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penso all'emendamento riguardante le imprese che si occupano di economia circolare, a quello su taxi e NCC o a quello dei 5 Stelle con nuovi vincoli per il settore farmaceutico (sarete anche il movimento del popolo, ma di fatto servite le multinazionali farmaceutiche). Non dimentichiamo poi l'emendamento sul taglio dell'IRES che avete dovuto presentare per rimediare al grossolano errore fatto sempre da voi nella legge di bilancio, dove avete penalizzato il volontariato. Non ultimo, l'emendamento sull'annullamento della gara per la gestione del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN). Spero davvero che il Governo abbia previsto degli atti specifici per tutelare i lavoratori di quelle aziende che con l'annullamento potranno trovarsi in difficoltà. Un caos normativo, quindi, su un provvedimento che teoricamente dovrebbe avere il fine ultimo di snellire le procedure. Infine, vi sono gli emendamenti che riguardano la Xylella e le gelate in Puglia un intervento corretto ma tardivo per tamponare il disinteresse di una legge di bilancio in cui l'agricoltura è stata completamente dimenticata, oppure quello che chiede l'etichettatura con l'indicazione di origine italiana dei prodotti usati nelle lavorazioni, sicuramente positivo e condivisibile, ma parziale. Colleghi, l'agricoltura, insieme alla pesca e all'agroalimentare italiano, hanno bisogno di una vera e propria opera di semplificazione. Occorre un'analisi che possa portare alla cancellazione di norme, leggi e atti burocratici che soffocano l'attività di migliaia di piccoli e medi agricoltori e pescatori. Norme che spesso alimentano la burocrazia e impediscono la vera attività produttiva. Questo significa semplificare: alleggerire l'attività di chi produce ricchezza per la nostra Nazione. Oggi, fuori di qui, i nostri agricoltori e i nostri pescatori vivono una realtà in cui far sopravvivere le proprie aziende è sempre più difficile. Non hanno bisogno di illusioni semplificative; hanno bisogno di concretezza, di quella concretezza che sempre caratterizza chi con la terra e il mare lavora ogni giorno. Ma tutto questo avrebbe bisogno di approfondimenti nelle competenti Commissioni per riuscire a varare norme veramente condivise ed efficaci per il settore. Quello che non è più accettabile è questa continua azione di cui non si intravede un progetto compiuto per il sistema paese: un'azione politica che sembra piuttosto finalizzata a una strategia puramente elettorale, fatta di spot , per accontentare portatori di interessi e ottenere consenso. In conclusione, Presidente, l'agricoltura, la pesca e la caccia hanno bisogno di una strategia complessiva e non di interventi spot , con emendamenti solitari a qualche provvedimento di carattere generale. In questa maniera si possono mettere solo delle toppe, che, come tutte le toppe, lasciano il tempo che trovano. Non abbiamo bisogno di toppe, ma di una pianificazione complessiva e strategica che guardi in maniera compiuta al futuro di questi comparti, e in generale della Nazione. La politica delle toppe non è la politica di Fratelli d'Italia. Non è la politica che serve alla nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Paragone. Ne ha facoltà. PARAGONE (M5S) . La ringrazio, Presidente. «La casa è mia. Provate a toccarla… Fa' tanto di avvicinarti e t'ammazzo come un cane. Ma non son io, io non posso far niente, io perdo il posto se non eseguo gli ordini. Del resto, cosa credete di risolvere ammazzando me? Vi impiccheranno, certo, ma prima ancora d'impiccarvi ne manderanno un altro qui, con la trattrice, a buttarvi giù la casa. Come vedete, è inutile ammazzare me. "Vedo", mormorava il mezzadro. "Ma questi ordini chi te li dà? Vuol dire che andrò a scovare lui. È lui che ammazzo". Non volete proprio capire: anche lui riceve gli ordini dalla banca. La banca dice: sbatti fuori quella gente, abbatti la casa o ci rimetti il posto. Ma ci sarà pure un presidente, una direzione; io prendo il fucile e vado alla banca a fare una carneficina. Ma anche la banca, da quello che so, riceve gli ordini… Gli ordini dicono: o ci mostrate gli utili, o vi mettiamo in liquidazione. Ma da chi si deve andare allora, maledizione? Ci sarà pure un responsabile da far fuori. Io non ho nessuna intenzione di crepare di fame senza ammazzare chi mi assassina. Non so cosa dirvi. Forse non esiste un responsabile da poter far fuori… Probabile che, come dite voi, responsabile di tutto è la proprietà.». Cari colleghi, sicuramente avrete tutti intercettato questa pagina tratta da «Furore» di Steinbeck, un grandissimo romanzo che avvitava nella letteratura il racconto della grande depressione americana (era il 1939). Io quella pagina l'ho recuperata tante volte. Una delle ultime volte è stata quando buttarono fuori di casa Sergio Bramini, che è presente in tribuna e che saluto cordialmente anche con un applauso (Applausi dal Gruppo M5S) , perché è dalla storia di Sergio Bramini che nasce anche un impegno politico per modificare l'articolo 560 del codice di procedura civile. Sergio ormai è diventato un emblema. Qualcuno diceva: «vi fate la passerella davanti alla casa di Sergio Bramini». Come vedete, il fatto che noi oggi cambiamo quell'articolo 560 significa che non abbiamo fatto alcuna passerella: vuol dire che Di Maio e Salvini, quando andarono a trovare, con me e con altri, Sergio Bramini, volevano incidere profondamente in un qualcosa che è ingiusto. (Applausi dal Gruppo M5S) . Sergio era un imprenditore che aveva crediti nei confronti della pubblica amministrazione, e quei crediti sono diventati la corda che lo hanno impiccato. E lui, pur di non mandare a casa i dipendenti - perché gli imprenditori veri rispettano i propri dipendenti, perché gli imprenditori veri di questo Paese conoscono vita, morte e miracoli dei loro lavoratori e dipendenti (Applausi dal Gruppo M5S) - cosa ha fatto? Ha impegnato la propria abitazione. Questo forse nel Paese che ci state consegnando, è un peccato mortale, perché poi effettivamente Sergio è stato sloggiato, scaraventato fuori a seguito di una norma che io considero ingiusta, e per questo mi sto impegnando con voi, con la maggioranza, a cambiarla. Quello che accade è il frutto di una intossicazione neoliberista; è il frutto di un racconto malato, di un racconto per cui le sofferenze bancarie sono diventate più importanti di coloro che soffrono. (Applausi dal Gruppo M5S) . Colleghi, questo mi fa uscire matto! Le sofferenze bancarie diventano centrali nel racconto della politica, nelle attenzioni della politica, e questo fa scomparire colui che soffre. Guardate che non stiamo anestetizzando l'ipoteca e i suoi effetti: vogliamo soltanto riequilibrare; vogliamo soltanto il buon senso; vogliamo che ciò accada - quando e se deve accadere - soltanto dopo la vendita dell'immobile. Non capisco il motivo per cui bisogna accanirsi e sloggiare, cioè buttare fuori di casa, delle persone quando ancora l'immobile non è stato venduto all'asta.