[pronunce]

L'art. 13, comma 11, è stato dapprima modificato dall'art. 4, comma 5, lettera g), del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44 - nel senso che per gli immobili posseduti dai Comuni nel loro territorio non è dovuta la quota di imposta riservata allo Stato e non si applica il successivo comma 17 - e poi abrogato a decorrere dal 1° gennaio 2013 dall'art. 1, comma 380, lettera h), della legge n. 228 del 2012, mentre la lettera a) del medesimo comma ha specificamente soppresso la riserva erariale. L'art. 14 del d.l. n. 201 del 2011, dopo aver disposto che «A decorrere dal 1° gennaio 2013 è istituito in tutti i comuni del territorio nazionale il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni, e dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni» (comma 1) e che «Alla tariffa determinata in base alle disposizioni di cui ai commi da 8 a 12, si applica una maggiorazione pari a 0,30 euro per metro quadrato, a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni, i quali possono, con deliberazione del consiglio comunale, modificare in aumento la misura della maggiorazione fino a 0,40 euro, anche graduandola in ragione della tipologia dell'immobile e della zona ove è ubicato» (comma 13), stabilisce che «A decorrere dall'anno 2013 il fondo sperimentale di riequilibrio, come determinato ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e il fondo perequativo, come determinato ai sensi dell'articolo 13 del medesimo decreto legislativo n. 23 del 2011, ed i trasferimenti erariali dovuti ai comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna sono ridotti in misura corrispondente al gettito derivante dalla maggiorazione standard di cui al comma 13 del presente articolo. In caso di incapienza ciascun comune versa all'entrata del bilancio dello Stato le somme residue. Con le procedure previste dall'articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta, nonché le Province autonome di Trento e di Bolzano, assicurano il recupero al bilancio statale del predetto maggior gettito dei comuni ricadenti nel proprio territorio. Fino all'emanazione delle norme di attuazione di cui allo stesso articolo 27, a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, è accantonato un importo pari al maggior gettito di cui al precedente periodo» (comma 13-bis). L'art. 14 del d.l. n. 201 del 2011 ha subito dapprima delle modifiche - ma non nel censurato comma 13-bis - e poi è stato abrogato dall'art. 1, comma 704, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014), con decorrenza dal 1° gennaio 2014. Per l'anno 2013 e per le Regioni ordinarie ed insulari la riduzione dei Fondi e dei trasferimenti prevista dalla norma impugnata è stata sostituita da una diretta riserva erariale del maggior gettito TARES ad opera dell'art. 10, comma 2, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35 (Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 giugno 2013, n. 64. L'art. 1, comma 380, della legge n. 228 del 2012, «Al fine di assicurare la spettanza ai Comuni del gettito dell'imposta municipale propria, di cui all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, per gli anni 2013 e 2014», a decorrere dal 1° gennaio 2013: a) ha soppresso (lettera a) la riserva erariale della metà del gettito dell'imposta municipale propria (IMU), abrogando anche l'art. 13, comma 11, del d.l. n. 201 del 2011, che la prevedeva (lettera h); b) ha istituito il Fondo di solidarietà comunale (lettera b), al contempo sopprimendo (lettera e) il Fondo sperimentale di riequilibrio - con contestuale abrogazione (lettera h) dell'art. 2, comma 3, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 (Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale), che lo prevedeva - ed i trasferimenti erariali ai Comuni della Regione siciliana e della Regione autonoma Sardegna; c) ha riservato allo Stato il gettito IMU derivante dagli immobili ad uso produttivo, calcolato all'aliquota standard dello 0,76 per cento (lettera f); d) ha ribadito l'applicabilità dell'art. 13, comma 17, del d.l. n. 201 del 2011, ma limitatamente alle Regioni autonome Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta nonché alle Province autonome (lettera h); e) ha previsto che gli importi relativi, tra l'altro, alla lettera f) possano essere modificati a seguito della verifica del gettito IMU per il 2012, da effettuarsi presso la Conferenza Stato-città ed autonomie locali (lettera i). L'art. 1, comma 380, della legge n. 228 del 2012 è stato dapprima modificato dall'art. 10, comma 4-quater, lettera a), del d.l. n. 35 del 2013, che ha inciso sulla lettera f), sostanzialmente escludendo dalla riserva alcune tipologie di immobili ed attribuendo le attività di accertamento e riscossione relative agli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D ai Comuni, ai quali spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni. In seguito, il medesimo comma 380 ha subito marginali modificazioni ad opera dell'art. 1, comma 729, della legge n. 147 del 2013. Il successivo comma 383 del medesimo articolo della legge n. 228 del 2012 prevede che la verifica del gettito IMU dell'anno 2012, «di cui al comma 6-bis dell'articolo 9 del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174», avviene utilizzando anche i dati relativi alle aliquote e ai regimi agevolativi deliberati dai singoli Comuni e raccolti dall'Istituto per la finanza e l'economia locale (IFEL) nell'ambito dei propri compiti istituzionali sulla base di una metodologia concordata con il Ministero dell'economia e delle finanze.