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Crediamo quindi, anche per dare delle risposte, che sia davvero giunto il momento di dire alt, di porre fine a queste misure tampone, a un sistema di controllo che arriva solamente alla fine e non è mai preventivo, per evitare queste situazioni. Serve, quindi, la riforma delle riforme, come la voglio definire, e qui mi collego all'intervento dello stimato e apprezzato collega Marino che, mi sembra in discussione generale, diceva di voler ricollegare la dimensione della banca alla riforma delle banche popolari. Io dico che il problema è un altro: che una piccola banca, in questo caso, abbia avuto dei problemi non giustifica che dobbiamo portarci solamente verso un sistema di grandi banche; questo lo contesto apertamente, perché ritengo che dobbiamo invece ristrutturare la vigilanza e dunque non permettere alle piccole e grandi banche di fare interessi non coerenti con i fini istituzionali. Occorre altresì riformare il sistema, riportando in Italia anche (e non solo) il mondo delle banche del territorio e dei piccoli istituti di credito. Il nostro sistema economico, le nostre piccole imprese, le nostre vallate, le nostre periferie hanno infatti bisogno di quelle banche ad intuitu personae , che guardavano all'imprenditore, all'artigiano, al commerciante non solamente per i dati oggettivi di bilancio, ma anche e soprattutto per quello che erano lui, la sua famiglia e la sua esperienza passata. Ricordo peraltro ai colleghi che quel tipo di banche non rappresentano un pensiero retrogrado di Fratelli d'Italia, ma sono tuttora l'ossatura del sistema bancario tedesco e di gran parte di quello americano, eppure nella scorsa legislatura le abbiamo cancellate dal panorama italiano. Pertanto dobbiamo davvero fare la riforma delle riforme e quindi, da una parte, riformare la vigilanza, Banca d'Italia, e far sì che il controllo sia effettivo e preventivo; dall'altra, dobbiamo ripristinare un sistema che, accanto alle cosiddette banche significant , preveda anche quelle del territorio che, come ben motiva Rainer Masera nel suo testo, sono vitali per l'economia del nostro Paese. Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, vorrei fare due piccole considerazioni: diversifichiamo il sistema, distinguiamo banche commerciali e banche d'investimento, riformiamo un sistema che è bloccato da anni. In questo contesto vorrei dunque ribadire che il nostro voto di astensione è un voto propositivo, che vuole essere soprattutto di stimolo per la riforma delle banche e delle autorità di vigilanza. (Applausi dai Gruppi FIBP-UDC e FdI) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, annunciando il nostro voto convintamente favorevole sul provvedimento in discussione, vorrei fare un'osservazione positiva, al di là delle puntualizzazioni e delle critiche, come quella circa la necessità d'intervenire più complessivamente sul tema della riforma del sistema bancario. Peraltro, personalmente sono convinto che sia decisiva la scelta delle banche del territorio: in Germania le banche dei Länder, che peraltro non sono sottoposte alla vigilanza della BCE, rappresentano un intervento fondamentale per l'economia del territorio. Su tutte queste questioni possiamo e dobbiamo lavorare per fare ulteriori passi in avanti. Tuttavia, è del tutto evidente che non potevamo concederci il lusso di abbandonare la Banca popolare di Bari che rappresenta, per il territorio del Mezzogiorno, un elemento centrale, non solo per Bari ma per tutto il Mezzogiorno: è l'istituto di credito più importante. Chiarito che spetterà in primo luogo alla magistratura affrontare e dare una risposta chiara ai cittadini italiani sulle responsabilità di una vicenda che, via via che procede, sta dimostrando aspetti inquietanti e, diciamo così, endemici anche di un certo modo di intendere il sistema del credito in questo Paese, devono essere date risposte serie, fino alla possibilità di mettere in condizione i responsabili di rispondere non solo penalmente ma anche civilmente per i danni prodotti. Detto questo, non si poteva non intervenire. A tale proposito, mi permetto di sottolineare un aspetto: si parla di intervento tampone. Naturalmente il provvedimento al nostro esame non risolve tutti i problemi, ma mi permetto di dire che si tratta di un intervento intelligente, perché ricongiunge il tema della tutela dei risparmiatori e delle imprese della Banca popolare di Bari con un problema strategico del Mezzogiorno, un tema su cui si sta discutendo da diversi anni: come è stato già ricordato da un collega intervenuto precedentemente, il tema della Banca del Mezzogiorno fu posto, anzi fu ripreso, dal ministro Tremonti diversi anni fa. C'è quindi un punto che ci può tenere insieme. Ora, guardando indietro, sono stati fatti tantissimi errori e vi sono anche responsabilità politiche per come il tema non è stato affrontato in modo corretto, ma che sia necessario uno strumento di credito per strutturare, infrastrutturare e sostenere lo sviluppo industriale del Mezzogiorno è una banalità, credo sia ovvio. Già nel provvedimento in esame sono previste alcune cose importanti come le verifiche e i controlli, la necessità ogni quattro mesi di rendere conto di ciò che si sta facendo e - tema fondamentale - la qualità degli amministratori, anche degli amministratori straordinari. È un tema molto complicato in questo Paese, dobbiamo dirci la verità, perché tutti ci riempiamo la bocca della professionalità e della terzietà ma forse sarà necessario pensare a qualche strumento innovativo per avere una serie di personalità prima che possano avere caratteristiche utili e verificate dal Parlamento e dalle Commissioni del Parlamento, e non solo dal Governo, capaci poi di svolgere, quando si ritiene necessario, funzioni istituzionali di Governo. Introdurre tale concetto, in questo Paese, può apparire strano, ma secondo me è l'unico modo di procedere, visto che non siamo anglosassoni, e ci siamo intesi. Personalmente, comunque, mi interessa l'altro tema, relativo alla Banca del Mezzogiorno. Lo dico anche al Governo. Questa soluzione è intelligente ed è innovativa, non è una soluzione tampone. Richiede, tuttavia, una idea e una strategia di politica industriale per tutto il Paese ma particolarmente per il Mezzogiorno. Infatti, come ha ricordato il senatore Grassi, ci sono tanti capannoni vuoti (anche al Nord ci sono, ma quella è un'altra cosa, è la cosiddetta Tremonti- bis, ma lasciamo stare, non voglio perdere tempo). Il problema è allora cosa chiediamo, quale strategia abbiamo, che cosa sosteniamo, in quali settori, con quali caratteristiche e garanzie. Siamo un sistema fatto di piccole imprese, il 95 per cento delle imprese italiane è sotto i dieci dipendenti e non hanno capitalizzazione. Come pensiamo di affrontare la sfida tecnologica e di innovazione che abbiamo davanti, se non con una politica industriale che sceglie in quali filiere vogliamo cominciare ad investire e che le sa premiare dal punto di vista del credito, del fisco e della capacità di rapportarsi col sistema logistico? Questo progetto deve essere la matrice con cui opera la Banca del Mezzogiorno. Non più quindi i crediti e il sostegno agli «amici di» e ai «cugini di», ma una strategia: