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si dia onore alle tragedie del '900, ma che vengano ricordate tutte e da tutti; che le scuole organizzino i viaggi nei campi di sterminio e dell'orrore, ma non strappino pagine di storia che fanno parte della sofferenza dell'Italia e del '900. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, chi ha avuto l'occasione di partecipare ad un viaggio della memoria sa quanto quest'esperienza segni, soprattutto se si è ancora in giovane età e si ha la fortuna di confrontarsi con i testimoni del tempo, ossia quelle persone - che sono sempre meno - che hanno vissuto quei luoghi e la tragedia dello sterminio e delle persecuzioni. Abbiamo la fortuna di avere qui, come senatrice a vita, Liliana Segre, che in tante delle sue manifestazioni e iniziative proprio con i giovani ha testimoniato, anche in tempi recenti, la fatica del ricordo, della memoria e della sofferenza che si rinnova ancora una volta nel raccontare ai ragazzi, quindi soprattutto alle nuove generazioni - cosa assolutamente necessaria - la drammaticità di quegli eventi di cui, da bambina, fu testimone. Il Parlamento ha avuto il merito di istituire il Giorno della Memoria nel 2000. Credo sia positivo che oggi qui il Senato ponga nuovamente all'attenzione del legislatore e anche del Governo quanto sia necessario potenziare iniziative di questo tipo, come i viaggi della memoria, che danno la possibilità in particolare a giovani generazioni di confrontarsi con la realtà di quei fatti e la crudezza di quegli eventi. Proprio in tempi nei quali la memoria è ancora più necessaria che mai - come purtroppo ci evidenzia un'indagine recente dell'Eurispes, che ha quantificato il numero degli italiani che non credono che la Shoah sia esistita e quindi negano quelle vicende - ritengo auspicabile che il Parlamento adotti un ordine del giorno condiviso da tutte le forze politiche qui raccolte in modo unanime, senza fare distinguo sulla natura dei campi di concentramento dell'una o dell'altra tipologia, ma che lanci al Paese un messaggio chiaro: oggi più che mai c'è bisogno di memoria e di mettere i nostri giovani, ragazzi e studenti a confronto con i testimoni che ci possono ancora dire, con la fatica del loro ricordo, quanto quei fatti vadano evitati e quanto il legislatore e il Parlamento si debbano impegnare in questo senso. (Applausi dal Gruppo IV-P.S.I.). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, signori colleghi, confesso di avere l'anima divisa in due in questo momento: da un lato, sono molto contento di quello che potrà riuscire a compiere oggi quest'Assemblea, se saremo capaci di uscire unitariamente da queste porte e dire, forse per la prima volta, che tutto il Senato italiano e tutte le forze politiche ritengono fondamentale - perché questo è l'obiettivo delle mozioni - che esistano i viaggi della memoria e siano un fatto nazionale, non più limitato alla volontà e alla capacità delle singole realtà organizzative. Devo ricordare in quest'Aula come, ad esempio, questi viaggi nacquero su iniziativa dell'allora sindaco di Roma Walter Veltroni e quanto fu fondamentale quell'esperienza con i primi testimoni della memoria, che trovarono la forza di accompagnare i ragazzi in quei luoghi. Da parlamentare ho avuto la fortuna, insieme a tanti colleghi, di essere ad Auschwitz con Sami Modiano e le sorelle Bucci, che lì erano state. È qualche cosa che non dimenticherò mai. C'ero stato anche da ragazzino e l'esperienza era già stata fondamentale, ma essere lì con loro (cosa che purtroppo non capiterà ancora per molto) è stato qualcosa di indimenticabile. Ho il dovere di ricordare l'impegno di tanti Comuni che hanno promosso queste iniziative quando ancora non erano esperienze diffuse. Ricordo altresì l'impegno delle Regioni che le hanno sostenute e dei sindacati che hanno finanziato molti di questi viaggi. È importante e fondamentale che questo diventi patrimonio collettivo di tutti, come ad esempio è accaduto quando la collega Fedeli si recò in quel campo da Ministro. Dall'altro lato, la mia anima divisa in due dice: benvenuto a chi è arrivato, quando torna il figliol prodigo si uccide il vitello grasso. Ripeto, benvenuto a chi è arrivato. Occorre però coerenza con quello che ogni giorno diciamo in quest'Aula. La vicenda della Shoah ha una dimensione ontologicamente incomparabile con qualsiasi altra vicenda, perché figlia di un pensiero filosofico e scientifico che voleva sterminare industrialmente e completamente dalla faccia della terra un popolo. Nessun altro massacro ha non solo questa dimensione, ma anche finalità, perché si tratta - appunto - di una finalità diversa. Ricordiamo quello che ci hanno insegnato i testimoni, i sopravvissuti e chi ha avuto la forza di uscire vivo e a testa alta da quella vicenda, smettendo di essere il pezzo in cui era stato trasformato e tornando a essere uomo o donna. Queste persone sono andate a testimoniare nelle scuole affinché questo non accada più. Noi violiamo questa memoria ogni giorno in cui, con qualsiasi nostro gesto o parola, prendiamo una donna e un uomo e proviamo a trasformarlo in un pezzo e a discriminarlo per quello che pensa, che è, in cui crede e per il Dio che professa. Oggi dobbiamo quindi impegnarci affinché questi viaggi diventino più diffusi, sostenendo le azioni di tutti quegli artisti che costruiscono memoria. Oggi questa memoria va infatti costruita, perché la memoria, quella vissuta e vera, finirà, ma si può ricostruire con la meta-esperienza dell'arte. Da questo punto di vista, ci sono esperienze straordinarie. Penso a tutti i ragazzi e le ragazze che nelle scuole hanno incarnato e fatto loro questa memoria. Nella mia città ho assistito qualche giorno fa a un'esperienza meravigliosa, con i bambini che si sono immedesimati nelle persone che venivano portate via e hanno urlato la loro sofferenza perché in quel momento la sentivano davvero. Questa diventa memoria. Se tutto questo è vero, colleghe e colleghi, dobbiamo assumerci un impegno in quest'Aula, tutti - ognuno e ciascuno - e che sia giudice di ognuno la propria coscienza, perché nessuno di noi può giudicare e alzare il dito dicendo: tu non sei coerente con quello che stai votando tra pochi minuti. Ognuno di noi e di voi è responsabile, con la propria coscienza, di pensare se quando sta schiacciando il pulsante del voto sta facendo un gesto scontato e facile oppure un gesto impegnativo che cambia i propri comportamenti da domani e per i giorni a venire. Quando si pronunceranno certe parole e si faranno certi gesti che, purtroppo, abbiamo visto negli anni, mesi, settimane e giorni scorsi, bisognerà ricordare e riflettere nella propria coscienza se sono coerenti e compatibili con il voto che tra pochi minuti esprimeremo in quest'Aula. Ognuno ci pensi nel silenzio della propria coscienza e faccia memoria. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Romeo. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) .