[pronunce]

Col verificarsi di un evento interruttivo il contraddittorio non è più assicurato (profilo ancor più rilevante in un giudizio a litisconsorzio necessario) e la parte colpita dal detto evento, o i successori universali della stessa (nei cui confronti il processo prosegue, ai sensi dell'art. 110 cod. proc. civ.) , non sono più in grado di esercitare diritti e facoltà per la difesa nel processo dei loro interessi. 5. — In questo quadro il rimettente, traendo spunto dal carattere tassativo dell'elencazione contenuta nell'art. 292 cod. proc. civ. , che «si trasfonde nell'art. 300, comma 4, cod. proc. civ. in virtù del rinvio ivi operato», ritiene che non si possa dichiarare l'interruzione del processo, nonostante l'attestazione dell'ufficiale giudiziario circa l'avvenuto decesso di uno dei condividenti, perché, a suo avviso, vi osta l'art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale. Tuttavia, l'interpretazione delle norme in questione operata dal rimettente non è l'unica possibile, ed egli non ha preliminarmente vagliato la praticabilità di soluzioni ermeneutiche diverse, tali da determinare il superamento dei dubbi di costituzionalità. Invero, il giudice a quo ha trascurato di considerare che la comunicazione anche al contumace del decreto previsto dall'art. 789, secondo comma, cod. proc. civ. , nell'interpretazione datane dalla giurisprudenza prevalente che egli mostra di condividere, è imposta dalla legge, ossia appunto dalla norma ora citata. Quest'ultima non può essere letta isolatamente, ma nel contesto del sistema processuale di cui è partecipe. D'altro canto, come lo stesso rimettente rileva, la necessità di notificare personalmente al contumace gli atti previsti dall'art. 292 cod. proc. civ. trova fondamento nell'esigenza di rispettare il diritto al contraddittorio e il diritto di difesa (sentenze n. 317 del 1989 e n. 250 del 1986). Tale ratio è certamente identificabile anche con riferimento al decreto sopra indicato, per quanto esposto nel paragrafo precedente. Orbene, la sostanziale identità di ratio tra le fattispecie e la comune base normativa consentono una lettura costituzionalmente orientata della disposizione censurata, nel senso che si debba dichiarare l'interruzione del processo in presenza delle circostanze descritte nell'ordinanza di rimessione. Non si tratta di far luogo ad una interpretazione analogica, ma di prendere atto che il dettato dell'art. 789, secondo comma, ha funzione integrativa dell'art. 292 cod. proc. civ. , sicché nel novero dei casi (tassativi) da questo previsti, richiamati nell'art. 300, quarto comma, cod. proc. civ. , rientra anche la comunicazione a tutte le parti del decreto che fissa l'udienza di discussione del progetto di divisione (per una fattispecie analoga: ordinanza n. 130 del 2002). Per giurisprudenza costante della Corte costituzionale, nessuna disposizione di legge può essere dichiarata illegittima sol perché suscettibile di essere interpretata in contrasto con i precetti costituzionali, ma deve esserlo soltanto quando non sia possibile attribuirle un significato che la renda conforme a Costituzione (ex plurimis: sentenze n. 165 del 2008 e n. 379 del 2007; ordinanze nn. 341, 268 e 165 del 2008; n. 115 del 2005). Alla luce delle considerazioni esposte, tale ipotesi non ricorre nel caso di specie, sicché la questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata non fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 300, quarto comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui, non richiamando l'art. 789 del codice di procedura civile, non prevede la dichiarazione d'interruzione del processo nel caso di morte del contumace, certificata dall'ufficiale giudiziario nella relazione di notificazione relativa al decreto che fissa l'udienza di discussione del progetto di divisione, sollevata, con riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di La Spezia con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 ottobre 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 ottobre 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA