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Sono provvedimenti spot in assenza di un provvedimento di sistema che non dovrebbe far altro - colleghi - che leggere semplicemente una realtà che è cambiata profondamente e ha visto cambiare profondamente la funzione di intermediazione del sistema bancario. Ha visto cambiare il ruolo di finanziamento dell'economia e, cioè delle imprese, del nostro Paese, in assenza, peraltro, di un sistema di borsa che possa in qualche modo compendiare la mancanza di finanziamento del sistema economico nazionale. Ha visto cambiare profondamente la funzione sociale delle banche italiane, la loro presenza territoriale: la semplice rete dei bancomat è stata falcidiata profondamente. Ha visto cambiare il sistema di finanziamento dei privati. Pensate al credito al consumo, che è stato completamente lasciato in mano a società private, che evidentemente fanno della massimizzazione del profitto il loro sacrosanto e legittimo obiettivo. Basta guardare il tasso che viene applicato al credito al consumo. È stato abbandonato il sistema di finanziamento di privati e famiglie, cosa probabilmente ancora più grave dell'aver abbandonato il sistema di finanziamento delle imprese, almeno dal punto di vista sociale. Si è lasciato totalmente al mercato il sistema di sostegno al risparmio. Pensate alla vicenda, già citata, dei prospetti informativi degli aumenti di capitale, rispetto alla quale anticipo un provvedimento legislativo, che presenteremo nei prossimi giorni come Fratelli d'Italia, a tutela della necessità di informare adeguatamente i risparmiatori nel momento della compilazione dei prospetti informativi. Non ho timore di essere smentito se dico che tutti gli aumenti di capitale bancario, negli ultimi tre, quattro o cinque anni, sono stati caratterizzati da prospetti informativi quantomeno lacunosi, se non decisamente bugiardi. C'è un'ingente quantità di cause intentate; solo nell'aumento di capitale di Monte de' Paschi decine e decine di cause sono state intentate a questo riguardo. Tutta la gestione del risparmio è stata lasciata colpevolmente al cosiddetto mercato. Pensate alla vicenda evidentemente conseguente alla crisi globale dei cosiddetti NPL, i crediti deteriorati, e del bail-in , che tutti conoscete, su cui si sta palesando un'autentica piaga sociale, colleghi: oltre 240.000 abitazioni andranno all'asta nei prossimi mesi; sono oltre 1 milione e 400.000 i soggetti coinvolti nelle procedure conseguenti alla cessione dei crediti presunti deteriorati, obbligatoriamente ritenuti deteriorati, trasferiti al sistema del privato, molto spesso partecipato, nascostamente o palesemente, dalle stesse banche, facendo profitto sulla pelle dei cittadini. Si tratta di crediti, a volte anche assistiti da garanzia ipotecaria, ceduti al 15‑20 per cento del loro valore nominale. Tutto questo ha generato un sistema di speculazione sulla pelle dei cittadini, totalmente lasciato all'osservatore, al cronista ed evidentemente non riguardante il legislatore. Cito ancora la finanziarizzazione dell'economia, l'ingresso del Paese nell'euro. Tutte queste cose, colleghi, non sono accadute, nessuno le ha viste. Quanto al sistema bancario, alla sua regolamentazione, al sistema effettivo, il quadro di riferimento è quello, non è cambiato, è lo stesso di prima, non è successo niente per il legislatore nazionale. Continuiamo a produrre provvedimenti spot necessitati dall'urgenza di agire in salvataggio di importanti realtà creditizie senza prevedere una norma di sistema che prenda atto dei vari mutamenti che vi ho semplicemente, rapidamente e molto superficialmente elencato e che oggi lasciano allibiti. Le risorse vengono spese con la logica della spesa corrente e del salvataggio, senza capire che magari risorse di enorme entità, qualora investite invece in un provvedimento di sistema, avrebbero determinato oggi una modernizzazione del sistema, una presa d'atto dei mutamenti intervenuti e anche un aggiornamento dei controlli e di tutto l'apparato ispettivo. Perdonatemi colleghi, ma oggi - con tutto il rispetto per i fior di professionisti che vi operano - la Banca d'Italia a cosa serve? A cosa serve il cosiddetto Istituto centrale? Oggi già una banca di soli 15-16 sportelli è sotto l'egida ispettiva della Banca centrale europea, e potrei fare degli esempi citando semplicemente dei nomi. Il tempo è quello che è e, per trattare tutta la materia, ci sarebbe bisogno di un'intera giornata di approfondimento. È venuta meno la banca di prossimità. Manca la liquidità necessaria all'economia, perché drenata dal sistema del debito pubblico. I due principali istituti di credito italiani (tutto il sistema di Unicredit e di Banca Intesa) oggi sono praticamente in mano straniera e detengono buona metà del debito pubblico italiano. Tutto questo quadro a dir poco allarmante non può continuare ad essere lasciato preda di avventurieri e all'osservatore e al cronista. È necessario un provvedimento di sistema. Qualcuno prima o poi dovrà farlo. Contiamo che possa farlo un Governo diverso da quello attuale, un Governo forte che abbia consapevolezza dei problemi dell'Italia e a essi voglia porre rimedio. (Applausi dal Gruppo FdI e della senatrice Rizzotti) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Messina Assuntela. Ne ha facoltà. MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il decreto-legge in esame, finalizzato al sostegno del sistema creditizio del Mezzogiorno, il Governo ha inteso intervenire a tutela del risparmio in Italia e a difesa del sistema delle imprese e della capacità di erogare credito. Il provvedimento, nell'azione di rilancio della politica di ricapitalizzazione del sistema bancario del nostro Meridione, riesce a dare una risposta rapida ed efficace alle emergenze emerse soprattutto dopo il commissariamento della Banca Popolare di Bari: tutela dei risparmiatori e degli obbligazionisti, ossia delle migliaia e migliaia di famiglie che hanno investito gran parte dei loro risparmi nelle attività della banca ; salvaguardia dei posti di lavoro messi in serio pericolo dalla crisi in corso. Parliamo del progetto di dar vita alla Banca del Mezzogiorno come istituto di credito a guida pubblica, che possa contribuire in Italia a riequilibrare il deficit di costo del denaro tra Nord e Sud del Paese e, quindi, a ridurre uno degli elementi strutturali del gap economico del Sud, cioè il costo dell'accesso al credito. Un istituto agile, ma che sia in grado di operare in termini di mercato a favore delle imprese e dei territori del Sud Italia richiede che questo Parlamento e la politica non si dimentichino del tema una volta convertito il decreto. Infatti, per operare come Banca del Mezzogiorno occorre che le politiche pubbliche diano al ruolo della banca di investimenti un messaggio, un contenuto che sia non solo quello della rete degli sportelli, ma anche quello di essere protagonista e attore in una nuova stagione di investimenti nel Sud Italia. Questo processo passa attraverso la mobilitazione di risorse pubbliche e il concorso di risorse private. La stessa Banca Popolare di Bari può riuscire nella mission di divenire attrattore di altre realtà creditizie meridionali, affinché si realizzi una rete di offerta creditizia nel Mezzogiorno d'Italia, ma a condizione che operi in un contesto di vera e propria impresa del credito, nel rispetto delle regole e delle leggi di mercato.