[pronunce]

che inoltre, a sostegno della questione sollevata, il TAR del Lazio osserva che, diversamente dal «professore a contratto» nominato ai sensi dell'art. 25 del d.P.R. n. 382 per l'attivazione di corsi integrativi di quelli ufficiali, il titolare dei contratti previsti dai citati artt. 100 e 116 è nominato - in caso di facoltà o corsi di laurea di nuova istituzione o, rispettivamente, in attesa della prima tornata dei giudizi di idoneità a professore associato - proprio per l'attivazione degli insegnamenti ufficiali, necessari al funzionamento dei singoli anni di corso, qualora non sia possibile provvedervi nei modi ordinari, e che pertanto «l'attività che egli è chiamato a svolgere è sostanzialmente quella di titolare dell'insegnamento, in puntuale ed integrale sostituzione di questi»; che nel giudizio così promosso è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'infondatezza della questione; che si è altresì costituita la parte privata ricorrente nel giudizio principale, che, anche con una memoria depositata in prossimità dell'udienza, ha concluso nel senso dell'accoglimento della questione. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 103, secondo comma, del d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382, in quanto esso, nel disporre che ai professori associati, all'atto della conferma in ruolo o della nomina in ruolo a norma dell'art. 50 del medesimo decreto, sia riconosciuto, ai fini della carriera, (a) per due terzi il servizio prestato in qualità di professore incaricato, di ricercatore universitario o di enti pubblici di ricerca, di assistente di ruolo o incaricato, di assistente straordinario, di tecnico laureato, di astronomo e ricercatore degli osservatori astronomici, astrofisici e Vesuviano, di curatore degli orti botanici e di conservatore di musei, (b) per la metà il servizio prestato in una delle figure previste dall'art. 7 della legge 21 febbraio 1980, n. 28, e infine (c) per un terzo il servizio reso quale assistente volontario, omette di considerare altresì, agli stessi fini della carriera dei professori associati, la figura del professore a contratto di cui agli artt. 100 e 116 del medesimo d.P.R. n. 382 del 1980, in tal modo creando una ingiustificata discriminazione di detta figura, in violazione dei principi di uguaglianza e ragionevolezza e del principio di buon andamento dell'amministrazione pubblica; che le censure mosse dal rimettente alla norma denunciata di incostituzionalità si basano sul raffronto tra la categoria, esclusa dal riconoscimento a fini di carriera quale professore associato confermato, dei professori a contratto, cioè dei soggetti cui sono stati attribuiti - a norma degli artt. 100 e 116 del d.P.R. n. 382 del 1980 e secondo le modalità stabilite dal precedente art. 25 dello stesso decreto - incarichi di insegnamento attraverso contratti «sostitutivi» degli ordinari affidamenti ai titolari, e le altre figure indicate dalla norma, il cui servizio viceversa è considerato utile agli stessi fini, seppure in misura differenziata, come sopra precisato; che la figura del professore a contratto, della quale il TAR rimettente lamenta una discriminazione incostituzionale, è disciplinata, dagli artt. 100, primo comma, lettera d), e 116 del d.P.R. n. 382 del 1980, secondo modalità di affidamento e di svolgimento dell'insegnamento caratterizzate dall'assenza di una qualsiasi forma di selezione concorsuale, dalla durata limitata del rapporto (di norma annuale e non rinnovabile più di due volte) e dalla conformazione privatistica dello stesso (v. l'art. 25 del d.P.R. n. 382 del 1980, cui gli artt. 100 e 116 fanno rinvio quanto a modalità e contenuto del contratto); che, coerentemente con l'anzidetta disciplina della peculiare tipologia di insegnamento, affidato dalle Università a soggetti provenienti da categorie extra-universitarie (art. 25 citato) nonché attivato sul presupposto dell'impossibilità di provvedere, nelle facoltà e nei corsi di nuova istituzione, attraverso modalità «ordinarie» [art. 100, primo comma, lettere a), b) e c)] ovvero dell'impossibilità di coprire gli insegnamenti vacanti con gli incarichi in corso in attesa della prima tornata dei giudizi di idoneità per professori associati (art. 116), la disciplina di riforma universitaria esclude la figura del professore a contratto dall'inserimento nella carriera universitaria, e ciò diversamente da quanto è stabilito in generale per le categorie di personale universitario assunte dal giudice a quo a termini di raffronto, connotate tutte da forme di selezione pubblica e collegate alla previsione di posti nell'ambito della struttura universitaria (v. gli artt. 50 e 58 del d.P.R. n. 382, per l'inquadramento rispettivamente nelle fasce dei professori associati e dei ricercatori universitari in sede di «prima applicazione del [presente] decreto»); che pertanto la richiesta del rimettente nel senso dell'assimilazione della categoria dei professori a contratto affidatari di insegnamenti in «sostituzione» temporanea dei titolari alle altre figure di personale indicate quali tertia comparationis non può essere accolta, alla stregua dell'art. 3 della Costituzione, trattandosi di categorie eterogenee e non potendosi dunque estendere alla prima la disciplina posta per le seconde (v. analogamente, in relazione agli affidamenti di insegnamento a contratto di carattere «integrativo» di cui all'art. 25 del d.P.R. n. 382 del 1980, la sentenza n. 412 del 1992); che, sotto altro profilo, neppure può essere seguita la prospettazione del TAR del Lazio, nel senso dell'introduzione di una nuova categoria di servizio riconoscibile ai fini di carriera, per il raffronto, che lo stesso rimettente istituisce, tra i professori a contratto e la figura dei professori incaricati, poiché per questo aspetto la censura assume a termine di riferimento la disciplina di una categoria che la riforma universitaria ha abolito, secondo quanto prescrive espressamente l'art. 1, sesto comma, del d.P.R. n. 382 citato, e che come tale non si presta in radice a una estensione oltre l'ambito anche temporalmente delimitato che le è proprio, cosicché la scelta del legislatore non può neppure in questa prospettiva essere definita arbitraria o irragionevole; che infine, quanto alla dedotta violazione del principio di buon andamento dell'amministrazione - censura argomentata dal rimettente essenziamente secondo le stesse osservazioni addotte per sostenere la violazione dei principi di uguaglianza e ragionevolezza -, questa Corte deve ribadire, da un lato, che il principio di cui all'art. 97 della Costituzione non può essere richiamato per conseguire miglioramenti economici di categoria (tra molte, ordinanza n. 94 del 2002;