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Fino ad oggi, infatti, è invalsa la prassi per cui ciascun direttore generale ha potuto nominare su base fiduciaria un numero indefinito di dirigenti, i quali sono poi stabilmente entrati nella dotazione organica dell'azienda: una prassi che ha determinato un netto sbilanciamento nel rapporto dirigenti-dipendenti e che deve essere interrotta. Per questa ragione il disegno di legge prevede la decadenza dei dirigenti esterni, fatta salva una minore durata dell'incarico, entro sessanta giorni dalla cessazione del mandato del consiglio di amministrazione. Inoltre, i commi 10 e 11 del citato articolo 49 -bis applicano ai consiglieri di amministrazione, con deleghe o no, ai dirigenti e a tutto il personale a vario titolo assunto dalla RAI il limite massimo retributivo previsto dalla normativa vigente per le pubbliche amministrazioni e le società pubbliche. Tale disposizione appare necessaria anche alla luce delle incertezze che vi sono state circa l'applicabilità al personale della RAI dei limiti sui compensi dei manager pubblici. L'ultimo aspetto qualificante del disegno di legge consiste nella soppressione della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (di seguito «Commissione di vigilanza»), le cui attribuzioni si sono progressivamente ridimensionate, sia per effetto di interventi legislativi sia per prassi. Oggi, oltre al parere sul contratto di servizio pubblico radiotelevisivo stipulato tra il Governo e la società concessionaria pubblica, una delle attribuzioni più rilevanti della Commissione di vigilanza consiste nella regolamentazione del pluralismo politico nella programmazione diffusa dalla RAI, mediante deliberazioni ad hoc , le quali sostanzialmente ricalcano quelle adottate dall'AGCOM per l'emittenza radiotelevisiva privata e locale. Alla sola AGCOM, tuttavia, la legge attribuisce una decisiva funzione di controllo, che si esplica attraverso il potere sanzionatorio in caso di inosservanza, sia da parte delle emittenti private che da parte del servizio pubblico, delle norme in materia di par condicio . Questa sorta di governo bicefalo del pluralismo politico radiotelevisivo non appare oggi più sorretta da valide giustificazioni. Infatti, qualora si volesse riconoscere una specificità degli obblighi del servizio pubblico radiotelevisivo in materia di par condicio , sarebbe certo più opportuno intervenire sulla legge n. 28 del 2000 e prevedere, semmai, norme più specifiche che distinguano il ruolo della RAI da quello delle emittenti private. In assenza di tale specificità, non si comprende la duplicazione di funzioni, tanto più che le delibere dell'AGCOM sono impugnabili davanti al giudice amministrativo, mentre le delibere della Commissione di vigilanza, non avendo natura di atti amministrativi, sono insindacabili. Anche le funzioni di indirizzo tipiche della Commissione di vigilanza hanno subìto un progressivo ridimensionamento, ancora una volta per effetto dell'estensione del raggio d'azione dell'AGCOM anche nel campo dei contenuti della programmazione del servizio pubblico radiotelevisivo. Il testo unico, infatti, attribuisce all'AGCOM sia il compito di dettare le linee-guida sul contratto di servizio, sia quello di avviare l'istruttoria (ed eventualmente irrogare le sanzioni amministrative pecuniarie) qualora la società concessionaria pubblica sia inadempiente rispetto alle disposizioni contenute nel medesimo testo unico e nel contratto di servizio, oppure rispetto agli obblighi di natura contabile, gestionale e finanziaria. L'AGCOM, dunque, ha assunto nel tempo non soltanto significativi compiti regolatori in materia di infrastrutture e di reti di trasmissione, ma anche pregnanti poteri di indirizzo e di controllo sul piano dell'offerta dei contenuti (pluralismo politico e sociale, tetti pubblicitari, tutela dei minori, eccetera), che in fondo appaiono coerenti con la necessità che il settore dell'audiovisivo sia regolato a partire da una visione integrata e sistemica. Una simile evoluzione del quadro normativo ha dunque affievolito le tradizionali funzioni della Commissione di vigilanza la quale, forse non per caso, nella prassi delle ultime legislature ha drasticamente ridotto il numero di atti propriamente di indirizzo della programmazione, abdicando di fatto all'esercizio di una delle sue originarie prerogative. A fronte del mutato contesto normativo e istituzionale, fitto di duplicazioni e sovrapposizioni di compiti fra organismi diversi, la Commissione di vigilanza, immutata nella sua composizione e nelle sue funzioni, mantiene però gelosamente il compito di nominare 7 dei 9 consiglieri di amministrazione della RAI. Soprattutto in virtù di tale attribuzione, la Commissione di vigilanza è stata l'anticamera dell'indebita influenza della politica sul servizio pubblico radiotelevisivo, il luogo fisico e simbolico attraverso cui i partiti politici hanno trasformato la RAI da strumento della collettività a territorio da spartire e subordinare ai propri interessi. È questa una delle principali ragioni che rende oggi necessario sopprimere la Commissione di vigilanza e ricondurre il concetto di «controllo» del servizio pubblico radiotelevisivo ad un'accezione sana e virtuosa, secondo la quale il Parlamento, luogo della rappresentanza di tutti i cittadini, è soggetto naturalmente competente a vigilare sulle società che svolgono funzioni delicate e rilevanti per l'ordinamento democratico. Fatta salva dunque la peculiare funzione di controllo attribuita all'AGCOM dal testo unico, la proposta di legge mantiene in capo alle Commissioni parlamentari competenti in materia di servizio pubblico radiotelevisivo la facoltà di convocare i vertici aziendali della RAI per esigenze conoscitive o per rispondere di eventuali inadempimenti degli obblighi di servizio pubblico radiotelevisivo. La soppressione della Commissione di vigilanza si inquadra, infine, nella più generale opera di ripensamento delle Commissioni parlamentari bicamerali, istituite per incidere sull'amministrazione degli enti vigilati e coinvolgere le opposizioni nella gestione di determinati, delicati settori. È da chiedersi se oggi non siano venute meno le ragioni storiche, di contesto, che hanno dato vita a molte delle attuali Commissioni parlamentari bicamerali; se le loro funzioni non possono essere assorbite dalle Commissioni parlamentari permanenti e se, in ogni caso, anche laddove sia necessario lo svolgimento congiunto di una determinata funzione da parte delle Commissioni dei due rami del Parlamento, questo debba assumere la forma di una struttura permanente. Nel disegno di legge, in sintesi, le funzioni della Commissione di vigilanza sono state in parte soppresse, in parte demandate all'AGCOM, oppure ricondotte alle Commissioni parlamentari competenti per materia. Nei casi in cui si rende necessario l'intervento congiunto delle Commissioni parlamentari (audizioni dei candidati sorteggiati, eventuale parere sui soggetti audìti, parere sulla revoca di membri del consiglio di amministrazione, audizione dei vertici aziendali nel corso della legislatura) sarà compito della fonte regolamentare, nella sua autonomia, individuare le più idonee ed efficaci forme e modalità di esercizio di tali funzioni, senza dispersioni e duplicazioni, come già evidenziato.. 1 (Modifiche alle norme in materia di procedure di nomina dei componenti dell' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) 1 Il comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249, e successive modificazioni, è sostituito dai seguenti: