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Ai primi di febbraio del 2018 TIM ha inviato ai fornitori una lettera con quale pretendeva in via unilaterale uno sconto tra il 10 ed il 20 per cento da aggiungere a quelli esistenti già praticati nei contratti vigenti. Tale condotta voluta dal responsabile acquisti dottor Sibony, nominato in quell'area in relazione al controllo e coordinamento esercitato dall'azionista Vivendi, ha assunto un connotato vessatorio nei confronti dei fornitori e dei loro perimetri occupazionali, condito con allusioni a ritorsioni verso coloro che non avessero aderito; le aziende fornitrici più volte, negli incontri svolti con l'ufficio acquisti, hanno rappresentato l'impossibilità di accettare i nuovi sconti pretesi in aggiunta a quelli già concordati motivando agli interlocutori le ragioni di tale indisponibilità e le ricadute anche di tipo occupazionale conseguenti all'insostenibile livello dei prezzi. Nei contratti di contact center , in particolare, TIM dovrebbe attenersi al protocollo d'intesa sottoscritto al Ministero dello sviluppo economico dalle più importanti aziende del Paese con il quale si dovrebbe neutralizzare il costo del lavoro circa il valore minimo di una paga corrisposta agli operatori di call center , come ben illustrato dal decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali 29 dicembre 2017; vale la pena precisare che TIM già non opera in coerenza con il suddetto protocollo in quanto i prezzi applicati ai contratti, in particolare per quelli relativi al caring service mobile 119, sono ben al di sotto delle soglie fissate dal decreto ministeriale di oltre il 15 per cento, cui andrebbe aggiunto un ulteriore livello di sconto del 10 per cento arrivando così a voler fissare i prezzi di erogazione del servizio ad un 25 per cento in meno rispetto a quanto previsto dal decreto ministeriale; TIM, per contenere la spesa della gestione delle attività affidate ai fornitori, ha chiesto loro di aprire nuovi centri operativi nei Paesi dell'est europeo per i quali le aziende (per non compromettere la loro sopravvivenza) hanno sostenuto importanti investimenti, sia per l'allestimento dei siti operativi, sia per l'infrastruttura necessaria allo svolgimento del servizio commissionato; la nuova gestione acquisti TIM ha indicato nei diversi incontri e tavoli di trattativa con le aziende fornitrici che la posizione sull'estero sarebbe stata confermata o addirittura incrementata a condizione che si aderisse alla pesante ed aggressiva campagna di sconti. Dagli ultimi incontri intercorsi tra le parti nei mesi di maggio e giugno 2018 è emersa l'impossibilità di conservare la posizione operativa all'estero per effetto della conclusione di un accordo tra TIM ed un'azienda di contact center , Almaviva, che però negli ultimi due anni ha prodotto significativi licenziamenti di massa dei propri dipendenti e ha ottenuto molti benefici sotto forma di ammortizzatori sociali, contribuzioni e cassa integrazione guadagni straordinaria; la conclusione di tale accordo prevedrebbe la facoltà per questa azienda di contact center di realizzare una consistente parte delle attività svolte per TIM all'estero nella sua sede in Romania in misura non inferiore al 50 per cento del fatturato complessivo contrattualizzato; la stessa Almaviva, dopo aver minacciato la chiusura del sito di Palermo, dove svolge alcune delle attività per conto di TIM, avrebbe ottenuto il prolungamento temporale dei benefici degli ammortizzatori sociali riducendo proprio per la commessa di TIM di fatto il costo del lavoro di circa il 12 per cento. In virtù di tale opportunità, in accordo con TIM e l'ufficio acquisti gestito dal dottor Sibony e con il responsabile della funzione caring service dottor Paolo Tazzioli, a cui sono attribuite le competenze per la ripartizione delle attività tra l'Italia e l'estero tra i vari partner di TIM, avrebbe ottenuto la facoltà di svolgere almeno il 50 per cento delle attività all'estero come contropartita del trasferimento a TIM del minor costo realizzato sul personale sotto la forma di sconto offerto sui prezzi (per effetto del beneficio dell'utilizzo improprio degli ammortizzatori sociali). Tale accordo ad hoc per Almaviva non sembra che sia esteso dal dottor Paolo Tazzioli agli altri partner , creando una discriminazione evidente, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia al corrente di tale ingiustificata discriminazione di TIM tra Almaviva e gli altri storici fornitori, che rivela un sistema di favore, vera concorrenza sleale rispetto ad altri partner che non hanno o non possono ottenere l'utilizzo degli ammortizzatori sociali o di cassa integrazione, e che quindi non hanno concessioni in tema di riduzione del costo del lavoro, peraltro a carico della collettività; se tale facoltà di fare operazioni di dumping sociale, occupazionale ed economico, con la possibilità di trasferire all'estero le attività che invece dovrebbero e potrebbero essere eseguite in Italia, non siano lesive dei diritti ed interessi occupazionali nazionali; se la violazione sistematica del protocollo di intesa da parte di TIM, già denunciata e stigmatizzata dalle organizzazioni sindacali le evidenti operazioni di dumping sociale, occupazionale ed economico, non debba essere contrastata; quali misure urgenti intenda adottare, per evitare che alcune grandi imprese come la TIM, partecipata dalla Cassa depositi e prestiti con una quota del 4,90 per cento, possa continuare a favorire la delocalizzazione, creando in tal modo danni evidenti al tessuto economico, sociale ed occupazionale. Atto n. 4-00242 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: la Corte dei conti aveva aperto un atto di citazione sui contratti derivati firmati dal Ministero dell'economia con la Morgan Stanley, tra il 2011 e il 2012, costati allo Stato oltre 3 miliardi di euro. Tutti i contratti finora stipulati con le banche di affari sono costati ufficialmente circa 30 miliardi di euro negli ultimi anni, tra interessi netti sborsati alle banche e altre operazioni connesse, e quelli ancora in vita rischiano di mandare in fumo una cifra vicina ai 40 miliardi nei prossimi anni. I danni chiesti dal procuratore Massimiliano Minerva per 4,1 miliardi di euro sui contratti sottoscritti che erano di copertura per le banche, ma speculativi per lo Stato, con la pesante accusa a 4 rappresentanti dello Stato e ad una banca d'affari, sono stati respinti con argomentazioni che sembrano identiche alle tesi della difesa. Le parti sotto accusa hanno ribadito che l'Ate, così come il tipo di derivato sottoscritto con l'opzione "swaption", era stato previsto esplicitamente da un decreto del Ministro pro tempore , Carlo Azeglio Ciampi, e da una circolare del direttore generale Mario Draghi. Così in data 17 giugno 2018 il quotidiano "Avvenire": «Con la sentenza del 15 giugno, la Corte dei Conti ha chiuso, almeno per quanto la riguarda, la questione dei derivati stipulati dal ministero dell'Economia con Morgan Stanley. I giudici contabili hanno chiarito di non avere potere giurisdizionale sulla gestione di sei prodotti finanziari con una clausola di uscita che la banca d'affari americana aveva venduto al Tesoro e per i quali la Procura regionale aveva chiesto oltre 4 miliardi di euro di danni, mettendo sotto accusa, oltre la banca, ex ministri o dirigenti del Tesoro come Domenico Siniscalco, Vittorio Grilli e Maria Cannata. La Corte ha sentenziato di non potere intervenire su questa vicenda per diversi motivi.