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Se si fa questo, nei confronti di una nazione, al momento magari si attrae simpatia, ma dopo che accade? C'è un vantaggio per i cittadini, per le imprese, per la capacità del sistema economico di essere competitivo oppure sdraiamo tutto a terra e gettiamo il Paese in quella incertezza che c'è adesso in Gran Bretagna? Provate a stimare chi, adesso, in Europa prova ancora a sorridere adesivamente rispetto alla scenata dell'uscita dall'Europa. Invece, la partita è discutere nel merito, configurare meglio, precisare, cercare, insomma, che, da un quadro di cooperazione, vengano più diritti, più certezze, più funzionalità e non l'ossequio ad una ideologia impazzita, che già in questa sede ci ha fatto misurare l'errore. Per questo motivo, noi votiamo a favore rispetto al decreto Brexit convertito in legge. (Applausi dal Gruppo PD) . BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il Gruppo Lega-Salvini Premier -Partito Sardo d'Azione voterà convintamente a favore di questo decreto-legge, con il quale il Governo ha messo ordine in una materia complessa, una materia - vorrei dire - inutilmente complessa. Forse, dovremmo anche interrogarci sul perché la matassa da districare fosse così complicata. Vorrei partire dalle tante interessanti sollecitazioni che sono arrivate nelle dichiarazioni di voto precedenti, per chiarire che non vi è alcun paradosso se una maggioranza, che si è posta come principio di azione politica la tutela dell'interesse nazionale, interviene per tutelare l'interesse nazionale a condizioni di reciprocità. Viceversa, quello che ci sembra un po' paradossale, e da cui dobbiamo trarre lezioni, è, probabilmente, l'atteggiamento di quella che io, non per pedanteria, ma per quel minimo di chiarezza che occorre in una sede come questa, continuo a chiamare Unione europea. Quindi, io parlo di progetto unionista e non di progetto europeo. L'Europa è un'altra cosa: c'era prima di noi, c'era prima dell'Unione europea, ci sarà dopo di noi e ci sarà dopo l'Unione europea, che è solo uno dei modi che abbiamo scelto per organizzarci politicamente; forse, non il modo più efficiente. Io vorrei ricordare, tanto per chiarire da che parte stia l'ideologia impazzita, una simpatica dichiarazione del 20 maggio 2016, che ancora trovate sul sito della Reuters, quando Jean Claude Juncker si espresse così: «i disertori britannici non avranno alcuno sconto dall'Unione europea». Dei toni così bellicosi, da parte di un progetto che viene ancora visto, dalla minoranza di questo Parlamento, come irenico e come responsabile dei famosi settanta anni di pace (che in verità ci ha dato la Nato) sono quantomeno incongrui. Questo atteggiamento di minaccia ha creato una situazione abbastanza strana. Vedete, fin da quando le cose sono andate come dovevano andare, è stato chiaro che il progetto unionista si trovava ad un bivio e aveva di fronte a sé due strade ugualmente sbagliate. Infatti, il progetto unionista poteva: o rispettare la scelta dei cittadini britannici, che stavano semplicemente esercitando un diritto garantito loro dai Trattati, e che, quindi, non meritavano per questo di essere minacciati dalle massime autorità europee, che di quei Trattati erano i difensori, e che quindi avrebbero dovuto favorire questo percorso, oppure non rispettare tale scelta. Ma evidentemente si temeva l'emulazione: bisognava dare una punizione esemplare, ma nel momento in cui se ne parlava si rivelava una cosa evidente, cioè che questo progetto non era così attraente come lo si voleva proporre. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Dall'altra parte, andando avanti con la minaccia (questa è la strada che si è scelta) si è fatto un danno ancora peggiore, perché si sono creati dei costi di transizione inutili: noi siamo stati qui a districare tutta una matassa con lo strumento del decreto-legge per sbrogliare la quale ci sarebbero voluti due anni. Poi si è messa in luce un'evidenza, quella che siamo invischiati in un progetto profondamente e sostanzialmente illiberale e che vive sulla minaccia. Il negoziatore Barnier ha fatto sua la filosofia di chi lo ha messo lì, il signor Selmayr, arrivato alla posizione di rilievo che occupa attraverso un procedimento sul quale ci dovremmo tutti interpellare e su cui l' ombudsman della Commissione europea ha espresso tanti dubbi, ma poi si è comportato con lo spirito di chi lo aveva messo lì. È una cultura che non ci appartiene, la cultura della Strafexpedition: quella contro il Regno Unito doveva essere una spedizione punitiva, ma voler punire il Regno Unito si è già rivelato, da parte di chi c'è dietro a questo negoziatore, cioè da parte della potenza egemone, la Germania, un errore piuttosto grave. In questo strano game of chicken, come nella scena del film «Gioventù bruciata», invece che James Dean abbiamo Barnier al volante, ma non glielo abbiamo dato noi; sulla macchina ci siamo noi e la gioventù bruciata sono i nostri figli, il cui futuro è messo a rischio da questo modo spregiudicato di condurre l'azione politica. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Vorrei quindi chiarire che quando si ragiona sul rapporto da tenere con l'Europa dobbiamo riflettere sulla reale lezione che ci viene da questo episodio della storia europea; dobbiamo realmente tener conto del dato di fatto che purtroppo l'Unione europea si rivela una volta di più un luogo particolarmente inefficiente di mediazione degli interessi nazionali, degli interessi di comunità che si raccolgono sotto una Costituzione all'interno di uno Stato, rappresentate da Parlamenti democraticamente eletti. La mediazione europea è particolarmente inefficiente e trasforma un gioco a somma nulla in un gioco a somma negativa. Questo mi sento di dire. Dall'altra parte basta vedere cosa succede. Noi siamo qui con il paradosso di un sistema al quale chiediamo di assicurare prosperità e pace, che piange il lutto di un mercato finanziario, quello di Londra, che se ne va dimostrando così di non essere capace, non solo di creare politica, ma neanche di creare un mercato. Siamo qui di fronte al paradosso di persone di intonazione liberale che piangono il lutto di un monopolio, quello del mercato borsistico di Londra; quindi l'aggressione da parte dell'Europa (in particolare della Germania) al Regno Unito è qualcosa che rivela la profonda irrazionalità (per la quale noi naturalmente amiamo i nostri fratelli tedeschi, ma che spesso li ha caratterizzati), il loro profondo idealismo e la loro totale assenza di pragmatismo. Non dimentichiamo infatti che il Regno Unito è cliente della Germania e non si è mai visto nel mondo un commerciante che prendesse a calci nel sedere o che minacciasse un suo cliente. Questo è lo spettacolo che ci danno i nostri fratelli tedeschi, con i quali allearsi qualche volta nella nostra storia, di tanto in tanto, si è rivelato un errore.