[pronunce]

Pertanto, le disposizioni impugnate, nel prevedere una competenza regionale in materia, avrebbero «esorbitato dalla competenza delineata dallo Statuto speciale, come meramente concorrente in materia di igiene e sanità pubblica, in quanto contrastant[i] sul punto con la specifica normativa statale (resa anche in applicazione dell'art. 117, terzo comma, Cost.)». 3.- È poi impugnato l'art. 6 della legge reg. Siciliana n. 21 del 2021, per violazione: - dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione: a) agli artt. da 28 a 36 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE); b) al regolamento (UE) n. 2017/625 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, relativo ai «controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l'applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari»; c) al regolamento di esecuzione (UE) n. 2020/585 della Commissione, del 27 aprile 2020, relativo a un programma coordinato di controllo pluriennale dell'Unione per il 2021, il 2022 e il 2023, destinato a garantire il rispetto dei livelli massimi di residui di antiparassitari e a valutare l'esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari nei e sui prodotti alimentari di origine vegetale e animale; d) al regolamento di esecuzione (UE) n. 2021/601 della Commissione, del 13 aprile 2021, relativo a un programma coordinato di controllo pluriennale dell'Unione per il 2022, il 2023 e il 2024, destinato a garantire il rispetto dei livelli massimi di residui di antiparassitari e a valutare l'esposizione dei consumatori ai residui di antiparassitari nei e sui prodotti alimentari di origine vegetale e animale; - dell'art. 17 dello statuto reg. Siciliana, in relazione all'art. 1 del decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 24, recante «Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 2017/625 in materia di controlli sanitari ufficiali sugli animali e sulle merci che entrano nell'Unione e istituzione dei posti di controllo frontalieri del Ministero della salute, in attuazione della delega contenuta nell'articolo 12, comma 3, lettere h) e i) della legge 4 ottobre 2019, n. 117», «in applicazione dell'art. 117, comma 3 Cost.». 3.1.- La disposizione impugnata, nei primi sei commi, disciplina la commercializzazione, lavorazione, trasformazione o vendita nel territorio regionale dei «prodotti agricoli di importazione da Paesi extraeuropei di I, II, III, IV e V gamma, inclusi gli alimenti destinati al consumo umano o animale», subordinandole al rilascio di una speciale certificazione. Secondo il ricorrente, tale disposizione sarebbe incompatibile con la disciplina fissata dal regolamento (UE) n. 2017/625 e dai regolamenti attuativi richiamati dallo stesso art. 6, i quali non contemplerebbero la certificazione in parola, nonché con il principio di libera circolazione delle merci riconosciuto dagli articoli da 28 a 36 TFUE, ponendo «vincoli alla circolazione dei prodotti agricoli» ed «inserendo limiti non contemplati dalla normativa europea (cui pure dichiara di far riferimento)». 3.2.- Inoltre, la disposizione contrasterebbe con l'art. 17 dello statuto reg. Siciliana, in relazione all'art. 1 del d.lgs. n. 24 del 2021, «in applicazione dell'art. 117, terzo comma, Cost.». Osserva il ricorrente che l'art. 1 del d.lgs. n. 24 del 2021 ha attribuito al Ministero della salute, in attuazione del regolamento (UE) n. 2017/625, i controlli sull'importazione degli alimenti. Conseguentemente la disposizione censurata, prevedendo controlli differenti, avrebbe «esorbitato dalle competenze statutarie e invaso competenze statali in materia di tutela della salute». 4.- Viene altresì impugnato l'art. 4 della stessa legge regionale, per violazione: - dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione agli articoli da 28 a 36 TFUE, nonché agli artt. 65 e 81 del regolamento (UE) n. 528/2012; - dell'art. 17 dello statuto reg. Siciliana, in relazione all'art. 15 della legge n. 97 del 2013, «in applicazione dell'art. 117, comma 3 Cost.». 4.1.- La disposizione impugnata attribuisce, al comma 1, «al NORAS del Corpo Forestale della Regione siciliana e al servizio fitosanitario del dipartimento regionale dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea» le funzioni di controllo «per le materie di competenza fitosanitaria ed agroforestale previste dagli articoli 6 e 9», istituendo, al comma 2, un apposito capitolo nel bilancio della Regione ove far confluire i proventi derivanti dalle sanzioni amministrative previste dalla stessa legge. Secondo il ricorrente, tale disposizione, disciplinando la funzione di vigilanza con riferimento ai vincoli stabiliti dal successivo art. 6, sconterebbe la medesima illegittimità costituzionale prospettata con riferimento a tale ultima disposizione, ponendosi anch'essa in contrasto con il principio di libera circolazione delle merci. Inoltre, delineando una competenza regionale in materia di vigilanza sull'utilizzo dei biocidi, la disposizione si porrebbe in contrasto con gli artt. 65 e 81 del regolamento (UE) n. 528/2012, che assegnano tali compiti agli Stati membri. 4.2.- La disposizione sarebbe in contrasto anche con l'art. 17 dello statuto reg. Siciliana, in relazione all'art. 15, della legge n. 97 del 2013, «in applicazione dell'art. 117 terzo comma Cost.». Secondo il ricorrente, come già ricordato, la legge statale affida al Ministero della salute il compito di stabilire con proprio decreto le modalità di effettuazione dei controlli sui biocidi immessi sul mercato, ciò che determinerebbe l'illegittima invasione di competenze statali da parte dell'art. 6. Tale violazione non verrebbe meno anche allorché si considerasse la funzione di vigilanza prevista dall'art. 4 come riferita non all'utilizzo dei biocidi (come lascerebbe intendere la rubrica dell'articolo: «Vigilanza sull'utilizzo di biocidi tossici e sanzioni») bensì ai «controlli nelle importazioni e produzioni di alimenti e prodotti agricoli, ed alle misure volte a contrastare l'introduzione di specie esotiche nel territorio regionale» (cui si riferiscono gli artt. 6 e 9, ai quali l'art. 4 rinvia). Anche in tale ipotesi, la disposizione «sconterebbe (in via evidentemente connessa e/o derivata) i medesimi profili di illegittimità individuati» con riferimento all'art. 6. 5.- È infine impugnato l'art. 18 della legge reg.