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nei giorni scorsi gli organi di stampa hanno riportato la notizia secondo cui, ai sensi del decreto interministeriale del 7 agosto 2020, adottato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il compenso del presidente dell'INPS è stato incrementato da 62.000 a 150.000 euro lordi annui; il medesimo decreto interministeriale dispone altresì che il compenso del vicepresidente sia ora di 40.000 euro annui, che salgono a 60.000 in caso di deleghe; l'aumento stipendiale è retroattivo, in quanto efficace a decorrere dalla data di nomina del presidente, del vice presidente e dei consiglieri di amministrazione; l'insediamento dell'attuale consiglio di amministrazione, presieduto dal professor Pasquale Tridico, è avvenuto in data 15 aprile 2020, ma il presidente è stato nominato in precedenza, con decreto del Presidente della Repubblica 22 maggio 2019; la Direzione risorse umane dell'INPS, attraverso un comunicato stampa del 26 settembre 2020, ha riferito che al presidente Tridico non sono stati corrisposti arretrati a seguito dell'emanazione del decreto del 7 agosto 2020 e che gli uffici non prevedono di erogare alcun arretrato per il periodo che va da maggio 2019 al 15 aprile 2020, in quanto la decorrenza dei predetti compensi è fissata al 15 aprile 2020, data di insediamento del consiglio di amministrazione; nonostante le smentite, gli organi di stampa avrebbero accertato che l' iter per l'incremento stipendiale sarebbe iniziato durante il mandato del Governo Conte I e che sia il Presidente del Consiglio dei ministri, sia il Ministro del lavoro pro tempore , Luigi Di Maio, ne sarebbero stati messi a conoscenza; ai sensi dell'articolo 3, comma 11, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 479, gli emolumenti del presidente e dei componenti del consiglio di amministrazione di INPS e INAIL sono infatti definiti, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con decreto del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell'economia; la disposizione richiamata è stata peraltro introdotta dall'articolo 25, comma 1, lettera f) , del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, istitutivo del reddito di cittadinanza; come riferiscono gli organi di stampa, in una nota del 12 giugno 2019 dell'allora capo di gabinetto del Ministro del lavoro, Vito Cozzoli, indirizzata alla Direzione generale per le politiche previdenziali, figurerebbero le cifre da elargire al consiglio di amministrazione dell'INPS: 150.000 euro al presidente, 100.000 euro al vicepresidente e 23.000 euro ai tre consiglieri di amministrazione; la nota, secondo quanto riferiscono gli organi di stampa, sarebbe stata trasmessa per conoscenza al Presidente del Consiglio Conte, al Ministro dell'economia Tria e al ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta, per una valutazione definitiva di congruenza degli importi ai fini della predisposizione del decreto ministeriale, decreto che è stato successivamente adottato dai ministri Catalfo e Gualtieri il 7 agosto 2020, si chiede di sapere: se la nota del 12 giugno 2019 sia stata effettivamente trasmessa al Presidente del Consiglio dei ministri e, in caso affermativo, come sia possibile che lo stesso Presidente non ne fosse a conoscenza; come sia possibile che il Ministro del lavoro pro tempore , Luigi Di Maio, chieda oggi chiarimenti su una vicenda di competenza del suo Ministero, avviata quando egli ne era alla guida; se gli incrementi stipendiali siano stati definiti, nel rispetto della legge, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e se essi decorrano dalla data di nomina del presidente o dalla data di insediamento del consiglio di amministrazione; come si giustifichi un incremento stipendiale adottato in un momento di grave crisi e disposto in favore dei vertici di un istituto previdenziale, l'INPS, che tarda ad erogare la cassa integrazione a migliaia di italiani, nonostante il trattamento sia previsto dalla legge per contrastare gli effetti dell'emergenza COVID-19. Atto n. 3-01948 MALAN Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno Premesso che: l'articolo 4 della legge 8 marzo 1989, n. 101, recante norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione delle comunità ebraiche italiane, al comma 1, "riconosce agli ebrei il diritto di osservare il riposo sabbatico che va da mezz'ora prima del tramonto del sole del venerdì ad un'ora dopo il tramonto del sabato" e al comma 3 stabilisce che nel "fissare il diario di prove di concorso le autorità competenti terranno conto dell'esigenza del rispetto del riposo sabbatico"; previsioni analoghe sul riposo sabbatico sono recate dall'articolo 17 della legge 22 novembre 1988, n. 516, recante norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno; come pubblicato anche dal Ministero dell'interno, nella Gazzetta Ufficiale n. 137 del 13 giugno 2019, sabato 10 e domenica 11 ottobre 2020 si celebrano Shemini Atzeret e Simchat Torà (festa della Torà), ottavo giorno della festa dei Succot, cui, in virtù dell'articolo 5 della legge n. 101 del 1989, si applicano le medesime norme dell'articolo 4; la RAI - Radio Televisione Italiana ha indetto un concorso da svolgersi sabato 10 ottobre presso la fiera di Roma; da fonti di stampa risulta che sia stata offerta la possibilità a chi si è dichiarato ebreo di sostenere la prova lunedì 12, mentre nulla risulta sia stato detto o fatto nei confronti di eventuali avventisti; il bando di concorso, in ogni caso, non richiede, né potrebbe richiedere, di dichiarare la propria appartenenza alla religione ebraica o alla chiesa avventista del 7° giorno e la possibilità per gli interessati di farsi avanti autonomamente, che non risulta che sia stata ufficializzata, imporrebbe di dare conto del proprio credo religioso, cosa contraria alla legge; lo svolgimento della prova in data e con quesiti diversi impedirebbe l'uniformità delle condizioni tra i concorrenti, si chiede di sapere come i Ministri in indirizzo intendano intervenire presso la RAI, di cui il Ministero dell'economia e delle finanze è azionista al 99,56 per cento, per evitare violazioni di leggi sulle confessioni religiose, la cui gestione è in capo al Ministero dell'interno. Atto n. 3-01949 MONTEVECCHI VANIN ANGRISANI CORRADO PAVANELLI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: da recenti notizie di stampa, tra cui l'articolo del "Corriere della Sera" del 23 settembre 2020 intitolato "Recanati, la lotta del FAI contro la discarica", si apprende che con provvedimento dell'assemblea territoriale d'ambito (ATA) della Provincia di Macerata sono state individuate, in riferimento al piano regionale di gestione dei rifiuti e alla delibera del Consiglio provinciale n. 8 del 3 agosto del 2017, le aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti;