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Ciò "emerge", si legge sempre nel parere, dalla tabella dei rifinanziamenti contenuta nella relazione illustrativa allegata al disegno di legge di bilancio, nonché dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 28 dicembre 2017, recante la ripartizione in capitoli delle unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e per il triennio 2018-2020, dal quale risulta che "la carta elettronica è stata formalmente oggetto di specifica decisione parlamentare di bilancio"; il Consiglio di Stato ha risposto affermando che queste considerazioni "non convincono appieno, atteso che dalla nuova impostazione dello schema normativo di finanza pubblica delineata con la legge 4 agosto 2016, n. 163, non sembra poter derivare il venir meno della necessità di emanare una norma legittimante di rango primario da porre a base del dPCM in esame, al fine anzitutto di poter individuare la platea di beneficiari del diritto in questione. (...) "Né, in verità, è dato rinvenire, sia nella Tabella n. 13, sia comunque nell'ambito della Parte II della legge di bilancio 2018 approvativa degli stati di previsione dei Ministeri, alcuna previsione normativa ordinamentale che possa giustificare l'adozione dello strumento in questione"; pertanto, come possibile soluzione il Consiglio di Stato suggerisce che "non è precluso, nelle more dell'emanazione di un'apposita normativa primaria legittimante, l'adozione di circolari o atti amministrativi che possano stabilire le prime modalità procedurali per accedere al beneficio anche per l'anno in corso e il successivo, restando inteso che per disciplinare criteri e modalità di attribuzione e di utilizzo della carta elettronica occorrerà procedere in via regolamentare una volta introdotta la fonte normativa primaria legittimante l'intervento in favore della platea dei nuovi beneficiari, in coerenza con la conferma dello stanziamento finanziario"; visto che: si ritiene che la fonte normativa di legittimazione dello strumento regolamentare sia rappresentata dalle norme contenute, rispettivamente, nella legge di stabilità per il 2016 e nella legge di bilancio per il 2017 e, da ultimo, dalla disposizione della legge di bilancio per il 2018 relativa alla tabella n. 13 dello stato di previsione del Ministero dei beni culturali che ha rifinanziato, per gli anni 2018 e 2019, le dotazioni finanziarie di spesa per la misura, con ciò rendendo necessario adeguare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 187 del 2016; le considerazioni del Consiglio di Stato sembrano quindi non tenere conto della nuova disciplina prevista dalla legge di bilancio, in cui anche la sezione II ha valore sostanziale; l'ultima legge di bilancio ha previsto il rifinanziamento del bonus cultura e, a tal fine, è intervenuta sulla sezione II, stanziando le risorse sul capitolo di bilancio, già esistente, dello stesso Ministero; visto altresì che sono passati ben 6 mesi dall'invio, da parte il Ministero dei beni culturali, della prima bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri al Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza, fino al momento in cui il Consiglio di Stato ha reso il suo parere (previ parere interlocutorio e relazione dello stesso Dipartimento, che ha fornito i chiarimenti utili volti ad esplicitare la fonte normativa legittimante l'adozione del decreto); rilevato che: la cultura è prima di tutto un diritto fondamentale dei cittadini: da questo principio discende la responsabilità pubblica di favorirne lo sviluppo e la diffusione e, insieme, di garantire a tutti l'accesso al nostro patrimonio e alla produzione culturale, così come si è fatto, negli ultimi anni, con l'approvazione del bonus cultura per i diciottenni; a questo proposito, sulla piattaforma "Change.org" è stata lanciata una petizione da parte di ragazzi del 1998 e del 1999 con cui si chiede "al Governo italiano di rendere questo strumento permanente anche per i futuri 18enni stabilizzandolo nella prossima legge di bilancio. Un provvedimento che anche altri Paesi ci stanno copiando non può diventare in Italia solo un esperimento temporaneo"; l'affermazione del ministro Bonisoli appare agli interroganti davvero inopportuna e improvvida considerato il successo avuto dalla 18App presso i giovani, al di là delle più rosee aspettative, segno dell'interesse dei ragazzi nei confronti della cultura qualora incentivati ad usufruirne, si chiede di sapere: quali siano le intenzioni dei Ministri in indirizzo in merito al bonus cultura per i diciottenni e se ritengano che una misura così rilevante per la diffusione della cultura tra i giovani e così apprezzata e attesa dagli stessi debba essere cancellata, a giudizio degli interroganti per mere e poco lungimiranti logiche politiche di contrapposizione a quanto fatto dai Governi precedenti; se non ritengano assolutamente controproducente per i nostri giovani e per il Paese la cancellazione di una misura che, in quanto funzionante e valida nel garantire l'accesso al patrimonio e alla produzione culturale, è presa come modello anche da altri Paesi europei; se non ritengano scorretto abrogare una misura attesa dai giovani nati nel 2000 (che aspettano da 6 mesi i 500 loro destinati con risorse già stanziate nella legge di bilancio) e nel 2001, dalle loro famiglie e da tutti coloro che considerano il compito di favorire la conoscenza dei giovani una priorità e un'occasione di crescita, non più differibili, per il nostro Paese, nella consapevolezza che investire nella cultura significa investire nel futuro; in caso di interruzione anticipata della misura, come intendano investire le risorse non più utilizzate (quasi 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019), auspicando una soluzione che privilegi comunque i giovani; se non ritengano doveroso trovare al più presto una soluzione per consentire ai giovani che compiono 18 anni nel 2018 e nel 2019 di usufruire della misura, per continuare a rendere possibile la meritoria finalità di promuovere la conoscenza del patrimonio culturale anche per coloro che, senza questa possibilità, non si accosterebbero mai, anche per motivi economici, al "mondo" della cultura; se, seguendo le indicazioni del Consiglio di Stato, non ritengano di procedere con una nuova norma di legge per riconoscere la validità della 18App anche per i nati del 2000 e del 2001, oppure, non seguendo le indicazioni del Consiglio di Stato, non ritengano di dar seguito al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o, ancora, non ritengano, secondo quanto suggerito dal Consiglio di Stato, di procedere con "circolari o atti amministrativi che possano stabilire le prime modalità procedurali per accedere al beneficio anche per l'anno in corso e il successivo". Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00228 DE PETRIS Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: