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In questa direzione, si iscrive il cosiddetto decreto milleproroghe, con cui si è procrastinata ulteriormente l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 216 del 2017, così da riservare un congruo spatium deliberandi nel cui ambito ricercare, in prospettiva migliorativa, un'ottimale declinazione degli equilibri fra garanzie difensive ed efficienza investigativa. La decisione, infatti, risponde alla necessità di riconsiderare l'impianto complessivo della riforma, con l'obiettivo di trovare un giusto ed equilibrato contemperamento tra esigenze parimenti prioritarie, cioè l'efficienza delle indagini, la corretta distribuzione delle funzioni istituzionali tra pubblico ministero e Polizia giudiziaria e la piena tutela del diritto di difesa. VALENTE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, per quanto possibile rispondere e interloquire con il signor Sottosegretario, credo che le dichiarazioni che oggi ha rilasciato a quest'Assemblea rendano decisamente ancora più gravi quelle allora rilasciate dal ministro Bonafede, che, a dir la verità, avremmo gradito venisse in quest'Aula, avendo atteso già molti mesi una risposta all'interrogazione presentata. Ci saremmo dunque augurati che oggi fosse lui a rispondere, perché lo avevamo interrogato esattamente su parole che aveva pronunciato in maniera non solo alquanto irrituale, ma decisamente irresponsabile e poco rispettosa, tanto innanzi tutto della figura che lo stesso onorevole Bonafede ricopre ancora a tutt'oggi, in qualità di Ministro della giustizia, quanto dell'Assemblea, delle forze politiche e direi addirittura del sistema istituzionale di questo Paese. Lei, signor Sottosegretario, oggi si permette di avallare e difendere le dichiarazioni del ministro Bonafede facendo riferimento a singolari coincidenze. Eviterò di fare polemica con lei e con il Governo, anche se, pure solo in cinque minuti, avrei modo di riferire a quest'Assemblea quante singolari coincidenze ci siamo trovati ad affrontare dall'inizio della legislatura ad oggi, rispetto a provvedimenti che ci avete portato. Lei però parla di singolari coincidenze rispetto ad affermazioni gravissime rilasciate non da un cittadino qualunque per strada, ma dal Ministro della giustizia. Un Ministro della giustizia si permette di dire e di accusare sostanzialmente una forza politica ed i suoi esponenti di aver scritto, proposto, sostenuto e approvato in Parlamento norme in relazione a fatti che accadevano in quel periodo, per evitarli e coprirli. Intanto, singolari coincidenze mi sembrano veramente poco per lanciare accuse di questo tipo, dato che oggi non ci avete portato alcuna ragione o motivazione valida: del resto, se ne aveste avute, immaginiamo che probabilmente avreste agito diversamente, come il vostro dovere istituzionale vi avrebbe imposto. Capiamo che per voi il dovere istituzionale sia qualcosa di lontano da quello che concepite, ma probabilmente, se aveste avuto fatti dalla vostra, avreste dovuto fare ben altro. Non avete dunque tali fatti - oggi infatti non siete venuti a raccontarceli - in base ai quali il Ministro della giustizia di allora e di oggi sarebbe addirittura arrivato a fare quel tipo di illazioni. Avevamo però formulato anche altre domande e al Ministro della giustizia in modo particolare abbiamo chiesto come sia possibile e in quale sistema giuridico e istituzionale viva, essendo arrivato addirittura a dire che le intercettazioni devono essere fatte per consentirne l'ascolto ai cittadini: in quale sistema di garanzia vive il ministro Bonafede? (Applausi dal Gruppo PD). È arrivato addirittura a sostenere questo perché eravamo giunti a trovare un'intesa dopo aver effettuato un'attenta analisi: anche lui, quindi, riconosce che c'era stato un lavoro complicato. Del resto, la disciplina delle intercettazioni non è proprio facile da regolare, tant'è che ci hanno provato in molti nel corso del tempo, senza riuscirci. Secondo il ministro Bonafede, dunque - quasi a nostro demerito - dopo aver ascoltato, avevamo addirittura trovato un'intesa tra magistratura e avvocatura, cui egli fa riferimento, e una norma che metteva d'accordo tutti. Questa è la prova dell'imbroglio, ossia governare bene, ascoltare, dialogare con le parti, trovare intese complicate, quindi metterci del tempo (Applausi dal Gruppo PD) : non abbiamo bisogno di propaganda, infatti, ma di risposte serie, rigorose e puntuali, che provano ad affrontare i problemi anche del sistema giustizia; per il ministro Bonafede, invece, significava fare un accordo per coprire qualcosa - guarda un po' - sempre per quella singolare coincidenza a cui faceva riferimento lei, signor Sottosegretario. Noi però non siamo abituati al tribunale del popolo, a differenza di voi. (Applausi dal Gruppo PD). Quindi, per voi erano i cittadini che dovevano ascoltare i politici. Per noi sono i magistrati - guardi un po' che banalità le dico oggi - che devono eventualmente, quando necessario, ascoltare e valutare (Applausi dal Gruppo PD) , perché solo con la competenza e il rigore propri di un magistrato si può decidere che uso fare, nel corso di un'indagine, di un giudizio e di un processo, delle dichiarazioni rilasciate da un politico. Non sono i cittadini a dover ascoltare quelle intercettazioni. Di questo noi chiedevamo conto al ministro Bonafede, solo di questo. Lei oggi, ancora una volta, ha perso l'occasione per dimostrare non solo che voi avete il senso delle istituzioni ma che un Ministro della giustizia, prima di rendere dichiarazioni di un certo tipo, deve rendersi conto della delicatezza del suo ruolo e della sua funzione. Avete perso l'occasione per dimostrarci che lavorate nell'interesse del Paese e non solo della vostra propaganda. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Segue l'interrogazione 3-00482 sulla carenza di organico della Polizia penitenziaria nel carcere di Giarre. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. SIBILIA, sottosegretario di Stato per l'interno .