[pronunce]

1.3.- La Regione Friuli-Venezia Giulia ammette che l'imposizione agli enti regionali di contenimenti «transitori» delle spese non contrasta di per sé con la Costituzione (è citata, al proposito, la sentenza n. 284 del 2009 della Corte costituzionale), e che il vulnus all'autonomia finanziaria deve essere apprezzato valutando la complessiva disponibilità di risorse per l'assicurazione dei fini istituzionali. Proprio per tale ragione, tuttavia, la legittimità di singole disposizioni (le sole che possono essere impugnate, entro termini tassativi) dovrebbe essere misurata nel più ampio contesto degli interventi legislativi che concorrono alla realizzazione del medesimo obiettivo. In questa prospettiva, le norme impugnate sarebbero illegittime per contrasto con l'art. 119 Cost. e con l'art. 48 dello statuto speciale, in quanto finalizzate ad una riduzione della capacità di spesa tale da pregiudicare l'assolvimento delle funzioni pubbliche conferite alla Regione. La ricorrente pone in rilievo che il primo comma dell'art. 116 Cost. attribuisce alle Regioni a statuto speciale margini privilegiati di autonomia, anche sul piano finanziario (è richiamata la sentenza n. 82 del 2007 della Corte costituzionale). Tuttavia, in violazione della norma costituzionale appena citata, i commi 4 e 5 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011 riservano alle Regioni speciali ed alle Province autonome un trattamento deteriore rispetto a quello applicato per le Regioni ordinarie, esigendo dalle prime riduzioni di spesa complessivamente più rilevanti che per le seconde. La sperequazione sarebbe tanto più irragionevole considerando che questa differenziazione opererebbe «in un contesto normativo stabile, quanto alle funzioni, per le Regioni ordinarie», mentre sarebbe aumentato il concorso specifico della Regione Friuli-Venezia Giulia, la quale sarebbe chiamata a partecipare all'attuazione del federalismo fiscale con una contribuzione di 370 milioni di euro l'anno, attraverso il versamento di somme allo Stato o la rinuncia ad assegnazioni statali connesse a leggi di settore, o infine assumendo direttamente funzioni amministrative attualmente esercitate dallo Stato, con gli oneri conseguenti (art. 1, comma 152, delle legge n. 220 del 2010). A parere della ricorrente, dunque, se è vero che le risorse attribuite alle Regioni speciali sono più ampie, in dipendenza dell'assetto di competenze realizzato dalle leggi di rango costituzionale, è vero anche che solo questo tipo di leggi può modificare l'equilibrio corrispondente. D'altra parte - osserva ancora la difesa regionale - l'art. 49 dello statuto speciale assicura determinate entrate per il perseguimento dei fini istituzionali della Regione (è citata la sentenza n. 74 del 2009 della Corte costituzionale), ma la relativa garanzia non avrebbe senso se fosse legittima una compressione sostanziale della capacità di utilizzare le entrate medesime per i fini propri, di talché le norme censurate violerebbero, indirettamente, anche il parametro statutario indicato. 1.4.- La Regione Friuli-Venezia Giulia non nega che anche le Regioni a statuto speciale siano soggette ai principi fondamentali in materia di coordinamento della finanza pubblica, i quali devono essere ovviamente fissati dallo Stato, anche in adempimento di obblighi europei (è richiamata la sentenza n. 82 del 2007 della Corte costituzionale); che siano esposte all'andamento del ciclo economico riguardo all'attribuzione di quote fisse del gettito fiscale; che siano chiamate a gestire la propria autonomia «in armonia con i princìpi della solidarietà nazionale» (come recita l'art. 48 dello statuto speciale). Tuttavia la considerazione di tali valori deve avvenire mediante il ricorso a «strumenti costituzionalmente ammissibili nell'ordinamento». Così, ad esempio, le norme di attuazione statutaria (art. 4 del d.P.R. 23 gennaio 1965, n. 114, recante «Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia in materia di finanza regionale») consentono allo Stato di non attribuire alla Regione le nuove entrate tributarie statali il cui gettito sia destinato, con apposite leggi, alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato, specificate nelle leggi medesime (è citata, in proposito, la sentenza n. 61 del 1987 della Corte costituzionale). Inoltre, le stesse disposizioni statutarie sull'autonomia finanziaria possono sempre essere modificate senza ricorrere alla revisione con legge costituzionale, purché vi sia il coinvolgimento della Regione (art. 63, quinto comma, dello statuto speciale). In termini generali, poi, i rapporti finanziari tra Stato e Regione sono ispirati al principio della determinazione consensuale, che vale a contemperare le esigenze di rispetto dei limiti alla spesa, imposti dal cosiddetto «patto di stabilità», con la peculiare autonomia finanziaria delle Regioni a statuto speciale (sono richiamate le sentenze n. 82 del 2007 e n. 353 del 2004 della Corte costituzionale). Quale espressione di tale principio, la ricorrente evoca la disposizione di cui all'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), che rimette alle norme di attuazione statutaria la concretizzazione dei principi del federalismo fiscale. Viene ricordato, inoltre, che i commi 152 e 156 dell'art. 1 della legge n. 220 del 2010, concernenti lo specifico apporto del Friuli-Venezia Giulia al risanamento della finanza pubblica, sono il frutto di procedure di concertazione tra lo Stato e la Regione stessa. Le norme impugnate sarebbero, pertanto, illegittime anche perché introdotte in violazione del principio costituzionale di collaborazione. Da ultimo, la ricorrente sottolinea che dall'eventuale annullamento dei commi 4 e 5 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011 non deriverebbe «alcun necessario pregiudizio alla "unità economica della Repubblica", né ai principi di solidarietà nazionale, né agli obiettivi di risanamento finanziario», in quanto lo Stato continuerebbe ad avere tutti gli strumenti per perseguire tali obiettivi nel rispetto dell'autonomia regionale. 2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio con atto depositato in data 24 ottobre 2011, chiedendo che il ricorso della Regione Friuli-Venezia Giulia venga dichiarato inammissibile o, comunque, infondato. La difesa statale assume che le doglianze della ricorrente sarebbero infondate, anzitutto, in ragione dell'indebito accostamento operato tra misure che sono state adottate con finalità diverse. Le misure assunte con la legge n. 220 del 2010 afferirebbero principalmente all'attuazione del federalismo fiscale, nella prospettiva del contributo richiesto alle autonomie speciali secondo il disposto dell'art. 27 della legge n. 42 del 2009.