[resaula]

Intanto, con l'ennesimo annuncio in anteprima, viene lanciato lo stato di emergenza per la crisi sanitaria Covid-19 almeno fino al 31 gennaio prossimo, ma contemporaneamente non si procede per avere accesso alle risorse del MES: una palese contraddizione. Infatti, il Governo non solo non ha le idee chiare, ma la divisione al suo interno comporta uno stallo su misure da adottare importantissime. Noi sosteniamo che il MES sia uno strumento di cui non si può fare a meno. (Applausi). Bisogna infine sottolineare come questo Governo viva fondamentalmente di annunci, ma se - come capita spesso - gli annunci vengono diffusi prima della promulgazione della norma o del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri - a seconda dei casi - è fatale, soprattutto in questa fase di emergenza, perché si provocano distorsioni che possono essere anche pesantemente lesive degli equilibri di mercato e controproducenti dal punto di vista sociale, e ciò è molto grave. Anche per questo abbiamo il dovere di continuare a gridare il nostro sdegno per le decisioni scellerate di questo Governo, prese a colpi di DPCM, di decreti-legge, di provvedimenti attuativi, cui si aggiungono - se non se ne fosse abbastanza - anche le circolari dell'Agenzia delle entrate sono tanti provvedimenti che spesso si spingono oltre all'enorme legiferate - e questo è gravissimo - ma che nella sostanza rivelano l'immobilismo dell'azione del Governo e dove agiscono, invece, fanno danni. È il caso della decisione di investire circa 2 miliardi di euro per l'acquisto di banchi, tra cui quelli a rotelle - e vorremmo fare anche un'altra interrogazione per capire il costo reale - per fronteggiare le limitazioni imposte dall'emergenza Covid nella scuola, a differenza del Governo tedesco che invece allo scopo ha deciso di investire mezzo miliardo per la digitalizzazione delle scuole. Il risultato è che in troppe scuole italiane - ricordo l'esempio di un istituto professionale di Venezia - gli studenti non fanno lezione né a scuola né a casa, perché mancano sia insegnanti che strutture idonee, e non riescono nemmeno a fare la didattica a distanza. Questa è la differenza tra un Governo che interviene efficacemente, guardando in prospettiva anche al futuro, e un Governo, come il nostro, che invece spende male le risorse e fatica a rimediare ai problemi, limitandosi all'ottica del presente. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, intervengo in questa discussione generale sulla fiducia. La posizione che il mio Gruppo esprimerà credo che sia ovvia, ma la specifico a beneficio di chi ci ascolta fuori da quest'Aula: noi naturalmente voteremo contro. Mi limiterò a dare qualche argomento, sia sul metodo che nel merito del perché voteremo contro. Partirò da quella che potrebbe essere la lapide che verrà posta sulla tomba di questo Governo al prossimo appuntamento elettorale: «Avevano annunciato la lotteria degli scontrini, realizzarono la lotteria delle cartelle. Gli elettori riverenti posero». (Applausi) . Sì, perché la lotteria degli scontrini è stata posposta al 1° gennaio, mentre il 15 ottobre partiranno 9 milioni di cartelle; un po' alla volta, però, ci ha detto il signor Ministro dell'economia e delle finanze: partiranno con delicatezza e quindi, qualcuno se le troverà nella cassetta della posta, in una situazione economica del Paese che è quella che conosciamo. E lo è anche perché questo Governo, dal punto di vista del metodo, ha commesso un errore tragico, una tragica sottovalutazione dell'entità della crisi, che si è tradotta, anziché in pochi interventi incisivi - come è stata richiesta corale di tutta l'opposizione durante la discussione generale di ieri sul merito del provvedimento - in una specie di pioggerellina d'agosto di interventi più o meno fondati, più o meno utili. Fatemi un attimo addentrare nel merito. Ma se proprio si dovevano fare tanti interventi piccoli, ad esempio, invece di venire in Assemblea a piangere lacrime di coccodrillo sulle sorti delle attività che chiudono, non si potevano trovare 500 milioni di euro per prorogare fino a fine anno il credito di imposta sugli affitti commerciali? Avrebbe potuto essere una misura che avrebbe consentito a tante piccole attività di provare a resistere fino alla fine dell'anno, nell'attesa che riparta l'economia. Invece no. L'atteggiamento di questo Governo è quello che ho già descritto: è l'atteggiamento della lotta contro i kulaki, della lotta ideologica contro la proprietà, in particolare contro la piccola proprietà, perché la grande proprietà, la grande finanza in molte anime di questa maggioranza trova ascolto. Voglio fare un esempio, signor Presidente, che non è tratto dal provvedimento in esame, ma che in qualche modo è l'epitome di questa filosofia di intervento. Abbiamo in discussione in Commissione un disegno di legge di misure per la rigenerazione urbana, che si sposa con l'argomento che le ho portato. All'articolo 6 di questo disegno di legge - pensi che cosa si è inventata questa maggioranza - è previsto che i Comuni censiscano e mappino gli immobili commerciali localizzati nei centri urbani storici inutilizzati da più di dodici mesi e, rilevando il danno di immagine per la comunità dovuto al degrado urbano causato dal loro inutilizzo, possano modificare in aumento l'aliquota di base dell'IMU fino a tre volte. Non so se mi sono spiegato. Un proprietario ha un negozio sfitto; per questa maggioranza è colpa sua e quindi gli triplichiamo l'IMU, perché così, bastonandolo, avrà un incentivo ad affittarlo. Ma a chi lo affitterò, se nel frattempo una crisi di domanda senza precedenti e interventi non risolutivi da parte del Governo fanno chiudere le attività commerciali? (Applausi) . Questa filosofia di intervento, e cioè di uso del fisco prevalentemente in chiave punitiva, non ci deve stupire: alla fine è la stessa filosofia dell'IRAP, la grande invenzione dell'onorevole Visco che, penalizzando il costo del lavoro, pensava che gli imprenditori si sarebbero spostati sul capitale, sulle macchine e che questo avrebbe fatto aumentare la produttività, sulla base dell'idea, anti imprenditoriale e anticapitalista, che l'imprenditore è un pigro, un ricco, un padrone, un parassita, che tendenzialmente campa di rendita. Questi imprenditori ci saranno anche, per carità: ogni cesto ha delle mele marce - tranne questa maggioranza beninteso - e, quindi, può anche essere che sia così. Gli imprenditori che vedo io si svegliano ogni mattina con il desiderio di efficientare i propri processi interni e migliorare il proprio prodotto, ma su questa strada incontrano tre ostacoli che questo Governo non ha fatto nulla finora per rimuovere: lo stato pietoso delle infrastrutture, una crisi di domanda senza precedenti (già evocata, ma ricordiamola) e - last but not least , per esprimerci come parlano al Ministero dell'economia e delle finanze - lo stato della giustizia civile, che crea anch'esso grossi problemi al sistema imprenditoriale e, in particolare, agli investitori esteri. Non nomino, per esempio, l'Ilva per carità di Patria.