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È necessario operare con strumenti agili quali il programma complesso e il progetto urbano, il primo quale strumento di raccordo tra la pianificazione esistente, le aspettative degli operatori e la concorrenza di più istituti giuridici, il secondo (il progetto urbano) quale sintesi delle innovazioni legislative introdotte nell'ultimo decennio a livello nazionale e regionale. Questi strumenti sono concepiti per agire in autonomia, ma allo stesso tempo in coerenza con la pianificazione generale, (i programmi complessi) e con norme, leggi e regolamenti, statali e nazionali (progetti urbani). All'interno di queste procedure la rivisitazione e la precisazione delle nozioni di perequazione, compensazione e incentivazione o premialità possono sicuramente dare valore aggiunto agli interventi sia pubblici che privati, privilegiando sempre e comunque il rinnovamento urbano rispetto all'espansione degli insediamenti urbani e al consumo di nuovo suolo. Seguono le definizioni dei compiti che con il disegno di legge si attribuiscono al Governo e alle regioni, perché le azioni pubbliche e private possano essere maggiormente efficaci: a) il riordino del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, continuamente modificato in questi anni, per le modifiche richieste dalla società, dal mercato, dagli operatori o dalla produzione legislativa nazionale ed europea; b) il coordinamento del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, con la legge n. 241 del 1990 (norme sui procedimenti amministrativi) e con il codice dell'amministrazione digitale (decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82) che negli ultimi anni hanno introdotto nelle procedure tecnico-amministrative importanti innovazioni; c) il coordinamento di quanto prodotto, soprattutto dalla Conferenza Stato-regioni, sulla modulistica unificata, sul regolamento edilizio unico, sull'utilizzo delle firme ed autenticazioni digitali (per cittadini e professionisti), sull'abbandono del cartaceo, sulle tempistiche di approvazione e le regole per il silenzio assenso, sulla necessità di certificazione per gli operatori del settore, sulle regole di trasparenza, sul recepimento delle direttive europee (la SCIA, ovvero la segnalazione certificata di inizio attività, e lo sportello unico sono in attuazione di direttive europee). Tutto questo, se «condiviso» e attuato da pubblica amministrazione, cittadino e operatori del settore, rappresenta già la piattaforma sulla quale incardinare un quadro di «nuove regole» nazionali, da cui far discendere l'azione sui territori di «rigenerazione urbana» o meglio ancora di ridisegno delle città e dei territori. Il disegno di legge comprende sedici articoli: Articolo 1. (Oggetto e finalità). Introduce i princìpi del disegno di legge: lo stop al consumo di suolo, la priorità delle politiche di rigenerazione urbana, la revisione delle dotazioni territoriali, una nuova stagione di edilizia sociale, la semplificazione nelle procedure amministrative. Articolo 2. (Definizioni) . Precisa il significato dei termini quali: suolo, territorio, rigenerazione urbana, strumenti attuativi. Articolo 3. (Soggetti, ruoli e compiti) . Definisce chi sono i soggetti proponenti, regioni, Stato e Conferenza unificata, e ne descrive brevemente i limiti di competenza e le attività. Articolo 4. (Strumenti attuativi) . Descrive il progetto urbano e il programma complesso, il regolamento unico e le modalità di attuazione dell'agenda digitale. Articolo 5. (Potere sostitutivo) . Descrive i meccanismi del potere sostitutivo e attività correlate nell'attuazione della presente normativa. Articolo 6. (Coordinamento e armonizzazione delle politiche territoriali) . Introduce il tema delle strumentazioni attuative relativamente alle attività dello Stato, delle regioni e della Conferenza unificata. Articolo 7. (Dotazioni territoriali e livelli essenziali delle prestazioni) . Propone una nuova configurazione delle dotazioni territoriali standard introducendo principi qualitativi al posto degli attuali quantitativi. Articolo 8. (Perequazione) . La perequazione nei progetti di rigenerazione urbana come meccanismo per facilitare il recupero di parti della città. Articolo 9. (Compensazione) . La compensazione nei progetti di rigenerazione urbana come strumento d'incentivazione e attuazione. Articolo 10. (Trasferibilità e commercializzazione dei diritti edificatori) . La trasferibilità dei diritti edificatori nei progetti di rigenerazione urbana al fine di incentivare la partecipazione dei privati nei piani economici. Articolo 11. (Premialità nella rigenerazione urbana) . Le premialità nei progetti di rigenerazione urbana al fine di incentivare gli interventi di privati e imprese. Articolo 12. (Giurisdizione e strumenti di tutela) . La collocazione delle attività urbanistiche ed edilizie, nelle attività di contenzioso, nell'ambito della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Articolo 13. (Operazioni di rigenerazione urbana) . La descrizione delle attività di rigenerazione urbana in ambito urbanistico edilizio e di procedimento amministrativo. Articolo 14. (Attuazione delle politiche di rigenerazione urbana) . La rigenerazione urbana e il rapporto con la proprietà privata. Articolo 15. (Edilizia residenziale sociale. Princìpi e incentivazioni) . Politiche di edilizia residenziale sociale come iniziativa prevalentemente pubblica per riqualificare le periferie e casi di demolizioni e ricostruzioni. Articolo 16. (Delega al Governo in materia di semplificazione delle procedure) . Proposte di modifiche alla normativa di settore, con particolare riguardo ai citati: decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, legge n. 241 del 1990 e codice dell'amministrazione digitale.. 1 (Oggetto e finalità) 1 La presente legge, in coerenza con gli articoli 9, 44 e 117 della Costituzione e gli articoli 11 e 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, detta princìpi fondamentali per la valorizzazione e la tutela del territorio, con particolare riguardo alle superfici agricole e alle aree sottoposte a tutela paesaggistica, al fine di tutelare il paesaggio e l'ambiente, nonché di contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, adeguatezza, differenziazione, consensualità, partecipazione, proporzionalità, concorrenza, leale collaborazione tra pubbliche amministrazioni e tra queste ultime e i privati nella definizione e nell'attuazione degli strumenti di pianificazione, nella semplificazione degli strumenti medesimi e per lo snellimento dei procedimenti. 2 Definisce i princìpi fondamentali in materia di pianificazione e di governo del territorio per il contenimento del consumo del suolo, la protezione e la conservazione del suolo e la promozione delle attività di riuso e rigenerazione urbana. 3 Il consumo di nuovo suolo è consentito esclusivamente nei casi in cui non esistono alternative quali la sostituzione o la riorganizzazione e la riqualificazione del tessuto insediativo esistente, anche allo scopo di promuovere e di tutelare l'attività agricola per finalità alimentari nonché il paesaggio, l'ambiente e la biodiversità.