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Se questa è allora la filosofia, se questo è l'andazzo (tenere le informazioni segrete, istituire le task force , ridurre i centri decisionali e portarli non si sa bene dove), personalmente io non condivido questo spezzettamento e questo modo di cambiare la Costituzione. È un modo che rispecchia la metodologia di questo Governo e il modo con cui ha affrontato le situazioni: sembra che dia delle soddisfazioni al cosiddetto popolo, mentre, in realtà, mette una briglia alle libertà fondamentali e civili del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grimani. Ne ha facoltà. GRIMANI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, oggi noi affrontiamo la riforma dell'articolo 58 della Costituzione in tema di elettorato attivo. Ogni qualvolta ci troviamo di fronte a riforme e a percorsi di cambiamento, credo che il Parlamento debba salutare positivamente passaggi di questa natura. Credo che questa riforma abbia un significato importante perché consente alle giovani generazioni di partecipare all'elezione della Camera alta del nostro Paese e perché rappresenta un segnale di rispetto verso quella parte della società che più ha sofferto in questi anni per la crisi economica; mi riferisco a ragazze e ragazzi che hanno oggettive difficoltà nel mondo del lavoro, che dedicano il loro tempo allo studio, spesso sono figli di famiglie che hanno visto la crisi mordere pesantemente, quindi sono gli stessi che magari tentano di risollevare le attività della famiglia; sono ragazze e ragazzi che fanno volontariato e molti partecipano alla vita politica del nostro Paese. Pertanto è giusto dare un segnale di questo tipo. A nostro avviso è giusto aver pensato a questo tipo di riforma già nei mesi passati; riteniamo anche che andava completato il percorso così com'era stato definito dagli emendamenti della 1 a Commissione del Senato, consentendo alle generazioni più giovani di essere anche protagoniste come membri del Senato stesso; a nostro avviso doveva dunque rimanere anche la previsione dell'abbassamento della soglia per l'elettorato passivo, consentendo un elettorato passivo uguale a quello vigente per la Camera dei deputati. Questo tema a nostro avviso crea problemi anche per quanto riguarda la nostra valutazione della riforma nel suo complesso, perché crediamo che così come le generazioni giovani devono essere protagoniste dal punto di vista della possibilità di eleggere il Senato della Repubblica, a maggior ragione dovrebbe esser possibile per loro essere elette nel Senato medesimo. La completezza della riforma doveva quindi andare verso questa direzione. Credo anche io che ci sia un problema di spezzettamento delle riforme costituzionali, da questo punto di vista non scopriamo qualcosa di nuovo. D'altronde noi avevamo pensato, come il centrodestra negli anni passati, a delle riforme organiche; in questo Paese, infatti, al di là di altri tentativi, ci sono state due riforme organiche della Costituzione: nel 2006 quella del centrodestra e nel 2016 quella del centrosinistra con il Governo guidato da Matteo Renzi. Tali riforme sono state bocciate dagli elettori, quindi da questo punto di vista non c'è assolutamente da discutere perché gli elettori sono sempre sovrani sia quando va bene a una parte politica e va male all'altra o viceversa. Non vi è dubbio però che quelle erano proposte organiche che presentavano una serie di possibili cambiamenti in vari ambiti della Costituzione. Oggi, pensando alla riforma più recente, quella del 2016, non si può parlare di spezzettamento: in quella riforma c'era una visione organica, una rivisitazione di questa Camera. Ci può piacere o meno l'idea di istituire la Camera delle Regioni, ma c'era comunque un disegno che prevedeva che questa dovesse divenire la Camera rappresentativa delle autonomie locali. Guardando a quanto è successo in questi mesi con l'emergenza epidemiologica rispetto ai notevoli contrasti sorti ad esempio tra il Governo centrale e le Regioni per delle lacune presenti nel Titolo della Costituzione che tratta le potestà legislative delle Regioni rispetto a quella dello Stato (la legislazione cosiddetta concorrente ed esclusiva), grida vendetta il fatto di aver bocciato quella revisione, che non avrebbe riformato il Titolo V ma avrebbe fatto chiarezza sul ruolo di questa Camera, che sarebbe stata quella in cui il ruolo delle Regioni e delle autonomie locali sarebbe stato preponderante e sicuramente influente anche per quanto riguarda la vita parlamentare e del Governo nazionale. Pertanto, parlare oggi di spezzettamento non fa che aumentare il rammarico per aver buttato nel cestino quella riforma. Ritengo inoltre che nel momento in cui valutiamo le riforme costituzionali dobbiamo svincolarci più spesso dal soggetto che le propone. Oggi si tende infatti a valutare la qualità di una riforma costituzionale partendo sempre da chi la propone (se è simpatico o antipatico, se gode di un giudizio positivo da parte dell'opinione pubblica) e non si va a guardare, come purtroppo è avvenuto anche nel 2016, il merito della riforma. Questo è quindi l'aspetto che nuoce di più. Io credo che andasse fatto uno sforzo per far sì che non vi fosse solo l'estensione delle soglie di età per quanto riguarda l'elettorato attivo ma un completamento della riforma, così come era previsto inizialmente; lo diciamo senza ombra di dubbi, per coerenza rispetto alle posizioni assunte e perché, proprio per il fatto che ci troviamo ad osservarne la parzialità, riteniamo che questa riforma andava completata. Ci troveremo infatti di fronte ad una situazione in cui, all'indomani del referendum del 20 e 21 settembre che ridisegnerà la composizione del Parlamento, ci dovremo porre un tema nuovo relativo a come quel Parlamento, con una riduzione dei parlamentari stessi e con la differenziazione che rimane per quanto riguarda la composizione, potrà essere efficiente nella proposta politica e nel suo lavoro, cercando quindi di capire come costruire una legge elettorale che consenta nello stesso tempo rappresentanza ed efficienza dal punto di vista del funzionamento delle istituzioni. I cittadini ci chiedono sicuramente di risparmiare, di far sì che il Parlamento sia un luogo virtuoso, ma al contempo anche che sia un luogo in cui si lavori e si produca. Non so allora se alla fine questa parcellizzazione delle riforme così concepite potrà portare un risultato efficiente dal punto di vista del funzionamento istituzionale. È un tema che ci dobbiamo porre tutti quanti indipendentemente dal voto che sceglieremo di esprimere sulla riforma al nostro esame nell'odierna seduta del Parlamento. Cogliamo quindi la positività dell'inclusione dei giovani nella scelta dei membri di questa Camera, visto che comunque il 2016 ha sancito la permanenza del bicameralismo paritario, al di là di quello che ne pensi ognuno di noi oggi, una questione che secondo noi andava superata ma la scelta elettorale è stata quella. Dobbiamo accogliere quindi positivamente il fatto di allargare le soglie dell'elettorato attivo e consentire a tanti giovani di scegliere anche i rappresentanti di questa Camera, ma nello stesso tempo lamentiamo il fatto che si tratta di una riforma incompleta. È un peccato perché comunque a gennaio in Commissione c'era stata una larga condivisione tesa a garantire anche la modifica dell'elettorato passivo.