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Signor Presidente, rappresentanti del Governo, vice ministro Misiani, onorevoli colleghi, mai dal dopoguerra ai giorni nostri le istituzioni, e tra queste il Senato della Repubblica, si sono trovati ad affrontare scenari così gravi, senza certezze, senza anticorpi e con la comunità scientifica ancora alla ricerca delle soluzioni strutturali per le cure e per la prevenzione. Un'emergenza senza precedenti che poteva travolgere l'umanità, a partire dal pilastro più importante per il diritto alla salute: i nostri ospedali e le nostre terapie intensive. Stiamo combattendo insieme una nuova guerra, ma i nemici e gli avversari non sono gli eserciti. I nostri figli certamente non sono impauriti dal fischio di una bomba, ma il nemico purtroppo è invisibile, è tra noi e ha ucciso 17.000 persone in Italia e altre 84.000 nel mondo. Non sono numeri, sono purtroppo uomini e donne, prevalentemente anziani, ma anche tanti giovani, ognuno dei quali ha un volto, un nome, una storia e un'identità. Per questo voglio esprimere qui, a nome del Partito Democratico, il cordoglio ai familiari delle vittime, innanzitutto affinché il loro sacrificio non venga liquidato. Per loro dobbiamo assumerci una responsabilità nuova: ripartire in sicurezza, affinché le immagini che si sono presentate ai nostri occhi, le lacrime sole dei loro familiari, da Bergamo a Brescia, da Lodi a Piacenza, non si presentino mai più tra noi nel nostro Paese. I nostri nonni e i nostri genitori ci hanno liberato dalle dittature, dai regimi autoritari. L'Europa ha garantito settant'anni di pace, riuscendo a sradicare il virus del nazifascismo. A noi spetta il compito di costruire una nuova Europa, nella quale al posto dei vincoli, degli ostacoli e dei patti di stabilità, prenda il sopravvento il progetto e gli investimenti necessari per garantire un nuovo sviluppo economico. È questo il lavoro che dobbiamo compiere e da questo lavoro garantiamo il sostegno al governo Conte, che in queste ore sta negoziando con l'Europa un'idea nuova di Europa, per rilanciare crescita, sviluppo e coesione e per non lasciare gli Stati in solitudine. Ecco perché - lo dico con grande tranquillità - il nostro compito è sconfiggere il virus e riconquistare nuova libertà e nuovo benessere. Ecco perché l'investimento nella ricerca deve aumentare. Ecco perché l'economia della conoscenza può rappresentare un punto di partenza fondamentale per generare nuovo sviluppo economico ed ecco perché - lo dico al Governo - le migliori competenze vanno coinvolte. Serve una regia stretta per costruire un nuovo patto tra il lavoro e l'impresa, che sappia indirizzare e guidare un orizzonte e una visione, costruire un progetto per il futuro del nostro Paese. Oggi gli italiani non ci chiedono solo di essere curati, ma anche di avere una visione, per garantire loro un futuro di certezze. Questo dev'essere il nostro obiettivo, la nostra ambizione. Credo che dobbiamo avere quest'ambizione, per riportare da subito il tasso di mortalità negli standard che fanno dell'Italia uno dei Paesi con l'aspettativa di vita più lunga - e ci sarà una ragione -, indice di benessere, coesione sociale e qualità della vita e dell'ambiente. Pertanto questo decreto-legge, il cura Italia, nasce per non lasciare nessuno nella solitudine. Il virus ci costringe a una rinuncia doverosa, quanto decisiva, per sconfiggerlo, che limita purtroppo le nostre libertà individuali e scardina alcuni pilastri fondamentali, dal diritto all'istruzione a quello al lavoro. Dobbiamo però alzare lo sguardo: se riusciremo a progettare un lavoro in sicurezza e a definire lo studio a distanza un diritto universale per tutti, senza lasciare nessuno nella solitudine, ci accorgeremo che la qualità della vita e delle relazioni sociali potrà addirittura aumentare ed essere il pilastro per costruire nuovo sviluppo. In poche parole, abbiamo spento la nostra quotidianità e abbiamo il dovere di individuare una soluzione in sicurezza per ripartire. Dobbiamo raccogliere le leve fondamentali e avere l'ambizione di progettare e coprogettare un mondo diverso. Una ripartenza non è compatibile con i conflitti. La pandemia non ha una dimensione nazionale: la propaganda che si consuma negli attacchi al Governo e nella critica a prescindere, in una rincorsa a chi la spara più alta, non solo ha toni non compatibili con l'emergenza, ma in tempo di guerra non ha alcuno sbocco, neanche nelle relazioni con i cittadini, che ci chiedono serietà, fatti, azioni e umiltà. Per questa ragione i conflitti tra Regioni e Governo sono incompatibili per affrontare l'emergenza. Certamente avremo tempo e modo di discutere su come ridurre i tempi e sui modi per ridisegnare le funzioni dello Stato e delle Regioni: sapremo superare evidentemente quello che le materie concorrenti rappresentano e reintrodurre il concetto di condivisione e cooperazione istituzionale. Oggi è il tempo della responsabilità e dell'unità e serve anche umiltà al posto di tanta arroganza. (Applausi dal Gruppo PD). Abbiamo scelto di favorire lo sblocco dei oneri e degli avanzi delle Regioni, proprio in ragione della necessità di una forte cooperazione istituzionale tra Regioni ed enti locali: quella liquidità che, anche grazie ai nostri emendamenti, abbiamo liberato per le Regioni aiuterà in realtà i Comuni a potenziare le risorse per il welfare e la tenuta sociale, per l'esigenza fondamentale di una comunità che è quella di garantire sicurezza nei servizi ai cittadini. Per questo chiediamo un impegno al Governo - e lo abbiamo fatto tramite un ordine del giorno approvato da tutta la maggioranza - per garantire agli enti locali la liquidità necessaria e fondamentale per salvaguardare i servizi alle persone. I sindaci sono altri eroi di questa situazione e di questa guerra che ci troviamo ad affrontare. Le comunità che rappresentano hanno proprio attorno alla figura del sindaco il ruolo cruciale per salvaguardare il senso di appartenenza, la fiducia e la qualità della vita. Potranno fare azioni utili, se il Governo garantirà loro, per attraversare questa fase, risorse decisive e determinanti, che sono il frutto di mancati introiti, gettiti e cespiti locali, che vanno sostituiti con un intervento dello Stato. Questo serve, perché salvaguarderà e sarà un pezzo fondamentale del pilastro per la ripartenza. Abbiamo bisogno dei Comuni per ripartire e garantire coesione sociale e qualità della vita e dello sviluppo. All'interno di questa crisi, siamo stati messi a nudo sulle nostre certezze. È emersa con ancor più forza l'importanza del sistema sanitario pubblico. Abbiamo destinato in questo decreto-legge 3,5 miliardi tra sanità e protezione civile. Anche qui voglio ricordare i medici, gli infermieri, gli operatori sociali, la Protezione civile, le Forze dell'ordine, le Forze armate e i Vigili del fuoco, ai quali abbiamo rivolto una particolare attenzione anche nel processo di conversione a saldi invariati per garantire maggiori risorse. Lo diciamo con grande forza: insieme a questo pilastro, l'associazionismo e il volontariato sono il volto migliore dell'Italia, che ci deve portare la fiducia e la forza per reagire e superare questa crisi.