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Nel caso di decorso infruttuoso di tale termine, ovvero nel caso in cui il soggetto abbia optato per la posizione incompatibile con la carica di governo, la stessa Autorità applica nei confronti dell'interessato una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di 100.000 euro ad un massimo di 1.000.000 di euro. In entrambe le ipotesi previste dagli articoli 9 e 10, gli atti compiuti dal titolare della carica di governo che versi in una delle situazioni di incompatibilità di cui agli articoli 4 e 5 sono nulli, salva ogni sua ulteriore eventuale responsabilità. La nullità si estende anche alle deliberazioni degli organi collegiali di cui il titolare della carica faccia parte, nonché alle attività preparatorie e consequenziali e ad ogni attività comunque coessenziale alle funzioni di governo. In entrambe le predette ipotesi, inoltre, l'AGCM dispone che la notizia delle misure adottate sia pubblicata dagli organi di stampa, mediante inserzione su almeno tre quotidiani a diffusione nazionale e venga divulgata in apposito spazio informativo inserito nel corso dei notiziari delle emittenti radiotelevisive pubbliche nelle fasce di massimo ascolto. In tal caso, la pubblicazione e la trasmissione avvengono a spese dell'interessato. Infine, nelle ipotesi di cui agli articoli 9 e 10, allo scopo di rendere effettiva la repressione della situazione di conflitto, anche nel caso in cui, all'esito della procedura, il soggetto interessato non rimuova la situazione di incompatibilità, si prevede che, per i titolari di cariche di governo statali, l'AGCM dia tempestiva comunicazione della sussistenza, della persistenza e della mancata rimozione delle cause di incompatibilità al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno nonché ai Presidenti delle Camere, che provvedono a informare a riguardo le rispettive Assemblee e il Presidente della Repubblica. La mancata rimozione delle cause di incompatibilità determina la decadenza dall'incarico ricoperto, che è dichiarata con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri ovvero, ove la decadenza riguardi quest'ultimo, del Ministro dell'interno. L'articolo 11 disciplina il mandato fiduciario. Il mandato fiduciario è un istituto giuridico previsto dall'ordinamento italiano contemplato dalla legge 23 novembre 1939, n. 1966, che disciplina la costituzione e le regole di funzionamento delle società fiduciarie e il mandato ad esse conferito. Con il contratto fiduciario un soggetto, detto fiduciante, conferisce ad una società fiduciaria l'incarico di assumere a proprio nome ma per suo conto (nelle forme del mandato senza rappresentanza) l'amministrazione fiduciaria di una o più attività. La società fiduciaria può operare solo nel rispetto assoluto di specifiche istruzioni ed è legittimata, nei limiti delle istruzioni ricevute, all'esercizio dei diritti rivenienti dagli attivi amministrati. I motivi della scelta relativa all'utilizzo dello strumento giuridico del mandato fiduciario rispetto al trust sono molteplici e possono essere così sintetizzati. In primo luogo, si è ritenuto preferibile utilizzare uno strumento giuridico disciplinato nel diritto italiano, rispetto ad uno strumento, quale il trust , disciplinato solo da leggi estere. In secondo luogo, la separazione dei beni che si attua con il mandato fiduciario non richiede alcun passaggio della proprietà in capo alla società fiduciaria, a differenza del trust . Non essendo richiesto il trasferimento di proprietà dei beni, con il mandato fiduciario si elimina ogni problematica di carattere tributario. Riguardo a tale ultima figura, l'amministrazione finanziaria generalmente adotta il principio cosiddetto « di trasparenza », per effetto del quale le componenti di reddito derivanti dalla gestione dei beni sono a carico del fiduciante e non della fiduciaria. Infine, l'attività fiduciaria può essere esercitata in Italia esclusivamente da società in possesso di una specifica autorizzazione ministeriale, che richiede l'assenso dei Ministeri della giustizia e dello sviluppo economico. Secondo quanto previsto dall'articolo 11, le partecipazioni che superano la soglia indicata dal medesimo articolo 5 devono essere conferite dal soggetto in posizione di conflitto ad una società fiduciaria mediante un mandato fiduciario senza rappresentanza. Il mandato ha ad oggetto, in capo alla società mandataria, l'intestazione fiduciaria e l'amministrazione delle attività, con obbligo di alienazione o trasformazione dei beni. All'attività della società fiduciaria si affianca quella degli esperti che curano la gestione dei beni e degli attivi conferiti, che adottano, al riguardo, le determinazioni necessarie. Sia la società fiduciaria sia gli esperti sono scelti adottando particolari cautele, in maniera tale da non avere o non aver avuto, nei dieci anni precedenti, rapporti con il titolare della carica di governo, il coniuge, i conviventi, i parenti e gli affini fino al secondo grado. La gestione del patrimonio e il rispetto degli obblighi previsti dal disegno di legge avvengono sotto la vigilanza dell'AGCM, che applica anche le relative sanzioni. L'articolo 12, relativo alle sanzioni nei confronti delle imprese, prevede, nel caso in cui le imprese controllate dal titolare della carica di governo abbiano conseguito un vantaggio anche non patrimoniale, l'applicazione, nei loro confronti, di sanzioni di carattere pecuniario, nonché la possibilità di revoca di eventuali provvedimenti autorizzatori di cui le stesse siano titolari. Il disegno di legge reca, inoltre, all'articolo 13, due deleghe legislative finalizzate a conformare le disposizioni del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali alle disposizioni della presente legge e a definire i compiti e le funzioni esercitati dall'ANAC rispettivamente nei confronti degli organi di governo locali (comma 1) e nei confronti dei componenti delle autorità indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione (comma 2). Il decreto legislativo adottato in attuazione della delega contenuta al comma 2 dell'articolo 12 dovrà altresì riordinare, coordinare e adattare le vigenti disposizioni in materia di incompatibilità del presidente e dei componenti delle autorità indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione, uniformandole con quanto stabilito nella presente legge. L'articolo 14, relativo agli organi di governo delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, stabilisce che le regioni e le suddette province disciplinano le incompatibilità e le situazioni di conflitto di interessi dei presidenti e dei componenti delle giunte regionali, uniformandosi ai princìpi generali previsti dal disegno di legge, nonché nel rispetto dei princìpi di cui alla legge 2 luglio 2004, n. 165. La copertura finanziaria è prevista all'articolo 15, che indica gli oneri derivanti dall'articolo 8, comma 11, relativi all'incremento della dotazione dell'AGCM e dell'ANAC nella misura di euro 800.000 a decorrere dall'anno 2022. L'articolo 16 dispone l'abrogazione della legge 20 luglio 2004, n. 215.