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le imprese aderenti, nella loro qualità di produttore o utilizzatore, sono tenute a versare al CONAI il contributo ambientale CONAI (CAC), differenziato per tipologia di imballaggio; la maggior parte di queste entrate dovrebbe successivamente essere trasferita, tramite i consorzi di filiera e nel rispetto di quanto previsto dall'accordo-quadro ANCI-CONAI, ai comuni convenzionati per la copertura dei maggiori oneri derivanti dalla raccolta differenziata degli imballaggi; dal bilancio preventivo 2019 disponibile sul sito CONAI, risulta un ricavo stimato da contributo ambientale pari all'incirca a 22,3 milioni di euro, mentre altri ricavi, prevalentemente derivanti dalle sanzioni dovute al mancato pagamento, sono stati stimati all'incirca in 8 milioni di euro e, per lo sviluppo del riciclo, inclusi i progetti derivanti dall'accordo quadro ANCI-CONAI, una previsione di spesa di 8,852 milioni di euro, si chiede di sapere quali siano i progetti sul riciclo differenziato e quali i comuni che hanno beneficiato dell'accordo-quadro CONAI/ANCI, chiarendo quale importo del bilancio CONAI viene effettivamente destinato allo sviluppo del riciclo, quanto viene invece speso per la struttura del CONAI stesso e quali sono i criteri che determinano l'adeguamento del contributo CAC. Atto n. 4-03697 LANNUTTI PAVANELLI ANGRISANI ROMANO DONNO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: Ernesto Maria Ruffini nel 2015 è stato nominato amministratore delegato di Equitalia e nell'anno successivo presidente della stessa; nel 2017 il Governo pro tempore Gentiloni lo ha scelto come direttore dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, incarico che ha lasciato il 4 settembre 2018, sostituito dal generale Antonino Maggiore; il 31 gennaio 2020 lo stesso Ruffini è stato nuovamente posto a capo dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione; considerato che, secondo il periodico d'inchiesta "La voce delle voci" del 22 maggio 2020, Ruffini nell'anno e cinque mesi in cui non è stato direttore dell'Agenzia Entrate-Riscossione avrebbe ripreso la sua attività di avvocato, patrocinando interessi in conflitto proprio con l'Agenzia, come ad esempio quando ha patrocinato la causa della società Amifin (perdendo il ricorso), oppure quella della Banca di Viterbo Credito cooperativo (vincendo la causa); inoltre, a quanto risulta all'interrogante, come denunciato da Dirpubblica (la Federazione del pubblico impiego), l'ultima nomina di Ruffini al ruolo di direttore dell'Agenzia Entrate-Riscossione sarebbe in contrasto col decreto-legge n. 78 del 2015 e la sentenza n. 37 del 17 marzo 2015 della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittime le norme che prevedono il conferimento di incarichi dirigenziali in favore di funzionari privi della relativa qualifica, per non aver mai superato un corso per dirigenti, come è accaduto appunto a Ruffini; considerato infine che: nonostante il TAR del Lazio, con sentenza n. 8990 del 16 agosto 2018, abbia accolto il ricorso di Dirpubblica e quindi obbligato l'Agenzia delle Entrate-Riscossione a bandire il concorso per 403 posti da dirigente da concludere entro il 31 dicembre del 2018, nel termine cioè da ultimo prorogato dalla legge n. 205 del 2017, l'Agenzia finora ha disatteso la sentenza, non bandendo alcun concorso; lo stesso Ruffini ha ignorato la sentenza, in quanto ha nominato per posizioni organizzative di elevata responsabilità (POER) dirigenti, senza passare da un concorso, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza degli eventi descritti; se non ritenga Ernesto Maria Ruffini in posizione di conflitto di interesse per aver operato contro l'Agenzia, della quale era stato al vertice; se non ritenga inopportuna la nomina di Ruffini del 2020, che lo ha visto nuovamente a capo dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, in quanto sia la Corte costituzionale sia il TAR del Lazio hanno bocciato i provvedimenti di nomina di dirigenti privi di qualifica, come risulterebbe essere Ruffini; quali interventi di propria competenza voglia assumere per allontanare dai vertici dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione chi non rispetta le sentenze della Corte costituzionale e del TAR, ledendo diritti e in dispregio alle norme. Atto n. 4-03698 LANNUTTI PESCO CORRADO PIRRO TRENTACOSTE ROMANO CASTELLONE Al Ministro della salute Premesso che: nell'adunanza del 8 maggio 2020, tenutasi in videoconferenza come previsto dall'art. 85, comma 3, lett. e) del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha approvato e trasmesso al Parlamento, insieme con il conto consuntivo per l'esercizio 2018, la propria relazione con la quale si rende noto il risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto superiore di sanità (ISS); nelle conclusioni della relazione, i magistrati contabili, oltre a raccomandare «all'Ente l'adozione di politiche gestionali di rigore rivolte al miglioramento complessivo della situazione finanziaria», invitano «l'ISS a procedere al costante monitoraggio della partecipazione in CNCCS scarl (Collezione nazionale di Composti Chimici e Centro Screening) trattandosi di società partecipata in cui il numero dei dipendenti è inferiore rispetto agli amministratori. Questa Corte richiama l'attenzione degli organi dell'Istituto circa l'obbligo dell'adozione delle misure di razionalizzazione previste dall'art. 20, comma 2, del d.lgs. 175 del 2016, in occasione della prossima revisione delle partecipazioni societarie»; CNCCS S.c.ar.l. , con sede in Pomezia (Roma) è stata costituita il 17 novembre 2010 con un capitale sociale di 100.000 euro, così composto: un socio pubblico, ovvero il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con il 20 per cento delle quote sociali, e un socio privato, Irbm Science Park srl (ora, Irbm SpA), con l'80 per cento delle quote sociali; in data 14 febbraio 2011, con l'acquisto dalla Irbm Science Park Srl di quote pari a 10.000 euro (10 per cento del capitale), l'Istituto superiore di Sanità entrava a far parte della compagine societaria della CNCCS; l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), con delibera n. 58 del 30 gennaio 2019, ha rilevato che le modalità di costituzione della società consortile CNCCS «non appaiono coerenti con le previsioni del combinato disposto dell'art. 5, comma 9, del D.lgs. 50/2016 con l'art. 7, comma 5, del D.lgs. 175/2016 e già dell'art. 1, comma 2, del D.lgs. 162/2016, nonché dell'avviso espresso dalla stessa Anac nel parere AG5/2018/AP e dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011»;