[pronunce]

c) «mancato impegno contabile delle quote di competenza in favore dei soggetti destinatari di cui all'art. 3 […] entro il 30 giugno 2002». La censura della Provincia ricorrente si appunta in particolare sull'ipotesi sub b), per il fatto che essa si riferisce a finanziamenti già erogati ai beneficiari finali che sarebbero revocati «a prescindere dalla circostanza di averne potuto ottenere la restituzione» in concreto. Più in generale, la ricorrente richiama la garanzia di autonomia stabilita dall'art. 5, commi 2 e 3, della legge n. 386 del 1989, la cui violazione deriverebbe dall'inosservanza, da parte dell'atto impugnato, dell'art. 158 della legge n. 388 del 2000, che espressamente faceva salve le prerogative statutarie delle Province autonome. Nel ricorso si sottolinea, peraltro, che «alla stessa conclusione si perverrebbe, a prescindere dalla specifica garanzia dell'art. 5 della legge n. 386 del 1989, sulla base delle regole costituzionali generali circa i rapporti tra fonti statali e fonti regionali e provinciali: se, come stabilito dall'art. 2 del decreto legislativo n. 266 del 1992, neppure le leggi si sovrappongono direttamente alla legislazione provinciale, limitandosi invece a produrre l'obbligo di adeguamento, nella misura in cui questo sia dovuto ai sensi dello statuto di autonomia, a maggiore ragione risulta illegittima una disciplina regolamentare che pretenda di disciplinare direttamente la materia di competenza provinciale». 1.2. – Con il secondo motivo, si censura l'incostituzionalità ed invasività degli artt. 1, 3, 4, 5, 6, 7, 9, e 10 del decreto ministeriale n. 470 del 2001, per violazione dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione, la cui applicabilità è estesa alle autonomie speciali dall'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. La ricorrente osserva che l'art. 117, sesto comma, della Costituzione espressamente stabilisce che «la potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva», mentre «spetta alle Regioni in ogni altra materia». Nel caso di specie, la disciplina di criteri e modalità per la concessione di contributi per la realizzazione di strutture per persone colpite da handicap rientra, ad avviso della ricorrente, per il suo carattere «tipicamente assistenziale», nella competenza legislativa residuale regionale. La competenza regolamentare statale in materie di competenza legislativa regionale sarebbe stata peraltro esclusa anche nel sistema precedente alla riforma costituzionale del 2001, come confermato dalla stessa giurisprudenza della Corte sul punto. In ogni caso, le disposizioni di legge precedenti alla riforma che prevedano poteri regolamentari in materie regionali dovrebbero ritenersi abrogate per sopravvenuta incompatibilità con l'art. 117, sesto comma, citato. La Provincia deduce poi, in subordine, la «sopravvenuta illegittimità costituzionale» dell'art. 81, comma 2, della legge n. 388 del 2000, in quanto esso prevede poteri regolamentari statali in contrasto con la nuova disciplina costituzionale. 2. – Con memoria depositata il 2 aprile 2002, si è costituita l'Avvocatura generale dello Stato, per il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo una declaratoria di inammissibilità o comunque di infondatezza del ricorso. Premette la difesa erariale che «la ricorrente non ha impugnato l'art. 81 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ai sensi del quale è stato emesso il regolamento impugnato, norma della quale non mette in dubbio la legittimità costituzionale nemmeno in questa sede». Prospetta pertanto la seguente alternativa: «o il regolamento si è attenuto alla disciplina legislativa, ed allora il ricorso è inammissibile perché la Provincia avrebbe dovuto impugnare la legge; o, nel darvi esecuzione, non vi si è attenuto, ma in questo caso sarebbe viziato da illegittimità da far valere davanti al giudice amministrativo, illegittimità che, pertanto, non può raggiungere la soglia costituzionale. Anche in questo caso il ricorso sarebbe inammissibile». Lo Stato passa poi all'esame del merito del ricorso, osservando preliminarmente che l'obiettivo dell'art. 81 in questione è il finanziamento di interventi di solidarietà sociale da parte di associazioni di volontariato o di altri organismi senza fini di lucro, con comprovata esperienza nel settore dell'assistenza, a soggetti con handicap grave, per la cura e l'assistenza successiva alla perdita dei familiari che ad essi provvedevano. Si tratta, dunque, non della generica assistenza a soggetti portatori di handicap, ma di un tipo particolare di assistenza, già definito dalle disposizioni di legge poi attuate dal regolamento impugnato. Secondo lo Stato, l'attribuzione dei fondi statali per scopi determinati è presa in considerazione dall'art. 12, comma 1, del d.lgs. n. 268 del 1992, che dichiara non applicabile l'art. 4, comma 3, del d.lgs. 16 marzo 1992, n. 266 che, per le materie di competenza propria delle Regioni e delle province autonome, dispone che le amministrazioni statali non possono concedere finanziamenti o contributi per attività nel loro ambito territoriale. Il fine ultimo di tale inapplicabilità dell'art. 4, comma 3, citato sarebbe quello di garantire che gli scopi determinati per i quali sono stati concessi i finanziamenti statali siano realizzati in modo uniforme in tutto il territorio dello Stato. Osserva poi lo Stato che la legge n. 386 del 1989 non può costituire parametro di costituzionalità, in quanto semplice legge ordinaria, che si colloca al di fuori della previsione dell'art. 104 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, in forza del quale le norme del titolo VI e quelle dell'art. 13 dello stesso statuto possono essere modificate con legge ordinaria dello Stato su concorde richiesta del Governo e, per quanto di rispettiva competenza, della Regione e delle due Province autonome. Infatti, le norme di natura finanziaria del titolo VI riguarderebbero le entrate tributarie; la legge n. 386 del 1989 disciplinerebbe, invece, le competenze delle Province autonome in caso di attribuzione da parte dello Stato di fondi di origine non tributaria. Alle disposizioni della legge n. 386 citata, pertanto, non potrebbe essere assegnato rango costituzionale e la loro interpretazione non potrebbe portare a risultati in conflitto con le disposizioni di livello costituzionale, in particolare con la prima parte dell'art. 12, comma 2, del d.lgs. n. 268 del 1992. La difesa erariale osserva, infine, che la Provincia non contesta la ripartizione delle erogazioni finanziarie, ma solo i vincoli apposti al loro utilizzo dalla normativa statale, con ciò pretendendo in modo arbitrario di disporre liberamente di somme assegnate dallo Stato per scopi determinati. 3.