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Disposizioni in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge si propone l'intento di riformare la legge sulla stampa, il codice penale e il codice di procedura penale in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione. Il provvedimento tiene conto del dibattito svoltosi e delle proposte normative elaborate nelle Commissioni giustizia della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica nel corso delle ultime cinque legislature e, in particolare, del testo che la Commissione Giustizia del Senato ha approvato nel corso della XVIII legislatura, frutto di un lavoro che ha visto coinvolta larga parte delle forze parlamentari. Un disegno di legge di riforma delle norme in materia di diffamazione che è volto a bilanciare due diverse esigenze: da un lato la tutela della persona offesa dalla notizia diffamatoria e dall'altro la necessità che una disciplina sanzionatoria non violi mai la libertà di stampa e di critica e il diritto di cronaca costituzionalmente garantiti. Preliminarmente occorre evidenziare come il disegno di legge de quo modifichi la disciplina penale di cui all'articolo 595 del codice penale. Il tema della criticità delle pene detentive per i casi di diffamazione è stato lungamente trattato dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo in relazione ai limiti alla libertà di espressione ai sensi dell'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo la libera espressione è considerata un diritto centrale nel sistema di salvaguardia dei diritti dell'uomo. In questo ambito, la Corte ha sempre sottolineato il ruolo di « cane da guardia » esercitato dagli organi di stampa, da cui consegue la loro funzione di riferire al grande pubblico su fatti di interesse, e ha considerato le sanzioni a carico dei giornalisti come un'ingerenza nell'esercizio di tale diritto. In tal senso basti pensare alla sentenza del 2 aprile 2009 (Kydonis c. Grecia). La Corte di Strasburgo, condannando la Grecia al risarcimento di un giornalista, ha ritenuto che « le pene detentive non sono compatibili con la libertà di espressione » perché « il carcere ha un effetto deterrente sulla libertà dei giornalisti di informare con effetti negativi sulla collettività che ha a sua volta diritto a ricevere informazioni ». La CEDU ha ribadito come la previsione del carcere sia « suscettibile di provocare un effetto dissuasivo per l'esercizio della libertà di stampa ». La Corte europea dei diritti dell'uomo (EDU) negli anni ha sviluppato una giurisprudenza consolidata ed anche la Corte costituzionale si è espressa in merito, da ultimo con la sentenza n. 150 del 2021 con la quale, nell'escludere il contrasto con la Costituzione dell'articolo 595, terzo comma, del codice penale, ha comunque affermato che « Al di fuori di quei casi eccezionali, del resto assai lontani dall' ethos della professione giornalistica, la prospettiva del carcere resterà esclusa per il giornalista, così come per chiunque altro che abbia manifestato attraverso la stampa o altri mezzi di pubblicità la propria opinione ». A quanto detto si aggiunga che il giudice delle leggi ha, inoltre, sottolineato come il legislatore resti libero, dal punto di vista del diritto costituzionale, di assicurare una tutela effettiva del diritto fondamentale alla reputazione individuale anche rinunciando del tutto alla pena detentiva. E ha ribadito comunque la necessità, già evidenziata con l'ordinanza n. 132 del 2020, di una complessiva riforma della disciplina vigente, allo scopo di « individuare complessive strategie sanzionatorie in grado, da un lato, di evitare ogni indebita intimidazione dell'attività giornalistica, e, dall'altro, di assicurare un'adeguata tutela della reputazione individuale contro illegittime aggressioni poste in essere nell'esercizio di tale attività ». Il presente disegno di legge ha dunque l'intento, anche alla luce del pronunciamento della Corte, di apportare una riforma organica alla materia riprendendo il lavoro già svolto dal Parlamento nelle legislature precedenti apportandovi alcune modifiche. In particolare, l'articolo 1 dispone diversi interventi di modifica alla legge sulla stampa, legge 8 febbraio 1948, n. 47, nello specifico agli articoli 1, 8, 12, 13 e 21 e introduce, altresì, il nuovo articolo 11- bis. L'articolo 2 modifica gli articoli 57 e 595 del codice penale, in materia, rispettivamente di reati commessi con il mezzo della stampa e di diffamazione con il mezzo della stampa. Un'ulteriore rilevante novità è contenuta nell'articolo 3 del disegno di legge, che reca ulteriori misure a tutela del soggetto diffamato, il diritto dell'interessato a domandare l'eliminazione dai siti internet e dai motori di ricerca dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione di legge. L'articolo 4 introduce nel decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, il nuovo articolo 17- bis che disciplina le procedure di notifica e rimozione dei contenuti pubblicati. L'articolo 5 modifica l'articolo 200 del codice di procedura penale relativo al segreto professionale, includendovi il riferimento al giornalista pubblicista. Gli articoli 6 e 7 modificano, rispettivamente, l'articolo 427 del codice penale e l'articolo 321 del codice di procedura penale. L'articolo 8 introduce un comma all'articolo 96 del codice di procedura penale in materia lite temeraria.. 1 (Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47) 1 Alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, sono apportate le seguenti modificazioni: a l'articolo 1 è sostituito dal seguente: « Art. 1. – ( Ambito di applicazione ) – 1. Sono considerate stampe o stampati, ai fini della presente legge, tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione. 2. Le disposizioni della presente legge si applicano altresì ai seguenti prodotti editoriali registrati ai sensi dell'articolo 5: a) quotidiani on line di cui all'articolo 1, comma 3- bis , della legge 7 marzo 2001, n. 62, nonché periodici on line limitatamente ai contenuti prodotti, pubblicati, trasmessi o messi in rete dalla redazione degli stessi; b) telegiornali e giornali radio di cui all'articolo 35 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, salvo quanto previsto dall'articolo 8, comma 10, della presente legge »; b l'articolo 8 è sostituito dal seguente: « Art. 8. – ( Rettifiche e smentite ) – 1 .