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, nonché in relazione all'art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 19 giugno 1979, n. 348 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Sardegna in riferimento alla legge 22 luglio 1975, n. 382 e al decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616). 5.1.- Anzitutto la Regione autonoma Sardegna censura l'art. 13 del d.l. n. 201 del 2011 nella sua interezza, in quanto, stabilendo l'applicazione immediata dell'IMU in tutti i Comuni del territorio nazionale senza rispettare - come originariamente previsto dall'art. 14, commi 2 e 3, del d.lgs. n. 23 del 2011 - le peculiarità dei sistemi finanziari delle autonomie speciali e l'invarianza di gettito delle loro entrate, violerebbe gli artt. 7 e 8 dello statuto, che garantiscono alla Regione un'adeguata autonomia finanziaria, e gli artt. 117 e 119 Cost. (in combinato disposto con l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001), che ne confermerebbero la tutela ed attribuirebbero alla ricorrente competenza legislativa concorrente in materia di «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario». Inoltre, la disposizione violerebbe gli artt. 3, primo comma, lettera b), e 7 dello statuto - che assegnerebbero alla Regione competenza legislativa esclusiva in materia di finanza locale - nonché l'art. 8 del d.P.R. n. 348 del 1979 di attuazione statutaria - che attribuirebbe alla Regione un consistente margine di autonomia nella materia interessata dall'art. 13 - in quanto non lascerebbe alcun ambito di autonoma regolamentazione di un tipico tributo locale. Ancora, l'art. 13 violerebbe l'art. 3, primo comma, lettera b), dello statuto - in quanto determinerebbe una lesione dell'autonomia finanziaria degli enti locali, cui corrisponderebbe quella della relativa competenza normativa regionale - e gli artt. 7 e 8 dello statuto, in quanto l'inadeguato finanziamento delle autonomie locali - conseguente al mancato rispetto delle procedure previste dalla legge n. 42 del 2009 e dal d.lgs. n. 23 del 2011 nonché all'esclusione della compensazione statale per la soppressione dell'ICI - comprometterebbe l'autonomia finanziaria regionale, costretta a far fronte al depauperamento delle risorse comunali. Infine, l'anticipazione dell'IMU escluderebbe la compensazione statale ai Comuni per la soppressione dell'ICI sull'abitazione principale, così pregiudicando i bilanci delle autonomie speciali e dei rispettivi enti locali in violazione, oltre che dei parametri precedenti per i profili dedotti, anche degli artt. 5 e 117, terzo e quarto comma, Cost. (in combinato disposto con l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001), che riconoscono e promuovono le autonomie locali ed attribuiscono alle Regioni competenza legislativa concorrente in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici e di coordinamento della finanza pubblica. Inoltre, la Regione censura specificamente l'art. 13, comma 11, del d.l. n. 201 del 2011 in quanto, essendosi sostituita un'imposta (l'IRPEF per la componente immobiliare) al cui gettito la Regione compartecipava per i sette decimi con una di analogo presupposto impositivo dal cui gettito la ricorrente è esclusa, violerebbe l'art. 8 dello statuto, che attribuisce alla Regione una partecipazione maggioritaria alle entrate che lo Stato intenderebbe riservarsi con la norma censurata, e l'art. 7 dello statuto, in quanto la compartecipazione alle entrate sarebbe elemento consustanziale e necessario all'autonomia finanziaria. In tal modo risulterebbero violati anche gli artt. 117 e 119 Cost. (in combinato disposto con l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001) , che confermano l'autonomia finanziaria delle Regioni ed attribuiscono loro competenza concorrente in materia di «coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario». Inoltre, l'art. 13, comma 11, del d.l. n. 201 del 2011, nella parte in cui prevede che «accertamento e riscossione dell'imposta erariale sono svolte dal comune al quale spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni», violerebbe l'art. 8 dello statuto, in quanto la Regione sarebbe esclusa dal relativo gettito senza che sia integrata l'eccezione alla compartecipazione regionale alle entrate erariali di spettanza di altri enti pubblici (art. 8, primo comma, lettera m, dello statuto), atteso che la spettanza allo Stato della metà del gettito dell'IMU non potrebbe venir meno sol perché l'amministrazione non riesce ad incassare l'importo in via ordinaria e deve attivare un successivo procedimento di recupero del credito. La ricorrente censura specificamente anche l'art. 13, comma 17, del d.l. n. 201 del 2011 - oltre che per violazione dei parametri (e sotto i profili) evocati a proposito dell'art. 13 nella sua interezza - anche per contrasto con l'art. 3 Cost. in combinato disposto con gli artt. 3, 7 e 8 dello statuto, in quanto discriminerebbe gli enti locali sardi (e siciliani) rispetto a quelli delle altre Regioni, che continuerebbero a beneficiare, oltre che del gettito dell'IMU, anche dei trasferimenti statali eventualmente previsti da altre norme. Infine, la Regione censura l'art. 14, comma 13-bis, del d.l. n. 201 del 2011. La norma violerebbe anzitutto gli artt. 3, primo comma, lettera b), e 7 dello statuto, attributivi alla ricorrente della competenza legislativa esclusiva in materia di finanza locale, sia perché inciderebbe in un ambito competenziale che non apparterrebbe al legislatore statale sia perché il meccanismo normativamente previsto non verrebbe attuato attraverso il procedimento collaborativo previsto dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009 e dal d.lgs. n. 23 del 2011. La disposizione impugnata, inoltre, contrasterebbe con l'art. 3, primo comma, lettera b), dello statuto, in quanto determinerebbe una lesione dell'autonomia finanziaria degli enti locali, cui corrisponderebbe quella della relativa competenza normativa regionale. Infine, la norma censurata violerebbe gli artt. 3, 117, 119 Cost. (anche in combinato disposto con l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001)