[pronunce]

si desumerebbe che il legislatore ha «scandito» all'interno della fase delle indagini preliminari le due «sub-fasi» delle indagini preliminari in senso stretto e dell'udienza preliminare, introducendo, alla luce del principio di imparzialità sancito dall'art. 111, secondo comma, Cost., una nuova ipotesi di incompatibilità tra «attività valutative e decisionali nell'ambito dello stesso procedimento penale»; che tale ipotesi sarebbe del tutto analoga a quella riscontrabile tra le funzioni svolte dal giudice nelle due «sub-fasi» del giudizio direttissimo, quella introduttiva della convalida dell'arresto e dell'eventuale deliberazione in materia cautelare e quella del giudizio di merito; che ad avviso del rimettente la disciplina censurata violerebbe pertanto gli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, Cost., in quanto la specialità del rito direttissimo non può ragionevolmente giustificare una disciplina diversa rispetto a quella prevista per la fase delle indagini preliminari e il principio dell'imparzialità del giudice non può trovare un'applicazione diversa in situazioni simili; che, in via preliminare, va respinta l'eccezione di inammissibilità prospettata dall'Avvocatura dello Stato, posto che il rimettente precisa, sia pure sinteticamente, che l'imputato è stato presentato al giudice ex art. 449 cod. proc. pen. per la convalida dell'arresto e il giudizio di merito; che la specifica questione oggetto del presente giudizio è stata ripetutamente dichiarata infondata e manifestamente infondata da questa Corte (v. sentenza n. 177 del 1996 e ordinanze n. 267, n. 316 e n. 433 del 1996, n. 286 del 1998 e n. 40 del 1999), sulla base del rilievo che «non è configurabile una menomazione dell'imparzialità del giudice che adotta decisioni preordinate al proprio giudizio o rispetto ad esso incidentali, attratte nella competenza per la cognizione del merito»; che, da un punto di vista più generale, questa Corte con giurisprudenza costante ha escluso la sussistenza di ipotesi di incompatibilità quando la funzione pregiudicante e la funzione pregiudicata si collocano all'interno della medesima fase del processo (v., tra le tante, sentenze n. 155 del 1996 e n. 51 del 1997, ordinanze n. 24 del 1996 e n. 232 del 1999); che le argomentazioni, poste dal rimettente a sostegno della riproposizione della questione, circa l'analogia tra le «sub-fasi» della convalida dell'arresto e del giudizio di merito nell'ambito della fase del giudizio direttissimo e le «sub-fasi» delle indagini preliminari in senso stretto e dell'udienza preliminare nell'ambito di una “fase” unica delle indagini preliminari, sono prive di fondamento, posto che le indagini preliminari, destinate ad esaurirsi nell'alternativa tra richiesta di archiviazione ed esercizio dell'azione penale, costituiscono una vera e propria fase del procedimento del tutto autonoma rispetto alla successiva e altrettanto autonoma fase dell'udienza preliminare, avente natura processuale (sulla udienza preliminare quale «momento di “giudizio”», v. sentenze n. 224 del 2001 e n. 335 del 2002, ordinanze n. 367 del 2002 e n. 271 del 2003); che, infine, questa Corte ha avuto occasione di precisare che l'art. 111, secondo comma, Cost. non ha introdotto sostanziali elementi di novità circa la portata del principio di imparzialità del giudice già desumibile dagli artt. 3 e 24 Cost., così come interpretati dalla giurisprudenza costituzionale in tema di incompatibilità (v., tra molte, sentenza n. 134 del 2002, ordinanze n. 112 del 2001, n. 54 e n. 218 del 2003); che pertanto, non essendovi motivi per discostarsi dalle conclusioni raggiunte da questa Corte con le decisioni sopra menzionate, le questioni devono essere dichiarate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 34 del codice di procedura penale, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Calabria, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 febbraio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 marzo 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA