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Ciò che dunque dobbiamo fare è governare il cambiamento, rendendolo compatibile con la sostenibilità economica. Questa è la vera sfida emergenziale che abbiamo davanti. Però, per fare questo, è necessaria una visione. Io spero che il Governo ce la comunichi e che non ci dica, nei fatti, che la sua unica visione è l'emergenza. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Cantù. Ne ha facoltà. CANTU' (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ci pare che il Governo abbia finalità diverse da quelle dichiarate. Si vuol far passare per comunicazioni su misure di contenimento del virus Covid-19 un adottando decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che è l'anticamera per giustificare il preannunciato prolungamento delle misure estreme di emergenza nazionale. Ora, è di tutta evidenza che il virus oggi viene approcciato in modo assolutamente diverso, soprattutto per tempestività di tracciamento e di diagnosi precoce, che non erano assolutamente standardizzati all'inizio dell'epidemia. Quindi fortunatamente, non sarà replicabile lo stress test a cui è stato sottoposto il nostro sistema sanitario in marzo-aprile. Quello che invece manca è un vero sistema di prevenzione pandemica nazionale, sorveglianza, controllo e profilassi internazionale (Applausi) , a cui il Governo ha fatto orecchie da mercante, trasferendo la catena delle responsabilità a livello territoriale, financo al mondo delle imprese e dei comportamenti individuali. Abbiamo avuto modo di proporre in più occasioni un piano antipandemia, che quantomeno oggi dovrebbe arricchirsi delle recentissime esperienze e delle crescenti conoscenze cliniche, farmacologiche e organizzative, ma, in quanto proveniente da un'opposizione sgradita, non viene nemmeno preso in considerazione; mentre invece, con la sua pronta adozione, si andrebbero a risolvere gli innumerevoli vulnus strutturali che hanno contribuito all'acuirsi della crisi economica. Sarebbe sufficiente, per quanto riguarda il versante sanitario, la realizzazione di una centrale nazionale delle emergenze (sul modello CDC), delegando a competenze e conoscenze già presenti presso il Ministero della salute, come il Centro controllo malattie, con una cabina di regia al vertice integrata dall'Istituto superiore di sanità e da una rappresentanza qualificata Stato-Regioni. Qualora si dovesse ripresentare una recrudescenza epidemica (ipotesi tutt'altro che remota), tale cabina di regia potrà dare indicazioni tempestive e prescrittive alla Protezione civile sulle azioni da intraprendere e sugli strumenti da utilizzare. Tutto questo sulla base di un aggiornato piano pandemico di prevenzione e controllo pandemico, che di fatto è una lacuna che avrebbe potuto essere già colmata in sede di conversione del decreto-legge n. 34 del 2020, in modo da escludere qualsivoglia necessità di ricorrere, per la stessa fattispecie, allo stato di emergenza nazionale di cui all'articolo 7, comma 1, lettera c) del decreto legislativo n. 1 del 2018, che non dovrebbe attenere alle emergenze sanitarie, soprattutto e ancor di più in questo caso, posto che si tratterebbe di un déjà vu . Se su qualcosa di inedito e di storicamente unico è giustificabile che eccezionalmente decida il Governo, di una fattispecie non solo già nota, ma oggi qualificabile a bassa criticità, è più che sufficiente che se ne occupi un organismo tecnico e che le prerogative fondamentali sulle libertà costituzionali siano oggetto di attenta salvaguardia, vengano in sostanza salvaguardate dal rischio di possibili arbitrarie distorsioni. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, si continua a disattendere una governance nazionale di controllo e prevenzione pandemica, che è alla base di qualsiasi programma di rinnovo e di adeguamento del sistema sanitario in chiave anti e post-Covid, per un corretto bilanciamento in prevenzione, in medicina territoriale ed ospedaliera, mediante correzioni sulle regole generali di ingaggio e attualizzazione della rete, con investimenti mirati che consentano in futuro di avere maggiori prestazioni con minore spesa. Ciò è a salvaguardia di tutti i livelli essenziali di assistenza (LEA), compresi quelli in discussione, di informazione, educazione, prevenzione, assistenza e cura delle malattie infettive e per l'adoperarsi di quanto è necessario affinché l'eventualità di una nuova ondata pandemica non abbia ulteriori effetti avversi. Emergenze come quella del Covid hanno fatto male, e se non si pone rimedio ne faranno sempre di più, a chi è più fragile, non solo sotto il profilo sanitario e socio-sanitario, ma economico e sociale. Invece che misure assistenzialistiche destinate a esaurirsi improduttivamente, occorre agire da subito in prevenzione pandemica, quale leva fondamentale per il contrasto delle vulnerabilità sociali ed economiche, precondizione del benessere individuale e collettivo e presupposto ineludibile per il superamento dell'emergenza economica che stiamo vivendo (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirro. Ne ha facoltà. PIRRO (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, gentile Ministro, la ringrazio per la sua così esaustiva relazione che ha illustrato chiaramente perché la proroga delle misure previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno sia un atto doveroso. Ho l'impressione che nel Paese si stia diffondendo l'errata opinione che l'emergenza sia finita e ci si stia dimenticando di quello che è stato. Permettetemi quindi di ricordare in quest'Aula alcuni dati estrapolati dal rapporto dell'Istat denominato «Impatto dell'epidemia Covid-19 sulla mortalità totale della popolazione residente nel primo trimestre 2020». Considerando il solo mese di marzo, a livello medio nazionale si osserva una crescita del 49,4 per cento dei decessi per il complesso delle cause; se si assume come riferimento il periodo che va dal primo decesso Covid (il 20 febbraio) fino al 31 marzo, i decessi passano da 65.592, che è la media del periodo 2015-2019, a 90.946 nel 2020. L'eccesso dei decessi a livello nazionale è di 25.354 unità. A causa della forte concentrazione del fenomeno in alcune aree del Paese, i dati riferiti al livello medio nazionale appiattiscono la dimensione dell'impatto dell'epidemia di Covid sulla mortalità totale. Il 91 per cento dell'eccesso di mortalità riscontrata a livello medio nazionale nel mese di marzo 2020 si concentra nelle aree ad alta diffusione dell'epidemia, circa 3.000 Comuni in 37 Province del Nord più Pesaro e Urbino. Nell'insieme di queste Provincie i decessi per il complesso delle cause sono più che raddoppiati rispetto alla media 2015/2019 del mese di marzo. Se si considera il periodo dal 20 febbraio al 31 marzo, i decessi sono passati da 26.218 a 49.351, oltre 23.000 in più. All'interno di questo raggruppamento, le Province più colpite dall'epidemia hanno pagato un prezzo altissimo in vite umane, con incrementi percentuali dei decessi nel mese di marzo 2020, rispetto al periodo precedente, a tre cifre. Solo per citarne alcuni: Bergamo +568 per cento, Cremona +391 per cento, Brescia +291 per cento, Pesaro-Urbino +120 per cento.