[pronunce]

Considerato che, successivamente alla proposizione del ricorso con il quale sono state promosse le presenti questioni di legittimità costituzionale, è entrata in vigore la legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 29 dicembre 2010, n. 22 (Disposizioni per la formazione del bilancio pluriennale ed annuale della Regione - Legge finanziaria 2011), la quale ha modificato entrambe le norme impugnate nel senso voluto dal Governo; che, in particolare, il censurato art. 2, comma 6, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 16 del 2010, nella nuova formulazione di cui all'art. 12, comma 29, della legge regionale n. 22 del 2010, richiede ora espressamente «il rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 9, comma 2-bis, del decreto-legge 78 del 2010, convertito dalla legge 122 del 2010»; che, inoltre, per effetto della modifica di cui all'art. 14, comma 36, lettera c), della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 22 del 2010, il limite degli incarichi dirigenziali conferibili con contratto di lavoro a tempo determinato a soggetti esterni all'Amministrazione regionale, già elevato alla misura del 20 per cento dall'impugnato art. 7, comma 1, lettera b), della legge regionale n. 16 del 2010, è stato riportato alla minor soglia previgente del 15 per cento, per di più a condizione che sussistano esigenze specifiche e con il vincolo di una motivazione esplicita; che, proprio in ragione di siffatte sopravvenienze normative, ritenute integralmente satisfattive delle pretese del ricorrente, la difesa della Regione Friuli-Venezia Giulia ha chiesto alla Corte di voler dichiarare la cessazione della materia del contendere; che, nella specie, non risulta che le impugnate disposizione abbiano avuto, medio tempore, applicazione; che quindi, in sede di discussione in udienza pubblica, l'Avvocatura generale dello Stato ha dato atto, in accordo con quanto affermato dalla controparte, che le norme censurate sono state modificate in sostanziale conformità ai rilievi sollevati in ricorso ed ha espressamente aderito alla richiesta declaratoria della cessazione della materia del contendere; che, in definitiva, essendo venute meno le ragioni della controversia per concorde riconoscimento delle parti, dev'essere, conseguentemente, dichiarata la cessazione della materia del contendere (per una fattispecie analoga, ordinanza n. 136 del 2010).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 luglio 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Luigi MAZZELLA, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 luglio 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI