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Signor Presidente, in data 29 settembre 2020 il gip presso il tribunale di Lecce ha chiesto al Senato l'autorizzazione all'utilizzo di intercettazioni di conversazioni telefoniche del senatore Roberto Marti nell'ambito di un procedimento penale pendente anche nei suoi confronti, nel quale il senatore risulta coindagato per i reati di tentato abuso d'ufficio, falso ideologico aggravato e tentato peculato in riferimento all'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica alla famiglia di Antonio Briganti, fratello di Pasquale del clan Briganti. Nella seduta del 14 aprile 2021, come già ricordato, la Giunta ha deliberato, a maggioranza, di proporre all'Assemblea di accogliere la richiesta di autorizzazione per le captazioni di cui ai progressivi nn. 3.809, 3821 e 3822 del 3 aprile 2015, nonché per i messaggi SMS di cui ai progressivi nn. 3823, 3824, 3825 e 3826 del 4 aprile 2015 e di respingere la stessa per le altre conversazioni. In punto di motivazione occorre rilevare che nelle informative della Guardia di finanza del gennaio 2014 viene ipotizzato un reato di associazione a delinquere commesso dal senatore Marti insieme a Monosi e a Pasqualini. Secondo la Guardia di finanza, l'associazione criminosa in questione era finalizzata a concedere alloggi di edilizia residenziale pubblica a soggetti privi dei relativi requisiti. Tale informativa rende espressamente edotta l'autorità giudiziaria della qualifica di parlamentare investita da Marti alla data del gennaio 2014 e rende edotta la stessa di un sodalizio criminoso sussistente tra il senatore, il Monosi e il Pasqualini. L'associazione a delinquere presuppone un vincolo associativo tendenzialmente stabile e, conseguentemente, viene inquadrata dalla dottrina nell'ambito dei reati permanenti. Quindi, anche alla luce di tale carattere di relativa stabilità del sodalizio criminoso, elemento costitutivo del reato associativo, era sicuramente prevedibile, alla stregua di un criterio di plausibilità e di ragionevolezza, che le intercettazioni effettuate sull'utenza del Monosi e su quella del Pasqualini consentissero prima o poi di captare anche le conversazioni del terzo membro dell'associazione, ossia del senatore Marti. Le captazioni in questione conseguentemente non rivestono il requisito della fortuità, in quanto l'autorità giudiziaria accetta il rischio di tale evento, peraltro poi puntualmente verificatosi, ossia il rischio che, intercettando l'utenza di due membri dell'associazione, si captassero anche le conversazioni degli stessi con il terzo membro, parlamentare in carica. Per quel che concerne invece la richiesta di autorizzazione inerente alle captazioni sull'utenza telefonica del Greco Rosario detto Andrea (del 3 e 4 aprile 2015), va rilevato che nell'informativa del 2014 tale soggetto non è mai stato citato. Di conseguenza, la captazione delle conversazioni di Marti con il Greco non erano prevedibili, non avendo l'autorità giudiziaria alcun elemento per prefigurare tale evento. Si ritiene quindi che possa essere prospettata la fortuità, atteso il brevissimo arco temporale nel quale le conversazioni stesse sono state intercettate. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, non vorrei minare il clima che si è creato in Giunta su questa vicenda, però mi interessa mettere l'accento su alcune considerazioni e mi auguro che i colleghi vogliano prestare un minimo di attenzione non per la mia persona, ma per alcuni elementi e per alcune situazioni che andrò a rappresentare. Esiste l'articolo 68 della Costituzione, che dà, per determinate situazioni, delle garanzie ai parlamentari. Si può condividere o non condividere questa guarentigia, ma finché esiste essa va applicata, così come il legislatore costituzionale ha stabilito e così come numerosissime sentenze della Corte di cassazione hanno stabilito. Qui parliamo di un procedimento che nasce nel 2014 e che riguarda l'assegnazione di alcune case. Il senatore Marti fino al 2013 è stato assessore alla casa e quindi la Guardia di finanza ha inserito, nel contesto della notizia criminis , anche la partecipazione del diventato onorevole Marti, perché nel 2013 lasciò la carica di assessore alla casa e assunse quella di parlamentare. Ebbene, cosa ci dice la Corte di cassazione? Ci dice che per intercettare un parlamentare è necessaria l'autorizzazione, che possono essere utilizzate le intercettazioni occasionali e che la Giunta deve verificare se alcuni soggetti mirati dalla pubblica accusa altro non erano che uno strumento subdolo per intercettare il parlamentare. Ebbene, onorevoli colleghi, il pubblico ministero sa dal 2014 che Marti è indagato o indagabile. Perché non l'ha iscritto nel registro degli indagati, come prescrive l'articolo 335 del codice di procedura penale? Non lo ha fatto neanche nel 2015 - lo dico al relatore - perché del 2015 sono quei messaggi la cui acquisizione viene autorizzata dalla Giunta. Anche nel 2015 viene data conferma della possibile partecipazione a questo disegno criminoso del senatore Marti, ma il pubblico ministero continua a non iscriverlo nel registro degli indagati. Lo fa solo nel 2017, dopo che per quattro anni ha indagato come meglio ha potuto. Onorevoli colleghi, allora come si fa a sostenere che si tratta di intercettazioni occasionali, se la procura sapeva che già dal 2014 era indagabile? La Cassazione ha detto che esiste una responsabilità disciplinare per il pubblico ministero che non iscrive l'indagato nel registro degli indagati, come prescrive la legge, perché l'iscrizione nel registro degli indagati non è discrezionale, ma è obbligatoria ed è nell'interesse dell'indagato. (Applausi) . Perché non ha iscritto l'onorevole Marti, quando avrebbe dovuto? È evidente: per non dargli le garanzie che la legge prevede per l'indagato, come la comunicazione della richiesta di proroga delle indagini o l'avviso di sequestro o di acquisizione. Lo ha fatto alla fine, quando in tutte le maniere ha cercato di coinvolgerlo. Il pubblico ministero dice che si tratta di telefonate occasionali, che sono state sbobinate in un secondo momento. Questa - scusatemi - è una fesseria enorme. Si sa perfettamente che l'intercettazione avviene in costante ascolto dell'ufficiale o dell'agente di polizia giudiziaria. (Applausi) . È vero che non viene sbobinata subito, ma l'agente di polizia giudiziaria ha l'obbligo di trascriverne succintamente il contenuto nel registro che viene portato a conoscenza del pubblico ministero, il quale sapeva del possibile coinvolgimento. Lo stesso giudice per le indagini preliminari, che autorizza ogni quindici giorni la proroga delle intercettazioni, deve aver percepito elementi che potevano essere di reità.