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Modifiche al codice penale in materia di introduzione di una circostanza aggravante comune in materia di tortura. Onorevoli Senatori. – Il divieto di tortura è sancito da una vasta serie di strumenti internazionali volti alla protezione dei diritti umani, che mancano però di darne una definizione. Basti ricordare l'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, l'articolo 7 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, l'articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), l'articolo 5 della Convenzione americana dei diritti umani e l'articolo 5 della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli. A colmare il segnalato vuoto definitorio è intervenuta nel 1975 la Dichiarazione delle Nazioni Unite, cui ha fatto seguito la contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (denominata CAT), adottata il 10 dicembre 1984 dall'Assemblea Generale dell'ONU e di cui alla legge 3 novembre 1988, n. 498, che ha definito chiaramente la tortura, obbligando gli Stati contraenti ad adottare una serie di provvedimenti adeguati per assicurare la prevenzione e la lotta contro le torture e per proteggere l'integrità fisica e spirituale delle persone private della loro libertà. L'articolo 1 della CAT definisce il termine « tortura » come « qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine segnatamente di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o di intimorire o di far pressione su una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o con il suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze risultanti unicamente da sanzioni legittime, inerenti a tali sanzioni o da esse cagionate ». Per la Repubblica italiana la Convenzione ha efficacia dall'11 febbraio 1989, avendo l'Italia depositato alle Nazioni Unite il relativo strumento di ratifica. La concreta attuazione della Convenzione è avvenuta solo con la legge n. 110 del 2017, « Introduzione del delitto di tortura nell'ordinamento italiano », con cui sono stati inseriti nel codice penale l'articolo 613- bis (Tortura) e l'articolo 613- ter (Istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura), poiché il legislatore negli anni aveva ritenuto, con pertinenti motivazioni, che il codice Rocco, nel prevedere aggravanti specifiche per i pubblici ufficiali, coprisse adeguatamente ogni condotta criminosa. Il testo attuale dei primi tre commi del nuovo articolo 613- bis del codice penale afferma quanto segue: « Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona. Se i fatti di cui al primo comma sono commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni. Il comma precedente non si applica nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall'esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti ». Tale intervento legislativo risulta tuttavia contraddittorio rispetto allo scopo che si prefiggeva e peraltro non adempie neanche correttamente agli obblighi internazionali. In primo luogo la fattispecie di reato introdotta all'articolo 613- bis risulta essere prima facie profondamente divergente rispetto a quella adottata dalla CAT e delineata dalla giurisprudenza internazionale. Di seguito si evidenziano i profili di più evidente contrasto. 1) Reato proprio – reato comune La CAT disegna il divieto configurando un reato proprio, dato che richiede il coinvolgimento di un soggetto in possesso di una qualifica pubblicistica: l'inflizione di forte dolore rientra nella nozione di tortura se gli atti sono compiuti da un pubblico funzionario o da ogni altra persona che agisca « a titolo ufficiale », su sua istigazione, o con il suo consenso espresso o tacito. Sicché, il disvalore specifico della tortura risiede nel fatto che le sofferenze sono inflitte a persone in stato di impotenza da parte di un funzionario pubblico che le dovrebbe invece tutelare. Il raggio di applicazione della CAT è, quindi, limitato alle condotte imputabili a coloro che agiscono a titolo ufficiale e che in ragione delle loro funzioni abbiano una condizione di supremazia nei confronti di soggetti in stato di impotenza o che si trovino in « contesti di custodia o controllo ». L'articolo 613- bis , primo comma, del codice penale prevede invece un reato comune dato che l'autore del delitto di tortura può essere chiunque. Al secondo comma si riservano pene più severe qualora l'agente sia un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che commette il fatto con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla sua funzione o al servizio. La struttura della norma non permette tra l'altro di stabilire con chiarezza se la figura tipizzata al secondo comma abbia natura circostanziale o sia una fattispecie autonoma di reato, creando notevoli difficoltà applicative – anche in relazione al possibile bilanciamento di circostanze – che la giurisprudenza si troverà a dover affrontare. 2) Reato di evento a forma libera – reato a forma vincolata In sostanza, la CAT delinea un delitto di evento a forma libera, lasciando libera la modalità di estrinsecazione della condotta offensiva e centrando il contenuto tipico del reato nell'evento naturalistico del forte dolore procurato alla vittima. Il testo dell'articolo 613- bis del codice penale consacra un reato di evento a forma vincolata, in cui la condotta si articola in tre modalità alternative. Le acute sofferenze fisiche o il verificabile trauma psichico (cioè i due eventi alternativi) possono essere cagionati tramite « violenze gravi » o « minacce gravi », oppure « agendo con crudeltà ».