[pronunce]

n. 112 del 1998 che attribuiscono allo Stato i compiti relativi, rispettivamente, agli «indirizzi volti all'accertamento, ricerca e studio degli elementi dell'ambiente fisico e delle condizioni generali di rischio» e «alla determinazione di criteri, metodi e standard volti a garantire omogeneità delle condizioni di salvaguardia della vita umana, del territorio e dei beni». 9.5. – Le Regioni Calabria, Toscana, Emilia-Romagna (reg. ric. n. 73 del 2006) e Marche impugnano l'art. 58, comma 3, lettera d), del d.lgs. n. 152 del 2006, secondo cui al Ministro dell'ambiente compete identificare le «linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento ai valori naturali e ambientali e alla difesa del suolo, nonché con riguardo all'impatto ambientale dell'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali, delle opere di competenza statale e delle trasformazioni territoriali». Sarebbero violati gli artt. 117 e 118 Cost. ed il principio di leale collaborazione (poiché la norma interferirebbe in maniera rilevante con le attribuzioni regionali in materia di governo del territorio, onde sarebbe necessaria l'intesa con la Regione) e l'art. 76 Cost. (perché – in contrasto con quanto previsto dall'art. 1, comma 8, della legge di delega n. 308 del 2004 – peggiora la posizione regionale, in particolare non richiedendo l'intesa nella Conferenza unificata, invece richiesta dall'art. 52, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 112 del 1998). La questione è fondata nei limiti di seguito precisati. I compiti attribuiti al Ministro dell'ambiente dall'art. 58, comma 3, lettera d), del d.lgs. n. 152 del 2006 sono sicuramente tali da produrre effetti indiretti sulla materia del governo del territorio e dunque il loro esercizio richiede un cointeressamento delle Regioni che deve essere realizzato nella forma del parere della Conferenza unificata. Né a esito diverso può pervenirsi per il tramite di una pretesa violazione dell'art. 76 Cost., perché, come già chiarito (v., supra, n. 8.2), l'art. 52 del d.lgs. n. 112 del 1998 (il quale prevedeva che l'identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio con riferimento alla difesa del suolo dovesse avvenire «attraverso intese nella Conferenza unificata»), richiamato anche nell'ambito della presente questione a sostegno della denunciata lesione dei princìpi direttivi della legge di delega n. 308 del 2004, rappresenta una delle disposizioni del d.lgs. n. 112 del 1998 che può essere legittimamente superata dalla nuova normativa in riferimento a esigenze di esercizio unitario ai sensi dell'art. 118 Cost. 9.6. – La Regione Calabria censura il comma 2, lettera c), ed il comma 3, lettera c), dell'art. 58 del d.lgs. n. 152 del 2006, sostenendo che essi violerebbero gli artt. 117 e 118 Cost., poiché attribuiscono al Ministro dell'ambiente il potere di adottare atti di indirizzo e coordinamento in un àmbito materiale di potestà legislativa concorrente. Le questioni non sono fondate. La lettera c) del comma 2 dell'art. 58 dispone che il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio «opera, ai sensi dell'articolo 2, commi 5 e 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349, per assicurare il coordinamento, ad ogni livello di pianificazione, delle funzioni di difesa del suolo con gli interventi per la tutela e l'utilizzazione delle acque e per la tutela dell'ambiente». Si tratta, pertanto, di un potere non riconducibile a quello di indirizzo, bensì a quello di coordinamento proprio del Ministro dell'ambiente in virtù della legge 8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale). La lettera c) del comma 3 dello stesso art. 58 stabilisce, invece, che il Ministro dell'ambiente svolge funzioni di «indirizzo e coordinamento dell'attività dei rappresentanti del Ministero in seno alle Autorità di bacino distrettuale di cui all'articolo 63». La norma, riferendosi esclusivamente all'indirizzo ed al coordinamento di rappresentanti ministeriali, non attribuisce al Ministro dell'ambiente un potere di emanare atti indirizzati alle Regioni. 10. – Le Regioni Emilia-Romagna (reg. ric. n. 73 del 2006), Puglia e Calabria impugnano l'art. 59 del d.lgs. n. 152 del 2006 che definisce le competenze della Conferenza Stato-Regioni. Le prime due Regioni deducono la violazione dell'art. 76 Cost.: la Regione Puglia lamenta la violazione dei «princìpi generali richiamati dalla legge di delega»; la Regione Emilia-Romagna afferma che sarebbe violato, in particolare, l'art. 1, comma 9, lettera c), della legge n. 308 del 2004 che imponeva al legislatore delegato di valorizzare il ruolo e le competenze degli organismi a composizione mista statale e regionale, mentre l'art. 59 del d.lgs. n. 152 del 2006 attribuisce alla Conferenza un mero ruolo consultivo. La Regione Puglia lamenta anche la violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118 Cost., a causa della preponderanza dei poteri riconosciuti al Ministro dell'ambiente. La Regione Calabria denuncia la violazione del principio di leale collaborazione con riferimento alle previsioni contenute nelle lettere a), che degraderebbe la Conferenza Stato-Regioni a mero proponente per gli atti di cui all'art. 57, b), che consente alla Conferenza di esprimere solamente osservazioni sui piani di bacino e d), che prevede il mero parere della Conferenza nella ripartizione degli stanziamenti autorizzati da ciascun piano triennale. Ad avviso della ricorrente, quest'ultima previsione, incidendo su una materia di potestà legislativa concorrente, violerebbe anche l'art. 119 Cost., non prevedendo l'intesa. Le questioni non sono fondate. Non sussiste il contrasto con l'art. 1, comma 9, lettera c) della legge di delega dedotto dalla regione Emilia-Romagna, perché, come detto (supra, n. 4), quest'ultima disposizione non imponeva al Governo di conservare agli organismi a composizione mista Stato-Regioni tutte le attribuzioni che gli stessi vantavano in precedenza. La deduzione della Regione Puglia secondo cui sarebbero lesi i princìpi generali richiamati dalla legge di delega è, invece, del tutto generica. Non sono violati neppure gli artt. 117 e 118 Cost. ed il principio di leale collaborazione, perché l'art. 59 del d.lgs. n. 152 del 2006 prevede adeguate forme di collaborazione istituzionale (formulazione di pareri, proposte ed osservazioni), né può ritenersi costituzionalmente imposta la necessità dell'intesa. Infine, la censura svolta in riferimento all'art. 119 Cost. (peraltro formulata in termini meramente assertivi), si fonda sull'erroneo presupposto secondo cui si verterebbe in una materia di competenza legislativa concorrente. 11. – La Regione Calabria impugna l'art. 61 del d.lgs.