[pronunce]

In primo luogo, la difesa dello Stato mette in evidenza come il collocamento a riposo anticipato di un docente deve avvenire nel rispetto degli ordinamenti didattici e della continuità dell'insegnamento, con la conseguenza che, anziché costituire un automatico risparmio di spesa, «comporta fisiologicamente il sorgere di ulteriori oneri, correlati con il pagamento delle competenze spettanti al sostituto-supplente o immesso in ruolo». In secondo luogo, diversamente da quanto opinato dal Tribunale rimettente, l'Avvocatura dello Stato rileva come la disposizione sottoposta allo scrutinio di costituzionalità, lungi dall'essere irrazionale e in contraddizione con l'impianto normativo in cui si inserisce, operi nel senso della progressiva riduzione del personale scolastico come "norma di chiusura". Ed invero, è sottolineata la peculiarità del comparto scuola in cui la riduzione dell'organico - diversamente da quanto avviene negli altri settori del pubblico impiego - non «può essere attuata senza procedere alla revisione delle dotazioni organiche, e in particolare non può avvenire mediante automatismi di sorta». Infine, richiamando quanto sostenuto da questa Corte nell'ordinanza n. 10 del 2011, l'Avvocatura ritiene operante la regola generale secondo cui la ragionevolezza della limitazione per il personale docente della possibilità di collocamento anticipato a riposo «va apprezzata nel contesto di una valutazione complessiva e sistematica dell'intero intervento normativo in cui la stessa si inserisce». 4.- Con note presentate il 13 settembre 2011, la parte privata, confermando l'eccezione di incostituzionalità per violazione dell'art. 3 Cost., propone ulteriori considerazioni in base a recenti interventi normativi. Secondo il ricorrente, infatti, la disparità di trattamento tra pubblici impiegati, determinata dalla norma impugnata, emergerebbe anche dalla più recente normativa (decreto ministeriale 10 agosto 2011, n. 74, e decreto interministeriale 3 agosto 2011) tesa a programmare un piano di assunzioni del personale docente. Da tale programmazione, a suo parere, sarebbe ragionevole derivare la corrispondente possibilità, di chi è ancora in servizio, «di esercitare l'istituto dell'esonero anticipato».1.- Il Tribunale di Torino ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 72, comma 1, ultimo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n. 133. 2.- Secondo il comma citato - nella sua formulazione originaria - «per gli anni 2009, 2010 e 2011, il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le Agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei ministri, gli Enti pubblici non economici, le Università, le Istituzioni ed Enti di ricerca nonché gli enti di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai soggetti interessati, improrogabilmente, entro il 1° marzo di ciascun anno a condizione che entro l'anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto e non è revocabile. La disposizione non si applica al personale della Scuola». Successivamente, l'art. 2, comma 53, lettera a), del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, ha inserito, al citato comma 1, dopo le parole: «2009, 2010 e 2011» le seguenti: «2012, 2013 e 2014». Tale modificazione non rileva nel presente giudizio. 3.- Il giudice rimettente censura la disposizione in questione nella sua ultima parte, innanzi tutto con riferimento all'art. 3 Cost., sottolineando come l'esclusione dell'intera categoria dei dipendenti pubblici del "comparto scuola" dalla agevolazione dell'esonero anticipato dal servizio, di cui alla prima parte della norma, non sia «sufficiente a rispettare i canoni di uguaglianza e ragionevolezza», non venendo in rilievo motivi evidenti che possano giustificare tale esclusione. 3.1.- Il giudice a quo, inoltre, deduce la illegittimità costituzionale della medesima disposizione per contrasto con l'art. 97 Cost., asserendo che la deroga introdotta dalla norma censurata contrasta irrazionalmente con le esigenze di «riduzione del personale in servizio all'interno del comparto scuola», quali emergerebbero, tra l'altro, dallo stesso decreto-legge n. 112 del 2008, nella parte in cui pone l'obiettivo di giungere «ad una riduzione dell'organico del 17 per cento rispetto all'anno scolastico 2007/2008». 3.2.- Il ricorrente nel processo a quo insiste, a sua volta, perché venga dichiarata fondata la questione per violazione degli artt. 3, 97 e 2, Cost. 3.3.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, ha chiesto che la questione sia dichiarata non fondata. 4.- Deve preliminarmente essere dichiarata inammissibile la censura sollevata dalla parte privata, con riguardo al parametro costituzionale di cui all'art. 2 Cost., non indicato dal giudice rimettente. Come costantemente chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte, l'oggetto del giudizio di costituzionalità in via incidentale è, infatti, limitato alle norme ed ai parametri indicati nelle ordinanze di rimessione, non potendo essere presi in considerazione, oltre i limiti in queste fissati, ulteriori questioni o profili di costituzionalità dedotti dalle parti, sia che siano stati eccepiti ma non fatti propri dal giudice a quo, sia che, come nel caso di specie, siano diretti ad ampliare o modificare successivamente il contenuto delle stesse ordinanze (ex multis, sentenze n. 42 del 2011 e n. 50 del 2010). 5.- Sempre in via preliminare, risulta necessario ripercorrere il contenuto della disposizione censurata, alla luce del complesso normativo in cui essa si inserisce. 5.1.- L'art. 72 del decreto-legge n. 112 del 2008 si pone nell'ambito di un intervento legislativo tendente a realizzare, tra l'altro, l'obiettivo di una riduzione della spesa pubblica. In quest'ottica, l'articolo in esame detta disposizioni incidenti a vario titolo sul collocamento a riposo dei pubblici dipendenti, apportando importanti modifiche riguardo alle modalità di pensionamento. Le innovazioni introdotte dal suddetto art. 72 concernono: 1) l'esonero dal servizio anticipato, strumentale al collocamento a riposo (commi da 1 a 6);