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2 Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge i trattamenti pensionistici di natura previdenziale vigenti nell'assicurazione generale obbligatoria e nelle forme sostitutive ed esclusive della stessa sono ricalcolati, per il periodo decorrente dal 1º gennaio 1996, secondo il sistema contributivo come disposto dalla legge 8 agosto 1995, n. 335, nei limiti del massimale previsto dal comma 18 dell'articolo 2 della medesima legge n. 335 del 1995, come aggiornato alla data di entrata in vigore della presente legge. 3 Sono esclusi da quanto disposto dal comma 2 gli assegni di invalidità e le pensioni di inabilità. 4 Gli effetti del ricalcolo decorrono dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2 (Abrogazione del diritto alla contribuzione figurativa per i periodi non retribuiti di aspettativa sindacale) 1 Dalla data di entrata in vigore della presente legge il secondo comma dell'articolo 31 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e il comma 9 dell'articolo 3 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, relativi al diritto alla contribuzione figurativa per i periodi non retribuiti di aspettativa per cariche sindacali, sono abrogati. 3 (Estensione del sistema contributivo) 1 Le disposizioni dell’articolo 1 si applicano anche ai membri del Parlamento e ai consiglieri regionali, ai componenti delle Autorità indipendenti, ai magistrati ordinari, amministrativi e contabili nonché ai membri della Corte costituzionale. I vitalizi in essere sono pertanto aboliti e trasformati in pensioni sulla base del ricalcolo dei contributi versati secondo le regole disposte per i pubblici dipendenti. 4 (Casse privatizzate dei liberi professionisti) 1 Le casse privatizzate dei liberi professionisti di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, sono tenute ad adeguarsi alle disposizioni della presente legge entro un anno dalla data della sua entrata in vigore, con decorrenza degli effetti economici dalla data di entrata in vigore della legge stessa. 2 Nel caso in cui, trascorso il periodo di cui al comma 1, gli organi statutari delle casse di cui al medesimo comma 1 non provvedano a quanto disposto dallo stesso comma 1, il Governo nomina dei commissari ad acta . 5 (Delega al Governo per la disciplina ed il ricalcolo dei trattamenti pensionistici) 1 Il Governo è delegato ad adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi contenenti norme di armonizzazione, coordinamento e, ove necessario, revisione dei trattamenti previdenziali vigenti secondo quanto previsto dagli articoli 1, 2, 3 e 4. 2 Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi: a garantire la parità dei trattamenti previdenziali, abolendo le sperequazioni tra le diverse categorie di lavoratori; b assicurare che dalla riforma non derivi una riduzione delle pensioni uguali o inferiori a 30.000 euro annui lordi complessivi; c rideterminare i trattamenti pensionistici dei soggetti di cui all'articolo 3 tenendo conto dei seguenti parametri: 1 il ricalcolo si effettua sulla posizione pensionistica dei soggetti interessati con decorrenza dal 1° gennaio 1996; 2 il requisito contributivo minimo è pari a cinque anni di mandato anche non ininterrotto. Le ulteriori frazioni di mesi si calcolano in dodicesimi; 3 l'età per l’accesso alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata è quella prevista, di volta in volta, per i pubblici dipendenti secondo quanto stabilito dall'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214; 4 le norme per i trattamenti ai superstiti si uniformano a quelle vigenti per i pubblici dipendenti; 5 presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) è costituita una gestione separata i cui organi amministrativi sono regolati secondo criteri di efficienza e di rappresentatività. 3 I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo schema di ciascun decreto legislativo, corredato di relazione tecnica, è successivamente trasmesso alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione. Le Commissioni possono chiedere al Presidente della rispettiva Camera di prorogare di venti giorni il termine per l'espressione del parere, qualora ciò si renda necessario per la complessità della materia o per il numero dei decreti legislativi. Qualora la proroga sia concessa, il termine per l'emanazione dei decreti legislativi è prorogato di venti giorni. Decorso il termine previsto per l'espressione del parere o quello eventualmente prorogato, i decreti legislativi possono essere comunque adottati. 4 Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia e per i profili finanziari sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque adottati. 5 Dall'attuazione della delega di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, né un aumento della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti. In applicazione dell'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in considerazione della complessità della materia trattata nell'ambito della delega di cui al comma 1 del presente articolo e dell'impossibilità di procedere alla determinazione degli eventuali effetti finanziari derivanti dai decreti legislativi adottati nell'esercizio della delega medesima, la relativa quantificazione è effettuata al momento dell'adozione di ciascun decreto legislativo. Qualora eventuali nuovi o maggiori oneri derivanti da un decreto legislativo non trovino compensazione nell'ambito del medesimo decreto, quest'ultimo è emanato solo successivamente alla data di entrata in vigore di un provvedimento legislativo che stanzi le occorrenti risorse finanziarie.