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Per quanto riguarda la senatrice Minuto, vi voglio risparmiare l'analisi dei numeri, anche perché credo che molti di noi si affidino agli amici o ai consulenti per capire il funzionamento delle leggi elettorali. A molti di noi interessa il risultato finale e, tra l'altro, a molti di noi è capitato in sorte di non dover approfondire il funzionamento delle leggi elettorali nei risvolti più puntuali, perché magari destinatari di un risultato inequivoco. La senatrice Minuto, invece, si ritrova nella necessità di dover affrontare un contenzioso. In estrema sintesi, è accaduto che la circoscrizione Puglia - questi sono gli unici numeri che darò - prevede 20 seggi senatoriali, che sono spettanti ai collegi plurinominali e uninominali. La divisione, in particolare, è la seguente: otto collegi sono assegnati su base uninominale e dodici collegi sono assegnati su base proporzionale. I dodici seggi assegnati su base proporzionale sono a loro volta divisi in due collegi da sei, per un totale di dodici. La senatrice Minuto era candidata nel collegio Puglia 01 e fin qui credo che sia facile capire con cosa abbiamo a che fare. (Brusio). Vi prego, colleghi, cerco di essere il più semplice ed il meno noioso possibile. Perché abbiamo due collegi, in questo caso di egual numero in termini di seggi? Come si decidono i seggi da attribuire ad un territorio? È facile: rispetto alla popolazione che risiede su quel territorio. Badate bene, questo è un criterio basilare per qualunque legge elettorale, è un principio cardine: il territorio deve esprimere dei seggi in modo proporzionale alla popolazione, per evitare - faccio un esempio semplificato - che un territorio dove insistono 1.000 abitanti possa esprimere lo stesso numero di rappresentanti di un territorio dove insistono 500 abitanti. Questa sarebbe un'aberrazione e vulnererebbe alla base il funzionamento della democrazia, perché la democrazia richiede rappresentanza e la rappresentanza deve essere coerente con il popolo rappresentato. Orbene, nel complicato ragionamento connesso all'attribuzione dei seggi residui in virtù dei quozienti, vi è apparentemente un contrasto tra due concorrenti: Michele Boccardi e la collega senatrice Minuto. Il collega Boccardi rivendica di aver conseguito un quoziente più alto della senatrice Minuto. Se questo avvenisse all'interno di un unico collegio, non ci sarebbe nulla da discutere, il problema è che Michele Boccardi ha partecipato alla competizione elettorale nel collegio Puglia 02. A questo punto, se attribuiamo l'ultimo seggio dei dodici a Michele Boccardi, arriviamo ad un risultato che viola quel principio basilare della democrazia pocanzi detto perché il collegio Puglia 01 esprimerebbe cinque rappresentanti e il collegio Puglia 02 sette rappresentanti, con un palese squilibrio in termini di rappresentatività: avremmo un territorio sovrarappresentato e un territorio sottorappresentato. Colleghi, le leggi elettorali pongono continuamente problemi di interpretazione, e non è vero che tutto si può sostenere perché in realtà, di fronte ai casi incerti, interviene il diritto come noi lo conosciamo: il diritto con la «d» maiuscola. Quel diritto spesso fa riferimento a una scala di valori, per cui di fronte a un caso incerto si deve andare a guardare il primo principio sovraordinato che presiede al funzionamento delle elezioni, e vedere se quel primo principio offre una soluzione. Solo se esso non la offre, si passa a un secondo principio e così via. È vero che in qualche caso abbiamo anche superato il criterio secondo cui l'elezione del Senato è su base regionale, ma lo abbiamo fatto perché non avevamo altri principi a cui appellarci: era l'ultima spiaggia; l'alternativa sarebbe stata non assegnare il seggio, con un'ulteriore grave lesione alla tutela della volontà popolare. Ma non è questo il caso. Qui siamo di fronte a un problema semplice: lasciare il seggio alla senatrice Minuto vuol dire rispettare il principio di rappresentatività di un territorio. Come vedete, la questione alla fine è semplice ed è per questo motivo, colleghi, che vi chiedo di votare a favore dell'ordine del giorno presentato a prima firma del senatore Fantetti. Diamo voce al principio di rappresentatività, tuteliamo la democrazia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grasso. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, ripercorro le posizioni che ho tenuto anche in seno alla Giunta, quindi mi riporto a un'interpretazione che è stata ritenuta valida per tutto il territorio nazionale, ragion per cui quello di cui ci stiamo occupando sarebbe veramente un caso eccezionale, particolare, nel momento in cui dessimo fede all'ordine del giorno presentato. In effetti, la questione deve essere inquadrata nel più vasto conflitto interpretativo che può aprirsi fra due norme vigenti: il decreto del Presidente della Repubblica, che fissa il numero dei seggi spettanti a ciascun collegio plurinominale (in questo caso il decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2017) e il procedimento individuato dalla vigente legge elettorale per l'elezione del Senato. Adesso si può dire che è incostituzionale, ma bisogna eccepirne l'incostituzionalità che deve essere dichiarata. Il sistema di riequilibrio tra liste eccedentarie e deficitarie può, per sua natura, far registrare, per le liste oggetto di compensazione, difformità a livello di collegio plurinominale fra la prima ripartizione e l'assegnazione finale effettiva; quindi, può verificarsi che in definitiva le liste cosiddette eccedentarie o deficitarie possano far spostare (lo spostamento si definisce traslazione) una elezione da un collegio a un altro. Sulla rigidità delle due norme, sulla loro coesistenza e sulla loro possibile conflittualità esiste una dotta letteratura nonché un'autorevole giurisprudenza, che comunque non risolvono in maniera inequivocabile il conflitto che si può aprire, seppure in casi limite. Ritengo che il Parlamento dovrebbe meditare sul vizio di intervenire su articoli legislativi, oltretutto così vitali per la rappresentatività, con un taglia e cuci che rischia di snaturare il senso di una norma, e occorrerebbe rimediare - a mio giudizio auspicabilmente - con tutt'altre motivazioni rispetto alla risoluzione del conflitto. Il rapporto fra territorio e seggi elettorali, e quindi rappresentanti del popolo, può essere infatti mantenuto nell'ambito regionale e non è previsto nell'ambito del collegio in cui è suddiviso il territorio di una Regione, perché l'elezione del Senato ha come presupposto la rappresentanza regionale, secondo la nostra Costituzione. Non si viola però la Costituzione nel momento in cui si dà valore alla rappresentatività del voto, che comporta la traslazione da un collegio a un altro della stessa Regione. Pertanto insisto sulla posizione, che è stata ritenuta valida da tutte le altre autorità che hanno deciso a livello nazionale su questo tema, dagli uffici elettorali e dalle convalide che sono state fatte, anche per quanto riguarda gli altri uffici elettorali, in cui questo criterio, stabilito dalla legge elettorale, è stato effettivamente applicato. Avrei preferito che la relazione fosse stata integrata con l'inserimento di queste motivazioni, piuttosto che con il riferimento a vicende che riguardano altre Regioni.