[pronunce]

7.2.- In replica alle deduzioni svolte in rito da A. M. srl, il Condominio sostiene che la Corte d'appello rimettente avrebbe già vagliato e implicitamente rigettato, con l'ordinanza che ha sospeso l'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, l'eccezione di carente legittimazione attiva, ritenendola non fondata. Il Condominio rileva, inoltre, che sarebbe «volutamente distorsiva delle ragioni di censura dedotte dalla Corte rimettente dell'ordinanza di rimessione» l'eccezione di irrilevanza delle questioni concernenti l'irragionevolezza per disparità di trattamento. Nel merito, difende poi la ricostruzione normativa svolta dal giudice a quo, reputando l'operazione ermeneutica prospettata da A. M. srl «una evidente forzatura del dato normativo». Contesta, infine, che nella legge n. 266 del 1997 sia rinvenibile un «difetto tecnico della legislazione», tale da rendere non irragionevole l'intervento operato dalla legge n. 124 del 2017, tenuto conto anche della giurisprudenza della Corte EDU in merito all'art. 6 CEDU. Per converso, a parere del Condominio, le disposizioni censurate avrebbero unicamente la finalità di condizionare i giudizi in corso, contrastando un orientamento maggioritario in giurisprudenza. 8.- Il 24 settembre 2024, l'Avvocatura generale dello Stato ha presentato una memoria, in cui ha richiamato e fatto propria l'eccezione di inammissibilità, già sollevata dalla società di ingegneria, relativa al difetto di legittimazione processuale nel giudizio a quo dell'amministratore di condominio. Secondo la difesa statale, in mancanza di un previo scrutinio «dell'eccezione di carenza di legittimazione al processo, [scrutinio] che non risulta essere avvenuto, viene meno il requisito della rilevanza della questione di costituzionalità». Richiamate, poi, le altre eccezioni di inammissibilità già riportate nell'atto di intervento, l'Avvocatura ribadisce, nel merito, gli argomenti a sostegno della non fondatezza, soffermandosi, in particolare, sulla circostanza che la gran parte delle sentenze della Corte di cassazione riportate dall'ordinanza avevano a oggetto prestazioni professionali rese prima dell'entrata in vigore della legge n. 266 del 1997 e che la sentenza n. 7310 del 2017 risulterebbe un precedente isolato. Pertanto, riafferma l'ammissibilità di una diversa interpretazione, vòlta a estendere la possibilità di esercitare in forma societaria l'attività professionale «come conseguenza dell'abrogazione del divieto contenuto all'articolo 2 della legge n. 1815 del 1939 ad opera dell'art. 24 della legge n. 266 del 1997». Infine, sottolinea come la natura interpretativa della legge n. 124 del 2017 fosse stata sostenuta dalla stessa Corte di cassazione nella sentenza n. 22534 del 2022. 9.- Infine, il 25 settembre 2024, anche la società A. M. ha depositato una memoria difensiva, nella quale ha ribadito il difetto di rilevanza della questione concernente l'irragionevole disparità di trattamento rispetto a società di capitali che svolgono attività professionali diverse da quelle proprie degli ingegneri e rispetto a società di persone di ingegneri. A suo parere, anche per tali società l'art. 24 della legge n. 266 del 1997 avrebbe rimosso «il divieto posto alla preesistente e garantita libertà di iniziativa economica e all'autonomia contrattuale, già dotate di una regolamentazione afferente a un articolato statuto costituzionale e ordinario». La norma abrogativa sarebbe, dunque, autoapplicativa, posto che «se il legislatore avesse inteso subordinare l'abrogazione del divieto all'adozione del decreto attuativo avrebbe dovuto differirne l'efficacia alla data di entrata in vigore dello stesso». Ma - continua la società - se «il divieto di esercizio di tutte le attività professionali in forma societaria (società di persone e società di capitali) ha decorrenza ex se [...] dall'entrata in vigore della l. n. 266/1997, la questione di costituzionalità dell'art. 1 comma 148 e 149 della l. n. 124/2017 non ha rilevanza nel giudizio a quo perché la Corte rimettente dovrà far applicazione diretta del citato art. 24». Sulla base di tale argomento, la società A. M. ritiene, dunque, che non vi sia alcuna disparità di trattamento, censura che, in ogni caso, non sarebbe stata supportata da motivazioni sufficienti. Quanto al merito della questione relativa alla violazione dell'art. 3 Cost. per irragionevolezza, precisa che, «[o]ve si ritenga [...] che l'efficacia del citato art. 24 a far data dalla entrata in vigore della legge n. 266/1997 abbia titolo nel predetto comma 148 e si applichi solo alle società di ingegneria in forma di società di capitali - escluse tutte le altre - si ribadisce che si tratta di una scelta di principio conforme al sistema di liberalizzazione del mercato dei servizi economici di derivazione comunitaria - che non tollera restrizioni neanche temporanee - con la conseguenza che l'eventuale, non motivato profilo di disparità di trattamento dedotto dal rimettente dovrebbe essere emendato con una sentenza additiva che censuri la disposizione nella parte in cui non si applica alle situazion[i] considerate analoghe». 10.- Nell'udienza del 16 ottobre 2024, sono intervenute le parti costituite in giudizio, nonché la difesa statale, insistendo per le conclusioni rassegnate negli scritti difensivi.1.- Con ordinanza del 14 febbraio 2024, la Corte d'appello di L'Aquila, sezione civile, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 148 e 149, della legge n. 124 del 2017, per violazione degli artt. 3, 24 e 41, commi secondo e terzo, Cost. 1.1.- La Corte d'appello di L'Aquila era stata chiamata a decidere sul rapporto contrattuale intercorrente tra il Condominio G. e la società di ingegneria A. M., cessionaria di un contratto avente a oggetto attività propedeutiche e necessarie a ottenere il contributo pubblico per la riparazione dell'edificio condominiale, danneggiato dal sisma del 2009. Il Condominio recedeva dal contratto, adducendo inadempienze della società di ingegneria, sicché quest'ultima e i suoi soci agivano in giudizio per contestare simile assunto e per chiedere il risarcimento dei danni. Avverso tale domanda, il Condominio - costituitosi in giudizio - eccepiva, tra l'altro, la nullità della cessione del contratto nei confronti della società, per contrasto con il divieto di svolgere l'attività professionale nelle forme delle società commerciali. Quel divieto, previsto dalla legge n. 1815 del 1939, sarebbe venuto meno, a parere del convenuto, solo con la legge n. 183 del 2011, successiva alla cessione del contratto avvenuta in data 9 aprile 2009.