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A fronte di un numero noto di contributi versati in un anno dal raggruppamento A, quello dei contributi omessi potrebbe allora ricavarsi da una semplice sottrazione; l'indagine della Camera si è conclusa a marzo 2021 con un documento che auspica interventi sul welfare tesi ad avvicinarlo a quello dei lavoratori di categorie non di spettacolo: l'introduzione di indennità di discontinuità per i periodi di non lavoro tipici del settore, poiché a ciascuna performance corrispondono necessari periodi di prove (a volte di lunga durata), nonché di indennità di malattia, di genitorialità, eccetera, mentre il problema del sommerso dilagante è rimasto ai margini; considerato che: poco dopo la conclusione dell'indagine conoscitiva, in Senato sono state avanzate quattro proposte di legge di riforma del welfare per lo spettacolo, unificate in un documento di sintesi dal titolo: "Testo unificato adottato dalle Commissioni riunite per i disegni di legge n. 2039, 2090, 2127, 2218", dove il sommerso non compare affatto (si veda un articolo di "sosmusicisti"); lo stesso Ministro in indirizzo, nella replica ad un'interrogazione con risposta immediata (3-02385) della deputata Di Giorgi fornita il 7 luglio 2021, afferma: "Molte di queste misure, sono state anticipate dall'articolo 66 del decreto 'Sostegni bis' per farle entrare in vigore subito. Tra queste l'adeguamento al trattamento pensionistico a carattere discontinuo, così come le forme di tutela in caso di malattia e l'introduzione di un'indennità per la disoccupazione dei lavoratori autonomi dello spettacolo detta Alas. Il disegno di legge propone la riapertura della delega legislativa di riforma dello spettacolo in forza della quale il governo potrà adottare decreti legislativi per il coordinamento e il riordino delle disposizioni riguardanti l'intero settore. Il percorso parlamentare è del tutto aperto e il governo è disponibile ad accogliere tutte le osservazioni e le proposte che il Parlamento farà non solo perché su questo è evidentemente sovrano, ma perché sarebbero frutto di un lavoro che è durato mesi e che è culminato con l'indagine conoscitiva"; né nel disegno di legge di sintesi del Senato, né nel citato art. 66 del decreto-legge "sostegni bis" n. 73 del 2021 si ritrova, però, il benché minimo accenno di proposte di soluzione al problema del sommerso, si chiede di sapere: se il Ministro della cultura non ritenga di porre il problema del sommerso nel settore musicale dello spettacolo all'attenzione al "gruppo di lavoro" di esperti di cui al decreto ministeriale 25 marzo 2021 e di consentire anche la partecipazione dell'associazione SOS musicisti ai tavoli di confronto; se il Ministro del lavoro non voglia farsi promotore, presso l'INPS, di un tentativo di accertamento dell'entità del sommerso basato sul calcolo richiamato in precedenza, in modo da favorire una più realistica percezione dell'entità del fenomeno e la ricerca di possibili soluzioni. Atto n. 3-02852 MANTOVANI LANZI MONTEVECCHI DONNO VANIN PRESUTTO ROMANO TRENTACOSTE CROATTI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: alcuni sindacati di categoria hanno portato alla conoscenza di diverse autorità istituzionali l'anomala situazione contrattuale in cui verserebbero i lavoratori dell'azienda SETA S.p. A., che gestisce i servizi di trasporto pubblico locale nei bacini delle province di Modena, Reggio Emilia e Piacenza; la società, sin dalla sua nascita, non avrebbe mai armonizzato i contratti di secondo livello in essere presso le tre precedenti aziende mantenendo così una gestione differenziata di normativa e salario tra i dipendenti impegnati nei tre bacini. Ciò ha comportato, e comporta tuttora, una discriminazione economico-normativa tra i dipendenti della stessa azienda a seconda di quale territorio siano assegnati; è stato siglato un quarto accordo per i lavoratori assunti dopo il 2012, a cui si applica esclusivamente il solo contratto collettivo nazionale di lavoro autoferrotranvieri, e solo alcune indennità sarebbero state erogate ai lavoratori provenienti dalle ex società assorbite in SETA. Secondo i sindacati quest'ultimo accordo, che doveva essere temporaneo per i lavoratori che si apprestavano ad entrare in azienda, è invece diventato consolidato, rappresentando il contratto applicato alla generalità dei lavoratori neo assunti nei tre territori gestiti da SETA; nei diversi territori si assisterebbe a diverse "rimodulazioni" del contratto di assunzione post 2012, che di fatto avrebbe generato un'ulteriore diversificazione contrattuale tra i dipendenti a seconda della provincia in cui vengono assunti; di fatto, ci si trova a dover gestire, al posto di un unico contratto "armonizzato", ben 6 contratti diversi all'interno della stessa azienda; tale stato di cose genererebbe disparità macroscopiche di applicazione di istituti contrattuali tra i tre bacini e tra gli stessi lavoratori occupati nello stesso bacino, nonché un continuo turn over di lavoratori, incompatibile con il giusto valore da dare alla conciliazione dei tempi del lavoro con quelli della vita privata e familiare; siffatta situazione comporta delle evidenti discriminazioni contrattuali tra lavoratori di pari grado e anzianità aziendale con conseguente mancanza di fiducia dei lavoratori verso l'azienda. Questi ultimi operano spesso su nastri di lavoro fino a 14 ore non omogenei sui tre bacini, con un diverso grado di fruizione degli istituti economico-normativi frammentati, disaggregati, e non uniformemente concessi tra i tre bacini; sempre secondo i sindacati, l'azienda non avrebbe gestito in modo trasparente e corretto alcuni istituti contrattuali, come gli straordinari e i congedi parentali non pagati e turni di allattamento non corretti; per queste ragioni si sono susseguiti molteplici scioperi per sollevare le problematiche esposte ma invano, visto che tuttora esse permangono irrisolte; quanto esposto contrasterebbe, pertanto, con quanto disposto dalla normativa vigente e con i principi previsti dal nostro ordinamento giuridico, vigendo il divieto di discriminazione in generale nelle condizioni di lavoro, con particolare riferimento al divieto di discriminazione retributiva e in materia di tutela della maternità e paternità, così come stabilito dallo stesso codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo n. 198 del 2006, e con quanto stabilito dagli articoli 2087 del codice civile e articolo 32 della Costituzione, per cui il datore di lavoro ha il dovere di assicurare al lavoratore condizioni di lavoro adeguate atte a preservare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro quali beni di rilevanza costituzionale; considerato inoltre che: le precarie condizioni professionali, sia psicofisiche che economiche, dei lavoratori dell'azienda SETA danneggiano anche il sistema di trasporto pubblico locale urbano ed extraurbano; nell'attuale periodo di attuazione delle diverse prescrizioni restrittive per il settore dei trasporti, conseguenti alla crisi sanitaria, è emerso come il servizio di trasporto pubblico locale e in particolare scolastico svolto a Modena, Reggio Emilia e Piacenza sia assolutamente inadeguato, viste anche le particolari caratteristiche orografiche del territorio;