[pronunce]

che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito nel giudizio con memoria depositata il 13 settembre 2013, nella quale ha chiesto che la questione promossa dalla Regione Sardegna sia dichiarata inammissibile, ovvero infondata; che la disposizione censurata si limiterebbe a stabilire procedure e tempi per il raggiungimento di un accordo, da definire nel rispetto dei vincoli economici e finanziari, di carattere generale, contenuti nella normativa in vigore, dettata per il superamento del grave momento di crisi, anche in considerazione degli impegni assunti in sede sovranazionale; pertanto, il contenuto della disposizione impugnata non determinerebbe alcun vulnus, diretto ed immediato, alla finanza regionale e, conseguentemente, il ricorso dovrebbe ritenersi inammissibile per carenza di interesse; che, d'altra parte, la ricorrente non avrebbe dimostrato come l'intervento statale determini una grave alterazione del rapporto tra i complessivi bisogni regionali e l'insieme dei mezzi finanziari già a sua disposizione; che, nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato ribadisce la necessità del contributo posto a carico delle autonomie speciali dall'art. 16, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012, per il raggiungimento di imprescindibili obiettivi di risanamento della finanza pubblica, ai quali tutti gli enti territoriali, inclusi quelli dotati di autonomia, sono tenuti a concorrere per il superamento delle contingenti criticità di ordine economico e finanziario; che, a questo riguardo, la difesa dello Stato evidenzia che le autonomie speciali possono essere chiamate a concorrere al conseguimento degli obiettivi complessivi di finanza pubblica, connessi anche ai vincoli europei, come quelli relativi al cosiddetto patto di stabilità interno, né sussisterebbero ragioni giustificatrici di una differenziazione fra i due tipi di autonomia regionale (ordinaria e speciale), in relazione ad un aspetto - quello della soggezione ai vincoli generali di equilibrio finanziario e dei bilanci - che accomuna tutti gli enti operanti nell'ambito del sistema della finanza pubblica allargata, tenuto conto della stretta correlazione tra le scelte di politica economica e finanziaria ed i vincoli di carattere sovranazionale ai quali anche l'Italia è assoggettata in forza dei trattati europei; che l'Avvocatura generale dello Stato osserva, altresì, che il principio del necessario concorso di tutti gli enti autonomi al conseguimento degli obiettivi di bilancio, seppur con decorrenza dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014, è stato recentemente elevato a rango costituzionale dall'art. 119, primo comma, Cost., per effetto delle modifiche apportate dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 (Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale); che, d'altra parte, il riferimento alle procedure di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 - che rimette ad apposite norme di attuazione la definizione delle modalità per assicurare il contributo regionale al risanamento finanziario - non assumerebbe la valenza di una condizione sospensiva potestativa, come dedotto dalla ricorrente, ma, al contrario, disegnerebbe un percorso procedurale ineludibile, dominato dal principio consensualistico, posto a garanzia delle prerogative statutarie della Regione, in quanto volto a salvaguardare la bilateralità e la collaborazione nelle attività di revisione ed adeguamento statutari; che, ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, proprio al fine di raggiungere un accordo per l'adozione delle norme di attuazione dell'art. 8 dello statuto speciale come novellato dall'art. 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), sarebbe stata avviata con la Regione Sardegna una interlocuzione istituzionale a vari livelli (la "Commissione paritetica per la Regione Sardegna", il "Tavolo tecnico per l'autonomia finanziaria e lo sviluppo industriale e infrastrutturale della Regione Sardegna", istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, e il "Tavolo di confronto tra il Governo e le Regioni a statuto speciale"), sebbene l'iter delle norme di attuazione non si sia ancora perfezionato; che il 17 settembre 2014 la Regione autonoma Sardegna ha depositato copia dell'accordo raggiunto, in data 21 luglio 2014, con il Ministero dell'economia e delle finanze, con il quale le parti hanno inteso regolare i rapporti economico finanziari tra Stato e Regione, prevedendo - fra l'altro - l'impegno della Regione a ritirare tutti i ricorsi contro lo Stato pendenti dinnanzi alle diverse giurisdizioni, relativi alle impugnative di leggi o di atti consequenziali in materia di finanza pubblica; che, pertanto, il 23 gennaio 2015 la Regione autonoma Sardegna ha depositato atto di rinuncia all'impugnazione dell'art. 11, comma 5-bis, del d.l. n. 35 del 2013 ed il successivo 26 febbraio 2015, l'Avvocatura generale dello Stato, in rappresentanza del Presidente del Consiglio dei ministri, ha depositato l'accettazione della rinuncia all'impugnazione da parte della Regione Sardegna. Considerato che, con ricorso depositato il 12 agosto 2013, la Regione autonoma Sardegna ha impugnato - insieme ad altre disposizioni del medesimo provvedimento normativo, la cui trattazione è stata riservata a separato giudizio - l'art. 11, comma 5-bis, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64, nella parte in cui, anche ai fini delle modifiche da apportare al patto di stabilità interno, conferma il contributo regionale alla finanza pubblica di cui all'art. 16, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135; che la disposizione dell'art. 11, comma 5-bis, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, viene censurata in riferimento agli artt. 5, 117, terzo comma, e 119 della Costituzione e agli artt. 6 e 7 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna);