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Sappiamo benissimo che cosa significa, quali sono le implicazioni e le opportunità che abbiamo. C'è tutta la questione della semplificazione in materia di impresa, ambiente e green economy , che è la grande protagonista chiamata in causa e sulla quale abbiamo molto scommesso nell'interlocuzione, ottenendo dall'Europa un impegno. E su questo ovviamente dobbiamo stare - come si suole dire - sul pezzo, sapendo che investimenti e sforzi vanno indirizzati su questo tema non solo perché è importante e utile, ma anche perché arriveranno gli investimenti e gli stanziamenti che abbiamo concordato e ottenuto con l'Europa. Concludo facendo tre esempi su cui abbiamo lavorato e avuto modo di dare un contributo, perché li ritengo significativi. Mi riferisco a un emendamento, che è stato approvato, in relazione al credito più facile per le piccole e medie imprese. Sappiamo che anche questo è uno dei nodi storici, ovvero la difficoltà di accesso al credito per le piccole e medie imprese, che chiaramente nell'emergenza Covid è diventata stratosferica. Nel provvedimento abbiamo introdotto una semplificazione delle procedure per l'assegnazione di fondi pubblici alle piccole e medie imprese con l'obiettivo di concedere, appunto, maggiori garanzie. In questo caso stiamo parlando di confidi e, quindi, di interventi legati molto al pubblico. Per dare sostegno abbiamo bisogno di un intervento più deciso e di una razionalizzazione. Un'altra questione investe l'energia, la green economy, ovvero l'utilizzo dell'energia elettrica sulle banchine a cui hanno accesso le imbarcazioni. Anche in questo caso, occorre investire per semplificare, per indirizzare, altrimenti green economy diventa un termine vuoto. Infine, è necessaria una maggiore celerità di pagamento per gli avvocati che accedono al gratuito patrocinio: non soltanto è in gioco la dignità della difesa, ma stiamo anche parlando non dell'erogazione di un bonus ma di dare quanto dovuto. Concludo davvero, Presidente, con una riflessione sul tema delle semplificazioni e dell'incontro con la burocrazia, che deve diventare un termine positivo e non negativo: l'alta burocrazia è quello che contraddistingue gli Stati moderni che funzionano. Qui si affronta un tema che viene da lontano, e cioè tutta la questione dei controlli, della legalità, di un regime virtuoso, della trasparenza. Non possiamo e non dobbiamo pensare - e questa è l'impostazione in cui ci riconosciamo e io personalmente mi riconosco - che semplificare vuol dire avere meno trasparenza, minori controlli e che siamo continuamente a mettere in contrapposizione la legalità, quindi un migliore funzionamento del sistema, e una maggiore tolleranza su un'opacità quale costo necessario per avere più sviluppo. Voglio richiamare ciò che Max Weber ha intitolato «L'etica protestante e lo spirito del capitalismo». Occorre un patto che vada oltre sanzioni, leggi e provvedimenti; un patto per un nuovo sviluppo sociale ed economico. In siffatto senso penso che niente sarà più come prima e su questo poggeranno le nuove prospettive di sviluppo. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castiello. Ne ha facoltà. CASTIELLO (M5S) . Signor Presidente, prendo la parola per illustrare alcuni aspetti che ritengo siano i più qualificati del decreto-legge che ci apprestiamo a convertire. Mi riferisco in particolare al principio partecipativo, che fu la riforma fulcro della legge n. 241 del 1990, considerata universalmente la legge più importante del diritto amministrativo contemporaneo. Quando entrò in vigore la citata legge n. 241 del 7 agosto 1990, gli articoli 7 e 8 della stessa istituirono l'obbligo di avviso del procedimento, e cioè la comunicazione obbligatoria dell'avvio del procedimento, che l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato recensì con parole piuttosto forti, dicendo che aveva una portata - cito - eversiva superiore a quella dell'introduzione nel codice penale dell'avviso di garanzia. Questa grande novità introdotta nella legge n. 241 nel tempo si è smorzata; ecco perciò l'importanza del varo della legge di oggi. Si è smorzata perché la giurisprudenza, dopo le aperture immense dell'adunanza plenaria, si è ritagliata via via, negli anni, un ruolo di ammortizzatore dalla portata della riforma, a favore della pubblica amministrazione - dell'indolenza della pubblica amministrazione o di una certa parte di essa - nel senso che ha introdotto la differenza tra attività discrezionale e attività vincolata. Dunque, nonostante la Corte costituzionale, con la sentenza n. 104 del 19 marzo 2007, abbia definito il giusto procedimento come principio di rango costituzionale, distinguendo tra attività discrezionale e attività vincolata, ha messo nelle mani dell'amministrazione il pretesto per azzerare o comunque fortemente affievolire nel tempo l'obbligo di previa comunicazione. Il provvedimento che ci accingiamo ad approvare riempie questa grave lacuna, riequilibrando il rapporto tra amministrazione e cittadini, con una norma ad alto tasso di democraticità e ad alto livello di coerenza con lo stato di diritto, nella misura in cui rispetta e attua l'articolo 97 della Costituzione, oltre che l'articolo 3. Dice infatti l'articolo 12 che il preavviso di rigetto, cioè l'obbligo di comunicare i motivi ostativi all'accoglimento di una domanda di assentimento, nulla osta e quant'altro, è universale, indipendentemente dunque dal fatto che il provvedimento sia discrezionale o vincolato. Con questa chiusura netta e precisa, l'amministrazione non può più nascondersi dietro il dito della vincolatezza dell'atto, per evitare di comunicare l'apertura del procedimento. Quindi, questa norma rafforza fortemente la più grande conquista delle grandi riforme contemporanee della pubblica amministrazione, che è quella di un procedimento consensualizzato, di un'istruttoria concentrata e, quindi, di una diminuzione dello scarto tra l'amministrazione, su un piano di autorità, e il cittadino, su un piano di sudditanza. Ecco perché la legge è estremamente opportuna. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, mi avvio rapidamente alle conclusioni. C'è un altro gruppo di norme molto importanti, ovvero quella che estende il silenzio assenso e, soprattutto - lo vorrei sottolineare, in una battuta finale - quella che obbliga a utilizzare come linguaggio proprio e comune dell'amministrazione la digitalizzazione. C'è una norma nella norma, che è molto importante, ovvero quella che fa obbligo all'amministrazione di comunicare il domicilio digitale del responsabile del procedimento. Sono tante le volte che ci si imbatte in un'astrazione, una figura ectoplastica, ovvero l'amministrazione. Che cos'è l'amministrazione? È tutto e nulla. Quando invece si dà un volto al responsabile del procedimento e lo si individua attraverso l'obbligo di comunicare l'indirizzo del domicilio digitale, penso che abbiamo fatto un grosso passo in avanti. Quindi, questa è una riforma che dovrebbero sottoscrivere non soltanto i membri della maggioranza, ma anche i colleghi dell'opposizione, perché è un motivo e un momento di attuazione e rispetto della Carta costituzionale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Riccardi.