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Disposizioni in materia di effettività della pena. Onorevoli Senatori. -- I dati riportati nell'Annuario statistico italiano presentato il 18 dicembre 2012 indicano che, alla fine del 2011, le misure alternative alla detenzione in corso (affidamento in prova al servizio sociale, semilibertà, detenzione domiciliare, libertà vigilata, libertà controllata, semidetenzione) sono ben 22.423, in aumento del 21,6 per cento rispetto all'anno precedente. Ogni anno un considerevole numero di condannati accede a misure che costituiscono a tutti gli effetti benefìci, senza che ciò sia controbilanciato né da alcuna caratteristica di tipo premiale (in quanto correlata a condotte post factum ) né da un minimo di contenuto riparatorio. Le misure alternative alla detenzione assumono, nei fatti, i caratteri di veri e propri istituti clemenziali permanenti e, inoltre, la collettività ha la percezione che lo Stato non garantisca l’effettività della pena e che molti reati restino impuniti. La necessità di porre in essere accorte modifiche normative in grado di invertire la tendenza è divenuta dunque improcrastinabile. Il presente disegno di legge prevede che le pene alternative alla detenzione possono essere concesse a condizione che il condannato assicuri un parziale ristoro alla collettività per i reati commessi. La sospensione condizionale della pena, l'affidamento in prova e la libertà controllata sono pertanto subordinate alla prestazione di lavoro socialmente utile in favore della collettività. L'accesso al circuito carcerario dovrà costituire l' extrema ratio, poiché i sopraccitati istituti saranno in grado di fornire percorsi di reinserimento sociale alternativi. Il presente disegno di legge, composto da otto articoli, introduce tra l'altro nel nostro ordinamento l'istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova, già mutuato dal processo minorile e da alcuni progetti di riforma delle passate legislature. L'articolo 1 reca modifiche al codice penale. Alla lettera a) si modifica l'articolo 165, prevedendo che la prestazione di lavoro di pubblica utilità si accompagni sempre alla concessione della sospensione condizionale della pena, salvi i casi di soggetto infradiciottenne o ultrasettantenne. Alla lettera b) si introduce l'articolo 165- bis , che disciplina il lavoro di pubblica utilità, qui previsto non come sanzione sostitutiva bensì come obbligo accessorio. Si dispone che esso non possa essere prestato per un periodo inferiore a dieci giorni né superiore a due anni e che consista nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato. Si precisa che l'attività debba essere svolta nell'ambito del comune dove il condannato ha la residenza o il domicilio o, ove non sia possibile, nell’ambito della provincia e che essa comporti la prestazione di non meno di otto ore e non più di ventiquattro ore settimanali, da svolgere con modalità e tempi che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute del condannato. La durata giornaliera della prestazione non può comunque superare le otto ore. Ai fini del computo della pena, si prevede che un giorno di arresto o di reclusione consista nella prestazione, anche non continuativa, di quattro ore di lavoro. Si precisa, infine, che l'applicazione del lavoro di pubblica utilità è subordinata al consenso dell'imputato e che la mancanza del consenso rende inapplicabili gli istituti la cui concessione è subordinata alla prestazione del lavoro medesimo. Il testo prevede infine che in relazione al lavoro di pubblica utilità trovino applicazione le disposizioni di cui agli articoli 146 e 147, primo comma, numeri 2) e 3), del codice penale; sarà pertanto obbligatoriamente disposta la sospensione della prestazione lavorativa nei confronti di donne incinte, madri con prole inferiore ad un anno e persone affette da AIDS conclamata, mentre la sospensione sarà solo facoltativa nei confronti di chi si trovi in condizioni di grave infermità fisica o sia madre di prole di età inferiore a tre anni. Il disegno di legge prevede, altresì, l'introduzione nei codici, sostanziale e di rito, di un istituto che ha dato un esito estremamente positivo nel processo minorile: la sospensione del processo con messa alla prova (Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, articolo 28). Le statistiche a disposizione del Ministero della giustizia mostrano come, nel periodo 1992-2011, l'istituto abbia conosciuto un aumento applicativo considerevole, passando dai 788 provvedimenti del 1992 ai 3.216 del 2011. PROVVEDIMENTI DI MESSA ALLA PROVA EX ART. 28 D.P.R. 448/88NEGLI ANNI DAL 1992 AL 2011 Valori assoluti e variazioni percentuali Anni Provvedimenti di applicazione art. 28 Variazioni % 1992 788 – 1993 845 7,2% 1994 826 –2,2% 1995 740 –10,4% 1996 938 26,8% 1997 1.114 18,8% 1998 1.249 12,1% 1999 1.420 13,7% 2000 1.471 3,6% 2001 1.711 16,3% 2002 1.813 6,0% 2003 1.863 2,8% 2004 2.177 16,9% 2005 2.145 –1,5% 2006 1.996 –6,9% 2007 2.378 19,1% 2008 2.534 6,6% 2009 2.701 6,6% 2010 3.067 13,6% 2011 3.216 4,9% Ancora più sorprendenti risultano essere le statistiche relative all'esito della prova, che ha superato l'80 per cento di esiti positivi. CASI DI MESSA ALLA PROVA EX ART.