[resaula]

Intanto il MEF entra nella nuova società come socio, con tutto ciò che comporta, e poi si cancella l'obbligo di restituzione del finanziamento di 900 milioni di euro. Ha detto bene poco fa il collega Manca: questo significa di fatto mettere le mani nelle tasche degli italiani. Io ricordo bene che il primo atto della presente legislatura è stato esattamente l'approvazione di un decreto-legge su Alitalia. In quella sede, un anno fa, ascoltammo i commissari della compagnia, che ci vennero a dire: «si faccia presto, mentre discutete rischia di esaurirsi il carburante e gli aerei rischiano di rimanere a terra», con conseguenze mortali, perché le compagnie aeree si reggono essenzialmente sulla fiducia. Basta che una sola volta chi ha comprato un biglietto non riesca a partire, perché il volo è stato cancellato o perché non c'è il carburante, che gli effetti siano letali sulla compagnia. Invece è trascorso un anno e si è ancora alla ricerca di un socio per la newCo che ci metta il 40 per cento dei capitali (qualcosa come 300 milioni). Abbiamo sentito anche qualche autocandidatura un po' estemporanea, ma questo socio non si trova. Socio - lo dico al Governo - che dovrebbe essere in grado di presentare richiesta secondo le regole del mercato; non socio che debba essere pregato dal Governo per entrare nella newCo . Ma anche in questo campo, come sugli altri, siete pieni di contraddizioni e vi arrampicate sugli specchi. In primo luogo, costringete Ferrovie dello Stato - perché il termine forte è «costringete» - a entrare nel capitale di Alitalia mettendo a rischio la tenuta finanziaria di una società in attivo, uno dei veri fiori all'occhiello di questo Paese. Speriamo che sia una scelta giusta e che non porti con sé invece Ferrovie dello Stato nel baratro. Poi dite sì ad Atlantia in Alitalia, nonostante riteniate Benetton e Atlantia il male assoluto e nonostante abbiate immesso nello sblocca cantieri un comma - un po' migliorato da un emendamento del Partito Democratico, a mia prima firma - che va contro le regole basilari del diritto, esattamente per favorire la rescissione di Autostrade da Atlantia. Quindi Atlantia è un socio affidabile da far entrare in Alitalia o è il male assoluto da cacciare da Autostrade? Decidete. Uguale contraddizione c'è sulla discussione in atto sul TAV. Il ministro Toninelli ancora oggi prova a spiegare che c'è una differenza basilare tra bandi e manifestazioni di interesse. Non è vero, entrambi sono revocabili senza costi per lo Stato. No TAV-Sì TAV: abbiamo sentito il viceministro Castelli parlare di TAV leggera. Qui - ahimè - devo dare ragione al ministro Salvini, il quale dice che non esiste in natura un TAV che non sia un treno veloce, perché la contraddizione è nei termini stessi. Il rischio è che, mentre vi attardate in discussioni di questo tipo, non solo non arrivi il carburante agli aerei di Alitalia, ma non arrivi qualsiasi propellente alla macchina Paese e il Paese si blocchi. Noi proveremo a non consentirvelo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ronzulli. Ne ha facoltà. RONZULLI (FI-BP) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli senatori, come definire altrimenti questo decreto-legge se non il vostro esame di riparazione nel tentativo di porre rimedio al fallimento di una legge di bilancio che non ha sortito gli effetti sperati? Una speranza, la vostra, che era ampiamente prevedibile sarebbe stata disattesa: perché avete scommesso tutto, tutti i soldi degli italiani, su due misure che nulla avevano a che fare con la crescita. Mi riferisco ovviamente al reddito di cittadinanza e a quota 100, due misure bandiera di questo Governo, che dovevano garantire, secondo le vostre stime, una crescita dell'1,5 per cento del PIL. Purtroppo, oggi invece anche i sassi sanno che la crescita del Paese non solo non rispetterà quella delirante previsione, ma sarà nulla o pari allo 0-0,1 per cento. I conti si fanno alla fine, direte voi, ma di sicuro fin da adesso possiamo affermare senza timore di smentita che né è stata abolita la povertà, nonostante il mirabolante annuncio dal balcone, e neppure si è realizzato quel turnover fra lavoratori anziani che sono andati in pensione e lavoratori più giovani che, secondo le vostre promesse, avrebbero dovuto sostituirli. Non è stato e non poteva essere così. Il reddito di cittadinanza è stato un tale fallimento che addirittura soltanto uno su tre dei navigator ammessi alle prove di selezione si è poi presentato al concorso per sostenerle. Lo abbiamo già chiesto con atti di sindacato ispettivo e continueremo a chiederlo al Governo, in modo particolare al Ministro del lavoro e dello sviluppo economico: quanti italiani in povertà hanno ricevuto veramente il reddito di cittadinanza? Di quanto è stato l'importo effettivo? Quanti hanno restituito la card perché si sono sentiti presi in giro dal Governo, non ricevendo affatto la cifra di 780 euro promessa, ma talvolta addirittura soltanto un'elemosina di 45-50 euro mensili? Quanti sono i furbetti scoperti ad incassare il reddito di cittadinanza senza averne diritto, essendo magari lavoratori in nero? Sono stati condannati alla pena detentiva di sei anni, come avevate minacciato e propagandato? Quanti immigrati hanno ricevuto il reddito di cittadinanza? (Commenti del senatore Pellegrini Marco). Al momento a queste domande non sapete o probabilmente non volete rispondere, ma prima o poi dovrete farlo e noi vi incalzeremo affinché gli italiani sappiano la verità. Riepilogando: il Governo non è riuscito a portare crescita al Paese con la legge di bilancio e ci riprova ora con un apposito decreto crescita, con il fiato sul collo della minaccia della procedura di infrazione e purtroppo dei drammatici dati Istat. Ma come si può pensare che, laddove non si è stati capaci di dare impulso alla crescita con le somme ingenti di cui disponevate nella legge di bilancio, si centrerà invece l'obiettivo con le poche risorse del decreto crescita? Sono cifre assolutamente insufficienti a far ripartire il Paese, tanto più che sono suddivise in svariate piccole misure settoriali, che hanno trasformato questo decreto-legge in una sorta di omnibus , senza né capo né coda, senza un progetto per l'Italia. Siete partiti dai 51 articoli del decreto-legge e siete arrivati ai 120 articoli del testo che discutiamo oggi; soltanto 27 di questi, però, recano impegni di spesa concreti e addirittura non sono neppure impegni di spesa immediati ma scatteranno nel 2023, quando forse, come speriamo, non ci sarà neppure più questo Governo. Un decreto-legge deve avere i requisiti di necessità ed urgenza, ma se poi le decisioni che prendete oggi avranno effetto soltanto fra quattro anni, allora vengono meno questi requisiti, quindi si tratta di una truffa.