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Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di diffamazione mediante i servizi delle società dell'informazione telematica, nonché istituzione del sistema di notifica e rimozione dei contenuti diffamatori a carico dei fornitori di servizi di rete. Onorevoli Senatori. – La diffusione di internet con l'aumento esponenziale delle occasioni di connessione e di condivisione in rete pone il problema della previsione normativa di fattispecie atte ad introdurre un regime sanzionatorio finalizzato ad arginare la crescita degli illeciti commessi dagli internauti. I nuovi mezzi di comunicazione offrono ad ognuno la possibilità di accedere ad informazioni di ogni tipo e la possibilità di esprimere il proprio pensiero senza limiti tant'è che alla schiera di « opinionisti social » si associano i cosiddetti « odiatori sul web » che non esitano, spesso coperti dall'anonimato, ad esprimere giudizi volgari ed offensivi. La protezione di uno schermo consente di tenere comportamenti spiccatamente offensivi ed aggressivi che recano con sé la necessità di approntare strumenti di protezione di chi cade vittima di offese e contumelie varie. Sul punto non mancano opinioni discordanti. Un intervento normativo, secondo alcuni, potrebbe minare la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto di critica: la natura estremamente democratica dei nuovi mezzi di comunicazione fa sì che qualsiasi provvedimento risulterebbe tanto impossibile nei contenuti quanto inopportuno. Tuttavia, se costituisce jus receptum il principio secondo il quale la diffusione di un messaggio diffamatorio, attraverso l'uso di una bacheca « facebook » o attraverso social , integra il reato di diffamazione aggravata (articolo 595, terzo comma, del codice penale), trattandosi di offesa arrecata « con qualsiasi altro mezzo di pubblicità », rimangono non pochi problemi in ordine ai rapporti tra disciplina penale in materia di diffamazione e mezzi di comunicazione via internet . È ad esempio il caso della responsabilità del gestore di un sito ( blogger ) oltre a quella degli internet provider service (IPS), ovvero dei fornitori di servizi internet , non solo per la mancata rimozione di contenuti illeciti presenti in rete, ma anche in ordine all'eventuale, quanto auspicabile, obbligo di verifica ex ante delle informazioni trasmesse. Recenti approdi giurisprudenziali hanno escluso che sussista in capo al provider l'obbligo di verifica ex ante di contenuti diffamatori prevedendosi a suo carico il solo obbligo di rimozione ex post (articolo 14, paragrafo 1, lettera b), della direttiva 2000/31/CE). Analogamente, per quanto riguarda il blogger , stante la non assimilabilità del diario virtuale alla nozione di stampa, si ritiene non estensibile la fattispecie della culpa in vigilando di cui all'articolo 57 del codice penale. I nuovi mezzi informatici di diffusione dell'informazione ( blog, mailing list, forum di discussione, eccetera) si differenziano dal giornale o dalla rivista on line in quanto a struttura (mancano una testata, la periodicità della pubblicazione, la figura assimilabile a quella del direttore) e finalità, essendo loro scopo scambiare opinioni e non diffondere professionalmente notizie. Esclusa pertanto l'applicabilità dell'articolo 57 del codice penale al gestore della piattaforma ( blogger ), a suo carico non può che muoversi un rimprovero in quanto responsabile diretto della diffamazione perché autore del commento lesivo oppure in quanto concorrente con l'autore materiale. Ma in ogni caso la critica più rilevante si basa sulla considerazione che l'obbligo di impedimento dell'evento, sul quale si fonda il giudizio di responsabilità concorsuale, si manifesta in un momento successivo alla consumazione del reato, a dubbio pertanto di tenuta la fattispecie del reato omissivo improprio (articoli 40 e 110 del codice penale). Ed in effetti in ordine alla responsabilità dell'IPS si stabilisce l'equivalenza tra il non interrompere gli effetti di un reato di diffamazione e la sua realizzazione commissiva. Il provider che, a conoscenza di frasi e contenuti diffamatori, non si attiva consentendone la permanenza nella rete, risponde del reato di diffamazione aggravata ex articolo 595, terzo comma, del codice penale (Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 54946 del 27 dicembre 2016). Anche una più recente pronuncia (Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 12546 del 20 marzo 2019) nel riproporre le medesime criticità già prospettate nel caso del provider , osserva che tanto la figura del reato omissivo improprio (articoli 40 e 595 del codice penale), quanto quella del concorso omissivo nel reato commissivo altrui (articoli 110, 40 e 595 del codice penale) presuppongono l'esistenza di una posizione di garanzia in capo al soggetto agente sul quale graverebbe pertanto un obbligo giuridico ad impedire l'evento o la commissione del reato da parte di altri; tale posizione di garanzia non sussiste per il provider tanto più per il blogger . Fornire un appiglio normativo cui ancorare la responsabilità penale di blogger e provider è lo scopo del presente disegno di legge che si inserisce nel tema più ampio della responsabilizzazione degli utenti del web . Partendo da tali premesse, il presente disegno di legge, con l'articolo 1, introduce una forma di responsabilità penale per il gestore del blog ( blogger ), sussumibile secondo schema della posizione di garanzia prevista dall'articolo 57 del codice penale, per la commissione di reati commessi tramite la piattaforma di cui si è gestore, così al contempo si codifica una responsabilità per colpa degli IPS che, a conoscenza di contenuti diffamatori commessi da terzi, non agiscono immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso. Con l'articolo 2 si introduce il sistema di notifica e rimozione, altrimenti noto come notice and take down , mutuato dalla esperienza di altri Paesi (Stati Uniti e Repubblica Federale di Germania). Si prevede un sistema di segnalazione e rimozione di contenuti diffamatori basato sulla certezza del momento di notifica, la trasparenza degli utenti, la garanzia del contraddittorio con la diversificazione degli obblighi e dei tempi di rimozione in relazione al grado di gravità e sulla tipologia dei contenuti illeciti segnalati – se manifestamente illeciti ed offensivi – entro ventiquattro ore, diversamente, ove non condivisa la richiesta, vi è l'obbligo di attivare entro sette giorni la procedura di conciliazione davanti all'Autorità garante nelle comunicazioni (AGCOM) cui segue l'obbligo di eventuale rimozione entro ventiquattro ore. Tale organismo di autoregolamentazione è finanziato dai diversi gestori delle piattaforme sottoposti all'obbligo della presente legge. L'articolo 3 contiene modifiche al codice di procedura penale segnatamente al sequestro preventivo. La norma recepisce in via legislativa l'orientamento espresso dalla giurisprudenza (Cassazione penale, sezioni unite, sentenza n. 31022 del 17 luglio 2015). La norma specifica che il sequestro preventivo può comprendere materiale informatico sul presupposto che anche il dato telematico è dotato di sua fisicità e pertanto rientra nel concetto di cosa, di conseguenza oggetto di coercizione reale proprio del vincolo ablatorio del sequestro preventivo. L'articolo 4 reca la clausola di invarianza finanziaria. L'articolo 5 reca l'entrata in vigore.