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avete preso in considerazione questo aspetto? Insomma, penso che voler approvare un disegno di legge costituzionale in fretta, con un tale corredo di interrogativi inevasi, non sia in alcun modo un buon servizio per il Paese. Non lo è da parte dei legislatori, non lo sarà da parte dei portavoce dei cittadini, come ancora amate continuare a definirvi. (Applausi dal Gruppo PD). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, colleghi, è un momento particolare quello che viviamo oggi in Aula perché finalmente è arrivato il provvedimento di riforma costituzionale che abbiamo aspettato assai a lungo e su alcuni punti del quale riteniamo possa esservi una condivisione. Dividerò il mio intervento in due momenti, uno "a caldo" e uno "a freddo". Il primo parte inevitabilmente dal silenzio del relatore: egli è venuto in Aula senza spiegarci le ragioni per le quali questo provvedimento può essere fondato e non credo che ciò sia dovuto soltanto all'intenzione di risparmiare tempo, come dirò nella fase conclusiva del mio intervento. Ritengo infatti che le sue parole elusive, di fatto, siano invece assai esplicative del sentimento e dei contrasti che questa maggioranza vive. L'intento probabilmente è far passare il provvedimento in tempi rapidi, senza colpo ferire e senza una grande discussione, e devo dire che su questo non sono assolutamente d'accordo. Questa mattina ho ascoltato con grande attenzione gli interventi effettuati dai senatori della maggioranza e del MoVimento 5 Stelle: forse, colleghi, avete parlato di questi argomenti di carattere costituzionale nei banchetti, sui social e in altri ambienti idonei. Ricordo però che nel 1979, quando, a diciannove anni - per me erano i tempi dell'università - i professori, tenute le loro concioni a lezione, ci lasciavano liberi di discutere e le discussioni proseguivano anche dopo, in tutte le materie. Parlavamo di riforma presidenziale e di tutti gli aspetti che riguardano la Costituzione; devo però dire francamente che gli articoli 56 e 57 non è che attirassero tanto l'attenzione di noi studenti, perché la Costituzione, pur essendo una materia "viva", è anche una materia "fredda" e dunque difficilmente entusiasma. All'inizio degli anni '80, però, ci fu un grande tentativo di riforma costituzionale: nacque allora il tentativo di portare ad una nuova Repubblica, in particolare di stampo presidenziale, che in quest'Aula vorremmo ancora sostenere. Non si possono fare le riforme, infatti, semplicemente al suono di riduzione del numero dei parlamentari. Ci saremmo aspettati qualcosa di diverso e avremmo voluto una riforma dell'intero impianto statuale: ci hanno provato nelle legislature precedenti, perché da quarant'anni è in atto un tentativo di modifica istituzionale per rendere più fluido anche il sistema legislativo; sono tanti i Governi che hanno cercato di fare questa riforma, ma senza limitarsi semplicemente alla riduzione di un numero, bensì considerando un impianto complessivo. Ricordo ancora Berlusconi nella XIV legislatura, ma potrei tornare indietro: il numero che oggi viene indicato è sostanzialmente sintonico con quello indicato dalla Commissione De Mita-Iotti, ossia 200 senatori e 400 deputati, non è che poi sia una grande novità. Devo anche dire che i fallimenti che ci sono stati non credo potranno essere compensati semplicemente dalla presentazione e dall'ottenimento di un voto favorevole che magari registreremo in quest'Aula. La mia impressione è che con l'approssimarsi delle elezioni europee, qualcuno voglia andare nelle piazze a sbandierare un risultato. In realtà, se non ragioniamo cum grano salis , rischiamo di buttare via il bambino con l'acqua sporca. Facciamo allora grande attenzione: possiamo ridurre il numero dei parlamentari, figuriamoci, siamo d'accordo, tanto che nella XIV legislatura noi stessi eravamo stati i fautori di un disegno di legge in tal senso, ma oggi ci ritroviamo semplicemente all'interno di questa nicchia e mi pare francamente un po' poco. Se dunque qualcuno vuole sbandierare alle prossime elezioni questo tentativo di riformare la nostra Carta costituzionale, devo dire che il processo di fascinazione non ci coinvolge completamente: avremmo voluto qualcosa di diverso. Accettiamo naturalmente la riduzione perché è un punto di riferimento importante, come dicevo, ma il volto nuovo dello Stato non passa attraverso questo semplice provvedimento. Ho visto che qualcuno ha già usato sui social temi aulici, modi di esprimersi molto forti, ma credo che in questo caso la montagna abbia partorito il topolino. Ebbene, noi possiamo stare dalla parte del topolino, possiamo dare una legittimazione e riconoscere che ci sono ragioni valide per sostenere la riduzione del numero dei parlamentari, però questa riforma andava accompagnata con qualcosa di più serio. Certamente quello della riduzione delle spese è un aspetto positivo, ma non può essere solo questa la ragione che deve spingere ad un voto favorevole o magari di astensione su questo provvedimento. È necessaria una riduzione e una razionalizzazione anche degli interventi per facilitare il processo legislativo. Credo che questo impianto della Costituzione sia fallato in ben altri aspetti, in ben altri punti. Noi non riusciamo, in buona sostanza, a legiferare in maniera corretta per una ragione molto semplice relativa ai vari passaggi che deve attraversare un provvedimento, che entra in Commissione scritto in un certo modo, viene modificato, dopodiché affronta il duplice passaggio di Camera e Senato e, infine, ove mai dovesse essere approvata come legge, potrebbe essere disapplicata in alcuni casi dalla magistratura e in alcuni altri impugnata davanti alla Corte costituzionale. Credo dunque che dovremmo guardare con molta attenzione anche a questi aspetti. Riconosciamo che questo provvedimento era nel contratto di Governo - figuriamoci - ma era ancora prima, come avevamo indicato, nelle corde e nel cuore di Forza Italia, era nelle corde e nel cuore di coloro che volevano e che vogliono una riforma organica dello Stato. Queste sono le ragioni. Questo provvedimento non serve per vellicare i bassi istinti di qualcuno, non serve per andare in campagna elettorale a fare ben altro, ad appuntarsi una coccarda che, in realtà, appartiene ad altri. La testimonianza più vera che possiamo vedere è che quando un movimento politico entra in crisi si butta immediatamente a capofitto nel tentativo di ridurre le spese e di abbassare il numero dei parlamentari. Che cosa ha fatto Macron in Francia in questi giorni di fronte alla crisi che lo ha colpito? La prima risposta che ha dato è stata quella di ridurre il numero dei parlamentari. Ecco, questo è l'aspetto caldo di questa vicenda. Non vorrei che il provvedimento al nostro esame, in realtà, fosse la foglia di fico sulle impresentabili nudità rappresentate da questo Governo, sulle sue contraddizioni sulla TAV, sulla TAP, sulle posizioni di politica estera sul Venezuela. Ci sono contraddizioni evidenti e qualcosa doveva pur mascherare questa situazione. Ecco le ragioni per le quali credo che il provvedimento al nostro esame sia arrivato in Aula in questo momento. In conclusione, voglio evidenziare che mantenendo questo sistema difficilmente riusciremo, anche con la riduzione dei parlamentari, a realizzare una riforma completa.