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Inoltre, non essendoci il trasporto, viene eliminato anche il costo di spedizione e carburante. Insomma, i prodotti a km zero e a filiera corta costano decisamente meno e impattano sulla nostra economia in maniera positiva e virtuosa. Osservando ciò che si acquista, relazionandosi col produttore e organizzando la spesa settimanale, si arriva anche ad un risparmio considerevole, che diventa fondamentale per moltissime famiglie, soprattutto in momenti di maggiore difficoltà. Inoltre, la consapevolezza durante la spesa è il primo motore per limitare al minimo gli sprechi, purtroppo l'altra faccia, decisamente più negativa, della medaglia. Ecco, allora, sono tanti i benefici che questi prodotti apportano, in primis alla nostra salute, ma anche sul nostro tessuto economico. Questo disegno di legge parte proprio da questo assunto di fondo, cercando di avvicinarsi al consumatore in maniera consapevole, garantendo la qualità, ma anche una remunerazione adeguata a tutti i soggetti che lavorano nella catena alimentare. In questa direzione sono previsti anche interventi significativi dei Comuni nel riservare agli imprenditori agricoli e a quelli della pesca e dell'acquacoltura una quota dell'area destinata al mercato, così come appositi spazi all'interno dell'area del mercato proprio per la vendita di prodotti da filiera corta e a km zero. Così come è prevista l'istituzione di due loghi proprio allo scopo di valorizzare queste due categorie di prodotti. Il contenuto di questo disegno di legge è il frutto di un lungo percorso e di un importante lavoro, per cui ringrazio i membri della Commissione, il relatore del provvedimento e, ovviamente, il Governo per l'attività di raccordo. Mi auguro che saranno fatti a breve dei passi in avanti per garantire interventi di più ampio respiro, di raccordo anche con la normativa regionale sul punto, e che possano contestualmente garantire anche risorse finanziarie adeguate per un tema così rilevante per il Paese. Dobbiamo infatti evitare il rischio che si crei maggiore complessità, maggiore burocrazia per chi lavora nella filiera alimentare. Con questo auspicio, esprimo il voto favorevole di Italia Viva-PSI. Dichiarazione di voto della senatrice Lonardo sul disegno di legge n. 878 Grazie Presidente, Colleghi, Governo, oggi, qui manifesto la mia preoccupazione per le enormi implicazioni che il conflitto fra Russia e Ucraina sta comportando per l'Italia, implicazioni che si riflettono non solo sull'approvvigionamento energetico, ma anche su quello agroalimentare. Siamo dinanzi a una crisi senza precedenti che sta investendo rapidamente interi settori di primaria importanza. Le conseguenze del conflitto rischiano di essere devastanti e di mettere a rischio i principali comparti produttivi e le famiglie italiane. Gli effetti sulla filiera agroalimentare italiana sono già evidenti: l'esplosione dei costi di produzione, dall'energia ai fertilizzanti, dalle macchine agli imballaggi, fino ai mangimi per alimentare il bestiame, sta già provocando una netta diminuzione delle produzioni agricole e di quelle ittiche. Un'altra tempesta quindi si sta abbattendo su un comparto che ha dato molto in questi due anni di pandemia. E' forte la preoccupazione per le gravi ripercussioni che quanto sta accadendo può avere sulla nostra agricoltura, c'è il rischio reale che le imprese agricole non riescano a reggere a lungo l'urto. I prezzi del grano sono balzati del 5,7 per cento in un solo giorno, raggiungendo il valore massimo, l'aumento delle quotazioni delle materie prime sta interessando anche i prodotti base per l'alimentazione degli animali negli allevamenti, come la soia, che ha raggiunto il massimo dal 2012, così come pure il mais. La filiera agroalimentare italiana rischia di essere messa in crisi in modo difficilmente reversibile dalle nuove sanzioni scaturite dal conflitto tra Russia ed Ucraina. In pericolo sono le produzioni e le vendite degli elementi che sono alla base della nostra dieta mediterranea come vino, pasta e olio. I rincari provocheranno impatti pesanti, in particolare sulle fasce più povere della popolazione, per le quali il cibo, le utenze domestiche ed il carburante incidono fortemente sui bilanci familiari. Questi impatti economici negativi sono il prezzo che paghiamo alla guerra e sono sicuramente poca cosa rispetto alla devastazione e alle perdite di vite umane provocate sul terreno di scontro, ma le conseguenze economiche, sociali e culturali, se non controllate, potrebbero essere devastanti. Urgono interventi di emergenza, nella attesa che la diplomazia riprenda la guida della storia. Quanto sta accadendo, inoltre, deve restituire centralità a una riflessione finora trascurata: la globalizzazione e le relazioni commerciali hanno reso la maggior parte delle Nazioni, compresa l'Italia, dipendenti dai mercati esteri e dalle importazioni. La crisi attualmente in atto sta facendo emergere la fragilità di questo modello. L'intero settore alimentare è in questo momento esposto a diversi tipi di carenze delle materie prime, a maggior ragione quelle che devono compiere lunghe percorrenze prima di arrivare sulle nostre tavole. É, dunque, doveroso domandarsi quanto l'attuale sistema globalizzato sia affidabile per assicurare l'approvvigionamento, anche in situazioni di crisi ed emergenza. Negli ultimi anni il grado medio di autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli in Italia è calato a circa il 75 per cento. Il nostro Paese dipende dalle importazioni per gran parte dei prodotti agricoli come carne, latte, cereali e legumi. L'allarme globale provocato prima dalla pandemia, ora dal conflitto tra Russia e Ucraina deve far emergere una maggior consapevolezza del valore strategico della filiera del cibo. La situazione ha messo a nudo tutte le fragilità sulle quali intervenire, con un piano per raggiungere l'autosufficienza alimentare. Ancora di più in virtù di questo nuovo e imprevedibile scenario, il disegno di legge "Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero o utile", finalizzato a porre punti fermi in uno dei settori leader della nostra agricoltura, quello legato alla produzione a chilometro zero e a filiera corta, è evidentemente il risultato di uno sforzo di lungimiranza e di una visione che, anche con il senno di poi, è andata nella direzione giusta. La filiera corta, oltre a rappresentare un elemento di dinamismo per l'azienda agricola e lo sviluppo locale, costituisce un'opportunità per il produttore e per i consumatori, ancora di più in questo momento. La promozione del consumo di prodotti a chilometro zero e a filiera corta risponde alla ulteriore necessità di dare una risposta alla domanda di quei segmenti del consumo critico e responsabile che chiede prodotti sani e a minor impatto ambientale. Del resto, l'Italia è leader in Europa nella produzione di prodotti sani e a basso impatto ambientale con 80.000 operatori e 2 milioni di ettari coltivati, pari al 15,8 per cento della superficie agricola utilizzabile nazionale. Negli ultimi dieci anni, i terreni coltivati con questo metodo sono aumentati di oltre il 75 per cento e i consumi sono più che triplicati. Sulla base dei dati dell'Osservatorio "Nielsen Immagino", nell'anno del Covid, circa 30 milioni di italiani hanno fatto la spesa dal contadino almeno una volta al mese.