[pronunce]

La difesa dello Stato cita al riguardo, quale precedente specifico, la sentenza della Corte costituzionale n. 81 del 1973, secondo la quale spettano allo Stato e non alla Regione Siciliana le ritenute erariali sui redditi di categoria C/2 (ricchezza mobile ed imposta complementare) operate sui redditi dei dipendenti dello Stato e degli enti parastatali con sede fuori del territorio della Regione, i quali prestino servizio in Sicilia. La difesa della parte resistente erariale ribadisce, poi, che la pretesa della Regione è comunque infondata, per le ragioni già enunciate in occasione dell'esame delle altre rivendicazioni della Regione, e cioè perché: a) ai fini del riparto del gettito è applicabile, in via principale, il criterio territoriale della riscossione; b) non sussistono le condizioni per derogare al predetto criterio della riscossione, in base all'art. 4 del d.P.R. n. 1074 del 1965, in quanto «la riscossione degli acconti al di fuori del territorio regionale non deriva da semplici "esigenze amministrative", ma si ricollega alla autonoma rilevanza che assume la figura del sostituto di imposta nel sistema della riscossione delle imposte sul reddito»; c) «l'art. 37 dello Statuto regionale e l'art. 7 del decreto di attuazione disciplinano specificamente le ipotesi in cui il riparto delle imposte dirette è effettuato in considerazione del luogo di produzione del reddito e di svolgimento dell'attività lavorativa» e tali norme «hanno un evidente carattere speciale, in guisa che non è consentito estendere i criteri su cui esse sono basate al di là dei casi espressamente previsti». 2.5. - In generale, con riferimento a tutti i tributi oggetto della nota impugnata, il Presidente del Consiglio dei ministri osserva che - «ove mai si ritenesse che le pretese avanzate dalla Regione possano ritenersi in tutto o in parte fondate - occorrerebbe considerare che la modifica dei criteri di ripartizione delle entrate fiscali comporterebbe conseguenze non solo a favore, ma anche a carico, della ricorrente, in applicazione di due principi immanenti ai rapporti tra lo Stato e le autonomie speciali: il principio di reciprocità e quello di equivalenza tra funzioni svolte e livello di risorse disponibili». Con riferimento al primo principio, la difesa erariale sostiene che «i criteri invocati dalla Regione ricorrente si dovrebbero applicare allo stesso modo, ed in senso contrario, per attribuire allo Stato i proventi delle imposte che, sebbene riscosse nell'àmbito del territorio regionale, sono dovute in virtú di fatti generatori che si siano verificati al proprio esterno. Cosí, ad esempio, dovrebbero attribuirsi allo Stato, e non alla Regione, i proventi dell'IVA versati da soggetti aventi il proprio domicilio fiscale nell'ambito della Regione, per cessioni di beni o prestazioni di servizi che si debbano ritenere effettuate nel territorio di altre Regioni, alla stregua dei criteri adottati per identificare il luogo dell'operazione». Con riferimento al secondo principio, la stessa difesa rileva che - come precisato dalle sentenze n. 39 del 1984, n. 356 del 1992 e n. 138 del 1999 - in base «ai principi desumibili dall'art. 53 Cost. [...] sussiste una stretta correlazione tra godimento delle entrate fiscali e svolgimento di funzioni amministrative, in quanto i tributi sono correlati alle spese dell'ente titolare e sono serventi rispetto ad esse». Ne conseguirebbe che, a fronte di una entrata aggiuntiva per la Regione, rispetto al livello economico esistente, devono «essere attribuite alla Regione, nella stessa misura, le spese relative alle funzioni statutarie che, attualmente, sono a carico della fiscalità generale». 3. - In prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria, con la quale ribadisce le proprie conclusioni e argomentazioni. 4. - Sempre in prossimità dell'udienza, la Regione ricorrente ha depositato una memoria, ad illustrazione di quanto già argomentato nel ricorso.1. - La Regione Siciliana - in riferimento agli artt. 36 e 37 del proprio statuto (regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, recante «Approvazione dello Statuto della Regione siciliana», convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2), nonché all'intero decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia finanziaria), e, in particolare, agli artt. 2, 4 e 7 di quest'ultimo decreto - ha proposto ricorso per conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato, in relazione alla nota del Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento per le politiche fiscali del 18 dicembre 2007, prot. n. 27685-2007/DPF/UFF, con la quale lo Stato ha negato alla Regione Siciliana l'attribuzione del gettito dei tributi erariali il cui presupposto d'imposta si sia verificato nell'àmbito del territorio regionale, ma il cui ammontare sia versato da soggetti passivi o sostituti d'imposta con domicilio fiscale fuori dal territorio regionale. La ricorrente riferisce in particolare che, con la suddetta nota, il Ministero dell'economia e delle finanze ha rigettato le istanze con le quali la stessa Regione aveva sollecitato «l'emanazione delle opportune disposizioni e l'adozione dei provvedimenti necessari per consentire l'acquisizione al bilancio regionale del gettito [...]: a) dell'imposta sulle assicurazioni di cui alla legge 29 ottobre 1961, n. 1216 (Nuove disposizioni tributarie in materia di assicurazioni private e di contratti vitalizi), versata e dovuta dagli assicuratori che hanno il domicilio fiscale o la rappresentanza fuori dal territorio regionale nell'ipotesi in cui i premi riscossi siano relativi a polizze assicurative rilasciate per fattispecie contrattuali assicurative (non solo R.C.A.) maturate nell'ambito regionale; b) dell'imposta sul valore aggiunto versata dai depositi periferici di vendita dei generi di monopolio ubicati in Sicilia e, piú in generale, del gettito di tale imposta sulle operazioni imponibili il cui presupposto si realizzi in Sicilia; c) dell'imposta sugli interessi, premi ed altri frutti e proventi che, a termini dell'art. 26, comma 2, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, è applicata nei confronti dei titolari di conti correnti o di deposito, con ritenuta da parte dell'Ente poste italiane e dagli istituti di credito che hanno il domicilio fiscale fuori dal territorio regionale, nell'ipotesi in cui le ritenute eseguite dai sostituti di imposta siano relative a interessi e altri proventi corrisposti a depositanti e correntisti di uffici postali e dipendenze bancarie operanti nella Regione; d) delle ritenute d'acconto operate dalle amministrazioni dello Stato o da altri enti pubblici, con sede centrale fuori dal territorio regionale, su stipendi ed altri emolumenti corrisposti in favore di dipendenti o altri soggetti che abbiano espletato stabilmente la propria attività lavorativa nel territorio della regione».