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La necessità di affinarne e perfezionarne l'uso corrisponde all'esigenza dello Stato di essere più efficace nel perseguimento di delitti che hanno un grande impatto sulla società, come quelli di natura mafiosa e corruttiva; d'altro canto, quando si fa ricorso alle intercettazioni, si sconfina nella sfera privata dei cittadini in maniera profonda e invasiva e ciò impone quindi un'approfondita riflessione sul complesso di garanzie nei confronti di chi, in maniera diretta o indiretta, sia intercettato. Il legislatore è intervenuto più volte su questa delicata materia ed è nuovamente chiamato a operare un bilanciamento tra tre esigenze parimenti rilevanti: la segretezza delle indagini, la tutela della privacy , il diritto all'informazione. La legge Orlando aveva un impianto solido. Con questo decreto-legge e con il successivo lavoro in Commissione abbiamo apportato i necessari correttivi, voluti innanzitutto dagli operatori del diritto, che ci hanno fornito nel corso delle audizioni numerosi spunti e osservazioni. Era, in primo luogo, necessario prorogare l'entrata in vigore della legge Orlando per poter consentire agli uffici competenti di riorganizzarsi in termini di strutture e personale, soprattutto in tema di digitalizzazione. Come sempre, infatti, non basta scrivere buone leggi, se poi non sono accompagnate da un percorso che realizzi, in concreto, e non solo sul piano teorico, gli orientamenti elaborati dal Parlamento. Il Governo ci ha assicurato che le tecnologie sono state aggiornate e i due mesi di proroga sono giustificati dalla necessità di adeguare formazione e organizzazione da parte degli uffici di procura, nel caso di modifiche al testo iniziale del decreto-legge. Queste sono le ragioni della proroga di due mesi. In secondo luogo, al fine di garantire la correttezza delle operazioni, si è ripristinato il testo del codice di procedura penale vigente prima della riforma, conservando però le norme che regolano l'utilizzo del trojan e la destinazione del materiale intercettivo all'archivio digitale istituito presso le procure. A tal proposito, abbiamo esteso la possibilità di utilizzo del cosiddetto trojan anche per l'intercettazione di delitti contro la pubblica amministrazione commessi da incaricati di un pubblico servizio oltre che da pubblici ufficiali. È stato, inoltre, restituito al pubblico ministero il ruolo di dominus della fase di esecuzione delle operazioni, anche per vigilare, affinché non vengano trascritte espressioni lesive della reputazione o i dati sensibili. Come forma di garanzia si è ripristinata la possibilità che all'udienza di stralcio partecipino anche i difensori, che potranno estrarre copia delle intercettazioni. In terzo luogo si sono modificate alcune disposizioni delle norme di attuazione del codice di procedura penale che riguardano l'archivio delle intercettazioni e i requisiti tecnici dei programmi informatici per le intercettazioni mediante trojan , da definire attraverso decreti del Ministro della giustizia. In Commissione giustizia si sono inoltre introdotte alcune importanti modifiche, che non sto qui ad elencare per la brevità del tempo a disposizione. Tra le più rilevanti, per esempio, vi è l'avere inserito tra i reati per cui sono consentite le intercettazioni quelli commessi con il cosiddetto metodo mafioso o al fine di agevolare associazioni di stampo mafioso, cosa che era sfuggita nella prima stesura del decreto-legge. Infine, va messo in risalto l'inserimento del deposito delle intercettazioni, oltre che nel corso della procedura cautelare e dopo la conclusione delle indagini, anche nel caso del giudizio immediato (altra cosa che era sfuggita cui è stato trovato rimedio nella fase emendativa in Commissione). Dopo l'approvazione del decreto-legge da parte del Consiglio dei ministri, a gennaio è intervenuta una sentenza delle sezioni unite penali della Corte di cassazione sull'utilizzazione delle intercettazioni come prova nei procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate. Si tratta di una sentenza interpretativa dei contrasti giurisprudenziali, la quale stabilisce il principio di diritto per cui l'utilizzazione può essere consentita per reati per cui sono ammissibili le intercettazioni. Questo è quanto è stato trasfuso in un emendamento del relatore in Commissione che ha fatto diventare legge un principio della Corte di cassazione. Non dobbiamo dimenticare che la sentenza delle sezioni unite penali della Corte di cassazione era intervenuta proprio perché le norme non erano chiare e vi era bisogno di una legge chiara. Oggi abbiamo una legge chiara su come bisogna usare le intercettazioni per reati diversi da quelli per cui sono state autorizzate. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Questo non è un testo da votare per carità di Patria; è il frutto di un lavoro di tessitura delle diverse esigenze, che ha visto questa maggioranza incontrarsi e discutere - anche fino a notte fonda - arrivando a una sintesi. È un lavoro cui hanno contributo tutti. Delegittimare pubblicamente il provvedimento per poi votarlo, esprimendo la fiducia a quello stesso Governo che nei retroscena dei giornali si dichiara di voler far cadere, è un tipo di politica che non mi piace e che vola basso. Questo voto di fiducia sul cosiddetto decreto Bonafede è indirettamente un voto di fiducia anche nei confronti del Ministro della giustizia, che ha dimostrato di saper ritornare sui suoi passi, riflettere e arrivare a una mediazione, senza affannarsi sulla strada dei ricatti e delle minacce per un titolo in più. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore D'Alfonso) . Devo amaramente constatare che il battage delle ultime ventiquattr'ore ha oscurato, purtroppo, un ottimo lavoro. Considero questo provvedimento il primo compiuto sforzo per riformare, passo dopo passo, il sistema della giustizia penale nel nostro Paese. Per questa ragione, annuncio il voto favorevole di Liberi e Uguali alla questione di fiducia posta dal Governo sul decreto del ministro Bonafede. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S e PD. Congratulazioni) . MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, il provvedimento in esame è per noi importante e necessario e che è stato apprezzato - non si è detto, ricordiamolo - durante le audizioni da tutti i soggetti. È stato ritenuto un provvedimento migliorativo da quasi tutti i soggetti auditi in Commissione, i quali hanno posto delle questioni, ma che- ripeto - lo hanno tutti giudicato migliorativo rispetto alla normativa esistente. È un provvedimento che abbiamo modificato raccogliendo una parte importante dei suggerimenti proposti durante le audizioni. Ad esempio - lo voglio dire al senatore Balboni, che adesso non c'è - le procure ci hanno chiesto due mesi per adeguare gli strumenti all'organizzazione degli archivi. Questo provvedimento - lo hanno appena ricordato i colleghi Cucca e Grasso - è frutto di un confronto positivo in maggioranza, che ha prodotto una sintesi positiva, a dimostrazione che la maggioranza, quando discute del merito, trova una sintesi e ne trova una positiva. Si tratta di un provvedimento che serviva e serve per regolare l'utilizzo delle intercettazioni e dei captatori.