[pronunce]

, del comma 2-bis, il quale dispone: «non costituiscono princìpi fondamentali, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, le materie di cui agli articoli 4, comma 1-bis», che avrebbe «fatto venire meno il carattere vincolante non solo dei requisiti fissati dalle lettere da a) ad h), ma anche di tutto il procedimento di trasformazione dei presidi ospedalieri in aziende ospedaliere», residuando quale disposizione priva di carattere cedevole il solo art. 4, comma 1-quater. Le censure riguardanti l'art. 5 del d.lgs. n. 502 del 1992 (come modificato dal d.lgs. n. 229 del 1999), secondo la Regione Lombardia, potrebbero ritenersi superate dall'art. 3 del d.l. n. 347 del 2001, che potrebbe condurre alla dichiarazione di cessazione della materia del contendere, ovvero confortare le deduzioni svolte sui vizi che inficerebbero la norma. La Regione Lombardia ha, altresì, osservato, in riferimento all'art. 8 del d.lgs. n. 502 del 1992, che l'atto di indirizzo e coordinamento più volte menzionato nel ricorso non è stato emanato e comunque non potrebbe più esserlo dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, avendo essa disciplinato il regime autorizzatorio con la legge regionale n. 15 del 1999, attuata con d.g.r. 2 febbraio 2001, n. 3312. Gli artt. 8-quater ed 8-quinquies hanno costituito oggetto di deroga in sede di programma di sperimentazione gestionale. L'art. 8-septies sarebbe illegittimo, tuttavia il Ministro della salute ha riconosciuto ampi poteri alle regioni (circolare 17 gennaio 2002). La Regione Lombardia ha chiesto che sia dichiarata cessata la materia del contendere in riferimento all'art. 9-bis del d.lgs. n. 502 del 1992 e, a suo avviso, quelle concernenti l'art. 16, del d.lgs. n. 229 del 1999 sarebbero superate dal d.l. n. 347 del 2001 , sicché «non ha più interesse a perseguire la denunciata censura di costituzionalità». 8.2. — La Provincia autonoma di Trento, nella memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, ha insistito per l'accoglimento delle censure. La Provincia autonoma di Bolzano, nella memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica, ha del pari insistito per l'accoglimento delle censure, deducendo, in riferimento alla sopravvenuta modifica del Titolo V della Costituzione, che, poiché le norme impugnate recano non tanto «disposizioni facoltizzanti degli atti normativi del Governo, ma piuttosto (…) disposizioni che regolano esse stesse, anche nel dettaglio, la materia (peraltro di competenza della Provincia autonoma di Bolzano), per il futuro lasciando esse alla Provincia ricorrente solo il compito di dare applicazione in via amministrativa a quella disciplina legislativa statale», esse dovrebbero essere scrutinate in riferimento ai nuovi parametri. 8.3. —La difesa erariale, nelle due memorie riguardanti sia il ricorso della Regione Lombardia avente ad oggetto la legge n. 419 del 1998, sia tutti i ricorsi aventi ad oggetto le norme del d.lgs. n. 229 del 1999, nei giudizi per i quali vi è stata costituzione, ha richiamato gli atti sopravvenuti ai quali hanno fatto riferimento anche le Regioni, rimarcando inoltre la rilevanza che, oltre ad essi, e tra gli altri, avrebbe anche il d.P.C.m. 29 novembre 2001 (Definizione dei livelli essenziali di assistenza), i quali, a suo avviso, avrebbero «determinato la cessazione della materia del contendere dell'intero contenzioso». Nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato ha ribadito le argomentazioni svolte nelle memorie di costituzione ed in quelle depositate in prossimità dell'udienza pubblica del 20 marzo 2001. 9. —All'udienza pubblica dell'8 ottobre 2002 le ricorrenti e la difesa erariale hanno insistito per l'accoglimento delle difese rassegnate nelle difese scritte.1. — Le questioni di legittimità costituzionale sono state promosse dal ricorso della Regione Lombardia relativamente agli artt. 1, 2, comma 1, lettere b), c), l), u), aa), bb), hh) , ii), ll), mm), oo), 3, comma 2, e 6, della legge 30 novembre 1998, n. 419 (Delega al Governo per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale e per l'adozione di un testo unico in materia di organizzazione e funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Modifiche al d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502), in riferimento agli artt. 3, 41, 76, 97, 117, 118 e 119 della Costituzione, nonché dai ricorsi delle Regioni Lombardia, Puglia e Veneto e delle Province autonome di Trento e di Bolzano relativamente all'intero testo del decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 (Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'art. 1 della L. 30 novembre 1998, n. 419), ed anche a numerose norme del medesimo decreto legislativo puntualmente indicate nella narrativa in fatto. Le Regioni ricorrenti denunciano, in riferimento a vari parametri costituzionali, molteplici vizi delle norme prese in esame, censurate soprattutto sotto i profili dell'eccesso di delega e del carattere lesivo di previsioni legislative statali asseritamente di estremo dettaglio. Le Province autonome di Trento e di Bolzano, da parte loro, si dolgono delle disposizioni recanti la disciplina della "formazione manageriale", in quanto vulnererebbero le loro attribuzioni statutarie in materia. 2. — In linea preliminare, va rilevato che questa Corte, con ordinanza letta all'udienza del 20 marzo 2001, ha disposto la riunione dei giudizi, in quanto i ricorsi sollevano questioni di legittimità costituzionale che hanno ad oggetto, in larga parte, le stesse norme e in riferimento a profili e parametri costituzionali sostanzialmente coincidenti. Con la stessa ordinanza è stato pure dichiarato inammissibile l'intervento in due giudizi dell'Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Genova, in conformità all'orientamento della giurisprudenza costituzionale, secondo cui nei processi costituzionali in via principale non è ammessa la presenza di soggetti diversi dalla parte ricorrente e dal titolare della potestà legislativa il cui esercizio è oggetto di contestazione (cfr. , per tutte, sentenza n. 382 del 1999). 3. — Va premesso che le ricorrenti hanno posto in luce, sia pure con diversità di accenti, le varie carenze della disciplina contenuta negli atti impugnati, sottolineando soprattutto la "sostanziale inattuabilità" del d.lgs. 19 giugno 1999, n. 229 e, in particolare, le Regioni Lombardia e Puglia espressamente ribadiscono nei loro atti defensionali come "a tre anni di distanza dalla sua entrata in vigore il d.lgs. 229/99 sia rimasto sostanzialmente inattuato", in quanto prevede atti statali di indirizzo e "adempimenti complessi […] mal coordinati tra loro e, in quanto tali, assai poco realisticamente realizzabili".