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in tale vicenda si è inserito nel 2006 il TAR di Pescara, che espresse parere favorevole al permesso di costruire rilasciato dal Comune prendendo a modello la sentenza n. 207/2006 del Consiglio di Stato, sezione VI, il quale aveva sostenuto che "che il vincolo del decreto del 1965 non sia stato imposto a protezione degli edifici risalenti agli anni venti, ma per la particolare bellezza naturale del sito (...) Non è stato protetto il panorama edilizio preesistente, che, semmai, può avere rilievo solo nel garantire il punto di belvedere, ossia che la costruzione non ostruisca o limiti la vista delle bellezze del sito. Il litorale, nella zona, risulta completamente edificato e che su esso si trovano diversi edifici di realizzazione moderna mentre pochi sono quelli risalenti agli anni venti e ancora esistenti. La sezione ritiene che le diversità costruttive della realizzazione edilizia di cui trattasi rispetto all'edificio preesistente non alterino la bellezza della zona. Così che l'opera non appare incompatibile con la salvaguardia dei valori paesistici protetti dal vincolo che non sono edifici degli anni venti"; nonostante la vicenda sia ancora sottoposta a giudizio, gli interventi edilizi nell'area sono continuati, con numerosi villini dell'epoca demoliti per far spazio a nuovi interventi edilizi impattanti; anche per quanto concerne il villino demolito di via Primo Vere la situazione è negli anni peggiorata, essendo stato costruito un ulteriore piano nel manufatto che lo ha sostituito ed essendo stato ricoperto il terreno di materiali di non accertata provenienza e compatibilità ambientale. Si segnala tra l'altro, in tal senso, come i permessi risultino essere nel frattempo scaduti; nelle ultime settimane altri due villini costruiti negli anni '30 sono stati coinvolti nella vicenda, dopo la conclusione dell' iter che ha visto rilasciare la condizione edilizia. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali ed il turismo Gianluca Vacca ha mostrato un suo interessamento per la vicenda, che rischia di costituire un precedente per moltissimi altri edifici di pregio storico e architettonico; l'interrogante aveva già segnalato la vicenda attraverso l'atto di sindacato ispettivo 4-10189 del 9 febbraio 2006 durante la XIV Legislatura, e con l'interrogazione 4-07549 nella XVII Legislatura, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non intendano accertare i fatti riportati, anche al fine di verificare la legittimità e la scadenza dei permessi urbanistici riguardanti il villino demolito del 1925 nel quartiere pineta di Pescara, ed il conseguente ordine di demolizione, nonché dei vincoli e tutele cui è sottoposta tale area (vincolo appositamente deliberato con decreto ministeriale 13 maggio 1965; rispetto del codice dei beni culturali e del paesaggio decreto legislativo n. 42 del 2004; piano paesaggistico del 1990, zona A1-2 di tutela; note attuative del piano regolatore, art. 31, sottozona B1 - conservazione, del 2003; rispetto della variante del 2006, il quale stabilisce che la demolizione e la ricostruzione degli edifici debba rispettare l'ingombro planimetrico e altimetrico, il rapporto di copertura, il tessuto e le tipologie edilizie esistenti) e di effettuare la medesima verifica per gli altri due villini che rischiano la demolizione; se non intendano altresì monitorare le autorizzazioni dei trasporti, la campionatura e la quantità dei materiali scaricati, per ciò che concerne il primo villino del 1925, disponendone l'analisi di compatibilità ambientale al fine di tutelare l'ambiente e la salute dei cittadini; se non ritengano di sollecitare una revisione della normativa in materia, a livello sia nazionale che regionale, al fine di garantire che simili scempi non possano più verificarsi. Atto n. 4-00311 URSO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: da una recente analisi elaborata dal centro studi "Impresalavoro", sulla base dei dati del Documento di economia e finanza 2018 e della Commissione europea, è emerso che dal 2008 ad oggi il gettito delle accise dei carburanti nel nostro Paese è aumentato del 26,6 per cento; in sostanza, negli ultimi 10 anni il gettito raccolto dallo Stato grazie alle accise su prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi è aumentato di circa 5 miliardi e mezzo di euro (passando dai 20,3 miliardi del 2008 ai 25,7 miliardi del 2017): cifra destinata a crescere se non saranno, come previsto, disinnescate le clausole di salvaguardia; la nostra benzina è, dunque, la quarta più cara del continente (superiore alla media europea dell'11,2 per cento) in quanto il prezzo pagato dai consumatori finali risente fortemente della componente relativa a tasse e accise; nel nostro Paese, infatti, il prelievo statale rappresenta ben il 62,9 per cento del prezzo finale, contro il 59,9 per cento della media europea, il 52,3 per cento della Spagna, il 60,4 per cento della Germania e il 61,5 per cento della Francia; e analogamente vale per il diesel : anche in questo caso, l'Italia supera la media europea del 10,7 per cento e il prelievo statale rappresenta ben il 59,2 per cento del prezzo finale contro il 54,2 per cento della media europea; si tratta per la maggior parte di accise giustificate da esigenze risalenti e, per molti aspetti, ampiamente superate (il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936 e della crisi di Suez del 1956; la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966 e dopo i terremoti in Emilia-Romagna del 2012, in Friuli-Venezia Giulia del 1976 e in Irpinia del 1980; il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004; l'acquisto di autobus ecologici nel 2005; l'emergenza migranti causata dalla crisi libica del 2011; l'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel 2011); considerato che: tale situazione determina inevitabili rincari per i contribuenti italiani, oltre a un forte aggravio economico per le famiglie e le imprese, anche in termini di perdita di competitività (riempire il serbatoio, infatti, costa agli italiani il 5,2 per cento in più rispetto ai francesi, il 10,1 per cento in più dei tedeschi e addirittura il 26,3 per cento in più degli austriaci); più volte autorevoli rappresentanti delle forze politiche che compongono l'attuale maggioranza parlamentare hanno manifestato perplessità riguardo al sistema complessivo delle accise che gravano sul costo dei carburanti, auspicandone una modifica sostanziale; al capitolo 11 del contratto di governo M5S-Lega è addirittura enunciato in maniera chiara ed inequivocabile l'impegno ad "eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina", si chiede di sapere se e quali misure di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare, già a partire dai prossimi provvedimenti utili quali il disegno di legge di bilancio per il 2019, per assicurare una significativa riduzione del prezzo dei carburanti, incidendo così positivamente anche sull'andamento dei consumi in generale.