[pronunce]

Invoca, inoltre, l'interrogazione dello stesso deputato Micciché, XIII legislatura, n. 3/06609 del 27 novembre 2000, nella quale si censura il comportamento dell'allora sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo Gioacchino Natoli, unitamente a quello del pubblico ministero di Perugia Fausto Cardella, in particolare alla luce di una denuncia, in quanto «risulta, in sostanza dalla descritta denuncia come un pubblico ufficiale, cioè il predetto dottor Natoli, tenuto per legge all'osservanza del principio di legalità, abbia violato tale dovere, clamorosamente manifestando la sua assoluta contrarietà allo sviluppo di quelle attività di indagine che, invece, stante le dichiarazioni di Badalamenti (il quale aveva smentito Buscetta in ordine al suo teorema e alla responsabilità del senatore Andreotti nell'omicidio Pecorelli), bene avrebbero potuto evitare anni di inutili e persecutorie indagini e di un altrettanto inutile dibattimento; si tratta, secondo la denuncia, di una manovra intenzionalmente tendenziosa, diretta ad accreditare la cosiddetta verità nascente dalle artefatte dichiarazioni del collaborante Buscetta, manovra implicante una diretta responsabilità processuale e morale del predetto dottor Natoli e verosimilmente del predetto dottor Cardella». Nella difesa della Camera si richiamano, inoltre, ulteriori interpellanze ed interrogazioni di altri parlamentari, appartenenti allo stesso gruppo del deputato Miccichè, in cui si imputano al dott. Caselli gravi violazioni deontologiche ed il perseguimento di finalità non attinenti a interessi oggettivi del suo ufficio. Ad avviso della Camera, gli atti tipici di funzione degli altri parlamentari appartenenti al medesimo gruppo non possono restare senza influenza nella ricostruzione del nesso funzionale che lega dichiarazione extra e dichiarazione intra moenia. Quanto alla collocazione temporale delle opinioni manifestate in sede parlamentare, per rapporto a quelle manifestate extra moenia, nella memoria si rileva che la sentenza n. 221 del 2006 di questa Corte, in materia di insindacabilità di consiglieri regionali, avrebbe ribadito che quel che conta non è l'anteriorità degli atti di funzione rispetto alle dichiarazioni extra moenia, bensì il nesso di sostanziale contestualità tra gli uni e le altre. Ad avviso della difesa della Camera, peraltro, l'oggettiva divulgazione all'esterno ben potrebbe essere presente anche quando lo spatium temporis che separa opinioni e divulgazione è notevole.1. ¾ Il Tribunale di Roma, sezione VII penale, ha sollevato – con ricorso depositato il 21 marzo 2003 – conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione, adottata dall'Assemblea il 19 settembre 2001 (documento IV-quater, n. 1), con la quale è stato dichiarato, in conformità alla proposta della Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati, che i fatti per i quali è in corso il processo a carico del deputato Miccichè per il reato di diffamazione a mezzo stampa in danno del dott. Giancarlo Caselli, Procuratore della Repubblica di Palermo, concernono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Le dichiarazioni per le quali è in corso il procedimento penale sono state rese dal deputato Miccichè nel corso di una intervista al periodico “Liberal” in data 17 settembre 1998. In quell'intervista, il deputato Micciché avrebbe detto, tra l'altro, che il dott. Caselli «è stato mandato in Sicilia per dare una spallata decisiva alla D.C.», che il predetto magistrato ha fatto «solo politica», con processi ai politici che «servono solo a scrivere le verità pagate dei pentiti», perdendo «tempo e denaro» e così senza lottare contro la vera mafia. 2. ¾ Deve, preliminarmente, essere ribadita l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 218 del 2004. Non può essere accolta in proposito l'eccezione, avanzata dalla difesa della Camera dei deputati, basata sul rilievo che l'atto introduttivo del presente giudizio sarebbe privo dei necessari requisiti formali, per la mancanza di una compiuta esposizione dei presupposti di fatto del conflitto. Contrariamente a quanto ritenuto dalla difesa della resistente, l'atto introduttivo del conflitto riporta sia il testo integrale delle dichiarazioni rese dal deputato Micciché nell'intervista al periodico “Liberal”, pubblicata il 17 settembre 1998, sia l'esatto tenore dell'imputazione per la quale è stata disposta la citazione a giudizio del predetto parlamentare. Che l'imputazione contestata al deputato Micciché non riporti tutte le frasi pronunciate dal medesimo, ma soltanto alcuni stralci delle medesime, tratte dal più ampio contesto, non significa che vi sia stata, nel caso, una libera rielaborazione ad opera dell'autorità giudiziaria ricorrente tale da impedire l'accertamento del nesso funzionale tra le frasi pronunciate nel corso dell'intervista e gli eventuali atti parlamentari tipici di cui le frasi stesse potrebbero essere la divulgazione esterna. 3. ¾ Nel merito, il ricorso è fondato. Va qui ribadita la costante giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, per l'esistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare e l'espletamento delle sue funzioni di membro del Parlamento, è necessario che tali dichiarazioni possano essere identificate come espressione dell'esercizio di attività parlamentari (cfr. , tra le più recenti, sentenze n. 10 e n. 11 del 2000, n. 164, n. 176 e n. 193 del 2005). Indipendentemente dall'eventuale contenuto diffamatorio di tali dichiarazioni, il compito di questa Corte è limitato alla verifica se esse, ancorché rese al di fuori della sede istituzionale, siano collegate ad attività proprie del parlamentare; costituiscano, cioè, espressione della sua funzione o ne rappresentino il momento di divulgazione all'esterno (sentenza n. 508 del 2002 e n. 235 del 2005). Nel caso in esame, neppure nella delibera di insindacabilità e nella proposta della Giunta per le autorizzazioni è possibile rinvenire un riferimento ad atti tipici del parlamentare. In proposito, la proposta della Giunta, alla quale rinvia la delibera di insindacabilità, contiene solo un generico richiamo al collegamento fra le dichiarazioni del deputato Miccichè e il «contesto politico-parlamentare», giacché «le tematiche della giustizia, del modo in cui essa è amministrata e del ruolo di taluni magistrati è oggetto ormai da diversi anni di un vastissimo dibattito in tutto il Paese e soprattutto nelle sedi politico-parlamentari», ivi rilevandosi come «l'onorevole Miccichè abbia legittimamente esercitato il suo diritto di critica come parlamentare in ordine a questioni di indubbio rilievo pubblico, nel quadro di quelle attività che possono senz'altro definirsi prodromiche o conseguenti agli atti tipici del mandato parlamentare».