[pronunce]

che, quanto alla rilevanza delle questioni, si osserva come l'eventuale accoglimento anche di una sola delle due condurrebbe all'inammissibilità dell'istanza di fissazione di udienza, mentre in caso di rigetto si dovrebbe pervenire alla decisione opposta; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l'inammissibilità o l'infondatezza delle questioni. Considerato che il Presidente del Tribunale di Monza, ha sollevato, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 5, del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell'art. 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366); che, in via espressamente dichiarata alternativa alla prima, il remittente ha sollevato, sempre con riferimento all'art. 24 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 del d.lgs. n. 5 del 2003; che tali questioni sono insorte nell'ambito di un procedimento civile avente ad oggetto l'azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento di una società contro gli amministratori e sindaci della medesima, instaurato con il rito ordinario e nel quale è intervenuta, ai sensi dell'art. 1, comma 5, del suindicato decreto legislativo, ordinanza di trasformazione del rito dopo che si erano svolte le udienze di cui agli artt. 180 e 183 cod. proc. civ. , con l'espressa indicazione che si sarebbero dovuti applicare i termini di cui all'art. 6 del d.lgs. n. 5 del 2003; che è stata proposta, da parte di alcuni dei convenuti, istanza di fissazione dell'udienza, sulla cui ammissibilità è stato chiamato a pronunciarsi il remittente Presidente del Tribunale, ai sensi dell'art. 8, comma 5, del medesimo d.lgs. n. 5 del 2003; che il giudice a quo – premesso che l'indicazione del giudice sui termini da osservare in prosieguo è irrilevante perché contraria alle previsioni di legge le quali si riferiscono, nella specie, ai termini di cui all'art. 7 del d.lgs. n. 5 del 2003 – sostiene che dal delineato sistema normativo, quale risulta dagli artt. 1, comma 5, 7, e 10 dello stesso decreto, deriva la lesione del diritto di difesa di parte attrice, privata del potere di dedurre prove; che il remittente prospetta, per ricondurre il sistema a legittimità costituzionale, la possibilità di un intervento di questa Corte in via alternativa o sull'art. 1, comma 5, oppure sull'art. 7 menzionati; che la proposizione di questioni concernenti disposizioni diverse in rapporto di alternatività irrisolta è manifestamente inammissibile, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis ordinanze n. 215 del 2005, n. 185 del 2006, n. 62 del 2007). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 5, e dell'art. 7 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell'articolo 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366), sollevate, in riferimento all'art. 24 della Costituzione, dal Presidente del Tribunale di Monza con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA