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Disposizioni in materia di cessazione della qualifica di rifiuto. Onorevoli Senatori . – Nel contesto dell'economia circolare, l'istituto dell’ end of waste deve trovare la massima diffusione in quanto rappresenta una misura concreta per realizzare, secondo i princìpi del diritto europeo, « una società del riciclo e del recupero ». Difatti tale istituto consente ai materiali risultanti da processi di riciclaggio o di recupero di essere nuovamente introdotti sul mercato ed essere in grado di competere con le materie prime vergini. L'intenzione europea di realizzare una società del riciclo e del recupero emerge chiaramente sin dalle premesse della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, in materia di rifiuti laddove si stabilisce che: « La presente direttiva dovrebbe aiutare l'Unione europea ad avvicinarsi a una “società del riciclaggio”, cercando di evitare la produzione di rifiuti e di utilizzare i rifiuti come risorse » (cfr. considerando 28). E ancora: « Gli Stati membri dovrebbero sostenere l'uso di materiali riciclati (come la carta riciclata) in linea con la gerarchia dei rifiuti e con l'obiettivo di realizzare una società del riciclaggio e non dovrebbero promuovere, laddove possibile, lo smaltimento in discarica o l'incenerimento di detti materiali riciclati » (cfr. considerando 29). Tali obiettivi, che vedono i rifiuti come una risorsa e non come uno scarto, sono stati ribaditi dalla direttiva (UE) 2018/851 del Paramento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, in corso di recepimento da parte dell'Italia, al fine di preservare le materie prime, ridurre il più possibile le pratiche di recupero energetico e soprattutto poter eliminare il conferimento in discarica dei rifiuti. C'è la necessità di attivarsi, con uno sforzo da parte di tutti i Paesi membri, per raggiungere gli obiettivi dell'Unione europea. Nel nostro Paese, il settore dei rifiuti sta attraversando, invece, un periodo di grave crisi sia per la saturazione degli spazi nelle discariche e soprattutto negli inceneritori e nei termovalorizzatori, sia per le difficoltà che riscontrano le aziende per la realizzazione degli impianti di selezione propedeutica al riciclo e per l'autorizzazione degli impianti per il recupero di rifiuti e la produzione di materiali e prodotti da riutilizzare. Come evidenziato dagli operatori, questa situazione provoca la lievitazione dei prezzi di smaltimento e il deprezzamento del valore dei materiali, sembrerebbe anche con punte del 100 per cento; ciò rende più facile l'introduzione della criminalità organizzata nel ciclo di gestione dei rifiuti che offre prezzi a buon mercato, come già accaduto in passato. Recentemente, il comma 19 dell'articolo 1 del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, nelle more dell'adozione, da parte del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei decreti previsti dal comma 2 dell'articolo 184- ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, cosiddetto « codice dell'ambiente », introduce nello stesso codice una norma sulla cessazione della qualifica di rifiuto end of waste che, facendo salva l'applicazione dei decreti attualmente vigenti sul recupero dei rifiuti (come già era previsto dall'articolo 184- ter, comma 3, del medesimo codice dell'ambiente), rimanda all'emanazione di linee guida la definizione dei criteri sulla base dei quali potranno essere rilasciate dalle regioni le nuove autorizzazioni, come riportati nei decreti richiamati nel testo, per quanto riguarda tipologia, provenienza e caratteristiche dei rifiuti, attività di recupero e caratteristiche di quanto ottenuto da tale attività. C'è da dire che, successivamente all'emanazione dei decreti citati nella norma (che risalgono agli anni 1998, 2002 e 2005), le regioni hanno rilasciato autorizzazioni esaminando « caso per caso » in conformità all'innovazione tecnologica sviluppatasi negli ultimi anni, con flussi di prodotti non presenti in tali decreti, come, ad esempio le polveri fluorescenti da trattamento RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), da cui si ricavano le terre rare fondamentali per molte applicazioni tecnologiche, altre materie prime essenziali dai RAEE, batterie al litio, scarti da selezione di raccolte differenziate o da determinate lavorazioni, solventi, pneumatici fuori uso, ceneri varie ecc. Tali autorizzazioni hanno avuto lo scopo anche di permettere l'utilizzo delle materie « prime secondarie » a livello di materiale intermedio e non solo a livello di prodotto finito come previsto dal decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, e ciò amplia le possibilità di riutilizzo degli scarti dei cicli produttivi ed evita di dover conferire in discarica o ricorrere al recupero all'estero tali materiali, evitando, altresì, gravi ripercussioni ambientali per l'Italia, oneri burocratico-amministrativi per le imprese, vantaggi economici per i paesi di destinazione, depauperamento delle competenze nazionali e ricadute su occupazione e competenze industriali. Tuttavia, la sentenza del Consiglio di Stato n. 1129 del 28 febbraio 2018 ha precluso all'autorità competente, ovvero alle regioni, la valutazione « caso per caso » del rispetto dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto stabiliti dalla norma nazionale (articolo 184- ter , comma 1, del citato decreto legislativo n. 152 del 2006) in assenza di norme europee o da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Ciò sta mettendo gravemente a rischio l'attività imprenditoriale in tutti i comparti, non solo del settore del riciclo dei rifiuti, poiché il tessuto produttivo italiano da anni si è strutturato per recuperare nei cicli produttivi materiali altrimenti destinati al conferimento in discarica con prestazioni in continuo miglioramento. Nel 2017, anno di riferimento dell'ultimo rapporto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), edizione 2019, sui rifiuti speciali prodotti dalle attività economiche, antecedente quindi alle difficoltà scaturite dalla citata sentenza del 2018, si è registrato l'aumento delle attività di riciclo e recupero. Infatti, è stato possibile recuperare oltre l'80 per cento dei rifiuti speciali prodotti, superando il dato, già straordinario, del 2016, in cui era stato recuperato il 77 per cento degli speciali. Questi importanti risultati sono stati raggiunti anche grazie alle autorizzazioni rilasciate sul territorio dalle amministrazioni competenti. Tuttavia, nel 2018, come anticipato, il settore dell’ end of waste ( ex MPS - materie prime secondarie), ha subìto una pesantissima battuta di arresto, tale da rendere sostanzialmente vana ogni possibilità di circolarità della materia e quindi dell'economia.