[pronunce]

In particolare, ad avviso della docente, qualora si ammettesse - come ritenuto dal TAR - che la citata circolare ministeriale sia conforme alle previsioni di legge e che a quest'ultima sia effettivamente riferibile il divieto di assunzione a lei opposto, ne conseguirebbero effetti «illogici e irragionevoli», tali da palesare l'implausibilità della proposta ricostruzione interpretativa. La lettura del pertinente quadro legislativo offerta dal Tribunale sarebbe erronea, in quanto comporterebbe che, mentre alle università caratterizzate da una deteriore situazione finanziaria sarebbe, comunque, consentito procedere ad assunzioni dei professori associati (recte: ricercatori) risultati vincitori di concorsi espletati alla data di entrata in vigore della legge di conversione - senza il rispetto di alcuna percentuale e con il solo limite del non aggravio di spesa - al contrario, la medesima facoltà sarebbe preclusa alle università cosiddette "virtuose", anche nelle ipotesi in cui ciò non determini alcun aggravio di spesa. Sotto tale aspetto, il Tribunale non avrebbe tenuto adeguatamente conto del fatto che l'assunzione dell'appellante non avrebbe determinato alcun aggravio di spesa a carico dell'Università degli Studi "Magna Graecia", in considerazione del fatto che: a) essa già prestava servizio presso quell'ateneo in qualità di professore associato; b) gli oneri complessivi connessi allo status di professore associato con alcuni anni di anzianità di servizio erano addirittura superiori a quelli che sarebbero stati connessi all'immissione in servizio in qualità di professore ordinario. Inoltre, il TAR non avrebbe considerato che, nel caso in esame, i divieti e i limiti alle nuove assunzioni non potevano trovare applicazione dato che l'appellante già prestava servizio presso l'ateneo catanzarese, con la conseguenza che il passaggio alla qualifica di professore ordinario costituiva un mero passaggio di livello e, in quanto tale, inidoneo a determinare l'instaurazione di un nuovo rapporto d'impiego. Con riguardo al motivo di appello sub 2), in via subordinata rispetto alle argomentazioni sub 1) e per l'ipotesi in cui l'art. 1, comma 3, del d.l. n. 180 del 2008, sia effettivamente da interpretare nel senso che per le università ivi contemplate il legislatore avrebbe inteso fissare un generalizzato limite alle assunzioni, senza riconoscere le deroghe ammesse nel caso delle università "non virtuose", l'appellante ha chiesto che il Collegio sollevi questione di legittimità costituzionale in ordine alle previsioni di legge ostative alla sua effettiva immissione in servizio, per violazione degli artt. 3, 33 e 97 Cost. Il rimettente riferisce che si sono costituiti in giudizio il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nonché l'Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro, chiedendo il rigetto dell'appello; che, con ordinanza n. 1333 del 2012, è stata accolta l'istanza di sospensione cautelare degli effetti della sentenza appellata; che, alla pubblica udienza del 3 luglio 2012, il ricorso è stato trattenuto in decisione. 1.2.- Il Consiglio di Stato ritiene che, ai fini della decisione, risulti necessario esaminare le deduzioni dell'appellante sulla legittimità costituzionale delle previsioni di cui ai commi 1 e 3 dell'art. 1 del d.l. n. 180 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2009, in riferimento agli artt. 3, 33 e 97 Cost. Il collegio, nel riportare il contenuto dell'art. 1, comma 1, del d.l. n. 180 del 2008, poi convertito (nella formulazione, rilevante ai fini del giudizio, anteriore alle modifiche di cui al comma 1, lettera b, dell'art. 11 del d.lgs. n. 49 del 2012), pone in evidenza come la disposizione in esame imponesse un generale divieto di procedere a nuove assunzioni nei confronti delle università cosiddette "non virtuose", le quali avessero superato, per quanto riguarda le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo, il limite parametrico di cui all'art. 51, comma 4, della legge n. 449 del 1997. Il rimettente sottolinea che, in sede di conversione, la rigidità del vincolo in questione era stata attenuata, prevedendo per le medesime università la possibilità di completare le assunzioni dei ricercatori vincitori dei concorsi di cui al decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147 (Disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari), convertito, con modificazioni, dall'art. 1 della legge 25 ottobre 2007, n. 176, e di cui al decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97 (Disposizioni urgenti in materia di monitoraggio e trasparenza dei meccanismi di allocazione della spesa pubblica, nonché in materia fiscale e di proroga di termini), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 agosto 2008, n. 129, a condizione che l'attenuazione del vincolo avvenisse «senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica». Il rimettente, nel riportare, altresì, il contenuto del comma 3 del citato art. 1 (la cui formulazione non è stata modificata nel corso del tempo), pone in rilievo come la disposizione in questione stabilisca nei confronti degli atenei "virtuosi" - quale quello appellato e i cui effetti sono limitati al triennio 2009-2011 - non già un divieto assoluto di procedere a nuove assunzioni, ma la possibilità di nuove assunzioni limitata a un contingente numericamente tale da produrre una spesa non superiore al cinquanta per cento di quella relativa personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente. Il rimettente evidenzia come il comma 3 del citato art. 1 non preveda alcuna clausola di salvaguardia diretta a favorire il completamento delle procedure concorsuali in atto, sia pure ad invarianza di spesa. Ad avviso del collegio, non sarebbero manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, del d.l. n. 180 del 2008, convertito dalla legge n. 1 del 2009, per la parte in cui prevede che le università "virtuose" siano astrette in modo rigido al vincolo assunzionale del cinquanta per cento del costo connesso alle cessazioni di personale verificatesi nell'anno precedente, senza che alle stesse sia riconosciuta la possibilità di accedere ad una clausola di salvaguardia - quale quella volta al completamento delle procedure concorsuali in atto - neppure nel caso in cui ciò si renda possibile «senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica». 1.3.- In punto di rilevanza, il Consiglio di Stato osserva che l'oggetto principale dell'impugnativa è rappresentato dalla circolare ministeriale 27 marzo 2009, n. 478, la quale, nell'interpretare le previsioni dettate dall'art. 1 del d.l. n. 180 del 2008, poi convertito, ha concluso nel senso che il nuovo regime impediva l'assunzione del docente universitario in ipotesi quale quella di interesse della ricorrente.