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Aggiungiamo anche che proprio il business core del recovery plan porta a favorire lo sviluppo infrastrutturale e - viva Dio! - ognuno di noi sa quanto sia difficile muoversi nel nostro Paese. Se oltre alla parte infrastrutturale aggiungiamo la parte edilizia, attraverso il bonus del 110 per cento, sperando in una proroga e in un ampliamento, si mette insieme un'enorme richiesta di produzione di acciaio. Non voglio ricordare quanto ad esempio l'opera pubblica, ormai storica, del ponte sullo Stretto di Messina fosse assolutamente strategica, anche per la produzione dell'acciaio. Se poi riteniamo, come credo facciamo tutti, anche alla luce dell'ordine del giorno, che questo comparto sia assolutamente strategico, allora l'esercizio del golden power è a mio avviso necessario, se non addirittura fondamentale. Signor rappresentante del Governo, come è già stato ricordato, ogni tanto ci si pone un problema, non solo dal punto di vista del comparto siderurgico, che è comunque particolarmente strategico, ma anche per altri comparti particolarmente utili al nostro Paese, come ad esempio quello dell'aerospaziale. A tal proposito credo che, a volte, gli investimenti stranieri non sono sempre ed esclusivamente figli della volontà di ampliare, di produrre o di sviluppare la produttività di un sito che - combinazione! - spesso si trova in Europa e la cui proprietà ha una forte produzione extra-europea. Quindi invito il rappresentante del Governo, ma credo che lo farà sicuramente, a stare molto attento al fatto che i piani industriali proposti da queste società siano effettivamente vocati intanto alla salvaguardia dell'occupazione, che mi sembra un altro tema fondamentale, e in modo particolare alla produttività e allo sviluppo. Non vorrei infatti che fossero solo messi strategicamente a bilancio come perdite e poi la concorrenza, come per magia, viene meno. Aggiungo un elemento che spero aiuti, ma che non so se potrà essere condiviso, essendo una mia riflessione personale. È evidente che ogni transizione energetica, in modo particolare in questo periodo, è fondamentale e ce lo chiede l'Europa, con la decarbonizzazione e quant'altro. Mi pongo però il problema che questa transizione, molto spesso, non viene vista come un'incidenza sui costi di produzione, perché tale incidenza ci rende probabilmente meno competitivi all'interno dello scacchiere mondiale. Voglio portare un esempio, che spero possa aiutare. A Linz, in Austria, c'è un'acciaieria, che viene unanimemente riconosciuta come la più verde dell'intero settore siderurgico ed essa brucia la plastica come combustibile, riducendo enormemente l'impatto dell'utilizzo del carbon coke. Non voglio dire che quella sia la strada, però voglio provare a fare l'esercizio ideologico di togliermi da dosso qualcosa per dare un contributo. Credo che questa possa essere realmente una possibilità, anche perché dal 1° gennaio 2021, entra in vigore la plastic tax europea quindi, rispetto a questo grande, enorme problema della plastica, secondo me un buon Governo potrebbe cominciare a guardare anche in quella direzione. È evidente che sono utilissimi i tavoli di concertazione comune dei vari Ministeri per affrontare il tema dell'innovazione dei settori; d'altra parte, la questione non investe solo il MISE, ma altri Ministeri quale, ad esempio, quello della transizione ecologica. Mi ritengo soddisfatto del lavoro fatto per giungere all'ordine del giorno. Non voglio neanche dilungarmi perché dobbiamo affrontare altre mozioni. In conclusione, mi sento di indicare la crisi come un'opportunità. In questo momento storico, l'ingente impegno di risorse conseguente alla crisi rappresenta una grandissima opportunità. Da questo punto di vista, mi sento tranquillo se ad affrontare questo argomento all'interno del Governo c'è un Ministero che ha come suo principale inquilino il ministro Giorgetti, anche perché durante la fase delle audizioni ha posto anche il tema della diversità di approccio nei confronti dei tavoli di crisi. Una diversità che contempla, all'interno del panorama delle possibilità, anche l'intervento pubblico attraverso gli strumenti che abbiamo, per la ricerca di partner realmente efficienti. Per questo motivo, a nome del Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, dichiaro il voto favorevole all'ordine del giorno G1. (Applausi) . TURCO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TURCO (M5S) . Signor Presidente, cari colleghi e colleghe, sull'ordine del giorno in discussione, presentato da Fratelli d'Italia e da altri Gruppi parlamentari, il MoVimento 5 Stelle esprime con forza una posizione contraria. Il tema della siderurgia non può prescindere dalla transizione ecologica dichiarata e in atto, dagli obiettivi dell'Agenda 2030 e da quelli più ambiziosi dell'Agenda 2050, a cui l'Italia ambisce e a cui saranno destinate prevalentemente le risorse del recovery fund . Nel programmare la transizione industriale, poi, occorre prendere atto dei cambiamenti avvenuti nell'ultimo ventennio proprio nel settore in esame, dove è necessario abbandonare le nostalgie del passato e orientare le scelte su nuovi paradigmi industriali ed economici. Due sono le realtà che si sono contrapposte nel nostro Paese e che, purtroppo, rispecchiano ancora una volta il divario tra Nord e Sud: la produzione a ciclo integrale a carbone e quella a forno elettrico. Quest'ultima è risultata vincente sui mercati, in forte crescita, con un alto valore aggiunto, sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale. Vorrei ricordare che nella produzione a forno elettrico l'Italia è prima in Europa e tra i primi a livello internazionale. La realtà produttiva a ciclo integrale a carbone, invece, fondata sull'utilizzo del carbon coke, ha avuto un declino inevitabile, ma anche prevedibile, viste le chiusure degli stabilimenti di Bagnoli, prima, di Cornigliano, Piombino e recentemente di Trieste. Trattasi di una realtà produttiva fuori contesto dai mercati, molto impattante su ambiente e salute pubblica, non accettata sul piano sociale, superata sul piano tecnologico, con un basso valore aggiunto, basata sulle economie di scala, ahimè, non più correnti, concepita per far fronte alle grandi produzioni di massa non più attuali e con un'elevata incidenza del costo del lavoro. A fronte di questa contrapposizione produttiva, le nostre imprese siderurgiche, i nostri imprenditori italiani hanno già scelto: hanno scelto le produzioni a forno elettrico, su cui ormai si concentra l'82 per cento della produzione nazionale, pari a 23 milioni di tonnellate. La produzione a forno elettrico, divenuta progressivamente di eccellenza, si concentra nel Nord del Paese, dove la classe politica e quella imprenditoriale e sindacale hanno saputo prendere decisioni lungimiranti e coraggiose e hanno programmato e realizzato per tempo processi virtuosi di transizione industriale ed economica. Tutto questo però - ahimè - non è accaduto per il Sud e per l'ultimo impianto ancora rimasto aperto, quello di Taranto, dove, nell'anno 2020, la produzione ha superato di poco i tre milioni di tonnellate.