[pronunce]

che, dall'altro lato, poi, la questione rimarrebbe rilevante nel giudizio a quo, nonostante la già avvenuta espulsione, in quanto il suo accoglimento consentirebbe all'imputato espulso di rientrare nel territorio nazionale – o senza alcuna formalità, o con provvedimento del giudice – per esercitare il suo diritto di difesa, con conseguente rimozione della preclusione opposta dalla legge alla sua facoltà di partecipare al processo; che nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili o infondate. Considerato che – contrariamente a quanto sostenuto dal Tribunale rimettente – la questione di costituzionalità relativa alla mancata previsione, nell'art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998, della sospensione dell'esecutività del decreto di espulsione quando lo straniero che ne è colpito risulta sottoposto a procedimento penale, deve ritenersi irrilevante nel giudizio a quo; che il quesito è stato infatti formulato dopo che il giudice rimettente aveva già rilasciato il nulla osta all'espulsione dell'imputato, facendo con ciò applicazione della disciplina denunciata ed esaurendo il proprio potere decisorio al riguardo; che resta inconferente, in senso contrario, il richiamo alla sentenza n. 492 del 1991 di questa Corte, che – in relazione al disposto dell'allora vigente art. 7, comma 4, del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416 (Norme urgenti in materia di asilo politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari e di regolarizzazione dei cittadini extracomunitari ed apolidi già presenti nel territorio dello Stato), convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 1990, n. 39 – aveva attribuito al nulla osta all'espulsione dello straniero sottoposto a procedimento penale valenza di mero atto interno ad un procedimento amministrativo, negando conseguentemente che l'autorità giudiziaria fosse legittimata a sollevare questioni di legittimità costituzionale in sede di decisione circa il suo rilascio; che, infatti – a prescindere da ogni considerazione circa la perdurante validità di tale conclusione in rapporto all'attuale panorama normativo – è sufficiente osservare che la rilevanza di una questione di costituzionalità non può essere fatta comunque discendere dalla mera impossibilità, per il giudice rimettente, di sollevare la questione stessa in una fase anteriore; essendo necessaria, al contrario, una oggettiva incidenza del quesito sulle decisioni che detto giudice è ancora chiamato a prendere: incidenza nella specie mancante, per quanto dianzi indicato; che quanto, poi, all'ulteriore questione di costituzionalità, afferente alla disciplina del rientro in Italia dello straniero espulso ai fini dell'esercizio del diritto di difesa, di cui all'art. 17 del d.lgs. n. 286 del 1998, essa risulta formulata in termini di alternativa irrisolta tra le due auspicate soluzioni della facoltà di rientro «ipso iure» (ossia senza necessità di alcuna autorizzazione), ovvero del rientro su autorizzazione del giudice procedente, anziché del questore: e, dunque, in forma ancipite; che, d'altro canto, la rilevanza del quesito risulta del tutto ipotetica, non constando dall'ordinanza di rimessione che lo straniero espulso abbia in alcun modo manifestato l'intento di far rientro in Italia ai fini dell'esercizio del diritto di difesa nel giudizio a quo; che, alla luce di quanto precede, entrambe le questioni vanno dichiarate pertanto manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 13 e 17 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), come modificato dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 104 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Catanzaro con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 settembre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 ottobre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA