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Io non ho sentito parlare di questo argomento e mi sono chiesto, signor Presidente, al di là del dibattito ideologico e demagogico, che poco o nulla mi interessa, se voi vi siete posti il problema di cosa abbia significato la lettera del 7 maggio dei commissari Gentiloni Silveri e Dombrovskis al presidente dell'Eurogruppo Centeno. Quest'ultimo oggi non è più presidente, perché con un colpo di mano è stato sostituito da chi non volevamo noi (chiusa la parentesi). In quella lettera si diceva: "L'unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell'area euro che richiedono il supporto si impegnino a utilizzare questa linea di credito solamente per il sostegno interno dell'assistenza sanitaria diretta e indiretta". Poi la lettera prosegue con una serie di sterilizzazioni e sospensioni di tutte le clausole previste dal regolamento n. 472 - non vedo più in Aula il professor Monti - che fu approvato nel 2013 e che era conseguente al Trattato di istituzione del MES del 2012. Allora la domanda è: se lo strumento finanziario della BCE, formidabile come potrebbe essere quello che ho appena enunciato, è comunque conseguente all'adesione al MES, l'eventuale adesione al MES prevede, per quanto vi riguarda, una verifica delle possibilità di accesso in base alle sterilizzazioni e alle sospensioni che sono state scritte nella lettera oppure no? O quantomeno, siccome non ne ho sentito parlare, è un problema che vi siete posti, al di là - ribadisco - del dibattito demagogico o ideologico, che nulla o poco ci interessa? Questa era la prima domanda. L'Europa nei nostri confronti ha un atteggiamento di diffidenza; l'ha sempre avuto per due ordini di motivi: il primo è che non siamo mai stati bravissimi a utilizzare i fondi europei, con la scusa che ci dovessero essere cofinanziamenti nazionali. Ma, come dicevo prima, i fondi europei sono stati male e scarsamente utilizzati. Il secondo problema è una vecchia e antica polemica nei confronti del nostro Paese. Ci viene detto: voi italiani avete il più alto debito pubblico d'Europa, ma avete anche un risparmio privato altissimo (oggi è arrivato a quasi 1.100 miliardi); ma avete accumulato questo risparmio privato grazie all'evasione - e gli europei ci beccano spesso su questo - di 150 miliardi all'anno. Se moltiplichiamo 150 miliardi per dieci anni fa 1.500 miliardi. E questa è una delle accuse che ci fanno. Siamo noi in grado di rispondere a questa critica? Siamo noi in grado di reggere il confronto quando i famosi Paesi frugali chiedono che non ci sia una maggioranza qualificata per decidere come fare i monitoraggi su come saranno spesi gli eventuali quattrini del recovery fund ? Siete in grado di reggere il confronto sull'argomento, su cui loro ci vorrebbero portare, di una decisione all'unanimità, che sarebbe il blocco totale di qualsiasi possibilità di accesso al recovery fund ? Dico queste cose perché siamo comunque consapevoli che ci sia stato un cambio di paradigma nella politica europea. Il fatto che non si parli più di austerità e che si parli di contributi addirittura a fondo perduto vuol dire che è cambiato qualcosa. Il presidente Michel, nel suo documento preparatorio al vostro incontro dei prossimi giorni, dice: prenderemo, come recovery fund , a prestito i 750 miliardi, poi ci porremo il problema di come rimborsarli. Mi avvio a concludere. Ho una cattiva impressione: la Germania, che è il primo Paese manifatturiero d'Europa (noi siamo il secondo, o quantomeno lo eravamo, ma immagino e spero che rimarremo il secondo), ha risolto i problemi della rimessa in moto della macchina tradizionale industriale tedesca e userà i fondi europei solo per l'indirizzo e le indicazioni che sul recovery fund vengono date, ovvero un'Europa più verde e più digitale. A noi questo interessa, ma fino a un certo punto, perché l'innovazione tecnologica non è solo verde e non è solo digitale. Siamo in grado di ribadire che la nostra macchina industriale è quella che ha consentito al nostro Paese di essere uno dei più importanti del fronte europeo e quello che garantiva ai cittadini italiani la redditività che ha garantito in questi anni? Queste sono le domande, signor Presidente del Consiglio. Penso di avere detto quasi tutto. Vorrei farle altre domande, ma il tempo è tiranno, quindi a questo punto concludo. Io spero che nella replica ci darà qualche indicazione ulteriore. Lei ha omesso, come le dicevo, alcuni argomenti, ma penso che valga la pena che nella replica, che probabilmente lei farà in questa sede, ci posso dare qualche ulteriore informazione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvini. Ne ha facoltà. SALVINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, innanzitutto faccio i complimenti a qualcuno che oggi avrà sicuramente da festeggiare e da battere le mani, perché in questo momento il titolo di Atlantia in Borsa guadagna il 25 per cento del suo valore , quindi i Benetton sicuramente sono contenti. (Applausi). Qualcuno oggi l'affarone l'ha fatto, poi saremo curiosi di andare a vedere chi ha venduto e comprato le azioni in questi giorni, perché con una dichiarazione e con un Consiglio dei ministri si fanno girare miliardi di euro, questa è l'economia vera. (Applausi). Quindi non so se lo Stato ci guadagna, ma sicuramente oggi qualcuno ci ha guadagnato: questo è poco, ma sicuro. Veniamo all'Europa. È la terza volta che sentiamo parlare di millemila miliardi in arrivo: bene, riavvolgiamo il nastro sulle promesse che abbiamo sentito in quest'Aula nelle ultime settimane e poi arriviamo ai nostri dubbi sulle promesse che arrivano da Bruxelles. Sulla cassa integrazione, chiacchiere: mi ha appena scritto un piccolo imprenditore di Milano con 32 dipendenti - quindi non una grande azienda - la metà dei quali da marzo non ha ancora visto un euro. Se riescono a dar da mangiare ai loro figli è perché quest'imprenditore ha anticipato la cassa integrazione, sulla quale quindi lei ha fatto chiacchiere, chiacchiere e chiacchiere, mentre gli imprenditori ci hanno messo i soldi. Sui soldi promessi dalle banche, ci ricordiamo il bazooka da 400 miliardi: ad ora, i 400 miliardi sono 53, non dati, ma domandati dalle imprese; e, se su 5 milioni di imprenditori, coloro che han fatto domanda sono 823.000, evidentemente lo strumento non funziona. Anche sui soldi promessi dalle banche, quindi, chiacchiere. Sul rinvio delle tasse, chiacchiere: è uscita adesso una richiesta di Confcommercio che è il minimo indispensabile, poiché chiede di rinviare le scadenze fiscali del 20 luglio quantomeno a settembre; tutti gli altri Paesi europei hanno già rinviato a settembre le scadenze fiscali dell'estate. Almeno su questo, signor Presente del Consiglio, copi i suoi colleghi degli altri Paesi europei: non le dico di far meglio, quantomeno di copiare. (Applausi). Ringrazio la senatrice 5 Stelle che è intervenuta prima di me sollevando il tema della scuola: sottoscrivo il suo intervento. Anche sulla scuola, grandi chiacchiere: