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Modifiche alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), in materia di enti locali, di elettorato passivo alle elezioni regionali e di iniziativa legislativa popolare. Onorevoli Senatori. -- Con la presente proposta di iniziativa legislativa regionale di modifica della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), in materia di enti locali, di elettorato passivo alle elezioni regionali e di iniziativa legislativa popolare, il consiglio della regione Friuli-Venezia Giulia intende realizzare un sistema istituzionale dei pubblici poteri locali più razionale, fondato su due soli livelli di governo politico, espressione della sovranità popolare, la regione e i comuni. L'approvazione parlamentare di tale riforma permetterà di procedere ad un incisivo cambiamento dell'assetto istituzionale, in cui i livelli essenziali dei servizi resi alla comunità possano essere meglio garantiti da aggregazioni territoriali in grado di contemperare il principio di sussidiarietà con quelli dell'adeguatezza e della differenziazione, costituzionalmente sanciti, e di armonizzare le ragioni dell'autonomia locale con quelle della semplificazione e dell'efficienza. Il presente disegno di legge costituzionale intende consentire alla regione Friuli-Venezia Giulia la soppressione del livello ordinamentale delle province e la definizione di un nuovo modello istituzionale regionale, attraverso apposite modifiche allo Statuto di autonomia. Lo statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia riconosce ad essa peculiari modalità di esercizio dell'autonomia. In particolare, con la legge costituzionale 23 settembre 1993, n. 2 (articolo 5, comma 1), la regione Friuli-Venezia Giulia ha ottenuto la potestà legislativa esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni (articolo 4, primo comma, numero 1- bis ), dello statuto). L'ambito di tale riforma di rango costituzionale è stato definito dal decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9, recante norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni. La potestà esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali, riconosciuta in capo alla regione, è vincolata all'osservanza di alcuni principi costituzionali e dalle limitazioni cui soggiace anche il legislatore statale. Tra queste ultime rileva, in particolare la previsione dell'articolo 114 della Costituzione, che annovera tra i livelli di governo del territorio l'ente provincia, sebbene questa non sia più anche «circoscrizione di decentramento statale e regionale», in seguito all'abrogazione dell'articolo 129 della Costituzione per effetto dell'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Tuttavia, l'obbligatorietà del livello intermedio della provincia non è stato uniformemente rispettato nel territorio della Repubblica, essendo presenti alcuni casi di deroga, costituiti dalle norme contenute nello statuto speciale per la Valle d'Aosta, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, che prevede esclusivamente il livello comunale e nello statuto della Regione siciliana, di cui al regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, il cui articolo 15 dispone la soppressione delle circoscrizioni provinciali e degli organi ed enti pubblici che ne derivano nell'ambito della regione, e sancisce altresì che l'ordinamento degli enti locali si basa nella regione stessa sui comuni e sui liberi consorzi. Gli obiettivi strategici e politici del disegno di legge costituzionale si possono, pertanto, così sintetizzare: 1) razionalizzazione e semplificazione dei livelli di governo locale; 2) costruzione delle fondamenta per una importante riforma che tenga conto delle peculiarità economiche, culturali, sociali, linguistiche e geografiche della regione medesima. Con l'occasione è parso opportuno modificare la norma statutaria che prevede l'età minima per l'elezione a consigliere regionale, abbassando la soglia dal compimento dei 25 anni a quello della maggiore età, anche per favorire il rinnovamento della rappresentanza politica. Ciò è già ora previsto per l'elezione dei consiglieri delle province autonome di Trento e di Bolzano (che formano il consiglio della regione Trentino-Alto Adige), mentre la soglia del compimento dei 21 anni è prevista per l'elezione al consiglio regionale di Sicilia e Valle d'Aosta. Operando tale innovazione a distanza dal prossimo turno elettorale, si ritiene, fra l'altro, di evitare ogni strumentalizzazione della modifica proposta. Per il raggiungimento di tali obiettivi si propongono le seguenti modifiche allo statuto speciale: -- viene espunto dal testo dello statuto speciale il riferimento alle province contenuto negli articoli 10, primo comma; 15, terzo comma; 51, primo comma; 54, primo comma; 62, primo comma, numero 2); -- l'articolo 2 del disegno di legge sostituisce l'articolo 11 dello statuto speciale con la previsione, al comma 1, della titolarità, in capo ai comuni, delle funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, riprendendo il secondo comma dell'articolo 118 della Costituzione; -- il comma 2 del nuovo testo dell'articolo 11 demanda alla legge regionale la disciplina delle forme, anche obbligatorie, di esercizio associato delle funzioni comunali in ottemperanza ai principi di sussidiarietà differenziazione e adeguatezza, sanciti dal primo comma dell'articolo 118 della Costituzione. In questo modo si introduce nello statuto il principio che le funzioni amministrative sono collocate di norma al livello del comune e sono riallocate più in «alto» per tenere conto delle stesse esigenze previste dalla Costituzione (sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza); -- il successivo comma 3, parallelamente a quanto stabilito in relazione alle funzioni delegate o attribuite dallo Stato agli enti locali dall'articolo 9, comma 3, del decreto legislativo n. 9 del 1997 (norme di attuazione dello Statuto), assicura adeguati finanziamenti per l'esercizio delle funzioni conferite dalla regione; -- l'articolo 3 del disegno di legge modifica l'articolo 15, secondo comma, dello statuto speciale: il nuovo secondo comma estende il requisito dell'età per l'eleggibilità al consiglio regionale agli elettori che abbiano compiuto la maggiore età; -- il nuovo terzo comma dell’articolo 15 espunge dai casi di incompatibilità per l'ufficio di consigliere regionale quelli riferiti ai membri di un consiglio provinciale e ai sindaci dei comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti.