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L'articolo 16 introduce modifiche volte a razionalizzare il sistema del risarcimento diretto prevenendo fenomeni di moral hazard . Gli articoli 17, 18, 19 e 20 disciplinano l'istituzione, la composizione, le modalità di funzionamento ed i criteri di finanziamento dell'Agenzia antifrode. Nello specifico, l'Agenzia ha il compito di realizzare un sistema di prevenzione, deterrenza e contrasto, sul piano amministrativo, delle frodi sulle richieste di risarcimento e indennizzo, sulle polizze e sulla documentazione necessaria alla stipulazione di un contratto di assicurazione (articolo 17). Il disegno di legge prevede che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze sono definite le condizioni per il funzionamento dell'Agenzia. Quest'ultima sarà composta da un minimo di trenta informatici ed esperti del settore, nonché, da investigatori, esperti in comunicazione provenienti da amministrazioni pubbliche o private secondo criteri di competenza e consolidata esperienza nel settore (articolo 18). Con il medesimo decreto sono, altresì, definiti i criteri di raccordo e cooperazione dell'Agenzia con le altre entità pubbliche e private (articolo 19). Il finanziamento dell’Agenzia è coperto da un apposito contributo sui premi assicurativi raccolti nell'anno precedente dagli intermediari assicurativi delle imprese in misura proporzionale alle spese da queste sostenute per la pubblicità nell'anno precedente, nonché, da eventuali contributi da parte di altri enti previa approvazione della medesima Agenzia (articolo 20). Con l'articolo 21 si aggiunge di seguito all'articolo 1226 del codice civile, l'articolo 1226- bis , che introduce nel codice civile il principio generale per cui, ai fini della liquidazione dei danni non patrimoniali da menomazioni dell'integrità psicofisica, è imprescindibile fare riferimento alle tabelle indicative nazionali, disciplinate nello specifico dall'articolo 22 del presente disegno di legge. Inoltre, all'articolo 23 sono abrogate le norme che sono attualmente all'origine delle discriminazioni risarcitorie, in quanto risultano fonti di eccessiva discordia tra gli interpreti. Il secondo comma dell'articolo 1226- bis del codice civile, in linea con orientamenti giurisprudenziali consolidati da tempo e con la Corte costituzionale, prevede che il giudice, dinanzi a circostanze particolari, proceda, adeguatamente motivando, a personalizzare il danno non patrimoniale oltre i limiti indicati dalle tabelle indicative nazionali. Una diversa impostazione risulterebbe tale da comprimere il diritto, costituzionalmente tutelato, ad una riparazione integrale del danno non patrimoniale, nonché sarebbe tale da dare luogo a risarcimenti uguali per pregiudizi diversi, ciò in violazione dell'articolo 3 della Costituzione. La previsione, di cui al comma 2 dell'articolo 1226- bis del codice civile, non è comunque tale da introdurre eccessivi ed indesiderabili margini di incertezza ed imprevedibilità delle liquidazioni: essa limita il potere-dovere del magistrato di personalizzare ulteriormente il danno non patrimoniale nei soli casi in cui ricorrano circostanze particolari; la giurisprudenza, del resto, ha costantemente dimostrato un certo qual « self-restraint » nei risarcimenti in questione. All'articolo 22 si prevede l’approvazione della tabella indicativa nazionale per la valutazione medico legale delle menomazioni all’integrità psico-fisica. Per porre fine alle contese in materia si è ritenuto opportuno adottare per via legislativa quelle elaborate dall'Osservatorio sulla giustizia civile del tribunale di Milano nella loro ultima versione (edizione 2013), in quanto, come anche sottolineato dalla Cassazione, senz'altro ormai da diverso tempo le più diffuse sul territorio nazionali e quelle più idonee a costituire un «valido e necessario criterio di riferimento ai fini della valutazione equitativa ex articolo 1226 del codice civile» (così Cass. Civ., Sez. III, 7 giugno 2011, n. 12408; Cass. civ. , Sez. III, 30 giugno 2011, n. 14402; Cass. civ. , Sez. III, 11 maggio 2012, n. 7272; Cass. civ. , Sez. VI, ord. 4 gennaio 2013 n. 134). Inoltre, le tabelle milanesi relative alla liquidazione dei danni non patrimoniali da lesioni dell'integrità psicofisica hanno il pregio di concepire unitariamente il danno non patrimoniale, al contempo, per quanto concerne il rapporto tra danno biologico e danno morale, permettendo al giudice di individuare i pesi rispettivamente attribuiti, a livello di trattamento uniforme di base, a queste distinte componenti della categoria generale. È opportuno precisare che le tabelle milanesi, redatte per la prima volta nel 1995 sulla base di precedenti giurisprudenziali (non solo lombardi) e poi rapidamente diffusesi tra la maggior parte dei tribunali italiani (oggi fatta eccezione essenzialmente per il foro romano), rappresentano valori ormai condivisi a livello nazionale e, quindi, non sono strettamente correlate al solo contesto economico della Lombardia. Va altresì rimarcato come l'adozione dei valori monetari recati da tali tabelle non sarebbe tale da comportare incrementi di sorta del quantum dei risarcimenti da sinistri stradali in relazione alla maggior parte delle lesioni (quelle da 10 a 100 di invalidità permanente), atteso che i giudici già da tempo si riferiscono ai valori milanesi a fronte della mancata attuazione dell'articolo 138 del Codice delle assicurazioni private, sicché non si prospetta il paventato timore di aumenti dei premi delle polizze RC Auto. D'altro canto, a dimostrazione dell'assenza di correlazione tra disposizioni in materia di valori risarcitori e premi delle polizze RC Auto, deve evidenziarsi come agli interventi normativi occorsi a partire dalla legge n. 57 del 2001, tali da ridimensionare i risarcimenti per le micropermanenti da sinistri stradali, non siano seguite diminuzioni dei premi delle polizze, ma anzi si siano registrati costantemente aumenti significativi delle stesse. Non si è invece ritenuto di recepire per via legislativa la relazione introduttiva alle tabelle milanesi predisposta dall'Osservatorio sulla giustizia civile del tribunale di Milano, ciò essenzialmente per due ragioni: in primo luogo, il principio generale rimane quello di cui all'articolo 1226 del codice civile, da ritenersi sufficientemente integrato da quello aggiunto al secondo comma dell'articolo 1226- bis del codice civile; in secondo luogo, si sarebbe finito per rendere più complessa e gravosa la ricezione per via legislativa dei parametri milanesi. Ciò non toglie la sicura apprezzabilità della relazione illustrativa. L’articolo 22 prevede le modalità di predisposizione e di approvazione della tabella, definendo altresì le nozioni di danno biologico e di danno morale, recependo concetti ampiamente condivisi a livello giurisprudenziale e dallo stesso Governo (come si evince dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 marzo 2009, n. 37, e dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 2009, n. 181).