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Gli chiedo allora, ancora una volta, come feci sul caso Diciotti, di avere per una volta il coraggio di essere se stessi e perlomeno di rimanere a casa domani. (Applausi dal Gruppi Misto e FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FI-BP) . Signor Presidente, dopo il giustissimo intervento del senatore Caliendo, farò molta fatica ad esprimere il mio pensiero, anche se, di impeto, dico molto velocemente che probabilmente in futuro i potentati verranno rieletti e si ritroveranno qui; il vero problema saranno invece i nuovi che sicuramente non ci saranno. Ho provato ad analizzare il disegno di legge al nostro esame dal mio punto di vista, quello di una donna che ha sempre lavorato e vissuto tra la gente, che ora è espressione dei territori in cui vive e che li rappresenta in Senato; li rappresenta ora, come senatrice, ascoltandone i problemi e le sollecitazioni. E vivendo tra la gente capisco bene che ridurre il numero dei parlamentari è certamente una cosa oggi molto, ma molto popolare. Lo vivo quotidianamente, ascolto la gente e quindi so che è molto popolare e trova insomma molto consenso tra la gente comune. La lotta alla cosiddetta casta è partita ormai da anni. Prima con la riduzione degli stipendi, poi dei cosiddetti vitalizi, ora con la riduzione del numero dei parlamentari. Contro i parlamentari è in corso da anni una guerra che ha portato a crescere alcune forze politiche che hanno cavalcato questa battaglia. Dopo questa riforma, anche nella mia Regione, la Puglia, diminuirà il numero dei senatori e delle senatrici. Dove adesso ce ne sono a malapena tre, ce ne saranno due, perché questa è la proporzione. Questo è il numero che si decide oggi di inserire in Costituzione, 200 anziché 315; questo è il numero che avete deciso. Alla Camera ci sarà una riduzione speculare. Tra qualche anno, però, ci si accorgerà che i risparmi non saranno quelli attesi, perché comunque i palazzi e le strutture rimarranno tutte in piedi, anche con meno parlamentari; anzi è appena partita una nuova selezione di personale attraverso nuovi concorsi. E allora cosa si farà quando ci si accorgerà che la riduzione del numero dei parlamentari non ha risolto i problemi della nostra economia? Si dovranno affrontare i problemi veri, che sono quelli di uno Stato che ha amministrazioni poco efficienti, ma che costano moltissimo, che destina male la propria spesa, che non ha modelli organizzativi performanti, che non agevola chi investe e chi fa impresa. E quindi chi non ha il lavoro non lo troverà solo perché avete diminuito il numero dei parlamentari. La gente continuerà a rimanere disoccupata. Chi non riesce a portare avanti la propria attività non farà più fatturato perché è diminuito il numero dei parlamentari. Chi non ha infrastrutture, chi non è collegato con la ferrovia o con aeroporti non raggiungerà meglio la propria destinazione perché diminuisce il numero dei parlamentari. Questi sono - ahimè - i veri problemi del Paese che, anche dopo questa riduzione, rimarranno tutti, tutti uguali. E questa riduzione, che da molte delle persone con cui parlo ogni giorno viene giudicata giustissima, non è nemmeno inserita in un ridisegno armonico delle regole che sono alla base delle nostre leggi, della Costituzione e della nostra convivenza. Nella XIV legislatura il Governo Berlusconi si fece promotore di una riduzione del numero dei parlamentari, che poi è diventata un punto condiviso del programma di centrodestra. Ora però si rischia che questa riforma diventi solo lo strumento per un ulteriore impoverimento della capacità del Parlamento di rappresentare il perno della democrazia o per istigare il contrasto tra i cittadini e le istituzioni. Evitiamo di gridare alla pancia del popolo per mero spot elettorale. L'umore del popolo è come la balena quando vuole mangiare: quella balena ha sempre fame e non la si accontenta in questa maniera. Il taglio dei parlamentari, che oggi sembra giusto, non garantisce il miglioramento della classe dirigente, né l'efficacia della macchina istituzionale. La riduzione del numero dei parlamentari deve essere parallelamente accompagnata da riforme istituzionali e Regolamenti parlamentari affidabili. Ci dobbiamo chiedere: quale reale utilità porterebbe il taglio del numero dei parlamentari? È in grado di migliorare la qualità e l'efficienza del dibattito in Parlamento e dell' iter di approvazione delle leggi? Il risparmio che conseguirebbe da un ipotetico taglio del numero dei parlamentari non sarebbe consistente ed è quindi poco efficiente. Tale costo non giustificherebbe un intervento così grave sulla rappresentanza democratica del nostro Paese. Inoltre, ridurre il numero dei parlamentari senza superare il bicameralismo paritario non migliorerà l'efficienza dell' iter legislativo e il funzionamento delle Camere. Va poi ricordato, come hanno detto altri senatori, che i nostri parlamentari hanno anche il potere di eleggere il Presidente della Repubblica e i giudici costituzionali. Si rischia insomma di diminuire il numero di rappresentanti e di conseguenza incidere negativamente sui Regolamenti parlamentari e sul lavoro delle Commissioni. Un'altra conseguenza della riforma è l'adeguamento dei collegi elettorali che risultano già piuttosto estesi, come previsto dall'attuale legge elettorale, il Rosatellum. Si rischia di allungare la distanza tra gli elettori e i candidati e quindi gli eletti. Le piccole Province, interi territori e popolazioni rischierebbero, ancor più di quanto non avvenga oggi, di essere sempre meno rappresentate in Parlamento: per quanto mi riguarda, oltre alle loro lamentele, porto avanti in Senato, per quanto mi è possibile, anche le loro istanze. Riducendo anche il numero dei parlamentari all'estero ci ritroveremo poi con un eletto che rappresenterà un collegio composto da più continenti; ritengo che questo sia assurdo. Facciamo un'attenta riflessione prima di commettere leggerezze che andrebbero a compromettere la democrazia e la nostra Costituzione, generata dai nostri Padri costituenti e oggi più che mai necessaria. In tempi di crisi parlare di tagli e quindi di riduzione dei costi dei parlamentari ha sempre un certo appeal sugli elettori, ma qui bisogna essere integri e guardare realmente alle conseguenze di queste decisioni. Mi permetto di fare un'altra considerazione: la riduzione dei parlamentari avrebbe come risultato naturale quello di ridurre praticamente a zero la possibilità per le nuove generazioni di accedere ad un seggio parlamentare con l'automatica conseguenza della creazione di veri e propri potentati politici nei territori. Non sfuggirà che questo Parlamento, come più volte giustamente enfatizzato da autorevoli componenti della stessa maggioranza di Governo, si è contraddistinto per essere stato forse il più "nuovo" nella storia del Paese. Qui siamo per il 60 per cento persone nuove: lo dico da donna e da persona del territorio (sono circa trent'anni che conduco battaglie politiche su questo punto nel mio collegio) cui probabilmente sarebbe stata negata questa possibilità. Riflettete. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, ritenevo assolutamente necessario intervenire in questa seduta, perché la decisione che il Senato della Repubblica si appresta a prendere è fondamentale.