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in continuità con quanto affermato nella sentenza n. 4 del 2020, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 80 del 2021, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 39- ter , commi 2 e 3, in quanto incide in modo irregolare sul risultato di amministrazione, in contrasto con gli articoli 81, 97, primo comma, e 119, sesto comma, della Costituzione, indicando a numerosi enti locali un obbligo di ripiano delle passività determinate dalle anticipazioni di liquidità a suo tempo acquisite, in un arco temporale ravvicinato, da 3 a 5 anni; per effetto di tale sentenza, secondo le stime dell'Associazione nazionale Comuni italiani e dell'Unione Province d'Italia, la maggiore esposizione degli enti locali equivale a circa 3 miliardi di euro, di cui 2,8 per i soli Comuni. I 1.089 Comuni in disavanzo nell'anno 2019 risultano aver costituito il fondo anticipazioni di liquidità; 812 enti, che rappresentano 10 milioni di abitanti, dei quali 129 risultano in predissesto e 34 in dissesto. Inoltre, in aggiunta vi sono 569 Comuni, per un totale di 4,4 milioni di abitanti, per i quali, pur essendo in condizioni di avanzo di amministrazione, l'attuazione delle disposizioni della sentenza della Corte costituzionale comporta una forte riduzione degli avanzi disponibili e degli spazi di manovra finanziaria a loro disposizione; l'articolo 52 del decreto-legge n. 73 del 2021, per far fronte a tale emergenza e sostenere gli enti locali che hanno peggiorato il disavanzo di amministrazione a seguito della ricostituzione del fondo anticipazioni di liquidità, ha istituito presso il Ministero dell'interno un fondo con una dotazione di 500 milioni di euro; la norma rappresenta un primo strumento utile, ma del tutto insufficiente per le esigenze degli enti locali interessati dalle sentenze della Corte costituzionale. Alla luce della suddetta norma, circa 180 Comuni resterebbero esclusi dal riparto dei 500 milioni di euro stanziato dall'articolo 52 del decreto legge n. 73, e circa 322 Comuni riceverebbero un contributo in grado di garantire appena il 60 per cento della copertura necessaria per il solo anno 2021. Secondo le prime stime, per soddisfare le esigenze di tutti i Comuni interessati, occorrerebbero 850-900 milioni di euro per ciascuno gli anni dal 2021 al 2023; le citate sentenze hanno dimostrato l'impossibilità di procedere lungo la strada degli interventi sporadici di sostegno al contenimento dei disavanzi di amministrazione degli enti locali, facendo emergere la necessità di un intervento strutturale di riordino dei rapporti tra enti locali e livello nazionale, tenendo soprattutto conto della grave crisi economica che affligge tanto i primi quanto il secondo e nel quadro del ripensamento dell'intero sistema delle regole di bilancio della UE, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sui fatti riportati; se intendano provvedere con urgenza, al fine di sanare la situazione di peggioramento del risultato di amministrazione degli enti locali interessati a seguito dalla sentenza della Corte costituzionale citata in premessa e prevenire situazioni di grave instabilità economica a livello territoriale, che andrebbero a sommarsi alla già difficile situazione dovuta all'emergenza epidemiologica, allo stanziamento di ulteriori risorse, pari a 850-900 milioni di euro per ciascuno gli anni dal 2021 al 2023, da distribuire a tutti gli enti locali coinvolti; se non ritengano necessario, anche alla luce delle riflessioni in corso sulla riforma delle regole di bilancio nell'intera Unione europea, avviare un processo di riforma strutturale ed effettivamente perequativa delle dotazioni finanziarie degli enti locali, che ricomprenda anche la revisione della disciplina delle crisi finanziarie (con la riforma del titolo VIII del testo unico degli enti locali), resa ancor più urgente dai ripetuti pronunciamenti della Corte costituzionale. Atto n. 3-02570 STEFANO VATTUONE ASTORRE MANCA COMINCINI TARICCO FERRARI FERRAZZI NANNICINI D'ALFONSO ROJC CIRINNA' PINOTTI FEDELI COLLINA MARCUCCI CERNO GIACOBBE Al Ministro dell'interno Premesso che: l'articolo 37 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nel disciplinare la composizione dei Consigli comunali, quantifica il numero di consiglieri in relazione alla popolazione del Comune; in particolare, il comma 4 stabilisce che "la popolazione è determinata in base ai risultati dell'ultimo censimento ufficiale"; tale criterio di commisurazione della popolazione rileva non soltanto al fine di determinare la composizione dei Consigli comunali, ma anche in relazione a tutti gli altri momenti del procedimento e del sistema elettorale la cui disciplina varia in relazione alla popolazione del Comune; ciò vale, in particolare, per quel che riguarda la determinazione del sistema elettorale applicabile e della validità della consultazione elettorale, ai sensi degli articoli 71 e seguenti del medesimo decreto legislativo; e vale altresì per il numero di sottoscrizioni necessarie per la presentazione delle liste, ai sensi dell'articolo 3 della legge 25 marzo 1993, n. 81; considerato che: l'articolo 1, commi 227 a 237, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, ha sostituito il censimento decennale della popolazione con un censimento permanente della popolazione medesima, già in fase di prima attuazione da parte dell'ISTAT (le ultime rilevazioni disponibili risalgono infatti alla fine del 2019); nel censimento permanente rientra anche l'indicazione della popolazione residente, scorporabile per Comuni, per cittadinanza, e per età; considerato altresì che: a oggi, si continua a far riferimento, ai fini dell'applicazione delle disposizioni richiamate, ai dati desumibili dall'ultimo censimento decennale della popolazione, risalente al 2011; ciò è fonte di rilevanti squilibri, oscillando la popolazione di numerosi Comuni attorno ai limiti stabiliti dalle disposizioni richiamate e ben potendo la stessa aver superato tali soglie nel periodo trascorso dall'ultimo censimento decennale, ovvero essersi collocata al di sotto di esse; ciò ha diretto impatto sulla definizione del numero dei consiglieri comunali assegnati, degli assessori nominabili e, per i Comuni a cavallo dei 15.000 abitanti, addirittura il sistema elettorale applicabile, con rilevanti implicazioni sullo stesso diritto di voto degli elettori, oltre che sulle concrete declinazioni del principio democratico e del principio rappresentativo nelle elezioni amministrative; tuttavia, la disposizione di cui all'articolo 37, comma 4, del decreto legislativo n. 267 del 2000 si limita a fare riferimento all'ultimo censimento "ufficiale" della popolazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia valutato l'opportunità, per le elezioni amministrative che si svolgeranno nel corso del 2021 e negli anni successivi, di fare ricorso, per il rilevamento della popolazione residente ai fini dell'applicazione delle disposizioni citate, ai dati desumibili dal censimento permanente della popolazione anziché ai dati dell'ultimo censimento decennale disponibile.