[pronunce]

Considerato che il Tribunale ordinario di Busto Arsizio dubita, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 712 del codice penale (Acquisto di cose di sospetta provenienza), «nella parte in cui non è previsto il massimo edittale ovvero non è prevista l'ammenda non superiore a 516 euro»; che l'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito l'inammissibilità delle questioni proposte in quanto formulate in termini ancipiti; che tale eccezione è infondata; che il petitum dell'ordinanza di rimessione, pur se formulato in termini apparentemente alternativi, va ragionevolmente inteso come volto a censurare la mancata previsione del massimo edittale in 516 euro di ammenda, dovendo leggersi la congiunzione «ovvero» in senso esplicativo, come sinonimo di "cioè", "ossia"; che, nel merito, le questioni proposte sono però manifestamente infondate; che, secondo il costante orientamento di questa Corte, la determinazione del trattamento sanzionatorio per i fatti previsti come reato è riservata alla discrezionalità del legislatore, entro il limite della non manifesta irragionevolezza delle scelte legislative: limite che è superato allorché le pene comminate appaiano manifestamente sproporzionate rispetto alla gravità del fatto previsto quale reato, «come avviene a fronte di sperequazioni sanzionatorie tra fattispecie omogenee non sorrette da alcuna ragionevole giustificazione» (sentenza n. 68 del 2012; nello stesso senso, sentenze n. 161 del 2009 e n. 324 del 2008); che il rimettente indica, in particolare, due tertia comparationis - rappresentati dal delitto di ricettazione (art. 648 cod. pen.) e dalla contravvenzione di omessa denuncia di cose provenienti da delitto (art. 709 cod. pen.) - dai quali dovrebbe evincersi la manifesta sproporzione del trattamento sanzionatorio previsto per la contravvenzione di cui all'art. 712 cod. pen. , che viene in considerazione nel giudizio a quo; che, tuttavia, la cornice edittale del delitto di ricettazione - indubbiamente più grave rispetto alla contravvenzione di cui all'art. 712 cod. pen. - è strutturalmente diversa da quella della disposizione censurata, in quanto il delitto di cui all'art. 648 cod. pen. è sanzionato con la pena cumulativa della reclusione e della ammenda («con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329»), anche nella ipotesi attenuata del fatto di particolare tenuità («[l]a pena è della reclusione sino a sei anni e della multa sino a euro 516»), e non già con la previsione alternativa dell'arresto e dell'ammenda, come previsto dall'art. 712 cod. pen. («con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda non inferiore a euro 10»); che, parimenti, strutturalmente inidonea a fungere nella specie da tertium comparationis risulta la cornice edittale del reato di omessa denuncia di cose provenienti da delitto di cui all'art. 709 cod. pen. , punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a euro 516; che tale contravvenzione è, infatti, integrata da chi in buona fede abbia acquistato cose delittuose, della cui provenienza il detentore sia venuto successivamente a conoscenza, e ometta di avvisare l'autorità, allo scopo di impedire la connivenza del detentore stesso con il reo; che pertanto, nel disegno sistematico del legislatore penale, la contravvenzione di omessa denuncia di cose provenienti da delitto, postulando un acquisto in buona fede («senza conoscerne la provenienza») di denaro o di cose provenienti da delitto, è concepita come ipotesi alternativa e meno grave rispetto a quella dell'incauto acquisto, che invece presuppone l'acquisto di cose che appaiano di sospetta provenienza criminosa già al momento dell'acquisto; che parimenti insussistente è la violazione dell'art. 27, terzo comma, Cost., peraltro prospettata nella ordinanza di rimessione in termini meramente apodittici; che, infatti, come ha rilevato l'Avvocatura generale dello Stato, la cornice edittale prevista per il reato di incauto acquisto, che prevede l'arresto sino a sei mesi ovvero l'ammenda non inferiore a 10 euro, consente un'ampia modulazione della pena da irrogare nel caso concreto, proprio al fine di garantirne l'individualizzazione, anche tenendo conto del valore del bene acquistato, assicurando così al giudice la possibilità di irrogare una pena proporzionata al disvalore del fatto, e di consentire il pieno rispetto del principio della finalità rieducativa della pena. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 712 del codice penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Busto Arsizio con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 maggio 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Francesco VIGANÒ, Redattore Filomena PERRONE, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 luglio 2019. Il Cancelliere F.to: Filomena PERRONE