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Lo stesso Ministero dello sviluppo economico ci ha confermato che il prezzo dei carburanti è composto dal 55 al 57 per cento da un'infinita lista di accise e dall'IVA. Per questo, una rimodulazione della tassazione, anche in virtù del maggiore importo derivante dall'IVA, è di fondamentale importanza, non fosse altro che per una questione di giustizia sociale: non possono pagare la crisi solo i cittadini. Un altro elemento degno di nota è certamente lo sganciamento del prezzo del gas dal costo dell'elettricità e su questo bisogna essere chiari: le rinnovabili convengono. Oggi un altro spunto interessante è stato fornito dal ministro Cingolani: bisogna sganciare la costruzione del prezzo dell'energia elettrica da termoelettrico, che è quella più legata al costo del gas, dall'energia da fonti rinnovabili, perché ormai siamo arrivati a un punto della storia - per fortuna - in cui l'energia rinnovabile costa meno dell'energia fossile, per una semplice questione di esternalità positiva, di effetti sull'ambiente e di effetti sui portafogli dei cittadini. Oggi è ancora più importante che questa misura venga presa in tempi brevissimi, fin da subito, per godere degli incentivi naturali verso le rinnovabili. Voglio anche ricordare, però, che per numero di installazioni fotovoltaiche siamo secondi in Europa, dietro la Germania, ma abbiamo meno della metà del suo installato (22 gigawatt l'Italia contro i 55 gigawatt della Germania). Questo è un enorme controsenso, dato che siamo a tutti gli effetti una potenza solare maggiore rispetto a tantissimi Paesi e, in questo caso, alla Germania. A livello di installazione pro capite , invece, siamo al decimo posto in Europa. La domanda, quindi, è per quale motivo si è così ostacolato il superbonus. Il Ministro ha parlato del pacchetto RePower EU, ma i pilastri di queste misure non sono il risparmio energetico, la diversificazione delle fonti energetiche, l'indipendenza che è stata citata. Quale altra fonte può passare se non dalle rinnovabili e non sono queste le ragioni fondamentali alla base del superbonus stesso? A me sinceramente sorprende il fastidio che si prova verso il rendere autonomi i singoli cittadini. In Europa ci stanno seguendo e hanno capito che una delle strade principali da percorrere è l'indipendenza dei singoli, e quindi l'autoproduzione e l'autosufficienza energetica. È evidente che non risolve il problema dell'approvvigionamento energetico, ma è sicuro che riduce la domanda di energia. E non c'è bisogno di essere economisti per sapere che, nell'incrocio tra domanda e offerta, quando si riduce la domanda si riduce il prezzo. È una banalità, ma è alla base dell'economia. (Applausi) . I dati ENEA ci dimostrano quale sia stato il vero impatto del superbonus, al di là di tutte le narrazioni politiche di questi giorni. A gennaio gli interventi finanziati tramite il superbonus hanno consentito un risparmio di energia elettrica pari a oltre 3 milioni di megawatt: si tratta del fabbisogno energetico annuo di 1,1 milioni di famiglie. Un altro punto importante evidenziato dal Ministro - lo sottolineo - è la liberalizzazione delle installazioni da rinnovabili fino a 200 chilowatt: una misura che deve essere strutturalmente accompagnata da un aumento delle detrazioni sui pannelli fotovoltaici e sui sistemi di accumulo. I cittadini che spesso sono più intelligenti di chi li governa hanno capito da soli che in questo momento conviene rendersi più autonomi possibili rispetto ai soggetti che controllano l'energia. Il costo dell'energia è decisamente fuori scala: non è più giustificabile alcuna attesa, le valutazioni sono fuori tempo massimo e i cittadini non possono aspettare ancora. In conclusione, è indispensabile che il Governo intervenga contro i fenomeni speculativi per tutte quelle filiere in ginocchio; altrimenti il rischio concreto è che si fermi il nostro Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Iannone. Ne ha facoltà. IANNONE (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, i colleghi Calandrini, Zaffini e De Bertoldi hanno già detto quello che Fratelli d'Italia pensa del provvedimento in esame, ma mi sia consentito dire - avendo ascoltato con attenzione anche gli interventi dei colleghi degli altri Gruppi di maggioranza - che il provvedimento non soddisfa nessuno. Il decreto-legge al nostro esame avrebbe dovuto trovare e dare altre risposte ai settori della vita della nostra Nazione, e invece il Governo manca di coraggio. La verità vera è che, per mettere in campo le risorse necessarie per dare risposte reali ed efficaci, si dovrebbero presupporre impegni economici di altra natura, o quantomeno scelte politiche che vadano nella direzione opposta rispetto a quella che il Governo ha scelto: un nuovo scostamento di bilancio. Lo diciamo con la credibilità di chi, pur essendo forza di opposizione, ha dimostrato di essere capace di votare questa necessità in altri tempi e momenti della pandemia. Non vogliamo aiutare il Governo - non ci convince mai, dal primo momento - ma non ci tiriamo mai indietro quando dobbiamo aiutare l'Italia e gli italiani. Mi chiedo a cosa serva un'attività emendativa da parte della maggioranza, quando si è consapevoli - già dal principio - che non c'è possibilità di intervento, anche su questo provvedimento. Oltre 2.300 emendamenti certificano in partenza che siamo al cospetto di un decreto-legge assolutamente insufficiente. Poi, attraverso il perverso - dico io - sistema delle segnalazioni, del confronto monco anche in Commissione - diciamoci la verità - questa attività serve soltanto a prendere in giro categorie e soggetti che, invece, aspettano legittimamente un aiuto da parte dello Stato. Si tratta di persone che in pandemia hanno continuato a fare il loro dovere con gravi difficoltà, e poco gli cambia se il provvedimento si chiami ristori o sostegni, perché non avete cambiato la filosofia di intervento. I minuti che mi restano li voglio dedicare ad una questione che, come partito, abbiamo cercato di segnalarvi, nell'importanza che assume, cercando di stare almeno sull'emergenza, se non è possibile stare su una visione complessiva e strategica, che manca. Tra quattordici giorni, il 31 marzo, oltre 55.000 persone, che hanno mandato avanti la scuola italiana, vedranno scadere il loro contratto. Mancano quindici giorni e ancora quelle persone, che - attenzione - servono allo Stato, non sanno se i propri incarichi saranno prorogati. Noi ci siamo battuti con un emendamento. Avevamo speranza che si potesse risolvere questa problematica, per fare in modo che la scuola italiana potesse andare avanti. Non ci sono le risorse, dopo che erano state date tante speranze e si era detto che anche altre forze politiche avevano presentato lo stesso emendamento. Noi diciamo al Governo che ci vogliamo ancora credere. Lo dico al sottosegretario Guerra, cui devo riconoscere, con onestà intellettuale, che in altre occasioni ha dato testimonianza di sensibilità nei confronti delle problematiche della scuola. Noi siamo severi, ma siamo in grado anche di essere onesti intellettualmente.