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Infatti, considerando che la maggior parte di costoro sono laureati in materie scientifiche, tra cui alcune di grande pregio per la mole di conoscenze acquisite, il loro allontanamento dal ciclo produttivo è destinato a ripercuotersi negativamente su tutta la società. A cominciare dai corsi universitari che vedranno di sicuro la riduzione degli iscritti, riducendosi notevolmente la probabilità di trovare lavoro. Inutile ricordare che l'Italia si trova già in una situazione critica. La qualità della nostra forza lavoro è fra le più basse d'Europa. E l'industria del farmaco ha già drenato potenzialità culturali e professionali che avrebbero potuto trovare altra e sicura collocazione in altri settori produttivi. L'unificazione europea potrebbe essere un'opportunità se solo la formazione dei nostri quadri fosse adeguata alle necessità del momento. In realtà il futuro appare del tutto incerto anche perché nel nostro Paese non si dispone a sufficienza di management aggiornato e flessibile all'internazionalità ed alla competitività, soprattutto sui nuovi mercati in sviluppo sia asiatici che di altri continenti. Per di più in Italia si sta verificando una progressiva sostituzione, o il licenziamento vero e proprio, di quadri italiani con equivalenti inglesi, tedeschi o francesi, però ben dotati di una cultura internazionale, aggiornati costantemente in base alla formazione continua, sempre più carente nel nostro Paese. La difesa della professionalità, intesa come attività lavorativa costituita da cultura di base, in prevalenza universitaria, aggiornata costantemente con esperienza lavorativa e corsi di perfezionamento, costituisce di fatto una difesa della compagine nazionale nel suo insieme. Perché l'Italia si trova ancora, culturalmente, in una fase d'incapacità d'uscita dall'era fordista, da cui gli altri Paesi dell'Unione europea sono già usciti da molto tempo, costituita dalla persistenza di monopoli chiusi, con l'impossibilità di valorizzare le professionalità emergenti, quali sono indubbiamente gli ISF per la loro specificità di trasmettitori di sapere scientifico di cui la nostra società ha grande bisogno. È necessario pertanto prevedere la tutela professionale del ruolo dell'ISF.. Art. 1. 1. L'informatore scientifico del farmaco, di seguito denominato ISF, è un professionista di alta qualificazione che svolge attività di informazione sui prodotti d'interesse sanitario. 2. L'attività di informazione scientifica sui farmaci costituisce attività professionale in quanto esercitata sulla base di una specificità culturale ai sensi del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219. 3. L'ISF può esercitare la propria attività anche alle dipendenze di un'industria privata, fermo restando il suo obbligo di osservanza delle disposizioni vigenti in materia di esercizio dell'attività professionale. In particolare, egli deve esercitare l'attività in favore di tutti i sanitari interessati alla relativa prescrizione farmaceutica, in base alla sua competenza e non sulla base di esigenze commerciali. 4. In caso di dipendenza da un'industria privata, l'ISF è retribuito in conformità al contratto collettivo nazionale di lavoro vigente, prevedendo comunque l'eliminazione di eventuali compensi relativi alla sua produttività in termini di mercato. 5. L'ISF esercita la propria attività professionale alle dirette dipendenze del servizio scientifico di cui all'articolo 126 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219. 6. L'ISF deve essere in possesso di una formazione continua e adeguata e delle conoscenze scientifiche sufficienti per fornire informazioni precise e quanto più possibile complete sui farmaci presentati. 7. L'ISF può fornire, a titolo eccezionale, campioni gratuiti di farmaci solo alle persone autorizzate a prescriverli, prevedendo un adeguato sistema di controllo e di individuazione delle responsabilità, nonché attenendosi alle disposizioni vigenti in materia di buona pratica di distribuzione dei farmaci per uso umano.