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a mio giudizio, anche il Parlamento deve fare la sua parte, cominciando a invitare l'onorevole Ermini a valutare l'opportunità di lasciare il suo incarico. Rifletta poi questo Parlamento anche sulla necessità stringente di bloccare la pratica delle porte girevoli e del travaso dalle due Camere al CSM di deputati e senatori eletti tra i cosiddetti membri laici. Signor Presidente, pochi giorni fa abbiamo commemorato Giovanni Falcone, anche lui vittima - prima che arrivasse il tritolo corleonese - di una guerra di corrente tra i suoi stessi colleghi, che a Palazzo dei Marescialli, la notte del 19 gennaio 1988, gli preferirono Antonino Meli come capo del pool antimafia di Palermo. Tra qualche settimana ricorderemo l'eccidio di via D'Amelio e la morte di Paolo Borsellino, che nel suo ultimo discorso denunciò proprio l'operato del CSM, che negò a Falcone la possibilità di raccogliere il testimone di Antonino Caponnetto. Ebbene, se davvero vogliamo onorare la loro memoria, è ora di dire basta. Il discredito che investe il corpo giudiziario, pari sicuramente a quello che con Tangentopoli investì l'intera classe politica italiana, certifica che la questione non è più liquidabile in maniera autoassolutoria, parlando di qualche mela marcia. Siamo di fronte a una crisi di sistema, una crisi tanto drammatica, se un giurista pagato come l'avvocato Franco Coppi arriva a dire «Avrei paura a farmi giudicare da questa giustizia» italiana. Anticipare perciò l'elezione del CSM secondo nuove regole potrebbe aiutare a porre fine a questo spettacolo indecente e a quest'insulto alla democrazia, che mortifica il diritto dei cittadini ad avere un giudice naturale competente e imparziale. (Applausi). CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, fin dai primi mesi del Franceschini bis , sono fioccate polemiche per la propensione del Ministero dei beni culturali al prestito facile dei nostri capolavori artistici, in Italia e all'estero. Soprattutto dipinti e disegni, ma anche altre categorie gli oggetti d'arte, sono stati movimentati per decisione del vertice politico, purtroppo assecondato da un'imbelle dirigenza ministeriale, in barba però al dettato del codice dei beni culturali e del paesaggio in fatto di opere identitarie dei musei statali e soprattutto al principio di precauzione. Polemiche, dicevo, che i media compiacenti, trasversali a qualsiasi cambio di Esecutivo, hanno sepolto sotto gli elogi sperticati al titolare del Dicastero e ai molti miracolati della cultura 4.0. I prestiti dell'Uomo vitruviano di Leonardo, del Leone X di Raffaello e di tanti capolavori del museo di Boscoreale hanno così segnato apici inediti e irripetibili - anzi no, c'è già un nuovo scandalo, quello della Collezione Torlonia - e a ciascuna di queste vette corrisponde un mio esposto alle procure competenti. Che i prestiti facili siano materia delicatissima è confermato anche dalla nota che la Direzione generale del MIBACT mi ha fatto arrivare una settimana fa. In risposta alla richiesta di accesso civico agli elenchi delle opere identitarie dei musei statali stilato a seguito della nota del maggio 2018, avente ad oggetto «Elenco delle opere identitarie ai fini dell'istituzione della banca dati delle intenzioni di prestito all'estero di beni culturali», ho ricevuto, signor Presidente, l'invito a voler utilizzare gli specifici strumenti che l'ordinamento mette a disposizione per lo svolgimento delle attività di controllo da parte delle Camere. Stessa risposta, proprio oggi, dalla Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio sulle argenterie di Morgantina. In altre parole, qualsiasi cittadino può chiedere l'ostensione di atti pubblici - e l'amministrazione è tenuta a fornirglieli - tranne i parlamentari. Avendo infatti la possibilità di esercitare il diritto di controllo sull'amministrazione stessa mediante interrogazioni o interpellanze, il FOIA sarebbe loro precluso. Eppure lei mi insegna, signor Presidente, che il sindacato ispettivo presuppone che io abbia già contezza di una situazione e perciò ne chieda conto ai responsabili: accesso agli atti e sindacato ispettivo, perciò, non sono assimilabili. La rappresentanza politica del collegio di elezione e un mandato che è nazionale farebbero del resto supporre che il parlamentare sia portatore per antonomasia di interessi collettivi e tenuto a perseguirli, quindi in diritto di chiedere documenti pubblici come chiunque altro, diritto che il MIBACT gli nega. Al danno si aggiunge la beffa, perché la nota ministeriale continua affermando: «Si ribadisce la piena disponibilità dell'amministrazione a rispondere puntualmente agli atti di sindacato ispettivo che nell'ambito delle sue funzioni istituzionali vorrà presentare». Ebbene, nell'ambito delle mie funzioni istituzionali, da novembre 2019 ad oggi ho presentato ben 27 atti di sindacato ispettivo alla disponibilissima amministrazione dei beni culturali. E non sono troppi, perché il Ministero della cultura è allo sbando e alla prescritta trasparenza ha sostituito un'opacità assoluta, tant'è che nessuna risposta mi è stata data fin qui, né in Aula, né in Commissione. Un genio del male, anzi due, devono aver architettato questo meccanismo perverso per cui, nella loro distorta interpretazione della norma, non potrei ottenere gli atti con il FOIA, perché sono un parlamentare, ma neppure posso di fatto aspettarmi risposte alle interrogazioni, perché il Ministro ha il dovere di rispondere, ma nessuna sanzione è prevista se non lo fa. E nessuna sanzione è prevista dal legislatore per la semplice ragione che nessuno poteva prevedere che un Ministro della Repubblica, soggetto anch'egli, come tutti i membri dell'Esecutivo, all'articolo 54 della Costituzione, cadesse così in basso da ricorrere a un puerile gioco di prestigio per sottrarsi ai suoi doveri istituzionali e sviare il doveroso controllo da parte del Parlamento. (Applausi) . *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, nella notte del 20 maggio scorso una grandinata violentissima ha devastato le campagne dell'entroterra del sud delle Marche, dal Piceno all'Anconetano, con particolare violenza tra il Fermano e il Maceratese, in particolare la cerchia dei Comuni intorno alla città di Montelparo. Come sanno i nostri contadini e come sa chi è cresciuto nelle campagne con la cultura del territorio e della campagna, le grandinate sono quanto di più temibile possa avvenire. Non colpiscono omogeneamente tutto il territorio, ma chi viene colpito ha enormi difficoltà a risollevarsi. In questo caso, di durezza così estrema, questo colpo colpisce un territorio che non solo in questi mesi ha dovuto fare i conti con le ripercussioni economiche dovute all'emergenza sanitaria, ma che già da troppi anni deve fare i conti con le ripercussioni dovute all'emergenza del sisma del 2016.