[pronunce]

Pertanto, siccome dal contesto del ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri emerge in modo sufficiente che è stata ritenuta esclusa la possibilità di operare il sindacato di legittimità costituzionale sulle questioni in esame in base allo statuto speciale, il medesimo ricorso «non può ritenersi sfornito degli elementi argomentativi minimi richiesti per valutarne positivamente l'ammissibilità» (sentenza n. 109 del 2018). 4.- Sempre in via preliminare, va disattesa l'eccezione d'inammissibilità che la resistente ha argomentato reputando le questioni promosse nei confronti dell'art. 33 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019 formulate in base a più opzioni ermeneutiche, sostanzialmente alternative. Questa Corte, infatti, ha costantemente affermato che nel giudizio in via principale sono ammissibili questioni prospettate in termini dubitativi o alternativi, purché le interpretazioni «non siano implausibili e irragionevolmente scollegate dalle disposizioni impugnate, così da far ritenere le questioni del tutto astratte e pretestuose» (ex plurimis, sentenze n. 73 del 2018 e n. 189 del 2016). È questo il caso che si verifica nella specie: la modalità di redazione della norma impugnata, che richiama la disposizione statale di cui all'art. 22 della legge n. 394 del 1991, ma senza dare conto della modifica già intervenuta, consente invero di prospettare, in modo non implausibile, ambedue le interpretazioni formulate dal ricorrente. 5.- In relazione a quanto da ultimo osservato, il dubbio interpretativo prospettato dal ricorrente va, peraltro, sciolto nel senso che il legislatore regionale, richiamando l'art. 22 della legge n. 394 del 1991, ha inteso riferirsi al testo in vigore al momento in cui il rinvio è stato effettuato. A questa conclusione conducono diversi e convergenti argomenti. In primo luogo, il rinvio al testo originario della norma richiamata va escluso sulla base del principio secondo cui tale effetto «in tanto può aversi in quanto esso sia espressamente voluto dal legislatore o sia desumibile da elementi univoci e concludenti» (sentenza n. 93 del 2019) i quali, nella specie, non emergono. Anzi, dai lavori preparatori dell'art. 33 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, risulta che sia nella relazione dell'emendamento introduttivo dell'articolo, poi approvato, sia nella discussione in aula, il significato del richiamo al citato art. 22 è stato riconnesso al testo in quel momento vigente, idoneo a consentire l'utilizzo dei cacciatori per l'attività di controllo faunistico. Infine, la stessa Regione resistente, nell'atto di costituzione, conferma che la ratio della norma impugnata è quella di consentire anche «ai cacciatori titolari della specifica licenza di polizia» di contribuire, unitamente al personale istituzionalmente a ciò deputato, al controllo selettivo della fauna nociva. In conclusione, è con riguardo alla così ricostruita interpretazione della norma regionale che vanno scrutinate le censure mosse dal ricorrente. 6.- Nel merito, le questioni sono fondate. Come in precedenza puntualizzato, il ricorrente collega le censure agli effetti che la norma impugnata produce nelle aree diverse da quelle protette, in forza del combinato disposto dei commi 4 e 9 dell'art. 1 della legge reg. Siciliana n. 18 del 2015. Il primo, inciso direttamente dall'art. 33 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019, reca la disciplina dei piani di controllo faunistico nelle aree protette regionali, mentre il secondo rende applicabile la stessa previsione anche sul restante territorio della Regione. Così precisato il perimetro delle questioni, il nucleo delle censure va dunque ravvisato nella scelta compiuta dal legislatore siciliano, con la norma impugnata, di utilizzare per l'attuazione dei piani di controllo faunistico, in maniera indifferenziata su tutto il territorio regionale, anche i soggetti menzionati nell'art. 22, comma 6, della legge n. 394 del 1991, in aggiunta a quelli indicati dall'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, il cui impiego è già previsto, sempre sull'intero territorio, dalla disciplina regionale. A fronte di tale chiaro intento normativo, va rilevato che la norma regionale impugnata contrasta con i parametri costituzionali evocati dal ricorrente laddove pretende di rendere applicabile l'art. 22 della legge n. 394 del 1991 nelle aree del territorio regionale diverse da quelle protette. Tale disposizione statale, infatti, detta prescrizioni che valgono esclusivamente per l'attuazione dei piani di controllo nelle aree protette regionali: si tratta quindi di normative speciali, la cui estensione, stante la competenza esclusiva statale nella materia della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema alla quale va ascritta la disciplina impugnata, «non compete certamente alla Regione» (sentenza n. 44 del 2019), cui risulta precluso ampliare in tal modo il novero dei soggetti indicati dall'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992 per l'attuazione dei piani di controllo faunistico. Infatti, la tecnica legislativa impiegata dall'art. 33 della legge reg. Siciliana n. 1 del 2019 - incentrata sull'inserimento del richiamo espresso all'art. 22 della legge n. 394 del 1991 in una previgente disciplina regionale la cui portata applicativa riguarda l'intero territorio - estendendo l'applicazione di una norma statale oltre l'ambito che ne connota la specialità, determina l'effetto per cui, al di fuori del territorio delle aree protette, alle ripartizioni faunistico-venatorie di cui all'art. 8 della legge della Regione Siciliana 1° settembre 1997, n. 33 (Norme per la protezione, la tutela e l'incremento della fauna selvatica e per la regolamentazione del prelievo venatorio. Disposizioni per il settore agricolo e forestale), quali organi decentrati dell'assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste, risulta demandata anche l'applicazione dello stesso art. 22 della legge n. 394 del 1991. Ma in tal guisa si produce un'evidente e irragionevole alterazione della ratio che sorregge la specialità delle norme quadro dettate dal citato art. 22 per le aree protette, poiché quest'ultima disposizione prevede che «prelievi ed abbattimenti devono avvenire in conformità al regolamento del parco o, qualora non esista, alle direttive regionali per iniziativa e sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell'organismo di gestione del parco e devono essere attuati dal personale da esso dipendente o da persone da esso autorizzate scelte con preferenza tra cacciatori residenti nel territorio del parco, previ opportuni corsi di formazione a cura dello stesso Ente».