[pronunce]

che tale lacuna motivazionale in ordine alla possibilità di classificare i suddetti proventi illeciti nella categoria «reddito d'impresa» - prevista dal comma 1, lettera e), dell'art. 6 del d.P.R. n. 917 del 1986 - si risolve in un difetto di motivazione sull'applicabilità, nel giudizio a quo, della disposizione censurata, la quale, come riconosce lo stesso rimettente, si applica solo «qualora» i proventi illeciti «non siano classificabili nelle categorie di reddito di cui all'articolo 6, comma 1,» citato; che tale profilo di inammissibilità per difetto di motivazione sulla rilevanza delle questioni, risulta assorbente rispetto a quello ulteriore della totale assenza di motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza delle questioni sollevate con riferimento ai parametri degli artt. 23, 24, 97, 101, 104 e 136 Cost. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 34-bis, del decreto-legge 4 luglio 2006 n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sollevate, in relazione agli artt. 3, 23, 24, 97, 101, 104 e 136 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale della Toscana con l'ordinanza indicata in epigrafe. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 novembre 2010. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 24 novembre 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA