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Norme in materia di finanziamento delle fondazioni politiche. Onorevoli Senatori. -- In Italia, a partire dalla crisi dei partiti degli anni ’90, si è ampliato il fenomeno, già ampiamente conosciuto in altri contesti politici diversamente strutturati, delle istituzioni, fondazioni e associazioni nel cui ambito svolgere attività finalizzate all'elaborazione delle politiche pubbliche. Fino a quando i partiti hanno svolto una funzione di raccordo tra istituzioni politiche – elettive e di governo – e società, tra decisori politici e interessi collettivi, sono state le sezioni tematiche dei singoli partiti a formulare proposte che, nei diversi settori, costituivano la sintesi tra le diverse culture e valori dei singoli partiti e le istanze della società e dell'economia. Con la crisi di questo modello, la frammentazione in correnti e l'affermazione di leadership personali, si è andato diffondendo, anche a seguito di sempre più frequenti contatti con la politica internazionale, un modello che in altri paesi aveva favorito importanti svolte politiche (si pensi al ruolo cruciale svolto da Policy Network sotto la direzione di Anthony Giddens per la definizione della piattaforma liberalsocialista del New Labour di Tony Blair o all'ampia rete di think tank democratici e repubblicani del sistema statunitense). Per un'ampia disamina del fenomeno a livello mondiale è interessante consultare « Think Tanks and Civil Societies: Catalysts for Ideas and Action » di James G. McGann e R. Kent Weaver (2002). Tuttavia, nel corso degli anni, da un lato, la traduzione italiana di questo modello si è andata frammentando, al punto che ogni personalità politica ha organizzato il proprio spazio di elaborazione e di connessione con il mondo dell'economia, della scienza e dell'università; dall'altro lato, si è assistito a una parziale degenerazione del fenomeno, poiché sotto l'etichetta dei think tank politici, in alcuni casi, si sono in realtà celate forme di finanziamento dell'attività politica di singole personalità o gruppi in forme elusive delle norme sul finanziamento pubblico dei partiti. In altri casi, invece, e questo va sottolineato, questi soggetti hanno contribuito in modo sostanziale a fornire alla politica analisi, idee, progetti. Ora si tratta di introdurre elementi di trasparenza e di responsabilità che consentano ai veri think tank di operare e sviluppare il loro utilissimo ruolo di elaborazione e di reciproca comunicazione tra settori della società, dell'economia, della scienza e della politica e, invece, eliminare le zone d'ombra che hanno consentito di nascondere forme di finanziamento illecito della politica o forme di tacito scambio basate sulla capacità di tali centri di orientare le scelte degli amministratori e del legislatore in senso favorevole rispetto a specifici interessi collettivi e personali dei loro finanziatori. Inoltre, queste forme di partecipazione al finanziamento delle istituzioni di cui si parla hanno avuto un riflesso degenerativo anche sulla modalità di esercizio dei poteri pubblici da parte di organi esecutivi ed elettivi. Ciò è avvenuto in particolare con riferimento alle nomine in enti, società e aziende che talvolta sono state orientate dalle reti di influenza che fanno capo a ciascuna di queste istituzioni. Sulla materia il Parlamento ha già avuto modo di pronunciarsi nel corso della discussione del disegno di legge sull'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti una prima volta alla Camera dei deputati nella XVI legislatura e una seconda al Senato nella XVII, in sede di conversione del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149 (v. atto Senato n. 1213). In entrambe le occasioni furono presentati specifici emendamenti (a firma della prima firmataria del presente disegno di legge) che miravano, da un lato, a far emergere e rompere i potenziali conflitti di interesse tra l'adesione a queste fondazioni e associazioni e l'esercizio di attività di natura pubblica, e, dall'altro, a dare maggiore trasparenza al sistema. Tali emendamenti furono respinti e fu invece inserita nella disciplina sul finanziamento dei partiti una norma che estende gli obblighi di trasparenza previsti per i partiti alle fondazioni e alle associazioni la composizione dei cui organi direttivi «sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici», fattispecie che, di fatto, è del tutto marginale nel nostro sistema. Infatti le fondazioni che operano direttamente sotto il controllo dei partiti sono quelle tipiche del sistema tedesco, molto diverso da quello italiano. Da noi, come si è accennato, le fondazioni e associazioni di cui parliamo sono nate fuori e talvolta, ancorché in forma non dichiarata, in alternativa all'assetto ufficiale dei partiti. Le norme vigenti quindi, come si è visto alla prova dei fatti, non hanno alcun impatto significativo sulla nostra realtà. Le disposizioni che si propongono puntano a colmare questa lacuna, messa in luce anche da recenti inchieste giudiziarie. Esse sono molto semplici e mirano a vietare a enti, aziende e società partecipate da enti pubblici che siano titolari di concessioni pubbliche e ai loro manager di finanziare istituzioni, fondazioni e associazioni che abbiano come scopo sociale l'elaborazione di politiche pubbliche e che siano presiedute o dirette da persone che siano titolari di incarichi di governo a livello nazionale, regionale o locale, o siano membri del Parlamento nazionale o europeo ovvero di assemblee elettive regionali o locali, o che lo siano stati nei dieci anni precedenti. È inoltre vietato a dirigenti, amministratori o manager di enti, aziende e società sulla cui nomina abbiano poteri di influenza organi di governo o le citate assemblee elettive di contribuire finanziariamente alla predette fondazioni e associazioni. Si vuole, in altre parole, eliminare ogni possibile conflitto di interessi tra chi esercita poteri pubblici di indirizzo, di nomina o di gestione e i soggetti economici destinatari di tali attività. Per evitare comportamenti elusivi, gli stessi divieti si applicano a fondazioni o associazioni che, pur non essendo presiedute o dirette da personalità politiche, dedicano le loro attività prevalente al supporto politico-culturale o organizzativo di tali personalità, di un partito o di una corrente di partito. Al fine di garantire la massima trasparenza, tali fondazioni e associazioni sono tenute a pubblicare nel proprio sito web , il bilancio relativo all'anno precedente e l'elenco delle persone fisiche o giuridiche che a qualsiasi titolo hanno versato un contributo a loro favore, con il relativo importo. Di conseguenza alle stesse è fatto divieto di accettare contributi o altre forme di sostegno da quanti non acconsentano a darne pubblicità. Per garantire l'effettività delle norme proposte, si prevede che i rappresentanti legali delle società, che violino le norme previste dall'articolo 1 volte ad evitare conflitti di interesse, non possano essere nominati in aziende pubbliche o partecipate da enti pubblici per i successivi tre anni e le relative società non possano, sempre nel triennio successivo, partecipare a gare per l'affidamento di concessioni pubbliche o per l'acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni. Per quanto riguarda invece le fondazioni e associazioni destinatarie di contributi in violazione di tali disposizioni, esse sono punite con una sanzione pecuniaria pari a quattro volte la somma percepita.