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Solvay nel 2012 fu costretta a sostituire la produzione di PFOS (classe di PFAS più diffusa), vietato dalle convenzioni e normative internazionali, con un altro componente fluorurato, appunto il C6O4, che iniziò a produrre in via sperimentale in un reparto allestito all'interno dello stabilimento di Spinetta Marengo e che in parte veniva inviato a Trissino finché la Miteni era attiva; considerato che: Solvay speciality polymers Italy SpA ha richiesto alla Provincia di Alessandria una nuova autorizzazione integrata ambientale (AIA) per costruire un nuovo e più grande reparto per la preparazione del C6O4, in modo da aumentarne la produzione e l'impiego; Legambiente si è opposta alla richiesta di Solvay e il 28 ottobre 2019 ha inviato alla Provincia un documento nel quale si afferma che tale autorizzazione debba essere concessa solo a conclusione di studi condotti da centri di eccellenza super partes ; contemporaneamente ha richiesto di visionare la documentazione integrale prodotta da Solvay speciality polymers Italy SpA riguardante il procedimento, rendendo accessibile il contenuto dei ben 52 omissis presenti nella relazione tecnica attualmente resa pubblica sul sito della Provincia, nonché di partecipare alla conferenza dei servizi; la Provincia di Alessandria, il 14 novembre 2019, ha espresso il diniego alla richiesta di Legambiente. A questo punto l'associazione, sottolineando come i numerosi omissis presenti nella relazione resa pubblica non consentono di avere a disposizione neppure le informazioni essenziali per la valutazione dei potenziali effetti ambientali dell'attività, il 16 novembre 2019 ha rivolto al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza una richiesta di riesame del diniego, ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 33 del 2013. Anche questo ricorso non è stato accolto; in data 19 novembre 2019 si è svolta in Provincia la conferenza di autorizzazione a produrre tale composto, alla quale per Legambiente ha partecipato l'ingegner Claudio Lombardi. La Solvay si è dichiarata contraria alla presenza di "esterni", quali Legambiente, alla conferenza in nome del "segreto industriale". La Provincia ha quindi deciso che il rappresentante di Legambiente avrebbe potuto presenziare unicamente agli interventi dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale, Comune e ASL, ma depurati di dati quantitativi e senza prendere la parola; nel corso della conferenza, ARPA avrebbe reso noto che nelle acque del Bormida a valle dello scarico del polo chimico la concentrazione di C6O4 è di 52 microgrammi per litro contro un valore di fondo inferiore a 0,1 microgrammi per litro. ARPA avrebbe espresso seri dubbi sull'efficacia dei sistemi di abbattimento delle emissioni inquinanti di C6O4 adottati da Solvay e richiesto una serie di precisazioni; considerato che: nel corso della recente audizione della Solvay presso la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti nel ciclo dei rifiuti è emerso che la maggior parte della produzione della Solvay è orientata all' export ; a parere degli interroganti è difficile comprendere la strategicità di tale produzione per il nostro Paese considerato che da quanto riferito dall'azienda nell'audizione si tratta di una produzione per altri Paesi europei, mantenendo in Italia solo il grave inquinamento di tutto il bacino del Po e del mare Adriatico; considerato infine che a marzo 2020 si svolgerà la conferenza dei servizi che tratterà l'ampliamento del settore produttivo del C6O4, si chiede di sapere: se il Ministro dell'ambiente intenda attivarsi nelle sedi di competenza affinché siano considerate accuratamente le conseguenze ambientali dell'attività per la quale è stata richiesta l'AIA, ossia l'ampliamento del reparto produttivo C6O4 dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo; se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, siano a conoscenza di istruttorie tecniche sulla sicurezza del C6O4 e degli studi segretati attinenti alla richiesta AIA di ampliamento del reparto C6O4 o altri documenti della Solvay in merito e, nel caso, che cosa indichino tali studi; se sia stata verificata la sicurezza della molecola C6O4, potendo escludere la sua cancerogenicità e teratogenicità, nonché accertare la sua compatibilità con l'ecosistema fluviale; se siano a conoscenza di quale tipo di autorizzazione avesse la Solvay per produrre il C6O4 in sostituzione del PFOS nel 2012, visto che la procedura autorizzativa è stata avviata solo nel novembre 2019. Atto n. 4-02939 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: l'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna è il primo al mondo ad aver effettuato la ricostruzione di un'intera caviglia con una protesi su misura stampata in 3D; nel mese di ottobre 2019 l' équipe medica, coordinata dal professore Cesare Faldini, direttore della Clinica ortopedica I, ha eseguito l'impianto su un paziente di 57 anni, originario della Lombardia, che aveva perso la funzionalità della caviglia a causa di un grave incidente in moto avvenuto nel 2007 e che era stato considerato non operabile; si tratta di una tecnica innovativa di personalizzazione che partendo dall'anatomia di ogni singolo paziente permette di costruire un impianto su misura in stampa 3D; come spiegato dal professor Fialdini e dal dottor Massimiliano Mosca, medico ortopedico della Clinica II dell'Istituto Rizzoli, la procedura si è svolta in due tempi: il paziente ha eseguito, qualche settimana prima dell'intervento, una tac in posizione eretta. Da qui, una ricostruzione 3D ha permesso di ricavare un modello della gamba e del piede. Successivamente, chirurghi e ingegneri hanno simulato l'intervento al computer , lavorando su forma e dimensione di ogni componente protesica, fino a trovare la combinazione ottimale delle componenti della tibia e dell'astragalo, le due ossa che compongono la caviglia. La protesi in lega di metallo cromo-cobalto-molibdeno è stata infine stampata da un'azienda esterna con tecnologia Ebm; l'intervento chirurgico, nonostante la complessità legata alla presenza di una grave alterazione dell'anatomia, è stato reso meno invasivo dall'utilizzo di mascherine di taglio, realizzate su 3D e progettate a stampo sull'osso virtuale del paziente, che hanno permesso di rimuovere solo la esatta parte di cartilagine e osso accessori, risparmiando il tessuto osseo necessario per ospitare le componenti protesiche; analoga personalizzazione ha riguardato anche il protocollo post operatorio attraverso un'intensa collaborazione con l'unità di Medicina fisica e riabilitativa del Rizzoli diretta dalla professoressa Maria Grazia Benedetti; nel 2020 l'Istituto ortopedico Rizzoli conta di effettuare una ventina di operazioni di questo tipo e, come spiegato dai medici, sono stati già selezionati i casi clinici più gravi, inoperabili con il sistema protesico tradizionale, si chiede di sapere: se siano stati ad oggi realizzati o se siano in fase di realizzazione progetti di ricerca con l'obiettivo di poter applicare la tecnica innovativa della stampa in 3D in altri Istituti presenti sull'intero territorio nazionale; se siano allo studio misure finalizzate a creare nuove opportunità nella chirurgia ortopedica d'avanguardia attraverso collegamenti a livello nazionale degli sperimentatori che hanno raggiunto i risultati più avanzati nell'applicazione della nuova tecnologia.