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Ancor più significativa è la presentazione della relazione programmatica 2018, perché indica l'orizzonte verso il quale vogliamo andare; indica in che modo il nostro Paese vuole stare in Europa e quale Europa si intende costruire, anche in vista dell'appuntamento della primavera del prossimo anno con le elezioni del Parlamento europeo. Appuntamento importante soprattutto oggi, con la presentazione della legge di bilancio, di fronte ai richiami dell'Unione europea, in attesa del prossimo vertice di dicembre e in attesa delle raccomandazioni che verranno indirizzate al nostro Paese. La domanda è come questa maggioranza vuole stare in Europa e se è interessata a svolgere un ruolo di indirizzo, anche nell'ambito di quei consessi internazionali dove si stanno determinando scelte fondamentali che riguardano molto da vicino il nostro destino. Basti pensare alla questione delle migrazioni: decidere di non esserci a Marrakech per discutere del Global compact significa, infatti, isolarsi e subire le conseguenze di fenomeni che inevitabilmente ci toccheranno. Con le elezioni del Parlamento europeo, infatti, ci potremmo trovare davanti a una ripartenza verso una nuova Europa o, al contrario, assistere al progressivo dissolvimento di un progetto di integrazione, di democrazia e di crescita condivisa per sessant'anni verso pericolosi neonazionalismi. Un'Europa che non potete ridurre a un mero scontro tra sovranità nazionale ed europea. È dal trattato di Maastricht che il principio di sussidiarietà regola e disciplina il rapporto tra i diversi livelli di potere e mette in relazione sovranità nazionale ed europea; un principio di sussidiarietà che già fa convivere identità, storie e sovranità territoriale, nazionale ed europea: senza escludersi ma, anzi, rafforzando la propria rispettiva capacità ed efficacia di azione. Mai l'Europa ha voluto standardizzare e appiattire verso il basso. Al contrario, ha sempre ritenuto che sulla bellezza della diversità di lingua, di cultura e di tradizioni si generasse il valore aggiunto europeo. Signor Presidente, è l'Europa che non raccontiamo, di cui dovremmo parlare di più, a partire dalle scuole. L'Europa che non è soltanto il secondo mercato mondiale ma è l'Europa che garantisce oggi la legislazione più avanzata al mondo nel campo della concorrenza e della protezione dei consumatori, per la sicurezza alimentare e per la ricerca e lo sviluppo, a tutela dell'ambiente e per la tutela della salute. Anche noi riteniamo che l'Europa della mera austerità, dei conti e degli algoritmi vada cambiata per recuperare maggior legittimazione del processo decisionale, maggior legittimazione da parte dei cittadini e rispetto delle priorità trattate, a partire dagli obiettivi dell'orizzonte 2020 e 2030, per una crescita intelligente perché inclusiva, capace di generare occupazione e sostenibile. Una Europa che esca dalla narrazione del vincolo esterno. È stata la nostra battaglia, quella che ci ha consentito, negli scorsi cinque anni, di ottenere una flessibilità, pur nel rispetto delle regole di bilancio, per il sostegno a riforme e investimenti per la crescita. Rispetto che i nostri Governi hanno garantito anche per gli obiettivi di medio periodo sul debito, come certificato fino a tutto il 2017. Un nuovo racconto dell'Europa è necessario, dunque, un racconto che non è ancora stato fatto nei sessant'anni di pace, di diritti e di progresso. Un patrimonio di vantaggi che i nostri ragazzi danno quasi per scontato, ma che oggi sono gravemente minacciati. Un sistema che senz'altro è da aggiornare, in relazione alle nuove sfide, di fronte a una crescente domanda di protezione, verso un'Europa che sia più forte, più equa e più sicura. Per questo è necessario e non rinviabile recuperare un ruolo determinante dell'Italia in Europa e dell'Europa nel mondo. Noi, nello scorso mandato, abbiamo lavorato per ridare maggior credibilità al nostro Paese, come testimoniato nella relazione consuntiva 2017, rimettendo l'Italia sulla strada della ripresa economica, ma anche dimezzando le procedure di infrazione. Abbiamo voluto dare un contributo positivo anche in questa occasione per l'approvazione della legge europea su temi che riguardano la libera circolazione delle professioni, dei lavoratori, in materia di giustizia, sicurezza, fiscalità, diritto d'autore, salute, ambiente e debiti della pubblica amministrazione con le imprese. Ci sono però oggi scelte da compiere, in modo coerente, che mettono in relazione le misure che questo Governo sta adottando. Non basta provare a rispondere a procedure di infrazione se contemporaneamente, con il cosiddetto decreto sicurezza, violate ben tre direttive europee in materia di immigrazione, di accoglienza, status e procedure, provvedimenti (come la vostra proposta assistenzialista del reddito di cittadinanza) con i quali andate nella direzione opposta a quella indicata dalle raccomandazioni europee importanti indirizzate al sostegno del lavoro e dell'occupazione. La vostra potrebbe apparire come un'avversione quasi ideologica agli investimenti, avversione rinvenibile in ogni provvedimento sin qui approvato dalla vostra maggioranza che arriva oggi a togliere risorse anche alla parte più importante su cui investire: la scuola, la formazione dei nostri giovani. Mettete soldi sulle tecnologie e dimenticate il fattore più importante del progresso: l'uomo e la conoscenza. Con la vostra legge di bilancio rischiate di farci scivolare nel vortice reversibile dell'infrazione e della crisi. Violando le regole del debito mettete fuori l'Italia dal processo in corso di rafforzamento dell'eurozona, fuori dalla possibilità di attingere a risorse importanti a sostegno degli investimenti e per le riforme. Avremmo voluto l'Italia nel gruppo di testa degli Stati membri per orientare il dibattito sulle sfide della crescita economica e delle migrazioni con il rafforzamento del Fondo per l'Africa, dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, di Frontex, per le politiche della sicurezza e sull'assetto istituzionale dell'Unione, a partire dalla riforma del quadro finanziario pluriennale. Nulla di tutto questo è rinvenibile nella vostra relazione programmatica o nella vostra risoluzione. Attenzione allora a non far scivolare l'Italia in fondo verso uno stato di sorveglianza, subordinazione e isolamento. Troppo spesso l'impressione è che con ogni vostra scelta, soprattutto quelle contenute nella manovra di bilancio, il Governo e la maggioranza stiano cercando di provocare l'incidente con Bruxelles, il vostro nemico esterno, probabilmente per un mero calcolo elettorale. Ma il conto è salato e lo potrebbero pagare i nostri figli. Per noi, Presidente, l'Europa resta il nostro orizzonte, l'Europa per noi non è la causa del problema ma è una delle soluzioni alle grandi sfide del nostro tempo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Urso. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, gli altri colleghi di Fratelli d'Italia hanno già illustrato in maniera pertinente, appropriata e documentata la nostra posizione sul disegno di legge europea che deriva da impegni precedentemente presi dal nostro Governo in sede europea perché noi siamo tra gli attori principali, come gli altri, delle direttive, dei regolamenti e dei provvedimenti presi in sede europea di cui oggi ci occupiamo come conseguenza.