[pronunce]

che manifestamente infondati sarebbero infine i profili prospettati in relazione all'art. 3 della Costituzione, sia perché - quanto alla disparità di trattamento tra contribuenti che abbiano percepito l'indennità di esproprio in tempi diversi - il decorso del tempo costituirebbe, secondo la giurisprudenza della Corte, idoneo elemento differenziatore delle situazioni giuridiche, sia in quanto sarebbe erroneo l'assunto secondo cui il cessionario del credito indennitario rimarrebbe esente dall'imposta. Considerato che il rimettente premette di volersi adeguare al prevalente orientamento giurisprudenziale secondo il quale le norme impugnate vanno interpretate in base al cosiddetto principio di cassa, alla stregua del quale il presupposto impositivo è rappresentato non dal fatto genetico della pretesa creditoria bensì dalla materiale riscossione del credito; che le censure riguardanti l'asserita retroattività della norma impositiva, e la conseguente disparità di trattamento tra contribuenti che abbiano percepito l'indennità di espropriazione in tempi diversi pur in forza di atti o fatti coevi, si fondano invece sull'esplicito presupposto - evidentemente incompatibile con la premessa di cui si è detto - che «la plusvalenza, oggetto di imposizione (….) , si realizza nel momento in cui si verifica il trasferimento della proprietà» e sorge quindi il diritto alla percezione della relativa indennità; che la questione è pertanto prospettata, sotto tale profilo, in termini intrinsecamente contraddittori; che altri profili di incostituzionalità dedotti nell'ordinanza sono meramente ipotetici, non risultando in alcun modo né che il contribuente abbia nella specie optato per il regime di tassazione ordinaria, né che le somme assoggettate a ritenuta siano state, in tutto o in parte, corrisposte a titolo di rivalutazione, interessi o indennità di occupazione; che, infine, il rimettente non offre nessuna spiegazione della ragione per cui il cessionario del credito indennitario sarebbe esente dall'imposta cui è invece assoggettato il contribuente che tale credito riscuota direttamente; che tale omissione si traduce in un difetto assoluto di motivazione sulla non manifesta infondatezza della questione; che la questione va perciò dichiarata, sotto tutti i profili, manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 11, commi 5, 6, 7, 8, 9 e 10, della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l'attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari ; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Reggio Calabria, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 febbraio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Annibale MARINI, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 marzo 2004. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA