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nel corso della seduta della commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, tenutasi il 30 marzo, la Regione Sicilia e le altre Regioni del Sud, quali la Calabria, la Puglia, la Basilicata, l'Umbria e la Campania, hanno espresso forte dissenso sulla proposta ministeriale di riparto per il biennio di transizione 2021-2022, in quanto toglierebbe la disponibilità delle risorse alle regioni più svantaggiate per distribuirle ai territori più sviluppati, aumentando così ulteriormente il divario tra i territori agricoli e rurali e, al contempo, producendo un effetto penalizzante nei confronti del comparto agricolo delle regioni del Sud, con impatti preoccupanti sulla tenuta economico-sociale dei territori rurali; tale effetto che inasprisce il divario tra il Nord ed il Meridione era emerso sin dalla trattazione delle disposizioni transitorie di cui al regolamento (UE) 2020/2220 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 dicembre 2020; occorre, a tal proposito, ricordare la ferma posizione del commissario europeo all'agricoltura Janusz Wojciechowski, che sulla questione generale dei fondi destinati allo sviluppo rurale ha affermato che le somme del FEASR del secondo pilastro sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più evolute e le aree più povere e marginali; un'indicazione che, peraltro, dovrebbe valere sia per il biennio di transizione che per la nuova programmazione; tenuto conto che: i criteri per la ripartizione dei fondi FEASR individuati dal Ministro vengono definiti "oggettivi", in grado di allocare le risorse in maniera equa fra tutte le regioni; tale principio (già utilizzato per l'applicazione delle risorse assegnate per il de minimis ) è destinato a soddisfare esigenze emergenziali volte al risarcimento di un danno. Le risorse del FEASR, invece, sono esclusivamente destinate a ridurre il divario tra le aree più ricche e quelle più povere. Pertanto, è del tutto evidente come la logica del de minimis non possa essere quella che accompagna la distribuzione del FEASR tra le diverse aree del nostro Paese; dalla proposta sembrerebbe non emergere alcun elemento di analisi globale della totalità dei fondi PAC (primo e secondo pilastro); manca una valutazione tecnica e politica dell'impatto economico-sociale sui territori agricoli e rurali del Paese e sui redditi delle aziende agricole; sarebbe opportuno, invece, ricercare e studiare nuovi criteri di riparto, che rispondano ad obiettivi generali di sviluppo rurale e non in grado di privilegiare soltanto quelle regioni che possono contare su risorse proprie oppure dove si concentrano le principali produzioni agricole nazionali. Dal punto di vista economico, la proposta determinerebbe un impatto preoccupante sul piano finanziario dei programmi di sviluppo rurale delle regioni del Sud, mettendo a rischio le politiche di investimenti e di tutela dell'ambiente e dei territori rurali coinvolti. La prima proposta di mediazione del Ministro, purtroppo, penalizza tutte le regioni del Sud in maniera assurda, la sola Basilicata perderebbe oltre 25 milioni di euro; al di là degli auspicabili intenti di riequilibrio tra le aree del Paese, negli ultimi anni la tendenza è stata quella di non ripartire la spesa pubblica nazionale per il settore agricolo in maniera equa; le risorse nazionali per l'agricoltura oggi si concentrano maggiormente nelle aree forti del Paese, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda fornire chiarimenti su quanto esposto; se non ritenga che la proposta ministeriale, che prevede i criteri di ripartizione dei fondi europei assegnati all'Italia nell'ambito dello sviluppo rurale per il biennio di transizione 2021-2022, non sia altamente penalizzante per le regioni del Sud e, conseguentemente, debba essere immediatamente modificata; se non ritenga che vada trovata una soluzione rispettosa dei criteri storici per definire il riparto dei fondi FEASR per la proroga biennale del PSR. Occorre evitare assolutamente il taglio di tali fondi all'agricoltura del Mezzogiorno o, quantomeno, ridurlo drasticamente rispetto a quanto si sta ipotizzando; mentre l'Europa si preoccupa perché maggiori risorse vengano assegnate al Sud del nostro Paese per consentire la ripartenza e ridurre il forte divario esistente rispetto al Nord, acuito maggiormente dalla pandemia, pare che il Governo, nel settore agricolo, tenda a muoversi in direzione opposta. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05322 DE BONIS Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: con atto di sindacato ispettivo 4-05160, pubblicato il 24 marzo 2021, l'interrogante portava a conoscenza dell'iniziativa, partita dal sindaco di Acquaviva delle Fonti (Bari), riguardante la rete dei sindaci di 135 comuni ricadenti nelle regioni Puglia, Calabria, Campania, Sicilia, Basilicata, Molise, Sardegna e Abruzzo, che aveva presentato alla I Commissione permanente (Affari costituzionali) della Camera dei deputati un documento dal titolo "Recovery Sud" per un utilizzo più equo dei fondi UE, per un'attuazione immediata dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e per un serio ammodernamento infrastrutturale del Meridione; l'iniziativa, appoggiata attualmente da più di 500 sindaci, aveva lo scopo di rendere tali Regioni e Comuni protagonisti della gestione del PNRR, perché diventasse una reale occasione di crescita per il Mezzogiorno, anche quello più isolato e a rischio di spopolamento. L'obiettivo era quello di trasformare il recovery fund in una reale occasione di riscatto di tutto il Mezzogiorno, affinché fosse quanto più possibile aderente alle necessità di quei territori, riportando a casa quei giovani talenti che negli ultimi anni, con un'emorragia lenta ma costante, sono andati via; considerato che: l'Europa ha previsto, per l'assegnazione dei fondi del PNRR, tre criteri quali la popolazione, il reddito e la disoccupazione ( regolamento (UE) 2021/241) e, secondo tali criteri, dovrebbero essere assegnati al Sud il 66 per cento, stando al conteggio dei rappresentanti delle Regioni del Sud nella Conferenza Stato-Regioni; poco meno del 70 per cento, secondo i calcoli del parlamentare europeo Piernicola Pedicini; il 70 per cento secondo lo studio condotto dal Movimento 24 agosto per l'equità territoriale; il 75 per cento calcolato da un gruppo di studio incaricato dal sindaco di Messina, Cateno De Luca; a distanza di un mese dalla precedente interrogazione e nonostante i vari incontri che i sindaci hanno avuto con le istituzioni sull'argomento, invece di vedere accolte le sacrosante richieste avanzate dalle regioni del Mezzogiorno (e, soprattutto, come stabilito dall'Europa) circa la suddivisione delle risorse del recovery fund tra Nord e Sud Italia, si apprende che il Ministro per il Sud e la coesione territoriale si è fermato al 40 per cento, e pare che nel conto vengano inclusi pure i fondi del programma "REACT-EU" e FSC, che sono già destinati in quota fissata per legge al Sud e riguardano altri cespiti di spesa.