[pronunce]

Il rimettente sostiene, però, che la norma denunciata «contrasti con gli articoli 100, terzo comma, Cost., per il quale la legge assicura l'indipendenza della Corte e dei suoi componenti di fronte al Governo (e, ovviamente, anche di fronte all'esecutivo regionale), nonchè dell'art. 108, secondo comma, Cost., secondo cui la legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali». Nel rammentare i contenuti della citata sentenza n. 224 del 1999 e, segnatamente, quanto affermato in punto di affidamento di incarichi extragiudiziari, per cui la «delimitazione territoriale contrasta con le esigenze di salvaguardia e di indipendenza dei magistrati, e, dunque, risulta lesiva dell'art. 100, terzo comma, e 108, secondo comma, Cost. nel caso in cui – per il contesto normativo in cui si colloca e per le caratteristiche concrete degli incarichi – renda palese la contaminazione fra controlli interni agli enti (operati proprio dai revisori dei conti) e controlli esterni operati dalle sezioni siciliane della Corte dei conti», il giudice a quo assume che l'art. 3 della legge regionale n. 21 del 2006, «formulato nel senso che il revisore contabile “è scelto dall'amministrazione regionale” tra i magistrati della Corte dei conti in servizio preso gli uffici siciliani, contrasti con le norme costituzionali indicate in precedenza, proprio in quanto rende operante detta contaminazione». A tal riguardo, nell'ordinanza di rimessione si individuano quali siano le funzioni di controllo affidate dalla legge (art. 3 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante «Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti») alle sezioni regionali della Corte dei conti e si precisa, inoltre, che, in base all'art. 2, comma 5, della legge della Regione siciliana 22 dicembre 2005, n. 19 (Misure finanziarie urgenti e variazioni al bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2005. Disposizioni varie), la Riscossione Sicilia S.p. A. svolge le attività previste dall'art. 3, comma 4, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248, tra cui quelle di riscossione mediante ruolo, di riscossione spontanea, liquidazione ed accertamento delle entrate, tributarie o patrimoniali, degli enti pubblici, anche territoriali, e delle loro società partecipate, nonché altre attività, strumentali a quelle dell'Agenzia delle entrate. Il giudice a quo evidenzia, quindi, l'importanza particolare che riveste, nell'àmbito dell'organizzazione societaria, il revisore contabile, «essendo istituzionalmente preposto al controllo interno sulla gestione», secondo quanto previsto dall'art. 2409-ter del codice civile. Sicché, il rimettente sottolinea come le predette funzioni sarebbero «strettamente legate da un vincolo di necessaria complementarietà; e come, in particolare, la funzione del revisore contabile – che si esplica principalmente sui bilanci di una società dal valore strategico centrale per le finanze regionali e sui documenti ad esso correlati – si ponga a monte del controllo successivo sulla gestione demandato alla Corte». Un vincolo che, come dimostrato anche dalla pronuncia adottata dalle sezioni riunite della Corte dei conti in sede di controllo nell'adunanza del 27 ottobre 2006, avente ad oggetto gli indirizzi e i criteri di riferimento programmatico del controllo sulla gestione per l'anno 2007, verrebbe ancor di più a risaltare, giacché «l'analisi condotta dalla Corte dovrebbe individuare ed evidenziare gli obiettivi perseguiti dai soggetti controllati quali evidenziati nei documenti di bilancio, al fine di valutare in concreto la coerenza delle scelte adottate dall'Ente controllato sulla base delle sue effettive disponibilità». Pertanto, secondo il TAR rimettente, la norma di cui al denunciato art. 3 della legge regionale n. 21 del 2006, nell'attribuire «all'amministrazione regionale controllata il potere di scegliere il revisore dei conti della società di riscossione delle entrate regionali proprio fra i soggetti istituzionalmente preposti ad effettuare il controllo sulla gestione della società medesima e, in generale, di tutto l'apparato amministrativo regionale, ossia fra i magistrati preposti agli uffici siciliani della Corte», violerebbe gli artt. 100, terzo comma, e 108, secondo comma, Cost., giacché essa sarebbe «idonea a vulnerare l'imparzialità e l'indipendenza del magistrato contabile sul quale cada la scelta ampiamente discrezionale dell'amministrazione regionale, proprio perché appare atta a realizzare quella “linea di coinvolgimento istituzionale” di tali magistrati nell'attività di controllo interno nell'ambito dell'organizzazione delle amministrazioni, poi soggette ai poteri di controllo esterno delle sezioni siciliane della magistratura contabile». Peraltro, nel caso di specie, la disarmonia rispetto ai parametri costituzionali evocati risulterebbe ancor più evidente di quella apprezzata dalla citata sentenza n. 224 del 1999, in quanto, «alla delimitazione territoriale inderogabile (che rende imprescindibile la nomina di un magistrato operante in Sicilia) si affianca la scelta intuitu personae – e, quindi, non mediata neppure dalla selezione concorsuale operata dal Consiglio di presidenza – dell'amministrazione regionale della persona del revisore». 2. - È intervenuto in giudizio il Presidente della Regione siciliana, il quale ha chiesto che la sollevata questione venga dichiarata inammissibile o, comunque, infondata. Quanto alla dedotta inammissibilità, questa deriverebbe, secondo la difesa regionale, dall'esistenza, ammessa dallo stesso rimettente, di una interpretazione conforme a Costituzione della norma censurata, siccome fatta propria dallo stesso Consiglio di Presidenza della Corte dei conti nel reputare possibile, per il conferimento dell'incarico di revisore contabile della Riscossione Sicilia S.p. A., l'indizione di una «procedura selettiva fra i magistrati contabili adibiti agli uffici siciliani, in alternativa alla diretta investitura da parte dell'amministrazione regionale». La stessa difesa della Regione ritiene, in ogni caso, che la disposizione denunciata non confligga con i parametri evocati dal giudice rimettente. A tal riguardo, si osserva nella memoria che la Regione siciliana si è dovuta adeguare alla riforma del sistema della riscossione prevista dall'art. 3 del d.l. n. 203 del 2005, provvedendo anch'essa a riformare il servizio regionale di riscossione e, tramite l'art. 2 della legge regionale n. 19 del 2005, ha disposto l'applicazione nel territorio siciliano del citato art. 3 del d.l. n. 203 del 2005, stabilendo altresì, con la partecipazione della Agenzia delle Entrate, la «costituzione della Riscossione Sicilia S.p.a.