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Insomma, si tratta di temi assolutamente da non sottovalutare. Come sappiamo perfettamente, le nuove guerre si combattono nel cyberspazio e noi stiamo cedendo in maniera del tutto gratuita - e, se vogliamo, anche inconsapevole - tutto quello che possediamo. E ciò avviene perché non abbiamo mai investito sulla formazione generalizzata e diffusa che pervade l'economia reale e che - secondo me - dovrebbe iniziare fin dalla scuola materna. I ragazzini "smanettano" sui device e, quindi, non sarebbe male pensare a introdurre il digitale come materia scolastica, in quanto la cultura deve crescere dal basso. Che cosa si può fare? Penso a un'infrastruttura di sicurezza nazionale intesa come una porta o finestra blindata - e non basterebbe comunque solo questa - e anche a delle piattaforme. I tecnici utilizzano il termine di security operations center (SOC) per indicare quegli strumenti che sono fondamentali soprattutto se messi a disposizione della piccola e media impresa, che non ha le competenze, né le risorse per poter far fronte a degli attacchi. Sapete quanta gente si accorge del furto di un computer , ma non di quello di dati? Come ho detto, serve una formazione che sia capillare... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, siamo sicuramente al centro di una grande rivoluzione tecnologica - lo vediamo quotidianamente - e la sicurezza dei nostri sistemi informatici assume una centralità assoluta. Nulla è più come prima. Come ricordava la collega Tiraboschi, siamo abituati a conflitti internazionali di stampo bellico, con l'utilizzo magari di carri armati, di razzi, di aerei, ma oggi siamo di fronte a uno scenario completamente diverso, che ci deve far riflettere e che vede l'Italia in una condizione di assoluta fragilità e vulnerabilità. Dobbiamo reagire e credo che la risposta che stiamo dando quest'oggi sia adeguata, ma dobbiamo sicuramente fare di più. Dobbiamo imparare a proteggere i nostri confini, innanzitutto quelli geografici, quelli terrestri e marittimi, che meritano pur sempre una grande attenzione, perché non esiste una Nazione senza confini. Vanno però protetti anche i confini del cyberspazio, i confini della tecnologia, quelli che attengono alle grandi strutture e infrastrutture. Penso - ad esempio - all'attacco alla Regione Lazio al quale si è fatto riferimento, con l'utilizzo di hacker che sono riusciti a sfondare le linee, mettendo in grave difficoltà la campagna vaccinale della Regione e lo stesso sistema del green pass , determinando una situazione che non ci saremmo aspettati prima. La difesa del cyberspazio diventa quindi fondamentale, perché proteggiamo sicuramente noi stessi, i nostri affetti, la nostra casa, ma dobbiamo proteggere l'Italia e, con essa, l'Europa, che si è già attivata a partire dal 2016 per richiedere maggiore attenzione su questo tema così delicato. Si tratta dunque di una questione di assoluta sovranità, che passa, circola e viaggia senz'altro di fianco a noi e sopra di noi. Abbiamo quindi la necessità di dare un monito, soprattutto alla politica, facendo attenzione anche alla classe dirigente che sarà chiamata a guidare il Paese: già sono stati 300 gli assunti, ma abbiamo necessità di avere personale altamente qualificato. Durante la Seconda guerra mondiale - correva l'anno 1941 - il Regno Unito, entrato in guerra da ormai due anni, si trovò di fronte a una situazione gravissima: se è vero che aveva radar e mezzi bellici molto importanti, è altrettanto vero che non riusciva a decodificare il codice enigma che veniva utilizzato dall'Asse. Per fare questo venne pubblicato sostanzialmente un enigma di difficilissima soluzione sul «The Daily Telegraph», un cruciverba particolare. Risposero in tantissimi, ma solo pochi riuscirono a dare la risposta giusta. Ebbene, i Servizi segreti di sua Maestà intervennero, riuscendo ad arruolare quelle persone in una grande operazione di crittoanalisi così da decodificare il codice enigma. A farlo furono linguisti, giocatori di scacchi, matematici, scienziati, persone di altissimo livello. Noi abbiamo la necessità di ricercare chi ha queste grandi capacità; in particolare, dovremmo anche testare la loro straordinaria fedeltà perché - come comprendete bene - su temi così delicati si deve andare in questa direzione. La sicurezza nazionale riguarda dunque non solamente l'economia, ma anche le strutture militari. Il 29 luglio abbiamo avuto un attacco. Dobbiamo rispondere con forza; non basta probabilmente il codice penale, con l'articolo 615- ter e, soprattutto, con la previsione del reato di tentata estorsione. Noi dobbiamo intervenire pesantemente. Credo che Forza Italia abbia partecipato in maniera fondamentale nel dare un contributo significativo al miglioramento del provvedimento in esame. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, siamo chiamati oggi a votare per il disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di cybersicurezza, un tema importante nell'ottica della progettazione del futuro, una delle sfide più grandi e più complesse che dovranno affrontare tutte le società del mondo. Due sono i punti di partenza da analizzare: il primo riguarda il rischio e sostanzialmente la vulnerabilità a cui è esposto il sistema informatico; il secondo riguarda il fatto che il dominio digitale sarà sempre uno dei fattori più determinanti per la concorrenza tra gli Stati. Il tema degli attacchi informatici ha caratterizzato gli ultimi anni in tutto il mondo; attacchi stranieri che hanno riguardato - ad esempio - i nostri Comuni, per non parlare della Colonial Pipeline, un oleodotto statunitense. Il sistema industriale mondiale molto spesso ha visto i propri sistemi hackerati, come nel caso delle acciaierie o del colosso della navigazione Maersk. Sono stati tanti gli esempi che si sono succeduti nel mondo negli ultimi anni, per non parlare della vicenda che ha riguardato la Regione Lazio recentemente. Gli attacchi informatici determinano dei costi per il sistema, costi legali, costi normativi e costi informatici, e c'è bisogno di dare delle risposte per ridurre tali costi e i rischi per i nostri cittadini. Per questo è stato fondamentale far crescere una radicata cultura della cybersicurezza, perché sono esposti ai rischi le pubbliche amministrazioni da un lato, ma anche il tessuto economico privato dall'altro. Spesso, il tessuto economico, soprattutto quello delle piccole e medie imprese, è molto esposto, perché i sistemi di sicurezza delle stesse sono deboli e le imprese non hanno le risorse sufficienti per far fronte ai costi. Se facciamo un paragone con il resto d'Europa, si impone una riflessione per evidenziare perché fosse così necessario un intervento nel nostro Paese. La Germania ha un'agenzia sulla cybersicurezza nata già nel 1991 con 1.200 dipendenti. Anche in Francia esiste un'agenzia che ha oltre mille dipendenti.