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Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di lavoro agile e l'introduzione del diritto alla disconnessione per il benessere psico-fisico dei lavoratori e dei loro affetti. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge intende delegare il Governo ad adottare un decreto legislativo recante un testo organico della disciplina dell'espletamento dell'attività lavorativa in modalità di lavoro agile e prevedendo altresì l'introduzione del cosiddetto « diritto alla disconnessione ». Nell'ambito delle ulteriori misure adottate dal Governo per il contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, il Presidente del Consiglio dei ministri è intervenuto il 1° marzo 2020, e confermato nel successivo decreto 4 marzo 2020, sulle modalità di accesso al « lavoro agile », o « smart working » (SW). Si tratta di una versione « semplificata » di lavoro agile, ovvero del metodo di lavoro dinamico svolto dai dipendenti a distanza, all'esterno dei locali dell'azienda, estesa per l'intera durata dello stato di emergenza ad ogni tipo di lavoro subordinato su tutto il territorio nazionale, anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla relativa normativa, al fine di evitare gli spostamenti e contenere i contagi. Questa modalità, che è già prevista e normata dal capo II della legge n. 81 del 2017, manca però di una tutela fondamentale per il lavoratore, che ha già animato le discussioni tra lavoratori, giuslavoristi e sindacalisti e che, se introdotta oggi, sarebbe di portata travolgente: il diritto alla disconnessione. Il termine indica il diritto di un lavoratore a non utilizzare le apparecchiature che connettono costantemente, e senza soluzione di continuità, il lavoratore stesso alla propria prestazione lavorativa limitando l'invasiva presenza del proprio datore di lavoro che, abusando dell'evoluzione tecnologica (si veda il pedissequo utilizzo degli smartphone , delle e-mail , delle applicazioni di messaggistica istantanea, eccetera) e della propria posizione dominante, potrebbe entrare dispoticamente all'interno della vita privata dei propri collaboratori e delle loro famiglie. La ratio è di arginare il potere di controllo del datore di lavoro limitandolo al giusto orario, di prevenire abusi che possono produrre nel lavoratore stress negativo e di migliorare il benessere psicofisico del lavoratore riconoscendogli il diritto di disporre autonomamente del proprio tempo libero e quindi il proprio diritto a non utilizzare le apparecchiature che lo connettono costantemente e senza soluzione di continuità alla sua prestazione lavorativa. Difatti l'accelerata impressa dai recenti decreti sullo smart working non ha considerato che tale modalità lavorativa, che permette al lavorare di svolgere il proprio lavoro in un luogo diverso da quello dell'azienda, consentendo la flessibilizzazione della prestazione, porta con sé il rischio psicofisico per il lavoratore di connessione continuativa secondo bisogni e tempi del proprio datore. Il diritto alla disconnessione è dunque la risposta all'esigenza del lavoratore di poter staccare la spina dal proprio lavoro ed essere libero di essere irreperibile. Ciò non deve ritenersi comunque pregiudizievole del diritto del datore di lavoro di richiedere prestazioni di lavoro straordinario o la reperibilità del lavoratore, che andranno retribuite come da contratto di lavoro anche durante le prestazioni agili. Il diritto alla disconnessione ha già trovato un riconoscimento legislativo dal 2016 in Francia dove, dopo essere stato recepito nei regolamenti interni di alcune grandi aziende francesi come il gigante delle telecomunicazioni Orange, è stato introdotto nella legislazione. In Francia è previsto esplicitamente che le aziende con un numero di dipendenti superiore a 50 si impegnino, tramite accordi interni, a regolamentare il tempo libero fuori dal proprio orario di lavoro del proprio personale dipendente ed è previsto che in tale periodo al lavoratore non possano essere inviate e-mail , comunicazioni, messaggi o telefonate. Si veda, a tal proposito, la legge n. 2016-1088 dell'8 agosto 2016, che all'articolo 55, comma 1, punto 2, modifica l'articolo 2242-8 del Code du Travail prevedendo al comma 7 il diritto alla disconnessione. Mentre nell'ordinamento francese la disconnessione è qualificata espressamente come un diritto, una simile previsione attualmente non è presente nel sistema italiano. L'unico riferimento alla disconnessione è contenuto nella legge sul lavoro agile, la legge n. 81 del 2017, che, all'articolo 19, comma 1, prevede espressamente che nell'accordo relativo alla modalità di lavoro agile siano individuati « i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro ». In Italia il diritto alla disconnessione è stato regolamentato solo attraverso accordi collettivi aziendali. Si citano, a tal proposito, le disposizioni adottate dalle seguenti aziende e università: a) Barilla, « accordo con le organizzazioni sindacali » del 2 marzo 2015. Sebbene non si faccia espressamente riferimento alla disconnessione, è però previsto che lo svolgimento della prestazione lavorativa deve avvenire nel « normale orario di lavoro della sede di appartenenza » e che « durante lo svolgimento dello smart working , nell'ambito del normale orario di lavoro, la persona dovrà rendersi disponibile e contattabile tramite gli strumenti aziendali »; b) Enel, « accordo con le organizzazioni sindacali » del 4 aprile 2017, ove si precisa che: « il lavoro agile rappresenta una mera variazione del luogo di adempimento della prestazione lavorativa », e non dell'orario di lavoro; c) Università dell'Insubria, « decreto rettorale del 7 aprile 2017 », recante il diritto alla disconnessione dei dipendenti dell'Università. L'Ateneo qualifica espressamente la disconnessione come il diritto a non rispondere a telefonate, e-mail e messaggi provenienti dall'ufficio ed ha anche istituito il « Giorno di indipendenza dalle e-mail » ogni tre mesi, ossia il 21 marzo, il 21 giugno, il 21 settembre e il 21 dicembre. L'approccio sulla legittima disconnessione dei lavoratori fino ad oggi è stato inteso come un perfezionamento dell'istituto dell'orario di lavoro o della reperibilità aziendale, ovvero a fronte dell'elargizione di una indennità a favore del lavoratore questi potrebbe trovarsi nella condizione di essere prontamente rintracciato anche al di fuori del proprio orario di lavoro. Ma il diritto alla disconnessione, invece, andrebbe inquadrato all'interno del cosiddetto testo unico sulla sicurezza, di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008, dal momento che l'anzidetto rischio è correlato al benessere psicofisico del lavoratore e quindi all'analisi dello stress correlato al lavoro come conseguenza degli aspetti socio-ambientali della prestazione lavorativa. Si evidenzia anche quanto riportato nell'articolo 3 dell'Accordo europeo del 2004 (accordo siglato a Bruxelles l'8 ottobre 2004 dalla Confederazione europea dei sindacati (CES); da « Confindustria europea » (UNICE); da Unione europea dell'artigianato e delle piccole imprese (UEAPME ) e piccole e medie imprese (PMI); Associazione europea delle imprese partecipate dal pubblico e di interesse economico generale (CEEP), ove si chiarisce quanto segue: