[pronunce]

In quinto luogo, le questioni sollevate sarebbero inammissibili per difetto del requisito della non manifesta infondatezza o, in subordine, insufficiente motivazione sullo stesso. In relazione alla prima norma censurata, il Consiglio di Stato non avrebbe chiarito sotto quale profilo sussisterebbe il preteso contrasto tra la norma provinciale e l'art. 27, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 114 del 1998, «ne&#769; che rilevanza avrebbe detto preteso contrasto ai fini del decidere sul secondo motivo dell'appello principale del Comune di Bolzano e/o sull'appello incidentale». Inoltre, il rimettente menziona l'art. 28 del medesimo d.lgs. n. 114 del 1998 ma non ne preciserebbe la «parte "calzante"». Quanto alla seconda norma censurata, il giudice a quo non spiegherebbe perché l'art. 65 della legge prov. Bolzano n. 12 del 2019 applicherebbe il rinnovo dodicennale delle concessioni di posteggio su area pubblica alle sole attività non implicanti il servizio assistito, «ancorché né l'art. 65 né l'art. 22, comma 1, lett. a) della L.P. n. 12/2019 [...] alcunché dicano in proposito». Ancora, il rimettente non chiarirebbe perché l'art. 181, comma 4-bis, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito, farebbe riferimento all'emergenza da COVID-19 e quale relazione sussista tra tale emergenza e un rinnovo dodicennale, «fuori da ogni emergenza epidemiologica», che comunque non giustificherebbe la deroga alle norme europee sulla concorrenza. In relazione alla censura basata sull'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., la Provincia autonoma osserva che il giudice a quo non spiega perché ritiene che la legge provinciale abbia previsto l'esclusione delle attività implicanti il servizio assistito di somministrazione dalla definizione di commercio su aree pubbliche, mentre l'art. 3 della legge prov. Bolzano n. 12 del 2019 avrebbe «escluso il servizio assistito dalla definizione di somministrazione ivi contenuta e non da quella di commercio su aree pubbliche». Non sarebbe chiaro, inoltre, perché il rimettente ritiene che la mancata applicazione del rinnovo dodicennale delle concessioni determini la lesione della competenza legislativa statale in materia di tutela della concorrenza, senza soffermarsi sulla compatibilità tra tale rinnovo e le norme europee sulla concorrenza. La motivazione sarebbe lacunosa anche in relazione alle questioni basate sugli artt. 3, 41 e 97 Cost. e sugli artt. 49 e 56 TFUE. Da un lato, il giudice a quo non indicherebbe la norma specificamente contrastante con l'art. 3 Cost. (e il profilo censurato), dall'altro gli artt. 49 e 56 TFUE «mai [...] potrebbero avallare rinnovi automatici, per lungo periodo, senza gara pubblica, in favore dei concessionari uscenti, come invece vogliono le norme statali che il Consiglio di Stato pretenderebbe di applicare nel territorio provinciale». In sesto luogo, le questioni sollevate sarebbero inammissibili (ancora) per difetto del requisito della non manifesta infondatezza o, in subordine, insufficiente motivazione sullo stesso. La Provincia autonoma rileva che, in base all'art. 28, comma 7, del d.lgs. n. 114 del 1998, «[l]'autorizzazione all'esercizio dell'attività di vendita sulle aree pubbliche dei prodotti alimentari abilita anche alla somministrazione dei medesimi se il titolare risulta in possesso dei requisiti prescritti per l'una e l'altra attività. L'abilitazione alla somministrazione deve risultare da apposita annotazione sul titolo autorizzatorio». Il rimettente non chiarirebbe se tale abilitazione sia stata annotata sull'autorizzazione dei ricorrenti. Se così non fosse, la questione sarebbe manifestamente infondata perché essa ha «specifico ed esclusivo riguardo all'ipotesi di autorizzazione alla somministrazione di cibo su aree pubbliche». La Provincia autonoma, oltre ad eccepire l'inammissibilità, lamenta una «carenza istruttoria» e ipotizza la restituzione degli atti al giudice a quo. 5.- Nel merito, l'interveniente sostiene la non fondatezza delle questioni sollevate. La disciplina statale che il giudice a quo vorrebbe applicare in provincia di Bolzano sarebbe in contrasto con norme europee, come chiarito dalla citata segnalazione dell'AGCM del 15 febbraio 2021. Dunque, rispetto alle questioni di legittimità costituzionale delle norme provinciali censurate sarebbe pregiudiziale l'accertamento se le norme statali siano compatibili con il diritto europeo e, se del caso, la rimessione della relativa questione pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Unione europea. La Provincia autonoma richiama la sentenza del Consiglio di Stato, sezione settima, 19 ottobre 2023, n. 9104, che ha avallato la scelta di un'amministrazione locale di disapplicare la disciplina statale sulla proroga delle concessioni in questione, ritenendo che il commercio su area pubblica rientri nell'ambito di applicazione della direttiva servizi. Inoltre, la prima norma censurata (art. 3, comma 1, lettera v, numero 2, della legge prov. Bolzano n. 12 del 2019) non violerebbe l'art. 27, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 114 del 1998 (che non esclude il servizio assistito ai tavoli dal concetto di commercio su area pubblica). La Provincia autonoma rileva che essa ricalcherebbe l'art. 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni, nella legge 4 agosto 2006, n. 248, in base al quale «le attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e di somministrazione di alimenti e bevande sono svolte senza i seguenti limiti e prescrizioni: [...] f-bis) il divieto o l'ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo immediato dei prodotti di gastronomia presso l'esercizio di vicinato, utilizzando i locali e gli arredi dell'azienda con l'esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l'osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie». La Provincia autonoma richiama, in relazione all'interpretazione di tale disposizione, alcune pronunce del giudice amministrativo (Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda ter, sentenza 28 settembre 2020, n. 9847; Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenze 31 dicembre 2019, n. 8923, e 8 aprile 2019, n. 2280), rilevando che il rimettente non ha considerato né l'art. 3 del d.l. n. 223 del 2006, come convertito, né le citate pronunce. Infine, la seconda norma censurata (art. 65 della legge prov.