[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. da 1 a 10 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 (Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148) e dell'art. 1, comma 5, della legge 14 settembre 2011, n. 148 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo nel procedimento vertente tra l'Ordine degli avvocati di Avezzano ed altri e il Ministero della giustizia ed altri, con ordinanza del 7 febbraio 2015, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2015 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 33, prima serie speciale, dell'anno 2015. Visto l'atto di costituzione dell'Ordine degli avvocati di Avezzano ed altri nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 20 settembre 2016 il Giudice relatore Giancarlo Coraggio; uditi l'avvocato Massimo Luciani per l'Ordine degli avvocati di Avezzano ed altri e l'avvocato dello Stato Federico Basilica per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Nel corso di un giudizio promosso dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Avezzano e da diversi dipendenti del Ministero della giustizia, in servizio presso gli uffici giudiziari di Avezzano, nei confronti del Ministero della giustizia ed altri, avente ad oggetto l'impugnazione di alcuni atti amministrativi recanti disposizioni regolanti l'organizzazione del personale amministrativo in servizio presso gli uffici giudiziari compresi nel distretto di Corte d'appello de L'Aquila, il Tribunale amministrativo regionale per l'Abruzzo, con ordinanza del 7 febbraio 2015, iscritta al n. 148 del registro ordinanze 2015, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. da 1 a 10 del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155 (Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148), per la violazione dell'art. 76 della Costituzione - in riferimento all'art. 1, commi 2 e 5-bis, della legge 14 settembre 2011, n. 148 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari), e alla mancata considerazione dei pareri delle Commissioni giustizia della Camera e del Senato - e dell'art. 1, comma 5, della legge n. 148 del 2011, per la violazione degli artt. 3 e 97 Cost. Entrambe le questioni sono state prospettate in relazione alla prevista soppressione del Tribunale ordinario e della Procura della Repubblica di Avezzano, prima del termine normativamente previsto per l'esercizio della delega e senza prevedere, per i soli uffici giudiziari abruzzesi, un adeguato termine per adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi delegati. 2.- Il rimettente premette che la disposta soppressione degli uffici giudiziari di Avezzano è allo stato inefficace in ragione della previsione contenuta dell'art. 3-bis del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2014, n. 15, che ha stabilito: «A causa delle perduranti condizioni di inagibilità delle sedi dei tribunali dell'Aquila e di Chieti, gravemente danneggiati dal terremoto del 6 aprile 2009 e per i quali sono in corso, alla data di entrata in vigore del presente decreto, le procedure di ricostruzione, i termini di cui all'articolo 11, comma 3, primo periodo, del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, sono prorogati di ulteriori tre anni». Il citato art. 11, comma 3, a sua volta, già aveva sancito: «Le modifiche delle circoscrizioni giudiziarie de L'Aquila e Chieti, nonché delle relative sedi distaccate, previste dagli articoli 1 e 2, acquistano efficacia decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Nei confronti dei magistrati titolari di funzioni dirigenziali presso gli uffici giudiziari de L'Aquila e Chieti le disposizioni di cui all'articolo 6 si applicano decorsi due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto». 3.- Rileva, quindi, che la questione di legittimità costituzionale prospettata per la violazione dell'art. 76 Cost., in riferimento all'art. 1, commi 2 e 5-bis, della legge n. 148 del 2011, non avrebbe già costituito oggetto di esame da parte della Corte costituzionale con la sentenza n. 273 del 2013, poiché, nel caso di specie viene in rilievo, in via principale, la violazione della disposizione della legge delega (art. 1, comma 5-bis) che ha differito di tre anni il termine iniziale per l'esercizio della delega legislativa con riguardo ai tribunali aventi sede nelle Province de L'Aquila e di Chieti. Tale dies a quo sarebbe stato violato dal legislatore delegato, né sarebbe possibile, per il rimettente, esperire il tentativo di interpretazione costituzionalmente orientata. 4.- L'art. 76 Cost. consente l'esercizio della delega legislativa solo per un periodo di tempo limitato. Nel caso in esame, ad avviso del giudice amministrativo, vi sarebbe stato un esercizio anticipato di detto potere e, in ciò, risiederebbe la non manifesta infondatezza della questione. Il comma 5-bis dell'art. 1 della legge n. 148 del 2011, inserito dall'art. 1, comma 3, della legge 24 febbraio 2012, n. 14 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative. Differimento di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative), ha determinato effetti modificativi sulla legge delega n. 148 del 2011, introducendo criteri diversi per l'esercizio della delega, che costituiscono limite all'esercizio del potere del legislatore delegato.