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Proprio mentre siamo tutti preoccupati perché in piena seconda ondata della pandemia, siamo intervenuti con una norma che apparentemente può sembrare secondaria, ma che reputo molto importante, legata alle zoonosi, ovvero il divieto di importazione di tutti gli animali esotici. Sappiamo perfettamente quanto questo sia connesso alle regole sanitarie. Sono risultati che - torno a ripetere - hanno aggiunto elementi positivi in questa legge di delegazione europea. Allo stesso tempo, le direttive che deleghiamo il Governo a recepire sono un altro passo avanti - per noi assolutamente cruciale - nell'integrazione legislativa a livello europeo. Questo sempre con l'accortezza di guardare, certamente, agli interessi del nostro Paese, ma sapendo perfettamente che, su molte di queste norme, essi sono strettamente legati al fatto che in Europa sia davvero ad un sistema di integrazione legislativa, che è cruciale per il nostro sistema economico e politico. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il rappresentante del Partito Democratico... MIRABELLI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE . Senatore Mirabelli, se lei ritiene di prendere la parola adesso in dichiarazione di voto al posto del collega Stefano che avena preannunciato di intervenire può farlo benissimo. (Commenti del senatore Mirabelli) . Guardi, mi sono consultato anche con gli Uffici; mi lasci dire, con cortesia, che non esiste né può esistere la possibilità, per rispondere a un intervento in dichiarazione di voto... (Commenti del senatore Mirabelli) . Lei ha iniziato così il suo intervento; cosa vuole fare? Me lo dica. Mi dica qual è il motivo del suo intervento. MIRABELLI (PD) . Negare il fatto che dal Gruppo PD sia stato dato del fascista a qualcuno... PRESIDENTE. E quello può farlo a fine seduta. MIRABELLI (PD) . E negare altresì che non abbiamo espresso cordoglio per la morte del professor Samuel Paty. PRESIDENTE . Senatore Mirabelli, glielo dico con sincerità: non è rituale che si prenda la parola dopo un intervento in dichiarazione di voto, anche perché ora interverrà il rappresentante del suo Gruppo che avrà la possibilità di dire quello che ritiene, esattamente come ha fatto il rappresentante di Fratelli d'Italia. Ad ogni modo, abbiamo preso atto della sua dichiarazione. STEFANO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, intervengo in dichiarazione di voto e non per altra ragione. Colleghe e colleghi, ci troviamo oggi ad approvare la legge di delegazione europea per gli anni 2019 e 2020. È stato un lavoro importante, che ha impegnato la Commissione per molte settimane, con l'esame dei testi, le audizioni, gli emendamenti. Un lavoro importante, e anche complesso, che ha visto il contributo di tutti i Gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, che ringrazio insieme al mio predecessore, senatore Licheri, al Ministro, al sottosegretario Agea, a tutta la struttura della Commissione e ai relatori qui al mio fianco. Il disegno di legge può quindi passare alla Camera, sicuramente arricchito e migliorato, per la sua approvazione definitiva. Con la legge di delegazione approviamo anche le due relazioni sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per gli anni 2019 e 2020. Intendo quindi procedere a sottolineare alcuni punti, perché credo sia opportuno farlo prima del voto. Il primo concerne il rapporto con l'Europa. Il nostro Paese ha avuto in questi anni un rapporto con l'Europa contrastato, soprattutto per alcune posizioni critiche formulate nei confronti delle politiche della zona euro. Non tutte le posizioni critiche hanno evidenziato elementi di merito, ma alcune questioni le abbiamo poste anche noi, perché fondate. La costruzione europea, infatti, ha tuttora bisogno di un ammodernamento nelle sue istituzioni, nella sua governance , nelle sue regole di funzionamento. Ne siamo ben consapevoli. Ma è anche vero che i progressi maggiori sono stati realizzati nel corso dei periodi di crisi e ne abbiamo la riprova anche in questo tormentato 2020, in cui la pandemia da Covid ha provocato un grave shock economico, ma al contempo ha accelerato cambiamenti attesi da tempo. Faccio alcuni esempi. Si era parlato di regole di bilancio troppo stringenti, e il Patto di stabilità e crescita è stato sospeso; temporaneamente, ma è stato sospeso. Si era parlato di aiuti di Stato e di regole relative troppo rigide, e queste sono state sospese; anche queste temporaneamente, ma sospese. Si era parlato della BCE come troppo attenta al lato dell'inflazione, e abbiamo avuto la prosecuzione degli acquisti di titoli degli Stati membri. Si era parlato della necessità di dotare l'Unione europea di eurobond, e abbiamo avuto il meccanismo SURE e il recovery fund . Mi vengono in mente questi quattro aspetti per poter dire che si stanno facendo dei passi in avanti enormi nella costruzione della casa comune europea. Sono punti che ci fanno dire che una risposta europea c'è stata ed è stata molto forte. L'Europa non è il nemico che alcuni indicano in maniera quasi ossessiva, ma è la nostra grande opportunità, la nostra prospettiva di crescita, la nostra casa comune. Certo, questi aspetti andranno stabilizzati anche dopo la pandemia, quando sarà terminata, ed è questo l'orizzonte sul quale dobbiamo lavorare ed impegnarci. Non è infatti pensabile che gli avanzamenti che si sono realizzati e che hanno permesso di adottare politiche finalmente espansive siano solo temporanei. Ci dovrà essere tempo ed occasione affinché si apra una riflessione sulle modifiche definitive di alcuni paradigmi dell'Unione europea. D'altra parte, se anche il Governo federale tedesco ha previsto di aumentare il suo debito pubblico per 96 miliardi di euro nel 2021 per finanziare spese sociali e stimolare la ripresa economica, possiamo dire che qualcosa è davvero cambiato; ed è cambiato in meglio, anche grazie alla nostra azione. Resto all'oggi. In questi giorni abbiamo discusso molto e anche approfonditamente del recovery fund , anche qui in Aula. Si tratta della vera risposta europea alla pandemia ed è stato creato in uno spirito di solidarietà comune, che forse avremmo avuto difficoltà ad immaginare in tempi normali, anche recenti. Insieme con il meccanismo SURE, il recovery fund verrà finanziato tramite l'emissione di titoli obbligazionari da parte della Commissione europea: una svolta. Abbiamo chiesto per tanto tempo gli eurobond e ora abbiamo bond europei emessi dalla Commissione; ci si avvicinano molto e di questo dobbiamo esserne soddisfatti. Era una richiesta tutta italiana e ci siamo arrivati, per vie traverse, con una denominazione diversa, ma in qualche modo ci siamo arrivati. È un buon risultato del quale credo che tutto il Parlamento dovrebbe gioire. Il secondo tema è il rapporto con gli Stati membri: la pandemia ha permesso di far comprendere a tutti che i nostri Paesi sono tra loro realmente interdipendenti. Non dobbiamo quindi in alcun modo esitare a riannodare i fili di un dialogo sempre più stretto con i nostri partner europei, per riuscire ad incidere maggiormente nella costruzione delle regole, cambiando paradigma. Non possiamo più dire che le direttive e i regolamenti ce li chiede l'Europa, perché l'Europa siamo noi, e non dobbiamo dimenticarlo.