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E lei, signor Sottosegretario, a nome del Governo ha molto correttamente precisato che lo stesso esito auspicato dall'ordine del giorno, che tutti ci accingiamo a votare, può produrre un effetto distorsivo rispetto ai presupposti di soccorso per i quali esso è stato presentato. Mi riferisco al fatto che il Governo egiziano potrebbe leggere come provocazione la concessione della cittadinanza italiana per le motivazioni - che ben conosciamo - inserite nella legge. Dobbiamo essere molto determinati nel fare rispettare i diritti umani e nel pretendere che le istituzioni internazionali, che dovrebbero essere preposte a farli rispettare, facciano la loro parte fino in fondo, evitando in ogni caso l'errore di considerare questa come un'azione bilaterale tra l'Italia e un altro Paese: questi non sono accordi commerciali, bensì valori fondamentali, che, proprio in quanto tali, non possono essere commerciati, quindi debbono essere fatti rispettare. Penso innanzitutto alle istituzioni europee, all'Alto commissariato per la politica estera europea, ma certamente anche all'Organizzazione delle Nazioni Unite, che purtroppo - e dico tre volte purtroppo - appare totalmente evaporata. Non può essere un'iniziativa solo dell'Italia, che certamente ha però il dovere di sollevare la questione, laddove i diritti siano calpestati. Non nascondiamoci che dietro questo dibattito si intravede, in maniera netta e stagliata, la figura di Regeni e quanto ancora oggi quella ferita sia aperta. È altrettanto indubbio, però, che il tutto non può essere ricondotto - lo ribadisco - a un rapporto tra l'Italia e l'Egitto. Occorre che le azioni siano ben ponderate, quindi contiamo che il Governo tenga conto dell'esito del nostro dibattito e della votazione, nella quale ci accingiamo ad esprimerci in senso favorevole, ma abbia anche ben chiaro che ci sono dei rischi. Prima il senatore Balboni evidenziava che vi è il rischio che con questo dibattito si scivoli verso cattive interpretazioni; ormai siamo già oltre il rischio: il dibattito è avvenuto, i temi sono stati sollevati, da chi in una maniera e da chi nell'altra, ma certamente all'orecchio egiziano la nostra opinione arriverà, e anche forte. Si tratterà ora di gestirla a livello diplomatico, come ben deve fare la Farnesina e come ben devono fare i nostri rappresentanti all'estero, affinché l'esito di tutto ciò sia la liberazione di Patrick Zaki. Mi permetterei di correggere quanto inserito nell'ordine del giorno, non prevedendo semplicemente (come si legge al punto 4) del dispositivo) un impegno ad attivarsi a livello dell'Unione europea per sollecitare istituzioni e Stati membri affinché richiedano all'Egitto e agli altri Paesi in cui persistono diffuse violazioni dei diritti umani miglioramenti concreti su questo tema; anziché semplici miglioramenti concreti, dovremmo pretendere infatti il rispetto dei diritti umani, non essendo contrattabili i valori fondamentali. Ci sono sottoscrizioni popolari, come accennava prima la senatrice Garavini? Certo che sì, ma - bontà di Dio - di tutto abbiamo bisogno, fuorché che la spinta dell'opinione pubblica deformi l'obiettivo finale, facendo sì che dall'altra parte ci sia un irrigidimento di posizioni tale per cui, al contrario, quello che andrebbe definito in maniera molto chiara tutt'altro che una democrazia, ossia un regime, voglia invece dare una dimostrazione muscolare alle spalle proprio di Patrick Zaki e delle organizzazioni che si battono in Egitto per garantire i diritti e la libertà delle persone. Abbiamo bisogno che tutto questo sia fatto in maniera intelligente dalla Farnesina. Abbiamo bisogno di sapere - cosa di cui siamo certi - che già ci stiamo muovendo in maniera intelligente, affinché non ci si trovi di fronte a un ulteriore caso Regeni, sapendo bene che ad ogni azione corrisponde una reazione proporzionale e inversa e che, se ci avventuriamo in dichiarazioni di un certo tipo, o facciamo seguire prese di posizione conseguenti oppure andremo incontro a una nuova frustrazione, per cui la politica estera italiana e il nostro Paese ne risulteranno ulteriormente indeboliti, alle spalle, per di più, della vita di una persona o della libertà di parecchie altre persone. (Applausi) . Non dimentichiamocelo mai! Oggi non stiamo parlando di Patrick Zaki, ma della libertà di una persona, non di un nome e di un cognome. Tanti Patrick Zaki, infatti, in tanti altri Paesi, nel mondo e in Egitto, subiscono le stesse condizioni senza avere avuto - uso un'espressione impropria, ma in questo momento non me ne vengono altre - il vantaggio della notorietà pubblica, che assicura ovviamente attenzione. Molti altri, invece, che non conosciamo e si trovano in una condizione di silenzio, vivono lo stesso livello di privazione di libertà. Dobbiamo pertanto, tenerci sempre su valori importanti. Occorrono prese di posizione e credo lo stiamo facendo nella maniera più corretta, come il Governo prima ha delineato. Occorre anche avere consapevolezza che in questi dibattiti non ci si può limitare a un semplice ordine del giorno o a una risoluzione approvata in Senato, ma - ripeto - le istituzioni internazionali preposte devono essere attivate e fare la loro parte in maniera corretta e compiuta nell'interesse di tutta l'umanità e non di una persona. Signor Presidente, signor Sottosegretario, il Governo tenga conto in maniera corretta del nostro dibattito, se del caso utilizzando lo strumento della cittadinanza che viene indicato o andando oltre e avendo ben chiaro che ciò che abbiamo come obiettivo è la liberazione della persona e che siano rispettati i diritti umani in Egitto e negli altri Paesi nei quali non lo sono, con o senza cittadinanza. Non vogliamo infatti che quella cittadinanza italiana che non fu in grado di proteggere Regeni sia oggi un ulteriore fardello sulle spalle di Patrick Zaki. (Applausi) . MONTEVECCHI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, non le nascondo di essere emozionata e anche commossa di essere qui oggi. (Applausi) . Sono trascorsi quasi quindici lunghissimi mesi dal giorno in cui fui raggiunta dal messaggio di una docente dell'Università di Bologna che mi segnalava l'arresto di Patrick e mi chiedeva di attivarmi. In quel momento, ho sentito subito il dovere e la responsabilità di attivarmi e l'ho fatto - come dicevo - insieme ai miei colleghi della Commissione diritti umani per iniziare a seguire questo caso, quando ancora non era noto al mondo. È vero che tutti i casi vanno seguiti, anche se non noti al mondo, perché ogni singola libertà va difesa, al di là del clamore mediatico che la circonda. (Applausi) . Lo dico a noi stessi in primis . Signor Presidente, è importante occuparsi di diritti umani e civili, perché in questo periodo di crisi sanitaria, economica e sociale i bisogni concreti e le condizioni di vita drammatiche in cui molti dei cittadini si trovano a vivere tendono inevitabilmente a rendere sfumata la nostra percezione dell'importanza di diritti astratti come quelli umani e civili.