[pronunce]

La norma statale non consentirebbe dunque di compensare la diminuzione delle risorse con adeguate misure organizzative, dal momento che obbligherebbe la Regione in modo irragionevole ad avvalersi soltanto di dipendenti di altre amministrazioni o di soggetti privati (i proprietari dei fondi) il cui apporto, anche numerico, sarebbe assai incerto (come documentato da una relazione allegata della competente direzione regionale). Queste condizioni renderebbero pertanto difficile realizzare un impiego delle risorse umane programmato, efficiente e continuativo, a scapito del buon andamento delle funzioni esercitate. A sostegno di tali argomenti, inoltre, la Regione fornisce dati sull'andamento degli importi liquidati per i danni alle colture agricole, il cui aumento sarebbe da correlare all'incremento degli ungulati, nonché sulla tipologia delle varie funzioni attribuite alle polizie provinciali e sulla ridotta consistenza del relativo personale, in servizio alla data del 30 settembre 2017. In tal modo ritiene di dimostrare che l'ipotetica, eventuale, sostituzione degli operatori volontari abilitati dalla legislazione regionale con agenti della polizia provinciale comporterebbe spese di gran lunga superiori agli attuali stanziamenti di bilancio e all'entrata proveniente dalla richiamata tassa di concessione. Infine, la rigidità dell'interpretazione contestata finirebbe per imporre una soluzione sproporzionata e lesiva dell'autonomia regionale perché, da un lato non consentirebbe di assolvere alle funzioni delegate con la legge n. 157 del 1992 e dall'altro mancherebbe l'obiettivo della salvaguardia della fauna selvatica, che sarebbe invece garantito non dalla tassatività dell'elenco, ma dalle rigorose condizioni sostanziali e procedurali previste per il controllo numerico della fauna stessa. Da ultimo, sono richiamati l'ordine del giorno del 22 giugno 2017 con cui la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha impegnato il Governo a modificare l'elenco dei soggetti attuatori dei piani, nonché una previsione normativa che a tale impegno dava seguito, inizialmente inserita, ma poi espunta, in una proposta di legge all'esame della Camera dei deputati. 3.- Con atto depositato il 1° luglio 2020 si sono costituite le associazioni ricorrenti nel giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento delle questioni. Richiamando la giurisprudenza di questa Corte, le parti evidenziano che l'innalzamento del livello minimo di salvaguardia dell'ambiente stabilito dalla norma statale sarebbe avvenuto, nella specie, solo se il legislatore regionale avesse ridotto il novero dei soggetti abilitati a effettuare gli abbattimenti. Invece, l'elenco sarebbe stato ampliato inserendo nuovi soggetti: ciò contrasterebbe con la previsione statale, senza che rilevi né il loro livello di preparazione né la modalità con cui gli stessi vengono impiegati. Sottolineano quindi che l'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992 disciplinerebbe attività che esulano dalla «attività venatoria, ma attengono esclusivamente alla tutela dell'ecosistema», costituendo quindi norma interposta non derogabile in peius dal legislatore regionale. 4.- Con successiva memoria, la Regione Toscana ha eccepito l'inammissibilità dell'atto introduttivo per difetto di motivazione sulla non manifesta infondatezza, sulla base delle stesse considerazioni esposte nella sentenza di questa Corte n. 160 del 2020, che, compiendo «una significativa apertura» rispetto all'indirizzo sulla natura tassativa dell'elenco di cui all'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, avrebbe ritenuto insufficiente, ai fini della non manifesta infondatezza della questione, una motivazione costruita sul solo argomento dell'ampliamento del suddetto elenco da parte della disposizione censurata. Nel presente giudizio vi sarebbe «una situazione analoga» perché nell'ordinanza mancherebbe un'adeguata motivazione circa l'insufficienza di una specifica abilitazione dei soggetti coinvolti e del potere di coordinamento provinciale sugli stessi. L'ordinanza difetterebbe, inoltre, di motivazione anche sulla necessità di applicare nel giudizio a quo tutte le norme censurate, perché il rimettente avrebbe dovuto specificare il personale in concreto autorizzato a effettuare il controllo dall'atto impugnato. 4.1.- Nel merito, la Regione insiste per l'infondatezza delle questioni, con ulteriori approfondimenti sull'adeguatezza dei programmi di formazione dei soggetti coinvolti nei piani di abbattimento. In conclusione, quindi, ribadisce l'esclusione di un contrasto con la norma statale interposta perché i soggetti previsti dalle disposizioni regionali censurate sarebbero forniti di adeguata preparazione e ritenuti idonei dal sistema pubblico all'esercizio delle funzioni conferite; rileverebbero inoltre, da un lato, il potere di coordinamento della polizia provinciale e, dall'altro, le garanzie sostanziali e procedurali previste sia dall'art. 19 della legge n. 157 del 1992 sia dall'art. 37 della legge reg. Toscana n. 3 del 1994.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 37, commi 3, 4, 4-ter e 4-quater, della legge della Regione Toscana 3 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio"), in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, nella parte in cui estende l'elenco dei soggetti abilitati a effettuare le operazioni di controllo delle popolazioni del cinghiale rispetto a quelli previsti dall'art. 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio). 1.1.- Le disposizioni regionali censurate prevedono che: «3. La Regione, in caso di ravvisata inefficacia degli interventi ecologici di cui al comma 2 bis, autorizza piani di abbattimento con modalità di intervento compatibili con le diverse caratteristiche ambientali e faunistiche delle aree interessate. Tali piani sono attuati dalla Regione con il coinvolgimento gestionale degli ATC [Ambito territoriale di caccia] e sotto il coordinamento del corpo di polizia provinciale. Per la realizzazione dei piani la Regione può avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi nei quali si attuano i piani di abbattimento, delle guardie forestali e del personale di vigilanza dei comuni, nonché delle guardie di cui all'articolo 51, purché i soggetti in questione siano in possesso di licenza di caccia. 4. Per interventi di tutela della produzione agricola e zootecnica la Regione può affiancare al proprio personale anche soggetti che abbiano frequentato appositi corsi di preparazione organizzati dalla Regione stessa sulla base di programmi concordati con l'ISPRA. Tali corsi dovranno fornire una idonea preparazione circa l'ecologia e la gestione delle popolazioni animali selvatiche, la biologia delle specie selvatiche oggetto di controllo nonché sulle tecniche e le modalità con cui effettuare il controllo. [...] 4 ter.