[pronunce]

f) gli artt. 111, secondo comma, secondo periodo, Cost. e 6, comma 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, «in relazione all'art. 10 Cost.», perché rende irragionevoli i tempi del giudizio, in quanto «il ritardo di giustizia» può «tradursi, attraverso il meccanismo di una esecuzione "provvisoria" che prescinda dal rischio di danno grave ed irreparabile per l'esecutato, in una sostanziale forma di "giustizia negata"»; g) l'art. 113 Cost., perché, sottraendo al soccombente in appello ogni rimedio cautelare avverso la sentenza di secondo grado impugnata per cassazione, víola il principio secondo cui la tutela giurisdizionale dei diritti ed interessi legittimi è «sempre» ammessa. 2.- La questione non è fondata, perché la disposizione impugnata può essere interpretata in modo da superare i prospettati dubbi di legittimità costituzionale. 2.1.- Il giudice a quo muove dal presupposto interpretativo che il denunciato comma 1 dell'art. 49 del d.lgs. n. 546 del 1992 esclude l'applicabilità dell'art. 373 cod. proc. civ. alla sentenza tributaria di appello e, quindi, la possibilità, prevista da tale articolo, di sospendere l'esecuzione della sentenza di appello impugnata con ricorso per cassazione, nel caso in cui dalla sua esecuzione possa derivare un «grave ed irreparabile danno». Il rimettente basa tale assunto interpretativo su tre distinte argomentazioni, nessuna delle quali è, però, fondata. 2.1.1.- In primo luogo, la Commissione tributaria regionale osserva, dal punto di vista delle littera legis, che il denunciato comma 1 dell'art. 49 del d.lgs. n. 546 del 1992, escludendo espressamente l'applicazione del primo comma dell'art. 337 cod. proc. civ. al caso di impugnazione delle sentenze tributarie, vieta la sospensione dell'esecuzione di dette sentenze. Come già osservato da questa Corte nella sentenza n. 217 del 2010, la lettera della disposizione impugnata consente un'interpretazione diversa da quella accolta dal rimettente. Quest'ultima disposizione testualmente stabilisce che è «esclusa» l'applicazione al processo tributario dell'art. 337 cod. proc. civ. Il primo comma di tale articolo, a sua volta, statuisce che l'impugnazione delle sentenze non ha effetto sospensivo dell'esecuzione di queste, fatte «salve le disposizioni degli artt. 283, 373 [...] e 407». Il primo comma dell'art. 373 cod. proc. civ. (fatto salvo, come visto, dal primo comma dell'art. 337 cod. proc. civ.), da un lato, ribadisce che il ricorso per cassazione, al pari delle altre impugnazioni, non sospende l'esecuzione della sentenza e, dall'altro, consente che il giudice di appello, «su istanza di parte e qualora dall'esecuzione possa derivare grave ed irreparabile danno», disponga «che la esecuzione sia sospesa e che sia prestata congrua cauzione». Una siffatta concatenazione di norme può essere intesa anche nel senso che è «esclusa» l'applicazione al processo tributario della regola (fissata dal primo comma dell'art. 337 cod. proc. civ.) secondo cui le impugnazioni delle sentenze non hanno effetto sospensivo dell'esecuzione di queste. In tal modo si renderebbero applicabili, proprio perché non piú "eccezionali", le ipotesi di sospensione cautelare dell'esecuzione della sentenza impugnata previste dagli «artt. 283, 373 [...] e 407» cod. proc. civ. e fatte salve dallo stesso art. 337 del medesimo codice. In particolare, nella citata sentenza di questa Corte n. 217 del 2010 si è prospettata una «possibile interpretazione» della disposizione denunciata, articolata sui seguenti passaggi argomentativi: 1) «il contenuto normativo dell'art. 337 cod. proc. civ. (inapplicabile al processo tributario, per l'espresso disposto della norma censurata) è costituito da una regola ("L'esecuzione della sentenza non è sospesa per effetto dell'impugnazione di essa") e da una eccezione alla stessa regola ("salve le disposizioni degli artt. [...] 373 [...]")»; 2) «l'art. 373 consta anch'esso, al primo comma, di una regola (primo periodo: "Il ricorso per cassazione non sospende l'esecuzione della sentenza") e di una eccezione (secondo periodo: "Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte e qualora dall'esecuzione possa derivare grave ed irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l'esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione"); 3) «l'inapplicabilità al processo tributario - in forza della disposizione censurata - della regola, sostanzialmente identica [della non sospendibilità della sentenza per effetto dell'impugnazione della sentenza], contenuta nell'art. 337 cod. proc. civ. e nel primo periodo del primo comma dell'art. 373 dello stesso codice, non comporta necessariamente l'inapplicabilità al processo tributario anche delle sopraindicate "eccezioni" alla regola e, quindi, non esclude di per sé la sospendibilità ope iudicis dell'esecuzione della sentenza di appello impugnata per cassazione». 2.1.2.- Con la seconda argomentazione il rimettente rileva che: a) la disposizione denunciata, in quanto norma speciale riguardante le sentenze tributarie di appello, rende inapplicabile la disciplina cautelare dettata per il procedimento di primo grado (l'art. 61 del d.lgs. n. 546 del 1992 stabilisce, infatti, che nel procedimento di appello si osservano le norme previste per il procedimento di primo grado solo «in quanto applicabili»); b) la normativa processuale tributaria, sul punto, è «specifica» e «prescinde totalmente dalla disciplina dell'esecutività delle sentenze civili»; c) l'art. 19 del d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), nell'introdurre la possibilità, in grado di appello, della sospensione dell'esecuzione delle sole sanzioni, presuppone che il combinato disposto degli artt. 47, 49 e 61 del d.lgs. n. 546 del 1992 non preveda il potere di sospendere l'esecuzione della sentenza. Anche tali rilievi non sono di ostacolo alla suddetta interpretazione adeguatrice. È sufficiente osservare al riguardo, seguendo l'ordine argomentativo del rimettente, che: a) non è pertinente il richiamo all'art. 61 del d.lgs. n. 546 del 1992, perché la sollevata questione attiene all'applicabilità alle sentenze tributarie di appello del secondo periodo del primo comma dell'art. 373 cod. proc. civ. , che prevede la sospensione dell'esecuzione di tali sentenze, e non attiene all'applicabilità nel grado di appello di norme previste per il procedimento di primo grado; b) l'interpretazione della disposizione denunciata, contrariamente a quanto sembra sostenere il rimettente, concerne la specifica disciplina del processo tributario;