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Misure urgenti a favore dei lavoratori anziani senza occupazione, mirate alla ricollocazione, al sostegno del reddito e all'anticipo previdenziale. Onorevoli Senatori. -- Negli ultimi due decenni, le modifiche della struttura demografica della popolazione e la dinamica di crescita della spesa previdenziale hanno posto, con ricorrente urgenza, il problema del riequilibrio del sistema pensionistico e dell'innalzamento dell'età di accesso alla pensione. Si tratta di una tendenza condivisa da tutti i Paesi europei, che ha dato luogo, in sede comunitaria, alla declinazione dell'invecchiamento attivo come obiettivo da perseguire -- anche in attuazione del divieto di discriminazione anagrafica -- come affermazione del diritto ad una «società per tutte le età». In Italia, questo processo si è sovrapposto, negli anni più recenti, agli effetti di una crisi economica e finanziaria senza precedenti; una crisi che ha colpito pesantemente la base produttiva e occupazionale, imponendo onerose ristrutturazioni aziendali e aprendo nuovi e più immediati fronti di emergenza sociale. In questo contesto, l'innalzamento dell'età legale di accesso alla pensione, unito alla mancanza di adeguate forme di flessibilizzazione del sistema previdenziale, ha finito non solo per costituire un fattore di freno all'occupazione giovanile, ma anche per determinare un incontrollato e disordinato aumento della spesa per ammortizzatori sociali, per di più insufficiente ad assicurare la piena copertura delle esigenze di tutela del reddito dei lavoratori più anziani. Per i lavoratori, tutto ciò si è tradotto in una «crisi per tutte le età». Il tasso di disoccupazione è cresciuto fino a raggiungere, nel novembre 2014, i livelli record del 13,4 per cento per la generalità della popolazione e addirittura del 43,9 per cento per quella giovanile: i valori più alti da quando sono rilevate le serie ISTAT (1977). Non meno allarmante è apparsa, in questo quadro, la condizione dei lavoratori più anziani. Secondo l'ultimo rapporto OCSE (maggio 2015), dal 2007 al 2013 la quota di disoccupati di lunga durata sul totale dei disoccupati è salita nel nostro Paese dal 45 per cento a quasi il 60 per cento. Tra questi, quelli in posizione più critica sono proprio i lavoratori anziani, cioè i lavoratori che, avendo già le maggiori difficoltà di ricollocazione, hanno visto negli ultimi anni allontanarsi l'età della pensione, per effetto delle modifiche alla disciplina del pensionamento. È il caso, tra gli altri, dei cosiddetti «esodati» prodotti dalla riforma previdenziale introdotta con il decreto «Salva-Italia» (articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214), cioè dei lavoratori più maturi che, avendo già concordato prima della fine del 2011 con i datori di lavoro la loro uscita anticipata, per effetto del repentino innalzamento dell'età pensionabile imposto dalla riforma, si sono trovati privi di stipendio, di assegno pensionistico e da ultimo anche di ammortizzatori sociali, una volta utilizzati fino alla durata massima. Si è trattato di un fenomeno di proporzioni rilevanti, che ha già imposto ben sei interventi legislativi successivi di «salvaguardia» (decreto-legge n. 201 del 2011, decreto-legge n. 95 del 2012, legge n. 228 del 2012, decreto-legge n. 102 del 2013, legge n. 147 del 2013, legge n. 147 del 2014), che hanno interessato oltre 170.000 lavoratori, per un costo complessivo pari a circa 11,6 miliardi di euro (a fronte di un risparmio di spesa previdenziale ascritto alla riforma del 2011 pari a circa 80 miliardi di euro per il periodo considerato). Oggi, a distanza di oltre quattro anni dalla riforma pensionistica, la platea di lavoratori ancora privi di salvaguardia rimane in larga parte ignota, al punto che la Commissione Lavoro, previdenza sociale del Senato, nell'ambito di un'apposita indagine conoscitiva sul fenomeno, ha deciso nell'aprile 2015 di avviare un censimento (tuttora in corso) degli «esodati» residui, al fine di promuovere un'eventuale e ulteriore procedura di «salvaguardia». Nel frattempo, per fronteggiare la peculiare condizione di difficoltà dei lavoratori anziani, in particolare di quelli rimasti -- o destinati a rimanere -- privi di occupazione prima della maturazione dei requisiti di accesso al pensionamento, l'ordinamento vigente non dispone di alcuno strumento ad hoc : né di tipo previdenziale, attraverso qualche forma di flessibilità nell'accesso alla pensione, né sotto forma di uno specifico ammortizzatore riservato a questa platea di soggetti. Ma prima ancora che di strumenti previdenziali e assistenziali di sostegno al reddito, i lavoratori anziani usciti dal mondo del lavoro avrebbero bisogno di mezzi per farvi rientro, e cioè di efficaci misure d'incentivo alla ricollocazione e al prolungamento della vita attiva, anch'esse oggi carenti. Il presente disegno di legge intende, per l'appunto, colmare tali lacune, prevedendo -- per il momento in via sperimentale -- l'adozione di alcune misure idonee a fronteggiare le criticità più immediate. Gli strumenti individuati a tal fine sono tre e riguardano, rispettivamente, il sistema degli ammortizzatori sociali, il sistema degli incentivi all'occupazione e il sistema previdenziale. Il primo strumento è l'Assegno di disoccupazione (ASDI) previsto dall'articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, che -- in attuazione del cosiddetto Jobs Act (legge n. 183 del 2014) -- ha riformato il sistema degli ammortizzatori sociali. Introdotto sperimentalmente per un periodo molto limitato (dal 1° maggio al 31 dicembre 2015), si tratta di un istituto riservato ai lavoratori che si trovino in una condizione economica di bisogno, come attestata dalla dichiarazione ISEE, e che abbiano già fruito per tutta la durata consentita della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI), cioè del nuovo ammortizzatore per la disoccupazione involontaria introdotto dalla stesso decreto. Nell'ambito di questa platea, la norma vigente riserva prioritariamente gli interventi ai lavoratori appartenenti a nuclei familiari con minorenni e ai lavoratori in età prossima al pensionamento. Ai beneficiari è dunque erogato mensilmente un assegno (ASDI) di importo pari al 75 per cento dell'ultima indennità NASpI percepita, per una durata massima di sei mesi e in misura, comunque, non superiore all'ammontare dell’assegno sociale. L'articolo 1 del disegno di legge raddoppia la durata del trattamento ed estende agli anni 2016 e 2017 la disciplina dell'ASDI, riservandola ai lavoratori di età non inferiore a 55 anni, che possono dunque permanere nel godimento dell'Assegno di disoccupazione, se vi hanno già avuto accesso nel 2015, ovvero accedere ad esso per la prima volta, per un periodo complessivo non superiore a dodici mesi, decorrente dalla data di inizio del trattamento.