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La Lega - questo è un dato oggettivo, basta rileggersi le carte parlamentari - approva nel 2008 il protocollo con Autostrade, che conferma quella tipologia di concessioni. L'ultimo dato, invece, lo traggo dal CRESME: tra il 2013 e il 2018 i Governi uscenti hanno lasciato sul tavolo 149 miliardi (non 150) di investimenti legati a opere pubbliche, sia per la manutenzione, sia per le grandi infrastrutture. Questi sono numeri, presidente Coltorti, che la prego di smentire con le carte alla mano; le mie carte sono qui e gliele farò avere molto volentieri, quando me ne farà richiesta. L'ultima questione riguarda un punto centrale del decreto Genova. Tutto viene derogato: si deroga nella gestione dei rifiuti, si deroga in termini di sicurezza del lavoro, si deroga in termini di appalti. Voi avete criticato anche giustamente - e in parte lo condivido - il nuovo codice appalti, però quel testo contiene l'articolo 63, che prevedeva la soluzione più puntuale e trasparente. Anziché mettere in discussione un apparato straordinario di leggi dello Stato, con l'articolo 63 si sarebbe potuto fissare una volta per tutte il criterio per governare le emergenze. Domando, e ho concluso: che cosa ne fate delle norme dell'Unione europea? Come gestirete le altre emergenze, in testa l'emergenza Veneto o l'emergenza che si è aperta con le alluvioni recenti in altre Regioni? Deroghiamo diversamente rispetto alle norme che avevamo circa la gestione e il governo della questione Genova? Oppure quello diventa il criterio da applicare anche alla gestione di altre emergenze? È ignoto. Il rischio, di fronte all'ignoto, è che cancelliate alcune norme e che altre rischino di non avere pienamente diritto di cittadinanza, sommando quindi ritardi colpevoli a ritardi ancora più colpevoli. (Applausi dai Gruppi Misto e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà. MARTELLI (Misto) . Signor Presidente, nel breve tempo che ho a disposizione vorrei concentrarmi su due articoli, cioè il 25 e il 41, che non mi aspettavo, ovviamente, di trovare in un decreto-legge che doveva essere dedicato all'emergenza di Genova. Purtroppo, come spesso mi accade, il mio discorso toccherà in parte anche cose dette da altri colleghi perché, onestamente, non c'era bisogno di dirle: si potevano difendere gli articoli 25 e 41 senza ricorrere a queste affermazioni. In premessa, per quanto riguarda l'articolo 25, possiamo anche non chiamarlo condono, però la domanda alla quale rispondere è la seguente: a legislazione vigente, quante abitazioni sull'isola di Ischia sono sanabili attualmente? La risposta è zero. Con questo articolo, quante abitazioni saranno sanabili? Più di zero. L'aritmetica di base ci dice che qualunque numero maggiore di zero è un numero positivo e quindi ci saranno delle case sanate, questo è molto semplice. Quante non lo so. (Applausi del senatore Margiotta). In secondo luogo, giustamente è stato detto che il condono non è un diritto, perché non lo è, ma il cittadino ha il diritto di avere una risposta al processo amministrativo che lo riguarda. Ma quale cittadino? Perché, limitandosi solamente alle abitazioni che riguardano i tre Comuni del comprensorio di Ischia che hanno avuto danni, restano escluse circa 844.000 istanze di condono su tutto il territorio nazionale. Queste persone hanno, anche loro, pratiche in corso alle quali non si dà risposta, quindi creiamo una dissimetria tra chi avrà una risposta e chi no. Ovviamente, possiamo estendere a tutti i cittadini che aspettano una risposta in trenta, sessanta, centottanta giorni o centottanta più sessanta giorni e non ce l'hanno. Queste persone, evidentemente, non hanno un Santo a cui votarsi e quindi non avranno risposta. Inoltre, è stato detto che non ci sarà un contributo per la ricostruzione per coloro che hanno fatto incrementi di volumetria. Ci mancherebbe altro, dico io. Vorremmo anche dargli un premio? Il problema, però, è che ci saranno comunque un contributo e una ricostruzione a norma per edifici in tutto o in parte costruiti in un'economia a nero, perché nessuna azienda fattura i lavori per una casa che è costruita abusivamente, senza i necessari requisiti di staticità, perché non sono state espletate tutte le procedure tecniche. Sono case costruite al risparmio, con materiali di dubbia qualità, che verranno condonate, se va bene, per di più, addirittura, con contributo. È stato detto, poi, che se non ci sarà risposta, le case resteranno lì. Ma una soluzione esiste, si chiama abbattimento delle case abusive e sarebbe anche il caso di farlo. È stato anche detto che ci sarà il silenzio-rigetto, ma non c'è scritto, nell'articolo 25 non compare. In compenso, esiste l'emendamento 25.25 (testo 2) che chiede esplicitamente il silenzio-rigetto ed è stato respinto in Commissione. Si è parlato, come se fosse una cosa lieve, di una difformità volumetrica del 20 per cento, che sarebbe un piano su cinque. La sopraelevazione di un piano su cinque non fa proprio il 20 per cento dell'immobile, ma ci siamo vicini. Quindi, anche in questo caso, bisogna stare attenti a chiamarlo abuso piccolo. Per quanto riguarda invece l'articolo 41 sulla gestione dei fanghi di depurazione, è stato detto che il decreto legislativo n. 99 del 1992 non disciplina i livelli limite di dispersione di determinate sostanze, ma non è vero. Ho qui un estratto del decreto legislativo e alla seconda pagina c'è una tabella, per cui non c'era alcun bisogno di fare neanche questa affermazione. Ho anche sentito dire che adesso saremo tutti contenti, perché verranno dispersi sui campi dei fanghi con livelli certificati di inquinanti, con quel po' di diossina che magari dà quel sapore in più al broccolo, per esempio. Nel decreto legislativo n. 99 del 1992 non erano normate queste sostanze perché vale il principio di precauzione, per cui certe sostanze vanno messe a zero. Parliamo degli idrocarburi pesanti, tra 10 e 40 atomi di carbonio. Avete posto un limite di 1.000 milligrammi per chilogrammo sul secco per la dispersione sui campi, sul tal quale il 70 per cento di acqua e il 30 per cento di fango, che si traduce in circa 3.500 milligrammi sul secco. Pensate che 1.001 è il limite oltre il quale non si può andare in una discarica ordinaria, ma si deve andare in una discarica per rifiuti speciali pericolosi. C'è quindi l'autorizzazione a spandere sui campi terreni e fanghi contaminati da olii e minerali pesanti in quantità tre volte e mezzo superiore al conferibile in discarica. Se veramente si parla di emergenza e di risoluzione dell'emergenza, esistono allora buone pratiche internazionali, come quella adottata in Svizzera, che nel 2006 ha detto che è rischioso riversare certe sostanze nei campi, per cui è necessario andare invece all'incenerimento, così da evitare di avere metalli pesanti nel terreno, che sono sostanze bioaccumulabili. Non interessa che per un certo numero di mesi non si possono spandere: