[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 2, comma 164, lettera b), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2006, n. 286, promosso con ordinanza del 31 marzo 2008 dal Giudice di pace di Montefiascone nel procedimento civile vertente tra B.A. e il Comune di Montefiascone, iscritta al n. 248 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell'anno 2008. Udito nella camera di consiglio del 3 dicembre 2008 il giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che il Giudice di pace di Montefiascone ha sollevato – in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione – questione di legittimità costituzionale dell'articolo 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 2, comma 164, lettera b), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 novembre 2006, n. 286; che il remittente premette di essere investito – ai sensi dell'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) – della richiesta di annullamento di un verbale di contravvenzione amministrativa elevato dalla locale polizia municipale, con il quale si è contestata, al ricorrente nel giudizio a quo, la violazione dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada, avendo costui omesso di comunicare, in assenza di «giustificato e documentato motivo», i dati personali e della patente di guida del soggetto resosi in precedenza responsabile, a bordo della vettura di proprietà di esso ricorrente, della violazione dell'art. 142 dello stesso codice; che, sempre in punto di fatto, il remittente deduce che la sanzione pecuniaria prevista dal censurato comma 2 dell'art. 126-bis risulta essere stata irrogata, nel caso di specie, sebbene il proprietario del veicolo avesse tempestivamente dichiarato «di non essere responsabile dell'infrazione e di non essere nel contempo in grado di fornire il nominativo del conducente, giacché il veicolo suddetto era in uso a tutti i componenti della sua famiglia (moglie e due figli), con conseguente impossibilità di risalire all'effettivo trasgressore»; che, ciò premesso, il giudice a quo rammenta che in base all'attuale formulazione della norma censurata il proprietario del veicolo (ovvero altro obbligato in solido, ai sensi dell'articolo 196 del medesimo codice della strada) «deve fornire all'organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione», allorché quest'ultimo non sia stato identificato in occasione dell'accertamento di taluna di quelle infrazioni stradali per le quali è prevista l'applicazione, a titolo di sanzione accessoria, anche della decurtazione del punteggio dalla patente di guida; che, inoltre, a carico del proprietario del veicolo (o dell'obbligato in solido per il pagamento della sanzione pecuniaria), il quale ometta, «senza giustificato e documentato motivo», di fornire i dati richiesti, è prevista l'applicazione della sanzione amministrativa costituita dal pagamento di una somma da euro 250 a euro 1.000; che nell'ordinanza di rimessione si evidenzia che il vigente testo del comma 2 dell'art. 126-bis costituisce il risultato di una modifica introdotta dal legislatore (con il già ricordato art. 2, comma 164, lettera b, del decreto-legge n. 262 del 2006, nel testo risultante dalla relativa legge di conversione, n. 286 del 2006) per adeguarsi alle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 27 del 2005; che prima, infatti, dell'intervento della Corte la norma in contestazione prevedeva che, in caso di mancata identificazione del conducente responsabile di un'infrazione stradale, «la segnalazione della perdita dei punti di patente dovesse essere effettuata a carico del proprietario del veicolo, salvo comunicazione da parte di quest'ultimo, da effettuarsi entro trenta giorni dalla richiesta dell'organo di polizia che procede, dei dati personali e del conducente al momento della commessa violazione», prevedendosi, inoltre, che l'omessa comunicazione fosse anche sanzionata sul piano pecuniario con l'irrogazione della medesima sanzione prevista per la violazione dell'art. 180, comma 8, del codice della strada; che, tuttavia, la riconosciuta «natura personale della sanzione della decurtazione dei punti di patente» – osserva ancora il remittente – ha indotto la Corte a ritenere irragionevole la originaria scelta legislativa di addossare la stessa ad un soggetto diverso dall'effettivo responsabile dell'infrazione stradale; che alla parziale declaratoria di illegittimità costituzionale della norma suddetta ha fatto seguito l'intervento del legislatore, il quale ha limitato sul piano patrimoniale gli effetti del mancato adempimento dell'obbligo di comunicazione e li ha anche subordinati alla condizione che l'omissione non dipenda da un «documentato e giustificato motivo»; che il remittente reputa, però, che la scelta compiuta dal novellato testo del comma 2 dell'art. 126-bis, consistente nell'avere «subordinato l'esonero dalla sanzione alla ricorrenza di un giustificato e documentato motivo», abbia comunque determinato «un'eccessiva compressione del diritto di difesa spettante ai soggetti su cui grava l'obbligo di trasmissione dei dati», con conseguente violazione dell'art. 24 Cost., giacché costoro «si trovano nella difficile situazione di dover documentare a posteriori la sussistenza di una circostanza giustificatrice in relazione alla commissione di un illecito amministrativo di cui, prima della notifica del verbale, possono senza colpa non aver avuto notizia»; che il proprietario del veicolo, dunque, «si trova costretto» – secondo il giudice a quo – «a doversi procurare ex post e per iscritto la prova dell'esimente in relazione ad un evento fino ad allora legittimamente ignorato»; che è dedotta, inoltre, la violazione dell'art. 3 Cost., atteso che la disposizione censurata, irragionevolmente, riserverebbe «ai destinatari dell'obbligo di trasmissione dati un trattamento ingiustificatamente più severo rispetto a quello previsto dall'art. 180, comma 8», del medesimo codice della strada;