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senza regole non c'è libertà. Questa è la fase più difficile. Siamo in un momento cruciale, dovremmo tutti remare nella stessa direzione, cercando di evitare gli errori commessi dagli altri Paesi che sono intervenuti quando era troppo tardi o quando i contagi erano altissimi. Il direttore generale dell'agenzia sanitaria della regione di Parigi ha dichiarato che il limite fissato è stato superato. Il nostro obiettivo - ed è una questione che dovrebbe riguardare tutti, dalla maggioranza all'opposizione - è attenerci alla prudenza, per evitare che i contagi raggiungano livelli altissimi e incontrollabili, e alla flessibilità verso le differenti situazioni specifiche a livello territoriale. I provvedimenti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie servono a questo. L'imposizione delle mascherine anche all'aperto e il distanziamento sono misure necessarie per impedire contatti troppo stretti, per esempio all'uscita delle scuole o anche fuori dai locali pubblici. Dunque, una scelta di buonsenso. Per tutte le altre misure sono certa che la collaborazione tra le Regioni e il Governo consentirà di fare scelte che tengano insieme la necessità di tutelare la salute con la difesa dei redditi e del lavoro, oltre che della socialità, sia pure necessariamente ridotta e modificata. Non è semplice, non lo era ieri e non lo è oggi e, visto che nessuno vuole ripetere un lockdown che il nostro Paese non sarebbe in grado di reggere da alcun punto di vista, è indispensabile comportarsi tutti subito in modo serio, sostenendo ora le misure che ci aiuteranno ad evitare guai più seri in futuro. Servono sacrifici da parte di tutti affinché si dia reale attuazione alle misure di distanziamento sociale nei luoghi di assembramento dove ci sono maggiori rischi. Le regole ci sono, ora è necessario che siano fatte rispettare, perché tutto questo ci aiuterebbe a tenere aperte le scuole e - su questo credo siamo tutti d'accordo - tenere aperte le scuole è una priorità per tutti. Concludo proprio su questo aspetto: mi auguro che si lavori per ricostruire una nuova relazione organica e non episodica, come dichiarato dal ministro Speranza, tra il Servizio sanitario nazionale e il sistema scolastico, provando ad uniformare i protocolli di intervento delle ASL nei vari istituti ancora molto diversi tra loro, accelerando l'uso dei test rapidi che sono già stati acquisiti e che possono essere impiegati nei casi sospetti meno gravi. Colleghi, è evidente che di fronte a un'epidemia che colpisce tutto il mondo dobbiamo unire il Paese e non dividerlo. Per questo rivolgo un appello a tutti noi: l'intensificazione delle misure di sicurezza non diventi uno scontro di fazioni politiche, perché ne va del futuro del Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi lo scorso 14 luglio, quando in quest'Aula era venuto ad esporre i motivi per cui era necessaria una nuova proroga dello stato di emergenza fino a ottobre, avevamo già detto al Ministro che il nostro timore era quello che, senza soluzioni concrete in grado di contrastare efficacemente il virus, l'avremmo rivisto qui entro qualche mese a spiegare che sarebbe stato necessario più tempo. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 14,18) ( Segue RIZZOTTI). Oggi - verrebbe da dire «come volevasi dimostrare» - lei, signor Ministro, è nuovamente qui - e la ringraziamo per la sua presenza in Aula e in Commissione - per dirci quello che da giorni leggiamo sui giornali, ossia che l'aumento dei casi nel nostro Paese impone atteggiamenti di cautela e ulteriori restrizioni. Certo, serve cautela e responsabilità, ma leggere ad esempio che il Governo avrebbe intenzione di utilizzare l'esercito per controllare i cittadini che non indossano le mascherine all'aperto, sembra un po' una scelta azzardata o sbagliata. Noi siamo sempre stati per l'utilizzo dell'esercito nelle città, ma per la sicurezza dei cittadini. Questo utilizzo della paura e dell'incutere il terrore negli italiani sta portando veramente a un'enorme preoccupazione, direi anche all'esasperazione. Che cosa non ha funzionato in questi tre mesi nel concetto tanto caro a questo Governo delle tre «T», ossia tamponi, terapia, territorio? Avete valutato che forse il numero di tamponi per dichiarare guarite le persone inficia la capacità di testare i nuovi casi sospetti e i loro contatti? Mancano i tamponi, i tempi sono troppo lunghi. È chiaro il concetto per cui la app Immuni, che avrebbe dovuto dare una grande mano per implementare il tracciamento, non viene utilizzata? La gente ha paura di rimanere chiusa in casa a tempo indefinito perché l'ASL non provvede a fare i tamponi; passano otto o nove giorni. (Applausi). È stato giustamente ricordato tutto quello che riguardava la sierodiagnosi, ma sappiamo che è stata un fallimento la sieroprevalenza: su una previsione di 150.000 persone da testare, poi portate a 190.000, ne sono state testate dalla Croce Rossa soltanto 64.400. Le persone hanno rifiutato proprio perché coloro che per primi avevano spontaneamente e felicemente aderito si sono resi conto che avrebbero dovuto rimanere in casa per otto o dieci giorni e che nessuno si sarebbe occupato di loro, quindi non hanno più accettato. Ci sarebbe sempre da fare il discorso dei 4 milioni di euro destinati al fondo affidato al commissario Arcuri. I test sono stati regalati dalle aziende e si è provveduto ad acquistare soltanto i reagenti, ma si è speso ulteriormente di più e la Croce Rossa ha speso ulteriori fondi delle donazioni. Sarebbe importante cercare di fare chiarezza ma questo stato dei numeri non si trova. Sappiamo che ci sono migliaia di persone, tra liberi professionisti e microimprenditori, con sintomi lievi che scelgono di non comunicarlo al proprio medico per paura di dover passare un lungo periodo a casa, e i test sierologici che dovevano essere usati per fare statistiche vengono rifiutati. Questi ulteriori mesi di proroga a cosa servono? Serviranno a migliorare questi sistemi? Con quali risorse? Perché non preparare al meglio i nostri ospedali e gli operatori sanitari utilizzando ad esempio i fondi del MES, che possono essere messi a disposizione subito? Io aspetto ancora una risposta ad una mia interrogazione di luglio che ho presentato perché tutto è fatto con estremo ritardo, la seconda ondata avanza, i cittadini sono nel panico in quanto temono la perdita del lavoro anche a causa dei figli, perché ogni settimana qualcuno resta a casa e non va a scuola. Certo che lo Stato e i cittadini devono collaborare attivamente e senza addossarsi le colpe reciprocamente, ma il caos dei numerosi provvedimenti non fa altro che creare confusione, mentre tutti avremmo bisogno di certezze e di linee guida chiare. Basta navigare a vista. La maggioranza ripete che «tutti eravamo impreparati», «siamo stati i primi a essere colpiti in un modo così importante su una cosa che non conoscevamo», «quanto siamo stati bravi, quanto ci facciamo i complimenti, quanto l'Europa e l'OMS ci dicono che siamo bravi»: sì, va bene, ma sono passati nove mesi.