[pronunce]

hanno rimarcato la lesività della disposta retroattività avuto riguardo all'affidamento ingenerato nei soggetti interessati dalla normativa pregressa, peraltro di recente introduzione; nell'ottica volta a supportare l'addotta lesione dell'art. 1 Prot. addiz. CEDU, hanno inoltre segnalato l'assenza del dovuto bilanciamento tra le esigenze di raggiungimento degli obiettivi di bilancio perseguiti dalla Regione e l'intensità del correlativo sacrificio economico imposto ai privati interessati. 4.2.- Sempre nel giudizio incidentale iscritto al r.o. n. 177 del 2017, si è costituito, con memoria depositata il 5 dicembre 2017, il Consorzio Siciliano Cavatori, anch'esso intervenuto ad adiuvandum nel giudizio a quo, ribadendo le indicazioni argomentative esposte dal rimettente a sostegno delle questioni, nonché i temi già addotti dalle altre parti ad ulteriore supporto della fondatezza delle questioni. Sul versante della retroattività delle disposizioni impugnate, nell'ottica della paventata lesione dell'affidamento sulla certezza della situazione giuridica garantita dalla previgente disciplina normativa, tale parte ha rimarcato sia l'incidenza dei nuovi criteri su un periodo, l'esercizio relativo al 2014, economicamente esaurito alla data di entrata in vigore della legge impugnata, tanto che erano stati già determinati e corrisposti i canoni relativi all'annualità in questione; sia la non prevedibilità della innovazione retroattiva, ribadendone l'illegittimità costituzionale in ragione della natura tributaria della relativa previsione. 4.3.- In entrambi i giudizi incidentali è intervenuta la Regione Siciliana che ha spiegato difese identiche e concluso per la inammissibilità o comunque per la non fondatezza delle questioni sollevate dal TAR con le due ordinanze di rimessione in esame. Con riferimento all'addotta violazione dell'art. 53 Cost., ad avviso della Regione, deve escludersi che i canoni legati all'attività di gestione dei giacimenti minerari di cava possano essere considerati come tributi, trattandosi, piuttosto, di un corrispettivo pattuito per l'utilizzo del bene pubblico o in ogni caso, se esercitata su un bene privato, per l'attività di estrazione che incide sul bene ambiente. Quanto all'addotta, irragionevole, diseguaglianza, determinata dai nuovi criteri di quantificazione introdotti dalla novella censurata, la Regione contesta la fondatezza dell'assunto sotteso alle due ordinanze di rimessione, perché la ratio delle modifiche apportate, destinate a dare rilievo decisivo alla superficie ed ai volumi di potenziale estrazione, corrisponde all'esigenza di garantire un efficace ripristino della situazione ambientale incisa da detta attività. Si prescinde, dunque, dall'eventuale pregio dei materiali estratti, così come confermato non solo dalla destinazione vincolata (al recupero, riqualificazione e valorizzazione del territorio del tessuto urbano e dell'ambiente) delle somme all'uopo corrisposte, ma anche dalla prevista sospensione dell'obbligo di contribuzione in caso di temporanea interruzione dei lavori di coltivazione. In ordine alla retroattività prevista dall'ultimo comma dell'art. 12 della legge reg. n. 9 del 2013, come introdotto dall'art. 83 della legge reg. n. 9 del 2015, la difesa dell'interveniente evidenzia che, con il sistema previgente, il calcolo dei canoni dovuti veniva effettuato l'anno successivo sulla base dei dati relativi all'esercizio precedente, così come comunicati dai gestori delle cave. Coerentemente, dunque, la disposizione impugnata fa retroagire gli effetti delle modifiche sin dall'anno 2014. Del resto, la presenza di una causa normativa adeguata, tale da rendere accettabile il sacrificio imposto dall'intervento ablativo attraverso contropartite intrinseche allo stesso progetto normativo, destinate a bilanciare le posizioni delle parti, renderebbe legittima la scelta nel caso operata dal legislatore regionale. 4.4.- Nel corso del giudizio incidentale iscritto al r.o. n. 177 del 2017, la difesa dei ricorrenti del giudizio principale costituiti innanzi a questa Corte ha depositato, in data 8 febbraio 2018, memoria con la quale ha ulteriormente ribadito le ragioni già prospettate a sostegno della fondatezza delle censure. 4.5.- In data 26 febbraio 2018 la difesa della Regione Siciliana ha depositato, nei due giudizi incidentali, distinte memorie dal contenuto identico. Con tali atti l'interveniente ha evidenziato che la disciplina regionale, prima della novella apportata dalla legge reg. n. 9 del 2013, legava la determinazione del canone dovuto dai concessionari alla superficie coinvolta nell'attività estrattiva ; criterio di correlazione, questo, peraltro adottato anche in altre Regioni senza dar luogo a dubbi di legittimità costituzionale. L'interveniente ha, inoltre, addotto l'inammissibilità della censura rivolta all'attuale comma 8 dell'art. 12 della legge reg. n. 9 del 2013, prospettata in riferimento all'art 117, primo comma, Cost., integrato dall'art. 1 Prot. addiz. CEDU, perché non argomentata avuto riguardo all'evocato parametro convenzionale.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione terza (di seguito, TAR), con due distinte ordinanze rese in altrettanti giudizi, prospettando identiche censure sia per l'oggetto, sia per i parametri evocati, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 83 della legge della Regione Siciliana 7 maggio 2015, n. 9 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2015. Legge di stabilità regionale), nella parte in cui ha modificato il comma 1 e introdotto il comma 8 dell'art. 12 della legge della Regione Siciliana 15 maggio 2013, n. 9 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2013. Legge di stabilità regionale). 2.- Ad avviso del rimettente, le modifiche apportate al comma 1 dell'art. 12 della legge reg. n. 9 del 2013 si pongono in contrasto con gli artt. 53 e 3 della Costituzione. L'introduzione del comma 8 nell'impianto del citato art. 12 è, invece, ritenuto in conflitto con gli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Parigi il 20 marzo 1952 e ratificato con la legge 4 agosto 1955, n. 848. 3.- I due giudizi incidentali hanno contenuti sostanzialmente sovrapponibili. L'oggetto delle questioni sollevate dal rimettente, i parametri evocati e le argomentazioni spese a sostegno delle censure sono identici nelle due ordinanze. È opportuna, in coerenza, una trattazione e definizione unitaria. 4.- Preliminarmente, va dichiarata l'inammissibilità della costituzione della Fratelli Calamaio di Calamaio Ettore & C. snc, che non risulta tra le parti costituite nel giudizio principale di riferimento (quello legato al giudizio incidentale iscritto al r.o. n. 177 del 2017), per quanto emerge dalla relativa ordinanza.