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Modificazioni alla legge 21 ottobre 2005, n. 219, in materia di attività trasfusionali. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge ha l'obiettivo di incentivare le donazioni di sangue ed emocomponenti, un atto di generosità attraverso il quale è possibile salvare ogni anno migliaia di vite. L'importanza che i gesti in questione rivestono sul piano civico, sociale e sanitario non è semplice da fotografare. È necessario fare riferimento ai numeri e alle stime, come quelli che ci sono stati recentemente forniti dall'Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui in ogni secondo in qualche parte del mondo c'è qualcuno che ha bisogno di trasfusioni di sangue. Le situazioni sono le più varie, tutte estremamente delicate e meritevoli di tutela: donne colpite da emorragie in gravidanza, pazienti sottoposti a interventi chirurgici, vittime di incedenti, persone affette da patologie croniche del sangue e del midollo osseo. Tra queste ultime, si pensi, a titolo esemplificativo, alla talassemia; una malattia ereditaria del sangue caratterizzata da anemia cronica, che solamente in Italia colpisce oltre 7.000 persone. Nelle sue forme più gravi ( major ), la talassemia costringe il paziente a sottoporsi a trasfusioni per tutta la vita, con una periodicità di circa quindici-venti giorni. Un malato di talassemia necessita di una quantità di sangue che oscilla tra le quaranta e le cinquanta sacche all'anno, ottenute da altrettante donazioni. Se consideriamo l'intervallo temporale minimo che deve necessariamente trascorrere tra una donazione e l'altra possiamo stimare che ogni talassemico, per il trattamento della propria patologia, ha bisogno in media di dodici donatori. Sono numeri che parlano da soli, a fronte dei quali risultano evidenti l'importanza delle donazioni e la rilevanza che le stesse assumono nell'ambito delle prestazioni essenziali che vengono erogate dal Servizio sanitario nazionale. È noto, infatti, che le trasfusioni e le terapie salvavita con i farmaci derivati dal plasma sono inserite nei livelli essenziali di assistenza, ma non dobbiamo dimenticare che è soprattutto grazie allo sforzo dei donatori, delle associazioni di volontari e all'impegno da questi profuso che è possibile garantire l'erogazione di queste complesse prestazioni ai pazienti. Proprio in tale prospettiva, l'Organizzazione mondiale della sanità ha istituito, già dal 2004, una giornata dedicata al donatore di sangue, il world blood donor day , con l'obiettivo di celebrare i volontari e sensibilizzare l'opinione pubblica in merito a questo tema così importante per la tutela della salute collettiva. Ebbene, nel 2020, l'evento in questione si è tenuto proprio nel nostro Paese, essendo stata accolta la candidatura all'uopo avanzata dal Ministero della salute, dal Centro nazionale sangue (CNS) e dalle associazioni e federazioni di donatori. Questo evento ha portato proprio l'attenzione al sostegno per il sistema sangue italiano, affinché questo possa continuare a svolgere la sua fondamentale attività di raccolta in favore dei cittadini bisognosi. Il primo obiettivo da porsi è quello di incrementare la platea di donatori. Le statistiche riferiscono, infatti, che il 2021, da un lato, ha segnato una ripresa rispetto all'anno precedente, ma, dall'altro lato, va però ricordato quanto la raccolta di globuli rossi e plasma rimanga ancora lontana dall'epoca pre-Covid. Secondo le elaborazioni del CNS, infatti, i donatori di sangue e plasma in Italia sono stati 1.653.268: un dato certamente in ripresa rispetto al 2020, ma ancora inferiore (-1,8 per cento) in confronto al 2019 a causa del diffondersi della pandemia. Nonostante le molteplici problematiche, correlate non solo ai contagi e ai contatti sospetti con positivi che hanno costretto i donatori a rispettare periodi di quarantena, ma anche al personale sanitario solitamente preposto alle donazioni che è stato destinato ai reparti Covid o impiegato nella campagna vaccinale, l'autosufficienza per quel che riguarda la raccolta di globuli rossi è stata comunque raggiunta e garantita. Diverso il discorso per quel che riguarda il plasma. Infatti, per soddisfare il fabbisogno nazionale di medicinali plasmaderivati, si è stati costretti a ricorrere al mercato internazionale. Un mercato segnato dal rincaro dei prezzi a causa delle difficoltà riscontrate nella raccolta anche negli Stati Uniti, principali attori in tale ambito. Sebbene nel 2021 non sia mancato il prezioso apporto della popolazione dei donatori che hanno confermato, dopo più di due anni di pandemia, quella generosità e quella affidabilità che ha permesso al sistema trasfusionale di reggere anche la più inaspettata delle emergenza, i numeri sottolineano ancora una volta il dato del progressivo invecchiamento della popolazione dei donatori, a cui non fa da contraltare un adeguato ricambio generazionale. Chiaro sintomo del problema è il numero dei cosiddetti nuovi donatori, ovvero le persone che nel corso del 2021 hanno donato il sangue per la prima volta o lo hanno fatto dopo oltre due anni dall'ultima donazione, che sono stati 267.949. Sempre in aumento rispetto al 2020, ma in netto calo se si calcola l'andamento degli ultimi dieci anni (-9,6 per cento dal 2012 al 2021, -6,3 per cento dal 2019 al 2021). Ebbene, il disegno di legge, al fine di agevolare l'ampliamento della platea dei donatori, prevede l'introduzione di un correttivo estremamente mirato alla legge 21 ottobre 2005, n. 219, che costituisce il principale riferimento normativo in materia di attività trasfusionali. La modifica non riguarda i princìpi fondamentali del sistema: volontarietà e gratuità rimangono i capisaldi della donazione che contraddistinguono la rete di raccolta italiana, tra le più avanzate nel panorama internazionale. L'intervento riguarda solamente l'articolo 8 della predetta legge, nella parte in cui riserva in favore dei soli donatori di sangue con rapporto di lavoro dipendente il diritto all'accreditamento di contributi previdenziali figurativi per la giornata dedicata alla donazione. Il presente disegno di legge si compone di due articoli. L'articolo 1 intende estendere il diritto all'accreditamento dei contributi anche ai lavoratori autonomi, prevedendo altresì che ai soggetti interessati siano riconosciuti i contributi previdenziali, ai soli fini dell'acquisizione dei requisiti per il diritto al pensionamento, per le successive due giornate. Inoltre si prevede che il diritto ai contributi figurativi sia riconosciuto, ai soli fini dell'acquisizione dei requisiti per il diritto al pensionamento e per un massimo di venti giornate annue, per la giornata in cui effettuano la donazione nonché per le successive quattro giornate, anche alle persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari, agli studenti e ai disoccupati. Si garantirebbe in questo modo a tutti i donatori lavoratori, autonomi e dipendenti, un apporto sul piano contributivo e si incentiverebbe l'avvicinamento di nuovi volontari alla rete di raccolta, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, salvaguardando al tempo stesso il carattere etico e solidaristico della donazione. L'articolo 2 reca le disposizioni di copertura finanziaria.. Art. 1.