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Non hanno tempo di lamentarsi, non hanno tempo di protestare. Non hanno tempo per chiedere cose per sé perché le chiedono per i cittadini, perché quando lo Stato - quindi noi, il Governo e il Parlamento - non danno abbastanza sostegni economici alle attività o ai privati, questi ultimi vanno dal sindaco a chiedere un aiuto economico. Capite bene allora che è diventata una missione; fra un po' probabilmente solo i pazzi vorranno fare il sindaco o magari qualcuno non troppo perbene che pensa di lucrare in qualche modo, magari nei Comuni un po' più grandi perché in quelli piccoli c'è veramente poco da lucrare. Non è possibile però che fare il sindaco sia diventato una specie di volontariato senza tutela alcuna. Mi auguro, visto che abbiamo una maggioranza trasversale e siamo tutti d'accordo sul fatto che i sindaci - in particolare quelli dei piccoli Comuni che, vi ricordo, rappresentano il 70 per cento dei Comuni italiani - hanno bisogno di essere aiutati, che si smetta di parlarne e si cominci a lavorare seriamente per riformare gli enti locali, smettendo di parlare di norme imposte, di fusioni e di tagli. Ricordo infatti che sono i sindaci i primi che sanno risparmiare dove c'è da risparmiare e sanno collaborare con i propri colleghi e con i Comuni vicini quando è utile per la propria cittadinanza. Bisogna smettere di imporre norme che, nel tempo, non sono servite assolutamente a niente. Parlando dei nostri piccoli Comuni, ricordo anche che in questo anno drammatico sono stati un'oasi di pace, se così vogliamo dire, per tanta gente che non si è ritrovata in un monolocale, nella periferia di una città, con il problema di fare la spesa e in isolamento totale. Abbiamo ancora uno stile di vita che è da preservare e da valorizzare grazie ai nostri spazi e ai nostri servizi che forniamo ai cittadini. Scusate se dico «nostri», mi sento però sempre un po' più sindaco che parlamentare e credo che ciò non mi passerà mai, anche se in questa sede ho un altro ruolo. I servizi che si danno nei piccoli Comuni sono stati fondamentali e tanta gente, come notate, appena può scappa, legalmente o meno, nelle seconde case di montagna, di campagna o di mare perché vivere in lockdown in un Comune di campagna e vivere in città non è esattamente la stessa cosa. Bisogna però aiutare i nostri agricoltori, le nostre piccole attività, i nostri negozi di vicinato, che hanno sfamato la popolazione. Nei piccoli Comuni non abbiamo problemi di sovraffollamento dei mezzi perché a scuola si va in bicicletta o a piedi. Abbiamo però il problema di raggiungere le scuole superiori perché non ci sono i mezzi adeguati per raggiungere i Comuni che hanno le scuole. Se ne potrebbe parlare veramente all'infinito. È bello avere dei buoni propositi, mi auguro però che presto si smetta solamente di parlare e si lavori concretamente per dimostrare ai sindaci che tutti i sacrifici che hanno fatto in questi anni e in particolare in quest'ultimo anno, sono apprezzati. I sindaci non vogliono un ringraziamento, ma strumenti adeguati per garantire una vita dignitosa ai propri cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. PAGANO, relatore . Signor Presidente, è stata una discussione generale molto breve, nella quale sono intervenuti solamente due colleghi. Mi piace però sottolineare l'aspetto che è stato messo in luce dalla collega Pirovano e cioè che il tema del rinvio di elezioni comunali, alle quali poi sono state aggiunte anche le elezioni regionali, le suppletive di Camera e Senato e anche le provinciali e quelle per le Città metropolitane, in realtà mette in luce una serie di emergenze del nostro Paese che hanno a che fare soprattutto con i Comuni minori, con i piccoli Comuni. Ricordo, tra l'altro, come abbiamo potuto constatare, che quasi mai in alcuni piccolissimi Comuni si riesce a raggiungere la metà degli aventi diritto al voto. Chi è sul campo conosce molto bene queste problematiche. Spesso, a causa degli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) non si riesce a raggiungere nemmeno la metà più uno degli aventi diritto al voto. Quindi accade che, talvolta, sia persino complicato poter eleggere un sindaco e un consiglio comunale. Ci sono addirittura casi nei quali vengono depositate liste di comodo, anche da parte di persone non residenti in un certo Comune solo ed esclusivamente affinché si abbia la possibilità di eleggere un sindaco e un consiglio comunale, evitando di lasciare quel Comune senza guida, con un commissario prefettizio. Le problematiche proseguono: è chiaro che tutto il tema delle elezioni comunali ha a che fare con una risistemazione del quadro normativo nel nostro Paese, che necessita di un "tagliando" e di una rivisitazione complessiva. Ad esempio, che nei Comuni minori si possa dare la possibilità ai sindaci di essere eletti anche per più di due mandati, mi pare abbastanza ovvio. Chi conosce le realtà minori e più piccole è consapevole che a volte diventa difficile trovare persone disponibili a candidarsi a sindaco, per prestare il proprio tempo, le proprie energie e persino le proprie capacità di guadagno al servizio esclusivo dei propri concittadini e dei propri compaesani. Ciò è evidente e nessuno ne è miglior testimonial di chi ha svolto e svolge il ruolo di sindaco ed è costretto ad arrabattarsi, per fare in modo che queste problematiche possano essere affrontate in modo efficace e coerente con i tempi che cambiano. I tempi stanno cambiando e il legislatore deve prenderne atto. Aggiungo un tema a cui ho fatto cenno nella mia relazione introduttiva e che è stato molto dibattuto in questi giorni in Commissione affari costituzionali. A tal proposito, voglio fare i miei complimenti al presidente Parrini, che ha saputo svolgere bene il ruolo di Presidente della Commissione, creando le condizioni per giungere ad una decisione comune, da parte di una maggioranza così ampia, quale quella che oggi governa il nostro Paese, al fine di rivedere la legge n. 3 del 2019, alla luce dell'applicazione pratica, di quanto accaduto a settembre dell'anno scorso e degli elementi di distorsione o di difficile applicazione sul campo. D'accordo con il Governo, abbiamo deciso di affrontarlo in un'altra sede e in un altro momento. Auspico dunque, in qualità di relatore, che ciò sia fatto il prima possibile e ritengo lo auspichino anche il Governo e tutti coloro i quali hanno a cuore la questione della regolare presentazione delle liste, facendo in modo che diventi semplice e non difficile presentare le liste per le elezioni comunali. Dobbiamo coinvolgere e convincere i cittadini a prendere parte alla vita pubblica del nostro Paese, anche al livello del proprio Comune e, perché ciò accada, non dobbiamo complicare, ma semplificare il quadro normativo per la presentazione delle liste. Credo che lo sappia bene chi ha svolto questo tipo di attività, nel corso della propria vita politica. Personalmente ho vissuto questa esperienza, essendo stato eletto per ben sei volte nel Comune di mia residenza, e quindi so bene cosa significa affrontare il tema delle elezioni locali e cosa significa non solo andare a chiedere il voto di preferenza, ma soprattutto coinvolgere i cittadini nella vita della propria città, per migliorarne le condizioni e la qualità della vita.