[pronunce]

che, in particolare, la disposizione in parola non consentirebbe un passaggio automatico nella qualifica dirigenziale dei funzionari dell'Agenzia delle entrate inquadrati nella terza area funzionale, bensì si limiterebbe ad attribuire a costoro mansioni direttive per il solo tempo necessario allo svolgimento del concorso (è richiamata, sul punto, la sentenza di questa Corte n. 212 del 2012); che l'eccezionalità e la temporaneità della previsione contenuta nella disposizione censurata sarebbero, inoltre, dimostrate dal fatto che l'Agenzia delle entrate ha dato avvio a procedure concorsuali per il reclutamento di personale dirigente, ancora in corso; che la disposizione in parola sarebbe volta semmai ad evitare le conseguenze pregiudizievoli nei riguardi delle finanze pubbliche e della collettività, che si verificherebbero qualora gli uffici delle Agenzie rimanessero privi di un responsabile; che l'Avvocatura generale dello Stato rileva, infine, che l'art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, è stato modificato dall'art. 1, comma 14, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2014, n. 15, il quale ha prorogato il termine «per il completamento delle procedure concorsuali» di cui all'art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, «al 31 dicembre 2014», ed ha stabilito che «Nelle more, ferma restando la possibilità di prorogare o modificare gli incarichi già attribuiti ai sensi del secondo periodo del medesimo comma 24 dell'articolo 8 del decreto-legge n. 16 del 2012, non è in nessun caso consentito il conferimento di nuovi incarichi oltre il limite complessivo di quelli attribuiti», con ciò confermando la volontà del legislatore di garantire, da un lato, l'efficiente organizzazione degli uffici dell'Agenzia, e, dall'altro, la copertura delle vacanze organiche nel rispetto del principio generale del pubblico concorso; Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Campobasso, con due ordinanze di identico tenore, ha sollevato, con riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44; che i giudizi, data l'identità dell'oggetto, vanno riuniti; che, successivamente alle ordinanze di rimessione, questa Corte, con sentenza n. 37 del 2015, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, per violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost., nonché, in via consequenziale, dell'art. 1, comma 14, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2014, n. 15, e dell'art 1, comma 8, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), poi convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2015, n. 11, che avevano prorogato, per due volte, il termine del 31 dicembre 2013 per l'espletamento delle procedure concorsuali; che, dunque, le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Campobasso devono essere dichiarate manifestamente inammissibili per sopravvenuta carenza di oggetto, poiché, a seguito della sentenza sopra citata, l'art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, censurato dal giudice a quo, è già stato rimosso dall'ordinamento con efficacia ex tunc (ex plurimis, ordinanze n. 173 e n. 30 del 2015, n. 261 e n. 206 del 2014, n. 321 e n. 177 del 2013, n. 315 e n. 182 del 2012); Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Campobasso, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 ottobre 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Nicolò ZANON, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 novembre 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI