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- con riferimento alle nuove misure di custodia per la detenzione delle armi, il testo della direttiva (UE) 2017/853, che modifica l'articolo 5- bis della direttiva, dispone che gli Stati membri stabiliscano norme in materia di adeguata sorveglianza delle armi da fuoco e delle munizioni e norme in materia di custodia e sicurezza, commisurate al numero e alla categoria delle armi e delle munizioni detenute, mentre il testo dello schema di decreto legislativo, all'articolo 5, comma 1, lettera f ), lascia ampio margine di discrezionalità all'Autorità di pubblica sicurezza nell'imporre le adeguate misure di custodia delle armi e delle munizioni. Sia dunque riformulato l'articolo 5, comma 1, lettera f ), dello schema di decreto legislativo, in modo più aderente al dettato della direttiva, tale da garantire uniformità di disciplina su tutto il territorio nazionale; - l'articolo 7 dello schema di decreto legislativo attribuisce alla Autorità di pubblica sicurezza la facoltà di determinare, caso per caso, il numero massimo di munizioni acquistabili nel periodo di validità della licenza di porto d'armi. Tale disposizione, che non trova riscontro nel testo della direttiva, è già presente nell'ordinamento nazionale; con l'articolo 7 dello schema si introduce l'indicazione espressa dell'autorità competente a stabilire il numero massimo di munizioni e si viene a commisurare la relativa valutazione a particolari esigenze di sicurezza. Dunque, non essendo stati previsti, nella norma di delega, criteri direttivi specifici, lo schema di decreto si limiti al solo recepimento del testo della direttiva, rinviando a un possibile riordino organico e omogeneo della materia la revisione delle disposizioni specifiche del diritto interno; - all'articolo 7, comma 1, lettera a ), modificativo dell'articolo 12 del decreto-legge n. 306 del 1992, che rimette ad un regolamento la disciplina della facoltà del Questore di ridurre il numero delle munizioni detenibili, al di sotto del limite stabilito dalla legge, sia definita la durata delle limitazioni che il Questore può imporre quanto al numero delle munizioni detenibili; - sia modificato l'articolo 11 della legge n. 110 del 1975, con riferimento al comparto armiero, nel senso di prevedere che la marcatura sia apposta su una parte dell'arma ben visibile ed ispezionabile (e non come oggi stabilito su una parte delimitata del fusto o della carcassa) e che l'arma non rechi ulteriori o diversi segni identificativi o distintivi oltre alla marcatura; - all'articolo 12, comma 2, lettera b ), con riferimento allo scambio di informazioni tra Stati a fini di tracciabilità delle munizioni, il rinvio all'articolo 3, comma 2, lettere a ), b ) e c ) sia integrato, facendo riferimento alla legge n. 509 del 1993, considerato che altrimenti il testo appare riferibile all'articolo 3 dello schema di decreto legislativo che non reca tali previsioni; - all'articolo 13, comma 3, concernente i presupposti sulla base dei quali viene individuato il tiratore sportivo abilitato ad utilizzare le armi delle "nuove" categorie A6 e A7, siano considerati tiratori sportivi non solo gli iscritti alle Federazioni del CONI, ma anche gli iscritti alle Federazioni di altri Paesi UE, agli iscritti alle Sezioni del Tiro a Segno Nazionale, agli appartenenti alle associazioni dilettantistiche affiliate al CONI, nonché ai poligoni e ai campi di tiro privati; - sia introdotto un più articolato regime transitorio, in conseguenza delle norme della direttiva che hanno inserito, tra quelle vietate, armi in precedenza legalmente detenibili per vari fini, ribadendo la non retroattività dei nuovi divieti di detenzione delle armi; - sia modificato l'articolo 38 del TULPS, nella parte in cui disciplina le modalità di invio telematico (PEC) della denuncia di detenzione delle armi. In particolare, si consenta che l'invio telematico possa essere effettuato non solo nei confronti della Questura ma, in alternativa, anche alla Stazione dei Carabinieri qualora competente per territorio; - si intervenga sulla disciplina delle collezioni di armi comuni, in particolare sulle difformità di prassi delle Questure che limitano le facoltà di trasporto delle armi "in collezione", con effetti ritenuti eccessivamente restrittivi. Formula, altresì, le seguenti osservazioni: - all'articolo 3, comma 1, dopo la lettera b ), è opportuno inserire una disposizione che, all'articolo 34 del TULPS, aggiunga, in fine, un comma, volto a stabilire che l'avviso di cui ai commi precedenti consiste nella comunicazione, senza altri adempimenti, delle modalità e dei tempi del trasporto, inviata all'ufficio locale di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale comando dell'Arma dei Carabinieri, almeno 48 ore prima del trasporto, anche mediante fax o posta elettronica certificata, ovvero mediante sistemi informativi automatizzati che consentano l'identificazione dell'utente; - sempre con riferimento all'articolo 3, comma 1, recante modifiche al TULPS, si segnala che l'articolo 57, comma 3, del testo unico, introdotto nel 2010, il quale prevede la concessione di una licenza ai campi di tiro e poligoni privati, non è mai entrato in vigore, perché non è stato emanato il relativo regolamento. È invece necessario che tale norma entri in vigore entro il 14 settembre, data di entrata in vigore della direttiva, poiché - per evitare discriminazioni - occorre estendere la possibilità di detenzione delle armi di cui alla categoria A6 e A7 anche agli iscritti ai poligoni privati. Si potrebbe altresì prevedere che la sicurezza delle attività nei campi di tiro per armi ad anima liscia risulti da completa perizia balistica sottoscritta da un professionista abilitato alla progettazione, e che la sicurezza dei poligoni di tiro per armi ad anima rigata sia certificata dal Banco nazionale di prova di Gardone Val Trompia o da un istituto o dipartimento universitario di ingegneria o scienza dei materiali, ovvero da un organismo di certificazione accreditato; - all'articolo 3, al comma 3, dopo la lettera e ), appare opportuno aggiungere la seguente: " e -bis) all'articolo 43, secondo comma, dopo le parole «può essere ricusata» sono inserite le seguenti «ai soggetti di cui al primo comma qualora sia intervenuta la riabilitazione,»". La modifica si rende necessaria al fine di disporre che la riabilitazione escluda, in tutti i casi, la preclusione obbligatoria al rilascio della licenza di porto d'armi; - l'articolo 5, comma 1, lettera c ) reca modifiche al comma 1 dell'articolo 11 della legge n. 110 del 1975, in particolare sopprimendo la possibilità di sostituire una parte essenziale d'arma recante la marcatura, previo versamento al CeRiMant per la rottamazione. Tale soppressione fa sì che, in caso di rottura di una parte essenziale d'arma recante i marchi e sostituibile, non sarà più possibile sostituirla con un'altra parte nuova ed anch'essa punzonata, ma si dovrà necessariamente rottamare l'intera arma, con conseguente danno economico per il detentore dell'arma e costi a carico dello Stato, poiché appunto l'arma, anziché essere riparata, verrebbe versata interamente al CeRiMant per la rottamazione;