[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 1, comma 3, lettera c), e comma 5; 2, comma 1, lettere k) ed o); 3, comma 1, lettera c); 16, commi 1, 6 e 7; 20, comma 1; 21 e 22, comma 4, della legge della Regione Emilia-Romagna 23 dicembre 2004, n. 26 (Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri notificato il 25 febbraio 2005 depositato in cancelleria il 7 marzo 2005 ed iscritto al n. 32 del registro ricorsi 2005. Visto l'atto di costituzione della Regione Emilia-Romagna; udito nell'udienza pubblica del 21 marzo 2006 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Filippo Arena per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con atto notificato il 25 febbraio 2005 e depositato il successivo 7 marzo, ha impugnato l'art. 1, comma 3, lettera c), e comma 5, l'art. 2, comma 1, lettere k) e o), l'art. 3, comma 1, lettera c), l'art. 16, commi 1, 6 e 7, l'art. 20, comma 1, l'art. 21, l'art. 22, comma 4, della legge della Regione Emilia-Romagna 23 dicembre 2004, n. 26 (Disciplina della programmazione energetica territoriale ed altre disposizioni in materia di energia). L'art. 1, comma 3, prevede che «nel perseguire le finalità di cui al comma 1, la Regione e gli enti locali pongono a fondamento della programmazione degli interventi di rispettiva competenza i seguenti obiettivi generali: […] c) definire gli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti e assicurare le condizioni di compatibilità ambientale, paesaggistica e territoriale delle attività di cui al comma 2». Sostiene il ricorrente che la compatibilità ambientale rientra nella tutela dell'ambiente, assegnata alla legislazione esclusiva dello Stato dall'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. Le emissioni inquinanti non avrebbero rilievo né paesaggistico né territoriale, e dunque non sussisterebbe al riguardo alcuna competenza regionale. Sempre secondo quanto si espone nel ricorso «se poi fosse individuata una qualche competenza concorrente della Regione, sarebbero stati violati i principi fissati dalla legge statale», dal momento che l'art. 69, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), conserva allo Stato la «determinazione di valori limite, standard, obiettivi di qualità e sicurezza e norme tecniche necessari al raggiungimento di un livello adeguato di tutela dell'ambiente sul territorio nazionale». L'art. 1, comma 5, della legge regionale impugnata, nell'individuare le fonti rinnovabili di energia, si discosterebbe dalla definizione di tali fonti contenuta nella direttiva 2001/77/CE del 27 settembre 2001 (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità), così violando l'art. 117, primo comma, della Costituzione. La disposizione regionale contrasterebbe, altresì, con l'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in quanto non risulterebbe adeguata ai principi fondamentali dettati dallo Stato, il quale, nell'art. 2, lettera a), del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità), emanato in attuazione della direttiva 2001/77/CE, avrebbe già individuato le fonti di energia rinnovabili. La disposizione censurata, inoltre, avrebbe «sconfinato nell'ambito dei principi fondamentali». Con l'art. 2, comma 1, lettera k), la Regione si sarebbe attribuita le competenze in ordine al rilascio dell'intesa di cui all'art. 1, comma 1, del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7 (Misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale); tale intesa, invece, in base alla suddetta disposizione, dovrebbe intervenire con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. In tal modo, risulterebbe violato il terzo comma dell'art. 117 della Costituzione, perché la norma statale richiamata costituirebbe un principio fondamentale, in quanto rivolta ad assicurare la fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale. La medesima disposizione oggetto di censura, inoltre, richiama gli indirizzi definiti dalla Giunta regionale, ai sensi del comma 3, vale a dire «gli indirizzi di sviluppo del sistema elettrico regionale volti a garantire, anche nel medio termine, il raggiungimento ed il mantenimento di condizioni di sicurezza, continuità ed economicità degli approvvigionamenti in quantità commisurata al fabbisogno interno». La norma, per questa parte, violerebbe i principi fissati dall'art. 1, comma 3, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), il quale attribuisce allo Stato la competenza a «garantire sicurezza, flessibilità e continuità degli approvvigionamenti di energia» (lettera a) e ad «assicurare la economicità dell'energia offerta ai clienti finali», e cioè proprio le finalità in vista delle quali la norma impugnata avrebbe assegnato la competenza alla Regione. Sarebbe violato anche il comma 4, in particolare la lettera d), della citata legge statale, che attribuisce sempre allo Stato le competenze per assicurare la adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio in modo che si raggiungano standard di sicurezza e di qualità del servizio nella distribuzione e disponibilità di energia su tutto il territorio nazionale. Sarebbero infine violati anche i commi 7 e 8 dell'art. 1 della medesima legge n. 239 del 2004 «nelle molteplici disposizioni rivolte a garantire, insieme alla programmazione di settore, l'efficienza e l'equilibrio della rete nazionale».