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In questo modo si realizza de facto il concetto di affidamento condiviso anche sotto il profilo economico, poiché se il periodo di permanenza del minore presso la madre, spesso preposta a ricevere dal padre l'assegno di mantenimento per il figlio o i figli minori, è solo di pochi giorni a settimana, il padre dovrà corrispondere alla stessa un assegno meno oneroso, in quanto provvederà direttamente al mantenimento nel periodo in cui il figlio o i figli vivranno con lui. La nuova normativa cui si accennava pocanzi, di recente introdotta, ha modificato, fra le altre cose, l'articolo 317- bis del codice civile, in materia di diritto degli ascendenti di intrattenere rapporti significativi con nipoti minorenni, prevedendo la possibilità, nel caso in cui tale diritto sia impedito da uno dei due genitori, di ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore. La presente proposta vuole sanare una dimenticanza della nuova normativa, prevedendo che anche ai fratelli e alle sorelle di entrambi i genitori sia riconosciuto il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti e che essi possano, al pari degli ascendenti, ricorrere al giudice. Occorre però specificare anche che il giudice presso cui ricorrere deve essere quello del tribunale ordinario, altrimenti si creerebbe confusione con il giudice minorile e si consentirebbe, da parte di una norma che non lo specifica, ai predetti ascendenti o fratelli o sorelle, di ricorrere solo al tribunale per i minorenni, organo che si è inteso sostituire con il giudice ordinario anche per i ricorsi delle coppie di fatto. Di poi, con la modifica all'articolo 337- sexies del codice civile, in materia di assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza, laddove la nuova normativa prescrive che «il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio» si aggiunge la previsione che tale diritto viene meno anche quando «ospiti frequentemente un’altra persona all'interno della casa familiare». Tale previsione appare utile, considerato il comportamento di alcune ex mogli che molto spesso vorrebbero mantenere il diritto della casa coniugale, evitando di far vivere stabilmente il «nuovo compagno» presso l'abitazione, ma di fatto ospitandolo frequentemente e così alla fine, nella sostanza, eludendo la prescrizione. Con questa previsione sarà più difficile eludere la prescrizione stabilita dalla legge, poiché si perderà il diritto al godimento della ex casa coniugale anche nell'ipotesi sopra descritta. Da ultimo, si ritiene utile stabilire, attraverso una ulteriore modifica dell'articolo 337- sexies del codice civile, che il cambiamento di residenza o di domicilio del minore (che oggi è possibile fare attraverso una semplice comunicazione all'altro genitore) possa avvenire solo in funzione del prevalente interesse del minore. La norma, come modificata, prevede che un genitore debba ottenere il preventivo consenso da parte dell'altro per il cambio di residenza ovvero, nel caso in cui via sia il rifiuto, che il genitore (se ritiene la mancanza dell'assenso ingiustificata e non rispondente all'interesse del minore) possa proporre ricorso al giudice tutelare affinché decida nell'interesse esclusivo del minore.. 1 (Concorso nel mantenimento) 1 All’articolo 316- bis del codice civile, il primo comma è sostituito dal seguente: «I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Il contributo perequativo eventualmente dovuto all'altro coniuge, a titolo di mantenimento dei figli minori, deve essere commisurato al periodo di permanenza dei minori presso ciascun genitore. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli». 2 (Rapporti con gli ascendenti) 1 L'articolo 317- bis del codice civile è sostituito dal seguente: «Art. 317- bis . - ( Rapporti con gli ascendenti ). -- Gli ascendenti, i fratelli e le sorelle dei genitori hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. L'ascendente, il fratello o la sorella di un genitore, al quale è impedito l'esercizio di tale diritto, può ricorrere al giudice ordinario del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell'esclusivo interesse del minore. Si applica l'articolo 336, secondo comma». 3 (Provvedimenti riguardo ai figli) 1 All’articolo 337- ter del codice civile, il secondo comma è sostituito dai seguenti: «Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, nei procedimenti di cui all'articolo 337- bis , il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa valutando prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori e solo in via residuale stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determinando i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore. Il giudice dispone, fin dalla prima udienza di comparizione delle parti, l'affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, determinando i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, in misura comunque non inferiore a tre giorni settimanali, anche non consecutivi, salvo che uno dei due genitori adduca ragioni tali da giustificare un diverso assetto e ne faccia esplicita richiesta. Fissa altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole. Nel caso in cui siano stati emessi provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale a carico di uno dei due genitori o di entrambi, il giudice può disporre l'affidamento familiare dei figli minori ad un parente di uno dei due genitori entro il quarto grado, anche se non ha avuto rapporti significativi con i minori. Il giudice, ove ritenga motivatamente di non poter adottare provvedimenti che comportino l'affidamento ovvero il collocamento dei minori alla cerchia familiare, può in via eccezionale e straordinaria e per un tempo limitato affidare i minori a terzi estranei. All'attuazione dei provvedimenti relativi all'affidamento della prole provvede il giudice del merito che, nel caso di affidamento familiare, provvede anche d'ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare». 4 (Affidamento a un solo genitore e opposizione all'affidamento condiviso) 1 All'articolo 337- quater del codice civile, il primo comma è sostituito dal seguente: