[pronunce]

che, secondo la giurisprudenza costituzionale, qualora il legislatore disponga "un riassorbimento di quanto già conseguito, senza incidere su quanto già corrisposto per effetto della sentenza, bensì eliminando, con il meccanismo della gradualità temporale proprio del riassorbimento economico, esiti privilegiati di trattamento economico" i parametri indicati dal rimettente non possono ritenersi lesi e non è configurabile né lo svuotamento del contenuto del giudicato, né l'impiego della funzione legislativa per invadere l'ambito riservato dalla Costituzione alla funzione giudiziaria (sentenza n. 409 del 1995); che al legislatore non è precluso, eventualmente anche in sede di interpretazione autentica, di modificare sfavorevolmente la disciplina di determinati trattamenti economici, purché ciò avvenga in modo non irrazionale o arbitrario, come appunto è accaduto nel caso in esame, in considerazione della finalità perequativa realizzata dalla norma e delle modalità del riassorbimento degli effetti economici derivanti dalle sentenze passate in giudicato (sentenza n. 374 del 2000); che la questione è pertanto manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 64, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), sollevata, in riferimento agli artt. 24, 103 e 113 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, sezione II, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 2 luglio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Capotosti Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 4 luglio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola