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un sistema indubbiamente di alto indotto economico, ma altrettanto dannoso, sul quale non si è potuto fare a meno di riflettere quando è scoppiata la pandemia, quando la città si è improvvisamente trovata deserta. Ogni cosa a Venezia, infatti, non può fare a meno di confrontarsi con la struttura, la storia e problemi di una delle città più fragili del mondo, costruita nel mezzo di una laguna considerata a sua volta un posto delicato e a rischio. Pertanto, la questione della salvaguardia di Venezia comprende diversi temi che, per essere risolti, devono essere seriamente affrontati in modo unitario. La laguna - come è stato già ricordato anche dai miei colleghi - ha una profondità irregolare e, quindi, le navi da crociera non possono navigare ovunque al suo interno e, come le altre grandi navi merci che la attraversano, devono seguire percorsi ben precisi. Non mi dilungo su questa parte per rimanere nei minuti che mi sono stati assegnati, ma credo sia chiaro che stiamo parlando della fragilità di Venezia. Il progetto contenuto nel provvedimento di cui discutiamo prevede uno stanziamento di fondi importante, per arrivare alla realizzazione di nuovi terminal per i quali andranno anche individuati precisi posizionamenti. Su questo occorrerà del tempo e, per questo, il concorso di idee previsto dal provvedimento in esame riguarda il punto di arrivo di un processo che a questo punto sembra avviato, anche se modalità e tempi di soluzione dei problemi di Venezia sono ovviamente da monitorare in modo costante. A questo proposito si lavora a soluzioni temporanee in vista, in seconda battuta, di una soluzione più strutturata e definitiva. Quello che dobbiamo indubbiamente evitare è che il decreto-legge di cui stiamo discutendo oggi rimanga lettera morta, come purtroppo i provvedimenti che l'hanno preceduto. Infatti, il decreto Clini-Passera già nel 2012 prevedeva che, nella laguna di Venezia, fosse vietato il transito nel canale di San Marco e nel canale della Giudecca. Nell'attuazione concreta di questa norma era stata prevista una disposizione temporanea che autorizzava comunque il passaggio delle grandi navi, proprio nell'attesa dell'individuazione di vie di navigazione praticabili alternative a quelle vietate. Questa disposizione, nata per porre un rimedio temporaneo a una situazione complessa, ha assunto carattere definitivo, finendo per rendere di fatto disapplicato il divieto di transito in laguna. Per concludere, Venezia è tra le città più belle del mondo, per il suo straordinario ed enorme patrimonio artistico e architettonico, frutto di secoli di storia, ma anche per le sue peculiarità. Proteggere e tutelare questa ricchezza è oggi nostro compito, senza però trascurare le innegabili esigenze che nascono dal traffico crocieristico o di merci. Il provvedimento in esame, colleghe e colleghi, è un'occasione che non possiamo perdere per cercare finalmente di fornire una risposta giusta ed equilibrata, nel segno del rispetto e della tutela del meraviglioso patrimonio artistico e culturale che ci circonda. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, faccio una premessa doverosa, perché dobbiamo contestualizzare ciò di cui stiamo parlando. Stiamo parlando della città più bella del mondo, che compie quest'anno i suoi milleseicento anni, che è stata per anni all'avanguardia con la sua Repubblica, la Serenissima, sotto tanti aspetti, sia quello commerciale che quello dei diritti dei cittadini. Si tratta di una città che però, negli ultimi anni, ha subito un fortissimo spopolamento, soprattutto nel centro storico, passando dai 150.000 abitanti del 1957 ai poco più di 51.000 di quest'anno; una città che subisce anche quello che chi mi ha preceduto ha descritto come la calata di orde di turisti, che stride un po' con il fatto che chi ha visto Venezia in questi giorni si lamenta proprio di non vederne alcuno; forse, tra le due cose, è meglio avere problemi di gestione di troppi turisti che non averne proprio, come sta avvenendo a causa del Covid e delle scelte sbagliate del Governo. È vero che Venezia patisce il mordi e fuggi. Su 5 milioni di turisti a Venezia, un milione e 600.000 turisti arrivano proprio con le grandi navi. È ben noto che il settore turistico in Italia vale il 13 per cento del PIL. La città è stata anche segnata, pochi anni fa, dal fenomeno dell'acqua granda; qui potremmo cominciare a ragionare sui cambiamenti climatici. Non sta a me, ma sta alla scienza discutere e decidere se il cambiamento climatico è dovuto all'attività dell'uomo o a un'attività ciclica. Sta a noi forse, che amministriamo qui, ma anche sui territori, fare tutte quelle operazioni che ne mitighino gli effetti e soprattutto li contrastino. È necessario contrastare gli effetti del clima, ma anche quelli di un'economia che è mutata rapidamente. Ricordo la questione del vetro di Murano: nel 2019, su 600 dipendenti, il 40 per cento era in cassa integrazione. Fratelli d'Italia, a breve, sarà in piazza a manifestare a supporto di questo settore. Poi c'è stata la crisi del 2008, che ha messo in forte difficoltà tante imprese, anche quelle turistiche. Poi infine, non ultima e non meno importante, quella di questi anni, che ha di fatto svuotato la città e ha lasciato molte proprietà che erano in mano ai veneziani in balia dei grandi gruppi (quando andava bene) e certe volte purtroppo anche della malavita (quando invece è andata male). In tutto questo però c'è un tema vitale, quello della salvaguardia della città più bella del mondo. Non lo dico perché è il capoluogo della mia Regione, e non lo dico nemmeno - come ha accennato giustamente prima il collega Saviane - per il fatto che Venezia appoggia da sempre sul legno bellunese e cadorino (questo ovviamente mi lega a quella terra). Lo dico perché tutto il mondo resta affascinato dalla bellezza e dalla magia di Venezia. Ed è proprio tenendo conto di queste premesse e della fragilità di questo territorio che si inserisce il provvedimento in esame. Anzi - scusate colleghi - più che inserirsi butta la palla in tribuna un'altra volta, perché attendere uno studio di fattibilità, usare ancora risorse pubbliche e non prendere in considerazione quello che invece è già sul tavolo da tanti anni è un allungare l'agonia, probabilmente per non turbare e non urtare chi demagogicamente non tiene in considerazione le premesse e soprattutto le ripercussioni che le scelte demagogiche avrebbero nel caso in cui venissero prese. Qualcuno lo fa in nome di un presunto ambientalismo; ma già sul termine «ambientalismo» dovremmo porci delle domande. Noi preferiamo parlare di ecologia, e cioè del rapporto tra l'uomo e l'ambiente, proprio perché è l'uomo che ha la missione di conservatore e custode della natura e lo fa attraverso quello che ci differenzia da tutti gli altri esseri viventi, e cioè attraverso la tecnica. Cosa ci porta oggi la tecnica già sul tavolo? Cosa ci dice oggi la tecnica rispetto alla natura e soprattutto rispetto a Venezia? Ci impone di trovare delle soluzioni che coniughino appunto la fragilità con l'economicità di quell'area.