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in tutti gli Stati membri, l'emergenza da Covid-19 ha evidenziato il contributo essenziale delle capacità militari a sostegno dei meccanismi civili per il contrasto alla pandemia, e la necessità di un loro sempre maggiore coordinamento in sede Ue anche per quanto riguarda le funzioni di assistenza nelle emergenze civili; nell'attuale situazione economica, il maggiore coordinamento delle programmazioni nazionali appare necessario anche per mantenere adeguati finanziamenti per il settore della difesa, a fronte di uno scenario internazionale che, anche per l'emergenza Covid-19, è in costante peggioramento; considerato che: secondo l'articolo 42 del Trattato dell'Unione europea (TUE), "La politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune. Essa assicura che l'Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari. L'Unione europea può avviare missioni civili o militari, all'esterno del suo territorio, per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite; secondo gli articoli 42.5 e 44.1 del TUE, "allo scopo di preservare i valori dell'Unione e di servirne gli interessi", " il Consiglio può affidare la realizzazione di una missione a un gruppo di Stati membri che lo desiderano e dispongono delle capacità necessarie per tale missione"; dal 2003 l'Unione ha avviato 12 tra missioni ed operazioni militari, di cui 7 sono attualmente in corso; l'UE è presente ormai da molti anni nell'area dei Balcani occidentali, oggi con l'operazione EUFOR Althea in Bosnia Herzegovina; in Africa sono attive quattro missioni di addestramento delle forze armate e di consulenza ai vertici politico-militari, dispiegate in Somalia, nella Repubblica Centrafricana, in Mali (ma con una sfera d'azione progressivamente estesa a tutta l'area del Sahel) e in Mozambico (ancora non pienamente operativa); completano il quadro le due operazioni marittime: EUNAVFOR Atalanta, per il contrasto alla pirateria nell'Oceano indiano al largo della Somalia e Irini, per attuare l'embargo delle armi verso la Libia; lo scorso 22 marzo il Consiglio ha istituito lo Strumento europeo per la pace (EPF), un fondo fuori dal bilancio Ue del valore di oltre 5 miliardi e mezzo di euro (per il periodo 2021/2027), destinato a finanziare i costi comuni delle missioni e operazioni militari (in misura molto maggiore rispetto al precedente meccanismo Athena), le relative misure di assistenza (compresa la fornitura di materiali e infrastrutture militari) e a sostenere le operazioni di peace keeping di Stati terzi e organizzazioni internazionali (a partire dall'Unione africana); nelle Conclusioni su sicurezza e difesa adottate lo scorso maggio, il Consiglio ha fissato tre obiettivi per migliorare la capacità Ue di gestione delle crisi (maggiore effettività, maggiore flessibilità e maggiore rapidità di dispiegamento) e ha invocato l'utilizzo delle previsioni dell'articolo 44 del TUE (prima richiamate), che consentono di affidare a un gruppo ristretto di Stati (una sorta di "coalizione dei volenterosi" infra-Ue), la conduzione di missioni sulle quali non ci sia l'accordo unanime di tutti gli Stati membri; nelle medesime conclusioni, il Consiglio ipotizza di introdurre, nel mandato delle missioni di addestramento, attività di "accompagnamento" ( mentoring ) alle forze armate locali; il Consiglio chiede anche di rafforzare la Capacità di pianificazione e condotta delle missioni militari (MPCC), struttura UE di comando e controllo per missioni e operazioni militari, che ha un ruolo ancora ridotto e un personale largamente insufficiente, impegnandosi a tornare a discutere del tema al più tardi entro novembre 2021, per assumere decisioni operative in direzione di un potenziamento, evitando tuttavia ogni duplicazione rispetto alla esistenti strutture della Nato; in applicazione del principio di "flessibilità" prima ricordato, e sulla base della Strategia Ue sulla sicurezza marittima, lo scorso gennaio il Consiglio ha avviato il "caso pilota" della Presenza marittima coordinata nel Golfo di Guinea, un meccanismo di coordinamento, su base volontaria, delle iniziative militari degli Stati Membri attivi nell'area; rilevato che: dal giugno dello scorso anno (in parallelo con l'avvio della riflessione in ambito Nato sul nuovo Concetto strategico) l'Unione europea ha intrapreso il percorso per l'elaborazione di una Bussola strategica ( Strategic Compass ), documento che dovrebbe concorrere a sviluppare una "cultura strategica condivisa", partendo da una visione comune delle minacce che incombono sull'Europa e dei possibili strumenti per farvi fronte, definendo scopi e obiettivi concreti; il documento sarà articolato in quattro capitoli: gestione delle crisi (con l'obiettivo di consolidare una visione politica condivisa delle finalità della PSDC, migliorare la gestione delle missioni Ue, per quanto riguarda, tra l'altro, la generazione delle forze, la prontezza e la capacità di reazione) ; resilienza (per identificare le aree di vulnerabilità dell'Unione, comprese le infrastrutture strategiche civili, con una particolare attenzione alla capacità di resilienza dei cittadini, migliorando le capacità di risposta a emergenze complesse, come il Covid-19), sviluppo capacitivo (per individuare le capacità necessarie per raggiungere un adeguato livello di ambizioni, concentrando gli sforzi per colmare le lacune che impediscono l'autonomia strategica e operativa europea) e partenariati (per migliorare la cooperazione con organizzazioni internazionali, a partire dalla Nato, e Stati terzi, nella difesa e sicurezza, in primo luogo tramite le missioni civili e militari dell'Unione); il documento dovrà anche chiarire portata e modalità di attivazione delle clausole di solidarietà e di mutua assistenza contenute nei Trattati; la tempistica di approvazione del documento prevede la presentazione a novembre di una bozza completa, in vista dell'approvazione definitiva prevista nella prima metà del prossimo anno, in coincidenza con la conclusione dei lavori della Conferenza sul Futuro dell'Unione; la Bussola strategica tematizza la stretta connessione tra il rafforzamento della cooperazione nel settore della difesa e la definizione di obiettivi e priorità strategiche comuni di politica estera; rilevato infine che: l'attuale scenario globale è segnato, tra l'altro, da una crisi degli strumenti di regolazione di carattere multilaterale, dal ri-orientamento delle priorità strategiche degli Stati Uniti, dalla sempre maggiore assertività della Cina, dall'emergere o dal rafforzamento di una serie di potenze di carattere regionale, da minacce ibride di varia natura e da conflitti non convenzionali; tale scenario, come evidenziato, da ultimo, dalla crisi afghana, rende sempre più urgente il rafforzamento degli strumenti della difesa comune, che sia accompagnato dalla definizione di obiettivi strategici condivisi nell'ambito della politica estera da parte dell'Unione e degli Stati membri;