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Credo che non si possa scherzare quando si è di fronte ad un caso come quello rappresentato dalla vicenda della Puglia e credo che il Governo avrebbe sbagliato a non creare le condizioni per esercitare i poteri che gli attribuisce l'articolo 120 della Costituzione e penso che l'abbia fatto rispettando i princìpi di leale collaborazione e di sussidiarietà che in quell'articolo sono citati. Come ha detto la senatrice Valente nella sua relazione, il Governo non ha agito dalla sera alla mattina, ha invitato ad adeguarsi, ha diffidato e quando non aveva altri strumenti ha usato quello dell'esercizio dei poteri sostitutivi. Ma dirò di più: non solo non c'è alcun elemento, nel provvedimento, che possa autorizzare un'accusa di non conformità alla Costituzione (semmai avremmo tradito i principi e i valori della Costituzione non muovendoci), ma dobbiamo dire che questo non basta e che sono necessari per favorire la parità di accesso alle cariche elettive anche altri provvedimenti. Vedo con favore quello che hanno varato i colleghi della Camera per intervenire anche sulla questione della inammissibilità delle liste che non rispettano l'equilibrio tra i generi e per intervenire anche nelle altre Regioni - perché la Puglia non è la sola - dove la doppia preferenza non è stata prevista ed è giusto che in questo campo si intervenga con un disegno di legge ordinaria. Vedo con estremo favore il disegno di legge a prima firma della senatrice Pinotti - è qui accanto a me e la ringrazio per l'iniziativa che ha preso - sostenuto da tutti i Gruppi di questa Assemblea, per favorire la presenza delle donne in tutti gli enti che sono soggetti a nomine pubbliche. Mi auguro, dato che è stato firmato da tutti i Gruppi parlamentari, che su questo provvedimento si possano creare le condizioni per porlo su una corsia veloce e per avere un'approvazione unanime. (Applausi) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale avanzata dal senatore Calderoli. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . MAIORINO (M5S) . Signor Presidente, in realtà mi sono stati assegnati cinque minuti, ma credo che mi basti anche meno per descrivere quanto è successo, o meglio quanto abbiamo rischiato succedesse presso il Consiglio regionale pugliese e veramente quanto abbiamo rischiato accadesse anche poc'anzi in quest'Aula. Abbiamo infatti corso il rischio di assistere ad uno spettacolo già visto, trito e ritrito. Quando si tratta del tema della parità di genere, tutti sono pronti a sostenerla a parole, tutti si riempiono la bocca della necessità di raggiungere la parità di genere, vanno nei talk show e si fa un gran parlare, ma poi al momento dei fatti, al momento di dimostrare il vero sostegno, la convinzione sulla necessità di raggiungere la parità di genere, si dice qualcosa del tipo: care le mie donne, scusate tanto ma questo non si può fare, questo costa troppo; qui c'è già un uomo che reclama legittimamente il suo posto, quindi scusate tanto, anche per questa volta la parità di genere la conquisterete la prossima volta. (Applausi). È successo proprio qui anche in quest'Aula, esattamente con il medesimo copione, e stava per succedere nel consiglio regionale della Puglia. Ebbene, è dovuto intervenire il Presidente del Consiglio, esercitando i suoi poteri sostitutivi, per far valere ciò che alle donne è dovuto: il loro, il nostro posto nelle istituzioni, il nostro posto come rappresentanti e portavoce dei cittadini. (Applausi) . Ricordiamo che nella prima legislatura della storia della Repubblica le donne elette, noi donne eravamo 49, il 5 per cento del totale; nel 2018, in questa legislatura, abbiamo raggiunto il record di rappresentatività perché siamo una su tre. Bene, ottimo, ma non basta ancora e per raggiungere questo risultato ci sono voluti settant'anni. Si calcola che per raggiungere la piena parità nella rappresentatività delle cariche elettive ci vorranno altri novantacinque anni. Ebbene, questo episodio nel Consiglio regionale della Puglia proprio non ci voleva, perché rischia veramente di farci fare un ulteriore passo indietro, se pensiamo che per raggiungere la parità economica, secondo il Global gender gap report del 2020, ci vorranno duecentocinquantasette anni. E allora, in questo contesto, in questo quadro di riferimento, mentre usciamo da una pandemia che nessuno mai, anche in quest'Assemblea, ha mancato di far notare come sia pesata enormemente sulle spalle delle donne, forse più che su quelle degli uomini, perché le donne sono già più vulnerabili dal punto di vista lavorativo e fuori dal mondo del lavoro; in questo quadro, in cui i dati ancora dimostrano che il lavoro di cura pesa per il 75 per cento sulle spalle delle donne e in cui il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi in Europa e cala ulteriormente e drammaticamente dopo una gravidanza, alcune forze politiche al Consiglio regionale pugliese hanno avuto il coraggio di cercare di seppellire le donne, i loro diritti e i nostri diritti sotto una vergognosa montagna di emendamenti. Mi dispiace rilevare che esattamente lo stesso copione è andato in scena in quest'Assemblea pochi minuti fa. È davvero una scena che avremmo preferito non vedere: sono stati presentati 1.946 emendamenti al Consiglio pugliese per cercare di cancellare le donne e di garantire che tutto sarebbe andato avanti come prima. Nessuno ha bisogno delle quote rosa; infatti non esistono le quote rosa, esistono le quote di genere, a tutela di entrambi i generi. (Applausi) . Questa volta è andata bene. Questa volta è successo qualcosa che non era mai successo prima e questo vile attacco ai diritti delle donne e alla stessa democrazia è stato sventato dal Presidente del Consiglio. Ma non sempre ci sarà un Presidente del Consiglio così in futuro. L'unico antidoto affinché ciò non succeda più è allora che noi donne - lo so che è faticoso, lo so che costa sacrificio - partecipiamo di più alla vita politica, partecipiamo attivamente; diventerà così sempre più facile nel corso del tempo e non rischieremo mai più di essere cancellate dalle procedure. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, quella di oggi è una giornata importante, perché la politica si assume con convinzione l'impegno di affermare la forza di un diritto inviolabile, sancito dalla Costituzione e dalla legge della Repubblica: la parità di genere nell'accesso alle cariche elettive. Questo provvedimento si carica del significato profondo con cui i Costituenti hanno inteso dettare la Legge fondamentale dello Stato: la volontà di non fermarsi all'enunciazione dei diritti e dei princìpi su cui poggia la nostra democrazia, ma di andare oltre, per ribadire l'importanza capitale della loro difesa e realizzazione, mettendo nuovamente in piedi e rinsaldando la logica della responsabilità, per riaffermare così la qualità della democrazia, l'immagine e la credibilità del nostro Paese.