[resaula]

Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, la ringrazio di avermi dato la parola. Non so perché tocchi a me parlare per primo, ma lo faccio volentieri, per dire che ho ascoltato con attenzione il Ministro e le sue parole garbate. Lei, signor Ministro, è una delle poche persone al Governo che, se non altro, esprime le proprie idee, magari assai diverse dalle mie, con garbo e - devo dire - senza iattanza. Ho ascoltato, però, anche i contenuti, non solo l'apparato esterno, e ho preso atto che ci riconferma che la nostra speranza sta nelle tre regole essenziali: le mascherine, la distanza e la pulizia personale; grosso modo , tranne le mascherine, è ciò che una buona educazione, già da qualche secolo, dovrebbe insegnare ai giovani. Poi, al di là di queste regole di buon comportamento, ci esprime - mi scuso se ciò che dico assomiglia al suo cognome - tante speranze sull'eventuale - lo sottolineo - reciprocità dei controlli, sulla possibilità che si arrivi a un vaccino e sul fatto che adesso forse cominciano corsi di formazione. Dopo le speranze, ci fa qualche promessa: ci dice che non lasceremo soli i presidi (che stanno tremando, perché non lasciarli soli va bene, ma bisogna vedere che vicinanza darete loro); che daremo a tutti le mascherine (ho già sentito questa promessa, che, per la verità, non sempre ha funzionato); che in futuro, l'anno prossimo, miglioreremo la relazione tra scuola e sanità. Poi ci dice, sempre lei - l'ho ascoltata con attenzione, garbatamente - che la nostra priorità oggi è la riapertura delle scuole. Mi chiedo, signor Ministro, se sia arrivata improvvisa, come un temporale, un terremoto o un'inondazione, o se invece non sia già da diversi mesi che si sapeva che a settembre la riapertura delle scuole sarebbe stata un problema. Allora, se questa è la vostra priorità, mi sento male: figurarsi quelle che non lo sono! (Applausi) . Se la vostra priorità porta alla necessità di far intervenire le Forze armate - le Forze armate! - per sostituire i bidelli nel consegnare i tavolini (immagino che i bidelli li manderemo a controllare i centri di prima accoglienza, perché non scappino gli immigrati, così sarà completa la costruzione di questo Governo), male mi sento. Per voi la scuola è la priorità e oggi i genitori non sanno che fine faranno i loro figli, come mangeranno nelle mense scolastiche, se potranno andare con gli autobus, in quanti e come e se potranno portare o meno le mascherine in aula. Avete infatti deciso, dopo lunga riflessione, che queste vanno indossate quando si entra, mentre si possono togliere una volta che si è in classe; come quello che vediamo accadere in televisione nelle partite di calcio: gli undici che giocano contro altrettanti sono senza mascherine, si abbracciano e si baciano; quelli in panchina però devono tenerle. Arriviamo a incongruenze tali per cui mi sembra che qui ci sia la negazione della verità; ecco i veri negazionisti. È una verità, caro Ministro, che vorremmo conoscere: vorremmo sapere, prima di tutto, perché non si può avere reale trasparenza, sul passato e sul presente. Sul passato perché non si è potuto avere trasparenza, quanto a quello studio del 6 febbraio, che indicava la possibilità di 60.000 morti? Mi rivolgo al senatore Pellegrino o Pellegrini (non mi ricordo bene) che ha parlato prima. (Commenti). Pellegrino? No, Pellegrini. (Commenti). PRESIDENTE. Senatore La Russa, si rivolga a me. LA RUSSA (FdI) . ... e che ha detto, con argomenti "pellegrini" che ci sono i negazionisti (Commenti) . Qui si nega la verità, ossia che il 6 febbraio di quest'anno uno studio diceva: state attenti, possono esserci 60.000 morti. E fino al 21 febbraio, però - solo perché è arrivato il primo caso - il Governo non ha fatto niente; anzi, andava a fare aperitivi per dire che non c'era problema. Allora, è eccessiva la libertà che questo Governo, negazionista, ha ritenuto di dare agli italiani in quel momento; adesso però, signor Presidente, poiché il Ministro - che ringrazio se mi presterà un minimo di attenzione - ci ha promesso che renderà pubblici tutti i verbali, vorremmo sapere. Oggi però non lo sono ancora. Perché? Cosa avete da nascondere? La verità ce la volete dare o ne siete negazionisti? Poi vorremmo la trasparenza sull'oggi. Continuo a leggere su tutti i giornali le statistiche della malattia. Tenga presente che non sono negazionista; tutt'altro: ai miei figli dico di stare attenti, di non frequentare luoghi troppo affollati e di usare le mascherine. Voglio capire bene, però: perché le statistiche che ci date sono così negazioniste della capacità di comprensione? Perché non ci dite chi è veramente malato e chi è contagiato senza essere malato? Perché non ci dite il numero di coloro che sono contagiati senza essere malati, cioè gli asintomatici, che a loro volta possono forse contagiare, certamente contagiare o sicuramente non contagiare? Perché non ce lo dite? Perché anziché fare i numeri a caso, non tenete conto, che oggi di certo - non è poco - ci sono solo 1.000 ricoverati in Italia e che su 50 milioni di italiani ci sono - ahimè, perché sono sempre più di uno, quindi è un dramma - 107 soggetti in terapia intensiva, lo sottolineo? Ci volete dare un'informazione corretta? Io la tengo la mascherina, allora, consapevole però che il mio rischio di andare in terapia intensiva è quello di 107 italiani su 50 milioni; non devo terrorizzare l'Italia facendo credere che da un momento all'altro milioni di persone possano finire in terapia intensiva. Chiediamo un protocollo immediato per la scuola: oggi lo vogliamo e lo volevamo ieri. Chiediamo la verità, signor Ministro, sull'emergenza immigrazione. Non si può essere allarmisti su tutto, tranne che su un caso conclamato di pericolo di contagio, e non perché siano di un altro Continente, ma perché lì il controllo sulla malattia è arrivato dopo e male. È quindi evidente che da lì proviene un rischio: c'è per i Paesi stranieri in genere e lì ancora di più. E se questi soggetti scappano appena arrivano? Quando parliamo di blocco navale, oddio di cosa parliamo! Il blocco degli italiani nelle case è possibile - è stato giusto, quando c'è stato, ma lo si paventa ora che è inutile - ma quello degli immigrati fuori dal nostro territorio diventa una bestemmia. Com'è possibile? Allora c'è un dato ideologico ed evidentemente di convenienza nell'affrontare il tema del contagio. Vorrei che, come ci ha chiesto, fossimo davvero tutti sulla stessa barca e che, quando c'è pericolo, lo dicessimo tutti, come abbiamo fatto noi per primi - guardate i giornali - quando ci dicevate che eravamo razzisti, perché dicevano che chi veniva dalla Cina doveva stare a casa; noi per primi, insieme a voi, subito dopo, abbiamo detto - e votato - che ci voleva la massima attenzione e che dovevano stare a casa.