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Siccome si dice che non ci sono persone innocenti in carcere - qualcuno l'ha detto o forse se ne dimentica - ebbene Massimo Mallegni ne è uscito innocente e pulito, come tanti italiani. (Applausi). Dobbiamo tornare indietro nel tempo per ricordare anche ciò che accadde nel 1992, durante l'epoca di Tangentopoli: quanti morti, quanto sangue e quanta innocenza in quei momenti! Allora dica ai suoi suggeritori in toga, signor Ministro, che in gattabuia non ci sono solo i colpevoli, ma ci sono anche gli innocenti, e un Ministro della giustizia avrebbe il dovere di occuparsi soprattutto di costoro. (Applausi). Noi siamo rimasti gli unici, insieme ad una piccola pattuglia di credenti, a difendere i principi della Costituzione. Non abbiamo visto fuori da quest'Aula le sciarpe viola, il popolo viola; non abbiamo visto i girotondi. Lei, signor Ministro, più volte ha violato gli articoli fondamentali della nostra Carta costituzionale o se ne è dimenticato, tant'è che la stessa Corte costituzionale ha impugnato le sue leggi. Lei è un Ministro incostituzionale, è un Ministro anticostituzionale, è un Ministro che dovrebbe guardare ai princìpi fondamentali del nostro ordinamento, se li conosce. In Aula però ci siamo noi a difendere quei princìpi, a difendere il giusto processo e anche la magistratura, quella che non vuole implicazioni politiche, che si difende da coloro che la tirano per la giacchetta e soprattutto da coloro che vorrebbero realizzare, all'interno della magistratura stessa - e ci sono già riusciti, perché già dagli anni Sessanta è partito l'attacco alle istituzioni - lo sconfinamento dei tre poteri e il dimenticarsi della tripartizione di Montesquieu. C'è una corrente particolare, che ha una vocazione in questo senso ed è quella stessa corrente, che regola i conti anche in termini politici. Signor Ministro, mi faccia capire: il suo Presidente del Consiglio, che siede a fianco a lei, il difensore degli italiani, ha portato la toga. Dal giorno alla notte, con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono finite ai domiciliari 60 milioni di persone. (Applausi) . Poi interviene lei. Arriva il DAP e lei non può dire "non potevo non sapere", perché è un principio ignobile, se applicato in termini giudiziari. Nel momento in cui è la politica che deve rendere conto, lei, signor Ministro, sapeva esattamente ciò che sarebbe accaduto. Peraltro, avrebbe potuto prevedere, senza grande difficoltà, le situazioni esplosive delle carceri. C'è una mia interrogazione, risalente addirittura al 28 gennaio di quest'anno, in cui annunciavo ciò che sarebbe puntualmente accaduto. Lei sapeva, signor Ministro. Per noi di Forza Italia questi sono argomenti che restano sullo sfondo, perché il punto non è nemmeno la questione relativa a Di Matteo e alle "torte in faccia" che vi siete tirati in diretta televisiva, così come non è nemmeno la grave questione delle carceri, con 70 evasi e 14 morti, tutti per overdose e 30 milioni di euro spesi solo per iniziare i lavori di ricostruzione e di ristrutturazione. Voglio dirle anche che siamo ad una distanza stellare dalle posizioni giustizialiste, non solamente sue, ma anche del dottor Di Matteo. Signor Ministro, lei ha però realizzato un grande miracolo, l'incredibile miracolo di sant'Alfonso, che però non è Alfonso Maria de' Liguori. (Applausi) . Il miracolo di sant'Alfonso è quello di aver cementato in maniera definitiva l'alleanza del centrodestra e di aver realizzato nella sua maggioranza una situazione di insopportabilità. Nel nostro piccolo Transatlantico del Senato, nella sala Garibaldi, si sente rumoreggiare: non ripeto quello che dicono, ma molti dei senatori che dovrebbero sostenerla, se potessero farlo liberamente, non la voterebbero. Questo è un dato di fatto. In questo miracolo lei è riuscito a mettere insieme tutti: a ricompattare il fronte degli avvocati e quello dei magistrati, i professori universitari, gli studenti, il personale delle cancellerie, tutti contro i principi infami che la sua attività ha realizzato. Signor Ministro, non le auguro certamente di doversi ritrovare a veder deflagrare nel salotto di casa un procedimento penale. Le vogliamo bene, lei non è per noi un nemico, ma un avversario politico. Per noi nemiche sono le idee, che manifesta con tanta protervia, perché sappiamo dove ci vuole portare e abbiamo ben chiaro il suo percorso. Vorrei dirle allora che, quando un procedimento penale deflagra nel salotto di casa, a farne le spese non è solamente il destinatario, magari, di un avviso di garanzia, ma sono anche le persone che gli sono vicine, gli affetti più cari, le persone anziane, che non sanno dare giustificazioni agli amici che chiedono cosa sia successo: dai, dimmi la verità, è andata così? Questo avviene: la gogna mediatica. A volte quelli che troviamo sulle prime pagine dei giornali, dopo qualche mese ce li ritroviamo nei necrologi. Questa è una vergogna. (Applausi). È una vergogna che quest'Assemblea e lei, signor Ministro, non si battano per mettere un freno a tutto ciò. Lei dovrebbe avere, al contrario, maggiore attenzione. Le dicevo che siamo stellarmente distanti: lei è figlio della cultura del sospetto; lei ha una cultura giacobina, un fanatismo sanzionatorio, è un giansenista. Già una volta in quest'Aula glielo avevo detto. Giansenio era quell'eretico che riteneva che l'uomo nascesse corrotto e fosse assolutamente irredimibile: non è così. Ma questo ha delle conseguenze, non piccole, enormi a volte. Pensi a ciò che è successo a Roma, dove non si fanno le Olimpiadi per paura non si sa di che cosa. Pensi a ciò che accade nelle costruzioni, nelle imprese, negli appalti: nessuno fa più niente, tutto è bloccato. Per ricostruire il ponte Morandi abbiamo dovuto fare un'altra legge; questa è la situazione nella quale noi ci dibattiamo. Ma noi siamo garantisti, viviamo nella cultura del rispetto, crediamo in un rapporto armonioso con lo Stato. Come dice il nostro presidente Berlusconi, siamo figli della cultura greco-romana e giudaico-cristiana; abbiamo portato la civiltà non solamente in Italia, ma in Europa e nell'Occidente. Abbiamo questo nel nostro DNA: siamo garantisti. Quando spetterà a noi - perché arriverà il momento in cui ci faranno votare... (Applausi) . Quando spetterà a noi, gli italiani vedranno le vere riforme e la difesa autentica della libertà. (Applausi). PERILLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, lei ha una grande pazienza, io la invidio, e tra l'altro anche un grande senso del dovere e delle istituzioni. Non credo che sia stato difficile da casa, per coloro che ci seguono, farsi un'opinione di ciò che è avvenuto.