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Mi piacerebbe poter parlare delle misure contenute nel provvedimento, ma il tempo è tiranno e potrò permettermi solo di accennare ad alcune di esse, rispondendo anche a coloro che vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto. A mio avviso, è un problema in parte anche caratteriale, di cultura politica e personale e non tanto perché la Lega non veda il bicchiere mezzo vuoto. Anzi, io personalmente , ma anche la Lega vediamo sempre il bicchiere mezzo vuoto ma non già per puntare il dito e criticare, bensì per cercare di migliorare i provvedimenti e fare quello che serve e che anche in questo caso è stato fatto grazie alla collaborazione dei colleghi della Camera dei deputati. (Applausi) . Non sto dicendo che il provvedimento è perfetto e realizza tutto quello che avremmo voluto (personalmente, nemmeno sarei capace di realizzare un provvedimento perfetto). La domanda che dobbiamo porci non è questa, ma deve essere la seguente: questo provvedimento è utile al Paese? Colleghi, senza dubbio alcuno rispondo che è certo che questo provvedimento è utile. Anzi, vado oltre dicendo che questo provvedimento per me è indispensabile perché introduce misure in un settore che, a mio parere, dovrebbe essere il nostro vero recovery plan, ossia il turismo, che - tra diretto e indotto - crea centinaia di miliardi di euro di PIL. Inoltre, il provvedimento introduce strumenti a favore delle piccole e medie imprese, che sappiamo tutti essere la vera colonna portante della nostra economia. Noi produciamo non quantità, ma qualità. E la qualità la producono le nostre piccole e medie imprese. (Applausi) . Il provvedimento in esame è fondamentale perché sblocca le opere pubbliche. Quante volte in questa sede abbiamo sentito parlare di effetto leva, moltiplicatore e Piano Marshall? La storia dimostra che le opere pubbliche creano e ricostruiscono l'economia di un Paese e che anche dopo una guerra sono fondamentali perché contengono soluzioni per la montagna. Vengo da un Comune montano e, da ex sindaco, so perfettamente quanto sia difficile realizzare quelle opere che possono mitigare il rischio idrogeologico. Si dice sempre che prevenire è meglio che curare, ma la prevenzione non può essere fatta nemmeno da enti pubblici e Comuni. In questo provvedimento si introducono misure finalizzate a questo. Visto che il tempo a mia disposizione si sta esaurendo, mi soffermo brevemente sulle misure a favore della digitalizzazione, le quali ci consentirebbero di perseguire uno degli obiettivi fondamentali per il reinsediamento nell'entroterra, ossia il superamento del gap tecnologico che, insieme ai gap di servizi e infrastrutturale, deve essere colmato al fine di recuperare il nostro entroterra e le nostre montagne. Il provvedimento contiene molte altre misure positive di cui parleranno più compiutamente i miei colleghi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi e rappresentante del Governo, voglio iniziare il mio discorso riportando la vostra attenzione sul summit G20 che si è tenuto a Napoli, che ha visto protagonisti i Ministri dell'ambiente e dell'energia dei Paesi più ricchi del mondo. La conferenza aveva come scopo quello di rilanciare e rafforzare gli obiettivi climatici dell'Accordo di Parigi del 2015, soprattutto in vista del vertice delle Nazioni Unite sul clima, la COP26. Molti hanno detto che l'accordo è stato un fallimento, ma non è così. È giusto ribadire che lo staff del Ministero della transizione ecologica e lo stesso ministro Cingolani sono riusciti a portare a casa 58 punti all'ordine del giorno su 60 e questo è un grande successo per l'Italia; come ha detto in un'intervista il Ministro, aver convinto i grandi ad affrontare insieme quei temi è stata una novità assoluta, da considerare come un successo della Presidenza italiana, come d'altra parte ci è stato riconosciuto da tutte le delegazioni. Certo, c'è da dire che non è un successo per quelle Nazioni che, come al solito, si sono svincolate; l'hanno fatto anche nei summit mondiali gli altri anni, nelle altre COP - lo ricordo bene, quando ho partecipato con il ministro Sergio Costa alle ultime due - mentre l'Italia, anche allora, è stata sempre esemplare sui trattati internazionali. Tutti i Paesi hanno concordato che, soprattutto dopo la fase pandemica, la transizione energetica verso le energie rinnovabili è uno strumento per la crescita socio-economica, inclusiva e veloce, per la creazione di posti di lavoro. È una transizione giusta che non lascia nessuno indietro. La comunità internazionale del G20 riconosce nella scienza un ruolo fondamentale su cui la politica deve basarsi e soprattutto viene riconosciuto uno stretto nesso tra clima ed energia e la necessità di ridurre le emissioni globali e migliorare l'adattamento al cambiamento climatico, quello che sta causando tutto quello che stiamo vedendo in Italia e anche in altri Paesi in questi giorni. Rimane centrale il ruolo dell'impegno finanziario dei 100 miliardi, così come previsto dall'Accordo di Parigi, con l'impegno di aumentare i contributi ogni anno fino al 2025. La transizione, quella vera, è necessaria e indispensabile, ma dev'essere appunto giusta e assicurare sostegno e solidarietà alle categorie e ai Paesi più fragili. Vi ho parlato di questo perché è chiaramente collegato a quello che oggi stiamo dicendo in Aula, dove stiamo parlando del decreto semplificazioni, che ovviamente è collegato all'obiettivo di neutralità climatica. Lasciatemi prima di tutto ringraziare tutti i colleghi e le colleghe della Commissione ambiente della Camera, che hanno lavorato duramente in queste settimane su questo importante provvedimento. Il MoVimento 5 Stelle è stato impegnato costantemente per introdurre norme più coerenti con la transizione ecologica rispetto alla prima stesura del testo e, nonostante questo intenso lavoro, il testo ha ancora delle storture - chiamiamole così - che non vanno nella direzione della tutela dell'ambiente e rispetto alle quali auspico si possa trovare rimedio nei prossimi provvedimenti. Come MoVimento 5 Stelle, ma anche come comunità, non possiamo tollerare che vi sia la possibilità di bruciare i rifiuti con un'autorizzazione semplificata negli inceneritori e in altri tipi di impianti o che viga la libera circolazione del combustibile solido prodotto dai rifiuti. (Applausi) . Parliamo sempre di economia circolare: lo facciamo in tutto l'Emisfero, all'interno della strategia green new deal e anche nella missione 2 del Piano nazionale di ripresa e resilienza; significa tutelare la materia, ma qui non ho trovato semplificazioni per controllare e supportare le decine di nuovi prodotti che richiedono nuove tecnologie per poter procedere al loro riciclo. Non ci sono semplificazioni per migliorare le percentuali di raccolta differenziata e di riciclo; mi aspettavo qualcosa anche sulla simbiosi industriale, ma non c'è. Nell'Allegato I- bis , invece, nell'elenco delle opere strategiche per il Piano nazionale integrato energia e clima 2030, inseriamo nuovi impianti per la produzione di energia da residui e rifiuti. Vi dico che non servono. Certo, ho sempre detto che non vi è un rendimento del 100 per cento e quindi non possiamo trasformare tutto il rifiuto in risorsa, perché abbiamo sempre un indifferenziato;