[massime]

Acque e acquedotti - Norme della Regione Siciliana - Disciplina del servizio idrico integrato - Previsione che le infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio sono di proprietà degli enti locali - Ricorso del Governo - Denunciata espropriazione ope legis di beni privati, impossibilità di valutare l'esistenza dei "motivi d'interesse generale", irragionevolezza, lesione del diritto all'indennizzo nonché della garanzia convenzionale della proprietà dei beni - Censure basate su erroneo presupposto interpretativo - Norma regionale meramente ricognitiva del regime delle infrastrutture del SII e priva di effetti espropriativi - Non fondatezza della questione.. È dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale - promossa dal Governo in riferimento agli artt. 3, primo comma, 42, terzo comma, e 117, primo comma, Cost. (quest'ultimo in relazione all'art. 1 Prot. addizionale alla CEDU) nonché all'art. 14 dello statuto speciale siciliano - dell'art. 1, comma 2, lett. c), della legge reg. Siciliana n. 19 del 2015, secondo cui gli acquedotti, le reti fognarie, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali. Contrariamente all'erroneo presupposto interpretativo del ricorrente, la norma regionale impugnata - letta nel più ampio contesto degli artt. 822 e seguenti cod. civ. e degli artt. 143, comma 1, e 153, comma 1, cod. ambiente - ha portata meramente ricognitiva del regime demaniale "accidentale" delle infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato, con la conseguenza che sono ad essa estranei i denunciati intenti ed effetti espropriativi.