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La seconda domanda che ci dovremmo porre con onestà, però, è se, qualora fossimo stati al posto del Ministro degli affari esteri, saremmo stati in condizione di essere più soddisfacenti o avremmo sostanzialmente ripetuto le cose che ha detto questa mattina. Cari colleghi, sfido chiunque a dire che, se questa mattina fosse stato al posto del ministro Di Maio, avrebbe dato soluzioni che purtroppo non siamo in grado di dare, non solo perché - come ha detto il senatore Romani - siamo in una condizione di semi-irrilevanza rispetto al tema siriano che si sta profilando nel contesto internazionale e mediterraneo, ma perché questa sostanziale irrilevanza oggi caratterizza l'Europa intera e noi, parlando della tragedia dei curdi e di questa sorta di assertività turca che consente a quel Paese di fare quasi quello che vuole nell'area, purtroppo dobbiamo parlare di noi stessi e guardarci allo specchio. Altro che Di Maio, Governo e Presidente della Commissione europea: questo drammatico processo vede una nuova definizione degli assetti del Mediterraneo, che sono scritti contro o in modo del tutto indifferente rispetto ai desiderata europei. Colleghi, questa è la drammatica realtà, dobbiamo essere onesti. È per questo che francamente, signor Ministro, le dico di ritenere assai seria l'analisi che ha fatto, perché non c'erano alternative e purtroppo questa è la realtà che ha fotografato. Lei ha espresso una solidarietà verso i curdi, che condivido: sono stato nel Kurdistan iracheno, ho preso parte più volte a visite di delegazioni parlamentari e so bene che la realtà dei curdi siriani è diversa, ma comunque esprimiamo questa solidarietà. Quanta di questa solidarietà, però, si traduce in fattiva operatività? Ben poca, purtroppo, perché abbiamo vincoli determinati dalla situazione, nonostante l'Italia in quell'area svolga un ruolo. Non dimentichiamo, ad esempio, di assistere oggi all'esplosione del Libano: se non è già esploso in modo assai più pericoloso di quanto si potesse prevedere in passato, è stato anche per la forza d'interposizione militare che l'Italia ha lì, con centinaia di soldati, attrezzature e anche costi per il nostro Stato. Ha usato un'espressione che a me piace molto: la stabilizzazione del Mediterraneo è l'interesse nazionale italiano. È così, colleghi, questa è la realtà e purtroppo vediamo quello che capita: l'Algeria è in una condizione drammatica, tra l'altro con una società molto più giovane delle altre e completamente assistita dalle risorse energetiche; c'è la situazione dell'Egitto, che certamente è preoccupante; la Libia è una polveriera e adesso ci sono Libano e Siria con milioni di rifugiati. Dunque, signor Ministro, cerchiamo di mettere in fila le questioni. Ne ho una molto concreta da darle, sulla quale vorrei che si facesse carico in sede europea di una battaglia politica, perché questa è una realtà. Ci sono 6.000 foreign fighters che oggi non si sa più di chi siano in custodia e che però sono sostanzialmente rifiutati dall'Europa, la quale non accetta di assumersi la responsabilità della gestione di questi prigionieri e lo fa per vigliaccheria. Ora, posso capire che Trump dica che questo problema non lo riguarda, ma il fatto è che ci sono cittadini britannici, francesi, tedeschi e forse anche italiani (come ha detto il senatore Romani) dei quali non ci facciamo carico, eppure si tratta di un problema fondamentale per l'Europa. Questa non può deresponsabilizzarsi su tale versante, perché allora non siamo in diritto di dire che facciamo una battaglia contro il terrorismo e siamo impegnati su questo fronte: sono solo chiacchiere le nostre, se non ci assumiamo un minimo di responsabilità. Le chiedo questo, al di là dei documenti. Rappresentando il Gruppo Per le Autonomie, voterò il documento presentato dalla maggioranza, che ho visto ed è responsabile; c'è però la necessità, su questo, di fare una battaglia europea seria e di decoro. Certamente - lo dico ai colleghi - quello a cui si sta assistendo oggi in questo Mediterraneo è il riflesso non solo di quella divisione tra sciiti e sunniti che ha consentito all'Iran - parliamoci chiaro - di creare una sorta di autostrada dal Golfo Persico al Mar Mediterraneo, passando attraverso l'Iraq, la Siria e gli Hezbollah in Libano. No, oggi qui c'è qualcosa di più: si tratta di una drammatica frattura del fronte sunnita, con divisioni intersunnite che vengono da lontano e rischiano di complicare un quadro già di per sé frastagliato. L'Europa non esiste e quello italiano è uno dei Governi europei, per cui tutti noi dobbiamo constatare la nostra impotenza. Voglio terminare dicendo una cosa: possiamo far carico al Governo Conte di quest'impotenza? Certo, se vogliamo fare demagogia politica, possiamo dire che la responsabilità è del Governo italiano. Se invece siamo persone serie, dobbiamo ammettere che la responsabilità vera è di chi negli anni non ha capito che, senza una politica di difesa, di sicurezza ed estera comune, l'Europa non può essere una realtà che garantisce i nostri interessi. (Applausi dai Gruppi PD e IV-PSI) . Il problema, colleghi, non è avere meno Europa ed essere sovranisti, perché il sovranismo nazionale fa semplicemente ridere rispetto a un contesto internazionale tanto agitato: il problema è diventare sovranisti europei e chiedere una sorta di presenza vera sul piano della politica estera e di difesa dell'Europa. È inaccettabile che i nostri amici francesi in Libia continuino ad avere una politica antitetica a quella dell'Italia e di altri Paesi europei, come la stessa Germania. Davanti a questa realtà, ho fiducia in lei, nel Governo e nel Parlamento. Credo che abbia fatto bene il presidente Romani, che guida la sezione dell'interparlamentare, a buttare il cuore oltre l'ostacolo. Parliamoci chiaro e poniamoci una domanda: ci piace l'idea di riallacciare le relazioni diplomatiche con la Siria? O vogliamo invece salvarci la nostra bella anima dicendo che, trattandosi di un Paese antidemocratico che ha fatto anche disastri umanitari, non ci contaminiamo con esso? Benissimo: purtroppo la politica estera non è un ballo in maschera, ma una cosa dura, che richiede anche un certo cinismo (perché no?); non siamo in un mondo di anime candide e belle, sarebbe troppo bello e ci piacerebbe. Dobbiamo unire idealità e difesa di valori morali con la necessaria presa d'atto della realtà che si definisce nel campo. Chiedo anche io, allora, che sul tema della Siria, signor Ministro - anche se non ora, davanti a 300 parlamentari - ci sia una meditazione, tenendo conto dell'importanza del rapporto tra i Parlamenti che abbiamo sempre coltivato, perché c'è la necessità di prendere atto che si sta delineando una situazione che - come ha detto - riguarda i nostri interessi, in quanto concerne il Mediterraneo. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e IV-PSI e della senatrice Bernini) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, colleghi, dopo i due interventi che mi hanno preceduto e che condivido nella gran parte, voglio solo aggiungere due commenti importanti.