[pronunce]

Solo il rilievo della propria incompetenza, d'ufficio o su istanza di parte, con l'indicazione del giudice competente ai sensi dell'art. 15, comma 4, cod. proc. amm., consumerebbe il potere del giudice e lo vincolerebbe alla sua decisione, facendo sorgere per le parti l'onere di impugnazione con il regolamento di competenza. 2.2.- Le questioni sarebbero poi manifestamente infondate sotto il lamentato profilo dell'eccesso di delega. Con la nuova disciplina della competenza il legislatore delegato avrebbe correttamente applicato il principio direttivo concernente il «riassetto del processo» di cui all'art. 44 della legge n. 69 del 2009, esercitando in modo non irrazionale, per i motivi esposti in precedenza, l'ampia discrezionalità che gli spetta nella conformazione degli istituti processuali.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia dubita della legittimità costituzionale dell'art. 15, commi 1, 2 e 3, dell'Allegato 1 (codice del processo amministrativo) al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 76 e 77 della Costituzione. Le disposizioni contenute nei citati commi dell'art. 15 del d.lgs. n. 104 del 2010 (d'ora in avanti: cod. proc. amm.) sono censurate in quanto il loro «combinato disposto» precluderebbe al giudice adito di statuire nella fase di merito sull'eccezione di difetto di competenza territoriale, qualora nella fase cautelare «sia stata trattenuta implicitamente la competenza». 2.- Le questioni sono sorte nel corso di giudizi riuniti promossi da alcuni ufficiali dell'Arma dei Carabinieri per l'annullamento, previa sospensione cautelare, del decreto dirigenziale n. 461790 del 17 agosto 2017 con cui il Ministero della difesa ha rideterminato la loro anzianità di servizio ai fini del passaggio in ruolo, in asserita violazione dell'art. 2212-duodecies del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare). Il giudice a quo riferisce che il resistente Ministero della difesa, ha tempestivamente eccepito l'incompetenza territoriale del TAR adito, in favore del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in ragione della natura generale dell'atto impugnato; precisa, inoltre, che le domande cautelari presentate dai ricorrenti sono state respinte per mancanza del periculum in mora, senza una pronuncia espressa sulla competenza. 3.- Secondo il rimettente - che richiama un orientamento giurisprudenziale del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, qualificato come «diritto vivente» - le disposizioni censurate non consentirebbero al giudice adito di pronunciarsi sull'eccezione di incompetenza, tempestivamente sollevata dalla parte interessata, qualora lo stesso giudice abbia provveduto sulla domanda cautelare senza rilevare il difetto di competenza. In questo senso, anche una pronuncia assunta in sede cautelare senza riferimenti espressi alla competenza costituirebbe una statuizione implicita su di essa e comporterebbe, con l'esaurimento del potere del giudice di rilevare l'incompetenza, la preclusione all'esame di tale questione nella fase di decisione della causa. La mancanza di coordinamento tra i diversi regimi processuali della decisione sulla competenza farebbe sì che la regola generale della rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza finché la causa non è decisa in primo grado, prevista al primo periodo del comma 1 dell'art. 15 cod. proc. amm. , conosca due ipotesi di deroga: quando è stata proposta domanda cautelare, in base a quanto previsto al comma 2, secondo cui «[i]n ogni caso il giudice decide sulla competenza prima di provvedere sulla domanda cautelare e, se non riconosce la propria competenza ai sensi degli articoli 13 [e] 14, non decide sulla stessa»; e quando, in mancanza di domanda cautelare, la parte ha eccepito il difetto di competenza entro il termine previsto per la costituzione in giudizio, nel qual caso «[i]l presidente fissa la camera di consiglio per la pronuncia immediata sulla questione di competenza», come stabilisce il successivo comma 3. Pur in presenza di una tempestiva eccezione di parte, dunque, la proposizione di una domanda cautelare concentrerebbe «[i]n ogni caso» la decisione sulla competenza in quella fase, anteriore al merito, e ciò varrebbe non solo nell'ipotesi di pronuncia espressa sulla competenza in sede cautelare, ma anche nel caso in cui la competenza venisse accertata in forma implicita, in un'ordinanza cautelare adottata senza riconoscimento espresso della competenza da parte del giudice adito. 4.- Sarebbero così violati innanzitutto gli artt. 3, 24 e 25 Cost., e in particolare i principi di ragionevolezza, di effettività della tutela giurisdizionale e del giudice naturale. La parte che ha eccepito tempestivamente l'incompetenza si vedrebbe precluso definitivamente l'esame motivato della sua eccezione e, in conseguenza dell'irragionevole disallineamento nel sistema congegnato dagli artt. 15 e 16 cod. proc. amm., verrebbe distolta dal giudice naturale precostituito per legge. La scelta legislativa contestata sarebbe inoltre irragionevole, sia perché anticipa la preclusione a una fase processuale, quella cautelare, connotata dal carattere eventuale e dalla sommarietà della cognizione, sia perché impone alla parte che intenda contestare la competenza l'onere di impugnare l'ordinanza che ha respinto la domanda cautelare, in ipotesi a sé favorevole. 4.1.- Sarebbero altresì violati gli artt. 76 e 77 Cost., per eccesso di delega. Il legislatore delegato avrebbe innovato il regime di rilevabilità del difetto di competenza nel silenzio del legislatore delegante e in contrasto con gli indirizzi generali stabiliti dall'art. 44, comma 2, lettera a), della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile), secondo cui il nuovo codice del processo amministrativo deve assicurare la «effettività della tutela». La ratio sottesa alla legge delega non giustificherebbe una simile scelta, in quanto l'opzione per l'inderogabilità della competenza territoriale sin dalla fase cautelare e l'articolazione di complessi e diversificati rimedi per far valere l'incompetenza non troverebbero riferimenti nel sistema previgente, e ciò si risolverebbe in un contrasto con la principale finalità perseguita dalla delega di snellire l'attività giurisdizionale e ridurne i tempi, attraverso un riassetto del processo amministrativo. 5.- Le questioni sono inammissibili, e lo sono sotto un profilo diverso e assorbente rispetto a quanto eccepito nell'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, che addebita al rimettente di non avere seguito una diversa interpretazione delle disposizioni censurate, più aderente ai parametri costituzionali invocati.