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Distacco del comune di Pedemonte dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Onorevoli Senatori. -- Su iniziativa di alcuni cittadini di Pedemonte, comune sito in provincia di Vicenza, il 19 gennaio 2006 fu costituito ufficialmente il Comitato popolare «Torniamo in Trentino». Scopo del comitato era dare voce ai pedemontani che intendevano chiedere il ritorno alla vecchia provincia di Trento. Il Comitato Torniamo in Trentino raccolse 473 firme che consegnò nelle mani del sindaco, per far sì che fosse indetto il referendum per tornare in Trentino secondo quanto previsto dall'articolo 132 della Costituzione, come modificato dall'articolo 9, comma 1, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e dall'articolo 42, secondo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352. Il 13 giugno 2007 il consiglio comunale deliberò all'unanimità in tal senso. Il 9 e il 10 marzo 2008 si svolse il referendum col quale più del 76 per cento dei cittadini di Pedemonte ha espresso la volontà di ritornare in seno alla provincia autonoma di Trento. L'esito positivo del referendum fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 28 marzo 2008. Dalla data della predetta pubblicazione sono iniziati a decorrere i sessanta giorni -- espressamente previsti dall'articolo 45, quarto comma, della legge n. 352 del 1970 -- entro i quali il Ministro dell'interno deve presentare al Parlamento (come chiaramente espresso dall'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, e dall'articolo 45 della stessa legge n. 352 del 1970) il disegno di legge contenente la modifica dei confini delle regioni coinvolte. I termini per tale adempimento sono scaduti quindi il 13 agosto 2008, ed esso è da considerare come «atto dovuto»: tanto più a ragione del fatto che parte della dottrina costituzionalistica ha ritenuto che il referendum ex articolo 132 della Costituzione abbia carattere deliberativo e non meramente consultivo mentre altra parte della dottrina lo ha qualificato come un referendum sui generis «provvisto di un parziale effetto costitutivo». Arrivati a questa fase si è dovuta dunque assumere l'iniziativa affinché il disegno di legge giungesse quantoprima all'approvazione del Parlamento. Oltre alle ragioni di carattere costituzionale, che motivano la presentazione di questo disegno di legge, è opportuno completare la presente relazione anche con le motivazioni di carattere geografico, storico-culturale e socio-economico. Oggi a Pedemonte sono rimasti alcuni importantissimi legami con la terra di origine. La quantità e, soprattutto, la qualità di questi legami fanno di Pedemonte, dal 1980 comprendente anche l'ex comune di Casotto, un caso unico in tutto il Veneto. Pedemonte dista infatti 38 chilometri da Trento, e 125 da Venezia. Organismi legati alla cooperazione trentina: -- Cassa rurale ed artigiana di Pedemonte, fondata nel 1920 dal parroco trentino don Giovanni Albertani; -- Famiglia cooperativa di consumo, pure istituita negli anni Venti. Organismi legati alla gestione del territorio: -- Regola di Casotto, di origine medievale, soppressa in epoca napoleonica, ripristinata nel 2001 con una legge regionale veneta in virtù dell'antica appartenenza alla giurisdizione tirolese di Caldonazzo, dove vigevano tali Carte di Regola; -- Libro fondiario, con sede a Trento; -- Ufficio tavolare, con sede a Trento; -- nuovo catasto edilizio urbano, la cui sede è stata trasportata da Vicenza a Trento il 1º dicembre 2006. La parlata di Pedemonte è sostanzialmente riconducibile al dialetto trentino usato a Lavarone e nell'alta Valsugana, anche se risente di influssi veneti, soprattutto nella frazione di Casotto. Rimane un substrato di lingua cimbra nei modi di dire e nei vocaboli, oltre che nei racconti ed in alcune tradizioni civili e religiose. Per questo ci sono rapporti molto stretti con gli istituti culturali del contiguo comune trentino di Luserna/Lusérn. La toponomastica di Pedemonte conserva ancora un'antica impronta cimbra, che in alcune frazioni interessa più del 90 per cento dei nomi di luogo. Per il loro particolare interesse tutti i toponimi di Pedemonte negli anni 1998-2001 sono stati raccolti, classificati e inseriti nel Dizionario Toponomastico Trentino. La tipologia edilizia è di derivazione trentina, particolarmente evidente nella costruzione della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Brancafóra. Il legame con l'arcidiocesi di Trento non è mai stato spezzato del tutto, grazie alla presenza di numerosi religiosi nativi di Pedemonte. Negli anni Novanta la curia tridentina provvide alla microfilmatura di parte dell'archivio parrocchiale di Brancafóra. All'arciprete di Brancafóra è tuttora riconosciuta dallo Stato, al pari di tutti i parroci operanti nelle cosiddette «Terre Redente», la facoltà di insegnare nelle scuole elementari. Molti fedeli hanno mantenuto, anche dopo il passaggio alla diocesi di Vicenza, usi, tradizioni e devozioni legati al Trentino. In molte case assieme al giornale diocesano vicentino «La voce dei Berici» giunge anche quello trentino «Vita Trentina». I lavoratori dipendenti lavorano in massima parte nella zona di Arsiero, Thiene e Schio, mentre alcuni trovano occupazione a Pedemonte, dove da alcuni decenni è sorta una piccola zona artigianale. Le strutture turistiche trentine di Lavarone e Folgaria offrono occupazione stagionale a numerosi valligiani ed opportunità di lavoro a tante ditte artigianali di Pedemonte. Analisi storica Il territorio del comune di Pedemonte, dal 1980 comprendente anche l'ex comune di Casotto, era anticamente indicato come Brancafóra, dal nome del luogo che ospitava la chiesa e l'ospizio per i viandanti. Nel 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale ed i giovani validi furono arruolati e spediti a combattere sul fronte orientale. Un anno dopo anche l'Italia entrò nel conflitto ed immediatamente gli abitanti di Pedemonte e Casotto si trovarono in quella specie di «terra di nessuno» venutasi a trovare tra le fortezze austriache e quelle italiane. Iniziò così il triste esodo della popolazione civile verso i territori più interni e sicuri dell'Impero. Il 10 settembre 1919 veniva firmato il Trattato di Saint-Germain (anche se la procedura di annessione conobbe molti ritardi e fu completata dall'Italia solo con la legge 26 settembre 1920, n. 1322) che portava il confine al Passo del Brennero. L'antica patria (Heimat) tirolese con capitale Innsbruck veniva perciò smembrata in Trentino, Alto Adige, Tirolo del Nord e Tirolo dell'Est. Pedemonte e Casotto erano parte del Trentino, fino ad allora denominato Sudtirolo o Tirolo italiano. Con regio decreto 21 gennaio 1923, n. 93, fu istituita la provincia di Trento e si dispose che «il territorio dei distretti giudiziari di Ampezzo e Livinallongo» passasse «a far parte del territorio del circondario di Belluno».