[pronunce]

Da un lato, sarebbe stato adottato dal sottosegretario di stato «al di fuori della delega ad esso conferita dal Ministro delle politiche agricole e forestali» e, pertanto, in carenza di potere. Dall'altro, risulterebbe totalmente difforme dal modello legale di riferimento in quanto non sorretto dalle finalità specificamente richieste dall'art. 32 della legge n. 963 del 1965, nonché privo del prescritto parere della Commissione consultiva centrale per la pesca marittima (oggi – sulla base del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, recante «Modernizzazione del settore pesca e dell'acquacoltura, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003 n. 38» – «Commissione consultiva centrale per la pesca e l'acquacoltura»). Inoltre il decreto ministeriale in oggetto, sempre ad avviso della Regione, in quanto recante nuove norme tecniche in materia di pesca, contrasterebbe altresì con l'art. 10 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153 (Attuazione della legge 7 marzo 2003, n. 38, in materia di pesca marittima), il quale, per un siffatto intervento normativo, richiederebbe la forma del decreto interministeriale – ai sensi dell'art. 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina delle attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) –, previa intesa con le Regioni. 3. – In quarto luogo, la ricorrente deduce la violazione dell'art. 117, sesto comma, Cost., poiché lo Stato, adottando il decreto ministeriale in questione, avrebbe esercitato la potestà regolamentare in una materia di competenza esclusiva della Regione. 4.– In via subordinata, ove si ritenesse la concorrenza di competenze statali e regionali nella materia regolata dal decreto impugnato, la ricorrente deduce la violazione del principio di leale collaborazione, poiché «in tal caso il Ministero delle politiche agricole avrebbe quanto meno dovuto coinvolgere le Regioni (ed in particolare la ricorrente) nella procedura che ha portato all'emanazione del decreto medesimo».1. – Con il ricorso indicato in epigrafe, la Regione Sardegna ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato in relazione al decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali del 10 giugno 2004 (Disciplina delle reti da posta fissa). Tale decreto: all'art. 1, fornisce la definizione di rete da posta fissa; all'art. 2, stabilisce in 20.000 metri quadrati la superficie massima consentita per ciascuna rete; agli artt. 3 e 4, reca prescrizioni circa la segnalazione e l'impiego delle reti nelle prossimità di sbocchi a mare dei corsi d'acqua. 1.1. – A parere della ricorrente, l'atto impugnato, dettando una disciplina generale sull'impiego di detta attrezzatura da pesca «quale che sia la distanza dalla costa delle acque in cui vengono usate», violerebbe innanzitutto le competenze legislative e amministrative attribuite alla Regione in materia di pesca dagli artt. 3, lettera i), e 6, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), così come integrati dalle relative norme di attuazione. Sotto quest'ultimo profilo, verrebbero in considerazione: gli artt. 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1950, n. 327 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna); l'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1965, n. 1627 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna in materia di pesca e saline sul Demanio marittimo e nel mare territoriale); l'art.1 del decreto legislativo 17 aprile 2001, n. 234 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della regione Sardegna per il conferimento di funzioni amministrative, in attuazione del Capo I della legge n. 59 del 1997); gli artt. 1 e 2 del decreto legislativo 6 febbraio 2004, n. 70 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Sardegna concernenti il conferimento di funzioni amministrative alla Regione in materia di agricoltura), il secondo dei quali riserva allo Stato «compiti di sola disciplina generale e coordinamento nazionale» nella «gestione delle risorse ittiche marine di interesse nazionale oltre le 12 miglia». 1.2.– Il decreto impugnato, e in particolare l'art. 2, risulterebbe al contempo invasivo delle competenze della ricorrente in materia di pesca, così come «integrate e rafforzate» dal combinato disposto di cui agli artt. 117, primo, quarto, quinto e sesto comma, della Costituzione e 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), anche in relazione all'art. 5 e all'Allegato II del regolamento CE del Consiglio n. 1626/94 del 27 giugno 1994 (Regolamento che istituisce misure tecniche per la conservazione delle risorse della pesca nel Mediterraneo). Ad avviso della Regione Sardegna, infatti, il decreto ministeriale – e in particolare l'art. 2, che fisserebbe un requisito tecnico (superficie massima consentita) diverso rispetto a quelli relativi all'altezza e alla lunghezza massime consentite, indicati nel citato regolamento comunitario – lederebbe la competenza esclusiva della Regione in materia di pesca, anche in violazione dell'art. 117, primo, quarto, quinto e sesto comma, Cost., per il mancato rispetto degli standard uniformi fissati dalla normativa comunitaria per le attrezzature da pesca, in funzione di protezione delle risorse ittiche. 1.3. – Il decreto impugnato risulterebbe, altresì, radicalmente illegittimo per «ulteriori e concorrenti motivi», in quanto adottato in carenza di potere, nonché in assenza di fondamento legale. 2. – Sotto altro profilo, la Regione assume che, con il decreto ministeriale in questione, lo Stato avrebbe violato il divieto di esercizio della potestà regolamentare in materie riservate alla competenza esclusiva regionale, sancito dall'art. 117, sesto comma, della Costituzione. 3. – Infine, in via subordinata, la ricorrente lamenta che il decreto impugnato avrebbe violato il principio di leale collaborazione, in quanto sarebbe stato adottato in assenza di un qualunque coinvolgimento delle Regioni e, in particolare, della ricorrente. 4.– In via preliminare, deve essere dichiarata l'inammissibilità delle censure prospettate dalla ricorrente in relazione alle disposizioni di cui agli artt. 1, 3 e 4 del decreto impugnato. Invero, la deliberazione della Giunta regionale della Sardegna del 3 agosto 2004, n. 32/3, che ha autorizzato la proposizione del conflitto in esame, pur recando una generica autorizzazione a sollevare il conflitto nei riguardi dell'intero decreto, si sofferma esclusivamente sul contenuto dell'art. 2 e sulle ragioni dell'asserita lesività dello stesso rispetto alle attribuzioni regionali, senza nulla osservare circa il contenuto delle altre disposizioni (artt. 1, 3 e 4).