[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 23 luglio 2003 (doc. IV-quater, n. 14) relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Raffaele Jannuzzi nei confronti del dott. Gian Carlo Caselli e altri, promosso con ricorso del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano, notificato il 18 novembre 2005, depositato in cancelleria il 2 dicembre 2005 ed iscritto al n. 42 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2005, fase di merito. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica; udito nell'udienza pubblica del 20 marzo 2007 il Giudice relatore Ugo De Siervo; udito l'avvocato Carlo Cester per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ordinanza del 14 febbraio 2005 pervenuta a questa Corte il 2 dicembre 2005, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in ordine alla delibera del Senato della Repubblica, approvata in data 23 luglio 2003 (doc. IV-quater, n. 14), con la quale si è affermato che i fatti per i quali è in corso un procedimento penale a carico del senatore Raffaele Jannuzzi per il reato di diffamazione a mezzo stampa costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle proprie funzioni, e sono pertanto insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il giudice premette di procedere penalmente nei confronti del senatore Iannuzzi in relazione al reato di cui agli artt. 595 del codice penale, 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), 61, numero 10 e 99, quarto comma, del cod. pen. , perché, quale autore dell'articolo pubblicato sul settimanale “Panorama”, del 22 novembre 2001, dal titolo «Pressione bassa e udienze infinite», lo stesso avrebbe offeso la reputazione del dottor Giancarlo Caselli, all'epoca Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, del dottor Guido Lo Forte, Procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Palermo, del dottor Roberto Scarpinato, Procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Palermo e del dottor Gioacchino Natoli, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, divulgando la tesi secondo cui il processo al senatore Giulio Andreotti, sarebbe stato promosso da tali magistrati dell'ufficio del pubblico ministero, per finalità politiche. Il giudice ricorrente dà conto, altresì, che un ulteriore capo di imputazione basato sulle medesime norme incriminatrici sopra indicate è formulato in relazione all'articolo pubblicato sul numero del 29 novembre 2001 del suddetto settimanale, e intitolato «Il pentito? Ai pm piace double face», con il quale l'imputato avrebbe offeso la reputazione dei medesimi magistrati Caselli, Lo Forte, Natoli, e del dottor Antonio Ingroia, Sostituto Procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Palermo, affermando che costoro avrebbero commesso abusi e illegalità nella gestione dei collaboratori di giustizia. Il ricorrente aggiunge che le persone offese hanno proposto querela nei confronti del senatore, nonché del direttore pro-tempore del settimanale Panorama, ritenendo diffamatorie le dichiarazioni riportate in entrambi gli articoli, e che, a séguito della lettera in data 25 marzo 2003 con cui il senatore aveva sottoposto al Senato la questione della applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, in relazione ai fatti oggetto dei procedimenti penali a suo carico, il Senato, con la deliberazione del 23 luglio 2003, accogliendo la conforme proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ha stabilito che le opinioni espresse nei suddetti articoli di stampa sono coperte dalla insindacabilità, in quanto espresse nell'esercizio della funzione parlamentare. Successivamente a tale deliberazione, prosegue il giudice, il pubblico ministero ha formulato richiesta di archiviazione dei procedimenti in questione. All'esito dell'udienza fissata ai sensi dell'art. 409 del codice di procedura penale, il ricorrente ritiene di dover sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione alla citata delibera di insindacabilità del Senato. Il Giudice per le indagini preliminari, affermata la ammissibilità del conflitto, sostiene che tale delibera del Senato si porrebbe in contrasto con la costante giurisprudenza costituzionale, in base alla quale, ai fini del riconoscimento della insindacabilità delle opinioni espresse da un membro del Parlamento, è necessaria la sussistenza del nesso funzionale tra tali opinioni e la funzione parlamentare, nesso che si riscontra allorché sussista una sostanziale identità di contenuto fra l'opinione manifestata in sede parlamentare e quella espressa nella sede esterna. In particolare, la delibera del Senato censurata colliderebbe con tale giurisprudenza, dal momento che non esisterebbe alcun elemento da cui desumere la sussistenza di una corrispondenza sostanziale tra gli articoli di stampa oggetto delle querele e le opinioni espresse dal senatore Jannuzzi in specifici atti parlamentari; pertanto, mancando ogni nesso con le funzioni parlamentari, la condotta del senatore non sarebbe coperta dall'immunità di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione e dovrebbe, quindi, rientrare nella cognizione riservata al sindacato giurisdizionale. Conseguentemente, il Giudice per le indagini preliminari solleva conflitto di attribuzione e chiede a questa Corte sia di dichiarare «che non spettava al Senato della Repubblica la valutazione della condotta addebitabile al senatore Jannuzzi Raffaele, in quanto estranea alla previsione di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione », sia di annullare la delibera del Senato. 2. – Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con l'ordinanza n. 416 del 2005 di questa Corte, depositata il 3 novembre 2005. 3. – Il ricorrente ha provveduto a notificare tale ordinanza ed il ricorso introduttivo al Senato della Repubblica il 18 novembre, e li ha depositati presso la cancelleria di questa Corte il 2 dicembre 2005. 4. – Con atto depositato il 6 dicembre 2005 si è costituito in giudizio il Senato della Repubblica, in persona del suo Presidente, chiedendo che questa Corte affermi la spettanza al Senato del potere di dichiarare insindacabili le opinioni espresse dal senatore Iannuzzi, e che, in ogni caso, ritenga le opinioni stesse insindacabili. La difesa del Senato ripercorre l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale in punto di insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare, sottolineando che la Corte è chiamata a svolgere «una funzione di garanzia sia dell'autonomia della Camera di appartenenza del parlamentare, sia della sfera di attribuzione dell'autorità giurisdizionale».