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Il voto di oggi ha dunque solo per oggetto una vicenda giudiziaria, che è anche rilevante, ma anche una visione dello Stato, del nostro Paese, dell'Italia. L'obbligo di salvare una vita umana in mare - lo ricordo - è un preciso dovere che grava su ogni Stato e su qualsiasi altra norma. L'Italia ha aderito alle convenzioni internazionali che regolano la materia, le quali, oltre a discendere dal diritto pubblico internazionale consuetudinario, costituiscono un limite insormontabile per il legislatore statale che, nel rispetto degli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione, non può derogarvi poiché esse entrano nell'ordinamento attraverso norme costituzionali, e assumono quindi rango gerarchico superiore alla legge ordinaria. Questo è successo. La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, poi, stabilisce che ogni Stato aderente deve esigere che il comandante di una nave autorizzata a battere la sua bandiera, sia essa dello Stato o privata, presti soccorso a chiunque in mare sia in pericolo. Ebbene, oggi, in nome di una supposta superiorità dell'interesse pubblico, tutto questo è venuto meno; è venuto meno tutto quanto è stato costruito in tutti questi anni per la credibilità del nostro Paese. Tutti ci riconoscono quanto noi diamo aiuto anche nelle missioni internazionali. Eppure, oggi è venuto meno tutto questo, e per salvare che cosa? Per salvare il Ministro - e mi rivolgo nella maggioranza a quei deputati del MoVimento 5 Stelle che negano perfino l'evidenza delle cose - pur di rimanere al Governo con la Lega. Erano loro che gridavano all'onestà, e dicevano che tutti dovevano sottoporsi alla giustizia. Dicevano «Siete tutti indagati»: lo abbiamo sentito per i cinque anni continuamente nelle orecchie, non ne potevamo più. E adesso? Silenzio, nulla, si accetta tutto. Se si volevano cambiare le regole dell'immigrazione, lo si doveva fare là dove era giusto farlo e dove era giusto intervenire. Negli organismi europei c'era la Commissione per cambiare il Regolamento di Dublino; peccato che non c'era mai l'attuale Ministro dell'interno, che era sempre in giro a fare politica. (Applausi dal Gruppo PD) . È stato il più assenteista. Ci sono state venti Commissioni per disciplinare il Regolamento di Dublino, ma non era mai presente qualcuno della Lega: lo hanno detto i nostri europarlamentari. È lì che si dovevano di fatto regolare le cose, non come si sta facendo adesso. È successo che il nostro Paese sta rimanendo isolato da tutto. Non siamo stati nei luoghi dove doveva esservi la rappresentanza dell'Italia. Oggi per fortuna si è risolto il problema della nave Mare Jonio, dove rischiavamo che si verificassero le stesse condizioni. Non c'era alcuna ragione per impedire a quei poveri esseri umani di restare in balia del mare forza 7. Non c'è davvero alcun tipo di criterio e non ho capito perché mostriate una disumanità di questo genere, con i «me ne frego» e con la voglia di andare avanti, tanto non ve ne importa niente. Non si pensa che la vita è il valore più prezioso per ogni persona; persona: anch'io lo voglio dire, perché davvero le persone hanno la loro importanza, qualsiasi colore abbiano. Il Ministro doveva avere coraggio, ma il coraggio che ha avuto nel portare il Vangelo e giurarvi sopra non significa rispettarlo. Non lo sta rispettando assolutamente con le sue azioni. Ma quale carità cristiana? Qui si stanno compiendo davvero atti di disumanità. L'Italia è sempre stata rispettata, ma stiamo perdendo tutti i valori che da sempre ci hanno contraddistinto. Non è individuando tutti i giorni un nemico che si possono vincere le elezioni. Prima o poi verrete anche voi alla resa dei conti. Non è così che si fa e comunque le proteste degli ultimi giorni - lo ricordo - come la grande manifestazione del 2 marzo a Milano sono state una grande risposta a tutto quello che sta succedendo e a tutte le azioni che sta facendo il Governo giallo-verde: un Governo insensibile, che nega addirittura la salvaguardia dei diritti umani, fregandosene e calpestandoli. Purtroppo per la sopravvivenza di questo Governo, il Ministro, se aveva coraggio, doveva difendersi nel processo e non dal processo. Il nostro è ancora uno Stato di diritto, come hanno ben detto prima i miei colleghi. Come tutti i cittadini, si sarebbe dovuto sottoporre alla giustizia e difendersi, come era giusto che facesse se pensava di avere ragione. Queste sono le ragioni per cui noi voteremo a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio preliminarmente i senatori Augussori ed Emanuele Pellegrini che, insieme a me e alla senatrice Tesei, in Giunta hanno approfondito la vicenda, studiando nel dettaglio le carte che vengono portate oggi in Aula. Non dobbiamo e non vogliamo entrare nel merito della vicenda, perché non spetta a noi farlo. Non spetta a quest'Assemblea giudicare nessuno. Noi ci dobbiamo limitare ad alcune valutazioni di carattere strettamente giuridico previste dall'articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989. Sostanzialmente dobbiamo dare risposta a tre domande molto semplici. La prima: il ministro Salvini era o non era nell'esercizio delle sue funzioni di Governo quando ha portato le condotte oggi sotto l'esame di quest'Assemblea? La risposta è pacifica: certamente sì, stava comportandosi da Ministro, stava nell'esercizio delle sue funzioni di Ministro e addirittura era nell'ambito di una decisione assunta da parte dell'intero Governo, come ci è stato confermato più e più volte dalle dichiarazioni del presidente Conte in questa stessa Aula, anche prima che uscisse la notizia che il ministro Salvini era indagato. Quindi, siamo pacificamente nell'alveo di una condotta ministeriale. Dobbiamo rispondere poi ad altre due domande, se cioè il ministro Salvini, nelle sue condotte, abbia tutelato o meno l'interesse dello Stato costituzionalmente garantito ovvero se abbia tutelato un interesse pubblico. Queste sono le domande alle quali dobbiamo dare risposta. Quanto alla seconda e alla terza domanda, dobbiamo forse, per dare una risposta compiuta, fare una valutazione che sia di merito limitatamente, come ho detto, a queste domande, e poi di metodo. La prima valutazione di merito: esiste - ed è un'affermazione la mia - una normativa di rango costituzionale (articolo 52 della nostra Costituzione) e esiste anche una normativa legata alla legge ordinaria all'articolo 4, comma 3 del testo unico sull'immigrazione, che regolamenta l'ingresso nel nostro Paese di cittadini di altri Stati. Non è infatti possibile per uno Stato di diritto consentire l'accesso indiscriminato nel proprio territorio di cittadini che provengono da altri Stati.