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Art. 2 1. I dati di cui all'articolo 1 sono raccolti presso: a) le cancellerie e le segreterie degli uffici giudiziari interessati; b) gli uffici del registro, la Direzione centrale del demanio del Ministero delle finanze e gli uffici del territorio, ovvero, ove questi ultimi non siano istituiti, le sezioni staccate del demanio; c) le prefetture; d) le questure; e) i comuni. 2. I dati affluiscono al Ministero di grazia e giustizia - Direzione generale degli affari penali, delle grazie e del casellario, per via telematica o su supporto informatico, oppure, quando non è possibile in alcun modo ricorrere a tali mezzi, su supporto cartaceo. La raccolta e il trattamento dei dati sono effettuati nell'ambito di strutture e con mezzi già in dotazione alle amministrazioni interessate e, comunque, senza oneri aggiuntivi oltre quelli previsti dall'articolo 4 della legge 7 marzo 1996, n. 109. 3. La Direzione generale degli affari penali, delle grazie e del casellario provvede al trattamento dei dati nell'ambito di un apposito archivio tenuto con strumenti automatizzati, nel quale sono registrati, in particolare: a) i dati relativi ai provvedimenti di sequestro e di confisca adottati; b) i dati di cui all'articolo 3, comma 3; c) le altre informazioni trasmesse ai sensi degli articoli 4 e 5. 4. Ai fini della predisposizione della relazione di cui all'articolo 7, i dati sono elaborati in modo da distinguere gli atti e i provvedimenti adottati in ciascun semestre dell'anno solare. 5. Allo scopo di evitare la sovrapposizione delle medesime informazioni riguardanti uno stesso bene, il codice alfanumerico inizialmente apposto ai sensi dell'articolo 3, comma 1, è riprodotto nella documentazione relativa alla comunicazione e al versamento rispettivamente previsti dagli articoli 2 nonies, comma 1, e 2-undecies, comma 1, della legge 31 maggio 1965, n. 575, introdotti dall'articolo 3 della legge 7 marzo 1996, n. 109, nonché in ogni altra comunicazione comunque effettuata ai sensi del presente regolamento. Note all'art. 2: - L'art. 4 della legge n. 109/1996 è così formulato: "Art. 4. - 1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, valutati in lire 10 miliardi per ciascuno degli anni 1995, 1996 e 1997, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1995-1997, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1995, all'uopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero del tesoro. 2. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio". - L'art. 2-nonies, comma 1, della legge n. 575/1965 è così formulato: "Art. 2-nonies. - 1. I beni confiscati sono devoluti allo Stato. Il provvedimento definitivo di confisca è comunicato, dalla cancelleria dell'ufficio giudiziario che ha emesso il provvedimento, all'ufficio del territorio del Ministero delle finanze che ha sede nella provincia ove si trovano i beni o ha sede l'azienda confiscata, nonché al prefetto e al Dipartimento della pubblica sicurezzza del Ministero dell'interno". - Si trascrive il testo dell'art. 2-undecies della legge n. 575/1965: "Art. 2-undecies. - 1. L'amministratore di cui all'art. 2-sexies versa all'ufficio del registro: a) le somme di denaro confiscate che non debbano essere utilizzate per la gestione di altri beni confiscati; b) le somme ricavate dalla vendita, anche mediante trattativa privata, dei beni mobili non costituiti in azienda, ivi compresi quelli registrati, e dei titoli. Se la procedura di vendita è antieconomica, con provvedimento del dirigente del competente ufficio dal territorio del Ministero delle finanze è disposta la cessione gratuita o la distruzione del bene da parte dell'amministratore; c) le somme derivanti dal recupero dei crediti personali. Se la procedura di recupero è antieconomica, ovvero, dopo accertamenti sulla solvibilità del debitore svolti dal competente ufficio del territorio del Ministero delle finanze, avvalendosi anche degli organi di polizia, il debitore risulti insolvibile, il credito è annullato con provvedimento del dirigente dell'ufficio del territorio del Ministero delle finanze. 2. I beni immobili sono: a) mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile; b) trasferiti al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, per finalità istituzionali o sociali. Il comune può amministrare direttamente il bene o assegnarlo in concessione a titolo gratuito a comunità, ad enti, ad organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, e successive modificazioni, a cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, o a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti di cui al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Se entro un anno dal trasferimento il comune non ha provveduto alla destinazione del bene, il prefetto nomina un commissario con poteri sostitutivi; c) trasferiti al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, se confiscati per il reato di cui all'art. 74 del citato testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Il comune può amministrare direttamente il bene oppure, preferibilmente, assegnarlo in concessione, anche a titolo gratuito, secondo i criteri di cui all'art. 129 del medesimo testo unico, ad associazioni, comunità o enti per il recupero di tossicodipendenti operanti nel territorio ove è sito l'immobile. 3. I beni aziendali sono mantenuti al patrimonio dello Stato e destinati: a) all'affitto, quando vi siano fondate prospettive di continuazione o di ripresa dell'attività produttiva, a titolo oneroso, previa valutazione del competente ufficio del territorio del Ministero delle finanze, a società e ad imprese pubbliche o private, ovvero a titolo gratuito, senza oneri a carico dello Stato, a cooperative di lavoratori dipendenti dell'impresa confiscata. Nella scelta dell'affittuario sono privilegiate le soluzioni che garantiscono il mantenimento dei livelli occupazionali. I beni non possono essere destinati all'affitto alle cooperative di lavoratori dipendenti dell'impresa confiscata se taluno dei relativi soci è parente, coniuge, affine o convivente con il destinatario della confisca, ovvero nel caso in cui nei suoi confronti sia stato adottato taluno dei provvedimenti indicati nell'art. 15, commi 1 e 2, della legge 19 marzo 1990, n. 55;