[resaula]

Rappresentare le esigenze della gente che chiede un Paese più dinamico, con un'economia che cresca di più, che abbia maggiori occasioni di lavoro: questo è importante. Un'Italia che non chiede elemosine, che non vuole la decrescita in cui ci ha portato una politica che dice no a tutto. I cittadini vogliono altro. Il Paese attende la riduzione delle tasse, la vera flat tax , gli investimenti in infrastrutture, la politica vera, le grandi opere, la sanità, la grande riforma per il sociale, le politiche a sostegno delle scuole e delle Forze dell'ordine. Vogliono prima di tutto la credibilità dell'Italia nelle sedi internazionali. Vogliono politiche che non frenino l'infrastrutturazione del nostro Paese e che rendano la nostra economia meno fragile e più appetibile per chi vuole investire. C'è un evidente calo degli investimenti in Italia, accompagnato da una sfiducia nei nostri titoli pubblici. Chi pensate che voglia investire in un Paese dove la giustizia ha tempi indefiniti e non certi? Sono queste le priorità. Gli imprenditori devono essere capitani coraggiosi? C'è bisogno di opere straordinarie, frutto della ricerca tecnologica più innovativa, come la TAV per collegare l'Italia al resto d'Europa e ai corridoi internazionali, per non tornare indietro e diventare un Paese da terzo mondo, anche se nel linguaggio della politica via web qualcuno ha definito tali opere «un buco». Tornando a quello che si sta discutendo qui oggi, mi viene da chiedervi: un minor numero di senatori porterà a una maggiore selezione, e quindi verranno eletti soltanto i migliori? Speriamo. Non dimentichiamoci delle minoranze linguistiche che sono tutelate dalla nostra Costituzione all'articolo 6: esse devono essere sempre rappresentate. Lo dicono anche i trattati internazionali e gli Statuti delle autonomie, e spero che sia così anche dopo questa riforma. Non dimentichiamoci il contatto con la propria gente, l'i dem sentire con il proprio territorio, che non è cosa da sottovalutare. Questa riforma segna solo il primo passo verso un chiarimento, dovuto e improcrastinabile, contro ogni proposta demagogica. Ci auguriamo che il Parlamento, dopo questa riforma, possa lavorare a un nuovo Regolamento; un Regolamento del Senato che riequilibri i poteri tra Parlamento e Governo. Un riequilibrio che veda la nostra Repubblica parlamentare non soccombere, come oggi, alle proposte meramente demagogiche. Una riforma che veda trionfare la proposta e il confronto in Parlamento, rispetto al soddisfacimento delle esigenze del bulletto di turno. Resta per noi fondamentale il rispetto della democrazia, del dibattito e del sano e costruttivo confronto, che dia valore prima di tutto alle esigenze dei cittadini, che qui siamo chiamati a rappresentare. Concludo dicendo che oggi ho sentito parlare di minoranze linguistiche: un valore aggiunto per la nostra Nazione. Spero che non siano dimenticate - e ringrazio il Ministro - e che vi sia sempre la giusta considerazione delle minoranze, che oggi qui rappresento in Senato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, purtroppo la logica è sempre la stessa: anche in questo caso abbiamo propaganda, demagogia, antipolitica, anticasta e tutto quanto è stato già sottolineato negli interventi che mi hanno preceduto. Una riforma costituzionale si può ridurre ad un semplice taglio del numero dei parlamentari? Sia chiaro che non siamo contro il taglio in modo pregiudiziale, ma riteniamo che questa proposta sia solo una sforbiciata, che non affronta la complessità e le criticità che ne conseguono sul piano della democrazia. Il Parlamento deve rappresentare i diversi interessi, obiettivi e ideali politici che esistono nella popolazione, ma capisco che nella democrazia diretta, del click, questo non sia un gran problema. Tuttavia, per noi testardi difensori della democrazia parlamentare, è invece una questione ineludibile. Se in un certo senso è comprensibile che si voglia mandare un segnale forte di discontinuità, con una politica che avete rappresentato come malata, credo che il cambiamento di policy e ancora di più i cambiamenti istituzionali dovrebbero comunque essere discussi entro un disegno complessivo, perché la semplificazione non risponde alla complessità del tempo in cui viviamo e tantomeno si addice e si combina con la democrazia. Prima di cambiare il numero dei parlamentari bisognerebbe innanzitutto porsi il problema della rappresentanza. Il Parlamento deve rappresentare al meglio i diversi interessi, gli obiettivi politici e i punti di vista che coesistono nella nostra cittadinanza e deve poterlo fare in modo corretto, coerente e consapevole. Chi insiste, giustamente, sul fatto che in Parlamento debbano entrare categorie sottorappresentate, come ad esempio le donne, non può simultaneamente chiedere di dimezzare il numero dei parlamentari senza porsi il problema del chi avrà accesso ad un Parlamento dimezzato. Nel testo avete deciso di ampliare ulteriormente la forbice tra eletti e abitanti: come pensate che sia possibile dare corso all'esercizio reale della funzione rappresentativa? Questa vostra proposta rischia di creare dei seri problemi di rappresentanza delle Regioni più piccole, come la Valle d'Aosta, l'Umbria, il Molise, la Basilicata e la Sardegna, che correrebbero il serio rischio di non avere eletto alcun candidato, soprattutto al Senato, dove, tenuto conto dell'esiguo numero di rappresentanti, potremmo avere eletti solo nelle Regioni più popolose, con il più alto numero di abitanti. Un'altra considerazione di carattere organizzativo: anche l'attività dei parlamentari si fonda su un lavoro collegiale nelle Commissioni, sulla divisione del lavoro, sulla specializzazione; e le Commissioni istituzionalizzano proprio questa necessità. Non si può dunque voler dimezzare il numero dei parlamentari e pensare che la qualità delle leggi non ne risenta. Anche per questo servirebbe allora una vera riforma costituzionale, con il superamento del nostro bicameralismo perfetto. Il funzionamento dell'attuale sistema si è dimostrato lento e macchinoso, in comparazione soprattutto con gli altri sistemi, dove le seconde Camere si occupano generalmente di questioni territoriali. Ecco, continuate a dimostrare la vostra poca attenzione nei confronti della dialettica parlamentare, ma è un atteggiamento che non stupisce, perché è un profondo antiparlamentarismo quello che anima tutto il provvedimento. Noi abbiamo presentato degli emendamenti, affinché, riducendo il numero dei parlamentari, non si mettano in discussione i principi della democrazia rappresentativa. Un atteggiamento pregiudiziale nei confronti di questo provvedimento vi serve solo per fare campagna elettorale e non per migliorare il sistema. Ora, se Dossetti, Padre costituente e mio concittadino, affermava che la Costituzione l'abbiamo fatta con spirito di rinnovamento, possiamo dire che il rinnovamento non è certamente lo spirito di questa vostra proposta. Bene, così noi non ci staremo, e non perché siamo pregiudizialmente contrari, ma perché la forma in cui viene presentata rappresenta un arretramento istituzionale e democratico e non certo un avanzamento. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà. MARINO (PD) .