[pronunce]

Secondo la giurisprudenza costituzionale, infatti, non tutti gli ambiti indicati nel secondo comma dell'art. 117 Cost. sarebbero configurabili come materie in senso stretto, poiché «in alcuni casi si tratta più esattamente di competenze del legislatore statale idonee a investire una pluralità di materie» (sentenza n. 407 del 2002). Alla competenza esclusiva statale è assegnata, tra l'altro, anche la tutela della libera concorrenza del mercato, settore su cui inciderebbe la disciplina regolatoria del Terzo settore, nella parte in cui definisce il regime fiscale e di favore dei relativi soggetti. Proprio con particolare riferimento al tema della tutela della concorrenza, con la sentenza n. 14 del 2004 questa Corte ha sottolineato l'intendimento del legislatore costituzionale del 2001 di unificare in capo allo Stato strumenti di politica economica che attengono allo sviluppo dell'intero Paese, «strumenti che, in definitiva, esprimono un carattere unitario e, interpretati gli uni per mezzo degli altri, risultano tutti finalizzati a equilibrare il volume di risorse finanziarie inserite nel circuito economico». 3.2.- Venendo alle censure relative agli artt. 61, comma 2, 62, comma 7, e 64 del d.lgs. n. 117 del 2017, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, con riferimento all'asserita lesione dell'autonomia regionale nelle materie di cui all'art. 117, terzo comma, Cost., la sovrapposizione dei due piani di riparto delle competenze andrebbe considerata alla luce, da un lato, del principio di salvaguardia della centralità dell'intervento programmatorio statale, dall'altro, del riconoscimento della possibilità d'integrazione delle disposizioni statali da parte delle Regioni (è richiamata la sentenza n. 282 del 2002). Riguardo all'asserita lesione dell'art. 117, quarto comma, Cost., invece, la giurisprudenza costituzionale sarebbe costante nel ritenere che non si possa ricondurre una disciplina legislativa alla potestà residuale regionale per il solo fatto che il suo oggetto non sia immediatamente riferibile a una delle materie elencate nei commi secondo e terzo dell'art. 117 Cost. (sono richiamate le sentenze n. 370 e n. 303 del 2003). Proprio in tale ottica, pertanto, le disposizioni censurate dalle Regioni troverebbero giustificazione, con conseguente superamento delle doglianze attinenti a tutti i parametri costituzionali invocati. 3.3.- Quanto alla violazione dell'art. 76 Cost., asseritamente prodotta dalla disciplina contenuta negli artt. 64 e 65 del d.lgs. n. 117 del 2017, la difesa statale osserva che la rappresentanza delle Regioni all'interno dell'ONC risponderebbe pienamente ai criteri di cui all'art. 5, comma l, lettera f), della legge n. 106 del 2016, atteso che la necessità di garantire l'uniformità della qualità dei servizi erogati dai soggetti del Terzo settore su tutto il territorio nazionale non consentirebbe di frazionare in maniera netta le attribuzioni dello Stato e delle Regioni. Il nuovo codice del Terzo settore, infatti, offrirebbe, per la prima volta, una disciplina organica della materia, a beneficio di tutte le realtà territoriali. 3.4.- Da ultimo, riguardo all'art. 72 del d.lgs. n. 117 del 2017 varrebbero le osservazioni sopra articolate in merito alla necessità d'interpretare la sovrapposizione dei piani di riparto delle competenze tra Stato e Regioni, da un lato, con la salvaguardia della centralità dell'intervento programmatorio statale, dall'altro, con il riconoscimento alle Regioni della possibilità d'integrazione delle disposizioni statali. 4.- Entrambe le parti ricorrenti hanno depositato memorie in prossimità dell'udienza, confermando e integrando le conclusioni rassegnate nei ricorsi. 4.1.- In particolare, in relazione al primo e al secondo gruppo di censure, secondo la Regione Veneto le ragioni d'illegittimità costituzionale del d.lgs. n. 117 del 2017 non sarebbero state superate dall'adozione da parte del Consiglio dei ministri del decreto legislativo, intitolato «Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante "Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106"». Non avrebbero trovato accoglimento, infatti, i rilevi della Commissione affari costituzionali del Senato, che aveva chiesto la soppressione degli artt. 61, comma 2, e 62, comma 7, del d.lgs. n. 117 del 2017, sottolineando altresì che, nel regolare l'ONC e gli OTC, la disciplina legislativa non avrebbe valorizzato adeguatamente il ruolo delle strutture di controllo territoriali, alle quali verrebbero affidate funzioni meramente esecutive o istruttorie, in contrasto con quanto previsto dalla delega. Riguardo all'art. 72 del d.lgs. n. 117 del 2017, invece, la Regione Veneto sottolinea che il decreto correttivo avrebbe sì previsto l'introduzione della previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni sull'atto d'indirizzo relativo al «Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo settore». Tuttavia, allo stato non vi sarebbero elementi per escludere che si sia provveduto, senza il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni, all'adozione di tale atto d'indirizzo. Il che renderebbe tuttora sussistente l'interesse a ricorrere.1.- La Regione Veneto (reg. ric. n. 79 del 2017) e la Regione Lombardia (reg. ric. n. 80 del 2017) hanno promosso, in riferimento agli artt. 3, 76, 97, 114, 117, terzo e quarto comma, 118, 119 e 120 della Costituzione e al principio di leale collaborazione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 61, comma 2, 62, comma 7, 64, 65 e 72, quest'ultimo anche in relazione all'art. 73, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante «Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo l, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106». 2.- In considerazione dell'identità delle norme denunciate e delle censure proposte i due giudizi devono essere riuniti per essere trattati congiuntamente e decisi con un'unica pronuncia. 3.- Un primo gruppo di censure riguarda gli artt. 61, comma 2, 62, comma 7 e 64 del d.lgs. n. 117 del 2017, che disciplinano l'Organismo nazionale di controllo (da qui: ONC), attribuendo allo stesso funzioni di governo del sistema del "Terzo settore", tra cui, in particolare, l'individuazione del numero di enti accreditabili come Centri di servizio per il volontariato (da qui: CSV) nel territorio nazionale, nonché la determinazione dell'ammontare del finanziamento stabile triennale dei CSV, con la relativa ripartizione annuale e territoriale, su base regionale.