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Sulla scuola il Governo ha fatto una scelta importante e giustissima, è il prezzo più alto che stiamo pagando, lei l'ha detto in una sua recente intervista, ma qui l'apertura di settembre è una grande sfida. Ci vuole un salto di qualità, un colpo di reni, perché dobbiamo aprire la scuola e garantire questo servizio alle famiglie, ai lavoratori, alle lavoratrici, agli imprenditori. (Applausi). Per fare questo, bisogna fare un patto con il mondo della scuola, che sia in grado di farci vincere delle sfide difficilissime. Sul turismo, nel cura Italia è stata prevista la creazione di un tavolo con tutte le parti interessate, il mio consiglio è riunire questo tavolo e concordare con le forze economiche del turismo le strade migliori per fare un salto di qualità. Quello che c'è - lo ha detto anche lei - non è sufficiente. Dobbiamo anche capire, Presidente - e su questo potremmo lavorare - che il credito d'imposta non risponde a tutti e che forse dobbiamo premiare chi apre, perché dobbiamo aiutarlo a ridurre i costi fissi. Infatti, dobbiamo assolutamente riaprire per guardare non solo a questa stagione, ma a quella che verrà. La stagione turistica è un tema importante e sono assolutamente d'accordo sulla burocrazia, Presidente, ma con tre punti chiari. Uno l'ha detto: contrasto alla criminalità. Secondo: i diritti del lavoro. Terzo: la tutela dell'ambiente. Non possiamo fare passi indietro. C'è bisogno di una strategia. Qui tutti dicono che con il coronavirus tutto cambierà. Io sarei preoccupatissimo se, dopo il coronavirus, non cambiasse nulla. Noi dobbiamo essere il cambiamento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bini. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, colleghi, ho apprezzato la relazione del presidente Conte, soprattutto nel passaggio sul fatto che il peggio è alle nostre spalle. Lo crediamo e lo speriamo. Certamente l'andamento della curva epidemiologica di questi giorni ci fa capire che le misure adottate da questo Governo sono state giuste. Lo ha detto bene il presidente Errani prima di me: è stata una vicenda in relazione alla quale nessuno aveva la verità in tasca, neppure gli scienziati. Era un virus nuovo ed era difficile capire le misure da adottare. Penso che questo Governo, nelle difficoltà e con gli errori che avremo eventualmente modo di valutare successivamente, abbia fatto le cose in maniera repentina ed efficace. Credo che sia stato fatto tutto quanto era possibile e che dovremo continuare in questa direzione. Purtroppo - lo dico avendo ascoltato l'intervento del collega Ciriani - sono dispiaciuta che da parte dell'opposizione si dica che non è stato fatto nulla per il mondo del lavoro, le imprese, le famiglie e i cittadini. Sono state fatte molte cose; molte altre ancora sono presenti nel cosiddetto decreto rilancio e credo che le potremo migliorare all'interno del Parlamento. Qual è il contributo che l'opposizione ha dato? Criticare quotidianamente, fare polemiche su tutto, continuare a votare mozioni di sfiducia e fare occupazioni farlocche dell'Aula? Questo è stato il contributo da parte dell'opposizione. (Applausi) . Non abbiamo visto un contributo propositivo di idee. Vogliamo forse parlare dell'ospedale a Fiera Milano e della barzelletta che quella vicenda è diventata? (Applausi) Per favore, fermiamoci e cerchiamo di pensare all'emergenza del Paese e a ciò che il Governo sta facendo. Proviamo a correggere le cose che vanno migliorate, ma nessuno provi qui a fare il maestro perché mi pare che di maestri ce ne siano pochi. Visto che il tempo a mia disposizione è limitato, desidero concentrarmi su due temi di cui più mi occupo: la sanità e gli enti locali. Quanto alla sanità, tengo a sottolineare che i 3,5 miliardi di euro stanziati per gli investimenti sono un fatto storico che questo Paese non aveva mai visto. (Applausi). Allo stesso modo, desidero sottolineare quanto enorme siano stati il lavoro di investimento sulle terapie intensive e sui posti letto in più, nonché la strategia per aumentare i tamponi e i test . Dobbiamo continuare in questa direzione. Dopo questa emergenza, non dimentichiamoci - questa è la mia raccomandazione - della sanità. Non dobbiamo tornare alla normalità di prima, non perché il nostro sistema non fosse buono, ma perché questa vicenda ci ha fatto capire che per troppo tempo abbiamo tagliato in un settore dove non ci possono essere tagli. Dovunque possiamo tagliare, ma non sui servizi universalistici. Teniamo presente questo elemento, presidente Conte. La seconda questione è relativa agli enti locali. La tratto in conclusione del mio intervento ma ci tengo molto perché la mia non è un'idea di governo centrale con un territorio distaccato ma di un governo diffuso. I nostri sindaci, i nostri presidenti di provincia, che sono in trincea quotidianamente, conoscono meglio di tutti i bisogni dei nostri territori, vedono le esigenze e sono in grado di raccogliere le istanze. Abbiamo lavorato per dare tre miliardi e mezzo agli enti locali. Forse ci sarà bisogno di reintegrare quel fondo ma intanto è un primo segnale importante, come è importante il tavolo di monitoraggio che è stato attivato. Lavoriamo, però, sul tema della semplificazione: il Paese riparte anche e soprattutto dagli enti locali. Diamo loro modo di semplificare le procedure, di investire, di fare le gare d'appalto, avendo il personale che progetta e che può far partire le gare in modo rapido. Questo ci chiedono. So che ci avete lavorato, so che ci state lavorando. Facciamo davvero un'opera di semplificazione che consenta ai nostri sindaci e ai nostri presidenti di provincia che stanno sul territorio di far ripartire il Paese, perché la ripartenza passa anche e soprattutto dalle loro gambe, dalle loro teste e dalle loro idee. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, abbiamo ascoltato con attenzione e cerchiamo di portare qualche soluzione. Ho sentito tanta gente che ha detto che siamo stati bravi, belli e veloci. Io penso che a casa ci sia qualcuno che non ha ancora visto un euro di cassa integrazione dopo due mesi. Sono più di due milioni i cittadini italiani che aspettano la cassa integrazione. Scorrendo le centinaia di pagine del nuovo decreto abbiamo visto che c'è una visione diversa anche del calendario da parte del Governo e della maggioranza. Sono previste nove settimane di copertura per la cassa integrazione per i lavoratori da qui a fine ottobre, anche se le settimane - ma questa non è una scelta sovranista o leghista - da qui a fine ottobre non sono nove ma ventidue, quindi ci sarà un evidente problema, che pone la matematica e non la politica, a fronte delle tredici settimane scoperte a carico dei lavoratori e degli imprenditori. Se è impossibile licenziare fino al 17 agosto e scade la cassa integrazione a fine giugno, che cosa fanno milioni di imprenditori, soprattutto piccoli imprenditori, a luglio e ad agosto? Chi paga? Noi vorremmo avere risposte su questo, caro Presidente del Consiglio.