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Dal punto di vista del metodo, il contenuto di questo decreto-legge prende in considerazione alcuni elementi di indubbia utilità, in particolare per quanto riguarda il settore delle fondazioni lirico-sinfoniche, nel quale era assolutamente urgente intervenire perché ci sono molte problematiche che riguardano i lavoratori che ne fanno parte. Tuttavia, un intervento presentato con la forma del decreto-legge, con sessanta giorni di scadenza, nel mese di luglio, riduce e comprime i tempi di trattazione parlamentare in una maniera eccessiva. Oltretutto, la gestione dei tempi in Commissione ha ulteriormente ridotto quest'attività, perché sono stati dati pochi giorni - a tutti noi, non solo alla minoranza - per la presentazione degli emendamenti, il termine è scaduto ormai due settimane fa, ma da allora il tempo non è stato utilizzato in maniera efficace per entrare nel merito delle proposte avanzate. Abbiamo presentato una ventina di emendamenti, quindi abbiamo fatto un lavoro assolutamente costruttivo, che, a nostro modo di vedere, avrebbe potuto essere recepito per migliorare in maniera significativa il testo. Riconosco l'assoluta cortesia della relatrice Russo, che si è sicuramente impegnata per cercare di costruire un dialogo, cui abbiamo risposto con un atteggiamento che ritengo assolutamente costruttivo nei tempi: se siamo qui questa mattina è perché il nostro Gruppo ieri ha deciso di accettare una trattazione molto rapida in Commissione. Tale compressione però ha fatto sì che solo pochissimi emendamenti siano stati recepiti e non abbiamo affrontato come avremmo potuto il tema, molto più complessivo, dei lavoratori di questo settore. Speriamo che arrivi il famoso provvedimento sullo spettacolo dal vivo: che ormai ha assunto tratti quasi mitologici se finalmente approderà davvero in Aula (all'inizio doveva essere prorogato, poi è stato ripresentato, ma risulta presente nel calendario dei lavori del Senato), vorremmo che quella fosse davvero l'occasione per affrontare in maniera sistemica il lavoro in questo settore. Si tratta infatti di un settore cruciale per il Paese, non solo perché riguarda tantissime persone, ma anche perché è uno dei fondamenti del vivere democratico. La democrazia si basa sul lavoro e sulla diffusione culturali e chi lavora in questo settore contribuisce in maniera significativa alla diffusione della democrazia e, quindi, alle precondizioni della democrazia. Lo stesso vale per quanto riguarda il cinema: abbiamo presentato diversi emendamenti e avevamo approvato un'importante legge quadro in materia; ci rendiamo conto che sono stati introdotti correttivi, figli di un'attività e di una verifica da parte della filiera. Si tratta di un settore straordinariamente importante per questo Paese, non solo perché esso può essere ed è oggetto d'attrazione cinematografica come sfondo, per le sue bellezze naturali e i suoi monumenti, ma anche perché abbiamo straordinari professionisti, riconosciuti con i premi più importanti in tutto il mondo. Un settore di questo tipo ha bisogno di un investimento straordinario, anche economico, per competere oggi con altri Paesi che hanno oggettivamente meno attrattiva e meno competenze, ma che investendo di più - e penso ad esempio agli ultimi interventi del Governo francese - rischiano di essere concorrenti molto forti per noi: anche in questo caso, dunque, rileviamo una mancanza significativa. Naturalmente ciò vale anche per la questione dello spettacolo dal vivo. Il decreto-legge introduce un'esclusione che condividiamo, quindi siamo favorevoli a quanto scritto nel testo originale. Prendiamo atto che è un provvedimento necessario contro il bagarinaggio online , che non solo condividiamo, ma di cui siamo stati i primi promotori nella scorsa legislatura alla Camera. Ha utilizzato, però, un sistema d'intervento che, secondo noi, non è efficace e crea molti problemi per la filiera. Tale elemento evidentemente viene rilevato anche dal Governo, che introduce un'esclusione, anche se solo per un numero limitato di realtà - che forse, tra l'altro, avrebbero meno problemi di altre - lasciando ancora più sola la parte più corposa della filiera, costituita da coloro che tutti i giorni, in particolare in questo periodo dell'anno, organizzano nelle nostre piazze e nelle nostre città straordinari momenti di musica e aggregazione per le persone. Costoro infatti vengono gravati da un provvedimento assolutamente inefficace per l'obiettivo che vuole raggiungere, ma molto pesante per chi lavora nel settore, i consumatori e il pubblico, sui quali tornerà in negativo. Queste, in breve, sono alcune delle ragioni per le quali non siamo soddisfatti né della modalità con cui abbiamo trattato questo provvedimento, né del contenuto finale. Riconosciamo però la positività di alcuni elementi in esso contenuti, che riteniamo necessari, quindi il nostro invito non può che essere a fare meglio e di più, perché questo settore è cruciale e quella presente è oggettivamente un'occasione persa. Chiedo l'autorizzazione a consegnare la parte restante del mio intervento scritto. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . La Presidenza l'autorizza in tal senso. ROJC (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo l'attenzione di quest'Assemblea, che discute oggi misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico-sinfoniche, per esprimere perlomeno alcune perplessità sul decreto-legge in esame, che è un ennesimo provvedimento incompleto e ci porta a definire la nostra posizione politica, la quale non può non tener conto di alcuni aspetti riguardati la situazione dei lavoratori dello spettacolo, i quali versano, a volte, in situazioni davvero disastrose. Voglio portare l'esempio di due realtà molto importanti del nostro patrimonio musicale, come L'Arena di Verona e il Maggio musicale fiorentino, i cui lavoratori si trovano ancora adesso in una situazione preoccupante. Un Governo che non riesce a trovare una soluzione positiva a tali problemi ha fallito completamente la propria missione. Il mio è dunque un intervento che vuole essere in primis testimonianza. Ecco i fatti: la direzione della Fondazione Arena di Verona ha chiesto ai lavoratori la restituzione dei premi aziendali del 2015, nonostante avesse fatto loro precise assicurazioni e avesse anche manifestato la propria contrarietà ai Ministeri coinvolti circa tale restituzione di somme percepite e ovviamente già impegnate. Vorrei ricordare a quest'Assemblea che non parliamo di qualche decina, ma di circa 700 lavoratori coinvolti, 250 dei quali fissi e 450 stagionali, che - a quanto pare - non hanno alcun diritto ad avere diritti. Se confermata, la restituzione potrebbe costare loro migliaia di euro, incidendo in tal modo in maniera pesante sulla loro retribuzione, già ingiustamente tagliata nel passato triennio, a seguito del piano di risanamento economico. I bilanci della Fondazione Arena di Verona, come quelli del Maggio musicale fiorentino, sono proposti dal sovrintendente, valutati artisticamente e contabilmente dai consiglieri nominati dai soci istituzionali, analizzati dal collegio dei revisori dei conti (il cui presidente è nominato dalla Corte dei conti), certificati da un'azienda terza di revisione contabile. La verifica degli stessi da parte dei medesimi organi di controllo, dopo molti anni, non può conseguire ricadute sui lavoratori che, in buona fede, al tempo hanno ricevuto quanto stabilito dal loro contratto di lavoro. Onorevoli colleghi, i lavoratori dell'Arena di Verona si sono riuniti in assemblea ieri e sono in grande difficoltà: cosa sta facendo il Governo per risolvere questo problema?