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In secondo luogo, vorrei tanto ricordarvi un fatto che veramente mi ha dato un po' fastidio, perché se da un lato noi abbiamo tentato di migliorare il testo voi avete voluto restringerlo a questa ipotesi di correzione minimale, sulla quale però abbiamo votato a favore, nell'interesse dei cittadini e sulla base di un programma e dell'idea di dover riformare il testo del 2006, che fu il frutto di un'elaborazione comune ma che non ebbe l'effetto sperato, per una giurisprudenza che ritenne di non dover applicare quello che le norme già prevedevano e che oggi viene rafforzato con un «sempre». Però, scusatemi, come potete ritornare nei nostri luoghi del Nord, senatore Romeo, dove dovremo andare a dire ai cittadini che è stata riconosciuta la legittima difesa, perché è legittimo reagire, ma, nel momento in cui si reagirà e per caso l'aggressore subirà una lesione, si sarà, tenuti a corrispondergli un indennizzo? È una cosa incredibile. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Vi rendete conto dell'assurdità? È un assurdo ed è sbagliato dal punto di vista tecnico-giuridico, perché, se quella che è stata scritta è una norma di non punibilità in campo penale e quindi non c'è una responsabilità penale, non ci può essere una fonte di responsabilità civilistica. Ma nello stesso tempo, anche se lasciamo stare il diritto, credo che gridi vendetta agli occhi dei cittadini il fatto che noi facciamo una riforma della legittima difesa per garantire maggiore sicurezza e maggiore tutela e poi invece condanniamo il povero Cristo a pagare un indennizzo all'aggressore. È una cosa che non sta né in cielo e né in terra. Avete poi aumentato ulteriormente le pene; ma sono pene del 2007. Volete dirmi come volete portare avanti un discorso di deterrenza su queste pene aumentate, se non sappiamo nemmeno che effetto hanno avuto quelle precedenti? Nessuno di noi ha infatti un elemento di valutazione. Ma la cosa ancora più grave è che non avete capito, avendo aumentato la pena per la violazione di domicilio nell'ipotesi di cui al quarto comma dell'articolo 614 del codice penale, che basta soltanto una violenza sulle cose per rientrare in questa fattispecie. Ciò significa che, se io, separato da mia moglie, vado nell'abitazione di mia moglie, che ha cambiato la serratura, e forzo la porta con un giravite per entrare, compio una violazione di domicilio che oggi è punita con la reclusione da due a sei anni. Vi rendete conto che quindi il giudice non avrà più la possibilità di valutare la gravità del fatto e di equilibrare la pena? Invece vi avevamo proposto di evitare tutto ciò e di rendervi conto che in questo caso bastava lasciare al giudice quella valutazione di equilibrio che viene oggi impedita. Avevamo chiesto allora che con una pena da due a sei anni fosse punita la violazione di domicilio finalizzata a commettere un altro reato. È questa la cosa di cui dovete rendervi conto: noi non dobbiamo punire la violazione di domicilio, che è già punita, ma dobbiamo punirla per un reato diverso, che nel caso di specie è il reato di aggressione, di furto e compagnia bella. Da ultimo, vorrei ricordare a tutti che Forza Italia ha votato gli emendamenti a favore o contro, valutando ciascuna proposta, ma ha poi votato a favore di tutti gli articoli, tranne quelli che prevedevano un aumento delle pene. Quegli aumenti di pena non hanno infatti una ragione giustificativa. Non ci avete voluto dare una motivazione concreta su alcune deficienze del testo. La motivazione non può consistere nel dire che avete già fatto una valutazione. Che significa? Dare una motivazione significa avere la possibilità di incontrarsi, valutare insieme, discutere, trovare la soluzione migliore nell'interesse dei cittadini. E invece ci ritroviamo un testo che arriva a queste assurdità. Nel caso in cui ricorresse un'aggravante della fattispecie di cui all'articolo 628 del codice penale, ossia la rapina commessa con minorata difesa da parte delle persone, vi avevamo suggerito di introdurre nel nuovo secondo comma dell'articolo 55 del codice penale un'ipotesi di legittima difesa prevista per legge: avete detto di no. Qual è la ragione? Torno a casa senza sapere la ragione. Il voto favorevole al disegno di legge al nostro esame è allora solo un voto dato a quelle piccole modifiche che ci auguriamo siano tali da poter essere interpretate e valorizzate dalla giurisprudenza al fine di sopperire a quelle poche mancanze che ancora ci sono. È questa la ragione del nostro voto favorevole, con l'auspicio che vi sia la possibilità di introdurre qualche correzione rispetto all'ipotesi più grave, cioè quella che riguarda l'eventualità di un indennizzo. Mi auguro che alla Camera quest'ultimo aspetto possa essere corretto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . URRARO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URRARO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, la riforma dell'istituto della legittima difesa è assolutamente sentita come una necessità da parte di ampi settori dell'opinione pubblica. L'esigenza di tutela all'interno della propria sfera domestica, a difesa dei diritti inviolabili della persona è una priorità che l'attuale maggioranza intende perseguire attraverso l'approvazione del presente disegno di legge. L'istituto della legittima difesa si colloca tra le cause di giustificazione del reato e trova il suo fondamento nella necessità di autotutela della persona che si manifesta nel momento in cui, in assenza dell'ordinaria tutela prestata dall'ordinamento, viene riconosciuta, in ossequio al brocardo vim vi repellere licet , entro determinati limiti, una deroga al monopolio dello Stato dell'uso della forza. L'ultimo intervento riformatore sul punto si è avuto nell'ormai lontano 2006, con l'approvazione della legge n. 59 che ha introdotto la cosiddetta legittima difesa allargata che mediante il riferimento all'articolo 614 del codice penale rafforza il diritto all'autotutela in un domicilio privato, oltre che all'interno di ogni altro luogo dove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale, stabilendo una presunzione assoluta circa l'esistenza del requisito della proporzione tra offesa e reazione in tale ipotesi. La giurisprudenza successiva alla riforma del 2006 ha dimostrato, peraltro, la sostanziale irrilevanza, ai fini della configurabilità della scriminante in questione, della presunzione legale introdotta per la violazione del domicilio. Tale presunzione incide solo sul requisito della proporzione, non facendo venir meno la necessità da parte del giudice di accertare la sussistenza degli altri requisiti quali il pericolo attuale, l'offesa ingiusta e la necessità ed inevitabilità della reazione difensiva e, nel caso di difesa dei beni nelle condizioni previste dall'articolo 614, primo e secondo comma, la non desistenza da parte dell'aggressore ed il pericolo di aggressione. Le esigenze di un ampliamento dell'operatività dell'istituto sono risultate così disattese nei fatti.