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Contrastare un problema significa per prima cosa poterlo osservare e l'osservazione di un problema ne richiede una sua nitida perimetrazione. Per tale motivo è apparsa necessaria l'introduzione di una definizione di bullismo, quanto più condivisa possibile, nell'ottica di uniformare linguaggi e significati. Avuto riguardo, invece, alla definizione di cyberbullismo , la stessa è stata oggetto di rivisitazione con il presente disegno di legge, con l'obiettivo di renderla maggiormente snella, ma soprattutto inserendo al suo interno una importante precisazione, che rende la condotta del cyberbullismo non completamente sovrapponibile a quella della sua versione off line , rappresentata dal bullismo, precisazione sulla quale deve porsi la giusta attenzione. Ci si riferisce alla non necessarietà dell'elemento della reiterazione, quale elemento costitutivo della condotta, come avviene invece quando si parla di bullismo – come ci insegna la più consolidata dottrina psicologica sul punto, da Dan Olweus in poi, ma anche la giurisprudenza civile formatasi da diversi anni a questa parte. La reiterazione nel cyberbullismo risulta chiaramente in re ipsa nell'uso stesso della tecnologia, senza necessità che essa si configuri quale elemento caratterizzante la condotta in senso stretto. Il disegno di legge contiene, poi, un'importante novità: l'introduzione dei reati di bullismo e cyberbullismo . Le condotte, così come descritte, rappresenteranno a tutti gli effetti tipiche fattispecie penali. Pertanto, al verificarsi degli effetti lesivi delle condotte, e fatte salve le clausole di riserva per gli eventuali più gravi reati, verranno applicate al colpevole le relative sanzioni penali, la cui commisurazione è stata determinata nell'intervallo di pena previsto per gli atti persecutori, ai sensi dell'articolo 612- bis del codice penale, quale fattispecie oggi già sovente utilizzata per la punibilità di condotte ascrivibili a colui che si comporta da bullo, anche nella sua versione informatica o telematica che dir si voglia. La scelta contenuta nel presente disegno di legge volta ad introdurre i reati di bullismo e cyberbullismo , rappresenta il frutto di un'analisi ponderata dell'attuale risposta sociale, in alcun modo soddisfacente, come si evince dai numeri richiamati nell'incipit, rispetto alle azioni sino ad oggi messe in campo per prevenire, contrastare e contenere tali fenomeni. Si ricorda, infatti, che l'impianto penale del nostro ordinamento lungi dal doversi considerare alla stregua di un monolite, rappresenta viceversa uno strumento in continuo divenire, capace di evolvere in maniera dialogica con la società, al servizio della quale deve porsi. Sono, quindi, proprio le esigenze sociali a giustificarne la sua rivisitazione nel senso della creazione di nuove figure di reato, ove necessarie, piuttosto che dell'abrogazione di fattispecie desuete e superate. Basti pensare, a titolo esemplificativo, alla tipizzazione dell'omicidio stradale, laddove il legislatore ha ritenuto di punire tale condotta con uno strumento giuridico a sé stante, rispetto a quelli messi già a disposizione dal codice penale, ma si pensi anche al più discusso reato di stalking , noto al codice penale come « atti persecutori », figura di reato più volte contestata ed avversata, ma alla quale non può non riconoscersi, con il senno di poi, un'importante utilità ed efficienza operativa. Ebbene, questo è il momento delle Istituzioni responsabili: è necessario arginare il dilagare di un fenomeno più che pervasivo della serenità dei nostri ragazzi. È necessario dare attuazione concreta al contenuto dell'articolo 31 della nostra Costituzione, laddove sancisce il dovere dello Stato di proteggere « (...) l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo ». È altresì necessario che i ragazzi che pongono in essere comportamenti non pro-sociali, penalmente rilevanti, prendano coscienza del disvalore del loro comportamento, assumendosi le proprie responsabilità e comprendendo che la responsabilità non è solo per qualcosa che si è commesso, ma anzitutto verso qualcuno, colui che è vittima di quei comportamenti troppe volte superficialmente definiti, proprio dai responsabili, come banali « scherzi ». Diventa quindi importante, tanto a fini preventivi, quanto a fini di contrasto ai fenomeni in oggetto, elaborare una strategia di intervento complessa, che da un lato miri ad utilizzare la tutela penale in maniera efficace ed efficiente, accorpandola in un unico documento normativo, con tutti i vantaggi che ciò comporta per l'attività dell'interprete e, dall'altro lato, miri a promuovere l'attenzione verso l'altrui mondo emotivo. Da qui l'ulteriore intervento del presente disegno di legge, volto a produrre un auspicato cambiamento culturale, attraverso la promozione dell'educazione emotiva, in tutte le sue espressioni e finalità, dall'utilizzo della comunicazione non violenta, all'apprendimento di strumenti necessari alla gestione del conflitto, in armonia con uno degli obiettivi dell'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza, ovvero quello di promuovere la mediazione penale quale strumento di giustizia riparativa. Anche nella futura ottica di favorire, pertanto, la cultura della mediazione, diventa essenziale sviluppare un approccio non violento alla risoluzione dei conflitti, che porti a ridurre l'aggressività attraverso l'ascolto empatico e la comprensione dell'altro, sviluppando in ambito scolastico programmi di educazione civica, di educazione all'affettività ed alle emozioni, nonché sviluppando e potenziando programmi di consapevolezza digitale, destinati tanto ad alunni, quanto ad insegnanti, al fine di rendere bambini e ragazzi cittadini digitali critici e consapevoli. Un ulteriore aspetto funzionale relativo alla legge n. 71 del 2017 viene ripercorso dal presente disegno di legge, ovvero quello legato alla figura del referente per il cyberbullismo , ad oggi contenuta all'interno del comma 3 dell'articolo 4. Si è, invece, ritenuto di voler dedicare un autonomo articolo a tale referente, indicando normativamente i requisiti e le competenze di base richieste al docente che dovrà ricoprire tale ruolo. Inoltre, al netto delle incombenze di cui il referente si ritrova a farsi normalmente carico, che chiaramente ne aumentano non di poco l'impegno e la responsabilità professionale, si è voluta inserire la previsione di un'indennità di funzione per l'esercizio della carica, oltre alla normale retribuzione per le ore di lavoro effettivamente prestate. Tutto con l'intento di promuovere la figura del referente, conferirgli maggiore dignità e riconoscimento per la presa in carico delle incombenze legate alla delicata gestione dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo in ambito scolastico. Infine, merita un'attenzione particolare l'intervento conclusivo operato sull'impianto normativo della legge n. 71 del 2017: si è ritenuto di introdurre un nuovo articolo in chiusura, rubricato « Sistema di gestione per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo », introducendo per tale via un'azione sistemica ed ispirata a modelli organizzativi di legalità. L'intenzione è quella di trasporre nel mondo scolastico strumenti normativi già utilizzati con successo in altri campi del nostro ordinamento.