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Questa è una strategia possibile, che può essere accettabile, che offre una fuoriuscita e previene un bagno di sangue agli italiani per primi: i 200.000 italiani che stanno in Venezuela sono italiani di serie B? Mettetevi un po' d'accordo. Mettetevi un po' d'accordo. Credo infine che questo Parlamento debba rivendicare la possibilità di esprimersi su come vogliamo contribuire ad affrontare questa crisi. Non è un Governo ad interim per sempre (non è una ripetizione di Al Sisi, per intendersi), ma queste tre misure costituiscono una strategia possibile nel rispetto dei diritti umani e della democrazia. Chiedo quindi per favore che il Governo, da chiunque sia rappresentato, venga in Aula e accetti un dibattito su mozioni. Il tempo stringe e non vorrei che ci trovassimo a dibattere coi carri armati in strada e con ulteriore sangue nelle piazze. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). Discussione e deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge: Doc 1018 Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione e la deliberazione su proposta di questione pregiudiziale riferita al disegno di legge n. 1018. Ha facoltà di parlare la senatrice Toffanin per illustrare la questione pregiudiziale QP1. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, colleghe e colleghi senatori, rappresentanti del Governo, ci troviamo anche questa volta a dover presentare una questione pregiudiziale. Entrando subito nel merito, dal contenuto stesso della norma si può rilevare l'insussistenza del requisito della straordinaria urgenza del provvedimento, che in quanto decreto-legge dovrebbe avere, mentre la genericità del titolo implica indeterminatezza, con il rischio di comprendere qualsivoglia tipologia di intervento in materia occupazionale e previdenziale: un po' come è successo pochi giorni fa con il decreto-legge semplificazione, che era diventato un provvedimento omnibus. Il provvedimento in esame prevede ben 24 norme attuative, 15 delle quali senza una scadenza temporale, e demanda a successivi e molteplici atti: decreti del Presidente della Repubblica, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, decreti ministeriali, accordi con la Conferenza unificata, atti amministrativi dei Comuni, provvedimenti dell'INPS, dell'INAIL e dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL). Tutti questi rimandi, come è già stato ribadito dalla sentenza n. 22 del 2012 della Corte costituzionale, contrastano palesemente con il requisito di urgenza. Ne menziono solo un paio a titolo di esempio, giusto per entrare nel merito. L'articolo 3, comma 7, demanda le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da adottarsi entro il 29 luglio 2019: come è possibile conciliare l'erogazione del reddito dal 1° aprile se le modalità di erogazione dello stesso possono essere definite fino a due mesi dopo? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questo è veramente incongruente e soprattutto non vi sono né la necessità, né l'urgenza. L'articolo 5, relativo a richiesta, riconoscimento ed erogazione del beneficio, al comma 2 demanda ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali l'individuazione delle modalità di presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (DSU) ai fini dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) senza indicazione della tempistica. Ma com'è possibile non fornire indicazioni della tempistica della presentazione di questi modelli? Anche qui, l'urgenza senza una scadenza temporale concomitante. E poi vi sono tutti gli altri articoli, su cui sorvolo per ovvie ragioni di tempo. L'altro aspetto della pregiudiziale riguarda l'invasione delle competenze legislative e regolamentari delle Regioni, soprattutto dove il decreto-legge interviene sulle funzioni e sui compiti dei centri per l'impiego e sull'organizzazione del mercato del lavoro. Esempio rappresentativo è la cosiddetta figura dei navigator , che evidentemente si pensano inseriti nel centro per l'impiego, senza però che vi sia stato alcun accordo preventivo con le Regioni: si va quindi ad invadere le competenze delle Regioni. Non dimentichiamo poi che l'impianto di gestione del reddito di cittadinanza prevede un poderoso trattamento di dati personali sensibili e particolari, che devono essere condivisi attraverso l'interconnessione di banche dati e la circolazione tra una pluralità di soggetti, quali i centri per l'impiego, i CAF e i Comuni, ma anche i Comuni medi e piccoli, dove il cittadino non è un numero, ma una persona conosciuta. (Applausi dal Gruppo FI-BP). E poi ancora, con gli enti di formazione, le agenzie per il lavoro, l'INPS ed altri. Si tratta dell'acquisizione e del trattamento di dati idonei a rivelare orientamenti, ideologie e stato di salute delle persone, quindi tutti dati sensibili, andando in contrasto con i principi di libertà costituzionalmente previsti. Il reddito di cittadinanza risulta una misura meramente assistenzialista che produce possibilità limitate di rappresentare un incentivo al lavoro. Con questo provvedimento si incrementa il numero di cittadini dipendenti sì, ma dal reddito di cittadinanza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E neppure si contrasta la povertà, perché gli studi che si sono succeduti e che sono stati presentati nelle audizioni di questi giorni hanno messo in rilievo che la scala di equivalenza con cui viene calcolato il beneficio del reddito non va bene, perché viene avvantaggiato il singolo e non il nucleo familiare. Le famiglie con più di quattro figli sono svantaggiate completamente. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quindi, non si incentiva il lavoro e neppure si contrasta la povertà, con il reddito di cittadinanza. C'è solo la certezza che la povertà viene stabilizzata, codificata ed estesa perennemente alle fasce più deboli della società, per di più con un aggravio insostenibile per il ceto medio, su cui - scusate, ma occorre ricordarlo - ricadrà il maggior peso fiscale del finanziamento del reddito di cittadinanza nel momento in cui il ricorso al deficit non sarà più praticabile. Ricordiamo infatti che è solo attraverso il deficit che viene finanziato il reddito di cittadinanza e ricordiamo anche che purtroppo siamo in fase di recessione - che noi avevamo previsto - e che abbiamo clausole di salvaguardia per 52 miliardi nei prossimi due anni. Quindi, a un certo punto, il ricorso al deficit sarà fortemente limitato. Forza Italia è sempre stata nei fatti a sostegno delle fasce economicamente svantaggiate e più deboli del Paese. Ricordiamo che si devono al Governo Berlusconi, nel 2001, l'aumento per la prima volta delle pensioni minime, la social card e il bonus bebè, per citare solo alcuni esempi. Ricordiamo altresì che il Governo Berlusconi è riuscito a creare più di un milione e mezzo di posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Voi, invece, cosa avete fatto in questi mesi? Con il decreto-legge dignità ne avete fatti perdere quasi 600.000, altro che incentivo al lavoro!