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Ordinamento degli organi di giurisdizione e amministrativi della giustizia tributaria. Onorevoli Senatori. – L'esercizio della giurisdizione è una delle funzioni fondamentali dello Stato democratico e si affianca con pari dignità alla funzione legislativa e alla funzione di governo. L'esigenza di una strutturale riforma della giurisdizione di materia tributaria è largamente avvertita sia dal mondo politico sia dalla società civile, che in molte occasioni hanno rivolto l'attenzione alle criticità dell'attuale sistema e alla necessità di modificare strutturalmente le attuali commissioni tributarie, insediate il 1° aprile 1996 con il decreto del Ministro delle finanze 26 gennaio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29 gennaio 1996. Appare evidente l'esigenza di una riforma del processo tributario con l'istituzione di giudici di ruolo specializzati, nell'ottica di garantire una maggiore imparzialità e terzietà del giudizio, ossia una riforma che abbia il coraggio di sanare i vulnera del vigente ordinamento della giustizia tributaria, che nell'attuale architettura è irrispettoso del principio del giusto processo, affermato nell'articolo 111 della Costituzione, nella misura in cui non assicura che la funzione giurisdizionale sia svolta con omogeneità ed esercitata da giudici assegnati ad essa in via esclusiva. Il presente disegno di legge è frutto di una profonda riflessione e di un preciso impegno politico finalizzato alla realizzazione di una riforma organica degli assetti organizzativi della giurisdizione tributaria. Esso introduce una riforma strutturale, la cui predisposizione è stata preceduta da un importante e capillare lavoro di audizione e confronto preliminare con gli organismi più rappresentativi delle parti – avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e tributaristi in generale – e con le maggiori associazioni di categoria dei giudici tributari (togati e laici), finalizzato a raccoglierne l'avviso in modo da presentare un testo che già in partenza sia condiviso dagli operatori, veri fruitori, unitamente al cittadino contribuente, dell'intervento normativo qui proposto. Oggi più che mai in passato i giudici tributari sono chiamati a decidere su questioni di grande rilevanza economica, che richiedono elevata professionalità e specializzazione nella materia tributaria. È innegabile che la mole di contenzioso in materia tributaria, a tutti i livelli (nei gradi di merito come in quello di legittimità), costituisca un problema la cui soluzione non è rinviabile. A tale proposito, si pensi ai numerosi giudizi pendenti che riguardano le migliaia di piccole e medie imprese il cui mantenimento in vita è in molte, troppe occasioni strettamente collegato all'esito di un giudizio tributario. A ciò si aggiunga l'incidenza che l'efficienza del sistema della giustizia tributaria ha sulla capacità del nostro Paese di attrarre investitori stranieri, oltre che, ovviamente, di potenziare gli investimenti di quelli italiani. Un sistema di giustizia tributaria più efficiente soddisferebbe, inoltre, le esigenze sia del contribuente che dell'ente impositore e, in generale, degli enti destinatari del gettito tributario, tutti interessati alla sollecita e giusta definizione delle vertenze. Ciò che oggi viene in discussione è dunque non solo la modifica dell'attuale sistema di giustizia tributaria, ma anche, in parte, la tenuta del tessuto economico e sociale nazionale nonché la fiducia dei cittadini nel corretto utilizzo della leva fiscale. Su queste premesse, il disegno di legge istituisce una magistratura autonoma e specializzata, che assicuri la terzietà e l'indipendenza dell'organo giudicante mediante la professionalizzazione del magistrato tributario, ossia di colui che è chiamato ad amministrare la giustizia tributaria, attraverso la previsione di una figura di magistrato che lavori a tempo pieno e in modo esclusivo nella funzione giurisdizionale ad esso attribuita e a cui venga riconosciuta una dignità sia di ruolo sia di remunerazione (al momento inadeguata e per molti aspetti irrisoria). Vengono inoltre introdotte modalità effettivamente selettive di reclutamento dei magistrati tributari, attraverso la previsione del concorso pubblico per titoli ed esami e di un percorso di formazione professionale che assicuri, sia inizialmente che nelle fasi successive, la competenza e l'aggiornamento dei magistrati tributari nel delicato e importante settore fiscale. Il fine ultimo è quello di stabilire un sistema di giustizia tributaria che sia funzionante sia sul piano dell'efficienza che su quello della qualità. A tal fine, un passaggio fondamentale e obbligato, a fini di effettiva terzietà dei giudici, è il trasferimento della gestione e dell'organizzazione del nuovo sistema dei tribunali tributari e delle corti di appello tributarie dal Ministero dell'economia e delle finanze – parte interessata nel contenzioso, in quanto strettamente collegato con il maggiore e abituale protagonista delle liti tributarie, ossia l'Agenzia delle entrate – alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (cui peraltro è già attribuita dall'articolo 29 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, l'alta sorveglianza sulla giustizia tributaria) attraverso la gestione unitaria da parte dell'organo indipendente di autogoverno, il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Il disegno di legge è suddiviso in cinque capi. Il capo I, riguardante la giurisdizione tributaria, è composto dagli articoli da 1 a 16. L'articolo 1 determina gli organi della giurisdizione tributaria. In conformità al primo degli obiettivi della legge di riforma proposta, ossia equiparare gli organi della giurisdizione tributaria a quelli delle altre giurisdizioni, le commissioni tributarie attualmente previste dal decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, assumono le denominazioni di tribunali tributari e di corti di appello tributarie, la cui competenza territoriale rimane pressoché invariata per il secondo grado di giurisdizione, mentre è previsto un radicale processo di accorpamento per i tribunali tributari di primo grado, i quali passano dalle attuali 103 sedi provinciali a 14 sedi, ubicate nei capoluoghi di regione. Per le regioni con territori particolarmente estesi o nel caso di ambiti locali con rilevante flusso di contenzioso, è prevista l'istituzione di sezioni staccate sia dei tribunali tributari sia delle corti di appello tributarie, con sede in città che siano capoluogo di provincia, così da non rendere eccessivamente disagevole l'esercizio del diritto di difesa da parte dei contribuenti, nella consapevolezza del fatto che l'attuale utilizzo del processo tributario telematico annulla la maggior parte degli effetti connessi alla territorialità. La radicale riorganizzazione delle sedi è coerente con il corrispondente ridimensionamento del corpo giudicante e contribuisce alla razionalizzazione delle strutture e all'economia delle risorse, con effetti di contenimento della spesa che concorrerà a finanziare la prevista rimodulazione delle retribuzioni dei magistrati tributari, come si illustrerà in dettaglio nel commento degli articoli 36 e 39.