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Il senso di ciò è mettere ordine nell'intricata matassa della gerarchia delle fonti, capire quale sia il ruolo svolto effettivamente dall'eventuale presenza di soggetti criminali in relazione al riciclaggio di denaro, alla manipolazione dei terminali di gioco, ma anche alla creazione di una rete parallela dell'usura in cui finiscono molti dei soggetti deboli che vengono risucchiati da questo vortice, verificare quale sia l'impatto delle trasformazioni tecnologiche del sistema, a partire dal gioco on-line , che ha finito per assumere un ruolo preponderante in alcuni settori, nei quali si dovrà intervenire sotto il profilo normativo, e verificare l'efficacia della disciplina pubblica in relazione alla tutela dei soggetti più deboli e al contrasto della diffusione del disturbo da gioco d'azzardo. Colleghi, non elenco i contenuti, che vedrete dettagliati nell'articolo 3 del testo al nostro esame. Mi sento però di dire che il testo è stato il frutto di un lavoro corale, per cui voglio ringraziare in primis il relatore, senatore Pittella, perché c'erano sensibilità diverse, ma insieme al Presidente della Commissione siamo riusciti a portarle a sintesi, con un obiettivo ambizioso. Questo è il quadro: adesso è importante che questo lavoro di analisi venga fatto senza il velo del pre-giudizio, nel senso etimologico del termine e con un atteggiamento che, permettendomi di prendere a prestito le parole di Tacito all'inizio degli "Annales", sia veramente sine ira et studio, ovvero senza animosità e simpatia. Solo così, con questa Commissione di inchiesta, avremo l'opportunità di cogliere un'occasione da lungo aspettata, come ho cercato di sunteggiare, e di fornire un piccolo ma importante servizio al Paese. Con questo spirito costruttivo, il Gruppo Italia Viva dice un convinto sì all'approvazione della proposta di inchiesta parlamentare al nostro esame. (Applausi) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, inizio il mio intervento con una premessa, che è però sostanziale nella valutazione che andremo a fare sulla Commissione d'inchiesta. Colleghi, ben venga questa Commissione: lo spiegheremo e lo motiveremo. Non possiamo però non ricordare all'Assemblea, ai colleghi della maggioranza, ai colleghi del centrodestra, agli amici della Lega e di Forza Italia, che, se c'era bisogno di questa Commissione, riteniamo da tempo ci sia bisogno anche di una Commissione sul tema del Covid-19 e della pandemia, che faccia chiarezza su come è stata gestita la pandemia da Covid-19. Ci aspettiamo dunque che la stessa positività, che oggi motiveremo a favore della presente Commissione, possa al più presto arrivare anche per un tema che molti italiani da tempo attendono venga affrontato, con identica serietà e impegno. Detto questo, vorrei fare delle considerazioni anche terminologiche, a proposito della Commissione in oggetto, che dal titolo vediamo essere una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore del gioco pubblico in Italia e sul contrasto al gioco illegale. Bene, a livello terminologico credo sarebbe stato più corretto - lo dico anche per far capire come ci poniamo su questo tema - parlare di una Commissione di inchiesta sul fenomeno patologico, cioè sul gioco illegale, e di una Commissione di indagine su quello che è invece il fenomeno fisiologico, cioè sul gioco pubblico e legale. Con questo spirito ci approcceremo a questa Commissione, che sicuramente dovrà essere d'inchiesta sul fenomeno in crescita - ahimè - del gioco illecito e che dovrà essere invece, in modo costruttivo, di indagine sul gioco pubblico e legale. Una distinzione terminologica che non è formale, ma assolutamente sostanziale. Arrivo ora agli aspetti fondamentali e pregnanti di una tale Commissione, che credo possiamo sostanzialmente individuare in tre passaggi: la problematica delle ludopatie, che certamente è presente in tutti noi, la problematica dell'illegalità e delle mafie, sulle quali tornerò, e le problematiche - permettetemelo di dire anche con un po' di pathos - del gioco pubblico. Tali problematiche hanno riguardato un settore composto da decine di migliaia di piccole imprese e da oltre 150.000 occupati, che stanno soffrendo per gli oltre tredici mesi di lockdown . Non dimentichiamoci che i sacrifici che sono stati spesso erroneamente imposti, come abbiamo più volte sottolineato, a tante imprese italiane, ai bar, ai ristoranti e alle palestre, sono sacrifici che vedono negli operatori del gioco pubblico, cioè nei concessionari dello Stato (non dimentichiamocelo), coloro che più sono stati colpiti e meno sono stati aiutati. Quindi ricordiamoci - anche la Commissione se lo dovrà ricordare - di decine di migliaia di operatori del gioco pubblico e di oltre 150.000 occupati nel settore. Venendo quindi ai singoli aspetti, c'è il tema della ludopatia. Quando si approccia il fenomeno del gioco, non si può non pensare anche a questo problema. Dobbiamo ricordare che il gioco di per sé non è una patologia, come non sono una patologia l'alcol, il cibo e tanti piaceri della vita. Lo possono diventare; qui sta la discriminante che una persona di pensiero liberale non può non considerare. Questo è il primo aspetto che dobbiamo prendere come riferimento quando affrontiamo il tema delle ludopatie. A questo riguardo, dobbiamo subito dire che la patologia, cioè il degenerare della passione per il gioco, trova una barriera prima di tutto negli operatori del gioco pubblico, perché questi sono gli unici che devono attenersi alle regole date, che possono controllare che i minori non giochino e che possono controllare i fenomeni degenerativi. In sostanza, le normative, le limitazioni e le tutele che vogliamo porre e che abbiamo posto per salvaguardare le persone da questa patologia vedono negli operatori legali i primi artefici e sostenitori. Viceversa, laddove, spesso anche in modo insensato, le Regioni hanno provocato di fatto le chiusure degli operatori del gioco legale (penso ad esempio al Piemonte o all'Emilia-Romagna), in quelle Regioni statisticamente è esploso il gioco illegale e hanno brindato a champagne - come dico spesso - le mafie e l'illegalità, cioè gli operatori che prosperano sulla chiusura del gioco legale, che non si attendono altro che norme restrittive e proibizionismo crescente, perché lì guadagnano e brindano. Questo dobbiamo dircelo chiaramente. Pertanto, anche in quest'ottica, c'è il tema delle riforme, un altro aspetto che dovremo considerare nelle indicazioni che la Commissione poi dovrà dare. Che tipo di riforme vogliamo andare a promuovere? Quale sarà la strada da tracciare? Sarà una strada - che ritengo non auspicabile - di ghettizzazione del gioco, magari nelle grandi sale, dove naturalmente il giocatore viziato, patologico e che si isola trova purtroppo un contesto, un habitat per peggiorare nel proprio vizio, ovvero dovremo favorire invece gli operatori delle cosiddette macchinette nelle quali al massimo si possono inserire uno o 200 euro? Qui sta infatti il discrimine tra la macchinetta da intrattenimento, da una parte, e le sale giochi professionali alla casinò dall'altra: