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la popolazione limitrofa alla raffineria di Milazzo, vive, quindi, con grande preoccupazione la presenza di tale impianto, del quale, oltre a sopportare gli impatti odorigeni dovuti all'elevata concentrazione di composti organici volatili, denuncia il continuo verificarsi di incendi e rilasci di idrocarburi sul territorio compreso il tratto di mare antistante l'impianto; nel mese di giugno 2019 è stato presentato il quinto rapporto nazionale "SENTIERI" che, nella sezione "malformazioni", rileva come il "numero di nati da madri residenti nel sito di Milazzo nel periodo 2010- 2015 è stato di 2.235. Nel periodo in studio sono stati osservati complessivamente 117 casi di malformazioni congenite (MC), con una prevalenza di 523,5 per 10.000 nati, superiore alla prevalenza media regionale". In particolare, sono risultate "superiori al numero di casi attesi le MC del cuore, dei genitali e degli arti". Sempre nello stesso studio si può constatare come "Alcune patologie con evidenza a priori di associazione con esposizioni ambientali del sito mostrano eccessi che meritano di essere evidenziati, visti anche i risultati di studi precedenti. In particolare, gli eccessi osservati di patologie a carico dell'apparato respiratorio, riscontrati in massima parte nella popolazione femminile"; a parere degli interroganti all'interno della procedura di riesame conclusa e rilasciata con decreto ministeriale n. 172 dell'11 maggio 2018 potrebbero essere diversi i profili di illegittimità, in quanto pare sia stato omesso, e quindi non adeguatamente valutato durante l'analisi del PIC (piano istruttorio conclusivo), il regime vincolistico derivante dall'approvazione e dall'adozione del Piano paesaggistico ambito 9 della provincia di Messina, inoltre non sono state acquisite nel provvedimento finale, in particolare nell'ultima conferenza dei servizi, le prescrizioni dei sindaci previste dal comma 6 dell'art. 29- quater del decreto legislativo n. 152 del 2006, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda, alla luce dei fatti in premessa, concludere entro la fine del 2019 il riesame in oggetto avviato il 20 febbraio 2019; se intenda coinvolgere, al Tavolo del riesame tutte le autorità ed enti competenti puntualmente indicati all'art. 29- quater ,comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006, in particolare il Comitato tecnico regionale per la Sicilia e tutti gli altri enti competenti coinvolti, in modo tale da poter elaborare un atto univoco, che prenda in considerazione non solo tutte le prescrizioni finalizzate alla riduzione ed alla prevenzione integrata dell'inquinamento considerando anche tutti gli aspetti della sicurezza legati alla cosiddetta "SEVESO III" (decreto legislativo n. 105 del 2015); se intenda attivarsi al fine di garantire la realizzazione in tempi certi della messa in sicurezza di tutti i serbatoi attraverso l'installazione dei doppi fondi e quant'altro indispensabile per evitare ulteriori possibili sversamenti di idrocarburi; se intenda attivarsi per fissare, al termine del riesame, limiti quanto più restrittivi possibili per le emissioni in atmosfera, con particolare riferimento ai composti organici volatili. Atto n. 3-01081 PUGLIA VACCARO DONNO ANGRISANI CROATTI SILERI TRENTACOSTE GAUDIANO LEONE CASTELLONE LANNUTTI LICHERI MORONESE MATRISCIANO PIRRO GIANNUZZI Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: "Slow Food" è una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai "saperi" di cui sono custodi territori e tradizioni locali. Ogni giorno Slow Food lavora in 150 Paesi per promuovere un'alimentazione buona, pulita e giusta per tutti. In particolare, l'associazione lavora in tutto il mondo per tutelare la biodiversità, costruire relazioni tra produttori e consumatori, migliorare la consapevolezza sul sistema che regola la produzione alimentare. L'obiettivo primario è quello di promuovere il "diritto alla terra" attraverso le tantissime iniziative che partono dalle "condotte Slow Food" (le associazioni locali) fino a progetti di portata internazionale; la Coldiretti Campania, che non ha scopo di lucro, rappresenta a livello regionale le imprese agricole, i coltivatori diretti e i soggetti effettivamente operanti nel settore agricolo, agroalimentare e nell'ambito rurale. A livello locale, uno spazio di rilievo è dato al "paniere vesuviano" con cui si prefigge di salvaguardare la biodiversità agricola dell'area circostante il vulcano, unica per la ricchezza e l'alta qualità dei prodotti (Slow Food Vesuvio); alle pendici del monte Somma originano, tra le altre, le mille varietà tipiche di albicocche. Le prime tracce della coltivazione dell'albicocco nel territorio vesuviano risalgono al IV secolo. Le "mele d'oro", ivi chiamate "crisommole", termine dialettale derivato dal greco, sono i frutti più coltivati nell'area vesuviana, dove la natura vulcanica del terreno e la ricchezza di minerali e di potassio favoriscono questa coltura conferendo ai frutti un sapore caratteristico. Ed ancora, con la denominazione di albicocca vesuviana si indica in realtà una dozzina di antiche varietà, la cui area di produzione coincide con il territorio di 18 comuni della provincia di Napoli. Si tratta di varietà diverse per dimensioni, intensità del profumo, levigatezza della buccia e sapore. L'albicocca vesuviana è un prodotto unico per il consumo diretto e fresco e per la produzione di marmellate, succhi, nettari e sciroppi, canditi ed essiccati. Per la ricchezza varietale, interamente autoctona, e per i sistemi di coltivazione ancora di tipo tradizionale, è stato richiesto per l'albicocca vesuviana il riconoscimento comunitario del marchio IGP; considerato che: la raccolta avviene tra giugno e luglio ed è manuale. Dopo il raccolto, le albicocche sono portate subito al mercato per poterle gustare al punto giusto di maturazione, nel momento in cui la loro qualità è migliore, oppure per trasformarle in confetture e pasticceria. Tuttavia, qualche giorno or sono, Slow Food Vesuvio, con conseguente protesta indetta da Coldiretti Campania, ha dato voce allo sconforto degli agricoltori delle vecchie varietà di albicocche del Vesuvio. Nello specifico, gli agricoltori del presidio potrebbero decidere di lasciare marcire il frutto del loro lavoro, al contempo fonte di reddito, sugli alberi. Ed invero, il settore agricolo è quello che maggiormente risente dei cambiamenti climatici e, come noto, gli eventi meteorologici straordinari registratisi nel 2019 hanno rallentato la crescita facendo arrivare a maturazione le albicocche vesuviane insieme alle varietà standard , tipiche di questo periodo; le albicocche del presidio Slow Food sono varietà che, se fossero maturate a tempo debito, sarebbero state acquistate al giusto prezzo. Ad oggi, invece, gli eventi atmosferici avversi hanno comportato distorsioni lungo la filiera e importazioni massicce di prodotti ortofrutticoli stranieri;