[pronunce]

che la questione sarebbe altresì infondata, giacché la norma, prorogando le occupazioni già prorogate, sarebbe confermativa e chiarificatrice di norme pregresse, in applicazione del principio di conservazione dell'atto di cui all'art. 1367 del codice civile; che i signori Ulisse Maria e Stefano e Varone Giovanna, pur prendendo atto della modifica dell'art. 55, comma 1, del d.lgs. n. 325 del 2001, che avrebbe ripristinato la tutela restitutoria o risarcitoria piena per le occupazioni usurpative, come è qualificabile la fattispecie dedotta in giudizio, assumono che comunque resta intatta la rilevanza della questione, relativamente al comma 2, che dispone l'applicabilità della regola del risarcimento ridotto alle occupazioni appropriative relative a giudizi pendenti alla data del 1° gennaio 1997; che, infatti, ferma restando la fondatezza della questione relativa all'art. 4 della legge n. 166 del 2002, che prorogando le dichiarazioni di pubblica utilità fa degradare la fattispecie di cui è causa da occupazione usurpativa a occupazione appropriativa, se anche tale questione fosse dichiarata infondata, rimarrebbe il fatto che con il comma 2 dell'art. 55 si è confermata la applicabilità della regola del risarcimento regolamentato alle occupazioni appropriative, con applicazione retroattiva del comma 1, il che è contrario agli stessi parametri di costituzionalità (artt. 3, 24, 97, 111 Cost.); che anche l'Avvocatura generale dello Stato propone un'ulteriore difesa osservando che nel giudizio principale, già con ordinanza ex art. 186-quater cod. proc. civ. , era stata pronunciata condanna del comune al risarcimento commisurato alle regole dell'occupazione appropriativa, previo rigetto della tesi dell'applicazione alla occupazione d'urgenza de qua della proroga di cui all'art. 14 del d.l. n. 534 del 1987 e alla legge n. 158 del 1991: con la conseguenza che il giudice rimettente ancorché persona fisica diversa subentrata nella trattazione della causa avrebbe già consumato il proprio potere decisorio, restandogli pertanto preclusa la possibilità di sollevare la questione di legittimità costituzionale; che, nel merito, la modifica legislativa dell'art. 55 impugnato toglierebbe rilevanza alla questione e che, con riferimento all'art. 4 della legge n. 166 del 2002, tutti i parametri costituzionali invocati sarebbero irrilevanti. Considerato che il Tribunale di Napoli – nel corso di causa civile iniziata da Ulisse Maria, Ulisse Elvira, Varone Giuliana, Ulisse Egilda, Ulisse Marco, Ulisse Stefano, Terracini Silvia, per la determinazione dell'indennità di occupazione legittima e per il risarcimento del danno per l'occupazione illegittima di terreni di loro proprietà, sottoposti a procedura ablatoria dal Comune di Ercolano per la realizzazione di opere di viabilità – dubita della legittimità costituzionale dell'art. 55, commi 1 e 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 325 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di espropriazione per pubblica utilità – Testo B), là dove limita l'azione del proprietario al solo risarcimento del danno ed estende l'applicazione dei criteri di più contenuta determinazione del quantum risarcitorio anche alle ipotesi di occupazione usurpativa di suoli edificabili di proprietà privata poste in essere anteriormente al 30 settembre 1996, ivi comprese le ipotesi in cui l'irreversibile destinazione dei suoli privati sia avvenuta a termini di efficacia già scaduti del provvedimento dichiarativo della pubblica utilità, per violazione degli articoli 3, 24, 42, secondo e terzo comma, 53, 76, 97, 100, secondo comma, e 111 della Costituzione; che lo stesso Tribunale dubita anche della legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 1° agosto 2002, n. 166 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti), là dove, con effetto retroattivo, attribuisce a posteriori legittimità alle occupazioni di urgenza in corso alle stesse scadenze previste dalle singole leggi di proroga, così incidendo per implicito anche sui termini di efficacia delle corrispondenti dichiarazioni di pubblica utilità, per violazione degli articoli 24, 28, 42, secondo e terzo comma, 97, 100, secondo comma, e 111 della Costituzione; che è da disattendere l'eccezione di inammissibilità della questione, formulata dal Comune di Ercolano, costituito in questo giudizio, per la tardività delle deduzioni in tal senso svolte da parte attrice, dal momento che, per costante giurisprudenza di legittimità (v. Cass. civ. n. 5091 del 1988; Cass. civ. n. 446 del 1976; Cass. civ. n. 2369 del 1972), la questione di costituzionalità è proponibile a istanza di parte in ogni stato e grado del processo, anche reiteratamente, senza preclusioni; che è parimenti da disattendere l'eccezione di inammissibilità formulata dalla difesa erariale circa l'intervenuta consumazione del potere del Tribunale di sollevare la questione di costituzionalità a seguito della pronuncia di condanna al risarcimento con ordinanza ex art. 186-quater del codice di procedura civile. , attesa la naturale revocabilità del provvedimento; che il rimettente fa riferimento al solo art. 55 del decreto legislativo n. 325 del 2001, contenente la parte legislativa del t.u. (testo B); che tale decreto è stato riunificato, con la parte regolamentare (Testo C), nel d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazioni per pubblica utilità - testo A), che, costituendo la risultante finale dell'operazione di delegificazione e semplificazione, è quello cui fanno riferimento i successivi provvedimenti legislativi, anche per modificarlo; che la questione di legittimità costituzionale deve intendersi trasferita sull'art. 55 del d.P.R. n. 327 del 2001, in cui è stata trasfusa, senza modificazioni, e già prima dell'emanazione dell'ordinanza di rimessione, la norma impugnata (per l'affermazione di identico principio cfr. sentenze n. 328 e n. 304 del 2003; n. 376 del 2000); che il predetto art. 55 è stato modificato dall'art. 1 del decreto legislativo 27 dicembre 2002, n. 302 (Modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 recante testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità), con la soppressione, fra l'altro, dell'inciso «o dichiarativo della pubblica utilità»; che tale soppressione ha eliminato dall'ambito di applicazione della regola risarcitoria riduttiva l'ipotesi di assenza di valido ed efficace provvedimento dichiarativo della pubblica utilità;