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Ed è vero, come diceva un senatore di Fratelli d'Italia, che talvolta dobbiamo inghiottire bocconi amari, per esempio in tema di accesso alle professioni. É vero, spesso gli standard qualitativi per l'accesso alle professioni all'estero sono veramente molto più scadenti e più bassi dei nostri e non è giusto; non è corretto che si debba noi abbassare gli standard per l'accesso alle professioni e poi, allo stesso tempo, per il principio della libera circolazione delle persone, accettare coloro che invece arrivano alle professioni attraverso altri canali di accesso veramente molto più tenui, più blandi e più morbidi. Sono d'accordo, così come sono d'accordo anche nel ritenere che la professione del mediatore debba essere tutelata con un novero di incompatibilità che sia più stringente. Le direttive - ahimè - ci dicono che invece siamo stati troppo stringenti. Ecco perché, all'inizio della mia relazione, ho ringraziato tutti i commissari della Commissione che ho l'onore di presiedere, perché abbiamo cercato un punto di contemperamento, da una parte cercando di tutelare il consumatore e il produttore e dall'altra, naturalmente, cercando di evitare la contestazione che l'Europa ci ha mosso. Non ritengo di dover aggiungere altro e quindi, Presidente, concludo la mia replica in questi termini. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . La relatrice di minoranza sul disegno di legge n. 822 e il relatore sui documenti LXXXVI, n. 1 e LXXXVII, n. 1, rinunciano ad intervenire in sede di replica. Avverto che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Romeo e Patuanelli, n. 2, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, n. 3, dal senatore Ciriani e da altri senatori, e n. 4, dal senatore Pittella e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo accetta la proposta di risoluzione n. 1. PRESIDENTE . Ricordo che, ai sensi dell'articolo 144- bis , comma 7, del Regolamento, a fronte di più proposte di risoluzione, si vota per prima quella accettata dal Governo, alla quale ciascun senatore può proporre emendamenti. Poiché il Governo ha dichiarato di accettare la proposta di risoluzione n. 1, decorre da questo momento il termine di trenta minuti per la presentazione di eventuali emendamenti ad essa riferiti. Comunico altresì che il voto finale sul disegno di legge europea, la votazione degli eventuali emendamenti cui abbiamo accennato presentati alla proposta di risoluzione n. 1, nonché il voto finale sulla proposta di risoluzione stessa avranno luogo al termine delle dichiarazioni di voto congiunte. Avverto altresì che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. PARENTE (PD) . Signor Presidente, l'emendamento 1.2 (testo 2) interviene sul delicato tema relativo alle misure compensative che possono essere prescritte dall'autorità competente dello Stato membro ospitante in caso vi siano discordanze tra la formazione seguita dal professionista e quella richiesta dallo Stato ospitante, andando a prevedere la possibilità di subordinare il riconoscimento al superamento in alternativa di una prova attitudinale o di un tirocinio di adattamento. L'intento dell'emendamento è quello di prevedere, in merito alle misure compensative previste per il riconoscimento delle competenze, che nel caso in cui la scelta ricada su un tirocinio compensativo questo preveda comunque una prova finale che attesti la compensazione delle competenze. L'emendamento va quindi nella direzione della necessità che i parametri di certificazione delle competenze debbano essere comuni a tutti gli Stati membri. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, l'ordine del giorno G1.200 è presentato dal Gruppo Fratelli d'Italia in relazione all'articolo 1 del disegno di legge in esame. Credo infatti che da tale articolo si possa evincere chiaramente come ciò che l'Europa considera vincoli noi invece consideriamo garanzie per i consumatori, per i pazienti e per i clienti di chi esercita un'attività professionale. Ad esempio, noi non comprendiamo per quale ragione nel provvedimento si debba escludere la prova attitudinale come misura compensativa per coloro che, medici, infermieri, odontoiatri, veterinari, ostetriche, farmacisti, architetti, chiedono di esercitare la professione nel nostro Paese, avendo conseguito un titolo abilitativo in altro Paese dove il curriculum degli studi, gli esami e la durata degli stessi sono molto meno approfonditi dei nostri. Arriviamo al paradosso, cari colleghi, che in Italia mancano medici, quelli presenti sono particolarmente qualificati e vengono assunti all'estero e noi, invece, importiamo professionisti, tra i quali anche medici o comunque delle professioni sanitarie, che hanno conseguito in altri Paesi titoli abilitativi molto meno qualificati dei nostri. Almeno, fino a oggi, c'era la prova attitudinale prima di poter acquisire il titolo all'attività professionale nel nostro Paese; adesso derubrichiamo ulteriormente e lasciamo che sia l'autorità competente a decidere se sia meglio la misura compensativa della prova attitudinale o sia sufficiente anche un mero tirocinio. Insomma, cari colleghi, una gara al ribasso, che non va nella direzione della libera concorrenza, come vorrebbe far credere l'Europa, ma penalizza i più deboli, appunto i cittadini, che trovano servizi sempre meno adeguati ai loro bisogni. Questa è la realtà che ci impone la volontà dell'Europa ed è l'esempio, di cui molti parlavamo prima, di un'Europa che è sempre più matrigna e che non tutela gli interessi nazionali, in particolare gli interessi dell'Italia. Non comprendiamo, ad esempio, perché si debba eliminare il requisito della residenza per chi vuole esercitare una professione in Italia. Al primo comma dell'articolo 1 togliamo anche il requisito della residenza per essere ritenuti legalmente stabiliti in Italia. Non comprendiamo nemmeno - e concludo, cari colleghi - per quale ragione si debba sempre subire queste imposizioni, che danneggiano tra l'altro i nostri stessi giovani, che in Italia seguono corsi di studio molto più lunghi, molto più complessi, molto più approfonditi e poi si trovano - loro sì - svantaggiati nei confronti dei colleghi di altri Paesi, che vengono a esercitare in Italia, meno preparati ma più giovani e che, essendo meno preparati, offrono anche le loro prestazioni a corrispettivi molto più competitivi; come si sa, quando non c'è la qualità anche il prezzo segue di conseguenza. Questa è la realtà che ci sta imponendo l'Europa e questa la ragione che ci ha portato a presentare l'ordine il giorno G1.200. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Papatheu) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE .