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In particolare, per quanto concerne lo stato di pagamento della cassa in deroga, in base ad un'analisi dei dati aggiornata al 3 giugno 2020, con riferimento ad un quadro su scala nazionale, risulta che i beneficiari autorizzati dall'INPS sono 1.285.601 lavoratori. Di questi sono stati forniti dalle aziende all'Istituto i dati necessari per il pagamento relativi a più di 1.100.000, dei quali 911.247 risultano già pagati. Tutti i dati sono in ogni caso disponibili sul sito dell'INPS. Per concludere, posso assicurare che è già allo studio, al mio Ministero, una riforma organica della disciplina degli ammortizzatori sociali, volta a rendere l'istituto meno farraginoso e più idoneo a rispondere tempestivamente alle esigenze di tutela delle imprese e dei lavoratori. Largo spazio verrà riconosciuto al profilo della formazione e dell'accompagnamento del singolo lavoratore al reinserimento nel mercato del lavoro. Solo orientando gli strumenti di sostegno al reddito verso politiche attive è possibile affrontare la sfida di rinnovamento che questa delicata fase ci pone. (Applausi) . PRESIDENTE.Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Laus, per due minuti. LAUS (PD) . Signor Presidente, nel ringraziare il Ministro, credo sia importante il fatto di rivedere tutto il sistema degli ammortizzatori sociali ma restano comunque delle preoccupazioni. Glielo dico in modo chiaro e semplice, poiché sostengo la maggioranza e ho tutto l'interesse a dare un contributo in termini fattivi: ogni lavoratore deve percepire le sue spettanze al massimo entro il 15 del mese successivo. Noi senatori percepiamo le nostre spettanze nel mese di competenza. Nel caso specifico, l'acconto del 40 per cento con il relativo saldo, tenendo conto delle dinamiche che lei un attimo fa ci ha riferito, a mio avviso non metteranno nelle condizioni il lavoratore di percepire le spettanze entro i due mesi. L'unica soluzione possibile - io la vedo così - è che il lavoratore percepisca immediatamente le sue spettanze direttamente all'istituto di credito, chiaramente per il tramite delle aziende, e che lo Stato si faccia garante al 100 per cento, senza oneri - come dicevo nella premessa - in carico alle aziende. Tutte le altre procedure, pur comprendendo lo sforzo, dal nostro punto di vista non risolveranno i problemi. Certo, se dovessero essere risolti i problemi e i lavoratori potranno percepire immediatamente queste spettanze, sarò il primo ad essere contento e a fare i complimenti in questa sede a lei e al Governo che sostengo. (Applausi) . PRESIDENTE . La senatrice Toffanin ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-01641 sui contributi per la sicurezza sul lavoro e i presidi sanitari, per tre minuti. TOFFANIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, vorrei oggi esprimere la nostra preoccupazione al Ministro: siamo realmente preoccupati per la sorte degli italiani che lavorano e per quelli che il lavoro non ce l'hanno, ma lo cercano. Siamo preoccupati per quanti resteranno senza un lavoro per colpa di questa crisi. Non basta continuare a complimentarsi per il loro coraggio, la loro resilienza, come non basta sostenerli con un hashtag «celafaremo». Qua e ora - ed è già tardi - il Governo deve intervenire su più fronti con aiuti concreti e con criterio, in base alle reali necessità di ogni singola categoria, di ogni singolo lavoratore, non solo con interventi a pioggia di tipo assistenzialistico, ma anche e soprattutto con interventi strutturali mirati, con investimenti per le imprese che creano i veri posti di lavoro. Signor Ministro, sono troppe le parole spese ad oggi a sostegno dei lavoratori italiani, molti meno i provvedimenti di sostanza. Nel decreto cura Italia, all'articolo 43, sono previsti contributi per le imprese artigianali, industriali e commerciali, per la messa in sicurezza delle attività lavorative in modo da garantire i presidi sanitari. Le risorse stanziate dopo tanti annunci sono state a dir poco ridicole: solo 50 milioni di euro, esauriti un secondo dopo l'apertura del bando, a fronte di poco più di 3.000 domande accolte e oltre 190.000 che non sono state ammesse. Ma le pare possibile, signor Ministro? È questa la vostra programmazione? Ancora una volta è stato utilizzato l'ingiusto strumento del click day , che non tiene conto nemmeno che la connessione Internet in Italia non arriva dappertutto: della serie «chi primo clicca e ha la connessione veloce, prima ottiene e gli altri rimangono a bocca asciutta». Una copertura finanziaria completamente insufficiente, dunque: tante belle parole, pochi soldi e mal distribuiti. Ora, nel decreto-legge rilancio si estende la platea dei possibili richiedenti tali contributi, oltre alle imprese, anche agli enti del terzo settore, e fin qui nulla di male, anzi; peccato però che, oltre ad allargare ad altri possibili beneficiari, non sia stata messa nessuna risorsa a copertura (lo sottolineo): praticamente, "le nozze con i fichi secchi". Le chiediamo quindi, signor Ministro, come e quando intenda garantire le coperture finanziarie, perché senza le risorse la misura non ha senso, se non come ennesimo annuncio; eppure, per potenziare le task force , i tavoli o gli enti inutili, le risorse sono state trovate. INPS e INAIL possono incrementare l'importo per sostenere le spese conseguenti ai maggiori servizi dovuti alla crisi; le imprese private, però, come possono fare per sostenere le maggiori spese dovute alla crisi? Con un fortuito click ? Signor Ministro, come intende fare per garantire una distribuzione delle risorse equa, imparziale ed esaustiva? Non ritiene opportuno aprire un nuovo bando, con risorse adeguate e definire i criteri per una distribuzione giusta e non casuale? (Applausi). PRESIDENTE. Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatrice Catalfo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CATALFO, ministro del lavoro e delle politiche sociali . Signor Presidente, la presente interrogazione si concentra sulla novella legislativa attuata con l'articolo 77 del cosiddetto decreto-legge rilancio, che ha incluso anche gli enti del terzo settore tra i destinatari delle prestazioni contenute nell'articolo 43 del decreto-legge cura Italia, norma originariamente rivolta - come sottolineava la senatrice Toffanin - solo alle imprese. L'articolo 43 da ultimo citato, in particolare stabilisce che, allo scopo di sostenere la continuità in sicurezza dei processi produttivi delle imprese, nonché delle attività d'interesse generale degli enti del terzo settore, a seguito dell'emergenza sanitaria coronavirus vengano finanziate, nel limite complessivo massimo pari a 50 milioni di euro, le spese per l'acquisto dei dispositivi e degli altri strumenti di protezione individuale. Le ragioni sottese all'allargamento della platea dei beneficiari risiedono nella convinzione che il rilancio del nostro Paese passi non solo attraverso il sostegno alle imprese, ma anche ai soggetti che svolgono attività d'interesse generale non in forma d'impresa e, come tali, meritevoli di analoga tutela. Peraltro molte delle attività d'interesse generale svolte dagli enti no-profit sono direttamente rivolte al contrasto e alla prevenzione del virus.