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Introduzione dell'articolo 24- ter del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di regime fiscale agevolato per i pensionati che trasferiscono la loro residenza in Italia, in uno dei comuni delle regioni dell'ex obiettivo «Convergenza». Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge – prendendo spunto dall'attuale normativa fiscale di favore vigente in alcuni Paesi, anche europei, per i cittadini stranieri che decidano di trasferirsi in essi (è il caso, in particolare, della disciplina portoghese dei cosiddetti «residenti non abituali») – intende introdurre, anche nel nostro ordinamento, un sistema fiscale speciale agevolato per talune categorie di «nuovi residenti», ossia per i pensionati stranieri che si trasferiscano in uno dei comuni italiani ricadenti nelle regioni dell'ex obiettivo «Convergenza» (Puglia, Calabria, Campania, Sicilia). La proposta riproduce parzialmente l'impianto (e lo spirito) della regolamentazione introdotta dalla legge di bilancio 2017 in materia di tassazione agevolata dei redditi prodotti all'estero da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. (La legge 11 dicembre 2016, n. 232, infatti, aveva introdotto nel testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 una specifica disposizione – l'articolo 24- bis – volta a disciplinare un nuovo regime opzionale di imposizione sostitutiva sui redditi prodotti all'estero da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia). Il presente provvedimento circoscrive la platea soggettiva dei beneficiari, limitandola ai pensionati, e – al contempo – rafforza la portata incentivante della misura. Fermo restando quanto già previsto dalla legislazione vigente, si introduce un ulteriore articolo (il 24- ter) al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986 in cui si specifica che i pensionati che trasferiscono la propria residenza in Italia in uno dei comuni citati possono optare per l'assoggettamento ad un'imposta sostitutiva agevolata, per dieci anni, dei redditi percepiti all'estero derivanti da pensioni e assegni assimilati, a condizione che non siano stati fiscalmente residenti in Italia, per un periodo almeno pari a nove periodi d'imposta nel corso dei dieci precedenti l'inizio del periodo di validità dell'opzione. Per effetto dell'esercizio dell'opzione, dunque, è dovuta un'imposta sostitutiva dell'Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) calcolata in via forfetaria, nella misura di euro 6.000 per ciascun periodo d'imposta in cui è valida la predetta opzione. L'imposta è versata in un'unica soluzione entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte sui redditi. Per l'accertamento, la riscossione, il contenzioso e le sanzioni si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per l'Irpef. L'imposta non è deducibile da nessuna altra imposta o contributo. In ogni caso restano applicabili, per quanto compatibili, le disposizioni di cui ai commi 3 e seguenti del citato articolo 24- bis . In particolare: l'opzione deve essere esercitata dopo aver ottenuto risposta favorevole a specifica istanza di interpello presentata all'Agenzia delle entrate; le persone fisiche indicano nell'opzione la giurisdizione o le giurisdizioni in cui hanno avuto l'ultima residenza fiscale prima dell'esercizio di validità dell'opzione; l'Agenzia delle entrate trasmette tali informazioni alle Autorità fiscali delle giurisdizioni indicate come luogo di ultima residenza fiscale prima dell'esercizio di validità dell'opzione; l'opzione è revocabile; su richiesta del soggetto che esercita l'opzione, la stessa può essere estesa nel corso di tutto il periodo dell'opzione a uno o più dei familiari di cui all'articolo 433 del codici civile, purché soddisfino le medesime condizioni previste. In tal caso l'importo dell'imposta sostitutiva è ridotto a euro 2.500 per ciascun periodo d'imposta per ciascuno dei familiari. Dalla nuova agevolazione fiscale si attendono effetti sostanzialmente positivi per il bilancio dello Stato e impatti significativi sulla crescita economica complessiva, sia in termini produttivi che occupazionali. Il quinto rapporto su Il bilancio del sistema previdenziale italiano a cura del Centro studi e ricerche di itinerari previdenziali – analizzando gli andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell'assistenza per l'anno 2016 – ha, infatti, evidenziato l'emergere di un fenomeno di grande interesse sociale, costantemente in crescita negli ultimi anni, ossia la «fuga» dei pensionati italiani verso l'estero, con evidenti ripercussioni negative anche sulla sostenibilità del nostro sistema previdenziale. La «migrazione» è riconducibile a due ragioni principali: il costo della vita minore rispetto all'Italia e i possibili vantaggi fiscali. Si è osservato, dunque, che se da un lato la scelta di trasferirsi riguarda prevalentemente, ma non solo, i titolari di pensioni di importo modesto, dall'altro tale fenomeno è riconducibile ai vantaggi fiscali offerti da taluni Paesi e riguarda prevalentemente le pensioni di importo medio-alto, assoggettate ad alte aliquote Irpef che, nel Paese estero scelto, incidono normalmente in misura di gran lunga inferiore o non incidono affatto, in virtù di convenzioni che evitano la doppia imposizione o che addirittura esentano il pensionato residente per un periodo di cinque o dieci anni dal pagamento delle imposte. Come si legge nel rapporto, il pensionato che risiede all'estero per di più di sei mesi può infatti chiedere all'Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) il pagamento della pensione al lordo delle tasse, optando per la tassazione esclusiva nel Paese di residenza oppure per l'applicazione del trattamento fiscale più favorevole (ad esempio, imposizione fiscale in Italia solo al superamento di determinate soglie di esenzione). In questi casi l'Inps mette in pagamento la pensione al lordo della tassazione, che viene successivamente applicata secondo il regime fiscale vigente nel Paese estero di residenza. Nel solo periodo d'imposta 2016 le richieste per l'applicazione delle convenzioni internazionali contro la doppia imposizione sono state 55.238 (quasi il 15 per cento del totale pagato all'estero): Australia, Germania, Svizzera, Canada, Belgio e Austria sono i Paesi che registrano la maggior concentrazione di pensionati detassati parzialmente o integralmente, ma un discreto successo di attrazione dei pensionati lo ottengono la Tunisia, le Canarie e, in particolare, il Portogallo, che nel 2017 ha fatto registrare dati positivi per quanto concerne il Pil (prodotto interno lordo), che è cresciuto del 2,7 per cento, e l'occupazione che è salita del 3,2 per cento.