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Disposizioni sulla segnalazione erronea alla centrale dei rischi. Onorevoli Senatori. -- È necessario, per richiedere una riforma nel meccanismo di irrogazione di sanzioni contro le banche che segnalano erroneamente alla centrale rischi, capire, sinteticamente, come si delinea questo fenomeno e quale sia l'attuale quadro normativo in tema di sanzioni. Altra premessa: la segnalazione alla centrale rischi, che spesso si rivela erronea, è la principale causa di fallimenti di imprese oltrechè di suicidi di imprenditori prima solvibili. Si prenda dunque l'abbrivio su quello che si definisce l'automatismo della segnalazione per poi analizzare il potere sanzionatorio di Banca di Italia e prospettare il presente disegno di legge. 1. L'ingiustificato automatismo nella segnalazione alla centrale rischi: sconfinamento e stato di insolvenza. Deve essere posto nella dovuta evidenza che le banche hanno fondamentali obblighi informativi, primo fra tutti quello di effettuare la segnalazione alla centrale rischi, ai quali spesso non ottemperano. Occorrerebbe che la banca inviti al contraddittorio il potenziale segnalato, affinché il medesimo conferisca giustificazione al presunto allarme provocato dalla sofferenza che gli si debba ascrivere. Quest'obbligo informativo è sussumibile anche quando la segnalazione avviene per effetto automatico dello sconfinamento oltre i 30.000 euro. Si stigmatizzi che la segnalazione automatica di per sé è un dato pernicioso per l'imprenditore segnalato, dal momento che una volta avvenuta, qualora si dimostri ex post che sia illegittima, essa produce il danno consistente dello strepitus : allarmare il sistema e perciò impedire che il correntista possa ottenere da altri istituti linee di credito o fiducia e credibilità nelle relazioni tra le imprese. Quello che si intende valutare è l'automatismo della segnalazione, che ha un effetto devastante per l'impresa segnalata, qualora non avvenga in buona fede, come si registra in tutti i casi in cui il segnalato non sia avvertito dall'istituto di credito. La segnalazione avviene senza contraddittorio e dunque senza delibare, valutare, se dietro l'inadempimento vi sia colpa o dolo dell'imprenditore. Prima dunque di segnalare, o per sconfinamento, o per sofferenza, la banca deve: effettuare un'istruttoria, al fine di ponderare se l'esposizione ascritta al correntista non sia viziata di interessi non dovuti e dunque intrisa di anomalie che possono anche comportare una considerevole riduzione del debito: la banca ritiene che il correntista sia andato oltre l'accordato, ma può accadere che lo sconfino non sia tale, perché l'istituto di credito ha computato interessi non dovuti che, se restituiti, abbassano l'asticella dell'affidamento concesso e la segnalazione non ha ragion d'essere. Accertarsi che l'inadempimento non sia sintomo di insolvenza e non sia un fatto persistente, ma solo temporaneo e transitorio. Che non vi sia colpa o dolo dell'imprenditore per il presunto inadempimento. Per esempio in tema di automatismo è stato ritenuto che: «posto che non sussiste alcun automatismo fra l'inadempimento del correntista e la segnalazione alla centrale dei rischi presso la Banca d'Italia, l'istituto bancario interessato è tenuto, prima di dar corso alla segnalazione stessa, ad accertarsi che il correntista sia stato preventivamente informato del recesso dal contratto e della revoca del fido eventualmente già concesso, nonché, e soprattutto, del fatto che gli sia stato inviato un atto di costituzione in mora, tale da mettere il cliente in condizione di ripianare l'esposizione debitoria ed evitare la suddetta segnalazione» (tribunale di Bari 24.01.2008). Il perseguimento dell'interesse generale, sotteso alla disciplina della centrale dei rischi della Banca d’Italia, può ritenersi conseguito solo se gli intermediari utilizzano il potere di segnalazione nel rispetto delle regole dettate dalla normativa di riferimento, prima ancora che dei princìpi generali in tema di correttezza e buona fede. È stato ritenuto dalla migliore dottrina: «l'orientamento giurisprudenziale prevalente valuta la segnalazione come un fatto non automatico, implicante, piuttosto, una valutazione della banca in ordine all'insolvenza del cliente: il soggetto segnalante deve verificare, sulla base degli elementi oggettivi a sua disposizione, se il proprio debitore si trovi in una situazione che induca a ritenere la riscossione del credito a rischio, dovendo tenere conto di elementi quali la liquidità del soggetto, la sua capacità produttiva e reddituale, la situazione di mercato in cui opera, l'ammontare complessivo del credito: fermo restando che tali elementi non possono integrare da soli i presupposti per la segnalazione, laddove la concreta situazione del cliente non crei allarme quanto alla sua generale solvibilità. Tale orientamento evidenzia come il mero inadempimento del debito verso la banca, eventualmente accompagnato da un esplicito rifiuto di adempiere, non comporti la qualificazione della posizione del credito come in sofferenza, poiché la segnalazione deve ritenersi subordinata al requisito, in capo al debitore, dell'insolvenza, intesa come incapacità di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni con il suo patrimonio: a tal proposito, il soggetto segnalante, per verificare se il debitore si trovi in una situazione che induca a ritenere a rischio la riscossione del credito a rischio, dovrà tener conto di elementi quali, tra gli altri, la liquidità del soggetto, la sua capacità produttiva e reddituale, la situazione contingente di mercato e l'ammontare complessivo del credito» (Segnalazione illegittima alla centrale rischi e danno risarcibile Fabrizio-Salvatore Angelo Danno e Resp. , 2008.8.9.881). Quando poi si tratta di dover effettuare la segnalazione alla centrale rischi, in ragione di una sofferenza da ascrivere al correntista, la migliore giurisprudenza di merito di recente conio ha cosi statuito: «la segnalazione a sofferenza, proprio per il margine di discrezionalità attribuito all'intermediario nella valutazione rispetto ad altre segnalazioni a carattere automatico, richiede all'intermediario una attenta verifica della situazione di fatto, al fine di contemperare l'esigenza di contenimento del rischio creditizio e la tutela dell'interesse privato del soggetto segnalato» (tribunale di Milano 29.08.2014). La ponderata valutazione della situazione complessiva del cliente da parte della banca, scaturisce anche dal dovere di correttezza contrattuale (articolo 1175 del codice civile), che si concretizza nella tutela dell'affidamento, di protezione e salvaguardia dell'interesse del cliente, atteso che la buona fede è anche fonte di eterointegrazione del contratto. La banca deve procedere con l'attenta valutazione economica della situazione globale del debitore, prima di effettuare una qualsivoglia segnalazione alla centrale rischi (nel senso delle rilevanza della buona fede, vedi anche tribunale di Milano 23.9.2009 e tribunale di Monopoli 17.6.2008).