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Tuttavia, la scuola statale pubblica è nata con l'intento di soddisfare le esigenze della crescita culturale e democratica della Nazione e, dunque, non può prescindere dalla sua funzione di ascensore sociale basato sulla qualità dell'offerta didattica e formativa. Una volta si poteva anche giustificare la presenza ciclica di sanatorie, poiché le procedure concorsuali ordinarie, in quanto non informatizzate, duravano anche tre anni e venivano indette mediamente ogni dieci anni. Oggi, con le semplificazioni dovute alla tecnologia, entro massimo un anno si può completare una procedura con prove preselettive, prove scritte e prove orali. È doveroso spezzare una lancia a favore dell'operato del ministro Azzollina. Mentre Bussetti e Fioramonti alle prime schermaglie hanno rinunciato all'idea dei concorsi per non incappare nel fuoco incrociato di sindacati e associazioni di categoria, il ministro Azzolina è stato l'unico ad andare fino in fondo, prendendosi sulle spalle tonnellate di fango che gli sono stati riversati addosso, tanto da essere stato messo sotto scorta, approfittando della congiuntura - più unica che rara - dell'emergenza Covid, il pretesto ideale al quale agganciare le richieste più disparate. (Applausi). Approfittando, infatti, dell'inevitabile malcontento provocato dalle misure straordinarie resesi necessarie e ineludibili per il contenimento del virus , che hanno comportato il termine della scuola in presenza a partire dal 4 marzo 2020, al Ministro è stato rinfacciato di tutto e il contrario di tutto, nel tentativo di isolarlo e farlo capitolare sulla proposta indecente di assunzione solo per titoli e servizio, con prova orale finale possibilmente non selettiva. (Applausi). Abbiamo visto il nostro Ministro attaccato per aver chiuso le scuole e averne predisposto la riapertura per gli esami di Stato in presenza; per le inefficienze correlate alla didattica a distanza, per cui abbiamo i fautori della riapertura e quelli della chiusura senza ulteriori oneri; per come sono stati modificati gli esami di fine ciclo, per alcuni troppo morbidi e per altri da eliminare del tutto; per la valutazione di fine anno (bocciatura sì se lei diceva di no e bocciatura no quando ha detto di sì in casi estremi e circoscritti). Troppo di tutto gli è stato contestato senza coerenza e un minimo di riguardo alla situazione in atto e, soprattutto, senza proposta; solo proteste alimentate in modo strategico per mettere in crisi il Ministro e la componente governativa del MoVimento 5 Stelle, responsabili unicamente di operare fuori da ogni lobbismo, al contrario di tutti gli altri. (Applausi). Ma anche no! Noi non ci stiamo. Abbiamo assistito a squallidi siparietti, degni della più becera e deteriore politica d'altri tempi, per cui l'ostentazione della difesa del precario è presentata come una causa nobile, degna di anime belle. Non siamo tanto sprovveduti da non comprendere cosa nasconda, piuttosto, la difesa della precarietà come modalità privilegiata di accesso alla professione di insegnante. Agli strenui difensori del reclutamento al ribasso vorrei dire che non sono originali. Alimentare sacche di precariato è da sempre il sistema messo in atto dalla politica e dai corpi intermedi per clientelarizzare, asservire e usare intere categorie di lavoratori a proprio esclusivo vantaggio. (Applausi). Il merito avrebbe il pregio di renderli liberi e dare peso autonomo alle loro rivendicazioni, e quindi non conviene. Il reale intento di chi lo vuole cancellare da qualsiasi criterio di selezione è evidente: mantenere uno spazio politico, potere e privilegi. Ieri, dopo un faticoso iter , durato la bellezza di quaranta giorni in Commissione, in cui si sono visti emendamenti riformulati all'infinito, in un'Aula semideserta - questo per far capire la considerazione reale in cui politici tengono la scuola italiana - abbiamo assistito ai discorsi di colleghi e colleghe che, con alcuni emendamenti, hanno richiesto sanatorie per i precari e, con altri, hanno chiesto fondi per le scuole paritarie. Che coincidenza e che originalità: si propone di mandare a fondo il servizio pubblico e si ostentano i vantaggi di quello privato, più efficiente e più economico. Neppure questa è una novità: sembra di assistere allo stesso copione dello smantellamento della sanità pubblica e delle varie privatizzazioni, che in questi ultimi trent'anni ci hanno privato di diritti e sovranità nel nostro Paese. (Applausi). La scuola statale pubblica non si tocca! La peroratio per le paritarie da destra a sinistra è quasi unanime: anche per loro con l'emergenza Covid si presenta una ghiotta occasione per far cassa. Ma attenzione: se un euro c'è per loro, dev'essere dato in base a criteri di reali sussidiarietà rispetto al servizio statale, il che può legittimamente avvenire solo per il segmento infanzia. Per gli altri, coperti interamente dal sistema statale d'istruzione, dev'essere rigorosamente fatto valere quanto prescritto dall'articolo 33 della Costituzione: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato», per cui ogni eventuale ipotesi di sovvenzionamento dovuta unicamente all'emergenza deve derivare dai fondi messi a disposizione dal MEF per le attività produttive, e non per l'istruzione. (Proteste). La scuola statale è un organo costituzionale, mentre quella paritaria è un servizio parallelo, non sussidiario: neanche un euro va sottratto alle scuole statali, per intenderci. Consapevoli e fieri di aver redatto un atto parlamentare dal quale la scuola statale pubblica uscirà rafforzata, dichiaro il voto a favore del MoVimento 5 Stelle al provvedimento in esame. (Applausi. Commenti). PRESIDENTE . Prima di passare oltre, poiché - come vi è già stato preannunciato - la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che si voti dal posto, oltre che per i noti motivi di sicurezza sanitaria, anche per motivi di velocità della votazione stessa, visto che molti devono poter rientrare con i mezzi che ci sono, prego tutti colleghi di prendere posto e possibilmente di collaborare al suo svolgimento ordinato. Procediamo dunque alla votazione. Votazione nominale con appello PRESIDENTE . Indìco la votazione dell'emendamento 1.800, presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello. Come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, ciascun senatore voterà dal proprio posto, dichiarando il proprio voto. I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza. Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale. (È estratto a sorte il nome del senatore Verducci). Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Verducci. MONTEVECCHI, segretario, fa l'appello.