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Questo ci dice una cosa enorme: che l'Unione europea, consapevolmente o inconsapevolmente, sta già agendo nel concreto, per la tempistica e per la modalità con cui prende i provvedimenti, per aumentare e non ridurre il divario all'interno dell'Unione europea tra chi può (la Germania e i Paesi del blocco del Nord) e chi non può. È tutto il contrario di quello che dovrebbe fare l'Unione europea a fronte dei motivi per cui è nata. Ciò è ancora più grave se pensiamo che l'Unione europea si regge sui principi della libertà di mercato, della concorrenza e del mercato interno. Se noi teniamo insieme i principi del mercato interno e della concorrenza e consentiamo a un attore, la Germania, e alle sue imprese e poi agli altri Paesi del Nord e alle loro imprese di rafforzarsi proprio mentre noi ci stiamo indebolendo, il divario aumenta ed è destinato ad aumentare per i ritardi dell'Unione europea che a questo punto sono colpevolmente acquisiti. Infatti, i ritardi dell'Unione europea ad attivare strumenti che consentano anche all'Italia di agire in modo tempestivo a soccorso delle proprie imprese di fatto rappresentano un vantaggio competitivo gravissimo che la Germania acquisisce sostenendo le proprie imprese quando noi non possiamo farlo, con tutto quello che ne consegue nei prossimi anni per il mercato interno, per la libertà di impresa, per il diritto alla concorrenza all'interno della comune casa europea. Ecco perché mi sembra improvvido assistere alla vostra insipienza nel confrontarvi col Parlamento e nel chiedere al Parlamento una decisione unanime, che pure noi daremmo sullo scostamento di bilancio, perché è doveroso, perché l'indicazione di marcia è quella. Non possiamo accettare un Documento di economia e finanza che non ci dice dove andate, armata Brancaleone, trascinando il Paese nel baratro economico. Questo lo dico con sofferenza, perché fino ad oggi - e qui il DEF dà dei numeri - avete fatto il decreto cura Italia, che sappiamo tutti che non ha curato per nulla l'economia italiana; avete elaborato un decreto liquidità, paradosso dei paradossi, senza liquidità; vi apprestate a varare un decreto aprile (poco fa è giunta la notizia), che non sarà varato in aprile ma a maggio. Vi rendete conto di quello che state facendo? Tutto ciò non rendendosi conto che i due asset produttivi che hanno permesso all'Italia di resistere - male, perché siamo l'unico Paese europeo che non ha ancora recuperato la grave crisi determinata dal 2008 e non siamo ancora ai livelli del 2007, non ce l'abbiamo fatta, mentre perfino la Grecia ci sta arrivando e noi no - i due asset che hanno tenuto in piedi il Paese in questi anni, in conseguenza alla crisi del 2008, sono stati il turismo e l' export e i due asset colpiti da questa crisi sono soprattutto il turismo e l' export . È come se, saltato il ponte Morandi a Genova, saltasse il ponte Morandi dell'Italia. Alla risposta per Genova si è arrivati con un decreto d'emergenza, al crollo del "ponte Morandi" d'Italia dell' export e del turismo si deve rispondere ricostruendo il ponte in un'emergenza nazionale, da discutere in Parlamento per il livello che deve avere. A quel punto il Parlamento può assumersene la responsabilità. Questo manca anche oggi; ce ne dispiace non tanto per noi e per gli italiani, ma molto per i nostri e i vostri figli, che pagheranno il vostro egoismo e la vostra insipienza. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'epidemia causata dal Covid-19 ha cambiato in modo repentino e drammatico la vita degli italiani e le prospettive economiche del Paese. Il Documento di economia e finanza in esame costituisce il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio, che traccia in una prospettiva di medio e lungo termine gli impegni e gli altri obiettivi programmatici prefigurati dal Governo per l'anno in corso e per il triennio successivo. All'interno del DEF 2020, che consideriamo un piano scarno, che non entra nel dettaglio programmatico in maniera soddisfacente e senza alcuna reale creazione di opportunità, ritroviamo, per quanto riguarda i temi ambientali, voci di investimento messe in campo oggi per supportare la transizione ecologica auspicata dal green deal europeo, a cui l'Italia - si legge - vorrebbe dare seguito. Per contro, però, troviamo evidenze di maggiori entrate e minori spese, che sembrano animate, più che da ragioni ambientali, da motivi di natura meramente finanziaria e di aggiustamento del deficit e dello scostamento. L'ambiente si tutela e si salva attraverso il progresso, l'innovazione, lo sviluppo, il lavoro e le azioni per la ripartenza dopo l'emergenza dovrebbero essere l'occasione per realizzare un vero green deal economico e industriale, oltre che la liberalizzazione per la realizzazione degli impianti di raccolta, smaltimento e riciclo dei rifiuti e la crescita dell'economia circolare. Per attuare concretamente il piano nazionale integrato per l'energia e il clima, l'economia circolare e le infrastrutture necessarie ad avviare il Paese serve infatti un serio piano di semplificazione amministrativa. È evidente che il testo presenta un'incapacità di base di proiettarsi in una visione futura e reale per le imprese italiane, che non saranno nella condizione di poter lavorare con progettualità e serenità. Abbiamo bisogno di creare condizioni giuridiche affinché vengano sbloccati immediatamente gli investimenti sulle grandi opere. Il ponte di Genova è l'esempio lampante di come la sburocratizzazione faccia sì che il Paese sia in grado di realizzare in breve tempo un'opera di questa portata con efficienza e tempi rapidi. Del resto, però, non possiamo chiedere ciò a chi pensa di governare questa fase caricando a bordo top manager che si dimenticano addirittura di molte categorie di lavoratori nella fatidica fase 2. In questo documento non c'è nulla che lasci presagire una ripartenza del Paese o la creazione di nuove opportunità concrete per le imprese, per gli enti locali, per l'agricoltura, per il turismo e molto altro. Dobbiamo sostenere trasporto e logistica. Sul trasporto mi soffermo perché non ho sentito considerazioni in merito, o meglio almeno a me non è parso siano state fatte. Per quanto riguarda il piano di razionalizzazione sul sistema dei trasporti, immaginiamo una metropolitana alle sette del mattino, a Milano, che in una fermata muove 1.000 persone: noi pensiamo di creare le condizioni per metterne una sì e una no. Qualcuno ha pensato che bisogna triplicare il sistema dei trasporti sui treni, sulle metropolitane, sugli autobus e su tutto il resto? Mi rivolgo a questo emiciclo perché obiettivamente mi sembra di non averne sentito parlare, però abbiamo un blocco di scienziati che stanno lavorando e vedremo cosa mettono a punto. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Dovremo mettere fine a politiche assistenzialistiche che pesano sul bilancio e non danno prospettiva, lavorando per agevolare l'assunzione di giovani e over cinquanta.