[pronunce]

Ad avviso della ricorrente, la disposizione impugnata si baserebbe su un errato presupposto di fatto, in quanto si riferirebbe ad un progetto - il prolungamento a nord del tratto dell'autostrada A31 (cosiddetta "Valdastico nord") - che non esiste in quanto non ancora approvato e a una procedura - quella prevista dall'art. 161, comma 1, secondo periodo, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) - non applicabile nella specie, in quanto riguardante un'opera interregionale. Tutto ciò determinerebbe il carattere contraddittorio, oscuro e irragionevole della disposizione che, incidendo su prerogative provinciali, la Provincia stessa sarebbe legittimata a impugnare in base alla sentenza n. 200 del 2012. Sotto altro profilo, la ricorrente rileva che la disposizione impugnata, imponendo un termine di sessanta giorni, priverebbe l'intesa del suo essenziale carattere di volontaria condivisione di un atto o di un progetto. La necessità dell'intesa, nella specie, viene infatti desunta dalle statuizioni della sentenza n. 62 del 2011, con la quale questa Corte ha deciso il conflitto di attribuzioni sollevato al riguardo dalla Provincia autonoma di Trento nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri. Rimarca in proposito la ricorrente che la Provincia autonoma di Trento è dotata di potestà legislativa primaria, ai sensi dell'art. 8 dello statuto, nelle materie: urbanistica e piani regolatori, tutela del paesaggio, viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse provinciale, comunicazioni e trasporti di interesse provinciale. Nelle medesime materie la Provincia è altresì dotata di competenza amministrativa ai sensi dell'art. 16 dello statuto. In base all'art. 14, comma 1, dello statuto, inoltre, «è obbligatorio il parere della provincia per le concessioni in materia di comunicazioni e trasporti riguardanti le linee che attraversano il territorio provinciale». Le ricordate disposizioni statutarie hanno trovato attuazione con il d.P.R. n. 381 del 1974, che all'art. 19 stabilisce la necessità dell'intesa con la Provincia interessata per le autostrade il cui tracciato interessi soltanto il territorio provinciale e quello di una Regione finitima, di talché risulterebbe pacifica la necessità dell'intesa della Provincia in relazione al tratto autostradale Trento-Piovene Rocchette, in quanto esso riguarda soltanto le Province di Trento e di Vicenza. La necessità dell'intesa deriverebbe inoltre dal Titolo V della Parte II della Costituzione e dalla normativa generale in materia di infrastrutture strategiche, con la conseguenza che l'intesa sarebbe necessaria a doppio titolo. Conclusivamente, sul punto, la ricorrente ritiene che l'art. 16, comma 10-bis, rendendo sostanzialmente obbligatorio il raggiungimento dell'intesa entro un termine irragionevolmente breve, contraddirebbe il concetto stesso dell'intesa come atto espressivo di autonomia e si configurerebbe come una norma speciale volta a superare la decisione n. 62 del 2011 di questa Corte, ponendosi altresì in contrasto con le norme e i princípi sopra ricordati. 7.2.- Con riferimento all'art. 17-ter, comma 5, del decreto-legge censurato, la Provincia autonoma di Trento osserva che tale disposizione prevede, in attesa dell'emanazione di norme provinciali, l'applicazione diretta nel territorio della Provincia di Trento di norme statali attinenti a materie di competenza provinciale, con ciò contravvenendo alla normativa di attuazione statutaria e, segnatamente, all'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, che prevede l'applicazione provvisoria della normativa provinciale previgente, in attesa del suo adeguamento a princípi e limiti stabiliti da norme statali ai sensi degli artt. 4 e 5 dello statuto. 8.- Con atto depositato il 15 novembre 2012, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che le questioni vengano dichiarate infondate. In ordine all'impugnato art. 16, comma 10-bis, il resistente ha osservato che le censure prospettate non tengono in debito conto la finalità acceleratoria della disposizione, che non escluderebbe affatto l'intesa generale quadro ai sensi dell'art. 161, comma 1, del d.lgs. n. 163 del 2006, limitandosi a indicare un termine finale per la medesima. Quanto all'impugnato art. 17-ter, comma 5, il resistente ha osservato, anche in questo caso, che la norma contestata è finalizzata a salvaguardare i livelli minimi essenziali delle prestazioni nel territorio dello Stato, senza privare le autonomie dei loro poteri legislativi e amministrativi, che esse potranno esercitare come espressamente previsto al secondo comma della norma censurata. Ad avviso dello Stato, si tratterebbe di un intervento normativo del tutto ragionevole, dettato dall'esigenza di colmare un vuoto legislativo nell'applicazione di princípi fondamentali statali per il tempo necessario all'emanazione della normativa regionale e provinciale. 9.- Con memoria depositata in data 3 settembre 2013, la ricorrente ha replicato alle osservazioni dello Stato, con riferimento ad altre disposizioni impugnate con il ricorso e discusse in separato procedimento. Con ulteriore memoria depositata il 1° ottobre 2013, la Provincia autonoma rileva, in ordine alle osservazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sull'art. 16, comma 10-bis, come non sia chiaro se lo Stato intenda attribuire alla predetta norma un valore semplicemente sollecitatorio. La Provincia inoltre evidenzia che, nel caso in cui si attribuisca alla predetta norma un effetto condizionante l'intesa, se ne dovrebbe comunque dichiarare l'illegittimità costituzionale, considerato anche quanto statuito da questa Corte con la sentenza n. 122 del 2013, in relazione alla necessità dell'intesa medesima. In ordine all'art. 17-ter, comma 5, la ricorrente osserva che lo Stato non ha replicato alle censure difensive in ordine all'interferenza con materie di competenza provinciale, limitandosi a rilevare come con l'impugnata disposizione statale si sia introdotta una clausola di cedevolezza. Un simile intervento statale non potrebbe comunque ritenersi legittimo, neppure richiamandosi a «obblighi europei», in quanto la loro attuazione sarebbe comunque di competenza provinciale. Inoltre, non si tratterebbe di interventi volti a fissare i livelli minimi essenziali delle prestazioni ai sensi dell'art. 117, secondo comma, Cost. Inconferente sarebbe poi il richiamo a un potere sostitutivo statale ai sensi dell'art. 120 Cost., che in nessun caso potrebbe legittimare una sostituzione statale di carattere legislativo.