[pronunce]

La difesa statale soggiunge infine che un'ulteriore possibilità di sospensione della riscossione a istanza del contribuente è prevista dall'art. 1, commi da 537 a 543, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge di stabilità 2013) 2.2. - L'Avvocatura generale dello Stato deduce poi l'infondatezza della questione con la quale la Commissione tributaria rimettente lamenta che la disposizione censurata utilizza l'«istituto della mediazione in modo erroneo ed illogico», sia perché ne affida la conduzione a una delle parti della controversia, sia perché la configura come obbligatoria «e come tale, in materia civile, già dichiarata incostituzionale» con la sentenza della Corte costituzionale n. 272 del 2012. La difesa statale osserva, al riguardo, che: a) il richiamo, operato dal giudice rimettente, alla direttiva n. 2008/52/CE «è del tutto improprio» in quanto l'art. 1, paragrafo 2, della stessa, prevede che «Essa non si estende, in particolare, alla materia fiscale, doganale e amministrativa»; b) anche il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 272 del 2012 in tema di mediazione civile è «del tutto fuori luogo», anche senza considerare che tale pronuncia di illegittimità costituzionale si fonda non sul contrasto dell'obbligatorietà della mediazione civile con i princípi costituzionali ma sul riscontro di un eccesso di delega (profilo che certamente non rileva con riguardo all'impugnato art. 17-bis, introdotto da un decreto-legge); c) la previsione che a condurre la mediazione debba essere un soggetto terzo rispetto alle parti della controversia, se può ritenersi «naturale» nel caso di controversie civili, sarebbe invece «impropria» nel caso di controversie tributarie, nelle quali una parte pubblica esercita un potere impositivo che trova fondamento nell'art. 53 Cost. A tale ultimo proposito, la difesa statale osserva che solo l'amministrazione finanziaria è titolare, nell'esercizio dell'attività di controllo dell'adempimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti (è richiamato, sul punto, l'art. 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recante «Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi»), del potere amministrativo di imposizione - nelle sue manifestazioni del potere di emissione nonché di annullamento e di rideterminazione del contenuto (anche con l'adesione del soggetto passivo del tributo) degli atti impositivi - e che ciò rileva, nella specie, con riguardo all'esclusività della titolarità del potere di annullamento di detti atti nell'àmbito del generale potere di autotutela. Coerentemente con tale principio, la disposizione impugnata ha attribuito il potere di riesame sul reclamo, «volto all'annullamento totale o parziale dell'atto» (comma 8 dell'impugnato art. 17-bis), nell'esercizio del generale potere di autotutela, alla stessa amministrazione finanziaria. L'affidamento di un potere siffatto a un terzo privato si sarebbe, per converso, tradotto in una indebita attribuzione allo stesso di un potere amministrativo, «con una (essa sì, costituzionalmente illegittima) "privatizzazione" del potere impositivo», riguardante diritti indisponibili. 2.3.- Quanto alle questioni con le quali il giudice rimettente lamenta che l'applicazione del reclamo e della mediazione previsti dalla disposizione censurata alle sole controversie relative ad atti emessi dall'Agenzia delle entrate e di valore non superiore a ventimila euro comporterebbe, per ciò solo, un trattamento meno favorevole di tali controversie (e dei contribuenti che ne sono parte) rispetto a quelle che, per essere relative ad atti emessi da soggetti diversi dall'Agenzia delle entrate e/o di valore superiore a ventimila euro, sono escluse dall'applicazione di detti istituti, la parte pubblica ne eccepisce anzitutto l'inammissibilità in ragione della già rilevata erroneità di tale presupposto. Ad avviso della difesa dello Stato, tali questioni sono, comunque, infondate. Ciò perché la già evidenziata necessità che la mediazione tributaria sia condotta da ciascun ente impositore, in quanto avente il potere di rinunciare alla propria pretesa o di ridurla, comporta, da un canto, «una diversità di situazione» tra le controversie relative ad atti emessi dall'Agenzia delle entrate e quelle che coinvolgono altri enti impositori, che «rende non comparabili le relative fattispecie»; dall'altro, la necessità, per il legislatore, nel caso in cui decida, nell'esercizio della propria discrezionalità, di prevedere il reclamo e la mediazione anche per controversie relative ad atti emessi da enti diversi dall'Agenzia delle entrate, di predisporre le risorse, le strutture e i mezzi necessari per l'esercizio di tale ulteriore attività amministrativa. Secondo la difesa statale, le «medesime motivazioni sono alla base della scelta di limitare, nella prima fase di avvio, l'applicazione del nuovo istituto alle sole cause di importo non rilevante». 2.4.- L'Avvocatura generale dello Stato formula poi, «per completezza», alcune osservazioni che ritiene idonee a dimostrare, anche alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale, l'assoluta assenza di contrasto tra la disposizioni impugnata e «i principi costituzionali». La difesa statale sottolinea in particolare che l'obbligatoria presentazione del reclamo non determina per il contribuente un più gravoso esercizio dell'azione in giudizio. Infatti, come si evince chiaramente dai commi 6 e 9 della disposizione impugnata, nel caso di mancata conclusione positiva della fase amministrativa del reclamo e della mediazione, l'art. 17-bis considera l'azione in giudizio «già esercitata al momento della presentazione del reclamo» - il quale «anticipa» il contenuto del ricorso, atteso che, con tale istanza, il contribuente chiede l'annullamento totale o parziale dell'atto sulla base degli stessi motivi di fatto o di diritto che intende proporre alla commissione tributaria provinciale nell'eventuale fase giurisdizionale - imponendo al contribuente, al fine della prosecuzione del contenzioso, solo l'onere di costituirsi in giudizio dinnanzi alla commissione tributaria.