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a monte ci sarebbe la richiesta di autorizzazione avanzata alla regione da tre società titolari di impianti di trattamento meccanico dei rifiuti solidi urbani (a Lamezia Terme, Maida e Cosenza) che avrebbero stipulato un accordo con la crotonese MG Srls, che dal 2016 si occupa di assistenza amministrativa in attività portuali (codice Ateco 52.29.21) e pare che abbia contratti in esclusiva, quinquennali, con società titolari di termovalorizzatori in Grecia, Portogallo, Turchia, Olanda, Bulgaria e Romania. Avrebbe inoltre una partnership in una holding inglese che ha investito 10 milioni di euro per acquisire spazi negli impianti esteri; dopo che la Regione ha trasmesso la pratica al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ha consultato i Dicasteri omologhi dei Paesi interessati, ottenute tutte le autorizzazioni, l'Autorità portuale di Gioia Tauro ha indetto la conferenza dei servizi durante la quale sono stati acquisiti i pareri favorevoli degli enti interessati, indispensabili all'autorizzazione; a dispetto degli entusiasmi di chi sostiene che i rifiuti della Calabria si appresterebbero a diventare risorse e che ciò favorirà l'economia cosiddetta circolare, a parere degli interroganti la decisione appare in sé discutibile e numerose sono le criticità prevedibili. Alcune sono legate all'organizzazione del vettore marittimo e alla preparazione dei materiali per l'imbarco da un porto peraltro limitrofo al centro storico, con particolare riferimento all'accertamento di rischi di auto-riscaldamento del prodotto nelle stive, ai tempi di permanenza in banchina, ai controlli radiometrici; altre, di ordine più politico, hanno a che fare con la vocazione e dunque il futuro stesso della città e dei suoi abitanti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo abbiano contezza delle perplessità espresse in conferenza dei servizi dai Vigili del fuoco e se non ritengano pregiudizievole l'assenza, all'incontro, dei rappresentanti di Provincia, Autorità di sistema portuale e Arpa Calabria; se non ritengano che destinare il porto di Crotone e attrezzarlo per tale attività, senza vincoli che escludano l'imbarco di Rdf da altre regioni, possa compromettere l'immagine di città turistica che la stessa cerca faticosamente di accreditare, anche presso i croceristi che sbarcano nello stesso porto, a dispetto del sito di interesse nazionale e dell'abnorme concentrazione di impianti legati al ciclo dei rifiuti e alle energie alternative disseminati nel territorio comunale e provinciale; se sappiano quali tipologie di rifiuti, oltre al Rdf, si intenda imbarcare da Crotone (si veda "Il Crotonese" del 6 dicembre 2019) e dove sia possibile reperire l'analisi ufficiale dei costi di smaltimento all'estero; se sia stato previsto un elenco dettagliato dei Paesi e degli impianti che dovrebbero ricevere i rifiuti in partenza da Crotone e se siano state acquisite le relative autorizzazioni; quali garanzie di trattamento dei rifiuti secondo norme equivalenti a quelle europee sulla protezione rispetto dell'ambiente e della salute umana (regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1013/2006 del 14 giugno 2006, relativo alle spedizioni di rifiuti) offrano i Paesi di destinazione, posto che solo negli Stati dell'EFTA (Associazione europea di libero scambio) sono consentite le esportazioni dalla comunità; quali garanzie abbia dato la MG Srls per ottenere la fideiussione necessaria al rilascio della suddetta autorizzazione per traffico transfrontaliero, dal momento che, nonostante dichiari che il suo management vanta una comprovata esperienza pluriennale nell'erogazione di servizi e assistenza amministrativa per import e export di merci, conta un unico socio, nonché amministratore unico, la signora Giuseppina Graziano, senza alcuna pregressa carica societaria, e solo 2 dipendenti, e presenta un capitale sociale di 1.500 euro e l'ultimo bilancio approvato dall'azienda nella seduta del 31 dicembre 2018 evidenzia un utile pari a 16.564 euro; se quanto detto e il fatto che il signor Massimiliano Arcuri abbia partecipato alla predetta conferenza dei servizi in qualità di delegato della MG Srls, società non iscritta all'albo dei gestori ambientali, non possa far sospettare che la signora Graziano sia una prestanome e la MG Srls una derivazione del gruppo Arcuri, peraltro già legato al gruppo Vrenna nella società consortile Politecno (cessata nel 2007); quale credibilità possa avere l'iscrizione della MG Srls in white list , se non vi è garanzia alcuna della effettiva gestione da parte della titolare; se i Ministri in indirizzo abbiano contezza delle vicende giudiziarie che qualche anno fa coinvolsero il signor Arcuri, in quanto amministratore unico, nel 2008, della Recycling Srl, per poi vederlo assolto in Cassazione (2015) dall'accusa di tentata estorsione proprio in rapporto ad attività svolte nel porto di Crotone. Atto n. 3-01288 CORRADO DE LUCIA ANGRISANI GRANATO ACCOTO MORRA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: rinvenuta nel 1846 in agro di San Sosti (Cosenza), la celebre ascia-martello del VI sec. a.C., fusa in bronzo, con dedica scritta in alfabeto acheo alla dea Hera da parte di un tale Kyniskos, macellaio o vittimario (non il celebre atleta omonimo di Mantinea, vissuto un secolo più tardi), è esposta al British museum di Londra dal 1884, come ricorda, fra gli altri, un dettagliato articolo pubblicato il 26 agosto 2018 sul web magazine "Fame di Sud" da Alessandro Novoli, intitolato "Dalla Calabria al British Museum: l'incredibile storia dell'ascia votiva di Kyniskos"; è notorio che il museo britannico si assicurò il reperto magno-greco acquistandolo ad un'asta tenutasi a Parigi nel 1884, ma resta incerto come il prezioso reperto, che almeno fino al 1857 si trovava a San Sosti e già era stato oggetto di varie pubblicazioni, fosse poi finito a Roma, nelle collezioni di Alessandro Castellani che il figlio Torquato, morto il genitore (1883), decise di vendere in lotti separati mediante una serie di aste; risulta agli interroganti che sulla vicenda già ne 1996 veniva presentato un atto di sindacato ispettivo dall'on. Domenico Romano Carratelli, a cui seguiva, nel corso della XVII Legislatura, l'interrogazione 4-12961 dell'on. Franco Bruno, rimasta senza risposta; recentemente la questione è stata sollevata anche dalle deputate Ferro e Frassinetti con la presentazione, in data 23 ottobre 2019, di un'ulteriore interrogazione; considerato che: si potrebbe supporre che il trasferimento dell'ascia fuori dai confini del Regno di Napoli, alla volta di Roma, sia avvenuto in violazione del decreto borbonico del 1755 atto a vietare l'esportazione degli oggetti d'arte ritenuti di particolare interesse "per eccellenza di lavoro, artificio, o altre rarità", divieto confermato da Ferdinando I nel 1822 (salvo autorizzazione dell'apposita Commissione d'antichità e belle arti) e ampliato per comprendere anche i manufatti di proprietà privata;