[pronunce]

1.1.- La questione è stata sollevata nell'ambito di un giudizio promosso dal sindacato Unione Italiana del Lavoro (UIL) Scuola Nazionale, unitamente a cinque docenti, che avevano impugnato i bandi di concorso adottati tra il marzo e l'aprile 2018 da alcune scuole italiane all'estero, ai sensi del citato art. 31, comma 2, del d.lgs. n. 64 del 2017, per il reclutamento del personale docente cosiddetto locale cui affidare alcuni specifici insegnamenti obbligatori nell'ordinamento italiano, nonché il decreto 8 gennaio 2018, prot. n. 3615/2501, del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale­Direzione generale per la promozione del sistema Paese. Il giudice a quo rappresenta che i ricorrenti, hanno, tra l'altro, censurato la previsione negli atti impugnati del possesso di un titolo di residenza pari ad almeno un anno nel Paese estero ove dovrebbe svolgersi il rapporto di lavoro quale requisito di partecipazione per la selezione, «requisito che, in particolare, i cinque professori ricorrenti hanno allegato di non possedere». Con sentenza parziale il Collegio ha deciso tutte le questioni, fatta salva l'eccezione prospettata dai ricorrenti di illegittimità costituzionale della disposizione di cui all'art. 31, comma 2, del d.lgs. n. 64 del 2017, per asserito contrasto con gli artt. 3 e 97 Cost. in riferimento alla violazione del principio del pubblico concorso, nella parte in cui prevede il predetto requisito. 1.2.- Esclusa la possibilità di un'interpretazione adeguatrice della norma censurata, atteso il suo chiaro tenore letterale, il TAR rimettente ritiene la questione rilevante e non manifestamente infondata. In ordine alla rilevanza, il giudice a quo evidenzia che i provvedimenti contestati riproducono il requisito della residenza da almeno un anno nel paese estero ospitante contemplato dalla disposizione denunciata e che «[i] professori ricorrenti non possono prendere parte alle selezioni perché non posseggono il requisito suddetto. Da qui l'impugnazione - per tale specifico motivo - dei bandi e del decreto ministeriale presupposto». Per queste ragioni il rimettente ritiene che la decisione del giudizio (limitatamente all'unico profilo ancora da decidere) «non può prescindere dalla valutazione circa la legittimità costituzionale della norma di legge che ha introdotto il requisito censurato», in quanto il suo eventuale annullamento determinerebbe l'illegittimità derivata degli atti amministrativi impugnati e, quindi, l'accoglimento della censura sollevata dai ricorrenti. A sostegno della non manifesta infondatezza, il giudice rimettente, richiamata la giurisprudenza di questa Corte in ordine al criterio del concorso come strumento per il reclutamento nel pubblico impiego, afferma che la previsione da parte della disposizione censurata del requisito della residenza da almeno un anno nel paese ospitante si porrebbe contestualmente in contrasto con gli artt. 3, 51 e 97 Cost. Relativamente alla violazione del principio di uguaglianza posto dall'art. 3 Cost., il giudice a quo afferma che il requisito in oggetto determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra i candidati, indirizzando la selezione in modo irragionevole a vantaggio di coloro che per ragioni di nascita o di origine possono vantare col paese di destinazione un più forte legame, a discapito degli altri candidati. Quanto alla lesione dell'art. 51 Cost., il TAR rimettente assume che il contestato requisito previsto per l'accesso al pubblico impiego (costituito dal posto di docente delle scuole statali all'estero) non risulterebbe assistito da adeguate ragioni giustificatrici di interesse pubblico nei termini indicati dalla ricordata giurisprudenza costituzionale, e finirebbe per ridurre in modo arbitrario e irragionevole la platea dei possibili candidati. Da ultimo, in ordine alla violazione dell'art. 97 Cost., in riferimento al principio del buon andamento della pubblica amministrazione, il TAR rimettente deduce che non sussisterebbe un collegamento funzionale tra il requisito della previa residenza ultrannuale nel paese ospitante e l'esigenza di buon andamento dell'amministrazione scolastica statale all'estero, in quanto tale requisito è imposto per l'insegnamento delle materie obbligatorie secondo l'ordinamento italiano, rispetto al quale viene meno ogni possibile collegamento con l'esperienza di vita all'estero che tale requisito sembra voler perseguire, laddove la stessa conoscenza dell'ambiente locale connesso alla pregressa residenza non costituisce adeguato e ragionevole criterio di preselezione, non essendo ricollegabile all'assolvimento del servizio richiesto. 2.- Vanno preliminarmente esaminate le eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato. 2.1.- Secondo la difesa statale l'ordinanza non assolverebbe alle prescrizioni della giurisprudenza di questa Corte circa la necessaria autosufficienza delle argomentazioni addotte a sostegno del dubbio di costituzionalità, poiché il rimettente si sarebbe limitato a riprodurre quanto prospettato dai ricorrenti. Senonché dalla lettura dell'ordinanza non emergono elementi che confortano il predetto assunto difensivo. Le argomentazioni addotte dal giudice rimettente risultano, difatti, svolte in modo autonomo, in quanto non rinviano alle deduzioni dei ricorrenti del giudizio principale, né richiamano passaggi argomentativi da essi svolte negli scritti difensivi, laddove non rileva che esse, eventualmente, si ispirino o facciano proprio quanto dedotto dai ricorrenti negli atti depositati nel giudizio principale. 2.2.- La difesa statale eccepisce, altresì, che nell'ordinanza sarebbe del tutto carente la motivazione da parte del giudice a quo sulla impossibilità di esperire interpretazioni costituzionalmente orientate della disposizione censurata. Anche questa eccezione va disattesa. Innanzitutto, il Collegio rimettente ha chiaramente ravvisato nel tenore letterale della disposizione censurata l'impedimento a una sua diversa interpretazione compatibile con il dettato costituzionale. In effetti, il dettato della disposizione, nella sua essenzialità e univocità, non si presta a dubbi di sorta. Inoltre, le deduzioni svolte sul punto dalla difesa statale riguardano il merito della questione, e non già la sua ammissibilità (ex plurimis, sentenze n. 11 del 2020 e n. 12 del 2019). Deve dunque ritenersi assolto da parte del rimettente l'onere che su di lui incombe per consentire di superare sul punto il vaglio di ammissibilità (ex plurimis, sentenze n. 189 del 2019, n. 135 del 2019, n. 12 del 2019 e n. 221 del 2015). 3.- Nel merito la questione non è fondata. 3.1.- La disposizione censurata costituisce uno specifico aspetto della disciplina dettata dall'art. 31, comma 2, del d.lgs. n. 64 del 2017, riguardante la possibilità per le scuole italiane all'estero di affidare, attraverso apposite procedure concorsuali, insegnamenti obbligatori nell'ordinamento italiano a personale italiano e straniero in possesso di determinati requisiti,