[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati del 13 novembre 2003 relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall'onorevole Vittorio Sgarbi nei confronti dell'avvocato Giuseppe Lucibello promosso del Tribunale di Bergamo, con ricorso notificato il 7 gennaio 2005, depositato in cancelleria il 25 gennaio 2005 ed iscritto al n. 2 del registro conflitti 2005. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 9 gennaio 2007 il Giudice relatore Francesco Amirante; udito l'avvocato Massimo Luciani per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso depositato il 3 dicembre 2003, il Tribunale di Bergamo ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera adottata il 13 novembre 2003 (doc. IV-quater n. 35), con la quale - in difformità rispetto alla proposta della Giunta per le autorizzazioni - è stato dichiarato che i fatti per i quali l'avvocato Giuseppe Lucibello aveva intrapreso azione risarcitoria nei confronti del deputato Vittorio Sgarbi riguardano opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari e sono, quindi, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Premette in fatto il Tribunale che l'attore ha convenuto in giudizio il deputato Vittorio Sgarbi, chiedendo l'accertamento del contenuto diffamatorio delle frasi da questi pronunciate in una serie di puntate del programma "Sgarbi quotidiani" e domandando la condanna al risarcimento dei danni che assumeva arrecatigli. Rileva il Tribunale che la Camera dei deputati, adottando la suddetta delibera, ha fatto un uso non corretto del potere di decidere in ordine alla sussistenza dei presupposti di applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, a causa dell'inesistenza nella condotta del parlamentare del necessario nesso funzionale fra le opinioni espresse e l'esercizio delle funzioni, come rilevato dalla Giunta per le autorizzazioni la cui proposta è stata immotivatamente disattesa dall'Assemblea. Tra le espressioni del deputato Sgarbi, ipotizzate come diffamatorie, e la sua attività, secondo il Tribunale, non è riscontrabile alcuna connessione con atti tipici della funzione parlamentare, né risulta possibile individuare nel suo comportamento, portato alla cognizione del giudice, un qualche intento divulgativo di una scelta o di un'attività politico-parlamentare. Le dichiarazioni attengono, invece, ad opinioni del deputato nella veste di conduttore di un programma televisivo, denominato "Sgarbi quotidiani", nel corso del quale egli, a fronte di un compenso contrattualmente previsto, aveva l'obbligo di commentare ed esprimere le proprie opinioni su argomenti d'attualità e su quanto riportato dalla stampa in generale. Sarebbe quindi evidente che il convenuto ha preso parte alle varie puntate del programma nella sua qualità di privato cittadino, non essendo ammissibile che un membro del Parlamento percepisca aliunde ricompense o retribuzioni come corrispettivo per atti inerenti lo svolgimento del proprio mandato. Il Tribunale di Bergamo ha ritenuto, pertanto, necessario promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato - considerato ammissibile sia sotto il profilo soggettivo sia sotto il profilo oggettivo - e ha chiesto che questa Corte dichiari che non spetta alla Camera dei deputati il potere di qualificare come insindacabili le dichiarazioni di cui si tratta, con conseguente annullamento della relativa delibera. 2.- Il conflitto così proposto è stato giudicato ammissibile con ordinanza n. 324 del 2004, notificata, unitamente all'atto introduttivo del giudizio, alla Camera dei deputati, a cura del ricorrente, in data 7 gennaio 2005. Il successivo 15 gennaio 2005 lo stesso ricorrente ha provveduto ad effettuare il deposito presso la cancelleria di questa Corte. 3.- A seguito della notifica si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, chiedendo preliminarmente, anche in una memoria depositata nell'imminenza dell'udienza, che il conflitto venga dichiarato inammissibile in quanto mancante della descrizione delle opinioni extra moenia ritenute prive di nesso funzionale con atti o dichiarazioni parlamentari, descrizione omessa non solo nel ricorso, ma anche nella precedente relazione della Giunta per le autorizzazioni alla quale esso si richiama. Tale relazione, anzi, è esplicita nel ricordare: a) di essersi limitata a riportare il contenuto dell'atto di citazione; b) di non aver riportato tale contenuto nella sua integrità, poiché rinvia expressis verbis a quell'atto «per le frasi pronunciate nelle restanti puntate». In difetto del quadro integrale delle dichiarazioni dell'on. Sgarbi, risulterebbe impossibile valutare la sussistenza o meno del nesso funzionale. Né potrebbe invocarsi il richiamo alle determinazioni della Giunta per le autorizzazioni e della Camera: anche nel giudizio incidentale è, infatti, pacifica l'inammissibilità delle questioni descritte o motivate per relationem. Il ricorso non conterrebbe, inoltre, alcuna indicazione delle ragioni del conflitto e vorrebbe negare il nesso funzionale solo in conseguenza della sede (una trasmissione televisiva) nella quale le dichiarazioni extra moenia sono state rese. Nel merito, la difesa della Camera dei deputati sostiene l'infondatezza del conflitto, in quanto le affermazioni dell'on. Sgarbi si basano su una valutazione eminentemente politica. Infatti, il parlamentare - nel solco d'una risalente e costante polemica con l'attività della Procura della Repubblica di Milano e in particolare del dott. Di Pietro, ritenuta lesiva di taluni essenziali principi del nostro ordinamento - ha sostenuto che essa sarebbe stata criticabile anche sotto il profilo dei rapporti intrattenuti con gli avvocati del libero foro, alcuni dei quali sarebbero stati indebitamente favoriti, con vantaggio anche per i relativi assistiti: le accuse rivolte all'avv. Lucibello si inseriscono in tale contesto. Nella società dell'informazione i tempi, i mezzi e le modalità della politica e della stessa attività parlamentare sono profondamente mutati, sicché l'imposizione di una connessione stretta tra singoli atti parlamentari e singole opinioni manifestate all'esterno determinerebbe un'eccessiva formalizzazione del tutto anacronistica; infatti, è la «natura» stessa dell'attività parlamentare che oggi impone la sua «proiezione esterna». E' del resto innegabile che una trasmissione televisiva costituisca un momento di incontro tra parlamentare e cittadini, e quindi le dichiarazioni dell'on. Sgarbi andrebbero qualificate come una forma di diretto esercizio del mandato parlamentare.