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Sappiamo bene quanto questo provvedimento serva ma i motivi dell'urgenza vanno a vostro discredito, signori del Governo, perché è da un anno, dal cosiddetto decreto Di Maio e dal pronunciamento della Corte di giustizia europea, che voi sapete che la situazione si è fatta esplosiva, insostenibile per i lavoratori, per i tecnici, per gli artisti e per la gestione. Stiamo parlando di un settore cui è riconosciuta un'assoluta eccellenza a livello mondiale, con una domanda di pubblico in continua crescita: un patrimonio assoluto della nostra cultura e identità nazionale che produce prodotto interno lordo e ricchezza per l'Italia. Eppure, siete stati fermi. Intervenite in extremis , in maniera raffazzonata, non degna di questo settore. È il vostro immobilismo ad aver cancellato dall'agenda del Paese il tema della cultura e ad aver messo il sistema della lirica di nuovo di fronte al baratro perché ad ottobre le fondazioni non sarebbero più in grado di funzionare e molti lavoratori a tempo determinato perderebbero il loro posto, la loro occupazione. Avreste dovuto inserire la questione dentro una visione complessiva, all'interno della delega sullo spettacolo dal vivo che invece continuate a far ammuffire come lettera morta. Serve una visione strategica che inserisca la lirica dentro il sistema Paese, dentro il sistema della produzione culturale e della vita musicale contemporanea; ma qui non c'è. Serve l'integrazione con lo straordinario patrimonio dei teatri di tradizione - inseriti in questo decreto-legge grazie a un nostro emendamento - con il patrimonio delle orchestre regionali, delle accademie e dei conservatori; ma qui non c'è nulla, non c'è un'idea per i prossimi anni. Questa mancanza è uno sfregio ad un'arte totale, la lirica, che tiene insieme musica, canto, recitazione, danza, scrittura, architettura, arte contemporanea, arte multimediale e che è tutt'uno con la nostra storia ed è veicolo della nostra lingua nel mondo. È attraverso il canto, infatti, che l'italiano è arrivato in Oriente: la nostra lingua è amatissima ed è tra le più studiate nel mondo. Voi degradate questo patrimonio, la sua essenziale risorsa e valore, che sono soprattutto i lavoratori. Infatti, nel cortocircuito del decreto Di Maio c'è il rischio che aumenti la precarietà, che vengano espulsi migliaia di professionisti di inestimabile valore. Non risolvete con questo decreto-legge, perché la norma sulle stabilizzazioni e sui concorsi, senza risorse, rischia di essere un impegno monco e rischia di tradire le enormi attese esistenti. Inoltre, signor Presidente, signori del Governo, il provvedimento in esame lascia nella indeterminatezza un tema fondamentale, quello relativo alla natura privata o pubblica delle fondazioni; una indeterminatezza creata dal vostro Ministero dell'economia, che rischia di bloccare i teatri per paura di incorrere in sanzioni, che rende tutta la contrattazione e gli accordi di produttività difficili e gli accordi con i lavoratori per andare in tournée enormemente complicati, che ostacola il riassorbimento del precariato storico. Rischiate di rinchiudere le fondazioni nell'attività ordinaria, quella che non consente loro ciò che, invece, stanno facendo da anni (ed è la loro missione) e che noi abbiamo voluto: aumentare ed intensificare le produzioni per competere a livello internazionale. Vi è stato consegnato un patrimonio di assoluta eccellenza e la vostra incapacità rischia di ridurlo a qualcosa di anonimo, non all'altezza della nostra storia e del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, illustrerò solo - perché è l'unico in vita - l'emendamento 1.66 (testo 2), sul quale c'è un'interlocuzione in corso. Infatti, in Commissione ha purtroppo avuto il parere contrario del Ministero dell'economia e delle finanze, attraverso la Ragioneria generale dello Stato, addirittura ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Ho presentato questo emendamento perché ritengo in merito alla modifica da me proposta al secondo periodo del capoverso «2- quinquies », comma 2, dell'articolo 1 le preoccupazioni della Ragioneria dello Stato non sussistano. Non sussistono perché, stante il quadro normativo attuale, qualora le fondazioni non raggiungessero il tendenziale pareggio di bilancio, scatterebbero norme già esistenti molto punitive nei confronti delle fondazioni. Una prima norma è il decreto-legge Bray, n. 91 del 2013, convertito in legge nella scorsa legislatura, quando al Governo ci stava qualcun'altro, che prevede che al 31 dicembre 2019, qualora non intervengano - come mi auguro - delle proroghe, vi sia la liquidazione coatta amministrativa delle fondazioni inserite nel processo di risanamento che non siano riuscite a raggiungere il pareggio di bilancio. C'è poi la legge n. 160 del 2016, del ministro Franceschini, sempre dello stesso Governo, recante misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali, che all'articolo 24, comma 3- quater , prevede già una serie di misure punitive per il personale delle fondazioni qualora non si raggiunga il tendenziale pareggio di bilancio. Quindi, sono tutte norme volute da chi oggi sembra essere il paladino della tutela dei diritti dei lavoratori. Siccome, stante il quadro normativo esistente, a me - umilmente - il periodo sembrava superfluo e c'è un'interlocuzione in corso, mi auguro che ci sia un epilogo positivo. Gradirei, però, non avere delle rampogne da chi fino ad oggi ha concorso alla creazione della situazione in cui si trovano le fondazioni oggi perché le ha usate come parcheggio per persone politicamente vicine. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . I restanti emendamenti e ordine del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e ordine del giorno in esame. RUSSO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli emendamenti 1.6 (testo 2), 1.7, 1.9 (testo 2), 1.22 (testo 2), 1.200, 1.48, 1.201, 1.55 (testo 2), 1.60 (testo 2), 1.61 (testo 2), 1.1000 (testo 3), 1.202, 1.100 (testo 3), identico agli emendamenti 1.98 e 1.102 (testo 2). Propongo poi l'accantonamento dell'emendamento 1.66 (testo 2) in attesa del parere della Commissione bilancio. Esprimo infine parere contrario sui restanti emendamenti e sull'ordine del giorno. BORGONZONI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore. PRESIDENTE . Sull'emendamento 1.66 (testo 2) chiedo al presidente Pesco il parere della Commissione bilancio, perché non è pervenuto. PESCO (M5S) . Signor Presidente, il parere è di nulla osta qualora l'emendamento 1.66 (testo 2) sia così riformulato: «Al comma 2, capoverso « 2-quinquies », secondo periodo, dopo le parole «Ministero dell'economia e delle finanze, quando» inserire le seguenti: