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In questo contesto è da sottolineare anche il preciso obbligo che all'articolo 3 viene imposto alle pubbliche amministrazioni di istituire ruoli tecnici all'interno delle proprie piante organiche per i dipendenti iscritti agli albi professionali idonei all'attività di progettazione. Si tratta di una previsione che non solo intende salvaguardare la specificità dell'attività di progettazione anche all'interno dell'organizzazione complessa di tanti uffici pubblici, ma consente anche alle pubbliche amministrazioni che intendono continuare a valersi dell'opera di propri professionisti interni di farlo con modalità trasparenti. La norma conserva (e non potrebbe fare altrimenti) alle pubbliche amministrazioni la libertà di scelta prevista dal nostro ordinamento, consentendo loro, una volta effettuate le necessarie valutazioni di economicità, efficacia ed efficienza, di decidere motivatamente se istituire o mantenere appositi ruoli tecnici di professionisti, ovvero rivolgersi al mercato esterno. Coerentemente con lo spirito degli ultimi provvedimenti legislativi in materia di promozione della concorrenza in ambito professionale, il secondo comma dell'articolo 3 introduce anche nel nostro Paese la più ampia libertà organizzativa in materia di modalità di esercizio dell'attività professionale, consentendone lo svolgimento sia in forma di lavoro dipendente che di attività autonoma e, con riferimento a quest'ultima, tanto in forma individuale quanto in forma associata e financo societaria. Sotto questo punto di vista, il provvedimento si raccorda pienamente con l'evoluzione legislativa in corso, volta ad introdurre elementi di maggiore efficienza competitiva nel mercato dei servizi professionali, coerentemente con gli orientamenti in più occasioni espressi dall'Unione europea, a partire dalla ben nota «Strategia di Lisbona». Il favor dell'ordinamento europeo nei confronti di una valorizzazione della qualità architettonica è reso esplicito, peraltro, dalla risoluzione n. 13982/00 del Consiglio dell'Unione europea del 12 gennaio 2001, nella quale si incoraggiano gli Stati membri «ad intensificare gli sforzi per una migliore conoscenza e promozione dell'architettura e della progettazione urbanistica, nonché per una maggiore sensibilizzazione e formazione dei committenti e dei cittadini alla cultura architettonica, urbana e paesaggistica», nonché «a promuovere la qualità architettonica attraverso politiche esemplari nel settore della costruzione pubblica». L'articolo 4 del disegno di legge recepisce l'opzione di decisa valorizzazione della qualità architettonica già fatta propria dal legislatore francese sin dal 1977 (citata legge n. 77-2), anche se di recente oggetto di puntualizzazioni (legge n. 2005-157 del 23 febbraio 2005). Se la «qualità architettonica» è un bene pubblico primario soggetto alla tutela dello Stato, ad essa deve conformarsi chiunque intenda realizzare opere suscettibili di affermarla in concreto, ovvero di negarla o lederla. Di qui la previsione che il rispetto della qualità architettonica venga garantito in primo luogo nelle fasi della progettazione di ogni attività di trasformazione edilizia che richieda un provvedimento autorizzatorio o concessorio. L'opera di promozione e valorizzazione della qualità architettonica risulterebbe molto ridotta se venisse fatta gravare esclusivamente sui soggetti pubblici, tralasciando del tutto le trasformazioni del territorio realizzate dai privati. Non è quindi un caso se a questo tema sia stata data una particolare attenzione in un Paese quale la Francia, che storicamente e fino ai giorni nostri -- ha legato a doppio filo la propria identità culturale e nazionale alla realizzazione di opere architettoniche di notevole significato. Uno degli aspetti più delicati della disciplina della qualità architettonica e della progettazione riguarda il riparto di competenze legislative tra lo Stato e le regioni. Ci troviamo, infatti, di fronte ad una materia che quasi mai si svolge in un unico ambito materiale, di ben definita competenza statale o regionale, ma che per sua natura incide su di una pluralità di ambiti e discipline, a vario titolo spettanti alla competenza legislativa dello Stato e degli enti di autonomia territoriale garantita. Alcuni aspetti sono di sicura competenza legislativa statale, e per questa ragione il presente disegno di legge li disciplina con maggiore puntualità: si tratta, in primo luogo, della tutela delle opere di architettura come opere dell'ingegno, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera r) della Costituzione, ovvero della tutela della concorrenza nell'ordinamento delle professioni (articolo 3), ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera e) , della Costituzione. Pur nella non configurabilità di una generale materia «lavori pubblici» di competenza statale o regionale, secondo quanto più volte ribadito dalla Corte costituzionale (a partire dalla sentenza n. 303 del lº ottobre 2003), analoghe considerazioni possono farsi valere per quelle opere pubbliche di rilevante interesse nazionale che devono considerarsi attratte alla competenza legislativa statale secondo il meccanismo dell'attrazione in sussidiarietà, «forgiato» dalla già ricordata sentenza n. 303 del 2003 della Corte costituzionale. Per gli altri aspetti della disciplina della materia, a venire in evidenza è invece la materia del «governo del territorio», per la quale la Costituzione prevede la competenza concorrente di Stato e regioni. Appare evidente la connessione del «governo del territorio» (che secondo la Corte costituzionale ricomprende tanto la disciplina dell'edilizia quanto quella dell'urbanistica) con la progettazione architettonica. Di qui la necessità che la legge statale ponga prescrizioni di principio (articolo 5) che spetterà poi ai legislatori regionali svolgere e sviluppare, secondo un modello di concorso di interventi tra i diversi livelli territoriali della Repubblica che appare il più consono all'attuazione del principio costituzionale dell'articolo 9 della Costituzione. Alle medesime conclusioni, in grado di orientare teleologicamente la disciplina in materia di «governo del territorio», conduce l'accertata competenza concorrente Stato-regioni in materia di «valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali». La Corte costituzionale ha infatti ribadito che «le attività culturali di cui al terzo comma dell'articolo 117 della Costituzione riguardano tutte le attività riconducibili alla elaborazione e diffusione della cultura» (sentenza n. 255 del 21 luglio 2004). Risulta agevole, muovendosi in questo ordine di idee, far rientrare la «qualità architettonica» nel novero di quelle «attività culturali» «rivolte a formare e diffondere espressioni della cultura e dell'arte», per richiamare la suggestiva definizione dell'articolo 148, comma 1, lettera f) , del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, (oggi abrogato), relativamente alle quali lo Stato e le regioni sono chiamati a concorrere anche nella definizione della disciplina di «valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali». Nel merito, il presente disegno di legge individua alcuni principi fondamentali della legislazione ai quali le regioni devono attenersi nell'esercizio della loro competenza in materia di «governo del territorio», di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali e di promozione e organizzazione di attività culturali. In particolare: