[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 204-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214, nonché del successivo articolo 207 del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992, promosso con ordinanza del 5 marzo 2004 dal Giudice di pace di Cesena nel procedimento civile vertente tra Harris Graham John e il Prefetto di Forlì-Cesena, iscritta al n. 588 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 26, prima serie speciale, dell'anno 2004. Udito nella camera di consiglio del 20 aprile 2005 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che il Giudice di pace di Cesena ha sollevato questione di legittimità costituzionale – per contrasto con gli articoli 2, 3, 10 e 24 della Costituzione – dell'articolo 204-bis del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, nella legge 1° agosto 2003, n. 214, nonché del successivo articolo 207 del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992; che le due disposizioni sono censurate, rispettivamente, «nella parte in cui prevedono» – la prima – «che il ricorrente, di qualunque Stato sia, debba comunque procedere al deposito del ricorso previo versamento nella cancelleria del giudice di pace, a pena di inammissibilità del ricorso», di «una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall'organo accertatore»; nonché – la seconda – che «all'atto della contestazione immediata dell'infrazione a cittadino straniero su veicolo immatricolato all'estero» questi «debba versare una cauzione pari al doppio del minimo edittale qualora voglia far valere le proprie ragioni nelle opportune sedi di legge, a pena di ritiro della patente e sequestro del mezzo»; che il giudice rimettente – nel premettere di essere investito della «opposizione a sanzione amministrativa» proposta da un cittadino britannico, al quale «era stata contestata una contravvenzione per avere violato il dettato di cui all'art. 148 comma 12 e 16» del codice della strada – deduce che il ricorrente avrebbe assunto la descritta iniziativa giudiziale «pur avendo già corrisposto la sanzione amministrativa in misura del minimo edittale previsto per la violazione de qua a mani degli agenti intervenuti a rilevare il sinistro dal quale ha preso abbrivio la contestazione», giacché, «servendogli il motore a bordo del quale avrebbe violato il codice della strada, non poteva permettersi il sequestro del mezzo stante l'imminente rientro in patria»; che costituitasi nel giudizio a quo la prefettura di Forlì, prosegue il rimettente, questa eccepiva «l'improcedibilità dell'opposizione ex art. 204-bis, comma 1» del codice della strada, non avendo il ricorrente provveduto al versamento della “cauzione” prevista da tale articolo di legge; che effettivamente, evidenzia il Giudice di pace di Cesena, il ricorso in questione risulta «depositato in cancelleria (…) senza il versamento (…) della somma richiesta, ovvero pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall'organo accertatore» (con violazione, dunque, di quanto prescritto dall'art. 204-bis, comma 3, del codice della strada); che, per contro, risulterebbe effettuata «la corresponsione della sanzione amministrativa determinata nel minimo», conformemente a quanto stabilito dall'art. 207 del medesimo codice (recte: dal comma 2-bis di tale articolo), disposizione in base alla quale – assume il rimettente – «chi commette una violazione amministrativa con un veicolo immatricolato in uno Stato comunitario, se non effettua immediatamente il pagamento in misura ridotta nelle mani dell'agente accertatore, deve versare, a pena di ritiro della patente o di fermo amministrativo del veicolo, una cauzione di ammontare pari alla metà del massimo della sanzione prevista» (recte: al minimo edittale, giusto il disposto dal predetto comma 2-bis); che, peraltro, ambedue le disposizioni summenzionate contrasterebbero con la Costituzione, di talché il Giudice di pace di Cesena ha sollevato la questione di legittimità di cui in premessa, la cui rilevanza e non manifesta infondatezza è dallo stesso così motivata; che, segnatamente, quanto alla «rilevanza della questione», il giudice rimettente osserva che nel caso sottoposto al suo esame «appare del tutto evidente» il «collegamento giuridico e non già di mero fatto» intercorrente tra la res iudicanda e le norme ritenute incostituzionali; che, difatti, il rigetto della questione di legittimità costituzionale comporterebbe che «il ricorso andrebbe dichiarato inammissibile», mentre nell'ipotesi di accoglimento «la suddetta opposizione dovrà essere esaminata nel merito»; che in ordine, invece, alla «non manifesta infondatezza» della questione, il giudice a quo deduce innanzitutto la violazione degli articoli 2, 3 e 10 della Costituzione; che, in particolare, l'art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992 contrasterebbe con l'art. 3 della Carta fondamentale, ponendo «i soggetti abbienti e non abbienti su un piano di disuguaglianza tra loro», permettendo «esclusivamente al soggetto che sia in possesso di una somma di danaro addirittura doppia rispetto a quella che gli consentirebbe di definire la pendenza mediante pagamento in misura ridotta, di potere tutelare i propri diritti proponendo ricorso al giudice di pace»; che, inoltre, ad escludere l'ipotizzata violazione costituzionale non potrebbe addursi il rilievo che per il «soggetto non abbiente sarebbe comunque possibile presentare il ricorso al prefetto» (atteso che «tale procedura non prevede il versamento di alcuna cauzione»), giacché ciò trasformerebbe il ricorso all'autorità giudiziaria «in un mezzo di tutela riservato esclusivamente ai soggetti più facoltosi»; che secondo il rimettente il medesimo art. 204-bis «lede altresì l'art. 2 Cost. che sancisce il valore assoluto della persona umana, frustrando uno dei diritti fondamentali dell'individuo», dando vita, peraltro, ad una violazione del tutto «analoga a quella dell'imposizione del pagamento in misura ridotta a carico dello straniero»; che, difatti, anche l'art. 207 del codice della strada, secondo il rimettente, «implica una palese disparità di trattamento», e ciò «a dispetto del principio di conformità dell'ordinamento italiano a quello straniero»;