[pronunce]

b) il commissario straordinario della procedura di amministrazione straordinaria avrebbe ben potuto avvalersi delle agevolazioni fiscali previste dalla legge n. 289 del 2002 (previa acquisizione del parere del comitato di sorveglianza) – come chiarito dal punto 2.1.3. della circolare 21 febbraio 2003, n. 12, dell'Agenzia delle entrate –, indipendentemente dalla previa inserzione del credito tributario nello stato passivo. 3. – Nel corso di un giudizio promosso da una società a responsabilità limitata avverso un avviso di accertamento dell'IRPEG, dell'IRAP e dell'IVA notificato in data 27 dicembre 2005, conseguito ad un processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di finanza in data 1° ottobre 2002 e riguardante l'anno d'imposta 1998, la Commissione tributaria provinciale di Cosenza, con ordinanza depositata il 24 agosto 2007 (r.o. n. 124 del 2008) , ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 Cost. – questioni di legittimità costituzionale dell'art. 10 della legge n. 289 del 2002, come modificato dall'art. 5-bis, comma 1, lettera e), del decreto-legge n. 282 del 2002, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 27 del 2003, nella parte in cui proroga di due anni – nei confronti dei contribuenti che non si avvalgono delle agevolazioni fiscali previste dagli articoli da 7 a 9 della medesima legge n. 289 del 2002 – i termini di decadenza previsti dagli artt. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 (e successive modificazioni), e 57 del d.P.R. n. 633 del 1972 (e successive modificazioni), per la notificazione degli avvisi di accertamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto. 3.1. – Il giudice rimettente premette, in punto di fatto, che la società ricorrente ha impugnato l'avviso di accertamento deducendo che le era stato notificato oltre il termine decadenziale previsto dall'art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973 (quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione); b) la società non si era avvalsa delle agevolazioni fiscali previste dagli articoli da 7 a 9 della legge n. 289 del 2002. 3.2. – In ordine alla non manifesta infondatezza delle sollevate questioni, il giudice a quo afferma che la disposizione censurata – oltre a porsi in contrasto sia con il divieto di proroga dei termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti d'imposta stabilito dall'art. 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), sia con i princípi di affidamento, di certezza nei rapporti e di non discriminazione garantiti dalle norme comunitarie – víola: a) l'art. 3 Cost., perché irragionevolmente penalizza il contribuente che non presenti istanza di definizione agevolata, prorogando nei suoi confronti i termini per la notificazione dell'accertamento delle imposte riguardanti non solo l'«anno di imposta in scadenza alla data di entrata in vigore della legge 289/2002, come è avvenuto con l'art. 32, sesto comma, della legge 516/1982, bensí cinque anni d'imposta»; b) l'art. 24 Cost.; c) l'art. 97 Cost., perché, in contrasto con i princípi di buon andamento e di imparzialità della pubblica amministrazione, favorisce l'amministrazione finanziaria e danneggia il contribuente, il quale, per i motivi piú vari, non si sia avvalso delle suddette agevolazioni fiscali. Il rimettente aggiunge che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 280 del 2005, ha ricordato che il contribuente non può essere sottoposto sine die alla volontà dell'Erario e che, con le sentenze n. 175 del 1986 e n. 85 del 1965, ha dichiarato «incostituzionali norme che si ponevano al di fuori del principio della ragionevolezza». 4. – Anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque infondate. La difesa erariale deduce che le questioni sono inammissibili, perché: a) la dedotta violazione dell'art. 24 Cost. è priva di motivazione; b) il giudice rimettente ammette la ragionevolezza della proroga dei termini di accertamento delle imposte relative al solo «anno di imposta in scadenza alla data di entrata in vigore della legge 289/2002», cioè all'anno 2003 (essendo la legge entrata in vigore il 1° gennaio 2003), ma non considera che «in tale anno scadevano le sole dichiarazioni presentate nel 1998 per il 1997, in quanto a norma dell'art. 43 del D.P.R. n. 600/73 e dell'art. 57 del D.P.R. n. 633/72 il termine per gli accertamenti scadeva il 31 dicembre del 5° anno successivo per le imposte dirette (ridotto al quarto anno solo per le dichiarazioni successive al 1.1.1999) e il 31 dicembre del 4° anno per l'IVA». Nel merito, la medesima difesa erariale afferma che le questioni non sono fondate, perché: a) la proroga dei termini di accertamento disposta dalla censurata disposizione si è resa necessaria a tutela dell'efficacia dell'azione amministrativa, in conseguenza della possibilità offerta ai contribuenti di avvalersi del condono nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2003 ed il 20 aprile 2004, con correlativo rallentamento di fatto, nello stesso periodo, dell'attività di accertamento; b) la denunciata proroga dei termini dell'accertamento è diretta, altresí, ad ovviare all'aggravio di lavoro derivante, per l'amministrazione finanziaria, dall'applicazione delle suddette agevolazioni e, pertanto, si giustifica in ragione della tutela dell'interesse dell'amministrazione finanziaria al regolare accertamento e riscossione delle imposte, che trova una precisa garanzia nell'art. 53 Cost., secondo cui tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche (l'Avvocatura generale dello Stato richiama, al riguardo, la decisione della Corte costituzionale n. 375 del 2002, riguardante l'analoga proroga dei termini per l'accertamento disposta dall'art. 57, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 413); c) non è pertinente il richiamo, da parte del giudice rimettente, della sentenza della Corte costituzionale n. 280 del 2005, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale di una norma che, diversamente da quella denunciata dal medesimo rimettente, aveva di fatto eliminato il termine per la notificazione della cartella di pagamento.1. – In due distinti giudizi – aventi ad oggetto l'impugnazione, rispettivamente, di: a) alcuni avvisi di accertamento delle imposte sui redditi, dell'IRAP e dell'IVA, notificati in data 10 ottobre 2005 e riguardanti i periodi d'imposta dal 1998 al 2001;