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Tuttavia, quello che abbiamo notato e che abbiamo raccolto in tutte le eccezioni di illegittimità costituzionale che sono state sollevate, è che di certo una soluzione si è ottenuta, cioè si arriva a interessare i giudici della Corte. Non è stata presentata una pregiudiziale di costituzionalità perché forse la norma è già all'esame della Corte costituzionale, quindi per certi versi forse non occorre la pregiudiziale perché la legge in sé forse è già pregiudicata. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea reca, tra le altre misure urgenti, disposizioni per l'introduzione del sistema di allerta Covid-19. Su questo sistema, noto ormai come app Immuni, dal primo giugno disponibile per l'installazione sui nostri smartphone, sono state dette molte cose, sia da esperti qualificati, cui oggi vorrei replicare, sia da esperti dell'ultimo momento di non chiara competenza. Tali aspetti meritano di essere approfonditi e spiegati, per fare luce e chiarezza sulla questione di fronte a tutti i cittadini italiani. Mi permetto di dare il mio contributo a tale dibattito perché mi sono occupata per una vita di digitalizzazione e sono stata responsabile della sicurezza per una università italiana. Attualmente, come senatrice, ho seguito da vicino tutto il percorso della app Immuni, studiandone i relativi risvolti, e per questo ritengo che si debba fare un plauso e rivolgere un ringraziamento al ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione Pisano, a Paolo De Rosa, direttore tecnico, e a tutto lo staff tecnico presso il Ministero, che ha condotto e portato a termine con massima professionalità questo progetto. Il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione è stata criticata con l'accusa che l' app Immuni dovesse essere una questione di competenza del Ministro della salute e che non sarebbe così. Invece lo è: è evidenziato da Play Store e da Apple Store che, prima di procedere all'installazione, ci indicano chiaramente che Immuni è rilasciata dal Ministero della salute. Inoltre, l'articolo 6 del provvedimento oggi in esame afferma che il Ministro della salute è l'unico responsabile del trattamento dei dati raccolti da Immuni ed è responsabile per gli ulteriori adempimenti necessari alla gestione del sistema di allerta e per l'adozione di correlate misure di sanità pubblica e cura, in coordinamento con le strutture pubbliche e private accreditate che operano nell'ambito del Servizio sanitario nazionale. Un plauso quindi alla fattiva collaborazione tra salute e innovazione tecnologica e digitalizzazione, che ha permesso di giungere alla realizzazione di una validissima soluzione tecnica per supportare le procedure sanitarie ed epidemiologiche. Si è sostenuto, inoltre, che non sia chiaro cosa succeda dopo la ricezione del messaggio che avvisa di aver avuto un contatto con un soggetto infetto. È falso: in diverse circolari, tra cui ultimamente quella del 29 maggio 2020, il Ministero della salute ha specificato in maniera chiara il percorso che deve essere seguito. La persona (tecnicamente il contatto) verrà invitato a rivolgersi al proprio medico di famiglia, che subito potrà prendere in carico la persona dal punto di vista sanitario e attivare tutto il sistema necessario per diagnosticare se effettivamente ci sia stato o meno il contagio. È proprio questo il modo più efficace di procedere da parte del Servizio sanitario nazionale per analizzare i casi sospetti di Covid-19. Si capisce, quindi, che l' app Immuni fa proprio parte di un sistema di allerta e sicurezza sanitaria a favore del cittadino. Si è discusso anche sul concetto di contatto stretto, e anche su questo c'è poco da discutere. La sua definizione la troviamo anch'essa nell'ultima circolare che ho citato, ed è indipendente dall'esistenza o meno di una app . Il sistema di prevenzione sanitaria cerca i contatti in qualsiasi modo, sia con i normali sistemi di contact tracing manuali sia, come in questo caso, con quelli digitali, perché la ricerca dei contatti è l'unico modo per fermare, o almeno frenare, l'epidemia. Il vaiolo, ad esempio, è stato ridotto con il vaccino, ma è stato eradicato con il contact tracing. L' app , registrando il contatto avvenuto per almeno quindici minuti a meno di due metri di distanza, rileva un'esposizione ad alto rischio. Non tutte le esposizioni ad alto rischio vengono registrate dall' app , ma sicuramente quelle rilevate sono esposizioni ad alto rischio che, se si riferiscono a incontri casuali, non riescono a venire intercettate dal contact tracing manuale. Immuni permette di allertare i contatti occasionali, difficili da ricostruire a posteriori con il contact tracing manuale. Quindi, il contact tracing digitale va effettivamente a migliorare e completare il contact tracing manuale. Una grossa polemica è stata sollevata al riguardo della privacy e del trattamento dei dati. Si è detto che non sarebbe rispettata la riservatezza e che ci sarebbero state ripetute retromarce e notizie confuse su temi come il trattamento dei dati e i server centralizzati o diffusi. Anche qui è bene chiarire. Il Garante per la protezione dei dati personali è stato sentito e coinvolto in tutte le fasi della realizzazione dell' app ,e continuerà a essere sentito nelle fasi di utilizzo. Il Garante garantisce che, come espresso in questo provvedimento, il livello di sicurezza sia adeguato ai rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati, e che gli utenti ricevano, prima dell'attivazione dell'applicazione, informazioni chiare e trasparenti al fine di raggiungere una piena consapevolezza, in particolare sulle finalità e sulle operazioni di trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione utilizzate e sui tempi di conservazione dei dati. È rispettato il principio di minimizzazione, per cui i dati personali raccolti dall'applicazione sono esclusivamente quelli necessari. C'è una data di termine del trattamento, il 31 dicembre 2020. Per chi vuole accertarsi di persona e conoscere i dati che effettivamente l' app trasferisce al server centrale è stato messo a disposizione di tutti anche il codice sorgente dell' app . Inoltre, l'informativa privacy è molto dettagliata. Per la prima volta, penso si possa dire che l'amministrazione pubblica ha messo a disposizione dei cittadini un servizio che, dal punto di vista della privacy , è stato certificato dal Garante dall'inizio alla fine del processo di realizzazione. Eppure, avvocati e professori continuano a giudicare Immuni parlando di cose che a loro sono ignote. È raro, infatti, trovare un avvocato che sappia anche cosa sia un payload JSON. Chi, invece, ha a che fare con la tecnologia tutti i giorni tesse elogi per le soluzioni informatiche scelte proprio per tutelare la privacy degli utenti. Mai si sono scatenate tante polemiche sulla privacy come in questa occasione; unica volta in cui veramente non ce n'era alcun motivo, contrariamente a quanto accade con molti altri servizi dove occorrerebbe una seria critica alle piattaforme, come, ad esempio, per la didattica a distanza, dove l'abuso di utilizzo dei dati personali da parte delle piattaforme commerciali è elevatissimo. Ma ritorniamo alla app Immuni. Se quindi confusione c'è stata, essa è stata causata da interferenze dovute alla disinformazione, che fa parte della lotta politica, ma dal punto di vista tecnico e implementativo non c'è stata alcuna confusione.