[massime]

Locazione di immobili urbani - Immobili ad uso abitativo - Conviventi 'more uxorio' - Successione nel contratto del detentore dell’immobile, in caso di cessazione della convivenza senza prole comune - Mancata previsione - Asserita violazione del principio di eguaglianza, per disparità di trattamento rispetto ai soggetti coniugati e a quelli già conviventi con prole comune - Disomogeneità delle situazioni comparate - Manifesta infondatezza della questione.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 6 della legge 27 luglio 1978, n. 392, sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione nella parte in cui non prevede che, in caso di cessazione della convivenza 'more uxorio', al conduttore di un immobile ad uso abitativo succeda nel contratto di locazione il convivente rimasto nella detenzione dell’immobile, anche in mancanza di prole comune. Le considerazioni più volte formulate, infatti, a proposito della profonda diversità delle caratteristiche della convivenza 'more uxorio' rispetto al rapporto coniugale – tale da impedire l’automatica parificazione delle due situazioni ai fini di una parificazione di trattamento – valgono anche in relazione alla comparazione tra la cessazione della convivenza con prole e la cessazione di quella senza prole: si tratta, pure in questo caso, di situazioni del tutto disomogenee, rispetto alle quali non sono invocabili né il principio di eguaglianza né le argomentazioni contenute nella sentenza n. 404 del 1988 a sostegno dell’esigenza di tutelare un nucleo familiare sul presupposto dell’esistenza della prole naturale. - Sulla diversità di caratteristiche tra convivenza 'more uxorio' e rapporto coniugale, menzionate, tra le tante, l’ordinanza n. 491/2000; la sentenza n. 352/2000; l’ordinanza n. 313/2000.