[ddlpres]

Con l'articolo 2 si introduce la fattispecie di «frode in materia ambientale» con la quale si prevede una disposizione con i caratteri propri della specialità fra fattispecie, rispetto ai reati di falso già previsti nel codice penale, punita più severamente per il caso in cui i documenti siano afferenti alla materia ambientale (ossia riguardino i regimi autorizzatori che hanno come obiettivo il controllo dei soggetti che svolgono attività di impresa o le altre prescrizioni ambientali). All'atto falso è equiparato il documento illecitamente ottenuto, ossia frutto di corruzione ovvero rilasciato a seguito di utilizzazione di mezzi di coercizione fisica o morale nei confronti dei soggetti pubblici demandati al suo rilascio. Una specifica clausola (terzo comma) equipara l'autorizzazione in materia ambientale, ottenuta illecitamente, alla situazione di mancanza di autorizzazione. Per bilanciare il rigore sanzionatorio di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, anche allo scopo di seguire linee di politica criminale volte all'incentivazione delle condotte di collaborazione e di ripristino dell'ambiente nello status quo ante la perpetrazione del crimine ambientale, viene introdotta, all'articolo 3, una specifica norma. Essa stabilisce alcuni effetti premiali per le condotte post delictum poste in essere dall'autore del reato: una consistente diminuzione di pena per chi si adopera per evitare che il delitto sia portato a conseguenze ulteriori e collabora anche con l'autorità di polizia o giudiziaria ai fini di agevolare l'accertamento del reato e di individuare i responsabili dello stesso. Un'altra diminuzione di pena, di minore consistenza -- sempre successiva rispetto alla realizzazione del fatto delittuoso -- consiste nelle condotte volontarie di messa in sicurezza, bonifica e, ove possibile, ripristino dello stato dei luoghi, purché poste in essere prima dell'apertura del dibattimento. Questa previsione di carattere premiale assume una consistente rilevanza atteso che la bonifica e il ripristino sono comunque obblighi aggiuntivi per l'autore del reato, ai quali dovrà essere data ottemperanza a seguito dell'ordine del giudice emesso con la sentenza di condanna o di patteggiamento. Del resto in materia ambientale l'effettività del sistema sanzionatorio è affidata anche a un corredo di pene accessorie, previste nella medesima disposizione all'articolo 4. Dato che la criminalità ambientale è criminalità di profitto, sovente su base organizzata, diventano indispensabili misure sanzionatorie, introdotte con l'articolo 5, che colpiscano i patrimoni mediante la confisca dei profitti del reato, la quale deve essere prevista come obbligatoria anche nel caso in cui il procedimento penale si concluda con l'applicazione della pena su richiesta delle parti prevista dall'articolo 444 del codice di procedura penale oltre che per i delitti previsti dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e dal presente disegno di legge. Inoltre, qualora sia impossibile confiscare i proventi di reati di tipo ambientale, è stabilita la confisca cosiddetta «per equivalente».. Art. 1. (Delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale e paesaggistico) 1. Il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale e paesaggistico, attraverso modifiche e integrazioni del codice penale, dei capi I e II del titolo II della parte quarta del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, di seguito denominato «decreto legislativo n. 42 del 2004», nonché, ai soli fini di cui al comma 2, lettera s) , del presente articolo, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380. 2. Il decreto o i decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) introdurre il delitto di distruzione, danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici di cui agli articoli 10 e 134 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni, consistente nel porre in essere le condotte previste dagli articoli 635, 639 e 734 del codice penale; prevedere, per tale delitto, la pena della reclusione non inferiore a un anno e non superiore a cinque anni; prevedere per i delitti in materia paesaggistico-ambientale che la pena sia aumentata se dal fatto deriva pericolo o danno per l'integrità delle acque, del suolo, del sottosuolo e dell'aria e che sia aumentata fino alla metà se ne deriva pericolo per la vita o l'incolumità delle persone; prevedere che se dal fatto deriva un danno per un'area naturale protetta, la pena è della reclusione da tre a sette anni; inoltre, se dal fatto deriva una lesione personale, una lesione grave, una lesione gravissima o la morte, prevedere rispettivamente la pena della reclusione da tre a otto anni, da quattro a undici anni, da sei a dodici anni, da dodici a venti anni; inoltre, se dal fatto deriva un disastro ambientale prevedere la pena della reclusione da tre a dodici anni e della multa da euro 25.000 a euro 150.000; prevedere che la condotta sia punita anche a titolo di colpa stabilendo per tale ipotesi una riduzione della pena in misura non superiore alla metà; escludere la punibilità nei casi in cui per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze della condotta ovvero per la particolare tenuità del danno, il fatto risulti di lieve entità; prevedere la procedibilità d'ufficio e la possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena soltanto nei termini di cui all'articolo 635, terzo comma, del codice penale; abrogare, per l'effetto, le disposizioni in materia di circostanze aggravanti di cui agli articoli 635, secondo comma, numero 3), e 639, secondo comma, del codice penale, nonché l'articolo 734 del codice penale, limitatamente alle parti in cui si riferiscono alle condotte aventi ad oggetto cose di interesse storico o artistico o paesaggistico; b) prevedere che le condotte di cui all'articolo 733 del codice penale siano inserite nella fattispecie di opere illecite di cui all'articolo 169 del decreto legislativo n. 42 del 2004, con conseguente armonizzazione del trattamento sanzionatorio ed abrogazione dell'articolo 733 del codice penale; c) prevedere tra le circostanze aggravanti ad efficacia comune del delitto di furto, di cui all'articolo 625 del codice penale, e del delitto di furto in abitazione, di cui all'articolo 624- bis del medesimo codice, il fatto che esso abbia ad oggetto beni culturali o cose ritrovate a seguito di ricerche archeologiche o dell'esecuzione di opere finalizzate al ritrovamento di beni culturali;