[pronunce]

che, d'altra parte, l'ampliamento della tipologia decisoria nel giudizio d'appello conseguente alla novella - ordinanza di inammissibilità e sentenza di annullamento della condanna di primo grado - comporterebbe «la duplicazione dei processi, in contrasto con la ragionevole durata di cui all'art. 111, secondo comma, della Costituzione». Considerato che la Corte d'appello di Roma dubita, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, della legittimità costituzionaledell'art. 593 del codice di procedura penale, come sostituito dall'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento) e dell'art. 10, commi 1 e 2, della medesima legge, nella parte in cui, limitando l'appello delle sentenze di proscioglimento alle ipotesi di cui all'art. 603, comma 2, cod. proc. pen. , se la prova nuova è decisiva, non prevedono, quali eccezioni alla inappellabilità della sentenza di proscioglimento, anche «l'omessa e l'erronea valutazione della prova decisiva», e nella parte in cui «prevedono dichiararsi l'inammissibilità dell'appello»; che, come risulta dall'ordinanza di rimessione, la Corte rimettente è investita dell'appello proposto dall'imputato avverso sentenza di non doversi procedere pronunciata nei suoi confronti dal Tribunale di Roma, per essere il reato estinto per prescrizione, a seguito della concessione delle attenuanti generiche e solleva la questione sul presupposto di doverne dichiarare l'inammissibilità ai sensi degli artt. 593 cod. proc. pen. e 10 della legge n. 46 del 2006; che, successivamente all'ordinanza di rimessione, questa Corte, con la sentenza n. 85 del 2008, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale sia dell'art. 1 della legge n. 46 del 2006, «nella parte in cui, sostituendo l'art. 593 del codice di procedura penale, esclude che l'imputato possa appellare contro le sentenze di proscioglimento relative a reati diversi dalle contravvenzioni punite con la sola ammenda o con pena alternativa, fatta eccezione per le ipotesi previste dall'art. 603, comma 2, del medesimo codice, se la nuova prova è decisiva»; sia dell'art. 10, comma 2, della medesima legge, «nella parte in cui prevede che l'appello proposto prima dell'entrata in vigore della medesima legge dall'imputato, a norma dell'art. 593 del codice di procedura penale, contro una sentenza di proscioglimento, relativa a reato diverso dalle contravvenzioni punite con la sola ammenda o con pena alternativa, sia dichiarato inammissibile»; che, alla stregua della richiamata pronuncia di questa Corte, gli atti devono pertanto essere restituiti al giudice rimettente per un nuovo esame della rilevanza della questione.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti alla Corte d'appello di Roma. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 giugno 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 luglio 2008. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA