[pronunce]

, nel caso in cui si debba assumere la testimonianza di un minore infrasedicenne in un procedimento per reati sessuali, rappresenta una eccezione rispetto alla regola generale per cui la prova si forma nel dibattimento, e corrisponde ad una scelta del legislatore, rispetto alla quale non è dato di rinvenire ragioni costituzionali che ne impongano la estensione al caso del teste infermo di mente (ordinanza n. 583 del 2000); che, peraltro, eventuali esigenze di anticipazione della testimonianza, al fine di accertare i fatti e di assicurare la genuinità della prova, nel caso in cui si tratti di persone le quali presentino condizioni mentali o psichiche di particolare fragilità, che facciano ritenere fondatamente che la testimonianza medesima non possa essere utilmente assunta nel dibattimento, possono trovare adeguata soddisfazione attraverso una corretta applicazione delle previsioni di cui all'art. 392, comma 1, lettere a e b, cod. proc. pen. , relative alle ipotesi di infermità o altro grave impedimento, e di esposizione a condizionamenti esterni, che giustificano il ricorso all'incidente probatorio; che, pertanto, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 392, comma 1-bis, cod. proc. pen. è manifestamente infondata; che, di conseguenza, la questione sollevata con riguardo all'art. 398, comma 5-bis, e all'art. 498, commi 4, 4-bis e 4-ter, cod. proc. pen., relativi alle modalità dell'assunzione della testimonianza - modalità che, peraltro, per quanto riguarda la previsione dell'art. 498, comma 4, sono già state in parte estese alla testimonianza dell'infermo di mente, con la sentenza n. 283 del 1997, di cui il remittente non tiene conto - risulta priva di attuale rilevanza nel procedimento a quo, e come tale manifestamente inammissibile, dovendo il giudicante decidere solo sulla richiesta di procedere ad incidente probatorio, ed avendo lo stesso escluso che ricorrano, nella specie, le condizioni per procedervi sulla base della normativa vigente (cfr. sentenza n. 529 del 2002); che la rilevanza non può ritenersi nemmeno sulla base dell'assunto per cui, in assenza della testimonianza in questione, da assumere con modalità “protette”, il giudice a quo non potrebbe decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio degli imputati, perché non sarebbe possibile “una prognosi sull'esito dell'esame della parte offesa condotto in dibattimento”: infatti il rinvio a giudizio è preordinato a consentire l'accertamento dei fatti attraverso l'assunzione delle prove nel dibattimento, da effettuare con le modalità adeguate alla specie, onde è solo in quella sede che si possono porre come rilevanti eventuali questioni circa la estensione al teste affetto da infermità o insufficienza mentale di speciali modalità “protette” previste per la testimonianza dei minori.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 392, comma 1-bis, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3, 24, 32 e 111 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 398, comma 5-bis, e 498, commi 4, 4-bis e 4-ter, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3, 24, 32 e 111 della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Valerio ONIDA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'1 aprile 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA