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Tale previsione va vista in relazione al contenuto dell'articolo 27 del regolamento sull'ordinamento penitenziario, di cui al decreto del presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, relativo appunto all'osservazione della personalità del condannato, che prevede che l' equipe di trattamento operante in carcere svolga con questi una riflessione sulle condotte antigiuridiche poste in essere, sulle motivazioni e sulle conseguenze negative delle stesse per l'interessato e « sulle possibili azioni di riparazione delle conseguenze del reato », incluso il risarcimento dovuto alla persona offesa. L'articolo 1 del presente disegno di legge fornisce, la nozione di « giustizia riparativa » quale procedimento cui partecipano la vittima, l'autore del reato e, ove possibile, la comunità che – con l'apporto di un mediatore penale professionista – mira a comporre il conflitto generato dal reato e a ripararne le conseguenze. Tale definizione, risponde a un approccio di una giustizia che metta in relazione rei, vittime e comunità, chiamati a partecipare attivamente, qualora vi acconsentano, nella gestione degli effetti distruttivi di un reato e nella ricerca condivisa di un possibile accordo di riparazione. Il consenso dei soggetti coinvolti (i cui requisiti sono stabiliti dall'articolo 2) costituisce elemento fondamentale per l'avvio dei programmi di giustizia riparativa, che non possono, in ogni caso, essere previsti come sanzione o condizione per accedere a benefici. Tale ultima previsione costituisce accoglimento delle osservazioni formulate in tal senso dal Garante nazionale dei diritti delle persone privare della libertà personale. Il comma 2 dell'articolo 2 sancisce la possibilità della vittima di chiedere accesso ai programmi di giustizia riparativa. Analoga possibilità è riconosciuta all'autore del reato dall'articolo 4. Nonostante la disciplina del decreto riguardi i programmi di giustizia riparativa espletabili durante l'esecuzione della pena e quindi a condanna avvenuta, il comma 3 dell'articolo 1 estende la stessa disciplina, ove compatibile, ai programmi previsti dalla legge prima della fase esecutiva, quindi a procedimento penale in corso. Il comma 3 dell'articolo 1 stabilisce che ai programmi di giustizia riparativa previsti dalla legge, anche prima della fase esecutiva, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni della presente legge. Il comma 4 dell'articolo 1 infine, specifica che tutti i programmi di giustizia riparativa, compresa la mediazione penale, devono essere svolti con l'apporto di un mediatore penale professionista. L'articolo 2 individua le garanzie dei programmi di giustizia riparativa che devono essere assicurate ai soggetti che accedono alla procedura. In particolare, si prevedono: – il diritto ad una dettagliata informazione sui programmi (significato, svolgimento, possibile esito); – gli specifici requisiti del consenso (della vittima e dell'autore del reato) acquisito dai mediatori (formulato per iscritto, libero, informato e revocabile in ogni momento). Viene inoltre precisata sia l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dalle parti durante la mediazione in relazione al fatto-reato per cui si procede (o per il quale vi è stata condanna), sia il divieto di testimonianza dei mediatori nel processo su quanto appreso nel corso del procedimento di mediazione. L'articolo 3 disciplina: – l'organizzazione dei servizi di giustizia riparativa sul territorio; – la formazione dei mediatori penali. In relazione all'organizzazione, si prevede l'istituzione di servizi di giustizia riparativa nel territorio di ogni distretto di Corte d'appello, promossi mediante convenzioni del Ministero della giustizia con le regioni e gli enti locali; lo stesso Ministero esercita il coordinamento e il monitoraggio delle azioni avviate per garantire un uniforme sviluppo dei servizi sul territorio. Si ricorda che presso il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia è già istituito l'Osservatorio permanente sulla giustizia riparativa e la mediazione penale, incardinato presso la Direzione generale dell'esecuzione penale esterna. L'Osservatorio, tramite referenti regionali, svolge attività di supporto agli Uffici per l'esecuzione penale esterna (UEPA) e agli istituti di pena per uniformare le azioni di giustizia riparativa promosse dagli enti locali sul territorio. In raccordo con i servizi di giustizia riparativa, si prevede, inoltre, che gli enti territoriali favoriscano l'istituzione di centri di ascolto delle vittime di reato, con funzione anche di supporto e assistenza terapeutica, con particolare riferimento alle vittime di reati violenti. Sono, poi, demandati ad un decreto del Ministro della giustizia (di concerto coi Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca) i requisiti per l'esercizio dell'attività professionale di mediatore penale nonché le modalità di accesso a percorsi di formazione e aggiornamento. In ordine ai requisiti, è comunque lo stesso articolo 3, comma 4, a stabilire che, in ogni caso, il mediatore debba congiuntamente: – essere in possesso di laurea almeno triennale (in materie giuridiche, pedagogiche, psicologiche o umanistiche) o essere iscritto ad un albo professionale; – aver maturato esperienza e competenze nelle citate materie. L'articolo 4 sancisce un obbligo di informazione del condannato sul possibile accesso ai programmi di giustizia riparativa (per i minorenni, l'informativa va data all'esercente la potestà genitoriale). In relazione alla tempistica della mediazione, è stabilito che l'informazione vada fornita all'inizio dell'esecuzione o delle misure alternative alla detenzione in una lingua comprensibile al condannato e, ove necessario, con l'intervento di un mediatore linguistico culturale. L'articolo 5 prevede le modalità di avvio del programma di giustizia riparativa. Ricevuta la relativa richiesta, il Servizio di giustizia riparativa chiede al magistrato di sorveglianza le informazioni sulle parti necessarie all'elaborazione del programma. Il programma può proseguire, se l'interessato vi consente, anche dopo la scarcerazione, o la conclusione della misura alternativa o di continuità. L'articolo 6 elenca i programmi di giustizia riparativa, descritti nelle loro linee essenziali. Si tratta, tuttavia, di un elenco aperto, essendo possibile ai servizi strutturare diversamente i programmi, aprendo per quanto possibile il procedimento alla comunità esterna. I primi due programmi riguardano la mediazione penale tra vittima e autore del reato, che la disposizione distingue in relazione all'effettività dell'incontro tra reo e vittima. La mediazione reo-vittima prevede, appunto, l'incontro tra la quest'ultima e l'autore del reato, incontro che può essere diretto o, se del caso, filtrato dall'intervento del mediatore. La mediazione aspecifica consiste, invece, nell'incontro del reo con una vittima di un altro reato lesivo dello stesso bene giuridico. Viene prevista un ulteriore tipologia di programma di giustizia riparativa, che consiste nell'incontro – guidato dal mediatore – tra gruppi di autori e vittime aspecifiche dello stesso tipo di reato.