[pronunce]

n. 368 del 2001, per contrasto con gli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, 101, 102, secondo comma, e 117, primo comma, Cost. nella parte in cui: a) l’art. 1 dispone che è consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro, ma non è richiesta l’indicazione del nome del lavoratore sostituito e della causa della sostituzione, come era invece previsto dall’art. 1, comma 2, lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230; b) l’art. 11 abroga quest’ultima legge; c) l’art. 4-bis dispone che per i giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge n. 368 del 2001, in caso di violazione delle disposizioni di cui agli artt. 1, 2 e 4 della medesima legge il datore di lavoro è tenuto unicamente ad indennizzare il prestatore di lavoro secondo predeterminati criteri di calcolo dell’indennità (r.o. n. 60 del 2009) ; che, ad avviso del rimettente, i vizi di legittimità costituzionale sussistono, quanto agli artt. 1 e 11 cit. , nell’arretramento della tutela del lavoratore almeno per le esigenze sostitutive, poiché, rispetto alla disciplina previgente, l’art. 1 non impone al datore di lavoro di indicare il nome del lavoratore sostituito né della causa della sostituzione; che, quanto all’art. 4-bis il vizio sussisterebbe nell’aver sostituito alla tutela risarcitoria reale una tutela di rango inferiore per i soli giudizi in corso; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, assistito e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, il quale ha eccepito l’inammissibilità delle questioni in quanto, riguardo agli artt. 1, comma 1, e 11 del d.lgs n. 368 del 2001, il giudice rimettente non avrebbe adeguatamente motivato la rilevanza della questione, avendo sollevato la questione senza aver preventivamente valutato compiutamente la fondatezza in fatto della domanda proprio sotto il profilo decisivo della questione sottopostagli; che per la difesa erariale ulteriore motivo di irrilevanza si coglie in relazione all’affermazione che nella fattispecie si verterebbe in un caso in cui, accertata l’illegittimità del termine, si dovrebbe pronunciare la conversione in rapporto di lavoro a tempo indeterminato; che tuttavia uno dei presupposti di tale conversione risiede nella circostanza che le parti non abbiano, nemmeno implicitamente manifestato un mutuo consenso a favore della risoluzione del rapporto, ipotesi questa, sostenibile nel caso in esame atteso che il lavoro venne prestato per poco più di tre mesi (dal 1° ottobre 2004 al 15 gennaio 2005) mentre la domanda venne proposta più di dieci mesi dopo; che secondo la difesa erariale non è configurabile alcuna difformità degli artt. 1 e 11 dai criteri di delega che la legge n. 422 del 2000 ha tratto direttamente dalla citata direttiva; che infondata è altresì – a giudizio dell’interveniente – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4-bis per i motivi già esposti nell’atto di intervento nel giudizio promosso con l’ordinanza r.o. n. 59 del 2009; ritenuto altresì che l’art. 4-bis del d.lgs. n. 368 del 2001 è stato censurato anche dal Tribunale di Rossano, con ordinanza n. 76 del 2009, per contrasto con gli artt. 3, primo comma, 4, 24, 35, 41, 43, 53, 101, 102, 104 e 111, primo comma, Cost., per gli stessi motivi già esposti dalle ordinanze nn. 59 e 60 del 2009); che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri – assistito e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato - il quale ha eccepito l’inammissibilità delle questioni sotto vari aspetti, coincidenti con quelli illustrati nell’atto di intervento nel giudizio promosso con l’ordinanza r.o. n. 60 del 2009; che con cinque ordinanze (r.o. nn. 82, 83, 99, 127 e 145 del 2009) di identico contenuto, pronunziate in altrettanti giudizi promossi contro la RAI-Radiotelevisione italiana s.p.a., la soc. Mercurio Tech s.r.l. e la Poste Italiane s.p.a., aventi ad oggetto la legittimità dell’apposizione del termine ai contratti di lavoro stipulati dai ricorrenti, i Tribunali di Roma, Pistoia, Pesaro, Tivoli e la Corte di Appello di Milano hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4-bis più volte citato, per contrasto con gli artt. 3, primo comma, 24, 11 e 117 cost., negli stessi termini già esposti dalla Corte di Appello di Milano, con ordinanza n. 59 del 2009; che nel giudizio di cui alle ordinanze nn. 82, 83 e 99 del 2009, si sono costituite, rispettivamente, la RAI-Radiotelevisione italiana s.p.a., la società Mercurio Tech s.r.l. e la società Poste Italiane s.p.a., contestando le pretese del ricorrente e chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata; che secondo le società convenute dall’intero testo del d.lgs. n. 368 del 2001 emergerebbe che il legislatore nazionale, ha compiutamente realizzato le finalità della direttiva 1999/70/CE; che nel giudizio promosso dal Tribunale di Tivoli con ordinanza r.o. n. 127 del 2009, si è costituito il ricorrente-attore nel giudizio principale, rilevando che l’art. 4-bis sarebbe fonte di discriminazioni fra i lavoratori, a seconda che i datori di lavoro siano o meno già costituiti nelle cause pendenti; infatti, solamente in caso di contumacia della controparte i lavoratori potrebbero rinunziare agli atti del giudizio - non abbisognando, ai sensi dell’art. 306 del codice di procedura civile, dell’accettazione del datore di lavoro convenuto - e ripresentare la medesima domanda giudiziale, sottraendosi così alla disciplina penalizzante introdotta dall’art. 4-bis del d.lgs. n. 368 del 2001; che tali discriminazioni non potrebbero trovare giustificazione nell’esigenza di regolare una situazione di "assoluta necessità" quale quella positivamente apprezzata dalla sentenza n. 419 del 2000 di questa Corte; che in tutti e cinque i giudizi è intervenuto, il Presidente del Consiglio dei ministri, per il tramite dell’Avvocatura Generale, contestando l’ammissibilità, nonché la fondatezza della questione, riproponendo le motivazioni già esposte negli altri giudizi indicati (cfr. r.o. nn. 60 del 2009, 76 del 2009, 82 e 83 del 2009). Considerato che con separate ordinanze (r.o. nn. 59, 60, 76, 82, 83, 99, 127 e 145 del 2009) ,