[pronunce]

che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014; che con ordinanza del 25 novembre 2013 (r.o. n. 60 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta nei confronti del Ministero della giustizia dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 15 novembre 2013, con il quale P.S. aveva chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un processo dallo stesso promosso, con citazione notificata l'11 gennaio 1997, innanzi al Tribunale ordinario di Messina, nei confronti di un'Azienda unità sanitaria locale di Messina e di un'Azienda ospedaliera della stessa città (con successiva chiamata in giudizio, da parte delle dette convenute, delle compagnie di assicurazione L.M.A. e Z.A.) e riguardante il risarcimento di danni da responsabilità medica; b) che detto processo presupposto era stato definito con la sentenza della Corte d'appello di Messina, seconda sezione civile, n. 223/12, emessa il 27 marzo 2012, depositata il 19 aprile 2012 e passata in giudicato, che aveva rigettato l'appello proposto da P.S. avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Messina aveva rigettato la domanda dallo stesso proposta, compensando tra le parti le spese processuali; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nell'ordinanza della stessa Corte del 3 ottobre 2013 iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2014; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014; che con ordinanza del 25 novembre 2013 (r.o. n. 61 del 2014), la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta nei confronti del Ministero della giustizia dalla parte risultata soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 12 novembre 2013, con il quale R.D. aveva chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di un giudizio civile promosso nei suoi confronti da I.O., I.G., I.T. e I.S., con citazione notificata il 7 novembre 1997, innanzi al Tribunale ordinario di Messina, al fine di ottenere il pagamento dell'indennità prevista dall'art. 1127 cod. civ. ; b) che detto processo presupposto si era concluso con la sentenza del Tribunale di Messina, prima sezione civile, n. 1104/12, emessa l'8 maggio 2012 e depositata nella stessa data, passata in giudicato, che aveva accolto la domanda degli attori, condannando R.D. a corrispondere agli stessi la somma di euro 23.379,50 (oltre alla rivalutazione secondo l'indice FOI dell'ISTAT ed interessi al tasso legale sull'importo rivalutato mese per mese, il tutto con decorrenza dal 1° gennaio 1998 fino al pagamento o, in mancanza, fino al passaggio in giudicato della sentenza), con detrazione della somma di euro 4.937,77, versata dal R.D. in corso di causa &#8210; e da imputare prima al capitale e poi, eventualmente, agli interessi &#8210; alla data del 28 gennaio 2002, nonché a rifondere la metà delle spese processuali (in ragione dell'offerta di pagamento dell'indennità fatta dal convenuto agli attori); che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni analoghe a quelle esposte nell'ordinanza della stessa Corte del 3 ottobre 2013 iscritta al n. 46 del registro ordinanze 2014; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto analogo a quelle di cui all'atto di intervento nel giudizio iscritto al n. 44 del registro ordinanze 2014.