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Siamo intervenuti in maniera particolarmente incisiva in materia di atti persecutori ( stalking ) consentendo le intercettazioni e disponendo l'applicazione delle misure antimafia di prevenzione personale e patrimoniale anche agli indiziati di tale reato. Abbiamo dotato l'Italia, primo Paese in Europa, di una specifica disciplina a tutela degli orfani di crimini domestici. Come di tutta evidenza, dunque, parliamo di un tema, quello del contrasto alla violenza di genere, che abbiamo affrontato con un approccio sistemico nel quale a politiche di contrasto abbiamo sempre affiancato politiche attive e, quindi, con un approccio collaborativo ci siamo accostati al disegno di legge in discussione, senza alcun pregiudizio di sorta, nella convinzione che le opposizioni possano e debbano sempre dare il loro contributo. Ed in quest'ottica vanno lette le nostre proposte emendative – nessuna ostruzionistica peraltro, ma tutte costruttive e migliorative – con le quali abbiamo cercato di raccogliere anche le diverse perplessità emerse nel corso delle audizioni, in particolare quelle relative all'articolo 2. Si tratta certamente della disposizione centrale di questo provvedimento, che prevede l'obbligo per il pubblico ministero di sentire entro tre giorni le vittime di presunti maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, atti persecutori e reati collegati; una norma definita, da magistrati, associazioni e avvocati, esperti del tema, come inutile, difficilmente applicabile e potenzialmente dannosa. Abbiamo quindi cercato di proporre soluzioni diverse che coniugassero le innegabili esigenze di celerità con quelle della riservatezza della persona offesa. Tuttavia, nonostante i rilievi mossi, tutti i nostri emendamenti che, come già evidenziato, non facevano altro che raccogliere le osservazioni e le perplessità emerse nel corso delle audizioni, sono stati respinti. Altrettanto dicasi per tutti gli altri che miravano a conferire alla parte offesa un ruolo più attivo. Al riguardo, si segnalano le diverse proposte volte a riconoscere alla persona offesa la facoltà di richiedere l'adozione di una misura cautelare nei confronti dell'autore del reato, o ancora la possibilità per la parte offesa, ad oggi non prevista, di richiedere direttamente l'incidente probatorio senza passare per il pubblico ministero nei casi in cui si proceda per i delitti sessuali e per le ipotesi più gravi di delitti contro la libertà individuale. Abbiamo apprezzato il fatto che il testo riprendesse diversi disegni di legge presentati dal Partito Democratico già dalla scorsa legislatura: si pensi alle norme in materia di lesioni permanenti, di matrimoni forzati o ancora di cosiddetto revenge porn . Tuttavia, a fronte di alcune evidenti carenze, abbiamo cercato di proporre modifiche volte ad integrare le nuove fattispecie in maniera più puntuale, facendoci carico del carico di dolore e delle complesse situazioni esistenziali che sono alla base della richiesta di intervento normativo. Eppure ci siamo scontrati con un muro: le esigenze della propaganda, la necessità di piazzare l'ennesima bandierina, hanno fatto passare in secondo piano non solo il rigore tecnico e la considerazione delle risultanze delle audizioni, ma anche la vita delle donne e la loro sofferenza. Questo non stupisce, posto che sono infiniti e continui gli esempi della scarsa o nulla considerazione che questo Governo e la sua maggioranza hanno della dignità femminile e della parità di genere: basti come esempio il disegno di legge in materia di affido condiviso – cosiddetto disegno di legge Pillon – che ancora vede sodali M5S e Lega, uniti nella promozione di un modello di famiglia nel quale la donna finisce per avere una posizione subalterna. O ancora - e lo diciamo con immenso dolore per lo stato in cui versa il dibattito pubblico nel nostro Paese – basti come esempio l'atteggiamento del nostro Ministro dell'interno che, pur riempiendosi la bocca di parole pietose e condiscendenti – da buon padre di famiglia, pensate! – non si fa scrupolo di dare in pasto ai suoi followers ogni figura di donna libera e resistente che incroci sul suo cammino, lasciando che venga ricoperta di insulti violenti e sessisti. Non si tratta di propaganda. Non è così. Non è così perché la violenza contro le donne si alimenta di un clima culturale che ha molto, troppo a che vedere con la deriva che sta prendendo il dibattito pubblico da un anno a questa parte. Se la moderazione del linguaggio e il contrasto ad espressioni e azioni violente e sessiste non vengono dalla politica stessa, dai rappresentanti dei cittadini e dai membri del Governo, con quale credibilità possiamo approvare norme come quelle che sono in discussione? Per tutti questi motivi, colleghe e colleghi, non possiamo aderire all'impianto del disegno di legge in oggetto e sottoponiamo all'Aula i nostri rilievi e le nostre perplessità, assieme agli emendamenti non approvati dalla Commissione, che confidiamo possano essere di aiuto alla discussione, con l'unico obiettivo di migliorare il disegno di legge, rendendolo maggiormente aderente alle concrete esigenze di tutela delle donne vittime di violenza. Cirinnà relatrice di minoranza.