[resaula]

le proposte, colleghi, sono proposte. Colleghi, noi vi chiediamo di fare delle proposte, non solo delle critiche. Se sono delle proposte non basta dire «mettiamo più risorse»; se poi quelle che arrivano dall'Europa non vanno bene, diteci dove le volete trovare e spiegateci cosa volete fare. Il senatore Pillon oggi ha detto che noi vogliamo uccidere l'autonomia delle Regioni: anche qui bisogna intendersi, perché sono state le Regioni, soprattutto quelle del Nord governate dai partiti dell'opposizione, a chiedere al Governo di decidere lui perché non si volevano assumere la responsabilità di scelte impopolari e difficili. (Applausi) . E poi oggi si dice che non c'è abbastanza autonomia, che si doveva chiudere meno: così non diamo l'idea né di essere in guerra ma neanche di giocare ai soldatini. Mi sembra che la serietà che impieghiamo in questa battaglia del Paese stia in questo. Ho sentito rammentare il fatto che noi abbiamo ironizzato sull'ospedale della Fiera di Milano. Guardate, ho un grandissimo rispetto per i cittadini lombardi, per le difficoltà enormi che affrontano da mesi e mesi per la tragedia che si sono trovati di fronte. Credo che tanti di noi probabilmente non abbiano idea di quello che la Lombardia ha passato in questi mesi. Dopodiché, non credo che si possano dare lezioni su come è stata gestita l'emergenza in Lombardia; e non credo possa bastare l'ospedale in Fiera, che oggi forse potrà essere utilizzato, per dare lezioni di buon governo della sanità. Una sanità che è stata privatizzata troppo e che ha fatto vedere in questo caso tutte le sue lacune. Per non parlare delle notizie odierne sulla Sardegna. Mi avvio a concludere. Tramite il vice ministro Misiani, vorrei portare a nome del nostro Gruppo un ringraziamento sincero al Governo, perché credo che si avverta bene quanta sia la difficoltà delle scelte di queste ore, e quanta sia la difficoltà di chi si assume la responsabilità di dover scegliere tra tenere aperto e salvaguardare l'economia o chiudere e salvaguardare la salute. Occorre provare a trovare un equilibrio difficilissimo per non arrivare a un nuovo lockdown generalizzato, che tutti noi vorremmo evitare, ma evitando anche che non ci siano più posti letto negli ospedali e che ci sia una tragedia complicata da gestire. Ritengo pertanto che anche la scelta di differenziare le Regioni, di tenere un rapporto con loro, di gradualizzare le chiusure e le restrizioni sia giusta ma penso anche difficile, e per questo credo che debba venire da quest'Assemblea - mi sento di dirlo con forza - un forte apprezzamento e anche un forte sostegno e appoggio in un momento che, per chi si trova a governare il Paese, credo sia indubbiamente uno dei più delicati della nostra storia. Colleghi, proviamo a fare un salto di qualità. Il presidente Conte - qualcuno dice in modo tardivo, può darsi - ha fatto un appello per provare a dialogare insieme; non vi ritraete e cerchiamo di capire qual è la posta in gioco. Non è il lucrare su qualche consenso elettorale, "grattare la pancia" a chi lamenta scelte difficili: non è questa la fase per farlo. Ci sarà una fase per fare questo, ma oggi la fase difficile e più importante è quella di salvare il Paese e credo che nessuno si possa sottrarre alla propria responsabilità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, non è la prima volta che intervengo in discussione generale o per dichiarazione di voto su temi che hanno a che fare con il Covid-19 e soprattutto con il tema del rapporto tra i provvedimenti d'urgenza emessi dal Governo o dal Presidente del Consiglio dei Ministri e il ruolo del Parlamento. Quello al nostro esame è il diciottesimo decreto-legge e ci sono stati, se non vado errato, diciotto DPCM. Voi sapete che io, che sono un appassionato di Costituzione, mi sono sempre lamentato del fatto che il Parlamento arrivi purtroppo sempre tardi, che non partecipi alle scelte e che in un momento invece di emergenza nazionale, in questo caso di natura sanitaria ma anche di natura economica, esso sia messo in secondo piano. C'è stata recentemente una diversità di atteggiamento da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, che per la prima volta è venuto in Aula prima di emettere il DPCM; sembra quindi che qualcosa stia cambiando. Oggi non voglio fare un intervento di pura contestazione o polemica perché non sono mai stato tra coloro i quali possono essere definiti negazionisti, anzi ho sempre ritenuto, caro Vice Ministro, che non si dovesse sottovalutare questa emergenza nazionale, che poi di fatto è un'emergenza mondiale - salvo oggi che per la Cina incredibilmente, visto che il virus è partito da lì - e che ci dovessimo tutti quanti stringere intorno ad un'unica esigenza: tenere unito il popolo italiano, dare delle risposte univoche, insomma di non far vedere che il popolo italiano era diviso e litigava in un momento come questo. Il presidente Berlusconi, leader del mio movimento politico, da mesi si sbraccia e invoca l'unità del Paese; un'unità non nelle intenzioni annunciate, ma un'unità vera, che si consacri attraverso atti portati avanti insieme. Ecco, da parte nostra e anche da parte mia, l'approccio costruttivo rivolto ad un dialogo vero viene evocato anche oggi. Sembra però che purtroppo molte volte questi approcci cadano nel vuoto. In questo periodo sembra che qualcosa stia cambiando, ma nel discutere un provvedimento quale quello che si voterà oggi è giusto ricordare che la proroga dell'emergenza sanitaria arriva comunque in un momento nel quale sostanzialmente non c'è stato da parte della maggioranza e del Governo un approccio di tipo collaborativo. Come hanno detto altri colleghi, c'è stata una sottovalutazione dei problemi sanitari dopo la prima ondata di contagio. Molti, in particolare noi di Forza Italia, abbiamo detto che si doveva accedere, per esempio, a risorse assolutamente necessarie per la legge sanitaria e cioè i 37 miliardi di euro del MES, che sono tutt'ora fondamentali anche perché si tratta di danari pronti e rapidi, non come i fondi del recovery fund per i quali l'istruttoria sarà molto lunga e sarà anche difficile accedervi. Per il MES è molto più semplice, eppure le divisioni interne alla maggioranza hanno impedito che si potesse accedere a ben 37 miliardi di euro che potevano essere fondamentali. Certo, non erano a fondo perduto, ma erano davvero concessi dall'Europa ad interessi pari a zero e noi abbiamo detto di no, o perlomeno fino ad oggi non si è potuto accedere a questi fondi. Vediamo che tra l'altro le emergenze sanitarie stanno purtroppo ricevendo una risposta molto disomogenea Regione per Regione. La vicenda delle Regioni divise in zona arancione, gialla e rossa sta di fatto rendendo molto confuso il messaggio ai cittadini italiani. Ad esempio, la mia Regione, l'Abruzzo, fino a ieri era zona gialla e da oggi è zona arancione. Ci sono quindi limitazioni della libertà personale e chiusure delle attività commerciali modulate in modo differente. Mi sta bene che esistano dei coefficienti.