociale. Pertanto, per i lavoratori con specifiche competenze impiegati nelle richiamate attività non si applica il limite della differenza salariale non superiore al rapporto di uno ad otto. Con il nuovo comma 2- bis dell'articolo 13, in analogia a quanto previsto dall'articolo 2, comma 5, della legge n. 381 del 1991 (disciplina delle cooperative sociali), viene chiarito che nelle imprese sociali l'azione dei volontari può essere utilizzata in misura complementare e non sostitutiva di quella dei lavoratori impiegati. Le prestazioni di attività di volontariato non concorrono alla determinazione dei costi di servizio, ad eccezione che per gli oneri connessi agli obblighi assicurativi. L'articolo 7 eleva da 12 a 18 mesi il termine, dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 112 del 2017, entro il quale le imprese sociali già costituite devono adeguarsi alla nuova disciplina. La norma vigente consente alle imprese sociali, entro il suddetto termine, di modificare il proprio statuto con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell'assemblea ordinaria.