[pronunce]

La qualificazione della fattispecie quale esonero legale se, per un verso, allontana lo spettro di una violazione degli artt. 3 e 24 Cost., che si avrebbe ipotizzando un mero impedimento a far valere in via giudiziale l'azione di responsabilità contrattuale, per un altro verso, proprio in quanto segnala una compressione in radice del diritto sostanziale, non è certo priva di conseguenze e di implicazioni ermeneutiche. Un esonero legale dalla responsabilità, infatti, in tanto può superare il vaglio di costituzionalità, sotto il profilo della ragionevolezza, in quanto rispetti un doppio ordine di presupposti: l'idoneità a perseguire un obiettivo di utilità sociale e il carattere della proporzionalità (ex plurimis, sentenze n. 194 del 2018, n. 235 del 2014, n. 303 del 2011, n. 199 del 2005, n. 254 del 2002, n. 463 del 1997 e n. 420 del 1991). Nel caso di specie, il sacrificio per l'impresa si giustifica sulla base dei già richiamati interessi di rango costituzionale tutelati dalla norma censurata. Quanto, invece, alla proporzionalità, occorre considerare che questa Corte la esclude ove la limitazione legale si estenda all'inadempimento doloso o gravemente colposo. L'illegittimità costituzionale di tali limitazioni discende, in particolare, dal coordinamento fra l'art. 3 e l'art. 41 Cost., nei termini di un equo contemperamento fra gli interessi contrapposti (sentenze n. 199 del 2005 e n. 420 del 1991). Simile argomentazione si adatta molto efficacemente al contesto in esame, che vede delinearsi un bilanciamento fra l'interesse a far operare il meccanismo deterrente e preventivo sotteso alla norma censurata e quello dell'impresa appaltatrice a che la stazione appaltante non sfrutti la più vantaggiosa distribuzione del rischio contrattuale, per violare dolosamente il contratto o per attenuare, in maniera gravemente colposa, il proprio impegno nell'esecuzione. Dunque, nella misura in cui la soglia stabilita dall'art. 240-bis, comma 1, cod. contratti pubblici può tradursi in un esonero dalla responsabilità del committente, si impone una interpretazione costituzionalmente conforme di tale previsione. Non potendo l'esonero legale estendersi, nel rispetto dei principi costituzionali, all'inadempimento doloso o gravemente colposo, la relativa azione nei confronti della stazione appaltante, pur soggetta all'onere dell'iscrizione a riserva (ex multis, Corte di cassazione, prima sezione civile, sentenze 5 agosto 2016, n. 16537; 28 gennaio 2015, n. 1619; 14 febbraio 2014, n. 3548), non deve, comunque, risentire del limite legale posto alla riconoscibilità delle pretese annotate. 9.- In sintesi, relativamente agli interessi che fanno capo all'impresa appaltatrice, deve ritenersi che l'interpretazione sopra prospettata della norma censurata, coordinata con la ricostruzione ermeneutica dell'apparato di tutele contrattuali, consenta di escludere un irragionevole vulnus agli invocati diritti di rango costituzionale. Entro la soglia del venti per cento dell'importo contrattuale, qualunque pretesa dell'appaltatore può essere riconosciuta, in via bonaria o previo accertamento giudiziale. Oltre tale limite legale è, viceversa, certamente inibito accedere all'accordo bonario, mentre non risultano precluse azioni giudiziarie, piuttosto viene lievemente potenziato il rischio contrattuale. Infatti, per orientamento uniforme del diritto vivente, sono indifferenti all'istituto dell'iscrizione di riserve e, dunque, sono sempre ammissibili le azioni risolutorie e quelle ad esse correlate, a partire dal risarcimento del danno di cui all'art. 1453 cod. civ. Inoltre, sulla base dell'interpretazione sopra proposta, non risente del limite legale posto dal censurato art. 240-bis, comma 1, l'azione di risarcimento del danno per inadempimento doloso o gravemente colposo della stazione appaltante, sempre che la relativa pretesa sia stata iscritta a riserva. Per tutte le altre riserve che eccedono la soglia, la norma censurata implica: una ridefinizione del rischio oggettivo del contratto, con un suo lieve incremento, nonché un limitato esonero dalla responsabilità del committente, reso tuttavia conforme, in via ermeneutica, ai principi costituzionali. Ne consegue che la tutela degli interessi di rango costituzionale, sottesi alla disposizione censurata, non cagiona alcuna violazione degli artt. 3 e 24 Cost. D'altro canto, il lieve incremento del rischio contrattuale, che essa comporta, non determina un irragionevole contrasto con il combinato disposto degli artt. 3 e 41 Cost. La garanzia, che quest'ultima norma riconosce alla libera iniziativa privata e, indirettamente, all'autonomia contrattuale, non viene, infatti, intaccata nella sua sostanza e le menzionate libertà subiscono solo una minima compressione, non irragionevole, nel bilanciamento con gli interessi preservati dall'art. 240-bis cod. contratti pubblici. 10.- Da ultimo, relativamente alla questione di legittimità costituzionale che il rimettente solleva rispetto all'art. 97 Cost., deve ritenersi che il rischio di deresponsabilizzazione della pubblica amministrazione si dilegui non appena si consideri proprio la persistente responsabilità della stazione appaltante in caso di inadempimento di non lieve entità e comunque in ipotesi di dolo o colpa grave. Ugualmente infondato è il dubbio che la norma censurata pregiudichi il buon andamento della pubblica amministrazione, e in specie l'interesse alla trasparenza della stazione appaltante. L'interpretazione adottata, nel riferire la soglia delle riserve non all'iscrizione ma al loro possibile accoglimento, conferma l'onere per l'appaltatore di iscrivere riserve e il suo persistente interesse a rispettarlo, il che preserva l'esigenza dell'amministrazione di avere una continua evidenza dei costi. Quanto poi all'ipotesi che la stazione appaltante riconosca, per accordo bonario, l'intero ammontare delle riserve liquidabili e l'impresa appaltatrice non sia più motivata ad annotarle, si tratta di un rischio limitato che il committente consapevolmente si assume e che dovrebbe suggerire - come si è già sopra anticipato - un potenziamento della vigilanza del cantiere da parte del direttore dei lavori e del responsabile unico del procedimento. Ad ogni modo, si deve ricordare che, a difesa del buon andamento della pubblica amministrazione, concorrono, altresì, l'ampia facoltà di recesso riconosciuta alla stazione appaltante dall'art. 134 del cod. contratti pubblici nonché la responsabilità degli stessi funzionari. La questione di legittimità costituzionale sollevata in riferimento all'art. 97 Cost., alla luce delle soluzioni ermeneutiche in precedenza prospettate, deve, pertanto, ritenersi non fondata, mentre deve ribadirsi, per converso, che proprio l'art. 97 Cost. costituisce il principale sostrato costituzionale che ispira la disposizione censurata. 11.- In conclusione, l'art. 240-bis, comma 1, cod.