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È però necessario alla natura professionalizzante del corso di laurea che il suo ordinamento didattico sia fissato per intero a livello nazionale, restringendo parzialmente in questo caso gli spazi di autonomia concessi dalla legge agli atenei in tema di curricula , come peraltro è già previsto dall'articolo 10, comma 2, del citato decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca n. 270 del 2004. Un secondo aspetto fondamentale della riforma proposta è che l'esame di laurea del nuovo corso di laurea professionalizzante per geometri assumerà valore di esame di Stato e sarà abilitante all'esercizio della professione, proprio come nella norma vigente per gli infermieri. Ne segue ovviamente che l'attuale esame di Stato per l'abilitazione alla professione di geometra (svolto una volta l'anno, nel mese di novembre, in ciascuna provincia) sarà soppresso, il che porterà anche ad una notevole semplificazione e ad una riduzione di costi per lo Stato. L'esame di laurea del corso di laurea per geometri non sarà di tipo tradizionale: pur senza perderne le caratteristiche tipicamente universitarie, dovrà anche accogliere al suo interno quelle di un esame teso a verificare il possesso effettivo da parte del candidato delle conoscenze/competenze/abilità per esercitare la professione di geometra. Proprio a questo fine, professionisti geometri esperti saranno chiamati a far parte delle commissioni di laurea. A questa formazione iniziale – più articolata e approfondita dell'attuale ma, si noti, non molto più lunga, considerato che dal diploma secondario all'abilitazione passano ora almeno due anni e quattro mesi – non potrà non corrispondere un aggiornamento e adeguamento delle norme che regolano le competenze professionali dei geometri. Il disegno di legge rimette al Governo il compito di stabilirle, mediante un apposito regolamento da emanare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge. Si comprende, anche solo da questa schematica descrizione, che la riforma proposta semplifica e chiarisce la normativa attuale sulla formazione iniziale e sull'accesso alla professione di geometra, sostituendola, praticamente per intero, con poche norme concise di indirizzo. Non mancano ovviamente, e sono sempre delicati in questi casi, i problemi del regime transitorio, in particolare quelli derivanti dal fatto che non sembrerebbe ragionevole negare agli studenti attualmente iscritti agli istituti tecnici CAT la possibilità di abilitarsi con le attuali regole, cioè diploma secondario e tirocinio. Ciò porta alla necessità di differire notevolmente il momento di definitiva e completa entrata a regime della riforma. È anche per questo che sarebbe auspicabile una sollecita approvazione del disegno di legge da parte del Parlamento. A conclusione della parte generale di questa relazione illustrativa si aggiungono ora alcune notazioni, forse di contorno rispetto al contenuto cogente della riforma proposta ma che si ritiene comunque interessante portare all'attenzione dei senatorii. La prima è che questo tipo di lauree professionalizzanti, attivate e conferite dalle università, potrà utilizzare, sulla base di opportune convenzioni, strutture e competenze molto avanzate già presenti negli istituti tecnici CAT. Il punto è strategico: proprio la capillarità sul territorio della presenza dei geometri e la relativa capillarità della presenza di istituti tecnici CAT rispetto alle rade presenze delle università potrà consentire di moltiplicare sul territorio presidi di formazione tecnico-professionale avanzata, anche a beneficio dei territori marginali e di quegli studenti che non potessero permettersi il trasferimento in città universitarie per i loro studi. Si ricordi a questo proposito l'esempio della Germania in cui le università professionalizzanti (Fachhochschulen) sono moltissime e molto diffuse sull'intero territorio nazionale. La seconda è che il chiarimento portato dalla riforma potrà rassicurare le famiglie sulle scelte dei propri figli. Sapere che ad un diploma secondario CAT può seguire, per chi voglia cimentarsi con la libera professione, la «propria» laurea professionalizzante indica un preciso e specifico, anche se leggermente più lungo, percorso formativo, al termine del quale vi è l'obiettivo della laurea universitaria, agognato da tanti ma raggiunto da pochi. Non si deve dimenticare che l'Italia occupa purtroppo l'ultima posizione tra tutti i Paesi europei dell'OCSE per percentuale di laureati nella popolazione, sia in quella generale che in quella giovane tra 25 e 34 anni. Una posizione davvero poco invidiabile che la riforma potrà nel tempo contribuire a farci abbandonare. La terza è che a queste lauree professionalizzanti potranno anche accedere geometri in attività o addirittura geometri già laureati, conseguendo un risultato di aggiornamento professionale e di formazione permanente che potrebbe essere ragguardevole per dimensioni e risultati. Si noti peraltro che la categoria dei geometri italiani ha già varato un sistema molto avanzato e ben funzionante di formazione professionale continua per i propri iscritti, in cui il nuovo corso di laurea potrebbe ben inserirsi. La quarta e ultima notazione riguarda il decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2016, n. 89, il cui articolo 1- septies modifica l'ordinamento professionale di un'altra professione intermedia, quella dei periti industriali, introducendo, anche in questo caso, l'obbligo (al termine di un periodo di regime transitorio) di possedere una laurea per ottenere l'abilitazione all'esercizio della relativa professione. Ad un effetto finale simile corrispondono però notevoli differenze nelle scelte formative e negli aspetti di dettaglio. L'occasione della discussione parlamentare del presente disegno di legge sulla formazione iniziale e sull'accesso alla professione di geometra potrebbe essere utilmente colta per verificare la possibilità di un'armonizzazione complessiva della normativa delle professioni intermedie. La relazione si conclude con la descrizione del contenuto dei singoli articoli del disegno di legge. L'articolo 1 descrive l'obiettivo della legge («adeguare all'odierna società della conoscenza la formazione iniziale e le procedure per l'accesso alla libera professione di geometra») facendo riferimento alle direttive e ai documenti europei, già precedentemente citati in questa relazione, su cui si basa il disegno di legge . L'articolo 2 è quello fondamentale del disegno di legge. Per quanto riguarda la formazione iniziale il comma 1 stabilisce che l'accesso alla professione di geometra richiede obbligatoriamente il possesso di uno specifico diploma di laurea (triennale) rilasciato da un'università al termine di uno specifico corso di laurea di natura professionalizzante, cioè contenente insegnamenti e attività formative che garantiscano l'acquisizione delle conoscenze/competenze/abilità necessarie per esercitare la libera professione di geometra oltre che il possesso da parte del laureato di un'adeguata padronanza di metodi e contenuti scientifici generali relativi agli ambiti disciplinari interessati, come in ogni formazione di livello universitario. Lo stesso comma 1 anticipa che tale specifico corso di laurea è abilitante, nel senso che il suo esame finale di laurea ha anche valore di esame di abilitazione alla professione di geometra, come è meglio precisato al successivo comma 4.