[pronunce]

Da tali premesse, prosegue l'Avvocatura, discende che la determinazione dell'indennizzo è attività riservata al legislatore, cosicché l'importo e le modalità di erogazione dello stesso devono avvenire all'interno del sistema di sicurezza sociale, il quale "deve calibrare i suoi interventi" in ragione dei limiti delle risorse disponibili. Ulteriore conseguenza è che la valutazione del sacrificio imposto al danneggiato deve considerare adeguatamente sia le diverse finalità del sistema di sicurezza sociale, sia gli "evidenti vantaggi" che risiedono nella pronta ed automatica erogazione dell'indennizzo. Coerentemente con tali premesse - prosegue l'Avvocatura - i giudici di merito, a seguito della sentenza n. 307 del 1990, da un lato hanno utilizzato la categoria della responsabilità oggettiva, in assenza di una condotta antigiuridica dello Stato, dall'altro hanno determinato un indennizzo congruamente ridotto rispetto all'entità reale del danno, in considerazione delle differenze esistenti tra la responsabilità civile e le garanzie di sicurezza sociale. Si comprende, dunque, che il sindacato della Corte costituzionale si sia limitato a verificare che l'esiguità dell'indennizzo non giungesse "a vanificare, svuotandolo di contenuto concreto", il relativo diritto. L'indennizzo in questione non avrebbe d'altronde neppure natura assistenziale, posto che l'art. 1, comma 1, della legge n. 210 del 1992 consente la cumulabilità di tale erogazione con "ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito": per esso, dunque, non si applica nessuna delle regole che disciplinano i crediti assistenziali. L'Avvocatura osserva inoltre che il giudice rimettente avrebbe individuato impropriamente il tertium comparationis: non potrebbero infatti considerarsi assimilabili, ai fini della questione di legittimità costituzionale, i rischi connessi all'esposizione del soggetto ad eventi bellici o alla prestazione di un servizio connesso alla guerra con quelli derivanti dalla vaccinazione obbligatoria antipolio. Il rimettente tenderebbe perciò a trasferire elementi di un sistema di garanzia in un altro. Né - prosegue l'interveniente - potrebbe essere ritenuto lesivo del principio di eguaglianza l'esercizio da parte del legislatore della potestà "di individuare e di adottare discrezionalmente soluzioni differenziate per fattispecie distinte e diverse, ancorché assimilabili". Nel caso in esame la condizione giuridica di coloro che hanno riportato lesioni permanenti da vaccinazioni obbligatorie sarebbe obiettivamente diversa e distinta dalla condizione di chi ha subito danni irreversibili per ragioni collegate a eventi bellici, posto che l'assimilazione potrebbe essere sostenuta solo con riferimento alla gravità del danno, "peraltro, neanche della stessa natura". L'Avvocatura conclude pertanto per il rigetto della questione.1. - Il Tribunale di Camerino dubita della legittimità costituzionale degli artt. 2, comma 7, e 4, comma 4, della legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati), integrata dall'art. 1, comma 2, della legge 25 luglio 1997, n. 238 (Modifiche ed integrazioni alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in materia di indennizzi ai soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati), in relazione agli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione. Il menzionato art. 2, comma 7, stabilisce che ai soggetti danneggiati che contraggono più di una malattia a seguito di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati, a norma della legge n. 210 del 1992, a ognuna delle quali sia conseguito un esito invalidante distinto, è riconosciuto un indennizzo aggiuntivo, stabilito dal Ministro della sanità con proprio decreto, in una misura non superiore al cinquanta per cento di quello, per così dire, ordinario, previsto nei commi 1 e 2 del medesimo articolo e consistente in un assegno determinato nella misura stabilita - dalla tabella B allegata alla legge 29 aprile 1976, n. 177 (Collegamento delle pensioni del settore pubblico alla dinamica delle retribuzioni. Miglioramento del trattamento di quiescenza del personale statale e degli iscritti alle casse pensioni degli istituti di previdenza), come modificata dall'art. 8 della legge 2 maggio 1984, n. 111 - in riferimento al trattamento pensionistico privilegiato ordinario delle Forze armate ; assegno al quale si aggiunge una somma corrispondente all'importo dell'indennità integrativa speciale di cui alla legge 27 maggio 1959, n. 324 (Miglioramenti economici al personale statale in attività ed in quiescenza), prevista per la prima qualifica funzionale degli impiegati civili dello Stato. Il giudice rimettente ritiene che la statuizione posta da tale comma 7 dell'art. 2 della legge n. 210 del 1992 possa violare un diritto fondamentale della persona umana, quale il diritto alla salute (artt. 2 e 32 della Costituzione), e possa apparire irragionevole in quanto, determinando nel modo anzidetto la misura dell'indennizzo, non consente il riconoscimento del diritto a ottenere anche l'assegno previsto dalla tabella E allegata al d.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834 (Definitivo riordinamento delle pensioni di guerra, in attuazione della delega prevista dall'art. 1 della legge 23 settembre 1981, n. 533), relativo alla determinazione dell'assegno di "superinvalidità" derivante da eventi bellici o da cause di servizio connesse alla guerra. La premessa della tesi sostenuta dal giudice rimettente è che, in materia, alla stregua del diritto costituzionale alla salute, non siano rilevanti le cause del danno inferto alla salute e la loro incidenza statistica ma unicamente l'entità del danno subito. Da tale premessa viene tratta, come conseguenza, l'affermazione che, a parità di danno, pari deve essere l'intervento indennitario dello Stato a favore del danneggiato. Nella specie, il soggetto che ha agito di fronte al giudice rimettente è stato colpito, come riportato nell'esposizione dei fatti di causa, da invalidità riconosciuta del cento per cento, conseguente a lesioni del sistema nervoso le quali, a giudizio del consulente tecnico d'ufficio condiviso dal giudice rimettente, rientrano nella previsione del punto b.1 della tabella E sopra menzionata, applicabile ai casi di "superinvalidità" derivante da patologie contratte per causa di servizio di guerra o a seguito di eventi bellici. In forza dei parametri costituzionali invocati e sulla premessa dell'irrilevanza della natura degli eventi che hanno determinato il danno, il giudice rimettente ritiene pertanto che la stessa indennità debba essere riconosciuta anche a chi - come il soggetto che ha promosso il giudizio di merito - tale danno ha contratto a seguito di vaccinazione antipoliomielitica obbligatoria.