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Il disegno di legge delega interviene in riferimento ad un complesso di norme del codice civile, quali quelle contenute nei capi IV, V e VI del titolo VI del libro primo, già significativamente innovate con la legge 8 febbraio 2006, n. 54, (Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli), con la legge 10 dicembre 2012, n. 219, (Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali) e col successivo decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154, (Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell'articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219), nonché incise dall'entrata in vigore della legge 20 maggio 2016, n. 76, (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze). Avendo quest'ultima introdotto, all'articolo 1, commi da 50 a 64, il contratto di convivenza, gli accordi oggetto della previsione in commento sono destinati ad intervenire nel diverso ambito dei rapporti matrimoniali e delle unioni civili, atteggiandosi come accordi cosiddetti prematrimoniali o in costanza di matrimonio o unione civile. Configurati come accordi da valere nella vigenza del matrimonio o dell'unione civile, se a contenuto patrimoniale, trovano riscontro nella disposizione dell'articolo 162 del codice civile, con la quale dovranno misurarsi le disposizioni delegate. Manca invece attualmente qualsiasi previsione normativa di accordi finalizzati a stabilire i criteri per l'indirizzo della vita familiare, che pure va concordato ai sensi dell'articolo 144 del codice civile e dell'articolo 1, comma 12, della legge n. 76 del 2016, nonché quelli per l'educazione dei figli. Resta fermo il principio dell'inderogabilità dei diritti e dei doveri scaturenti dal matrimonio, di cui all'articolo 160 del codice civile, e dalle unioni civili, di cui all'articolo 1, comma 11, della legge n. 76 del 2016. Configurati come accordi in previsione dell'eventuale crisi del rapporto, essi verrebbero a colmare una lacuna del nostro ordinamento, nel quale tuttora tali tipologie di accordi, sia patrimoniali che personali, sono reputati nulli, rispetto invece ad altri ordinamenti, nei quali sono ammessi e regolamentati. Si tratta di una lacuna particolarmente avvertita nel sentire sociale, come dimostrano i ripetuti interventi giurisprudenziali chiamati ad occuparsi di accordi stipulati dai nubendi o dai coniugi per l'eventuale futura crisi del rapporto o dai secondi per regolare gli effetti, in specie patrimoniali, ma non solo, della crisi in atto. La riforma operata con il decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, ha introdotto procedimenti alternativi per la separazione e lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio (e relative modifiche alle condizioni di separazione o divorzio), consentendo ai coniugi che intendano raggiungere una soluzione consensuale di ricorrere a convenzione di negoziazione assistita da almeno un avvocato per parte. È altresì data la possibilità di presentare richiesta congiunta all'ufficiale dello stato civile, con l'assistenza facoltativa di un avvocato, a condizione che l'atto non contenga patti di trasferimento patrimoniale e che la coppia non abbia figli non pienamente autosufficienti. In presenza di trasferimenti patrimoniali o di figli a carico della coppia, l'unica alternativa al procedimento innanzi al tribunale rimane la negoziazione assistita, la quale prevede un giudizio di omologazione sull'accordo concluso soltanto in presenza di figli non pienamente autosufficienti. Negli altri casi è previsto un semplice nulla osta del procuratore della Repubblica, a fronte di un controllo di regolarità formale. Tali procedimenti alternativi, sebbene consentano di derogare al controllo giurisdizionale sugli accordi di separazione, in assenza di figli non pienamente autosufficienti, non realizzano una piena liberalizzazione di detti accordi. Essi comunque presuppongono la crisi già in atto. Per contro è innegabile l'utilità di un istituto che consenta ai nubendi, ai coniugi e alle parti di una programmata o costituita unione civile di gestire consensualmente i rapporti, personali e patrimoniali, in un momento precedente la crisi del rapporto, in cui è più facile definire consensualmente il reciproco assetto degli interessi. Si tratta dei prenuptial agreements di matrice anglosassone, oggi reputati in contrasto con la previsione dell'articolo 160 del codice civile e col principio dell'indisponibilità dei diritti nascenti dal matrimonio. Il disegno di legge delega fissa il criterio direttivo del rispetto, oltre che delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell'ordine pubblico e del buon costume, così consentendo di preservare in primo luogo l'indisponibilità dello status coniugale o di parte di unione civile e di limitare la regolamentazione convenzionale ai diritti disponibili, escludendo altresì limitazioni dei diritti fondamentali della persona, una volta venuto meno detto status , per lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dell'unione civile. Ulteriori principi e criteri direttivi concernono la materia delle successioni. In particolare, si prevede di intervenire nell'ambito dei diritti riservati ai legittimari, di cui agli articoli 536 e seguenti del codice civile, nel senso di consentire la trasformazione della quota del patrimonio ereditario riservata ai legittimari in una quota del valore del patrimonio ereditario al momento dell'apertura della successione, garantita da privilegio speciale sugli immobili che ne fanno parte o da privilegio generale sui beni mobili che costituiscono l'asse ereditario in caso di mancanza di beni immobili. Sempre in materia di successioni, un ulteriore criterio di delega riguarda i patti successori; si prevede la possibilità di stipulare patti sulle successioni future che consentano di devolvere specifici beni del patrimonio ereditario a determinati successori specificamente indicati, nonché di rinunciare irrevocabilmente, da parte di soggetti successibili, alla successione generale o a particolari beni, ferma restando l'inderogabilità della quota di riserva prevista dal codice civile. Si prevede altresì un criterio di delega relativo all'introduzione di misure di semplificazione ereditaria, in conformità al certificato successorio europeo. Da tempo è avvertita l'esigenza di riformare le norme di tutela dei legittimari, tanto è vero che già col decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80, sono stati modificati gli articoli 561 e 563 del codice civile. L'intervento è risultato tuttavia inadeguato rispetto al fine perseguito – tuttora attuale – di agevolare la circolazione degli immobili di provenienza donativa, assoggettabili all'azione di riduzione e quindi di restituzione, e di favorire l'accesso al credito garantito da ipoteca su tali immobili. Il disegno di legge delega fissa principi e criteri direttivi volti alla trasformazione dell'attuale legittima in natura in cosiddetta legittima in valore: il relativo diritto è configurato come diritto di credito, tuttavia assistito da garanzia reale.