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Abbiamo il dovere di rispondere in maniera concreta a chi lì fuori si chiede se quando la politica parla di focalizzare l'attenzione sulle fonti rinnovabili per garantire anche il superamento della dipendenza energetica da altri Paesi, lo dica seriamente o lo faccia soltanto come propaganda elettorale. La guerra in corso ci ha fatto capire una cosa molto importante: ridurre la dipendenza energetica consente di difendere anche la nostra democrazia. E come in democrazia ogni cittadino ha un ruolo primario nella comunità, così nel processo di indipendenza energetica ogni cittadino, ogni parte della comunità, deve essere messo nella condizione di svolgere un ruolo da protagonista: un tassello del mosaico di produzione energetica del Paese. Per farlo non abbiamo bisogno di inventarci granché, ma di avere il coraggio, tutti assieme, da destra a sinistra di chi siede nelle aule parlamentari e dei nostri esponenti nel Governo, di agevolare l'utilizzo di due strumenti che esistono già, e che non devono avere alcun colore politico che non sia il tricolore della nostra bandiera: le comunità energetiche; il Superbonus 110 per cento. Sul Superbonus, ok alla proroga della comunicazione del credito per l'anno 2021 dal 29 aprile al 15 ottobre 2022, e ok ad aumentare il numero dei passaggi della cessione del credito al quarto possibile ai clienti delle banche: ma tutti noi qui dentro sappiamo che non può funzionare. Pierluigi ha un'impresa a Caserta impegnata in tanti lavori di efficientamento energetico e messa in sicurezza strutturale in un territorio ad elevato rischio sismico, e ha potuto avviare i lavori grazie ad un contratto siglato con un soggetto finanziario che si impegnava a comprare il suo credito. Ma a seguito delle novità normative subentrate nel 2022, in via unilaterale il soggetto finanziario ha deciso di non mantenere l'impegno entro la tempistica prevista, e questo si è tradotto nel generare un credito fiscale che l'impresa ora non riesce a cedere. Ecco il problema con cui si confrontano oggigiorno le imprese edili che stanno eseguendo i lavori alle nostre case coi bonus edilizi: il blocco della cessione dei crediti! Con quel credito non cedibile l'impresa non solo non potrà pagare gli stipendi agli operai o i materiali per le lavorazioni o i propri fornitori e subappaltatori, ma non potrà nemmeno sostenere i costi della vita quotidiana. E come Pierluigi sono tanti gli imprenditori con il rischio di fallire e mettere a repentaglio il sogno di quei cittadini che col Superbonus avevano finalmente avuto l'opportunità di sistemarsi la casa! A loro e a tutta la filiera dell'edilizia dobbiamo dare risposte urgenti e concrete, il cui unico fine, voglio ricordarlo, è consumare meno C02 e quindi contenere i consumi energetici: impegnare il Governo ad imporre ai soggetti finanziari, in primis poste e cdp, a comprare i crediti derivanti dallo sconto in fattura; consentire la cessione plurima del credito, o almeno sin dalla prima cessione consentire il passaggio dalla banca ad un proprio correntista; consentire la frazionabilità del credito; prorogare la scadenza del sal del 30 per cento e del termine per l'operatività del Superbonus per le unifamiliari. E anche se sappiamo che il Superbonus non avrà vita eterna, il Governo deve capire che con le innumerevoli introduzioni normative ha creato, di fatto, un'anatra zoppa: ha inceppato un meccanismo straordinario che stava generando posti di lavoro perseguendo obiettivi ambientali! Sappia il Governo che se non garantisce per un determinato periodo temporale il meccanismo della cessione plurima dei crediti, si renderà colpevole del fallimento di migliaia di imprese. E sin da ora ci aiuti a definire una stabilità normativa del settore dei bonus edilizi, attraverso un Piano Strategico Industriale di Stabilizzazione delle Agevolazioni, in modo che cittadini, imprese e filiera industriale sappiano che dopo questa misura straordinaria di tutela dell'ambiente e rilancio economico e dell'edilizia, possono contare su aliquote di detrazioni fiscali per i lavori edili; tenendo, però, sempre come stella polare la cessione plurima del credito, perché nessun bonus, nemmeno del 200 per cento, può essere realmente utilizzabile e quindi funzionante e funzionale, se il cittadino o l'impresa o il fornitore non potranno cederlo a qualcuno. Dichiarazione di voto del senatore Steger nella discussione della questione di fiducia posta sull'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 2588 Come abbiamo detto ieri nella discussione sul DEF, il capitolo energia è quello più preoccupante. Lo è per la vulnerabilità del sistema italiano legato a Mosca per più del 40 per cento del proprio approvvigionamento di gas. Lo è perché la speculazione in corso, unita alle ragioni che tutti conosciamo, rischia di colpire nel profondo il potere d'acquisto delle famiglie e di mettere in gravissima difficoltà i nuclei monoreddito. Per non dire poi di quello che sta succedendo alle aziende energivore, che già scontano le difficoltà di reperimento di alcune materie prime sui mercati. È l'aumento del costo dell'energia a trainare un'inflazione che in Italia non si vedeva da quasi trent'anni. Per questo noi oggi votiamo convintamente questo provvedimento e lo facciamo con la consapevolezza che serviranno ulteriori misure, a cominciare dal decreto aiuti. E tuttavia, se non vogliamo che questa crisi vanifichi del tutto le prospettive di crescita del Paese, siamo chiamati ad andare alla radice del problema, proprio come il Governo sta dando prova di fare, coi nuovi accordi internazionali per l'acquisto di gas e per la costruzione, nel volgere di pochi anni, di una maggiore indipendenza energetica. Quanto sta accadendo in Ucraina è un banco di prova per molti Paesi. Altri, penso ai Paesi africani, stanno già pagando duramente il fatto che questa guerra riguarda due dei più importanti produttori di grano del mondo. Circa il 50 per cento del grano per i programmi contro la fame delle Nazioni Unite giungeva proprio dall'Ucraina. Per i Paesi baltici, per la Finlandia e la Svezia, l'aggressione russa sta portando a scelte sulla collocazione internazionale che fino a poche settimane fa erano inimmaginabili. Per non dire di tutti quei Paesi che stanno bussando alle porte dell'Europa perché avvertono la necessità di una filiera di relazioni e di alleanza ben più solida. Per Paesi come l'Italia e come la Germania, il banco di prova è sul fronte delle politiche energetiche. Guai, come ha suggerito il presidente Draghi, se noi oggi rinunciassimo a parte del nostro impegno per la pace a fronte delle forniture di gas. Per Putin sarebbe una vittoria importante quanto una militare. Per questo è bene che l'Italia, come ha fatto già sapere il Governo, non porrà veti, se l'Europa riterrà opportuna un'estensione delle sanzioni anche al gas. Nel frattempo però, accanto all'impegno che già si sta mettendo in campo e agli aiuti economici, serve che l'Europa ritrovi fino in fondo lo spirito che l'ha animata durante la pandemia. Questo punto l'ho già spiegato ieri, ma è un concetto a cui tengo particolarmente: