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Tale disposizione prende le mosse dall'articolo 23 della Convenzione di Istanbul, che sollecita le Parti ad adottare le misure legislative necessarie per consentire la creazione di rifugi adeguati, facilmente accessibili e in numero sufficiente per offrire un alloggio sicuro alle vittime, in particolare alle donne e ai bambini. Vediamo quindi che le case-rifugio ed i centri antiviolenza (si vedano il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 luglio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 1° settembre 2014, e l'intesa in sede di Conferenza unificata del 27 novembre 2014, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2015) hanno una precisa collocazione normativa e precise modalità di finanziamento. In Italia, i centri che accolgono gli uomini maltrattanti sono al momento circa una quarantina. Il numero più alto si registra nel Nord e nel Centro del Paese, con una forte concentrazione in Lombardia e in Emilia-Romagna, e a seguire in Toscana. Troppo pochi per garantire un'effettiva tutela da un lato e il recupero dall'altro. Una novità rilevante, prevista agli articoli 2 e 3 del presente disegno di legge, è costituita dall'inserimento dei CAM all'interno del percorso indicato dal questore all'atto della procedura di ammonimento: ciò permette, da una parte, di indirizzare il soggetto autore della violenza domestica o di genere verso una compiuta rivalutazione comportamentale e, dall'altra, di abbattere i rischi di recidiva. Inoltre il presente intervento legislativo, in via generale, dispone l'applicabilità di un'aggravante nei casi in cui i delitti di percosse e lesioni di lieve entità siano posti in essere da soggetti già ammoniti; al contempo, si modifica il regime di procedibilità – rendendola d'ufficio – nei casi in cui tali delitti siano commessi da soggetti già ammoniti. L'anticipazione della tutela della persona offesa mediante lo strumento dell'ammonimento del questore – già previsto a legislazione vigente dal decreto-legge n. 93 del 2013, per quanto concerne i delitti di lesioni di lieve entità e percosse, e dal decreto-legge n. 11 del 2009 per lo stalking – rappresenta un punto ineludibile nella lotta all'orrendo fenomeno dei femminicidi. Agendo in via preventiva infatti, sui cosiddetti « reati spia », si consente di riequilibrare la condotta del soggetto agente prima che le sue azioni abbiano delle conseguenze irreparabili. In conclusione: gli strumenti disposti dal presente intervento normativo sono volti, da un lato, a rendere maggiormente efficiente la misura di prevenzione dell'ammonimento del questore al fine di anticipare l'intervento correttivo/punitivo dello Stato nei confronti degli autori di violenza domestica e di genere e, dall'altro, ad inserire i CAM all'interno di un percorso rieducativo volto ad annullare sul nascere ipotesi di recidiva.. 1 (Istituzione dei centri di ascolto per uomini maltrattanti) 1 Al fine di dare attuazione a quanto previsto dall'articolo 5, comma 2, lettera g) , del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è incrementato di 1 milione di euro per l'anno 2020 e di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022, da destinare esclusivamente alla creazione dei centri di ascolto per uomini maltrattanti. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione del presente comma si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 61, comma 23, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. 2 Il Ministro delegato per le pari opportunità, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, provvede annualmente a ripartire tra le regioni le risorse di cui al comma 1, tenendo conto: a della programmazione regionale e degli interventi già operativi per contrastare la recidiva e favorire il recupero degli uomini autori di violenza nei confronti delle donne, offrendo al contempo garanzie volte ad evitare la vittimizzazione secondaria o ripetuta, l'intimidazione o le ritorsioni, al fine di garantire la sicurezza delle vittime; b del numero dei centri di ascolto per uomini maltrattanti già esistenti in ogni regione, al fine di rendere omogenea la loro presenza a livello nazionale. 3 I centri di ascolto per uomini maltrattanti sono promossi da: a enti locali, in forma singola o associata; b associazioni e organizzazioni operanti nel settore del recupero degli uomini autori di violenza nei confronti delle donne, che abbiano maturato esperienze e competenze specifiche in materia di violenza contro le donne e recupero dei soggetti maltrattanti con personale specificamente formato; c soggetti di cui alle lettere a) e b) , di concerto, d'intesa o in forma consorziata. 4 I centri di ascolto per uomini maltrattanti operano in maniera integrata con la rete dei servizi socio-sanitari e assistenziali territoriali, tenendo al contempo conto delle necessità fondamentali per la protezione delle persone che subiscono violenza, anche qualora svolgano funzioni di servizi specialistici. 5 Indipendentemente dalle metodologie di intervento adottate e dagli specifici profili professionali degli operatori coinvolti, la formazione delle figure professionali dei centri di ascolto per uomini maltrattanti promuove un approccio integrato alle fenomenologie della violenza, al fine di garantire il riconoscimento delle diverse dimensioni della violenza nei confronti delle vittime, a livello relazionale, fisico, psicologico, sociale, culturale ed economico. 6 Le regioni destinatarie delle risorse oggetto di riparto presentano al Ministro delegato per le pari opportunità, entro il 30 marzo di ogni anno, una relazione concernente le iniziative adottate nell'anno precedente a valere sulle risorse medesime. 7 Sulla base delle informazioni fornite dalle regioni, il Ministro delegato per le pari opportunità presenta alle Camere, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione sullo stato di utilizzo delle risorse stanziate ai sensi del presente articolo. 2 (Modifiche al decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93) 1 All'articolo 3 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 2, le parole: « articolo 8, commi 1 e 2 » sono sostituite dalle seguenti: « articolo 8, comma 1 » e le parole: « , come modificato dal presente decreto » sono soppresse; b al comma 5- bis , dopo le parole: « disponibili sul territorio, inclusi » sono inserite le seguenti: « i centri di ascolto per uomini maltrattanti, » ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: