[pronunce]

Alla luce di queste considerazioni appare insussistente anche il preteso contrasto con l'art. 117, comma terzo, della Costituzione, in materia di "ordinamento della comunicazione", per violazione del predetto indirizzo generale di cui alla previsione normativa dell'art. 1, comma 13, della legge n. 249 del 1997. 4. - La seconda questione prospettata nello stesso ricorso n. 42 del 2002 riguarda l'art. 8, comma 3, della medesima legge provinciale 18 marzo 2002, n. 6, nella parte in cui stabilisce che "la Provincia autonoma di Bolzano può stipulare convenzioni con enti radiotelevisivi pubblici, inclusi quelli di cui all'art. 10 del d. P.R. 1 novembre 1973, n. 691, aventi per oggetto la produzione di documentazioni di particolare valore e di informazioni e trasmissioni di attualità di interesse provinciale". Tale norma viene censurata in riferimento all'art. 3, secondo comma, e all'art. 21 della Costituzione, in quanto irragionevolmente escluderebbe dalle convenzioni con la Provincia di Bolzano gli enti radiotelevisivi "privati", non assicurando così il necessario pluralismo nell'informazione, nonché in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione, in quanto, riservando ai soli enti pubblici radiotelevisivi stranieri il "corrispondente mercato televisivo" altererebbe le normali condizioni di concorrenza. 4.1. - La norma in esame è stata sostituita dall'art. 2, comma 1, della legge provinciale 26 luglio 2002, n. 11, il quale ha soppresso la qualifica di "pubblici" agli enti radiotelevisivi con cui la Provincia di Bolzano può stipulare convenzioni. Con la suddetta modifica normativa si sono dunque realizzati, secondo la giurisprudenza di questa Corte, i presupposti, sostanzialmente riconosciuti anche dal ricorrente Presidente del Consiglio dei ministri, perché si possa dichiarare cessata la materia del contendere in riferimento alla questione di costituzionalità oggetto del ricorso in esame. 5. - La prima questione prospettata nel ricorso n. 70 del 2002 riguarda l'art. 2, comma 1, della citata legge provinciale 26 luglio 2002, n. 11 nella parte in cui prevede la facoltà della Provincia di Bolzano di stipulare convenzioni con enti radiotelevisivi. La norma è impugnata sotto molteplici profili. 5.1. - La questione, sotto tutti i profili prospettati, non è fondata. È priva di fondamento innanzi tutto la censura relativa alla pretesa "estraneità", rispetto alla competenza legislativa provinciale, della materia del servizio radiotelevisivo. In proposito va ricordato che l'art. 8 n. 4 dello statuto dispone che la Provincia di Bolzano ha competenza legislativa esclusiva in particolare per quanto riguarda "manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali" anche con "i mezzi radiotelevisivi". Tale competenza, così delimitata, ha trovato attuazione nelle disposizioni contenute negli artt. 7 e 10 del d. P.R. 1° novembre 1973, n. 691, le quali prevedono il trasferimento alla Provincia di tutte le funzioni statali in materia, nonché la facoltà di "realizzare e gestire" una rete idonea alla ricezione, con qualsiasi mezzo tecnico, delle trasmissioni emesse da "organismi radiotelevisivi esteri dell'area culturale tedesca e ladina". A tale competenza esclusiva in materia della Provincia di Bolzano, va poi aggiunta, a seguito dell'entrata in vigore del nuovo Titolo V della Parte II Costituzione, anche la competenza legislativa concorrente relativa all'"ordinamento della comunicazione", la quale, in virtù dell'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, non può non estendersi anche alla Provincia di Bolzano. Si tratta quindi di un complesso di norme attributive di potestà legislativa alla Provincia di Bolzano, alla cui luce appare privo di fondamento il motivo di ricorso relativo alla pretesa "estraneità" della materia del servizio radiotelevisivo. Per quanto concerne poi la censura che la disposizione impugnata consentirebbe alla Provincia di stipulare convenzioni solo con enti radiotelevisivi stranieri, va rilevato che la ricordata soppressione, ad opera appunto del citato art. 2, comma 1, della legge n. 11 del 2002, dall'originaria formulazione dell'art. 8, comma 3, della legge n. 6 del 2002 dell'aggettivo "pubblici" (con più precisione qualificati nel corrispondente testo in lingua tedesca: "öffentlich-rechtlichen") relativamente agli enti radiotelevisivi in questione, amplia la sfera dei contraenti anche a tutti gli organismi di settore aventi natura privatistica, tra cui appunto i concessionari italiani. Né a diverse conclusioni può indurre il riferimento testuale all'inclusione in questo ambito degli "organismi radiotelevisivi esteri", giacché tale esplicita inclusione dimostra che la formulazione del citato art. 2, comma 1, certamente non esclude gli organismi radiotelevisivi italiani. Non sussistono quindi ragioni per accogliere tale censura. Infondata è anche la censura che concerne la presunta violazione dell'art. 117, comma secondo, lettera e), della Costituzione per la possibile alterazione, nella stipulazione delle predette convenzioni da parte della Provincia di Bolzano, delle condizioni della concorrenza, a causa della mancanza, nella disposizione impugnata, di qualsiasi criterio o regola attinenti alle procedure di contrattazione. Va infatti osservato che, a prescindere dalla assoluta genericità e indeterminatezza della censura, il silenzio della disposizione stessa non preclude affatto l'applicazione ai procedimenti di stipulazione delle convenzioni delle comuni regole che disciplinano i contratti ad evidenza pubblica, a tutela appunto della concorrenza. Del pari priva di fondamento è la censura che il citato art. 2, comma 1, lederebbe il principio del pluralismo, di cui all'art. 21 della Costituzione- parametro in ogni caso invocabile dallo Stato nei giudizi in via principale (cfr. sentenza n. 274 del 2003)- poiché non fornirebbe alcuna garanzia in ordine alla predisposizione dei programmi oggetto delle predette convenzioni. In proposito va però rilevato che, con norma di carattere generale, l'art. 5, comma 1, della legge provinciale n. 6 del 2002 stabilisce che annualmente il comitato provinciale per le comunicazioni -organo consultivo della Provincia per tutte le attività previste ai fini di un sistema delle comunicazioni e radiotelevisivo "libero e pluralistico"- presenta all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni "un progetto programmatico delle sue attività", così da consentire alla medesima Autorità di esercitare, ai sensi dell'art. 13, comma 3, della legge 15 dicembre 1999, n. 482 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche), le proprie funzioni di garanzia delle minoranze linguistiche nell'ambito del sistema delle comunicazioni di massa. Risulta quindi evidente che il comitato, ai sensi di queste disposizioni, non possa non esprimere parere alla Provincia sulle produzioni oggetto delle convenzioni in questione, anche sotto il profilo della garanzia del pluralismo e dei diritti connessi.