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GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, signora Ministra, colleghi, la riforma della giustizia che stiamo oggi discutendo non è quella che avrei desiderato; mi rendo conto però che è l'unica su cui potevano accordarsi le forze politiche che sostengono oggi il Governo Draghi. Vorrei rasserenare il senatore Renzi (che però non vedo più in Aula), perché ho presentato un disegno di legge in Commissione giustizia sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura, avendo ben presente il problema delle correnti in magistratura. Credo che, senza le necessarie ed eventuali modifiche costituzionali, nel caso in cui si preveda il sorteggio, si possano trovare soluzioni che diminuiscano nel CSM il potere delle correnti nella magistratura. Invito quindi il senatore Renzi a firmare eventualmente il disegno di legge, che è già calendarizzato, e il Gruppo Italia Viva ad appoggiarne l' iter per portarlo all'approvazione. Detto questo, sono d'accordo con il senatore Renzi: quanto ci apprestiamo ad approvare oggi costituisce sicuramente una base di partenza e non di arrivo per accelerare i processi e diminuirne il numero, senza depotenziare le garanzie difensive e tutelando quindi le vittime. Certo, si riducono alcuni momenti di stallo del processo, dobbiamo dare atto di questo; si estendono le tipologie dei reati per i quali è prevista la citazione diretta davanti al tribunale monocratico; si amplia il numero dei reati procedibili a querela; si promuove una digitalizzazione del processo penale per renderlo più moderno, introducendo l'obbligo di utilizzo delle modalità digitali; si ampliano le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi e questo avrà certamente una ricaduta positiva anche sul sistema carcerario, evitando sovraffollamenti. A tal proposito, scusate l'inciso, ma, signora Ministra, mi pare che sia inconcepibile quanto avvenuto nel carcere di Frosinone, dove un detenuto è entrato in possesso di un'arma, ha sparato ad altri detenuti, ha minacciato agenti di polizia penitenziaria (che - lo ricordo - non possono avere armi con loro all'interno degli istituti) e poi ha chiamato - attraverso un cellulare, anch'esso posseduto illegalmente - il proprio legale. Torniamo però al tema che ci occupa. Discorso a parte merita la nuova disciplina sulla prescrizione, da molti percepita come un cardine della riforma. Non sono completamente d'accordo al riguardo. Malgrado non condivida la nuova disciplina dell'improcedibilità che si pone come rimedio definitivo per l'eccessiva durata dei processi, comprendo però le ragioni di mediazione politica sul tema e ritengo tutto sommato accettabile la soluzione prospettata, che prevede proroghe ulteriori in caso di complessità con tempistiche ulteriori in caso di delitti commessi per finalità di terrorismo, eversione, banda armata, associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, violenza sessuale aggravata e altri reati, come quelli contro la pubblica amministrazione. Si auspica che, come previsto da un ordine del giorno approvato in Commissione, tra questi reati possa rientrare, con un successivo intervento legislativo, anche il disastro ambientale. Si ricorda che resta esclusa, ma per la disciplina già vigente, l'applicabilità dell'improcedibilità per i delitti puniti con l'ergastolo e questo è tranquillizzante. Nei vari tavoli a cui ho partecipato, ho molto insistito sull'opportunità di queste proroghe e sulla necessità di mettere al riparo i processi dall'entrata in vigore della nuova disciplina, specialmente per reati di mafia e terrorismo, perché sono processi assolutamente diversi, in cui non bisogna provare soltanto la responsabilità, ma spesso ricostruire un contesto ambientale, e quindi sono già per definizione complessi. Ho accolto con favore, quindi, la disposizione transitoria che prevede che le nuove norme si applichino solo nei procedimenti di impugnazione per reati commessi dal 1° gennaio 2020. C'è stato un lavoro lungo, molto complesso, in seno alla maggioranza, in riunioni e confronti nei quali si sono toccate con mano le profonde divergenze (di cui ha preso atto) che animano i rapporti tra forze politiche così eterogenee per visione e valori. Dal canto mio, ho cercato in ciascuna occasione - sì, lo ammetto - di alzare un po' l'asticella dell'accordo. Nei tanti anni in cui ho svolto la professione di magistrato, mi sono infatti convinto che al sistema giustizia occorra un cambiamento drastico, che ridefinisca radicalmente il sistema processuale: fare una scelta decisa tra quello accusatorio e quello inquisitorio garantito che c'era prima. Ho preferito non presentare emendamenti, così come hanno fatto altri colleghi, perché, apprezzate tutte le circostanze, credo che sia importante non rallentare il percorso della riforma, che è assolutamente necessaria al Paese. Con spirito istituzionale, quindi, voterò insieme al mio Gruppo la fiducia al Governo, senza rinunciare però alla sincerità. C'è ancora molto da lavorare per poter parlare di una svolta innovativa e di una vera e propria riforma. Ci sono alcuni aspetti problematici, come ad esempio l'aver esteso la tenuità del fatto a reati come la falsa testimonianza, l'omicidio colposo o il sequestro di persona. Aggiungo che aver previsto che sia il Parlamento a dettare i criteri generali di priorità per l'esercizio dell'azione penale alle procure costituisce un vulnus (come sa bene) al principio costituzionale della separazione dei poteri, che non è solo costituzionale, ma risale a Montesquieu. A questo punto, quindi, ci attende un fondamentale lavoro, dopo l'approvazione della delega, in un rapporto dialettico sano tra Governo e Parlamento, che mi auguro riguardi tutte le altre questioni che stiamo affrontando. A tal proposito, mi sia consentita un'ulteriore riflessione. La pandemia ha stravolto nel profondo il nostro Paese: nel corso di pochi mesi, è cambiato il nostro modo di pensare alle priorità, di interpretare il senso di appartenenza alla comunità nazionale e di vivere il nostro quotidiano. Molte sono le domande cui le istituzioni devono dare risposta, mentre curano migliaia di persone, tentano di risollevare la nostra economia e intraprendono un difficile percorso per affrontare le sfide globali cui siamo chiamati a rispondere. Ebbene, per molte di queste domande non esiste già una risposta, ma bisognerà trovarla e bisognerà farlo insieme. Non è irrilevante il metodo, che lei stessa ha annunciato, attraverso il quale devono maturare queste risposte: il confronto, che tutte le forze politiche sceglieranno di applicare. La nostra democrazia, le sue forme e i suoi riti non sono e non saranno immuni. Credo sia opportuna un'ulteriore riflessione. Nel momento in cui la democrazia parlamentare che abbiamo sin qui conosciuto subisce cambiamenti sostanziali e decisivi a Costituzione invariata, pur comprendendo le ragioni di contesto, ritengo preoccupante la riduzione sostanziale del ruolo del Parlamento nel processo decisionale.