[pronunce]

La Regione Emilia-Romagna ha depositato memoria con la quale, preliminarmente, deduce la cessazione della materia del contendere in ordine all'art. 90, commi 18, 20, 21 e 22 della legge n. 289 del 2002, in ragione delle disposizioni legislative sopravvenute, e non avendo avuto le norme censurate alcuna attuazione nelle more. La ricorrente insiste nelle domande formulate in ordine ai commi 24, 25 e 26 dello stesso art. 90 e contesta quanto affermato dall'Avvocatura generale dello Stato nella memoria di costituzione, e cioè che le disposizioni in questione dettino principi fondamentali che, in alcun modo, pregiudicano o limitano la competenza della Regione. In proposito, la ricorrente afferma che le disposizioni in esame, in quanto volte a disciplinare l'utilizzo e la gestione delle strutture sportive di enti (Comuni, istituti scolastici) che non sono soggetti dell'ordinamento sportivo, riguardano aspetti rientranti nella competenza legislativa regionale residuale di cui all'art. 117, quarto comma, della Costituzione. 10.1. — Ha depositato memoria il Presidente del Consiglio dei ministri, deducendo, in via preliminare, la cessazione della materia del contendere in ordine ai commi 18, 20, 21 e 22. Deduce, altresì, come la prospettata questione di legittimità costituzionale andrebbe, comunque, dichiarata infondata. Ed, infatti, la disposizione di cui al comma 18 deve essere ricondotta alla materia “ordinamento civile”, come tale riservata alla potestà legislativa statale, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, mentre i commi 20, 21 e 22 enunciano principi fondamentali nella materia “ordinamento sportivo”. Con specifico riguardo ai commi 24, 25 e 26 dell'art. 90 della legge n. 289 del 2002, l'Avvocatura generale dello Stato osserva, in primo luogo, che non è condivisibile la tesi della Regione ricorrente secondo la quale la materia “ordinamento sportivo” non ricomprende l'utilizzazione degli impianti e delle strutture destinati alla attività sportiva. Dette strutture, infatti, costituendo il mezzo necessario per lo svolgimento della relativa attività, vanno ricondotte alla materia concorrente “ordinamento sportivo”, con il conseguente potere dello Stato di porre principi fondamentali. In secondo luogo, la difesa erariale afferma che la previsione contenuta nel comma 25 dell'art. 90, dettata «ai fini del conseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 29» della medesima legge n. 289 del 2002, si qualifica come affermazione di un principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica, ai sensi degli artt. 117 e 119 della Costituzione. L'autonomia regionale è salvaguardata dall'espressa previsione della potestà legislativa delle Regioni in ordine alla regolamentazione delle modalità di affidamento preferenziale degli impianti, non direttamente utilizzati dagli enti territoriali, alle società ed associazioni sportive dilettantistiche. Rimane d'altronde salva la sfera di determinazione degli enti territoriali, ai quali è riservato il porre in essere le convenzioni per stabilire i criteri di uso, nonché la fissazione di criteri generali ed obiettivi per la individuazione dei soggetti affidatari. Infine, in ordine al comma 26, la difesa dello Stato rileva come detta previsione non possa essere ricondotta alla potestà legislativa residuale delle Regioni, ai sensi dell'art. 117, quarto comma, della Costituzione, mentre la stessa costituisce espressione di un principio fondamentale in materia di istruzione – in tale ambito dovendosi ricomprendere anche la disciplina dell'utilizzazione dei beni e delle strutture destinate all'esercizio dell'attività didattica – che ugualmente appartiene alla competenza legislativa concorrente, ai sensi dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione. 11.— Quanto al ricorso n. 33 del 2004, proposto dalla Regione Emilia-Romagna, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memoria con la quale deduce, preliminarmente, l'inammissibilità della domanda di «assegnazione al sistema regionale e locale» dell'importo di 1 milione di euro previsto all'art. 4, comma 204, della legge n. 350 del 2003. Rileva, altresì, come il richiamo effettuato nel ricorso ad alcune sentenze della Corte non sia pertinente, in quanto quest'ultime riguardano fondi destinati alle autonomie territoriali, mentre il comma in esame prevede un'elargizione destinata «ad enti, presumibilmente di dimensione nazionale (CONI e federazioni ad esso collegate), non compresi nelle elencazioni contenute negli artt. 114 e 119 della Costituzione. Né è ravvisabile in Costituzione un divieto per lo Stato di elargire denaro, al pari di quanto potrebbe fare qualsiasi soggetto di diritto privato»; né può assumere rilievo la circostanza che si verta in materia demandata alla potestà legislativa concorrente, non essendo ciò, di per sé, preclusivo di qualsivoglia intervento finanziario statale. La difesa dello Stato contesta, infine, la prospettazione della Regione Emilia-Romagna, secondo la quale il comma in esame non prevederebbe «“meccanismi di cooperazione” e una “intesa con le Regioni”». In proposito si osserva che le elargizioni saranno presumibilmente effettuate a favore di enti a dimensione nazionale e che quindi non sarebbe congruo né un parere della Conferenza Stato-Regioni, né la necessità di pervenire ad un'intesa. Diverso il caso in cui un'elargizione fosse destinata a realtà sportive locali, in quanto, in tale ipotesi, un momento di cooperazione con la singola Regione direttamente interessata potrebbe risultare doveroso. 12.— All'udienza pubblica del 12 ottobre 2004, la Regione Toscana ha rinunciato al ricorso; detta rinuncia è stata accettata dalla controparte. Le altre Regioni ricorrenti e l'Avvocatura generale dello Stato hanno illustrato le proprie argomentazioni difensive, insistendo nelle conclusioni già rassegnate.1.- La Regione Toscana, con ricorso notificato il 26 febbraio 2003 e depositato il successivo 5 marzo, la Regione Valle d'Aosta, con ricorso notificato il 28 febbraio 2003 e depositato il 7 marzo dello stesso anno, la Regione Emilia-Romagna, con ricorso notificato il 1° marzo 2003 e depositato il successivo giorno 7, hanno impugnato numerose disposizioni della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), tra le quali l'art. 90, ed in particolare i commi 17, 18, 20, 21, 22, 24, 25 e 26, deducendo la violazione degli artt. 3, 5, 114, 117, 118 e 119 della Costituzione e dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione).