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Modifiche al decreto legislativo n. 504 del 1992 e alla legge n. 62 del 2000 in materia di esenzione dall'imposta municipale propria (IMU) per le scuole paritarie. Onorevoli Senatori. – La Costituzione italiana, all'articolo 30, riconosce che l'educazione e l'istruzione dei figli sono un diritto e un dovere dei genitori. L'articolo 33 assicura inoltre «piena libertà» alle «scuole non statali che chiedono la parità». Le scuole paritarie e le scuole parentali sono quindi un imprescindibile presidio sussidiario della formazione, garantiscono, d'intesa col sistema pubblico, il pluralismo educativo e rispondono a un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito. La legislazione in merito è però molto frastagliata e complessa, nonché disseminata a diversi livelli di fonti normative, tanto che neanche il giudice della Cassazione riesce nel suo intento nomofilattico di uniformazione del diritto su tutto il territorio nazionale. La problematica più cogente, a questo riguardo, è relativa al trattamento fiscale delle scuole paritarie. Soltanto nel 2000, con la legge n. 62, recante norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione, si è riconosciuto che il sistema nazionale di istruzione è costituito «dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali». In particolare, l'articolo 1, comma 2, definisce le scuole abilitate a rilasciare titoli di studio aventi valore legale quelle «istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell'istruzione» e che «sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie». Il successivo comma 3 prevede che tali scuole svolgano un servizio pubblico e debbano quindi accogliere chiunque, accettandone il progetto educativo, richieda di iscriversi. Tra i requisiti di qualità ed efficacia elencati dalla legge n. 62 del 2000 che le scuole in oggetto devono possedere per essere riconosciute quali paritarie, si leggono: a) un progetto educativo in armonia con i princìpi della Costituzione; b) un piano dell'offerta formativa conforme agli ordinamenti e alle disposizioni vigenti; c) la disponibilità di locali, arredi e attrezzature didattiche propri del tipo di scuola e conformi alle norme vigenti; d) l'iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta, purché in possesso di un titolo di studio valido per l'iscrizione alla classe che essi intendono frequentare; e) l'applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio; f) personale docente fornito del titolo di abilitazione; g) contratti individuali di lavoro per personale dirigente e insegnante che rispettino i contratti collettivi nazionali di settore. Tre anni più tardi, con la legge 28 marzo 2003, n. 53, recante delega al Governo per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale, si è finalmente disciplinato il finanziamento delle scuole paritarie, il riconoscimento del diritto all'istruzione e alla formazione sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età e il riconoscimento del diritto all'istruzione quale livello essenziale di prestazione definito su base nazionale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione. Su delega della legge di riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione (legge di riforma e delega 13 luglio 2015, n. 107), il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, ha infine istituito il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni. Il sistema integrato di educazione e di istruzione accoglie le bambine e i bambini da zero fino a sei anni ed è costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia statali e paritarie. Con tale ultima normativa, in sostanza, è stata riconosciuta dignità a tutti i gradi di istruzione, dall'asilo nido (bambini di zero anni) alla scuola superiore (ragazzi di diciotto anni). Sulla base di tali riconoscimenti è accordato, alle scuole paritarie, un trattamento fiscale diverso rispetto agli altri enti a scopo di lucro, proprio in virtù della loro vocazione allo svolgimento di un servizio pubblico di istruzione e non a scopo meramente economico. A questo riguardo, nell'articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo n. 504 del 1992 (decreto istitutivo dell'imposta comunale sugli immobili-ICI) è prevista la norma di esenzione dal pagamento dell'imposta municipale propria-IMU (come da ultimo modificata dall'articolo 2, comma 3, del decreto-legge n. 102 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 124 del 2013) per gli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive. Si richiedono due presupposti per consentire l'esenzione IMU: il primo, il cosiddetto requisito soggettivo, ossia il fatto che l'immobile deve essere utilizzato da un ente non commerciale; il secondo, il cosiddetto requisito oggettivo, secondo il quale è necessario che gli immobili siano destinati allo svolgimento delle attività elencate dall'articolo 7, comma 1, lettera i) , del decreto legislativo n. 504 del 1992 prima citato (ossia assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive) nonché delle attività di cui all'articolo 16, lettera a) , della legge 20 maggio 1985, n. 222 (ossia di religione e culto) e che tali attività siano svolte con modalità non commerciali. Sul punto, ad esempio, le scuole paritarie diocesane oggetto di accertamento IMU posseggono i requisiti richiesti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca tant'è che sono tutte dotate del decreto di idoneità, ma resta incertezza normativa riguardo al trattamento fiscale di tali enti, tanto che molti comuni non hanno accordato loro l'esenzione dalla tassazione locale. Prima di tutto, non esistendo una esatta definizione della legge nazionale degli enti non commerciali, resta ancora una forte confusione giuridica relativa al requisito soggettivo richiesto dalla norma di esenzione. L'unico elenco esaustivo degli enti non commerciali è contenuto nelle istruzioni per la compilazione della dichiarazione IMU-TASI che, al punto 4.2, stabiliscono testualmente che ne fanno parte gli enti che acquisiscono la qualifica fiscale di Onlus (decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460) e precisano: «nell'ambito degli enti privati non commerciali vanno ricompresi anche gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti secondo le previsioni dell'Accordo modificativo del Concordato Lateranense (legge 25 marzo 1985, n. 121, per la Chiesa cattolica) e delle intese tra lo Stato italiano e le altre confessioni religiose».