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Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge riproduce il testo dell'atto Senato n. 2005, recante misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità, presentato nel corso della XVIII legislatura e il cui esame, come noto, si è interrotto con il voto di una mozione di non passaggio all'esame degli articoli il 27 ottobre 2021. Un voto accolto con uno scrosciante applauso da quella parte delle forze politiche che non ha mai realmente voluto l'approvazione di un testo che punisca gli atti di discriminazione violenta. Trascorsi i sei mesi dalla data di reiezione richiesti dal Regolamento ai sensi dell'articolo 76, il disegno di legge era già stato ripresentato proprio in questo ramo di Parlamento, atto Senato n. 2603, con l'intento di ripartire con l'esame di un testo che ha ad oggetto un tema urgente, quale quello della tutela delle persone dai crimini d'odio, che in un Paese democratico non può essere lasciato senza alcuna tutela. L'urgenza dell'intervento normativo deriva infatti dal moltiplicarsi, negli ultimi anni, di episodi di violenza di matrice misogina, omotransfobica e abilista. Quanto all'aumento della violenza misogina, è sufficiente richiamare i dati diffusi dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre 2019, confronta: www.istat.it/it/files//2019/11/infograficaViolenzaDonne.pdf). Per quel che riguarda la violenza omotransfobica e abilista, l'assenza di specifiche fattispecie di reato e dell'aggravante non consente, ad oggi, una classificazione delle denunce e dei relativi procedimenti penali. Con riferimento specifico alla violenza di matrice omotransfobica si osserva dunque che essa resta in larga parte non censita, se si eccettuano ricerche effettuate da singoli, istituzioni e associazioni sui dati emergenti dalla cronaca, ma anche la documentazione prodotta da agenzie internazionali – come la LGBT survey della Fundamental Rights Agency dell'Unione Europea – e da ILGA- Europe , che ogni anno pubblica, in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, che ricorre il 17 maggio di ogni anno, una « Rainbow Map » (dalla quale risulta, per il 2022, che l'Italia si trova al 33° posto sui 49 Stati membri del Consiglio d'Europa). Al fine di realizzare l'obiettivo di prevenire e contrastare l'insorgere di fenomeni di discriminazione e violenza misogina, omotransfobica e abilista il disegno di legge realizza un intervento integrato. Esso infatti non si limita a intervenire sulla repressione penale dell'istigazione al compimento e del compimento di atti discriminatori e violenti (ovvero ad aggravare, per le medesime ragioni, la sanzione di autonome condotte delittuose): al contrario–come reso evidente ad esempio dagli articoli 7, 8, 9 e 10 – il disegno di legge prevede anche l'adozione di specifiche azioni positive, rivolte alla prevenzione dell'insorgere di fenomeni di discriminazione e violenza, nonché alla protezione e al supporto delle vittime di tali condotte. In questa prospettiva, il disegno di legge non si limita a rimuovere una discriminazione, ma agisce in termini positivi, creando le condizioni per un'effettiva protezione delle donne, delle persone LGBT+ e delle persone con disabilità, rispetto a comportamenti discriminatori e violenti, promuovendone la pari dignità sociale ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione e, allo stesso tempo, riconoscendo il sesso, il genere, l'orientamento sessuale, l'identità di genere e la disabilità quali aspetti della personalità meritevoli di riconoscimento giuridico e protezione ai sensi dell'articolo 2 della Costituzione. Le disposizioni della seconda parte del disegno di legge, a differenza di quelle contenute nella prima, si riferiscono peraltro unicamente alla prevenzione della discriminazione e della violenza motivate da orientamento sessuale e identità di genere, per fare fronte a una lacuna – in materia – dell'ordinamento statale che invece già prevede l'articolazione di specifiche politiche di prevenzione della discriminazione e della violenza fondate su sesso, genere e disabilità. Il disegno di legge risponde dunque a un'esigenza profondamente avvertita da larga parte della popolazione e affronta fenomeni di discriminazione e violenza che sono sempre più dolorosi e urgenti. Allo stesso tempo, si pone in diretta attuazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione e dà risposta alle numerose sollecitazioni pervenute, in questo senso, dall'Unione europea, dal Consiglio d'Europa e dall'Alto Commissariato per i diritti umani dell'ONU. Senza pregiudizio per nessuno, il disegno di legge aggiunge un tassello importante al mosaico della pari dignità in Italia e, allargando i confini della cittadinanza democratica, contribuisce a disegnare una comunità politica più libera, giusta, inclusiva e solidale. L'articolo 1 introduce, su precisa richiesta del Comitato per la legislazione della Camera dei deputati, un quadro definitorio, chiarendo il significato dei termini utilizzati nel testo del disegno e, in particolare, delle parole: « sesso », « genere », « orientamento sessuale » e « identità di genere »; sussistendo invece – per la disabilità – già una definizione normativa, contenuta nell'articolo 1, comma 2, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18. Pur trattandosi di termini ampiamente usati nella legislazione e nella giurisprudenza, si è ritenuto di chiarire la portata di tali concetti ai fini dell'applicazione delle innovazioni normative recate dal disegno di legge. L'articolo 2 modifica il testo dell'articolo 604- bis del codice penale, estendendo alle condotte motivate dal sesso, dal genere, dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere e dalla disabilità alcune delle autonome fattispecie di reato di cui alle lettere a) e b) del primo comma del citato articolo 604- bis (in particolare: istigazione al compimento o compimento di atti discriminatori e violenti) e la corrispondente fattispecie associativa di cui al secondo comma del medesimo articolo. Al fine di distinguere tra i diversi ambiti di incidenza delle diverse fattispecie di reato contemplate dall'articolo 604- bis infine, la lettera d) del comma 1 dell'articolo 1 ne riscrive la rubrica, sostituendola con la seguente: « Propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità ».