[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 2, della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi - Legge di semplificazione 1999), come sostituito dall'art. 22, comma 1, della legge 29 luglio 2003, n. 229 (Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione - Legge di semplificazione 2001), promosso dalla Sezione specializzata agraria della Corte d'appello di Trento - Sezione distaccata di Bolzano nel procedimento vertente tra M. K. e L. E. con ordinanza del 6 marzo 2009, iscritta al n. 307 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 52, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 14 aprile 2010 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza depositata il 6 marzo 2009 la Sezione specializzata agraria della Corte di appello di Trento - Sezione distaccata di Bolzano ha sollevato, in riferimento all'art. 116 della Costituzione nonché all'art. 8, numero 8), del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), questione di legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 2, della legge 24 novembre 2000, n. 340 (Disposizioni per la delegificazione di norme e per la semplificazione di procedimenti amministrativi - Legge di semplificazione 1999), come sostituito dall'art. 22, comma 1, della legge 29 luglio 2003, n. 229 (Interventi in materia di qualità della regolazione, riassetto normativo e codificazione - Legge di semplificazione 2001), il quale prevede che «Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa all'ordinamento dei masi chiusi è tenuto ad esperire il tentativo di conciliazione ai sensi dell'art. 46 della legge 3 maggio 1982, n. 203». 1.1.- Riferisce la Corte rimettente di essere chiamata a giudicare, in grado di appello, in ordine alla domanda con la quale, per quanto ora interessa, M. K. ha chiesto la condanna di L. E. al rilascio di due fondi, ciascuno dei quali costituente un "maso chiuso", osservando che gli stessi erano detenuti senza titolo dal convenuto. Precisa il rimettente che il convenuto si è difeso, in primo grado, sostenendo, in via preliminare, la improponibilità della domanda giudiziale per non avere l'attore svolto il preventivo tentativo di conciliazione previsto dalla norma impugnata e, nel merito, affermando che non si trattava di detenzione sine titulo ma che essa era giustificata dalla esistenza di un contratto agrario che consentiva il godimento da parte sua dei fondi in questione. L'affermazione della esistenza di tale rapporto agrario era, peraltro, oggetto di specifica domanda riconvenzionale da parte del convenuto, che la aveva fatta precedere dalla istanza volta all'esperimento del tentativo di conciliazione ai sensi dell'art. 46 della legge 3 maggio 1982, n. 203 (Norme sui contratti agrari). Prosegue la Corte territoriale riferendo che il giudice di prime cure, assunta prova per testi, si era pronunziato espressamente sulla non necessità dell'esperimento del tentativo di conciliazione (peraltro promosso dal convenuto, attore in riconvenzionale) di cui all'art. 46 della citata legge n. 203 del 1982, mentre aveva taciuto sulla eccezione di improponibilità della domanda principale formulata da parte convenuta, e, provvedendo nel merito, aveva accertato, in accoglimento della domanda riconvenzionale, la sussistenza sui terreni in questione di un rapporto contrattuale configurabile come affitto agrario a coltivatore diretto, rigettando, pertanto, l'azione di rilascio. 1.2.- Avverso questa sentenza proponeva appello l'originario attore. Questi, dedotta l'incompletezza della istruttoria svolta, di cui domandava, pertanto, l'integrazione, ha chiesto che, in toto riformata la sentenza di primo grado, fosse accolta l'azione di rilascio e fosse rigettata la riconvenzionale. Costituitosi in appello, l'originario convenuto, oltre ad opporsi all'accoglimento del gravame, proponeva, a sua volta, appello incidentale avverso l'omessa pronuncia da parte del primo giudice sulla eccezione preliminare di improponibilità per non essere stato esperito, né richiesto, il tentativo di conciliazione. Prosegue il rimettente osservando che, a questo punto, aveva prospettato alle parti la questione di legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 2, della legge n. 340 del 2000. 1.3.- Illustrandone la rilevanza nel giudizio a quo, la Corte altoatesina, osserva che nel novero delle domande giudiziali relative all'ordinamento dei masi chiusi, cui si riferisce la norma censurata, vi è anche quella volta al rilascio di uno di essi. Al riguardo, rileva la pregiudizialità dell'esame dei motivi dell'appello incidentale proposto dal convenuto in primo grado, tanto più ove si consideri che l'eventuale difetto del preventivo tentativo di conciliazione sarebbe, comunque, rilevabile anche d'ufficio dallo stesso giudice d'appello. Con riferimento alla non manifesta infondatezza della questione, il rimettente ricorda che, a norma dell'art. 8, numero 8), del d.P.R. n. 670 del 1972, la disciplina dell'ordinamento dei masi chiusi è riservata alla potestà legislativa primaria della Provincia autonoma di Bolzano. Tale potestà, secondo l'indirizzo costante della Corte costituzionale, si esplicherebbe entro dei limiti più ampi di quelli previsti per le altre materie rimesse alla competenza legislativa primaria provinciale, estendendosi anche alla pertinente normativa processuale, né, riguardo a detto riparto di competenze, alcuna modifica o innovazione è stata apportata dalle riforme costituzionali approvate con le leggi costituzionali 31 gennaio 2001, n. 2 (Disposizioni concernenti l'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano), e 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione). 1.4.- Da quanto precede il giudice a quo deduce che la norma censurata, violando la potestà legislativa primaria della Provincia autonoma di Bolzano fissata dall'art. 8, numero 8), dello statuto di autonomia, sia costituzionalmente illegittima. 2.- È intervenuto nel giudizio di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, concludendo nel senso della inammissibilità o, comunque, della infondatezza della questione.