[pronunce]

Il pubblico ministero dovrà infatti tenere conto, nello svolgere le indagini preliminari, che sulla base degli elementi raccolti l'imputato potrà chiedere ed ottenere di essere giudicato con tale rito, e non potrà quindi esimersi dal predisporre un esaustivo quadro probatorio in vista dell'esercizio dell'azione penale. Ne deriva che non costituisce irragionevole discriminazione tra le parti la mancata attribuzione all'organo dell'accusa di uno specifico potere di iniziativa probatoria per "controbilanciare" il diritto dell'imputato al giudizio abbreviato. 4.5. - Infondate sono, infine, le censure sollevate in riferimento all'art. 97 Cost.: il principio di buon andamento dei pubblici uffici non si riferisce all'attività giurisdizionale in senso stretto, bensì all'organizzazione e al funzionamento dell'amministrazione della giustizia (cfr., ex plurimis sentenze n. 381 del 1999 e n. 53 del 1998, nonché ordinanza n. 412 del 1999). 5. - Manifestamente infondata è la questione relativa all'art. 442, comma 1-bis cod. proc. pen. , nella parte in cui consente l'utilizzazione nel giudizio abbreviato di atti non utilizzabili nel giudizio ordinario, sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Bologna (r.o. n. 305 del 2000). Il fondamento del giudizio abbreviato sta, appunto, nella utilizzazione probatoria - previo consenso dell'imputato, implicito nella richiesta del rito speciale - degli atti legittimamente assunti nel corso delle indagini preliminari: al riguardo, è sufficiente ricordare che l'art. 111, quarto comma, della Costituzione ha enunciato il principio del contraddittorio nella formazione della prova nel processo penale, ma ha poi espressamente previsto il consenso dell'imputato tra i casi di deroga al principio stesso (quinto comma). 6. - Manifestamente inammissibile è la questione avente ad oggetto l'art. 441, comma 3, cod. proc. pen. , nella parte in cui stabilisce che il giudizio abbreviato si celebra in camera di consiglio, salvo che tutti gli imputati richiedano la pubblica udienza, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 10, 101 e 102 Cost., dal medesimo rimettente. Dall'ordinanza di rimessione emerge che solo uno degli imputati ha chiesto il giudizio abbreviato, con l'ovvia conseguenza che la censura concernente il "diritto di veto" dei coimputati alla celebrazione del processo in udienza pubblica è priva di rilevanza nel caso di specie. Per quanto riguarda, poi, l'ulteriore censura sollevata, in riferimento ai medesimi parametri, nei confronti della disciplina che affida esclusivamente all'imputato la scelta tra udienza pubblica e udienza camerale, va riaffermato che nel "giudizio abbreviato entrano in gioco interessi diversi che solo il legislatore può valutare comparativamente e bilanciare nell'ambito della sua discrezionalità" (ordinanza n. 160 del 1994, nonché sentenza n. 373 del 1992): né il rimettente prospetta argomenti che inducano questa Corte, alla luce di una disciplina che oggi offre - sia pure a determinate condizioni - maggiori spazi alla pubblicità del giudizio, a riesaminare tali conclusioni. 7. - Infine, è manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza la questione avente ad oggetto l'art. 441 cod. proc. pen. , nella parte in cui prevede in capo allo stesso giudice poteri istruttori e decisori, sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Imperia (r.o. n. 405 del 2000): l'ordinanza di rimessione è infatti priva di qualsiasi motivazione in ordine all'esigenza del giudice a quo di assumere elementi necessari ai fini della decisione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 438 e 442, comma 2, del codice di procedura penale sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 27, primo e terzo comma, 97, 101, 102 e 111 della Costituzione, dai Giudici dell'udienza preliminare dei tribunali di Imperia, Bologna e Roma, e dal tribunale di Firenze, con le ordinanze in epigrafe; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 442, comma 1-bis del codice di procedura penale sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Bologna, con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 441, comma 3, del codice di procedura penale sollevata, in riferimento agli artt. 3, 10, 101 e 102 della Costituzione, dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Bologna, con l'ordinanza in epigrafe; Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 441 del codice di procedura penale sollevata, in riferimento agli artt. 24 e 111 della Costituzione, dal giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Imperia, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 maggio 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Neppi Modona Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 9 maggio 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola