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Disposizioni per la tutela della produzione agro-alimentare italiana e dei diritti di scelta alimentare del consumatore nonché misure per incentivare il consumo di alimenti funzionali al mantenimento di un buono stato di salute e favorire l'impiego di prodotti che siano espressione di una corretta dieta alimentare nei servizi di ristorazione pubblica. Onorevoli Senatori. -- Il sistema agro-alimentare italiano è una realtà particolarmente articolata e complessa, le cui componenti sono costituite dall'insieme di attività che vanno dal settore dei fattori produttivi agricoli a quello della ristorazione. Tale complesso sistema, al cui centro si colloca incontestabilmente il settore agricolo, vale circa 250 miliardi di euro e incide per il 15 per cento sul prodotto interno lordo (PIL) nazionale. Una corretta valutazione del ruolo e del peso del sistema agro-alimentare non può, comunque, limitarsi ai soli valori economici. Al riguardo non si può, infatti, omettere di evidenziare che la superficie agricola e forestale occupa il 65 per cento di un territorio nazionale che per i tre quarti è costituito da aree montane e collinari e che le imprese di trasformazione dei prodotti alimentari sono presenti nell'86 per cento dei comuni italiani. Ciò per evidenziare che il sistema agro-alimentare italiano si caratterizza, in primo luogo, per la profonda articolazione dei suoi rapporti con il territorio e che, pertanto, una corretta valutazione del ruolo che esso svolge nel contesto socio-economico nazionale deve tenere conto anche delle esternalità positive che discendono dallo svolgimento delle attività dei settori costituenti lo stesso sistema agro-alimentare. Oggi si chiede all'agricoltura di assolvere non più solo la tradizionale funzione produttiva, finalizzata ad assicurare l'approvvigionamento alimentare, ma anche tutta una serie di altre funzioni volte al perseguimento di importanti obiettivi di interesse collettivo che vanno dalla tutela dell'ambiente e del paesaggio alla sicurezza alimentare. L'agricoltura italiana assicura, da sempre, un contributo decisivo al perseguimento di tali obiettivi di interesse collettivo grazie sia alla presenza capillare a presidio dell'ambiente e del territorio, sia ai valori che ne caratterizzano la produzione. Al riguardo, giova evidenziare che il sistema agroalimentare italiano: 1) è il primo nell'Unione europea per prodotti a denominazione di origine con marchi riconosciuti (regolamenti (CE) n. 509/2006 e n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006). L'Italia può infatti contare 177 prodotti tra denominazione di origine protetta (DOP) e indicazione geografica protetta (IOP) (21,9 per cento sul totale dell'Unione europea), contro i 160 della Francia e i 120 della Spagna; 2) è il primo produttore europeo e il quinto produttore mondiale nel settore dell'agricoltura biologica. In Italia, infatti, operano poco meno di 50.000 imprese (circa il 33 per cento sul totale dell'Unione europea), si coltiva oltre un milione di ettari (circa il 25 per cento sul totale dell'Unione europea) e si allevano circa 3 milioni di animali, con metodo biologico; 3) è il principale settore del cosiddetto « made in Italy », con un valore delle esportazioni di prodotti agro-alimentari superiore a 26 miliardi di euro l'anno, pari al 6,7 per cento dell' export nazionale; 4) svolge un ruolo di primissimo piano in campo enologico, con 477 vini con marchio di qualità riconosciuto, tra i quali 41 a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), 316 a denominazione controllata (DOC) è 120 con indicazione geografica tipica (IGT); 5) ha il primato europeo per la minore presenza di residui chimici nei prodotti agro-alimentari, con il 99 per cento dei controlli su frutta, verdura, vino e olio che risultano essere al di sotto dei limiti di legge; 6) vanta una varietà di prodotti unica al mondo, con 4.396 specialità alimentari tipiche e tradizionali censite dalle regioni e riportate nell'elenco -- giunto, lo scorso anno, all'ottava revisione -- di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 30 aprile 1998, n. 173. Nonostante i suddetti valori costituiscano la prova evidente della centralità del ruolo dell'agricoltura nell'ambito del nostro sistema agro-alimentare, negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo indebolimento della componente agricola all'interno dello stesso sistema. Tale stato di crescente difficoltà ha la sua più evidente rappresentazione nella squilibrata distribuzione del valore all'interno delle filiere agro-alimentari che, per ogni euro speso per il consumo di beni alimentari, vede 60 centesimi andare a retribuire la fase della distribuzione, 23 centesimi quella dell'industria alimentare e appena 17 centesimi la fase agricola. L'attuale squilibrata distribuzione del valore all'interno delle filiere agro-alimentari è, in parte, da considerare la diretta e inevitabile espressione di processi fisiologici, conseguenti lo sviluppo economico che, nel corso del tempo, hanno determinato una «terziarizzazione» delle filiere medesime, evidenziando la differente evoluzione dell'organizzazione economica realizzata dalle imprese in esse operanti e, in specie, acuendo il contrasto tra il sostanziale mantenimento del modello produttivo agricolo, fondato su imprese di piccola dimensione a conduzione familiare, e la tendenza alla concentrazione delle componenti industriali e distributive che, a monte e a valle, hanno stretto l'agricoltura in una morsa di progressivo peggioramento delle ragioni di scambio che, a sua volta, ha dato luogo a un crescente squilibrio di forza contrattuale che è, poi, alla base della sfavorevole distribuzione dello stesso valore. Il carattere strutturale degli squilibri all'interno delle filiere agro-alimentari è confermato dall'evoluzione di medio-lungo periodo dell'andamento dei redditi agricoli in costante diminuzione. Il superamento o, almeno, l'attenuazione delle già evidenti, nonché crescenti, difficoltà dell'agricoltura a ottenere livelli di reddito sufficienti per remunerare adeguatamente la propria fase produttiva è strettamente legato alla possibilità che la stessa agricoltura riesca ad accrescere il proprio peso contrattuale e, quindi, riesca a migliorare la propria organizzazione economica all'interno delle filiere agro-alimentari. A questo fine la presente proposta di legge prevede l'adozione di misure strettamente finalizzate a valorizzare il ruolo della componente agricola all'interno delle filiere agro-alimentari. In particolare si individuano le seguenti aree di intervento ritenute strategicamente rilevanti al suddetto fine di valorizzazione: 1) la tutela dell'origine delle materie prime agricole quale strumento sia per il riconoscimento dell'importanza delle stesse materie prime (e, quindi, del ruolo della produzione agricola nazionale) ai fini delle caratteristiche qualitative del prodotto finito, sia per la tutela del diritto di scelta, di informazione e, quindi, di sovranità alimentare del consumatore.