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I piani attuativi che dovranno essere predisposti a seguito delle perimetrazioni ad oggi sono partiti solo in quattro casi; ossia ancora devono partire i piani attuativi e si prevede un ulteriore strumento urbanistico che dovrà essere adottato dopo l'adozione degli stessi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quindi, ci vorranno medialmente circa due anni e mezzo per arrivare ai piani attuativi. E poi aspetteremo lo stesso tempo per i programmi straordinari di ricostruzione, e solo dopo si comincerà a ricostruire. Collega Mirabelli, il problema di questo decreto-legge... MIRABELLI, relatore . Signor Presidente, il senatore Pazzaglini deve replicare all'Assemblea e non a me. PRESIDENTE. Siamo giunti alle repliche. Lei si rivolga alla Presidenza così non abbiamo alcun problema e lasciamo che i colleghi esprimano le loro opinioni. PAZZAGLINI, relatore di minoranza . Credevo fosse cortesia rispondere a una domanda esplicita. MIRABELLI, relatore . Ma io ho fatto alcuna domanda. PAZZAGLINI, relatore di minoranza . Andrò oltre. Come dicevo, il problema del decreto-legge in esame è che per l'ennesima volta si tratta di uno spot elettorale, come hanno evidenziato bene i nostri colleghi. Dico «per l'ennesima volta» perché la gestione della ricostruzione in questione è iniziata in siffatto modo. PRESIDENTE. Chiedo cortesemente ai colleghi di lasciare liberi i banchi del Governo. Prego, senatore Pazzaglini, continui. PAZZAGLINI, relatore di minoranza . Il presidente del Consiglio Renzi, che ebbe l'onere di gestire la ricostruzione per primo, avendo in mente come obiettivo non tanto quello ricostruire quanto piuttosto dimostrare di essere più bravo del presidente Berlusconi, che ebbe come responsabilità la gestione del terremoto dell'Aquila del 2009, prese immediatamente come riferimento quella ricostruzione. Non a caso, in un evento che coinvolge quattro Regioni e inizialmente 140 Comuni - oggi però 138, collega Verducci - si parla di cratere. "Cratere" aveva un senso a L'Aquila, dove, per conformazione morfologica, si poteva parlare di cratere; ma per un evento che coinvolge quattro Regioni già il termine mutuato è del tutto inappropriato. Si è continuato così: si è presa come riferimento la ricostruzione dell'Emilia-Romagna, con una situazione completamente diversa da quella del Centro Italia. Lo dimostra - ad esempio - il criterio di calcolo del contributo, che utilizza come parametro le superfici utili, non tenendo conto che in Emilia-Romagna i muri perimetrali sono di 30 centimetri, mentre nel Centro Italia sono di un metro; quindi, calcolando il contributo con le superfici utili, non si riuscirà mai a coprire il costo della ricostruzione. Alcune misure positive sono presenti nel decreto-legge, e non l'abbiamo mai negato, come - ad esempio - la riduzione dell'IRPEF da restituire: molte persone che sono state delocalizzate nella costa hanno dovuto sopportare l'onere di percorrere circa 300 chilometri ogni giorno per andare a lavorare ed è giusto che vengano aiutate. Il problema, però, è che, a fronte di una misura positiva, che ha determinato l'astensione del Gruppo Lega alla Camera, ci sono altre previsioni che creano difficoltà. Non consideriamo, poi, quello che manca. Come dicevo prima, non è stata data la possibilità di intervenire nella ricostruzione impiegando e rendicontando per intero il contributo sugli aggregati. Si tratta di una necessità tecnica indispensabile, evidenziata da chi, da privato, lavora quotidianamente nell'ambito del terremoto, ma anche da chi è responsabile della ricostruzione per la parte pubblica: di nuovo, l'ingegner Spuri ha evidenziato questa come una problematica da risolvere. Ci sono evidentemente altre carenze, come - ad esempio - la mancata deroga al testo unico, che attualmente deve essere applicato, perché l'intervento di ricostruzione viene equiparato a nuova costruzione e, quindi, assoggettato a tutti i limiti che le nuove costruzioni hanno in quelle zone, dove evidentemente già troppi sono i vincoli, da quello architettonico a quello ambientale - si tratta di un parco nazionale - a quello urbanistico; il proliferare di norme inevitabilmente comporta l'applicazione di vincoli. Nonostante la nostra contrarietà a molte delle misure introdotte, riteniamo comunque che, per i piccoli passi in avanti realizzati da questo decreto-legge, il voto di astensione sia stato pienamente giustificato. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Cangini. CANGINI, relatore di minoranza . Signor Presidente, il relatore di maggioranza, senatore Mirabelli, ha detto testualmente che non è accettabile l'idea che, per fare in fretta, si abbassino le regole. Ecco una dimostrazione plastica del fatto che esistono diversità culturali tra le parti politiche che giustificano il fatto che qui non vi sia un unico partito, ma ce ne siano più d'uno, ognuno col proprio punto di vista e il proprio approccio ai problemi. Dal nostro punto di vista la fretta è l'obiettivo. (Applausi ironici della senatrice Nugnes). Fare in fretta di fronte a un caso del genere non è una possibilità: è un dovere. Le regole valgono meno della vita quotidiana di decine di migliaia di connazionali abbandonati da ormai tre anni e mezzo al loro destino, e non è un destino roseo. Il problema è proprio che le regole per intervenire sul terremoto in questione sono state scritte dal partito di cui il relatore di maggioranza è espressione, il Partito Democratico, nel 2016 - allora governava Matteo Renzi - secondo la logica burocratica ordinaria. È stata smantellata la Protezione Civile, con la catena di comando dei tempi di Bertolaso e del Governo Berlusconi, per furore ideologico, riportando tutto all'ordinarietà. Il nostro punto di vista è esattamente opposto: non si combatte un fenomeno straordinario con regole ordinarie e non c'è nulla di più straordinario ed emergenziale di un terremoto; non c'è nulla di più assurdo che pensare di porre rimedio ai danni immensi di un terremoto nei tempi ordinari della quotidianità. Ha ragione il senatore Verducci: questa rischia di essere un'occasione mancata. Ho rispetto e stima del senatore Verducci, che mi pare sia una persona seria e responsabile e ha detto delle verità. Ha detto che questa è una grande questione nazionale, anche se buona parte del Paese fatica a immedesimarsi - ed è comprensibile, ma non possiamo rassegnarci a questo stato di cose - nella condizione di vita delle popolazioni terremotate. Ha detto che serve una visione - ed in effetti serve - che probabilmente non ha riscontrato in questo provvedimento; ha detto che due terzi del cratere sono in territorio marchigiano e che quindi l'emergenza riguarda le Marche più di qualsiasi altra Regione, e questo è un dato indiscutibile. Io sono stato eletto nelle Marche e posso testimoniare che la situazione lì è drammatica ed è peggiore rispetto alla situazione delle altre tre Regioni interessate. Il Presidente delle Marche, però, ha recentemente dichiarato che con questo provvedimento non si risolvono i problemi; ha detto che così si rischia la paralisi. Il Presidente delle Marche è dello stesso partito del senatore Verducci e del relatore di maggioranza.