[pronunce]

Rimarca, inoltre, che, in ragione della cornice edittale di riferimento, al giudizio di responsabilità dovrebbe conseguire - accanto alla pena detentiva, prevista dalla disposizione censurata in una forbice edittale ricompresa tra un minimo di due anni ed un massimo di cinque anni - la comminatoria della multa in misura di euro 6.540.888,89 per ciascun imputato. Importo, questo, cui si dovrebbe pervenire, alla luce del parametro convenzionale definito dall'art. 9 della legge 7 marzo 1985, n. 76 (Sistema di imposizione fiscale sui tabacchi lavorati), espressamente richiamato dalla norma censurata; e ciò malgrado la riduzione per la scelta del rito abbreviato e quella prevista dall'art. 133-bis, secondo comma, del codice penale, nella massima estensione possibile. 2.2.- Il rimettente prospetta la violazione degli artt. 3 e 27, primo e terzo comma, Cost. perché, a suo avviso, la disposizione censurata prevede una pena pecuniaria proporzionale, rigida nella sua determinazione, manifestamente sproporzionata rispetto al disvalore oggettivo delle condotte sanzionate, oltre che indifferente alle connotazioni specifiche del fatto ed alle condizioni economiche del reo. La multa prevista dalla norma posta allo scrutinio di questa Corte, dunque, sarebbe in contrasto con lo statuto costituzionale della pena in relazione ai principi di proporzionalità e di personalità della responsabilità penale, ponendosi altresì in conflitto con la finalità rieducativa cui deve tendere il trattamento sanzionatorio. L'intrinseca irragionevolezza addotta dal rimettente troverebbe, inoltre, conferma nella diversa e ben minore forza afflittiva della pena pecuniaria prevista per altre figure di reato, ritenute omogenee, per la natura degli interessi tutelati, a quella censurata. 3.- L'ordinanza non è affetta da vizi che possano inficiarne l'ammissibilità. La stessa difesa del Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in giudizio, pur concludendo (anche) per l'inammissibilità delle questioni, non ha indicato effettive ragioni ostative alla verifica del merito delle censure in esame. 3.1.- In particolare, non assume rilievo pregiudiziale l'affermata assenza, eccepita dalla difesa erariale, di una soluzione costituzionalmente obbligata con riguardo alla individuazione del trattamento sanzionatorio conseguenziale all'ablazione invocata dal rimettente. Vero è che non appartengono a questa Corte valutazioni discrezionali di dosimetria sanzionatoria penale, di esclusiva pertinenza del legislatore. Spetta, infatti, alla rappresentanza politica il compito di individuare il grado di reazione dell'ordinamento al cospetto della lesione di un determinato bene giuridico. Ciò, tuttavia, non preclude, a monte, l'intervento di questa Corte laddove le scelte sanzionatorie adottate dal legislatore si siano rivelate manifestamente arbitrarie o irragionevoli e il sistema legislativo consenta l'individuazione di soluzioni, anche alternative tra loro, che, per la omogeneità che le connota rispetto alla norma censurata, siano tali da «ricondurre a coerenza le scelte già delineate a tutela di un determinato bene giuridico, procedendo puntualmente, ove possibile, all'eliminazione di ingiustificabili incongruenze» (sentenza n. 236 del 2016). 3.2.- In questa ottica, l'ammissibilità delle questioni inerenti ai profili di illegittimità costituzionale dell'entità della pena stabilita dal legislatore può ritenersi condizionata non tanto dalla presenza di una soluzione costituzionalmente obbligata, quanto dalla puntuale indicazione, da parte del giudice a quo, di previsioni sanzionatorie rinvenibili nell'ordinamento che, trasposte all'interno della norma censurata, garantiscano coerenza alla logica perseguita dal legislatore, una volta emendata dai vizi di illegittimità addotti, sempre se riscontrati. 3.3.- Il rimettente si è posto in linea con tali indicazioni interpretative, avendo chiesto, nel corpo dell'ordinanza, di colmare la lacuna conseguenziale all'eventuale accoglimento delle questioni sostituendo, al trattamento sanzionatorio censurato, quello dettato per le fattispecie di contrabbando doganale previste dagli artt. da 282 a 291 del TULD. Altro è, invece, l'aspetto inerente alla correttezza di siffatta indicazione, afferente al merito delle questioni. 4.- Nel merito, le questioni non sono fondate. 5.- La fattispecie incriminatrice, che prevede il trattamento sanzionatorio censurato, è collocata all'interno del TULD in forza delle modifiche apportate dalla legge 19 marzo 2001, n. 92 (Modifiche alla normativa concernente la repressione del contrabbando dei tabacchi lavorati), con la quale è stato riformato il regime normativo inerente al contrabbando di t.l.e. In particolare, la disposizione posta allo scrutinio di questa Corte ha sostituito l'art. 2 della legge 18 gennaio 1994, n. 50 (Modifiche alla disciplina concernente la repressione del contrabbando dei tabacchi lavorati), che in precedenza disciplinava la fattispecie, espressamente abrogato dall'art. 7 della stessa legge n. 92 del 2001. 5.1.- Rispetto alla previgente disciplina, la disposizione censurata, in coerenza con il complessivo portato dell'intervento di riforma che ha interessato la materia, appare caratterizzata da un consistente inasprimento del trattamento sanzionatorio, sia in riferimento al limite di peso della merce contrabbandata considerato nel definire la fattispecie, sia per l'aggravamento della pena detentiva, sia per il calcolo della pena pecuniaria da comminare, non più proporzionale al valore dell'imposta evasa bensì alla quantità della merce oggetto del contrabbando. 5.2.- In precedenza il reato in questione poteva configurarsi solo quando la merce oggetto di contrabbando si fosse rivelata superiore ai quindici chilogrammi: sotto questa soglia, dunque, le relative condotte finivano per restare assorbite nelle violazioni doganali previste dagli artt. 282 e seguenti del citato TULD, a seconda della specifica dinamica in fatto, con conseguente applicazione della sola pena pecuniaria, rapportata alla misura delle imposte evase, giacché la pena detentiva, da cumulare alla multa, presupponeva invece l'ulteriore riscontro di una delle ipotesi aggravate previste dall'art. 295 del medesimo TULD. 5.3.- La nuova fattispecie di reato introdotta dalla novella del 2001 ha regolato in modo del tutto autonomo il contrabbando di t.l.e., attraendo alla relativa disciplina, quale che ne sia il peso, tutte le ipotesi che hanno ad oggetto l'illecita introduzione in Italia di tale tipo di merce. In particolare, vengono distinte due ipotesi, in coincidenza con i due commi di cui si compone l'art. 291-bis del TULD. Quella prevista dal primo comma del detto articolo, sottoposta all'odierna verifica di legittimità costituzionale, porta all'applicazione congiunta della pena pecuniaria e della pena detentiva: la quantità di t.l.e. utile a giustificare siffatto trattamento sanzionatorio è tuttavia più bassa di quella prevista dalla norma previgente, giacche è sufficiente al fine un quantitativo eccedente i dieci chilogrammi convenzionali.