[pronunce]

a) l'art. 76 della Costituzione, per eccesso di delega, perché l'estensione alle suddette ipotesi del diniego o della revoca della patente, costituente una innovazione di maggior rigore, non sarebbe stata consentita - anche alla luce degli enunciati svolti nella sentenza n. 354 del 1998 relativamente alla contigua ipotesi della pregressa sottoposizione a una misura di sicurezza - dalla legge di delega, che conferiva al Governo solo la potestà di effettuare un "riesame" della materia, assumendo dunque come base della nuova disciplina quella preesistente, che riguardava solo le misure di prevenzione in corso e non anche quelle la cui applicazione fosse cessata; b) l'art. 3 della Costituzione, per irragionevolezza dell'equiparazione così stabilita tra il caso della misura preventiva in atto e quello della misura la cui esecuzione sia oramai conclusa e c) l'art. 4 della Costituzione, per l'incidenza della restrizione alla guida di veicoli sulle possibilità di lavoro, con effetti pregiudizievoli rispetto alla stessa prospettiva di reinserimento del soggetto sottoposto alla misura; che con la sentenza n. 251 del 2001, successiva all'ordinanza di rimessione, questa Corte, pronunciandosi su una questione analoga e rimessa in base al medesimo presupposto della persistente vigenza degli impugnati artt. 120, comma 1, e 130, comma 1, lettera b), del codice della strada nella loro versione legislativa, nonostante la loro prevista "delegificazione", ha già dichiarato l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 76 della Costituzione, delle anzidette disposizioni legislative, nella parte in cui prevedevano come elemento ostativo al rilascio o al mantenimento della patente di guida l'essere stati precedentemente sottoposti a una delle misure di prevenzione previste dalla legge n. 1423 del 1956, come sostituita dalla legge 3 agosto 1988, n. 327, nonché dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, così come successivamente modificata e integrata [v. la sentenza n. 251 del 2001 citata, punto 4 del diritto e capo 1) del dispositivo]; che pertanto, essendo state le norme denunciate già dichiarate incostituzionali nei termini prospettati dal Tribunale amministrativo regionale rimettente, la questione ora in esame deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 120, comma 1, e 130, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 4 e 76 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale della Puglia - sezione staccata di Lecce, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 dicembre 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 28 dicembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola