[pronunce]

n. 219 del 2016, la ricorrente sostiene che, anche ritenendo la disciplina del tributo annuale riconducibile al sistema tributario statale, comunque sarebbe illegittima una disciplina che realizzerebbe un significativo depauperamento dell'autonomia funzionale delle camere di commercio. La Regione Puglia osserva, infine, che anche riconducendo, come sostenuto dal resistente, la disciplina dell'art. 4, comma 6, del d.lgs. n. 219 del 2016 alla materia dell'art. 117, secondo comma, lettera r), Cost., l'obbligo indiscriminato e generalizzato di trasmissione dei dati sarebbe irragionevole e, appunto per questo, lesivo dell'autonomia organizzativa regionale (art. 117, quarto comma, Cost.). 11.2.- La Regione Toscana, nella memoria, deduce che la sentenza di questa Corte n. 278 del 2010 ha affermato che anche la legge di delega soggiace al fondamentale canone dell'interpretazione costituzionalmente conforme. L'interesse della Regione ad impugnarla sussiste dunque soltanto qualora l'unica esegesi possibile della stessa sia quella che prefigura una lesione dell'autonomia regionale; nella specie, soltanto il decreto legislativo avrebbe «reso percepibile ed accertabile l'esistenza in concreto della lesione». Pertanto, a suo avviso, è infondata l'eccezione dell'Avvocatura generale dello Stato, con cui questa ha sostenuto l'inammissibilità del ricorso, per mancata impugnazione della legge delega. Relativamente alle censure concernenti l'ordine procedimentale di acquisizione dei pareri stabilito dall'art. 10 della legge n. 124 del 2015, la ricorrente ne contesta la rilevanza meramente interna dello stesso e ribadisce che non sarebbe stato osservato il termine finale di esercizio della delega. A suo avviso, neppure avrebbe potuto operare la proroga di detto termine prevista dall'art. 10, comma 2, della legge n. 124 del 2015, tenuto conto che la richiesta di parere sullo schema di decreto delegato sarebbe pervenuta al Consiglio di Stato soltanto il 29 agosto 2016, quindi tardivamente. In riferimento alla disciplina del diritto annuale delle camere di commercio, la ricorrente deduce che la violazione dei parametri costituzionali evocati conseguirebbe alla circostanza che è stata attribuita soltanto allo Stato la valutazione della rilevanza del progetto che potrebbe fondare l'incremento del diritto camerale. Nella memoria la ricorrente deduce altresì che la Conferenza unificata aveva condizionato il parere favorevole al recepimento della proposta n. 12, il cui mancato accoglimento conforterebbe l'esistenza della denunciata lesione. La censura avente ad oggetto l'art. 3, comma 4, del d.lgs. n. 219 del 2016 sarebbe poi confortata dal fatto che il decreto del Ministro dello sviluppo economico dell'8 agosto 2017, recante la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, esplicita che la Conferenza Stato-Regioni non ha formulato il parere a seguito del disaccordo su vari punti del testo; quindi, risulterebbe che proprio a causa della previsione del parere, in luogo dell'intesa, le Regioni non hanno visto considerate le proprie posizioni. Inoltre, la tesi del resistente, secondo cui il richiamo della sentenza n. 251 del 2016 non sarebbe corretto, poiché la materia oggetto della legge delega spetterebbe alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettere e) e g), Cost., non sarebbe fondata. A suo avviso, il mancato accoglimento delle proposte di modifica formulate dalla Conferenza unificata con il parere reso sullo schema di decreto delegato ai numeri 4 e 15 confermerebbero che il dialogo istituzionale è stato meramente formale ed inidoneo a garantire le competenze regionali. In ordine alla questione avente ad oggetto l'art. 4, comma 6, del d.lgs. n. 219 del 2016, la ricorrente osserva, infine, che la riconducibilità della disciplina alla competenza legislativa esclusiva dello Stato nelle materie «anagrafi» e «ordinamento civile», di cui all'art. 117, secondo comma, lettere i) ed l), Cost. non escluderebbe che la stessa incida anche sull'autonomia organizzativa regionale, che sarebbe stata lesa. Inoltre, la Conferenza unificata, con la proposta n. 14 del parere reso sullo schema di decreto delegato, aveva fatto presente detta esigenza che neanche è stata considerata, con conseguente lesione dell'art. 117, quarto comma, Cost., e del principio di leale collaborazione. 11.3.- La Regione Lombardia, nella memoria, contesta anzitutto la fondatezza dell'eccezione del resistente di inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 10 della legge n. 124 del 2015, per decorso del termine di impugnazione e argomenta sull'ammissibilità dell'autorimessione, richiamando alcune pronunce di questa Corte. La ricorrente contesta altresì che la disciplina in esame possa essere ricondotta alla competenza legislativa esclusiva dello Stato nella materia dell'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., o comunque ad altre materie previste da detto parametro. Indipendentemente dalla considerazione che tale deduzione è stata svolta con limitato riferimento alla regolamentazione del diritto camerale e «della tenuta dei registri» (in relazione alla quale sarebbe comunque non fondata), la stessa, a suo avviso, non potrebbe essere, infatti, giudicata atomisticamente, costituendo «un unicum inscindibile» ed interessando «una pluralità di competenze (legislative ed amministrative) ed interessi facenti capo a livelli di governo diversi». La Regione Lombardia ribadisce, infine, le deduzioni svolte nel ricorso in ordine alla prospettata necessità di una disciplina transitoria «per tutti e soli gli accorpamenti già deliberati alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015».1.- Le Regioni Puglia (reg. ric. n. 4 del 2017), Toscana (reg. ric. n. 5 del 2017), Liguria (reg. ric. n. 6 del 2017) e Lombardia (reg. ric. n. 7 del 2017) hanno promosso questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto l'intero testo del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219 (Attuazione della delega di cui all'articolo 10 della legge 7 agosto 2015, n. 124, per il riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura), e gli artt. 1, 2, 3 e 4 (censurati da ciascuna ricorrente nei limiti e nei termini precisati nei paragrafi 1 ed 1.1. del Ritenuto in fatto) del medesimo decreto, per violazione degli artt. 3, 5, 18, 76 e 77, primo comma, (questi ultimi due parametri in relazione all'art. 10, comma 1, della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»), 97, 117, terzo e quarto comma, 118 e 120 della Costituzione e dei principi di leale collaborazione e di ragionevolezza.