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Questi accenni mi servono per dire che è molto lontana dalla verità una rappresentazione di Di Vittorio solo come un capopopolo autodidatta, dall'oratoria trascinante, come una figura dalle caratteristiche neopopuliste: non è così. Di Vittorio è stato un grande riformatore: nel suo tempo ha avuto una visione avanzata, affermando un'idea di libertà di pensiero che, in una dinamica ideologica rigida e contrapposta, ha rappresentato uno straordinario contributo, una ricchezza. Se oggi si parla di autonomia del sindacato un merito grande ce l'ha certamente Di Vittorio: autonomia del sindacato, della CGIL, in rapporto, prima di tutto, con il Partito Comunista; insomma, un riformatore. Ecco cosa dobbiamo imparare noi: libertà di pensiero; anzi, prima di tutto pensiero, poi libertà di pensiero, autonomia, coraggio di vedere il cambiamento che ci riguarda e che va interpretato. (Applausi) . PARENTE (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (IV-PSI) . Signor Presidente, un nostro ex collega, nipote di Benedetto Croce, che sedette tra questi banchi nella X legislatura soltanto per sette giorni, essendosi poi dimesso, è autore della voce «Giuseppe Di Vittorio» nel Dizionario biografico degli italiani. Da questa voce, redatta da Piero Craveri, desidero trarre alcuni spunti per il ricordo del grande sindacalista pugliese, politico ed esponente dell'antifascismo che fu Giuseppe Di Vittorio. La sua qualifica era quella di bracciante agricolo, con la quale accederà al Parlamento nelle elezioni del maggio 1921. Ricordiamo che siamo alla vigilia della presa del potere del fascismo, ed egli fu eletto stando in carcere per disordini e sciopero generale nella sua Puglia. «Le vicende della sua infanzia e adolescenza, riferite da lui stesso o da altri, sono già tutte cariche di significati univoci, perché precoce è la leggenda che segnerà per tutta la vita la sua figura di militante sindacale e politico, e che si forma in quell'angolo di Tavoliere tra Cerignola, Canosa e Minervino Murge. Il Di Vittorio partecipò alle agitazioni della sua lega bracciantile a dieci anni. Nel 1904 durante uno sciopero generale gli morì accanto il coetaneo e amico Ambrogio, falciato dal fuoco della truppa. Nel 1907 fondò a Cerignola il Circolo giovanile socialista e l'anno seguente entrò nel direttivo della lega che aveva Antonio Mineo per capo; nel 1911 era segretario della Camera del lavoro di Minervino Murge. In questa precocissima parabola si compiva la prima formazione propriamente sindacale del Di Vittorio, i cui connotati essenziali erano la lega, lo sciopero, il contratto, l'orario e la tariffa», secondo i valori espressi dal sindacalismo bracciantile pugliese. Sarebbe anche troppo lungo voler sintetizzare - i colleghi hanno ricordato alcuni tratti salienti della sua vita - la straordinaria parabola che ebbe inizio nel primo decennio del Novecento nelle campagne pugliesi: attraversò la storia d'Italia, orfana della democrazia, e i suoi momenti più critici e oscuri e si estese fino alla Francia e all'Unione Sovietica. Ebbe anche parte nella Guerra civile spagnola, fino alla nota non condivisione - ricordata poc'anzi dal collega Errani - delle posizioni ufficiali del Partito Comunista Italiano sull'invasione e sulla repressione della rivolta antisovietica in Ungheria nel 1956. Allo stesso modo il consolidamento dell'azione sindacale della stessa organizzazione con precisi obiettivi politici fu sicuramente uno dei punti fermi che costarono alla sua vita non solo talvolta interlocuzioni eterogenee contrapposte, ma anche il totale riconoscimento storico e sociale del legame tra soggettività umana e lavoro, tra mondo dell'essere e quello del fare, tra libertà e volontà, tra democrazia e diritto. A proposito di queste eterogenee interlocuzioni nel segno di creare e mantenere condizioni quanto più possibile ampie sulle questioni del sindacato e della legittimazione non esitò nel 1902 a dichiarare, nell'indipendenza che lo contraddistinse fino alla fine, «(...) non so portare la maschera della menzogna. Al mondo vivono migliaia di uomini lavorando alla giornata. Così lavorerò anche io (...)». Di Vittorio entrò nell'Assemblea costituente, portò i valori e la vita vissuta del mondo sindacale al quale apparteneva e per il quale aveva combattuto, come ho detto, già dall'età di dieci anni. Mi ha sempre particolarmente colpito durante la sua carriera politica una frase che egli proferì in risposta a qualcuno che gli contestava alcuni atteggiamenti politici, sostenendo che si doveva usare la zappa e non la vanga: egli rispose di sapere cosa fossero la zappa e la vanga, avendole usate tutte e due. Credo che sia un insegnamento fondamentale. In ultimo, Presidente, mi preme ricordare la sua vita che è stata sempre all'attenzione dell'unità sindacale, dell'unità del movimento dei lavoratori. Ho una lunga militanza nella CISL, un altro grande sindacato italiano, ma quando noi ragazzi in formazione sindacale realizzavamo le riunioni nella sala Di Vittorio della CGIL nazionale, consideravamo quella sede il simbolo della lotta per i diritti, per la democrazia in Italia e per l'unità del movimento dei lavoratori. Penso che la sua biografia sia testimonianza per i giovani ragazzi e le giovani ragazze di oggi. (Applausi). Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Ha facoltà di intervenire il vice presidente della 1 a Commissione permanente, senatore Garruti, per riferire sui lavori della Commissione in merito al disegno di legge n. 1970. GARRUTI (M5S) . Signor Presidente, come lei sa, in quanto membro della 1 a Commissione, non siamo riusciti a concludere l'esame del disegno di legge n. 1970 di conversione del decreto-legge n. 125 del 2020. La Commissione bilancio mi risulta convocata domani mattina, alle ore 9. Chiederemmo quindi un posticipo della convocazione di domani mattina dell'Assemblea, fra le 11 e le 11,30, per avviare la discussione. PRESIDENTE . Conoscendo le Commissioni in essere, direi 11,30, senatore Garruti, così stiamo un po' più sicuri. Se non si fanno osservazioni, così resta stabilito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo sui fatti che sono accaduti a Como negli ultimi tempi. Si tratta purtroppo di avvenimenti assai dolorosi, avvenuti indubbiamente ad opera di emarginati, indubbiamente, di clandestini, comunque di immigrati non in possesso di regolare permesso di soggiorno. Il più doloroso, senz'altro, è stato l'accoltellamento di don Roberto, che ha dedicato tutta la sua vita all'accoglienza degli emarginati e dei senzatetto, ai problemi appunto di questa comunità, comunque assistita da molte persone, che vive e dorme sotto un porticato. La scorsa settimana si è verificato un ulteriore gravissimo episodio.