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Ebbene, di fronte alla miopia di chi pretende di governare un Paese così, a suon di tasse e di blocco delle infrastrutture - avete notato che non si parla più delle infrastrutture? - noi abbiamo il dovere, rappresentando la voce dell'altra Italia che non si riconosce in questo Governo e soffre, di gridare forte tutto il nostro dissenso. Ecco cosa manca: manca la visione. Manca una strategica e strutturata politica economica e industriale. Manca una seria e concreta politica infrastrutturale. Manca una competente, strutturata e decisa politica di sostegno allo sviluppo economico. Manca la visione generale di ampio respiro per il Paese. Manca una politica di indirizzo serio. Ma soprattutto mancano politiche di intervento vere, reali, concrete, sull'articolo fondante su cui si basa la nostra Costituzione - quello che riguarda il lavoro - per realizzare il quale, da un lato, bisogna curare la formazione, e quindi la scuola, l'università e la ricerca - mah! - e, dall'altro, bisogna creare le condizioni per cui i datori di lavoro possano crescere e assumere. Basta chiamare gli imprenditori «prenditori», basta! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . D'altronde, quando un Governo fonda la propria azione per il lavoro sul reddito di cittadinanza, si capisce che il Paese è destinato ad un'implosione devastante, e questa è la prima considerazione da fare: bisogna avere il coraggio di eliminare il reddito di cittadinanza, che è un provvedimento immorale per i nostri giovani, (Applausi dal Gruppo FI-BP) che li renderà annichiliti e risucchierà le loro energie, perché a vent'anni un lavoro si trova sempre, senza bisogno del reddito di cittadinanza. Allo stesso tempo, capiamo che il reddito di cittadinanza servirà sempre di più come rifugio per tutti coloro che il lavoro lo perderanno o che non lo troveranno mai, a causa delle politiche dissennate del Governo che oggi, se possibile, come dicevo prima, è composto da una compagine che forse solo su una cosa si trova concorde, cioè l'assistenzialismo fine a se stesso, che completerà l'azione di decrescita della società. D'altronde, la guida è sempre la stessa: quel premier Conte che, I o II, mi pare non abbia mai agito in prima persona per fare la sintesi rispetto agli indirizzi contrastanti del Governo giallo-verde prima e di quello giallo-rosso-rosso oggi. Una sola invocazione mi viene spontanea, quindi, in questo momento: povera Italia, strattonata e maltrattata, calpesta e derisa. Abbiamo invece bisogno di due cose, fiducia e reputazione: la fiducia che dobbiamo far tornare in chi ha la funzione e la responsabilità di rappresentare i cittadini e la reputazione dell'Italia che abbiamo il dovere di salvaguardare come bene primario e imprescindibile per un Paese. In questo provvedimento non vi è traccia di risoluzione concreta a questioni che oggi sono la vera emergenza economica, occupazionale, ambientale e reputazionale. Penso per esempio ad una tragedia come la xylella, che sta mettendo in ginocchio un intero comparto, quello olivicolo, in cui una volta eravamo i primi nel mondo, mentre ora arranchiamo dietro la Spagna e la Tunisia. Penso al caso dell' end of waste , che oggi verrà sbandierato come un problema finalmente risolto da questo Governo: non proprio; forse ne risolverà un pezzettino e gli impianti già autorizzati potranno continuare a funzionare (stiamo parlando della questione dei rifiuti), ma è una pezzuolina. Tra l'altro, è un provvedimento talmente militaresco, che vedrà lo Stato controllare l'ente locale, cioè addirittura le Regioni, come fosse il solo in grado di rappresentare il popolo e di tutelare il sistema della legalità, mentre le Regioni e le Province fossero enti accessori: d'altronde, quando parliamo di un sistema giacobino, non lo citiamo a caso. L' end of waste quindi non è una questione di crisi aziendale: i rifiuti, che oggi in tutto il mondo vengono considerati come il petrolio del futuro, in Italia vengono addirittura trasferiti all'estero con costi non indifferenti. C'è qualcuno, comunque, cui sicuramente possiamo fare i complimenti, con l'amarezza nel cuore, ossia i titolisti, i veri maestri del capolavoro effimero di ogni provvedimento: lo sblocca cantieri che non sblocca niente; il salva crisi che non risolve nessuna crisi; il salva mare che non so cosa salverà e tutta una serie di meravigliosi titoli ad effetto. Per concludere, facciamo una standing ovation al capolavoro dei capolavori: la questione di fiducia, che - se sarà posta, come pensiamo - sarà l'unico filo conduttore anche di questo Governo e l'unica certezza assoluta nel mare magnum delle incertezze. La fiducia la potrete porre in quest'Aula tutte le volte che vorrete, ma siate consapevoli che fuori di qui anche il più piccolo imprenditore non affiderebbe a questo Governo neanche le chiavi del suo più piccolo muletto. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nannicini. Ne ha facoltà. NANNICINI (PD) . Signor Presidente, colleghe senatrici, colleghi senatori, è inutile negare che il decreto-legge che ci apprestiamo a convertire abbia avuto un percorso difficile. Si è trovato nel mezzo di una crisi politica calda, non solo perché si è tenuta ad agosto, e di un passaggio di maggioranza politica travagliato, che vede la nuova maggioranza partire adesso con questo provvedimento. Il Partito Democratico si è avvicinato al testo al nostro esame con senso di responsabilità verso il Paese e le persone coinvolte, dagli interventi che prevede ma anche verso la nuova maggioranza, nel tentativo di trovare un terreno comune per risolvere i problemi in esso non contenuti. Con il collega Laus in Commissione lavoro abbiamo cercato di far nostro il motto di Theodore Roosevelt: fai quello che puoi, dove sei e con quel che hai. Con questo spirito abbiamo cercato di concentrarci su due assi di lavoro rispetto a questo decreto-legge: risolvere piccoli problemi oggi e dare risposte concrete ai lavoratori e alle aziende coinvolte dagli interventi da esso previsti oggi; seminare alcune tracce di lavoro e alcuni attrezzi per intervenire con forza al fine di estendere tutele e opportunità nel mercato del lavoro. In questo decreto-legge - e mi limito nel mio intervento a ripercorrere alcuni dei punti che hanno riguardato più da vicino la Commissione lavoro - ci sono diverse prime risposte, ma anche vari elementi (una piccola cassetta degli attrezzi) per un diritto del lavoro 4.0, che può fare molto di più. Mi riferisco alla norma sui rider , che continuiamo a definire tale anche se non riguarda solo loro, ma parla a tutte le lavoratrici e i lavoratori organizzati da piattaforme digitali. Penso anche alla norma sulla DIS-COLL e sulle tutele di welfare per tutti i lavoratori, compresi quelli autonomi, e alla norma su ANPAL Servizi e sulla valorizzazione di competenze e professionalità nelle politiche del lavoro. Sui rider e sulle piattaforme digitali abbiamo finalmente una norma che dà certezza a questi lavoratori.