[pronunce]

Il ricorrente ricorda che l'art. 31 della legge regionale n. 35 del 2011 nella sua originaria formulazione è stato già impugnato dinnanzi alla Corte costituzionale, poiché nel disporre variazioni di bilancio in termini di competenza e di cassa, determinava un saldo negativo pari ad euro 1.900.000,00, in violazione dell'art. 81, quarto comma, Cost. Il ricorrente rileva inoltre che l'art. 85 della legge della Regione Abruzzo n. 15 del 2004 detta norme in materia di recupero dei sottotetti e che alla luce dell'aleatorietà delle predette entrate, il comma 5 dell'art. 31 dispone che l'erogazione della spesa sia consentita solo nei limiti delle entrate preventivamente accertate dalla Giunta regionale. Pertanto, secondo l'Avvocatura, il legislatore regionale, rinviando ad un provvedimento della Giunta regionale la copertura finanziaria, violerebbe l'art. 81, quarto comma, Cost. A sostegno dei motivi del ricorso si osserva altresì che l'art. 17, comma 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (Legge di contabilità e finanza pubblica) - le cui disposizioni, a mente dell'art. 1, comma 4, costituiscono «principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione e sono finalizzate alla tutela dell'unità economica della Repubblica italiana, ai sensi dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione» - prevede che «in attuazione dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ciascuna legge che comporti nuovi o maggiori oneri indica espressamente, per ciascun anno e per ogni intervento da essa previsto, la spesa autorizzata, che si intende come limite massimo di spesa, ovvero le relative previsioni di spesa, definendo una specifica clausola di salvaguardia, da redigere secondo i criteri di cui al comma 12, per la compensazione degli effetti che eccedano le previsioni medesime. In ogni caso la clausola di salvaguardia deve garantire la corrispondenza, anche dal punto di vista temporale, tra l'onere e la relativa copertura. La copertura finanziaria delle leggi che comportino nuovi o maggiori oneri, ovvero minori entrate, è determinata esclusivamente attraverso le seguenti modalità: a) mediante utilizzo degli accantonamenti iscritti nei fondi speciali previsti dall'articolo 18, restando precluso sia l'utilizzo di accantonamenti del conto capitale per iniziative di parte corrente, sia l'utilizzo per finalità difformi di accantonamenti per regolazioni contabili e debitorie e per provvedimenti in adempimento di obblighi internazionali; b) mediante riduzione di precedenti autorizzazioni legislative di spesa; ove dette autorizzazioni fossero affluite in conti correnti o in contabilità speciali presso la Tesoreria statale, si procede alla contestuale iscrizione nello stato di previsione dell'entrata delle risorse da utilizzare come copertura; c) mediante modificazioni legislative che comportino nuove o maggiori entrate; resta in ogni caso esclusa la copertura di nuovi o maggiori oneri di parte corrente attraverso l'utilizzo dei proventi derivanti da entrate in conto capitale». 7.- Con memoria di costituzione depositata in cancelleria il 20 febbraio 2012, previa delibera della Giunta regionale del 16 febbraio 2012, si è costituita la Regione Abruzzo nel giudizio introdotto con ricorso n. 9 del 2012. 7.1.- In via preliminare la resistente assume la genericità della censura relativa all'asserita violazione, da parte dell'art. 2 della legge reg. Abruzzo n. 39 del 2011, dell'art. 81, quarto comma, Cost. e della norma interposta di cui all'art. 25 del d.lgs. n. 76 del 2000, contenente principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di contabilità delle Regioni, sul presupposto che l'impiego di economie vincolate sarebbe stato disposto senza previa approvazione del rendiconto generale relativo all'esercizio finanziario 2010. Difatti, a giudizio della Regione, non sarebbe stata evidenziata la consistenza né la ratio che consentirebbe di individuare la violazione della norma interposta, di modo che di fatto sarebbe meramente enunciata anche la lesione del parametro costituzionale. Difatti, l'art. 25 del d.lgs. n. 76 del 2000 dispone che «I risultati della gestione sono dimostrati nel rendiconto generale annuale della regione. Il rendiconto generale comprende il conto del bilancio relativo alla gestione del bilancio ed il conto generale del patrimonio». Secondo la resistente, in buona sostanza, la norma richiamata non conterrebbe disposizioni inerenti l'incidenza del rendiconto dell'anno precedente rispetto alle previsioni di competenza dell'esercizio in corso, ma al contrario descriverebbe semplicemente i contenuti e la funzione del documento contabile. Inoltre l'articolato normativo citato non porrebbe alcuna prescrizione in merito ai tempi di approvazione del rendiconto dell'esercizio precedente e, pertanto, non troverebbe alcun riscontro la connessione operata dal Governo tra l'art. 25 in esame e la mancata approvazione del rendiconto di gestione dell'anno precedente. Osserva sul punto la resistente che l'art. 29 del d.lgs. n. 76 del 2000 fissa alla data del 30 giugno dell'anno successivo il termine di natura ordinatoria per l'approvazione del rendiconto di gestione e che quest'ultimo non avrebbe alcuna incidenza sulla formazione del bilancio dell'esercizio finanziario successivo. Inoltre l'art. 22 del d.lgs. n. 76 del 2000 al comma 5 prevede che «Fino a quando non sia approvato il rendiconto» dell'esercizio «non si tiene conto» delle spese finanziate dalle assegnazioni statali «ai fini del calcolo dell'eventuale disavanzo di cui all'art. 5 comma 2» dello stesso decreto. Secondo la Regione la piena legittimità dell'imputazione di fondi vincolati in relazione a rendiconti in fase di approvazione emergerebbe dalla lettura del combinato disposto dell'art. 21, comma 2, del d.lgs. n. 76 del 2000 - in base al quale «costituiscono residui passivi le somme impegnate (...) e non pagate entro il termine dell'esercizio» e «non è ammessa la conservazione nel conto dei residui di somme non impegnate» - e dell'art. 22 del medesimo decreto, che prevede l'assegnazione alle Regioni di risorse con vincolo di destinazione. A riprova di queste affermazioni la resistente richiama l'art. 34 della legge della Regione Abruzzo 25 marzo 2002, n. 3 (Ordinamento contabile della Regione Abruzzo), secondo cui «nel bilancio annuale sono iscritti appositi fondi necessari per: (...) c) la riassegnazione di economie relative ad assegnazioni statali e comunitarie con vincolo di destinazione». Dal tenore del suddetto combinato disposto non conseguirebbe alcuna violazione dell'art. 25 del d.lgs. n. 76 del 2000, quale norma interposta in relazione all'art. 81, quarto comma, Cost., ad opera dell'art. 2 della legge reg.