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bisogna deliberare in tre giorni, bisogna discutere in Aula senza i relatori e ovviamente votare l'ennesima fiducia (credo che quella attuale sia la ventitreesima o ventiquattresima del governo Conte 2, siamo al record storico nella storia repubblicana). Però a tutto c'è un limite, perché poi comunque la Costituzione ha i suoi contrappesi e le sue dighe, quindi prima o poi arriveremo al contrappasso e sarà nel momento in cui dovrete presentarvi davanti agli elettori. Dicevo che il provvedimento in discussione, come ha detto anche il collega Candiani, ci riempie di 1.000 pagine, 266 articoli, circa 70 o 80 commi attuativi e circa 100 regolamenti di attuazione. Nei giorni scorsi la stampa evidenziava che già l'80 per cento dei decreti attuativi previsti dai decreti-legge rilancio e cura Italia erano fermi, mancava oltre l'ottanta per cento dei decreti attuativi. Ora ne aggiungiamo altri 100 in valore assoluto, che sono contenuti in queste 1.000 pagine; vi rendete conto da soli di quanto ciò sia solo fantasia, solo un auspicio nell'ipotesi di buona fede, nell'ipotesi di malafede, una sorta di panem et circenses, materia da dare in pasto a reti unificate, come abbiamo potuto vedere nelle numerose e innumerevoli conferenze stampa, incontri e prese di posizione rispetto a un Paese disorientato e smarrito, su cui gravano problemi enormi ai quali non riesce a trovare neanche minimamente un briciolo di risposta. Veniamo all'argomento sanità: in Commissione igiene e sanità - non me ne voglia il presidente Collina che apprezzo e stimo, persona pacata e seria - qualcuno pretendeva che licenziassimo il provvedimento in un'ora. Dovevamo ascoltare il parere, articolato in dieci pagine e su due parti (dopo avere evidentemente letto le mille pagine del provvedimento e i 260 articoli con tutti i commi e i paragrafi e consentito naturalmente ad ogni commissario di esprimere le proprie opinioni in discussione generale), aver poi sintetizzato un parere di minoranza (perché tutti i provvedimenti importanti necessitano anche di un apporto della minoranza), nonché espresso le dichiarazioni di voto (sicuramente almeno i Capigruppo): tutto questo in un'ora. Morale della favola: il provvedimento è stato preso così com'era, "un pacco", ed è passato oltre. Noi abbiamo espresso voto contrario, la maggioranza ha espresso voto favorevole al parere e così si è andati avanti. Questa non è la logica della democrazia, è evidentemente la logica dei numeri alla quale la democrazia spesso è sottoposta. Nel dettaglio e nel merito questo è un provvedimento che è dedicato in larga parte alla sanità, e non potrebbe essere diversamente, trattandosi di un provvedimento che affronta l'emergenza Covid. Rispetto però a questa parte che dettaglia la sanità (come avevo detto, esso attua una riforma importante di parti essenziali del Servizio sanitario nazionale, che attengono per esempio ai percorsi formativi e alle borse di studio delle specialità nella parte che riguarda l'università), non si tiene per nulla conto di un ordine del giorno cui ho accennato anche ieri alla presenza del ministro Speranza. Non ho avuto il tempo di leggerne gli impegni e credo che anche oggi il tempo mancherà, ma vi segnalo, colleghi, che tutti noi e voi in quest'Aula, uno dei due rami del Parlamento, abbiamo approvato all'unanimità, con parere favorevole del Governo, un ordine del giorno che conteneva degli impegni precisi e lo abbiamo votato il 9 giugno scorso, in tempi utili per essere debitamente ricompreso nelle oltre mille pagine del decreto che oggi stiamo valutando e sul quale verosimilmente sarà posta la questione di fiducia e dovremo dire semplicemente sì o no. Gli impegni erano importanti, tant'è che li abbiamo votati tutti insieme. Erano impegni che attenevano alla necessità di: fare un monitoraggio dell'epidemia del virus nella popolazione; di sviluppare la donazione di plasma immune da parte dei soggetti individuati e creare una piattaforma digitale dove convogliare tutti i dati regionali per analizzare il virus in ogni dettaglio e in ogni manifestazione territoriale e geografica; definire i tempi del fabbisogno di test molecolari per la fase 2. Le famose tre «T» (non sto qui a raccontarvele di nuovo, perché ne abbiamo parlato tante volte) poste dall'Organizzazione mondiale della sanità ( trace, test and treat ) per andare dalla fase 2 alla fase 3 e gestire la fase finale della pandemia, prevedono appunto il monitoraggio, la mappatura del virus nella popolazione e il trattamento. Tutto questo veniva sintetizzato in un ordine del giorno con sette impegni importanti, declinati secondo un'alchimia che ha trovato maggioranza e opposizione favorevole. Ebbene, signor Presidente e rappresentante del Governo, nessuno - dico nessuno - di questi impegni è stato ricompreso in questo mega - ipertrofico provvedimento nonostante vi fosse tutto lo spazio necessario. Perché? Perché la maggioranza non è in grado di capire quello che c'è scritto in un ordine del giorno? Evidentemente no, non lo voglio minimamente pensare. Perché gli impegni erano di così grave e pesante complessità da non poter essere ricompresi in questo enorme provvedimento? No, nemmeno. È sciatteria: si tratta semplicemente dell'atteggiamento che verifichiamo tutti i giorni. È la colpevole cecità con cui affronteremo l'ipotetico nuovo innalzamento della curva; è proprio mancanza di senso di responsabilità. Noi andremo ad affrontare il verosimile aggravamento della situazione epidemiologica che ha portato al lockdown , con un ipotetico ulteriore e drammatico provvedimento di restrizione, senza aver ottemperato alle disposizioni minime stabilite da tutti gli organismi internazionali e anche dal comitato tecnico-scientifico nazionale, ossia la necessità di mappare il virus nella popolazione e di aggiornare i protocolli di sicurezza, in virtù di quanto accaduto nelle Regioni, e i protocolli di trattamento. Tutto questo non l'abbiamo fatto e ognuno se ne assumerà le responsabilità. Quello che diciamo oggi qui resterà agli atti. Colleghi, rapidamente cambiamo strada: ce lo chiedono il Paese, ma soprattutto la nostra comune dignità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (IV-PSI) . Signor Presidente, siamo di fronte a un provvedimento corposo e complesso, che dà risposte plurime. Ci sono importanti misure in materia di lavoro, fisco, esigenze finanziarie delle imprese, sanità, protezione civile e servizio civile, politiche sociali, enti territoriali, pubblica amministrazione, giustizia, coesione territoriale e Mezzogiorno, scuola, università, alta formazione e ricerca, cultura e spettacolo, informazione e comunicazioni, infrastrutture e trasporti, ambiente ed energia, agricoltura e pesca, immigrazione, difesa e sicurezza. Un provvedimento così articolato e carico di risorse (ben 55 miliardi di euro) non si era mai visto nella storia della Repubblica, ma del resto non si era mai vista neppure una pandemia su base planetaria così importante e drammatica dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi. Le risorse e le misure contenute in questo straordinario provvedimento sono quindi giustificate dalla condizione di estrema urgenza che vive il Paese.