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Nell'ordinanza n. 207 del 2018 la Consulta spiega che deve prevedersi, nell’« eventuale riserva esclusiva di somministrazione di tali trattamenti al servizio sanitario nazionale, la possibilità di una obiezione di coscienza del personale sanitario coinvolto nella procedura »: ma se fosse un trattamento sanitario, in quanto tale coerente col codice deontologico del medico, perché riconoscere al medico il diritto di obiezione? Si deve allora escludere qualsiasi intervento legislativo « approssimativo » o affrettato su questioni di tale portata, come raccomanda anche il Comitato nazionale di bioetica. Ribadita dunque la necessità di rivendicare tutto il tempo necessario al Legislatore per arrivare alla disciplina sufficientemente ponderata e prudente che il Parlamento è chiamato a dare rispetto all'ordinanza della Consulta, va individuata qualche strada praticabile per evitare il giudizio di incostituzionalità dell'articolo 580 del codice penale e per rispondere alle sollecitazioni della Consulta senza negare la tutela della vita. Di qui il tenore precipuo della presente proposta, che viene formulata solo nell'ottica testé descritta e al netto delle più estese convinzioni, in materia, dei proponenti. Prima di procedere dunque alla sintetica relazione sull'articolato proposto, giova premettere un breve excursus storico. La considerata ordinanza della Corte costituzionale è stata assunta il 23 ottobre 2018 e a quella data ha, in buona sostanza, indicato al Parlamento – che ai sensi dell'articolo 70 della Costituzione è notoriamente costituito « dalle due Camere » – il termine del 24 settembre per varare novelle legislative sul tema sollevato, in difetto « prospettando » una sentenza che terrà luogo di una modifica legislativa, legalizzando, in tutto o in parte, l'aiuto al suicidio medicalmente assistito. In disparte il merito della questione, a nessuno possono sfuggire le implicazioni istituzionali e nelle relazioni fra poteri dello Stato se ciò dovesse avvenire. In tale situazione, la Camera ha avviato il percorso della risposta legislativa incardinando nelle Commissioni II e XII le proposte di legge atti Camera nn. 2, 1586, 1655, 1875 e 1888. L'esame delle preposte Commissioni della Camera di tali ipotesi legislative è iniziato, a quanto si apprende dal portale della Camera stessa, il 27 febbraio 2019 con riferimento alla proposta di legge atto Camera n. 1586, prima presentata (eccezione fatta per la proposta di legge atto Camera n. 2, di iniziativa popolare), cui sono state abbinate le altre citate. In data 1° agosto 2019 gli Uffici di presidenza delle nominate Commissioni hanno però preso atto di non poter procedere con l'istruttoria in corso e risulta comunque scaduto il termine massimo per tale adempimento (due mesi dall'inizio dell'esame in sede referente) previsto dall'articolo 81 del Regolamento della Camera. Lo stesso giorno del 1° agosto 2019 la conferenza dei Presidenti di Gruppo non ha calendarizzato l'argomento nei lavori d'aula di settembre. In tale contesto, il Senato è stato, almeno sino alla data del 1° agosto 2019, nell'impossibilità di procedere a un'istruttoria e a una deliberazione in merito all'ordinanza della Corte costituzionale n. 207 del 2018, nonostante i contenuti di detto provvedimento fossero stati rivolti al Parlamento e non a una sola delle due Camere. In nessun modo può ipotizzarsi, tuttavia, che il Senato della Repubblica possa essere nei fatti estromesso da un iter normativo tanto essenziale per il Paese, iter che, allo stato, potrebbe concludersi, in modo del tutto anomalo, con la sentenza della Corte costituzionale, « prospettata » con l'ordinanza n. 207 del 2018. Conseguentemente si ritiene che, esaurita – almeno ai fini delle incombenze imminenti – la fase avviata sul tema dalla Camera dei deputati, il Senato debba procedere senza indugio ad avviare un fattivo riscontro all'ordinanza della Corte costituzionale n. 207 del 2018. Si procede, dunque, a depositare un disegno di legge in parte del tutto simile a quella esaminata alla Camera con il n. 1888, con caratteristiche ritenute congrue rispetto agli obiettivi di minima di cui si è detto sopra. Anche qualora non si ritenesse conclusa – almeno sotto il profilo delle attività rilevanti per il 24 settembre – la fase presso la Camera, il deposito odierno potrebbe essere considerato dal Presidente del Senato ai sensi dell'articolo 51, comma 3, del Regolamento. Tale disposizione, come noto, prevede che « quando sia posto all'ordine del giorno di una Commissione un disegno di legge avente un oggetto identico o strettamente connesso rispetto a quello di un progetto già presentato alla Camera dei deputati, il Presidente del Senato ne informa il Presidente della Camera per raggiungere le possibili intese ». In tal caso, dunque, si potrebbe rendere edotto il Presidente della Camera che, qualora non vi sia un revirement circa il calendario d'aula a Montecitorio di settembre con riferimento al riscontro all'ordinanza n. 207 del 2019, che dovrebbe essere comunicato alla Presidenza del Senato senza indugio, il presente disegno di legge potrà essere rapidamente istruito dalle competenti Commissioni referenti del Senato anche – si auspica – considerando l'urgenza ai sensi dell'articolo 44 del Regolamento ove si prevede che « Il Presidente del Senato, in relazione alle esigenze del programma dei lavori o quando le circostanze lo rendano opportuno, può stabilire un termine ridotto per la presentazione della relazione, dandone comunicazione all'Assemblea ». Si ha ragione di ritenere che l’ iter per l'istruttoria e il voto in Aula possa essere particolarmente celere, atteso il tenore degli articoli del presente disegno di legge, su parte dei quali anche alla Camera si era registrato un consenso ampio, riguardando la valorizzazione delle cure palliative e una modifica dell'articolo 580 del codice penale, cosicché ciò comporterà anche la cessazione tecnica dell'oggetto del giudizio in corso presso la Consulta. Venendo allora ad una breve illustrazione di tali disposizioni proposte, esse intendono offrire un seguito alle indicazioni della Consulta, evitando comunque la loro trasposizione in norme eutanasiche, tenendo conto dei princìpi costituzionali richiamati nell'ordinanza n. 207 del 2018. In particolare, l'articolo 1 fornisce una prima risposta alla sollecitazione della Corte costituzionale di « considerare (...) situazioni inimmaginabili all'epoca in cui la norma incriminatrice fu introdotta, ma portate sotto la sua sfera applicativa dagli sviluppi della scienza medica e della tecnologia, spesso capaci di strappare alla morte pazienti in condizioni estremamente compromesse, ma non di restituire loro una sufficienza di funzioni vitali ». Nello stesso primo articolo, perciò, si distingue la posizione di chi non ha alcun legame con il paziente e di coloro che, invece, da più tempo soffrono con il malato a causa della costante vicinanza allo stesso. La convivenza conseguentemente rappresenta un parametro obiettivo che agisce effettivamente sulle ragioni di attenuazione e non un dato meramente formale come la parentela o il coniugio, che presumibilmente provocherebbero ulteriori interventi costituzionali per il caso di parentela non estesa a conviventi affettivamente legati al malato.