[pronunce]

né dall'avvenuta pubblicazione, in precedenza, dell'avviso di vendita a trattativa privata, trattandosi di adempimento inidoneo a permettere lo svolgimento del procedimento finalizzato all'adozione della delibera del Consiglio comunale, in quanto l'opportunità dell'esercizio del diritto di prelazione può essere valutata solo allorché - a seguito della comunicazione dell'aggiudicazione - siano resi noti il prezzo e le condizioni del contratto nel quale l'ente dovrebbe subentrare; che la previsione di un termine tanto breve, non imposta da ragioni di urgenza, si porrebbe, dunque, in contrasto con l'art. 97 Cost., in forza del quale il legislatore deve assicurare il buon andamento della pubblica amministrazione, garantendo alla stessa le condizioni per poter utilmente operare nel pubblico interesse; che la disposizione censurata violerebbe, altresì, l'art. 3 Cost., prevedendo un termine irrazionalmente più ristretto di quello stabilito in rapporto ad altre ipotesi analoghe di esercizio del diritto di prelazione, previste dall'ordinamento sia in favore dei privati (ad esempio, in tema di contratti agrari, di divisione ereditaria o di locazioni immobiliari); sia - e soprattutto - in favore di enti pubblici, ai quali, proprio in considerazione del maggior tempo del quale gli stessi necessitano per formalizzare la volontà di esercitare il diritto in questione, verrebbe, in generale, accordato un termine di almeno due mesi; che particolarmente significativo, in proposito, sarebbe il termine di sessanta giorni per l'esercizio del diritto di prelazione nell'acquisto di beni culturali, stabilito dall'art. 61 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 13), sia perché si tratterebbe di istituto sorretto da una ratio analoga a quella della prelazione in esame, sia perché detto termine è previsto non solo a favore dello Stato, ma anche degli enti territoriali (art. 62); che anche per l'ipotesi che qui interessa il termine dovrebbe essere, dunque, stabilito in sessanta giorni, trattandosi di uno spazio temporale coerente con quello previsto in casi analoghi e idoneo a soddisfare le esigenze dell'ente territoriale, senza dilatare eccessivamente i tempi del procedimento; che la questione sarebbe, altresì, rilevante nel giudizio a quo, nel quale, da un lato, non risulta contestata la competenza esclusiva del Consiglio comunale a decidere sull'esercizio del diritto di prelazione, e, dall'altro, la delibera del Consiglio comunale di Spino d'Adda - intervenuta tardivamente rispetto al breve termine stabilito dalla norma censurata - risulterebbe viceversa tempestiva ove lo stesso venisse sostituito con quello di sessanta giorni; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha eccepito, in via preliminare, l'inammissibilità della questione per inesatta identificazione da parte della Corte rimettente delle norme da sottoporre a scrutinio, e ha chiesto, altresì, nel merito, che la questione venga dichiarata infondata; che si è costituito il Comune di Spino d'Adda, che ha concluso per la declaratoria di illegittimità costituzionale della disposizione censurata nei termini indicati nell'ordinanza di rimessione. Considerato che la Corte d'appello di Brescia dubita della legittimità costituzionale dell'articolo 14, comma 12, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), nella parte in cui - sostituendo l'art. 3, comma 99, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) - ha stabilito in quindici giorni, anziché in sessanta giorni, il termine, decorrente dalla comunicazione dell'amministrazione finanziaria, entro il quale il Comune può esercitare il diritto di prelazione previsto dal comma 113 del citato art. 3, nell'ambito del procedimento di dismissione dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari appartenenti allo Stato; che, ad avviso della Corte rimettente, la disposizione censurata violerebbe il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall'art. 97 della Costituzione, in quanto prevederebbe un termine manifestamente inadeguato per difetto, avuto riguardo ai tempi necessari per la convocazione del Consiglio comunale - unico organo competente a deliberare l'esercizio del diritto di prelazione - e per lo svolgimento dell'attività istruttoria preliminare alla delibera, impedendo, così, all'amministrazione municipale di «operare utilmente nel pubblico interesse»; che risulterebbe, inoltre, violato l'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento rispetto ad analoghe ipotesi di esercizio del diritto di prelazione riconosciuto ad enti pubblici, e particolarmente alla prelazione in materia di acquisito dei beni culturali disciplinata dagli artt. 61 e 62 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 13), prelazione per il cui esercizio è previsto un più congruo termine di sessanta giorni; che la questione è manifestamente inammissibile; che il giudice a quo sottopone, infatti, a scrutinio l'art. 3, comma 99, della legge n. 662 del 1996, nel testo risultante a seguito della sostituzione operata dall'art. 14, comma 12, della legge n. 449 del 1997; che, peraltro, prima ancora della pubblicazione dell'avviso della vendita a trattativa privata che ha originato il giudizio a quo (pubblicazione avvenuta, secondo quanto riferisce la Corte rimettente, il 26 giugno 2000), il citato art. 3, comma 99, della legge n. 662 del 1996 era già stato oggetto di una ulteriore, integrale sostituzione ad opera dell'art. 4, comma 3, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (finanziaria 2000)», in vigore dal 1° gennaio 2000; che, a seguito di tale ulteriore novella legislativa, la norma in discussione non prevede più il censurato termine di quindici giorni, ma demanda, senza ulteriori specificazioni, la determinazione delle «modalità di esercizio» del diritto di prelazione previsto dal comma 113 dell'art. 3 agli appositi programmi di alienazione dei beni immobili dello Stato, definiti dal Ministro competente;