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Ancora, nel 1805 gli ex domini veneti, tra cui il Friuli, furono annessi dal Regno italico dell'Impero francese, con un continuo rimaneggiamento della geografia amministrativa del comune di Cinto Caomaggiore tra il 1806 e il 1809, ora aggregato all'odierna provincia di Udine e di Treviso. Nel 1815 con il Congresso di Vienna si sancì l'appartenenza degli ex territori della Repubblica di Venezia all'Impero asburgico. La nuova amministrazione austriaca trasformò il dipartimento di Passariano nella provincia di Udine, alla quale restituì solo Aquileia. Infatti, all'ex dipartimento adriatico, divenuto provincia di Venezia, rimase il mandamento di Portogruaro, a cui erano aggregate Cinto e Settimo. La motivazione di tale decisione rimaneva simile a quella francese. Con l'ingresso di Veneto e Friuli nel Regno d'Italia nel 1866, si decise di mantenere lo status quo amministrativo. Dal punto di vista economico, il comune di Cinto Caomaggiore non ha conosciuto un significativo sviluppo industriale. Il comune ha fornito e fornisce tutt'ora in parte rilevante manodopera all'industria pordenonese, fin dai tempi della fondazione della Electrolux (Rex) di Lino Zanussi ed attualmente nel distretto del mobile pordenonese. La maggiore azienda del comune, la Bpt, ha dislocato la propria sede nel comune di Sesto al Reghena (Pordenone), conseguendo il relativo spostamento dei lavoratori e delle risorse apportate fino a quel momento al comune. Inoltre, il settore agricolo ha subito un forte ridimensionamento in seguito alla crescita industriale degli anni ’50 e soprattutto ’60, soffrendo oggi una cattiva gestione del territorio derivata dalla mancanza cronica di una politica idrologica efficace, causata dal fatto che le risorse idriche condivise coi comuni friulani limitrofi dipendono da enti diversi. Il settore ambientale rappresenta il volano economico che può permettere al territorio uno sviluppo importante e sostenibile. L'elemento fondamentale di tale settore è rappresentato dal «Parco dei fiumi Lemene, Reghena e dei laghi di Cinto»: una semplice osservazione mappale evidenzia come tale territorio sia diviso dal confine regionale, complicando la realizzazione dello stesso, determinandone il mancato avvio. Il settore sanitario è garantito efficacemente dalla sanità friulana, fattore derivato dalla vicinanza geografica delle strutture sanitarie pordenonesi e dai trasporti pubblici. Naturalmente, ciò costituisce anche un danno per l'azienda competente veneta di San Donà di Piave che si trova, oltre a fornire i servizi per i residenti del comune di Cinto, anche a sostenere i costi che gli stessi producono utilizzando le strutture pordenonesi: è, perciò, auspicabile promuovere l'unità amministrativa con il pordenonese anche in forza di un ridimensionamento di risorse per l'amministrazione veneta. Il settore scolastico, per le medesime ragioni sopra descritte relativamente alla sanità, è caratterizzato da una marcata e sostanziale frequentazione degli studenti cintesi delle strutture pordenonesi e anche udinesi. Dal punto di vista culturale e linguistico, il territorio di Cinto Caomaggiore appartiene alla diocesi di Concordia-Pordenone fin dalla costituzione della stessa, avvenuta nel 388 per disposizione dell'allora Patriarca di Aquileia. Ciò contribuisce al rafforzamento e alla tutela dell'identità locale della popolazione e infatti, non a caso, la sede parrocchiale è retta da sempre da parroci provenienti dall'area friulana. L'altro aspetto fondamentale che caratterizza e giustifica l'identità friulana della popolazione cintese è rappresentato dall'appartenenza linguistica friulana della stessa: fatto riconosciuto dalla medesima provincia di Venezia, la quale nella seduta del 21 dicembre 2006 ha approvato ad unanimità l'ordine del giorno avente ad oggetto «legge 15 dicembre 1999 n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”. Art. 3 -- Delimitazione ambito territoriale di applicazione delle disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche. Comune di Cinto Caomaggiore». L'atto ha l'effetto di delimitare l'ambito territoriale in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche, con atto motivato, sentiti i comuni interessati, su richiesta di almeno il 15 per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali e residenti nei comuni stessi, ovvero di un terzo dei consiglieri comunali dei medesimi comuni. Il fatto rilevante è che la richiesta è stata sottoscritta da tutti i componenti del consiglio comunale di Cinto Caomaggiore: fatto che di per sé evidenzia il fondamentale legame culturale del comune di Cinto Caomaggiore con la comunità friulana. Sulla base di tutti questi elementi evidenziati, è lecito concludere che il passaggio del comune di Cinto Caomaggiore al Friuli Venezia Giulia non è solo il riconoscimento di una necessità già sottolineata, ma anche un'occasione che il Parlamento deve cogliere per rispettare la volontà dei cittadini, una responsabilità che le Camere elette devono assumere, affinché i cintesi non vedano immotivatamente delusa la fiducia riposta nelle istituzioni e nello Stato. Non sarebbe, infatti, giustificabile un ulteriore ritardo nell'applicazione di una precisa e netta espressione dei cittadini, che si affidano ai propri rappresentanti in Parlamento per ottenere quanto da loro richiesto, quanto la legge consente, quanto la storia e la geografia attestano e quanto la logica impone.. 1 1 Il comune di Cinto Caomaggiore è distaccato dalla regione Veneto e aggregato alla regione Friuli Venezia Giulia, nell'ambito della provincia di Pordenone. 2 A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, i riferimenti alla regione Veneto e alla provincia di Venezia, contenuti in disposizioni di legge concernenti il comune di Cinto Caomaggiore, si intendono sostituiti da riferimenti, rispettivamente, alla regione Friuli Venezia Giulia e alla provincia di Pordenone. 3 Il Governo è autorizzato ad adottare, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, le disposizioni regolamentari necessarie per l'attuazione della presente legge. 2 1 Agli oneri derivanti dalle disposizioni della presente legge, valutati in euro 1.500.000 a decorrere dal 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. 2 Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui al comma 1 del presente articolo.