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A ciò si aggiungono 40 miliardi previsti nella legge di bilancio 2021. Sul tema vorrei inoltre ricordare che, a seguito dell'arrivo della seconda ondata di pandemia nell'ultimo trimestre del 2020, che ha reso necessarie nuove misure per il contenimento del contagio attraverso la restrizione delle attività economiche a livello regionale e comunale, il Governo Conte ha varato - in poco più di un mese - quattro decreti-legge ristori per complessivi 18 miliardi di euro in termini di indebitamento netto, di cui otto finanziati con ulteriore scostamento di bilancio, con un insieme di misure rapide, il più possibile automatiche - tra cui contributi a fondo perduto, sospensione e riduzione di imposte, contributi, versamenti e nuove settimane di cassa integrazione - destinate alle categorie più colpite dalle nuove restrizioni. Era stato previsto anche un quinto decreto-legge ristori per fine gennaio 2021, finanziato attraverso un nuovo scostamento di bilancio, approvato dal Parlamento, di 32 miliardi di euro, ma non è stato possibile emanarlo a causa della crisi di Governo iniziata con le dimissioni dei Ministri di Italia Viva annunciate da Matteo Renzi. Un quinto decreto-legge ristori si sarebbe già dovuto approvare e rendere operativo da tempo, perché nell'ultimo mese vi sono stati innumerevoli passaggi di Regioni e Comuni a scenari di gravità più alta, fino al colore rosso, senza che, a fronte di nuove restrizioni e chiusure delle attività economiche, fossero stati prontamente resi disponibili i conseguenti e necessari ristori. Ho ritenuto di ricordare l'enorme lavoro fatto dal precedente Governo per meglio spiegare le motivazioni che hanno portato a varare il decreto-legge la cui conversione è oggi in discussione, ovverosia un ulteriore e importante tassello necessario a contrastare la diffusione del Covid-19, in attesa che le vaccinazioni, iniziate subito dopo l'approvazione del primo vaccino da parte dell'AIFA, a partire dal 22 dicembre 2020, possano arrivare nei mesi a venire ed essere somministrate a decine di milioni di cittadini. Nel provvedimento in esame viene introdotta - all'articolo 3 - la piattaforma informativa nazionale idonea ad agevolare - sulla base dei fabbisogni relativi - le attività di distribuzione sul territorio nazionale delle dosi vaccinali, dei dispositivi e degli altri materiali di supporto alla somministrazione e relativo tracciamento. Alle Regioni e alle Province autonome sono affidate le diverse fasi di vaccinazione per la prevenzione dell'infezioni da Covid-19, ivi inclusa l'offerta attiva alle categorie di assistiti individuate in base a criteri indicati dal piano strategico dei vaccini per la prevenzione dell'infezione da Covid, adottato con decreto del Ministro della salute il 2 gennaio 2021. Pertanto, nelle more del decreto-legge in conversione, le Regioni e le Province autonome sono chiamate a svolgere un'importante azione a livello territoriale, nel rispetto delle funzioni loro assegnate dalla Costituzione, nell'abbreviare i tempi per superare questa pandemia e tornare al più presto a quelle che erano le condizioni di vita sociale ed economica prima dell'arrivo del Coronavirus. Ecco perché i ritardi di alcune Regioni, come la Calabria, la Liguria, la Sardegna e l'Umbria nelle somministrazioni dei vaccini, destano grande preoccupazione. Purtroppo, analizzando i dati ufficiali del 28 febbraio scorso, non ho potuto fare a meno di notare con rammarico che la mia Regione, l'Umbria, figura al penultimo posto tra le Regioni nel numero di vaccinazioni eseguite ogni 100.000 abitanti e al terzultimo posto come rapporto percentuale tra dosi di vaccino consegnate e dosi somministrate, pari al 61 per cento. Mi è stato inoltre segnalato che l'Umbria è l'unica Regione che non somministra il vaccino la domenica, nonostante vi sia ancora un 44 per cento di dosi già consegnato e pronto per essere somministrato. Dunque, vorrei anche inviare un'esortazione affinché nella mia Regione - che fino a pochi giorni fa era rossa - le attività di vaccinazione siano potenziate e velocizzate al più presto nell'interesse di tutti i cittadini. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Riccardi. Ne ha facoltà. RICCARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, prima di addentrarmi nei temi del decreto-legge in esame, proprio in considerazione della diretta rilevanza del provvedimento in discussione, ritengo doveroso porgere i miei migliori auguri al dottor Fabrizio Curcio e al generale Francesco Paolo Figliuolo per gli importanti incarichi che sono stati loro assegnati in questi giorni. (Applausi) . Li attende un lavoro difficile, ma che siamo certi svolgeranno al meglio; lavoro per il quale avranno, da parte nostra, piena collaborazione. L'emergenza che stiamo affrontando non accenna a diminuire il suo impeto, ma oggi, a fronteggiarla, trova un Esecutivo a mio avviso più pronto; un Esecutivo che non si lascia sopraffare dalla paura, ma lavora con spirito costruttivo, non si difende ma contrattacca; un Esecutivo che, con una mano, è impegnato a fermare la pandemia, ma, con l'altra, è al tempo stesso proteso a tracciare la strada della ripartenza. Il provvedimento in esame oggi è eredità del vecchio Governo e, come altri provvedimenti del precedente Esecutivo, mostra lo stesso problema, più volte sollevato dal nostro Gruppo parlamentare: soluzioni adottate in ritardo nel tentativo di rincorrere gli eventi; una visione opposta alla nostra, che non può essere efficace se vogliamo proteggere i nostri concittadini e, allo stesso tempo, rilanciare il nostro Paese. Proprio a testimonianza delle considerazioni appena espresse, le nostre proposte emendative al testo erano tese a portare, dal nostro punto di vista, delle migliorie capaci di conferire al provvedimento una portata sicuramente maggiore, con un impatto capace di garantire benefici, tanto immediati quanto futuri. Questo aspetto lo ravvisiamo in maniera preponderante nell'articolo 3 del testo in esame: la disciplina dei sistemi informativi funzionali all'implementazione del piano strategico dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2. È ormai chiaro a tutti che, se vogliamo superare e sconfiggere questa pandemia; se vogliamo operare importanti riaperture e gettare basi sempre più solide e tangibili per la ripartenza, questo passa - in primis - da una campagna di vaccinazioni seria, importante e molto differente da quella che è stata impostata e portata avanti fino ad oggi e che ci vede ancora impegnati a raccogliere dati in un momento nel quale, invece, ci saremmo dovuti ritrovare a vaccinare. Il nostro suggerimento, volto a razionalizzare al massimo i tempi e i costi e a raggiungere risultati immediati, era quello di utilizzare una struttura già esistente come l'Anagrafe nazionale vaccini presso il Ministero della salute, andando a potenziarne e ad adeguarne la relativa dotazione tecnologica applicativa.