[pronunce]

che, ad avviso della difesa erariale, la questione è formulata sotto il profilo della mancanza di qualsiasi forma di tutela delle ragioni debitorie, senza che sia specificato se si tratta delle ragioni relative al fermo amministrativo o al debito per cui si procede; che l'Avvocatura ricorda che con il decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 (Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, era stato introdotto nel d.P.R. n. 602 del 1973 l'art. 91-bis, che prevedeva il fermo amministrativo dei beni iscritti nei pubblici registri, a seguito del quale era stato emanato, in applicazione del quarto comma, il d.m. 7 settembre 1998, n. 503; che ad avviso dell'Avvocatura tale decreto ministeriale continua ad avere validità in applicazione del nuovo art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973 e, in ipotesi contraria, non potrebbe comunque parlarsi di illegittimità costituzionale della disposizione censurata ma di sua inefficacia, come del resto ipotizza contraddittoriamente lo stesso rimettente; che in ordine alle singole censure svolte dalle ordinanze, ad avviso dell'Avvocatura non vi sarebbe alcuna mancanza di tutela delle ragioni del debitore, che può far valere il suo diritto di difesa dinanzi al giudice competente a seconda delle doglianze che intende introdurre; che, rileva ancora la difesa erariale, nessuna argomentazione viene svolta dal rimettente in ordine alla ritenuta violazione degli artt. 3 e 42 Cost. Considerato che il Tribunale di Sulmona dubita della legittimità costituzionale dell'art. 86 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nella parte in cui non consente al legittimo proprietario di un bene sottoposto a fermo amministrativo alcuna forma di tutela delle sue eventuali ragioni, in violazione del diritto di difesa accordato dalla Costituzione ad ogni cittadino, con riferimento agli artt. 3, 24 e 42 della Costituzione; che le tre ordinanze sollevano, con motivazione identica, la stessa questione di legittimità costituzionale e vanno quindi riunite per essere decise con unico provvedimento; che le ordinanze, oltre a contenere una descrizione insufficiente delle fattispecie sottoposte al giudizio del rimettente, dalle quali non è dato sapere quale sia la natura dei crediti per i quali sta procedendo l'esattoria nei confronti dei debitori i cui veicoli sono stati assoggettati a fermo amministrativo, non fornisce alcuna specifica motivazione in ordine all'asserita violazione degli artt. 3 e 42 della Costituzione; che le ordinanze risultano poi motivate in modo contraddittorio, dal momento che il giudice a quo, mentre da un lato solleva questione di legittimità costituzionale dell'intero testo dell'art. 86 del d.P.R. n. 602 del 1973, dall'altro afferma che, in mancanza del decreto ministeriale previsto dall'ultimo comma della disposizione censurata, il fermo dei veicoli de quibus deve ritenersi “illegittimo e illecito”, con ciò mostrando in modo inequivoco di ritenere irrilevante la decisione della Corte; che, come questa Corte ha più volte affermato, le ordinanze che contengano un'insufficiente descrizione della fattispecie concreta, tale da non consentire un'adeguata valutazione della rilevanza, come quelle motivate in modo contraddittorio, rendono le questioni sollevate manifestamente inammissibili (cfr. , fra le ultime, ordinanze n. 61 e n. 119 del 2002).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 86 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24 e 42 della Costituzione, dal Tribunale di Sulmona con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 giugno 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 giugno 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA