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si apprende che in diverse regioni d'Italia la somministrazione delle seconde dosi di vaccino Pfizer è stata spostata oltre le tre settimane indicate dalla stessa casa farmaceutica. Al momento il periodo tra i 21 e i 28 giorni di distanza per il richiamo è previsto solo in Val d'Aosta, Abruzzo e Sardegna, fino a 35 giorni per Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. In tutte le altre fino a 42 giorni. Tale decisione sarebbe stata assunta su indicazione del comitato tecnico scientifico (CTS), e sarebbe legata a un'insufficiente disponibilità di vaccini del "big pharma" statunitense; sulla decisione è intervenuta il direttore medico di Pfizer Italia, Valeria Marino, ospite l'11 maggio 2021 di SkyTg24, che ha spiegato: "Il vaccino è stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni. Dati su di un più lungo range di somministrazione al momento non ne abbiamo, se non nelle osservazioni di vita reale, come è stato fatto nel Regno Unito". La decisione di allungare i tempi per la seconda dose, secondo la dottoressa Marino, "è una valutazione del CTS che ha delle sue basi, osserveremo quello che succede". Ma ha precisato che "come Pfizer dico però di attenersi a quello che è emerso dagli studi scientifici, quindi la somministrazione a 21 giorni, perché questo garantisce i risultati che hanno permesso l'autorizzazione"; considerato, inoltre, che: Pfizer sta ancora valutando la necessità di inoculare la terza dose, come ribadito dalla stessa dottoressa Marino, in quanto al momento ci sarebbero "dati che dimostrano la copertura immunitaria a sei mesi" e quindi "dobbiamo osservare i successivi sei mesi. Potrebbe essere possibile una terza dose ma forse anche non necessaria, a meno che non intervengano eventuali varianti, in quel caso una dose ' buster ' potrebbe essere utile. Sul vaccino annuale bisogna essere molto cauti, potrebbe essere necessario entro l'anno o magari entro due". Marino ha poi ricordato come "gli studi dimostrino l'efficacia del vaccino sulle varianti, in particolare la sudafricana. Vale lo stesso su quella brasiliana. Possiamo sicuramente affermare l'efficacia dei vaccini nei loro confronti. L'allarmismo è più relativo alla capacità di diffusione"; dopo le precisazioni del direttore medico di Pfizer Italia, Marino, sono arrivate migliaia di segnalazioni di cittadini preoccupati dell'efficacia del vaccino, conseguentemente all'allungamento dei tempi tra una dose e l'altra; considerato, infine, che alcuni territori stanno puntando a "smaltire" le dosi dei vaccini "a vettore virale" (AstraZeneca o Johnson & Johnson). Nel Lazio, ad esempio, dal 17 maggio questo tipo di vaccino potrà essere inoculato anche agli ultraquarantenni, ma solo negli studi del proprio medico di base. Tutto questo benché non sia stata ancora esplicitata la raccomandazione per l'immunizzazione degli under 60 con il siero di Astrazeneca (anche se al momento non è comunque vietato). Sempre nel Lazio si sta addirittura organizzando, con un open day appositamente dedicato, per la somministrazione massiva del vaccino Astrazeneca, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti descritti; se ritenga di dover prendere seriamente in considerazione le raccomandazioni della dottoressa Valeria Marino e quindi di chi ha prodotto il vaccino Pfizer e ne ha condotto gli studi sulla sua efficacia, in quanto cambiare in corso d'opera le regole non solo infonde incertezza sul risultato e, dunque, sull'intera campagna vaccinale, ma destabilizza anche chi deve sottoporsi alla stessa, rischiando peraltro di creare vaccinati di serie A e vaccinati di serie B, visto l'incertezza degli effetti dovuti all'allungamento del range di somministrazione. E questo, dopo più di un anno di pandemia e di sofferenze, non è accettabile; se ritenga accettabile sottoporre i cittadini alle sperimentazioni come tante cavie umane, per la totale incapacità di programmare gli approvvigionamenti dei vaccini da somministrare alla popolazione, partendo dai più fragili. Atto n. 4-05452 FAZZOLARI URSO DE CARLO Al Ministro dell'interno Premesso che: la detenzione legale di armi da sparo è disciplinata dalla legge n. 110 del 1975, e successive modificazioni, ultima delle quali il decreto legislativo n. 104 del 2018; l'articolo 10 della citata legge stabilisce in 3 il numero massimo di armi comuni da sparo e in 12 il numero massimo di armi di uso sportivo, e non pone limiti al numero di armi ad uso caccia. Lo stesso articolo norma la collezione di armi stabilendo che "la detenzione di armi comuni da sparo in misura superiore è subordinata al rilascio di apposita licenza di collezione da parte del questore, nel limite di un esemplare per ogni modello del catalogo nazionale; il limite di un esemplare per ogni modello non si applica ai fucili da caccia ad anima liscia ed alle repliche di armi ad avancarica"; da qualche mese, nel territorio della provincia di Padova, un'iniziativa del Questore sta creando notevoli disagi e relativi danni economici ai collezionisti di armi, nello specifico a coloro che detengono collezioni importanti con un numero di pezzi superiore ai 100; a costoro, su iniziativa della dottoressa Isabella Fusiello, Questore di Padova, è stata recapitata dalla questura una comunicazione di "avvio di procedimento ex art. 7 legge 241/90 " volto a imporre loro "un numero massimo di armi detenibili complessivamente, in forza di licenza rilasciata dall'autorità di PS competente, presso la propria abitazione o altri luoghi nella disponibilità di una singola persona"; il limite massimo di armi detenibili è stato individuato nella misura di 100 esemplari, oltrepassato il quale i cittadini dovranno disfarsi degli esemplari in eccedenza entro 90 giorni dalla comunicazione; un termine così breve entro cui adeguarsi al limite stabilito dalla questura reca un notevole danno economico ai destinatari del provvedimento, stante il fatto che nel giro di poco tempo essi dovrebbero vendere decine, se non addirittura centinaia, di armi da collezione, depauperando un patrimonio spesso di notevole valore; la vendita di numerosi esemplari di armi da collezione difficilmente potrà essere realizzata entro i termini previsti, se non deprezzando i singoli pezzi, e l'alternativa per adeguarsi alle disposizioni non può essere che la consegna delle armi per la successiva distruzione, eventualità ancor peggiore della svendita e sicuramente da scongiurare se non altro per l'interesse che anche lo Stato dimostra verso le armi da collezione, stante la presenza sul territorio nazionale di più di un museo in cui sono esposte; al di là delle questioni legate all'aspetto economico o persino "affettivo" dei singoli collezionisti, è da rilevare come la vicenda si inserisca in un quadro di assoluta unicità nell'ambito italiano e non solo;