[pronunce]

Infatti, mentre il pensionato della Cassa che resta iscritto all'albo è tenuto a corrispondere, per il periodo in cui non riceve alcun trattamento previdenziale - ovvero oltre il limite del quinquennio dalla maturazione del diritto a pensione - la contribuzione solidaristica nella misura ridotta del 3 per cento del reddito annuale, l'avvocato pensionato nella gestione INPS, iscritto alla Cassa forense, si trova a «contribuire al finanziamento di un trattamento previdenziale che non potrà verosimilmente percepire», non essendo nelle condizioni, «in considerazione della sua età, di raggiungere i requisiti previsti dall'art. 2 della legge n. 576 del 1980 per il conseguimento della pensione di vecchiaia retributiva». Egli infatti è tenuto alla contribuzione in misura percentuale del reddito annuale, senza potere usufruire, in mancanza dei requisiti di legge, né della pensione di vecchiaia né di quella di invalidità, bensì solo della cosiddetta "pensione contributiva", calcolata applicando al montante contributivo il coefficiente di trasformazione legalmente previsto. In particolare, nel caso di specie, a fronte di un esborso complessivo pari a euro 79.961,07, il ricorrente potrebbe percepire un trattamento previdenziale pari solo ad euro 3.500,00 lordi annui. Il rimettente ritiene che l'art. 10 della legge n. 576 del 1980 violi anche l'art. 38 Cost., in quanto l'avvocato pensionato nella gestione INPS, iscritto alla Cassa forense, verrebbe a finanziare una prestazione della quale egli non potrà godere, potendo invece accedere alla cosiddetta "pensione contributiva", prevista dalla normativa regolamentare della Cassa, di importo notevolmente inferiore rispetto ai contributi versati. L'art. 10 della richiamata legge contrasterebbe - ad avviso del tribunale - altresì, con l'art. 53 Cost., in quanto l'avvocato pensionato nella gestione INPS, iscritto alla Cassa forense «è tenuto a finanziare la spesa previdenziale in misura sproporzionata e maggiore rispetto a quella sostenuta dagli altri suoi colleghi che percepiscono le prestazioni pensionistiche dalla Cassa forense». 3.&#8210; Il tribunale dubita poi della legittimità costituzionale anche dell'art. 22, secondo comma, della legge n. 576 del 1980 per violazione degli artt. 3 Cost. e dei principi di ragionevolezza e proporzionalità nonché degli artt. 38 e 53 Cost. Dopo avere riportato il contenuto dell'art. 22 della richiamata legge, il rimettente evidenzia i tre diversi tipi di sanzione previsti dal sistema previdenziale forense per l'ipotesi del mancato invio ovvero della redazione infedele della comunicazione reddituale annuale, del mancato o ritardato pagamento dei contributi, e della mancata richiesta di iscrizione alla Cassa forense (rispettivamente artt. 17; 18 e 22, secondo comma, della richiamata legge). Il tribunale sottolinea come l'applicazione nel caso di specie delle sanzioni ex art. 22, secondo comma, non tiene conto del fatto che l'avvocato A. T. ha tempestivamente comunicato i redditi alla Cassa. Ad avviso del rimettente, l'avvocato pensionato nella gestione INPS, che non abbia nascosto il proprio reddito ed abbia effettuato le ordinarie comunicazioni reddituali alla Cassa forense, senza però richiedere l'iscrizione in modo tempestivo, viene ingiustificatamente sanzionato in modo più grave di colui il quale, dopo avere richiesto l'iscrizione, non invii annualmente la comunicazione reddituale o la effettui in modo infedele (art. 17 della legge n. 576 del 1980) ovvero ritardi o non effettui il pagamento dei contributi (art. 18 della legge n. 576 del 1980). Da qui la ritenuta non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 22, secondo comma, della legge n. 576 del 1980 in riferimento agli artt. 3, 38 e 53 Cost. 4.- Con atto depositato in data 23 aprile 2015 si è costituito in giudizio l'avvocato A. T. chiedendo - nel riportarsi sostanzialmente alle medesime argomentazioni di cui all'ordinanza di rimessione - l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale. In data 15 novembre 2016 e in data 13 marzo 2017, lo stesso avvocato ha depositato memorie illustrative nelle quali ha insistito per l'accoglimento delle questioni. 5.- Con atto depositato in data 28 aprile 2015 si è costituita in giudizio la Cassa forense chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o, comunque, infondate. Preliminarmente la Cassa forense eccepisce l'inammissibilità delle questioni per difetto di motivazione sulla rilevanza e per indeterminatezza del petitum, non avendo il rimettente specificato quali siano le «rime obbligate» che consentirebbero un intervento manipolativo, sia con riguardo alla contribuzione di solidarietà che al sistema sanzionatorio. Nel merito, la Cassa deduce la infondatezza di entrambe le questioni. Quanto alla censura dell'art. 10 della legge n. 576 del 1980, in riferimento all'art. 3 Cost., la Cassa richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale in merito alla sostanziale incomparabilità dei sistemi previdenziali. La Cassa ritiene priva di fondamento anche la censura dell'art. 10, in riferimento all'art. 38 Cost., in quanto, essendo l'avvocato A. T. andato in pensione con il massimo di anzianità contributiva, lo stesso godrebbe senz'altro dei «mezzi necessari per vivere», adeguati alle esigenze di vita in caso di vecchiaia. Quanto alla asserita violazione dell'art. 53 Cost., la Cassa deduce il carattere inconferente del parametro richiamato, non avendo la contribuzione previdenziale natura di imposizione tributaria, ma di prestazione patrimoniale diretta a concorrere agli oneri finanziari del regime previdenziale. Ad avviso della Cassa, le censure mosse dal rimettente sarebbero incompatibili con il principio di solidarietà cui è ispirato il sistema previdenziale forense. In esso non c'è una necessaria corrispettività tra contributi e prestazioni erogate, essendo il versamento dei contributi correlato alla «capacità contributiva» di ciascun esercente con continuità la professione e l'attribuzione dei benefici previdenziali allo «stato di bisogno» di ognuno di essi. Peraltro, non corrisponderebbe al vero che la contribuzione versata dall'avvocato A. T. sia del tutto inutile ai fini pensionistici, in quanto, come ricorda lo stesso rimettente, agli iscritti alla Cassa che non maturano l'anzianità contributiva per godere della pensione di vecchiaia, spetta, dopo cinque anni di iscrizione, un trattamento su base contributiva. Inoltre, riguardo all'affermata sproporzione tra quanto richiesto dalla Cassa e il trattamento previdenziale fruibile dall'avvocato A. T., le indicazioni del rimettente sarebbero falsate, essendo stati inclusi nel debito complessivo indicato non solo i contributi dovuti dall'iscritto ma anche le sanzioni.