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Si affrontano qui i nodi e le eventuali libertà che si vogliono restringere, proprio per cercare di contrastare questa situazione particolare di difficoltà, che non sta vivendo solo l'Italia ma che sta vivendo tutto il mondo. Quindi, al di fuori della polemica politica, stiamo molto attenti, perché il timore è quello che, fra qualche giorno, arrivi ancora un'altra richiesta di proroga dello stato di emergenza. I contagi salgono, i positivi sono numerosi, c'è il problema delle scuole, c'è un po' di confusione generale nel Paese e allora prolunghiamo ancora lo stato di emergenza. Stiamo molto attenti, perché non è questo lo strumento. Anche su varie tematiche come la scuola, le imprese e l'economia, è l'Aula parlamentare, è il potere legislativo che deve affrontare queste tematiche. Questo anche perché, se questo è il luogo dove si prendono le decisioni, è molto più facile che vi avvenga un confronto. Se le decisioni le prende uno solo, mi spiegate che tipo di confronto si può portare avanti in questo Paese, su tutti i vari temi e le varie difficoltà esistenti? Forse un confronto politico aiuterebbe, magari anche la stessa maggioranza, a gestire meglio la questione legata a questa situazione particolare. Fatemi dire, infatti, per concludere con una valutazione prettamente politica, che, più che dello stato di emergenza, questo Stato avrebbe bisogno dello stato di organizzazione. Quello che manca in questo Paese è l'organizzazione. (Applausi) . Per fare un esempio lampante, quello della scuola, noi oggi siamo qui tutti a discutere se i banchi arriveranno o non arriveranno o su chi misurerà la temperatura. Nessuno, però, ancora oggi ci ha spiegato, alla prima influenza che arriverà ad ottobre e novembre, come sarà affrontata la situazione, cosa dovrà fare il bambino, cosa potranno fare i genitori, cosa dovrà fare la classe. Si rischia di paralizzare tutto. Come viene gestita questa situazione? Ancora oggi non lo sappiamo. (Applausi) . Sappiamo che è difficile e complicato, nessuno ha la bacchetta magica, ma già adesso in un Paese organizzato dovrebbero esserci le linee guida e occorrerebbe sapere dove si deve andare, cosa si dovrà fare, come si muoverà l'ATS, la ASL o l'USL, a seconda delle sigle nelle varie Regioni, e come si interverrà; se ci sarà il responsabile Covid e cosa farà; se saranno fatti i tamponi veloci o quelli rapidi. Sui test sierologici ancora oggi non sappiamo se tutti gli insegnanti li faranno o non li faranno. Avete detto che saranno messe a disposizione per le scuole 11 milioni di mascherine. (Commenti) . Per una volta ascoltate: ci sono 8 milioni di studenti; quindi vuol dire, dovendole cambiare ogni quattro ore, che ce ne vogliono un po' più di 11 milioni al giorno. (Applausi) . Siamo sicuri che abbiamo tutti gli strumenti necessari per produrre tutte le mascherine che servono durante tutta la fase dell'autunno-inverno e della primavera dell'anno prossimo? Sono beni essenziali. È stato fatto un piano organizzativo in cui si dice che abbiamo bisogno di questi beni essenziali per il nostro Paese? Abbiamo le imprese che sono in grado di produrli per non avere problemi nel dover fare approvvigionamenti all'estero? I vaccini antinfluenzali - come chiedevo l'altra volta - sono già pronti per tutti? Siamo sicuri di avere le scorte di camici, farmaci e tutto l'occorrente? Questa pianificazione e questa organizzazione ci sono o non ci sono? Perché non è lo stato di emergenza. (Applausi) . Lo stato di emergenza c'era il 31 gennaio, ma a febbraio o a marzo siamo stati tutti in una condizione in cui serviva l'organizzazione, ma ai tempi era giustificato che non ci fosse. Oggettivamente, al di là delle polemiche politiche, se ti arriva addosso uno tsunami , è facile criticare, ma è difficile rispondere. A sei mesi di distanza, però, non si può ancora non essere organizzati e questa pianificazione serve. Anche gli stessi esponenti della maggioranza lo dicono: ho sentito l'onorevole Marattin dire che sulla scuola forse bisognava pensarci cinque mesi fa e non a metà agosto. (Applausi) . Questo è quello che chiediamo. Fate una delibera sullo stato di organizzazione; lasciate perdere l'emergenza, Conte e le sue manie di grandezza che stanno rovinando questo Paese. (Applausi) . LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, voteremo a favore della questione pregiudiziale, anche se non è da noi sottoscritta, perché siamo ancora più convinti oggi, più di quanto già espresso in altre occasioni, che non ci sia alcuna necessità di prorogare lo stato di emergenza, che - ricordiamo - è stato votato in un momento in cui invece c'era una logica per applicarlo, il 31 gennaio 2020. In quel momento era assolutamente giustificato; si poteva anche non farlo, ma era giustificato che il Presidente del Consiglio si assumesse l'onere e l'onore di decidere da solo quali fossero le misure urgenti da compiere. Oggi la reiterazione di questo provvedimento nasce da una confusione e da un voluto errore, quello di confondere urgenza con emergenza: sono due cose completamente diverse. L'emergenza, come tutti capiscono e sanno, è una fotografia di uno stato di fatto. L'emergenza non può essere il pericolo dell'emergenza, ma deve essere qualcosa in atto, come è avvenuto tante volte per una calamità: non c'è mai stato uno stato di emergenza per paura che esondasse un fiume; quando il fiume esonda, c'è lo stato di emergenza. Noi invece stiamo confondendo l'emergenza col pericolo dell'emergenza, perché in questo momento non c'è una particolare emergenza, per fortuna, al di là della confusione dei dati, che non ci dicono chi è effettivamente ammalato e chi è solo contagiato; se gli asintomatici sono tutti in grado di contagiare; chi è in grado di contagiare e chi no; come è possibile che un numero crescente di contagiati corrisponde a un numero diverso di volta in volta di persone che fanno il test. Al di là di tutto questo, è di tutta evidenza che oggi la situazione del Covid-19 sia diversa da quella dello scorso gennaio: in quel momento c'era un emergenza in atto, mentre oggi c'è una situazione che può anche far pensare a un pericolo futuro di emergenza, ma che allo stato non giustifica la sospensione della regola costituzionale, cioè che le norme passino attraverso il Parlamento. E se c'è urgenza? La nostra Costituzione, che non prevede esplicitamente - come sapete - uno stato di emergenza, ha offerto tutti gli strumenti al Governo per intervenire immediatamente. I decreti hanno questa funzione; hanno un successivo controllo da parte del Parlamento, ma possono essere emessi con il solo controllo - chiamiamolo così - largamente costituzionale del Presidente della Repubblica. Di fatto, lo stato di emergenza è uno strumento attraverso il quale si sottrae al Presidente della Repubblica una sua funzione costituzionalmente protetta, che è quella di verificare l'urgenza di un decreto-legge. È un dato grave. Si dice: ma il Presidente non si è lamentato. Ma non bisogna abusare. Non può il Presidente mettersi a fare una polemica di questo genere;