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così hanno detto... (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo cortesemente di abbassare il tono della voce, perché non riesco ad ascoltare il collega senatore. Vi chiedo, per cortesia, di scambiarvi le informazioni in maniera più composta. STANCANELLI (FdI) . Grazie, signor Presidente. Non so se ci vorranno dieci anni, ma ci vorranno sicuramente degli anni. Dunque si tratta di un rimedio che peggiora la situazione della giustizia a Bari. Ho ascoltato il Ministro in audizione, presso la Commissione competente, e devo dargli atto, in quest'Aula, che ha proposto delle soluzioni, in generale, che mi hanno visto per tanta parte favorevole e che, come dicevo ieri, l'ho visto predisposto all'ascolto. Non vorrei che, avendo preso questa iniziativa così, all'improvviso, oggi non voglia tornare indietro, alla luce del dibattito che si è sviluppato sia in Commissione che in Assemblea e che non abbia il coraggio di dire: «Abbiamo sbagliato». Può succedere che si sbagli: non è una cosa dell'altro mondo. È la prima volta che questa classe dirigente si trova a dover affrontare problemi concreti, che vanno al di là delle pure declamazione di principio. Penso dunque che, per venire incontro alle esigenze a cui si ritiene di dover rimediare con il decreto-legge in esame, si possa fare qualcosa che aiuti effettivamente la giustizia di Bari e vada incontro alle esigenze evidenziate da tutti gli attori della giustizia, gli avvocati, i magistrati, i cancellieri e i tecnici del tribunale di Bari, mettendo in condizioni il Ministro di fare concretamente il proprio dovere, dandogli ampia possibilità di agire. Questo è quanto noi riteniamo di dover dire, con un'aggiunta: io non vorrei che si andasse ancora avanti nel dire la piccola - o grande bugia - che ci sarebbe l'invarianza finanziaria. È stato detto ampiamente ieri e ne ha parlato il collega della Commissione bilancio del Partito Democratico, che ha spiegato come non c'è assolutamente invarianza finanziaria, perché rifare le notifiche (e non 3.000 o 4.000, ma 50.000, 60.000 o anche di più, come è stato calcolato), costerà di più dei 60.000 euro indicati nella relazione. Ecco perché, a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, e come diremo anche in sede di dichiarazione di voto, esprimo grande insoddisfazione per un rimedio che aggraverà la situazione degli uffici giudiziari di Bari. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP) . Signor Presidente, oggi siamo in Aula per dibattere sulla situazione derivante dall'inagibilità del palazzo di giustizia di Bari, figlia della situazione paradossale in cui versa lo stato della giustizia italiana. In particolare, vediamo come in una importante città italiana quale Bari non vi sia la possibilità, per un qualsiasi cittadino, di avere il sacrosanto diritto, a prescindere da ciò che abbia compiuto, di poter accedere al servizio giustizia in modo decoroso, ma soprattutto legittimo e sicuro. Se oggi dobbiamo dibattere della conversione del decreto-legge che sospende per un periodo limitato e definito il decorso dei termini dei procedimenti penali presso il tribunale di Bari è per intervenire su una situazione che è innegabilmente e clamorosamente emergenziale. Come si può pensare di dare tutela ai cittadini innocenti fino a prova contraria, se noi Stato non siamo in grado di dare una sede decente e minimamente sicura per tutti coloro che debbono accedervi? Come si può adempiere al contratto sociale se non riusciamo nemmeno a permettere ai dipendenti della giustizia di poter svolgere il proprio dovere? Come possiamo dirci adempienti, se ci si deve ridurre a lavorare in un camping malfatto e di fortuna come è successo fino a poche settimane fa? Tutto ciò è vergognoso. A chi oggi ci accusa di aver portato avanti una norma anticostituzionale, debbo però rispondere che questa norma è talmente incostituzionale che vuole garantire le indagini, che vuole rispettare i termini di tutte le parti coinvolte, comprese le difese. Forse ci si dimentica cos'è la Costituzione, forse ci si dimentica che la garanzia dei Padri costituenti è garanzia di libertà e nel nostro caso è garanzia di poter ricevere un processo giusto e corretto ed è nostro dovere fare ogni cosa per poter consentire questo processo. Un dovere cui stiamo adempiendo cercando soluzioni emergenziali in una situazione emergenziale. Premesso che la questione immobiliare non riguarda minimamente il provvedimento di esame, occorre rammentare che l'immobile è stato dichiarato inagibile nel maggio del corrente anno dal sindaco di Bari. Non possiamo tacere, peraltro, come la compagine di maggioranza locale è la stessa dal 2004 con il Partito Democratico. Lamentiamo, altresì, che l'ex sindaco Emiliano, oggi Presidente della Regione, è magistrato e quindi ben conscio della problematica, non nuova agli operatori del diritto di ogni categoria. In questo esercizio di ricostruzione storica, doverosa per chi ascolta e per tutti noi, dobbiamo anche evidenziare come suddetto immobile venne scelto come sede provvisoria nel 1990, come sede degli uffici giudiziari, ma già nel 2002 cominciavano a sorgere problemi, quando il palazzo venne sequestrato per abuso edilizio, con facoltà d'uso dell'immobile. Successivamente emerse la non conformità dello stabile alle norme dell'edilizia pubblica e dopo ancora nel 2010, a seguito di segnalazione degli addetti ai lavori, iniziarono i lavori di consolidamento dell'edificio. Tutto inutile. Si arriva al 2018, come detto, quando il sindaco arriva ad intervenire con la dichiarazione di inagibilità. Giova rammentare, come correttamente evidenziato da alcuni interventi di ieri, che noi in tutto questo processo non eravamo attori. Sottolineo tutto questo perché oggi si attacca la maggioranza, che invece ha il diritto-dovere di intervenire. Ma scusate, com'è possibile essere colpevoli di non aver risolto in un mese un problema dimenticato da decenni, quando qualcun altro è rimasto fermo per anni? (Applausi dal Gruppo L-SP) . Ad ogni buon conto, le polemiche le lasciamo ad altri. Noi vogliamo guardare avanti e cercare di trovare una soluzione ad un problema che, come detto inizialmente, è ben più ampio di quello che sembra oggi e che riguarda la problematica dello stato dell'edilizia giudiziaria e purtroppo non solo a Bari. Ci rendiamo conto che garantire un processo equo e dignitoso è il minimo non derogabile che lo Stato deve assicurare. Noi non ci offendiamo, come riportato durante la discussione della questione pregiudiziale, se il Parlamento pone discussioni sui provvedimenti come quello di oggi. Tutt'altro. Il Parlamento - lo si deve ribadire una volta di più - deve avere un ruolo centrale. Tuttavia, dobbiamo anche spiegare in Parlamento e a tutti i cittadini perché ci si è ridotti a questo punto. Dobbiamo spiegare perché il Ministro della giustizia precedente non ha trovato il tempo per cercare di risolvere, anche solo in modo emergenziale, la situazione.