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Il ministro Costa aveva auspicato la possibilità di considerare tutti questi rifiuti come urbani di tipo pericoloso, con una gestione a parte, come avviene per le pile e i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), che pure sono rifiuti urbani, e quindi di creare una filiera di raccolta - presso le farmacie - e recupero, anche perché l'Istituto superiore di sanità ha messo chiaramente in evidenza che la loro sanificazione non è di difficile attuazione. La cosa non è stata attuabile per una serie di motivi che rientrano anche nella semplice disposizione normativa. Questo quindi è un auspicio che cogliamo, su suggerimento del Ministro, per migliorare e dare la possibilità in futuro di produrre dispositivi sanificabili e riciclabili, anche perché la differente raccolta si basa su un concetto alquanto difficile da condividere, ossia se la mascherina viene usata da un soggetto sicuramente contagiato è un dispositivo da raccogliere a parte; nel momento in cui è usata da cittadini cosiddetti normali e che non sanno di essere portatori o meno del virus, viene semplicemente buttata nella raccolta indifferenziata. Quindi qui c'è sicuramente un nodo di controsenso che va risolto. Oltre ai dispositivi di protezione personale, esiste una serie di produzione di materiali indotti, come il monouso, che è stato dimostrato e ribadito sia dall'Istituto superiore di sanità sia dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non servire ed essere un falso problema. Eppure ci troviamo - succede anche al ristorante del Senato - ad avere l'acqua in bottiglie non più di vetro, ma di plastica. Questo è chiaramente un aggravio che dobbiamo cercare di superare, perché è stato dimostrato che il cibo non è trasmettitore del virus e quindi tutto il monouso, utilizzato anche nell'impacchettamento dei generi alimentari, è assolutamente inutile. Allo stesso modo, i disinfettanti possono essere gli aggravanti dell'inquinamento delle acque reflue laddove non sono così necessari, come invece creduto normalmente da parte della popolazione; basta un lavaggio frequente. Ci troviamo in una situazione in cui potremmo dire che il gatto si morde la coda, perché stiamo affrontando un'emergenza sanitaria causata da un virus che è favorito - come è stato accertato - dall'inquinamento e dai cambiamenti climatici e, con la produzione di monouso e plastiche anche laddove non necessaria, stiamo favorendo questo habitat . La natura del legame tra lo smog e l'epidemia appartiene a quella che viene definita correlazione positiva, in quanto non c'è una correlazione causa-effetto. È stato accertato che, laddove c'è maggiore concentrazione di PM2,5 e PM10, c'è anche una predisposizione, probabilmente perché gli individui hanno già un'infezione polmonare che peggiora la loro ricettività al virus. Dobbiamo pertanto trovare soluzioni sia per la produzione dei dispositivi in questione, che per il loro smaltimento, perché altrimenti andiamo incontro a una bomba ecologica. Presso il Politecnico di Torino è stato stimato che soltanto per i dispositivi di uso sanitario c'è necessità di un miliardo di mascherine al mese. La plastica contribuisce in maniera drammatica al cambiamento climatico e disperde nell'ambiente gas serra. Da uno studio del CIEL, uno studio legale di interesse pubblico americano, è stato provato che c'è un fortissimo impatto della plastica sul cambiamento climatico perché, una volta dispersa nell'ambiente, continua a disperdere CO 2 e gas serra. Noi dobbiamo pertanto uscire da questa logica. Per questi motivi, voteremo a favore della proposta di risoluzione che impegna il Governo a imprendere, per quanto di sua competenza, ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare. (Applausi) . FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, è già stato messo in luce in maniera adeguata che il lavoro della Commissione è stato importante dal punto di vista sia del contenuto, che del metodo. In due mesi di attività molto serrata abbiamo avuto modo di incontrare molti mondi: esperti, istituzioni, rappresentanti di associazioni e categorie di tutti i settori che sono stati toccati direttamente dalla pandemia e che hanno a che fare direttamente con il ciclo dei rifiuti, i quali - in alcuni modi e casi - regolano e sovraintendono il sistema stesso. In particolare, è stato molto utile il rapporto stretto e organico che abbiamo mantenuto costantemente con l'Istituto superiore di sanità, piuttosto che con l'ISPRA. È stato dunque un grande lavoro comune, che ci ha dato la soddisfazione di votare unanimemente la relazione di chiusura dello stesso nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati e che ci consente oggi di presentare la risoluzione con le firme di tutti i Gruppi parlamentari presenti in quest'Aula. È già stato sottolineato come durante la pandemia vi sia stato certamente un aumento, di circa 200.000 tonnellate, di rifiuti legati ai dispositivi di protezione individuale, in particolare di mascherine e di guanti. A fronte di questo, il sistema ha retto; il sistema nazionale ha retto non certo perché vi sia un piano organico e di distribuzione capillare per affrontare in maniera adeguata la gestione e la chiusura del ciclo dei rifiuti nel nostro Paese (anzi, tutt'altro), ma semplicemente perché l'aumento di 200.000 tonnellate dei dispositivi di protezione individuale è stato esattamente pari alla diminuzione di rifiuti organici e non organici (quindi di rifiuti urbani) nel nostro Paese. Probabilmente si tratta di rifiuti non prodotti nelle case dalle famiglie, ma certamente legati a tutte le attività che hanno chiuso, ad esempio nel settore della ristorazione, all'interno delle città. Signor Presidente, ho solamente alcune sottolineature in questo quadro assolutamente importante dal punto di vista della collaborazione e della collegialità politica, con riferimento a questa risoluzione che vede la firma non solo del Partito Democratico e del sottoscritto, ma di tutti. Alcune raccomandazioni al Governo: incidere in maniera significativa e ancor di più sull'economia circolare; noi lo stiamo facendo. Alcune settimane fa in Commissione ambiente abbiamo terminato un lavoro, durato tre mesi, di recepimento delle quattro direttive europee votate dal Parlamento europeo nel 2018, legate all'economia circolare, e dunque ai veicoli usati, ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), alle discariche e agli imballaggi. Nel 2019 la legge di delegazione europea ha stabilito il quadro della norma generale e, all'interno di questo, lo schema di decreto legislativo predisposto dal Ministero dell'ambiente è stato elaborato dalla Commissione competente, anche in quel caso con soddisfazione. Tre di questi quattro provvedimenti, che modificano in maniera strutturale il sistema della gestione dei rifiuti, dei veicoli usati, delle discariche e una parte consistente del testo unico sull'ambiente, sono stati votati fondamentalmente senza voti contrari, nemmeno dell'opposizione. Questo per dire che il Senato ha lavorato in questa direzione e dunque si è fatto trovare pronto anche a quanto emerso nell'emergenza da Covid-19. Alcuni colleghi senatori hanno affrontato, nella dichiarazione di voto, il tema dell' end of waste ; voglio rispondere loro che non siamo stati fermi nemmeno su questo.