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Uso il termine "infinita" non a caso, perché tenderete a portarla al di là, a scavallare le ferie d'agosto, perché così riuscirete a fare un po' di campagna elettorale e proseliti tra quelli che pensate costituiscano ormai il vostro elettorato di riferimento, che in realtà sempre più si stanno rendendo conto di quanto bisogna uscire dai temi ideologici e simbolici per entrare nei temi pratici, concreti e che afferiscono ai diritti della persona in senso generale, non solamente di una parte di diritti di una parte delle persone. I diritti sono inalienabili, ma appartengono a tutti; non esistono persone che hanno più diritti degli altri, non esistono nemmeno persone ghettizzate più delle altre. La persona è una e di queste persone dovremmo occuparci come con questo decreto. In realtà, il decreto che la Camera ha approvato mercoledì scorso, 14 luglio, che oggi arriva al Senato blindato, come ho già avuto modo di spiegare, è un decreto che è sostanzialmente la continuità dei Governi che hanno preceduto il Governo Draghi. La metodologia è la stessa: il contributo a pioggia, la scarsità di visione, la mancanza di una strategia d'uscita da questa pandemia. Già il fatto che dopo un anno e mezzo si stia ancora parlando di emergenza dimostra il fallimento di un anno e mezzo di politiche dell'emergenza, perché un'emergenza ha un tempo limitato e contingentato, la visione e il futuro dovrebbero avere un tempo decisamente diverso. In realtà, già dicendo che è un decreto d'emergenza implicitamente abdicate al vostro ruolo e manifestate la vostra palese incapacità di risolvere i problemi di questa Nazione. Ve lo diciamo da opposizione patriottica. Qui non siamo mai venuti senza una proposta, abbiamo sempre aggiunto alla protesta la proposta ed è per questo che fuori, nel mondo reale, questo stando ai sondaggi è il primo partito della Nazione, mentre qui dentro è ridotto ad uno spicchio senza la possibilità di incidere sui provvedimenti. Non è perché noi, come ha fatto una parte dell'emiciclo nella scorsa legislatura, abbiamo raccolto i mal di pancia di tutti, perché in questa legislatura abbiamo detto chiaramente qual era il nostro pensiero e intorno a questo pensiero concreto si è creato il consenso. Non abbiamo racimolato dai No vax ai Pro vax, da quelli che erano contro la TAV a quelli che erano a favore della TAV, ma siamo sempre stati coerenti, da quando eravamo al 2 per cento, al 3 per cento, al 4 per cento, sulla nostra linea e intorno a questo si è creato il consenso. Oggi, purtroppo, però, un italiano su cinque non ha la possibilità nemmeno di incidere su un provvedimento da 40 miliardi. Non entro nel merito perché i colleghi alla Camera, che hanno avuto un po' più di tempo, hanno fatto un grandissimo lavoro; penso al capogruppo Trancassini, ma chiunque si sia alternato in Commissione bilancio ha tentato di migliorare questo provvedimento. Resta il fatto che il vero miglioramento per questa nostra Nazione è andare a votare, cambiare l'assetto della Nazione, cambiare questo Governo. Se si vota nelle maggiori città italiane non c'è alcun motivo per cui non si possa votare anche per questo Parlamento. Vi accorgerete che probabilmente quel consenso che qua dentro, in maniera bulgara, credete di esercitare, al di fuori, tra la gente non esiste. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, dopo la brillante, chiara ed esaustiva relazione di minoranza del collega De Carlo, vorrei dire innanzi tutto che la sottoscrivo. La sottoscrivo non tanto e non solo come collega e amico del sindaco e senatore De Carlo, ma come cittadino che, di fronte a tante oggettive verità, non può che essere condiscendente. Presidente, credo di aver affrontato con una certa durezza, nei giorni scorsi, il tema che il collega De Carlo ha sottolineato. Mi riferisco al monocameralismo. In questo momento rivolgo anche a lei, nel suo ruolo di Vice Presidente, così come alla presidente Casellati e a tutti i Presidenti di Commissione, l'appello che ho espresso al presidente d'Alfonso e al presidente Pesco nelle Commissioni competenti alle quali ieri ho partecipato. Mi rivolgo agli organi che rappresentano le istituzioni democratiche della Repubblica, i quali hanno il dovere - lo sottolineo - di tutelare la Costituzione. Siamo di fronte a un'inaccettabile violazione della Costituzione italiana. Siamo di fronte a un monocameralismo di fatto, dimenticando peraltro che c'è un referendum che, rappresentando gli italiani, ha bocciato la riforma della scorsa legislatura. Quindi, a prescindere dalle convinzioni di ciascuno, siamo tenuti, in quanto rappresentanti del popolo, a rispettare la Costituzione. Eppure, ciò non accade perché ormai il Parlamento sta viaggiando su due binari: quello della decretazione d'urgenza - ma sappiamo benissimo che, se è urgenza, non può essere ordinaria, almeno per terminologia e vocabolario - e quello del voto di fiducia. Dal momento che questa è una ripetuta e ormai consolidata violazione della Costituzione, chiedo che le cariche istituzionali che rappresentano il Parlamento tutto si rivolgano - e lo chiedo formalmente - al Presidente della Repubblica. È inaccettabile che si proceda violando la Costituzione. È inaccettabile che provvedimenti che investono miliardi vengano di fatto approvati da una sola Camera, che vedano in questo caso il Senato completamente delegittimato e costretto a un mero voto, senza poter toccare palla, come si suol dire, senza poter modificare alcunché. È inaccettabile secondo buonsenso, ma soprattutto illegittimo perché contro la Costituzione italiana. Signor Presidente, c'è un altro aspetto sempre preliminare, ma di sostanza, che voglio affrontare, ed è quello che riguarda i decreti attuativi. Dovremmo spiegare agli italiani che ci ascoltano un po' di numeri. Ne cito alcuni: tre su 32, uno su 41, cinque su 149. Cosa sono questi numeri, cari colleghi? Sono i decreti attuativi (tre) realizzati sui 32 previsti dal decreto-legge sostegni 1. Uno su 41 sta a indicare un decreto attuativo realizzato sui 41 previsti dal decreto sostegni- bis ; cinque su 149 sono i decreti attuativi realizzati su tutta la normativa Draghi. Che cosa vuol dire per chi ci ascolta? Vuol dire che è un po' come andare a spendere dei soldi, ma, anziché tramutarli in atti concreti - perché il decreto attuativo serve a tramutare la norma in qualcosa di concreto - vengono messi e isolati in frigorifero. È un po' come una persona che vuole andare in macchina da Trento, la mia città, a Roma e fa il pieno di benzina o di gasolio; poi, però, invece di mettere il carburante nel serbatoio, lo mette nelle taniche e lo tiene nel baule della macchina, che dunque non arriverà mai a Roma. Quindi, i miliardi che stiamo investendo e con i quali ci siamo indebitando sono in gran parte nel frigorifero, nel baule della macchina, non finiscono nell'economia, non finiscono nelle tasche delle imprese, degli artigiani e dei commercianti. Ecco dunque i numeri, che parlano chiaro: