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La nostra piccola, ma immensa Regione, orgoglio di tutti noi friulani e giuliani, rientra tra i territori non a rischio per gli spostamenti dopo il 3 giugno. Il Friuli-Venezia Giulia è anche protagonista nella lotta al Covid. L'ospedale di Cattinara a Trieste ha investito in una nuova macchina che ha la capacità di fare 2000 tamponi in più al giorno. Ciò significa individuare più rapidamente la filiera dei contagiati ed evitare che possano diventare veicolo inconsapevole dell'epidemia. Il nostro governatore Fedriga parla con i fatti: ha stanziato contributi e incentivi per più di 50 milioni di euro a beneficio di imprese e lavoratori, semplificando anche le pratiche burocratiche per agevolare le attività in questa fase drammatica di guerra tra i poveri causata dal Covid-19. Nonostante questa intraprendenza di grande aiuto nella lotta al virus, lo Stato pretende dal Friuli-Venezia Giulia 726 milioni di euro, a fronte di una riduzione delle entrate stimata in circa 700 milioni. Si vogliono annientare le Regioni e la loro virtuosa autonomia, colpendole per indebolire e creare il peggiore dei mali: la dipendenza. La situazione risulta pertanto insostenibile ed è necessario che il Governo prenda al più presto provvedimenti per alleviare il peso fiscale che grava sulla Regione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Conzatti. Ne ha facoltà. CONZATTI (IV-PSI) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, il decreto-legge liquidità, assieme ai decreti cura Italia e rilancio, fa parte di quel pacchetto di provvedimenti che il Governo ha messo in atto per tamponare questo periodo di crisi e di lockdown . L'emergenza sanitaria ha causato la recessione economica che stiamo vivendo. Le drastiche misure di distanziamento hanno lasciato il segno: hanno chiuso settori corrispondenti al 30 per cento del valore aggiunto nazionale e al 35 per cento dell'occupazione complessiva; il primo trimestre ha visto una flessione del 5 per cento, e il secondo trimestre purtroppo confermerà in negativo questa flessione. Sappiamo benissimo che ci sono dei settori particolarmente colpiti: i trasporti (trasporto aereo meno 80 per cento, autostrade meno 50 per cento), tutta l'attività culturale e ricettiva, le attività di cura alla persona, la ristorazione, il turismo. Attività che, tra le altre cose, vedono una forte occupazione femminile, che è stata molto penalizzata in questa fase e che rischia di uscire particolarmente penalizzata da questa crisi. Il Governo lo sa ed è per questo che i decreti-legge rilancio, cura Italia e liquidità sono qui all'esame nostro e del Governo per dare risposte puntuali e di prospettiva. La recessione ha avuto pesantissime ripercussioni anche sul mercato del lavoro: più di 7 milioni di lavoratori in cassa integrazione. La flessione del tasso di occupazione è stata anche ridotta rispetto all'impatto, con un 8 per cento ottenuto grazie alla grandissima capacità dei nostri imprenditori e dei nostri lavoratori autonomi, che si sono fatti carico di molto in questa fase, a volte anche anticipando la CIG ai lavoratori. È però evidente che le misure e la cassa integrazione, ed anche questa controversa misura sul divieto di licenziamento, non possono essere una soluzione; sono ovviamente un tampone. La soluzione è il vero rilancio, che non è solo il decreto-legge che ci apprestiamo a discutere alla Camera, ma sono le riforme strutturali della giustizia, della pubblica amministrazione e fiscale. Quando dico «fiscale» non intendo solo aliquote, ma mi riferisco al rapporto fisco-contribuente. La soluzione sono anche gli investimenti pubblici e una chiara direttiva di politica industriale, perché senza delle chiare direttive non avremo una traccia per uscire da questa crisi. La prima fra queste, su cui ci hanno lasciato testimonianze anche Banca d'Italia ed Istat, è quella di investire sull'occupazione femminile, che consegnerebbe al nostro Paese almeno un 5 per cento di più all'anno, che è preziosissimo in questa fase. Le finanze pubbliche hanno reagito bene ed hanno garantito che queste misure potessero essere messe in campo, grazie a dei buoni fondamentali e agli interventi europei. Questo va detto, perché il maggior deficit (75 miliardi) che è stato fatto tra il provvedimento cura Italia e il decreto-legge rilancio, corrispondente al 4,5 per cento del PIL, non sarebbe stato possibile senza la deroga al Patto di stabilità e crescita. Penso inoltre agli investimenti della BCE, che hanno garantito, con la liquidità di cui stiamo parlando adesso, le banche e che garantiscono anche la tenuta dello spread . Ciò nonostante, il quadro che abbiamo visto nel DEF è particolarmente critico e la ripresa calcolata nel DEF, con un tasso di crescita del PIL inferiore all'1 per cento, non ci rassicura. Quindi è una situazione che va particolarmente monitorata dal punto di vista della vera ripartenza, che sono le misure e le direttive di politica industriale. Lo scopo del decreto-legge liquidità è, proprio come lascia intendere il suo nome, dare liquidità e ossigeno alle nostre imprese, ed è stato reso più efficace nella fase dell' iter parlamentare grazie all'approvazione del temporary framework e agli emendamenti approvati alla Camera. Tra questi ovviamente - faccio un excursus veloce perché sono stati ampiamente dibattuti ma vale la pena parlarne - la semplificazione delle procedure di accesso con l'autocertificazione, l'innalzamento da 25.000 a 30.000 euro del finanziamento garantito al 100 per cento dallo Stato, le migliori condizioni (e parlo dei tassi di interesse migliori e dei pre-ammortamenti), l'ampliamento dei periodi di rimborso da sei a dieci anni per i finanziamenti garantiti al 100 per cento e da dieci a trent'anni per quelli fino a 800.000 euro. Ricordo poi anche il lavoro certosino - certamente non risolutivo - sulle rinegoziazioni che ora garantiscono non più solo il 10 per cento di liquidità, ma il 25 per cento. Tali garanzie possono essere cumulate per i settori particolarmente in crisi. Vi è poi molto altro come l'ampliamento della platea: non solo PMI e mid-cap ma anche professionisti, studi professionali, terzo settore, sport, agenti e broker . Insomma, si tratta di un intervento che ha visto al lavoro l'intelligenza e che ha cercato di coprire l'area risposte. Peraltro non è indifferente a tutte le sospensioni sui protesti, sulle cambiali finanziarie sospese e tutte le segnalazioni alla centrale rischi. Tutto questo è stato particolarmente importante anche perché il decreto liquidità, per la prima volta, ha dato un segnale - particolarmente importante - anche alle imprese medie e grandi e lo ha fatto con finanziamenti garantiti dalla SACE e dalla Cassa depositi e prestiti, ma l'ha fatto anche con la norma, secondo me virtuosa, sul golden power che è stata potenziata alla Camera. Certo è un decreto-legge che è stato criticato perché ha avuto una partenza lenta. La messa a terra delle misure è stata lenta e comincia ad essere efficace adesso. Ciononostante, i numeri sono particolarmente rilevanti perché le moratorie che sono state concesse - parlo di quella ex lege prevista dal decreto ma anche, ovviamente, di quelle negoziali sempre possibili - sono state utili a mettere in moto 250 miliardi.