[pronunce]

– Con memoria per l'udienza, depositata il 23 febbraio 2005, la Provincia autonoma ricorrente replica, in primo luogo, all'eccezione di inammissibilità sollevata dall'Avvocatura dello Stato, sostenendo che l'atto impugnato ha provocato un'autonoma lesione delle sue attribuzioni costituzionali. Si tratta infatti, ad avviso della Provincia autonoma, di un atto che non può essere considerato meramente esecutivo della legge n. 388 del 2000, e che perciò viola sia il dettato della stessa legge – laddove estende l'applicabilità dell'art. 81 alle Province autonome –, sia direttamente il precetto costituzionale. La Provincia osserva poi che, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa erariale, la legge n. 389 del 1989, utilizzata come parametro, ha rango “parastatutario”, perché concorre ad integrare la disciplina statutaria dell'autonomia finanziaria della Regione e delle Province autonome. Infine, evidenziando l'inesistenza di poteri regolamentari in capo allo Stato, la Provincia richiama, a conforto della propria prospettazione, i pareri 11 aprile 2002, n. 1 e 8 novembre 2002, n. 5, dell'Adunanza generale del Consiglio di Stato. 4. – Con memoria per l'udienza, depositata il 23 febbraio 2005, l'Avvocatura dello Stato eccepisce preliminarmente la mancanza di attualità dell'interesse al ricorso, della quale la Provincia non avrebbe dato prova, trattandosi di finanziamenti già ricevuti – in forza della legge n. 388 del 2000 e del decreto ministeriale impugnato – e presumibilmente già spesi. Osserva l'Avvocatura che la controparte, richiamando la limitazione dell'art. 158 della citata legge n. 388 del 2000 all'applicabilità delle norme della stessa legge alle Province autonome, ha voluto invocare il parallelismo fra funzioni legislative e funzioni amministrative statutarie ex art. 16 dello statuto. L'art. 16 citato sarebbe però in realtà inapplicabile al caso di specie, poiché la Provincia stessa non contesta che la materia nella quale è intervenuto il decreto ministeriale impugnato sia stata disciplinata con legge statale e non con legge provinciale. Lo Stato sostiene poi la piena applicabilità dei vincoli contenuti nel secondo comma dell'art. 81 della legge n. 388 del 2000 alla Provincia, proponendo un'interpretazione restrittiva dell'art. 158 della stessa legge, che sarebbe riferibile, a suo avviso, ai soli statuti regionali e non ai decreti legislativi di attuazione. Pertanto, poiché le limitazioni all'applicabilità alla Provincia del regolamento impugnato deriverebbero solo dai decreti legislativi di attuazione – e in particolare dall'art. 12, comma 1, del d.lgs. n. 268 del 1992 –, tali limitazioni non potrebbero operare nel caso in esame. La difesa erariale rileva, inoltre, che la provincia non ha fatto riferimento a proprie normative di disciplina dell'utilizzazione dei finanziamenti oggetto dell'atto censurato. Di conseguenza, in mancanza di norme provinciali, i fondi resterebbero inutilizzati e ciò contrasterebbe con quanto previsto dall'art. 5 della legge n. 386 del 1989. L'inapplicabilità al caso di specie dell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001 deriverebbe, ad avviso dello Stato, dal fatto che «si tratterebbe di riconoscere alla Provincia una forma di autonomia più ampia, attribuita alle altre Regioni, perché la Provincia rivendica un trattamento più favorevole di quello applicabile a tutte le Regioni italiane, nei confronti delle quali ha trovato applicazione il regolamento, che, infatti, risulta impugnato solo dalla Provincia». Prosegue l'Avvocatura ribadendo che l'atto impugnato costituisce mera attuazione della legge ed evidenziando come «non dovrebbe essere messo in dubbio che la cura e l'assistenza dei soggetti portatori di handicap successiva alla perdita dei familiari che ad essi provvedevano vadano ricondotte tra quei livelli minimi di prestazione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, ai quali si richiama l'art. 5.1 della legge n. 386/1989». Nell'esaminare partitamene le singole disposizioni impugnate, la difesa statale si sofferma, in particolare, sulla censura della Provincia relativa al fatto che la revoca del finanziamento (con conseguente restituzione delle somme allo Stato) sia consentita dall'art. 10 a prescindere dalla circostanza di averne potuto ottenere la restituzione (dal beneficiario finale). Osserva sul punto che «perché sorga il diritto alla restituzione il finanziamento deve essere prima revocato» e che «prevedere la revoca statale indipendentemente dalla revoca provinciale non è motivo di illegittimità della norma».1. – La Provincia autonoma di Trento ha proposto ricorso per conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione agli artt. 1, 3, 4, 5, 6, 7, 9 e 10 del regolamento di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 13 dicembre 2001, n. 470 (Regolamento concernente criteri e modalità per la concessione e l'erogazione dei finanziamenti di cui all'articolo 81 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di interventi in favore dei soggetti con handicap grave privi dell'assistenza dei familiari), emanato in attuazione dell'articolo 81 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)”. Secondo la Provincia ricorrente, lo Stato, con tali disposizioni regolamentari, invece di limitarsi ad assegnarle la quota di spettanza sulla integrazione del fondo nazionale per le politiche sociali disposta dall'art. 81 della legge n. 388 del 2000, si sarebbe spinto sino a disciplinare minuziosamente i criteri e le modalità di utilizzazione dei finanziamenti previsti da quest'ultimo articolo, le modalità di controllo dell'attività ad essi connessa, nonché le ipotesi di revoca di detti finanziamenti, ed avrebbe pertanto invaso la sfera di competenza costituzionale riservata alla stessa Provincia autonoma sia dallo statuto speciale e dalle relative norme di attuazione, sia, comunque, dal nuovo testo dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione, applicabile alle Province autonome in forza dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). Nel ricorso viene specificato che le disposizioni statutarie e le correlative disposizioni di attuazione che si assumono violate dalle impugnate norme regolamentari sono: a) gli articoli 8, numero 25, e 9, numero 10 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige); b) l'art. 5, commi 2 e 3, della legge 30 novembre 1989, n. 386 (Norme per il coordinamento della finanza della regione Trentino-Alto Adige e delle province autonome di Trento e di Bolzano con la riforma tributaria);