[pronunce]

nonché per violazione degli artt. 117, terzo e quarto comma, 118, 119 e 120 della Costituzione. 8.1.- Osserva la ricorrente come l'art. 35, comma 1, riprodurrebbe solo parzialmente la disciplina di cui all'art. 195 del d.lgs. n. 152 del 2006. Esso, infatti, non conterrebbe più la clausola di salvezza delle attribuzioni costituzionali delle Regioni, prevista dal richiamato art. 195, con la conseguenza che un'ampia gamma di poteri regionali, anche potenzialmente rivolti a stabilire criteri di tutela dell'ambiente più rigorosi di quelli statali, risulterebbe travolta dalla costituzione di un sistema nazionale di impianti di incenerimento. Tale disposizione, dunque, sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., perché favorirebbe irragionevolmente la prospettiva dell'incenerimento a discapito dell'economia del riciclo. Questa violazione ridonderebbe nella lesione delle competenze regionali in materia di tutela della salute, governo del territorio, valorizzazione dei beni ambientali e turismo. 8.2.- Sarebbe altresì violato l'art. 120 Cost., perché la previsione che la Conferenza Stato Regioni sia solo «sentita» rappresenterebbe una forma di coinvolgimento del tutto inadeguata rispetto alla significativa incidenza della norma sulle competenze regionali. A questo riguardo, viene richiamata la sentenza di questa Corte n. 383 del 2005. 8.3.- L'art. 35, comma 1, inoltre, pur configurando un vero e proprio atto di pianificazione in materia di gestione dei rifiuti, non ne prevederebbe l'assoggettamento ad autorizzazione ambientale strategica, in violazione della direttiva 2001/42/CE. Esso, pertanto, sarebbe in contrasto con gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., e anche tale vizio ridonderebbe nella lesione delle suindicate competenze regionali. 8.4.- Del pari lesivo dell'art. 120 Cost., sarebbe anche il comma 2 dell'art. 35, perché non prevederebbe alcuna forma di coinvolgimento delle Regioni rispetto alla definizione dell'offerta esistente su tutto il territorio nazionale. 8.5.- La Regione lamenta, inoltre, che i commi 3, 5 e 9 dell'art. 35, nell'imporre unilateralmente che tutti gli impianti di recupero energetico da rifiuti siano autorizzati alla saturazione del carico termico, con conseguente adeguamento delle autorizzazioni integrate ambientali; nonché nel prevedere, in caso di mancato rispetto dei termini, l'intervento del potere sostitutivo statale, violerebbero «per i motivi sopra indicati» le competenze regionali in materia di tutela della salute, governo del territorio, valorizzazione dei beni ambientali e turismo, di cui agli artt. 117, terzo e quarto comma, e 118 Cost., nonché il principio di leale collaborazione, di cui all'art. 120 Cost. 8.6.- Anche il comma 4 dell'art. 35 sarebbe in contrasto con gli artt. 117, terzo comma, e 119 Cost., dal momento che, a fronte dell'obbligo che viene imposto, non sarebbero previste garanzie finanziarie a favore delle Regioni. 8.7.- Infine, viene denunciato il contrasto dell'art. 35, comma 8, con gli artt. 3 e 117, terzo comma, Cost. in quanto esso, da un lato, avrebbe un effetto generalizzato tale da travolgere tutte le diverse previsioni adottate nei vari settori dalla legislazione regionale; dall'altro, facendo riferimento ai procedimenti in corso, determinerebbe un'irragionevole violazione del principio di legittimo affidamento. 9.- Con atto depositato il 23 febbraio 2015 si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato infondato. 9.1.- Ad avviso della difesa statale, per verificare se il piano previsto dall'art. 35 sia effettivamente ascrivibile alla categoria dei piani e programmi da assoggettare a VAS, sarebbe necessario esaminarne le specifiche caratteristiche alla luce delle definizioni e delle finalità della VAS che si ricavano dalla disciplina vigente. A questo riguardo, si osserva che il d.lgs. n. 152 del 2006 non definirebbe esplicitamente cosa siano i "piani e programmi" ai quali si applica la VAS; né sarebbe possibile rinvenire maggiori indicazioni nella stessa direttiva VAS, che all'art. 2, lettera a), utilizzerebbe una formula trascritta quasi alla lettera nell'ordinamento italiano. Ritiene, dunque, la difesa statale che, in base all'art. 12 delle preleggi, si debba assoggettare a VAS il piano che presenti potenziali effetti significativi sull'ambiente, secondo quanto stabilito dall'art. 4, comma 4, lettera a), del d.lgs. n. 152 del 2006. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, tuttavia, la finalità enunciata dalla quest'ultima disposizione non sarebbe compatibile con i contenuti del piano previsto dall'art. 35, il quale sarebbe diretto a stabilire, con riferimento al trattamento dei rifiuti urbani e assimilati, la capacità complessiva degli impianti di recupero energetico esistenti, nonché quella necessaria per coprire il fabbisogno residuo, al fine di effettuare una ricognizione unitaria e affidabile della situazione del settore. Si tratterebbe, dunque, di un piano che, per la sua funzione meramente ricognitiva, sarebbe incompatibile con le stesse finalità della VAS. Di qui, la non fondatezza della censura relativa alla violazione dell'art. 117, primo comma, Cost. in relazione alla direttiva 2001/ 42/CE. 9.2.- Del pari non fondata sarebbe la censura relativa alla violazione dell'art. 117, secondo e terzo comma, Cost., in quanto la disposizione impugnata sarebbe riconducibile a materie di competenza legislativa concorrente, quali la produzione dell'energia, il governo del territorio, la pianificazione territoriale e urbanistica, la tutela della salute. Ad avviso della difesa statale, infatti, l'art. 35 sarebbe espressione della competenza esclusiva dello Stato in materia di «tutela dell'ambiente», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., nel cui ambito rientra la disciplina dei rifiuti ed è riconosciuto allo Stato il potere di fissare livelli di tutela uniforme sull'intero territorio nazionale. Tale disciplina, peraltro, sarebbe giustificata dall'esistenza di una situazione di emergenza, relativa alla gestione dei rifiuti urbani e assimilati, la quale presenterebbe una rilevanza sovraregionale e dunque richiederebbe che le scelte di fondo siano adottate a livello centrale e siano applicate uniformemente sull'intero territorio nazionale. A tale necessità risponderebbe l'allocazione a livello statale, ai sensi dell'art. 118, comma primo, Cost., di nuove funzioni amministrative con l'obiettivo di potenziare il recupero a fini energetici, realizzando una rete nazionale di impianti basata innanzitutto sulla maggiore efficienza di quelli esistenti; da questo punto di vista, dunque, le previsioni di cui ai commi 3, 4, e 5 dell'art. 35, troverebbero piena giustificazione.