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Con una manciata di articoli rimettiamo mano al problema in un modo che - lo ripeto - è ampiamente preoccupante, quasi sconcertante, senza agire sulle cause, ma solo con un'aspirina che cura gli effetti. Ad esempio, sulla vicenda delle professioni mediche, partendo dall'analisi, che ormai è ampiamente condivisa, della carenza di medici specialisti, ma non solo, perché mancano anche figure professionali mediche di secondo livello, tre sono i livelli di emergenza. Il primo è quello dell'accesso all'università, il secondo è quello della disponibilità di medici specializzati, il terzo è l'esigenza di rendere meglio disponibile e più razionalmente utilizzato l'attuale personale. Lei agisce sul terzo livello, ma lo fa secondo una logica sbrigativa ed anche preoccupante per certi aspetti, mi riferisco ad esempio ai medici dell'emergenza-urgenza e ai medici di medicina generale. Agisce così, a strappo, senza prevedere, senza preordinare soluzioni che mettano mano alle cause. Abbiamo fatto l'esempio delle borse di studio: la relatrice ha illustrato la disponibilità di un numero aggiuntivo di borse di studio, ma qui serve una rivoluzione, Ministro. Presidente Sileri, non mi distragga il Ministro, perché non c'è mai in Aula, quindi oggi la voglio tutta per me. Serve qualcosa di rivoluzionario, serve una visione. Io rispetto al collega Errani sono stato per una vita intera dall'altra parte e ho un imbarazzo totale nel dover condividere quello che lui dice, ma serve una visione, Ministro. Oggi lei, non avendo alcuna responsabilità rispetto a quanto è successo nella Regione Calabria, né rispetto a quanto accade nel Servizio sanitario nazionale in genere, ha la grande opportunità, che costituisce anche un obbligo, di avere una visione, di rivoluzionare un impianto che non funziona più, di dare segnali importanti. Sulla disponibilità delle scuole di specializzazione, ad esempio, come ho detto ieri, perché non dare la possibilità alle multinazionali farmaceutiche, alle quali abbiamo appaltato la ricerca - che è una cosa ben più grave - di pagare un certo numero di borse di studio per la formazione dei medici specialistici? Perché no? Qual è il problema? Se il problema è il denaro, perché non aprire a queste nuove forme di collaborazione? Molto altro ci sarebbe da valutare. Che dire, quindi, Ministro? Abbiamo finalmente affrontato il tema, ma lo affrontiamo per diciotto mesi, cioè a tempo determinato e solo nella parte che riguarda gli effetti e con alcuni provvedimenti palliativi, quindi siamo fortemente preoccupati perché riteniamo che in realtà questa visione non ci sia. Riteniamo che in realtà prevalga la logica dell'amministratore di condominio rispetto alla logica di chi governa un fenomeno: oggi c'è bisogno di tutto nella sanità tranne che di un amministratore di condominio. Vede, Ministro, quest'anno celebriamo i quarant'anni del Servizio sanitario nazionale. Lei sa meglio di me, perché dispone di dati confidenziali, che questo sistema così com'è è all'ultimo giro, è suonata la campanella, non reggerà oltre i prossimi due, tre o quattro anni. Forse festeggeremo il quarantaduesimo o il quarantatreesimo anniversario, ma non celebreremo certamente i quarantacinque o i cinquant'anni anni del Servizio sanitario nazionale così com'è. Si impone allora, per tutta una serie di motivi, si badi bene, anche esterni al Servizio sanitario nazionale (la società che evolve, la cronicizzazione delle malattie, l'allungamento della vita media), un'esigenza rispetto alla quale lei, Ministro, ha una grande responsabilità, che è quella di prefigurare fin da ora un'apertura, una visione. Ribadisco, ad esempio, che va strutturato il secondo pilastro. Lo hanno fatto tutte le economie avanzate, in Europa lo hanno fatto la Francia e il Regno Unito. Noi siamo fortemente in ritardo. Io paragono l'idiosincrasia nei confronti del privato con la vecchia diatriba padrone-operaio. Basta, superiamo questi blocchi mentali. Apriamo a un servizio sanitario nuovo e cominciamo da questi provvedimenti a dare l'immagine di una visione, se c'è. Ma io ho il ragionevole sospetto che non ci sia: se c'è, signor Ministro, ce la mostri e ce la faccia vedere. In questo provvedimento la visione non c'è e non c'è neanche la soluzione dei problemi della Regione Calabria. Riteniamo anche che ci siano gravi ed importanti profili di incostituzionalità e non a caso abbiamo votato a favore di entrambe le pregiudiziali. A causa di tutto ciò che le ho brevemente e sommariamente illustrato, signor Ministro, noi voteremo contro il suo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FdI) . BINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINI (PD) . Signor Presidente, intanto anche io, a nome del Gruppo PD, do il benvenuto al ministro Grillo in quest'Aula. Ci fa piacere vederla, signor Ministro; avremmo preferito vederla anche prima durante quest'anno in occasione di altri provvedimenti, nelle sedute di Commissione in cui non si è mai fatta vedere, salvo la prima volta. Venendo al merito, in questo momento ci sono vari ordini di problemi, a cominciare da quelli di natura costituzionale, già affrontati in occasione del voto sulla pregiudiziale. Uno fra tutti, il principale, è il mancato coinvolgimento della Regione Calabria. Voi, che parlate sempre di autonomia differenziata, avete centralizzato ad un livello inaudito. Poi ci sono una serie di problemi di merito, grandi ed importanti. Si parla del sistema sanitario calabrese e si inseriscono norme di carattere generale insieme. Non vi è cenno all'organizzazione, alla qualità dei servizi. Si pone tutto solo come una questione di conti da mettere in ordine. Si mette un commissario che in un anno e mezzo dovrebbe risolvere tutto e si scelgono criteri discutibili; lo si fa in deroga a una legge nazionale e non si valuta il merito per la selezione. Solo grazie ad un emendamento del Gruppo PD alla Camera ora si parla del raggiungimento degli obiettivi dei LEA e non solo degli obiettivi previsti dal piano di rientro dal disavanzo. Per raggiungere un livello diverso di servizi, un livello migliore, occorre immaginare una diversa organizzazione, ma per questo occorrono competenze e scelte politiche; occorre confrontarsi con gli operatori sul territorio. Lo diceva molto bene il collega Errani: come si può pensare di risolvere il problema sanitario di una Regione senza un confronto minimo con gli operatori che lavorano sul territorio? È più facile nominare un commissario, magari un fedele, che rimetta a posto i conti, se ci riuscirà. Se poi sarà a scapito dei servizi sanitari ai cittadini, al Governo del cambiamento poco interessa. Veniamo però alla seconda parte. Avete deciso di fare quota 100 e non vi siete posti il problema del personale sanitario che già manca e mancherà, degli specialisti che non ci sono. Qual è la risposta? Prendere chi ancora specialista non è, creando discriminazioni inaccettabili tra chi ha un titolo di studio e chi non ce l'ha. Non sarebbe stato meglio - noi pensiamo - mettere le risorse per aumentare le borse di studio degli specializzandi? No, il reddito di cittadinanza e quota 100 sono operazioni elettorali, per il resto i soldi non ci sono.