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Intanto la Russia si organizza per vendere il gas ad Est, alla Cina e all'India. Chi sarà travolto, quindi, dai costi della guerra? Certamente l'Europa e certamente l'Italia, mentre gli Stati Uniti d'America sono in una botte di ferro, perché per noi la Russia è il secondo o terzo partner commerciale, mentre per gli Stati Uniti è solo il trentesimo partner commerciale. Questo naturalmente se non scoppierà la terza guerra mondiale, perché è stato calcolato che con la bomba atomica l'Italia sarebbe spazzata via in soli dodici minuti. Pace. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, io ho condiviso gran parte dell'intervento del senatore Zanda, nell'impostazione che egli ha voluto dare al suo intervento. Condivido senza se e senza ma il fatto che c'è stata una grave violazione del diritto internazionale, della Carta dell'ONU. C'è un Paese aggressore e c'è un Paese aggredito che si difende da giorni strenuamente, con l'aiuto dell'Occidente e anche del nostro Paese. Non dobbiamo avere esitazioni su questo. (Applausi) . Il neneismo appartiene alla storia di questo Paese e qualcuno oggi vorrebbe farlo rivivere con qualche resipiscenza comportamentale, perché quando era Presidente del Consiglio aveva aumentato le spese della difesa, ma improvvisamente ritiene che tutto ciò non sia conveniente e non riesce a spiegarlo i suoi elettori. Prima la senatrice Nugnes ci ha spiegato che avevano chiesto i voti per questo: allora quei voti dovete restituirli, perché li avete presi illegittimamente, non democraticamente, perché avete violato i principi sui quali si fonda la nostra Carta costituzionale, cioè la libertà di manifestazione del pensiero. Avete imposto un pensiero via etere e su di esso avete cercato conferma più che nelle urne. Cosa sta succedendo in questi giorni? Noi ovviamente ci auguriamo come tutti che questa guerra finisca presto e che la diplomazia riesca a trovare una soluzione, però non possiamo pretendere e pensare che tutto ciò accada così da solo, per autofacilitazione. Hegel diceva che la storia è come il banco da macellaio. Sono parole terribili. Lo stesso autore ha detto che la storia è finita. In realtà la storia ricomincia sempre dalla fine di qualcosa, si ripresenta. Era convinto che con Napoleone si fosse costituita la grande codificazione d'Europa e che l'Europa entrasse in una epoca di pace. Non è successo questo. Abbiamo avuto il Novecento, un secolo con due guerre mondiali e oggi ci troviamo ancora una guerra dentro l'Europa. Rispetto ad essa, io rilevo una caratteristica particolare, successiva all'evento, che qualcuno ha dimenticato, che ha segnato il momento più brillante della politica estera dal 2000 in poi. Parlo di Pratica di Mare, con il presidente Berlusconi, quando Putin stesso ebbe a dire: inizia una collaborazione con la Nato. E qui non potete smentirmi. Quella è una visione nella quale noi italiani dobbiamo riconoscerci. La storia della Russia è una storia vicina all'Europa, una storia dell'Europa. Emanuele Severino, prima di morire, riconobbe questo, dicendo che una caratteristica indiscussa dell'abilità politica di Berlusconi fu vedere nella Russia di allora, nella Russia di Putin, la possibilità di un avvicinamento agli ideali e alle posizioni europee. Poi ce ne siamo dimenticati. Improvvisamente il mondo è cambiato. C'è stata la primavera araba, c'è stato di tutto e tutto è accaduto. Penso alla vicenda della Crimea del 2014. Ci siamo girati dall'altra parte; il mondo si è girato dall'altra parte. Abbiamo lasciato che quella invasione avesse luogo e nessuno ha detto alcunché. Anzi, qualcuno sostiene che ci siamo di fatto alleati e che abbiamo chiesto un voto alleandoci con la Russia di Putin, che avrebbe combattuto il terrorismo internazionale. D'accordo, ma nel frattempo qualcosa era successo in quel Paese. Sarà forse una memoria, saranno le memorie del sottosuolo, sarà il sottosuolo russo che determina queste cose. Non voglio citare Dostoevskij, ma Ivan Karamazov sicuramente avrebbe pensato all'Europa, non come una Europa di invasione, ma come una culla di civiltà. Noi oggi non dobbiamo avere dubbi ed esitazioni sulla collocazione del nostro Paese. Bene ha fatto e bene fa il Presidente del Consiglio dei ministri ad avere una posizione chiara, a tratti anche intransigente, rispetto a talune resipiscenze. A mantenersi fedele a una posizione chiara e univoca dell'Occidente, in un momento in cui Putin addirittura sostiene che sta conducendo una guerra contro il relativismo. Stia tranquillo, perché quella battaglia contro il relativismo l'avevano già vinta un Papa polacco e poi un Papa tedesco. Oggi abbiamo l'azione di Papa Francesco. Lo dice una persona che non frequenta ogni domenica la chiesa, ma che è convinta che esista un ordine nel mondo ed esista la possibilità di garantire la pace nel mondo non attraverso l'ampliamento delle sfere di influenza. Questa non è una guerra di conquista, ma mi sembra una guerra di posizionamento. Vi è quasi l'idea che ci siano degli imperi: non più nazioni, ma imperi. L'impero russo e cinese, che vuole governare il mondo, contro l'impero occidentale o ciò che ne rimane e, dico io sommessamente, l'impero latino. A sostenere questo era proprio un russo, che negli anni Trenta insegnava Hegel a Parigi. Diceva proprio questo: finirà così. Ebbene, quel funzionario, che si chiamava Kojève, era colui che realizzò il WTO per conto della Francia. Quindi, fu un funzionario del Ministero degli esteri, che organizzò il commercio internazionale, ad immaginare che questa sarebbe stata la sorte del mondo, la sorte dell'Europa. Abbiamo teorizzato la fine della storia, ma siamo alla fine della fine della storia, quindi sempre a un nuovo inizio. L'inizio non può che corrispondere a degli atti concreti, ossia a ciò che l'altro giorno in quest'Aula è stato chiesto durante un confronto con il Governo: un impegno concreto per la popolazione ucraina, i rifugiati e i bambini, soprattutto coloro che arrivano qui senza tutele, ovvero i minori non accompagnati. C'è stato un impegno preciso del Governo. Avremmo voluto presentare un emendamento, che è stato superato dalla volontà di imporre un ordine del giorno che, in realtà, non abbiamo potuto presentare perché le cose stanno così. Siamo arrivati in Aula senza relatore e probabilmente verrà posta la fiducia. Non ho dubbi sul fatto che l'Occidente sia ancora una culla di valori, anche se complessi e complicati, e che molte cose debbano essere ripensate e riviste. Personalmente ho anche molte difficoltà a riconoscermi nella diffusione di alcuni concetti, però non ho dubbi su un fatto, ossia che l'Italia debba mettere tutto ciò che può a disposizione di chi combatte per la difesa della propria autodeterminazione, della propria libertà, del proprio popolo e del proprio territorio. Credo non vi siano altre cose da aggiungere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fusco. Ne ha facoltà. FUSCO (L-SP-PSd'Az) .