[resaula]

il criterio di scelta dovrebbe basarsi su elementi obiettivi e predeterminati come l'aver svolto incarichi di comando nel grado richiesto, aver acquisito esperienze nella direzione di uffici centrali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti o della difesa; la norma non prevede che venga predisposta alcuna elencazione di nomi, né tantomeno che siano esclusi coloro che pure hanno i requisiti di grado, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della notizia riportata dal sito "sassate", se questa corrisponda al vero, e in caso positivo chi abbia fornito la rosa dei nomi, a quale titolo e in base a quali criteri siano stati scelti i tre indicati ed esclusi tutti gli altri; quali siano i motivi per i quali, a fronte di 4 ammiragli ispettori previsti dalla tabella 2 dell'articolo 1136- bis del codice dell'ordinamento militare, attualmente vi siano 6 ammiragli ispettori, oltre il comandante generale che, quando assume il grado di ammiraglio ispettore capo, non determina una vacanza organica nel grado inferiore; per quali motivi non si sia fatto ricorso all'istituto della riduzione quadri al fine di contenere il ruolo nei limiti previsti dalla tabella; quale vantaggio ricavi l'amministrazione dal tenere 2 ammiragli ispettori in sovrannumero, tenuto conto che il Corpo conta non più di 8.000 militari in servizio permanente, con un rapporto, non ideale, di meno di 1.300 uomini per ogni ammiraglio ispettore, ovvero meno di 500 uomini (e donne) per ognuno dei 23 ammiragli in forza al Corpo. Atto n. 3-02535 GRANATO ANGRISANI ABATE CRUCIOLI DI MICCO MARILOTTI MORONESE MININNO ORTIS Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che, in sede di conversione in legge al Senato del decreto-legge n. 44 del 2021, è stato approvato un emendamento del Partito democratico (10.27 nel fascicolo della Commissione), a prima firma del senatore Rampi, che parifica ai fini legali, per l'accesso ai concorsi nelle amministrazioni pubbliche, la laurea in scienze delle religioni (LM-64) con scienze storiche, scienze filosofiche e antropologia culturale ed etnologia; valutato che: in questo modo, dunque, si consente ai laureati in scienze delle religioni di insegnare le discipline italiano, storia e geografia nelle scuole secondarie di primo grado, e le discipline storia e filosofia nei licei e italiano e storia negli istituti tecnici e professionali; a parere degli interroganti, l'equiparazione legale è la conclusione di un percorso determinato, grazie al quale si rendono più "invitanti" le iscrizioni degli studenti, attualmente in calo, nei corsi di laurea presso le facoltà delle università pontificie: difatti, frequentando il biennio in scienze delle religioni in un'università statale italiana, si può legittimamente ambire ad entrare nella scuola statale come insegnante di italiano, storia o filosofia; il passaggio da un corso di laurea universitario riconosciuto dalla Santa Sede ad un corso di laurea magistrale statale in scienze delle religioni sembra essere, infatti, piuttosto semplice: ad esempio, l'università "Roma Tre", nel regolamento didattico, prevede che i laureati in facoltà approvate dal Vaticano debbano siano sottoposti, per l'accesso alla frequenza, ad "una valutazione globale del titolo universitario posseduto e del relativo curriculum di studi", rispettando comunque il possesso dei minimi crediti formativi nei settori scientifico-disciplinari (art. 4 del regolamento didattico del dipartimento degli studi umanistici per l'anno accademico 2019/2020, in relazione al corso di laurea magistrale in scienza delle religioni classe LM-64); dalla normativa, dunque, sembra che con un semplice colloquio si possa essere ammessi al corso di laurea magistrale; combinando, dunque, questa ipotesi con la parificazione legale del titolo di studio ex lege , a parere degli interroganti, si sta creando una pericolosissima commistione tra ordinamento universitario statale ed ecclesiastico, che ha come fine ultimo il favorire l'accesso di questi laureati, necessariamente vicini agli ambiti ecclesiastici, nell'organico dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda fornire il numero complessivo dei candidati ammessi alla frequenza del corso di laurea magistrale in scienze delle religioni già in possesso di titoli di studio universitari rilasciati da facoltà approvate dalla Santa Sede presso l'università "Roma Tre", a partire dall'anno accademico di istituzione del corso di laurea magistrale LM-64 presso tale ateneo, nonché di eventuali altri casi analoghi negli atenei pubblici in cui siano stati attivati analoghi corsi di laurea, onde avere contezza circa il "peso" percentuale di tale provenienza sul totale degli studenti iscritti. Atto n. 3-02537 CORRADO GRANATO ANGRISANI LANNUTTI Ai Ministri della cultura e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: un articolo di Luca Monaco pubblicato su "la Repubblica" il 14 maggio 2021 ("Colpo grosso alla Rai, quadri falsi al posto di opere di Guttuso, Carrà, e Rosai. Dipendenti infedeli nel mirino degli inquirenti") e ripreso il giorno seguente da varie testate nazionali ("Alla Rai rubano i quadri di Guttuso e Rosai: dipinti spariti nel nulla dalla sede di viale Mazzini e sostituiti con copie" su "Infosannio", e "I dipinti spariti nel nulla dalla sede di viale Mazzini (e sostituiti con copie)" su "lanotiziagiornale"), ha diffuso la notizia della scomparsa, dalla sede romana della RAI in viale Mazzini, di almeno una decina di dipinti di quotati artisti contemporanei (Carrà, De Chirico, Guttuso, Rosai); la Procura avrebbe aperto un'inchiesta, al riguardo, a marzo 2021, nell'ipotesi che dipendenti infedeli abbiano sostituito copie agli originali per potersene impossessare e poi venderli, arrivando al punto di sottrarre anche la riproduzione di "Vita nei campi" di Giorgio De Chirico, già rubato e sostituito da una copia anni addietro; la RAI, che vanterebbe un patrimonio di dipinti, litografie, arazzi e sculture del valore di circa 100 milioni di euro, affidato alle cure del direttore canone e beni artistici, Nicola Sinisi, avrebbe costituito un comitato tecnico-scientifico proprio allo scopo di procedere alla catalogazione delle opere, evidentemente mancante. Consta agli interroganti, però, che questo comitato esista già dal 2020, indizio di una comunque tardiva presa di coscienza del rischio corso; considerato che: il coinvolgimento di alcuni direttori di musei pubblici nel citato comitato ha origine, verosimilmente, dalla competenza professionale loro riconosciuta ma soprattutto dall'essere responsabili di prestigiosi spazi espositivi, spesso essi stessi qualificabili come musei (si pensi ad esempio agli Uffizi), ospitanti le principali collezioni pubbliche di manufatti di interesse artistico;