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- (Modifiche al decreto legislativo 13 ottobre 2010, n. 190, recante attuazione della direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino -- Procedura d'infrazione 2013/2290 -- Modifiche alla Parte Terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni -- Procedura d'infrazione 2007/4680) L'articolo, al comma 1, prevede modifiche al decreto legislativo n. 190 del 2010. Tali modifiche sono finalizzate a superare la procedura d'infrazione avviata dalla Commissione europea, ai sensi dell'articolo 258 del TFUE, con lettera di messa in mora, prot. c (2014) 214, del 23 gennaio 2014, per non corretta trasposizione della direttiva 2008/56/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino, trasposta nell'ordinamento interno dal decreto da ultimo citato. Nella citata comunicazione la Commissione, pur prendendo atto delle osservazioni e dei chiarimenti forniti nell'ambito della procedura d'indagine EU-Pilot 3709/12/ENVI, non ha ritenuto i medesimi sufficienti a superare le eccezioni di un non corretto e incompleto recepimento della direttiva in questione. Le modifiche di cui alle lettere e) ed f) sono volte a superare le menzionate censure della Commissione europea. La stessa ritiene che la prescrizione della direttiva sia stata incorrettamente trasposta poiché la legislazione italiana, all'articolo 11, commi 1 e 4, usando i termini «definisce» invece di «elabora ed attua» e limitandosi a prevedere «l'elaborazione e l'avvio dei programmi di monitoraggio», non stabilisce espressamente l'obbligo di attuare i medesimi programmi e, quindi, non assicura la loro piena funzionalità. La modifica di cui alla lettera b) è volta a superare le censure della Commissione europea riguardanti l'articolo 8, comma 3, lettera b) , del decreto legislativo n. 190 del 2010. A tale riguardo, la Commissione ritiene che la prescrizione della direttiva non sia stata correttamente trasposta poiché la legislazione italiana non fa riferimento «agli aspetti qualitativi e quantitativi delle diverse pressioni». La modifica di cui alla lettera a) è volta a superare le censure della Commissione europea relativamente alla non conformità dell'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 190 del 2010 rispetto all'articolo 8, paragrafo 3, della direttiva. La Commissione ha ritenuto che il riferimento, nella norma italiana, ai fini della preparazione della valutazione iniziale, alla «cooperazione con gli Stati membri che hanno in comune con l'Italia una regione o sottoregione marina», alla «cooperazione regionale», alle «convenzioni marittime regionali» ed agli «accordi internazionali», non assorba e/o sostituisca l'obbligo di tener conto «degli impatti transfrontalieri sulle acque marine». La norma di cui alla lettera c) è volta a superare le censure della Commissione europea riguardanti la non conformità dell'articolo 9, comma 3, del decreto n. 190 del 2010 rispetto all'articolo 9 della direttiva. A parere della Commissione l'omissione della parola «caratteristiche» nel testo dell'articolo non garantisce il rispetto dell'obbligo di tener conto degli elementi di cui alla tabella 1 dell’allegato III «caratteristiche», come richiesto dalla direttiva. La modifica di cui alla lettera d) è volta a superare le censure della Commissione europea riguardanti l'articolo 10, comma 2 del decreto legislativo rispetto all'articolo 10, paragrafo 1, della direttiva europea. La Commissione ha ritenuto che, nello stabilire i traguardi ambientali, il riferimento della norma italiana ai «vigenti strumenti normativi o di pianificazione e di programmazione esistenti a livello regionale, nazionale, comunitario o internazionale» non assorba e/o sostituisca l'obbligo di tener conto «degli impatti e delle caratteristiche transfrontalieri sulle acque marine». Infine, la formulazione di cui alla lettera g) è volta a superare le menzionate censure della Commissione europea relative alla non conformità dell'articolo 12, comma 2, del decreto legislativo n. 190 del 2010 con l'articolo 13, paragrafo 2, della direttiva. La Commissione ha rilevato che la norma italiana, limitandosi a stabilire che il Ministero effettui una ricognizione dei programmi di misure esistenti a vario titolo, non prevede che i programmi di misure tengano conto dei programmi esistenti. Inoltre, ad avviso della Commissione, la legislazione italiana omette anche il riferimento alla «normativa prossima ventura relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, o da accordi internazionali». Da ultimo, la norma (lettera g) ) fa esplicito riferimento agli strumenti di pianificazione e di programmazione aventi rilievo per le acque marine previsti dalla parte terza del decreto legislativo n. 152 del 2006, il quale non comprende le misure prescritte dalla direttiva 2006/7/CE, relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione (direttiva attuata in Italia tramite decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 116). Il comma 2 risponde all'esigenza di risolvere la procedura d'infrazione avviata nel 2007 dalla Commissione europea per la non corretta trasposizione della direttiva 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque. Nonostante le modifiche introdotte al decreto legislativo n. 152 del 2006 dall'articolo 24 della legge europea 2013 (legge 6 agosto 2013, n. 97), la Commissione europea, con nota del 27 gennaio 2014, prot. C(2014)161, ha deciso l'emissione di un parere motivato complementare in quanto, in assenza di una esplicita trasposizione dell'articolo 11, paragrafo 3, lettera h) , della direttiva 2000/60/CE e in presenza di misure di base per limitate fonti diffuse di inquinamento, la normativa nazionale di recepimento della direttiva 2000/60/CE non risulterebbe ancora del tutto conforme. La modifica dell'articolo 117 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è volta, pertanto, a dare formale recepimento all'articolo 11, paragrafo 3, lettera h) , della direttiva 2000/60/CE; aggiungendo, dopo il comma 2- bis , il comma 2- ter si prevede, in tema di rilevamento delle caratteristiche del bacino idrografico ed analisi dell'impatto esercitato dall'attività antropica, che qualora l'analisi effettuata e i risultati dell'attività di monitoraggio condotta ai sensi dell'articolo 120 del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006 evidenzino impatti antropici significativi da fonti diffuse, le Autorità competenti individuino misure vincolanti di controllo dell'inquinamento.