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28 D.P.R. 448/88 PER ESITO DELLA PROVA Anni 2001–2011 Contenuto della sentenza % sui casi definiti 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Estinzione 80,3 78,9 80,3 81,0 79,3 80,5 Proscioglimento 0,2 0,2 0,2 0,4 0,7 0,8 Rinvio a giudizio 4,2 4,1 3,5 3,8 4,0 2,6 Condanna 8,6 10,4 7,6 7,4 8,8 10,2 Atro 6,7 6,4 8,4 7,4 7,3 5,8 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Contenuto della sentenza 2001–2011 % sui casi definiti 2007 2008 2009 2010 2011 Totale periodo Estinzione 79,9 80,7 81,4 80,9 80,8 80,4 Proscioglimento 1,8 2,9 2,8 2,8 3,3 1,5 Rinvio a giudizio 3,6 3,4 3,4 3,4 3,9 3,6 Condanna 9,4 8,9 8,2 8,1 5,2 8,4 Atro 6,4 4,1 4,2 4,8 6,9 6,1 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 La sospensione del processo con messa alla prova entra a pieno titolo nell'ambito degli istituti di « probation », nati e sviluppatisi negli ordinamenti anglosassoni. Com'è noto, nelle legislazioni di diversi Paesi è possibile individuare diversi tipi di probation : -- probation di polizia; -- probation giudiziale nella fase istruttoria, modello appunto adottato in Italia nel processo minorile (articolo 28 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 1988 e articolo 27 delle relative norme di attuazione, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 272) in cui la messa alla prova non presuppone la pronuncia di una sentenza di condanna; -- probation giudiziale nella fase del giudizio con sospensione dell'esecuzione della condanna, prevista nel nostro ordinamento solo con riferimento alle pene detentive contenute nel limite dei tre anni nei confronti di soggetti a piede libero (articolo 656 del codice di procedura penale), ma disciplinata dall'ordinamento penitenziario e gestita dalla magistratura di sorveglianza; -- probation penitenziaria, soluzione adottata in Italia dal legislatore del 1975 e tuttora vigente (articoli 47 e seguenti della legge 26 luglio 1975, n. 354, cosiddetta «legge penitenziaria», e articolo 94 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309). Si è ritenuto di recuperare, per i reati di criminalità «medio-piccola», un ruolo importante alla probation giudiziale con sospensione del procedimento, ancorandola alla richiesta dell'imputato, in funzione deflattiva del numero dei procedimenti, inserendo, con la lettera c) dell'articolo 1 del disegno di legge, l'articolo 168- bis nel codice penale (sistematicamente, dopo la sospensione condizionale della pena, fra le cause estintive del reato). La sua concessione, in assenza di una pena concretamente irrogata dal giudice, deve essere ancorata a parametri edittali. Si è quindi pensato di prevederne l'applicabilità per i reati per i quali è comminata la sola pena pecuniaria (multa o ammenda) ovvero una pena detentiva (reclusione o arresto) non superiore ai quattro anni, sola o congiunta con pena pecuniaria, onde confinare l'istituto entro un perimetro di reati di non grave allarme sociale e in grado di assorbire anche tutta l'area contravvenzionale. La nuova disposizione prevede poi -- ribadendo il principio, già ampiamente evidenziato in premessa, secondo cui nessun beneficio può essere concesso senza che, in cambio, il condannato non assicuri un parziale ristoro alla collettività per l'offesa dalla stessa patita -- che anche la messa alla prova debba essere condizionata alla prestazione del lavoro di pubblica utilità; in tale ipotesi, però, i limiti previsti dall'articolo 165- bis saranno ridotti della metà. Si introducono, altresì, specifici articoli (168- ter e 168- quater ) per la disciplina degli effetti della sospensione e delle modalità di revoca della stessa; si prevede, infatti, la sospensione del corso della prescrizione per tutta la durata della prova e, in caso di grave violazione delle prescrizioni e degli obblighi imposti, nonché in caso di commissione di reati durante il periodo di prova, la revoca dell'ordinanza di sospensione e la ripresa del processo. L'articolo 2 prevede poi la disciplina processuale dell'istituto, con l'introduzione nel codice di rito degli articoli 420- sexies , 420- septies e 420- octies ; in particolare, la concessione del beneficio è subordinata a specifica richiesta da parte dell'imputato, da formulare nel corso delle indagini preliminari ovvero nell'udienza preliminare fino alla precisazione delle conclusioni; per i reati in relazione ai quali è prevista la citazione diretta, l'istanza potrà altresì essere presentata dinanzi al giudice del dibattimento fino alla dichiarazione di apertura del medesimo. L'ordinanza che dispone la messa alla prova dovrà contenere: a) le prescrizioni comportamentali e gli impegni specifici che l'imputato assume; b) le condotte volte a promuovere, ove possibile, la conciliazione dell'imputato con la persona offesa. Il beneficio è concesso quando il giudice ritiene che l'imputato si astenga dal commettere ulteriori reati. Il periodo di sospensione è fissato, nel massimo, in due anni per le pene detentive e in un anno per quelle pecuniarie. Si prevede, altresì, la ricorribilità per cassazione da parte del pubblico ministero e dell'imputato contro il provvedimento che decide sull'istanza di sospensione. L'esito positivo della prova estingue il reato. In caso di revoca della messa alla prova, il periodo di prova viene scomputato dalla pena inflitta, sulla base di una apposita tabella di conversione (cinque giorni di prova equivalgono a un giorno di pena detentiva o a 38 euro di pena pecuniaria); l'articolo 2, comma 1, lettera c), prevede, infatti, una modifica in tal senso del codice di rito, con l'introduzione dell'articolo 657- bis. È stata poi inserita all'articolo 3 del disegno di legge una norma all'interno delle disposizioni di attuazione del codice di rito, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, (articolo 191- bis) con la quale si precisa che le funzioni di servizio sociale, in caso di messa alla prova, vengono svolte dagli uffici locali di esecuzione penale esterna del Ministero della giustizia, secondo quanto previsto dall'articolo 72 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni.