[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito del decreto 19 ottobre 1998 del Presidente del Consiglio dei ministri, recante "Definizione dei criteri e delle modalità di ripartizione delle risorse del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga per gli esercizi finanziari 1997 e 1998", promosso con ricorso della Regione Lombardia, notificato il 2 febbraio 1999, depositato in cancelleria il 17 successivo ed iscritto al n. 9 del registro conflitti 1999. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella udienza pubblica del 20 febbraio 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa; Uditi gli avvocati Giuseppe F. Ferrari e Massimo Luciani per la Regione Lombardia e l'Avvocato dello Stato Ignazio F. Caramazza per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso del 29 gennaio 1999 la Regione Lombardia ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, in relazione all'adozione del d.P.C.m. 19 ottobre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 dicembre 1998, n. 284, recante "Definizione dei criteri e delle modalità di ripartizione delle risorse del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga per gli esercizi finanziari 1997 e 1998". 2. - La ricorrente richiama, in via preliminare, gli artt. 117 e 118 della Costituzione, che attribuiscono alle Regioni ordinarie la materia della "beneficenza pubblica e assistenza sanitaria ed ospedaliera", per rilevare poi che essa rientra nel settore organico dei "servizi sociali"; nozione, quest'ultima, ridefinita dal d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, e comprensiva dei "servizi alla persona ed alla comunità". La programmazione e la gestione dei servizi socio-assistenziali sono state da sempre attribuite alle regioni, per effetto del d.P.R. 14 gennaio 1972, n. 4 e del d.P.R. 15 gennaio 1972, n. 9, del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, della legge di riforma sanitaria 23 dicembre 1978, n. 833, e, da ultimo, del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502. Prosegue la ricorrente osservando che, in questo più ampio settore, le funzioni di prevenzione ed intervento contro l'uso di sostanze stupefacenti e psicotrope sono state riconosciute alla regione per effetto del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, con il solo limite dei criteri di indirizzo e di coordinamento provenienti dall'amministrazione dello Stato. L'art. 127 di tale d.P.R. ha previsto l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di un fondo denominato "Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga", per il finanziamento di progetti curati dalle diverse amministrazioni e finalizzati alla realizzazione degli obiettivi del testo unico. Con la legge 27 dicembre 1997, n. 449, collegata alla finanziaria per il 1998, le risorse del fondo sono confluite nel fondo per le politiche sociali, successivamente denominato dal d.lgs. n. 112 del 1998 "Fondo nazionale per le politiche sociali", tra le cui finalità si annoverano anche quella di "promozione di interventi per la realizzazione di standard essenziali ed uniformi di prestazioni sociali su tutto il territorio dello Stato" concernenti "la prevenzione ed il trattamento delle tossicodipendenze". Ai sensi dell'art. 59, comma 46, della legge n. 449 del 1997, come novellato dal d.lgs. n. 112 del 1998, alla ripartizione annuale delle risorse confluite nel fondo si sarebbe provveduto con decreto del Ministro della solidarietà sociale, da emanarsi sentiti i ministri interessati e sentita la conferenza unificata di cui al d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281. Nelle more, aggiunge il ricorrente, in attuazione della delega conferita con la legge 15 marzo 1997, n. 59, gli artt. da 128 a 134 del d.lgs. n. 112 del 1998 hanno modificato ulteriormente il quadro delle competenze tra Stato e regioni in materia di servizi sociali: l'art. 131 ha conferito le funzioni in oggetto alle regioni ed agli enti locali, fatta eccezione per quanto previsto dagli artt. 129 e 130, ribadendo il potere regionale di disciplina dell'esercizio delle dette funzioni ed il potere dei comuni di provvedere all'erogazione dei servizi ed alla realizzazione della rete. L'art. 132, inoltre, ha disposto che sia la regione ad individuare puntualmente con legge i compiti e le funzioni amministrative da conferire ai comuni nei singoli settori, trasferendo altresì alle regioni funzioni e compiti di promozione e coordinamento operativo degli "attori dei servizi sociali". In asserita applicazione degli artt. 129, comma 1, lettera e) del d.lgs. n. 112 del 1998, e 59, comma 46, della legge n. 449 del 1997, che riservano allo Stato la determinazione dei criteri per la ripartizione del fondo nazionale per le politiche sociali, è stato emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 ottobre 1998, recante "Definizione dei criteri e delle modalità di ripartizione delle risorse del fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga per gli esercizi finanziari 1997 e 1998". 3. - Tale decreto, secondo la regione Lombardia, opererebbe una illegittima invasione delle competenze regionali in materia di "beneficenza pubblica e assistenza sanitaria e ospedaliera", in violazione delle corrispondenti prerogative costituzionali. La ricorrente, in particolare, espone i seguenti motivi: con il primo deduce la violazione del d.lgs. 28 agosto 1997, n. 281 e del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, con riferimento agli artt. 5, 97, 117, 118 e 119 della Costituzione. Il d.P.C.m. sarebbe stato adottato, giusta quanto risulta dalle premesse del testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale sulla base del parere della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, alla quale non partecipa di diritto alcun rappresentante delle regioni, con evidente e grave lesione del diritto di partecipazione collegato alle competenze regionali costituzionalmente garantite. La mancata audizione della Conferenza Stato-regioni o, quantomeno, della Conferenza allargata, avrebbe pregiudicato la legittima aspettativa dei rappresentanti delle regioni ad esprimere il loro avviso, trattandosi di materia che sul piano costituzionale rientrerebbe nella "beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliera" e per la quale alle regioni sarebbe attribuito un ruolo primario, anche in funzione eventualmente consultiva, dagli artt. 131, 132 e 133 del d.lgs. n. 112 del 1998. In specie, l'obbligo dell'audizione della conferenza Stato-regioni sarebbe ribadito dall'art. 2, comma 3, del d.lgs. n. 281 del 1997.