[pronunce]

che, inoltre, contrasterebbe con il principio di ragionevolezza, in violazione dell'art. 3 Cost., l'obbligo di fissazione dell'udienza «in presenza di un atto nullo», trattandosi, peraltro, di una patologia rilevabile d'ufficio, la cui immediata declaratoria, da parte del giudice, pare irragionevole impedire; che, ancora, la norma censurata violerebbe il principio di subordinazione del giudice solo alla legge, di cui all'art. 101, secondo comma, Cost., in quanto il giudice «sarebbe inevitabilmente condizionato da abnormi iniziative di parte»; che la questione sarebbe rilevante in ragione della doverosa fissazione dell' udienza preliminare, in esito al deposito della richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero; che, infine, il giudice rimettente denuncia l'illegittimità costituzionale del medesimo art. 418 cod. proc. pen. nella parte in cui tale norma, posta la validità formale della richiesta, «non consente, e dunque preclude, il vaglio di preliminare ammissibilità della richiesta di rinvio a giudizio»; che – muovendo dal presupposto che la richiesta di rinvio a giudizio «è una domanda ed introduce la fase processuale» e, dunque, «ne va verificata l'ammissibilità» – il rimettente lamenta, alla luce del “diritto vivente”, la carenza del potere di delibazione preliminare di ammissibilità della richiesta, specie quando quest'ultima sia stata avanzata, come nella specie, nonostante l'evidente consunzione del potere di azione da parte dell'organo dell'accusa; che la norma violerebbe, innanzitutto, il canone di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost.; essa risulterebbe altresì in contrasto con il principio di durata ragionevole del processo di cui all'art. 111, secondo comma, Cost., per l' inutile protrazione del processo; infine, sarebbe eluso il principio della soggezione del giudice solo alla legge, espresso dall'art. 101, secondo comma, Cost., per l'inevitabile condizionamento esercitato sul giudice, a parere del rimettente, «da abnormi iniziative di parte». Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro solleva tre questioni di legittimità costituzionale: nella prima deduce, in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, la illegittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 415-bis e 416, comma 1, del codice di procedura penale, nella parte in cui tali norme «non esplicitano», rispettivamente, né l'obbligo, a carico del pubblico ministero, di non esercitare l'azione penale mediante deposito della richiesta di rinvio a giudizio prima del compiuto decorso del termine di venti giorni di effettivo ed integrale deposito degli atti di indagine espletati, né la sanzione di nullità per la inadempienza; che, ad avviso del rimettente, la denunziata omissione normativa risulterebbe assolutamente irragionevole in considerazione della «natura dilatoria del termine»; e, comunque, lesiva, per l'indagato, del diritto di difesa, inteso come diritto ad esercitare le relative prerogative nell'intero periodo prescritto per il deposito degli atti di indagine e fissato in venti giorni dalla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, a norma dell'art. 415-bis, comma 3, cod. proc. pen. ; che, in proposito, il rimettente muove dall'asserita esistenza di un “diritto vivente”, in forza del quale non risulterebbe configurabile alcuna nullità per l'ipotesi di richiesta di rinvio a giudizio inoltrata dall'organo dell'accusa prima del compimento effettivo del citato termine di deposito degli atti; che, per contro, è agevole rilevare come tale presupposto – del quale il rimettente postula assoluta e costante uniformità interpretativa – appaia smentito tanto dall'esistenza di diverse, contrarie soluzioni della giurisprudenza di merito, quanto dai principî generali affermati dalla giurisprudenza di legittimità, in ordine agli effetti della violazione del termine minimo di comparizione dell'imputato: termine da ritenersi – al pari di quello stabilito nel comma 3 dell'art. 415-bis, cod. proc. pen. – preordinato all'esercizio del diritto di difesa; che, dunque, il giudice a quo – pure avanzando a questa Corte richiesta di un intervento additivo – non cura preventivamente di analizzare un profilo decisivo della quaestio iuris posta al suo esame: se, cioè, il mancato rispetto del termine di legge per il deposito degli atti da parte del pubblico ministero, prima dell'inoltro della richiesta di rinvio a giudizio, possa o meno integrare una nullità di ordine generale a regime intermedio, riguardante «l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato», ai sensi dell'art. 178, lettera c), cod. proc. pen. ; che, infatti, solo dopo la ritenuta esclusione di tale evenienza interpretativa, la proposizione dell'odierno dubbio di costituzionalità assumerebbe concreta rilevanza; per contro, il rimettente, tralasciando una indispensabile ricognizione tesa a verificare la possibilità di un diverso approdo ermeneutico della norma denunciata, ha omesso la ricerca di una sua lettura costituzionalmente orientata: così mostrando di rinunciare al doveroso esercizio di «tutti i poteri interpretativi che la legge gli riconosce» (cfr. ordinanza n. 361 del 2005) per la verifica di ogni possibile diversa soluzione, conforme a Costituzione, prima di sollevare la relativa questione; che, pertanto, tale questione si palesa manifestamente inammissibile; che, il giudice a quo solleva altresì, in relazione agli artt. 3, 111, secondo comma, e 101, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 418 cod. proc. pen. , nella parte in cui tale norma non prevede – così precludendolo – il «preliminare vaglio di validità, diretta o derivata, della richiesta di rinvio a giudizio»; nonché, in riferimento agli stessi parametri, altra questione di legittimità costituzionale della medesima norma nella parte in cui, pur in presenza di una richiesta di rinvio a giudizio formalmente valida – ma, nella specie, inammissibile, giacché «nel caso in esame il pubblico ministero non ha il potere di azione» – essa «non consente, e dunque preclude, il vaglio di preliminare ammissibilità» della richiesta medesima; che, in particolare, il rimettente denunzia, per un verso, l'irragionevolezza della obbligatoria fissazione dell'udienza preliminare pur in presenza di una richiesta di rinvio a giudizio affetta da nullità rilevabile d'ufficio; e, per altro verso, sia la violazione del principio di ragionevole durata del processo – conseguente alla fissazione di una udienza destinata solo a rilevare una nullità – sia l'elusione del principio di soggezione del giudice solo alla legge, risultando impedita la declaratoria immediata di tali patologie in capo al giudice, «inevitabilmente condizionato», in conseguenza, da «abnormi iniziative di parte»;