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La Convenzione di Delfi, fondandosi sul concetto di responsabilità comune e di solidarietà nella protezione del patrimonio culturale europeo, mirava a proteggere il patrimonio culturale contro le attività criminali, impegnando le Parti a sensibilizzare il pubblico sulla necessità della protezione dei beni culturali, a cooperare nella prevenzione dei reati contro i beni culturali, a riconoscere la gravità di tali infrazioni, ad applicare delle sanzioni adeguate o a cooperare per il recupero di beni culturali sottratti. La Convenzione di Nicosia, viceversa, frutto di un lavoro preparatorio svolto in seno al Consiglio d'Europa ma con la collaborazione di numerose organizzazioni internazionali quali l'Unione europea, l'Istituto internazionale per l'unificazione del diritto privato (UNIDROIT), l'UNESCO e l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC), è volta a prevenire e combattere il traffico illecito e la distruzione di beni culturali, nel quadro dell'azione dell'organizzazione per la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata. Aperta alla firma di tutti gli Stati del mondo, sottoscritta ad oggi da 10 Paesi e ratificata da due - Cipro e Messico - la Convenzione è altresì finalizzata a promuovere la cooperazione nazionale e internazionale nella lotta contro i reati riguardanti i beni culturali, stabilendo diverse infrazioni penali, tra cui il furto, gli scavi illegali, l'importazione e l'esportazione illegali, nonché l'acquisizione e la commercializzazione dei beni così ottenuti. Il testo convenzionale riconosce, inoltre, come reati la falsificazione di documenti e la distruzione o il danneggiamento intenzionale dei beni culturali. Sottolinea che l'armonizzazione dei reati nei vari Stati che ratificheranno la Convenzione in titolo agevolerà i riconoscimenti dei crimini contro il patrimonio culturale e quindi favorirà i search and seizure warrant alla base di rogatorie internazionali, mandati d'arresto internazionali nonché estradizioni. Cita, al riguardo, il mancato sequestro dell'Atleta di Fano, il bronzo attribuito a Lisippo ripescato in Adriatico da un peschereccio italiano nel 1964 ed esposto al Getty Museum di Los Angeles, quando si trovava a Monaco presso Heinz Herzer ricordando che a quel tempo, in Baviera, il contrabbando di beni d'arte non era criminalizzato. La Convenzione è composta da un preambolo e da 32 articoli; essa definisce, nei suoi primi due articoli, innanzitutto scopo ed ambito di applicazione, riconducendoli alla prevenzione e alla lotta contro i reati relativi a beni culturali tangibili, mobili o immobili, che rientrano nella definizione di beni culturali anche ai sensi delle Convenzioni UNESCO in materia. I successivi articoli disciplinano aspetti relativi alle norme di diritto penale sostanziale, obbligando gli Stati ad assicurare che il furto e le altre forme di appropriazione illegale della proprietà previste dal diritto penale nazionali si applichino anche ai beni culturali mobili, nonché a qualificare come reati lo scavo di terreni, la rimozione e la detenzione intenzionali e non autorizzati di beni culturali, l'importazione e l'esportazione illegali di beni culturali mobili, oltre che l'acquisizione e l'immissione sul mercato di beni culturali mobili rubati. Reati devono altresì essere considerati anche la falsificazione di documenti relativi ai beni culturali se volti a nasconderne la provenienza illecita, oltre che la distruzione e i danni intenzionali ad essi arrecati. Viene inoltre imposto alle Parti l'obbligo di disciplinare il concorso o il tentativo di commettere uno dei reati previsti dalla Convenzione, e di esercitare la propria competenza giurisdizionale per reati commessi sul suo territorio, su navi e aeromobili di bandiera, o da uno dei suoi cittadini. La Convenzione riconosce la responsabilità penale delle persone giuridiche per reati commessi da persone fisiche e impegna gli Stati parte a punire i reati previsti con sanzioni e misure efficaci, proporzionate e dissuasive, a disciplinare circostanze aggravanti e a prevedere la possibilità di considerare come precedenti le sentenze adottate da un'altra Parte. Il Capitolo III disciplina aspetti relativi alle indagini, ai procedimenti e alla cooperazione internazionale in materia penale, mentre il Capitolo IV reca disposizioni in relazione a misure di prevenzione nei riguardi della distruzione intenzionale, del danneggiamento e della tratta di beni culturali a livello nazionale ed internazionale. Rileva la necessità di istituire procure specializzate che cooperino con le corrispondenti strutture presenti in altri Paesi competenti in materia di tutela e reati contro i beni culturali: ad oggi, infatti, in Italia l'attività di cooperazione internazionale in materiale di tutela e reati contro i beni culturali è interamente demandata ai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, allocati nell'Ufficio di Gabinetto del Ministro della Cultura e in condizione di dipendenza strumentale dal MiC; pur svolgendo ormai da mezzo secolo un ottimo lavoro, tale struttura non può, a suo avviso, sostituirsi ad avvocati e procuratori. La Convenzione disciplina, inoltre, il meccanismo per i seguiti, prevedendo un apposito Comitato delle Parti, composto da rappresentanti di tutti gli Stati parte e di alcuni organi del Consiglio d'Europa, preposto a vigilarne sulla corretta attuazione, e ad agevolare a tale scopo la raccolta, l'analisi e lo scambio di informazioni e di buone pratiche in materia tra gli Stati parte. È inoltre previsto che la Convenzione non pregiudichi i diritti e gli obblighi derivanti dalle disposizioni di altri strumenti internazionali a cui le Parti sono vincolate. Sono infine previste le modalità di modifica del testo convenzionale e le clausole finali. Illustra infine brevemente il disegno di legge di ratifica della Convenzione segnalando che non sono previsti oneri per l'attuazione del provvedimento. Poiché nessuno chiede di intervenire, il PRESIDENTE dà nuovamente la parola alla relatrice CORRADO ( Misto ) che presenta e illustra una proposta di parere favorevole con una raccomandazione, pubblicata in allegato. Il senatore VERDUCCI ( PD ) manifesta apprezzamento per la relazione svolta dalla relatrice su un provvedimento, la Convenzione di Nicosia, di indubbia rilevanza. Chiede alla relatrice di riformulare la raccomandazione contenuta nella sua proposta di parere nel senso di raccomandare al Governo di promuovere, anche in occasione della presidenza italiana del G-20 Cultura, la sollecita ratifica della Convenzione di Nicosia da parte dei Paesi firmatari nonché l'adesione di quei Paesi che non l'hanno ancora sottoscritta. Il sottosegretario Barbara FLORIDIA chiede una breve sospensione. Non essendovi obiezioni, il PRESIDENTE avverte che la seduta è sospesa. La seduta, sospesa alle ore 15,40, riprende alle ore 15,45. Il sottosegretario Barbara FLORIDIA esprime parere favorevole sulla proposta di parere della relatrice, a condizione che la raccomandazione sia riformulata come suggerito dal senatore Verducci.