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Secondo i più recenti dati, a dicembre 2020 risultavano quasi 393.000 contratti a tempo determinato in meno rispetto a un anno prima, considerando naturalmente gli occupati, mentre, per quanto concerne quelli di nuova attivazione, nel corso del 2020 si sono registrati addirittura 1,4 milioni di contratti in meno rispetto al 2019. Il decreto-legge noto come decreto dignità, improntato al ragionevole obiettivo di favorire la costituzione di rapporti di lavoro sempre più stabili, era però pensato per un assetto socio-economico del tutto differente da quello a pandemia in corso. Nel decreto n. 34 del maggio 2020, in ragione dell'emergenza pandemica, avevamo previsto la possibilità di rinnovare o prorogare fino al 30 agosto i contratti a tempo determinato, in essere alla data del 23 febbraio 2020, anche in assenza delle condizioni previste dall'articolo 19. A sua volta, l'articolo 17 del decreto-legge n. 41 del marzo di quest'anno, prevede che fino al 31 dicembre 2021 i contratti a tempo determinato possano essere rinnovati o prorogati per massimo dodici mesi e per una sola volta, anche in assenza della condizionalità presente a normativa vigente, ferma restando la durata complessiva massima di ventiquattro mesi. Le misure sinora adottate non sono però sufficienti, in quanto l'emergenza in corso impone una riflessione più ampia sull'attuale assetto normativo dei rapporti di lavoro. In un momento di grave crisi economica, è indispensabile consentire la prosecuzione dei contratti a termine, in primis perché le imprese non riescono a stabilizzare, vista l'incertezza economica. Si rischia dunque di non offrire continuità occupazionale a questi lavoratori e soprattutto di disperdere delle professionalità eccellenti. La proroga consentirebbe dunque di mantenere un legame tra lavoratori e impresa. Alla luce di tutto questo, signor Ministro, le chiediamo quali iniziative intenda adottare da subito, in merito al fatto di consentire il rinnovo di tali contratti anche oltre i ventiquattro mesi e, soprattutto, anche in assenza di causali. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Orlando, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. ORLANDO, ministro del lavoro e delle politiche sociali . Signor Presidente, come è noto e come è stato ricordato, nel decreto-legge sostegni abbiamo prorogato la sospensione delle causali dei contratti a termine, in coerenza con la proroga delle altre misure emergenziali che sono state adottate a protezione dell'occupazione, a fronte del protrarsi del quadro emergenziale e della sospensione delle attività produttive. Sono consapevole che le imprese chiedono la revisione del decreto-legge dignità per alleggerire i limiti posti dalla contrattazione a termine e garantire condizioni di maggiore flessibilità che possano essere di stimolo alla ripartenza. In un'ottica di medio e lungo periodo certamente occorre soffermarsi sulla disciplina concernente il mercato del lavoro e le relative tipologie contrattuali. Bisognerebbe però analizzare con attenzione i dati sul processo di stabilizzazione dei contratti a termine, tenendo anche conto dell'elemento distorsivo della pandemia. Di certo, credo che bisogna respingere ogni tentazione di ritorno alla precarizzazione e per questo motivo non credo sia opportuno pensare - insisto molto su questo concetto - a strumenti che siano validi per tutti gli ambiti e che agiscano nello stesso modo. La crisi pandemica, rispetto alle crisi precedenti, ha una sostanziale differenza, perché ha avuto un impatto molto eterogeneo sui diversi settori produttivi. Se è giustificata l'impossibilità di stabilizzare in settori che sono fortemente colpiti dal virus, lo è meno in settori che, invece, nel corso di questi mesi hanno continuato a crescere e sono stati in una condizione addirittura di rafforzamento strutturale. Credo che ciò induca ad affrontare il tema - per il momento lo faccio non del tutto ascoltato dalle parti sociali - di come si differenzia, di come si creano dei tavoli di settore, di come si porta il dialogo sociale a livello territoriale, perché considero che questo sia l'unico modo di distinguere. Dire oggi che ci inventiamo un nuovo contratto, che ha caratteristiche di maggiore flessibilità, valido in tutti i settori, significa in alcuni casi probabilmente fare troppo poco e in altri indurre un processo di precarizzazione, che in questo momento non è auspicabile. Quindi penso che dovremmo studiare, per l'auspicato rimbalzo, dei "vestiti" fatti in qualche modo su misura per i diversi comparti. Questo è lo sforzo che credo dovremmo fare nelle prossime settimane, sperando che il dialogo sociale vada anche un po' oltre il tema del blocco dei licenziamenti o della data relativa a tale blocco, che pure è sicuramente una questione importante, ma assuma anche il tema di come si costruiscono strumenti che tengano conto delle differenze territoriali e di settore. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bergesio, per due minuti. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, prendiamo atto di questa sua risposta puntuale. Colgo l'occasione anche per segnalarle un altro aspetto importante, che alla Lega-Salvini Premier sta particolarmente a cuore. Quasi il 90 per cento dei lavoratori agricoli è impiegato con contratto di lavoro a tempo determinato per lo svolgimento di attività stagionali, in cui il reddito dipende dal numero di giornate effettive. Ad esempio, chi lavora almeno cinquantuno giorni all'anno ha un reddito complessivo che si attesta intorno ai 5.000-6.000 euro; chi lavora centocinquantuno giornate ha un reddito annuo di circa 15.000-16.000 euro. Stiamo quindi parlando di lavoratori molto fragili anche e soprattutto dal punto di vista economico. Occorre tutelarli, sostenerli. Teniamo presente che, oltre all'emergenza della pandemia che abbiamo avuto, ce ne è un'altra, quella delle gelate. Oltre 150.000 di questi lavoratori impiegati nelle imprese agricole rischiano di rimanere senza giornate lavorative nel corso del 2021. Noi della Lega abbiamo due proposte: quella di estendere la cassa integrazione in deroga Covid anche alla causale calamità e la modifica della legge n. 223 del 1991, che risulta inapplicabile. Quest'ultima prevede infatti la tutela per lo scivolamento delle giornate lavorative, tuttavia nel caso in cui lo debba richiedere l'azienda rispetto al lavoratore non funziona. Noi le chiediamo, signor Ministro, di ascoltare il grido di dolore e di solidarietà verso questi lavoratori. Abbiamo appreso che il 30 aprile, a fronte di un impegno del Ministero da lei guidato, è stato revocato lo sciopero nazionale previsto proprio per questi lavoratori. A proposito di questi ultimi e di imprese a rischio, signor Presidente, stavolta non per questioni di mercato ma di sicurezza, vorrei esprimere la solidarietà mia e dei miei colleghi al gioielliere Mario Roggero, alla sua famiglia e a tutta la comunità di Grinzane Cavour per la tragica rapina accaduta ieri. (Applausi) .