[pronunce]

Dunque, anche quando l'azione civile era preclusa in sede propria (nel sistema del codice abrogato, infatti, il processo civile si sospendeva in attesa della definizione della azione penale, secondo la logica del primato del giudizio penale e della unicità della giurisdizione), la parte civile costituita nel processo penale, stante la sua accessorietà, non poteva che far leva sugli istituti della astensione o della ricusazione, in ipotesi di iudex suspectus; o richiedere al pubblico ministero di valutare l'opportunità di sollecitare la rimessione del processo, in ipotesi di condizioni ambientali avverse. L'esclusione della parte civile dal novero dei legittimati a richiedere la rimessione del processo è rimasta una costante nel panorama normativo successivo, sia con la direttiva n. 15) della legge-delega 3 aprile 1974, n. 108, sulla cui base fu redatto il Progetto preliminare del nuovo codice di procedura penale del 1978, sia con la nuova legge-delega 16 febbraio 1987, n. 81, in forza della quale venne poi approvato il codice di rito vigente. Soltanto nel corso dei lavori preparatori del nuovo codice – come si rammenta nell'ordinanza della Corte di cassazione – la Commissione redigente ebbe a rilevare «l'opportunità di estendere la legittimazione a richiedere la rimessione, oltre che al pubblico ministero e all'imputato, anche alle altre parti private». Tale estensione fu, peraltro, reputata impraticabile da parte del legislatore delegato, proprio perché – puntualizzò la Relazione al Progetto preliminare – in contrasto con il tenore testuale della direttiva n. 17) della legge di delega, avuto riguardo, anche, alla disciplina dettata in proposito dall'art. 55 del codice del 1930. Anche nell'ultimo intervento legislativo in tema di rimessione, mediante la legge 7 novembre 2002, n. 248 - pur introducendosi incisive innovazioni rispetto alla disciplina codicistica - si è mantenuta inalterata la platea dei soggetti abilitati a richiedere lo spostamento del processo. L'unica innovazione proposta – ma non accolta – in quest'ambito, ha riguardato la possibilità di introdurre una sorta di contraddittorio anticipato sulla rimessione, fra tutti i soggetti presenti nel processo. 3. – La scelta del legislatore è, quindi, da circa un secolo costante nel limitare alle sole parti necessarie del processo penale il diritto a richiederne la rimessione; e questa opzione deve ritenersi in linea non soltanto con i valori costituzionali che si pretendono compromessi, ma anche con lo stesso principio di ragionevolezza cui deve comunque essere informata la discrezionalità normativa. Infatti questa Corte ha avuto modo in più occasioni di sottolineare la peculiarità e gravità delle esigenze che l'ordinamento del processo penale intende soddisfare e bilanciare attraverso la rimessione: da un lato, il divieto di distogliere chiunque dal giudice naturale precostituito per legge; dall'altro, valori anch'essi costituzionalmente rilevanti, quali l'indipendenza e, quindi, la imparzialità dell'organo giudicante e la tutela del diritto di difesa (v. sentenze n. 50 del 1963 e n. 82 del 1971). Da qui il richiamo, costante nella giurisprudenza di legittimità, al carattere del tutto eccezionale che contraddistingue l'istituto ed al conseguente rigore cui deve essere informata la interpretazione dei presupposti sulla cui base può essere statuita la translatio iudicii. Siffatto eccezionale presidio - a garanzia della serenità ed imparzialità del giudizio e, quindi, in ultima analisi, dello stesso valore del “giusto processo” - è, da sempre, previsto soltanto per il processo penale, giacché a garantire le parti dai rischi della non imparzialità e terzietà del giudice soccorrono, nelle altre sedi giurisdizionali, i diversi istituti della astensione e della ricusazione. Questa indubbia peculiarità si fonda sulla constatazione che soltanto il processo penale è, per sua natura, idoneo a suscitare gravi emozioni e perturbamenti, specie nel luogo in cui esso si celebra. Tali turbamenti – sia che rilevino sul piano dell'ordine pubblico processuale, sia che attengano al diverso profilo della serenità del giudizio – sono comunque riconducibili all'intervento di “elementi esterni”. Questi ultimi - come ha più volte sottolineato la giurisprudenza di legittimità - più che incidere direttamente sul valore della imparzialità e terzietà del giudice investito della cognizione della regiudicanda (il “sospetto” di condizionamento non riguarda, infatti, il singolo giudice, ma l'intero ufficio giudiziario), finiscono per coinvolgere la stessa possibilità di celebrare un “giusto processo”. Le gravi situazioni locali che turbano lo svolgimento del processo, di cui è menzione nell'art. 45 cod. proc. pen. , non possono, pertanto, che fondarsi e riflettersi su quello che è il naturale oggetto del processo penale: vale a dire, una specifica accusa mossa nei confronti di un determinato imputato; quindi, un contesto ambientale che genera una turbativa a favore o contro l'accusa o, reciprocamente, a favore o contro l'imputato. Già in questa prospettiva, dunque, l'istituto della rimessione si rivela concettualmente eccentrico rispetto alla ipotetica attribuzione di un potere di iniziativa in capo a chi, pur potendo agire in sede propria (ove l'istituto stesso non è previsto), ha scelto di attivare la domanda civile nel processo penale, del quale, pertanto, deve accettare regole e peculiarità. La evocata parità delle parti - sulla quale si è particolarmente concentrata l'ordinanza di rimessione - finisce per risultare, in tale prospettiva, fuorviante; giacché su di essa si intenderebbe far leva per omologare fra loro situazioni processuali del tutto eterogenee, quali sono quelle che, agli effetti della rimessione, caratterizzano gli “interessi” ed il coinvolgimento delle parti necessarie del processo, rispetto alla tutela risarcitoria o restitutoria che l'ordinamento assicura alla parte civile. D'altro canto, proprio in materia di azione civile esercitata nel processo penale, la giurisprudenza di questa Corte ha in più occasioni affermato il principio per il quale l'assetto generale del nuovo processo penale è ispirato all'idea della separazione dei giudizi, penale e civile: è prevalente, nel disegno del codice, l'esigenza di speditezza e di sollecita definizione del processo penale, rispetto all'interesse del soggetto danneggiato di esperire la propria azione nel processo medesimo. Questa Corte, inoltre, ha più volte rilevato che l'eventuale impossibilità di partecipare al processo penale, per il danneggiato, non incide in modo apprezzabile sul suo diritto di difesa e, prima ancora, sul suo diritto di agire in giudizio, poiché resta intatta la possibilità di esercitare l'azione di risarcimento del danno nella sede civile;