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Il disegno di legge di cui oggi discutiamo, già approvato alla Camera dei deputati, si compone di diversi articoli attraverso i quali si modificano i delitti contro l'uguaglianza previsti dagli articoli 604- bis e 604- ter del codice penale per aggiungere alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi, anche gli atti discriminatori fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità. L'espressione orientamento sessuale è già utilizzata nella legislazione italiana, ad esempio, nel codice della privacy , il cui articolo 7 afferma che le pubbliche amministrazioni garantiscono parità e pari opportunità tra uomini e donne e l'assenza di ogni forma di discriminazione, diretta o indiretta, relativa al genere, all'età, all'orientamento sessuale, alla razza, all'origine etnica, alla disabilità, alla religione o alla lingua nell'accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro. L'espressione identità di genere si ritrova, ad esempio, nell'ordinamento penitenziario all'articolo 1, dove impone di improntare il trattamento penitenziario ad assoluta imparzialità senza discriminazioni in ordine, tra l'altro, al sesso, all'identità di genere e all'orientamento sessuale. Questo disegno di legge, che ci auguriamo concluda il suo corso con l'approvazione, interviene solo contro chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione e di violenza. Siamo l'ultimo Paese tra i fondatori dell'Unione europea a non avere una normativa penale in tal senso. C'è una forte necessità di tutelare le vittime e di prevenire la violenza di ogni tipo, sia fisica che verbale, e per comprendere la necessità e l'urgenza di una giusta legge contro la misoginia e l'omotransfobia è sufficiente guardarsi intorno, aprire le pagine di un giornale e semplicemente parlare con le vittime delle discriminazioni, le vittime dell'odio e di un sistema in cui il diverso è additato come persona da temere, perché non lo si conosce, non si è ben compresa la sua diversità e quindi se ne ha paura. Per questo è una legge necessaria e urgente, perché l'Italia ha bisogno di rafforzare la cultura dell'uguaglianza e del rispetto per l'altro e questo può avvenire punendo l'odio e la violenza, promuovendo concrete azioni sul piano culturale e sociale per il sostegno delle vittime, per spiegare e far capire che la diversità non deve far paura, ma è una peculiarità della natura, com'è la biodiversità, e come tale deve essere valutata o - io direi - rivalutata. (Applausi) . Ed è esattamente questo che fa il disegno di legge Zan: prevenire, contrastare, sostenere, sensibilizzare, creare unione e non divisione. I fatti di cronaca denunciati da numerosi quotidiani nazionali e locali hanno segnalato l'esponenziale aumento, sia nel numero che nella gravità, di atti di violenza, azioni legate a discriminazioni, per motivi di orientamento sessuale e di identità di genere orientati a colpire il diverso, a colpire i disabili. La legge prevede anche un recupero di chi commette il reato tramite vari percorsi all'interno di organizzazioni di volontariato. In questo senso la sanzione sarà rieducativa, come previsto dall'articolo 27 della Costituzione. Inoltre, si mettono in campo iniziative di formazione nelle scuole per combattere il bullismo omotransfobico e di ogni altra forma. E qui torno ai disabili: certo, in questi giorni fa molta più scena parlare delle diversità collegate al sesso, ma semplicemente perché la nostra società è abituata a trattare ciò è di forte impatto, ma pochi hanno posto la loro attenzione sui disabili, che sono fortunatamente previsti dal disegno di legge, i cosiddetti portatori di handicap . Certo fanno meno scalpore, perché continuano a restare nell'ombra, ma l'articolo 3 della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità le riconosce per la prima volta in modo esplicito come parte della diversità umana e dell'umanità stessa. Il principio sancisce che essere una persona disabile non è meglio o peggio rispetto a non esserlo e che non sono le caratteristiche di un individuo a definirlo svantaggiato, ma il contesto in cui è inserito. In altre parole, la disabilità è il risultato dell'interazione tra condizioni individuali, definite fuori dalla norma, e una società non preparata ad accoglierle. Non a caso in inglese le persone con disabilità vengono dette «disabilitate», rese non abili dal contesto, costruito a misura di cittadini normodotati. Le discriminazioni contro i disabili ci sono: si chiamano abilismo, sono manifestazioni di violenza abilista, le aggressioni fisiche o verbali, come «sei un handicappato» o «sei un Down». Notizie continue di cronaca denunciano episodi di violenza vera e propria, come quelle avvenute in una struttura residenziale per ospiti disabili a Palermo, o di aggressioni come quella subita da una ragazzina con disabilità, picchiata da un gruppo di coetanei a Roma, o ancora in casi di maltrattamento di persone disabili da parte delle loro famiglie. Esiste poi una forma di abilismo più subdola, cioè la tendenza a definire le persone unicamente in base alla loro disabilità, riferendole in modo stereotipato e connotando la loro diversità con un senso di inferiorità. Guardate, essere una donna disabile è più stigmatizzante di essere una donna abile o un uomo disabile; essere una donna lesbica o trans con disabilità ha un impatto ancora più grande. L'essere donna è condizionato dall'essere una persona disabile o viceversa, come anche essere lesbica o trans condiziona il proprio modo di vivere la femminilità e la disabilità. Dove voglio arrivare? Al fatto che l'essere donna, trans, disabile ed omosessuale non sono blocchi monolitici, ma si influenzano a vicenda: le persone LGBT con disabilità sono vittime di discriminazioni multiple, esattamente come le donne disabili, perché le discriminazioni non si sommano, ma si moltiplicano. Non posso dimenticare i disabili. Non sapete cosa significhi quando tua figlia torna a casa e ti dice: «Mi hanno detto che sono diversa. Non sono come loro e non posso quindi giocare con loro»; oppure quando torna con la felpa tutta disegnata con scritte poco piacevoli o si sono inventati un gioco per beffarsi di lei, in cui la fanno abbaiare, le lanciano la palla e lei fa il cane da riporto; direte che è poca cosa, perché non è stata picchiata, ma hanno frustato la sua anima e le cicatrici le porterà per sempre. Questo disegno di legge quindi non è pericoloso. Per chi lo è? Per quelli normali? E che cos'è la normalità? (Applausi) . Quello che cerco di dirvi è che la situazione è delicata. Confido in uno sforzo di coesione nella maggioranza: è il momento di vincere le paure, di avere il coraggio di cambiare in meglio e di andare oltre, per unire con un filo la rete della vita. Questo disegno di legge non danneggia nessuno e non toglie diritti; semmai, aggiunge un tassello in più al mosaico dell'uguaglianza nel nostro Paese.