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Quanto all'obiettivo del buon andamento della pubblica amministrazione di cui sopra, con particolare riferimento alla necessità di evitare il futuro contenzioso (più che futuribile, visto che alcune cause di lavoro sono già state instaurate), non si può e non si deve trascurare la nota sentenza della Corte di giustizia europea del 26 novembre scorso, che adombra anche violazioni della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999. La natura di fatto lavorativa dell'attività svolta dai magistrati onorari nell'assetto attuale (per tutti i motivi fin qui scandagliati), solleva senz'altro il dubbio che il ricorso al rinnovo del loro incarico oltre il termine originario, possa ritenersi abusivo, in quanto necessario a soddisfare esigenze permanenti e durevoli. Sarebbero deflagranti le conseguenze, nel caso in cui tale violazione venisse accertata, nella prospettiva di pronunce che imponessero un'immissione dei ricorrenti nel ruolo della magistratura di carriera, senza alcuna valutazione (tenuto conto che le proroghe sono avvenute, finora, ope legis) . Vi è di più. La Corte di Giustizia europea, nel 2012, si è già pronunciata in un caso analogo a quello dei magistrati onorari previsti dall'ordinamento italiano (causa C-393/10), sulla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Suprema Corte del Regno Unito, nell'ambito di una controversia tra un magistrato non professionale e il Ministero della Giustizia, in cui il primo, cessato dal servizio per raggiungimento dell'età massima, chiedeva la pensione di vecchiaia. La domanda verteva sull'interpretazione della clausola 2, punto 1, dell'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6 giugno 1997, contenuto nell'allegato alla direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997. Si richiama integralmente la sentenza, evidenziando che essa costituisce un precedente importantissimo e impone al governo italiano di prevenire un contenzioso, in cui si troverebbe a resistere senza possibilità di successo. Infatti la Corte di Giustizia europea estende la nozione di lavoratore anche ai magistrati non professionali inglesi parte in causa, e dichiara che il giudice del rinvio dovrà valutare se esistano ragioni obiettive per escludere i magistrati non professionali inglesi dall'accordo quadro, tenuto conto che essi svolgono le stesse funzioni dei magistrati professionali. Al ricorrente fu riconosciuto in via giudiziaria il diritto alla pensione e il Ministero della Giustizia istituì un regime di moratoria, per dare il tempo a tutti i magistrati non professionali inglesi di presentare istanza, in via amministrativa, avente ad oggetto il medesimo diritto. Il Ministro giustificava tale misura con l'interesse del Governo di risparmiare le spese necessarie a resistere in giudizio, e con l'interesse dei Tribunali di non vedersi onerare di nuovo contenzioso. Egli fondava la necessità di tale misura anche sulla necessità di avere il tempo per disciplinare in modo organico, per il futuro, il regime pensionistico dei magistrati non professionali. Sono lampanti le analogie tra i magistrati non professionali inglesi e i magistrati onorari previsti dal nostro ordinamento, e l'Italia deve trarne le conseguenze con la stessa ragionevolezza e lo stesso senso di responsabilità con cui la questione è stata affrontata dal Governo britannico (con il vantaggio di non avere dovuto affrontare, per ora, un giudizio in sede europea). Anzi, a fortiori , la nozione di lavoratore deve intendersi applicata ai magistrati onorari italiani che a tempo pieno o semipieno hanno svolto le funzioni giudiziarie, con la conseguenza che tutta la disciplina in materia di tutela dei lavoratori va applicata ad essi. Tutto ciò premesso il regime transitorio in oggetto delega il Governo a disciplinare il regime transitorio secondo i seguenti principi e criteri: il Governo, nel disciplinare il regime transitorio applicabile ai magistrati onorari che al momento dell'entrata in vigore della presente legge sono in servizio in regime di proroga o, comunque, da più di sei anni, corrispondenti a due mandati di tre anni, anche se con diverse funzioni, si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi (articolo 4 comma 1): a) prevedere che i giudici di pace, i giudici onorari di tribunale e i vice procuratori onorari in servizio al momento dell'entrata in vigore del decreto legislativo, sono sottoposti a una valutazione di idoneità da parte del Consiglio Giudiziario di appartenenza a seguito della quale essi vengono inseriti nel ruolo organico ad esaurimento dell'ufficio per il processo come di seguito specificato; b) prevedere che i giudici di pace e i giudici onorari di tribunale che abbiano superato la valutazione di cui alla precedente lettera a) , sono inseriti in modo permanente ed esclusivo nell'ufficio per il processo quali «giudici di pace delegati», per lo svolgimento delle funzioni giurisdizionali giudicanti delegate di seguito specificate; c) prevedere che i vice procuratori onorari che abbiano superato la valutazione di cui alla precedente lettera a) , sono inseriti in modo permanente ed esclusivo nell'ufficio per il processo della procura della Repubblica quali «vice procuratori delegati» per lo svolgimento delle funzioni giurisdizionali delegate requirenti di seguito specificate; d) prevedere che i giudici di pace delegati e i vice procuratori delegati di cui al presente articolo, in ragione del loro inserimento permanente ed esclusivo, perdono il carattere dell'onorarietà e che la loro attività costituisce rapporto di lavoro alle esclusive dipendenze del Ministero della Giustizia; e) prevedere il ruolo ad esaurimento dei giudici di pace e dei vice procuratori delegati presso ogni rispettivo ufficio per il processo e la continuità dello svolgimento delle funzioni fino al raggiungimento dell'età pensionabile; f) prevedere una valutazione quadriennale dei giudici di pace delegati e dei vice procuratori delegati di cui al presente articolo, sulla base dei criteri adottati fino ad oggi per la loro conferma; g) prevedere a tal fine, salvo dimissioni dall'incarico da presentare presso l'ufficio di appartenenza entro il periodo di vacatio legis della presente riforma, che il magistrato onorario interessato dal regime transitorio verrà automaticamente inserito nel predetto ruolo ad esaurimento e decadrà ex lege, in caso di valutazione di cui alla precedente lettera a) positiva, in deroga anche al periodo di preavviso, dall'ulteriore rapporto di lavoro e similmente verrà cancellato di ufficio dall'albo degli avvocati; h) prevedere per il magistrato onorario in servizio al momento dell'entrata in vigore della presente riforma, dimissionario secondo la precedente lettera g) del presente articolo, la possibilità di richiedere, nell'ambito della stessa dichiarazione di dimissioni, l'applicazione della disciplina generale della riforma organica della magistratura onoraria di cui al precedente articolo 3.