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Viene previsto, infatti, che i pareri dei procuratori siano resi al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza nel termine, rispettivamente, di due giorni e di quindici giorni dalla richiesta. Salvo che ricorrano esigenze di motivata eccezionale urgenza, è altresì previsto che, decorsi detti termini, il magistrato o il tribunale di sorveglianza proceda comunque, anche in assenza dei pareri. Articolo 3 – (Disposizioni di coordinamento e integrative riguardanti la disciplina sulla sospensione dei termini processuali di cui al decreto-legge n. 18 del 2020) L'articolo 3 contiene – in ragione della necessità di far fronte alle evoluzioni della crisi epidemiologica e al loro impatto sullo svolgimento dell'attività giudiziaria – disposizioni urgenti di coordinamento, di adeguamento temporale e integrative della disciplina sulla sospensione dei termini processuali di cui al decreto-legge n. 18 del 2020. L'intervento normativo mira a riproporre, nell'articolo 83, coordinandola con il testo in cui si inserisce, l'eccezione alla regola generale del rinvio d'ufficio delle udienze e della sospensione dei termini prevista al comma 2 dell'articolo 36 del decreto-legge n. 23 del 2020, in relazione ai procedimenti penali nei quali i termini massimi di custodia cautelare vengano a scadenza nel periodo di sospensione o nei sei mesi successivi. Per meglio chiarire la portata della clausola limitativa e dirimere i dubbi interpretativi affacciatisi nelle prime applicazioni della disposizione, si specifica che i termini in questione sono quelli indicati al comma 6 dell'articolo 304 del codice di procedura penale (comma 1, lettera a) , numero 2)). Si è posta la necessità di effettuare un intervento correttivo al comma 3, lettera a) , dell'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020, modificato in sede di conversione, con l'inserimento dell'ulteriore eccezione dei procedimenti elettorali alla regola del rinvio delle udienze e sospensione dei termini. Si interviene per correggere la collocazione nel testo della nuova norma al fine di rendere coerente il testo normativo (comma 1, lettera a) , numero 1), seconda parte). Sono quindi operati interventi di adeguamento della disciplina sulla sospensione dei termini processuali nel periodo di crisi sanitaria alle evoluzioni della medesima crisi epidemiologica in corso. In particolare, il termine fissato al 30 giugno – quale termine finale delle diverse misure urgenti contenute nell'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020 – avuto riguardo alle esigenze di contenere gli effetti dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 sullo svolgimento dell'attività giudiziaria, viene differito al 31 luglio 2020 (comma 1, lettera i) ). Va osservato che il predetto differimento è destinato a produrre effetti sui procedimenti relativi alle commissioni tributarie e alla magistratura militare, nonché alle giurisdizioni speciali diverse da quella amministrativa e contabile e agli arbitrati rituali (per il richiamo del comma 21 dell'articolo 83 del decreto-legge che si modifica). Con ulteriori modifiche vengono apportate integrazioni alla disciplina contenuta nell'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020. In primo luogo, al fine di evitare equivoci nella interpretazione della norma, tra le cause che non sono soggette a sospensione vengono incluse quelle relative alla tutela dei minori. Viene così integrata la disposizione dell'articolo 83, comma 3, lettera a) , con la modifica apportata dal comma 1, lettera a) , numero 1), prima parte. Viene poi integrata la disciplina prevista dal comma 7, lettera f) , dell'articolo 83 sullo svolgimento delle udienze civili da remoto, specificando che, dove questa modalità sia consentita, deve essere comunque garantita la presenza del giudice nell'ufficio giudiziario (comma 1, lettera c) ). Inoltre, si è valutata la necessità di integrare la disciplina del comma 12- bis sulla tenuta delle udienze penali mediante collegamenti da remoto e del comma 12- quinquies sulle deliberazioni collegiali in camera di consiglio nei procedimenti penali (comma 1, lettere d) e g) ). Va premesso che l'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020 detta disposizioni urgenti per contenere gli effetti negativi derivanti dall'emergenza epidemiologica sullo svolgimento delle attività giudiziarie civili e penali, prevedendo, al comma 12- bis , che dal 9 marzo al 30 giugno 2020 si tengano, con collegamenti da remoto, le udienze penali che non richiedono la presenza di soggetti diversi dal pubblico ministero, dalle parti e dai difensori, dagli ausiliari del giudice, dalla polizia giudiziaria, da interpreti, consulenti e periti; a tal fine, oltre a richiedersi un provvedimento del direttore generale dei servizi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia, sono individuate alcune misure per garantire comunque, anche da remoto, che lo svolgimento dell'udienza consenta il rispetto del principio del contraddittorio. Al comma 12- quinquies dello stesso articolo è previsto che, per il medesimo periodo, anche le deliberazioni collegiali in camera di consiglio, nei procedimenti civili e penali non sospesi, possano essere assunte mediante collegamenti da remoto. Con le modifiche in oggetto si interviene sull'articolo 83, commi 12- bis e 12- quinquies , del decreto-legge citato, per dare seguito all'impegno assunto dal Governo con l'approvazione dell'ordine del giorno n. 37, Vazio e altri, come riformulato nella seduta del 24 aprile 2020 dell'Assemblea della Camera dei deputati. Con detto ordine del giorno, infatti, si impegna il Governo « a prevedere, nel prossimo provvedimento utile, che il ricorso a strumenti telematici (processo da remoto) così come previsto dal decreto di cui in premessa – non si applichi alle udienze di discussione e a quelle nelle quali devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti, salvo diverso accordo tra le parti ». La possibilità di ricorso al collegamento da remoto per la celebrazione delle udienze e per la deliberazione viene quindi limitata, in coerenza con l'impegno assunto dal Governo, per concedere più ampio spazio – nel bilanciamento tra la necessità di tutela della salute pubblica e il diritto al processo – ai princìpi di oralità e immediatezza e al diritto di difesa. Fermo restando quanto previsto dal comma 12 dell'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020 (ferma restando, cioè, la partecipazione da remoto dell'imputato internato, detenuto o in stato di custodia cautelare), si esclude ora la possibilità di ricorrere al collegamento da remoto, salvo che le parti vi acconsentano, per le udienze di discussione finale, in pubblica udienza o in camera di consiglio, e per quelle nelle quali devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti. Conseguentemente, in tali casi, viene interdetta nei procedimenti penali anche la deliberazione da remoto. Ulteriore integrazione viene operata al comma 12- ter dell'articolo 83 oggetto di novella.