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Atto n. 3-02211 CENTINAIO BERGESIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS BRIZIARELLI CAMPARI NISINI RIPAMONTI BOSSI Simone URRARO ZULIANI TOSATO PIROVANO RUFA AUGUSSORI CANDURA FREGOLENT OSTELLARI PUCCIARELLI CANTU' TESTOR PILLON ARRIGONI BORGONZONI MARIN RICCARDI GRASSI CANDIANI CASOLATI PISANI Pietro PIANASSO LUNESU DORIA PIZZOL CORTI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il 3 gennaio 2021 presso il sito di Don Guan, le autorità cinesi hanno bloccato due container di carne suina italiana sostenendo, senza alcun fondamento scientifico, una presunta positività delle merci al virus COVID-19; la denuncia arriva dall'OPAS, uno dei più grandi macelli italiani autorizzati a commercializzare in Cina, che sostiene inoltre la probabile distruzione di altri 40 container di carne suina, in direzione del porto di Yantian, per un valore di circa 2,5 milioni di euro; si tratta di accuse assurde ed infondate, che tra l'altro provengono da un Paese sul quale pesa la responsabilità di avere ritardato la diffusione di notizie riguardo alla pandemia, usate per colpire l'agroalimentare made in Italy , che proprio negli ultimi anni ha investito sulle prospettive di crescita delle esportazioni nel mercato asiatico; la Cina è il primo Paese per consumo di carne di maiale e ciò fa pensare che dietro simili decisioni vi sia la scellerata volontà di adottare misure protezionistiche per sostenere la produzione locale di carne, che ha subito una gravissima battuta d'arresto a causa della diffusione della peste suina africana; proprio a causa della peste suina africana, la Cina ha perso più del 60 per cento dei propri allevamenti, diventando fortemente dipendente dal mercato estero, in particolare dalla Germania, Paese anche questo alle prese con la diffusione della malattia, per via della quale il comparto locale è entrato in crisi subendo un drastico crollo dei prezzi, con evidenti ripercussioni anche sulla filiera suinicola italiana; il settore nel complesso genera 8 miliardi di euro di fatturato. Il nostro Paese non può permettersi di rimanere immobile di fronte agli scenari denunciati, con il rischio di perdere un comparto strategico per l'economia italiana e un riferimento fondamentale delle eccellenze agroalimentari del made in Italy ; la suinicoltura ed il comparto agroalimentare made in Italy in genere stanno da tempo subendo gli effetti dei più disparati accadimenti internazionali: dai dazi americani, all' embargo russo, passando per la "Brexit", fino all'emergenza da COVID-19, quest'ultima utilizzata per promuovere una grave campagna di disinformazione e di concorrenza sleale nei confronti dell'Italia; i danni per il settore sono ingenti e necessitano di risposte forti e determinate; in tale scenario è opportuno ed urgente adottare tutti gli strumenti necessari per sostenere il settore suinicolo italiano, a livello sia nazionale che europeo, per far in modo che la grave emergenza epidemiologica da COVID-19 non divenga presupposto di un ulteriore indebolimento della filiera, a danno delle eccellenze agroalimentari italiane, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario attivarsi immediatamente presso tutte le sedi opportune al fine di denunciare come le motivazioni avanzate dalla Cina per bloccare l'ingresso nel Paese di carne suina italiana siano pretestuose e prive di qualsiasi fondamento scientifico; quali misure straordinarie intendano mettere in atto a sostegno delle imprese esportatrici per le gravi perdite subite a seguito della decisione presa dalla Cina di bloccare le importazioni di carne suina italiana. Atto n. 3-02212 BERGESIO CENTINAIO VALLARDI SBRANA DE VECCHIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: su segnalazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, in particolare del Dipartimento dell'ICQRF, l'autorità antitrust ha comunicato l'avvio di 14 istruttorie contro un uguale numero di caseifici in Lombardia che acquistano latte crudo direttamente dagli allevatori, al fine di verificare la presenza di eventuali pratiche sleali ai danni delle aziende agricole fornitrici di latte; l'eventuale presenza di cartelli sul mercato porterebbe infatti ad un abbassamento artificiale del prezzo della materia prima determinando un'alterazione delle regole della concorrenza, su cui sta indagando l'autorità; se pure si accolgono con favore tali interventi, anche alla luce delle criticità emerse nei mesi della pandemia ed ampiamente denunciate con precedenti atti di sindacato ispettivo, è necessario adottare un intervento strutturato che impedisca il verificarsi di tali pratiche sleali, le quali portano ad un inevitabile abbassamento dei prezzi del latte, costringendo molti allevatori addirittura alla chiusura; la crisi degli allevamenti italiani, ampiamente denunciata in precedenza dal primo firmatario, ed emersa in tutta la sua gravità nella fase di contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, rischia di apparire irrecuperabile, anche a seguito del prospettato crollo del prezzo del latte alla stalla per l'anno 2021; per il nuovo anno si parla infatti di fissare il prezzo del latte a 35 centesimi al litro, determinando un evidente calo dei redditi in una regione, come la Lombardia, che produce circa il 40 per cento di tutto il latte italiano; è necessario che il Governo esprima una chiara posizione sul futuro della zootecnia da latte italiana, mettendo in atto azioni a tutela degli allevatori, che contemplino anche la possibilità di introdurre nella filiera una maggiore trasparenza che incentivi gli operatori a comportamenti più virtuosi, si chiede di sapere quale sia la strategia che il Ministro in indirizzo intende mettere in atto a sostegno della zootecnia da latte italiana al fine di restituire al comparto, che rappresenta una delle più importanti eccellenze del made in Italy , una crescita duratura. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02206 BINETTI Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'ennesimo allontanamento di una bambina dalla madre si sta completando in via definitiva sulla base di una serie di equivoci di carattere socio-giudiziario, in cui il ruolo dei servizi sociali appare quanto meno poco ispirato a criteri di imparzialità e soprattutto di ricerca dell'effettivo benessere della bambina; nel 2017 in un nucleo familiare composto da tre persone, una coppia convivente e la loro figlia di 5 anni, esplode una crisi che in poco tempo culmina nella separazione, cui segue la difficile gestione della bambina, sottoposta a strappi continui tra i genitori; il padre della bambina, uscito dal nucleo familiare, ha tentato in tutti i modi di allontanarla dalla madre, trattenendola presso di sé, senza peraltro mai farsi carico delle sue necessità, come previsto dallo stesso magistrato; negli ultimi mesi di convivenza i comportamenti del padre, attualmente ex convivente, sono apparsi fortemente problematici, si sono vistosamente aggravati, e sono poi culminati in maltrattamenti e reazioni aggressive e lesive nei confronti della madre;