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Riduzione dell'aliquota IVA sui prodotti di prima necessità per l'infanzia. Onorevoli Senatori. -- Come è noto, da tempo l'Italia lamenta l'assenza di una vera politica sociale per la famiglia. Non a caso, da più parti, si invocano provvedimenti repentini per incentivare la stessa, da una complessiva riforma degli asili nido, agli assegni di maternità, dai congedi parentali allo sviluppo di servizi socio-educativi destinati alla prima infanzia o l’introduzione di un minimo vitale alle famiglie più bisognose per sostenere i diritti dell'infanzia. E peraltro, già nel 1998, in occasione della 1ª Convention della solidarietà , Governo e terzo settore hanno sottoscritto un patto di solidarietà sulle politiche sociali che prevede, tra l'altro, la possibilità di dedurre dal reddito delle persone fisiche le spese sostenute dai genitori per i servizi erogati da organizzazioni del terzo settore a favore dei bambini (baby-sitter , giardini d'infanzia, e così via). Tali impegni sono, certamente, apprezzabili e meritevoli di considerazione, ma hanno il problema che sono congegnati come interventi ex post , ovvero presupponendo il fatto che vi siano dei bambini. L'aumento della natalità negli ultimi anni, tuttavia, non è sufficiente ad assicurare il ricambio generazionale. Negli ultimi anni, secondo dati forniti dall’ISTAT, risulta che le famiglie a maggior rischio di povertà sono non soltanto quelle con disoccupati a carico, ma anche quelle con figli minori, così che il rischio di povertà cresce in relazione alla tipologia del nucleo familiare: le famiglie con un solo figlio minore presentano, infatti, una probabilità di essere povere del 60 per cento superiore rispetto a quelle senza figli, percentuale che sale al 120 per cento qualora i figli minori siano due e al 160 per cento nel caso di più di due. Di fatto, si sta assistendo ad un mutamento strutturale delle famiglie nel quale il numero delle stesse aumenta e, contemporaneamente, decresce il numero medio dei propri componenti. Tale fenomeno è spiegabile richiamando fattori demografici, quali il calo della fecondità e l'invecchiamento della popolazione, ma anche e soprattutto motivi di carattere socio-economico che inducono la donna a rinviare la maternità (o addirittura a rinunciarvi), consapevole che oggigiorno l'educazione della prole ha un costo notevole. Secondo alcuni studi, ogni anno nascono in Italia circa 560.000 bambini e nel primo anno di vita i genitori, per l'acquisto di prodotti di prima necessità, versano al fisco, per ogni bambino, mediamente 1.100 euro. Da un'altra indagine condotta dalla Banca d'Italia, emerge che negli ultimi dieci anni si è avuto un boom dell'indebitamento delle famiglie italiane e si è stimato che, in una famiglia monoreddito con un figlio in età compresa tra 0 e 3 anni, il costo di omogeneizzati, pannolini, prodotti per l'igiene e quant'altro necessita alla vita dei bambini, incide in misura rilevante (20 per cento circa) sul bilancio familiare. Nel nostro Paese, sui beni alimentari di prima necessità degli adulti, quali pane e latte, viene applicata l'IVA agevolata del 4 per cento mentre sugli identici beni destinati ai bambini, quali omogenizzati e latte in polvere o vegetale, viene applicata incredibilmente l'aliquota maggiorata del 10 o del 21 per cento. Viceversa, vi sono Paesi in Europa, come il Regno Unito e l'Irlanda, dove si applica l'aliquota zero sui prodotti per l'infanzia, come vestiario e calzature, mentre Paesi come Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca applicano un regime di IVA ridotta per pannolini. La stessa Commissione europea, non a caso, ha riconosciuto che il ricorso ad aliquote ridotte può produrre vantaggi in settori accuratamente selezionati, tanto che il Parlamento europeo ha chiesto un maggior coordinamento tra le politiche macroeconomiche e le politiche sociali, affinché la crescita, la competitività e la produttività del sistema economico rispondano al meglio alle sfide dell'invecchiamento demografico in atto in Europa. È dovere quindi del legislatore adottare misure idonee per ridurre la pressione fiscale per le famiglie con bambini, le quali devono affrontare ogni giorno spese sia in termini di costi che in termini di energie per crescere al meglio i propri figli che, occorre ricordare, sono i figli di tutta la nazione e che di essa costituiscono il futuro. Il presente disegno di legge si pone la finalità di ridurre l’aspettativa di sacrifici derivanti dalla nascita di un figlio, al fine di ridurre l'imposizione fiscale sui prodotti di prima necessità per bambini. Così facendo si ritiene di poter favorire, seppur indirettamente, l'incremento delle nascite, requisito «propedeutico» agli interventi a sostegno della famiglia precedentemente richiamati. L'articolo 1 propone, infatti, l'applicazione dell'aliquota IVA ridotta del 4 per cento su pannolini, biberon, tettarelle, omogeneizzati, latte in polvere, liquido per neonati, prodotti per l'igiene destinati all'infanzia. Del resto, molti Paesi europei, nell'ambito delle politiche per la famiglia, adottano misure di sostegno sul piano assistenziale (ad esempio, gli assegni familiari), accompagnate da forme di compensazione sul piano fiscale ( splitting , detrazioni, riduzioni o esenzioni). L'articolo 2 concerne la copertura finanziaria. Le minori entrate derivanti dall'applicazione delle disposizioni previste dal presente disegno di legge possono essere valutate circa in circa 50 milioni di euro annui. Il terzo ed ultimo articolo, infine, precisa come la disposizione entri in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale .. Art. 1. 1. Alla tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente numero: «41- quinquies ) pannolini, biberon, tettarelle, omogeneizzati, latte in polvere e liquido per neonati, latte speciale o vegetale per allergici o intolleranti, omogeneizzati e prodotti alimentari, strumenti per l'allattamento, prodotti per l'igiene e creme contro gli arrossamenti e le irritazioni della pelle destinati all'infanzia». Art. 2. 1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, pari a 50 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 3. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .