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L'altro giorno, da sindaco, ho incontrato nella mia Tolve dei ragazzi, in occasione di un incontro con il procuratore capo di Potenza, durante il quale si è parlato di criminalità e lotta alla mafia. In quel contesto il procuratore ha parlato di un'intercettazione e un interrogatorio. Bisogna entrare nelle coscienze dei cittadini. È stata intercettata una conversazione tra un padre mafioso e un figlio, in cui il padre spiegava al figlio la differenza tra la mafia buona e la mafia cattiva: la mafia buona è quella che aiuta le persone facendo i favori, mentre quella cattiva è la mafia che ammazza e campa sulla droga. L'interrogatorio era invece quello di un mafioso arrestato, che gestiva le estorsioni. La domanda del pubblico ministero è stata: ma se tutti quanti gli operatori commerciali si fossero rifiutati di darle il pizzo, lei cosa avrebbe fatto? La risposta è stata: mi sarei arreso, non avrei potuto ammazzarli tutti quanti. Pertanto, serve un atto forte da parte dello Stato, che combatte la mafia, e serve una politica che respinge la mafia. Questo è il senso del provvedimento in esame. Qualche settimana fa, a Catania, il Ministro dell'interno, con grande coraggio e trasparenza, ha detto: "La mafia mi fa schifo". (Applausi dai Gruppi LN-SP-PSd'Az e M5S ). Il provvedimento in esame dice, con il garbo istituzionale che si deve a questa sede: la mafia fa schifo, perché priva la gente di dignità, libertà e speranza. E se un popolo non ha dignità, libertà e speranza è un popolo che non sorride, un popolo che è destinato a morire. (Applausi dai Gruppi LN-SP-PSd'Az e M5S . Congratulazioni ). SUDANO (PD) . Date i nomi per la Commissione antimafia! (Commenti dal Gruppo L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE. I nomi per la Commissione antimafia sono già stati dati. Mancano altre Commissioni. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FI-BP) . Signor Presidente, dopo aver più volte predicato in quest'Assemblea che non esistono una mafia buona e una mafia cattiva, mi fa piacere l'intervento del senatore Pepe. La differenza non esiste perché la mafia si intrufola, specie nel mondo in cui vi è disponibilità economica, nelle Regioni ricche. Quando abbiamo fatto la riforma dei tribunali, con la soppressione di alcuni tribunali, io ho gridato allo scandalo, per alcuni territori del Nord che erano certamente infiltrati dalla mafia. E non mi ha fatto piacere vedere, dopo qualche anno o dopo qualche mese, dei condannati per quel reato di associazione mafiosa. Io credo che l'intenzione del senatore Giarrusso sia andata al di là di quella che è la realtà che voleva combattere. Perché? Mi scusi la precisazione, senatore Giarrusso; lei sa benissimo che io non solo ero amico, ma sono stato anche responsabile di aver fatto andare Giovanni Falcone all'ufficio istruzione di Palermo. Certamente questa norma fu approvata dopo la sua morte, ma lui l'aveva scritta. E l'aveva scritta secondo quei principi di legalità istituzionale, che portavano a dire cosa? Ho qui il testo del 1992 e ho anche la bozza, quella modificata dal ministro Martelli in Aula. Cosa veniva punito? «(...) ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali». Veniva punito il mafioso, non veniva punito l'altro soggetto dell'accordo. Quando è stato introdotto l'altro soggetto dell'accordo? Nel 2014. (Commenti del senatore Giarrusso) . Mi scusi, senatore Giarrusso; con la modifica dell'articolo 416- ter finalmente abbiamo individuato in legge l'accordo, invece della promessa e dell'accettazione. Come è stata fatta questa nuova individuazione? Chiunque utilizzi i metodi di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis è responsabile, ove prometta i voti e l'altro li accetti. È dubbio, senatore Giarrusso? Non lo so. Ne abbiamo discusso in Commissione. Ma quella che era stata un'ipotesi di dubbio oggi è stata sollevata e ricordata da una serie di interventi, a partire da quello del senatore Grasso. Vi è la possibilità di un'interpretazione che ritiene restrittivo questo articolo rispetto all'attuale ampiezza. Allora non riesco a comprendere la sua testardaggine, senatore Giarrusso. Lei mi conosce ormai da anni: a me interessa molto di più la soluzione tecnica che la soluzione politica. Proprio per questo, se si vuole raggiungere lo scopo di una soluzione tecnica, io avevo suggerito di lasciare questa ipotesi: se c'è qualcuno di cui non si ha la consapevolezza che è un mafioso o un appartenente alle associazioni di cui all'articolo 416- bis , ma si ha soltanto chi ha utilizzato gli strumenti di condizionamento del voto e del sistema elettorale, questa è, né più e né meno, la negazione del sistema democratico del nostro Paese. E non mi venite a dire che è solo della mafia! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sappiamo tutti che esistono, in alcune zone d'Italia, interventi di condizionamento del voto che vanno al di là della mafia. Ma voi fate finta di non saperlo. E allora perché limitare l'intervento soltanto a chi è appartenente all'associazione mafiosa? Qual è la differenza? Perché questa testardaggine? Il mio emendamento è ancora qui, anche se, nella riscrittura della Commissione, è saltato "associazione 416- bis ". Chiunque accetta la promessa di procurare voti da parte di soggetti che si avvalgono delle modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416- bis ... Quali sono queste modalità? Sono quelle di poter condizionare il voto attraverso la forza della società e dell'organizzazione. Può essere ancora non accertata la sua appartenenza. Però aggiungeva immediatamente dopo: «o dei quali abbia la consapevolezza dell'appartenenza» e manteneva intero il testo del senatore Giarrusso. Allora, per quale motivo non si accetta? Qual è la ragione, se si vuole effettivamente combattere la mafia? L'ha già esposto il presidente Grasso meglio di me, ma probabilmente siete stati disattenti; altrimenti non riesco a capire cosa ci sia dietro, cosa vogliate raggiungere, se non un'effettiva lotta. La senatrice Mantovani ha fatto alcuni esempi che io condivido, ma che con questo provvedimento non c'entrano. Andavano bene con quello che ho scritto o con la riforma del 2014; quella veniva colpita, perché in quel caso non c'era ancora l'accertamento o la consapevolezza dell'associazione. Noi dobbiamo fare delle norme che abbiano un'influenza seria. Dopo una lunga battaglia nel 2009 riuscii a riscrivere in queste Aule l'articolo 41- bis del codice penale e fu votato, dopo alcune battaglie, quasi all'unanimità dalle due Aule del Parlamento. Credo che occorra un minimo di riflessione e di attenzione. È meglio scrivere una parola in più che una in meno, quando si tratta di norma penale.