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Disposizioni in materia di lavoro autonomo mediante piattaforma digitale. Onorevoli Senatori. -- Uno degli effetti più vistosi dell'avvento delle nuove tecnologie -- in particolare dell'informatica e della telematica -- nel campo del lavoro è costituito dalla riduzione, in alcuni casi fin quasi all'azzeramento, dei costi di transazione derivanti dalla difficoltà che le persone incontrano per trovarsi fra loro e comunicare a distanza. Uno strumento tipico di questo abbattimento dei costi di transazione è costituito dalla cosiddetta labour platform : un luogo telematico raggiungibile mediante la rete, dove ciascun prestatore può essere in qualsiasi momento contattato da un soggetto interessato al servizio offerto, ingaggiato e anche retribuito, sulla base di una negoziazione individuale oppure sulla base di una tariffa standard prestabilita dal gestore della piattaforma (a proposito di questo modello di disintermediazione, sperimentato su scala mondiale per la commercializzazione di un servizio di autotrasporto dall'impresa che opera con il marchio Uber, si parla ora di uberization ). Come si configura il lavoro autonomo mediante piattaforma La piattaforma nasce per consentire l'incontro diretto tra prestatore e fruitore del servizio: una disintermediazione -- o, come suggerito da qualche esperto, «reintermediazione» senza costo per gli utenti -- che, come vedremo meglio fra breve, produce l'effetto immediato di un miglioramento del servizio e un abbassamento del costo, con beneficio per il fruitore del servizio stesso. Ma può anche consentire a un'impresa che operi nel segmento del mercato interessato (per esempio: assistenza infermieristica, o di altro genere; oppure interventi a domicilio per manutenzione elettrica, idraulica, antennistica, informatica, e così via) di reperire in qualsiasi momento le persone disponibili per svolgerlo nel luogo e con le modalità di volta in volta necessarie. Stesso discorso per il caso in cui sia l'impresa a utilizzare direttamente il servizio nell'ambito di un proprio processo produttivo. Si pensi al caso di un'impresa che fornisca il servizio di consegna di pasti a domicilio just in time e che attraverso la piattaforma possa disporre di una platea di fattorini muniti di motorino o bicicletta, pronti a rispondere alle chiamate: essa non è più costretta ad assumerne uno o più alle proprie dipendenze per poter contare sulla prestazione necessaria per assicurare l’offerta continuativa del servizio. Nel campo dell'organizzazione del trasporto di persone, o di presa e consegna di oggetti in area urbana, le piattaforme del tipo descritto -- dove è consentito loro di operare in funzione di questo servizio -- consentono oggi una riduzione ulteriore dei costi di transazione rispetto a quanto già il collegamento via radio con la centrale aveva incominciato a consentire negli anni '80, quando nacque la figura del pony express . Allora si pose per la prima volta la questione della posizione sostanziale di dipendenza economica in cui si trovavano le persone impegnate in quel lavoro, che pure erano lasciate contrattualmente libere di rispondere o no alla chiamata via radio e quindi vedevano la propria prestazione giuridicamente qualificata come autonoma; oggi la stessa questione si ripropone in un numero di casi molto maggiore e per una gamma di servizi molto più ampia (basti pensare, oltre che ai servizi offerti dalla già citata Uber, a quelli offerti da imprese come Amazon, Foodora, Deliveroo, e numerose altre). Si diffonde anche la combinazione di più mestieri svolti mediante piattaforma digitale dalla stessa persona. Nelle piattaforme questi lavoratori per così dire anfibi -- per esempio, plumber/driver ; oppure electrician/babysitter -- sono indicati come slashers (da slash =barra). Le dimensioni del fenomeno Il numero delle persone che lavorano permanentemente per mezzo di una labour platform è oggetto di stime che vanno dai 600.000 degli U.S.A. indicati da S.D. Harris e A.B. Krueger (2015) alle decine di milioni nel mondo intero indicate da R. Smith, S. Leberstein (2015): comunque una frazione ancora molto modesta rispetto alle forze-lavoro dei Paesi dotati di un tessuto produttivo moderno. Ma quel numero è in rapido aumento; si può dunque ipotizzare che in un futuro non molto lontano l'erosione dell'area del lavoro qualificabile come subordinato secondo i criteri tradizionali, e pertanto protetto da un sistema di coperture lato e stricto sensu assicurative, incominci a costituire un problema sociale di importanza non secondaria, imponendo un aggiustamento del sistema di protezione e in particolare della definizione del suo campo di applicazione. La nascita di un nuovo tertium genus tra autonomia e subordinazione In riferimento alle nuove figure dei lavoratori della gig economy statunitense S.D. Harris e A.B. Krueger (2015) propongono il riconoscimento da parte dell'ordinamento di una figura intermedia tra quella dell' employee tradizionale e quella dei self-employed , che essi propongono di indicare col termine independent worker : una figura che deve, secondo i due economisti, essere esentata dalla disciplina antitrust vedendosi riconosciuti il diritto di coalizione e l'autonomia collettiva al livello aziendale, laddove ci sia una pluralità di fornitori abituali di uno stesso servizio a uno stesso committente. Questa categoria dovrebbe inoltre, secondo i due economisti, essere aiutata dall'ordinamento a dotarsi almeno delle protezioni previdenziali basilari: protezioni, queste, che non si giustificano, come quelle proprie del diritto del lavoro tradizionale, principalmente come correzioni di distorsioni proprie di un mercato monopsonistico, bensì come sostegno dell'ordinamento a soggetti oggettivamente svantaggiati. Ciò che S.D. Harris e A.B. Krueger propongono ha dunque poco a che vedere con le elaborazioni della dottrina giuslavoristica europea in tema di parasubordinazione: la figura che essi individuano non si caratterizza per la posizione di dipendenza sostanziale da un committente in posizione dominante. La debolezza dell' independent worker e il conseguente suo bisogno di un intervento protettivo nascono essenzialmente dall'abbondanza dell'offerta di lavoro concorrente e dalla difficoltà del soggetto debole di differenziare per qualità la propria offerta. Ed è essenzialmente su questo terreno che esso va sostenuto, aiutato a rafforzarsi. Di tempreneurs , cioè di imprenditori di sé stessi che si offrono per lavori a tempo parla la World Employment Confederation (2016). In Francia la legge 1º agosto 2014, n. 176, riferisce un nuovo ordinamento protettivo -- al quale in parte questo disegno di legge si ispira -- agli entrepreneurs salariés . Quanto al Regno Unito, recentemente una sentenza della Royal Court of Justice (Pimlico vs. Smith , 10 febbraio 2017) e un'altra di un Employment Tribunal (Uber vs. Aslam, Farrar et al. , 28 ottobre 2016) hanno qualificato come worker a norma dell' Employment Rights Act 1996 , ma non come employee , un idraulico operante con la catena Pimlico e alcuni autisti operanti con Uber: oltre Manica sembra dunque prendere piede la classificazione di questo tipo di organizzazione del lavoro in un tertium genus , distinto sia dal lavoro subordinato tradizionale sia dal lavoro autonomo tradizionale. La questione della protezione minima e la nascita delle cosiddette umbrella companies La labour platform consente dunque di trasformare il prestatore, che fino a ieri era un dipendente dell'impresa fornitrice del servizio, in lavoratore autonomo. Un primo problema è che in questo modo essa lo priva della copertura assicurativa per malattia, maternità, invalidità e vecchiaia;