[pronunce]

– Per altro verso, sempre ad avviso della difesa erariale, risulterebbe priva di pregio l'argomentazione posta a sostegno del ricorso, secondo la quale, attesa la revoca della delibera regionale n. 658 del 2006, il decreto impugnato non potrebbe che aver sospeso gli effetti della sola legge regionale. Infatti, trattandosi di questione diversa dall'individuazione dell'atto sospeso ed inerente, piuttosto, alla censura di eventuali vizi del decreto e della successiva ordinanza, essa dovrebbe formare oggetto degli ordinari rimedi processuali, anziché di un giudizio per conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale. 2.3. – Ciò posto, ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, il conflitto, prima ancora che infondato, dovrebbe essere dichiarato inammissibile per il difetto di interesse in capo alla Regione Emilia-Romagna ad ottenere l'annullamento del decreto cautelare presidenziale in questione, giacché esso si sarebbe limitato a sospendere un atto amministrativo, nei confronti del quale il giudice amministrativo vanta giurisdizione piena. 3. – La Regione Emilia-Romagna ha depositato in data 9 febbraio 2007 copia del ricorso notificato al TAR del Lazio il 5 febbraio 2007, unitamente all'avviso di fissazione dell'udienza pubblica per il 6 marzo 2007. 4. – In prossimità dell'udienza, sia la difesa della Regione ricorrente che l'Avvocatura generale dello Stato hanno depositato memorie nonché specifica documentazione, insistendo nelle rispettive conclusioni. 4.1. – In particolare, la Regione Emilia-Romagna, in replica a quanto esposto dall'Avvocatura generale dello Stato nel proprio atto di costituzione in giudizio, ha affermato che l'intenzione del Presidente del TAR del Lazio di conseguire l'effetto sospensivo della citata legge regionale si evincerebbe anche dalla precisazione, contenuta nella parte motiva dell'atto impugnato, in ordine al «ruolo del legislatore regionale in materia di protezione della fauna», asseritamente escluso, in subiecta materia, dalla Corte costituzionale con sentenza n. 313 del 2006. Da ultimo, la difesa regionale sottolinea come la sopravvenuta inefficacia del decreto del Presidente del TAR del Lazio in questione non farebbe, in ogni caso, venir meno l'interesse della Regione ad ottenere una pronuncia nel merito del conflitto. 4.2. – Quanto alle ulteriori deduzioni svolte dal Presidente del Consiglio dei ministri, la difesa erariale evidenzia che, medio tempore, la associazione ricorrente dinanzi al TAR del Lazio (LAV) ha rinunciato al ricorso con atto del 7 novembre 2006. Sotto altro profilo, l'Avvocatura generale osserva che, contrariamente a quanto ritenuto dalla Regione, dalle argomentazioni poste a sostegno dell'impugnato decreto non si evincerebbe la volontà del giudice amministrativo di sospendere la legge regionale, in quanto esse ricorrerebbero, in termini identici, anche in altri cinque decreti cautelari – relativi a controversie di contenuto analogo a quella in cui è stato reso l'atto impugnato –, nelle quali risultano sospesi meri atti amministrativi di apertura anticipata dell'esercizio venatorio.1. – La Regione Emilia-Romagna ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione al decreto del Presidente del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione prima-quater, 6 settembre 2006, n. 4932, adottato ai sensi dell'art. 21, comma nono, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), per violazione degli artt. 117, 134 e 136 della Costituzione, anche in relazione all'art. 35 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale). La ricorrente, in particolare, lamenta che il decreto impugnato, accogliendo l'istanza cautelare presentata dalla Lega Anti Vivisezione – Onlus (LAV), avente ad oggetto la deliberazione della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna adottata il 17 maggio 2006, n. 658 (Definizione del calendario per l'esercizio venatorio nella Regione Emilia-Romagna per la stagione 2006/2007), nonché la successiva legge della Regione Emilia-Romagna 10 luglio 2006, n. 10 (Norme per la definizione del calendario venatorio regionale per le stagioni 2006/2007, 2007/2008, 2008/2009), avrebbe sospeso, sia pure in via provvisoria, gli effetti della legge regionale, con conseguente travalicamento dei limiti della funzione giurisdizionale. 2. – Il conflitto è inammissibile. 2.1. – Come costantemente affermato da questa Corte, gli atti giurisdizionali sono suscettibili di essere posti a base di un conflitto di attribuzione tra la Regione e lo Stato, «quando sia contestata radicalmente la riconducibilità dell'atto che determina il conflitto alla funzione giurisdizionale ovvero sia messa in questione l'esistenza stessa del potere giurisdizionale nei confronti del soggetto ricorrente. Il conflitto è invece inammissibile qualora si risolva in strumento improprio di censura del modo di esercizio della funzione giurisdizionale, valendo contro gli errori in iudicando di diritto sostanziale o processuale i rimedi consueti riconosciuti dagli ordinamenti delle diverse giurisdizioni» (sentenza n. 326 del 2003; in senso conforme, si vedano, ex plurimis, le sentenze n. 276 del 2003 e n. 27 del 1999). 2.2. – Nel caso ora all'esame di questa Corte, deve anzitutto precisarsi che, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, dal tenore letterale del decreto presidenziale in questione non emerge la dedotta sospensione della legge regionale n. 10 del 2006. Invero, anche se nell'intestazione di tale atto viene riportata l'epigrafe del ricorso introduttivo al TAR, presentato dalla LAV, espressamente rivolta nei confronti della delibera n. 658 del 2006 e della legge regionale n. 10 del 2006, ciò nondimeno, nel corpo dell'atto giurisdizionale in questione, si legge testualmente che oggetto di sospensione è il «provvedimento impugnato», al singolare, dovendosi, pertanto, intendere che si sia fatto riferimento all'unico atto provvedimentale oggetto di impugnazione: la deliberazione della Giunta regionale n. 658 del 2006. L'esattezza di tale ricostruzione risulta, peraltro, confermata dallo stesso TAR del Lazio, sia pure in un atto successivo del medesimo giudizio, con l'ordinanza cautelare del 14 settembre 2006, n. 5243. Tale provvedimento, adottato a seguito della trattazione collegiale dell'istanza di sospensione proposta dalla LAV, nel confermare il decreto cautelare provvisorio n. 4392 del 2006, afferma esplicitamente che esso ha avuto ad oggetto la delibera n. 658 del 2006. 2.3.