[pronunce]

c) «la sussistenza e la localizzazione del rapporto di deposito o di conto corrente assumono valenza essenziale quale criterio di collegamento, rendendo possibile individuare il radicamento nel territorio regionale della capacità fiscale, e della sua manifestazione», anche perché i soggetti passivi sono i titolari dei depositi o conti correnti percettori di interessi o proventi, sui quali gli istituti di credito sostituti di imposta sono obbligati a rivalersi in base al secondo comma del citato art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973. 1.4.4. - In relazione alle ritenute d'acconto operate dalle amministrazioni dello Stato o da altri enti pubblici, con sede centrale fuori dal territorio regionale, su stipendi ed altri emolumenti corrisposti in favore di dipendenti o altri soggetti che abbiano espletato stabilmente la propria attività lavorativa nel territorio della Regione, la ricorrente rileva che: a) esse «costituiscono solo un meccanismo di prelievo dell'imposta sul reddito mediante sostituzione dell'obbligato al versamento»; b) «la ritenuta, invero, costituisce parte indifferenziata di una imposta unitariamente dovuta da ciascun contribuente, persona fisica, in relazione al presupposto del possesso di redditi in denaro o in natura, la cui base imponibile è costituita dal reddito complessivo»; c) spetta, conseguentemente, alla Regione il gettito delle ritenute erariali sui redditi di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato che prestino servizio in Sicilia, perché «l'apprensione diretta da parte dello Stato delle entrate in questione [...] non costituisce invero ostacolo al successivo riversamento al bilancio regionale delle somme in questione, certamente costituenti gettito derivante da quella capacità fiscale correlabile al territorio regionale cui [...] va riferita la spettanza regionale». A parere della ricorrente, la fattispecie in esame sarebbe, inoltre, diversa da quella oggetto della sentenza della Corte costituzionale n. 81 del 1973, perché, in tale pronuncia, il diritto della Regione Siciliana al gettito delle ritenute erariali sui redditi di categoria C/2 dei dipendenti dello Stato e degli enti parastatali con sede centrale fuori del territorio regionale, che prestavano servizio in Sicilia, era stato escluso in quanto la relativa riscossione avveniva al di fuori del territorio regionale per espressa disposizione legislativa statale e non per quelle «esigenze amministrative», che secondo la espressa previsione dell'art. 4 del d.P.R. n. 1074 del 1965, non ne avrebbero escluso la spettanza regionale. Troverebbero invece applicazione al caso in esame le sentenze della Corte costituzionale n. 138 del 1999, n. 66 del 2001 e n. 306 del 2004, le quali - sempre ad avviso della ricorrente - avrebbero affermato il principio che la spettanza del gettito del tributo alla Regione non è correlata ad un ristretto criterio di territorialità della riscossione, ma al radicamento del tributo nel territorio regionale, in dipendenza della residenza fiscale del soggetto produttore del reddito colpito. La spettanza regionale delle ritenute d'acconto operate dalle Amministrazioni dello Stato o da altri enti pubblici, con sede centrale fuori dal territorio regionale, sugli stipendi ed altri emolumenti corrisposti in favore di dipendenti o altri soggetti che abbiano espletato stabilmente la propria attività lavorativa nel territorio della Regione non sarebbe, poi, esclusa dall'art. 37 dello statuto regionale, perché esso consentirebbe, anzi, «di distinguere e di estrapolare da un reddito unitariamente considerato, quale discendente da una complessa ed unitaria attività imprenditoriale, una quota imputabile alle attività espletate in ambito regionale». Secondo la ricorrente, nel caso in esame si è «in presenza di un'ipotesi assolutamente contraria, atteso che, in mancanza di una sovraordinata previsione di rango costituzionale, lo Stato pretende di distinguere in seno ad un'imposta indifferenziata, gravante sul reddito delle persone fisiche, la quota di gettito derivante dall'attività di lavoro dipendente, in relazione all'essere questo prestato alle sue dipendenze, o a quelle di altri enti pubblici, ed al fine di negare la titolarità della regione a percepire l'intero gettito dell'imposta sul reddito gravante su soggetti fiscalmente domiciliati in un comune della Regione Siciliana». 2. - Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia rigettato. Il Presidente del Consiglio dei ministri osserva che, come evidenziato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 111 del 1999, il criterio fondamentale di riparto del gettito tributario tra Stato e Regione Siciliana è basato su un elemento assolutamente certo, quale è il luogo della riscossione. Del resto - prosegue la difesa erariale - già la sentenza n. 116 del 1973 della stessa Corte aveva precisato che tale regola di riparto può essere derogata, ai sensi dell'art. 4 del d.P.R. n. 1074 del 1965, solo quando le competenze per la riscossione siano trasferite al di fuori del territorio regionale per particolari esigenze organizzative, e non pure quando si tratti di analizzare la struttura del tributo. In tale quadro di riferimento, soggiunge l'Avvocatura generale dello Stato, deve essere interpretata la sentenza della Corte costituzionale n. 304 del 2004, la quale ha affermato che il riferimento alle entrate tributarie erariali riscosse nell'àmbito del territorio regionale, contenuto nell'art. 2 delle citate norme di attuazione, non va inteso nel senso che sia "sempre" decisivo il luogo fisico in cui avviene l'operazione contabile della riscossione. Infatti, per la difesa erariale, detta pronuncia non ha inteso né alterare il principio - desumibile dalla lettera della legge e dalle precedenti decisioni della Corte costituzionale - secondo cui il criterio generale del riparto del gettito tributario è rappresentato dal luogo geografico della riscossione, né sostituire questo principio (certo ed obiettivo) con quello (spesso approssimativo ed incerto) del luogo in cui si è verificato il presupposto del tributo. Essa ha inteso, invece, precisare che il criterio della riscossione non può comportare mutamenti dell'attribuzione di un tributo che la legge specificamente attribuisce ad un Ente, per il solo fatto che la sua riscossione sia eseguita al di fuori del suo territorio per mere ragioni di natura amministrativa. Ed è per questo - prosegue la parte resistente - che «il luogo della riscossione non può assumere rilevanza decisiva nel caso esaminato dalla predetta sentenza, nel quale il tributo è devoluto per legge alle Province in base ad un criterio alternativo altrettanto certo ed univoco, quale quello del luogo di iscrizione nel pubblico registro del veicolo a motore o della residenza del soggetto intestatario della macchina agricola». Per la difesa erariale, dalla stessa sentenza sono, invece, desumibili i seguenti princípi: a) il criterio generale di riparto rimane quello del luogo di riscossione;