[pronunce]

- Deve, infatti, rilevarsi, come segnalato dalla difesa dello Stato, che gli artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001 sono inseriti in un testo legislativo che ha, come disposizione di chiusura, l'art. 79 il quale, al comma 2, espressamente prevede che «le disposizione della presente legge [...fra le quali appunto sono anche gli artt. 5 e 7...] sono applicabili alle regioni a statuto speciale e alle provincie autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti». Non vi è dubbio che l'applicazione di siffatta clausola di salvaguardia esclude che, per ciò che concerne la Regione siciliana, il gettito della imposta sostitutiva prevista dalle due norme di legge sopra richiamate, se riscosso nell'ambito della Regione, possa avere altra destinazione che non la Regione stessa. Infatti condizione imprescindibile (trascurando quelle ulteriori derogatorie) acciocché, operando la disciplina d'eccezione contenuta nell'art. 2 del d.P.R. n. 1074 del 1965, un'entrata tributaria erariale, seppur riscossa in Sicilia, affluisca alle casse dello Stato (e non a quelle della Regione) è che si tratti di una nuova entrata tributaria, per tale dovendosi necessariamente intendere una entrata aggiuntiva che non venga anticipatamente a sostituire quelle già in precedenza previste siccome spettanti alla Regione. 4.2. - In tal senso già si è puntualmente espressa la giurisprudenza di questa Corte là dove ha precisato, sia pure con riferimento ad altra Regione a statuto speciale, che - essendo stato previsto, per effetto di una disposizione sopravvenuta, quale meccanismo per la riscossione di un preesistente tributo, il versamento anticipato di un acconto e, in un secondo tempo, il versamento del saldo - la attribuzione dell'acconto all'Erario è illegittima, in presenza di disposizioni di rango costituzionale che assegnano alla Regione il gettito della preesistente imposta. Ciò in quanto, diversamente operando, l'effetto della disposizione sopravvenuta non sarebbe quello «di lasciare invariato il gettito per la Regione, facendo beneficiare solo lo Stato di un aumento di entrate determinato dalla nuova disciplina legislativa; ma quello di avocare allo Stato l'intero importo di un gettito tributario [...] in precedenza ripartito fra Stato e Regioni» (sentenza n. 198 del 1999). È questo il caso anche della imposta sostituiva ora in questione, posto che il metodo di determinazione del valore base previsto dagli artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001 ed il versamento della imposta sostitutiva ivi disciplinata andrà logicamente ad incidere, comportandone una diminuzione, sull'ammontare delle imposte che si potrebbero riscuotere, in ragione delle maggiori plusvalenze realizzate, ove non si facesse ricorso al citato metodo. Del resto, nella sentenza n. 29 del 2004 che ha affrontato in modo specifico il caso della spettanza di un'imposta sostitutiva riscossa nell'ambito territoriale della Regione siciliana, si è chiarita la caratteristica di tale tributo, precisando che «non si tratta di una nuova entrata, ma di una imposta sostitutiva di tributi di pacifica spettanza regionale (sentenza n. 49 del 1972), e, di conseguenza, si è fuori dall'ipotesi eccezionale prevista a favore dello Stato dall'art. 2 delle norme di attuazione dello statuto della Regione siciliana in materia finanziaria, secondo il quale spettano alla Regione siciliana "tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime"». 4.3. - Né, ad avviso di questa Corte, varrebbe obiettare, come invece sostanzialmente fatto dalla Regione ricorrente nella sua memoria illustrativa, che la clausola di salvaguardia è espressamente contenuta solo nella legge n. 448 del 2001 e non anche nel decreto-legge n. 282 del 2002 che, per la prima volta, ha differito i termini di operatività degli artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001, né in tutte le numerose ulteriori proroghe disposte con successivi provvedimenti normativi. Appare, infatti, indubbio che, là dove l'art. 2 del decreto-legge n. 282 del 2002, nelle sue molteplici versioni, ha rinnovato la applicabilità delle più volte ricordate disposizioni di cui agli artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001, anche per epoche successive a quelle originariamente stabilite, ha tuttavia mantenuto fermi tutti gli altri limiti, non temporali, riguardanti la applicazione delle disposizioni medesime, ivi compresi quelli derivanti dal rispetto delle norme statutarie, o di relativa attuazione, pertinenti le Regioni speciali e le Provincie autonome. Si tratta, del resto, di un percorso argomentativo già seguito da questa Corte nei sopra ricordati casi in cui l'imposta, riscossa nella Regione Sardegna, è venuta ad anticipare un successivo pagamento (sentenza n. 198 del 1999) e in cui, nella Regione siciliana, è venuta a sostituirlo (sentenza n. 29 del 2004). Ad analoga conclusione questa Corte è pervenuta anche nelle sentenze n. 430 del 1996 e n. 92 del 2003, relative ad imposte riscosse in Sicilia, nelle quali si è affermato che «La questione proposta dalla Regione siciliana si risolve, pertanto, nell'ambito interno all'interpretazione della legge denunciata, la quale non prevede e non consente, essa stessa, l'attribuzione allo Stato di entrate tributarie erariali in contrato con le norme di attuazione dello statuto siciliano in materia finanziaria, e, dunque, se non quando si tratti di una nuova entrata tributaria, il cui gettito sia stato specificamente destinato dalla legge a soddisfare particolari finalità dello Stato». 5. - Alla luce di tale ricostruzione, suffragata, altresì, dalla costante prassi formatasi in ordine alla destinazione del gettito della più volte ricordata imposta sostitutiva sino alla entrata in vigore della legge n. 191 del 2009 (né, d'altra parte, contraddetta da una diversa prassi successiva relativa alla applicazione della legge n. 191, posto che ratione temporis, essa ancora non può essersi formata) e non sostanzialmente contrastata neppure dalle difese del Presidente del Consiglio, deve escludersi che il gettito della imposta sostitutiva di cui gli artt. 5 e 7 della legge n. 448 del 2001 riscosso, nei termini temporali differiti dal testo vigente dell'art. 2, comma 2, del decreto-legge n. 282 del 2002, convertito dalla legge n. 27 del 2003, nell'ambito del territorio della Regione siciliana affluisca al fondo di cui al comma 250 dell'art. 2 della legge n. 191 del 2009, afferendo, invece, alle risorse finanziarie regionali. 6. - È, pertanto, evidente che la questione di costituzionalità sollevata dalla Regione siciliana non è fondata, essendo erroneo il presupposto interpretativo che ne è alla base..