[pronunce]

La citata tabella D contempla uno stanziamento di euro 7.340.000,00 per l'anno 2012 e di euro 4.440.000,00 per gli anni 2013 e 2014. In tal modo dette disposizioni, integrando sul punto la disciplina della legge impugnata, farebbero in ogni caso venir meno la pretesa violazione dell'art. 81, quarto comma, Cost. 2.5. - Quanto alle censure specificamente mosse all'art. 7, comma 2, la Regione ne sostiene l'inammissibilità e l'infondatezza. 2.5.1. - Sotto il primo profilo la resistente evidenzia anzitutto come il contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. sia dedotto in via apodittica. Inoltre, la censura sarebbe inammissibile perché formulata solo in via ipotetica, al fine di risolvere un mero problema interpretativo, palesando la mancanza di un concreto interesse all'impugnazione da parte del Presidente del Consiglio. L'art. 7, comma 5, infatti, rinvia ad un successivo regolamento la determinazione delle modalità di liquidazione del trattamento, con la conseguenza che, fino alla relativa adozione, non vi sarebbe interesse giuridicamente qualificato a coltivare la censura (il regolamento ben potrebbe prevedere misure inferiori al totale per il versamento del montante contributivo). 2.5.2. - Nel merito, sul punto il ricorso sarebbe infondato, atteso che la materia in rilievo nella fattispecie sarebbe quella dello «stato giuridico ed economico del personale», di competenza legislativa esclusiva della Regione ai sensi dell'art. 3, primo comma, lettera a), dello statuto. Di conseguenza, la resistente non sarebbe vincolata dalla quota massima di liquidazione del montante contributivo accumulata dal lavoratore quale stabilita dall'art. 11, comma 3, del d.lgs. n. 252 del 2011. Tale decreto, peraltro, richiama, nelle premesse al testo, la legge di delega 23 agosto 2004, n. 243 (Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all'occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza ed assistenza obbligatoria), la quale a sua volta dispone che il Governo, nel suo esercizio, faccia salve le competenze delle Regioni a statuto speciale. Con ciò il legislatore delegato non avrebbe potuto interferire con le attribuzioni costituzionalmente garantite della Regione autonoma Sardegna a pena d'illegittimità della normativa introdotta. Inoltre, tra i principi ed i criteri direttivi imposti dal legislatore delegante e richiamati nella premessa del d.lgs. n. 252 del 2005 non figurerebbe alcun riferimento a limiti di liquidazione del montante contributivo. 2.5.3. - Sempre a sostegno dell'infondatezza, la resistente sostiene che, a parte il contributo a copertura delle necessità della fase transitoria, a regime la Regione parteciperebbe all'accumulo del montante solo per lo 0,59% (ex art. 4, comma 1, lettera b, della legge impugnata) mentre il dipendente concorrerebbe per il 5%, con il che la liquidazione del 100% del montante all'atto della cessazione del servizio altro non rappresenterebbe che la restituzione di quanto versato dal lavoratore, senza nessun onere particolare o maggiore per la Regione, che sostanzialmente avrebbe risparmiato in corso di servizio la cifra non corrisposta con la retribuzione, postergandone l'erogazione. 3. - Con memoria depositata il 12 dicembre 2012 il Presidente del Consiglio dei ministri reitera le argomentazioni esposte in ricorso, contestando l'assunto della controparte circa la sopravvenuta cessazione della materia del contendere per effetto di quanto disposto dalla legge reg. Sardegna n. 6 del 2012. 4. - Con memoria depositata il 21 dicembre 2012 la Regione autonoma Sardegna ribadisce le difese contenute nell'atto di costituzione, sviluppandone di ulteriori. Evidenzia anzitutto come l'impugnazione si sia limitata esclusivamente agli artt. 4, comma 2, e 7, comma 5, della legge regionale n. 27 del 2011. Afferma nuovamente la riconducibilità delle disposizioni censurate alla materia «ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e stato giuridico ed economico del personale», di cui all'art. 3, comma 1, lettera a), dello statuto - considerata anche la disciplina dell'attività amministrativa di gestione del fondo - e non alla «previdenza sociale», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera o), Cost., con conseguente inammissibilità delle questioni - per non essersi tenuto alcun conto delle competenze attribuite dalla citata norma statutaria - o infondatezza delle stesse. Ripropone altresì, in via subordinata, la tesi della riconducibilità della legge all'ambito competenziale concorrente rappresentato dalla «previdenza complementare e integrativa», di cui al combinato disposto degli artt. 117, terzo comma, Cost. e 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, legittimandosi in tal modo la riforma del trattamento previdenziale attraverso la sostituzione del sistema retributivo con quello contributivo. Evidenzia come sia lo stesso ricorrente a riconoscere che le modifiche apportate alla legge reg. Sardegna n. 15 del 1965 da quella impugnata siano "in termini restrittivi", salvo poi lamentare che quest'ultima non tenga conto delle "esigenze di contenimento della spesa pensionistica, conseguenti agli impegni internazionali del nostro Paese, assunti in sede di Unione Europea" (senza peraltro indicare specificamente i parametri violati, con conseguente inammissibilità della censura). Viceversa, il regime previgente, fondato sul sistema retributivo del calcolo delle prestazioni, ove mantenuto, avrebbe, esso sì, determinato un aggravio di esborso. Secondo la resistente, proprio questi argomenti dovrebbero indurre anche ad escludere che la legge regionale n. 27 del 2011 - in alcune parti del ricorso censurata anche nel complesso delle sue disposizioni e, dunque, in maniera inammissibile (si citano al riguardo le sentenze n. 141 del 2010 e n. 64 del 2007) - abbia ingenerato nuovi o maggiori oneri a carico della finanza regionale - perseguendo, al contrario, finalità di riduzione di spesa - con ciò inficiando in radice la fondatezza del motivo d'impugnazione prettamente afferente all'art. 4, comma 2, della legge medesima. Inoltre, con specifico riguardo all'art. 7, comma 5, della legge impugnata, oltre a richiamare le difese già svolte nell'atto di costituzione, la Regione sostiene l'inconferenza del richiamo operato in ricorso alla materia «sistema tributario e contabile dello Stato», di cui all'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., atteso che la disposizione non disciplinerebbe alcuna forma di imposizione fiscale o momento di gestione della fiscalità regionale e, comunque, in nessun modo si ingerirebbe in quella statale. Infine, in via subordinata, la Regione evidenzia come l'art. 1, comma 1, della legge regionale imponga il rispetto dei principi stabiliti dalla legislazione statale, alla luce dei quali la disposizione censurata dovrebbe essere interpretata.1.