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Quello che manca in questo Paese - ahimè, da molto tempo - è una discussione seria sulla strategia di sviluppo, ed è questo il problema. Ma qual è il punto? Le scelte che facciamo sono sempre contingenti: una volta va meglio, perché il quadro e la congiuntura internazionale sono più favorevoli e quindi permettono al Paese di avere di più e si fa qualche scelta maggiormente azzeccata; poi, però, quando la congiuntura è meno favorevole, continuiamo a barcamenarci, ma senza avere un'idea chiara di come il Paese effettivamente possa andare avanti. Nel decreto-legge crescita credo ci sia il simbolo di tutto ciò. Al di là della propaganda - e chi di propaganda vive, alla fine ne muore, secondo una legge inesorabile - in questa discussione non ho sentito nessuno della maggioranza, né tanto meno del Governo riuscire a comprendere davvero la strategia con cui rimettere in carreggiata un'ipotesi di crescita e sviluppo per il Paese. Su quale modello puntiamo? Non si tratta di una discussione accademica e anche il confronto tra maggioranza e opposizione sarebbe salutare, per capire l'asse strategico, la programmazione e gli interventi, su cosa puntare e le possibilità di crescita per il Paese. Ve l'ho detto e ve lo abbiamo ripetuto cinquanta volte in tutti questi anni: quale piano di investimenti abbiamo in mente? Arrangiare un po' qua e un po' là? Un po' di TAV leggera e un po' di eventi speciali con le Olimpiadi? Queste diventano la ricetta per tutto, al di là del fatto che si possano fare e sia importante farle: va benissimo, ma sono tutti grandi eventi speciali. Oppure vogliamo discutere un piano di investimenti che significa investire sulle infrastrutture che servono al nostro Paese? Delle grandi città discutevamo prima, e a Milano forse va un po' meglio: abbiamo la necessità di investire nelle nostre aree metropolitane, sui sistemi di mobilità sostenibile, nell'innovazione e nelle tecnologie. Proprio perché è fondamentale anche nella lotta ai cambiamenti climatici, abbiamo la necessità di dare finalmente vita a quello che abbiamo chiamato il green New Deal per il Paese, dando la possibilità di puntare sulle vocazioni, risorse e necessità del nostro territorio. In un Paese come il nostro qual è il modello su cui è possibile concentrare le risorse? Questa discussione però non c'è, perché c'è l'ossessione della propaganda. Governate da un anno - ve lo vorrei ricordare - e oltre al reddito di cittadinanza e quota 100, i cui effetti vedremo, non è stato emanato un provvedimento, se non di minima portata, e non avete fatto altro che smontare - come si è fatto sullo sbloccacantieri - il codice degli appalti e le norme sulla trasparenza e la legalità, nell'illusione che qualcosa succedesse e riprendessero anche gli appalti. Ma cos'è un provvedimento? È una scelta chiara, con un'indicazione precisa, che dia la possibilità di rimettere in moto il Paese stesso. D'altronde, lo dite anche voi: con questi provvedimenti, decreto crescita e sbloccacantieri, alla fine - mi rivolgo al mio collega Errani - che cosa si otterrà? Lo 0,1 per cento di crescita: di questo state parlando e lo avete certificato in qualche modo anche voi. Al di là, quindi, della propaganda, rimane la miseria di una serie di piccole misure che avranno un ruolo e un impatto assolutamente marginale. Nel quadro macroeconomico e nel sistema di deflazione in cui siamo, che in questi anni non ha fatto altro che svalorizzare il lavoro e creare problemi di svalutazione interna, ancora una volta mettete in campo misure che, magari sul lato dell'offerta, sono piccole ricette, ma praticamente nulla sul lato della domanda. Vi sono poi alcune scelte all'interno del decreto crescita che sono gravissime. Ve lo ripeto qui: la scelta fatta sull'articolo 24 in merito alla privatizzazione dell'acqua - è inutile girarci intorno - è chiara e precisa. Lo dico ai colleghi dei 5 Stelle: volete proteggere l'acqua? Benissimo, allora invece di fare modifiche costituzionali di mera propaganda per la riduzione del numero dei parlamentari, si inseriscano in Costituzione i beni comuni: questa è la grande riforma di cui ha bisogno il Paese, che significa anche un asse chiaro dal punto di vista economico. Sulla sanità - e chiudo perché ci voglio tornare - dite di essere vicini alle persone e ai loro problemi, ma con l'articolo 14 fate il favore di agevolazioni fiscali alle grandi polizze assicurative: questo significa incamminare il nostro Paese solo e unicamente verso il secondo pilastro, uccidendo il Sistema sanitario nazionale. Abbiamo 11 milioni di persone che hanno rinunciato a curarsi e vogliamo continuare in questo modo. Quindi, al netto della vostra propaganda - ve lo ripeto: chi di propaganda vive, di propaganda alla fine muore, perché è una legge inesorabile - non avete alcuna idea del futuro e dello sviluppo di questo Paese. Affazzonate insieme una serie di misure, a seconda di chi tocca, nell'equilibrio, ma il Paese purtroppo, ancora una volta, se ne accorgerà troppo tardi. Se ne accorgerà e ne pagherà tutte le conseguenze. Per questo motivo voteremo contro la fiducia sul decreto-legge in esame. (Applausi dal Gruppo Misto) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, che tristezza, amici della Lega, amici del MoVimento 5 Stelle, in occasione di un voto di fiducia e di un provvedimento sulla crescita che tanto dovrebbe interessare il Paese, guardare i banchi del Governo desolatamente vuoti. (Applausi dal Gruppo FdI) . Ritengo che sia l'ennesima mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento e, nello specifico, del Senato della Repubblica. E non me ne voglia il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che è qui presente per permettere almeno formalmente di dire che il Governo è presente. Credo che una Camera parlamentare, che non ha potuto neppure discutere nelle Commissioni, come ormai accade da un anno, il merito e i contenuti dei decreti-legge, avrebbe almeno la pretesa di essere ascoltata dal Governo. E, invece, ribadisco che non c'è un solo Ministro presente. Non solo si vuole stravolgere la sostanza della democrazia, impedendo alle Commissioni di lavorare, ma non si rispettano più nemmeno le regole di un'etica comportamentale che dovrebbe ispirare la correttezza di chi crede nella democrazia. È davvero una tristezza. Purtroppo, cari colleghi, è una tristezza anche il decreto-legge che ci accingiamo a commentare. Crescita: che bella parola. Che bella parola quella crescita di cui tanto avrebbe bisogno il Paese e che, invece, si risolve in un decreto omnibus , che mi permetto di definire di recupero e rammendo. Avete recuperato qualche norma della legislatura precedente. Avete attinto - e avete fatto anche bene - al super ammortamento del Governo precedente. Avete rammendato qualche provvedimento degli ultimi mesi, cercando di mettere a punto qualche aspetto. Per carità, si tratta anche di riprese positive, di piccoli aggiustamenti che certamente sono opportuni. Ma la crescita, cari colleghi, è e dovrebbe essere un'altra cosa.