[resaula]

1) a promuovere azioni volte alla salvaguardia degli insetti impollinatori e al contrasto del fenomeno della mortalità delle api tramite un'intensificazione dell'utilizzo dei dispositivi tecnologici a supporto delle attività di monitoraggio ordinarie; 2) a definire delle linee guida a livello nazionale per monitorare, verificare e denunciare velocemente i fenomeni di morie e spopolamenti degli alveari causati da avvelenamenti acuti o cronici per effetto dei fitofarmaci, prevedendo altresì che tali procedure includano i campionamenti delle matrici vegetali in campo, anche attraverso la designazione di addetti adeguatamente formati e protocolli certi di intervento presso ogni ASL; 3) ad intensificare, anche con il proficuo utilizzo delle nuove tecnologie di screening disponibili, i processi di controllo sui mieli di importazione al fine di scongiurare, nelle piattaforme nazionali, la diffusione di frodi in campo agroalimentare e la commercializzazione di miele adulterato, in spregio alle disposizioni interne ed unionali; 4) a definire un sistema di qualità nazionale del miele italiano con una forte connotazione e caratterizzazione territoriale, basato su criteri oggettivi analitici superiori rispetto alle norme già esistenti, uniti all'utilizzo di biotecniche di gestione ed allevamento degli alveari, che assicurano il benessere delle api contro le principali patologie; 5) a cogliere l'opportunità della programmazione della prossima PAC, così come delineato nel piano strategico nazionale, per l'attuazione di misure aventi ricadute positive, dirette e indirette, sulle api e sul settore apistico, fra cui: nell'ambito del primo pilastro, l'adozione dell'eco-schema n. 5 a favore degli insetti impollinatori, con il fine di assicurare pascoli nettariferi per le api e la non esposizione ai fitofarmaci; nell'ambito del secondo pilastro, nelle azioni previste per lo sviluppo rurale, l'attuazione di una specifica misura (ACA18) studiata ex novo , per sostenere i produttori apistici che si impegnano a trasferire i propri alveari in aree dove, a livello regionale, è riconosciuta una carenza di biodiversità; 6) a prevedere azioni volte alla sensibilizzazione e alla formazione degli agricoltori, dei contoterzisti e dei tecnici di campagna, in merito al ruolo cruciale dei pronubi, e in particolar modo delle api, per l'impollinazione e per i cicli vitali nonché concretizzare gli interventi relativi al sistema della conoscenza e innovazione in agricoltura (agricultural knowledge and innovation system, AKIS) previsti dalla futura PAC; 7) a fornire linee guida a livello nazionale, ad uso degli enti pubblici, in particolare per i Comuni che gestiscono o appaltano la cura del verde urbano, affinché siano salvaguardate le api da scorrette scelte in materia di trattamenti antiparassitari nonché assicurare una costante sensibilizzazione dei cittadini alla tutela degli insetti impollinatori, a partire dalle scelte per la gestione del verde privato, come giardini e orti; 8) a prevedere la formazione sistematica nelle scuole primarie e secondarie, soprattutto quelle ad indirizzo agrario, sul ruolo degli insetti impollinatori, e in particolar modo delle api, nonché sulla loro funzione per il mantenimento della biodiversità. Atto n. 1-00498 BERNINI Anna Maria GALLONE Maria Alessandra CALIGIURI Fulvia Michela DE BONIS MANGIALAVORI MESSINA Alfredo PAPATHEU Urania Giulia Rosina GALLIANI GIAMMANCO Gabriella MALLEGNI RIZZOTTI Maria RONZULLI Licia AIMI ALDERISI Francesca BARACHINI BARBONI BERARDI BINETTI Paola BOCCARDI CALIENDO CANGINI CESARO CRAXI Stefania Gabriella Anastasia DAL MAS DAMIANI DE POLI DE SIANO FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MODENA Fiammetta PAGANO PAROLI PEROSINO SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE Laura TIRABOSCHI Maria Virginia TOFFANIN Roberta VITALI VONO Gelsomina - Il Senato, premesso che: il settore apistico in Italia conta oltre 1.400.000 alveari, detenuti da circa 60.000 apicoltori di cui circa 41.000 allevano le api in autoconsumo e detengono circa 350.000 alveari (25 per cento del totale) mentre i restanti 19.000 apicoltori sono titolari di aziende che allevano api a fini economici e detengono il 75 per cento degli alveari del patrimonio apistico nazionale; il comparto è quindi caratterizzato principalmente da aziende che allevano api per trarne un reddito, integrativo o prevalente, nell'ambito dell'attività agricola; il venir meno del ruolo delle api comporterebbe un costo di 153 miliardi di euro a livello mondiale, pari al 10 per cento del valore di mercato dei prodotti alimentari; circa l'84 per cento delle specie coltivate in Europa dipende dall'impollinazione degli insetti, come anche il 70 per cento delle principali colture utilizzate nel mondo per il consumo umano; da alcuni anni, come evidenziato nei rapporti annuali ISMEA e dall'Unione nazionale associazioni apicoltori italiani (UNA.API), la produzione del miele italiano è in forte calo in tutto il Paese a causa di diversi fattori fra loro concomitanti e spesso sovrapponibili: cambiamenti climatici, l'uso massiccio di pesticidi in agricoltura, diffusione di nuove parassitosi, riduzione della superficie e delle specie botaniche di interesse apistico; come emerge dai dati dell'Osservatorio nazionale del miele dell'ISMEA, nonostante i problemi produttivi, negli ultimi due anni si registra un calo delle quotazioni dei prezzi del miele nazionale oltre a un'accentuata riduzione della domanda e di conseguenza degli scambi interni e verso l'estero; posto che l'Italia produce circa il 50 per cento del fabbisogno nazionale di miele, tale insolito atteggiamento del mercato, in annate scarsamente produttive, è da imputare ad una serie di motivi: sostituzione di alcune referenze carenti con prodotto di altri Paesi UE; crescente import e proposta commerciale di miele asiatico di dubbia qualità e a basso costo; aumento quantitativo e qualitativo delle adulterazioni e frodi, sempre più sofisticate; scarsa efficacia dei controlli sul prodotto extra UE importato; contrazione dei consumi invernali causata dal clima più mite; carenza di comunicazione sui temi qualitativi; a causa delle crescenti contraffazioni e frodi, il miele è al terzo posto, dopo latte e olio, nella classifica degli alimenti maggiormente contraffatti a livello mondiale; considerato che: l'unico Paese che fa eccezione a tale tendenza produttiva negativa è la Cina, principale esportatore mondiale di miele, con ingiustificati incrementi produttivi non corrispondenti ad analoga crescita del numero di alveari allevati. Le importazioni in Unione europea provenienti dalla Cina ammontano mediamente a circa 80.000 tonnellate all'anno; in Cina è molto diffusa la prassi di raccogliere miele immaturo con alto contenuto di acqua, che è poi conferito alle "fabbriche del miele" che provvedono a lavorarlo, filtrarlo e deumidificarlo. Tale metodo di produzione cinese non è conforme alla direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele e al codex alimentarius che sono incentrate sul divieto di immissione o estrazione di qualsiasi sostanza dal miele destinato al consumo alimentare;