[pronunce]

che su tali basi, quindi, il rimettente – oltre a ribadire «la già sollevata» questione di legittimità costituzionale dell'art. 126-bis del codice della strada, per contrasto con gli articoli 3 e 24 Cost. – ha sollevato le ulteriori questioni di legittimità costituzionale sopra meglio illustrate; che il giudice a quo ha, quindi, chiesto la declaratoria di illegittimità anche dell'art. 201, comma 1-bis, lettera e), del codice della strada, «nella parte in cui prevede che la contestazione immediata non sia necessaria qualora l'accertamento della violazione avvenga per mezzo di appositi apparecchi di rilevamento direttamente gestiti dagli organi di Polizia stradale e nella loro disponibilità», nonché dell'art. 204-bis, comma 8, del medesimo codice, «nella parte in cui prevede che, in caso di rigetto del ricorso, il giudice di pace non possa escludere l'applicazione delle sanzioni accessorie o la decurtazione dei punti dalla patente, senza peraltro indicare quale altra autorità giudiziaria sia competente». Considerato che il Giudice di pace di Ficarolo ha sollevato questione di legittimità costituzionale – adducendo la violazione degli artt. 3 e 24 Cost. – dell'art. 126-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214; che il medesimo rimettente ha impugnato altresì – deducendo, nel primo caso, la violazione del solo art. 24 Cost., nonché, nel secondo, anche dell'art. 113 Cost. – l'art. «201-bis, lettera e)» (recte: art. 201, comma 1-bis, lettera e) e l'art. 204-bis, comma 8, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992 (disposizione introdotte, rispettivamente, dai commi 1 e 1-septies dell'art. 4 del più volte citato d.l. n. 151 del 2003, convertito, con modificazioni, nella legge n. 214 del 2003); che, peraltro, l'iniziativa del rimettente si indirizza, tra le altre, avverso una norma (il predetto art. 126-bis del codice della strada) fatta oggetto, medio tempore, di parziale declaratoria di illegittimità costituzionale (sentenza n. 27 del 2005); che in relazione a tale articolo di legge, difatti, deve darsi atto come questa Corte abbia già affermato che esso «dà vita ad una sanzione assolutamente sui generis», giacché quest'ultima, «pur essendo di natura personale» non appare riconducibile «ad un contegno direttamente posto in essere dal proprietario del veicolo e consistente nella trasgressione di una specifica norma relativa alla circolazione stradale»; che su tali basi questa Corte ha, quindi, concluso per la declaratoria d'incostituzionalità della norma suddetta, giacché «proprio la peculiare natura della sanzione prevista dall'art. 126-bis» (e segnatamente la sua incidenza sulla «legittimazione soggettiva alla conduzione di ogni veicolo»), «fa emergere l'irragionevolezza della scelta legislativa di porre la stessa a carico del proprietario del veicolo che non sia anche il responsabile dell'infrazione stradale» (sentenza n. 27 del 2005); che, dunque, alla stregua di tale sopravvenuta decisione vanno restituiti gli atti al Giudice di pace di Ficarolo, anche in ragione dello stretto collegamento che il medesimo pare ravvisare tra l'art. 126-bis e almeno una delle due altre disposizioni impugnate, e segnatamente l'art. 201, comma 1-bis, lettera e), del medesimo codice della strada, se è vero che – secondo la prospettazione del rimettente – è il complessivo sistema derivante dai «due citati articoli» a rivelarsi «tale che, in pratica, il diritto garantito dall'art. 24» della Costituzione «risulta irrimediabilmente compromesso».. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Giudice di pace di Ficarolo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 giugno 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 giugno 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA