[pronunce]

L'art. 30 della legge della Regione Puglia n. 10 del 2007, per il remittente, si porrebbe, inoltre, in contrasto con i principi di ragionevolezza ed imparzialità della funzione legislativa (che il remittente ritiene espressi dall'art. 117, primo comma, Cost.), in quanto sarebbe diretto a comprimere posizioni in atto o acquisibili a seguito di concorso pubblico quali quelle prefigurate per le aziende sanitarie locali dall'art. 9 della legge n. 207 del 1985 e dall'art. 12, comma 9, della legge della Regione Puglia n. 12 del 2005. Nessuna rilevanza assumerebbe, invece, per il remittente, la circostanza che il censurato art. 30 della legge della Regione Puglia n. 10 del 2007 sia attuativo dell'art. 1, comma 558, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), posto che con questa ultima disposizione il legislatore avrebbe consentito, ma non avrebbe affatto imposto alle Regioni di attivare le procedure di stabilizzazione del personale c.d. precario. 2.3. - Il remittente ritiene, infine, che la questione di legittimità costituzionale dell'art. 30 della legge regionale n. 10 del 2007 sia rilevante «in quanto la deliberazione della Giunta regionale impugnata, che applica al personale delle unità sanitarie locali la norma ora citata, preclusiva in via definitiva della loro assunzione, è immediatamente lesiva delle posizioni giuridiche degli appellanti che, essendo stati riconosciuti idonei al concorso per infermieri professionali e inseriti nella relativa graduatoria, hanno conseguito un'aspettativa all'assunzione in relazione ai posti che si rendessero vacanti nel corso del biennio successivo all'approvazione della graduatoria». 3. - Si è costituita in giudizio la Regione Puglia, con una memoria nella quale sostiene l'inammissibilità e l'infondatezza della questione. 3.1. - Secondo la difesa regionale, posto che la disposizione regionale censurata non avrebbe un suo contenuto precettivo autonomo, ma sarebbe meramente riproduttiva della disciplina statale in materia di stabilizzazione del personale c.d. precario e che costituirebbe solo «il vettore di recepimento del suggerimento statale di armonizzazione», la questione sarebbe inammissibile, in quanto «priva di oggetto», non essendo stata estesa dal remittente anche alla disposizione statale, che sarebbe l'unica ad avere un contenuto normativo sostanziale e che avrebbe abilitato le Regioni a trasferire all'interno del proprio ordinamento giuridico il predetto contenuto normativo. 3.2. - Nel merito, la difesa regionale ritiene la questione infondata sotto vari profili. Anzitutto, la Regione Puglia sostiene che dal complessivo disposto della legge n. 207 del 1985 non emergerebbe affatto l'obbligo di utilizzazione delle graduatorie esistenti per la copertura dell'organico, ma piuttosto che il principio del pubblico concorso e quello dell'utilizzo delle graduatorie possono essere derogati in presenza di ragionevoli circostanze dal legislatore nel suo discrezionale apprezzamento della complessità e della criticità delle situazioni. Secondo la difesa regionale, in particolare, vi sarebbe un «diritto vivente» (viene richiamata, al riguardo, la sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, 5 luglio 2006, n. 4252) in ordine all'interpretazione dell'art. 9 della legge n. 207 del 1985, per il quale l'obbligo di utilizzo delle graduatorie sussisterebbe solo per il conferimento di incarichi temporanei dovuti ad assenza o impedimento del titolare, mentre sarebbe ampiamente discrezionale la scelta dell'amministrazione di procedere o meno alla copertura dei posti vacanti in organico mediante utilizzo di una graduatoria, seppure nel biennio di validità (vengono richiamate, sul punto le sentenze del Consiglio di Stato, Sezione V, 10 gennaio 2007, n. 53, 18 ottobre 2002, n. 5611, 2 ottobre 2002, n. 5180, 20 marzo 2000, n. 1510). Per la difesa regionale, peraltro, anche laddove, seguendo la tesi del remittente e contro il «diritto vivente», volesse sostenersi, la sussistenza di un obbligo, discendente dall'art. 9 della legge n. 207 del 1985, all'utilizzo delle graduatorie anche per la copertura dei posti vacanti, dovrebbe comunque escludersi che un tale obbligo possa vincolare le Regioni. Dovrebbe infatti escludersi che tale disposizione di legge statale possa costituire un parametro interposto nel giudizio di costituzionalità, dato che la materia dell'impiego alle dipendenze delle Regioni e dei loro enti strumentali rientra nella competenza residuale di cui all'art. 117, quarto comma, Cost. Parimenti la Regione Puglia esclude che l'art. 12, comma 9, della legge regionale n. 12 del 2005 possa costituire un parametro interposto nel proposto giudizio di costituzionalità dell'art. 30 della legge regionale n. 10 del 2007. Trattandosi, infatti, di fonti di pari grado il loro asserito contrasto non potrebbe in alcun modo fare dubitare della legittimità della disposizione sopravvenuta, ma semmai dovrebbe risolversi nel senso della abrogazione della norma anteriore. La difesa regionale, inoltre, sostiene la natura provvedimentale e transitoria dell'art. 12 della legge della Regione Puglia n. 12 del 2005 ed esclude, pertanto, che da essa possa trarsi alcun principio della materia e sostiene, comunque, che tra questa disposizione e l'art. 30 della legge n. 10 del 2007 non sussisterebbe una effettiva incompatibilità, dato che l'art. 12 indicherebbe tre modi per la copertura dei posti vacanti (mobilità, scorrimento delle graduatorie, nuova procedura concorsuale), ma non detterebbe alcun ordine di preferenza, rimettendo alla discrezionalità dell'amministrazione (e, quindi, tanto più a quella di un successivo legislatore) la scelta del modo più opportuno. Ma in ogni caso, secondo la Regione, anche laddove si dovesse ritenere che effettivamente l'art. 12 della legge regionale n. 12 del 2005 individui una preferenza nello scorrimento delle graduatorie rispetto alla indizione di nuove procedure selettive, non potrebbe negarsi la legittimità di una legge sopravvenuta, che per ragionevoli circostanze effettui una scelta diversa. La Regione Puglia, infine, dopo una ampia disamina della giurisprudenza costituzionale in tema di concorso pubblico (vengono richiamate le sentenze n. 81 del 1983, n. 320 del 1997, n. 1 del 1999, n. 141 del 1999, n. 373 del 2002, n. 274 del 2003, n. 34 del 2004, n. 205 del 2004, n. 159 del 2005 e l'ordinanza n. 517 del 2002), sostiene che l'art. 30 della legge regionale n. 10 del 2007 rientrerebbe «perfettamente» nella deroga di cui all'art. 97, terzo comma, Cost., «sia perché non è di certo ispirata (anzi: