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l'area dove insiste l'immobile ricade in uno dei comuni individuati negli Allegati 1, 2 e 2- bis del decreto-legge n. 189 del 2016 risulti edificabile secondo quanto prescritto dal piano di assetto del Parco (se ricompresa all'interno del perimetro del Parco nazionale dei Monti Sibillini, del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga o del Parco nazionale della Maiella) ovvero dallo strumento urbanistico comunale vigente alla data del 24 agosto 2016; 7. il richiedente deve essere in possesso dell'autorizzazione sismica; 8. la volumetria dell'immobile realizzato non deve essere superiore a quella dell'immobile di proprietà dichiarato inagibile; 9. alla domanda deve essere allegata una perizia a firma di un tecnico abilitato che asseveri la sussistenza delle condizioni e del rispetto della normativa vigente e sia allegata copia della scheda AeDES o FAST di inagibilità dell'edificio distrutto o danneggiato dal sisma. Appare così evidente che il disegno di legge non è un condono e che vale per pochi casi di costruzione post sisma e su un territorio circoscritto e, comunque, solo ed esclusivamente per gli interventi che, a seguito della valutazione dell'autorità competente, siano dichiarati assentibili. Nel caso di violazione delle norme in materia di tutela paesaggistica vale, ovviamente in ogni caso, quanto disposto dall'articolo 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42. Il rilascio dell'autorizzazione in sanatoria non è un «condono» e non è affatto un «atto dovuto», in quanto necessita dell’«accertamento di compatibilità», cioè il passaggio di una valutazione di natura paesaggistica e dunque, discrezionale. Nelle more del rilascio vi è comunque la garanzia, sulla base della documentazione prodotta dal richiedente e attestata da un professionista, che si è in presenza di una situazione in cui solo la verifica paesaggistica avviene ex post e che la sua compatibilità con il regime vincolistico è conditio sine qua non per la permanenza dell'opera realizzata. In questo contesto subentra la necessità da emergenza; a tutt'oggi, dopo oltre dodici mesi, le aree interessate dal terremoto sono ancora in stato di dichiarata emergenza. L'articolo 6, comma 1, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni, prevede che, fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono eseguite senza alcun titolo abilitativo le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni, previa comunicazione di avvio lavori all'amministrazione comunale. La legge dunque riconosce la possibilità di edificare sine titulo per soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee ed impone l'obbligo di rimozione al cessare della necessità. Il disegno di legge prevede invece che la costruzione sia «provvisoriamente» consentita ma che essa sia rimossa e ripristinato lo stato dei luoghi solo se viene verificata l'insussistenza anche di una sola delle condizioni dichiarate o se l'organo competente non rilascia l'autorizzazione paesaggistica. Se, al termine del procedimento, sussistono tutti i requisiti che la legge prevede per poter edificare sia sotto il profilo urbanistico che paesaggistico, l'immobile resta nell'edificato. Di conseguenza il disegno di legge prevede che in tal caso non è punibile chi ha commesso il fatto oggi rilevante penalmente (costruzione senza autorizzazione paesaggistica) e che l'eventuale procedimento giudiziario resta sospeso per tutta la durata del procedimento. L'obiettivo perseguito dal presente disegno di legge corrisponde anche ad un ulteriore interesse pubblico che si affianca a quello privato: l'interesse è che non venga abbandonato un territorio e che chi vuol restare nell'area terremotata possa farlo se edifica a sue spese garantendo il rispetto delle norme che tutelano concretamente il paesaggio. Risulterebbe, in tali circostanze di emergenza, del tutto irragionevole pretendere la demolizione di un'opera abusiva ma conforme alle previsioni urbanistiche, edilizie e in questo caso anche ambientali, quale condizione per rilasciare successivamente l'autorizzazione per la stessa opera. In sostanza, si apre una finestra per permettere a chi ha costruito senza titolo, in un periodo certo e pari ad un anno dal primo sisma, di restare nell'immobile nelle more di un procedimento che deve verificare la sussistenza per il rilascio, ora per allora, dell'atto edificatorio. In altre parole, si va ad integrare la normativa esistente, aggiungendo un caso circoscritto e circostanziato di opere abusive che ove dichiarate compatibili sono sanate perché non rappresentano pericolo per la tutela dell'ambiente e del paesaggio. È chiaro che poi tale assetto diventa influente sul piano della responsabilità penale e degli effetti sanzionatori previsti dall'articolo 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al citato decreto legislativo n. 42 del 2004. Le dichiarazioni di compatibilità paesaggistica estinguono gli illeciti amministrativi e penali solo per i casi - che sono identici per entrambe le norme - indicati dall'articolo 167, comma 4 e dall'articolo 181, comma 1- ter , del codice dei beni culturali e del paesaggio; integrando l'articolo 167, comma 4, gli effetti si estendono anche al sistema penale evitando la demolizione da un lato e l'applicazione della sanzione detentiva o pecuniaria, a norma dell'articolo 44, comma 1, lettera c) del testo unico di cui al decreto del Presidente Repubblica n. 380 del 2001 e del comma 1- bis del citato articolo 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio. In estrema sintesi: non si sanano abusi che incidono sull'ambiente e sul paesaggio, non si sana la costruzione di edifici che non rispettano le norme di sicurezza sismica o che sono in aree a rischio idrogeologico, non si sana l'edificazione su aree non edificabili. Si contemperano invece esigenze che sono nate in un caotico contesto e che hanno risvolti sociali con quelle di un ordinato sviluppo urbanistico. Il disegno di legge si compone di un solo articolo con due commi.