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Inoltre, la giurisdizione della Corte, come rilevato dagli studiosi, se e quando sarà attivata, incontrerà numerosi limiti. Nel caso in cui il procuratore agisca proprio motu o una situazione gli sia deferita da uno Stato parte, la Corte potrà esercitare la sua giurisdizione solo se lo Stato responsabile dell'atto di aggressione all'origine del crimine sia parte dello Statuto, abbia ratificato gli emendamenti e non abbia precedentemente depositato una dichiarazione di non accettazione della giurisdizione della Corte sul crimine (articolo 15 -bis , paragrafo 4). Nel caso invece di deferimento da parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Corte potrà processare un individuo per il crimine di aggressione, quale che sia lo Stato responsabile dell'atto di aggressione all'origine di esso. Sempre all'articolo 15 -bis , paragrafi 6 e 8, è però previsto che, qualora il procuratore agisca proprio motu o previo deferimento da parte di uno Stato parte, lo stesso potrà aprire un'indagine nei confronti dei vertici politici e militari di uno Stato per il crimine di aggressione solo se il Consiglio di sicurezza abbia già constatato il compimento di un atto di aggressione da parte di quello Stato oppure se esso sia rimasto inerte nei sei mesi successivi alla notifica della situazione al Segretario generale delle Nazioni Unite e la sezione preliminare della Corte abbia autorizzato l'apertura dell'indagine. Oltre agli articoli aggiuntivi innanzi illustrati, con gli emendamenti di Kampala, si modificano gli articoli 9, 20 e 25 dello Statuto della corte. Prima di passare alla disamina degli articoli del disegno di legge, possiamo sostenere che -- seppur le condizioni stabilite per l'esercizio della giurisdizione sul crimine di aggressione sono tante e tali da far dubitare che in un futuro anche lontano qualcuno possa effettivamente essere processato dalla Corte per questo crimine -- l'adozione degli emendamenti ha completato «un lavoro lasciato a metà» dalla Conferenza di Roma. Infine, il disegno di legge in commento è quindi composto di tre articoli. Il primo contenente l'autorizzazione alla ratifica, il secondo all'ordine di esecuzione, il terzo relativo all'entrata in vigore.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare gli emendamenti allo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, adottato a Roma, il 17 luglio 1998, e ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, adottati a Kampala l’11 giugno 2010, di seguito denominati «emendamenti». 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data agli emendamenti a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto previsto dall’articolo 121 dello Statuto istitutivo della Corte penale internazionale. 3 (Entrata in vigore) 1 La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .