[pronunce]

Sempre secondo la ricorrente, l'Agenzia delle entrate - Direzione centrale amministrazione, facendo séguito al citato decreto con nota del 13 febbraio 2004, n. 2004/29102, ha informato la Regione che, in forza del criterio di imputazione adottato, anche il gettito del tributo in discorso riscosso in Sicilia va attribuito all'erario statale. 1.2. – La ricorrente sostiene, in via preliminare, l'ammissibilità del sollevato conflitto, ancorché l'Agenzia delle entrate sia ente dotato di propria personalità giuridica di diritto pubblico, con autonomia regolamentare, amministrativa, contabile e finanziaria, trattandosi di organizzazione creata dallo Stato per l'esercizio di proprie funzioni e potestà. 1.3 – Nel merito, la Regione lamenta la lesione delle proprie attribuzioni e della propria autonomia finanziaria, non essendo stato specificato, negli atti oggetto di conflitto, che i proventi del prelievo erariale unico riscossi in Sicilia debbono essere imputati al bilancio regionale. Infatti, i provvedimenti impugnati, prevedendo l'imputazione delle somme derivanti dalla riscossione del prelievo erariale unico ad un capitolo del bilancio dello Stato, sottrarrebbero tali importi alla Regione, in violazione degli evocati parametri, secondo i quali spettano alla Regione tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell'àmbito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato, specificate dalla normativa istitutiva. La ricorrente premette, al riguardo, che l'«imposta sugli spettacoli» di cui al d.P.R. n. 640 del 1972, ridenominata – in conformità al disposto dell'art. 1, comma 1, lettera c), della legge 3 agosto 1998, n. 288 (Delega al Governo per la revisione della disciplina concernente l'imposta sugli spettacoli e l'imposta unica di cui alla legge 22 dicembre 1951, n. 1379) – «imposta sugli intrattenimenti», «risulta, per quanto riscosso in Sicilia, di incontestata attribuzione alla Regione siciliana». Ad avviso della ricorrente, tale attribuzione sarebbe confermata dal quadro di classificazione delle entrate dello Stato e dal corrispondente quadro di classificazione delle entrate della Regione Siciliana, compilati, ai sensi dell'art. 220 del regio decreto 23 maggio 1924, n. 827 (Regolamento per l'amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato), rispettivamente dal Ministero dell'economia e delle finanze e dall'Assessorato regionale del bilancio e delle finanze. Il prelievo erariale unico in questione avrebbe, inoltre, «palese natura sostitutiva di un tributo – nella specie, l'“imposta sugli intrattenimenti” – di pacifica spettanza regionale», in considerazione del combinato disposto del richiamato art. 39, commi 9 e 13, del decreto-legge n. 269 del 2003. In particolare, per la Regione, il richiamato comma 9 determinerebbe «l'impossibilità, per gli anni successivi al 2003 e quantomeno sino all'attivazione della rete per la gestione telematica degli apparecchi e congegni di cui all'art. 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di identificare la base imponibile su cui calcolare quanto dovuto a titolo di “imposta sugli intrattenimenti”», annullando, di fatto, l'imposizione su detti apparecchi e congegni. Il richiamato comma 13, istituendo un prelievo erariale unico da applicarsi sugli stessi apparecchi e congegni, sarebbe «con tutta evidenza strettamente correlato all'avvenuta sostanziale abolizione per gli stessi della imposta in precedenza applicabile in ragione dell'imponibile medio forfetario annuo identificato dal previgente l'art. 14-bis, comma 2, del d.P.R. n. 640/1972». La Regione osserva quindi che, poiché il prelievo erariale unico è sostitutivo di precedenti forme di imposizione, gli atti impugnati sarebbero comunque lesivi delle sue competenze, alla luce del principio per cui lo Stato non può attribuire a se stesso il gettito di un tributo sostitutivo, quando il tributo sostituito non sia stato di sua esclusiva spettanza (come precisato dalle sentenze della Corte costituzionale n. 29 del 2004 e n. 49 del 1972), tenuto conto che, nella specie, il contributo è stato istituito contestualmente alla previsione della non applicabilità di alcuni oneri, fra i quali l'imposta di bollo, di sicura spettanza regionale per quanto riscosso nel territorio della Regione. Precisa, infine, che qualora, in ipotesi, il prelievo erariale unico «non dovesse configurarsi quale tributo sostitutivo, bensì aggiuntivo rispetto all'“imposta sugli intrattenimenti” […], il gettito del nuovo tributo, riscosso in Sicilia, spetterebbe comunque alla Regione in ossequio alla regola generale di ripartizione dei tributi erariali». 2. – Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o, comunque, rigettato. In punto di ammissibilità, la difesa erariale rileva che: a) «la domanda conclusivamente formulata nel ricorso […] appare non congrua al presente processo costituzionale», per mancanza della richiesta della declaratoria di non spettanza allo Stato del gettito del prelievo erariale unico; b) la Regione non ha proposto ricorso avverso l'art. 39 del decreto-legge n. 269 del 2003, ma solo avverso atti amministrativi meramente applicativi di tale norma. L'Avvocatura generale osserva, inoltre, che il prelievo erariale unico, pur rientrando tra le prestazioni patrimoniali imposte di cui all'art. 23 Cost., non ha natura tributaria, ma «propriamente amministrativa»; e ciò sarebbe confermato «anche dalla assenza di disciplina di alcune fasi procedimentali – come quelle attinenti alla riscossione coattiva, all'accertamento e alla previsione della misura delle sanzioni comminabili – che caratterizzano i tributi». Il gettito del prelievo in questione spetterebbe, pertanto, allo Stato, a norma del d.P.R. n. 1074 del 1965, il quale prevede che spettino alla Regione Siciliana solo le entrate tributarie (art. 2) e che spettino allo Stato i proventi delle attività di gioco. 3. – Con memorie depositate in prossimità dell'udienza, la difesa erariale ha ribadito la propria eccezione di inammissibilità del ricorso «per incongrua formulazione della domanda», e ha dedotto la «cessazione di efficacia» dell'impugnato decreto direttoriale per effetto dell'art. 7 del decreto direttoriale 8 aprile 2004 (Termini e modalità di assolvimento del prelievo erariale unico sugli apparecchi e congegni da intrattenimento di cui all'art. 110, comma 6, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza).