[ddlpres]

Per quanto riguarda invece la proclamazione dei candidati non capilista eletti in più collegi plurinominali, si prevede la proclamazione nel collegio dove il candidato abbia conseguito la maggiore cifra individuale in rapporto al totale dei voti validi del collegio. Per quanto riguarda il Trentino-Alto Adige/Südtirol il presente disegno di legge si limita a prevedere la facoltà di formare coalizioni anche per tale circoscrizione. Considerando, però, che un sistema basato sui collegi uninominali permane per l'elezione del Senato, viene a cadere la ragione (il superamento del bicameralismo paritario) che aveva indotto il legislatore ad introdurre un sistema basato sui collegi uninominali nell' Italicum per la Camera (al fine del rispetto della misura 111 del cosiddetto pacchetto a favore delle popolazioni alto-atesine, concordato con l'Austria). È pertanto auspicabile un ripensamento di questa scelta, prevedendo anche per il Trentino Alto Adige/Südtirol un sistema basato su collegi plurinominali (uno per ciascuna provincia o, al limite, anche uno solo). Quanto al sistema per l'elezione del Senato della Repubblica, può essere adottato lo stesso modello relativo alla Camera dei deputati, prevedendo che le circoscrizioni regionali (a parte il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d'Aosta/Vallèe d'Aoste) siano suddivise, nel complesso, in 50 collegi plurinominali (la metà di quelli previsti per la Camera dei deputati). Anche per il Senato della Repubblica può essere previsto un premio di maggioranza attribuito alla lista o coalizione di liste che ottenga la maggiore cifra elettorale sul piano nazionale, a condizione che essa sia superiore al 40 per cento, come per la Camera dei deputati. Diversamente da questa, occorre però che la distribuzione del premio alla lista o alla coalizione di liste vincente sia effettuata con un computo su base regionale e in modo «ponderato», così come l'attribuzione dei seggi alle liste deve essere effettuata nell'ambito di ciascuna regione, ai fini del rispetto della disposizione costituzionale dell'elezione «a base regionale» del Senato. La legittimità dell'attribuzione di un premio di maggioranza alla lista o coalizione di liste che consegue la maggiore cifra elettorale sul piano nazionale, purché con le caratteristiche dinanzi illustrate, può essere desunta dalla stessa sentenza n. 1 del 2014 con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dei premi su base regionale. Infatti, la Corte ha affermato che «la disciplina censurata (...) stabilendo che l'attribuzione del premio di maggioranza è su scala regionale, produce l'effetto che la maggioranza in seno all'assemblea del Senato sia il risultato casuale di una somma di premi regionali, che può finire per rovesciare il risultato ottenuto dalle liste o coalizioni di liste su base nazionale, favorendo la formazione di maggioranze parlamentari non coincidenti nei due rami del Parlamento, pur in presenza di una distribuzione del voto nell'insieme sostanzialmente omogenea. Ciò rischia di compromettere sia il funzionamento della forma di governo parlamentare delineata dalla Costituzione repubblicana, nella quale il Governo deve avere la fiducia delle due Camere (articolo 94, primo comma, della Costituzione), sia l'esercizio della funzione legislativa, che l'articolo 70 della Costituzione attribuisce collettivamente alla Camera ed al Senato. In definitiva, rischia di vanificare il risultato che si intende conseguire con un'adeguata stabilità della maggioranza parlamentare e del governo». La conferma del bicameralismo perfetto prodotta dall'esito del referendum costituzionale comporta l'esigenza di una sua razionalizzazione attraverso strumenti che possano rendere coerenti le maggioranze delle due Camere che dovranno sostenere il Governo (nonostante la loro diversa legittimazione, ai sensi dell'articolo 58 della Costituzione). Conseguentemente, per quanto riguarda il premio di maggioranza, non si ritiene opportuno e funzionale procedere alla sua attribuzione qualora esso dovesse spettare a liste o coalizioni diverse per le due Camere. Appare invece eccessivo, e anche non funzionale, non procedere all'attribuzione del premio di maggioranza nella sola Camera per la quale una lista o coalizione di liste abbia superato la soglia del 40 per cento dei voti validi (avendo magari la stessa lista o coalizione conseguito una percentuale solo di poco inferiore al 40 per cento nell'altra Camera). Per quanto riguarda l'accesso alla ripartizione dei seggi per l'elezione del Senato si prevede che vi abbiano diritto le coalizioni di liste che ottengono, su base regionale, almeno l'8 per cento dei voti validi e che contengono almeno una lista che ottiene, su base regionale, almeno il 3 per cento dei voti validi, nonché le liste non collegate che ottengono almeno il 3 per cento dei voti validi su base regionale ovvero su base nazionale (ferma restando la soglia di sbarramento «naturale» che nelle regioni meno popolose è ben superiore al 3 per cento in ragione del minor numero di seggi ad esse spettanti). Quanto alle candidature come capilista si prevede che esse siano al massimo cinque (anche in tal caso la metà rispetto alla Camera), con lo stesso criterio per la proclamazione del candidato capolista eletto in più collegi plurinominali precedentemente descritto. Infine, il presente disegno di legge prevede di estendere all'elezione del Senato della Repubblica la disposizione di cui all'articolo 2, comma 36, della legge 6 maggio 2015, n. 52, relativa ai soggetti esentati dalla raccolta delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste elettorali, che altrimenti avrebbe valore solo per la Camera dei deputati.. 1 (Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati) 1 All'articolo 1, comma 2, terzo periodo, del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», dopo le parole: «alle liste» sono inserite le seguenti: «e alle coalizioni di liste» e le parole da: «di un premio di maggioranza» fino alla fine del periodo, sono sostituite dalle seguenti: «di 340 seggi complessivi alla lista o alla coalizione di liste che ha conseguito sul piano nazionale il maggior numero di voti validi, a condizione che la cifra elettorale nazionale corrisponda ad almeno il 40 per cento del totale nazionale dei voti validi». 2 All'articolo 4, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: «uno o due» sono sostituite dalle seguenti: «fino a tre» e l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: «Nel caso sia espressa più di una preferenza, a pena di nullità della seconda e terza preferenza, l'elettore deve scegliere candidati di sesso diverso». 3 All'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, il quinto comma è abrogato. 4 L'articolo 14- bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 è sostituito dal seguente: «Art. 14- bis. 1. -- I partiti o i gruppi politici organizzati possono effettuare il collegamento in una coalizione delle liste da essi rispettivamente presentate. Le dichiarazioni di collegamento devono essere reciproche.