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Bisogna fare molta attenzione al linguaggio che si usa, perché la gente, in un momento di difficoltà non soltanto economica, pende dai messaggi e dalla comunicazione che arriva dai governanti. Quindi, alle parole e alle promesse devono seguire i fatti e vediamo se poi le promesse di potenza di fuoco del decreto e di miliardi che sarebbero arrivati all'economia del nostro Paese sono realmente arrivati. Dobbiamo verificare se la liquidità promessa oggi è in circolazione. Tant'è: il decreto-legge stesso, così com'è enunciato, ci parla di «misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese»: quindi non è un decreto liquidità, ma è un decreto debito, che viene spacciato da questo Governo per liquidità, perché un'impresa che in questo momento ha bisogno della liquidità per pagare i costi delle attività di un'azienda che è stata chiusa, deve andare a cercarsela presso le banche e deve andare a chiederla. E il Governo che cosa dà? Soltanto una garanzia. Il problema, come ha detto anche la senatrice Tiraboschi prima di me, è che state mettendo in difficoltà proprio le imprese, perché il futuro, così come il presente, è molto incerto oggi. Non siamo negli anni Cinquanta, in una fase postbellica; in quel periodo particolare sicuramente il boom economico ha dato sollievo all'economia e alle imprese. In questo momento il futuro è molto incerto ed ecco perché le aziende con grandi difficoltà stanno andando alle banche per indebitarsi, proprio perché non hanno certezza del loro futuro. In questo momento c'è bisogno di liquidità vera, certa, immediata e a fondo perduto, come abbiamo chiesto in tanti impegni e in tante proposte che abbiamo avanzato al Governo. E non lo diciamo soltanto noi che siamo, in questo caso, partito di opposizione, per cui qualcuno potrebbe dire che è una proposta fantasiosa delle opposizioni: lo dicono tutte quelle associazioni di categoria che in queste settimane sono state audite in Commissione sul decreto. Non lo dice quindi soltanto un partito dell'opposizione. Per ultimo, in queste ore, lo ha sostenuto anche il Governatore della Banca d'Italia, che nella relazione annuale ha detto, testuali parole: «gli interventi di sostegno alle imprese incentrati sui finanziamenti bancari, ancorché indispensabili, potrebbero determinare uno squilibrio della loro struttura finanziaria, accrescendone in misura eccessiva l'indebitamento». Noi abbiamo detto alle imprese «indebitatevi» e non al Paese di indebitarsi. Quelle del Governatore della Banca d'Italia sono parole forti e chiare, che fanno pendere la bilancia dalla parte del debito delle aziende, in un momento particolare in cui, come dicevo, la ripresa è incerta e non c'è domanda estera, così come non c'è, ancora oggi, domanda interna. Il decreto-legge in esame avrebbe dunque dovuto dare liquidità alle imprese, ma dà soltanto - e meno male! - una garanzia al 100 per cento. E meno male che in sede di conversione presso la Camera dei deputati, su proposta di Forza Italia, i prestiti sono stati allungati da sei a dieci anni. (Applausi) . Almeno qualcosa di concreto è stato fatto, con l'allungamento del prestito. Per fare un breve raffronto, guardiamo alla liquidità messa a disposizione negli altri Paesi. Se, ad esempio, in Germania tale liquidità è pari a circa il 10 per cento del prodotto interno lordo e negli Stati Uniti è pari a circa il 9 per cento, in Italia ci siamo fermati solo allo 0,9 per cento. Sono numeri con i quali non andremo da nessuna parte, se oggi non accompagniamo questo momento particolare con riforme serie, che siano soprattutto indirizzate all'obiettivo di ridurre il fisco e la tassazione delle aziende. A nostro avviso è mancato il coraggio necessario e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, perché le aziende, che vorrebbero guardare ad un Governo che metta in campo provvedimenti per il futuro, non hanno affatto la certezza del futuro. Ecco perché sostengo che da parte del Governo è mancato sicuramente il coraggio. Anche il vice presidente del Gruppo europeo delle casse di risparmio, il professor Ghisolfi, ha fatto purtroppo un paragone drammatico. Intervenendo in queste settimane nel dibattito, ha detto che bisogna fare una scelta: o oggi si porta il debito pubblico del Paese al 170 per cento del PIL o, altrimenti, le aziende rischiano di chiudere e la gente rischia di morire di fame. Noi siamo per il debito pubblico e chiediamo che sia il Governo ad impegnarsi con la liquidità nei confronti delle imprese. Assistiamo invece ai soliti provvedimenti, perché il vostro è un Governo assistenzialista, che fa soltanto assistenzialismo; quindi fa debito pubblico, ma non per le imprese: lo fa soltanto per l'assistenzialismo. Assistiamo così ad un ampliamento del reddito di cittadinanza, sebbene anche la Corte dei conti, in questi giorni, abbia detto che i risultati del reddito di cittadinanza sono stati largamente insoddisfacenti. E voi continuate ancora a spendere soldi per il reddito di cittadinanza! Dovrebbe essere ormai chiaro che, con i sussidi e l'assistenzialismo, l'economia non riparte assolutamente e, quindi, quella potenza di fuoco tanto annunciata dal Presidente del Consiglio, alla fine, è stata un petardo scarico, che non è servito assolutamente a nulla, se non ad indebitare ulteriormente le aziende, che in questo momento hanno grosse difficoltà di liquidità; le imprese hanno infatti ancora dei costi ingenti da pagare e la liquidità, ahimè, ancora non arriva. Se oggi, in questo momento particolare, non aiutiamo sul serio le piccole e medie imprese, il crollo del lavoro è dietro l'angolo. In questo momento i licenziamenti sono bloccati per decreto: benissimo. Occorre però guardare i dati Istat, che abbiamo ricevuto, sul tasso di occupazione dei primi mesi dell'anno, di gennaio e di febbraio. Abbiamo già perso 400.000 posti di lavoro e tanti altri ne perderemo, se non saremo in grado di varare misure che lo evitino, creando un rapporto sinergico tra imprese e lavoratori. Dobbiamo dare alle imprese la possibilità di mantenere intatta la forza occupazionale, altrimenti i licenziamenti da parte delle imprese del nostro Paese sono dietro l'angolo. Dobbiamo dunque mettere in campo tutte le forze necessarie, come dicevamo, anche portando il debito pubblico ad un rapporto del 170 per cento rispetto al PIL. Il decreto liquidità al nostro esame, dunque, come possiamo verificare, non è assolutamente un provvedimento che riesce ad invertire la tendenza e non vorremmo ricordarlo in futuro come quel decreto che ha fatto piangere le imprese, perché le ha fatte anche fallire per indebitamento. È per questi motivi che come Gruppo Forza Italia sicuramente siamo scettici. Siamo anche delusi, perché il decreto-legge non è quello che chiedevamo noi, ovvero un provvedimento che andasse nella direzione di immissione immediata di liquidità e è per questa ragione che esprimiamo tutto il nostro giudizio negativo sul decreto-legge in esame. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nisini. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, oggi va in scena l'ennesima farsa di questo Governo.