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i cittadini EU-27 sono meno qualificati di quelli belgi, ma i lavoratori extracomunitari hanno qualifiche più alte rispetto agli autoctoni; – forme di discriminazioni sono tuttavia presenti nel settore: il 16 per cento degli utenti non preferisce che un immigrato lavori presso la propria casa, il 12 per cento dei lavoratori non belgi è stato rifiutato a causa della cittadinanza e il 10 per cento dichiara di essere stato trattato in modo ingiusto. I vantaggi fiscali del CESU bancario francese sono molto più consistenti perché devono rendere vantaggioso o comunque neutro non utilizzare personale non regolare. Consistono in un credito d'imposta pari alla metà della somma effettivamente spesa (salario più contributi sociali) per retribuire il lavoratore che fornisce i servizi a domicilio. I tetti massimi per il credito d'imposta variano a seconda del servizio acquistato: quelli relativi all'assistenza ai bambini, agli anziani e ai disabili raggiungono la somma di 6.000 euro. Il tetto massimo può essere aumentato di 1.500 euro, per ogni bambino o ascendente di età superiore a 65 anni che vive nel nucleo familiare in cui viene acquistato il servizio. Il tetto massimo può essere innalzato fino a 20.000 euro l'anno per le persone con invalidità superiore all'80 per cento. Se l'importo del credito fiscale è superiore all'importo delle imposte dovute, la somma eccedente è restituita in contanti. Inoltre, nel caso in cui l'utente scelga un servizio alla persona fornito da un'organizzazione accreditata, l'IVA è ridotta al 5,5 per cento in luogo dell'aliquota ordinaria del 19,6 per cento. In Belgio l'utente paga i servizi familiari (con i titres-services ) 7,50 euro l'ora (5,95 euro dopo la deduzione fiscale ), ma il valore rimborsato all'impresa di servizi ammonta a 20,80 euro per voucher : la differenza (13,30 euro) è finanziata dallo Stato. Il numero massimo di buoni-servizio acquistabili in un anno da parte di un singolo utilizzatore è di 750 (5.625 euro), portato a 2.200 (16.500 euro) per determinate categorie di persone: famiglie monoparentali, portatori di handicap , genitori di minorenni portatori di handicap , persone anziane titolari di indennità di accompagno. I titres-services sono anche uno strumento di conciliazione tra vita professionale e vita familiare, attraverso il riconoscimento di buoni-servizio gratuiti (150 all'anno) alle lavoratrici autonome che riprendono a lavorare dopo il parto. Il sistema dei childcare vouchers del Regno Unito è molto meno generoso rispetto a quello belga. I lavoratori assunti prima del 5 aprile 2011 non pagavano né tasse e neppure contributi per i voucher fino al valore massimo di 55 sterline (66 euro) alla settimana o 243 sterline (292 euro) al mese. Per lo stesso valore il datore di lavoro non paga i contributi sociali. Successivamente il Governo è intervenuto, in seguito alla crisi economica, per ridurre i benefici fiscali per i childcare vouchers , rimodulandoli sulla base del reddito del beneficiario. I lavoratori assunti dal 6 aprile 2011 possono ancora beneficiare della completa esenzione fiscale e contributiva per i voucher fino al valore massimo di 55 sterline alla settimana solo se la loro retribuzione è assoggettata fino al secondo scaglione d'imposta ( Basic tax rate , fino a un reddito di 35.001 sterline – 42.000 euro). Se il reddito è superiore ( Higher tax rate , reddito da 35.001 a 150.000 sterline – 180.000 euro), la completa esenzione fiscale e contributiva si applica solo per i voucher fino al valore massimo di 28 sterline (34 euro) alla settimana o 124 sterline (149 euro) al mese. Se il reddito è ancora superiore ( Additional tax rate , reddito superiore a 150.000 sterline), l'esenzione è applicabile solo per i voucher fino al valore massimo di 22 sterline (26 euro) alla settimana o 97 sterline (116 euro) al mese. Per quanto riguarda l'Italia, il Censis ha stimato l'impatto economico e sull'occupazione del disegno di legge per l'istituzione del voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia. Il modello di stima degli oneri per la spesa pubblica derivanti dall'introduzione del voucher universale riguarda il primo anno di introduzione e l'impatto a regime a cinque anni dall'avvio (gli effetti del provvedimento relativi al numero di beneficiari, all'emersione del lavoro irregolare e all'occupazione aggiuntiva si dispiegano gradualmente nel tempo). Gli oneri per lo Stato sono pari al saldo fra i minori introiti tributari (gli oneri stimati per l'introduzione del voucher meno quelli da detrazioni/deduzioni già esistenti per la stessa tipologia di servizi) e le maggiori entrate per effetto dei benefici diretti (emersione del lavoro irregolare, nuova occupazione, minor impiego dell'ASpI) e benefici indiretti (occupazione in altri settori, IVA su consumi familiari, imposte su utili d'impresa). Il modello ha stimato l'interdipendenza fra detrazioni sulla spesa familiare, welfare aziendale e utilizzo del voucher per servizi pubblici, al fine di definire la minore spesa per la famiglia che può acquistare i voucher , ma anche riceverli dal proprio datore di lavoro o dall'assistenza pubblica. Non sono stati stimati gli altri benefici che prevedibilmente possono derivare, per esempio, dalla deospedalizzazione per i cronico-degenti. Secondo le stime effettuate dal Censis, emerge la sostenibilità del provvedimento in termini di oneri per la spesa pubblica soprattutto se si tiene conto che il costo dell'analogo sistema francese dei CESU è pari a circa 6,6 miliardi di euro. Nel primo anno il costo per lo Stato ammonterebbe a circa 1,3 miliardi di euro. Tale onere si riduce a circa 640 milioni di euro grazie ai benefici diretti, in particolare per il maggior gettito fiscale determinato dall'emersione del lavoro non regolare (305 milioni di euro). Gli oneri si riducono ulteriormente a 273 milioni di euro in considerazione dei benefici indiretti: gettito fiscale derivante dall'occupazione attivata in settori collegati (128 milioni di euro) e per l'IVA sui consumi aggiuntivi delle famiglie e dei lavoratori (187 milioni di euro) per l'utilizzo del minor onere tributario per acquisti. La ricerca del Censis considera anche i positivi effetti sociali che comporta l'introduzione del voucher : secondo le stime, dopo cinque anni la platea di famiglie in grado di accedere ai servizi socio-assistenziali crescerebbe di 482.000 unità, in coerenza con gli accresciuti bisogni di assistenza connessi con l'invecchiamento della popolazione. I lavoratori beneficiari del welfare aziendale salirebbero da 127.000 a 858.000 con enormi vantaggi sia per i dipendenti sia per la produttività aziendale. Si stima, infine, che l'emersione del lavoro irregolare nel periodo di messa a regime raggiungerebbe le 326.000 unità, mentre l'occupazione aggiuntiva è valutabile in 315.000 nuovi occupati fra diretti (assistenza domiciliare) e indiretti (settori collegati). * * * Il presente disegno di legge si compone di diciassette articoli. L'articolo 1 istituisce il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia, definisce le sue finalità, individua i soggetti che possono utilizzarlo, definisce i servizi che si possono acquistare e i soggetti che possono erogarli, emetterli e pagarli.