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Sassoli, più che un esponente di una parte politica, infatti, era una figura che abbiamo sempre riconosciuto come uomo delle istituzioni. Lo era da giornalista, sulla principale rete televisiva, e lo era stato nella sua giovinezza. In comune con lui ho trovato un dato: è stato anche scout . E forse ha inciso, questa sua militanza giovanile, nel suo modo di operare e di agire. Qual era il suo modo, quello che noi avversari politici gli abbiamo sempre riconosciuto e che ce lo ha fatto apprezzare? Essere un uomo privo di pregiudizi, forte nelle sue idee, ma leale e capace di confrontarsi e discutere con tutti, di riconoscere colui che non la pensava come lui come avversario con cui potersi confrontare. È stata una sua caratteristica, che lo ha accompagnato e ha fatto di lui un Presidente del Parlamento europeo capace di dare voce alle varie spinte, esigenze, dinamiche, così complesse quali sono quelle di un Parlamento che raccoglie persone di tutto il mondo. La sua linea era una linea chiara: una linea politica europeista; una linea politica di tolleranza, di superamento di tutte le diversità. Noi lo abbiamo apprezzato, a volte contrastato, ma sempre riconosciuto come uomo onesto, e non è poco ai tempi d'oggi, e come uomo leale: e ancora di più, ai tempi d'oggi, non è poi così semplice e così comune. Come tutti, quando vedono un pericolo che si avvicina (e anche la sua malattia l'ha vissuta senza che ce ne accorgessimo, almeno la stragrande maggioranza di noi), anche lui forse avrà ripensato alla sua vita politica, cominciata nel 2009, con ben 400.000 voti di preferenza. Lo dico a quest'Assemblea, che ha dimenticato da tempo, per motivi di legge, cosa significhi raccogliere i voti di preferenza. Ebbe 400.000 voti di preferenza nel 2009, ma poi la sua ambizione, a un certo punto, fu quella di provare a essere sindaco della sua città di adozione, Roma. Lì non riuscì. Prese la metà dei voti di Marino, ma non ne fece un dramma. Anche lì, la sua capacità di affrontare un problema senza farsene un cruccio né un vanto. Poi, nella elezione a Presidente del Parlamento europeo, seppe distinguersi, nel momento della pandemia, riuscendo a non chiudere, anzi a scongiurare qualunque vero impedimento all'attività parlamentare europea. Un uomo che ha saputo dare al ruolo che ricopriva uno spessore quale la politica avrebbe sempre bisogno di avere. Credo che egli sia un esempio, per chi ha militato nella sua parte politica, ma, consentitemelo, anche per chi non aveva le sue stesse idee, per chi era un avversario politico, ma in lui si specchia nella lealtà, nella tolleranza, nella capacità di affrontare gli avversari con il sorriso, l'umiltà e la fermezza. Grazie David. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, colleghi, ci sono morti che viviamo non solo con grande dolore, ma anche con la sensazione di una feroce ingiustizia. Succede quando sentiamo che una scomparsa inattesa e prematura rapisce qualcuno che aveva ancora moltissimo da fare e da dare al suo Paese e alla sua famiglia. È questa la sensazione di dolore, smarrimento e - scusate - quasi rabbia contro l'ingiustizia che abbiamo provato alla notizia della morte di David Sassoli. David era un professionista dell'informazione, non della politica. Alla politica era arrivato con l'elezione al Parlamento europeo nel 2009, dopo una brillantissima carriera di giornalista prima sulla carta stampata e, poi, in televisione (al TG3 e, poi, vice direttore del TG1). Egli non è mai stato un prestato alla politica, come si usa dire. Aveva una causa in cui credeva appassionatamente - la costruzione dell'Europa - e una battaglia da combattere con gentilezza e dolcezza, ma anche con ferrea determinazione. Quella causa è diventata, in qualche modo, la sua vita. David Sassoli era un europeista appassionato, convinto che per i popoli di questo Continente non vi fosse futuro se non con una piena e completa integrazione. Tuttavia, il suo europeismo si traduceva non in cecità di fronte, per esempio, ai limiti dell'Unione europea, bensì - al contrario - in un impegno costante per correggerli. L'Europa in cui credeva Sassoli era quella del Parlamento europeo. Egli voleva che al centro dell'Unione ci fosse la sua rappresentanza democraticamente eletta. Prima come capo delegazione del PD, poi, come Vice Presidente e, infine, come Presidente del Parlamento europeo, ha sempre cercato di rendere quel Parlamento il cuore della nuova Europa perché sapeva che, senza la centralità di un Parlamento democratico, parlare di Europa dei popoli sarebbe stato soltanto uno slogan . Pochi hanno combattuto con più determinazione di lui, europeista convinto, la battaglia contro alcuni limiti dell'Europa, quella rigorista. Tutta la sua Presidenza è stata da subito segnata da questa battaglia e, ancora più decisamente, di fronte alla tragedia della pandemia abbattutasi sul nostro Continente. Nella sua visione la condivisione del debito era fondamentale per conquistare un'Europa davvero unita, ma molto più giusta. Dopo l'esplosione della pandemia, il suo schieramento a favore dell'istituzione del recovery fund, quando molti Governi erano scettici e dubbiosi, è stato immediato e fondamentale per raggiungere quell'obiettivo che ci ha salvati dalla catastrofe. La sua posizione a favore della cancellazione del debito da Covid, accolta all'inizio con grande scandalo, è oggi una prospettiva reale, considerata praticabile e necessaria da alcuni dei principali Governi europei. David era un cattolico cresciuto alla scuola di Pietro Scoppola e Achille Ardigò (dunque un cattolico estremamente attento alla valenza sociale del cattolicesimo) e negli ultimi tempi molto vicino anche alla visione di Papa Francesco. La sua Europa, dunque, non poteva che essere aperta, accogliente, inclusiva e senza muri. È questa concezione dell'Europa che, da Presidente del Parlamento, ha cercato di diffondere nei fatti e non solo con le parole. Lo ha fatto con gesti forti, a volte volutamente provocatori, pensati per scuotere coscienze intorpidite, come l'apertura del Parlamento ai senzatetto nel primo lockdown o la scelta di celebrare i settant'anni della Dichiarazione Schuman invitando i rappresentanti delle ONG impegnati nel salvare le vite nel Mediterraneo. Lo ha fatto con iniziative politiche di grande portata, come l'insistenza per esigere il rispetto dei diritti in tutti i Paesi dell'Unione e per modificare il Regolamento di Dublino. Credo che il modo migliore e più sincero per riconoscere questo suo grande impegno e valore sia quello di tributare oggi a David l'essere stato a pieno titolo uno dei grandi costruttori dell'Europa, della nuova Europa, dell'Europa unita di oggi e ancora di più di quella che vogliamo per domani. Questo voleva essere, questo è stato e questo avrebbe continuato a essere se un destino feroce non ce lo avesse sottratto troppo presto. Si dice giustamente che nessuno è insostituibile, ma qualcuno è difficilmente sostituibile e credo che questo sia il caso di David Sassoli. Addio, Presidente, che la terra ti sia lieve. (Applausi) . BERNINI (FIBP-UDC) .