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Quindi, ai fini dell'adeguamento, per i fondi di solidarietà che prevedono una soglia dimensionale di accesso al Fondo diversa da quella attualmente prevista a livello normativo e/o una prestazione di assegno ordinario, oggi assegno di integrazione salariale, che non risponde ai requisiti innanzi esposti relativi a causali, importo e durata di cui alla prestazione dell'assegno di integrazione salariale, al fine di non confluire nel Fondo di integrazione salariale, occorre stipulare accordi e contratti collettivi da parte delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, al fine di adeguare la disciplina del Fondo di settore alle disposizioni del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, come modificato dalla legge n. 234 del 2021, con particolare riferimento alla platea dei datori di lavoro che rientrano nel campo di applicazione del Fondo e/o alla prestazione dallo stesso garantita nei casi di riduzione o sospensione dell'attività lavorativa. Poste tali premesse, in considerazione dell'approssimarsi del suddetto termine del 31 dicembre 2022 si è proceduto ad una verifica dei fondi di solidarietà di cui all'articolo 26, 27 e 40 del decreto legislativo n. 148 del 2015, che rientrano nelle casistiche normative di adeguamento innanzi esplicitate, e a una ricognizione dello stato dei relativi procedimenti di adeguamento. In merito si rappresenta quanto segue, facendo riferimento alla data del 23 novembre 2022: a) totale fondi di solidarietà di cui agli articoli 26 e 40 del decreto legislativo n. 148 del 2015: n. 13 fondi di solidarietà ex articoli 26 e 40 da esaminare; a.1) totale fondi di solidarietà da adeguare, per i quali non è ancora pervenuto l'accordo di adeguamento e che dal 1° gennaio 2023 rischiano di confluire nel FIS: n. 6 fondi di solidarietà (studi professionali, Bolzano, servizi ambientali, tributi erariali, ormeggiatori e barcaioli, trasporto pubblico). a.2) totale fondi di solidarietà da adeguare, per i quali è pervenuto l'accordo di adeguamento e che dal 1° gennaio 2023 non rischiano di confluire nel FIS: n. 2 fondi di solidarietà (Trento e solimare). a.3) totale fondi di solidarietà conformi alla normativa vigente che hanno richiesto e ottenuto parere di conformità e dal 1° gennaio 2023 non rischiano di confluire nel FIS: n. 2 fondi di solidarietà (credito e ferrovie dello stato). a.4) totale fondi di solidarietà che hanno richiesto parere di conformità ancora pendente: n. 2 fondi di solidarietà (poste e credito cooperativo). a.5) totale fondi di solidarietà che non hanno posto in essere alcuna attività di adeguamento, formalmente conformi ma che in assenza di attività delle parti sociali richiedono un supplemento di istruttoria presso l'INPS ai fini della verifica dei cosiddetti tetti aziendali prima di dichiararne la conformità: n. 1 fondo di solidarietà (assicurazioni). b) fondi di solidarietà alternativi ( ex articolo 27), per i quali è pervenuto l'accordo di adeguamento e che dal 1° gennaio 2023 non rischiano di confluire nel FIS: n. 2 fondi di solidarietà (FSBA – artigiani e Formatemp – somministrati). Ai suddetti 15 fondi di solidarietà si aggiungono due fondi facoltativi (Trasporto Aereo/TRIS – Chimici farmaceutici), con riferimento ai quali: a) il Fondo del trasporto aereo ha presentato accordo di adeguamento, in ossequio alla circolare INPS n. 18/2022, in corso di disamina; b) il Fondo TRIS, per il quale le parti sociali non hanno svolto alcuna attività e con riferimento al quale, fatti salvi ulteriori approfondimenti istruttori, si ritiene che esso non rientri nella casistica proprio perché è un fondo facoltativo, che prevede solo assegni straordinari e pertanto non rientra tra i fondi che devono adeguarsi entro il 31 dicembre 2022 per non confluire nel FIS. A fronte della situazione come sopra descritta, con la norma predisposta, ancorché la situazione di allineamento alla riforma sia già avvenuta per i fondi ex articolo 27, per omogeneità, si proroga il termine per l'adeguamento dei fondi di solidarietà bilaterali di cui al titolo II del decreto legislativo n. 148 del 2015 al 30 giugno 2023, al fine di consentire a tutte le parti interessate di verificare la necessità di adeguamento dei rispettivi fondi di settore e valutare l'opportunità dello stesso. L'obiettivo è quello di consentire una ponderata valutazione dei termini dell'adeguamento. A fronte della modifica apportata, in mancanza di adeguamento, i datori di lavoro del relativo settore confluiranno, a decorrere dal 1° luglio 2023, e non più dal 1° gennaio 2023, nel Fondo di integrazione salariale di cui all'articolo 29 ove verranno trasferiti i contributi già versati o comunque dovuti dai datori di lavoro medesimi. Le procedure e le indicazioni dettate per l'adeguamento e da ultimo rimarcate con la circolare n. 20 del 21 ottobre 2022 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali non subiscono modifiche, se non in relazione alle tempistiche di riferimento. Da ultimo, si abroga il comma 11- quater dell'articolo 44 del decreto legislativo n. 148 del 2015, ai sensi del quale il termine di adeguamento di cui all'articolo 30, comma 1- bis , per i fondi bilaterali di cui all'articolo 26, già costituiti nel periodo compreso fra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2021, è fissato al 30 giugno 2023. Per effetto della modifica, infatti, i termini di adeguamento risultano uniformati per tutti i fondi (al 30 giugno 2023), indipendentemente dalla data di costituzione. Il comma 4 proroga il periodo di transitorietà della disciplina del cinque per mille limitatamente alle ONLUS, con la finalità di coordinare le disposizioni del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 111, e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 luglio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 17 settembre 2020, con quelle del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali n. 106 del 2020 e del decreto direttoriale n. 561 del 26 ottobre 2021, relative all'istituzione e operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore (RUNTS). La proroga si rende necessaria per evitare che enti di notevole rilevanza sociale possano, per il 2023, restare esclusi dal riparto del beneficio del cinque per mille dell'IRPEF che costituisce ormai un'importante fonte di finanziamento per le realtà no profit .