[pronunce]

L'imparzialità, il buon andamento dell'amministrazione regionale e la trasparenza dell'azione amministrativa (art. 2 comma 1, lettera a), nonché la razionalizzazione organizzativa, il contenimento e il controllo della spesa, anche mediante accorpamento e soppressione delle strutture esistenti e il perseguimento di degli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità (art. 2, comma 1, lettere b e c) sarebbero espressione del principio di buon andamento dell'amministrazione, di cui all'art. 97 Cost., mentre la rispondenza dei risultati dell'attività amministrativa e della gestione agli indirizzi politico-amministrativi impartiti dagli organi di governo mediante l'istituzione di apposite strutture organizzative (art. 2, comma 1, lettera e) si limiterebbe a riflettere la «posizione di organo esecutivo della Giunta regionale» scolpita dall'art. 121, terzo comma, Cost. 7.- Né avrebbe rilievo il rinvio ai principi dell'attività amministrativa e di organizzazione posti dal Titolo IX dello statuto reg. Campania, il cui Capo I si compone di tre articoli. Secondo il rimettente, «i primi due articoli si occupano dell'azione amministrativa, e non dell'organizzazione degli uffici, il terzo tratta di profili della dirigenza non strettamente riferibili all'ordinamento burocratico degli uffici della Giunta». Il Capo II, prosegue il giudice a quo, reca «principi di organizzazione», ma l'art. 67 dello statuto «si limita a riprodurre il principio costituzionale di cui all'art. 97, comma 4, Cost.» quanto all'accesso ai pubblici uffici per concorso, e aggiunge poi «una norma generale di organizzazione», secondo la quale i dirigenti della Giunta regionale appartengono a un ruolo unico e ad essi sono attribuiti, in relazione agli incarichi affidati, differenti competenze e responsabilità, «dando indicazioni in relazione ad uno specifico e limitato profilo, quello della previsione di un ruolo unico per la dirigenza e di un ruolo distinto per il personale del Consiglio regionale». 8.- Infine, conclude il rimettente, nessuna delle disposizioni della legge reg. Campania n. 11 del 1991, preservate dall'abrogazione, esprime norme generali regolatrici della materia, vale a dire si riferisce alla «organizzazione delle strutture amministrative della Giunta». 9.- Il giudice a quo ritiene, pertanto, che la disposizione censurata sia priva di norme idonee ad esprimere «la scelta di principio del legislatore per un certo modello di organizzazione amministrativa», pur a fronte di «molteplici» alternative, finendo per conferire alla Giunta una "delega in bianco" «senza vincolo predeterminato da principi legislativi». 10.- Tale assetto normativo, secondo il rimettente, oltre che l'art. 123 Cost., violerebbe anche gli artt. 121, «in quanto è alterato il rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo a livello regionale», e 97 Cost., in punto di «riserva di legge relativa in materia di organizzazione amministrativa». 11.- Si è costituita in giudizio la Federazione dirigenti e direttivi - Enti territoriali sanità (FEDIRETS), che è succeduta «a seguito di successive fusioni» a DIRER Campania, concludendo per l'accoglimento delle questioni. La parte privata premette che non può incidere sull'attuale giudizio la sopravvenuta legge della Regione Campania 21 ottobre 2022, n. 14 (Disposizioni in materia di rafforzamento ed efficientamento della capacità amministrativa della Regione Campania), che demanda nuovamente alla Giunta il potere di approvare un regolamento recante il proprio ordinamento amministrativo, specificando le "norme generali". Infatti, l'art. 1, comma 2, della legge regionale appena citata prevede che, nelle more dell'entrata in vigore del nuovo regolamento, continui ad avere applicazione il regolamento n. 12 del 2011, impugnato nel processo principale. Ciò detto, la parte privata aderisce alle argomentazioni svolte dal rimettente in punto di non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, e sollecita questa Corte ad autorimettere innanzi a sé questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione censurata dal giudice a quo, per il distinto profilo (eccepito nel processo principale, ma non recepito dall'ordinanza di rimessione) della previsione che il regolamento sia adottato dalla Giunta, sentita la commissione consiliare permanente competente per materia, senza l'approvazione del Consiglio regionale, come invece imporrebbe l'art. 56, comma 2, dello statuto regionale. Posto, poi, che il medesimo vizio di legittimità costituzionale denunciato dal rimettente raggiungerebbe il sopravvenuto art. 1, comma 1, della legge reg. Campania n. 14 del 2022, la parte sollecita questa Corte a dichiararne la illegittimità costituzionale in via consequenziale. 12.- Si è costituita nel presente giudizio anche la Regione Campania, già parte del giudizio a quo, che, nell'imminenza dell'udienza pubblica, ha depositato memoria, con cui ha illustrato le proprie ragioni. La Regione ritiene che la disposizione censurata, unitamente alle norme della legge reg. Campania n. 11 del 1991 non abrogate, e alle norme statutarie oggetto di rinvio, esprima adeguatamente le norme generali regolatrici della materia delegificata. La Regione Campania aggiunge che una puntuale valutazione del grado di analiticità di tali norme costituirebbe «un inammissibile sindacato sulle scelte del legislatore regionale in ordine all'ampiezza e al grado di puntualità delle indicazioni generali all'organo esecutivo». Le norme generali «sono in altri termini principi che devono delineare una cornice vincolante» all'interno della quale spetta all'organo esecutivo adottare le proprie scelte. Tali norme - aggiunge la Regione - non necessariamente dovrebbero essere ricavate dalla legge di delegificazione, ma anche dalle disposizioni vigenti nell'ordinamento e da quelle non abrogate. La norma regionale censurata, del resto, non delineerebbe un modello di delegificazione differente da quello al quale spesso è ricorso il legislatore statale, con disposizioni aventi una «marginale o assente delimitazione della materia oggetto di delegificazione», come nel caso dell'art. 17, comma 4-bis, della legge n. 400 del 1988, o nel caso dell'art. 2-bis, comma 1-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi). Nel caso di specie, la disposizione censurata conterrebbe norme regolatrici in tema di riduzione del numero delle strutture, di istituzione di strutture di raccordo, di flessibilità organizzativa. A ciò si aggiungerebbero le previsioni relative ai dirigenti recate dall'art. 67 dello statuto regionale e dagli artt. 13 e 14 della legge reg. Campania n. 11 del 1991. Infine, la Regione Campania osserva che l'art. 1, comma 2, della legge reg.