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Oggi l'azione di questo Parlamento assolve pienamente a quel dovere e, grazie a questo intervento, si restituisce anche alle elettrici e agli elettori pugliesi la facoltà di liberarsi e soprattutto di esprimersi liberamente e pienamente. È una questione che il Governo nazionale, il Governo della Regione Puglia e il suo Presidente e il Partito Democratico hanno sempre ritenuto centrale, e lo dico da pugliese. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 10,45) ( Segue MESSINA Assuntela). Si tratta di un essenziale passo avanti per i diritti delle donne, che chiama in causa una visione del mondo, la prospettiva della modernità, dei diritti umani, che sono diritti politici, civili e sociali, che intendiamo realizzare anche attraverso decisioni forti e ampiamente condivise, come la proposta di legge presentata a prima firma dalla senatrice Pinotti e sottoscritta da tutti i Gruppi parlamentari, insieme. È anche questo, dunque, un passaggio importante che merita rispetto e condivisione politica, avendo al centro una battaglia di civiltà, e che necessita di una convergenza che vada oltre l'appartenenza partitica e si realizzi attraverso scelte nette e, dunque, identificabili. È un passo avanti, ma non è sufficiente per dire vinta questa battaglia di civiltà. La parità di genere, il tema della giusta rappresentanza delle donne nelle assemblee e nei ruoli di guida è ancora una questione viva e pulsante su cui c'è ancora tanto da lottare e non può essere aggirata attraverso le strategie di chi, di volta in volta, tradisce esattamente la volontà di non procedere: un atteggiamento deleterio per l'intera comunità che rende anche livida la funzione e gli impegni stessi che la politica deve assumere su di sé. È una lotta che, purtroppo, ancora oggi viene a volte svilita, arrivando anche a manifestarsi in una vera e propria rimozione di genere, come ha acutamente detto il ministro Provenzano; una lotta che apre un varco nel muro di indifferenza contro cui spesso si infrangono le ragioni delle donne. Questa è una tra le questioni più salienti e urgenti da affrontare nel nostro tempo. È questo un punto politico di fondo, una necessità morale che riconosca il valore del confronto con le competenze, con le sensibilità diverse e con i linguaggi nuovi che l'universo femminile quotidianamente mette in campo. È questa una priorità culturale che necessita di determinazione e di coraggio. Eppure, anche nel tagliare questi traguardi di civiltà, si incontrano spesso resistenze ostinate e fuori dal tempo. Riacquistare dignità in tema di rappresentanza istituzionale è fondamentale; mai come in questa fase critica è essenziale per continuare a mettere in campo risposte di sostanza per tutte quelle donne che oggi vivono dimensioni di difficoltà. Tempi e spazi nuovi sono necessari, rivisitati attraverso un cambio effettivo di paradigma. In una realtà in cui mai come ora le relazioni umane si intersecano in una rete caratterizzata dalla fluidità e dalla debolezza dei legami intersoggettivi, ancora più importante e urgente è risolvere queste contraddizioni e colmare questi vuoti. Un passaggio, quello che si compie oggi, necessario e urgente, che incrocia ed interpreta gli snodi essenziali delle moderne democrazie; un passaggio che sia ancora alla solidità dei princìpi costituzionali ispirati ad una logica di costruzione sociale. Attraverso un impegno serio, certo e maturo, i diritti delle donne possono e devono acquisire quella pienezza ed inalienabilità in grado di ergere il rispetto della dignità umana al di sopra di ogni contingenza. Sono questi indispensabili salti di civiltà, necessari a non farci piombare nella notte della politica e, dunque, nella notte della Repubblica. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore La Russa. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, ci tenevo ad intervenire in questo dibattito. Innanzitutto, l'avvio della discussione ci ha sorpreso, perché non avevamo previsto neanche noi come Gruppo la questione pregiudiziale e difatti non abbiamo partecipato sostanzialmente al voto. Questo perché ci sembra che occasioni come queste non possano essere divisive. La nostra posizione, quella di Fratelli d'Italia, per carità è chiara sin dall'inizio: noi vorremmo che presto, in un futuro non troppo lontano, norme che facilitino l'ingresso delle donne in politica non debbano più avere ragione di esistere, per il semplice fatto che con la raggiunta parità dei generi non avrebbe più senso prevedere norme particolari, perché a quel punto ciascuno, uomo o donna, sarebbe in grado di valere per quello che dimostra, in politica come in tutte le altre professioni. Ma oggi - lo abbiamo sempre sostenuto - una norma del genere è comprensibile. Peraltro, la mia formazione politica credo non abbia bisogno di dare dimostrazioni. Siamo l'unico partito che ha come leader una donna e siamo un Gruppo che ha come vice presidente del Gruppo una donna. Potrei citare esempi anche antichi: quando ero neo deputato e coordinatore regionale della Lombardia, il partito indicò una donna come vice presidente della Regione; era la massima carica che in quel momento aveva la destra politica italiana in Lombardia e addirittura in Italia. Intervengo oggi perché non mi è piaciuto l'intervento della senatrice Maiorino. La senatrice Maiorino è ignorante, nel senso del verbo «ignorare», perché non conosce la situazione in Puglia. Io sono stato in Puglia e mi sono documentato molto bene, senatrice. Tutti e tre i Gruppi di centrodestra hanno detto al Presidente della Regione Puglia di essere totalmente a disposizione per votare il testo proposto dal presidente Emiliano e licenziato all'unanimità dalla Commissione. Quando poi, in Consiglio, sono stati presentati numerosi emendamenti che cambiavano il provvedimento, intervenendo in materia diversa da quella parità dei generi, sono stati allora presentati 2.000 emendamenti con l'avvertenza che sarebbero stati ritirati immediatamente se si fosse votata la sola normativa in materia di parità di genere. A questo punto, il presidente Emiliano ha fatto abbandonare l'Aula alla maggioranza. Di conseguenza, è mancato il numero legale, per volere incredibile della maggioranza di chi governa in Puglia, e non ha più voluto convocare il Consiglio, nonostante le dichiarazioni ufficiali che se si fosse tornati in Consiglio si sarebbe subito votata la norma che è poi stata oggetto del decreto-legge. Questa è la verità ed è per questo che mi sono permesso di dire che in materia la senatrice è ignorante, come voce del verbo ignorare. In quest'Assemblea è stata accordata enfasi a ciò che è stato fatto. Ma che cosa è stato fatto? Niente, da parte di un movimento politico è stata lecitamente avanzata una questione pregiudiziale, con delle argomentazioni che si possono condividere o meno (noi, ad esempio, non le abbiamo condivise). La cosa non è stata così drammatica. Non è stata un'iniziativa dell'Assemblea; si è trattato di un intervento che è durato venti minuti. Ciò che mi interessa è la genesi della vicenda in Puglia, dove non ci sono parti politiche a sostegno e parti politiche non a sostegno, ma - al contrario - si piega un problema come questo all'opportunismo del momento e questo è male e un danno per gli uomini, le donne, la politica e la parità di genere.