[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale «dell'articolo 4 ter l. 144/2000» (recte: art. 4-ter del decreto-legge 7 aprile 2000, n. 82, recante «Modificazioni alla disciplina dei termini di custodia cautelare nella fase del giudizio abbreviato», convertito, con modificazioni, nella legge 5 giugno 2000, n. 144), promosso dalla Corte di assise d'appello di Reggio Calabria nel procedimento penale a carico di P. P., con ordinanza del 14 settembre 2020, iscritta al n. 192 del registro ordinanze 2020 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 2, prima serie speciale, dell'anno 2021. Visti l'atto di costituzione di P. P., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica dell'8 giugno 2021 il Giudice relatore Stefano Petitti; uditi l'avvocato Carmelo Malara per P. P., in collegamento da remoto, ai sensi del punto 1) del decreto del Presidente della Corte del 18 maggio 2021 e l'avvocato dello Stato Maurizio Greco per il Presidente del Consiglio dei ministri; deliberato nella camera di consiglio dell'8 giugno 2021.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 14 settembre 2020, iscritta al n. 192 del registro ordinanze 2020, la Corte di assise d'appello di Reggio Calabria ha sollevato questione di legittimità costituzionale «dell'articolo 4 ter l. 144/2000» (recte: art. 4-ter del decreto-legge 7 aprile 2000, n. 82, recante «Modificazioni alla disciplina dei termini di custodia cautelare nella fase del giudizio abbreviato», convertito, con modificazioni, nella legge 5 giugno 2000, n. 144), «nella parte in cui non prevede l'applicabilità dell'istituto nell'ipotesi di un soggetto che abbia tempestivamente avanzato richiesta di giudizio abbreviato in appello in un momento che non consentiva ancóra l'accesso al rito, ma era comunque antecedente l'espletamento dell'istruttoria dibattimentale». Il rimettente sospetta che la denunciata omissione normativa violi l'art. 3 della Costituzione, per la disparità di trattamento in danno di colui che «nonostante avesse tempestivamente avanzato richiesta di essere giudicato con rito abbreviato, ossia antecedentemente all'inizio dell'istruttoria dibattimentale, abbia poi visto dipendere la decisione da un'evoluzione legislativa che lo ha visto subire un trattamento sostanziale deteriore, in quanto ancorata ad una circostanza, ossia il rapido espletamento della riaperta istruttoria, con tutta evidenza sottratta ad ogni sua determinazione». 1.1.- Il giudice a quo espone di dover decidere sull'incidente di esecuzione promosso da P. P., il quale, riportate due distinte condanne all'ergastolo per delitti di omicidio unificati dal vincolo della continuazione, l'una già rideterminata alla pena di anni trenta di reclusione, ha chiesto rideterminarsi anche l'altra in pena temporanea, per aver egli richiesto, durante il relativo giudizio di appello, l'ammissione al rito abbreviato, con una prima istanza del 14 gennaio 2000, respinta appunto perché il giudizio pendeva in grado di appello, e con un'ulteriore istanza del 12 giugno 2000, respinta ai sensi della sopravvenuta norma oggetto di censura, essendosi nel frattempo conclusa la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, termine preclusivo fissato dalla norma stessa. Sulla ragionevolezza di questo termine il rimettente assume che «anche nel caso di istruttoria ormai conclusa, ossia quando la finalità deflattiva del rito sembrerebbe oramai frustrata, comunque l'opzione del giudizio abbreviato assicuri [...] al processo una serie di benefici di non poco momento, se si pone mente alla sanatoria per accettazione delle nullità non assolute, il superamento delle questioni di competenza e l'irrilevanza delle questioni di inutilizzabilità non patologica». 1.2.- Il giudice a quo esclude di poter operare un'interpretazione adeguatrice, e segnatamente di poter applicare i principi a tutela dell'imputato ammesso al rito abbreviato enunciati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, grande camera, sentenza 17 settembre 2009, Scoppola contro Italia, ciò appunto perché P. P., pur avendolo chiesto, non è stato mai ammesso a quel rito. La rilevanza della questione sarebbe assicurata dalla circostanza che, qualora anche la seconda pena dell'ergastolo fosse ridotta a quella di anni trenta di reclusione in virtù dell'applicabilità del rito abbreviato, P. P. dovrebbe scontare due condanne entrambe a pene temporanee, «in relazione alle quali tuttavia, in virtù della riconosciuta continuazione fra i reati, non opererebbe il criterio previsto dall'art. 73 comma 2 cod. pen. con una nuova irrogazione della pena dell'ergastolo, bensì un calcolo di pena che dovrebbe considerare una pena base di anni trenta di reclusione, da aumentarsi di una quota di sanzione temporanea, così conducendo pur sempre all'irrogazione di una pena contenuta entro il limite di anni trenta, in virtù del criterio moderatore statuito dall'art. 78 cod. pen.». 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi la questione inammissibile o non fondata. L'interveniente assume che la norma censurata non abbia natura sostanziale, bensì processuale, e che essa non sia applicabile in fase esecutiva, ma solo nel giudizio di cognizione; in ogni caso, poiché le istanze di ammissione al rito abbreviato formulate da P. P. erano entrambe inammissibili per tardività rispetto ai termini processuali vigenti ratione temporis, sarebbe infondata la questione inerente alla comparazione della sua posizione con quella dell'imputato che abbia goduto della riduzione di pena per aver chiesto di accedere al rito speciale nell'osservanza dei termini di legge. 3.- Si è costituito in giudizio P. P., che ha chiesto accogliersi la questione, pur ritenendo che il giudice a quo avrebbe potuto rideterminare la pena mediante un'interpretazione costituzionalmente orientata, la quale avesse dato rilevanza all'istanza di ammissione al rito abbreviato formulata sin dall'inizio del giudizio di appello.