[pronunce]

- Per quanto riguarda, infine, il comma 9 dell'art. 1, la provincia osserva che tale disposizione - nell'attribuire al CIPE il potere di indicare i criteri ai quali dovranno attenersi le regioni e le province autonome, al fine di suddividere il rispettivo territorio in Sistemi locali del lavoro - si risolve nella previsione di un atto anomalo, "estraneo al sistema dei rapporti tra Stato e province autonome". Oltretutto, la disposizione censurata avrebbe posto a carico delle province un onere di individuazione non chiaro, in quanto non si comprende che cosa siano e quale valore abbiano i sistemi locali del lavoro, né se la "zonizzazione" sia vincolante nell'elaborazione degli interventi e degli investimenti provinciali. Del tutto incerta risulterebbe, altresì, la clausola di salvaguardia delle competenze delle province autonome in materia. 6. - È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per l'inammissibilità e, comunque, per la manifesta infondatezza della questione. La difesa erariale osserva, in particolare, che lo Stato è "abilitato all'uso di tutti gli strumenti consentitigli per far valere gli interessi unitari di cui è portatore", come risulta dalla giurisprudenza costituzionale, secondo la quale la fissazione di criteri generali per il coordinamento di servizi non lede in alcun modo la competenza delle province autonome. 7. - In prossimità della udienza pubblica, hanno depositato memorie sia la provincia autonoma di Trento sia l'Avvocatura generale dello Stato. 7.1. - La provincia autonoma, nell'insistere per la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme denunciate, fa presente che l'art. 10, comma 3, della sopravvenuta legge provinciale 22 marzo 2001, n. 3, ha previsto che la giunta provinciale definisca, anche in attuazione della legge n. 144 del 1999, i criteri, le modalità e gli strumenti organizzativi per assicurare la valutazione e la verifica degli investimenti pubblici. La circostanza che il Governo non abbia avanzato alcun rilievo nei confronti della suddetta legge dimostrerebbe, ad avviso della ricorrente, che l'attività demandata alla giunta rientra nell'autonomia provinciale e, inoltre, che la legge impugnata non pone rigidi vincoli di adeguamento in ordine alle modalità attuative. Nel ribadire che, in ogni caso, i singoli profili della disciplina impugnata non possono giustificarsi sulla base di "presunte esigenze di interesse nazionale", la provincia di Trento rileva che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'art. 1, comma 4, della legge n. 144 del 1999 si è tradotto in una direttiva emanata in data 10 settembre 1999. Al riguardo, osservato che, nei confronti delle province autonome, il potere di direttiva concerne solo le funzioni amministrative delegate, come risulta dall'art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 526 del 1987 e, altresì, che l'atto emanato ha più contenuto normativo che non di direttiva, la ricorrente sostiene, comunque, che le direttive stesse non rientrano fra gli atti che possono, ai sensi del decreto legislativo n. 266 del 1992, incidere sulle funzioni legislative ed amministrative della provincia autonoma di Trento. 7.2. - L'Avvocatura generale dello Stato, nel concludere per l'inammissibilità e, comunque, per l'infondatezza del ricorso, osserva che la legge n. 144 del 1999 disciplina un settore di importanza nazionale, tale da richiedere l'emanazione di principi uniformi in tutto il Paese, attraverso norme fondamentali di riforma economico-sociale connesse ad un interesse unitario dello Stato. La disciplina censurata, mentre non esclude uno spazio normativo di adeguamento dei principi al contesto locale, assicura, altresì, attraverso la conferenza per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, l'intesa prevista dall'art. 8 della legge n. 59 del 1997. La difesa erariale, nel ribadire le conclusioni già formulate, osserva, infine, che i nuclei di valutazione svolgono una funzione consultiva, inidonea, in quanto tale, ad interferire con l'esercizio delle competenze amministrative spettanti alla provincia autonoma di Trento.1. - Con il ricorso in epigrafe la provincia autonoma di Trento ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, lettere a) e c), 3, 4 e 9 della legge 17 maggio 1999, n. 144 (Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali), nella parte in cui "prevede che vengano obbligatoriamente istituiti in ogni amministrazione statale e regionale nuclei di valutazione e verifica degli investimenti pubblici, con le caratteristiche e le funzioni" indicate nel medesimo articolo. La ricorrente - nel denunciare violazione degli artt. 8, numeri 1, 5, 9, 10, 17, 18, 20, 21, 23, 28 e 29; 9, numeri 3, 4, 5 e 8; 16 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e delle relative norme di attuazione, in particolare dell'art. 3 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 - lamenta che: a) i commi 1 e 2, lettere a) e c), del menzionato art. 1 della legge 17 maggio 1999, n. 144, "anziché limitarsi a fissare il principio della necessaria valutazione tecnico-economica delle decisioni", impongano alla provincia di "provvedere alla valutazione delle decisioni relative agli investimenti pubblici secondo un unico modello organizzativo predeterminato dalla legge statale e attraverso un organismo operante in raccordo con l'amministrazione statale" e, al tempo stesso, interferente nei processi decisionali dell'ente; b) il comma 3, pur disponendo che le attività relative alla costituzione dei nuclei di valutazione e verifica degli investimenti pubblici sono attuate, autonomamente, dalle singole amministrazioni, sotto il profilo amministrativo, organizzativo e funzionale, imponga, a queste ultime, di tener conto delle strutture similari già esistenti, di evitare duplicazioni, nonché di provvedere alla elaborazione di un programma di attuazione che, a sua volta, deve essere comprensivo delle connesse attività di formazione e aggiornamento necessarie alla costituzione e all'avvio dei nuclei; c) il comma 4 assoggetti "la stessa istituzione dei nuclei di valutazione e verifica degli investimenti pubblici ad ulteriori ingerenze ad opera di atti amministrativi statali, al di fuori delle regole e dei contenuti propri della funzione di indirizzo e coordinamento ed al di fuori dei presupposti sostanziali di essa"; d) il comma 9, nel prevedere che il CIPE indichi i criteri per la determinazione, da parte della provincia, di Sistemi locali del lavoro di cui non è definito il significato, sottoponga la ricorrente ad "un atto anomalo, estraneo al sistema dei rapporti tra Stato e province autonome quale delineato dallo Statuto e dalle norme di attuazione". 2.