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Delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale. Onorevoli Senatori. -- Fonte principale della disciplina generale di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale nell'ordinamento giuridico italiano è il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137», di seguito denominato «decreto legislativo n. 42 del 2004». Il decreto legislativo contiene, all'articolo 2, comma 1, la definizione di «patrimonio culturale», il quale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. Tali nozioni trovano, a loro volta, definizione in altre disposizioni del medesimo decreto legislativo. In particolare, l'articolo 10 stabilisce quali cose mobili e immobili rientrino nel concetto di «bene culturale», mentre l'articolo 134 stabilisce la nozione di «beni paesaggistici». La repressione penale delle condotte che, aggredendo i beni appartenenti alle categorie sopra richiamate, offendano l'interesse in essi incorporato non è affidata dall'ordinamento giuridico ad un'unica e apposita categoria di reati, preordinata in via esclusiva o prevalente alla tutela penale dell'interesse della collettività alla conservazione del patrimonio culturale nella sua integrità, anche a beneficio delle generazioni future. Viceversa, tali condotte sono di volta in volta riconducibili a diverse figure di reato, aventi una collocazione non omogenea nel sistema delle fonti, e spesso rispondenti a finalità tra loro diverse. In particolare, il decreto legislativo n. 42 del 2004 contiene una Parte quarta dedicata alle «Sanzioni», nell'ambito della quale il Titolo II, dedicato alle «Sanzioni penali», è a sua volta articolato in due Capi: il primo concernente le sanzioni per le violazioni delle disposizioni della Parte seconda del codice e il secondo recante le sanzioni per le condotte poste in essere in violazione delle disposizioni della Parte terza del codice medesimo. Le fattispecie di reato contemplate dal decreto legislativo n. 42 del 2004 non esauriscono, peraltro, il sistema sanzionatorio penale nei confronti delle condotte lesive dell'interesse culturale o paesaggistico. Ad esse si aggiungono, infatti, anche alcune ipotesi di reato specifiche incluse nel contesto del codice penale. La diversa collocazione delle norme incriminatrici discende dalla finalità perseguita mediante le relative incriminazioni. Sono contenute nel decreto legislativo n. 42 del 2004 le disposizioni volte a rendere effettiva la disciplina di tutela prevista dal medesimo decreto, sanzionando le relative trasgressioni, mentre il codice penale colpisce alcune condotte che si caratterizzano per l'aggressione del bene, anche indipendentemente dalla violazione delle norme di tutela e dei provvedimenti emanati dall'autorità in attuazione delle stesse. In proposito, va segnalato come le condotte che abbiano ad oggetto beni culturali o paesaggistici risultino spesso plurioffensive, in quanto lesive anche di altri interessi giuridici penalmente tutelati, primo fra tutti quello all'integrità del patrimonio del proprietario dei beni stessi; interesse, questo, chiaramente ritenuto prevalente dal legislatore e sanzionato in modo particolarmente severo. Conseguentemente, molte delle condotte aventi ad oggetto beni culturali e paesaggistici ricadono nelle comuni fattispecie di reati contro il patrimonio e solo occasionalmente sono distinte e assoggettate ad un trattamento differenziato rispetto alle condotte aventi ad oggetto beni privi di tale interesse. Tale ultima ipotesi si verifica in effetti unicamente per il delitto di danneggiamento, qualora il fatto sia commesso «su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici» (articolo 635, secondo comma, numero 3, del codice penale), e per il delitto di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, «se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico» (articolo 639, secondo comma, del codice penale). Sempre nel codice penale sono, poi, contenute altre fattispecie, volte a sanzionare condotte specificamente offensive dell'interesse culturale o paesaggistico. Si tratta, in particolare, delle ipotesi contravvenzionali di cui all'articolo 733 (Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale) e all'articolo e 734 (Distruzione o deturpamento di bellezze naturali) del codice penale, significativamente collocate nel Titolo II del Libro III del codice, dedicato alle contravvenzioni concernenti l'attività sociale della pubblica amministrazione, e assoggettate a un trattamento sanzionatorio particolarmente mite. Il sistema di repressione penale che si è sin qui descritto è già stato oggetto in tempi abbastanza recenti di alcuni interventi modificativi. In particolare: l'articolo 1, comma 36, della legge 15 dicembre 2004, n. 308, ha introdotto alcune modifiche all'articolo 181 del decreto legislativo n. 42 del 2004, concernente le opere eseguite in assenza o in difformità dall'autorizzazione paesaggistica; i decreti legislativi 24 marzo 2006, nn. 156 e 157, hanno apportato alcune modifiche, rispettivamente, alle disposizioni del Capo I e del Capo II della Parte quarta, Titolo II, del Codice dei beni culturali e del paesaggio; infine, l'articolo 3, comma 1, lettera b) , del decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63, ha anch'esso introdotto modifiche al citato articolo 181 del citato decreto legislativo n. 42 del 2004. Tali interventi hanno presentato, tuttavia, carattere episodico e asistematico, tanto da rendere evidente la necessità di ulteriori modifiche normative, improntate a un disegno di ampio respiro. L'esigenza di un intervento normativo organico e sistematico nella materia è resa indefettibile non solo dalle rilevanti criticità emerse nella prassi applicativa in riferimento alle disposizioni legislative vigenti, ma anche -- e soprattutto -- dalla circostanza che le previsioni normative in materia di repressione dei reati contro il patrimonio culturale, variamente distribuite nel codice penale (come noto antecedente alla Costituzione) e nel codice dei beni culturali e del paesaggio (che non ha introdotto modifiche determinanti rispetto all'impianto complessivo della legislazione di settore risalente al 1939), risultano ad oggi inadeguate rispetto al sistema di valori delineato dalla Carta fondamentale. La Costituzione, infatti, in base al chiaro disposto degli articoli 9 e 42, richiede che alla tutela penale del patrimonio culturale sia assegnato rilievo preminente e differenziato nell'ambito dell'ordinamento giuridico, e colloca con tutta evidenza la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione ad un livello superiore rispetto alla mera difesa del diritto all'integrità del patrimonio individuale dei consociati.