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La Libia, la Siria, l'Afghanistan e l'Ucraina sono campanelli d'allarme. Quanti ne devono suonare ancora per comprendere che è necessario intervenire sulla nostra sicurezza e organizzare al meglio l'azione dell'Unione europea? La pace è una priorità per tutti i democratici, ma nessuno può coprire gli occhi e non accorgersi che c'è la guerra, e la sicurezza diventa un tema strategico anche per la nostra economia. Non si può lavorare per la pace senza avere strumenti efficaci di sicurezza. Signor Presidente, naturalmente non spegneremo il megafono di questi demagoghi sperando nella loro responsabilità. Spegneremo il megafono soltanto se l'Europa e l'Italia metteranno in campo misure per fronteggiare l'emergenza economica. Bisognerà mettere un tetto al costo del gas e prevedere un nuovo recovery , che assista i Paesi più penalizzati da questa crisi. Come al solito, tra quei Paesi c'è l'Italia per la sua dipendenza dal gas e, quindi, dovremo prevedere questo intervento. In conclusione, votiamo con convinzione il disegno di legge di conversione del decreto-legge al nostro esame. La democrazia e la libertà esprimono principi universali che non hanno confini geografici. E chi, in nome di uno pseudopacifismo, chiede agli ucraini di arrendersi e ai Paesi occidentali di non fornire alcun aiuto alla resistenza ucraina chiede agli ucraini, nei fatti, di rinunciare alla democrazia e alla libertà per paura che la guerra possa arrivare da noi e possano essere messe in discussione la nostra libertà e la nostra democrazia. Non c'è nulla di nobile in questo pseudopacifismo, tanto intriso di egoismo. (Applausi) . RAUTI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, il mondo è cambiato dopo il 24 febbraio: l'aggressione militare della Russia nei confronti dell'Ucraina ha spezzato un ordine geopolitico mondiale e ha anche messo in crisi un paradigma di sicurezza dell'intero Occidente. È una guerra in Europa e i Paesi europei rafforzano le proprie strutture di difesa e sicurezza, accolgono - alcuni Paesi più di altri - i rifugiati ucraini e inviano aiuti e sistemi d'arma. Di fronte alla crisi ucraina l'Europa si è trovata costretta a fare i conti con la prolungata assenza di una politica estera, con la debolezza delle sue diplomazie e con la mancanza di una forza di difesa comune. La diplomazia italiana non ha avuto un ruolo di primo piano nello scenario di tensione e di crisi che preludeva allo scoppio della guerra. Siamo stati - diciamolo - piuttosto assenti e silenti, ma anche un po' marginalizzati in quei tentativi internazionali, poi falliti, di trovare una soluzione diplomatica. Dopo lo scoppio della guerra, il Governo italiano si è impegnato con una risoluzione importante, sostenuta anche da Fratelli d'Italia, che condanna l'aggressione della Russia, condivide la decisione europea delle sanzioni alla Russia e stabilisce il diritto di accoglienza per rifugiati ucraini. Ancora, il primo decreto Ucraina - sappiamo che ce ne saranno altri - viene approvato alla Camera direi quasi all'unanimità, comunque ad amplissima maggioranza, con il voto favorevole di Fratelli d'Italia: un voto favorevole - sia chiaro - non al Governo, ma ai contenuti del decreto; un voto, il nostro, che esprime la condanna dell'attacco militare russo contro l'Ucraina e contro il suo popolo; attacco alla sovranità nazionale, alla libertà, all'indipendenza e al diritto di quel popolo all'autodeterminazione. La nostra posizione è stata netta da subito e non l'abbiamo mai cambiata, una scelta di campo inevitabile, inesorabile: da un lato, i carri armati e, dall'altro, la popolazione civile; da un lato, l'aggressore e, dall'altro, l'aggredito. E pur confidando sempre nelle diplomazie, nei negoziati e nella risoluzione di conflitti con il diritto internazionale, ci sono momenti - come questo - in cui non c'è spazio per i tentennamenti, per i distinguo sofisticati e per una sorta di pacifismo peloso. Noi non faremo mai l'elogio della guerra, ne siamo atterriti, come tutti, e ne siamo orripilati, ma non accettiamo neppure - voglio essere chiara - chi pretende la resa degli ucraini come un dovere. (Applausi) . Solo il popolo ucraino può reclamare il diritto alla resa, così come può essere il solo a esercitare il proprio diritto di difendersi e di difendere la sua sovranità nazionale. (Applausi) . Noi pensiamo che l'aggredito debba contare sulla solidarietà e sugli aiuti delle democrazie occidentali. Torno al decreto-legge, approvato anche con il voto di Fratelli d'Italia alla Camera: si tratta di un consenso dettato dalla crisi ucraina e dall'emergenza in cui siamo precipitati. È un decreto-legge che prevede - lo ricordo a chi oggi fa finta di dimenticarlo - aiuti anche militari e la partecipazione di personale militare al potenziamento dei dispositivi NATO esistenti, come - per esempio - il dispiegamento delle forze dell'Alleanza nelle Repubbliche baltiche, la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza, il dispositivo di sorveglianza navale e altro. Come abbiamo denunciato tanto alla Camera quanto in Senato in sede di Commissione, cercando di emendare, senza riuscirvi, il testo in questo senso, in questo decreto-legge mancano interventi per tutelare le famiglie e le imprese italiane dal caro bollette. Mancano interventi, presenti peraltro in tutti i nostri emendamenti, su cui la Commissione bilancio ha espresso un parere contrario, per sostenere imprese e famiglie contro il caro bollette. Avete anche bocciato l'emendamento sui minori non accompagnati. (Applausi) . Ci poniamo, allora, tante domande. Non avete voluto affrontare il danno dovuto al rimbalzo economico delle sanzioni, che ricade sull'Italia, sul nostro commercio e sulle nostre imprese. Così, mentre la Germania decide di innalzare le spese militari alla soglia del 2 per cento del PIL annuo e di creare addirittura un fondo speciale di 100 miliardi di euro dedicato agli armamenti; e mentre la Francia sceglie di incrementare gli investimenti nella sicurezza e nella difesa, in Italia il presidente Draghi - per l'esattezza, al Consiglio europeo di Versailles - ribadisce il rispetto degli impegni, non vincolanti, ma comunque sottoscritti con gli alleati già nel 2006 - lo ricordo - e rilanciati nel Vertice in Galles del 2014, ovvero quelli del 2 per cento del PIL per le spese della difesa. Il Governo quindi ribadisce vecchi impegni e ne assume di nuovi; lo fa alla Camera il 16 marzo anche approvando un ordine del giorno collegato al decreto-legge sull'Ucraina, che lo impegna a incrementare progressivamente le spese della difesa verso il traguardo, appunto, del 2 per cento del PIL. Chiariamo che noi nel 2020 eravamo, nella graduatoria mondiale, al 102° posto e, quindi, forse dovremmo fare qualcosa. Il Governo assume una postura precisa.