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Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, membri del Governo, parlare di legge europea a poche settimane da un voto che si annuncia, comunque vada, rivoluzionario per gli equilibri della comunità degli Stati membri, penso faccia bene alla dialettica politica. Questo purché non diventi l'occasione di fare propaganda ideologica senza tenere conto dei fatti. E soprattutto, purché sia un'occasione di confronto franco e aperto sulla bontà o meno del rapporto che intercorre tra Stato nazionale e unione sovrastatale. Come ho detto, vorrei guardare ai fatti. Ed i fatti sono che ci troviamo ad approvare uno dei due strumenti legislativi principali attraverso i quali il Parlamento applica le direttive legislative che ci provengono dall'Unione europea, adattando ad esse la nostra legislazione interna. Senza dubbio, nel processo di integrazione tra entità statali differenti, si tratta, di anno in anno, di un passo avanti non indifferente che, allo stesso tempo, ci dà la misura di quanto sia in salita il percorso che tutti quanti, con visioni diverse e diversi modi per ottenere il risultato perseguito, ci proponiamo di conseguire, cioè la nascita di un'Europa efficiente e solidale. Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,01) ( Segue PUCCIARELLI). Libera circolazione di persone, servizi e merci; giustizia e sicurezza; trasporti, fiscalità dogane e aiuti di Stato; diritto d'autore; tutela della salute umana; ambiente. Nell'ampiezza di questi temi, non si può non avere l'impressione che l'Europa voglia occuparsi di tutto, perdendo di vista il quadro di insieme in cui l'applicazione di una o più direttive o regolamenti dovrebbe inserirsi. Per questo l'Europa, agli occhi dei cittadini, è un mostro di contraddizioni. Alcuni aspetti godono di consenso bipartisan , altri sono osteggiati dal popolo, perché percepiti come pericolosi o, nella migliore delle ipotesi, inutili e troppo spesso, molti di essi sono veramente pericolosi o inutili. La precisione con la quale le direttive e i regolamenti europei normano aspetti, anche minimali, dei settori della cosa pubblica statale stride enormemente con l'ampiezza dei problemi aperti, non ancora risolti e ai quali l'Europa presta ascolto raramente. Ci troviamo in procedura di infrazione o EU-Pilot per molte materie nelle quali, a volte, essere in infrazione vuol dire tutelare o aver tutelato l'interesse nazionale, perché una normativa proveniente da Bruxelles è stata, magari, tarata sulle esigenze degli Stati del Centro o del Nord Europa, danneggiando così Paesi mediterranei, in primo luogo il nostro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Credere in un'Europa unita nelle diversità è un sogno, prima ancora che un progetto politico, che nessuno di noi ha deciso di abolire. Ma per farlo è doveroso una presa di coscienza dei problemi che troppo spesso sono mascherati dalla pervasività di una regolamentazione che, per dire tutto, finisce per non dire niente. La libera circolazione degli uomini e delle merci non deve essere sinonimo di concorrenza indiscriminata e, soprattutto, non deve dare il via a una guerra al ribasso sul costo del lavoro, con contratti fatti in uno Stato sulla base della legislazione o delle minori tutele sociali di un altro Stato. Allo stesso modo, è ipocrita rispettare lo spirito del trattato di Dublino solamente per la parte che riguarda l'abolizione dei controlli alle frontiere interne, senza tener presente che le frontiere esterne non sono affatto state abolite da quel trattato e, anzi, in un'ottica di comunità interstatale diventano le sole veramente importanti. Solamente difendendo il nostro spazio geografico ed economico europeo è possibile stimolare l'interscambio interno e garantire la movimentazione di uomini e merci. Il tema degli aiuti di Stato, poi, è un tema caro per i teorici dell' austerity e come tale va affrontato. In primo luogo, bisogna sottolineare che altri Paesi ne hanno fatto largamente uso in passato per salvare le proprie banche e le proprie economie, ma che oggi sembra non ne abbiano più memoria. La cura dell'austerità imposta alla Grecia è stata mortale per il popolo greco e salutare per le banche tedesche. La stessa Germania, che impone il rigore agli Stati in difficoltà, ha evitato il default per ben tre volte grazie al dimezzamento e alla sterilizzazione dei suoi enormi debiti di guerra, che non avrebbe mai potuto pagare: ebbene, tra i Paesi che decisero di non esigere il conto c'erano anche l'Italia e la Grecia. (Applausi dal Gruppo M5S). Viene da dire, con il senno di poi, che avremmo dovuto non solo chiedere l'intero ammontare, ma anche esigere gli interessi. Un'Europa veramente solidale non può stare alla mercé delle forze brute dell'economia finanziaria e del lobbismo. Non si può pensare infatti che lo Stato si astenga dall'agone economico, riducendo sempre più il perimetro della propria giurisdizione, a favore di una non ben precisata economia di mercato oggi ormai inesistente. Fin quando l'aiuto di Stato sarà concepito come un modo per truccare le carte in economia, non saremo in grado di difendere nel lungo termine le tutele sociali acquisite nel corso dei decenni dai lavoratori europei. Tra i tanti provvedimenti che discutiamo nella Commissione affari europei, mi piacerebbe trovare qualcosa che accenna alla Banca centrale come prestatore di ultima istanza, ruolo che, se venisse assunto, consentirebbe di disinnescare le turbolenze dei mercati in nome della solidarietà transnazionale e di una prospettiva comune europea. Non ci sarebbero più colpi di Stato favoriti dallo spread . In sostanza, va bene occuparsi delle guide vulcanologiche e di tutti gli altri minuziosi aspetti di cui tratta le legge europea 2018, ma non perdiamo di vista le macroquestioni che mettono in pericolo l'intera impalcatura europea. Al prossimo choc finanziario, l'Europa rischia di cadere come un castello di carta, se non cambiamo in fretta il suo modo di rapportarsi agli Stati e anche il modo degli Stati di rapportarsi tra loro. È ora di smettere di pensare, infatti, che il contrasto tra Nazioni abbia cessato di esistere con la nascita dell'Europa. Il contrasto è rimasto ed è stato ingessato in una struttura che non consente la mediazione, ma che copre in maniera opaca il dispiegarsi dei contrasti nei quali i Paesi più forti o efficienti sul piano internazionale hanno la meglio. Ce ne accorgiamo guardando la Libia, puntualmente destabilizzata dalla Francia ogni qual volta si orienta verso l'Italia, che è il suo interlocutore naturale grazie alla posizione geografica, e molti altri esempi si potrebbero fare. Colleghi senatori, votiamo questa legge oggi e facciamolo usandola come spunto di riflessione per ciò che dovrà essere attuato dal 26 maggio, cioè gettare finalmente le basi per un'Europa dei popoli in cui tutti gli Stati hanno pari dignità e pari trattamento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà. LONARDO (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, la legge europea è un passaggio fondamentale nella vita democratica del nostro Paese ormai da molti anni.