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Non dimentichiamo poi che il Teatro Regio di Parma è testimone e protagonista dei cruciali cambiamenti che investono il melodramma durante l'Ottocento e il secolo successivo, dalla fine dell'epoca legata al nome di Rossini, alla supremazia del repertorio verdiano, dall'apertura alle esperienze francesi e tedesche, all'opera italiana di Mascagni, Leoncavallo e Puccini. Tuttavia, anche nella storia più recente è stato luogo di importanti momenti di vita sociale, come quando al suo esterno, il 26 dicembre del 1968, in occasione dell'inaugurazione della stagione lirica, avvenne una lacerante contestazione popolare e soprattutto giovanile, figlia della grande protesta in atto in quei tempi di cambiamento. Quando diciamo Teatro Regio monumento nazionale, quindi, non si vuole solo affermare e rendere omaggio all'importanza artistica e architettonica di questo bellissimo edificio che si affaccia su una delle vie più frequentate dai parmigiani, ma vogliamo dire molto di più. Quindi, abbiamo il dovere di valorizzarlo al massimo, anche come espressione delle potenzialità di Parma nel campo musicale. Così come il Festival Verdi è un'importante vetrina che Parma ha saputo costruire per valorizzare la sua tradizione verdiana, grazie alle sue maestranze liriche, allo stesso modo il riconoscimento come monumento nazionale da parte del Parlamento va nella direzione della massima valorizzazione del Teatro come gloria di Parma, della sua storia e della sua tradizione culturale e musicale. Possiamo inoltre continuare dicendo che il Teatro Regio monumento nazionale è anche la prosecuzione di un cammino intrapreso con Parma capitale italiana della cultura; direi una sorta di ciliegina sulla torta da cui è necessario ripartire con eventi e iniziative di respiro internazionale, mettendo al centro il suo principale e storico teatro e le sue maestranze. Se è vero che tra i motori trainanti dell'economia del nostro Paese e delle città come Parma c'è il turismo, allora è quanto mai importante prendere in mano il nostro patrimonio culturale in tutte le sue forme, valorizzandone tutti gli aspetti per rendere veramente vivo e trainante quel turismo che diversamente, senza la cultura, resterebbe una scatola vuota. Il Teatro Regio è parte di questo patrimonio sia per quanto è visibile sotto il profilo artistico e architettonico, sia per quanto rappresenta. Dopo aver elencato alcuni degli aspetti simbolici che porta con sé, vorrei concludere con qualche riferimento proprio alle sue caratteristiche artistiche e architettoniche, non perché di secondaria importanza, ma in quanto ritengo sia sempre necessario andare oltre la bellezza tangibile per afferrare molto di più. La costruzione iniziò nel 1821 su progetto dell'architetto di corte Nicola Bettoli e il Teatro fu inaugurato il 16 maggio 1829 con «Zaira», opera di Vincenzo Bellini. Il Teatro è in stile neoclassico, la facciata è caratterizzata da un colonnato di ordine ionico e da un'ampia finestra terminale che si apre nella parte alta. Superato l'atrio, si accede alla sala del foyer scandita da due file di quattro colonne; una scalinata porta alla sala del ridotto, dove era il trono di Maria Luigia. Attraverso il portale d'onore, si entra nel cuore dell'edificio, la sala, con la platea, quattro ordini di palchi e il loggione, sovrastata dal soffitto dipinto da Giovan Battista Borghesi. Il sipario, uno dei pochi giunti fino a noi, è anch'esso opera del Borghesi. L'aspetto della sala oggi è molto diverso dall'originale. Girolamo Magnani, che tra l'altro era un decoratore che Verdi volle spesso al suo fianco in qualità di scenografo, fu incaricato da Carlo III di Borbone di rinnovare la veste del Teatro Regio secondo lo stile neorinascimentale. La camera acustica, dipinta da Giuseppe Carmignani, uno fra i rari esempi sopravvissuti all'uso e al tempo, riprende le decorazioni dei palchi e si compone di pannelli di canapa montati su cornici lignee componibili telescopicamente per servire le più diverse formazioni orchestrali. In origine - questa è una curiosità - il Teatro era destinato ad accogliere spettacoli di vario genere, dal funambolismo alle prove ginniche, numeri con animali ammaestrati, dimostrazioni scientifiche, illusionismo e anche varie curiosità. Di notevole pregio è infine l'orologio, che scandisce dal 1829 il tempo di opere e concerti che si sono susseguiti sul palcoscenico del Teatro. Nel 2018, dopo un anno di restauri, lo storico orologio del Teatro Regio, realizzato da Antonio Barozzi, è tornato a funzionare. Questa sommaria descrizione rende evidente il valore artistico e architettonico del Teatro Regio di Parma, ma - come ormai ho ribadito più volte in questo mio intervento - la sua dichiarazione a monumento nazionale vuole essere non solo l'esaltazione di una bella architettura neoclassica, ma anche e soprattutto la valorizzazione di ciò che rappresenta per Parma e di ciò che partendo da esso può rappresentare Parma in Europa e nel mondo, se sapremo valorizzarlo come merita. Occorre, infatti, ricordare che assieme alla casa natale di Giuseppe Verdi, già dichiarata monumento nazionale, e al Teatro Magnani di Fidenza e al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto, può ambire a diventare un unicum a livello internazionale. Concludo ringraziando i colleghi della Commissione cultura, il presidente, senatore Riccardo Nencini, e il senatore e relatore Albert Laniece, che mi hanno affiancato in questa proposta di legge, e naturalmente il Governo, oggi rappresentato dal sottosegretario Lucia Borgonzoni. Ringrazio i colleghi che sono intervenuti e hanno condiviso con me questa dichiarazione del Teatro Regio a monumento nazionale. Sono molto contenta che l'Assemblea voterà a favore di questo disegno di legge e, come parmigiana, invito tutti a visitare e soprattutto a vivere il Teatro Regio di Parma, simbolo eccellente della parmigianità. (Applausi) . MONTEVECCHI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, cari colleghi, care colleghe, il conferimento del titolo di monumento nazionale al Teatro Regio di Parma, fra i più importanti teatri di tradizione del nostro Paese, è un riconoscimento senza dubbio prezioso per la città di Parma, già capitale della cultura, per i suoi abitanti, per tutta la Regione Emilia-Romagna e per tutti noi, perché l'opera lirica e la musica sono un patrimonio mondiale, globale e universale. Quindi, tutti noi oggi dobbiamo gioire per tale riconoscimento. Ringrazio la senatrice Saponara per questo disegno di legge, ma anche per aver ricordato le origini storiche del Teatro, che - come ha ricordato anche il collega Laforgia - è stato inaugurato proprio il 16 maggio del 1829 con la messa in scena della «Zaira» di Vincenzo Bellini. Da allora, la storia del melodramma italiano è passata attraverso questa istituzione, che è diventata il centro della tradizione operistica del nostro Paese. Come ha già ricordato la senatrice Saponara, tra le peculiarità di questo Teatro c'è sicuramente la camera acustica, dipinta da Giuseppe Carmignani, ma non è l'unica: