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Art. 3 Requisiti di onorabilità 1. Non può essere nominato commissario giudiziale o commissario straordinario: a) l'interdetto e l'inabilitato; b) chi è stato dichiarato fallito e chi è stato dichiarato insolvente ai sensi delle disposizioni che regolano la procedura di amministrazione straordinaria; c) chi è sottoposto a procedure di concordato preventivo o di amministrazione controllata, fin quando la procedura è in corso; d) chi è stato sottoposto a misure di prevenzione disposte dall'autorità giudiziaria ai sensi del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, salvi gli effetti della riabilitazione; e) chi è stato condannato con sentenza irrevocabile, salvi gli effetti della riabilitazione: 1) alla reclusione per uno dei delitti previsti nel Titolo XI del libro V del codice civile e nel Titolo VI del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267; 2) alla reclusione per un tempo non inferiore a sei mesi per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio ovvero per un delitto in materia tributaria e valutaria; 3) alla reclusione per un tempo non inferiore ad un anno per un qualunque delitto non colposo; 4) a pena che comporti l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, ovvero l'interdizione o la sospensione dall'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; 5) colui al quale è stata applicata su richiesta delle parti, a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, una delle pene previste dalla lettera e), numeri 1), 2) e 3) del presente articolo, salvo che sia intervenuta l'estinzione del reato a norma dell'articolo 445, comma 2, del codice di procedura penale. 2. La sopravvenienza delle condizioni indicate nel comma 1 determina l'automatica decadenza dall'incarico. 3. Le disposizioni di cui al comma 2 trovano applicazione anche nei confronti dei commissari giudiziali e dei commissari straordinari nominati a norma dell'articolo 104 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Note all'art. 3: - Il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 settembre 2011, n. 226, S.O. - Si riporta la rubrica del Titolo XI del libro V del codice civile: «Libro Quinto - Del lavoro: Titolo I - Della disciplina delle attività professionali (Artt. 2060-2081); Titolo II - Del lavoro nell'impresa (Artt. 2082-2221); Titolo III - Del lavoro autonomo (Artt. 2222-2238); Titolo IV - Del lavoro subordinato in particolari rapporti (Artt. 2239-2246); Titolo V - Delle società (Artt. 2247-2511); Titolo VI - Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici (Artt. 2511-2548); Titolo VII - Dell'associazione in partecipazione (Artt. 2549-2554); Titolo VIII - Dell'azienda (Artt. 2555-2574); Titolo IX - Dei diritti sulle opere dell'ingegno e sulle invenzioni industriali (Artt. 2575-2594); Titolo X - Della disciplina della concorrenza e dei consorzi (Artt. 2595-2620); Titolo XI - Disposizioni penali in materia di società e consorzi (Artt.2621-2642)». - Si riporta la rubrica del Titolo VI del citato regio decreto n. 267 del 1942: «Titolo VI - Disposizioni penali. Capo I - Reati commessi dal fallito: Art. 216 (Bancarotta fraudolenta); Art. 217 (Bancarotta semplice); Art. 217-bis (Esenzioni dai reati di bancarotta); Art. 218 (Ricorso abusivo al credito); Art. 219 (Circostanze aggravanti e circostanza attenuante); Art. 220 (Denuncia di creditori inesistenti e altre inosservanze da parte del fallito); Art. 221 (Fallimento con procedimento sommario); Art. 222 (Fallimento delle società in nome collettivo e in accomandita semplice). Capo II - Reati commessi da persone diverse dal fallito: Art. 223 (Fatti di bancarotta fraudolenta); Art. 224 (Fatti di bancarotta semplice); Art. 225 (Ricorso abusivo al credito); Art. 226 (Denuncia di crediti inesistenti); Art. 227 (Reati dell'institore); Art. 228 (Interesse privato del curatore negli atti del fallimento); Art. 229 (Accettazione di retribuzione non dovuta); Art. 230 (Omessa consegna o deposito di cose del fallimento); Art. 231 (Coadiutori del curatore); Art. 232 (Domande di ammissione di crediti simulati o distrazioni senza concorso col fallito); Art. 233 (Mercato di voto); Art. 234 (Esercizio abusivo di attività commerciale); Art. 235 (Omessa trasmissione dell'elenco dei protesti cambiari). Capo III - Disposizioni applicabili nel caso di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti, piani attestati e liquidazione coatta amministrativa: Art. 236 (Concordato preventivo e amministrazione controllata); Art. 236-bis (Falso in attestazioni e relazioni); Art. 237 (Liquidazione coatta amministrativa). Capo IV - Disposizioni di procedura: Art. 238 (Esercizio dell'azione penale per reati in materia di fallimento); Art. 239 (Mandato di cattura); Art. 240 (Costituzione di parte civile); Art. 241 (Riabilitazione)». - Si riporta l'art. 444 del codice di procedura penale: «Parte Seconda - Libro sesto procedimenti speciali. Titolo II - Applicazione della pena su richiesta delle parti. Art. 444. (Applicazione della pena su richiesta). - 1. L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria. 1-bis. Sono esclusi dall'applicazione del comma 1 i procedimenti per i delitti di cui all'art. 51, commi 3-bis e 3-quater, i procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, primo, secondo, terzo e quinto comma, 600-quater, secondo comma, 600-quater. , relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600-quinquies, nonché 609-bis, 609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, nonché quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi dell'art. 99, quarto comma, del codice penale, qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria. 2.