[ddlpres]

Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, nonché ad altre disposizioni in materia di tutela degli animali domestici e di affezione. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è teso ad introdurre norme più stringenti sulla tutela degli animali domestici e di affezione, di fatto, inattuata, in ragione della esiguità delle pene previste per i reati in danno degli animali. L'esercizio della violenza sugli animali domestici e di affezione è stato finora scarsamente contrastato e arginato, purtroppo, e per l'esiguità delle sanzioni previste, che non prevedono quasi mai il ricorso al regime detentivo, e per la lentezza dei processi che hanno determinato la prescrizione dei reati. I dati diffusi nel 2018 prevedono che nel 2017, rispetto al 2016, i procedimenti per reati a danno degli animali sono aumentati del 3,74 per cento (7.100 fascicoli nel 2017 contro i 6.844 nel 2016); il reato più contestato è quello relativo al maltrattamento di animali (il 31,19 per cento del totale dei procedimenti), con un aumento delle inchieste, rispetto al 2016, del +3 per cento. È un dato che ci indica come sia in aumento la sensibilità nei confronti degli animali, con più persone disposte a denunciare. Crescono i reati di abbandono e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura (14,67 per cento di tutti i reati, con un aumento del 12,84 per cento); uccisione di animali altrui, traffico di cuccioli, organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate. La violenza può essere intenzionale e diretta, oppure indiretta e derivante dalle condizioni innaturali di vita alle quali è costretto l'animale. Ci sono inoltre maltrattamenti che assumono profili di maggiore gravità in quanto più strettamente collegati alla malavita organizzata e alla circolazione di denaro per scommesse illegali, come i casi di combattimenti clandestini, di corse illegali di cavalli, e traffico di animali. Con il presente disegno di legge si apportano modifiche al codice penale, al codice di procedura penale nonché ad alcune leggi speciali in materia di tutela degli animali. La ratio delle modifiche consta nel rafforzamento della tutela giuridica dell'animale sotto diversi profili. È evidente, peraltro, che i reati commessi in danno agli animali siano presumibilmente maggiori rispetto a quelli denunciati ed accertati. Tutto ciò considerato, il presente disegno di legge, composto di 4 articoli, apporta una serie di puntuali modifiche alle disposizioni sanzionatorie – volte al loro inasprimento – e integra, inoltre, il catalogo degli illeciti penali, tanto con la previsione di nuovi reati, quanto con l'ampliamento dell'ambito di applicazione delle fattispecie vigenti. Anche in relazione agli illeciti amministrativi, la presente proposta inasprisce le sanzioni amministrative pecuniarie, da applicare laddove i fatti non integrino gli estremi di un reato. In dettaglio, l'articolo 1 della presente proposta interviene sul codice penale al fine di inasprire le pene attualmente previste per i reati commessi in danno di animali; ampliare l'ambito di applicabilità di fattispecie penali esistenti; introdurre nuove fattispecie penali e nuove aggravanti; prevedere la punibilità di alcuni delitti contro gli animali anche quando commessi per colpa; introdurre nuove pene accessorie. In particolare, si prevede ai commi 1 e 2 dell'articolo 1 tutele e misure per la tutela degli operatori dell'industria, del commercio, dell'allevamento di animali, da azioni messe in atto da singoli individui o piccoli gruppi e mirate ad arrecare un danno ad attività imprenditoriali e commerciali. Dagli anni Settanta del secolo scorso sono nate infatti in tutto il mondo forme di protesta che spesso hanno sfociato in episodi violenti e di danneggiamento, vale a dire attività illecite, dolose, ripetute e sistemiche, volte a cagionare un danno alle strutture e agli impianti di allevamento di bestiame, ai bioparchi e alle sedi di ricerca su fauna e flora, da cui deriva la liberazione di animali o la loro dispersione nell'ambiente circostante, con grave rischio per l'ecosistema nel caso di specie esotiche. Non mancano infatti episodi di cronaca ogni anno che riconducono ad episodi spesso messi in atto e rivendicati da associazioni « ambientaliste » ed « animaliste » che arrecano danni alla proprietà delle imprese agricole e anche agli allevamenti stessi. Queste azioni presentano caratteristiche preoccupanti rispetto ai principi della Costituzione italiana, andando a ledere in primo luogo gli articoli 41 (l'iniziativa economica privata è libera) e 42 (la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la fruizione sociale e di renderla accessibile a tutti) e in secondo luogo, nel caso di specie esotiche, l'articolo 12, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, come integrato dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 120 del 2003 (« sono vietate la reintroduzione, l'introduzione e il ripopolamento in natura di specie e popolazioni non autoctone »). La modifica della normativa esistente si è resa quindi necessaria per tutti quei settori che, ormai da molti anni, sono divenuti il bersaglio privilegiato di gruppi che – per motivi meramente ideologici – hanno fatto della lotta ad alcune tipologie di imprese e organizzazioni lo scopo privilegiato delle proprie attività criminose minando alla base le libertà personali e di iniziativa economica delle proprie vittime. Alcuni settori commerciali – si pensi in particolare a quello del commercio e degli allevatori di animali – sono stati oggetto, e lo sono tutt'ora, di una vera e propria escalation di aggressioni criminali da parte di presunte organizzazioni di stampo animalista. Stiamo parlando di decine di violazioni della proprietà privata negli ultimi 5 anni. La carenza di una legislazione specificamente mirata a frenare tali fenomeni criminosi ha fatto sì che a tali crimini non sia corrisposto nessun riscontro, né in termini di giustizia e né in termini di tutela risarcitoria lasciando, di fatto, queste organizzazioni libere di agire indisturbatamente. Quando sono coinvolte delle specie esotiche tali azioni rappresentano altresì una minaccia all'integrità dell'ecosistema. È stato valutato che circa il 20 per cento dei casi di estinzione di uccelli e mammiferi è da attribuirsi all'azione diretta di animali introdotti dall'uomo (fonte ISPRA). Il comma 1 dell'articolo 1 introduce nel codice penale l'articolo 416- quater (Associazione con finalità di eco-terrorismo) e punisce con la reclusione chiunque, assumendo di perseguire finalità di protezione dell'ambiente o degli animali, promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia un'associazione allo scopo di commettere minacce o atti di violenza, con finalità di terrorismo, contro istituzioni o imprese pubbliche o private o contro persone che collaborano con esse.