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Istituzione dell'Anagrafe digitale pubblica degli istituti di prevenzione e di pena. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge nasce da una riflessione sulla condizione dei detenuti in Italia, oggi caratterizzata in modo negativo da innumerevoli disagi causati dal malfunzionamento del sistema penale e dalla inadeguatezza e insufficienza delle strutture anche professionali. Una situazione che ormai sistematicamente presenta più o meno accentuati divari tra ciò che è disposto per legge e la sua concreta attuazione, e che certamente potrà trarre giovamento se verrà posta sotto lo sguardo attento dei cittadini. La reintegrazione dei soggetti devianti e criminali nel tessuto sociale della popolazione attiva è il fine pubblico da perseguire, e si inserisce nell'alveo di quanto disposto dalla Costituzione (articolo 27). Se è vero che, come riportato da più fonti, attualmente in Italia ogni detenuto comporta un esborso medio, da parte delle finanze pubbliche, di circa 300 euro al giorno, si assisterebbe, a fronte di una popolazione detenuta ormai superiore alle 60.000 unità, a un vero e proprio salasso di denaro pubblico e di trasparenza. A fronte di una spesa quantificabile in più di 6 miliardi e mezzo di euro all'anno da parte dello Stato, infatti, al cittadino non sono dati al giorno d'oggi adeguati mezzi di conoscenza che garantiscano un rapporto dettagliato sull'utilizzo di questo denaro. Avere informazioni dettagliate sugli istituti di pena presenti sul territorio italiano, al giorno d'oggi, continua a risultare un'impresa tutt'altro che semplice, per la società civile, per i mezzi di informazione e per gli stessi garanti dei diritti delle persone detenute, che possono entrare a far visita ai reclusi solo facendone formale richiesta alla stregua di operatori volontari (articolo 17 della legge sull'ordinamento penitenziario). Inoltre, la legge contempla la possibilità che il cittadino possa accedere ai documenti amministrativi allo scopo di garantire la trasparenza dell'attività amministrativa, ma reperire i bilanci delle amministrazioni penitenziarie allo stato attuale non rientra in questa possibilità, se non attraverso lunghe e incerte procedure burocratiche. Volendo enunciare e realizzare per il cittadino, elettore e contribuente, il diritto a una piena trasparenza delle istituzioni, una tale situazione apparirebbe come inaccettabile anche nel caso in cui non vi fosse nulla da criticare in relazione all'attuale gestione degli istituti di pena in Italia, ma la realtà è certamente diversa. Quali cittadini ci troviamo ad avere, a fronte di una forte spesa che non possiamo controllare, un sistema penale che non recupera e non rieduca, dove il lavoro -- quale strumento principale di reintegrazione nel tessuto sociale -- è quasi completamente assente per i condannati, dove la maggior parte dei detenuti vive una condizione che può oscillare tra l'abbrutimento della costrizione all'ozio e la frequenza a quelle vere e proprie università del crimine rappresentate dal raggruppamento di tanti altri «colleghi». Abbiamo, insomma, delle carceri che, nell'esclusivo perseguimento di una funzione repressiva e punitiva, falliscono in toto nel loro scopo principale, costituzionalmente sancito in quanto reale interesse per il bene pubblico. Un passo importante per un'evoluzione di questo sistema oggi fallimentare verso la piena attuazione del dettato costituzionale e la realizzazione degli scopi che si prefigge può essere proprio la creazione, anche per le carceri, di registri pubblici consultabili gratuitamente online dal cittadino. Le analisi critiche provenienti dall'esterno possono essere, infatti, in quest'ambito, un mezzo prezioso per riuscire a tenere la situazione penitenziaria sotto il controllo pubblico, esposta all'iniziativa di chi ritenga producente studiarla. È inoltre importante che la società impari a conoscere i luoghi di detenzione, e deve poterlo fare non solo attraverso l'operato degli addetti ai lavori, ma anche attraverso la constatazione diretta di quanto avviene, per mezzo di dati consultabili agevolmente. Non vi sono ragioni per nascondere le prigioni: i cittadini devono poter conoscere ciò che vi accade, e per questo è necessario che la prigione si apra alla società e che la società stessa prenda in carico le prigioni. Un chiaro esempio di questa visione è oggi offerto in Italia solo dal carcere di Bollate (Milano), progetto pilota di istituto detentivo a trattamento avanzato, dove, oltre alla pubblicazione di un sito internet, sono offerte ai detenuti reali opportunità di promozione delle attitudini personali e di inserimento lavorativo. Nel carcere di Bollate, i detenuti possono accedere al lavoro organizzato da cooperative e privati che collaborano e hanno realizzato le proprie sedi di lavorazione all'interno della struttura detentiva; hanno a disposizione spazi autonomi per sviluppare in proprio o in cooperative iniziative imprenditoriali; partecipano a corsi di formazione e programmi di educazione anche organizzati da imprese interessate alla ricerca e formazione di professionalità qualificate; hanno la possibilità di disporre di assistenza giuridica gratuita e di ricevere familiari e figli in stanze realizzate appositamente e arredate come vere e proprie abitazioni, dove è possibile, per esempio, trattenersi per cucinare e consumare i pasti, e dove anche l'occhio vigile degli agenti scompare dietro microcamere nascoste a circuito chiuso. Ai fini di una ricognizione approfondita del sistema carcerario attraverso la risorsa offerta oggi dal mezzo telematico, il sito del carcere di Bollate, pur offrendo ottime illustrazioni delle strutture e delle attività svolte all'interno dell'istituto, pur offrendo la consultazione di informazioni e normative anche in più lingue ad uso dei detenuti, appare, però, ancora solo come un interessante spot di quello che il carcere può diventare, lo spot di un progetto da sostenere e implementare, ma che occorrerebbe non abbandonare a una mera vetrina sul web , non aggiornata, nei dati relativi a presenze e struttura, dal novembre del 2006. Eppure, questo sito è l'unico esempio di pagina web ufficiale di una struttura carceraria italiana. Se vogliamo davvero conquistare la doverosa trasparenza al pubblico anche per questo settore, occorre necessariamente mirare alla presenza in rete di ogni istituto. Questo può avvenire in diversi modi: ottenendo la messa in rete di tante pagine web quanti sono gli istituti di pena presenti sul territorio, redatte in modo che siano conformi, in quanto a contenuti e frequenza di aggiornamento, a uno standard centrale; oppure prevedendo una gestione centrale dipendente dal portale del Ministero della giustizia nel quale far confluire, in modo il più possibile automatizzato e con la frequenza di aggiornamento più elevata possibile, i dati relativi a tutti gli istituti d'Italia; o ancora vi può essere una sintesi tra i due sistemi. Il presente disegno di legge è impostato su una gestione affidata in maniera centralizzata al Ministero della giustizia attraverso il suo sito web , con una frequenza di aggiornamento su base almeno semestrale, e garantisce a ogni cittadino, su internet, attraverso forme digitali libere e aperte, l'acquisizione di dati relativi a: bilanci delle amministrazioni penitenziarie;