[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)», promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata, sull'istanza proposta da M.M., con ordinanza del 27 settembre 2011, iscritta al n. 276 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 1, prima serie speciale, dell'anno 2012. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 4 aprile 2012 il Giudice relatore Giuseppe Frigo.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza depositata il 27 settembre 2011, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Macerata ha sollevato, in riferimento all'articolo 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 114 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)» (inde: «testo unico»), nella parte in cui prevede che la revoca del decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, disposta ai sensi dell'art. 112, comma 1, lettera c), del medesimo decreto, ha effetto «dalla scadenza del termine di cui all'articolo 94, comma 3». Il giudice a quo riferisce che l'8 luglio 2011 un cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea, «detenuto agli arresti domiciliari», aveva chiesto di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato. L'istanza non risultava corredata della certificazione dell'autorità consolare prevista dall'art. 79, comma 2, né della dichiarazione sostitutiva di cui all'art. 94, comma 2, del testo unico. L'istante era stato, peraltro, egualmente ammesso al beneficio, anche alla luce del disposto dell'art. 94, comma 3, in forza del quale «se il cittadino di Stati non appartenenti all'Unione europea è detenuto, internato per l'esecuzione di una misura di sicurezza, in stato di arresto o di detenzione domiciliare ovvero è custodito in un luogo di cura, la certificazione dell'autorità consolare, prevista dall'articolo 79, comma 2, può anche essere prodotta, entro venti giorni dalla data di presentazione dell'istanza, dal difensore o da un componente della famiglia dell'interessato». Nel termine ora indicato, l'interessato non aveva fatto, peraltro, pervenire alcuna documentazione, sicché, con provvedimento dell'11 agosto 2011, l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato era stata revocata, ai sensi dell'art. 112, comma 1, lettera c), del testo unico. Il successivo 8 novembre 2011 il difensore designato aveva presentato istanza di liquidazione dei compensi per l'attività espletata. Al riguardo, il rimettente rileva come, in forza dell'art. 114 del testo unico, la revoca del decreto di ammissione, disposta ai sensi del citato art. 112, comma 1, lettera c), abbia effetto solo dalla scadenza del termine di venti giorni dalla data di presentazione dell'istanza, accordato all'interessato dall'art. 94, comma 3, per produrre la documentazione e, dunque, nella specie, solo a partire dal 28 luglio 2011. Le attività in relazione alle quali il difensore ha chiesto la liquidazione dei compensi risultano, d'altra parte, svolte nel periodo compreso fra l'8 e il 28 luglio 2011. Il giudice a quo dubita, tuttavia, della conformità della norma censurata all'art. 3 Cost., reputando contrastante con il principio di eguaglianza che, mentre lo straniero non detenuto che non presenti, in allegato alla richiesta di ammissione al patrocinio, la certificazione consolare o l'autocertificazione equipollente, venga escluso - alla stregua di un condivisibile orientamento giurisprudenziale - ab origine da ogni beneficio, in base agli artt. 79, comma 2, e 94, comma 2, del testo unico, lo straniero sottoposto a limitazioni della libertà personale che non presenti dette dichiarazioni nel termine previsto dall'art. 94, comma 3, possa comunque fruire del beneficio lungo il corso dei venti giorni costituiti dalla durata di tale termine. Se, infatti, è pienamente ragionevole che al soggetto ristretto e che, come tale, si trova in una situazione di particolare difficoltà, venga concesso un lasso di tempo per l'integrazione della documentazione, a differenza di chi non versa in detta situazione, non vi sarebbe, di contro, alcuna ragione per la quale - nel caso in cui l'interessato non si attivi entro quel termine - egli debba godere comunque del patrocinio a spese dello Stato, sia pure per un lasso temporale ristretto e predeterminato. O, se si vuole, mancherebbe ogni ragione per l'omessa previsione di una retroattività della revoca. Emergerebbe, dunque, sotto questo profilo, una irragionevole disparità di trattamento tra soggetti in stato di libertà, costretti sin dall'inizio a presentare certificazioni o dichiarazioni in ordine a eventuali redditi esteri a pena di inammissibilità dell'istanza, e soggetti in stato di detenzione, non solo non gravati originariamente da tale onere, ma ammessi comunque a godere del beneficio per venti giorni, anche quando la domanda non sia poi integrata nel termine. 2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiara inammissibile o infondata. Secondo la difesa dello Stato, la questione sarebbe inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza, non avendo il rimettente esplicitato le ragioni dell'asserita incidenza dello scrutinio di costituzionalità nel procedimento a quo. Nel merito, la questione sarebbe comunque infondata, in quanto le due situazioni poste a confronto - quella del soggetto in stato di libertà e quella del soggetto sottoposto a limitazioni della libertà personale - risultano eterogenee tra loro. In rapporto alla persona in stato di libertà, l'immediata declaratoria di inammissibilità dell'istanza, nel caso di mancata allegazione della certificazione dell'autorità consolare o della dichiarazione sostitutiva - derivante dalla disposizione combinata degli artt. 79, comma 2, e 94, comma 2 - risulterebbe coerente con le altre norme del testo unico e, in particolare, con l'art. 79, comma 1, che stabilisce i requisiti dell'istanza a pena di inammissibilità. Con riguardo, invece, al soggetto detenuto, la mancata allegazione della documentazione dianzi indicata non è sanzionata con l'immediata declaratoria di inammissibilità dell'istanza, ma con la revoca successiva del beneficio (art. 114). La differenza di trattamento avrebbe, peraltro, una precisa ratio, che riflette la diversità delle situazioni concrete: