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la decisione del Consiglio provinciale dell'Alto Adige, avvenuta l'11 ottobre 2019, di sopprimere la denominazione ufficiale "Alto Adige" e le sue declinazioni come "altoatesino" all'interno della legge europea provinciale n. 30 del 2019, rappresenta a giudizio dell'interrogante, un atto sconcertante e al contempo provocatorio, finalizzato soltanto ad alimentare tensione fra le comunità locali e la civile convivenza fra gruppi linguistici diversi, che convivono insieme da decenni; l'approvazione di tale norma, peraltro in netto contrasto con il dettato costituzionale (in considerazione del fatto che l'articolo 116 della Costituzione della Repubblica italiana, a partire dalla riforma costituzionale del 2001, riporta la dicitura "Alto Adige/Südtirol", recitando: «La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano) costituisce un mutamento giuridico incomprensibile, secondo l'interrogante, finalizzato più a configurarsi come un atteggiamento offensivo e anti italiano, che un'esigenza vera e propria di ammodernamento del quadro legislativo regionale, i cui effetti rischiano di alimentare inutili polemiche fra gli abitanti di origine italiana e quelli austriaci del Sud Tirol; al riguardo, l'interrogante evidenzia altresì, che la risoluzione segue l'iniziativa, altrettanto inaccettabile, di concedere la cittadinanza austriaca ai cittadini italiani di lingua tedesca e ladìna, residenti nella provincia già autonoma dell'Alto Adige, unitamente ad altrettanto decisioni inaccettabili, subite supinamente dai governi centrali nel corso degli anni, quali ad esempio: quelle che prevedono che un cittadino italiano che si trasferisce a Bolzano non abbia diritto di voto o le norme che di fatto escludono gli imprenditori italiani dalle agevolazioni o ancora la "guerra frontale" alla lingua italiana con tanto di rimozione di cartelli bilingue sui percorsi montani; la necessità di rapide misure legislative, anche attraverso l'impugnazione da parte del Governo nazionale della decisione del Consiglio provinciale dell'Alto Adige, finalizzate a sopprimere la disposizione normativa, reintroducendo immediatamente la denominazione ufficiale "Alto Adige", rappresenta a giudizio dell'interrogante, un'esigenza indifferibile, in considerazione del gravissimo atto compiuto dall'ente locale, che rappresenta un vero affronto non soltanto nei riguardi della popolazione di origine italiana che vive nell'area del Trentino-Alto Adige/Südtirol, ma per l'intera nazione italiana, si chiede di sapere: quali valutazioni il Governo intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa; se al riguardo non convenga sulla necessità di intraprendere, in tempi rapidi, misure volte ad impugnare la decisione del Consiglio provinciale di Bolzano, il cui atto legislativo rappresenta a parere dell'interrogante un'aggressione all'italianità dell'Alto Adige. Atto n. 4-02316 IANNONE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che a quanto risulta all'interrogante: nel corso degli anni in provincia di Napoli è aumentato in modo esponenziale il fenomeno delle discariche abusive e dei roghi incontrollati e non autorizzati di rifiuti e materiali pericolosi all'interno dei campi nomadi e nelle zone adiacenti e periferiche; tali discariche abusive hanno un impatto devastante in termine di inquinamento e i roghi causano emissione di fumi tossici altamente nocivi per l'ambiente e la salute umana; sia la Prefettura sia le forze dell'ordine locali hanno segnalato la gravità e la diffusione del fenomeno, evidenziando l'esistenza di una sorta di sistema parallelo di trattamento dei rifiuti verosimilmente gestito dalla criminalità organizzata; il giorno 13 ottobre 2019, un blitz congiunto di Polizia locale di Arzano e Arma dei carabinieri della locale tenenza, compiuto a seguito di una serie di inchieste giornalistiche del quotidiano "Roma", ha permesso di portare alla luce una mega discarica (una delle più vaste mai scoperte a nord di Napoli) di tonnellate di rifiuti tombati in una galleria originariamente creata come asse viario di collegamento tra Arzano e il vicino quartiere Miano (Napoli) lunga diversi chilometri; il sito, di pertinenza della città metropolitana di Napoli, nonostante sia stato sequestrata negli anni, è facilmente accessibile a chiunque con il possibile e reiterato perpetrarsi di nuovi reati connessi alla gestione illecita dei rifiuti e attività di incenerimento, con conseguente procurata emissione di gas e fumi tossici, fonte di potenziale pericolo per la salute pubblica oltre che inquinamento e contaminazione per l'ambiente circostante; per quanto di loro competenza, le forze dell'ordine unitamente alla Polizia locale, hanno messo in atto tutte le procedure per porre l'area sotto sequestro; a riprova dell'inerzia e dell'assoluta sottovalutazione della gravità del fenomeno, si fa notare che, né la Città Metropolitana, né la Regione Campania hanno adottato atti per controllare l'accesso al sito abbandonato a se stesso con il pericolo fondato che un possibile incendio possa determinare il crollo della volta con conseguenze catastrofiche e la combustione dei rifiuti speciali in esso stoccati, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano assumere nell'ambito delle proprie attribuzioni, un'iniziativa di sensibilizzazione nei confronti della Città Metropolitana e Regione di fronte a questa insostenibile situazione; se il Ministro dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare ritenga opportuno approfondire le conseguenze in termini di inquinamento ed impatto ambientale che può determinare il protrarsi di questa situazione di degrado, attivando, anche d'intesa con la Regione, le strutture competenti per un'attività di inchiesta, monitoraggio e attività di bonifica da realizzare con urgenza; se non ritengano opportuno avviare ulteriori attività di indagini e monitoraggio sul territorio con il supporto dell'ex Corpo Forestale dello Stato. Atto n. 4-02317 ASTORRE ZANDA CIRINNA' Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il trasporto pubblico a Roma soffre di diffusa inefficienza a causa di una molteplicità di fattori, prevalentemente legati ad una gestione approssimativa ed irresponsabile da parte della società, che gestisce il trasporto pubblico, partecipata integralmente dall'Amministrazione capitolina, la quale ha mostrato una irrilevante capacità di indirizzo e controllo; con riferimento a precedenti incidenti e guasti, la Polizia, su richiesta della Procura di Roma, ha eseguito un'ordinanza di misura cautelare interdittiva nei confronti di quattro persone, un dirigente di Metro Roma e tre dipendenti di Atac, in merito ai guasti sulle scale mobili di due stazioni della Metro A di Roma: Repubblica e Barberini. I reati contestati sono quelli frode nelle pubbliche forniture e lesioni personali colpose aggravate; nonostante le preoccupazioni e i disagi che simili disservizi recano all'utenza, alla gestione e manutenzione delle scale mobili risultano ancora molto carenti.