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Per questo bisogna ancora continuare a rispettare rigorosamente le misure di quarantena. Per questo non bisogna abbassare la guardia nel rispetto dei protocolli di sicurezza definiti per la riapertura delle attività produttive, commerciali e le altre attività autorizzate. Per questo, ancora, bisogna continuare e rafforzare le attività di screening e contact tracing , anche con le nuove tecnologie e con l'analisi sierologica in corso. Occorre tenere alto il numero dei tamponi effettuati, soprattutto per ricercare possibili focolai là dove il Covid ci ha fatto più male. Per questo non bisognerà esitare, nemmeno un secondo, a prendere nuovi provvedimenti rigorosi laddove se ne manifesti la necessità. Sulla base di queste linee guida generali, con il prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, a cui lavoreremo immediatamente dopo questo passaggio parlamentare, dovremo decidere eventuali e ulteriori misure di allentamento, su cui oggi ascolterò con attenzione le valutazioni del Senato della Repubblica e domani quelle della Camera dei deputati. Uno dei nodi più rilevanti riguarda gli spostamenti internazionali da e verso i Paesi extra-Schengen. La mia opinione è che il quadro epidemiologico mondiale non offre ancora sufficienti garanzie per un'apertura senza regole prudenziali già dal 15 giugno. I dati che arrivano da molte aree del mondo, in particolare dalle Americhe e dall'Oriente, segnalano una crescita preoccupante del contagio che non possiamo permetterci di sottovalutare. In Europa le cose vanno meglio, ma il quadro globale è ancora davvero molto complesso. Ancora, rimane aperta tutta la tematica relativa alle competizioni sportive agonistiche: voglio ricordare che, per quanto riguarda il calcio, il 20 e il 21 giugno riprende il campionato di Serie A a porte chiuse, ma siamo già orientati ad autorizzare le semifinali e la finale di Coppa Italia che si disputeranno rispettivamente il 12, il 13 e il 17 giugno prossimi. Ci troviamo di fronte, ancora, a una forte richiesta di apertura, anche in considerazione dell'ormai iniziata stagione estiva, di ulteriori attività ricreative: penso ad attività ricettive come i centri termali, i parchi tematici, i rifugi alpini. Dobbiamo altresì decidere sui tempi e le modalità delle attività congressuali e sugli eventi fieristici che necessitano di una pre-organizzazione anche in vista dell'autunno, previa adozione naturalmente di specifiche misure organizzative e di appositi protocolli di sicurezza. Anche qui - questa è la mia opinione - serviranno cautela e prudenza, ma la strada non può che essere ancora quella di una graduale ripresa e di una graduale riapertura. Stiamo inoltre lavorando a specifiche modalità utili a consentire l'apertura in sicurezza dei centri estivi, già autorizzati a partire dal 15 giugno, e particolare attenzione deve essere naturalmente data alle attività relative alla cruciale fascia di età da zero a tre anni. Il Governo è inoltre al lavoro per garantire la riapertura in sicurezza assoluta di tutte le scuole a partire dal mese di settembre. La mia opinione è che questa riapertura rappresenti la priorità assoluta su cui concentrare tutta la nostra attenzione e tutte le nostre risorse. Il diritto all'istruzione dei nostri figli, garantito dalla Carta costituzionale, è il fattore essenziale per il futuro del nostro Paese. Come è evidente, la prudenza resta per me la regola fondamentale, perché non saremo definitivamente sicuri senza il vaccino, che è lo strumento principe per vincere definitivamente questa pandemia. L'Italia in queste settimane è stata protagonista di una forte iniziativa in Europa: insieme ai miei colleghi Ministri di Germania, Francia e Olanda, abbiamo costruito un'alleanza di testa che guiderà l'approvvigionamento del vaccino per tutti i Paesi europei. Abbiamo scritto al presidente della Commissione Ursula von der Leyen affinché l'Europa proceda spedita in questa partita fondamentale per la salute dei nostri concittadini. Non possiamo certo essere spettatori di un mercato dove si fronteggiano le grandi superpotenze. L'Europa unita ha la forza politica, economica e scientifica per svolgere un ruolo da protagonista in questa battaglia. Nessuno Stato deve essere lasciato indietro. L'Unione deve essere in grado di garantire, attraverso un processo equo e trasparente, che tutti possano avere accesso al vaccino e credo che da parte del Parlamento italiano, da tutte le forze politiche, debba giungere un forte messaggio affinché il vaccino sia considerato un bene pubblico globale, un diritto di tutti e non un privilegio di pochi. (Applausi). Le settimane che verranno saranno davvero decisive. Noi dobbiamo continuare a lavorare per tenere unito il Paese, da Nord a Sud. Non vincerà da solo un territorio contro un altro, ma solo la Repubblica nella sua unità. Sono le parole del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Sono parole forti e chiare, nelle quali - io sono certo - si riconosce tutto il nostro Parlamento. Grazie, signor Presidente della Repubblica, per la forza che ha dato all'Italia in tutti i momenti più difficili che abbiamo attraversato in questi terribili mesi. (Applausi). Grazie per il suo richiamo costante alla necessità di non smarrire le ragioni dell'unità. Abbiamo dinanzi a noi una sfida ambiziosa per i prossimi mesi: trasformare una crisi così drammatica in una grande opportunità di ripartenza e di rilancio per l'Italia. Non è facile, non è scontato, ma questa è la vera partita che deve giocare il nostro sistema Paese. Per me questo significa prima di tutto capire la più grande lezione: il Servizio sanitario nazionale è la pietra più preziosa che abbiamo. Oggi ne siamo tutti molto più consapevoli. Dobbiamo quindi chiudere, di conseguenza, definitivamente la stagione dei tagli. Ogni euro speso per la salute è un investimento per il futuro del nostro Paese. In cinque mesi - voglio ricordarlo - abbiamo investito più risorse degli ultimi cinque anni, ma per me è solo l'inizio. Serviranno molte altre risorse provenienti da tutti i livelli. È indispensabile subito intervenire per recuperare a pieno regime le attività ordinarie sospese negli ultimi mesi in cui la lotta al Covid-19 ha impegnato larghissima parte delle energie del nostro Servizio sanitario nazionale e non ha consentito il regolare svolgimento di tutte le altre prestazioni, che ora non sono più rinviabili. Oltre alle risorse che sono e saranno sempre fondamentali, saranno indispensabili le riforme: dobbiamo avere il coraggio di cambiare e adattare il nostro Servizio sanitario nazionale al tempo nuovo in cui viviamo. I mesi del Covid-19 hanno dimostrato alcune debolezze del sistema su cui dobbiamo intervenire con il massimo della determinazione e con il massimo del coraggio. Abbiamo iniziato a farlo con il decreto rilancio, che ha stanziato 3.250 milioni di euro, una cifra senza precedenti che consentirà di immettere nuova linfa nella sanità pubblica del nostro Paese. Penso prima di tutto alla necessità di rafforzare la sanità sul territorio, di puntare sulla ricerca o, ancora, su nuove politiche per il personale. Voglio fare un solo esempio, che però a me sembra molto significativo: per quindici anni in Italia è stata vigente una legge che ha bloccato la spesa annuale per il personale sanitario alla cifra del 2004 meno l'1,4 per cento; si tratta di una norma che è stata vigente fino a pochi anni fa.