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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull'attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza, sullo stato di emergenza e della ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi a partire dal 2009. Onorevoli Senatori. – Sempre più frequentemente il nostro territorio si trova a dover fare i conti con smottamenti, frane, crolli di infrastrutture, argini che non riescono più a trattenere l'impatto con le acque e allagamenti che troppo spesso assumono le proporzioni di vere e proprie tragedie. Altrettanto di frequente, e con conseguenze probabilmente ancor più pesanti in termini di vittime, si sono verificati violenti eventi sismici anche laddove le mappe del rischio facevano pensare non sarebbe mai accaduto. Grazie al lavoro delle autorità di bacino, dell'ISPRA e della protezione civile si conosce spesso l'esposizione al rischio naturale legato al dissesto idrogeologico di un territorio, ma non sempre – come gli eventi tellurici dell'Emilia hanno mostrato – si è consapevoli del grado di rischio sismico di questi stessi luoghi. E soprattutto, quasi mai fino ad ora sono state analizzate le conseguenze della combinazione dei due elementi di rischio. In molti degli oltre ottomila comuni italiani sono presenti contestualmente il rischio sismico, il rischio di frana, il rischio di alluvione, un'elevata impermeabilizzazione dei suoli. Un primo studio su questo tema è stato realizzato nel 2017 da Cresme in collaborazione con il Consiglio nazionale degli architetti (CNAPPC), nel quale ci si è concentrati sul tentativo di individuare in quali comuni d'Italia si concentrino i vari pericoli di origine naturale, valutando il rischio in funzione della popolazione esposta, cioè proporzionalmente alla popolosità degli stessi. In particolare sono stati considerati e valutati: il peso della superficie comunale esposta al rischio idrogeologico, la quota di suolo impermeabilizzato, la classificazione sismica comunale, il numero di eventi di dissesto che si sono verificati nell'ultimo secolo nei comuni, la popolazione esposta al pericolo sismico, di frana e di alluvione. Da questi primi dati emerge che in Italia il 27 per cento dei comuni ha un rischio naturale alto o medio-alto, pari a 2.132 comuni, i quali hanno una superficie territoriale complessiva di quasi 95.000 kmq (pari al 31 per cento del totale del territorio nazionale) e una popolazione 19,8 milioni di abitanti (pari al 34 per cento). I comuni a rischio alto sono 442, interessano quasi 18.000 kmq (5,9 per cento della superficie nazionale) e sono abitati da 8,2 milioni di abitanti, il 13,7 per cento della popolazione italiana. I comuni a rischio medio-alto sono 1.690, interessano quasi 77.000 kmq (il 25 per cento del territorio nazionale) e sono abitati da 11,6 milioni di persone. Non sorprende che, osservando i risultati, si rilevi come i comuni più esposti al rischio si trovino lungo la dorsale appenninica della penisola, in Sicilia e nelle prealpi venete. Questi comuni sono interessati sia da un'elevata sismicità, poiché tutti i comuni rientrano nella zona sismica 1 o 2, sia da problemi di dissesto idrogeologico, contano ampie aree comunali a rischio elevato di frana o di alluvione nelle quali insistono attività economiche o abitazioni. Tale condizione espone ad un rischio tangibile (e prevedibile) un elevato numero di persone. Tra i grandi comuni con rischio più elevato emergono alcune città quali Napoli, Palermo, Catania, Messina, Brescia, Reggio Calabria, Perugia, Foggia, Rimini, Salerno solo per citare le principali. Queste città sono tutte in zona sismica 1 o 2, in media la superficie ad elevato rischio di frana rappresenta il 5,4 per cento della superficie comunale e quella ad elevato rischio di alluvione è pari all'8,5 per cento. Nei comuni classificati a rischio naturale alto o medio-alto risiedono oltre 20 milioni di persone delle quali 5,3 milioni in Campania e ben 4 milioni in Sicilia. In queste regioni il pericolo da frana interessa rispettivamente 189.000 e 12.500 persone, il pericolo di alluvione riguarda 60.000 persone in Campania e 20.800 in Sicilia. Nel Lazio e in Calabria la popolazione residente nei comuni classificati a rischio alto o medio-alto ammonta a circa 1,7 milioni di persone. In particolare in Calabria 12.500 persone sono in aree a pericolo di frana elevata e 20.800 persone nelle aree a pericolo di alluvione, nel Lazio 13.500 persone sono in aree a pericolo di frana e 11.200 a pericolo di alluvione. Tra le situazioni più problematiche è da segnalare l'Emilia-Romagna per l'esposizione al rischio di alluvione, con 171.500 persone esposte a questo problema e altre 35.300 persone che vivono nelle aree di pericolo di frana a cui si aggiunge la recente scoperta, a seguito degli eventi tellurici del 2012, della contemporanea presenza del rischio sismico. Le regioni nelle quali, secondo queste prime stime, non risultano comuni classificati come a rischio alto o medio-alto sono Liguria, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta e Piemonte. In queste regioni sono comunque presenti aree a forte pericolo di frana e di alluvione, ma la popolazione esposta è percentualmente meno numerosa rispetto alle altre regioni. Se esaminiamo separatamente le due questioni (rischio dissesto e rischio sismico), con l'intenzione di procedere ad un lavoro di analisi ponderata, ricordiamo che secondo l'ultimo aggiornamento dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) oltre 7 milioni di persone risiedono in territori vulnerabili al rischio idrogeologico, più di 1 milione vive in aree ad elevata e molto elevata pericolosità da frana (piani di assetto idrogeologico – PAI) e più di 6 milioni vivono in zone a media pericolosità idraulica nello scenario medio (ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni 100-200 anni). Le regioni con il 100 per cento di comuni a rischio idrogeologico sono nove: Valle D'Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria; a queste si aggiungono l'Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la provincia autonoma di Trento, con percentuali tra il 90 per cento e il 100 per cento. Il 91 per cento dei comuni italiani e oltre 3 milioni di nuclei familiari vivono in territori classificati ad alta pericolosità. La superficie potenzialmente soggetta a frane supera l'8 per cento del territorio nazionale (+ 2,9 per cento rispetto al 2015) e quella potenzialmente alluvionabile nello scenario medio sfiora i 25.400 chilometri quadrati (+ 4 per cento). Complessivamente il 16,6 per cento del territorio nazionale è classificato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50.000 kmq).