[pronunce]

Infatti, essendo stata l'attività inventiva già svolta, il solo modo in cui la "ricerca tecnica" può al riguardo progredire attiene alle modalità di sfruttamento dell'invenzione, e la decadenza dal brevetto comporta, con la generale fruibilità dell'invenzione, l'ampliamento della platea di coloro che a quello sfruttamento possono procedere. 6. - Infondata è anche la censura di violazione dell'art. 35 della Costituzione. Il parametro - invocato in modo generico - non è pertinente, in quanto il lavoro intellettuale dell'inventore trova riconoscimento all'atto della concessione del brevetto, mentre il pagamento della tassa annuale di mantenimento coinvolge piuttosto la possibilità dello sfruttamento economico dell'invenzione, che è tutelato invece dall'art. 41 della Costituzione, non considerato dall'ordinanza di rimessione. E comunque, ove pure la decadenza dal brevetto incidesse sull'attività lavorativa del brevettante, la preclusione della continuazione di questa attività derivante dalla decadenza - correlandosi al mancato pagamento della tassa annuale, e quindi caratterizzandosi in termini sanzionatori - non può di per sé ledere l'art. 35 della Costituzione. 7. - Il contrasto con l'art. 3 Cost. è ravvisato anzitutto sotto il profilo dell'irragionevolezza intrinseca della sanzione per difetto di proporzione, in quanto la restituzione al regime di libera concorrenza dello sfruttamento imprenditoriale dell'innovazione ed il disconoscimento dell'interesse ad una remunerazione del lavoro creativo e degli investimenti dell'inventore, provocati dalla decadenza, sembrano alla rimettente "risalire ad una illegalità (il mancato pagamento di una tassa) che con la costituzione economica ha poco o nulla a che fare" essendo la regolarità del versamento del tributo funzionale ad interessi di gettito dell'amministrazione (che potrebbero essere soddisfatti con l'imposizione di una soprattassa o penalita) e non già ad "interessi correlati all'assetto, concorrenziale o monopolistico, del mercato e al contributo che l'assetto prescelto può dare alla crescita tecnologica del Paese". 8. - La censura è infondata. La norma impugnata prevede sostanzialmente una sanzione per il mancato pagamento di una tassa di concessione governativa. Orbene, in tema di sanzioni, quale che sia la natura della violazione sanzionata, il legislatore ha un'ampia discrezionalità in ordine all'individuazione delle condotte sanzionabili, nonché della tipologia e della misura delle sanzioni (cfr. , da ultimo, ordinanze n. 282, n. 260, n. 60 e n. 33 del 2001 e n. 175 del 2000). Ciò non significa che il concreto esercizio di tale potere discrezionale sia sottratto al controllo di conformità al principio di ragionevolezza, ma comporta che la violazione di quest'ultimo sia configurabile solo se l'irragionevole esercizio della discrezionalità risulti in modo palese (cfr. ordinanza n. 60 del 2001), nel senso che la concreta determinazione della sanzione da parte del legislatore esuli all'evidenza dal novero delle possibili scelte adeguate al caso, e quindi sconfini nell'arbitrarietà. Nella specie, è vero che - come afferma la rimettente la norma impugnata tutela un interesse erariale (correlandosi la sanzione al mancato pagamento di una tassa di concessione) e che questo interesse potrebbe essere soddisfatto anche con il pagamento di una soprattassa o di una penalità o comunque in modo diverso dalla decadenza dal brevetto. Ma il legislatore - scegliendo, in una vasta tipologia di sanzioni astrattamente applicabili, proprio la decadenza dal brevetto come la misura più adatta a colpire il mancato pagamento della tassa annuale ha evidentemente inteso collegare il mantenimento della privativa ad un persistente interesse del brevettante. Questa scelta - volta a garantire l'effettiva attuazione della privativa - non può considerarsi irragionevole, tenendo anche conto dell'art. 47 del r.d. n. 1127 del 1939, che ammette il brevettante al pagamento tardivo della tassa annuale, con una soprattassa, nei sei mesi successivi alla scadenza del termine di pagamento, e dell'art. 90 dello stesso decreto, che concede al brevettante incorso nella decadenza pur avendo usato la massima diligenza esigibile di chiedere, entro l'anno dalla scadenza del termine, di essere "reintegrato nei suoi diritti" e di poter quindi effettuare, nei sei mesi successivi a tale scadenza, il pagamento tardivo della tassa annuale, con una soprattassa. 9. - In secondo luogo, il contrasto con l'art. 3 Cost. è prospettato dal giudice rimettente sotto il profilo che la fattispecie in esame sarebbe disciplinata in modo ingiustificatamente diverso rispetto al trattamento riservato: a) al ben più significativo inadempimento, idoneo a pregiudicare l'interesse collettivo a fruire dell'innovazione, consistente nella mancata attuazione dell'invenzione brevettata, sanzionato non con la decadenza, bensì con la soggezione del brevettante inerte a licenza obbligatoria "a favore di ogni interessato che ne faccia richiesta" (art. 54 del r.d. n. 1127 del 1939, novellato dal d.P.R. 26 febbraio 1968, n.849); b) ad altri diritti di proprietà intellettuale, come la registrazione delle topografie dei prodotti a semiconduttori (legge 21 febbraio 1989, n. 70), per cui non è prevista una tassa di mantenimento (art. 12 della tariffa allegata al d.P.R. n. 641 del 1972), o come le c.d. "creazioni utili" (quali le banche di dati), per cui non è prevista nemmeno una tassa di concessione all'atto della costituzione, in relazione al riconoscimento della protezione concessa dalla legge sul diritto d'autore (art. 2, n. 9, della legge 22 aprile 1941, n. 633, come modificato dall'art. 2 del d.lgs. 6 maggio 1999, n.169). 10. - Anche questa censura è infondata. La diversa sanzione comminata dal citato art. 54 per il caso di mancata attuazione del brevetto non è comparabile alla decadenza per mancato pagamento della tassa annuale, perché il comportamento sanzionato è del tutto diverso da quello considerato dalla norma impugnata; perché di fronte ad esso il brevettante non ha rimedi che lascino immutata la sua situazione (e dunque solo in apparenza la sanzione appare meno grave della decadenza); e perché il comportamento sanzionato presuppone il pagamento della tassa in questione. Infine, le altre due situazioni ricordate non prevedono, rispettivamente, né la tassa di mantenimento né quella di concessione e tale diverso regime - espressione di discrezionalità del legislatore - rende di conseguenza impossibile un confronto con la situazione di cui alla norma censurata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 55 del regio decreto 29 giugno 1939, n. 1127 (Testo delle disposizioni legislative in materia di brevetti per invenzioni industriali), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 9 e 35 della Costituzione, dalla Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, con l'ordinanza in epigrafe.