[pronunce]

7.- La disposizione censurata, ancora, secondo il rimettente sarebbe in evidente contrasto con la funzione di emenda garantita dall'art. 27, terzo comma, Cost., la cui attuazione non può prescindere dalla percezione, da parte del reo, della pena come giusta e adeguata rispetto al disvalore del suo comportamento; comprensione, nel caso, messa in crisi vuoi in ragione della oggettiva condizione economica degli imputati, vuoi in rapporto all'entità dei comportamenti che vengono loro addebitati e dai quali ciascuno, per il ruolo assunto nella vicenda portata a giudizio, avrebbe lucrato poche centinaia di euro. 8.- Ad avviso del giudice a quo, la irragionevole rigorosità della multa in esame dipende dalla combinazione dei fattori scelti dal legislatore nel pervenire alla determinazione della pena da comminare. In particolare, il rimettente sottolinea che la quantità di tabacco lavorato estero riscontrata viene rapportata ad un valore monetario predeterminato in modo fisso ed in misura straordinariamente elevata, così da portare ad una pena pecuniaria di cinque euro per ciascuna sigaretta fatta oggetto di contrabbando. Scelte, queste, che non possono ritenersi giustificate dalla natura fiscale della violazione contrastata, legata al mancato pagamento dei diritti di confine; e che sono comunque foriere di una deriva sanzionatoria estranea al sistema, perché non trovano riscontro in alcuna fattispecie analoga o assimilabile. 9.- Nel denunziare l'irragionevolezza della pena censurata, il giudice a quo si richiama alla pena dettata per il «delitto di detenzione, commercio e trasporto di droghe cosiddette pesanti»: ipotesi, questa che, ad avviso del rimettente, si lega a beni comunque incommerciabili, a differenza di quanto è a dirsi per i tabacchi lavorati esteri, e che, ciò malgrado, risulta sanzionata da una multa, comunque elevata, modulata, tuttavia, secondo una forbice che «prevede un minimo di ventiseimila e un massimo di duecentosessantamila euro». 9.1.- Per altro verso, nell'ordinanza si evidenzia che, in materia di contrabbando, la sanzione pecuniaria viene sempre calcolata in rapporto proporzionale ai diritti di confine dovuti, stabilendosi un minimo e un massimo, di regola tra il doppio e il decuplo, ed eventualmente fissandosi una soglia minima di pena, al di sotto della quale non si può scendere. E in tale prospettiva nell'ordinanza si fa cenno non solo alle ipotesi di contrabbando previste dagli artt. da 282 a 291 dello stesso TULD, nel testo precedente alla depenalizzazione disposta con l'art. 1 del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 8 (Disposizioni in materia di depenalizzazione, a norma dell'articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67); ma anche alle sanzioni previste dagli artt. 40 e 43 del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 (Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative), rispettivamente in tema di sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sui prodotti energetici o di quella afferente l'alcol e le bevande alcoliche. 9.2.- Nel valutare l'intrinseca ragionevolezza della pena in esame, dovrebbe inoltre considerarsi, ad avviso del rimettente, che, accanto alla multa, viene prevista la pena della reclusione fino a un massimo di cinque anni, il che già sarebbe in grado di soddisfare una esigenza di maggior rigore rispetto alle ipotesi sopra menzionate. Si sarebbe innanzi, pertanto, ad una incongruenza non giustificabile, che, senza invadere il campo della dosimetria sanzionatoria propria del legislatore, potrebbe essere emendata con riferimento alle grandezze dettate per le analoghe fattispecie di contrabbando, chiamate a tutelare il medesimo interesse giuridico. 10.- Con atto depositato il 13 ottobre 2017 è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni vengano dichiarate inammissibili, improcedibili o comunque infondate. 10.1.- La difesa dell'interveniente, prendendo le mosse dall'ordinanza n. 475 del 2002 di questa Corte, per un verso rimarca che, nella specie, la presenza, accanto alla pena pecuniaria censurata, di una pena detentiva mobile, modulabile tra un minimo ed un massimo edittale, permette di escludere la prospettata violazione dell'art. 27, primo comma, Cost., occorrendo guardare al trattamento sanzionatorio complessivo dettato dalla norma; per altro verso, sottolinea l'assenza di valide ragioni che possano giustificare una rivisitazione dell'orientamento già espresso sul tema dalla Corte. 10.2.- Ad avviso dell'Avvocatura generale, il rimettente, nel valutare la ragionevolezza intrinseca della pena pecuniaria in oggetto, avrebbe trascurato di considerare che la gravosa pressione fiscale che caratterizza la commercializzazione del prodotto di cui alla norma censurata trova la sua ragion d'essere non solo nella necessità di generare entrate fiscali, ma anche in quella di disincentivare il consumo per ragioni di tutela della salute. La sanzione prevista dal legislatore, dunque, sarebbe coerentemente proporzionata al disvalore provocato dalla introduzione e vendita nel territorio dello Stato di sigarette di contrabbando perché volta a porre rimedio alla perdita di gettito ma anche a contrastare il fenomeno del tabagismo ed i pericoli nello stesso insiti. 10.3.- Peraltro - sempre secondo l'Avvocatura - la pronuncia sollecitata dal rimettente troverebbe un ulteriore limite nella esclusiva discrezionalità del legislatore in tema di dosimetria sanzionatoria penale, risultando preclusa dalla impossibilità di rinvenire, nell'ordinamento, grandezze che, trasferite all'interno della disposizione censurata, consentano una adeguata tutela del bene giuridico considerato dalla norma incriminatrice.1.- Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale ordinario di Napoli Nord ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 291-bis, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, recante «Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale» (da ora in poi: TULD), nella parte in cui prevede, per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri (da ora in poi: t.l.e.), quando il quantitativo eccede i dieci chilogrammi convenzionali, la multa di cinque euro per ogni grammo convenzionale di prodotto. 2.- Il giudice a quo è investito di un processo penale, celebrato con il rito abbreviato, nei confronti di più persone, imputate, in concorso tra loro, del reato di cui all'art. 291-bis del TULD, in ragione della contestata detenzione di t.l.e. (segnatamente sigarette), per un peso complessivo di 4.415,10 chilogrammi convenzionali. 2.1.- Il rimettente precisa che il quadro probatorio emerso dal giudizio principale non lascia margini di dubbio in ordine alla responsabilità degli imputati.