[pronunce]

La norma censurata ha abrogato il comma 82 dell'art. 145 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, il quale stabiliva che "la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale non è incompatibile con lo svolgimento di funzioni di amministrazione di società di capitale a partecipazione mista, costituite, in conformità alla deliberazione CIPE del 21 marzo 1997, come soggetti responsabili dell'attuazione degli interventi previsti dal comma 203 dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662" . Secondo la ricorrente, la disposizione impugnata violerebbe gli artt. 3, 117 e 118 della Costituzione, poiché "incide nelle materie relative allo sviluppo economico del territorio", che sarebbero riservate alla propria competenza, dal momento che realizzano "effetti immediati nella gestione del patto territoriale". Inoltre la norma in questione determinerebbe un'alterazione delle scelte già compiute in ambiti di competenza legislativa e regolamentare delle regioni e che attengono a funzioni amministrative dei comuni, determinando così una compressione del ruolo degli enti locali, la quale si rifletterebbe sulle scelte organizzative della Regione stessa. Infine, ad avviso della Regione Campania, la norma predetta equiparerebbe situazioni non omologhe, senza tenere conto della specialità delle società di capitale a partecipazione mista, come quelle in esame. 2. — La questione non è fondata. La questione di legittimità costituzionale in oggetto riguarda una disposizione che, pur avendo contenuto abrogativo, si inserisce certamente nel quadro della disciplina delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità degli amministratori locali, poiché comporta il ripristino di una causa di incompatibilità, relativa alle elezioni degli enti locali. La predetta disposizione, infatti, non viene ad incidere, come erroneamente sostiene la Regione ricorrente, "nelle materie relative allo sviluppo economico del territorio", ma piuttosto sul regime dell'elettorato passivo nelle elezioni amministrative, rientrando così nell'ambito della legislazione elettorale di Comuni, Province e Città metropolitane, che l'art. 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione attribuisce alla competenza statale esclusiva. A questo proposito, la Corte ha già rilevato che il nuovo testo dell'art. 117 della Costituzione ha sostanzialmente confermato, sul punto, il previgente sistema, nel quale le regioni ordinarie, a differenza di quelle a statuto speciale, non avevano alcuna competenza in materia di ordinamento degli enti locali appartenenti al rispettivo territorio. Né si può dire che nella predetta materia non sia compresa anche la relativa legislazione elettorale, giacché -secondo la Corte - "la configurazione degli organi di governo degli enti locali, i rapporti fra gli stessi, le modalità di formazione degli organi e quindi anche le modalità di formazione degli organi rappresentativi… sono aspetti di questa materia" (sentenza n. 48 del 2003). Del resto, ad ulteriore conferma, si può rilevare che il capo II del titolo III del testo unico sugli enti locali (d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267) è appunto dedicato -confermando così una tradizione legislativa- alle diverse ipotesi di incandidabilità, ineleggibilità ed incompatibilità dei componenti degli organi di governo degli enti locali. Non può dunque essere accolta la doglianza regionale, per l'assorbente considerazione della esclusiva spettanza alla legislazione statale della disciplina relativa ai casi di incompatibilità nelle elezioni degli organi degli enti locali. D'altra parte, la disposizione impugnata appare, di per sé, non irragionevole, poiché, abrogando il citato art. 145, comma 82, della legge n. 388 del 2000, che stabiliva un regime di compatibilità tra cariche istituzionali locali e funzioni di amministrazione in società di capitale a partecipazione mista, costituite per interventi di "programmazione negoziata", viene ad escludere una deroga alle corrispondenti disposizioni di carattere generale contenute nel menzionato t.u. n. 267 del 2000.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunce ogni decisione sulle restanti questioni di legittimità costituzionale della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), sollevate dalla Regione Campania con il ricorso indicato in epigrafe; dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 52, comma 62, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 117 e 118 della Costituzione, dalla Regione Campania, con il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 dicembre 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Piero Alberto CAPOTOSTI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 dicembre 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA