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Credo che il decreto-legge si sarebbe potuto benissimo evitare se il Governo di centrosinistra della Puglia non avesse cercato di utilizzare la questione della parità di genere per altri fini e insistendo. Ripeto, non ci sarebbe stato bisogno di forzare le norme con un decreto-legge in materia elettorale che non ha precedenti, ma che noi accettiamo come conseguenza dell'errore del centrosinistra pugliese che ha costretto il Governo a questa eccezionale necessità di intervento. Concludo preannunciando che, come sempre abbiamo dichiarato, voteremo a favore di questa norma che introduce la possibilità del voto di preferenza doppio e confermando la speranza di un tempo vicino in cui non sarà più necessario considerare le donne un genere che ha bisogno di un supporto. Solo allora, quando tutti saremo d'accordo in quella direzione - e spero avverrà molto presto - non ci sarà nessuno che potrà mai mettere in dubbio che norme come queste siano a tutela della parità di genere, sospettando invece che servano a salvaguardare gli interessi di una parte di parlamentari, piuttosto che di un'altra. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, dichiaro subito che tutti noi stiamo aspettando da quasi settantacinque anni il momento in cui non ci sarà bisogno di difendere la presenza delle donne non solo in Parlamento, ma in tutti gli organismi (penso al mondo universitario e a quelli della ricerca e dell'impresa), perché la qualità specifica del contributo femminile si impone all'attenzione per i frutti e per ciò che è in grado oggettivamente di dare. Io stessa, per l'età, per i capelli bianchi e per tutto ciò che questo significa, non ho mai goduto del fattore agevolante della quota rosa. Tutto quanto è stato frutto di un lavoro, di una fatica, di uno sforzo di convinzione e di coinvolgimento. Ma, proprio perché in questo momento, per la mia storia personale e per la storia delle persone che mi sono accanto, mi rendo conto che è difficile per le donne raggiungere con semplicità posti che corrispondono alla loro qualità, alla loro competenza, alla dedizione al compito e ai risultati positivi che ottengono con il loro lavoro, ritengo che ci sia ancora bisogno di qualche elemento che agevoli la loro presenza. Quindi, ben venga un provvedimento che io chiamo oggettivamente non "quote rosa", ma politica naturale che supplisce a ciò che percepisco come un pregiudizio, e quindi anche come un'ingiustizia, attraverso un riconoscimento a priori del merito, ed è quello che fissa in qualche modo le quote. Certamente mi ha colpito molto l' iter del provvedimento al nostro esame. Francamente tra la folla di decreti da cui siamo stati schiacciati e soffocati dall'inizio del lockdown ad oggi, non si sentiva il bisogno dell'ennesimo decreto. Mi ha colpito anche molto la velocità assoluta con cui si è stabilita una sintonia tra il Presidente del Consiglio, i Presidenti delle Commissioni e il voto. Mi piacerebbe che - come accaduto con il ponte di Genova - la stessa velocità venisse applicata anche ad altri argomenti importanti e forti. Ne voglio citare solo uno perché - come tutti sanno - dal mio punto di vista costituisce una delle presenze più forti come valore e responsabilità. Mi riferisco - ad esempio - al disegno di legge che riguarda chi soffre di malattie rare che è in fase di stallo, come è in stallo il Piano nazionale delle malattie rare, perché vi è la tendenza a differire sempre quello che riguarda certe categorie. Ecco, io vorrei che questo serva a dimostrare che si può, ma allora che lo si faccia, perché l'elemento veramente dissonante in questo momento è che lo si sia fatto solo per il provvedimento al nostro esame. Il Presidente del Consiglio non dica che non si può fare. Dica piuttosto quando e come e se si vuole fare, perché i problemi urgenti di questo Paese sono tanti. Ne cito uno che ci sta travolgendo, che è quello che riguarda la scuola, ambito in cui la confusione sembra aumentare con una sorta di entropia negativa. Ogni volta che si interviene, la confusione aumenta, senza che questo contribuisca in alcun modo a dare rassicurazione alle famiglie e ai genitori. Il Governo è in grado di prendere decisioni e allora identifichi bene tutti i suoi obiettivi. Non che il provvedimento al nostro esame non sia un obiettivo in questo momento, ma sicuramente non è l'unico. Ciò che lo rende fazioso, in qualche modo, è il fatto che costituisca un'eccezione. D'altra parte, proprio ieri qualcuno, parlando della sessione di Aula odierna, faceva presente il famoso criterio del merito, il tema della meritocrazia. Io penso che, in termini di meritocrazia, le donne non debbano temere nulla. Ricordo il primo intervento svolto in Aula, circa settantacinque anni fa, da una delle prime parlamentari elette all'epoca che, alzandosi, disse che i colleghi uomini non avrebbero dovuto preoccuparsi del fatto che le donne potessero svolgere il proprio ruolo bene o male, perché comunque peggio di come lo avevano svolto loro fino ad allora sarebbe stato ben difficile. Ricordo che stavamo uscendo dalla guerra. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 10,54) ( Segue BINETTI). La presenza femminile è un elemento di stabilizzazione. È un potente elemento di coesione nel lavoro, anche di intergruppo, e quindi tra gruppi diversi e tra il Parlamento e la società civile. Ben venga, dunque, una presenza femminile sempre più ampia, sempre più dichiarata e sempre più esplicitamente fondata sul merito e, per accidens , in questo momento anche sulle quote. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi è una giornata storica per i diritti politici, in particolare per i diritti di noi donne pugliesi. Il Governo e il Presidente Conte, mostrando particolare sensibilità alla problematica, sono dovuti intervenire con apposito decreto-legge per adeguare la legislazione della Regione Puglia ad una norma approvata in Parlamento nel 2016 che, appunto, prevede il vincolo della doppia preferenza. Solo agli elettori pugliesi era stata negata la garanzia di poter scegliere tra candidati di diverso sesso, così come avviene in tutte le Regioni d'Italia, in occasione della competizione elettorale imminente. Io devo constatare, da pugliese, come il Consiglio regionale non abbia posto tempestivamente rimedio a questo vulnus , riducendosi all'ultima seduta utile, dopo la diffida del Governo, per approvare questa normativa prima dello scioglimento dello stesso Consiglio regionale. In realtà, per giochi di potere di uomini tra destra e sinistra, tra emendamenti vari e mancanza di numero legale, si era realizzato un nulla di fatto. È stata la prima volta che un Consiglio dei ministri abbia dovuto sopperire a tale inadempimento, esercitando i poteri di cui all'articolo 120 della Costituzione per ripristinare uno stato di diritto che mira ad eliminare qualsiasi disparità di genere. Con forza posso affermare come solo il MoVimento 5 Stelle abbia lottato fino alla fine per portare questo risultato, tenendo presente che, già a livello regionale, su otto consiglieri tre sono donne. (Applausi) .