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non assicurando che le sue pubbliche amministrazioni rispettino effettivamente i termini di pagamento stabiliti all'articolo 4, paragrafi 3 e 4, della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tali disposizioni. In secondo luogo stabilisce che la Repubblica Italiana è condannata alle spese. Signor Presidente, c'è una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 28 gennaio, che mette nero su bianco che l'Italia sta trasgredendo gli obblighi che ha nel pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e nei tempi stabiliti dalle stesse direttive europee. Lo sapevamo già, ce lo dicono oggi con sentenza. A fronte di questo, essendo il provvedimento in transito in Senato, presentiamo un emendamento estremamente semplice che conferisce delega al Governo. Si tratta dell'emendamento 20.0.7 - ce ne sono altre due formulazioni in cui cambiano semplicemente i tempi di recepimento, ma la proposta è la medesima - che leggo testualmente: «Al fine di giungere al recepimento della sentenza 28 gennaio 2020 della Corte di giustizia dell'Unione europea - Grande Sezione, nella causa per "Inadempimento di uno Stato - Direttiva 2011/7/UE - Lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali - Transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione - Obbligo degli Stati membri di assicurare che il termine di pagamento delle pubbliche amministrazioni non ecceda 30 o 60 giorni - Obbligo di risultato", in osservanza della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, il Governo è delegato ad adottare, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, un apposito decreto legislativo conformandosi ai seguenti principi e criteri direttivi: a) assicurare che tutte le pubbliche amministrazioni rispettino effettivamente i termini di pagamento stabiliti all'articolo 4, paragrafi 3 e 4, della direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali; b) rafforzare e dettare prescrizioni precise al fine di individuare conseguenze immediate a carico della pubblica amministrazione in caso di mancato rispetto della normativa in tema di tempi massimi di pagamento dei debiti della pubblica amministrazione; c) determinare sanzioni a carico delle pubbliche amministrazioni, nonché garantire il versamento di interessi di mora e il risarcimento per i costi di recupero sostenuti dai creditori, in caso di mancato rispetto dei termini di pagamento previsti dalla direttiva 2011/7/UE» Il Governo dunque è delegato ad adottare un apposito decreto legislativo, con tutti i tempi che volete: sessanta, novanta, centottanta giorni? Modificateli come volete. Signor Presidente, con questo emendamento si recepisce la sentenza della Corte di giustizia europea. Alla presenza del sottosegretario Castoldi, in Commissione, la mia domanda è stata: «Perché il Governo esprime parere contrario?». Non c'è stata alcuna risposta. Aveva davanti uno speech su cui era scritto parere contrario: o non sapeva cosa c'era scritto oppure non so . Le chiedo un istante in più, signor Presidente. Non mi sembra che l'Assemblea sia troppo presa da altri problemi, al punto che non mi si possa concedere qualche istante. PRESIDENTE. Prego, senatore Candiani, ha ancora qualche secondo, anche se per la verità il suo tempo è finito. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, fuori da questo teatrino non so più quanto tempo avevo. Mi sembrava di avere dieci minuti, ma evidentemente sono passati. PRESIDENTE. Le assicuro che sono trascorsi dieci minuti. Le concedo comunque di concludere. CANDIANI (L-SP-PSd'Az) . Lei è molto magnanimo, signor Presidente. Ho qui un prospetto proveniente direttamente dal sito del Ministero dell'economia e delle finanze, che ho scaricato oggi pomeriggio. C'è scritto che, su 47 miliardi di debito, il Governo ne ha pagati 45. Questo prospetto risulta aggiornato al 5 ottobre 2018: così c'è scritto e lo potete andare a vedere tutti. Questa è la considerazione che oggi il Governo sta dando ai debiti della pubblica amministrazione. Ritengo che tutto ciò sia quanto meno inaccettabile. (Applausi) . A fronte di questo dico solo che stiamo facendo e state facendo un disastro: se in questo momento si danno soldi alle imprese e si lasciano i soldi nelle casse della pubblica amministrazione, non pagando, è gravissimo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rampi. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, colleghi, signora rappresentante del Governo, vorrei ragionare innanzitutto con voi su un fatto di natura emotiva, prima di entrare nel discorso tecnico e di merito. Il fatto è questo. Per una coincidenza questo fine settimana sarò a Ventotene con un gruppo di ragazzi e di ragazze del mio territorio ad approfondire i temi dell'Europa e a ragionare su quelle origini. Proviamo per un secondo a pensare, noi che siamo in Aula, se Altiero Spinelli oggi entrasse da quella porta e sapesse che il Parlamento italiano, il Senato della Repubblica in particolare, sta discutendo nel merito di alcuni provvedimenti che devono essere recepiti da tutti i Parlamenti nazionali e da tutti i Governi nazionali e che provano a diventare una legislazione positiva per far compiere dei passi avanti ai cittadini europei rispetto al futuro della loro vita. Vedete, quando noi parliamo di sogno europeo e quando usiamo parola - sogno - qualche volta può sembrare qualcosa di molto lontano e di molto astratto. Invece il sogno è questo: è quella capacità che hanno gli uomini di immaginare un futuro che non c'è in quel momento e quella tenacia, quell'ostinazione, quella forza e quella capacità creativa di realizzarlo. Da un gruppo di persone esiliate per un confino politico su una piccola isola del Mediterraneo nacque un sogno che oggi non è neanche lontanamente realizzato, ma in cui alcune delle conseguenze si misurano nei fatti concreti, nella vita quotidiana di tutte le persone, ogni giorno che passa. Ho usato una parola, creatività: questa è una delle conseguenze più importanti di questa direttiva. Ciò di cui hanno parlato molto bene la collega Fedeli e altri colleghi che sono intervenuti in Assemblea e su cui si è concentrato molto il lavoro della Commissione, ossia il recepimento di quella parte cosiddetta sul copyright , io la definirei come la tutela del lavoro creativo, la tutela dei diritti dei lavoratori della creatività. Noi non abbiamo niente di antimoderno, siamo assolutamente convinti che le tecnologie siano una grande occasione per il progresso personale. Tuttavia non possiamo pensare che qualcuno guadagni - e guadagni molto - sul lavoro di qualcun altro e non dia il dovuto a chi quel lavoro l'ha effettivamente svolto; questo è tutt'altro che moderno, ma è qualcosa di straordinariamente antico, che conosciamo, vecchio come l'uomo, ed è uno dei motivi per cui nasce la politica.