[pronunce]

- Per tali rilievi, il Procuratore distrettuale della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, promuovendo il conflitto in relazione al decreto del Ministro dell'interno 4 marzo 2000, chiede alla Corte costituzionale di dichiarare che non spetta al Governo - e, per esso, al Ministro dell'interno - disporre: (a) che la richiesta di concorso investigativo dei servizi centrali sia subordinata alla segnalazione dei servizi periferici, anziché essere attivabile in via autonoma dal Procuratore distrettuale della Repubblica; (b) che la segnalazione dei servizi periferici renda obbligatoria la richiesta del Procuratore distrettuale; (c) che la richiesta al Procuratore distrettuale debba essere inoltrata ai servizi centrali tramite i servizi periferici; (d) che il Procuratore distrettuale della Repubblica non possa utilizzare i servizi centrali per attività di indagine di estensione infradistrettuale; conseguentemente, chiede di annullare il decreto nelle parti correlative. 3. - Il conflitto così promosso nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri è stato dichiarato ammissibile da questa Corte, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, con ordinanza n. 521 del 2000. Il ricorso, unitamente all'ordinanza, è stato notificato al Governo, a cura del ricorrente, nel termine assegnato, e quindi depositato in data 13 dicembre 2000, entro il termine stabilito dall'art. 26, terzo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. 4.1. - Nel giudizio così promosso si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato. Nell'atto di costituzione in giudizio, il Governo resistente osserva che, secondo l'art. 109 della Costituzione, l'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria, con una statuizione cui si ricollega la disposizione dell'art. 12, comma 5, del decreto-legge n. 152 del 1991, convertito in legge n. 203 del 1991, e che il decreto per il quale è stato promosso il conflitto non pregiudica in alcun modo tale disponibilità; ma - rileva l'Avvocatura - non potrebbe da ciò desumersi che all'autorità giudiziaria spetti anche disporre sulla polizia giudiziaria, cioè relativamente all'organizzazione e alle procedure che concernono quest'ultima. Dopo l'istituzione dei servizi a norma dell'art. 12 del decreto-legge n. 152 del 1991, sia centrali che interprovinciali, è sorta, in concreto, l'esigenza di ripartire e coordinare il lavoro investigativo, in particolare per evitare un sovraccarico di richieste e di ordini diretti al servizio centrale per compiti più agevolmente eseguibili dai servizi interprovinciali. A fronte di questo rilievo, espressivo delle normali esigenze organizzative di un qualsiasi ufficio, la rivendicazione del ricorrente Procuratore della Repubblica di Napoli di esercitare un potere totalmente libero di attivare l'una o l'altra delle strutture investigative create con la normativa del 1991 risulterebbe, secondo l'Avvocatura, priva di fondamento, giacché la mancanza di una regolazione delle procedure e il sovrapporsi casuale di richieste rivolte ai servizi possono determinare effetti controproducenti per la funzionalità dei medesimi, pur messi "a disposizione" dell'autorità giudiziaria. Il ricorso per conflitto appare dunque impostato, per l'Avvocatura, secondo una logica sia di impropria dilatazione del parametro invocato (art. 109), sia di incompleta considerazione di tutti i poteri implicati, e di esso il Governo resistente chiede il rigetto. 4.2. L'Avvocatura dello Stato ha successivamente depositato una memoria, nella quale prospetta una lettura complessiva del decreto ministeriale impugnato diversa da quella da cui muove il ricorrente, tale da assegnare all'atto portata e contenuto differenti e dunque da fare venir meno le premesse delle censure. Il decreto - osserva l'Avvocatura - è finalizzato al migliore utilizzo delle risorse specialistiche di cui dispongono i servizi centrali, per fornire il più efficace supporto alle attività investigative affidate ai servizi interprovinciali: esso, pertanto, è un atto di organizzazione indirizzato ai servizi, come è del resto fatto palese in una delle premesse, che tiene ferme "le competenze attribuite alle autorità giudiziarie dal codice di procedura penale". Muovendo da questo presupposto, nulla esclude, nel decreto impugnato, che il Procuratore distrettuale della Repubblica possa richiedere autonomamente il concorso investigativo dei servizi centrali, né per converso può riconoscersi - come invece afferma il ricorrente - un autonomo ed esclusivo potere di valutazione da parte dei servizi interprovinciali circa la ricorrenza delle condizioni per richiedere l'anzidetto apporto: nel sistema delineato dal decreto, per il coinvolgimento dei servizi centrali nell'attività di indagine, si presuppone pur sempre una valutazione positiva, da parte dell'autorità giudiziaria, dell'esigenza espressa dai servizi interprovinciali, i quali potranno inoltrare le richieste se e quando il Procuratore distrettuale lo ritenga opportuno. Né, ancora, potrebbe desumersi, dal testo del decreto impugnato, alcuna preclusione per il Procuratore distrettuale di richiedere, direttamente e autonomamente, attività di investigazione anche di estensione infradistrettuale. Infine, quanto al richiamo, contenuto nel decreto, alle "indicazioni" del Procuratore nazionale antimafia, si tratterebbe, per l'Avvocatura, di una disposizione puramente ricognitiva della disciplina legislativa (art. 371-bis cod. proc. pen.). Il decreto ministeriale, da interpretare nel modo esposto e dunque secondo una lettura non restrittiva né rigidamente prescrittiva delle procedure ivi delineate, si collega ai poteri, di coordinamento investigativo e operativo tra i diversi organismi, che sono attribuiti al Procuratore distrettuale della Repubblica, al quale soltanto compete definire modi e ambiti dell'intervento dei servizi: una potestà di direzione e coordinamento che, osserva ulteriormente l'Avvocatura, non richiede una esplicita enunciazione e che è presupposta dal decreto, il quale deve essere inserito nel contesto della normativa vigente. Una volta che sia escluso, alla stregua delle considerazioni sopra dette, che il decreto rivesta i caratteri che a esso sono attribuiti dal ricorrente, e valutata la sua natura di atto di indirizzo che, come tale, non potrebbe comunque introdurre limiti quanto alla diretta disponibilità della polizia giudiziaria da parte del pubblico ministero, se ne trae la conclusione secondo cui la disciplina recata dal decreto medesimo è semplicemente da inserire nell'alveo della ripartizione di compiti e negli schemi procedimentali altrove (codice di procedura penale) delineati, relativamente all'acquisizione delle notizie di reato e allo svolgimento delle indagini di polizia giudiziaria; il Governo resistente chiede quindi una pronuncia di rigetto del ricorso.1. - Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, in qualità di Procuratore distrettuale (art. 51, comma 3-bis cod. proc.