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Purtroppo - e lo dico pro Parlamento - non sempre accade questo, signor Presidente del Consiglio, e la prego di dire ai suoi Ministri che quando sono qui in Aula e quando il Parlamento parla di questioni legate al Governo, nel rapporto tra Governo e Parlamento, devono restare ed essere presenti come fa lei, secondo l'esempio che lei dà oggi e non uscire dopo che hanno svolto il loro intervento, perché purtroppo se oggi il Presidente del Consiglio resta, molti altri se ne vanno. Qualcuno viene trascinato via, senza voler fare la parodia del ministro Tria, che ultimamente viene trascinato via ovunque o gli viene spento il microfono perché magari ha da dire qualcosa di più di quello che potrebbe dire. E a me spiace moltissimo, perché probabilmente potremmo avere un dibattito più franco e più costruttivo nell'interesse esclusivo della Nazione, di quelle imprese e di quei cittadini che ci guardano con preoccupazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Licheri. Ne ha facoltà. LICHERI (M5S) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, è ancora fresco il ricordo di quel 5 giugno, quando lei entrava in quest'Aula per chiedere la fiducia per il suo Governo. Noi di quel giorno ricordiamo tutto: ricordiamo il suo respiro emozionato, ricordiamo l'atmosfera elettrica di un momento che si vestiva di un'eccezionale novità, perché per la prima volta in Europa due forze politiche di massa si combinavano tra loro abbandonando il vecchio schema della contrapposizione ideologica, per dar vita a un contratto di ammodernamento. Due differenti culture decidevano di collaborare e da questa collaborazione nasceva una sfida italiana, una sfida alla criminalità cibernetica, di cui parlava lei, Presidente, alla criminalità internazionale, una sfida al business dell'immigrazione, una sfida alle ferite di una crisi deflattiva che una finanza sregolata ha reso infinita. Ecco, quando lei è venuto quel giorno, insieme alla nostra fiducia noi sapevamo che per lei sarebbero arrivate giornate difficili, perché le dichiarazioni di guerra le erano già state consegnate, se si ricorda signor Presidente. Si diceva: «Saranno i mercati ad insegnare agli italiani come votare». Detto fatto, perché così è stato e non le nascondo, signor Presidente, che la settimana scorsa in quest'Aula qualcuno di noi ha avuto modo di cadere in uno sfogo dicendo: «Se in questo Paese i Governi e le leggi le fanno le agenzie rating , allora noi ci alziamo e ce ne andiamo». Era uno sfogo, non si preoccupi Presidente. Era lo sfogo di chi combatte tutti i giorni in quest'Aula per la sovranità parlamentare, ma io le dico, signor Presidente, che lei può pure riferire ai signori del Consiglio europeo che qualunque siano le sollecitazioni che dovessero arrivare, qualunque siano le interferenze, qualunque siano le pressioni che dovessimo ricevere, non ci sarà uno solo di noi che si alzerà dallo scranno per lasciare il campo alla dittatura degli algoritmi. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Perché noi siamo diversi. Noi vogliamo essere diversi perché noi pratichiamo una politica che in qualche modo è la capacità di immaginare il futuro, creando le condizioni perché questo si verifichi. Noi vogliamo che lei porti a Bruxelles proprio questo: la forza della ragione e delle idee deve prevalere sui numeri e sulle percentuali. I pochi minuti che mi restano a disposizione, non li userò per parlarle di numeri o di percentuali, ma per parlare di vite umane, come quelle che anche quest'estate sono state salvate dalle nostre Forze armate, dalla Marina militare, dalla Guardia costiera, ma anche dai sindaci e dai volontari ai quali quest'Assemblea non può lesinare un ringraziamento per tutto quello che stanno facendo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Non c'è dubbio però che, come è stato detto stamattina, il principio dello Stato di primo approdo deve essere superato. Qualcuno si chiedeva che cosa abbiamo fatto da questo punto di vista: abbiamo fatto tanto, perché sotto il profilo della legislazione nazionale, abbiamo finalmente razionalizzato, abbiamo riordinato quella intricatissima giungla che era il settore delle richieste di protezione e lo abbiamo fatto assecondando lo spirito della Costituzione. Abbiamo dato una risposta giuridica, caro collega di Forza Italia, a quel finto perbenismo che si lavava la coscienza raccogliendo questi sventurati dal mare, il cui dovere etico di soccorso, però, si fermava nel momento in cui questi esseri venivano sbarcati in un porto italiano. Dopodiché, in terraferma, la vita, il destino, la sorte, il futuro di questi sfortunati smetteva di essere un affare della politica perché diventava un affare della 'ndrangheta, perché diventava un affare di mafia capitale. Questa è la verità e tutto questo non capiterà più! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, faccia in modo che a Palermo il Mediterraneo diventi e ritorni a essere il crocevia della pace europea e che l'Europa non si chiuda nei suoi ristretti confini, con la speranza di riuscire a frenare un fenomeno immigratorio, che purtroppo è ineluttabile. In Africa, entro il 2030, i giovani sotto i diciotto anni saranno 750 milioni, ecco perché ho sorriso amareggiato ascoltando il collega Renzi dire che l'emergenza migranti è finita, che i numeri sono tornati normali e che il Governo sta facendo dei flussi migratori un falso problema. Signori, dopo aver saccheggiato il continente africano e concentrato tutte le ricchezze in Europa, questi 750 milioni di giovani migreranno verso il Nord, perché li spinge quella che è la forza più antica della terra: la forza della sopravvivenza! (Applausi dal Gruppo M5S) . Il fenomeno migratorio è un fatto inevitabile e noi abbiamo il dovere di chiedere che il principio dello Stato di primo approdo venga superato, ma dobbiamo chiederlo tutti insieme in quest'Aula, se vogliamo davvero smetterla di guardare al quotidiano, al contingente, se cerchiamo davvero di sforzarci di vedere in quale direzione stanno evolvendo i fatti, perché questa è la politica che ti consente di rimanere connesso alla realtà, alla società e alla storia. Se davvero esiste un'Europa di Schengen, come tutti diciamo a parole, lei, Presidente, deve trovare il modo di coagulare attorno a sé un'opinione di pensiero che possa effettivamente spostare il criterio del Paese di primo arrivo. Due brevissime considerazioni, una sul vertice euro che la attende a dicembre e una sulla Brexit. Da questo punto di vista, il documento sulla Politeia del ministro Savona e la nostra risoluzione di oggi le suggeriscono valide soluzioni per una governance più efficace. È indubbio però che le ricette europee, che ci hanno somministrato attraverso le politiche dell'abolizione dei diritti sociali, dell' austerity e della povertà sono state un fallimento. E allora, se anni e anni di politiche restrittive non hanno impedito il lievitare del debito pubblico italiano, il quale è cresciuto con sostanziale continuità, che cosa può farci pensare che continuare in questa direzione sia una buona soluzione? Ponga questa domanda ai signori di Bruxelles e vedrà che otterrà solo silenzi e spallucce. Bruxelles, sì, Bruxelles: