[resaula]

Ho avuto notizia che ci sono altre due mozioni sull'argomento ma credo che nell'ottica comune di raggiungere gli interessi dei nostri agricoltori, si possa individuare una soluzione su cui convergere tutti. Lo scopo della mozione n. 57 è in primis quello di difendere, con la massima determinazione, il settore agroalimentare italiano in tutte le sedi politiche e diplomatiche internazionali, in particolare all'ONU (e nelle sue agenzie, come l'Organizzazione mondiale della sanità e la FAO) e nell'ambito dell'Unione europea. Il secondo obiettivo è di porre in essere una pronta e decisa azione diplomatica volta a cancellare o a modificare fortemente la risoluzione presentata nell'ambito dell'iniziativa «Global Health and Foreign Politics» in discussione all'Assemblea dell'ONU, al fine di scongiurare le inique conseguenze che l'approvazione di tale documento avrebbe per il settore agroalimentare italiano e in particolare per le esportazioni italiane. Il terzo obiettivo è di avviare un confronto, nelle opportune sedi, al fine di chiarire quali siano le finalità che hanno portato la Francia a promuovere questa iniziativa in collaborazione con Paesi extraeuropei senza un preventivo accordo con gli altri Stati membri europei, nonostante sia un Paese che, in maniera del tutto analoga all'Italia, vanta numerosi prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica (simili a quelli italiani, ma sicuramente meno buoni), riconosciuti dall'Unione europea e che con l'approvazione senza modifiche di questo documento rischia di essere essa stessa pesantemente penalizzata. (Applausi dal Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Berutti per illustrare la mozione n. 61. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella dichiarazione politica "Time to deliver", approvata il 27 settembre 2018 dai Capi di Stato e di Governo dei 193 Paesi membri delle Nazioni unite, non vi è alcun riferimento specifico a cibi o bevande che possono essere dannosi per la salute. Al contrario, il testo parla di regimi alimentari che possono esserlo nel loro complesso, rapportati comunque allo stile di vita che si conduce. Credo che questo sia un elemento portante di questa riflessione, ma soprattutto dell'azione che poniamo in essere e che naturalmente auspichiamo possa portare il nostro Governo, nelle dovute sedi, ad intervenire in modo pesante. È stata presentata una risoluzione dai sette Paesi del gruppo Foreign policy and global health (Brasile, Francia, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal): di questi sette Paesi almeno sei probabilmente hanno uno dei prodotti agroalimentari indicati (non voglio allargarmi, ma effettivamente la realtà è questa). E qui mi associo a quello che diceva il presidente Vallardi in merito ai francesi la cui posizione ci stupisce quando si vantano di essere un grande Paese a vocazione agroalimentare, ma probabilmente si rendono conto che, rispetto all'Italia, sono veramente poca cosa. Ebbene, la risoluzione, presentata per l'esame della seconda commissione dell'ONU, nell'ambito dell'iniziativa Global health and foreign politics, mira a creare un legame tra alcune malattie e alcune tipologie di alimenti o bevande. Appare una forzatura ridiscutere sugli alimenti, dopo solo sette settimane (quindi dal 27 settembre) dalla presentazione del principio sugli stili di vita, che è stato approvato ai massimi livelli dai Capi di Stato e di Governo. Ribadisco: 193 Paesi membri. La risoluzione tratta di cibi salutari e non salutari, introducendo un'indicazione non supportata dalla scienza, che invece si riferisce a diete salutari o a diete non salutari. L'obiettivo dei proponenti la risoluzione sembra quello di evidenziare che i prodotti messi all'indice debbano essere colpiti da restrizioni, dazi e regolamentazioni stringenti sulla loro commercializzazione. Va evidenziato che già il solo legame tra malattie e alimenti rappresenta un'estrema banalizzazione dei problemi legati alla salute, posto che la salute e le malattie sono certamente e principalmente legate anche all'attività fisica, lavorativa, sportiva, oltre che allo stile di vita, all'età anagrafica e all'ambiente in cui si vive. Ove fosse approvata la risoluzione, tutti i Paesi sarebbero autorizzati ad apporre etichette con ben visibili bollini su cibi e bevande, come quelle, ad esempio, in uso sulle sigarette, che danneggerebbero l' export dell'industria della trasformazione agroalimentare italiana. Voglio soffermarmi per far capire quanto questa azione che con i colleghi stiamo cercando di portare avanti sia estremamente delicata e importante perché vorrebbe dire devastare una delle più importanti economie del nostro Paese. Vale, al contrario, ricordare l'impatto straordinario che ha quotidianamente - vado nello specifico - un cubetto di formaggio grana ovvero mezzo litro di latte intero sulla crescita di un bambino. Gli stessi alimenti, se mangiati da un soggetto adulto, magari in sovrappeso, possono avere impatti diversi, proprio per evidenziare che si tratta di una questione legata alla dieta e non agli alimenti o alle bevande. Va evidenziato, peraltro, come la Food and drugs administration (FDA) statunitense abbia pubblicato un invito a indicare sulle confezioni degli olii contenenti il 70 per cento di acido oleico (olio extravergine di oliva italiano) che il loro consumo porta benefici cardiovascolari, quando sostituisce grasso saturo dannoso per il cuore. Una risoluzione, quindi, che imponesse di scrivere su un prodotto alimentare sano, come il formaggio grana o come il latte intero, ovvero sull'olio extravergine di oliva, che nuoce alla salute sarebbe non solo sbagliata, ma da un punto di vista scientifico completamente priva di fondamento. In particolare, vengono incriminati cibi italiani contenenti sali, grassi e zuccheri. Viene da pensare che ci sia una crociata strategica e ben definita contro il made in Italy , uno dei pilastri più importanti della nostra economia. La stessa maggioranza, per iniziativa di alcuni suoi deputati, ha tentato di criminalizzare l'utilizzo degli zuccheri, paventando l'introduzione di una sugar tax sulle bevande alcoliche e su altri alimenti contenenti zucchero, peraltro attaccando pesantemente l'industria italiana della trasformazione della barbabietola da zucchero, già in crisi perché colpita dalle nefaste politiche europee. Molti territori l'hanno vissuta sulla loro pelle. Ricordo che qualche anno fa la chiusura di parecchi centri di lavorazione creò notevoli ripercussioni a livello agricolo e di produzione territoriale perché dovettero cambiare tutti gli equilibri produttivi di zone molto importanti. Consideriamo che le esportazioni italiane nel settore alimentare hanno superato i 41 miliardi di euro nel 2017, il 7 per cento in più rispetto al 2016. Per questo diamo fastidio. La mozione impegna, pertanto, il Governo a portare in sede ONU delle evidenze scientifiche sulla qualità e sulle caratteristiche nutrizionali positive dei prodotti italiani derivanti dalla trasformazione agroalimentare, tali da supportare l'azione diplomatica italiana, che porti al ritiro o alla bocciatura in sede ONU della risoluzione citata o di eventuali risoluzioni simili, verificando anche i vizi formali presenti nella risoluzione e ricordando che le Nazioni Unite non possono approvare indicazioni prescrittive.