[ddlpres]

Disposizioni in materia di sicurezza e qualità dell'assistenza sanitaria. Onorevoli Senatori. -- Le aspettative dei cittadini rispetto alla qualità dei servizi erogati dal Servizio sanitario nazionale sono molto cresciute in questi anni e il sistema stenta a soddisfarle. I cittadini richiedono sicurezza, tempestività, efficacia, personalizzazione sempre maggiori, ovvero maggiore qualità delle cure. Garantire la qualità delle cure equivale ad assicurare la qualità delle componenti del Servizio sanitario nazionale, vale a dire degli operatori, delle strutture e dell’organizzazione che governa i processi di erogazione. La sicurezza degli ospedali e delle altre strutture sanitarie è una dimensione della qualità complessiva del sistema, che deve essere costantemente monitorata attraverso le metodologie di accreditamento, riferito non solo ai processi organizzativi, ma anche ai professionisti che operano nel Servizio sanitario nazionale, che devono essere inseriti in un programma di valutazione permanente degli esiti delle cure. Il monitoraggio dell’adeguatezza delle strutture e delle tecnologie impiegate e della performance degli operatori (valutazione di esito) si traduce in un miglioramento della qualità effettiva delle cure erogate e della qualità percepita dal cittadino, con il conseguimento dell'obiettivo «ospedale sicuro», per il cui perseguimento è necessario dotarsi di strumenti operativi (a livello nazionale, regionale e periferico) e di metodologie adeguate. A queste esigenze cerca di rispondere il presente disegno di legge, che affronta la delicata ed annosa questione della sicurezza e della qualità dell'assistenza sanitaria. Una prima risposta alla forte esigenza di qualità delle cure è rappresentata dall'istituzione di un organismo indipendente che verifichi gli aspetti gestionali e clinici delle strutture sanitarie, accerti i requisiti per l'accreditamento, controlli nel tempo la qualità dei servizi, l'appropriatezza delle prestazioni ed i risultati in termini di sopravvivenza dei pazienti, complicanze o ricoveri inutili. A tal fine l'articolo 1 prevede l'istituzione dell'Ufficio del Garante della salute e, contemporaneamente, la soppressione dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (già ANSSR, ora AGENAS). L'Ufficio del Garante della salute, oltre a svolgere i compiti e le funzioni propri dell'AGENAS, provvede a: a) promuovere a livello nazionale le politiche e le strategie per la valutazione della qualità, della sicurezza e degli esiti delle cure; b) definire a livello centrale i principi e le politiche nazionali di gestione del rischio clinico e coordinare gli interventi connessi alla sicurezza del paziente, riducendo il rischio e migliorando la qualità delle cure; c) fornire rapporti sullo stato di attuazione delle sue attività; d) rappresentare l'organo di riferimento e di coordinamento nazionale per la verifica delle prestazioni fornite dai Servizio sanitario nazionale. Ai predetti fini, l'Ufficio: a) promuove e verifica la sicurezza dei pazienti e delle cure; b) valuta l'esito delle cure, attraverso gli standard di prodotto e i programmi di confronto ( benchmarking ) definiti in ambito europeo, a livello sia nazionale che regionale, tra istituti di cura omogenei per categoria, con particolare riferimento, ma non esclusivo, alle attività cliniche cui più facilmente è applicabile tale metodologia. L'Ufficio provvede inoltre all’individuazione delle modalità di divulgazione dei risultati delle suddette valutazioni di esito; c) promuove campagne di informazione e di monitoraggio dei programmi di cui alle lettere a) e b) , inclusi quelli di diffusione delle buone pratiche per la sicurezza, e sui risultati delle valutazioni di esito; d) provvede all'istruzione di procedimenti di verifica per singoli casi o situazioni in cui vengano segnalate ipotesi di carenza o inadeguatezza delle prestazioni sanitarie e può sospendere i servizi e le attività cliniche fino alla loro messa insicurezza. L'articolo 3, nel novellare e integrare l'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 («Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421»), interviene parzialmente sull'organizzazione delle aziende sanitarie e ospedaliere e in tal senso ne sostituisce la rubrica. L'aspetto sostanziale dell'intervento riguarda il potenziamento del ruolo attribuito al collegio di direzione, cui è riconosciuta la qualificazione di organo dell'azienda. Il collegio di direzione concorre alla pianificazione, alla valutazione dei risultati conseguiti rispetto agli obiettivi per il governo delle attività cliniche, alla programmazione e valutazione delle attività tecnico-sanitarie. Lo stesso articolo 3 ridefinisce i rapporti del collegio di direzione con il direttore generale, prevedendo l'espressione di un parere obbligatorio su specifici atti quali: l'atto aziendale, i programmi di ricerca e di formazione, gli obiettivi della contrattazione integrativa aziendale, il piano aziendale di educazione medica e delle professioni sanitarie, le modalità generali di esercizio della libera professione intramuraria. Una delle novità più importanti del disegno di legge è la modifica, non più differibile, dei criteri di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere. Il disegno di legge introduce un meccanismo di selezione e di valutazione dei direttori generali improntato esclusivamente alla meritocrazia ed alla trasparenza, nella consapevolezza che nel sistema attuale non trova quasi mai spazio la «selezione per merito», sostituita troppo spesso dalla selezione per appartenenza politica. Se si può senz'altro considerare giusto che sia l'organo politico a nominare il direttore generale in quanto esecutore di una determinata programmazione sanitaria, è evidente la necessità di rivedere il binomio selezione-valutazione, laddove la valutazione spesso è una pura finzione o addirittura non viene effettuata. A tal fine il disegno di legge, all'articolo 4, disciplina in modo assolutamente innovativo il meccanismo di accreditamento di quelle figure che hanno responsabilità gestionale e clinica nelle aziende sanitarie. Innanzitutto il disegno di legge prevede che la scelta del direttore generale debba avvenire tra persone che siano state inserite in un elenco nazionale, con validità biennale, istituito presso il Ministero della salute e pubblicato nel sito internet dello stesso. Nell'elenco sono inseriti, di volta in volta, esclusivamente gli aspiranti migliori, sulla base della valutazione oggettiva delle loro caratteristiche e capacità effettuata mediante un avviso pubblico per titoli e colloquio, per partecipare al quale occorre possedere requisiti rispondenti a criteri di competenza manageriale, di attualità (occorre possedere i requisiti al momento dell'iscrizione nell'elenco nazionale), di trasparenza (i curricula degli aspiranti direttori generali devono essere pubblicati nei siti internet dell'azienda sanitaria e della regione interessate alla selezione). La commissione selezionatrice è composta da tre esperti nelle materie della direzione e organizzazione aziendale, del management delle organizzazioni pubbliche o dell'amministrazione, finanza e controllo, dei quali uno con funzioni di presidente, nominati dal Ministro della salute, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.