[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli articoli 9, commi 2 e 3; 14, comma 5, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 19 novembre 2002, n. 30 recante (Disposizioni in materia di energia), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 17 gennaio 2003, depositato in cancelleria il 22 successivo ed iscritto al n. 6 del registro ricorsi 2003. Visto l'atto di costituzione della Regione Friuli-Venezia Giulia; udito nell'udienza pubblica del 28 ottobre 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Giandomenico Falcon per la Regione Friuli-Venezia Giulia.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con ricorso notificato il 17 gennaio 2003, depositato il 22 gennaio 2003 e iscritto al n. 6 del 2003 del registro ricorsi, ha impugnato l'art. 9 e l'art. 14, comma 5, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 19 novembre 2002, n. 30 (Disposizioni in materia di energia), pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione Friuli-Venezia Giulia del 20 novembre 2002, n. 47. L'art. 9, dopo aver previsto la stipulazione da parte della Regione di accordi per la realizzazione, razionalizzazione ed ampliamento della capacità di trasmissione degli elettrodotti, anche transfrontalieri, sottopone ad autorizzazione unica regionale la realizzazione delle opere e infrastrutture connesse a detti interventi, disciplinandone anche il relativo procedimento di rilascio. Le disposizioni contenute nell'art. 9 impugnato, a giudizio del ricorrente, invaderebbero il campo delle attribuzioni che il decreto legislativo 23 aprile 2002, n. 110 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia concernenti il trasferimento di funzioni in materia di energia, miniere, risorse geotermiche e incentivi alle imprese) ha riservato allo Stato, tra le quali figurano anche le determinazioni inerenti l'importazione e l'esportazione di energia, nonché le funzioni attinenti alle reti di trasporto di energia elettrica con tensione superiore a 150 KV (art. 2, comma 1, lettere c) ed h). In tale ambito rientrerebbero anche le reti di interconnessione con l'estero, poiché l'energia importata è ad alta tensione. La norma censurata sarebbe costituzionalmente illegittima anche per violazione dell'art. 3, commi 1 e 2, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 (Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica), che attribuisce al gestore della rete di trasmissione nazionale l'attività di trasmissione dell'energia elettrica e la determinazione degli interventi di manutenzione e sviluppo della rete. Da questo punto di vista, la norma regionale violerebbe l'art. 117, primo comma, Cost., in quanto, attraverso la violazione delle norme statali di attuazione, avrebbe violato la normativa comunitaria dettata dalla direttiva n. 96/92/CE. L'art. 14, comma 5, della legge regionale censurata dispone la sospensione, nelle more dell'approvazione del Piano energetico regionale (PER), delle procedure per l'autorizzazione della costruzione di nuovi impianti a biomasse. L'art. 6 della stessa legge regionale n. 30 del 2002 non stabilisce un termine entro il quale il PER entra in vigore. In tal modo, ad avviso del ricorrente, la norma impugnata sospenderebbe sine die la costruzione di nuovi impianti, così precludendo la libertà di iniziativa economica tutelata dall'art. 41 Cost. Inoltre, la disposizione impugnata violerebbe l'art. 2, comma 1, lettera m), del d.lgs. n. 110 del 2002, che riserva allo Stato la definizione degli obiettivi e dei programmi nazionali in materia di fonti rinnovabili e di risparmio energetico, nel cui ambito dovrebbe ritenersi rientrare anche la produzione a biomasse di energia elettrica. 2. - Si è costituita in giudizio la Regione Friuli-Venezia Giulia, chiedendo che la questione proposta sia dichiarata inammissibile e infondata e riservandosi di illustrare i motivi in separata memoria. In prossimità dell'udienza la Regione Friuli-Venezia Giulia, ha depositato una memoria, nella quale premette di essere dotata di potestà legislativa concorrente in materia di "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia", in virtù dell'art. 117, terzo comma, Cost., nonché dell'art. 10 della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). La resistente afferma, inoltre, che le norme di attuazione dello statuto speciale contenute nel d.lgs. n. 110 del 2002, hanno trasferito alla Regione Friuli-Venezia Giulia tutte le funzioni in materia di energia concernenti le attività di ricerca, produzione, trasporto e distribuzione di qualunque forma di energia, salvo le funzioni espressamente attribuite allo Stato dall'art. 2. Tra queste ultime, sono comprese anche le determinazioni inerenti l'importazione e l'esportazione di energia (art. 2, comma 1, lettera. c), la costruzione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW, salvo quelli che producono energia da fonti rinnovabili e da rifiuti, nonché le reti per il trasporto dell'energia elettrica con tensione superiore a 150 KV, il rilascio delle concessioni per l'esercizio delle attività elettriche di competenza statale e le reti di interesse nazionale di oleodotti e gasdotti (art. 2, comma 1, lettera h). Ciò premesso, la difesa della Regione Friuli-Venezia Giulia ritiene infondate le censure mosse dall'Avvocatura dello Stato avverso l'art. 9 della legge regionale n. 30 del 2002. In primo luogo, si fa osservare che la riserva allo Stato delle determinazioni inerenti l'importazione ed esportazione di energia, contenuta nell'art. 2, comma 1, lettera c), del d.lgs. n. 110 del 2002, non comporterebbe l'attribuzione allo Stato di tutte le funzioni concernenti le linee di interconnessione con l'estero, ma solo il potere di decidere quanta energia si può importare (o, in astratto, esportare), imponendo vincoli alle Regioni. In secondo luogo, osserva la resistente, il secondo comma dell'art. 9 impugnato non violerebbe le competenze statali, in quanto andrebbe riferito solo agli elettrodotti di competenza della Regione, cioè quelli aventi tensione non superiore a 150 KV, che ben possono essere, in concreto, anche transfrontalieri. La resistente aggiunge che, se pure si ritenesse che tale norma si riferisca anche ad elettrodotti di competenza statale (cioè quelli con tensione superiore a 150 KV), sarebbe comunque da escludere qualunque dubbio di costituzionalità.