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Nonostante ciò non è mai risultato sufficientemente soddisfatto il bisogno di una punizione più severa nei confronti di chi sul lavoro cagiona la morte di vittime innocenti, per distrazione, disinteresse, o peggio per un'assoluta non curanza delle normative sul lavoro dimostrando di dare la precedenza ad altri interessi e valori rispetto alla tutela massima della vita umana in ogni manifestazione sociale. Il nuovo reato di omicidio sul lavoro di cui all'articolo 589- quater del codice penale attribuisce rilevanza penale ad una serie di condotte distinguendole in base al grado della colpa. In particolare: -- punisce con la reclusione da due a sette anni l'omicidio commesso in violazione delle norme sugli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali (primo comma). È sostanzialmente il caso base che prima era punito dall'articolo 589, secondo comma, del codice penale, con in più l'esplicita previsione anche dell'evento morte causato da malattia professionale, con ciò ponendo fine a talune problematiche relative al riconoscimento di tale fattispecie che aveva portato anche in giurisprudenza alla creazione di figure intermedie quale l'infortunio/malattia; -- prevede un aggravamento di pena nei casi in cui il datore di lavoro non abbia adempiuto ai due obblighi base della tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro previsti dal decreto legislativo n. 81 del 2008, ovvero la valutazione dei rischi e la nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP) ex articolo 28 del medesimo decreto o non abbia adempiuto all'obbligo di comunicare all'INAIL la natura delle lavorazioni svolte con i conseguenti rischi (secondo comma). È evidente che, ove previsti, la mancanza della valutazione dei rischi e quindi la conoscenza delle possibili situazioni pericolose per i lavoratori nonché l'assenza della figura che di tali rischi e situazioni deve essere vigile osservatore sono indici di un ingiustificabile disinteresse per la sicurezza e in definitiva per la vita dei lavoratori, tale da poter configurare anche diverse valutazioni dal punto di vista soggettivo del reato quali colpa cosciente o dolo eventuale. È da aggiungere che tale reato è specifico del datore di lavoro trattandosi di obblighi, la valutazione del rischio e la nomina del RSPP, di esclusiva competenza di quest'ultimo e per legge non delegabili a terzi; -- prevede la medesima pena della reclusione da otto a dodici anni qualora la morte sia stata causata dalla violazione della normativa prevista dal decreto legislativo n. 81 del 2008 in tema di agenti fisici, sostanze pericolose, esposizione ad agenti biologici (terzo comma). Tale aggravamento è facilmente comprensibile solo se si pensi alla questione amianto e ai gravissimi rischi a cui si espongono non solo i lavoratori ma anche la popolazione generale in caso di violazione di queste norme. Si pensi al rischio di diffusione di un agente biologico contagioso o al problema dell'esposizione a materiale radioattivo (tra cui il famigerato gas radon); -- punisce con la reclusione da cinque a dieci anni (quarto comma) colui che cagiona la morte di una persona mettendogli a disposizione strumenti di lavoro non conformi alla normativa europea e nazionale, si pensi per esemplificare a un caso purtroppo tra i più frequenti in agricoltura ovvero i decessi a seguito di schiacciamento per ribaltamento di trattori privi del prescritto arco di protezione; -- prevede un aumento di pena pari al caso precedente (quinto comma, numeri 1 e 2) se il reo ha commesso il fatto violando l'articolo 46 del decreto legislativo n. 81 del 2008 (ovvero la normativa in tema di rischio incendio) o la normativa sull'uso dei dispositivi di protezione individuale, sull'utilizzo degli strumenti da taglio in ambito ospedaliero e sulla protezione da atmosfere esplosive. Per tutti valga il gravissimo caso della ThyssenKrupp; -- è prevista inoltre (sesto comma) un’aggravante specifica qualora sia riconosciuta anche la responsabilità della persona giuridica ex decreto legislativo n. 231 del 2001 e per il datare di lavoro che operava senza assicurazione per gli infortuni sul lavoro; si prevede inoltre un aumento di pena, in particolare la pena che dovrebbe essere inflitta per la violazione più grave aumentata fino al triplo da contenersi nel limite massimo di diciotto anni, qualora il reo cagioni la morte di più persone o la morte di una o più persone e le lesioni di una o più persone. Con l'articolo 2 si prevede un aumento di pena per lesioni sul lavoro gravi e gravissime (590- septies) con diversa gradazione delle pene in questo caso variabili da uno a sette anni di reclusione. Sono inoltre introdotte ex novo due fattispecie specifiche di reato: nell'eventualità in cui l'omicidio sul lavoro e/o le lesioni gravi e gravissime sul lavoro (589- quinquies e 590- octies) siano state compiute in concorso con la nuova figura di reato prevista dall'articolo 603- bis del codice penale di sfruttamento del lavoro. È evidente che l'infortunio sul lavoro grave e mortale in un ambito di lavoro clandestino e quasi di schiavitù come previsto dalla citata norma non è altro che il frutto velenoso di fenomeni di imbarbarimento della nostra società che purtroppo si stanno facendo sempre più frequenti, soprattutto nelle aree più degradate del nostro paese e riguardanti i lavoratori più deboli (stranieri e donne). Si sono introdotte poi delle specifiche aggravanti nel caso che il dotare sia privo di assicurazione sugli infortuni sul lavoro. Spesso infatti accade che pur in presenza di una condanna, la vittima del reato non abbia alcun risarcimento del danno perché il responsabile risulta essere, almeno formalmente, incapiente o privo di redditi, con ciò aggravando la situazione di chi spesso oltre al danno fisico per l'infortunio non ha di che mantenere la propria famiglia, trovandosi nell'impossibilità di poter lavorare. Quest'ultimo aspetto per altro è una tutela anche per l'erario, che a sua volta può rifarsi sull'assicurazione per quelle somme di assistenza sociale, sanitaria e previdenziale che abbia dovuto anticipare al lavoratore infortunato. Le aggravanti per la mancanza dell'assicurazione sono applicabili a «chiunque» abbia cagionato l'infortunio quindi anche in tema di responsabilità solidale dei committenti e appaltatori. Il presente disegno di legge è stato realizzato insieme all'Associazione medicina democratica-Movimento di lotta per la salute.. 1 (Omicidio sul lavoro ) 1 Dopo l'articolo 589- ter del codice penale sono inseriti i seguenti: «Art. 589- quater. - (Omicidio sul lavoro). – Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sugli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali è punito con la reclusione da due a sette anni.