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Il nostro Paese è certamente tenuto ad adottare tutte le misure utili a prevenire ogni atto di violenza nei confronti dei diritti delle donne e a garantire una parità di genere effettiva - vorrei dire assoluta - che si estrinsechi in una totale uguaglianza di diritti, in una pari opportunità di scelta del tipo di vita che una donna decide di vivere, nella più totale autonomia e indipendenza, nonostante i figli. Non è giusto che una donna sia continuamente combattuta e ricattata tra la ricerca del proprio posto nella società e il fare la madre. La scelta di fare solo la madre o di non fare solo quello deve essere una scelta libera; ogni disparità di trattamento economico deve essere contrastata e combattuta, perché inficia l'indipendenza della donna e la espone così al rischio di comportamenti prevaricatori. Per fare ciò, è necessario innanzitutto cambiare la nostra mentalità, tuttora decisamente maschilista. Per capire a che punto la nostra società sia poco preparata a respingere episodi di prevaricazione di genere, basti ricordare che persino in questa Aula, nella scorsa legislatura, alcuni senatori si sono rivolti a colleghe con volgari gesti sessisti o con epiteti come vaiassa , che in napoletano significa serva, sguattera. In questa legislatura ho ascoltato con le mie orecchie un collega gridare in Aula a una nostra senatrice: «Torna in cucina». Purtroppo questi insulti sono trasversali, nessun Gruppo è esente, coinvolgono tutti: è proprio una questione culturale. È chiaro che un tale clima è indice di un problema non risolto, come del resto attesta l'ultimo rapporto consegnato al Governo a luglio 2017 dal Comitato costituito dalla Convenzione ONU del 1979 citata in precedenza, che ha indicato alcune delle lacune del nostro sistema. Tale rapporto ha indicato con chiarezza che occorre, innanzitutto, rafforzare la consapevolezza delle donne circa i loro diritti e i rimedi a disposizione per denunciare le violazioni. Da tale rapporto, inoltre, emerge la mancanza di coordinamento tra le componenti regionali e locali e di una chiara definizione dei mandati e delle responsabilità. Ancora, e soprattutto, occorre agire in maniera incisiva sulla scuola, per eliminare le discriminazioni attraverso l'educazione alla parità di genere sin dalla prima infanzia. Questo Governo, fin da quando si è insediato, ha cominciato ad agire per superare siffatti problemi. Vorrei ricordare che ieri il Consiglio dei ministri, con l'idea di rafforzare la legge n. 119 del 2013, ha approvato il cosiddetto codice rosso contro la violenza sulle donne. Si tratta di una norma che servirà ad abbreviare i tempi di reazione alle denunce delle donne per maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni connessi a contesti familiari o di convivenza. Sarà rafforzato il canale preferenziale già previsto dalla citata legge n. 119: la denuncia dovrà essere portata subito a conoscenza del pubblico ministero, che avrà tempi strettissimi (solo tre giorni) per sentire la denunciante. Inoltre, la polizia giudiziaria dovrà dare priorità alle relative indagini. Tuttavia, il MoVimento 5 Stelle, che - lo ricordiamo con orgoglio - ha la più alta percentuale di membri donne rispetto a qualunque forza politica di sempre (Applausi dal Gruppo M5S) , chiede che sia fatto ancora di più su questo fronte. Ecco perché, con la nostra mozione, chiediamo che il Governo assicuri che i finanziamenti stanziati attualmente siano erogati regolarmente, senza ritardi, e siano vincolati all'assunzione di impegni precisi, attribuendo priorità e valutando i risultati. Chiediamo, inoltre, che vengano previsti indicatori per la valutazione dell'impatto degli stanziamenti. Chiediamo che venga predisposta una sezione, all'interno del sito del Dipartimento per le pari opportunità, per rendere accessibile la rendicontazione delle attività finanziate: neanche un euro deve essere sprecato. Chiediamo poi che si aggiorni la mappatura dei centri antiviolenza, anche per stimare il fabbisogno e adeguarne lo stanziamento. E ancora: chiediamo di assumere iniziative nell'ambito della scuola, educando alla parità e definendo linee guida che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici i temi dell'educazione alla legalità e del contrasto alla violenza sulle donne. Chiediamo, ancora, che venga intrapreso un percorso che porti a iniziative di formazione degli operatori della giustizia, delle Forze dell'ordine e dei servizi sociali per affrontare il fenomeno; che si prevedano percorsi specifici in carcere per gli autori di violenza sessuale e di sfruttamento della prostituzione, compresa la destinazione di parte del reddito in favore del risarcimento della vittima, e si garantisca che le vittime di reati quali lo sfruttamento della prostituzione possano essere inserite in percorsi, al fine di rompere definitivamente il legame con gli sfruttatori. Chiediamo, quindi, ai colleghi di approvare tale mozione e al Governo di impegnarsi su tali obiettivi, affinché tutte le mariposas italiane, tutte le farfalle che si ribellano alle ingiustizie, non debbano più subire violenze o discriminazioni. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Rufa) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Pucciarelli per illustrare la mozione n. 55. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli senatori, come ha già annunciato il collega che mi ha preceduto, l'Assemblea dell'ONU scelse la tragica, ma luminosa vicenda delle sorelle Mirabal per sollevarsi dal particolare all'universale, dal singolo caso di una violenza commessa barbaramente, alla violenza con la V maiuscola, che troppo a lungo ha dominato e domina i rapporti di genere, in virtù dell'impegno civile che esse dimostrarono. Ma non ci furono solamente impegno e coraggio nella loro tragica fine, bensì fragilità, impotenza e il sinistro marchio di un destino avverso. Nel suo romanzo «Un uomo», dedicato al compagno eroe della Resistenza al regime dei colonnelli greci, Oriana Fallaci sostenne di vedere in Alekos tutte le vittime da lei conosciute delle torture e dei soprusi dei totalitarismi, una dopo l'altra. Allo stesso modo noi oggi dobbiamo andare all'universale e vedere, ricordando le tre sorelle Mirabal, non solamente le donne vittime della violenza politica - e qui potremmo citare a proposito la nostra Norma Cossetto - ma tutte le donne di ogni età ed estrazione sociale che hanno subìto una qualsiasi forma di violenza. Purtroppo non è sempre possibile condannare con fermezza i soprusi subiti dalle donne, perché nel mondo contemporaneo, contraddistinto dai flussi di informazione globale, dalle tendenze e dai grandi portatori di interesse negli ambiti della comunicazione, certe forme di violenza sulle donne sono messe in secondo piano rispetto ad altre. La mozione n. 55 intende ristabilire una equità che ad oggi è mancata e accendere i riflettori anche su quelle forme di violenza che ideologicamente vengono tollerate, sottaciute e addirittura giustificate. In molti Paesi è tuttora tollerata la pratica delle spose bambine: giovanissime donne, minori di sedici anni, che vengono costrette a sposare un uomo molto più anziano di loro.