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Tra l'altro, ciò riguarda non solo gli emendamenti che costano, dove si potrebbe dire che dobbiamo ancora fare una valutazione rispetto alle coperture complessive, ma anche emendamenti come il 4.6, che contengono tratte come quella della TAV, per la quale nella giornata di ieri è arrivata la comunicazione dalla coordinatrice Radicova sullo stanziamento aggiuntivo di 1,3 miliardi da parte dell'Unione europea, riducendo quello che è lo stanziamento della Repubblica italiana. Anche questo emendamento, noi lo togliamo. A questo punto, sembra il gioco del Risiko; sembra una partita a scacchi tra i due Vice Presidenti del Consiglio dei ministri. Ci vorrebbe chiarezza, ma la chiarezza, purtroppo, c'è solo nel titolo, del decreto sbloccacantieri, e non certo all'articolo 4. Ecco perché, a questo punto, non ci rimane che votare a favore degli emendamenti identici 4.1. 4.2 e 4.3, che chiedono addirittura la soppressione dell'articolo 4, proprio perché il Governo possa ripensarci e valutare qual è l'interesse del Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . DAMIANI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, ho chiesto prima la parola, in relazione all'emendamento 4.46, relativo a una tratta ferroviaria già interessata da lavori. PRESIDENTE. Senatore, magari ne possiamo parlare quando ci arriveremo. DAMIANI (FI-BP) . Vorrei chiedere di trasformare in ordine del giorno l'emendamento 4.46, per questo volevo intervenire in sede di espressione dei pareri. Vorrei trasformare l'emendamento, che riguarda questo intervento di carattere nazionale, perché Rete ferroviaria italiana ha già un progetto e dei finanziamenti, in ordine del giorno, in modo tale che il Governo possa accoglierlo. PRESIDENTE. Quando ci arriveremo, chiederemo il parere del Governo. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, visto che alcuni emendamenti importanti sono stati accantonati, chiederemmo di sospendere i nostri lavori per un'ora. (Brusio) . PRESIDENTE . Siccome la seduta non prevede comunque un orario di chiusura, possiamo dare un'ora di tempo per risolvere tutti i problemi che accompagnano gli emendamenti accantonati. Sospendo pertanto la seduta fino alle ore 17. (La seduta, sospesa alle ore 16,03, è ripresa alle ore 17) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, poiché alcuni aspetti delle riformulazioni connesse al parere della Commissione bilancio sono ancora in fase di analisi e redazione, con i relatori occupati su questo fronte, chiediamo un'ulteriore mezz'ora di pazienza per arrivare fino alla fine senza più interruzioni. PRESIDENTE . La pazienza potrebbe anche essere venuta meno, ma noi naturalmente concediamo questa mezz'ora, non ne possiamo fare a meno. Non facendosi osservazioni, sospendo la seduta fino alle ore 17,30. (La seduta, sospesa alle ore 17,01, è ripresa alle ore 17,31) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI Colleghi, data la necessità di procedere con i lavori, la Presidenza dispone l'accantonamento momentaneo dell'articolo 4. Passiamo pertanto all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. NUGNES (M5S) . Signor Presidente, probabilmente il decreto-legge al nostro esame avrebbe dovuto occuparsi soltanto di ricostruzione a seguito di eventi sismici, visto che in Parlamento sono già in discussione due disegni di legge molto importanti: il primo, sulla revisione del codice degli appalti, che avrebbe evitato frammentazioni e riprese parziali del codice; il secondo, sulla rigenerazione urbana, che da nove mesi è in discussione nelle Commissioni riunite ambiente e agricoltura. Ho tuttavia presentato emendamenti all'articolo 5 perché mi hanno detto che, dal momento che l'articolo sulla rigenerazione urbana oramai c'è, avremmo dovuto in qualche misura contenerlo. Ciò a causa di un problema dovuto a una sentenza del TAR, di oltre dieci anni fa, sulla quale si è espresso a settembre 2017 il Consiglio di Stato. In relazione al decreto ministeriale n. 1444 del 1968 - che la giurisprudenza costante ritiene un riferimento di diritto non derogabile a garanzia di esigenze collettive connesse all'igiene e alla sicurezza - si specifica quella che era la preoccupazione di molti, ovvero che in centri storici, consolidati o meno, l'abbattimento e la ricostruzione, quindi un'azione fondamentale della rigenerazione urbana, potessero comportare la necessità di mantenere la distanza di 10 metri, così come prevista dall'articolo 9, commi 1 e 2, del medesimo decreto. Il Consiglio di Stato si era già pronunciato nella sentenza del settembre 2017 dicendo che, per quanto riguarda il decreto in questione, l'articolo 9 si riferisce solo alla nuova pianificazione del territorio, e quindi a nuovi edifici, non ad abbattimenti e ricostruzioni, e specifica che quando si tratta di abbattimento e ricostruzione non è proprio raccomandabile valutare una diversa distanza da quella preesistente, perché l'arretramento della sagoma dell'edificio potrebbe comportare altri tipi di problemi, come la chiusura di spazi interstiziali o comunque l'invasione di altra proprietà. Quindi, negli emendamenti di cui sono firmataria ho riportato pedissequamente quello che il Consiglio di Stato specifica nella sentenza perché, anche se chiaramente le sentenze fanno giurisprudenza, probabilmente è giusto che i legislatori pongano un punto di riflessione, che tuttavia non costituisca una deroga, come invece si è tentato di fare con altri emendamenti, volta a limitare l'operatività dell'articolo 9 solo a particolari aree (zonizzazioni). Volendo approfittare, però, di questo articolo, che si riferisce alla rigenerazione urbana, ho voluto fare anche un riferimento a una legge già esistente. Ripeto che sono nove mesi - con centinaia di audizioni e dodici disegni di legge all'esame delle Commissioni riunite agricoltura e ambiente - che si discute di un disegno di legge importante e di un testo di riordino generale, visto che già abbiamo una certa confusione con oltre venti leggi regionali. La legge n. 10 del 14 gennaio 2013 prevede norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. Il comma 2 dell'articolo 6 recita che: «Ai fini del risparmio del suolo e della salvaguardia delle aree comunali non urbanizzate, i Comuni possono …» ed elenca quattro punti atti a «prevedere particolari misure di vantaggio volte a favorire il riuso e la riorganizzazione degli insediamenti residenziali» e a prevedere opportuni strumenti di intervento sul patrimonio esistente e sulle aree verdi.