[pronunce]

e, d'altro canto, lo stesso piano per le nuove assunzioni a decorrere dall'anno 2011/2012, presuppone il completamento del processo di riduzione del personale previsto dalle norme impugnate, dal momento che il citato art. 9, comma 17, qualificato ius superveniens, indica chiaramente che le nuove assunzioni possano avvenire «sulla base dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno, delle relative cessazioni del predetto personale e del processo di riforma previsto dall'art. 64» in esame. Questa ricostruzione normativa trova conferma nel piano triennale adottato con d.m. 3 agosto 2011 (Programmazione triennale di assunzioni a tempo indeterminato di personale docente, educativo ed ATA, per il triennio scolastico 2011-2013), che identifica i posti vacanti per ciascuno degli anni scolastici 2011/2012, 2012/2013 e 2013/2014, e ribadisce il fine di «garantire continuità nella erogazione del servizio scolastico ed educativo e conferire il maggiore possibile grado di certezza e stabilità nella pianificazione degli organici della scuola», facendo salvi gli effetti della riforma prevista dall'art. 64 del decreto-legge n. 112 del 2008. Il piano di assunzioni risulta, pertanto, presumibilmente preordinato ad assicurare la copertura dei posti resisi vacanti, o comunque disponibili, all'esito del processo di riduzione dell'organico del personale ATA, e ad impedire che il cumulo degli effetti di tale riduzione e delle scoperture determinate da altre cause, quali i pensionamenti, pongano a rischio la continuità del servizio scolastico. 4.3.- Analogamente, deve rilevarsi che anche l'art. 19, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, che esclude la possibilità di assegnazione di dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato alle istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore a 500 unità, non modifica in alcun modo le disposizioni impugnate, riguardando con evidenza altri aspetti concernenti la collocazione del personale dirigenziale. 4.4.- Infine, il comma 7 dello stesso articolo, al fine di rendere stabile, nel prossimo futuro, l'assetto cui si perviene con la riforma prevista dalle disposizioni impugnate, prevede che a decorrere dall'anno scolastico 2012/2013 le dotazioni organiche del personale docente, educativo ed ATA della scuola non devono superare la consistenza delle relative dotazioni organiche dello stesso personale determinata nell'anno scolastico 2011/2012, in applicazione dell'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112. Anche quest'ultima disposizione si riferisce ad una fase temporalmente successiva a quella disciplinata dalle norme impugnate, prevedendo che i risultati della riforma da esse prevista costituiscono la base per la determinazione delle future dotazioni organiche. Pertanto, la mancata incidenza delle nuove disposizioni su quelle censurate, e gli effetti che l'eventuale dichiarazione di incostituzionalità di queste ultime avrebbe sui provvedimenti di attuazione che hanno previsto la riduzione del personale ATA, conducono a ritenere non fondata l'eccezione proposta. 4.5.- L'Avvocatura generale dello Stato solleva una seconda eccezione preliminare, affermando che nel giudizio a quo sono stati impugnati una serie di provvedimenti che, ad eccezione del d.P.R. n. 119 del 2009, hanno ormai esaurito i loro effetti: di conseguenza, sarebbe venuto meno l'interesse dello SNALS - CONF.SAL all'annullamento dei provvedimenti impugnati nel medesimo giudizio. 4.6.- Anche tale eccezione, peraltro prospettata in modo alquanto generico, non è fondata. Le argomentazioni dell'Avvocatura si riferiscono al preteso esaurimento degli effetti dei provvedimenti di attuazione dell'art. 64, impugnati nel giudizio davanti al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio. Sul punto, basti rilevare che la stessa Avvocatura ammette che il d.P.R. n. 119 del 2009, con il quale si è proceduto, secondo il disposto dell'art. 64, comma 4, lettera e), alla revisione dei criteri e dei parametri per la determinazione dell'organico del personale ATA, risulta ancora esplicare i suoi effetti. Esso contiene norme generali vigenti che regolano le dotazioni organiche e la stabilità dell'organico di diritto, l'efficacia e l'efficienza dei servizi, le modalità per l'utilizzo di personale esterno all'amministrazione. 4.7.- Infine, anche l'ulteriore eccezione proposta dall'Avvocatura, non è fondata. Essa concerne la pretesa inammissibilità della questione di costituzionalità nei riguardi del gruppo di lavoratori che hanno affiancato lo SNALS - CONF.SAL nel giudizio a quo, sul presupposto dell'assenza di prova della perdita del lavoro da parte di tali lavoratori a seguito dell'entrata in vigore delle norme censurate e della giurisdizione del giudice ordinario nella materia, trattandosi di controversia riguardante pubblici dipendenti interessati dalla "privatizzazione" del rapporto di lavoro. L'eccezione non tocca infatti il persistente interesse della citata organizzazione sindacale, ricorrente principale nel giudizio a quo, nel quale sono successivamente intervenuti i lavoratori. Inoltre, nell'ordinanza di rimessione si rinviene una specifica motivazione relativa all'interesse di questi ultimi a partecipare al giudizio, che si sostanzia «nel proprio interesse, e alla conservazione del posto di lavoro, e alla conservazione della qualità del lavoro che assumono minacciato dall'aggravamento dei compiti derivante dalla riduzione dell'organico». Pertanto, i lavoratori intervenuti nel giudizio non fondano la loro domanda sulla perdita del posto di lavoro, ma su diverse presunte lesioni di loro diritti che il giudice remittente ha ritenuto idonee a giustificare la legittimazione ad agire nel giudizio a quo. Di conseguenza, l'eccezione proposta dall'Avvocatura non è fondata, dovendosi anche rilevare che questa Corte ha costantemente affermato che l'inammissibilità delle questioni incidentali di legittimità costituzionale, sotto il profilo della carenza di giurisdizione del giudice a quo, può verificarsi solo quando il difetto di giurisdizione emerga icto oculi, «dovendo peraltro la relativa indagine arrestarsi, qualora il rimettente, come nella specie, abbia espressamente motivato in maniera non implausibile in ordine alla propria giurisdizione» (ex multis, sentenze n. 81 del 2010 e n. 94 del 2009). 5.- Passando all'esame del merito, la prima questione, riferita al vizio di eccesso di potere legislativo, non è fondata. A questo riguardo va, anzitutto, rilevato che risulta superabile l'argomentazione dell'Avvocatura concernente l'inconferenza dei parametri di cui agli articoli 3 e 97 Cost. indicati dal giudice a quo. Il vizio suddetto, anche se consistente nello sviamento dell'attività legislativa, ovvero nella intrinseca contraddittorietà tra la ratio della disposizione e il suo contenuto normativo, si estrinseca nella violazione del canone della ragionevolezza e pertanto rientra nella sfera applicativa dell'art. 3 della Costituzione (sentenze n. 172 del 2006, n. 146 del 1996 e n. 313 del 1995).