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Noi quelle preoccupazioni che oggi, presidente Romeo, arrivano tramite la lettera e la letterina, le abbiamo sollevate anche ieri sera, le abbiamo sollevate due settimane fa, le abbiamo sollevate quando il provvedimento è arrivato alla Camera. Erano le stesse osservazioni. Vi abbiamo detto di fare attenzione all'articolo 1, perché contiene norme rischiose: state mettendo a rischio tutto il settore dello sport, state mettendo a rischio le Olimpiadi in Italia, state mettendo a rischio un settore che ha un grandissimo valore anche economico. (Applausi dal Gruppo PD) . Noi ve le abbiamo segnalate. Non è la lettera che arriva oggi a far svegliare le opposizioni. Le opposizioni hanno presentato - guarda caso - sia alla Camera che al Senato, gli stessi emendamenti da questo punto di vista perché sono preoccupate, perché hanno raccolto il grido di allarme di tutti i territori, che hanno paura di essere depauperati di un patrimonio forte come quello dell'associazionismo sportivo. Non ci volevano dei geni, non ci volevano sicuramente i nostri emendamenti per provare a sottolineare la questione: basta uscire di qui, basta frequentare un po' il mondo dello sport e tutti possono spiegare la preoccupazione del depauperamento di quello che invece ha un valore storico e sociale come lo sport. Segnalo solo alcune questioni. Lo dico al sottosegretario Valente: visto che quello al nostro esame non è un decreto, visto che non c'è scadenza e visto che c'è la possibilità di andare avanti (perché nessuno vi corre dietro e per la fretta continuate a commettere errori) basterebbe fermarsi un attimo. Prendetevi del tempo. Aggiungete, se non volete modificare il testo, nelle parti più critiche dell'articolo 1, almeno la parte riguardante il riferimento continuo e costante alla Carta olimpica. Questo, almeno, metterebbe in sicurezza le Olimpiadi e il lavoro fatto sui territori, metterebbe in sicurezza tutte le associazioni e le società sportive di tutti i livelli. Vorrei capire che cosa vi hanno fatto gli atleti, che cosa vi hanno fatto i giovani ragazzi che stanno frequentando il mondo dello sport, che cosa vi hanno fatto quei centri in periferia che fanno dello sport un presidio di democrazia, di giustizia e di legalità? Perché li state penalizzando? Che fretta avete? Prendetevi del tempo, e lo dico a tutta quest'Assemblea. Non possiamo farci prendere dalla fretta, nessuno ci corre dietro per il provvedimento in esame. C'è uno solo che lo vuole: il sottosegretario Giorgetti. Votate a favore del provvedimento solo per dare al sottosegretario Giorgetti una vittoria, che sarà una vittoria di Pirro e tutto vi si ritorcerà contro. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, vede collega Malpezzi, questo è un premio di consolazione per il sottosegretario Giorgetti, quindi anche noi dobbiamo fare la nostra parte, qui, come ultimo atto. Signor Presidente, colleghi, la questione pregiudiziale al nostro esame è assolutamente fondata. Avevamo provato, in qualche modo, a far ragionare i Capigruppo della maggioranza, nella riunione della Conferenza dei Capigruppo, per cercare di convincerli ad un lavoro in Commissione un po' più meditato e quindi a spostare l'esame del provvedimento almeno a settembre. Credo infatti che tutti siamo abbastanza d'accordo a mettere le mani, a rivedere e ad accedere ad una riforma ragionata della governance dello sport . Certamente, però, l'unica cosa che non si può fare è un'operazione che non ha precedenti nel nostro Paese. Durante il fascismo il CONI ebbe il privilegio - diciamo così - di avere come presidente il segretario del partito fascista. Sicuramente le ingerenze erano fortissime, ma dal punto di vista formale rimase in qualche modo l'autonomia della governance dello sport . Invece, con il provvedimento in esame, si fa un operazione di delega in bianco, i cui contorni sono però abbastanza chiari ed evidenti, che è quella di assoggettare all'Esecutivo il CONI e la governance dei comitati olimpici. Ovviamente tutto ciò è molto delicato. Qui nessuno è ingenuo, sappiamo perfettamente che l'idea e che lo sport possa essere fuori dalle dinamiche politiche è forse solo un sogno e ahimè la politica c'è sempre entrata e pure troppo. Con il provvedimento in esame, però, anche formalmente e nei fatti, siamo arrivati ad un'operazione di assoggettamento all'Esecutivo. Credo che questa sia una operazione che non possiamo certamente assecondare e per questo è fondata la questione pregiudiziale. Dico di più: la lettera inviata dal CIO, il Comitato olimpico internazionale, di cui siamo venuti in possesso questa mattina e che tutti avrete letto, colleghi, pone dei problemi molto seri, quando richiama il paragrafo 5 della Carta contenente i princìpi fondamentali dell'olimpismo, in cui si dice che «riconoscendo che lo sport si pratica nell'ambito del tessuto sociale, le organizzazioni sportive aderenti al movimento olimpico» come il CONI «devono essere politicamente neutrali», aggiungendo poi che esse «hanno il diritto e l'obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport , la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni, il diritto di elezioni libere da qualsiasi influenza esterna e la responsabilità di assicurare che siano applicati i principi di buona governance ». Nel ritrasmetterci, per conoscenza, i princìpi fondamentali dell'olimpismo - seguono poi altre norme, compreso tutto quello che ne discende per quel che riguarda il rispetto della Carta olimpica - si indicano chiaramente i punti - che vengono sottoposti alla nostra attenzione e dunque non possiamo far finta di niente - e le norme contenute nel disegno di legge di delega, che confliggono in modo aperto e vistoso con i principi fondamentali dell'olimpismo: all'articolo 1, comma 1; all'articolo 1, comma 1, lettera d) ; all'articolo 1, comma, 1 lettera i) ; all'articolo 1, comma 1, lettere l) e m) . Quindi, fa un'operazione che qualcuno può definire un'ingerenza, ma individua il profilo di divergenza e anche di conflitto con i princìpi fondamentali. Ora, non è soltanto un'iniziativa di natura accademica, perché, se si continua su questa scia, si potrebbero avere conseguenze abbastanza gravi, anche rispetto alle prossime olimpiadi. Se noi non ottemperiamo in qualche modo e non arriviamo a modificare le norme, in modo tale da garantire l'autonomia della governance del CONI, le conseguenze potrebbero essere addirittura che, magari, i nostri atleti parteciperanno alle Olimpiadi ma non con la bandiera italiana, perché noi saremmo espulsi dal CONI. Ovviamente, noi siamo un'Assemblea libera e autonoma, un'Assemblea parlamentare e, quindi, dobbiamo assumere le nostre decisioni.