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la frettolosità dell'esame fu provocata dal corto circuito maxiemendamento-questione di fiducia che, nelle due Camere, ha compresso ogni prospettiva di miglioramento del testo. Si tratta di un corto circuito che la Corte costituzionale, nella composizione che dal 2011 annoverava anche Sergio Mattarella, ha sempre più decisamente stigmatizzato, fino ad arrivare alla sentenza n. 32 del 2014 a firma Cartabia: la dialettica ed il confronto parlamentare vi sono definiti un valore imprescindibile, per dare un senso alla procedura legislativa di conversione di un decreto-legge. Una terza considerazione attiene al ruolo della libera stampa, che dovrebbe essere il «cane da guardia» della democrazia: la cittadinanza ha dovuto attendere -- per indignarsi con i suoi rappresentanti, con il suo governo e con l'andamento opaco dell'organizzazione dei gabinetti ministeriali -- una serie di articoli pubblicati diversi mesi dopo la conversione del decreto-legge n. 132 del 2014, perché nessun organo di stampa (specialistico o generalista) si è azzardato – in corso di iter parlamentare -- riprendere pubblicamente il caveat suddetto a disposizione di tutti sul sito internet della Camera dei deputati. Troppo forte è il sospetto che l'innato servilismo verso il potere -- di un sistema informativo asfittico e poco incline a seguire l'insegnamento della scuola anglosassone della libertà di espressione -- abbia «fatto sistema» con il «nerbo del ceto corporativo», di cui nel numero 1/2015 di Mondoperaio si evidenzia la permanente efficacia contro il riformismo italiano (pagina 66). Infine, una quarta considerazione si impone in ordine alla proposta della settima commissione del CSM, avanzata sulle ferie dei magistrati nel gennaio 2015. Può apparire encomiabile che l'Ufficio studi del Consiglio superiore della Magistratura si sia posto il problema di adeguare alla voluntas del legislatore la disciplina delle ferie, introdotta dal decreto-legge n. 132 del 2014 nel modo impacciato e confusionario di cui s'è detto. Così come può apparire encomiabile che nella settima commissione vi sia stato un voto (minoritario, da parte di un componente del CSM, subentrato in un seggio attinto da un ricorso ancora aperto) a sostegno di questa ricostruzione, pur capovolta dalla maggioranza della commissione. Ma non vorremmo che il Legislatore finisse per diventare l'unica vittima reale, tra i fuochi incrociati di un gioco delle parti. Troppo s'è visto, nel recente passato, per non guardare con sospetto ad elaborazioni volenterose, destinate a non reggere lo scrutinio dei ricorsi giurisdizionali al TAR o al Consiglio di Stato. Se il ministro Orlando è convinto della bontà del lavoro dei suoi uffici legislativi interverrà nella seduta plenaria del CSM a dichiarare le sue ragioni e, quindi la fondatezza delle valutazioni del servizio studi del CSM; se queste non saranno accolte dal plenum , il Ministro della giustizia attiverà un ricorso contro la delibera, chiamando a dirimere una volta per tutte la questione -- dei confini tra autogoverno dei giudici e Dicastero titolare delle funzioni organizzative del sistema giustizia -- il Giudice dei conflitti tra poteri dello Stato, cioè la Corte costituzionale. Ma al legislatore spetta fare chiarezza a prescindere da chi abbia ragione o torto, nelle opposte letture date a Palazzo dei Marescialli: ecco perché il presente intervento dirime la questione, riportando espressamente a 30 giorni il periodo delle ferie dei magistrati. Dal corpo elettorale saliva forte una richiesta di efficienza del sistema giustizia, ma né il Governo né il Parlamento hanno saputo tradurla in pratica. In gioco non è soltanto la questione dei 45 giorni, ma una proterva disobbedienza corporativa al volere del Legislatore: che il Governo sia rimasto impigliato dall'evidente conflitto di interessi dei magistrati, a cui affidò la stesura della norma, è semmai un'aggravante, per cui è giusto ed opportuno che a porre rimedio sia chiamato il titolare del potere legislativo ordinario, cioè il Parlamento.. 1 1 L'articolo 90 dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, è sostituito dal seguente: «Art. 90 – (Ferie dei magistrati durante l’anno giudiziario) - I magistrati ordinari che esercitano funzioni giudiziarie hanno il periodo annuale di ferie di cui all'articolo 8- bis della legge 2 aprile 1979, n. 97. Per i magistrati della Corte suprema di cassazione, delle Corti di appello e dei Tribunali, nonché per gli altri magistrati ordinari, le modalità per l'esercizio del diritto di cui al primo periodo sono disciplinate, al principio di ogni anno, dal Consiglio superiore della magistratura».