[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 1, comma 26, della legge 20 maggio 2016, n. 76 (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze), 31, commi 3 e 4-bis, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), quest'ultimo aggiunto dall'art. 7 del decreto legislativo 19 gennaio 2017, n. 5, recante «Adeguamento delle disposizioni dell'ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, nonché modificazioni ed integrazioni normative per la regolamentazione delle unioni civili, ai sensi dell'articolo 1, comma 28, lettere a) e c), della legge 20 maggio 2016, n. 76», e 70-octies, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127), aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera t), del d.lgs. n. 5 del 2017, promosso dal Tribunale ordinario di Lucca, in composizione collegiale, nel giudizio proposta da A.A. D.S., con ordinanza del 14 gennaio 2022, iscritta al n. 31 del registro ordinanze 2022 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 novembre 2022 il Giudice relatore Maria Rosaria San Giorgio; deliberato nella camera di consiglio del 10 novembre 2022.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 14 gennaio 2022, iscritta al n. 31 del registro ordinanze 2022, il Tribunale ordinario di Lucca, in composizione collegiale, nel corso di un giudizio di rettificazione di attribuzione di sesso introdotto, ai sensi della legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso), da A.A. D.S., ha sollevato questioni di legittimità costituzionale del «combinato disposto» degli artt. 1, comma 26, della legge 20 maggio 2016, n. 76 (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze), 31, commi 3 e 4-bis, del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), quest'ultimo aggiunto dall'art. 7 del decreto legislativo 19 gennaio 2017, n. 5, recante «Adeguamento delle disposizioni dell'ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, nonché modificazioni ed integrazioni normative per la regolamentazione delle unioni civili, ai sensi dell'articolo 1, comma 28, lettere a) e c), della legge 20 maggio 2016, n. 76», e 70-octies, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127), aggiunto dall'art. 1, comma 1, lettera t), del d.lgs. n. 5 del 2017, in riferimento agli artt. 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione agli artt. 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. 2.- Il giudice a quo premette che l'attore ha dichiarato di manifestare da tempo risalente una disforia di genere di tipo MtF (Male to Female), come emergerebbe dalla relazione psicologica conclusiva eseguita da un consultorio transgenere, versata in atti, cioè una condizione di transessualismo che lo ha identificato irrevocabilmente nel genere femminile, e che richiede l'adeguamento dell'identità fisica a quella psichica; di aver contratto nel 2019 unione civile con R. I., e di avere interesse, così come il partner, alla conservazione del vincolo familiare attraverso l'automatica conversione in matrimonio per effetto della rettificazione anagrafica del sesso dello stesso attore. Quest'ultimo ha, pertanto, chiesto: 1) l'autorizzazione all'intervento chirurgico strumentale alla riassegnazione del sesso, da maschile in femminile; 2) la rettificazione anagrafica dei dati riguardanti il sesso e il nome; 3) l'ordine al competente ufficiale dello stato civile di procedere all'iscrizione del matrimonio con R. I. nel relativo registro. Ciò posto, il Collegio rimettente censura: a) l'art. 1, comma 26, della legge n. 76 del 2016 per contrasto con gli artt. 2 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione agli artt. 8 e 14 CEDU, nella parte in cui prevede che la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso determina lo scioglimento della unione civile tra persone dello stesso sesso, senza alcuna possibilità di conversione in matrimonio previa dichiarazione congiunta dell'attore e dell'altro contraente dell'unione, in caso di accoglimento della domanda di rettificazione, senza soluzione di continuità con il precedente vincolo; b) lo stesso art. 1, comma 26, per lesione dell'art. 3 Cost., in considerazione della ingiustificata disparità tra il trattamento riservato dalla norma allo scioglimento dell'unione civile in seguito a rettificazione anagrafica di sesso di uno dei contraenti e quello previsto dal successivo comma 27, relativo alla rettificazione anagrafica di sesso di uno dei componenti di coppia unita in matrimonio, che ammette, invece, per comune manifestazione di volontà delle parti di non sciogliere il matrimonio o di non farne cessare gli effetti civili, la conversione del vincolo matrimoniale in unione civile; c) l'art. 31, comma 3, del d.lgs. n. 150 del 2011, per contrasto con gli artt. 2, 3 e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione agli artt. 8 e 14 CEDU, nella parte in cui non prevede che l'atto di citazione introduttivo del giudizio di rettificazione di sesso, di cui alla legge n. 164 del 1982, sia notificato anche all'altro contraente dell'unione civile; d) l'art. 31, comma 4-bis, del decreto legislativo del 1° settembre 2011, n. 150, aggiunto dall'art. 7 del d.lgs.