[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 6 del decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162 (Misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, nonché in materia di entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di obblighi di vaccinazione anti SARS-COV-2 e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali), poi convertito, con modificazioni e con diverso titolo, nella legge 30 dicembre 2022, n. 199, promosso dal Tribunale ordinario di Siena, in composizione monocratica, nel procedimento penale a carico di G. M., con ordinanza dell'11 novembre 2022, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 giugno 2023 il Giudice relatore Stefano Petitti; deliberato nella camera di consiglio del 7 giugno 2023.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza dell'11 novembre 2022, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2022, il Tribunale ordinario di Siena, in composizione monocratica, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6 del decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162 (Misure urgenti in materia di divieto di concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia, nonché in materia di entrata in vigore del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di obblighi di vaccinazione anti SARS-COV-2 e di prevenzione e contrasto dei raduni illegali), poi convertito, con modificazioni e con diverso titolo, nella legge 30 dicembre 2022, n. 199, in riferimento agli artt. 73, terzo comma, 77, secondo comma, della Costituzione, nonché al «coordinato disposto» degli artt. 3 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e all'art. 15, paragrafo 1, del Patto internazionale sui diritti civili e politici. 1.1.- Il rimettente premette di doversi pronunciare sull'imputazione, a carico di G. M., per i delitti di violenza privata (art. 610 del codice penale) e di danneggiamento (art. 635, primo comma, cod. pen.). Dall'ordinanza di rimessione si ricava che, all'udienza dell'8 novembre 2022, il pubblico ministero ha prodotto dichiarazione di remissione di querela da parte della persona offesa, espressamente accettata dall'imputato. In esito alla successiva udienza dell'11 novembre 2022, l'autorità procedente ha dichiarato chiuso il dibattimento e, contestualmente, ha disposto la sospensione del giudizio e ha sollevato le presenti questioni di legittimità costituzionale. 2.- A sostegno della rilevanza delle questioni, il giudice a quo osserva come, nel corso del giudizio, i termini di esercizio dell'azione penale in relazione ai delitti ascritti all'imputato sarebbero mutati per effetto dell'approvazione del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari). Quest'ultimo, all'art. 2, comma 1, lettere e) ed n), ha infatti stabilito, per i delitti di violenza privata e di danneggiamento, la procedibilità a querela della persona offesa. Poiché il mutamento del regime di procedibilità determina un ampliamento delle fattispecie estintive in relazione ai medesimi reati, le novità introdotte dal d.lgs. n. 150 del 2022 rappresenterebbero «il terreno elettivo di applicazione del principio di retroattività della norma penale più favorevole al reo», in grado di rendere necessaria, nel giudizio a quo, l'adozione di una sentenza di non doversi procedere, ai sensi dell'art. 531 del codice di procedura penale, a seguito dell'intervenuta estinzione di entrambi i reati ascritti all'imputato, per i quali non ricorrono le condizioni eccezionali che i novellati artt. 610, terzo comma, e 635, quinto comma, cod. pen. stabiliscono affinché i reati siano procedibili d'ufficio. Il d.lgs. n. 150 del 2022, a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17 ottobre 2022 e in assenza di esplicite previsioni relative alla sua vacatio, era destinato a entrare in vigore il 1° novembre 2022, decorso l'ordinario termine di quindici giorni stabilito dall'art. 73, terzo comma, Cost. 2.1.- A impedire un simile esito è stato, tuttavia, il d.l. n. 162 del 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 255 del 31 ottobre 2022 ed entrato in vigore, in forza di quanto stabilito dal suo art. 9, il giorno stesso della pubblicazione, il cui art. 6 ha aggiunto, nel corpo del d.lgs. n. 150 del 2022, l'art. 99-bis, ai sensi del quale «[i]l presente decreto entra in vigore il 30 dicembre 2022». Per effetto del differimento dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022 al 30 dicembre 2022, non potrebbe dispiegarsi, nel giudizio a quo, la concreta efficacia dei più favorevoli mutamenti del regime di procedibilità dei reati per cui si procede, benché, a seguito della remissione della querela e della conseguente accettazione ad opera dell'imputato, sussistano le condizioni per ritenere estinto il reato. Né, ad avviso del rimettente, sussisterebbero le condizioni affinché, in applicazione dell'art. 129, comma 2, cod. proc. pen. , nei confronti dell'imputato sia pronunciata una sentenza di assoluzione, non essendo emersa, secondo quanto richiesto dalla giurisprudenza di legittimità (è richiamata la sentenza della Corte di cassazione, sezioni unite penali, 28 maggio-15 settembre 2009, n. 35490), alcuna circostanza tale da escludere, in maniera incontrovertibile, l'esistenza dei fatti contestati, la loro rilevanza penale ovvero la non commissione degli stessi da parte dell'imputato. 3.- Nel merito, l'art. 6 del d.l. n. 162 del 2022 si porrebbe, anzitutto, in contrasto con l'art. 73, terzo comma, Cost. La disciplina costituzionale del termine di vacatio legis, pur ammettendo la possibilità che il legislatore detti un termine diverso, per l'entrata in vigore delle leggi, da quello di quindici giorni contenuto nel precetto costituzionale, riserverebbe tale facoltà alle «leggi stesse», intendendosi per tali quelle il cui periodo iniziale di vigenza viene differito.