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La percentuale di donne oggi presenti in questa Assemblea, che è pari al 35 per cento e che riteniamo ancora assolutamente insufficiente, è stata prodotta da queste azioni positive e dagli strumenti che hanno consentito alle donne di poter accedere. Il 2001 non è molto lontano, quella legislatura non è lontanissima, stiamo parlando di pochi anni fa, eppure in questa Assemblea c'era il 7,8 per cento di donne e se oggi siamo arrivati al risultato odierno è grazie a tutti gli strumenti che sono stati utilizzati e che tutte noi ci auguriamo di dover applicare per poco tempo, perché poi ciò diventerà automatico. C'è però un altro problema, soprattutto nel sistema delle preferenze, che conosciamo e che non possiamo non vedere, dovuto al fatto che il capofila uomo fa l'accordo di preferenza con tre, quattro o cinque donne, che si trovano a fare le portatrici d'acqua, ovvero di preferenze. Questo riguarda però il ruolo della politica e la responsabilità, non solo dei singoli candidati, ma anche delle forze politiche e delle liste che concorrono. Si tratta di un problema culturale e politico enorme, ma è qui che serve la forza della politica, della battaglia politico-culturale e anche la forza degli strumenti. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 12,10) ( Segue DE PETRIS). Concludo, dicendo che il potere sostitutivo ci vuole, eccome! Possiamo dire che magari ci saremmo augurati fosse stato applicato anche in passato - assolutamente sì - ma che oggi ci sia è assolutamente fondamentale, per quello che ci siamo trovati di fronte in tutti questi anni. Certamente maggioranza e opposizione si danno il cambio e si crea un meccanismo di respingimento, perché la norma magari deve essere approvata da un consiglio regionale in cui ci sono il 95 per cento, il 97 per cento, in alcuni casi abbiamo avuto anche il 100 per cento, di uomini. Figuriamoci dunque se non si trova un accordo trasversale, tra maggioranza e opposizione, per respingere qualsiasi possibilità di intrusione femminile. Per tutti questi motivi, voteremo convintamente a favore del provvedimento in esame. (Applausi) . PRESIDENTE . Colleghi, poiché il ministro Speranza è presente in Aula per l'informativa, ma mancherebbero ancora quaranta minuti di interventi in dichiarazione di voto, se ognuno di coloro che devono ancora intervenire per Gruppo parla per cinque minuti, possiamo concludere; altrimenti, interrompo e passo all'informativa. Ditemi voi, perché diversamente non posso fare. PERILLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PERILLI (M5S) . Signor Presidente, per quello che ci riguarda - parlo a nome del mio Gruppo, perché non ho avuto modo di parlare con gli altri Capigruppo - sarei per andare avanti, ridurre a cinque minuti ciascuno gli interventi in dichiarazione di voto e concludere questa fase. PRESIDENTE . Devono ancora intervenire la senatrice Fedeli, che ha dato disponibilità a intervenire per cinque minuti; Forza Italia, con il senatore Vitali, ugualmente per tre minuti; anche la Lega per cinque e così pure il senatore Dell'Olio. Colleghi, se non volete che interrompa per lasciare al parola al Ministro, gli chiediamo scusa e proseguiamo con le dichiarazioni di voto. Se non vi sono obiezioni, così rimane stabilito. FEDELI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente, cercando di stare nei cinque minuti, intanto premetto che oggi, con il voto su questo decreto-legge, che spero sia favorevole all'unanimità, riusciamo a far compiere un ulteriore passo avanti a una lunga storia che ha questo Senato, soprattutto negli ultimi anni. Da questo punto di vista, anch'io avrei preferito non dover arrivare a quello che è stato proposto, ossia una scelta sostitutiva rispetto a quella del Consiglio regionale della Puglia, ma tant'è e ne prendo atto. Voglio ringraziare prima di tutto la senatrice Valente per la puntuale presentazione che ha fatto del provvedimento, nel merito e nella storia, che non va mai dimenticata, perché abbiamo alle spalle tantissimi passaggi. Voglio però ringraziare anche il premier Conte e il Governo, e in particolare il ministro Boccia, perché non è stato e non è semplice costruire questa soluzione in tempi utili a consentire di esprimersi anche alle donne, ai movimenti e ai democratici che in questi anni si sono comunque battuti in Italia e in Puglia. (Applausi). Posso dire di voler dedicare questo voto alle donne e agli uomini pugliesi, che questa volta potranno esprimere al meglio le proprie potenzialità, le proprie capacità e i propri talenti? (Applausi). È una battaglia che abbiamo condiviso, perché il tema poi riguarda le regole e un aspetto di cultura politica che considero importante: stiamo attuando l'articolo 3 della Costituzione (in base al quale la prima discriminazione che va superata, perché è trasversale a tutte le altre, è quella di sesso, che riguarda le donne, che sono la metà della popolazione), ma anche gli articoli 51 e 117, che promuovono e vogliono promuovere la partecipazione delle donne. Penso che questo sia un elemento importante di promozione e mi permetto di dire a mia volta in quest'Aula un concetto che mi accompagna negli anni: non stiamo parlando di quote e chiunque lo fa vuole continuare a rendere le donne minoritarie culturalmente. (Applausi). Stiamo parlando di norme antidiscriminatorie, che sono esattamente quelle previste nei principi della nostra Costituzione: discriminare uno dei due sessi, rendendolo sottorappresentato, significa commettere una violazione dei diritti umani e di alcuni princìpi. Questo è un punto anche di cultura politica che in quest'Aula preferirei continuare ad affermare, anziché sentire parlare ancora di quote di genere o di quote rosa, che testimoniano esattamente una cultura penalizzante per le donne. Vengo al secondo concetto di cui voglio parlare brevemente in questi cinque minuti. Ci sono regole; siamo arrivati a questa scelta, ovviamente fortemente sostenuta dal Partito Democratico - che, peraltro, ha nel suo statuto regole e norme antidiscriminatorie; lo voglio dire a chi ci invita a riflettere sui nostri limiti - che sicuramente ci sono - ma almeno questo non lo abbiamo - che riguarda un'opportunità di cambiamento di politiche della Puglia e delle altre Regioni che dovranno seguire, secondo me, nel cambiamento. La grande lezione, infatti, che ci viene dalle Madri costituenti e da tutto il lavoro che successivamente abbiamo fatto è che, se non ci sei, non cambi le politiche. Se le donne non sono nei luoghi della decisione politica, significa che le politiche scelte non rispondono ai bisogni, ai diritti e alle necessità di metà della popolazione di questo Paese e, in questo caso, della Puglia. Bisogna esserci per contare e cambiare. Questo è il grande tema che riguarda donne e uomini della Puglia e dell'Italia. Si diceva che è un tema che riguarda la qualità democratica ma anche il concetto di condividere le scelte politiche, le scelte che si fanno nell'ambito del lavoro, la genitorialità e le scelte personali. La parola «condivisione» è la grande questione che sottende a questa scelta che facciamo oggi.