[resaula]

Naturalmente ci si chiede se l'adesione per convenienza a tali attività trattamentali ne mantenga la validità riabilitativa oppure la svuoti di significato e di efficacia. Solo lo studio dei dati sul grado di recidiva dei partecipanti ai programmi potrà confermarne o meno la validità. In sostanza l'ordinamento, oltre a valorizzare il risarcimento del danno procurato, ora incentiva anche forme di condotta autoriparativa nell'interesse sia del responsabile che delle vittime. Nel tempo l'ordinamento ha ampliato la possibilità di ricorrere a programmi riabilitativi, includendo anche gli indagati e gli imputati a piede libero tra i possibili fruitori, sempre cercando meccanismi di incentivazione di natura premiale. Talvolta, come nelle misure di sicurezza o di prevenzione, il giudice può anche imporre al responsabile di fatti di violenza di partecipare a programmi riabilitativi. Credo che affiancare al momento sanzionatorio un momento terapeutico e riabilitativo aprirà nuove prospettive alla lotta contro la violenza di genere, anche se solo i dati scientifici potranno dimostrare la validità di questo nuovo approccio alla devianza. La relazione sottolinea l'urgente necessità di tracciare le linee guida condivise per il trattamento psicologico degli uomini maltrattanti e chiari criteri per il riconoscimento e l'abilitazione dei centri destinati all'attuazione dei programmi terapeutici. Ogni sforzo va fatto e ogni strada va tentata, perché le mura domestiche possano essere per tutte le donne il luogo della sicurezza e della protezione e non il teatro di vili atti di violenza e di prevaricazione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, è importante, fondamentale per la nostra società, oggi più che mai disorientata e preda di comportamenti disdicevoli e disumani, il percorso affrontato e ampiamente analizzato dalla Commissione femminicidio, cui va il mio sentito e personale ringraziamento, sul tema delle violenze sulle donne e su come intervenire, sia in prevenzione che in riabilitazione di questi soggetti. L'evoluzione umana, che ci ha portato ad essere eccellenze in molti campi, è stata, però, inversamente proporzionale al manifestare l'abbrutimento dell'anima e il dissolversi dell'etica, anziché il suo accrescimento. Etica che dovrebbe essere il pilastro portante di ogni azione umana, dalla più piccola alla più complessa; etica che dovrebbe essere parallela alla crescita fisica e mentale di ogni individuo. È dai tempi lontani che affondano le radici della brutalità. I comportamenti violenti potevano aggrapparsi ad una società ancora grezza; portavano con sé costruzioni psicologiche che si alimentavano in contesti culturali e urbani ancora fortemente in fase evolutiva. Non è certo questa una scusa, perché non ci sono mai scuse davanti alle violenze, di qualsiasi tipo, commesse tanto da uomini quanto da donne, ma può essere una considerazione - permettetemi - lecita per un ragionamento sui perché di questo drammatico tema, che non cessa di esistere. L'oggi mostra ancora gli stessi modus operandi della violenza; forse sono cambiati un po' gli strumenti: oltre alle mani, ai bastoni, alle cinghie, alle armi, a molto altro, la violenza si è un po' raffinata nella sua crudeltà, violenza non solo fisica, ma anche verbale e psicologica. A volte si fa ancora fatica a capire dove inizi l'una, dove finisca l'altra o viceversa. Se quella fisica, non vi è dubbio, è più visibile e spesso mortale, quella psicologica è sotterranea, a volte neppure individuata. Il continuo comportamento denigratorio fatto col sorriso ne è un esempio; anche la derisione mascherata dall'ironia, l'esclusione, l'evitamento, l'isolamento da amici e famiglia, la critica cosiddetta costruttiva, che invece vuole appositamente essere distruttiva, lo sgridare l'adulto al pari di un bimbo sono le classiche distorsioni caratteriali di questi individui, che segnano profondamente l'anima, deviano il percorso di vita di chi le subisce, rendono l'individuo oggetto di tali comportamenti privo della sua dignità, spesso incapace di comprendere cosa gli sta accadendo e altrettanto frequente è la posizione di colpevolezza che assume. Il meccanismo si fa ancora più perverso: chi subisce maltrattamenti, fisici o psicologici, si sente meritevole di ciò a cui è sottoposto; un senso di colpa e di inadeguatezza ne sono le conseguenze, come il timore di non essere compresi nell'esporre il proprio disagio, la propria sofferenza, il timore del ridicolo, della vergogna, la paura di non trovare soluzioni per affrontare il grave problema. La brutalità si nutre di questo. Oggi, con questa proposta di risoluzione che rimanda alle indicazioni della relazione della Commissione, ci si propone di perseguire attraverso un difficile percorso normativo la finalità di rendere più omogenei e strutturali i mezzi per la battaglia contro queste violenze. Sarà necessario affrontare comunque a doppio senso questa tematica, guardando sempre la medaglia da entrambi i lati, affinché non diventi strumento per strumentalizzare, ma sia strumento per rispettare l'essere umano in un binario di vivace comprensione, ma anche di necessaria consapevolezza di quanto sia complesso e poliedrico questo dramma. Un ultimo pensiero. Occorre puntare molto sull'insegnare a coloro che manifestano comportamenti violenti ad ammettere i propri limiti, gli errori, le crudeltà; insegnare ad essere capaci di capire che bisogna farsi aiutare, perché il far da sé, il giustificarsi, il dire "non lo faccio più", "non l'ho fatto apposta" o "sono stato frainteso", è profondamente sbagliato. Questa sarà la vera sfida: riuscire a mettere a nudo la fragilità di questi uomini, perché possano veramente, là dove sarà possibile, intraprendere un percorso di riabilitazione, interrompendo il circolo vizioso e disumano che alimenta la violenza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fede. Ne ha facoltà. FEDE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi e colleghe, oggi siamo qui a parlare di femminicidio quindi è doveroso partire con un ringraziamento a chi ha svolto questo eccellente lavoro per conto delle Assemblee parlamentari, quindi la presidente Valente, le nostre Vice Presidenti - come la collega Cinzia Leone, che è qui al mio fianco - e le colleghe relatrici. Intervengo per ultimo, quindi penso che potrei evitare di ripetere quanto già detto ampiamente dai colleghi, che ringrazio. Però vorrei far presente il tema principale di cui parliamo oggi, questa relazione, che individua i percorsi di trattamento per gli uomini autori di violenza. Lo dico da parlamentare e da uomo, assumendo su me stesso e nelle mie parole la vergogna per il genere di cui faccio parte, che si è distinto per un numero di femminicidi che non ha proporzione, ma anche con l'impegno e la responsabilità, da uomo, di parlare di questo argomento per realizzare quell'evoluzione culturale che ancora oggi dobbiamo compiere. (Applausi) . L'aspetto drammatico è che noi, per individuare questo reato, abbiamo dovuto creare un neologismo che non esisteva: