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L'approvazione del cosiddetto federalismo demaniale ha evidenziato l'urgenza di costruire un nuovo quadro normativo per l'intero settore, richiesto, in data 7 ottobre 2010, dalla Conferenza delle regioni nel documento preparatorio alla V Conferenza nazionale sul turismo, che sia in grado di assicurare quelle certezze di durata e di sopravvivenza che rappresentano la condizione indispensabile per favorire gli investimenti e la crescita delle imprese interessate, che, con la loro peculiarità tutta italiana, hanno fatto la storia e determinato il successo del turismo balneare del nostro Paese. Più volte i vari Governi che si sono succeduti si sono impegnati ad agire, in sede comunitaria, per sensibilizzare l'Unione europea sulle peculiarità che caratterizzano le imprese del settore turistico-balneare in Italia e per le quali potrebbero essere individuate soluzioni differenti rispetto a quelle previste dalla «direttiva servizi», proponendo alla Commissione europea modifiche volte a escludere le concessioni demaniali ad uso turistico-ricreativo dalla «direttiva servizi» o a prevedere per esse una diversa applicazione della direttiva medesima, in virtù della specificità del settore, caratterizzato da rilevanti investimenti materiali e occupazionali, della sua unicità a livello europeo, dei motivi di interesse generale, di sicurezza e tutela ambientale previsti dalla direttiva medesima quali fattori di esclusione, del sussistere della libertà di stabilimento in ragione della vastità delle risorse naturali presenti lungo le coste italiane e della conseguente possibilità di rilascio di nuove concessioni. L'impegno riguardava anche l'introduzione di una norma transitoria di lungo periodo al fine di realizzare e garantire il principio della tutela dell'affidamento derivante dalla certezza del diritto in considerazione degli investimenti ancora in essere eseguiti dagli attuali concessionari: -- alla luce dell'esigenza di armonizzazione della disciplina codicistica con i princìpi di derivazione comunitaria, a valutare l'opportunità di una revisione della parte prima del codice della navigazione, con particolare riguardo all'articolo 49, nella parte in cui esclude ogni indennizzo per il concessionario in caso di devoluzione delle opere allo Stato; -- a tenere in considerazione, nella definizione delle opere di facile e difficile rimozione, del progresso tecnologico legato a tali opere; -- a proseguire nell'impegno di raggiungere un accordo tra esecutivo, regioni e rappresentanti delle organizzazioni del settore turistico-balneare sulle problematiche legate alle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo, al fine di giungere alla definizione di un quadro legislativo per il settore fondato su una durata delle concessioni proporzionata all'entità degli investimenti e che salvaguardi gli investimenti effettuati dalle imprese stesse. A tutt'oggi non risulta che il Governo abbia preso alcuna iniziativa in sede europea né che sia ancora giunto alla definizione di un nuovo quadro legislativo per il settore, pertanto con il presente disegno di legge si intende individuare una nuova proposta, di facile attuazione che, attraverso una contestuale modifica del codice civile e del codice della navigazione consentirebbe di risolvere il problema del superamento della direttiva servizi e l'opposizione della Commissione europea. Attualmente l'articolo 822 del codice civile e l'articolo 28 del codice della navigazione, nell'occuparsi di demanio pubblico, stabiliscono che appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia; le opere destinate alla difesa nazionale. Non rientrano in tale novero gli arenili che sono in verità proprio la parte normalmente occupata dagli stabilimenti balneari. Pertanto il presente disegno di legge definisce: -- il lido del mare quale parte di terraferma che, quotidianamente bagnata dalle acque del mare, anche a causa di moti dovuti a maree, che è destinata ad essere utilizzata soltanto per i pubblici usi del mare legati alla pesca, alla navigazione ed all'uso, gratuito, indistinto e generalizzato, da parte della collettività; -- la spiaggia quale fascia di terra che è compresa tra il lido del mare ed il territorio del comune immediatamente confinante, corrisponde allo spazio fisico che, durante l'anno, viene coperto dal movimento che le acque del mare fanno verso terra, anche se causato da mareggiare, esclusi comunque eventi eccezionali legati a calamità naturali; -- l'arenile quale tratto di terra dal quale il mare si è ritirato da tempo immemorabile o da non meno di cinquanta anni che, previa delimitazione, può essere trasferito al patrimonio disponibile dello Stato. Su di esso, l'autorità amministrativa può costituire diritti a favore di terzi con preferenza alle attività imprenditoriali esistenti ed ai programmi di utilizzazione del bene. In tal modo si lascia campo libero ad una maggiore libertà di utilizzo degli arenili che potrebbero essere ceduti o affittati agli attuali concessionari demaniali evitando in tal modo gli obblighi previsti dalla direttiva servizi. I beni patrimoniali degli enti pubblici si distinguono infatti in indisponibili e disponibili. I primi sono destinati ad una funzione o servizio pubblico e, per questo, sono sottratti alla disciplina del diritto comune, ad esempio, un immobile sede del comune, della regione, della provincia. I beni patrimoniali disponibili non sono destinati a svolgere una funzione o servizio pubblico e, pertanto, sono assoggettati alla disciplina del diritto comune e suscettibili di tutti i negozi di diritto privato previsti dal codice civile. Possono pertanto essere concessi in locazione, diritto di superficie, eccetera. Il regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, recante nuove disposizioni sull'amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato, all'articolo 3, prevede che «I contratti dai quali derivi un'entrata per lo Stato debbono essere preceduti da pubblici incanti, salvo che, per particolari ragioni, delle quali dovrà farsi menzione nel decreto di approvazione del contratto, e limitatamente ai casi da determinare con il regolamento, l'amministrazione non intenda far ricorso alla licitazione ovvero nei casi di necessità alla trattativa privata». Nell'ottica del federalismo demaniale, pensando ad una gestione regionale o, per delega, comunale, delle autorizzazioni d'uso dei beni ex demaniali, che dovrebbero diventare patrimoniali, le regioni con legge o i comuni con delibera consiliare, potrebbero, per la specificità delle attuali concessioni, mantenere in essere gli attuali titoli concessori demaniali, che hanno ad oggetto gli arenili, a trattativa privata. Il presente disegno di legge intende porsi quale alternativa all'attuale rapporto concessorio che scadrà nel 2020, con la conseguenza che le strutture, tutte precarie ed amovibili, insistenti sugli arenili, dovranno essere demolite, tenuto conto dell'impegno preso da ogni concessionario nel momento in cui ha sottoscritto la concessione o licenza le quali prevedono la restituzione del terreno allo Stato, libero e pulito. In difetto lo Stato dovrà provvedere in proprio, senza indennizzi per il concessionario ai sensi dell'articolo 49 del codice della navigazione.. Art. 1. 1. All'articolo 822 del codice civile dopo il primo comma sono inseriti i seguenti: