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Il nostro dovere quindi di ricordare i caduti, che è l'unico modo concesso ai mortali per tenere in vita chi, come dicono gli alpini, è andato avanti, per il Milite Ignoto è negato, perché non c'è un nome e non c'è un volto. C'è dunque un sacrificio assoluto, quello della perdita della memoria, ma non un sacrificio per il Paese: non è il sacrificio per montagne, laghi e fiumi. Bisogna usare un vocabolario diverso perché è una sostanza diversa. Ci si sacrifica per la propria famiglia, per la propria comunità, per la propria storia, per le proprie tradizioni, per i propri valori (Applausi) , per la propria fede religiosa. Sinteticamente terra dei padri, Patria, ha questo significato ed è quello che noi chiediamo. Chiediamo, appunto, di ricordare il sacrificio per la Patria, un sacrificio che chiede a tutti noi - e faccio un'ultima riflessione - soprattutto a noi come istituzione, non semplicemente il ricordo. Celebrare e commemorare sono parole molto importanti, ma assomigliano a chiacchiere vuote, se non ci sono i fatti. Quando dunque in Commissione o in Assemblea, per rimanere nel concreto, parliamo di Difesa e di Forze armate - come sapete, colleghe e colleghi, non siamo in un mondo pacifico e nessuna libertà è scontata - ricordiamoci concretamente di proteggere lo scudo e la spada delle nostre libertà, del nostro vivere, della nostra identità: le Forze armate. E come possiamo farlo? Non solo con le parole, ma anche con i fatti, i provvedimenti e gli stanziamenti. Invito dunque tutti noi a difendere chi ci difende, a difendere chi protegge quei valori che a parole qui tutti condividiamo. Voglio quindi ricordare oggi e ringraziare tutti i caduti, non solo quelli delle guerre d'indipendenza o delle guerre del XX secolo, ma anche di quelle della contemporaneità, della nostra Repubblica, da quella del Congo negli anni '60 a quelle in Libano negli anni '80, in Somalia negli anni '90 e in Iraq e Afghanistan nel XXI secolo. (Applausi) . L'invito è soprattutto a noi: sosteniamo concretamente le Forze armate e parliamo serenamente di stanziamenti per la Difesa, che non vuol dire stanziamenti per le Forze armate, ma stanziamenti a difesa dei nostri valori. È questo il senso del sacrificio del Milite Ignoto, almeno nella mia visione. (Applausi) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 11,24) PINOTTI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, la ringrazio per le parole che ho ascoltato da lei poco fa nel suo ruolo di senatore di Fratelli d'Italia. Il suo Gruppo ha chiesto questa commemorazione, che ritengo importante. Come Partito Democratico avevamo un'importante riunione, che è ancora in corso: questo è il motivo per cui, essendo stata decisa questa commemorazione all'ultimo momento, i miei colleghi di Gruppo si stanno ancora avvicinando. Io sono corsa in Aula perché non volevo e non potevo mancare a questo momento. Stiamo ricordando oggi, 4 novembre, giornata di festa delle Forze armate e di celebrazione dell'unità nazionale, i cento anni da quel percorso così doloroso, ma così importante per l'Italia di quel tempo, che fece quel treno, percorrendo tutto il Paese con decine, centinaia di migliaia di persone che in ogni stazione si inchinavano di fronte ad esso. Non è stato semplice decidere come fare quella commemorazione: si trattava di decidere a chi spettasse, ad esempio, la scelta della salma. Non tutte le Nazioni hanno scelto una madre; anzi, solo l'Italia ha scelto una madre. Ci furono Nazioni che scelsero un generale, altre scelsero un militare decorato al valor militare e credo che qualcuna scelse un orfano. L'Italia, che fece una commissione per decidere come dare il massimo onore e a chi spettasse quella scelta, scelse una madre, che, con lo strazio nel cuore per la perdita del suo figlio amatissimo, tremante dal dolore di fronte a quelle bare ma con determinazione scelse quella che doveva essere la bara del soldato sconosciuto, ignoto, ma che rappresentava tutti i morti di quella guerra, soprattutto quelli rimasti senza nome. E voi sapete quanto è ancora più grande il dolore di chi non può neanche piangere sulla tomba di chi non c'è più. Il momento fu intensissimo. Nelle stazioni, come dicevamo, al passaggio di questo treno tutte le persone si inchinavano; ognuno arrivava con un mazzo di fiori, con un ricordo, e ciascuno in quel momento non ricordava solo il dolore collettivo, ma anche il dolore di ogni singola famiglia, di ogni singola persona, i cari persi, i lutti, le ferite di chi era tornato dalla guerra ma non poteva più svolgere le proprie mansioni. È stata una guerra che ha avuto dimensioni terribili di tragedia, e di tragedia di popolo; non c'era mai stato prima della Prima guerra mondiale un momento in cui si trovasse davvero tutto il popolo coinvolto in un conflitto, con quella terribile guerra di trincea, con quegli assalti che poi tornavano indietro, con quelle morti continue e quei valorosissimi che si buttavano fuori dalla trincea e, pur sapendo che avevano di fronte chi stava sparando, seguivano l'ordine e andavano avanti. Quel momento di dolore collettivo è stato un collante importante per il nostro Paese; è stato fondamentale riconoscere il sacrificio dei nostri eroi in armi e farlo diventare un momento di pianto collettivo, ma anche di identità nazionale. È molto bello che, in occasione di questo centenario, la Presidenza della Repubblica, con la collaborazione del Ministero della difesa, abbia organizzato tante manifestazioni per ricordare questo momento. È stata fatta una rievocazione storica; il treno è stato ricostruito per come era - ovviamente con l'aiuto delle Ferrovie dello Stato - ed ha ripercorso quelle tappe riportando la memoria di quanto avvenuto. Il 2 novembre è stata celebrata una messa in cui la corona è stata benedetta, a ricordo di tutti i militari morti nell'esercizio del dovere, e questa corona è stata portata dal Presidente della Repubblica a Redipuglia in una cerimonia solenne e intensissima, di fronte a quel monumento così imponente, così grigio, memore di quelle tragedie e di quei morti. Penso sia importante anche qui, nel luogo alto della rappresentanza parlamentare, fare memoria di questo, perché fare memoria è sempre fondamentale: non esiste un futuro se non hai radici nel passato, e la storia è qualcosa di fondamentale per capire anche dove andare. Insieme a questo, ricordiamo oggi, 4 novembre, le nostre Forze armate. Come dice l'articolo 52 della nostra Costituzione, la difesa della Patria è un sacro dovere e le nostre Forze armate giurano sulla Repubblica, sulla Costituzione e sulle sue leggi; sono quindi un patrimonio importantissimo di cui andare orgogliosi, un patrimonio di tutta l'Italia e di tutte le forze parlamentari. (Applausi) . PRESIDENTE . Grazie, senatrice Pinotti. L'ho ascoltata con molta attenzione, perché so che le sue parole vengono dal cuore. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) .