[pronunce]

Tale selezione verrebbe in rilievo anche in altri settori dell'ordinamento e, per esempio, in quello dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, la cui disciplina prevede che sia di ostacolo alla partecipazione alla gara l'aver riportato condanne specifiche, incidenti sulla moralità professionale dell'esecutore. 3.- Il rimettente dà conto di non poter superare la rigidità della norma censurata mediante l'interpretazione fornita dall'ufficio legislativo regionale, che suggerisce di applicare, in luogo della generica previsione dell'art. 14 della legge reg. Sicilia n. 24 del 1976, l'art. 99 del d.P.R. 31 maggio 1974, n. 417 (Norme sullo stato giuridico del personale docente, direttivo ed ispettivo della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica dello Stato). Tale ultima norma, per il personale docente delle scuole statali, prevede la destituzione automatica nei soli casi indicati dall'art. 85, lettere a) e b), del d.P.R. n. 3 del 1957, ovvero in caso di condanna per alcune tipologie di reato. Adottando tale soluzione ermeneutica si consentirebbe all'amministrazione regionale di disapplicare la legge e di individuare, sostituendosi al legislatore, i reati ostativi; peraltro, l'automatismo ostativo o espulsivo non deriverebbe dalla pena irrogata in concreto e, quindi, non sarebbe proporzionata alla gravità del fatto commesso, ma discenderebbe dal ricorrere dei titoli astratti di reato. Una tale interpretazione, infine, comporterebbe l'estensione analogica di norme punitive, peraltro attuata mediante il rinvio a due previsioni non più in vigore, poiché l'una, il d.P.R. n. 417 del 1974, è stata sostituita dagli artt. 496 e 498 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado) e l'altra, l'art. 85, lettera a), del d.P.R. n. 3 del 1957, è stata dichiarata incostituzionale. 4.- Sulla scorta di tali considerazioni, il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana conclude nel senso di ritenere non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 della legge reg. Sicilia n. 24 del 1976, in riferimento a plurimi parametri costituzionali. In primo luogo, sarebbe violato l'art. 3 Cost. perché il diniego di iscrizione ovvero la cancellazione automatica dall'albo del personale docente della formazione professionale, a seguito di qualsivoglia condanna penale, non rispetterebbe i principi di proporzionalità e ragionevolezza, che sono alla base del principio di uguaglianza e determinerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto al personale docente della scuola pubblica, nella identità delle funzioni esercitate. La previsione censurata, inoltre, sarebbe incompatibile con la tutela del lavoro, garantita dagli artt. 4 e 35 Cost., per la possibile sproporzione tra la gravità del fatto commesso e la conseguenza sanzionatoria automatica, che si concretizzerebbe, di fatto, nella perdita del posto di lavoro. Essa, infine, contrasterebbe: 1) con l'art. 97 Cost., impedendo, nella specie, la migliore utilizzazione delle risorse professionali a disposizione dell'ente di formazione che utilizza i fondi regionali; 2) con l'art. 27 Cost., poiché la funzione rieducativa della pena implica la proporzionalità della punizione rispetto all'offesa e si realizza anche attraverso la valorizzazione dello svolgimento di attività lavorativa da parte dei detenuti e, a maggior ragione, di soggetti che non hanno scontato la pena a seguito della sua sospensione condizionale; 3) con l'art. 17, lettera f), dello statuto della Regione siciliana, che impone alla Regione di legiferare nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento statuale, di cui costituirebbe espressione il divieto di meccanismi automatici in ordine agli effetti delle condanne penali sui rapporti di lavoro, pubblici e privati, e sull'iscrizione agli albi professionali. 5.- Il collegio rimettente sottolinea che non sarebbe ostativa all'accoglimento della questione di legittimità costituzionale la richiesta di una pronuncia additiva non costituzionalmente imposta, poiché in altri casi la Corte costituzionale avrebbe comunque stigmatizzato l'automatismo espulsivo, pur in relazione alla commissione di alcuni specifici reati. Nel caso di specie, l'irragionevolezza sarebbe ancor più evidente, poiché all'effetto preclusivo automatico si affianca una previsione che non discrimina tra tipologie di reato, ma considera titolo ostativo all'iscrizione qualsivoglia condanna penale. Tale indistinta rigidità, a parere del collegio, non rientrerebbe nella discrezionalità riservata al legislatore, dovendo essa cedere al rispetto di valori costituzionali quali il diritto all'eguaglianza, il diritto al lavoro ed i principi di ragionevolezza e proporzionalità. In ogni caso, l'adozione di una pronuncia additiva andrebbe considerata obbligata, quantomeno in relazione all'automatismo espulsivo in assenza di un procedimento in contraddittorio con l'interessato, potendo esso essere affidato alla Commissione regionale per la formazione professionale dei lavoratori, di cui all'art. 15 della medesima legge reg. Sicilia n. 24 del 1976, competente per l'iscrizione, cancellazione e tenuta dell'albo. 6.- In punto di rilevanza, il collegio rappresenta che, poiché l'atto impugnato si fonda sulla norma censurata, il ricorso potrebbe essere accolto solo a seguito della declaratoria di incostituzionalità di essa. 7.- La Regione non è intervenuta nel giudizio di legittimità costituzionale.1.- Il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, sezioni riunite, solleva questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 4, 27, 35 e 97 della Costituzione e all'art. 17 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello Statuto della Regione siciliana), dell'art. 14 della legge della Regione siciliana 6 marzo 1976, n. 24 (Addestramento professionale dei lavoratori), nella parte in cui prevede quale requisito per l'iscrizione all'albo regionale del personale docente dei corsi di formazione professionale l'assenza di qualsivoglia condanna penale e quale presupposto automatico per la cancellazione dal detto albo l'esistenza di qualsivoglia condanna penale, anziché prevedere un procedimento in contraddittorio con l'interessato volto a valutare l'effettiva incidenza della condanna sull'attività lavorativa e/o individuare puntuali tipologie di reati.