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si deve essere in grado di rispondere ora, non domani". Inoltre, nel dominio cibernetico non è possibile ricorrere a strumenti di difesa tipici dei domini tradizionali, come la deterrenza. Considerato che gli attacchi possono essere sferrati con strutture e risorse anche molto contenute, occorre puntare tutto sulla difesa e sulla resilienza, anche attraverso sistemi di fallback analogici - ove applicabili - da utilizzare in caso di necessità. Gli Stati sono peraltro connessi tra loro da una fitta rete di scambi informatici, per cui "la debolezza di un Paese è la debolezza di tutti". È quindi necessario sviluppare un quadro normativo, a livello internazionale, che disciplini l'individuazione dei soggetti responsabili degli attacchi, la loro eventuale riconducibilità ad attori statuali, il sistema sanzionatorio, la proporzionalità della difesa e la legittimità della difesa preventiva. Dà conto delle indicazioni emergenti in ambito NATO sulla materia, sottolineando come inseno all'Alleanza Atlantica , l'approccio nei confronti della minaccia cyber si sia evoluto in modo significativo negli ultimi anni, dal punto di vista sia dell'inquadramento della minaccia che delle strategie e delle capacità operative. L'impegno NATO si concentra sullo sviluppo di capacità in chiave difensiva, ai sensi dell'articolo 3 del Trattato. Si è inoltre riconosciuto che un attacco cibernetico può arrivare a causare danni paragonabili a quelli di un attacco armato e quindi può attivare la clausola della difesa collettiva, ai sensi dell'articolo 5 del Trattato. Per ciò che riguarda l'Unione europea, sottolinea comein ambito strettamente militare il documento più articolato è il "Quadro strategico dell'Ue in materia di cyber difesa"(risalente al novembre 2018). Il documento si pone l'obiettivo di sviluppare la politica di difesa comune nel dominio cibernetico, attraverso sei priorità: a) sostegno alle capacità di sviluppo della difesa cibernetica; b) rafforzamento della comunicazione e informazione in ambito PSDC; c) promozione della cooperazione civile-militare; d) ricerca e tecnologia; e) miglioramento di formazione, istruzione ed esercitazioni; f) potenziamento della cooperazione con i partner internazionali, a cominciare dalla NATO. In linea con questo quadro strategico, la difesa cibernetica è presente in tutte le iniziative di difesa comune. Tra i progetti approvati, dal 2019, nell'ambito della cooperazione strutturata permanente PESCO, almeno quattro sono espressamente rivolti ad aumentare le capacità di difesa cibernetica dell'Unione, mirando a rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri, mediante la creazione di strutture di formazione, di gruppi di intervento o di piattaforme per risposte rapide: il Centro di coordinamento nel settore informatico e dell'informazione (progetto guidato dalla Germania), l' Accademia e polo di innovazione dell'UE nel settore dell'informatica (guidato dal Portogallo), la Piattaforma per la condivisione di informazioni in materia di minaccia informatica e di risposta agli incidenti informatici (guidato dalla Grecia, cui partecipa anche l'Italia) e il progetto su Gruppi di risposta rapida agli incidenti informatici e mutua assistenza in materia di cibersicurezza (guidato dalla Lituania, cui partecipa anche l'Italia). Quest'ultimo rientra anche tra i 26 progetti che il Consiglio Ue del 20 novembre scorso ha ritenuto in grado di produrre risultati concreti entro il 2026. La capacità di risposta ad attacchi cyber è ricompresa anche tra le 11 priorità individuate nel Piano di Sviluppo delle Capacità ( Capacity Development Plan ), documento redatto dall'Agenzia europea per la difesa (EDA) che individua, sulla base delle indicazioni degli Stati membri, e con il supporto di Comitato militare e Stato maggiore Ue, le capacità militari da sviluppare in seno all'Ue. In ambito EDA operano diversi gruppi di esperti con il compito di mappare le aree di ricerca ritenute essenziali e di individuare i fattori tecnici ritenuti necessari per l'autonomia Ue (tra cui un sistema di crittografia condivisa, lo sviluppo di tecniche di simulazione e visualizzazione, l'aggiornamento di tecnologie di autenticazione, ecc.). Lo scorso 22 marzo il Consiglio Ue ha anche approvato " Conclusioni sulla Strategia Ue per la cyber sicurezza" che contiene indicazioni anche per i profili della difesa cibernetica. Il Consiglio infatti, in attesa della proposta di revisione del quadro strategico in materia, "si impegna a proseguire gli sforzi per rafforzare le dimensioni di cyber sicurezza e cyber difesa al fine di garantirne la piena integrazione nel più ampio settore della sicurezza e della difesa, in particolare nel contesto dei lavori sulla Bussola strategica ", su cui pure la Commissione difesa si è soffermata più volte. Il Consiglio ha anche espresso apprezzamento per l'attività dell'Agenzia europea per la difesa, volta a promuovere la cooperazione tra le strutture CERT militari a livello nazionale e ha ribadito di sostenere "gli sforzi compiuti per consolidare le sinergie civili-militari e il coordinamento in materia di cyber difesa e cyber sicurezza, compresi gli aspetti connessi allo spazio, anche attraverso i progetti specifici della PESCO". In linea con le direttrici di sviluppo in ambito NATO e Ue, anche il nostro Paese sta da tempo rafforzando le proprie capacità militari nel campo cibernetico. Come si legge nel "Libro bianco per la difesa e la sicurezza" del 2015, lo spazio cibernetico è un dominio "che dovrà essere presidiato e difeso", anche perché gli attacchi alle reti informatiche possono produrre "effetti sulla società paragonabili a quelli di un conflitto combattuto con armi convenzionali". In attuazione del "Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico", il Piano nazionale per la protezione cibernetica del 2017, prevede tra i suoi diversi indirizzi operativi, lo "sviluppo delle capacità operative fondamentali, idonee ad espletare i compiti della Difesa nell'ambiente cibernetico". Nell'ambito di questo indirizzo, l'obiettivo è duplice: da un lato "potenziare le strutture preposte alla difesa dello spazio cibernetico ed avere cura che gli assetti che le compongono raggiungano e mantengano nel tempo i necessari livelli di efficacia ed efficienza", dall'altro "sviluppare strutture di Comando e Controllo in grado di pianificare e condurre operazioni militari nello spazio cibernetico in maniera efficace" (compito adempiuto con l'istituzione del Comando per le Operazioni in Rete - COR). Tali prospettive strategiche hanno evidentemente dirette ricadute per quanto riguarda la programmazione degli investimenti e dello sviluppo capacitivo. Come si legge nel Documento programmatico della Difesa 2020/2022, le "sfide legate alla dimensione cibernetica hanno assunto una decisa rilevanza geopolitica e geostrategica, determinata dalla sua peculiare trasversalità, in quanto potenziale canale di propagazione e amplificazione degli altri tipi di minaccia. La dimensione cibernetica dei conflitti si è aggiunta, infatti, a quella tradizionale, rendendola ancora più pericolosa ed estendendola anche al dominio cognitivo.