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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Assemblea 386 Presidenza del vice presidente CALDEROLI, indi del vice presidente TAVERNA N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC: FIBP-UDC; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-P.S.I.: IV-PSI; Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: L-SP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP-PATT, UV): Aut (SVP-PATT, UV); Misto: Misto ; Misto-IDEA-CAMBIAMO!-EUROPEISTI: Misto-I-C-EU; Misto-Italexit per l'Italia-Partito Valore Umano: Misto-IpI-PVU; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-Liberi e Uguali-Ecosolidali: Misto-LeU-Eco; Misto-MAIE: Misto-MAIE ; Misto-+Europa - Azione: Misto-+Eu-Az; Misto-PARTITO COMUNISTA: Misto-PC; Misto-Potere al Popolo: Misto-PaP. Presidenza del vice presidente CALDEROLI PRESIDENTE . La seduta è aperta (ore 16,30). Si dia lettura del processo verbale. PUGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 dicembre. PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato. Comunicazioni della Presidenza PRESIDENTE . L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Informo l'Assemblea che all'inizio della seduta il Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle ha fatto pervenire, ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, la richiesta di votazione con procedimento elettronico per tutte le votazioni da effettuare nel corso della seduta. La richiesta è accolta ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento. Disegni di legge, annunzio di presentazione PRESIDENTE . Comunico che in data 11 dicembre 2021 è stato presentato il seguente disegno di legge: dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze «Conversione in legge del decreto-legge 10 dicembre 2021, n. 209, recante misure urgenti finanziarie e fiscali» (2470). Sulla scomparsa di Demetrio Volcic ROJC (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, c'è una profonda tristezza nell'apprendere della scomparsa di Demetrio Volcic, pervasa dalla nostalgia per quel suo saper raccontare con il garbo e la sapienza dei grandi narratori, che sanno declinare la narrazione con poche e rarefatte parole. Un giornalista di rango, ma anche un vero intellettuale e un profondissimo conoscitore e narratore dell'Europa dell'Est e non solo. Indimenticabile il suo lavoro di cronista e testimone da Mosca, che sapeva entrare nelle case degli italiani con l'eleganza che lo contraddistingueva e anche con il suo inconfondibile accento. Fu direttore del TG1 nel 1993. Molti ricordano il suo lavoro al Senato, molti il suo lavoro al Parlamento europeo. Sento l'onore e la responsabilità di continuare al Senato nel suo solco e nella consapevolezza che il mutare dei tempi implica la necessità di conoscere un mondo che ci è vicino e che nel contempo sta cambiando in maniera repentina. Volcic sapeva sottendere quella dignità necessaria agli uomini, che ha saputo definire anche attraverso i simboli, spesso proscenio della narrazione degli accadimenti, simboli di un'Europa sconosciuta, quella della sconfinata Unione Sovietica, quella dei Balcani, quella della Polonia, della Cecoslovacchia, della Germania ancora divisa e della Mitteleuropa, di cui Volcic rappresentava di certo la sintesi. Un mondo plurimo, di cui raccontava con la capacità - lo si evince dai suoi libri - di fare accenni letterari colti e determinati. Sono proprio questi gli archetipi della sua appartenenza. È stato uomo della Mitteleuropa e uomo di frontiera; ha fatto conoscere al mondo ciò che Manfred Halpern definisce come assunto dal significato storico, e cioè che cioè manca un confine ben definito tra la Penisola balcanica e il resto d'Europa, intendendo la Penisola balcanica come inizio di un mondo e un'Europa sconosciuta ai più, per le sue vastità, per le sue complessità, per le sue specificità e per la sua dimensione valoriale. Importante il suo lavoro come senatore della XIII legislatura, eletto nel 1997, dopo l'improvvisa scomparsa di Darko Bratina, anche per rappresentare la minoranza slovena in Italia. Suo il grande merito dell'approvazione della legge n. 38 del 2001 per la tutela degli sloveni in Italia, che è divenuta la loro e la nostra Magna Charta , con la quale ha scritto una delle grandi pagine della storia delle minoranze in Italia. Chi gli fu collega ha un ricordo vivissimo del suo lavoro di parlamentare e ne rimarca la grande capacità di analisi della politica estera del vecchio Continente e di tutta l'Europa dell'Est, ma ne sottolinea anche la profonda umanità. Demetrio Volcic sapeva cogliere il senso di dignità, inteso come sofferenza e orgoglio intimo, che sfonda il muro di sangue e di dolore, perché concepito come essenza dell'esistenza, come interiorizzazione dell'essere uomini. Egli sapeva raccontare sottendendo questa Europa, per secoli esempio di convivenza, benché esposta alle incursioni e ai desideri espansionistici di altri, rimarcandone, seppur a volte in modo implicito, anche la grande carica culturale. Lo riassume con queste parole Paolo Valentino sul «Corriere della sera»: «Colto e profondo, come sa esserlo solo un mitteleuropeo di confine nato a Lubiana, da padre triestino e madre goriziana. Ma ironico e disincantato come soltanto un lord inglese». Chi ha seguito il suo lavoro e ha avuto l'onore di camminare sulla strada che egli ha tracciato ha il dovere di inchinarsi alla memoria di un grande maestro. Gli sia lieve la terra. Naj počiva u miru . (Applausi) . Sulla scomparsa di Renato Turano GIACOBBE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIACOBBE (PD) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, nel secondo dopoguerra molte famiglie lasciarono l'Italia alla ricerca di un futuro migliore per i loro figli e nipoti. Nella loro terra adottiva li aspettava una vita dura, piena di sacrifici, ma lo spirito era forte e la motivazione nobile. I nostri connazionali nel mondo non solo hanno dimostrato di riuscire a superare le difficoltà, ma si sono integrati da protagonisti nel loro nuovo mondo, mantenendo - oserei dire, rafforzando - nel tempo il loro amore per l'Italia e l'attaccamento alla loro terra di origine. In poche parole, è questa, care senatrici e cari senatori, la storia della nostra vita all'estero: la storia della famiglia Turano, genitori e tre figli che lasciarono la Calabria molti anni fa alla volta dell'America, dove con grandi sacrifici e duro lavoro hanno costruito una grande azienda, che impiega migliaia di lavoratori.