[pronunce]

Infine, sarebbe vulnerata la finalità rieducativa della pena di cui all'art. 27 Cost., cui la riforma si ispira, poiché sarebbe impedito soltanto ad alcune categorie di condannati l'accesso a una pena non detentiva, espressione di una risposta punitiva dello Stato diversificata, oltre che maggiormente effettiva e tempestiva. 1.4.- La lacuna normativa denunciata non sarebbe, infine, colmabile in via ermeneutica, stante l'ostacolo rappresentato dalla littera legis. D'altra parte, ritenere applicabile nel processo a quo la normativa dettata per i procedimenti pendenti in cassazione al momento di entrata in vigore della norma si tradurrebbe in una interpretazione analogica dell'art. 95 del d.lgs. n. 150 del 2022, preclusa dall'art. 14 delle Preleggi, stante la natura di «norma "eccezionale" (perché di natura "intertemporale")» della disposizione censurata. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate manifestamente inammissibili, o comunque manifestamente infondate. 2.1.- Eccepisce anzitutto l'interveniente il difetto di rilevanza delle questioni. La pronuncia richiesta a questa Corte, infatti, non potrebbe avere alcuna incidenza nel giudizio a quo, in cui l'istanza dovrebbe, in ogni caso, essere rigettata per tardività: essa, infatti, è stata presentata il 2 maggio 2023, e dunque oltre il termine di trenta giorni dall'irrevocabilità della sentenza previsto a pena di decadenza dall'art. 95 del d.lgs. n. 150 del 2022. 2.2.- Le questioni sarebbero, peraltro, anche manifestamente infondate, dal momento che il rimettente non avrebbe correttamente inteso la portata della norma censurata, la quale si applicherebbe ai «giudizi pendenti in ogni grado». L'interveniente sottolinea, sul punto, la possibilità per la parte di impugnare con ricorso per cassazione la sentenza d'appello «per qualsivoglia ragione (p.es. la mancata concessione della sospensione condizionale della pena)», atteso che «la pendenza della lite (anche nell'eventualità di pronuncia di inammissibilità del ricorso per cassazione) avrebbe consentito al condannato di rivolgersi al giudice dell'esecuzione». 3.- Anche il ricorrente nel giudizio a quo si è costituito in giudizio, concludendo nel senso dell'accoglimento delle questioni prospettate. Osserva testualmente la parte che «[i]l termine per proporre l'applicazione delle pene sostitutive di cui all'art. 20bis codice penale ai condannati a pena detentiva non superiore a quattro anni entro trenta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, dunque era il 24 marzo 2023, tuttavia il [D.V.] presenta a mezzo del proprio legale di fiducia istanza il 2 maggio 2023 e il Giudice dell'esecuzione investito della quaestio iuris fissa udienza il 15 giugno 2023 e in quella data ha ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale». La difesa della parte privata sottolinea, inoltre, che investire il giudice dell'esecuzione dell'istanza di applicazione della sanzione sostitutiva «in una fase intertemporale differente» rispetto a quanto previsto dalla disposizione censurata costituirebbe l'unico strumento processuale utilizzabile per ottenere la concessione del beneficio.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale ordinario di Marsala, sezione penale, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24 e 27 Cost., dell'art. 95 del d.lgs. n. 150 del 2022, nella parte in cui non consente di presentare al giudice dell'esecuzione, entro trenta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, istanza di applicazione di una delle pene sostitutive delle pene detentive brevi di cui all'art. 20-bis cod. pen. «ai condannati a pena detentiva non superiore a quattro anni nei confronti dei quali, al momento dell'entrata in vigore del succitato decreto, pendeva dinanzi alla Corte di appello il termine per il deposito della sentenza». Il rimettente denuncia una «lacuna involontaria» nella disciplina transitoria dettata dall'art. 95 del d.lgs. n. 150 del 2022, relativa alle nuove pene sostitutive delle pene detentive brevi, disciplinate ora dall'art. 20-bis cod. pen. , introdotto dall'art. 1 dello stesso d.lgs. n. 150 del 2022. L'art. 95, comma 1, di tale decreto legislativo stabilisce, nel primo periodo, che le norme relative alle pene detentive brevi si applichino «anche ai procedimenti penali pendenti in primo grado o in grado di appello al momento dell'entrata in vigore del presente decreto». Il secondo periodo prevede poi una disciplina transitoria per i condannati a pena detentiva non superiore a quattro anni i cui procedimenti penali fossero «pendent[i] innanzi la Corte di cassazione all'entrata in vigore del presente decreto», stabilendo che - entro trenta giorni dalla data di irrevocabilità della sentenza di condanna - essi potessero presentare istanza di applicazione di una delle pene sostitutive al giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 666 del codice di procedura penale. Secondo il rimettente, in sostanza, il legislatore delegato avrebbe omesso di disciplinare il caso specifico in cui il processo, alla data di entrata in vigore del decreto, fosse stato già definito dalla corte d'appello mediante la lettura del dispositivo, ma non potesse ancora ritenersi «pendente innanzi la Corte di cassazione», non essendo decorso il termine per il deposito della sentenza d'appello. Tale omessa previsione avrebbe privato il condannato che si trovasse in questa situazione, al momento dell'entrata in vigore della riforma, della possibilità di ottenere la sostituzione della pena detentiva inflittagli con una delle pene previste dal nuovo art. 20-bis cod. pen. Con ciò sarebbero stati violati: - l'art. 3 Cost., sotto il profilo dell'irragionevole disparità di trattamento rispetto a tutti i condannati espressamente contemplati dal tenore letterale della disposizione transitoria; - l'art. 24 (recte: art. 24, secondo comma) Cost., perché la preclusione dell'accesso alle pene sostitutive avrebbe compresso irragionevolmente il suo diritto inviolabile alla difesa dell'interessato; nonché - l'art. 27 (recte: art. 27, terzo comma) Cost., perché tale preclusione sarebbe incompatibile con la finalità rieducativa della pena, cui la riforma del 2022 complessivamente si ispira. 2.- L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce in via preliminare l'inammissibilità delle questioni per difetto di rilevanza. 2.1.- Secondo l'interveniente, il ricorso introduttivo del giudizio principale sarebbe stato tardivamente proposto rispetto al termine di trenta giorni dall'irrevocabilità della sentenza di condanna, stabilito dalla disposizione censurata. Ciò comporterebbe un'evidente ragione di inammissibilità del ricorso medesimo, che dovrebbe comunque essere rigettato per questa ragione dal giudice a quo; il che priverebbe di rilevanza le questioni proposte.