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Voteremo a favore della questione pregiudiziale proprio per la dubbia legittimità costituzionale del primo articolo di questo scellerato disegno di legge, che, andando a modificare l'articolo 166 del codice penale prevede che, per alcuni reati, anche diversi tra di loro, anche con condotte diverse e con diverse fattispecie, quindi con comportamenti di gravità diversa, il giudice possa disporre che «la sospensione non estenda i suoi effetti alle pene accessorie dell'interdizione dai pubblici uffici e dell'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione». Per questo motivo voteremo a favore della questione pregiudiziale, perché questo è ingiusto. Voteremo a favore anche per l'esplicita, aperta e conclamata lesione dell'articolo 3 della Costituzione, certamente uno dei più belli, che sancisce il principio più sacro, quello dell'uguaglianza tra tutti i cittadini, e che a me personalmente sta più a cuore quando si parla di diritti delle persone. Voteremo a favore della questione pregiudiziale per la lesione dell'articolo 3, dato che la misura della durata delle pene accessorie che si prolunga sine die in maniera fissa, senza gradualità e ben oltre la durata della pena principale, viola tale articolo in modo aperto. Voteremo sì alla questione pregiudiziale, perché l'applicazione automatica e indistinta della pena accessoria, unitamente all'assenza di gradualità, pare suscettibile di pregiudicare il principio costituzionale di uguaglianza, finendo per trattare in modo uguale situazioni molto diverse tra di loro. Quindi, questa disposizione, a nostro parere, appare difficilmente conciliabile anche con il sacrosanto articolo 27 della Costituzione, anch'esso violato e messo sotto i piedi, che parla della finalità rieducativa della pena. C'è poi un'altra violazione della Costituzione, legata all'articolo 111. Cito le parole della Corte costituzionale nella sentenza n. 112 del 2018, una sentenza quindi recentissima, di quest'anno, non datata, ma fresca, nuova. La Corte ribadisce che il legislatore è certamente abilitato a introdurre deroghe alla regola generale da lui stesso dettata; resta una facoltà del legislatore, in particolare, stabilire termini di prescrizione più lunghi di quelli ordinari per determinati reati. Tuttavia - sottolinea il giudice delle leggi nella medesima sentenza - la discrezionalità legislativa in materia deve essere esercitata sempre nei limiti del rispetto del principio di ragionevolezza. Il principio di ragionevolezza, colleghi, è presente nell'articolo 111 della Costituzione e prescrive che la decisione definitiva intervenga in tempi ragionevoli, appunto. Non si può essere iscritti nel registro di cui all'articolo 335 del codice di procedura penale per una semplice notizia di reato e ricevere l'avviso di garanzia per poi perdere le tracce di quello che è accaduto, non avere neanche la citazione per una minima raccolta di prova o di incidente probatorio del proprio avvocato, e magari leggere dopo sei mesi, dopo uno o due anni che quell'indagine è ancora in corso perché magari una velina è arrivata a un giornale, guarda caso, nemico forse di quel parlamentare o di quel sindaco. Voglio aprire una riflessione su questo: attenzione, perché proprio voi, nel vostro sacro blog , additate spesso i nostri sindaci, i nostri consiglieri regionali, i consiglieri comunali, persone che si trovano coinvolte in un reato che spesso è dovuto, come la citazione per abuso d'ufficio. Attenzione, perché ricomincia la gogna perché viene candidata una persona che ha ricevuto un avviso di garanzia, perché si ritiene che questa possa ancora rappresentare la comunità quando ha ricevuto un avviso di garanzia, magari sui rifiuti piuttosto che sull'illuminazione pubblica o su un incidente di motorino di qualcuno che è caduto in una buca. Attenzione, colleghi, perché, additando tutto ciò che può essere in qualche modo sparso con il fango del ventilatore, travolgeremo i princìpi più importanti della nostra Costituzione: quel principio di sacra legalità con voi diffondete a parole, sul quale fate propaganda elettorale ma che in queste Aule demolite ogni giorno. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP) . BERNINI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERNINI (FI-BP) . Signor Presidente, su questo provvedimento vivo una sofferenza profonda perché quello che abbiamo fatto fino ad ora tocca solo in parte la questione. Anche se tutti gli interventi dei miei colleghi della minoranza sono stati appassionati, sembravano tuttavia quasi numeri al lotto: articolo 3, articoli 24, 25, 27, 49, 111 della Costituzione. Questo provvedimento sta violando tutti gli articoli sulle garanzie costituzionali. Colleghi, tutto questo lo vivremo drammaticamente sulla nostra pelle nel momento in cui ce ne renderemo conto, all'atto dell'esecuzione di questa infelice e infausta legge, che rappresenta un compromesso sciagurato sulla pelle del Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Ce ne renderemo conto, amici, quando capiremo tutti quanti che, al di là degli slogan che stanno uscendo in questi giorni («processiamo i colpevoli», «mandiamo tutti in galera», «la giustizia deve essere rapida, deve essere giusta»), la giustizia - attenzione, colleghi - deve essere soprattutto giusta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La giustizia deve garantire alle persone di essere presunte innocenti fino a prova definitiva di colpevolezza; la giustizia deve garantire. Con questo provvedimento, colleghi, con questi numerini, per usare un'espressione molto cara al Governo di questi tempi, con questi numerini della Costituzione violati, la nostra vita, la nostra professione, la nostra famiglia, le nostre relazioni personali rischiano di subire uno sfregio profondo a fronte di un semplice sospetto processuale; un sospetto processuale destinato a durare una vita intera. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Colleghi, vi prego, qui siamo oltre il dibattito politico, stiamo trattando della vita delle persone, della carne e del sangue del Paese. Non dimentichiamoci mai di questo. Ricordiamoci che stiamo rappresentando gli italiani. Ricordiamoci di quella Costituzione che abbiamo visto criticare, qualche volta, alle inaugurazioni degli anni giudiziari in cui i magistrati sfilavano con il testo fondamentale in mano. Ecco, io credo che questi magistrati, io credo che questi avvocati, fortemente influenzati dal pregiudizio politico, quella Costituzione dovrebbero cominciare a leggerla. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Dovrebbero cominciare a capire che quello che c'è scritto non si applica a pezzatura di leopardo ma si applica sempre. Colleghi, voi sapete cosa vuol dire bloccare la prescrizione dopo il processo di primo grado? Questo è veramente il tema più significativo di questo sciagurato disegno di legge. Bloccare la prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia essa di condanna o di assoluzione, significa che se il pubblico ministero appella voi, magari dichiarati innocenti in primo grado, continuate a rimanere appesi ad un filo, con la spada di Damocle della giustizia che pende sulla testa. (Applausi dal Gruppo FI-BP e della senatrice Bonino) . Lo ripeto ancora una volta, colleghi, non sono solo parole. La giustizia è quella strana cosa che si capisce fino in fondo solo quando ti tocca personalmente.