[pronunce]

che, quanto alla denunciata imposizione incidente sull'asse ereditario, il legislatore – con scelta non isolata nell'àmbito della legislazione fiscale dei paesi occidentali – ha non irragionevolmente assunto, nella sua discrezionalità, il complessivo patrimonio ereditario quale base di commisurazione dell'imposta progressiva da ripartire fra i beneficiari, avendo come fine il perseguimento, in occasione delle vicende traslative mortis causa, di politiche redistributive non sindacabili da questa Corte, se non nei limiti della manifesta arbitrarietà o irrazionalità (nella specie non sussistente); che questa non censurabile scelta del legislatore di attribuire carattere reale all'imposta sull'asse ereditario giustifica l'imposizione per il solo fatto oggettivo dell'esistenza del patrimonio ereditario unitariamente considerato e, di conseguenza, l'identificazione del soggetto passivo in colui che ha un collegamento effettivo con detto patrimonio, e cioè nel successore mortis causa; che, date tali premesse, l'imposta denunciata non víola l'evocato art. 53, primo comma, Cost., perché, gravando sul patrimonio ereditario, ha riguardo ad una capacità contributiva manifestata dal medesimo patrimonio nel suo complesso e non – come avviene nel caso dell'imposta sulle quote ereditarie e sui legati – dal singolo trasferimento (od incremento) di ricchezza in favore dei successori; che, diversamente da quanto asserito dalle parti private, va rilevato che nessuna pronuncia di questa Corte afferma che la progressività è incompatibile con la natura reale di qualsiasi imposta (tanto meno la richiamata sentenza n. 128 del 1966, la quale, con riferimento all'imposta di bollo vigente all'epoca, si limita a rilevare che «non tutti i tributi si prestano, dal punto di vista tecnico, all'adattamento al principio della progressività» e che detto principio è «applicabile alle imposte personali ma non a tutte le altre diverse imposte»); che, anzi, non è contrario al principio generale di cui all'art. 53, secondo comma, Cost. che un'imposta reale possa essere anche progressiva (come la soppressa imposta di ricchezza mobile, per la parte relativa ai redditi di impresa e di lavoro, disciplinata dal d.P.R. 29 gennaio 1958, n. 645, recante «Approvazione del testo unico delle leggi sulle imposte dirette», soprattutto nel testo modificato dall'art. 1 della legge 3 novembre 1964, n. 1190, recante «Variazioni delle aliquote dell'imposta di ricchezza mobile»; nonché come la parimenti soppressa imposta sull'incremento di valore degli immobili, di cui al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 643, recante «Istituzione dell'imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili»); che la natura reale del denunciato tributo non osta, dunque, a che la progressività del prelievo sia costruita in funzione del solo valore dell'asse globale, con la conseguenza che, nella specie, va esclusa la lamentata ingiustificata disparità di trattamento fiscale di lasciti ereditari di identico valore, perché la tassazione di tali lasciti avviene commisurando l'aliquota progressiva ad assi di diversa entità e, pertanto, riguarda situazioni non omogenee e tra loro non comparabili.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, con entrambe le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 1, dello stesso decreto legislativo n. 346 del 1990, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla medesima Commissione tributaria provinciale di Milano, con l'ordinanza datata 11 marzo 2004, indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 dicembre 2005. F.to: Annibale MARINI, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 dicembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA