[resaula]

Dall'elenco pubblicato dal Ministero si evince che in prevalenza si tratta di grandi inceneritori e discariche, perché - è bene precisarlo - la definizione comunitaria e nazionale di biomassa include la frazione biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani. La Commissione europea dunque ritiene che l'Italia non abbia rispettato quanto previsto dalle linee guida per quanto concerne la definizione di un livello fisso dell'incentivo e uguale per tutti gli impianti, l'incongruenza del livello di incentivazione previsto e l'assenza di un meccanismo di controllo sistematico del regime. La Commissione europea, inoltre, contesta la contabilizzazione, tra i costi di esercizio, dei costi di ammortamento per manutenzione straordinaria e svalutazioni. Insomma, essa ritiene che questi incentivi siano dei veri e propri aiuti di Stato e dunque non consentiti. Per evitare l'apertura di una procedura di infrazione per violazione del diritto europeo, la rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea ha richiesto la sospensione della procedura di notifica. Infine, signor Presidente, vorrei dire che l'approvazione di questo emendamento salva l'Italia da una sicura e salatissima nuova infrazione europea ed è la prova che dimostra ai cittadini che il MoVimento 5 Stelle sta lavorando nel loro esclusivo interesse. Stiamo rispettando il nostro programma portando avanti importantissime leggi che hanno fatto nascere nuovi diritti come il reddito di cittadinanza, ma allo stesso tempo, oltre a metterci il cuore, ci stiamo mettendo anche la testa, e stiamo andando a riparare, con tanto lavoro, tutti gli errori e i danni commessi dai Governi precedenti. Questi sono i fatti concreti che i cittadini hanno sempre chiesto alla politica, ed oggi hanno un Governo, una maggioranza che è, in modo concreto e tangibile, dalla loro parte. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Congratulazioni). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. LICHERI, relatore . Signor Presidente, rinuncio alla replica. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, rinuncio anch'io ad intervenire. PRESIDENTE . Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1 a e dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna. Informo altresì che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, dichiara inammissibili gli ordini del giorno G6.100, G18.100 e G20.100, in quanto non sono riferiti a modifiche apportate dalla Camera dei deputati. LICHERI, relatore . Signor Presidente, il parere è contrario sull'emendamento 1.1 e favorevole sull'ordine del giorno G1.100. BARRA CARACCIOLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalla senatrice Rizzotti e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1.100 non verrà posto ai voti. FAZZOLARI (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FAZZOLARI (FdI) . Signor Presidente, desidero ringraziare la Commissione e il presidente Licheri per aver condiviso l'ordine del giorno che Fratelli d'Italia ha presentato in Commissione. L'ordine del giorno G1.100 affronta un tema importante ed è bello che a volte su questi temi, alla fine, si riesca a trovare un'ampia adesione e a fare battaglia comune. Che cosa accade? Tra le varie norme che riguardano l'adeguamento della normativa interna a quella europea, anche questa volta - ma è una questione che si verifica sovente - viene chiesto, in sostanza, agli ordinamenti nazionali - in questo caso al nostro - di rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione anche delle libere professioni. Chi ha conseguito un titolo professionale deve infatti avere il diritto di poterlo esercitare liberamente nei diversi Stati membri. La scorsa volta Fratelli d'Italia aveva già sollevato il problema - e ringrazio il sottosegretario Barra Caracciolo che, anche in quell'occasione, aveva accolto il nostro ordine del giorno - ponendo un primo problema che attiene alla durata del percorso formativo dei ragazzi italiani e di quello dei ragazzi stranieri. Abbiamo il grande problema che in Italia il percorso formativo, dall'inizio della scuola fino al conseguito del titolo, è notevolmente più lungo di quello di molti altri Stati europei, a partire dal diploma. In molti Stati europei i ragazzi si diplomano a diciassette anni; in Italia spesso a diciannove. L'università in molti Stati europei è configurata sul modello college , per cui alla fine dell'anno si superano gli esami, il che consente di conseguire il titolo di laurea in quattro anni netti. Anche per quanto riguarda l'accesso alla professione, viene spesso previsto un esame abilitativo immediato. Tenuto conto, dunque, dell'inizio e della fine del percorso di studi, abbiamo una situazione per cui in molti Stati europei ci sono giovani che a ventuno e ventidue anni si sono laureati, mentre lo stesso percorso di studi viene concluso dai giovani italiani a venticinque, a ventisei o a ventotto anni e non perché sono più cialtroni, ma perché quello è l' iter che devono seguire. Questo è quindi un primo problema, che avevamo già posto con un altro ordine del giorno approvato, per cui chiediamo che ad esso si dia seguito, livellando i percorsi di studio. Questa volta abbiamo un problema ancora più eclatante, se vogliamo, che riguarda la durata del tirocinio professionale. Attualmente, non solo nella legge europea che stiamo per approvare, ma in generale, non è equiparata l'esigenza del tirocinio che viene richiesto a chi consegue il titolo in Italia rispetto a chi consegue il titolo all'estero. Volendo fare degli esempi concreti, accade che un infermiere italiano ha giustamente l'obbligo di conseguire il titolo, dopo aver esercitato un periodo di tirocinio professionale, ma la stessa cosa non è richiesta in altri Stati europei. Questo non ha nessuna giustificazione. Mentre per quanto riguarda la durata del percorso formativo si può immaginare che in altri contesti il percorso sia più efficace e quindi possa durare di meno, non si può dire lo stesso per un tirocinio professionale. Il tirocinio professionale o va fatto o non va fatto. Nell'ordine del giorno presentato da Fratelli d'Italia, che la Commissione ha fatto proprio, si dice che, se il tirocinio professionale è previsto in Italia, lo stesso tirocinio professionale deve essere stato svolto da chi ha conseguito il titolo all'estero e vuole esercitare in Italia, oppure quella stessa persona deve svolgere il tirocinio secondo quanto previsto dalla normativa italiana. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore. FAZZOLARI (FdI) . Ho concluso. Ci sembra che sia un ordine del giorno di buon senso.