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Come segnalato anche dalla Nota di aggiornamento al DEF 2018, l'APS italiano ha raggiunto nel 2017 lo 0,30 per cento del reddito nazionale lordo, conseguendo con 3 anni di anticipo l'obiettivo in precedenza previsto per il 2020; in particolare, negli ultimi anni l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ha avviato, anche d'intesa con la Banca africana di sviluppo e la Banca mondiale, numerosi programmi nei Paesi di provenienza dei flussi migratori (in primo luogo quelli dell'Africa sub sahariana), che devono essere sostenuti e rafforzati. Si tratta di programmi mirati a creare sviluppo e opportunità di lavoro, trasferire tecnologie e know how tecnico, premiare l'imprenditorialità delle nuove generazioni di africani, con un target per giovani e donne nei Paesi di provenienza o transito dei flussi migratori. Tra questi, si segnalano quelli orientati a sostenere lo sviluppo dell'imprenditoria nei Paesi del Sahel (dal Senegal al Chad), con un particolare focus sul settore agroalimentare: un settore cruciale per una crescita economica inclusiva dei "Paesi target ", ma anche strategico per le sinergie con le nostre produzioni nazionali; rilevato, pertanto, che: tali risultati, sebbene testimonino di uno sforzo accresciuto dell'Italia in materia di cooperazione, sono tuttavia ancora lontani dal livello di aiuto pubblico allo sviluppo che può ritenersi adeguato agli obiettivi prefissati. In particolare, resta tuttora lontano all'orizzonte l'obiettivo dello 0,7 per cento del reddito nazionale lordo, fissato dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, che l'Unione europea si è impegnata a realizzare; infatti, in continuità con l'impegno già assunto per gli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) delle Nazioni Unite, l'Unione europea è oggi impegnata a contribuire alla realizzazione dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile ( sustainable development goal ) che condensano il vasto programma d'azione per le persone, il pianeta e la prosperità, denominato "Agenda 2030", sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell'ONU; gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni cruciali per lo sviluppo (dall'eliminazione della fame e della povertà estrema alla promozione della parità di genere e dell'istruzione primaria per tutti, dalla riduzione della mortalità infantile e delle altre malattie alla realizzazione di un partenariato mondiale per lo sviluppo, eccetera) che devono vedere ciascun Paese direttamente responsabilizzato e coinvolto nella loro realizzazione, al fianco di cittadini, enti e organizzazioni nazionali e sovranazionali espressione della società civile; tra le organizzazioni no profit che stanno dando un contributo rilevante in termini di mobilitazione dell'opinione pubblica e di stimolo ai governi nazionali, si segnala, in particolare, "ONE Vote": un'organizzazione non governativa impegnata nella lotta alla povertà estrema che, in occasione del terzo anniversario della sottoscrizione dell'Agenda 2030, ha sollecitato i parlamentari italiani ad aderire alla campagna "ONEVoteItalia" di "ONEinItalia", sezione italiana di "One campaign". I parlamentari aderenti alla campagna, tra questi quelli del Partito democratico, hanno assunto l'impegno a sostenere, nell'esercizio del loro mandato, misure urgenti per combattere la povertà estrema, in particolare in Africa, e a lavorare per un mondo più equo con particolare riguardo alle giovani generazioni; considerato, in definitiva, che: nonostante siano aumentate le altre risorse a disposizione dei Paesi in via di sviluppo (come gli investimenti diretti esteri, le rimesse e i prestiti), quasi tutti i Paesi meno sviluppati (PMS) e gli Stati fragili dispongono di una minore capacità di incrementare le proprie entrate o di attrarre altri flussi esterni, restando di conseguenza fortemente dipendenti dall'APS, che resta tuttora il principale strumento di sostegno allo sviluppo; un aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo destinato agli Stati africani deve essere a sua volta affiancato da ambiziosi obiettivi a lungo termine relativi agli investimenti in settori catalizzatori (come agricoltura, sanità e istruzione) capaci di garantire lo sviluppo di competenze professionali, posti di lavoro e opportunità a una popolazione giovane e in rapida crescita; l'investimento a potenziale più elevato resta tuttora quello sull'istruzione, a partire da quella delle bambine e delle ragazze; un investimento che ha fatto registrare negli ultimi anni risultati ancora parziali, ma molto significativi in termini di dinamica tendenziale. Basti pensare che nel 2015 il 74 per cento delle ragazze nei Paesi sostenuti dal partenariato mondiale per l'istruzione (GPE) aveva completato la scuola primaria, rispetto al 57 per cento appena del 2002; in generale, dalle esperienze di cooperazione con i Paesi africani, emerge con chiarezza la necessità di creare degli "ecosistemi" virtuosi che sostengano, allo stesso tempo, la crescita economica e la crescita culturale, tramite il potenziamento del capitale umano, a partire da quello femminile, lo sviluppo dei mercati di sbocco e delle filiere produttive, l'accesso ai mercati finanziari e il miglioramento del quadro normativo e regolatorio, impegna il Governo: 1) al fine di garantire il raggiungimento dall'obiettivo di spesa previsto dall'Agenda 2030 (0,7 per cento del reddito nazionale lordo), a proporre l'incremento delle risorse del bilancio statale destinate all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) nel triennio di programmazione 2019-2021, in modo da portare l'investimento pubblico ad almeno lo 0,5 per cento del reddito nazionale lordo entro il termine dell'attuale XVIII Legislatura; 2) a svolgere nell'ambito dell'Unione europea un ruolo guida nella definizione del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP), al fine di assicurare non solo un adeguato incremento delle risorse finanziarie destinate alla cooperazione, ma anche il loro prioritario utilizzo per gli obiettivi di sviluppo individuati come socialmente ed economicamente più remunerativi, a partire dall'istruzione e dalla protezione sociale; 3) a sostenere la destinazione di almeno il 50 per cento dell'aiuto allo sviluppo alle attività di cooperazione allo sviluppo e partenariato con i Paesi meno sviluppati e gli Stati fragili dell'Africa, nei quali si concentrano le più estese sacche di povertà estrema, con priorità per i programmi di sviluppo nei settori della sanità, dell'istruzione e della protezione sociale (che a loro volta abbiano nell'uguaglianza di genere un obiettivo significativo); 4) in ottemperanza agli impegni assunti dall'Italia a Dakar nel 2018, ad aumentare lo stanziamento in favore del partenariato mondiale per l'istruzione (GPE) per il triennio 2019-2021, in modo da assicurare a tutte le bambine e le ragazze dei 65 Paesi partner la possibilità di esprimere appieno il loro potenziale, a beneficio loro e dell'intera collettività;