[pronunce]

28 luglio 2000, n. 254, attribuendo ai medici universitari la facoltà di esercitare l'attività libero-professionale intramuraria in regime ambulatoriale presso i propri studi, nei casi di carenza di strutture e di spazi idonei all'interno delle aziende ospedaliero-universitarie, inciderebbe sulla fondatezza delle censure riferite all'art. 5, comma 8, del d. lgs. n. 517 del 1999; che, ad avviso dell'interveniente, detta norma, fissando un termine perentorio per l'esercizio dell'opzione in esame, non sarebbe legata da alcun nesso con il comma 7, occorrendo in ogni caso considerare che i medici universitari, quando effettuano la scelta, sono consapevoli degli effetti che ne derivano; che, secondo l'Avvocatura, le censure riferite all'art. 5, comma 7, cit. , ed alle disposizioni ad esso sottese, sarebbero infondate, in quanto gli incarichi di direzione dei programmi del comma 4 sono stati ragionevolmente riservati ai medici universitari i quali, scegliendo il rapporto esclusivo, assicurano piena disponibilità per la loro realizzazione, ed inoltre le norme censurate non violerebbero il principio di compenetrazione tra attività assistenziale ed attività didattica e di ricerca, poiché i medici universitari che scelgono il rapporto non esclusivo continuano a svolgere l'attività di ricerca e didattica strumentale rispetto a quella assistenziale; che, secondo la difesa erariale, le censure riferite all'art. 76 della Costituzione sarebbero infondate, dato che la legge-delega ha inteso rafforzare la collaborazione tra università e Servizio sanitario nazionale; che nei giudizi promossi con le ordinanze di rimessione iscritte ai numeri 551, 558, 559 e 727 del registro ordinanze dell'anno 2001, si sono costituiti alcuni dei ricorrenti nei processi principali, facendo sostanzialmente proprie le conclusioni del Tar, censurando altresì l'art. 5, comma 10, del d. lgs. n. 517 del 1999. Considerato che l'identità delle norme impugnate, delle censure proposte e dei parametri costituzionali invocati, nonché la sostanziale identità delle argomentazioni svolte nelle ordinanze di rimessione rendono opportuna la riunione dei giudizi; che, successivamente alla pronunzia di tutte le ordinanze di rimessione, è sopravvenuto il decreto legge 29 marzo 2004, n. 81 (Interventi urgenti per fronteggiare situazioni di pericolo per la salute pubblica), convertito, con modificazioni, in legge 26 maggio 2004, n. 138, che ha modificato, con l'art. 2-septies, il comma 4 dell'art. 15-quater, del d. lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, il quale ora dispone che i dirigenti sanitari «possono optare, su richiesta da presentare entro il 30 novembre di ciascun anno, per il rapporto di lavoro non esclusivo, con effetto dal 1° gennaio dell'anno successivo. Le regioni hanno la facoltà di stabilire una cadenza temporale più breve. Il rapporto di lavoro esclusivo può essere ripristinato secondo le modalità di cui al comma 2. Coloro che mantengono l'esclusività del rapporto non perdono i benefici economici di cui al comma 5, trattandosi di indennità di esclusività e non di indennità di irreversibilità. La non esclusività del rapporto di lavoro non preclude la direzione di strutture semplici e complesse»; che alla norma sopra richiamata, che ha innovato un peculiare profilo della disciplina del rapporto di lavoro dei dirigenti sanitari, rinvia espressamente l'art. 5, comma 3, del d. lgs. n. 517 del 1999; che, peraltro, in data posteriore ad otto delle ordinanze in esame è sopravvenuto l'atto di indirizzo e coordinamento approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 maggio 2001 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 184 del 9 agosto 2001), recante le linee guida concernenti i protocolli di intesa da stipulare tra regioni e università per lo svolgimento delle attività assistenziali delle università nel quadro della programmazione sanitaria nazionale e regionale, il quale, tra l'altro, stabilisce le direttive riguardanti le modalità della collaborazione tra detti enti, allo scopo di assicurare l'integrazione delle attività assistenziali, didattiche e di ricerca, fissando inoltre i criteri per l'organizzazione interna delle aziende ospedaliero-universitarie; che, inoltre, questa Corte, con la sentenza 16 marzo 2001, n. 71, successivamente a sette delle ordinanze di rimessione, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale parziale dell'art. 15-nonies, comma 2, del d. lgs. n. 502 del 1992, disposizione alla quale espressamente rinviano il comma 3, nonché il comma 11 dell'art. 5 del d. lgs. n. 517 del 1999, entrambi oggetto di impugnazione da parte dei giudici a quibus; che, in definitiva, gli atti legislativi e regolamentari sopra indicati, nonché la citata sentenza n. 71 del 2001 di questa Corte influiscono sul complessivo quadro normativo di riferimento nel quale si inscrivono i diversi profili delle questioni di legittimità costituzionale sollevate e, pertanto, impongono un nuovo esame da parte dei rimettenti dei termini delle questioni e della loro perdurante rilevanza.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti al Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 aprile 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Piero Alberto CAPOTOSTI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 aprile 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA