[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 13, commi 3 e 13, 14, commi 5-ter e 5-quinquies, e 17 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), promossi con ordinanza emessa dal Tribunale di Pisa in data 27 gennaio 2003, nel procedimento penale a carico di S.P.C., iscritta al n. 198 del registro ordinanze 2003, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numero 16, prima serie speciale, dell'anno 2003, e con ordinanza emessa dal Tribunale di Milano in data 31 ottobre 2003, nel procedimento penale a carico di A.M., iscritta al n. 157 del registro ordinanze 2004, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 12, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 6 luglio 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di Pisa ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 13, 24, 27, 104 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quinquies, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), e «conseguentemente» degli artt. 13, comma 3, e 17 del medesimo decreto legislativo; che il giudice a quo premette di essere chiamato a convalidare l'arresto di uno straniero per il reato di ingiustificato trattenimento nel territorio dello Stato, di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 , ed a celebrare il conseguente giudizio direttissimo; che ad avviso del rimettente, la scelta legislativa, espressa nel comma 5-quinquies del medesimo articolo, di prevedere l'arresto obbligatorio per un reato che, quale quello contestato, non consente – in ragione della sua natura contravvenzionale – l'applicazione di misure cautelari personali, risulterebbe affatto irragionevole, anche nel raffronto con il trattamento previsto per reati più gravi, in rapporto ai quali, tuttavia, l'arresto in flagranza non è consentito; che la disciplina censurata non potrebbe trovare giustificazione neppure nell'esigenza di consentire la celebrazione del giudizio direttissimo – prescritto per il reato in questione dallo stesso art. 14, comma 5-quinquies – posto che, non essendo applicabili misure coercitive, il pubblico ministero, avuta notizia dell'arresto, dovrebbe disporre l'immediata rimessione in libertà dell'imputato a norma dell'art. 121 disp. att. cod. proc. pen. ; che, d'altro canto, alla rimessione in libertà dell'imputato conseguirebbe, ai sensi dell'art. 13, comma 3, del d.lgs. n. 286 del 1998, l'obbligo del giudice di rilasciare immediatamente il nulla osta all'espulsione dell'imputato stesso in sede di convalida dell'arresto; che l'allontanamento immediato e coattivo dello straniero dal territorio dello Stato si risolverebbe, tuttavia, in una anticipazione degli effetti dell'accertamento della sua responsabilità penale; mentre la partecipazione dell'imputato al processo verrebbe a dipendere – in base all'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998 (che disciplina il rientro in Italia dello straniero espulso ai fini dell'esercizio del diritto di difesa) – da un'autorizzazione amministrativa, che condizionerebbe così l'esercizio della giurisdizione: risultandone di conseguenza compromessi gli artt. 24, 27, 104 e 111 Cost.; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per l'infondatezza della questione; che con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di Milano ha sollevato, in riferimento agli artt. 24, 27, 104 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, commi 5-ter e 5-quinquies, del d.lgs. n. 286 del 1998, aggiunti dalla legge n. 189 del 2002 e, «di conseguenza», degli artt. 13, commi 3 e 13, e 17 della «medesima legge» (recte: del medesimo decreto legislativo); che il rimettente riferisce di essere chiamato a celebrare il giudizio direttissimo nei confronti di uno straniero imputato del reato di cui all'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998, del quale aveva preventivamente convalidato l'arresto; che, ad avviso del giudice a quo, le norme impugnate, consentendo l'espulsione immediata dello straniero prima dello svolgimento del processo penale a suo carico, risulterebbero lesive sia del diritto di difesa (art. 24 Cost.) che dei principi del «giusto processo» (art. 111 Cost.), con particolare riferimento al diritto al contraddittorio e alla formazione della prova in dibattimento; nonché dell'art. 27 Cost., giacché lo straniero subirebbe «effetti negativi» in via anticipata rispetto all'accertamento della sua responsabilità penale; che sarebbe altresì vulnerato il principio di indipendenza ed autonomia della magistratura rispetto ad ogni altro potere, di cui all'art. 104 Cost.: ciò in quanto, per effetto delle norme censurate, l'esercizio delle facoltà difensive nel processo risulterebbe sottratto alla valutazione giudiziale e subordinato alle determinazioni del questore, e cioè di una autorità amministrativa. Considerato che le ordinanze di rimessione sollevano questioni analoghe e che, pertanto, i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con unica pronuncia; che, successivamente a dette ordinanze, questa Corte, con sentenza n. 223 del 2004, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 13 Cost., l'art. 14, comma 5-quinquies, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nella parte in cui stabiliva che per il reato di ingiustificato trattenimento dello straniero nel territorio dello Stato, previsto dal comma 5-ter del medesimo articolo, è obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto: e ciò in quanto tale misura «precautelare» si risolveva in una limitazione «provvisoria» della libertà personale priva di qualsiasi giustificazione processuale, non potendo essere finalizzata all'adozione di alcun provvedimento coercitivo, data la natura contravvenzionale della fattispecie, né costituendo un presupposto del procedimento amministrativo di espulsione;