[pronunce]

Quanto al preteso contrasto con l'art. 2 Cost., l'INAIL osserva che il giudice a quo ha voluto ad ogni costo porre a fondamento dell'art. 2115 cod. civ. un presidio di costituzionalità, configurando l'integrale accollo dell'onere contributivo a carico del dipendente quale violazione del principio di solidarietà. 4. – Intervenuto in giudizio, il Presidente del Consiglio dei ministri – rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato – contesta l'ammissibilità della questione difettando nell'ordinanza una compiuta esposizione dei motivi di rilevanza della questione: in particolare, improprio è il riferimento all'art. 2 Cost. in quanto non viene indicato, da parte del rimettente, alcun altro diritto fondamentale che non sia già ricompreso negli artt. 3 e 39 Cost. Secondo la difesa erariale la questione è anche infondata nel merito: la norma censurata si inserisce in un quadro di interventi tutti tesi al contenimento della spesa pubblica anche in adempimento degli obblighi comunitari che impongono vincoli di bilancio. 5. - In prossimità dell'udienza sono state depositate memorie illustrative da parte del ricorrente, dell'Avvocatura dello Stato e dell'INAIL. Secondo il primo, la norma censurata non legittimerebbe l'INAIL a “scaricare” sul lavoratore l'intero peso contributivo afferente i compensi professionali, avendo essa la funzione di dettare regole di trasparenza e di omogeneità nella predisposizione del bilancio, imponendo all'ente pubblico un malinteso “obbligo di prevedere, dandone evidenza in bilancio, tutti gli oneri riflessi destinati ad accedere alle erogazioni previste”. Con la conseguenza che gli oneri riflessi relativi ai compensi professionali continuerebbero a gravare sull'amministrazione pubblica. Da parte sua, l'Avvocatura dello Stato rileva che il principio espresso dalla norma in questione non è stato introdotto soltanto per le avvocature interne, ma anche per i profili tecnici interni all'amministrazione nel caso di attività di progettazione: infatti, il comma 207 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005, introducendo una disposizione di interpretazione autentica dell'art. 18 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 (Legge quadro in materia di lavori pubblici) disponeva che l'art. 18, comma 1, di quest'ultima legge che prevedeva «la possibilità di ripartire una quota percentuale dell'importo posto a base di gara tra il responsabile unico del progetto e gli incaricati della redazione del progetto, del piano della sicurezza, della direzione dei lavori, del collaudo, nonché tra i loro collaboratori, si interpreta nel senso che tale quota percentuale è comprensiva anche degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dell'amministrazione»; norma il cui contenuto è ripreso sostanzialmente dall'art. 92, comma 5, del d.lgs. 12 aprile 2006, n 163 (Codice dei lavori pubblici), tuttora vigente.1. - Il Tribunale di Siena dubita, con l'ordinanza in epigrafe, della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 208, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2006), secondo cui «Le somme finalizzate alla corresponsione di compensi professionali comunque dovuti al personale dell'avvocatura interna delle amministrazioni pubbliche sulla base di specifiche disposizioni contrattuali sono da considerare comprensive degli oneri riflessi a carico del datore di lavoro». Secondo il giudice a quo la norma censurata comporta che i compensi professionali corrisposti al personale dell'avvocatura interna delle amministrazioni pubbliche debbano considerarsi “al lordo” di tutti gli oneri contributivi, anche di quelli posti a carico del datore di lavoro. In tal modo, la norma censurata non si limita a derogare al principio di ripartizione paritaria contributiva enunciato dall'art. 2115 cod. civ. (principio modulabile “salvo diverse disposizioni di legge”), ma annulla del tutto il principio del riparto, attraverso una imposizione soggettivamente rovesciata, tra datore di lavoro e lavoratore, con violazione del principio di solidarietà enunciato dall'art. 2 della Costituzione cui si ispira la citata disposizione del codice. Il rimettente ravvisa anche una violazione dell'art. 3 Cost., sia perché l'intervento di contenimento della spesa pubblica operato dalla norma censurata colpisce, irragionevolmente, soltanto una ristretta cerchia di pubblici dipendenti, come gli avvocati interni delle amministrazioni pubbliche, e non anche il restante personale della medesima amministrazione, sia perché sottopone irragionevolmente alla medesima imposizione compensi aventi diversa struttura e funzione, quali i compensi professionali posti a carico delle controparti e riscossi dall'Ente (si veda l'art. 3 del regolamento INAIL del 25 settembre 2003) ed i compensi professionali a carico dell'Ente in caso di transazione dopo sentenza favorevole e/o compensazione delle spese in caso di soccombenza (art. 4 del regolamento). Secondo il giudice a quo, la disposizione censurata si pone, altresì, in contrasto con l'art. 39 Cost., comprimendo la sfera riservata alla contrattazione collettiva in materia di retribuzione. Infatti, mentre il regolamento procede a mezzo di vari contratti collettivi che si succedono nel tempo, la norma censurata si pone in contrasto con “specifiche previsioni contrattuali”, e quindi con l'art. 39 Cost. nel quale trova fondamento la generale autonomia collettiva. Deve premettersi che la disciplina del trattamento retributivo degli avvocati dipendenti da enti pubblici non economici prevede che tutti i legali dipendenti di enti pubblici non economici fruiscono, in aggiunta allo stipendio tabellare, di una quota di retribuzione quantificata sulla base della legge e delle tariffe professionali forensi. Per quanto riguarda, in particolare, gli avvocati dipendenti dagli enti “parastatali” (e quindi anche dall'INAIL), l'art. 26, comma 4, della legge 20 marzo 1975, n. 70 (Disposizioni sul riordinamento degli enti pubblici e del rapporto di lavoro del personale dipendente) stabilisce che «Gli accordi sindacali prevederanno la misura percentuale della partecipazione degli appartenenti al ruolo professionale, per l'attività da essi svolta, alle competenze e agli onorari giudizialmente liquidati a favore dell'ente». Con delibera del Commissario straordinario dell'INAIL del 25 settembre 2003, n. 788, è stato approvato il regolamento attuativo del verbale d'intesa con le organizzazioni sindacali del 30 luglio 2003, ai sensi del quale l'importo delle competenze professionali deve essere ripartito, ogni quattro mesi, tra i singoli aventi diritto, secondo i medesimi criteri già previsti dall'art. 30 del d.P.R. 29 maggio 1976, n. 411 (Disciplina del rapporto di lavoro del personale degli enti pubblici di cui alla legge 20 marzo 1975, n. 70), che fanno riferimento all'anzianità di servizio ed alla eventuale abilitazione al patrocinio innanzi alle giurisdizioni superiori.