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l'assessore alle Politiche abitative e patrimonio di Roma Capitale ha dichiarato, in una manifestazione pubblica, che lo sgombero di migliaia di alloggi previsto potrebbe interessare anche il territorio di Ostia, dove sono ubicati gli immobili richiamati in premessa; gli immobili necessitano, in via urgente, di interventi di consolidamento e messa in sicurezza a tutela dell'incolumità delle famiglie che vi abitano. Da alcune cronache, e inchieste giornalistiche, come pure da diverse perizie fatte dai Vigili del fuoco, si apprende che quei manufatti presentano gravi problemi di cedimento, segnalati alle autorità amministrative preposte, si chiede di sapere: se e quali interventi il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche in sostegno dell'Amministrazione capitolina, al fine di garantire alle famiglie coinvolte il diritto irrinunciabile alla casa; se e quali interventi intenda adottare al fine di sollecitare un intervento urgente dei soggetti competenti finalizzato alla messa in sicurezza degli immobili menzionati. Atto n. 4-00952 SAPONARA CAMPARI Al Ministro della salute Premesso che: l'accordo del 16 dicembre 2010 sulle «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo» ha impegnato le regioni italiane ad attuare 10 linee di azioni per la ridefinizione del percorso nascita; con esso viene stabilito in 1.000 parti anno il volume minimo per configurare le condizioni organizzative, di competenza e di expertise , necessarie per la sicurezza del percorso nascita; l'accordo ha pertanto previsto la chiusura dei punti nascita con un volume di attività inferiore a 500 parti/anno, in quanto non in grado di garantire sicurezza per la madre ed il neonato, nonché l'adozione di stringenti criteri per la riorganizzazione della rete assistenziale, fissando il numero di almeno 1.000 parti ogni anno quale parametro cui tendere; il Ministero ha al riguardo specificato che il criterio di chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti non va considerato con accezione punitiva nei confronti della popolazione, poiché non scaturisce da mere finalità economiche di contenimento della spesa, bensì dalla necessità di fornire alla donna ed al neonato un'assistenza di livello elevato e che tale garanzia può essere assicurata innanzitutto da adeguati standard operativi, tecnologici e di sicurezza, ma soprattutto dalla presenza, con livelli di operatività 24 ore su 24 intesa come guardia attiva, di personale qualificato che, potendo seguire una casistica numerosa, è in grado di effettuare un corretto inquadramento delle pazienti ed una corretta gestione della gravidanza, mantenendo ed accrescendo nel tempo la propria competenza; l'accordo ha comunque previsto la possibilità in deroga di mantenere attivi i punti nascita con volume minimo di 500 parti all'anno, esclusivamente in caso di reali situazioni orogeografiche critiche, ovvero in presenza di aree geografiche notevolmente disagiate, esclusivamente a condizione che in tali strutture siano garantiti tutti gli standard organizzativi, tecnologici e di sicurezza previsti per le unità operative ostetriche e neonatologico/pediatriche di 1° livello. Inoltre, con il decreto ministeriale 11 novembre 2015, si è demandato al Comitato percorso nascita nazionale il compito di esprimere un parere sulla richiesta, da parte delle regioni e delle province autonome, di deroghe per punti nascita con volumi di attività minori di 500 parti; nell'ottobre 2017 il Ministero della salute ha comunicato alla regione Emilia-Romagna il parere negativo espresso dal Comitato rispetto alla deroga richiesta per mantenere attivo, tra gli altri, il punto nascita, operante sull'Appennino emiliano, di Borgo Val di Taro (Parma), avente un volume inferiore ai 500 parti annui; nel caso del punto nascita di Borgo Val di Taro, la decisione di chiusura del centro, di fatto, contrariamente alla suddetta specificazione, si legge come un atto afflittivo per la popolazione del particolare comune montano, che in questo modo si vede eliminata anche la sicurezza psicologica di poter intraprendere un percorso procreativo, sapendo di avere al proprio fianco un servizio sanitario presente e sempre disponibile. Va da se che tale decisione scoraggia le nascite di nuovi figli e destina allo spopolamento il fragile territorio montano del comune di Borgo Val di Taro; da informazioni assunte dagli interroganti e necessitanti di accertamenti, parrebbe che la Regione Emilia, almeno per quanto riguarda Borgo Val di Taro, non abbia rappresentato nella richiesta di deroga la significativa distanza da percorrere per raggiungere i punti nascita alternativi alla struttura da chiudere e ne abbia accennato alla pericolosità di eventuali parti in itinere per le partorienti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intraprendere iniziative urgenti volte a consentire la riapertura del centro nascite di Borgo Val di Taro (Parma). Atto n. 4-00953 DE PETRIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Atto n. 4-00954 BERGESIO CASOLATI FERRERO MONTANI PIANASSO Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: Mahle GmbH è un'azienda produttrice di componenti automobilistici con sede a Stoccarda, in Germania; la MAHLE Componenti Motori Italia SpA è presente in Italia fin dal 1987, anno in cui ha acquisito il controllo della precedente società "Mondial Piston SpA", attiva fin dal 1946; in Italia sono presenti due stabilimenti di produzione, uno a La Loggia (Torino) e uno a Saluzzo (Cuneo), per un totale di circa 500 dipendenti; lo stabilimento di Saluzzo comprende il processo produttivo di fusione della lega d'alluminio, nonché pre-lavorazioni meccaniche di formatura del pistone, nel quale sono impiegati 200 operai e altri 40 lavoratori tra impiegati e quadri e dirigenti; considerato che: nello stabilimento di Saluzzo, nel 2018, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria coinvolge un numero compreso tra i 50 ed i 200 operai sui 200 totali; come riferito dalle associazioni sindacali coinvolte, il piano industriale presentato dall'azienda tedesca non prevede adeguati investimenti in Italia, comportando un depotenziamento per i siti produttivi presenti sul territorio italiano; nello stabilimento di Saluzzo, inoltre, vengono prodotti componenti per motori diesel , settore che risulta in contrazione, causando preoccupazione per il futuro dello stabilimento alla luce dei mancati investimenti su nuove produzioni; le organizzazioni sindacali dell'azienda hanno ottenuto un incontro presso la Regione Piemonte, previsto per il 7 dicembre 2018, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione, e quali azioni di propria competenza intenda adottare a tutela dei livelli occupazionali degli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo; se intenda convocare urgentemente un tavolo di confronto con i rappresentanti dei lavoratori per avanzare proposte alla soluzione della vicenda. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):