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Dalla relazione si evince che il Governo ha inoltre previsto che una parte dei 32 miliardi che ci apprestiamo a reperire con questo scostamento saranno utilizzati per il sostegno ai livelli di governo decentrati e al sistema delle autonomie. Ecco, sul punto io penso che dovremo lavorare affinché nei prossimi mesi si riesca a mettere i livelli istituzionali più prossimi ai cittadini nella condizione di rispondere alle esigenze di questi ultimi. Guardate: con lo sblocco dei licenziamenti e con l'acuirsi delle difficoltà commerciali, degli artigiani e dei lavoratori autonomi, le sofferenze e la crisi sociale si manifesteranno nelle nostre città in modo più netto e crudo. Penso anche a cosa produrrà lo sblocco degli sfratti. I primi a dover dare delle risposte a tale crisi saranno i primi cittadini, con le loro maggioranze composte da consiglieri comunali, aiutati dai loro assessori. A costoro - come sa bene in quest'Aula chi ha fatto il sindaco - i cittadini chiedono risposte e aiuto quotidianamente e personalmente. Lo dico in modo chiaro: facciamo in modo che quelle istituzioni siano messe in grado di far fronte alle difficoltà che arriveranno. Non lasciamoli soli, diamo loro la possibilità di dare risposte concrete anche a quei bisogni. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, siamo qui oggi per votare il quinto scostamento di bilancio. Aggiungiamo e sommiamo altri 32 miliardi di debito pubblico che pagheranno le future generazioni, che avranno come ipoteca sul proprio futuro 132 miliardi di euro; i primi 100 approvati fino al mese scorso e i 32 che approviamo oggi - attraverso l'autorizzazione che certamente Camera e Senato daranno - che si vanno ad aggiungere ai 40 miliardi che abbiamo appena approvato attraverso la legge di bilancio del dicembre 2020. Purtroppo i precedenti non depongono a favore del Governo, oggi, in quest'Aula, praticamente assente nelle proprie sedie; il Governo è infatti ora più debole che mai, perché ieri ha ottenuto non la fiducia che si aspettava, ma solo una maggioranza relativa, che non è stata altro che un'accozzaglia di parlamentari, i quali certamente vi presenteranno il conto quando ci saranno da spendere i 32 miliardi. Una domanda è perciò d'obbligo in questo momento: con quale serenità e con quale spirito d'animo oggi noi siamo qui a votare il nuovo scostamento? C'è una sola parola: responsabilità. I 32 miliardi, insieme ai 209 miliardi del recovery fund , sono diventati in questi giorni merce di scambio, barattati con quelli che oggi voi chiamate i costruttori, i responsabili, e che fino a ieri per voi erano i voltagabbana. Ecco noi a questa compravendita squallida che si è verificata in questi giorni e che è stata fatta sulla pelle degli italiani, non ci stiamo. Il vostro modo di spendere le risorse degli italiani si è dimostrato fallace, ha fatto acqua in tutti questi mesi e noi non vogliamo proseguire e andare oltre, anche perché, signor Presidente, il problema non sono i 32 miliardi, ma i ristori, che sono briciole insufficienti, come il Governo sa bene, per tutte le attività che avete chiuso per decreto in questo ultimo anno. Oggi abbiamo il ministro Gualtieri, nell'audizione che abbiamo svolto in Commissione bilancio, ha confermato che occorre un cambio di passo anche per quanto riguarda queste somme da risarcire ai contribuenti italiani; tuttavia gli abbiamo detto che ormai il tempo è scaduto perché dopo questo ulteriore scostamento ci ha chiaramente detto che non ce ne saranno altri. Ci tengo poi a sottolineare l'incoerenza di fondo che avete perché mentre oggi ci chiedete di autorizzare un ulteriore scostamento di 32 miliardi, tra due settimane, cioè non più tardi del 31 gennaio, l'Agenzia delle entrate ripartirà con oltre 30 milioni di cartelle esattoriali, quindi con una mano date e con l'altra prendete e togliete queste briciole che oggi stiamo dando ai contribuenti italiani. Noi non siamo come certi illustri colleghi che in quest'Aula ci hanno detto che lo Stato dovrebbe favorire la chiusura di molte attività. Noi invece pensiamo che ogni impresa meriti di vivere di luce propria, soprattutto se ad affossare queste imprese sono state le vostre decisioni scellerate. Avete cercato responsabili e untori ovunque, nelle palestre, nei ristoranti, nei bar, nei cinema, sulle piste da sci; eppure, dati alla mano, la nostra Nazione purtroppo ha il maggior numero di morti e di contagi. Allora noi di Fratelli d'Italia diciamo che le imprese debbono essere aiutate; tuttavia questi scostamenti non saranno così efficaci, perché, come abbiamo sempre detto, non è dando bonus, mancette, prebende e quindi qualche migliaio di euro in prestito a fondo perduto che farete vivere le tante attività che in questo ultimo anno avete ridotto allo stremo. Conoscete le proposte che abbiamo fatto. Il nostro leader Giorgia Meloni ha detto in mille modi che bisognava cambiare percorso, strada e atteggiamento, ma voi chiaramente siete sempre stati sordi nell'ascoltare le nostre proposte che desidero ricordare. Abbiamo detto che i ristori non vanno assegnati in base ai codici Ateco, ma in base al calo di fatturato, perché è stato dimostrato che i ristori erogati rappresentano il 7 per cento dei costi fissi delle imprese. Per noi di Fratelli d'Italia, pertanto, voi avete fallito come Governo. Dovete prenderne atto e non continuare a stare attaccati alle vostre poltrone, perché i veri responsabili siamo noi di Fratelli d'Italia, che da mesi, dentro e fuori questo Parlamento, facciamo proposte che questo Governo non ha mai voluto ascoltare. Per questo noi non vogliamo essere responsabili (ho usato questa parola più volte nel mio intervento) nei vostri confronti, ma di fronte alla Nazione che certamente non si identifica in voi e alla quale oggi togliete il diritto di esprimere il voto in libere elezioni. Pertanto, in nome di questa responsabilità vi chiediamo di farvi da parte, di non perdere ulteriore tempo e di portare il Paese alle elezioni, per avere un Governo forte, coeso, di centrodestra, che abbia i numeri e i consensi per governare questa Nazione (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, desidero ringraziare i colleghi intervenuti prima di me perché facilitano il mio contributo. Dopo la giornata di ieri, che non ho avuto difficoltà a definire artificiale, abbiamo questa giornata che ha invece più a che fare con il futuro dell'Italia perché è finalizzata ad avere disponibilità di risorse affinché la ruota dell'economia del Paese ricominci a girare. Lo scostamento rispetto ai numeri contemplati dai documenti di bilancio serve a fare in modo di poter realizzare investimenti con debito buono, secondo quella distinta che ci è stata riferita e coltivata, per esempio, dall'esperienza di Mario Draghi e di Delors. Ci sono due modi di ragionare al futuro: impegnare le risorse che ci saranno nel futuro guardando al passato, oppure guardando al tempo nel quale, poi, le opportunità riguarderanno le giovani generazioni.