[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale della legge della Regione Toscana 4 dicembre 2003, n. 55 (Accertamento di conformità delle opere edilizie eseguite in assenza di titoli abilitativi, in totale o parziale difformità o con variazioni essenziali, nel territorio della regione Toscana), della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 11 dicembre 2003, n. 22 (Divieto di sanatoria eccezionale delle opere abusive), dell'articolo 4 della legge della Regione Marche 23 dicembre 2003, n. 29 (Norme concernenti la vigilanza sull'attività edilizia nel territorio regionale) e della legge della Regione Emilia-Romagna 16 gennaio 2004, n. 1 (Misure urgenti per la salvaguardia del territorio dall'abusivismo urbanistico ed edilizio), promossi con ricorsi del Presidente del Consiglio dei ministri, rispettivamente notificati il 6 febbraio, il 20 febbraio, il 25 febbraio e il 15 marzo 2004, depositati in cancelleria il 16 febbraio, il 1° marzo, il 2 marzo e il 23 marzo successivi ed iscritti ai nn. 20, 24, 27 e 41 del registro ricorsi 2004. Visti gli atti di costituzione delle Regioni Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche ed Emilia-Romagna; udito nell'udienza pubblica dell'11 maggio 2004 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Lucia Bora e Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana, Giandomenico Falcon per le Regioni Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna e Stefano Grassi per la Regione Marche.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.1. - Con ricorso notificato il 6 febbraio 2004 e depositato il 16 febbraio 2004 (Reg. ricorsi n. 20 del 2004), il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato questione di legittimità costituzionale avverso la legge della Regione Toscana 4 dicembre 2003, n. 55 (Accertamento di conformità delle opere edilizie eseguite in assenza di titoli abilitativi, in totale o parziale difformità o con variazioni essenziali, nel territorio della Regione Toscana), pubblicata nel Bollettino ufficiale n. 44 del 10 dicembre 2003. L'art. 1, comma 2, della legge impugnata dispone che i commi da 25 a 38 e da 40 a 45 dell'art. 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l'incentivazione dell'attività di repressione dell'abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni delle aree demaniali), “non si applicano nel territorio della Regione Toscana, ad eccezione delle disposizioni di detti commi concernenti l'oblazione penale”. Il ricorrente osserva come la legge regionale in esame si basi sul presupposto del “già avvenuto adeguamento della disciplina regionale” ai principi posti d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), menzionato dal comma 2 del citato art. 32. Tale comma, tuttavia, si limiterebbe semplicemente ad individuare il “contesto generale e d'insieme” in cui questa interviene. Secondo il ricorrente, la legge impugnata violerebbe l'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, in quanto le norme in materia di oblazione contenute nell'art. 32 del d.l. n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), costituirebbero esercizio della potestà legislativa nella materia “ordinamento penale”, riservata in via esclusiva allo Stato. La sottrazione del territorio di una o più Regioni alla disciplina statale introdurrebbe significative disuguaglianze, in violazione dell'art. 3 Cost., non legittimate dal riconoscimento costituzionale delle autonomie regionali. Inoltre, rileva l'Avvocatura, poiché gli introiti derivanti dalle oblazioni sono stati inseriti nella legge finanziaria per l'anno 2004, la disciplina impugnata, impedendo l'applicazione nel territorio regionale dell'art. 32 del d.l. n. 269 del 2003, violerebbe l'art. 119 Cost. Essa, infatti, determinerebbe una ingerenza nella formazione del bilancio annuale dello Stato e una lesione della autonomia finanziaria che anche e soprattutto allo Stato deve essere garantita, nonché una compressione della sua competenza in materia di “coordinamento della finanza pubblica e dei sistemi tributari”. Essa, inoltre, contrasterebbe con l'art. 81 Cost., in quanto comporterebbe la sottrazione di risorse destinate alla copertura di spese pubbliche approvate dal Parlamento e la rottura del c.d. “patto di stabilità” concordato a livello di Unione europea. La legge censurata violerebbe anche l'art. 117, terzo comma, Cost., che riconosce allo Stato la competenza a dettare i principi nella materia “governo del territorio” e a disciplinare i titoli abilitativi edilizi. Ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, l'adozione di norme regionali “meramente demolitorie” e “di reazione” alle norme statali, che statuiscono la non applicazione nel territorio regionale di disposizioni dello Stato, potrebbe pregiudicare l'unità giuridica della Repubblica, in violazione dell'art. 5 Cost. Le norme della legge regionale violerebbero, peraltro, anche l'art. 127, secondo comma, Cost., per la parte in cui è riconosciuta alle Regioni la possibilità di impugnare avanti alla Corte costituzionale le leggi statali ritenute illegittime, così escludendo che il potere legislativo regionale possa essere utilizzato per contrastare l'applicazione di norme dello Stato. Da ultimo, si lamenta la violazione dell'art. 51 e dell'art. 134 Cost., senza tuttavia addurre alcuna motivazione a fondamento di tale censura. 1.2. - Con atto depositato il 2 marzo 2004 - ma in tale data non ancora notificato alla controparte - l'Avvocatura dello Stato ha chiesto che, ai sensi dell'art. 9, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), sia sospesa la legge della Regione Toscana n. 55 del 2003, in quanto essa arrecherebbe pregiudizio all'interesse dello Stato e degli enti “a finanza derivata” al conseguimento degli introiti “da condono”. 2.1. - Con ricorso notificato il 20 febbraio 2004 e depositato il 1° marzo 2004 (Reg.