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La sanatoria è un intervento che si inserisce in un normale procedimento amministrativo. In base al testo unico dell'edilizia, la sanatoria può essere concessa dal dirigente o funzionario del Comune, perché l'intervento per cui si fa domanda è totalmente all'interno, con il duplice concetto di conformità, di quanto previsto dalla programmazione urbanistica comunale. Il condono è tutta un'altra cosa, in quanto si riferisce a qualcosa che non è previsto dalla programmazione urbanistica nel momento in cui viene fatto, né quando si presenta la domanda di sanatoria. C'è quindi bisogno di una legge speciale e, infatti, oggi a Ischia non sarebbe possibile riaprire il condono in assenza di questa legge speciale. Onorevoli colleghi, questo è il dato di fatto non solo perché è stato spiegato nel dettaglio da tutti gli istituti di ricerca di carattere territoriale e urbanistico e anche da «Il Sole 24 Ore», ma anche perché almeno l'ABC della norma doveva essere evidente a tutti i senatori e le senatrici. Signor Presidente, ovviamente siamo totalmente contrari al condono a Ischia. Ci sorprende che un'altra forza politica che sostiene questo Governo - mi riferisco al MoVimento 5 Stelle - abbia fatto una battaglia contro i condoni quando era all'opposizione. Ci ricordiamo l'attuale vice premier Di Maio quando, in un evento pubblico mi pare proprio nel Sud Italia, ha detto che non avrebbe mai firmato un condono. Peccato che la terza firma del provvedimento sia proprio la sua e, sotto dettatura, la prima firma è del ministro Toninelli. Si tratta peraltro di un condono dalla quantità notevole. A Ischia, su 64.000 abitanti, ci sono 28.000 pratiche presentate e nei tre Comuni cui il provvedimento si riferisce gli abitanti sono 13.000 e le pratiche aperte 6.000. La seconda questione centrale riguarda le misure urgenti aventi a oggetto i Comuni del Centro Italia, ossia i 140 Comuni delle quattro Regioni colpite dal terremoto. Ebbene, si tratta di una questione preventiva; abbiamo presentato anche per questo molti emendamenti. Un gran lavoro era stato svolto dai commissari precedenti, un lavoro di cucitura, in collaborazione con gli enti locali, le associazioni di categoria, i cittadini e le Regioni, a prescindere dalle appartenenze politiche. Quando infatti si verificano disastri ambientali non si va a vedere il colore politico, ma si va a guardare la dignità dell'Istituzione che rappresenta tutti. Inseriamo, signor Presidente, anche in questo caso alcuni emendamenti, ricordando che nel decreto terremoto, votato pochi mesi fa, sono già stati fatti degli interventi. È stata data, ad esempio, la possibilità di sanare le piccole difformità, proprio per agevolare la ricostruzione. Notiamo qui però un salto di scala; non è stato inserito solamente, come già previsto dal commissario precedente, l'accoglimento dell'aumento di volumetria del 20 per cento, secondo i dettati del Piano casa, ma viene fatto un vero e proprio condono generalizzato. Ciò è stato spiegato e ben raccontato; non siamo d'accordo al riguardo, perché riteniamo che la ricostruzione debba essere fatta, mantenendo la qualità del vivere, la sicurezza dei cittadini e anche - se consentite - un po' di moralità pubblica perché dietro il condono si nasconde di tutto. L'ultima questione, Presidente, come spiegato bene dal relatore Margiotta, concerne lo spandimento dei fanghi. Il tema è serio; noi non facciamo demagogia e non cambiamo le nostre casacche, bandierine e comportamenti a seconda che siamo al Governo o all'opposizione, come fanno le attuali forze di maggioranza. La questione dei fanghi è un tema vero, ma è del tutto sbagliato inserirlo nel provvedimento al nostro esame. I fanghi hanno bisogno di un provvedimento organico. Siccome la legge non consente nei mesi invernali lo spandimento dei fanghi nei campi da dicembre a febbraio, c'è tutto il tempo di stralciare gli articoli attinenti a questo tema, di metterci attorno a un tavolo e preparare un articolato serio ed approfondito, senza strafalcioni, dando così una risposta organica alle reali esigenze del territorio. L'ultima questione concerne le emergenze. Siccome il provvedimento al nostro esame doveva essere il decreto delle emergenze, se di emergenze vogliamo parlare, oltre a Genova, che è l'emergenza madre da cui parte il provvedimento e per la quale dobbiamo dare tutto il nostro contributo e sostegno, c'è un'emergenza che è nata nelle nostre città, nei nostri territori, in undici Regioni che nelle settimane trascorse hanno chiesto lo stato di emergenza. Voi avete tolto, avete ucciso e negato Casa Italia e Italia sicura, che erano le unità di missione e i dipartimenti che davano reale risposta all'emergenza sismica ed idrogeologica. Noi riproponiamo all'interno del provvedimento l'inserimento di queste strutture di missione e di fondi per dare risposta alle tragedie in corso per i cittadini e per le imprese. Dal Veneto alla Sicilia sono accaduti dei fatti che mai erano accaduti nel nostro Paese, nel cuore delle Dolomiti, per esempio, come avremo modo di approfondire con l'esame degli emendamenti. Dobbiamo allora dare risposte. Non volete darle qui? Per voi l'emergenza è il condono e non sostenere le comunità gravemente colpite dal disastro ambientale delle scorse settimane? Abbiate la decenza di fare un provvedimento ad hoc perché i territori aspettano risposte immediate. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Coltorti. Ne ha facoltà. COLTORTI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, cosa accomuna le tematiche trattate nel decreto Genova? Le emergenze, problemi da risolvere prima possibile. Ci si deve chiedere se un disastro di questa entità fosse evitabile e di chi sono le responsabilità, in modo da non rischiare di subirne di simili. La cosa più semplice è associare il disastro alla mancata manutenzione da parte del concessionario, ma come non chiamare in causa chi ha regalato questo asset e non ha poi controllato il privato? I passati Governi hanno introdotto norme per cui controllato e controllore sono gli stessi. Il privato vuole il massimo guadagno con la minima spesa ed Autostrade è l'esempio più lampante: miliardi di fatturato e poche centinaia di milioni di investimenti per la manutenzione e la sicurezza. La gestione pubblica non funziona quando chi dirige non controlla o è corrotto. Lo slogan «privatizzare» è necessario alla scusa per regalare ad amici e agli amici degli amici la cosa pubblica e ottenere favori e finanziamenti al partito e o direttamente dalle nostre tasche. Il crollo del ponte ha mostrato che decine e decine di ponti necessitano di interventi. Non si parla solo di ponti; le scuole, tutta la rete stradale e le gallerie non sono a norma e per queste presto l'Europa ci invierà delle multe. Voi che avete governato prima di noi ci avete lasciato una bella eredità. Ora l'accusa più comune che viene rivolta al Movimento è di aver perpetrato un condono. Che non sia così appare evidente se si legge il decreto-legge e si guarda il bene comune. A Ischia la norma è rivolta agli edifici che hanno subìto danni e che hanno pratiche di condono sospese.