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numerosi lavoratori fiorentini del settore della moda e della pelle denunciano inammissibili e dolorosi ritardi nel pagamento della cassa integrazione, tanto da aver lanciato un pubblico appello alle forze politiche affinché intervengano per risolvere la questione; diversi altri lavoratori fiorentini dei comparti più disparati lamentano pagamenti ritardati o non continuativi dell'integrazione al salario; considerato che la notizia dei ritardi nei pagamenti della cassa integrazione da parte dell'INPS, dopo essere stata, nei mesi scorsi, oggetto di attenzione da parte dell'opinione pubblica e della stampa ed aver visto l'intervento diretto del Presidente del Consiglio dei ministri presso l'ente di previdenza, sembra essere ora dimenticata dal Governo, si chiede di sapere: quali azioni siano state intraprese per evitare i denunciati continui ritardi nell'erogazione della cassa integrazione guadagni; quanti siano i lavoratori che, nella provincia di Firenze e in generale sul territorio nazionale, non abbiano ricevuto e non ricevano con regolarità i pagamenti; se le risorse allocate per la cassa integrazione siano sufficienti a coprire l'effettiva straordinaria domanda ingenerata dell'epidemia legata al coronavirus. Atto n. 4-03959 MARTELLI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: ai sensi dell'art. 16 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (ex art. 286 del Trattato che istituisce la Comunità economica europea) "Ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano" e "il rispetto di tali norme è soggetto al controllo di autorità indipendenti"; ai sensi dell'art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo "Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che è necessaria (...) alla protezione della salute"; ai sensi dell'art. 51 del regolamento generale della protezione dei dati n. 2016/679 "Ogni Stato membro dispone che una o più autorità pubbliche indipendenti siano incaricate di controllare l'applicazione del presente regolamento al fine di tutelate i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche con riguardo al trattamento e di agevolare la libera circolazione dei dati personali all'interno dell'Unione"; come in tutti gli Stati dell'Unione europea, in Italia è stata istituita un'autorità garante per la protezione dei dati personali, più comunemente conosciuta come garante della privacy , che in qualità di autorità amministrativa indipendente ha l'obiettivo di assicurare e tutelare il trattamento dei dati personali da parte di terze parti, siano esse enti pubblici o istituzioni private; il regolamento europeo sulla protezione dei dati n. 2016/679, quale norma sovraordinata direttamente applicabile, stabilisce che i compiti ed i poteri delle autorità di controllo nazionali non sono condizionabili in nessun modo dal legislatore nazionale; l'attuale collegio dell'autorità garante per la protezione dei dati personali è stato eletto dal Parlamento della Repubblica italiana il 6 giugno 2012 con durata settennale, ai sensi dell'art. 153, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (codice in materia di protezione dei dati personali); scaduto il mandato del collegio in data 6 giugno 2019, il Governo con decreto-legge 7 agosto 2019, n. 75, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 ottobre 2019, n. 107, ha disposto la proroga del mandato, specificando che "Il Presidente e i componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali continuano ad esercitare le proprie funzioni limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti"; il giorno stesso in cui terminava la seconda proroga è entrato in vigore il decreto "milleproroghe" (decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162), che, all'articolo 2, comma 2, ha ulteriormente posticipato la fine del mandato al 31 marzo 2020, modificando a sua volta la disposizione della legge n. 107 del 2019: terza estensione della proroga; con l'entrata in vigore del decreto-legge n. 75 del 2019, il collegio dell'autorità ha potuto esercitare, in regime di proroga, soltanto gli atti di ordinaria amministrazione, comportando con ciò una compressione delle funzioni consultive ed interpretative di tutela assegnate dal diritto europeo alle autorità di controllo di ciascuno Stato membro; soltanto successivamente il Governo mediante l'emanazione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ha soppresso la parte dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 75 del 2019 con la quale si prevedeva che il garante nazionale potesse "esercitare le proprie funzioni, limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e a quelli indifferibili e urgenti"; considerato che, a giudizio dell'interrogante: il Governo, in regime di proroga, ha continuato "indisturbato" ad esercitare le proprie funzioni attraverso atti (decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atti amministrativi incostituzionali), senza consultare il garante, che nel pieno delle funzioni avrebbe potuto imporre maggiore cautela nel trattamento dei dati personali nonché disposto obblighi di trasparenza ed informazione preventiva; la prorogatio è un istituto del tutto straordinario che vale a porre il Paese al riparo da pericolosi ed insostenibili vuoti di potere laddove, per ragioni del tutto straordinarie, il Governo ed il Parlamento non riescano a nominare i nuovi membri e il presidente delle autorità garanti in tempo utile; alla data di scadenza (giugno 2019) del mandato conferito all'autorità garante non vi erano ragioni straordinarie tali da giustificare l'utilizzo dell'istituto della prorogatio da parte del Governo e del Parlamento, si chiede di sapere: quali siano i criteri giustificativi e persino legittimanti che hanno spinto il Governo a violare la richiamata normativa sovranazionale, esponendo il Paese a possibili contestazioni da parte dell'Unione europea, il cui ordinamento impone il costante funzionamento "a pieno regime" dell'autorità garante della protezione dei dati personali nonché a violare l'art. 8.3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea relativamente alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, secondo il principio di lealtà; quali iniziative il Governo intenda porre in essere per evitare che attività di normazione primaria trasformino, come nel caso dell'autorità garante, una prorogatio de facto in proroga ex lege , eludendo le norme che disciplinano l'ordinamento di un organo di riconosciuta peculiarità, data l'infungibilità della sua azione di legittimazione sovranazionale, di indipendenza dagli altri poteri dello Stato, il cui operato deve e può dirsi a funzionamento continuato e non convocato di volta in volta;