[pronunce]

La difesa statale ha evidenziato la carenza di interesse ad agire del ricorrente nel giudizio a quo, contestando la qualificazione degli atti impugnati offerta dal rimettente, in termini di atti non meramente interpretativi, bensì a contenuto regolamentare. In particolare, secondo l'Avvocatura generale dello Stato, tali atti avrebbero valenza meramente interna: da un lato, non vincolerebbero i giudici, non essendo fonte di diritto, dall'altro lato non avrebbero una autonoma incidenza sulla sfera giuridica dei terzi, essendo privi di autonoma efficacia lesiva. Non ne sarebbe, perciò, giustificata l'immediata ed autonoma impugnazione, e, rispetto ad essi, a nulla rileverebbe la presunta illegittimità costituzionale della norma. Ne deriverebbe, in sintesi, oltre alla carenza d'interesse ad agire del ricorrente, il difetto di rilevanza della questione. Ulteriore profilo di inammissibilità investirebbe la valutazione di non manifesta infondatezza, in quanto l'ordinanza di rimessione sarebbe caratterizzata da «tediose ripetizioni», senza fare comprendere dove le norme denunciate sarebbero incostituzionali e in base a quali parametri. Il giudice a quo, inoltre, avrebbe totalmente omesso qualsivoglia tentativo di interpretare la norma in modo costituzionalmente orientato, al fine di assicurare efficienza al sistema catastale e garantire la regolarità e continuità dell'azione amministrativa, ammettendo anche gli agrotecnici al compimento dei relativi atti. Nel merito, secondo la difesa statale, non potrebbe ritenersi incostituzionale una disciplina che elimina una irragionevole differenziazione di situazioni meritevoli di eguale tutela, tenuto conto della specifica professionalità degli agrotecnici. Inoltre, dopo aver ricostruito la giurisprudenza costituzionale in materia di verifica dei presupposti per la decretazione di urgenza, la difesa statale ha sostenuto che neppure potrebbe considerarsi fondato l'asserito contrasto con l'art. 77, secondo comma, Cost., in quanto non si apprezzerebbe l'«evidente estraneità» della norma censurata rispetto alla materia disciplinata dalle altre disposizioni del decreto-legge in cui è inserita. Insussistente sarebbe, infine, il prospettato contrasto con l'art. 3 Cost., in quanto la scelta normativa concernente i profili culturali per l'abilitazione al compimento di determinate attività intellettuali costituisce espressione di discrezionalità del legislatore, il cui esercizio può essere sindacato solo ove risulti irragionevole: nella specie, si sottolinea come la materia del catasto sia normalmente prevista nel curriculum formativo di ogni agrotecnico, pur non rivestendo il carattere di materia principale. 5.- In prossimità dell'udienza le parti hanno depositato memorie illustrative. 5.1.- Il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, in particolare, ha controdedotto sull'eccezione di inammissibilità avanzata dalla difesa statale e dal Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati. A suo avviso, la lettura dell'ordinanza di rimessione evidenzierebbe come, per il giudice a quo, la norma primaria non sia «autoapplicativa»: gli atti impugnati, infatti, non avrebbero natura meramente riproduttiva della norma di interpretazione autentica, ma portata innovativa e immediatamente lesiva, consentendo «l'utilizzabilità del sistema informatico» e «includendo, così, di fatto, gli agrotecnici, tra gli operatori abilitati». Il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati ha escluso, inoltre, qualsiasi possibilità di interpretazione costituzionalmente orientata della norma impugnata - come auspicato dalla difesa statale - alla luce, soprattutto, del «vizio procedurale» relativo all'atto di produzione normativa e non alla norma in sé considerata. Ha riproposto, poi, le argomentazioni, già esposte nella memoria di costituzione, a sostegno della censura concernente la violazione dell'art. 77, secondo comma, Cost., per ulteriormente contestare la tesi - avanzata nella memoria del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati - di una «omogeneità sopravvenuta» della norma impugnata, rispetto all'originario decreto-legge, alla luce di altra norma (l'art. 26-bis), pure introdotta in sede di conversione. Ha confutato, infine, le argomentazioni svolte dalla difesa statale - secondo cui la norma impugnata avrebbe avuto lo scopo di aumentare l'efficienza e l'efficacia dell'operato della pubblica amministrazione in materia catastale - sottolineando l'incoerenza della tesi, alla luce dell'insufficiente preparazione vantata dagli agrotecnici, proprio nell'indicato settore di attività amministrativa. 5.2.- Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati ha argomentato ulteriormente in ordine all'eccezione di inammissibilità sollevata nella memoria di costituzione, e, nel merito, ha ribadito le argomentazioni sulla asserita «omogeneità sopravvenuta» della norma impugnata, rispetto all'originario decreto-legge, per effetto della contemporanea introduzione dell'art. 26-bis ad opera della legge di conversione. Quanto al diverso profilo dell'urgenza di provvedere, ha sottolineato la necessità di fugare ogni dubbio in ordine al regime degli atti già compiuti dagli agrotecnici a partire dall'anno 2000, oltre all'interesse al compimento più sollecito possibile degli atti di aggiornamento catastale, in quanto fonte, per l'amministrazione, di maggiori introiti connessi all'assetto dei terreni censiti. Ha sottolineato, ancora, l'inammissibilità della censura relativa alla presunta illegittimità di una norma di interpretazione autentica, in assenza di un effettivo contrasto ermeneutico, trattandosi di profilo non accolto nell'ordinanza di rimessione. Ha messo, inoltre, in luce l'infondatezza della censura concernente il parametro di cui all'art. 3 Cost., ricordando la discrezionalità del legislatore nell'individuare le attribuzioni di ciascuna categoria professionale, in forza del principio di «professionalità specifica». Ha richiamato, in proposito, l'orientamento della giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 345 del 1995), secondo cui deve escludersi una interpretazione delle sfere di competenza professionale in chiave di generale esclusività monopolistica. Ha evidenziato, infine, una linea di politica legislativa - di cui sarebbe espressione il decreto legislativo 17 dicembre 2014, n. 198 (Composizione, attribuzioni e funzionamento delle commissioni censuarie, a norma dell'articolo 2, comma 3, lettera a, della legge 11 marzo 2014, n. 23), in base al quale delle nuove commissioni censuarie locali fanno parte anche gli agrotecnici (art. 3, comma 3, lettera c) - volta, a suo avviso, a riconoscere anche a questi ultimi competenze in materia catastale, con conseguente infondatezza della censura concernente la presunta violazione dell'art. 97 Cost. 5.3.-