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Personalmente ho detto che vorrei che votassero, come negli Stati Uniti, per i membri del Parlamento. La citazione per cui dovrei vergognarmi, no taxation without representation , non è stata usata da me ieri; quella che ho usato io ieri è no taxation, no representation . Quindi io mi vergognerò, ma lei, senatore Parrini, deve andare da un otorino per problemi di udito. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). PARRINI (PD) . È uguale, è uguale! CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Il disegno di legge in esame, molto popolare al di fuori di questo Parlamento, è assolutamente impopolare qui dentro. Diciamocelo chiaro: 115 di noi e 230 alla Camera potrebbero non tornare in funzione della legge e potrebbe riguardare anche me, può riguardare assolutamente tutti. Ma questo non ci deve impedire di approvarla, per il semplice motivo che è una cosa giusta, che deve essere fatta. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Ciò che dico è rappresentato plasticamente dalla foto del banco delle Commissioni in Aula martedì: dovrei dire che mi hanno lasciato da solo, perché ero lì solo come un cane. Veramente non c'era nessuno, diversamente da ciò che accade per tutti gli altri provvedimenti. (Applausi del senatore Airola). Ho portato un testo che è la sintesi di altre proposte - ne ho presentata una singolarmente - per la riduzione del numero dei parlamentari: ci sono quella dei senatori Romeo e Patuanelli e quella del senatore Quagliariello. Io ho presentato la mia e sono assolutamente orgoglioso: posso dire che rappresenta il raggiungimento di un risultato che sto perseguendo da ventinove anni, sono quasi trent'anni. Ieri ricordavo - come ha ricordato lei, Presidente - che c'ero già riuscito nel 2005; poi il provvedimento fu bocciato da un referendum popolare, proprio perché - come indicava lei - era inserito all'interno di una grande riforma. Ciò ci ha indotto a proporre solo misure limitate, chirurgiche che, sommate insieme, determineranno una riforma complessiva. C'è però un motivo. Voglio che deputati e senatori, nel momento in cui voteranno, sappiano precisamente e chiaramente cosa si vota e se ne assumano la responsabilità di fronte al proprio elettorato. Volete ridurre il numero dei parlamentari, sì o no? Solo così, probabilmente, si raggiungerà quel quorum dei due terzi che non consentirà il referendum popolare sulla riforma costituzionale. Tuttavia, mi augurerei quasi di non raggiungerlo per poter andare davanti al popolo. (Applausi del senatore Dessì) . Così, infatti, per la prima volta in un referendum , la gente saprà il quesito che viene loro sottoposto: vuoi ridurre il numero dei parlamentari? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Credo che la risposta del popolo sarà plebiscitaria. Ci vogliono però dei motivi. Perché stiamo riducendo il numero dei parlamentari? Ho individuato tre motivi. In primo luogo, siamo troppi. Nell'Unione europea l'Italia è il secondo Paese per numero di parlamentari. Come ha ricordato la senatrice De Petris, siamo secondi solo al Regno Unito, che ha circa 790 senatori, che sono di diritto e a vita, e il cui titolo si trasmette o trasmetteva, perché è a esaurimento, addirittura per via ereditaria. Non vorrei fare i confronti con i 1.442 parlamentari del Regno Unito. Farei un confronto con le altre democrazie occidentali, nell'ambito delle quali l'Italia non rappresenta la seconda Nazione per numero di cittadini. Quindi, siamo troppi. Il secondo motivo, che oggi sembra diventato quasi una colpa, è rappresentato dal taglio dei costi della politica, che qualcuno interpreta come costi della democrazia. Colleghi, 345 stipendi in meno sono un attacco non alla democrazia, ma ai costi, che è una cosa completamente diversa. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Paradossalmente, invece, sia in Commissione, che in Assemblea il provvedimento è stato osteggiato e attaccato perché viene fatto passare come semplice taglio dei costi della politica e dei privilegi della casta. Questa è una colpa? È populista? Non si deve adottare un provvedimento perché rappresenterebbe una bandierina da portare in campagna elettorale per le prossime elezioni? È una colpa? Mi onoro di essere popolare e populista. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Non lo dico oggi, perché nel corso della mia storia parlamentare - in qualità di deputato, senatore e Ministro - ho avuto l'onore di tagliare il numero dei consiglieri e assessori comunali. Ciò è stato fatto non perché ce l'avessi con i consiglieri, ma perché in certe realtà c'erano più consiglieri che cittadini facenti parte del Comune. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Mi onoro di aver tagliato il numero di consiglieri e assessori provinciali, perché erano troppi. Mi onoro di aver costretto le Regioni a ridurre il numero dei propri consiglieri. Mi onoro di aver tagliato il numero delle società partecipate e dei membri dei consigli di amministrazione negli anni. È questo un attacco alla democrazia rappresentativa? A voi sembra che negli ultimi anni la democrazia ne abbia sofferto? No, nessuno si è accorto di niente. I cittadini sono solamente contenti. Gli organi sono più snelli, costano meno e funzionano in modo migliore. Gli unici a rimanere scontenti sono coloro che puntavano a quelle poltrone, a quelle cadreghe . (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Mi dispiace per loro. Ed è il terzo dei motivi che cito per sostenere il taglio che viene fatto, perché organi più snelli - il famoso cavallo magro corre più forte - e meno pesanti sono più efficaci ed efficienti. Sembra una frase fatta, ma vorrei portare, come prova provata di quanto sto sostenendo, il confronto tra Camera e Senato. La Camera è composta da un numero doppio di parlamentari rispetto al Senato e costa il doppio in termini di bilancio, ma facciamo le stesse cose; quindi evidentemente c'è qualcosa che non torna. Io sostengo anche che noi le facciamo un po' meglio. (Applausi dal Gruppo M5S) . Ho fatto l'esperienza della Camera sia come deputato, che come membro del Governo: ogni volta che vado alla Camera, con quell'Aula di 630 parlamentari, mi sembra di essere un arbitro al centro di una partita di pallone, con tutte le tribune piene e dove tutti alla fine non capiscono niente. Si vota senza sapere probabilmente che cosa si va a votare, perché si è troppi. La dimostrazione più pratica viene dalla XVII legislatura, quando si discusse la riforma dei Regolamenti di Camera e Senato, una riforma che ha una portata che talvolta va al di là di una riforma costituzionale. Nella XVII legislatura c'erano le stesse maggioranze politiche (anzi, la Camera aveva più numeri del Senato) e c'era la medesima volontà politica.