[pronunce]

Se la peculiarità degli ordinamenti militari potrebbe legittimare «un maggior vaglio qualitativo all'accesso» rispetto alle amministrazioni a ordinamento civile, nessuna plausibile ragione giustificherebbe la maggiore selettività prevista per l'accesso al Corpo della Guardia di finanza rispetto alle altre Forze di polizia, anche a ordinamento militare, per le quali non vale una simile clausola di esclusione automatica. Secondo il giudice a quo, la ratio di tale disparità di trattamento non sembra risiedere nella diversa tipologia di funzioni degli appartenenti alle varie Forze di polizia. Sotto questo profilo, non sarebbe rilevante che l'art. 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche), di cui il d.lgs. n. 95 del 2017 costituisce attuazione, preveda tra i suoi principi e criteri direttivi che il legislatore delegato possa introdurre, nell'ottica della semplificazione procedimentale, «modificazioni agli ordinamenti del personale delle Forze di polizia [...] anche attraverso [...] la revisione della disciplina in materia di reclutamento, di stato giuridico e di progressione in carriera, [...] ferm[e] restando le peculiarità ordinamentali e funzionali del personale di ciascuna Forza di polizia». Il richiamo a tali «peculiarità», infatti, potrebbe tutt'al più spiegare la diversificazione di alcune scelte legislative, come quelle che disciplinano il limite di età per la partecipazione ai concorsi, ma non fornirebbe un'adeguata giustificazione all'introduzione della causa ostativa in esame solo per il reclutamento nel Corpo della Guardia di finanza. 1.3.1.- Ciò premesso, sarebbero violati innanzi tutto gli artt. 3 e 51 Cost. Nell'operare quale «presunzione assoluta di inidoneità al ruolo di finanziere» e non quale «mero elemento di giudizio» della incensurabilità della condotta (unico parametro applicabile secondo l'anteriore formulazione della disposizione, che richiamava esclusivamente il possesso dei requisiti per l'ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria), la causa ostativa della «guida in stato di ebbrezza costituente reato» sfuggirebbe «ai canoni di ragionevolezza» a cui simili previsioni si dovrebbero ispirare, «specie quando limitano un diritto fondamentale della persona» (è citata la sentenza di questa Corte n. 268 del 2016). Una diversa conclusione varrebbe semmai per «l'uso o la detenzione di sostanze stupefacenti o psicotrope a scopo non terapeutico, anche se saltuari, occasionali o risalenti», che la stessa novella del 2017 ha inserito nel testo dell'art. 6, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 199 del 1995 come ulteriore causa di esclusione automatica dall'arruolamento. Tale ultima previsione normativa avrebbe «codificato» una fattispecie che la costante giurisprudenza amministrativa aveva già ritenuto incompatibile con gli specifici compiti di contrasto alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti demandati alla Guardia di finanza, «rendendone non illogica la valutazione ostativa», a condizione del suo rigoroso accertamento. Una simile condotta, invero, sarebbe «inconciliabile con l'habitus comportamentale che deve contraddistinguere gli appartenenti al Corpo, anche a prescindere dalla mancanza di conseguenze penali o amministrative e dal fatto che si sia trattato di un episodio isolato». Decisivo, a questo riguardo, sarebbe stato il rilievo attribuito dalla richiamata giurisprudenza «alla circostanza che l'utilizzo di sostanze stupefacenti comporta necessariamente un previo contatto col mondo della criminalità, che dallo spaccio di quelle sostanze si alimenta, e dunque una contiguità, non importa se solo occasionale, proprio con quei soggetti e con quegli ambienti la cui attività delittuosa la Guardia di finanza ha il compito specifico di contrastare e reprimere». Le medesime considerazioni, tuttavia, non potrebbero essere estese all'accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, in quanto i servizi di polizia stradale, tra i quali rientrano la prevenzione e l'accertamento delle violazioni alle norme sulla circolazione stradale, competono «in via principale alla specialità Polizia Stradale della Polizia di Stato», ferma restando la possibilità che siano svolti anche dal rimanente personale della Polizia di Stato, da quello dell'Arma dei carabinieri, dai Corpi e servizi di polizia municipale, nell'ambito del territorio di loro competenza, e dai funzionari del Ministero dell'interno a ciò addetti, oltre che, ovviamente, dal personale del Corpo della Guardia di finanza (art. 12, comma 1, lettere a, b, c, d, e ed f, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante «Nuovo codice della strada»). Né la disposizione censurata si collegherebbe idealmente al «climax» consistente nel progressivo inasprimento sanzionatorio diretto a contrastare il fenomeno degli omicidi e delle lesioni stradali, perché se «si fosse voluta imporre una scelta di rigore, anche in funzione preventivo-educativa, [con] riguardo al reclutamento in strutture [...] chiamate a perseguire tali tipologie di condotte», ciò sarebbe dovuto avvenire «in maniera omogenea per tutti i soggetti accertatori, ovvero, volendo operare una scelta distintiva, con priorità per quelli istituzionalmente preposti in maniera esclusiva a[lla] vigilanza sulle strade». Pertanto, la «parzialità ed irragionevolezza» della disposizione censurata determinerebbero un contrasto con il principio di eguaglianza, di cui all'art. 3 Cost., nonché con il principio di accesso ai pubblici uffici in condizioni di eguaglianza, di cui all'art. 51 Cost. 1.3.2.- Sarebbe violato anche l'art. 27, terzo comma, Cost. Premesso che l'astratta pericolosità sociale del reato di guida in stato di ebbrezza non ne esclude la possibile inoffensività in concreto, così da consentire, come ritiene la giurisprudenza penale, la declaratoria di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ex art. 131-bis del codice penale, il rimettente illustra le caratteristiche dell'istituto del lavoro di pubblica utilità, previsto dall'art. 186, comma 9-bis, cod. strada, evidenziandone l'«alto potenziale rieducativo e risocializzante», nonché, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale (è citata la sentenza n. 179 del 2020), le finalità deflattive con correlativi risvolti premiali per l'imputato, considerata l'efficacia estintiva del reato all'esito del positivo svolgimento dell'attività lavorativa gratuita. Considerato che, nella specie, all'autore del reato di guida in stato di ebbrezza è stata applicata la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, la censurata causa di esclusione dall'arruolamento nel Corpo della Guardia di finanza determinerebbe l'impossibilità «per la pubblica amministrazione di "appropriarsi" [...] della esperienza lavorativa gratuita effettuata come vera e propria forma di espiazione della pena», privando il lavoro sostitutivo di qualsiasi «potenzialità attrattiva» per un aspirante finanziere e contraddicendo in tal modo la finalità rieducativa della pena stessa.