[pronunce]

a fronte di un sequestro preventivo disposto sulla base delle valutazioni dei soli consulenti tecnici della Procura della Repubblica, peraltro smentite sia dagli elementi prodotti dalle parti processuali, sia dalle risultanze dell'incidente probatorio in corso, sarebbe del tutto ragionevole la scelta di consentire la continuazione dell'attività produttiva, interrompere la quale «determinerebbe questa volta sì, l'annientamento di certi interessi a vantaggio di altri, rispetto ai quali non vi è allo stato alcuna certezza [...] rispetto all'effettiva incisione». 3.3.2.- La circostanza che l'AIA rilasciata al depuratore di IAS spa sia, a decorrere dal 27 marzo 2023, «in piena vigenza», e che sia addirittura stato nominato, in data 14 febbraio 2024, un Commissario per l'esecuzione degli interventi necessari ad attuarne le prescrizioni, renderebbe del tutto ingiustificato il promovimento dell'incidente di costituzionalità, dal momento che il rimettente avrebbe dovuto, semmai, «assumere i necessari provvedimenti (anche di rimozione e sostituzione) nei confronti dell'Amministratore nominato (il quale, dapprima ha chiesto la sospensione dell'AIA in ragione della pendenza dell'incidente probatorio e successivamente, almeno a partire dal 27 marzo 2023, non ne ha ottemperato le prescrizioni)». 3.3.3.- Nemmeno sarebbe corretto sostenere che la disciplina non fissi alcun limite temporale alla prosecuzione dell'attività produttiva. Il riferimento al d.l. n. 207 del 2012, come convertito, contenuto nell'art. 104-bis, comma 1-bis.1, norme att. cod. proc. pen. , consentirebbe di ritenere che l'attività possa continuare, in ottemperanza alle prescrizioni dettate dal decreto interministeriale, per non oltre trentasei mesi, nelle more della revisione dell'AIA, secondo i principi enunciati da questa Corte nella sentenza n. 85 del 2013. Anche il d.interm. 12 settembre 2023 prescriverebbe a ISAB srl e a Priolo Servizi scpa di completare «[g]li interventi impiantistici necessari per l'adeguamento degli impianti TAS nonché per la realizzazione degli impianti finalizzati al riutilizzo delle acque reflue» entro trentasei mesi dall'entrata in vigore del provvedimento (art. 2, comma 3) e stabilirebbe che i procedimenti di riesame dell'AIA aventi ad oggetto gli stabilimenti di ISAB srl siano «conclusi a termine di legge» (comma 5). 3.3.4.- In definitiva, la prosecuzione dell'attività produttiva sarebbe autorizzata, pur in presenza del sequestro preventivo, in situazioni - non regolate dal d.l. n. 207 del 2012, come convertito - di «assenza di AIA» o di pendenza del procedimento di riesame della stessa, a fronte dell'«immediata adozione di misure atte a rimuovere quegli aspetti dell'esercizio dell'attività che si pongano in contrasto con gli altri valori costituzionalmente rilevanti entro un arco di tempo estremamente limitato», con un provvedimento amministrativo che prevede «l'adozione delle migliori tecniche disponibili atte a tutelare la salute dei lavoratori ed al rispetto dell'ambiente sotto il controllo delle istituzioni preposte». 3.3.5.- Eventuali vizi del d.P.C.m. 3 febbraio 2023 e del d.interm. 12 settembre 2023 sarebbero denunciabili «in modo opportuno con le apposite procedure», ma non potrebbero dar luogo all'illegittimità costituzionale della disposizione censurata. Né - secondo la sentenza n. 85 del 2013 - le scelte di merito compiute dalle amministrazioni competenti potrebbero «essere sostituite da altre nella valutazione discrezionale delle misure idonee a tutelare l'ambiente ed a prevenire futuri inquinamenti, quando l'esercizio di tale discrezionalità non trasmodi in un vizio denunciabile nelle sedi giurisdizionali competenti». Del resto, l'eventuale scorretto esercizio del potere della pubblica amministrazione, anche per inattendibilità della valutazione tecnico-scientifica che ne è alla base , non sarebbe suscettibile di riverberarsi in un vizio della norma di legge, potendo al più determinare l'illegittimità dell'atto amministrativo (è citata la sentenza n. 171 del 2023 di questa Corte). 4.- Si è altresì costituita in giudizio Sonatrach raffineria italiana srl, evidenziando la propria legittimazione quale parte del giudizio costituzionale (in quanto indagata ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001 nel procedimento a quo) e precisando di essere «titolare di un procedimento di riesame AIA attualmente pendente innanzi al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica»; procedimento che, ai sensi del d.interm. 12 settembre 2023, deve essere «coordinato», tra l'altro, con il riesame delle AIA rilasciate a ISAB srl. 4.1.- Anche Sonatrach raffineria italiana srl eccepisce l'inammissibilità delle questioni. 4.1.1.- Il rimettente non avrebbe anzitutto chiarito se per «giudizio a quo» debba intendersi il segmento procedimentale introdotto dall'istanza dell'amministratore giudiziario del 10 novembre 2023, né avrebbe indagato se tale segmento possa ritenersi di natura giurisdizionale, e se ivi si debba fare applicazione della normativa censurata. Le questioni difetterebbero quindi di incidentalità (è citata la sentenza n. 224 del 2020 di questa Corte). 4.1.2.- Sarebbe altresì insufficiente e oscura la motivazione sulla rilevanza, essendosi il giudice a quo limitato a denunciare il «blocco di norme» costituito dall'art. 104-bis, comma 1-bis.1, norme att. cod. proc. pen. , dal d.P.C.m. 3 febbraio 2023 e dal d.interm. 12 settembre 2023, senza specificare se oggetto di censura sia la norma di legge, oppure «la scelta di definire delle infrastrutture di rilevanza strategica per l'interesse nazionale», o ancora «le modalità concrete del bilanciamento» operato dal decreto interministeriale. In riferimento alla disposizione di legge, il rimettente non avrebbe peraltro spiegato «come e in che modo [...] la norma contestata, di per sé, possa influire sul giudizio in corso (quale che sia il giudizio)». Quanto al d.P.C.m. 3 febbraio 2023 e al d.interm. 12 settembre 2023, essi costituirebbero atti amministrativi non sindacabili da parte di questa Corte. 4.1.3.- Ove il giudice a quo avesse inteso contestare tout court la decisione del legislatore di consentire - in presenza di misure di bilanciamento - la continuazione dell'attività produttiva, tale doglianza sarebbe inammissibile, in quanto involgerebbe scelte di natura politica, come tali sottratte al sindacato giurisdizionale. 4.1.4.- Le questioni sarebbero altresì inammissibili per mancato esperimento di una lettura costituzionalmente orientata della disciplina censurata. 4.1.5.- Il rimettente