[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 35, comma 1, del decreto–legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), nel testo modificato dalla legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133, promosso dalla Regione Emilia-Romagna con ricorso notificato il 20 ottobre 2008, depositato in cancelleria il 22 ottobre 2008 ed iscritto al n. 69 del registro ricorsi 2008. Visto l’atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell’udienza pubblica del 17 novembre 2009 il Giudice relatore Paolo Maddalena; uditi l’avvocato Luigi Manzi per la Regione Emilia-Romagna e gli avvocati dello Stato Maria Letizia Guida e Guido Fiorentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. ( Con ricorso notificato il 20 ottobre 2008 e depositato nella cancelleria di questa Corte il successivo 22 ottobre, la Regione Emilia-Romagna ha impugnato, tra l’altro, l’art. 35, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), nel testo modificato dalla legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133. Sotto la rubrica «Semplificazione della disciplina per l’installazione degli impianti all’interno degli edifici», la disposizione denunciata stabilisce che «entro il 31 dicembre 2008 il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la semplificazione normativa, emana uno o più decreti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, volti a disciplinare: a) il complesso delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici prevedendo semplificazioni di adempimenti per i proprietari di abitazioni ad uso privato e per le imprese; b) la definizione di un reale sistema di verifiche di impianti di cui alla lettera a) con l’obiettivo primario di tutelare gli utilizzatori degli impianti garantendo una effettiva sicurezza; c) la revisione della disciplina sanzionatoria in caso di violazioni di obblighi stabiliti dai provvedimenti previsti alle lettere a) e b)». La ricorrente osserva che tale disposizione si applica a tutti gli impianti posti all’interno degli edifici (impianti elettrici, radiotelevisivi, di riscaldamento, ecc.) e prevede una normativa generale che si estende a tutti gli aspetti di progettazione, realizzazione, installazione, certificazione di conformità e manutenzione degli impianti stessi. Secondo la Regione Emilia-Romagna, l’art. 35, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008 sarebbe lesivo delle competenze regionali. In particolare, la lettera a) sarebbe riconducibile all’edilizia (“governo del territorio”) e la lettera b) alla “tutela della salute”. A sostegno di una competenza statale esclusiva non potrebbe essere invocato l’art. 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, perché l’art. 35, comma 1, si limita a prevedere, alle lettere a) e b), la disciplina delle attività di installazione e dei sistemi di verifica, ma non si occupa affatto dei requisiti di sicurezza degli impianti (e, dunque, neppure dei requisiti minimi di sicurezza). Secondo la Regione ricorrente, il comma 1 dell’art. 35 prevederebbe, in sostanza, una delegificazione “clandestina”, fatta con decreto ministeriale invece che con regolamento governativo e con “norme generali” assai vaghe e decisamente insufficienti. Di qui l’illegittimità costituzionale, per violazione del principio di legalità sostanziale. La norma denunciata, inoltre, prevedendo un regolamento ministeriale in materie regionali (governo del territorio e tutela della salute), risulterebbe lesiva delle competenze regionali, violando l’art. 117, terzo e sesto comma, Cost. Le disposizioni di cui alle lettere a), b) e c) dell’art. 35, comma 1, dovrebbero essere dettate con legge regionale, nel rispetto dei principi statali e degli standard minimi di sicurezza. In via subordinata, la ricorrente sostiene che la disposizione denunciata sarebbe comunque illegittima per difetto di qualunque coinvolgimento delle Regioni e, in particolare, per difetto dell’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, in violazione del principio di leale collaborazione. 2. ( Nel giudizio dinanzi alla Corte si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, concludendo per l’infondatezza della questione. La difesa erariale premette che la norma censurata corrisponde a quella già contenuta nell’art. 11-quaterdecies, comma 13, del decreto–legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, cui è stata data esecuzione con il decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37 (il cui art. 13 è stato abrogato dal comma 2 dell’impugnato art. 35). Ad avviso dell’Avvocatura, la norma censurata avrebbe l’esclusivo scopo di garantire la sicurezza degli impianti edilizi attraverso apposite misure di salvaguardia attinenti sia alla loro realizzazione che alla loro manutenzione e gestione. La difesa erariale sostiene che la disposizione denunciata sarebbe riconducibile, non alla materia del “governo del territorio” o a quella della “tutela della salute”, ma alla previsione dell’art. 117, secondo comma, lettera h), Cost., che riserva alla esclusiva competenza legislativa dello Stato la materia dell’“ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale” ovvero, in subordine, alla previsione della lettera m) dello stesso comma, che parimenti attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva sulla “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Il termine “sicurezza” – osserva l’Avvocatura – non si riferisce esclusivamente al tema della pubblica sicurezza, ma ha una portata ben più ampia, riferendosi a tutti i casi in cui sia interessata l’incolumità delle persone sia come singoli sia nelle comunità in cui si esplica la loro vita di relazione. Pertanto, correttamente lo Stato avrebbe rivendicato il potere di disciplinare l’installazione degli impianti negli edifici – quali quelli di produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica; quelli radiotelevisivi ed elettronici (compresi antenne ed impianti di protezione da scariche atmosferiche); quelli di riscaldamento e climatizzazione; quelli idrosanitari; quelli di trasporto e di utilizzazione del gas; quelli di sollevamento di persone o di cose; quelli di protezione antincendio – aventi un impatto sulla sicurezza personale e collettiva, nonché, in taluni casi, sulla sicurezza ambientale.