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nonostante ciò, molti dati pubblicati nei vari quotidiani, riviste, emittenti televisive, radio e ogni altra forma di comunicazione, rendono noto che, secondo gli ultimi dati ISTAT, tutta l'acqua potabile immessa nella rete distributiva del nostro Paese risulta avere una dispersione del 47,9 per cento dell'acqua prelevata rispetto al 23 per cento della media UE, in quanto, secondo i dati, circa il 60 per cento delle infrastrutture della rete idrica italiana ha più di 30 anni e il 25 per cento ha più di 50 anni. Peraltro molte tubature risultano in "cemento-amianto"; secondo i dati della Community Valore Acqua per l'Italia di The European House - Ambrosetti, con 40 euro per abitante all'anno (60 euro in meno per abitante rispetto alla media europea), il nostro Paese è in fondo alla classifica europea per investimenti nel settore idrico, davanti solo a Malta e Romania, meno della metà di Germania (90 euro per abitante) e Francia (100 euro per abitante); secondo i dati di Community Valore Acqua per l'Italia, l'Italia è il Paese più idrovoro in Europa con 160 metri cubi di acqua prelevata per uso potabile per ogni abitante all'anno (il doppio della media europea, due volte la Francia e 3 quasi tre volte la Germania) e 188 litri pro capite annui di acqua minerale in bottiglia, che ci posizionano 1° Paese al mondo per consumo; l'evoluzione demografica, la crescente urbanizzazione e i cambiamenti climatici sono fattori che concorrono a sottoporre la risorsa idrica a uno stress senza precedenti, nel mondo, in Europa e in Italia. L'intervento su tali problematiche è tanto più urgente in quanto il periodo di eccezionalità impone di considerare l'acqua quale vera e propria risorsa strategica per il mondo, ma anche e soprattutto in ambito nazionale; dal 2009 al 2017 gli investimenti pubblici in Italia si sono ridotti dal 3,4 al 2 per cento del PIL. Si tratta di minori investimenti cumulati per più di 124 miliardi di euro che hanno avuto un effetto anche sugli investimenti privati che si sono contratti in modo significativo, per un totale di minori investimenti cumulati per più di 488 miliardi di euro rispetto al 2008; i temi relativi al territorio, ambiente, difesa del suolo, cultura dell'acqua e progettazione paesistica impongono un confronto anche con la complessità dell'elemento "acqua" e la necessità di affrontare la questione della sostenibilità in termini ecologico-ambientali, economici ed etici al fine di perseguire l'obiettivo di un cambiamento culturale capace di incidere sulla modalità di consumo e di vita dei cittadini allineandoci alla visione europea e mondiale dell'acqua come risorsa sempre più da valorizzare; come dimostrato dalle analisi della Community Valore Acqua per l'Italia, oggi più che mai, una filiera dell'acqua efficiente e sostenibile è una questione vitale per il sistema economico e produttivo nazionale, con ricadute sullo sviluppo del Paese e sulla quotidianità di cittadini e imprese. È fondamentale avere una visione e una strategia capace di mettere a sistema i contributi di tutti gli attori della filiera estesa dell'acqua, impegna il Governo: 1) a varare una strategia nazionale per la gestione efficiente e sostenibile della risorsa acqua e l'utilizzo responsabile, finalizzata a: 1.a) dare un indirizzo di medio-lungo termine, condividendone gli obiettivi con gli stakeholders interessati ( industry , Istituzioni, consumatori); 1.b) attivare le competenze interdisciplinari (normative, tecnologiche, eccetera) necessarie a governare la transizione verso modelli di produzione e consumo sostenibili; 1.c) dare inizio come obiettivo primario per la pubblica amministrazione, ai fini della tutela e risanamento idrogeologico del territorio, all'azione di prevenzione della fonte idrica in termini qualitativi e quantitativi; 2) a rilanciare gli investimenti per lo sviluppo della filiera estesa dell'acqua in Italia attraverso: 2.a) l'adeguamento dell'attuale livello tariffario, per continuare a garantire una costante crescita degli investimenti nel settore idrico (0,8 euro al metro cubo a Milano, 1,7 euro al metro cubo a Roma rispetto ai 6 euro al metro cubo a Berlino e ai 3,9 euro al metro cubo a Parigi); 2.b) il detassamento degli utili reinvestiti a carico della fiscalità generale; 2.c) la semplificazione normativa del codice degli appalti per scongiurare ulteriori ritardi e giungere a un assestamento della disciplina; 2.d) la semplificazione da parte degli enti preposti in materia al rilascio delle autorizzazioni di concessione idrica per scongiurare ulteriori ritardi e giungere a un assestamento della disciplina e unificare ad un solo e unico ente preposto alla gestione del ciclo integrato delle acque; 2.e) il lancio di uno strumento finanziario con l'obiettivo di sviluppare a livello territoriale l'implementazione di best practice tecnologiche legate al mondo dell'acqua lungo tutta la filiera e valutarne l'impatto socio-economico (ad esempio "Water Bond"); 2.f) la promozione di meccanismi di collaborazione virtuosa tra grandi e piccole imprese all'avanguardia nel settore; 2.g) l'assecondamento di investimenti di Corporate Venture Capital volti al finanziamento e alla conseguente crescita di start-up nazionali all'avanguardia nel settore delle tecnologie a supporto della filiera estesa dell'acqua (ad esempio monitoraggio delle perdite, salvaguardia dei pozzi perdenti e dispersione nel sottosuolo, efficientamento nell'utilizzo, irrigazione a goccia, protezione dalla corrosione interna delle tubazioni di acqua potabili e impianti anticorrosivi, mappature di carte geotermiche, idrogeologiche e idrogeochimiche, eccetera); 2.h) il rilancio a livello nazionale delle aree termali a livello pubblico (acque minerali pregiate, termali, turismo, divulgazione scientifica della storia delle acque, eccetera); 2.i) l'aggiornamento del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 riguardo il "ciclo integrato delle acque" al fine di colmare, attraverso un sistema integrato, il divario nell'efficientamento delle risorse idriche tra il sud Italia ed il resto del Paese; 3) ad incentivare la circolarità lungo tutta la filiera estesa dell'acqua in Italia attraverso: 3.a) l'ammodernamento delle infrastrutture di raccolta e distribuzione della risorsa e la valorizzazione dei fanghi di depurazione come fonte di energia primaria e secondaria; 3.b) la creazione di un sistema di incentivi fiscali per l'installazione di bacini di raccolta dell'acqua piovana per usi non domestici e negli stabilimenti produttivi delle aziende manifatturiere; 3.c) la creazione di un sistema di incentivi fiscali per l'installazione di sistemi di recupero delle acque da reflue industriali ad uso potabile mediante certificazione dell'Ente ASL o ATS nelle aziende manifatturiere (filiera alimentare); 3.d) l'istituzione di un sistema di sicurezza degli impianti con l'applicazione di un sistema integrato tra la combinazione di più tecnologie e digitalizzazione dell'azienda che permetta al personale, agli impianti ed ai sistemi informativi di interagire e dialogare tra di loro per migliorare gli standard dei servizi e la qualità della vita dei cittadini;