[pronunce]

31 marzo 1998, n. 112, recante <<Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e agli enti locali in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59>>), e l'ulteriore ampliamento delle competenze regionali per effetto del d.lgs. 17 agosto 1999, n. 334, con l'attribuzione di funzioni procedimentali. La stessa sentenza n. 407 del 2002 osserva che il controllo dei pericoli di incidenti rilevanti coinvolge una pluralità di interessi costituzionalmente rilevanti e funzionalmente collegati con quelli inerenti in via primaria alla tutela dell'ambiente, corrispondenti a materie di legislazione concorrente, tra le quali la tutela della salute, il governo del territorio, la protezione civile. Ciò premesso, la Regione osserva, riguardo alla pretesa violazione dell'art. 117 Cost., che le disposizioni dettate dall'art. 20 del d.lgs. n. 334 del 1999, restano in vigore fino all'attuazione dell'art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998. Questa norma, che specificamente contempla le attività a rischio di incidente rilevante, conferisce alle Regioni le funzioni amministrative relative alle industrie pericolose (comma 1), e la disciplina della materia ai fini del raccordo tra i soggetti incaricati dell'istruttoria e di garantire la sicurezza del territorio e della popolazione (comma 2), precisando che il trasferimento avviene subordinatamente all'adozione della normativa di cui al comma 2, alla previa attivazione dell'Arpa, e a seguito di accordo di programma tra Stato e Regione per la verifica dei presupposti per lo svolgimento delle funzioni, nonché per le procedure di dichiarazione. Quindi è lo stesso d.lgs. n. 112 del 1998 che ha previsto il conferimento alle Regioni di tutte le competenze amministrative concernenti la materia della tutela dagli incidenti rilevanti, mantenendo allo Stato compiti di indirizzo e coordinamento. Tanto più che l'art. 69, comma 1, lettera p), considera compiti di rilievo nazionale le funzioni «attualmente esercitate dallo Stato fino all'attuazione degli accordi di programma di cui all'articolo 72». Successivamente, il d.lgs. n. 334 del 1999, ha ulteriormente ampliato le competenze regionali, stabilendo, all'art. 18, che la Regione disciplina, ai sensi dell'art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998, “l'esercizio delle competenze amministrative in materia di incidenti rilevanti”, individuando, tra l'altro, “le autorità competenti titolari delle funzioni amministrative e dei provvedimenti discendenti dall'istruttoria tecnica”. Solo in via transitoria, dunque, viene ripresa la competenza del prefetto per il piano di emergenza esterno, fino all'attuazione dell'art. 72. In sostanza è la stessa legislazione statale a prevedere che il legislatore regionale disciplini il piano di emergenza esterno, compresa la competenza a predisporlo: ne consegue che l'art. 10, comma 2, oggetto d'impugnazione statale, non contrasta con i principî fondamentali. È peraltro evidente, secondo la Regione, che la propria legislazione debba precedere l'accordo di programma, dato che solo al momento di tale accordo si saranno verificate le condizioni previste dall'art. 72 del d.lgs. n. 112 del 1998, e le competenze diverranno operative. E allora, prima dell'attuazione dell'art. 72, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998, la norma impugnata non è operativa, come del resto risulta dallo stesso art. 3, comma 3, della legge della Regione Emilia-Romagna n. 26 del 2003, che condiziona al perfezionamento della procedura di cui all'art. 72, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998, l'operatività di una funzione a monte rispetto a quella concernente il piano di emergenza esterno, mentre dopo la sua attuazione non sarà più applicabile la norma statale. Riguardo alla pretesa violazione dell'art. 118 della Costituzione, la ricostruzione dell'Avvocatura dello Stato è contraddittoria nella misura in cui spiega la competenza prefettizia nella predisposizione dei piani di emergenza esterni in presenza di esigenze ultraregionali, data la competenza solo provinciale del prefetto. Inoltre, le doglianze avrebbero un fondamento ove la Regione avesse attribuito competenze in via esclusiva, mentre la norma regionale, conformemente alle indicazioni della legge statale, prevede competenze esercitate in cooperazione e d'intesa con organi statali. Le funzioni operative in materia debbono, in ossequio al sistema normativo complessivo, essere svolte a livello locale, pur nel quadro del coordinamento unitario. Basti dire che l'art. 108, comma 1, del d.lgs. n. 112 del 1998, alla lettera a), n. 3, attribuisce, alle Regioni la competenza relativa agli “indirizzi per la predisposizione dei piani Provinciali di emergenza in caso di eventi calamitosi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), della legge 225 del 1992” e, alla lettera b), n. 2, alle Province “la predisposizione dei piani Provinciali di emergenza sulla base degli indirizzi regionali”: da ricordare che gli eventi calamitosi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), della legge n. 225 del 1992, sono quelli “che per loro natura ed estensione comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria”. È la stessa legislazione statale che, attribuendo alla Provincia con l'art. 108 funzione analoga, e rimettendo (transitoriamente) con l'art. 20 del d.lgs. 112 del 1998 la competenza al prefetto, conferma l'insussistenza di esigenze di esercizio unitario e dunque la legittimità dell'art. 10, comma 2, della legge regionale impugnata; gli stessi artt. 69 e 72 del d.lgs. n. 112 del 1998 attribuiscono alle Regioni il potere di disciplinare la competenza relativa ai piani di emergenza esterni e di individuare l'autorità competente, smentendo così la ricorrenza di esigenze di carattere unitario, tali da imporre la competenza statale. L' art. 20 e l'all. IV del d.lgs. n. 334 del 1999, richiamati dall'Avvocatura erariale, riguardano specificamente i vari stabilimenti situati nel territorio Provinciale, il che giustifica la competenza di un'autorità locale; la dedotta necessità di intesa tra più Regioni, dovrebbe condurre alla competenza di un organo ultraregionale, non del prefetto. Nella previsione legislativa regionale, inoltre, nessun condizionamento esercita la Provincia su organi statali, presupponendo lo strumento collaborativo dell'intesa, e inoltre l'operatività della norma presuppone la conclusione dell'accordo di programma tra Stato e Regioni. Riguardo alla pretesa violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera a), della Costituzione, la norma impugnata non tocca in alcun modo il sistema dei rapporti con i servizi di emergenza degli altri Stati, per il quale la disciplina al momento operante è solo statale.