[resaula]

Ebbene, si vuole ora ribadire in un trattato che i nostri giudici devono essere sottoposti al controllo di siffatto organismo, le cui lacune sono state evidenziate anche dal mio Gruppo. Ricordo gli interventi di esponenti del MoVimento 5 Stelle alla Camera, facenti parte di organismi internazionali, che sono intervenuti pesantemente e in maniera chiara sulle sentenze riguardanti l'articolo 41- bis o l'ergastolo ostativo. Quindi il mio voto sarà contrario. Invito i colleghi a ripensarci e a espellere questo atto dalla ratifica in esame. PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno BINETTI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Siamo in un momento sicuramente critico della vita di questa legislatura. Ci sono venti di tempesta che si accumulano e c'è una posizione che io credo testimoni più di ogni altra come questo Governo non sia stato all'altezza delle aspettative dei suoi parlamentari. Mi riferisco, concretamente, al rapporto che c'è tra le interrogazioni presentate e le risposte ricevute. Voglio semplicemente dare due numeri che rappresentano il bilancio del mio lavoro. Ho presentato 41 interrogazioni a risposta orale e ho ricevuto 6 risposte; ho presentato 64 interrogazioni a risposta scritta, pensando che fosse più facile ottenere una risposta, e ancora una volta ho ottenuto 6 risposte, il che corrisponde a meno del 10 per cento di tutte le domande fatte e di tutti i quesiti posti. Se teniamo conto che le interrogazioni sono uno degli strumenti più importanti con cui il singolo parlamentare porta all'attenzione del Ministro un problema emerso sul territorio, nella vita di un'associazione, nella vita di una persona, questo dà l'idea del profondo disinteresse con cui da parte del Governo ci si è fatti carico di una delle manifestazioni più tipiche del lavoro del parlamentare. Sollecito quindi le risposte perlomeno alle ultime interrogazioni presentate, che riguardano - ad esempio - la soppressione del finanziamento allo screening neonatale per i bambini; l'assistenza domiciliare per le persone più anziane; il caso di bambini allontanati dalle famiglie. Darò i numeri - come si dice in gergo - agli organi competenti per ottenere le risposte, ma è lo stile di lavoro ad essere veramente indecente. Non è possibile che un parlamentare si faccia carico delle istanze del suo territorio per portarle all'attenzione del Governo e quest'ultimo non consideri in alcun modo questo come un punto qualificante del suo lavoro. Penso che molti colleghi sappiano che a Londra, nel Parlamento, il Governo è tenuto a rispondere nell'arco di due settimane. Qui stiamo parlando di mesi, se non persino dell'inizio della legislatura. (Applausi) . LEONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LEONE (M5S) . Signor Presidente, nel commemorare l'intellettuale Leonardo Sciascia in occasione del centenario della sua nascita, non posso celare l'ammirazione e l'affetto che provo davanti a una personalità così eccelsa. Credo così di interpretare anche il pensiero di molti colleghi siciliani presenti in Aula, in omaggio alla nostra "sicilitudine", come la chiamava lui. Leonardo Sciascia: un grande intellettuale siciliano purtroppo poco compreso in vita, che non smette però di essere fonte illuminante e guida anche nei nostri giorni. La sua antiveggenza lo ha esposto a feroci critiche e solo il tempo l'ha reso comprensibile ai più, anche da parte di chi all'epoca si è sentito direttamente colpito, soprattutto comprendendo che la sua attività di scrittore era contigua a quella di giornalista. È stato l'estrema propaggine in terra di Sicilia del pensiero illuminista; indagatore irrequieto e soprattutto attento al recupero del contesto, come gli insegnò il suo autore preferito, Alessandro Manzoni. Dell'intellettuale illuminista lui ebbe la fiducia, l'analisi condotta alla propria maniera con un'amara ironia; un intento che seppe declinare in mille varianti nelle sue opere e nei suoi articoli e avente come scopo sempre l'utile. Fu un intellettuale di cui oggi si sente una profonda mancanza e necessità, lontano dal conformismo e da ogni compromesso, nonché scevro da ogni cortigianeria. Sciascia ci racconta fatti che non sono mai ciò che sono o quantomeno non sono solo quello: sono metafore, apologhi per comprendere ben altro. Parlare di mafia in tempi in cui se ne negava l'esistenza e coglierne la capacità trasformista e mimetica all'interno della società è stata veramente un'intuizione straordinaria, considerati i tempi in cui fu pubblicato «Il giorno della civetta», nel 1961. E da lì a pochi anni, nel 1963, fu costituita la Commissione antimafia. Parlò di antimafia alla fine degli anni Ottanta, proprio quando l'antimafia montava in tutta Italia. Mi riferisco a un articolo pubblicato sul «Corriere della sera» il 10 gennaio 1987, dedicato al rapporto che intercorre tra politica, popolarità e antimafia, in cui spiegò come l'antimafia può diventare un formidabile strumento per fare carriera, procurarsi il consenso del pubblico e acquisire crediti. Di ciò Sciascia fa anche una sorta di archeologia, partendo da lontano e precisamente dall'operato del prefetto Mori, mandato in Sicilia dal Governo fascista per risolvere manu militari la questione, che gli valse l'avanzamento della carriera. Arrivò poi ai suoi giorni, svelando la pericolosità insita nell'antimafia, di cui quella più grave è ricorrere a essa per avere poteri straordinari e momentanea sospensione dello Stato di diritto. Per Sciascia la vera sfida era vincere la mafia con strumenti ordinari, senza indulgere a derive autoritarie o deliri di onnipotenza. Il suo auspicio, che faccio mio, è che in un'epoca come la nostra, caratterizzata dalla straordinarietà, si possa ristabilire al più presto un clima di normalità e che soltanto con una vittoria morale che ci coinvolgerà tutti a livello sia individuale, che istituzionale si potrà vincere la mafia e non certo - e non solo - con l'autoritarismo. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio esprimere a nome mio e di tutta l'Assemblea la piena solidarietà e vicinanza al sindaco di Pomigliano d'Arco, professor Gianluca Del Mastro, per il vile atto intimidatorio che ha ricevuto. La busta recapitata, contenente all'interno un proiettile insieme a una lettera intimidatoria nella quale gli si chiede di dimettersi per il suo bene, rappresenta un atto di violenza che ha la stessa valenza di un'aggressione fisica personale. Ovviamente rispettiamo il lavoro di indagine che le Forze dell'ordine stanno svolgendo. Molto spesso accade che chi svolge un ruolo nell'interesse della comunità sia oggetto di pressioni e atti minatori, perché la strada della legalità, della trasparenza e del rinnovamento è un percorso difficile, costellato di insidie e ostacoli.