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Oggi avevamo davanti a noi la scommessa di accelerare e semplificare, ma anche di avere una un'idea chiara e un modello chiaro presenti in tutte le accelerazioni e in tutte le procedure di semplificazione. Guardate, noi dobbiamo sapere che il Next generation EU ha un principio base: nessun progetto, né quelli presenti direttamente nella Missione 2, né tutti gli altri, deve arrecare danni significativi all'ambiente. Come si fa, allora, a non aver cura della VIA (verifica di impatto ambientale)? Si aggiunge, invece, un'altra Commissione alla Commissione PNIEC (quindi ricominciamo con un'altra Commissione), in cui non vi è certezza della verifica ambientale. Signor Presidente, io trovo questo veramente grave, perché noi riusciremo a rimettere il nostro Paese nelle condizioni non dico di partenza, ma anche di andare molto oltre e di vincere la nostra scommessa se coinvolgeremo i cittadini. Il PNRR deve essere un modo anche per far partecipare pienamente e coinvolgere i cittadini. Cosa si fa, invece, sulla VIA? Si riduce il dibattito pubblico a trenta giorni: una riduzione incomprensibile. Per non parlare del fatto che per le opere di cui all'allegato I- bis vi è un'indulgenza: compaiono ancora opere incentrate sui fossili, invece di accelerare sulla transizione energetica. Questo è un problema anche nel merito dei contenuti. Pensavo, dal 2007, di aver abbandonato finalmente il CIP6: lo vedo ricomparire, per cui si rimettono insieme fonti di energia rinnovabili con gli inceneritori. Non solo, perché sui combustibili fossili secondari (CSS) addirittura si fa un'operazione per la quale si può andare a bruciare dappertutto, a prescindere dall'autorizzazione. (Applausi) . Ho fatto alcuni esempi, ma potrei parlare anche di tutta la parte degli appalti. Così rischiamo di non vincere la nostra scommessa. Qui sono tutti osservatori attenti dell'articolo 81 della Costituzione, ma bisogna valutare l'impatto ambientale e la sostenibilità ambientale di un'opera, affinché non arrechi danno all'ambiente; dovrebbe essere quello il nostro articolo 81! Ogni opera dovrebbe essere esaminata da quel punto di vista. Questa sarebbe la grande rivoluzione. (Applausi) . Noi avevamo le competenze e la possibilità di accelerare e snellire le procedure, facendo davvero un'operazione innovativa e sostenibile dal punto di vista ambientale. (Applausi) . PAGANO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, mi fa quasi piacere intervenire dopo la collega di Liberi e Uguali, senatrice De Petris, che stimo tanto ma che è tanto lontana dal mio modo di vedere e dal modo di vedere del Gruppo Forza Italia. È assolutamente incomprensibile come si possa pensare di rendere più spedite e rapide le procedure, mantenendo l'infrastruttura e una burocrazia barocca e ottocentesca, così come, in effetti, si è voluto fino a questo momento. Ringraziamo il Signore che adesso c'è Mario Draghi, presidente del Consiglio dei ministri, che la pensa diversamente dal Gruppo Liberi e Uguali-Ecosolidali. (Applausi) . Fatta questa premessa, volevo esprimere un rammarico e mi rivolgo al rappresentante del Governo, la cara amica, onorevole Deborah Bergamini, che qui è in rappresentanza del Ministero per i rapporti con il Parlamento. Siamo tutti consapevoli della situazione emergenziale che viviamo e lo diciamo da mesi, ma siamo altrettanto consapevoli del rammarico che, in particolare noi senatori, abbiamo per non aver potuto contribuire nel merito, nemmeno in minima parte, nemmeno in termini di discussione in Commissione, come lei ben sa, perché purtroppo questo sistema di normazione attraverso i decreti-legge limita la possibilità di intervento a una sola Camera. Di fatto viviamo in una situazione di monocameralità del nostro processo legislativo. Stiamo andando avanti per decretazione di urgenza: mi rendo conto che è assolutamente necessario, ma colgo l'occasione per ribadire, ancora una volta, che c'è assoluta necessità di una riforma. Non è più possibile continuare a rimanere inerti di fronte a una situazione rispetto alla quale - ormai sono passati più di quindici-sedici mesi - non si fa nulla a livello parlamentare per cercare di porvi rimedio. Personalmente ho depositato un progetto di riforma; ne ho parlato con il Ministro D'Incà, che ha anche la delega alle riforme; sta per finire la legislatura e non si fa nulla. Peraltro, si è ridotto di quasi la metà il numero dei rappresentanti del Parlamento, quindi, se non si fa una riforma subito, davvero ne usciamo fuori male. Tornando al decreto-legge semplificazioni, come ha già accennato qualcuno, il provvedimento interviene per la seconda volta, a distanza di pochi anni, su un tema, che è quello dell'approccio barocco, ottocentesco, della nostra burocrazia che agisce anche dietro l'illusione della trasparenza, dell'impossibilità, secondo alcuni, di intervenire contro la corruzione se non attraverso una serie di impedimenti infrastrutturali, di procedure amministrative barocche che di fatto diventano una sorta di ostruzionismo a una rapida successione di eventi riguardanti la nostra pubblica amministrazione, quindi, la realizzazione di opere e in sintesi di risposte ai cittadini. Il fatto che si intervenga per la seconda volta testimonia che quanto dissi circa un anno fa, a settembre 2020, era corretto: con il Governo Conte 2 abbiamo cercato di intervenire in modo molto più efficace. Personalmente ho prodotto decine di emendamenti per sbloccare la situazione degli appalti pubblici - il collega lo sa bene - e su tante altre questioni che hanno a che fare con l'intervento privato nell'edilizia non si è voluto dare ascolto, non c'è stata ragione: PD, 5 Stelle e LeU si opposero strenuamente a che questo accadesse. Oggi, ringraziando il Signore, c'è un Governo che invece si è reso conto che bisognava andare oltre quel tipo di ostruzionismo, quella visione ottocentesca superatissima, che altri Paesi hanno superato da tempo, che tra l'altro dimostra che evidentemente non è vero che creare più difficoltà per arrivare a una decisione amministrativa, complicando le cose, aumentando le norme, il numero dei regolamenti e degli articoli, rende più difficile l'intervento della corruzione. Cari colleghi, è l'esatto contrario: la semplicità è sinonimo di onestà e correttezza, perché laddove c'è semplicità è difficile ci sia la scorrettezza. (Applausi) . Non lo si vuole capire, soprattutto da una certa parte di sinistra antiquata. Penso al codice degli appalti con i suoi 300 articoli e al regolamento attuativo che ne ha altrettanti: ebbene, in 600 articoli si può annidare il malaffare. (Applausi) . Con la semplicità no. Qui si viene incontro anche a questo tipo di soluzione; è un altro passo avanti, ma non certo l'obiettivo finale: il codice degli appalti resta quello che è, però, diciamocelo francamente, siamo comunque soddisfatti dei passi in avanti che sono stati compiuti, che sono conseguenza del ruolo che l'Italia, con questo Governo, sta cominciando nuovamente a riconquistare.