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Norme per l'elezione diretta a suffragio universale del sindaco e del consiglio della città metropolitana. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge ha l'intento di dare agli elettori dei comuni delle città metropolitane la possibilità di eleggere direttamente il sindaco e il consiglio metropolitano. Come noto, la città metropolitana dal 1° gennaio 2015 è il nuovo ente di area vasta che ha sostituito la provincia nelle grandi aree urbane del nostro Paese. La legge 7 aprile 2014, n. 56, attribuisce di diritto l'incarico di sindaco metropolitano al sindaco del comune capoluogo, supportato da un consiglio metropolitano eletto con un'elezione di secondo livello. La stessa legge n. 56 del 2014, tuttavia, all'articolo 1, comma 22, stabilisce che lo statuto della città metropolitana può prevedere l'elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con un sistema elettorale determinato con legge statale, subordinando poi questa possibilità a ulteriori numerose condizioni che il comune capoluogo e la città metropolitana devono soddisfare. Innanzitutto, è necessario che entro la data di indizione delle elezioni si sia proceduto ad articolare il territorio del comune capoluogo in più comuni, tramite proposta del comune capoluogo, deliberata dal consiglio comunale, da sottoporre poi a referendum tra tutti i cittadini della città metropolitana; inoltre è necessario che la regione abbia provveduto con propria legge all'istituzione dei nuovi comuni e alla loro denominazione ai sensi dell'articolo 133 della Costituzione. In alternativa a questi criteri, ma per le sole città metropolitane con popolazione superiore a 3 milioni di abitanti, lo stesso comma 22 stabilisce che è condizione necessaria per procedere all'elezione diretta del sindaco e del consiglio che lo statuto della città metropolitana preveda la costituzione di zone omogenee e che il comune capoluogo abbia realizzato la ripartizione del proprio territorio in zone dotate di autonomia amministrativa. Fermo restando tale quadro particolarmente articolato di condizioni, ad oggi, però, manca la legge statale che disciplini l'elezione diretta a suffragio universale, sebbene l'elezione diretta del sindaco e del consiglio abbia già trovato accoglimento negli statuti di alcune tra le maggiori città metropolitane approvati in questi ultimi anni. La coincidenza di diritto dei ruoli di sindaco metropolitano e di sindaco del comune capoluogo, così come prevista dalla legge n. 56 del 2014, rappresenta una scelta di cui si possono comprendere le ragioni, in particolare alla luce della fase di avvio delle città metropolitane. Nondimeno, ora che tutte le città metropolitane si sono dotate del proprio statuto, è doveroso considerare attentamente i limiti e le criticità che possono derivare da uno squilibrio di rappresentatività tra comune capoluogo e comuni appartenenti all'area vasta della città metropolitana in un sistema di secondo livello, come l'attuale, che prevede il voto ponderato e coinvolge un numero molto ristretto di elettori. Come si evince dalla relazione illustrativa del Governo che accompagnava il disegno di legge di riforma, la legge n. 56 del 2014 prevede per le città metropolitane un consistente margine statutario di discrezionalità per quanto riguarda le relazioni tra i loro organi, le modalità di organizzazione e di funzionamento, nonché la disciplina delle procedure e dei rapporti con i comuni e con gli altri enti territoriali. Questo profilo deriva dalla convinzione che le città metropolitane, per loro natura, devono disporre di una consistente flessibilità, che incentivi la loro capacità di adattarsi al territorio e alle sue esigenze e che favorisca la possibilità di trovare sul campo le forme migliori di raccordo non solo con gli altri livelli di governo, ma anche, e soprattutto, con i protagonisti del territorio. Nelle aree metropolitane convergono gli snodi principali del sistema italiano dei servizi e della rete di trasporti terrestri, marittimi e aerei; nelle città metropolitane trovano un polo di attrazione insostituibile le più rilevanti attività industriali che hanno sede nel nostro Paese, italiane e internazionali, così come i poli di ricerca e di innovazione legati alle università maggiori e alle più avanzate realtà d'impresa. È soltanto da queste aree estese, dove vive più della metà della popolazione italiana, che può articolarsi una solida strategia di sviluppo del nostro sistema economico e produttivo. Gli organi di governo chiamati a rappresentare queste realtà devono dunque essere in grado di combinare la gestione degli aspetti funzionali che è loro assegnata con la rappresentatività dei territori. Va, pertanto, valutato con favore l'ampio margine che può essere esercitato tramite l'autonomia statutaria per quanto riguarda la forma di governo della città metropolitana. Da ultimo, anche la Corte costituzionale, con la sentenza n. 50 del 2015, ha rilevato che lo statuto metropolitano rappresenta lo strumento fondamentale di autodeterminazione, e non solo per i profili dell'organizzazione e del concreto esercizio delle funzioni. In questo contesto è auspicabile individuare, da un lato, un punto di equilibrio nel rapporto tra sindaco, consiglio e conferenza metropolitana e, dall'altro, una più specifica configurazione degli organi titolari del potere decisionale, in vista peraltro del rafforzamento della rappresentanza degli interessi della comunità negli organi metropolitani. Per adempiere a questi compiti le città metropolitane devono potersi dotare di una rappresentanza forte nei loro organi di governo. Il presente disegno di legge prevede dunque l'elezione diretta a suffragio universale del sindaco e del consiglio metropolitano, nella composizione stabilita ai sensi dell'articolo 1, comma 20, della legge n. 56 del 2014. Risulta eletto sindaco il candidato che ottiene al primo turno la maggioranza assoluta dei voti, in mancanza della quale è previsto un secondo turno di ballottaggio tra i primi due candidati. Il consiglio metropolitano è eletto in base a collegi uninominali e con metodo che ricalca la disciplina sull'elezione diretta del consiglio provinciale, con alcune specifiche modifiche che riguardano la parità di genere dei candidati alla carica di consigliere metropolitano e la procedura di sottoscrizione delle liste, nella quale si prevede la possibilità di utilizzare la modalità telematica tramite posta certificata.. 1 (Oggetto) 1 La presente legge disciplina l'elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano delle città metropolitane, ai sensi dell'articolo 1, comma 22, della legge 7 aprile 2014, n. 56. 2 (Elezione diretta del sindaco metropolitano) 1 Gli elettori dei comuni della città metropolitana eleggono a suffragio universale e diretto il sindaco metropolitano, contestualmente all'elezione del consiglio metropolitano. La circoscrizione per l'elezione del sindaco metropolitano coincide con il territorio della città metropolitana. 2 La scheda per l'elezione del sindaco metropolitano è la stessa utilizzata per l'elezione del consiglio metropolitano e reca, alla destra del nome e del cognome di ciascun candidato alla carica di sindaco, il contrassegno o i contrassegni del gruppo o dei gruppi di candidati al consiglio al quale il candidato ha dichiarato di collegarsi.