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E questo Governo del cambiamento, che ha già messo le basi di un nuovo modo di intendere il rapporto tra giustizia, politica e cittadini, sta lavorando proprio in questa direzione. La mia esposizione non verterà sui temi dei provvedimenti in itinere , sicuramente apprezzabili e che verranno vagliati consapevolmente nella loro applicazione reale. Mi permetto di ribadire altri punti, come gli stanziamenti di risorse appena approvati con la legge di bilancio; risorse economiche che, al di là della loro consistenza, testimoniano l'attenzione volta ad assicurare l'amministrazione e il funzionamento del sistema giudiziario e il supporto ai tribunali civili, penali e minorili. Si tratta di risorse importanti per portare a compimento i processi assunzionali del personale dell'amministrazione giudiziaria in atto, coprire i posti vacanti in magistratura, garantire adeguati livelli di formazione del personale per migliorare la qualità dell'azione giudiziaria e amministrativa; per elevare il livello di qualità e funzionalità degli edifici e dei servizi, innalzando anche gli standard di sicurezza e garantire la piena accessibilità delle strutture giudiziarie e penitenziarie alle persone con disabilità; per realizzare una rete di sportelli e uffici di prossimità, presidi di legalità, per agevolare l'accesso ai servizi della giustizia a tutti, tenendo conto delle aree più disagiate del territorio, penalizzate dalla lontananza delle sedi giudiziarie. Ancora, ricordo che in pochi mesi è stata approvata definitivamente la riforma dell'ordinamento penitenziario, con l'introduzione di disposizioni importanti per adeguare le condizioni di detenzione al pieno rispetto della dignità umana, permettendo il recupero sociale e un controllo effettivo dei percorsi di risocializzazione. Particolare riguardo si pone sull'assistenza sanitaria, non solo confermando l'operatività del Servizio sanitario nazionale negli istituti penitenziari, ma garantendo il principio non scontato della parità tra detenuti e soggetti liberi nella tutela del diritto fondamentale alla salute. Si interviene con determinazione nelle disposizioni in tema di vita penitenziaria e lavoro, con misure volte ad integrare i soggetti più vulnerabili, come le donne e gli stranieri. Per le donne si afferma il principio, anche questo non scontato, della parità di accesso alla formazione culturale e professionale e per gli stranieri si prevede l'insegnamento della lingua italiana e finalmente un primo approccio ai nostri principi costituzionali, nonché l'inserimento, tra il personale dell'amministrazione degli istituti penitenziari, dei mediatori culturali e degli interpreti. Si rafforza in modo decisivo il ruolo del lavoro negli istituti penitenziari, da incentivare proprio ai fini della risocializzazione e della rieducazione sancita dalla nostra Costituzione. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 11,58) ( Segue VONO). Si amplia l'attenzione nei confronti dei condannati minorenni e dei giovani adulti, con una nuova politica per la giustizia minorile e una nuova organizzazione dei servizi minorili delle comunità pubbliche e private, implementando l'istruzione, la formazione professionale e l'inserimento nel mondo del lavoro all'interno e all'esterno degli istituti di pena, potenziando percorsi di inclusione sociale e l'attuazione dei progetti europei. Si ampliano i presupposti per le misure alternative alla detenzione, prevedendo anche un più ampio accesso alle misure alternative di comunità. Altra misura importante, delineata nelle linee programmatiche del Ministero, è l' input dato al nuovo codice in ordine ai temi della crisi d'impresa e dell'insolvenza, per salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro al fallimento dell'azienda. Si sostituisce, non a caso, come già è stato detto, il termine «fallimento» con l'espressione «liquidazione giudiziale», come avviene negli altri Paesi europei, proprio per evitare quella fastidiosa forma di discredito sociale, anche personale, che da sempre si accompagna alla parola «fallito». Si armonizzano le procedure di gestione della crisi e dell'insolvenza del datore di lavoro, con forme di tutela dell'occupazione e del reddito dei lavoratori. Occorre non solo risanare l'impresa, ma anche soddisfare i creditori. Si privilegiano, nell'ottica della tutela e del recupero dell'impresa, strumenti e procedure alternative a quelli dell'esecuzione giudiziale. Colleghi, sicuramente oggi non possiamo dire di aver cambiato il mondo giuridico e giudiziario, ma credo che questi accenni a quanto già messo in campo dal nostro Governo e dal Ministero della giustizia siano i primi passi verso la giusta direzione, che tiene conto, prima e al di là di ogni misura e riforma, dell'uomo in quanto persona e non come condannato, recluso o fallito e riscopre i princìpi fondanti della nostra Costituzione. Pertanto, concludo sicura che l'opera politica che portiamo avanti nel campo della giustizia ha come unico obiettivo assicurare migliori condizioni umane per tutti, senza più il conflitto perenne tra governo degli uomini e governo delle leggi, perché la dignità umana non può sfuggire al diritto, ma è al suo interno e deve guidare il sistema giuridico. La parola chiave della nostra politica e soprattutto delle azioni del Ministero della giustizia, per portare quel cambio epocale di paradigma, riducendo gli eccessi e gli arbitri del potere, è proprio «dignità umana», che ognuno di noi è chiamato a ricordare di avere per se stesso, ma soprattutto per poter veramente rispettare l'altro. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dal senatore Marcucci e da altri senatori, n. 2, dai senatori Patuanelli e Romeo, n. 3, dalla senatrice Bernini e da altri senatori, n. 4, dal senatore Ciriani e da altri senatori, e n. 5, dal senatore Grasso e da altri senatori, i cui testi sono in distribuzione. Ha facoltà di intervenire in replica il ministro della giustizia, onorevole Bonafede, al quale chiedo anche di esprimere il proprio parere sulle proposte di risoluzione presentate. BONAFEDE, ministro della giustizia . Signor Presidente, prima di passare la parola per i singoli pareri al sottosegretario Ferraresi, mi sono voluto concentrare nella raccolta delle numerose sollecitazioni arrivate dagli interventi di tutti i senatori, che ringrazio per il loro contributo. (Applausi dal Gruppo M5S) . Laddove potrò rispondere, risponderò adesso; laddove invece sarà possibile, lo farò con le azioni del Governo e del mio Ministero nel corso di quest'anno. Chiedo scusa se non risponderò a tutte le sollecitazioni. Vorrei partire da chi, come il senatore Grasso, segnalava la lentezza di processi ancora a un livello molto importante. Numerosi sono stati gli interventi, tra cui quello del senatore Pellegrini, che hanno segnalato tale situazione drammatica; il senatore Stancanelli ha affermato che io avrei elencato i tanti problemi esistenti, ma non avrei indicato una soluzione precisa a tali problemi. Ora, io voglio chiarire un punto, che secondo me è importante avere sempre come stella polare in qualsiasi azione che svolgiamo all'interno delle istituzioni: mi riferisco al dovere e all'onore di dire sempre la verità. La verità io la devo non soltanto a voi, ma a tutti i cittadini italiani.