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Noi stiamo tenendo un atteggiamento di leale rapporto con il Governo, non contestiamo minimamente la sua legittimità, ma è certo che da parte del Governo e in particolare del Ministro della giustizia (soprattutto nelle circostanze presenti), dobbiamo esigere un atteggiamento di rispetto e un linguaggio consono al ruolo ricoperto. (Applausi dai Gruppi FI-BP e PD). Discussione del documento: Doc Doc. LVII, n. 1 Documento di economia e finanza 2018 (Relazione orale) Approvazione della proposta di risoluzione n. 2 PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del documento LVII, n. 1. Il relatore, senatore Bagnai, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. BAGNAI, relatore . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli membri del Governo, onorevoli colleghi, com'è noto, in ragione del momento di transizione, il DEF che è al nostro esame è stato presentato in ritardo rispetto alle scadenze naturali e non contempla alcun impegno per il futuro, bensì si limita alla descrizione dell'evoluzione economico-finanziaria internazionale, all'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l'Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue. Fornirò, ai fini della discussione, una sintesi dei principali elementi che il Governo propone alla valutazione delle Camere, articolandola secondo le principali sezioni di cui si compone il documento e fornendo limitati spunti di analisi. Naturalmente mi riferisco al Governo precedente. In particolare, evidenzierò le principali modifiche sopravvenute negli scenari proposti rispetto alla Nota di aggiornamento al DEF presentata dal Governo precedente nel settembre scorso. Per quanto concerne il quadro macroeconomico descritto nel programma di stabilità nella Tavola 1 del primo capitolo, nel periodo di previsione preso in considerazione nel DEF, le stime contemplano una crescita del PIL pari all'1,5 per cento nel 2018, all'1,4 nel 2019 e una riduzione del tasso di disoccupazione rispettivamente al 10,7 nel 2018 e al 10,2 nel 2019. Il principale mutamento intervenuto rispetto alla NADEF 2017 è una revisione al rialzo della crescita rispettivamente di 0,3 e 0,2 punti in ragione del quadro internazionale più favorevole, riflettendo anche gli orientamenti del Fondo monetario internazionale, che fra ottobre 2017 e aprile 2018 ha rivisto al rialzo in misura analoga la crescita reale dell'economia italiana. Prima di fornire altri elementi di valutazione di questo quadro previsionale, mi limito a osservare che, incrociandolo con le previsioni demografiche dell'Istat, si ricava che, alla luce di questa crescita, nel 2021 il PIL pro capite degli italiani sarà pari a circa 27.700 euro, ai prezzi del 2010, cioè sarà ancora al di sotto del massimo antecedente alla crisi, che venne raggiunto nel 2007 con 28.699 euro, e prossimo al valore del 2003, che fu di 27.684 euro secondo l'AMECO. Il quadro previsionale è stato valutato dall'Ufficio parlamentare di bilancio in conformità al regolamento dell'Unione europea 473 del 2013, il cosiddetto two pack , che lo ha validato rilevando tuttavia nell'audizione del 9 maggio scorso come le previsioni del Governo precedente siano «in prossimità» o «marginalmente superiori» al limite massimo delle previsioni fornite dai valutatori indipendenti. Diversi osservatori, fra cui Confindustria nella sua audizione del 15 maggio scorso, hanno segnalato il rischio di sovrastima della crescita, legato in particolare al fatto che il quadro previsionale non sconta l'effetto recessivo determinato dall'attivazione delle cosiddette clausole di salvaguardia (delle quali parleremo più avanti). Preme sottolineare, a questo riguardo, che rispetto ai momento in cui le previsioni sono state formulate sono emerse fragilità nella crescita tedesca. L'Eurostat ha certificato nel mese scorso che il ritmo della crescita tedesca su base trimestrale si è dimezzato (dallo 0,6 per cento dell'ultimo trimestre 2017 allo 0,3 per cento del primo trimestre 2018, allineandosi a quello italiano, che partiva dallo 0,4 per cento) e il Centro Europa Ricerche (CER), uno dei valutatori indipendenti considerati dall'Ufficio parlamentare di bilancio, nella sua nota di aggiornamento del 14 maggio scorso evidenzia un rallentamento della crescita italiana. Vale la pena di ricordare quindi in questo contesto che un modello di crescita come quello tedesco, articolato essenzialmente sulle esportazioni, cioè sulla domanda del resto del mondo, espone a ovvi contraccolpi, quando nel resto del mondo si dovessero manifestare tensioni recessive: motivo di più perché il Governo insista nel domandare alla Germania di ribilanciare il proprio modello di crescita sulla domanda interna, nell'interesse generale del progetto europeo. Questa esigenza è tanto più attuale alla luce delle analisi di sensitività effettuate nel DEF dal Governo precedente rispetto ai principali fattori di rischio connessi alle tensioni geopolitiche, commerciali e finanziarie che si evidenziano a livello globale, tensioni alle quali si è aggiunta la decisione relativa agli accordi sul nucleare iraniano, che sono suscettibili anch'essi di effetti sull'attività delle nostre aziende che operano in quel Paese. Un primo gruppo di rischi attiene alla stabilità finanziaria: questa potrebbe venire interessata negativamente dall'attuale situazione di elevati corsi azionari, bassi e poco differenziati rendimenti obbligazionari, ridotta volatilità, cui si è abituata la gestione degli investitori, ed elevati livelli di indebitamento pubblico, ma soprattutto privato di alcuni Paesi emergenti. A ciò deve aggiungersi il fattore di rischio connesso ad un eventuale inasprimento delle condizioni dei mercati finanziari connesso alla prossima fine del quantitative easing , annunciata da Mario Draghi il 14 giugno scorso. Va anche segnalato, come mero dato statistico, il fatto che i dati su base mensile dell'indice Standard & Poor's 500 indicano come il mercato borsistico statunitense sia in espansione dalla fine del 2009. Un'espansione di 112 mesi, che risulta essere la più lunga nella storia del Dopoguerra dopo quella degli anni Novanta, che durò 114 mesi, e alla quale le politiche monetarie non convenzionali dall'una e dall'altra parte dell'Atlantico hanno indubbiamente contribuito. Un secondo fattore di rischio attiene alle possibili evoluzioni delle misure protezionistiche avviate dagli Stati Uniti, cui il DEF dedica un apposito focus , articolato secondo due differenti scenari, uno più intenso e l'altro più moderato. Si osserva tuttavia che non viene fatta un'analisi di sensitività del quadro previsionale rispetto a due variabili cruciali: il cambio euro-dollaro, che potrebbe rivelarsi più alto del previsto in ragione fra l'altro dell'elevatissimo surplus dell'Eurozona (principalmente ascrivibile all'economia tedesca), mal tollerato dagli Stati Uniti, e il prezzo del petrolio, per il quale valgono considerazioni sostanzialmente analoghe.