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In particolare il testo impegna le Parti a consegnarsi reciprocamente, su domanda, persone ricercate che si trovino nel proprio territorio, per dare corso ad un procedimento penale (estradizione processuale), ovvero al fine di consentire l'esecuzione di una condanna definitiva (estradizione esecutiva) (articolo 1). Nel caso di estradizione processuale, è necessario che il reato sia punibile in entrambi gli ordinamenti con una pena detentiva non inferiore a un anno; per l'estradizione esecutiva si prevede, invece, che al momento della presentazione della domanda di estradizione, la durata della pena ancora da espiare non sia inferiore a sei mesi (articolo 2). I successivi articoli esplicitano i casi che consentono ad una delle Parti di opporre un rifiuto obbligatorio all'estradizione - fra cui la circostanza in cui lo Stato richiesto abbia concesso asilo politico all'estradando - (articolo 3) e quelli per opporre un rifiuto facoltativo (articolo 4) e disciplinano l'estradizione del cittadino, prevedendo il diritto per ciascuno Stato di rifiutarla anche in presenza delle condizioni previste dal Trattato (articolo 5). Il testo stabilisce altresì i requisiti di forma e di contenuto della domanda di estradizione (articolo 7) e le informazioni supplementari che possano eventualmente essere richieste a sostegno della stessa (articolo 8). I successivi articoli riguardano l'obbligo per lo Stato richiesto di motivare e di informare l'altro delle eventuali ragioni di rifiuto dell'estradizione (articolo 9), il principio di specialità posto a tutela della persona estradato contro la possibilità di essere perseguito o arrestato nello Stato richiedente per reati diversi da quelli in relazione ai quali la sua consegna sia avvenuta (articolo 10). Il testo disciplina altresì il divieto di riestradizione verso uno Stato terzo della persona estradata (articolo 11), la misura cautelare urgente dell'arresto provvisorio (articolo 12), l'ipotesi in cui siano avanzate più richieste di estradizione da diversi Stati per la stessa persona (articolo 13), le modalità di consegna della persona da estradare (articolo 14), i casi di consegna differita e temporanea (articolo 15) e la procedura semplificata di estradizione nel caso in cui la persona interessata acconsenta (articolo 16). Da ultimi, gli ulteriori articoli dell'Accordo bilaterale dispongono in merito agli aspetti relativi alla consegna allo Stato richiedente di cose sequestrate alla persona estradata (articolo 17), al transito nei rispettivi territori di una persona estradata da uno Stato terzo (articolo 18), alla suddivisione delle spese derivanti dalla richiesta di estradizione (articolo 19), allo scambio di informazioni sull'esito del procedimento penale ovvero sull'esecuzione della condanna nello Stato richiedente successivamente all'estradizione (articolo 20), all'obbligo di riservatezza sui documenti e le informazioni fornite (articolo 22), alle modalità di risoluzione delle eventuali controversie interpretative o applicative del Trattato (articolo 23). Il disegno di legge di ratifica dei due Trattati si compone di 4 articoli. Gli oneri economici complessivi derivanti dall'attuazione del provvedimento sono valutati dall'articolo 3 in 93.429 euro annui, a decorrere dal 2019. I due Trattati in esame non presentano profili di incompatibilità con la normativa nazionale esistente, con l'ordinamento europeo né con altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il presidente IWOBI ( L-SP-PSd'Az ) ringrazia la relatrice per l'esauriente relazione svolta ed apre la discussione generale. Il seguito dell'esame è quindi rinviato. A.S. Ratifica Convenzione estradizione tra Stati UE DDL 1307 Ratifica ed esecuzione della Convenzione relativa all'estradizione tra gli Stati membri dell'Unione europea, con Allegato, fatta a Dublino il 27 settembre 1996 (Esame e rinvio) Il senatore Emanuele PELLEGRINI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, illustra il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, recante la ratifica della Convenzione relativa all'estradizione tra gli Stati membri dell'Unione europea, fatta a Dublino nel settembre 1996. Ricorda che la Convenzione in esame è uno strumento normativo volto a migliorare la cooperazione giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell'Unione europea per quanto riguarda il perseguimento dei reati e l'esecuzione delle condanne, tenuto conto dell'interesse comune di tali Paesi a veder assicurate procedure di estradizione rapide ed efficaci, e considerato altresì che i rispettivi sistemi di governo sono tutti egualmente fondati sui principi democratici e sul rispetto degli obblighi stabiliti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 1950, e caratterizzati da normative interne dotate di un elevato grado di omogeneità. Gli Stati membri, infatti, ai fini della realizzazione degli obiettivi dell'Unione, considerano il miglioramento delle procedure di estradizione una questione di interesse comune che rientra nella cooperazione già prevista - nella formulazione vigente nel 1996 - dal titolo VI del Trattato sull'Unione europea, articolo K.3, paragrafo 2, lettera c). In particolare la Convenzione ha per scopo l'attuazione di uno "spazio giudiziario europeo" per la riduzione degli ostacoli all'estradizione finora perduranti in assenza di uno specifico strumento tendente ad allineare le legislazioni degli Stati membri, anche per facilitare l'applicazione della Convenzione europea di estradizione del 1957, della Convenzione europea per la repressione del terrorismo del 1977 e della Convenzione del 1990 di applicazione dell'Accordo di Schengen, strumenti normativi richiamati espressamente all'articolo 1 della Convenzione al nostro esame. La Convenzione, composta da 20 articoli e da un Allegato, dopo aver stabilito le disposizioni generali e richiamato gli accordi già vigenti in materia e di cui intende facilitare l'applicazione (articolo 1), individua i fatti che danno luogo all'estradizione (articolo 2), specificando come essa non possa essere rifiutata per il motivo che la legge dello Stato membro richiesto non preveda lo stesso tipo di misura di sicurezza privativa della libertà contemplata dalla legislazione dello Stato membro richiedente. Il testo disciplina quindi l'ipotesi in cui il fatto su cui si basa la domanda di estradizione secondo la legge dello Stato membro richiedente si configuri quale cospirazione o associazione per delinquere (articolo 3), esclude che la domanda di estradizione ai fini del procedimento penale possa essere rifiutata per il solo fatto che il provvedimento emesso dall'autorità giudiziaria dello Stato richiedente preveda la privazione della libertà in luogo diverso da uno stabilimento penitenziario (articolo 4) e dispone che nessun reato possa essere considerato dallo Stato membro richiesto, ai fini dell'applicazione della Convenzione, come un reato politico, un fatto connesso con un reato politico, ovvero un reato determinato da motivi politici (articolo 5).