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Delega al Governo per l'adozione di un codice degli interventi di ricostruzione nei territori colpiti da eventi emergenziali di rilievo nazionale. Onorevoli Senatori. – Il nostro Paese è caratterizzato da molte fragilità geologiche e, tra queste, i terremoti hanno causato nella storia diversi eventi catastrofici. Gli studi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia rilevano che l'Italia è situata al margine fra tre placche litosferiche, adriatica, europea e africana, e il movimento convergente o divergente tra queste placche causa deformazioni e accumulo di energia che occasionalmente viene rilasciata sotto forma di terremoti di magnitudo variabile. Ricerche sulla sismicità storica in Italia mostrano che nel nostro Paese ogni cento anni si verificano in media più di cento terremoti di magnitudo momento compresa tra 5,0 e 6,0 e da cinque a dieci terremoti di magnitudo superiore a 6,0. Dalla nascita della Repubblica ben dieci gravi sismi hanno preceduto la sequenza che ha colpito il centro Italia nel 2016 (« Terremoti. L'Aquila, Reggio-Emilia, Centro Italia: politiche e risorse per ricostruire il Paese ». Documento di analisi n. 7 della XVII legislatura. Ufficio valutazione impatto. Senato della Repubblica). Di recente sono tre i grandi eventi sismici che hanno colpito la nostra penisola (L'Aquila nel 2009, la Pianura padana nel 2012 e il Centro Italia nel 2016 e nel 2017) con conseguenze catastrofiche in termini di perdita di vite umane e distruzione, cui si aggiungono altri gravi eventi in aree più circoscritte. Le reazioni del decisore pubblico al verificarsi di tali eventi, in termini di risorse finanziarie stanziate per rispondere alle conseguenze materiali, economiche e sociali e di governance della ricostruzione tramite il ricorso alla decretazione di urgenza, nonché alle ordinanze dei commissari straordinari e della protezione civile hanno, negli anni, confermato la tendenza significativa alla stratificazione normativa che, per l'alto livello raggiunto, appare rendere complessa l'attuazione stessa delle norme, come riferito dai soggetti coinvolti nella ricostruzione. In caso di catastrofi con conseguente necessità di ricostruire, questa difficoltà nell'attuazione delle norme significa incidere sulla vita di cittadini già colpiti da una tragedia e ritardare, spesso senza un orizzonte temporale certo, il ritorno alla normalità, e ciò è avvenuto al verificarsi di ogni nuovo sisma. Come evidenziato da Fabrizio Barca nella sua prefazione al documento di ActionAid Italia « Linee Guida per una politica nazionale sulla prevenzione e le ricostruzioni », i cittadini hanno vissuto un'incertezza radicale in merito ai propri diritti, si sono manifestate ingiustizie che hanno creato risentimenti e lacerazioni sociali, è stato carente (con importanti eccezioni) il diritto di partecipazione alle decisioni, si è moltiplicata la produzione legislativa e regolamentare, si sono allungati i tempi della ricostruzione e ci si è trovati impreparati nel costruire strategie di sviluppo da integrare ai piani di ricostruzione. Questo scenario si è verificato ad ogni nuova catastrofe perché l'Italia, nonostante l'altissimo rischio sismico che la contraddistingue, non ha una politica nazionale che regoli la ricostruzione post sisma. L'assenza di un sistema di diritti e di regole ha avuto un impatto negativo sulla vita dei cittadini e sul futuro dei territori colpiti. Per fare sì che questi scenari non si verifichino più occorre affrontare il processo di ricostruzione e di sviluppo in un modo che non amplifichi le disuguaglianze e sia rispettoso dei diritti delle persone. A tale fine, e il presente disegno di legge ha proprio questa ambizione, occorre: prevedere una normativa generale che fissi diritti e regole della ricostruzione e dello sviluppo post evento calamitoso; istituire un centro amministrativo pubblico di competenza e di responsabilità che attui quei diritti e quelle regole generali in modo flessibile a misura dei diversi contesti e attraverso un progressivo processo di apprendimento; individuare spazi e metodi potenziati di partecipazione dei cittadini, delle rappresentanze sindacali e delle categorie produttive, della società civile e delle università al processo di ricostruzione e di sviluppo e il pieno coinvolgimento degli enti locali e dei sindaci. È infatti possibile costruire un modello unico per la ricostruzione post sisma, che rispetti le particolarità dei territori, ma che consideri anche che la stessa può essere pianificata e organizzata in un modello adattabile ed esportabile. Si tratta, quindi, di armonizzare le diverse discipline che regolano i processi di rifacimento, attraverso un disegno di legge che deleghi il Governo all'adozione di un codice degli interventi di ricostruzione, che costituisca il riferimento per disciplinare futuri processi di ripristino e che, nel contempo, assicuri stabilità e sviluppo nei territori dopo le calamità. Il presente disegno di legge vuole essere un punto di partenza di una discussione ampia e approfondita per delineare una normativa generale della ricostruzione che preveda poteri, competenze, procedimenti e misure tipici da adottare in caso di eventi emergenziali di rilievo nazionale, attivabile in modo automatico, nel rispetto delle differenze tra luoghi e persone colpiti. Il presente disegno di legge prevede anche la possibilità di introdurre poteri, competenze e strumenti derogatori e atipici, i quali, non essendo frutto di un'elaborazione rapida e sommaria, possono finalmente essere calibrati e ponderati in modo da assicurarne chiarezza, completezza, legittimità e reale efficacia. L'articolo 1 delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi volti a: disciplinare in modo organico, efficace e coerente, gli interventi di ricostruzione per la riparazione dei danni occorsi agli edifici e alle infrastrutture e per la ripresa economica, sociale e culturale nei territori colpiti da emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall'attività dell'uomo di cui all'articolo 7, comma 1, lettera c) , del codice della protezione civile, di cui al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, successivi agli interventi posti in essere dal Servizio nazionale della protezione civile; disciplinare la governance della fase post emergenziale, ossia del periodo successivo alla fase di superamento dell'emergenza, con particolare riferimento alla previsione di una procedura, predefinita e stabile, che preveda poteri, competenze, procedimenti e misure tipici da attivare, in ciascuna specifica circostanza, con apposita disposizione normativa, successivamente alla deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, con particolare riferimento anche al ruolo degli enti locali coinvolti e degli uffici periferici dello Stato nell'ambito delle loro competenze; disciplinare, fermo restando quanto già previsto dal codice di cui al decreto legislativo n. 1 del 2018, le modalità di attivazione della procedura di governance per la realizzazione degli interventi, distinguendo l'ambito di ricostruzione da quello emergenziale.