[pronunce]

Friuli-Venezia Giulia n. 3 del 2012, il quale, confermando le vigenti modalità di elezione, la formazione e la composizione degli organi di governo degli enti locali, nonché le funzioni comunali e provinciali e le relative modalità di esercizio, determinerebbe una proroga a tempo indeterminato della vigente disciplina regionale organizzativa delle Province, ponendosi in tal modo in contrasto con l'art. 23, comma 20, del citato d.l. n. 201 del 2011, che dispone, da un lato, il commissariamento delle Province i cui organi devono essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 (data entro la quale avrebbe dovuto intervenire la nuova legge elettorale), e, dall'altro, la proroga per i soli organi provinciali che devono essere rinnovati in data successiva al 31 dicembre 2012. Ne conseguirebbe che, pur avendo la Regione competenza legislativa esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali, le disposizioni censurate si porrebbero in contrasto con quelle contenute nell'art. 23 del decreto-legge più volte evocato, considerate come norme-parametro interposte, le quali, contenendo scelte sulla composizione degli organi di governo della Provincia e limitando il numero dei consiglieri provinciali, costituirebbero principi di coordinamento della finanza pubblica. Al riguardo, è richiamata la giurisprudenza costituzionale che ha affermato la legittimità degli interventi del legislatore statale volti a imporre vincoli puntuali alle politiche di bilancio delle Regioni, al fine di assicurare l'equilibrio unitario della finanza pubblica complessiva (sentenze n. 284 e n. 237 del 2009). Nel rassegnare le proprie conclusioni, la difesa statale asserisce che le norme impugnate, determinando l'«avocazione integrale alla legislazione regionale della materia della riorganizzazione delle Province», esorbiterebbero dalla competenza in materia di «ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni» attribuita alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia dai già ricordati art. 4, numero 1-bis), dello statuto speciale e artt. 2 e 8 delle relative norme di attuazione in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni. 2.- Con atto depositato nella cancelleria di questa Corte il 22 giugno 2012, si è costituta nel presente giudizio la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 3.- Con memoria del 24 aprile 2014, depositata nella cancelleria di questa Corte il successivo 28 aprile, la resistente Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia ha preliminarmente eccepito la «radicale inammissibilità» del ricorso, atteso che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 220 del 2013, ha dichiarato, tra l'altro, l'illegittimità costituzionale «dell'art. 23, commi 14, 15, 16, 17, 18, 19 e 20, del d.l. n. 201 del 2011», nonché, in via consequenziale, «dell'art. 23, comma 20-bis, del d.l. n. 201 del 2011», vale a dire di tutte le disposizioni evocate a parametro interposto nel presente giudizio. 3.1.- Stante l'effetto retroattivo della richiamata sentenza n. 220 del 2013 in relazione alle questioni che non risultino ancora giuridicamente concluse, conseguirebbe, ad avviso della resistente, che l'impugnazione proposta dal Presidente del Consiglio dei ministri risulterebbe priva di alcun parametro sulla cui base effettuare una valutazione di legittimità costituzionale. Al conseguente esito di inammissibilità del presente giudizio non osterebbe - sempre secondo la Regione autonoma - la circostanza che, con la legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), è stata introdotta una disciplina ispirata ai medesimi principi organizzativi che già caratterizzavano le disposizioni del d.l. n. 201 del 2011, considerate parametro interposto nel ricorso statale. Infatti, anche a prescindere da ogni valutazione sull'effettiva corrispondenza tra le disposizioni sopravvenute e quelle originariamente evocate a parametro, sarebbe decisiva la considerazione che «non vi può essere continuità alcuna tra una disposizione dichiarata costituzionalmente illegittima (sia pure per una ragione attinente alla non utilizzabilità della fonte normativa mediante la quale le norme erano state disposte) ed una seguente disposizione, che pure in ipotesi ne riproducesse il contenuto, utilizzando altra fonte». Al riguardo, è richiamata la sentenza n. 167 del 2004 della Corte costituzionale, con la quale è stata dichiarata inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, commi 1 e 2, 2 e 3 della legge della Regione Emilia-Romagna 25 novembre 2002, n. 30 (Norme concernenti la localizzazione degli impianti fissi per l'emittenza radio e televisiva e di impianti per la telefonia mobile), promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., e in relazione agli artt. 3, commi 1 e 2, e 5, del decreto legislativo 4 settembre 2002, n. 198 (Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 21 dicembre 2001, n. 443), per sopravvenuta declaratoria di illegittimità costituzionale delle disposizioni contenute nel decreto legislativo evocato a parametro interposto in quel giudizio. Ad avviso della resistente, una ipotetica trasposizione del parametro interposto violerebbe altresì il diritto di difesa della Regione. 3.2.- Nel merito, secondo la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, il ricorso sarebbe comunque infondato, non essendo la Regione tenuta in alcun modo ad adeguarsi a norme dichiarate costituzionalmente illegittime. 4.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica del 20 maggio 2014, il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato istanza di rinvio della trattazione del ricorso, al fine di valutare la permanenza del proprio interesse alla relativa definizione. Tale istanza, con l'accordo della Regione autonoma, è stata accolta ed il giudizio, di conseguenza, è stato rinviato a nuovo ruolo. 5.- In prossimità della successiva udienza pubblica, fissata per il 22 settembre 2015, la difesa della Regione ha depositato una memoria, in data 31 agosto 2015, insistendo affinché il ricorso sia dichiarato inammissibile, o comunque, nel merito, infondato. Oltre a confermare quanto già esposto nel precedente atto, la difesa regionale sottolinea che la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, in seguito all'instaurazione del giudizio, ha disciplinato la materia delle elezioni degli organi delle Province con la legge regionale 14 febbraio 2014, n. 2 (Disciplina delle elezioni provinciali e modifica all'articolo 4 della legge regionale 3/2012 concernente le centrali di committenza), in corrispondenza con quanto poi previsto dall'art. 1, commi 54 e seguenti, della legge statale n. 56 del 2014.