[pronunce]

La mancata applicazione delle norme impugnate nel periodo di vigenza è inequivocabilmente desumibile dallo stesso comma 2, che dispone l'applicazione della tassa a far data dal 1° maggio 2012, atteso che la stessa disposizione è stata integralmente sostituita dal non impugnato art. 60-bis, comma 1, lettera a), del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e cioè ben prima che le norme impugnate potessero esplicare i loro effetti. Nel caso di specie, la nuova struttura delle disposizioni abrogate o modificate - e segnatamente la sostituzione integrale dell'impugnato comma 2, che ha modificato il presupposto di imposta censurato - evidenzia il mutamento della natura del tributo da tassa di stazionamento ad imposta sul possesso, a vario titolo, del soggetto passivo. 6.1.- Ne consegue che la nuova fattispecie tributaria prevista dalla richiamata disposizione non impugnata sfugge alle censure mosse dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, in quanto il presupposto di imposta non incide sul demanio idrico, né su alcun altro bene demaniale oggetto di trasferimento alla Regione (sentenza n. 1 del 2008), con conseguente impossibilità di ritenere la questione trasferita sul nuovo testo normativo. Ricorrono pertanto, nella specie, le condizioni richieste dalla giurisprudenza di questa Corte perché debba essere dichiarata la cessazione della materia del contendere per: a) sopravvenuta abrogazione o modificazione delle norme censurate in senso satisfattivo della pretesa avanzata con il ricorso; b) mancata applicazione, medio tempore, delle norme abrogate o modificate (ex plurimis, sentenze n. 193 del 2012; n. 32 del 2012; n. 325 del 2011). Peraltro, nella memoria presentata in data 17 ottobre 2012, la Regione ricorrente, per parte sua, ha riconosciuto la cessazione della materia del contendere. 6.2.- Quanto alla questione promossa dalla Regione Sardegna in relazione all'art. 16, commi da 2 a 10, del d.l. n. 201 del 2011, relativamente alla tassa sulle unità da diporto, bisogna precisare che la struttura delle disposizioni abrogate o modificate e la univocamente identificabile data di produzione di effetti giuridici - successiva alle abrogazioni e modificazioni apportate - consentono di ritenere pacifica la mancata applicazione medio tempore delle disposizioni impugnate. Queste ultime, applicabili «a decorrere dal 1° maggio 2012», sono state infatti abrogate o modificate ben prima che potessero esplicare alcun effetto. La già ricordata sostituzione integrale dell'impugnato comma 2, che ha radicalmente modificato il presupposto di imposta censurato, unitamente alle modificazioni sostanziali intervenute sugli altri aspetti della disciplina tributaria, rendono pertanto la norma soggetta ad onere di ulteriore impugnazione affinché possa essere sottoposta allo scrutinio di questa Corte (ex plurimis, sentenze n. 32 del 2012 e n. 326 del 2010). Anche in relazione a tali censure va pertanto dichiarata la cessazione della materia del contendere. 7.- Ulteriori disposizioni oggetto di censura sono costituite dai commi da 11 a 15-bis, dell'art. 16 del d.l. n. 201 del 2011, impugnate dalla Regione Sardegna per violazione di norme costituzionali (artt. 117 e 119) e statutarie (artt. 7 e 8). Occorre preliminarmente soffermarsi sugli effetti del sopramenzionato ius superveniens sulle disposizioni impugnate, distinguendo tra il comma 10-bis - inserito all'art. 16 del d.l. n. 201 del 2011 dall'art. 67, comma 5-quater, del d.l. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012 - e le disposizioni sopra richiamate. Il comma 10-bis ha istituito una nuova imposta erariale sui voli di passeggeri di aerotaxi, applicata anche sui "voli taxi" effettuati tramite elicottero. Tale disposizione apporta, quindi, modificazioni sostanziali alle norme impugnate, istituendo un tributo nuovo sia nei presupposti di imposta sia negli ulteriori aspetti della disciplina tributaria. La norma, non impugnata dalla Regione ricorrente, non può pertanto essere sottoposta a scrutinio di questa Corte (ex plurimis, sentenze n. 32 del 2012 e n. 326 del 2010). Quanto alle disposizioni di cui ai commi da 11 a 15-bis, occorre prendere in esame le modificazioni apportate all'originario quadro normativo, anche in ragione dei loro effetti giuridici espressamente retroattivi. Nel caso in esame, le modificazioni intervenute sulla normativa tributaria relativa agli aeromobili privati hanno anzitutto ristretto la platea dei soggetti passivi, estendendo esenzioni e riduzioni a determinate categorie di aeromobili, ai mezzi ad ala rotante e ai velivoli di minor peso e dimensioni. Tra gli aeromobili per i quali sono previste esenzioni dal pagamento dell'imposta sono ricompresi gli autogiri, gli aeromobili storici, gli aeromobili di costruzione amatoriale e gli apparecchi per il volo da diporto e sportivo di cui alla legge n. 106 del 1985. Le modificazioni successivamente apportate dal legislatore statale alle disposizioni impugnate vanno quindi nel senso prospettato dalla Regione ricorrente. In secondo luogo, l'art. 3-sexies, comma 2, del d.l. n. 16 del 2012 ha introdotto ulteriori modificazioni dell'originario quadro normativo, intervenendo sulla fattispecie tributaria con effetti espressamente retroattivi sia sul piano dei meccanismi compensativi disposti in favore del soggetto passivo sia su quello delle sanzioni applicabili. In quanto tale, la norma richiamata, che apporta modificazioni sostanziali alla disciplina tributaria oggetto del presente giudizio, risulta soggetta, per poter essere sottoposta allo scrutinio di questa Corte, ad onere di ulteriore impugnazione da parte della Regione ricorrente (ex plurimis, le citate sentenze n. 32 del 2012 e n. 326 del 2010). Né, contrariamente a quanto presupposto dalla Regione Sardegna nella memoria depositata in data 16 ottobre 2012, è ipotizzabile il trasferimento della questione di costituzionalità sulle norme vigenti, attesa la natura sostanziale del mutamento normativo intervenuto (ex plurimis, sentenza n. 42 del 2010). Al riguardo, il richiamo della Regione ricorrente alla sentenza n. 30 del 2012 di questa Corte non appare conferente, poiché, nel giudizio allora in esame, la legge della Regione Sardegna 30 giugno 2011, n. 12 (Disposizioni nei vari settori di intervento), entrata in vigore nelle more del giudizio di legittimità costituzionale, interpretava autenticamente e integrava alcune disposizioni precedentemente impugnate dell'art. 3 della legge Regione Sardegna 7 agosto 2009, n. 3 (Disposizioni urgenti nei settori economico e sociale), così da assumere una funzione meramente esplicativa e attuativa dei precedenti contenuti legislativi, che ha consentito a questa Corte di appuntare il proprio giudizio sulle disposizioni successivamente intervenute.