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due operatori socio-sanitari, due fisioterapisti e un radiologo; considerato che, a quanto risulta all'interrogante: anche in seguito all'accertamento della positività di alcuni pazienti, la direzione avrebbe sottovalutato la gravità della situazione suggerendo ai dipendenti il mantenimento del distanziamento sociale. I dispositivi di protezione individuale, nella fattispecie mascherine chirurgiche e camici monouso, sarebbero stati distribuiti agli operatori in ritardo e in quantità insufficiente. Per quanto riguarda il centro Santa Maria della Provvidenza, non sarebbe stata bloccata in tempi rapidi la rotazione del personale assistenziale tra i vari reparti, esponendo pertanto operatori e pazienti ad un più elevato rischio di contagio. I protocolli interni sull'utilizzo dei DPI, peraltro, non sarebbero stati adeguati alla gestione di un'emergenza sanitaria di tale portata. Emergerebbero, inoltre, ritardi e omissioni nell'esecuzione dei tamponi anche in casi di conclamata sintomaticità da parte di dipendenti delle due strutture assistenziali. Il blocco dei ricoveri sarebbe stato disposto in ritardo dalla direzione, contribuendo in tal modo all'aggravamento del focolaio infettivo all'interno delle due strutture. La chiusura del centro Santa Maria della Pace in data 11 aprile 2020 (ripresa da un articolo della testata on line "TPI", intitolato "Coronavirus, il Don Gnocchi di Roma è stato evacuato e sanificato"), consequenziale all'elevato numero di contagi, avrebbe comportato il trasferimento di alcuni pazienti presso l'altro centro di Santa Maria della Provvidenza; il ritardo nell'applicazione dei presidi è stato causa dell'aumento dei decessi e dei casi di positività all'interno delle strutture sanitarie, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non abbia il dovere di inviare un'ispezione per accertare la verità dei fatti riportati dagli articoli di stampa; quali provvedimenti intenda prendere, una volta accertate le responsabilità, per scongiurare in futuro il ripetersi di simili condotte che hanno pregiudicato la salute di pazienti ed operatori nonché la salubrità degli ambienti di lavoro. Atto n. 4-03726 LANNUTTI PRESUTTO MONTEVECCHI TRENTACOSTE RUSSO GALLICCHIO ROMANO VANIN MAIORINO COLTORTI GIANNUZZI ACCOTO DI MICCO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nei giorni scorsi la stampa economica ha dato grande risalto alla notizia contenuta nella relazione annuale dell'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) sulle società di assicurazione di responsabilità civile auto, che hanno risparmiato ben 1,5 miliardi di euro grazie agli effetti del lockdown imposto dal decreto-legge n. 18 del 2020, che ha trasformato l'Italia in "zona protetta" come misura di contrasto al COVID-19; come appurato, infatti, le restrizioni imposte per contenere la pandemia hanno ridotto drasticamente il traffico sulle strade che, in uno scenario surreale, sono risultate spesso libere da auto e incolonnamenti, in quanto le automobili sono rimaste ferme in garage e gli incidenti, di conseguenza, sono quasi spariti, mentre non è diminuito il costo delle polizze sostenute dai cittadini che possiedono un'auto, che rimane superiore alla media europea. Come certificato nella relazione dell'IVASS è emerso, in particolare, che durante il lockdown i sinistri sono crollati del 50 per cento, portando alle assicurazioni un risparmio medio tra 36 e 41 euro per polizza che, moltiplicato per 39,5 milioni di veicoli, ammonta appunto a 1,5 miliardi di euro: le compagnie non hanno ancora attivato una forma di ristoro degli assicurati, mentre in Francia, ad esempio, i clienti hanno già ricevuto il bonifico; la stampa ha fatto notare che questi effetti positivi difficilmente si estenderanno agli automobilisti che, nonostante il fermo imposto, saranno costretti a pagare la polizza auto 90 euro in più della media europea. È la solita storia all'italiana dell'assicurazione di responsabilità civile auto. Nella relazione 2019 dell'IVASS emerge, infatti, che nel 2019 è, sì, continuata la tendenza alla diminuzione dei prezzi delle assicurazioni: un calo del 2,7 per cento, a 404 euro (a dicembre 2019, da 414 euro del 2018), registrando così negli ultimi 6 anni una flessione complessiva di circa il 22 per cento. Ma, nel confronto internazionale, il divario comunque rimane, anche se è passato appunto da oltre 200 a 90 euro. In poche parole, neppure il lockdown è riuscito ad annullare tale divario, benché la crisi economica dovuta alla pandemia stia mettendo a durissima prova le famiglie italiane; nel caso di ciclomotori e motocicli, poi, il premio medio ammonta a 271 euro è addirittura aumentato (del 2 per cento rispetto al 2018). I sinistri sono il 3,5 per cento delle polizze, con un costo medio pari a 6.302 euro. E per giunta rimangono "aree del Paese in cui l'offerta continua a registrare prezzi elevati, soprattutto per i contraenti più giovani", ha sottolineato il presidente dell'IVASS, Daniele Franco. Anche le assicurazioni, dunque, dovrebbero far la loro parte per aiutare gli italiani a uscire al meglio dalle nefaste conseguenze economiche dell'emergenza COVID-19; considerato che il primo firmatario della presente interrogazione, consapevole che una riduzione delle polizze auto avrebbe potuto, e potrebbe tuttora, contribuire ad aiutare le famiglie che per l'emergenza COVID-19 si trovano a dover affrontare una crisi economica mai vista prima, ha presentato, in occasione della conversione in legge del decreto-legge n. 18, il cosiddetto decreto "cura Italia", un emendamento all'articolo 125 proprio nella speranza di imporre una riduzione del premio assicurativo in emergenza. L'emendamento (125.2) sosteneva che interviene l'obbligo da parte delle compagnie assicurative per i casi di polizze stipulate con l'introduzione della scatola nera di ridurre il premio assicurativo RCAuto in proporzione all'uso dell'automobile o di qualunque altro mezzo assicurato. Per tutte le altre polizze il premio dovrà essere ridotto del 40 per cento, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se, viste le nefaste conseguenze economiche dell'emergenza COVID-19, considerando che a partire dall'inizio degli anni '90 la liberalizzazione del mercato ai fini della diminuzione dei prezzi e del miglioramento dei servizi ha, invece, portato a un costante aumento delle tariffe, in un rapporto di minore subalternità nei confronti delle compagnie di assicurazione fase di emergenza potrebbe imporre addirittura una riduzione; quali iniziative intenda adottare alla luce delle osservazioni esposte per assicurare l'immediata restituzione di quella parte del premio proporzionata al fermo delle auto e alla conseguente drastica riduzione degli incidenti dovuti al lockdown . Atto n. 4-03727 AIMI Al Ministro dell'interno Premesso che: