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Avevo quindi proposto un emendamento, costruito con le associazioni dei giovani medici, con i medici in formazione e con il Ministero dell'università e della ricerca, per prevedere di riordinare e ridenominare la Scuola di specializzazione in medicina di comunità e cure primarie in «Scuola di specializzazione in medicina generale di comunità e cure primarie» per riconoscere a questi specialisti di poter esercitare la professione di medico di medicina generale. A tal proposito vorrei ricordare che esistono due decreti ministeriali: un decreto del 1996 che ha istituito la scuola e un secondo decreto interministeriale del 2015 che ha individuato gli ambiti di competenza professionale degli specialisti in medicina di comunità e cure primarie proprio nella medicina generale. Quindi, a coloro che sostengono che la mia proposta sia una sanatoria, chiedo piuttosto come mai fino ad oggi è stato impedito a questi professionisti di esercitare la medicina generale, nonostante ben due decreti ministeriali dichiarino esplicitamente la medicina generale e di famiglia come una competenza acquisita nel percorso formativo di questi medici. Stiamo dicendo tutti che questa pandemia ci ha dimostrato che va riorganizzato l'attuale modello di medicina del territorio e noi crediamo fortemente che in questa riorganizzazione bisogna partire proprio dalla formazione, puntando alla qualità del percorso formativo e lavorativo che offriamo ai nostri giovani medici. Siamo anche convinti che la possibilità di formare specialisti del territorio, pronti per affrontare le sfide del Servizio sanitario nazionale che sono rappresentate dai mutati scenari di salute, dal maggiore impatto delle cronicità e dalle incombenze poste dalla stessa pandemia, richieda risposte organizzate e integrate proprio a livello di comunità. Purtroppo, però, come spesso accade per ogni proposta rivoluzionaria, abbiamo trovato resistenza da parte di chi ha interesse a che non cambi nulla. Noi certamente continueremo a lottare a fianco dei medici che ci chiedono di aprire un percorso di formazione specialistica con un core curriculum nazionale più professionalizzante rispetto agli attuali corsi regionali. Avevamo anche proposto di colmare un'altra importante lacuna che oggi limita l'informatizzazione del nostro Servizio sanitario nazionale, istituendo i flussi sanitari istituzionali e ridestinando il contributo che avevamo stanziato in legge di bilancio per l'acquisto di apparecchiature medicali alla telemedicina. In questo modo potevamo monitorare i pazienti a domicilio e tutelare al contempo i medici da un'eventuale esposizione al contagio. Avevamo anche proposto di semplificare la vigente disciplina relativa all'accesso ai ruoli manageriali in sanità. La norma attuale prevede, infatti, che i dirigenti di ASL e ospedali possano essere nominati anche in assenza dei titoli richiesti, purché li acquisiscano entro un anno dalla nomina. Noi riteniamo invece prioritario affidare il management delle aziende sanitarie e degli ospedali a personale qualificato, anche per liberare la sanità da un impasse amministrativo-gestionale purtroppo ricorrente quando si verifica la decadenza dal ruolo se non si è conseguito il titolo necessario. In questa semplificazione, volevamo anche estendere l'accesso all'elenco nazionale dei direttori generali ai professionisti in possesso di diploma di master universitario di secondo livello o di dottorato di ricerca in materia di organizzazione e gestione sanitaria, oggi invece paradossalmente esclusi perché non in possesso del titolo di formazione regionale. Purtroppo questi progetti, che erano strutturati in maniera puntuale nell'unico obiettivo di migliorare la qualità delle cure erogate ai cittadini e della formazione offerta ai nostri medici, resteranno per ora in sospeso, perché la grande emergenza sanitaria che abbiamo vissuto ci ha insegnato molto, ma non abbastanza. Evidentemente la nostra memoria recente è viva, ma non troppo: in sanità si dice di voler semplificare, ma poi, quando se ne ha realmente la possibilità, diventa tutto difficile e rimandabile e si aspettano le famose riforme organiche. Io e il mio Gruppo continueremo però a lottare con convinzione per conseguire questi risultati, esortando tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, e tutti i portatori di interesse, gli ordini e i sindacati, a confrontarsi con noi in maniera leale, aperta e costruttiva, affinché il nostro Paese possa finalmente avere un Servizio sanitario nazionale all'altezza del fabbisogno di salute della popolazione. Oggi questi emendamenti sono stati trasformati in ordini del giorno al Governo e speriamo che a breve, già nel decreto agosto, si passi dalle proposte alle vere e proprie riforme, prima che arrivi un'altra pandemia, una nuova emergenza a ricordarci che forse avremmo dovuto avere il coraggio di cambiare, per farci trovare finalmente pronti ad affrontare le nuove sfide che il futuro certamente ci riserva. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Poiché non si vede all'orizzonte la possibilità di chiudere in maniera migliore, se è d'accordo anche il senatore Garruti e in assenza della senatrice Sudano, propongo di rinviare a domani mattina, alle ore 10, le repliche dei relatori. (Commenti). Mi sembrava chiaro il perché, e l'ho detto tra le righe. Me lo dicono gli Uffici. A me non è chiarissimo, ma ritengo che non sia pronto il maxiemendamento; è evidente. Mi sembrava, anzi, di averlo fatto intendere più di quanto normalmente dovrebbe fare la Presidenza. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo impropriamente, perché sarei dovuto scendere dal mio banco. Il maxiemendamento presuppone che sia stata richiesta la fiducia. La fiducia non è stata chiesta. (Applausi) . Conclusa la discussione generale, si passa alle repliche del relatore e del Governo e al voto sugli emendamenti; visto che sono tanti, possiamo iniziare già da questa sera a esaminarli. PRESIDENTE . Condivido il suo punto di vista. Ciò non toglie che né io, né lei siamo i Presidenti del Senato, ma siamo i Vice Presidenti. A buon intenditor poche parole. Comunque la fiducia - come ricorderanno tutti coloro che erano presenti alla riunione dei Presidenti di Gruppo - è stata preannunciata per venerdì mattina, per quello che vale naturalmente. In ogni caso, senatore, vi è una proposta ad andare avanti? Qual è l'obiezione? Se mi fa una proposta concreta, io le rispondo, altrimenti do la parola per gli interventi di fine seduta. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Mi scusi, Presidente, ma l'ordine dei lavori avrebbe voluto che ci fossero le repliche e si proseguisse con l'esame del provvedimento. Preso atto di quanto lei ci ha fatto intendere, credo che si possa fare una breve sospensione di dieci minuti per fare il punto di quando sarebbe l'ora corretta, o meglio il giorno corretto in cui affrontare il discorso del maxiemendamento. Facciamo dieci minuti di sospensione e alla ripresa ci aggiorniamo rispetto a quando sarà riconvocata l'Aula, anche alla luce degli aggiornamenti relati all'esame del maxiemendamento da parte della Ragioneria dello Stato. PRESIDENTE . In realtà gli aggiornamenti li abbiamo già.