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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione BILANCIO (5ª) 219 PESCO La seduta inizia alle ore 10,25. IN SEDE REFERENTE 1586 - Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022 DDL 1586 Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022 (Seguito dell'esame e rinvio) - (Tab. 1) Stato di previsione dell'entrata per l'anno finanziario 2020 e per il triennio 2020-2022 (limitatamente alle parti di competenza) - (Tab. 2) Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2020 e per il triennio 2020-2022 (limitatamente alle parti di competenza) Prosegue la discussione generale sospesa nella seduta pomeridiana di ieri. Il senatore CALANDRINI ( FdI ), nel riservarsi di svolgere un intervento più strutturato nella discussione in Assemblea, rimarca in via preliminare come dalle audizioni e nel corso degli incontri informali con i rappresentanti delle istanze economiche e sociali sia emerso che la manovra non sia apprezzata praticamente da nessuno: il disegno di legge di bilancio è infatti partito nel modo sbagliato, con una impostazione caotica, analogamente a quanto avvenuto per la manovra dello scorso anno. La manovra, inoltre, non traccia un disegno di politica economica capace di invertire le aspettative pessimistiche di imprenditori e investitori interni ed esteri; al contrario determinerà effetti negativi sull'economia, confermando la tendenza a scoraggiare gli investimenti e a frenare i consumi, soprattutto grazie alla pletora di microtasse che vengono introdotte, sulla plastica, sulle bevande zuccherate, sul tabacco, sulle auto aziendali, che per molti aspetti rischiano di vanificare l'effetto positivo della neutralizzazione delle clausole di salvaguardia. Ritiene che dal disegno di legge di bilancio emerga un forte pregiudizio ideologico contro i professionisti, le partite, gli artigiani e i lavoratori autonomi, che rappresentano la componente determinante dell'economia italiana. A tale riguardo, richiama la soppressione del previsto ampliamento del regime forfetario, nonché le modifiche restrittive apportate alla disciplina vigente, a cui sono stati apposti numerosi paletti. A suo avviso, invece, l'estensione del regime forfetario non avrebbe determinato costi enormi, che potevano essere fronteggiati mediante la soppressione di una serie di mance elettorali, a partire dal bonus cultura per i diciottenni. Esprime forti critiche anche su un'altra misura, ossia la limitazione all'uso del contante che, in realtà, potrebbe paradossalmente agevolare possibili forme di "evasione con consenso", secondo le parole utilizzate dal Presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio nel corso dell'audizione. Si tratta di un intervento cui è sottesa l'idea che i professionisti e gli imprenditori siano tutti potenziali evasori, dimostrando una pesante sfiducia nei confronti delle forze produttive e una concezione del pubblico come uno Stato di polizia tributaria. In relazione alla prevista riduzione del peso fiscale sui lavoratori dipendenti, segnala come tale misura da un lato sia di ammontare inadeguato, dall'altro non risulti ancora definita, con il rinvio a provvedimenti attuativi ancora tutti da configurare. Inoltre, già sono emerse al riguardo divisioni all'interno della maggioranza, dal momento che alcune forze politiche ne hanno chiesto il rinvio per compensare la soppressione di alcune microtasse. Reputa, quindi, poco convincenti gli interventi di revisione della spesa pubblica, limitata ai tagli sugli stanziamenti dei Ministeri, senza alcuna azione strutturale di medio-lungo periodo che vada al di là del parametro della spesa storica. Considera al riguardo un errore la decisione di mantenere il reddito di cittadinanza e altri benefici di carattere elettoralistico, dalla cui eliminazione sarebbe possibile ottenere fino a dieci miliardi di euro utilizzabili per tagliare in modo realmente incisivo il cuneo fiscale non solo per i lavoratori ma anche per le imprese. Preannuncia, in conclusione, la predisposizione di una manovra alternativa che si concretizzerà nella presentazione di emendamenti e nella discussione in Commissione e in Assemblea. Il senatore PICHETTO FRATIN ( FI-BP ) osserva innanzitutto che, trattandosi della prima manovra di una nuova maggioranza, ci si aspettava una visione complessiva del Paese e la conseguente indicazione degli obiettivi e degli indirizzi, proporzionati e parametrati agli strumenti disponibili, per non rivelarsi misure velleitarie, come nel caso degli asili nido. In particolare, sulle politiche della famiglia giudica la manovra insoddisfacente, perché non appare sorretta da una lettura adeguata della situazione demografica italiana. Continua poi a mancare, a suo avviso, una politica industriale, come dimostrano le drammatiche crisi aziendali in corso e le numerose delocalizzazioni degli ultimi anni, che denunciano l'assenza di un chiaro disegno sui profili tributari e legali per l'attrattività degli investimenti. Ritiene, quindi, che la manovra non affronti adeguatamente i problemi atavici del Paese, in primo luogo la burocrazia, che richiederebbe misure radicali di semplificazione e di riduzione degli oneri amministrativi, invece dell'istituzione di nuove agenzie, commissioni o comitati che sono fonte di complicazioni e di corruzione. Richiama poi lo stato della sanità pubblica, che non appare più in grado di rispondere alle esigenze della popolazione, soprattutto in alcune zone del Paese: a tale proposito, resta e si aggrava una situazione di dualismo in Italia, che andrebbe affrontata mediante un dibattito complessivo e non attraverso misure estemporanee e non sistematiche. Si sofferma, quindi, sulla questione della scuola che, al di là delle previste assunzioni, non viene posta al centro della manovra, come sarebbe necessario per porre rimedio ai bassi livelli di istruzione attestati da tutti gli indicatori internazionali. Permane, inoltre, e si aggrava il fenomeno dell'emigrazione dei giovani dotati di un elevato livello culturale, anche nelle regioni più sviluppate ove spesso appare difficile l'incontro tra titoli di studio ed esigenze delle imprese. Sottolinea poi il grave ritardo dell'Italia dal punto di vista della modernizzazione, come dimostra la vicenda ex ILVA, che è stata affrontata in modo superficiale con effetti disastrosi. Ritiene che la manovra, intesa nel suo complesso, sia destinata a produrre un impatto molto pesante sull'economia del Paese, richiamando, in via esemplificativa, la disposizione in tema di ritenute in materia di appalti contenuta nel decreto fiscale, che appare scritta da chi non ha alcuna conoscenza del funzionamento e dell'attività di una impresa e risulta diretta esclusivamente a fare cassa. Con riguardo, invece, alla web tax , pur dichiarandosi in linea di principio d'accordo, non reputa accettabile che alla fine andranno a pagare solo le imprese italiane, mentre le grandi multinazionali potranno rifugiarsi nei paradisi fiscali. Anche la plastic tax rischia di minare un settore produttivo che è il secondo in Europa: