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Ci sarebbe molto da dire anche sull'Autorità che abbiamo istituito per la laguna di Venezia, rispetto alla quale il segnale positivo di sabato sul funzionamento del Mose, finalmente, dopo tante ruberie e dopo tanti contrasti, ha dato un motivo di orgoglio al nostro Paese. Speriamo che continui a funzionare; quantomeno abbiamo tacitato la bocca a coloro che hanno detto che quell'opera non avrebbe funzionato. Signor Presidente, concludo davvero e la ringrazio per la sua cortesia. Ho iniziato dicendo che aveva ragione il relatore Manca: è vero, perché questo provvedimento ci dispone in quella direzione; questo impegno ci dispone al dispiegamento delle ingenti risorse che l'Europa ci ha concesso. Stiamo dimostrando di saperlo fare e lo faremo per il bene dell'Italia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, una delle cose che il precedente Governo (Brusio) ... sempre che il Governo ascolti. PRESIDENTE. Devo chiedere la gentilezza di lasciare il Governo ascoltare il senatore che sta intervenendo. BINETTI (FIBP-UDC) . Finora non lo ha fatto mai, io ho controllato e lei lo sa. Questo è uno dei punti più importanti del nostro dibattito in questo momento: il Governo non ascolta. Non ascolta quando siamo in Aula e non ascolta nemmeno quando parliamo in altri luoghi e in altre circostanze. (Applausi) . Ovviamente la maggior parte degli interventi sono a carico dell'opposizione, la quale è perfettamente consapevole di una serie di limiti che questi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri presentano e cerca in qualche modo di esporli anche all'opinione pubblica; ma evidentemente l'interlocutore assente - come quando si gioca a tressette con il morto - è il Governo. Questo non permette nemmeno a quello sforzo, concreto e positivo, di porre i problemi di smuovere l'attenzione. È un po' di tempo che sono seduta qui e che controllo la situazione. Detto questo, voglio entrare nel vivo dell'intervento. Noi stiamo discutendo oggi un decreto-legge denominato decreto agosto e lo facciamo esattamente il 5 ottobre; già questo dimostra un ritardo tra la pianificazione degli interventi che è stata fatta oltre due mesi fa e l'evoluzione della situazione che stiamo vivendo in questo momento. Forse due mesi fa venivamo dalla speranza che una fase della pandemia si fosse in qualche modo conclusa; ci presentavamo all'opinione pubblica, anche a livello europeo, come il Paese che prima, più e meglio aveva saputo gestire la situazione. Disgraziatamente, il concatenarsi degli eventi ci dimostra come, anche in Italia, in questo momento ci sia una ripresa della pandemia, con un trend in crescita - ringraziando Iddio inferiore a quello che succede in Francia e in Spagna, i Paesi a noi vicini, ma certamente un trend in crescita - che coinvolge l'Italia in una progressione continua. Quali sono le ragioni di questo trend , di questa sorta di pandemia sanitaria legata al virus, che però trascina con sé altre due questioni, che in questo momento stanno appesantendo notevolmente il nostro Paese? Una è quella economica: molti dei colleghi intervenuti hanno fatto riferimento a tale questione, che il Governo finora ha gestito con mentalità prevalentemente assistenziale; non l'ha certamente gestita con l'intenzione, con l'impegno e con le decisioni necessarie a rimettere in moto l'economia. Se c'è un anello debole in tutto questo sistema è proprio la povertà culturale, la povertà strutturale delle decisioni che avrebbero dovuto dare ossigeno in tempo reale alle aziende. È l'approccio assistenziale con cui noi ci confrontiamo ogni sera; e dico veramente ogni sera, in occasione del telegiornale. C'è sempre un'azienda con imprenditori illuminati, che vengono intervistati, i quali lavorano e hanno delle commesse che potrebbero dare lavoro, ma che registrano la mancanza di italiani disponibili a farsi carico di questi lavori, perché molto faticosi e, in secondo luogo, probabilmente remunerati non tanto quanto si potrebbe avere con il reddito di cittadinanza. Tutte le sere c'è un'azienda che ci racconta la difficoltà che ha a trovare manodopera. Questo la dice lunga su uno spaventoso gap culturale che si è creato all'interno di questo Governo e delle decisioni che assume. Un gap al quale prossimamente si sommeranno anche quella sorta di liberalizzazione, che tutti conosciamo, sulla possibilità di licenziamento e probabilmente una sorta di prosciugamento (a meno che non ci vorremo investire la maggior parte dei fondi del recovery fund, quando arriverà) di quella che in un certo senso è l'indennità di disoccupazione, cioè la cassa di disoccupazione. A questi due virus importanti (uno che tocca la nostra salute e l'altro il mondo del lavoro) si stanno aggiungendo altri due elementi di gravità. Uno è quello del dissesto idrogeologico, che è stato ricordato da molti colleghi. Sappiamo che in un movimento, chiamiamolo così, che da sempre ha creduto di assumere come sue linee di tendenza la green economy e il rispetto della natura, la cultura del contrasto al dissesto idrogeologico corre il rischio di diventare parolaia, buona da spendere in televisione e per fare degli annunci, ma del tutto vana quando si tiene in conto che mancano i famosi 181 decreti attuativi di questa orgia di decreti-legge che si susseguono uno dopo l'altro, tra cui quello che verrà convertito oggi, ovviamente senza il nostro voto favorevole. C'è un susseguirsi veloce di decreti-legge che non fanno nemmeno in tempo ad essere attuati, perché mancano i provvedimenti attuativi. Se questo non vi piace, non vi preoccupate perché domani mattina ce ne sarà un altro; già stasera il Consiglio dei ministri lo adotterà. In questa logica, che è la sagra dell'incompetenza strutturale, stiamo condannando il Paese anche a un'altra operazione composita che riguarda il mondo della scuola. Ci vuole davvero coraggio ad andare in televisione a dire che per la scuola va tutto bene. Bisogna sentire gli insegnanti che, davanti alle nuove piattaforme, dicono che non funzionano e che, sostituite in modo da essere forse più cool e aggiornate, finiscono per essere troppo sofisticate. La conseguenza è che questi strumenti non riescono a essere gestiti da insegnanti che, mentre la scuola si mette in movimento, devono imparare anche a far funzionare le nuove piattaforme, così rendendo vano il lavoro della didattica a distanza anche da parte di coloro che avevano in qualche modo imparato a farlo nei mesi precedenti. Dobbiamo sentire le famiglie. A causa delle complesse operazioni riguardanti gli ingressi scaglionati a scuola, noi abbiamo genitori che non fanno altro che accompagnare e andare a riprendere i figli a scuola. Inoltre, è anche diventato difficile capire che cosa succede quando uno degli studenti risulta positivo; oppure, come accaduto pochi giorni fa, cosa si deve fare quando uno gli studenti dice che un suo compagno di canoa è risultato positivo. Il provvedimento di oggi in esame è il cosiddetto decreto agosto che il coraggio ci avrebbe dovuto suggerire di non votare, perché, così come è, è pressoché inutile.