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La stessa OMS ritiene che gli elettrosensibili rappresentino dall'1 al 3 per cento della popolazione, mentre stime prodotte nel 2005 da una ricerca dell'istituto di medicina sociale e preventiva dell'università di Berna, Svizzera, indica un 5 per cento di svizzeri elettrosensibili, ma, secondo il professor Gino Levis, già professore ordinario di mutagenesi ambientale all'università di Padova e membro permanente della Commissione tossicologica nazionale presso l'Istituto superiore di sanità di Roma, queste percentuali saliranno presto vertiginosamente per l'aumento delle reti wireless fidelity . Il 2 aprile 2009, il Parlamento europeo, prendendo atto che le tecnologie wireless fidelity (cellulari, Wi-Fi/WIMAX, bluetooth , linee telefoniche DECT) emettono campi magnetici che possono avere effetti avversi per la salute umana, ha richiamato gli Stati membri a riconoscere come disabili le persone che soffrono di ES così da garantire un'adeguata protezione e pari opportunità, come ha già fatto la Svezia da diversi anni (risoluzione INI/2008/2211). Alcuni governatori statunitensi e canadesi proclamano il mese di maggio «Mese per la consapevolezza della MCS e della elettrosensibilità», mentre nel nostro Paese i malati sono di fatto abbandonati a se stessi e solo chi possiede i mezzi finanziari necessari può lasciare il lavoro, migliorare la propria abitazione o trasferirsi in un luogo più sano. Nel novembre 2009 sedici città francesi hanno deciso di abbassare in via sperimentale i limiti massimi di esposizione a quelli consigliati dal gruppo BioInitiative (0,6 V/m), in risposta anche all'invito (maggio 2009) da parte del Ministero dell'ambiente all'adozione di limiti più stringenti. Il Ministero per l'ambiente israeliano ha informato (luglio 2009) la popolazione sull'uso attento del telefono cellulare. L'inquinamento ambientale ha prodotto un aumento considerevole delle allergie spesso complicate da un quadro di poliallergie di difficile risoluzione con la vaccinazione o con il solo trattamento farmacologico e, in alcuni casi gravi, il paziente poliallergico è costretto a seguire un evitamento degli allergeni. È noto, peraltro, che molti pazienti poliallergici o con ES soffrano anche di iper-reattività ai farmaci. Esistono, inoltre, tutta una serie di altre patologie di carattere ambientale che sono dovute a una carenza enzimatica o a un deficit metabolico. Si pensi, innanzitutto, a chi presenta una ridotta attività della catalasi o del glutatione sulfureo transferasi o del SOD, ma anche ai pazienti fabici che in alcuni casi non possono venire a contatto con la minima traccia di leguminacee, sia da ingestione, che da inalazione. Il presente disegno di legge intende dare una risposta a tutti coloro che, per mantenere uno stato di salute, sono costretti a seguire un protocollo di evitamento di agenti che scatenano loro una riduzione del benessere psico-fisico. Si fa riferimento per questo al principio di precauzione sancito dal trattato europeo del 1992; alla Corte di giustizia dell'Unione europea che ha precisato a più riprese che il contenuto e la portata di tale principio nel diritto comunitario è uno dei fondamenti della politica di protezione perseguita dall'Unione nel settore dell'ambiente e della salute; al fatto che i criteri adottati dalla Commissione nella sua comunicazione del 2 febbraio 2000 sul principio di precauzione (COM(2000)0001) hanno carattere vincolante; alla citata risoluzione del 2 aprile 2009 del Parlamento europeo che ha raccomandato agli Stati membri di interessare gli operatori di mercato a migliorare la qualità dell'aria interna e a ridurre l'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche nei loro immobili, nelle loro filiali e nei loro uffici. A tutt'oggi questa raccomandazione è rimasta disattesa. Si fa appello soprattutto alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità fatta a New York il 13 dicembre 2006 e resa esecutiva dalla legge 3 marzo 2009, n. 18, che stabilisce che tutti gli esseri umani hanno diritto a vivere in una società basata sull'eguaglianza. I pazienti descritti soffrono di fatto di un'esclusione da questo diritto fondamentale alla salute e da questo diritto all'eguaglianza a causa della mancanza di normative specifiche sulla malattia o sulla disabilità ambientale e, soprattutto, della scarsa formazione della classe medica riguardo la medicina ambientale, che non trova sufficienti fondi pubblici, delegando così la formazione medica prevalentemente alle attività di divulgazione dell'industria che ha tutto l'interesse a puntare l'attenzione solo sui rimedi terapeutici chimici piuttosto che sulle cause reali delle malattie. Occorre ricordare che in data 18 ottobre 2012, alla Camera, in sede di discussione del decreto legge 158/2012 (c.d. decreto Balduzzi) convertito dalla legge 189/2012, il Governo ha accolto un ordine del giorno a firma dello scrivente impegnandosi ad attivarsi, anche attraverso specifici provvedimenti legislativi, affinché fossero messe a disposizione dei malati affetti da malattie osteoarticolari, da patologie autoimmuni, dalla sindrome da sensibilità chimica multipla (MCS) e dalla sindrome di Sjogren, particolarmente gravi e ad alto rischio d'invalidità, adeguate strutture assistenziali di cura e di riabilitazione, nonché a garantire, attraverso il Servizio sanitario nazionale, l'erogazione dei farmaci salvavita, in tutti i casi in cui se ne richiede l'utilizzo da parte dei pazienti affetti da suddette patologie.. Art. 1. (Definizione e riconoscimento della malattia ambientale come malattia sociale e definizione di disabilità ambientale) 1. Si definisce malattia ambientale ogni condizione che comporta un'alterazione dello stato di salute della persona indotto da fattori dell'ambiente e si definisce disabilità ambientale una ridotta capacità della persona nella sua relazione con l'ambiente circostante. Rientrano in tali definizioni le patologie che hanno un'origine prevalentemente ambientale, come la sensibilità chimica multipla (MCS), l'elettrosensibilità, le allergie, l'asma, la ipersensibilità ad agenti chimici, nonché le condizioni morbose di origine eziopatogenica diversa o ignota che comportano incapacità di relazione con l'ambiente circostante, come la fibromialgia, la sindrome da fatica cronica, la sindrome dell'edificio malato, il favismo, nonché le alterazioni metaboliche o le complicanze del trattamento chemioterapico. 2. Il Ministro della salute provvede, con proprio decreto, in attuazione di quanto disposto dal comma 1 del presente articolo, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, ad apportare le necessarie modificazioni al decreto del Ministro della sanità 20 dicembre 1961, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del 20 marzo 1962. Art. 2. (Finalità) 1. Gli interventi previsti dalla presente legge sono diretti, unitamente agli interventi generali del Servizio sanitario nazionale, a tutelare la salute, a garantire i diritti fondamentali all'eguaglianza e alle pari opportunità, nonché a favorire il normale inserimento nella vita sociale dei soggetti affetti da malattia o da disabilità ambientale e a promuovere la ricerca sulla medicina ambientale. 2.