[pronunce]

Nell'intendimento del legislatore delegato, la nuova disposizione è volta - all'evidenza - semplicemente a trasferire all'interno del codice penale, in attuazione del principio della cosiddetta «riserva di codice», le due figure criminose previgenti disciplinate dagli artt. 12-sexies della legge n. 898 del 1970 e 3 della legge n. 54 del 2006, fuse nell'unica fattispecie di cui al nuovo art. 570-bis cod. pen. , che si pone pertanto in rapporto di continuità normativa con quelle previgenti abrogate (Corte di cassazione, sezione feriale, sentenza 2-3 agosto 2018, n. 37766; ma anche sezione sesta penale, sentenza 24 ottobre-12 dicembre 2018, n. 55744 e sezione sesta penale, sentenza 17 ottobre-13 dicembre 2018, n. 56080). 7.5.- Il nuovo art. 570-bis cod. pen. , peraltro, indica espressamente come soggetto attivo del reato il solo «coniuge». Ciò ha indotto i giudici rimettenti a concludere che l'introduzione della nuova norma abbia determinato, in realtà, una parziale abolitio criminis con riferimento alla condotta del genitore nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio: condotta che la giurisprudenza dominante considerava abbracciata dalla fattispecie criminosa di cui all'art. 3 della legge n. 54 del 2006, grazie alla clausola di estensione di cui all'art. 4, comma 2, della medesima legge, ma che oggi non potrebbe più essere considerata compresa nella formulazione letterale del nuovo art. 570-bis cod. pen. Di qui le questioni di legittimità costituzionale della nuova disposizione, nonché della disposizione del d.lgs. n. 21 del 2018 che l'ha introdotta e di quelle che hanno abrogato le precedenti incriminazioni, in relazione ai parametri poc'anzi menzionati. 8.- Le questioni relative all'art. 7, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 21 del 2018, sollevate dalla sola Corte d'appello di Trento, sono inammissibili per difetto di rilevanza nel giudizio a quo. Tale disposizione ha infatti abrogato l'art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970, che è semplicemente richiamato quoad poenam dall'art. 3 della legge n. 54 del 2006, l'unico che veniva in considerazione nel processo a quo, e che è stato abrogato dalla distinta disposizione - correttamente censurata dal giudice rimettente - di cui all'art. 7, comma 1, lettera o), del d.lgs. n. 21 del 2018. 9.- Sono invece ammissibili le censure rivolte, in riferimento agli artt. 76 e 25, secondo comma, Cost., sia al nuovo art. 570-bis cod. pen. ; sia all'art. 2, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 21 del 2018, che ha introdotto il predetto art. 570-bis nel codice penale; sia - infine - all'art. 7, comma 1, lettera o), del d.lgs. n. 21 del 2018, che ha contestualmente abrogato l'art. 3 della legge n. 54 del 2006. 9.1- Non è, infatti, fondata l'eccezione - sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato in quattro giudizi incidentali - secondo cui i giudici a quibus non avrebbero sperimentato la possibilità di un'interpretazione secundum constitutionem delle disposizioni censurate. I rimettenti chiariscono, in effetti, perché a loro avviso non sia possibile estendere la portata del nuovo art. 570-bis cod. pen. all'omesso adempimento degli obblighi di natura economica nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio, a una tale soluzione ostando - nella prospettiva delle ordinanze di rimessione - l'indicazione del solo «coniuge» come soggetto attivo del reato. Secondo l'ormai costante orientamento di questa Corte, l'effettivo esperimento del tentativo di una interpretazione costituzionalmente orientata - ancorché risolto dal giudice a quo con esito negativo per l'ostacolo ravvisato nella lettera della disposizione denunciata - consente di superare il vaglio di ammissibilità della questione incidentale sollevata. La correttezza o meno dell'esegesi presupposta dal rimettente - e, più in particolare, la superabilità o non superabilità degli ostacoli addotti a un'interpretazione costituzionalmente orientata della disposizione impugnata - attiene invece al merito, e cioè alla successiva verifica di fondatezza della questione stessa (sentenze n. 262 e n. 221 del 2015; più di recente, ex multis, sentenze n. 135 del 2018, n. 255 e n. 53 del 2017). 9.2.- Non è fondata neppure l'eccezione, formulata dall'Avvocatura generale dello Stato con riferimento alla questione sollevata dal Tribunale ordinario di Civitavecchia, secondo cui il rimettente avrebbe posto a base della questione l'interpretazione dell'abrogato art. 3 della legge n. 54 del 2006 operata da una giurisprudenza non univoca, erroneamente considerata alla stregua di diritto vivente da parte dello stesso giudice a quo. In realtà, come si è già avuto modo di rilevare (supra, punto 7.3.), una sola pronuncia della sesta sezione penale della Corte di cassazione aveva escluso che l'abrogato art. 3 della legge n. 54 del 2006 si riferisse anche alle pronunce del giudice concernenti gli obblighi di natura patrimoniale nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio. Tutte le pronunce successive della medesima sezione erano invece giunte alla conclusione opposta, muovendo dalla clausola estensiva di cui all'art. 4, comma 2, della legge n. 54 del 2006; conclusione, quest'ultima, che - pur in difetto di una decisione delle sezioni unite, evidentemente considerata non necessaria stante l'avvenuto superamento del contrasto all'interno della sesta sezione, competente tabellarmente per materia - ben poteva considerarsi espressiva del diritto vivente sul punto. 9.3.- Neppure è fondata l'ulteriore eccezione, parimenti svolta dall'Avvocatura generale dello Stato con riferimento alla questione sollevata dal Tribunale ordinario di Civitavecchia, relativa a una supposta aberratio ictus da parte del giudice a quo, che erroneamente non avrebbe esteso le proprie censure all'art. 4, comma 2, della legge n. 54 del 2006, applicabile nel giudizio a quo. Infatti, il rimettente non avrebbe avuto alcuna ragione di censurare tale disposizione, che - nel vigore dell'art. 3 della legge n. 54 del 2006 - consentiva di estenderne la portata alla violazione degli obblighi di natura economica nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio: possibilità che il rimettente reputa ora preclusa dall'avvenuta abrogazione del menzionato art. 3.