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Modifiche al decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, in materia di recupero, rilancio ed efficientamento del patrimonio edilizio, nonché di sostegno al lavoro e all'economia e per la realizzazione degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Onorevoli Senatori . – La necessità di agevolare attraverso semplificazioni amministrative e minore burocrazia il settore delle costruzioni in ambito pubblico e privato, salvaguardandone la trasparenza e le disposizioni anticorruzione e di contrasto alle infiltrazioni criminali, nonché riducendo sprechi e adempimenti burocratici inutili, è un punto fondamentale dell'agenda di Governo di questa legislatura. Testimonianza ne è l'approvazione, a fine 2022, della riforma del Codice degli appalti di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, a fronte di un impegno preso con i committenti dei lavori, le imprese, gli Enti locali e i lavoratori: un cantiere importante sbloccato corrisponde a circa 17.000 posti di lavoro. Un provvedimento che si è dimostrato essere nelle ricadute, come fu allora valutato dal Presidente del Consiglio dei ministri, « organico, equilibrato e di visione, frutto di un lavoro qualificato e approfondito, che permetterà di semplificare le procedure e garantire tempi più veloci, e che rappresenterà anche un volano per il rilancio della crescita economica e l'ammodernamento infrastrutturale della Nazione ». È necessario, quindi, proseguire nel solco tracciato da un impatto positivo per azzerare vincoli di ogni tipo che rallentano o allontanano investimenti al fine di rafforzare l'economia, attraverso il superamento della matassa burocratica che opprime le imprese, e scongiurare il rischio di non riuscire a rispettare i tempi di realizzazione delle opere finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Come evidenziato dal Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, « siamo nella fase in cui siamo chiamati ad affrontare concretamente l'avvio dei cantieri; per questo ovviamente è necessario accelerare l' iter di approvazione dei progetti e rilascio dei pareri: è un tema enorme ». È necessario portare, bene, a termine le opere cantierate e realizzare le nuove necessarie in tempi accettabili, senza interrompere o sospendere a data da destinare ciò che deve esser realizzato e funzionale alla modernizzazione del Paese e agli interessi dei cittadini. Sulla questione di sostegno alle imprese è utile fare il punto dei limiti della legislazione vigente e delle criticità che sarebbe opportuno superare intervenendo, come qui si propone, sugli articoli 119, 119- ter e 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, introducendo una misura innovativa e strutturale che supera e si distanzia dalla disciplina del cosiddetto « superbonus al 110 per cento », riducendo, seppur relativamente, l'indebitamento pubblico. Si prevede, in particolare, una modifica della gestione dello « sconto in fattura » al 90 per cento in modo da renderlo strutturale, con controlli documentali svolti dallo Stato, prevedendo il pagamento diretto da parte della committenza del solo 10 per cento, il prelievo alla fonte da parte dello Stato dell'intera tassazione del fatturato al committente e l'obbligo di utilizzo di parte degli stessi crediti soltanto a saldo di debiti previdenziali correnti. Il nuovo intervento agevolativo fiscale al 90 per cento permette controlli e misure atte a limitare le « frodi » e incrementare gli incassi – seppur virtuali (crediti) – in anticipo da parte dello Stato. Inoltre, l'applicazione del concetto di sostituto d'imposta in capo all'Agenzia delle entrate sull'intera tassazione delle fatture emesse nell'ambito dell'appalto, oltre alla gestione diretta della liquidazione dei crediti, permette: a) la non circolarizzazione dei crediti; b) l'incasso della tassazione anticipata (lasciando alle imprese in dichiarazione la trasformazione in crediti ordinari oggi non trasformabili); c) l'impossibilità alle imprese di vivere di soli « sconti in fattura » date le alte trattenute; d) il controllo della regolarità contributiva costante con l'obbligo di gestire i crediti a scomputo di debiti previdenziali dell'impresa. Nella convinzione che la realizzazione di opere ha avuto, da sempre, un ruolo fondamentale nel rilancio dell'economia nazionale mediante la riqualificazione del territorio, la crescita occupazionale e il conseguente aumento del benessere socio-economico, con questo disegno di legge si intende altresì superare le criticità emerse dalla attuale normativa. Tra queste criticità si evidenziano: 1) la lievitazione dei prezzi delle materie prime che l'utilizzo iniziale delle varie detrazioni ha prodotto; 2) l'incremento dei costi che non consente più, per la maggior parte dei contribuenti, la detrazione delle spese né in 4 né in 10 anni; 3) la cessione a terzi che ha permesso il prolificare di intermediari finanziari (non solo banche o poste), anche di origine poco chiara e con finalità che rasentano la legalità (rottamatori di crediti che applicano interessi del 35-40 per cento) e una immobilizzazione delle risorse finanziarie e della possibilità per le imprese di fare fronte al pagamento della tassazione ordinaria scaturente da dette attività; 4) lo sconto in fattura il quale determina che le imprese, non potendo utilizzare i crediti per il pagamento in un anno delle loro attività, prediligano eseguire i pagamenti previdenziali, al fine di ottenere il Documento unico di regolarità contributiva (DURC), e tralascino le tassazioni arrecando, su più annualità, un « buco di bilancio » allo Stato per mancati incassi. Si sottolinea che, all'interno dello spazio europeo, l'edilizia nel suo complesso è il maggiore consumatore di energia: studi di settore evidenziano che il 75 per cento degli edifici è inefficiente dal punto di vista energetico i quali determinano il 40 per cento dei consumi complessivi di energia, inoltre, la costruzione, l'utilizzo, la ristrutturazione e la demolizione degli immobili, producono il 36 per cento delle emissioni totali di gas serra. Migliorare l'efficienza energetica del patrimonio immobiliare risulta essere un passaggio fondamentale sia per ridurre la dipendenza degli Stati membri dell'Unione europea dai combustibili fossili, sia per arrivare al raggiungimento della neutralità climatica nel 2050, che è, probabilmente, il maggiore obiettivo tra quelli individuati dal progetto di Green deal europeo, per il cui raggiungimento gli Stati membri dell'Unione europea sono chiamati a predisporre un piano nazionale di ristrutturazione del proprio parco immobiliare e gli investimenti necessari per la sua realizzazione.