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L'articolo 1 definisce quali sono gli interventi di rigenerazione urbana al fine di garantire agli stessi la massima semplificazione e celerità di realizzazione. In particolare, il disegno di legge prevede l'individuazione da parte dei comuni di ambiti urbani all'interno dei quali i privati possono presentare proposte di intervento di ristrutturazione edilizia, demolizione e ricostruzione, ristrutturazione urbanistica e, qualora funzionale alla rigenerazione urbana, nuova costruzione, che beneficiano di una serie di misure incentivanti e di semplificazioni procedurali (utilizzo del permesso di costruire convenzionato, conferenza di servizi semplificata rafforzata con ulteriori previsioni di snellimento, ecc.). L'articolo 2, al fine di finanziare interventi di rigenerazione urbana nell'accezione prevista dal presente disegno di legge, prevede la successiva istituzione di un Fondo per la rigenerazione urbana. L'articolo 3 prevede l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, della cabina di regia nazionale per la rigenerazione urbana, al fine di agevolare il conseguimento delle finalità di cui alla presente legge e coordinare le politiche attuate dalle amministrazioni interessate. L'articolo 4, al fine di garantire la rapida esecuzione degli interventi di rigenerazione urbana, anche in relazione all'attuazione del PNRR, consente ai sindaci e ai presidenti delle città metropolitane di operare fino al 31 dicembre 2026, nel rispetto dei princìpi derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea, in deroga ad alcune disposizioni del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36. Il disegno di legge prevede, inoltre, l'introduzione di meccanismi premiali per interventi che pongano al centro i concetti di sostenibilità, innovazione e attuazione di misure di lotta al cambiamento climatico nonché il rafforzamento delle misure di supporto per i fenomeni da esso derivanti, che siano orientati al raggiungimento dell'equilibrio tra aspetti sociali, ambientali ed economici. Interventi che si basino sui concetti di compatibilità ambientale sia per le nuove edificazioni che per il riuso dell'esistente in termini di: impiego di materiali edili eco-compatibili, ricorso a fonti energetiche rinnovabili, definizione di standard innovativi in campo energetico, misure per la qualità e la sicurezza dell'abitare, riqualificazione energetica e sismica del patrimonio immobiliare, attenzione alla qualità sociale e ambientale delle periferie degradate, attenzione alle esigenze e alle aspirazioni degli abitanti, promozione dell'occupazione e impiego delle energie dell'imprenditoria locale, misure per la minimizzazione degli effetti avversi derivanti dal cambiamento climatico e di supporto per i fenomeni ad esso connessi nonché nuovi standard nel campo della sostenibilità finalizzati al contrasto al cambiamento climatico. L'insieme di questi aspetti diviene particolarmente rilevante in un momento in cui dobbiamo guardare alle conurbazioni che definiscono le nuove regioni urbane o le città di fatto. Da qui l'esigenza di un nuovo disegno di legge che valorizzi i processi rigenerativi e delinei gli obiettivi metodologici per opere che mirino a una corretta e razionale organizzazione del territorio riducendo la sua entropia. Oggi sembra necessario non solo adeguarsi alla complessità della società attuale ma, attraverso il processo di rigenerazione urbana, creare le condizioni per sperimentarne l'attuazione mediante una nuova modalità di legiferare. In altri termini, un pensiero alternativo a quello che si è consolidato negli ultimi anni e che trova la sua materializzazione nel disegni di legge sulla rigenerazione urbana, non come norma risolutrice e salvifica del degrado fisico e del disagio sociale e materiale dei cittadini, ma come l'inizio di un percorso istituzionale che ricerchi le modalità con le quali risolvere i problemi e comprendere le dimensioni economiche e sociali del degrado e del disagio, con l'obiettivo di avere una risposta proporzionale e adeguata, avendo cura di capitalizzare le soluzioni e le criticità, in un processo in divenire. Questo approccio presuppone l'esistenza di un punto di partenza consapevole e autorevole, dotato delle necessarie risorse e capacità di intervento a livello nazionale.. Art. 1. (Semplificazioni e incentivi in materia di interventi di rigenerazione urbana) 1. Ai fini della presente legge per rigenerazione urbana s'intende un processo multidimensionale e integrato di intervento progettuale di natura urbanistica ed edilizia, correlato alla necessità di contenimento del consumo del suolo e di contrasto ai fenomeni legati al cambiamento climatico e riguardante il complesso di norme, metodi e pratiche riferibili a un'area, a un manufatto o a un ambiente urbani al fine di modificarne la tipologia originaria, con l'obiettivo di migliorare la vivibilità e la sostenibilità della città. Gli interventi di rigenerazione urbana sono riferibili a trasformazioni urbanistiche, edilizie, energetiche e antisismiche del patrimonio immobiliare, ma anche sociali, culturali e ambientali di settori urbani e di aree e complessi edilizi, nei seguenti ambiti di intervento: a) aree dismesse, ovvero luoghi in precedenza adibiti a fabbriche, opifici, nonché strutture pubbliche abbandonate in stato di degrado o che contribuiscono alla formazione di un microclima più caldo all'interno delle aree urbane, la cui conseguente alterazione termica incide sulla vivibilità. Esse sono da rigenerare con nuove funzioni soprattutto orientate a implementare il benessere e la salute dei cittadini o a stimolarne la creatività attraverso azioni di natura materiale e immateriale riguardanti il recupero edilizio e urbanistico, la riqualificazione e il ripristino delle aree inquinate e degradate, la promozione della coesione sociale e ogni altro intervento necessario per contrastare i fenomeni di degrado ambientale, economico, sociale e culturale della città e del territorio e favorire lo sviluppo senza ulteriore consumo di suolo, con particolare riferimento alle reti della mobilità sostenibile; b) aree libere aperte o occupate da strade veicolari, da adibire a parchi urbani e zone pedonali, a campi da gioco di strada, a corridoi di verde attrezzati con specie arboree idonee a fornire supporto al territorio nel contesto dei dissesti idrogeologici e della necessità di raffrescamento passivo del suolo, a sistemi alternativi di mobilità sostenibile secondo criteri che utilizzino metodologie e tecniche relative alla sostenibilità ambientale, anche mediante azioni di rinaturalizzazione dei suoli consumati in modo reversibile, con il recupero dei servizi ecosistemici persi tramite la deimpermeabilizzazione, la bonifica e l'innalzamento del potenziale ecologico-ambientale e della biodiversità urbana. La rigenerazione delle aree libere aperte va inoltre intesa come massimizzazione del verde esistente, valorizzando e interconnettendo i piccoli spazi verdi, effettuando in via prioritaria e a breve termine gli interventi che tengono conto delle attività e dei fruitori delle specifiche aree; c) acque calme di fiumi, laghi, bacini artificiali e marine, al fine di decongestionare l'inurbamento e non occupare terra, favorendo altresì insediamenti ad alto valore di ecosostenibilità;