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il rendiconto relativo all'esercizio 2017 ha accertato un ulteriore significativo aggravamento della situazione economico finanziaria dell'ente, con la determinazione di un disavanzo di amministrazione pari a 641 milioni di euro; nel periodo di quella stessa gestione, si è registrato un continuo avvicendamento nella guida della Ragioneria generale dell'ente e si avuta notizia di diverse indagini della Procura per gravi reati commessi nell'esercizio delle funzioni pubbliche, (tentata concussione aggravata, turbata libertà degli incanti, corruzione e falso ideologico) che hanno chiamato in causa autorevoli esponenti del Comune di Catania, in particolare tra il 2016 e il 2018, tra cui l'assessore al bilancio e il ragioniere generale, e da cui sono scaturiti provvedimenti giudiziari di rinvio a giudizio, misure cautelari e, in alcuni casi, la condanna penale di imputati con il rito del patteggiamento; l'oggettivo inquietante quadro di incertezza e malcostume nella gestione delle finanze comunali di Catania, accertato dalla Corte dei Conti, è stato peraltro segnalato al Ministero dell'interno sia nel 2016 che nel 2017, con tre distinti atti di sindacato ispettivo presentati da diversi senatori del M5S, in cui si chiedeva, tra l'altro l'invio di ispettori ministeriali, senza che mai il Ministro ritenesse di dover rispondere; ritenuto che: la Corte dei Conti, sezione Controllo di Palermo, con la deliberazione n. 153 del 4 maggio 2018, accertando che il Comune di Catania "in contrasto con il principio di veridicità ai fini della verifica del patto di stabilità 2014 ha posto in essere una condotta che ha permesso di eludere i vincoli posti dalla predetta normativa", ha ritenuto sussistente, ai sensi degli artt. 243- quater , comma 7, e 244 del TUEL (Testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000), la ricorrenza delle condizioni per la dichiarazione di dissesto del Comune di Catania; al 15 giugno 2018, a conclusione del mandato elettorale della Giunta del sindaco Enzo Bianco, la condizione economico finanziaria del Comune di Catania, rappresentata nella sua complessità, manifestava un debito pari a 1.580 milioni di euro; il 19 settembre 2018, al fine di ricondurre nell'alveo della regolarità contabile i documenti finanziari, la nuova amministrazione comunale di Catania, insediatasi lo scorso 18 giugno 2018, ha approvato le misure correttive richieste dai giudici contabili con la delibera n. 154/2018 per un valore complessivo di 449 milioni di euro; il 7 novembre 2018 la Corte dei Conti, Sezioni Riunite, in sede giurisdizionale, ha rigettato il ricorso avverso la deliberazione n. 153 del 4 maggio 2018, con cui la sezione controllo della Corte dei conti della Sicilia ha decretato il dissesto del Comune di Catania; lo scorso 12 dicembre 2018 il Consiglio comunale di Catania ha dichiarato il dissesto finanziario; considerato che in relazione alla gravissima situazione finanziaria dell'ente, notevolmente aggravatesi negli ultimi cinque anni, come accertato dalle pronunce della Corte dei Conti, Sezione Controllo Palermo e acclarata dalla dichiarazione di dissesto finanziario, la situazione rischia oggettivamente di diventare drammatica e insostenibile, non solo finanziariamente ma anche socialmente, per l'intera comunità catanese, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, non intendano acquisire con urgenza, anche tramite l'invio di ispettori ministeriali, gli elementi finalizzati a chiarire se i responsabili politici e gestionali del Comune di Catania nel quinquennio 2013/2018 abbiano effettivamente effettuato un corretto utilizzo delle risorse pubbliche e una gestione politico-amministrativa informata al principio costituzionale del "Buon andamento della pubblica amministrazione", alla luce della manifesta inefficienza nell'attuazione del piano di riequilibrio in correlazione all'attività di programmazione ordinaria e delle accertate elusioni delle normative contabili individuate dalla sezione controllo della Corte dei Conti regionale e di quella a Sezioni riunite, condotte già debitamente segnalate dai magistrati contabili alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania. Atto n. 3-00498 FERRAZZI MARGIOTTA D'ARIENZO SBROLLINI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: il 10 dicembre 2018, contestualmente all'entrata in vigore del nuovo orario di Trenitalia, è stata soppressa la corsa "Freccia Rossa no-stop" Venezia-Roma delle ore 6.06, con arrivo a Roma Termini alle ore 9.30. Il treno super veloce, con ripartenza da Termini alle 17.30, non prevedeva alcuna sosta nelle stazioni intermedie, comprese Bologna Centrale e Firenze Santa Maria Novella ed era sempre pieno di clienti; in luogo del Freccia Rossa senza fermate intermedie, è stata prevista una corsa del Freccia Argento, peraltro a capienza inferiore, che parte da Venezia alle 6.25 e che arriva a Roma alle 10.10, facendo tappa nelle stazioni di Bologna e di Firenze. Oltre alla ritardata partenza si incrementa significativamente il tempo di percorrenza; considerato che: il treno "Freccia Rossa no-stop" Venezia-Roma ha sempre rappresentato un utile e necessario servizio per quanti hanno la necessità di raggiungere Roma nella prima mattinata; ancora non è stata progettato e realizzato il tratto ad alta velocità Padova - Bologna, che risulta essere l'unico nelle direttrici Venezia - Salerno e Torino - Salerno a non avere questa caratteristica, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda assumere iniziative per favorire il ripristino da parte di Trenitalia della corsa Freccia Rossa no-stop delle ore 6.06 da Venezia e delle 17.30 da Roma; quali iniziative intenda assumere al fine di favorire la realizzazione della tratta ferroviaria ad alta velocità tra Padova e Bologna. Atto n. 3-00499 MAIORINO QUARTO Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Atto n. 3-00500 LUPO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: nell'agosto 2014 è stato siglato, in Roma, l'accordo che prevedeva l'acquisizione del 49 per cento dell'allora Alitalia da parte della compagnia di bandiera degli Emirati Arabi, Uniti Etihad Airways; ottenuta, nel novembre 2014, decisione favorevole da parte della Commissione europea sul fronte antitrust , l'operazione ha potuto perfezionarsi e, con decorrenza 1° gennaio 2015, acquisire efficacia: in particolare, è divenuta pienamente operativa la nuova società, vale a dire Alitalia-Società Aerea Italiana SpA (costituita il precedente 24 settembre 2014), joint venture tra la "vecchia Alitalia", vale a dire Alitalia-CAI (con una quota maggioritaria del 51 per cento, tramite MidCo SpA) ed Etihad Airways (con una quota minoritaria del 49 per cento);