[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 11, comma 5-bis, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64, promosso dalla Regione autonoma Sardegna con ricorso notificato in data 5 agosto 2013, depositato nella cancelleria della Corte il 12 agosto 2013 ed iscritto al n. 80 del registro ricorsi 2013. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 marzo 2015 il Giudice relatore Giuliano Amato; udito l'avvocato Massimo Luciani per la Regione autonoma Sardegna e l'avvocato dello Stato Stefano Varone per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che, con ricorso depositato il 12 agosto 2013, la Regione autonoma Sardegna ha impugnato - insieme ad altre disposizioni del medesimo provvedimento normativo, la cui trattazione è stata riservata a separato giudizio - l'art. 11, comma 5-bis, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64, nella parte in cui, anche ai fini delle modifiche da apportare al patto di stabilità interno, conferma il contributo regionale alla finanza pubblica di cui all'art. 16, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135; che la disposizione dell'art. 11, comma 5-bis, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, viene censurata in riferimento agli artt. 5, 117, terzo comma, e 119 della Costituzione e agli artt. 6 e 7 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna); che la Regione Sardegna ha altresì promosso, in riferimento agli artt. 3, 5, 81, 117 e 119 Cost. e agli artt. 7 e 8 dello statuto speciale, questione di legittimità costituzionale della medesima disposizione dell'art. 11, comma 5-bis, del d.l. n. 35 del 2013, nella parte in cui disciplina l'adeguamento del patto di stabilità fra lo Stato e la Regione Sardegna attraverso il rinvio alle procedure di cui all'art. 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione); che, con riferimento alla prima parte della disposizione - relativa alla conferma del contributo regionale alla finanza pubblica, di cui all'art. 16, comma 3, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95 - la parte ricorrente denuncia in primo luogo la violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), in quanto la disposizione censurata, nel confermare, a carico della ricorrente, la previsione di un contributo straordinario di finanza pubblica indeterminato nel tempo, eccederebbe dalla competenza concorrente dello Stato, nella materia del coordinamento della finanza pubblica; che viene inoltre evidenziata la violazione dell'art. 7 dello statuto speciale e dell'art. 119 Cost., in combinato disposto con l'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, in quanto la disposizione impugnata determinerebbe una lesione immediata e permanente della particolare autonomia finanziaria regionale; che la parte ricorrente lamenta altresì la violazione dell'art. 119, quarto comma, Cost., in quanto il contributo richiesto dallo Stato impedirebbe di fatto alla Regione di provvedere all'integrale finanziamento delle funzioni pubbliche delle quali essa è titolare, nonché dell'art. 6 dello statuto speciale, in quanto la diminuzione di risorse imposta dal legislatore statale impedirebbe alla Regione l'esercizio delle funzioni amministrative nelle materie di sua competenza; che, infine, la Regione denuncia la violazione del principio di leale collaborazione, richiamando gli stessi motivi già dedotti in un precedente ricorso avverso l'art. 16 del d.l. n. 95 del 2012; che, in relazione alla seconda parte della disposizione - relativa alla disciplina dell'adeguamento del patto di stabilità mediante il rinvio alle procedure di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009 - la parte ricorrente deduce che l'accordo fra lo Stato e la Regione sull'adeguamento del patto di stabilità verrebbe così sottoposto ad una condizione sospensiva meramente potestativa, costituita dalla previa approvazione delle norme di attuazione statutaria, senza alcuna specifica indicazione temporale; tale condizione costituirebbe violazione dell'art. 8 dello statuto speciale, anche in relazione all'art. 1 della legge 16 ottobre 2012, n. 182 (Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2012), in quanto - nel subordinare l'efficacia dello stesso art. 8 all'adozione delle norme di attuazione statutaria - di fatto consentirebbe allo Stato di non darvi compiuta ed immediata esecuzione; che sarebbero inoltre violati gli artt. 7 e 8 dello statuto speciale e l'art. 119 Cost., poiché il mancato adeguamento del patto di stabilità regionale al nuovo art. 8 dello statuto speciale impedirebbe alla Regione di esercitare le sue attribuzioni costituzionali; che viene altresì denunciata la violazione degli artt. 7 e 8 dello statuto, in combinato disposto con l'art. 81 Cost., poiché il mancato adeguamento del patto di stabilità interno spezzerebbe il necessario legame di coerenza, nel bilancio regionale, tra i profili della spesa e quelli dell'entrata; che sarebbe inoltre violato il principio di leale collaborazione tra Stato e Regione, nonché il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., in combinato disposto con gli artt. 7 e 8 dello statuto speciale della Sardegna, in considerazione della palese contraddittorietà della disposizione censurata la quale, da un lato impone precisi limiti temporali per l'adeguamento del patto di stabilità, dall'altro rinvia sine die tale adeguamento all'adozione di non necessarie norme di attuazione statutaria;