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(...) "La conversazione documenta - scrive la Procura di Catania - l'accordo di spartizione degli appalti comunali raggiunto dai Placenti grazie all'intervento del Santapaola: "Noialtri ora cosa facciamo? Noialtri dobbiamo fare la cooperativa, poi loro ci fanno vincere gli appalti"», si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga indifferibile ed urgente, vista l'assoluta gravità della situazione, per la quale appartenenti alla cosca Santapaola, e per di più parenti del capo mafia Nitto Santapaola, hanno avuto la sfrontatezza di partecipare direttamente e personalmente alle elezioni comunali, sostenendo e determinando la vittoria dell'attuale sindaco, con una lista addirittura denominata "Unione civica per Misterbianco Santapaola", provvedere all'immediato scioglimento del Comune di Misterbianco per evidenti e conclamate infiltrazioni mafiose. Atto n. 3-00418 SBROLLINI ALFIERI VERDUCCI IORI CUCCA FERRAZZI GARAVINI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la vicenda del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi brutalmente ucciso in data il 2 ottobre 2018, dopo esser entrato nella sede dell'ambasciata saudita ad Istanbul, evidenzia drammaticamente ancora una volta le ripetute violazioni dei diritti umani da parte dell'Arabia Saudita; Khashoggi, a partire dagli anni Ottanta ha scritto per tutti i principali giornali sauditi, da "Okaz" ad "Al Sharq", da "Al Awsat" ad "Arab News" e "Al Watan", di cui è stato caporedattore. Inviato speciale durante l'invasione sovietica dell'Afghanistan, il giornalista non era un dissidente nel senso tradizionale del termine. I suoi scritti non hanno mai invocato la fine della monarchia o della dinastia degli al-Saud , tuttavia, hanno sempre dimostrato capacità di pensiero critico. Contrario all'assolutismo religioso wahhabita , alla corruzione saudita e alla sua politica economica completamente dipendente dal petrolio. Dal 2015, Khashoggi aveva assunto posizioni particolarmente critiche nei confronti del conflitto in Yemen e preoccupato per la sua incolumità aveva scelto l'esilio volontario negli Stati Uniti, accettando un incarico presso il "Washington Post"; premesso, inoltre, che: dal 2015 lo Yemen è dilaniato da una nuova guerra civile che ha assunto sempre più le sembianze di una guerra per procura tra potenze regionali in Medio Oriente. L'Arabia Saudita guida una coalizione di Paesi sunniti, il cui scopo sarebbe quello di far cessare le ostilità interne, ma che secondo diverse organizzazioni umanitarie, in realtà, avrebbe l'obiettivo di reprimere le tribù Houthi, che oggi controllano il nord dello Yemen, dopo aver deposto, sostenuti dall'Iran, il Presidente riconosciuto dalla comunità internazionale. Lo scorso 15 settembre l'UNICEF ha dichiarato che "In Yemen si trova il maggior numero di bambini che ha bisogno a livello globale di assistenza umanitaria. Oltre 11 milioni di bambini - l'80% dei bambini del paese - hanno disperato bisogno di assistenza umanitaria". Inoltre, secondo dati diffusi da Oxfam, ci sarebbero in Yemen 18 milioni di persone a rischio, anche a causa delle prime epidemie di colera in Yemen, come da rapporti della OMS, con forte rischio di propagazione dei Paesi limitrofi, tra cui l'Arabia Saudita stessa. Dal giugno 2018 la coalizione guidata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti è impegnata in un'offensiva per prendere la città di Hodeidah che, secondo quanto dichiarato da "Save the Children", è già costata la vita a centinaia di vittime civili, mentre altre centinaia di migliaia risultano sfollate. L'intensificazione dei combattimenti a Hodeidah, principale porto yemenita, sta seriamente compromettendo il transito del cibo e degli aiuti umanitari nel Paese; il conflitto in Yemen ad oggi avrebbe procurato, secondo l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, almeno 6.000 morti e più di 17.000 feriti tra i civili; nel settembre 2018 una relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha concluso che vi sono ragionevoli motivi per ritenere che tutte le parti implicate nel conflitto nello Yemen abbiano commesso crimini di guerra; considerato che: l'Arabia Saudita continua a figurare in cima alle statistiche internazionali per numero di violazioni dei diritti umani, per il non riconoscimento dei diritti di genere, per il mancato riconoscimento dei diritti delle minoranze, per l'assenza totale di libertà di stampa e per il sistematico utilizzo di pratiche come la tortura o la pena di morte; quando Mohammed bin Salman (MbS) a inizio 2015 è divenuto viceprincipe della corona e successivamente nel 2017 principe ereditario, da più parti nella comunità internazionale si è confidato nell'avvio di una nuova fase del regno saudita. Al riguardo, la pubblicazione del piano di riforme "Vision 2030" e l'enorme sforzo di comunicazione compiuto a livello internazionale dal principe hanno rafforzato tale percezione; tuttavia, la liberalizzazione profonda che si stava compiendo a livello sociale, con l'introduzione di concerti e cinema e il diritto delle donne alla guida, ed economico, con nuove misure per stimolare il settore privato, era necessariamente legata a una liberalizzazione dei diritti politici; per i regnanti sauditi, invece, questi diversi aspetti restano totalmente slegati. Infatti, mentre si annunciava il diritto delle donne a guidare, nel giugno 2018, venivano arrestate le attiviste più in vista da anni impegnate in campagne per lo stesso obiettivo; mentre si tentava di attrarre investitori, nel novembre 2017, si mettevano agli arresti con accuse di corruzione più di trecento uomini d'affari e personalità politiche, tra cui gli sfidanti più in vista del principe ereditario; rilevato, infine, che: nonostante quanto esposto, la prossima gara di Supercoppa italiana, tra le squadre della Juventus e del Milan, si disputerà in data 16 gennaio 2019 nella città di Gedda, in Arabia Saudita; a quanto detto si aggiunga che in precedenza, con un comunicato stampa ufficiale, la Lega Serie A il 6 giugno 2018 ha annunciato di aver concluso con la General Sports Authority (GSA), l'ente governativo responsabile per lo sport in Arabia Saudita, un accordo per disputare ben 3 delle prossime 5 edizioni della Supercoppa proprio nel Paese arabo; l'inopportunità del predetto accordo è stata sottolineata dalla stampa italiana, in particolare da un articolo del quotidiano "Il Foglio", che ha poi coinvolto altre testate e altri soggetti della società civile. Al riguardo, il Ministro pro tempore per lo sport, Luca Lotti, ha rivolto un appello pubblico chiedendo di non giocare la gara nel Paese saudita, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le loro valutazioni in merito; se il Governo ritenga adeguata la scelta della città saudita di Gedda quale sede di una competizione sportiva nazionale, in un momento in cui la comunità internazionale chiede urgenti chiarimenti in merito al brutale assassinio del giornalista Jamal Khashoggi;