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Metto dunque ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dai senatori Romeo e Faraone. Non è approvata . Non essendo chiaro il risultato della votazione per alzata di mano, dispongo la controprova. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Il Senato non approva . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il presidente della 6 a Commissione, senatore D'Alfonso, per riferire sui lavori delle Commissioni riunite 6 a e 11 a in merito al disegno di legge n. 2426. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, rendo noto che le due Commissioni hanno cominciato l'attività di votazione. Siamo arrivati al quarto articolo, emendamenti compresi. Abbiamo altri 13 articoli da votare con il collegato degli emendamenti e, quindi, abbiamo bisogno di tempo. Riprendiamo a votare alle ore 17,15, in linea con i lavori dell'Aula. PRESIDENTE. Senatore D'Alfonso, pensate di terminare i lavori questa sera? D'ALFONSO (PD) . Noi contiamo di terminare, se arriva a frutto tutta l'attività di confronto politico, a sera avanzata, considerando anche la possibilità delle prime ore della notte. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno CORRADO (Misto) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (Misto) . Signor Presidente, 18 delle 43 soprintendenze archeologia, belle arti e paesaggio, pari al 42 per cento del totale, sono state affidate temporaneamente, da lunedì 15 novembre, a funzionari che per poterle dirigere non hanno superato un concorso pubblico, ma hanno risposto ad un interpello e presentato il curriculum al direttore generale competente. Del Ministero della cultura (Mic) se ne sono candidati 256 e 231 erano di altre amministrazioni, ma i 18 sono stati selezionati tutti tra gli interni, scelta comprensibile per i delicati uffici di tutela territoriale, escludendo però gli otto dirigenti dello stesso Mic che si erano a loro volta proposti; uno degli otto aveva assunto da un paio di mesi la dirigenza ad interim della soprintendenza per la quale ha concorso, ma non è stato scelto e anzi ha saputo di dover rescindere il contratto e liberare l'ufficio il venerdì precedente a quel fatidico lunedì. Quanto ai 18 fortunati, ce ne sono alcuni (pochi, se non pochissimi) entrati da tempo nei ranghi del Ministero e con un curriculum di peso che fa sfigurare quelli degli altri. Nella maggior parte dei casi, infatti, sembra che siano stati scelti oculatamente i funzionari meno titolati, quelli con meno esperienza amministrativa e di tutela sul campo, più giovani anagraficamente o per anzianità di servizio della generazione cresciuta nelle soprintendenze specialistiche anteriore alla riforma Franceschini. Oltre ad assicurarsi l'agognato ricambio generazionale della dirigenza, parrebbe che l'eterno Ministro e tutti i ranghi della sua corte non abbiano mancato di orientare alcune scelte del direttore generale archeologia, belle arti e paesaggio (ABAP). Si vocifera, infatti (e ai dipendenti del Mic non è concesso altro, se non al prezzo di gravi sanzioni disciplinari), che nella eletta schiera degli amici di Franceschino, come è stato ironicamente riportato da «Striscia la notizia», siano presenti più di una pupilla del Ministro, dei vertici amministrativi del Collegio romano e dei dirigenti non generali nelle grazie dei primi per risaputi rapporti amicali. Ancora si sussurra sia stato favorito il coniuge di un dirigente di un istituto di credito tra i maggiori del Paese, specialmente vicino al Mic; più di un funzionario, infine, fra i premiati di questa tornata era già noto alle cronache per vicende personali o professionali non edificanti. L'onorevole Franceschini ha respinto con sdegno quelle che nella risposta scritta ad un'interrogazione di chi parla ha definito insinuazioni destituite di ogni fondamento, che sorprende e spiace possano trovare ospitalità negli atti parlamentari; tuttavia la parte sana del Paese e del Ministero che fu dei beni culturali, ben più sdegnati, sorpresi e dispiaciuti di lui, respingono la sistematica disapplicazione dell'articolo 97 della Costituzione fatta dal Mic e la cristallizzazione mediante prassi di comportamenti corruttivi. Si dimetta, ministro Franceschini, in un sussulto di dignità che, se mai fosse, sarebbe l'unico della sua carriera. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, l'intervento che mi accingo a fare è molto breve, ma tengo particolarmente a questo ricordo e credo che nei prossimi giorni anche l'Assemblea, con la sua guida, non potrà che ricordare che esattamente 150 anni fa si insediava a Palazzo Madama il Senato della Repubblica. Nella lapide alle sue spalle è scritto quanto segue: «L'Italia è restituita a se stessa e a Roma, qui dove noi riconosciamo la Patria dei nostri pensieri, ogni cosa ci parla di grandezza, ma nel tempo stesso ogni cosa ci ricorda i nostri doveri». Era Vittorio Emanuele II ed era il 27 novembre del 1871, esattamente 150 anni fa. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Candiani, mi fa molto piacere che lei abbia ricordato questa data, perché ricorderà anche che nel 2018, dove si è svolta la prima seduta, cioè nel cortile interno, io ho scoperto la targa originaria, che era stata modificata e quindi censurata dal partito fascista; l'ho riportata quindi nella versione originaria, che appunto ricordava questa prima seduta. Ci fu pertanto una celebrazione ufficiale proprio nel cortile interno e la ringrazio per averlo ricordato. (Applausi) . BITI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BITI (PD) . Signor Presidente, oggi ricorre un avvenimento importante e mi dispiace non essere nella mia Firenze, nella mia Regione per celebrare la Festa della Toscana. Il 30 novembre di 235 anni fa, infatti, la Toscana abolì, primo Stato nel mondo e nella storia, la pena di morte. Fu il granduca Pietro Leopoldo, del quale nella nostra Regione si ricordano tantissime altre riforme, in linea con quanto aveva studiato e approfondito nel saggio di Cesare Beccaria, «Dei delitti e delle pene», che era già uscito da tempo e che lui lesse appassionatamente, a volere una riforma del codice penale. Questa riforma non era sicuramente perfetta; anzi, conteneva imperfezioni notevoli di diritti, sulle quali anche lo stesso Granduca poi ritornò. Per la prima volta, però, portava dentro di sé una riforma epocale. Il Granducato di Toscana, la Toscana, la mia terra, duecentotrentacinque anni fa diceva che la vita umana ha un prezzo ineguagliabile e che non deve essere toccata, abolendo la pena di morte. È un onore per me, ovviamente, venire da quella terra, che ha tracciato in qualche modo la storia, purtroppo non in tutto il mondo, ma sicuramente in Europa. È lì la nostra storia. Ci sono i nostri valori, ci sono anche i nostri obiettivi.