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Modifica dell'articolo 634 del codice penale e altre disposizioni in materia di occupazione abusiva di immobili. Onorevoli Senatori . – Da anni ormai il fenomeno delle occupazioni abusive ha raggiunto dimensioni sconcertanti. L'occupazione abusiva di un immobile, definita occupazione senza titolo, si ha quando qualcuno occupa una casa, un appartamento o un immobile in generale senza un contratto o un altro titolo che ne legittimi il possesso o la detenzione. Essa, pertanto, si manifesta in due casi: quando la persona che lo occupa non ha un titolo per farlo oppure quando l'occupante ha un titolo abitativo che però risulti invalido o annullabile. In quest'ultimo caso, si pensi ad esempio alla mancata restituzione della casa locata da parte dell'inquilino alla scadenza del contratto di locazione. Sulla base degli ultimi dati ufficiali provenienti dal Ministero dell'interno, risulta che nel periodo compreso tra gennaio e dicembre 2021 i provvedimenti esecutivi di rilascio di immobili ad uso abitativo emessi in Italia ammontano in totale a 38.163 con un incremento, rispetto all'anno 2020, del 17,29 per cento. Tra questi, in particolare, 1.603 sono stati emessi per necessità del locatore, 4.477 risultano emessi a seguito di finita locazione e 32.083 per morosità o altra causa. Nonostante l'ingente numero di provvedimenti emessi, tuttavia, gli sfratti effettivamente eseguiti nel richiamato periodo ammontano solamente a 9.537, evidenziando come gli interessi dei proprietari di immobili, siano essi soggetti pubblici o privati, non siano stati di fatto tutelati. In questo contesto, particolarmente grave appare il fenomeno dell'occupazione abusiva di abitazioni private ed è diffuso in zone scarsamente abitate in alcuni periodi dell'anno, quali località di villeggiatura, ma è altresì frequente anche in contesti urbani, come ha dimostrato l'eclatante caso, avvenuto nell'ottobre del 2021, dell'anziano signore romano che rientrato a casa dopo una degenza ospedaliera l'ha trovata illecitamente occupata. Tra le principali cause che alimentano il fenomeno delle occupazioni abusive figurano anche gli aspetti legislativi. La tutela giudiziale in favore del proprietario di un immobile occupato abusivamente può essere sia penale che civile. In sede penale, a seguito della denuncia alla competente procura della Repubblica, sono ipotizzabili diverse fattispecie di reato, in primo luogo quelle dell'invasione di terreni o edifici (articolo 633 del codice penale), punita con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 103 a 1.032 euro, e della turbativa violenta del possesso di cose immobili (articolo 634 del codice penale), punita con la reclusione fino a due anni e con la multa da 103 a 309 euro. Ulteriori fattispecie contestabili sono funzionalmente collegate all'occupazione abusiva: la violazione di domicilio (articolo 614 del codice penale), il danneggiamento (articolo 635 del codice penale) e il furto (articoli 624 e 625 del codice penale). L'argomento delle occupazioni arbitrarie, cosiddetto « furto di case », può, ad avviso dei proponenti, essere ricondotto a due distinte disposizioni normative: a) invasione di terreni o edifici (articolo 633 del codice penale); b) turbativa violenta del possesso di cose immobili (articolo 634 del codice penale). Entrambe le fattispecie descritte non sono, tuttavia, soddisfacenti. Il concetto di invasione si ricollega sul piano storico-culturale a fenomeni di massa in occasione di forme di proteste socio-economiche. La dottrina, inoltre, ritiene che « Per “invasione” si intende l'introduzione o l'immissione arbitraria in un immobile altrui, per un tempo giuridicamente apprezzabile, la quale non costituisce, però, una vera e propria occupazione. È, peraltro, indifferente che l'invasione sia totale o parziale, oppure che l'avente diritto venga spogliato del suo godimento totalmente o soltanto parzialmente ». La turbativa violenta di cui all'articolo 634, invece, presuppone la violenza o la minaccia alla persona. Ciononostante, sembra essere la disposizione più adatta a tutelare il possesso del bene, se adeguatamente integrata con le esigenze di allargata protezione necessarie, con riferimento ai casi qui in esame. Inoltre, le pene attualmente previste dall'articolo 633 del codice penale non fungono da effettivo deterrente, atteso che consentono al soggetto agente, in caso di condanna, di poter beneficiare della sospensione condizionale della pena o, anche qualora la pena irrogata sia superiore a tre anni, di poter in ogni caso accedere ad ulteriori benefìci che, di fatto, ne escludono l'esecuzione. A ciò si aggiunga il fatto che, in caso di flagranza di reato, non è consentito l'arresto né l'adozione di misure cautelari, salvo per le ipotesi aggravate previste dallo stesso articolo 633 del codice penale, quando l'invasione arbitraria è commessa da più di cinque persone o da persona palesemente armata, per le quali è consentito l'arresto facoltativo. Appare evidente, quindi, che il sistema sanzionatorio vigente, improntato a politiche deflative, tende a lasciare sostanzialmente impuniti gli autori del delitto e, circostanza ancora più grave, non assicura un'adeguata e repentina tutela della persona offesa, privata della propria abitazione. Al riguardo occorre, infatti, rilevare che la persona offesa, che – secondo la norma penale – può essere sia colui che vanta il diritto di proprietà sull'immobile occupato abusivamente sia una terza persona che su di esso vanta un legittimo diritto di godimento, sovente deve attendere anni prima di essere reintegrata nel possesso del proprio immobile, con gravi ripercussioni economiche, oltre che esistenziali. La persona « spossessata », infatti, non solo deve provvedere alle spese legali per l'avvio di un procedimento civile o penale al fine di tutelare i propri diritti, ma deve anche continuare a pagare le imposte che gravano su quell'immobile e che lo Stato esige sebbene persista l'occupazione abusiva. In sede civile, il proprietario dell'immobile può, invece, avvalersi delle cosiddette azioni petitorie: in primo luogo l'azione di rivendicazione (articolo 948 del codice civile), con la quale il proprietario può rivendicare la cosa da chiunque la possiede o detiene; oppure può tutelarsi in via d'urgenza ricorrendo al giudice per ottenere la reintegrazione nel possesso (articolo 1168 del codice civile), un'azione che oltre al proprietario spetta anche all'usufruttuario o al conduttore in locazione dell'immobile. Durante la XVII legislatura il Governo ha approvato il decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, con l'obiettivo di definire i percorsi attraverso i quali l'autorità di pubblica sicurezza, sentito il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, può mettere a disposizione la forza pubblica per procedere allo sgombero in esecuzione di provvedimenti dell'autorità giudiziaria.