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Al venir meno delle indicate ragioni consegue per l'autorità giudiziaria l'obbligo di trasmettere tempestivamente gli atti richiesti. L'articolo 6 reca disposizioni in merito all'obbligo del segreto. Più nel dettaglio la disposizione con riguardo agli atti e ai documenti, dei quali è vietata la divulgazione, impone l'obbligo del segreto ai seguenti soggetti: i membri della Commissione, il personale addetto alla Commissione, ogni altra persona, che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta ovvero ne viene a conoscenza per ragioni d'ufficio o di servizio (comma 1). Nei casi di violazione del segreto trova applicazione, salvo che il fatto costituisca più grave reato, l'articolo 326 del codice penale, che prevede il reato di Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio (comma 2). La disposizione codicistica è, altresì, richiamata al comma 3, laddove si prevede la punizione della diffusione (in tutto o in parte anche per riassunto) di atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali sia stata vietata la divulgazione. L'articolo 7, comma 1, demanda la disciplina dell'attività e del funzionamento della Commissione ad un apposito regolamento interno, approvato dalla Commissione prima dell'inizio dei lavori e al quale ciascun componente può proporre modifiche. Con riferimento all'organizzazione interna, sempre l'articolo 7 stabilisce che la Commissione può organizzare i propri lavori anche attraverso uno o più comitati, costituiti sulla base del regolamento interno (comma 2). Il comma 3 disciplina poi la pubblicità delle sedute, precisando che le sedute della Commissione sono pubbliche, salvo che la Commissione non disponga diversamente. Nello svolgimento della propria attività la Commissione può avvalersi dell'opera di agenti e di ufficiali di polizia giudiziaria, nonché di magistrati collocati fuori ruolo. La Commissione può altresì avvalersi di tutte le collaborazioni che ritenga necessarie di soggetti interni ed esterni all'amministrazione dello Stato. La determinazione del numero massimo di collaborazioni delle quali può avvalersi la Commissione è demandata al Regolamento interno. Relativamente alle spese per il funzionamento della Commissione, il disegno di legge fissa un limite di spesa pari a 50.000 euro per il 2019 e di 150.000 euro per ciascuno dei successivi anni. Tali spese sono poste a carico dei bilanci di Camera e Senato in parti uguali (comma 6). Passando alle disposizioni di cui al Capo II, l'articolo 8 reca, aggiungendo ulteriori periodi all'articolo 6 del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404 (Istituzione e funzionamento del tribunale per i minorenni), disposizioni in materia di incompatibilità dei giudici onorari minorili. Per quanto riguarda le incompatibilità è appena il caso di ricordare che la ricordata circolare del Consiglio Superiore della Magistratura del 2018, all'articolo 7, ha già previsto una serie di circostanze ostative all'esercizio della funzione di giudice onorario minorile. I nuovi periodi dell'articolo 6 - ampliando in concreto le cause di incompatibilità di cui alla suddetta circolare - prevedono che non possono esercitare le funzioni di giudice onorario minorile coloro che: rivestono cariche rappresentative in strutture comunitarie di tipo familiare ove vengono inseriti minori da parte dell'autorità giudiziaria; partecipano alla gestione complessiva delle strutture stesse o ai consigli di amministrazione di società che le gestiscono; svolgono attività di operatore socio-sanitario o collaboratore a qualsiasi titolo delle strutture comunitarie medesime, pubbliche o private; hanno coniuge o convivente o parenti entro il secondo grado con interessi all'interno di strutture di affido. Il giudice onorario minorile, all'atto della nomina, deve impegnarsi a non assumere, per tutta la durata dell'incarico, i ruoli o le cariche suddette e, se già ricoperti, deve rinunziarvi prima di assumere le funzioni. L'articolo 9 modifica la legge 4 maggio 1984, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia). In particolare la lettera a) del comma 1 interviene sull'articolo 2 della legge n. 184 in materia di affidamento di minori, prevedendo che, nei casi di affidamento in istituto, i relativi provvedimenti devono indicare espressamente le ragioni per le quali non si ritiene possibile la permanenza nel nucleo familiare originario ovvero le ragioni per le quali non sia possibile procedere ad un affidamento ad una famiglia. La lettera b) del comma 1 interviene invece sull'articolo 15 della legge n. 184. Tale disposizione prevede che a conclusione delle indagini e degli accertamenti previsti dalla legge, ove risulti la situazione di abbandono, lo stato di adottabilità del minore è dichiarato dal tribunale per i minorenni quando: i genitori ed i parenti convocati non si sono presentati senza giustificato motivo; l'audizione dei genitori e dei parenti ha dimostrato il persistere della mancanza di assistenza morale e materiale e la non disponibilità ad ovviarvi; le prescrizioni impartite dal presidente del tribunale per i minorenni o dal giudice delegato sono rimaste inadempiute per responsabilità dei genitori ovvero è provata l'irrecuperabilità delle capacità genitoriali dei genitori in un tempo ragionevole. Il disegno di legge interviene sulla lettera c) dell'articolo 15, escludendo che lo stato di adottabilità debba essere dichiarato anche nel caso in cui "è provata l'irrecuperabilità delle capacità genitoriali in un tempo ragionevole". L'articolo 10, comma 1, del disegno di legge, infine, reca disposizioni in materia di standard minimi, costi e trasparenza delle comunità familiari che accolgono minori. Più nel dettaglio la disposizione demanda ad un successivodecreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottarsi - entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del disegno di legge - su proposta del Ministro per la famiglia e le disabilità, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, previa intesa in sede di Conferenza unificata, la definizione di: linee guida per la definizione degli standard minimi dei servizi e dell'assistenza che devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare che accolgono minori e per l'esercizio delle relative funzioni di verifica e controllo; criteri per la determinazione dei contributi pubblici da erogare per le prestazioni rese dalle comunità, nonché le modalità di monitoraggio e rendicontazione dell'utilizzo delle relative risorse. Il comma 2 dell'articolo 10 precisa che dall'attuazione del comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Il PRESIDENTE avverte che è aperta la discussione generale. Nessuno chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE propone la fissazione del termine per la presentazione degli emendamenti e degli ordini del giorno per martedì 23 luglio alle ore 14. La Commissione conviene. Il senatore CUCCA ( PD ) paventa difficoltà nella predisposizione delle proposte, il che si ripercuoterebbe sulla posizione del proprio Gruppo rispetto all'esame del provvedimento. Il seguito della discussione è quindi rinviato. IN SEDE REDIGENTE Soppressione tribunali