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se il Governo non ritenga che le minacce a "La Stampa" e in particolare a Jacopo Iacoboni, pregiudichino la possibilità di un rapporto collaborativo e sereno con il contingente militare russo da parte delle autorità civili e militari italiane. Atto n. 3-01477 DE BERTOLDI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il decreto interministeriale, emanato il 1° aprile 2020 dai Ministeri in indirizzo, che ha previsto un'indennità per i lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria a valere sul "Fondo per il reddito di ultima istanza", istituito dall'articolo 44 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 in favore dei lavoratori danneggiati dal virus che causa il COVID-19, sta determinando, ad avviso dell'interrogante, una serie di complicazioni e difficoltà, in relazione ai criteri adottati, in merito all'indennità prevista per il mese di marzo, pari a 600 euro, riconosciuta ai professionisti iscritti alle casse di previdenza private; al riguardo, il contributo di 600 euro, concesso ai titolari di partita IVA, lavoratori autonomi e professionisti ordinistici, si evidenzia, è stato caratterizzato da ulteriori e gravissimi episodi, connessi alla gestione da parte dell'INPS, le dichiarazioni del cui presidente, fuorvianti e contraddittorie, hanno accresciuto gli ostacoli e le incertezze, in merito alle modalità d'accesso al beneficio; in relazione a ciò, l'interrogante ravvisa inoltre che le misure contenute sia all'interno del decreto interministeriale, che anche e soprattutto dall'articolo 44 del decreto-legge citato (non avendo posto alcun significativo parametro per l'accesso all'indennità di 600 euro, tranne che per i professionisti iscritti agli ordini professionali) rischiano di consentire l'accesso al beneficio anche da parte di coloro che non hanno alcun bisogno economico, né tantomeno possiedono i requisiti necessari, si chiede di sapere; quali siano stati gli effettivi beneficiari dell'indennità prevista dal Fondo per il reddito di ultima istanza, nei riguardi dei lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti danneggiati dal virus COVID-19, previsto dal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, nonché dal decreto interministeriale, citato in premessa; se, in relazione alle criticità esposte, i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno potenziare il sistema dei controlli e della vigilanza, in relazione alle possibili istanze basate su autocertificazioni, presentate all'INPS e prive dei requisiti indispensabili; quali iniziative urgenti e necessarie il Governo intenda infine assumere, al fine di garantire adeguati interventi volti a sostenere gli iscritti agli ordini professionali, nell'attuale e gravissima emergenza causata dal COVID-19, anche attraverso la possibilità per gli enti, di utilizzare risorse proprie per fronteggiare la situazione critica in cui versano e l'introduzione altresì di procedure più semplificate e con meno vincoli. Atto n. 3-01478 DE FALCO DE BONIS FATTORI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: il Ministero della salute, con circolare 0001997-22/01/2020-DGPRE-DGPRE-P del 22 gennaio 2020 prescriveva tra l'altro che "i casi sospetti di ncov" andassero "ospedalizzati in isolamento in un reparto di malattie infettive" adottando nel contempo "misure standard di biosicurezza, applicando le precauzioni per prevenire la trasmissione per via aerea e per contatto"; nella medesima circolare, si raccomandava, inoltre, che per motivi precauzionali il "personale sanitario, oltre ad adottare le misure standard di biosicurezza, applichi le precauzioni per prevenire la trasmissione per via aerea e per contatto. In particolare, dovrebbe indossare: mascherina e protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe non sterile e guanti. Qualora siano necessarie procedure che possono generare aerosol, la mascherina dovrebbe essere di tipo FFP2. Dovrebbero essere utilizzati strumenti mono-uso e strumentazioni portatili (es. raggi X) per evitare di muovere il paziente. Se è necessario trasportare il paziente fuori dalla stanza di isolamento, usare percorsi predeterminati per minimizzare la possibile esposizione di personale sanitario, altri pazienti e visitatori" e quindi far rispettare i criteri di separazione ivi contemplati; appare del tutto evidente, a parere dell'interrogante, che le disposizioni del Ministero vincolassero di fatto le procedure da tenere per i casi sospetti di COVID-19, con i pazienti tenuti in isolamento assoluto rispetto anche agli altri malati o, comunque, ad altri soggetti non sospetti di essere affetti dal virus ; al contrario, l'8 marzo 2020, con deliberazione n. XI/290, la Giunta della Regione Lombardia individuava nelle RSA la possibilità di utilizzare posti letto per malati ncov, determinando in questo modo focolai di contagio in quelle RSA, che hanno aderito per quella che gli interroganti considerano una stolida obbedienza, causando la morte di molti anziani presenti nelle strutture; in particolare, nella citata delibera, Allegato 2, si legge "Disposizioni in ordine alle Strutture extra ospedaliere. A fronte della necessità di liberare rapidamente posti letto di Terapia Intensiva e Sub Intensiva e in regime di ricovero ordinario degli ospedali per acuti, occorre mettere a disposizione del Sistema Regionale i posti letto delle "Cure extra ospedaliere" (subacuti, postacuti, riabilitazione specialistica sanitaria (in particolare pneumologica), cure intermedie intensive e estensive, posti letto in RSA)"; la delibera della Regione Lombardia è stata duramente criticata dal presidente di Uneba, l'associazione di categoria che mette insieme circa 400 case di riposo lombarde, Luca Degani, il quale in un'intervista ha, tra l'altro, affermato: "Chiederci di ospitare pazienti con i sintomi del COVID-19 è stato come accendere un cerino in un pagliaio"; la decisione della Giunta regionale, oltre ad essere pericolosa, è anche illegittima, a parere degli interroganti, in quanto è lo Stato centrale ad avere competenza esclusiva in materia di prevenzione e profilassi internazionale, a mente dell'articolo 117, comma 2 lettera q) della Costituzione; quindi, nessuna Regione dovrebbe in alcun modo poter derogare ai principi di indirizzo stabiliti dallo Stato in materia di profilassi internazionale, con disposizioni come quella ricordata; la Regione Lombardia era stata già colpevolmente tardiva nell'attivazione delle misure di contenimento ( lockdown ) e aveva evidenziato una palese impreparazione, anche per problemi strutturali, negli ospedali e soprattutto nei Pronto Soccorso, e, in generale, nel territorio nell'azione di prevenzione e contenimento del "rischio biologico"; al riguardo era evidente a tutti la carenza, sotto forma di assoluta mancanza in alcuni casi ed inadeguatezza in altri, dei DPI per categoria di rischio III, quali maschere FFP2 e FFP3, occhiali o visiere, sovracamici e tute, guanti, calzari, copricapo, oltre all'omissione dell'obbligo di sorveglianza della sicurezza per il personale sanitario;