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Ho cercato di capire se procedimenti, anche giudiziari, riguardanti edilizia, affidamenti e ricorsi alla Corte dei conti potevano riguardare il passato, perché hanno ingenerato troppo contenzioso e troppi procedimenti che distolgono la giustizia ordinaria, amministrativa e contabile dalle questioni più importanti. All'articolo 10, sulle semplificazioni in materia di edilizia, vi sono degli spunti interessanti, salvo la questione riguardante la non efficacia retroattiva, di cui ho parlato. È un tentativo, non compiuto, di risolvere il problema della doppia conformità, che genera problemi negli atti notarili, ad esempio nelle successioni e in ogni pratica edilizia che venga presentata. A volte, la pratica non ha richiamo precedente o ha qualche piccola difficoltà, se non è ante 1967, ma ha tempi più recenti. Forse, questa data si poteva spostare. Al contrario, il vincolo rimosso del medesimo sedime e della medesima sagoma, se inserito in un piano urbanistico che preveda un programma di rigenerazione urbana, è un di più, perché i piani urbanistici, seppure con le varianti parziali, possono essere in qualche modo superati, hanno dei tempi che non sono quelli della semplificazione. Vi è, però, una buona idea. Al comma 5 c'è la classificazione delle strutture leggere destinate a essere rimosse alla fine del loro utilizzo stagionale, come attività edilizia libera. Ciò è buono. La proroga della validità dei titoli edilizi per inizio e fine lavori di tre anni è interessante. Inviterei chi decide, i vostri tecnici, i vostri uffici, coloro che consultate, i Ministri, i Sottosegretari - vi sono diversi Ministeri competenti in materia - a tornare sul fatto che si possa lavorare nel settore dei lavori pubblici (di cui agli articoli 1 e 2) e in quello dell'edilizia (di cui all'articolo 10) in maniera molto più semplice e veloce, senza la paura di dover decidere, anche su una lieve difformità, attraverso procedure complesse e costose. La non conformità prevede un tributo pari al doppio del valore incrementale del bene, certificato e peritato dall'Agenzia del demanio. Su questo ci si può discutere all'infinito, ma è pericoloso e non è semplificazione. Sugli eventi sismici, vi sono tre problemi - a mio avviso - non risolti: sui rifiuti, occorre semplificare e "sorvolare"; sì alla sanatoria e al condono edilizio; no alla gara d'appalto per i privati, altrimenti ne verremo fuori nel 2100. All'articolo 22, sul controllo concomitante della Corte dei conti per accelerare gli interventi di sostegno e rilancio dell'economia nazionale, dico no, perché non è semplificazione, ma è esattamente il contrario. Sugli articoli dal 24 in poi, alcuni di essi, come quello sulla cittadinanza digitale, sollevano problemi etici, morali, generali e politici che andrebbero discussi, e non soltanto dai Ministeri, ma anche dal Parlamento. Concludo con un articolo che presenta due spunti tecnici interessanti, che sono quelli che devono interessare alla gente. Il comma 5 dell'articolo 38 disciplina le caratteristiche tecniche delle infrastrutture digitali. Esiste una giungla di sotto servizi. Pertanto, realizzare una micro trincea di larghezza variabile da 2 a 4 centimetri, profonda da 10 a 35 centimetri, creerà - a mio avviso - dei problemi. Mi rivolgo qui al Sottosegretario, che è competente per siffatti problemi. Il comma 6 riguarda la localizzazione degli impianti. Pensando al 5G, chiudo con una battuta. Questa norma vale anche per i Comuni con amministrazioni di centrodestra, che potranno superare i comitati: fate decreti-legge semplificati, come il decreto n. 104 del 14 agosto 2020, che non richiedano, per ogni copia di stampa, l'abbattimento di un albero. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, abbiamo detto più volte - mi pare, però, proprio il caso di ribadirlo - che, dopo la pandemia, niente sarà più come prima. Questo provvedimento semplificazioni, molto importante e corposo, per quanto ci riguarda, affronta un'emergenza che è quella, fondamentale, dei tempi di intervento, perché anche gli interventi migliori, più corposi, più razionali, se non arrivano in concreto, nell'immediato, rischiano di essere totalmente inutili. Abbiamo visto che niente sarà più come prima e in questo frangente l'Italia, che tanto ha fatto e tanto sta facendo, ha però incontrato, per quanto riguarda i tempi, i nodi storici fondamentali della sua arretratezza di sistema Paese. Sotto questo aspetto, abbiamo visto dei provvedimenti urgenti che - come abbiamo doverosamente già detto - hanno tardato ad arrivare in concreto nelle case dei cittadini o sui luoghi di lavoro a causa di questi nodi storici. Naturalmente si può intervenire con provvedimenti di azzeramento, di annichilimento dello Stato, come condoni o simili, o si può intervenire per affrontare i nodi storici. Il provvedimento in esame ovviamente non solo interviene sull'emergenza, ma vuole anche dare una nuova impostazione. Vorrei dire che il lavoro in Parlamento è stato davvero importante, e non è il consueto - seppur sempre dovuto - ringraziamento di prassi. Mi pare che in questo caso il lavoro in Commissione sia stato molto approfondito e proficuo, e ha dato un ruolo al Parlamento, maggioranza e opposizione, e su questo penso che dovremmo riflettere per trarne degli spunti positivi. C'è una questione dirimente sulla quale ci confrontiamo: niente sarà più come prima, perché vediamo che c'è bisogno di un intervento pubblico che funzioni; la risposta non può essere che lo Stato si scansa e si fa da parte, e qui sta una grossa differenza di impostazione. Il punto è che noi riteniamo che ci voglia uno Stato presente, che funzioni e sostenga. E riteniamo anche che ci sia un tema di uniformità di sostegno, perché tra i nodi storici che scontiamo e su cui bisognerà riflettere c'è la frammentazione delle risposte del pubblico, che non è assolutamente più sopportabile. Naturalmente non basta richiamarsi ai buoni sentimenti delle nostre comunità, che va sempre bene, non impegna, ma non vorremmo mai che fosse uno scansarsi e un farsi da parte valorizzando gli ottimi sentimenti delle nostre comunità, alle quali dobbiamo sempre moltissimo. Cito alcune questioni che ritengo simbolicamente importanti. C'è tutta la parte relativa alla responsabilità degli amministratori, che esemplificherei con il fatto che si tende a punire, a sanzionare l'inerzia, tipica di uno Stato o di un apparato pubblico ormai avvitato su se stesso. Bisognerebbe, però, anche guardare diversamente quando si opera e si fa qualcosa, differenziando l'intervento sulla responsabilità e sulla valutazione; sapendo che, quando parliamo di pubblica amministrazione, il tema della discrezionalità dell'intervento è delicato e importante. C'è il tema della diffusione dell'amministrazione digitale che - come è stato già detto - ci imporrà e ci impone un'organizzazione diversa, un pensiero diverso che ancora non è sufficiente. Non stiamo parlando, ovviamente, semplicemente di una tecnologia; è la stessa differenza che esiste tra discutere di smart working e di telelavoro.