[pronunce]

che, a sostegno dell'ulteriore remissione, il giudice a quo afferma che la legge n. 63 del 2003 non ha «apportato variazioni sostanziali e di merito tali da fare venire meno i rilievi di legittimità costituzionale» che erano stati oggetto dell'ordinanza depositata il 10 marzo 2003, se non sotto il limitato profilo della denunciata violazione dell'art. 77 Cost., censura da ritenere superata in base all'avvenuta conversione in legge del decreto-legge a suo tempo impugnato; che si è costituita nell'attuale giudizio la Lloyd Adriatico s.p.a., chiedendo che la questione venga dichiarata manifestamente inammissibile e comunque infondata; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha preliminarmente eccepito l'inammissibilità della questione in ragione dell'inapplicabilità della norma denunciata nel giudizio a quo, ed ha sostenuto nel merito l'infondatezza della medesima. Considerato che il Giudice di pace di Lecce dubita, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 41, 101, 102 e 104 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 1 del decreto-legge 8 febbraio 2003, n. 18 (Disposizioni urgenti in materia di giudizio necessario secondo equità), convertito nella legge 7 aprile 2003, n. 63, nella parte in cui, modificando l'art. 113, secondo comma, cod. proc. civ. , «sottrae alla valutazione secondo equità tutti i giudizi pendenti innanzi agli uffici del giudice di pace e relativi ai contratti c.d. di massa di cui all'art. 1342 cod. civ.»; che l'art. 1-bis del d.l. n. 18 del 2003, introdotto dalla legge di conversione n. 63 del 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 10 aprile 2003, ha stabilito che le disposizioni di cui all'art. 1 dello stesso decreto «si applicano ai giudizi instaurati con citazione notificata dal 10 febbraio 2003»; che l'ordinanza di remissione precisa che l'atto di citazione del giudizio principale è stato notificato in data 19 gennaio 2003, il che comporta – in base al citato art. 1-bis, peraltro trascurato dal giudice a quo in quanto non ritenuto tale da apportare «variazioni sostanziali» della questione già in precedenza sollevata – che l'art. 1 impugnato non debba essere applicato in quel giudizio, donde la manifesta inammissibilità della relativa questione, in quanto palesemente priva di rilevanza (v., per tutte, l'indicata ordinanza n. 299 del 2004). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 del decreto-legge 8 febbraio 2003, n. 18 (Disposizioni urgenti in materia di giudizio necessario secondo equità), convertito, con modificazioni, nella legge 7 aprile 2003, n. 63, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 41, 101, 102 e 104 della Costituzione, dal Giudice di pace di Lecce con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 14 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA