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Tengo soprattutto a dire, a tal proposito, che nel corso delle varie audizioni fatte sul PNRR molto spesso i parlamentari provenienti dalle aree del Centro Italia avevano posto in evidenza come esse fossero a rischio, schiacciate da una parte dalle percentuali di ripartizione territoriale del Fondo (20 per cento e 80 per cento), e dall'altro dal fatto che c'era comunque una prevalenza nei confronti del Sud. Con l'approvazione di questo emendamento, con la rivisitazione che è stata fatta e soprattutto con il riconoscimento del fatto che l'Umbria e le Marche sono Regioni in transizione, si è riusciti a mettere un po' più in equilibrio la situazione, dal punto di vista infrastrutturale. Stiamo parlando di risorse divise tra il 2021 e il 2022. Quindi, precisamente, la dotazione complessiva di questo fondo, ripartita nel biennio, è di circa 16 milioni di euro per il 2021 e di circa 145 milioni di euro per il 2022. Come vi dicevo, sono fondi destinati soprattutto ai Comuni che hanno una popolazione complessiva inferiore a 30.000 abitanti, ricompresi nelle Regioni del Sud più Umbria e Marche; poi, ai Comuni con popolazione complessiva inferiore a 3.000 abitanti ricompresi nelle aree interne - considerate che ovviamente queste ci sono in tutte le Regioni, comprese Umbria e Marche - e poi chiaramente a città metropolitane e Province. È stata fatta anche una precisa classificazione in ordine alle differenziazioni demografiche. In sostanza, pur al netto delle varie problematiche che ci possono essere, l'emendamento è sicuramente rilevante per le aree del centro, perché coglie non solo le problematiche delle Regioni e delle aree interne, ma anche l'importanza del collegamento e della necessaria perequazione quando parliamo di sviluppo uniforme. Vi faccio ancora un esempio sempre per quello che riguarda l'area centrale. Nel decreto-legge la cui conversione ci accingiamo ad approvare sono previste procedure di velocizzazione; in modo particolare, voglio ricordare che, fra le opere previste, c'è anche la direttrice Orte-Falconara, che naturalmente ha una valenza non indifferente per il collegamento che passa attraverso il Lazio, l'Umbria e le Marche. È un provvedimento che reca disposizioni urgenti, ma che si deve leggere, secondo me, in combinato disposto con una serie di norme che sono state annunciate - penso, per esempio, all'edilizia scolastica e agli asili - e che troveremo nella manovra di bilancio che sta arrivando in Senato, che devono anche essere collegate ai 30 miliardi di quello che abbiamo chiamato fondone, che è servito sempre per un disegno complessivo. Cosa voglio dire in sintesi e avviandomi alla conclusione? Forse ci passano sotto talmente tanti decreti-legge che a volte guardiamo il particolare e ci sfugge il disegno generale; se però proviamo a incastrarli insieme con un minimo di attenzione e di pazienza, oltre alle questioni particolari o comunque territoriali - oggi ho parlato della mia Regione, l'Umbria - si vede chiaramente un quadro all'interno del quale tutta una serie di risorse (quelle dei fondi complementare e di coesione, del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del cosiddetto fondone) sono indirizzate verso la logica dello sviluppo delle aree che oggi sono indietro e che devono ovviamente ammodernarsi, perché questo può garantire quella crescita stabile a cui il Governo punta, come ha dichiarato in molteplici occasioni. Ringrazio sicuramente per questo tipo di provvedimento, che ha un senso e una logica soprattutto se si legge, come vi dicevo, anche guardando indietro al fondone e guardando avanti alla manovra di bilancio. Ribadisco che, grazie alle modifiche apportate alla Camera, sicuramente le Regioni in transizione, che sembravano più trascurate e anche in parte limitate, hanno trovato invece una loro specificità nell'articolo 12, così com'è stato riformulato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Campari. Ne ha facoltà. CAMPARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, inizio col fare mie le parole del relatore, perché effettivamente stiamo continuando una deriva che non è assolutamente giusta e corretta, modificando il ruolo del Senato e stringendo i tempi a disposizione per esaminare i provvedimenti. Vengono compressi i tempi della discussione, necessari per poter lavorare bene e proficuamente in Commissione. C'è un problema in tutto ciò: alla fine, non è il Governo il tramite con i cittadini, perché chi poi si prende le telefonate dei cittadini che hanno problemi siamo noi. Siamo noi il loro riferimento sul territorio e siamo noi a prenderci tutte le loro lamentele, che giustamente ci vengono indirizzate magari anche per i ritardi del Governo (come nei decreti attuativi che deve emanare, per esempio, sul rincaro dei materiali e sulla possibilità di dare un po' di ristoro e di liquidità a tutte le varie ditte del territorio). Siamo noi a recepire tutte queste lamentele e le telefonate arrivano ad ogni ora del giorno, da parte di gente disperata. (Applausi) . Questa cosa deve finire: bisogna che il Senato riassuma il suo ruolo e venga trattato con la dignità che merita. Nel merito del provvedimento, questo decreto-legge sui trasporti e sulle infrastrutture ha molte luci e qualche ombra, anche perché fondamentalmente è un decreto omnibus , però ci sono molte cose buone, grazie all'accoglimento di vecchi emendamenti e nuovi suggerimenti. Anche su questo però sorge una domanda: perché emendamenti che continuiamo a presentare vengono ignorati quando arrivano dall'Assemblea e poi vengono ripresi ciclicamente dal Governo? È un'altra cosa che non si riesce veramente a capire. (Applausi) . Due esempi: il primo è la revisione dei mezzi pesanti, che da tre anni cerchiamo di portare avanti (l'ultima volta anche qui in Senato, con un emendamento stralciato all'ultimo momento); il secondo è la responsabilità civile per i monopattini, altra battaglia, sempre mia, che portiamo avanti da almeno due anni a questa parte. Ce ne sono anche tante altre. Poi, ovviamente, dalla Camera sono arrivate alcuni modifiche in positivo e in Senato ci abbiamo provato con qualche ordine del giorno (che, come sappiamo tutti, può essere acqua fresca oppure un po' più stringente). Abbiamo cercato di fare qualcosa di più stringente, ma sicuramente non è del tutto vincolante. Ora sarà il Governo però a dover mantenere le promesse che ha fatto e a impegnarsi effettivamente nell'accogliere questi ordini del giorno importanti. Noi vogliamo chiederlo ancora una volta, perché veramente, per com'è trattato in questo momento il Senato, non può che essere un patto tra gentiluomini quello che ci lega in questi momenti. Nei contenuti il provvedimento contiene alcune norme interessanti: per esempio, definiamo la Torino-Lione un'opera strategica, di cui siamo assolutamente convinti, ma continuiamo a tollerare gli attacchi che vengono fatti dai centri sociali o da una certa parte del Paese ai cantieri e a vedere che sono sempre i soliti a farli e che manca una condanna unanime, cosa gravissima. (Applausi) . Cosa simile accade con gli attacchi contro le sedi della Lega: