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se si doveva votare il 20 o no, se bisognava aspettare il rientro della missione negli Stati Uniti e se il voto fosse condizionato da non so quali fatti. Voglio ricordare ai colleghi, dato che qualcuno ha parlato anche di forzatura e di terzietà, anche se qualcuno è forse più un "terzista" che una persona terza (i terzisti sono quelli che fanno un po' di scambi commerciali di basso profilo), che noi votammo un calendario all'unanimità quando già si sapeva che ci sarebbero state le elezioni regionali in Calabria e in Emilia e quando già si sapeva che alcuni avevano una missione negli Stati Uniti. Tant'è vero che la data fu fissata al 20 gennaio, e non al 18, per consentire l'arrivo, il rientro e lo smaltimento del jet lag ai colleghi impegnati in una missione istituzionale. Poi sono insorte altre vicende e sono state dette anche oggi delle inesattezze. Nessuno ha negato carte ad altri. Come sarebbe potuto avvenire? Il presidente Marcucci, non conoscendo bene le procedure, un giorno ha fatto un'affermazione errata. Prima è stato detto che io ho negato atti istruttori: ma come avrei potuto negare atti istruttori? Sarebbe crollato il mondo. Siamo nel Senato e nella Giunta, luoghi di trasparenza. Sono state fatte delle richieste e, quando i richiedenti hanno visto che non sarebbero state approvate, se ne sono andati dalla Giunta. «Se la richiesta non viene approvata, me ne vado»; questo è accaduto ed è agli atti (lo dico anche alla collega Gallicchio e ad altri). A parte gli atti, io ho buona memoria. Mi rendo conto che la questione procedurale può sembrare secondaria. Invece delle date della riunione si è discusso - e solo di quello - per settimane. Seppure a noi interessa il merito, non è stato negato nulla. Prima qualcuno ha detto che qui siamo dei giudici e dovremmo essere terzi. Dobbiamo esserlo realmente. Noi siamo qui in base alla legge costituzionale n. 1 del 1989, che non consente alcuna impunità. Quando il senatore Bressa, che prima ha parlato di impunità per omicidi, sarà Ministro e ruberà i salamini al supermercato verrà tranquillamente processato, perché non potrà dire che un Ministro che ruba i salamini al supermercato ha fatto un atto ministeriale o di Governo. Quindi poca ironia sugli omicidi o su altre cose. Per brevità di tempo, prego il senatore Bressa di leggersi le relazioni sul caso Diciotti e sul caso Gregoretti che ho fatto, e che sono agli atti, che ripercorrono anche gli aspetti giuridici e gli esempi di quando un reato è ministeriale e quando non lo è, quando si avvia una procedura di questa natura. Di questo stiamo parlando e di questo dovranno tenere conto coloro che dovranno fare un giudizio, se sciaguratamente quest'Assemblea voterà a favore del processo. Tornando al merito, la legge costituzionale n. 1 del 1989 non dà l'impunità totale ai Ministri: deve valutare il Senato se, come è stato detto più volte, ci sia stata da parte del Ministro - tale era all'epoca il senatore Salvini - un'azione fatta nell'interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o la tutela di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. Questo dobbiamo valutare ed accertare e molti colleghi hanno già detto cose esaustive. C'è poi l'articolo 96 della Costituzione. Voglio entrare subito nel merito delle vicende. Intanto c'è un precedente: quest'Assemblea ha votato sul caso Diciotti. Non è che il precedente, il decisum , come direbbero gli avvocati - sono giornalista, non avvocato, ma qualche termine dobbiamo usarlo - sia irrilevante ai fini delle fasi future. Poi c'è qualche Gruppo che l'altra volta ha consultato, prima di votare, la piattaforma Rousseau. Consultate la piattaforma della serietà oggi prima di votare in quest'Aula (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) ; consultate la piattaforma della verità, non quella del povero Rousseau, che si girerà nella tomba ormai da diversi anni. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e L-SP-PSd'Az) . Onorevoli colleghi, qui non si vota perché uno era alleato e oggi non lo è. Capisco la scelta politica dei colleghi della Lega, ma invito a riflettere; capisco l'atteggiamento di sfida, che è politico - questo non mi sfugge - però qui c'è un merito: non si fugge dal processo, ma si afferma il diritto di un uomo di Governo di tutelare l'interesse nazionale votando contro questa richiesta di processo. È esattamente il contrario: non è la tutela della fuga, ma la tutela dell'azione fatta nell'interesse del Paese, governando il Paese, per tutelare interessi prevalenti di sicurezza. Quindi è il contrario della fuga; è la presenza in atto. Credo che le cose che abbiamo detto in Giunta fossero assolutamente fondate. Per quanto riguarda le questioni del coinvolgimento del Governo, il presidente del Consiglio, professore e avvocato Conte - e nella mia relazione, dunque agli atti, e anche nell'ordine del giorno in dissenso dalle conclusioni della Giunta sono riportate le frasi del presidente Conte - il 12 settembre 2018, seduto qui in Aula, a pochi metri da noi, ha spiegato le linee e l'azione del Governo. Non dobbiamo quindi votare il patto di Governo, ma dobbiamo valutare l'azione del Governo alla luce della linea che il Presidente del Consiglio ha illustrato in quest'Aula. Non è che Salvini, allora Ministro, fosse un pazzo solitario che agiva divertendosi perché chissà quale perversione lo animasse. Per quanto riguarda poi la linea di Conte, si dirà che lui si era espresso sul caso Diciotti e qui stiamo parlando del caso Gregoretti, che è tutta un'altra cosa. La nave arriva il 25 luglio del 2019, il 26 mattina - è tutto documentato, colleghi, presidente Grasso, è stato citato ma voglio citarlo nuovamente perché resti agli atti - il signor Benassi, consigliere diplomatico del presidente Conte, manda una e-mail (nel tempo andato avrebbe mandato un cavaliere, un messo a cavallo, un telegramma) al rappresentante del Governo, e quindi anche di Conte, Massari, ambasciatore a Bruxelles, in cui Benassi (che non agiva a titolo personale) diceva che bisognava vedere se i vari Paesi avrebbero accolto quei profughi, quegli immigrati, quei clandestini che erano a bordo della nave. C'è un carteggio, che è agli atti, in cui l'ambasciatore Massari - rappresentante di Conte e del Governo, non un rappresentante della Lega o di Salvini; non un amico d'infanzia o un bagnino del Papeete, ma il rappresentante diplomatico del Governo italiano a Bruxelles - dice che dall'Europa non avevano risposta perché, come dice ad un certo punto, c'era il weekend . Potete andare a consultare gli atti, colleghi. Poi dicono che forse il Lussemburgo è disponibile, forse quattro Paesi, forse l'Olanda, la Francia e altri no. È tutto agli atti. I rappresentanti diplomatici dicono che sono in costante contatto con Michou, un funzionario dell'Unione europea.