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Lo stesso interesse a diffondere la cultura gender nelle scuole è stato manifestato chiaramente in vari dibattiti anche pubblici e si evince nitidamente dall'articolo 7, comma 3, dello stesso disegno di legge, che prevede il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado in cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle finalità di cui al comma 1 dello stesso articolo, ossia per la promozione della cultura del rispetto e dell'inclusione unicamente basata, però, sul tema dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. Questo articolo prevede quindi l'istituzione della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, finalizzata alla promozione della cultura del rispetto e dell'inclusione limitatamente all'orientamento sessuale e all'identità di genere. Le scuole di ogni ordine e grado, secondo quanto previsto dal combinato disposto dei commi del predetto articolo, sono chiamate ad organizzare cerimonie e incontri ed ogni altra iniziativa utile per la realizzazione delle presunte finalità. È singolare riscontrare, in un disegno di legge che formalmente intende introdurre misure di prevenzione e contrasto della discriminazione per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale e sulla disabilità, una palese mancanza di attenzione verso una categoria che pretenderebbe di tutelare: non si comprende infatti per quale ragione la disabilità sia stata esclusa da questa giornata nazionale (Applausi) e dalle relative cerimonie e attività previste al comma 3 dell'articolo 7. Di certo la ragione non può rinvenirsi nel fatto che esiste già una Giornata internazionale delle persone con disabilità, posto che esiste già anche la Giornata internazionale contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia. A ben vedere, detta esclusione è del tutto priva di fondamento e di valide motivazioni, e sembra piuttosto dovuta al fatto di voler concentrare l'attenzione unicamente sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere. Mi auguro quindi che nella fase emendativa il disegno di legge in discussione possa essere modificato e si possa trovare una sintesi, che abbiamo fortemente portato avanti. Eravamo ad un passo dal raggiungimento di un accordo su piccoli ed elementari accorgimenti: uno per tutti l'articolo 1, quando si poteva passare dalle definizioni finalmente alle finalità. Era questo uno snodo essenziale su cui sembrava raggiunta una convergenza, ma purtroppo è andata in un altro modo; mi auguro che il prosieguo possa essere d'ausilio anche alla riflessione rispetto alle notazioni che non sono state portate avanti in maniera compiuta in Commissione giustizia ma che, dall'esame ampio che sta avvenendo in Aula, si stanno ben rappresentando. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà. PUGLIA (M5S) . Signor Presidente, nella scorsa legislatura sono stato mediaticamente massacrato per aver espresso molti dubbi sulla norma riferita all'adozione da parte di coppie dello stesso sesso. Li avevo espressi, continuo a farlo e chiedo rispetto per le mie idee diverse; non faccio riferimento al mio Gruppo parlamentare, che ha sempre rispettato il mio pensiero. Signor Presidente, con riferimento al disegno di legge in discussione, non c'è da nessuna parte, nemmeno minimamente, un attacco al concetto di famiglia uomo-donna, eppure in quest'Aula l'ho sentito; non c'è da nessuna parte riferimento alle adozioni, all'utero in affitto, eppure in quest'Aula l'ho sentito. Nonostante ciò, si utilizza strumentalmente questo disegno di legge per creare spartiacque elettorali; si droga l'opinione pubblica spacciando menzogne. Veniamo al disegno di legge. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, nell'uguagliare tutti i consociati indipendentemente dalle diversità di posizione economica, culturale e sociale, introduce l'idea universalistica di un nocciolo di diritti propri di ciascun individuo. Tutti gli individui venivano sottoposti alla medesima regolamentazione racchiusa nella legge. Tale Dichiarazione ha segnato l'evoluzione costituzionale successiva delle Carte flessibili e di quelle rigide, come la nostra. L'uguaglianza, infatti, quale principio indefettibile, viene sancita dall'articolo 3 della nostra Carta fondamentale in un'accezione formale al comma 1 e in una accezione sostanziale al comma 2. Fra i due commi dell'articolo 3 della nostra Carta, non si verifica alcuna contrapposizione logica. La Corte costituzionale ha infatti rilevato che il secondo comma dello stesso articolo 3 della Costituzione - oltre a stabilire un autonomo principio di uguaglianza "sostanziale" e di parità di opportunità tra tutti i cittadini nella vita sociale, economica e politica - esprime un criterio interpretativo che si riflette anche sulla latitudine e sull'attuazione da dare al principio di uguaglianza "formale", nel senso che ne qualifica la garanzia in relazione ai risultati effettivi prodotti o producibili nei concreti rapporti della vita, grazie al primario imperativo costituzionale di rimuovere i limiti "di fatto" all'uguaglianza e di perseguire l'obiettivo finale della "piena" autodeterminazione della persona e partecipazione alla vita comunitaria». Il principio di uguaglianza è strettamente collegato al divieto di distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. Veniamo al disegno di legge in particolare. Le modifiche apportate agli articoli 604- bis e 604- ter per il tramite dell'introduzione dell'inciso «oppure fondati (...) sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere» si pongono nel solco dell'evoluzione del principio di uguaglianza. Prendiamo come esempio per tutti l'articolo 2 di questo disegno di legge, che rinnova l'articolo 604- bis del codice penale, aggiungendo ad alcune delle condotte ivi richiamate i motivi di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità. Capiamoci meglio: attualmente l'articolo 604- bis del codice penale punisce «chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi», o chi commette «violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». A tutto questo, pertanto, si aggiungerebbe semplicemente «oppure fondati (...) sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere». (Applausi) . Ce lo vogliamo dire o non ce lo vogliamo dire che esiste un problema che vede ancora tante persone, che hanno condotte anche molto violente, fondate sulla discriminazione di sesso, di genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità, oppure facciamo finta di nulla? Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,17) ( Segue PUGLIA). A questo punto finisco con alcune osservazioni specifiche, un po' più tecniche, anche sostanziali, e mi faccio aiutare da un messaggio che mi è pervenuto da un'amica, che chiamo Monica, sposata con dei bambini, a cui piace anche molto il marito: