[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, 3 e 4 del decreto-legge 28 dicembre 1998, n. 450, convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 1999, n. 39, recante "Disposizioni per assicurare interventi urgenti di attuazione del Piano sanitario nazionale 1998-2000", promosso con ricorso della Provincia autonoma di Bolzano, notificato il 27 marzo 1999, depositato in cancelleria il 1° aprile 1999 ed iscritto al n. 13 del registro ricorsi 1999. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella udienza pubblica del 22 maggio 2001 il giudice relatore Fernanda Contri; Udito l'avvocato Sergio Panunzio per la Provincia autonoma di Bolzano e l'avvocato dello Stato Giuseppe Albenzio per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, la Provincia autonoma di Bolzano ha sollevato in via principale - in riferimento agli artt. 9, comma 1, numero 10), e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) ed inriferimento alle norme di attuazione recate dagli artt. 2 del d.P.R. 28 marzo 1975, n. 474 (Norme di attuazione dello statuto per il Trentino-Alto Adige in materia di igiene e sanita) e 3 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento) - questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, 3 e 4 del decreto-legge 28 dicembre 1998, n. 450 (Disposizioni per assicurare interventi urgenti di attuazione del Piano sanitario nazionale 1998-2000), convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 1999, n. 39. Le censure prospettate nel ricorso investono le disposizioni del decreto-legge n. 450 del 1998 dirette - come stabilisce l'impugnato art. 1, comma 1 - alla realizzazione di un programma su base nazionale, adottato dal Ministro della sanità, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, "per la realizzazione, in ciascuna regione e provincia autonoma, in coerenza con gli obiettivi del Piano sanitario nazionale, di una o più strutture, ubicate nel territorio in modo da consentire un'agevole accessibilità da parte dei pazienti e delle loro famiglie, dedicate all'assistenza palliativa e di supporto prioritariamente per i pazienti affetti da patologia neoplastica terminale che necessitano di cure finalizzate ad assicurare una migliore qualità della loro vita e di quella dei loro familiari". Ad avviso della ricorrente, la disciplina censurata "pretende di regolare in modo assai analitico" un aspetto della materia igiene e sanità" - e precisamente il funzionamento e la gestione delle strutture sanitarie - che lo statuto per il Trentino Alto-Adige e le invocate norme di attuazione assegnano alla competenza della Provincia autonoma di Bolzano, "sino al punto ... di imporre alla provincia ricorrente di utilizzare (riconvertendole) strutture già esistenti, anziché realizzare strutture nuove ove invece la provincia lo ritenesse più opportuno (art. 1, comma 1, secondo periodo); come pure di realizzare strutture autonome, anziché integrate in strutture più ampie (art. 1, comma 1, primo periodo)", predeterminando altresì, al comma 3 dell'art. 1, i contenuti della programmazione provinciale in materia. I "vincoli puntuali" stabiliti dal provvedimento legislativo impugnato appaiono alla ricorrente "inammissibili", ove si consideri "che quei particolari vincoli sono estranei alla garanzia di erogazione di quelle prestazioni di assistenza igienico-sanitaria ed ospedaliera non inferiori agli standards minimi previsti dalle normative nazionali e comunitaria (che in base all'art. 2, comma 2, del d.P.R. n. 474 del 1995 costituisce un limite per l'esercizio delle potestà provinciali in materia), trattandosi ... di vincoli relativi a profili organizzativi delle strutture anziché ai livelli delle prestazioni da esse erogate". Censurando la regolamentazione "oltremodo analitica e dettagliata" contenuta nell'impugnato decreto-legge, la Provincia autonoma di Bolzano non intende contestare, si legge nel ricorso, la necessità che anche nel suoterritorio funzionino strutture sanitarie dedicate alla prevista "assistenza palliativa e di supporto", bensì "la pretesa dello Stato di impedirle ... di esercitare in modo autonomo le potestà legislative e amministrative ad essa spettanti in ordine alla istituzione, funzionamento e gestione delle ... strutture sanitarie provinciali" di cuisi tratta. La Provincia autonoma di Bolzano lamenta poi che la previsione di un decreto ministeriale di adozione del programma di cui al citato comma 1 dell'art. 1 del decreto-legge impugnato risulterebbe illegittima anche alla luce della giurisprudenza di questa Corte che esclude l'intervento di regolamenti ministeriali per limitare la sfera di competenze delle regioni e delle province autonome. D'altro canto, se il programma ministeriale di cui si tratta dovesse configurare un atto di indirizzo e coordinamento, risulterebbe violato l'art. 3 del decreto legislativo n. 266 del 1992, che esige la previa e diretta consultazione della provincia, non surrogabile - sottolinea la ricorrente, che richiama la sentenza della Corte costituzionale n. 121 del 1997 - dalla previa intesa del ministro con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome. La speciale disciplina contenuta nelle citate disposizioni di attuazione statutaria - si legge nel ricorso, contenente ulteriori richiami di giurisprudenza costituzionale - sarebbe altresì violata giacché gli atti di indirizzo e coordinamento possono vincolare le province autonome "solo al conseguimento degli obiettivi in essi stabiliti", e non già contenere "norme di dettaglio, recanti prescrizioni analitiche e puntuali", la cui emanazione è adesse riservata. La ricorrente aggiunge che solo il parere prescritto dalle invocate norme di attuazione, ma non l'intesa con la Conferenza Stato-regioni, è in grado, se negativo, di sospendere temporaneamente l'efficacia dell'atto statale di indirizzo nel territorio provinciale e che, comunque, la funzione statale di indirizzo e coordinamento "deve essere svolta a livello collegiale ... e non con un semplice decreto ministeriale".