[pronunce]

Infatti, ferma restando – a parere dell'Avvocatura – la considerazione che un'intesa forte sarebbe difficile da attuare concretamente e «foriera di soluzioni spesso non trasparenti», si dovrebbe anche tener presente che «se i siti da bonificare sono qualificati d'interesse nazionale, se le risorse sono esclusivamente statali, l'audizione attenta nell'ambito del procedimento amministrativo di tutti i soggetti interessati consente il raccordo con la realtà regionale e locale, lasciando tuttavia la responsabilità unitaria dell'intervento alla sola autorità chiamata a provvedere». 3.6. – Nel giudizio è intervenuta l'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) - Onlus, chiedendo, relativamente agli articoli 240, comma 1, lettera b), e 242 del d.lgs. n. 152 del 2006, l'accoglimento delle questioni, con motivazioni sostanzialmente analoghe a quelle svolte dalla ricorrente e riservandosi di ulteriormente illustrare le ragioni e i contenuti dell'intervento. 3.7. – In prossimità dell'udienza, la Regione Toscana ha depositato memoria nella quale – con riferimento agli articoli censurati – ribadisce l'interesse a coltivare il ricorso, dal momento che l'intervenuto d.lgs. n. 4 del 2008, correttivo del precedente d.lgs. n. 152 del 2006, non ha inciso l'ambito normativo riferibile alle disposizioni in esame e non ha, quindi, apportato significative modifiche in proposito. La difesa regionale insiste, altresì, per l'accoglimento del ricorso proposto, richiamandosi ai motivi di censura svolti nel medesimo. 3.8. – In prossimità dell'udienza, ha depositato memoria l'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) - Onlus, relativamente agli articoli 240, comma 1, lettera b), e 242, commi 2, 3, 4, 5 e 7 del d.lgs. n. 152 del 2006, insistendo per l'accoglimento delle questioni. 4. – La Regione Piemonte ha impugnato, tra gli altri, gli articoli 238, 240, 242, 246 e 252 del d.lgs. n. 152 del 2006 per violazione degli articoli 3, 76, 97, 117, 118, 119 e del principio di leale collaborazione. Quanto all'art. 238 che, come si è detto, disciplina la tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, la Regione Piemonte lamenta il carattere innovativo della nuova disciplina in contrasto con quanto previsto dalla legge di delega. In particolare rileva che l'art. 1, comma 9, lettera a), della legge di delega n. 308 del 2004, individuava il criterio di «assicurare una maggiore certezza della riscossione della tariffa sui rifiuti urbani anche mediante una più razionale definizione dell'istituto» mentre il d.lgs. n. 152 del 2006 non si è limitato a modificare la preesistente disciplina della tariffa ma ha abrogato l'intero disposto dell'art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997, introducendo «rilevanti elementi innovativi circa i presupposti per l'applicazione». Per la Regione Piemonte l'art. 238 violerebbe anche il principio comunitario «chi inquina paga» a causa dell'introduzione di indicatori per la determinazione della tariffa, come il richiamo ad indici reddituali, del tutto indipendenti dalla mera produzione dei rifiuti. Inoltre altri indici, quali l'attribuzione della giurisdizione al giudice tributario, evidenzierebbero la natura tributaria della tariffa, con una sensibile divaricazione tra il quantum pagato e il grado di fruizione del servizio pubblico in violazione del citato principio «chi inquina paga» e con l'ulteriore conseguenza di accentuare la difficoltà degli Enti regionali e locali nella programmazione e gestione dei servizi in relazione al finanziamento degli stessi. 4.1. – Anche con riferimento alla disciplina della bonifica dei siti contaminati la Regione Piemonte rileva la presenza di numerose innovazioni, «sia nelle disposizioni di definizioni sia nella regolamentazione di procedure, che modificano notevolmente l'impianto giuridico già costituito dall'art. 17 del d.lgs. n. 22 del 1997 senza supporto nelle previsioni della legge di delega». In particolare, a parere della ricorrente, l'art. 240 introduce una definizione della «messa in sicurezza operativa» che, anziché consentire un'appropriata organizzazione che contemperi l'attuazione degli interventi con la prosecuzione dell'attività produttiva secondo un piano operativo eventualmente concordato, finisce per procrastinare a tempo indeterminato gli interventi fino a quando l'attività verrà dismessa. La Regione Piemonte ritiene, inoltre, che l'art. 242 modifichi «integralmente tutto il precedente impianto di competenze eliminando “l'incardinamento” degli interventi in primo luogo nei comuni territorialmente interessati in violazione del principio di sussidiarietà». Con la conseguenza che per operare secondo il sistema prefigurato si renderebbero necessari dei mutamenti organizzativi che paralizzerebbero l'attività. La nuova organizzazione, tra l'altro, sarebbe più lenta e meno efficace per l'impossibilità di una verifica immediata sugli eventi di contaminazione attuabile invece a livello comunale. La definizione delle procedure si presenterebbe estremamente dettagliata con difetti di coordinamento e con una complessità procedimentale senza alcuna giustificazione finendo in definitiva per ostacolare un intervento dell'autorità pubblica tempestivo e specifico. Vi sarebbero inoltre non poche incongruenze in relazione alle disposizioni degli articoli 244 e 245 ed a quelle della Parte sesta riguardanti le azioni di prevenzione e di riparazione del danno ambientale. L'art. 246 è censurato dalla Regione Piemonte in quanto «prevede incongruamente il ricorso obbligatorio ad accordi di programma che i soggetti tenuti ad eseguire gli interventi di bonifica hanno “diritto di stipulare” con l'amministrazione competente». Infine la Regione lamenta che, in materia di interventi di interesse nazionale, l'art. 252 abbia eliminato l'intesa con la Regione territorialmente competente in ordine alla definizione ed approvazione del progetto di intervento. L'esclusione della codeterminazione con la Regione sarebbe priva di giustificazione ed in contrasto con il principio di leale collaborazione, considerando la natura degli interventi di interesse nazionale che riguardano vaste porzioni territoriali ed hanno rilevante impatto socio-economico. 4.2. – Nel giudizio è intervenuta l'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature (WWF Italia) - Onlus, concludendo nel senso dell'accoglimento del ricorso. 4.3. – Sono, altresì, intervenuti nel giudizio la Società Italiana Centrali Termoelettriche SICET s.r.l.; la Biomasse Italia s.p.a.; l'Ital Green Energy s.r.l. e l'Energia Tecnologia Ambiente s.p.a., tutte quante chiedendo il rigetto del ricorso. 5. – La Regione Emilia-Romagna, con ricorso notificato il 13 giugno 2006 e depositato il successivo 16 giugno, ha impugnato, tra l'altro, l'art. 238 del citato d.lgs. n. 152 del 2006, in riferimento agli articoli 76, 117, commi quarto e sesto, e 119, commi primo e secondo, della Costituzione. 5.1.