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L'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, destinato a sostituire una precedente intesa di settore risalente al 1953, è composto di 20 articoli e si propone di fornire un quadro giuridico ed un base finanziaria necessari per lo sviluppo dei rapporti tra l'Italia e la Bolivia in questi importanti settori, al fine di rinsaldare ed intensificare ulteriormente i legami di amicizia già esistenti e di migliorare il quadro complessivo delle relazioni bilaterali. L'Intesa esplicita, innanzitutto, l'impegno delle Parti a promuovere e realizzare attività che favoriscano la cooperazione nell'ambito culturale, scientifico e tecnologico, a migliorare la conoscenza, la diffusione delle rispettive lingue e culture e a favorire la collaborazione tra le rispettive istituzioni accademiche, amministrazioni archivistiche, biblioteche e musei (articoli 1-3). I successivi articoli prevedono la possibilità per le Parti di chiedere la partecipazione di Organismi internazionali al finanziamento dei programmi e dei progetti promossi nell'ambito delle forme di cooperazione individuate dall'Accordo (articolo 4), le attività di istituzioni culturali e scolastiche nei due Paesi (articolo 5), il rafforzamento della collaborazione nel campo dell'istruzione mediante lo scambio di esperti, di informazioni e di documentazione sulle rispettive legislazione, anche al fine di sottoscrivere accordi per il riconoscimento e l'equiparazione dei titoli universitari (articoli 6-7), e l'offerta di borse di studio (articolo 8). L'Accordo impegna, inoltre, le Parti alla collaborazione reciproca nei settori editoriale, della musica, della danza, del teatro, del cinema, delle arti visive e dell'ambito radiotelevisivo (articoli 9-11), nonché ad impedire e reprimere l'importazione, l'esportazione ed il traffico illegale di opere d'arte (articolo 12). Ulteriori ambiti di collaborazione e di scambio di esperienze interessano i settori dello sport e della gioventù (articolo 13), i campi dei diritti umani e delle libertà civili e politiche, e quello delle pari opportunità e della tutela delle minoranze (articolo 14). Di rilievo è anche l'articolo 15, relativo alla promozione della cooperazione scientifica e tecnologica tra i due Paesi - in particolare nei campi delle tecnologie dell'informazione, delle telecomunicazioni, delle biotecnologie, dell'agricoltura e dell'industria alimentare, della salvaguardia dell'ambiente, della salute, dei trasporti, dell'energia e dei beni culturali che consente la stipula di specifici accordi tra università, enti di ricerca e associazioni scientifiche dei due Paesi e la partecipazione congiunta a programmi multilaterali. Ulteriori articoli definiscono la collaborazione delle Parti nei settori dell'archeologia, dell'antropologia e delle scienze affini, della valorizzazione del patrimonio culturale, facilitando la permanenza e l'uscita di persone, di materiali e di attrezzature dai rispettivi territori e promuovendo la protezione della proprietà intellettuale (articoli 16-18). Ad una Commissione mista, presieduta dai rispettivi Ministeri degli esteri, da convocarsi alternativamente nelle Capitali dei due Paesi, sono affidati i compiti di esaminare lo sviluppo della cooperazione culturale, di redigere programmi esecutivi pluriennali e di valutare lo stato di attuazione dell'Accordo (articolo 19). Il disegno di legge di ratifica dell'Accordo consta di cinque articoli. Con riferimento agli oneri economici derivanti dall'attuazione del provvedimento, l'articolo 3 li valuta in poco più di 254.000 euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020, e in 263.140 euro a decorrere dall'anno 2021. Il testo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Il PRESIDENTE apre la discussione generale. Il seguito dell'esame è, quindi, rinviato. SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI Il presidente PETROCELLI comunica che, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, è stata richiesta l'attivazione dell'impianto audiovisivo e che la Presidenza ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso. Poiché non vi sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per la procedura informativa che sta per iniziare. PROCEDURE INFORMATIVE Seguito dell'indagine conoscitiva sulle condizioni e sulle esigenze delle comunità degli italiani nel mondo: audizione del Direttore Generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale Prosegue la procedura informativa, sospesa nella seduta del 23 gennaio 2019. Il PRESIDENTE rivolge parole di saluto al ministro plenipotenziario, Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all'estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, sottolineando che si è deciso di avviare, non a caso, l'indagine in parola con la sua audizione, in maniera da avere un primo inquadramento generale dell'intera fenomenologia connessa alla situazione delle comunità dei connazionali residenti all'estero, con particolare riferimento, tuttavia, alle nuove realtà dell'emigrazione italiana, rappresentate, ad esempio, dai giovani che decidono di cercare un loro futuro lavorativo fuori dai confini nazionali e dai meno giovani che, al termine della loro attività professionale, hanno assunto la determinazione di stabilirsi altrove per il godimento della pensione. Il ministro VIGNALI tiene a precisare, preliminarmente, che le cosiddette "nuove ondate di mobilità" dei cittadini italiani verso l'estero rappresentano una realtà multiforme e, occorre riconoscerlo, non del tutto conosciuta dall'opinione pubblica. Si tratta di una "Italia fuori dall'Italia" che aspira a migliorare le proprie condizioni di vita e che non può essere ridotta meramente al dato della "fuga di cervelli", termine fin troppo abusato, dal momento che solamente il 40 per cento circa dei medesimi risulta essere in possesso di un diploma di laurea. Complessivamente, continua l'oratore, i dati ufficiali ci dicono che circa 6 milioni di concittadini risultano residenti all'estero - un numero equivalente alla popolazione di una grande regione italiana - di cui un milione ha lasciato il Paese negli ultimi 5-6 anni. Si può ritenere che tutte queste persone abbiano intrapreso un percorso di vita formativo all'estero, che, indubbiamente, li arricchirà dal punto di vista della crescita individuale, ma che dal punto di vista del Paese di origine, ossia l'Italia, rischia di rappresentare una perdita secca (valutata recentemente in circa 14 miliardi di euro l'anno), se tale flusso rimane unidirezionale. Sotto tale profilo, secondo il direttore Vignali, appare, quindi, fondamentale che le istituzioni preposte "accompagnino" questi giovani - che sono, a tutti gli effetti, portatori di interessi, di richieste e di proposte - sia nella fase della loro partenza, che nell'auspicabile momento di rientro, fornendo loro adeguati servizi e vere e proprie strategie di reinserimento.