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Ci conforta la consapevolezza che l'Italia è un grande Paese: lo sappiamo bene noi e lo sanno anche tanti, tantissimi cittadini del mondo. (Applausi). PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, penso sia importante, anche se qualche giorno dopo la partenza della fase 2, discutere e confrontarsi in Parlamento per - se serve - accompagnare, rafforzare e valorizzare le misure che il Governo ha messo in campo, anche - lo devo dire e intendo farlo subito - correggendole in alcuni casi. Presidente Conte, mi ha fatto piacere il passaggio della parte finale del suo intervento, quando ha detto che dobbiamo fare di più sul versante della famiglia. Io penso che la statura di un leader , di un Presidente del Consiglio, si veda anche quando è in grado di dire che si può fare di più. Questo le fa onore e lo voglio sottolineare all'inizio del mio intervento. Voglio parlare di tre questioni: in primo luogo dell'idea di affermare una differenziazione territoriale nella ripartenza. Trovo che sia una scelta corretta. È stato fatto nel raccordo del lavoro della Protezione civile nell'attenzione nei confronti delle Regioni del Nord nel momento di massima difficolta; è stato fatto nel decreto rilancio, quando oltre ai 3,5 miliardi per i Comuni, le Città metropolitane e le Province, sono stati stanziati 200 milioni in più per le Province maggiormente colpite. Anche questo è sicuramente positivo, come è positiva l'idea di responsabilizzare i territori anche con un confronto molto complicato e difficile. Colgo l'occasione per ringraziare il lavoro di coordinamento svolto dal ministro Boccia, insieme a lei e agli altri Ministri. (Applausi) . Lei lo ha sottolineato come un lavoro poderoso. Immagino la fatica di quelle ore. È utile, quindi, qualche giorno in più per arrivare alla massima condivisione e a una collaborazione istituzionale importante. Mi permetto però di dire di fare attenzione a non differenziare troppo. Mi riferisco in particolare a quegli strumenti sanitari di cura e di diagnostica che devono accompagnare la ripartenza economica e che sono uno degli strumenti fondamentali perché quei protocolli che avete così faticosamente negoziato diventino efficaci. Mi riferisco in particolare ai test sierologici. Faccio l'esempio della mia Regione. Non voglio fare polemica perché la situazione è complessa e difficile. Tutti noi ci siamo trovati davanti a una incognita. In questi giorni la Regione Lombardia ha deciso di aprire ai privati - e fin qui tutto bene - ed è necessario richiamare tutti a rafforzare la capacità di offerta degli strumenti, ma lo ha fatto liberalizzando eccessivamente test di ogni genere senza prezzi di riferimento. Si trovano ormai in commercio test da 25 a 95 euro. Allora - a mio parere - per una Regione già colpita, oltre al danno vi è la beffa della difficoltà dell'accesso alle cure, peraltro con una discriminazione su base reddituale. È inaccettabile. (Applausi) . Non faccio polemica con la Regione Lombardia, ma chiedo al mio Governo di prendere in considerazione la proposta di Nicola Zingaretti di inserire nei LEA i test sierologici, perché ciò permetterebbe di fare ordine, di capire quali siano i test asseverati e certificati, nonché di riaffermare un principio di equità. (Applausi) . In secondo luogo, la tenuta del nostro sistema economico e produttivo passa anche attraverso la riapertura delle frontiere, per la nostra vocazione all' export e per la nostra vocazione turistica. So che i nostri Ministri sono al lavoro per fare qualcosa di complicato. Abbiamo annunciato nel decreto-legge e poi nel decreto del Presidente del Consiglio che riapriremo le frontiere il 3 giugno. Guardo la ministra Lamorgese perché avrà un compito difficile in ambito Schengen insieme ai ministri Amendola e Di Maio e in questo caso, per i flussi turistici, anche al ministro Franceschini: dobbiamo smussare gli angoli, perché la nostra scelta è stata percepita come un atto unilaterale, peraltro giustificato perché dall'altra parte c'era stata una forzatura sugli accordi bilaterali. Evitiamo gli accordi bilaterali; lavoriamo insieme perché si possa ripartire in sede Schengen, soprattutto per le economie di frontiera. Io vengo dalla Provincia di Varese, ma altri colleghi potrebbero raccontare di come, sulle regioni di confine con Austria, Slovenia, Francia e Svizzera le economie siano fortemente interdipendenti. (Applausi) . Le persone lavorano, si spostano e creano ricchezza, anche per i flussi turistici nelle Regioni che vivono di quello. Infine, Presidente, cogliamo la sfida della ripartenza che abbiamo davanti solo come un'occasione per tappare le falle e per affrontare l'emergenza imparando a convivere con il coronavirus o - come ho letto e ascoltato nella fase finale - proviamo a ripensare il modello di sviluppo della nostra società prendendo atto delle lezioni forzate che ci sono arrivate con il coronavirus? Lo dico per titoli: siamo stati a casa e questo ci ha costretto a lavorare con le nuove tecnologie. Abbiamo fatto un'operazione di alfabetizzazione digitale che tante politiche dei Governi passati non avevano mai colto. (Applausi) . Ciò cosa vuol dire da questo punto di vista? Noi abbiamo bisogno, insieme a quei soldi e a quelle misure di emergenza che lei ha elencato, di pensare a una legge complessiva sullo smart working , che ampli le opportunità, che cambi le modalità di lavoro e ripensi la mobilità sostenibile, cioè come ci muoviamo, e che impatto questo ha sull'ambiente. Sono importanti sia le risorse che la cornice normativa, perché sullo smart working si misura anche un'altra battaglia fondamentale di civiltà: ampliamo o diminuiamo le differenze di genere? Non è che poi costringiamo le donne a stare a casa, a occuparsi dei carichi di famiglia e a pensare al lavoro? (Applausi) . Questo è un punto fondamentale, che vale anche per la politica industriale, e non solo per il rationing sui dispositivi medici e sui DPI, cioè su cosa riportiamo di strategico e di importante per la nostra industria, ma anche sull' automotive . Chiudo proprio su questo punto: mi sembra di capire che lei ha già risposto al dibattito sui 6,3 miliardi alla Fiat, dicendo che dobbiamo modificare il diritto societario. Io gli darei anche più soldi a fondo perduto, se questo servisse a indirizzare, in termini di politica industriale, sull'auto elettrica o su altri investimenti che garantiscano l'occupazione sul nostro territorio. (Applausi) . Utilizziamo il dibattito dei prossimi mesi non solo per affrontare l'emergenza, ma anche per costruire un piano strategico che guardi al futuro. Questo vale anche per i fondi europei: non litighiamo sulla dimensione o sul fatto che si tratti di risorse a fondo perduto o di prestiti, ma facciamo sì che quei soldi servano a progettare il futuro del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Steger. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, i dati dell'ultimo DEF hanno fotografato una situazione di profonda difficoltà: