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Delega al Governo per il riordino e l'adeguamento del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, in materia di regolamentazione delle attività bancarie. Onorevoli Senatori. -- Gli effetti della crisi finanziaria iniziata nel 2007 negli Stati Uniti, che si è successivamente diffusa a livello globale, hanno riaperto un profondo e acceso dibattito sul ruolo e sull'organizzazione delle banche e sui sistemi di sorveglianza del sistema creditizio. La precedente grande crisi finanziaria del 1929, paragonabile per effetti e portata a quella del 2007, portò negli Stati Uniti all'approvazione del Glass-Steagall Act che sancì la netta separazione tra «banche commerciali» e «banche d'investimento», rimuovendo per tale via la commistione che fu all'origine della grande crisi. Principi che furono ripresi, pur con diversi adattamenti e declinazioni, in molti altri Paesi, fra cui l'Italia, che con la legge bancaria del 1936 ridisegnò, fra le altre cose, l'intero assetto del nostro sistema creditizio nel segno della separazione fra banca e industria e della separazione fra credito a breve e a lungo termine. Il modello di separazione tra banche commerciali e quelle di investimento è stato superato negli anni '90 in favore di un asseto del sistema creditizio caratterizzato di nuovo dal modello della «banca universale», in grado di offrire una più ampia gamma di servizi alla clientela e di esercitare al contempo attività trading . A seguito della crisi finanziaria del 2007, sia negli USA sia in Europa, sono state avanzate diverse proposte di modifica strutturale dell'attività bancaria che prevedono, pur con modalità differenti, una separazione dell'attività di intermediazione creditizia tradizionale da quella di trading proprietario. Tali misure hanno l'obiettivo di impedire o contenere le ripercussioni che le perdite derivanti dall'attività di trading possono avere sull'attività della banca commerciale, compromettendone la solidità e mettendo a rischio i depositi della clientela, nonché di mitigare il pericoloso contagio tra mercato dei capitali e sistema bancario. Negli Stati Uniti la legge di riforma del sistema finanziario (cosiddetto Dodd-Frank Act ), approvata nel 2010, ha reintrodotto, dopo 11 anni dall'abolizione del Glass-Steagall Act , tra le altre misure, il divieto per le banche statunitensi che svolgono attività di intermediazione creditizia tradizionale di effettuare anche attività di trading proprietario, sia direttamente sia indirettamente attraverso investimenti in hedge funds e fondi di private equity . Tale norma, nota come « Volcker rule », non è tuttavia direttamente applicabile nella legislazione statunitense poiché richiede l'emanazione di regolamenti attuativi che definiscano in modo preciso le attività soggette al divieto. La formulazione di tali norme di dettaglio, che sta coinvolgendo tutte le autorità competenti per la vigilanza sui mercati finanziari e sul sistema bancario, risulta tuttavia particolarmente complessa, principalmente a causa della difficoltà di distinguere le attività di trading proprietario da altre attività che tipicamente le banche commerciali svolgono sul mercato dei capitali, quali ad esempio quelle con finalità di copertura. La piena implementazione della Volcker rule è prevista per la metà del 2014. Nel Regno Unito l' Independent Commission on Banking , istituita dal governo inglese, ha presentato nel 2011 il Vickers Report proponendo il cosiddetto ringfencing , ossia l'isolamento, all'interno del medesimo gruppo bancario, dell'attività di banca commerciale dalle altre attività ( trading e investimento). A differenza della Volcker rule , tale proposta consentirebbe di svolgere le attività all'interno dello stesso gruppo bancario, con l'applicazione di requisiti prudenziali più stringenti per le entità che esercitano attività di banca commerciale. La tempistica per l'entrata in vigore della cosiddetta Vicker rule prevede la conclusione dell' iter legislativo entro il 2015 e la piena implementazione delle relative norme entro il 2019. Alla Camera dei Comuni è stato presentato, il 4 febbraio 2013, il Financial Services ( Banking Reform ) Bill , progetto di legge d'iniziativa del Governo in materia di riforma del sistema bancario e finanziario. Il testo persegue obiettivi di stabilità finanziaria, di tutela della libertà nella scelta dei prodotti finanziari da parte dei consumatori e di competitività dell'intero settore, in conformità alle raccomandazioni formulate dalla Independent Commission on Banking . Le più ampie coordinate entro cui tali obiettivi sono stati indicati al legislatore si rinvengono in precedenti documenti della medesima Commissione, la quale, nella propria relazione per il 2011, aveva raccomandato la riforma strutturale del settore bancario, assieme a misure ritenute idonee ad incrementare la capacità delle banche di assorbire le perdite e a mantenere inalterati servizi di rilievo cruciale per la clientela e per la vitalità dell'economia. In particolare, l'elemento portante di una riforma in quest'ambito sarebbe costituito dalla separazione tra le banche al dettaglio e le banche commerciali, da introdurre con misure idonee ad isolare (« ring-fencing ») le attività del primo tipo nel quadro dell'operatività del gruppo bancario di riferimento. Peraltro, il progetto di legge fa seguito alla recente modifica dell'assetto istituzionale degli organi di controllo introdotta dal Financial Services Act 2012. La legge, che ha ricevuto il Royal Assent il 19 dicembre dello scorso anno, segna il superamento del modello del single regulator che ispirò, nel 2000, l'istituzione della Financial Services Authority (FSA), evidentemente oggetto di revisione critica alla luce degli effetti della nota crisi finanziaria. Essa ha infatti conferito alla banca centrale ( Bank of England ) la competenza generale di vigilanza sulla stabilità del sistema finanziario, esercitata attraverso il Financial Policy Committee (FPC), istituito all'interno della banca centrale medesima, e la Prudential Regulation Authority (PRA), destinata ad operare dall'aprile 2013 come sua articolazione indipendente. I due organismi di nuova istituzione sono responsabili, rispettivamente, della regolazione macro e microprudenziale, avendo riguardo, nel primo caso, all'integrità del sistema nel suo insieme, e nell'altro alla vigilanza sui singoli istituti esposti a rischi significativi in ragione della loro attività nel mercato finanziario. La legge del 2012 ha altresì istituito la Financial Conduct Authority (FCA), autorità indipendente di regolazione i cui obiettivi sono individuati nel corretto funzionamento del mercato finanziario, nella sua competitività e nella tutela dei consumatori. A queste innovazioni ordinamentali ha dunque fatto seguito il Financial Services ( Banking Reform ) Bill (preceduto da un draft bill sottoposto al previo esame della Parliamentary Commission on Banking Standards istituita ai Comuni nel luglio 2012), le cui disposizioni intendono attuare le indicazioni della Independent Commission on Banking in ordine alla riforma del sistema bancario. Esse delineano, in primo luogo, un sistema di protezione dei depositi posti a fronte della potenziale esposizione debitoria delle banche, siano esse commerciali o operanti nel settore retail . A tal fine viene inoltre modificata la legislazione fallimentare in modo da includere i depositi bancari nella categoria dei crediti privilegiati, purché eleggibili per il sistema di tutela ( Financial Services Compensation Scheme , introdotto dal legislatore nel 2000).