[pronunce]

Al contrario, tale disposizione – con formula analoga a quella spesso impiegata nella legislazione statale al fine di delimitare temporalmente l'ambito della autonomia tributaria delle Regioni e degli enti locali (v., ad esempio, l'art. 3, comma 29, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, recante «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica»; e l'art. 6, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, recante «Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421», istitutivo dell'ICI) – stabilisce solo che il potere d'aumento debba essere esercitato dalla Regione “ogni anno” per l'anno successivo; e perciò non fa mai riferimento all'anno in cui il legislatore statale ha introdotto la misura di incremento percentuale delle concessioni governative utilizzabile dalle Regioni per l'aumento delle tasse sulle concessioni regionali. Né dal fatto che, ai sensi della medesima disposizione, il potere d'aumento deve essere contenuto in una misura non «eccedente la maggiore percentuale di incremento disposta dallo Stato» può trarsi argomento per identificare l'anno in cui tale potere deve essere esercitato con quello immediatamente successivo all'emanazione della legge statale che dispone l'aumento delle tasse sulle concessioni governative. Con tale formulazione, infatti, il legislatore statale si limita ad assumere come percentuale di aumento consentita alle Regioni quella stabilita per l'incremento delle tasse sulle concessioni governative dalla legge statale, condizionando l'esercizio del relativo potere alla sola circostanza che la legge medesima – ancorché emanata nell'anno non immediatamente precedente – sia ancora in vigore al momento in cui il legislatore regionale dispone l'aumento. Da tali premesse discende che l'unica circostanza che vieta al legislatore regionale di fissare detto aumento è l'aver già effettuato l'altra opzione consentita dalla norma interposta, e cioè l'opzione di aumento delle tasse sulle concessioni regionali in una misura non eccedente il venti per cento. Ciò risulta testualmente dall'uso, nella disposizione interposta, del termine «ovvero» per indicare, appunto, l'alternatività della scelta tra l'aumento in misura non eccedente e l'aumento in misura eccedente il venti per cento. Questa interpretazione, assicurando alla Regione un'autonomia tributaria più ampia di quella sottesa alla prospettazione del rimettente, appare del resto coerente con la ratio della citata legge n. 158 del 1990 (il cui art. 4, comma 1, ha sostituito il testo originario della disposizione interposta), di dare alle Regioni «un primo riconoscimento di autonomia impositiva» che consenta «una migliore esplicitazione della capacità programmatoria regionale» (v. relazione al disegno di legge di iniziativa governativa, X legislatura, Atti Senato, n. 1894). 4.3. – Nella specie, dopo l'aumento del cento per cento delle tasse sulle concessioni governative, disposto dallo Stato con il citato art. 10 del decreto-legge n. 333 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 359 del 1992, la Regione Lazio ha lasciato immutati gli importi di tutte le tasse sulle concessioni regionali e, quindi, anche quelli dovuti per il rinnovo delle concessioni relative alla costituzione di azienda faunistico-venatoria, e li ha aumentati del cento per cento con la norma censurata solo nel 1995, nella perdurante vigenza della predetta norma statale. Sono stati, pertanto, rispettati dalla Regione Lazio i limiti stabiliti dalla norma interposta per l'esercizio del potere di aumentare detta tassa di rinnovo in misura superiore al venti per cento con effetto dal 1° gennaio 1996 e, perciò, non si è verificata la consumazione del potere medesimo prospettata dal rimettente. 5. – La norma censurata, dunque, non avendo ecceduto detti limiti, non ha violato gli articoli 117 e 119 Cost., nel testo anteriore alla riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1 – come sostituito dall'art. 1 della legge della Regione Lazio 20 marzo 1995, n. 10 (Modificazioni ed integrazione alla legge regionale approvata nella seduta del 1° febbraio 1995 concernente: «Legge regionale 2 maggio 1980, n. 30, e successive modificazioni ed integrazioni. Variazione tariffa») – e comma 2, della legge della Regione Lazio 20 marzo 1995, n. 9 (Legge regionale 2 maggio 1980, n. 30, e successive modificazioni ed integrazioni. Variazione tariffa), sollevata, in riferimento agli artt. 117 e 119 della Costituzione, dal Tribunale di Roma con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 marzo 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 marzo 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA