[pronunce]

Non è dunque possibile ritenere che il termine "delega" che compare nel regolamento CE n. 1663/1995, punto 4 dell'allegato, debba essere inteso nel significato che ad esso è ascritto nell'ordinamento interno e dunque si traduca per il legislatore italiano in un vincolo così stringente da rendere illegittima la previsione che autorizza l'AGEA ad "avvalersi" degli uffici delle regioni. Quanto al motivo di censura ulteriore, che si incentra sulla omessa previsione di un trasferimento di risorse atto a compensare i costi connessi all'avvalimento, deve osservarsi che la possibilità per l'AGEA di avvalersi degli uffici regionali appare chiaramente subordinata, nella norma oggetto di impugnativa, alla acquisizione di una intesa con le singole regioni, le quali ben potranno in questa sede tutelare tutte le loro attribuzioni costituzionali, anche con riguardo alla loro autonomia organizzativa e finanziaria. 7. - Del medesimo art. 5 è stato impugnato anche, in riferimento agli artt. 3, 5, 11, 115, 117, 118 e 119 della Costituzione, il comma 5. Secondo la ricorrente il sistema di imputazione delle correzioni finanziarie negative apportate dalla Comunità alle spese dichiarate dagli organismi pagatori sarebbe tale da far gravare gli "sfondamenti" del tetto di spesa sulle singole regioni, che patirebbero in tal modo le conseguenze di irregolarità od errori che non sono ad esse imputabili, ma piuttosto devono addebitarsi agli organismi pagatori, sui quali le regioni non potrebbero esercitare alcun controllo. 7.1. - La questione non è fondata. La disposizione impugnata detta la disciplina delle correzioni finanziarie che la Comunità europea apporta alle spese dichiarate dagli organismi pagatori degli Stati membri, quando tali spese non siano "riconosciute", perché effettuate fuori delle condizioni di tempo e di modo espressamente poste per l'erogazione. Nel sistema attuale, nel quale gli organismi pagatori sono centralizzati a livello statale, non essendo ancora stati istituiti quelli regionali, alle rettifiche negative si fa fronte mediante assegnazione dei fondi su un conto corrente di tesoreria intestato "Ministero del tesoro-FEOGA". È dunque lo Stato a rispondere immediatamente nei confronti della Comunità per irregolarità, inefficienze od errori imputabili agli organismi pagatori statali. In modo perfettamente simmetrico il legislatore ha previsto che, quando il sistema degli organismi pagatori regionali sarà divenuto operativo, le correzioni negative ad essi imputabili dovranno gravare sulle regioni, in sede di ripartizione dei finanziamenti regionali, attraverso detrazione delle somme corrispondenti a quelle che gli organismi regionali hanno indebitamente erogato. La circostanza che sia previsto un organismo operante a livello nazionale con funzioni di coordinamento e di controllo non vuol certo dire che gli organismi pagatori siano legittimati ad amministrare i fondi comunitari senza l'osservanza delle modalità e dei tempi imposti dalla disciplina comunitaria o che gli errori o le inadempienze in cui questi siano incorsi debbano gravare su altre collettività regionali. Si tratta in definitiva di un meccanismo di natura compensativa diretto al duplice fine di evitare di esporre lo Stato a responsabilità nei confronti della Comunità e non gravare di oneri ingiustificati i bilanci di altre regioni. Tale meccanismo non può dirsi lesivo di competenze regionali costituzionalmente fondate, né peraltro pregiudica la possibilità per le regioni di contestare singole voci di recupero anche attraverso le normali vie giurisdizionali. 8. - Ulteriore censura è quella relativa all'art. 6, impugnato in riferimento agli artt. 3, 5, 97, 115, 117 e 118 della Costituzione, in quanto disporrebbe il trasferimento alle regioni del personale in servizio presso l'AIMA non confluito nell'AGEA, senza dotare le regioni medesime delle risorse finanziarie a tal fine necessarie e senza coinvolgerle nel procedimento relativo. 8.1. - La questione non è fondata. Contrariamente a quanto asserito dalla regione ricorrente, la disposizione impugnata, nel comma 4, espressamente stabilisce che il personale della agenzia che attualmente assicura il funzionamento dell'organismo pagatore sarà trasferito alle regioni, non appena saranno istituiti e riconosciuti gli organismi pagatori a livello regionale, "con le relative risorse finanziarie". Nessuna vulnerazione dell'autonomia finanziaria della regione può dirsi dunque prodotta. Neppure possono considerarsi lese attribuzioni regionali per il fatto che, insieme alle funzioni precedentemente svolte dall'AIMA ed oggi di competenza delle regioni, a queste sia stato addossato l'onere di assorbire quel personale dell'AIMA che non sia più necessario per l'assolvimento dei dismessi compiti di organismo pagatore. Nel passaggio da un sistema di organizzazione dei pagamenti fortemente accentrato ad uno ispirato ad un largo decentramento, il legislatore delegato, ricalcando un modulo che il nostro ordinamento ha ampiamente sperimentato in occasione dei diversi trasferimenti di funzioni in favore delle regioni, ha disposto che il trasferimento comprenda anche il personale, così da assicurare il massimo di continuità nell'avvicendamento nelle funzioni e, al contempo, la possibilità di un effettivo ed efficiente loro esercizio, evitando dispersione di risorse umane e professionali. 9. - Viene pure contestata, in riferimento agli artt. 3, 5, 97, 115, 117, 118 e 119 della Costituzione, la legittimità dell'art. 11, il quale designa l'AGEA quale successore universale della soppressa azienda di Stato per gli interventi nel mercato agricolo. La ricorrente sostiene che trattenere all'AGEA tutti i beni della soppressa AIMA, dopo aver trasferito il personale dell'AIMA non confluito nell'AGEA alle regioni, equivarrebbe a far gravare su queste i costi del personale eccedentario, con conseguente pregiudizio del principio di adeguatezza delle risorse finanziarie assegnate rispetto ai compiti conferiti. 9.1. - La questione non è fondata. È certo vero che il trasferimento alle regioni del personale dell'AIMA non confluito nell'AGEA deve accompagnarsi al conferimento alle regioni delle risorse finanziarie necessarie a coprire i maggiori costi (ed a ciò, del resto, provvede, come si è sopra rilevato, l'art. 6, comma 4). Ma ciò non vuol dire che sul legislatore gravasse anche l'obbligo di designarle come successori nella titolarità dei beni della soppressa AIMA. Nessun diritto successorio sul patrimonio dell'ente nazionale che viene soppresso possono vantare le regioni, la cui autonomia finanziaria non subisce perciò alcuna lesione allorché vengano provviste dei mezzi per far fronte ai propri compiti. 10. - L'ultima questione, proposta in riferimento agli articoli 3, 5, 97, 115, 117 e 118 della Costituzione, investe l'art. 13, comma 1, il quale affida le funzioni di certificazione dei conti annuali degli organismi pagatori ad un comitato ad hoc, istituito presso il Ministero del tesoro, che si avvale di personale regionale designato dalla Conferenza Stato-Regioni. Il fatto che la designazione competa alla predetta Conferenza e non alle singole regioni interessate appare alla ricorrente lesivo delle proprie attribuzioni costituzionali. 10.1.