[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di ammissibilità, ai sensi dell'art. 2, primo comma, della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, della richiesta di referendum popolare per l'abrogazione dell'art. 35 della legge 20 maggio 1970, n. 300, intitolata “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, come modificato dall'art. 6, comma 1, della legge 11 maggio 1990, n. 108, giudizio iscritto al n. 135 del registro referendum. Vista l'ordinanza del 9 dicembre 2002 con la quale l'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione ha dichiarato conforme a legge la richiesta; udito nella camera di consiglio del 14 gennaio 2003 il Giudice relatore Francesco Amirante; uditi gli avvocati Alberto Piccinini e Pier Luigi Pancini per i presentatori Cagna Ninchi Paolo, Panici Pier Luigi, Botti Giacinto e Alò Pietro.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. — Nella Gazzetta ufficiale del 1° marzo 2002 è stata annunciata una richiesta di referendum popolare sul seguente quesito: «Volete voi, al fine di estendere a tutti i lavoratori subordinati i diritti e le tutele previste dal titolo III della legge 20 maggio 1970, n. 300, l'abrogazione dell'art. 35 della legge 20 maggio 1970, n. 300, intitolata “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”»? Successivamente l'Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di cassazione ha esaminato la richiesta di referendum popolare, proposta nei termini ora indicati da quattro cittadini elettori. Con ordinanza del 21 ottobre 2002 detto Ufficio ha compiuto due rilievi: da un lato ha osservato che il quesito referendario andava integrato con la precisazione che l'art. 35, primo comma, della legge n. 300 del 1970 è stato modificato dall'art. 6, comma 1, della legge 11 maggio 1990, n. 108; dall'altro ha proposto l'accorpamento di tale richiesta con altra presentata in pari data e tesa all'abrogazione di una serie di norme (tra le quali l'art. 18 della medesima legge n. 300 del 1970) in materia di lavoro subordinato. Con successiva memoria del 18 novembre 2002 i presentatori delle richieste, pur dando atto che i quesiti referendari sono accomunati da uniformità di materia, hanno rilevato che l'uno ha l'obiettivo di estendere a tutti i lavoratori la c.d. tutela “reale” in caso di ingiustificato licenziamento, mentre l'altro tende ad un generale riconoscimento dei diritti di libertà sindacale nei luoghi di lavoro; essi, pertanto, si sono opposti alla richiesta di accorpamento e l'Ufficio centrale ha condiviso tali rilievi. 2.— Con successiva ordinanza del 9 dicembre 2002 l'Ufficio centrale ha ritenuto conforme alla legge il quesito referendario così formulato: «Volete voi l'abrogazione dell'art. 35 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), così come modificato dall'art. 6, comma primo, della legge 11 maggio 1990, n. 108»? Contestualmente, esso ha attribuito alla richiesta di referendum il numero 2 ed il titolo proposto dal comitato promotore , ossia: Attività sindacale nei luoghi di lavoro: abrogazione delle norme che stabiliscono limiti numerici ed esenzioni per i diritti e le tutele previsti dal titolo III dello Statuto dei lavoratori. 3.-- Il Presidente della Corte costituzionale, ricevuta comunicazione dell'ordinanza, ha fissato per la camera di consiglio la data del 14 gennaio 2003, dandone regolare comunicazione ai sensi dell'art. 33 della legge 25 maggio 1970, n. 352. 4.— In prossimità della data ora indicata i presentatori del referendum hanno depositato una memoria, insistendo per una sentenza di ammissibilità del medesimo. Il quesito referendario, infatti, non investe, a loro parere, alcuna delle leggi per le quali l'art. 75 Cost. vieta di fare ricorso alla consultazione popolare, ed è inoltre dotato dei necessari requisiti di chiarezza, univocità ed omogeneità in più occasioni indicati dalla giurisprudenza di questa Corte. L'obiettivo del referendum, del resto, è quello di ricostruire in maniera unitaria un aspetto di grande rilievo nel mondo del lavoro, ossia la libertà di attività sindacale in tutti i tipi di imprese. 5.-- Nella camera di consiglio del 14 gennaio 2003 i rappresentanti dei presentatori hanno insistito per una pronuncia di ammissibilità della richiesta di referendum popolare.1.-- La richiesta di referendum abrogativo sulla quale questa Corte è chiamata a pronunciarsi riguarda l'intero testo dell'art. 35 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), così come modificato dall'art. 6, comma 1, della legge 11 maggio 1990, n. 108. Quest'ultimo ha eliminato dal testo originario del primo comma dell'art. 35 il riferimento ivi previsto all'art. 18 della medesima legge, mentre gli artt. 1, 2, 3, 4 della legge n. 108 del 1990 hanno provveduto a modificare il testo del citato art. 18 ed a disciplinarne autonomamente il campo di applicazione. In tal modo i primi due commi dell'articolo che si intende sottoporre a referendum definiscono ormai soltanto i limiti di consistenza numerica delle imprese industriali, commerciali ed agricole che rendono applicabile il complesso di norme di cui al titolo III della medesima legge n. 300 del 1970, norme le quali disciplinano l'attività sindacale nei luoghi di lavoro. Il terzo comma dell'art. 35 in oggetto, invece, si riferisce al personale navigante delle imprese di navigazione marittima ed aerea ed è stato modificato a più riprese da alcune sentenze di questa Corte delle quali in seguito si dirà. 2.-- Ciò premesso, si rileva che la norma che si intende sottoporre a consultazione popolare non rientra in alcuna delle categorie per le quali l'art. 75 Cost. non ammette il referendum (leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali). 3.-- Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, tuttavia, i requisiti di ammissibilità del referendum non si esauriscono nell'estraneità della disposizione o delle disposizioni che ne costituiscono oggetto alle materie appena indicate. È coessenziale all'istituto referendario, tra l'altro, che, in caso di pluralità di norme, queste siano di contenuto omogeneo, cioè ispirate alla medesima ratio o comunque strettamente collegate tra di loro.