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Mettere i ragazzi a tu per tu con la Costituzione è forse una delle esperienze più belle che propone il Senato, quando le scolaresche vengono in visita e ricevono in omaggio la Carta costituzionale, oltre alla Carta della dichiarazione universale dei diritti umani. In qualche modo essi fanno un bagno in una storia e in una continuità riproposte dall'istituzione che li accoglie. Certo, è interessante che oggi, in un momento in cui tanto è di moda lo strumento della democrazia diretta, attraverso il disegno di legge in esame ci si faccia carico della dimensione positiva alla lotta al bullismo e al cyberbullismo. Quante volte abbiamo detto che davanti al cyberbullismo la risposta, prima che essere punitiva, deve essere formativa e deve illustrare il senso della comunicazione, il senso del rispetto delle idee degli altri, la capacità di integrare commenti che convergano verso un'acquisizione più profonda della verità, della complessità dei fatti, della pluralità dei punti di vista? La scuola tutt'oggi si ripropone e si riappropria di questo. Faccio presente che è dal 1958 che venne istituito l'insegnamento dell'educazione civica, tra l'altro praticamente - lo ricordo - quando nacque la scuola media unificata che, al di là di tutto, fu vissuta da alcuni come la scuola da cui si eliminava l'insegnamento del latino e, nello stesso tempo, in cui si offrivano pari opportunità a tutti i ragazzi di poter poi proseguire i loro studi. Era una proposta profondamente impregnata di senso civico e di rispetto per la persona e dell'adulto. Il problema è quanto di questo i professori poi siano riusciti a sviluppare con il loro esempio prima e con la proposta culturale specifica dopo. Allora l'educazione civica veniva inserita nell'ambito disciplinare della storia e della geografia, intendendo la geografia come geografia di popoli. Quanto dovrebbe essere riscoperto oggi anche lo stesso studio della geografia come studio delle diversità ambientali, delle diversità culturali, delle prossimità, delle integrazioni e non soltanto delle conflittualità tra vicini? Da questo punto di vista, è tutta la scuola che deve riassorbire al suo interno un modo nuovo di passare dalla proposta meramente teorica delle conoscenze apprese, lette e ripetute nell'ambito di una valutazione, alla scuola come stile di vita. Ci riusciremo? Non lo so. È la grande sfida che noi dovremmo riuscire a proporre, probabilmente anche a partire dall'esperienza parlamentare. Più che mai nel Parlamento condividiamo tutti, nelle comuni radici che fanno riferimento alla diversità dei partiti di appartenenza, il fondamento della Costituzione. A volte sembra che noi stessi consideriamo la Costituzione come un oggetto del contendere piuttosto che come l'oggetto principale della nostra coesione. Forse anche noi potremmo andare oltre le nostre divisioni per cercare davvero risposte positive per una società più umana, più coesa, più solidale, più orientata davvero al bene comune. Mi auguro che tutto questo sia possibile farlo anche attraverso il provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD) . Saluto ad una rappresentanza di giovani di due comunità parrocchiali del Comune di Este PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea un gruppo di ragazzi delle parrocchie di Santa Maria delle Grazie e del Santissimo Redentore del Comune di Este, in provincia di Padova, che sono accompagnati da un consigliere comunale e stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. Doc 1264 Doc 233 Doc 303 Doc 610 Doc 796 Doc 863 Doc 1031 PRESIDENTE . È iscritta a parlare la senatrice Rojc. Ne ha facoltà. ROJC (PD) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, la proposta di introdurre l'educazione civica nelle scuole risponde a una domanda che viene da lontano, che trova nell'idea di cittadinanza attiva e di valori civici condivisi la sua forza. C'è evidentemente condivisione su quella che è una responsabilità psicopedagogica e politica da tutti noi avvertita, che viene dalla promulgazione stessa della Costituzione. Dunque, la necessità di dare alla disciplina dell'educazione civica uno status di autonomia con propria valutazione credo sia una sintesi superiore che riesca a far fare un passo avanti alla comune volontà di tutti i Gruppi di raggiungere l'obiettivo. È diventato urgente il recupero di una dimensione educativa che forma i giovani ai princìpi che consentono lo sviluppo civile della società, la cura dei legami di coesione sociale, mentre si assiste da anni a un progressivo indebolirsi del rispetto reciproco e del senso di responsabilità. Nella scuola, il lavoro degli insegnanti è sempre più difficile e l'apprendimento degli studenti più faticoso. Non possiamo più rinviare l'obiettivo d'insegnare a essere cittadini, e quindi, parte di una comunità. Qualunque esperienza di cittadinanza ha il suo legame fondamentale con la storia della comunità, che dev'essere quindi declinato attraverso l'affermazione dei valore della memoria, della pace, della libertà e della fratellanza nella coscienza dei giovani. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 10,31) ( Segue ROJC). La scuola, già molto attiva su questi temi, è il luogo dove si informano i cittadini che apprendono il vivere consociato in modo responsabile; il che darà modo alle giovani generazioni di sviluppare una propria coscienza critica, valutare la storia, non cedere alle lusinghe dei revisionismi e divenire cittadini coscienti di una società democratica e giusta. Oggi non inventiamo nulla, ma proseguiamo un percorso iniziato settant'anni fa, come hanno già ricordato le colleghe. Molti sono stati gli interventi, le proposte e i programmi varati e sperimentati, le leggi approvate e poi purtroppo spesso disattese. La prima è del 13 giugno 1958 e fu voluta da Aldo Moro, in quell'anno Ministro della pubblica istruzione, che nel suo decreto precisava cosa si dovesse intendere per educazione civica: lineamenti essenziali della Costituzione; diritti e doveri dei cittadini; lavoro e sua organizzazione e tutela; organizzazioni sociali di fronte allo Stato; nozioni generali sull'ordinamento dello Stato e princìpi della cooperazione internazionale. Nel 1979 si arrivò poi alla retromarcia sul pur minimo spazio orario da dedicarle fino a quella trasversalità contestata per la sua vaghezza, che significava di fatto indebolire il testo di Moro. Ecco perché, pur ribadendo quello che in settant'anni si è raccolto in termini di riflessione, consapevolezza e divisioni su questa materia, non possiamo dirci soddisfatti dei risultati prodotti. Anzi, i rischi di un ritorno all'indietro appaiono molto forti: molte ottime sperimentazioni in corso da tempo rischiano oggi di essere vanificate, senza i necessari approfondimenti. Negli anni è stato l'ambito storico-umanistico a farsi carico dell'insegnamento della materia negli istituti superiori, spesso riducendo il tempo a disposizione per l'insegnamento della storia contemporanea - grave vulnus per i nostri giovani - e portando con sé un impoverimento evidente per tutti coloro che si occupano di scuola. Oggi si parla di ambito economico-giuridico, ma questo può valere solo per un numero limitato di indirizzi scolastici.