[resaula]

le perdite complessive stimate in circa 5,8 milioni di euro riguardano migliaia di alberi caduti, auto distrutte, strade e case allagate inagibili con danni onerosi ed irreversibili; la medesima dichiarazione di stato di crisi è stata riconosciuta anche ad alcuni Comuni dei territori delle province di Padova (Piacenza d'Adige e Villanova di Camposanpiero) e ad altre come Rovigo, Treviso e Verona (decreto del presidente della Giunta regionale n. 84/2018) in conseguenza dei danni avuti per le eccezionali avversità atmosferiche verificatesi nei giorni 16 e 17 luglio 2018; con decreto del presidente della Giunta regionale n. 103/2018, agli atti della Regione Veneto, risulta altresì dichiarato lo stato di crisi per i territori comunali di Verona, San Pietro in Cariano, Negrar, Colognola ai Colli, San Martino Buon Albergo, Zevio, Belfiore, Soave, Monteforte d'Alpone, Cazzano di Tramigna, Illasi, tutti della provincia di Verona; considerato che: il Consiglio dei ministri, nella seduta del 17 gennaio 2019, ha invece deliberato lo stato di emergenza (in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati nei giorni 16 e 17 luglio e 1° e 2 settembre 2018) per i soli Comuni ubicati nei territori elencati da ultimo; il Governo ha di fatto disconosciuto l'istruttoria posta a base della richiesta dei benefici economici chiesti dalla città di Padova, escludendo il titolo di diritto alla dichiarazione di stato di emergenza; Padova rimane la sola esclusa a tutti gli effetti da ogni tipo di sostegno, nonostante si trattasse di cifre risarcitorie minime, come si apprende da fonti stampa che parlano per Padova di contributi che ammonterebbero a 500 milioni di euro residui rispetto al conto generale; il comportamento a giudizio dell'interrogante ingiustificatamente punitivo da parte delle istituzioni avverso i cittadini e le piccole imprese di Padova, considerati di "serie B" rispetto a tutti gli altri, rischia di legittimare la disaffezione civica in un contesto territoriale che è invece molto sensibile alla valorizzazione del capitale umano in ogni circostanza; tenuto conto che: i cittadini e le piccole imprese di Padova non sono rientrati in nessun elenco fra i beneficiari degli aiuti previsti a sostegno di spese per eventi meteorologici imprevedibili ed avversi, ma si sono attivati fronteggiando in primis l'emergenza con le proprie dotazioni disponibili e solo dopo si sono potuti avvalere dell'aiuto di volontari ed enti preposti; l'esclusione, a giudizio dell'interrogante assolutamente discrezionale e tecnicamente selettiva in modo immotivato, risulta discriminatoria a fronte di medesime comuni cause giuridiche (effetti climatici che si presentano nelle forme più estreme, nubifragi, grandinate, alluvioni in inverno, siccità e desertificazioni in estate); l'impegno proattivo, come da procedure giuridiche richieste, si è poi riconfermato nell'espletamento degli oneri burocratici di presentazione di stime tecniche, preventivi, perizie particolari e moduli specifici ai fini della partecipazione alle rendicontazioni delle istruttorie sui costi di competenza degli enti locali e organi di sicurezza, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda promuovere per Padova iniziative adeguate ed immediate tali da garantire in primis il recupero delle somme di pertinenza; se non ritenga opportuno, per il futuro, avvalendosi delle prerogative e della discrezionalità sulla previsione e gestione degli interventi straordinari riconosciuta alla Presidenza del Consiglio dei ministri, di intervenire con atti valutativi propri e con stanziamenti necessari anche in casi ritenuti diversamente valutati o non proposti dal capo del Dipartimento della protezione civile; se non ritenga che vada assolutamente scoraggiata la prassi secondo cui, in casi di calamità naturali o di gravi necessità, il Ministero dell'interno utilizza a modo di bancomat fondi nazionali a totale carico dei cittadini anziché ricorrere ad un uso sincrono e ben pianificato dei fondi UE previsti. Atto n. 4-01130 CRUCIOLI BOTTO EVANGELISTA RICCARDI Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che: i Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom) sono funzionalmente organi dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), la quale, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, ne individua le funzioni delegate e gli indirizzi generali relativi ai modi organizzativi e di finanziamento (art. 1, comma 13, della legge 31 luglio 1997, n. 249). Inoltre le competenze in materia radiotelevisiva dell'Agcom, finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti fondamentali della persona nel settore delle comunicazioni, sono svolte anche attraverso i Corecom (art. 13 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177); in base al regolamento delegato (delibera dell'Agcom n. 53/99/CONS) le funzioni di competenza dell'Agcom sono delegate ai Corecom mediante la stipula di apposite convenzioni, nelle quali sono specificate le risorse assegnate per provvedere al loro esercizio. Inoltre in base all'accordo quadro (delibera n. 395/17/CONS), "le parti concordano le risorse finanziarie da destinare all'esercizio delle funzioni delegate e le loro modalità di erogazione all'Organo regionale presso cui è incardinato il CO.RE.COM. nel rispetto delle norme e dei principi di contabilità pubblica. Tali risorse finanziarie contribuiscono alle spese relative all'esercizio delle deleghe" (art. 3, comma 1); in applicazione di tale disciplina legislativa e regolamentare, con legge regionale 25 marzo 2013, n. 8, la Regione Liguria ha istituito presso il Consiglio regionale il Corecom Liguria. Inoltre in base all'art. 7, comma 2, della convenzione stipulata tra l'Agcom e il Corecom Liguria, l'Agcom assegna al Corecom Liguria l'importo annuo massimo di 113.903,64 euro; considerato che: con l'art. 28, comma 1, della legge regionale 27 dicembre 2018, n. 29, recante "Disposizioni collegati alla legge di stabilità per l'anno 2019", pubblicata sul BURL 31 dicembre 2018, n. 20, la Regione ha modificato la disciplina relativa al Corecom a far data dal 1° gennaio 2019, inserendo l'art. 16- bis della citata legge regionale n. 8 del 2013, che: a) ai commi 1, 5, 6 e 7 fissa le condizioni al ricorrere delle quali le somme trasferite dall'Agcom per le attività delegate al Corecom sono escluse tra quelle considerate ai fini del calcolo dei limiti di spesa imposti dalla norma statale al Consiglio regionale;