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Iniziative a sostegno della mobilità ciclistica. Onorevoli Senatori. – Organizzare una politica a favore della bicicletta implica una collaborazione tra molti settori della pubblica amministrazione tra i quali l'urbanistica, i lavori pubblici, i trasporti, l'educazione e la formazione; inoltre occorre coinvolgere il sistema produttivo e dei servizi, le imprese e i commercianti. Secondo il rapporto EU Cycling Economy , presentato a Bruxelles e realizzato da Ecf-European cyclists federation (Ecf) , ogni anno la mobilità ciclistica nei 28 paesi dell'Unione europea vale benefìci economici pari a 513 miliardi di euro, pari a 1.000 euro per ogni cittadino. I benefìci della mobilità ciclistica non riguardano unicamente settori come i trasporti o le politiche ambientali, ma coinvolgono molte altre aree in cui l'Unione europea ha competenze specifiche come, ad esempio, la politica industriale, l'occupazione, la salute e le politiche sociali. I vantaggi della mobilità ciclistica si estendono anche ad ambiti sociali come l'integrazione dei rifugiati, l'accesso alla mobilità, l'impiego. Sono dati e numeri che dimostrano, ancora una volta, come la bicicletta rappresenti un grande contributo all'economia generale dell'Unione europea e possa essere un sostegno alle politiche in ambiti diversi: l'Unione europea ha tutto l'interesse a raccogliere tali vantaggi. Per fare questo è necessario avere una strategia condivisa sulla mobilità ciclistica in Europa, in grado di integrare i diversi aspetti. I benefìci economici attesi sarebbero maggiori soprattutto in quei paesi dove la percentuale degli spostamenti sulle due ruote è attualmente piuttosto bassa. A livello nazionale, in Italia il quadro della situazione è ancora in chiaroscuro: a fronte di un incremento dei percorsi ciclabili del 47,7 per cento dal 2008 al 2015 (fonte ISTAT 2015), solo il 3,3 per cento delle persone ammettono che quotidianamente si spostano utilizzando la bicicletta (ISTAT 2017). Tuttavia, grazie a una domanda di turismo che privilegia la scoperta dei territori con mezzi climate friendly si è notevolmente sviluppato principalmente in ambito extraurbano il fenomeno del «cicloturismo», ovvero quei viaggi itineranti senza motivazioni agonistiche lungo percorsi su strade riservate alle biciclette o a scarso traffico. Come si ricorda nel documento di economia e finanza (DEF) 2017 i percorsi in ambito extraurbano su strade riservate alle biciclette (ciclovie), garantiscono agli utenti dei percorsi di qualità e in sicurezza per spostarsi su distanze medio-lunghe, assolvendo al tempo stesso a diverse funzioni: trasportistica, in quanto possono collegare anche località scarsamente accessibili mediante le normali reti di trasporto; intermodale, in quanto consentono la connessione tra le varie modalità di trasporto (ferroviaria, bus, etc.); di tutela del territorio, in quanto la realizzazione di ciclovie consente il recupero e il riutilizzo a fini sostenibili di aree dismesse, impattando sull'ambiente in misura trascurabile ; turistica, in quanto consentono di ammirare e scoprire ambienti poco noti nei principali circuiti turistici nazionali e internazionali. Una politica nazionale della mobilità ciclistica dovrebbe favorire non solo le ciclovie inserite nel circuito Eurovelo ma anche la mobilità ciclistica urbana e il bike sharing . Oggi il 54 per cento della popolazione mondiale vive in aree urbane, e le Nazioni Unite prevedono che si arrivi al 66 per cento nel 2050. In un simile contesto i centri urbani del mondo cominciano a porsi come priorità la creazione di un sistema integrato di mobilità che inquini sempre meno e permetta a sempre più persone di muoversi. Car sharing e bike sharing si stanno diffondendo un po’ ovunque, ma è il bike sharing a fare la parte del leone, perché grazie alla sua estrema praticità ed all'impatto ambientale ridottissimo è il mezzo perfetto per città di medie dimensioni ma densamente abitate, cioè in sostanza per molte città europee. Per quanto riguarda l'Italia, risulta spaccata in due, con un numero più consistente di bike sharing in alcune regioni del Nord come Piemonte e Lombardia. Sul bike sharing bisogna impegnarsi per ridurre il gap territoriale. Nel corso della XVII legislatura il Parlamento ha varato la legge 11 gennaio 2018, n. 2, in tema di mobilità ciclistica. L'oggetto e le finalità del provvedimento sono individuate nella promozione dell'uso della bicicletta come mezzo di trasporto, sia per le esigenze quotidiane e ricreative, che per lo sviluppo dell'attività turistica, con l'obiettivo di migliorare l'efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità urbana. Tali interventi saranno da adottare in coerenza con il Piano strategico di sviluppo del turismo in Italia, con il Piano straordinario della mobilità turistica e con le norme in tema di ferrovie turistiche. L'articolo 3 della legge 11 gennaio 2018, n. 2, prevede, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, l'adozione di un Piano generale della mobilità ciclistica, di durata triennale, che dovrà costituire parte integrante del Piano generale dei trasporti e della logistica. Il Piano sarà adottato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministro dei beni culturali e delle attività culturali e del turismo, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e sarà articolato in due specifici settori di intervento: lo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano e metropolitano e lo sviluppo della mobilità ciclistica su percorrenze definite a livello regionale, nazionale ed europeo. Il Piano dovrà, tra l'altro, individuare le ciclovie di interesse nazionale che costituiranno la rete ciclabile nazionale denominata «Bicitalia», la rete infrastrutturale di livello nazionale che dovrà essere integrata nel sistema della rete ciclabile transeuropea «Eurovelo». Il presente disegno di legge ha come obiettivo quello di definire ulteriormente il quadro degli interventi economici e infrastrutturali a sostegno della mobilità ciclistica urbana ed extraurbana, per promuovere l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative, al fine di migliorare l'efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità urbana, tutelare il patrimonio naturale e ambientale, ridurre gli effetti negativi della mobilità in relazione alla salute e al consumo di suolo.. 1 (Finalità) 1 Al fine di sostenere il Piano generale della mobilità ciclistica di cui all'articolo 3 della legge 11 gennaio 2018, n. 2, la presente legge definisce il quadro degli interventi economici a sostegno della mobilità ciclistica per promuovere l'uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative, al fine di migliorare l'efficienza, la sicurezza e la sostenibilità della mobilità urbana, tutelare il patrimonio naturale e ambientale, ridurre gli effetti negativi della mobilità in relazione alla salute e al consumo di suolo.