[pronunce]

L'Avvocatura generale dello Stato ritiene che la disciplina ricordata di fatto escluda la prestazione di garanzia da parte delle pubbliche amministrazioni, in forza del principio secondo cui lo Stato non è tenuto a garantire se stesso. Essa rileva, quindi, che i maggiori costi a carico della Regione a seguito dell'adozione del meccanismo del cosiddetto «split payment» sarebbero «totalmente inconsistenti». In ordine alla presunta illegittimità costituzionale del comma 633 dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014, la difesa statale osserva che la Regione non avrebbe offerto alcuna argomentazione a sostegno di tale censura. Ricorda, comunque, sul punto, che la circolare dell'Agenzia delle entrate n. 1/E del 9 febbraio 2015, proprio in considerazione dell'incertezza in materia, ha fatto salvi i comportamenti tenuti dai contribuenti anteriormente all'emanazione della circolare stessa, stabilendo che essi non siano soggetti a sanzioni. L'Avvocatura generale dello Stato chiede, infine, il rigetto dell'istanza cautelare, in quanto essa difetterebbe dei requisiti tanto del fumus, quanto del periculum in mora, e sollecita la Corte a comparare il pregiudizio lamentato dalla ricorrente con quello che deriverebbe dalla sospensione delle disposizioni impugnate, dirette a garantire, in un contesto caratterizzato da una sfavorevole contingenza economica, un quadro di riferimento compatibile con i parametri europei. 5.- Nell'imminenza dell'udienza pubblica, in data 26 aprile 2016, la difesa della Regione Veneto ha depositato una memoria, in cui replica alle argomentazioni dell'Avvocatura generale dello Stato e svolge ulteriori considerazioni. La difesa regionale, pur ricordando che, successivamente alla proposizione del ricorso, il Consiglio dell'Unione europea, con decisione di esecuzione (UE) 14 luglio 2015, n. 2015/1401, ha autorizzato lo Stato italiano ad introdurre una misura in deroga agli artt. 206 e 226 della direttiva n. 2006/112/CE, osserva come tale decisione specifichi che essa «si applica a decorrere dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2017», mentre la disposizione impugnata, non prevedendo alcuna data di scadenza, «ha introdotto - e continua a mantenere nell'ordinamento giuridico italiano - in modo illimitato nel tempo la misura autorizzata dal Consiglio dell'Unione europea solo fino al 2017». La disposizione censurata resterebbe, dunque, costituzionalmente illegittima - secondo la difesa regionale - nella parte in cui non prevede un termine di scadenza al 31 dicembre 2017, con ciò confermando la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., perché in contrasto con la predetta decisione di esecuzione. Sono a tale fine evocate le decisioni della Corte costituzionale - sentenze n. 64 e n. 43 del 2016 - con le quali sono state dichiarate costituzionalmente illegittime norme statali che non prevedevano un termine di scadenza, «come nel caso delle misure di contenimento statali della spesa che intervengono a tempo indeterminato sull'autonomia regionale». La difesa regionale ribadisce, quindi, i motivi per i quali ritiene che la violazione del diritto europeo abbia delle ricadute sulle competenze costituzionalmente garantite alla Regione, assumendo che quest'ultima sia stata ingiustificatamente obbligata ad adeguare la propria organizzazione amministrativa, tutelata dall'art. 118, primo comma, Cost., e che tutto il sistema regionale (incluse le aziende sanitarie regionali e gli enti ospedalieri) sia stato gravato non solo del costo di adeguamento dei sistemi informativi, ma anche del costo derivante dall'impossibilità di compensare l'IVA e dall'onere per chiederne il rimborso, con conseguente violazione della propria autonomia finanziaria garantita dall'art. 119 Cost. La difesa regionale rileva, inoltre, che le disposizioni impugnate sarebbero, allo stesso modo, costituzionalmente illegittime, con riferimento al periodo antecedente al 31 dicembre 2017, «sia alla luce del diritto dell'Unione europea che della Costituzione», nella misura in cui estendono l'ambito di applicazione del meccanismo del cosiddetto «split payment» anche alle operazioni tra pubbliche amministrazioni. Con riguardo alla presunta lesione del diritto dell'Unione europea, la Regione Veneto, muovendo dal presupposto che la misura introdotta sia volta ad evitare che siano gli operatori privati a non versare l'IVA allo Stato, assume che sarebbe contraria a tale ratio la sua applicazione anche nei rapporti tra pubbliche amministrazioni. In tale ipotesi, proprio per la natura dei soggetti coinvolti, non sarebbe per definizione invocabile la giustificazione anti-evasiva e anti-elusiva della misura. Secondo la difesa regionale, dunque, la citata decisione del Consiglio dell'Unione europea del 14 luglio 2015 non potrebbe essere interpretata nel senso che essa autorizzi la misura in deroga anche in relazione all'imposta sul valore aggiunto dovuta dalle pubbliche amministrazioni. A sostegno di tale interpretazione sono citate due decisioni della Corte di giustizia, ove sarebbe affermato che è compito delle autorità e dei giudici nazionali agire al fine di evitare che il pagamento delle imposte sia eluso fraudolentemente o abusivamente, «quando sussistano elementi oggettivi in tal senso» (Corte di giustizia, sentenza 6 luglio 2006, nelle cause riunite C-439/04 e C-440/04, e sentenza 21 giugno 2012, nelle cause riunite C-80/11 e C-142/11). Nei rapporti tra pubbliche amministrazioni - secondo la difesa regionale - tali ragioni oggettive non sussisterebbero. Assume, quindi, la difesa regionale che le disposizioni censurate si porrebbero in contrasto, «con la medesima ricaduta sulle competenze regionali», anche con gli artt. 3 e 97 Cost., in riferimento ai principi di proporzionalità e di buon andamento della pubblica amministrazione, dal momento che si imporrebbe alla Regione un onere «da tutti i punti di vista ingiustificato». Per tali motivi, la Regione Veneto insiste per l'accoglimento delle censure esposte nel ricorso e, in particolare, per l'accoglimento della censura relativa all'estensione del cosiddetto «split payment» anche alle operazioni tra pubbliche amministrazioni. In via subordinata, chiede alla Corte costituzionale di operare un rinvio pregiudiziale, ai sensi dell'art. 267 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, sottoponendo alla Corte di giustizia dell'Unione europea la seguente questione: «se la Direttiva 2006/112/CE e la Decisione di esecuzione (UE) 2015/1401 ostino all'applicazione di una misura quale quella prevista dall'art. 1, comma 629, lettera b), nella parte in cui estende il meccanismo del cosiddetto «split payment» anche alle operazioni tra Pubbliche Amministrazioni». La difesa regionale replica, infine, ad alcune argomentazioni svolte dall'Avvocatura generale dello Stato.