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Sono passati i mesi di aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre e, parafrasando il grande Vasco, siamo ancora qua, eh già! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Finalmente si arriva a oggi, alla conversione in legge da parte di quest'Assemblea del decreto-legge che dovrebbe (o meglio doveva) tutelare il lavoro e risolvere le crisi aziendali. È finita la primavera, è passata l'estate, è arrivato l'autunno e tutti voi starete pensando, un po' come succede nella favola di Pinocchio, che vissero tutti felici e contenti. E invece no! La verità è che sono tutti arrabbiati, tant'è che i rider sono sempre nelle piazze a protestare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . All'ex ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali Di Maio e al nuovo ministro del lavoro navigator Catalfo vorrei chiedere se si sono resi conto di esser riusciti a scontentare tutti gli attori coinvolti, sia i rider sia i datori di lavoro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È evidente, colleghi del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, che continuate imperterriti a seguire la vostra strada con miopia e arroganza. Cari colleghi del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, a differenza vostra, la Lega continuerà a sostenere che quello dei rider è un contratto che deve avere alla propria base la flessibilità, perché la tutela dei lavoratori per noi parte proprio dall'ascolto delle loro esigenze, proprio dai dati di AssoDelivery, l'associazione di categoria delle imprese italiane del food delivery , che forse molti di voi nemmeno hanno guardato o letto e che danno un interessante spaccato del settore in parola. I rider impiegati nelle città ove sono attivi i servizi della piattaforma sono circa 20.000; la loro età media è di ventisette anni e il 75 per cento è studente o ha un altro lavoro. I rider svolgono la propria prestazione in media per quindici ore la settimana e il 70 per cento collabora con le piattaforme per meno di sei mesi, inoltre ricevono un guadagno medio orario compreso fra i 6 e i 16 euro lordi e le piattaforme garantiscono assicurazione contro gli infortuni e contro danni a terzi. Se i dati non sono un'opinione, allora ciò che state per approvare non è ciò che vogliono i lavoratori, non è ciò che vogliono i datori di lavoro, non è ciò che vogliono i sindacati. Insomma, è un po' come questo Governo: non lo vuole proprio nessuno! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quella dei rider , infatti, è un'attività flessibile per sua stessa natura e non a caso viene svolta da persone che hanno bisogno proprio di tale flessibilità. Per tale ragione la Lega aveva proposto misure migliorative, tra cui una in particolare: eliminare il riferimento: «in misura prevalente»; un'apertura alla tutela assicurativa anche da parte di assicurazioni private, ferma restando la possibilità di scegliere un'assicurazione INAIL; l'introduzione di tutele aggiuntive in materia di sicurezza stradale e trasparenza sulla valutazione e retribuzione dei rider e infine precisazioni per cui le tutele aggiuntive non costituiscono un indice di subordinazione. Tali modifiche, come da noi proposte, avrebbero permesso la chiusura di accordi in un settore ancora non rappresentato dalle organizzazioni sindacali e datoriali esistenti. E state tranquilli, una normativa simile esiste già in Francia, quindi anche con l'Europa sareste stati a posto e i vostri amici non si sarebbero dovuti preoccupare di niente. Cari colleghi del MoVimento 5 Stelle e del PD, probabilmente vi siete abituati troppo al palazzo e non avete ascoltato o letto quanto i rider ci dicono da mesi, perché sono proprio i lavoratori, come già vi abbiamo ricordato, ad affermare che l'applicazione di questa normativa che vuole vietare il cottimo ed equiparare i rider a lavoratori subordinati peggiora ulteriormente la loro situazione. Bisogna partire da un presupposto: «cottimo» non è una parolaccia. Il cottimo è una delle forme di retribuzione previste dal nostro codice civile e utilizzarlo in modo negativo, come fa da mesi una certa parte politica, non è né una soluzione, né una forma rispettosa verso i lavoratori. Che ci sia un minimo garantito per gli stessi può andare bene, soprattutto in alcune fasce orarie in cui, senza ricevere proposte di consegna, potrebbero altrimenti non avere alcun entrata. Ma il cottimo resta per loro una garanzia di poter guadagnare e introdurre un minimo orario prevalente o, addirittura, esclusivo rischia di diminuire i compensi invece che aumentarli, facendo perdere il lavoro a molti di loro. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 14,30) ( Segue NISINI). Cari colleghi, se volete parliamo anche di quanto fatto con l'emendamento legato al reddito di cittadinanza del senatore Calderoli, che avete dichiarato inammissibile per materia. Vorrei che i cittadini che ci stanno ascoltando sapessero, infatti, che il nostro emendamento aveva un fine ben preciso: far sì che, in caso di condanna in via definitiva per certi reati, l'interessato non potesse richiedere in alcun modo l'erogazione del reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Noi chiediamo a gran voce che un soggetto che abbia riportato una condanna non soltanto non possa richiedere il reddito di cui ha già usufruito in passato, ma non possa presentare nemmeno una prima richiesta e se il reddito di cittadinanza ha un suo valore è quello di aiutare le persone perbene e in difficoltà economica, non condannati e brigatisti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ripeto: non serve per condannati e brigatisti! Non chi ha ucciso uomini e donne dello Stato! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vorrei ricordare al senatore Faraone - che probabilmente in quel periodo era impegnato con le ONG e non ha seguito quota 100 - che quota 100 non prevede l'erogazione della pensione a condannati, brigatisti e assassini perché la Lega si è impegnata a far sì che non le ricevessero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Presidente, mi permetta di concludere con un cenno alle crisi aziendali, tema che da sempre il MoVimento 5 Stelle sembra avere a cuore. In Italia sono attualmente aperte circa 160 crisi aziendali, una di queste è il famoso caso Whirlpool, che mi tocca anche da vicino essendo coinvolto nella vicenda anche lo stabilimento di Siena. Anche in questa occasione l'ex ministro del lavoro e dello sviluppo economico Di Maio dichiarava che era già pronta una norma ad hoc per salvare l'azienda. Peccato che, invece, l'azienda abbia ampiamente dichiarato che tali misure sono insufficienti, che il tavolo convocato con il presidente del Consiglio Conte e il ministro Patuanelli si sia concluso con un nulla di fatto, con i lavoratori che ad oggi hanno solo una certezza: il 1° novembre l'azienda chiude. Vede Presidente, in fondo la cosa non mi stupisce: