[pronunce]

che, secondo il rimettente, la questione sarebbe rilevante per la decisione del caso concreto poiché, nell'ipotesi di accoglimento del ricorso con compensazione delle spese di lite, la sentenza non consentirebbe al ricorrente, pur vittorioso, di ottenere una effettiva tutela, giacché il bene della vita che intendeva difendere rivolgendosi al giudice, e cioè l'integrità del proprio patrimonio, rimarrebbe ugualmente compromesso, ancorché modestamente, dalla tassa versata all'Erario; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile per difetto di rilevanza, dato che questa, essendo stata ancorata dal rimettente all'eventualità che, in caso di compensazione delle spese di lite, il ricorrente veda la sua tutela patrimoniale vanificata, sarebbe meramente ipotetica, non essendo prevedibile se le spese saranno effettivamente compensate; che, nel merito, il Presidente del Consiglio, quanto alla questione sollevata con riferimento all'art. 3 Cost., sottolinea che il contributo unificato per l'iscrizione a ruolo, sostituendo una serie di tasse precedentemente in vigore, si propone uno scopo di semplificazione amministrativa per l'utente del servizio giustizia, ed è peraltro articolato in fasce proporzionali ai vari scaglioni di valore della causa, per cui non può considerarsi irragionevole; che, quanto alla dedotta violazione dell'art. 53 Cost., il resistente afferma che la manifestazione di capacità contributiva cui sottende la tassa, nel caso di un azione in giudizio, sarebbe rappresentata dalla decisione del soggetto di adire il giudice, non dal possibile risultato utile della causa; che, infine, quanto alla presunta violazione degli artt. 24 e 113 Cost., il Presidente del Consiglio ricorda che, come la Corte costituzionale ha chiarito nella sentenza n. 114 del 2004, citata dal rimettente, nel valutare l'idoneità di una tassa a ledere il diritto alla tutela giurisdizionale, si deve distinguere tra oneri razionalmente collegati alla pretesa dedotta in giudizio, la cui previsione non determina ostacolo alla tutela giudiziaria ma ne costituisce solo il costo, e quelli che tendono alla soddisfazione di interessi del tutto estranei alle finalità predette, che ostacolano la tutela giurisdizionale e sono, pertanto, illegittimi, evidenziando che il contributo in questione è da ricomprendere nella prima categoria; che, inoltre, sempre con riferimento allo stesso parametro, secondo il resistente l'eventuale mancato pagamento del contributo non determina inammissibilità del ricorso e, dunque, in ogni caso, non preclude la tutela giurisdizionale; che, con ordinanza del 22 aprile 2010, il Giudice di pace di Fermo ha sollevato, con riferimento agli artt. 24 e 25 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 6-bis, del d.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall'art. 2, comma 212, legge n. 191 del 2009, e dell'art. 23, decimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale); che il rimettente chiede che le norme citate siano dichiarate illegittime nella parte in cui prevedono l'obbligo di versamento del contributo unificato per tutti i procedimenti istaurati con ricorso previsti dall'art. 23 della legge n. 689 del 1981 - con riferimento ai ricorsi iscritti alla data del 1º gennaio 2010 - avverso verbali di accertamento o ordinanze ingiunzioni ex legge n. 689 del 1981 e, quindi, anche per i ricorsi riferibili a verbali notificati prima dell'entrata in vigore della legge n. 191 del 2009; che, secondo il rimettente, tale normativa sarebbe in contrasto con gli artt. 24 e 25 della Carta Costituzionale sia perché prevede impropriamente un pagamento di imposte o tasse riferito a ad atti o provvedimenti già in essere, sia perché il pagamento di detta imposta o tassa - il contributo unico appunto - disincentiverebbe i cittadini, rendendo oltremodo gravoso l'esercizio del diritto di giustizia per contestare la violazione di legge di accertamenti amministrativi illegittimi, essendo spesso il contributo elevato ed a volte di pari importo della sanzione amministrativa contestata. Considerato che l'identità di alcune delle disposizioni impugnate e la sostanziale corrispondenza delle doglianze proposte e dei parametri invocati rendono opportuna la riunione dei giudizi; che, quanto alle questioni sollevate dai giudici di pace di Ficarolo e di Fermo, questi ritengono di doversi pronunciare in merito al mancato versamento del contributo unificato da parte dei ricorrenti; che tale condotta omissiva, invero, è stata fondata da questi ultimi proprio sulla asserita illegittimità costituzionale delle norme censurate; che, tuttavia, poiché il giudizio sottoposto all'esame dei rimettenti non ha ad oggetto la verifica di tale obbligazione tributaria, la rilevanza della questione potrebbe ravvisarsi solo nell'ipotesi in cui il pagamento del contributo unificato costituisse una condizione di ammissibilità o di procedibilità del giudizio cui accede tale adempimento; che i rimettenti non indicano in base a quale disposizione l'inadempimento dell'obbligazione tributaria - che, in base agli artt. 16, 247 e 249 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, determina l'attivazione, da parte della cancelleria del magistrato dove è depositato l'atto introduttivo del giudizio, della procedura per la riscossione coattiva del contributo stesso, nonché l'applicazione della sanzione di cui all'art. 71 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta di registro) - possa comportare l'ulteriore sanzione processuale dell'improcedibilità della domanda; che, più in generale, essi non spiegano in che modo la pronuncia di illegittimità costituzionale richiesta inciderebbe sulle decisioni ad essi sottoposte; che, dunque, le ordinanze di rimessione sono manifestamente inammissibili per insufficiente motivazione sulla rilevanza; che, quanto alla questione sollevata dal Giudice di pace di Varazze, quest'ultima, a differenza delle altre, è stata sollevata d'ufficio, nonostante l'avvenuto, spontaneo pagamento del contributo da parte del ricorrente; che, dunque, poiché le norme censurate, che impongono il pagamento del contributo, sono già state spontaneamente applicate dal ricorrente, l'asserito vulnus ai principi costituzionali invocati e, in particolare, all'effettività della tutela giurisdizionale sarebbe, in ipotesi, determinato da una norma di cui il rimettente non deve fare applicazione nel giudizio a quo; che pertanto, la questione è manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza nel giudizio a quo. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale..