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È da evidenziare che sia il saldo netto da finanziare sia il ricorso al mercato registrati dal rendiconto si mantengono entrambi al di sotto del limite massimo fissato dalla legge di bilancio del 2019, tetto stabilito, rispettivamente, in meno 68,179 miliardi di euro e in 299,687 miliardi di euro. Il dato registrato dal saldo netto da finanziare è da ricondurre a una gestione di competenza che evidenzia un aumento degli accertamenti di entrate finali, con più 14 miliardi di euro rispetto all'anno precedente, dovuto principalmente all'incremento delle entrate tributarie, con un più 12,7 miliardi di euro, e a una riduzione degli impegni delle spese finali pari a 8,3 miliardi di euro. Si conferma altresì la significativa incidenza sul totale degli impegni delle politiche previdenziali, attestatesi al 15,7 per cento della spesa primaria, rispetto al 17 per cento del 2018, e delle politiche economico-finanziarie e di bilancio, che si attestano al 16,1 per cento, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al 15,4 per cento del 2018. L'istruzione scolastica rappresenta il 9,1 per cento della spesa primaria, in leggero aumento rispetto allo scorso esercizio, in cui rappresentava il 9 per cento. In percentuale, rispetto agli impegni, si è riscontrato un incremento anche per la missione «diritti sociali», che rappresenta ora il 6,8 per cento della spesa primaria, rispetto al 6,2 del 2018. Nel complesso, si sono registrati accertamenti per entrate finali pari a circa 605,6 miliardi di euro, pari al 103,6 per cento delle previsioni definitive, stimate in 584,78 miliardi di euro. Per quanto concerne la gestione in conto residui, il conto di quelli provenienti dagli esercizi 2018 e precedenti indicava, all'inizio dell'esercizio, residui attivi per un valore di 203.940 milioni di euro e residui passivi per 140.364 milioni, al lordo dei residui relativi al rimborso di prestiti, con un'eccedenza attiva pari a 63.576 milioni di euro. Sul versante dei residui attivi rispetto allo stock iniziale proveniente dagli esercizi precedenti per 203.940 milioni di euro, sono stati accertati nell'esercizio 154.711 milioni di euro, di cui 29.116 milioni incassati e 125.095 milioni ancora da versare o riscuotere. In aggiunta a tali residui pregressi, a seguito della gestione di competenza, si sono aggiunti 91.066 milioni di euro di residui di nuova formazione, per un totale di residui attivi, al 31 dicembre, pari a 216.161 milioni di euro, con un aumento di 12.200 milioni di euro rispetto all'esercizio precedente, con un più 6 per cento. Quanto ai residui passivi, sui 140.364 milioni di euro provenienti dagli esercizi precedenti, ne risultano accertati 121.113 milioni, di cui 44.723 milioni pagati e 73.390 milioni ancora da pagare. Tali residui pregressi sono aumentati, a seguito della gestione di competenza, per 37.624 milioni di euro, per un totale di residui passivi, a fine esercizio, pari a 114.014 milioni di euro. Nel complesso, il conto dei residui del 2019 espone residui attivi per 216.161 milioni di euro e residui passivi per 114.014 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di 102.147 milioni di euro. Sul conto generale del patrimonio (che, come sappiamo, costituisce il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta dalla chiusura dell'esercizio), i risultati dell'esercizio evidenziano un'eccedenza passiva di circa 1.916 miliardi di euro, con un peggioramento di circa 13 miliardi di euro rispetto alla situazione patrimoniale del 2018. Tale risultato, pur essendo il più contenuto dell'ultimo decennio, si pone in linea con il trend degli ultimi anni, considerato che nel 2018, sul 2017, il peggioramento è stato pari a 27,5 miliardi di euro e nel 2017, sul 2016, di 77,4 miliardi di euro. In termini percentuali, nel 2019 il peggioramento patrimoniale è stato pari a circa lo 0,6 per cento, che è il valore più basso dell'ultimo decennio. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice sul disegno di legge n. 1913, senatrice Bottici. BOTTICI, relatrice sul disegno di legge n 1913 .Signor Presidente, nel dare inizio all'esame del disegno di legge n. 1913, recante l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2020, vorrei sottolineare che, ai sensi dell'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica, il provvedimento in discussione assolve al compito di apportare a metà dell'anno, e quindi nell'esercizio finanziario in corso, l'aggiornamento degli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente. Il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati senza modifiche, ed esaminato dalla 5 a Commissione in sede referente e dalle Commissioni competenti per materia in sede consultiva per i relativi pareri, reca l'aggiornamento delle previsioni del bilancio di competenza, formulate ai sensi della legislazione vigente, in relazione, per quanto riguarda le entrate, all'eventuale revisione delle stime di gettito e, per quanto riguarda le spese, limitatamente alla componente discrezionale in relazione alle esigenze sopravvenute. In sintesi, il disegno di legge in esame, con riferimento alle autorizzazioni al pagamento in termini di cassa, reca l'aggiornamento della consistenza dei residui accertati in sede di rendiconto dell'esercizio precedente. Le variazioni di bilancio proposte, insieme a quelle apportate fino al 31 maggio in ragione di atti amministrativi, in connessione a provvedimenti legislativi adottati successivamente all'approvazione della legge di bilancio (ivi inclusi i decreti-legge nn. 18, 23 e 34 del 2020), definiscono le previsioni assestate per il 2020. Le proposte formulate con il disegno di legge di assestamento sono neutrali ai fini dell'indebitamento netto della pubblica amministrazione, in quanto già scontate nei quadri tendenziali definiti in sede di Documento di economia e finanza 2020. La relazione annessa al disegno di legge evidenzia come, in termini di competenza, le variazioni proposte determinino un peggioramento del saldo netto da finanziare corrispondente alla differenza tra entrate finali e spese finali rispetto alle previsioni iniziali della legge di bilancio, che si attesta a un valore di meno 302,7 miliardi di euro rispetto a una previsione iniziale di meno 78,6 miliardi di euro. Il peggioramento del saldo netto da finanziare, rispetto alle previsioni iniziali, è dovuto, per 171,6 miliardi di euro, alle variazioni per atto amministrativo e, per ulteriori 52,5 miliardi di euro, alle variazioni proposte dal disegno di legge di assestamento.