[pronunce]

1) l'art. 5, comma 1, nella parte in cui, per tutte le situazioni di danno o pericolo, attribuisce al Presidente del Consiglio poteri di intervento diretto (determinazione di politiche di protezione e poteri d'ordinanza) che sono invece di competenza provinciale, nonché poteri di indirizzo e coordinamento nei confronti anche della Provincia, ormai incompatibili con i nuovi principi costituzionali introdotti dalla riforma del titolo V e dall'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, o comunque con il principio di legalità “sostanziale” e con l'art. 3 del decreto legislativo n. 266 del 1992; 2) l'art. 5, comma 2, nella parte in cui attribuisce al Presidente del Consiglio il potere di predisporre “gli indirizzi operativi dei programmi di previsione e prevenzione dei rischi, nonché i programmi nazionali di soccorso ed i piani per l'attuazione delle conseguenti misure di emergenza”, così eccedendo rispetto a quanto consentito dall'art. 2, comma 2, del decreto legislativo n. 266 del 1992; 3) l'art. 5, comma 3-ter, nella parte in cui concentra in un apparato centrale dello Stato (il “Comitato operativo della protezione civile”, presieduto dal capo del Dipartimento della protezione civile) la “direzione unitaria ed il coordinamento delle attività di emergenza, stabilendo gli interventi di tutte le amministrazioni e gli enti interessati al soccorso”, così prevedendo non solo un potere di indirizzo e coordinamento - già di per sé lesivo dalle attribuzioni provinciali per le ragioni illustrate - ma il potere di “ordinare” a tutte le amministrazioni “interessate al soccorso” (e quindi anche alla ricorrente) gli interventi di loro competenza; 4) l'art. 5, comma 4, nella parte in cui stabilisce che il Presidente del Consiglio si avvale del Dipartimento della protezione civile, così centralizzando ulteriormente l'esercizio delle attività in questione e comprimendo gli spazi e le garanzie di autonomia di Regioni e Province autonome, valorizzate invece dalla soppressa Agenzia; 5) l'art. 5, commi 4-bis e 4-ter, in quanto attribuisce al Dipartimento compiti spettanti alla Provincia; 6) l'art. 5, comma 5, in quanto prevede interventi diretti ed operativi svolti da un apparato centrale dello Stato in luogo della Provincia competente, anche in violazione del principio di leale collaborazione, per la mancata previsione di una qualche forma di intesa e comunque di consultazione con la Provincia; 7) l'art. 5, comma 6, nella parte in cui sembra far salve le competenze e le attribuzioni della Provincia in relazione ai soli compiti già attribuiti all'Agenzia soppressa e passati (in forza dello stesso comma 6) al Dipartimento della protezione civile, e non anche in relazione ai compiti attribuiti dalla normativa impugnata ad altri organi ed uffici (per esempio al Presidente del Consiglio), ovvero ai compiti del Dipartimento non provenienti dall'Agenzia; con riferimento a quest'ultima censura, la ricorrente assume «che la dichiarazione di incostituzionalità del sesto comma in parte qua, potrebbe in qualche misura rendere non necessaria la dichiarazione di incostituzionalità dei precedenti commi impugnati». 2. - Le questioni sollevate in via principale dalle Regioni e Province autonome ricorrenti investono - con riferimento a profili d'asserita incostituzionalità in gran parte coincidenti - la medesima disciplina, riguardante la soppressione dell'Agenzia di protezione civile ed il trasferimento delle relative funzioni ad apparati governativi; pertanto i giudizi possono essere riuniti e decisi congiuntamente. 3. - I ricorsi proposti dalle Regioni Toscana, Emilia-Romagna ed Umbria (con atti notificati rispettivamente il 5 ed il 10 ottobre 2001) sono inammissibili. 3.1. - Essi propongono questioni di legittimità costituzionale dell'intero testo o di singole disposizioni del decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, per violazione di parametri contenuti nel titolo V della seconda parte della Costituzione, evocati ratione temporis nel testo anteriore alla riforma di cui alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Il relativo giudizio, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte (sentenze n. 37 e n. 28 del 2003; n. 524, n. 422 e n. 376 del 2002), dovrebbe quindi essere compiuto - in assenza di nuove impugnazioni - alla stregua dei parametri all'epoca vigenti, non rilevando il sopravvenuto mutamento del quadro costituzionale. Peraltro, il decreto-legge impugnato è stato convertito in legge (dalla legge 9 novembre 2001, n. 401) in data successiva alla menzionata riforma del titolo V. La vicenda normativa sottoposta all'odierno scrutinio di costituzionalità presenta quindi la peculiarità di un decreto-legge emesso (ed impugnato) nel contesto del previgente sistema costituzionale di ripartizione delle attribuzioni tra Stato e Regioni, cui si è sostituita una legge di conversione promulgata sotto il vigore del sistema riformato. Inoltre, la legge di conversione ha apportato al testo originario rilevanti modificazioni determinate, tra l'altro, dall'accoglimento di specifiche proposte emendative avanzate dai rappresentanti di enti locali, Regioni e Province autonome in sede di Conferenza unificata, la quale ha conseguentemente espresso parere favorevole sul disegno di conversione (seduta dell'11 ottobre 2001). In particolare, è stato completamente riscritto proprio l'art. 5 del decreto-legge, oggetto di gran parte delle censure concernenti l'attribuzione al Presidente del Consiglio dei poteri di coordinamento prima svolti dalla soppressa Agenzia, che avrebbe determinato, secondo le ricorrenti, l'eliminazione degli strumenti di collaborazione previsti dalla normativa previgente e la conseguente sottrazione alle Regioni della funzione di indirizzo (anche) ad esse spettante. All'originario testo del comma 1 dell'art. 5 è stata infatti aggiunta l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di un Comitato paritetico Stato-Regioni-enti locali, nel quale la Conferenza unificata di cui al decreto legislativo n. 281 del 1997 designa i propri rappresentanti. Sono stati poi introdotti i commi 3-bis, 3-ter e 4-bis, che hanno disciplinato la composizione degli organi consultivi e operativi di cui si avvale il Presidente del Consiglio (Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, Comitato operativo della protezione civile, Dipartimento della protezione civile), prevedendo espressamente la presenza di esperti designati dalle Regioni e le modalità di partecipazione diretta di Regioni ed enti locali alla loro attività. Il nuovo contesto normativo è evidentemente diverso da quello che ha dato origine alle impugnazioni, e tiene ampiamente conto delle critiche mosse dalle Regioni ricorrenti alla mancanza di strumenti collaborativi (tanto che la Regione Toscana ha concluso chiedendo a questa Corte di prendere atto del suo sopravvenuto difetto di interesse al ricorso). 3.2.