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la gara si dovrebbe disputare nella parte montana dell'Oltrepò pavese e nelle limitrofe valli alessandrine, classificate dalla Regione Lombardia come area prioritaria per la biodiversità nella rete ecologica regionale (legge regionale n. 86 del 1983). Il pregio naturalistico delle zone è stato da tempo riconosciuto anche in base ai rigorosi criteri seguiti dall'Unione europea: esse fanno parte infatti della rete Natura 2000, con oltre 24.000 ettari di territorio suddivisi tra quattro province e quattro regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria); nonostante ciò, gli organizzatori insistono nel definire le valli interessate dalla gara come "territorio dalla forte tradizione enduristica", quindi "vocato" all'uso agonistico dei fuoristrada a motore. Già oggi l'atteggiamento "benevolo" con cui frequentemente sono concesse autorizzazioni allo svolgimento di gare fuoristrada costituisce occasione per singoli o gruppi organizzati per emulare le gesta degli agonisti, e crea aspettative di malintesa "tolleranza" verso queste pratiche irregolari; risulta impossibile conciliare una pratica impattante, avviata verso un progressivo declino, con gli investimenti pubblici sul territorio degli ultimi anni, mirati allo sviluppo del turismo lento, come lo stanziamento di circa 440.000 euro della Comunità montana Oltrepò pavese, o quello di oltre un milione e 200.000 euro per l'intervento "Riscoprendo l'Appennino lombardo - Vie storiche e greenway dell'alto Oltrepò" che concerne anche i sentieri "al visitatore un inserimento nell'ambiente rurale fisico ed umano del territorio"; lo svolgimento dell'ISDE comporterebbe un significativo impegno della viabilità ordinaria e delle aree di sosta da parte dei mezzi di supporto e di quelli utilizzati dagli spettatori, con la conseguente necessità di gestire la presenza degli spettatori lungo il percorso di gara; il periodo di gara coincide con quello dei raccolti di fine estate (vendemmia, mele) in una zona dalla forte presenza di tali colture. Una serie di soggetti, tra cui agricoltori, aziende forestali, tartufai, operatori turistici nel settore naturalistico, subirebbero gli effetti della chiusura dei tracciati che costoro impiegano nel loro lavoro quotidiano; a fronte dell'emergenza da COVID-19 sarebbe necessario valutare e gestire le conseguenze dell'afflusso e degli spostamenti, in un ambito territoriale relativamente ristretto, di un consistente numero di persone provenienti da tutto il mondo; su 29 enti interpellati, solo 5 enti hanno dato riscontro alle richieste di accesso agli atti. Per contro, gli organizzatori, durante la presentazione pubblica dell'evento svoltasi il 14 giugno a Pavia, hanno affermato che i percorsi "sono praticamente definiti" e che "tecnicamente" essi stanno "collaborando sia con la Comunità montana dell'alto Oltrepò e con i vari uffici tecnici delle amministrazioni". Da parte del comitato organizzatore emerge una scelta deliberata di proporre richieste di autorizzazione ai singoli enti in modi e tempi diversificati e in modo disorganico, mentre è evidente la necessità di sottoporre alle controparti pubbliche una visione d'insieme per consentire una valutazione corretta; a meno di 3 mesi ormai dalla data fissata per la competizione risulta un inaccettabile ritardo nel produrre in modo esaustivo e coordinato la documentazione prescritta dalle norme: la mancata conoscenza dei tracciati impedisce alle amministrazioni e a tutti i cittadini di compiere le necessarie verifiche, ad esempio la valutazione di incidenza, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto riportato e quali azioni intendano intraprendere, per quanto di loro competenza, al fine di chiarire quali siano gli effettivi tracciati del percorso, valutando se essi non risultino incompatibili con le esigenze di tutela dell'ambiente nonché di salvaguardia delle attività economiche agroforestali e turistiche del territorio. Atto n. 4-05789 STEGER Ai Ministri dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali e del turismo Premesso che: il decreto di programmazione dei flussi d'ingresso per motivi di lavoro disciplina annualmente l'accesso in Italia di lavoratori non comunitari; l'adozione del suddetto decreto per l'anno in corso sta subendo un ritardo tale da comprometterne l'utilità, quanto meno con riferimento alle attività stagionali del turismo; i lavoratori stranieri, siano essi comunitari o non comunitari, rappresentano una componente rilevante degli addetti del settore turistico-ricettivo. Secondo le analisi più aggiornate, in media un lavoratore su 4 addetto alle attività turistiche è straniero. In alcune parti del Paese tale rapporto arriva a 2 lavoratori su 5; l'operatività delle imprese turistiche dipende in misura significativa dalla possibilità di ricorrere, in maniera tempestiva e numericamente adeguata, al lavoro dei cittadini stranieri; il numero di lavoratori stranieri di cui ha bisogno il settore del turismo e dell'agricoltura complessivamente in Alto Adige è di circa 350 persone; il settore del turismo durante la pandemia da COVID-19 è stato tra quelli maggiormente colpiti e necessita di una ripresa e quindi di lavoratori competenti che da anni arrivano nel nostro Paese per lavorare; al fine di permettere alle imprese turistiche di affrontare il periodo di auspicata maggiore attività nelle migliori condizioni, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano intervenire per assicurare la tempestiva adozione dei provvedimenti di autorizzazione all'ingresso dei lavoratori stranieri, visto che la stagione è ormai avanzata, in particolar modo dei lavoratori stagionali, e di concessione dei relativi nulla osta all'impiego da parte della rete degli sportelli unici per l'immigrazione. Atto n. 4-05790 VANIN CORBETTA VACCARO TRENTACOSTE MONTEVECCHI CROATTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: sono state portate all'attenzione degli interroganti alcune informazioni, dati e fatti relativi ad alcuni interpelli o comunicazioni inviati a fine maggio 2021 da numerosissimi associati dell'Ente nazionale per la protezione e l'assistenza dei sordi (ENS) alla Direzione generale del terzo settore del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; in particolare tali comunicazioni, recanti "Interpello ENS - Associazione di promozione sociale - fondata nel 1932 a Padova", denunciano e portano all'attenzione del Ministero diversi aspetti ritenuti allarmanti e problematici dagli associati e, quindi, bisognosi di una verifica e indagine approfondita; viene chiesto un intervento immediato al fine, in particolare, di nominare un commissario ad acta scelto all'interno dello stesso Ministero e di individuare almeno due persone sorde super partes competenti e qualificate al fine di ripristinare all'interno dell'associazione medesima le funzioni ad essa attinenti nel rispetto delle regole interne statutarie del pluralismo democratico e della volontà dei membri che ne sono soci. Gli associati lamentano un'evidente deriva rispetto alle funzioni e agli obiettivi propri dell'associazione e dei suoi valori fondativi così come consacrati nell'atto fondativo;