[pronunce]

che a proposito della "casualità" che caratterizzerebbe - secondo i giudici a quibus - l'applicabilità o meno della disciplina dettata dalla norma impugnata, questa Corte, nel ritenere infondati analoghi rilievi, ha osservato come sia tipico di qualsiasi regime transitorio il saldarsi "ad un determinato momento o fatto processuale, da individuare quale linea di demarcazione a partire dalla quale il regime stesso è chiamato ad operare". Ciò che conta - si è rilevato - è che quel "fatto processuale" sia coerente "rispetto alle esigenze del regime transitorio e non si presti ad arbitri. Condizioni, queste ultime, che l'intervenuta acquisizione delle dichiarazioni al fascicolo per il dibattimento soddisfa appieno"; che pertanto, alla stregua di tali rilievi, le questioni proposte devono essere dichiarate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1 del decreto-legge 7 gennaio 2000, n. 2 (Disposizioni urgenti per l'attuazione dell'articolo 2 della legge costituzionale 23 novembre 1999, n. 2, in materia di giusto processo), convertito, con modificazioni, nella legge 25 febbraio 2000, n. 35, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 111, quarto comma, della Costituzione, dal Tribunale di Pistoia e dal Tribunale di Firenze con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 marzo 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Flick Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 5 aprile 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola