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CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il mio intervento è teso a portare la vicinanza della Lega e dei piemontesi perbene alle donne e agli uomini della Polizia di Stato che da due giorni cercano con estrema professionalità di mantenere l'ordine in Val Susa. Nella giornata di ieri 400 antagonisti, più della metà mascherati e pronti a dare battaglia, hanno invaso il Comune di San Didero (500 anime). Sono state ore di guerriglia terribile tra le forze dell'ordine e i per nulla pacifici manifestanti, che in più occasioni hanno tentato di assaltare l'area che sarà sede della nuova autostazione internazionale per impedire agli operai di Tunnel Euralpin Lyon Turin (TELT) di recintarla. Pietre e oggetti contundenti sono stati lanciati contro le Forze dell'ordine e massi anche di cinque chili sono stati scagliati contro il parabrezza dei furgoni che portavano gli operai. Sono stati feriti un lavoratore e tre poliziotti, tra i quali un vicequestore ancora ricoverato all'ospedale di Rivoli per accertamenti. I delinquenti hanno anche occupato i binari, interrompendo i collegamenti Italia-Francia e bloccando un treno passeggeri diretto a Torino, con immensi disagi per i viaggiatori, in quanto l'unica via d'accesso al paese era bloccata dai manifestanti e gli autobus navetta non riuscivano a raggiungere i pendolari per portarli a destinazione. I sindaci no TAV si indignano perché non avvertiti in tempo della recinzione dell'area. I lavori dovevano partire a dicembre, oggi siamo ad aprile e mi indigno del fatto che un'amministrazione abbia concesso l'uso della sala polivalente per un'assemblea organizzata dai no TAV. (Applausi) . Mi indigno perché è lì che i contestatori hanno pianificato le azioni da compiersi a danno dell'installazione e delle Forze dell'ordine. I dati aggiornati a luglio 2019 vedevano spesi 143 milioni di euro per i sette chilometri di gallerie scavate e 146 milioni di euro (stimati per difetto) per la sicurezza e il ripristino dei danni causati dalle contestazioni. Se non si cambia registro, gli effetti collaterali costeranno ben più dell'opera. Simili comportamenti e atti di violenza non sono più tollerabili, così com'è intollerabile l'atteggiamento di chi governa quei territori, che prende le distanze dagli scontri, si lamenta dell'eccessiva militarizzazione della valle, ma al tempo stesso autorizza e concede locali dove riunirsi a gruppi sfascisti con chiari e dichiarati intenti belligeranti. (Applausi) . Voglio concludere questo mio intervento citando il segretario generale provinciale del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (SIULP) di Torino: «una cosa è certa: altri dieci anni di queste condizioni dimostrerebbero la fine dello Stato di diritto, incapace di mettere in atto la volontà di ammodernamento delle opere pubbliche senza attivare un perenne massiccio impiego delle Forze dell'ordine». La TAV rischia dunque di diventare l'emblema della debolezza dello Stato, costretto a dispiegare tutte le sue forze per consentire la realizzazione di opere pubbliche moderne e innovative. Una risposta risolutiva sul piano politico e legislativo va data e in fretta, che vada ben oltre l'obsoleta indignazione a cui poi segue un insopportabile nulla di fatto. La ringrazio, Presidente, e dalla parte delle Forze dell'ordine sempre. (Applausi) . ROMAGNOLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMAGNOLI (M5S) . Signor Presidente, lo scorso 9 aprile, a Fabriano, il presidente del consiglio comunale Giuseppina Tobaldi e l'assessore Barbara Pagnoncelli hanno riunito il tavolo istituzionale permanente sull'osservatorio della situazione occupazionale del territorio. Tale osservatorio era stato già stato istituito nel 2018 per la situazione critica della Whirlpool Indesit a Fabriano. Il tavolo permanente è stato riunito per monitorare la situazione del territorio che ora è peggiorata. Infatti, guarda caso, abbiamo l'ennesimo imprenditore che delocalizza la propria produzione e in questo periodo di pandemia assurdo e di crisi socio economica globale e totale, che coinvolge il mondo, ha deciso di spostare la propria produzione in Polonia, mettendo sulla strada 410 persone, 410 famiglie, con l'indotto arriviamo circa a 1.000 persone. È una situazione assurda. Due settimane fa, a Pasqua, sono stato ai cancelli dell'Elica per assistere alla manifestazione dei lavoratori, che ha visto anche la presenza dei rappresentanti della Federazione impiegati operai metallurgici (FIOM) e ho parlato con loro, persone disastrate che si trovano in una situazione di difficoltà. Do lettura di una parte della nota che hanno predisposto tutte le associazioni insieme, che riporterò direttamente al Ministero dello sviluppo economico per poter dare una soluzione a questa situazione tragica. Il piano di ristrutturazione annunciato dall'Elica, leader mondiale nella produzione di cappe aspiranti, «è inaccettabile. Le lavoratrici e i lavoratori hanno da subito iniziato la mobilitazione e hanno scelto di restare in presidio permanente per protestare contro la decisione del management che prevede 409 esuberi su 560 dipendenti, nel comprensorio di Ancona, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi e l'organizzazione del 70 per cento della produzione in Polonia». La decisione dell'azienda rischia di provocare l'ennesimo disastro sociale e la desertificazione industriale del territorio. Per la FIOM, la Federazione italiana metalmeccanici (FIM) e l'Unione italiana lavoratori metalmeccanici (Uim) «l'unica soluzione possibile è il mantenimento della produzione nei siti di Fabriano, Cerreto d'Esi e Mergo e la tutela di tutta l'occupazione». La lettera è in mano al ministro Giorgetti, che saprà attivarsi immediatamente per risolvere la questione. Faccio presente a tutti i miei colleghi che dobbiamo risolvere assolutamente la situazione del lavoro in Italia perché è troppo labile e troppe situazioni si creano a causa di aziende che delocalizzano il lavoro all'estero. Non abbiamo più tempo, dobbiamo agire. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento vuole richiamare ancora una volta l'attenzione sulla lotta al cancro, in particolare nell'età infantile e ancora di più dopo il provvedimento che il Senato ha adottato ieri sulla necessità di un nuovo Piano nazionale oncologico. La diagnosi dei tumori nei bambini al tempo del Covid è costellata purtroppo da ritardi e dalle conseguenze problematiche che ciò comporta. Diagnosi, interventi e cure si sono ritardati, in molti centri oncologici, durante la pandemia. Tutto ciò comporta gravi ripercussioni e negativi risvolti sul corretto approccio al bambino con sospetta diagnosi di tumore. Si è ridotto il numero delle diagnosi e degli interventi chirurgici e, d'altronde, molte sedute di chemio e radioterapia sono state rinviate.