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Inoltre, la tabella di marcia dell'Unione europea di quel programma si proponeva di stabilire standard per i beni manifatturieri in modo da incentivare l'economia circolare, quindi anche di indirizzare altri settori. Invece ci troviamo di fronte a un bilancio che dal punto di vista del green new deal è assolutamente insufficiente. Quanto all'agricoltura, si tratta di una parte fondamentale, non soltanto perché da sempre la PAC è l'unica politica comune dell'Unione europea, ma perché lì le risorse possono essere assolutamente fondamentali per indirizzare sempre più l'agricoltura verso la sostenibilità, non solo verso il piano di adattamento ma verso la mitigazione (perché diventa essa stessa uno strumento per farlo), oltre che per garantire una politica strutturale per il nostro Paese. Anche in tale ambito, che cosa si propone? Si propongono tagli drastici: 60 miliardi di euro in generale, per l'Unione europea, e 3 miliardi di euro per il nostro Paese. Se si vuole davvero non solo enunciare, per moda, un programma ecologico e la transizione ecologica, dobbiamo concentrarci anche sulle risorse. Su questo si può ridisegnare l'identità dell'Unione europea: assumendo la missione del contrasto della lotta ai cambiamenti climatici come una delle missioni - forse quella fondamentale - dell'Unione. Questo anche rispetto alla COP 26 a Glasgow, agli altri Paesi europei e anche rispetto ai grandi competitor a livello europeo. È evidente che tale percorso richiede però interventi precisi e cogenti da parte dell'Unione, sia sul fronte del fisco che su quello degli investimenti pubblici e privati. Non si può pensare di vincere una tale sfida senza, ad esempio, limitare e tassare pesantemente le attività nocive. Non ci si può davvero misurare con una simile trasformazione senza un vero piano di riconversione delle attività produttive. Una cosa, quindi, sono le dichiarazioni e un'altra cosa è arrivare davvero a mettere in campo tutti gli strumenti necessari. Da questo punto di vista, il quadro finanziario pluriennale 2021-2027 non è assolutamente adeguato alla sfida, perché il piano di investimenti pubblici e privati, che dovrebbe articolarsi lungo due assi portanti (il programma dedicato all'innovazione e quello agli investimenti green ), non è sostenuto in alcun modo dal necessario impegno economico: le risorse non sono assolutamente adeguate. Inoltre, chiediamo ancora una volta, sapendo che questa è la battaglia che il nostro Paese deve fare, la flessibilità, ma non può trattarsi soltanto di una richiesta di flessibilità generica; noi la dobbiamo indirizzare. Quando noi, in modo ostinato, chiediamo lo scorporo degli investimenti dal Patto di stabilità e dal rapporto deficit -PIL diciamo che quelli sono assi portanti. Se non facciamo questo e non puntiamo molto su investimenti verdi, non riusciamo a farci carico dei costi dalla transizione, perché la transizione ha dei costi anche dal punto di vista lavorativo. Questo dobbiamo saperlo ed è per tale ragione che parliamo sempre di giusta transizione, che non significa moderata: significa farsi carico dei problemi che nascono. Per noi è centrale, non è un vezzo, chiedere l'accelerazione sugli investimenti e lo scorporo, perché è uno strumento assolutamente fondamentale per gestire e governare questa giusta transizione. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, devo dire al Presidente del Consiglio che ho particolarmente apprezzato la sua introduzione, la sua relazione e la sua proposta. Glielo dico perché non è così usuale, almeno da parte nostra e mia, affermare anche che lei ha fatto una proposta molto articolata di fronte ad una situazione molto complessa. Lei ha usato un linguaggio politico di verità, di realismo politico, secondo me di sana cultura riformista e da questo punto di vista ho apprezzato il merito, il metodo, ma anche la complessità che ha sollevato. Perché parto dalla complessità? Perché la lettura che c'è nella sua proposta nasce esattamente dal fatto di conoscere che cosa sta avvenendo nel mondo e quali sono i cambiamenti già intervenuti. Penso agli effetti, già, del mondo digitale, penso agli effetti, già, della ricerca sulla intelligenza artificiale, penso che lei abbia già preso in considerazione il rallentamento oggettivo dell'economia a fronte dei nuovi fatti che sono stati descritti. Soprattutto, però, tengo molto a sottolineare che lei è consapevole, come tutto il Governo - per il lavoro precedentemente svolto da questo Governo in sede europea, ma anche come capacità di tenere insieme i vari Ministri e Ministeri per preparare la nostra posizione in Europa - del fatto che la sfida politica di oggi, non di domani, che abbiamo nei confronti dell'Europa riguarda l'agenda politica in modo intrecciato. Infatti, non c'è una separazione tra le politiche che si decidono in Italia e quelle che si decidono in Europa: c'è un intreccio stretto tra l'agenda politica da portare a casa in Europa in questo negoziato (e in questo, l'insufficienza della scelta e della proposta del presidente Michel è evidente) e quanto noi, facendo nascere questo Governo, abbiamo messo al centro dell'azione politica di questo Governo. Ora, scindere il voler puntare, come veniva detto, su una economia sostenibile, significa anche attuare quelle politiche, a livello nazionale, che accompagnano, che interloquiscono e che agiscono da questo punto di vista. Puntare sulla ricerca e sull'innovazione a sostegno delle nostre imprese, puntare sulla sostenibilità, che è un tema trasversale a tutti i settori, significa rispondere esattamente al tema centrale, che si pone per l'Europa e per l'Italia, di quale lavoro vogliamo sostenere, con quali investimenti, con quale qualità. Qui c'è il grande tema, che è presente anche nella nostra proposta italiana in sede europea, che riguarda tutto il pacchetto, anche formativo. Non è una banalità porre la questione dell'Erasmus, perché significa avere, concettualmente, un intreccio tra innovazione, cultura, formazione, delle ragazze e dei ragazzi e, quindi, una crescita sostenibile effettiva. Lo dico perché, troppo spesso, si smarrisce - mi permetta di dirlo così, presidente Conte - un intreccio che c'è, quasi un mainstreaming delle diverse proposte che riguardano i diversi settori. In realtà, si tratta di un mainstreaming accompagnato da scelte che sono di infrastruttura. Quando si parla dell'agenda digitale, non è un fatto a sé stante di innovazione di un settore, ma è trasversale all'insieme dei settori e quando si parla di investimenti green , sono molto d'accordo sul fatto di specificare che anche la flessibilità non è una flessibilità astratta, ma deve essere collegata alla scelta dell'agenda politica che noi poniamo, altrimenti non è credibile, non siamo credibili noi e non è credibile la nostra proposta in Europa. Su questo noi dobbiamo essere capaci, pur nella situazione che lei ha descritto. Noi abbiamo un insieme di argomenti, proprio dovendo affrontare la sfida globale. Stiamo lavorando perché l'Europa riprenda pienamente, con la nuova legislatura anche europea, il suo posto nella competizione globale, cioè una grande qualità di investimenti, di qualità, di coesione sociale, con tutti gli elementi che qui sono stati descritti, anche nei confronti della Cina, degli Stati Uniti e tenendo conto di un elemento di difficoltà, che è stata l'uscita della Gran Bretagna.