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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sisma del 6 aprile 2009 che ha colpito la città de L'Aquila ed i territori limitrofi, in relazione al ruolo e all'operato della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. Onorevoli Senatori. -- Sono trascorsi sei anni da quel terribile giorno del 6 aprile 2009 quando una scossa di terremoto ha profondamente ferito e travolto la città de L'Aquila. Sei lunghi anni, ma la ferita della popolazione aquilana è ancora aperta, non si è mai rimarginata; i segni di quella tragedia sono ancora ben visibili. La popolazione abruzzese è stata sempre definita forte e gentile; ma questa volta si è dimostrata soprattutto coraggiosa: ha avuto la forza di trasformare il proprio dolore, unitamente a tanti altri non abruzzesi familiari delle vittime, in un impegno; un impegno solenne, quello, per parte loro e nei limiti delle loro possibilità, di far sì che questa vicenda drammatica che ha segnato tante famiglie, che ha colpito non solo una città, una regione, ma tutta l'Italia per la devastazione provocata, per i modi in cui è avvenuta, si trasformi in qualcosa di positivo, si trasformi in una battaglia che serva nel futuro a salvare delle vite umane. Da allora sono state dette innumerevoli parole, scritte altrettante pagine, sono stati realizzati film, trasmissioni televisive, organizzati dibattiti. Sono stati celebrati procedimenti giudiziari, emesse sentenze. Una lunga teoria di fatti e di dati a cui nessuno, sino ad oggi, è riuscito ad aggiungere un elemento essenziale: le risposte. Oggi la popolazione d'Abruzzo non solo non vuole dimenticare ma si aspetta delle risposte, perché la vicenda aquilana con i suoi 309 morti, 1.600 feriti e quasi 100.000 sfollati, ha coinvolto non solo una città, una regione, ma l'opinione pubblica nazionale ed internazionale; una vicenda che si è svolta e continua svolgersi, sotto i riflettori mediatici di tutto il mondo. Giornalisti e scienziati hanno commentato il procedimento penale a carico della Commissione grandi rischi (Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi). All’istruttoria dibattimentale del processo di primo grado, come consulenti di parte civile dell'avv. Wania Della Vigna, hanno preso parte scienziati e sismologi di fama internazionale, quali lo scienziato russo Vladimir Kossobokov, considerato uno dei massimi esperti mondiali di terremoti, e Lalliana Mualchin, sismologo capo dello Stato della California in materia di valutazione del rischio sismico. La sentenza di primo grado oltre a costituire una innovazione giurisprudenziale, oggetto di studio nelle aule universitarie, ha sancito l'esigenza di un cambiamento epocale nella maggiore responsabilizzazione in materia di valutazione del rischio sismico e nella comunicazione del rischio, rendendo le istituzioni più attente e più conservative quando si tratta della tutela della vita umana. La popolazione d'Abruzzo oggi è munita sicuramente di grandi speranze e numerose aspettative di verità. Quanto è successo a L'Aquila non dovrà più accadere in un Paese civile, un Paese che per molti versi è considerato tra i più civilizzati e all'avanguardia, un Paese che non si può assolutamente permettere quanto è avvenuto. Ma è opportuno ripercorrere sinteticamente quei terribili mesi del 2009. La città de L'Aquila è tormentata da una sequenza sismica. La prima scossa si avverte già il 14 dicembre 2008; è una scossa leggera -- appena 1.8 di magnitudo -- ma è la prima di una lunga serie di eventi sismici, che si intensificano a partire dalla data del 16 gennaio 2009 e incalzano -- a distanza più o meno ravvicinata, con intensità più o meno elevata-- le settimane ed i mesi successivi, in un crescendo estenuante che risveglia, negli abitanti, l'ormai sopita, atavica, paura del terremoto. La paura del terremoto, per la popolazione, è una paura «culturale», un timore, per la terra che si scuote, antico e presente, tramandato di padre in figlio assieme ai ricordi dei disastri che furono ed alla prescrizione dell'unica, efficace, misura precauzionale: fuggire, abbandonare immediatamente i luoghi chiusi e scappare all'aperto, in strada, lontano dagli edifici che potrebbero piegarsi su di loro e crollare, lontano dai mobili, da suppellettili, da tutto ciò che cadendo potrebbe provocare danni. Questo è ciò che il buon senso, il sapere consolidatosi nel tempo, suggerisce di fare alla popolazione; questo è quello che tutti fanno a L'Aquila, anche più volte al giorno, dal dicembre del 2008 al 31 marzo del 2009, per tutta la durata dello sciame sismico che interessa la città ed i territori limitrofi. I lunghi mesi di questo esercizio logorano i cittadini; il silenzio degli organi regionali della protezione civile li esaspera: questo clima di instabilità ed incertezza ha il suo culmine negli ultimi giorni di marzo del 2009, con il diffondersi di voci allarmistiche circa la possibile insorgenza di una scossa distruttiva di magnitudo particolarmente elevata. È in particolar modo un tecnico locale a lanciare l'allarme, ritenendo -- sulla base dell'analisi dei livelli di gas radon di superficie -- di essere in grado di annunciare un'imminente scossa di elevata magnitudo. Negli stessi giorni altri soggetti non meglio identificati a bordo di vetture dotate di altoparlanti, qualificandosi come membri della protezione civile, diffondono il medesimo messaggio (cfr. dichiarazioni di Guido Bertolaso). Fra la popolazione è il panico. Per far fronte ad una situazione che minaccia di divenire incontrollabile, il 30 marzo 2009 gli organi regionali della Protezione civile rilasciano un comunicato nel quale si afferma, tra l'altro, che «nell'aquilano non sono previste altre scosse sismiche di alcuna intensità» (cfr. Agenzia Ansa del 30 marzo 2009). Tale comunicato genera, tuttavia, tensione nei vertici nazionali degli organi di Protezione civile ed, in particolar modo, nel direttore Guido Bertolaso, il quale telefona immediatamente (la stessa sera del 30 marzo) all'assessore regionale alla protezione civile Daniela Stati. La telefonata viene intercettata, nell'ambito del procedimento penale n. 14867 del 2008 della Procura della Repubblica di Firenze, in cui Bertolaso è indagato, in concorso con altri, per reati di corruzione, nell'ambito di un'inchiesta sugli appalti del G8 che avrebbe dovuto svolgersi a La Maddalena. Nel corso della predetta telefonata il capo della protezione civile dichiara di rendersi conto della difficoltà della situazione e dell'esigenza di porvi rimedio; sicché, per fronteggiare il panico, si rende necessario l'intervento di una fonte di informazioni autorevole che provveda a tranquillizzare la popolazione circa l'infondatezza delle voci allarmistiche che si sono propagate. A tal fine viene convocata d'urgenza una riunione della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, fissata a L'Aquila il giorno successivo: il 31 marzo 2009.