[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 3-bis della legge della Regione Calabria 26 giugno 2003, n. 8 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario “collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2003 – art. 3, comma 4, della legge regionale n. 8/2002”), promossi dalla Commissione tributaria regionale per la Calabria sui ricorsi proposti dalla Regione Calabria contro l'Enel Produzione s.p.a. e l'Eni s.p.a. con due ordinanze del 4 luglio 2007, iscritte ai nn. 107 e 149 del registro ordinanze 2008 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 17 e 21, prima serie speciale, dell'anno 2008. Visti gli atti di costituzione della Regione Calabria, dell'Enel Produzione s.p.a. e dell'Eni s.p.a.; udito nell'udienza pubblica del 10 marzo 2009 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi gli avvocati Pierpaolo Salvatore Pugliano per la Regione Calabria, Livia Salvini per l'Enel Produzione s.p.a. e Gregorio Leone per l'Eni s.p.a. Ritenuto che con ordinanza del 4 luglio 2007 (reg. ord. n. 149 del 2008) la Commissione tributaria regionale per la Calabria ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 3-bis della legge della Regione Calabria 26 giugno 2003, n. 8 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario “collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2003 – art. 3, comma 4, della legge regionale n. 8/2002”), in riferimento agli artt. 23, 53, 117 e 119 della Costituzione; che il giudice rimettente precisa di essere chiamato a pronunciarsi sull'appello proposto dalla Regione Calabria avverso una sentenza della Commissione tributaria provinciale, con cui è stato “dichiarato inapplicabile” un atto di accertamento e contestuale irrogazione di sanzione, in capo ad Eni s.p.a., relativo alla “imposta regionale sostitutiva dell'addizionale regionale all'imposta di consumo sul gas metano”, “istituita”, secondo il giudice a quo, dalla norma impugnata; che la Commissione tributaria di primo grado sarebbe giunta a tale conclusione a seguito della disapplicazione dell'art. 3-bis censurato per contrasto con le direttive comunitarie n. 92/12/CEE (Direttiva del Consiglio relativa al regime generale, alla detenzione, alla circolazione ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa) e n. 92/81/CEE (Direttiva del Consiglio relativa all'armonizzazione delle strutture delle accise sugli oli minerali); che secondo il rimettente, tuttavia, rispetto a tale profilo di compatibilità comunitaria e all'esperimento di un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, “assume rilievo preliminare la questione di ordinamento interno” concernente il contrasto tra la norma impugnata e gli artt. 117, 119, 23 e 53 della Costituzione; che, in particolare, il legislatore regionale non avrebbe potuto esercitare nel caso di specie alcun “potere impositivo”; che, quanto agli artt. 117 e 119 della Costituzione, sarebbero violati i “criteri di riparto della potestà di imposizione tributaria tra lo Stato e le Regioni” in relazione all'art. 8 della legge 8 maggio 1998, n. 146 (Disposizioni per la semplificazione e la razionalizzazione del sistema tributario e per il funzionamento dell'Amministrazione finanziaria, nonché disposizioni varie di carattere finanziario); che, quanto agli artt. 23 e 53 della Costituzione, si sarebbe imposto il pagamento di un tributo (oltre che di una sanzione pecuniaria e di interessi moratori) in via retroattiva, in quanto “successivo al fatto costituente il presupposto della imposizione”, in deroga anche agli artt. 1 e 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente); che è intervenuta in giudizio la Regione Calabria, con atto di costituzione depositato il 12 giugno 2008, chiedendo che la questione sia dichiarata “inammissibile e comunque infondata”; che si è costituita in giudizio Eni s.p.a., già parte del processo principale, chiedendo l'accoglimento della questione, in riferimento agli artt. 3, 23, 25, 32, 53, 117 e 119 della Costituzione; che la parte privata ricostruisce anzitutto il quadro normativo relativo all'imposta di consumo sul gas metano, osservando che solo in epoca recente e con esclusivo riferimento all'accisa erariale ne sarebbe stata prevista l'applicazione per il metano impiegato nella produzione di energia elettrica, in forza del D.P.C.M. 15 gennaio 1999 (Modificazioni, per l'anno 1999, delle aliquote delle accise sugli oli minerali e delle aliquote dell'imposta sui consumi di carbone, coke di petrolio e orimulsion), basato sull'art. 8 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo); che, quanto alle Regioni a statuto ordinario, l'art. 9, comma 1, del d.lgs. 21 dicembre 1990, n. 398 (Istituzione e disciplina dell'addizionale regionale all'imposta erariale di trascrizione di cui alla legge 23 dicembre 1977, n. 952 e successive modificazioni, dell'addizionale regionale all'accisa sul gas naturale e per le utenze esenti, di un'imposta sostitutiva dell'addizionale, e previsione della facoltà delle regioni a statuto ordinario di istituire un'imposta regionale sulla benzina per autotrazione), ha istituito un'addizionale regionale all'imposta di consumo sul gas metano per impieghi diversi da quelli delle imprese industriali ed artigiane, mentre il comma 2 della medesima disposizione ha introdotto un'imposta regionale sostitutiva della addizionale, con riguardo alle utenze esenti; che, in entrambi tali casi, il legislatore statale avrebbe vietato di assoggettare all'imposizione tributaria l'impiego del metano ai fini della produzione di energia elettrica; che, in particolare, tale divieto sarebbe contenuto nell'art. 10, comma 5, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8 (Disposizioni urgenti in materia di finanza derivata e di contabilità pubblica), convertito, con modificazioni, nella legge 19 marzo 1993, n. 68, quanto all'addizionale regionale, e nell'art. 8 della legge n. 146 del 1998, quanto all'imposta sostitutiva dell'addizionale regionale, norma di interpretazione autentica dell'art. 10, comma 9, del decreto-legge n. 8 del 1993; che la norma impugnata, in violazione di tale divieto, avrebbe esteso il tributo all'impiego di gas metano impiegato come combustibile nella produzione di energia elettrica e per di più, quanto alla previsione del comma 2 della disposizione impugnata, con effetto retroattivo, incorrendo così nel dedotto vizio di illegittimità costituzionale; che con ordinanza del 4 luglio 2007 (reg. ord.