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fino al 2016 il trend degli incendi boschivi in Italia era in discesa. Poi, guarda caso, si è deciso di privarsi degli uomini sul campo. Se qualcuno pensa che il satellite possa sostituire l'uomo, si sbaglia di grosso, perché vorrebbe dire che un'intelligenza artificiale potrebbe sostituire i parlamentari della Repubblica. Ecco, a qualcuno piacerebbe anche, ma in realtà la democrazia è qualcosa di diverso da questo. Quindi credo che, se magari il concetto che sarebbe meglio essere sostituiti da un'intelligenza artificiale vale per qualcuno di noi, forse non può valere come principio generale del Parlamento. In primo luogo è quindi necessaria un'assunzione di responsabilità da parte di chi votò e volle quella legge alla quale oggi, guarda caso, ci troviamo a dover apportare un correttivo. È sotto gli occhi di tutti - basta guardarla - la situazione dell'ambiente nazionale italiano. Non occorre aver letto il libro del fondatore del WWF Fulco Pratesi per capirlo e per saperlo. Basterebbe osservare i dati degli ultimi anni: fino a pochi anni fa la maggior parte della popolazione viveva nelle aree rurali, con tutto quello che ne consegue, cioè con la manutenzione del territorio, con il presidio, con il controllo. Il 70 per cento viveva nelle aree rurali e solo il 30 per cento viveva nelle città. Oggi siamo arrivati a una condizione di quasi parità. Se non si inverte il trend , nel giro di vent'anni avremo rovesciato le percentuali, cioè il 30 per cento vivrà nelle aree rurali, privando quindi il territorio di un grandissimo presidio, e il 70 per cento vivrà nelle aree urbane. Questo ha già un effetto, perché il bosco, che a tutti piace (evoca Heidi e i cartoni animati), è già cresciuto del 30 per cento in Italia. Tuttavia, è cresciuto non il bosco ordinato e curato, bensì il degrado. In alcune parti d'Italia i borghi sono soffocati dalle siepi e dal bosco. Non servono uno studio scientifico e una visione dal satellite per capirlo, ma basterebbe interrogare le comunità locali. Prima il mio collega La Pietra l'ha detto in maniera molto chiara: oggi le comunità locali sono lasciate e abbandonate a se stesse, così come lo sono gli agricoltori. Ci sono due categorie, una delle quali vista da una certa ideologia non dico con mancanza di rispetto, ma sicuramente con un po' di terrore. Da una parte ci sono gli agricoltori, che da sempre si occupano di mantenere il territorio anche senza avere uno Stato amico e, anzi, nemmeno neutrale (alcune volte, con le nostre leggi, lo Stato è addirittura contro) e, dall'altra, i cacciatori. Vi do una notizia: in alcune aree d'Italia il mantenimento del territorio lo fanno i cacciatori. Fatevene una ragione! (Applausi) . Quel mantenimento è fatto per un equilibrio costante tra uomo e natura, tra gli stessi protagonisti della natura. Criminalizzare la caccia, oppure, in maniera subdola, voler inserire un emendamento in base al quale, se c'è un incendio a Rovigo, non si caccia a Belluno mi pare quantomeno bizzarro e - soprattutto - assolutamente fuori contesto rispetto a ciò di cui trattiamo oggi. Dovremmo oggi assumerci l'onere (qualcuno di voi più di altri) di dire: abbiamo sbagliato. Oggi dovremmo dire: ritorniamo a quel sistema che faceva prevenzione. Basta copiare. Non occorre inventarsi provvedimenti spot come quello in esame per rendersi conto che c'era un sistema che funzionava e che può essere ripreso. Non si tratta di un'ottica di contrapposizione tra forze dello Stato, tra Carabinieri, Vigili del fuoco e Corpo forestale. Assolutamente no. Bisogna semplicemente rendersi conto e prendere coscienza che c'era un corpo che in questi casi faceva anche coordinamento e si occupava di incendi non solo quando si verificavano, ma dal 1° gennaio al 31 dicembre. Quel corpo c'era e lo avete dilaniato e distrutto. Grazie a Dio e agli uomini, quel corpo si può però ricostituire. In merito, c'è una proposta a mia prima firma (che è oggi in discussione alla Camera dei deputati e porta la firma anche di colleghi non appartenenti a Fratelli d'Italia) e anche altre proposte (come quella dell'amico Cattoi del MoVimento 5 Stelle o quella depositata in Senato dalla collega Rauti) che ne chiedono il ripristino, proprio per evitare che questo Parlamento debba ancora intervenire su questi temi con provvedimenti spot , visto che la ricetta c'è ed è sempre esistita. Il prossimo anno il Corpo forestale dello Stato avrebbe compiuto duecento anni, ma nel 2016 una maggioranza parlamentare, nemmeno scelta dagli italiani, decise di privarsene. Ebbene, oggi, anziché votare provvedimenti spot, mettetevi una mano sulla coscienza e votate la proposta di legge che reintroduce il glorioso Corpo forestale dello Stato. (Applausi) . PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, è iniziata la Conferenza dei Capigruppo e sospendo pertanto la seduta in attesa della sua conclusione. (La seduta, sospesa alle ore 18,54, è ripresa alle ore 19,42) . È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, ci troviamo oggi a discutere della conversione di un decreto-legge varato dal Governo ormai più di qualche settimana fa. Le immagini di quanto stava accadendo nei giorni roventi dell'estate appena trascorsa sono ancora ben impresse nella mente di tutti quanti noi e in quella di moltissimi italiani, alcuni dei quali hanno assistito alla totale devastazione procurata dalle fiamme degli incendi appiccati. Si tratta di una situazione insostenibile che ha spinto giustamente il Governo a intervenire. È una fattispecie questa che necessitava senza dubbio un intervento legislativo straordinario e urgente per prevedere punizioni più esemplari - certo - ma soprattutto per prevenire, finanziando e sostenendo maggiormente enti locali, la Protezione civile e tutta la struttura delle componenti statali impegnate nella lotta ai roghi. Presidente, prima di entrare nel dettaglio del provvedimento, vorrei esprimere la mia vicinanza e quella del Gruppo PD alle famiglie e ai parenti delle persone che in estate hanno perso la vita negli incendi, ai tanti cittadini che hanno letteralmente visto bruciare il lavoro di una vita, le proprie case e il proprio bestiame. Tutto ciò è accaduto soprattutto nel Sud Italia e, nello specifico, nelle sue aree interne, spesso già duramente segnate e colpite da mancanze di altro tipo. Quelle immagini mi hanno profondamente colpito, ma di fronte a una situazione di tale gravità la risposta delle istituzioni non può essere rappresentata dal semplice cordoglio. Serviva una risposta concreta e ritengo che il provvedimento aggiunga un importante tassello di concretezza al grande lavoro che ancora bisogna portare avanti per scongiurare episodi di natura incendiaria e dolosa purtroppo in aumento. Le direttrici su cui poggia il provvedimento si individuano nell'articolazione degli strumenti programmatori di coordinamento con le finalità di prevedere, prevenire e mitigare i rischi. Tutto ciò si rende possibile - come dicevo all'inizio del mio intervento e come vedremo a breve - rafforzando le diverse componenti operative e incrementandone le capacità di intervento.