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Inoltre dovrebbero essere previsti corrispettivi ridotti di oneri generali di sistema, da applicare a queste tipologie di utenze, anche per la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili. Altro limite della SEN riguarda vettori energetici totalmente puliti e realmente capaci di risolvere problemi quali lo stoccaggio di energia, come l'idrogeno. L'idrogeno nella SEN non è contemplato, in quanto tale atto prevede per la transizione energetica l'utilizzo del gas naturale (metano). Tale criticità non è di poco conto, poiché l'idrogeno avrà certamente un ruolo strategico nella transizione energetica a livello internazionale. Il gas metano, inoltre, è poco adatto a gestire la transizione, in quanto è un combustibile fossile che ha sì meno atomi di carbonio, ma è almeno 25 volte più climalterante della C0 2 se disperso in atmosfera. Ciò avviene puntualmente nel caso di trasporto mediante gasdotti lunghi migliaia di chilometri (le statistiche parlano del 2 per cento di perdite). Inoltre è ormai anacronistico continuare a ricercare idrocarburi nei mari italiani, trattandosi di petrolio di scarsa qualità e di poca entità, con rischi alle economie costiere molto elevati. C'è un altro fattore, forse il più rilevante, per approvare in Italia una legge sulla transizione energetica e per giustificare un cambio di rotta nel nostro Paese a favore di fonti alternative e rinnovabili. La grande ricchezza del nostro Paese, a livello di risorse energetiche e naturali, proporzionale alla estrema diversificazione dei territori, anche all'interno di uno stesso ambito regionale, partendo dalla conservazione delle risorse ambientali e paesaggistiche fino alla preservazione e valorizzazione del nostro patrimonio e delle nostre tradizioni storiche e culturali. D'altro canto la sostenibilità ambientale ed energetica ha sui territori le criticità più pesanti sia da un punto di vista finanziario sia per gli impatti dovuti proprio ai cambiamenti climatici. Da qui la necessità, accennata anche nella SEN, di trovare nuovi equilibri e modelli possibili che aiutino i territori a trarre valore dalle proprie potenzialità, non privandosi della propria identità. Per tale ragione occorre sottolineare il valore delle aree interne che ospitano non solo un terzo della popolazione italiana, ma detengono anche una parte significativa di risorse del Paese considerando non solo le risorse idriche, ambientali e territoriali, ma soprattutto il valore storico, culturale e sociale dei beni artistici e del patrimonio dei piccoli borghi e degli elementi di pregio paesaggistico, naturale ed architettonico. Le aree metropolitane sono concentrazioni di capitali, servizi, competenze che costituiscono punti di incrocio di flussi di relazioni economiche, sociali e culturali. D'altra parte, le aree interne, sebbene meno popolate, occupano la gran parte del territorio, con le relative risorse ambientali (acqua, foreste, eccetera), produttive (agricoltura, allevamento, eccetera), culturali e identitarie (paesaggi, tradizioni, eccetera). Lo sviluppo sostenibile e il progresso, sia economico che socio-culturale, delle aree metropolitane non può prescindere dalla messa a sistema della rete di valori e delle risorse del territorio, dalle aree montane alle aree vallive dei grandi corsi d'acqua, dalle aree interne ai centri abitati costieri, dalle aree interne più remote ai centri densamente urbanizzati. La segmentazione e diversità del nostro territorio, invece di essere causa di divergenze e ritardi crescenti, deve diventare fulcro della leva di sviluppo e di coesione, agganciando le aree interne a quelle in fase di maggiore sviluppo economico e industriale. La creazione di infrastrutture « morbide » e adattabili e di modelli locali come le comunità energetiche diviene il passaggio fondamentale per garantire lo sviluppo sostenibile. È una sfida che va oltre la conoscenza e l'utilizzo delle risorse e materie prime, e abbraccia i principi dell'economia verde e circolare nel senso più ampio, con il cittadino al centro di uno sviluppo i cui processi e progressi non sono solo tecnici ed economici, ma anche legati alle relazioni e ai valori culturali, sociali e alla storia e tradizione che caratterizza il nostro territorio. Il presetne disegno di legge intende tracciare un possibile percorso di questo processo, poiché l'energia ha un ruolo imprescindibile e vitale alla base dello sviluppo. A conclusione della presente relazione illustrativa al disegno di legge, contenente lo spirito della legge e una dettagliata analisi sulla evoluzione legislativa internazionale, europea e nazionale di settore, occorre sottolineare che l'Italia, avendo ratificato l'Accordo di Parigi e recepito le direttive europee sopra citate, è tenuta a rispettare gli obblighi internazionalmente assunti, e ad agire in conformità con adeguata legislazione nazionale. Il disegno di legge si compone di due articoli: il primo riguarda le finalità, in particolare l'obiettivo centrale della realizzazione della giustizia climatica, e il secondo contiene la delega al Governo per la piena attuazione della transizione energetica.. 1 (Finalità) 1 Oggetto del presente disegno di legge è la transizione energetica, attraverso l'abbandono totale dell'uso degli idrocarburi fossili e il passaggio a un modello energetico basato sulle energie rinnovabili originate prevalentemente dalla radiazione solare. Le più diffuse fonti di energia rinnovabile sono il fotovoltaico e l'eolico, e hanno carattere discontinuo e non programmabile. Costituisce obiettivo centrale della presente legge la giustizia climatica, che significa rimuovere le cause del cambiamento climatico al fine di tutelare la biodiversità del Pianeta e la vita delle future generazioni, in nome del principio di equità intergenerazionale e del diritto all'autodeterminazione dei popoli. Tale prioritario obiettivo è perseguito attraverso la drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO 2 ) e degli altri gas climalteranti, causate principalmente dalla combustione delle fonti di energia fossile. Poiché i popoli che hanno meno contribuito all'inquinamento sono anche quelli che maggiormente subiscono l'impatto dei cambiamenti climatici, la giustizia climatica è perseguita dal legislatore italiano ponendo in essere le azioni di mitigazione previste nell'Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015, ratificato e reso esecutivo ai sensi della legge 4 novembre 2016, n. 204, che rappresenta il primo accordo globale sui cambiamenti climatici. 2 (Delega al Governo per la realizzazione della transizione energetica e la promozione e diffusione della tecnologia dell'idrogeno rinnovabile)