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Misure per il potenziamento e l'estensione del reddito di inclusione e per favorire l'occupabilità dei suoi beneficiari. Onorevoli Senatori. – Negli ultimi anni, i governi a guida del Partito democratico hanno perseguito politiche di sviluppo improntate, congiuntamente, alla crescita e all'inclusione sociale, secondo un approccio «attivo» e sistemico, non meramente emergenziale, che ha segnato un cambiamento di paradigma nelle politiche contro la povertà. In particolare, con l'approvazione della legge n. 33 del 2017 e della sua disciplina attuativa (decreto legislativo n. 147 del 2017), l'Italia si è dotata strutturalmente – per la prima volta nella sua storia – di una misura unica nazionale di contrasto alla povertà, intesa come impossibilità di disporre dell'insieme dei beni e dei servizi necessari a condurre un livello di vita dignitoso. Individuato dalla nuova disciplina come livello essenziale delle prestazioni da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale, il reddito di inclusione (ReI) non è solo uno strumento di sostegno al reddito, ma un progetto per l'autonomia. Il nucleo familiare, affiancato dai servizi territoriali, è tenuto a condividere un percorso finalizzato all'inclusione sociale e lavorativa, che prevede non solo l'attivazione di specifici sostegni, sulla base dei bisogni manifestati complessivamente dalla famiglia, ma anche l'impegno a svolgere specifiche attività, alle quali il beneficio è condizionato. In questo senso il ReI non è una misura puramente assistenziale, ma una concreta opportunità di attivazione sociale e lavorativa. Il reddito di inclusione si articola in due parti: un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica (Carta ReI) e una componente di servizi alla persona, attivata sulla base di un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà. L'ammontare del beneficio economico, concepito come integrazione delle risorse a disposizione delle famiglie, è determinato in base alla differenza tra il reddito familiare del nucleo beneficiario e una soglia di reddito equivalente, individuata in modo da raggiungere tendenzialmente il numero di famiglie che risultano in condizione di povertà assoluta. Riparametrato attraverso la scala di equivalenza dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), l'importo del beneficio economico varia in base al numero dei componenti del nucleo familiare. Pienamente operativo dal 1º gennaio 2018, dopo appena tre mesi, il reddito di inclusione aveva già raggiunto oltre 110.000 famiglie (317.000 persone), cui si devono aggiungere le 119.000 famiglie ancora coperte dal sostegno per l'inclusione attiva (SIA) (la misura vigente fino al 2017, destinata ad essere progressivamente sostituita dal ReI). In totale – secondo i dati dell'Osservatorio statistico sul ReI (curato dall'INPS e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali) pubblicati il 29 marzo scorso – nel primo trimestre 2018 sono risultati coperti dalla misura unica nazionale contro la povertà oltre 230.000 nuclei familiari e circa 870.000 persone (poco meno del 50 per cento della platea annuale stimata), con un importo medio del beneficio mensile pari a poco meno di 300 euro per la generalità della platea, che sale a 430 euro per le famiglie numerose con minori. La maggior parte dei benefìci economici risulta erogata nelle regioni del Sud (72 per cento), con interessamento del 76 per cento delle persone coinvolte (in particolare, Campania, Calabria e Sicilia sono le regioni con maggiore numero assoluto di beneficiari, rappresentando insieme il 60 per cento del totale delle famiglie e il 64 per cento del totale delle persone coinvolte). Le famiglie con minori rappresentano il 52 per cento dei nuclei beneficiari (il 69 per cento delle persone interessate), mentre risultano pari al 20 per cento le famiglie con disabili (il 20 per cento delle persone interessate). Sul piano della copertura si tratta di risultati fondamentali, ma ancora parziali, poiché non colgono l'espansione della platea già prevista, a legislazione vigente, a decorrere dal 1º luglio 2018. Da quella data sarà infatti superata ogni limitazione categoriale del beneficio, fino ad allora riservato a famiglie con peculiari condizioni di svantaggio (nuclei con figli minori, donne incinte, disabili, eccetera) e il ReI diventerà di fatto una misura universale, secondo la sua vocazione originaria. Con la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017), il Governo ha operato un ulteriore rafforzamento del ReI, scegliendo di destinare maggiori risorse, per un verso, all'immediato incremento del beneficio economico per le famiglie più numerose (che oggi può raggiungere l'importo di 535 euro al mese per una famiglia di 5 o più componenti) e, per altro verso, all'allargamento progressivo della platea, fino alla sua copertura universale. In tal modo, entro la fine del 2018, i nuclei familiari beneficiari del ReI potranno arrivare fino a 700.000, corrispondenti a quasi 2,5 milioni di persone. In definitiva, se si assumono a riferimento i 50 milioni di euro una tantum stanziati nel 2012 per la prima misura sperimentale, si può evidenziare come in pochi anni, dalla legge di bilancio 2016, che ha avviato la costruzione del ReI, a quella per il 2018, l'Italia abbia fatto un gigantesco passo avanti nelle politiche di contrasto alla povertà, arrivando a dotarsi di una misura permanente che vale oltre 2,3 miliardi di euro nel 2018 e quasi 3 miliardi di euro a partire dal 2020 (considerando anche le risorse europee del Programma operativo nazionale-PON Inclusione, destinate al finanziamento dei servizi). Secondo una logica di coerente sviluppo delle politiche avviate nella scorsa legislatura, il presente disegno di legge mira a rafforzare ulteriormente l'istituto del reddito di inclusione, in termini sia di incremento del beneficio economico che di estensione della platea, nonché a sostenere attivamente l'occupabilità dei suoi beneficiari. Alla luce dei risultati raggiunti, coerentemente con quanto indicato dal programma elettorale del Partito democratico, che da sempre considera prioritari per la sua agenda politica i temi del contrasto alle disuguaglianze e dell'inclusione sociale – e che espressamente si è impegnato «a raddoppiare i fondi a disposizione per il reddito di inclusione, per raggiungere tutte le persone che vivono in condizione di povertà assoluta nel corso della prossima legislatura» –, si intende proseguire nel percorso iniziato «investendo ulteriori risorse in modo da ampliare la platea dei destinatari e la rete di servizi, garantendo a tutti i poveri un reddito sufficiente a essere parte attiva della società». A tal fine, il presente disegno di legge prevede, anzitutto, l'incremento dell'ammontare del beneficio economico (articolo 1). A questo fine si prevedono tre diversi ordini di intervento nell'ambito del meccanismo di calcolo del ReI (di cui all'articolo 4 del decreto legislativo n. 147 del 2017): (i) l'incremento della soglia del beneficio economico da 3.000 a 4.000 euro; (ii) l'eliminazione del parametro per cui tale valore è moltiplicato, pari a oggi, in sede di prima applicazione, al 75 per cento;