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Per questo motivo si dispone che il bonus bebè sia riconosciuto al genitore con situazione economica Isee non superiore a 35 mila euro (articolo 4) e che il contributo per i servizi di baby sitter sia erogato non in sostituzione del congedo parentale in un'ottica di favorire il rientro lavorativo come previsto dalla legge n. 92 del 2012, bensì in sostituzione dell'impossibilità di accedere ad asili nido o altre strutture per l'infanzia, perché si ritiene che le carenze di welfare territoriale non debbano ricadere in termini di costi sulle famiglie. La legge di stabilita per il 2016 ha, dunque, prorogato per l'anno in corso il voucher baby sitting del valore di 600 euro per massimo sei mesi. La presente proposta riduce l'importo a 500 euro mensili, ma ne prevede l'erogazione per tutto il periodo di mancato accesso agli asili nido o a strutture similari (articolo 6). Con le disposizioni contenute nel capo III, si intende introdurre agevolazioni fiscali permanenti, prevedendo l'applicazione dell'aliquota Iva ridotta sui prodotti di prima necessità per l'infanzia (articolo 7), la detraibilità, fino all'importo di 30 mila euro, delle spese sostenute per la celebrazione delle nozze (articolo 8) e l'inserimento, nel nostro ordinamento, del quoziente familiare, ritenendo ormai non più procrastinabile una revisione della tassazione che preveda un'imposizione fiscale basata sul numero dei componenti del nucleo familiare (articolo 9). In merito all'aliquota Iva, è bene ricordare che in Italia su beni di prima necessità per gli adulti, come pane e latte, è applicata l'aliquota Iva agevolata, ma non è previsto altrettanto sugli identici beni per l'infanzia. Inoltre, in virtù di accordi speciali, Paesi come il Regno Unito e l'Irlanda applicano aliquota zero sui prodotti per l'infanzia, quali vestitini e calzature, mentre Paesi come Portogallo, Polonia e Repubblica Ceca applicano un regime Iva ridotto sui pannolini. È indubbio che si tratta di politiche a sostegno della famiglia che, se attuate anche nel nostro Paese, possono rappresentare un valido contributo per la crescita demografica. Quanto all'introduzione nel nostro sistema fiscale del quoziente familiare sul modello francese, secondo uno studio della Cgia di Mestre, le famiglie italiane con redditi medio-bassi arriverebbero a risparmiare fino a 14.500 euro all'anno. In Italia attualmente a parità di reddito e di numero dei familiari a carico, la tassazione penalizza le famiglie monoreddito, che, invece, beneficerebbero di una tassazione proporzionale ai carichi familiari. Infine, con l'articolo 10, si intende agevolare le lavoratrici madri sotto il profilo pensionistico, considerato il doppio ruolo che la donna svolge nella nostra società, appunto quella di madre e di lavoratrice. Per questo motivo, con il comma 1 si intende riconoscere alla lavoratrice una sorta di accesso anticipato alla pensione, accreditandole due anni di contributi figurativi per ogni primo figlio nato o adottato ed un anno di contribuzione figurativa per ogni figlio nato o adottato successivo al primo. Il comma 2, invece, muovendo dall'assunto che lo Stato i soldi del contribuente li ha comunque incassati, intende evitare che i versamenti contributivi delle donne che per scelta o necessità hanno abbandonato il lavoro per dedicarsi alle cure familiari diventino «silenti» e pertanto disciplina la possibilità di rimborso dei contributi per coloro che non conseguono i requisiti minimi per il pensionamento. Tale possibilità, peraltro, è stata riconosciuta a lungo ai lavoratori extracomunitari che rientravano nel proprio Paese una volta terminata l'attività lavorativa in Italia, in virtù dell'ex comma 11 dell'articolo 22 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, poi abrogato dalla legge n. 189 del 2002.. I NORME GENERALI 1 (Finalità) 1 La presente legge ha lo scopo di dare piena attuazione ai princìpi costituzionali di cui agli articoli 29, 30 e 31, a tutela e sostegno della famiglia naturale quale unico soggetto sociale con funzioni procreative, educative e formative. 2 Le finalità di cui al comma 1 sono perseguite mediante: a l'affermazione di princìpi fondamentali come il divieto di matrimoni tra persone delle stesso sesso, l'obbligo di utilizzo esclusivo dei termini di padre e di madre per qualificare i genitori e l'esclusività dei genitori nel ruolo di educatori morali e sessuali dei propri figli; b politiche di incentivazione alla coniugalità e alla natalità attraverso detrazioni fiscali sulle spese matrimoniali e sui prodotti per la prima infanzia; c revisione del sistema di imposizione fiscale con l'introduzione del quoziente familiare; d misure previdenziali in favore delle lavoratrici madri. 2 (Princìpi fondamentali) 1 In conformità agli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione è vietata la contrazione di matrimoni tra persone delle stesso sesso. 2 È fatto altresì divieto di impiegare denominazioni diverse da quelle di padre e di madre per indicare i genitori in atti e documenti emessi da pubbliche amministrazioni, ovvero oggetto di autocertificazioni, nel rispetto delle figure tradizionali della famiglia. 3 Chiunque contravviene alle disposizioni di cui al comma 2 compie un illecito amministrativo ed è punito con una sanzione pecuniaria da 3.000 a 10.000 euro. 4 È compito esclusivo dei genitori guidare l'educazione morale e sessuale dei propri figli. 5 È fatto divieto alle scuole di ogni ordine e grado promuovere, in attività curriculare o extracurriculare, la cultura gender nonché progetti in contrasto con la famiglia naturale, senza il preventivo consenso informato da parte dei genitori degli alunni e senza l'inserimento della medesima attività scolastica nel Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF) con l'assenso dell'associazione dei genitori. Resta fermo il diritto delle famiglie e degli alunni di chiedere l'esonero dalla partecipazione a tali attività e progetti. 6 I docenti che non intendono partecipare alle attività e ai progetti di cui al comma 5 possono sollevare questione di obiezione di coscienza con il dirigente scolastico. 3 (Soggetti destinatari) 1 Gli interventi di cui alla presente legge sono rivolti, in via esclusiva, ai cittadini italiani o dell’Unione europea, nonché ai cittadini extracomunitari residenti sul territorio nazionale in maniera continuativa e permanente da oltre dieci anni, legalmente e civilmente sposati e componenti di nuclei familiari. II MISURE A SOSTEGNO DELLA FAMIGLIA 4 ( Bonus -bebè) 1 Al fine di incentivare la natalità e contribuire alle spese per il suo sostegno, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, per ogni figlio nato o adottato nel corso dell'anno solare, è riconosciuto un assegno di importo pari a 1.000 euro annui erogato mensilmente a decorrere dal mese di nascita o adozione.