[pronunce]

- Nel costituirsi in giudizio, la Camera dei deputati ha, preliminarmente, eccepito l'inammissibilità del ricorso, per non aver il Tribunale di Treviso rispettato la disciplina sui giudizi che hanno per oggetto i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato e, segnatamente, l'art. 26, primo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Al riguardo, la memoria lamenta che il conflitto non sia stato introdotto con ricorso bensì con ordinanza, senza che, nel caso di specie, sussista neppure quella fungibilità tra i due atti riconosciuta dalla più recente giurisprudenza costituzionale "ove l'ordinanza sia comunque dotata di tutti i requisiti occorrenti, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953 e dell'articolo 26 delle norme integrative". L'atto di promovimento del conflitto mancherebbe, anzitutto, di individuare, specificamente, le attribuzioni dell'autorità giudiziaria asseritamente lese, nonché le norme costituzionali sulle quali si fondano dette attribuzioni, essendo insufficiente il solo richiamo all'art. 68 della Costituzione. Inoltre, il medesimo atto ometterebbe "la richiesta di non spettanza della valutazione contestata e, comunque, la richiesta di annullamento della deliberazione impugnata", limitandosi a chiedere alla Corte di "dichiarare l'ammissibilità del ricorso e risolvere il presente conflitto". Lo stesso atto sarebbe, infine, privo "di una valida sottoscrizione del soggetto ricorrente", e cioè della sottoscrizione di tutti i membri del collegio giudicante, essendo l'ordinanza sottoscritta dal solo Presidente. Ulteriore motivo di inammissibilità del conflitto discenderebbe, ad avviso della Camera, "dalla irritualità della notifica" dell'ordinanza-ricorso. In subordine e nel merito, la Camera dei deputati argomenta diffusamente sull'infondatezza del conflitto, adducendo che le dichiarazioni contestate, oltre ad inserirsi in ben preciso "contesto parlamentare", corrispondono, nel loro "contenuto essenziale", in base ad una valutazione da effettuarsi "secondo criteri di ragionevolezza e non formalistici", all'interrogazione parlamentare precedentemente presentata alla Camera da altro parlamentare e cioè dall'on. Veneto, concernendo, dunque, "fatti su cui aveva già iniziato a svolgersi il sindacato ispettivo da parte della Camera dei deputati cui anche l'onorevole Sgarbi, in quanto membro di quella Camera, partecipava". Ne consegue, secondo la Camera, che la delibera di insindacabilità risulta, anche alla luce dei principi giurisprudenziali, adottata nel rispetto dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, essendo ravvisabile, nella specie, "la inerenza delle opinioni all'esercizio delle funzioni parlamentari". 3. - Il ricorso è inammissibile. La fase preliminare del giudizio, svoltasi senza contraddittorio, in quanto sommariamente delibativa della ammissibilità del conflitto, si è conclusa con l'ordinanza n. 3 del 2000, la quale ha lasciato impregiudicata ogni ulteriore questione, anche in punto di ammissibilità; sicché, ora, la Corte è tenuta ad esaminare e risolvere, nel contraddittorio delle parti e, quindi, anche alla luce delle eccezioni sollevate dalla Camera dei deputati, ogni relativa questione. Nel dettare la disciplina del giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, la legge 11 marzo 1953, n. 87, prevede, all'art. 37, che il giudizio medesimo si instauri, ad iniziativa dell'organo interessato, per mezzo di ricorso. Come è dato evincere dalla giurisprudenza costituzionale, la richiamata disciplina, configurando il conflitto come procedimento inteso non ad un generale controllo della legittimità dell'atto, bensì alla verifica dell'ordine costituzionale delle competenze (sentenza n. 457 del 1999), implica che il giudice, nella sua veste di titolare della funzione giurisdizionale, si faccia "promotore del giudizio come parte ricorrente, in vista della tutela di un interesse potenzialmente fornito di protezione costituzionale" (sentenza n. 10 del 2000). Da ciò consegue che l'atto di promovimento deve soddisfare i requisiti necessari per la valida instaurazione del giudizio, nel senso che da esso possa ricavarsi la pretesa che la parte intende far valere e ciò in relazione all'attribuzione costituzionale che si assume menomata o che si voglia rivendicare. Quanto detto comporta che sul ricorrente gravi l'onere di precisare l'oggetto della propria domanda, quale indicazione necessaria al fine di consentire alla Corte, in base all'art. 38 della legge n. 87 del 1953, di dichiarare, nella risoluzione del conflitto, "il potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione" e di annullare, se del caso, ove emanato, l'atto viziato da incompetenza. La necessaria indicazione del petitum si evince, del resto, non solo dalla stessa conformazione del giudizio per conflitto, secondo quanto risulta dal titolo II della legge n. 87 del 1953, e dalle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale del 16 marzo 1956, ma, ove occorra, anche dall'art. 17 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642, alle cui disposizioni rinvia, in quanto applicabili, l'art. 22 della stessa legge n. 87 del 1953. Ciò posto, va osservato che il Tribunale di Treviso, nel limitarsi, con l'atto di promovimento del giudizio, a chiedere alla Corte di "risolvere il presente conflitto", ha semplicemente evidenziato il potere dovere di decidere, senza con ciò assolvere l'onere imposto dalle norme sopra ricordate, avendo omesso del tutto la necessaria indicazione dell'oggetto della domanda. Ne consegue l'inammissibilità del ricorso, in quanto carente di uno dei suoi requisiti essenziali (vedi sentenza n. 363 del 2001).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato di cui in epigrafe, proposto dal Tribunale di Treviso, sezione penale, nei confronti della Camera dei deputati. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 novembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Vari Il cancelliere: Fruscella Depositata in cancelleria il 16 novembre 2001. Il cancelliere: Fruscella