[pronunce]

D'altra parte, i bookmakers titolari di concessione, a differenza di quelli privi di concessione che si avvalgono di ricevitorie, non sono assoggettati al medesimo obbligo. A questi ultimi, in quanto obbligati dipendenti, l'art. 64, terzo comma, del d.P.R. n. 600 del 1973 attribuisce il diritto di regresso integrale nei confronti della ricevitoria. Inoltre, non sarebbe realizzata neppure l'equiparazione ai fini fiscali delle scommesse "in concessione" rispetto a quelle "fuori concessione". Infatti, il titolare di ricevitoria cui è addossato l'onere dell'imposta non ha alcuna possibilità di trasferirlo sugli scommettitori; pertanto, laddove le scommesse "fuori concessione" fossero state stipulate in evasione d'imposta prima della legge n. 220 del 2010, tale situazione non sarebbe cambiata. Infine, l'irragionevolezza della disposizione introdotta dall'art. 1, comma 66, lettera b), della legge n. 220 del 2010 sarebbe aggravata dalla sua retroattività, derivante dalla natura di norma di interpretazione autentica. 2.4.- Ad avviso del giudice a quo, sarebbe impossibile un'interpretazione costituzionalmente orientata. Infatti, per sfuggire alle censure di legittimità costituzionale, le disposizioni censurate dovrebbero essere interpretate nel senso che esse non si applicano alle ricevitorie. Tuttavia, questa non sarebbe un'interpretazione costituzionalmente orientata, in quanto comporterebbe la disapplicazione delle disposizioni medesime. In ogni caso, tale impostazione sarebbe contraria al diritto vivente che ritiene i CTD soggetti all'imposta unica. La questione di legittimità costituzionale è sollevata, dunque, rispetto all'interpretazione che ne dà il diritto vivente. 3.- Nei giudizi innanzi alla Corte, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque non fondate. 3.1.- In via preliminare è eccepita l'inammissibilità della questione avente ad oggetto l'art. 4, comma 1, lettera b), numero 3), del d.lgs. n. 504 del 1998. Tale disposizione è indicata nel solo dispositivo dell'ordinanza e nella parte motiva non è investita da alcun dubbio di costituzionalità. 3.1.1.- L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce, inoltre, l'insufficiente descrizione della fattispecie oggetto dei giudizi principali. Non essendo fornite indicazioni riguardo al contenuto dell'atto impositivo impugnato, all'ente impositore e ai motivi di ricorso sollevati dal contribuente, il requisito della rilevanza non sarebbe supportato da una motivazione sufficiente e non ne sarebbe possibile la verifica. 3.2.- Nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato ritiene le questioni manifestamente infondate, o comunque non fondate, poiché legate ad una lettura parziale ed atomistica della legge, della quale sarebbe trascurato l'impianto complessivo. L'art. l, comma 64, della legge n. 220 del 2010 indica esplicitamente le finalità perseguite dalla disposizione censurata. Oltre a quella di equiparare la tassazione delle scommesse offerte dai bookmakers nazionali muniti di concessione a quella dei bookmakers (per lo più esteri) che ne sono privi, il legislatore ha previsto ulteriori obiettivi, individuati nel contrasto del gioco d'azzardo ed illegale, nella tutela dei consumatori, in particolare dei minori, e dell'ordine pubblico, e nel recupero di base imponibile e di gettito a fronte di fenomeni elusivi e di evasione. La scelta normativa di tassare anche le ricevitorie sarebbe strettamente funzionale a tutte le descritte finalità. In concreto, la raccolta di scommesse si incentrerebbe sulla presenza di un'unica "filiera", al termine della quale si porrebbero le ricevitorie. L'attribuzione di soggettività passiva al titolare della ricevitoria deriverebbe dal rapporto che lo lega ai bookmakers, sia a quelli legali, sia a quelli che operano illegalmente, i quali, di fatto, possono operare solo attraverso il CTD. La scelta legislativa di valorizzare, dal punto di vista fiscale, l'ultimo (e necessario) anello della catena, ossia la ricevitoria, costituirebbe, dunque, un'efficace modalità per portare ad emersione il gioco illecito, esercitando così un controllo a difesa dei consumatori e perseguendo anche la finalità di recuperare base imponibile e di assicurare gettito non solo rispetto alle attività legali (bookmakers dotati di regolare concessione), ma anche alle attività illegali (bookmakers privi di regolare concessione). Non sarebbe pertanto condivisibile l'assunto, fatto proprio dal rimettente, secondo cui la tassazione delle ricevitorie sarebbe ultronea rispetto alle finalità indicate dall'art. 1, comma 64, della stessa legge n. 220 del 2010. 3.2.1.- Inoltre, l'Avvocatura generale dello Stato fa rilevare che la ricevitoria non è estranea al processo di raccolta delle scommesse. Essa svolge attività che costituiscono il presupposto soggettivo dell'imposizione. In particolare, essa mette a disposizione locali ed apparecchiature; seleziona gli scommettitori, applicando i divieti di legge e accertando le condizioni che consentono la giocata; stabilisce le modalità di presidio del banco cui affluiscono le scommesse, individuando il personale da impiegare; trattiene parte delle somme raccolte ed esercita un controllo del volume delle scommesse. L'Avvocatura sottolinea, inoltre, che il presupposto oggettivo per l'applicazione dell'imposta unica è rappresentato dalla raccolta delle scommesse. Ciò giustificherebbe pertanto, in base ad un ragionevole principio di prossimità, la tassazione in capo al soggetto che a ciò provvede. 3.2.2.- Quanto alla denunciata violazione del principio della capacità contributiva, l'interveniente evidenzia che il tributo in questione si qualifica come imposta indiretta, che non colpisce il reddito o il patrimonio dell'operatore (né del bookmaker, né della ricevitoria), bensì la manifestazione mediata di ricchezza. Allo scopo di garantire l'attuazione del debito e la sua pronta riscossione, la legislazione tributaria è solita imporre obblighi fiscali anche a soggetti diversi da quelli cui si riferisce il fatto economico posto alla base del prelievo, per attuarlo nel momento in cui la riscossione è più agevole. La posizione di "anello finale" della filiera di raccolta delle scommesse rende la ricevitoria idonea a realizzare queste finalità, giustificando l'attribuzione del relativo carico tributario. 3.2.3.- L'Avvocatura generale dello Stato richiama, inoltre, l'orientamento della giurisprudenza di merito che ritiene legittimi gli accordi con i bookmakers, volti a consentire alla ricevitoria di prelevare l'imposta dalla puntata. D'altra parte, la possibilità del bookmaker di stabilire le quote delle vincite consentirebbe la traslazione dell'onere fiscale sullo scommettitore.