[pronunce]

Infine, in ordine alla denunziata violazione dell'art. 77 della Costituzione, la difesa dello Stato, richiamata la giurisprudenza della Corte (sentenze n. 29 e n. 16 del 2002, n. 398 del 1998), osserva come, in tanto la mancanza dei presupposti della decretazione d'urgenza può risolversi in vizio dell'atto, in quanto essa sia chiara e manifesta e che, in ogni caso, eventuali vizi attinenti ai presupposti suddetti devono ritenersi sanati, in linea di principio, dalla intervenuta conversione in legge.1. — La questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Torino, con ordinanza 22 gennaio 2003, concerne - innanzitutto - l'art. 3, comma 7, secondo periodo, primo inciso, del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 330 (Semplificazione di talune disposizioni in materia tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 27 luglio 1994, n. 473. La norma è censurata nella parte in cui, nello stabilire che «le altre disposizioni contenute nel comma 1 e quelle dei commi 2 e 6 si applicano a partire dal periodo d'imposta in corso alla data dell'8 dicembre 1993», ha fatto sì che il nuovo regime di detraibilità - previsto per l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) dall'art. 13-bis, comma 1, lettera a), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), introdotto dall'art. 3, comma 1, lettera e), del d.l. n. 330 del 1994 - trovi applicazione sin dal periodo d'imposta in corso alla data dell'8 dicembre 1993, indipendentemente dall'epoca della stipula del contratto di mutuo cui afferiscono gli interessi passivi, e quindi si applichi, retroattivamente, anche ai mutui agrari stipulati prima del 31 dicembre 1989. La questione di legittimità costituzionale concerne, altresì, l'art. 1 della predetta legge n. 473 del 1994, nella parte in cui, nel disporre la conversione in legge del d.l. n. 330 del 1994, conserva validità agli atti e ai provvedimenti adottati, e fa, infine, salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei seguenti decreti-legge non convertiti: 6 dicembre 1993, n. 503, 4 febbraio 1994, n. 90, e 31 marzo 1994, n. 222 (tutti recanti il titolo «Semplificazione di talune disposizioni in materia tributaria»). Il rimettente dubita della legittimità costituzionale delle norme denunciate con riferimento, per la prima, agli artt. 3, 53, 77, 97, primo comma, della Costituzione, e per la seconda agli artt. 3, 53, 97, primo comma, della Costituzione. 2.- Prima di esaminare le singole questioni sollevate dall'ordinanza di rimessione, appare utile indicare l'evoluzione della disciplina delle agevolazioni fiscali previste, in ordine all'IRPEF, per gli interessi passivi corrisposti in dipendenza di un mutuo agrario. Nell'anno 1984 - quando venne stipulato il contratto fonte dell'obbligazione accessoria avente ad oggetto il pagamento degli interessi passivi di cui al giudizio a quo - la disciplina delle relative agevolazioni fiscali, previste per l'IRPEF, era contenuta nell'art. 10, comma primo, lettera c), del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 597 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul reddito delle persone fisiche). Tale articolo - nel testo sostituito dall'art. 5, primo comma, della legge 13 aprile 1977, n. 114 (Modificazioni alla disciplina dell'imposta sul reddito delle persone fisiche), e successivamente modificato dall'art. 1, primo comma, della legge 24 aprile 1980, n. 146 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 1980) - prevedeva la deducibilità integrale, dal reddito complessivo, degli interessi passivi pagati in dipendenza di prestiti o mutui agrari di ogni specie. Detta disciplina è stata poi sostanzialmente trasfusa nell'art. 10 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. Successivamente, l'art. 1, comma 1, lettera b), del decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90 (Disposizioni in materia di determinazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, di rimborsi dell'imposta sul valore aggiunto e di contenzioso tributario, nonché altre disposizioni urgenti), convertito, con modificazioni, nella legge 26 giugno 1990, n. 165, introduceva - innovando rispetto al sistema previgente - la deducibilità dei suddetti interessi passivi dal reddito complessivo, «nei limiti dei redditi dei terreni dichiarati». Detta limitazione, peraltro, per effetto dell'art. 14, comma 1, del medesimo decreto-legge, si applicava «agli interessi per prestiti e mutui agrari contratti dopo il 31 dicembre 1989», di tal che era irrilevante per la posizione del ricorrente nel giudizio a quo, titolare - come si è precisato - di un mutuo stipulato nell'anno 1984. Ciò premesso, deve osservarsi come il regime dell'agevolazione fiscale in questione sia stato profondamente modificato con il d.l. 31 maggio 1994, n. 330, emanato dopo i tre decreti-legge non convertiti innanzi citati. Tale decreto-legge, entrato in vigore il 1° giugno 1994, ha eliminato il regime della “deducibilità” dal reddito complessivo, agli effetti dell'IRPEF, degli interessi sui mutui agrari e - introducendo l'art. 13-bis nel d.P.R. n. 917 del 1986 - lo ha sostituito con quello della “detraibilità” dall'imposta lorda degli interessi in questione, nei limiti del 27 per cento del loro ammontare (aliquota ridotta, successivamente, prima al 22 per cento e quindi al 19 per cento, ma senza che tale modificazione abbia rilievo nel giudizio a quo). Quanto alla decorrenza della suindicata modificazione di regime giuridico, lo stesso d.l. n. 330 del 1994, con la disposizione censurata dal rimettente, ha stabilito che la nuova normativa sulla “detraibilità” degli interessi passivi, pagati in dipendenza di un mutuo agrario, trovi applicazione «a partire dal periodo di imposta in corso alla data dell'8 dicembre 1993». In tal modo, il nuovo regime giuridico della agevolazione in esame è divenuto identico per tutti i contribuenti, indipendentemente dalla circostanza che la data di stipula del contratto di mutuo agrario sia anteriore o successiva al 31 dicembre 1989. 3. — Così esposto il quadro normativo, si possono esaminare le specifiche censure sollevate. Il rimettente dubita della legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 7, secondo periodo, primo inciso, del d.l. n. 330 del 1994, per violazione dell'art. 53 della Costituzione. La questione non è fondata.