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Modifiche alla legge 20 maggio 1970, n. 300, e altre disposizioni in materia di tutela del lavoratore in caso di licenziamento individuale e collettivo. Onorevoli Senatori. -- La riforma del Jobs Act e il decreto legislativo in materia di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti (decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23) hanno creato un sistema di tutele applicabili in caso di licenziamento illegittimo che si caratterizza per una drastica riduzione del rimedio della reintegrazione, per una chiara opzione a favore della tutela indennitaria e contro la discrezionalità tecnica dei magistrati nella scelta dei rimedi applicabili e nella quantificazione del danno. Questa nuova prospettiva legislativa inaugura in ambito giuslavoristico il principio della «rottura efficace del contratto» ( efficient breach of contract ) che postula la possibilità di violare la norma dietro corresponsione di un risarcimento economico, senza applicazione di sanzioni e, tantomeno, senza imporre 1'esecuzione in forma specifica. Applicata alla materia del licenziamento, la dottrina della rottura efficace del contratto segue le ragioni imponderabili della razionalità economica, giustifica qualunque motivo opportunistico di violazione del contratto nell'interesse dell'impresa e conduce alla monetizzazione del recesso quale prevalente, se non unico, sistema rimediale. Si tratta di un vero e proprio rovesciamento del paradigma offerto dalla tutela in forma specifica (articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, cosiddetto «Statuto dei lavoratori»), di cui la Cassazione a Sezioni unite aveva sottolineato la coerenza sistematica sia con i principi generali dell'ordinamento, sia con il diritto del lavoratore al proprio posto, protetto dagli articoli 1, 4 e 35 della Costituzione (Corte di cassazione, Sezioni unite, 10 gennaio 2006, n. 141); diritto che subirebbe una sostanziale espropriazione se ridotto in via di regola al diritto ad una somma (così scrive Adalberto Penulli, nell'articolo La disciplina del licenziamento individuale nel contratto a tutele crescenti. Profili critici, in Rivista italiana di Diritto del lavoro , fasc. 3, 2015, pag. 413). La severa limitazione del diritto alla reintegrazione disposta dalla legge delega per le nuove assunzioni da realizzarsi con il contratto di lavoro a tutele crescenti, risulta del tutto esclusa per i licenziamenti economici -- ove opera un indennizzo monetario crescente con l'anzianità di servizio -- e viene fortemente limitata (se non del tutto marginalizzata) nell'ambito dei licenziamenti per motivi soggettivi. In sintesi, la tutela reintegratoria risulta operante solo in caso di licenziamento nullo e discriminatorio, nonché per la fattispecie costituita dalla «insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore» (articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 23 del 2015). La discrezionalità valutativa del giudice, ancora ampia dopo la riforma Fornero del 2012, è stata ridotta, di conseguenza, sia per quanto attiene alla scelta del tipo di tutela (reintegrazione o indennizzo) sia per quanto concerne il quantum di monetizzazione del recesso ingiustificato, che viene rigorosamente definito a priori dallo stesso legislatore. La riforma della disciplina dei licenziamenti introdotta dal decreto legislativo in materia di contratto a tutele crescenti (decreto legislativo n. 23 del 2015) ha modificato radicalmente l'assetto complessivo dei poteri e delle garanzie dei lavoratori nell'ambito del rapporto di lavoro, secondo una logica e con delle finalità che non sono condivisibili. Per tale ragione, il presente disegno di legge interviene a reintrodurre una tutela più incisiva dei lavoratori di fronte a licenziamenti ingiustificati, adottando una disciplina più rispettosa del dettato costituzionale e nel solco della proposta recata dalla Carta dei diritti universali del lavoro (A.C. 4064). In particolare, il presente disegno di legge ispirato alla suddetta proposta di legge d'iniziativa popolare per una «Carta dei diritti universali del lavoro. Nuovo statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori» abroga il decreto legislativo n. 23 del 2015, riportando la disciplina dei licenziamenti individuali nell'ambito dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, le cui previsioni si applicano a tutti i contratti in essere e futuri. Al contempo, vengono abrogate le disposizioni della legge 28 giugno 2012, n. 92, (cosiddetta legge Fornero) sul mercato del lavoro che riguardano tempi e modi di impugnazione dei licenziamenti, in quanto volte a disincentivare al massimo il ricorso alla tutela giurisdizionale, contraendo in maniera irragionevole i diritti dei lavoratori. Nell'articolo 18 è stata restituita prevalenza alla tutela reintegratoria rispetto a quella risarcitoria, riportando così la tutela del lavoro e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici al centro del diritto del lavoro.. I TUTELA DEL LAVORATORE IN CASO DI LICENZIAMENTO INDIVIDUALE ILLEGITTIMO 1 (Modifica dell'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300) 1 L'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, è sostituito dal seguente: «Art. 18. - (Tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo). -- 1 . Per i lavoratori che rivestono la qualifica di operai, impiegati o quadri, assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il regime di tutela nel caso di licenziamento è disciplinato dalle disposizioni seguenti. 2 . Il giudice ordina al datore di lavoro la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro con la sentenza con la quale dichiara inefficace il licenziamento, perché intimato in forma orale, o per mancanza di motivazione, o perché la condotta è stata contestata al lavoratore in modo generico o non immediato, o per violazione della procedura di cui all'articolo 7 della presente legge, o con la quale dichiara la nullità del licenziamento perché: a) discriminatorio ai sensi dell'articolo 3 della legge 11 maggio 1990, n. 108, o del considerando n. 3, della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, in materia di parità di trattamento; b) sia stato accertato il difetto di giustificazione, anche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e 10, comma 3, della legge 12 marzo 1999, n. 68, per inidoneità fisica o psichica del lavoratore; c) intimato in violazione dell'articolo 2110, secondo comma, del codice civile, per ritorsione o rappresaglia, in concomitanza col matrimonio ai sensi dell'articolo 35 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, o in violazione dei divieti di licenziamento di cui all'articolo 54, commi 1, 6, 7 e 9, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151;