[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 2, della legge della Regione Emilia-Romagna 17 dicembre 2003, n. 26 (Disposizioni in materia di pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 13 febbraio 2004, depositato in cancelleria il 20 successivo ed iscritto al n. 22 del registro ricorsi 2004. Visto l'atto di costituzione della Regione Emilia-Romagna; udito nell'udienza pubblica dell'8 febbraio 2005 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; uditi l'avvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Giandomenico Falcon e Andrea Manzi per la Regione Emilia-Romagna.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso notificato il 13 febbraio 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri ha chiesto a questa Corte dichiararsi l'illegittimità dell'art. 10, comma 2, della legge della Regione Emilia-Romagna 17 dicembre 2003, n. 26 (Disposizioni in materia di pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose), per indebita invasione nella propria sfera di competenza, e in particolare per violazione dell'art. 117, secondo e terzo comma, della Costituzione. Lo Stato ricorrente lamenta che la Regione, disciplinando, con la norma impugnata, la predisposizione di “piani di emergenza esterni” relativamente agli stabilimenti in cui si impiegano sostanze pericolose, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, ne ha attribuita la competenza alle Province. In tal modo la Regione Emilia-Romagna, nell'ambito di una legge organica per la prevenzione degli incidenti rilevanti, non ha tenuto conto dei limiti che incontra la sua potestà legislativa, sconfinando in una materia, quella ambientale, che è di legislazione esclusiva dello Stato, tanto più che l'art. 1 della citata legge regionale indica, quale finalità della normativa, la “tutela dell'ambiente”. La stessa legge, per espressa previsione dell'art. 1, è detta attuativa del d.lgs. 17 agosto 1999, n. 334 (Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose), e dunque ai principî di questo avrebbe dovuto attenersi, anche ove si consideri emanata nell'esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di sicurezza della popolazione. L'art. 7 del d.lgs. n. 334 del 1999 attribuisce la fissazione delle linee guida del sistema di gestione della sicurezza al Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'interno, della sanità e dell'industria, d'intesa con la Conferenza unificata: trattandosi di linee guida da attuare sull'intero territorio nazionale, e vincolanti per enti e organi che di volta in volta sono chiamati ad intervenire, tale competenza non è toccata dal nuovo testo dell'art. 118 Cost. L'art. 20 dello stesso d.lgs. n. 334 del 1999 disciplina il piano di emergenza esterno, attribuendone la predisposizione al prefetto, d'intesa con le Regioni e gli enti locali interessati (comma 1), in base alle indicazioni di cui all'allegato IV, punto 2 (comma 2): il contenuto del piano di emergenza, che tra l'altro deve indicare nome e funzione delle persone autorizzate ad attivare e dirigere le misure d'intervento, mezzi d'informazione tempestiva, misure di coordinamento delle risorse, mezzi per l'informazione della popolazione, concerne operazioni riferibili ad un territorio che può risultare più vasto di quello Provinciale o regionale, e quindi non possono essere svolte se non da chi ha competenza ultraregionale, come confermato dall'art. 118 Cost., in base ai principî di sussidiarietà e adeguatezza. Ed è perciò che l'art. 20, comma 1, del decreto legislativo citato, prevede l'intesa con le Regioni, adempimento cui può attendere solo un organo statale. Attribuendo la competenza della predisposizione del piano alla Provincia, la legge regionale ha violato uno dei principî fondamentali della materia, stabilito dalla legge dello Stato. Il punto 2 dell'allegato IV prevede anche, tra le indicazioni del piano d'emergenza esterno, l'informazione dei servizi di emergenza di altri Stati membri in caso di incidenti con potenziali conseguenze oltre frontiera: adempimenti che solo lo Stato può svolgere (art. 117, secondo comma, lettera a). Le misure di coordinamento di cui al punto 2, lettera c), dell'allegato IV, investono anche gli organi dello Stato: rispetto ai quali nessun potere può vantare la Provincia, anche tenuto conto delle esigenze ultraProvinciali e ultraregionali. 2. – Nel giudizio si è costituita la Regione Emilia-Romagna, la quale chiede respingersi il ricorso deducendone l'inammissibilità e infondatezza, e riservandosi di esporre le proprie ragioni con successiva memoria. 3. – Nell'imminenza dell'udienza pubblica le parti hanno presentato memorie. 3.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri svolge argomentazioni sostanzialmente riassuntive del contenuto del ricorso. Si consideri la normativa come inerente la tutela dell'ambiente, o come attinente a materia di competenza concorrente, la Regione deve rispettare i principî fondamentali posti da legge dello Stato. Lo strumento dell'intesa, previsto dall'art. 20 del d.lgs. n. 334 del 1999, è del resto forma adeguata di garanzia per gli enti interessati. L'attribuzione della competenza ad un organo statale è imposta dalla necessità di vincolare anche organi dello Stato, coinvolti negli interventi rivolti a prevenire o limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, organi nei cui confronti la Regione e gli enti locali non hanno poteri. L'allegato IV, punto 2, del d.lgs. n. 334 del 1999 prevede il contenuto minimo del piano di emergenza esterno, che, come le linee guida che l'art. 7 rimette al Ministro dell'ambiente di concerto con altri ministri, d'intesa con la Conferenza unificata, concerne aspetti che riguardano tutto il territorio nazionale e costituiscono principî fondamentali cui la Regione avrebbe dovuto adeguarsi. I pericoli e gli effetti dannosi di un incidente rilevante possono coinvolgere il territorio di più Regioni; il coordinamento deve intervenire tra organi dello Stato e di altri enti. 3.2. – La Regione Emilia-Romagna evoca la sentenza n. 407 del 2002 e la ricognizione, dalla stessa operata, degli atti normativi, comunitari e nazionali, che hanno dettato la disciplina delle attività a rischio di incidenti rilevanti, sottolineando il conferimento alle Regioni delle competenze amministrative concernenti gli impianti di maggiore pericolosità (art. 72 del d.lgs.