[resaula]

Si tratta di giovani medici che non hanno la possibilità di proseguire la loro formazione dopo la laurea, oppure devono optare per specializzazioni diverse da quelle che avrebbero voluto scegliere e più di 1.500 decidono di emigrare verso altri Paesi europei dove sperano di avere la possibilità di specializzarsi; quest'anno, complice il ritardo dovuto all'epidemia da COVID-19, la sovrapposizione di annate ha fatto raggiungere un numero record di iscritti: 26.061 persone, come dichiarato dal Ministero. Le borse disponibili, pur essendo molto più numerose di quelle degli anni precedenti, erano comunque decisamente meno di quelle necessarie per soddisfare le legittime aspirazioni dei neolaureati in medicina. In effetti c'erano 14.455 borse di studio, di cui 13.400 finanziate dallo Stato, 888 dalle Regioni e 167 da altri enti pubblici e privati. Circa la metà degli aspiranti era quindi destinata ad essere tagliata fuori, dal momento che non c'era una borsa per ogni candidato; la stessa stesura del bando però presentava alcune criticità e si esponeva a numerosi ricorsi, come è puntualmente accaduto: per esempio gli iscritti al secondo e terzo anno del corso di medicina generale non avrebbero potuto partecipare alla selezione del 2020, se non abbandonando il posto già occupato; i punti del curriculum vitae , ottenuti con i risultati raggiunti durante il percorso di studi, non valevano per chi era già specializzando oppure aveva un altro diploma di specializzazione e non valeva neppure per i medici con contratto in una struttura sanitaria pubblica o accreditata; in altri termini si volevano bloccare i passaggi da una specialità all'altra o il possesso di più specializzazioni; come prevedibile il TAR del Lazio ha deciso di dare ragione a tali contestazioni, provocando una situazione di stallo, con la possibilità di ulteriori ricorsi e controricorsi che potrebbero mettere a rischio la validità del concorso; è la solita storia dei concorsi pubblici in Italia: si fa un bando, si pubblica in Gazzetta Ufficiale , magari il concorso si tiene regolarmente e c'è sempre qualcuno che blocca tutto ricorrendo a un TAR. L'interrogante si chiede se sia possibile che non si riesca a scrivere un bando con requisiti e condizioni giuridicamente inattaccabili, evitando che un tribunale regionale possa bloccare un concorso pubblico e far saltare la programmazione di una pubblica amministrazione: in Italia pare proprio di no. Nel pieno della seconda violenta ondata della pandemia che sta vivendo il nostro Paese, 22.000 medici e futuri specializzandi sono in attesa di sapere se potranno dare il loro contributo negli ospedali o se saranno costretti ad assistere che il COVID-19 faccia il suo corso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo, dopo aver sbloccato la graduatoria secondo le regole stabilite dal bando, non reputi indispensabile modificarle nella prossima tornata concorsuale. Prima di tutto, ovviamente, va tutelato lo stato di diritto, ma se i ricorsi daranno ragione ai ricorrenti, si potrà sempre ampliare il numero delle borse, dal momento che sono comunque necessarie, come dimostrano le gravi carenze di medici specialisti; se, in presenza del numero elevato di neolaureati in medicina sprovvisti di specializzazione, non sia opportuno sviluppare un piano almeno triennale per riassorbire nelle diverse scuole di specializzazione quanti finora non sono stati ammessi, mantenendo lo stesso numero delle borse messe a concorso quest'anno, ampliandole fino a 15.000: in 3 anni il coefficiente in eccesso dovrebbe essere riassorbito anche grazie all'apertura di nuove specialità finora decisamente sottosviluppate, come l'area di sanità pubblica, la genetica e l'epidemiologia medica, eccetera, oppure scuole decisamente più innovative come tutte quelle collegate alla digitalizzazione della medicina. Atto n. 3-02094 CASTELLONE PIRRO CORRADO PAVANELLI GALLICCHIO NOCERINO FLORIDIA VANIN LA MURA ORTIS LANZI ENDRIZZI DONNO MORONESE PISANI Giuseppe LANNUTTI TRENTACOSTE ANGRISANI MONTEVECCHI COLTORTI Al Ministro della salute Premesso che: in data 9 ottobre 2020 le agenzie di stampa riportavano il caso di Francesca Perri, medico del 118 di Roma, sospesa per un mese senza stipendio per aver denunciato, in un'intervista fatta al quotidiano "Il Tempo", la carenza di dispositivi di protezione individuale (DPI) e le condizioni di sottorganico che costringono i lavoratori a turni massacranti, fattore di rischio per la loro salute fisica e psicologica; la notizia è stata poi confermata anche dal segretario regionale ANAAO Lazio, Guido Coen Tirelli, il quale specificava che: "La D.ssa Francesca Perri (...) ha dichiarato il vero, tra l'altro già denunciato dalla scrivente Associazione Sindacale in data 16 marzo 2020 con un Esposto alla Procura della Repubblica oltre che agli Uffici Territoriali del Lavoro Provinciali e, successivamente, con diffida alle Aziende Sanitarie in data 23 marzo 2020", come si legge su "quotidianosanita" il 12 ottobre; il Gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 18 del 2020, detto "cura Italia", aveva proposto un emendamento per chiarire i limiti della responsabilità del personale sanitario; dopo numerose segnalazioni di incresciosi episodi a carico di operatori sanitari, è stata indirizzata al Ministero della salute una lettera firmata da centinaia di medici, in cui si chiede il ritiro dei provvedimenti disciplinari già attuati, la loro abolizione ed il reintegro di medici ed infermieri licenziati; l'emergenza sanitaria è intervenuta a valle di un lungo periodo in cui il Servizio sanitario nazionale è stato interessato da un forte ridimensionamento delle risorse, ma nonostante ciò è riuscito a reggere, pur con difficoltà, l'impatto dell'emergenza stessa, proprio grazie al lavoro straordinario dei medici e di tutto il personale sanitario del nostro Paese; considerato che: dal 2010 al 2018 la spesa sanitaria pubblica è aumentata solo dello 0,2 per cento medio annuo, molto meno dell'incremento del PIL che è stato dell'1,2 per cento e il numero di posti letto è diminuito di circa 33.000 unità. A far emergere il sottofinanziamento della sanità, insieme alla devolution , che ha di fatto creato 21 diversi sistemi sanitari regionali, sono i dati della XVII edizione del rapporto "Osservasalute", curato dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane che opera nell'ambito di "Vihtaly", spin off dell'università Cattolica, presso il Campus biomedico di Roma; durante i mesi critici della prima ondata dell'epidemia causata dal Sars-Cov2, più volte, e da diverse regioni, sono giunti agli interroganti appelli disperati degli operatori sanitari, costretti ad affrontare turni massacranti, dovuti in primis all'atavica carenza di personale ed aggravati dall'alto numero di contagi, sprovvisti di dispositivi di protezione individuale adeguati a gestire l'attuale situazione epidemica ed indispensabili per consentire l'opportuna protezione del personale medico, infermieristico e tecnico-sanitario durante lo svolgimento della prestazione lavorativa; ritenuto che: la pandemia da coronavirus ha posto e porrà i giuristi di fronte a nuovi interrogativi;