[pronunce]

Infine, la censura relativa all'art. 24-bis del d.l. n. 95 del 2012 replicando esattamente le doglianze mosse nei confronti dell'art. 15, comma 22, dovrebbe ritenersi infondata per gli stessi motivi. 2.- Con successivo ricorso, notificato il 26 febbraio 2013 e depositato l'8 marzo 2013, iscritto al n. 41 del registro ricorsi 2013, la Regione autonoma Sardegna ha promosso questione di legittimità costituzionale, tra l'altro, dell'art. 1, commi 131 e 132, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013), in riferimento agli artt. 117, comma terzo, e 119, comma quarto, Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), all'art. 3 Cost., sotto il profilo dell'irragionevolezza della disciplina statale ed agli artt. 3, 4, 5, 6, 7 e 8 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna). Premette la ricorrente che le disposizioni impugnate innovano le previsioni dell'art. 15, commi 13 e 22, del decreto-legge n. 95 del 2012, come convertito, in quanto introducono nuove misure di contenimento dei tetti di spesa per l'acquisto di beni e servizi in ambito sanitario ed attuano, per l'effetto, l'ulteriore riduzione del fabbisogno del Servizio sanitario nazionale e del correlato finanziamento, stabilendo che il concorso regionale alla manovra avvenga mediante le procedure previste dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, e che, fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui al citato art. 27, il relativo importo sia «annualmente accantonato, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali». La difesa regionale sostiene che i sopra indicati risparmi di spesa si traducono in una lesione delle attribuzioni della Regione Sardegna, la quale, ai sensi dell'art. 1, comma 836, della legge n. 296 del 2006, gestisce e finanzia autonomamente la spesa sanitaria nel suo territorio. Con le norme censurate lo Stato ha esorbitato dall'ambito di competenza nella materia «coordinamento della finanza pubblica» di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., arrecando un vulnus all'autonomia finanziaria regionale tutelata dall'art. 7 dello statuto speciale e dall'art. 119 Cost., imponendo un contributo a carico del bilancio regionale per un periodo di tempo indeterminato e costringendo la Regione a «stornare» una quota del finanziamento della spesa sanitaria per contribuire alla finanza pubblica. Ciò comporta, altresì, la violazione dell'art. 8 dello statuto - anche in relazione al principio di ragionevolezza di cui all'art. 3, Cost. - in quanto lo Stato agisce direttamente sulle quote di compartecipazione alle entrate erariali senza aver portato a compimento la riforma della finanza regionale nelle forme, di maggior garanzia per le autonomie speciali, previste dalla legge n. 42 del 2009. Secondo la ricorrente sono, infine, violati l'art. 119, quarto comma, Cost., e gli artt. 3, 4, 5, 6 e 8 dello statuto speciale - in combinato disposto con l'art. 3 Cost. - in quanto il contributo richiesto dallo Stato impedisce, di fatto, alla Regione di provvedere all'integrale finanziamento delle funzioni pubbliche di cui essa è titolare. 2.1.- Con atto depositato il 4 aprile 2013, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso. Osserva la difesa erariale che le misure di contenimento della spesa introdotte con il comma 131 dell'art. 1 della legge n. 228 del 2012 - che hanno fatto seguito a quelle previste dall'art. 15 del d.l. n. 95 del 2012 - si traducono in una riduzione del finanziamento del Servizio sanitario nazionale da attuarsi in forma omogenea su tutto il territorio nazionale. In tale quadro, prosegue l'Avvocatura generale dello Stato, il richiamo alla procedura di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 garantisce il rispetto del principio di leale collaborazione tra lo Stato e le autonomie speciali, mentre l'accantonamento prudenziale a valere sulle quote di partecipazione ai tributi erariali è transitoriamente previsto per garantire, nelle more della piena attuazione del predetto art. 27, il rispetto degli obblighi assunti in sede comunitaria in un contesto di grave crisi economica. 3.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica del 24 marzo 2015 la difesa ricorrente ha depositato il verbale della deliberazione della Giunta regionale della Regione autonoma Sardegna n. 9/1 del 10 marzo 2015, con la quale la Regione - a seguito dell'accordo sottoscritto con lo Stato in data 21 luglio 2014 - ha rinunciato ai ricorsi indicati in epigrafe, dando atto del venir meno delle ragioni che avevano indotto alla proposizione degli stessi.1.- Con due distinti ricorsi (rispettivamente iscritti al n. 160 del registro ricorsi 2012 e al n. 41 del registro ricorsi 2013) la Regione autonoma Sardegna ha impugnato, tra gli altri, gli artt. 15, comma 22, e 24-bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135, e l'art. 1, commi 131 e 132, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013). Riservata a separate pronunce la decisione delle altre questioni promosse dalla Regione autonoma Sardegna nei confronti delle ulteriori disposizioni impugnate, va disposta la riunione dei ricorsi indicati in epigrafe in considerazione della loro connessione soggettiva, nonché parzialmente oggettiva in relazione ai parametri evocati. La difesa della Regione autonoma Sardegna, in prossimità dell'udienza del 24 marzo 2015, ha depositato il verbale della delibera di Giunta regionale n. 9/1 del 10 marzo 2015 di rinuncia ai ricorsi in esame. In tale delibera si dà atto del venir meno delle ragioni che avevano indotto alla proposizione dei ricorsi a seguito della stipula dell'accordo tra lo Stato e la medesima Regione in data 21 luglio 2014. In tale accordo è previsto che la Regione rinunci, fra gli altri, ai ricorsi aventi ad oggetto gli artt. 15, comma 22, e 24-bis del d.l. n. 95 del 2012, e l'art. 1, commi 131 e 132, della legge n. 228 del 2012.