[pronunce]

Già con la delibera n. 174 del 4 aprile 2012, la Regione Campania si era determinata ad «accedere alla possibilità del trasferimento della proprietà» del termovalorizzatore, subordinandola al verificarsi della condizione della «nettizzazione» del prezzo, ovverosia alla sua esclusione dal computo delle spese rilevanti ai fini della valutazione del rispetto del patto di stabilità. Tale condizione, in effetti, sembrava essersi realizzata con la legge 26 aprile 2012, n. 44, di conversione del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), che, sul punto, aveva modificato l'art. 12, comma 11, del decreto, inserendo nell'elenco delle voci escluse non solo le somme sostenute dalla Regione Campania per la gestione del termovalorizzatore ma anche quella per il suo acquisto. La ricorrente aveva quindi confermato, con la delibera di Giunta regionale n. 240 del 15 maggio 2012, la volontà di acquistare la proprietà dell'impianto, disponendo anche il pagamento del corrispettivo in favore della FIBE spa. Conseguentemente, aveva autorizzato la rinuncia ai ricorsi proposti innanzi al TAR e a questa Corte. Era intervenuto, tuttavia, l'art. 3, comma 4, del d.l. n. 59 del 2012, che, oltre a disporre il pagamento diretto del prezzo, aveva previsto una corrispondente riduzione dei limiti di spesa di cui al patto di stabilità per la Regione Campania. A fronte di tale intervento del legislatore, la Giunta regionale aveva adottato la delibera n. 241 del 21 maggio 2012, con cui, in rettifica della n. 240, aveva ribadito la volontà di coltivare il contenzioso instaurato avverso il d.P.C.m. 16 febbraio 2012, «nella parte in cui» esso, in seguito alla sopravvenuta modifica normativa, venisse «interpretato nel senso che, nel provvedere agli oneri derivanti dall'acquisto del termovalorizzatore di Acerra, debba operarsi una corrispondente riduzione nei confronti della Regione Campania dei limiti di spesa di cui al patto di stabilità». Infine, la legge di conversione n. 100 del 2012 aveva previsto un'esclusione solo parziale, inserendo all'art. 3 del d.l. n. 59 del 2012 un comma 4-bis, ai sensi del quale «Sono ridotti, per un importo pari a 138 milioni di euro nell'anno 2012, i limiti di spesa di cui al patto di stabilità interno per la Regione Campania». 4.2.- Emerge nitidamente dalle delibere di Giunta regionale che la ricorrente ha accettato in corso di causa sia il trasferimento della proprietà del termovalorizzatore sia che la provvista per il pagamento del prezzo fosse attinta dal FCS, spostando il focus delle sue rivendicazioni sulla necessità che la relativa somma non fosse tenuta in considerazione ai fini della valutazione del rispetto del patto di stabilità. La Regione, infatti, con la delibera n. 241 - rubricata non a caso «revoca parziale» - si è limitata a «revocare parzialmente» il punto 5 della delibera n. 240, e cioè quello relativo alla rinuncia ai giudizi, precisando di voler proseguire nell'impugnazione del d.P.C.m. solo «nella parte in cui» fosse da intendere come impositivo del computo del prezzo ai fini del rispetto del patto di stabilità. Fermi, invece, sono rimasti gli altri punti della delibera n. 240, tra cui, per quanto qui rileva, quelli relativi all'accettazione dell'acquisto del termovalorizzatore e dell'individuazione della provvista economica nel FCS (rispettivamente, punti nn. 1 e 2). Senonché, l'unica questione rimasta aperta, quella cioè dell'incidenza del prezzo di acquisto sul rispetto del patto di stabilità, è estranea al contenuto del decreto oggetto del conflitto: le decisioni relative a tale profilo sono state prese, infatti, con le norme di legge citate che la ricorrente non ha mai impugnato, pur avendone fatto riserva. La Regione Campania non ha dunque più interesse al conflitto per come perimetrato con il ricorso introduttivo. 5.- Non può trovare accoglimento l'istanza avanzata dalla ricorrente di autorimessione della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 1, del d.l. n. 195 del 2009, dell'art. 61, comma 3, del d.l. n. 5 del 2012, e dell'art. 1-bis, comma 4, del d.l. 25 gennaio 2012, n. 2 (Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 24 marzo 2012, n. 28, - quest'ultimo articolo indicato nella memoria del 29 agosto 2012 in sostituzione dell'art. 5, comma 1, del d.l. n. 216 del 2011 - laddove interpretati nel senso di obbligare la Regione Campania all'acquisto del termovalorizzatore, anche in assenza di intesa, entro il termine del 30 giugno 2012. Mentre l'art. 61, comma 3, citato, è stato già dichiarato incostituzionale con la sentenza n. 39 del 2013, la questione di costituzionalità delle altre norme non è rilevante alla luce dell'esito di improcedibilità del ricorso (sentenze n. 130 del 2014 e n. 313 del 2013). 6.- L'istanza di sospensione del decreto impugnato, formulata dalla Regione Campania nel ricorso introduttivo, rimane assorbita dalla decisione di improcedibilità (sentenze n. 273 del 2013 e n. 2 del 2007). 7.- In relazione alla questione incidentale di costituzionalità dell'art. 3, comma 4, del d.l. n. 59 del 2012, l'Avvocatura generale dello Stato ha sollevato eccezione di inammissibilità per mancato esperimento del tentativo di interpretazione costituzionalmente orientata, avendo il giudice rimettente omesso di chiarire perché non sia possibile una diversa lettura della disposizione contestata, tale da escludere che costituisca il titolo del trasferimento di proprietà del termovalorizzatore. Le parti private, intervenienti nel giudizio principale, hanno invece eccepito l'inammissibilità per erroneità del presupposto interpretativo, criticando l'assunto di fondo da cui muove l'ordinanza di rimessione, secondo cui il d.P.C.m. 16 febbraio 2012 sarebbe divenuto inesistente a seguito di legificazione. Anche la Regione Campania, nella memoria depositata in corso di causa, ha mostrato di condividere quest'ultima eccezione, traendone la conseguenza che, non essendo mutata la fonte precettiva del trasferimento del termovalorizzatore, il decreto impugnato davanti al rimettente continuerebbe a essere oggetto del giudizio amministrativo, con la relativa possibilità di annullamento in caso di riscontrata illegittimità. 8.- La questione è manifestamente inammissibile per erroneità del presupposto interpretativo. L'art. 3, comma 4, del d.l. n. 59 del 2012 si occupa esclusivamente degli aspetti economici della vicenda, limitandosi a fare riferimento al precedente d.P.C.m.