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Nel complesso, nonostante il protrarsi dell'emergenza da Covid-19, i risultati conseguiti con la gestione 2021 denotano per tutti i saldi un miglioramento sia rispetto alle previsioni iniziali, sia rispetto alle previsioni definitive, comprensive degli scostamenti autorizzati dal Parlamento. I limiti massimi fissati per il saldo netto da finanziare e per il ricorso al mercato dalla legge di bilancio per l'anno finanziario 2021, che erano stati indicati rispettivamente in meno 196 miliardi di euro per il saldo netto da finanziare e in meno 483,235 miliardi per il ricorso al mercato, sono stati aggiornati nel corso dell'esercizio finanziario dai provvedimenti di urgenza adottati per far fronte alle conseguenze dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 17,35) ( Segue FAGGI, relatrice sul disegno di legge n. 2682 ). Nel complesso, lo scostamento di bilancio proposto dal Governo alle Camere e da queste approvato in data 20 gennaio 2021 con apposite risoluzioni ha rideterminato i limiti massimi del saldo netto da finanziare e del ricorso al mercato, portandoli rispettivamente a meno 286 e a meno 573,235 miliardi di euro, in termini di competenza. (Brusio). Signor Presidente, non riesco a parlare. PRESIDENTE. Vuole concludere? FAGGI, relatrice sul disegno di legge n. 2682 . No, Presidente, non voglio concludere. Vorrei riuscire a proseguire ma faccio fatica perché c'è un forte brusìo. Capisco che sono solo numeri, ma sono dell'ordine di 400 miliardi. Tali valori massimi sono stati comunque rispettati dai risultati della gestione finanziaria 2021, i quali denotano infatti, per entrambi i saldi, un sensibile miglioramento rispetto alle previsioni definitive, comprensivi degli scostamenti autorizzati dal Parlamento. Nella relazione illustrativa si sottolinea peraltro che per il 2021, a differenza di quanto accaduto per il 2020, i saldi a consuntivo di competenza e cassa hanno comunque rispettato anche i limiti programmatici originariamente fissati dalla legge. Nella relazione sottoposta all'attenzione di noi relatori, nella parte finale, c'è un elemento molto importante, che porto all'attenzione del Senato e che riguarda la Corte dei conti, che ha proceduto a verificare l'importo dei residui finali. Per il 2021, come peraltro per gli anni precedenti, questo importo è risultato diverso da quello che deriva dal calcolo effettuato, sottraendo dai residui iniziali i versamenti in conto residui e aggiungendo le somme da versare e da riscuotere. All'esito dei controlli effettuati, la Corte dei conti ha escluso dalla dichiarazione di regolarità della decisione adottata nel giudizio di parificazione sul versante delle entrate alcuni capitoli, nei quali si sono riscontrate delle discordanze fra i dati esposti nel conto di bilancio del rendiconto e quelli riportati nei conti periodici delle amministrazioni. Se i colleghi avranno poi la voglia di guardare (anche perché magari qualcuno in campagna elettorale potrebbe chiedere il perché di questi scostamenti), faccio presente questo documento, che è il dossier sul rendiconto e l'assestamento, contenente a pagina 48 i rilievi della Corte, sia sul versante delle entrate (che si è esteso anche alla verifica dei dati inerenti alla riscossione in conto residuo), sia per quanto riguarda la regolarità contabile delle spese. All'esito dei controlli, per quanto riguarda le spese, sono stati dichiarati quali sono i capitoli esclusi dalla dichiarazione di regolarità. Sempre la Corte dei conti ha evidenziato un elemento importante: nel 2021 lo Stato non si è ancora adeguato alle regole di redazione per il conto del patrimonio, dettate dal regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013, per cui ad oggi continua ad applicare le disposizioni del 25 giugno 1996. Sempre la Corte dei conti, sul piano del giudizio di regolarità in ordine al conto generale del patrimonio dello Stato, ha formalmente rilevato incertezza e incompletezza dei valori dei beni immobili, in ragione della discordanza tra i dati in possesso delle ragionerie territoriali dello Stato e quelli forniti dalle filiali dell'Agenzia del demanio; incertezza e incompletezza dei dati e della consistenza delle variazioni dei beni immobili classificati come fabbricati civili adibiti a fini istituzionali, uso governativo e caserme, nonché come opere in corso di costruzione, opere di manutenzioni straordinarie, strade ferrate e relativi materiali di esercizio e altre opere del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili; omessa iscrizione delle attività non finanziarie prodotte e delle opere permanenti destinate alla difesa nazionale; mancato aggiornamento del valore dei beni mobili di diversi Dicasteri (Ministero dell'economia e delle finanze, Ministero dello sviluppo economico, Ministero della giustizia, Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ministero dell'istruzione, Ministero dell'interno, Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Ministero della cultura), a causa di discordanze tra le risultanti competenze degli uffici centrali e delle ragionerie; consistenza dei residui attivi e passivi quali conseguenze delle irregolarità accertate nel presente giudizio; non corretta iscrizione, nella voce "Altre partecipazioni", delle azioni non quotate, escluse le quote dei fondi comuni di investimento, della consistenza finale della compagnia finanziaria industriale, per il mancato rispetto delle disposizioni di cui al decreto ministeriale del 18 aprile 2002. Per queste criticità, l'organo di controllo è stato costretto a dichiarare la formale non regolarità delle statuizioni contabili iscritte nel conto del patrimonio, relative a poste riguardanti i beni immobili assegnati ai Ministeri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e altri, a poste relative alle opere permanenti e a poste relative ai residui attivi e passivi del Ministero dell'economia e delle finanze. Tuttavia la Corte ha rinvenuto un netto miglioramento rispetto alle criticità rilevate negli esercizi precedenti, però ha richiamato il Governo e gli organi preposti a cercare di attenersi a ciò che per più di venti anni ha continuato a sottolineare nelle decisioni di parificazione. Ci tenevo a dire questo, perché il rendiconto non è composto solamente dalle tre pagine preparate dagli uffici, ma consta anche di una serie di allegati, che sono fondamentali, per far capire a chi legge le tabelle come mai ci sia una discordanza e quali sono le poste che la generano. Operiamo con una normativa del 1996, come abbiamo detto oggi con il sottosegretario Sartore, che ringrazio di cuore per tutto il lavoro e l'assistenza che ha profuso in questi lunghi mesi. Ovviamente non è compito suo, ma è compito di chi di dovere attuare questa normativa, in modo che il rendiconto dello Stato sia aggiornato alle regole italiane ed europee. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore sul disegno di legge n. 2683, senatore Fantetti. FANTETTI, relatore sul disegno di legge n. 2683 . Signor Presidente, quanto tempo ho a disposizione? Lo chiedo perché la relazione è piuttosto lunga e molto dettagliata. PRESIDENTE. Ha a disposizione dieci minuti.