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Concludo, signor Presidente, dichiarando che, nonostante queste considerazioni, il mio voto al decreto-legge oggi in discussione sarà favorevole, auspicando che esso venga completato da un marcato impegno del Governo, affinché attui senza indugi una nuova politica euromediterranea, premessa perché si possano realizzare quegli accordi multilaterali capaci di contribuire alla stabilità del continente africano e di governare i flussi migratori con politiche attive. Per questo motivo ho presentato un ordine del giorno, affinché il Governo accolga queste istanze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (PD) . Signor Presidente, apprendiamo da fonti governative che il Governo ha intenzione di porre la fiducia sul provvedimento in esame: questa è la dimostrazione che la maggioranza ha paura dei voti segreti che saremmo andati a chiedere sul provvedimento. Ciò significa che la maggioranza soffoca il dissenso interno. (Applausi dal Gruppo PD) . Tra l'altro, si tratta proprio di quei colleghi che per anni hanno detto peste e corna dei voti di fiducia. Questa è una modalità grave, signor Presidente, non soltanto per il provvedimento in esame, che in parte è anche anticostituzionale, ma anche perché va a ledere il diritto di libera opinione dei singoli parlamentari. È un peccato perché, se avessimo avuto l'opportunità di esaminare e votare in quest'Assemblea i diversi emendamenti da noi presentati, magari si sarebbero riuscite a sanare alcune ingiustizie, per esempio a danno non di profughi, ma di cittadini di origine italiana. Mi riferisco, in particolare, a numerose donne di origine italiana a cui ingiustamente, nel corso degli anni, è stata sottratta la cittadinanza italiana, alla luce di una legge italiana arcaica e profondamente discriminatoria, anche questa contraria alla Costituzione. Sto parlando di una legge del 1912, in virtù della quale si è andata a sottrarre automaticamente la cittadinanza a donne italiane semplicemente per il fatto di aver contratto matrimonio con cittadini stranieri. Nel corso del tempo si sono succedute sentenze - ben due - che hanno tentato di sanare questa situazione. Con una sentenza della Corte costituzionale del 1983 si stabilì che quella parte di legge era addirittura illegittima e si sancì che ai figli di quelle donne nati dopo il 1° gennaio 1948 (ossia la data di entrata in vigore della Costituzione, che giustamente riconosce dignità e pari diritti a uomo e donna) la cittadinanza sarebbe stata riconosciuta. In seguito, anche la Corte suprema di cassazione ha adottato nel 2009 una sentenza con cui si tentò di sanare la situazione di quei figli nati prima dell'entrata in vigore della Costituzione. Per farla breve, entrambe le sentenze - purtroppo - non sono riuscite a risolvere il problema, perché l'attuale legge di riacquisizione della cittadinanza italiana contiene un cavillo burocratico in virtù del quale le donne devono presentarsi fisicamente in consolato per poter acquistare la cittadinanza italiana. Dunque, per assurdo, vi sono mamme con più figli, uno dei quali ha magari ottenuto la cittadinanza italiana perché nato dopo l'entrata in vigore della Costituzione italiana, a differenza degli altri soltanto perché nati prima, nell'anno sbagliato. Se non venisse apposta la fiducia e potessimo esaminare e votare gli emendamenti presentati, magari il Governo si potrebbe ricredere e andrebbe a riconoscere e sanare una vera e propria ingiustizia discriminatoria (Applausi dal Gruppo PD) . Se invece la situazione rimarrà questa, donne a tutti gli effetti italiane e i loro discendenti, a causa di questa ottusità, non vedranno riconosciuto un loro diritto. Un vero, grave peccato, signor Presidente. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, vogliamo essere chiari: il decreto-legge in esame introduce un cambio di passo e comincia a invertire la tendenza, dopo anni di lassismo e buonismo delle sinistre. Tuttavia, si tratta di un atto imperfetto. Non vorremmo derubricarlo, con una battuta, il classico «vorrei ma non posso», perché comunque apprezziamo lo sforzo e condividiamo le misure introdotte e - più ancora - le linee di indirizzo. Ciò nonostante, abbiamo riscontrato alcune debolezze e lacune ed è per questo che abbiamo presentato un pacchetto migliorativo, anzi rafforzativo, articolato in 43 emendamenti che, fatta eccezione per uno solo a mia firma, sono stati tutti respinti durante i lavori in Commissione. Abbiamo presentato un insieme di proposte migliorative perché la lotta all'immigrazione clandestina è una battaglia storica di Fratelli d'Italia e - soprattutto - perché il nostro Paese ha un bisogno assoluto, direi disperato, di sicurezza e regole più severe in tema di immigrazione illegale. Voteremo a favore della conversione del decreto-legge, tuttavia il provvedimento - a nostro avviso - rischia di essere più suggestivo, che concretamente effettivo ed efficace; con un grande risvolto mediatico, ma insufficiente a fronteggiare realtà diventate complesse e drammatiche. Insomma, crediamo che l'Italia abbia bisogno di molto di più sia per il contrasto all'immigrazione clandestina, che per garantire maggiore sicurezza ai suoi cittadini. È di tutta evidenza - se ne è discusso - il ricorso strumentale alla protezione internazionale. Sono di tutta evidenza, infatti, la sproporzione e l'anomalia malata nei numeri delle forme di protezione internazionale concesse e nel numero dei permessi di soggiorno concessi per motivi umanitari. E ancora: ai casi di protezione umanitaria riconosciuti dalle commissioni territoriali di competenza si sono aggiunti quelli riconosciuti dall'autorità giudiziaria a seguito di ricorso giurisdizionali: insomma un dedalo, meandri normativi e intreccio di strumenti diversi che hanno prodotto una situazione ingovernabile e ingovernata, con sacche di illegalità e forme di clandestinità più o meno mascherate. Il punto è che la tutela umanitaria, introdotta nell'ordinamento interno quale forma di protezione complementare, residuale, eccezionale ed emergenziale, è diventata nella cattiva prassi diffusa il beneficio maggiormente utilizzato e riconosciuto. Insomma, in Italia siamo riusciti a realizzare un'anomalia. Abbiamo totalizzato tre forme di riconoscimento, tre tipi di protezione: quella per motivi umanitari legata al nostro ordinamento, più altre due di derivazione europea, ossia la protezione internazionale sussidiaria e la protezione temporanea. È proprio quella umanitaria, quindi quella della libera scelta del nostro legislatore, ad essere stata più usata. E l'articolo 1 del decreto-legge in esame incide sulla protezione per motivi umanitari, ovvero quella che, lasciando la parola ai numeri, ha avuto un andamento che viene definito statisticamente inflattivo, ovvero è stato inflazionato.