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I fondi, senza programmazione necessaria, sono del 2019 e la Commissione rivendica che le associazioni stesse chiedono velocità nella distribuzione economica. È fondamentale avere una certezza per programmare e garantire, con efficacia, la qualità del servizio di assistenza e di recupero. Il periodo di emergenza Covid-19 è stato testimonianza di ciò. Le figure professionali specializzate sono essenziali per affrontare e gestire il fenomeno della violenza fisica e morale. Ma, oltre al coraggio e al gran cuore, per i quali non c'è cifra che ne ripagherà l'impegno, esse vanno stipendiate e riconosciute per il lavoro effettuato. Premesso che l'unico percorso per chi abusa delle donne è una pena vera e duratura, in ambito normativo si è fatto tanto, anche se mai troppo. Nel 2009, l'Italia ha introdotto già il reato per atti di persecuzione; nel 2013, c'è stata la ratifica della Convenzione di Istanbul; nel 2019, la legge Codice Rosso. Le associazioni ci chiedono anche un aiuto effettivo e concreto. Il rapporto Grevio afferma che normare è più facile dell'azione programmatica di contrasto, ma questa deve iniziare già nelle famiglie e nelle scuole e passare anche per programmi mediatici, con atti di sensibilizzazione, controllo e condanna di mitomanie negative. Le regole, le richieste e le problematiche si moltiplicano quando, nelle strutture antiviolenza, oltre alle donne vittime ci sono anche i figli. Questo, insieme al vuoto assordante sulle donne e ragazze disabili vittime di violenza, dovrà essere il punto di partenza per la prossima risoluzione. Nell'ordinamento giuridico italiano, infatti, non esiste ancora una specifica normativa a loro tutela. Perciò, c'è tanto da fare. Sicuramente questa risoluzione è il continuo di una serie di battaglie di contrasto alla violenza. Al Governo si chiede oggi di implementare risorse, di specializzare e indirizzare centri e strutture antiviolenza, velocizzare e ottimizzare le erogazioni di denaro, premiare e riconoscere specifiche figure professionali, controllare i progetti ed erogazione di somme del fondo disponibile. Mi permetto, signor Ministro, visto che siamo in fase di sollecitazioni, di ricordarle che manca ancora la firma sul decreto del Presidente del Consiglio in merito all'obbligo di esposizione della cartellonistica del numero verde 1522 nei locali. Penso che si possa immediatamente porre rimedio. (Applausi) . Come Commissione di inchiesta siamo in doverosa disponibilità a partecipare fattivamente a tali impegni e chiediamo che la risoluzione venga accolta da tutti, ma a tutti chiedo di non fermarci qui. Signor Presidente, mi permetta di chiudere questo intervento onorando e commemorando in quest'Aula, con immensa tristezza, Willy Monteiro Duarte, morto a ventuno anni: per la mamma, il suo piccolo gigante che voleva fare il cuoco; un ragazzo d'oro, che amava amare, fino a rischiare la vita per difendere un amico. Ci stringiamo con cuore e con forza alla sofferenza dei familiari. A te, Willy, la terra sia lieve. (Applausi) . LEONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, oggi siamo chiamati a votare una risoluzione che è figlia di un lavoro corposo, tra audizioni ed approfondimenti, sulla governance dei servizi antiviolenza, fatta all'interno della Commissione d'inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere che ho l'onore di presiedere, come Vice Presidente, e all'interno della quale mi occupo di prevenzione. Ebbene, al fine di espletare un'azione preventiva davvero efficace, così diffusa e capillare sul territorio nazionale già a partire dagli anni Ottanta e Novanta - all'epoca i centri antiviolenza e le case rifugio hanno dato prova dell'importanza sociale che rivestono come punti di riferimento - sarà utile attivare dei meccanismi di controllo del finanziamento, più attenti alla spesa, magari razionalizzandola e, soprattutto, snellendone le procedure di erogazione, per garantire una continuità del servizio sui territorio. Ritengo comunque opportuno precisare e ribadire la differenza che intercorre tra i centri antiviolenza - i cosiddetti CAV - e le case rifugio. I CAV sono strutture nelle quali vengono accolte in prevalenza donne minacciate di violenza, ma che comunque non escludono anche la presenza di uomini. Le case rifugio sono strutture che forniscono accoglienza a donne e a minori vittime dirette di violenza o traumatizzate da forme di violenza assistita. Esse garantiscono agli ospiti anonimato e riservatezza. Entrambe le strutture erogano i propri servizi a titolo gratuito. Voglio altresì ricordare in quest'Aula, e per chi ci sta seguendo, che a queste strutture - ai centri antiviolenza e alle case rifugio - si accede tramite il 1522, numero di pubblica utilità a tutela delle donne, attivo ventiquattro ore su ventiquattro. Queste strutture sono preposte soprattutto alla salvaguardia dell'incolumità fisica dei suoi ospiti ma, accanto a questa primaria funzione, ve ne si affiancano altre altrettanto importanti. Esse infatti erogano servizi di assistenza psicologica; organizzano gruppi di mutuo aiuto; forniscono assistenza legale; accompagnano le persone a fruire del segretariato sociale; danno un indispensabile supporto ai minori traumatizzati da violenza assistita, sostegno alla genitorialità ed esercitano mediazione culturale per le donne straniere. Dunque, la permanenza in queste strutture non è passiva. Per ciascun soggetto viene costruito un progetto di intervento il più possibile personalizzato e di orientamento ai servizi e alle risorse attuabili e utili per ciascun caso specifico. A seguito del mio lavoro di prevenzione svolto anche al di fuori della Commissione di inchiesta - in un tour che mi ha portato dalla Sicilia al Nord - ho constatato in effetti anche io le criticità di gestione dei centri antiviolenza. Avevo presentato un emendamento al decreto cosiddetto milleproroghe già nel gennaio di quest'anno al fine di erogare fondi, con tempi ridotti e minimi, direttamente agli enti pubblici, essendo questi più vicini agli operatori e ai centri che forniscono servizi in azione in materia di contrasto al vergognoso fenomeno della violenza di genere. La Commissione d'inchiesta sul femminicidio, a seguito delle tante audizioni degli addetti ai lavori, ha rilevato tante criticità sulle quali sarà utile intervenire per attenuare o risolvere del tutto il problema. Ed è stato altresì indispensabile ricostruire le principali tappe politiche e normative con le quali è stato strutturato l'attuale sistema. Cito alcuni esempi: nel 1995 l'Italia aderisce alla Dichiarazione ONU, approvata dalla quarta Conferenza sulle donne svoltasi a Pechino, impegnandosi a dare esecuzione al programma di azione. Sei anni dopo sono state adottate nuove misure di contrasto alla violenza domestica grazie alla legge n. 154 del 2001. L'anno successivo, nel 1996, viene adottata la legge n. 66 sulla violenza sessuale. Nel 1998, nel Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri viene avviato un progetto pilota di ricerca, azione e rete antiviolenza.