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ovvero il principio della gratuità e volontarietà della donazione, anche nel caso di importazione di cellule riproduttive dall'estero. Premesso quanto sopra in ordine alle motivazioni di fondo dell'intervento, si illustrano di seguito, nel dettaglio, le previsioni introdotte. Il disegno di legge si compone di un unico articolo, suddiviso in tredici commi. Il comma 1 individua le finalità dell'intervento, consistente nella necessità di dare attuazione alla più volte citata sentenza della Corte costituzionale n. 162 del 2014, allo scopo di consentire l'immediato avvio delle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, garantendo la sicurezza e la tutela di tutti i soggetti coinvolti. Si chiarisce, altresì, che nell'ambito delle tecniche di procreazione assistita di tipo eterologo rientrano anche quelle che implicano l'utilizzo di gameti maschili e femminili entrambi donati da soggetti diversi dalla coppia ricevente (cosiddetto doppia eterologa). Si specifica, infine, che ulteriori procedure e tecniche possono essere previste in sede di aggiornamento delle linee guida di cui alla legge n. 40 del 2004. Al comma 2, si afferma, esplicitando un principio già operante nel settore della donazione di organi e tessuti, che la donazione di cellule riproduttive è volontaria e gratuita. Si specifica, inoltre, che l'importazione e l'esportazione di gameti sono consentite, rispettivamente, solo da e verso istituti di tessuti accreditati ai sensi della normativa europea vigente in materia e operanti senza scopo di lucro. Di conseguenza si pone la sanzione della nullità per gli atti o i contratti onerosi, stipulati in violazione del predetto principio di non commerciabilità. Ai donatori con rapporto di lavoro dipendente, ovvero interessati dalle tipologie contrattuali di cui al decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si applicano le disposizioni previste dalla normativa vigente in materia di attività trasfusionali e di trapianto di midollo. Il comma 3 disciplina i requisiti di età per essere ammessi alla donazione. In particolare, si prevede che la donazione è consentita ai soggetti di sesso maschile di età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 anni, e ai soggetti di sesso femminile di età non inferiore ai 20 anni e non superiore ai 35 anni, vietando, inoltre, la donazione di cellule riproduttive tra parenti fino al quarto grado. Il comma 4 istituisce la Banca dati dei donatori di cellule riproduttive a scopi di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo. Quest'ultima viene istituita presso l'Istituto superiore di sanità -- Centro nazionale per i trapianti, nell'ambito del Sistema informativo dei trapianti (SIT). Ad essa devono essere iscritti tutti i soggetti ammessi alla donazione e, a tal fine, si prevede l'obbligo, per le strutture sanitarie autorizzate al prelievo e al trattamento delle cellule riproduttive, di inserire nella stessa i dati anagrafici dei donatori, con modalità informatiche specificamente predefinite, idonee ad assicurare l'anonimato dei donatori medesimi. Con norma transitoria, tuttavia, si prevede che fino alla completa operatività della Banca dati, i centri comunichino le informazioni con modalità cartacee, salvaguardando comunque l'anonimato dei donatori. Il comma 5 attribuisce al Ministero della salute e alle regioni, che possono avvalersi del Centro nazionale trapianti e della richiamata Banca dati, il compito di garantire la tracciabilità delle cellule riproduttive nel percorso dal donatore al nato e viceversa, rinviando, a tal fine, alle disposizioni vigenti in materia di donazione, approvvigionamento, controllo, lavorazione, conservazione, stoccaggio e distribuzione di tessuti e cellule umane. Il comma 6 pone il limite in base al quale dalle cellule riproduttive di un medesimo donatore non possono determinarsi più di dieci nascite. Lo scopo della norma è quello di evitare che ci sia un numero eccessivo di nati dallo stesso donatore, riducendo al minimo il rischio che possano verificarsi unioni inconsapevoli fra nati da eterologa. Si prevede comunque che tale limite possa essere derogato esclusivamente nei casi in cui una coppia che abbia già avuto un figlio tramite fecondazione eterologa, intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando le cellule riproduttive del medesimo donatore. Il comma 7 reca il principio dell'anonimato del donatore e le possibili deroghe a tale principio, con le relative modalità. La regola dell'anonimato, di cui all'articolo 14 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191 -- secondo cui le informazioni genetiche, alle quali abbiano accesso terzi, sono rese anonime in modo tale che né il donatore, né il ricevente siano identificabili -- viene espressamente fatta salva. Quanto alle possibili deroghe, si prevede che è consentito l'accesso alle informazioni sanitarie e del patrimonio genetico del donatore esclusivamente nei casi in cui sussistano gravi e comprovati motivi attinenti alla salute dell'embrione formato o del nato da fecondazione eterologa, attestati da un medico responsabile di una struttura ospedaliera pubblica, e le predette informazioni siano necessarie ai fini della tutela della salute dell'embrione o del nato. L'accesso a tali informazioni è consentito esclusivamente al predetto medico. Da ultimo, in stretta analogia con quanto previsto dall'articolo 28, comma 1, della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione, si prevede che il soggetto nato da fecondazione eterologa deve essere informato delle modalità del suo concepimento e che i genitori vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono più opportuni. Ciò al fine di consentire ai soggetti nati da eterologa di essere resi edotti di tale loro condizione, in modo da poter attivare anche, eventualmente, in caso di premorienza dei genitori, la procedura di accesso alle citate informazioni sanitarie del donatore, nei casi, alle condizioni e con le modalità previste dalla norma. Il comma 8 interviene in materia di consenso informato, prevedendo che, fermo restando quanto disposto dall'articolo 6 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, e dall'articolo 13 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 191, al donatore deve essere data comunicazione della possibilità di essere contattato nei casi e con le modalità sopra previsti. Una previsione specifica in materia di consenso informato concerne l'ipotesi del cosiddetto egg sharing (cioè la pratica della donazione degli ovociti soprannumerari prodotti nell'ambito della fecondazione omologa). Si prevede, infatti, che la donna che intende accedere alle tecniche di procreazione assistita di tipo omologo deve essere informata della possibilità di donare una parte dei propri ovociti destinandoli alle tecniche di procreazione assistita di tipo eterologo e deve esprimere formale consenso alla predetta donazione. Il comma 9 detta le norme per il recepimento della richiamata normativa europea. A tal fine si rende necessario intervenire sul decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 16, modificando, in particolare, l'articolo 5, comma 2, lettera a) e lettera b) , e sostituendo integralmente l'allegato III;