[resaula]

Il nostro pensiero e il nostro ricordo commosso vanno alle donne e agli uomini che non uscirono da quel campo, ma anche alle nuove generazioni nel tentativo di fare capire quanto possano essere distruttive tutte quelle forme di violenza di ieri e di oggi che traggono ispirazione da un clima di odio. (Applausi) . IANNONE (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, Fratelli d'Italia esprimerà un voto favorevole alla dichiarazione di monumento nazionale dell'ex campo di prigionia di Servigliano, un luogo che è stato passaggio della storia, degli anni più pesanti del Novecento. Il Parco della pace - come è denominato oggi - ha un valore testimoniale ed esprime un collegamento identitario e civico di eccezionale significato. Per questo motivo la dichiarazione di monumento nazionale non solo assume un valore simbolico, ma è anche memoria viva di un portato drammatico. Dal 1915 al 1955 - come ha ricordato il relatore - il campo di prigionia è stato purtroppo teatro degli orrori delle guerre e le diverse esperienze - tutte dolorose per noi che non conosciamo drammi di serie A e di serie B - vanno rispettate e riconosciute nella costruzione di quella cultura della memoria vera, senza volute dimenticanze che purtroppo molte volte riscontriamo anche nei libri di storia. Credo che questo atto del Parlamento e l'impegno comune di tutte le forze politiche rappresentino un segnale importantissimo nella volontà di pacificare finalmente la nostra comunità nazionale. Si inizia nel 1915, quando il campo di prigionia è stato creato erigendo un muro di tre metri e con 32 baracche nelle quali venivano stipati i prigionieri di guerra; si passa attraverso l'esperienza della Seconda guerra mondiale, con gli ebrei deportati ad Auschwitz da Servigliano; e, poi, abbiamo la pagina, a guerra finita, dal 1947 al 1955, dei profughi giuliano-dalmati in fuga dalla tragedia delle Foibe, del comunista maresciallo Tito, carne e sangue della nostra comunità nazionale (Applausi) ; per arrivare finalmente da anni a ricordare questo come un dramma non di serie B: anche queste storie - come è stato detto - passano da Servigliano. Rimasto abbandonato nel 1970, con il Comune che ha cercato di recuperarlo convertendolo in spazi sportivi, va dato merito all'associazione La Casa della Memoria di essersi impegnata dal 2001 in un lavoro di ricerca della memoria storica del campo. Vogliamo ringraziare il primo firmatario del provvedimento e tutti coloro che si sono aggiunti, compreso il mio Capogruppo, senatore Ciriani, nonché tutti i componenti della 7ª Commissione permanente del Senato, di cui mi onoro di far parte, per lo sforzo di unità politica che è stato compiuto. Desidero ringraziare anche il presidente Nencini e tutti i colleghi, nonché i nostri funzionari per il lavoro prezioso e insostituibile che svolgono. Credo dia una dimostrazione - e non per la prima volta - la nostra Commissione di impegno nella costruzione di un sentimento di pacificazione nazionale da consegnare alle nuove generazioni. La memoria vera - quella di tutti, quella non partigiana - è un patrimonio per la nostra comunità al fine di evitare che, avendo poca memoria, sia sempre d'accordo con l'ultimo che parla. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la storia del campo di Servigliano fa parte a pieno titolo di una storia più grande: la storia drammatica della prima metà del Novecento, quando convulsioni e tensioni sociali, anziché rafforzare le nascenti democrazie, diedero invece fuoco ai nazionalismi, alle guerre, ai totalitarismi, alla perdita della ragione e alla negazione dell'umanità e quegli ettari di terra del campo vennero chiusi e recintati da un muro, diventando crocevia di eventi che hanno segnato l'esistenza di milioni di persone nell'Europa dilaniata. Il campo di Servigliano è questo luogo: un simbolo e uno dei punti che formano una mappa della memoria che lega innumerevoli città in tutta Europa e che tutta andrebbe tracciata, conservata e vissuta in modo che gli occhi dei più giovani - in particolare le studentesse e gli studenti - incrocino, attraverso foto e documenti, gli occhi, le vite e lo sguardo di chi in quei campi fu rinchiuso, potendo riscattarne il diritto e la vita che vennero loro usurpati, attraverso il dovere della memoria. La memoria, per vivere, ha bisogno di luoghi, perché si alimenta di fisicità, esperienze sensoriali ed emozioni che diventano indelebili e ci consegnano la coscienza che il mondo ci è stato dato per trasmetterlo alle generazioni future, come ha scritto Adriano Prosperi. A questo serve il provvedimento in esame e per questo - penso - ha un significato che va al di là del suo oggetto, perché una società che perde la memoria rimane cieca e senza identità. È questo il rischio che corriamo in questo tempo, che è dominato dal flusso incessante dei social network , che riduce tutto a un eterno presente. Sappiamo, invece, che questa è una distorsione, un inganno, perché se si perde la consapevolezza del passato, si perde anche il senso del futuro. Ecco perché oggi, quando c'è chi vuole confondere i torti e le ragioni e cancellare la storia per aizzare odio e discriminazioni, strumentalizzando le ragioni dei risentimenti (anche quelli giusti), delle frustrazioni, della mancanza di lavoro, della mancanza di prospettiva, questa legge ha un valore ancora maggiore. Essa può stimolare la nascita di altre leggi analoghe e si lega per me idealmente alla battaglia culturale e politica per rafforzare lo studio della storia nei nostri programmi scolastici, evitando che diventi residuale, quando invece è una bussola vitale per orientarsi in questo tempo così confuso e così complesso. Avere consapevolezza storica dei fatti che avvengono permette a ogni studente, a ogni adolescente, di avere consapevolezza di se stesso, del proprio ruolo e della propria importanza nella società; di avere la possibilità di cambiare le cose, un senso critico verso ciò che ci circonda, quel desiderio di giustizia e di emancipazione che è leva fondamentale della democrazia. È questa consapevolezza, questa coscienza politica, questa etica civile che tiene insieme indissolubilmente storia, memoria, democrazia: è questo il significato di questa legge. Signor Presidente, è un fatto politico rilevante che, sin dall'inizio, da quando abbiamo depositato questo testo - era più di un anno fa, in un'altra fase, quando c'era un conflitto parlamentare molto più aspro di adesso - questa proposta sia stata sottoscritta dai Presidenti di tutti i Gruppi presenti in quest'Aula, senza distinzione tra forze di maggioranza e di minoranza. E voglio ringraziare tutti i colleghi, così come voglio ringraziare i colleghi e il Presidente della Commissione cultura, e poi il relatore Rampi. Troppe poche volte le leggi di iniziativa parlamentare riescono ad arrivare in Aula; oggi questo succede e per questo voglio ringraziare la Conferenza dei Capigruppo.