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da notizie di stampa si apprende che, nella casa circondariale "Filippo del Papa" di Vicenza, entro la fine del mese di dicembre 2019 sarà completato il trasferimento di 100 nuovi detenuti, tutti in carcere per reati legati alla criminalità organizzata; ad oggi, i trasferimenti effettuati di 60 detenuti equivalgono al 30 per cento del totale, in quanto sono previsti ulteriori arrivi, circa 40 entro la fine del mese, che entro la fine dell'anno porteranno il numero dei detenuti dagli attuali 318 fino a 415, quando i posti regolamentari, secondo quanto riportato sul sito del Ministero della giustizia, sarebbero 286; il padiglione di massima sicurezza, inaugurato 4 anni fa, ha una capienza di 200 posti e con questi trasferimenti si concentreranno a breve 200 condannati ex art. 416- bis del codice penale, cioè di associazione a delinquere di stampo mafioso; sono tante le emergenze di questa casa circondariale: sovraffollamento, sistema di sorveglianza insufficiente, personale insufficiente, pochi mezzi blindati e mancanza di un direttore reggente, in quanto l'attuale responsabile è occupato tra il carcere "Due Palazzi" di Padova e quello di Vicenza, dove è presente per due giorni alla settimana; gli agenti di Polizia penitenziaria in servizio sono 190 e la carenza di personale stimata ammonta a circa 60 unità; inoltre, da inizio anno ad oggi, si sono registrati 687 eventi critici, come aggressioni tra detenuti, aggressioni al personale e danneggiamento alle strutture, e cinque agenti hanno dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso con prognosi talvolta serie; si tratta di una situazione che rischia di degenerare con l'arrivo dei detenuti di alta sicurezza per i quali si parla di "turismo penitenziario" perché occorrono uomini e mezzi per garantire gli spostamenti di questa tipologia di detenuti che per il 95 per cento provengono dal Sud e sempre al Sud hanno commesso i loro reati e pertanto devono necessariamente spostarsi per le udienze dei processi di cui sono parte: spostamenti durante i quali inevitabilmente aumenta il rischio di fughe ed evasioni; considerato che: il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso ex art. 416- bis del codice penale si configura nel momento in cui, tra gli altri, il soggetto mira ad acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti o servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali; a seguito dei detenuti, verosimilmente, si radicheranno sul territorio le loro famiglie, di origine e acquisite, rischiando di compromettere il tessuto economico-sociale vicentino, attraverso i traffici illeciti che i detenuti, condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso ex 416- bis , ma non in isolamento ex 41- bis dell'ordinamento penitenziario, potenzialmente potranno gestire dalla stessa struttura carceraria, si chiede di sapere: quali siano i motivi che hanno condotto alla scelta di destinare detenuti per associazione di stampo mafioso alle carceri del Veneto, nonostante le già precarie condizioni legate alle infiltrazioni della criminalità organizzata in questo territorio; quale sia il sistema di sicurezza predisposto dal Ministero dell'interno per il controllo del territorio vicentino da infiltrazioni mafiose e quali mezzi il Ministro dell'interno, per quanto di sua competenza, ritenga opportuno approntare affinché i detenuti che nel carcere di Vicenza non si trovano in isolamento non siano in condizione, anche solo potenzialmente, attraverso i contatti con l'esterno, di continuare a gestire traffici illeciti, che compromettano il tessuto economico-sociale vicentino. Atto n. 4-02564 SBROLLINI Al Ministro dell'interno Premesso che per "leggi razziali" si indica l'insieme dei provvedimenti legislativi e amministrativi (leggi, ordinanze, circolari) applicati in Italia fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni '40, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica sociale italiana; le leggi razziali hanno impedito agli ebrei di tutta Europa di esercitare liberamente i loro diritti naturali e civili; milioni di persone di religione ebraica sono stati coinvolti nella Shoah che ha causato la morte di vite innocenti e sconvolto irreparabilmente l'esistenza di chi è riuscito a tornare dai campi di tortura e di sterminio; 7.500 ebrei italiani persero la vita e almeno 10.129 furono i politici italiani deportati nei campi di lavoro e di concentramento nazisti, durante la XVII Legislatura è stata approvata la legge sul negazionismo (legge n. 115 del 2016), che intende contrastare una delle forme più sottili della diffamazione razziale, della xenofobia a sfondo antisemita e in genere dell'incitazione all'odio, considerato che: il Consiglio comunale di Bassano del Grappa (Vicenza) ha recentemente discusso sull'opportunità di concedere la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, a cui il Presidente della Repubblica Mattarella ha recentemente attribuito la carica di senatrice a vita; il testo della mozione presentata è stato riscritto dalla maggioranza eliminando le parole "odio" e "razzismo" cercando quindi di minimizzare la portata di quelle scelte di odio nei confronti dell'umanità; la senatrice Liliana Segre rappresenta oggi il simbolo di un'umanità distrutta che non porta rancori ma pretende il ricordo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali azioni intenda promuovere al fine di scongiurare una possibile deriva revisionistica di uno dei periodi più drammatici dell'intera umanità. Atto n. 4-02565 BATTISTONI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: nel febbraio 2015 l'associazione proponente AFOL chiedeva al Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo di riconoscere il marchio "Cacio Romano Dop"; nello stesso giorno in cui è stata presentata richiesta ne sono venuti a conoscenza i componenti del Consorzio tutela del pecorino romano; secondo quanto risulta all'interrogante detto Consorzio, presumibilmente, avrebbe mandato l'Ispettorato centrale repressioni frodi (ICQRF) della Sardegna e quindi non territorialmente competente, presso una nota azienda romana, la "Formaggi Boccea ", per fargli sequestrare il prodotto, di cui alla richiesta di riconoscimento, "Cacio Romano DOP" e che l'ICQRF territorialmente competente, quello di Roma, ha successivamente prontamente dissequestrato, non ritenendolo evocativo del pecorino romano; il Ministero in indirizzo ha chiesto numerose integrazioni e osservazioni all'associazione proponente, la quale ha sempre celermente dato seguito; il Consorzio tutela del pecorino romano e l'azienda "Formaggi Boccea" sono andate in causa per dirimere la questione del potere evocativo del suddetto prodotto nei confronti dell'altro e il Tribunale si è espresso, in data 1° agosto 2019, con sentenza a favore della "Formaggi Boccea" non ritenendo, in nessun modo, ci potesse essere evocazione;