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la moltitudine fa emergere la debolezza. Il nodo di fondo è indubbio ed è ormai riconosciuto da tutti e noi siamo contenti che oggi tutte le parti politiche in questo Parlamento - mi auguro anche chi prenderà la parola subito dopo - faccia chiarezza su un punto: i prioritari interessi strategici dell'Italia oggi in quel teatro sono divergenti da quelli della Francia. La Francia si è mossa sette anni fa e poi ripetutamente in questi sette anni (l'ultima volta appunto nel maggio scorso) contro gli interessi italiani, contro gli interessi libici (scatenando quello che ha scatenato) e contro gli interessi dell'Europa. Noi abbiamo la necessità che anche il rappresentante del Governo europeo, tra l'altro indicato dal Governo italiano, il Ministro degli esteri europeo, la signora Mogherini, faccia sentire la sua voce, tanto più in questo contesto, in cui gli interessi dell'Europa e gli interessi dell'Italia non sembrano convergere con quelli di un Paese europeo che si muove in sprezzo degli interessi generali e di quelli del nostro Paese. Per questo crediamo che sia importante in queste settimane, prima della Conferenza per la Libia, che si chiarisca questo aspetto. Il fatto di aver chiarito qui nel Parlamento nazionale e di avere oggi, a differenza di sette anni fa e anche di qualche tempo fa, la stessa sensazione nei confronti del contendente prioritario e principale in quel Paese credo sia un buon punto di partenza per elaborare una politica estera condivisa (ciò che noi chiediamo a questo Governo e a questo Parlamento), tanto più laddove gli interessi strategici del Paese sono minacciati ripetutamente, come è stato conclamato in questi anni. Nella politica estera condivisa deve essere centrale l'interesse nazionale, che ovviamente oggi si difende perseguendo il processo di pacificazione in Libia con chiarezza. Il Governo ha qualche settimana di tempo per chiarire con la Francia quale debba essere la posizione europea. Con riferimento a ciò, l'Unione europea deve necessariamente farsi sentire. Mentre oggi ci felicitiamo con il Governo per la Conferenza di pace per la Libia del 12 e 13 novembre, vorremmo non trovarci il 14 novembre a dire che l'obiettivo è andato fallito. Quando, infatti, si convoca una Conferenza per la pace a Palermo di quel tipo con tutti quei partner internazionali, l'obiettivo non può fallire perché l'obiettivo è molto importante, l'Italia si espone molto e in quel teatro non possiamo perdere ulteriori colpi. Per questo chiediamo al Governo che si impegni realmente in queste settimane sul nodo di fondo. Non è la Russia, l'Egitto, il Qatar, l'Arabia Saudita, gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, ma la Francia. Questo chiarimento deve essere fatto affinché la Conferenza abbia successo e l'Italia possa riprendere il proprio ruolo rispettato nel Mediterraneo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, nel mese passato abbiamo purtroppo assistito a una recrudescenza degli episodi di violenza e di vera e propria guerra civile. L'attacco della Settima brigata di Tarhuna è però il sintomo di una malattia più profonda che affonda le proprie origini nel mancato accordo sulla divisione delle risorse energetiche e sul controllo del territorio. In ultima analisi, direi che manca l'elemento essenziale della statualità, cioè il monopolio dell'utilizzo della forza. Dobbiamo partire da lì perché, se non si affronta quel tema, possiamo organizzare tutte le conferenze che vogliamo ma non otterremo mai un risultato duraturo. Mi ha allora soddisfatto solo in parte l'elenco degli invitati alla Conferenza del Ministro, che peraltro avevamo già sentito: non si è soffermato sulle criticità - salvo le parole che sottolineava il presidente Casini - e sulle difficoltà con la Francia. Deve dire con grande chiarezza quali sono gli obiettivi, con quali azioni e quali strumenti. Lo dico perché la Francia ha giocato le sue carte e insiste ancora per la data del 10 dicembre; sa benissimo che ci vorrebbe un referendum costituzionale ed è in attesa di rivedere le proprie priorità. Al tempo stesso, è vero che gli Stati Uniti sono un attore in stand-by , ma contano fra le proprie file l'ex funzionaria dell'ambasciata a Tripoli, adesso nominata vice rappresentante delle Nazioni Unite in Libia, che presenta un piano che nulla ha a che fare con il piano presentato da Salamé. Questa è la prima criticità evidente nelle parole del ministro Moavero Milanesi: dobbiamo sostenere Salamé, ma la sua vice rappresentante parla di un piano B che non prevede neanche il referendum costituzionale, ma delle elezioni parlamentari con la legge elettorale attuale, per poi addirittura annullare la risoluzione che prevedeva la legittimità delle istituzioni libiche. Insomma c'è molta confusione e allora, perché non sia solo una Conferenza in cui prevalgono la retorica e la celebrazione di un rito ma sia qualcosa di efficace, noi dobbiamo andare al cuore del problema e, affinché poi in Parlamento ci si possa evidentemente trovare, il cuore del problema è il riconoscimento delle forze in campo, un riconoscimento politico alle milizie. Bisogna provare a mettere in campo un programma di vero e proprio disarmo, smobilitazione e reintegrazione, come è stato fatto in altri Paesi; se non si affronta il tema del controllo del territorio, del riconoscimento politico di chi lo controlla, noi mettiamo in campo delle conferenze che rischiano di essere un luogo in cui ci si parla solo addosso. Questo è il punto fondamentale di partenza e va fatto mettendo insieme gli attori principali, a partire dalla Francia, dagli Stati Uniti e dall'Unione europea. Questo vale per il controllo del territorio interno e anche esterno. Pensiamo al Niger, che è sottoposto a delle pressioni su più fronti: Boko Haram, dalla Nigeria, attraverso il lago Ciad, entra in Niger, la stessa cosa dal Mali con la presenza di Al Qaeda, per non parlare della crescita dei gruppi salafiti sempre nel Niger. Pertanto in quel Paese occorre una presenza italiana forte. Il Governo precedente ha investito nell'ambasciata a Niamey e ha avviato una missione in quel Paese; pertanto vogliamo capire se l'Esecutivo in carica vuole andare avanti, vuole anche rivedere le regole di ingaggio, ma è stato fatto un investimento. In questo momento noi in Niger non ci siamo e anche in questo caso con la Francia va trovato un punto d'accordo, a proposito di strumenti. Va inoltre risolta la questione relativa all'ambasciatore, se vogliamo essere protagonisti. L'altro giorno le agenzie di stampa battevano la notizia di una riunione fatta a Tunisi da al Mishri, presidente dell'Alto consiglio libico, con i principali ambasciatori dei Paesi occidentali e l'Italia non c'era perché non era presente l'ambasciatore Perrone. È quindi necessaria la piena funzionalità della nostra ambasciata; inoltre, insieme a questo io direi di evitare che esponenti del Governo alimentino voci su presunte sostituzioni dei vertici dei nostri servizi di sicurezza perché da questo punto di vista noi rischiamo grosso. La credibilità dei nostri servizi di sicurezza è fondamentale in un'area come quella. Da ultimo permettetemi di fare una battuta sulla cooperazione con la Libia sui flussi migratori.