[ddlpres]

Le regioni possono prevedere che l'attività prestata dagli UFE ai sensi del presente comma sia remunerata da parte dei dipartimenti di salute mentale interessati. 6 (Prima accoglienza) 1 Le regioni, attraverso i dipartimenti di salute mentale che si avvalgono di operatori dedicati e degli UFE che ivi prestano la loro attività, provvedono affinché già a partire dalla prima accoglienza degli utenti siano individuati i loro disturbi mentali e sia predisposto un intervento iniziale di assistenza e di accoglienza partecipata e adeguata. 7 (Condivisione dei percorsi di cura: il patto di cura) 1 Il Dipartimento di salute mentale, tenendo conto degli indirizzi forniti dalla Consulta nazionale e dalle consulte regionali di cui agli articoli 15 e 16, adotta strumenti finalizzati a promuovere percorsi di cura fondati sulla condivisione tra utenti, familiari e operatori, ai sensi dell'articolo 1, ad accrescere l'adesione ai trattamenti e a migliorare le relazioni tra utenti, familiari e operatori. 2 Gli strumenti di cui al comma 1 costituiscono il patto di cura e sono parte integrante della cartella clinica dell'utente. 3 Il patto di cura è concordato tra l'utente, i familiari, gli operatori e altre eventuali figure indicate dagli stessi durante incontri periodici, a cadenza almeno trimestrale. 4 Il patto di cura si articola in sezioni riferite a: la qualità della relazione tra i partecipanti; i desideri o gli obiettivi dell'utente; le aspettative reciproche dei partecipanti; gli obiettivi progettuali dell'utente; l'assunzione dei farmaci; i sintomi iniziali delle crisi; gli interventi finalizzati a garantire la consapevolezza e la condivisione del percorso di cura. 5 Per ciascuna sezione del patto di cura ogni partecipante sottoscrive i propri impegni, che possono essere individuali o condivisi con gli altri partecipanti. 6 Il patto di cura non costituisce vincolo giuridico formale ed è volto a stimolare in tutti i partecipanti la massima assunzione di responsabilità possibile e la centralità dell'utente nel percorso di cura. 7 In via sperimentale, per facilitare un confronto costruttivo e paritario, i partecipanti al patto di cura possono nominare un garante esterno individuato tra gli UFE o tra soggetti esterni che abbiano svolto attività di volontariato nel settore delle malattie mentali. Il garante non può esprimersi sul percorso di cura né su eventuali altri interventi connessi alla cura. 8 (Ascolto, sostegno e coinvolgimento dei familiari) 1 Il Servizio sanitario nazionale riconosce valore fondamentale al ruolo di ascolto e di sostegno dei familiari, nonché al loro coinvolgimento nel percorso di cura dell'utente. 2 In attuazione di quanto disposto dal comma 1, i dipartimenti di salute mentale prevedono incontri con i familiari con finalità informativa e psico-educativa, facilitando anche la costituzione di gruppi di auto-mutuo-aiuto, nonché l'incontro tra i familiari di diversi utenti, ai fini di un confronto e di uno scambio delle reciproche esperienze. 9 (Gestione delle situazioni di crisi a livello territoriale) 1 Le regioni attraverso i dipartimenti di salute mentale garantiscono risposte rapide ed efficaci nelle situazioni di crisi degli utenti. 2 Il Dipartimento di salute mentale è tenuto ad assicurare con la massima tempestività e comunque entro ventiquattr'ore ore dalla segnalazione, il proprio intervento per la gestione della situazione di crisi dell'utente, avvalendosi di operatori dedicati del medesimo dipartimento e coinvolgendo attivamente lo stesso utente, i familiari, il medico di medicina generale e gli altri soggetti eventualmente interessati. In caso di mancata collaborazione dell'utente, gli operatori valutano le sue condizioni psichiche utilizzando ogni mezzo ritenuto opportuno compresa la visita al domicilio dell'utente medesimo. Qualora gli operatori medici, esperito ogni possibile tentativo, non siano messi in condizione di visitare il paziente e ritengano, in base alle informazioni in loro possesso, che vi sia la necessità urgente di una valutazione psichiatrica, propongono all'autorità competente un accertamento sanitario obbligatorio (ASO). Qualora nell'espletamento dell'ASO gli operatori medici accertino la presenza dei requisiti previsti dalla legge per un trattamento sanitario obbligatorio (TSO), una volta esperiti senza successo tutti i possibili tentativi per acquisire il consenso volontario del paziente al ricovero come previsto dalla legge, propongono il TSO all'autorità competente. 10 (Gestione delle situazioni di crisi a livello ospedaliero) 1 Qualora la situazione di crisi non sia gestibile a livello territoriale ai sensi dell'articolo 9, l'utente è ricoverato presso il servizio psichiatrico di diagnosi e cura (SPDC) di un ospedale individuato dall'autorità competente. 2 Gli SPDC operano in conformità a quanto disposto dalla presente legge, per la prevenzione della contenzione fisica ai sensi del documento 10/081/CR/07/C7 « Contenzione fisica in psichiatria: una strategia possibile di prevenzione » della Conferenza delle regioni e delle province autonome, del 29 luglio 2010 . 11 (Continuità nella referenza di cura) 1 Nelle diverse fasi del percorso di cura il Dipartimento di salute mentale assicura la presenza di un medico psichiatra responsabile e nelle situazioni di particolare complessità individua un operatore di riferimento che gestisca i rapporti con altri servizi socio-sanitari o soggetti coinvolti nel percorso medesimo e ne informa l'utente stesso e i familiari. 12 (Azioni finalizzate all'individuazione di soluzioni abitative e per l'inserimento lavorativo) 1 Il Dipartimento di salute mentale, nel rispetto del patto di cura e d'intesa con i soggetti pubblici o privati competenti, avvia, ove necessario, percorsi di residenzialità protetta e di inserimento dell'utente nel mondo del lavoro. 2 I percorsi di residenzialità protetta devono individuare le soluzioni abitative più adatte per l'utente quali convivenze tra utenti diversi, luoghi di cura a bassa protezione, affidi eterofamiliari e altre soluzioni simili. 3 I percorsi di inserimento nel mondo del lavoro di cui al comma 1 devono individuare le situazioni più adatte per l'utente anche promuovendo attività lavorative all'interno dei dipartimenti di salute mentale in caso di utenti non ancora pronti per l'inserimento in percorsi strutturati, anche in collaborazione con soggetti privati o del privato sociale, valorizzando altresì eventuali competenze professionali specifiche. 13 (Campagne di informazione sulla malattia mentale) 1 Le regioni, attraverso i dipartimenti di salute mentale e con il coinvolgimento degli UFE, predispongono campagne di informazione sulla malattia mentale al fine, in particolare, di contrastare i pregiudizi su tale malattia. 14 (Formazione) 1 Le regioni assicurano agli operatori dei dipartimenti di salute mentale, agli utenti e ai familiari, oltre a quanto previsto dalla normativa vigente, almeno quaranta ore all'anno di formazione circa la nuova disciplina introdotta dalla presente legge. 15 (Consulta nazionale per la salute mentale)