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-- In caso di disaccordo ciascuno dei coniugi può chiedere, senza formalità, l'intervento del giudice il quale, sentite le opinioni espresse dai coniugi e, per quanto opportuno, dai figli conviventi che abbiano compiuto il sedicesimo anno, tenta di raggiungere una soluzione concordata. Ove questa non sia possibile e il disaccordo concerne la fissazione della residenza o altri affari essenziali, il giudice, qualora ne sia richiesto espressamente e congiuntamente dai coniugi, adotta, con provvedimento non impugnabile, la soluzione che ritiene più adeguata alle esigenze dell'unità e della vita della famiglia. Art. 139. - (Allontanamento dalla residenza familiare) . -- Il diritto all'assistenza morale e materiale previsto dall'articolo 136 è sospeso nei confronti del coniuge che, allontanatosi senza giusta causa dalla residenza familiare, rifiuta di tornarvi. La proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare. Il giudice può, secondo le circostanze, ordinare il sequestro dei beni del coniuge allontanatosi, nella misura atta a garantire l'adempimento degli obblighi previsti dagli articoli 136, terzo comma, e 140. Art. 140. - (Doveri verso i figli) . -- Il matrimonio impone ai coniugi di adempiere agli obblighi nei confronti dei figli, previsti dalla normativa in tema di filiazione, d'intesa tra loro e in spirito di collaborazione. Art. 141. - (Concorso negli oneri) . -- I coniugi devono adempiere le obbligazioni di carattere economico che essi hanno nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo le loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole. Il decreto, notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo, ma le parti ed il terzo debitore possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica. L'opposizione è regolata dalle norme relative all'opposizione al decreto di ingiunzione, in quanto applicabili. Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme del processo ordinario, la modificazione e la revoca del provvedimento. Capo III DELLO SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO Art. 142. - (Scioglimento del matrimonio) . -- Il matrimonio si scioglie per morte di uno dei coniugi e per effetto di divorzio. Gli effetti civili del matrimonio celebrato con rito religioso e regolarmente trascritto cessano alla morte di uno dei coniugi o per effetto di divorzio. Art. 143. - (Divorzio) . -- Il divorzio è dichiarato quando è cessata la comunione materiale e spirituale tra i coniugi. Il diritto di chiedere il divorzio spetta esclusivamente ai coniugi. Art. 144. - (Forme del divorzio) . -- Il divorzio può essere giudiziale o consensuale. Nel primo caso, le modalità per il divorzio sono previste dagli articoli 706 e seguenti del codice di procedura civile. Nel secondo, sono dettate dall'articolo 711 del codice di procedura civile. Art. 145. - (Assegnazione della casa coniugale) . -- Nei procedimenti di divorzio il giudice, rilevata l'intollerabilità della convivenza, detta, in via provvisoria, al momento della prima comparizione oppure in corso di causa, o definitiva, con la sentenza, i provvedimenti idonei a risolvere il conflitto derivante dal fatto che i coniugi, fino a quel momento, abitavano nella medesima casa. Nell'emanare tali provvedimenti, il giudice deve tener conto, in primo luogo, dell'interesse dei figli, minori o maggiorenni non economicamente indipendenti, della coppia. In presenza di figli, il giudice può attribuire il godimento della casa familiare al genitore con essi convivente o con il quale i figli trascorrono la maggior parte del tempo. Tale provvedimento ha come termine di scadenza naturale il momento in cui i figli stessi divengano maggiorenni ed economicamente indipendenti. In assenza di figli, il giudice può attribuire il godimento della casa coniugale al coniuge economicamente più debole, nell'ambito della regolamentazione dei rapporti patrimoniali di cui al primo comma dell'articolo 151, indicando il termine di scadenza dell'attribuzione. Tale termine non può essere superiore a sei anni. Questa disposizione si applica anche nel caso in cui i coniugi siano comproprietari del bene. Ove non ricorrano, sotto gli indicati profili, i presupposti per l'attribuzione del godimento della casa, il giudice, a richiesta di parte, emana un provvedimento con il quale indica quale dei coniugi, in forza dei titoli esibiti, ha diritto di continuare ad abitare nell'immobile. Ove gli accertamenti necessari per accertare l'effettività del diritto siano complessi, il giudice può rimetterne la risoluzione ad altro procedimento. Nel caso in cui, dopo l'assegnazione della casa familiare, l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva con un terzo o contragga nuovo matrimonio o libera unione, il giudice, ad istanza di parte, può esaminare nuovamente la situazione, per valutare se la stessa continua a corrispondere all'interesse dei figli, e per stabilire se debbano essere modificati i provvedimenti che regolano i rapporti economici tra le parti. Il provvedimento di assegnazione della casa e gli eventuali provvedimenti che lo modifichino sono trascrivibili ed opponibili ai terzi ai sensi dell'articolo 2643. Art. 146. - (Provvedimenti riguardo ai figli) . -- Anche in caso di divorzio dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia il divorzio adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. Applica, ove non ricorrano i presupposti indicati dall’articolo 147, l'affidamento condiviso dei figli, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.