[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della delibera del 17 giugno 1999 della Camera dei deputati relativa alla insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Maurizio Gasparri nei confronti del dott. Guido Lo Forte ed altri, promosso con ricorso del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, notificato il 24 novembre 2000, depositato in cancelleria il 6 dicembre 2000 ed iscritto al n. 59 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione della Camera dei deputati; Udito nell'udienza pubblica del 4 dicembre 2001 il giudice relatore Giovanni Maria Flick; Udito l'avvocato Massimo Luciani per la Camera dei deputati.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Nel corso di un procedimento penale promosso nei confronti dell'on. Maurizio Gasparri per il reato di diffamazione aggravata commesso ai danni di alcuni magistrati della Procura della Repubblica di Palermo, in relazione a dichiarazioni rilasciate da esso ad una agenzia giornalistica il 31 luglio 1998, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla delibera adottata dalla stessa Camera il 17 giugno 1999, con la quale l'Assemblea aveva dichiarato che i fatti per i quali era in corso il procedimento penale concernevano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e come tali insindacabili a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Dopo aver affermato la propria legittimazione a sollevare conflitto, il ricorrente sottolinea come debba ritenersi principio pacifico, alla luce della giurisprudenza costituzionale, quello secondo il quale il parlamentare, al di fuori delle proprie funzioni, incontra gli stessi limiti espressivi degli altri cittadini, giacché la prerogativa di cui all'art. 68, primo comma, Cost., non coprirebbe tutta l'attività politica, ma soltanto quella legata da nesso funzionale all'esercizio delle attribuzioni proprie della funzione parlamentare. In particolare, il ricorrente richiama le sentenze n. 10 e n. 11 del 2000, nelle quali questa Corte ha avuto modo di affermare che, nel normale svolgimento della vita democratica e del dibattito politico, le opinioni che il parlamentare esprime fuori dai compiti e dalle attività tipiche delle assemblee, rappresentano esercizio della libertà di manifestazione del pensiero comune a tutti i consociati. Ad esse, dunque, non può estendersi, senza snaturarla, una immunità che la Costituzione ha voluto riservare alle opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni, in deroga al principio generale di legalità e giustiziabilità dei diritti. Nel caso di specie - conclude il ricorrente - le dichiarazioni dell'on. Gasparri, rese esclusivamente ad organi di stampa, non sarebbero in alcun modo ricollegabili alla funzione parlamentare svolta da esso, anche se rilasciate nell'ambito di un vivace dibattito politico. Da qui la lamentata arbitrarietà del potere esercitato dalla Camera in modo lesivo delle attribuzioni del giudice ricorrente. 2. - La Corte, con ordinanza n. 480 del 2000, ha dichiarato ammissibile il conflitto, fissando il termine per i conseguenti adempimenti in rito, tutti puntualmente soddisfatti. 3. - Nel giudizio si è costituita la Camera dei deputati chiedendo dichiararsi che spetta ad essa "affermare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, comma 1, Cost., delle opinioni espresse dall'on. Maurizio Gasparri nei confronti del dott. Guido Lo Forte, in occasione di dichiarazioni rilasciate alla stampa e diffuse dall'agenzia giornalistica A.N.S.A. in data 31 luglio 1998". La Camera resistente rileva che le opinioni censurate in sede penale sono legate da un inscindibile nesso funzionale ad atti tipici del mandato parlamentare. Si riscontrerebbe, infatti, piena rispondenza di sostanza tra le contestate dichiarazioni extra moenia e l'interrogazione 3/01907 del 28 gennaio 1998, nella quale l'on. Gasparri era intervenuto con ampia esposizione sui rapporti tra la procura di Palermo ed i R.O.S. dei Carabinieri. Erano coincidenti, in particolare, le affermazioni sulla ingerenza della procura nei confronti dei R.O.S., motivate dalle indagini da questi svolte nei confronti di alcuni magistrati di quell'ufficio; quelle sulla voluta fuga di notizie allo scopo di favorire pericolosi latitanti; quelle sugli indebiti contatti tra quell'ufficio di procura e personaggi della politica. Il nesso funzionale sarebbe, dunque, innegabile: non solo il complesso delle affermazioni, ma addirittura le singole doglianze espresse dal parlamentare circa l'opinato indebito comportamento della procura di Palermo sarebbero, infatti, interamente presenti nell'atto tipico. D'altra parte - sottolinea la Camera - l'interrogazione del 28 gennaio 1998 era stata nella sostanza già anticipata nella interrogazione 3RI/01758 del 2 dicembre 1997, mentre l'interessamento allo specifico tema è ulteriormente avvalorato da altri atti tipici compiuti dallo stesso parlamentare, rammentandosi, al riguardo, l'interrogazione 3/RI/03212 del 12 gennaio 1999, nonché l'illustrazione della stessa svolta dall'on. Gasparri nella seduta del 13 gennaio 1999. Nel passare in rassegna la giurisprudenza costituzionale in tema di immunità ex art. 68, primo comma, Cost., la Camera, distinguendo la semplice attività politica da quella "politica parlamentare", ritiene che si possano avere tre tipi di opinioni di parlamentari manifestate extra moenia, che debbono ricevere trattamenti diversi: a) opinioni del tutto estranee alla sfera politica; b) opinioni connesse alla sfera della politica, ma estranee alla politica parlamentare; c) opinioni connesse alla politica parlamentare. Soltanto queste ultime devono godere della copertura assicurata dall'art. 68, primo comma, Cost., giacché è circostanza del tutto accidentale - e dunque inidonea a fondare un regime deteriore - il fatto che esse siano state manifestate extra anziché intra moenia. L'area coperta dalla insindacabilità non sarebbe quindi determinata arbitrariamente, ma verrebbe ad essere definita oggettivamente sulla scorta della ricostruzione dei contenuti (obiettivi, appunto) della politica parlamentare, pur sottolineandosi come una soluzione siffatta appaia evolutiva rispetto ai più rigorosi approdi cui è pervenuta la giurisprudenza di questa Corte. Tuttavia, segnala ancora la Camera, le più recenti pronunce (si citano le sentenze n. 320 e n. 321 del 2000) avrebbero operato alcuni "preziosi e meditati aggiustamenti interpretativi": in particolare, si rileva come l'essenza stessa della moderna democrazia parlamentare verrebbe fraintesa, se il controllo di "corrispondenza sostanziale" - postulato da questa Corte - si limitasse ad un mero riscontro delle parole o dei concetti; il confine del potere rappresentativo - sostiene, infatti, la Camera - è segnato "non già dal generico contesto politico, ma dal contesto parlamentare per come definito dalla rappresentanza stessa".