[pronunce]

Sussisterebbe anche la violazione dell'art. 3, secondo comma, Cost., in quanto, svolgendo il tribunale minorile una precisa funzione di garanzia dello sviluppo della personalità dell'adolescente, un'eccezione alla sua generale composizione collegiale finirebbe per configurarsi come un ostacolo a tale sviluppo. Inoltre, sarebbe violato l'art. 31 Cost, essendo l'organo giudiziario minorile, a differenza del tribunale ordinario, uno degli istituti diretti alla protezione della gioventù. Infine, le norme impugnate sarebbero in contrasto con l'art. 24, secondo comma, Cost., perchè il minore si vedrebbe privato della possibilità di avvalersi, per la sua difesa, delle particolari garanzie offerte dal procedimento innanzi al giudice collegiale. L'orientamento ormai costante della Corte di cassazione, secondo cui il giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni è un giudice specializzato, anche nella sua composizione monocratica, in ragione delle competenze acquisite con l'esperienza e la pratica nel settore minorile e tramite la partecipazione ai vari corsi per la formazione e l'aggiornamento dei magistrati, sarebbe in contrasto con la ratio e i principi che avevano portato all'istituzione del tribunale per i minorenni, la cui principale caratteristica distintiva rispetto alla magistratura ordinaria sarebbe costituita proprio dalla sua composizione collegiale mista. Dopo aver brevemente ripercorso i momenti salienti dell'evoluzione che ha condotto all'istituzione del tribunale per i minorenni, il giudice rimettente sostiene che la peculiare composizione del giudice minorile garantisce un'approfondita ricerca, comprensione e valutazione delle ragioni alla base di un comportamento criminoso messo in atto da un minorenne e consente l'adozione di misure personalizzate, adeguate alle specifiche esigenze del minore. L'intero sistema legislativo indurrebbe a ritenere che i magistrati non possano giudicare in autonomia un minore e, conseguentemente, che il giudice minorile professionale debba essere sempre integrato dagli esperti. Per effetto dell'orientamento giurisprudenziale della Corte di cassazione «la mera scelta processuale del P.M., prima (richiesta di giudizio immediato) e quella successiva dell'imputato (richiesta di giudizio abbreviato) vanificherebbero la valenza educativa del processo penale minorile, creando una situazione di disparità di trattamento tra imputati che hanno commesso illeciti penali, i quali verrebbero giudicati da un giudice monocratico o collegiale in virtù di una scelta di natura meramente strategico-processuale». 2.- Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Bologna, con ordinanza del 27 novembre 2013 (r.o. n. 18 del 2014) , ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 31 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 458 cod. proc. pen. e dell'art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 448 del 1988, nella parte in cui prevedono che nel caso di giudizio abbreviato richiesto dall'imputato in seguito a un decreto di giudizio immediato, disposto su istanza del pubblico ministero, la composizione dell'organo giudicante nel processo minorile sia quella monocratica del giudice per le indagini preliminari «e non quella del Tribunale per i Minorenni nella composizione collegiale prevista per l'udienza preliminare». Il Giudice per le indagini preliminari rimettente premette che su richiesta del pubblico ministero aveva disposto il giudizio immediato e che poi l'imputato era stato, su sua richiesta, giudicato con il rito abbreviato dal giudice collegiale per l'udienza preliminare del tribunale per i minorenni, che, in data 8 giugno 2010, lo aveva condannato a due anni di reclusione e 200 euro di multa. In seguito all'impugnazione del difensore dell'imputato, la Corte d'appello di Bologna aveva emesso un'ordinanza di sospensione del processo con messa alla prova dell'imputato per la durata di due anni, ai sensi dell'art. 28 del d.P.R. n. 448 del 1988, revocando contemporaneamente la misura cautelare cui l'imputato era sottoposto. Successivamente, nell'udienza del 19 dicembre 2012, la Corte d'appello non aveva accolto la richiesta del Procuratore Generale di declaratoria di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova e aveva dichiarato la nullità della sentenza di primo grado. La Procura generale aveva proposto un ricorso che la Corte di cassazione aveva rigettato con sentenza del 15 luglio 2013. Gli atti erano stati restituiti al «Giudice di prime cure», che aveva fissato l'udienza per la rinnovazione del giudizio, nel corso della quale il pubblico ministero aveva dedotto la parziale illegittimità costituzionale dell'art. 458 cod. proc. pen. A sostegno della ritenuta rilevanza e non manifesta infondatezza della questione, il rimettente ripropone le argomentazioni già svolte nell'ordinanza del 27 novembre 2013 (r.o. n. 17 del 2014). 3.- Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Bologna, con ordinanza del 27 novembre 2013 (r.o. n. 19 del 2014), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 31 Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 458 cod. proc. pen. e dell'art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 448 del 1988, nella parte in cui prevedono che nel caso di giudizio abbreviato richiesto dall'imputato in seguito a un decreto di giudizio immediato, disposto su istanza del pubblico ministero, la composizione dell'organo giudicante nel processo minorile sia quella monocratica del giudice per le indagini preliminari «e non quella del Tribunale per i Minorenni nella composizione collegiale prevista per l'udienza preliminare». Il Giudice per le indagini preliminari rimettente premette che, il 6 giugno 2012, aveva convalidato l'arresto del minorenne M.G. per i reati di rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali e che poi, con decreto del 2 agosto 2012, aveva accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pubblico ministero. L'imputato aveva chiesto il giudizio abbreviato, che si era concluso, nell'udienza del 25 ottobre 2012, con una sentenza di condanna a un anno e quattro mesi di reclusione e 400 euro di multa. In seguito all'impugnazione del difensore dell'imputato, la Corte d'appello di Bologna aveva dichiarato la nullità della sentenza di primo grado per difetto di competenza funzionale del giudice, ai sensi degli artt. 178, comma 1, lettera a), e 179 cod. proc. pen. , e il ricorso contro la decisione della Corte d'appello, proposto dalla Procura generale, era stato rigettato dalla Corte di cassazione con sentenza del 12 luglio 2013. Nel giudizio di rinvio davanti al giudice per le indagini preliminari, il pubblico ministero aveva dedotto la parziale illegittimità costituzionale dell'art. 458 cod. proc. pen.