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Nel caso di condanna per uno dei delitti previsti ai titoli II, III, IV e V è sempre ordinata: a) la confisca delle cose che servirono o che furono destinate a commettere il delitto, delle cose che ne sono il prodotto, il profitto, il prezzo o il compenso, ovvero, quando questa non è possibile, di cose di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente; la confisca delle cose la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna, nonché delle somme di denaro, di beni e di altre utilità di cui il reo non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sui redditi, o alla propria attività economica; b) la chiusura degli esercizi la cui attività risulta finalizzata ai delitti, nonché la revoca di ogni licenza di esercizio, di concessioni o di autorizzazioni per le emittenti radiotelevisive. 3. La sentenza di condanna per uno dei reati previsti dalla presente legge è soggetta a pubblicazione ai sensi dell'articolo 36, commi primo e secondo, del codice penale. 4. Con la sentenza di condanna per uno dei delitti previsti dalla presente legge il giudice può altresì disporre la sanzione accessoria dell'obbligo di prestare un'attività non retribuita in favore della collettività, di cui all'articolo 1, comma 1- bis , del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205. Art. 13. (Diritti delle vittime: restituzione, risarcimento e riabilitazione) 1. Le cose confiscate sono destinate in primo luogo alla reintegrazione degli interessi lesi dai reati. A tal fine il giudice considera prioritario il diritto delle vittime alle restituzioni, al risarcimento, alle spese e al loro ristoro dalle conseguenze del reato, ivi comprese le esigenze derivanti dal loro recupero e reinserimento nella collettività di appartenenza. Tali esigenze devono essere soddisfatte in base al diritto delle vittime alla riabilitazione, di cui all'articolo 75 dello Statuto. 2. Se uno dei delitti previsti ai titoli II, III, IV e V lede uno dei beni indicati all'articolo 10, comma 1, lettera c) , ovvero compromette o danneggia l'ambiente, il giudice dispone la restituzione, il risarcimento e la riparazione in forma specifica, ove possibile, anche nelle forme del ripristino, del restauro, della ricostruzione o del recupero. Art. 14. (Circostanze attenuanti e non punibilità) 1. Ai delitti previsti ai titoli II, III, IV e V della presente legge si applicano i benefìci di cui agli articoli 4 e 5 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980, n. 15, e successive modificazioni, e agli articoli 1, 2, 3 e 5 della legge 29 maggio 1982, n. 304. Capo II GIURISDIZIONE E COMPETENZA Art. 15. (Giurisdizione nazionale) 1. Per i delitti previsti ai titoli II, III, IV e V commessi nel territorio dello Stato si procede in ogni caso d'ufficio. 2. Quando l'autore o la parte offesa siano cittadini italiani, si procede d'ufficio ancorché i delitti di cui al comma 1 siano commessi all'estero. 3. Colui che, fuori dai casi di cui ai commi 1 e 2, commette uno dei delitti previsti dai titoli II, III e IV è punito secondo la legge italiana, se non è stata esercitata l'azione penale dalla Corte penale internazionale o da uno Stato parte che rispetti il principio di complementarità di cui all'articolo 17 dello Statuto e lo scopo e l'oggetto dello Statuto stesso relativi al principio di non impunità. Art. 16. (Giurisdizione internazionale complementare) 1. Ricevuta la comunicazione prevista dall'articolo 18, paragrafo 1, dello Statuto, il Ministro della giustizia ne trasmette copia al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente a norma degli articoli 4 e seguenti del codice di procedura penale o all'autorità giudiziaria presso cui risulti essere iscritto un procedimento avente ad oggetto gli stessi fatti. 2. L'autorità giudiziaria competente trasmette al Ministro della giustizia una sommaria relazione sul procedimento, contenente indicazioni sulla probabile durata della fase in cui esso si trova. 3. Alla relazione di cui al comma 2 è allegata copia degli atti che non sono coperti dal segreto o di quelli dei quali il pubblico ministero consente la pubblicazione ai sensi dell'articolo 329, comma 2, del codice di procedura penale. 4. L'autorità giudiziaria segnala altresì al Ministro della giustizia: a) le circostanze che giustificano la richiesta di proseguire le indagini ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 2, dello Statuto, nonché quelle necessarie per informare il procuratore della Corte penale internazionale sui progressi delle indagini preliminari e sull'eventuale esito delle stesse, ai sensi del paragrafo 5 del medesimo articolo 18; b) ogni informazione e indicazione utili per proporre l'appello ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 4, dello Statuto e per assumere le iniziative previste dal paragrafo 7 del medesimo articolo 18. Art. 17. (Eccezioni sulla giurisdizione internazionale) 1. Il Ministro della giustizia, con le modalità previste dall'articolo 16 della presente legge, acquisisce dall'autorità giudiziaria competente ogni informazione e indicazione utili per proporre le eccezioni di inammissibilità e di incompetenza ai sensi dell'articolo 19, paragrafo 2, dello Statuto e per assumere le altre iniziative previste dal medesimo articolo 19. Art. 18. (Effetti della dichiarazione di competenza da parte della Corte penale internazionale) 1. Quando la Corte penale internazionale, pronunciando su una questione di competenza o di ammissibilità, afferma la propria competenza o l'ammissibilità dell'affare, il giudice dichiara con sentenza che non può ulteriormente procedersi per l'esistenza della competenza della Corte stessa, sempre che ricorrano le seguenti condizioni: a) se il fatto per il quale procede il giudice italiano è il medesimo che costituisce l'oggetto della pronuncia di competenza o di ammissibilità; b) se il fatto diverso, compreso tra quelli indicati dagli articoli da 5 a 8 dello Statuto, è stato commesso nel contesto della situazione deferita alla giurisdizione della Corte penale internazionale. 2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 127 del codice di procedura penale. Tuttavia, il ricorso per cassazione ha effetto sospensivo. 3. Il giudice trasmette gli atti al Ministro della giustizia per l'invio alla Corte penale internazionale. Art. 19. (Riapertura del procedimento nazionale) 1. Il procedimento penale dinanzi all'autorità giudiziaria italiana è riaperto quando ricorre una delle seguenti ipotesi: a ) se il procuratore della Corte penale internazionale, ai sensi dell'articolo 53 dello Statuto: 1) decide di non aprire l'inchiesta;