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Per questa ragione si rende necessaria la nascita, come intesa federativa da sottoporre all’approvazione referendaria, di una macroregione del Nord, che parta -- come istanza -- dal basso e riconosca, alle regioni interessate, condizioni particolari di autonomia e di fiscalità (almeno il 75 per cento delle tasse che rimangano sul territorio a beneficio dei cittadini che le hanno pagate). Il presente disegno di legge individua nell’istituzione e nella costituzione delle comunità autonome il percorso migliore per consentire a territori regionali omogenei di scegliere di collaborare nella gestione di funzioni attualmente in carico allo Stato centrale. La proposta si distingue per alcuni aspetti di sicuro interesse e particolarmente innovativi. L’utilizzo dello strumento referendario è particolarmente significativo al fine di consentire alle popolazioni interessate di essere padrone del proprio destino e per dare un segnale in controtendenza rispetto, ad esempio, a tutte le occasioni in cui sono stati ceduti poteri e sovranità ad organismi sovranazionali senza il coinvolgimento dei cittadini. In secondo luogo è da porre in evidenza che saranno le regioni costituenti la comunità autonoma a decidere di quale grado di autonomia dotarsi e consequenzialmente ad individuare le materie, tra quelle indicate dal terzo comma dell’articolo 116, per le quali intendono farsi carico della potestà legislativa; è evidente infatti che una macroregione che potenzialmente potrebbe interessare un bacino di venti milioni di abitanti, e quindi più popolosa di venti Paesi della Comunità europea, avrebbe tutti i diritti di autodeterminarsi in tematiche quali l’istruzione, i trasporti, la ricerca, il governo del territorio, per citarne alcune, che attualmente sono considerate materie di legislazione concorrente, istituto che finora non ha fatto altro che creare contenziosi tra Stato e regioni. Il fatto che venga risolta la suddetta questione porterà altresì il beneficio che potranno, finalmente, essere attribuite agli enti locali le funzioni amministrative delle materie di cui al secondo comma dell’articolo 117. La terza e più importante peculiarità è l’inserimento nella Carta costituzionale di un parametro preciso che identifichi le risorse che dovranno restare ai territori che hanno generato il gettito tributario. A seguito della costituzione delle comunità autonome e della possibile cessione di funzioni, la legge dovrà garantire la permanenza sul territorio di almeno il 75 per cento del gettito tributario generato in loco . Per poter rendere intellegibile la portata di una simile modificazione dei flussi economici è sufficiente prendere a titolo esemplificativo una ipotetica comunità autonoma composta da Lombardia, Piemonte e Veneto; si tratta di tre regioni a statuto ordinario dove nel 2010 è stato prodotto un gettito tributario (al netto dei contributi sociali) pari a 196 miliardi di euro. La legislazione vigente ridistribuisce agli stessi territori meno di 70 miliardi di euro corrispondenti al 35 per cento del totale, mentre allo Stato centrale rimane la parte eccedente, pari a circa 126 miliardi che sono destinati in parte alle spese delle funzioni centrali proprie e in parte vengono indirizzate verso le regioni che generano più spesa rispetto ai tributi versati: Campania. Puglia, Sicilia, Molise, Sardegna, Basilicata, Valle d’Aosta, Calabria. Trattenendo sul territorio il 75 per cento del gettito di Lombardia, Piemonte e Veneto, si otterrebbe un importo, complessivo per le tre regioni, pari a 147 miliardi contro i 49 destinati alle casse centrali, il che rappresenta un’inversione di tendenza portatrice ad un raddoppio delle disponibilità economiche. Il surplus di gettito, che corrisponde a circa 77 miliardi di euro, potrà essere destinato agli investimenti e al miglioramento generale del benessere delle popolazioni della comunità autonoma. Ne consegue che le maggior disponibilità di risorse delle amministrazioni locali, oltre a maggiori servizi, produrrebbe una immediata e concreta diminuzione dell’imposizione fiscale nel territorio.. Art. 1. 1. All’articolo 116 della Costituzione è aggiunto, in fine, il seguente comma: «La legge dello Stato, sulla base delle intese di cui al nono comma dell’articolo 117 e su iniziative delle Regioni interessate, ratifica l’attribuzione delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia di cui al comma precedente, alle Regioni che abbiano istituito una Comunità autonoma, ai sensi dell’articolo 117 e garantisce loro l’integrale finanziamento delle funzioni attribuite». 2. All’articolo 117 della Costituzione, dopo l’ottavo comma, è inserito il seguente: «Ciascuna Regione, ivi comprese quelle a statuto speciale, può, con propria legge senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, deliberare intese federative con altre Regioni che prevedano la costituzione di una Comunità autonoma, l’individuazione dei relativi organi comuni, la definizione del loro ordinamento e l’individuazione delle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia che intendano assumere ai sensi dell’articolo 116. La legge regionale di cui al presente comma è sempre sottoposta a referendum popolare e non è promulgata se non viene approvata dalla maggioranza dei voti validi espressi nella consultazione referendaria. La legge produce effetti se l’approvazione del referendum è ottenuta con la maggioranza dei voti validi in ciascuna delle Regioni costituenti la Comunità autonoma». 3. All’articolo 119 della Costituzione, al quarto comma, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nelle Comunità autonome, istituite ai sensi dell’articolo 117, le risorse di cui al presente comma non possono essere inferiori al 75 per cento del gettito tributario complessivo degli enti di cui all’articolo 114 prodotto nei relativi territori». 4. Alla Costituzione è aggiunta, in fine, la seguente disposizione transitoria: «XIX. – Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, al fine di assicurare l’attuazione dell’articolo 118, prima comma, della Costituzione, la legge dello Stato individua le funzioni amministrative che rimangono attribuite allo Stato nelle materie di cui all’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, e attribuisce le restanti funzioni a Comuni, Province e Regioni insieme alle relative risorse strumentali, umane e finanziarie, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Decorso inutilmente tale termine, le funzioni e le relative risorse strumentali, umane e finanziarie sono comunque attribuite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ai Comuni. Entro lo stesso termine di sei mesi di cui al primo comma, sono individuate e trasferite alle Regioni le funzioni amministrative ancora esercitate dallo Stato, alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, nelle materie di cui all’articolo 117, commi terzo e quarto, della Costituzione, unitamente alle relative risorse strumentali, umane e finanziarie. Decorso inutilmente tale termine, le funzioni e le relative risorse strumentali, umane e finanziarie sono comunque attribuite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri alle Regioni».