[pronunce]

n. 387 del 2003, ai sensi del quale «gli Stati membri o gli organismi competenti individuati dagli Stati membri valutano l'attuale quadro legislativo e regolamentare esistente delle procedure di autorizzazione o delle altre procedure di cui all'articolo 4 della direttiva 96/92/CE applicabili agli impianti di produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili allo scopo di: - ridurre gli ostacoli normativi e di altro tipo all'aumento della produzione di elettricità da fonti energetiche rinnovabili, - razionalizzare e accelerare le procedure all'opportuno livello amministrativo, - garantire che le norme siano oggettive, trasparenti e non discriminatorie e tengano pienamente conto delle particolarità delle varie tecnologie per le fonti energetiche rinnovabili». La Regione Marche aggiunge che la prospettata interpretazione dell'art. 57, comma 1, della legge regionale n. 31 del 2009 non è smentita dal successivo comma 3 del medesimo art. 57, il quale dispone che «gli impianti di cui al comma 1 sono autorizzabili, previa valutazione da parte della Regione, anche in deroga a quanto previsto nel medesimo comma 1 se riguardano i progetti di riconversione industriale di cui all'articolo 2 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2 (Interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa), convertito con modificazioni nella legge 11 marzo 2006, n. 81, e hanno le seguenti caratteristiche: a) esistenza del piano industriale che preveda una dimensione dell'impianto coerente con le esigenze della riconversione; b) preminente interesse di carattere generale sul piano occupazionale; c) utilizzo di nuove tecnologie ecosostenibili; d) valorizzazione delle produzioni in una organizzazione di filiera corta». Infatti, anche tale disposizione, anziché esprimere un divieto di autorizzabilità di tutti gli impianti diversi da quelli da essa contemplati, contiene una norma promozionale e semplificatoria delle procedure di autorizzazione per impianti che, pur non presentando le caratteristiche di cui all'art. 57, comma 1, posseggano altri requisiti espressamente predeterminati dalla stessa norma in esame, ma la cui sussistenza in concreto richiede una valutazione a carattere discrezionale affidata direttamente alla Regione. In conclusione, ad avviso della resistente, essendo possibile attribuire all'art. 57, comma 1, legge della Regione Marche n. 31 del 2009 un significato conforme ai parametri costituzionali invocati dal ricorrente, le relative questioni di legittimità costituzionale promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri debbono essere dichiarate non fondate. 3. - In prossimità dell'udienza di discussione, la Regione Marche ha depositato una memoria nella quale insiste nelle conclusioni rassegnate nell'atto di costituzione, ribadendo anche le argomentazioni ivi contenute. La Regione aggiunge, a proposito della questione di legittimità costituzionale dell'art. 57, comma 1, legge della Regione Marche n. 31 del 2009, che tale disposizione è conforme agli obblighi più recentemente previsti dal legislatore dell'Unione europea che, all'art. 13, paragrafo 1, della Direttiva 23 aprile 2009, n. 2009/28/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE), impone agli Stati membri di adottare misure dirette ad assicurare, tra l'altro, la semplificazione delle procedure amministrative e di autorizzazione relativamente agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e a quelli alimentati da biomasse. La difesa regionale evidenzia, inoltre, che la norma impugnata non deroga alla disciplina statale dei procedimenti autorizzatori posta dall'art. 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, con conseguente eterogeneità della presente fattispecie rispetto a quelle su cui si è espressa la Corte costituzionale e relative a norme regionali che invece introducevano quelle deroghe.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli articoli 11, comma 5, e 57, comma 1, della legge della Regione Marche 22 dicembre 2009, n. 31 (Disposizioni per la formazione del Bilancio annuale 2010 e pluriennale 2010/2012 della Regione - Legge Finanziaria 2010). 2. - Quanto alla questione relativa all'art. 11, comma 5, della citata legge regionale, occorre delineare il quadro normativo e di contrattazione collettiva nel quale si inserisce la disposizione impugnata. Il trattamento economico dei dipendenti pubblici il cui rapporto di impiego è contrattualizzato è definito dai contratti collettivi (art. 45, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 recante «Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»). Tuttavia la stessa normativa statale dispone che per determinate categorie di personale (e, precisamente, per i «dipendenti assegnati agli uffici dei Ministri e dei Sottosegretari di Stato»), il trattamento accessorio è costituito, «fino ad una specifica disciplina contrattuale», da un unico emolumento determinato «con decreto adottato dall'autorità di governo competente», il quale «è sostitutivo dei compensi per il lavoro straordinario, per la produttività collettiva e per la qualità della prestazione individuale» (art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001). In senso analogo alla normativa statale dispone quella della Regione Marche. Infatti, secondo l'art. 10 della legge della Regione Marche 8 agosto 1997, n. 54 (Misure flessibili di gestione del personale della Regione e degli Enti da essa dipendenti e norme sul funzionamento e sul trattamento economico accessorio degli addetti alle segreterie particolari), i dipendenti assegnati alle segreterie particolari dei componenti della Giunta regionale e dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale e gli autisti sono esclusi dalla fruizione di tutti i trattamenti accessori diversi dal trattamento stipendiale fondamentale, quali compensi per lavoro straordinario, compensi per la produttività e progetti obiettivi o altri previsti dal contratto collettivo per il personale delle Regioni e delle autonomie locali (commi 1 e 7); per compensare tale esclusione, al personale in questione è corrisposta un'indennità annua lorda erogata in 12 rate mensili e fissata dalla stessa legge (commi 2 e 8). L'art. 11 della legge della Regione Marche n. 54 del 1997 stabilisce - al pari della normativa statale - che il trattamento in questione ha natura transitoria, in attesa che venga adottata la specifica disciplina contrattuale. Passando all'esame dei contatti collettivi del comparto Regioni ed autonomie locali (che sono quelli che qui interessano), essi hanno costantemente disciplinato il trattamento accessorio.