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il mancato recepimento da parte dell'Italia dell'articolo XI del protocollo sul materiale aeronautico rappresenta uno dei maggiori ostacoli che i lessor e le imprese costruttrici di aeromobili rilevano al fine di consentire ad una compagnia aerea in possesso di licenza italiana di operatore aereo di registrare l'aeromobile nel RAN gestito dall'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC); la difficoltà a ratificare da parte dell'Italia è probabilmente dovuta al fatto che la convenzione è caratterizzata da meccanismi che possono discostarsi dai tradizionali principi del nostro ordinamento in tema di garanzie a favore dei creditori. Proprio in ragione della differenza tra gli ordinamenti di common law e civil law , la convenzione ha previsto un meccanismo di ratifica suscettibile di consentire agli ordinamenti di civil law , quale quello italiano, di aderire con alcune riserve; affinché la disciplina possa trovare applicazione nel nostro ordinamento occorrerà, inoltre, adeguare le norme contenute nel codice della navigazione (di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, e successive modificazioni); l'articolo 760 del codice, in particolare, richiede un'attesa dell'aeromobile in Italia di 60 giorni nel caso di richiesta di cancellazione dello stesso dal RAN, termine a tutela dei creditori entro il quale possono far valere i loro diritti proponendo la loro opposizione alla cancellazione all'ENAC, costringendo, di fatto, gli operatori del settore a rivolgersi alle autorità di aviazione civile di altri Paesi UE che hanno procedure più rapide per le attività amministrative di registrazione e cancellazione anziché rivolgersi ad ENAC, impegna il Governo: 1) a presentare alle Camere il disegno di legge di ratifica della convenzione di Cape Town e del relativo protocollo aeronautico, firmati a Cape Town il 16 novembre 2001, attivando in particolare ogni azione utile al recepimento della disciplina relativa ai rimedi per i casi di insolvenza di cui all'articolo XI del protocollo, concernente le garanzie internazionali su beni mobili strumentali, mediante specifica dichiarazione ai sensi dell'articolo XXX, paragrafo 3, del protocollo, con le eventuali riserve e dichiarazioni previste; 2) a provvedere al corrispondente riordino e adeguamento delle disposizioni contenute nel codice della navigazione in relazione alle procedure di registrazione e cancellazione degli aeromobili dal registro aeronautico nazionale. Interrogazioni Atto n. 3-00863 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: le Commissioni uniche nazionali (CUN) sono state introdotte dall'articolo 6- bis del decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91, al fine di consentire ai produttori di collocare il proprio prodotto ad un prezzo congruo e di garantire la trasparenza nelle relazioni contrattuali tra gli operatori di mercato e nella formazione di prezzi; l'assessore per le politiche agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, il 28 aprile 2018, durante l'inaugurazione della 69a edizione della Fiera internazionale dell'agricoltura e della zootecnia di Foggia, ha ribadito la necessità di costituire la Commissione unica nazionale per la quotazione del grano duro a Foggia, riaffermando l'urgenza, oltre che l'esigenza, di gestire nel cuore della cerealicoltura italiana dedicata al frumento pastificabile le sempre possibili crisi di prezzo; il ministro Luigi Di Maio il 12 maggio si è recato a Foggia e insieme a Giuseppe L'Abbate hanno annunciato l'avvio "sperimentale" della CUN, dimenticando che la Commissione è ben collaudata da una legge e da un decreto attuativo, che non prevedono alcuna sperimentazione; considerato che: la costituzione di una CUN a Foggia per il prezzo del grano duro è in discussione dal luglio 2016 e fa parte del piano del Ministro pro tempore Maurizio Martina per il rilancio del grano italiano, il quale, tra l'altro, in un tavolo ministeriale ebbe modo di affermare che, dai dati ISMEA sull'andamento dei prezzi per il grano duro, non c'era nessuna correlazione tra mercato internazionale e nazionale, con ciò lasciando ipotizzare la presenza in Italia di fenomeni distorsivi dei prezzi e della concorrenza; l'esigenza di stabilire nel capoluogo della Capitanata la Commissione è data dal fatto che i prezzi del grano duro fino pastificabile, sia all'ingrosso che all'origine, continuano a non essere remunerativi. Infatti, nel mese di maggio 2018, dall'Osservatorio prezzi della Camera di commercio di Foggia arriva l'ulteriore conferma che la fase calante dei prezzi è ancora in corso: il cereale pastificabile, alle condizioni di "franco partenza luogo di stoccaggio", è passato di mano ad un prezzo minimo di 209 euro alla tonnellata ed a 214 euro di prezzo massimo. Il che significa una perdita secca di 4 euro a tonnellata sui valori stabiliti il 28 marzo 2018 sulla stessa piazza, seduta che chiuse una fase di stabilità durata oltre un mese, con quotazioni sui valori minimi di 214 euro e di 219 sui massimi; con i prezzi registrati il 27 maggio 2018, la perdita di valore all'ingrosso sui 240 euro per tonnellata sui massimi, raggiunti lo scorso 30 agosto, svetta a 26 euro, pari a un calo del 10,84 per cento. Mentre secondo ISMEA il prezzo all'origine è di nuovo in calo (2,35 per cento in meno), con un valore medio di 207,5 euro alla tonnellata, registrato il 25 aprile e in discesa rispetto all'11 aprile, quando l'istituto rilevava un prezzo medio all'origine (alle condizioni di "franco magazzino - partenza") di 212,50 euro alla tonnellata; anche gli agricoltori del Belice e dell'associazione "GranoSalus" hanno protestato per il grano pagato solo 17 centesimi. Gli agricoltori denunciano le politiche comunitarie che svantaggiano il grano siciliano, pugliese, lucano, molisano e abruzzese costringendoli, così ad abbandonare i propri terreni, visto che sempre più i costi superano i guadagni. In Sicilia hanno sfilato con i loro trattori lungo la statale Palermo-Sciacca, chiedendo un prezzo di almeno 40 centesimi al chilo; pare evidente, dunque, l'opportunità dell'individuazione della sede foggiana per la CUN grano duro, senza alcuno indugio verso sperimentazioni. Si tratterebbe, infatti, di un'assegnazione giusta e dovuta, non solo per la vocazione produttiva di grano duro che ha il Mezzogiorno, ma anche perché coronerebbe il lavoro svolto dalla Camera di commercio nella tutela e controllo dei prezzi. Con la Commissione unica a Foggia si avrebbe una gestione più equilibrata dell'emergenza prezzi, attenuando fenomeni distorsivi e anticoncorrenziali; tenuto conto che: nonostante la citata legge istitutiva della CUN, il decreto attuativo, l'approvazione in Conferenza Stato-Regioni e la risoluzione della Camera dei deputati 8-00202, approvata dal Governo il 28 settembre 2016, non si è potuto ancora istituire la CUN a Foggia, anche a causa di ostacoli frapposti da alcune organizzazioni di categoria, che insistono nel mantenere in vita un meccanismo anticoncorrenziale;