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n. 22 del 1997, accogliendo la nuova classificazione dei rifiuti in urbani e speciali, pone per i primi il principio di autosufficienza e per i secondi quello di specializzazione, la Regione richiama la previsione del suo comma 6 - secondo cui dal 1° gennaio 2000 è vietato lo smaltimento di qualsivoglia rifiuto diverso dai rifiuti inerti, i rifiuti individuati da specifiche norme tecniche ed i rifiuti che residuano dalle operazioni di riciclaggio, di recupero e di smaltimento - e sostiene che essa sarebbe in linea con quella del comma 1, lettere b) e c), &laquo;ove si individua l'obiettivo di “permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi, tenendo conto del contesto geografico e della necessità di impianti specializzati per determinare tipi di rifiuti” ed altresì di “utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un altro grado di protezione dell'ambiente e della salute pubblica”&raquo;. Proprio al comma 6 farebbe riferimento la norma regionale, la quale introdurrebbe &laquo;dei criteri di regolamentazione per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi provenienti aliunde, in linea con le previsioni dell'art. 5 del d.lgs. n. 22 del 1997 …… così recependo, a livello regionale, il principio “della specializzazione dell'impianto di smaltimento, integrato, comunque dal criterio di prossimità, considerato il contesto geografico, in modo da ridurre il più possibile, la movimentazione dei rifiuti”(Corte Costituzionale 281/2000)&raquo; . Tali criteri sarebbero espressione dei poteri di regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti riconosciuti alla Regione dall'art. 19, comma 1, lett. b). La norma regionale, &laquo;limitando, o meglio circoscrivendo&raquo; la movimentazione di rifiuti speciali provenienti da altre Regioni con il parametro numerico rapportato in percentuale alla capacità ricettiva dell'impianto e non assoluto, non avrebbe fatto altro che realizzare quel contemperamento, con una disposizione per nulla assimilabile a quella dichiarata illegittima con la sentenza n. 281 del 2000, che, invece, prevedeva un divieto generalizzato. D'altro canto, sarebbe fuorviante il richiamo operato dal rimettente alla sentenza della Corte n. 335 del 2001, in quanto la norma della Regione Friuli-Venezia Giulia da essa dichiarata illegittima conteneva una preclusione assoluta ed estendeva ai rifiuti speciali il principio dell'autosufficienza, applicabile, invece, a quelli urbani non pericolosi. Nemmeno sarebbe fondata la violazione degli artt. 3 e 41 Cost., in quanto la norma non determinerebbe alcuna disparità di trattamento tra operatori economici residenti in differenti Regioni, giacché essa mirerebbe a garantire la tutela dell'ambiente, attraverso la regolamentazione dell'esercizio dell'attività di gestione dei rifiuti speciali ed una volta considerato che, se è vero che i rifiuti sono un “prodotto” del quale non può in alcun modo essere inibita la circolazione, &laquo;tale principio andrebbe contemperato con l'esigenza di tutela dell'ambiente e di governo del territorio&raquo; , come avrebbe ritenuto anche la Corte di Giustizia CE, affermando - nella sentenza 23 maggio 2000, resa nella causa C 209/98 - che nessun ostacolo può esser posto alla libera circolazione dei rifiuti, in quanto merci, sulla base del richiamo a finalità di tutela dell'ambiente &laquo;in mancanza di qualsiasi indizio di pericolo per la salute o la vita delle persone o degli animali o per la conservazione delle specie vegetali ovvero di pericolo per l'ambiente&raquo;: in tal modo, secondo la deducente, si sarebbe inteso supportare &laquo;quella valutazione “caso per caso” nella disciplina dell'attività di gestione dei rifiuti che il legislatore della Regione Veneto ha inteso perseguire individuando un parametro per il conferimento degli stessi, negli impianti esistenti nel territorio regionale, alla relativa capacità ricettiva&raquo;. 4. - È intervenuta nel giudizio la s.p.a. Geo Nova per sostenere le ragioni dell'accoglimento della questione, argomentando preliminarmente le ragioni che giustificherebbero l'ammissibilità del suo intervento e nel merito aderendo alle motivazioni dell'ordinanza, nonché enunciando ampiamente rilievi in sostanza non dissimili da quelli della memoria della Ecograf. 5. - Il giudizio, già fissato a ruolo per l'udienza pubblica del 9 luglio 2002, è stato rinviato a nuovo ruolo per l'udienza indicata in epigrafe. In vista dell'udienza del 9 luglio, la s.p.a. Sita Italia aveva depositato memoria illustrativa, nella quale, oltre a rinviare agli argomenti svolti nella memoria di costituzione, sostiene che l'introduzione nella norma censurata della soglia del 15% fornirebbe una mera “illusione” di ragionevolezza, ma non eliminerebbe il suo contrasto con i principi in materia affermati dalla Corte nelle sentenze n. 281 dl 2000 e n. 335 del 2001. L'illegittimità costituzionale sussisterebbe &laquo;ogni qualvolta venga introdotto con legge un limite “rigido” alla circolazione del rifiuto speciale e speciale pericoloso da regione a regione, senza tenere conto (né prevedere allo scopo adeguati strumenti amministrativi, flessibili e modificabili all'occorrenza) della necessità di garantire con sicurezza&raquo; che detti rifiuti possano trovare spazio di smaltimento negli impianti appropriati più vicini. Il richiamo che la Regione Veneto fa all'art. 19, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 22 del 1997 sarebbe del tutto inconferente, in quanto tale norma non riguarderebbe il principio della libera circolazione dei rifiuti speciali in funzione dello smaltimento negli impianti appropriati ed anzi andrebbe letta proprio nel senso che deve essere consentita la libera circolazione fra le Regioni a quello scopo. Nell'imminenza della pubblica udienza dell'8 ottobre 2002, hanno depositato memorie la Regione Veneto e l'interveniente s.p.a. Geo Nova. La Regione Veneto, dopo avere ripercorso lo sviluppo della giurisprudenza della Corte, assume che infondatamente il rimettente avrebbe sollevato la questione di costituzionalità assimilando la norma ora denunciata, di carattere meramente organizzativo, a quella a suo tempo scrutinata dalla sentenza n. 335 del 2001. In particolare, la norma denunciata non inibirebbe il conferimento negli impianti veneti di rifiuti prodotti in altre Regioni, ma conterrebbe &laquo;una mera prescrizione limitativa di conferimento rapportata alla capacità di ogni singolo impianto&raquo;. Essa non limiterebbe il numero degli impianti, ma tenderebbe &laquo;invece, esclusivamente a limitare la concentrazione territoriale di un'attività, qual è quella di specie, afferente beni per i quali il legislatore nazionale (art. 5 decreto Ronchi) ha auspicato l'opportunità di una movimentazione quanto più contenuta&raquo; e dovrebbe essere letta &laquo;esclusivamente nell'ottica di un necessario contemperamento del principio di “specializzazione” con le esigenze di tutela dell'ambiente, nonché di tutela della salute pubblica&raquo; ,