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L'articolo 1 enuncia l'oggetto e lo scopo del disegno di legge, identificato, nel comma 1, nella promozione del «miglioramento sostanziale della salute e sicurezza sul lavoro riducendo gli adempimenti formali delle imprese». Il successivo comma 2 chiarisce che il provvedimento si compone di princìpi e disposizioni generali in materia di prevenzione, su temi essenziali quali l’informazione, la formazione, l'addestramento dei lavoratori e la partecipazione dei medesimi alla prevenzione degli infortuni e delle malattie in azienda. La realizzazione in concreto di tali princìpi va assicurata da un lato facendo in modo che il datore di lavoro garantisca che «l'attività lavorativa non presenti rischi per la salute e sicurezza delle persone» e dall'altro facendo affidamento sul «dovere dei lavoratori di assumere comportamenti responsabili e attivi in relazione alla sicurezza del lavoro» (comma 3). In tal modo trova una sua formalizzazione normativa il più recente orientamento della giurisprudenza in materia di salute e sicurezza sul lavoro che sottolinea come: «il sistema della normativa antinfortunistica si è evoluto, passando da un modello “iperprotettivo”, interamente incentrato sulla figura del datore di lavoro, quale soggetto garante investito di un obbligo di vigilanza assoluta sul lavoratori, ad un modello “collaborativo”, in cui gli obblighi sono ripartiti tra più soggetti, compresi i lavoratori» (così, per ultima, Cass. pen. , sez. IV, 10 giugno 2016, n. 24139). Infine il comma 4 ribadisce la natura «cedevole» delle disposizioni del provvedimento in favore di quelle delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, essendo la materia di competenza «ripartita» tra lo Stato e le regioni, in attuazione dell'articolo 117, quinto comma, della Costituzione. L'articolo 2 disciplina il campo di applicazione oggettivo del presente disegno di legge, stabilendo che tutti i settori privati o pubblici in cui siano presenti lavoratori, quali definiti dal successivo articolo 3, sono soggetti alle regole di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Tuttavia, al comma 2, come già nel decreto legislativo n. 626 del 1994 prima e nel decreto legislativo n. 81 del 2008 in seguito, vengono salvaguardate alcune esigenze peculiari (si pensi, per tutte, a quelle delle Forze armate) e viene inserita la precisazione, quanto mai opportuna, che in attesa di alcune regolamentazioni che individuino le esigenze di riferimento continuano ad operare le analoghe discipline emanate nella vigenza del «testo unico» di salute e sicurezza sul lavoro. L'articolo 3 reca l'elenco delle «definizioni», più ristretto di quello di cui all'articolo 2 del decreto legislativo n. 81 del 2008 ma che tiene conto dell'esperienza maturata negli anni successivi all'entrata in vigore del «testo unico». L'articolo 4 puntualizza, dal punto di vista dell’identificazione del campo soggettivo di applicazione delle disposizioni della legge, le regole per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro per i lavoratori autonomi ex articolo 2222 del codice civile, i componenti dell'impresa familiare, gli artigiani e i piccoli commercianti (comma 1), nonché per i rapporti di lavoro accessorio (comma 2), la somministrazione di lavoro (comma 3) e il cosiddetto lavoro «agile» (comma 4). L'articolo 5 del disegno di legge conferma l'attuale assetto della vigilanza in materia, affidata in linea generale alle ASL ma, al contempo, fa salve le attuali ipotesi di competenza «specifica» in materia, necessaria per le particolarità dei settori di riferimento; anche in questo caso viene ribadito che le previsioni di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008 in materia continuano ad operare e viene confermato il principio derivante da evidenti esigenze di imparzialità e trasparenza -- che: «il personale delle pubbliche amministrazioni, assegnato agli uffici che svolgono attività di vigilanza, non può prestare, ad alcun titolo e in alcuna parte del territorio nazionale, attività di consulenza» (comma 3). L'articolo 6 del disegno di legge, nell'individuare le «disposizioni generali» in materia, illustra i princìpi generali relativi alla corretta gestione della salute e sicurezza in azienda secondo la logica, sopra ricordata, della cooperazione di tutti i soggetti della salute e sicurezza alle attività di prevenzione di infortuni e malattie professionali. In particolare, il comma 4 evidenzia come il datore di lavoro non possa ritenersi responsabile se ha ottemperato ai propri obblighi ma l'evento è risultato dovuto a «circostanze a lui estranee, eccezionali e imprevedibili, o a eventi eccezionali, le cui conseguenze non sarebbero state comunque inevitabili, nonostante, il datore di lavoro si sia comportato in modo diligente». Resta ferma la necessità che il datore di lavoro vigili sulle condotte altrui (comma 5), adempimento cui egli può ottemperare anche attraverso una corretta organizzazione aziendale, «per mezzo dei dirigenti e dei preposti e attraverso idonee procedure, ivi comprese quelle disciplinari». Viene, quindi, definitivamente chiarito che la colpa in materia di salute e sicurezza è colpa «di organizzazione» con la conseguenza che essa viene meno ove l'imprenditore dimostri di aver provveduto ad organizzare la sua azienda in modo corretto e attento rispetto alle esigenze di tutela dei propri lavoratori. Il successivo comma 6 chiarisce una volta per tutte che il datore di lavoro che dimostri il proprio diligente comportamento consistente nell'adozione e nell'efficace attuazione della normativa vigente in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, nonché delle disposizioni del presente disegno di legge, non può rispondere penalmente in caso di infortunio che sia derivato da grave negligenza del dirigente, del preposto o del lavoratore. Il comma 7 ribadisce, infine, il noto e incontestato «principio di effettività» della normativa antinfortunistica che implica l’identificazione delle «posizioni di garanzia» in materia in base ai ruoli concretamente svolti e non al dato formale, rappresentato dall'investitura con lettera, incarico o delega. L'articolo 7 è assolutamente centrale nella logica e nella filosofia dell'intervento normativo imponendo al datore di lavoro di perseguire -- per migliorare l'efficacia delle soluzioni a tutela della salute e sicurezza del suoi lavoratori -- l'adozione ed efficace attuazione delle «migliori soluzioni tecniche e organizzative disponibili». Esse sono contenute nelle «norme tecniche», nelle «linee guida», nelle «buone prassi» o nelle indicazioni delle organizzazioni professionali competenti in materia, purché validate dal soggetto pubblico competente, identificato nella Commissione nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro (comma 1). In tal modo viene abbandonato l'approccio rigido e formalistico, incentrato sulla norma di legge sanzionata penalmente, e si favorisce la dinamica evoluzione dei livelli di tutela in ogni ambiente di lavoro.