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Sul piano bilaterale, si realizzeranno attività (nei settori sanitario e delle infrastrutture di base o altri che saranno considerati eventualmente opportuni) tese a migliorare le condizioni di vita della popolazione in territorio siriano, anche in coordinamento con gli esponenti delle opposizioni moderate (SOC/SIG). Sia in Siria che nei Paesi della regione interessati dal flusso di rifugiati (in particolare in Libano e Giordania), si continuerà a destinare risorse significative al settore dell’emergenza per assicurare continuità agli interventi realizzati o in corso, in attuazione del « pledge » di 25 milioni di dollari annunciato dall’Italia a New York nel settembre 2015. Come in passato, gli aiuti si concentreranno nei settori a più forte impatto sociale (protezione, scuola, acqua e sanità) e verranno realizzati con il concorso delle numerose ONG italiane presenti nella regione. I programmi saranno mirati alla tutela delle categorie più vulnerabili (minori e disabili) e alla protezione delle donne vittime di violenza sessuale. Si continueranno inoltre le attività di sostegno alle famiglie di rifugiati e delle comunità ospitanti, cercando anche, nei limiti del possibile, di intensificare le operazioni transfrontaliere, in grado di rifornire le aree della Siria controllate dall’opposizione. Si finanzieranno infine le attività degli organismi internazionali che operano nel quadro degli appelli delle Nazioni Unite per la Siria e degli appelli regionali a favore dei rifugiati nei Paesi limitrofi. In Palestina , le risorse stanziate saranno utilizzate per iniziative per la ricostruzione di Gaza sui canali multilaterale e bilaterale, in particolare per migliorare le condizioni abitative e riabilitare i servizi danneggiati a seguito del conflitto del 2014. Sul versante umanitario si sosterranno le attività di assistenza svolte da UNRWA ( United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East ). L’area dei nostri interventi includerà, oltre a Gaza, Gerusalemme Est e la Cisgiordania. In Libia , quando la situazione di sicurezza si stabilizzerà dopo la formazione di un Governo di accordo nazionale, s’intende realizzare iniziative nei settori dell’agricoltura, dello sviluppo rurale, sanitario e dell’istruzione, anche attraverso attività di capacity building rivolte a funzionari della pubblica amministrazione libica, a livello centrale e locale. Una quota delle risorse destinate alle attività di emergenza verrà utilizzata per finanziare programmi di aiuto umanitario nel settore della protezione delle categorie più vulnerabili della popolazione, affidandone l’esecuzione ad Agenzie delle Nazioni Unite o al Comitato internazionale della Croce rossa. L’ammontare effettivo dei finanziamenti destinati al Paese dipenderà, evidentemente, dall’evoluzione della situazione umanitaria. In Somalia , la cooperazione italiana intende dare seguito, anche per il 2016, agli impegni assunti dall’Italia nella Conferenza internazionale di Bruxelles del settembre 2013 e ribaditi nel High Level Partnership Forum (HLPF) tenutosi a Copenaghen il 20 novembre 2014 e in quello, successivo, tenutosi a Mogadiscio il 29-30 luglio 2015. Si rammenta in proposito che dalla Conferenza di Bruxelles, « New Deal for Somalia », era scaturito il Somali Compact , ovvero una strategia di intervento condivisa da Governo somalo e Donatori e basata sui cinque Peace and Statebuilding Goals (PSGs) per uno sviluppo sostenibile degli Stati in condizioni di fragilità adottati alla Conferenza di Busan del novembre 2011: politiche inclusive; sicurezza; giustizia; fondamenta economiche; entrate e servizi. Nell’ambito del Somali Compact l’Italia è co-lead insieme al Regno Unito del PSG 5. I gruppi di lavoro istituiti nel quadro di tale obbiettivo sono quattro e trattano i seguenti temi: Health, Revenue & Public Financial Management, Education , e Social Protection . Con i fondi stanziati nel presente decreto si sosterrà il Governo somalo nel miglioramento dell’accesso ai servizi di base e nella promozione di attività generatrici di reddito. Grazie ai contributi versati al Multi Partner Trust Fund (MPTF) delle Nazioni Unite a fine 2015, saremo presenti anche nei settori dell’educazione e formazione professionale, che ricadono nel PSG 4. Date le precarie condizioni di sicurezza sul territorio, l’impegno italiano si concretizzerà principalmente nel co-finanziamento delle iniziative delle Agenzie del sistema ONU (come UNDP, FAO, UNICEF) e delle altre organizzazioni internazionali (come ad esempio ICRC - International Committee of the Red Cross e IGAD - Intergovernmental Authority on Development ), oltre che nell’assistenza al Governo somalo nella realizzazione delle iniziative affidate a UNOPS nell’ambito dell’Accordo di novazione del 2011, che prevedeva l’utilizzo di fondi (circa 11 milioni di euro) allocati in un programma di « Commodity Aid » del 1988, la cui ultima tranche , di circa 3,2 milioni di euro, approvata nel luglio 2015, è stata destinata al settore sanitario. Le attività finanziate riguarderanno anche i settori agricolo, zootecnico della pesca, della formazione professionale, dello sviluppo del settore privato e dell’energia, della tutela del patrimonio culturale e dell’educazione universitaria. Attraverso il canale bilaterale verranno finanziate le attività di coordinamento, entro le quali una piccola percentuale di fondi sarà utilizzata per microprogetti a « quick impact ». Per quanto riguarda le iniziative sul versante umanitario, l’assenza di condizioni minime di sicurezza per gli operatori umanitari espatriati obbliga a privilegiare il canale multilaterale. Le risorse verranno destinate a sostenere progetti individuati all’interno degli appelli umanitari delle Nazioni Unite o realizzati dal Comitato della Croce rossa internazionale. A tal fine si terrà conto delle priorità d’intervento nei vari settori, dell’opportunità di dare continuità ad iniziative finanziate in precedenza e della necessità di coprire eventuali gap finanziari della risposta umanitaria onusiana. In risposta alle disastrose conseguenze umanitarie del conflitto in corso in Yemen , le risorse stanziate saranno destinate ad interventi di emergenza da parte delle Agenzie ONU e della famiglia della Croce rossa internazionale. L’ammontare effettivo dei finanziamenti per il Paese dipenderà dall’evoluzione della situazione umanitaria, che è al momento classificata al livello 3 (il massimo) dalle Nazioni Unite. In Sudan , in linea con le priorità geografiche e settoriali della cooperazione italiana che prevedono il consolidamento del processo di pace e sviluppo dell’area orientale del Paese iniziato dopo l’Accordo di pace del 2006, le attività sono concentrate negli Stati di Kassala , Mar Rosso e Gedaref . In quanto « lead donor » in tali Stati, l’Italia è anche «esecutore» del primo programma di cooperazione delegata affidato dalla Commissione europea, che prevede il rafforzamento del settore sanitario. In tale ottica si darà inoltre attuazione a programmi nei settori dell’istruzione, della lotta alla povertà e a favore delle aree rurali. Si potranno anche prevedere attività complementari in campo migratorio.