[pronunce]

È infine seguita la direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009, che ha abrogato la direttiva 2005/14/CE e quelle precedenti. Però la disciplina, quanto ai profili qui in esame, è rimasta invariata. L'art. 10 di quest'ultima direttiva ribadisce che «[o]gni Stato membro istituisce o autorizza un organismo incaricato di risarcire, almeno entro i limiti dell'obbligo di assicurazione, i danni alle cose o alle persone causati da un veicolo non identificato o per il quale non vi è stato adempimento dell'obbligo di assicurazione a norma dell'articolo 3» (paragrafo 1). Però gli Stati membri possono limitare o escludere il pagamento dell'indennizzo da parte dell'organismo in caso di danni alle cose causati da un veicolo non identificato, salvo che si tratti di «gravi danni alle persone», occorsi nel medesimo incidente a seguito del quale sono stati causati danni alle cose da un veicolo non identificato. In tale evenienza, gli Stati membri non possono escludere l'indennizzo per danni alle cose in ragione del fatto che il veicolo non è identificato, ma possono solo prevedere una franchigia non superiore a euro 500 (paragrafo 3). Parimenti per la qualificazione come «gravi» dei danni alla persona la normativa europea rimanda alla legislazione o alle disposizioni amministrative dello Stato membro in cui è avvenuto l'incidente. 5.- A fronte di questa disciplina europea il legislatore nazionale inizialmente non ha affatto operato l'estensione della garanzia in esame anche al risarcimento dei danni alle cose e quando successivamente - peraltro dopo la scadenza del termine previsto dalla direttiva - ha introdotto tale garanzia si è astenuto dal disciplinare più in dettaglio il presupposto stesso della garanzia, ossia l'esistenza di danno "grave" alla persona. Infatti, con il d.lgs. n. 209 del 2005 - che seguiva nel tempo la direttiva 2005/14/CE dell'11 maggio 2005 e che, quindi, interveniva quando ormai già sussisteva l'obbligo del legislatore nazionale di estendere la garanzia in questione anche al risarcimento dei danni alle cose - il Governo ha ritenuto di non adeguarsi subito alla direttiva e si è limitato a riprodurre, nell'art. 283, l'originaria disciplina di cui all'art. 19 della legge n. 990 del 1969, che tale garanzia non prevedeva. Solo successivamente il legislatore nazionale ha recepito la direttiva del 2005 nel d.lgs. n. 198 del 2007, riformulando i primi due periodi del comma 2 dell'art. 283, sostituiti dai seguenti: «Nel caso di cui al comma 1, lettera a), il risarcimento è dovuto solo per i danni alla persona. In caso di danni gravi alla persona, il risarcimento è dovuto anche per i danni alle cose, il cui ammontare sia superiore all'importo di euro 500, per la parte eccedente tale ammontare. Nei casi di cui al comma 1, lettere b), d-bis) e d-ter) il risarcimento è dovuto per i danni alla persona, nonché per i danni alle cose». Il legislatore nazionale ha, però, mancato di specificare in termini più precisi il presupposto dei «danni gravi alla persona», che secondo la direttiva del 2005 - confermata in parte qua dalla successiva direttiva del 2009 - valeva a limitare la risarcibilità dei danni alle cose cagionate da veicolo non identificato e che era rimesso alla disciplina nazionale degli Stati membri. 6.- La mancata specificazione da parte del legislatore nazionale della nozione di «danni gravi alla persona» ha portato inevitabilmente la giurisprudenza a interrogarsi in ordine all'individuazione, nell'ordinamento nazionale, del criterio discretivo più idoneo per distinguere tra danno grave, o no, alle persone. Sono, quindi, venute in rilievo la nozione di lesioni gravi, secondo la definizione dell'art. 583 del codice penale, e quella di lesioni di non lieve entità, di cui all'art. 138 cod. assicurazioni private; criteri entrambi nient'affatto calibrati sull'esigenza di evitare possibili frodi al Fondo di garanzia, ma afferenti rispettivamente all'offensività penale della condotta e alla quantificazione tabellare del danno non patrimoniale. Nell'unico precedente noto in materia, la Corte di cassazione - pronunciandosi in una controversia emblematica (perché vedeva il giudice di primo grado aver fatto riferimento all'art. 583 cod. pen. e quello d'appello aver invece richiamato l'art. 138 cod. assicurazioni private) - ha affermato - con riferimento alla disciplina vigente prima dell'emanazione della direttiva del 2009 (ossia al momento dell'incidente provocato dal veicolo non identificato) - che in caso di sinistro causato da circolazione di veicolo non identificato, il presupposto del «danno grave alla persona», alla cui ricorrenza l'art. 283, comma 2, del d.lgs. n. 209 del 2005, novellato dal d.lgs. n. 198 del 2007, subordina la risarcibilità del danno alle cose, va identificato nell'accertamento di un'invalidità superiore al 9 per cento, ai sensi degli artt. 138 e 139 del medesimo decreto legislativo (Corte di cassazione, sezione terza civile, sentenza 27 novembre 2015, n. 24214). Si è posto in rilievo che tale limitazione serve a prevenire le possibili frodi al Fondo di garanzia: un danno alla salute di lieve entità - quali le lesioni cosiddette micropermanenti di cui all'art. 139 (ad esempio, postumi di lievi traumi contusivi o colpo di frusta) - può essere simulato. In sintesi, il legislatore nazionale ha operato l'estensione della tutela risarcitoria assicurata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada anche al danno alle cose, come richiesto dalla normativa europea, ma l'ha limitata all'ipotesi della contestuale sussistenza di un danno grave alla persona, da intendersi, secondo la giurisprudenza, come conseguente a lesioni di non lieve entità (art. 138 cod. assicurazioni private) e quindi tale da aver determinato un'invalidità superiore al 9 per cento, che costituisce il limite per le lesioni cosiddette micropermanenti di cui all'art. 139 cod. assicurazioni private. 7.- Tutto ciò premesso, le questioni incidentali di legittimità costituzionale non sono fondate con riferimento a nessuno dei parametri indicati dal giudice rimettente. 8.- Non è violato l'art. 24 Cost., atteso che la garanzia di azionabilità in giudizio della pretesa risarcitoria avente a oggetto il danno alle cose è pienamente assicurata, come mostra proprio il giudizio a quo che vede agire in giudizio il soggetto danneggiato da un veicolo non identificato. Non appartiene a tale garanzia - di natura processuale, in quanto attinente alla tutela giurisdizionale - il contenuto sostanziale del diritto azionato in giudizio.