[resaula]

Vorrei soffermarmi sul rapporto, nell'ambito delle relazioni internazionali, tra Unione europea e Russia. Il Consiglio offrirà una finestra di discussione sui rapporti tra Unione europea e Russia, e sarà questa una nuova occasione per stabilire, con i colleghi europei, come declinare coerentemente l'approccio che definisco a doppio binario - cioè, fermezza, ma coniugata al dialogo - nei confronti di Mosca, che resta un attore ineludibile per la soluzione delle principali crisi internazionali. Ricordo a questo proposito che il 24 ottobre sarò a Mosca a incontrare Putin e, in occasione di questa mia visita, avrò modo di confrontarmi con lui su temi internazionali e di sicurezza. La politica europea nei rapporti con la Russia resta legata ai cinque principi concordati a 28 nel marzo 2016: le sanzioni fini a se stesse non fanno che danneggiare le nostre imprese, che invece questo Governo intende tutelare e sostenere, e la stessa società civile russa. In questo quadro - già a giugno scorso, a dire il vero - abbiamo espresso l'esigenza di dare grande attenzione a tale aspetto, anche attraverso programmi di supporto alle piccole e medie imprese. In questa prospettiva, come ribadirò ai colleghi europei, riteniamo si debba continuare a ragionare mantenendo, però, l'unitarietà della posizione dell'Unione europea nei rapporti con Mosca. Signor Presidente, gentili senatrice e cari senatori, questa è la posizione che intendo rappresentare in sede europea. Chiedo il vostro pieno sostegno, nella ferma convinzione che sia questa la strada giusta per portare anche in Europa quel cambiamento autentico che i cittadini del nostro Paese ci chiedono e si aspettano. Vi ringrazio per l'attenzione. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Saluto ad una delegazione bicamerale del Parlamento indiano PRESIDENTE . È presente in tribuna una delegazione bicamerale del Parlamento indiano, guidata dal ministro di Stato per gli affari parlamentari e per le risorse idriche, signor Arjun Ram Meghwal. (Applausi). (L'Assemblea si leva in piedi). Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. STEFANO (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, Presidente del Consiglio, ritengo necessario partire dagli esiti del Consiglio europeo del giugno scorso, che ha coinciso, peraltro, con il suo debutto sulla scena europea. Il ricordo di questo evento è caratterizzato da un principale elemento: la contraddizione, che è il risultato del rapporto tra i suoi commenti trionfalistici e la loro successiva demolizione colpo su colpo, emersa con la lettura ufficiale dei documenti di quell'incontro e di retroscena riportati da suoi omologhi, i quali restituiscono la cifra della imperizia della nostra rappresentanza in quel consesso internazionale. Quanto accaduto a fine giugno si iscrive però nel perimetro delle modalità che caratterizzano la vostra azione di Governo e infatti ha due facce: la prima risponde alla propaganda ed è sempre trionfalistica, la seconda invece riguarda la realtà ed è sempre uno smacco. Ricorda un po' le fiammanti distese di armamenti degli anni Trenta del nostro Paese, un vero trionfo di acciaio italico. In realtà, però poi era pessimo e rabberciato cartone. Quel Consiglio europeo di giugno, scevro del sabotaggio delle solite manine che voi vedete in ogni dove, non ha portato alcun miglioramento rispetto alla gestione condivisa dei migranti, come lei afferma, semmai, al contrario, un preoccupante passo indietro, se penso all'introduzione del principio della volontarietà che cancella i progressi ottenuti nel precedente Consiglio del giugno 2015. Ma non basta. È stato messo un ulteriore paletto, quello della unanimità dei 27 Stati membri, per la procedura di revisione del Regolamento di Dublino. Basterà quindi un solo Orban di turno a far saltare qualsiasi possibilità di modifica. Non mi solleva in tal senso ricordare a me stesso che proprio Lega e MoVimento 5 Stelle già nel novembre 2017 fecero ancora peggio - se posso dire - prima di Orban, avendo votato non a favore della proposta di revisione di quel regolamento e delle politiche relative al diritto di asilo. Pertanto, signor Presidente, è inutile nascondere che l'aspetta un tavolo non facile, perché quello di Strasburgo sarà un Consiglio carico di temi dirimenti per il futuro assetto dell'Unione, dove la finalità squisitamente politica di questo organismo rende ancora più necessaria la credibilità e la capacità di produrre in quel consesso un'efficace sintesi degli interessi del nostro Paese. Un consesso dove siamo chiamati ad essere responsabili e credibili e meno innovativi di come invece ha già voluto dimostrarsi il ministro Savona con il racconto della sua vicenda del milioncino abbondante di euro nei conti svizzeri. Parlavo di una credibilità che spero smetteremo presto di disperdere in quella che si rappresenta ormai come una vera e propria emorragia che si protrae da mesi. Non potete continuare a confondere la rumorosità delle nuove grida manzoniane, le grida di Salvini che vi garantiscono alta visibilità, con la perdita di credibilità che il nostro Paese sta patendo sotto tanti, troppi aspetti, come quelli della reputazione economica, come raccolto dai giudizi di diversi organismi di ogni ordine e grado, dai previsori internazionali all'Ufficio parlamentare di bilancio, fino a quella squisitamente politica con l'uso di toni incendiari che non celano mai l'insulto a chiunque osi obbiettare nel merito. Signor presidente Conte, vorrei essere ancora più chiaro. La scelta politica in ambito europeo non può assumere come termine ultimo l'appiattimento su scelte opportunistiche orientate solo alla prossima campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo. Dico questo perché già nel giugno scorso questo Governo si è piegato in modo imbarazzante agli interessi del gruppo di Visegrad, che sono obiettivamente contro quelli italiani e le finalità dell'Unione. Il gruppo di Visegrad infatti continuerà a non prendere quote di migranti e a non subire sanzioni per questo. In altre parole, state appoggiando i vostri sabotatori, i nostri sabotatori, come in una tipica sindrome di Stoccolma. E questo non solo in tema di migranti, ma anche in quello più grave e preoccupante che riguarda proprio la natura di questa Unione, che è democratica, basata sullo stato di diritto e sul rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo. L'Europa politica che oggi conosciamo e che non sempre ci piace, perché - come sappiamo bene - necessita di affinare procedure maggiormente democratiche, è costata carne e sangue agli europei, ceneri e macerie al nostro continente. In questo senso, anche la Brexit assume un tono e un valore che dobbiamo farci carico di gestire con il peso della storia e del suo insegnamento. Dobbiamo scongiurare una hard Brexit, non solo per le ripercussioni economiche che andrebbero a gravare (Richiami del Presidente) - mi lasci concludere signor Presidente, un minuto - su uno scenario di rallentamento della crescita mondiale, già di per sé preoccupante, ma per salvaguardare i diritti degli italiani presenti sul territorio inglese, dal punto di vista sociale, del lavoro e della salute.