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purtroppo, invece, la lettera recava la firma del direttore della sede INPS competente ed è solo una delle numerose inviate dall'Istituto di previdenza a persone decedute in tutta Italia, dai contenuti improbabili, almeno da quanto si apprende dalle notizie riportate dalla stampa, secondo cui sono tante le famiglie che hanno ricevuto comunicazioni dirette a parenti deceduti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti di cui in premessa e, nel caso in cui rispondano al vero, quali iniziative intenda adottare per conoscere quante lettere vengano inviate dall'INPS senza adeguata valutazione e controllo e quali misure intenda mettere in campo perché questi incresciosi incidenti non si verifichino più, dal momento che vanno peraltro a incidere su famiglie già provate per la perdita di un proprio caro. Atto n. 3-02549 MISIANI MALPEZZI LAUS FEDELI MANCA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'articolo 8, ai commi da 9 a 11, del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all'emergenza da COVID-19 (cosiddetto decreto-legge "Sostegni"), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 maggio 2021, n. 69, prevede che i datori di lavoro, salve specifiche eccezioni, non possano avviare le procedure di licenziamento individuale e collettivo, nonché recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo: a) fino al 30 giugno 2021, per coloro che richiedano il trattamento di cassa integrazione ordinaria; b) dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021, per coloro che richiedano l'assegno ordinario e il trattamento di integrazione salariale in deroga; il blocco dei licenziamenti previsto fino al 31 marzo 2021 dall'articolo 1, comma 309, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021) e, successivamente, prorogato dal cosiddetto decreto-legge "Sostegni", ha rappresentato e rappresenta una risposta importante alla grave crisi economica causata dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 e all'esigenza di migliaia di famiglie di riuscire a superare questo drammatico periodo di crisi; considerato che: il decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali (cosiddetto decreto-legge "Sostegni bis ") prevede una serie di importanti misure promosse dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, finalizzate a sostenere la ripartenza delle imprese dopo la pandemia e a mantenere i livelli occupazionali, tra le quali il riconoscimento di ulteriori quattro quote di reddito di emergenza, l'estensione del contratto di espansione alle imprese con almeno 100 dipendenti, il contratto di rioccupazione, misure di decontribuzione per i settori del turismo, degli stabilimenti termali e del commercio, nonché ulteriori disposizioni in materia di trattamenti di integrazione salariale in un'ottica di riforma complessiva degli ammortizzatori sociali; in particolare, l'articolo 40, ai commi 3 e 4, prevede che i datori di lavoro privati, che a decorrere dalla data del 1° luglio 2021 sospendano o riducano l'attività lavorativa e presentino domanda di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, siano esonerati dal pagamento del contributo addizionale a carico delle imprese fino al 31 dicembre 2021, e che a questi ultimi sia precluso l'avvio delle procedure di licenziamento per la durata del suddetto trattamento di integrazione salariale; la norma, che dovrebbe riguardare circa 400.000 lavoratori secondo le prime stime, rappresenta una giusta soluzione in una fase molto critica, quale è quella che il Paese si accinge ad affrontare, nonché una risposta equilibrata per contemperare diverse esigenze nell'ambito di un percorso finalizzato a consentire al Paese di uscire dall'emergenza e di avviare un percorso virtuoso per la crescita; considerato che: il Parlamento ha affrontato più volte, come ricordato, il drammatico problema del blocco dei licenziamenti nel tentativo di evitare la perdita dei posti di lavoro durante l'emergenza più grave che il Paese abbia mai vissuto negli ultimi decenni e, al contempo, la possibilità che la crisi economica si trasformasse in una vera e propria crisi sociale; il Gruppo del Partito Democratico del Senato ha posto la questione, con un emendamento, durante la fase di conversione del cosiddetto decreto-legge "Sostegni", si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare a sostegno e tutela dei lavoratori nella fase di ripresa delle attività e della riorganizzazione dei sistemi produttivi dopo l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e in materia di politiche attive, nonché al fine di indirizzare il mercato del lavoro in un'ottica lungimirante di superamento di misure emergenziali nella fase di uscita dalla crisi pandemica. Atto n. 3-02550 PARENTE CARBONE FARAONE BONIFAZI CONZATTI CUCCA GARAVINI GINETTI GRIMANI MAGORNO MARINO NENCINI RENZI SBROLLINI SUDANO VONO Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro è tornato drasticamente all'attenzione dei media nazionali a causa di alcuni recenti incidenti che hanno destabilizzato l'opinione pubblica. Sulle pagine dei maggiori quotidiani di stampa, infatti, sono apparse nelle ultime settimane notizie drammatiche riguardanti gravi episodi di persone decedute sul lavoro. È il caso, per citare solo alcuni esempi recenti, di Luana D'Orazio, giovane operaia di un'azienda tessile di Prato "risucchiata" da un orditoio in funzione, o di Christian Martinelli, operaio meccanico rimasto schiacciato da un macchinario in un'azienda di Busto Arsizio; a tal proposito, come riportato anche dalle più importanti fonti stampa, i recenti dati pubblicati dall'INAIL riguardanti il numero di morti sul lavoro denotano una situazione drammaticamente preoccupante per il nostro Paese: nel solo primo trimestre del 2021, infatti, ben 185 persone hanno perso la vita sul luogo di lavoro, con un aumento dell'11,4 per cento rispetto allo scorso anno. Sebbene i medesimi dati indichino un calo rilevante delle denunce di infortunio presentate nel medesimo periodo di riferimento, ovvero oltre 2.000 casi in meno rispetto al 2020, e delle denunce di malattia professionale, che segnano una flessione di 500 unità, è tuttavia allarmante il dato inerente al comparto sanità e assistenza sociale, dove si è assistito all'aumento del 75 per cento degli infortuni sul lavoro; e ancora, nonostante i dati del 2020 risultino necessariamente influenzati anche dagli effetti devastanti della pandemia e dalle relative infezioni da COVID-19 in ambito lavorativo (circa un terzo delle morti complessive), è innegabile che il dato delle 1.270 morti bianche avvenute nel corso del 2020 è sconcertante: rispetto all'anno precedente, gli infortuni con esito mortale sono aumentati del 16,6 per cento, registrando in media oltre 3 decessi al giorno su base annua;