[pronunce]

l'art. 8, che modifica l'art. 48 del decreto legislativo n. 112 del 1998, mantenendo alla competenza statale le funzioni concernenti la promozione e il sostegno alla costituzione di consorzi tra piccole e medie imprese industriali, commerciali e artigiane, qualora tali consorzi abbiano carattere multiregionale; e l'art. 11, di modifica dell'art. 104 del decreto legislativo n. 112 del 1998, nella parte in cui mantiene alla competenza statale le funzioni relative agli esami per i conducenti di unità da diporto nautico e al rilascio di patenti, di certificati di abilitazione professionale, patenti nautiche e di loro duplicati e aggiornamenti. Nei riguardi di queste disposizioni, la regione denuncia la violazione degli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione. La difesa regionale ricorda che l'art. 3, comma 1, lettera a) della legge n. 59 del 1997 ha demandato ai decreti legislativi di individuare "tassativamente le funzioni e i compiti da mantenere in capo alle amministrazioni statali", e che ciò sarebbe dovuto avvenire "ai sensi e nei limiti di cui all'art. 1". L'art. 1, tuttavia, non prevederebbe affatto una clausola generale di riserva allo Stato di compiti di "interesse nazionale", bensì prevederebbe singole - per quanto numerose - ipotesi, ora con la esclusione dai conferimenti di intere materie (comma 3), ora con la esclusione di compiti che astrattamente sarebbero ricaduti nelle materie da conferire (comma 4). Secondo la ricorrente, questa sarebbe l'unica interpretazione dell'art. 1 della legge di delega che consente di attribuire un qualche significato alla disposizione del suo comma 4: infatti, se la riserva di compiti di interesse nazionale fosse già stata implicita nel sistema e ricavabile dall'art. 1, comma 2, le minuziose ipotesi del comma 4 risulterebbero del tutto prive di senso. E nemmeno sarebbe stata necessaria l'integrazione dell'art. 1, comma 3, della legge di delega operata dall'art. 1, comma 2, della legge n. 191 del 1998, che ha escluso dai conferimenti (anche) i "trasporti aerei, marittimi e ferroviari di interesse nazionale": sarebbe evidente, infatti, secondo la difesa regionale, che il legislatore del 1998 sia intervenuto sul presupposto che gli aspetti e i profili di "interesse nazionale" di tutte le materie conferite non potessero essere sottratti agli enti locali sulla base di una clausola generale già implicita nella legge di delega. Le nuove riserve di competenza allo Stato disposte dal decreto correttivo, inoltre, sarebbero in contrasto con i criteri direttivi di cui all'art. 4, comma 3, della legge di delega, ed in particolare con i principi di completezza (lettera b), di unicità e responsabilità dell'amministrazione (lettera e), e di omogeneità (lettera f). La regione insiste in particolare sulla censura relativa all'art. 11, che modifica l'art. 104 del decreto legislativo n. 112 del 1998: il ri-trasferimento allo Stato della funzione non si spiegherebbe, in quanto alle province rimangono varie funzioni che implicano controlli tecnici su autoscuole e scuole nautiche, oltre che esami per il riconoscimento dell'idoneità dei relativi istruttori (art. 105, lettere a) e c) del decreto legislativo n. 112); inoltre, proprio la modifica della legge di delega di cui alla legge n. 191 del 1998 confermerebbe che tutte le funzioni ricadenti nella materia dei trasporti avrebbero dovuto essere trasferite, con la sola eccezione dei "trasporti aerei, marittimi e ferroviari di interesse nazionale". La terza censura investe le disposizioni del decreto legislativo impugnato che secondo la regione avrebbero riservato allo Stato "compiti di rilievo nazionale" senza osservare il procedimento stabilito dalla legge di delega, violando così gli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione. Si tratta dell'art. 3, in materia di energia, che opera una duplice modifica dell'art. 29 del decreto legislativo n. 112 del 1998; degli articoli 13 e 14, in materia di protezione civile, che modificano gli articoli 107 e 108 dello stesso decreto; degli articoli 15, 16, e 17, in materia di salute umana e sanità veterinaria, che modificano gli articoli 112, 115 e 119 del decreto n. 112. Per tali disposizioni, afferma la ricorrente, il Governo avrebbe dovuto seguire la procedura imposta dall'art. 1, comma 4, lettera c), della legge di delega, e cioè avrebbe dovuto predisporre lo schema del decreto legislativo "previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, le regioni e le province autonome". A nulla varrebbe, secondo la ricorrente, la circostanza che il preambolo del decreto legislativo dia atto dell'acquisizione dell'intesa: l'intesa sarebbe infatti mancata, e il vizio procedimentale emergerebbe chiaramente dall'esame dei lavori della Conferenza (sedute del 25 giugno 1999 e del 1° luglio 1999), per i motivi che seguono. In primo luogo, dall'art. 3 del decreto legislativo n. 281 del 1997 si evincerebbe che per il raggiungimento dell'intesa è necessario l'assenso di tutti i presidenti delle regioni, e la circostanza sarebbe confermata dall'art. 2, comma 2, dello stesso decreto, il quale consente che solo per alcune deliberazioni, diverse da quella relativa all'intesa, l'assenso sia espresso dalla maggioranza dei presidenti "componenti la Conferenza Stato-regioni, o da assessori da essi delegati a rappresentarli nella singola seduta". Nelle due sedute di cui si discute, al contrario, non erano affatto presenti tutti i presidenti delle regioni, e dunque non sarebbe stata sancita una valida intesa. In secondo luogo, nella seduta del 25 giugno (e dunque nella seduta in cui sono state esaminate tutte le disposizioni impugnate con il presente motivo di ricorso, ad eccezione dell'art. 16, lettera c) del decreto correttivo, che introduce il comma 3-ter dell'art. 115 del decreto base), essendo presenti solo 7 presidenti e 4 assessori, la deliberazione non avrebbe potuto neanche essere assunta a maggioranza dei componenti, che sono 22. In terzo luogo, il testo dell'art. 3 del decreto legislativo correttivo, che modifica l'art. 29, comma 2, lettera b) del decreto base, sarebbe diverso da quello sul quale si sarebbe formata l'intesa (la modifica dell'art. 29 riserva allo Stato le funzioni relative alle determinazioni inerenti l'importazione, l'esportazione e lo stoccaggio di energia "limitatamente allo stoccaggio di metano in giacimento", mentre il testo dell'intesa prevedeva che tali funzioni fossero riservate "limitatamente allo stoccaggio di metano in giacimento, allo stoccaggio di oli minerali di capacità superiore a mc. 80.000 e di gas di petrolio liquefatti di capacità superiore a mc. 400"). Infine, non varrebbe ad escludere i vizi procedimentali appena esposti la considerazione che richiedendo, ai fini dell'intesa, l'unanimità o la maggioranza assoluta delle regioni, si impedirebbe al Governo di esercitare il potere delegato: