[pronunce]

Tale ultima disposizione impone, infatti, che i piani di abbattimento autorizzati dalle Regioni, finalizzati al controllo delle specie di fauna selvatica, debbano essere «[...] attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali», le quali ultime « [...] potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l'esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l'esercizio venatorio». 3.1.2.- Sempre ad avviso del ricorrente, la legge n. 157 del 1992 fissa le regole minime comuni in materia di preservazione della fauna e, dunque, di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema; la normativa regionale che entra in conflitto con le relative previsioni invaderebbe, di conseguenza, la sfera di competenza legislativa esclusiva dello Stato. In particolare, come confermato dalla giurisprudenza costituzionale sul tema, l'elenco dettato dalla norma statale «interposta» in tema di individuazione dei soggetti abilitati al controllo faunistico deve ritenersi tassativo; le Regioni, dunque, non possono integrarne il contenuto senza ridurre il livello minimo e uniforme di tutela dettata dalla disciplina nazionale. Di qui la violazione addotta dal ricorrente, giacché la disposizione regionale impugnata per un verso modifica il contenuto precettivo dell'art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992, abilitando all'attuazione dei piani di abbattimento anche coadiutori appositamente formati, non considerati dalla norma statale; per altro verso assegna all'amministrazione regionale, e non a quella provinciale, la responsabilità per l'attuazione del controllo faunistico. 3.2.- Il ricorrente censura anche l'art. 35, comma 3, della legge reg. Liguria n. 29 del 2017, con il quale è stato modificato l'art. 47 della legge reg. Liguria n. 29 del 1994, aggiungendo ad esso il comma 7-ter, in forza del quale è vietato il commercio di «fauna selvatica morta, fatta eccezione per quella proveniente da allevamenti o da abbattimenti venatori o di controllo autorizzati nel rispetto delle modalità previste dalla normativa sanitaria vigente, per sagre e manifestazioni a carattere gastronomico». La previsione impugnata sarebbe in conflitto con l'art. 21 della legge n. 157 del 1992, il quale, secondo quanto prospettato in ricorso, impone «il divieto di esercizio venatorio della fauna selvatica in questione», così da definire «uno standard di tutela della fauna selvatica» non derogabile dalle Regioni. Di qui l'addotto contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. 4.- La Regione Liguria si è costituita in giudizio con atto depositato il 6 aprile 2018, concludendo per la reiezione del ricorso. 4.1.- Quanto alla impugnazione dell'art. 15 della legge reg. Liguria n. 29 del 2017, la resistente ha evidenziato che la competenza inerente alla gestione del demanio idrico è stata trasferita dallo Stato alle Regioni e dalla Regione Liguria alle Province, precisando, altresì, che tra le competenze ascritte alle Province rientra anche quella relativa all'autorizzazione idraulica prevista dal r.d. n. 523 del 1904. Ancora, la difesa della Regione ha rimarcato che, in questa cornice di riferimento, le Province avrebbero sviluppato una prassi amministrativa in forza della quale ogni intervento destinato in qualche modo ad «avere a che fare con l'alveo del corso d'acqua» doveva ritenersi sottoposto, senza distinzione di sorta, al «regime autorizzatorio idraulico». Ciò premesso, la resistente ha sottolineato che la norma censurata, finalizzata ad una semplificazione della relativa attività amministrativa, riguarda interventi che, per le modalità esecutive o per gli effetti sul regime del corso d'acqua, sarebbero privi di rilievo significativo, perché aventi un mero carattere manutentivo, lasciando inalterate le caratteristiche dei corsi d'acqua. Gli interventi correlati ad eventi calamitosi, inoltre, sarebbero giustificati dalla necessità di intervenire senza attendere i tempi del procedimento autorizzatorio, come del resto confermato dall'esplicito riferimento normativo all'art. 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). La norma regionale censurata, dunque, realizzerebbe una semplificazione della relativa azione amministrativa, senza far venire meno il controllo inerente alla possibile interferenza dell'attività o dell'intervento da realizzare con il buon regine delle acque, potendo comunque la Regione disporre il diniego della relativa iniziativa. 4.2.- In relazione all'impugnazione dell'art. 24, comma 1, della legge reg. Liguria n. 29 del 2017, la resistente ha evidenziato che la disposizione censurata replica le modalità di controllo faunistico già previste dalla legislazione statale concernente le «aree naturali protette regionali». In particolare, la resistente ha rimarcato che l'art. 22, comma 6, della legge n. 394 del 1991 prevede che, per le attività di controllo faunistico da realizzare entro le suddette aree, è possibile avvalersi dell'attività dei cacciatori, purché adeguatamente formati. Se, dunque, tale possibilità è prevista all'interno di aree per le quali sono previsti standard di tutela più elevati, coerentemente ciò dovrà ritenersi possibile nel restante territorio agro-silvo-pastorale. 4.3.- Infine, con riguardo alle censure prospettate avverso l'art. 35, comma 3, della legge reg. Liguria n. 29 del 2017, la resistente ha obiettato che la disposizione impugnata amplia la possibilità di commercializzare fauna selvatica morta per sagre o manifestazioni a carattere enogastronomico, in linea con la competenza regionale residuale in materia di gestione della fauna e prelievo venatorio ex art. 117, quarto comma, Cost., come confermato da analoghe discipline introdotte da altre Regioni. 5.- Con memoria depositata il 15 gennaio 2019 la difesa dello Stato ha replicato alle osservazioni difensive della Regione Liguria, definendo compiutamente le ragioni argomentative esposte a sostegno delle censure prospettate con il ricorso. 6.- Anche la Regione Liguria ha depositato in data 15 gennaio 2019 una memoria difensiva. 6.1.- Con riguardo all'impugnazione dell'art. 15 della legge reg. Liguria n. 29 del 2017, la resistente ha ribadito le difese rese nel costituirsi quanto agli interventi previsti dal comma 3 dell'articolo impugnato. In relazione al comma 1 del medesimo articolo, la resistente, in aggiunta a quanto già addotto, ha rimarcato la non riconducibilità degli interventi di pulizia e manutenzione degli alvei e delle sponde previsti dalla disposizione censurata alle «opere» considerate dall'art. 93, primo comma, del r.d. n. 523 del 1904: gli interventi contemplati dalla norma regionale non darebbero luogo ad alcun nuovo volume, in alveo o sulle sponde;