[pronunce]

questo principio «risponde ad una valutazione di politica legislativa che fuoriesce dal campo di applicazione della Cedu, poiché involgente una materia che costituisce uno dei terreni riservati alla sovranità degli Stati» firmatari della Convenzione. Nel caso in cui la misura patrimoniale sia proposta entro cinque anni dal decesso del de cuius, il contraddittorio deve essere instaurato nei confronti dei successori a titolo universale o particolare della persona proposta, che potranno far valere tutti gli elementi utili a contestare la sussistenza dei requisiti necessari per l'adozione della confisca. La disciplina della confisca tiene conto, ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, della giurisprudenza della Corte EDU, che ha espressamente enunciato il principio secondo cui «è compito della Corte europea, chiamata a pronunciarsi sui singoli casi, stabilire se nella disciplina sub iudice è stato conservato il giusto equilibrio tra le esigenze di ordine generale (in questo caso la prevenzione sociale) e la tutela dei diritti fondamentali dell'individuo (il diritto di proprietà), tenendo conto del margine insindacabile di valutazione (discrezionale) riconosciuto a ciascuno Stato (...)».1.- Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, seconda sezione penale, con ordinanza del 3 marzo 2011 (r.o. n. 178 del 2011) ha sollevato, per violazione degli articoli 24, primo e secondo comma, e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2-ter, undicesimo comma, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere). In forza di tale comma, aggiunto dall'art. 10, comma 1, lettera d), numero 4, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, come sostituito dalla legge di conversione 24 luglio 2008, n. 125, «la confisca può essere proposta, in caso di morte del soggetto nei confronti del quale potrebbe essere disposta, nei riguardi dei successori a titolo universale o particolare, entro il termine di cinque anni dal decesso». Il rimettente censura la disposizione indicata sviluppando le sue argomentazioni su un duplice piano. 1.1.- Sotto un primo aspetto, l'ordinanza di rimessione deduce la violazione delle garanzie processuali, facendo riferimento al soggetto nei confronti del quale la confisca avrebbe dovuto essere disposta, ossia al soggetto deceduto: il rimettente, tra l'altro, rileva che «neppure sarebbe ipotizzabile immaginare un contraddittorio instaurato validamente con un eventuale difensore del de cuius (che si facesse carico di difendere la sua posizione sia in ordine ai profili personali che patrimoniali della procedura)» e ciò in quanto, da una parte, l'art. 2-ter, undicesimo comma, della legge n. 575 del 1965 contempla solo i successori come soggetti nei cui confronti avanzare la proposta di confisca di prevenzione e, dall'altra, l'ordinamento non prevede tale evenienza, comportando la morte dell'interessato l'immediata estinzione del rapporto processuale. 1.2.- Sotto un secondo aspetto, il rimettente mette in evidenza che «il legislatore ha costruito la fattispecie prescindendo dalla posizione del de cuius pericoloso e ritenendo integrato il contraddittorio formale nei confronti dei suoi successori a titolo universale o particolare». Da questo punto di vista, il rimettente esclude la praticabilità di una via, alternativa alla questione di legittimità costituzionale, che valorizzi, ai fini del vaglio incidentale sulla pericolosità del de cuius, il «materiale istruttorio» raccolto, in contraddittorio, nell'ambito di un procedimento già svoltosi nei confronti del proposto poi deceduto per reati dai quali sia possibile desumere la sua qualità di indiziato ai sensi dell'art. 1 della legge n. 575 del 1965: tale soluzione a suo avviso «non appare soddisfacente proprio sotto il profilo del diritto di difesa e del principio del contraddittorio e della parità delle armi, sanciti dagli articoli 24 e 111 della Costituzione», in quanto prescinde dalla «possibilità che il soggetto nei cui confronti si formula pur sempre un giudizio di pericolosità (ma anche di disponibilità, sproporzione ed illecita provenienza dei beni) si difenda sul punto in quella che è la sede propria dell'accertamento», ossia nel procedimento di prevenzione instaurato dopo la morte e in relazione alle sue finalità specifiche. Secondo il rimettente, in tale procedimento l'esigenza di difesa «non appare adeguatamente soddisfatta dal meccanismo contemplato dal legislatore, ossia quello dell'instaurazione del contraddittorio con i successori a titolo universale o particolare, con una previsione che appare dettata più al fine di consentire l'instaurazione del procedimento, che non un valido ed effettivo contraddittorio su ciascuna delle valutazioni demandate al giudice (sussistenza degli indizi di appartenenza del proposto deceduto ad associazioni mafiose; verifica della disponibilità da parte di quest'ultimo di beni; verifica dei presupposti di sproporzione ed illecita provenienza)». Ad avviso del rimettente, infatti, «mal si comprende come potrebbero i successori difendersi efficacemente (e non ricoprire soltanto un ruolo formale di parte processuale) su vicende che hanno coinvolto il loro ascendente e delle quali potrebbero non essere a conoscenza». 2.- Preliminarmente deve rilevarsi che, successivamente all'ordinanza di rimessione, è stato emanato il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), che all'art. 18 - inserito nel Titolo II (Le misure di prevenzione patrimoniali) del Libro I (Le misure di prevenzione) - riproduce, con alcune variazioni lessicali, la disposizione censurata; infatti, il terzo comma dell'art. 18 è così formulato: «Il procedimento di prevenzione patrimoniale può essere iniziato anche in caso di morte del soggetto nei confronti del quale potrebbe essere disposta la confisca; in tal caso la richiesta di applicazione della misura di prevenzione può essere proposta nei riguardi dei successori a titolo universale o particolare entro il termine di cinque anni dal decesso». La nuova disposizione, tuttavia, non trova applicazione al caso in esame, in forza dell'art. 117, comma 1, dello stesso d.lgs. n. 159 del 2011, a norma del quale: «Le disposizioni contenute nel libro I non si applicano ai procedimenti nei quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sia già stata formulata proposta di applicazione della misura di prevenzione. In tali casi, continuano ad applicarsi le norme previgenti». Nel giudizio a quo, come risulta dall'ordinanza di rimessione, la richiesta di sequestro e di successiva confisca, ai sensi dell'art. 2-ter della legge n. 575 del 1965, è stata avanzata con proposta depositata il 30 settembre 2009. 3.- Sempre in via preliminare, deve rilevarsi che il dispositivo dell'ordinanza di rimessione fa riferimento alla violazione - oltre che dell'art. 24, secondo comma, e dell'art. 111 Cost. - dell'art. 24, primo comma, Cost.: