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Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla violenza politica negli anni tra il 1970 e il 1989. Onorevoli Senatori. – Il 7 gennaio 1978 cinque giovani militanti di destra che stavano uscendo dalla sede del Movimento sociale italiano (MSI) di via Acca Larentia, a Roma, per andare a fare volantinaggio, sono stati colpiti da una raffica di proiettili sparati da un commando formato da cinque o sei persone. Uno dei giovani, Franco Bigonzetti, appena ventenne e iscritto al primo anno di medicina, rimase ucciso sul colpo, altri tre riuscirono a riparare dentro la sede del partito e l'ultimo del gruppo, Francesco Ciavatta, studente di diciotto anni, già ferito tentò di fuggire ma fu nuovamente colpito e morì durante il trasporto in ospedale. Nei tafferugli scoppiati tra le Forze dell'ordine e i giovani attivisti che si erano radunati innanzi alla sede missina appena si era diffusa la notizia dell'agguato, perse la vita un altro giovane militante, Stefano Recchioni, colpito da un proiettile sparato dalla pistola di un capitano dei carabinieri e morto dopo due giorni di agonia. I fatti del 7 gennaio 1978 sono tristemente noti come la «strage di Acca Larentia» e hanno avuto pesanti conseguenze sul clima politico di quegli anni, già segnato da gravi violenze. I tre giovani, infatti, non furono vittime di un caso, di un incidente; erano anni che lo slogan della sinistra più o meno estrema era «uccidere un fascista non è reato». Nel 1973 c'era stata la barbara azione del rogo di Primavalle, negli anni seguenti erano già stati uccisi Mikis Mantakas, Mario Zicchieri e Angelo Pistoiesi a Roma, Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi a Milano e negli anni successivi alla strage di Acca Larentia morirono tanti altri, vittime della violenza politica che infuriava in quegli anni. La sezione Tuscolano era una delle trenta o quaranta sezioni che il MSI aveva allora a Roma ed era una sede di frontiera, in un quartiere difficile, rimasta praticamente l'unica della zona dopo la chiusura – per attentati – delle vicine sedi del Quadraro, Centocelle e Quarto Miglio e del circolo autonomo di via Noto, distrutto anch'esso da una bomba. Rimaneva aperta nella zona solo la sezione di piazza Tuscolo, la «Appio Latino Metronio». L'aggressione ai giovani militanti missini fu rivendicata dai «Nuclei armati per il contropotere territoriale» mediante un comunicato registrato su un nastro magnetico fatto rinvenire presso il quotidiano Il Messaggero; nella registrazione la voce contraffatta di un giovane leggeva un comunicato che esemplifica bene il clima di odio di quegli anni, dal seguente tenore: «Un nucleo armato, dopo un'accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larentia, ha colpito i topi neri nell'esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l'ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga. Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d'Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell'accordo a sei. Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua. Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all'uso delle armi». Il 16 luglio 2012, rispondendo all'interrogazione 4-12465 il sottosegretario di Stato del Ministero dell'interno delegato ha dichiarato che «Il 13 gennaio 1978 l'organizzazione si assunse formalmente la responsabilità dell'episodio, diffondendo anche volantini di rivendicazione. Lo stesso gruppo si era evidenziato in occasione di un attentato, compiuto il 27 novembre 1977, in danno della sede della "democrazia cristiana" di viale della Serenissima a Roma. Negli anni successivi, è stato accertato che la citata sigla, anche se ufficialmente comparsa soltanto in tali due casi, era in realtà, l'evoluzione di un sodalizio operante dal novembre del 1975 nella provincia di Roma, con la denominazione "Squadre armate proletarie", responsabile di cinque attentati perpetrati in danno di sedi del "Movimento sociale italiano" e di autovetture di esponenti di tale partito politico». Nel 1978, invece, le indagini non portarono a conclusioni di rilievo e solo nel 1988, grazie alle confessioni di una pentita, si arrivò all'arresto di alcuni militanti di Lotta continua; uno di essi si tolse la vita in cella il giorno dopo essere stato interrogato dai giudici, mentre gli altri tre furono assolti in primo grado per insufficienza di prove, come anche un'ultima imputata, rimasta latitante. Anche il carabiniere accusato di aver sparato alla terza vittima fu assolto. Nel frattempo, sempre nel 1988, in un covo milanese delle Brigate rosse (BR) fu rinvenuta una delle armi utilizzate nell'agguato e gli esami balistici svelarono che quella stessa arma era stata utilizzata in altri tre omicidi firmati dalle BR: quello dell'economista Ezio Tarantelli nel 1985, dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti nel 1986 e del senatore democristiano Roberto Ruffilli nel 1988. L'arma è stata oggetto di una misteriosa vicenda; in primo luogo perché asseritamente venduta, nel 1977, a un ispettore di polizia, avvenimento che non ha tuttavia mai trovato conferma definitiva, e, in secondo luogo, perché una terrorista dissociata, ritenuta sempre attendibile dalle corti, riferì della disponibilità a partire almeno dal 1982 della pistola mitragliatrice Skorpion impiegata ad Acca Larentia a un brigatista che il giorno dell'eccidio era residente proprio nel palazzo accanto alla sede del MSI. Le indagini relative all'arma non portarono mai ad alcun risultato concreto; in merito alla Skorpion, il sottosegretario di Stato, nella citata risposta all'interrogazione, ha affermato che: «È verosimile che l'arma utilizzata per l'attentato sia confluita nell'arsenale delle "Brigate rosse" attraverso la successiva adesione alla formazione eversiva di uno o più soggetti che la detenevano». Ad oggi la strage di Acca Larentia, come tanti altri fatti di sangue di quel periodo, è rimasta senza colpevoli; non solo non sono mai stati individuati gli autori materiali dell'eccidio ma neanche si è potuto accertare in quali ambienti maturò la decisione dell'aggressione. Sulla vicenda della strage è recentemente tornato, con un'intervista pubblicata dal quotidiano romano Il Tempo il 1º agosto 2015, l'ex brigatista rosso Raimondo Etro, condannato a venti anni e sei mesi di reclusione per aver partecipato al sequestro e all'uccisione del Presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro. Nell'intervista Etro ha formulato delle ipotesi rispetto all'azione contro la sede di Acca Larentia, dichiarando che: «Gallinari, membro dell'Esecutivo delle BR proveniva dal Nord e pare non gradisse quanto accadeva nella capitale. Ciò al punto da ritenere l'eccidio di via Acca Larentia un'interferenza inopportuna con i ben più ambiziosi piani delle BR. Arrivò furioso. Ci chiese cosa pensassimo di quello che era successo ad Acca Larentia.