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Il Comitato è composto dai rappresentanti delle associazioni dei Rom e dei Sinti nella provincia, da rappresentanti del comune capoluogo e di altri comuni, delle amministrazioni periferiche dello Stato e delle associazioni rappresentative della minoranza ed, eventualmente, da rappresentanti enti del privato sociale che collaborano con gli appartenenti alla minoranza stessa. Il Comitato provinciale svolge, a livello provinciale, funzioni analoghe a quelle svolte dal Comitato nazionale e si coordina con le attività svolte da quest'ultimo. 4. Ciascun ufficio provinciale, anche in convenzione con università o associazioni od enti pubblici e privati, può avvalersi della collaborazione di consulenti esperti nelle diverse problematiche della minoranza dei Rom e dei Sinti e di collaboratori, tratti tra i cittadini italiani appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti e di mediatori linguistico-culturali. Art. 40. (Adeguamento della legislazione regionale e provinciale e mantenimento delle norme più favorevoli) 1. Le disposizioni della presente legge, ad eccezione di quelle di cui all'articolo 36, determinano i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere assicurati su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell'articolo 117, comma secondo, lettera m) della Costituzione e costituiscono altresì princìpi fondamentali per le materie di legislazione concorrente tra Stato, regioni e province autonome di Trento e di Bolzano. 2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, adeguano la propria legislazione ai princìpi stabiliti dalla presente legge, ferma restando l'osservanza degli Statuti speciali e delle relative norme di attuazione. 3. Le disposizioni di leggi regionali o provinciali riferite a persone «nomadi» o «zingare» si applicano agli appartenenti alla minoranza dei Rom e dei Sinti fino all'adeguamento delle stesse alla presente legge, purché compatibili. 4. Sono fatte salve eventuali disposizioni regionali e provinciali vigenti più favorevoli. Art. 41. (Modifiche alla legge 15 dicembre 1999, n. 482) 1. All'articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo comma, le parole: «e croate» sono sostituite dalle seguenti: «, croate, rom e sinte»; b) dopo il primo comma, è aggiunto il seguente: « 1- bis. La Repubblica promuove, nei modi e nelle forme previsti dalla legge, la valorizzazione delle lingue e delle culture di cui al comma 1, anche quando queste sono diffuse in aree del Paese in cui la presenza minoritaria è tale da non poter fruire dalla disciplina prevista dalla presente legge». 2. All'articolo 18- bis della legge 15 dicembre 1999, n. 482, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: « 2. È vietata ogni discriminazione fondata sull'appartenenza di una persona ad una minoranza, in conformità con gli articoli 4, comma 1, e 6 della Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, fatta a Strasburgo il 1° febbraio 1995 e ratificata ai sensi della legge 28 agosto 1997, n. 302. 3. I pubblici poteri tutelano ogni persona che possa essere vittima di minacce o di atti di discriminazione, di ostilità o di violenza in ragione della sua identità etnica, culturale, linguistica e religiosa o per la sua appartenenza ad una minoranza linguistica. 4. Le discriminazioni, le minacce e le violenze nei confronti delle persone appartenenti ad una minoranza linguistica e nei confronti delle cose di cui essi sono proprietari o di cui hanno l'uso sono punite con le misure civili, penali ed amministrative che, anche in attuazione di norme internazionali e comunitarie, prevedono forme di tutela contro le diverse forme di discriminazioni, minacce e violenze fondate sull'appartenenza ad un gruppo etnico, linguistico o religioso ovvero sull'odio razziale, etnico o linguistico o sulla sola circostanza che la persona non sia cittadina italiana. 5. Le discriminazioni dirette ed indirette individuate e sanzionate dagli articoli 43 e 44 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, e dal decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, devono interpretarsi come riferite anche agli atti operati nei confronti di una persona per la sua mera condizione di appartenenza, anche supposta, ad una minoranza linguistica, ovvero per le sue condizioni di vita o per la sua situazione, anche temporanea o supposta, di itineranza, di nomadismo o di semi-nomadismo. 6. Le minacce, le violenze e le incitazioni a delinquere previste e punite come reato, in attuazione della convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, ratificata ai sensi della legge 13 ottobre 1975, n. 654, devono interpretarsi come riferite anche alle incitazioni, alle violenze e alle minacce arrecate alle persone e ai beni mobili o immobili, incluso l'incendio, la distruzione o il sabotaggio di veicoli o di unità abitative mobili che abbiano come scopo, ovvero producano come effetto, quello di indurre o di costringere una o più persone appartenenti ad una minoranza linguistica ad allontanarsi dal luogo in cui dimorano o a mutare la loro condizione di vita liberamente scelta o a non avvalersi delle norme specifiche previste a tutela degli appartenenti a tali minoranze o a rinunciarvi. 7. È nullo e privo di ogni effetto qualsiasi provvedimento giudiziario o amministrativo, comunque denominato, che nei confronti di una persona appartenente ad una minoranza linguistica, a causa della sua mera appartenenza a tale minoranza o della sua sola condizione, liberamente scelta o anche supposta, di itineranza o di nomadismo o di seminomadismo: a) dichiari a qualsiasi titolo che la persona è pericolosa socialmente o pericolosa per l'ordine o la sicurezza pubblica o per la sicurezza dello Stato ovvero che è punibile, non imputabile, incapace, interdetta, inabilitata o che è sospetta di trarre mezzi di sostentamento da attività illecite; b) riduca, privi o neghi il concreto godimento di diritti civili o sociali della persona; c) aggravi o riduca l'applicazione di sanzioni civili, penali o amministrative per gli atti commessi dalla persona con dolo o con colpa; d) disponga che la persona sia allontanata dal territorio in cui legalmente vive o dai familiari con cui liberamente convive o abbia il divieto di soggiornarvi. 8. È nulla e priva di ogni effetto ogni dichiarazione di stato di abbandono di minore che sia fondata soltanto sull'appartenenza, anche presunta, del minore stesso o della sua famiglia ad una minoranza linguistica.