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Bisognerà anzitutto investire in strutture adeguate, come ha già annunciato, che siano in grado di accogliere la popolazione carceraria in condizioni più che dignitose, consentendole soprattutto di avviarsi verso un percorso di vita nuovo e consono alle regole del diritto. Questa dignità spesso viene negata. È stato ricordato anche in precedenza che si vive spesso in condizioni di scarsissima dignità, a causa dei bagni a vista e della mancanza dell'acqua calda o della possibilità di farsi una doccia, se non in condizioni particolarissime, nonché dei mille problemi che conosciamo, perché sono venuti ormai alla luce in maniera estrema. Ovviamente, c'è necessità di badare al numero degli agenti di Polizia penitenziaria. Il suo annuncio sull'ampliamento della pianta organica sarà un fatto estremamente importante, così come gli istituti che consentiranno l'utilizzo di pene alternative alla detenzione. La smetteremo quindi di rincorrere l'utilizzo della carcerazione come primo... (Il microfono si disattiva automaticamente. Applausi) . TOTARO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TOTARO (FdI) . Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli senatori, il Gruppo Fratelli d'Italia intanto la ringrazia per essere venuta in Aula a riferire prontamente su questi fatti e a parlarci di quello che avviene nei nostri istituti penitenziari: si tratta di un argomento importantissimo per una Nazione che dev'essere modello a livello internazionale. Come ha detto qualche collega che è intervenuto precedentemente, dobbiamo avere penitenziari all'altezza, non posti dove la fatiscenza e il degrado sono un fattore ormai comune da molti, troppi anni, in questo Paese in cui la politica ha pensato a fare altro. A volte, si sono costruiti anche penitenziari, ma sono stati lasciati come cattedrali nel deserto, senza essere stati nemmeno aperti. Questo è quello che è avvenuto in tutti questi anni: il carcere come pattumiera della società; un po' di sporco lo buttiamo là e poi qualcuno lo gestirà. Vogliamo esprimere, come Gruppo Fratelli d'Italia, il nostro apprezzamento, la nostra vicinanza e la nostra gratitudine ai 40.000 agenti, donne e uomini, della Polizia penitenziaria che tutti i giorni rappresentano lo Stato nei nostri penitenziari e lo fanno veramente con grande abnegazione, pur non avendo un grandissimo stipendio, ma con la forte volontà di rappresentare le istituzioni, il nostro Stato e la nostra Italia, con la divisa. Lo fanno tra mille difficoltà, in strutture fatiscenti, come si è detto prima, e hanno a che fare anche con le persone che sono lì. C'è anche una percentuale di detenuti che si trova lì ingiustamente o che si vuole redimere, ma molti altri sono plurirecidivi e delinquenti che hanno commesso reati gravissimi fuori; molto spesso abbiamo mafiosi, camorristi, stupratori o violentatori che lo erano fuori dal carcere e che continuano a farlo dentro, usando le stesse tecniche, la stessa violenza e lo stesso atteggiamento minaccioso nei confronti degli agenti della Polizia penitenziaria. Se a Santa Maria Capua Vetere qualcuno ha sbagliato, è giusto che paghi, perché quello che si è visto non è accettabile, ma bisogna anche prendere le distanze da tutta una canea che abbiamo visto in questi mesi e giorni, in cui si è accusata la Polizia penitenziaria, puntandole il dito contro a prescindere, dimenticandosi della situazione di gravità in cui opera e ha a che fare con certi soggetti. Non è facile, perché a volte l'agente di Polizia penitenziaria non svolge solo la sua mansione e non rappresenta solo lo Stato, ma fa anche l'assistente sociale; abbiamo tantissimi casi di donne e uomini che fanno questo tutti i giorni nei nostri penitenziari. È quindi ingiusto dire che sono tutti violenti o che usano violenza, com'è stato detto su certa stampa. Ci si è ricordati solo di quell'episodio di Santa Maria Capua Vetere e ci si è dimenticati - tutti l'hanno fatto, signor Ministro - che ad esempio nell'ultimo anno e mezzo - sono dati che non fornisce Fratelli d'Italia, ma il suo Ministero - ci sono stati 1.234 casi, lo sottolineo, di aggressione e violenza nei confronti di appartenenti alla Polizia penitenziaria nelle nostre carceri, eppure nessuno ha mai fatto un dibattito su questo in Aula per dire cosa avviene lì. I nostri uomini in divisa nelle carceri non hanno a che fare con gli studenti della Bocconi, sia chiaro. Qui si parla di conoscere il carcere. Io conosco bene il carcere, lo conosco molto bene da tanti anni e conosco bene anche il personale che c'è lì dentro, quello in divisa e quello senza divisa, e anche gli utenti che frequentano i nostri penitenziari, quelli che in parte dobbiamo cercare di redimere, di portare sulla retta via, costruendo un percorso che possa reintegrarli nella nostra società. Purtroppo, sappiamo benissimo che lì dentro ci sono sacche larghissime di persone che commettevano reati gravissimi fuori e li continuano a commettere lì dentro. Francamente, rispetto alla soluzione che qualcuno ha proposto di concedere pene alternative e di farli uscire dal carcere, bisogna vedere a chi e per quale motivo, altrimenti poi non possiamo venire qua in Parlamento o in televisione, con la lacrima sul viso, a dire che una tale donna è stata aggredita perché il tale, uscendo dal carcere in permesso, è andato lì e l'ha fatta fuori, l'ha uccisa, l'ha violentata, le ha fatto del male o le ha dato fuoco. Dopo è troppo facile fare il pianto del coccodrillo. Queste cose vanno prevenute. Ci sono personalità malavitose all'interno del carcere che non devono uscire fuori, ma devono stare dentro e scontare la pena. Signor Ministro, uno dei fattori che porta alla redenzione e al recupero dei nostri detenuti in carcere è il rispetto delle regole: nel carcere ci sono delle regole, non può vigere la situazione in cui lì dentro ormai abbiamo percorsi di vigilanza attenuata, per cui i detenuti sono liberi di fare quello che vogliono, spesso ovviamente offendendo. Questo non fa parte dei 1.234 casi di aggressione nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria; spesso gli agenti sono vittime di minacce e di offese lì dentro, ma neanche vanno a denunciarle. Come ha detto prima anche il senatore Caliendo, è bene che chi si comporta in un certo modo nel carcere non debba avere sconti o facilitazioni di pena, anche per quanto riguarda la legge Gozzini. Non è accettabile che uno lì dentro si comporti così, dia fuoco alle strutture o spacchi tutto, com'è successo nelle rivolte che sono state antecedenti ai fatti di Santa Maria Capua Vetere (non solo lì, ma in tutti i penitenziari d'Italia), e non paghi mai per quello che ha fatto. Infatti, sarebbe interessante sapere, anche nei confronti della magistratura, quanti di coloro che hanno commesso quei reati dentro i penitenziari, quelli che hanno spaccato tutto e sfasciato il carcere, hanno aggredito gli agenti nelle rivolte che ci sono state, abbia pagato in qualche modo per quello che ha fatto, in termini finanziari o penali. Io penso che siano molto pochi, a me risulta quasi nessuno: questo è inaccettabile.