[pronunce]

4.4.- Successivamente - nel solco dell'accresciuta consapevolezza dell'esigenza di rimuovere ingiustificati ostacoli alla libera concorrenza, alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei servizi nell'esercizio dell'attività professionale - ulteriori tappe dell'evoluzione legislativa hanno ancora riguardato ambiti settoriali, consentendo l'esercizio dell'attività professionale di rappresentanza, assistenza e difesa in giudizio nella forma della società in nome collettivo (decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 96, recante «Attuazione della direttiva 98/5/CE volta a facilitare l'esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale»), nonché l'esercizio dell'attività professionale interdisciplinare ad associazioni e a società di persone (d.l. n. 223 del 2006, come convertito). 4.5.- All'esito di tale complessa evoluzione si giunge, alfine, con l'art. 10, comma 11, della legge n. 183 del 2011 all'abrogazione integrale della legge n. 1815 del 1939. Si realizza, in tal modo, quanto era stato già previsto dal d.l. n. 200 del 2008, ma che era stato poi espunto dalla legge di conversione n. 9 del 2009. L'art. 10 della legge n. 183 del 2011 non si limita, comunque, a svolgere una funzione demolitiva, ma in chiave costruttiva regolamenta la costituzione delle società di professionisti e l'esercizio in tale forma dell'attività, facendo, nondimeno, salve le tipologie associative e societarie già in precedenza disciplinate da altre leggi. L'art. 10, comma 3, contempla, in generale, la possibile «costituzione di società per l'esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile. Le società cooperative di professionisti sono costituite da un numero di soci non inferiore a tre». Di seguito, il comma 4, del medesimo art. 10, stabilisce che possono assumere la qualifica di società di professionisti quelle il cui atto costitutivo preveda: l'esercizio in via esclusiva dell'attività professionale da parte dei soci; l'ammissione in qualità di soci dei soli professionisti iscritti a ordini, albi e collegi, nonché dei cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, purché in possesso del titolo di studio abilitante; le modalità di esclusione dalla società del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo; la designazione del socio professionista da parte dell'utente o, in mancanza, la previa comunicazione per iscritto all'utente di tale nominativo; la stipula di polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile per i danni causati ai clienti dai singoli soci professionisti nell'esercizio dell'attività professionale. Completano la disciplina delle società di professionisti i successivi commi 5, 6, 7 e 8 dell'art. 10, mentre la regolamentazione delle modalità di esercizio dell'attività professionale viene demandata dal comma 10 a un regolamento del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico: il decreto n. 34 è stato emanato l'8 febbraio 2013 (Regolamento in materia di società per l'esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico, ai sensi dell'articolo 10, comma 10, della legge 12 novembre 2011, n. 183). Infine, come già anticipato, sempre l'art. 10 fa salve le associazioni professionali, nonché i diversi modelli societari già vigenti alla data di entrata in vigore della legge (comma 9, come modificato dall'art. 9-bis, comma 1, lettera e, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività», convertito, con modificazioni, nella legge 24 marzo 2012, n. 27). Analoga previsione si rinviene nell'art. 2, comma 2, del citato d.m. n. 34 del 2013. 4.6.- È, dunque, a valle di tale complessa evoluzione normativa che si perviene al censurato art. 1, commi 148 e 149, della legge n. 124 del 2017, che si fa carico di intervenire sull'incerta sorte di contratti conclusi dopo l'entrata in vigore della legge n. 266 del 1997. In particolare, il primo periodo del comma 148 prevede che, «[i]n applicazione dell'articolo 24, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n. 266, sono validi a ogni effetto i rapporti contrattuali intercorsi, dalla data di entrata in vigore della medesima legge, tra soggetti privati e società di ingegneria, costituite in forma di società di capitali di cui ai capi V, VI e VII del titolo V del libro quinto del&#160;codice civile, ovvero in forma di società cooperative di cui al capo I del titolo VI del medesimo libro quinto del&#160;codice civile». Il secondo periodo del comma 148 si riferisce, invece, ai contratti che coinvolgono le stesse società evocate nel primo periodo, ma che vengono conclusi a partire dall'entrata in vigore della legge n. 124 del 2017. La previsione stabilisce, infatti, che, «[c]on riferimento ai contratti stipulati a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, le società di cui al presente comma sono tenute a stipulare una polizza di assicurazione per la copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile conseguente allo svolgimento delle attività professionali dedotte in contratto e a garantire che tali attività siano svolte da professionisti, nominativamente indicati, iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali». Infine, il comma 149 dispone che «[i]l&#160;comma 2 dell'articolo 24 della legge 7 agosto 1997, n. 266, è abrogato»: viene, cioè, abrogata la previsione che demandava a un decreto ministeriale la regolamentazione dei requisiti per l'esercizio dell'attività professionale da parte delle società di professionisti. 5.- Alla luce del richiamato quadro normativo, devono ritenersi non fondate le questioni di legittimità costituzionale relative all'art. 1, commi 148 e 149, della legge n. 124 del 2017, sollevate in riferimento agli artt. 3, 24 e 41, commi secondo e terzo, Cost. 6.- Anzitutto, occorre precisare che i commi 148, secondo periodo, e 149 dell'art. 1 della legge n. 124 del 2017 non hanno efficacia ex tunc e, pertanto, non rientrano nel perimetro delle censure poste dal rimettente, che lamenta l'irragionevolezza, lesiva degli artt. 24 e 41 Cost., di disposizioni che reputa retroattive. Il secondo periodo del comma 148 si riferisce, infatti, ai contratti conclusi dopo l'entrata in vigore della legge n. 124 del 2017. Parimenti, il comma 149 abroga ex nunc l'art. 24, comma 2, della legge n. 266 del 1997, posto che le norme che producono un effetto abrogativo hanno sempre efficacia dall'entrata in vigore della legge, salvo che il legislatore disponga altrimenti.