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Disposizioni in materia di regolamentazione, trasparenza e classificazione delle fondazioni e delle associazioni politiche. Onorevoli Senatori. – La politica italiana vive un periodo di forte cambiamento, che interessa anche il suo centro propulsivo per antonomasia, i partiti politici. Fino a che i partiti hanno svolto una funzione di raccordo tra le istituzioni politiche – elettive e di governo – e la società civile, tra decisori politici e interessi collettivi, sono state le sezioni tematiche degli stessi a formulare le proposte che, all'interno dei singoli settori, costituivano la sintesi tra le diverse culture, i valori dei singoli partiti e le istanze economico-sociali. Con la crisi delle ideologie tradizionali, della distinzione fra destra e sinistra, dei «partiti-cattedrale» seguita dal fallimento dei grandi partiti di coalizione, nonché con la forte affermazione delle leadership personali, si è andato diffondendo un nuovo assetto politico, che ancora oggi vive pesanti scosse di assestamento. Le tradizionali cornici partitiche della politica stanno perdendo terreno in termini di proposte e rappresentatività e, parallelamente, molte delle principali funzioni che storicamente appartenevano loro, a cominciare dalla condivisione di idee, dal dibattito su determinate issues di attualità, dalla proposta di politiche e per la politica, sono state progressivamente fatte proprie dai «pensatoi», da quei cantieri di idee, proposte, riflessioni, studio e, perché no, critica che sono oggi rappresentati dalle fondazioni e associazioni politiche, conosciute nel gergo internazionale come think tank . Questi nuovi attori del panorama politico-istituzionale vengono immaginati come un ponte tra la politica e le diverse realtà sociali, produttive e culturali. Una recente ricerca effettuata dal centro studi Openpolis, dal felice titolo « Cogito ergo sum », ha censito la presenza di sessanta think tank politici tuttora operanti nel nostro Paese, tra cui quarantacinque fondazioni e quindici associazioni, dei quali oltre tre quarti sono stati costituiti (non a caso) negli ultimi quindici anni. Questi numeri testimoniano la necessità di una regolamentazione, soprattutto in materia di trasparenza, resa ancor più impellente dalla recente riforma del sistema di finanziamento pubblico ai partiti. Questo fenomeno evidenzia da un lato l'opportunità di inserire meccanismi che possano incentivare e agevolare l'attività dei laboratori culturali realmente operativi, dall'altro la necessità di contrastare, sia ponendo severi obblighi di trasparenza, sia in termini di selettività nell'accesso alle agevolazioni pubbliche, i fenomeni degenerativi che in questi anni sono proliferati, con la creazione di vere e proprie scatole vuote finalizzate a incamerare finanziamenti occulti per la politica o, peggio ancora, per i politici. Ciò ha attirato con frequente cadenza l'attenzione dei mezzi di comunicazione dediti ad una giusta attività di inchiesta e di denuncia, che tuttavia per responsabilità di alcuni ha visto finire nel ludibrio anche le realtà virtuose e meritevoli. L'introduzione di una disciplina moderna ed innovativa in materia di fondazioni e associazioni politiche può costituire un importante passo in avanti per riavvicinare i cittadini ai partiti, alla politica e alle istituzioni. Da qui prende le mosse il nostro disegno di legge, pensato con l'intento di disciplinare il mondo delle fondazioni e delle associazioni politiche al fine di differenziare, in modo chiaro e con parametri oggettivi, le realtà vive dalle scatole vuote; quelle che siano una semplice protesi di partiti o correnti politiche, da quelle che, pur facendo eventualmente riferimento ad alcune grandi aree politiche, o ad alcune ideologie ispiratrici, operano spinte dalla volontà di studio, approfondimento, ricerca e produzione di policies e proteggono con gelosia la loro autonomia e libertà culturale ed intellettuale. Non si tratta dunque di una limitazione dell'autonomia associativa garantita dall'articolo 18 della Costituzione, ma di un intervento diretto ad introdurre elementi di trasparenza e responsabilità, a garantire un sistema meritocratico, a spazzare definitivamente via le zone d'ombra che hanno consentito di nascondere forme di finanziamento illecito ai partiti o forme di tacito scambio tra attori istituzionali e determinati interessi di parte, anche al fine di rendere più consapevole l'eventuale finanziamento da parte di soggetti privati o di aziende, alle fondazioni e alle associazioni presenti nel nostro Paese. L'articolo 1 delinea l'ambito di applicazione dell'intervento normativo, differenziando le fondazioni e le associazioni che hanno lo scopo primario di valorizzare e promuovere le culture storico-politiche di riferimento, attraverso iniziative di studio, ricerca, formazione, pubblicazione di atti o riviste scientifiche, da quelle che si qualificano come semplici protesi dei partiti o di correnti politiche, le cui cariche o organi direttivi siano determinati tramite atto o delibera ufficiale siglata dai legali rappresentanti del partito stesso, ovvero che eroghino in loro favore somme, contribuiscano al finanziamento di iniziative o all'offerta di beni e servizi in favore degli stessi. L'articolo 2 delinea le finalità delle fondazioni e delle associazioni politiche, che devono essere opportunamente inserite negli statuti per essere qualificate come tali. L'articolo 3 istituisce, presso la Commissione di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, qui rinominata «Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, delle fondazioni e delle associazioni politiche», un registro nazionale delle fondazioni politiche e delle associazioni politiche cui dovranno essere comunicati, in prima istanza entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, nonché entro il 30 giugno di ogni anno in caso di variazioni, i seguenti dati: denominazione, scopo, sede, ove presente il partito o movimento politico di appartenenza; i dati dei componenti degli organi direttivi responsabili della gestione della fondazione o della associazione; copia dell'atto costitutivo e dello statuto. Il comma 3 prevede, inoltre, che il rappresentante legale della fondazione o della associazione presenti ogni anno, entro il 30 giugno, alla Commissione: il bilancio annuale con relativi allegati, la relazione del revisore contabile, il verbale di approvazione del bilancio da parte degli organi competenti e i nomi di tutti i soggetti finanziatori, indipendentemente dal rilascio degli stessi del consenso in materia di protezione dei dati personali. Detta Commissione avrà il compito di verificare la presenza dei requisiti e la regolarità della documentazione ai fini dell'iscrizione al registro. Si precisa che l'iscrizione allo stesso diventa condizione fondamentale per l'accesso alle agevolazioni e ai benefìci fiscali, oltre che ai finanziamenti statali. Il comma 6 prevede che il registro sia direttamente consultabile sul sito internet del Parlamento italiano, dove peraltro è già presente quello dei partiti politici, e che sia suddiviso in due separate sezioni. La prima, nella quale siano elencate le fondazioni e le associazioni politiche direttamente e formalmente collegate ai partiti; la seconda contenente le istituzioni culturali intellettualmente indipendenti e autonome.