[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, lettera d), della legge della Regione Piemonte 25 giugno 2008, n. 18 (Interventi a sostegno dell'editoria piemontese e dell'informazione locale), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 19 agosto 2008, depositato in cancelleria il 26 agosto 2008 ed iscritto al n. 52 del registro ricorsi 2008. Visto l'atto di costituzione della Regione Piemonte; udito nell'udienza pubblica del 20 ottobre 2009 il Giudice relatore Franco Gallo; udito l'avvocato dello Stato Gaetano Zotta per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 19 agosto 2008 e depositato il 26 agosto successivo, il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 1, lettera d), della legge della Regione Piemonte 25 giugno 2008, n. 18 (Interventi a sostegno dell'editoria piemontese e dell'informazione locale), pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione n. 27 del 3 luglio 2008, per violazione degli articoli 117, secondo comma, lettera e), terzo comma e 119 della Costituzione. 2. – La disposizione denunciata – nel «quadro degli obiettivi di promozione culturale, scientifica, sociale ed economica della collettività piemontese» perseguiti, nel complesso, da detta legge (art. 1, comma 1) e, piú in particolare, nell'àmbito delle «attività finalizzate a: a) sostenere la stampa di informazione periodica locale; b) sostenere la distribuzione locale e la diffusione della stampa periodica di informazione; c) promuovere la definizione e l'attuazione di progetti per la diffusione, l'analisi e la lettura della stampa d'informazione locale», secondo quanto stabilito dall'art. 7, comma 1, della medesima legge, richiamato dall'alinea del denunciato art. 8 – stabiliva alla lettera d), nel testo originario oggetto d'impugnazione, una «riduzione dell'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) al 2,25 per cento a partire dall'anno 2009» per gli editori di periodici locali di informazione. 3. – Il ricorrente deduce, in riferimento alla riportata disposizione, due diversi motivi di censura, in via gradata. 3.1. – Con il primo motivo, il Presidente del Consiglio dei ministri afferma che detta disposizione, determinando l'aliquota dell'IRAP nella misura del 2,25 per cento a partire dall'anno 2009, si pone in contrasto con il combinato disposto dei commi 1 [quale modificato dall'art. 1, comma 50, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2008)], e 3 dell'art. 16 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di una addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), per il quale: a) in linea generale, «L'imposta è determinata applicando al valore della produzione netta l'aliquota del 3,9 per cento» (art. 16, comma 1); b) «le regioni hanno facoltà di variare l'aliquota di cui al comma 1 fino ad un massimo di un punto percentuale» (art. 16, comma 3, primo periodo); c) «La variazione può essere differenziata per settori di attività e per categorie di soggetti passivi» (art. 16, comma 3, secondo periodo). Al riguardo, il Presidente del Consiglio dei ministri osserva che l'IRAP, istituita con legge statale, non costituisce un “tributo proprio” della Regione, nel senso di cui al vigente art. 119 Cost., e pertanto è precluso alla Regione modificarne la disciplina, se non nei limiti disposti dalla stessa legge statale. Il ricorrente rileva, quindi, che il contrasto tra la norma regionale impugnata e la norma statale interposta evidenzia la violazione dei limiti della potestà legislativa regionale in una materia in cui lo Stato ha competenza legislativa esclusiva e richiama, a sostegno del motivo di impugnazione, la costante giurisprudenza della Corte costituzionale in materia. Né, secondo il ricorrente, è possibile trarre un argomento contrario a tale conclusione dall'entrata in vigore dell'art. 1, comma 43, della legge n. 244 del 2007, il quale, a far data dal 1° gennaio 2008, stabilisce che «l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) assume la natura di tributo proprio della regione e, a decorrere dal 1° gennaio 2009, è istituita con legge regionale». Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, tale previsione «è, infatti, allo stato, un puro futuribile», mentre «la norma impugnata è attuale». 3.2. – Con un secondo motivo di censura, dedotto in via gradata, la difesa erariale afferma che, quand'anche si ritenesse che l'IRAP debba essere oggi considerata un tributo proprio regionale, la disposizione impugnata violerebbe comunque un «principio fondamentale di coordinamento del sistema tributario di cui agli artt. 117, terzo comma e 119 Costituzione», in quanto determina una «riduzione della relativa aliquota al di sotto della soglia minima consentita dalla legge statale», in contrasto con il predetto art. 1, comma 43, della legge n. 244 del 2007, il quale al terzo periodo stabilisce che le Regioni, «nei limiti stabiliti dalle leggi statali, possono modificare l'aliquota, le detrazioni e le deduzioni, nonché introdurre speciali agevolazioni» per il tributo. 4. – In data 17 settembre 2008 si è costituita in giudizio la Regione Piemonte, la quale si è limitata a concludere per la declaratoria di inammissibilità, improcedibilità o comunque di infondatezza della sollevata questione, con riserva di deduzioni. 5. – In data 5 ottobre 2009, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria con cui: a) ha «richiamato in fatto ed in diritto quanto dedotto nel ricorso introduttivo»; b) ha rilevato che, «con l'adozione delle norme di cui agli artt. 28 L.R. 28/08 e 5 L.R. 22/09», la Regione Piemonte si è «pienamente adeguata, in subiecta materia, ai limiti imposti non solo dalla legislazione statale ma anche dalla […] Risoluzione del Ministero dell'Economia» n. 13/DF del 10 dicembre 2008. La difesa erariale ritiene dunque che, sul punto, debba essere pronunciata cessazione della materia del contendere.1. –