[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 480, terzo comma, del codice di procedura civile, promosso con ordinanza del 7 agosto 2004 dal Tribunale di Firenze nel procedimento civile vertente tra Corsaro Cosimo Luciano e il Gruppo Andidero Finanziario Immobiliare srl, iscritta al n. 260 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 20, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 16 novembre 2005 il Giudice relatore Romano Vaccarella.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un processo di opposizione a precetto – intrapreso dal debitore con citazione notificata al creditore precettante presso la cancelleria del Tribunale di Firenze, quale giudice del luogo di notificazione del precetto opposto – il giudice istruttore di quel Tribunale, con ordinanza del 7 agosto 2004, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 480, terzo comma, del codice di procedura civile, per contrasto con gli articoli 24, secondo comma, 111, secondo comma, e 3, primo comma, della Costituzione. 1.1. – Il giudice a quo riferisce che, nonostante nell'atto di precetto la società creditrice avesse eletto domicilio in Bari, l'opponente aveva notificato l'atto introduttivo presso la cancelleria del Tribunale di Firenze, in quanto al momento della notifica dell'atto opposto non aveva beni assoggettabili ad esecuzione né nel circondario del Tribunale di Bari né nel distretto della relativa Corte d'appello. 1.2. – Osserva il rimettente che ai sensi dell'art. 480, terzo comma, cod. proc. civ. il precettante deve dichiarare la residenza o eleggere il domicilio «nel comune in cui ha sede il giudice competente per l'esecuzione» e che, in difetto, «le opposizioni al precetto si propongono davanti al giudice del luogo in cui è stato notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno presso la cancelleria del giudice stesso». Tale norma, secondo l'insegnamento della Corte di cassazione (sentenza 16 luglio 1999, n. 7505), attribuisce alla parte che intende promuovere l'esecuzione forzata la facoltà di dichiarare la residenza o di eleggere domicilio ed al contempo la onera di scegliere, a tal fine, uno tra i possibili luoghi dell'esecuzione; ragion per cui, se la parte istante elegge domicilio fuori di uno di essi, la dichiarazione rimane priva di effetti, ed il debitore può proporre l'opposizione a precetto davanti al giudice del luogo nel quale gli è stato notificato il precetto stesso, mentre resta a carico del creditore, in quel giudizio, «dimostrare che nel comune in cui egli ha eletto domicilio sarebbe stato possibile sottoporre a pignoramento beni o crediti del debitore». 1.3. – Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice a quo dubita che la norma censurata, consentendo la notificazione dell'opposizione a precetto presso la cancelleria del giudice del luogo ove il precetto stesso è stato notificato, garantisca l'effettiva conoscenza dell'opposizione da parte del precettante che abbia eletto domicilio altrove, non mettendolo, in particolare, nella condizione di contraddire dimostrando, per esempio, di avere ottemperato al disposto dell'art. 480, terzo comma, cod. proc. civ. per esservi nel luogo della residenza dichiarata o del domicilio eletto un bene del debitore da assoggettare ad esecuzione forzata. Il giudice rimettente ritiene quindi che, sotto l'aspetto appena considerato, non possano ritenersi superati i dubbi di legittimità costituzionale della norma denunciata – per violazione del diritto di difesa (art. 24, secondo comma, Cost.) e del contraddittorio (art. 111, secondo comma, Cost.) – sulla scorta di quanto già statuito dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 62 del 1985 allorché, esaminando analoga questione, relativa in tal caso agli effetti della mancata elezione di domicilio nell'atto di precetto, sollevata in riferimento al solo art. 24 Cost., ne aveva dichiarato la manifesta infondatezza per essere la forma di notificazione in cancelleria, per un verso, imputabile al creditore, inadempiente all'onere prescritto nella prima parte del terzo comma dall'art. 480 del codice di rito e, per altro verso, non lesiva del diritto di difesa di chi, certamente non ignorando l'omissione in cui era incorso, ben avrebbe potuto provvedere alla propria difesa utilizzando l'ordinaria diligenza. Ritiene inoltre il giudice a quo che la disposizione in esame sia lesiva anche dell'art. 3, primo comma, della Costituzione, tenuto conto che la denunciata modalità di notificazione dell'opposizione a precetto porrebbe il convenuto, nei termini anzidetti, in una posizione irragionevolmente deteriore rispetto a quella di chi sia citato in un ordinario giudizio di cognizione. 1.4. – Quanto alla rilevanza della questione, osserva il giudice rimettente che essa è determinata dalla mancata costituzione in giudizio del creditore convenuto. 2. – È intervenuto nel giudizio, con la rappresentanza dell'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri il quale ha concluso per la infondatezza della questione sia alla luce dell'ordinanza n. 62 del 1985, resa dalla Corte costituzionale su analoga questione – avendo allora denunciato il rimettente una lesione del diritto di difesa per non esser tenuto il cancelliere, presso cui l'opposizione era stata notificata, a darne notizia alla parte interessata – sia alla stregua della consolidata giurisprudenza costituzionale in ordine al fatto che le difficoltà di ordine procedurale, quali quelle che possono derivare al creditore precettante dall'onere di eleggere domicilio nel luogo ove sono situati beni del debitore, pena l'inefficacia della dichiarazione e la conseguente competenza, in tema di opposizione, del giudice del luogo di notifica del precetto, costituiscono dati meramente fattuali, come tali inidonei ad integrare una questione di costituzionalità. Infondata sarebbe anche la censura relativa all'art. 3 Cost., in quanto l'opposizione a precetto, funzionalmente connessa alla minacciata esecuzione, si caratterizzerebbe in modo affatto diverso rispetto all'atto introduttivo di un ordinario giudizio di cognizione, e pertanto il legislatore sarebbe libero di modulare i sistemi processuali con ampia discrezionalità, incontrando il solo limite della irragionevolezza.1. – Il Tribunale di Firenze dubita, in riferimento agli articoli 3, primo comma, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 480, terzo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui, alla stregua del “diritto vivente”, prevede che, ove il creditore nel precetto abbia eletto domicilio in un comune diverso da quello in cui vi siano beni esecutabili del debitore precettato, la notificazione dell'opposizione a precetto sia eseguita presso la cancelleria del giudice del luogo ove è stato notificato l'atto. 2.