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Al fine di pervenire alla precisazione degli elementi necessari a superare la presunzione di pericolosità, il giudice delle leggi ha richiamato anche l'evoluzione dell'articolo 4- bis , segnalando come prima dell'introduzione del requisito della collaborazione con la giustizia, l'articolo 1 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, già stabiliva per i reati « di prima fascia » (comprendenti i delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione, associazione di tipo mafioso, i reati aggravati dal metodo mafioso e agevolanti l'associazione, il sequestro di persona a scopo di estorsione e l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) che l'accesso ai benefici fosse possibile solo previa acquisizione di « elementi tali da escludere l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva e il pericolo di ripristino di tali collegamenti ». Per restituire la ratio originaria all'articolo e restituire ordine in base al tipo di valutazioni da effettuare, si propone di creare un altro tipo di doppio binario, che per i reati associativi, per i reati commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico e soprattutto per quelli caratterizzati dall'uso del metodo mafioso prevede un più rigoroso procedimento di accertamento da parte del tribunale di sorveglianza dei presupposti per la concessione di eventuali benefici, con la scansione più rigida delle fasi della verifica sul venir meno dei legami con l'organizzazione criminale. Questo doppio binario trova giustificazione nelle specificità che caratterizzano i reati associativi rispetto agli altri. Dietro un sodalizio criminale, infatti, si muovono logiche completamente differenti rispetto ad altre fattispecie. La verifica dell'attualità o meno di quel « pactum scleris » originario merita un'attenzione diversa, non solo nella fase repressiva da parte dello Stato, ma anche nella fase dell'esecuzione della pena. Vengono infine considerate tutte le fattispecie previste come reati di seconda fascia qualora siano commesse da un'associazione per delinquere. A supporto della creazione di questo doppio binario giova ricordare che anche nella pronuncia del 2021 la Corte ha ribadito come il « catalogo » della prima fascia di reati di cui all'articolo 4- bis comprenda ormai anche reati diversi, addirittura privi di riferimento al crimine organizzato, come i reati contro la pubblica amministrazione o quelli di natura sessuale (ordinanza n. 97 del 2021). Nella formulazione del doppio binario si è inoltre tenuto conto di un passaggio fondamentale dettato dalla Corte: quello in cui spiega che il regime probatorio rafforzato deve, altresì, estendersi all'acquisizione di elementi che escludono non solo la permanenza di collegamenti con la criminalità organizzata, ma anche « il pericolo di un loro ripristino » , tenuto conto delle concrete circostanze personali e ambientali, al fine di evitare che l'interesse alla prevenzione della commissione di nuovi reati, tutelato dallo stesso articolo 4- bis , finisca per essere vanificato (sentenza n. 253 del 2019). Nella più recente pronuncia la Corte ribadisce che anche nel caso della liberazione condizionale, « ed anzi in questo a maggior ragione, la presunzione di pericolosità sociale del condannato all'ergastolo che non collabora, per quanto non più assoluta, può risultare superabile non certo in virtù della sola regolare condotta carceraria o della mera partecipazione al percorso rieducativo, e nemmeno in ragione di una soltanto dichiarata dissociazione. A fortiori , per l'accesso alla liberazione condizionale di un ergastolano (non collaborante) per delitti collegati alla criminalità organizzata, e per la connessa valutazione del suo sicuro ravvedimento, sarà quindi necessaria l'acquisizione di altri, congrui e specifici elementi, tali da escludere, sia l'attualità di suoi collegamenti con la criminalità organizzata, sia il rischio del loro futuro ripristino » (ordinanza n. 97 del 2021). Il comma 1 dell'articolo 4 -bis , così come riscritto dal presente disegno di legge, prevede quindi che l'assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possano essere concessi, ai detenuti e internati per i delitti cosiddetti « di prima fascia », solo se sia fornita la prova dal condannato dell'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva, del pericolo del ripristino di tali collegamenti e sia stato accertato l'effettivo ravvedimento dell'istante detenuto o internato. Con la nuova formulazione, rientrano nella « prima fascia » i seguenti reati: delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza; associazione per delinquere finalizzata a commettere uno dei delitti di seconda fascia; articolo 416 -bis del codice penale (associazioni di tipo mafioso anche straniere); articolo 416- ter del codice penale (scambio elettorale politico-mafioso); delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416- bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni in esso previste; articolo 291- quater del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 (associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri); articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope). Il comma 2 del nuovo articolo 4 -bis attribuisce al tribunale di sorveglianza la competenza a valutare la concessione dei benefici per i reati di « prima fascia ». Attualmente la ripartizione della competenza per materia tra tribunale di sorveglianza e magistrato di sorveglianza è disciplinata dagli articoli 69 e 70 dell'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975). In sintesi, il magistrato di sorveglianza è competente sulla concessione dei permessi premio e sull'approvazione del provvedimento del direttore dell'istituto di assegnazione al lavoro esterno. Tutti gli altri benefici sono invece attribuiti al tribunale di sorveglianza. Si ritiene opportuno che per i soli reati di criminalità organizzata, terroristica o eversiva, a differenza dei reati monosoggettivi, la competenza debba essere esclusivamente in capo al tribunale di sorveglianza.