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Alla paura va sostituita una speranza fondata su meccanismi ordinati e giusti, su alleanze tra società civile italiana e dei paesi di origine degli immigrati e su intese tra Stati reciprocamente interessati ad una programmazione legale congiunta dei movimenti di persone che, non va dimenticato, sono capitali fondamentali anche per lo sviluppo del paese di origine. La sicurezza, insomma, non va declinata solo attraverso presidi di carattere penale – come fatto finora – ma interpretata e costruita anzitutto nel prisma dell'inclusione e della sicurezza sociale: perché una società capace di accogliere e includere, perché dotata di dispositivi normativi pienamente adeguati allo scopo, è una società più sicura. Rimane illusorio, allora, pensare di continuare ad affrontare il fenomeno migratorio semplicemente attraverso misure di repressione dirette verso le organizzazioni non governative – che, sostituendosi a poteri pubblici indifferenti, tentano di porre rimedio e fine alle stragi di migranti nel Mediterraneo e sulla rotta balcanica – o verso gli stranieri già presenti in Italia, criminalizzati per una irregolarità alla quale non hanno modo di rimediare per le strutturali carenze del sistema. E rimane per noi inaccettabile il continuo processo di riduzione del riconoscimento di diritti, come recentemente avvenuto (ad opera del richiamato decreto-legge n. 20 del 2023) per i minori stranieri non accompagnati. L'immigrazione va governata e non subita, accompagnata da processi di inserimento, integrazione, inclusione e contemperando i legittimi interessi della persona migrante con quelli altrettanto legittimi della società civile ospitante evitando discriminazioni, segregazione etnica, religiosa o di genere. Di fronte a tale situazione, il presente disegno di legge si pone nella logica di un radicale cambio di paradigma che – superando l'impianto che il sistema è venuto assumendo a partire dalla legge Bossi-Fini – adegui il modello regolatorio alla realtà, assicurando al tempo stesso piena tutela alla persona straniera in ogni ambito della sua vita, dal lavoro, allo studio, alle relazioni familiari. Ciò richiede, anzitutto, un cambio di prospettiva che riporti al centro il lavoro del migrante. In questa chiave, diviene necessario rendere i flussi migratori stabili e regolari, gestendoli secondo princìpi fondamentali che hanno già animato diverse esperienze positive in altri Paesi e anche nel nostro e, in particolare, favorendo i meccanismi di sponsorizzazione, la semplificazione delle condizioni e delle modalità di rilascio, così come della durata dei permessi di soggiorno, la facilitazione dell'ingresso a persone dotate di particolari capacità in settori di importanza vitale per lo sviluppo economico e sociale del paese e i ricongiungimenti familiari. Per questo motivo, il primo è più importante principio ispiratore di questa proposta riguarda la riforma dei criteri e delle procedure di accesso legale nel Paese per lavoro allo scopo di rendere l'offerta di lavoro più consona alla domanda, di adeguare la normativa al quadro costituzionale rendendo di nuovo il tema del lavoro centrale nella programmazione, gestione e filosofia dell'immigrazione. Il presente disegno di legge si propone quindi di superare – nell'impostazione culturale e nell'applicazione pratica – l'impostazione della normativa vigente, offrendo gli strumenti per un governo razionale dell'immigrazione che ha come unico obiettivo la promozione dell'immigrazione regolare. Il disegno di legge si compone di sei articoli. L'articolo 1 modifica gli articoli 3 e 21 del testo unico di cui al richiamato decreto legislativo n. 286 del 1998. Nell'ottica del radicale cambio di prospettiva nella gestione dell'immigrazione, da emergenza a elemento ordinario delle società moderne, nel quadro di una rinnovata centralità di diritti e doveri a cominciare dal lavoro, la modifica all'articolo 3 reintroduce anzitutto la competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella gestione delle politiche migratorie, rendendo così evidente ed effettivo il passaggio da una visione esclusivamente securitaria a una visione inclusiva e responsabilizzante. In questa stessa prospettiva, si modificano i commi 3 e 4 dell'articolo 3, prevedendo che il documento programmatico, nell'individuare i criteri generali per la definizione dei flussi di ingresso nel territorio dello Stato, delinei gli interventi pubblici volti a favorire le relazioni familiari, l'inserimento sociale e l'integrazione culturale degli stranieri residenti in Italia, nel rispetto delle diversità e delle identità culturali delle persone, preveda gli strumenti per un positivo reinserimento nei Paesi di origine e tenga conto anche: a) dei dati relativi alla richiesta di lavoro elaborati dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali; b) delle indicazioni provenienti dai consigli territoriali per l'immigrazione istituiti presso le prefetture-uffici territoriali del Governo, dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano sui flussi sostenibili in rapporto alle capacità di assorbimento del tessuto sociale e produttivo. Il cambio di prospettiva rende altresì necessario un cambiamento nella definizione delle quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato – al netto dei ricongiungimenti familiari e delle misure di protezione – che potranno entrare non solo per lavoro subordinato, stagionale e non stagionale, e per lavoro autonomo, ma anche per ricerca di lavoro. Si tratta di una modifica fondamentale per rendere l'offerta di lavoro più consona alla domanda e che mette il tema del lavoro al centro della programmazione, della gestione e della stessa impostazione di principio delle politiche dell'immigrazione. Al fine di rendere effettiva la sinergia tra programmazione e fabbisogno, il comma 2 dell'articolo 1 modifica il comma 4- ter dell'articolo 21 prevedendo che le regioni debbano (e non già possano) trasmettere entro il 30 novembre di ogni anno il rapporto sulla presenza e sulla condizione degli immigrati extracomunitari nel territorio regionale, contenente anche le indicazioni previsionali relative ai flussi sostenibili nel triennio successivo in rapporto alla capacità di assorbimento del tessuto sociale e produttivo. L'articolo 2 inserisce un articolo 3- bis nel testo unico, dedicato alla formazione di liste di lavoratori stranieri che intendono fare ingresso nel territorio dello Stato per ricerca di lavoro. Si prevede, in particolare, che vengano definite – con decreto interministeriale – liste organizzate in base alle singole nazionalità con criterio cronologico, alle quali possano iscriversi i lavoratori stranieri che intendano fare ingresso in Italia per lavoro, anche stagionale, da coordinare con quelle già previste in attuazione delle intese conseguenti agli accordi con i Paesi di origine concernenti l'ingresso per lavoro e il rimpatrio e da realizzare prioritariamente con Stati che abbiano dimostrato un atteggiamento collaborativo in materia di contrasto all'immigrazione clandestina. La procedura per l'iscrizione nelle liste deve tenere conto del grado di conoscenza della lingua italiana, dei titoli e della qualifica professionale posseduti, dell'eventuale frequenza di corsi di istruzione e di formazione professionale nei Paesi di origine, nell'ambito dei quali sia garantita la diffusione dei valori a cui si ispira la Costituzione italiana e dei princìpi su cui si basa la convivenza della comunità nazionale. L'articolo 3 introduce nel testo unico un articolo 4.1, che disciplina l'ingresso nel territorio dello Stato per l'inserimento nel mercato del lavoro.