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- il comma 2 specifica che i valori in lire indicati sui certificati rappresentativi dei titoli ridenominati, riferiti tanto alle cedole quanto al mantello, sono da considerarsi automaticamente tradotti nel controvalore in euro, senza che ci sia la necessità di apporre stampigliature né, tantomeno (alla luce del Titolo V sulla dematerializzazione), di ristampare il titolo cartaceo; - il comma 3 detta le modalità di calcolo degli interessi, specificando che non bisogna operare alcun troncamento alle cifre decimali, al fine di conservare il contenuto del tasso di interesse che matura su ogni micro-titolo da un centesimo originato dalla ridenominazione; - il comma 4 rimanda ad un apposito decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica la definizione di ulteriori e più specifici dettagli tecnici; - il comma 5 garantisce ai possessori di titoli ridenominati che vogliano negoziare blocchi di titoli inferiori a 1.000 euro (le cosiddette Êspezzature") la possibilità realizzare la transazione in condizioni di trasparenza e senza aggravi ingiustificati di costi. Sezione II (Strumenti di debito emessi da altri soggetti pubblici) Nella Sezione II, composta dagli articoli 9 e 10, si delinea la disciplina per la ridenominazione degli strumenti di debito emessi da altri soggetti pubblici. Con l'articolo 9 si ribadisce che il debito pubblico non negoziabile non è oggetto di ridenominazione, ma sarà automaticamente convertito in euro il 1 gennaio 2002 (comma 1), si stabilisce che sarà possibile richiedere le tradizionali forme di risparmio postale denominate in euro fin dall'inizio del periodo transitorio (comma 2) e, per quanto riguarda in particolare i Buoni postali fruttiferi, si limita la possibilità di sottoscrizione in lire durante il periodo transitorio in relazione alla materiale disponibilità degli stampati filigranati in dotazione presso gli sportelli postali (comma 3). L'articolo 10 delimita il campo di applicabilità della ridenominazione per i titoli emessi dagli enti territoriali in maniera da garantire la conservazione dei diritti dei sottoscrittori e la sostanziale equivalenza dei valori in causa. In particolare: - il comma 1 prescrive che i titoli obbligazionari emessi dalle regioni possano essere ridenominati se rispondono alle caratteristiche richieste per gli emittenti privati; - il comma 2 dispone che il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica possa rendere possibile, ove opportuna, la ridenominazione delle emissioni obbligazionarie degli enti locali territoriali di cui agli articoli 35 e 37 della legge 724/94 (province, comuni, comunità montane, consorzi di comuni, consorzi tra enti locali territoriali e regioni, unioni di comuni, consorzi tra comunità montane ed enti locali) attraverso la modifica del Regolamento di disciplina di tali emissioni, avuto riguardo all'estrema eterogeneità ed alla particolare struttura finanziaria che li contraddistingue; tali titoli sono infatti caratterizzati da rimborsi di quote capitale in corrispondenza del pagamento delle rate di interesse, determinati caso per caso da piani di ammortamento verosimilmente dissimili e disparati. Sezione III (Strumenti di debito privati) La sezione III del titolo III riguarda la ridenominazione in euro degli strumenti di debito privati. Coerentemente con il principio "no compulsion, no prohibition3/4, durante il periodo transitorio non è previsto alcun obbligo nei confronti degli emittenti privati di ridenominare in euro proprie obbligazioni e altri titoli di debito negoziabili sul mercato dei capitali nonché i titoli normalmente negoziati sul mercato monetario. In ogni caso la ridenominazione potrà essere effettuata solo per i titoli fungibili, con taglio minimo non inferiore a un milione di lire e per i quali è previsto il rimborso in unica soluzione alla scadenza. Le modalità operative per procedere alla ridenominazione sono le stesse indicate per i titoli di Stato. Tale scelta è motivata dall'esigenza di evitare una molteplicità di sistemi di conversione che avrebbe potuto aumentare i costi e generare confusione. Potranno essere ridenominati in euro anche gli strumenti finanziari privati, con le caratteristiche di cui sopra, denominati nelle valute di altri Stati aderenti all'Unione Europea che abbiano già proceduto alla ridenominazione. I tassi di conversione - precisa il comma secondo dell'art. 13 - sono quelli di cui all'art. 109 L, par. 4, del Trattato e dunque - verosimilmente - quelli contenuti nella nota proposta di regolamento C.E. che contiene la nuova legge monetaria degli Stati che adotteranno l'euro come moneta unica. Vengono invece esclusi dal processo di ridenominazione i titoli soggetti ad estrazione, quelli con piano di ammortamento che prevede la restituzione del capitale in tranche successive e quelli con tagli minimi estremamente contenuti, per i quali la ridenominazione effettuata seguendo le stesse modalità applicate alle obbligazioni standard comporterebbe complicazioni amministrative ed eccessivi oneri a carico degli emittenti. Tali titoli resteranno denominati in lire ma, a partire dal gennaio 2002, il pagamento dei relativi interessi e i rimborsi avverranno in euro. Il necessario coordinamento delle operazioni di ridenominazione sarà realizzato in un apposito regolamento emanato dalla Consob, sentita la Banca d'Italia. In particolare nella Sezione III, composta dagli articoli 11, 12 e 13: a) in primo luogo, nell'articolo 11, si precisa quali siano gli strumenti finanziari che possono essere ridenominati; b) in secondo luogo, nell'articolo 12: - al comma 1 si delineano le principali caratteristiche degli titoli privati che possono essere ridenominati (taglio minimo abbastanza elevato da non provocare sensibili scostamenti di valore a causa degli arrotondamenti, fungibilità e rimborso in unica soluzione alla scadenza) e si stabilisce che si debbano seguire le regole di conversione dei valori e di arrotondamento previste al comma 1 dell'art. 4. In particolare, poiché tali regole implicano che anche le obbligazioni private ridenominate vengano ad essere costituite da tagli unitari di importo pari ad un centesimo di euro, si specifica che, dal punto di vista giuridico, questa nuova suddivisione ha valore solo per gli effetti patrimoniali che produce e non si intende estesa all'esercizio di eventuali diritti societari, quali, ad esempio, il diritto di voto nell'assemblea degli obbligazionisti: in altri termini, se un'obbligazione da un milione di lire dava diritto ad un voto in assemblea, il fatto che la ridenominazione la trasformi in 51.258 micro obbligazioni da un centesimo non comporta la moltiplicazione per 51.258 del diritto di voto; per l'esercizio di tale diritto, il peso originario dell'obbligazione rimane inalterato; - con il comma 2 si demanda alla Consob, sentita la Banca d'Italia, di disciplinare operativamente tempi e modi di realizzazione della ridenominazione degli strumenti privati, al fine di assicurare una transizione ordinata e trasparente; c) infine, con l'articolo 13, si dispone che anche gli strumenti denominati nella valuta di un Stato partecipante possono essere ridenominati, applicando le necessarie distinzioni per la differente moneta di denominazione iniziale, in analogia a quanto previsto per i titoli pubblici.