[resaula]

Il punto è che quando fai dei debiti, devi decidere anche che cosa ci vuoi fare con i soldi. Ecco, fare debito per fare spesa corrente non è mai una buona idea e non perché lo dica io. I famosi moltiplicatori invocati per giustificare il fatto che si chiamerebbe manovra espansiva sono in questo caso drammaticamente inferiori ad uno. Ciò perché siamo in una situazione di sovracapacità produttiva. Se mettiamo nelle tasche della gente 6.100 milioni di euro per fare spesa corrente, ciò non è sufficiente a costringere le aziende ad incrementare la produzione, fare nuovi capannoni ed investire su macchinari, perché hanno i magazzini pieni e siamo in sovracapacità. Quindi il moltiplicatore, che teoricamente sarebbe pari a uno, scende perché di questi soldi una parte definitivamente diverrà accumulo da parte del venditore di servizi o di prodotti; potrebbe quindi essere pari a 0,9 o 0,95. Ciò vuol dire che il rientro per lo Stato sarà inferiore. Vorrei quindi concentrarmi su uno dei due provvedimenti sui quali "c'è ciccia"; inutile andare a parlare dei dettagli, parliamo delle cose sostanziose. Ho assistito per cinque anni alla genesi di ciò che viene chiamato reddito di cittadinanza che, più coerentemente, andrebbe chiamato «reddito minimo garantito condizionato». Inizialmente la cifra messa sul piatto era di 16.961 milioni di euro; di questi, una parte sarebbe andata per i centri per l'impiego e gli altri per finanziamento diretto, per una platea, stimata, ai tempi, di 9,5 milioni di persone. La cifra è stata ora ridotta a 7.100 milioni, di cui 1.000 per i centri per l'impiego, che quindi diventano 6.100, incorporando però 2.150 milioni del reddito di inclusione (Rei); diventano così 3.950. Il paradosso è che si toglierà a qualche povero per dare a qualche altro povero perché le due platee di beneficiari non sono due insiemi perfettamente sovrapponibili; sono due insiemi con un'intersezione non vuota, ma con due bordini. Parliamo allora di questi soldi divisi su una platea che parrebbe essere di 6 milioni o 5,5 milioni; facciamo 5,5 milioni. Statisticamente - per un attimo mi perdonerete il pollo di Trilussa - la divisione fa circa 90 euro a testa al mese. Questo vuol dire che qualcuno prenderà di più e qualcuno prenderà di meno, perché la somma è sempre quella. C'è chi prenderà 775 e c'è chi vedrà invece un assegno di 50. Attenzione vorrei sollecitare sulle possibili criticità di un provvedimento di questo tipo: a fronte di questi, che possono andare da 1 a 779, viene chiesto un impegno mensile di trentadue ore per lavori socialmente utili. Diciamo che se ad una persona che prende 50 si chiedesse di lavorare per trentadue ore, vorrebbe dire che la sua retribuzione media oraria sarebbe pari a circa 1,51 euro all'ora. Mi sembra un benchmark salariale effettivamente molto risicato. Ma andiamo avanti: queste persone, 5,5 milioni, rappresentano circa il 10 per cento della popolazione italiana (qualcosa in più, il 10,5 per cento): questo significa che ogni Comune e ogni città dovrà gestire per lavori socialmente utili il 10 per cento della sua popolazione residente. Una città come Roma, che ha 2,8 milioni di abitanti, dovrà gestire 280.000 lavoratori socialmente utili. Come farà? Impossibile. Cosa gli farà fare? Gli farà fare quei lavori di bassa professionalità che vengono appaltati alle cooperative. A questo punto perché un Comune dovrebbe dare un appalto per il verde pubblico a una cooperativa, pagandola, quando c'è qualcuno che farebbe la stessa cosa pagato dallo Stato? Risultato: un impatto sull'occupazione che è presumibile e di cui bisognerebbe assolutamente tenere conto. Un altra questione, sempre a proposito di tutti quei soldi che verrebbero dati, riguarda la modalità di erogazione: nel testo - che non so poi quale diventerà - erano originariamente scritte tre proposte di lavoro. Essendo buono e supponendo che siano mutuamente spendibili, sono 5,5 milioni di posti di lavoro, cioè si sta promettendo di crearne 5,5 milioni, ma siccome c'erano due vincoli (non più di 50 chilometri dal luogo di residenza al luogo di lavoro e non più di ottanta minuti di tempo di percorrenza con i mezzi pubblici), è chiaro che non possono essere 5,5 milioni: una persona che stesse a Santa Maria di Leuca non potrebbe accettare un lavoro a 51 chilometri di distanza. Entrando nel dettaglio (da matematico guardo il dettaglio, non mi interessa quando una funzione è olomorfa, ma mi interessa il punto di discontinuità), cosa intendiamo per mezzo di trasporto pubblico? Un mezzo di trasporto collettivo e non di proprietà: quindi un aereo o un treno ad alta velocità. Da Milano potrei allora essere costretto ad andare a Bologna: il treno ci mette meno di un'ora. Naturalmente, sono esclusi i tempi di percorrenza a piedi per il raggiungimento della postazione di presa del mezzo pubblico. Quindi, questi ottanta minuti non si sa quanti siano e non è comunque un criterio oggettivo. In ogni caso, non possiamo pensare di proporre a una persona un lavoro a 200 e oltre chilometri di distanza da casa propria, penso che saremo tutti d'accordo. Quindi, in realtà sono più di 5 milioni e mezzo di posti di lavoro. In teoria ci potrebbe anche stare, però - attenzione - i posti di lavoro in Italia li crea il privato. Il 75 percento - dicono l'Istat e l'INPS - dei posti di lavoro italiani sono creati dal privato. Quindi, lo Stato sta impegnando il privato a creare, lui, per il 75 per cento, almeno 5 milioni e mezzo di posti di lavoro: sono circa 4 milioni. Perché il privato crei posti di lavoro, sempre con i famosi moltiplicatori di prima, ci vogliono investimenti. Il privato deve essere incentivato a investire in filiera e piattaforma tecnologica per produrre nuovi posti di lavoro. Se gli investimenti non ci sono, il privato, sulla base di un mercato che non c'è, di una richiesta che non c'è e di un indirizzo politico che non c'è, cosa dovrebbe fare? Questo andrebbe bene in un'economia pianificata come la Cina, dove il Governo stabilisce cosa, come, dove ed entro quanto tempo e poi il resto si adegua. Questa è una cosa che qua non succede, quindi non è possibile fare un provvedimento di questo tipo senza l'altra gamba, cioè gli incentivi al settore produttivo. Sempre a proposito del reddito di cittadinanza, cosa dire ancora? L'Italia è una Nazione nella quale il lavoro nero prospera. Mi aspetto allora, come hanno fatto i prudenti finlandesi, una sperimentazione in piccolo per vedere quali sono le criticità e poi un'implementazione in grande, sempre che sia un provvedimento con le salvaguardie scalabili. Purtroppo, questo non è stato fatto quindi alla fine saremo noi le cavie e vedremo cosa andrà a succedere. Ci sono altre due cosucce che comunque incorporano abbastanza denaro e sulle quali volevo spendere due parole, visto che ho ancora un po' di tempo. La prima riguarda gli affidamenti diretti dei Comuni: