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Il nostro Governo vuol far passare il messaggio secondo cui la drammatica carenza di navi che consentono il salvataggio di migranti nel Mediterraneo possa essere risolta regalando unità navali alla Guardia costiera libica. Sappiamo bene, invece, come tale carenza sia da imputare principalmente alla decisione dei Governi europei, in primo luogo di quello italiano, di ostacolare il sistema di assistenza cui provvedevano proprio le organizzazioni non governative, ostacolando al contempo l'attivazione di canali di immigrazione regolari e di corridoi umanitari che consentano di salvare realmente la vita di migliaia di persone. È evidente come il fine ultimo di questo Governo, che si muove in sostanziale continuità con le scelte dei Governi precedenti, forse è quello non di salvare vite umane, ma piuttosto di scongiurare in qualsiasi modo l'eventualità che le persone che fuggono da guerre, da persecuzioni, dalla fame possano lasciare il continente africano e raggiungere condizioni di vita dignitose. È questo l'unico profilo di necessità e urgenza che risulterebbe accettabile per un decreto-legge in materia di immigrazione, il salvataggio delle persone, non l'affidamento a soggetti che finora non hanno dimostrato alcuna attenzione non solo verso le norme internazionali ma nemmeno verso il più basilare rispetto di diritti umani. Dovrebbero forse risuonare con maggiore impatto le parole del Segretario Generale dell'ONU anche in quest'Aula, il quale ha definito le condizioni dei migranti in Libia come crimini contro l'umanità. La Libia - sembra pleonastico doverlo ricordare, ma, a quanto pare, non lo è - non ha un vero Governo, istituzioni stabili con cui interfacciarsi senza ambiguità; gran parte del territorio è infatti in mano a trafficanti di esseri umani, spesso in combutta con milizie, tribù e funzionari governativi. Lo Stato libico è totalmente depotenziato dai conflitti interni, con intere zone controllate da fazioni diverse che trattano direttamente con i trafficanti di esseri umani: non è chiara, dunque, la motivazione con cui ci apprestiamo ad affidargli la gestione di un fenomeno complesso come quello migratorio. La Libia - ricordiamo ancora - non riconosce nemmeno la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. In questo contesto, ci sembra d'obbligo ricordare la decisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che appena qualche mese fa ha sanzionato sei trafficanti di uomini libici, tra cui proprio l' ex capo della Guardia costiera al-Milad: i rapporti dell'ONU lo accusano infatti di "aver sparato sui barconi dei migranti per affondarli", aggredendoli in mare e vendendoli ai miliziani che controllano i centri di detenzione; un individuo che, al pari di questo Governo, ha mostrato una profonda avversione per le ONG, definite come braccio di servizi segreti stranieri. Con il provvedimento in esame ci sembra dunque di assecondare l'inaccettabile ricatto promosso dalle autorità libiche, che sembrano aver voluto testare - questa è la nostra impressione - la disponibilità del nuovo Governo, così come di quelli che lo hanno preceduto, alla concessione di risorse e mezzi in cambio del blocco delle partenze. Ma questo - come sta dimostrando una lunga serie di reportage - sta facendo pagare il prezzo di questo braccio di ferro a centinaia di uomini, donne e bambini disperati. Tra l'altro, ciò è in palese contrasto con quanto affermato all'articolo 1 del decreto-legge in cui si parla di finalità di soccorso in mare; le unità fornite sono molto piccole: l'associazione Diritti e Frontiere ha segnalato, in tal senso, come le navi sembrino molto più indicate per intercettare e bloccare i barconi carichi di migranti sotto minaccia delle armi, piuttosto che per procedere a operazioni che garantiscano il salvataggio e il trasferimento verso un porto di sbarco sicuro. Proprio su quest'ultimo punto, inoltre, ricordiamo come l'ONU abbia dichiarato la Libia porto non sicuro ai sensi della Convenzione di Amburgo del 1979, un'affermazione confermata da recenti decisioni dei giudici di Ragusa e Palermo. Noi pensiamo che sia giusto votare contro questo provvedimento, che va esattamente nella direzione che ho descritto. E ci permettiamo di dire che, forse, bisognerebbe ripartire da alcune scelte che hanno caratterizzato il passato e che poi sono state drammaticamente e colpevolmente abbandonate. Penso a Mare Nostrum. Bisognerebbe ripartire dall'attivazione - come dicevo prima - di canali di immigrazione regolare ma, soprattutto, bisognerebbe ripartire dalla nostra umanità. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Marcucci) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, noi abbiamo sostenuto sin dal dibattito sul voto di fiducia che avremmo tenuto un atteggiamento da opposizione propositiva, che è qualcosa di più rispetto all'opposizione costruttiva che ci veniva chiesta. E lo stiamo dimostrando anche nei confronti del provvedimento in esame, un provvedimento che abbiamo discusso in maniera significativa nelle Commissioni per sopperire ad alcune carenze che erano emerse in merito al valore patrimoniale dei mezzi che venivano ceduti, alle coperture finanziarie, alle discrepanze, alle contraddizioni e alla confusione contenute sulle stime delle spese. Il Governo, in sede di Commissione, ha risposto con una relazione tecnica molto esauriente che ha integrato - e in alcuni casi corretto - le note tecniche precedenti, tra l'altro sopperendo - per esempio - per quanto riguarda la valutazione del patrimonio, alla mancata stima. Quindi, abbiamo dato il nostro contributo affinché il provvedimento fosse fatto al meglio. Avremmo voluto fare di più, con gli emendamenti presentati prima in Commissione e poi in questa Assemblea, per rassicurare gli operatori della sicurezza (delle Capitanerie di porto e della Guardia di finanza) a cui vengono sottratti loro mezzi - in alcuni casi, gli esclusivi mezzi - senza avere la certezza che quegli stessi vengano sostituiti ove ve ne fosse la necessità. Questo riguarda certamente alcune Regioni particolarmente impegnate anche nella lotta all'immigrazione clandestina - ma non solo - come la Sicilia e la Puglia. E ci dispiace che il Governo non voglia dare questa rassicurazione nel testo del provvedimento. Peraltro, nello stesso testo abbiamo condiviso che fosse inserito un emendamento con cui si forniscono di droni i mezzi della Capitaneria di porto e della Guardia costiera. Riteniamo che anche questo sia un elemento aggiuntivo importante per meglio contrastare l'immigrazione clandestina e, eventualmente, soccorrere coloro che si trovassero in difficoltà nelle acque territoriali italiane o in quelle internazionali. Quindi, il nostro atteggiamento è di un'opposizione propositiva, tesa a migliorare i provvedimenti in questa sede o a contrastarli quando non li condividiamo, come - per esempio - sta accadendo con il decreto-legge disoccupazione, falsamente chiamato decreto-legge dignità, all'esame della Camera dei deputati. E questo è il nostro atteggiamento nei confronti del Governo, tanto più sul provvedimento al nostro esame, che sarà votato anche dai Gruppi della sinistra, perché certamente discende da accordi internazionali condivisi dal precedente Governo.