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La Commissione propone, tra l'altro, di innalzare in modo significativo gli attuali livelli di finanziamento in settori quali la ricerca e l'innovazione, il sostegno ai giovani, l'economia digitale, la gestione delle frontiere, la sicurezza e la difesa, a fronte di una proposta di riduzione dei finanziamenti nei settori tradizionali della politica agricola comune e della politica di coesione. Sicurezza e difesa, dunque, con i seguenti tre settori. Sicurezza, con il rafforzamento del fondo di sicurezza interna, la cui dotazione dovrebbe raggiungere i 2,5 miliardi di euro, destinati alla lotta contro il terrorismo e la radicalizzazione, la criminalità organizzata e quella informatica, l'assistenza e la protezione delle vittime di reati. Europol e azioni per la disattivazione nucleare in Lituania e la sicurezza nucleare e disattivazione in Bulgaria e Slovacchia. Difesa, con il Fondo europeo per la difesa, che disporrà di 13 miliardi, dei quali 4,1 per il finanziamento della ricerca collaborativa e 8,9 a integrazione dei contributi nazionali per cofinanziare progetti collaborativi di sviluppo delle capacità e il meccanismo per collegare l'Europa, all'interno del quale una dotazione di 6,5 miliardi sarà riservata a potenziare le infrastrutture di trasporto, in modo da renderle idonee alla mobilità militare. Come non condividere, quindi, la sollecitazione del capo di stato maggiore della difesa, generale Claudio Graziano, quando afferma che l'Unione europea deve rafforzare la sua coesione e procedere unita sul fronte della difesa comune. Occorre insistere, quindi, secondo quanto da lei suggerito. Alle persone che continuano e si ostinano a rimanere miopi rispondiamo che occorre guardare con occhi che vogliono vedere e che credono in quello che vedono. E noi ci crediamo. Grazie, signor Presidente, e buon lavoro. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP) . Signor Presidente del Consiglio, vorrei iniziare esprimendole gratitudine, la gratitudine che mi portano le persone che incontro per strada, le quali si sentono sollevate dal fatto che il Governo che lei guida stia restituendo al Paese un sano orgoglio patriottico, che è il migliore antidoto contro le derive del nazionalismo. Mentre organizzavo le idee per questo intervento in Aula, mi è capitato il foglio nel quale ho preso appunti quando lei è venuto a presentare il Governo. Mi era rimasta impressa una frase, che poi effettivamente ha fatto i titoli di tutti i giornali: sarò l'avvocato difensore del popolo italiano. E la domanda era: perché il popolo italiano dovrebbe aver bisogno di un avvocato difensore? Perché siamo perennemente sul banco degli accusati? Perché dobbiamo sentirci così in Europa? In fondo i numeri, compresi alcuni dati che lei ha ricordato, segnalano che il nostro Paese, che è un Paese fondatore, è un contribuente netto a questo progetto. E questa cosa dobbiamo rivendicarla; già semplicemente rivendicare con forza e con autorevolezza questo semplice dato contribuisce a restituire al Paese il senso del proprio ruolo all'interno di questo progetto. Mi è venuto in mente, quando lei ha ricordato oggi questo fatto, un intervento su twitter di un collega di un'università tedesca, Sebastian Dullien, che il 5 giugno scorso si chiedeva quanti siano i tedeschi che sanno che in effetti l'Italia è un Paese contribuente netto. Le difficoltà che abbiamo incontrato nelle sedi europee sono dovute sostanzialmente a un racconto sbagliato del ruolo dell'Italia, sia in termini economici, sia, più in generale, in termini politici, all'interno di questo progetto. Tale ruolo è sempre stato visto in termini negativi, e questo - mi duole dirlo - non solo da parte dei partner europei, i quali naturalmente, nell'ambito di una normale dialettica in quella che è una Unione basata su una forte competizione, hanno l'interesse a descrivere come responsabili delle problematiche emerse soprattutto nell'ultimo decennio i Paesi del Sud (i cosiddetti PIGS). Purtroppo, al racconto di un'Italia perennemente sull'orlo del disastro hanno contribuito spesso anche le élite che questo Paese governavano, perché la retorica della perenne emergenza è stata uno strumento di governo; è stata il principale strumento attraverso il quale molti Governi che ci hanno preceduto hanno voluto imporre, rendere necessariamente accettabile dai cittadini, delle agende politiche delle quali i cittadini stessi percepivano la dannosità. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Quello che va apprezzato nella valorizzazione del Paese è proprio questa uscita dalla retorica dell'emergenza, dalla retorica del «fate presto», e questa volontà di costruire con ponderatezza un rapporto effettivo con l'Unione europea. Secondo quanto percepiamo e in base a quanto la popolazione intorno a noi percepisce, lei sta riuscendo con la sua squadra di Governo in questo scopo. Prima il collega Petrocelli si domandava a chi avessero giovato i bombardamenti della Libia, che è una domanda che tutti ci siamo posti (e la risposta credo fosse dentro di noi), ma la stessa cosa la si può dire di certi bombardamenti mediatici o di certi meccanismi di gestione della crisi. Mi basta ricordare qui due studi di economisti tedeschi (per non essere accusato di antigermanesimo). Vorrei ricordassimo in questa sede che, secondo uno studio di Rocholl e Stahmer del 2016, meno del 5 per cento dei soldi conferiti ai cosiddetti fondi di salvataggio nel caso della Grecia sono finiti effettivamente al Governo greco. Il 95 per cento dove è finito? (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S). Chi applaude sa la risposta, e a chi non applaude la do io: sono finiti a salvare le banche francesi e tedesche. Nulla di male in questo; non vogliamo la distruzione delle banche francesi e tedesche, ma vogliamo ridare un senso nuovo alla parola solidarietà. Oppure ricordo lo studio di Dany, Gropp, Littke e von Schweinitz dell'Istituto di economia di Halle del 2015. Quanto ha guadagnato la Germania dalla gestione della crisi? Nella gestione della crisi la Germania, in termini di riduzione di spese per interessi ha guadagnato oltre 100 miliardi. Come? Perché si è creato un meccanismo di fuga verso un Paese che veniva propagandato come sicuro, e anche perché si sono adottate delle politiche che erano fortemente tarate sull'interesse di quel Paese. Ora, in quel Paese che ci è stato propagandato come un porto sicuro per i soldi degli investitori europei, accade che ci sia una banca, la più grande banca, che per il problema dei derivati, di cui parlava prima la collega Bottici, dall'inizio dell'anno ha perso il 44 per cento in borsa. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S e del senatore Buccarella). PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Bagnai. BAGNAI (L-SP) . Recupero il tempo dell'applauso. Questi sono gli argomenti che vediamo che lei e la sua squadra di Governo siete intenzionati a far valere, non in uno spirito di rivalsa, ma per rivendicare una giusta parità di condizioni tra tutti i Paesi di questa Unione.