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La senatrice GINETTI ( IV-PSI ) appoggia tale proposta e chiede di sapere perché si è giunti ad una disciplina diversa rispetto a quanto concordato nella legge di delegazione. Evidenzia, al riguardo, che alcuni comuni hanno quantità importanti di sfalci da smaltire, che potrebbero ben essere utilizzati come biomassa. Il senatore FAZZOLARI ( FdI ) sottolinea la necessità di comprendere la ratio di una norma europea che appare del tutto irragionevole, non essendo corretto procedere ad un suo recepimento per il solo fatto di figurare in una direttiva europea. Interviene nuovamente il senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ) per ricordare che la questione riguardava, non solo il verde pubblico, ma anche quello privato superiore a un certo quantitativo, nonché il verde delle spiagge proveniente dalla posidonia marina. Su richiesta del Relatore, il PRESIDENTE dispone una sospensione di dieci minuti. La seduta, sospesa alle ore 15,20, riprende alle ore 15,30. Il relatore LOREFICE ( M5S ) ribadisce quanto già evidenziato in fase di relazione introduttiva, per precisare che la questione degli sfalci e potature riguarda la definizione di "rifiuto urbano", immutata rispetto a prima e codificata ora nell'articolo 3, punto 2-ter della direttiva sui rifiuti 2008/98/CE, e a cui il considerando n. 10 della nuova direttiva (UE) 2018/851 fa riferimento per chiarire che vi rientrano anche i "rifiuti della manutenzione del verde pubblico, come foglie, sfalci d'erba e potature di alberi". Ricorda, inoltre, che il vigente articolo 185 del codice dell'ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006), come modificato dalla legge europea 2018 (legge n. 37 del 2019), invece, esclude tali sfalci e potature dall'ambito di applicazione della normativa sui rifiuti, e che su tale discrepanza è stato aperto il caso EU Pilot 9180/17/ENVI. Ribadisce, infine, che tale questione è trattata nella bozza di disegno di legge europea 2019-2020 (ancora non presentata alle Camere) che contiene l'abrogazione di sfalci e potature del verde pubblico dal novero dei rifiuti esclusi dalla normativa. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico DDL 988 Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico (Parere alla 9 a Commissione su testo ed emendamenti. Esame e rinvio) Il senatore LOREFICE ( M5S ), relatore, espone i contenuti del disegno di legge in titolo, che reca disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico. In particolare, l'articolo 1 individua l'oggetto e le finalità del provvedimento, che - fatto salvo il vigente sistema dei controlli - mira a disciplinare i vari aspetti del settore della produzione agricola, agroalimentare e dell'acquacoltura con metodo biologico. Si definisce la produzione biologica come "attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale", in quanto settore economico basato su una serie di valori prioritari. Si prevede che lo Stato favorisca e promuova ogni iniziativa volta all'incremento delle superfici agricole condotte con il metodo biologico, anche attraverso interventi volti a incentivare forme di aggregazione del prodotto e di filiere biologiche. Infine, si prevede l'equiparazione del metodo di agricoltura biodinamica al metodo di agricoltura biologica, purché applicato nel rispetto delle disposizioni degli specifici regolamenti dell'Unione europea. L'articolo 2 contiene le definizioni di "produzione biologica" o "metodo biologico, di "prodotti biologici" e di "aziende con metodo biologico". L'articolo 3 individua il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo come l'autorità nazionale di indirizzo e di coordinamento a livello nazionale per l'attuazione della normativa europea in materia di produzione biologica, mentre l'articolo 4 definisce le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano come le autorità locali competenti a svolgere le attività tecnico-scientifiche ed amministrative di settore. Le regioni sono chiamate ad adeguare i propri ordinamenti ai principi espressi nella legge. L'articolo 5 istituisce presso il MIPAAFT il Tavolo tecnico per la produzione biologica, sopprimendo contestualmente il Comitato consultivo per l'agricoltura biologica ed ecocompatibile e il Tavolo tecnico compartecipato in agricoltura biologica. L'articolo 6 istituisce il marchio biologico italiano, non obbligatorio, volto a caratterizzare i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana contraddistinti dall'indicazione "Biologico italiano", precisando le condizioni per il suo utilizzo. L'articolo 7 disciplina il Piano d'azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici, adottato dal MIPAAFT con cadenza triennale e aggiornato annualmente. L'articolo 8 introduce il Piano nazionale per le sementi biologiche, finalizzato ad aumentare la disponibilità delle sementi stesse per le aziende e a migliorarne l'aspetto quantitativo e qualitativo con riferimento a varietà adatte all'agricoltura biologica e biodinamica. Il piano è aggiornato a cadenza triennale e deve promuovere il miglioramento genetico partecipativo, con la collaborazione di agricoltori, tecnici e ricercatori. Esso è finanziato mediante il Fondo di cui all'articolo 9 per una quota stabilita annualmente dal Ministro con proprio decreto. L'articolo 10 introduce strumenti di integrazione degli operatori della filiera biologica, prevedendo che lo Stato sostenga la stipulazione di contratti di rete, la costituzione di cooperative tra produttori e la sottoscrizione di contratti di filiera all'interno del settore. L'articolo 11 stabilisce una serie di misure per il sostegno della ricerca nel settore della produzione biologica da parte dello Stato, sia tecnologica che applicata. L'articolo 12 detta disposizioni in materia di formazione professionale per gli operatori del settore, sulla base dei principi stabiliti con un apposito decreto, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni. L'articolo 13 contiene un'ampia disciplina sui distretti biologici, ovvero i sistemi produttivi locali, anche di carattere interprovinciale, a spiccata vocazione agricola, con una significativa produzione con metodo biologico, che si caratterizzano per un'integrazione tra attività agricole ed altre attività economiche e per la presenza di aree paesaggistiche rilevanti. L'articolo 14 interviene in materia di organizzazioni interprofessionali nella filiera biologica, finalizzate al riordino delle relazioni contrattuali, aventi il compito di meglio coordinare le modalità di immissione dei prodotti sul mercato e di redigere contratti tipo per la vendita di prodotti.