[pronunce]

che in secondo luogo, per la stessa Avvocatura, la questione prospettata in relazione agli altri parametri, cioè agli artt. 3, 53, 54 e 112 Cost., è generica e, pertanto, inammissibile; che, piú in particolare – prosegue la difesa erariale –, la questione riferita agli artt. 54 e 112 Cost. è inammissibile, perché di essa non si fa menzione nella parte motiva dell'ordinanza di rimessione; che in terzo luogo, per l'Avvocatura generale dello Stato, in ogni caso: a) la questione riferita all'art. 53 Cost. è inammissibile anche per difetto di rilevanza e, comunque, non è fondata, perché le maggiori pretese tributarie dell'amministrazione finanziaria non sono ancora riscontrate giudizialmente, cosí che appare adeguata la previsione, contenuta nella norma censurata, di una sorta di “accordo transattivo”, mediante il quale la pendenza fiscale è definita, con effetti estintivi penali, pagando una quota compresa tra il 30 ed il 35 per cento delle maggiori pretese tributarie; b) la questione riferita all'art. 3 Cost. non è fondata, perché il condono fiscale di cui alla disposizione censurata non può essere posto a raffronto né con precedenti leggi in tema di condono fiscale, data la discrezionalità del legislatore nella scelta – nella specie esercitata in modo non irragionevole – dei mezzi e delle modalità per la definizione delle contestazioni tributarie; né con il condono edilizio, in quanto, mentre quest'ultimo presuppone «una situazione di possibile conflitto con la tutela di altri beni costituzionalmente garantiti (quali l'integrità del territorio, il paesaggio)», il condono fiscale, invece, «si inserisce nel meccanismo del prelievo delle imposte come un accordo tra (un presunto) debitore d'imposta e lo Stato», al fine di produrre un gettito tributario certo ed immediato, sia pur ridotto rispetto alla pretesa originaria, e di eliminare un contenzioso gravoso, protratto nel tempo e di esito incerto (come sottolineato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 416 del 2000), cosí da giustificare la denunciata diversità di disciplina. Considerato che il Tribunale di Spoleto dubita, in riferimento agli artt. 3, 53, 54, 79 e 112 della Costituzione, della legittimità dell'art. 15, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), nella parte in cui prevede l'esclusione, ad ogni effetto, della punibilità per i reati tributari in esso elencati, nel caso di perfezionamento della definizione dei processi verbali di constatazione da cui risultano i reati medesimi; che, per il giudice rimettente, la disposizione censurata si pone in contrasto con: a) l'art. 79 Cost., perché, pur avendo essa gli stessi effetti di una “amnistia condizionata”, è contenuta in una legge approvata dal Parlamento a maggioranza semplice e non a maggioranza qualificata, come invece richiesto per le leggi di amnistia o indulto; b) gli artt. 3, 53, 54 e 112 Cost., perché costituisce una manifestazione di impotenza dello Stato a reperire risorse finanziarie ed a contrastare efficacemente l'evasione, non trovando giustificazione né nella necessità di ovviare ad una eccezionale situazione di «illegalità di massa» (esclusa da precedenti provvedimenti di clemenza in materia tributaria e dal recente riordino del diritto penale tributario di cui al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 ), né nell'esigenza di favorire l'emersione di evasioni fiscali (esclusa dalla definibilità soltanto di carichi fiscali già noti all'ufficio tributario); che il giudice a quo – integrando una propria precedente ordinanza, con la quale era stata sollevata, nello stesso giudizio, la medesima questione, poi dichiarata da questa Corte manifestamente inammissibile per incompleta descrizione della fattispecie (ordinanza n. 251 del 2007) – ha compiutamente descritto la fattispecie oggetto del giudizio principale, precisando che: 1) i reati addebitati ai due imputati e risultanti dal processo verbale di constatazione oggetto di condono fiscale perfezionato da tali imputati, ai sensi dell'art. 9 della legge n. 289 del 2002, rientrano nell'elencazione tassativa prevista dalla norma denunciata; 2) detto condono risulta perfezionato in data anteriore a quella della «formale conoscenza», da parte dei contribuenti, dell'esercizio dell'azione penale; che, pertanto, il Tribunale rimettente ha dimostrato di dover fare applicazione, nel giudizio principale, della norma denunciata e che, di conseguenza, le questioni sono rilevanti; che, tuttavia, le questioni sollevate in riferimento agli artt. 53, 54 e 112 Cost. sono del tutto prive di motivazione e, pertanto, manifestamente inammissibili; che la questione riferita all'art. 79 Cost. è manifestamente infondata, perché, contrariamente all'assunto da cui muove il rimettente, il condono – come questa Corte ha piú volte sottolineato a proposito del condono edilizio con argomentazioni valide, sul punto, anche per quello fiscale – ha natura diversa dall'amnistia; che, infatti, «mentre il condono […] costituisce una complessa e varia fattispecie produttiva di effetti estintivi, che si compone di una serie di fasi […] ed i cui effetti estintivi del reato sono quindi rimessi alla volontà, per quanto condizionata, degli interessati» e, pertanto, al perfezionamento del «procedimento amministrativo di sanatoria»; l'amnistia, invece, «in quanto misura di clemenza generalizzata, incide direttamente sulla punibilità astratta, con l'effetto immediato della estinzione del reato senza mediazione fattuale», cosí che tale effetto è «da ricondurre all'atto legislativo concessivo dell'amnistia» e comporta l'«obbligo per il giudice di immediata declaratoria di non doversi procedere» (sentenza n. 427 del 1995, che richiama la sentenza n. 369 del 1988 ed è richiamata dalla sentenza n. 196 del 2004); che del resto, come già rilevato da questa Corte, fanno parte dell'ordinamento vigente anche altri atti legislativi che «determinano lo stesso effetto estintivo del reato prodotto dal condono […]», che non sono qualificabili come leggi di amnistia e «per i quali non sono previste procedure legislative diverse da quelle ordinarie, come, ad esempio, le ipotesi di oblazione introdotte dalla legge n. 689 del 1981, o i casi in cui un fatto cessa (anche temporaneamente) di essere previsto dalla legge come reato, o la previsione di estinzione di reati collegata ad adempimenti richiesti agli autori degli stessi» (sentenza n. 427 del 1995, sopra citata); che l'argomento, meramente fattuale e quantitativo, addotto dal rimettente circa l'ampiezza del condono fiscale disposto dalla legge n. 289 del 2002 non è sufficiente a far ritenere superate le sopra esposte considerazioni basate sulla diversa natura delle leggi di condono rispetto a quelle di amnistia;