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È vero, le crisi si devono prendere come opportunità per cambiare i paradigmi, non si deve fare riferimento ai paradigmi del passato, ma ci devono essere nuovi modelli in virtù di quello che è stato. Uno su tutti - lei lo ha detto prima - è il nostro Sistema sanitario nazionale, che comunque ha retto, pur con tanta fatica. Su questo versante, però, non si dovrà più fare l'errore di fare tagli ulteriori. Parliamo di un acronimo (SSN), dietro al quale però ci sono delle persone, il personale che ha retto il Sistema sanitario nazionale. Queste persone vanno aiutate nella stabilizzazione, non possiamo più pensare di avere un sistema sanitario con dei precari. Dobbiamo arrivare a stabilizzare queste persone e se in quindici anni non abbiamo potuto fare turnover , invece adesso dobbiamo pensare davvero di tornare ad avere personale adeguato, formato, ma che abbia una prospettiva di futuro, non che ogni tre anni debba pensare che gli scade il contratto. Ne va anche della sicurezza di noi cittadini. Pensi cosa significa avere sempre la spada di Damocle della scadenza del contratto. Questo è importantissimo e ci dobbiamo assumere tutte le responsabilità. Un altro passaggio fondamentale, a mio parere, è quello di ripensare anche alla sanità del territorio. Anche a questo proposito non dobbiamo imparare nulla, lo diceva già la legge n. 833, fondante del Sistema sanitario nazionale e lo hanno detto tante altre leggi dopo di quella, fino al decreto Balduzzi del 2012. Il sistema sanitario nazionale deve essere pensato là dove è più vicino ai cittadini: nei distretti, sul territorio, dove il cittadino è più prossimo a ricevere il servizio. Inoltre adesso - e lo dico qui, proprio perché tanti cittadini, come penso anche lei, si saranno fatti sentire - abbiamo l'altro grave problema di recuperare tutto quello che è rimasto indietro, le visite arretrate, gli interventi. Vi sono persone che stanno aspettando. Purtroppo si sono verificati decessi di persone che per paura non sono andate in ospedale. Dobbiamo recuperare tutta questa parte di salute di persone che stanno aspettando, come tutti i malati cronici. Su questo fronte vi è un altro passaggio importante, come ricordava prima una collega, che riguarda l'infermiere di comunità. Io sono contenta che sia previsto nel decreto rilancio. Anche in questo caso, infatti, non dobbiamo aspettare che il cittadino arrivi in ospedale in condizioni precarie, ma dobbiamo anticiparlo noi, con la medicina di iniziativa, con la telemedicina, con tutte queste innovazioni. Vede dov'è la sfida importante? Questa è la sfida importante: mettere in atto innovazioni che ci possano aiutare ad essere più vicini al cittadino, per evitare che il cittadino acutizzi la malattia e arrivi direttamente in ospedale. Lo abbiamo visto con la crisi epidemica: andare in ospedale non è stata certo la cosa migliore. Certo, abbiamo dovuto fare quello che era possibile in quel momento, ma bisognava tenere i cittadini a casa e aiutarli a restare nel proprio domicilio per curarsi, prima di arrivare in ospedale. Queste sono le cose importanti: riorganizzarsi, recuperare innovazione e rivedere alcuni aspetti, tra cui la contrattualizzazione. Ne ho parlato prima, ma ci torno ancora adesso. Non possiamo pensare di avere operatori del personale sanitario, che lavorano a stretto contatto l'uno con l'altro, con contratti diversi. Sto pensando all'emergenza-urgenza: nei pronto soccorso ci sono persone che lavorano con gli stessi orari e con gli stessi turni di persone che non hanno lo stesso contratto. Anche in questo caso c'è diseguaglianza e non va bene, dobbiamo essere molto più puntuali. Noi sappiamo quello che c'è da fare, insieme a lei, perché ovviamente lei ci è venuto a chiedere una mano. Certo, dobbiamo riaprire anche le attività produttive, che sono importanti. Ma se siamo in una crisi economica dovuta a una crisi sanitaria dobbiamo investire di più in sanità, per evitare di ritornare ad avere una crisi economica. Questo è ciò che dobbiamo fare. Da ultimo, ma non meno importante, vi è il monitoraggio di come si utilizzeranno i fondi: questo è fondamentale, perché sono tanti i fondi che noi mettiamo a disposizione, ma dobbiamo sapere come saranno utilizzati e l'efficacia che avranno sulla salute delle persone. Questo, signor Ministro, è ciò che noi chiediamo. Noi ci siamo e le daremo una mano. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, Ministro, grazie di essere qui, in Assemblea, oggi a riferire cose che sapevamo già. Io la ringrazio soprattutto perché spero che dalle sue repliche possa ricevere risposte a qualche domanda e magari alle decine di interrogazioni che in questi mesi e anche ultimamente ho presentato inutilmente, perché tanto nessuno risponde. Forza Italia in questi mesi ha avuto un atteggiamento più che responsabile, mettendo a disposizione competenze e idee, che sono quasi sempre state ignorate. Mi riferisco ai numerosi appelli lanciati anche sulla carenza di coordinamento tra Governo e Regioni. Lei sa bene che i rapporti avrebbero potuto essere gestiti in maniera certamente migliore con la regia, ad esempio, dell'Agenas; ma in quel caso lei ha preferito commissariare. Noto che in genere si commissaria per problemi di mafia o per soldi, invece in quel caso il bilancio era in attivo di 6 milioni di euro, era inattaccabile. Si è perciò preferito lasciare sole le Regioni, che già soffrivano a causa dei tagli che i Governi degli ultimi anni avevano attuato, incolpandole addirittura ingiustamente per la mancanza di linee del Governo. Spero che almeno adesso il Governo si sia reso conto che, a partire da oggi, dovrà essere definito un vero processo di razionalizzazione; non la solita spending review e i tagli lineari, ma un percorso di ridefinizione delle funzioni del capitale umano, mettendo nei posti di comando i migliori, non solo i fedeli. Noto con orrore, ad esempio, quello che forse succede con il decreto rilancio - vedremo - con centinaia di assunzioni al Ministero, senza concorso, approfittando della scusa del coronavirus. In queste circostanze, dispiace dirlo, lei signor Ministro non ha voluto delegare o fidarsi di personalità conosciute, tant'è che, ad esempio, ha preferito rimandare la firma delle deleghe al suo Sottosegretario, costringendo a inviare osservatori per le riunioni del comitato tecnico-scientifico, visto che i documenti e i verbali erano segretati anche per loro. Avremmo quindi preferito che la stessa determinazione che ha usato per rimuovere il direttore generale dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Bevere, l'avesse utilizzata anche per le evidenti criticità e l'inadeguatezza dimostrate da Arcuri e Borrelli nel reperire mascherine, reagenti per i tamponi, dispositivi di protezione per i medici e gli operatori sanitari, impegnati giorno e notte a combattere il virus, che ringrazio di cuore (Applausi) e che invece il Governo ringrazia a parole, ma a cui non dà soldi.