[pronunce]

che l'interesse del contribuente a poter fare affidamento, decorso un certo lasso di tempo, sulla impossibilità che un provvedimento impositivo possa più essergli utilmente notificato dal fisco sarebbe vanificato dalla norma denunciata, laddove esaurisce l'onere dell'amministrazione nel compimento, nel termine previsto, della sola iscrizione a ruolo, e quindi di un atto interno dell'amministrazione, del tutto a prescindere dalla comunicazione al contribuente, possibile in qualsiasi momento successivo; che non può condividersi, secondo il rimettente, la tesi della Corte di cassazione (sentenza n. 7662 del 1999), secondo la quale il diritto di difesa del contribuente sarebbe garantito «dal termine ristretto, imposto all'esattore per la notifica del ruolo», previsto dall'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973 (nel testo anteriore alla modifica operata dall'art. 11 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46); che, infatti, tale termine - osserva il rimettente - avrebbe natura ordinatoria per giurisprudenza costante, come confermerebbe l'art. 19 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112 (Riordino del servizio nazionale della riscossione, in attuazione della delega prevista dalla L. 28 settembre 1998, n. 337), il quale, nel dilatarne l'ambito temporale, ricollega alla sua scadenza unicamente la perdita del diritto al discarico dei ruoli, con chiaro riferimento ai meri rapporti interni tra ente impositore ed esattore e con esclusione del diritto di difesa del contribuente; che, in conclusione, una norma che consente all'amministrazione di portare a conoscenza del contribuente un provvedimento senza prevedere termini massimi lede il diritto di difesa sancito dall'art. 24 Cost., posto che «l'eccessiva distanza tra il fatto e la contestazione rende inevitabilmente inefficace ogni strumento difensivo»; che, ancora, la norma denunciata si porrebbe in contrasto anche con l'art. 3 Cost., determinando una ingiustificata disparità di trattamento tra il contribuente soggetto ad accertamento ordinario, cui si riferisce l'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, che imponeva (nel testo applicabile ratione temporis) entro i cinque anni successivi a quello della dichiarazione anche la notifica degli avvisi di accertamento, ed il contribuente soggetto all'accertamento effettuato ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, il quale, per contestazioni più agevoli, ma di minore gravità, prevede termini di scadenza più lunghi e, sostanzialmente, indefiniti, quanto alla notifica al contribuente; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha eccepito, in primo luogo, l'inammissibilità della questione per erronea individuazione della disposizione rilevante, in quanto la lamentata «eccessiva distanza tra il fatto e la contestazione» non sarebbe imputabile all'art. 17 del d.P.R. n. 602 del 1973 denunciato (il quale si limita a prevedere un termine di decadenza entro il quale deve essere posta in essere una determinata attività interna dell'amministrazione), ma, direttamente, all'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, «nel testo risultante dalle modifiche apportate dall'art. 11 del decreto legislativo n. 112 del 1999» [recte: d. lgs. 26 febbraio 1999, n. 46], che per la notifica al contribuente della cartella di pagamento fissa un termine il cui carattere ordinatorio lascerebbe all'esattoria una totale libertà circa il momento in cui effettuare tale notifica; che la questione sarebbe, comunque, manifestamente infondata, posto che, prevedendo l'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973 l'iscrizione a ruolo sulla base dei soli elementi risultanti dalla dichiarazione e non già sulla base di un accertamento di maggiori redditi, sarebbe fuor di luogo lamentare la vanificazione di «ogni strumento difensivo»; che, peraltro, la decadenza sancita dalla norma denunciata a carico del fisco ben può essere fatta valere dal contribuente, al quale, da un lato, è consentito di effettuare controlli a prescindere dalla comunicazione della avvenuta iscrizione a ruolo (come ribadito anche dell'ordinanza della Corte costituzionale n. 415 del 2001) e, dall'altro lato, è consentito di impugnare la cartella esattoriale entro 60 giorni dalla notifica, facendo valere la decadenza per tardiva iscrizione a ruolo; che altrettanto infondata appare al deducente la questione sollevata con riguardo all'art. 3 Cost., attesa la diversa natura delle rettifiche disciplinate dagli articoli 36-bis e 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, frutto, nel primo caso, di un controllo formale della dichiarazione effettuato mediante procedure automatizzate, il cui risultato non dà in genere luogo ad alcuna contestazione, laddove, nel secondo caso, «si è in presenza dell'inizio di un'attività di accertamento sostanziale che solo in una fase successiva ed eventuale sfocerà nella iscrizione a ruolo a titolo definitivo e nella emissione della cartella». Considerato che la Commissione rimettente dubita della legittimità costituzionale, in relazione agli artt. 3 e 24 Cost., dell'art. 17 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nel testo vigente ante modifica del 1999, in quanto non prevede che al contribuente soggetto all'accertamento formale ex art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973 sia anche notificata - diversamente che al contribuente soggetto ad accertamento ordinario - la cartella esattoriale nel termine di cui all'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, né in altro termine perentorio, così lasciandolo - poiché il termine quinquennale di cui all'art. 43 citato è previsto soltanto per un atto interno dell'amministrazione (consegna dei ruoli all'intendente di finanza), ignoto al contribuente - indefinitamente esposto alla pretesa del fisco e menomato, per la distanza tra fatto e contestazione, nel diritto di difesa; che, se è vero che l'art. 17 del d.P.R. n. 602 del 1973 fa riferimento al termine (31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione) di cui all'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 non già, come quest'ultimo statuisce, per la notifica, a pena di decadenza, dell'avviso di accertamento, ma esclusivamente per l'iscrizione nei ruoli delle imposte dovute e la consegna all'intendente dei ruoli stessi, è anche vero che la norma in questione, purché letta in coerenza con il sistema in cui è inserita, non è tale da lasciare il contribuente, soggetto alla verifica (più che all'accertamento) di cui all'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, indefinitamente esposto alla pretesa impositiva;