[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale della legge della Regione Toscana 4 aprile 2003, n. 19 (Disposizioni in materia di tutela della fascia costiera e di inquinamento delle acque. Modifica alla legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 6 giugno 2003, depositato in cancelleria il 16 giugno 2003 ed iscritto al n. 51 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione della Regione Toscana; udito nell'udienza pubblica dell'11 maggio 2004 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; uditi l'avvocato dello Stato Anna Caputi Iambrenghi per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Lucia Bora e Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in via principale, della legge della Regione Toscana 4 aprile 2003, n. 19 (Disposizioni in materia di tutela della fascia costiera e di inquinamento delle acque. Modifica alla legge regionale 1 dicembre 1998, n. 88), modificativa dell'art. 20, comma 2, della legge regionale 1° dicembre 1998, n. 88, chiedendone la dichiarazione di illegittimità costituzionale, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione; il ricorrente lamenta che tale legge abbia attribuito alle Province la competenza in materia di autorizzazioni - previste dall'art. 35 del d. lgs. 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole) - relative all'immissione in mare di alcuni materiali, che non rientrerebbero tra quelle riconosciute alla competenza regionale. La recente legge 31 luglio 2002, n. 179 (Disposizioni in materia ambientale), all'articolo 21, individua nella Regione l'autorità competente per il rilascio delle autorizzazioni, consentite solo quando le immissioni in mare siano finalizzate al ripascimento e provengano da casse di colmata, vasche di raccolta o comunque da strutture poste in ambito costiero, prevedendo specifiche procedure in caso di impiego di materiali provenienti dai fondali marini. Le norme regionali impugnate, attribuendo alle Province le funzioni relative alle autorizzazioni all'immersione in mare da generiche strutture ubicate in ambito costiero, peraltro anche relativamente ad ulteriori materiali, sarebbero andate oltre quanto il citato art. 21 della legge n. 179 del 2002 riconosce in ordine alla competenza al rilascio delle previste autorizzazioni. In particolare, le funzioni relative alla concessione di autorizzazioni relative all'immersione di materiali, anche da navi o aeromobili, sono oggi esercitate dal Ministro dell'ambiente. Le norme regionali impugnate costituirebbero una elusione del sistema delle autorizzazioni delineato dalla normativa statale, che lascia alle Regioni solo la competenza sulle autorizzazioni relative ad opere di ripascimento, e sarebbero invasive della competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, stante la necessità di individuare standard uniformi di tutela. 2.- Nel giudizio si è costituita la Regione Toscana, in persona del Presidente della Giunta regionale, che ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile e infondata. In una memoria depositata in prossimità dell'udienza, la Regione Toscana sostiene che non sarebbe stata invasa la competenza statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, perché la legge regionale avrebbe trasferito alle Province funzioni già attribuite dallo Stato alla competenza regionale. In particolare, l'art. 35 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, non individua l'Amministrazione competente a rilasciare l'autorizzazione per l'immissione in mare. Detta competenza va individuata in base al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che, all'art. 80, comma 1, lettera s), riserva allo Stato unicamente l'autorizzazione agli scarichi nelle acque del mare da parte di navi e aeromobili, trasferendo alle Regioni le restanti competenze. In base al riparto di competenze stabilito dal decreto legislativo n. 112 del 1998, sono regionali le competenze attinenti all'immersione in mare, ove ammissibile, di sostanze diverse dagli scarichi, come inerti, materiali geologici inorganici e manufatti, che, essendo materiali destinati al riutilizzo, non costituiscono scarico. In questo contesto è intervenuto l'art. 21 della legge n. 179 del 2002, con il quale viene completato il trasferimento alle Regioni delle competenze autorizzatorie anche in relazione a materiali provenienti da escavo di fondali marini, salmastri o di terreni litoranei emersi che scarichino in casse di colmata, vasche di raccolta, strutture di contenimento in ambito costiero. In conclusione, in base al quadro delle norme sopra citate, la riserva statale opererebbe solo con riguardo ai materiali di escavo di fondali marini, salmastri o di terreni litoranei emersi se scaricati in mare o se provenienti da navi o aeromobili; le altre competenze sarebbero regionali. Legittimamente quindi la Regione Toscana, mediante la legge regionale impugnata dallo Stato, avrebbe trasferito alle Province le funzioni di rilascio delle autorizzazioni di cui all'art. 35 del d.lgs. 152 del 1999, in quanto si tratta di competenze non riservate allo Stato dall'art. 80 del d.lgs. 112 del 1998, e perciò non sussisterebbe alcuna invasione della competenza statale. Del resto, aggiunge la Regione Toscana, in occasione del ricorso per conflitto di attribuzione proposto dalla Regione Liguria avverso una circolare ministeriale che attribuiva la competenza dello Stato a consentire l'immersione in mare di materiali di escavo e di inerti, l'Avvocatura generale dello Stato ha concordato con la Regione ricorrente circa la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso, a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 21 della legge n. 179 del 2002, che ha chiaramente individuato nella Regione l'autorità competente al rilascio delle autorizzazioni previste dall'art. 35, comma 2, del d.lgs. 152 del 1999, in materia di ripascimento delle zone costiere e di immersione in mare di materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di terreni litoranei emersi (sentenza della Corte costituzionale n. 114 del 2003, che conclude per l'inammissibilità della questione per sopravvenuto difetto di interesse).1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha presentato ricorso in via principale nei confronti della legge della Regione Toscana 4 aprile 2003, n. 19 (Disposizioni in materia di tutela della fascia costiera e di inquinamento delle acque.