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24 settembre 1981 (Declaratoria delle qualifiche funzionali e dei profili professionali del personale non docente delle universita), adottato in applicazione della legge 11 luglio 1980, n. 312 (Nuovo assetto retributivo-funzionale del personale civile e militare dello Stato) - nella VIII qualifica dell'area funzionale tecnico-scientifica, che non comprende alcuna funzione didattica o di ricerca (assumendo i tecnici laureati la denominazione di "funzionari tecnici"), e infine è confluita nell'area tecnico-scientifica secondo il sistema di classificazione stabilito dall'accordo 9 agosto 2000, recante il contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al quadriennio normativo 1998-2001 e al biennio economico 1998-1999 del personale del comparto "università", restando assoggettata, quanto agli aspetti di status, alla disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche (ad esempio, quanto all'orario di lavoro: art. 25 del sopra citato accordo); che la categoria dei ricercatori, invece, istituita con ruolo accomunato, nella unitarietà della funzione della "docenza universitaria" (sentenza n. 990 del 1988), a quello dei professori universitari (art. 1 del d.P.R. n. 382 del 1980), e composta da personale reclutato attraverso procedure concorsuali specificamente rivolte a verificare l'attitudine alla ricerca (art. 54 del d.P.R. n. 382 del 1980 e poi, in connessione con il trasferimento all'autonomia universitaria della relativa competenza, artt. 1 e 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210), è assegnataria in via principale di compiti di ricerca scientifica universitaria e solo in via integrativa di compiti didattici, consistenti essenzialmente in esercitazioni, nella collaborazione con gli studenti nelle ricerche per le tesi di laurea e nella partecipazione alla sperimentazione di nuove modalità didattiche [artt. 7 della legge 21 febbraio 1980, n. 28, e 32 del d.P.R. n. 382 del 1980; norma quest'ultima significativamente esclusa dall'abrogazione, nella nuova disciplina in materia di cui alla citata legge n. 210 del 1998 (art. 6)], e conseguentemente è destinataria di un trattamento giuridico coerente con la funzione primaria di ricerca, quanto a modalità di conformazione del rapporto (ad esempio, per la retribuzione: art. 2 del d.l. 2 marzo 1987, n. 57, convertito con modificazioni dalla legge 22 aprile 1987, n. 158; per la possibilità di optare tra il regime di tempo pieno e il tempo definito: art. 1 del citato d.l. n. 57 del 1987); che nel quadro così delineato - che il Tribunale amministrativo regionale rimettente non prende in considerazione nel suo complesso - ai denunciati artt. 12 e 16 della legge n. 341 del 1990 non può in alcun modo riconoscersi il carattere di disposizioni che esauriscono, identificandola, la disciplina delle funzioni e dei compiti propri dei ricercatori e di quelli degli ex-tecnici laureati (funzionari tecnici, classificati da ultimo nelle categorie "D" o "EP" di cui al contratto collettivo di settore), giacché, diversamente da quanto prospetta il giudice a quo, alla parziale coincidenza di compiti per quanto riguarda l'attività didattica, alla quale esclusivamente le norme impugnate fanno riferimento, si contrappone l'originaria e persistente differenziazione per quanto riguarda i compiti primariamente assegnati alle due categorie in esame, cioè la ricerca, propria ed esclusiva dei ricercatori, e la direzione e gestione di laboratori, propria ed esclusiva dei tecnici laureati; che, una volta riconosciuto alle norme impugnate - come del resto testualmente esse si autoqualificano: v. il comma 1 dell'art. 12, che affida ulteriori compiti didattici ai ricercatori "a integrazione di quanto previsto" dagli artt. 30, 31 e 32 del d.P.R. n. 382 del 1980; e v. il comma 1 dell'art. 16, che include bensì i tecnici laureati nella definizione di ricercatori, ma "nella" (cioè: ai soli effetti della) stessa legge n. 341 - carattere integrativo di altre disposizioni che definiscono le due figure professionali, viene meno la premessa della sostanziale sovrapposizione tra i compiti dell'una e dell'altra categoria, da cui muove il rimettente nel sollevare la questione di costituzionalità in esame; che, sotto questo profilo, la disciplina denunciata è riconducibile alle diverse disposizioni - di cui la legislazione in materia universitaria offre abbondanti esempi, anche recenti, proprio in relazione alle figure in discorso: legge n. 4 del 1999 citata, nonché art. 8 della legge 19 ottobre 1999, n. 370, e, specificamente per i tecnici laureati dell'area medica, art. 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502; art. 73 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29; art. 1, comma 6, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 - di volta in volta dettate in vista di esigenze contingenti o per sanare situazioni di fatto determinate da necessità operative del settore o ancora finalizzate a riordinare e sistemare un preesistente multiforme quadro di figure, precarie e non precarie, consolidando posizioni ed effetti prodottisi nel tempo (sentenze n. 412 del 1992, n. 367 del 1992, n. 359 del 1992, n. 31 del 1992, n. 549 del 1990); una disciplina che spetta alla responsabilità del legislatore adottare, nell'ambito della sua discrezionalità e nel limite della ragionevolezza, ma che sul piano costituzionale è inidonea, appunto per questa sua caratterizzazione di normazione particolare, alla estensione e generalizzazione in ambiti diversi e ulteriori rispetto a quelli cui essa ha riguardo (tra molte, ordinanza n. 398 del 2001 ; sentenza n. 14 del 1999); che tanto è sufficiente per escludere che, alla stregua dei principi di uguaglianza e ragionevolezza e, in connessione con questi, alla stregua del principio di adeguatezza e proporzione della retribuzione, la parziale assimilazione di specifici compiti didattici disposta dalle norme impugnate debba necessariamente comportare la piena e indifferenziata equiparazione di status e di trattamento economico delle figure professionali dei ricercatori e dei tecnici laureati, figure che presentavano e mantengono essenziali differenziazioni, nel complesso della disciplina legislativa che riguarda ciascuna di esse; che, ancora in relazione all'invocato art. 36 della Costituzione, all'accoglimento della prospettazione del Tribunale amministrativo regionale ostano altresì (a) in generale, la considerazione che il rapporto di proporzionalità, secondo il parametro costituzionale, deve essere effettuato con riguardo alla complessiva configurazione normativa dell'attività lavorativa, configurazione che, come detto sopra, non coincide nel caso dei tecnici laureati e dei ricercatori, e (b) in particolare, la considerazione che la garanzia apprestata dall'art. 36 della Costituzione non esclude di per sé la legittimità della previsione di prestazioni volontariamente rese senza corrispondente attribuzione di un compenso (sentenza n. 22 del 1996);