[resaula]

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.23, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.24, presentato dal senatore Floris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.25, presentato dal senatore Laus e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.26, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.100, presentato dalla senatrice Parente e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Senatore Patriarca, avendone accettato la riformulazione, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G3.101 (testo 2)? PATRIARCA (PD) . No, signor Presidente. PRESIDENTE.Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.101 (testo 2) non verrà posto ai voti. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, corrispondente all'articolo 4 del testo approvato dal Senato. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4, introdotto dalla Camera dei deputati. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, con questa dichiarazione di voto ci sentiamo di ribadire il giudizio che abbiamo già espresso in prima lettura sul provvedimento, che è e resta fortemente negativo. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,05) ( Segue LAFORGIA). Ho l'impressione che nella discussione che abbiamo affrontato nei diversi passaggi, tanto nelle Commissioni quanto in Assemblea e, più in generale, nella discussione pubblica su questo tema, non si abbia fino in fondo - non ce l'ha di sicuro la maggioranza - la consapevolezza dell'oggetto di cui stiamo discutendo. L'oggetto di fondo è l'idea che un Paese moderno ha o dovrebbe avere dello Stato, della sua funzione e, di conseguenza, anche di ciò che dovrebbe rappresentare l'articolazione dello Stato, a partire dalla pubblica amministrazione e da chi ci lavora. Lo dico perché la storia dei Paesi - innanzitutto di quelli più avanzati in giro per il mondo - ci dice una cosa molto semplice se andiamo a leggerla o a rileggerla: non c'è un Paese moderno al mondo, compresi quelli di impianto più liberalista, secondo la declinazione di un paradigma di politica economica, che non abbia fatto la propria fortuna se non puntando innanzitutto su una rivisitazione radicale del ruolo dello Stato e, quindi, della pubblica amministrazione. Ciò si è tradotto, laddove è accaduto, in investimenti nella pubblica amministrazione, in soldi pubblici nella pubblica amministrazione e quindi, in definitiva, nell'aver investito in chi ci lavora, nella valorizzazione delle competenze, nei grandi piani di assunzione, nell'efficientamento della macchina amministrativa. È accaduto per diversi Paesi europei e ci sono altre esperienze in giro per il mondo. È questa l'altezza della discussione che avremmo dovuto fare e che, invece, si continua a non fare anche in un provvedimento che ha il nome suggestivo che gli avete appiccicato, «concretezza», ma che a dispetto del suo nome non ha portato nella realtà una discussione di tale livello. Come infatti ho detto in una dichiarazione di voto precedente, quando ho avuto occasione di farla in prima lettura, l'impressione di fronte a questo disegno di legge è che ci si trovi davanti a una sorta di "brunettismo di ritorno" e non me ne voglia il collega deputato alla Camera, professor Renato Brunetta. Mi riferisco alla discussione per cui, quando si parla della pubblica amministrazione in questo Paese, alla fine, gira che ti rigira, si finisce sempre a parlare di un problema che noi riconosciamo come enorme - parlo dell'assenteismo, dell'inefficienza e dei fannulloni di Stato - ma che rischia di investire un giudizio complessivo sulla pubblica amministrazione. I tanti o pochi casi di assenteismo - non saprei quantificarli ma, anche se fossero pochi, sarebbero comunque gravi - dobbiamo denunciarli e stigmatizzarli e rispetto agli stessi bisogna mettere in campo tutte le azioni previste da leggi già vigenti, a partire dalle sanzioni disciplinari, fino addirittura ai licenziamenti. Ma ciò non può e non deve voler dire investire di un giudizio negativo un'intera categoria - quella dei dipendenti pubblici - che nella maggior parte dei casi (anzi, nella stragrande maggioranza) svolge il proprio lavoro con spirito di abnegazione, vorrei dire persino in condizioni eroiche. Infatti, molto spesso i pubblici dipendenti si trovano a svolgere il lavoro in assenza di una cornice e una motivazione, che dovrebbe dipendere non soltanto da un dato soggettivo (ossia quanta voglia hanno di lavorare durante il giorno), ma anche dalla presenza di specifiche condizioni lavorative caratterizzate da percorsi e progettualità e da un sistema di obiettivi. La sensazione è che si stia sopra quella superficie, con la conseguenza che, alla fine, quando approverete in via definitiva il provvedimento, voi sarete nelle condizioni, in favor di telecamere, di dire: «Abbiamo contrastato e aggredito la questione dei fannulloni di Stato». Se mi consente, signor Presidente, è questo il tema più frustrante, perché la pubblica amministrazione - e quindi, insisto, lo Stato - è la casa comune e in Italia sarebbe necessaria una discussione più alta su questo tema proprio per spingere e rimettere in cammino il Paese, a partire da un investimento serio sulla pubblica amministrazione e sui suoi dipendenti (il che vuol dire valorizzazione del capitale umano, percorsi di riprofessionalizzazione, digitalizzazione, alleggerimento burocratico, rapporto trasparente tra chi eroga i servizi della pubblica amministrazione e chi ne è il destinatario, a partire dai cittadini, i quali devono essere nelle condizioni di valutarne l'efficacia e l'efficienza). Il tema è esattamente questo, perché - lo abbiamo detto in tutte le salse - il punto non è controllare l'orario di ingresso e metterlo in relazione all'orario di uscita e immaginare un meccanismo di controllo di questi due momenti. Il punto è capire che diavolo accade all'interno di questi due momenti, ossia da quando il dipendente fa ingresso nel suo posto di lavoro a quando ne esce.