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Si svilisce l'istituto familiare e chi osa obiettare finisce sotto processo (Applausi) . Tra i miei testi universitari c'era «Walden due» di Burrhus Skinner, uno psicologo comportamentalista, padre del condizionamento operante. Il condizionamento della società inizia plasmando la mente dei bambini. Della cosiddetta ideologia gender, alla quale il Papa ha riservato giudizi assai severi, si è capito che, anziché promuovere libertà di scelta e di azione, solleva profondi dubbi sulla facoltà di libera espressione. Chiunque potrà essere vittima di un procedimento penale, potrà essere sottoposto ad intercettazione o addirittura a misure cautelari. Un importante interrogativo rimane sull'autocertificazione della propria mutevole identità: se posso essere ciò che voglio e conta solo ciò che io percepisco di me stesso, il resto diviene potenziale fonte di discriminazione nei miei confronti. (Applausi) . Signor Presidente, l'esito che ciascun magistrato darà, con la propria personale interpretazione, potrà essere solo un giudizio aleatorio, fatto di applicazioni disomogenee e arbitrarie. Come si potrà esercitare un dissenso rispetto a quella che diventa una legge di Stato? Lascia senza parola la pretesa di riscrivere, per legge, la natura umana e tutte le sue sfumature e sfaccettature, con una terminologia, per implementare un condizionamento che si esprime con parole come tutela e libertà, ma che, in verità, impone una dottrina che non lascia alcun grado di libertà; una sentenza di condanna stabilita e percepita non universalmente, ma in funzione della propria percezione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, cari colleghi, credo sia importante e ritengo utile fare un punto della situazione, e non tanto da un punto di vista giuridico, legislativo e penale, perché i miei colleghi hanno spiegato e spiegheranno molto bene i fatti, quanto piuttosto da un punto di vista politico e storico. Io ero in quest'Aula - ad esempio - nella scorsa legislatura, durante la discussione del provvedimento sulle unioni civili, un tema all'epoca molto dibattuto. Anche in quel caso, nella scorsa legislatura, ci fu molta animosità, furono molte le discussioni e credo sia importante ripartire proprio da quel momento. Vi sono infatti due aspetti che devono essere presi in considerazione. Il primo aspetto importante è capire chi era in quest'Aula e chi era fuori. Qui dentro c'eravamo sicuramente noi della Lega e c'erano il Partito Democratico, Forza Italia e il MoVimento 5 Stelle; c'erano quasi tutte le forze politiche. C'era poi qualcuno che stava fuori. Perché è importante ricordare chi c'era fuori? Lo è perché fuori, durante la discussione del testo sulle unioni civili, c'era tantissima gente venuta a manifestare per l'approvazione della legge e a chiedere di approvarla in tempi brevi. Dico questo semplicemente perché oggi qui fuori non c'è nessuno; non c'è nessuno oggi, non c'era nessuno ieri e molto probabilmente non ci sarà nessuno neanche domani. (Applausi) . E questo - attenzione - avviene non perché il tema ovviamente non sia importante, ma probabilmente perché non è vero che i cittadini lo avvertono così di interesse, fermo restando che si tratta di un problema che dobbiamo e siamo in grado di risolvere. Probabilmente i cittadini non ritengono questo argomento prioritario. Dobbiamo partire sostanzialmente da un presupposto, ossia esistono leggi che già tutelano chi viene discriminato. Ci sono leggi che tutelano chi viene offeso con violenza, aspramente e duramente, a prescindere dal motivo per cui viene offeso, deriso, discriminato, allontanato e sbeffeggiato. In ognuno di detti casi, infatti, purtroppo discutibili, deprecabili e condannabili, c'è sicuramente un motivo: può essere un motivo personale, etnico, razziale e purtroppo può essere anche un motivo religioso o sessuale, ma c'è sempre un motivo. Laddove si commette un crimine, un reato penale, un'offesa, un motivo esiste sempre. Non si comprende, quindi, il motivo per cui, andando a definire situazioni particolari, laddove evidentemente siamo tutti d'accordo in quest'Aula che una certa tipologia di reati debba necessariamente vedere un inasprimento delle pene, questo fatto non si traduca poi concretamente, in Commissione e in Assemblea, in una unanimità. Non si capisce perché non venga concesso all'Assemblea - a mio avviso in maniera forzata - ma soprattutto alla Commissione, di formulare un testo che sia condiviso su un argomento sul quale alla fine siamo tutti d'accordo. Forse un motivo c'è. Il motivo - secondo me - è perché qualcuno qui dentro ritiene che i diritti civili stiano solo da una parte. (Applausi) . Forse perché qualcuno ritiene, discriminando a sua volta, che solo una parte politica deve occuparsi di certi temi e soltanto a questa parte è delegata la tutela di certe persone. Ecco perché è importante partire da chi c'era fuori allora e da chi c'è fuori oggi, perché molto probabilmente stiamo sbagliando il nostro atteggiamento legislativo. Io personalmente ho una mia storia politica, breve o lunga, importante o meno che sia, che dura comunque da dieci anni, e come me l'hanno centinaia di migliaia di persone, alcune delle quali siedono in quest'Aula in questo momento. Insieme a tante persone abbiamo fatto un lungo percorso politico, che poi si è interrotto, ne è iniziato un altro, ma in tutto questo c'è un fatto fondamentale: nella mia carriera politica, ad esempio, nel MoVimento 5 Stelle, mai in dieci anni di attività politica - e sottolineo mai - è stato organizzato un gazebo o un banchetto a difesa dei diritti civili. Non è mai stata fatta una conferenza stampa a sostegno dei diritti civili. Perché dico questo? Forse perché i diritti civili non sono importanti? No, semplicemente perché, quando si fa politica, si scelgono alcuni argomenti. Io sono un esperto di tematiche aerospaziali e magari non mi interesso di giustizia; non ne capisco nulla e non mi interessa. La giustizia non è forse importante? Sì, ma non è il mio argomento. Questo era stato fatto. Era stata fatta una scelta ideologica, una scelta politica, e alcune tematiche - quelle che stiamo discutendo in questo momento - non facevano parte del DNA della mia ex forza politica. E ripeto non perché non fosse un tema importante, ma perché non ci interessava. A testimonianza della veridicità di quanto sto dicendo posso fare qualche esempio: dopo le elezioni del 2013 fui contattato dalle associazioni LGBT che mi chiesero cosa avremmo votato in Senato. Risposi che non lo sapevo e che probabilmente sarebbe stata data libertà di coscienza perché non era un nostro tema. Parimenti, dopo le elezioni del 2018 fui contattato dalle associazioni LGBTQ - si era aggiunta una lettera della quale ignoro il significato - che mi chiesero la stessa cosa e risposi nello stesso modo, ovvero che non lo sapevo e che sarebbe stata data libertà di coscienza. Sostanzialmente perché ho fatto questo ragionamento? Sono molto preoccupato in questo momento da mascherine colorate indossate in maniera ideologica per chissà quale motivo.