[pronunce]

Pertanto, lo Stato, mediante l'atto impugnato, avrebbe violato la propria competenza legislativa e amministrativa in materia di organizzazione regionale e di ordinamento degli enti locali. 2.3 – La Provincia autonoma di Trento deduce di aver disciplinato, con legge provinciale 10 dicembre 1993, n. 41 (Interventi per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna), la figura del consigliere di parità. Pertanto, lo Stato, mediante l'atto impugnato, avrebbe violato la propria competenza legislativa e amministrativa. 2.4 – La Provincia autonoma di Bolzano assume di aver già disciplinato la materia, avendo provveduto – con legge provinciale 10 agosto 1989, n. 4 (Interventi per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna), modificata dalla legge provinciale 26 luglio 2002, n. 11 – alla nomina del consigliere di parità, e, quindi, di aver dato attuazione a quanto dettato dal d. lgs. n. 196 del 2000. Pertanto, lo Stato, nell'emanare il decreto oggetto di gravame, avrebbe violato la propria competenza legislativa e amministrativa in materia di nomina del consigliere di parità e, in particolare, le competenze in materia di lavoro e di ordinamento degli uffici provinciali e del relativo personale, previste dallo statuto del Trentino-Alto Adige/Südtirol e dalle leggi provinciali in materia, nonché quelle concernenti la rimozione degli ostacoli che impediscono la piena parità tra uomini e donne, previste dal settimo comma dell'art. 117 Cost., in relazione all'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001. 3. – Inoltre, ad avviso di tutte le ricorrenti, il comportamento dell'amministrazione statale avrebbe violato anche il principio di leale collaborazione sotto un duplice profilo: a) nell'aver emanato il bando senza aver mai contestato, né attraverso il meccanismo rituale previsto dal d. lgs. n. 266 del 1992, né in altro modo, la vigenza e la legittimità costituzionale delle leggi regionali e provinciali che regolano la materia; b) nel non aver neppure risposto alle comunicazioni con cui la Regione e le Province segnalavano quello che ritenevano un errore. 4. – Il Presidente del Consiglio dei ministri non si è costituito in nessuno dei tre giudizi. 5. – In prossimità della data fissata per l'udienza pubblica, la Regione Friuli-Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento, hanno depositato memorie illustrative di contenuto pressoché identico, con le quali insistono nell'accoglimento del ricorso e, in subordine, chiedono la dichiarazione della cessazione della materia del contendere in considerazione della natura dell'atto oggetto di gravame «lesivo sostanzialmente, ma non formalmente abbandonato». La Provincia autonoma di Bolzano ha depositato atto di rinuncia al ricorso ritenendo soddisfatte le pretese da essa fatte valere con la decisione statale di non dar sèguito al bando impugnato.1. – I conflitti promossi con tre distinti ricorsi dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano hanno ad oggetto il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per le pari opportunità, del 30 dicembre 2002 (Bando per la nomina diretta, ai sensi dell'art. 2, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196 delle/dei consigliere/i di parità nelle regioni e nelle province ancora sprovviste). 2. – Tutti e tre i ricorsi riguardano, sotto profili sostanzialmente identici, il medesimo atto, sicché vanno riuniti i relativi giudizi per essere decisi con unica sentenza. 3. – I ricorsi della Provincia autonoma di Trento e della Regione Friuli-Venezia Giulia sono inammissibili per inidoneità del bando, oggetto di gravame, a ledere la sfera delle attribuzioni costituzionali delle ricorrenti (sentenze n. 72 e n. 73 del 2005, sentenza n. 97 del 2003, sentenza n. 163 del 1997). Il bando, la cui emanazione non è né prevista, né disciplinata dal d. lgs. n. 196 del 2000, da un lato, elenca gli enti dai quali l'amministrazione statale non aveva ricevuto le prescritte designazioni al fine di effettuare l'ordinaria nomina dei consiglieri di parità, o aveva ricevuto designazioni con documentazione incompleta; dall'altro, ricerca candidati per tali cariche, dovendo procedere alla nomina diretta in via surrogatoria, a norma dell'art. 2, commi 1 e 4, del d. lgs. n. 196 del 2000. In sostanza, il bando è un atto preliminare emanato dall'amministrazione statale al fine di poter procedere alla nomina in via surrogatoria dei consiglieri di parità. Esso è privo di effetti autonomi sul piano del riparto costituzionale delle competenze. Ad esso non è stato dato sèguito. La Regione Friuli-Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento hanno riconosciuto che l'amministrazione statale, pur avendole comprese nell'elenco, non ha nominato i consiglieri, né si è opposta alla nomina da parte dei due enti; ha, anzi, inserito i consiglieri nominati dai due enti all'interno della Rete nazionale, erogando i relativi fondi. 4. – La rinuncia al ricorso da parte della Provincia autonoma di Bolzano (motivata dalla comunicazione ministeriale della decisione di non nominare i consiglieri di parità), in assenza di costituzione della controparte, estingue il processo ai sensi dell'art. 27, ultimo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (ordinanza n. 217 del 2005).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara inammissibili i conflitti di attribuzione promossi dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dalla Provincia autonoma di Trento avverso il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per le pari opportunità, 30 dicembre 2002 (Bando per la nomina diretta, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196, delle/dei consigliere/i di parità nelle regioni e nelle province ancora sprovviste), con i ricorsi in epigrafe; dichiara estinto il processo nei confronti della Provincia autonoma di Bolzano. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 aprile 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Sabino CASSESE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 aprile 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA