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da anni le associazioni degli esuli chiedono a gran voce la revoca dell'onorificenza a Josip Broz Tito e la risposta sinora è stata che non può essere revocata poiché nella legge n. 178 del 1951, istitutiva dell'ordine al merito della Repubblica italiana, e nello statuto, non è previsto il caso della revoca a persone già defunte; il Presidente della Repubblica, in occasione del giorno del ricordo, ha definito le foibe "una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono, per superficialità o per calcolo, il dovuto rilievo", ricordando che "il regime comunista scatenò una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole e che per molto tempo le persecuzioni contro gli italiani in Dalmazia, Istria e Venezia Giulia, sono state ignorate, rimosse o addirittura negate"; non è più accettabile che la Repubblica italiana, riconoscendo il giorno 10 febbraio quale "giorno del ricordo" della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, conservi tale onorificenza a colui che ordinò la pulizia etnica degli italiani in Istria e nell'Adriatico orientale; giova evidenziare che ai sensi dell'articolo 5 della citata legge n. 178 del 1951, "Salve le disposizioni della legge penale, incorre nella perdita della onorificenza l'insignito che se ne renda indegno. La revoca è pronunciata con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta motivata del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dell'Ordine", impegna il Governo: 1) ad adottare ogni urgente iniziativa finalizzata a giungere, in tempi brevi, alla revoca della più alta onorificenza della Repubblica italiana concessa Josip Broz Tito, superando le strumentali problematiche legate al fatto che non sia più in vita, considerato che l'insignito se ne è reso indegno a causa degli orrendi crimini perpetrati contro le popolazioni italiane di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia; 2) a promuovere nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nei luoghi di cultura iniziative e commemorazioni volte a celebrare il "giorno del ricordo", ad approfondire, ad indagare nel dettaglio la tragedia delle foibe e a favorire la conoscenza degli eventi che costrinsero centinaia di migliaia di italiani, abitanti dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia, a un esodo forzato, anche mediante il coinvolgimento diretto degli appartenenti ad associazioni di esuli istriano-giuliano-dalmati; 3) ad adoperarsi affinché nei servizi radiotelevisivi pubblici, sia nel giorno del ricordo, sia in altri appuntamenti con la storia, venga dato lo stesso risalto che giustamente viene concesso in occasione del ricordo di altre immani tragedie che hanno interessato l'umanità. Interrogazioni Atto n. 3-01391 D'ALFONSO Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: l'azienda Faist Componenti SpA opera nel settore dell' automotive realizzando componenti per turbine di auto e veicoli commerciali, con una sede amministrativa a Montone (Perugia) e uno stabilimento a Lanciano (Chieti), in località Cerratina, dove sono attualmente impiegati 17 lavoratori, compresa una lavoratrice interinale; nel mese di dicembre 2019 l'azienda ha annunciato lo smantellamento dell'attività presso la sede di Lanciano; la chiusura non risulta motivata dalla sussistenza di una situazione di crisi, ma esclusivamente in ragione della presunta contrazione delle vendite e della conseguente perdita stimata di fatturato pari a circa 10 milioni di euro; lo stesso attuale amministratore delegato dell'azienda, il dottor Marcello Pennicchi, ha individuato quale possibile unica soluzione alla presunta contrazione delle vendite il licenziamento di 52 dipendenti, di cui 17 operanti a Lanciano e 35 a Montone; considerato che: ciò che rileva nella vicenda è la concreta valutazione dell'elemento di crisi; in particolare, quest'ultimo non concerne le linee lavorative dello stabilimento di Lanciano che, come dimostrato nei fatti, lavorano a pieno regime e registrano previsionali di attività almeno per i prossimi 4 anni; l'attività svolta presso lo stabilimento di Lanciano, in special modo, ha sempre ricevuto apprezzamenti e certificazioni per la qualità dei prodotti; non essendo stata idoneamente e tempestivamente arrestata, la decisione assunta dall'amministratore delegato dell'azienda è sfociata nel trasferimento delle sue produzioni presso lo stabilimento di Montone; considerato, altresì, che: come riportato su diversi quotidiani nazionali e locali, negli ultimi giorni i vertici dell'azienda hanno proceduto a trasferire coattivamente i macchinari dallo stabilimento di Lanciano a quello di Montone, ancora prima di aver proceduto a trasmettere le lettere di licenziamento ai 17 lavoratori e a sole 48 ore dall'avvio della procedura di licenziamento collettivo; a tale forzoso atto i 17 lavoratori si sono opposti, in ogni modo legittimamente possibile, conservando comportamenti dignitosi e sottolineando all'azienda le pesanti ricadute economiche e finanziarie che tale decisione avrà sulle famiglie dei lavoratori coinvolti; nonostante la pacifica "lotta" messa in atto dai lavoratori, i vertici aziendali hanno imperterriti continuato a traslocare forzosamente i macchinari presso lo stabilimento sito nel territorio umbro; rilevato che: tale modus operandi risulta contrario alle statuizioni normative in materia secondo le quali l'azienda, prima di smantellare lo stabilimento, deve attendere 75 giorni dopo l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per valutare con le parti sociali possibili alternative alla chiusura; nonostante la scelta aziendale fosse stata assunta da tempo, la stessa è stata portata drasticamente a conoscenza dei 17 lavoratori soltanto qualche settimana fa; tale comportamento risulta, a tutti gli effetti, configurare una condotta antisindacale, si chiede di sapere: quali iniziative i Ministri in indirizzo abbiano messo in atto o siano in procinto di attivare nei confronti dei vertici dell'azienda Faist al fine di individuare una soluzione alternativa al licenziamento collettivo avviato nei confronti dei 17 lavoratori dello stabilimento di Lanciano; quali azioni intendano adottare per evitare che il tessuto produttivo abruzzese, già colpito da altre importanti situazioni, perda definitivamente anche questa realtà di eccellenza produttiva; quali provvedimenti intendano adottare a salvaguardia e tutela dei 17 lavoratori impiegati presso lo stabilimento di Lanciano e delle loro famiglie per comprimere, quanto più possibile, gli effetti negativi di tale situazione. Atto n. 3-01392 CENTINAIO VALLARDI BERGESIO SBRANA Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il decreto ministeriale 22 gennaio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio 2020, disciplina i termini e le modalità di trasmissione, in via telematica, all'agente della riscossione, dei residui di gestione dei ruoli per debiti relativi al prelievo supplementare nel settore del latte, emessi dall'Agea o dalle Regioni fino alla data del 31 marzo 2019;