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perché abbia accondisceso ad un concorso che, per offrire una corsia preferenziale di accesso all'area III ad ex tirocinanti con esperienze assimilabili agli AFAV, abbassa in modo improprio i requisiti formativi ed esperienziali richiesti per figure come il funzionario archeologo, le cui mansioni sono definite su tutto il territorio nazionale dal regolamento attuativo della legge n. 110 del 2014 e dall'art. 9- bis del decreto legislativo n. 42 del 2004; se ritenga plausibile che funzionari archeologi reclutati con titoli inferiori rispetto ai concorsi pubblici ordinari, senza adeguata esperienza professionale e competenze sufficienti per svolgere le mansioni loro spettanti, possano anche solo interloquire con le agguerrite committenze e con i professionisti esterni che produrranno e sottoporranno alla loro valutazione, ad esempio, le relazioni previste dalla procedura di verifica dell'interesse archeologico; come intenda scongiurare il rischio, se di rischio si tratta e non di una decisione meditata, di un abbassamento del livello qualitativo delle attività di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico del Paese, specialmente ricco nel Sud Italia, conseguenziale all'immettere nella pubblica amministrazione delle regioni meridionali, dove presumibilmente vorrà essere destinato, personale inadeguato alla complessità delle mansioni previste per l'area III. Atto n. 3-03331 RAUTI Isabella CIRIANI CALANDRINI BALBONI BARBARO DE CARLO DE BERTOLDI FAZZOLARI GARNERO SANTANCHÈ Daniela IANNONE LA PIETRA MAFFONI MALAN NASTRI PETRENGA Giovanna Ai Ministri della difesa, dell'interno e per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale Premesso che: in data 11 maggio 2022 è stato rivolto contro il nostro Paese un attacco hacker sistematico e coordinato che ha interessato, secondo quanto si apprende da fonti di stampa, sette importanti siti internet , rendendoli temporaneamente inutilizzabili; tra i siti colpiti risultano quelli di alcune aziende private e altri di natura istituzionale, tra i quali il sito del Senato della Repubblica e il sito dell'Istituto superiore di sanità; in data 16 maggio è stato sventato un pericoloso attacco cyber al sito della Polizia di Stato, proveniente da indirizzi IP esteri, riconducibili, secondo le ricostruzioni giornalistiche, al collettivo di hacker "filo-russo" "Killnet"; premesso altresì che: meno di un anno fa sono state oggetto di attacchi cyber infrastrutture dati sanitarie ed è stato colpito il centro di elaborazione dati della Regione Lazio, impegnato nella gestione delle prenotazioni della campagna vaccinale regionale contro l'epidemia da COVID-19; tra il 31 luglio 2020 e il 1° agosto 2021 gli attacchi informatici sono cresciuti complessivamente del 1.000 per cento e si registra un aumento costante dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina (24 febbraio 2022) degli attacchi hacker nei confronti di infrastrutture dati istituzionali e governative dei Paesi occidentali; le infrastrutture italiane risultano, rispetto alla minaccia cibernetica, mediamente obsolete e difficili da proteggere; infatti, come dichiarato tempo fa dallo stesso Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, il "95% delle infrastrutture dati della Pubblica amministrazione è privo dei requisiti minimi di sicurezza e affidabilità necessari"; considerato che l'attacco hacker dell'11 maggio scorso sarebbe avvenuto tramite il sistema "DDOS" ( distribuited denial of service ) ed è stato rivendicato sulla piattaforma "Telegram" dal citato gruppo informatico "filo-russo", "Killnet", autore di precedenti attacchi ai danni di alcuni siti istituzionali della Romania, della Repubblica ceca, della Polonia e della Germania e lo stesso gruppo continua a minacciare altri cyber attacchi alle infrastrutture informatiche istituzionali del nostro Paese, costituendo un'insidia potenziale per tutto il sistema Italia; considerato altresì che: lo spazio cibernetico, asset strategico fondamentale da tutelare, rappresenta il quinto dominio operativo al livello globale e la cybersecurity è diventata il principale terreno di competizione tra gli Stati; gli attacchi cibernetici alle infrastrutture istituzionali sono il risvolto terroristico della " cyberwar " e costituiscono un livello massimo di minaccia geopolitica, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se possano chiarire quanto sia accaduto nelle giornate dell'11 e del 16 maggio; quali azioni intendano intraprendere per fronteggiare le minacce dei gruppi hacker e per potenziare velocemente le infrastrutture cibernetiche della rete nazionale; quale sia lo stato di avanzamento dei lavori dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, istituita sei mesi fa, e quali siano i tempi di realizzazione del necessario cloud nazionale della pubblica amministrazione. Atto n. 3-03332 BOLDRINI Paola Al Ministro della salute Premesso che: il virus dell'epatite delta (HDV) è stato isolato per la prima volta nel 1977 in Italia ad opera del gruppo di ricerca del gastroenterologo torinese Mario Rizzetto; l'infezione è causata da un virus a RNA difettivo che come involucro esterno utilizza l'HBsAg, cioè l'antigene di superficie del virus HBV. Per questo motivo i pazienti affetti da HDV presentano sempre una doppia infezione, risultando al contempo anche HBV positivi; l'infezione avviene in genere per contatto con sangue o fluidi corporei infetti, tra cui rapporti sessuali, uso di droghe per via iniettiva o uso di materiali infetti, trasfusioni, ma anche per via verticale, da madre a figlio durante la gestazione e il parto; in Italia, nella popolazione HBV positiva, la prevalenza di soggetti co-infetti da virus dell'epatite delta è circa il 10 per cento; nonostante sia poco nota rispetto alle altre epatiti virali, la co-infezione HBV-HDV rappresenta dal punto di vista clinico la forma più aggressiva e pericolosa di epatite cronica, con il 76 per cento di rischio di progressione verso la fibrosi epatica e il 5,6 per cento di possibilità di degenerare, nel giro di 4-5 anni, in tumore al fegato; per l'accesso alle prestazioni sanitarie, la patologia, oltre a essere codificata come malattia rara, è inserita nei LEA all'interno del pacchetto di esenzione 016 delle epatiti croniche attive, tuttavia al suo interno non figura il test viremico HDV RNA, raccomandato dalle linee guida internazionali e necessario per rilevare l'infezione attiva; i soggetti maggiormente esposti ad infezione da HDV vivono spesso in contesti e condizioni socio-economiche svantaggiati, che impediscono loro di farsi carico dei costi dei test diagnostici, generando pertanto una quota consistente di sommerso; il piano nazionale per la prevenzione delle epatiti virali da virus (PNEV), attualmente in fase di aggiornamento presso il Ministero della salute, è un documento programmatico, la cui finalità è quella di affrontare efficacemente i temi della prevenzione e cura delle epatiti virali in Italia, attraverso il coinvolgimento di tutti gli stakeholder di sistema;