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Dall'altro lato, si conferma che nei Paesi che presentano un maggiore bilanciamento nell'uso del tempo tra donne e uomini si registra una più alta natalità. L'obiettivo dello « stesso tempo » è fondamentale per superare le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro, dalla sotto-occupazione femminile ai divari retributivi. Recenti studi econometrici (Kleven et al ., Child Penalties across Countries: Evidence and Explanations , American Economic Review P&P, 2019) mostrano che, nonostante la convergenza di uomini e donne nel mercato del lavoro soprattutto grazie al livellamento degli anni di istruzione, il gap salariale e occupazionale tra donne e uomini è ormai in gran parte dovuto alla scelta di avere figli. Se la cosiddetta « child penalty » (per le donne) nel 1980 spiegava il 40 per cento delle disuguaglianze di genere sul lavoro, nel 2013 era arrivata a spiegarne addirittura l'80 per cento. Dietro questi numeri ci sono storie di donne che devono rinunciare da sole ai propri sogni professionali per la decisione (condivisa) di avere figli. È per questo che il presente disegno di legge vuole superare la logica di mere politiche di conciliazione per mettere in campo politiche di condivisione, che aiutino tutte le famiglie a condividere le scelte di vita e di lavoro, liberando la libertà di tutti, uomini e donne. La presenza di un sistema di welfare familiare e di un mercato del lavoro tutt'oggi tarato su un modello tradizionale nella ripartizione dei compiti di genere condiziona negativamente la libertà di scelta di partecipare pienamente al lavoro da parte delle donne/madri, così come la libertà di scelta di partecipare pienamente alla vita familiare e alla crescita dei figli da parte degli uomini/padri. Tale « ritardo » si ripercuote a livello economico e sociale in una mancata partecipazione al mercato del lavoro delle donne, nella mancanza di donne valide e preparate in posizioni decisionali, in una potenziale mancata crescita del PIL, nella mancata partecipazione da parte degli uomini nella crescita e nelle attività di cura dei figli, nella rinuncia ai desideri di genitorialità e nella riduzione progressiva delle nascite. A questo proposito si possono individuare tre principali aree di maggiore criticità. 1. Il disequilibrio nell'accessibilità a misure e opportunità che facilitino la gestione paritaria della genitorialità tra uomini e donne (per esempio i congedi obbligatori e facoltativi di maternità e paternità, il ricorso al part-time e ad altri strumenti di flessibilità). Disequilibrio che porta le donne/madri a ridurre e, purtroppo, anche a rinunciare al lavoro o a dedicarsi all'attività professionale in modo marginale, e che impedisce ai padri/uomini di svolgere il ruolo di co-responsabili delle cure familiari e domestiche. 2. La rigidità nei sistemi di organizzazioni del lavoro, sia in ambito privato sia in ambito pubblico. C'è bisogno di sostenere le aziende e le organizzazioni del lavoro nella capacità di innovazione dell'organizzazione della produzione con consulenza e formazione adeguata, che porti all'adozione di schemi di impiego flessibili, guidati da un approccio organizzativo e partecipativo in modo da approdare a soluzioni win-win che consentano di recuperare produttività e redditività aziendale e nello stesso tempo rispondano alle esigenze di qualità del lavoro e di equilibrio tra impegno professionale e vita familiare e personale dei lavoratori e delle lavoratrici. La drammatica esperienza della pandemia a questo proposito ha prodotto una frattura importante rispetto all'organizzazione del lavoro e della produzione, da cui sarebbe utile ripartire per sostenere processi di ammodernamento organizzativo capaci di includere anche le esigenze che derivano dai nuovi modelli di riferimento di vita e di lavoro. 3. L'inadeguatezza del sistema di servizi alla famiglia e alla persona sia in termini di diffusione, almeno in alcune aree del Paese, sia in relazione alla varietà e alla differenziazione delle prestazioni rispetto alle svariate esigenze che presentano le famiglie in cui entrambi i partner lavorano. C'è l'esigenza, in questo caso, di sostenere a livello territoriale lo sviluppo non solo di un sistema ordinario di servizi alla prima infanzia (per esempio asili nido), ma anche di servizi integrati e prestazioni di cura di carattere flessibile per sollevare gli uomini e le donne, madri e padri, dagli impegni di cura lungo tutto l'arco del ciclo di vita delle cure, che non si esauriscono al compimento del terzo anno di vita dei bambini. Si tratta di ambiti di criticità comuni ai Paesi europei, ma che in Italia presentano maggiori elementi di resistenza e di ritardo. Le istituzioni europee in questi anni hanno sollecitato gli Stati membri a favorire nelle politiche e nei servizi (del lavoro e del welfare ) un pari coinvolgimento nella responsabilità delle cure e nel lavoro di uomini e donne, per beneficiare delle ricadute positive in termini di partecipazione delle donne al lavoro, di crescita economica, di riduzione del rischio di povertà per le famiglie e per i minori, di arricchimento della qualità delle relazioni, di supporto nella coppia e delle relazioni tra padri e figli, e così via. Più di recente queste indicazioni hanno preso maggiore forza. Nel marzo del 2020 è stata definito e comunicato un piano di interventi per una nuova strategia europea sulla parità di genere – « Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025 » – che impegnerà le istituzioni e i Paesi membri nel quinquennio 2020-2025 [COM(2020) 152 final ]. Il piano intende dare un nuovo slancio alla promozione dell'uguaglianza tra uomini e donne allo scopo di « costruire un'Europa garante della parità di genere e in cui uomini e donne, ragazzi e ragazze siano uguali e liberi di perseguire le loro scelte di vita, abbiano pari opportunità di realizzazione personale e le stesse opportunità di partecipare alla nostra società europea e svolgervi un ruolo di guida ». Viene sottolineato che « colmare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata è uno dei modi per colmare il divario di genere nel mercato del lavoro e che le responsabilità e i diritti in materia di cura familiare devono spettare a entrambi i genitori ». Inoltre, attraverso diverse direttive e comunicazioni le istituzioni europee stanno spingendo gli stati membri a creare un contesto normativo favorevole e una maggiore equità di regole nell'assegnazione di tali diritti. Si pensi, in primo luogo, alla direttiva sull'equilibrio tra attività professionale e vita familiare (direttiva (UE) 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019), che doveva essere recepita dagli Stati membri entro il 2 agosto 2022 e che introduce norme minime in materia di congedi per motivi familiari e modalità di lavoro flessibili per entrambi i partner per promuovere una più equa ripartizione del tempo di lavoro e di cura familiare. Nel nostro Paese la direttiva è stata inserita sotto forma di delega nell'ultima legge di delegazione europea e poi recepita con il decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105.