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Questo grave errore, che avrebbe comportato probabilmente delle conseguenze gravi anche sui processi in corso, fortunatamente è stato corretto alla Camera dei deputati, che ha introdotto quello che avevamo chiesto di non escludere, col risultato che siamo qui, in terza lettura, proprio per ratificare la correzione, che fortunatamente la Camera dei deputati ha operato. Quindi, da questo punto di vista non c'è dubbio che l'intervento della Camera dei deputati sia stato migliorativo. Resta da chiedersi - il mio è un dubbio e non una certezza - se sia stato intelligente escludere, come hanno sottolineato anche alcuni dei colleghi del Gruppo Forza Italia intervenuti in discussione generale, il riferimento alla necessità che, comunque, chi conclude questo patto scellerato sia a conoscenza del fatto che lo sta concludendo con l'esponente di un clan o di un'associazione mafiosa, perché altrimenti non saremmo più nell'ambito dello scambio elettorale politico-mafioso, ma nell'ambito della semplice violazione di una norma della legge elettorale, che punisce comunque il voto di scambio, anche quando non viene fatto nell'ambito di un accordo con la mafia. Vedete, il punto è proprio questo, come hanno sottolineato alcuni colleghi che mi hanno preceduto: oggi la mafia non si mette a commerciare voti in cambio di denaro o di altre utilità. La mafia non ha bisogno di questo, ma garantisce l'elezione di un politico se quel politico diventa funzionale ed esecutore di un disegno mafioso, che si tratti di controllare gli appalti o l'assegnazione di alloggi di residenza pubblica o le assunzioni clientelari nell'ambito della pubblica amministrazione all'interno della quale il politico è destinato a operare. Questo è il patto vero che il politico conclude con la mafia per garantirsi la elezione, quindi dev'essere per forza nota al colpevole l'appartenenza all'associazione mafiosa della persona con cui stipula questo accordo o deve essere noto che l'intermediario agisce in nome e per conto dell'associazione mafiosa. Aver eliminato questo inciso non va nella direzione di punire più efficacemente questi fenomeni, ma nella direzione di lasciare comunque un varco, un dubbio interpretativo che noi possiamo sperare la giurisprudenza colmi in modo adeguato, ma su cui certamente non vi può essere certezza. Pur con questi limiti riteniamo tuttavia che il disegno di legge meriti il nostro voto favorevole; lo abbiamo espresso in prima lettura e lo ribadiamo oggi che comunque vediamo un miglioramento su un elemento fondamentale che era il mantenimento della modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis del codice penale, cioè - in termini più semplici - il riferimento al metodo mafioso. Siamo anche convinti dell'aumento di pena, perché si tratta di tutelare la nostra democrazia dall'inquinamento della mafia. Non ci può essere democrazia fino a quando la mafia potrà influire sulla elezione dei rappresentanti del popolo. Nessuna severità è superflua quando si tratta di combattere fenomeni come questi, quindi ben venga l'aumento di pena, noi siamo d'accordissimo, e anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il Gruppo Fratelli d'Italia è convinto che chi si macchia di reati come questi non debba mai più mettere piede in una pubblica istituzione, quindi su questo punto siamo assolutamente d'accordo. Queste sono ragioni certamente prevalenti anche sulle riserve di natura tecnica che ho illustrato poco fa e per queste ragioni esprimeremo, anche in questa occasione, il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FdI). MIRABELLI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 19,39) MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, io penso che per combattere le mafie serva un'unità vera di tutte le forze politiche, serve dare il segnale che tutte le istituzioni combattono la criminalità organizzata. Questo dovrebbe essere un dato scontato: tutti i partiti, al di là delle loro differenze, si devono sentire parte di uno Stato e delle istituzioni impegnate nella lotta contro la mafia. Ergersi a unici difensori della legalità non aiuta a combattere le mafie; non aiuta usare l'antimafia per alimentare lo scontro politico. Dopo la discussione che ho sentito, voglio dire che a mio avviso in questa sede nessuno deve o può dare lezioni di antimafia a nessuno. (Applausi dal Gruppo PD) . Tanto meno credo possiamo accettare noi lezioni di antimafia. Anche il senatore Grasso potrebbe essere buon testimone del fatto che, secondo una considerazione fatta da tutte le organizzazioni antimafia, nella scorsa legislatura si è fatto moltissimo: molti hanno detto che non c'è mai stata una legislatura in cui si sono approvate tante leggi, si sono messi in campo tanti strumenti per contrastare la mafia. Penso alla riforma del codice, alla reintroduzione del falso in bilancio e del reato di autoriciclaggio, alla costituzione dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e ai poteri che le abbiamo dato. Si è fatto moltissimo, quindi noi lezioni non ne accettiamo da nessuno, soprattutto da chi fa ricostruzioni fantasiose rispetto all'atteggiamento che abbiamo tenuto anche su vicende per noi dolorose. Noi abbiamo votato a favore dell'arresto di Genovese - che è stato citato prima - e se oggi sta sostenendo politici di altri fronti non è certo responsabilità del PD. All'inizio della scorsa legislatura, il percorso di riforme sull'antimafia comincia con la riforma del 416- ter : quella riforma fu approvata dopo una grande mobilitazione promossa da tante associazioni antimafia, che chiesero ai parlamentari, già in fase di campagna elettorale, di impegnarsi per una riforma necessaria e importante, quella sì davvero storica, che cambiava il quadro rispetto al reato di voto di scambio, che allora era considerato solo il procacciamento di voti in cambio di soldi: era l'unico reato previsto e di fatto non produceva alcun effetto. Quel reato produsse solo tre condanne nei molti anni in cui la norma è stata in vigore. Serviva quindi punire il voto di scambio, quello che si praticava più spesso: voti in cambio di favori, in cambio di utilità. Si passò quindi a una norma che aggrediva molti casi di voto di scambio, da Nord a Sud, casi in cui in cambio di voti si accettava di garantire utilità, rendite di posizione alle mafie o addirittura di delegare alle mafie le scelte sugli appalti. Quella norma, come ha detto più volte la procura antimafia, ha funzionato e funziona: ha consentito molte condanne e ha permesso di contrastare il voto di scambio. È una norma che punisce severamente chi riceve i voti (la pena tra sei e dodici anni non credo sia leggera); una norma chiara, equilibrata e considerata positivamente e applicata dalla magistratura e che soddisfaceva il vasto mondo associativo. Una norma efficace che nessuno aveva chiesto di cambiare, ma che avete voluto a tutti i costi cambiare per fare propaganda, per intestarvi una battaglia che invece è stata una battaglia di tanti.