[resaula]

Noi dobbiamo tentare di sforzarci veramente. Anche io ammetto la mia responsabilità per non aver fatto una proposta specifica su cosa andiamo ad attribuire al Senato di diverso rispetto alla Camera. Certo, mi ero impegnato all'epoca della riforma Renzi a dare una diversa composizione a questa Camera che la potesse finalmente differenziare maggiormente dalla Camera dei deputati, ma non tradendo mai né l'elettorato, che deve essere diretto, dei cittadini, che possono essere eletti senatori, né tradendo il principio di libertà di mandato, che deve caratterizzare qualsiasi iniziativa e l'azione continua e quotidiana che svolgiamo qua dentro. Se per caso, fossimo succubi delle indicazione di qualsiasi capo di partito, verremmo meno al nostro compito. Non saremmo più senatori della Repubblica perché il senatore della Repubblica, prima di fare una modifica della Costituzione, non ragiona secondo le indicazioni del partito. Voi sapete meglio di me che, quando si è trattato della riduzione dei parlamentari con altri colleghi, ho assunto un'iniziativa per arrivare al referendum . L'ho assunta perché credo nella valenza della indipendenza di ciascuno di noi, che si è realizzata attraverso la raccolta del numero necessario di firme per indire il referendum . È questa la logica: tutto ciò che serve per garantire il massimo della rappresentatività dei bisogni e delle idee dei cittadini italiani va bene, ma non va bene tutto ciò che implica la rappresentazione di oligarchie. Questa, invece, è la logica che avremo: nel nostro Paese avremo un'oligarchia di dieci, venti persone che garantiranno, attraverso l'organizzazione dei Gruppi e delle segreterie dei partiti, la omologazione della classe politica a interessi personali o a interessi, se volete, di partito, che non corrispondono agli interessi collettivi, né agli interessi dell'intero Paese; sono gli interessi dei partiti, che è una cosa diversa. È questa la logica. So che tanto questo disegno di legge verrà approvato; ma vi invito a rileggere le pagine dei verbali dell'Assemblea costituente, perché forse non sono stato in grado di spiegare la ragione per cui è nettamente contrario all'interesse dei cittadini avere una rappresentatività affidata a «Rousseau» o a qualunque altra piattaforma, fosse di tipo informatico o anche di tipo personale. Io mi auguro che, indipendentemente dal voto odierno, vi sia una riflessione collettiva sulla necessità che ciascuno di noi si riappropri, secondo quanto la Costituzione prevede, della libertà dal vincolo di mandato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grassi. Ne ha facoltà. GRASSI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, su questo provvedimento ho già avuto modo di esprimermi qualche ora fa, quindi inevitabilmente qualche concetto sarà ripetuto. Noi siamo di fronte a un provvedimento che, in sé considerato, appare auspicabile, perché dà una risposta a una fascia di popolazione, quella più giovane, che adesso è lasciata in silenzio, in ordine alla formazione del Senato. Torniamo alle radici del nostro bicameralismo. È necessario un passaggio per inquadrare e dare un senso alle modifiche che stiamo apportando. Nel nostro sistema bicamerale le due Camere - come sappiamo bene, non dobbiamo spiegarcelo tra di noi - hanno le stesse funzioni, ma, in realtà, esse si comportano come i due occhi di una visione stereoscopica. La logica del legislatore costituente è stata quella di dare al nostro Paese due occhi in grado di leggere, da diversa prospettiva (vuoi per l'età degli eletti, vuoi per l'età degli elettori, vuoi per la formazione dei collegi, comunque da un'angolazione diversa), lo stesso fenomeno sociale. Insieme, il Parlamento bicamerale ha anche un'altra funzione, che io ritengo debba essere preservata: controllare il lavoro dell'altra Camera, per evitare che approvazioni frettolose possano introdurre nell'ordinamento degli errori (e sappiamo bene che capita). Tuttavia, questo impianto iniziale, che merita in certa parte di essere conservato, deve fare i conti con i cambiamenti sociali. I giovani dell'epoca dell'Assemblea costituente non sono uguali ai giovani del terzo millennio; non voglio dire se sono migliori o peggiori, ma certamente sono diversi. Perdonatemi la notazione personale, ma avendo io stesso una figlia di tredici anni, ho modo di osservare in diretta quale incredibile cambiamento stia avvenendo nelle generazioni più giovani. Tuttavia, a questi giovani più informati, più veloci, capaci di avere informazioni sugli argomenti più disparati - salvo poi insegnare loro come selezionare le fonti, ma non è un'impresa impossibile, spetta alla scuola e all'università - non possiamo dire che sono maturi per eleggere i rappresentanti alla Camera, ma non per eleggere i rappresentanti al Senato. Il provvedimento in esame, però, ne ha un altro sullo sfondo: il taglio del numero dei parlamentari. Non dimentichiamoci che in Commissione è stato approvato un emendamento - ma ora qualcuno se lo vuole rimangiare - che abbassa anche l'età dell'elettorato passivo, rendendo con ciò le due Camere del tutto simili, se non identiche. Un simile allineamento va ancora bene se le due Camere servono a un controllo reciproco; fatemi dire una banalità: due occhi sono meglio di uno. Inoltre, questo reciproco controllo continua ad andar bene anche col taglio del numero dei parlamentari: prima lavorano 400 e poi 200 controllano; prima lavorano 200 e poi 400 controllano. Tuttavia, il nostro sistema costituzionale non è più questo, è cambiato. Costantino Mortati è stato evocato in queste Aule un numero infinito di volte, ma ciò è avvenuto perché aveva ragione quando elaborò la tesi della distinzione tra Costituzione formale e Costituzione materiale. La nostra Costituzione è cambiata: si usano le due Camere come due diversi forni e il pane che va infornato è di volta in volta, ormai quasi sempre, il decreto-legge. Si determina così un risultato paradossale se ci pensate, perché in questo modo in realtà abbiamo un Parlamento monocamerale - questo siamo diventati, è già un Parlamento monocamerale - con Camere funzionanti a giorni alterni. Il sistema bicamerale è stato di fatto fagocitato dalle prassi dei Governi, dall'abuso dei decreti-legge e dall'abitudine di inviare tali provvedimenti, con un raffinato calcolo dei giorni, in modo da lasciare all'altra Camera solo la possibilità di leggere il provvedimento. (Applausi) . Pertanto, se in sé la riduzione dell'età degli elettori e degli eleggibili può andar bene, nutro molti dubi quando questo provvedimento viene calato in una logica di sistema, perché le norme non sono mai delle parole isolate: fanno sistema e a maggior ragione lo fanno quelle della Carta costituzionale. Pertanto, il taglio del numero dei parlamentari, che è Godot sullo sfondo, cambia sapore e consistenza a seconda del progetto politico che vogliamo realizzare. Quell'idea di un sistema monocamerale a targhe alterne funziona, può funzionare solo se pensiamo che il deficit di democrazia che ci sarà in un sistema monocamerale travestito potrà essere recuperato transitando verso una forma di Stato di tipo federale; in quel caso, infatti, i poteri delle Regioni diventeranno assimilabili a quelli dei land e in questo modo ritroveremo quel dialogo tra cittadino ed eletto che è fondamentale per la democrazia.