[pronunce]

che il riconoscimento della menzionata finalità compensativa dà ragione, secondo il Tribunale, dell'illegittimità costituzionale derivante dalla mancata estensione dei benefici previsti dalla censurata disposizione anche a favore dei lavoratori già pensionati alla data di entrata in vigore della legge n. 257 del 1992; che si è costituito l'INPS, concludendo per l'inammissibilità o comunque l'infondatezza della questione; che nello stesso senso ha concluso anche il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che è intervenuto in giudizio. Considerato che il Tribunale di Ravenna dubita, in riferimento agli artt. 2 e 3, primo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 7, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto), «nella parte in cui nega che spetti l'erogazione del beneficio della rivalutazione contributiva ai lavoratori affetti da malattia cagionata da esposizione all'amianto che si trovassero in pensione al momento dell'entrata in vigore della legge n. 257 del 1992 (28 aprile 1992)»; che la questione è stata sollevata nel corso di un giudizio instaurato da un ex lavoratore di uno zuccherificio, titolare di pensione di anzianità dal 1° marzo 1991 e riconosciuto affetto da una malattia professionale derivante dall'esposizione all'amianto nel 2002, al fine di ottenere l'aumento dell'importo della pensione stessa per effetto dell'applicazione del suddetto beneficio, non riconosciutogli in sede amministrativa a causa della decorrenza della pensione da epoca anteriore all'entrata in vigore della citata legge n. 257 del 1992; che, come risulta dalla precedente esposizione, il remittente, dopo aver sottolineato la diversità esistente tra la disposizione attualmente censurata e quella del successivo comma 8 del medesimo art. 13, ha altresì rilevato come questa Corte abbia scrutinato soltanto questa seconda norma, al pari della Corte di cassazione, la quale in un'unica pronuncia (la sentenza 13 febbraio 2004, n. 2849), a suo dire, «sembra aver accomunato i due diversi tipi di benefici»; che, nella prospettazione del giudice a quo, la lesione degli indicati parametri costituzionali si fa, ipoteticamente, derivare dal vaglio della correttezza di tale ultima sentenza, tanto che la questione viene espressamente sollevata al fine di «affinare l'interpretazione» della normativa onde pervenire «all'individuazione del significato maggiormente aderente al dettato costituzionale», oltretutto sulla base di una lettura della giurisprudenza costituzionale – e, in particolare, della sentenza n. 434 del 2002 – tale da ricomprendervi anche la disposizione attualmente censurata, in contrasto con l'indicata premessa; che, pertanto, la sollevata questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile non soltanto per la suddetta evidente incongruenza logica, ma soprattutto perché impropriamente sollevata per ottenere un avallo a favore di una determinata interpretazione della disposizione censurata (sentenza n. 147 del 2008 e ordinanze n. 124 e n. 157 del 2008).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 13, comma 7, della legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto), sollevata, in riferimento agli articoli 2 e 3, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Ravenna con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 ottobre 2008. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 31 ottobre 2008. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA