[pronunce]

che, in particolare, la difesa statale deduce che in relazione al testo originario dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada è già intervenuta l'ordinanza della Corte costituzionale n. 125 del 2008, la quale ha affermato che appare conforme al principio di ragionevolezza «la scelta del legislatore di reprimere più intensamente, mediante l'irrogazione anche della sanzione accessoria della confisca del mezzo, oltre che di quella pecuniaria», non soltanto «l'infrazione consistente nell'inosservanza dell'obbligo di indossare il casco protettivo (posta in essere dal conducente di un veicolo a due ruote o da eventuali passeggeri trasportati a bordo dello stesso)», ma anche «altre infrazioni» (tra le quali anche quella oggetto del giudizio principale) «che condividono, con la prima, la medesima funzione di prevenire i rischi specifici derivanti da quegli incidenti nei quali risultino coinvolti veicoli a due ruote». Considerato che il Tribunale di Trieste ha sollevato – in riferimento agli articoli 3 e 42 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'articolo 213, comma 2-sexies, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel suo testo originario, introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c), numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione), a sua volta introdotto dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168; che il giudice a quo censura la norma «nella parte in cui disponeva la confisca in tutti i casi in cui il ciclomotore o motociclo fosse stato adoperato per commettere una delle violazioni amministrative di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171» del medesimo codice della strada, ritenendo la stessa applicabile – in base al corretto presupposto di dover decidere la controversia devoluta al suo esame proprio facendo applicazione, ratione temporis, del previgente testo di tale norma – alla fattispecie oggetto del giudizio principale; che, in via preliminare, deve essere dichiarata la manifesta inammissibilità della censura formulata in riferimento all'art. 42 Cost., non avendo il remittente addotto alcuna motivazione in relazione all'ipotizzato contrasto tra la contestata disposizione e tale parametro costituzionale; che quanto, invece, alla violazione dell'art. 3 Cost. la questione è manifestamente infondata, avendo questa Corte già più volte vagliato, sempre con esito negativo, il preteso difetto di ragionevolezza della norma censurata (ordinanza n. 125 del 2008; ordinanze n. 256 e n. 196 del 2008); che, difatti, la Corte ha ritenuto sorretta «da una adeguata ragione giustificativa» la scelta del legislatore di «reprimere più intensamente, mediante l'irrogazione anche della sanzione accessoria della confisca del mezzo, oltre che di quella pecuniaria», sia «l'infrazione consistente nell'inosservanza dell'obbligo di indossare il casco protettivo (posta in essere dal conducente di un veicolo a due ruote o da eventuali passeggeri trasportati a bordo dello stesso)», sia quelle altre infrazioni che condividono, con la prima, «la medesima funzione di prevenire i rischi specifici derivanti da quegli incidenti nei quali risultino coinvolti veicoli a due ruote» (ai quali, a tutti gli effetti, deve essere equiparato il “quadriciclo”, ai sensi dell'art. 53, lettera h, del codice della strada); che, infatti, si è «ritenuto di identificare la ratio legis della più accentuata risposta punitiva» – a cui sono assoggettate le infrazioni de quibus «attraverso la previsione della sanzione accessoria della confisca» del mezzo – «nella necessità di prevenire i rischi specifici conseguenti alla utilizzazione dei veicoli a due ruote» (ordinanze n. 256, n. 196 e n. 125 del 2008); che si è, pertanto, precisato che le «misure dirette ad attenuare le conseguenze che possano derivare dai traumi prodotti da incidenti, nei quali siano coinvolti motoveicoli», risultano dettate da esigenze tali da escludere che il più severo trattamento punitivo – previsto dal testo originario dell'art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada, per le violazioni amministrative di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del medesimo codice – limiti irragionevolmente la «estrinsecazione della personalità» del soggetto sanzionato (ordinanze n. 256, n. 196 e n. 125 del 2008); che, pertanto, non essendo state prospettate censure nuove e diverse da quelle già esaminate da questa Corte, la censura di violazione dell'art. 3 Cost. deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 213, comma 2-sexies, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel suo testo originario, introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c), numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 (Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione), a sua volta introdotto dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168, sollevata, in riferimento all'articolo 42 della Costituzione, dal Tribunale di Trieste, con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del medesimo art. 213, comma 2-sexies, del d.lgs. n. 285 del 1992, sempre nel suo testo originario, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Trieste, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 dicembre 2008. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 dicembre 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA