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Così non bisogna scandalizzarsi che ci sia una società in house , che prima veniva vista come un luogo di sperpero di risorse pubbliche, che si chiama Arte, lavoro e servizi (ALES), che si occupa di attività di accoglimento e vigilanza dei musei, dei parchi archeologici statali e di altri istituti e luoghi della cultura, perché laddove non ci sono le condizioni per utilizzare personale del Ministero, è evidente che quei luoghi devono essere messi in condizione di essere fruibili da parte dei visitatori e dei cittadini. Da amministratori - perché oltre ad avere magari delle storie passate di amministratori, lo siamo come parlamentari - bisogna capire che il funzionamento degli istituti culturali avviene anche attraverso la necessità di personale che operi in quelle strutture: se non c'è, non ce lo possiamo inventare ed è normale che si utilizzino anche delle società strumentali. Penso che il provvedimento abbia come aspetto positivo il passaggio della funzione commercio internazionale e politiche commerciali in ambito di internazionalizzazione del sistema delle imprese dal Ministero dello sviluppo economico al Ministero degli affari esteri. Tra l'altro, quel capitolo di spesa aveva come aspetto predominante proprio il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e del made in Italy e credo che quello del Ministero degli affari esteri sia il luogo naturale in cui espletare al meglio questa azione politica ed amministrativa. L'ultimo aspetto è l'aver previsto, all'articolo 3, la rimodulazione degli stanziamenti per la revisione dei ruoli e delle carriere delle Forze di polizia e delle Forze armate, incrementandoli, con l'articolo 3- bis , di ulteriori 60 milioni di euro annui. Credo che sia un gesto di rispetto e di attenzione per le Forze armate e di polizia, così come l'aver previsto la copertura del lavoro straordinario relativo all'operazione Strade sicure. Infatti, l'operazione che nasce nel 2017 - e che è stata confermata dai Governi recenti - di destinare le Forze armate anche alla tutela del territorio e dell'ordine pubblico, è stata una buona azione, riconfermata in questi anni, ma era doveroso metterci le risorse. Altrimenti utilizziamo queste azioni, ovvero una parte politica lo ha fatto, per fare molta propaganda, mentre sappiamo bene che le Forze armate per svolgere quelle funzioni spesso devono fare straordinari per i quali deve essere prevista la copertura, se non vogliamo si tratti di operazioni più propagandistiche che reali. A tale scopo, sono previsti 4.645.000 euro: credo che sia un'attenzione molto giusta verso le nostre Forze armate e il Corpo di polizia. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Saluto ad una rappresentanza di amministratori locali PRESIDENTE . Saluto, a nome dell'Assemblea, una delegazione di sindaci del Polesine, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune. (Applausi). Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 1493 LA PIETRA (FdI) . Signor Presidente, colleghi senatori, si parla di riorganizzazione dei Ministeri. Ma cosa significa riorganizzare i Ministeri? Si pensa ad un piano organico per ottimizzare le risorse? Niente affatto, o almeno non ci risulta. Si cerca di rendere tutto più snello ed efficiente? Neanche questo. La proposta che discutiamo oggi si basa sulla transumanza di alcune competenze a causa del cambio di alcuni inquilini nella direzione dei vari Ministeri, pensando così di far acquisire automaticamente competenze alle persone. Non si comprende su quali criteri si basi questo riordino. Sembra più un vezzo personale di chi oggi detiene la guida di questi Ministeri che un'esigenza basata su particolari strategie o su una visione per obiettivi (mi riferisco nello specifico al Ministero degli affari esteri e al Ministero dei beni e delle attività culturali). Si parla dell'attribuzione al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale delle competenze in materia di commercio internazionale e di internazionalizzazione del sistema Paese, così come recita il titolo dell'articolo 2. Dal punto di vista agricolo, visione che mi interessa maggiormente essendo membro della Commissione agricoltura, mi chiedo se il ministro Di Maio sia a conoscenza del fatto che l' export di prodotti agricoli e dell'industria alimentare ha registrato nel 2018 un saldo attivo di quasi 42.000 milioni di beni. Complessivamente, le esportazioni di prodotti agricoli e dei prodotti dell'industria alimentare del 2018 hanno segnato un + 1,2 per cento rispetto al 2017, pari a 4,8 miliardi di euro. Dati che evidenziano come l'Italia disponga di uno straordinario patrimonio di tipicità agricole e alimentari da valorizzare. Il trasferimento al MAE del ruolo di definizione delle strategie e degli interventi della politica commerciale e promozionale con l'estero può rappresentare per il comparto agricolo un'opportunità o uno svantaggio, se non gli verrà garantita efficienza e capacità di penetrazione sul mercato estero, anche - ripeto: anche - attraverso un'attenta valutazione degli accordi internazionali e la gestione del delicato dossier relativo ai dazi USA. Per queste ragioni, senza un coinvolgimento del Ministero dell'agricoltura per la definizione delle strategie e degli interventi della politica commerciale e promozionale con l'estero, con l'identificazione di professionalità esperte nelle produzioni agricole e agroalimentari da inserire nella rete diplomatica a supporto dell' export stesso, si rischia un fallimento. Ma, se questa è l'intenzione del Governo, torno a domandarmi se il ministro Di Maio conosca questi dati e se, soprattutto, abbia la sensibilità e la capacità di cogliere queste sfumature. Un Ministro che passa dallo sviluppo economico - dove non ha risolto nessuna delle crisi aziendali che ha trovato, dico nessuna - al Ministero degli affari esteri, con quale competenza e con quali obiettivi seguirà queste materie per indirizzare la politica del commercio con l'estero? Quello a cui assistiamo oggi è un sistema di azioni organizzative che rischiano invece di azzerare le politiche del commercio estero. Ora parliamo di turismo, in particolare del trasferimento di questa competenza dal Ministero delle politiche agricole a quello dei beni culturali. Torno a ripetere: forse è più un vezzo per il ministro Franceschini che una vera e propria necessità. Il fatto che al Ministero dei beni culturali si accosti automaticamente il turismo, non è e non può essere scontato, come è un errore pensare che saper gestire la stragrande maggioranza dei beni culturali mondiali che sono nel nostro Paese significhi saper attuare politiche turistiche. Basti pensare a cosa ha fatto fino a oggi il Ministero dei beni culturali per la promozione turistica: ha portato risultati significativi? Ha studiato e applicato un piano integrato fra i territori? Nulla di tutto questo. Ha semplicemente delegato la gestione alle varie strutture territoriali o a singole iniziative, pubbliche o private, senza dotare il settore di un piano strategico nazionale. Non basta, cari colleghi, avere un Colosseo per fare politiche turistiche serie. A onor del vero, quando ci fu proposto di spostare le competenze del turismo al Ministero dell'agricoltura, noi non eravamo del tutto convinti, però leggevamo in questo passaggio un interessante elemento di discontinuità rispetto alle politiche fallimentari portate avanti fino a quel momento.