[pronunce]

sia dell'art. 398, comma 5-bis, dello stesso codice, nella parte in cui non prevede che l'incidente probatorio avente ad oggetto la testimonianza di un minore di sedici anni possa avvenire con le particolari modalità ivi previste anche quando si procede per ipotesi di reato diverse da quelle ivi indicate, ed il testimone sia anche parte offesa dal reato. In sostanza il remittente, il quale procede per reati di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina e di lesioni personali, che sarebbero stati commessi a danno di minori di sedici anni, vorrebbe estendere ai procedimenti per qualsiasi reato le previsioni - introdotte nel codice di procedura penale dalle leggi 15 febbraio 1996, n. 66 e 3 agosto 1998, n. 269 per le ipotesi di reati sessuali - secondo cui il pubblico ministero o l'indagato possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minore di sedici anni, anche al di fuori delle ipotesi nelle quali l'incidente probatorio è ammesso in generale (art. 392, comma 1-bis, cod. proc. pen.), e all'assunzione della testimonianza con incidente probatorio si procede con particolari modalità (art. 398, comma 5-bis, cod. proc. pen.): la richiesta di estensione riguarda però solo il caso in cui la testimonianza da assumere sia quella della persona offesa dal reato. Secondo il giudice a quo, le norme impugnate violerebbero anzitutto l'art. 3 della Costituzione, in quanto le ragioni che hanno indotto il legislatore ad introdurre tali norme con riguardo ai reati a sfondo sessuale sussisterebbero quale che sia il reato commesso a danno di minori di sedici anni. Tali ragioni consisterebbero, da un lato, nella difficoltà di approccio con questo “specialissimo tipo di testimoni e parti offese”, che richiederebbe particolari modalità “protette” di assunzione della testimonianza, quelle appunto previste dall'art. 398, comma 5-bis, cod. proc. pen. ; dall'altro lato, nella particolare “vulnerabilità” della parte offesa minore, portata a cercare di rimuovere psicologicamente l'accaduto più di quanto non farebbe un adulto, onde l'assunzione della testimonianza con incidente probatorio sarebbe necessaria sia per garantire la genuinità della prova, sia per tutelare la personalità del minore, consentendo a questi di rendere la propria testimonianza una sola volta per tutte e a breve distanza di tempo dal fatto. Analoghe ragioni sono addotte dal remittente a sostegno della denunciata violazione dell'art. 2 della Costituzione: solo l'adozione delle particolari modalità “protette” di assunzione della testimonianza, e l'esclusione della necessità di ripetere la testimonianza in dibattimento, per di più quando il processo di rimozione psicologica del fatto sia già in atto o concluso, garantirebbero la tutela della dignità, della riservatezza e del pudore dei minori, e in generale della loro personalità. 2.- La questione relativa all'art. 392, comma 1-bis, del codice di procedura penale, denunciato nella parte in cui non estende la possibilità di far ricorso all'incidente probatorio per assumere la testimonianza di un minore di sedici anni, parte offesa di un reato diverso da quelli sessuali, non è fondata. Non lo è, anzitutto, sotto il profilo della asserita violazione del principio di eguaglianza. Non rilevano a questo proposito le specifiche difficoltà enunciate dal remittente riguardo alla testimonianza dei minori, che richiederebbero il ricorso alle particolari modalità “protette” di assunzione della medesima, stabilite dall'art. 398, comma 5-bis, cod. proc. pen. Le modalità di assunzione della testimonianza non dipendono infatti, di per sé, dal ricorso o meno all'incidente probatorio, essendo ben possibili modalità speciali, idonee a proteggere la personalità del teste minorenne, anche nel dibattimento. Del resto è quello che accade secondo la legislazione vigente, in cui talune speciali modalità sono previste, indipendentemente dal tipo di reato per cui si procede (esame a porte chiuse: art. 472, comma 4, cod. proc. pen. ; esame condotto dal giudicante, anche con l'ausilio di un familiare o di un esperto: art. 498, comma 4, cod. proc. pen.): e ciò anche a prescindere dalla questione, ancora controversa in sede interpretativa, se il comma 4-bis dello stesso art. 498 (che comporta l'applicabilità delle modalità di cui all'art. 398, comma 5-bis) si applichi, secondo la sua lettera, indipendentemente dal reato per cui si procede, come anche questa Corte ha ritenuto nella sentenza n. 114 del 2001, ovvero solo per i reati sessuali, cui si riferisce la legge n. 269 del 1998, che tale comma aggiuntivo ha introdotto. Potrebbero rilevare, invece, le considerazioni svolte dal remittente circa le ragioni che stanno a base della scelta legislativa per l'ampliamento del ricorso all'incidente probatorio nel caso di reati sessuali. Ma anche da questo punto di vista la censura del giudice a quo non è condivisibile. Non solo o non tanto perché, nella specie, si richiede l'estensione di una norma speciale, dettata per una specifica categoria di reati (quella che consente, nel caso di reati a sfondo sessuale, il ricorso all'incidente probatorio per assumere la testimonianza di un minore di sedici anni - parte offesa o semplice testimone - fuori dalle ipotesi generalmente previste), mentre la norma generale è quella per cui la prova è assunta in dibattimento, salve le eccezioni espressamente contemplate; quanto, soprattutto, perché la scelta legislativa che sta a base della norma speciale invocata non è priva di giustificazione, trattandosi di reati rispetto ai quali si pone con maggiore intensità ed evidenza l'esigenza di proteggere la personalità del minore, nell'ambito del suo coinvolgimento processuale, e la genuinità della prova (cfr. sentenza n. 114 del 2001). Non si può quindi dire che la norma speciale voluta dal legislatore sia riferita ad un oggetto non corrispondente e irragionevolmente più circoscritto di quanto non imponga la sua ratio, ciò che solo potrebbe condurre a ravvisare una violazione del principio costituzionale di eguaglianza. 3.- Quanto alla denunciata violazione dell'art. 2 della Costituzione, l'accoglimento della questione presupporrebbe che il ricorso all'incidente probatorio, per assumere la testimonianza della parte offesa che sia un minore infrasedicenne, rappresentasse non solo - come è - una scelta legittima del legislatore, ma una misura obbligata, costituzionalmente necessaria al fine di tutelare la personalità del minore. Le considerazioni che il remittente svolge a proposito della opportunità di assumere la testimonianza a breve distanza di tempo dal fatto, e senza necessità di ripeterla, per di più quando già il minore potrebbe aver messo in atto o addirittura già concluso il naturale processo di rimozione psicologica di fatti traumatici, cui egli sarebbe portato più dell'adulto, non appaiono prive di rilievo dal punto di vista dell'opportunità legislativa. Ma, appunto, solo il legislatore potrebbe apprezzare tali ragioni: