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A molti forse questi nomi non diranno nulla, ma il maestro Giuseppe Gibboni, a soli vent'anni, è il quarto italiano nella storia ad aver vinto la cinquantaseiesima edizione del Premio Paganini. Prima di lui, il prestigioso riconoscimento era stato attribuito agli italiani Salvatore Accardo nel 1958, Massimo Quarta nel 1991 e Giovanni Angeleri nel 1997. Gibboni, nato nel 2001, si è diplomato a quindici anni con 10 e lode e menzione d'onore presso il Conservatorio di musica «Giuseppe Martucci» di Salerno, sotto la guida di Maurizio Aiello. Da lì, ha intrapreso una carriera luminosa, che l'ha portato qualche giorno fa a vincere il Premio Paganini. Accanto al suo, c'è anche il grande risultato dei pianisti Alexander Gadjiev, ventisei anni, di Gorizia, e Leonora Armellini, ventinove anni, di Padova, che hanno vinto rispettivamente il secondo e quinto premio del prestigioso concorso pianistico internazionale «Fryderyk Chopin» di Varsavia. Il primo, nato nel 1994 a Gorizia in una famiglia di musicisti, ha iniziato lo studio del pianoforte a cinque anni e suona sui palchi più importanti al mondo, riscuotendo ampio successo e commenti positivi di critica. Leonora, classe 1992, dieci anni fa è stata premiata allo stesso concorso «Fryderyk Chopin» di Varsavia per la straordinaria musicalità e la bellezza del suono. Questa competizione, qualche giorno fa, l'ha vista vincere un quinto premio, che vale oro, consentendole di approdare alla finale di uno dei concorsi più importanti al mondo. Oggi voglio dedicare questo intervento di fine seduta proprio a loro, ai nostri ragazzi che portano l'arte italiana in giro per il mondo e a tutti i musicisti che con tenacia, perseveranza e abnegazione ci rendono orgogliosi di essere italiani. C'è però un solo rammarico, che è insieme anche un impegno: alla notizia dei prestigiosi premi vinti dai nostri connazionali non è stato dedicato abbastanza tempo da parte dei canali d'informazione. È un peccato non celebrare successi di tale portata e perdere l'occasione per avvicinare giovani e meno giovani alla musica. Voglio allora pensarci io, facendo risuonare i loro nomi in quest'Aula solenne e ringraziando questi tre ragazzi. Allo stesso tempo, va preso anche un impegno: che il diritto all'arte sia garantito a tutti i ragazzi e non solo ai figli dei musicisti, così come ci detta la nostra Costituzione. Questo è un impegno che dobbiamo assumere insieme in quest'Aula. (Applausi) . FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo oggi per sollecitare risposte sulla grave situazione e denunciare le gravi difficoltà in cui versa il personale di Polizia penitenziaria nel carcere di Torino, che, sottoposto a turni massacranti, è al limite delle forze. Tale situazione è stata denunciata il 19 ottobre congiuntamente dalle sigle sindacali Sindacato autonomo Polizia penitenziaria (Sappe), Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria (OSAPP), Unione italiana lavoro-pubblica amministrazione (UILPA), Sindacato nazionale autonomo Polizia penitenziaria (Sinappe), Federazione nazionale sicurezza-Confederazione italiana sindacati lavoratori (FNS CISL), Coordinamento nazionale Polizia penitenziaria (CNPP) e Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL) ed è stata fatta oggetto di un'interrogazione presentata dal senatore Bergesio, sottoscritta anche dai colleghi piemontesi, senatori Casolati, Montani e Pianasso, e da me. I toni del comunicato congiunto sono preoccupanti. I sindacati denunciano: siamo nel caos più totale. Sottolineo che già in passato abbiamo presentato diverse interrogazioni sulla disorganizzazione e sul disagio del personale di Polizia penitenziaria, in particolare di quello che opera nel carcere di Torino. L'ultima è del 21 settembre, a firma mia e di altri colleghi, ma le segnalazioni e i comunicati ormai congiunti di tutte le sigle sindacali continuano ad arrivare giornalmente. Questo significa che le forze della Polizia penitenziaria sono arrivate allo stremo. Tensione, stanchezza e stress psicofisico, già evidenziati ad alti livelli nei mesi passati, si sono visti ulteriormente aggravati a ottobre per mancanza di personale, richiami in servizio nonostante i riposi programmati e i turni cambiati o completamente stravolti senza preavviso. Addirittura, sembra che potrebbero essere a rischio le imminenti ferie del periodo natalizio. Nel carcere di Torino, quindi, il personale è allo stremo, tanto che si prospetta un incremento della pericolosità per tutti, e la salute del personale di Polizia penitenziaria femminile e maschile è a serio rischio. Il tema della riforma della giustizia è stato anteposto nelle scelte del Governo in tema di PNRR e ci è ben nota la sensibilità del ministro Cartabia sull'argomento, che sollecitiamo quindi a un pronto intervento non solo nei piani futuri, ma anche e soprattutto nell'immediato, nel carcere di Torino, ma anche in tutta Italia. È recentissima la notizia di sette agenti di Polizia penitenziaria feriti e intossicati a Como, a causa della reazione violenta e incendiaria di un detenuto; gli episodi non si contano più. Chiediamo quindi di aumentare l'organico della Polizia penitenziaria, magari già in occasione della prossima legge di bilancio. (Applausi) . ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, vorrei sollecitare la risposta all'interrogazione 3-02716, che abbiamo depositato il 15 luglio scorso durante la seduta n. 347, avente ad oggetto l'obsolescenza degli impianti per la radioterapia oncologica. Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza viene stabilita la sostituzione di ottantadue di questi impianti, ma gli studi al riguardo denunciano la necessità di sostituirne rapidamente almeno duecento, in quanto assolutamente obsoleti, perché vecchi di più di dieci anni (e aggiungo che in questo lasso di tempo la tecnologia nell'impiantistica per la radioterapia oncologica ha fatto passi da gigante). Evidentemente, a tutta questa problematica si aggiunge l'enorme numero di prestazioni rimaste in sospeso a causa della pandemia (e soprattutto, in questo caso, trattamentali e diagnostiche). Emerge quindi la necessità di capire dove sono ubicati questi impianti, come si è fatto a individuarne ottantadue e non duecento o altri quantitativi, quali sono le Regioni che riceveranno il beneficio della loro sostituzione e soprattutto se verrà utilizzata la tecnologia è quella di ultima generazione, che dà modo di effettuare in una giornata di lavoro un numero di prestazioni dieci volte superiore rispetto alla vecchia impiantistica. Questo evidentemente tornerebbe molto utile nel momento in cui, com'è noto, abbiamo da recuperare oltre 10 milioni di prestazioni rimaste sospese, tra diagnostiche e trattamentali, nel periodo drammaticamente coperto dall'emergenza Covid-19. (Applausi) . Atti e documenti, annunzio PRESIDENTE .