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la sentenza n. 4455 del 23 febbraio del 2018, che definisce che il diritto di asilo è interamente attuato e regolato attraverso la disciplina dei tre istituti dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e del diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari; la sentenza n. 2767 del 5 febbraio del 2018, che prevede che la protezione umanitaria sia l'effetto della grave violazione dei diritti umani subita dal richiedente nel Paese di provenienza. Questa è una sentenza particolarmente significativa, perché elimina così ogni automatismo applicativo. Ci devono essere delle ragioni, che devono accertate. Si tratta, quindi, di un sistema articolato, flessibile, razionale, che corrisponde all'idea più corretta di Costituzione; non una mera organizzazione di poteri, ma un'organizzazione di poteri funzionale alla garanzia dei diritti fondamentali. Fino a qui il diritto. Ma passiamo ai fatti, le decisioni sui richiedenti asilo negli anni 2016-2017 (fonte del Ministero dell'interno): nel 2016 il totale dei casi esaminati è stato di 91.102; la protezione umanitaria è stata concessa a 18.979 persone, pari al 21 per cento, e negata a 54.254, pari al 60 per cento; nel 2017 il totale dei casi esaminati è stato pari a 81.527 e la protezione umanitaria è stata concessa a 20.166 persone, pari al 25 per cento, e negata a 46.992, pari al 58 per cento. Stiamo parlando di poco più di 35.000 casi. Dov'è l'urgenza, allora? Di che cosa stiamo parlando? Dov'è l'emergenza per procedere su un tema così delicato con decreto-legge? Senza fatti condivisi non può esserci una discussione razionale sulle scelte politiche; senza verità la democrazia è zoppa. Orwell diceva che temeva che la verità ci sarebbe stata negata, ma questo Parlamento vi impedirà questa operazione, ovvero di negare la verità, e lo farà parlamentarmente, squarciando il velo della vostra ipocrisia. La realtà è che voi - e la Lega in particolare - considerate questo decreto-legge un manifesto politico, la vostra carta d'identità ideologica. Come descrive bene in un suo recentissimo saggio un professore di Oxford, Zielonka, la migrazione è parte della storia umana e la politica verso i migranti difficilmente è stata mai Realpolitik ; ha riguardato piuttosto il modo di orientare pregiudizi e paure; ha riguardato il modo di trattare lo straniero come «altro»: barbari, come venivano chiamati di solito. Ma voi siete tanto al di sotto anche di questo standard . Wei Yuan, membro del Grande segretariato della corte imperiale manciù in Cina - siamo nel 1839, prima della Prima guerra dell'oppio - fu invitato a scrivere un documento su come trattare i migranti europei, perché la storia ha una sua logica e si ripete in forme diverse nel tempo. Così scriveva: «Per trattare gli affari barbarici, bisogna conoscere i sentimenti dei barbari; per conoscere i sentimenti dei barbari, bisogna conoscere le condizioni dei barbari». L'imperatore Daoguang, centottant'anni fa, era più consapevole di Salvini; era più avanti di Di Maio. Questo Governo rimuove la realtà, la sostanza, la verità del problema. Molti fuggono non perché sono perseguitati dai loro Governi, ma perché i loro Governi non sono in grado di far fronte alla violenza locale, al cambiamento climatico, alle carestie. Questi non sono migranti né tipicamente economici né tipicamente politici, ma formano un nuovo e anche più ampio gruppo di migranti per la sopravvivenza. E la risposta vostra qual è? Un decreto-legge che cancella la protezione umanitaria e complica la vita ai migranti, ai sindaci, alle Forze dell'ordine. Un provvedimento che ha come effetto immediato quello di aumentare gli irregolari in strada, perché le migliaia di persone buttate fuori dal circuito dell'accoglienza diffusa non lasciano e non lasceranno affatto l'Italia. La prova ne sia che nel 2018, a fronte di 25.000 espulsi, sono 4.700 i rimpatriati. Quindi, queste persone andranno ad alimentare il campo della marginalità e della manovalanza criminale. Ma c'è di più. Questa vostra retorica, che oggi si sostanzia di norme, mina un altro pilastro del liberalismo: il rispetto per i diritti umani e la cittadinanza. Le politiche tese a impedire alle persone di fuggire dai loro Paesi negano apertamente ai rifugiati i diritti umani, e li negano facendo leva sulla paura, anzi, alimentando la paura: paura come sintomo inconfondibile della pregiudiziale indisponibilità a istituire un rapporto, come riflesso di una insicurezza invincibile, come testimonianza dell'incapacità di riconoscere un dato fondamentale, e cioè il fatto che la relazione con l'altro costituisce la condizione senza la quale non è possibile il riconoscimento e l'affermazione della propria identità. Paura eccitata fino a raggiungere una sorta di isterismo pubblico, che raggiunge il suo massimo quando i rifugiati vengono ritratti come terroristi. Viktor Orban, una riconosciuta guida morale e intellettuale per il ministro Salvini, dice che tutti i terroristi sono fondamentalmente migranti. Tutto questo è molto pericoloso; ricorda drammaticamente Carl Schmitt e il suo Stato totale, in cui il principio di maggioranza e minoranza parlamentare non è accettabile, in cui l'unica logica riconosciuta è quella della polarità tra amico e nemico, dove il nemico non è un avversario in generale, ma è essenzialmente in senso particolarmente intensivo qualcosa di altro e di straniero. È essenzialmente questo il vostro ulteriore imbroglio politico: volete che la minoranza di questo Parlamento sia vissuta come qualche cosa di estraneo alla vita dei cittadini: voi, il baluardo della democrazia; noi, il nemico pubblico da annientare. Ma non ci riuscirete. Noi possiamo perdere in termini di voti questa battaglia parlamentare, ma il senso del costituzionalismo europeo americano è quello di essere un continuo processo evolutivo teso ad opporre il diritto alla forza: processo che può essersi appannato, ma che è lontano dall'essere sconfitto. George Washington nel suo discorso di addio del 1796 diceva che l'America, per proteggere il suo futuro, doveva difendere la sua Costituzione e metteva in guardia - sono parole di George Washington - dall'ascesa di «uomini astuti, ambiziosi e senza princìpi» che potevano tentare di «sovvertire il potere del popolo» e «usurpare per se stessi le redini del governo, distruggendo i meccanismi stessi che li hanno innalzati a una ingiusta posizione di potere». Questo decreto è il vostro peccato di presunzione, è la dichiarazione dei vostri giochi di potere e del vostro vuoto morale, ma avete sbagliato. Oggi l'indignazione è in quest'Aula, ma quando il decreto dispiegherà i suoi effetti nel Paese, l'indignazione sarà del Paese e per voi sarà tardi. La questione non è solo astenersi da un trattamento disumano dei migranti, ma realizzare in concreto i nostri standard di umanità: voi non siete in grado di farlo e con questo decreto lo state dimostrando. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV)) . PRESIDENTE.