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In particolare, sottolineo come i mercati finanziari reagiscano soprattutto alla percepita dinamica del debito, piuttosto che al suo livello, per quanto elevato. Un programma di finanza pubblica che ponga il debito su un percorso decrescente farebbe ridurre i rendimenti che il Tesoro paga sui nostri titoli sovrani. La differenza può essere anche molto rilevante. Tali considerazioni diventano ancor più rilevanti alla luce della prospettata normalizzazione della politica monetaria. In conclusione, il mantenimento dell'impegno di riduzione del debito è condizione di stabilità finanziaria essenziale all'operare fruttuoso del nostro sistema produttivo e del nostro sistema creditizio. Esso sarà inoltre la condizione di forza per rivendicare, non solo per l'Italia, ma per tutta l'Europa, una svolta decisiva che consenta di considerare la spesa per investimenti diversamente dalla spesa corrente, e questo anche ai fini degli obiettivi di indebitamento. Si tratta di una svolta europea ormai matura che deve portare a un significativo piano europeo per gli investimenti di cui l'Italia è da sempre promotrice. Ai motivi economici e finanziari fin qui descritti, a sostegno dell'obiettivo di finanza pubblica, vorrei aggiungere anche motivi di equità e soprattutto di equità intergenerazionale: il debito che opprime da vari decenni le nuove generazioni, soprattutto la generazione dei millennial , debito che ostacola pesantemente un aumento del loro reddito, è un debito che risale ai comportamenti della mia generazione, cioè di varie generazioni precedenti, e ne sono consapevole. Parte integrante della strategia macroeconomica illustrata e condizione essenziale per la sua praticabilità è la realizzazione progressiva e programmata delle riforme strutturali annunciate nel programma di Governo: sono riforme che riguardano il sistema fiscale, il sistema pensionistico e del welfare e sulle quali ampia informazione è stata data dal Presidente del Consiglio in quest'Aula. Da parte mia voglio rilevare che la semplificazione del sistema fiscale e la progressiva riduzione della pressione fiscale, programmata in linea di un andamento coerente della spesa pubblica, sono da tempo considerate parte essenziale della creazione di un ambiente pro crescita e in linea con le raccomandazioni generali più volte espresse da OCSE e Commissione europea. Voglio altresì ricordare che assicurare un reddito dignitoso a chi è temporaneamente in stato di disoccupazione o che, per vari motivi, ha difficoltà a entrare o rientrare proficuamente in un impiego è condizione essenziale per consentire, in un quadro di stabilità sociale, quei necessari processi di innovazione tecnologica e ristrutturazione produttiva dettati dalle sfide del progresso scientifico e della salvaguardia ambientale. Sappiamo tutti, inoltre, che il mantenimento di mercati aperti è connesso alla capacità dei sistemi di welfare di fronteggiarne le complesse implicazioni. Un ruolo centrale in questa strategia avrà il reddito di cittadinanza, volto a contrastare le sacche di povertà presenti in Italia tramite interventi non assistenziali, bensì indirizzati all'integrazione nel mercato del lavoro. Tra le riforme strutturali che avranno un impatto cruciale per la strategia economica delineata voglio qui richiamare l'intervento immediato e deciso per la rimozione degli ostacoli che hanno impedito fino ad oggi di tradurre in azione effettiva i programmi di rilancio degli investimenti pubblici, in termini quantitativi così come qualitativi. Purtroppo negli ultimi anni questi ostacoli non solo non sono stati rimossi, ma sono stati rafforzati e - consentitemi di dire - anche in modo a volte sconsiderato. Il Governo è infatti consapevole che i maggiori ostacoli alla spesa pubblica per investimenti vengono non dalla carenza di risorse finanziarie, bensì dalla perdita delle competenze tecniche e progettuali delle amministrazioni pubbliche, dalla spesso difficile interazione tra le amministrazioni, sia centrali sia territoriali, e dagli effetti non voluti del recente codice degli appalti. Verrà istituita una task force all'interno del Governo, con l'intento di affrontare tali temi in maniera rapida e organica. Gli interventi relativi alle riforme strutturali, sui quali il Governo è impegnato dal lato sia fiscale che della spesa pubblica, andranno adeguatamente coperti. Sarà compito del quadro programmatico di finanza pubblica, che presenteremo a settembre, individuare le opportune coperture nell'ambito della strategia complessiva di crescita e di finanza pubblica sopra delineata. Ogni proposta di riforma sarà attentamente articolata in considerazione dei suoi effetti sulla crescita, sull'equità e sulla dinamica di breve e lungo termine delle finanze pubbliche. Parte centrale della strategia di politica economica del Governo è - come già sottolineato - la dinamica dell'indebitamento netto e del debito pubblico. Lo scenario tendenziale dell'indebitamento netto, così come presentato nel DEF che avete esaminato, sarà oggetto di seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico, in stretta collaborazione con la Commissione europea e nel rispetto degli impegni europei e della normativa italiana. Si individuerà il percorso più adeguato all'attuale contesto economico e al perseguimento dell'obiettivo di contenimento e riduzione del rapporto debito-PIL. La nostra azione in Europa deve essere svolta in direzione di una profonda riforma delle istituzioni economiche che governano l'eurozona. Non è questa la sede per approfondire il tema, ma permettetemi di sottolineare le gravi inadeguatezze che caratterizzano l'attuale equilibrio istituzionale europeo. L'area dell'euro è dotata di una politica monetaria unica e con obiettivi limitati, alla quale non corrisponde una capacità di bilancio in grado di sfruttare le economie di scala a livello europeo e di fare fronte agli shock macroeconomici particolarmente forti, compresi quelli di natura asimmetrica tra Paesi membri. Il sistema delle regole di bilancio non favorisce le spese per investimenti pubblici, mentre consente persistenti squilibri di partite correnti dannose al funzionamento dell'intera area. In generale, credo vi siano chiari problemi sul piano del coordinamento necessario della politica monetaria con le politiche di bilancio. In sintesi, è necessario che l'architettura economica che governa l'area valutaria comune sia indirizzata alla crescita e alla convergenza; ne beneficerebbe la politica monetaria, che potrebbe raggiungere con più facilità e meno distorsioni il suo obiettivo di inflazione, che a sua volta favorirebbe un'evoluzione virtuosa del rapporto debito-PIL. Sono convinto che da questa strategia riformatrice trarrebbero beneficio tanto il nostro Paese quanto l'intera eurozona. In conclusione, il quadro programmatico che il Governo trasmetterà al Parlamento nella Nota di aggiornamento al DEF 2018 si comporrà delle scelte di finanza pubblica e dalla versione programmatica del Programma nazionale di riforme. Seguendo le linee programmatiche illustrate dal Presidente del Consiglio, sarà possibile conciliare crescita e occupazione con la sostenibilità del debito. Inoltre, contiamo di presentare gli scenari programmatici relativi a un primo gruppo di indicatori di benessere equo e sostenibile. L'Italia è il primo Paese che si darà obiettivi in temi di equità, istruzione, salute, inclusione del mercato del lavoro, ambiente, sicurezza ed efficacia della giustizia civile. Si tratta di una innovazione ambiziosa, in quanto cerca di stimolare una politica economica e sociale non incentrata esclusivamente sul PIL.