[resaula]

in Campania, nella ASL di Caserta, nelle scorse settimane i volontari hanno cessato le loro prestazioni, in forma di protesta alla mancata percezione del rimborso mensile negli ultimi 5 mesi, lasciando scoperte le postazioni e costringendo la ASL a misure emergenziali, pur in costanza di rapporto di convenzione con la confraternita di misericordia di Caivano; rilevato che: il SEU campano, così come accade anche in altre regioni italiane, da Nord a Sud, versa in una condizione di evidente caos , in completa assenza di una governance regionale. Le condizioni contrattuali di operatori che svolgono le medesime mansioni sono del tutto difformi; in Campania le postazioni direttamente gestite dalle ASL ormai rappresentano una percentuale irrisoria; le postazioni affidate in convenzione hanno, in alcuni casi, come quello della ASL di Benevento, personale indipendente, in altri casi operatori liberi professionisti con partita IVA, ma molto più frequentemente coprono i turni col personale volontario, che invece dovrebbe operare in affiancamento ad operatori contrattualizzati, in grado di assumere la responsabilità delle prestazioni rese; la condizione di completa disomogeneità determinata dalla gestione dei volontari e degli operatori non consente uniformità nella formazione continua né la condivisione di procedure e protocolli, influendo negativamente sulla qualità del servizio di soccorso in emergenza e urgenza; l'affidamento alle varie onlus , che poi si avvicendano continuamente nelle postazioni col fine di distribuire le risorse tra associazioni del settore, avviene spesso con procedure occasionali e per periodi molto brevi; è il caso della ASL di Salerno, dove, a fronte di un fabbisogno di 19 postazioni programmate, ne sono attive invece 69; le condizioni di lavoro dei volontari sono impietose e drammatiche; gli infermieri hanno turni di lavoro e corrispettivi economici che in caso di contrattualizzazione sarebbero vietati dalla normativa europea; non hanno diritti contrattuali; sono esposti a rischio biologico e alle aggressioni, che continuano a ripetersi, in misura sempre maggiore. Purtuttavia rappresentano l'organico che eroga a tutti gli effetti prestazioni riferibili ai LEA (livelli essenziali di assistenza) per il servizio pubblico; il Servizio sanitario regionale (SSR) è tenuto a garantire l'erogazione dei LEA in emergenza urgenza e l'uniformità della qualità delle prestazioni; nonostante siano programmate da anni e nonostante i ripetuti solleciti dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle della Campania per l'attuazione della risoluzione della commissione competente sulla riorganizzazione del servizio regionale emergenza urgenza, sono ferme e del tutto inattuate la riorganizzazione complessiva del SEU regionale e l'istituzione di un dipartimento regionale a presidio dell'uniformità del medesimo SEU; malgrado il riconoscimento innegabile del prezioso contributo dei volontari, si rende necessario ridimensionare e regolamentare il loro impiego, riportando il volontariato alla sua funzione di attività filantropica fornita a supporto del servizio offerto dal personale competente, così da garantire il rispetto dei profili professionali e delle norme sul lavoro; il quadro illustrato evidenzia un ricorso anomalo ai volontari, i quali nella realtà agiscono come lavoratori in nero pagati con rimborsi forfettari che divengono il loro sostentamento; ciò espone le aziende del SSR a verifiche e sanzioni da parte delle istituzioni di controllo e, dato incisivamente preoccupante, espone i cittadini a prestazioni approssimative, non appropriate e non riconducibili a professionisti incaricati di pubblico servizio, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi nelle sedi di competenza affinché, in attesa di una più ampia e complessiva riorganizzazione del SEU regionale, sia disposto che, laddove le postazioni vengano affidate in convenzione, tutti i bandi relativi debbano prevedere l'obbligo, per ciascuna onlus affidataria del servizio, di garantire la fornitura di equipaggi di soccorso composti da professionisti contrattualizzati, e dunque incaricati di servizio pubblico, e che la presenza dei volontari venga consentita se e qualora si definisca come "affiancamento e supporto" al personale formato da professionisti incaricati. Atto n. 3-01356 TARICCO FEDELI LAUS VALENTE PITTELLA FERRAZZI D'ALFONSO STEFANO IORI VATTUONE ASTORRE PARRINI ROJC CIRINNA' BOLDRINI BITI GIACOBBE MANCA Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: nel gennaio 2018, Leonardo Motera, un ragazzo italiano di origine monregalese, terminati gli studi in Italia, non intravedendo possibilità di lavoro nel nostro Paese, è emigrato in Inghilterra, in cerca di un'occupazione dignitosa, con l'appoggio di un cugino da tempo già residente a Londra, trovando in breve tempo occupazione presso un'impresa edile in qualità di operaio, regolarmente assunto e retribuito per oltre un anno; rimasto senza occupazione e nella ricerca di un nuovo impiego il 30 giugno 2019 ha ricevuto un'offerta di lavoro in una non meglio precisata località fuori Londra, nel settore delle costruzioni. Al giovane era stato assicurato regolare contratto oltre a vitto ed alloggio. Una volta recatosi nel nuovo luogo di lavoro, il cantiere si è rivelato essere un opificio illegale a Lenwade nel Norfolk, nella costa inglese orientale; qui Motera afferma di essere stato privato della propria libertà personale e della capacità di autodeterminarsi e di essere stato costretto contro la sua volontà a lavorare nell'attività illecita di coltivazione di cannabis allestita all'interno di un edificio industriale di innaffiatura; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: risulta che il giovane, consapevole di essere sotto sequestro in un luogo chiuso, con le porte e le finestre sbarrate, abbia tentato la fuga, purtroppo senza riuscirci, rimanendo di fatto dal 30 giugno 2019 in stato di segregazione; il 16 luglio 2019, la Polizia inglese ha effettuato un blitz presso l'opificio illegale di Norfolk, liberando anche il giovane Motera dallo stato di costrizione fisica e psichica in cui era stato tenuto; il giorno dopo le autorità di polizia hanno arrestato Motera e lo hanno trasferito presso il carcere di Norwick dove è rimasto in stato di detenzione in attesa del processo, pur essendo invece, sulla base della ricostruzione più accreditata, vittima di un sequestro di persona; il 29 ottobre 2019 il giudice della Crown Court of Norwick ha disposto la libertà provvisoria del giovane italiano, in attesa del dibattimento volto all'accertamento definitivo di quanto realmente accaduto, una libertà che gli permette di uscire dalle ore 6 alle ore 19 dall'abitazione impostagli come obbligo di dimora a Londra, e che gli impone il braccialetto elettronico alla caviglia, oltre al pagamento di un canone di locazione di 1.300 sterline al mese per la residenza scelta dalla Polizia inglese; rilevato che: le autorità di polizia e giudiziarie inglesi, che fino ad oggi si sono occupate del caso, non hanno ancora riconosciuto Motera quale vittima di gravi reati commessi da una banda criminale in suo pregiudizio, mantenendo a suo carico l'accusa di aver prodotto un quantitativo di cannabis, droga di classe B, in violazione della legge (Section 4 (2) (a) of the Misuse of drugs act 1971);