[pronunce]

Il provvedimento impugnato, secondo la difesa regionale, reintrodurrebbe surrettiziamente nella Valle d'Aosta la figura del prefetto, per l'esercizio di funzioni che potrebbero essere svolte, senza alcuna controindicazione, dal Presidente della Giunta regionale, al pari delle altre funzioni prefettizie che tale organo è chiamato a svolgere (ed ha sempre svolto) nella Valle. La compressione delle funzioni statutarie del Presidente della Giunta regionale, d'altro canto, si tradurrebbe in una compressione della stessa autonomia speciale della ricorrente Regione, che da ciò trarrebbe la sua legittimazione ad impugnare il provvedimento ed a sollevare il relativo conflitto di attribuzioni. 2. - Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo di rigettare il ricorso e di dichiarare che non spettano alla Regione Valle d'Aosta le funzioni dalla stessa rivendicate. Secondo l' Avvocatura dello Stato, infatti, nessuna delle disposizioni invocate dalla Regione ricorrente - a parte l'art. 4, primo comma, del d.lgs.lgt. n. 545 del 1945, decreto che sarebbe stato sostituito dallo statuto, legge costituzionale n. 4 del 1948 - concernerebbe la materia considerata dal regolamento governativo di semplificazione che ha dato occasione al conflitto. Né varrebbe il richiamo all'art. 1 del d.lgs. n. 320 del 1994, recante norme di attuazione dello statuto, perché la legittimità costituzionale di tale art. 1, nella parte in cui menziona anche l'anzidetto decreto luogotenenziale, potrebbe essere riconosciuta solo per le parti in cui il decreto luogotenenziale contiene disposizioni espressamente recepite dallo statuto. Il ricorso, comunque, sarebbe in primo luogo inammissibile, in quanto il potere di riconoscere le persone giuridiche private operanti nell'ambito della Regione Valle d' Aosta atterrebbe alle materie delegate e non a quelle trasferite, come dimostrerebbero l'art. 42 della legge n. 196 del 1978 e l'art. 12 del d.P.R. n. 182 del 1982, e la delega, nel caso, sembrerebbe “libera”; al contrario, il conflitto sollevato da una Regione a difesa di competenze delegate dovrebbe ritenersi ammissibile solo qualora la delega sia di tipo devolutivo-traslativo. L'inammissibilità, o comunque l'infondatezza del conflitto, emergerebbe anche da altri profili. Anzitutto, dovrebbe essere tenuto in debito conto che il regolamento impugnato è un regolamento di delegificazione, e che pertanto, là dove esso prevede, all'art. 7, comma 3, che “le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti”, si riferisce chiaramente ad un adeguamento di natura procedimentale (con particolare riferimento all'intervenuta eliminazione della fase procedimentale della registrazione presso la cancelleria del tribunale, quale segmento di competenza statale), di cui le Regioni a statuto speciale non potranno non tenere conto alla luce del nuovo quadro ordinamentale. Il conflitto, nota fra l'altro la difesa erariale, non concernerebbe le materie elencate agli artt. 2 e 3 dello statuto speciale; l'art. 7 del regolamento impugnato prevederebbe una competenza regionale per le persone giuridiche private operanti nelle materie di competenza regionale e le cui finalità si esauriscono nell' ambito di una sola Regione; le Regioni e le Province autonome sarebbero più volte nominate in altri articoli del regolamento stesso, emesso previo parere anche della Conferenza Stato-Regioni; e, comunque, non parrebbe seriamente contestabile che, per l'esercizio delle funzioni rimaste di sua competenza, lo Stato abbia il potere (esclusivo) di organizzarsi come meglio ritiene, e quindi di individuare gli organi e i funzionari a cui affidare ciascuna delle funzioni anzidette. Né potrebbe reputarsi che, in tale attività organizzativa, lo Stato incontri un limite che consisterebbe nella aprioristica esclusione di apparati o funzionari facenti capo al Ministero dell'interno, anziché ad altre amministrazioni statali. 3. - In prossimità dell'udienza la Regione Valle d'Aosta ha depositato memoria insistendo per l'accoglimento del ricorso. L'illegittimità del provvedimento impugnato risiederebbe, per la ricorrente, nel fatto che, quanto “al riconoscimento delle persone giuridiche di cui all'art. 12 cod. civ. che operano esclusivamente nell'ambito della Regione e nelle materie di competenza della stessa”, sarebbero violati i principi fissati dal titolo IX dello statuto in materia di rapporti fra Stato e Regione, con compressione delle funzioni assegnate al Presidente della Giunta regionale dallo statuto, e dunque incidendo sulla sfera d'autonomia della Regione. Le funzioni amministrative concernenti il riconoscimento delle persone giuridiche, con i limiti territoriali e di materia appena detti, infatti, erano state già delegate ad essa Regione sulla base dell'art. 42 della legge 16 maggio 1978, n. 196, e dell'art. 12 del d.P.R. 22 febbraio 1982, n. 182, circostanze ignorate dall'art. 10 del regolamento impugnato, il quale, attribuendo al presidente della commissione di coordinamento le funzioni attribuite in materia nelle altre Regioni al prefetto, avrebbe surrettiziamente reintrodotto nella Valle una figura, quella del prefetto, esclusa dall'art. 4 del d.lgs.lgt. n. 545 del 1945 in quella Regione, ove in forza di tale disposizione i relativi poteri erano stati da allora costantemente esercitati dal Presidente della Giunta regionale, ora Presidente della Regione. La ricorrente contesta che il conflitto sia inammissibile, come eccepito dalla difesa erariale, vertendosi in tema di funzioni amministrative oggetto di una delega “libera” dello Stato, ed insiste nell'assunto relativo all'esercizio delle funzioni prefettizie in Valle d'Aosta, ritenuto infondato dall'Avvocatura per non essere stato riprodotto nello statuto l'art. 4 del d.lgs. lgt. n. 545 del 1945, che aveva attribuito l'esercizio delle funzioni prefettizie al Presidente della Giunta. Osserva in proposito la ricorrente che non solo l'esercizio di tali funzioni è del tutto pacifico da mezzo secolo, ed è elemento caratterizzante dell'ordinamento della Valle d'Aosta, ma che tale situazione neppure è stata mai messa in dubbio dall'Avvocatura dello Stato, che anzi ha su di essa fondato le argomentazioni relative al cumulo, “nel Presidente della Regione, delle funzioni di gestione delle case da gioco e, al tempo stesso, quelle di Prefetto in Valle d'Aosta”, nel giudizio definito da questa Corte con la sentenza n. 438 del 2002, al cui punto 3 del Ritenuto in fatto tale difesa è ricordata. La vigenza dell'art. 4 del d.lgs.lgt. del 1945, del resto, troverebbe conferma, oltre che negli scritti della migliore dottrina costituzionalistica, nel richiamo ad esso operato dall'art. 1 del d.lgs. n. 320 del 1994, recante norme di attuazione della Regione, secondo il quale le disposizioni del decreto del 1945 possono essere modificate, al pari delle norme di attuazione, solo con il procedimento particolare per queste ultime previste dall'art. 48-bis dello statuto.