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risolta nel 1940 la controversia legale circa la proprietà del tesoro, attribuita allo Stato, nel 1949 la custodia dei 25 manufatti sequestrati, creduti eminentemente liturgico-cristiani, è stata assegnata (anche per l'insistenza del Vescovo Cipriani) alla Diocesi di Città di Castello, che li conserva nel Museo del Capitolo del Duomo, realizzato appositamente nel 1940 (si veda "www.museiecclesiastici.it/castello/"), insieme alla base di un altro piatto e a minuti frammenti di quello danneggiato all'atto del rinvenimento. Il tesoro, che così composto sfiora i 16 chilogrammi, doveva però essere più cospicuo (come suggerisce anche l'assenza di patene e calici); oltre ad un cucchiaio custodito fin dall'inizio nel santuario della Madonna del Transito di Canoscio, altri sei pezzi, evidentemente sfuggiti anch'essi al sequestro, mancano tuttora all'appello benché, com'è noto dal 2015 grazie alla presentazione, nel museo tifernate, del libro di Marco Aimone "Il Tesoro di Canoscio" (Roma 2015) e di una mostra storico-documentaria sul ritrovamento, siano stati rintracciati in quattro diversi musei tedeschi; nel merito, il Bode Museum di Berlino, ha appurato Corrado Rosini, dal 1992 possiede un cucchiaio e un piatto con i nomi di Eliano e Felicita, comprati sul mercato antiquario, mentre l'Aimone ha accertato che le Antike Sammlungen di Monaco di Baviera conservino 1 piatto, il Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Magonza 2 cucchiai e il Römisch-Germanisches Museum di Colonia 1 terzo cucchiaio. (si veda "Il tesoro di Canoscio (Perugia)" su "romanoimpero.com" e "Mostra: Alcuni Pezzi Sono In Germania - Svelato il tesoro di Canoscio" su "valtiberinaonline.it"); considerato inoltre che: si è appreso di recente, in relazione agli sforzi della diplomazia culturale italiana per ottenerne la restituzione, che i sei argenti "tedeschi" furono acquistati a Roma, il 22 maggio 1941, direttamente da Adolf Hitler, tramite il suo intermediario Hans Posse, curatore della collezione privata che il dittatore tedesco voleva creare, e con la mediazione del principe Filippo d'Assia. Alla fine della guerra, come tutti gli oggetti d'arte appartenuti a Hitler, anch'essi furono confiscati dalle Forze Alleate di occupazione ma, mentre ciò che era stato acquisito con la violenza o illegalmente fu restituito ai legittimi proprietari, la custodia degli acquisti apparentemente legali passò, invece, nel 1949, al governo della Repubblica Federale Tedesca (si veda "Le opere acquistate illegalmente o rubate che l'Italia chiede indietro" su "lettera43.it"), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo possa riferire a quale stadio siano le trattative con i quattro musei tedeschi presso i quali si trovano i sei argenti del Tesoro di Canoscio finiti in Germania, ma per i quali era stata aperta una istruttoria nel 2019, per poi veder calare su di essa il silenzio, e che si spera possano al più presto essere ricongiunti al nucleo principale nel Museo di Città di Castello. Atto n. 4-07381 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: risulta agli interroganti che siano finiti in Serbia gli otto dipinti di grande qualità, dei secoli XIV-XVI, già nella collezione Contini-Bonacossi, acquistati nel 1941-42 a Firenze dal mercante Walter Hofer per conto di Hermann Goering e fatti uscire dall'Italia nel 1943, caricandoli su uno dei treni speciali diretti a Berlino in vista dell'allestimento, a Linz (Austria), di un grande museo alimentato anche dagli acquisti forzati e dalle razzie ai danni degli ebrei che avvenivano in gran parte dell'Europa (si veda "La Serbia tiene in ostaggio otto capolavori italiani trafugati da Hitler" su "ilsole24ore.com" e "15 importanti opere d'arte che si trovano all'estero e che l'Italia gradirebbe tornassero indietro" su "finestresullarte.info"); si tratta della "Madonna col Bambino" di Paolo Veneziano, la "Madonna col Bambino" di Spinello Aretino, un trittico di Paolo di Giovanni Fei con "Madonna col Bambino in trono", una "Adorazione del Bambino con angeli e santi" di scuola ferrarese del Quattrocento, il "San Rocco" e il "San Sebastiano" di Vittore Carpaccio, il "Ritratto di Cristiana di Danimarca" di Tiziano, la "Madonna con Bambino e senatore" del Tintoretto; pare che dopo la guerra le otto opere d'arte fossero confluite, con migliaia di altre in attesa di restituzione ai legittimi proprietari, nel Collecting point allestito dagli alleati a Monaco di Baviera, da dove il croato Ante Topic Mimara, personaggio dall'identità e dal contegno molto ambigui, asserito rappresentante del Governo della Jugoslavia, come tale dotato di passaporto diplomatico, avrebbe prelevato gli otto dipinti nel 1949 con altre 158 opere, tutte reclamate senza titolo (ma identificate fra quelle non ancora attribuite dai cosiddetti Monuments men , grazie alla complicità di una storica dell'arte tedesca che lavorava lì e poi sarebbe diventata sua moglie) e li avrebbe fatti sparire prima che il plenipotenziario italiano Rodolfo Siviero avesse modo di richiederli sulla base del documento del 31 luglio 1947 che ne disponeva la restituzione (si veda "I quadri del nazista Goering, la guerra legale dei pm italiani: "A Belgrado 8 capolavori italiani scippati dal vice di Hitler"" su "ilfattoquotidiano.it"); considerato che in aggiunta alla Dichiarazione di Londra del 1943 sottoscritta dagli alleati, tesa ad annullare le compravendite di beni (anche culturali) avvenute nei territori occupati dalle truppe dell'asse, la legge della Repubblica Italiana n. 77 del 1955 ha acquisito al patrimonio dello Stato "le opere di interesse artistico, storico e bibliografico, che nel periodo dal 1° gennaio 1936 all'8 maggio 1945 furono trasferite in proprietà e a qualsiasi titolo allo Stato germanico, a personalità politiche del regime nazista o a sudditi germanici e delle quali il Governo italiano ha ottenuto la restituzione da parte del Governo militare alleato in Germania". Ai sensi di detta legge, retroattiva, il Governo jugoslavo fu più volte richiesto da quello italiano (e anche dal Dipartimento di Stato degli U.S.A., nel 1950 e 1956) di restituire gli otto dipinti ricordati, trattenuti dal Mimara fino al 1988 in collezione privata e poi passati al Museo nazionale di Serbia, a Belgrado, istanza sempre respinta; considerato inoltre che: a valle di un'indagine partita nel 2014, dopo la mostra "Da Carpaccio a Canaletto.