[pronunce]

La determinazione impugnata, infatti, attribuisce allo Stato il potere di individuare, unilateralmente, porti sottratti all'intervento regionale, pur ammettendo che, quanto meno con riferimento ai porti con funzione turistica, debba riconoscersi senz'altro una competenza regionale. In tal modo, la nota statale esclude del tutto l'intervento regionale in una fase preliminare che incide direttamente nella sfera di autonomia regionale. Al contrario, il citato principio costituzionale, proprio in questo caso, postulerebbe che la individuazione degli elementi che condizionano la possibilità di intervento di un soggetto istituzionale, piuttosto che di un altro, passi attraverso una intesa fra lo Stato e la Regione. 4.— Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato improponibile, inammissibile e comunque infondato. 5. — L'Avvocatura dello Stato, in prossimità dell'udienza, ha depositato memoria, con la quale ha ribadito le conclusioni già rassegnate. 5.1. — La difesa dello Stato richiama, in particolare, il parere del Consiglio di Stato n. 767 del 2002, in cui ritiene si affermi la permanente valenza del d.P.C.m. 21 dicembre 1995 come strumento per individuare non solo le aree, ma anche i porti di prevalente interesse nazionale. In proposito la difesa erariale evidenzia come, anche se nel richiamato parere non sono forniti elementi per stabilire la prevalenza tra il d.P.C.m. del 1995 e l'asserita competenza regionale in materia di porti turistici, elementi chiarificatori si possono desumere dalla sentenza della Corte costituzionale n. 511 del 2002. 5.2. — L'Avvocatura dello Stato fa riferimento, altresì, al parere n. 2194, reso in data 16 ottobre 2002 dalla seconda sezione consultiva del Consiglio di Stato, avente ad oggetto “riparto delle competenze in materia di concessioni di beni del demanio marittimo e zone marine ricadenti all'interno di aree marittime protette”, con il quale sarebbe stata affermata la competenza dello Stato in merito. 5.3. — Rileva, infine, come la competenza dello Stato, in ordine alla classificazione dei porti, si rinviene nell'art. 104, comma 1, lettera s), del d.lgs. n.112 del 1998, la cui valenza appare confermata in ragione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale con la pronuncia n. 282 del 2002, laddove si specifica che, nella fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema di riparto delle competenze, anche ove si verta in tema di legislazione regionale concorrente, quest'ultima dovrà svolgersi nel rispetto dei principi fondamentali, comunque risultanti dalla legislazione statale già in vigore. 6. — Nell'imminenza dell'udienza, anche la Regione Campania ha depositato memoria con la quale ha ulteriormente ribadito le argomentazioni svolte nel ricorso.1. — Con il ricorso indicato in epigrafe, la Regione Campania ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, impugnando la nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Direzione generale per le infrastrutture della navigazione marittima ed interna, in data 12 marzo 2003, con la quale «si richiede al Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Napoli di procedere agli adempimenti amministrativi relativi al rilascio delle concessioni demaniali in ambito portuale, considerando “ascritti alla competenza statale, oltre ai porti e alle aree ricomprese nella giurisdizione delle autorità portuali, anche i porti – di qualunque tipo – indicati nel d.P.C.m. 21 dicembre 1995”». 2.— La ricorrente ha dedotto che il suddetto atto sarebbe lesivo delle attribuzioni regionali di cui gli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione - sia in relazione al d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382), che al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) - nonché lesivo del principio di leale collaborazione. Tale atto, nella prospettiva della difesa regionale, si porrebbe in contrasto anche con il riparto delle competenze amministrative delineato dall'art. 105 del d.lgs. n. 112 del 1998, nel testo risultante dalla modifica disposta dall'art. 9 della legge 16 marzo 2001, n. 88 (Nuove disposizioni in materia di investimenti nelle imprese marittime), con il quale sono state conferite alle Regioni e agli enti locali funzioni amministrative relative, tra l'altro, «al rilascio di concessioni di beni del demanio della navigazione interna, del demanio marittimo e di zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di fonti di energia» (comma 2, lettera l, primo inciso). Il suddetto art. 105 ha, altresì, specificato, da un lato, che «tale conferimento non opera nei porti finalizzati alla difesa militare ed alla sicurezza dello Stato, nei porti di rilevanza economica internazionale e nazionale, nonché nelle aree di preminente interesse nazionale individuate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 dicembre 1995» (stesso comma 2, lettera l, secondo inciso), dall'altro, che «nei porti di rilevanza economica regionale ed interregionale il conferimento decorre dal 1° gennaio 2002» (stesso comma 2, lettera l, terzo inciso). Secondo la Regione ricorrente, sulla base della riportata disposizione, e, in particolare, di quest'ultimo inciso in essa contenuto, tutti i “porti turistici” rientrerebbero nell'ambito della competenza regionale, con conseguente «irrilevanza del d.P.C.m. del 1995». 2.1. — L'asserita violazione delle prerogative regionali sarebbe, inoltre, ancora di più accentuata a seguito dell'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). L'assegnazione alla competenza concorrente della materia “porti” avrebbe, infatti, limitato l'intervento del legislatore statale alla sola fissazione dei principi fondamentali, che non potrebbero, tuttavia, ricomprendere anche l'attribuzione delle competenze amministrative. A maggior ragione, ad avviso della ricorrente, l'atto impugnato sarebbe illegittimo qualora si ritenesse che la materia incisa sia quella del “turismo”, rientrante nell'ambito della competenza residuale delle Regioni. 2.2. — Infine, si assume che sarebbe stato, comunque, violato il principio di leale collaborazione, in quanto la determinazione impugnata avrebbe attribuito allo Stato il potere di individuare «unilateralmente i porti sottratti all'intervento regionale», senza passare attraverso forme di collaborazione con la Regione interessata. 3.— In via preliminare, occorre individuare l'ambito del giudizio per conflitto di attribuzione proposto dalla Regione Campania.