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Signor Presidente, ieri il senatore Paragone ha detto che le riforme degli ultimi anni hanno reso invisibili i lavoratori. Se fosse vero - e non lo è - leggendo il provvedimento che stiamo esaminando verrebbe da dire che siamo stati proprio bravi, perché in questo decreto - qui sì - dei lavoratori e dei loro problemi non c'è neanche l'ombra. (Applausi dal Gruppo PD) . È invisibile il tema della qualità del lavoro e di come si incentiva il lavoro stabile. È invisibile il tema delle competenze e della formazione. È invisibile il tema salariale, dei bassi salari e dell'equità nei trattamenti retributivi. Sono invisibili quei milioni di lavoratori a basso reddito, che aspettano una paga onesta per un lavoro onesto e non un reddito per non lavorare. (Applausi dal Gruppo PD) . Questo decreto-legge è una fake news . Si dice di fare come in Europa, portando il tempo determinato a ventiquattro mesi, ma si viola una direttiva comunitaria sulla somministrazione, come ha spiegato la senatrice Parente. Si dice di avere a cuore il lavoro, ma poi si fa una norma transitoria pasticciata, che sta creando il caos tra imprese e lavoratori, con il risultato di distruggere posti di lavoro. Si dice di introdurre nuovi incentivi per l'assunzione dei giovani e per la trasformazione del tempo determinato a indeterminato, senza dire che quegli incentivi esistono già, perché li hanno messi i Governi a guida del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD) . E in questo decreto-legge ci si limita a estenderli marginalmente, senza peraltro mai citarli nel testo normativo. Attenzione, lo dico tra parentesi, ma questa fissazione di segnare l'anno zero con la propria presa del potere, cancellando tutto quello che viene prima non ha mai portato bene nella storia. (Applausi dal Gruppo PD) . A furia di voler cancellare tutto, si può finire per cancellare anche decenni di progresso scientifico, come avvenuto in quest'Aula sui vaccini. (Applausi dal Gruppo PD) . Si dice, ancora, di licenziare il jobs act , ma non si toccano neanche i cardini di quella riforma. Restano gli ammortizzatori sociali, restano le nuove linee tracciate tra lavoro subordinato e autonomo, resta l'impianto di politiche attive e resta il contratto a tutele crescenti, che non viene abolito da questo intervento, tanto che la maggioranza ha votato contro un emendamento volto a reintrodurre l'articolo 18; emendamento - questo sì - visibile. (Applausi dal Gruppo PD) . Chi se l'è perso pur votandolo può ricercarlo nei verbali. Smettete di dire che siete contro il jobs act , perché l'avete appena votato. (Applausi dal Gruppo PD) . Guardate, le fake news ci sono sempre state: si chiamavano propaganda politica. I grandi partiti di massa hanno sempre combattuto per l'egemonia culturale, propagandando la loro visione della realtà e della storia, ma sapevano distinguere tra il momento in cui si devono vendere le proprie scelte, anche con la propaganda, e il momento in cui si devono prendere quelle scelte, impedendo che la propria propaganda offuschi il momento decisionale, producendo effetti collaterali perversi sulla vita delle persone. Questo senso di responsabilità istituzionale e questa capacità di distinguere tra propaganda e momento della scelta in questo decreto è del tutto assente. Per questo è una fake news e purtroppo la realtà si incaricherà di dimostrarlo. In quest'Assemblea e soprattutto in Commissione non abbiamo avuto modo di discutere nel merito delle proposte fatte dal Partito Democratico e dalle altre opposizioni. Ci siamo scontrati - per dirla con il senatore Floris - con il vero ostruzionismo, concettuale e di merito, della maggioranza, che non ha voluto migliorare una virgola o entrare nel merito delle nostre proposte. Abbiamo fatto proposte sul lavoro stabile, su come ridurre il cuneo contributivo sul tempo indeterminato (il Ministro ieri, in replica, ha detto che il Governo intende farlo e vedremo nella legge di bilancio se ci saranno i soldi) ed è per questo che mettono una norma transitoria al 31 ottobre. Vorrei allora dirle, signor Ministro, che quella norma transitoria è un refuso: avreste dovuto metterla al 31 dicembre. E avremmo potuto migliorare quel refuso e i tanti pasticci presenti in questo decreto-legge se qualcuno non avesse avuto l'ansia di sbandierare risultati che non ci sono e avesse lasciato a questo Parlamento e a questo Senato il tempo di lavorare. Le altre proposte che abbiamo illustrato erano quelle di una buonuscita compensatoria, di un salario minimo, di estendere la disciplina del lavoro subordinato ai finti lavoratori autonomi organizzati mediante piattaforme e stringere le false cooperative, perché per noi il vero precariato si annida in queste fragilità del mercato del lavoro, non negli interventi manifesto di questo decreto-legge. Non c'è stato permesso di parlare di queste cose. Continueremo a portarle avanti nel Paese e per il Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . CATALFO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CATALFO (M5S) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario all'emendamento 3.0.4 del senatore Nannicini e per rispondere alle note esposte dal Partito Democratico riguardo a un decreto-legge che ripone la dignità e il lavoratore al centro del dibattito. Riguardo alla direttiva sulla somministrazione di lavoro e il contrasto tra somministrazione e tempo determinato, quindi tra la direttiva n. 70 del 1999 e la direttiva n.104 del 2008, ricordo agli onorevoli senatori che la direttiva ribadisce di stabilire uguali tutele, sia per i lavoratori in somministrazione che per i lavoratori a tempo determinato e noi, di fatto, in questo decreto-legge rispettiamo tale direttiva. Riguardo agli incentivi, all'interno del decreto-legge curiamo in modo particolare il disagio e la disoccupazione che hanno colpito le fasce giovanili nel nostro Paese con un incentivo che è stato introdotto alla Camera. Rispetto alle esigenze e alle proposte rappresentate dalle opposizioni, abbiamo inoltre accettato di inserire alcuni emendamenti, modificando il testo in caso di conciliazione e abbiamo portato l'offerta di conciliazione, che prima era da 2 a 18 mensilità, a da 3 a 27 mensilità. Riguardo poi ad altri interventi migliorativi rispetto a precedenti normative, anche nei successivi articoli, ad esempio con riferimento ai centri per l'impiego, iniziamo a fare un primo passo migliorativo rispetto al passato, dato che i lavoratori non vedono nei centri per l'impiego italiani il luogo a cui riferirsi per trovare lavoro ed essere inseriti. La Commissione lavoro, con la partecipazione del Ministro, sta svolgendo indagini conoscitive per conoscere meglio la materia e far sì che, come avviene negli altri Paesi europei, anche in Italia i servizi per l'impiego funzionino e queste - consentitemi di dire - sono le fondamenta per una buona riforma del lavoro che, con il decreto dignità, muove i primi passi. Quanto alle causali, già in passato, quando inserite, hanno dimostrato - basta leggere i dati dei monitoraggi - che, successivamente all'inserimento, vi è stato un incremento del lavoro a tempo indeterminato e una diminuzione del precariato in Italia.