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circa la disponibilità di truppe, il decreto prevedrebbe un comando per operazioni speciali, un'unità del genio militare per il supporto delle operazioni terrestri, aeromobili per la ricerca e il soccorso di personale isolato, la raccolta informativa, il trasporto tattico e il rifornimento in volo. La consistenza massima del contingente nazionale previsto dal decreto interministeriale sarebbe fissato in 1.350 unità; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: oltre all'Italia, molti altri Paesi europei hanno annunciato la fornitura di armi e mezzi all'esercito ucraino. La Germania ha autorizzato l'invio di mille armi anticarro, 500 missili terra-aria Stinger, nove obici, 14 veicoli blindati e 10.000 tonnellate di carburante. Il Belgio consegnerà 2.000 mitragliatrici, 200 armi anticarro e 3.800 tonnellate di carburante, l'Estonia missili anticarro, mortai e ospedali da campo. La Lettonia e la Lituania hanno detto che invieranno missili antiaerei. La Slovacchia garantirà forniture mediche e mezzi per lo sminamento per un valore di 1,7 milioni di euro, la Polonia invierà munizioni difensive. I Paesi Bassi hanno annunciato l'invio di 3.000 elmetti e 2.000 giubbotti antiproiettile. La Francia ha inviato armi antiaeree e digitali, oltre a carburante. Il Portogallo offre all'Ucraina visori notturni, giubbotti antiproiettile, elmetti, granate, munizioni e fucili automatici G3; sembrerebbe che le armi, i mezzi e gli equipaggiamenti arriveranno in Ucraina principalmente dalle strade e dalle ferrovie che collegano la Germania a Kiev attraverso la Polonia, la stessa strada che molti ucraini stanno percorrendo per lasciare il Paese; da quanto si apprende attraverso i media , sembra che la NATO non entrerà in Ucraina per fare la consegna e che, quindi, potrebbero entrare in campo i contractor , le compagnie paramilitari private che non hanno insegne e che fungono da avamposti degli eserciti e portando le armi quando legalmente non si può. Sembrerebbe che il costo dell'aiuto rischi di essere ben più alto di quello che viene dichiarato. I "mediatori" si fanno pagare il 30 per cento del valore di carico per il loro "servizio", a volte anche il 70 per cento; la fase della consegna delle armi, la cui modalità non si conosce, è estremamente delicata e potrebbe portare a conseguenze nefaste, infatti da una parte potrebbero finire nelle mani del nemico, dall'altra diventare un "pozzo senza fondo", se il conflitto continuasse con questo grado di intensità, si chiede di sapere: quale sia l'effettivo impegno militare, in termine di mezzi e di uomini, messi in campo dall'Italia, e se il Ministro in indirizzo intenda portare a conoscenza del Parlamento e degli italiani il contenuto dell'allegato al decreto 2 marzo 2022 del Ministero della difesa recante "Autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle Autorità governative dell'Ucraina ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge 28 febbraio 2022, n. 16"; quali iniziative urgenti intenda mettere in atto, per quanto di competenza, per garantire che l'impegno di armi messo in campo dall'Italia giunga effettivamente a destinazione e con quali modalità. Atto n. 3-03157 ZAFFINI Al Ministro della salute Premesso che: in Italia non ci sono centrali nucleari ma il conflitto in Ucraina ha fatto riemergere la paura di incidenti alle centrali nucleari. E così il Governo ha deciso di accelerare sull'adozione del nuovo piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, il cui precedente risulta scaduto nel 2013 e quindi con un ritardo di quasi 10 anni, previsto dal decreto legislativo n. 101 del 2020; il documento ipotizza scenari di riferimento e sorgenti di rischio, valutandone le conseguenze radiologiche; stabilisce come funziona il sistema di allertamento, delinea l'organizzazione del coordinamento operativo che compete al Dipartimento della protezione civile a livello nazionale e rispettivamente alle Regioni e alle Prefetture a livello regionale e provinciale; il documento è suddiviso in quattro parti: la prima illustra gli obiettivi generali del piano nazionale e i presupposti di legge, la seconda parte illustra lo scenario di riferimento, i presupposti tecnici e la stima delle conseguenze radiologiche, la terza parte si occupa invece della strategia operativa (dal sistema di allertamento allo scambio delle informazioni nazionali e internazionali, dal monitoraggio dell'ambiente e degli alimenti alle misure di tutela per la salute pubblica fino all'informazione alla popolazione). L'ultima parte è invece relativa ai modelli di intervento (sistema di coordinamento, attuazione del piano, procedure operative per la valutazione degli eventi e le fasi di preallarme e di allarme); al capitolo 3 si entra nel dettaglio, con un paragrafo sulle "misure di tutela della salute pubblica", dove in premessa si distingue tra due tipi di esposizione alle radiazioni: "in modo diretto in seguito a fall-out radioattivo" oppure "indiretto, tramite inalazione o ingestione di alimenti e bevande contaminati". Si indicano, poi, due tipi di interventi da adottare. Il primo, da realizzare "nelle prime ore", prevede due misure: dare "indicazione di riparo al chiuso" e mettere in atto "interventi di profilassi". In sostanza, si prevede che, in caso di incidente, si dovrà per prima cosa chiedere alle persone di chiudersi in casa, "con porte e finestre chiuse" e "con sistemi di ventilazione spenti". In un secondo momento si prevede "la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate"; lo iodio, infatti, serve per mitigare i possibili effetti delle radiazioni. Nelle pagine successive si indicano anche le quantità da somministrare in base alle età delle persone: più precisamente la classe di età 0-17 anni risulta quella a maggior rischio di effetti dannosi. Tale rischio si riduce sensibilmente negli adulti e tende ad annullarsi oltre i 40 anni di età. Esiste una maggiore radiosensibilità della tiroide in alcune condizioni fisiologiche (allattamento e gravidanza). La iodoprofilassi e? un'efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, che agisce inibendo o riducendo l'assorbimento di iodio radioattivo, nei gruppi sensibili della popolazione, per prevenire gli effetti deterministici (morte delle cellule, pesanti disfunzioni cellulari, eccetera) e stocastici (neoplasie, malattie ereditarie, mutazione delle cellule somatiche o di quelle riproduttive, eccetera); la distribuzione di "ioduro di potassio viene assicurata dal Servizio Sanitario Regionale, secondo una pianificazione concordata tra la Regione interessata, il Dipartimento della Protezione Civile e il Ministero della salute"; ricordato che l'esplodere della pandemia da COVID-19 ha colto l'Italia totalmente impreparata rispetto alla capacità di dare attuazione all'allora vigente piano pandemico che, ancorché datato, è rimasto totalmente disatteso soprattutto per la parte relativa alle scorte dei DPI e di dispositivi per la ventilazione meccanica, oltre che rispetto all'attivazione della rete di sorveglianza, si chiede di sapere: se lo stock di ioduro di potassio presente nella scorta strategica nazionale antidoti e farmaci del Ministero della salute sia adeguato rispetto alle previsioni di approvvigionamento in caso di emergenza nucleare;