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Oggi una delle attribuzioni più rilevanti della Commissione consiste nella regolamentazione del pluralismo politico nella programmazione diffusa dalla RAI, mediante deliberazioni ad hoc , le quali sostanzialmente ricalcano quelle adottate dall'AGCOM per l'emittenza radiotelevisiva privata e locale. Alla sola AGCOM, tuttavia, la legge attribuisce una decisiva funzione di controllo, che si esplica attraverso il potere sanzionatorio in caso di inosservanza delle norme in materia di par condicio, sia da parte delle emittenti private che da parte del servizio pubblico. Questa sorta di governo bicefalo del pluralismo politico radiotelevisivo non appare oggi più sorretto da valide giustificazioni. Infatti, qualora si volesse riconoscere una specificità degli obblighi del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale in materia di par condicio , sarebbe certo più opportuno intervenire sulla legge n. 28 del 2000 e prevedere, semmai, norme più specifiche che distinguano il ruolo della RAI da quello delle emittenti private. In assenza di tale specificità, non si comprende la duplicazione di funzioni, tanto più che le deliberazioni dell'AGCOM sono impugnabili davanti al giudice amministrativo, mentre le deliberazioni della Commissione di vigilanza, non avendo natura di atto amministrativo, sono insindacabili. Anche le funzioni di indirizzo tipiche della Commissione di vigilanza hanno subìto un progressivo ridimensionamento, ancora una volta per effetto dell'estensione del raggio d'azione dell'AGCOM anche nel campo dei contenuti della programmazione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale. Il testo unico, infatti, attribuisce all'AGCOM sia il compito di dettare le linee-guida sul contratto di servizio, sia quello di avviare l'istruttoria (ed eventualmente irrogare le sanzioni amministrative pecuniarie) qualora la società concessionaria pubblica sia inadempiente rispetto alle disposizioni contenute nel medesimo testo unico e nel contratto di servizio, oppure rispetto agli obblighi di natura contabile, gestionale e finanziaria. L'AGCOM, dunque, ha assunto nel tempo non soltanto significativi compiti regolatori in materia di infrastrutture e di reti di trasmissione, ma anche pregnanti poteri di indirizzo e di controllo sul piano dell'offerta dei contenuti (pluralismo politico e sociale, tetti pubblicitari, tutela dei minori eccetera), che in fondo appaiono coerenti con la necessità che il settore dell'audiovisivo sia regolato secondo una visione integrata e sistemica. Una simile evoluzione del quadro normativo ha dunque affievolito le tradizionali funzioni della Commissione di vigilanza, la quale, forse non per caso, nella prassi delle ultime legislature ha drasticamente ridotto il numero di atti propriamente di indirizzo della programmazione, abdicando di fatto all'esercizio di una delle sue originarie prerogative. La Commissione di vigilanza è stata l'anticamera dell'indebita influenza della politica sul servizio pubblico radiotelevisivo, il luogo fisico e simbolico attraverso cui i partiti politici hanno trasformato la RAI da strumento della collettività a territorio da spartire e subordinare ai propri interessi. È questa una delle principali ragioni che rende oggi necessario sopprimere la Commissione di vigilanza e ricondurre il concetto di « controllo » del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale ad un'accezione sana e virtuosa, secondo la quale il Parlamento, luogo della rappresentanza di tutti i cittadini, è soggetto naturalmente competente a vigilare sulle società che svolgono funzioni delicate e rilevanti per l'ordinamento democratico. Fatta salva, dunque, la peculiare funzione di controllo attribuita all'AGCOM dal testo unico, il disegno di legge mantiene alle Commissioni parlamentari competenti in materia di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale la facoltà di convocare i vertici aziendali della RAI per esigenze conoscitive o per rispondere di eventuali inadempimenti degli obblighi di servizio pubblico. Nel disegno di legge, in sintesi, le funzioni della Commissione di vigilanza sono state in parte soppresse, in parte demandate all'AGCOM, oppure ricondotte alle Commissioni parlamentari competenti per materia. Nei casi in cui risulti opportuno l'intervento congiunto delle Commissioni parlamentari (audizioni dei candidati sorteggiati, eventuale parere sui soggetti auditi, parere sulla revoca di membri del consiglio di amministrazione, audizione dei vertici aziendali nel corso della legislatura) sarà compito della fonte regolamentare, nella sua autonomia, individuare le più idonee ed efficaci forme e modalità di esercizio di tali funzioni, senza dispersioni e duplicazioni, come già evidenziato.. 1 (Modifiche alle norme in materia di procedure di nomina dei componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) 1 Il comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249, è sostituito dai seguenti: « 3 . Sono organi dell'Autorità il presidente, la commissione per le infrastrutture e le reti, la commissione per i servizi e i prodotti e il consiglio. Ciascuna commissione è organo collegiale costituito dal presidente dell'Autorità e da due commissari. Il consiglio è costituito dal presidente e da tutti i commissari. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica eleggono due commissari ciascuno. Ciascun deputato e ciascun senatore esprime il voto indicando un solo nome per il consiglio. I commissari eletti sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica. I commissari sono eletti tra coloro che presentano la propria candidatura nell'ambito di una procedura di selezione il cui avviso è pubblicato nei siti internet istituzionali della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e dell'Autorità almeno sessanta giorni prima della data stabilita per l'elezione. Le candidature devono pervenire entro il trentesimo giorno antecedente la data stabilita per l'elezione e i curricula devono essere pubblicati nel sito internet della Camera alla quale sono stati inviati. Le candidature possono essere avanzate da persone di notoria indipendenza nonché di comprovata esperienza e competenza nelle discipline afferenti ai settori delle comunicazioni e della protezione dei dati personali, con particolare riferimento alle discipline giuridiche o informatiche. I componenti dell'Autorità durano in carica sette anni e non possono essere confermati. In caso di morte, di dimissioni o di impedimento di un commissario, la Camera competente procede all'elezione di un nuovo commissario, che resta in carica fino alla scadenza ordinaria del mandato dei componenti dell'Autorità. Al commissario che subentri quando mancano meno di due anni alla predetta scadenza ordinaria non si applicano il divieto di conferma di cui al presente comma né le disposizioni dell'articolo 22, comma 1, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114. Il presidente dell'Autorità è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, tra coloro che presentano la propria candidatura nell'ambito di una procedura di selezione il cui avviso deve essere pubblicato nei siti internet istituzionali della Presidenza del Consiglio dei ministri e dell'Autorità almeno sessanta giorni prima della data della nomina. Le candidature devono pervenire almeno trenta giorni prima della data della nomina e i curricula devono essere pubblicati nei medesimi siti internet .