[resaula]

A quella legge noi obbediamo, non ad altre, che ci rendono complici di quelli che sono veri e propri criminali di guerra e contro l'umanità. Oppure, che cosa è diventato il nostro Paese? Signor Ministro, avevamo chiesto che la Marina militare fosse insignita del Premio Nobel per tutte le vite salvate, con onore. Invece, oggi, a cosa siamo ridotti? A livello internazionale ci siamo ridotti a fiancheggiare un Paese che non solo non ha mai ratificato tutte le convenzioni internazionali, ma costantemente non è un porto sicuro e questo è pacifico: chi continua a parlare di porto sicuro e ha affermato all'interno della SAR l'idea che quello possa essere un porto sicuro, da nessuno ritenuto tale, non si riesce a comprendere davvero. C'è la violazione costante dei diritti umani, con testimonianze e dossier , è tutto a nostra disposizione e sotto i nostri occhi e un giorno non potremo dire che non sapevamo. E siccome noi sappiamo, noi abbiamo - e rivendico qui quello che hanno fatto i nostri parlamentari - il diritto di disobbedire alle leggi ingiuste e di obbedire, invece, alla legge suprema, che è quella di salvare le vite umane e di battersi contro i criminali di guerra, questo sì, che continuano a operare all'interno dei centri di detenzione in Libia. L'Italia è un grande Paese e - torno a ripetere - la Marina militare, con Mare nostrum e altre missioni, ha avuto un ruolo fondamentale ed è stato l'onore del nostro Paese, perché ha salvato vite umane e per questo noi eravamo rispettati. Oggi, invece, dobbiamo assistere semplicemente a una strategia della tensione. Questa è l'unica politica che i cittadini vedono, in caccia di voti e solo a scopo di propaganda. Sulla pelle delle persone si mette in campo continuamente una vera e propria strategia della tensione, senza voler affrontare alla radice la questione dell'immigrazione. Ma cosa pensate, che è un fenomeno passeggero? Pensate che facendo l'intervento in Niger e gli accordi con la Libia e con i criminali di guerra, alla fine avrete risolto il problema? Con quello che sta avvenendo? O i cambiamenti climatici vi servono soltanto quando fate gli ambientalisti per finta? Non capite cosa comportano e comporteranno sempre di più? Sapete cosa sono i profughi ambientali? E come pensate di poterli gestire, con qualche accordo con qualche altro Paese canaglia? Questa è la politica che noi vogliamo mettere in campo, con qualche altro Paese canaglia? Signor Presidente, a tutto questo non ci stiamo. Se non verrà accolta la proposta di votazione per parti separate, il nostro voto sulla risoluzione sarà contrario. Auspichiamo che avrete un minimo di resipiscenza e potrete almeno far esprimere l'Assemblea con voti su parti separate. Questo ci permetterà di votare fieramente contro gli accordi bilaterali in Libia e le altre missioni che, come ho appena detto, sono considerate da noi assolutamente non prorogabili. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, credo di poter dire che, storicamente, Fratelli d'Italia ha sempre espresso il suo assenso e il suo sostegno, parlamentare e ideale, alle missioni militari all'estero. Oggi le missioni sono 38, in 27 Paesi, e impegnano oltre 7.000 militari. Ho usato il termine «storicamente» perché la nostra vocazione è quella di essere un partito di patrioti ed è per questo che siamo orgogliosi del nostro tricolore. Rispettiamo e apprezziamo tutte le nostre Forze armate e crediamo profondamente nei concetti operativi di peacekeeping, di ricostruzione post conflit , di stabilizzazione e di resilienza, di cui le nostre missioni sono sempre state e restano espressione esemplare e rendono gli italiani autorevoli agli occhi del mondo. Allora, rispetto al provvedimento diciamo «sì, ma...», perché ci avete messo a dura prova e non da oggi. Facciamo un passo indietro: era il 30 gennaio 2019 quando le Commissioni permanenti 3 a e 4 a approvavano l'atto di Governo n. 69, relativo al finanziamento delle missioni internazionali del periodo dal 1° ottobre al 31 dicembre 2018. Attenzione: non solo abbiamo approvato a posteriori ciò che si era appena concluso, ma abbiamo tenuto i nostri militari impegnati all'estero senza le necessarie tutele, in assenza appunto del decreto. Quindi c'è stato un ritardo e, nel pressing tipico degli atti tardivi, si è sorvolati sulle scelte strategiche e non si è entrati nel merito. Come non si è entrati nel merito - devo dirlo - neppure nelle sedute del 14 maggio, sempre delle Commissioni 3 a e 4 a riunite, e del 6 giugno, quella che poi ha approvato la risoluzione che oggi andiamo a votare. Il 6 giugno deliberammo la proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019. Né, oltre a questi ritardi, la seduta del 31 maggio, con le comunicazioni dei Ministri competenti degli affari esteri e della difesa, è stata illuminante, quando non si è entrati proprio nel merito. Insomma, in sintesi, ritardi su ritardi, mentre sullo sfondo geopolitico internazionale succedevano talune cose importanti, che soprattutto andavano a riguardare molto da vicino anche la nostra presenza nei teatri operativi, non ultima la situazione di caos in cui precipitava la Libia. Questa serie di ritardi, cari colleghi, che il Governo si trascina, ci mette a dura prova, perché non si tratta soltanto di ritardi e di documenti che arrivano tardi alle Camere, senza rispettare i termini prescritti dalla legge n. 145 del 2016, ma si tratta sostanzialmente e drammaticamente di una lesione della dignità e delle prerogative del Parlamento. Soprattutto, a nostro avviso, ciò sta a dimostrare - ci tengo a dirlo - uno scarso interesse e poco rispetto per le nostre Forze armate, impegnate a rappresentare l'Italia nelle missioni internazionali. Come Fratelli d'Italia, abbiamo più volte invocato - e è agli atti, nei resoconti della Commissione - un confronto approfondito in Parlamento sul tema delle missioni internazionali; lo abbiamo fatto non solo per stigmatizzare questo ritardo, ma per alcuni limiti dell'azione di Governo e per la mancanza di risposte importanti a questioni importanti. Ne cito solo alcune: la crisi libica e la nostra missione bilaterale in corso (Miasit), le crescenti minacce ibride, la minaccia terroristica rappresentata da Daesh, che certamente va ben oltre la dissoluzione della cosiddetta realtà statuale realizzata tra la Siria e l'Iraq, nonché il pericolo rappresentato dal ritorno dei foreign fighter , la pressione nei Balcani dal lato orientale e, più in generale, la minaccia terroristica internazionale e quella legatissima alla radicalizzazione islamica. Ancora, tra dichiarazioni e smentite sulla stampa, non ci siamo potuti confrontare sulla rimodulazione del contingente italiano operante in Afghanistan e neppure sulla neonata missione di cooperazione bilaterale con la Tunisia (qualora vi fosse sfuggita), né sulla vexata quaestio della proroga (prima no e poi sì e non sappiamo perché) della batteria dei missili SAMP/T in Turchia.