[resaula]

Aimi, Alderisi, Alessandrini, Arrigoni, Augussori Bagnai, Balboni, Barachini, Barbaro, Barboni, Bergesio, Bernini, Berutti, Biasotti, Binetti, Bonino, Borghesi, Borgonzoni, Bossi Simone, Bruzzone Calandrini, Calderoli, Caliendo, Caligiuri, Campari, Candiani, Candura, Cangini, Cantù, Casolati, Causin, Centinaio, Cesaro, Ciampolillo, Ciriani, Corti, Craxi Dal Mas, Damiani, De Bertoldi, De Poli, De Vecchis Fantetti, Fazzolari, Ferrero, Ferro, Fregolent, Fusco Gallone, Garnero Santanchè, Gasparri, Giammanco, Giro, Grassi Iannone, Iwobi La Pietra, Lucidi, Lunesu Maffoni, Marin, Martelli, Marti, Messina Alfredo, Minuto, Modena, Moles, Montani Nastri, Nisini Ostellari Pagano, Papatheu, Paroli, Pazzaglini, Pellegrini Emanuele, Pergreffi, Perosino, Petrenga, Pianasso, Pichetto Fratin, Pillon, Pirovano, Pisani Pietro, Pittoni, Pizzol, Pucciarelli Quagliariello Rauti, Riccardi, Richetti, Ripamonti, Rivolta, Rizzotti, Romani, Romeo, Ronzulli, Rossi, Rufa, Ruspandini Saccone, Salvini, Saponara, Saviane, Schifani, Serafini, Siri, Stabile, Stefani Testor, Tiraboschi, Toffanin, Tosato, Totaro Urraro, Urso Vallardi, Vescovi, Vitali Zuliani. PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 1928, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 263 Senatori votanti 263 Maggioranza 132 Favorevoli 143 Contrari 120 Il Senato approva. Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e l'ordine del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 83. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno TARICCO (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TARICCO (PD) . Signor Presidente, intervengo relativamente all'interrogazione 3-00804 sulla questione del segnale Rai nelle vallate piemontesi. All'inizio del 2019 si era celebrato a Cuneo un convegno nel quale i rappresentanti di 150 Comuni lamentavano il fatto che in moltissime aree, soprattutto nelle zone montane, pedemontane e collinari, il segnale Rai arrivava praticamente mai o in modo molto sporadico. A seguito di quella segnalazione, tra l'altro riguardante circa 300.000 abitanti in Piemonte, la Rai interveniva comunicando che dai dati in suo possesso a non ricevere perfettamente il segnale Rai erano al massimo 60.000-70.000 persone e che in ogni caso entro la fine del 2020 ci sarebbe stata copertura totale in tutto il Piemonte, il 100 per cento di segnale in tutta la Regione. Nelle scorse settimane, però, si è avuta la sensazione che non si stava andando nella direzione giusta. L'anno scorso abbiamo presentato l'interrogazione 3-00804 in cui ricapitolavamo le situazioni esistenti e chiedevamo un intervento urgente. Ora siamo a qualche mese dalla scadenza dell'anno che avrebbe dovuto vedere la soluzione del problema al 100 per cento. Nelle ultime settimane, però, dalle vallate arrivano notizie secondo cui il segnale non è praticamente presente in gran parte di esse o in alcuni casi è presente solo per qualche ora al giorno. Questo non è un servizio pubblico per avere il quale i cittadini pagano il corrispettivo. Siamo quindi a chiedere che venga segnalato al Governo e, suo tramite, anche alla Rai che vorremmo vedere nei fatti adempiuto quell'impegno preso all'inizio del 2019, e cioè il 100 per cento di copertura del segnale Rai, che tra le altre cose è un diritto esplicito dei cittadini che giustamente lo stanno rivendicando. CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, nei giorni scorsi ho rivolto pubblicamente un appello al ministro Franceschini, nella convinzione che la sua distrazione rispetto a un gravissimo fenomeno in corso non sia ulteriormente tollerabile. Mi riferisco alle demolizioni che soprattutto in Campania, complice il cosiddetto piano casa, ma anche altrove sull'intero territorio nazionale, stanno interessando l'edilizia storica di età rinascimentale e moderna fino al XIX secolo, sia nei centri urbani sia nelle campagne. In questi giorni, fuori e dentro le nostre città complessi monumentali di eccellente qualità architettonica, non di rado pluristratificati, finiscono letteralmente in polvere, anche in una sola giornata di lavoro data la potenza degli escavatori disponibili, per far posto a lottizzazioni che potrebbero tranquillamente sorgere altrove senza questo immane sacrificio. Troppo spesso l'abbandono di edifici e complessi edilizi storici è sufficiente, insieme alla ruderizzazione più o meno avanzata, per giustificare l'abbattimento sconsiderato di questi pezzi della nostra storia con la necessità di garantire l'incolumità pubblica. Persino ruderi dell'antichità classica, come le mura di Teano - per fare un solo esempio - rischiano di soccombere, dopo oltre duemila anni, all'assalto non di eserciti nemici, ma degli incolpevoli Vigili del fuoco, chiamati a intervenire in emergenza, demolendo, su strutture di cui ignorano le reali condizioni di stabilità. Spetta al Parlamento avviare finalmente la discussione della proposta di legge sui centri storici che si deve all'associazione Bianchi Bandinelli, e in questi giorni sembra finalmente muoversi qualcosa in questo senso. Ma un Ministro della cultura - per parte sua - non dovrebbe assistere a uno spettacolo così drammatico senza tentare con ogni mezzo a sua disposizione di porvi un freno e soprattutto tacendo. Proprio oggi, leggevo su «La Prealpina» che, dopo aver ragionato sul punto con il ministro Bellanova, Franceschini auspica un intervento tipo ecobonus per i casali di campagna perché - cito alla lettera - «è un dolore vedere casali meravigliosi abbandonati o crollati». Una prospettiva meramente estetizzante, sentimentalistica, che credevamo superata da decenni, è il solo sentimento che il titolare del Mibact riesca a manifestare, e sia pure, purché serva a salvare quel patrimonio edilizio senza stravolgerlo, e sottolineo senza stravolgerlo. Più concretamente, però, Presidente, mi permetto di affermare che è necessario - e non può attendere oltre - un censimento dell'edilizia storica su tutto il territorio nazionale, sia urbana sia rurale, che al più presto fornisca agli uffici territoriali del Mibact i dati utili a valutare l'opportunità di avviare verifiche dell'interesse culturale e conseguenti vincoli. Ne va della nostra memoria nazionale materializzata nel paesaggio italiano, tanto decantato anche all'estero.