[pronunce]

Passando ad esporre un primo profilo di illegittimità costituzionale, il giudice a quo afferma che il contenuto della «norma interpretata» è chiaro e non necessita di interpretazione, non ha dato adito a contrasti giurisprudenziali, e nessun dubbio è mai stato sollevato circa l'applicabilità del d.P.C.M. 5 dicembre 1997 ai rapporti tra privati acquirenti e costruttori di alloggi. In tal senso, si osserva che l'art. 11, comma 5 della legge n. 88 del 2009 - nella versione antecedente alla modifica apportata dalla norma impugnata - dichiarava pacificamente applicabile lo stesso decreto ai rapporti tra privati sorti antecedentemente alla sua entrata in vigore. Pertanto, la norma impugnata ha carattere innovativo, non assumendo alcun rilievo l'autoqualificazione di norma interpretativa. In riferimento alla natura delle norme di interpretazione autentica, il giudice remittente richiama alcune pronunce della Corte costituzionale, tra le quali la sentenza n. 155 del 1990, che ha escluso il carattere interpretativo nel caso di una norma «che anziché chiarire il significato di una disciplina precedente ovvero privilegiarne una fra le più possibili interpretazioni, venga ad innovarne i1 contenuto». Inoltre, nell'ordinanza si ricorda che la Corte ha affermato che le norme interpretative debbono in ogni caso sottostare ai principi costituzionali, come ricordati dalla sentenza n. 525 del 2000, che ha statuito che «l'efficacia retroattiva della legge di interpretazione autentica è soggetta, tra gli altri, al limite del rispetto del principio dell'affidamento dei consociati nella certezza dell'ordinamento giuridico, principio che trova applicazione anche in materia processuale e che nel caso di specie deve ritenersi violato in conseguenza della non prevedibilità della soluzione interpretativa adottata dal legislatore, rispetto a quelle affermatesi nella prassi». Anche recentemente, la sentenza n. 234 del 2007 ha enunciato il principio per cui «nel rispetto del limite segnato dall'art. 25 Cost., il legislatore può emanare sia disposizioni di interpretazione autentica, che determinano - chiarendola - la portata precettiva della norma interpretata, fissandola in un contenuto plausibilmente già espresso della stessa, sia norme innovative con efficacia retroattiva, purché la retroattività trovi adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e non contrasti con altri valori e interessi costituzionalmente protetti». Il giudice a quo ribadisce che il contenuto «falsamente interpretativo», ma effettivamente innovativo della norma impugnata, oltre a incorrere in un vizio di eccesso di potere legislativo «conseguente all'uso deviato dello strumento dell'interpretazione autentica», viola gli artt. 3 e 24 Cost., oltre al principio di irretroattività della legge. Infine, il giudice riassume nel modo seguente le censure, affermando che la disposizione impugnata: a) viola l'art. 3 della Costituzione, in quanto è suscettibile di produrre una ingiustificata disparità di trattamento tra coloro che hanno già conseguito, in via pattizia o giudiziaria, un risarcimento a fronte dell'acquisto di un immobile acusticamente viziato e coloro che, pur trovandosi nella stessa situazione, non possano, invece, più conseguirlo; b) risulta affetta da eccesso di potere legislativo, non essendo fondata su di una adeguata causa giustificativa, risultando comunque priva di natura interpretativa e, «pur non abrogando il d.P.C.M. 5 dicembre 1997 nei rapporti pubblicistici (...) nello stesso tempo lo disapplica ai rapporti tra privati, con la conseguenza di non salvaguardare i diritti del cittadino che acquista l'unità abitativa e che è il vero destinatario degli effetti (...) che il d.P.C.M. 5 dicembre 1997 persegue»; c) si presenta lesiva di vari principi di rilievo costituzionale, quali la tutela dell'affidamento legittimamente sorto nei soggetti interessati, la tutela della certezza dei rapporti giuridici e della coerenza dell'ordinamento giuridico; d) viola l'art. 24 della Costituzione, in quanto limita irragionevolmente il diritto di difesa, non permettendo la relativa azione dei proprietari degli immobili compravenduti nei confronti dei soggetti responsabili della non corretta esecuzione delle opere; e) lede le funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario dagli artt. 101, 102, 104 Cost., dal momento che «la Corte Costituzionale ha ripetutamente affermato il principio secondo cui il legislatore vulnera le funzioni giurisdizionali quando la legge sia intenzionalmente diretta ad incidere su concrete fattispecie sub iudice», ribadito nelle sentenze n. 397 e n. 6 del 1994, n. 429, n. 424, n. 283 e n. 39 del 1993, n. 440 del 1992, n. 429 del 1991. 4.- Nel giudizio davanti alla Corte ha spiegato intervento l'Immobiliare Vittoria s.r.l., parte resistente nel giudizio a quo, per chiedere che la questione sollevata sia dichiarata inammissibile per difetto di rilevanza. La parte costituita espone che il giudizio a quo è stato introdotto con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. , sul ritenuto presupposto che lo svolgimento del precedente procedimento di accertamento tecnico preventivo legittimasse la scelta a favore del rito a cognizione sommaria. L'interveniente afferma che il procedimento di accertamento preventivo espletato definisce ed esaurisce l'oggetto del contenzioso come petitum e causa petendi. Nel relativo ricorso, i ricorrenti hanno esplicitato che l'unità immobiliare è stata a loro venduta dall'Immobiliare Vittoria s.r.l. , ma è stata costruita da altro soggetto, la Della Valle e Lavelli s.n.c. , ed affermano che l'unità immobiliare in questione non rispetterebbe uno dei parametri previsti dal d.P.C.M. 5 dicembre 1997, concernente l'isolamento da facciata di alcuni vani dell'unità immobiliare, ma riconoscono che rispetta tutti gli altri parametri, relativi ai rumori da calpestio e da servizi a funzionamento continuo e discontinuo. In tale quadro, nell'atto di costituzione si osserva che il procuratore dell'attore nell'accertamento tecnico preventivo si è avvalso dell'unica delega rilasciatagli in calce all'atto, e da tale constatazione si ricava che sono riferibili alla parte sia la confessione della costruzione dell'unità immobiliare da parte della Della Valle e Lavelli s.n.c., e non dalla Immobiliare Vittoria s.r.l., sia la confessione del rispetto di tutti i parametri tranne quello dell'isolamento da facciata. Pertanto il procuratore, in carenza di nuova delega, non poteva introdurre nel giudizio di cognizione il contenzioso su altri parametri, dal momento che i suoi mandanti nel procedimento di accertamento tecnico preventivo avevano confessato che detti parametri erano stati rispettati, e, sotto diverso profilo, l'ampliamento dell'oggetto del giudizio ad altri parametri era precluso allo stesso procuratore, in quanto provvisto dell'unica delega rilasciatagli per 1'accertamento tecnico preventivo, che contestava il mancato rispetto del solo parametro dell'isolamento da facciata.