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Occorre, infatti, riconoscere che il concetto di "popolo tribale" rischia di comportare tutta una serie di inconvenienti e di problematiche - come quelle, ad esempio, di natura patrimoniale - laddove fosse traslato in un continente, come quello europeo, che non registra più la presenza di realtà tribali in senso proprio. Pure il senatore AIMI ( FIBP-UDC ) invita ad affrontare con una certa cautela tale delicata materia, anche in considerazione del fatto che, secondo i parametri europei o occidentali, determinate pratiche, annoverabili molto spesso in capo a comportamenti "tribali", assumono una connotazione negativa e, quindi, sono oggetto di censura da parte degli ordinamenti giuridici consolidati. Il sottosegretario Emanuela DEL RE - dopo aver ricordato che il concetto di "tribù" ha un'origine prettamente europea, risalendo alla tradizione celtica - rammenta che l'Italia da sempre è impegnata nella tutela, nelle varie sedi ed assise internazionali, delle categorie più deboli o vulnerabili. Ne consegue che tale condotta deve necessariamente essere confermata anche per quanto concerne il trattato in esame, partendo dal presupposto che le popolazioni richiamate dalla Convenzione hanno il diritto di usufruire dello stesso trattamento giuridico che viene accordato a qualsivoglia altra entità minoritaria. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. A.S. 932 Ratifica ed esecuzione della Convenzione C 188 dell'Organizzazione internazionale del lavoro sul lavoro nel settore della pesca, fatta a Ginevra il 14 giugno 2007 DDL 932 Ratifica ed esecuzione della Convenzione C 188 dell'Organizzazione internazionale del lavoro sul lavoro nel settore della pesca, fatta a Ginevra il 14 giugno 2007 (Esame e rinvio) Il senatore GIACOBBE ( PD ), relatore, introduce il disegno di legge di iniziativa parlamentare, recante ratifica della Convenzione del 2007 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sul lavoro nel settore della pesca, nota tecnicamente come Convenzione 188, ricordando che un disegno di legge di identico contenuto (l'Atto Camera n. 3537), anch'esso di iniziativa parlamentare, venne esaminato nel maggio 2017 dalla Commissione esteri della Camera dei deputati, ma non poté completare il proprio iter di approvazione a causa della conclusione della XVII Legislatura. La Convenzione sul lavoro nel settore della pesca, composta da 54 articoli e da 3 allegati, in vigore dal novembre 2017, ha lo scopo di completare e riunire in un unico strumento, le norme internazionali e i principi fondamentali di altre convenzioni internazionali sul lavoro relativi alle condizioni di vita e di lavoro dei pescatori, un comparto che anche in Italia appare da anni in forte difficoltà e che impiega, stando ai dati della Commissione europea oltre 21.000 addetti. In particolare, la Convenzione è finalizzata a garantire condizioni di lavoro dignitose a tutti i lavoratori della pesca, stabilendo requisiti minimi di lavoro a bordo, nonché regole relative al vitto e all'alloggio dei pescatori, nonché a garantire rigorose misure di salute e di sicurezza, ad assicurare l'assistenza sanitaria e a prevedere meccanismi di protezione sociale e azioni di contrasto al lavoro minorile e forzato, allo sfruttamento dei migranti, alla tratta ed alla pesca illegale. Le disposizioni della Convenzione, dal punto di vista giuridico, poggiano sulla Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982, sulla Dichiarazione OIL sui principi e diritti fondamentali nel lavoro del 18 giugno 1998 e sul quadro dei diritti e delle garanzie risultante da numerose convenzioni internazionali sul lavoro, strumenti largamente richiamati nel Preambolo. Ricorda, quindi, che l'Unione europea, con la direttiva del Consiglio UE 2017/159 del 19 dicembre 2016, ha provveduto ad allineare la vigente normativa europea alle disposizioni della Convenzione sul lavoro nel settore della pesca del 2007, dando attuazione all'accordo del maggio 2012 relativo proprio al recepimento della Convenzione dell'OIL, tra la Confederazione generale delle cooperative agricole nell'Unione europea (COGECA), la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti e l'Associazione delle organizzazioni nazionali delle imprese di pesca dell'Unione europea ( Europêche ). La direttiva, che contempla prescrizioni minime in materia di orario di lavoro e periodi di riposo dei pescatori marittimi, condizioni di servizio, sicurezza sul lavoro, protezione contro le malattie professionali, procedure in caso di infortuni o decesso, cure mediche a bordo, salari, nonché vitto e alloggio, prevede un termine perentorio di recepimento fissato al 15 novembre 2019. Ricorda, al riguardo, che il recepimento della direttiva del Consiglio UE 2017/159 nell'ordinamento italiano è espressamente previsto dall'articolo 23 del disegno di legge di delegazione europea 2018, già approvato dalla Camera dei deputati e attualmente all'esame della Commissione Politiche dell'Unione europea del Senato (Atto Senato n. 944). Venendo ai contenuti della Convenzione 188, il relatore evidenzia che la parte prima (articoli 1-5) concerne l'ambito definitorio e il campo di applicazione e stabilisce che le misure in essa contenute si applichino a tutti i pescatori e a tutti i pescherecci impegnati in operazioni di pesca commerciale. Nell'ambito della parte seconda (articoli 6-8), relativa ai principi generali, si stabilisce l'impegno delle Parti a far rispettare leggi, regolamenti e altre misure concernenti i pescatori e i pescherecci di propria competenza, prevedendo che nessuna delle disposizioni della Convenzione possa pregiudicare normative, sentenze, o intese tra armatori e pescatori più favorevoli. Ciascuna delle Parti dovrà inoltre individuare (articolo 7) l'autorità o le autorità competenti per l'applicazione del testo convenzionale nel proprio ordinamento, definendone funzioni, responsabilità e meccanismi di coordinamento tra i livelli nazionale e locale. All'armatore è previsto spetti la responsabilità generale di assicurare che il comandante del peschereccio sia posto in grado di adempiere gli obblighi convenzionali, mentre i pescatori, a loro volta, sono chiamati ad eseguire gli ordini legali del comandante e le misure urgenti in materia di sicurezza e di salute. La parte terza (articoli 9-12), nello stabilire le condizioni minime per il lavoro a bordo dei pescherecci, fissa a 16 anni l'età minima di lavoro e dispone il divieto di assumere pescatori di età inferiore ai 18 anni per lavori notturni, salvo eccezioni esplicitamente contemplate. La parte quarta (articoli 13-24), che ha per oggetto le condizioni di servizio, stabilisce che le normative nazionali dispongano in ordine alla qualità e al numero sufficiente di effettivi a bordo dei pescherecci al fine di assicurare la sicurezza della navigazione e del funzionamento della nave. Ulteriori disposizioni riguardano i periodi di riposo regolari e di durata sufficiente concessi ai pescatori al fine di preservarne la sicurezza e la salute, il rimpatrio dei pescatori in scadenza di contratto e le misure di reclutamento del personale di bordo.