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I magistrati non eletti alle cariche rappresentative negli enti locali sono ricollocati in ruolo non potendo, tuttavia, esercitare le proprie funzioni per i successivi cinque anni nel distretto della corte di appello ricompreso nel territorio dell'ente interessato. Occorre, infine, sul punto, sottolineare che il ricollocamento in ruolo è vincolato all'esercizio delle funzioni collegiali per un periodo di cinque anni. Per quanto riguarda invece i magistrati cessati dal mandato parlamentare, nazionale o europeo, che non abbiano maturato l'età per il pensionamento obbligatorio, l'articolo 6 prevede che essi siano, tenuti ad optare per una delle seguenti ipotesi: a) essere ricollocati in ruolo in un distretto di corte di appello diverso da quello in cui è ricompresa in tutto o in parte la circoscrizione elettorale nella quale sono stati eletti e diverso da quello in cui prestavano servizio all'atto del collocamento in aspettativa, con il vincolo dell'esercizio delle funzioni collegiali per un periodo di cinque anni e con il divieto di ricoprire, per un periodo di due anni, incarichi direttivi o semidirettivi. Essi non possono, comunque, esercitare successivamente le funzioni nel distretto di corte di appello in cui è ricompresa la circoscrizione elettorale nella quale sono stati eletti. I magistrati già in servizio presso la Corte di cassazione, il Consiglio di Stato, la Corte dei conti centrale e la Corte militare d'appello o presso le rispettive procure generali nonchè presso la Procura nazionale antimafia possono essere ricollocati presso l'ufficio di provenienza, ovvero presso un altro ufficio per un periodo di almeno cinque anni e non possono ricoprire incarichi direttivi o semidirettivi per un perido di due anni; b) essere inquadrati in un ruolo autonomo dell'Avvocatura dello Stato, secondo quanto previsto dal regolamento di cui all'articolo 8, comma 1; c) essere inquadrati in un ruolo autonomo del Ministero della giustizia, con divieto di ricoprire incarichi e funzioni corrispondenti ad incarichi direttivi e semidirettivi per almeno cinque anni, secondo quanto previsto dal regolamento di cui al comma 2 dell'articolo 8; d) essere collocati a riposo, con possibilità di prosecuzione volontaria della contribuzione a fini pensionistici, a totale carico del richiedente e senza oneri per il bilancio dello Stato, per un periodo non superiore a anni cinque di servizio, in aggiunta ai periodi già riscattati e salvo in ogni caso il limite degli anni di contribuzione per il trattamento pensionistico di anzianità. A norma dell'articolo 7, le disposizioni dell'articolo 6 si applicano anche ai magistrati cessati da cariche di governo nazionale o locale. L'articolo 8 disciplina la ricostruzione della carriera, per il «transito» in un ruolo autonomo sia dell'Avvocatura dello Stato sia del Ministero della giustizia. L'articolo 9 disciplina il ricollocamento dei magistrati eletti negli enti territoriali, nel senso che «i magistrati eletti alla carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere provinciale, comunale o circoscrizionale ovvero nominati assessore provinciale o comunale, una volta cessati dal mandato o dall'incarico, non possono per i successivi cinque anni prestare servizio nella regione nella quale ricade il comune o la provincia nel cui ambito hanno espletato il mandato o assunto l'incarico. Una volta ricollocati in ruolo tali magistrati non possono, in ogni caso, ricoprire incarichi direttivi o semidirettivi per un periodo di cinque anni». L'articolo 10 stabilisce che i magistrati onorari non possano candidarsi ad elezioni europee, nazionali, provinciali, comunali o circoscrizionali in circoscrizioni ubicate nel distretto di corte d'appello dove hanno esercitato le loro funzioni nei dodici mesi precedenti, e che parimenti, se non eletti o dopo la cessazione del mandato, non possono svolgere funzioni per un periodo di cinque anni in un distretto di corte d'appello comprendente la circoscrizione dove sono stati candidati o ricadente in essa. L'articolo 11, in considerazione dell'autonomia regionale in materia elettorale, stabilisce che le disposizioni della presente legge costituiscano princìpi fondamentali in materia di candidabilità dei magistrati alle elezioni regionali e di compatibilità degli stessi a ricoprire l'incarico di assessore regionale. L'articolo 12 reca la disciplina transitoria, prevedendo diverse opzioni -- tra le ipotesi previste dall'articolo 6, ma con limiti temporali ridotti -- per i magistrati che, alla data di entrata in vigore della nuova disciplina, siano cessati dal mandato nazionale, europeo o locale ovvero dall'incarico di governo nazionale o locale. L'articolo 13, apportando una modifica agli articoli 36 e 37 del codice di procedura penale, inserisce tra le cause di astensione e ricusazione del giudice anche la partecipazione a competizioni elettorali a livello nazionale, europeo o locale, ovvero gli incarichi di governo, allorché una delle parti, nei dieci anni precedenti, abbia partecipato alle consultazioni elettorali e abbia ricoperto essa stessa incarichi di governo. L'articolo 14 prevede l'abrogazione di qualsiasi norma, anche speciale, in contrasto con le disposizioni della legge.. Art. 1. (Candidabilità a cariche elettive e assunzione di incarichi di governo negli enti territoriali) 1. I magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, inclusi quelli collocati fuori dal ruolo organico, non possono candidarsi per l'elezione alla carica di parlamentare europeo o parlamentare nazionale se prestano servizio, o lo hanno prestato nei cinque anni precedenti la data di accettazione della candidatura, presso sedi o uffici giudiziari con competenza ricadente, in tutto o in parte, nel territorio della regione ricompresa, in tutto o in parte, nella circoscrizione elettorale per la quale intendono presentare la candidatura. I medesimi soggetti non possono candidarsi per l'elezione alle cariche di presidente della provincia e di consigliere provinciale o ricoprire l'incarico di assessore provinciale se prestano servizio, o lo hanno prestato nei cinque anni precedenti la data di accettazione della candidatura o di assunzione dell'incarico, presso sedi o uffici giudiziari con competenza ricadente, in tutto o in parte, nel territorio della provincia stessa o di quelle limitrofe. I medesimi soggetti non possono altresì candidarsi per l'elezione alle cariche di sindaco, di consigliere comunale e di consigliere circoscrizionale o ricoprire l'incarico di assessore comunale se prestano servizio, o lo hanno prestato nei cinque anni precedenti la data di accettazione della candidatura o di assunzione dell'incarico, presso sedi o uffici giudiziari con competenza ricadente, in tutto o in parte, nel territorio della provincia in cui è ricompreso il comune per il quale intendono candidarsi o accettare l'incarico. 2. Fermo quanto previsto dal comma 1, non sono in ogni caso candidabili i magistrati che, all'atto dell'accettazione della candidatura, non si trovino in aspettativa da almeno sei mesi in caso di scadenza naturale della legislatura, del consiglio provinciale o comunale.