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In verità, non poteva mancare (perché ormai va in automatico, è nel programma di iscrizione di tutti i provvedimenti) una norma contro gli immigrati. Fissate una tassa sulle rimesse. Aiutiamoli a casa propria, ma solo un po'. Queste persone sono immigrati regolari, che quando fanno il trasferimento delle risorse (le rimesse) pagano già l'8 per cento, pagano le tasse, contributi per pensioni che non vedranno mai e che non riceveranno mai indietro; e voi, che li volete aiutare a casa propria, aggiungete una tassa in più, giusto per soddisfare la vostra isteria. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . DE BERTOLDI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, dopo i numerosi interventi che ho potuto fare in quest'Aula in discussione generale e in sede di illustrazione dei singoli emendamenti, nei quali mi sono anche accalorato per l'importanza dei temi che abbiamo trattato, mi sembra corretto e doveroso esordire in questa dichiarazione di voto sottolineando, in particolare, il clima costruttivo che comunque ho potuto riscontrare nella Commissione finanze, con i colleghi della Commissione, con il presidente Bagnai, con il sottosegretario Bitonci (che vedo presente) e con il sottosegretario Garavaglia, che si sono impegnati nel cercare di creare un dialogo anche con le opposizioni. Parto da questa considerazione doverosa e dovuta al Governo e, trasversalmente, a tutti i colleghi della Commissione finanze, alla quale ho l'onore di partecipare, per svolgere alcune considerazioni di carattere, se vogliamo, filosofico, che determineranno anche il voto di Fratelli d'Italia sul disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame. Signor Presidente, cari colleghi, il decreto-legge fiscale e, più in generale, la manovra di bilancio del vostro Governo devono essere letti nella contrapposizione tra due termini che, nel pensiero comune e spesso in tanti politici come noi, vengono considerati come concetti equivalenti: quello di sovranismo e quello di populismo. In effetti, però, sono due concetti che identificano realtà ben diverse. Noi siamo fieramente sovranisti; non siamo e non saremo mai populisti. Purtroppo la lettura che io do di questo decreto-legge e, più in generale, almeno per ora, per quello che mi è noto, dell'intera manovra di bilancio, è in chiave populista: si tratta di un decreto-legge e di una manovra che non guardano ai nostri figli, alla nostra Patria, al futuro della nostra Nazione, ma guardano piuttosto alla pancia della persona, al bisogno immediato, attuale del cittadino. Insomma, è un po' la distinzione che c'è oggi tra il politico e la politica, tra la politica che grida necessità di guardare al futuro, di avere una strategia e il politico che, invece, guarda solo al contingente, ad andare sui giornali, a rispondere ai bisogni immediati della persona. Ecco, su questa contrapposizione va letta anche questa manovra di bilancio. Purtroppo non è una manovra che ha una visione e una strategia; è una manovra che risponde solamente alle promesse elettorali. Fratelli d'Italia ha voluto accogliere, invece, il grido di dolore della politica, dei nostri figli, dei nostri nipoti, di coloro che saranno italiani quando ormai non ci saremo più e che chiedono una visione strategica a coloro che sono demandati a fare leggi e atti di Governo. Fratelli d'Italia ha cercato, nell'attività in Commissione e in quest'Assemblea, di darsi un'impronta costruttiva. Non abbiamo fatto ostruzionismo; non abbiamo criticato solo per criticare, ma abbiamo cercato di dare un risvolto di crescita a questo decreto-legge. Abbiamo cercato di far sì che quei 10 miliardi destinati all'assistenzialismo potessero, almeno in parte, essere rivolti alla crescita, cioè essere destinati alle nostre imprese, alle piccole e medie imprese italiane, al lavoro, al cuneo fiscale e ai nostri lavoratori. Abbiamo, cioè, cercato che quei soldi, destinati all'assistenzialismo, fossero in realtà indirizzati verso la crescita economica e morale del Paese. Ricordiamo infatti che non è pagando le persone per stare a casa che si crea felicità, ma è dando obiettivi e stimoli, dando lavoro, facendo lavorare i nostri giovani, dando loro delle opportunità che saremo in grado di avere una Patria e un'Italia migliore. Su questi fronti ci siamo impegnati e abbiamo ottenuto qualche piccola soddisfazione con l'approvazione di tre emendamenti in sede di Commissione, con l'ottenimento del placet del Governo. Saremo attenti a verificare se quest'ultimo prenderà atto dei nostri sei ordini del giorno, che spaziano su vari temi, dalle quote latte (che interessano i nostri agricoltori), fino ad altri aspetti, come quello del credito cooperativo. Ne ho parlato a lungo in questi giorni, ma permettetemi ancora una sottolineatura: è stato abbandonato a se stesso e, quindi, l'unico gruppo bancario nazionale, quello delle banche del Credito Cooperativo e Casse Rurali, è oggi lasciato in balia della finanza internazionale. Come detto, il decreto-legge non è esclusivamente fiscale, ma un decreto omnibus . Ci aspettavamo però che, almeno sul piano fiscale, potesse garantire qualche misura per la crescita. Così non è stato perché si è determinata una piccola pacificazione. Ovviamente prendiamo atto e apprezziamo che si siano date delle risposte alle cartelle esattoriali, a qualche processo verbale che si potrà definire e che si sarebbe potuto definire meglio e che, invece, non si è voluto fare. Accettiamo e condividiamo qualche passaggio, però ricordiamo, innanzitutto, che una pacificazione fiscale ha un senso nel momento in cui si accompagna a una riforma del sistema fiscale. Da una parte riformiamo il fisco, che definiamo iniquo, vorace e occulto e, in quanto lo riforniamo, offriamo una forma di condono ai contribuenti per uscire dal contenzioso. Così non è stato. È stata solamente una piccola pacificazione che sarà inadeguata a fare cassa perché, come ho già anticipato, non porterà ciò che ci si aspetta. Una pacificazione - permettetemi il pensar male - che sembra quasi fatta per nascondere qualcos'altro. Si è, cioè, voluto dare il contentino al povero contribuente vessato dalle cartelle - ripeto: ben venga - nascondendo magari dietro a questo delle misure che hanno reso il sistema tributario italiano ancora di più il Grande Fratello fiscale, uno Stato di polizia fiscale. Ricordiamoci che da domani, grazie al decreto-legge in esame, la Guardia di finanza potrà guardare nei conti correnti di ciascuno di noi senza nemmeno aver avuto preventivamente l'assenso della procura della Repubblica. Quindi, si tratta di una situazione non coerente con il garantismo che dovrebbe appartenere a chiunque si definisca liberale. Questa manovra, in sostanza, sembra fatta apposta per dare delle risposte che, come ho detto prima, soddisfano le richieste non del Paese, ma di quella parte della politica che guarda all'oggi e non al domani.