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Lo dicono i bancari, cioè i dipendenti, perché sanno quanto si sta verificando, sanno che il loro cliente, la sua famiglia, cui hanno ceduto il proprio debito deteriorato, è sottoposto a operazioni di strozzinaggio. I 110.000 iscritti al sindacato ci dicono di fare attenzione a quanto sta accadendo, perché è una bomba sociale. (Applausi dal Gruppo FdI) . A fronte di questo, voi cosa fate? Intervenite dalla parte di chi innesca la bomba sociale e non dalla parte di chi è vittima della bomba sociale: un milione e duecentomila famiglie, in gran parte imprenditori, artigiani, commercianti del Nord produttivo, che sono finiti nella centrale rischio della Banca d'Italia e non possono più operare. Io vi prego, come ha fatto l'avvocato in mutande (che poi è un noto docente di diritto civile) di esaminare il nostro provvedimento e di non chiudervi nel vostro Palazzo. Noi proponevamo una soluzione: la possibilità di riscattare il debito da parte di colui che, ovviamente, non era riuscito a pagarne le rate. Era, perché ovviamente il provvedimento lo limitiamo ai crediti deteriorati già dichiarati tali il 31 dicembre dello scorso anno. È un fenomeno che riguarda la crisi sociale, finanziaria e bancaria degli ultimi cinque anni e non pensiamo, ovviamente, che possa essere un provvedimento a regime. Serve a sanare il grande scandalo delle banche. Dov'è finita la Commissione banche? Dov'è finita la Commissione di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, che doveva esaminare anche questo? Ieri lo abbiamo denunciato pubblicamente e oggi si è svegliato il Presidente della Camera, chiedendo finalmente i nominativi ai Gruppi. BOTTICI (M5S) . Chiedeteli al Partito Democratico e a Forza Italia i nomi. URSO (FdI) . Avete bisogno ogni volta del nostro allarme? Dove dormite, tra i guanciali del potere? Ebbene, noi proponevamo e proponiamo che, quando vengono ceduti i crediti deteriorati, la banca informi il debitore, che avrà tre mesi di tempo per riscattarli, pagando di più rispetto a quanto gli sono stati venduti, ma in maniera congrua, così da non essere sottoposto, come succede ogni giorno, allo stalking bancario, che costituisce reato, e da non essere alla mercé degli usurai, sempre secondo quanto denunciato dai bancari italiani. Questo permetterebbe anche di riportare in bonus , perché verrebbero cancellati dalla centrale rischi della Banca d'Italia, 1,2 milioni di artigiani, imprenditori, commercianti e famiglie, presenti in gran parte nel Nord del nostro Paese, ma anche al Sud ovviamente. È possibile che la Lega abbia dimenticato questo? È possibile che il MoVimento 5 Stelle abbia cancellato dalle cinque stelle innanzitutto la lotta agli oligopoli finanziari che stanno speculando sul dramma sociale del nostro Paese? Noi ve lo diciamo ancora una volta e pretendiamo che il presidente Conte risponda non a noi, ma all'avvocato in mutande di Napoli: è lui che ha detto - non noi - che questa è «la legge delle mutande», che consentirà all'Italia di non finire in mutande. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Galliani. Ne ha facoltà. GALLIANI (FI-BP) . Signor Presidente, signor membri del Governo, colleghi senatori, il provvedimento al nostro esame, con le tante modifiche introdotte durante la discussione alla Camera dei deputati, ha trovato anche un discreto apprezzamento da parte delle organizzazioni degli imprenditori. Va riconosciuto che, rispetto alle norme contenute nel decreto-legge emanato alla fine di aprile, il testo cerca di porre rimedio a quanto non si è fatto finora, in un lungo anno di Governo. Gli imprenditori hanno bisogno di norme che sostengano la propria azione, non perché non siano capaci di intraprendere iniziative da soli, ma perché, sulla base delle regole, prendono le decisioni conseguenti. Chi fa impresa tiene conto del quadro complessivo delle regole, confrontando l'insieme delle condizioni del proprio Paese con quello che possono offrirgli gli altri Paesi, in un mondo ormai sempre più globalizzato, non solo nel settore industriale, ma anche in quello dei servizi. In questo contesto ci sono grandi Paesi, come ad esempio la Cina, che hanno improntato la propria economia su un quadro di politica industriale che ha una programmazione pluriennale e i cui target sono incredibilmente ambiziosi, quanto precisi. Ci sono però anche Paesi più piccoli, al confine con l'Italia o quasi, nell'Est dell'Europa e nel Sud del Mediterraneo, che offrono condizioni di favore. Quindi, nel valutare dove avviare un'attività, dove portare i propri capitali o dove chiedere credito, l'imprenditore italiano tiene certamente presente il quadro complessivo di regole e di opportunità. Per questo l'introduzione di agevolazioni ad investire nel nostro Paese deve essere sempre accolta favorevolmente. Questo però è solo un piccolo passo che introduce misure nuove e ne replica alcune che hanno già funzionato in passato. L'obiettivo deve essere quello di scongiurare la fuga di imprese italiane all'estero e, al contempo, di creare un tessuto di disposizioni di favore per chi voglia fare impresa in Italia, con un quadro di regole che sia però organico e duraturo. Ben venga, quindi, la reintroduzione del super ammortamento al 130 per cento che, con il limite ai 2,5 milioni, è mirato soprattutto alle medie e piccole imprese che vogliano investire in beni strumentali. Benvenuta alla cosiddetta mini-Ires, un regime fiscale che fa scendere gradualmente l'aliquota al 20 per cento per i piccoli imprenditori, che sarà a regime dal 2023. Può essere considerata un'aliquota accettabile, tenuto conto del fatto che una piccola azienda coincide quasi sempre con la persona che la guida, che le dedica tutta la propria vita e che ha tutta la voglia di reinvestire i propri utili nell'attività in cui crede. Altra norma di buon senso è quella che prevede la deducibilità dell'Imu dalle imposte sui redditi. Va premesso che una tassa sugli immobili strumentali sarebbe meglio che non ci fosse; ma arrivare a una deduzione che gradualmente diventa del 100 per cento dal 2023 è comunque un fatto positivo. Mentre passavo in rassegna le misure di questo decreto-legge, ho rilevato che molte delle misure, anche di buon senso, entrano però a regime fra tre o quattro anni. È mancato quindi il coraggio di inserire previsioni più generose da subito, che avessero un effetto a partire da quest'anno sulla crescita, la quale invece resterà molto bassa, poco sopra lo "zero virgola". Sono mancate le coperture finanziarie che dovrebbero sostenere le buone misure a sostegno degli imprenditori; ci sono poco più di 400 milioni di euro. È ancora poco, se paragonato con quanto stanziato per altre misure di bandiera, reddito di cittadinanza e quota 100, che costeranno poco meno di 8 miliardi rispetto agli 11 preventivati e che avranno un impatto molto basso sulla crescita, ma elevato sulla spesa pubblica. È apprezzabile anche il primo passo verso le norme che rimettono in moto i cantieri, peraltro abbellendo le città attraverso piani di rigenerazione urbana; ma è solo un piccolissimo passo.