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In estrema sintesi, secondo l'accusa, l'allora senatrice Bonfrisco avrebbe accettato il pagamento di un soggiorno in Costa Smeralda per lei e altre persone, l'assunzione dietro sua richiesta di una persona presso la società E-Global Service, nonché la corresponsione, per conto del signor Davide Bendinelli, di un bonifico pari a 4.000 euro nel maggio 2015. Il tutto a fronte della promozione, da parte della senatrice, del sodalizio rappresentato dal CEV e dalla società Global Power SpA e E-Global Service SpA, al cui apice vi era per l'appunto il citato Gaetano Zoccatelli. Tale sodalizio, secondo l'accusa, era finalizzato a garantire che le gare bandite dal CEV venissero aggiudicate in via automatica alla società di questo Zoccatelli. Il supporto della senatrice, secondo l'impianto accusatorio, si sarebbe realizzato in particolare attraverso la presentazione di un emendamento finalizzato a consentire al CEV di rientrare tra i 35 soggetti aggregatori a livello nazionale, nonché poi con un concreto interessamento, da parte della senatrice, circa l' iter di questo emendamento. La questione suscitò un'ampia discussione in Senato. La Giunta, prendendo le mosse dai principi enucleati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 188 del 2010, ha effettuato un sindacato di non implausibilità circoscritto al profilo motivatorio degli atti giudiziari trasmessi, ritenendo del tutto implausibile la prima delle accuse, quella di aver ricevuto una vacanza gratuita come corrispettivo di un'attività parlamentare, attesa l'insussistenza dell'elemento doloso e volontaristico da parte della senatrice, considerato che, in un'intercettazione prodotta dall'accusa, la senatrice tentava in tutti i modi - se ne discusse anche in Aula - di pagare questo soggiorno e il proprietario non consentiva il pagamento. La Giunta ha rilevato che la corruzione presuppone il dolo e che, nel caso di specie, il dolo era escluso ictu oculi alla luce della predetta intercettazione. Non può esistere una corruzione contra voluntatem , presupponendo la corruzione un intento doloso di trarre un profitto indebito. La fattispecie ipotizzata dall'accusa rendeva sindacabile, secondo l'approccio dell'autorità giudiziaria, anche l'attività parlamentare della senatrice e in particolare rendeva sindacabile un emendamento presentato dalla stessa. Ma la Giunta ha rilevato che l'accusa di corruzione era infondata per la mancanza del dolo; conseguentemente veniva meno nel complesso una giustificazione del sindacato del magistrato su un atto parlamentare, in particolare su un emendamento. Se, a fronte di un'accusa di corruzione manifestamente infondata, fosse consentito all'autorità giudiziaria di sindacare un emendamento presentato da un parlamentare, si finirebbe per vanificare di fatto la prerogativa di cui al primo comma dell'articolo 68 della Costituzione, consentendo in tal modo all'autorità giudiziaria di esaminare e valutare atti parlamentari, entrando in una sfera riservata totalmente all'autonomia del Parlamento e dei parlamentari. Di questo si era discusso. La Giunta ha ritenuto che, senza un'accusa non implausibile di corruzione, il parlamentare non possa essere chiamato a rispondere per le opinioni date e i voti espressi nell'esercizio delle sue funzioni, costituendo l'insindacabilità ex articolo 68, primo comma, della Costituzione un postulato fondamentale dell'ordinamento giuridico, nel caso di specie trattandosi di un atto tipicamente parlamentare, un emendamento, sulla cui natura di atto intramoenia non si ponevano ovviamente dubbi. Di questo la Giunta ha discusso, proponendo l'applicazione dell'articolo 68. Il 9 gennaio 2019 l'Assemblea ha approvato le conclusioni della Giunta. Però il giudice per l'udienza preliminare - come è stato ricordato - ha sollevato conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale. Bisogna dar conto che l'autorità procedente ha evidenziato allo stato, contrariamente a quanto si evince dalla relazione della Giunta, che non risulta la pendenza dinanzi alla Corte costituzionale di alcun conflitto di attribuzione sollevato dal Senato in relazione alla vicenda de qua . Si precisa che tale argomentazione risulta del tutto irrilevante ai fini dell'attuale discussione sul conflitto sollevato dall'autorità giudiziaria, atteso che tale circostanza pregressa non è suscettibile di incidere in alcun modo, nemmeno in modo indiretto, sulla nuova situazione che ha determinato tale contenzioso di fronte alla Consulta. Tuttavia, nonostante tale irrilevanza, per mere esigenze di completezza, si precisa che la Giunta, nella predetta relazione, aveva ritenuto utile rammentare che la stessa vicenda fosse stata oggetto di esame da parte della Giunta stessa, nel corso della XVII legislatura, in altre due occasioni. La Giunta ha ridiscusso questa vicenda e quindi ritiene che il Senato abbia agito nel rispetto delle norme vigenti e dei principi costituzionali. Quindi, alla luce della ricostruzione di questi fatti, delle deliberazioni della Giunta, del voto espresso dall'Assemblea e del conflitto di attribuzione che ne è scaturito tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, la Giunta, che ha ridiscusso la questione, a maggioranza ha dato mandato a me, come relatore e Presidente, di riferire all'Assemblea, esprimendo parere favorevole circa la costituzione del Senato nel conflitto di attribuzione in questione, che verte proprio su emendamenti e su decisioni che sono tipicamente dell'attività parlamentare. La Corte costituzionale farà le valutazioni che riterrà, ma ritengo che il Senato, anche in coerenza con i voti che aveva espresso sull'atto specifico, debba costituirsi nel giudizio ed è questo che chiediamo di fare all'Assemblea in questa occasione. (Applausi) . CUCCA (IV-PSI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, l'esaustiva relazione introduttiva del presidente Gasparri credo mi dispensi da un lungo intervento. Voglio solo puntualizzare due aspetti, peraltro ricordando che, in questa sede, dovremmo occuparci semplicemente delle motivazioni che ci inducono a concedere o meno l'autorizzazione alla difesa davanti alla Corte costituzionale. Mi sembra però doveroso anche nei confronti della collega Bonfrisco ricordare due particolari del merito, che pure il presidente Gasparri ha riassunto molto bene. Vorrei anche ricordare che l'accusa era di fatto quella di aver presentato un emendamento, che era stato presentato pressoché identico da diverse forze politiche, anzi probabilmente da tutte le forze politiche presenti in Senato. Soprattutto, però, è opportuno ricordare che il testo approvato fu quello presentato dal Governo: lo dico giusto per una questione di correttezza. Il secondo aspetto, sempre del merito, è quello della corruzione. Non solo era evidente ictu oculi , come ha detto il presidente Gasparri, ma devo dire che agli atti vi erano le prove della insussistenza dell'accusa di corruzione. Non sto lì a ripetere e a riportare le cose, perché c'era anche la prova di un pagamento nei confronti della persona che l'aveva ospitata durante una brevissima vacanza in Sardegna: tutto questo c'era negli atti processuali e ci aveva indotto appunto a non concedere le autorizzazioni richieste a suo tempo.