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Aggiungo che le missioni internazionali per noi sono uno strumento indispensabile per contribuire alla pace e alla stabilizzazione delle aree intorno all'Italia, perché attraverso le missioni, portando pace e stabilizzazione, possiamo portare pace e sicurezza anche nel nostro Paese. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà. GASPARRI (FI-BP) . Signor Presidente, i colleghi del Gruppo Forza Italia che sono intervenuti in questo dibattito hanno già ribadito la nostra tradizionale posizione favorevole alle missioni internazionali, indipendentemente dalla nostra collocazione in maggioranza o all'opposizione. Quindi non ho bisogno di ribadire quanto è stato detto. Vorrei cogliere però l'occasione di questo intervento per sottolineare il profondo disagio che stanno vivendo le nostre Forze armate e la confusione che si è creata in queste ore nell'area mediterranea, tema connesso anche alle missioni internazionali, che dovrebbero avere, oltre allo scopo di portare la pace, anche quello di mettere ordine nell'area mediterranea, che è quella di più diretto riflesso sulla vita italiana. Vorrei inoltre rilevare, in questa occasione, la protesta continua che gli organi di rappresentanza delle Forze armate (i Cocer) esprimono con varie note. Oggi c'è stata l'ultima da parte dell'Esercito, che lamenta problemi ordinamentali in cui i sottufficiali dell'Esercito sono lasciati, abbandonati dal Governo. Il Governo ha ritenuto peraltro di incontrare i rappresentanti dei Cocer un'unica volta nel corso di un anno di durata del suo mandato, con il presidente del Consiglio Conte; ciò è avvenuto quarantotto ore prima del voto per le elezioni europee, in un tentativo di captatio benevolentiae e in un tardivo adempimento, che difatti poi non ha visto alcun seguito. In quell'occasione il Presidente del Consiglio in persona si era impegnato nel rinnovo del contratto per il comparto sicurezza e difesa (contratto scaduto e non rinnovato); si era impegnato in molte materie, ma tutto ciò non ha trovato alcun seguito. Quando il disagio di qualche esponente di vertice del passato delle Forze armate ha preso corpo in occasione della parata del 2 Giugno - abbiamo tutti letto e sentito di ex Capi di Stato maggiore delle Forze armate, che hanno deciso di non partecipare alla parata e io sono tra i politici che partecipano e vanno ad esprimere in quel modo la solidarietà e il sostegno alle nostre Forze armate: è la festa della Repubblica, non la festa delle Forze armate, che si celebra il 4 novembre, tuttavia il 2 Giugno, con la parata militare, è anche una festa dedicata alle Forze armate, che sono un'ossatura della Repubblica e dello Stato e un'espressione storica della Nazione - quei generali e quegli ammiragli che non hanno partecipato, hanno voluto segnalare un malessere anche del personale in servizio e di vertici che sono in servizio, fanno il loro dovere, ma assistono al caos nella gestione della Difesa. Perfino Sottosegretari del partito del Ministro della Difesa hanno pubblicamente contestato la gestione della difesa. Non so poi come siano finite le loro carriere, se sono state sottoposte alla piattaforma Rousseau, alla graticola o non so a quale altro rito strano, però i dissensi sono stati espressi in pubblico. Il vice presidente del Consiglio Salvini ha contestato in questi giorni delle vicende di varia natura. In una situazione di disagio complessivo delle Forze armate, senza rispetto, senza contratto, senza alcuna attenzione reale, con una gestione della Difesa che gli stessi membri del Governo contestano, arriva questo con mesi di ritardo, come hanno già detto dei colleghi, la proposta di risoluzione in esame. Non c'è chiarezza sulle linee di politica estera, che si vorrebbe supportare: che succede nel Niger? Altrove che facciamo? Si era detto che bisognava contenere i flussi subsahariani di immigrazione, supportando anche, in maniera pacifica e costruttiva, Governi di un'area più avanzata e profonda dell'Africa. Non si capisce quale sia la nostra politica estera, non si capisce che cosa accada, con annunci intempestivi e il caos che si riscontra anche nella vicenda della nostra presenza in Afghanistan, con annunci poi smentiti dai fatti. Quindi, pur votando la risoluzione per le nostre Forze armate e per il senso profondo della continuità storica di queste missioni, contestiamo al Governo la gestione della difesa e anche di alcuni aspetti della politica internazionale, che lasciano assolutamente a desiderare. Dunque cogliamo l'occasione dell'esame di questa risoluzione, e dei relativi ordini del giorno, la cui discussione abbiamo voluto portare in Aula, perché si sarebbe potuta concludere in Commissione, ai sensi della legge sulle missioni che è stata approvata nella precedente legislatura. Con il prescritto numero di parlamentari abbiamo voluto portare la discussione in Aula, per darle più evidenza, per dare più visibilità alle mancanze del Governo e per dare più rilevanza allo stato di abbandono delle nostre Forze armate, che poi all'estero sanno farsi valere e sono l'orgoglio della Nazione e lo fanno nonostante la disattenzione del Governo (Applausi dal Gruppo FI-BP), e l'irresponsabilità con cui vengono condotte molte cose: industrie del comparto militare abbandonate al loro destino, decisioni rinviate, dalla crisi della Piaggio a tante altre, che in un comparto che impegna personale civile e industrie che comunque lavorano per la difesa vogliono dire disoccupazione e problemi di varia natura. Quindi il nostro giudizio sulla politica di difesa del Governo è simile a quello che hanno dato molti membri dello stesso Governo. Anche sulla missione Sophia e dintorni voglio ricordare che nella scorsa legislatura, con il collega Romani proponemmo in Commissione difesa un'indagine conoscitiva sulle ONG e portammo allo scoperto i limiti e gli errori non solo delle ONG, ma anche di alcune missioni, come Sophia. È vero quello che ha detto un esponente di punta del Governo, ovvero che ha portato migliaia di clandestini in Italia. Discutemmo, con tutto il rispetto del caso, con l'allora comandante della Guardia costiera, l'ammiraglio Melone e anche con l'ammiraglio Credendino, che ha guidato quell'operazione, perché alla fine anche in quella fase andavano riviste le direttive politiche - non era questo il Governo, ma un altro - e bisognava passare a un'altra fase della missione Sophia, per poter contrastare la tratta delle persone in Libia. Si dirà che la situazione della Libia è instabile, ma lo è anche la nostra politica per la Libia. Si può dire che si tratta di un problema di casa nostra. Subimmo gli errori che furono imposti dalla NATO anche a Governi di centrodestra - lo ricordiamo bene - e alla fine oggi abbiamo questo caos. Oggi c'è un non governo di questi problemi e anche in queste ore assistiamo alla discussione su cosa deve fare la Marina e su chi comanda la Marina e su chi comanda la Guardia costiera. C'è uno scontro tra Ministri. Il Presidente del Consiglio è dovuto intervenire poche ore fa - ricordandosi che a lui spetta il coordinamento delle politiche del Governo - per invitare il Ministro della difesa, il Ministro dell'interno e altri a una riunione, che se non sbaglio si terrà domani.