[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 294, comma 1, e 302 del codice di procedura penale, promosso con ordinanza del 14 maggio 2004 dal Tribunale di Torino sull'appello proposto da R.E., iscritta al n. 903 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 maggio 2005 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che il Tribunale di Torino, sezione per le impugnazioni dei provvedimenti cautelari, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 294, comma 1, e 302 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevedono l'obbligo di interrogare la persona in stato di custodia cautelare in carcere non oltre cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione della custodia, anche dopo l'apertura del dibattimento; che a tal riguardo il Tribunale rimettente puntualizza che nei confronti di un imputato era stata emessa il 25 settembre 2002, da parte del giudice per le indagini preliminari, una ordinanza con la quale veniva disposta la misura della custodia cautelare in carcere; ma che tale misura, a causa della lunga latitanza, era stata eseguita soltanto il 15 marzo 2004, quando il processo era ormai pervenuto alla fase dibattimentale, con varie udienze già celebratesi; che, a questo punto, la difesa dell'imputato, non essendo stato questi interrogato entro il termine di cui all'art. 294, comma 1, cod. proc. pen. , formulava al giudice del dibattimento richiesta di scarcerazione a norma dell'art. 302 dello stesso codice: richiesta che peraltro veniva respinta, sul rilievo che – a tenore del richiamato art. 294, comma 1, del codice di rito – non è previsto l'obbligo, per il giudice del dibattimento, di procedere all'interrogatorio cosiddetto di garanzia della persona nei cui confronti sia stata eseguita in quella fase processuale l'ordinanza applicativa della misura custodiale; che, avverso tale ordinanza, la difesa proponeva, dunque, appello davanti all'odierno rimettente, «eccependo l'illegittimità costituzionale degli artt. 294, comma 1, e 302 c.p.p., per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui il primo non prevede l'obbligo da parte del giudice del dibattimento di interrogare la persona nei cui confronti è stata eseguita l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ed il secondo non prevede l'estinzione della custodia per omesso interrogatorio in tale fase»; che, nel delibare favorevolmente la non manifesta infondatezza della proposta eccezione – oggetto del gravame devoluto al giudice a quo – il Tribunale rimettente rammenta come questa Corte, con sentenza n. 77 del 1997, avesse già avuto modo di intervenire sulle medesime norme, dichiarando la illegittimità costituzionale degli artt. 294, comma 1, e 302, cod. proc. pen. , nella parte in cui – secondo il testo allora vigente – non prevedevano il dovere del giudice di procedere al suddetto interrogatorio fino alla trasmissione degli atti al giudice del dibattimento; che, con la successiva sentenza n. 32 del 1999, questa Corte aveva nuovamente dichiarato costituzionalmente illegittime le medesime norme, nella parte in cui non prevedevano l'obbligo dell'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare fino alla apertura del dibattimento, avuto riguardo alla identità di ratio rispetto al precedente decisum: «tanto più che» – puntualizzò la citata sentenza – «l'intervallo di tempo fra trasmissione degli atti ed inizio del dibattimento può essere contrassegnato da una estensione maggiore rispetto a quello che va dalla richiesta di rinvio a giudizio all'espletamento dell'udienza preliminare; con la conseguenza di rendere, in via di principio, ancor più irragionevole la diversità di trattamento rispetto alla previsione già dichiarata costituzionalmente illegittima»; che, con il d.l. 22 febbraio 1999, n. 29 (Nuove disposizioni in materia di competenza della corte di assise e di interrogatorio di garanzia), convertito, con modificazioni, in legge 21 aprile 1999, n. 109, il legislatore, adeguandosi alle pronunce dianzi richiamate, ha modificato il comma 1 dell'art. 294 cod. proc. pen. , estendendo l'obbligo dell'interrogatorio “fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento”; che peraltro – sottolinea il Tribunale rimettente – le esigenze di garanzia, poste a fondamento delle richiamate pronunce di questa Corte, permarrebbero anche per la fase dibattimentale, dal momento che, ove l'esecuzione della misura cautelare avvenga in un momento in cui il dibattimento è sospeso, viene meno la possibilità per il giudice di quella fase di verificare tempestivamente la legittimità della misura ed il permanere delle condizioni che ne hanno determinato l'adozione: con la conseguenza di generare quella stessa ingiustificata compromissione del diritto di difesa che indusse questa Corte ad adottare le citate pronunce di illegittimità costituzionale; e ciò avuto anche riguardo all'obbligo di conformazione del nostro sistema processuale ai principî sanciti, rispettivamente, dall'art. 5 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 484 (secondo il quale «ogni persona arrestata o detenuta ... deve essere tradotta al più presto innanzi a un giudice o a un altro magistrato autorizzato dalla legge ad esercitare le funzioni giudiziarie») , e dall'art. 9 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, adottato a New York il 19 settembre 1966 e reso esecutivo in Italia con la legge 25 ottobre 1977, n. 881 (secondo il quale «chiunque sia arrestato o detenuto in base ad una accusa di carattere penale deve essere tradotto al più presto dinanzi ad un giudice o ad altra autorità competente per legge ad esercitare funzioni giudiziarie»); che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Considerato che il Tribunale di Torino, chiamato a pronunciarsi in tema di appello de libertate, solleva, in riferimento agli artt. 3 e 24, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 294, comma 1, e 302 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevedono l'obbligo dell'interrogatorio di garanzia della persona in stato di custodia cautelare anche dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento;