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Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell'estremismo violento di matrice jihadista. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è frutto di un intenso e accurato lavoro, portato avanti nella XVII e XVIII legislatura, che ha permesso un approfondimento serio delle implicazioni sul terreno della libertà personale, religiosa e di opinione, nonché su quello della sicurezza del Paese, connesse all'introduzione di una nuova disciplina in questo settore. Questo disegno di legge ha, infatti, un'ambizione per nulla banale: quella di aggiungere alle necessarie misure di intelligence e repressive, di cui il nostro ordinamento si è ampiamente dotato – basti pensare ad esempio al decreto-legge n. 7 del 2015, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 43 del 2015, recante, tra le altre, norme di contrasto del terrorismo, anche internazionale, e di coordinamento delle indagini nei procedimenti per i delitti di terrorismo – un tassello diverso, ispirato alla necessità di svolgere un'attività di prevenzione: si vogliono infatti qui introdurre norme per sostenere il contrasto di quell'attrazione che, in nome di una lettura religiosa – negata peraltro della più grande parte degli islamici – possa portare al reclutamento di una manodopera ideologizzata e criminale. Proprio l'ampio dibattito tenutosi nelle scorse legislature ha permesso di superare talune semplificazioni ricorrenti nel dibattito politico-culturale: non si può ritenere infatti che nel mondo contemporaneo la radicalizzazione sia solo di matrice musulmana, così come non si può assolutamente ritenere che l'Islam sia solo radicalizzazione o – ancora più vero – va considerato che l'espressione jihad , letteralmente « sforzo ascetico », non deve determinare un automatismo tra il significato di quella parola e l'annientamento di quanto non sia appartenente all'Islam; è infatti proprio l'uso che è stato fatto di questa parola che dà il segno della frattura in questo secolo. Obiettivo di questa proposta non è però quello di discutere la correttezza teologica o costituzionale di taluni atteggiamenti, poiché le Assemblee parlamentari non sono né possono essere equiparate a un tribunale. Obiettivo del presente disegno di legge è invece quello di introdurre nel nostro ordinamento norme o istituti volti a facilitare un'attività di prevenzione del passaggio dalla fede radicalizzata al terrorismo di matrice islamica. Riteniamo infatti che quest'opera di prevenzione serva innanzitutto a incrementare il livello di sicurezza di tutti noi, a prescindere dalla nostra origine o credo religioso, nonché a preservare l'intangibile principio costituzionale della libertà di professione di fede, iscritto nell'articolo 19 della Carta costituzionale. Del resto, la necessità di introdurre misure quali quelle previste dalla proposta di legge in esame muove anche dalla considerazione che dietro a ognuno dei terribili attentati che hanno insanguinato nel recente periodo l'Europa e non solo, da Charlie Hebdo al Bataclan, dall'aeroporto di Bruxelles al Museo del Bardo, a Nizza, a Berlino, a Londra – ma anche negli attentati che hanno colpito una vasta serie di Paesi arabi o islamici – c'erano, da parte di coloro che hanno causato morte e terrore, un convincimento e un'adesione non sempre formalizzabili in una partecipazione a un'organizzazione terroristica; più spesso abbiamo semplicemente riscontrato negli autori di stragi efferate un simpatizzare per una causa di fede la cui missione è la guerra perpetua, anche al costo del sacrificio personale, a un modello occidentale considerato sacrilego, anche perché portatore di simboli di civiltà come la libertà di stampa, di satira, di professione di fede o garante di libertà fondamentali come quella delle donne. Lo stesso Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica nella Relazione su una più efficace azione di contrasto al fenomeno della radicalizzazione di matrice jihadista del 26 ottobre 2021 ha confermato come il « fenomeno terroristico di matrice jihadista [...] continua ad essere una delle grandi sfide del mondo contemporaneo », da affrontare sul piano della prevenzione, della cooperazione e della repressione. Per fare ciò, risulta indispensabile adottare un approccio che coniughi e metta a sistema questi tre ambiti. Proprio per questo il Comitato ha sottolineato l'urgenza di dotare il nostro Paese « in analogia a quanto accaduto in altri ordinamenti europei, [...] di una disciplina idonea a contrastare in modo più incisivo il crescente fenomeno della radicalizzazione di matrice jihadista ». In questo senso, l'anticipazione della soglia di punibilità allo scopo di perseguire le condotte preparatorie ai reati di terrorismo internazionale si inquadra all'interno di un contrasto a tali tipologie di crimini di carattere proattivo, in modo da erigere una barriera di sicurezza idonea a proteggere in via preventiva ed anticipatoria l'interesse alla tutela dei cittadini e delle istituzioni. Per contrastare tali fenomeni l'Italia si è già dotata, in questi ultimi anni, di strumenti innovativi, sia legislativi che tecnici, atti a garantire il massimo livello possibile di efficienza nel contrasto a ogni forma di terrorismo. Il nostro Paese, inoltre, conta su un sistema di sicurezza di straordinaria efficienza e professionalità. È arrivato però il momento di provare a compiere un passo ulteriore, dotando il nostro Paese anche di strumenti idonei a svolgere un'attività di prevenzione sotto il profilo culturale, sociale e civile, intervenendo prima che determinati comportamenti possano diventare il terreno fertile per preparare e realizzare azioni terroristiche, provando a sottrarre persone esposte all'ideologia della radicalizzazione, prestando attenzione specifica all'ambito sociale dell'integrazione, alle questioni sociali connesse a questo tema, lavorando a stretto contatto con il mondo della scuola, dell'università, del lavoro e soprattutto delle carceri, dove spesso il fenomeno della radicalizzazione parte e si sviluppa, e conducendo un'azione con tutti gli strumenti con i quali oggi si comunica, a partire naturalmente dalla rete internet. Da questo punto di vista ha ragione chi sostiene che in questa guerra non basta vincere: bisogna soprattutto convincere, ovviamente sapendo differenziare tra radicalizzazione islamica prodromica a condotte terroristiche ed estremismo jihadista che sia già chiaramente attività terroristica, cosa che investirà le funzioni delle Forze dell'ordine e della magistratura. Il presente disegno di legge mira ambiziosamente a coniugare diritti e doveri, ad incrementare la sicurezza dei nostri cittadini, nel rispetto che portiamo a tutte le fedi religiose, salvaguardando i principi fondamentali del nostro ordinamento, cui non intendiamo assolutamente rinunciare. Naturalmente esso vuole riprendere nella sostanza il testo approvato alla Camera dei deputati come punto di partenza, nella consapevolezza di rimettere ai colleghi della XIX legislatura un lavoro molto accurato, ma pur sempre perfettibile, integrabile e migliorabile, che ci auguriamo possa condurre anche il nostro Paese all'adozione di una disciplina normativa all'avanguardia, su temi delicati, ma centrali, della nostra contemporaneità.. Art. 1. (Finalità) 1.