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La norma rappresenta una novità volta a rendere più stringente il divieto di pubblicazione delle conversazioni intercettate rispetto alle altre attività di indagine, in quanto fonte principale di propalazione di notizie e circostanze afferenti la vita privata di soggetti spesso accidentalmente coinvolti. Si introduce, altresì, un comma 2- ter nell'articolo 114, ove si precisa che è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, dei provvedimenti emessi in materia di misure cautelari (che atti di indagine non sono); di tali provvedimenti è tuttavia consentita la pubblicazione nel contenuto dopo che la persona sottoposta ad indagini ovvero il suo difensore ne abbiano avuto conoscenza; ciò al fine di rendere effettivo il controllo, anche della pubblica opinione, sulle ragioni dell'esercizio del potere di privazione della libertà personale ovvero di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria, ma solo dopo che la persona sottoposta ad indagini sia stata posta in grado di conoscere le accuse mosse a suo carico. L'articolo 1, comma 1, lettera c) , sostituisce l'attuale comma 3 dell'articolo 114, aggiornandolo alla luce dei contenuti della sentenza della Corte costituzionale n. 59 del 20-24 febbraio 1995; si prevede infatti che «se si procede al dibattimento, non è consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo del pubblico ministero, se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello. È sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni o dei quali sia data lettura in pubblica udienza». La lettera d) riproduce sostanzialmente il comma 7 dell'articolo 114, prevedendo una generale pubblicabilità nel contenuto degli atti non più coperti da segreto, salve le eccezioni dianzi evidenziate. L'articolo 3 introduce, dopo l'articolo 266- bis del codice di procedura penale, l'articolo 266- ter che, risolvendo una questione giurisprudenziale controversa, precisa che le disposizioni di cui agli articoli. 266 e 266- bis si applicano anche alle intercettazioni della corrispondenza di tipo «epistolare» che, cioè, «non interrompono il corso della spedizione». Con l'articolo 266- quater vengono estese le disposizioni sulle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche alle operazioni di ripresa visiva a contenuto captativo di conversazioni e alle opoerazioni visive a contenuto non captativo che si svolgono nella privata dimora. Si prevede infine che le operazioni di ripresa fuori dai luoghi pubblici siano autorizzate con decreto motivato da parte del pubblico ministero. Nei luoghi pubblici esse sono invece eseguite di propria iniziativa dalla polizia giudiziaria. L'articolo 4 modifica l'articolo 267 del codice di rito, relativo ai presupposti e alle forme del provvedimento. In particolare, la norma proposta prevede la richiesta del pubblico ministero a disporre le operazioni di cui all'articolo 266 nei confronti del giudice per le indagini preliminari. Quest’ultimo risponde quindi con decreto motivato rispetto alla sussistenza di gravi indizi di reato e della assoluta indispensabilità dell'intercettazione ai fini dell'indagine. Viene quindi fissato il limite alle proroghe delle intercettazioni in tre mesi (ossia la metà del termine ordinario di durata delle indagini preliminari), superabile qualora siano emersi nuovi elementi di indagine anche desunti dai contenuti di conversazioni intercettate nel medesimo procedimento. Tali elementi debbono essere chiaramente indicati nel provvedimento di proroga. Si prevede, poi, un tendenziale limite a due proroghe per le intercettazioni tra presenti, salvo che siano emersi nuovi elementi, anche desunti dai contenuti delle conversazioni intercettate, che rendano necessaria la prosecuzione delle operazioni. L'articolo 6 modifica l'articolo 268 del codice di rito, introducendo una profonda innovazione relativamente agli impianti da utilizzare per lo svolgimento delle operazioni di intercettazione ed armonizzando il residuo contenuto del testo con gli articoli successivi. In particolare, viene previsto dal novellato comma 3 che le operazioni di registrazione dovranno essere effettuate per mezzo di impianti installati e custoditi in centri di intercettazione telefonica da istituirsi presso ogni distretto di corte d'appello. Le operazioni di ascolto delle conversazioni saranno invece compiute mediante gli impianti installati presso la procura della Repubblica ovvero, previa autorizzazione del pubblico ministero procedente, presso i servizi di polizia giudiziaria delegati per le indagini. Tale disciplina è volta a concentrare le operazioni di captazione ed ascolto nel minor numero di strutture possibile, onde ridurre i soggetti che possano avere accesso alle informazioni riservate da esse emergenti e garantire il miglior livello di sicurezza nella acquisizione e nel trattamento dei dati. L'articolo 7 introduce gli articoli 268- bis , 268- ter , 268- quater , 268- quinquies e 268- sexies e il successivo articolo 8 riformula l'articolo 269 del codice di procedura penale. La riservatezza dei soggetti coinvolti nelle intercettazioni viene assicurata attraverso un intervento diretto sul procedimento delineato dall'articolo 268 del codice di procedura penale. La sequenza procedimentale del deposito e della eliminazione del materiale irrilevante viene modificata, attribuendo prima al pubblico ministero e poi al giudice il potere-dovere di selezionare le intercettazioni da acquisire. La procedura prevista è la più snella possibile, non prevedendosi un'apposita udienza, che avrebbe comportato un inutile appesantimento ed allungamento dei tempi procedimentali (con violazione del precetto costituzionale della ragionevole durata del processo), bensì una facoltà del giudice di «sentire le parti, ove necessario, senza formalità». Viene comunque adeguatamente garantito il diritto di difesa, attraverso la previsione dell'interlocuzione del difensore, che può chiedere al giudice l'integrazione delle acquisizioni. In particolare, si prevede che al termine delle operazioni (salvo che il giudice non autorizzi il cosiddetto «ritardo del deposito»: articolo 268- bis , comma 3) il pubblico ministero debba depositare in segreteria, unitamente ai decreti di autorizzazione e proroga, i verbali e le registrazioni relativi alle conversazioni che ritiene rilevanti ai fini delle indagini, indicando le ragioni della rilevanza di essi; tutti gli altri atti relativi alle intercettazioni, ossia quelli irrilevanti in quanto «riguardanti fatti o circostanze estranei alle indagini», ovvero quelli di cui è vietata l'utilizzazione, devono invece confluire nell'archivio riservato. Ai difensori delle parti è dato immediatamente avviso che, entro il termine stabilito, hanno facoltà: a) di esaminare gli atti depositati e quelli custoditi nell'archivio riservato; b) di ascoltare le registrazioni, ivi comprese quelle custodite nell'archivio riservato; c) di indicare specificamente al giudice le conversazioni non depositate delle quali chiedono l'acquisizione, enunciando le ragioni della loro rilevanza; d) di indicare specificamente al giudice le conversazioni depositate che ritengono irrilevanti o inutilizzabili. Scaduto il termine, il giudice dispone con ordinanza l'acquisizione delle conversazioni che ritiene rilevanti e di cui non è vietata l'utilizzazione.