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Le pene previste per i delitti di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e di cui alla presente legge sono diminuite della metà se l'autore, prima dell'apertura del dibattimento, provvede alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi. Il giudice dispone la sospensione del procedimento per un tempo congruo a consentire all'imputato di eseguire la bonifica. Art. 4. (Pene accessorie) 1. La condanna per alcuno dei delitti previsti dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e dalla presente legge comporta: a) l'interdizione temporanea dai pubblici uffici, per un periodo non inferiore a cinque anni; b) l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, per un periodo non inferiore a cinque anni; c) l'incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione; d) la pubblicazione della sentenza penale di condanna. 2. Per i delitti previsti dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e dalla presente legge il giudice con la sentenza di condanna e con quella a richiesta delle parti prevista dall'articolo 444 del codice di procedura penale ordina la bonifica e, ove possibile, il ripristino dello stato dei luoghi, condizionando all'adempimento di tali obblighi l'eventuale concessione della sospensione condizionale della pena. Art. 5. (Confisca) 1. Per i delitti previsti dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e dalla presente legge, il giudice, con la sentenza di condanna o con quella a richiesta delle parti prevista dall'articolo 444 del codice di procedura penale ordina sempre la confisca, ai sensi dell'articolo 240 del codice penale, delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto. 2. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti prevista dall'articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti il giudice, fatti salvi i diritti di terzi in buona fede, ordina sempre la confisca del prezzo e del profitto del reato, ovvero, quando non è possibile, la confisca dei beni di cui il reo abbia la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto.