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Tale contesa si traduce, nell'immediato e per alcuni aspetti, nella necessità - io credo - di accelerare la fase di riconversione, di riprogrammazione di assetti e strategie ed in questa prospettiva, come Paese, l'Italia deve continuare ad insistere nel processo di una maggiore unità e coesione con i partner europei, al fine di avere maggiore incisività sullo scacchiere internazionale. So bene che è un lavoro per gradi, ma l'Europa fa l'Europa quando si manifesta come espressione concreta di una solidarietà di fatto, quella stessa solidarietà di fatto che giusto lo scorso anno abbiamo chiamato Next generation; e se il Next generation non è stato un errore, né tantomeno un fenomeno episodico, anche a questa nuova crisi occorre saper rispondere con una soluzione che riporti lo stesso schema, uno schema comune europeo. Oggi credo, con lei, che siamo chiamati ad affrontare un next level , quello dato dall'affrancamento del nostro Continente dalla dipendenza energetica dalla Russia di Putin, dall'emergenza dovuta ai prezzi dell'energia e delle materie prime e dall'obbligo di mettere in sicurezza cittadini e tessuto industriale dagli impatti negativi derivanti da tale inevitabile scelta. È una crisi, questa, che ci impegna a mettere insieme azioni comuni strutturali ed efficaci per continuare a garantire al nostro Continente un'energia più sicura, più sostenibile e a prezzi più accessibili, ma anche l'impegno sul PNRR. Per fare ciò, diventa centrale un'iniziativa che sia in ambito europeo, sia unitaria e sia volta a creare una gestione comune del mercato dell'energia come lei, presidente Draghi, ha ribadito anche oggi qui in Aula. In tal senso, credo sia necessario procedere, ad esempio, con un tetto europeo al prezzo del gas come diretta e naturale prosecuzione della nuova fase del Next generation, ma va fatto subito, per evitare che saltino famiglie ed imprese. Auspico e invoco in questa sede questa unità proprio perché da questa dipenderà un'efficace possibilità di contenere gli effetti dell'aumento dei prezzi dell'energia e di mettere in piedi misure articolate quali stoccaggi comuni del gas, diversificazione degli approvvigionamenti e un programmato aumento del ricorso alle rinnovabili. Lo stesso approccio dovrà interessare anche la politica industriale, con particolare riguardo all'accesso alle materie prime, ai semiconduttori, che subiscono direttamente gli effetti delle giuste e sacrosante sanzioni in atto contro Putin. C'è molto da fare, presidente Draghi, ne sono consapevole, ma so anche che un nuovo lavoro di intesa tra i Paesi dell'Unione può diventare trama e ordito per continuare a costruire il nostro futuro e ritrovare l'auspicata pace. Il via libera dato oggi dall'Ecofin all'erogazione all'Italia della prima rata di 21 miliardi a valere sul PNRR è un'ottima notizia che voglio sottolineare anche in questa sede, che ci incoraggia ad andare avanti senza tentazioni a rivisitare obiettivi e tempi attuativi. Su questo impegno le saremo accanto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Laforgia. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU-Eco) . La ringrazio, signor Presidente del Consiglio, per queste sue comunicazioni e anche per esserci in questa fase così difficile. Lei il 17 febbraio 2021 chiedeva la fiducia alle Camere e in quella circostanza pronunciò una frase che colpì molti, soprattutto quelli che pensavano di trovarsi davanti il tecnocrate che veniva dalla grande scuola di Banca d'Italia e della Banca centrale europea e invece avevano davanti una personalità investita da una grande responsabilità politica. In quella circostanza lei disse: vogliamo lasciare e dobbiamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta. A pensarci bene, Presidente, potrebbe essere questa la chiave di lettura di un corso nuovo della storia, perché quella parola gigantesca, che è pianeta, per definizione rappresenta il tutto, non una parte. E, per prendersi cura del tutto in tutte le sue dimensioni (ambientale, tecnologica, umana, economica), occorre un salto di paradigma. Per esempio passare da un modello competitivo a un modello cooperativo. Per esempio impedire che le identità, che sono importanti, soffochino le diversità. Per esempio, per dirla con le parole del filosofo Raimon Panikkar, passare da un dialogo dialettico, che implica il confronto tra tesi e antitesi, a un dialogo dialogico, dove due parti si confrontano non in una situazione nella quale una parte cerca di convincere l'altra delle proprie ragioni, ma per approdare a una posizione terza, in un processo non precostituito e non preordinato. In fondo, Presidente, questa potrebbe essere anche la metafora di un approccio nuovo alle relazioni internazionali, per la ricerca di un nuovo ordine mondiale. Lei lo ha detto molto bene, con le parole che ha usato anche nella sua relazione: dobbiamo uscire dalla logica dello scontro di civiltà. Un nuovo ordine mondiale non si può individuare con un meccanismo per cui l'asse Est-Ovest viene definito attraverso rapporti di forza che inevitabilmente implicano la forza, per definizione, ma deve comprendere il meccanismo di coinvolgimento di tutte le superpotenze mondiali, nella ricerca di un periodo, il più lungo possibile, di pace duratura. L'indicazione che lei stesso, Presidente, ha dato e l'enfasi che ha messo sul coinvolgimento della Cina è fondamentale da questo punto di vista. Aggiungo di più: bisogna iniziare a pensare - fa specie dirlo in una circostanza come quella in cui ci troviamo - alla Russia del dopo Putin, perché ci sarà un dopo Putin. Bisogna pensare a come non umiliare un Paese che uscirà sconfitto da tutta questa vicenda, perché la Russia uscirà sconfitta da questa vicenda; e tutto questo peserà sulla prospettiva politica. Non lo dico, Presidente, per un relativismo che serpeggia anche nel dibattito pubblico, per carità. Anzi, approfitto per esprimere tutto il mio disappunto nei confronti di quelle aberrazioni che abbiamo ascoltato in questo frangente del dibattito pubblico, dove è sembrato che qualcuno invocasse una sorta di par condicio nell'ascolto delle buone ragioni del presidente Zelensky e del presidente Putin. Anzi, approfitto anche per dire che spiace molto che diversi miei colleghi ieri non fossero presenti in Aula alla Camera, in un momento in cui non si stava esprimendo solidarietà a un Presidente, ma si stava esprimendo solidarietà a un popolo, che in questo momento è aggredito ed è sotto le armi. Su questo non ci può essere ambiguità. Il punto però, Presidente, è capire come costruire le condizioni di pace, come costruire una dinamica di nuovo ordine mondiale, in modo più efficace di quanto si stia immaginando in questo momento, e soprattutto cosa vuole fare l'Europa da grande. Io colgo questo filo nel suo intervento, che è un filo di coerenza anche rispetto a tutti i passaggi pubblici da lei fatti nel corso di questi mesi. Vorrei citarla, se possibile; mi scusi l'abuso di citazioni che sto facendo. Lei, al vertice NATO del 14 giugno 2021, Presidente, ha detto una cosa molto simile, se non coincidente, con quanto in realtà ha detto anche oggi nella sua relazione. Ha affermato: