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Basti pensare a tutto ciò che genera, in termini culturali, democratici ed economici il lavoro di queste persone, di queste donne e di questi uomini, che produce delle entrate nelle casse dello Stato, tra l'altro con forme di ridistribuzione tra chi guadagna molto e chi guadagna poco, perché quando pensiamo a questo settore tutti pensiamo a una trentina di nomi noti - personalmente ho avuto l'onore di lavorare con alcuni di loro, come Roberto Vecchioni e Eugenio Finardi - che sono sicuramente persone che non avranno bisogno di questo provvedimento, ma ad esempio i loro musicisti, i loro tecnici, le persone che realizzano i loro palchi sì, e senza quelle persone non esistono nemmeno loro. C'è quindi un meccanismo di redistribuzione che fa sì che le entrate dell'uno possano generare delle coperture per i periodi non lavorati dell'altro. Credo che questo sia un bel modo di fare politica, di lavorare in Parlamento, di arrivare a un testo ed anche di confrontarsi. Abbiamo anche avuto talvolta qualche frizione su alcuni dettagli, ma non c'è problema. La sostanza è che oggi consegniamo all'Assemblea un esito molto condiviso nella Commissione, anche se qualche forza politica non è ancora completamente convinta. Questo forse è dovuto al fatto che non siamo stati in grado di includere ancora veramente tutti in queste misure, ma magari alla fine di questa discussione generale e dopo le dichiarazioni di voto riusciremo a fare anche un altro piccolo passo avanti. Sarebbe un bel segnale, perché questo provvedimento deve essere approvato da questa Assemblea e deve essere trasmesso alla Camera, deve iniziare il suo percorso di delega e deve arrivare entro la fine di quest'anno ad avere deleghe avviate e una copertura economica nella prossima legge di bilancio che permetta davvero di far funzionare il meccanismo. Questo diventa un impegno sacro come è sacra quest'Aula, che il Parlamento, forte dei voti che oggi riceverà questo provvedimento, presenterà anche nella legge di bilancio. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice De Lucia. Ne ha facoltà. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, i due relatori hanno sottolineato la complessità del lavoro effettuato intorno a questo disegno di legge. È stato molto impegnativo, infatti, per tutti quanti noi lavorare a questa legge delega al Governo per il riordino delle disposizioni di legge in materia di spettacolo e per il riordino e la revisione degli strumenti di sostegno in favore dei lavoratori del settore. Ho voluto scandire il titolo per esteso, in modo che sia chiaro il lavoro che abbiamo fatto; si tratta di un argomento difficile e complesso, che mi sta particolarmente a cuore e che ho tentato di affrontare in questi mesi con uno spirito giusto ed in maniera adeguata. È per questo che ringrazio non solo i due relatori, che ho visto estremamente impegnati nella formulazione finale, ma anche le due Commissioni al completo, che si sono date molto da fare sotto diversi e numerosi aspetti, perché il lavoro - come poi vi renderete ben conto - è estremamente ampio e abbraccia tantissime materie tutte insieme; riuscire a creare un amalgama così complesso non è stato sicuramente facile. Quella che approviamo oggi è stata definita da prestigiosi operatori del settore una piccola rivoluzione, una grande conquista per tutti i lavoratori e le lavoratrici del mondo dello spettacolo. Aggiungerei che otteniamo così un reale riconoscimento del loro ruolo sociale, che dà prestigio al nostro Paese. Mi auguro che questa piccola rivoluzione cammini velocemente, come ha detto poc'anzi il collega relatore Rampi, e che anche alla Camera possa vedere la luce quanto prima possibile, perché ce n'è bisogno. In questi mesi di lavoro abbiamo capito che questo è un settore che gridava necessità di approvazione di una norma del genere; e noi abbiamo risposto a questo grido, a questo ennesimo SOS che è venuto da questo settore. (Applausi) . Vi espongo molto rapidamente i punti di forza di questa delega al Governo, a cominciare dalla riapertura in materia di riordino delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di spettacolo. C'è poi il riordino e la revisione degli ammortizzatori e delle indennità, per l'introduzione di una indennità di discontinuità quale indennità strutturale e permanente. Guardate che nel mondo dello spettacolo la parola "strutturale" e la parola "permanente" non esistono e probabilmente è la prima volta che vengono inserite in una norma legislativa. C'è poi quella per i contratti di lavoro, nonché per l'equo compenso per i lavori autonomi. Abbiamo inoltre il riconoscimento della professione di agente dello spettacolo dal vivo, ma anche il rafforzamento e l'ampliamento delle funzioni dell'osservatorio dello spettacolo e l'istituzione del tavolo permanente per lo spettacolo. Il riconoscimento dei live club è uno dei passaggi per i quali io personalmente sto ricevendo più consensi, perché è un mondo, se non il mondo vero della musica che viviamo nelle nostre città, nei nostri borghi, nei piccoli paesi e che finora non aveva un reale riconoscimento. In questo modo, noi ridiamo la giusta e corretta dignità al settore dello spettacolo. Forse non è facile far comprendere esattamente la portata di quello che stiamo facendo oggi; basta solo pensare che sono coinvolti migliaia di professionisti della lirica, della musica, del teatro, del cinema, della danza e di tutte le arti performative (agenti, tecnici e operatori in genere). Tutti coloro che in realtà danno lustro al nostro Paese, che ci regalano bellezza e che ci permettono di respirare cultura. Consideriamo che nel 2019 il mondo dello spettacolo contava 327.000 lavoratori e produceva un valore aggiunto di quasi 16 miliardi di euro, l'1 per cento del PIL. Sempre secondo i dati sui lavoratori dello spettacolo dell'INPS, nel 2020 (in piena pandemia) il numero di lavoratori dello spettacolo con almeno una giornata retribuita nell'anno è risultato pari a 261.799, con una retribuzione media annua di 10.492 euro (stiamo parlando di 10.000 euro). Praticamente una débacle dal 2019 al 2020. Mi pare inutile, ma ci tengo comunque a sottolineare che il settore dello spettacolo è stato tra quelli che ha scontato l'effetto peggiore a seguito del Covid, come emerge confrontando i dati del 2019 con quelli del 2020. Il gruppo professionale più numeroso in ogni caso rimane quello degli attori, che comunque ha subito un calo di quasi il 20 per cento. Insomma, stiamo parlando di persone che hanno perso il lavoro e alle quali probabilmente oggi stiamo ridando una dignità di persone e di lavoratori. Permettetemi però di gioire di un passaggio particolare, relativo alle disposizioni concernenti il Fondo unico per lo spettacolo che siamo riusciti a inserire nella norma. L'articolo 13 integra i criteri di riparto del FUS di cui all'articolo 1 della legge n. 63 del 1985, al fine di promuovere l'equilibrio di genere. In pratica, il comma 1 prevede che i decreti di riparto del Ministro della cultura dei contributi a valere sul FUS tengano conto del criterio integrativo riguardante la promozione dell'equilibrio di genere. È la prima volta probabilmente che si parla di equilibrio di genere nel rispetto delle norme per il mondo dello spettacolo. (Applausi) . Ebbene, vi racconto che cosa è successo in realtà.