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Diceva spesso che la politica oggi è debole: è una politica senza una visione non è in grado di risolvere i problemi. Vorrei ricordarlo come un politico capace di farsi ascoltare, anche nei momenti più difficili, un uomo che ha lasciato fortunatamente un patrimonio di valori, di storia, di scritti e di libri; un riferimento per tutti. Abbiamo bisogno, oggi più che mai, più di ieri, di ritrovare e di scommettere sulla politica, quella con la P maiuscola. Abbiamo bisogno di un pensiero politico alto, di una visione per oggi e per domani; abbiamo bisogno di luoghi di discussione e di confronto. Solo così svolgeremo bene il nostro ruolo, anche oggi, da parlamentari, e la nostra funzione nella società. Signor Presidente, c'è bisogno di una cultura riformista e di svolgere oggi, con grande senso di responsabilità, questo ruolo. Lasciamo, a nome del Gruppo Italia Viva, le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia, alla moglie Enza, al figlio Antonio e ai suoi adorati nipoti. Perdiamo un grande uomo, ma fortunatamente ci rimane un grande patrimonio culturale. Speriamo davvero, con gli stimoli che possiamo dare da questo importante luogo di discussione e di confronto politico, di invitare le nuove generazioni a leggere i suoi libri, a riflettere e ad approfondire, come è giusto che sia. (Applausi) . URSO (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, anche il Gruppo Fratelli d'Italia rende omaggio a Emanuele Macaluso, che è scomparso a quasi novantasette anni, poche ore prima che ricorresse il centenario della nascita del Partito Comunista Italiano (che credo sia proprio nella giornata di domani, in ricordo di quando alcuni, con Nicolino Bombacci e Antonio Gramsci, fondarono a Livorno il Partito Comunista Italiano da una scissione del Partito Socialista). Macaluso era e nasceva come comunista in anni difficilissimi, con uno spirito ribelle e combattente, ovviamente attento, come allora lo erano i comunisti, ai bisogni sociali e alle lotte operaie e sindacali. Nel contempo, aveva una straordinaria vitalità intellettuale, che mantenne fino all'ultimo giorno della sua esistenza, consapevole come pochi che l'uomo è soprattutto una fucina di idee e vive in quanto esprime le proprie. Lui queste idee voleva comunicarle a tutti e da giornalista le scriveva e le ha scritte sino alla fine. Ricordiamo così Macaluso, che poi divenne con Napolitano uno degli spiriti e dei leader dei miglioristi all'interno del Partito Comunista Italiano. E come gli altri miglioristi riuscì poi ad evolvere e a rompere la solidarietà con l'Unione Sovietica. Forse potremmo dire che avrebbe dovuto farlo prima: sicuramente; altrettanto certamente possiamo dire, però, che l'ha fatto prima di tanti altri. Della sua figura ricordiamo l'aspetto più significativo, che ci fa capire chi era, quando da segretario regionale del Partito Comunista, anche su indicazione di Togliatti, decise di varare un Governo della Regione siciliana, il Governo Milazzo, in cui il Partito Comunista votò assessori espressione del Movimento Sociale Italiano. Parliamo della fine degli anni Cinquanta, quando c'era la guerra fredda. E in quel momento si evidenziò il valore... (Il microfono si disattiva automaticamente) ... di rompere la doppia esclusione, quella del Partito Comunista. Pensate che quell'atto portò alla scomunica da parte della Chiesa - lo sottolineo - di chi collaborava col Partito Comunista in Sicilia. Ebbene, quella fu l'unica occasione in cui esponenti del Partito Comunista Italiano - parlo del 1958 - votarono esponenti di Governo della Destra di allora, del Movimento Sociale Italiano. Non c'è altro episodio nella storia italiana. Ma quell'episodio, realizzato da Macaluso in sintonia con Nino Buttafuoco (che fu anche il mio maestro politico), dimostra il valore di quella e di altre personalità che fanno parte della nostra storia comune. Questo è tanto vero che - come diceva prima il senatore Casini - Macaluso, pur combattendo gli avversari, quando essi cadevano, li aiutava a rialzarsi. Ha sempre difeso... (Il microfono si disattiva automaticamente) ... dimostrando in tal senso il suo valore e la sua personalità. In conclusione, nel ricordarlo come parte della nostra comune storia italiana e di questo Parlamento, rammento quanto scrisse in un libro per spiegare ai nuovi, ai riformisti, che non potevano rompere del tutto le proprie radici nel comunismo. Questo vale per tutti. Fece ricorso a un proverbio cinese, secondo il quale chi prende l'acqua da un pozzo non dovrebbe mai dimenticare chi l'ha scavato. Questo vale ovviamente per i partiti e per i protagonisti di allora, ma vale anche per la nostra storia, non solo per la storia della Repubblica italiana, che è una storia recente, ma per la storia millenaria della nazione italiana. Dai suoi simboli, con i suoi protagonisti, come lui è stato... (Il microfono si disattiva automaticamente) ...la nostra comune millenaria identità. (Applausi) . ERRANI (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ERRANI (Misto-LeU) . Signor Presidente, la ringrazio per le sue parole. È per me sinceramente un'emozione ricordare Macaluso, che ho conosciuto ormai molti anni fa. Sono consapevole della mia inadeguatezza. Ringrazio i colleghi che mi hanno preceduto, anche per il ricordo di un'esperienza politica assolutamente unica, come quella di Milazzo ricordata ora. È impossibile riassumere la sua esperienza: una grande personalità, che ha segnato la storia del nostro Paese, della politica e della cultura italiana. Figlio di una famiglia operaia, sindacalista della CGIL, poi dirigente di primissimo piano del PCI, direttore de «l'Unità», pubblicista, uomo di cultura. Sono Di Vittorio prima e Togliatti poi coloro che valorizzano e investono sulla qualità di Macaluso e sulla sua grande intelligenza; è un protagonista assoluto, è un grande comunista italiano. Ha fatto bene lei, signor Presidente, a sottolinearlo. In una pubblicazione di oggi proprio in riferimento ai cento anni del PCI, in una conversazione con Macaluso egli ebbe modo di dire che il suo PCI nasceva da una condizione sociale forse incomprensibile alle nuove generazioni e che gli è rimasto dentro al cuore, perché ha segnato la sua vita e financo la sua vecchiaia. Un uomo convinto di essere stato un protagonista e un costruttore di un grande percorso politico: il partito nuovo di Togliatti. Stringe un rapporto molto stretto con Berlinguer, poi con Napolitano, tra gli altri, e ha sempre in testa l'idea nazionale, l'idea della Nazione, la via italiana. Su questo si potrà riflettere proprio in questi mesi. Chiunque lo ha conosciuto ne ha apprezzato, oltre all'intelligenza, certamente anche la straordinaria passione politica, che - come è stato detto - non è mai venuta meno, nemmeno negli ultimi giorni. Egli vedeva la politica come un insieme di valori, come un progetto politico e una visione del mondo;