[pronunce]

- Prima di procedere all'esame della questione, è opportuno ricordare che, in base all'articolo 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426 (Disciplina del commercio), l'autorizzazione all'apertura di centri commerciali al dettaglio e di punti vendita, che per dimensioni e collocazione geografica sono destinati a servire vaste aree di attrazione eccedenti il territorio comunale, era subordinata al nulla-osta della Giunta regionale. La legge della Regione Puglia 2 maggio 1995, n. 32 (Indicazioni programmatiche per il rilascio di nulla-osta relativi alle grandi strutture di vendita previsto dagli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426), nel disciplinare il procedimento per il rilascio del nulla-osta regionale, chiariva che esso era necessario per l'apertura di esercizi di vendita e di centri commerciali al dettaglio, allorquando la superficie di vendita fosse superiore a mq. 1.500. L'articolo 1 della legge della Regione Puglia 24 dicembre 1997, n. 24 (Legge regionale 2 maggio 1995, n. 32. Sospensione temporanea del rilascio del nulla-osta regionale per l'apertura di grandi strutture di vendita), disponeva successivamente la sospensione del rilascio dei nulla-osta regionali fino al 30 settembre 1998. In relazione alla disposizione da ultimo citata, il Tribunale amministrativo regionale della Puglia, nel corso dei medesimi procedimenti giurisdizionali che hanno dato origine al presente giudizio, sollevava questione di legittimità costituzionale, prospettando la violazione degli articoli 3, 41, 97 e 117 della Costituzione. Questa Corte, rilevato che alla previsione di sospensione del rilascio dei nulla-osta era sopravvenuto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, il quale, all'articolo 25, stabilisce che le domande di rilascio delle autorizzazioni previste dagli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426, già trasmesse alla Giunta regionale per il prescritto nulla-osta alla data del 16 gennaio 1998, e corredate a norma secondo attestazione del responsabile del procedimento, sono esaminate e decise con provvedimento espresso entro centottanta giorni dalla suddetta data, aveva ordinato la restituzione degli atti per nuovo esame della rilevanza. Dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 114 del 1998, la Regione Puglia approvava la legge 20 gennaio 1999, n. 4 (Proroga dei termini di cui alla legge regionale 24 dicembre 1997, n. 24 "Legge regionale 2 maggio 1995, n. 32. Sospensione temporanea del rilascio del nulla-osta regionale per l'apertura di grandi strutture di vendita"), con la quale, pur prorogando i termini di sospensione previsti dalla precedente legge regionale, aveva tuttavia fatto salvo quanto previsto dalla disciplina transitoria contenuta nell'articolo 25 del decreto legislativo appena citato. A tale disposizione ha fatto infine seguito la legge regionale 4 agosto 1999, n. 24 (Principi e direttive per l'esercizio delle competenze regionali in materia di commercio), la quale, oltre a dettare norme per l'adeguamento dell'ordinamento regionale del commercio al d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114 e ad introdurre una nuova classificazione delle strutture di vendita in relazione alla superficie destinata alla vendita e alla classe dei comuni nei quali esse devono essere ubicate, all'articolo 1, comma 3, dispone che "all'esame delle domande di autorizzazione ex legge regionale 2 maggio 1995, n. 32, corredate a norma alla data del 16 gennaio 1998, non si dà seguito". Ed è proprio su tale disposizione che si appuntano le censure di illegittimità costituzionale proposte dal Tribunale amministrativo regionale della Puglia e dal Consiglio di Stato. 3. - La questione è fondata. Il vincolo per la legge regionale a uniformarsi alle previsioni del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, che reca la riforma del settore del commercio, e segnatamente all'articolo 25, che riguarda la disciplina transitoria da osservare fino alla nuova programmazione, da parte delle Regioni, della rete distributiva sulla base dei criteri fissati dall'articolo 6 del medesimo decreto legislativo, consegue al tipo di competenza attribuita alle Regioni in materia di commercio. In proposito questa Corte ha avuto più volte occasione di ricordare come le Regioni a statuto ordinario non dispongano di una competenza legislativa propria in tema di commercio, non essendo tale materia compresa nell'elenco formulato dall'articolo 117 della Costituzione (v. sentenze n. 401 del 1992 e n. 165 del 1989). Nell'ambito del commercio, alle Regioni spettano soltanto i compiti e le funzioni che lo Stato ha conferito loro attraverso leggi ordinarie o atti equiparati, e nella specie attraverso il decreto legislativo n. 114 del 1998, le cui previsioni, anche quelle riguardanti il periodo transitorio fino alla realizzazione della riforma, non possono essere disattese dalla legge regionale. L'intendimento del legislatore nazionale che le domande volte a ottenere il nulla-osta regionale per l'apertura di grandi strutture di vendita, pervenute alla Giunta regionale alla data del 16 gennaio 1998 e corredate a norma, dovessero essere esaminate e decise entro il termine di centottanta giorni, è apertamente contrastato dalla censurata disposizione della legge regionale che ne sancisce un anomalo blocco prescrivendo che tali domande non abbiano più corso. Deve pertanto dichiararsi la illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 3, della legge della Regione Puglia 4 agosto 1999, n. 24, per violazione dell'articolo 117 della Costituzione. Resta assorbita ogni altra censura.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi; Dichiara la illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 3, della legge della Regione Puglia 4 agosto 1999, n. 24 (Principi e direttive per l'esercizio delle competenze regionali in materia di commercio). Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 giugno 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Mezzanotte Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 22 giugno 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola