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Modifiche alla legge 2 dicembre 2016, n. 242, in materia di divieto dell'impiego di prodotti costituiti da infiorescenze di cannabis sativa L . , o contenenti tali infiorescenze, per uso ricreativo. Onorevoli Senatori . – La legge 2 dicembre 2016, n. 242, recante « Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa », ossia la cannabis sativa L. , ha introdotto una disciplina del comparto con lo scopo di rilanciare la relativa filiera e il settore primario. L'articolo 1 della suddetta legge, al comma 2, precisa che la stessa si applica alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, le quali non rientrano nell'ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Ai sensi della medesima legge n. 242, il commercio e il consumo di infiorescenze a basso contenuto di principio attivo (delta 9-THC) non sono espressamente vietati. La legge, infatti, se da un lato individua alcune destinazioni d'uso, quali alimenti e cosmetici, semi-lavorati per applicazioni industriali, prodotti per la bio-edilizia, eccetera, dall'altro nulla prevede circa la possibilità di commercializzare le infiorescenze per uso ricreativo, consentendo in tal modo a numerose rivendite di commercializzare le infiorescenze ottenute. In pratica, successivamente all'entrata in vigore della legge n. 242 del 2016, in Italia diverse aziende si sono proposte sul mercato con prodotti a base di cannabis con percentuali di principio attivo psicotropo delta 9-THC tali da rendere il prodotto commerciale « legale », ritenendo che la liceità della coltivazione di questo tipo di prodotto ne comportasse ipso facto la libera vendita sul mercato. Si tratta di un fenomeno ormai diffusissimo in ogni parte d'Italia, che ha inevitabilmente creato non pochi problemi per gli operatori a vario titolo coinvolti nell'azione di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti (forze di polizia, autorità giudiziaria), trovatisi a fronteggiare la presenza sul mercato di un prodotto apparentemente identico allo stupefacente ma – per la prima volta – posto in vendita in regolari esercizi commerciali. La vendita di derivati e infiorescenze di cannabis sativa L. sta crescendo in modo esponenziale, avvalendosi di un’« apparente zona franca » in cui il commercio e il consumo di infiorescenze a basso contenuto di delta 9-THC non sono testualmente vietati dalla citata legge. Il 19 febbraio 2018, il segretariato generale del Ministero della salute ha richiesto al Consiglio superiore di sanità un parere sulla commercializzazione di prodotti contenenti THC, al fine di stabilire se si tratti di prodotti pericolosi per la salute umana dei quali va impedita la vendita o se essi possano essere immessi in commercio e a quali condizioni. Il 10 aprile 2018, nel parere conclusivo formulato dal Consiglio superiore di sanità, si raccomanda la necessità « che siano attivate, nell'interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei prodotti » contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa. Questo perché il limite di THC previsto dalla legge (0,2-0,6 per cento) « non è trascurabile » e gli effetti psicotropi possono comunque prodursi, magari aumentando le dosi, peraltro con un consumo « al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che possa produrre ». Insomma, non può essere esclusa la pericolosità dei prodotti costituiti da infiorescenze di canapa o contenenti tali infiorescenze. Il Consiglio superiore di sanità ha ricordato che nei prodotti in vendita al pubblico non dovrebbero essere presenti sostanze stupefacenti o psicotrope comprese nelle tabelle di cui al citato testo unico sulle tossicodipendenze, quali il delta 9-THC. Recentemente, è stata pubblicata un'indagine svolta dall'istituto di ricerca Health promotion & Life science – Addiction research group , in collaborazione con l'Università della Florida e la Comunità di San Patrignano, riguardante le conoscenze e i comportamenti degli studenti veronesi sull'uso e la vendita della cannabis light . Gli autori dello studio – in primis il neuroscienziato Giovanni Serpelloni, direttore dell'Unità operativa complessa Dipartimento dipendenze dell'azienda unità locale socio-sanitaria 9 di Verona, nonché Senior nr Fellow presso il Drug policy Institute, Departement of psychiatry in the College of medicine dell'Università della Florida – hanno evidenziato la pericolosità e i potenziali problemi in termini preventivi e di condizionamento dei comportamenti di salute nei giovani. Sono state registrate una serie di informazioni estremamente preoccupanti sotto il profilo delle scarse ed errate conoscenze che sono in possesso degli studenti relativamente all'acquisto e all'utilizzo (prevalentemente attraverso la via respiratoria) della cannabis light . È infatti presente una serie di distorsioni cognitive potenzialmente in grado di alterare anche la percezione del rischio nei confronti della cannabis in generale, e quindi di conseguenza i comportamenti di salute. Il professor Serpelloni ha rimarcato come « la condizione attuale di comunicazione mediatica e di esposizione ambientale di negozi fortemente connotati con insegne riportanti esplicitamente la parola e le immagini della cannabis , sono in grado inoltre di creare disorientamento e confusione relativamente allo stato di legalità di tali vendite ed uso. Dei 1484 studenti intervistati (di età compresa tra i 13 e i 19 anni, equamente divisi tra maschi e femmine) oltre il 40 per cento ha dubbi o convinzione errate sulla ipotetica avvenuta legalizzazione della cannabis in generale. Il 48,8 per cento degli intervistati erroneamente ritiene legale fumare le infiorescenze messe in vendita come prodotti da collezione, con etichette che riportano chiaramente “non per uso umano”. Il 36,6 per cento degli intervistati erroneamente ritiene legale la vendita delle infiorescenze per fumarle. Il 47,1 per cento degli intervistati erroneamente ritiene legale acquistare le infiorescenze per fumarle. Il 46,8 per cento degli intervistati erroneamente ritiene che la cannabis light possa curare le malattie. Il 31,4 per cento degli intervistati erroneamente ritiene che i negozi non siano autorizzati per legge a vendere la cannabis light , solo per collezione o ricerca escludendo quindi l'uso umano. L'8,5 per cento degli intervistati erroneamente ritiene che la cannabis light possa essere usata anche dai minorenni, mentre il 23,5 per cento è in dubbio. Il 64,8 per cento degli intervistati erroneamente ritiene o non sa che la cannabis light può far risultare positivo il drug test nei guidatori con il pericolo di venir quindi riscontrati positivi ai possibili controlli della Polizia Stradale alla guida di motocicli o auto. Gli studenti intervistati sottovalutano quindi il conseguente ritiro della licenza di guida, la confisca del mezzo e i problemi legali derivanti. Il 9,4 per cento degli intervistati ha fumato cannabis light .