[pronunce]

È da sottolineare che tale disciplina del trattamento spettante alla cessazione del rapporto era prevista dalla stessa legge che in altra disposizione del medesimo articolo stabiliva la trasformazione dei rapporti di lavoro in rapporti di diritto privato (art. 6, comma 2), in correlazione alla trasformazione dell'Amministrazione delle poste e delle telecomunicazioni in ente pubblico economico. Per i dipendenti privati era intanto intervenuta la legge 29 maggio 1982, n. 297, che, modificando integralmente l'originario testo dell'art. 2120 cod. civ. , ha sostituito all'indennità di anzianità il trattamento di fine rapporto, determinato con criteri diversi da quelli previsti per la buonuscita e per il cui finanziamento è stabilito il sistema degli accantonamenti, senza alcun contributo a carico dei lavoratori. La successiva modificazione del sistema previdenziale e soprattutto, per quel che qui interessa, del trattamento spettante ai lavoratori postali alla cessazione del rapporto è conseguente alla trasformazione del loro datore di lavoro da ente pubblico economico in società per azioni, avvenuta ai sensi dell'art 1, comma 2, del decreto-legge 1° dicembre 1993, n. 487, convertito nella legge 29 gennaio 1994, n. 71, dell'art. 2, comma 27, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 e della delibera C.I.P.E. 18 dicembre 1997. Infatti, l'art. 53, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, ha stabilito che «a decorrere dalla data di trasformazione dell'Ente poste Italiane in società per azioni ai sensi dell'art. 2, comma 27, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 al personale dipendente dalla società medesima spettano: a) il trattamento di fine rapporto di cui all'art. 2120 del codice civile e, per il periodo lavorativo antecedente, l'indennità di buonuscita maturata, calcolata secondo la normativa vigente prima della data di cui all'alinea del presente comma. Dalla stessa data è soppresso il contributo dovuto dal datore di lavoro all'Istituto postelegrafonici ai sensi dell'art. 37 del testo unico approvato con d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032». La medesima norma ha stabilito inoltre la soppressione della gestione separata esistente presso il detto Istituto per l'erogazione della buonuscita e la sua liquidazione ad opera di un commissario. Successivamente l'art. 2, comma 4, del d. l. n. 4 del 1998 ha stabilito che «la disposizione di cui all'art. 53, comma 6, lett. a), della legge 27 dicembre 1997, n. 449, si interpreta nel senso che resta fermo, a carico del lavoratore, il contributo di finanziamento al Fondo di previdenza e credito dovuto all'Istituto postelegrafonici nella misura del 2,50 per cento derivante dalla rivalsa di cui all'art. 37 del testo unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032». Infine, l'art. 68, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ha disposto la soppressione dal 1° gennaio 2003 del suindicato contributo a carico dei lavoratori e ne ha fissato la misura per gli anni 2001 e 2002 rispettivamente nell' 1,75 per cento e nell' uno per cento. Da tutto quanto esposto risulta chiaramente che l'attribuzione ai dipendenti postali del diritto al trattamento di fine rapporto disciplinato dall'art. 2120 cod. civ. costituisce l'approdo di un iter legislativo nel cui svolgimento il legislatore ha dovuto tenere conto del fatto che al regime previdenziale ed in particolare al trattamento dovuto ai lavoratori alla cessazione del rapporto, riguardato sia nelle fonti di finanziamento, sia nella natura della prestazione erogata, non poteva essere indifferente la qualità del datore di lavoro, dapprima amministrazione statale, successivamente ente pubblico economico, infine società per azioni. Risulta altresì che siffatta attribuzione quale sbocco della esposta vicenda legislativa, per i dipendenti in servizio alla data del 28 febbraio 1998, è anche parziale e convive pro rata con il precedente sistema della buonuscita, correlato alla pregressa natura pubblica del datore. Ne consegue l'inconferenza della prospettazione, quale tertium comparationis, della disciplina prevista per i lavoratori privati e che tali sono sempre stati. Il contributo in oggetto, invero, non attiene alla disciplina del trattamento di fine rapporto contenuta nell'art. 2120 cod. civ. , bensì a quella del finanziamento dell'indennità di buonuscita alla cui erogazione, per quanto a loro favore maturato prima del 28 febbraio 1998, i dipendenti postali continuano ad essere interessati. 6.— Il giudice remittente adduce quale ulteriore profilo di contrasto delle norme denunciate con l'art. 3 Cost. la irragionevolezza del perdurare dell'imposizione di un contributo cui non corrisponde alcuna controprestazione a favore di coloro che devono pagarlo. Anche sotto questo riguardo la questione è infondata, per una pluralità di convergenti ragioni. Anzitutto, in un sistema a ripartizione, quale quello che informa la disciplina della buonuscita, il principio di solidarietà, che ispira la previdenza sociale in senso lato considerata soprattutto nel suo aspetto funzionale (cfr. le sentenze n. 187 del 1975; n. 30 del 1976; n. 169 del 1986; n. 173 del 1986), assume il massimo rilievo. In questo ordine di idee, come è stato già affermato (v. sentenza n. 264 del 1994), non è necessario, per la legittimità costituzionale del contributo, che a ciascuna contribuzione corrisponda un incremento della prestazione previdenziale. In secondo luogo, l'imposizione dell'obbligo contributivo di cui si discute ha assunto carattere transitorio per effetto dell'art. 68, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che ne prevede la soppressione a decorrere dal 1° gennaio 2003, ed è quindi strettamente legata alla particolare situazione di passaggio dal regime della buonuscita a quello del trattamento di fine rapporto, a sua volta correlata alla trasformazione del soggetto datore di lavoro. Infine, non può trascurarsi il rilievo secondo cui il legislatore, imponendo il contributo, ha dovuto tener conto, nell'esercizio della propria discrezionalità, delle esigenze di bilancio, come osserva l'Avvocatura dello Stato. Infatti, il comma 8 del citato art. 68 stabilisce che «al fine di migliorare la trasparenza delle gestioni previdenziali l'eventuale differenza tra l'indennità di buonuscita, spettante ai dipendenti della società Poste Italiane s.p.a. maturata fino al 27 febbraio 1998, da un lato, e l'ammontare dei contributi in atto posti a carico dei lavoratori, delle risorse dovute dall'INPDAP e delle risorse derivanti dalla chiusura della gestione commissariale dell'IPOST, dall'altro, è posta a carico del bilancio dello Stato». 7.—