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Disposizioni per la valorizzazione dei negozi e delle botteghe storici iscritti agli Albi e delega al Governo per la tutela dei medesimi. Onorevoli Senatori. – Mai come in questo momento storico il presidio culturale, sociale e di legalità rappresentato dal commercio nei centri storici è in crisi, colpito sia da un crollo dei consumi, sia dalla progressiva desertificazione delle aree centrali delle città, in particolare nelle città a maggiore attrazione turistica. Il rischio di non « riavere » i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è, dunque, molto concreto e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico. Nelle città più importanti uno dei fenomeni più evidenti è la penetrazione dei grandi gruppi industriali, finanziari e commerciali che vedono nelle strade del centro storico il luogo ideale per la promozione e la valorizzazione dei loro marchi attraverso l'apertura di sedi e punti vendita, provocando, di conseguenza, anche un'espulsione delle piccole aziende commerciali, soprattutto quelle tradizionali e storiche. Numerosi servizi televisivi hanno mostrato come in città quali Venezia, Firenze e Roma sono in corso di acquisizione i « pezzi pregiati » del patrimonio commerciale. Si pone quindi la necessità di tutelare questo patrimonio a cominciare da quelle attività che si connotano come attività storiche di eccellenza, cioè quelle che per la loro lunga tradizione nell'ambito della stessa caratterizzazione merceologica, costituiscono una preziosa testimonianza di cultura e tradizione, oltre a essere un elemento di qualificazione del tessuto urbano. In generale le attività storiche basano la propria connotazione su valori come la tradizione, le regole e le metodologie di lavoro non scritte che vengono tramandate di generazione in generazione e che caratterizzano quelle singole attività come uniche e di eccellenza nel loro genere. Si tratta di caratteristiche che danno a queste attività un valore di bene culturale da tutelare quale parte integrante del patrimonio delle città, e di cui occorre evitare l'espulsione dal tessuto produttivo-commerciale cittadino, sia ad opera di grandi gruppi industriali e commerciali, sia di attività di basso livello qualitativo, che determinino o la « standardizzazione » del tessuto commerciale o il degrado dello stesso. La filosofia generale che muove il presente disegno di legge consiste nell'idea che, tutelando le attività commerciali e artigiane storiche e le loro capacità attrattive, si finisce col tutelare l'intero comparto del commercio nelle aree dove tali attività storiche sono insediate. Uno specifico articolo, l'articolo 4, amplia i poteri pianificatori delle amministrazioni comunali, da adottare di concerto con le organizzazioni degli imprenditori, e si rivolge non solo ai negozi o alle botteghe storici, ma alla platea degli operatori. Diverse regioni e città (come ad esempio Roma) si sono da tempo accorte della necessità di approntare strumenti e norme che consentano la tutela e la salvaguardia delle loro peculiari e preziose caratteristiche commerciali. Ognuna, peraltro, tenendo conto delle proprie specificità e ciò costituisce un ulteriore elemento di ricchezza. Alcune regioni dispongono di leggi o delibere regionali specifiche, quali ad esempio la Lombardia con la legge regionale 4 marzo 2019, n. 5, l'Emilia Romagna con la legge regionale 10 marzo 2008, n. 5, o la Campania con la legge regionale 10 marzo 2014, n. 11, e il Veneto con la deliberazione della giunta regionale n. 696 del 13 maggio 2014. Il Piemonte ha costituito un elenco e un « marchio di riconoscimento ». Nel Lazio c'è uno specifico richiamo nel testo unico del commercio, di cui alla legge regionale 6 novembre 2019, n. 22, e sono previsti stanziamenti. A Roma il Consiglio comunale ha adottato il 21 luglio 1997 la deliberazione n. 139, recante « Misure di tutela per i negozi storici di Roma », i cui contenuti sono stati rafforzati dalle delibere dell'Assemblea capitolina n. 10 del 4 novembre 2010 e n. 47 del 17 aprile 2018. Analogamente hanno provveduto città come Firenze, Genova, Bologna o Aosta. L'obiettivo del presente disegno di legge è quello di individuare un denominatore comune del lavoro già svolto dagli enti territoriali e di incentivare gli interventi di tutela delle regioni e delle città che non vi abbiano ancora provveduto. Il principale incentivo consiste nel fatto che i negozi e le botteghe storici, individuati con proprie norme dalle regioni, entreranno a far parte di un circuito nazionale, oltre che godere di specifici interventi. Considerare i negozi storici come attività protette, evitandone il declino e la manomissione speculativa, necessita della pianificazione di una conservazione attiva, intesa come recupero e tutela dell'esistente. Ed è a questo che si punta, a un'azione attiva che non si limita alla mera tutela, ma intende fornire gli strumenti per dare vigore a queste imprese. Ciò premesso, occorre ricordare che nella Costituzione il settore del commercio è di esclusiva competenza delle regioni. Pertanto lo Stato deve limitarsi a proporre norme quadro sufficientemente elastiche da ricomprendere le diverse impostazioni regionali. Il presente disegno di legge si compone di 5 articoli. L'articolo 1 individua gli obiettivi della legge e detta le necessarie definizioni. Tra gli obiettivi la tutela delle attività commerciali e artigiane – botteghe storiche – delle quali fanno parte i negozi, gli esercizi pubblici (attività di vendita al pubblico di alimenti e bevande – comprese le alcoliche di qualsiasi gradazione – per il consumo sul posto, in locali o in aree aperte al pubblico) e le botteghe artigiane, quali portatori di specifica funzione sociale e beni storici da tutelare, anche al fine di salvaguardare il presidio urbano e di servizio da essi rappresentato. La norma fa riferimento allo Small Business Act della Commissione europea (COM (2008)394 definitivo), una serie di princìpi pensati per incoraggiare lo spirito imprenditoriale nell'Unione europea e la crescita delle piccole imprese, nel quale si fa riferimento alla necessità di un assetto regolatorio, non dettato esclusivamente sulla competizione di mercato, che tenga conto delle fragilità delle piccole e medie imprese (PMI) e le sostenga attivamente, a fronte dell'evidenza che « le PMI danno un contributo sostanziale alla crescita dell'occupazione e alla prosperità economica e che pertanto essere favorevole alle PMI deve divenire politicamente normale ». Il comma 2 detta le caratteristiche per ottenere la qualificazione, richiedendo che le imprese abbiano svolto nello stesso locale, per almeno cinquanta anni, un'attività di produzione, somministrazione o vendita al dettaglio dello stesso settore merceologico, siano insediate nei centri storici, siano connotate da un particolare interesse, in particolare culturale o merceologico, e abbiano dimensioni non superiori, come area di vendita, a 2.500 metri quadri. Questa individuazione è effettuata mediante riferimento ai requisiti dimensionali previsti dalla riforma della disciplina relativa al settore del commercio prevista dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.