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Nella definizione delle componenti dell’identità sessuale sono ricompresi l’identità o i ruoli di genere, nonché i diversi orientamenti sessuali (omosessuali, eterosessuali o bisessuali) così come pacificamente riconosciuti dalla legislazione e dalle scienze psico-sociali, che nulla hanno in comune con i comportamenti genericamente afferenti alla sfera sessuale, siano essi leciti o illeciti. L’articolo 2 reintroduce, in luogo della propaganda, la condotta della diffusione, in qualsiasi modo, delle idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale; prevede nuovamente, sia alla lettera a) , sia alla lettera b) , del nuovo comma 1 dell’articolo 3 della legge n. 654 del 1975, la condotta di incitamento in luogo dell’istigazione (fattispecie più circoscritta), in linea con la citata Convenzione e con lo stesso articolo 3, comma 3, della suddetta legge (il quale incrimina l’associazione a fine di incitamento dell’odio razziale). Le pene previste differiscono per la gravità delle condotte realizzate. In caso di incitamento a commettere o di commissione di atti di discriminazione è mantenuta l’attuale previsione della reclusione fino a un anno e sei mesi, eliminando, tuttavia, l’alternatività con la multa come previsto dalla riforma del 2006. In caso di incitamento alla violenza o di commissione di atti violenti, la pena prevista rimane invariata rispetto al testo attualmente in vigore e va da sei mesi a quattro anni. Ai fattori di discriminazione considerati dall’articolo 3 della citata legge Mancino-Reale il presente disegno di legge aggiunge l’identità sessuale. L’articolo 3 coordina le restanti disposizioni o rubriche degli articoli dello stesso decreto-legge n. 122 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 1993, con il contenuto del disegno di legge, e sostituisce il comma 2 dell’articolo 3 del medesimo decreto-legge specificando che la circostanza aggravante, nel caso di reati commessi per le finalità indicate dal comma 1, deve sempre essere considerata prevalente dal giudice rispetto alle circostanze attenuanti concedibili all’imputato. Attualmente, tale previsione, è formulata in modo da prevedere che le attenuanti non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto all’aggravante. L’articolo 4 introduce l’articolo 1- bis al decreto-legge n. 122 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 1993, disponendo che il tribunale applichi obbligatoriamente, e non solo facoltativamente come fino ad ora previsto, con la sentenza di condanna, la comminazione della sanzione accessoria dello svolgimento dell’attività non retribuita a favore della collettività da parte del condannato. Tra i soggetti presso i quali predetta attività può essere svolta, sono inserite le associazioni che si occupano di tutela delle persone omosessuali e transessuali.. Art. 1. (Definizioni) 1. Ai fini della legge penale si intende per: a) «identità sessuale» di una persona, l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere, e orientamento sessuale; b) «identità di genere» la percezione che la persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile, anche se opposto al proprio sesso biologico; c) «ruolo di genere» qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna; d) «orientamento sessuale» l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di una persona dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi. Art. 2. (Modifiche all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654) 1. Il comma 1 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: « 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito: a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima». 2. Al comma 3 dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima». Art. 3. (Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205) 1. Al titolo del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, le parole: «e religiosa» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosa o motivati dall’identità sessuale della vittima». 2. Alla rubrica dell’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima». 3. All’articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, dopo le parole: «commessi per finalità» sono inserite le seguenti: «o per motivi» e dopo le parole: «o religioso» sono inserite le seguenti: «o motivati dall’identità sessuale della vittima»; b) il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. La circostanza aggravante prevista dal comma 1 del presente articolo è sempre considerata prevalente sulle ritenute circostanze attenuanti, ai fini di cui all’articolo 69 del codice penale». Art. 4. (Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205) 1. Dopo l’articolo 1 del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, è inserito il seguente: «Art. 1- bis. - (Attività non retribuita a favore della collettività) -- 1.