[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 91 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642 (Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato), promosso con ordinanza del 27 gennaio 2005 dal Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, sul ricorso proposto dalla Farmacia Perricone, in persona della titolare dr.ssa Maria Agata Perricone, contro l'Azienda USL n. 9 di Trapani, iscritta al n. 208 del registro ordinanze 2005 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 16, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 26 ottobre 2005 il Giudice relatore Luigi Mazzella.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso del 15 giugno 2004 al Tribunale amministrativo regionale della Sicilia, la Farmacia Perricone, in persona della titolare dr.ssa Maria Agata Perricone, esponeva di aver ottenuto dal giudice competente il decreto n. 2/2002 con il quale era stato ingiunto all'Azienda unità sanitaria locale n. 9 di Trapani il pagamento in suo favore di sorte capitale ed interessi per una fornitura di presídi sanitari in favore di assistiti del Servizio sanitario nazionale, oltre alle spese del procedimento. Non avendo ottenuto detto pagamento nemmeno a seguito della notifica di diffida, la ricorrente chiedeva affermarsi l'obbligo dell'amministrazione di provvedere con nomina di un commissario ad acta per l'ipotesi di ulteriore inadempienza. Il TAR della Sicilia – rilevato che il ricorso risultava introdotto mediante deposito diretto dell'originale presso la sua segreteria, senza la previa notificazione del medesimo atto all'amministrazione convenuta – ha ritenuto che, pur essendo state rispettate le prescrizioni dettate dall'art. 91 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642 (Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato), non era stato correttamente instaurato il contraddittorio, anche se, di fatto, la copia del ricorso era stata trasmessa ai destinatari i quali ne avevano avuta, quindi, piena cognizione, e pertanto ha dubitato della legittimità costituzionale della medesima norma in riferimento agli artt. 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione. Ha osservato il TAR che, nonostante la formulazione testuale del citato art. 91, alcuni Tribunali amministrativi regionali richiedono, comunque, la notificazione del ricorso per esecuzione del giudicato, in considerazione della “natura giurisdizionale” della sentenza conclusiva del procedimento di ottemperanza. Ha aggiunto, però, che tale orientamento non trova riscontro nei giudici amministrativi del grado di appello. Il Consiglio di Stato, infatti, con giurisprudenza prevalente, non ritiene necessaria la notificazione, ad istanza del ricorrente, del ricorso all'amministrazione tenuta all'esecuzione del giudicato, considerando sufficiente la comunicazione della proposizione del ricorso a cura della segreteria del giudice amministrativo Il TAR ha ricordato, ancora, che non mancano però pronunzie del giudice di appello le quali, evidenziando la contrarietà delle previsioni dell'art. 91 al principio costituzionale della necessaria integrità del contraddittorio processuale, superano il problema in via interpretativa, richiedendo che il contraddittorio tra le parti, anche all'interno del meccanismo dell'art. 91, sia comunque assicurato attraverso la verifica che la controparte abbia avuto effettiva conoscenza della domanda stessa. Secondo il TAR rimettente la tesi maggioritaria circa la sufficienza della sola comunicazione ai fini della rituale instaurazione del giudizio di ottemperanza appare contraria ad alcuni princípi costituzionali in tema di attività giurisdizionale e di giusto processo, desumibili dagli artt. 24 e 111 della Costituzione. A suo giudizio il rispetto dei princípi enunciati in queste norme costituzionali non sarebbe garantito adeguatamente dal meccanismo di cui all'art. 91 del r.d. n. 642 del 1907 nel quale la conoscenza del ricorso da parte dell'amministrazione è affidata esclusivamente alla comunicazione della segreteria, effettuata a mezzo di lettera raccomandata. Sarebbero necessarie, invece, le formalità e le garanzie proprie della notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario (consegna della copia conforme di un atto, con particolari garanzie e formalità ad opera di un pubblico ufficiale che dell'avvenuta operazione redige apposita relazione). E ciò anche nell'ipotesi che si acceda alla soluzione giurisprudenziale che considera validamente assicurato il contraddittorio nell'ambito del meccanismo di cui all'art. 91 del r.d. n. 642 del 1907, purché assistito dalla prova dell'effettiva e tempestiva conoscenza della domanda da parte dell'interessato. In definitiva, anche se la controparte sia stata in grado, sotto l'aspetto temporale, di elaborare la propria difesa prima della discussione innanzi al giudice, siffatta soluzione – modellata sul principio desumibile dall'art. 156, terzo comma, cod. proc. civ. (sanatoria della nullità dell'atto che abbia comunque raggiunto lo scopo cui sia destinato) - non appare al rimettente applicabile alla fattispecie in esame dove la notificazione, con le forme proprie del codice di rito, è del tutto assente. In conclusione, secondo il giudice a quo, la notificazione del ricorso introduttivo con le modalità proprie del codice di procedura civile, o con quelle di cui agli artt. 8 e segg. del r.d. n. 642 del 1907, resta l'unico mezzo idoneo ad assicurare il rispetto dei richiamati princípi costituzionali. Quanto all'ammissibilità della questione, a giudizio del TAR, la circostanza che la Corte costituzionale abbia più volte esaminato - con esiti diversi, ma sempre entrando nel merito delle tematiche sottoposte - questioni di costituzionalità relative al r.d. n. 642 del 1907 (sentenze n. 406 del 1998, n. 251 del 1989, n. 146 del 1987 e ordinanza n. 359 del 1998) renderebbe ultroneo l'esame del problema relativo alla natura sostanzialmente legislativa da riconoscersi allo stesso. 2. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per l'infondatezza della questione, osservando che la notifica per ufficiale giudiziario non è l'unico mezzo per garantire la pienezza del contraddittorio e richiamando l'insegnamento di questa Corte, secondo cui, anche con riguardo al diritto di difesa, non può non riconoscersi al legislatore la più ampia discrezionalità per fini di speditezza nella conformazione degli istituti processuali e nell'articolazione del processo.1.