[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 10, lettera c), e comma 14, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), come modificato dall'art. 5-bis del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282 (Disposizioni urgenti in materia di adempimenti comunitari e fiscali, di riscossione e di procedure di contabilità), convertito, con modificazioni, in legge 21 febbraio 2003, n. 27, promossi con ordinanze del 2 luglio 2003 dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Cagliari, dell'8 gennaio 2004 dal Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Modena e del 23 giugno 2004 dal Tribunale di Venezia, sezione distaccata di Chioggia, rispettivamente iscritte al n. 750 del registro ordinanze 2003 ed ai nn. 236 e 833 del registro ordinanze 2004 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 38, prima serie speciale, dell'anno 2003 e nn. 14 e 44, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 febbraio 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che con l'ordinanza in epigrafe il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Cagliari ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 10, lettera c), ultimo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), come modificato dall'art. 5-bis del decreto-legge 24 dicembre 2002, n. 282 (Disposizioni urgenti in materia di adempimenti comunitari e fiscali, di riscossione e di procedure di contabilità), aggiunto dalla relativa legge di conversione 21 febbraio 2003, n. 27, il quale stabilisce che l'esclusione della punibilità per i reati indicati nello stesso art. 9, comma 10, lettera c) – conseguente al perfezionamento della procedura di definizione automatica delle imposte per gli anni pregressi – «non si applica in caso di esercizio dell'azione penale della quale il contribuente ha avuto formale conoscenza entro la data di presentazione della dichiarazione per la definizione automatica»; che il giudice a quo riferisce di essere investito del processo penale nei confronti di due persone imputate del delitto di cui all'art. 2 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205), per avere utilizzato, a fini di evasione dell'imposta sul valore aggiunto – quali soci accomandatari di una società in accomandita semplice – fatture per operazioni inesistenti nelle dichiarazioni relative a tale imposta per gli esercizi 1998 e 1999; che nel corso dell'udienza preliminare, gli imputati avevano fornito prova documentale di essersi avvalsi della procedura di «definizione automatica per gli anni pregressi» (c.d. «condono tombale»), prevista dall'art. 9 della legge n. 289 del 2002, presentando la relativa dichiarazione ed effettuando nei termini i versamenti prescritti: procedura il cui perfezionamento comporta, ai sensi del comma 10, lettera c), del citato articolo, l'esclusione della punibilità per una serie di reati tributari – tra cui quello ascritto ai giudicabili – nonché per taluni reati previsti dal codice penale e dal codice civile, ove commessi per eseguire od occultare i predetti reati tributari, ovvero per conseguirne il profitto; che gli imputati non potrebbero tuttavia godere del beneficio per il disposto della norma impugnata, che configura come causa ostativa alla sua fruizione l'avvenuto esercizio dell'azione penale per i reati in parola, di cui il contribuente abbia avuto «formale conoscenza» entro la data di presentazione della dichiarazione per la definizione automatica: nella specie, difatti, la richiesta di rinvio a giudizio era stata notificata ad entrambi gli imputati alcuni mesi prima della presentazione di detta dichiarazione; che ad avviso del rimettente, peraltro, la disposizione denunciata si porrebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., determinando una ingiustificata disparità di trattamento fra casi identici; che la data della «formale conoscenza» dell'esercizio dell'azione penale dipenderebbe, infatti, da una pluralità di fattori casuali, comprendenti – oltre a situazioni obiettive, quali, ad esempio, l'organizzazione degli uffici del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari, le carenze di organico degli ufficiali giudiziari o le difficoltà di raggiungimento di località isolate – anche le «insindacabili e legittime scelte discrezionali» del complesso di soggetti (pubblico ministero, giudice dell'udienza preliminare, personale di cancelleria, ufficiale giudiziario, impiegati postali, lo stesso imputato) che possono incidere, accelerandolo o rallentandolo, sul procedimento finalizzato a realizzare tale conoscenza; che, con particolare riguardo all'imputato, d'altra parte, la norma censurata verrebbe a premiare irrazionalmente le iniziative dilatorie di chi si renda irreperibile o si trasferisca all'estero – lucrando, così, l'allungamento dei tempi connesso alle necessarie ricerche o all'esecuzione delle notificazioni nelle forme previste dall'art. 169 cod. proc. pen. – rispetto al comportamento leale di chi, anche nell'ambito del medesimo procedimento penale, abbia invece eletto domicilio presso un soggetto agevolmente raggiungibile; che la disposizione impugnata provocherebbe, infine, una irrazionale contrazione o, comunque, una indeterminatezza dei termini per il perfezionamento della procedura di definizione automatica, nei confronti di coloro che siano sottoposti a procedimento penale e non abbiano ancora avuto formale comunicazione dell'esercizio dell'azione penale: tali soggetti, infatti – in previsione della possibile sopravvenienza, in qualunque momento, di detta comunicazione – si troverebbero a disporre, per beneficiare della non punibilità, di un termine più breve rispetto a quello accordato agli altri contribuenti, e comunque incerto; che con l'ordinanza indicata in epigrafe il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Modena ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 10, lettera c), e comma 14, lettera b), della legge n. 289 del 2002;