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Spero che decenni di privatizzazioni ed esempi eclatanti come quello del crollo del ponte Morandi e più recentemente quello della funivia del Mottarone abbiamo dimostrato come il privato persegue sempre il massimo profitto, spesso a discapito della sicurezza e del bene comune. Il problema generato dalla demonizzazione passata della gestione pubblica è giunto al paradosso con il progressivo ma continuo smantellamento dei sistemi di controllo pubblici, controlli che sono stati affidati a quelli che dovevano essere controllati. Per decenni le privatizzazioni hanno governato il Paese con il risultato, anche e soprattutto a livello ambientale, che vediamo oggi. Spero che tutte le persone che hanno a cuore l'ambiente si rendano conto come uno dei nemici principali sia stato proprio il liberismo e dunque in futuro si discostino da coloro che vedono in questo modello di sviluppo il rimedio di tutti i mali. Liberismo e consumismo vanno di pari passo: le persone sono incentivate ad acquistare anche se si tratta di oggetti che non cambiano nulla e che magari si possiedono già. I giovani, indottrinati da sistemi di comunicazione di massa e asserviti ai produttori, assorbono senza batter ciglio i messaggi che giungono dalla pubblicità. Si acquista un cellulare, le cui funzionalità non sono utilizzate o sono utilizzate di rado e che sono già quasi tutte presenti nel cellulare che si ha già. Si acquista un nuovo vestito perché va di moda e in un diverso colore. Questo vale per migliaia di beni di consumo. È un modello di sviluppo non sostenibile. Si dà la precedenza all'economia, dimenticando che si compromette il futuro dei nostri figli e delle future generazioni. Questo modello di sviluppo va cambiato il prima possibile. In questa legislatura, grazie al MoVimento 5 stelle, sono stati fatti passi enormi per garantire la sostenibilità dell'ambiente e delle risorse. Non si può mai dimenticare che ogni anno l'Earth Overshoot Day, ossia il giorno dell'anno in cui l'umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell'intero anno, si anticipa di qualche giorno. Quest'anno si verificherà il 29 luglio. In pratica, dopo il 29 luglio depaupereremo il pianeta con le nostre attività e lo impoveriremo di risorse non rinnovabili. Per non parlare dei disastri che abbiamo fatto nell'estinzione della flora e fauna, che ha pochi eguali nella storia geologica del pianeta. Dobbiamo, dunque, accelerare con rapidità. Alcuni processi sono probabilmente irreversibili, come il cambiamento climatico e l'aumento delle temperature medie del pianeta, che condurranno allo scioglimento delle calotte glaciali, con l'innalzamento di quasi un metro entro la fine del secolo. Sono evidenti le conseguenze disastrose di questo fenomeno. Anche intervenendo, saremo in grado di rallentare, ma non di bloccare e invertire il processo. Siamo in netto ritardo e sono ancora più in ritardo i Paesi in via di sviluppo, perché vi sono milioni di persone che stanno adottando un modello consumistico, aumentando lo sfruttamento di risorse non rinnovabili. Spero che aver inserito l'ambiente in Costituzione possa significare, per ogni persona, aver messo l'ambiente nel proprio cuore e nella propria mente come parte di se stessi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, ci sono materie su cui sarebbe dissennato dividersi, materie su cui sarebbe irragionevole non trovare un punto di incontro, materie su cui sarebbe incomprensibile prolungare il ritardo che la nostra democrazia ha accumulato rispetto a Paesi simili a noi. L'ambiente è una di queste materie. La tutela dell'ambiente, che finalmente entra come concetto nella carta costituzionale, era qualcosa di cui nella carta fondamentale della nostra Repubblica si sentiva la mancanza. Alcune persone che si sono opposte alla modifica costituzionale oggi al nostro esame hanno avanzato un'osservazione, che non mi ha mai convinto. Secondo quest'ultima non c'è bisogno di toccare la Carta costituzionale, perché già da molto tempo la giurisprudenza costituzionale ha garantito l'effettiva tutela dell'ambiente, che noi cerchiamo di realizzare meglio modificando la nostra Carta. Questa osservazione, come tutte le osservazioni non palesemente infondate, è insidiosa, ma, pur non essendo palesemente infondata, è un'osservazione sbagliata. Vi sono, infatti, dei momenti e degli argomenti rispetto ai quali è necessario che si realizzino un raccordo e un allineamento tra la Costituzione scritta e la Costituzione vivente. Noi ammettiamo che nella coscienza pubblica si siano fatti da tempo molti passi avanti in termini di attenzione nei confronti delle questioni ambientali, ma sappiamo che è venuto il momento di fare quell'allineamento di cui dicevo: quello tra il testo scritto della Costituzione e ciò che, grazie alla Costituzione, vive nella nostra collettività. Noi dobbiamo essere molto consapevoli di due cose. La prima è che oggi compiamo un passo molto importante, per ragioni che spiegherò; un passo per il quale l'aggettivo «epocale» francamente non è sprecato: è un aggettivo che io cerco di utilizzare sempre con parsimonia, ma mi pare che oggi possiamo utilizzarlo. La seconda cosa è che sbaglieremmo se pensassimo che, fatto questo passo, il nostro compito rispetto alla sfida della tutela dell'ambiente sia esaurito, perché questo è un primo passo; è significativo ma è un primo passo, cui dovranno seguirne altri; nella legislazione ordinaria dovremmo dimostrarci coerenti con la scelta che oggi abbiamo fatto, dare prove di linearità, essere capaci di stare al passo coi tempi. Relativamente alla prima cosa, dico che siamo di fronte ad un fatto epocale perché basta vedere i precedenti che stanno alle nostre spalle. Nelle tante audizioni che abbiamo svolto, e che giustamente la relatrice ha ricordato nel suo intervento introduttivo, è emerso (e forse non tutti lo sanno) che già nella Commissione Bozzi, che approvò la sua relazione conclusiva (poi purtroppo non tradottasi in modifiche costituzionali) nel 1985, trentasei anni fa, si interveniva sull'articolo 9 della Costituzione per inserire il concetto della tutela ambientale. Con questo intendo dire che alle nostre spalle c'è un lunghissimo arco di tempo durante il quale il legislatore, avendo il potere di revisionare la Costituzione, ha tentato di fare quello che oggi è davvero a un passo e che mi auguro domani, con il voto finale, si possa salutare come risultato raggiunto. Eppure non ci è mai riuscito. Un disegno di legge che interveniva sull'articolo 9 con parole quasi identiche a quelle che noi abbiamo deciso di inserire in quell'articolo fu presentato nel 2001, nella XIV legislatura, vent'anni fa, eppure altri vent'anni sono trascorsi e non si è riusciti a portare a casa il risultato. È dunque un grande merito esserci riusciti. Non bisogna gonfiare il petto, non bisogna peccare di vanità, però è un merito e lo dobbiamo dire con forza, anche perché è la prima volta - mi pare lo ricordasse bene la relatrice - che il Parlamento, intervenendo sull'articolo 9, modifica la parte introduttiva della nostra Costituzione, una sorta di preambolo, quello dei principi fondamentali, che viene prima ancora della Parte I.