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i cittadini non hanno la possibilità (perché non viene loro consentito) di comprendere a fondo non solo le ragioni delle tesi della minoranza, ma nemmeno le motivazioni che sorreggono la norma proposta dalla maggioranza, specie se - come è avvenuto - a fronte di dati statistici che avrebbero giustificato quantomeno una riflessione, il silenzio della maggioranza e l'assenza di qualsiasi confronto generano la sensazione dell'inutilità dell'attività parlamentare. La sfiducia dei cittadini nella politica - e a tratti nelle istituzioni - non può essere alimentata da norme e comportamenti relativi all'attività parlamentare. Signor Presidente, il disegno di legge introduce molteplici modifiche di diritto sostanziale e processuale, che in gran parte si pongono in contrasto con la coerenza e l'impostazione di fondo del sistema penale. Il provvedimento sembra scritto da qualcuno che ha fatto sì l'esame da avvocato o sia anche magistrato, ma che non ha l'esperienza e la competenza che derivano dalla gestione del reale, il che porta ad avere norme sbagliate perché in contrasto con il sistema giudiziario del nostro Paese. Ciò ha determinato la critica - come avete visto - non solo degli avvocati, ma anche dei magistrati e di tutti i giuristi; nessuno di quelli che avete audito alla Camera vi ha dato un minimo di spazio di ragione. Può dirsi infatti accettata nel nostro Paese la teoria del doppio binario e cioè un trattamento eccezionale riservato ai reati di particolare gravità, come mafia e terrorismo, e che si caratterizza per l'ampio ricorso a strumenti di prevenzione e di interdizione, nonché a sanzioni particolarmente elevate, e uno, invece, per così dire ordinario, per il quale sono irrinunciabili le garanzie che nel primo binario sono compresse per esigenze di difesa sociale. Che i reati contro la pubblica amministrazione, pur destando un elevato allarme sociale, possano essere considerati sullo stesso piano dei reati di stampo mafioso o camorristico è fuori da qualsiasi logica. Non vi è alcun dubbio che non c'è paragone possibile tra mafia e terrorismo e questi reati, in particolare perché non sono comparabili con fattispecie così gravi e poi perché le statistiche confermano che l'accertamento giudiziario dei reati contro la pubblica amministrazione è più che soddisfacente, con tassi di prescrizione del tutto irrilevanti. Se volete discutere - ma non siete abituati a farlo - sulla base dei dati, dovete riconoscere che nel nostro Paese non esiste attività delittuosa contro la pubblica amministrazione che non venga perseguita. È ridicolo, infatti, pensare che i fenomeni corruttivi siano di gran lunga superiori a quelli accertati: non ha alcun fondamento, non essendoci elementi, né sintomi che possano giustificare l'affermazione per cui la corruzione sarebbe da scoprire. La legge tiene conto, sempre, degli indizi rilevanti di fattispecie penali rivelatisi insufficienti o non idonei a contrastare un fenomeno, oppure interviene con nuove norme e nuove fattispecie di reati, quando i nuovi comportamenti antigiuridici non risultano avere una rilevanza penale. Questo non è avvenuto. Non abbiamo alcun elemento per dire che i reati contro la pubblica amministrazione non siano perseguiti nel nostro Paese con tutta le garanzie, ma, nello stesso tempo, con tutta la durezza che quei reati necessitano sia applicata da parte dello Stato. I dati statistici, non inventati dalla minoranza, ma forniti dal Ministero della giustizia, se letti correttamente, evidenziano non solo che l'indice di prescrizione di questi reati è di gran lunga più basso rispetto agli altri (basta leggere i dati riportati su «Il Sole 24 ORE» di ieri: uno per cento), ma anche che non è vera l'affermazione secondo cui la corruzione viene scoperta tardi. Ma vi rendete conto di quanto sia ridicola questa affermazione? La corruzione viene scoperta tardi, però la prescrizione è bassa. Se fosse così, la prescrizione per reati contro la pubblica amministrazione sarebbe molto più alta, perché, scoprendosi tardi, non ci sarebbe il tempo per la celebrazione del processo. Si deve, ancora, tener conto che per tali reati il tempo necessario a prescrivere è già estremamente lungo. Ricorderete che nella passata legislatura abbiamo approvato norme che riguardano la prescrizione dei reati contro la pubblica amministrazione, per cui per alcuni si arriva a ventinove anni. Ma quale garanzia pensate abbiano i cittadini su una qualsiasi possibilità di un processo giusto? Dal 2005, dopo l'approvazione della legge n. 251, cosiddetta legge ex Cirielli, che è stata criticata come se fosse stata determinativa di aumenti dei processi prescritti (e non è vero), i dati forniti dal Ministero dimostrano che la prescrizione è diminuita ogni anno. Addirittura in alcuni tribunali e in alcuni uffici la prescrizione è quasi pari a zero. Se allora il Ministro della giustizia, anziché presentare una norma che non aveva nulla a che fare con questo disegno di legge, avesse dato un minimo di attenzione ai suoi dati, avrebbe capito che in alcuni uffici giudiziari la mancanza di strutture e di organici ha determinato quelle prescrizioni che negli altri uffici non si verificano. Badate, oltre il 50 per cento dei tribunali italiani non ha prescrizioni. Questa riforma porterà all'allungamento dei tempi di tutti i processi, in contrasto con il principio della ragionevole durata del giusto processo (articolo 111 della Costituzione). Vi rendete conto che questa non è un affermazione, ma è una rilevazione basata sui dati forniti dal Ministero? Avete trovato un accordo tra le forze di maggioranza, facendo entrare in vigore la prescrizione nel 2020. Tuttavia non è chiaro se tale accordo è agganciato o no alla necessaria riforma del processo penale. Credo di no, perché avendo letto ieri la parte del bilancio che riguarda la giustizia, è emersa anche una diminuzione di 57,2 miliardi alla giustizia e indovinate per che cosa? Per la riforma del processo penale nel 2019 e per le altre norme aggregate che riguardano, fra gli altri temi, l'informatizzazione. C'è poi una situazione di contrasto con i princìpi costituzionali per quanto riguarda tutto ciò che inerisce alle pene accessorie. Forse non vi rendete conto che significa non capire nulla di diritto penale generale pensare che una pena accessoria possa durare in eterno rispetto alla pena principale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Anzi, l'estinzione della pena principale porta a mantenere in piedi la sanzione accessoria. Qual è la logica? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È la logica della vendetta. Voi seguite, né più né meno, la logica di chi non crede nei princìpi della nostra Costituzione, in base ai quali ciascun cittadino, responsabile e colpevole di qualsiasi reato, ha la necessità di essere rispettato e di avere la possibilità di redimersi. Se non ci fosse questa chance , se non ci fosse questa possibilità per l'imputato di redimersi, non avrei fatto il magistrato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . RIZZOTTI (FI-BP) . Bravo! CALIENDO, relatore di minoranza . È la garanzia del nostro Paese e voi non potete annullare i princìpi fondamentali che si ispirano alla civiltà cristiana. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) .