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ad aggravare la situazione è sicuramente lo stato dei conti pubblici italiani che, secondo la prestigiosa organizzazione internazionale, vedrà crescere il rapporto tra debito e PIL del nostro Paese al 134 per cento del Pil nel 2019 e al 135 per cento nel 2020; si tratta di una bocciatura su diversi fronti, che trova ragione nelle riforme attuate dal Governo Conte; in questo quadro, anche la riforma per il reddito di cittadinanza comporterà scarsissimi effetti sulla crescita ed i consumi, incoraggiando al contrario il lavoro nero e rischiando di creare ulteriori diseguaglianze sociali; secondo un recente focus pubblicato su "Il Sole-24 ore", in molti enti locali, per garantire i servizi essenziali alla persona, ci sarà un rincaro dell'imposta municipale unica, della Tasi (prelievo che ha la stessa base imponibile), delle addizionali Irpef e della tassa di soggiorno (con evidenti riflessi anche sulle tariffe di alberghi e bed&breakfast ); questi aumenti aggraveranno le già precarie situazioni economiche di molti cittadini e non consentiranno loro di impiegare risorse per i consumi e la crescita; inoltre gli enti locali, ancora oggi, non possono fare né mutui, né spendere gli avanzi di amministrazione, se non in casi molto limitati; a rallentare ulteriormente la fiducia dei consumatori risulta essere lo spettro di un aumento dell'IVA almeno al 23 per cento, già a partire dal luglio 2019, e almeno al 23,6 per cento dal 2021, pari a oltre 23 miliardi di euro per il 2020 e oltre 28 miliardi per il 2021, qualora non verranno trovate le adeguate risorse, cosa che impedirebbe il rilancio dei consumi interni tanto evocato dal Governo; a parere degli interroganti, l'unico modo per restituire potere d'acquisto alle famiglie e liquidità alle imprese, favorendo di conseguenza l'aumento dei consumi e degli investimenti, è varare il prima possibile la riforma della cosiddetta flat tax ; nonostante Forza Italia abbia proposto già da lungo tempo un proprio modello realmente applicabile con una no tax area elevata a 12.000 euro ed un'aliquota "piatta" al 23 per cento, nel "contratto di governo" la misura è stata posta tra i primi punti del programma di Governo e garantita nella sua adottabilità da esponenti dello stesso; a quasi un anno dall'avvio dell'attività governativa, tale misura, salvo un piccolo intervento sulle partite IVA con un fatturato inferiore ai 65.000 euro annui, del quale peraltro le prime bozze circolate del "decreto crescita" paventano una revisione, risulta ad oggi essere lettera morta; su tale argomento si sta assistendo in questi ultimi giorni ad uno scontro all'interno della compagine governativa tra le due forze politiche di maggioranza; il Ministro dell'interno, Matteo Salvini, maggiore sostenitore di tale misura, ha recentemente affermato che: "sulla flat tax noi non abbiamo mai smesso di lavorare", mentre il Ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ha affermato che "La flat tax costa 60 miliardi di euro e il nostro Paese non se li può permettere, dunque è una promessa che non si può mantenere"; in altra occasione, il Ministro dello sviluppo economico ha risposto di "non fare promesse alla Berlusconi" denotando, oltre alla scarsa responsabilità istituzionale, a giudizio degli interroganti anche un irrispettoso attacco all'unico Presidente del Consiglio dei ministri che, oltre ad essere l'ultimo scelto direttamente dal voto degli italiani, ha ridotto le tasse ai cittadini e alle imprese; vi è poi una palese discrasia tra le posizioni dei due azionisti del Governo in merito alle politiche per le famiglie, a favore delle quali non è stata varata alcuna misura, nonostante l'annunciata adozione del "modello francese", si chiede di sapere: se la flat tax sarà presente tra i punti programmatici del Governo del prossimo Documento di economia e finanza e, in caso affermativo, quale sarà la sua aliquota e la soglia di esenzione per le famiglie povere, e come si pensi di reperire le risorse necessarie; quali siano le misure di aiuto alle famiglie "sul modello francese", annunciato alla stampa dal Ministro in indirizzo; considerato il basso impatto sulla crescita economica e sulla creazione di nuovi posti di lavoro di alcune misure come il "decreto dignità" (decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018), il "decreto "concretezza" (disegno di legge AS 920, in discussione presso la Camera dei deputati come AC 1433) e non ultimo il decreto sul reddito di cittadinanza (decreto-legge n. 4 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2019), quali misure di incentivo intenda proporre a favore delle imprese che producono e creano occupazione. Atto n. 3-00758 FEDELI MALPEZZI STEFANO ASTORRE BELLANOVA COLLINA CUCCA FERRAZZI GIACOBBE GINETTI IORI LAUS MAGORNO MANCA ROJC SBROLLINI SUDANO TARICCO VATTUONE VERDUCCI Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che: da fonti di stampa si apprende che una relazione di due diligence , relativa al periodo di gestione del CIRA (Centro italiano ricerche aerospaziali) 2011-2016, sarebbe stata richiesta dai soci pubblici del CIRA e realizzata nel corso del 2017 dalla ditta Deloitte; da tale relazione, resa disponibile nel dicembre 2017 ai soci e agli organi di gestione e di controllo del CIRA, risulterebbe come, in particolare nel periodo 2011-2014, vi sia stata una significativa levitazione dei costi del personale e delle consulenze esterne a fronte di un taglio della manutenzione che ha provocato danni e mancato utilizzo delle grandi infrastrutture del Centro di ricerca di Capua con possibili conseguenze di danno erariale. Nelle sue conclusioni la Deloitte suggerisce di sottoporre il documento ad una valutazione legale per valutare eventuali ipotesi di reato, valutazione che non sembra essere stata effettuata, nonostante le ripetute richieste effettuate prima dal presidente Battiston e poi dal commissario straordinario Benvenuti, che gli è succeduto dopo l'improvvisa rimozione nel novembre 2018; nella due diligence si fa, inoltre, riferimento all'aumento delle consulenze esterne, tra cui alcune riferite a Mario Giacomo Sette e Alfiero Pignataro, nonché alle ditte Sistina Travel e Art Work, coinvolti nell'inchiesta sullo scandalo delle tangenti, che portò alle dimissioni il presidente dell'ASI, Saggese, recentemente rinviato a giudizio per questi fatti; negli stessi articoli si apprende dell'esistenza di attività ispettive effettuate da parte del sub commissario, Giovanni Cinque, che risulterebbero al di fuori del mandato commissariale, secondo un chiarimento specificamente fornito dal ministro Bussetti su richiesta del commissario professor Piero Benvenuti; in una lettera inviata ai vertici dell'ASI e del CIRA, il sub commissario Cinque difende infatti la gestione del presidente Saggese, dichiarando che la due diligence è un "fuor d'opera rispetto alla condotta puntualmente osservata, dal 2011 ad oggi, dagli organi di amministrazione e di controllo del Cira".