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se la provincia di Brescia (1,3 milioni di abitanti circa) fosse idealmente equiparata ad una regione, sarebbe la quattordicesima per popolazione residente, davanti ad Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Umbria; non è comprensibile la ragione per la quale, al fine della corretta determinazione di misure per l'attuale situazione epidemiologica, un territorio di quasi 10 milioni di abitanti come la Lombardia viene inteso quale "corpo unico", nonostante sia composto da territori tanto eterogenei; anche volendo considerare, tra i parametri di riferimento per la definizione delle differenti zone di rischio, la capacità del sistema ospedaliero di far fronte all'emergenza, va sottolineato come i presidi sanitari del territorio bresciano possano essere considerati, a buon titolo, una vera e propria eccellenza sia in termini organizzativi che in relazione alla preparazione di medici ed infermieri, si chiede di sapere se vi sia intenzione di attuare alcuni intenti manifestati in sede di definizione dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, lasciando in capo alla Regione Lombardia la possibilità di definire una zonizzazione su base provinciale (ovvero per ambiti sovraprovinciali omogenei) maggiormente aderente all'evoluzione del contagio. Tale misura consentirebbe di ridurre, in alcuni territori caratterizzati da minor circolazione del virus come la provincia di Brescia, le stringenti restrizioni che rischiano di compromettere in modo irreparabile il tessuto economico dell'intero territorio, dando in ogni caso il giusto valore alle esigenze legate alla tutela della salute dei cittadini. Atto n. 4-04376 DE CARLO Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che in ottemperanza delle misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 applicate sull'intero territorio nazionale e nel rispetto delle ordinanze regionali e ministeriali per la fruizione di luoghi pubblici, pubblici esercizi, musei, siti culturali, scuole, luoghi all'aperto secondo le quali vige l'obbligo di utilizzo di DPI, mascherine e talvolta guanti monouso, secondo quanto stabilito di recente anche dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 ottobre 2020 art. 5, secondo cui "come introdotta dal presente decreto, dell'obbligo di avere sempre con sé un dispositivo di protezione delle vie respiratorie, nonché dell'obbligo di indossarlo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all'aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto"; tenuto conto che tale obbligo di prevenzione, con maggiore o minore intensità, si protrae dal mese di marzo 2020 e che potrà essere prorogato anche nei mesi a venire, fino al termine dell'emergenza sanitaria ed epidemiologica; considerato che, secondo alcuni studi condotti dal Politecnico di Torino, il consumo stimato di DPI in Italia è di oltre un miliardo al mese, pari a circa 400 tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno, fra le varie criticità derivanti dall'emergenza epidemiologica è ad oggi riscontrato un pericolo di inquinamento ambientale imminente, causato dallo smaltimento improprio di mascherine usa e getta; visto che inoltre i materiali utilizzati per la produzione di guanti, che essi siano in vinile, nitrile, lattice e polietilene, e delle mascherine risultano essere particolarmente inquinanti e pericolosi da un punto di vista ambientale e sanitario e preso atto che la circolare del Ministero della salute n. 5443 del 22 febbraio 2020 specifica che "dopo l'uso, i DPI monouso vanno smaltiti come materiale potenzialmente infetto"; preso atto che: dall'inizio dell'emergenza ad oggi sono state sviluppate da aziende italiane soluzioni alternative ai dispositivi usa e getta, in particolar modo mascherine 100 per cento cotone certificato OEKO-TEX, che adempiono ai parametri di traspirabilità, anallergiche e idrorepellenti, lavabili a 60 gradi, riutilizzabili fino ad usura ed equiparate, in tutto e per tutto, alle mascherine chirurgiche usa e getta con certificazione dell'Istituto superiore di sanità; al fine di contenere i danni ambientali e sanitari legati allo smaltimento dei dispositivi di sicurezza obbligatori e in previsione dell'imminente raccomandazione di utilizzo delle mascherine chirurgiche o FFP2 anche nelle scuole per i bambini delle elementari e delle medie, come stabilito nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, art. 1, comma 9, lettera s) : "L'attività didattica ed educativa per la scuola dell'infanzia, il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l'infanzia continua a svolgersi in presenza, con uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l'uso della mascherina", si chiede di sapere: quali siano le azioni che i Ministri in indirizzo intendono mettere in atto per garantire sicurezza sanitaria circa lo smaltimento dei DPI; quali siano le attività che si intende implementare per incentivare la produzione, l'utilizzo, il consumo e lo smaltimento di mascherine certificate riutilizzabili; se abbiano previsto una strategia di utilizzo di tali dispositivi lavabili presso gli enti pubblici e le scuole, ove vige l'obbligatorietà di utilizzo del dispositivo di protezione. Atto n. 4-04377 DAL MAS Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'attuazione pratica della norma sul " superbonus 110 per cento" introdotta all'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, pone delicati interrogativi in ordine alla possibilità di realizzare gli interventi e di accedere alle agevolazioni fiscali in presenza di non conformità dell'edificio sotto il profilo urbanistico; il quadro normativo che affronta la problematica è piuttosto scarno e fin troppo foriero di interpretazioni soggettive. I principali riferimenti normativi sono: l'articolo 49 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia ed il nuovo comma 13 -ter dell'articolo 119, introdotto dal comma 3 dell'articolo 51 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104; l'articolo 49 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, che nasce dalla trasposizione dell'articolo 41 -ter della legge 17 agosto 1942, n. 1150, promulgata dall'allora re d'Italia Vittorio Emanuele III, prevede che gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato, non beneficiano delle agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici, allorché il contrasto riguardi violazioni di altezza, distacchi, cubatura e superficie coperta che eccedano per singola unità immobiliare il 2 per cento delle misure prescritte, il mancato rispetto delle destinazioni e degli allineamenti indicati nel programma di fabbricazione, nel piano regolatore generale e nei piani particolareggiati di esecuzione;