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Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.2, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Gli emendamenti 5.102 e 5.103 sono stati ritirati. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 6, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e la rappresentante del Governo a pronunziarsi. MATRISCIANO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 6. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . L'emendamento 6.100 è stato ritirato. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.0.2, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 6.0.3, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito la relatrice e la rappresentante del Governo a pronunziarsi. MATRISCIANO, relatrice . Signor Presidente, invito al ritiro dell'emendamento 7.1, altrimenti il parere è contrario. BONETTI, ministro per le pari opportunità e la famiglia . Signor Presidente, invito al ritiro dell'emendamento 7.1, altrimenti il parere è contrario. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 7.1, presentato dal senatore Maffoni e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . Passiamo alla votazione finale. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, colleghi e colleghe, ministra Bonetti, rappresentanti del Governo, dopo un lungo esame, finalmente questa legge delega arriva in Aula. Come tutti i progetti ambiziosi, essa ha grandi pregi ma anche dei limiti che rischiano di far fallire anche questa occasione. L'aspetto sicuramente di grande valore è nell'aver posto il principio che la parità femminile cominci innanzitutto a casa, con un nuovo equilibrio nella suddivisione dei carichi familiari e nella cura dei figli. Questa equazione, che è alla base delle politiche di welfare del Nord Europa, entra per la prima volta in maniera così chiara nell'ordinamento italiano. Da qui discende un'elencazione precisa ed esaustiva della tipologia di interventi necessari e che saranno al centro dei decreti attuativi. Degno di nota non è solo lo sforzo sull'occupazione femminile, ma anche la centralità offerta ai percorsi educativi dei figli, con l'idea che lo sport, il terzo settore e la fruizione culturale siano tutti elementi bisognosi di attenzione da parte dello Stato. Sull'occupazione femminile e sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro concordo che oggi paradossalmente, se c'è un pericolo, è nello smart working . Ne abbiamo tutti apprezzato i benefici durante la pandemia, ma ha ragione la Ministra nel dire che per troppe donne si è trasformato in una trappola: non una conciliazione, ma il fare contemporaneamente tre lavori, ossia quelli d'ufficio, di casa e di cura dei figli. Il tema di fondo è sempre lo stesso: come incentiviamo una diversa organizzazione delle famiglie con una suddivisione equa dei compiti di cura dei figli e di lavoro domestico tra i due genitori? L'articolo 3 della legge parla diffusamente di estensione dei congedi parentali, su cui è intervenuto già la scorsa settimana il Consiglio dei ministri. Che venga esteso il congedo è un fatto positivo, ma è un peccato che sia nella legge che nei decreti appena emanati non si affronti il problema della retribuzione. Nel 2020 gli uomini che ne hanno beneficiato sono appena il 22 per cento, contro il 78 per cento delle donne: questo perché le donne guadagnano meno e quindi è naturale che per mitigare le ricadute economiche dell'astensione dal lavoro retribuito sui bilanci della famiglia si opti per questa soluzione. Nei Paesi dove invece viene corrisposto l'80 per cento dello stipendio la misura ha avuto gli effetti sperati, contribuendo a un vero riequilibrio dei ruoli. Per non dire poi dell'importanza di incentivi premiali per gli uomini che prendono almeno una parte dei mesi di congedo spettanti alla coppia, con il riconoscimento di mesi aggiuntivi di congedo. Insomma, dobbiamo mettere più soldi, perché i trend economici lo dicono chiaramente: negli ultimi venticinque anni, in Italia, gli unici saldi positivi sulla natalità si sono registrati nelle Regioni a maggior occupazione femminile. Oggi, se si vuole provare a invertire la rotta che vede l'Italia invecchiare e spopolarsi, tutto passa dall'occupazione femminile e dal discorso più generale di mettere più risorse a vantaggio delle donne. Questo discorso, signora Ministra, vale anche sul tema dell'assegno unico per le coppie separate. Come lei sa, le norme prevedono che, in caso di separazione o di divorzio, il beneficiario dell'assegno è il genitore che ha in affidamento il figlio, ma dato che oramai quasi tutte le coppie separate hanno l'affido condiviso, sarebbe stato più opportuno riconoscere l'assegno in favore del genitore presso il quale i figli sono prevalentemente collocati. Certo, il genitore che non ha il collocamento prevalente del figlio può rinunciare alla sua quota di assegno a favore dell'altro genitore, ma è una strada che pochi stanno seguendo, come lamentano in questi giorni moltissime donne. Non è una questione di poco conto: è il genitore dal quale i figli sono prevalentemente collocati a rinunciare a una parte di lavoro retribuito, lavorando part-time , mentre l'altro genitore di solito è in grado di continuare con la sua occupazione a tempo pieno.