[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 7 della legge 15 gennaio 1994, n. 64 (Ratifica ed esecuzione della convenzione europea sul riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di affidamento dei minori e di ristabilimento dell'affidamento, aperta alla firma a Lussemburgo il 20 maggio 1980, e della convenzione sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, aperta alla firma a L'Aja il 25 ottobre 1980; norme di attuazione delle predette convenzioni, nonché della convenzione in materia di protezione dei minori, aperta alla firma a L'Aja il 5 ottobre 1961, e della convenzione in materia di rimpatrio dei minori, aperta alla firma a L'Aja il 28 maggio 1970), promosso con ordinanza emessa il 31 agosto 2000 dal tribunale per i minorenni di Catanzaro sull'istanza proposta da M. P., iscritta al n. 746 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Udito nella camera di consiglio del 6 giugno 2001 il giudice relatore Annibale Marini.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto Con ordinanza emessa il 31 agosto 2000, il tribunale per i minorenni di Catanzaro ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 11 e 31 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 7 della legge 15 gennaio 1994, n. 64 (Ratifica ed esecuzione della convenzione europea sul riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di affidamento dei minori e di ristabilimento dell'affidamento, aperta alla firma a Lussemburgo il 20 maggio 1980, e della convenzione sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, aperta alla firma a L'Aja il 25 ottobre 1980; norme di attuazione delle predette convenzioni, nonché della convenzione in materia di protezione dei minori, aperta alla firma a L'Aja il 5 ottobre 1961, e della convenzione in materia di rimpatrio dei minori, aperta alla firma a L'Aja il 28 maggio 1970), nella parte in cui non prevedono che l'art. 13, secondo comma, della convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980 "possa essere applicato dal tribunale per i minorenni anche d'ufficio, e pure in un momento successivo all'emanazione dell'ordine di restituzione del minore". Il rimettente - premesso di avere ordinato, con decreto emesso in data 9-12 maggio 2000, ai sensi dell'art. 7, comma 3, della legge n. 64 del 1994, l'immediato ritorno in Svizzera di una minore (dell'età di sei anni), ivi residente, illecitamente trasferita in Italia dal padre, e di avere poi respinto due istanze di revoca del provvedimento avanzate dallo stesso genitore - espone, quanto alla rilevanza della questione, di doversi ora pronunciare su una istanza "di sospensione" del provvedimento, nel frattempo gravato anche del ricorso per cassazione. Afferma il giudice a quo che in tale istanza il padre della minore riferisce una circostanza del tutto nuova, rappresentata dall'opposizione della stessa minore al ritorno in Svizzera, e che è, inoltre, nelle more, intervenuto, nel procedimento per separazione personale dei coniugi pendente dinanzi al tribunale di Catanzaro, un provvedimento presidenziale di temporaneo affidamento della minore al padre "per tutto il tempo necessario all'espletamento della consulenza sociale e psicologica fino ai provvedimenti presidenziali definitivi". Entrambi i fatti sopravvenuti appaiono al rimettente meritevoli di considerazione, in quanto del provvedimento presidenziale dovrebbe a suo avviso tenersi conto, ai sensi dell'art. 14 della citata convenzione dell'Aja, nella valutazione relativa all'illiceità del trasferimento o del mancato ritorno, mentre l'opposizione della minore, la cui genuinità si dice accertata anche mediante una consulenza tecnica d'ufficio disposta dallo stesso tribunale per i minorenni, costituisce una circostanza che, secondo l'art. 13 della convenzione, avrebbe giustificato - qualora fosse emersa prima dell'adozione del provvedimento - il rifiuto dell'ordine di restituzione. Le norme impugnate, nel recepire lo stesso art. 13 della convenzione, susciterebbero tuttavia - ad avviso del giudice a quo - precisi dubbi di legittimità costituzionale, proprio nella parte in cui non prevedono che l'opposizione del minore al ritorno, prevista dal secondo comma quale circostanza ostativa alla adozione dell'ordine di rientro, possa essere fatta valere in ogni momento, anche dopo l'emissione del provvedimento stesso ed anche, eventualmente, d'ufficio. Tale mancata previsione violerebbe innanzitutto l'art. 2 Cost., che tutela i diritti inviolabili dell'uomo e quindi, a maggior ragione, del soggetto in età evolutiva. Si porrebbe, inoltre, in contrasto con l'art. 3 della Costituzione per la disparità di trattamento tra i minori cui si applica la convenzione ed i minori italiani, cheiceverebbero, nel processo minorile, "ben altra tutela ed altra considerazione", nonché con l'art. 11 della Costituzione in relazione alle convenzioni internazionali generalmente riconosciute, con particolare riferimento alla convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176. Violerebbe, infine, l'art. 31 Cost., che prevede la protezione dell'infanzia e della gioventù e favorisce gli istituti necessari a tale scopo.1. - Il tribunale per i minorenni di Catanzaro dubita, in riferimento agli artt. 2, 3, 11 e 31 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli artt. 1, 2 e 7 della legge 15 gennaio 1994, n. 64 (Ratifica ed esecuzione della convenzione europea sul riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia di affidamento dei minori e di ristabilimento dell'affidamento, aperta alla firma a Lussemburgo il 20 maggio 1980, e della convenzione sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, aperta alla firma a L'Aja il 25 ottobre 1980; norme di attuazione delle predette convenzioni, nonché della convenzione in materia di protezione dei minori, aperta alla firma a L'Aja il 5 ottobre 1961, e della convenzione in materia di rimpatrio dei minori, aperta alla firma a L'Aja il 28 maggio 1970), nella parte in cui non consentono al giudice che ha emesso l'ordine, previsto dall'art. 12 della convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, di ritorno immediato del minore illecitamente trasferito o trattenuto, di revocare - anche, eventualmente, d'ufficio - il suddetto provvedimento qualora successivamente risulti la sussistenza della opposizione del minore al ritorno che, ai sensi dell'art. 13, secondo comma, della convenzione, avrebbe potuto giustificare il rifiuto di emissione dell'ordine stesso. 2. - La questione è infondata. 2.1.