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Ebbene, il Governo Berlusconi di allora ci raccontava che non c'era la crisi e che le pizzerie e i ristoranti erano pieni. Tremonti ci diceva che le banche italiane erano solidissime (e poi si è visto) e in pochi mesi - lo voglio ricordare - lo spread schizzò a 575 punti base e loro, quel Governo, assistettero senza muovere un solo dito alla crisi devastante che investì tutto il Paese e colpì in modo terribile, per esempio, il settore delle costruzioni! (Applausi) . Il Governo Berlusconi non fece nulla nel mezzo di una tempesta perfetta, in un momento in cui le banche non facevano prestiti né ai privati, né alle imprese. Fallirono centinaia di migliaia di aziende, si persero centinaia di migliaia di posti di lavoro; il valore delle case, cioè del risparmio degli italiani, quasi si dimezzò. Poi, per essere sicuri di dare una mazzata finale all'Italia fecero due aumenti dell'IVA, tra luglio e agosto del 2011: la portarono prima dal 20 al 21 per cento e poi dal 21 al 22 per cento. Infine, proprio per essere sicuri di aver dato la mazzata definitiva, aumentarono l'IMU di più dell'80 per cento con una misura approvata nel dicembre 2011 che costava alle tasche degli italiani 24 miliardi di euro come maggiori tasse. Nessuno di loro - e ho concluso - pensò di dare liquidità alle imprese, di fare una moratoria sui mutui, di dare soldi a fondo perduto, di estendere la cassa integrazione, di impedire i licenziamenti, cose che ha fatto questo Governo! (Applausi) . Per fortuna dell'Italia ora c'è lei, signor Presidente del Consiglio, c'è questa maggioranza e tutte le nostre energie saranno indirizzate ad assicurare agli italiani una vita e un avvenire migliore. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, colleghi, signor Presidente del Consiglio, Ministri e membri del Governo, dunque con la presentazione del recovery plan incentrato sul nuovo strumento next generation EU, cade di fatto nell'Unione il divieto di ricorrere all'emissione di titoli di debito comune: una buona notizia per il progetto di costruzione europea, una cattiva notizia per le forze sovraniste antieuropeiste. L'ultima parola spetta ora proprio al prossimo Consiglio europeo per fare in fretta, signor Presidente, vincere le tensioni dei Paesi cosiddetti frugali del Nord, a partire da Austria e Olanda e superare così una crisi sanitaria diventata crisi economica e sociale senza precedenti, come lei ricordava, ma con il coraggio di non guardarsi alle spalle e al passato ma verso un orizzonte comune europeo. La decisione sulle risorse proprie permetterà alla Commissione di prendere a prestito 750 miliardi di euro sul mercato, in modo tale che gli Stati membri non dovranno versare rilevanti contributi aggiuntivi al bilancio pluriennale 2021-2027; risorse proprie fino al 2 per cento del PIL che potrebbero includere plastic tax , ma anche web tax nei confronti dei giganti del web - e qui chiaramente avremo l'opposizione dell'Olanda - ma soprattutto lo schema del trading delle emissioni inquinanti, con relativo diritto doganale alle frontiere. Un prelievo europeo dunque che potrebbe aprire la strada a un'auspicabile unione fiscale tra gli Stati membri verso il superamento dell'attuale e non più tollerabile dumping fiscale interno al mercato comune, distorsivo della concorrenza interna. Un tabù, quello della conseguente e eventuale riforma dei Trattati, che lo stato di emergenza potrebbe dunque abbattere, anche confidando nella forza della nuova presidenza tedesca del semestre europeo, con la cancelliera Merkel alla quale non sfuggirà di certo l'opportunità storica di farsi paladina di un'Europa - quella che noi vogliamo - più forte e competitiva a livello mondiale, ma anche più equa, sostenibile e anche più sicura. Debito comune, dunque, con il recovery plan , il cui pagamento sarà garantito dal bilancio europeo tramite la Commissione europea. Una cifra che, come lei ricordava presidente Conte, non ha precedenti nella storia dell'Unione europea, cui si aggiungono i fondi già definiti e disponibili in seno all'Eurogruppo: il fondo Sure, il fondo BEI, ma anche il potenziale del MES, che sembra diventare irrinunciabile, se si dovesse decidere di prorogare lo stato di emergenza sanitaria. In effetti 36 miliardi di euro a tasso prossimo allo zero e senza condizionalità ci sembrano irrinunciabili per implementare la rete ospedaliera, ma soprattutto per rafforzare il sistema sanitario territoriale, per una crisi che ha colpito simmetricamente, si diceva, ma con effetti asimmetrici tra gli Stati, anche per i differenziali di sviluppo di partenza. L'Italia sarebbe il primo Paese per risorse allocate (81 miliardi di euro a fondo perduto, 91 in prestiti). Certamente, signor Presidente, questo è il momento anche per riflettere su una riforma definitiva del Patto di stabilità (oltre alla mera sospensione), ma anche del regime di aiuti e del rispetto da parte degli Stati membri di tutte le regole interne, compreso il rispetto dei diritti fondamentali - e sto pensando all'Ungheria di Orban - condizionalità per tutti irrinunciabili per un progetto comune europeo. Obiettivo del recovery plan è di superare la crisi generata dalla pandemia, affrontando la doppia sfida della transizione digitale ed ecologica lanciata con il green new deal e garantendo, al contempo, l'equità sociale della manovra, con particolare attenzione ai giovani, cui stiamo lasciando l'eredità del debito. Appare comunque del tutto congruo che i sussidi vengano concessi, subordinatamente però alla presentazione di un coerente piano di ripresa e resilienza nazionale, da presentare, come lei diceva, dopo l'estate e sottoposto al controllo della procedura del semestre europeo. Attenzione, presidente Conte, perché concentrare il controllo solo sul Consiglio significa certificare la sfiducia tra gli Stati membri, quindi il nostro auspicio è che vengano coinvolte tutte le istituzioni decidenti. Il nostro compito quindi è pianificare la crescita nazionale e affrontare i nodi strutturali del Paese con impegni rispetto anche alle tradizionali raccomandazioni che per l'Italia significano riforma fiscale, riduzione dei tempi della giustizia, maggiore efficienza della pubblica amministrazione, investimenti sulla qualità dell'istruzione; abbiamo iniziato con il decreto rilancio, ci stiamo lavorando con il decreto semplificazioni. Una ripresa economica e occupazionale a partire anche dal piano delle opere pubbliche in attesa di essere realizzate in fretta, come noi abbiamo chiesto nel piano shock . Presidente Conte, noi siamo con lei in questa prova di forza con l'opposizione dei Paesi rigoristi, non solo contrari al recovery fund , ma a ciò che un intervento con il bilancio comune comporta, cioè l'avvio della costruzione di un'Europa federale. Aiuti per il nostro Paese che valgono ben il 30 per cento del prodotto interno lordo, cioè 500 miliardi di euro. Ecco perché l'Europa conviene all'Italia. All'Europa spetterà di mettere a disposizione i fondi, ma all'Italia spetta di prepararsi ad impiegarli per la ripresa economica e per le riforme.