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È costituita da percorsi pedonali e per utenti a mobilità ridotta, percorsi ciclabili, percorsi per il turismo equestre, cammini storici, percorsi religiosi, strade bianche, ferrovie locali, ferrovie e treni turistici, alzaie lungo i fiumi, canali ed aree vallive e altre tipologie che consentono utilizzi sostenibili; b «rete nazionale della mobilità dolce»: il sistema di percorsi di cui alla lettera a) che compongono la struttura nazionale della mobilità dolce e ne realizzano gli obiettivi. La rete nazionale della mobilità dolce può essere realizzata attraverso il recupero e il riutilizzo delle seguenti infrastrutture: ferrovie dismesse, strade rurali, strade bianche, tratturi, strade locali a basso traffico, percorsi pedonali e mulattiere di rilevante interesse storico, argini di fiumi, alzaie di canali, altri sentieri di pianura o di montagna e altre infrastrutture lineari, quali tronchi stradali carrozzabili dismessi o in abbandono; c «ferrovie dismesse»: tracciati ferroviari mai entrati in esercizio o sui quali è stata disposta la dismissione della linea, di proprietà pubblica o privata ovvero affidati in concessione governativa, o in qualsiasi altra forma di proprietà o gestione; ai fini della presente legge, sono equiparate alle ferrovie anche le tramvie e le altre infrastrutture su ferro in abbandono o non più utilizzate, il cui tracciato è prevalentemente in sede propria; d «cammini»: gli itinerari culturali di particolare rilievo europeo o nazionale, percorribili a piedi o con altre forme di mobilità dolce, che rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio naturale e culturale diffuso, nonché una occasione di valorizzazione degli attrattori naturali, culturali e dei territori interessati. In coerenza con la visione del Consiglio d'Europa, i cammini attraversano una o più regioni, possono far parte di tracciati europei, si organizzano intorno a temi di interesse storico, culturale, artistico, religioso o sociale; e «programma regionale della mobilità dolce»: lo strumento attuativo della rete nazionale della mobilità dolce, di competenza delle regioni, che recepisce le indicazioni e individua le articolazioni regionali definendo la rete; realizza una classificazione funzionale della rete infrastrutturale, nonché la sistemazione, la messa in sicurezza e il monitoraggio della rete stessa per un suo uso anche a fini turistici, a piedi e in bicicletta; f «linee guida della mobilità dolce»: sono finalizzate a: individuare le tipologie di percorsi che possono essere inclusi nel programma e le modalità per il recupero e il riutilizzo delle infrastrutture territoriali salvaguardando la possibilità della loro riconversione all'uso originario; garantire la compatibilità e l'integrazione delle diverse tipologia di utenza; garantire la continuità dei tracciati e prevedere l'integrazione con il sistema dei trasporti pubblici locali e con la rete dell'ospitalità diffusa. 3 (Attuazione) 1 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, istituisce con proprio decreto la rete nazionale della mobilità dolce e le linee guida della mobilità dolce, di cui all’articolo 4. 2 Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni, sulla base della rete nazionale e delle linee guida della mobilità dolce, elaborano un programma regionale della mobilità dolce nell'ambito delle proprie competenze di pianificazione e di programmazione territoriale. Le regioni provvedono ad attuare il programma di cui al presente comma, anche promuovendo la partecipazione degli enti locali e dei cittadini. 4 (Rete nazionale e linee guida della mobilità dolce) 1 La rete nazionale della mobilità dolce è finalizzata: a al recupero e al riutilizzo delle infrastrutture territoriali in disuso e di quelle a basso utilizzo; b alla condivisione delle diverse forme di utilizzo delle infrastrutture; c alla sicurezza dell'utenza; d alla continuità della rete e all'interconnessione dei tracciati; e allo sviluppo dell'intermodalità e della ricettività turistica, mediante l'integrazione con il sistema dei trasporti pubblici locali e con la rete dell'ospitalità diffusa; f alla individuazione della rete dei cammini di interesse storico, culturale, religioso, artistico o sociale. 2 La rete nazionale della mobilità dolce è realizzata preferibilmente utilizzando le seguenti tipologie di percorsi: a ferrovie dismesse; b argini e alzaie dei fiumi e dei canali; c tronchi stradali dismessi dall'ANAS Spa o da altre amministrazioni pubbliche; d strade secondarie, vicinali, campestri o interpoderali a bassa percorrenza veicolare; e strade appartenute al demanio militare; f sentieri, mulattiere e tratturi, le cui caratteristiche ambientali e di sicurezza sono compatibili con la presenza di escursionisti; g cammini e strade storiche; h itinerari ciclopedonali, come definiti dall'articolo 2, comma 3, lettera F- bis) , del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285. 3 La rete nazionale della mobilità dolce è integrata, con particolari facilitazioni d'uso, sia tariffarie sia di carico, dalle seguenti categorie di mezzi di trasporto: a ferrovie in esercizio della rete del trasporto locale; b ferrovie turistiche in esercizio; c linee di navigazione interna; d impianti a fune; e autolinee pubbliche e private. 4 Le linee guida della mobilità dolce definiscono, oltre agli indirizzi tecnici ed amministrativi, gli aspetti finanziari con particolare riferimento: ai contributi dei Ministeri competenti, alle modalità per la ripartizione dei fondi necessari, alle modalità per il ricorso al partenariato tra pubblico e privato e all'affidamento delle opere in fase di realizzazione o di gestione a soggetti senza fini di lucro. In caso di affidamento a soggetti senza fini di lucro possono concorrere anche i proventi di sponsorizzazioni da parte di aziende private, i lasciti e le erogazioni liberali, finalizzati alla realizzazione della rete nazionale della mobilità dolce. 5 (Riuso delle ferrovie dismesse) 1 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con proprio decreto, predispone l'elenco delle linee ferroviarie dismesse e delle pertinenze comprensivo dello stato di fatto e di proprietà dei singoli tratti ferroviari, sulla base della documentazione fornita dalle Ferrovie dello Stato italiane, dalla Rete ferroviaria italiana (RFI) e dalle regioni. Il predetto elenco è aggiornato entro il 31 dicembre di ogni anno, tenendo in considerazione le segnalazioni del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle regioni interessate. Di tale elenco si avvalgono il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e le regioni.