[pronunce]

La assoluta mancanza di una tale valutazione determina la conseguenza della inammissibilità della censura nei termini in cui è formulata, conformemente a quanto questa Corte ha già avuto modo di affermare (cfr. sentenza n. 213 del 2003). Del resto, la stessa presunta violazione degli obblighi comunitari non risulta affatto argomentata, essendosi limitato il ricorrente ad una mera giustapposizione della disciplina contenuta nell'art. 7 della direttiva n. 96/92/CE e della disciplina di attuazione contenuta nell'art. 3, commi 1 e 2, del d.lgs. n. 79 del 1999, senza l'individuazione specifica dei profili di contrasto. 3. - Per affrontare la questione di legittimità costituzionale concernente l'art. 9 della legge regionale impugnata, in relazione alla presunta violazione dell'art. 2 del d.lgs. n. 110 del 2002, occorre svolgere alcune considerazioni preliminari. Deve notarsi, innanzi tutto, come dalla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), non sia desumibile l'esistenza di alcuna competenza legislativa della Regione in relazione alla materia dell'energia elettrica. Va tuttavia rilevato che, come stabilisce l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), "sino all'adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale ed alle Province autonome di Trento e di Bolzano per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite". In base all'art. 117, terzo comma, Cost. spetta alle Regioni la potestà legislativa nella materia "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia", da esercitarsi nel rispetto dei principi fondamentali riservati alla legislazione dello Stato. Conseguentemente, non possono sussistere dubbi sulla necessità di riconoscere la medesima potestà legislativa anche alla Regione Friuli-Venezia Giulia. 4. - È a questo punto possibile pronunziarsi in relazione al preteso contrasto dell'art. 9 della legge regionale impugnata con l'art. 2 del d.lgs. n. 110 del 2002. La questione non è fondata. L'art. 1 del d.lgs. n. 110 del 2002 ha trasferito alla Regione Friuli-Venezia Giulia "tutte le funzioni in materia di energia che concernono le attività di ricerca, produzione, trasporto e distribuzione di qualunque forma di energia, salvo quelle espressamente previste dall'art. 2". Quest'ultimo riserva allo Stato, tra le altre, le funzioni concernenti "le determinazioni inerenti l'importazione, l'esportazione e lo stoccaggio di energia limitatamente allo stoccaggio di metano in giacimento", nonché "la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, salvo quelli che producono energia da fonti rinnovabili di energia e da rifiuti ai sensi del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, nonché le reti per il trasporto dell'energia elettrica con tensione superiore a 150 KV, il rilascio delle concessioni per l'esercizio delle attività elettriche di competenza statale, e le reti di interesse nazionale di oleodotti e gasdotti". La disposizione impugnata, invece - dopo aver previsto la possibilità, per la Regione, della stipulazione di accordi "con l'ente competente e con i proprietari della rete o di tratti di rete al fine di realizzare, razionalizzare e ampliare la capacità di trasmissione degli elettrodotti, anche transfrontalieri" (art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 110 del 2002) - dispone che "le opere connesse alla realizzazione degli interventi di cui al comma 2 sono soggette ad autorizzazione unica rilasciata nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità di cui alle disposizioni statali e regionali previste per l'istituto della conferenza di servizi" (art. 9, comma 3, del d.lgs. n. 110 del 2002). Secondo la prospettazione del ricorrente, tale ultima disposizione violerebbe le competenze statali nella materia dell'energia elettrica, in quanto pretenderebbe di regolare anche l'esercizio di funzioni amministrative riservate allo Stato, quali quelle concernenti le reti di trasporto dell'energia elettrica con tensione superiore ai 150 KV e le determinazioni concernenti l'importazione e l'esportazione dell'energia. Deve però essere notato che - nel quadro di una interpretazione sistematica delle disposizioni cui si è appena fatto riferimento - non c'è nulla che autorizzi a ritenere che l'art. 9 impugnato in questa sede abbia come effetto quello di estendere quanto da esso disposto anche agli elettrodotti che l'art. 2 del d.lgs. n. 110 del 2002 affida alla competenza dello Stato. In concreto, è ben possibile - come ha notato la difesa della Regione - che gli elettrodotti di competenza di quest'ultima (quelli con tensione non superiore a 150 KV) siano anche transfrontalieri; e del resto, ad essere riservata allo Stato, ai sensi dell'art. 2, lettera c) del d.lgs. n. 110 del 2001, è solo la competenza a dettare "le determinazioni inerenti l'importazione e l'esportazione" dell'energia. Conseguentemente, deve ritenersi che il comma 2 dell'art. 9 della legge regionale impugnato, nel prevedere la possibilità di accordi al fine di migliorare la capacità di trasmissione degli elettrodotti, si riferisca esclusivamente a quelli di competenza regionale ai sensi degli articoli 1 e 2 del d.lgs. n. 110 del 2002. Allo stesso modo, anche i successivi commi 3 e 4 - nei quali si prevede l'esistenza di una autorizzazione unica regionale, avente efficacia di dichiarazione di pubblica utilità, per "le opere e le infrastrutture connesse alla realizzazione degli interventi di cui al comma 2" - non possono che riferirsi alle opere di competenza della Regione. Merita di essere evidenziato, peraltro, che, nel caso in cui gli accordi in questione e le relative opere riguardino elettrodotti transfrontalieri, gli organi regionali dovranno ovviamente uniformarsi alle determinazioni adottate dalle competenti autorità statali, ai sensi di quanto previsto dall'art. 2, lettera c), del d.lgs. n. 110 del 2002. 5. - Resta da affrontare la questione concernente la presunta illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 30 del 2002. Ai sensi dell'originario testo della disposizione impugnata "nelle more dell'approvazione del Piano energetico regionale sono sospese le procedure autorizzatorie per la costruzione di nuovi impianti a biomassa".