[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), come aggiunto dalla legge di conversione 26 febbraio 2011, n. 10, promossi dal Tribunale di Velletri con ordinanza del 17 ottobre 2011 e dal Tribunale di Napoli con ordinanza del 24 giugno 2011, iscritte ai numeri 84 e 90 del registro ordinanze 2012 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 20 e 21, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di costituzione di L. M.; udito nella camera di consiglio del 19 settembre 2012 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo.. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Napoli, con ordinanza del 24 giugno 2011 (r.o. n. 90 del 2012) , ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24, 101, 102, 104, 111, e 117, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie) convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, comma aggiunto dalla detta legge di conversione; che il rimettente premette di essere investito di un giudizio promosso da G.I.C.A. s.n.c. nei confronti del Monte Paschi di Siena s.p.a., avente ad oggetto la domanda di accertamento della nullità - per violazione della normativa in materia di anatocismo, commissioni di massimo scoperto ed usura - delle clausole contrattuali relative a rapporti di conto corrente e di conto anticipi intrattenuti dalla attrice con l'istituto di credito, nonché la domanda di accertamento del diritto dell'attrice medesima alla ripetizione dell'indebito versato; che, nel costituirsi, il Monte Paschi di Siena s.p.a. aveva eccepito la prescrizione decennale dell'azione di ripetizione dell'indebito oggettivo per tutte le annotazioni anteriori al 2 marzo 2001, essendo stato l'atto di citazione notificato in data 2 marzo 2011; che, con istanza depositata in data 16 giugno 2011, GICA s.n.c. aveva chiesto di sollevare questione di legittimità costituzionale del citato art. 2, comma 61, in riferimento agli articoli 3, 24, 101, 102, 104, 111, e 117, primo comma, Cost.; che il detto art. 2, comma 61, dispone: «In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'articolo 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto»; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo osserva che dalla sollevata questione di legittimità costituzionale dipende ogni valutazione in merito all'intervenuta prescrizione dei diritti nascenti dalle annotazioni in conto effettuate oltre dieci anni prima della data di notificazione dell'atto di citazione; che, in punto di non manifesta infondatezza, il rimettente - facendo sostanzialmente propri i profili di illegittimità costituzionale evidenziati dalla parte privata nella istanza del 16 giugno 2011 - assume la violazione dei limiti interni, individuati dalla Corte costituzionale, alla ammissibilità di una norma interpretativa, nonché la violazione degli artt. 3, 24, 101, 102, 104, 111 e 117 Cost., in relazione all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848; che, quanto alla ritenuta violazione dei limiti interni all'ammissibilità di una norma di interpretazione autentica, il giudice a quo deduce la irragionevolezza della norma censurata sia per la inesistenza di una norma specifica da interpretare, quale condizione dell'esercizio del potere di legislazione a fini interpretativi, sia perché l'interpretazione prospettata non potrebbe essere inclusa tra quelle legittimamente desumibili dalla disciplina complessiva dell'istituto; che, in relazione al primo rilievo, il rimettente osserva come l'art. 2935 del codice civile - secondo cui il dies a quo, ai fini della prescrizione di un diritto, decorre dal momento in cui il suo titolare è posto nelle condizioni di poterlo esercitare - costituisce una regola di carattere generale, necessitante della etero-integrazione della disciplina speciale prevista per i singoli tipi contrattuali, nonché dei principi generali in materia di adempimento delle obbligazioni e di ripetizione d'indebito; che, nel caso di specie, le norme etero-integratrici sarebbero da individuare nella disciplina delle operazioni bancarie e nel conto corrente bancario; che il giudice a quo rileva come una legge di interpretazione autentica avrebbe dovuto avere ad oggetto una norma che disciplinasse di per sé, in maniera specifica, la decorrenza della prescrizione con riguardo al contratto di apertura di credito, regolato in conto corrente, selezionandone una delle possibili opzioni; che, invero, l'inesistenza di una disciplina specifica aveva indotto gli interpreti ad applicare un principio generale (desumibile dall'art. 2935 cod. civ.), adattato allo schema e alla funzione del singolo contratto bancario; che, quanto al secondo rilievo, concernente l'impossibilità d'includere la soluzione interpretativa prospettata tra quelle legittimamente desumibili dalla disciplina complessiva dell'istituto, il rimettente osserva come, nel rapporto di conto corrente bancario, in armonia con i principi generali in materia di adempimento, di ripetizione d'indebito e con quelli relativi alla causa del contratto medesimo, il decorso della prescrizione dell'azione di ripetizione - come ritenuto dalla Corte di cassazione a sezioni unite nella sentenza del 2 dicembre 2010, n. 24418 - sarebbe da individuare: a) nel versamento (nell'ipotesi di conto passivo, senza affidamento, come di superamento del limite affidato); b) nella chiusura del rapporto (quando non siano effettuati versamenti, in pendenza di rapporto, o quando il versamento effettuato in pendenza di rapporto abbia funzione meramente ripristinatoria dell'affido utilizzabile); che, infatti, quando il passivo non abbia superato il limite dell'affidamento concesso al cliente, i versamenti da questo posti in essere avrebbero natura di atti ripristinatori della provvista di cui il correntista può ancora continuare a godere (Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 2 dicembre 2010, n. 24418 citata, nonché Corte di cassazione, sentenze 6 novembre 2007, n. 23107, 23 novembre 2005, n. 24588 e 18 ottobre 1982, n. 5413);