[pronunce]

L'art. 1, comma 1, dispone che «Ai sensi dell'articolo 8, primo comma, lettera d), e secondo comma della legge costituzionale 26 febbraio 1948 n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), nelle entrate spettanti alla Regione sono comprese anche le imposte di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati generate nel territorio regionale anche se riscosse nel restante territorio dello Stato». Secondo il ricorrente tale disposizione contrasterebbe con il richiamato art. 8 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), il quale dispone al comma 1 che «Le entrate della regione sono costituite: [...] d) dai nove decimi dell'imposta di fabbricazione su tutti i prodotti che ne siano gravati, percetta nel territorio della regione» ed al comma 2 che «Nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della regione». Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri le imposte di fabbricazione sarebbero ricomprese nell'ambito delle "accise" e, in quanto tali, sarebbero esigibili solo al momento della immissione in consumo, in coerenza con le prescrizioni contenute nel decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 (Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative), e della direttiva 16 dicembre 2008, n. 2008/118/CE (Direttiva del Consiglio relativa al regime generale delle accise e che abroga la direttiva 92/12/CEE). Ad avviso della difesa erariale, la norma impugnata attribuirebbe alla Regione autonoma Sardegna, oltre alle imposte conseguenti ai prodotti "consumati" nel territorio sardo, anche quelle "percette" altrove, in quanto riferibili a prodotti fabbricati in Sardegna. Al contrario, secondo il ricorrente, il fatto generatore dell'accisa (produzione od importazione dei prodotti sottoposti al tributo) non risulterebbe sufficiente da solo a quantificare concretamente l'entità della pretesa tributaria, che dipenderebbe dall'impiego degli stessi prodotti nel luogo di effettivo consumo. Da quanto sopra ne deriverebbe che potrebbero spettare alla Regione autonoma Sardegna solamente le somme relative alle accise per le quali si è verificato nella Regione non soltanto il fatto generatore ma anche la condizione di esigibilità, che avviene al momento dell'immissione in consumo nello stesso territorio dei prodotti soggetti ad accisa. Per tali motivi, la disposizione impugnata violerebbe l'art. 8 dello statuto, in quanto, attraverso il termine «generate», si porrebbe in contrasto col criterio della «percezione», cui fa testualmente riferimento la stessa norma statutaria. Essa violerebbe, inoltre, l'art. 54 dello statuto sotto il profilo del mancato rispetto, da parte di una semplice legge regionale, di un precetto contenuto nel Titolo III dello statuto afferente alla materia finanziaria che, ai sensi del comma 5 del citato art. 54, potrebbe essere modificato solo da una fonte di pari grado dello statuto o da una legge ordinaria dello Stato, secondo la prevista procedura concordata tra Governo e Regione. La norma impugnata, se ritenuta disposizione di attuazione statutaria, violerebbe altresì l'art. 56 del medesimo statuto, che prevede per le disposizioni attuative la necessaria adozione di un apposito decreto legislativo, su proposta di una Commissione paritetica designata dallo Stato e dalla Regione autonoma Sardegna. Inoltre, secondo il ricorrente, il criterio di quantificazione del gettito delle accise introdotto dall'art. 1, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 7 del 2014, in quanto derogante all'applicazione di disposizioni comunitarie attraverso una diversa ripartizione del gettito delle accise spettanti alla Regione, creerebbe solo per la stessa un'anomala figura di accisa imponibile a prescindere dall'immissione in consumo. Contrasterebbe, pertanto, con gli artt. 117, primo e secondo comma, lettere a), e) e q), Cost., nonché con l'art. 119, primo e secondo comma, Cost., in quanto attribuirebbe alla Regione una quota di tutte le accise potenzialmente riconducibili ai prodotti fabbricati nel territorio regionale, pur se destinati ad essere immessi in consumo fuori di esso. La Regione autonoma Sardegna non si è costituita. Hanno spiegato atto di intervento in giudizio, dichiarato inammissibile con ordinanza letta nell'udienza del 27 gennaio 2015, gli onorevoli Michele Cossa e Attilio Dedoni, deducendo l'inammissibilità e, comunque, l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale proposta dal ricorrente. 2.- Ai fini della presente decisione è utile una premessa inerente al quadro normativo di riferimento. L'art. 8 dello statuto della Regione autonoma Sardegna disciplina la compartecipazione regionale a vari tributi erariali. Tale disposizione, in seguito alle modifiche introdotte da ultimo dall'art. 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), ha lasciato immutata la previsione riferita alla compartecipazione all'imposta di fabbricazione, limitata a quella «percetta nel territorio della regione», e reca ora un secondo comma secondo il quale «Nelle entrate spettanti alla regione sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, in attuazione di disposizioni legislative o per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della regione». L'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 504 del 1995 precisa che l'obbligazione tributaria sorge già al momento della fabbricazione od importazione dei prodotti soggetti al tributo, compresa l'estrazione dal sottosuolo, mentre il successivo comma 2 chiarisce che l'accisa è esigibile all'atto dell'immissione in consumo del prodotto nel territorio dello Stato. Ne consegue che l'imposta diviene liquida ed esigibile in coincidenza con l'immissione in consumo dei prodotti soggetti al tributo. Solo in quel momento quest'ultimo viene riscosso da parte dello Stato mediante il versamento cui è tenuto il soggetto obbligato. Prima di tale evento (o dei casi ad esso equiparati ex lege: art. 2, comma 2, capoverso, del d.lgs. n. 504 del 1995) l'imposta difetta ancora di liquidità, in quanto l'importo calcolato al momento della fabbricazione o dell'importazione dei prodotti è suscettibile di correzioni in diminuzione («abbuoni» secondo la terminologia del testo unico), con conseguente estinzione parziale dell'obbligo tributario, nei casi di perdite, distruzioni o cali (art. 4 del d.lgs. n. 504 del 1995).