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Istituzione dei centri di ascolto per uomini maltrattanti e disposizioni concernenti la procedura di ammonimento da parte del questore. Onorevoli Senatori. – Come è noto, con l'approvazione della legge 19 luglio 2019, n. 69, cosiddetto « Codice rosso », sono stati potenziati nei nostro Paese gli strumenti normativi per il contrasto alla violenza di genere, mediante l'introduzione di nuove fattispecie di reati, e sono state inasprite le pene per i reati di violenza sessuale e quelli che avvengono nell'ambito delle relazioni di intimità. La presente iniziativa legislativa mira a integrare e rafforzare il regime di tutele introdotto dal Codice rosso, superando finalmente quel retaggio culturale che ha fin qui impedito di guardare agli autori delle violenze e coinvolgerli nell'azione di contrasto alla violenza stessa, in un'ottica di prevenzione e di eradicazione di comportamenti recidivanti. Il superamento del concetto tradizionale di prevenzione si traduce nel riconoscimento del meritorio lavoro svolto fin qui in via sperimentale ma non sistematizzato dei centri di ascolto per uomini maltrattanti (di seguito CAM) e nell'inserirli nella rete dei servizi per il contrasto alla violenza maschile contro le donne a pieno titolo, normativamente. Tali centri, ora diffusi solo in maniera disomogenea sul territorio nazionale, offrono ai maltrattanti un percorso psicologico trattamentale, così come è previsto che avvenga dalla Convenzione di Istanbul sulla violenza domestica e di genere, che ha ben inquadrato come le problematiche relative alla violenza vadano affrontate con un approccio integrato, inglobando quindi anche coloro che commettono atti di violenza. Iniziative sperimentali in Italia sono state già messe in campo con risultati eccezionalmente positivi. Si tratta di progetti che hanno focalizzato l'attenzione non solo sulle vittime di violenza di genere, ma hanno allargato il loro raggio d'azione anche alle figure degli stalker e dei maltrattanti, avviandoli, in seguito alla notifica di un ammonimento del questore nei loro confronti, a un percorso rieducativo trattamentale finalizzato ad apprendere le corrette modalità di gestione delle emozioni e a comprendere pienamente il disvalore penale e sociale delle condotte devianti. Un'ulteriore indicazione dell'efficacia di tali progetti è data dal bassissimo numero di recidive riscontrato. Gli strumenti volti al supporto e alla protezione delle vittime di violenza sono infatti assolutamente necessari, ma non sufficienti. Il terribile fenomeno della violenza contro le donne deve essere analizzato, se si vuole davvero debellare, guardando anche all'altro lato della medaglia, ovvero ai soggetti maltrattanti; l'assunzione di responsabilità della violenza e il riconoscimento del suo disvalore rappresentano il primo passo verso un processo di risocializzazione dell'autore del reato. Poiché è riconosciuto che i soggetti violenti nelle relazioni di intimità tendono a reiterare il comportamento deviante anche all'interno di nuove relazioni, il recupero dei maltrattanti quale strumento di prevenzione e contrasto alla violenza è azione fondamentale, oltre che in linea con quanto richiesto da diversi organismi internazionali ed europei. L'Organizzazione delle Nazioni Unite (Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 1993) e il Consiglio d'Europa (raccomandazione Rec(2005)5 sulla protezione delle donne dalla violenza) hanno invitato gli Stati ad organizzare interventi e programmi volti ad incoraggiare gli autori della violenza ad adottare un comportamento non violento, aiutandoli nel riconoscere la violenza ed assumere la conseguente responsabilità. Anche il Parlamento europeo, con la risoluzione del 5 aprile 2011 sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'UE in materia di lotta alla violenza contro le donne, ha ribadito la necessità di lavorare tanto con le vittime quanto con gli aggressori, al fine di responsabilizzare maggiormente questi ultimi ed aiutare a modificare stereotipi e credenze radicate nella società che aiutino a perpetuare le condizioni che generano questo tipo di violenza e l'accettazione della stessa. Inoltre da ricerche statunitensi emerge che gli autori di reati violenti che hanno seguito un programma di trattamento hanno il 35 per cento di probabilità di reiterare comportamenti abusanti, contro il 40 per cento di coloro che non hanno seguito alcun trattamento. Chi usa violenza contro le donne tende ad atti aggressivi sempre più gravi e a recidivare nell'85 per cento dei casi se non si interviene. Del resto da diversi anni la stessa Commissione europea aveva promosso il progetto WWP/ Working With Perpetrators all'interno del II Programma Daphne, a cui hanno partecipato fra l'aprile 2006 e il giugno 2008 sette Paesi, compresa l'Italia. Oltre ad avere come scopo l'informazione e lo scambio di buone pratiche messe in atto da coloro che nel loro lavoro quotidiano si misurano sia con gli autori che con le vittime, il Progetto WWP ha elaborato linee guida per sviluppare standard comuni per i programmi che si riferiscono alla protezione delle vittime e necessarie misure di documentazione e valutazione. Ne è nato un network di centri rivolti ai perpetrators presenti in diversi Paesi europei, punto di riferimento per tutti coloro che progettano un'iniziativa in tal senso. L'articolo 16 della Convenzione di Istanbul indica la necessità di disporre interventi volti al recupero dei soggetti maltrattanti indirizzati alla risocializzazione e alla prevenzione della recidiva nei casi di reati di natura sessuale. La norma evidenzia la necessità di perseguire tali obiettivi offrendo, al contempo, garanzie volte ad evitare la vittimizzazione secondaria o ripetuta, l'intimidazione o le ritorsioni, garantendo quindi la sicurezza delle vittime. La normativa di attuazione della Convenzione di Istanbul (decreto-legge n. 93 del 2013), all'articolo 5, prevede l'elaborazione del Piano straordinario contro la violenza di genere, che tra le finalità indica « l'attivazione, in tutto il territorio nazionale, di azioni, basate su metodologie consolidate e coerenti con linee guida appositamente predisposte, di recupero e di accompagnamento dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, al fine di favorirne il recupero e di limitare i casi di recidiva » (lettera g) del comma 2 dell'articolo 5). L'allegato G del Piano, rubricato: « Linee d'indirizzo per il “Recupero/reinserimento degli uomini autori di violenza” », evidenzia come il recupero dei soggetti maltrattanti sia uno strumento fondamentale nell'ambito delle iniziative e delle azioni di contrasto alla violenza di genere. Più nello specifico, la realizzazione dei programmi di intervento volti al recupero degli uomini maltrattanti dev'essere collocata nell'ambito delle iniziative e delle azioni di contrasto alla violenza di genere e svilupparsi parallelamente ai servizi di sostegno alle vittime di violenza. Questi ultimi, nelle forme delle case-rifugio e dei centri antiviolenza, trovano una collocazione sistemica all'articolo 5 -bis del citato decreto-legge n. 93 del 2013, là dove viene data attuazione a quanto previsto dall'articolo 5, comma 2, lettera d) , del decreto.