[resaula]

Signor Presidente, rivolgo un appello anche a lei direttamente, perché ci sia la capacità, anche in queste ore, di impedire un atto illegittimo. Sono convinto che non ci sia considerazione, al di là delle divisioni e delle differenti appartenenze politiche, che possa far ritenere legittima questa scelta. I requisiti potranno cambiare a partire dai bandi che faremo da qui in avanti, ma a bando aperto, a una persona che è in una graduatoria e ha il diritto di essere chiamata nello scorrimento perché ha un titolo di studio previsto dal bando, diciamo che non basta più? Lo faremo nei prossimi bandi. Altrimenti, signor Presidente, il rischio che corriamo è che avviciniamo all'idea della polizia e, dei servitori dello Stato indossando qualche divisa, in maniera secondo me discutibile, ma allontaniamo questa idea da quei ragazzi che avevano un solo intento, un solo sogno, una sola ambizione: quella di poter concorrere ad armi pari a diventare servitori dello Stato. (Applausi dai Gruppi PD e FI-BP). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, questa mattina mi sono svegliato in una Trento imbiancata e per noi trentini, che aspettavamo la neve, è certamente un motivo di soddisfazione. Quel bianco mi aveva anche portato a cercare di riflettere sull'intervento che avrei dovuto fare questa mattina, per essere il più possibile positivo, ottimista e costruttivo. Ho cercato quindi di coniugare la mia sensazione mattutina, determinata dal clima atmosferico che ho trovato nella mia città quando mi sono svegliato, con i nostri lavori parlamentari. Nonostante la mia buona volontà e, come ho detto, la mia buona disposizione, ho fatto davvero fatica e anzi non sono purtroppo riuscito a trovare degli elementi che mi permettessero di parlare con positività di questo ennesimo decreto-legge, che porta un nome, ma che in realtà non è altro che un decreto omnibus . So che i colleghi che mi hanno preceduto hanno già potuto intrattenersi su questi temi. Signor Presidente, ricordo un mio intervento nel periodo prenatalizio, quando andammo a concludere l'esame della cosiddetta legge di bilancio, in modo poco onorevole per le Camere parlamentari. Pur criticando certi atteggiamenti anche di parte dell'opposizione, che non aveva avuto rispetto delle istituzioni, avevo fatto un appello a tutti indistintamente, rivolgendomi per primo a me stesso, affinché cercassimo, nelle nostre diverse posizioni e ideologie, di rispettare il più possibile i cittadini che ci hanno eletto e cioè di essere il più possibile coerenti con un programma di serietà, nel quale le istituzioni siano davvero rappresentate in modo corretto. La correttezza sta certamente nel rispettare il voto nelle Commissioni, nell'intervenire senza offendere nessuno, nel non fare gesti plateali, come sono stati fatti anche in quest'Aula, ma la correttezza sta anche, da parte di chi ha l'onere e l'onore di amministrare il Paese, nel rispettare i diritti dei parlamentari prima di tutto, cosa che raramente è accaduta, così come nell'essere coerenti nel momento in cui si emana un decreto-legge e si parla di semplificazioni. Cari amici della maggioranza, il cittadino si aspetta, da un "decreto semplificazioni", delle semplificazioni nella sua vita, nel suo agire nell'impresa e nella propria attività professionale. Ebbene, questo si aspettano i nostri elettori, gli elettori della destra che rappresentiamo, ma anche gli elettori della sinistra e del centro, di chi sta sopra e di chi sta sotto; tutti gli elettori che ci hanno portato qui, in Parlamento. Sfido chiunque a dirmi che saremo in grado di dimostrare ai cittadini che questo è un decreto semplificazioni. Questo è un decreto-legge che non fa altro che cercare di trovare un accordo in una maggioranza instabile, che parte da posizioni spesso lontane dalla realtà, che è preoccupata dall'approssimarsi delle elezioni europee e quindi è preoccupata di non essere pienamente coerente con le promesse fatte incautamente - e io dico anche inconsciamente - agli elettori, promettendo loro di tutto e di più, e che oggi cerca dunque di raffazzonare un decreto-legge, nel quale "cacciare dentro" un po' di tutto. Nel provvedimento troviamo così un po' di ambientalismo esasperato, perché per bloccare la crescita e lo sviluppo, nell'ottica della decrescita felice, ovviamente bisogna andare verso l'ambientalismo esasperato, che è ben altro rispetto all'ambientalismo e alla tutela dell'ambiente. Bisogna poi continuare sulla strada delle ecotasse e sulla strada del no alle trivelle, del no allo sviluppo e del no TAV: in sostanza, bisogna continuare a non dare futuro e prospettive al Paese. Signor Presidente, concludo il mio intervento con l'auspicio, che mi deriva dallo stato d'animo positivo che avevo questa mattina e che vorrei mantenere, che si cerchi, da parte di tutti, di andare in una direzione più coerente, non tanto con le promesse, quanto con quella serietà, quella coerenza e quelle regole che devono improntare i nostri lavori parlamentari. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vitali. Ne ha facoltà. VITALI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, probabilmente non impegnerò tutti e dieci i minuti e non lo farò per una questione di economia procedurale, perché stiamo attendendo l'esito del giudizio di ammissibilità sugli emendamenti e probabilmente rischieremmo di discutere di questioni e di argomenti che, di qui a qualche minuto, saranno dichiarati inammissibili per estraneità di materia. Cercherò, quindi, di contenere il mio intervento sui punti di questo decreto-legge, tralasciando gran parte delle innovazioni che sono state introdotte, a mio modesto avviso anche inopportunamente, in corso di causa. Devo cominciare con il dare una risposta al senatore Pepe, che nel suo intervento ha detto che l'opposizione si deve chiarire le idee: non è possibile dire di mantenere una rigida attinenza ai temi del decreto-legge e poi presentare un numero così elevato di emendamenti. Il senatore Pepe, che pure ha seguito, come noi, i lavori di Commissione, deve darci atto - e su questo chiamo anche, se possibile, a testimoniare i due Presidenti delle Commissioni - che proprio su espressa richiesta del Gruppo Forza Italia, nella persona del senatore Mallegni, è stato richiesto ai Presidenti di fare una valutazione rigida e non flessibile sui principi della ammissibilità degli emendamenti, a partire da quelli di Forza Italia. Abbiamo chiesto ai Presidenti di fare un lavoro stringente, coerente a quello che era il testo iniziale del decreto-legge, anche se fossero caduti emendamenti presentati da Forza Italia. Questo sta a dimostrare che noi le idee le avevamo chiarissime. E ci dispiace prendere atto che, nonostante il Presidente del'8 a Commissione, subito dopo le audizioni, abbia dichiarato che si sarebbe opposto a che questo provvedimento diventasse un omnibus , si è verificato esattamente il contrario: