[pronunce]

n. 195 del 2005, in cui si stabilisce che «in attuazione del principio di leale collaborazione, gli aspetti organizzativi e procedimentali, che lo Stato, le Regioni e gli enti locali debbono definire per l'attuazione del presente decreto sono individuati sulla base di accordi, da raggiungere in sede di Conferenza unificata» e che nell'ambito di tali accordi sono individuati, tra l'altro, «le modalità di coordinamento tra le Autorità pubbliche» ed «i livelli minimi omogenei di informazione al pubblico». La censura regionale sarebbe dunque infondata, poiché le norme impugnate inciderebbero sugli ambiti materiali di competenza esclusiva statale di cui all'art. 117, secondo comma, lettere m) e s), Cost. In particolare, il resistente, premesso che le disposizioni del d.lgs. n. 195 del 2005 sono volte ad adeguare la disciplina generale del diritto di accesso alle particolari esigenze dell'informazione ambientale, richiama l'art. 22, comma 2, della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), il quale stabilisce che «l'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza, ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione. Resta ferma la potestà delle Regioni e degli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, di garantire livelli ulteriori di tutela». Alle Regioni, pertanto, sarebbe consentito «prevedere una disciplina integratrice al solo fine di garantire ulteriori livelli di tutela, ma non dettare una disciplina sostitutiva di quella prevista dalla legge statale». La difesa statale assume inoltre che, «anche sotto il profilo contenutistico», le norme impugnate attengono alla competenza esclusiva statale, essendo dirette a garantire il diritto di accesso a quelle informazioni attinenti alla «tutela dell'ambiente», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. In merito alla presunta illegittimità dell'art. 12, commi 2 e 3, del d.lgs. n. 195 del 2005, il resistente ritiene che la censura sia in parte inammissibile ed in parte infondata. Sotto il primo profilo, la difesa erariale rileva che il ricorrente non avrebbe inequivocamente indicato il parametro costituzionale violato, prospettando, per un verso, la violazione degli artt. 48 e seguenti dello statuto speciale senza ulteriori precisazioni e richiamando, per un altro verso, la giurisprudenza costituzionale che fa parziale applicazione dei principi di cui all'art. 119 Cost., senza un espresso riferimento all'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001. Sotto il secondo profilo, la censura sarebbe infondata in quanto il d.lgs. n. 195 del 2005 non inciderebbe su singole voci di spesa, ma si limiterebbe ad indicare un generico obiettivo da perseguire, ossia l'«invarianza della spesa». 3. – In prossimità dell'udienza, la Regione Friuli-Venezia Giulia ha depositato una memoria con la quale insiste nelle conclusioni già formulate nel ricorso. Preliminarmente, la difesa regionale contesta l'affermazione del resistente secondo cui non sarebbe stato preso in considerazione l'art. 11 del d.lgs. n. 195 del 2005; la ricorrente ritiene, infatti, che il citato art. 11 non possa far venir meno la lesività delle norme impugnate, in quanto si limiterebbe a contemplare accordi sugli aspetti organizzativi e procedimentali. In merito all'eccezione formulata dalla difesa statale – secondo cui le norme impugnate rientrerebbero nelle materie di cui all'art. 117, secondo comma, lettere m) e s), Cost. – la Regione non mette in dubbio che spetti allo Stato determinare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti il diritto di accesso, ma sostiene che il d.lgs. n. 195 del 2005 non determini tali livelli essenziali, poiché restringe la tutela approntata dalla legge regionale n. 11 del 2005, che, a sua volta, prevede una tutela più ampia rispetto a quella garantita dalla legge n. 241 del 1990 («il che è esattamente ciò che l'art. 22, comma 2, della legge n. 241 del 1990 consente espressamente alle Regioni di fare»). La Regione passa, poi, ad elencare le norme del d.lgs. n. 195 del 2005 più sfavorevoli rispetto alla legge regionale n. 11 del 2005, individuandole nell'art. 3 («che raddoppia i termini in caso di richieste complesse»), nell'art. 5 («che prevede casi di esclusione del diritto di accesso»), nell'art. 8 (che comprende nell'informazione ambientale diffusa al pubblico le autorizzazioni ed i pareri in materia di VIA, mentre la direttiva 2003/4/CE e la legge regionale comprendono, con una formula più ampia, le autorizzazioni con un impatto significativo sull'ambiente). Qualora, poi, si ritenesse che le norme statali impugnate contengano l'indicazione dei livelli essenziali di cui sopra, secondo la ricorrente esse non potrebbero comunque abrogare le norme regionali, legittimamente più favorevoli di quelle statali. In merito all'impossibilità di invocare l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., la difesa regionale ribadisce le conclusioni già formulate nel ricorso, ritenendo illegittime le norme impugnate anche se fossero ricondotte alla materia «tutela dell'ambiente». Quanto all'eccezione di inammissibilità formulata dalla difesa erariale in relazione alla censura concernente l'art. 12, commi 2 e 3, del d.lgs. n. 195 del 2005, la Regione afferma che la violazione dell'autonomia finanziaria regionale è comunemente evocata nei ricorsi e che, pertanto, in presenza di una sufficiente argomentazione, la questione deve essere considerata ammissibile anche senza indicazione delle norme statutarie in materia; peraltro, nel ricorso sono state indicate le norme poste a garanzia dell'autonomia finanziaria regionale, per cui la censura, secondo la ricorrente, dovrebbe essere ritenuta ammissibile. Al riguardo, la difesa regionale aggiunge che la giurisprudenza costituzionale sull'art. 119 Cost. è stata richiamata perché i principi di garanzia da essa fissati valgono, pacificamente, anche per le Regioni speciali; a maggior ragione ciò varrebbe per la Regione Friuli, in quanto l'art. 48 dello statuto prevede il coordinamento della finanza regionale con quella statale, «esattamente come l'art. 119 Cost.». In merito all'eccezione di infondatezza della medesima questione concernente l'art. 12, commi 2 e 3, del d.lgs. n. 195 del 2005, la difesa della ricorrente contesta l'affermazione del resistente secondo cui la norma in parola si limiterebbe all'indicazione di un obiettivo;