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L'articolo 5 estende la normativa alla laguna di Marano-Grado, come dispone la legge n. 366 del 1963.. Art. 1. 1. Appartengono originariamente, ai sensi dell'articolo 28 del codice della navigazione e dell'articolo 822 del codice civile, al bacino demaniale marittimo costituente la laguna di Venezia, di cui all'articolo 1 della legge 5 marzo 1963, n. 366, le «valli da pesca» site nella laguna medesima. 2. Per «valli da pesca» si intendono tutte le aree e i bacini lagunari con specchi d'acqua salsa o salmastra, comprese le relative arginature, siti nella laguna di Venezia, sia chiusi che aperti alle maree e utilizzati a qualsiasi titolo da chiunque, in qualsiasi modo siano denominate o qualificate. 3. Il presente articolo costituisce interpretazione autentica dell'articolo 1 della legge 5 marzo 1963, n. 366, e dell'articolo 28 del codice della navigazione. Art. 2. 1. All'articolo 2 della legge 5 marzo 1963, n. 366, il quinto comma è sostituito dal seguente: «Il Magistrato alle acque rileva entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione il perimetro delle isole e delle valli da pesca arginate comprese nell'ambito della laguna, come determinato dai commi primo, secondo, terzo e quarto, nonché degli specchi d'acqua aperti lasciati alla libera espansione delle maree e utilizzati a qualsiasi titolo da privati». Art. 3. 1. L'articolo 9 della legge 5 marzo 1963, n. 366, è sostituito dal seguente: «Art. 9. -- 1 . Al fine di garantire l'uso sostenibile dell'ecosistema lagunare, le valli da pesca arginate e gli specchi d'acqua aperti di cui all'articolo 1 e di cui alla ricognizione del Magistrato alle acque, debbono essere comunque condotti, compreso l'esercizio dell'agricoltura e della gestione delle risorse faunistiche, nel rispetto della normativa vigente per la salvaguardia di Venezia e delle sue lagune e dei provvedimenti disposti dal Magistrato alle acque per il mantenimento del regime lagunare». 2. L'utilizzo delle valli da pesca di cui all'articolo 1 della presente legge è consentito sulla base di concessione dell'autorità competente, purché non si ponga in contrasto con i princìpi di integrità ed unitarietà della laguna di Venezia e del preminente interesse nazionale alla salvaguardia di Venezia e della sua laguna, ai sensi della legge 16 aprile n. 1973, n. 171. 3. L'espropriazione per pubblica utilità di aree interne o ai margini del perimetro lagunare necessarie per la libera espansione della marea non riguarda le valli da pesca intese ai sensi del comma 2 dell’articolo 1 della presente legge, che non sono soggette ad espropriazione in quanto beni appartenenti originariamente al demanio marittimo. Se necessario, esse possono essere destinate con provvedimento dell'autorità competente alla libera espansione della marea senza diritto ad alcun indennizzo per chiunque a qualsiasi titolo le utilizzi. 4. Il presente articolo costituisce interpretazione autentica dell'articolo 9 della legge 5 marzo 1963, n. 366. Art. 4. 1. Gli attuali occupanti delle valli da pesca, come definite dall'articolo 1, purché gestiscano attività produttive o economiche di qualsiasi genere nella valle da pesca da almeno cinque anni alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno titolo per conseguire concessione cinquantennale a fronte del pagamento del canone nella misura determinata dell'autorità competente. 2. Il canone è commisurato alle attività economiche svolte, tra cui l'attività di allevamento ittico estensivo svolto nella valle da pesca. 3. Congiuntamente alla domanda di concessione, i soggetti attualmente occupanti la valle da pesca devono presentare un programma di manutenzione ordinaria e straordinaria, di qualificazione ambientale e di valorizzazione produttiva della valle da pesca, alla cui attivazione è condizionato il mantenimento della concessione, con verifiche quinquennali dell'Autorità concedente. Art. 5. 1. Le disposizioni della presente legge si applicano, ai sensi dell'articolo 30 della legge 5 marzo 1963, n. 366, alla laguna di Marano-Grado.