[pronunce]

- Le Regioni Marche, Toscana e Umbria hanno impugnato, in riferimento agli artt. 117, quarto comma, 118 e 119 della Costituzione, l'art. 52, comma 10, nella parte in cui dispone che il Ministro delle politiche agricole e forestali, sentita la Commissione europea, d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, «può consentire eccezionalmente, per periodi di produzione lattiera in cui si verifichino eventi di particolare gravità», che il versamento del prelievo avvenga con le modalità previste dall'art. 1, commi 15 e 16, del decreto-legge 1° marzo 1999, n. 43; commi, questi ultimi, che disciplinano, rispettivamente, le modalità di versamento del prelievo presso la sezione di tesoreria provinciale dello Stato di Roma e la possibilità di rateizzazione dello stesso. Tutte le ricorrenti lamentano che la legge disciplini un ambito estraneo alla sfera di competenza statale, in quanto riconducibile alla potestà legislativa residuale delle Regioni e inoltre che il conferimento al Ministro delle politiche agricole e forestali del potere di assoggettare le modalità di versamento del prelievo alla disciplina recata dal d.l. n. 43 del 1999 non troverebbe giustificazione in esigenze di esercizio unitario delle funzioni amministrative da parte dello Stato, e quindi non sarebbe espressione di istanze di sussidiarietà. Infine, secondo la Regione Umbria, la disposizione impugnata costituirebbe fondi settoriali a gestione ministeriale in assenza di una competenza legislativa statale. Nelle more del presente giudizio di costituzionalità l'intero d.l. n. 43 del 1999, convertito nella legge 27 aprile 1999, n. 118, è stato abrogato dall'art. 10, comma 47, del d.l. 28 marzo 2003, n. 49, convertito nella legge 30 maggio 2003, n. 119, che ha fatto decorrere l'abrogazione «dal primo periodo di commercializzazione successivo alla data di entrata in vigore del decreto». Ebbene, se si considera che tale decreto è entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 31 marzo 2003, e che l'anno agricolo (ossia il "periodo di commercializzazione" cui si fa riferimento nel disciplinare l'effetto abrogativo), in base alla normativa comunitaria, inizia il primo aprile, si può concludere che l'abrogazione del decreto-legge n. 43 del 1999 decorre dal primo aprile 2003. Risulta pertanto abrogata la disposizione (art. 1 d.l. n. 43 del 1999) che disciplinava le modalità di versamento del prelievo che il Ministro, in base alla disposizione impugnata, poteva eccezionalmente consentire. In tal modo l'art. 52, comma 10, è restato privo di oggetto. Deve pertanto dichiararsi cessata la materia del contendere giacché il potere ministeriale che le ricorrenti contestano alla data del 1° aprile 2003 non era stato esercitato. 3. - Le Regioni Marche e Umbria hanno impugnato, in riferimento agli artt. 117, commi terzo, quarto e sesto, nonché all'art. 118 della Costituzione, l'art. 52, comma 39, che dispone incentivazioni nella misura di circa 2.500.000 euro complessivi a favore degli allevamenti ippici «per lo sviluppo dell'ippoterapia e per il miglioramento genetico dei trottatori e dei galoppatori» e prevede che «con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le disposizioni per l'attuazione del presente comma e per l'erogazione degli incentivi da parte dell'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE)». La disciplina, si osserva nei ricorsi, atterrebbe ad un ambito di potestà legislativa residuale della Regione. In ogni caso, argomenta la Regione Marche, pur concedendo che l'oggetto della regolazione ricada nella materia della "tutela della salute", di potestà concorrente, non verrebbero meno le ragioni di incostituzionalità della disposizione denunciata, ove si consideri, da un lato, che lo Stato, anziché limitarsi alla predisposizione dei principî della materia, avrebbe posto disposizioni di minuto dettaglio; dall'altro, che il conferimento di potestà regolamentare al Ministro dell'economia e delle finanze derogherebbe alla regola di riparto fissata nell'art. 117, sesto comma, della Costituzione. Infine, rilevano entrambe le ricorrenti, risulterebbe violato anche l'art. 118 della Costituzione, giacché la funzione amministrativa affidata al Ministro non troverebbe giustificazione nei principî di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione. La questione è fondata. Devono innanzitutto essere distinti i due diversi oggetti della disposizione impugnata: l'incentivazione della ippoterapia, da una parte; il miglioramento genetico dei trottatori e dei galoppatori, dall'altra. L'ippoterapia consiste in un trattamento medico che prevede l'impiego dei cavalli ai fini della cura di forme di patologie quali l'autismo. Si tratta dunque, all'evidenza, di un oggetto estraneo alla materia "agricoltura" e piuttosto riconducibile alla "tutela della salute", che il terzo comma dell'art. 117 Cost. enumera fra le materie di potestà concorrente. Quanto al miglioramento genetico, esso è invece ascrivibile alla materia agricoltura, come si evince sia dalla lettura dell'art. 75 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, il quale trasferisce alle Regioni le funzioni amministrative concernenti «l'ippicoltura per il mantenimento degli stalloni di pregio, per l'ordinamento del servizio di monta e per la gestione del deposito di cavalli stalloni, nonché gli interventi tecnici per il miglioramento delle produzioni equine»; sia dall'art. 66 del medesimo d.P.R. n. 616, il quale, a sua volta, elenca, tra le funzioni amministrative nella materia agricoltura e foreste, il «miglioramento e incremento zootecnico». La disposizione impugnata, in breve, non risulta espressione di una potestà legislativa esclusiva dello Stato, ma disciplina oggetti ricadenti, al più, in materie di potestà legislativa concorrente. Il legislatore statale avrebbe dunque dovuto limitarsi alla predisposizione di un principio di disciplina, che la Regione potesse svolgere nell'esercizio delle competenze legislative ad essa spettanti. Ma la puntuale previsione secondo la quale «a favore degli allevamenti ippici sono previste per l'anno 2002 nella misura massima di 2.582.284,50 euro complessivi per lo sviluppo dell'ippoterapia (…)» certamente non è qualificabile come norma di principio, e pertanto esorbita dai limiti posti nell'art. 117, terzo comma, ultima frase, della Costituzione. È pure da accogliere la questione relativa alla seconda parte del comma 39. In una materia che, come si è detto, non è comunque qualificabile, in relazione ad alcuno degli oggetti che disciplina, come di potestà esclusiva statale, è infatti conferito al Ministro dell'economia e delle finanze il potere di dare attuazione alla disposizione impugnata, con ciò violando la chiara previsione dell'art. 117, sesto comma, della Costituzione, che attribuisce la potestà regolamentare allo Stato nelle sole materie di competenza legislativa esclusiva. 4.