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In più occasioni ho avuto modo di visitare gli ospedali a me vicini - quelli di Locri e Polistena - e mi sono reso conto personalmente di quanto la situazione nei due presidi sia drammatica. Oltre alla strumentazione obsoleta e spesso inadeguata, è riscontrabile una significativa carenza di organico (personale medico e infermieristico e OSS). Nei reparti si lavora in condizione di stress psicofisico altissimo. Medici, infermieri e operatori sociosanitari sono mortificati nella loro professionalità e costretti a turni massacranti. Inoltre, l'esiguo numero di personale non consente a questo di prestare le giuste cure ai pazienti. L'ospedale di Locri, peraltro famigerato in questo periodo, è anche interessato da gravi carenze infrastrutturali relative alla staticità della struttura, allo stato di manutenzione e al funzionamento degli ascensori. Pare che la regione Calabria, però, abbia messo a disposizione, per l'adeguamento di entrambi i presidi, ben 15 milioni di euro da più di dieci anni per l'uno e circa 10 milioni per l'altro. Tuttavia, i lavori di ristrutturazione e manutenzione strutturale non sono mai stati eseguiti. Mi chiedo, e vi chiedo, che fine abbiano fatto. Lo scopriremo, a breve. La sanità calabrese è caratterizzata da gravissime mancanze strumentali, strutturali e di personale medico sanitario. A fronte di tutto ciò, però, vi è stata una spesa scriteriata di centinaia di milioni di euro all'anno di soldi pubblici. Il disavanzo sanitario della Regione Calabria ammonta a ben 170 milioni di euro, mentre il punteggio LEA si attesta a 136, ben al di sotto della soglia di sufficienza, che è pari a 160. Abbiamo il disavanzo delle casse pubbliche più alto d'Italia. A fronte di cosa? A fronte di livelli essenziali di assistenza più bassi della Nazione! È evidente la grave inefficienza nell'utilizzo delle risorse economiche disponibili, che si ripercuote automaticamente sulla adeguatezza e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini calabresi, in palese violazione dell'articolo 32 della Costituzione. In spregio ai diritti fondamentali dell'ordinamento italiano, un'intera classe dirigente che, con diverse Giunte regionali, si è alternata negli ultimi decenni nel mio territorio, ha utilizzato la sanità come strumento di clientela. Anni di utilizzo politico-elettorale dell'organizzazione dei servizi e della gestione del personale hanno determinato una situazione insostenibile, che ora richiede questo intervento straordinario del nostro Governo. Il gravissimo disordine amministrativo e gestionale, con una sovrapposizione di interessi della criminalità organizzata, giustificano, senza ombra di dubbio, tale azione politica coraggiosa, ma assolutamente necessaria e urgente. In merito ai dubbi di costituzionalità avanzati, nei confronti del decreto in esame, da molti dell'opposizione, se è vero che la tutela della salute rientra, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, nelle materie di legislazione concorrente, per cui la potestà legislativa (lo ricordo a chi lo sa meglio di me) spetta alla Regione, è vero anche che l'articolo 120 della stessa Costituzione legittima l'intervento sostitutivo del Governo in casi straordinari e molto gravi come la «tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali». Ed è palese quanto straordinaria ed estremamente grave sia attualmente la situazione della sanità calabrese. Il sistema sanitario regionale è stato sottoposto da tempo a un'azione di risanamento attraverso piani fallimentari di rientro e gestioni commissariali, con la nomina a commissario di Scopelliti nel 2010 e di Scura nel 2015. Ricordo a tutti, anche a me stesso, che Scopelliti, allora governatore della Calabria ed ex sindaco di Reggio Calabria, è stato condannato l'anno scorso a quattro anni e sette mesi per fatti riconducibili a quando era sindaco della città dello Stretto. Cosa potevamo aspettarci, dopo aver consegnato in queste mani la sanità della mia Regione? Dopodiché, si passa all'epoca Scura, nominato dal Governo Renzi, con una Regione ancora oggi in mano al Partito Democratico. E anche oggi il governatore Oliverio si permette di criticare queste azioni. L'opposizione, in quest'Aula, ha fatto finta troppo spesso di dimenticare di aver governato la mia Regione negli ultimi decenni. Quindi, il Consiglio dei ministri, tenutosi a Reggio Calabria il 18 aprile scorso, con il decreto-legge in esame, ha dimostrato ancora una volta che la Calabria, da troppo tempo dimenticata dagli Esecutivi che si sono succeduti negli anni addietro, è oggi ai primi posti nell'agenda di questo Governo! Finalmente, abbiamo un Governo in grado di valorizzare l'enorme potenziale che la mia amata e complicata Regione ha: potenziale, purtroppo, lasciato per troppi anni inespresso! L'attenzione riposta sulla sanità calabrese dall'inizio del nostro mandato sta dando i suoi frutti; ed è necessario continuare su questa strada, al fine di raggiungere i primi risultati necessari a migliorare la qualità della vita dei calabresi. A marzo, l'ASP di Reggio Calabria è stata sciolta per infiltrazioni mafiose. Le ragioni che hanno portato alla decisione di scioglimento ed al conseguente commissariamento sono molteplici: presenza di parenti di personaggi di spicco della malavita, pregiudicati con incarichi nella stessa azienda, mancanza di procedimenti regolari nell'affidamento di appalti e lavori, mancata approvazione dei bilanci a decorrere dal 2013, mancata tenuta di scritture contabili. Un elenco lungo e dettagliato di ipotesi di reato che rivela una situazione molto compromessa e che richiede questo intervento urgente del Governo. È notizia di dieci giorni fa la delibera dei commissari prefettizi con la quale essi hanno proposto di disporre la gestione straordinaria dell'ente. Gli approfondimenti fatti dai commissari hanno confermato la grave situazione di irregolarità e di squilibrio del bilancio aziendale: ritengono accertato un buco di 400 milioni di euro, che peraltro si aggiunge a pignoramenti mobiliari e presso terzi per altri 250 milioni circa, raggiungendo un totale di 650 milioni. Dal decreto-legge Calabria si dovrà partire con un percorso di risanamento della sanità calabrese. Sono convinto che si tratta di un provvedimento valido, necessario e urgente che crea, per la prima volta, i presupposti di un controllo efficace e costante da parte dello Stato della gestione manageriale, arginando l'imperante potere politico sulla sanità nella Regione. Il decreto Calabria contribuirà a mettere sui binari della legalità e della trasparenza il settore sanitario calabrese. Lo dico oggi a malincuore da calabrese, ma con grande interesse e grande fiducia in questo Governo. È evidente che con il MoVimento 5 Stelle al Governo non sono più ammesse le logiche che in passato hanno caratterizzato la gestione sanitaria della mia Regione. È ora di restituire ai cittadini calabresi il diritto ad avere cure adeguate e un servizio sanitario degno di questo nome.