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quest'ultimo viene approvvigionato in centrale e trasportato sull'isola attraverso navi cisterna; "il Fatto Quotidiano", in data 26 ottobre 2018, con l'articolo intitolato "Favignana, la centrale termoelettrica nell'area marina protetta: 'Da 15 anni dai rubinetti esce gasolio invece di acqua'" e, successivamente, in data 5 dicembre 2019, con l'articolo intitolato "Favignana, chiesto il processo per l'amministratore della centrale termoelettrica: 'Inquinamento ambientale nell'area marina protetta'", portava alla ribalta della cronaca una problematica ambientale che interessa l'isola di Favignana; circa 40 anni fa (negli anni '80) si è verificato un rilascio di prodotti petroliferi da una crepa di un serbatoio interrato localizzato nella centrale elettrica, generando un inquinamento di dimensioni vastissime, come riportato dalla stampa. Sembra che all'epoca l'area danneggiata si estendesse per 1.400 metri quadri, mentre nel 2016 sia cresciuta fino a oltre 9 ettari di superficie; nel 1984 il serbatoio contenente gasolio è stato rimosso e si è proceduto con la rimozione del terreno impattato. L'incidente sembrava risolto, ma nel 2001 venne di nuovo rilevata la presenza di prodotto petrolifero all'interno di un pozzo industriale localizzato all'interno della centrale stessa. I monitoraggi continuarono fino al 2014 e i tecnici fino all'ultimo test rilevarono una significativa presenza di surnatante (sostanza oleosa galleggiante); si apprende, inoltre, che nella casa abitata situata al fianco della centrale elettrica alimentata a gasolio da 15 anni dai rubinetti al posto dell'acqua fuoriesce gasolio; nel 2016 la SEA chiedeva lo spostamento della centrale, ricevendo parere negativo della Regione Siciliana. La stessa azienda aveva presentato nel dossier una relazione tecnica, datata settembre 2014, dove si ricostruivano i fatti che avevano generato lo sversamento di gasolio arrivando a penetrare le "rocce permeabili" e poi ad inquinare la falda acquifera; considerato che, a quanto risulta agli interroganti: il 26 febbraio 2020 il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Trapani valuterà se accogliere o rigettare la richiesta dei pubblici ministeri nel merito del rinvio a giudizio per Filippo Giuseppe Accardi, amministratore della SEA, per vari reati amministrativi e per essere accusato di inquinamento ambientale, che risale alla perdita derivata dalla crepa nel serbatoio, aggravato dal fatto che è stato compiuto in un ecosistema inserito nell'area marina protetta delle Egadi; nel procedimento nei confronti di Accardi, è stata riconosciuta la costituzione di parte civile di un consigliere comunale, che aveva denunciato i fatti, del Comune di Favignana e dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente di Trapani; nell'articolo del 5 dicembre 2019 si legge: "Secondo le indagini della sezione di polizia giudiziaria del corpo forestale la Sea non avrebbe attuato il progetto di bonifica approvato con determina n. 128/2000 del 27/09/2005 del comune di Favignana e mantenendo in tal modo attiva una fonte di inquinamento di dimensioni vastissime, persistente e in progressiva rapida espansione areale". Per questo "dolosamente a partire dal marzo 2008, sino alla data odierna, di operare serie e concrete operazioni di bonifica", limitandosi ad adottare "di fatto solo misure di bonifica palliative"; considerato infine che, a parere degli interroganti, nei comuni delle isole minori andrebbe incentivata la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili fino al 100 per cento del fabbisogno, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato; se intenda attivarsi perché si provveda alla bonifica dell'area, nell'interesse primario della tutela del paesaggio, della salubrità dell'ambiente e della salute dei cittadini, vista la contaminazione delle acque sotterranee e dell'equilibrio dell'ecosistema compreso nell'area marina protetta delle isole Egadi. Atto n. 4-02886 BALBONI RAUTI Al Ministro della difesa Premesso che: perviene agli interroganti la segnalazione di una comunicazione ufficiale, datata 6 febbraio 2020, che il segretariato generale della difesa e direzione nazionale degli armamenti, ufficio amministrazioni speciali, del Ministero della difesa avrebbe indirizzato ad una pluralità di destinatari, tra strutture amministrative proprie, distaccamenti amministrativamente dipendenti all'estero, nonché organismi di cooperazione internazionale costituiti in distaccamenti amministrativi, avente ad oggetto il "pignoramento presso terzi operato sul conto corrente postale di questo Ufficio"; con tale comunicazione, l'ufficio informa le proprie strutture amministrative che, a decorrere dal 24 gennaio 2020, lo stesso "ha subito una serie di onerosi vincoli pignoratizi da parte di Poste Italiane S.p. A., che, sommati a quelli già precedentemente apposti, ammontano a circa 22,6 milioni di euro con conseguente 'sconfino' di circa 3 milioni di euro rispetto al saldo contabile, pari a circa 19,6 milioni di euro"; nella stessa comunicazione, si legge: "posto che i pignoramenti subiti sono a tutela di ragioni creditorie vantate da varie Società nei confronti di Enti dell'A.D., nessuna, peraltro, nei confronti di questo Ente, si rappresenta che fino a nuova comunicazione questo ufficio non potrà assicurare alcuna attività d'istituto", ricomprendendo, tra le attività interessate da tale sospensione, l'erogazione degli emolumenti al personale in servizio all'estero presso gli uffici addetti della difesa, la somministrazione di fondi ai distaccamenti dipendenti, spese connesse al V rendiconto, anticipi e liquidazioni missioni, eccetera; si precisa infine che sono in corso azioni "volte al superamento dell'attuale stallo operativo"; a parere degli interroganti, si tratta di una situazione di palese, grave ed evidente anomalia, la cui portata potenzialmente dirompente è tale da comportare il rischio di una compromissione del regolare funzionamento delle attività di difesa nazionale, sia in Italia che all'estero, come si evince dall'elevato numero di uffici destinatari della comunicazione: un comparto oggi soggetto ad un provvedimento drastico e fortemente penalizzante per il personale interessato, che non può che porre in capo al Ministro di indirizzo il compito di avviare con urgenza un'approfondita ed immediata verifica in ordine alle ragioni e alle dinamiche gestionali che hanno determinato l'emersione e il protrarsi di tale esposizione debitoria, generando i vincoli pignoratizi ai quali si fa riferimento, si chiede di sapere: se ed entro quale termine urgente il Ministro in indirizzo, rispetto alla criticità contabile e gestionale emersa, intenda attivare i propri poteri di ispezione e indagine interna al fine di far luce sulla vicenda, verificando le cause e le responsabilità che hanno generato e determinato il protrarsi dell'esposizione debitoria;