[massime]

Finanza regionale - Disposizioni in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali - Sanzioni a carico delle Regioni che non adottano i provvedimenti richiesti - Taglio dell'ottanta per cento dei trasferimenti erariali, nonché taglio della metà delle somme destinate per l'esercizio 2013 al trattamento economico complessivo spettante ai membri del Consiglio e della Giunta regionali - Ricorsi delle Regioni Friuli-Venezia Giulia e Sardegna - Asserita violazione dell'autonomia finanziaria differenziata, in relazione alle spettanze finanziarie previste dagli statuti speciali - Insussistenza - Interpretazione conforme a Costituzione secondo cui sono escluse dall'espressione "trasferimenti erariali" le spettanze finanziarie previste in sede statutaria - Non fondatezza della questione.. Non è fondata la questione di legittimità costituzionale - promossa dalle Regioni autonome Friuli-Venezia Giulia e Sardegna in riferimento agli artt. 117 e 119 Cost., 48, 49, 54 e 63, quinto comma, dello statuto friulano, anche in relazione agli artt. 1, comma 152, della legge n. 220 del 2010 e 27, comma 7, della legge n. 42 del 2009, e 3, 4, 5, 7 e 8 dello statuto sardo - dell'art. 2, commi 1 e 2, del d.l. 10 ottobre 2012, n. 174 (convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 dicembre 2012, n. 213), i quali prevedono, a carico delle Regioni che non adottano i provvedimenti ivi contemplati, il taglio dei trasferimenti erariali nella misura dell'ottanta per cento (fatta eccezione per quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, delle politiche sociali e per le non autosufficienze e al trasporto pubblico locale), e, quale ulteriore sanzione, un taglio pari alla metà delle somme destinate per l'esercizio 2013 al trattamento economico complessivo spettante ai membri del Consiglio e della Giunta regionali. In mancanza di una specificazione legislativa dei trasferimenti erariali soggetti al taglio, un'interpretazione costituzionalmente conforme di tali norme impone di ritenere che ne siano escluse le spettanze finanziarie previste in sede statutaria, dovendosi, altrimenti, ritenere l'illegittimità costituzionale dell'ipotizzata inclusione, dal momento che il legislatore ordinario non può imporre limiti o condizioni ad una fonte di rango costituzionale. - Sul trasferimento della questione sulla nuova disposizione, nelle ipotesi in cui le modifiche normative non siano satisfattive rispetto alle censure, salvo che il testo novellato appaia dotato di un contenuto radicalmente innovativo rispetto alla norma originaria, v., ex plurimis , le citate sentenze nn. 219/2013, 193/2012 e 30/2012. - Sull'insegnamento - espresso soprattutto nei giudizi incidentali, ma che vale, per ciò che attiene alle decisioni di merito, anche nei giudizi in via principale - che una disposizione legislativa non si pronuncia l'illegittima costituzionale quando se ne potrebbe dare un'interpretazione in violazione della Costituzione, ma quando non se ne può dare un'interpretazione conforme a Costituzione, v. le citate sentenze nn. 46/2013 e 21/2013 e le citate ordinanze nn. 215/2012, 287/2011 e 110/2010. - Sull'impossibilità per il legislatore ordinario di imporre limiti o condizioni ad una fonte di rango costituzionale, v. la citata sentenza n. 198/2012.