[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), promosso con ordinanza depositata il 28 febbraio 2007 dal Tribunale ordinario di Pisa, sezione distaccata di Pontedera, nel giudizio di opposizione di terzo all'esecuzione esattoriale, promosso da Sandro Magnani nei confronti della s.p.a. G.E.T. – Gestione Esattorie e Tesorerie e della debitrice, iscritta al n. 710 del registro ordinanze 2007 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 16 aprile 2008 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, nel corso di un giudizio riguardante un'opposizione del terzo Sandro Magnani all'esecuzione esattoriale promossa dalla s.p.a. G.E.T. – Gestione Esattorie e Tesorerie, concessionaria del servizio di riscossione, nei confronti di Lina Sani, il Tribunale ordinario di Pisa, sezione distaccata di Pontedera, con ordinanza depositata il 28 febbraio 2007, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 42 della Costituzione, questioni di legittimità dell'art. 63 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) – come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337) –, «nella parte in cui prevede che l'opposizione possa essere proposta solo in forza di atto pubblico, scrittura privata autenticata, o sentenza passata in giudicato, anteriore all'anno a cui si riferisce l'imposta iscritta a ruolo, e non anche di documenti aventi data certa anteriori al pignoramento, da parte del locatore che abbia locato al debitore una casa ad uso abitativo arredata, con contratto avente data certa anteriore al pignoramento, ove l'opposizione abbia ad oggetto i mobili compresi in tale locazione»; che il giudice rimettente premette, in punto di fatto, che: a) «nel caso di specie l'opponente, che non risulta parente della debitrice, ha fondato la propria opposizione su un contratto di locazione di immobile arredato ad uso abitativo, debitamente registrato [...], contenente l'elenco dei beni mobili compresi nella locazione, alcuni dei quali pignorati in danno della conduttrice, debitrice dell'Erario»; b) la medesima opposizione è fondata «sulla fattura di acquisto dei mobili stessi in data 30 maggio 2003, sottoscritta e quietanzata dal venditore, nonché sul documento di trasporto, relativo agli stessi mobili»; c) tali documenti – secondo la società concessionaria, costituitasi in giudizio – non sarebbero idonei a fondare l'opposizione, ai sensi dell'art. 63 del d.P.R. n. 602 del 1973, «non essendo atti pubblici o scritture private autenticate, ed essendo comunque posteriori all'anno di iscrizione a ruolo dei tributi per cui si procede (1993-1998)»; d) l'opponente locatore, deducendo di essere proprietario dei beni pignorati, ha prodotto la prova scritta di data certa dell'acquisto di tali beni e del loro affidamento al debitore quale arredo dell'unità immobiliare data in locazione ad uso abitativo; e) «nel caso di specie si ravvisa un'ipotesi in cui ragionevolmente non vi è alcun rischio di collusione o di fraudolenza, cioè quello del terzo (non parente) che concede al debitore una casa arredata ad uso abitativo, con contratto registrato, provando peraltro il proprio acquisto dei beni mobili con documenti attendibili»; che il giudice a quo rileva che la norma censurata, con un unico comma, dispone che: a) «L'ufficiale della riscossione deve astenersi dal pignoramento o desistere dal procedimento quando è dimostrato che i beni appartengano a persona diversa dal debitore iscritto a ruolo, dai coobbligati o dai soggetti indicati dall'articolo 58, comma 3, in virtù di titolo avente data anteriore all'anno cui si riferisce l'entrata iscritta a ruolo» (primo periodo); b) «Tale dimostrazione può essere offerta soltanto mediante esibizione di atto pubblico o scrittura privata autenticata, ovvero di sentenza passata in giudicato pronunciata su domanda proposta prima di detto anno» (secondo periodo); che, secondo il rimettente, tale disciplina – nel prevedere che il terzo possa opporre all'esecutante il proprio diritto di proprietà sui beni pignorati alla duplice condizione che il diritto risulti da determinati atti e che sia anteriore all'anno cui si riferisce il credito iscritto a ruolo – víola: a) l'art. 3 Cost., perché comporta una irragionevole disparità di trattamento rispetto al regime dell'esecuzione forzata ordinaria, disciplinato dall'art. 621 del codice di procedura civile, il quale non prevede tali limitazioni probatorie; b) l'art. 24 Cost., perché limita ingiustificatamente il diritto di difesa; c) l'art. 42 Cost., perché dà vita «ad una sorta di espropriazione senza indennizzo»; che, quanto alla rilevanza, il giudice a quo osserva che, «dichiarata costituzionalmente illegittima la disposizione di cui all'art. 63 d.P.R. n. 602/1973, l'opposizione potrebbe essere accolta, mentre, ritenuta legittima la stessa disposizione, l'opposizione dovrebbe essere respinta, non essendo i documenti prodotti dall'opponente né atti pubblici, né scritture private autenticate, né sentenze, ed essendo gli stessi posteriori all'anno di riferimento delle imposte iscritte a ruolo»; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in giudizio ed ha chiesto dichiararsi «inammissibile perché manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata»; che, nel merito, la difesa erariale afferma, sulla scorta della giurisprudenza costituzionale, che l'esecuzione esattoriale è regolata in modo tale da assicurare la sollecita riscossione delle imposte, al fine di tutelare il «preminente interesse, costituzionalmente riconosciuto», al «regolare svolgimento della vita finanziaria dello Stato» (sentenze n. 67 del 1974 e n. 87 del 1962);