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È una pratica democratica: si imparano le regole e la democrazia; si impara che in una relazione si sta dentro a un sistema di regole. Tutto ciò oggi è in grande crisi. La pandemia, in questa situazione come in tante altre, ha portato a evidenziare ciò che nel tempo si era già costruito. Anche l'evento di cronaca incredibile, che oggi tante colleghe hanno sottolineato e che riguarda la condizione di un'atleta, dimostra che tutti i grandi assi delle questioni che attraversano la società possono trovare nella pratica sportiva e nell'immagine sportiva degli straordinari messaggi di risposta - pensiamo alla lotta al razzismo e alle differenze - oppure completamente sbagliati e contrari. Noi crediamo - in particolare, lo abbiamo sottolineato come Gruppo - che la funzione dello sport femminile, la piena partecipazione e le pari opportunità delle donne nello sport siano degli elementi fondamentali per rendere più equa, paritaria e più uguale nella differenza la nostra società. Le donne possono imparare nella pratica sportiva sin da bambine che il loro ruolo è esattamente paritario a quello dei ragazzi. Si cambia una società anche investendo sulla pratica sportiva. Per tutte queste ragioni pensiamo che quello di oggi sia un passaggio necessario, dovuto e assolutamente adeguato, ma che non ha risolto e minimamente toccato il tema cui noi, come Commissione istruzione, come Gruppo e Parlamento, vogliamo dedicarci. Riscontro oggi un clima positivo in quest'Aula. Ci siamo confrontati sul decreto in maniera civile. Sono emersi punti di vista diversi ed è stato accettato anche il voto di fiducia in maniera assolutamente condivisa. È il clima sicuramente di questo Governo, ma in questo caso ha riguardato anche alcune delle forze dell'opposizione. Partiamo da questo punto e facciamone tesoro; facciamolo diventare una priorità parlamentare di quest'Assemblea e chiediamo con forza, nel messaggio conclusivo anche di questa nostra dichiarazione, che ci sia una figura al Governo che possa diventare il nostro riferimento e con cui dalle prossime settimane si possa iniziare a lavorare per dare allo sport italiano tutte quelle risposte di cui c'è bisogno e che oggi ancora non ci sono. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, è evidente - non possiamo nasconderci dietro un dito - che ricorrere al voto di fiducia per approvare un decreto-legge come quello in esame è un po' anomalo, anche se siamo abituati ormai ai voti di fiducia. È chiaro che è diventata l'unica soluzione per approvare un decreto che proviene dal Governo precedente. Torno a ripetere che il decreto si era reso necessario dopo che il Comitato Olimpico Internazionale aveva avviato un'attività istruttoria per comprendere l'impatto della costituzione della società Sport e Salute sull'autonomia del CONI e sul rispetto dei requisiti minimi previsti dalla Carta olimpica. Si è quindi trattato di un passaggio necessario a cui nessuno si sarebbe potuto sottrarre, in quanto la mancata adozione del decreto in esame avrebbe di fatto comportato l'esclusione del nostro Paese dalle Olimpiadi (con i nostri atleti che non avrebbero potuto partecipare con la divisa, la bandiera e l'inno), nonché una serie di impatti economici non indifferenti. Il provvedimento affronta un'altra serie di questioni, come la nuova pianta organica e il ricollocamento del personale. All'articolo 2 si prevede infatti che il CONI non si avvalga più di Sport e Salute e che il personale di Sport e Salute, già dipendente del CONI, ritorni al CONI. Vi sono quindi una serie di passaggi che, nei fatti, segnano l'autonomia in materia di personale. Sollecitata anche dagli interventi in discussione generale e dalle dichiarazioni di voto che mi hanno preceduto, ritengo che noi tutti dovremmo capire che il settore dello sport merita non solo una discussione in quest'Aula, ma anche una serie di interventi. Era iniziata una riforma - piaccia o non piaccia - addirittura con il Governo Conte I, che aveva istituito la società Sport e Salute, e anche sotto il precedente Esecutivo si stava procedendo con l'adozione dei decreti legislativi, ma tutti noi sappiamo che quella riforma, come è evidente, non era stata condivisa con il CONI e vi sono stati una serie di problemi. Questa è la situazione. Credo che il tema meriti un approfondimento. Al di là di quelle che sono l'attuale maggioranza e l'opposizione, credo sia assolutamente necessario - lo dico davvero e seriamente - non solo svolgere una discussione generica, ma anche adottare una serie di iniziative per capire se i decreti legislativi devono andare avanti nel loro percorso. Segnalo che l'ultimo decreto adottato (mi pare sia il quinto) riguarda proprio la questione del personale, soprattutto con riferimento alle associazioni sportive dilettantistiche. I temi trattati sono quindi molto importanti e occorre portare avanti una discussione tra di noi. Non ci dobbiamo nascondere il fatto che, al di là dell'autonomia del CONI, è forte interesse dello Stato non solo tutelare, ma anche incoraggiare l'associazionismo sportivo di base e soprattutto lo sport come fattore di educazione motoria, di partecipazione (penso ai ragazzi) e di prevenzione per la salute e la crescita sana delle giovani e dei giovani. Per fare questo lavoro e dare molta importanza a questi aspetti che io ritengo assolutamente fondamentali (anche se sappiamo che lo sport è molto business ) dobbiamo probabilmente arrivare a delle scelte. Ad esempio, tutto deve rimanere, con la gestione delle Federazioni sportive, al CONI oppure è necessario un intervento importante del Parlamento e del Governo affinché sia fortemente valorizzato l'associazionismo di base? Il rischio, infatti, è che rimangano unicamente il business e il ripetersi di alcune vicende molto pesanti che si verificano anche nel mondo dello sport. È di ieri la notizia dell'atleta di Pordenone che è stata discriminata solo per il fatto di aver comunicato il suo stato di gravidanza; questo la dice lunga sulle discriminazioni di genere, che sono molto forti nel mondo dello sport, più che in altri settori. In questo c'è anche una responsabilità da parte di chi ha gestito le federazioni; non ci dobbiamo nascondere le cose. Io credo che tutto ciò sia molto importante e significativo, altrimenti è solo business , è solo un fattore economico, pur rilevantissimo (non dobbiamo certamente essere ingenui o delle mammole). Spero che questo dibattito, dopo il voto di fiducia, abbia come conseguenza un'assunzione di responsabilità da parte del Governo e della Commissione competente, affinché si introducano degli elementi molto importanti di riforma, che ridiano forza all'associazionismo di base e allo sport come elemento fondante dell'educazione dei giovani e non solo; sappiamo ad esempio quanto è importante per le persone di una certa età poter accedere alle pratiche sportive. È necessario dare forza e peso al grande ruolo sociale che lo sport ha e potrà ancora avere, facendo i conti e intervenendo sugli elementi distorsivi di quelle gestioni, che ci sono stati per molti anni e che non vorrei che oggi, con la rivendicazione dell'autonomia, rientrassero in qualche modo come dominus di tutto il mondo sportivo.