[pronunce]

In relazione alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo rammenta che la citata sentenza n. 136 del 2023 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 13, comma 43, della legge reg. Siciliana n. 16 del 2022, che disponeva il rinvio di un anno - dal 2022 al 2023 - delle elezioni, già più volte posposte, dei Presidenti dei liberi consorzi comunali e dei consigli metropolitani, e prorogava contestualmente il mandato dei commissari straordinari nominati dalla Regione per svolgere le funzioni dei primi, ritenendo che il rinvio in questione - privo di qualsiasi giustificazione - sommandosi ai precedenti, irragionevolmente impedisse lo svolgimento delle elezioni, in violazione dell'autonomia attribuita agli enti di area vasta dagli artt. 5 e 114 Cost. La medesima conclusione si imporrebbe in riferimento all'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023, che rinvia di un anno ancora le elezioni degli organi degli enti di area vasta in Sicilia. Il differimento delle elezioni non potrebbe ritenersi immune da censure sul piano costituzionale sol perché disposto «nelle more dell'approvazione della legge nazionale di riforma degli enti di area vasta finalizzata all'introduzione dell'elezione a suffragio universale diretto degli organi dei predetti enti» (art. 1, comma 1, lettere a e b, della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023). Da un lato, tale ragione giustificatrice potrebbe al più rilevare in riferimento al canone di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., ma non varrebbe a scongiurare la lesione degli artt. 5 e 114 Cost., stante il perdurante ostacolo posto dal legislatore regionale alla costituzione degli enti di area vasta in Sicilia, in spregio al monito contenuto nella indicata sentenza n. 136 del 2023, che lo aveva invitato ad assicurare «il tempestivo svolgimento delle elezioni dei presidenti dei liberi Consorzi comunali e dei Consigli metropolitani». Dall'altro lato, non giustificherebbe l'ennesimo rinvio delle elezioni degli organi degli enti di area vasta l'avvenuta presentazione, sia a livello statale (con i testi A.S. n. 57, n. 203, n. 367, n. 417 del 2023), sia a livello regionale (con il d.d.l. n. 319-97 del 2023) , di progetti di legge volti a reintrodurre l'elezione a suffragio universale diretto degli organi di province e città metropolitane e a superare la disciplina dell'elezione di secondo grado prevista dalla legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni). Si tratterebbe, infatti, di «dati evanescenti e comunque non definitivi [...] in quanto dipendenti da solo eventuali determinazioni politiche di organi parlamentari nazionali e regionali, del tutto liberi sull'an, quid, quomodo e quando delle proprie attività». 2.- Si è costituita in giudizio la Regione Siciliana, parte resistente nel giudizio a quo, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o, in subordine, infondate. 2.1.- L'ordinanza di rimessione esibirebbe anzitutto una motivazione generica in ordine alla rilevanza delle questioni, che non si porrebbero in rapporto di strumentalità con la definizione del giudizio a quo. 2.2.- Nel merito, a differenza di quello attuato con l'art. 13, comma 43, della legge reg. Siciliana n. 16 del 2022 e censurato da questa Corte con la sentenza n. 136 del 2023, l'ulteriore rinvio di un anno delle elezioni degli organi degli enti di area vasta, disposto dall'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023, sarebbe giustificato - come risulta dallo stesso «tenore letterale e motivazionale» della disposizione - dal «processo di evoluzione legislativa di rilievo nazionale per il superamento già in corso della c.d. legge Delrio». La mancata impugnazione della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023 da parte del Presidente del Consiglio dei ministri dimostrerebbe anzi che la normativa regionale risulta «strumentale all'attuazione dei nuovi indirizzi in materia di elezione diretta degli organi degli enti di area vasta». 2.3.- La declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023 sortirebbe poi il paradossale effetto di «eliminare dall'ordinamento giuridico proprio la normativa transitoria finalizzata a disciplinare proceduralmente, in prima applicazione, l'elezione di secondo livello degli enti di area vasta prevista dalla legge regionale 4 agosto 2015, n.15 [...] da tenersi nell'anno 2024», con ciò ponendosi in contrasto con il monito contenuto nella sentenza n. 136 del 2023. 2.4.- I provvedimenti amministrativi di commissariamento impugnati nel giudizio a quo si fonderebbero poi sugli artt. 97 e 98 Cost., che enunciano i canoni del buon andamento dell'azione amministrativa e della continuità dei poteri pubblici e della funzione amministrativa, nonché sull'art. 120, secondo comma, Cost., che prevede l'esercizio di poteri sostitutivi a tutela dell'unità giuridica o economica e dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, e sull'art. 145 dell'ordinamento amministrativo degli enti locali nella Regione siciliana, approvato con legge della Regione Siciliana 15 marzo 1963, n. 16 e successive modificazioni, che disciplina la nomina del Commissario straordinario in sostituzione degli organi del libero consorzio comunale. Pertanto, l'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023 non potrebbe comunque «automaticamente implicare la declaratoria di nullità» del provvedimento amministrativo di nomina del commissario straordinario, essendo questo implicitamente fondato su norme di rango costituzionale e giustificato dalla necessità di garantire la funzionalità dell'ente commissariato. 3.- Si è altresì costituito in giudizio il Comune di Enna, ricorrente nel giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento delle questioni. Ripercorsa la sequenza - culminata con l'adozione della legge reg. Siciliana n. 6 del 2023 - dei rinvii delle elezioni degli organi degli enti di area vasta disposti dal 2015 fino al 2024, il Comune lamenta che gli «interventi puntuali e continui» del legislatore regionale abbiano «di fatto impedito la costituzione degli enti di area vasta in Sicilia». Ciò comporterebbe «la violazione dei principi di democraticità di cui all'articolo 1, primo comma, della Costituzione in quanto i referendum e le elezioni (ancorché indirette) rappresentano il momento più alto di manifestazione della sovranità popolare»;