[pronunce]

Né in senso diverso potrebbe invocarsi la qualificazione del territorio delle Alpi come “zona faunistica a se stante” (art. 11 della legge 157 del 1992), in quanto l'esercizio della potestà esclusiva della Provincia resta pur sempre subordinato al rispetto dei limiti posti dall'art. 4 dello statuto e così pure delle norme statali che esprimono principi dell'ordinamento o rispondono a “esigenze di carattere unitario” (sentenza n. 1002 del 1988). L'art. 29 della legge provinciale impugnata sarebbe altresì incostituzionale, sempre secondo il rimettente, nella parte in cui dilata i periodi in cui è ammesso l'esercizio dell'attività venatoria in Trentino rispetto a quelli tracciati dall'art. 18, comma 1, della legge n. 157 del 1992 e nella parte in cui ammette la caccia a specie che la norma nazionale non menziona (ad esempio, il gallo cedrone). Come affermato da questa Corte nella sentenza n. 323 del 1998, “la disciplina statale vincola anche le Regioni speciali e le Province autonome nella parte in cui delimita il nucleo minimo di salvaguardia della fauna selvatica, nel quale deve includersi - accanto alla enucleazione delle specie cacciabili - la disciplina delle modalità di caccia, nei limiti in cui prevede misure indispensabili per assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili. Al novero di tali misure va ascritta la disciplina che, in funzione di adeguamento agli obblighi comunitari, delimita il periodo venatorio”. La possibilità per la Provincia Autonoma di modificare le indicazioni della normativa statale è stata in tale ottica da questa Corte riconosciuta “al fine di limitare e non di ampliare il numero delle eccezioni al divieto generale di caccia” (sentenza n. 1002 del 1988). 2. - Ha depositato atto di intervento la Federazione italiana della caccia (FIDC), per chiedere che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. 3. - Ha depositato atto di intervento l'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature - Onlus, nel quale si richiama la giurisprudenza di questa Corte e la normativa statale in materia di caccia, che considerano il patrimonio faunistico come una risorsa unitaria da gestire nell'interesse del Paese, insistendo affinché sia dichiarata l'illegittimità costituzionale delle norme censurate. 4. - Ha depositato, infine, atto di intervento la Provincia autonoma di Trento, parte nel giudizio a quo, per chiedere che la questione sia dichiarata inammissibile e infondata per le ragioni che la difesa si riserva di esporre con separata memoria. 5. - In prossimità dell'udienza la Provincia autonoma di Trento ha depositato memoria, con la quale illustra le ragioni della richiesta di inammissibilità e infondatezza della questione formulata nell'atto di intervento. Con riferimento alla controversia di cui al giudizio a quo, la difesa della Provincia autonoma premette che a partire dal 1998 l'Ente Provinciale Protezione Animali e Ambiente (EPPAA) di Trento ha impugnato davanti al Tribunale regionale di giustizia amministrativa del Trentino-Alto Adige analoghe deliberazioni del Comitato faunistico provinciale della Provincia autonoma di Trento e che, fino al 2002, le impugnazioni presentate sono state respinte sia in sede cautelare sia di merito, senza peraltro che siano state accolte in tali giudizi le eccezioni di asserita illegittimità costituzionale sempre ugualmente prospettate dall'ente ricorrente. Riferisce la Provincia autonoma che il Tribunale rimettente, abbandonando il suo precedente orientamento, ha ritenuto, in occasione del ricorso che ha dato origine al giudizio a quo, che l'esame del fumus della domanda cautelare non potesse prescindere dalla valutazione della legittimità costituzionale della legge provinciale n. 24 del 1991 e ha sospeso provvisoriamente il provvedimento impugnato in attesa di pronunciare definitivamente sulla questione cautelare dopo la pronuncia di questa Corte. Successivamente, su ricorso della Provincia autonoma di Trento, il Consiglio di Stato, con ordinanza n. 3435 del 2002, ha annullato l'ordinanza di provvisoria sospensione, concessa dal giudice rimettente in attesa della definizione del presente giudizio di legittimità costituzionale, respingendo definitivamente l'istanza cautelare avanzata in primo grado dall'ente ricorrente nel giudizio a quo. La questione di legittimità costituzionale all'esame di questa Corte rimarrebbe, pertanto, come “astratta questione di diritto”, ma non avrebbe più collocazione nella fase cautelare alla cui soluzione era finalizzata, atteso che la fase cautelare si è ormai conclusa in senso negativo nel secondo grado del giudizio. La Provincia autonoma di Trento chiede a questa Corte di valutare la eventuale perdita di rilevanza della questione in conseguenza del venir meno, a seguito della richiamata ordinanza del Consiglio di Stato, della fase cautelare per decidere la quale la questione di legittimità costituzionale è stata sollevata o, quanto, al giudizio principale, in considerazione del fatto che l'efficacia dei provvedimenti impugnati si è ormai totalmente esaurita in seguito alla chiusura della stagione venatoria. La Provincia di Trento si rimette altresì alla decisione di questa Corte circa l'intervento del WWF, che dovrebbe essere ritenuto inammissibile, non essendo tale associazione parte nel giudizio a quo. Nel merito, la difesa della Provincia di Trento sostiene l'infondatezza della questione, rilevando la “specificità della posizione costituzionale” che lo statuto e le norme di attuazione assicurano alla Provincia e la “specificità del sistema venatorio” provinciale. La particolare autonomia legislativa riconosciuta alla Provincia di Trento in materia di caccia emerge non solo dalla attribuzione di potestà primaria ai sensi dell'art. 8, n. 15), dello statuto speciale, ma anche dalla norma di attuazione dello statuto posta all'art. 1, comma 2, del d.P.R. n. 279 del 1974, come modificato dal d.lgs. n. 267 del 1992, il quale dispone che “lo standard di protezione della fauna è disciplinato con legge provinciale che stabilisce il calendario venatorio e le specie cacciabili, attenendosi ai livelli di protezione risultanti dalle convenzioni internazionali o dalle norme comunitarie introdotte nell'ordinamento statale”. La potestà legislativa provinciale ha trovato concreta attuazione nella legge provinciale n. 24 del 1991, la quale disciplina analiticamente l'attività venatoria nel pieno rispetto della normativa comunitaria e degli obblighi internazionali pur essendo improntata a criteri differenti dalla disciplina legislativa statale. In particolare, i periodi di caccia indicati nell'art. 29, comma 2, della legge provinciale sono diversi da quelli statali, risultando a volte più brevi, a volte più lunghi, come avviene per le specie indicate al comma 2, lett. a), del citato art. 29, tra le quali rientrano gli ungulati. Tuttavia, al fine di garantire al sistema la necessaria flessibilità, la stessa legge provinciale affida al Comitato faunistico provinciale il compito di deliberare annualmente specifiche prescrizioni che, entro limiti fissati dalla legge, restringano o amplino i periodi di caccia.