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Signor Presidente, onorevoli colleghi, membro del Governo, la crisi in Ucraina ha posto l'attenzione su un tema, quello delle spese militari, che in realtà è stato oggetto di ampio dibattito ed analisi sia politiche, che accademiche nel corso degli ultimi anni. Nei vari contesti di approfondimento in Commissione si è evidenziata a diverse riprese la necessità di finanziare in maniera maggiore e allo stesso tempo razionalizzare la nostra spesa militare. La grande tensione causata in questo momento da uno scenario di guerra ai confini dell'Unione europea non deve confonderci e distoglierci da una riforma del nostro sistema di sicurezza che è quantomeno necessaria. Si ricorda che la volontà di impegnare i Paesi membri dell'Alleanza atlantica a raggiungere la quota del 2 per cento del PIL per le spese per la difesa risale al vertice NATO che si è svolto in Galles nel settembre 2014. Nelle conclusioni del vertice, al punto 14, si trova tale impegno. Negli ultimi anni il nostro Paese ha dato prova della volontà di rispettare tale promessa, invertendo la tendenza dell'abbassamento della spesa militare che è proseguita, inesorabile, dal Dopoguerra. Pertanto, al netto del dibattito odierno, è plausibile pensare che il nostro Paese abbia già pianificato un percorso che porterà al rispetto di impegni assunti in sede internazionale. Tuttavia, sottolineo che è importante non sovrapporre la situazione di conflitto ai nostri confini con l'incremento delle spese per la difesa. Sarebbe un grave errore. Parlare di corsa al riarmo è improprio, confonde l'opinione pubblica e non rende giustizia all'immenso lavoro che le nostre Forze armate fanno per il nostro Paese. Investire nel settore difesa vuol dire anche e soprattutto investire in ricerca e lavoro. Proprio nelle conclusioni del vertice della NATO prima citato viene esplicato questo concetto. Nel punto 14 si chiede che gli alleati spendano almeno il 20 per cento delle spese militari in ricerca e sviluppo, perché la nostra sicurezza e la nostra difesa dipendono sia da quanto spendiamo, sia da come spendiamo. Per cui è certamente importante una volontà unanime ribadita in sede parlamentare. Ma ancora più fondamentale è avere una chiara visione di dove andare e di come voler migliorare la nostra spesa militare. Bene l'impegno quantitativo, ma che sia accompagnato da un impegno di modernizzazione ed efficientamento. Una piccola osservazione, che può essere utile a un futuro dibattito sul tema: per migliorare la spesa della difesa bisogna puntare ad avere una visione di interforze sempre più strutturale, che superi l'attuale approccio di forza armata divisa in settori chiusi e separati. A proposito dei sistemi d'arma, dei velivoli e delle imbarcazioni, abbiamo grandi eccellenze industriali italiane che vanno tutelate e spinte a una maggiore cooperazione con gli altri grandi player europei e mondiali. Le istituzioni devono accompagnare e sostenere tale processo. Infine investire, investire e, lo ribadisco, ancora investire nei processi di addestramento del nostro personale, che va formato sull'utilizzo di sistemi complessi e costantemente aggiornato. Ricordiamoci che il ruolo del personale e quindi del valore umano all'interno delle Forze armate è anche superiore alla capacità tecnologica degli armamenti. Addestramento e aggiornamenti costanti, quindi anche retribuzioni che siano competitive e funzioni non mortificanti, ricordandoci che le nostre Forze armate devono svolgere un ruolo diverso da quello delle Forze di polizia. Mi sia permesso, signor Presidente, di ringraziare il grande lavoro delle nostre donne e dei nostri uomini, che ogni giorno si occupano della sicurezza del nostro Paese. Sono stati fondamentali in questi due anni di pandemia e continuano a lavorare quotidianamente nell'ombra per l'Italia. Spesa militare non vuol dire solo fare la guerra, ma anche rendere giustizia a queste persone. In conclusione, sulla questione ucraina vorrei dire un grande grazie ai nostri concittadini. In queste settimane ho assistito personalmente a una vera e propria corsa alla solidarietà, grazie anche all'aiuto dei Comuni, in soccorso alla popolazione ucraina sia in termini di invio di aiuti umanitari che in termini di accoglienza. Un bellissimo esempio di solidarietà e vicinanza, non scontato in un periodo certamente non semplice sul piano economico. È su questo e sugli sforzi diplomatici in favore di una risoluzione pacifica che dobbiamo lavorare, ribadendo tutta la nostra contrarietà a qualsiasi tipo di guerra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi. Ne ha facoltà. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, si è sviluppato, soprattutto in Commissione, un dibattito un po' singolare. Il decreto-legge sull'Ucraina contiene misure utili e importanti che riguardano l'accoglienza dei profughi e le imprese, sulle quali ovviamente tutti noi convergiamo. In questo dibattito a un certo punto si è inserito un elemento destabilizzante: la discussione sull'incremento della spesa militare. Quello che potremmo dire, innanzitutto, è che questo incremento della spesa militare deve partire da un'analisi dei dati, perché se non abbiamo i dati sbagliamo l'analisi. I dati sono molto chiari e ce li ricorda il SIPRI, l'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma: nel mondo in totale, ogni anno, si spendono 2.000 miliardi di dollari per la difesa, di cui circa il 40 per cento dagli Stati Uniti, con 780 miliardi di dollari. In questo contesto, particolarmente importante, l'Unione europea spende 230 miliardi di dollari, che è quattro volte - come abbiamo già detto - la spesa della Russia. Quando parliamo di un incremento delle spese militari, dovremmo iniziare a ragionare su qual è l'obiettivo, quale strategia vuole raggiungere l'Unione europea. Quando parliamo di queste cose, dobbiamo capire dove vogliamo andare a parare. Storicamente, gli Stati Uniti hanno sempre svolto un ruolo fondamentale, quello dei "gendarmi del mondo"; ovviamente l'Unione europea non ha questa pretesa, ma vediamo che un riarmo importante sta avvenendo in Germania. La Germania ha deciso di stanziare 100 miliardi di euro, aumentando da sola la spesa complessiva dell'Unione di ben il 50 per cento. Anche il presidente Draghi ricordava questa anomalia della Germania. Allora, dovremmo un attimo a ragionare su qual è l'obiettivo che tutti quanti ci vogliamo porre, perché se il concetto è che armarsi serve a tutelare l'interesse dei popoli europei, allora teoricamente bisognerebbe farlo sul serio. Allora, non dovremmo parlare del 2 per cento, forse dovremmo parlare di molto di più. Teoricamente bisognerebbe fare questo, se vogliamo avere voce in capitolo. In Commissione qualcuno ci ricordava del peso che hanno gli Stati Uniti all'interno della NATO. Allora, se vogliamo aumentare il peso, non si capisce questo incremento così repentino, così efficace e così immediato dove ci voglia portare. Noi dovremmo iniziare a ragionare di queste cose, perché altrimenti sbagliamo l'obiettivo. È fondamentale ragionare su queste cose, anche perché poi vediamo quello che succede.