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L’ articolo 6 determina l’onere derivante a carico delle finanze pubbliche dalle disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 in 300 milioni di euro annui per il 2013, per il 2014 e per il 2015. Istituisce inoltre il «Fondo nazionale a sostegno del pensionamento flessibile e della solidarietà intergenerazionale», necessario per l’implementazione delle misure di cui agli stessi articoli 2 e 3. Ai fini della copertura finanziaria, l’ articolo 7 dispone la soppressione di incentivi alle imprese, sulla scorta del progetto elaborato da Francesco Giavazzi, distinguendo tra le abrogazioni dirette e le abrogazioni che richiedono un ulteriore provvedimento di natura regolamentare. I commi 4 e 5 individuano gli incentivi che devono e quelli che possono essere conservati, indicando rispettivamente: a) tra quelli che devono essere conservati gli incentivi finanziabili con fondi europei, quelli diretti a compensare l’adempimento di obblighi di servizio pubblico e quelli che corrispondano all’intendimento di promuovere iniziative di istruzione, ricerca, sanità, assistenza sociale, potenziamento delle infrastrutture dei trasporti; b) tra quelli che possono essere conservati gli incentivi finalizzati a progetti di interesse europeo di primaria importanza, nonché quelli diretti a promuovere la cultura o la conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico, paesaggistico o ambientale. L’ articolo 8 , prevede che i risparmi rivenienti dal riordino degli incentivi di cui all’articolo precedente, quantificabili in circa 2,5 miliardi di euro annui, siano impiegati in parte (600 milioni nel 2013, 900 in ciascuno dei tre anni successivi) per la copertura finanziaria della maggiore spesa derivante dagli articoli 2, 3 e 6; per la parte restante siano destinati alla riduzione del costo del lavoro, nella forma di un abbattimento dell’IRAP, mediante riduzione della parte della sua base imponibile costituita dal costo del lavoro. Negli anni successivi al 2016, esaurita la fase transitoria in cui operano le misure di cui all’articolo 6, l’intero ammontare dei risparmi prodotti dal riordino degli incentivi alle imprese sarà destinato alla riduzione del cuneo fiscale e contributivo sui redditi di lavoro.. Art. 1. (Incentivo alla riduzione dell’orario di lavoro in prossimità dell’età di pensionamento) 1. Nel quinquennio precedente al conseguimento dei requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia, a norma dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, i lavoratori possono concordare con il datore di lavoro la riduzione del proprio orario di lavoro, con qualsiasi modalità di distribuzione dell’orario stesso, anche secondo clausole elastiche o flessibili di qualsiasi tipo, beneficiando della facoltà di cui al comma 2. Non si applicano in tali casi le disposizioni degli articoli 2, comma 2, 3, commi 2, 7, 8 e 9, 5, commi 2 e 3, e 8, commi 2, 2- bis e 3, del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61. Resta ferma l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 5, comma 1, del citato decreto legislativo n. 61 del 2000, ove ne ricorrano i presupposti. 2. A seguito della riduzione dell’orario prevista dal comma 1 il lavoratore ha diritto, per la durata massima di cinque anni, a integrare i versamenti contributivi senza alcun onere fiscale o contributivo aggiuntivo, fino a concorrenza con la contribuzione corrispondente all’orario normale previsto dai contratti collettivi sottoscritti dai sindacati comparativamente più rappresentativi. La detta integrazione può essere assunta in tutto o in parte dal datore di lavoro, senza che ne derivi a carico suo o del prestatore alcun onere fiscale e contributivo aggiuntivo e senza che questo possa dar luogo a incidenze o ricalcoli in relazione al trattamento di fine rapporto o a qualsiasi altra voce retributiva. Art. 2. (Coniugazione di lavoro a tempo parziale e pensione) 1. I lavoratori che abbiano pattuito la riduzione dell’orario a norma dell’articolo 1 hanno diritto a un anticipo di pensione, erogato in ratei mensili per tredici mensilità, a decorrere dalla data di decorrenza della riduzione stessa. Ai fini del calcolo dei ratei anticipati di pensione viene assunto a riferimento l’importo della pensione corrispondente a quanto sarebbe maturato, a condizioni invariate e tenendo conto dell’integrazione contributiva di cui all’articolo 1, comma 2, alla data di raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia ovvero, se maturati prima, dei requisiti per il pensionamento anticipato. 2. I ratei di pensione anticipata sono calcolati applicandosi all’importo di cui al comma 1 la percentuale corrispondente alla riduzione di orario di lavoro concordata a norma dell’articolo 1. I ratei stessi sono poi ricalcolati, alla data del pensionamento effettivo, in modo tale da scontare, in misura fissa su base mensile, i ratei anticipati di pensione già corrisposti al lavoratore entro quindici anni dalla suddetta data. Art. 3. (Convenzione con la regione per l’attivazione del ponte occupazionale tra generazioni) 1. Una convenzione tra impresa, regione e Direzione regionale del lavoro può prevedere che, nel caso di accordo per la riduzione dell’orario di lavoro stipulato a norma dell’articolo 1, l’integrazione contributiva di cui al comma 2 del medesimo articolo sia versata all’istituto previdenziale competente per un terzo dalla regione e sia posta per un ulteriore terzo a carico del Fondo di cui all’articolo 6, nei limiti delle risorse di cui all’articolo 6, a condizione che, ogni due lavoratori anziani interessati dalla riduzione di orario, il datore di lavoro proceda, anche in deroga ai limiti numerici vigenti, all’assunzione di un giovane di età inferiore a ventinove anni con un contratto di apprendistato, oppure di un giovane di età non superiore a trentacinque anni con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. 2. Nel caso in cui il datore di lavoro proceda all’assunzione, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, di un giovane di età non superiore a trentacinque anni, la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è dovuta in misura fissa, corrispondente a quella prevista per gli apprendisti ai sensi del testo unico dell’apprendistato, di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, dal mese successivo a quello di decorrenza del contratto di lavoro del giovane di cui al presente comma e fino alla data di pensionamento effettivo del lavoratore anziano, per un periodo massimo di tre anni. Resta ferma la contribuzione a carico del lavoratore nella misura prevista per la generalità dei dipendenti del settore privato. 3. Al momento dell’assunzione con contratto a tempo indeterminato l’impresa predispone un piano formativo individuale recante l’indicazione nominativa del lavoratore designato quale tutor e l’individuazione dell’obiettivo professionale da conseguire. Tale piano deve essere comunicato al lavoratore nel termine di quindici giorni dalla data di inizio della prestazione. 4.