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Disposizioni per il contrasto alle false cooperative. Onorevoli Senatori. -- L'Associazione delle cooperative italiane (ACI) ha sottoscritto nel mese di ottobre dello scorso anno il «Manifesto per un'economia pulita» nel quale, tra i più significativi princìpi e obiettivi espressi, è stato indicato quello di «voler costruire un'altra Italia. Un Paese diverso, con nuova economia pulita, con un mercato sano, in cui contino di più onestà, lealtà e correttezza, con maggiore rispetto del lavoro, delle persone e delle opportunità per tutti. Un'economia in cui concorrenza leale, burocrazia semplificata e efficiente, creatività e crescita per tutti siano realtà; in cui il benessere della comunità sia il vero fine ultimo del fare impresa. Un mercato in cui non ci sia posto per le false imprese: quelle che non rispettano le regole, esercitano concorrenza sleale e umiliano il valore del lavoro delle persone. Le imprese efficienti non sono solo un luogo di lavoro, rappresentano un volano per la crescita degli individui e delle comunità in cui sono inserite. La buona impresa aiuta a superare disuguaglianze ed emarginazione, promuove dignità e senso civico». Il presente disegno di legge -- che costituisce senza dubbio un tassello importante del mosaico rappresentato dal citato Manifesto -- è il frutto condiviso di una forte mobilitazione collettiva promossa dall'Alleanza delle cooperative italiane, e conclusasi con il successo della campagna «Stop alle false cooperative» e la raccolta di 100.000 firme per la legge di iniziativa popolare contro le false cooperative. «L'Alleanza delle Cooperative Italiane» ha affermato il suo presidente, Altieri «è sempre stata in prima linea, e continuerà ad esserlo, nella lotta alla cooperazione spuria e nel contrasto all'utilizzo solo strumentale di una tipologia d'impresa che rappresenta la più avanzata forma di democrazia economica». La lotta alle false cooperative deve essere caratterizzata da una serie di iniziative che prestino attenzione anche ad altri fattori che interessano il mercato e tutti i suoi attori, quali: a) il fenomeno del massimo ribasso nelle gare di appalto che, inevitabilmente, favorisce le imprese che non rispettano i contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative; b) il tema della legalità in generale e, a questo proposito, va ricordato che l'ACI ha sottoscritto un apposito protocollo di legalità con il Ministero dell'interno allo scopo di contrastare l'infiltrazione delle organizzazioni criminali nel sistema imprenditoriale e questo grazie a specifici controlli sulla regolarità dei flussi finanziari e sul rispetto delle norme in materia di lavoro e di sicurezza sul luogo di lavoro. Tra i suddetti fattori rientra pienamente anche quello della governance delle cooperative e l'obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare la partecipazione dei soci ai processi decisionali delle loro imprese, anche per fornire loro gli adeguati strumenti volti a rimuovere gli amministratori che, attraverso comportamenti illegittimi o non autentici sotto il profilo mutualistico, danneggiano la cooperativa e i soci stessi. Considerando questi princìpi e obiettivi, non è un caso che il movimento cooperativo abbia sviluppato capacità riconosciute dall'intero sistema imprenditoriale per consentire ai lavoratori espulsi dal mercato del lavoro di continuare a lavorare associandosi in cooperative, anche attraverso l'assistenza gratuita -- nel primo anno di start up -- e l'accesso alle strumentazioni finanziarie di sistema per favorire la fattibilità economico-finanziaria dei piani aziendali di avvio e sviluppo. Negli ultimi anni la produzione normativa sul tema è stata significativa, sia sul piano legislativo (l'articolo 7, comma 4, del decreto-legge n. 248 del 2007, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, impone il CCNL stipulato dai sindacati comparativamente più rappresentativi a livello nazionale, quanto meno per la parte economica, non solo nei confronti dei soggetti aderenti alle centrali cooperative che lo hanno sottoscritto, ma anche nei confronti delle cooperative non aderenti), sia sul piano degli accordi interconfederali e della decretazione ministeriale, con la previsione di procedure che vedono coinvolte anche le organizzazioni sindacali e cooperativistiche al fine di orientare i livelli ispettivi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Evidentemente tali interventi non sono ancora sufficienti. Affinché vi sia un'iniziativa efficace contro la falsa cooperazione, risulta necessario proporre una pluralità di strumenti che, da una parte, aumentino la capacità del sistema di vigilare efficacemente sulle società cooperative e, dall'altra, sanzionino in modo significativo quelle cooperative che, attraverso diverse modalità, sfuggono di fatto alla vigilanza stessa, godendo di una sostanziale condizione di opacità. Si introduce, quindi; la sanzione della cancellazione dall'albo nazionale degli enti cooperativi, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, per le imprese cooperative che non si sottopongono alle revisioni e ispezioni previste dal decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, con conseguente scioglimento per atto dell'autorità ai sensi dell'articolo 2545- septiesdecies del codice civile e dell'articolo 223- septiesdecies delle disposizioni di attuazione e transitorie del codice civile, di cui al regio decreto n. 318 del 1942, e devoluzione del patrimonio ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione, ai sensi dell'articolo 2514, lettera d) , del codice civile. Eccezioni all'ambito di applicazione di tale norma sono, da una parte, le cooperative sottoposte a gestione commissariale o a provvedimento di scioglimento da parte del Ministero dello sviluppo economico e, dall'altra, le banche di credito cooperativo. Infatti, mentre le prime hanno già subìto un provvedimento sanzionatorio -- rispettivamente provvisorio e definitivo -- da parte dell'autorità competente, le seconde rispondono a criteri di vigilanza complessi in relazione agli interessi che perseguono. Si tratta di un provvedimento estremamente severo, in quanto l'iscrizione al citato albo è, ai sensi dell'articolo 2511 del codice civile, elemento costitutivo del modello cooperativo, in assenza del quale una società non può qualificarsi cooperativa. Conseguentemente, il mancato esercizio della vigilanza nei confronti della cooperativa implica non solo la sua cancellazione dall'albo, ma la perdita della qualifica stessa di cooperativa. La sanzione della cancellazione è oggi disciplinata dall'articolo 12 del decreto legislativo n. 220 del 2002, il quale stabilisce che il Ministero dello sviluppo economico, «sulla base delle risultanze emerse in sede di vigilanza, valutate le circostanze del caso, può adottare i seguenti provvedimenti: a) cancellazione dall'albo nazionale degli enti cooperativi; (...)». Inoltre, «gli enti cooperativi che si sottraggano all'attività di vigilanza o non rispettino finalità mutualistiche sono cancellati, sentita la Commissione centrale per le cooperative, dall'albo nazionale degli enti cooperativi (...)». Con l'iniziativa in esame, ai fini della sanzione della cancellazione dall'albo, si sostituisce la fattispecie causale della «sottrazione all'attività di vigilanza» (che in ogni caso si recupera con il richiamo all'articolo 2638, secondo comma, del codice civile) con quella della «non sottoposizione» (evidentemente più ampia della prima).