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verranno spesi per cambiare la nostra medicina territoriale e far fronte alle criticità emerse durante la pandemia, ma che io e i miei colleghi in 12 a Commissione avevamo evidenziato già precedentemente e che solo un'emergenza mai vista prima nel nostro Paese e nel mondo è riuscita a far balzare agli onori della cronaca e a rendere evidente a tutti, anche all'interno di quest'Aula. Nel PNRR mancano i fondi per la stabilizzazione di quel personale che abbiamo assunto in emergenza, perché era carente. Nei dieci anni precedenti, infatti, chi era andato in pensione non era mai stato sostituito, perché ci sono limiti e stretture delle norme che impediscono di far fronte alle carenze, come hanno fatto fino ad ora. Ci siamo resi conto che avevamo bisogno di più medici, di più infermieri, di più operatori sanitari e di più personale per tutte le figure delle professioni sanitarie. Li abbiamo assunti, ma in forma precaria, e per il futuro dobbiamo fare in modo che ci sia una valorizzazione dell'esperienza di questi precari, perché hanno acquisito competenze, conoscenze e professionalità sul campo e non possiamo dimenticarcene da domani, quando speriamo che l'emergenza Covid sia finita. (Applausi) . Stavo dicendo che il PNRR prevede la riforma della medicina territoriale, perché tutti abbiamo visto che è mancata in tantissime Regioni la figura del primo contatto per i cittadini sul territorio. Ci sono state difficoltà nel rapporto con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta, criticità che non abbiamo evidenziato solo noi, ma che sono emerse da tutti gli approfondimenti fatti. Anche un recente rapporto della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome evidenzia infatti come in parte siano stati l'anello debole della catena e che quindi vanno rivisti la loro forma di lavoro e il loro rapporto di collaborazione col Servizio sanitario nazionale. (Applausi) . Vanno inquadrati diversamente: valutiamo come e quale sia il modo migliore, ma bisogna sicuramente cambiare qualcosa, perché qualcosa certamente non ha funzionato. Da circa un anno la 12 a Commissione sta affrontando un affare assegnato proprio sulla medicina territoriale e su quello che dovrà essere nell'epoca post -Covid. Le criticità che abbiamo evidenziato sono le stesse che penso siano evidenti a tutti, relative alla formazione dei nostri medici - soprattutto di medicina generale - (sempre per tornare al punto precedente) che va migliorata e non può più essere affidata alle Regioni ed essere così diversa da un punto all'altro del nostro territorio, come diversi sono stati le prestazioni e il modo di affrontare la pandemia. Bisogna che anche queste figure abbiano una specializzazione universitaria, che garantisce più uniformità, più qualità e più qualificazione per chi esce da tale formazione. Bisogna che rafforziamo la figura dell'infermiere di famiglia o di comunità, che abbiamo introdotto già l'anno scorso, ma non a sufficienza. Abbiamo visto infatti che, nei territori in cui questa figura già esiste, è molto utile all'insieme della medicina territoriale: riesce a seguire meglio i pazienti a domicilio (cosa che dovremmo fare sempre più nei prossimi anni); riesce a limitare gli accessi dei cosiddetti codici bianchi ai pronto soccorso; riesce quindi a dare una risposta al bisogno di salute dei cittadini. Tale risposta non può essere a macchia di leopardo sul territorio nazionale: quello che ci ha insegnato questa pandemia, che già qualcuno sapeva e cercava di gridare inascoltato, è che la sanità dev'essere uguale dal Piemonte e dalla Valle d'Aosta fino alla Sicilia, perché è inaccettabile che non ci siano le stesse prestazioni e gli stessi bisogni non vengano esauditi dovunque sul nostro territorio. Con i fondi del PNRR e con le risorse che stanzieremo nei prossimi anni dobbiamo fare in modo che tutte queste disuguaglianze vengano annullate e che gli stessi diritti siano esigibili ovunque. (Applausi) . Se rafforziamo la medicina territoriale, non dobbiamo però dimenticare di non poter depauperare gli ospedali, che erano già stati sottodimensionati nel passato, perché bisognava potenziare la medicina territoriale. Quest'ultima non era stata potenziata dappertutto e, adesso che lo faremo, non cerchiamo però di fare risparmi sempre utilizzando la sanità quasi fosse un bancomat come in passato, riducendo ancora le prestazioni ospedaliere, perché sono già al livello minimo. Cerchiamo quindi di non sbilanciare dall'altra parte il nostro sistema sanitario. Non dimentichiamo una cosa importante, accaduta durante questa pandemia: mi riferisco al bisogno di far fronte anche alle esigenze della salute mentale. Non posso dimenticare quello che mi ha detto una collega ieri, riguardo all'alto tasso di suicidi nella sua città e nella sua Regione, soprattutto tra gli adolescenti. Abbiamo svolto un affare assegnato con la 7 a Commissione proprio sul modo in cui i giovani e gli adolescenti hanno affrontato la pandemia, come si sono rapportati con la didattica a distanza, e abbiamo visto che i più fragili hanno riportato le conseguenze peggiori. Avevamo già stanziato fondi per un supporto psicologico ai nostri ragazzi, ma nel concreto non si è arrivati ad avere dappertutto figure di supporto ai nostri studenti, quindi vigiliamo e facciamo in modo che le Regioni mettano in pratica le linee di indirizzo impartite dal Parlamento. (Applausi) . Poniamo attenzione non solo per oggi, ma anche per il futuro, perché la fragilità dei nostri giovani l'abbiamo conosciuta oggi, ma ha radici più profonde di quelle venute fuori con il Covid. Un'altra parte importante del puzzle nella medicina di domani sarà l'emergenza-urgenza territoriale. L'anello di raccordo tra la medicina territoriale e i nostri ospedali va rivisto: tutti gli operatori del settore dicono che non funziona e ci sono criticità. Ci stiamo lavorando, ma dobbiamo fare il massimo perché anche questo pezzo del puzzle vada al suo posto e svolga la sua funzione nel migliore dei modi, valorizzando tutte le professionalità che ci lavorano. Quello che è importante, insomma, è la lezione che tutti dovremmo avere imparato da questa pandemia per il futuro. Oggi l'emergenza è stata un'epidemia dovuta a una malattia virale, a un'infezione; domani potrebbero essere invece l'invecchiamento della popolazione e le patologie croniche da fronteggiare e curare, che saranno sempre più diffuse. Lo potremo fare se avremo imparato questa lezione, perché quello che conta sarà essere in ogni modo preparati ad affrontare la futura emergenza, qualunque essa sia. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. Comunico ai colleghi che sono pervenute alla Presidenza e sono state già stampate e distribuite le proposte di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Ciriani e da altri senatori, e n. 2, presentata dai senatori Dell'Olio, Rivolta, Damiani, Manca, Errani, Conzatti e Steger. La relatrice, senatrice Conzatti, non intende intervenire in sede di replica. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di indicare quale proposta di risoluzione intende accettare a nome del Governo. GUERRA, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze . Signor Presidente, a nome del Governo, accetto la proposta di risoluzione n. 2. PRESIDENTE .