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Si rende, pertanto, necessario provvedere a bilanciare ragionevolmente i predetti interessi, in modo da approntare una disciplina che, da un lato, minimizzi i rischi di pregiudizio all'interesse pubblico all'approvvigionamento di beni e servizi ritenuti essenziali per il sistema economico nazionale e alla tutela della coesione sociale, e, dall'altro lato, minimizzi i rischi di pregiudizio a beni giuridici fondamentali quali la salute e l'ambiente. Il tutto – secondo i principi fissati dalla Corte costituzionale – senza eccessivo sacrificio di alcuno dei beni giuridici rilevanti, limitando la compressione di ciascuno di essi a quanto strettamente necessario per realizzare il fine perseguito: « Non può infatti ritenersi astrattamente precluso al legislatore di intervenire per salvaguardare la continuità produttiva in settori strategici per l'economia nazionale e per garantire i correlati livelli di occupazione, prevedendo che sequestri preventivi disposti dall'autorità giudiziaria nel corso di processi penali non impediscano la prosecuzione dell'attività d'impresa; ma ciò può farsi solo attraverso un ragionevole ed equilibrato bilanciamento dei valori costituzionali in gioco. Per essere tale, il bilanciamento deve essere condotto senza consentire “l'illimitata espansione di uno dei diritti, che diverrebbe ‘tiranno‘ nei confronti delle altre situazioni giuridiche costituzionalmente riconosciute e protette, che costituiscono, nel loro insieme, espressione della dignità della persona” (sentenza n. 85 del 2013). Il bilanciamento deve, perciò, rispondere a criteri di proporzionalità e di ragionevolezza, in modo tale da non consentire né la prevalenza assoluta di uno dei valori coinvolti, né il sacrificio totale di alcuno di loro, in modo che sia sempre garantita una tutela unitaria, sistemica e non frammentata di tutti gli interessi costituzionali implicati (sentenze n. 63 del 2016 e n. 264 del 2012) », ciò che deve ritenersi sufficientemente garantito nel caso in cui « la prosecuzione dell'attività d'impresa [sia] condizionata all'osservanza di specifici limiti, disposti in provvedimenti amministrativi ..., e assistita dalla garanzia di una specifica disciplina di controllo e sanzionatoria » (così, espressamente, sentenza della Corte costituzionale n. 58 del 2018). L'ordinamento, tuttavia, allo stato non conosce istituti finalizzati a garantire quel bilanciamento, tanto che in alcune situazioni di emergenza si è dovuto fare ricorso a provvedimenti emergenziali di natura straordinaria, che, proprio per questa ragione, hanno prodotto frizioni tra i soggetti preposti alla tutela dei diversi interessi, e in ogni caso, risultati provvisori e insoddisfacenti. In questa prospettiva, si è ritenuto necessario predisporre un intervento di « sistema », volto a dettare una disciplina organica e stabile che permetta di attuare quel bilanciamento entro un quadro normativo prevedibile e razionale. Per questo aspetto, in primo luogo, si ritiene possibile modulare opportunamente alcuni istituti giuridici presenti nell'ordinamento, che già richiedono al giudice di considerare anche esigenze estranee a quelle propriamente connesse all'esercizio della giurisdizione. Per questo aspetto, in relazione all'applicazione delle misure interdittive previste dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, l'articolo 15, comma 1, già prevede alcuni casi in cui l'applicazione è esclusa in ragione del ricorrere di interessi diversi, quale, ad esempio, l'esigenza di evitare che cessi l'attività un ente che « svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità ». Allo stesso modo, in relazione all'applicazione cautelare delle medesime misure, l'articolo 45 del decreto legislativo citato lascia al giudice la possibilità di sostituirne l'applicazione con la nomina di un commissario giudiziale. Rispetto a questi istituti è ora esplicitato che essi devono trovare applicazione anche rispetto all'attività svolta in stabilimenti industriali o parti di essi dichiarati di interesse strategico nazionale ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231. Allo stesso modo, si è specificato che, nel caso in cui l'ente gestisca stabilimenti industriali o parti di essi dichiarati di interesse strategico nazionale, è esclusa l'applicazione delle misure interdittive se l'ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato, mediante l'adozione e l'attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Si è previsto espressamente che il modello organizzativo si considera sempre idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi quando nell'ambito della procedura di riconoscimento dell'interesse strategico nazionale sono stati adottati provvedimenti diretti a realizzare, anche attraverso l'adozione di modelli organizzativi, il necessario bilanciamento tra le esigenze di continuità dell'attività produttiva e di salvaguardia dell'occupazione e la tutela della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute, dell'ambiente e degli altri eventuali beni giuridici lesi dagli illeciti commessi (articolo 5). Analogo intervento si è effettuato rispetto ai provvedimenti di sequestro (adottati sia in ambito propriamente penale sia nell'ambito disciplinato dal decreto legislativo n. 231 del 2001). Per quanto attiene ai sequestri, valorizzando il fatto che già l'articolo 104- bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale prevede l'esigenza di un'attività gestoria di beni sequestrati, e segnatamente di aziende, vengono inseriti nell'ambito dello stesso articolo 104- bis (al quale rinvia anche l'articolo 53 del decreto legislativo n. 231 del 2001) alcuni commi, i quali specificano gli effetti del provvedimento di sequestro che abbia ad oggetto stabilimenti industriali o parti di essi dichiarati di interesse strategico nazionale ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231. In particolare, è previsto che, allorché il sequestro riguardi stabilimenti industriali o parti di essi dichiarati di interesse strategico nazionale, il giudice debba di regola disporre la prosecuzione dell'attività, avvalendosi di un amministratore giudiziario (che in caso di amministrazione straordinaria deve coincidere con il commissario già nominato nell'ambito della procedura) e dettando ove necessario le prescrizioni occorrenti per realizzare un bilanciamento tra le esigenze di continuità dell'attività produttiva e di salvaguardia dell'occupazione e la tutela della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute, dell'ambiente e degli altri eventuali beni giuridici lesi dagli illeciti commessi. In tale prospettiva, deve tenere anche conto del contenuto dei provvedimenti amministrativi a tal fine adottati dalle competenti autorità: tanto garantisce il pieno rispetto dei principi fissati dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 85 del 2013 e 58 del 2018.