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importanti Paesi europei, Germania, Francia ma anche Olanda, Norvegia e Finlandia, hanno già disposto la sospensione della forniture di armamenti ad Ankara e lo stesso presidente Conte, che ha fin da subito manifestato profonda preoccupazione per l'iniziativa unilaterale della Turchia, con una nota ha preannunciato che il Governo italiano è impegnato nell'Ue per arrivare a "una moratoria nella vendita di armi alla Turchia" e "si adopererà per contrastare l'azione militare turca nel Nord-Est della Siria con ogni strumento consentito dal diritto internazionale"; il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, già in conclusione del Consiglio affari esteri, tenutosi a Lussemburgo il 14 ottobre 2019, ha preannunciato il successivo decreto ministeriale con cui bloccare l' export di armamenti verso la Turchia; giungono attendibili segnalazioni sul rapido incremento del numero degli sfollati, tra cui migliaia di civili fuggiti dal campo profughi di Ayn Issa, a nord di Raqqa, ormai privo di vigilanza. Tra le 10.000 persone in fuga, sarebbero oltre 800 familiari di membri dell'ISIS, per lo più donne e bambini; Recep Tayyip Erdoðan, capo di Stato di un Paese formalmente candidato all'ingresso nell'Unione europea e firmatario nel 2016 di un accordo con Bruxelles per la gestione dei migranti siriani, a fronte di un contributo di 3 miliardi di euro in parte già versati, non ha esitato a ricattare l'Europa, minacciando di innescare un flusso assai rilevante di profughi, se le cancellerie europee non dovessero riconoscere la legittimità della sua iniziativa militare contro la Siria e i curdi del Rojava; il Consiglio europeo del 17-18 ottobre 2019, chiamato ad affrontare la crisi con la Turchia, non potrà fare a meno di valutare misure da adottare nei confronti di Ankara sul piano militare, ma anche economico, con inevitabili ripercussioni sull'andamento negoziato di adesione, già gravemente compromesso dai recenti accadimenti, impegna il Governo: 1) a chiedere con forza alle Autorità turche un'immediata cessazione delle ostilità nel nord della Siria, unitamente al monito affinché non siano perpetrati crimini di pulizia etnica, né siano realizzate deportazioni di massa o commesse violazioni dei diritti umani e affinché sia preservata l'incolumità della popolazione civile dell'area e, in particolare, la sicurezza delle strutture sanitarie preposte al soccorso e cura dei feriti, nonché quella degli operatori umanitari, dei giornalisti e degli operatori dell'informazione presenti sul campo; 2) a condannare fermamente in sede internazionale l'azione militare della Turchia, collaborando attivamente in seno a tali organizzazioni internazionali per ottenere l'immediato cessate il fuoco e il ripristino di condizioni di sicurezza anche nell'interesse del contrasto a Daesh; 3) a chiedere in sede ONU e continuare a chiedere in sede UE l'obiettivo di un embargo sulla fornitura di armamenti ad Ankara, procedendo contestualmente, sulla base delle disposizioni della legge n. 185 del 1990, alla sospensione delle esportazioni dall'Italia verso la Turchia; 4) a proporre in sede ONU e UE l'istituzione di un gruppo di contatto per arrivare a un cessate il fuoco immediato; 5) a promuovere in sede NATO l'immediato avvio di una riflessione complessiva su una sospensione dell'operazione "Active Fence", valutando la possibilità di anticipare le procedure di dismissione operativa della batteria italiana, già previsto per dicembre; 6) a promuovere una sospensione dei negoziati sul rinnovo della Facility/FRIT e una urgente riflessione a livello europeo sull'insieme dei trasferimenti alla Turchia e a prevedere, in base all'evolversi delle risposte degli interlocutori, l'attivazione di procedure in ambito euro-unitario che includa la possibilità di attivare meccanismi sanzionatori 7) a prevedere l'immediata messa in campo di strumenti di aiuto umanitario e di supporto alla popolazione civile, in sinergia con le Nazioni Unite e gli operatori umanitari presenti sul terreno. Atto n. 1-00179 BERNINI GASPARRI MALAN PICHETTO FRATIN GALLIANI TESTOR IANNONE SCHIFANI PAPATHEU BIASOTTI BINETTI LONARDO MINUTO MOLES AIMI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERUTTI CALIGIURI CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO DE POLI DE SIANO FANTETTI FERRO GALLONE GIAMMANCO GIRO MASINI MESSINA Alfredo MODENA PAGANO PAROLI PEROSINO ROSSI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TIRABOSCHI - Il Senato, premesso che: il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, l'11 ottobre 2019, ha approvato il disegno di legge n. 30/19-XVI di iniziativa della Giunta circa le "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea" con i voti a favore espressi da Südtiroler Volkspartei, Südtiroler Freiheit e Freiheitlichen; durante l'esame del disegno di legge la maggioranza del Consiglio provinciale, con i voti della Svp, ha approvato l'emendamento di una formazione minore e secessionista, la Südtiroler Freiheit, che per la prima volta cancella la dizione di "Alto Adige" e di "altoatesino" nell'espressione italiana della legislazione bilingue italiano- tedesca; i proponenti dell'emendamento hanno spiegato che l'intervento legislativo si è reso necessario, poiché il toponimo "Alto Adige" richiamerebbe l'epoca fascista; quanto riportato rappresenta a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo una propaganda piuttosto fuorviante considerato che viene totalmente ignorata la lunga storia di toponimi italiani dell'Alto Adige che per la maggior parte furono concepiti e determinati in un'epoca piuttosto precedente rispetto a quella fascista; nello specifico, il termine "Alto Adige" è stato coniato ai tempi di Napoleone, in un periodo che gli storici datano tra il 1810 e il 1814, quando si riferiva a un'area coincidente soltanto con una parte dell'attuale provincia di Bolzano: si trattava infatti del Tirolo a sud della linea Gargazzone Colma (Department du Haut-Adige); nel 1909 venne pubblicata la prima edizione del "Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige" del geografo Ettore Tolomei, ufficialmente ratificata mediante il Regio decreto del 29 marzo 1923, cinque mesi dopo l'insediamento del Governo Mussolini; nell'opera, con l'espressione "Alto Adige", Tolomei fa riferimento alla porzione di Tirolo situata a sud della cresta principale delle Alpi, sulla base della teoria del confine naturale che circolava in Europa nel diciannovesimo secolo; dietro la parola "Alto Adige" di Tolomei si cela soltanto un concetto geografico e non può di certo farsi risalire al geografo l'origine del nome della regione citata;