[ddlpres]

Norme per l'inclusione della conoscenza e dell'addestramento all'uso delle risorse della nonviolenza nell'ambito dei percorsi didattici per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze di polizia. Onorevoli Senatori. -- In altri paesi già da molti anni le forze dell'ordine vengono formate anche alla conoscenza e all'uso delle risorse della nonviolenza. Anche in Italia vi sono rilevanti esperienze formative locali, svolte in realtà territoriali significative, ad esempio a Milano e a Palermo riportate, per quanto riguarda l'esperienza milanese dalle pubblicazioni della professoressa Marianella Sclavi del Politecnico di Milano e per l'esperienza palermitana da quelle del professor Andrea Cozzo dell'Università di Palermo. Da diversi anni si assiste a episodi esecrabili che nel linguaggio dei media vengono indicati come i cosiddetti «morti di Stato». Sono storie di fermati dalle forze dell'ordine e successivamente deceduti, come i casi eclatanti di Stefano Cucchi, Federico Aldovrandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Carlo Saturno, solo per rimanere a quelli che hanno avuto una maggior risonanza mediatica. Storie su cui andrebbe fatta piena luce, ma per le quali, con opportune misure di prevenzione ed educazione alla nonviolenza, si sarebbero scongiurati gli esiti fatali. Seppur l'uso della forza da parte delle forze di polizia e dell'esercito venga strettamente regolamentato dalle leggi, vi sono casi in cui gli stessi hanno pesantemente abusato dei loro poteri: si va dai «semplici» pestaggi alla violenza durante manifestazioni ed eventi sportivi, sino a veri e propri casi di omicidi; tutti questi abusi, talvolta sono stati compiuti da singole individualità (quelle che ipocritamente i media chiamano «mele marce»), talvolta invece si è trattato di vere e proprie operazioni illegali che hanno goduto dell'appoggio esterno di alti funzionari dello Stato e della classe politica. In tutti i casi essi sono il risultato di un'educazione e di un addestramento che tende a disumanizzare e a considerare pericolosi per l'ordine sociale gli antagonisti, i ribelli, gli emarginati, i carcerati, ecc. Più recentemente il movimento NO TAV è quello che più di tutti ha dovuto far i conti con la violenza delle forze dell'ordine in diverse occasioni, ma non solo a loro è toccato tastare con mano la brutalità istituzionale: molti lavoratori e studenti scesi in piazza a manifestare contro la crisi hanno dovuto subire violenti pestaggi e cariche inusitate. Si parla troppo spesso di «mele marce», di episodi che riguardano solo frange delle forze dell'ordine, ma di tali episodi purtroppo ne veniamo a conoscenza in modo sempre maggiore. Sarebbe forse più utile cominciare ad analizzare il tema in una prospettiva più ampia, partendo con l'affrontare un problema di carattere culturale, di formazione più adeguata, di una maggiore, più consapevole e consolidata cultura dei diritti civili la cui mancanza o insufficienza sono alla base di marginali comportamenti che si fondano spesso su di un malinteso senso del corporativismo che sempre di più diviene omertoso. Ora si pone in modo forte e urgente la necessità di dotare le forze dell'ordine delle cognizioni e degli strumenti che l'ormai vasto campo di ricerche e di esperienze della nonviolenza mette a disposizione, poiché in situazioni critiche ciò può «fare la differenza» e finanche contribuire a salvare delle vite. Il presente disegno di legge non ha altro intento che quello di mettere a disposizione degli operatori delle forze dell'ordine, che ne trarrebbero grande utilità, le risorse che la nonviolenza appronta per gestire situazioni critiche, complesse e conflittuali; per aver piena e costante contezza del dovere del rispetto della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani, e particolarmente dei più fragili, esposti e indifesi; per conoscere e saper utilizzare modalità comunicative e relazionali adeguate alla concreta situazione in cui si interviene. Con le proposte che qui avanziamo, intendiamo includere tra le attività formative e di addestramento delle forze di polizia attività che forniscano utili risorse ermeneutiche ed operative alle forze dell'ordine, con opportune strumentazioni teorico-pratiche per il rispetto della dignità e dell'incolumità di tutti i cittadini, elementi conoscitivi ed addestrativi che favoriscono la corretta percezione, comprensione e gestione delle modalità comunicative e relazionali in situazioni conflittuali, miglior adeguazione delle prassi d'intervento al dettato costituzionale ed al principio di legalità e di responsabilità, ulteriori garanzie di trasparenza e democrazia in un'attività delicatissima in situazioni complesse e critiche. L'articolo 1 prevede che, nell'ambito dell'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia, svolte mediante programmi ed attività didattiche coerentemente ispirati ai valori della Costituzione della Repubblica con particolare riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella «Carta dei Diritti fondamentali» dell'Unione europea, vengano incluse anche attività didattiche volte alla conoscenza e all'addestramento e all'uso delle risorse della nonviolenza. Con l'articolo 2 si intende indicare le linee e i princìpi guida che il Ministero dell'interno dovrà seguire nell'emanare i provvedimenti e le direttive generali per l'attività d'istruzione, formazione e aggiornamento svolte dal sistema degli istituti e delle accademie delle forze di polizia introducendo le metodologie didattiche più idonee ad elevare la conoscenza e l'uso dei valori, delle tecniche, delle modalità di servizio e delle strategie della nonviolenza. L'articolo 3 introduce l'obbligo della presentazione al Parlamento di una relazione annuale sull'attività d'istruzione, formazione e aggiornamento. L'attuazione delle norme qui indicate non deve prevedere oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, come prevede l'articolo 4.. 1 (Norme di principio) 1 Nell'ambito dell'istruzione, della formazione e dell'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia di cui all'articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, svolti mediante programmi ed attività didattiche, coerentemente ispirati ai valori della Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella «Carta dei diritti fondamentali» dell'Unione europea, si includono anche attività didattiche volte alla conoscenza, all'addestramento e all'uso delle risorse della nonviolenza. 2 (Direttive del Ministro dell'interno) 1 Il Ministro dell'interno, nelle sue attribuzioni di responsabile della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e di autorità nazionale di pubblica sicurezza: a impartisce annualmente le direttive generali per l'attività d'istruzione, formazione e aggiornamento svolte dal sistema degli istituti e delle accademie delle forze di polizia introducendo le metodologie didattiche più idonee ad elevare la conoscenza e l'uso dei valori, delle tecniche, delle modalità di servizio e delle strategie della nonviolenza; b fissa gli obiettivi generali da raggiungere sia annualmente sia nell'intero ciclo d'istruzione;