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Gli studenti oggi, quando riescono, visti i problemi citati, svolgono la didattica a distanza in soluzioni abitative provvisorie e disagiate. Domani, cioè da settembre, come faranno a ritornare allo studio in presenza, visto che questo necessiterà ancora del distanziamento sociale? Ante Covid-19 i ragazzi svolgevano le proprie lezioni in container collettivi, già utilizzati dalle famiglie, quindi in locali non pensati per un uso scolastico, con spazi assolutamente sottodimensionati anche prima dell'emergenza. Se sarà un problema rispettare le distanze di sicurezza, dettate dai vari decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, nelle scuole di tutto il territorio nazionale, non so se il Governo si è reso conto o ha minimamente considerato che nel cratere questo sarà impossibile. C'è stato qualcuno che si è preoccupato del futuro di questi ragazzi? Chi assicura loro il diritto allo studio? (Applausi). Su questi problemi c'è stato e continua ad esserci solo un silenzio assordante. Sappiamo che i fondi ci sono per realizzare edifici abbastanza grandi per ospitare gli studenti nel rispetto delle direttive Covid. Facciamo di questi cantieri un secondo ponte di Genova, usiamo normative emergenziali in deroga, impegniamo tutte le forze di cui già disponiamo per realizzare in tempi brevi nuove e definitive strutture scolastiche, dove si prevedano edifici grandi, laboratori, palestre e sale riunioni che per il perdurare di tutta l'emergenza potrebbero rappresentare degli spazi necessari al rispetto della distanza di sicurezza. La distanza siderale dalle difficoltà quotidiane di tutte le famiglie italiane chiamate a fronteggiare le conseguenze delle vostre decisioni si vede anche da come avere ignorato le popolazioni terremotate. Pertanto, posso solo auspicare che si riesca a sviluppare un'azione normativa complessiva sulla scuola, che sia di ampio respiro ideale e non ideologica e che ponga al centro, indistintamente, le esigenze primarie degli alunni, le istanze delle insegnanti, le richieste del personale ATA e amministrativo; norme che rispondano in maniera adeguata ai bisogni delle famiglie italiane, chiamate in questo periodo di emergenza sanitaria ad affrontare problemi nuovi e improvvisi che complicano le loro vite. A maggior ragione queste persone hanno il diritto di sentire le istituzioni scolastiche al loro fianco, pronte a fornire soluzioni adeguate e di buon senso. Ora mi vorrei rivolgere al Ministro che immagino non sia presente, nonostante si parli di scuola, perché avrà sicuramente qualcosa di meglio da fare. PRESIDENTE. Il Governo è presente, senatrice Alessandrini, e la sta ascoltando. ALESSANDRINI (L-SP-PSd'Az) . Bene, questo mi rincuora. Quindi mi rivolgo al Ministro, dicendole che la ritenevo una collega, perché quella dell'insegnante non è solo una professione, ma non lo ricorda probabilmente o forse non lo sa: essere insegnante vuol dire condividere. Come diceva Plutarco «gli studenti non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere». Ma il Ministro non sa neanche questo, dal momento che di recente è arrivata a costruire la frase - cito testualmente - «gli studenti sono imbuti da riempire»: parole senza senso che mi sono anche vergognata di ascoltare. (Applausi) . Essere insegnante vuol dire avere dei colleghi con cui confrontarsi e il Ministro non lo sa. Essere insegnante vuol dire essere una guida, e il Ministro non lo è, essere insegnante vuol dire imprimere dei segni, ma il Ministro ha voluto strafare e ha lasciato delle gravi lacune e delle gravi cicatrici che saranno difficilmente colmabili. Oggi ho il privilegio di essere qui in questa veste che mi onora e mi dà la possibilità di rappresentare i miei colleghi, i miei alunni, i genitori e tutto il personale scolastico, tutte categorie che invece oggi nei fatti state mortificando, facendo finta di rappresentarle. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Augussori. Ne ha facoltà. AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, Sottosegretario, unico rappresentante del Governo presente, intervengo su una questione che appare più marginale e sicuramente lo è, rispetto alle tematiche che hanno avuto un'attenzione mediatica, come quelle degli insegnanti precari o quella delle scuole paritarie, ma che mi sta particolarmente a cuore e su cui vi invito a prestare attenzione. È il tema dell'esame di maturità degli studenti privatisti: stiamo parlando di una platea di circa 17.000 persone, che sono considerate dal Governo come maturandi di serie B, ma sono prima di tutto persone con gli stessi doveri e diritti degli altri, ma i cui diritti sono stati palesemente violati e calpestati. (Applausi) . Non sono sindacalizzati, non fanno lobbying , non hanno voce e sono quindi inascoltati e abbandonati a loro stessi. È un mondo poco conosciuto e spesso guardato di traverso, pensando che si tratti di cercatori di scorciatoie. Niente di più errato; la maggioranza di essi si trova di fronte ad un'opzione obbligata a fronte di situazioni e di scelte di vita. Parliamo di studenti lavoratori in gran parte, ma le casistiche sono varie e vanno a toccare anche la problematica delle vittime del fenomeno del bullismo. Ci sono vite, storie dietro questi percorsi. C'è Francesca, che lavora all'ospedale di Verbania (fa l'operatore sociosanitario nel reparto Covid) e che vuole diplomarsi per iscriversi a scienze infermieristiche. C'è Tommaso, che gioca a rugby nella nazionale giovanile, che per la sua carriera sportiva vive in una città dove non c'è la scuola che ha frequentato negli anni precedenti. Ce ne sono tanti come loro, che chiedono di essere trattati come gli altri maturandi, seguendo le stesse modalità e gli stessi tempi. E, invece, il Governo li ha discriminati prevedendo, con questo decreto-legge, prove in presenza quando agli interni si prospettavano esami a distanza. Abbiamo protestato a gran voce per chiedere l'equiparazione che, poi, per fortuna, nei fatti è arrivata, ma solo perché è mutato il percorso degli interni. Che dire, poi, dei tempi? Lasciati nell'incertezza totale per settimane, perché il decreto-legge parlava di prove da tenersi a fine emergenza; parlava di sessione straordinaria da definire, non chiarendo nemmeno se a settembre o oltre. Adesso abbiamo una data certa per i test preliminari almeno, quella del 10 luglio. La disparità tra interni ed esterni è così sancita ufficialmente dal Governo. La discriminazione ha forza di legge; ma questo fatto - già gravissimo in sé - apre a un altro problema. Per l'esame di maturità si dovrà aspettare metà settembre, ma c'è chi ha bisogno subito di quel diploma perché magari ha un lavoro che lo aspetta e che ora potrebbe sfuggirgli, o chi - e sono i più - vuole affrontare il percorso universitario senza rischiare di perdere un intero anno. (Applausi). Abbiamo proposto che ci fosse l'impegno del Governo a far svolgere gli esami entro fine luglio, o, al più tardi, i primi di agosto, e invece la soluzione della maggioranza è la classica toppa peggio del buco: