[ddlpres]

Modifiche alla legge 29 gennaio 1992, n. 113, in materia di obbligo, per il comune di residenza, di porre a dimora un albero per ogni cittadino residente defunto prima del compimento del cinquantesimo anno di età. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge ha lo scopo di modificare la legge n. 113 del 1992, che ha introdotto l'obbligo di piantare un albero per ogni nuovo nato al fine di incentivare gli spazi verdi urbani. La legge è stata successivamente modificata dalla legge n. 10 del 2013, che tuttavia, per un verso, ne ha limitato il campo di applicazione, riducendo l'obbligo solo per i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e, per un altro verso, ne ha ampliato il campo di applicazione, estendendo l'obbligo anche in caso di adozione di un minore. Inoltre con le modifiche del 2013 si è inteso rendere tale obbligo più effettivo prevedendo termini e modalità più puntuali. Nello specifico i comuni devono fornire informazioni sul tipo di albero scelto per ogni bambino e sul luogo in cui è stato piantato, provvedendo anche a un censimento annuale di tutte le piantumazioni. In particolare è stato istituito il bilancio arboreo del comune per il censimento e per la classificazione degli alberi piantati, nell'ambito del rispettivo territorio, in aree urbane di proprietà pubblica, da rendere noto da parte del sindaco «due mesi prima della scadenza naturale del mandato». In termini più generali, la legge n. 10 del 2013 introduce norme a tutela degli alberi monumentali e ridefinisce la Giornata nazionale degli alberi, celebrata il 21 novembre, che punta a «perseguire, attraverso la valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l'attuazione del protocollo di Kyoto», ratificato ai sensi della legge 1º giugno 2002, n. 120, e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell'aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all'albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani. In occasione della celebrazione della Giornata le istituzioni scolastiche curano, in collaborazione con i comuni, con le regioni e con il Corpo forestale dello Stato, la messa a dimora in aree pubbliche, individuate d'intesa con ciascun comune, di piantine di specie autoctone, anche messe a disposizione dai vivai forestali regionali, preferibilmente di provenienza locale. Tale aspetto è da ritenere educativo, in quanto ha lo scopo di sensibilizzare i giovani alle tematiche relative alla salvaguardia delle risorse fitogenetiche, di promuovere una cultura arborea sostenibile e di conservazione delle diversità biologiche, aumentando in tal modo la consapevolezza di quanto gli alberi siano fondamentali per la vita dell'uomo e per tutto l'ecosistema. Sul rispetto della normativa è stato previsto che vigili il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, istituito presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con una serie di compiti e relativi poteri sostanzialmente di monitoraggio e di tipo consultivo. Tuttavia, pur nel tentativo di promuovere una visione prospettica di tutela e di valorizzazione ambientale attraverso lo sviluppo degli spazi verdi urbani, le misure previste appaiono ancora insufficienti, evocando l'urgenza di un'estensione del campo applicativo e un più efficiente controllo sulle azioni degli enti competenti, promuovendo l'ottemperanza agli obblighi mediante un sistema di incentivi e il subentro di istituzioni sovraordinate che possano esercitare poteri sostitutivi. Non si può più rimandare un ripensamento di specifiche politiche di salvaguardia, considerando che la qualità della vita è in evidente decadimento. Per questo, l'articolo 1 del presente disegno di legge prevede anche la piantumazione per la perdita precoce di un cittadino di età inferiore a cinquanta anni, che non può che rivelare il peggioramento delle condizioni di salubrità del nostro Paese; per tale ragione la piantumazione di un nuovo albero è la manifestazione di un monito per la cittadinanza, ma soprattutto per i rappresentanti delle istituzioni locali che sono garanti della salute dei propri concittadini. Non sono confortanti i dati in merito alla natalità e alla mortalità del nostro Paese. Secondo i dati del bilancio demografico della popolazione residente sono stati 458.151 gli iscritti all'anagrafe per nascita nel 2017, oltre 15.000 in meno rispetto al 2016. Il dato conferma, seppur con qualche eccezione, la tendenza alla diminuzione delle nascite iniziata dal 2009. Purtroppo anche i dati sulla mortalità confermano una sostanziale tendenza negativa, per cui si avrebbe un notevole incremento della piantumazione che focalizzerebbe ancora di più l'attenzione su queste preoccupanti tendenze alla mortalità precoce. L'articolo 1 intende altresì superare la limitazione della previsione dell'obbligo di piantumazione per i comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, estendendo tale obbligo a tutti i comuni che hanno più di 5.000 abitanti, perché risulta più coerente con l'obiettivo generalizzato e diffuso di tutela della salute pubblica e di promozione di condizioni ambientale migliori. Pertanto l'obbligo si estenderebbe a circa 1.720 comuni italiani, comportando un notevole aumento dello sviluppo del verde pubblico urbano e di conseguenza avrebbe effetti positivi sul tasso del consumo di suolo e sulla sua qualità. Infatti attività antropiche e scelte di uso non sostenibili comportano l'aumento del consumo di suolo con conseguente perdita irreversibile di preziose risorse ambientali e di funzioni ecosistemiche, influendo negativamente sull'equilibrio del territorio, sui fenomeni di dissesto, erosione e contaminazione, sui processi di desertificazione, sulle dinamiche di trasformazione e sulla bellezza del paesaggio. In particolare, l'ultimo Rapporto sul consumo di suolo elaborato dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale rileva come i dati riferiti al 2017 mostrino ancora la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane a bassa densità, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali. Se in passato la dinamica demografica era correlata positivamente con l'urbanizzazione, negli ultimi decenni, al contrario, il legame tra demografia e processi di urbanizzazione non è più univoco e le città sono cresciute anche in presenza di stabilizzazione o di decrescita della popolazione residente. Nello specifico il tasso di consumo di suolo in Italia, confrontato con la crescita demografica, mostra una crescita tra il 2015 e il 2016, con un valore di suolo consumato pro capite che passa dai 378 metri quadrati del 2015 per ogni italiano, a 380 metri quadrati dell'anno successivo. Il tutto si combina con il brusco cambiamento climatico e con il rischio idraulico e geologico, con drammatiche conseguenze in termini di perdite di vite umane e di danni materiali. Di conseguenza la limitazione del consumo del suolo e la sua valorizzazione, anche a mezzo di nuove piantumazioni di verde pubblico, si impongono per le loro ripercussioni sociali, economiche e ambientali. Questa deve essere la via scelta.