[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 (Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari), convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222, promossi dal Tribunale amministrativo regionale per il Veneto con ordinanza del 17 giugno 2004, dal Tribunale amministrativo regionale per la Puglia con ordinanza del 16 dicembre 2003, dal Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino Alto Adige con ordinanza del 7 dicembre 2004, rispettivamente iscritte ai nn. 846, 1094 del registro ordinanze 2004 e al n. 129 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 44, prima serie speciale, dell'anno 2004 e nn. 6 e 11, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 30 novembre 2005 il giudice relatore Francesco Amirante. Ritenuto che, nel corso di un giudizio promosso da un lavoratore extracomunitario avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di regolarizzazione presentata dal datore di lavoro del ricorrente e gli altri atti amministrativi connessi, il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, con ordinanza del 17 giugno 2004 (r.o. n. 846 del 2004), ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), della legge 9 ottobre 2002, n. 222, (recte: del decreto-legge 9 settembre 2002, n. 195 recante “Disposizioni urgenti in materia di legalizzazione del lavoro irregolare di extracomunitari”, convertito, con modificazioni, nella legge 9 ottobre 2002, n. 222); che, come precisa il remittente, la disposizione censurata – della quale il provvedimento prefettizio impugnato costituisce mera applicazione – esclude dalla regolarizzazione, fra l'altro, i lavoratori extracomunitari nei cui confronti non possa essere disposta la revoca del provvedimento di espulsione, in quanto per l'esecuzione di tale atto è stato previsto l'accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica ovvero in quanto abbiano lasciato il territorio nazionale e si trovino nelle condizioni di cui all'art. 13, comma 13, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni; che il giudice a quo richiama una propria precedente ordinanza di remissione sottolineando il contrasto della suddetta normativa con l'art. 3 Cost., sotto il duplice profilo del principio di eguaglianza e del principio di ragionevolezza, in quanto essa equipara ai fini dell'esclusione dalla “regolarizzazione” la differente posizione del lavoratore extracomunitario colpito da un provvedimento di espulsione eseguito coattivamente per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o perché socialmente pericoloso a quella del lavoratore extracomunitario che sia stato, invece, espulso coattivamente solo perché si sia trattenuto nel territorio dello Stato oltre il termine fissato nel decreto di espulsione ovvero perché vi sia entrato clandestinamente senza un valido documento di riconoscimento, non commettendo reati e non rendendosi concretamente pericoloso per la sicurezza pubblica; che tali rilievi sarebbero particolarmente appropriati per il caso di specie nel quale l'atto di diniego si fonda sull'ultima parte della disposizione censurata, relativa, come si è detto, ai soggetti che, dopo aver lasciato il territorio nazionale, si trovino nelle condizioni di cui all'art. 13, comma 13, del d.lgs. n. 286 del 1998 e successive modificazioni; che, infatti, in applicazione di tale ultima norma, si può del tutto irragionevolmente verificare che, mentre riesce ad ottenere la regolarizzazione, risultando incensurato, un soggetto destinatario di un provvedimento di espulsione che non vi abbia ottemperato e abbia iniziato a lavorare entro il prescritto termine, viceversa non può beneficiarne chi abbia spontaneamente ottemperato all'ordine di espulsione, ma sia poi rientrato in Italia senza richiedere la prescritta autorizzazione ministeriale; che, quanto alla rilevanza, il giudice a quo – che ha temporaneamente accolto la domanda incidentale di sospensiva presentata dal ricorrente – afferma di ritenere indispensabile, con riguardo al giudizio in corso e, in particolar modo, per la fase cautelare, la risoluzione della sollevata questione di legittimità costituzionale, ai fini di decidere se l'istanza di sospensione dell'efficacia dei provvedimenti impugnati debba essere definitivamente accolta o respinta; che, nel corso di analogo giudizio avverso il provvedimento prefettizio di archiviazione del procedimento di legalizzazione avviato su domanda presentata da una datrice di lavoro di un lavoratore extracomunitario e gli atti amministrativi ad esso collegati, il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sede di Bari, con ordinanza del 16 dicembre 2003, pervenuta a questa Corte il 24 dicembre 2004 (r.o. n. 1094 del 2004), ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), della legge n. 222 del 2002, (recte: del d.l. n. 195 del 2002, convertito, con modificazioni, nella legge n. 222 del 2002); che il giudice remittente argomenta analogamente al TAR per il Veneto il contrasto con l'art. 3 Cost., sotto il duplice profilo del principio di eguaglianza e del principio di ragionevolezza, della disposizione censurata, nella parte in cui esclude dalla regolarizzazione i lavoratori extracomunitari che siano stati destinatari di provvedimenti di espulsione da eseguire mediante accompagnamento coattivo alla frontiera; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo, dopo aver precisato di aver accolto temporaneamente la domanda incidentale di sospensiva della ricorrente, sottolinea come già nell'attuale fase cautelare della controversia la decisione sulla sollevata questione sia determinante ai fini di confermare o meno il provvedimento di sospensiva adottato; che, nel corso di un giudizio proposto per l'annullamento del provvedimento di rigetto della domanda di una datrice di lavoro di regolarizzazione di una cittadina extracomunitaria, anche il Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino-Alto Adige, sede di Trento, ha sollevato, con ordinanza del 7 dicembre 2004 (r.o. n. 129 del 2005), questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 8, lettera a), del d.l. n. 195 del 2002, convertito, con modificazioni, nella legge n. 222 del 2002;