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il Protocollo introduce una procedura semplificata di emendamento alla Convenzione medesima e include una clausola che autorizza il rifiuto di estradizione in casi particolari; – la Convenzione del Consiglio d'Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato e sul finanziamento del terrorismo, fatta a Varsavia il 16 maggio 2005, che amplia e aggiorna la precedente Convenzione del 1990 (ratificata con legge n. 328 del 1993) considerando, in particolare, il finanziamento del terrorismo non solo attraverso il riciclaggio di denaro, ma anche attraverso attività lecite. La legge, oltre ad autorizzare la ratifica dei citati atti internazionali, modifica in particolare il codice penale aggiungendo – per finalità di adeguamento del nostro ordinamento – nuove fattispecie illecite in materia di terrorismo tra i delitti contro la personalità interna e internazionale dello Stato. I primi due delitti riguardano condotte di fiancheggiamento o sostegno del terrorismo internazionale: – il nuovo articolo 270- quinquies .1 del codice penale punisce con la reclusione da sette a quindici anni il finanziamento di condotte con finalità di terrorismo, ipotesi per la quale il personale dei servizi di informazione e sicurezza potrà essere autorizzato a porre in essere attività che configurano il nuovo reato di cui all'articolo 270- quinquies .1 (viene così esteso quanto già consentito dalla legge, fino al 31 gennaio 2018, con riguardo a taluni reati relativi al terrorismo); – il nuovo articolo 270- quinquies .2 riguarda, invece, la sottrazione di beni o denaro sequestrati, delitto punito con la reclusione da due a sei anni e la multa da 3.000 a 15.000 euro. Un altro articolo introdotto nel codice penale (articolo 270- septies) rende obbligatoria – in caso di condanna o patteggiamento per uno dei delitti con finalità di terrorismo previsti dal codice – la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne costituiscono il prezzo, il prodotto o il profitto; ove ciò non sia possibile si procede con la confisca per equivalente. Infine, tra i delitti contro la personalità interna dello Stato è inserito nel codice penale il reato di atti di terrorismo nucleare (articolo 280- ter ), punito con la reclusione non inferiore a quindici anni. Articolo 2 – Centro nazionale sulla radicalizzazione Istituisce un Centro nazionale sulla radicalizzazione (CRAD), presso il Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Esso è chiamato a promuovere e sviluppare le misure, gli interventi ed i programmi diretti a prevenire fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell'estremismo violento di matrice jihadista nonché a favorire la deradicalizzazione dei soggetti coinvolti. La composizione e il funzionamento del Centro sono disciplinati con decreto del Ministro dell'interno (da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge), in modo da assicurare la presenza – senza compensi, rimborsi o altri emolumenti di sorta – di rappresentanti del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell'interno, della giustizia, della difesa, del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e della salute, nonché di qualificati esponenti di istituzioni, enti e associazioni operanti nel campo religioso, culturale, educativo e sociale, così come del Consiglio delle relazioni con l'Islam italiano (istituito con decreto del Ministro dell'Interno del 23 dicembre 2015, con funzioni consultive, quali esplicatesi, può ricordarsi in sede di commento, nella elaborazione del «Patto nazionale per un Islam italiano espressione di una comunità aperta, integrata e aderente ai valori e principi dell'ordinamento statale», sottoscritto il 1º febbraio 2017 dal Ministro dell'interno e nove organizzazioni islamiche). Il CRAD elabora annualmente il Piano strategico nazionale di prevenzione dei processi di radicalizzazione e di adesione all'estremismo violento di matrice jihadista e di recupero dei soggetti coinvolti nei fenomeni di radicalizzazione. Il Piano definisce i progetti, le azioni e le iniziative da realizzare. È da notare come il Piano – secondo il comma 3 – assuma uno spettro assai ampio di azione, volgendo alla promozione del dialogo interreligioso e interculturale, alla condivisione dei principi di laicità dello Stato e di libertà religiosa (così come di tutti i principi fondamentali della Costituzione italiana). Il Piano persegue altresì «il contrasto di ogni forma di discriminazione etnica, religiosa, di genere e di orientamento sessuale e di pratiche che colpiscono l'integrità fisica, la dignità e i diritti delle persone». Il Piano è approvato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, acquisiti i pareri delle Commissioni parlamentari competenti e del Comitato parlamentare istituito ai sensi dell'articolo 4 del disegno di legge. Il CRAD individua le risorse disponibili a legislazione vigente, nonché quella utilizzabili a valere sui fondi europei RAN (Radicalisation Awareness Network). Vale ricordare come nel 2011 la Commissione europea avviasse la rete UE per la sensibilizzazione in materia di radicalizzazione, che raggruppa 700 esperti e operatori di prima linea provenienti da tutte le regioni d'Europa (Radicalisation Awareness Network – RAN) (ripartita in otto gruppi di lavoro: Polizia e forze dell'ordine, vittime del terrorismo, internet e media sociali, prevenzione, deradicalizzazione, istituti penitenziari e di libertà vigilata, sanità, dimensione interna ed esterna). Il CRAD, nello svolgimento delle proprie funzioni, si avvale dell'attività di monitoraggio svolta dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, sulla base delle informazioni fornite dalle prefetture-uffici territoriali del Governo (ai sensi di quanto previsto all'articolo 3). Articolo 3 – Centri di coordinamento regionali sulla radicalizzazione Con il compito di dare attuazione al Piano strategico nazionale, sono al contempo istituiti i Centri di coordinamento regionali sulla radicalizzazione (CCR), presso le prefetture-uffici territoriali del Governo dei capoluoghi di regione. Tali Centri sono tenuti a presentare al CRAD una relazione sull'attuazione del Piano, con cadenza annuale. Il Centro di coordinamento regionale sulla radicalizzazione è presieduto dal prefetto o da un suo delegato ed è composto da rappresentanti dei competenti uffici territoriali delle amministrazioni statali, degli enti locali e da qualificati esponenti di istituzioni, enti e associazioni operanti nel campo religioso, culturale, educativo e sociale in ambito regionale, nonché delle associazioni e organizzazioni che operano nel campo dell'assistenza socio-sanitaria e dell'integrazione, e delle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori. Sono esclusi compensi, emolumenti, rimborsi. La composizione e le modalità di funzionamento del Centro di coordinamento regionale sono disciplinate dal prefetto del capoluogo di regione, con proprio provvedimento, anche in relazione all'esigenza di assicurare un costante raccordo informativo con le altre prefetture-uffici territoriali del Governo della regione.