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Per questo il Gruppo per le Autonomie vota convintamente la fiducia al Governo Draghi. (Applausi) . FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, credo che la politica italiana a volte ami farsi del male e ami trasmettere il peggio di sé, anche quando unitariamente e trasversalmente approva provvedimenti importanti e positivi, come quello che ci accingiamo a votare stamattina. Un cittadino che non avesse letto il testo del decreto-legge n. 14 del 2022, recante disposizioni urgenti sulla crisi in Ucraina, dal dibattito pubblico, televisivo e giornalistico, ma anche dal dibattito svoltosi in quest'Aula, avrebbe da pensare di trovarsi di fronte a un Governo e a forze parlamentari maggioritarie, presenti in Senato e anche alla Camera, di pazzi guerrafondai, che vogliono armarsi fino ai denti per combattere i russi e che, per finanziare le armi e l'esercito, sono disponibili ad affamare il popolo pur di ottenere il risultato. Questa è la narrazione che demagoghi e populisti vogliono far passare in questo Paese. Gli italiani che non hanno avuto la possibilità di leggere il decreto-legge non sanno che invece il provvedimento ha tutta un'altra storia, un'altra narrazione, opposta a quella raccontata. Ci sono, sì, gli articoli 1 e 2, che prevedono un rafforzamento e un'organizzazione migliore della nostra presenza sul fianco Est dell'Alleanza. C'è altresì la previsione della cessione alle autorità governative dell'Ucraina a titolo gratuito di mezzi e materiali di equipaggiamento militare non letali di protezione (misura poi aggiornata con l'articolo 2- bis , che prevede, previa nostra autorizzazione, la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari che servono alla resistenza ucraina per difendersi da un'aggressione). C'è però anche l'articolo 3, che prevede interventi di assistenza e cooperazione in favore della popolazione ucraina. C'è l'articolo 4, che garantisce maggiore sicurezza alle nostre ambasciate esposte ai pericoli, viste le tensioni ucraine. E ancora c'è l'articolo 5, che prevede maggiore sicurezza per i nostri connazionali all'estero in situazione di emergenza. Sempre questo decreto-legge si occupa poi di energia e di gas, incentivando l'uso delle rinnovabili. C'è il sostegno alle imprese che negli ultimi anni hanno investito in Ucraina, Bielorussia e Russia. Infine, Presidente, sono previste misure per favorire l'accoglienza dei cittadini ucraini che scappano dalla guerra. Tutto quello di cui si parla invece quando si fa riferimento a questo decreto-legge è il tema del 2 per cento sulle spese militari, che però non vi rientra. C'è stato un ordine del giorno, approvato alla Camera a stragrande maggioranza, con il voto del MoVimento 5 Stelle e di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, che prevede semplicemente il rispetto degli impegni presi con la NATO e con le organizzazioni internazionali. Qui intanto però - al contrario di quello che diceva il senatore Casini, che parlava di tempesta in un bicchier d'acqua quasi casuale - credo si sia voluto montare un set cinematografico per far vedere un film completamente fuori dalla realtà, che parte dalla lettura dei sondaggi. Basta vedere il «Fatto Quotidiano» di oggi, che riporta, stampata in prima pagina, la percentuale di italiani che sarebbero contrari a una maggiore spesa militare. Si è partiti da lì per dire che si era contrari a un investimento maggiore sulle spese militari, costruendo addirittura, sempre in questo film, il fatto che togliamo quelle risorse ad altri interventi che sarebbero stati utili per fronteggiare la crisi economica e sociale presente nel nostro Paese. Quindi, in piena crisi economica, in piena crisi di sicurezza nel nostro Continente e in piena crisi sociale, c'è chi pensa alla crisi di Governo e c'è chi pensa di costruire propaganda attorno a una situazione triste e che ci mette in condizioni di enorme difficoltà. Credo che nessuno avrebbe mai voluto svolgere un dibattito parlamentare per organizzare un Paese che deve gestire la sua sicurezza, messa a repentaglio da una guerra che è a due ore di volo da Milano. Credo che ci voglia invece responsabilità da parte delle forze politiche. Ritengo che bisogni evitare qualsiasi propaganda, nonostante le elezioni si stiano avvicinando, e mostrare responsabilità nell'affrontare insieme questa crisi, come faremo approvando il provvedimento in esame, che sarà votato dalla stragrande maggioranza dei parlamentari. Ancora di più, gli impegni di cui parliamo con la NATO abbiamo riconosciuto trasversalmente essere validi e negli anni lo abbiamo dimostrato con i fatti concreti, perché dalla dichiarazione del 2014 sono passati tanti Governi: il Governo Renzi a Varsavia ha confermato l'impegno del 2 per cento sulle spese militari; il Governo Conte due volte, nel 2018 e nel 2019, ha confermato quegli impegni, incrementando la spesa militare da 21 a 24,6 miliardi di euro, giustamente, perché gli impegni si rispettano e perché la difesa del nostro Paese dev'essere affidata non ad altri, ma a noi stessi e agli impegni internazionali che prendiamo con altri. Infine, l'impegno è stato confermato nel 2021 dal Governo Draghi. Quindi, aprire un dibattito su questo tema è veramente surreale e anche propagandistico. Dobbiamo rispettare gli impegni internazionali, intanto perché siamo persone serie e siamo un Paese che sugli impegni costruisce la sua credibilità, e poi perché credo che il rispetto degli impegni ci renderà protagonisti nel necessario processo di pace che si dovrà innescare il prima possibile. Il nostro Paese e l'Europa non dovranno essere marginali. Le spese militari dovremo prevederle con il DEF, e non con questo provvedimento; in quella sede dovremo verificare quanto e come, e lì ci confronteremo. Il tema che però mi dà parecchio fastidio - lo sentivo anche negli interventi in chiusura della discussione generale - è l'idea che si vogliano utilizzare queste risorse per armare il Paese togliendole ai sussidi per la disoccupazione, agli ospedali o alle scuole. In piena retorica populista si cerca di far passare questo messaggio, mentre con quelle risorse andremmo a pagare - lo spiegherei a tutti quelli che non conoscono la materia oppure la conoscono e fingono di non conoscerla - 170.000 militari e 20.000 civili che si occupano della nostra sicurezza (ne abbiamo persi 40.000 negli ultimi dieci anni). Poi ci sono gli investimenti nell'industria (soltanto 1.100 persone occupate nel novarese per la realizzazione degli F-35) e sulla cybersecurity . Gli investimenti sulla sicurezza non vanno in un secchio bucato dove si perdono, ma servono al Paese e alla nostra sicurezza. Signor Presidente, nessuno sta sostenendo una violenta corsa al riarmo, ma dobbiamo dotarci di strumenti per una politica estera e di difesa comune europea e dare strumenti maggiori alla NATO. Lo diciamo tutti, ma poi, quando dobbiamo mettere in campo i provvedimenti, c'è il fuggi fuggi.