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penso che nella giornata di domani potremmo vedere qualche buon emendamento, magari da parte dei relatori, che ripensi alcune parti di questa normativa e le migliori, oppure semplicemente approvare gli emendamenti nuovamente presentati in Aula che esamineremo sempre nella giornata di domani. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Vono. Ne ha facoltà. VONO (M5S) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli senatrici e senatori, oggi discutiamo del cosiddetto codice rosso, un provvedimento di contrasto alla violenza domestica e di genere, quella violenza perpetrata nella maggior parte dei casi contro le donne ei minori; quella violenza ambigua che molto spesso viene adombrata da quell'alone di tutela e di protezione delle vittime da parte dei colpevoli; quella violenza che non si riconosce subito, perché esercitata sulla psiche dei soggetti e che arriva a configurarsi come una schiavitù di azioni e di pensiero. Con il disegno di legge in esame, che introduce diverse modifiche al codice penale e di procedura penale, si prevede una corsia preferenziale per le indagini che riguardano i reati di maltrattamenti, violenza sessuale, stalking e lesioni commesse in contesti familiari o nell'ambito di relazioni di convivenza. Una delle prime novità introdotte dalla normativa è che la vittima che denuncia deve essere sentita dal pubblico ministero entro tre giorni dall'iscrizione dei fatti denunciati nel registro delle notizie di reato. Si tratta di una novità importante perché se anche è vero che la vittima ha bisogno di tempo per esprimere il proprio disagio, è altrettanto vero che il tempo non sempre cura le ferite in meglio, ma permette in questi casi alle ferite di rimarginarsi solo per poter affrontare ancora e in modo inerme dolori più forti e questo va tutto a favore dei colpevoli, che approfittano del tempo che passa per sottomettere sempre più le loro vittime. La norma, tenendo conto che in alcuni casi la celerità potrebbe non produrre buoni risultati investigativi, ha introdotto la possibilità di deroga nei casi di imprescindibili esigenze di tutela dei minori o della riservatezza delle indagini a tutela della persona offesa. Tale deroga non deve e non può una regola, proprio per evitare che tutto resti come è stato finora, con indagini che si affievoliscono nella speranza che la questione si risolva da sé senza sfociare in un dramma. Con il presente disegno di legge viene introdotto un canale prioritario nella fase successiva alla denuncia, fissando tempi stretti e determinati, senza possibilità di quell'ampia discrezionalità consentita agli operatori del settore (fino ad oggi nemmeno preparati a far fronte a determinati reati) di decidere a quale indagine, se e come dare priorità. Da questo momento nessuna indagine potrà chiudersi formalmente senza aver sentito la persona offesa e aver svolto un minimo di accertamenti e approfondimenti per acquisire le fonti di prova, per valutare in concreto il pericolo occorso alla vittima e per adottare le misure cautelari richieste dal pubblico ministero e disposte dal giudice delle indagini preliminari. Nei casi di violenza disciplinati dal disegno di legge in discussione viene focalizzata l'attenzione sui provvedimenti che il giudice prenderà nell'immediato senza perdersi nelle lungaggini del processo. Si interviene con fermezza anche in materia di prevenzione, che è il punto cardine da cui partire per affrontare il fenomeno, disponendo corsi professionali di formazione per le Forze dell'ordine che esercitano funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria. Riguardo alla prevenzione di questo tipo di violenze la nuova disposizione introdotta all'articolo 165 del codice penale prevede che la sospensione condizionale della pena venga subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero per i soggetti condannati per i reati di violenza di genere, con oneri a loro carico. Ancora, per i condannati per delitti sessuali in danno dei minori la possibilità di sottoporsi ad un trattamento psicologico con finalità di recupero e, infine, l'inserimento del delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi nell'elenco dei delitti che consentono l'applicazione di tali misure agli indiziati. La legge non può infatti solo punire, ma deve prevedere e mettere in campo tutti gli strumenti per la riabilitazione anche di chi ha commesso reati, soprattutto a tutela delle vittime che potrebbero continuare, senza un valido sistema di prevenzione e riabilitazione del colpevole, a subire violenze. E qui mi piace sottolineare l'ampio sguardo con cui questo disegno di legge ha esaminato la questione della violenza domestica e di genere, senza soffermarsi solo sulla funzione punitiva, ma cercando di andare al cuore del problema vagliando più ipotesi di intervento in grado di influire efficacemente per un contrasto reale alle situazioni di violenza. Non mi soffermo nei dettagli delle modifiche alla normativa penale, ma ritengo necessario evidenziare l'inserimento del reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento della persona violenta dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, punito con la reclusione, che ha lo scopo di funzionare come deterrente per la persona pericolosa al fine di evitare incontri, che magari sembrano casuali, ma che producono tragedie annunciate; la procedibilità d'ufficio per il delitto di atti sessuali contro minori; l'obbligo di comunicazione alla vittima e al suo avvocato della scarcerazione dell'aggressore e l'introduzione necessaria del delitto specifico di sfregio al viso. Su questo ultimo punto penso che non ci sia bisogno di aggiungere parole. Basta pensare ai volti delle donne abusate e violentate da questi mezzi di barbarie che sfregiano non solo il volto, ma l'identità fisica, sociale e psicologica di chi li subisce. Il viso, il nostro viso, è il contatto diretto tra il nostro io e il mondo. Sul volto di ognuno di noi si può leggere la propria identità, il proprio essere, la propria storia e perfino i cambiamenti vissuti durante il percorso della vita. Guardando i volti si incontrano le persone e si comunica. Ecco che allora sfregiare un volto significa non solo ledere uno dei diritti inviolabili tutelati dalla nostra Costituzione, ma distruggere l'individualità dell'essere persona. Tutti gli atteggiamenti di violenza, su chiunque, che poi possono sfociare in atti deplorevoli ed estremi, agiti solo con la forza dell'odio, non possono essere tollerati oltre ed è giusto che anche noi legislatori ne prendiamo coscienza e interveniamo in maniera decisa, com'è stato fatto con questo disegno di legge, che, seppure di espressione governativa, traccia la strada ad una esplicita testimonianza di coraggio e verità e dei valori civili di libertà, democrazia e giustizia da parte di tutti noi. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, mi aggiungo alla voce delle mie colleghe che hanno già individuato i punti più delicati del provvedimento. Lo faccio per condividere alcune riflessioni su un disegno di legge che inevitabilmente compie dei passi in avanti rispetto alla legislazione vigente: