[resaula]

Atto n. 1-00112 BERNINI MALAN MOLES GALLIANI GALLONE GIAMMANCO LONARDO MALLEGNI MANGIALAVORI RIZZOTTI RONZULLI PICHETTO FRATIN VITALI AIMI ALDERISI BARACHINI BARBONI BATTISTONI BERARDI BERUTTI BIASOTTI BINETTI CALIENDO CANGINI CARBONE CAUSIN CESARO CONZATTI CRAXI DAL MAS DAMIANI DE POLI DE SIANO FANTETTI FAZZONE FERRO FLORIS GASPARRI GHEDINI GIRO MASINI MESSINA Alfredo MINUTO MODENA PAGANO PAPATHEU PAROLI PEROSINO QUAGLIARIELLO ROMANI ROSSI SACCONE SCHIFANI SCIASCIA SERAFINI SICLARI STABILE TESTOR TIRABOSCHI TOFFANIN - Il Senato, premesso che: dal 1976 l'emittente Radio Radicale svolge un servizio pubblico e attività di informazione di interesse generale, come riconosciuto dalla legge del 7 agosto 1990, n. 230; Radio Radicale ha portato le istituzioni nelle case dei cittadini e i suoi microfoni nelle strade e nelle piazze, raccontando quattro decenni di vita italiana; molto più che una semplice radio di partito, quella Radicale è una emittente che si occupa di politica in tutte le sue forme; nel 1998 fu la prima radio italiana ad avere un suo sito internet , che realizzò il primo sistema di webcast nostrano, attraverso il quale gli utenti potevano seguire in diretta le sedute del Senato, della Camera, del Parlamento europeo o della Corte dei conti; Radio Radicale è diventata così l'unica radio a percepire un finanziamento, stabilito con la citata legge n. 230 del 1990, con cui lo Stato sostiene le imprese radiofoniche private che trasmettono "quotidianamente propri programmi informativi su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti"; nel 2001 e 2004 (Governo Berlusconi) e nel 2006 (Governo Prodi) la convenzione con Radio Radicale venne rinnovata, ogni volta all'interno delle disposizioni della legge finanziaria; anche il Governo Berlusconi IV, con il decreto-legge proroga 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, prorogò di ulteriori due anni la convenzione, stanziando a tale scopo 10 milioni di euro annui; la sopravvivenza della Radio, divenuta un'istituzione, è stata messa a rischio dalla decisione del Governo Conte, ampiamente anticipata in campagna elettorale, di tagliare i fondi all'editoria, riducendo il contributo ministeriale da 10 a 5 milioni di euro; infatti, la legge del 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), all'articolo 1, comma 88, ha prorogato la convenzione per un solo semestre stanziando, a tale scopo, 5 milioni di euro per l'anno 2019; nel corso dell'esame di tale legge al Senato, il Gruppo Forza Italia ha presentato un emendamento, respinto, per riportare il contributo a 10 milioni di euro; tenuto conto che: la programmazione di Radio Radicale, essendo prevalentemente concentrata sulla trasmissione dei lavori parlamentari, caratterizzati da tempistiche talvolta incerte, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, non consente a questa emittente le stesse aperture di mercato delle altre, mentre i tempi residui sono utilizzati per la documentazione delle altre istituzioni; Radio Radicale vanta un archivio di inestimabile valore, che conta oltre 540.000 registrazioni delle sedute dei due rami del Parlamento, 102.000 interviste, 23.500 udienze dei più importanti processi degli ultimi decenni, 3.300 giornate di congressi di partiti, associazioni o sindacati, più di 32.000 tra dibattiti e presentazioni di libri, oltre 6.900 tra comizi e manifestazioni, 22.600 conferenze stampa e più di 16.100 convegni; occorre, peraltro, rilevare che con riferimento al servizio pubblico radiotelevisivo anche l'emittente RAI percepisce finanziamenti pubblici attraverso il pagamento del canone, pur non fornendo un'informazione di dettaglio, come Radio Radicale, considerato che RAI Parlamento trasmette solo servizi sommari, impegna il Governo ad assumere le opportune e urgenti iniziative per il reperimento delle risorse necessarie per il rinnovo del vigente regime convenzionale, in scadenza il 21 maggio 2019, al fine di consentire all'emittente la prosecuzione del proprio servizio e la trasmissione delle sedute dei lavori parlamentari che, diversamente, si interromperebbero inopinatamente a metà anno fiscale, interrompendo il servizio che, forse più di qualunque altro, ha consentito di avvicinare i cittadini alle istituzioni. Atto n. 1-00113 PINOTTI MARCUCCI ALFIERI GIACOBBE MALPEZZI MIRABELLI STEFANO VALENTE COLLINA FERRARI BINI CIRINNA' CUCCA BELLANOVA FEDELI FERRAZZI GARAVINI IORI LAUS MANCA MARGIOTTA MARINO MESSINA Assuntela MISIANI PITTELLA RICHETTI ROJC SUDANO VERDUCCI ZANDA - Il Senato, premesso che: da circa 17 anni i militari italiani partecipano alle missioni internazionali in Afghanistan, un impegno che ha visto avvicendarsi diverse migliaia di uomini e donne delle diverse forze armate, con la presenza attualmente, secondo gli ultimi dati pubblicati nel settembre 2018, di un contingente di 895 unità. Due le missioni principali che si sono svolte senza soluzione di continuità: la International security assistance force (Isaf) della Nato, autorizzata dall'Onu il 20 dicembre 2001 e terminata il 31 dicembre 2014, alla quale è subentrata il 1° gennaio 2015 la missione Resolute support, caratterizzata dal solo addestramento delle forze di sicurezza, delle forze armate e delle forze di polizia afghane; l'Italia, che ha pagato in termini umani un prezzo altissimo con 55 vittime dall'inizio della missione Isaf, ha garantito alla Nato ed alla Repubblica dell'Afghanistan il proprio supporto attraverso il Train advise assist command West (TAAC-W) che ha svolto attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle istituzioni e delle forze di sicurezza locali concentrate nella regione ovest del Paese. L'area di responsabilità italiana in cui ha operato il TAAC-W è, infatti, un'ampia regione dell'Afghanistan occidentale, grande quanto il Nord Italia, che comprende le quattro province di Herat, Badghis, Ghor e Farah; a quanto detto, si aggiunga che gli sforzi congiunti del Governo italiano e della comunità internazionale da un lato e del Governo afghano e delle organizzazioni locali della società civile dall'altro hanno portato, in particolare nella provincia di Herat, a progressi sostanziali per le donne e le ragazze afghane con percentuali decisamente più alte rispetto alle altre province del Paese, in termini di istruzione, partecipazione politica e ruolo nell'economia ; occorre anche evidenziare come negli ultimi anni l' empowerment delle donne sia ritornato ad essere una questione cruciale per l'Afghanistan, dopo anni di oblio legati ad emergenze politiche, economiche e di sicurezza.