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Il collega Ruotolo ha ricordato alcuni dati. Io voglio segnalare solo che nella giornata di ieri abbiamo superato i 100 milioni di casi nel mondo: i morti sono più di 2,1 milioni. Vediamo attorno a noi Nazioni nelle quali le condizioni attuali del contagio sono assai peggiori di quelle che ci sono in Italia. Dobbiamo fare quindi una riflessione adeguata alla gravità del fenomeno che siamo chiamati ad analizzare, senza indulgere, a mio avviso, in polemiche scadenti o in battute da avanspettacolo che, purtroppo, qualche volta sentiamo e di cui anche oggi ci è stato fatto dono. Dico questo perché la serietà mi sembra il primo dovere che la classe dirigente, che occupa posti di responsabilità nelle istituzioni, deve assolvere. Anche in riferimento al singolo provvedimento che è oggi al nostro esame, ritengo che sbaglieremmo se negassimo che nel contrasto a questa situazione totalmente nuova si sia fatto anche qualche errore, che ci sia stata qualche deficienza, qualche limite o qualche insufficienza. Queste cose sono avvenute e non vi è Paese al mondo nel quale non si sia proceduto per tentativi ed errori; anche in Italia questa è stata la realtà. Penso tuttavia che, sulla base di un bilancio che ormai comprende tanti atti di legge e che riguarda un arco temporale di quasi un anno, possiamo dire, senza tema di smentite, che possiamo andare a testa alta per quello che siamo riusciti a fare in termini di lotta al contagio e alla pandemia. Credo anche che sia necessario smitizzare alcuni luoghi comuni che vengono ripetuti a raffica, nell'illusione che, ripetendo a raffica una cosa falsa, l'intensità della ripetizione la faccia diventare una verità. Penso che vi siano argomenti su cui questo gioco non può essere fatto e che quello dei morti nel nostro Paese sia proprio uno di questi: tutto dovremmo infilare nella polemica politica per attaccare il Governo, fuorché il numero di decessi per Covid-19, utilizzato come spada per dire che il Governo ha lavorato male. (Applausi) . Ormai non c'è una sola ricerca seria - ovviamente l'aggettivo serio è decisivo - che non dica che l'elevato numero dei decessi in rapporto alla popolazione, che purtroppo registriamo in Italia, non ha niente a che vedere con l'efficienza dell'azione governativa, che si misura su altri parametri sui quali l'Italia è invece in buona posizione. Mi riferisco, ad esempio, alla campagna di vaccinazione in termini di percentuali di dosi somministrate su quelle disponibili; mi riferisco ai posti in terapia intensiva e al livello degli investimenti in sanità. Queste ricerche serie ci dicono che purtroppo l'Italia si trova in una posizione di estrema debolezza quanto a letalità del virus per due dati fondamentali. Il primo è quello dell'incidenza della popolazione con più di ottanta anni sul totale degli abitanti: in Italia gli ultraottantenni sono il 7,2 per cento del totale della popolazione; in Spagna e in Francia sono il 5,1 per cento, mentre in Germania sono meno del 6 per cento. Ciò vuol dire che siamo collocati a un livello fortemente più alto di quello dei Paesi con i quali ci dobbiamo confrontare e questo ci rende estremamente più vulnerabili. L'altro elemento che ci rende deboli per quanto riguarda la letalità del virus e sul quale dovremmo riflettere, perché ad esso siamo abituati a pensare come a un dato positivo in condizioni normali, è che la dimensione media dei nuclei familiari in Italia è molto più elevata di quella che è possibile registrare in tutti gli altri Paesi europei, perché noi, per certi versi fortunatamente - e sappiamo quanto fortunatamente - abbiamo un numero assai elevato di nuclei familiari in cui nonni, figli e nipoti convivono e sappiamo tutti quanto la diffusione del virus abbia utilizzato i canali intrafamiliari per estendersi in maniera massiccia. Io penso che nelle istituzioni si dovrebbe riflettere su questi dati. Certo, poi è necessario anche analizzare i limiti della medicina territoriale e favorire lo sviluppo della medicina digitale. Si pensi, ad esempio, a una cosa importantissima come quella che ha annunciato oggi il nostro Governo: la decisione di entrare nel capitale di una società romana, la ReiThera, che sta sviluppando un vaccino nel nostro Paese. È importantissimo che lo Stato si attribuisca un ruolo da protagonista in un'operazione che potrebbe darci un beneficio molto grande nel medio periodo, nell'ambito di una campagna vaccinale che ci impegnerà senz'altro per molti altri mesi. Non avendo molto tempo a disposizione, sottolineo un elemento del decreto oggi al nostro esame che mi pare particolarmente importante. Noi abbiamo deciso di affrontare il periodo natalizio, che ci sembrava, ed è stato, carico di molti rischi, con la scelta di attuare un grado di restrizioni forte e importante, ma più basso di quello che avevamo introdotto con decreti precedenti, consentendo una mobilità sufficiente affinché le persone potessero vedersi, almeno a livelli minimi, in un periodo dell'anno che è importantissimo per gli affetti, per le famiglie e per i rapporti interpersonali. Sono state avanzate delle critiche all'impostazione di quel decreto; ma oggi, nella seconda fase della seconda ondata, vediamo che l'Italia è uscita da quel periodo con risultati, in termini di contagi e di mortalità, assai migliori rispetto a molti altri Paesi, segno che quelle misure, così tarate e così differenziate territorialmente (il sistema dei colori, il confronto sistematico con le Regioni e l'utilizzo di indicatori condivisi), pur non essendo perfette (di perfetto non c'è niente di fronte a un fenomeno così nuovo), hanno prodotto risultati significativi. Concentriamoci sui dati che stiamo vedendo nelle ultime settimane, che sono probabilmente l'effetto della fase natalizia: abbiamo un numero di contagi più basso e vediamo inoltre che in alcuni Paesi vicini si supera spesso e volentieri il numero di 1.000 morti al giorno, cosa che in Italia non sta decisamente accadendo. Mi avvio a concludere dicendo che ovviamente non possiamo fare un'analisi della strategia sanitaria di contrasto alla pandemia da Covid-19 senza dedicare una parte della nostra attenzione alla strategia di contrasto alla crisi economica che la pandemia ha prodotto. Anche in questo caso eviterei di citare dati a vanvera, di svalutare pregiudizialmente l'attività del Governo, di utilizzare il fatto che ci troviamo in una situazione di crisi, che ci preoccupa tutti e che tutti ci auguriamo di poter risolvere con un allargamento della maggioranza e con una rafforzata squadra di Governo che possa continuare a guidare il nostro Paese in questo momento difficile. Mi pare che sfruttare queste circostanze per fare analisi che sono del tutto staccate dalla realtà serva veramente a poco. Il dato di fondo è che noi abbiamo impegnato, in questi undici mesi, 140 miliardi di euro per sostenere le imprese, i lavoratori autonomi e milioni di lavoratori dipendenti attraverso la proroga degli ammortizzatori sociali. Questa è un'operazione di sostegno immane, che sta facendo vedere il peso che scaricherà sul nostro futuro. Siamo entrati nella pandemia con un debito pubblico pari al 120 per cento del PIL e ne usciremo con un debito pubblico probabilmente intorno al 160 per cento del PIL; un aumento di 40 punti del debito accade normalmente durante una guerra e, in questo senso, quella al coronavirus è anche una guerra.