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Il presente disegno di legge prevede, in realtà, anche altro: una serie di istituti e di misure che diano la possibilità a disoccupati e inoccupati di poter percepire complessivamente un reddito stabile di circa 900/1.000 euro mensili pur rimanendo ufficialmente disoccupati. Stiamo disegnando quindi un quadro che va anche oltre il RMG e che disegna un nuovo welfare , un quadro che traccia le linee di una vera difesa della società parallela dei più poveri (da noi chiamata seconda società ) secondo criteri retristributivi universalistici. In questo senso, si può parlare di due accezioni di RMG presenti in questo disegno di legge: un'accezione di RMG in senso stretto e un'accezione di RMG in senso lato con due ulteriori istituti accessori e complementari a quello del RMG in senso stretto. Il presente disegno di legge ha i seguenti punti di forza: -- permette al finanziatore pubblico di programmare economicamente in modo molto preciso la copertura di eventuali modifiche estensive del RMG, in quanto si basa su una politica di budget che richiede necessariamente prima l'individuazione dei beneficiari, poi le risorse da utilizzare, il numero dei beneficiari e, in seguito, le possibili modifiche migliorative da apportare al sistema amministrativo di supporto alla misura. Questa caratteristica dovrebbe essere teoricamente la base su cui si dovrebbe fondare ogni disegno di legge, ma sappiamo che nella realtà ciò avviene raramente. In prospettiva, è già possibile immaginare alcune riforme necessarie per poter migliorare l'efficacia del RMG: 1) riforma dei centri per l'impiego; 2) revisione progressiva delle leggi su NASpI (nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego) e sugli attuali ammortizzatori sociali; 3) estensione a tutti i soggetti beneficiari del RMG della possibilità di apertura delle partite IVA supermarginali; 4) eliminazione del versamento del minimo contributivo per tutte le partite IVA supermarginali; 5) riforma previdenziale orientata a una separazione tra gli interventi assistenziali e le forme previdenziali; -- consente il varo e l'entrata in vigore del RMG in tempi estremamente rapidi in quanto non gravato da una pesante sovrastruttura di preliminari adempimenti burocratici; -- affronta, sia in modo immediato che in modo prospettico, i problemi rilevati in molti paesi europei dal cosiddetto workfare , a causa dell'eccessiva rigidità che spesso si instaura nel rapporto tra beneficiari e centri di collocamento. Nell'immediatezza, la dinamicità del nostro disegno di legge permette al beneficiario di avere un ventaglio di scelte che gli permettono di poter programmare il suo futuro senza perdere la condizione di disoccupato. È necessario affrontare subito il «mostro dell'emarginazione sociale ed economica», mantenendo in ordine i conti e potendo creare uno spazio idoneo alla preparazione di future proposte migliorative del RMG e dell'organizzazione a suo supporto. Sotto questo determinante punto di vista, il presente disegno di legge, anche se apparentemente sembra il più costoso, in realtà è proprio il meno costoso, il più selettivo, il più preciso nei criteri di erogazione e nelle voci di copertura. Il presente disegno di legge introduce degli aspetti molto innovativi nella problematica dei costi e dei rischi connessi con l'istituzione di forme di RMG universale. In primis , contrariamente a quello che è diventato ormai un luogo comune sul RMG, il presente disegno di legge stimola l'iniziativa individuale, pur permanendo il beneficiario nella condizione ufficiale di disoccupato o di inoccupato. Infatti, se prendiamo in considerazione l'accezione ristretta di RMG ivi presente, possiamo vedere che si tratta di una erogazione pro-capite di 416 euro mensili, la più bassa tra le ipotesi contemplate nelle altre proposte di legge giacenti finora in Parlamento su questa tematica. L'impegno finanziario dello Stato sul RMG in senso stretto non va oltre quella cifra che non solo è una cifra proporzionata, ma anche una cifra che non dovrebbe consentire, come più di qualcuno teme, il fenomeno dell'appagamento «parassitario», stimolando altresì il soggetto beneficiario a darsi da fare ulteriormente sfruttando la peculiarità del presente disegno di legge, e cioè l'integrazione del RMG con due moduli accessori e complementari. Ma si potrebbe dire anche altro: in base al meccanismo specifico previsto da questo disegno di legge lo Stato ci andrebbe addirittura a guadagnare, per la prima volta pagando i soggetti che optano anche per l'integrazione del secondo modulo soltanto per il 30 per cento del salario corrispondente a quello dei dipendenti statali al più basso livello di retribuzione. Ci guadagnerebbe una seconda volta in termini di incremento del PIL rinveniente dall'attività di tutte le partite IVA supermarginali che il presente disegno di legge incentiva e incoraggia, per non menzionare la stessa circolazione di quei 20 miliardi di euro relativi al primo modulo, e cioè al RMG in senso stretto, che rappresenterebbe per lo Stato una bella boccata di ossigeno in quanto sicuramente porterebbe all'incremento di diversi decimali di PIL (almeno un + 0,4 per cento solamente dal primo modulo).. 1 (Istituzione del reddito minimo garantito) 1 Al fine di alleviare le gravissime condizioni sociali della parte più sofferente del Paese, è istituito il reddito minimo garantito, anche in attuazione dell'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e degli atti conseguenti adottati dall'Unione europea. Il reddito minimo garantito è a tempo indeterminato, fatti salvi i casi di esclusione, sospensione, perdita definitiva dei benefici e cambiamenti di status previsti dalla presente legge. 2 Il reddito minimo garantito ha lo scopo di rimuovere gli ambiti di esclusione e disagio economico e sociale e di attuare i princìpi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione, nel rispetto della dignità umana e degli elementari diritti sociali di ogni cittadino. 3 Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge è emanato un regolamento d'attuazione ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera b) , della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. 2 (Definizione del reddito minimo garantito) 1 Per reddito minimo garantito si intendono diversi provvedimenti sotto forma di erogazione monetaria e di prestazioni integrative secondo due accezioni: a reddito minimo garantito in senso stretto -- RMG (ss), che consiste in una erogazione monetaria mensile a tempo indeterminato di euro 416 esentasse ed impignorabili. L'erogazione in danaro è rivalutata annualmente secondo i coefficienti annuali dell’indice dei prezzi al consumo per le rivalutazioni monetarie delle tabelle ISTAT sul costo della vita; b reddito minimo garantito in senso lato -- RMG (sl), che consiste nella somma tra il reddito di cui alla lettera a) ed il reddito derivante dalla partecipazione all'esercito del lavoro di cui all’articolo 3, nonché la facoltà di aprire e gestire una partita IVA supermarginale di cui all’articolo 4; c prestazioni integrative, ai sensi della presente legge. 2 Le opzioni di cui al comma 1 sono definite prestazioni facoltative laddove attengano alla possibilità del beneficiario di modularne l'applicazione.