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Il livello di corruzione percepito nel settore pubblico è elevato e colloca l'Italia in posizione lontana dai vertici della classifica europea, spia di una grave insufficienza e di una costante e sensibile distanza da livelli auspicabili e realmente competitivi. In particolare, nell'ambito dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), l'Italia è il Paese con il più alto tasso di corruzione percepita, come emerge da una ricerca curata dall'Istituto di studi politici, economici e sociali (Eurispes). Tale dato sfiora il 90 per cento e rischia di provocare conseguenze concrete sull'economia nazionale in termini di fiducia nelle istituzioni e nei mercati. Oltretutto, secondo la Banca mondiale, la corruzione costituisce uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo economico e sociale degli Stati, incidendo negativamente sulla crescita, in misura stimata tra lo 0,5 e l'1 per cento annui. Nel dettaglio, nell'ultima graduatoria di Transparency International l'Italia figura al 69° posto, mentre l'85 per cento degli italiani è convinto che istituzioni e politici abbiano a che fare con la corruzione. Questa non è un'opinione: questo è un dato oggettivo. E non è irrilevante il fatto che si tratti di una percezione della corruzione meno rilevante, perché gli investitori esteri, se percepiscono un alto livello di corruzione, non vogliono competere in un mercato infiltrato dalla corruzione e, quindi, dalla criminalità organizzata. (Applausi dal Gruppo M5S) . Combattere questa vera e propria piaga sociale è allo stesso tempo un imperativo morale e un punto cruciale di un'azione politica che voglia proporsi di offrire ai cittadini l'immagine di una pubblica amministrazione efficiente e funzionale, nel pieno rispetto dell'articolo 97 della Costituzione. La riforma approvata presenta i caratteri della organicità e della sistematicità, essendo stata pensata ed elaborata in modo da intervenire sul versante sia sostanziale che processuale investigativo, sul presupposto che una seria lotta alla corruzione richiede non solo un'adeguata strutturazione delle fattispecie incriminatrici, ma anche la scelta di strumenti di indagine e poteri di accertamento idonei all'effettivo perseguimento dei reati da parte degli organi inquirenti e dell'autorità giudiziaria. Il provvedimento, dunque, oltre a prevedere una complessiva riorganizzazione della disciplina dei reati contro la pubblica amministrazione e l'inasprimento delle sanzioni, inserisce tra le novità di maggiore interesse il cosiddetto Daspo per i corrotti e una speciale causa di non punibilità nel caso di volontaria, tempestiva e fattiva collaborazione. Parimenti sono stati forniti i nuovi strumenti investigativi agli organi inquirenti e all'autorità giudiziaria, attraverso l'estensione delle tecniche investigative speciali previste all'articolo 9 della legge n. 46 del 2006, segnatamente dell'agente sotto copertura, a una serie di reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la concussione e la corruzione per l'esercizio della funzione, la corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, il traffico di influenze illecite. È stata altresì estesa alle indagini in materia di reati contro la pubblica amministrazione la possibilità della consegna controllata di denaro o di altre utilità in esecuzione delle attività illecite in corso. Si vuole in tal modo consegnare al Paese un sistema in cui corrompere ed essere corrotti non solo rappresenti un disvalore, ma addirittura non convenga e in cui l'onestà e il rispetto delle regole non solo non soddisfino la propria coscienza, ma rappresentino anche uno stile di vita finalmente supportato e premiato dallo Stato italiano (Applausi dal Gruppo M5S) . Di pari importanza è stato l'intervento sul processo penale, al fine di rendere effettivo il dettato dell'articolo 110 della Costituzione e di assicurare la ragionevole durata del processo. Qualsiasi intervento di diritto sostanziale rimarrebbe effimero e meramente formale se, nonostante gli sforzi enormi degli operatori giuridici, non si riesce a garantire una risposta di giustizia in tempi certi e idonei a riaffermare il primato dello Stato. Nell'operare una sistematica riforma della prescrizione si è partiti dalle seguenti considerazioni di fondo che vi ripropongo. Il dato relativo al settore penale è davvero preoccupante ed evidenzia nel 2017 un tendenziale aumento dei processi che si estinguono per prescrizione: 9,4 per cento nel 2017 a fronte dell'8,7 per cento nel 2016. Nello specifico, i procedimenti prescritti sono stati 125.550, dei quali il 25,8 per cento in grado di appello. La ricerca della verità e l'esigenza di giustizia non possono essere frustrate dall'uso pretestuoso di un istituto che, pur avendo una funzione originaria nobile, non può però finire per assicurare l'impunità rispetto a comportamenti criminosi che provocano un elevato allarme sociale e, quando parlo di uso pretestuoso e strumentale, mi riferisco proprio al dibattito politico che è stato fatto in ordine alla prescrizione. Inoltre, deve considerarsi come il decorso della prescrizione comporti sul piano pratico il vanificarsi del lavoro svolto in sede di indagine e durante i vari gradi processuali, causando sostanzialmente un improduttivo utilizzo di risorse umane ed economiche. Si è deciso pertanto di intervenire sull'istituto della prescrizione, recuperandone e tutelandone l'autentica funzione di garante del diritto all'oblio del cittadino attraverso una modifica incisiva dell'articolo 159 del codice penale, introducendo una nuova protesi di sospensione del termine di prescrizione che si verifica al momento della pronuncia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna e prosegue sino alla data di esecutività della sentenza, che definisce il giudizio o irrevocabilità del decreto di condanna. In tal modo si è creato un punto di equilibrio tra esigenze di giustizia e quelle di chi legittimamente richiede di non essere soggetto di un procedimento penale per un tempo indeterminato. Si riafferma il principio per cui, a fronte di una sentenza di primo grado, lo Stato manifesta in maniera assoluta il suo interesse all'accertamento della verità. Allo stesso modo, si offre uno strumento di deterrenza rispetto alle strategie difensive meramente e legittimamente dilatorie in presenza di uno strumento fornito dalla legge. Con ciò, voglio rassicurare tutti coloro che sostengono che, allo stato dell'arte, la riduzione delle declaratorie assolutorie per prescrizione possa comportare un ulteriore allungamento dei processi. Vi garantisco che, proprio al fine di scongiurare tale rischio, è in programma sin d'ora un massiccio intervento sulle cause strutturali che oggi determinano la durata irragionevole dei processi, attraverso l'aumento e l'ottimizzazione delle risorse umane, l'accelerazione dell'innovazione informativa, lo snellimento delle procedure e, soprattutto, la semplificazione degli istituti di diritto processuale. Numerosi altri sono stati gli interventi operati in campo penale nell'anno 2018, di stampo sia sostanziale che procedurale. L'attenzione per le riforme sistematiche non ha però impedito di coinvolgere le energie del Ministero su ulteriori profili di criticità, accogliendo talvolta le sollecitazioni provenienti dall'Europa.