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Tuttavia, ieri pomeriggio, in Commissione finanze, dopo anni di interrogazioni in merito, abbiamo finalmente potuto sentire una rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze parlare dell'affare Autostrade Aspi, dove il Governo, senza darlo a vedere, ma soprattutto senza informare rigorosamente il Parlamento, nonostante le numerose interrogazioni di esponenti sia della maggioranza sia dell'opposizione, sta regalando - lo scandisco bene - 7,5 miliardi ai poveri Benetton con Atlantia (Applausi) . Sì, quei poveri Benetton che hanno così ben gestito le autostrade patrimonio degli italiani che se le sono pagate per decenni con le tariffe autostradali. Hanno fatto crollare il Ponte Morandi o diciamo che sotto la loro gestione è crollato il ponte Morandi; la magistratura ha preso provvedimenti molto chiari, l'avvocatura dello Stato ha detto che c'erano gli estremi per la risoluzione per inadempimento da parte del concessionario. Ebbene, il Governo ha deciso di rinunciare alla risoluzione per inadempimento e ha deciso anche di rinunciare all'applicazione della norma che non ha alcun problema, perché ha affermato che potrebbero esserci problemi legali. In altre parole, non si fida della giustizia. Il Governo sa che potrebbe dire: «Cari signori, la vostra concessione è chiusa perché avete inadempiuto ai vostri doveri»; l'avvocatura dello Stato gli ha detto che può farlo, ma il Governo non lo fa perché dice che, magari, in tribunale gli danno torto. Ciò significa forse che il Governo non ha fiducia nella magistratura? Da questo deriva la seconda mossa del Governo, che sta rinunciando al diritto di recesso previsto dalla convenzione approvata in Parlamento nel 2007, che concede a ciascuna delle parti, in particolare al concessionario Stato, proprietario delle infrastrutture, ivi comprese le autostrade gestite dai concessionari privati, la possibilità di recedere in qualunque momento dal contratto, pagando determinate somme su determinati parametri che sarebbero in questo caso 13,8 miliardi. Ebbene, il Governo sta facendo un affare, guidato da Cassa depositi e prestiti, per dare ad Atlantia, ossia i signori Benetton con gli altri rispettabilissimi azionisti di Atlantia, la bellezza di 7,5 miliardi in più, come minimo. Questo supponendo che i tribunali diano torto dalla A alla Z al Governo, dicendo quanto hanno fatto bene i Benetton, come hanno fatto bene la manutenzione e che il ponte Morandi è crollato chissà perché. Pertanto, con che faccia il Governo può dire di no alla proposta di rialzare le pensioni di invalidità, che magari costa qualche centinaio di milioni? Può dire di no a tagliare le tasse alle aziende che assumono e alla nostra proposta "più assumi meno paghi", che costerebbe forse qualche centinaio di milioni, quando poi si trovano, senza dire nulla al Parlamento, 7,5 miliardi da regalare a chi ha fatto crollare il ponte Morandi (Applausi) , che ha causato quarantatré morti, danneggiato il prestigio dell'Italia e sventrato una città? Dal momento che poi arriverà la fiducia, è chiaro che non possiamo avere fiducia in un Governo che si comporta in questo modo. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Floris. Ne ha facoltà. FLORIS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, impiegherò probabilmente anche meno del tempo concessomi, seppure l'argomento meriti una grande attenzione da parte del Sottosegretario del MEF qui presente e da parte di tutto il Governo. Signor Sottosegretario, la questione riguarda un problema di giustizia - non è altro - affinché alle stesse problematiche si risponda nella stessa maniera da parte del Governo. Nel corso della presentazione degli emendamenti, presentai l'emendamento 32.1 a firma mia e di tanti altri senatori sardi e non sardi, trasformato durante l'esame nell'emendamento 32.1- bis , da cui è sparita la mia firma ma con piacere ho visto che c'è stata una larga sottoscrizione dei senatori della Lega. Il problema ha due nomi: Alitalia da una parte, Air Italy dall'altra. La prima è una società che è andata in crisi e per la quale è stata assicurata, da parte del Governo durante la trattazione in Commissione della manovra, una prosecuzione del regime di ammortizzatori sociali e comunque di sostegno per il 2022 e per il 2023. Questo per quanto riguarda Alitalia, una società privata e non pubblica, anche se poi tra pubblico e privato c'è una commistione di cui non riusciamo a capire l'esatta portata, ossia se catalogarla come pubblica o come privata. L'altra società è Air Italy: cessa l'interesse della società, che intenderebbe non proseguire con l'attività, per eventuali malintesi o cessazione di interesse tra Qatar e il consorzio Costa Smeralda (ovvero Aga Khan). Ebbene, per questi lavoratori non si trova alcuna forma di sostegno, neanche forse per arrivare a fine anno e niente per il 2022. Si tratta di un problema di giustizia (Applausi) : a parità di condizioni, dovrebbe corrispondere parità di trattamento. Con questo intervento chiedo a lei, signor Sottosegretario, che rappresenta il Governo, un atto di indirizzo, che può essere inserito anche nel provvedimento mille proroghe di domani (domani avete la riunione del Consiglio dei Ministri sul mille proroghe), riguardante i lavoratori di Air Italy, ossia oltre 1.300 persone - circa 1.300 famiglie - che rimarrebbero senza alcun sostegno fino a fine anno e per l'anno a venire. Dico questo perché veramente mi spinge un sentimento di ricerca di giustizia: non è pensabile che a problemi identici ci siano soluzioni diverse. Non parlo e non ho parlato di ciò che va bene della manovra e di ciò che va meno bene. Parlo invece di un problema di giustizia, e lo chiedo a nome dei senatori sardi e non solo, dei senatori lombardi e non solo; lo chiedo proprio per affermare che il Governo da lei rappresentato, signor Sottosegretario, agisca nella maniera più giusta per sanare questa situazione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Totaro. Ne ha facoltà. TOTARO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli senatori, il Gruppo Fratelli d'Italia non può far altro che testimoniare, con gli interventi dei suoi senatori, il disappunto per quanto purtroppo si è verificato nel portare il disegno di legge di bilancio in quest'Aula in prima lettura. È un problema che si ripete da tempo, anche sotto altri Governi, quello di arrivare a portare il provvedimento in Aula all'ultimo momento, ma in questo caso si è battuto ogni record. Lo diceva prima il collega Malan, intervenuto prima di me per il nostro Gruppo: si è sorpassato in negativo quanto fatto dai Governi degli anni passati. Questo la dice lunga su come sia possibile, per noi senatori, intervenire a vantaggio dei cittadini italiani attraverso il nostro operato e i nostri emendamenti al disegno di legge di bilancio. Una volta era un problema anche mettere la fiducia, perché era quasi scandaloso porre la fiducia sulla legge di bilancio e si scatenavano grandi polemiche. Ormai è diventato usuale arrivare all'esame del disegno di legge di bilancio e porre la fiducia.