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la procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni competente per territorio riceve la richiesta ai sensi della Convenzione e, a sua volta, la trasmette al citato tribunale per la fissazione dell'udienza di trattazione; 4) udienze presso il tribunale per i minorenni: il procuratore della Repubblica, nell'interesse della legge, presenta la richiesta di restituzione del minore. Il richiedente ha facoltà di essere sentito e può, a sua discrezione, nominare un legale che lo rappresenti. Vi è l'obbligo di ascoltare il sottrattore; 5) decisione: organo competente all'esecuzione del provvedimento del tribunale per i minorenni è la procura presso lo stesso tribunale; 6) appello: le parti hanno facoltà di proporre ricorso presso la Suprema Corte di cassazione avverso il provvedimento ai sensi della Convenzione. Tenuto conto di tale panorama normativo comunitario, si passa ora all'esame del presente disegno di legge che interviene a cambiare la configurazione del codice penale, introducendo il nuovo reato di sottrazione di persone incapaci (articolo 605- bis ). È fin troppo retorico dire che, spesso, i bambini -- figli di coppie dove c'è odio al posto dell'amore -- vivono sulla propria pelle il conflitto dei loro genitori. Ma, purtroppo, è proprio cosi. E, a volte, capita addirittura che un genitore sappia essere talmente spietato da arrivare a «rapire» il proprio figlio, allontanandolo dalle cure, dalle attenzioni e, soprattutto, dall'affetto dell'altro, senza neppure mettere in conto la sofferenza, il dolore e il trauma inferti al bambino, che è pur sempre anche figlio dell'altro genitore. Il fenomeno della sottrazione dei minori è andato aumentando anche con l'ampliamento dell'integrazione razziale e, conseguentemente, con il crescere dei matrimoni «misti»: matrimoni, contratti per diverse motivazioni e spesso destinati a fallire per le profonde, diversità culturali, sociali e religiose tra i coniugi. È, infatti, proprio nell'ambito della crisi delle coppie interrazziali che si verifica più frequentemente il kidnapping (cioè l'allontanamento del minore dal Paese di abituale residenza, a opera di un genitore e senza il consenso dell'altro), potendo contare, il coniuge straniero, non solo sulla possibilità di entrare facilmente e «regolarmente» nel proprio Stato di origine in compagnia del figlio, ma a volte anche su legislazioni, in loco , a lui più favorevoli, in materia di affidamento della prole. Sulla materia, il nostro codice penale prevede due diverse ipotesi, contemplate dal capo IV, recante «Dei delitti contro l'assistenza familiare», del titolo XI del libro secondo: la prima, regolata dall'articolo 573, primo comma, riguarda la sottrazione consensuale di minorenni (secondo cui «Chiunque sottrae un minore, che abbia compiuto gli anni quattordici, col consenso di esso, al genitore esercente la potestà dei genitori o al tutore, ovvero lo ritiene contro la volontà del medesimo genitore o tutore, è punito, a querela di questo, con la reclusione fino a due anni»); la seconda, disciplinata dall'articolo 574, primo e secondo comma, è relativa alla sottrazione di persone incapaci (e stabilisce che «Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la potestà dei genitori, al tutore, o al curatore, o a chi ne abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volontà dei medesimi, è punito, a querela del genitore esercente la potestà dei genitori, del tutore o curatore, con la reclusione da uno a tre anni. Alla stessa pena soggiace, a querela delle stesse persone, chi sottrae o ritiene un minore che abbia compiuto gli anni quattordici, senza il consenso di esso, per fine diverso da quello di libidine o di matrimonio»). Tuttavia queste norme servono solo a punire l'autore, dell'illecita sottrazione di un minore, ma non sono utili a tutelare il genitore che subisce l'allontanamento del proprio figlio, né ad aiutarlo a fare rientrare il figlio nel Paese dal quale è stato portato via. E ciò sia nel caso in cui il trasferimento del minore avvenga all'interno del nostro Paese, sia nel caso in cui avvenga da uno Stato a un altro, senza il consenso di uno dei genitori. In quest'ultimo caso si parla, appunto, di «sottrazione internazionale di minori» e gli strumenti giuridici a disposizione del genitore vittima del rapimento sono, principalmente, le due predette convenzioni (strumenti purtroppo non ratificati da tutti gli Stati): a) la convenzione de l'Aja del 25 ottobre 1980, sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori; b) la convenzione europea del Lussemburgo del 20 maggio 1980, sul riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di affidamento dei minori e di ristabilimento dell'affidamento. Questi due trattati, pur tutelando i medesimi interessi e avendo molteplici punti in comune, sono parzialmente diversi tra loro. Infatti, il primo è applicabile a tutti i casi di kidnapping , indipendentemente dall'esistenza o meno di una pronuncia di affidamento da parte dell'autorità giudiziaria del Paese di abituale residenza del minore, ed è finalizzato al sollecito rimpatrio dello stesso e alla regolamentazione del diritto di visita da parte del genitore dal quale il minore è stato allontanato. Il secondo, invece, si applica solo ai casi in cui vi sia già un provvedimento sull'affidamento e la sottrazione del minore sia avvenuta in sua violazione. Entrambe le convenzioni, poi, prevedono che tutti gli Stati firmatari istituiscano un'autorità centrale, incaricata di adempiere agli obblighi previsti dai singoli trattati e che, in sostanza, rappresenta l'aiuto concreto per il genitore vittima del rapimento del proprio bambino a opera dell'altro genitore. È, infatti, a questa istituzione (che nel nostro Paese è rappresentata, come già rilevato, dal Dipartimento per la giustizia minorile) che il genitore deve rivolgersi per attivare tutte le tutele previste dalle convenzioni e, dunque, per chiedere il rimpatrio del minore, la regolamentazione del diritto di visita, il riconoscimento e l'esecuzione del provvedimento di affidamento da parte dell'autorità giudiziaria del Paese in cui il figlio è stato condotto. Se, invece, il minore è stato trasferito in un Paese che non ha aderito alla convenzione, ci si può rivolgere sia al Ministero degli affari esteri (Direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie), sia all' Interpol . È, in ogni Caso, importante che il genitore chieda immediatamente di far controllare le frontiere (compresi porti e aeroporti) e di bloccare, se ancora possibile, l'espatrio del figlio. Si può immaginare la penosa situazione del genitore senza il figlio e del bambino sottratto! Dovrebbe, però, anche essere possibile prevenire la sottrazione del proprio bambino. Infatti, coloro che formano una famiglia con un partner di un'altra nazionalità possono informarsi sulla legislazione in materia di affidamento vigente nel Paese del coniuge straniero, al fine di assumere tutte le opportune precauzioni;