[pronunce]

ma tale elemento non è sufficiente a rendere manifestamente irragionevole la misura in questione. Allo stesso modo, rientra nell'ambito di scelte non irragionevoli del legislatore l'avere assunto a termine di riferimento, per commisurarvi la portata del vincolo, le spese del secondo anno anteriore a quello considerato, come del resto aveva fatto il legislatore che aveva disciplinato il patto di stabilità interno per il 2001 (art. 53, comma 1, della legge n. 388 del 2000); e l'avere escluso dal computo delle spese correnti soggette al vincolo solo quelle derivanti da modificazioni legislative intervenute nel 2000 o successivamente. 7. - Il secondo ordine di questioni riguarda le norme dei commi 6, 7 e 8, concernenti le convenzioni per l'acquisto di beni e servizi (commi 6 e 7) e la norma relativa alla cosiddetta esternalizzazione dei servizi (comma 8). Anche tali questioni non sono fondate. Lo strumento delle convenzioni per gli acquisti non è nuovo nella legislazione statale: l'art. 26 della legge n. 488 del 1999 prevedeva già siffatte convenzioni stipulate dal Ministero del tesoro, anche avvalendosi di società di consulenza specializzate, con cui le imprese fornitrici si impegnano, per quantità massime e a prezzi e condizioni stabilite, ad accettare ordinativi di fornitura da parte di diverse amministrazioni (comma 1); e stabiliva che le amministrazioni diverse da quelle statali hanno facoltà di aderire alle convenzioni stesse, ovvero devono "utilizzare i parametri di prezzo-qualità per l'acquisto di beni comparabili con quelli oggetto di convenzionamento" (comma 3, secondo periodo). Analoga disciplina era dettata dall'art. 59 della legge n. 388 del 2000, ove si precisava che gli enti "devono motivare i provvedimenti con cui procedono all'acquisto di beni e servizi a prezzi e a condizioni meno vantaggiosi di quelli stabiliti nelle convenzioni". Nella stessa linea si collocano le disposizioni impugnate dei commi 6 e 7 dell'art. 24 della legge n. 448 del 2001. La materia implicata ha a che fare con il coordinamento della finanza pubblica, dunque con una competenza concorrente delle Regioni. In questo quadro, in primo luogo, non può contestarsi la legittimità costituzionale della norma che consente agli enti autonomi di aderire alle convenzioni statali, trattandosi di previsione meramente facoltizzante. Ma anche l'obbligo imposto di adottare i prezzi delle convenzioni come base d'asta al ribasso per gli acquisti effettuati autonomamente, pur realizzando un'ingerenza non poco penetrante nell'autonomia degli enti quanto alla gestione della spesa, non supera i limiti di un principio di coordinamento adottato entro l'ambito della discrezionalità del legislatore statale: mentre la previsione della trasmissione degli atti relativi agli organi di revisione contabile degli enti, al fine dell'esercizio dei controlli loro spettanti, ha carattere strumentale rispetto all'obbligo suddetto. Alla stessa stregua si può giustificare anche la previsione, contenuta nel comma 7, di direttive degli enti locali volte a promuovere l'adesione alle convenzioni o ad attuare le procedure previste per gli acquisti autonomi, rivolte agli amministratori degli enti ed aziende dipendenti: dovendosi intendere che solo nei confronti di questi ultimi può esplicarsi il potere di direttiva degli enti locali, e non già nei confronti di qualsiasi soggetto in cui siano presenti amministratori designati dagli enti locali medesimi. Quanto alla disposizione del comma 8, concernente l'obbligo degli enti locali e delle aziende da essi dipendenti di "promuovere opportune azioni dirette ad attuare l'esternalizzazione dei servizi" (cioè l'affidamento all'esterno di servizi strumentali che possano in tal modo essere gestiti più economicamente), essa si configura come generica direttiva, qualificata dal "fine di realizzare economie di spesa e migliorare l'efficienza gestionale", non valicando a sua volta, in tal modo, i confini propri di un principio di coordinamento. 8. - La generica censura mossa dalla Regione Basilicata in relazione al comma 9 investe, come si è detto, anche il primo periodo di detto comma, in cui si dispone la riduzione in misura fissa dei trasferimenti a tutti gli enti locali per gli anni dal 2002 al 2004, "in correlazione alle disposizioni di cui ai commi da 1 a 8". Risultando infondate sia le questioni sollevate relativamente ai commi da 1 a 4 (limiti alla crescita della spesa corrente), sia quelle sollevate a proposito dei commi 6, 7 e 8 (acquisto di beni e servizi e altre economie di spesa), ne consegue l'infondatezza pure della censura relativa alla predetta disposizione, che riduce i trasferimenti statali, denunciata in quanto introduce un "sistema di limiti e penalità per tutti gli enti locali". Del resto non si può negare allo Stato, in linea generale, la potestà di commisurare i trasferimenti a favore degli enti locali alle effettive necessità finanziarie, ragionevolmente apprezzate. 9. - Resta da esaminare la questione sollevata dalla Regione Emilia-Romagna nei confronti del comma 13, relativo al compito attribuito al Ministero dell'economia di definire il prospetto delle informazioni che ai sensi dei commi 10, 11 e 12 gli enti locali e le Regioni sono tenuti a trasmettere allo stesso Ministero in relazione agli incassi, ai pagamenti e agli impegni assunti, nonché ad altre operazioni finanziarie. Tali obblighi informativi, che di per sé non ledono l'autonomia (cfr. sentenze n. 412 del 1994 e n. 421 del 1998), non sono contestati dalla ricorrente, la quale lamenta solo che sia il Ministero a definire il prospetto e le modalità di trasmissione dello stesso. Ma se non sono lesivi gli obblighi di trasmissione all'amministrazione centrale di dati ed informazioni, a scopo di monitoraggio, nemmeno può esserlo l'attribuzione alla stessa amministrazione del compito di definirne le modalità tecniche di attuazione, che debbono necessariamente rispettare criteri di omogeneità ai fini della comparazione e del consolidamento dei dati. E, una volta riconosciuta la competenza del Ministero a provvedere al coordinamento informativo, non ha fondamento la censura secondo cui si attribuirebbe ad esso una potestà regolamentare fuori dalle materie di competenza statale esclusiva, non dovendosi considerare il decreto ministeriale previsto dalla disposizione in esame quale espressione di potestà regolamentare.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunzie ogni decisione sulle ulteriori questioni sollevate con i ricorsi in epigrafe, riuniti i giudizi limitatamente alle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 24 della legge n. 448 del 2001, dichiara cessata la materia del contendere in ordine alla questione di legittimità costituzionale dell'articolo 24, comma 9, periodi dal secondo al quarto, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 5, 114, 117 e 119 della Costituzione, dalle Regioni Toscana (r. ric. n. 12 del 2002) e Basilicata (r. ric. n. 20 del 2002)