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Lo Stato membro in cui si trova la sede dovrebbe essere in grado di definire ex ante il diritto applicabile o lasciare la scelta ai partiti politici europei e alle fondazioni politiche europee. Lo Stato membro in cui si trova la sede dovrebbe inoltre essere in grado di imporre requisiti diversi o aggiuntivi rispetto a quelli stabiliti nel presente regolamento, tra cui disposizioni in materia di registrazione e integrazione dei partiti politici europei e delle fondazioni in quanto tali nei sistemi amministrativi e di controllo nazionali, nonché relativamente alla loro organizzazione e al loro statuto, anche in materia di responsabilità, purché tali disposizioni non contrastino con il presente regolamento» (considerando 19). Riguardo al quadro normativo in fieri va infine tenuto presente che il testo che disciplina la legge elettorale per la Camera dei deputati, attualmente all'esame del Parlamento (articolo 2, commi 7 e 8, del testo approvato dal Senato il 27 gennaio 2015), introduce l'obbligo per i partiti o i gruppi politici organizzati di depositare, ai fini della presentazione delle liste nei collegi plurinominali, oltre al contrassegno, anche il proprio statuto presso il Ministero dell'interno. In riferimento allo statuto è richiamato l'articolo 3 del decreto-legge n. 149 del 2013, che determina i requisiti dello statuto dei partiti ai fini dell'accesso alle forme di contribuzione previste dal decreto medesimo a seguito dell'abolizione del finanziamento pubblico. Come si è detto, il presente disegno di legge intende dunque completare il quadro normativo di riferimento, dando piena attuazione alle previsioni costituzionali dell'articolo 49. Una normativa che disciplina i partiti politici investe, infatti, anche il tema della loro registrazione e degli effetti che ne conseguono. I partiti politici si costituiscono dunque con atto pubblico, del quale fanno parte integrante lo statuto, la denominazione e il simbolo. La registrazione come atto giuridico in sé consente, in particolare, di valorizzare gli strumenti di garanzia e di tutela del singolo associato iscritto al partito. In base al presente disegno di legge i partiti politici cessano dunque di essere associazioni di fatto per assumere la natura giuridica di associazioni riconosciute iscritte in pubblici registri. Il disegno di legge prevede che lo statuto e l'atto costitutivo siano trasmessi alla Commissione istituita dalla legge n. 96 del 2012, organismo autonomo che ha sede presso la Camera dei deputati, che comunica l'iscrizione alla prefettura competente ai fini dell'iscrizione nel registro delle persone giuridiche di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 2000. Tale impostazione tiene conto anche del modello seguito in sede UE con l'istituzione di un'apposita Autorità indipendente competente ai fini della registrazione dei partiti politici, del loro controllo e dell'irrogazione delle sanzioni ad essi applicabili. Viene infine prevista una delega legislativa al Governo per riordinare e coordinare in un testo unico le disposizioni sui partiti politici, affinché possano essere contenute in un unico atto le disposizioni in materia di finanziamento e disciplina dei partiti che si sono succedute nel tempo. In particolare, l'articolo 1 del disegno di legge definisce l'ambito di intervento, che concerne disposizioni per la disciplina dei partiti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Il comma 2 enuncia i principali valori della Costituzione cui i partiti politici sono tenuti ad ispirare la loro attività e il loro programma: il rispetto del metodo democratico, della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza, dello stato di diritto e il rispetto dei diritti dell'uomo, compresi i diritti delle persone appartenenti alle minoranze; il non perseguire scopi di lucro. Tali valori sono in parte ripresi dal citato regolamento (UE) n. 1141/2014. L'articolo 2 stabilisce che i partiti politici sono associazioni riconosciute aventi personalità giuridica acquisita ai sensi dell'articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, che reca le norme sui procedimenti per il riconoscimento delle persone giuridiche. Ai fini del riconoscimento della personalità giuridica si prevede che i partiti politici sono tenuti a dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto, redatti nella forma dell'atto pubblico, di cui fanno parte integrante la denominazione e il simbolo. Quest'ultimo è di esclusiva proprietà del partito politico ed è utilizzato in conformità a quanto previsto dallo statuto. Rispetto al procedimento di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361, che affida al prefetto l'esame della domanda di iscrizione nel registro delle persone giuridiche, viene dunque introdotta una specifica procedura per il riconoscimento dei partiti politici stabilendo che questo è concesso d'ufficio a seguito della loro iscrizione nel registro dei partiti politici di cui all'articolo 4 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13. Per i partiti politici è infatti già stata disciplinata dal citato decreto-legge n. 149 del 2013 la procedura di esame dello statuto da parte della Commissione di garanzia. A tal fine, e per evitare una sovrapposizione dei due procedimenti, si stabilisce che, una volta conclusa l'istruttoria, la Commissione di garanzia provvede tempestivamente a comunicare alla prefettura competente l'iscrizione del partito politico nel predetto registro affinché questa proceda all'iscrizione d'ufficio nel registro delle persone giuridiche. La Commissione medesima, contestualmente alla comunicazione della avvenuta iscrizione nel registro, trasmette alla prefettura competente copia autentica dell'atto costitutivo e dello statuto nonché, successivamente, di ogni eventuale modificazione dello stesso. L'articolo 3 del disegno di legge interviene ad integrare i contenuti minimi necessari dello statuto dei partiti politici, rispetto a quelli già stabiliti dall'articolo 3 del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, con la finalità di assicurare il pieno rispetto dei princìpi di democrazia interna e trasparenza e di tenere conto degli elementi previsti dal regolamento (UE) n. 1141/2014. L'articolo 4 riguarda la previsione nello statuto delle elezioni primarie. In particolare, lo statuto del partito, nel definire le modalità di svolgimento delle elezioni primarie, deve almeno garantire l’autenticità del voto, anche in caso di ricorso a procedure telematiche, consentire la partecipazione agli elettori iscritti nelle liste elettorali del medesimo collegio o circoscrizione e tutelare la riservatezza rispetto al trattamento dei dati personali. Per i partiti che non rispettano tali criteri è prevista la riduzione fino alla metà delle somme spettanti derivanti dal due per mille.