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È la storia di un anziano, membro di una famiglia decisamente benestante, un uomo decisamente di cultura e decisamente generoso. La sua generosità lo ha reso famoso nel suo piccolo Comune, non soltanto per i gesti di altruismo verso singole persone e intere famiglie, ma perché anche il Comune in cui abita si è giovato delle sue azioni: ha avuto in donazione un defibrillatore; il signor Carlo ha investito dei soldi per la realizzazione di un parcheggio dell'asilo e ha donato diversi terreni al Comune di Airuno. Tuttavia, un giorno di circa tre anni fa, questa sua generosità lo ha portato a vedersi nominare un amministratore di sostegno. Da allora la sua vita è cambiata e ha conosciuto una riduzione della propria libertà. Quest'amministrazione di sostegno, sempre mal sopportata dal signor Carlo, è culminata poi in una sostituzione, a seguito di un esposto del signor Carlo, in cui venivano riportati episodi gravissimi, come l'emissione di vaglia dell'amministratore delegato verso amici, senza una giusta causa. L'ultimo amministratore non ha tuttavia rappresentato un miglioramento per il signor Carlo, perché il 27 ottobre il novantenne è stato spedito, contro la sua volontà, in una residenza sanitaria assistenziale (RSA). La vita del signor Carlo potrebbe somigliare a quella di San Francesco. Immaginiamo quale storia potremmo raccontare oggi e quale sarebbe stata la vita di San Francesco ai tempi dell'amministrazione di sostegno. Avviandomi alla conclusione, vorrei dire una cosa da questo scranno: la vicenda presenta lati molto oscuri. È per questo che ho deciso di depositare un'interrogazione al Ministro della giustizia, non fosse altro che per tutelare anche le protagoniste dall'altra parte, che in questa vicenda sono state decisive per la vita del signor Carlo, che oggi è rinchiuso in una RSA e non può comunicare con parenti e amici. Vorrei dire una cosa al signor Carlo, che non so se può sentirmi: vede, signor Carlo, le dico "forza!" perché l'Italia è un grande Paese e sta dalla sua parte. (Applausi) . Lei è una persona perbene: non si senta solo, perché non lo è. (Applausi). MANTOVANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il decreto-legge cosiddetto ristori, nel testo in esame presso questa Assemblea, prevede, con riferimento alle infrastrutture autostradali, tra cui la A22 Brennero-Modena, che le Regioni e gli enti locali interessati possano avvalersi di società in house nel ruolo di concessionari. Tali società hanno la possibilità di riscattare - previa delibera dell'assemblea dei soci e anche in deroga agli statuti - le azioni di titolarità di soggetti diversi delle pubbliche amministrazioni. Dal momento che queste società in house , una volta ritornate completamente pubbliche, otterranno automaticamente il rinnovo delle concessioni autostradali, ritengo necessario prevedere che si occupino esclusivamente della gestione e della manutenzione delle infrastrutture autostradali esistenti e che non possano stipulare accordi di project financing , ovvero partecipare a società miste o ad associazioni temporanee di impresa, per la realizzazione di nuove infrastrutture. Questo per evitare che rientri dalla finestra ciò che esce dalla porta. Faccio riferimento in particolare alla società Autostrada del Brennero SpA, che diventerà completamente pubblica, ma che attualmente partecipa con il 51 per cento alla società ARC (Autostrada regionale cispadana), insieme all'impresa Pizzarotti & C. SpA, che ne detiene il 19,30 per cento, e alla Coopsette, società cooperativa di Castelnuovo di Sotto, in provincia di Reggio Emilia, che ne detiene pure il 19,30 per cento. Quest'ultima, con 37 società controllate e 42 partecipate, è fallita. È entrata in liquidazione coatta il 30 ottobre 2015, perché oberata di un passivo pari a circa 790 milioni di euro, e conta 3.700 creditori, fra cui 1.160 dipendenti o ex soci. Dei 790 milioni, 10 milioni di euro di debiti gravano sui ignari pensionati, che avevano depositato nella cooperativa parte della loro liquidazione: un buco nero da cui bisogna uscire. Signor Presidente, colleghe e colleghi, occorre che in maniera chiara l'Autostrada del Brennero SpA sia esclusa dall'Autostrada regionale cispadana. Come MoVimento 5 Stelle siamo da sempre contrari alla realizzazione dell'Autostrada cispadana, che nessun cittadino vuole, perché si tratta solo di una colata di bitume super esosa, che implicherebbe anche il pagamento di un pedaggio. La cittadinanza vuole efficienza per le strade e la viabilità ordinaria del territorio e non questi mega mostri, che servono solo ad arricchire le tasche di qualcuno e a socializzare le ingenti perdite, a spese di tutti noi cittadini. (Applausi). CORTI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORTI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, intervengo in quest'Aula da senatore del collegio Modena e Montagna per portarvi il grido di dolore della laboriosa comunità modenese. Nella mattina di domenica 6 dicembre si è verificata la rottura dell'argine del fiume Panaro nei pressi di Gaggio. Tale circostanza ha costretto 360 persone a essere evacuate non solo da Castelfranco Emilia, ma anche dalla vicina Nonantola. Ad oggi, le persone sfollate sono ancora 61 e altre 300 sono rientrate a spalare il fango nelle loro abitazioni per presidiarle, ma ci vorranno dai tre ai sei mesi prima che queste abitazioni tornino agibili al cento per cento. Guarda caso, la zona di rottura dell'argine del fiume Panaro è a ridosso di quella che fu oggetto di analogo, tragico evento il 19 gennaio 2014. Non abbiamo davvero imparato nulla da tutto questo? Solo nel Comune di Nonantola oltre 1.800 edifici sono coinvolti e a Gaggio numerose aziende agricole sono devastate. I danni non sono ancora stati stimati, poiché solo in questi ultimi giorni se ne sta iniziando la conta. È inutile dire che si tratta di danni per decine e decine di milioni, che si sommano a quelli di soli sei anni fa. Come dimenticarsi del Comune di Campogalliano, questa volta vittima del fiume Secchia? Qui si sono allagate addirittura aree di campagna che non lo erano mai state in precedenza. A differenza di altri Comuni, a Campogalliano non esiste nemmeno un vero e proprio argine del Secchia. Anche qui sono state evacuate una cinquantina di persone e cinque attività economiche vanno sott'acqua più volte all'anno e tutti gli anni. Dalla piena del Secchia del 2017 ve ne sono state almeno sette, ma le previsioni meteorologiche, già alcuni giorni prima, avevano previsto abbondanti piogge, che, associate allo scioglimento delle nevi, avrebbero dovuto far scattare controlli puntuali, che non sono avvenuti. La Regione Emilia-Romagna ha chiesto lo stato di calamità naturale, ma qui non dobbiamo più intervenire in emergenza, bensì in prevenzione. Ci sono 70 milioni non spesi in sei anni che avrebbero potuto portare il nostro nodo idraulico modenese a livelli di sicurezza ottimali. Perché non sono stati investiti?