[pronunce]

che, quanto al primo profilo, la norma denunciata, come viene interpretata secondo il “diritto vivente siciliano”, sarebbe in contrasto con i principi fatti propri sul punto dalla giurisprudenza di tutte le giurisdizioni, concernenti anche i crediti da lavoro dipendente, nonché di quelli pensionistici di competenza, in sede di appello, delle altre sezioni della Corte dei conti, con conseguente disparità di trattamento tra i titolari di crediti pensionistici, a seconda che siano o meno residenti nella Regione siciliana; che, quanto al secondo profilo, c.d. “di sistema”, l'applicazione di due diversi e contrastanti “diritti viventi” violerebbe l'art. 3 Cost., poiché la individuazione della competenza risulterebbe predeterminabile dall'interessato, essendo stabilita con riguardo alla residenza del ricorrente al momento della proposizione del ricorso; che si è costituito il ricorrente del giudizio principale, concludendo per la manifesta inammissibilità della questione, in quanto il rimettente non ha sperimentato la possibilità di un'interpretazione della norma conforme a Costituzione; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile; che, secondo la difesa erariale, il giudice rimettente non ha assolto l'onere di verificare la concreta possibilità di attribuire alla norma censurata un significato tale da superare i prospettati dubbi di legittimità costituzionale, verifica non impedita dalla asserita esistenza di un “diritto vivente” di segno contrario (ordinanza n. 395 del 2004); che, d'altro canto, la Corte costituzionale ha chiarito che, di fronte ad un'alternativa interpretativa, spetta al giudice a quo risolverla dando alla norma, prima di sollevare una questione di legittimità costituzionale, il significato conforme a Costituzione; che, nel giudizio di cui all'ordinanza di rimessione n. 412 del 2005, il rimettente è chiamato a decidere sul ricorso di sei pensionate statali, cumulanti un ulteriore trattamento di quiescenza indiretto o di reversibilità a carico della Regione Siciliana, le quali lamentano la mancata percezione, sul trattamento di quiescenza regionale, dell'indennità di contingenza di cui alla Tabella O, lettera B), annessa alla legge Regione Siciliana 29 ottobre 1985, n. 41 (Nuove norme per il personale dell'Amministrazione regionale); che, nel giudizio di cui all'ordinanza di rimessione n. 504 del 2005, il giudice a quo è investito dell'esame del ricorso degli eredi di un pensionato regionale – che cumulava, in vita, un trattamento di quiescenza diretto a carico della Regione Siciliana con altro trattamento di quiescenza privilegiato tabellare statale – i quali lamentano la mancata percezione, sul trattamento di quiescenza regionale, dell'indennità di contingenza di cui alla citata Tabella O, lettera B), annessa alla legge regionale n. 41 del 1985; che, in entrambi i giudizi, i ricorrenti principali, a fondamento del diritto invocato, hanno richiamato la sentenza della Corte costituzionale n. 516 del 2000, che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la Tabella O, lettera B), terzo comma, della legge regionale n. 41 del 1985, nella parte in cui non determina la misura del trattamento complessivo, oltre il quale diventi operante, per i titolari di pensione ed assegni vitalizi, il divieto di cumulo dell'indennità di contingenza ed indennità similari; che, secondo i giudici a quibus, pur essendo i ricorsi fondati, l'amministrazione regionale convenuta ha eccepito la prescrizione quinquennale invocando l'art. 2 del r.d.l. n. 295 del 1939, con la conseguenza che è controverso se il diritto alla corresponsione degli arretrati decorra dalla data di pubblicazione della sentenza di incostituzionalità n. 516 del 2000, per tutti i ratei maturati in data antecedente, ovvero se esso decorra, per ogni rateo, dalla data di maturazione, anche se precedente alla citata sentenza; che entrambi i rimettenti censurano l'art.2, secondo e quarto comma, del r.d.l. n. 295 del 1939, per i profili e con argomentazioni identici a quelli svolti nell'ordinanza n. 537 del 2005, sottolineando, altresì, la rilevanza delle sollevate questioni ai fini del decidere, in quanto l'opzione interpretativa circa il significato della norma denunciata determina una diversa quantificazione degli arretrati spettanti ai ricorrenti; che, in entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha eccepito l'inammissibilità delle questioni, riproponendo le argomentazioni svolte nell'atto di intervento relativo all'ordinanza n. 537 del 2005. Considerato che, con tre distinte ordinanze di identico contenuto, il Giudice unico delle pensioni della Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, dubita – in riferimento all'art. 3 della Costituzione – della legittimità costituzionale dell'art. 2, secondo e quarto comma, del regio decreto-legge 19 gennaio 1939, n. 295 (Ricupero dei crediti verso impiegati e pensionati e prescrizione biennale di stipendi, pensioni ed altri emolumenti), testo vigente, convertito in legge 2 giugno 1939, n. 739, «nella parte in cui prevede, secondo l'interpretazione costituente “diritto vivente” nell'ambito della giurisdizione contabile siciliana, che il termine prescrizionale per i ratei dell'indennità di contingenza o altre analoghe da corrispondersi sui trattamenti pensionistici decorra, se impedito dalla legge, dalla data di pubblicazione delle sentenze di illegittimità della Corte costituzionale»; che, ad avviso del rimettente, la disposizione denunciata violerebbe l'art. 3 della Costituzione, in quanto determinerebbe una situazione di manifesta disparità di trattamento sotto un duplice profilo: l'uno intrinseco alla norma interpretata e l'altro definito “di sistema”; che, per il giudice a quo, quanto al primo profilo, la norma censurata, nell'interpretazione datane dal “diritto vivente siciliano”, sarebbe in contrasto con i principi fatti propri sul punto dalla giurisprudenza di tutte le giurisdizioni, concernenti anche i crediti da lavoro dipendente, nonché quelli pensionistici, ma di competenza, in sede di appello, delle sezioni della Corte dei conti non aventi sede nella Regione Siciliana; che, inoltre, quanto al secondo profilo, c.d. “di sistema”, la medesima disposizione recherebbe vulnus all'art. 3 Cost., anche in quanto la competenza risulterebbe predeterminabile dall'interessato, in quanto individuata avuto riguardo alla residenza del ricorrente al momento della proposizione del ricorso; che, in ragione dell'identità della norma denunciata e delle censure svolte, i giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia;