[pronunce]

L. M. nei confronti della Banca Popolare del Lazio, società cooperativa a responsabilità limitata, avente ad oggetto l'azione di accertamento della nullità delle clausole contrattuali di capitalizzazione trimestrale di interessi passivi, di interessi ultralegali, di commissioni di massimo scoperto, relative al conto corrente intercorso tra l'attore e l'istituto di credito convenuto, con condanna di quest'ultimo alla ripetizione delle somme indebitamente percepite; che, nel costituirsi nel giudizio, la banca convenuta ha eccepito, tra l'altro, la prescrizione decennale del diritto di ripetizione dell'indebito dalla data di annotazione di ogni singola posta contestata, stante la sopravvenienza del citato art. 2, comma 61; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo osserva come dalla applicazione del primo periodo del detto art. 2, comma 61 - se interpretato nel senso del decorso della prescrizione decennale dell'azione di ripetizione dell'indebito, non già dalla data di estinzione del rapporto di conto corrente, ma dal giorno di ogni singola annotazione -conseguirebbe l'estinzione per prescrizione del diritto dell'attore alla ripetizione degli importi versati a titolo solutorio e annotati in data anteriore al 10 marzo 1998, ovvero oltre dieci anni prima della data di notificazione dell'atto di citazione; che il rimettente aggiunge come dalla applicazione del secondo periodo dell'art. 2, comma 61 - se interpretato nel senso che, nelle operazioni bancarie in conto corrente, ciascuna delle parti può non restituire gli importi già versati alla data del 27 febbraio 2011 (data di entrata in vigore della legge di conversione n. 10 del 2011), anche se non dovuti - conseguirebbe il rigetto totale della domanda di ripetizione dell'attore, essendo stato chiuso il rapporto di conto corrente bancario in data 10 giugno 2002, per cui si tratterebbe di versamenti tutti antecedenti alla data di entrata in vigore della legge n. 10 del 2011; che, in punto di non manifesta infondatezza, il rimettente assume la violazione degli artt. 3, 24, 101, 102, 104, 111, 117, primo comma, Cost. in relazione all'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; che, quanto all'assunto contrasto con l'art. 3 Cost., il giudice a quo deduce la violazione dei limiti interni di ammissibilità delle norme di interpretazione autentica - incertezze applicative di una norma, contrasti giurisprudenziali, possibili varianti di senso del testo originario - nonché la violazione dei limiti generali all'efficacia retroattiva delle leggi, limiti costituiti dai principi di ragionevolezza, di non introduzione di ingiustificate disparità di trattamento, di tutela dell'affidamento, di certezza dell'ordinamento giuridico e di non invasione delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario; che, in particolare, ad avviso del rimettente, il legislatore - in mancanza dei presupposti di incertezza del diritto o di contrasto giurisprudenziale per l'emanazione di una norma di interpretazione autentica - avrebbe irragionevolmente riservato un ingiustificato trattamento di favore alle banche sulla base di un orientamento giurisprudenziale minoritario disatteso dalla sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite civili, n. 24418 del 2010, secondo cui il dies a quo per il decorso della prescrizione era da individuare nella chiusura del conto e non già nella annotazione; che, inoltre, la norma censurata, operando sull'art. 2935 cod. civ. , introdurrebbe una sanatoria di ben definiti ed individuabili rapporti di conto corrente preesistenti alla introduzione della medesima e, di fatto, derogherebbe alla regola generale della irretroattività delle norme di diritto sostanziale, così violando il principio costituzionale di uguaglianza; che il detto art. 2, comma 61, restringerebbe irragionevolmente, altresì, il campo di applicazione dell'art. 2935 cod. civ. , derogando eccezionalmente a quest'ultima norma quanto alla decorrenza del termine di prescrizione e darebbe luogo, in tal modo, ad una ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli altri titolari di crediti pecuniari derivanti da ripetizioni di somme indebitamente corrisposte; che, ad avviso del rimettente, qualora la norma censurata si applicasse anche per il passato e ai giudizi in corso, si configurerebbe anche una violazione dell'art. 24 Cost., sotto il profilo della limitazione dei diritti di tutela primari, nonché dell'art. 102 Cost., sotto il profilo di un'ingiustificata invasione delle prerogative proprie della magistratura ordinaria; che il rimettente ravvisa, altresì, la violazione degli artt. 41 e 47 Cost. in quanto la norma censurata, eludendo lo spirito dell'intero "corpus normativo" nel quale è inserita, più che supportare le famiglie e le imprese in stato di difficoltà economica, colpirebbe i diritti e le aspettative di esse alla riscossione di somme indebitamente contabilizzate dagli istituti di credito durante lo svolgimento di rapporti in conto corrente e dagli stessi percepite in violazione di norme di ordine pubblico, nonché pregiudicherebbe anche il diritto delle banche alla restituzione di somme date a mutuo ai correntisti in regime di apertura di credito in conto corrente, se annotate oltre dieci anni prima della formale richiesta di rientro o di pagamento del saldo finale di chiusura del conto; che, in ordine all'assunto contrasto con l'art. 117, primo comma, Cost., attraverso la violazione dell'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, statuente il diritto ad un giusto processo, il rimettente osserva come il legislatore avrebbe adottato una norma "interpretativa" in presenza di differenti contenziosi, e, soprattutto, successivamente alla sentenza della Corte di cassazione n. 24418 del 2010, così operando una interferenza nell'amministrazione della giustizia allo scopo di influire su singole controversie, in assenza di «ragioni imperative di interesse generale»; che nel giudizio incidentale, con comparsa depositata in data 1° giugno 2012, si è costituito il sig. L. M., attore nel giudizio principale, aderendo alle censure di illegittimità costituzionale prospettate dal rimettente e deducendo, altresì, la violazione dell'art. 111 Cost., sotto il profilo del diritto ad un giusto processo. Considerato che il Tribunale ordinario di Napoli e il Tribunale ordinario di Velletri, con le ordinanze indicate in epigrafe, sollevano questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, comma aggiunto in sede di conversione, ipotizzando, nel complesso, la violazione degli articoli 3, 24, 41, 47, 101, 102, 104, 111 e 117, primo comma, della Costituzione;