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In un momento di debolezza della fede sembra di poter dire che Dio si era girato dall'altra parte. Secondo me, nessun negazionismo è possibile: dire ridicolo è troppo poco perché si tratta di un atteggiamento gravissimo e finanche perseguibile. Allo stesso modo, sono ugualmente da condannare i negazionismi delle foibe e dei gulag . La realtà umana supera sempre la fantasia. La violenza senza limiti per annientare il popolo ebraico quale causa di tutti i mali della storia: questo pensavano Hitler, alcuni attorno a lui e tutti coloro che sono stati soggiogati dalle sue pazze idee. Un'altra componente era la vendetta verso gli italiani che avevano tradito. E, allora, lavori forzati, oppure morte attraverso metodi di sofferenza che soltanto menti perverse potevano inventare, soprattutto a partire dai più deboli, quali donne e bambini. Ora, come tramandare quanto è successo affinché il ricordo illumini la mente? Certamente, a seguito dell'istituzione della Giornata della Memoria, sono aumentate le cerimonie che già si tenevano. Cerimonie solenni e pubbliche, accompagnate dalla pubblicazione di libri, da film e dall'educazione della scuola. Le visite ai campi di concentramento di Auschwitz (di cui ricordo il 27 gennaio l'anniversario dell'abbattimento del suo cancello), Mauthausen, Dachau, Buchenwald e altri, è un momento che di fatto obbliga coloro che li visitano, adulti o giovani, a confrontarsi con la storia e con quanto là dentro successe. Aver ulteriormente stanziato un piccolo fondo che può servire come contributo per i viaggi e può diventare significativo se ben usato, con decreto del Ministero dell'istruzione, affinché gli alunni degli ultimi due anni delle scuole superiori aumentino il numero delle visite, penso sia una decisione saggia del Parlamento tanto più in questi giorni in cui i venti di guerra, qualunque essa sia, tornano a soffiare. Tali venti non soffiano bene perché la guerra è sempre da condannare. Affinché perciò non si ripeta in alcuna forma quanto successo in quegli anni facciamo questo sforzo e rinnoviamone il ricordo nella data di oggi. (Applausi) . PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, quanto vale una vita umana? Si può misurare in denti d'oro per fare lingotti, si può misurare in capelli per fare materassi, si può misurare in cenere per fare fertilizzanti. Queste sono le cose che vediamo con i nostri occhi quando andiamo nei campi di concentramento. Due anni fa, il 27 gennaio del 2020, parlavo in quest'Aula in occasione del Giorno della Memoria per presentare la mozione e contestualmente il relativo disegno di legge. Pochi giorni dopo, il 22 febbraio 2020, il Covid arrivava a Bergamo e io, da sindaco, sono stata assente per tanto tempo dall'Assemblea per gestire l'emergenza. Il disegno di legge è rimasto «congelato» in mezzo alla pandemia, ma strada facendo, mi sono resa conto che era diventato ancora più importante proprio per quanto successo in questi due anni. Quanto vale una vita umana? 1.500 lire per un bambino ebreo, 3.000 lire per una donna, 5.000 per un uomo; questa è la cifra che prendevano coloro che nel nostro Paese denunciavano gli ebrei per mandarli nei campi di concentramento. Ad Auschwitz quattro enormi camere a gas, che riuscivano ad uccidere nei giorni per loro migliori fino a 6.000 persone, erano il vanto di Rudolf Hess. Un'economia, quella tedesca, che prosperava non solo sul lavoro forzato nei campi, ma anche sulla morte stessa degli ebrei. Ebrei che sono stati traditi dal Governo che doveva proteggerli. Quanto vale una vita umana? Quanti punti di PIL siamo disposti a perdere per salvare delle vite umane? Secondo alcuni economisti il valore di un uomo si calcola in base al PIL del suo Paese. In Italia una vita umana vale 4,7 milioni di dollari, alle Bermuda 15,5, in Burundi solo 45.000. Sembra che questa tendenza a quantificare il valore della vita sulla base della capacità di produrre reddito derivi dallo schiavismo, dalle piantagioni del South Carolina nel 1740. Anche i disabili erano un peso economico per i nazisti e anche questi hanno trovato la morte nei campi di concentramento. Sono due anni che mi chiedo quanto valga una vita umana; due anni nei quali i fenomeni di istigazione all'odio sono aumentati in modo preoccupante anche nei confronti degli ebrei. Per qualcuno ancora oggi nelle camere a gas si faceva la doccia; per qualcuno la shoah è un'invenzione; per qualcuno sono morti, ma non proprio così e non proprio così tanti; per qualcuno nel camion militari di Bergamo c'erano delle bare vuote. Sembra che in ogni epoca storica la logica del negazionismo sia invertire causa con effetto, perché, secondo i negazionisti della shoah, gli Alleati avevano bisogno del mito dell'Olocausto per giustificare l'occupazione della Germania nel 1945. Dico questo solo per fare un esempio, ma ce ne sarebbero molti altri. Allo stesso modo, limitare la libertà individuale per evitare che tutto il Paese soffrisse come la mia gente, si è tradotto in una frase del tipo: con la scusa del Covid si è fatta questa legge. Infatti, negare a un popolo ciò che ha causato una profonda sofferenza è qualcosa di disumano, che aumenta il dolore, lo amplifica e non permette di rimarginare le ferite. Il negazionismo, però, non è solo ignoranza, ma soprattutto paura, perché è un classico meccanismo di difesa: il diniego psicologico, la paura che l'uomo possa essere davvero capace di tali atrocità, che è meglio negare. L'uomo però ne è capace davvero. È paura che se fosse vero, se un giorno qualcuno si svegliasse e dicesse di voler sterminare tutti quelli coi capelli castani, una persona con i capelli castani come potrebbe combattere contro chi vuole distruggerla? Semplicemente ricordandosi che il coraggio è ciò che cambia il destino di un popolo, perché gli uomini malvagi ci sono sempre stati e ci saranno sempre, perché un pazzo può svegliarsi un giorno e venire seguito da altri che, magari per interessi politici, economici, o personali gli danno corda senza nemmeno rendersi conto di dove sta andando, di quale tragedia si sta creando. In ogni epoca siamo sempre occupati a fare qualcos'altro, ad avere sempre più cose o ad avere sempre più like, mentre la memoria è l'unica cosa che abbiamo per far sì che la storia tramandi un'esperienza di migliaia di anni ed è impossibile che ciascuno di noi la conservi se non viene tramandata dalle generazioni. (Applausi) . I giovani saranno la nostra salvezza, magari anche alcuni di quelli che sono stati o che andranno in viaggio nei campi di concentramento, perché basta anche che solo uno capisca che è successo davvero e può succedere ancora. Tuttavia, prima di dar loro le ali per volare, come dovrebbe fare questo Parlamento legiferando assieme al nostro Governo, bisogna che arrivino nel profondo dell'abisso dell'animo umano e vedano chiaramente cosa può succedere e da cosa potrebbero doversi difendere in futuro, da cosa potrebbero dover difendere i propri cari.