[pronunce]

che con la decisione citata - prosegue ancora il ricorrente - il predetto organo giurisdizionale ha stabilito che, fino a quando non sarà operativo il meccanismo tariffario di cui al regolamento previsto dall'art. 238 del d.lgs. n. 152 del 2006, le società d'àmbito «non possono che gestire il servizio sulla scorta del regime tariffario stabilito dai Comuni ricompresi nell'Ambito Territoriale Ottimale»; che - sempre a parere del ricorrente -, alla luce delle statuizioni espresse in detta sentenza, avente autorità di cosa giudicata, i commi 2 e 3 dell'art. 61 contrasterebbero con gli artt. 3, 5, 24, 100, 103, 113 e 114 Cost. e con l'art. 15, secondo comma, dello statuto speciale; che, infatti, le norme denunciate, per un verso, avrebbero «funzione provvedimentale concreta» e vanificherebbero gli effetti del citato giudicato, sovrapponendosi ad esso con efficacia retroattiva, cosí violando il principio di eguaglianza (art. 3 Cost.) e quello dell'effettività della tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.), mentre, per altro verso, escluderebbero per il futuro «l'autonoma determinazione degli enti locali facenti parte dei vari Ambiti Territoriali Ottimali», cosí contravvenendo all'autonomia ad essi riconosciuta e garantita dagli artt. 5 e 114 Cost. e dall'art. 15 dello statuto di autonomia della Regione Siciliana; che infine, con una sesta censura, è impugnato l'art. 77, il quale abroga «tutte le norme autorizzative di spesa relativi agli interventi riportati nella tabella H allegata alla legge regionale 6 febbraio 2008, n. 1» ed autorizza l'inserimento nel bilancio di previsione di capitoli di spesa attinenti alla concessione dei contributi contrassegnati con le note A e F; che il ricorrente afferma che nel testo della delibera legislativa «non risulta alcun allegato specifico riferibile all'art. 77», con la conseguenza che l'estrema genericità della disposizione censurata violerebbe gli artt. 81, terzo e quarto comma, e 97 Cost., configurandosi un aumento della spesa non supportato da adeguata copertura finanziaria e lesivo, in ogni caso, del principio del buon andamento della pubblica amministrazione; che la Regione Siciliana non si è costituita nel giudizio costituzionale; che, successivamente alla proposizione del ricorso, l'impugnata delibera legislativa n. 250 è stata promulgata e pubblicata come legge della Regione Siciliana 14 maggio 2009, n. 6 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2009), con omissione di tutte le disposizioni oggetto di censura. Considerato che il Commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha proposto questione di legittimità costituzionale - in riferimento agli articoli 3, 5, 24, 81, terzo e quarto comma, 97, 100, 103, 113, 114, 117, 117, secondo comma, lettera e), 119, secondo e quinto comma, 120 della Costituzione ed agli artt. 14, 15, secondo comma, 17 e 36 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), nonché all'art. 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria) - del comma 3 dell'art. 8, dell'inciso «1 ter» del comma 1 dell'art. 29, dell'art. 34, dell'art. 58, dei commi 2 e 3 dell'art. 61 e dell'art. 77 della delibera legislativa n. 250 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2009), approvata dall'Assemblea regionale siciliana nella seduta del 30 aprile 2009; che, successivamente all'impugnazione, la predetta delibera legislativa è stata promulgata e pubblicata come legge della Regione Siciliana 14 maggio 2009, n. 6 (Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2009), con omissione di tutte le disposizioni oggetto di censura; che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, «l'intervenuto esaurimento del potere promulgativo, che si esercita necessariamente in modo unitario e contestuale rispetto al testo deliberato dall'Assemblea regionale, preclude definitivamente la possibilità che le parti della legge impugnate ed omesse in sede di promulgazione acquistino o esplichino una qualsiasi efficacia, privando cosí di oggetto il giudizio di legittimità costituzionale» (ordinanza n. 74 del 2010; nello stesso senso, ex plurimis, ordinanze n. 304 del 2008; n. 229 del 2007; n. 410, n. 204 e n. 147 del 2006); che si è determinata, pertanto, la cessazione della materia del contendere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in ordine al ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 maggio 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Franco GALLO, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 maggio 2010. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA