[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 4, 6, comma 2, 7, comma 2, 21, 25, commi 2, 3 e 4, lettera a), della legge della Regione Marche 16 dicembre 2004, n. 27 (Norme per l'elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 7 febbraio 2005, depositato il 15 febbraio 2005 ed iscritto al n. 20 del registro ricorsi 2005. Visto l'atto di costituzione della Regione Marche; udito nell'udienza pubblica del 13 dicembre 2005 il Giudice relatore Franco Bile; uditi l'avvocato dello Stato Giuseppe Nucaro per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Stefano Grassi per la Regione Marche.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 7 febbraio 2005, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato, in via principale, l'art. 4 [«e le disposizioni ad esso connesse: quali l'art. 6, comma 2, e 25, comma 4, lettera a)»], l'art. 7, comma 2, l'art. 21 e l'art. 25, commi 2, 3 e 4, della legge della Regione Marche 16 dicembre 2004, n. 27 (Norme per l'elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale). Il ricorrente osserva che la potestà legislativa prevista dall'art. 122, primo comma, della Costituzione incontra, oltre ai limiti determinati dai principi fondamentali stabiliti con legge dello Stato, anche i limiti derivanti da «riserve di statuto» [che al momento della proposizione del ricorso non risulta(va) ancora promulgato] e dagli insegnamenti dati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 196 del 2003. E, poiché la legge regionale impugnata prevede, all'art. 25, comma 3, che «Le disposizioni di cui ai titoli I, II e III si applicano a seguito dell'entrata in vigore del nuovo statuto regionale», alla difesa erariale «appare doveroso» – in previsione dell'imminente svolgimento della consultazione elettorale – dare della legge impugnata (ed in particolare del combinato disposto degli artt. 7, comma 2, e 25, commi 3 e 4, in tema di indizione delle elezioni e di presentazione delle liste) un'interpretazione che ne escluda l'applicabilità immediata. Altre censure riguardano l'art. 4, comma 1, della legge, che prevede un Consiglio regionale «composto da 42 consiglieri e dal Presidente della Giunta regionale». Secondo il ricorrente – essendo la composizione del Consiglio regionale riservata dall'art. 123 Cost. allo statuto regionale – il numero dei componenti del Consiglio regionale deve rimanere, fino all'entrata in vigore del «nuovo» statuto, quello definito dalla normativa statale vigente. Inoltre la norma neppure sarebbe coerente con il «nuovo» statuto, che, agli artt. 7, comma 1, e 11, comma 2, stabilisce il numero dei componenti del Consiglio regionale in quarantadue, e non quarantatre. Pertanto l'art. 4, comma 1 – e le norme ad esso connesse di cui all'art. 6, comma 2 (dal quale dovrebbe essere eliminata la parola «quarantadue»), all'art. 25, comma 4, lettera a) (che dovrebbe essere soppressa), e all'art. 21 (che, riguardando la supplenza dei consiglieri sospesi, dovrebbe essere «ospitata dallo statuto») – contrastano con la «riserva di statuto» prevista dall'art. 123 Cost., e con gli artt. 122 Cost. e 5 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1. Infine, l'art. 25, comma 2, della legge (in particolare l'aggettivo «necessarie» riferito alle «intese con i competenti organi dello Stato» che il Presidente della Giunta promuove per l'applicazione della legge stessa) violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., in quanto la disposizione – per come è formulata – impone adempimenti ad (imprecisati) organi dello Stato, così invadendo la competenza legislativa esclusiva del Parlamento nazionale. 2. – In ragione della «sopravvenuta legge della Regione Marche 1 febbraio 2005, n. 5», con atto depositato il 15 febbraio 2005, la difesa erariale ha rinunciato all'istanza di sospensione formulata nel ricorso introduttivo, «fermo restando il ricorso». 3. – La Regione Marche si è costituita, concludendo per l'infondatezza del ricorso. La Regione osserva preliminarmente che la lettura dell'art. 4, comma 1, non può essere disgiunta dalla disciplina transitoria e finale contenuta nell'art. 25 della stessa legge regionale n. 27 del 2004; sicché la norma si limita ad anticipare quanto disposto dagli evocati artt. 7, comma 1, e 11, comma 2, della deliberazione legislativa statutaria [allora] approvata dal Consiglio regionale [poi promulgato con legge statutaria 8 marzo 2005, n. 1]. Altrettanto infondate, per la Regione, sono infine le censure riferite all'art. 21 (giacché la disciplina della supplenza rientra nel «sistema di elezione» di competenza della legge regionale ai sensi dell'art. 122 Cost.) ed all'art. 25, comma 2, che peraltro è stato sostituito dall'art. 1, comma 2, della citata legge regionale n. 5 del 2005. 4. – Nell'imminenza dell'udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memoria illustrativa in cui – preso atto dell'intervenuta modifica della disciplina transitoria dell'art. 25 della legge regionale impugnata e della entrata in vigore del nuovo statuto regionale ed abbandonata la questione relativa all'art. 21 – modifica le conclusioni formulate nel ricorso, chiedendo la declaratoria di incostituzionalità dell'art. 4 e consequenzialmente dell'art. 6, comma 2, della medesima legge. 5. – Anche la Regione Marche ha depositato memoria, assumendo l'inammissibilità delle questioni riguardanti l'art. 4, comma 2, l'art. 6, comma 2, l'art. 7, comma 2 e l'art. 21 della legge regionale in esame (perché tali norme non sono indicate come oggetto di impugnativa dalla delibera governativa di autorizzazione a ricorrere), nonché di quella riguardante l'art. 25, comma 2 e comma 4, lettera a), della legge stessa, sostituito dalla legge regionale n. 5 del 2005. Preso atto della delimitazione della materia del contendere, la Regione osserva che l'oggetto del giudizio è ormai circoscritto alla questione relativa al solo art. 4, comma 1, della quale eccepisce preliminarmente l'inammissibilità, per difetto di interesse del ricorrente, giacché la norma è stata impugnata prima dell'entrata in vigore del nuovo statuto, contestando una invasione della competenza statutaria non ancora attuale.