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Poi, tutto d'un tratto la vita si trasforma. Da un lato si sente sicuramente la complicazione che questo porta, dall'altro, la ricchezza che questo dona: la ricchezza di avere un figlio o una figlia speciali, la ricchezza di avere una missione, come diceva prima qualcuno, la ricchezza di avere la possibilità di cercare nuovi modi per entrare in contatto e in comunicazione, per scoprire nuovi linguaggi e per interpretare quello che un figlio o una figlia ha da dirti e che magari spesso non riesce a dire con le parole. Credo che la politica e le istituzioni si debbano occupare di tutto questo. Spesso siamo portati, non per disinteresse, a occuparci di chi ci cerca, di chi ci sottopone un bisogno o un problema e tante volte tendiamo magari a sottovalutare chi è più silenzioso, chi non ha voce per gridare la propria difficoltà, chi magari è talmente tanto a disagio che non ha neppure la forza di cercare qualcuno. È di questo che dobbiamo occuparci, è a queste persone e a queste famiglie che dobbiamo far sentire non semplicemente la nostra vicinanza a parole, ma una vicinanza concreta, che renda la loro vita un po' più semplice e che faccia sì che questi ragazzi e queste ragazze possano essere cittadini a tutti gli effetti e possano ottenere la loro autonomia nel modo più ampio possibile. Parliamo di ragazzi diversi, ma siamo tutti diversi. (Applausi del senatore Rampi) . Ognuno di noi ha dei pregi, dei difetti, delle caratteristiche o delle qualità diversi dagli altri, ma ognuno di noi ha, allo stesso tempo, dei sogni e dei sentimenti. Spesso e volentieri quando ci occupiamo di qualcuno che ha un disturbo e una patologia pensiamo ad occuparci soltanto dei bisogni concreti (il nutrimento, la somministrazione delle medicine o la pulizia), ma nei fatti dobbiamo invece riuscire a far sì che queste persone raggiungano il massimo grado di autonomia, che consenta loro di andare oltre i bisogni primari che incontrano nella propria vita. Credo dunque che questo sia il senso dell'ordine del giorno in esame e sono felice e orgogliosa del lavoro fatto dalle nostre colleghe e per il fatto che si sia giunti ad una stesura unitaria. Molto è stato detto e molto è già stato fatto a livello legislativo, anche negli ultimi anni, ma molto c'è ancora da fare: occorre portare alla piena attuazione le linee guida e c'è da fare l'aggiornamento dei LEA, c'è da procedere per fare in modo che la ricerca, che ancora in questo campo non ha raggiunto tutti i risultati sperati, possa progredire in modo più efficace, occorre far sì che il sistema di informazione riesca a far avere le informazioni in modo capillare e trasparente a tutti. Per questo nell'ordine del giorno in esame si chiede l'istituzione di una Commissione speciale, non per creare un ulteriore organismo inutile, ma proprio con l'obiettivo di raggiungere queste finalità, che ho provato, sicuramente non in modo efficace come avrei voluto, ad elencare. Il dispositivo della nostra mozione era sicuramente più forte perché c'era l'impegno chiaro a istituire la Commissione. Nella mediazione che è stata trovata c'è comunque l'impegno in questo senso. A questo punto - essendosi il Governo rimesso all'Assemblea, come è giusto che sia perché sulle Commissioni parlamentari decide il Parlamento - dipende solo da noi; quindi, il nostro auspicio è che si riesca a istituire davvero questa Commissione, la quale, con i compiti chiari e qui elencati, possa avere come obiettivo unico la centralità dell'individuo, la centralità di quelle famiglie e dei ragazzi e delle ragazze che soffrono di tale disturbo, perché la loro vita sia migliore. Solo così sentiremo di aver dato un contributo positivo ed efficace come rappresentanti istituzionali. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Steger) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, cari colleghi, lo spettro autistico non è una malattia ma una neuro-biodiversità, spettro sottovalutato quando non deriso. Ricordo all'Assemblea l'episodio di un noto comico, che poi si è dato alla politica - ma che fortunatamente sta tornando alla sua antica attività - al quale ha risposto giustamente il presidente Mattarella, mettendo al proprio fianco, durante il discorso di fine anno, un quadro fatto da ragazzi di un centro per autistici di Verona. L'autismo è un'epidemia senza essere una malattia: è una disabilità senza esserlo, pur essendo, in alcuni casi, completamente invalidante. I numeri dei nascituri nello spettro impressionano: ad oggi è un'emergenza nazionale e lo stesso presidente Trump, ad esempio, non ha esitato a definirla un'epidemia, pur non essendo una malattia, e ciò rende l'idea del suo diffondersi e dei suoi numeri. A spaventare è soprattutto l'impreparazione delle nostre comunità a integrare questi ragazzi e a sostenere le loro famiglie. Bisogna impegnarsi costantemente su questo tema perché, seppur ormai scientificamente sdoganato e affrontato, l'autismo non ha, nel Servizio sanitario nazionale e nei servizi sociali, la giusta attenzione. Le ASL riconoscono solo logopedia e psicomotricità, che, nella maggior parte dei casi, non sono assolutamente efficaci. Alcune Regioni - recependo le linee guida dell'Istituto superiore di sanità - stanno legiferando per inserire nei LEA le terapie comportamentali e psicologiche strutturate (Aba, Denver, Teacch), anzitutto perché sono le più richieste, in quanto più efficaci, e in secondo luogo perché hanno costi veramente proibitivi. Ultimamente sono intervenute anche diverse sentenze che hanno condannato le ASL al pagamento di questi modelli da loro non riconosciuti. Ciò che serve è una legge quadro che metta tutte le strutture pubbliche nelle condizioni di prendere in carico questi ragazzi, a tutte le età, e regali un po' di serenità alle loro famiglie. I passi fondamentali, a nostro avviso, sono: la diagnosi precoce (per cui è necessaria la formazione specifica di pediatri e insegnanti di sostegno); il cosiddetto durante di noi (quindi la quotidianità di questi bambini, ragazzi e adulti), e, ovviamente, una degna applicazione del dopo di noi. I disturbi dello spettro sono da lievi a gravissimi; quindi alcuni hanno solo delle stereotipie comportamentali, problemi ripetitivi o di rigidità, altri non sono verbali e non saranno mai autonomi nemmeno nei bisogni primari. Le mamme e i papà di questi bambini sono veri eroi: si districano tra attese lunghissime per la diagnosi e la certificazione e il vuoto totale che ne segue, perché, per l'appunto, la sanità pubblica se ne occupa poco e male. La maggior parte dei genitori si mette a fare ricerche e porta il figlio o i figli (perché, purtroppo, succede anche che gemelli o più fratelli siano nello stesso spettro) su e giù per l'Italia dallo specialista che su qualche forum è stato loro indicato. E se la civiltà di una nazione si riconosce dalla capacità di proteggere e sostenere i più deboli e fragili, noi - purtroppo - cari colleghi, siamo ancora veramente molto indietro.