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Tale disposizione risulta coerente con la normativa dell'Unione europea, la quale sancisce la facoltà per gli Stati membri (direttiva 2005/36/CE, articolo 29) di esentare dalla condizione del possesso del titolo di formazione – imposta come necessaria per l'esercizio dell'attività di medico di medicina generale – le persone in corso di formazione specifica in medicina generale. Tale previsione consente di porre un rimedio alla circostanza, rappresentata da molte regioni, che i detti incarichi restino scoperti in esito alle procedure di assegnazione, per la carenza di medici aventi titolo alle stesse. Tuttavia, si prevede che per i medici semplicemente iscritti al corso, l'accesso sia subordinato a quello dei medici già in possesso del relativo diploma, nonché a quello dei medici aventi già, a qualsiasi titolo, diritto all'iscrizione alla graduatoria regionale (ad esempio per provvedimento giurisdizionale). Per accedere all'assegnazione degli incarichi per l'emergenza sanitaria territoriale, resta comunque necessario il possesso dell'attestato d'idoneità all'esercizio dell'emergenza sanitaria territoriale. Come norma di salvaguardia si prevede che il mancato conseguimento del diploma di formazione specifica in medicina generale entro il termine previsto dal corso di rispettiva frequenza comporti la cancellazione dalla graduatoria regionale e la decadenza dall'eventuale incarico assegnato. Il comma 2 richiama la possibilità per le regioni e le province autonome, disciplinata dall'articolo 24, comma 3, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, in alternativa alla limitazione del massimale di assistiti in carico, di organizzare i corsi di formazione a tempo parziale per coloro che, in quanto iscritti, ai sensi del comma 1, possono accedere agli incarichi convenzionali. Si prevede, in ogni caso, che l'articolazione oraria e l'organizzazione delle attività assistenziali non pregiudichino la corretta partecipazione alle attività didattiche previste per il completamento del corso di formazione specifica in medicina generale. La disposizione trova la sua ratio nella circostanza che, parallelamente alla possibilità di accedere all'assegnazione degli incarichi ai medici in formazione, occorre garantire agli stessi un'adeguata formazione, che dovrà essere compatibile con l'incarico assegnato o attraverso una limitazione del numero di assistiti in carico o mediante la partecipazione al corso a tempo parziale. Il comma 3 dispone che i criteri di priorità utili a regolamentare l'accesso in graduatoria dei professionisti iscritti al corso siano definiti entro sessanta giorni in sede di concertazione per la stipula dell'accordo collettivo nazionale (ACN) di settore. Invero, tale è la sede naturale dove può aver luogo la concertazione fra le organizzazioni sindacali dei professionisti del settore e le istituzioni deputate ad organizzare i relativi servizi sul territorio, rappresentate dalla SISAC (struttura interregionale sanitari convenzionati), concertazione finalizzata ad individuare i criteri di priorità per consentire ai professionisti coinvolti di accedere utilmente alle graduatorie regionali. Si prevede, come norma transitoria, necessaria perché le disposizioni in oggetto siano immediatamente operative, atteso il carattere di urgenza che rivestono, che nelle more della definizione dei criteri si applichino i criteri di priorità già previsti dall'ACN di settore per le sostituzioni e gli incarichi provvisori. L'articolo 10 reca semplificazioni amministrative in materia di reclutamento dei dirigenti scolastici. L'articolo 29 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, attuato attraverso il regolamento di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 3 agosto 2017, n. 138, dispone il reclutamento dei dirigenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione tramite un corso-concorso composto da un concorso di ammissione e un corso di formazione dirigenziale. Il concorso di ammissione si articola in una o più prove scritte e una orale, precedute da una prova di preselezione, sulla base del numero dei candidati. È ammesso a sostenere la prima prova scritta un numero di candidati pari a tre volte quello dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale. Superate la prova scritta e quella orale, alla frequenza del corso di formazione dirigenziale sono ammessi candidati in numero superiore a quello dei posti messi a bando nella percentuale del venti per cento in più. Il corso dirigenziale comprende due mesi di formazione generale e quattro mesi di tirocinio integrati da sessioni di formazione erogabili anche a distanza, nonché lo svolgimento di una prova scritta e di un colloquio orale. Durante il corso di formazione dirigenziale e il tirocinio i partecipanti beneficiano del semiesonero dal servizio. Come risulta evidente dalla lettura nella normativa primaria e secondaria, il modello concorsuale così delineato si sostanzia in una procedura estremamente lunga e complessa, inidonea, in prima applicazione, a sopperire alle criticità organizzative delle istituzioni scolastiche. Nell'anno scolastico 2018/19 sono 1.536 i posti di dirigente scolastico vacanti e disponibili. Nel 2017/18, le reggenze assegnate sono state 1.748, tenendo conto anche di scuole sottodimensionate e dei distacchi (comandi) presso altre amministrazioni o sindacali. Nell'ottica di accelerare, in prima applicazione, lo svolgimento della procedura per il reclutamento dei dirigenti scolastici, che se svolta secondo quanto previsto renderebbe impossibile le immissioni in ruolo a decorrere dal 2019/2020, e dunque nel preminente interesse della funzionalità del sistema scolastico, si propone la norma in questione, per razionalizzare il procedimento senza nulla perdere degli elementi qualitativi del percorso delineato dal regolamento di cui al decreto ministeriale n. 138 del 2017. Le disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 10 si applicano, in quanto compatibili, al corso-concorso bandito nella regione Friuli Venezia Giulia, con riferimento al reclutamento dei dirigenti scolastici preposti alle scuole di lingua slovena o bilingue. L'articolo 11, che reca adeguamento dei fondi destinati al trattamento economico accessorio del personale dipendente della pubblica amministrazione, interviene sulla disciplina recata dall'articolo 23 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75. Attualmente, quest'ultima disposizione prevede che, a decorrere dal 1° gennaio 2017, l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, non possa superare quello previsto per l'anno 2016. Mediante la disposizione in parola viene chiarito che, in ordine all'incidenza sul trattamento accessorio delle risorse derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale e delle assunzioni in deroga, ai fini del calcolo del limite previsto dall'articolo 23, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 2017, non si tiene conto: