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in tale contesto, anche con il supporto e l'interlocuzione con le rappresentanze sindacali dell'inquilinato e della proprietà, vi sono concrete possibilità di consenso a graduazioni delle procedure esecutive sulla base di adeguati ristori ai proprietari e di sostegni all'inquilino, come in parte indicato dai decreti ministeriali attuativi sui criteri di assegnazione dei contributi del fondo per la morosità incolpevole succedutesi dal 2014 in poi; allo stato attuale, tuttavia, solo in limitati contesti territoriali del Paese risultano avviati confronti finalizzati alla sottoscrizione di protocolli e intese sulla graduazione delle esecuzioni che costituiscano condizione per approdare a soluzioni condivise tra le parti coinvolte, si chiede di sapere: quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo in relazione alla situazione di forte disagio sociale che si determinerà a partire dal 1° luglio in conseguenza della prevista ripresa delle esecuzioni degli sfratti per morosità e delle procedure esecutive immobiliari e che vedrà coinvolte migliaia di famiglie in stato di bisogno; quali misure siano allo studio o in fase di concreta definizione per evitare situazioni di inutile tensione sociale e se intendano, a tal fine, favorire specifici interventi da parte delle prefetture per un'immediata verifica di possibili percorsi condivisi e coordinati di graduazione delle esecuzioni di rilascio degli immobili; se intendano promuovere, in vista della scadenza del 1° luglio, la convocazione delle altre istituzioni interessate e delle parti sociali rappresentative dei proprietari degli immobili e degli inquilini al fine di favorire la sottoscrizione di protocolli per la graduazione degli sfratti esecutivi, contribuendo per tale via ad allentare la tensione sociale; quali iniziative, di propria competenza, intendano adottare al di favorire una più rapida ripartizione e assegnazione dei fondi predisposti per il corrente anno e appositamente destinati al ristoro e al sostegno dei proprietari e degli inquilini morosi incolpevoli. Atto n. 3-02659 DESSI' Ai Ministri della salute e dell'interno Premesso che: i recenti e tragici fatti di cronaca, quello della strage di Ardea (Roma), dove un uomo affetto da disturbi psichiatrici ha ucciso un anziano e due bambini piccolissimi mentre giocavano tranquillamente a calcio e poi si è tolto la vita e quello più recente di Pieve di Soligo (Treviso), dove una donna è stata uccisa a coltellate da un uomo (anch'egli affetto da disturbi psichiatrici) mentre prendeva tranquillamente il sole sulla riva di un fiume, inducono ad una riflessione sul sistema di assistenza che il servizio sanitario nazionale predispone nei confronti dei soggetti affetti da patologie psichiatriche; entrambi gli aggressori hanno agito senza un motivo apparente, non conoscevano le loro vittime ed entrambi erano stati sottoposti in passato ad uno o più trattamenti sanitari obbligatori, che evidentemente non hanno avuto alcun seguito. Ciò dimostra, drammaticamente, l'inadeguatezza del sistema di assistenza nei confronti dei soggetti afflitti da malattia psichiatrica e delle misure che sarebbero necessarie a prevenire tali episodi così cruenti e drammatici. L'interrogante ritiene che sia opportuno agire al più presto, riformando i protocolli di intervento a favore dei malati psichiatrici, intensificando l'assistenza ed i controlli, onde evitare il ripetersi anche di un solo altro episodio di una simile violenza; non sono le persone malate ad essere pericolose, ma i loro comportamenti, che potrebbero e dovrebbero essere controllati dal sistema sanitario; la prassi del trattamento sanitario obbligatorio è corretta, ma da sola non è sufficiente, l'assistenza ed i controlli devono proseguire ed essere costanti e quotidiani, soprattutto a sostegno della famiglia del malato e delle persone a lui vicine. Nel momento in cui viene accertata l'esistenza di un disturbo psichiatrico, dopo il primo intervento di recupero, che si attua attraverso il trattamento sanitario obbligatorio, occorrerebbe necessariamente intraprendere un percorso, come avviene per qualsiasi altra malattia, con l'assistenza quotidiana di medici e personale socio-sanitario. È necessario costruire un sistema di assistenza e controlli, con una mappatura dei soggetti psichiatrici, che, a seguito degli opportuni accertamenti, vengano considerati potenzialmente pericolosi per sé e la collettività ed adottare opportuni protocolli, finalizzati a tutelare quelli, i loro familiari e la collettività; purtroppo la maggior parte dei servizi psichiatrici hanno solo un assetto ambulatoriale, che da solo non riesce a fornire adeguata e continuativa assistenza ai malati che vengono lasciati a casa con i familiari, i quali, nella maggior parte dei casi, non possono e non sono in grado di seguirli, spesso anche per motivi economici; è evidente l'assenza di una rete sociale e sanitaria adeguata sia a fornire al malato e alla sua famiglia un'assistenza idonea e continuativa, sia a garantire l'intera collettività dalla potenziale pericolosità dei malati psichiatrici, che risultano abbandonati a loro stessi; lo Stato effettua quotidianamente migliaia di controlli su persone agli arresti domiciliari attraverso le forze dell'ordine, nella maggior parte dei casi poste in detenzione per reati di tenue gravità e senza nessuna pericolosità sociale, ed è incomprensibile il motivo per cui il sistema sanitario non garantisce uguale controllo per persone che, alla prova dei fatti, possono essere pericolose per loro stesse, la propria famiglia e chiunque graviti nella loro sfera di influenza, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e, vista la loro gravità e considerate le evidenti lacune ed inefficienze dell'attuale sistema di assistenza psichiatrica, quali iniziative di competenza intendano intraprendere, al fine di fornire un'adeguata assistenza ai malati ed alle loro famiglie e più elevati livelli di sicurezza dell'intera collettività nei confronti della potenziale pericolosità sociale dei malati psichiatrici abbandonati a loro stessi, prevenendo gli episodi di violenza come quelli registrati nelle ultime settimane. Atto n. 3-02660 CIRIANI Ai Ministri della giustizia e dell'interno Premesso che: desta preoccupazione la situazione in cui versa l'operatività del Tribunale di Gorizia, che da anni attraversa una crisi interna dovuta all'endemica e perdurante carenza di organico che ha determinato il rischio di una drastica riduzione dei servizi, se non addirittura di chiusura; in questo contesto di grande difficoltà un elemento ulteriormente aggravante sembra essere caratterizzato dall'impatto che sull'attività giurisdizionale ha determinato dall'apertura, nel dicembre 2019, del centro di permanenza per i rimpatri (CPR) a Gradisca di Isonzo, che ha di fatto costretto l'ufficio del giudice di pace di Gorizia a svolgere in maniera pressoché prevalente le attività inerenti alle procedure per le convalide delle posizioni degli stranieri trattenuti, a discapito delle attività giudiziarie penali e civili; la situazione starebbe di fatto divenendo insostenibile: