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Spero che l'ordine del giorno possa avere seguito, perché si tratta semplicemente di avvicinare i piccoli Comuni allo Stato e quindi di velocizzare in maniera semplice le procedure. Concludo con un riferimento all'emendamento sugli stadi. Tutti se lo sono intestato - va bene - e i padri sono stati tanti. Potrei dire, tuttavia, che la madre è sempre certa: un mio emendamento c'era ed è molto simile a quello che poi è stato approvato e mi fermo a questo. Il provvedimento non è soltanto salva stadi: certo, è una norma importante, che permetterà investimenti sui territori e il Partito Democratico lo ha portato avanti soltanto per permettere un ammodernamento degli stadi dove devono giocare tante squadre; per permettere che non sia più consumato suolo, perché abbiamo parlato sempre di ambiente in quest'Aula e per noi è prioritario, e permetterà anche di aumentare la sicurezza negli stadi. La rincorsa, a cui assiste chi vive in una delle Regioni in cui in questo momento è in corso la campagna elettorale, è comprensibile. Invito, però, tutti anche a un po' di sobrietà e lo dice chi l'emendamento l'ha presentato e l'ha seguito per dieci giorni, unica senatrice fiorentina del PD e della maggioranza in quest'Aula. Credo che ci sia da riportare un po' di sobrietà. La norma è arrivata alla fine e siamo tutti felici che sia andata così. Adesso speriamo che con questo decreto, non soltanto per gli stadi, ma per l'Italia, inizi una nuova era. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vorrei iniziare questo mio intervento dicendo che, trattandosi di un decreto semplificazioni, mi sarebbe piaciuto che fosse stato assunto il punto di vista delle persone che generalmente sono maggiormente in difficoltà, quelle che di fatto hanno bisogno di una semplificazione delle procedure per poter accedere ai loro diritti, ma anche ai servizi di cui hanno veramente bisogno. In realtà, se il decreto semplificazioni ha un punto debole sistematico che lo attraversa tutto, è proprio il punto che riguarda le persone a vario titolo portatrici di un qualche tipo di handicap . Comincio con uno degli emendamenti, peraltro bocciato - come di fatto è accaduto alla stragrande maggioranza degli obiettivi posti dall'opposizione - che riguarda l'articolo 10 sull'abbattimento delle barriere architettoniche. Il tema delle barriere architettoniche è estremamente delicato, perché garantisce davvero quella possibilità di movimento che tutti noi abbiamo e di cui non ci rendiamo conto nella quotidianità delle nostre azioni. Le barriere architettoniche sono qualcosa che assomiglia molto da vicino al lockdown di persone che sono in qualche modo costrette a rimanere in casa, perché di fatto non possono muoversi e non perché ci sia una norma che glielo impedisce in quel momento, ma perché un vincolo non permette loro di superare la difficoltà. Aver rifiutato di accogliere un emendamento che aveva come unico obiettivo venire incontro a persone portatrici di handicap indica davvero una scarsa sensibilità da parte nostra, anche perché sono tante le difficoltà in cui si imbattono le persone davanti alle barriere architettoniche che in qualche modo segnano il loro cammino. Non ci sono soltanto le barriere architettoniche che affrontano le persone portatrici di handicap motori, magari dalla nascita o per effetto di qualche patologia specifica, ma ci sono anche le barriere architettoniche degli anziani; le barriere architettoniche delle patologie gravi che subentrano successivamente; quelle delle persone che, vivendo da sole, hanno bisogno di una facilitazione reale per potersi muovere. Tra tutte queste ne cito una in particolare, perché mi è sembrato assurdo che l'emendamento che interveniva in questo senso sia stato bocciato. Mi riferisco ai pazienti affetti da fibrosi cistica. Ora, ça va sans dire che la fibrosi cistica riguarda soprattutto e prevalentemente le difficoltà respiratorie e, quindi, non concerne difficoltà di movimento; investe, però, persone che, facendo fatica a respirare, avendo una difficoltà che nel tempo si accumula, finiscono con l'avere problemi a muoversi. Con il nostro emendamento chiedevamo che i pazienti affetti da fibrosi cistica potessero godere di quelle agevolazioni, comprese anche - per fare soltanto un esempio, cito forse la più semplice, quella più immediata ed evidente - le carrozzine per potersi muovere, ovvero quelle agevolazioni che riguardavano la possibilità di accedere ad automobili con sistemi di guida facilitata. Nessuna attenzione in questo contesto è stata riservata a misure che avrebbero oggettivamente semplificato la vita di tali persone. Non voglio, poi, evitare di mettere in evidenza un altro tipo di difficoltà di cui non si è tenuto assolutamente conto in un disegno di legge che non riguarda solo la semplificazione, ma - come dice il titolo - anche l'innovazione digitale. Alcuni emendamenti che avevamo presentato, attraverso l'innovazione digitale, avrebbero permesso a persone portatrici di handicap le cose più semplici, compresa la possibilità di prenotare visite, accedere a determinati risultati, inviare pratiche. Ebbene, sono stati tutti bocciati. Eppure, vi garantisco che nascevano da una riflessione condivisa con le associazioni dei pazienti che chiedevano piccoli interventi, che non avrebbero avuto nemmeno un costo economico tale da poter obiettare che mancasse la copertura. Peraltro, per alcune di tali misure avevamo anche previsto una copertura, che personalmente ripropongo ripetutamente, e probabilmente riproporrò anche nel decreto agosto. In un decreto-legge che intende prestare attenzione anche alle politiche fiscali non si può non tenere conto di quella ingiustizia strutturale per cui il tabacco riscaldato gode di una agevolazione fiscale che oscilla tra il 70 e l'80 per cento. Questo costituirebbe un gettito economico comunque significativo e interessante. Ebbene, non si capisce perché, davanti alle famiglie che hanno una pressione fiscale veramente pesante sulle loro spalle, debbano esserci aziende - peraltro sono produttori di patologia, non induttori di salute - per le quali, invece, queste agevolazioni vengono date per scontate, come se si potesse ascrivere alla teoria del danno minore. Non esiste un danno minore, ma esiste comunque un danno maggiore, ovvero che le persone portatrici a qualunque titolo di un handicap non sono state prese in considerazione in questo decreto-legge, ed è grave. Voglio fare un ulteriore passaggio sull'articolo 19, che riguarda l'università - come sanno tutte le persone che si sono impegnate in uno studio particolarmente approfondito di questo articolo - e contiene norme molto interessanti. Riguarda - per esempio - la possibilità, per coloro che stanno affrontando studi avanzati, di veder riconoscere i master di secondo livello quasi come se fossero alla pari di dottorati o addirittura specializzazioni che si acquisiscono; riserva un'attenzione forte verso gli atenei virtuosi, che possono darsi modelli organizzativi e di gestione economica di gran lunga più autonomi. L'articolo 19 è evidentemente pensato nella logica dell'eccellenza universitaria, nonché nella logica di una possibilità di interscambio: