[pronunce]

che, inoltre, secondo il giudice a quo la normativa denunciata introdurrebbe una irragionevole disparità di trattamento tra soggetti ugualmente appartenenti alla minoranza linguistica protetta, in base al dato puramente formale della residenza, riducendo la tutela al di sotto della soglia minima individuata dalla Corte costituzionale per i soggetti non residenti nei territori indicati nell'art. 4; che, a detta del rimettente, i parametri costituzionali invocati risulterebbero ulteriormente violati in quanto l'applicazione della tutela nei territori inseriti nella tabella di cui all'art. 4 della legge n. 38 del 2001 sarebbe condizionata alla previa adozione, da parte degli uffici interessati, delle misure organizzative «nel rispetto delle vigenti procedure di programmazione delle assunzioni ai sensi dell'art. 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, ed entro i limiti delle risorse finanziarie disponibili» (art. 8, comma 4). In particolare, nel caso di rapporti tra appartenenti alla minoranza linguistica slovena e concessionari di servizi di pubblico interesse, per effetto del combinato disposto degli artt. 4 e 8, commi 1 e 5, della legge n. 38 del 2001, l'applicazione della tutela risulterebbe condizionata alle circostanze che il concessionario abbia sede nel territorio indicato nell'art. 1 (Province di Trieste, Udine e Gorizia) e competenza nei comuni inseriti nella tabella di cui all'art. 4 della citata legge n. 38 del 2001 e che siano adottate specifiche convenzioni finalizzate a disciplinare le modalità di attuazione della tutela, entro i limiti delle risorse finanziarie disponibili; che, pertanto, secondo il Tribunale rimettente la tutela degli appartenenti alla minoranza linguistica slovena risulterebbe esclusa a fronte di concessionari di servizi di pubblico interesse aventi rilevanza nazionale, ovvero in caso di mancata adozione delle convenzioni. Sarebbe, quindi, introdotta una evidente disparità di trattamento tra soggetti ugualmente destinatari della tutela, in base alla scelta compiuta dalla pubblica amministrazione concedente di gestire direttamente i servizi di pubblico interesse ovvero di affidarli a terzi, ed, in questo secondo caso, di affidare i servizi stessi a soggetti aventi o meno rilevanza nazionale; che, infine, a parere del giudice a quo tale normativa risulterebbe lesiva della tutela costituzionale riconosciuta agli appartenenti alla minoranza slovena anche in quanto non dotata di immediata operatività, essendo condizionata all'adozione di atti normativi e misure amministrative demandate ad organismi governativi (il Comitato paritetico istituito all'art. 3 e la Presidenza del Consiglio dei ministri), e quindi, in definitiva, esposta alle contingenti vicende politiche; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione venga dichiarata inammissibile o comunque infondata; che, con riguardo al profilo dell'inammissibilità, la difesa erariale osserva come, a seguito della riqualificazione dell'atto introduttivo ai sensi dell'art. 617 cod. proc. civ. , il giudizio a quo deve essere ritenuto giudizio ordinario di cognizione all'interno del quale non è consentito l'uso della lingua minoritaria, a differenza di quanto avviene nello speciale procedimento delineato dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689 del 1981, che è attivabile anche senza l'ausilio di un patrocinatore; che, pertanto, a parere del resistente, l'atto introduttivo del giudizio non poteva essere redatto in lingua slovena e il giudice avrebbe dovuto dichiararlo inammissibile; che, nel merito, secondo l'Avvocatura dello Stato va riaffermata la discrezionalità del legislatore nell'approntare la tutela delle minoranze linguistiche e la conseguente compatibilità con l'assetto costituzionale del differente grado di tutela accordato alle diverse minoranze linguistiche insediate sul territorio dello Stato; che, di conseguenza, la difesa erariale reputa la disciplina dettata dalla legge n. 38 del 2001 in linea con i principî costituzionali, avendo scelto il legislatore di tutelare la minoranza linguistica slovena con riferimento ai territori ove essa è tradizionalmente insediata, senza arrivare ad istituire il bilinguismo perfetto generalizzato; che, inoltre, alla resistente non pare censurabile il meccanismo di delimitazione territoriale introdotto dall'art. 4, comma 1, della legge citata, là dove demanda la predisposizione della tabella al Comitato paritetico, essendo tale organismo idoneo a garantire la neutralità nella scelta dei territori; che, a parere della difesa erariale e contrariamente a quanto ritenuto dal rimettente, la normativa denunciata garantisce la tutela minima a tutti gli appartenenti alla minoranza slovena, anche non residenti o non aventi sede nei territori inseriti nella tabella di cui all'art. 4, attraverso la previsione di appositi uffici da istituire nelle zone centrali delle città di Trieste, Udine e Gorizia e nella città di Cividale del Friuli; che, infine, con riferimento al profilo della mancata adozione degli strumenti di attuazione della legge n. 38 del 2001, l'Avvocatura dello Stato rileva come l'eventuale inadempienza non costituisca ex se indice di incostituzionalità delle disposizioni normative denunciate. In proposito, la stessa difesa statale segnala che il Dipartimento per gli affari regionali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con la circolare 12 giugno 2002, n. 200/3769/622.8.13.Reg, ha dato disposizioni alle amministrazioni dello Stato di procedere all'applicazione della normativa contenuta negli artt. 7 e 8 della legge n. 38 del 2001, con rinvio alla delimitazione territoriale operata dai Consigli provinciali in applicazione dell'art. 3 della legge 15 dicembre 1999, n. 482 (Norme a tutela delle minoranze linguistiche storiche), con la conseguenza che la legge non è operativa nella sola Provincia di Trieste, in quanto questa non ha ancora provveduto alla delimitazione dei territori. Considerato che con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di Trieste ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3 e 6 della Costituzione e 3 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), questione di legittimità costituzionale dell'art. 122 del codice di procedura civile in combinato disposto con gli artt. 4 e 8, commi 1, 3 e 4, della legge 23 febbraio 2001, n. 38 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della Regione Friuli-Venezia Giulia), nonché del combinato disposto degli artt. 4, comma 1, e 8, commi 1 e 5, e dell'art. 4, comma 1, della citata legge n. 38 del 2001, nella parte in cui limitano al solo ambito territoriale individuato dalla citata legge l'operatività della tutela riconosciuta agli appartenenti alla minoranza linguistica slovena del diritto all'uso della lingua materna nei rapporti con le autorità amministrative e giudiziarie locali;