[pronunce]

la seconda «in quanto ha introdotto un termine eccessivamente breve per l'esercizio della facoltà di versamento contributivo volontario per le legislature precedenti alla settima». La rilevanza è motivata, quanto alla prima questione, in ordine all'irragionevolezza che il beneficio del versamento volontario sia previsto solo in relazione al completamento del secondo mandato legislativo, escludendosi l'equivalente ipotesi per il primo: le situazioni comparate sarebbero sostanzialmente identiche, ove la ratio legis sia quella di consentire l'integrazione del versamento per permettere al consigliere di raggiungere un periodo contributivo pari a due legislature (dieci anni). Con riguardo all'altra questione, il giudice rimettente precisa che l'istanza del ricorrente è stata avanzata oltre il termine decadenziale di trenta giorni dall'entrata in vigore della legge impugnata, previsto per l'esercizio del diritto potestativo avente ad oggetto il beneficio previdenziale. Il termine sarebbe eccessivamente breve, non consentendo, da un lato, la conoscenza degli interessati prima della sua scadenza e, dall'altro, un adeguato e ragionevole spatium deliberandi al fine di operare le valutazioni economiche dei costi e dei benefici del riscatto a monte della scelta. In tal modo risulterebbero violati i principi di ragionevolezza e non discriminazione di cui all'art. 3, primo comma, Cost. Entrambe le norme impugnate sono state abrogate, ma il regime transitorio ed abrogativo delineato da quelle sopravvenute non incide sulla situazione giuridica del soggetto ricorrente, in quanto vengono espressamente fatti salvi i diritti quesiti - art. 43, comma 3, della legge della Regione Abruzzo 10 agosto 2010, n. 40 (Testo unico delle norme sul trattamento economico spettante ai Consiglieri regionali e sulle spese generali di funzionamento dei gruppi consiliari) - e viene disposto che la nuova disciplina relativa all'assegno vitalizio, anch'essa successivamente abrogata - art. 1, comma 1, della legge della Regione Abruzzo 21 ottobre 2011, n. 36 (Modifiche alla L.R. 10 agosto 2010, n. 40 - Testo unico delle norme sul trattamento economico spettante ai Consiglieri regionali e sulle spese generali di funzionamento dei gruppi consiliari. Soppressione dell'istituto dell'assegno vitalizio) - operi a decorrere dalla legislatura successiva a quella interessata dal ricorso. Essendo incontrovertibile che alla fattispecie oggetto del giudizio a quo si applicano le norme antecedenti alle novelle legislative intervenute sia prima che dopo il deposito dell'ordinanza di rimessione, non si pone un profilo di inammissibilità né deve farsi luogo alla restituzione degli atti al giudice remittente per ius superveniens. 2. - Occorre preliminarmente esaminare due aspetti attinenti alle prospettazioni del giudice rimettente circa la relazione tra le norme denunciate e la fattispecie concreta del giudizio a quo ed, in particolare, inerenti all'influenza che il giudizio di costituzionalità proposto può esercitare su quello dal quale proviene la questione. Il primo riguarda il percorso argomentativo seguito per illustrare la rilevanza della disciplina impugnata ai fini della definizione del giudizio principale; il secondo pertiene a quello svolto circa la ragionevolezza del termine fissato dal legislatore regionale per l'attivazione, da parte del consigliere, del beneficio previdenziale. Le due questioni sono legate da un rapporto di pregiudizialità necessaria, nel senso che quella inerente al termine è antecedente nell'ordine logico all'altra, in quanto influisce in modo diretto sulla sua prospettazione e ne determina - se risolta in senso negativo - l'irrilevanza. Ove fosse ritenuta l'inammissibilità delle censure proposte avverso il termine fissato dall'art. 13, comma 2, della legge della Regione Abruzzo n. 32 del 2004, l'altra norma impugnata non sarebbe infatti applicabile - e conseguentemente non sarebbe rilevante - nel giudizio a quo, dal momento che la domanda dell'attore è pervenuta ben oltre la scadenza del termine perentorio della cui legittimità dubita il giudice rimettente. Appare quindi necessario esaminare dapprima la questione relativa all'art. 13, comma 2, della legge regionale n. 32 del 2004, ossia alla legittimità del termine fissato dal legislatore per l'esercizio della facoltà di avvalersi del beneficio dell'integrazione contributiva volontaria. Nell'ordinanza di rimessione si afferma che il dubbio di costituzionalità riguarda l'eccessiva brevità di detto termine, il quale non consentirebbe un sufficiente spatium deliberandi per l'esercizio del diritto potestativo da parte del consigliere regionale. 3. - Così formulata, la questione è inammissibile. La locuzione «in quanto ha introdotto un termine eccessivamente breve», con la quale viene censurata nell'ordinanza del giudice a quo la norma in esame, non è sufficiente a chiarire il risultato effettivamente sollecitato. In particolare, non viene precisato se la rimessione miri ad ottenere la semplice abolizione del termine oppure una sua sostituzione, al fine di ricostruire la norma impugnata in senso conforme a Costituzione. Il petitum risulta privo di specificità e determinatezza, non individuando il contenuto dell'intervento richiesto alla Corte (ordinanze n. 335 e n. 260 del 2011, n. 89 del 2010, n. 287 e n. 286 del 2009 e sentenza n. 266 del 2009). Sia l'una che l'altra alternativa ipotizzabili sulla base della lacunosa prospettazione non sono, peraltro, munite di argomenti idonei a supportarle. Infatti, ove la richiesta fosse di mera abolizione del termine decadenziale, il costante orientamento di questa Corte è nel senso che può ammettersi l'esame della questione sotto il profilo della ragionevolezza solo nel caso in cui vengano addotte puntuali ed univoche argomentazioni circa il pregiudizio relativo alla tutela del diritto cui esso si riferisce (sentenze n. 234 del 2008, n. 197 del 1987, n. 203 del 1985 e n. 10 del 1970). A tal fine si deve altresì tener conto dell'eventuale protezione da parte dell'ordinamento - attraverso la prescrizione di un termine - delle ragioni di certezza della situazione finanziaria dell'ente erogatore (sentenze n. 192 del 2005 e n. 345 del 1999). Ove fosse invece invocata una richiesta modificativa, il giudice a quo avrebbe dovuto precisare in quale senso la sostituzione dovrebbe essere apportata ed indicare un tertium comparationis utile a definire la soluzione costituzionalmente dovuta del problema di legittimità. La generica formulazione dell'ordinanza, quand'anche interpretata nel senso di richiesta modificativa del termine previsto dalla norma impugnata, comporterebbe una invasione della sfera propria del legislatore.