[pronunce]

Tale integrazione, nell'arco temporale residuo e nei limiti in cui continua ad applicarsi, non può non conservare il suo inquadramento originario e, lungi dal violare la competenza esclusiva statale in materia di «ordinamento civile» e di «previdenza sociale», costituisce espressione della competenza regionale nella materia che, nel vigore del precedente Titolo V, era denominata «ordinamento degli uffici» e oggi corrisponde all'organizzazione amministrativa regionale. Si tratta, a ben vedere, di una integrazione destinata a cessare parallelamente all'estinguersi del TFS. Essa, pertanto, rispecchia l'esigenza di provvedere a un'autonoma organizzazione degli uffici e del personale regionale, rimanendo immutato il suo riferimento al TFS così come disciplinato prima della privatizzazione del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Devono, pertanto, essere dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate nei confronti dell'art. 1 della legge reg. Emilia-Romagna n. 58 del 1982, dell'art. 15, comma 3, della legge reg. Emilia-Romagna n. 2 del 2015 e dell'art.8 della legge reg. Emilia-Romagna n. 13 del 2016, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettere l) e o), Cost. 5.&#8210; La sezione regionale di controllo della Corte di conti per l'Emilia-Romagna solleva, infine, questione di legittimità costituzionale nei confronti degli artt. 1 e 8 della legge regionale n. 58 del 1982 e dell'art. 15, comma 3, della legge regionale n. 2 del 2015, per violazione diretta dell'art. 81, terzo comma, Cost. Secondo il Collegio rimettente le citate disposizioni non rispetterebbero il principio di copertura finanziaria della spesa inerente all'integrazione regionale al TFS. Non indicherebbero alcun mezzo di copertura di tale spesa (artt. 1 della legge reg. Emilia-Romagna n. 58 del 1982 e 15, comma 3, della legge reg. Emilia-Romagna n. 2 del 2015), limitandosi, con esclusivo riferimento al primo anno di applicazione dell'integrazione regionale, a prevedere un'insufficiente quantificazione dell'onere, e, per gli anni successivi, a rinviare la provvista alle successive previsioni di bilancio (in specie, art. 8, comma 2, della citata legge reg. n. 58 del 1982), secondo criteri che non rientrano tra le modalità di copertura tipicamente indicate nell'art. 17 della legge di contabilità n. 196 del 2009, applicabile alle regioni in base all'art. 19, comma 2, della stessa legge, e specificamente disciplinate nell'art. 30 della medesima legge e nell'art. 38 del d.lgs. n. 118 del 2011. 5.1.&#8210; In via preliminare, occorre esaminare le eccezioni di inammissibilità sollevate dalla difesa regionale. 5.1.1.&#8210; Anzitutto, la Regione sostiene che la questione sia inammissibile per erronea individuazione del parametro ratione temporis e per omesso o carente esame del contesto normativo di riferimento all'epoca dell'approvazione delle disposizioni contestate. La Sezione rimettente valuterebbe la normativa regionale di cui alla legge reg. Emilia-Romagna n. 58 del 1982 in riferimento a parametri costituzionali e a norme interposte non correttamente individuati sul piano temporale. Ciò avverrebbe sia con riferimento all'art. 81, terzo comma, Cost. e al principio di copertura finanziaria delle spese ivi contemplato - che, prima della riforma di cui alla legge cost. n. 1 del 2012 , (Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale), era contenuto nel quarto comma e, solo dopo, è stato "spostato" nel terzo comma - sia con riferimento alla normativa invocata come interposta di cui alla legge generale di contabilità e finanza n. 196 del 2009 e al d.lgs. n. 118 del 2011, di gran lunga successiva all'entrata in vigore delle citate norme regionali. 5.1.2. &#8210; L'eccezione è priva di fondamento. Come si è già ricordato (punto 3.5.1.), questa Corte, con riguardo al sopravvenuto mutamento dei parametri, ha affermato che il «problema della correttezza del parametro applicabile, se può, astrattamente, incidere sul merito della questione, non ne condiziona invece [...] l'ammissibilità» (sentenza n. 282 del 2004), specie quando la modifica del parametro non abbia determinato un mutamento sostanziale del significato precettivo dello stesso. A questo proposito occorre sottolineare che il principio di copertura finanziaria delle leggi che importino nuovi o maggiori oneri, a seguito della riforma costituzionale del 2012, è stato "spostato" dal quarto al terzo comma, ma anche collocato in un mutato contesto, contraddistinto, in particolare, dall'esplicita proclamazione, al primo comma, del principio dell'equilibrio di bilancio e dalla scomparsa del riferimento, collocato nel precedente testo al terzo comma, all'impossibilità di istituire nuove spese con la legge di bilancio. Nonostante i cambiamenti ora descritti, questa Corte ha affermato in modo incisivo che l'«art. 81, quarto [oggi terzo] comma, Cost.» mostra una immutata «forza espansiva» e conserva il carattere di «presidio degli equilibri di finanza pubblica», di «clausola generale in grado di colpire tutti gli enunciati normativi causa di effetti perturbanti la sana gestione finanziaria e contabile (sentenza n. 192 del 2012) (sentenza n. 184 del 2016)» (sentenza n. 274 del 2017). Esso, pertanto, ha conservato una portata precettiva sostanzialmente immutata, che non lo rende in alcun modo parametro inconferente. Quanto, poi, alla denunciata carente ricostruzione del quadro di riferimento all'epoca dell'approvazione delle disposizioni contestate, si deve osservare che il pur apodittico richiamo alla normativa interposta sopravvenuta non impedisce, comunque, a questa Corte di cogliere i termini della questione sollevata e di scendere, quindi, all'esame del merito. 5.2. &#8210; La difesa regionale eccepisce, inoltre, l'inammissibilità della questione perché non sarebbe stata correttamente identificata la norma di copertura finanziaria. Quest'ultima andrebbe individuata, per gli anni futuri, nella legge reg. Emilia-Romagna n. 27 del 2017 di approvazione del bilancio preventivo 2018/2020. 5.2.1 .&#8210; Anche tale eccezione è priva di fondamento. Il dubbio di costituzionalità attiene alla mancata o non adeguata copertura finanziaria della spesa inerente all'erogazione dell'integrazione regionale al TFS. Quest'ultima è stata istituita, come più volte ricordato, dall'art. 1 della legge reg. Emilia-Romagna n. 58 del 1982, che ha individuato all'art. 8, comma 1, la copertura finanziaria per il primo anno di attuazione (il 1983), con l'istituzione di un apposito capitolo nello stato di previsione della spesa per il bilancio per l'esercizio finanziario 1983 e la quantificazione delle risorse.