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b) è eliminata la previsione dello scrutinio segreto per le deliberazioni relative alle persone; c) è incorporata nel codice, semplificandola, l'istituzione di un Collegio dei revisori dei conti prevista dall'articolo 37, comma 20, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. L'articolo 26 istituisce preso il CGT l'Ufficio studi, a cui è preposto un membro del CGT. Esso è responsabile della raccolta e dello studio di documenti attinenti al diritto tributario, dell'organizzazione dell'attività di formazione di cui all'articolo 20, comma 1, lettera i) , e di tutte le altre iniziative (convegni, incontri, seminari), nonché costituisce la struttura di supporto per la redazione sull'attività degli OGT. Gli articoli 27 e 28 confermano la Segreteria centrale come principale organo ausiliario del CGT e gli uffici di segreteria. La prima è preposta al servizio automatizzato per la gestione delle attività degli uffici di segreteria dei singoli OGT e per le rilevazioni statistiche sui processi, affidati a uno degli uffici della Direzione della giustizia tributaria, che, come già detto, viene trasferita alla presidenza del Consiglio dei ministri ex articolo 116. Per i secondi è consentita l'istituzione di sezioni staccate nei capoluoghi di provincia e di regione diversi da quelli sede degli OGT e va coordinata con la disposizione transitoria di cui all'articolo 115, che prevede la trasformazione di alcuni attuali uffici di segreteria in sezioni staccate; la disposizione garantisce, almeno nella fase d'avvio della riforma, l'attuale livello di prossimità degli uffici di primo contatto con il contribuente e la continuità dell'attività degli uffici esistenti. L'articolo 29 integra le disposizioni dei due precedenti articoli sull'inquadramento del personale all'interno degli uffici della Presidenza del consiglio, istituendo il ruolo unico del personale di segreteria e individuando lo strumento con cui provvedere periodicamente alla revisione degli organici. L'articolo 30 inquadra con maggiore precisione all'interno degli uffici di segreteria la sezione massimario, vi prepone un giudice tributario e, nel confermarne le funzioni, prevede che il regolamento di organizzazione ne disciplini l'attività. Queste aggiunte rispetto alla disciplina previgente sono la spia del particolare ruolo che questo ufficio deve assumere: la professionalizzazione della giurisdizione tributaria deve produrre una giurisprudenza di maggiore qualità e omogeneità, che possa costituire uno strumento di certezza giuridica e di deflazione preventiva del contenzioso. Il massimario costituisce lo strumento di diffusione di questa certezza e quindi uno strumento di deflazione. Non caso all'articolo 31, l'omessa tenuta o il mancato aggiornamento del massimario sono cause di provvedimento disciplinare. La sezione III si occupa del procedimento disciplinare. L'articolo 31 regolamenta le fattispecie sanzionabili e le sanzioni, ispirandosi a quanto previsto per i magistrati ordinari dal decreto legislativo n. 109 del 2006. In primo luogo (comma 1) sono stabilite le regole fondamentali di comportamento dei giudici tributari, riproducendo quanto previsto dal corrispondente articolo del citato provvedimento. L'elenco di infrazioni (comma 2) e sanzioni (comma 3) è il risultato di un riordino e di una semplificazione delle disposizioni applicabili ai magistrati ordinari e della fusione delle stesse con alcune regole oggi vigenti. Gli illeciti sono ricollegati ai doveri stabiliti dal comma 1 e le sanzioni graduate in base alla gravità degli illeciti e alla possibilità di recidiva, disponendo peraltro, come previsto per i magistrati ordinari, che non costituiscano violazione i fatti di scarsa rilevanza; in totale vi sono 3 ipotesi di rimozione, 12 di sospensione, graduabile fra due mesi e due anni, 21 di censura e 9 di ammonizione, con 20 casi in cui le sanzioni sono strutturate su due livelli. Si è voluto sanzionare con particolare rigore l'omessa tenuta del massimario per l'importanza che, come detto, si attribuisce a tale strumento (articolo 30). L'ultima comma riproduce la disposizione prevista per i magistrati ordinari in caso di più sanzioni applicabili. L'articolo 32 articola maggiormente l'elenco dei soggetti abilitati a promuovere il procedimento (presidente della CTA, presidente del CGT, Presidente della Cassazione e Presidente del Consiglio dei ministri), ma al tempo stesso semplifica drasticamente il procedimento, rinviando alle norme applicabili ai magistrati ordinari. Con il titolo II è trasfuso il testo del decreto legislativo n. 546 del 1992 nel codice, procedendo, oltre agli adattamenti resi necessari dalla diversa denominazione degli organi della giurisdizione, a tre modifiche: la soppressione della figura del giudice relatore presso i TT in quanto monocratici, l'estensione della mediazione e l'introduzione del filtro in appello. Con l'articolo 50 la mediazione è estesa alle controversie di valore non superiore a 250.000 euro (rispetto agli attuali 50.000 euro) e alle controversie di valore indeterminato; restano escluse solo le controversie relative al recupero di aiuti di Stato. È ribadito che la competenza per la trattazione è della nuova sezione mediazione dei TT, che sostituisce integralmente la funzione oggi assegnata all'amministrazione finanziaria. Il collegio è competente anche per la formulazione di una controproposta. La procedura è contenuta nel termine massimo di 90 giorni dalla presentazione del reclamo: entro 30 giorni si tiene l'udienza di comparizione delle parti ed entro i successivi 30 l'udienza in cui è comunicata la proposta di mediazione, dopo la quale alle parti sono riconosciuti altri 30 giorni per la sottoscrizione della stessa. Decorso tale ultimo termine senza la sottoscrizione, la procedura si ritiene conclusa con esito negativo e il reclamo produce gli effetti del ricorso. È prevista una sanzione pari al 2 per cento della controversia, con un minimo di 200 euro, in caso di mancata partecipazione del ricorrente a una delle due udienze previste, come misura dissuasiva di reclami con intenti meramente dilatori. Restano invariate le regole sulla sospensione di pagamenti e riscossione, sulla riduzione delle sanzioni e sui versamenti. Il meccanismo del filtro in appello di cui all'articolo 95 riprende analoga disposizione presente nel codice di procedura civile (articoli 348- bis e seguenti) prevedendo una sorta di «udienza filtro», in cui il giudice deve valutare se vi sia una ragionevole probabilità di accoglimento dell'appello; in caso tale probabilità non sussista, il giudice dichiara l'impugnazione inammissibile con propria ordinanza. Tale meccanismo non è operante per le controversie relative ad abuso del diritto, disapplicazione di norme antielusive specifiche, prezzi di trasferimento ovvero aventi ad oggetto fattispecie che integrano uno dei delitti di cui al decreto legislativo n. 74 del 2000. L'esclusione dal filtro in appello delle suddette materie è giustificata dalla particolare complessità e peculiarità delle stesse.