[pronunce]

per altro verso, non esplicita alcun argomento di censura dal contenuto dei commi 680 e 681 - concernenti, questi sì, i principi e i criteri tecnici ai fini dell'assegnazione delle concessioni sulle aree demaniali marittime, da stabilire ad opera di un successivo d.P.C.m. -, dei quali neppure riporta il testo. Senza indicare come parametro interposto alcuna ulteriore disposizione normativa statale, il ricorrente quindi si limita ad affermare che la disciplina dei criteri e delle modalità di affidamento delle concessioni demaniali marittime rientra nella materia della tutela della concorrenza, di competenza esclusiva dello Stato, ma ciò rende la censura meramente assertiva, in quanto non espone alcun argomento di merito che specifichi il contrasto ravvisabile con la disposizione regionale impugnata. Anche la doglianza prospettata in riferimento al principio di buon andamento è generica e priva di adeguata motivazione, risultando quindi parimente inammissibile: i lamentati dubbi interpretativi e le incertezze riguardo alla chiara individuazione delle norme di legge applicabili (statali o regionali) si rivelano nella specie meramente ancillari alla censura precedente. 7.2.- Quanto all'impugnato art. 25, la resistente eccepisce che sarebbero completamente erronei i parametri evocati, data l'estraneità di suddetta disposizione alla materia del demanio marittimo, e che si tratterebbe, invece, di una norma tributaria. Essa non conterrebbe alcuna previsione riconducibile a quanto previsto dalla normativa statale menzionata nel ricorso, ossia l'art. 1, commi da 675 a 684, della legge n. 145 del 2018. Pertanto, risolvendosi «nel mero accostamento» dell'art. 25 al precedente art. 24 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, la censura sarebbe inammissibile. 7.2.1.- L'eccezione è fondata. Come sopra precisato (punto 3. del Ritenuto in fatto) il ricorso illustra l'impugnativa dell'art. 25 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019 congiuntamente a quella dell'articolo precedente e per entrambi prospetta la violazione degli artt. 97, secondo comma, e 117, secondo comma, lettera e), Cost., richiamando le disposizioni dell'art. 1, commi 246 e da 675 a 684, della legge n. 145 del 2018. Tuttavia, l'ambito materiale al quale ricondurre la norma in esame è chiaramente quello tributario, come emerge sia dalla rubrica del citato art. 25, «Agevolazioni in favore di strutture marina resort e dedicate alla nautica da diporto», sia dal contenuto dello stesso. Questo, infatti, disciplina l'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto applicabile alle «prestazioni delle strutture di marina resort» (comma 1) e i criteri per la determinazione della rendita catastale per talune «strutture dedicate alla nautica da diporto» (comma 2). Il ricorrente, quindi, non chiarisce minimamente perché la disciplina posta dalla disposizione impugnata, che non rivela immediate interferenze con l'ambito della «tutela della concorrenza» - l'unica materia, tra quelle elencate dalla stessa lettera e) del secondo comma dell'art. 117 Cost., fatta valere espressamente dal ricorso statale -, vi dovrebbe invece essere ricondotta. Per come evocati, il parametro e le norme indicate come interposte risultano dunque del tutto inconferenti e, mancando ogni motivazione circa la loro riferibilità alle norme regionali impugnate, la questione risulta radicalmente inammissibile (sentenza n. 198 del 2019). Parimente inammissibile risulta la questione promossa con riferimento al principio di buon andamento, essendo la censura strettamente dipendente dall'asserita violazione del riparto di competenze legislative. Da ultimo, va rilevato che l'esito di inammissibilità della questione posta sull'art. 25 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019 impedisce di prendere in considerazione il sopravvenuto art. 6 della legge della Regione Siciliana 7 giugno 2019, n. 8 (Norme per lo sviluppo del turismo nautico. Disciplina dei marina resort. Norme in materia di elezioni degli organi degli enti di area vasta) che, successivamente al deposito del ricorso, ha sostanzialmente riprodotto il contenuto del suddetto art. 25.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunce la decisione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale promosse con il ricorso indicato in epigrafe; 1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 33 della legge della Regione Siciliana 22 febbraio 2019, n. 1 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2019. Legge di stabilità regionale), nella parte in cui si applica anche alle aree del territorio regionale diverse da quelle protette; 2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 24 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento agli artt. 97, secondo comma, e 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe; 3) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 25 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento agli artt. 97, secondo comma, e 117, secondo comma, lettera e), Cost., con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 giugno 2020. F.to: Marta CARTABIA, Presidente Luca ANTONINI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 luglio 2020. Il Cancelliere F.to: Roberto MILANA