[pronunce]

In ogni caso, la disposizione impugnata sarebbe illegittima nella parte in cui non prevede che i provvedimenti adottati dalla Giunta regionale devono «conformarsi alle direttrici della metodologia tariffaria statale» al fine di assicurare «una regolazione stabile e idonea a garantire gli investimenti necessari, un servizio efficiente e di qualità , nonché la tutela degli utenti finali» (così come prescritto dalla sentenza di questa Corte n. 142 del 2015 con riguardo alla Regione autonoma Valle d'Aosta). Da ultimo, il Governo avverte che il riconoscimento di una competenza esclusiva della Regione siciliana in materia di determinazione delle tariffe del SII potrebbe generare richieste di restituzione da parte degli utenti di quanto erroneamente versato, in forza dei provvedimenti dell'Autorità, per i bienni 2012/2013 e 2014/2015. 1.7.&#8210; L'art. 11 della legge reg. Sicilia n. 19 del 2015 sarebbe illegittimo anche sotto i seguenti due ulteriori profili. 1.7.1.&#8210; Il modello tariffario dettato dalla disposizione regionale escluderebbe il segmento del servizio idrico relativo alla depurazione. Tale conclusione, oltre che dalla lettera della norma impugnata, sarebbe avvalorata dall'autonoma considerazione che l'art. 27, comma 1, n. 3, lettera e), della legge della Regione siciliana 4 agosto 2015, n. 15 (Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e Città metropolitane), riserva al servizio di depurazione, la cui organizzazione è attribuita ai liberi consorzi di comuni, senza che sia fatta menzione alcuna degli ulteriori servizi che compongono il SII. Interpretata nel senso di escludere la depurazione dall'insieme dei servizi il cui costo deve essere recuperato mediante la tariffa, la norma si porrebbe in contrasto con gli artt. 119, 141, comma 2, e 154, comma l, del d.lgs. n. 152 del 2006, e con l'art. 10, comma 14, lettera d), del d.l. n. 70 del 2011. Queste norme esprimono il principio dell'intero recupero dei costi in relazione a tutti i segmenti del SII, nonché il principio del "chi inquina paga", con la conseguenza che sarebbero violati l'art. 117, comma secondo, lettere e) e s), Cost. e l'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana. La norma violerebbe anche la direttiva 2000/60/CE (in particolare il suo considerando n. 38 e il suo art. 9), che enuncia i principi del recupero integrale dei costi e del "chi inquina paga", con conseguente violazione degli artt. 11 e 117, primo comma, Cost. 1.7.2.&#8210; Oltre che per i motivi esposti al punto precedente, secondo il Governo l'art. 11 sarebbe illegittimo anche nella parte in cui prevede che «[i]n relazione al livello di qualità della risorsa idrica ovvero nei casi in cui la stessa non è utilizzabile per fini alimentari, la tariffa è ridotta in una misura pari al 50 per cento». Avendo la legge impugnata optato per un modello di gestione che esclude in radice la generazione di qualunque profitto (come si desumerebbe dagli artt. l, commi1, 2, lettera c, e 4, commi l e 2), la prevista riduzione del 50 per cento della tariffa (ove la risorsa idrica non sia utilizzabile per fini alimentari anche in assenza di qualunque responsabilità del gestore) contrasterebbe con il principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici. Ne conseguirebbe la violazione: - dell'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana; - dell'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost., in riferimento agli artt. 119 e 154 del d.lgs. n. 152 del 2006, e all'art. 10, comma 14, lettera d), del d.l. n. 70 del 2011; - nonché degli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento all'art. 9 della direttiva 2000/60/CE, e al considerando n. 38 della medesima. 1.8.&#8210; Per le medesime ragioni, anche la previsione contenuta all'art. 4, comma 6, secondo cui «[p]er i disservizi di cui al comma 4, lettera b), prodotti dalle gestioni interamente pubbliche, le tariffe a carico degli utenti sono proporzionalmente ridotte [...]» , violerebbe: - l'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana; - l'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost., in riferimento agli artt. 119 e 154 del d.lgs. n. 152 del 2006, ed all'art. 10, comma 14, lettera d), del d.l. n. 70 del 2011; - nonché gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento all'art. 9 della direttiva 2000/60/CE, e al considerando n. 38 della medesima. 1.9.&#8210; L'art. 4, comma 12, prevede l'istituzione di un Fondo di solidarietà a sostegno dei soggetti meno abbienti, destinato ad essere alimentato per il primo anno attraverso le risorse derivanti dalla tariffa del servizio idrico integrato, e successivamente «mediante un accantonamento a carico del gestore, nella misura pari allo 0,2 per cento del fatturato complessivo annuo». Osserva la difesa statale che la tariffa, in quanto unica fonte di approvvigionamento economico del gestore, è destinata anche a costituire e alimentare il fondo in questione. Di conseguenza, essa dovrebbe essere determinata anche tenuto conto del finanziamento del Fondo di solidarietà, da considerare alla stregua di un costo del servizio per la gestione del rischio di morosità. Tale circostanza, tuttavia, sarebbe contraddetta dall'art. 11 della legge impugnata, che prevedrebbe una tariffa determinata esclusivamente sulla base dei costi vivi del servizio, al netto di quanto occorre per finanziare il Fondo. La tariffa sarebbe, per questi motivi, inadeguata a realizzare un'effettiva integrale copertura dei costi, con conseguente violazione: - dell'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana; - dell'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost., in riferimento agli artt. 119 e 154 del d.lgs. n. 152 del 2006, e all'art. 10, comma 14, lettera d), del d.l. n. 70 del 2011; - degli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento all'art. 9 della direttiva 2000/60/CE, e al considerando n. 38. 1.10.&#8210; Viene impugnato anche l'art. l, comma 2, lettera c), che recita: «[...] Gli acquedotti, le reti fognarie, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali». Secondo il Governo, la disposizione determinerebbe effetti espropriativi generalizzati nei confronti dei beni in essa elencati che siano in proprietà di privati alla data della sua entrata in vigore. Per questo essa eccederebbe dalle competenze statutarie e violerebbe: