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Io vorrei capire se il nuovo rito semplificato dà la possibilità al cittadino che non ha i mezzi per rivolgersi a grandi studi professionali di poter avere un accertamento giudiziale basato sul confronto processuale tra le parti del processo o no. Vede, bisogna sempre ragionare in termini generali e non per singoli casi. Passando all'ambito penale, lei parla della prescrizione e dice che non è vero quanto alcuni sostengono, cioè che si allungheranno i tempi del processo. Personalmente sono un patito della norma costituzionale che prevede la ragionevole durata del processo e le devo dire che sono convinto che la prescrizione non sia, come lei ha detto, un diritto all'oblio: è semplicemente un diritto dei cittadini, sacrosanto, di fronte all'affermazione della giustizia! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questa è la prescrizione. Non è la negazione della giustizia, ma il contrario. Inoltre, se lei afferma di garantire che i processi si svolgeranno nei tempi, allora non vi era necessità di questa riforma. Se ci fosse stata la possibilità di avere strutture capaci di celebrare tutti i processi, come dice il Ministro, non c'era necessità della riforma della prescrizione, tenuto conto che la prescrizione - e lei lo sa - nel 70 per cento dei casi riguarda la fase delle indagini preliminari su cui anche le nuove riforme non incideranno. La riforma quindi sarebbe del tutto inutile se esistessero quelle possibilità, ma lei non le ha. Infatti, a proposito dell'aumento dei magistrati di cui parla, la collega Modena le ha già fatto presente quanto risulta dalla legge di bilancio appena approvata e quanto risulta dai concorsi che si possono bandire. Signor Ministro, lei deve tenere conto, quando parla di corruzione percepita e fa riferimento all'Eurispes, che lei è il Ministro della giustizia: è venuto a fare una relazione al Parlamento o sta facendo ancora campagna elettorale? La corruzione percepita serve soltanto per dare una valutazione della realtà. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . E lei, che è il Ministro, oltre a fare una valutazione della realtà, deve capire qual è l'effettività della corruzione nel nostro Paese. Lei non può combattere la corruzione percepita, potrà combattere, attraverso riforme serie, la reale corruzione nel nostro Paese, che è un cancro e un cancro va estirpato conoscendolo e avendo la capacità di individuare le riforme necessarie per combatterlo. Ma occorre eliminare la corruzione vera, non quella percepita. Lei sa meglio di me, infatti, che alcuni parlano di 100.00 casi o di un milione o di quello che sia, ma non sono dati veri, sono falsi e lei lo sa. E lei mi parla di corruzione percepita in Parlamento? Mi scusi, come fa a non tenere conto degli effetti della corruzione? Lei può combattere la corruzione solo conoscendone gli effetti ed eliminandoli. Se invece tiene conto della corruzione percepita non facciamo nulla perché non è quantificabile ma non sono nemmeno identificabili gli aspetti della corruzione. Parlando sempre di penale, lei ha fatto riferimento ai suicidi in carcere e alle violenze. Esisteva una norma che aveva una sua efficacia di deterrenza, ma il vecchio Governo di centrosinistra l'ha abolita. Tale norma diceva soltanto che il detenuto che in carcere commette atti di violenza non può più godere dei benefici della consegna per due anni. Quel divieto è stato eliminato e rimesso alla valutazione discrezionale del magistrato. Lei sa meglio di me che la valutazione discrezionale del magistrato non determina alcuna deterrenza. E giustamente lei oggi cita l'aumento di alcuni atti di violenza avvenuti nelle carceri. Ho detto alcuni, ma stiamo parlando di centinaia, migliaia, per quanto lei ci ha riferito. La mia domanda, allora, è la seguente: lei sa meglio di me che la Polizia penitenziaria, che lei ha in precedenza elogiato, subisce quattrocento episodi di violenza all'anno da parte dei detenuti, con fatti gravissimi. Pertanto, bisogna tentare di individuare un sistema. Noi l'avevamo inventato col Governo Berlusconi, ossia creare 4.560 posti per detenuti, in modo da avere la possibilità di una vivenza migliore e più adeguata alle norme costituzionali. Cos'è avvenuto? Dopo di allora, i posti creati non arrivano a 1.000. Questa è la realtà. Concludo con il tema dei bambini in carcere. Signor Ministro, non esiste una norma, un atto che possa giustificare la detenzione dei bambini nelle carceri. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Noi abbiamo lanciato un'idea: mai più bambini in carcere, e l'avevamo realizzata. Lei sa meglio di me che c'è l'ICAM di Milano e ci sono altre realtà. Bisognava trovare altre soluzioni. Non basta dire: facciamo riferimento a qualcuno che valuterà. No, il principio dev'essere: in carcere i bambini non ci devono stare. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quindi, si tratta di adeguare le strutture e fare in modo che le detenute madri siano collocate in un posto diverso. Sono queste le scelte. A me dispiace che stia per finire il tempo a mia disposizione, ma mi consenta, signor Presidente, di aggiungere solo una cosa. Signor Ministro, lei si deve opporre al decreto semplificazione: non possiamo ragionare in termini di giustizia inserendo le norme più disparate nel primo provvedimento che viene in mente a qualcuno. PRESIDENTE. Si avvii a concludere, perché è già abbondantemente oltre il tempo assegnato. CALIENDO (FI-BP) . Ho concluso, signor Presidente. Non sono riuscito ancora a contare quanti sono gli emendamenti al suddetto provvedimento che riguardano la giustizia. Lei, signor Ministro, faccia in modo che di quegli argomenti si discuta nella Commissione competente. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto l'Istituto tecnico del turismo «Marco Polo» di Firenze. (Applausi). Vengono dalla Toscana e siamo lieti di salutarli. Ripresa della discussione sulla Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia VONO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, ringrazio il Ministro per la sua relazione che mi dà la possibilità di intervenire, con la sua stessa emozione, su un tema a me molto caro, quello della giustizia, che ha impegnato alcuni anni della mia giovinezza come studentessa di giurisprudenza e riempie ancora le mie giornate nello svolgimento della professione-missione di avvocato. Sì, perché ritengo che occuparsi di giustizia sia una vera e propria missione e come diceva il giudice Rosario Livatino: «La legge, pur nella sua oggettiva identità e nella sua autonoma finalizzazione, è fatta per l'uomo e non l'uomo per la legge, per cui la stessa interpretazione e la stessa applicazione della legge vanno operate col suo spirito e non in quei termini formali». Penso che gli operatori del diritto comprendano il senso di queste parole, ma il compito della politica sia di farle comprendere ai cittadini.