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Le persone fisiche o giuridiche che prestano attività di volontariato, professionale e gratuita, in favore dei consultori familiari di cui al comma 1, possono detrarre dal loro reddito annuo imponibile il 19 per cento del valore della prestazione, fino a un massimo di 15.000 euro. Art. 26. (Fondo nazionale per l'assistenza alla maternità) 1. È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Fondo nazionale per l'assistenza alla maternità e per progetti di ricerca sulla famiglia, di seguito denominato «Fondo», con una dotazione di 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2010. 2. Il Fondo è ripartito tra le regioni sulla base dei seguenti criteri: a) il 50 per cento in proporzione alla popolazione residente in ciascuna regione: b) il 50 per cento in proporzione ai tassi di natalità e di mortalità infantili quali risultano dai dati ufficiali dell'ISTAT relativi al penultimo anno precedente a quello della ripartizione. 3. Le regioni provvedono alla determinazione dei criteri di erogazione e di fruizione del Fondo da parte dei consultori pubblici e istituiti o gestiti da ONLUS, determinando l'entità degli assegni di cui all'articolo 8. Le regioni provvedono altresì al controllo del Fondo. Art. 27. (Copertura finanziaria) 1. All'onere derivante dall'istituzione e dal funzionamento dell'Autorità e delle autorità regionali, pari a 20 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2. All'onere derivante dall'attuazione dell'articolo 24, pari a 20 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per il 2013, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2013 e a 20 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2015, l'accantonamento relativo al medesimo Ministero e, quanto a 20 milioni di euro per l'anno 2014, l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. 3. All'onere derivante dall'attuazione dell'articolo 25 pari a 10 milioni di euro si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per le politiche della famiglia di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248. 4. All'onere derivante dell'attuazione all'articolo 26, pari a 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a 10 milioni di euro per l'anno 2013 e a 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2015, l'accantonamento relativo al medesimo Ministero e, quanto a 10 milioni di euro per l'anno 2014, l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Capo VI DISPOSIZIONI ATTUATIVE, TRANSITORIE E FINALI Art. 28. (Norme di attuazione) 1. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, sono definiti: a) le procedure relative alle attività svolte dall'Autorità e dalle autorità regionali idonee a garantire agli interessati la piena conoscenza degli atti istruttori, il contraddittorio, in forma scritta e orale, e la verbalizzazione; b) i criteri, le condizioni, i termini e le modalità per l'esperimento delle procedure di conciliazione o di arbitrato in contraddittorio presso l'Autorità e le autorità regionali nei casi di controversie insorte tra utenti e soggetti esercenti il servizio consultoriale familiare, prevedendo altresì i casi in cui tali procedure di conciliazione o di arbitrato possono essere rimesse in prima istanza alle commissioni arbitrali e conciliative istituite presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, lettera g) , della legge 29 dicembre 1993, n. 580. 2. Fino alla scadenza del termine fissato per la presentazione delle istanze di conciliazione o di deferimento agli arbitri, sono sospesi i termini per il ricorso in sede giurisdizionale che, se proposto, è improcedibile. 3. Il verbale di conciliazione o la decisione arbitrale costituiscono titolo esecutivo. I ricorsi avverso gli atti e i provvedimenti dell'Autorità e delle autorità regionali rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e sono proposti al tribunale amministrativo regionale ove ha sede l'Autorità o l'autorità regionale interessata. 4. La pubblicità di atti e di procedimenti dell'Autorità e delle autorità regionali è assicurata anche attraverso un apposito bollettino pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. 5. L'Autorità e le autorità regionali hanno autonomia organizzativa, contabile e amministrativa. 6. Il bilancio preventivo e il rendiconto della gestione dell'Autorità e delle autorità regionali sono soggetti al controllo della Corte dei conti e sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale . 7. L'Autorità e le autorità regionali, con propri regolamenti, definiscono, entro un mese dalla data della loro costituzione, le norme concernenti l'organizzazione interna e il funzionamento, la pianta organica del personale di ruolo, l'ordinamento delle carriere, nonché, in base ai criteri fissati dal contratto collettivo di lavoro in vigore per l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e tenuto conto delle specifiche esigenze funzionali e organizzative, il trattamento giuridico ed economico del personale. All'Autorità e alle autorità regionali non si applicano le disposizioni del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 8. Il reclutamento del personale di ruolo previsto nella pianta organica dell'Autorità e delle autorità regionali avviene mediante pubblico concorso, ad eccezione delle categorie per le quali sono previste assunzioni in base all'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni. 9.