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In particolare, la direttiva, che si fonda sui principi di precauzione, prevenzione e di responsabilità, per cui « chi inquina paga » (« polluter-pays principle »), obbliga alla protezione delle acque. La direttiva, inoltre, obbliga gli Stati membri alla pianificazione degli interventi in relazione ai bacini idrografici, superando le barriere amministrative relative ai confini di province, regioni e Stati. Favorisce l'azione preventiva e l'eliminazione delle potenziali situazioni di rischio e mira alla riduzione delle emissioni di sostanze pericolose, fino alla loro eliminazione, con l'ausilio di un adeguato sistema di sanzioni, in linea con il principio « chi inquina paga ». La direttiva, sancendo il principio per cui la salute ambientale delle acque significa prima di tutto prevenzione e gestione efficiente, porta a relazionare le azioni ordinarie di gestione dell'acqua in un rapporto di tipo inversamente proporzionale rispetto alle azioni straordinarie e non più di « soccorso » delle seconde alle prime. La limitazione dei danni ordinari e la buona gestione non implica, infatti, solo una maggiore ottimizzazione dei costi, ma soprattutto presuppone azioni per evitare eventi calamitosi il cui verificarsi è almeno in parte dovuto all'inoperatività umana o alle misure attuate nei numerosissimi casi di emergenza. In questo contesto assume un ruolo preponderante l'intervento del pubblico nei vari livelli di partecipazione alle procedure decisionali attraverso il riesame, l'elaborazione e l'aggiornamento dei piani di gestione dei bacini idrografici. L'acqua come bene essenziale e necessario per la collettività viene a qualificare un diritto di intervento attivo del pubblico, in quanto ognuno è « parte direttamente interessata ed indirettamente interessata » all'attuazione della direttiva stessa. Il nuovo orientamento finisce col valorizzare tutte le varie funzioni del bene acqua, riconoscendo, così, la coesistenza di diverse esigenze: si tutela l'aspetto sociale, legato alla protezione delle persone dai rischi per la sicurezza e per la salute; l'aspetto economico, poiché si prevede l'accesso efficiente della popolazione e delle attività produttive alle risorse; l'aspetto ambientale o di sostenibilità intergenerazionale, che prevede la conservazione delle risorse e la difesa delle loro funzioni ecologiche. In questo senso non è più sufficiente, come accadeva in passato, soffermarsi sulla composizione chimico-fisica del corpo idrico o sul rispetto di determinati limiti di concentrazione di sostanze, ma è necessario tener conto anche della funzionalità ecologica dei corpi idrici che deve essere mantenuta e migliorata. L'attuale normativa europea rappresenta lo sforzo di superare il rapporto dicotomico tra sviluppo sostenibile e sviluppo economico, aprendo la strada verso l'affermazione di un concetto di sostenibilità multidimensionale, che comprende una dimensione ecologica (acqua intesa come risorsa naturale scarsa e vulnerabile, da trasmettere integra alle generazioni future) ; economica (acqua come risorsa economica da allocare secondo principi di efficienza); etica (acqua come bene essenziale del quale garantire l'accessibilità secondo criteri di giustizia sociale). Il tema dell'acqua è diventato trasversale e va oltre il problema della sua pianificazione e gestione a livello locale: rappresenta, anzi, un vero e proprio crocevia per lo sviluppo e la sopravvivenza stessa della società e le scelte che pone sono senz'altro prioritarie. Ecco perché si insiste tanto sulla sovraordinazione dei piani relativi alle acque rispetto a qualsiasi altro intervento politico, normativo o gestionale e in nessun campo si potrà prescindere dal considerare le esigenze di gestione della scarsità e di protezione che questa risorsa impone. In questo senso, si può dire che la direttiva 2000/60/CE ha avviato un vero e proprio processo che ha già portato all'adozione di ulteriori direttive europee in materia (ad esempio la direttiva 2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento; la direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007; la direttiva 2008/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 Dicembre 2008, relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive del Consiglio 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE e 86/280/CEE, nonché modifica della direttiva 200/60/CE, modificata dalla direttiva 2013/39/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 agosto 2013, che modifica le direttive 2000/60/CE e 2008/105/CE per quanto riguarda le sostanze prioritarie nel settore della politica delle acque, nonché la direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'16 dicembre 2020, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano). Allo stato attuale, tuttavia, molto resta da fare per realizzare completamente gli obiettivi della direttiva quadro dell'Unione europea sulle acque (direttiva 2000/60/CE) e delle direttive correlate. In primis , occorre un maggiore coinvolgimento da parte di tutti gli attori del mercato interno europeo e della società civile per il perseguimento degli obiettivi strategici europei fissati al 2027 e per l'attuazione delle sanzioni ai responsabili delle attività di inquinamento ambientale, in attuazione del principio summenzionato « chi inquina paga ». Il cammino verso il pieno conseguimento degli obiettivi della direttiva quadro sulle acque, fissato al 2027, sembra per il momento molto complesso. I fondi dell'Unione europea continueranno a sostenere le iniziative dirette all'attuazione delle normative in tema di tutela delle acque, anche attraverso il finanziamento di attività di ricerca e di promozione dell'innovazione dei processi, nonché le iniziative tese alla realizzazione del mercato unico digitale dei servizi idrici. In questo senso, infatti, si muove la Commissione europea che nel piano per la rivoluzione verde dell'Europa, il cosiddetto « Green New Deal », ha messo in campo un piano di azione a « inquinamento zero », che prevede la salvaguardia della biodiversità nelle acque superficiali, nonché la riduzione dell'inquinamento delle acque da nutrienti, microplastiche, farmaci e contaminanti emergenti, tra cui figura, per quel che qui rileva, la direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2020, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, che dal prossimo 12 gennaio 2023 sostituirà la precedente direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, in Italia attuata dal decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31. In attuazione della normativa europea di cui alla direttiva (UE) 2020/2184, il presente disegno di legge introduce disposizioni di modifica della parte terza del codice dell'ambiente, in particolare modifica la attuale disciplina del monitoraggio della qualità dell'acqua, dettata dalla direttiva 98/83/CE, ed introduce i parametri più stringenti di cui all'allegato I della direttiva (UE) 2020/2184.