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Io penso che sia ora di dire basta: ci si vaccina e basta. Tutto il resto è noia, come diceva Califano. Il parere dell'Ufficio parlamentare di bilancio dice anche che la tenuta del trend di crescita va sostenuta attraverso gli investimenti. Ci sono quei famosi 106 miliardi di residui passivi in conto capitale, che sono nel bilancio dello Stato e che, se solo le norme fossero più semplici, probabilmente potrebbero entrare in gioco. Poi c'è il PNRR, che è di 208 miliardi; in cinque anni, dal 2022 al 2026, sono 42 miliardi di investimenti all'anno. Saremo capaci di eseguirlo e di generare un effetto benefico sulla crescita? Le condizioni dell'Europa non saranno troppo esose? Saremo in grado di impegnare le risorse entro il 31 dicembre 2023, avendo realizzato i progetti esecutivi? C'è qualche dubbio, se non troviamo la via per sveltire, indirizzare e dare entusiasmo e ottimismo. Una cosa che non ho mai capito e che sottopongo al Sottosegretario, molto attento, è come sia possibile che il PNRR provochi un aumento del PIL soltanto dello 0,4 per cento nel 2021 e dello 0,9 nel 2022. Una mole di investimenti di questo tipo deve per forza generare un aumento ben più sostanzioso. Gli investimenti che sono elencati nella NADEF, però, sono previsti in aumento del 2,9 nel 2021 e del 3,1 del 2022. A me pare decisamente poco rispetto agli anni precedenti, che già erano di fermo cantieri. Sono state riviste alcune proiezioni (come il PIL, il deficit , il rapporto deficit -PIL e il rapporto debito-PIL), e ci sta, perché il PIL in questo momento, per una fase di rimbalzo e comunque per gli effetti generali dell'economia mondiale, presenta un aumento maggiore rispetto al 4,5 previsto nel DEF. Il debito pubblico ha raggiunto i 2.721 miliardi a luglio, più annessi e connessi. Questo è il problema: prima della pandemia, era pari a 2.350 miliardi. Sono 350 miliardi, più i 200 del PNRR e lo sfondamento di fine anno: ciò avrà un impatto mostruoso, se non ci sarà l'inflazione. La BCE dice che nel 2021 l'inflazione sarà del 2,2 per cento; proviene dall'America, da fatti esterni e anche dalla speculazione interna. Se fosse possibile, sarebbe meglio controllarla. Penso che un'inflazione più alta di un punto o di un punto e mezzo potrebbe annacquare il debito. Credo che lo sappiano i politici, quelli che decidono e che non lo dicano. Nel parere espresso dalla 6 a Commissione c'è un'osservazione relativa alla proroga delle facilitazioni per il risparmio energetico in edilizia: si chiede che le detrazioni del 110 per cento, del 90 per cento, del 50 per cento e del 65 per cento siano prorogate almeno al 31 dicembre 2023, con la certezza del voto di oggi, e poi siano trasportate nella legge di bilancio, perché questo avrà effettivamente un grosso impatto psicologico e un effetto di crescita. Auspico queste cose, ragionando con la testa mia e con quella delle persone che conosco, secondo buon senso, equità e massima disponibilità, conscio di essere maggioranza. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, colleghi, la discussione odierna verte sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, che è un atto che ipotizza lo scenario economico-finanziario dei prossimi anni. In esso si prevede che, tramite un amento di diverse percentuali ripartite nei vari anni, nel 2024 si arriverà a scongiurare l'effetto negativo della pandemia. Qualora lo scenario futuro si rivelasse il più positivo tra quelli prospettati, nel 2024 arriveremmo a superare pienamente l'effetto negativo della pandemia. Un intento dichiarato in questo atto è che la politica di bilancio rimanga espansiva fino a quando non avremo superato la crisi e che dopo diventi restrittiva in maniera virtuosa, nel senso di essere finalizzata alla riduzione del debito pubblico. Un altro obiettivo dichiarato è conseguire surplus di bilancio adeguati al raggiungimento dell'obiettivo espresso poc'anzi, ovvero la riduzione del debito pubblico. Ciò potrebbe avvenire solo in presenza di un surplus di bilancio, per arrivare al quale le strade indicate sono sostanzialmente due. La prima prevede la riduzione della spesa pubblica (e faccio una considerazione personale: in merito ovviamente condivido tutto quanto ho detto finora, perché si tratta di applicare una politica espansiva e virtuosa, quindi non ho assolutamente alcun rilievo in merito. È invece la strada ipotizzata per il raggiungimento del surplus a suscitarmi qualche dubbio, perché è previsto espressamente che si debba contrastare l'evasione, per arrivare a un aumento del gettito per l'erario. Evidentemente condivido l'obiettivo di combattere l'evasione, perché in questo modo si possono raggiungere un sistema più equo, ripartendo le tasse su tutti, e una maggiore competitività per il sistema, perché, non falsato dalla concorrenza sleale di chi non paga le tasse, evidentemente genera per chi produce un beneficio. Ciò che non condivido è che il contrasto all'evasione e il risultato debbano essere perseguiti per l'aumento del gettito. Su questo non sono d'accordo, perché, a mio avviso, la lotta all'evasione fiscale dev'essere perseguita per ridurre le tasse. È dimostrato, infatti, che riducendo le tasse si genera un effetto positivo per l'economia, che come conseguenza ulteriore porta anche a un aumento del gettito. Questo lo dice la teoria e anche i nostri avi saggiamente dicevano che il buon pastore tosa la pecora e non la scortica, perché in questo modo rimane viva, produttiva e in salute, mentre scorticandola si ottiene un risultato maggiore subito, ma poi non si ottiene più nulla. Questa teoria popolare fu poi elaborata in maniera più scientifica da Laffer, che nella sua curva dimostrò in maniera inequivocabile, a mio avviso, come un aumento del gettito, superato il livello impositivo ottimale di tasse, porta a una riduzione del gettito, arrivando paradossalmente a introito zero per l'erario nel caso di tasse al 100 per cento, perché nessuno lavorerebbe per pagare solo le tasse. Queste due teorie di saggezza popolare ed economiche hanno avuto anche applicazioni concrete, perché Ronald Reagan, appena eletto Presidente, nel 1982, in attuazione della politica economica di Laffer, ridusse le tasse, ottenendo non solo un boom economico per gli Stati Uniti, di cui abbiamo tutti conoscenza storica, ma anche contestualmente un aumento del gettito per l'erario, perché in dieci anni si passò dai circa 600 miliardi del 1982 ai 2.000 miliardi del 1990, più del triplo di gettito, diminuendo le tasse. Non bisogna andare tanto lontano nel tempo o nel luogo per trovare esempi simili, perché, rimanendo in Italia, basta vedere ciò che è successo quando è stata introdotta la cedolare secca. La Ragioneria dello Stato sosteneva che non potevamo permetterci quella manovra, perché avrebbe ridotto il gettito: