[pronunce]

dell'art. 216, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come modificato dall'art. 19, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205), "nella parte in cui alla violazione della guida senza patente fa conseguire anche la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo di tre mesi", in riferimento all'art. 3 della Costituzione; dell'art. 214, comma 1, del decreto legislativo n. 285 del 1992, "nella parte in cui non prevede che l'autoveicolo sia di proprietà del trasgressore", in relazione all'art. 13 della Costituzione; dell'art. 214, comma 6, del medesimo decreto legislativo, "nella parte in cui prevede che, quando contro il provvedimento di fermo amministrativo del veicolo sia stata presentata opposizione ai sensi dell'art. 205 del medesimo codice, la restituzione non possa avvenire se non dopo il provvedimento dell'autorità giudiziaria che rigetta il ricorso", in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost; che il suddetto giudice è investito dell'esame del ricorso presentato dalla proprietaria di un veicolo avverso il provvedimento di fermo amministrativo del proprio automezzo, guidato da un terzo sprovvisto di patente perché precedentemente ritiratagli dalla Polizia Stradale; che il giudice a quo dubita, anzitutto, della legittimità costituzionale della previsione contenuta nell'art. 216 comma 6, del codice della strada, per cui alla violazione relativa alla guida senza patente consegue anche la sanzione accessoria del fermo amministrativo, deducendo l'illogicità della stessa in raffronto al trattamento sanzionatorio meno afflittivo previsto dall'art.128 del medesimo codice per chi guidi senza essersi sottoposto agli esami di idoneità o sia stato dichiarato temporaneamente inidoneo; che il rimettente eccepisce pure l'incostituzionalità dell'art. 214, comma 1, del codice della strada, in quanto la sanzione accessoria del fermo amministrativo opera anche nell'ipotesi in cui il veicolo sia di proprietà di un terzo non trasgressore, rappresentando una pesante restrizione della libertà del proprietario e del suo diritto di attendere ai propri bisogni di lavoro, di spostamento o quant'altro, in violazione dell'art. 13 della Costituzione; che il giudice a quo censura, infine, l'art. 214, comma 6, del codice della strada, in quanto, con riferimento all'ipotesi in cui sia stata presentata opposizione ai sensi dell'art. 205 del medesimo codice, la previsione per cui la restituzione del veicolo non possa avvenire se non dopo il provvedimento dell'autorità giudiziaria che rigetta il ricorso determinerebbe la lesione degli artt. 3 e 24 della Costituzione, essendo gravemente compromessa l'azione a difesa dei propri diritti e interessi da una disposizione punitiva che rappresenta un grave deterrente all'azione stessa; che, peraltro, la possibile interpretazione che vede inibito al giudice il potere di disporre, nelle more del giudizio, la sospensione del provvedimento di fermo amministrativo del veicolo, appare al rimettente gravemente lesiva anche perché il procedimento ordinario non potrebbe attivarsi prima di sessanta giorni, stante la norma di cui all'art. 23 della legge 24 novembre 1981, n. 689, come novellato dall'art. 99 del decreto legislativo n. 507 del 1999, che richiama l'art. 113, comma 2, del codice di procedura civile; che, secondo il giudice a quo, la decisione sull'opposizione interverrebbe, quindi, posteriormente alla cessazione del periodo di tre mesi di fermo amministrativo disposto dall'art. 216 del codice della strada; che anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la manifesta infondatezza delle questioni prospettate dal Giudice di pace di Como; che in relazione alla asserita particolare afflittività dell'art. 216, comma 6, del codice della strada, la difesa erariale rileva che le sanzioni previste non sono sproporzionate a fronte della condotta particolarmente grave di chi circola abusivamente durante il periodo in cui il documento di circolazione è ritirato; che, secondo l'Avvocatura, la suddetta questione sarebbe comunque da ritenersi inammissibile, in quanto già dichiarata manifestamente infondata da questa Corte (ordinanza n. 246 del 1998); che, in riferimento alla mancata previsione nell'art. 214, comma 1, del codice della strada, della applicazione del fermo amministrativo del veicolo solo se esso sia di proprietà del trasgressore, la difesa erariale osserva che la responsabilità del proprietario di un veicolo per le violazioni commesse da chi si trovi alla guida costituisce, nel sistema delle sanzioni amministrative previste per le violazioni delle norme relative alla circolazione stradale, un principio di ordine generale che nel caso di fermo amministrativo trova conferma nell'art. 214, comma 1-bis, del codice della strada che prevede la immediata restituzione del mezzo solo quando risulti evidente che la circolazione è avvenuta contro la volontà del proprietario del veicolo ovvero di chi ne abbia la legittima disponibilità; che, peraltro, il riferimento all'art. 13 della Costituzione, operato dal giudice a quo, non sarebbe secondo l'Avvocatura pertinente, in quanto riguarda la libertà personale e può essere invocato per provvedimenti riguardanti la persona fisica e non, come nella fattispecie, le cose; che, quanto alla censura relativa all'art. 214, comma 6, la difesa erariale ritiene non pertinente il riferimento all'art. 24 della Costituzione, in quanto la norma impugnata non elude il diritto di difendersi e di agire in giudizio, essendo inoltre ingiustificato il timore che la restituzione del veicolo (nel caso di manifesta infondatezza dell'accertamento) non possa avvenire prima della pronuncia del giudice, che non potrebbe essere adito prima di sessanta giorni dall'accertamento della violazione; che la difesa erariale richiama l'interpretazione di questa Corte (sentenze n. 255 e n. 311 del 1994; ordinanza n. 315 e sentenza n. 437 del 1995), per cui il previo esperimento del ricorso amministrativo è facoltativo, l'interessato potendosi, indipendentemente da esso, rivolgersi al giudice, il quale potrà sospendere l'esecuzione; che comunque, come sottolineato dalla Avvocatura, l'art. 205 del codice della strada rimanda all'art. 22 della legge n. 689 del 1981, il cui comma 6 prevede che l'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga diversamente con ordinanza non impugnabile. Considerato che le due ordinanze di rimessione, pur riguardando diverse norme del codice della strada, hanno tutte ad oggetto profili attinenti alla sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, onde i relativi giudizi possono essere riuniti e decisi congiuntamente;