[pronunce]

– Osservano, ancora, che non hanno alcuna ragionevole giustificazione e sono da ritenere costituzionalmente illegittimi in via consequenziale il blocco degli interessi e della rivalutazione monetaria, disposto dalla lettera d), la gestione separata, prevista dalla lettera e), nonché l'autorizzazione, data al legale rappresentante della Fondazione dalla lettera g), «a definire transattivamente, con propria determinazione, le pretese dei creditori, in misura non superiore al 70 per cento di ciascun debito complessivo, con rinuncia ad ogni altra pretesa e con la liquidazione obbligatoria entro trenta giorni dalla conoscenza dell'accettazione della transazione». Quest'ultima previsione, in particolare, non solo stride con la sicura capienza del patrimonio disponibile dell'Ordine Mauriziano, ma, in realtà, consente «uno stralcio che sarà disposto d'imperio dalla Fondazione», così riconoscendo ad essa «il potere di autoesentarsi dal debito», in violazione dei principi costituzionali, tra cui quello sancito nell'art. 23 Cost. 3.3. – Infine, le deducenti sostengono che, consequenzialmente alla pronuncia di incostituzionalità dell'intero comma 1 dell'art. 3, anche le disposizioni dei commi 2 e 3 dell'art. 2 presenterebbero profili di irragionevolezza, oltre ad «autonomi profili di incostituzionalità legati alla violazione del diritto di difesa, in conseguenza di un trasferimento d'imperio di beni pignorati, che stravolge principi di ordine pubblico da sempre indiscussi, quali espressi negli artt. 2913, 2914, 2915 cod. civ.». 4.– È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per l'infondatezza delle questioni. 4.1. – L'interveniente osserva che la normativa introdotta dal decreto-legge n. 277 del 2004 si è resa necessaria per assicurare la sopravvivenza dell'Ordine Mauriziano – ente di rilevanza costituzionale, in quanto previsto dalla XIV disposizione finale della Costituzione – e la prosecuzione dell'attività sanitaria da esso esercitata, ponendo rimedio alla sua gravissima situazione finanziaria, mediante «una sorta di coordinamento tra autorità amministrativa e giudiziaria finalizzata ad una coordinata tutela dell'interesse pubblico e degli interessi privati coinvolti, pienamente compatibile con il vigente ordinamento costituzionale». La disciplina in questione è del tutto analoga a quella dettata, per il risanamento degli enti locali dissestati, dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), ed a quella apprestata per il risanamento dell'Azienda Policlinico Umberto I e dell'Azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma dal decreto-legge 1° ottobre 1999, n. 341 (Disposizioni urgenti per l'Azienda Policlinico Umberto I e per l'Azienda ospedaliera Sant'Andrea di Roma), convertito, con modificazioni, nella legge 3 dicembre 1999, n. 453. 4.2. – Poste tali premesse, osserva l'Avvocatura dello Stato, quanto alla disposizione dell'art. 3, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 277 del 2004, che essa non lede gli interessi dei creditori, in quanto, in conseguenza della dichiarazione di estinzione delle procedure esecutive pendenti, «per le quali sono scaduti i termini per l'opposizione giudiziale da parte dell'Ordine Mauriziano, ovvero la stessa opposizione, benché proposta, sia stata rigettata», i crediti, con esse fatti valere, vengono automaticamente inseriti nella massa passiva e, quindi, partecipano, senza ulteriori adempimenti, al riparto dell'attivo. La norma non preclude, «ovviamente, i possibili ricorsi e le successive azioni in sede giurisdizionale che restano, intatte e intangibili, nella piena disponibilità dell'interessato». Né sussisterebbe la prospettata disparità di trattamento fra i creditori intervenuti prima e quelli intervenuti dopo l'entrata in vigore del decreto-legge in questione, essendo differenti i presupposti delle due fattispecie; d'altro canto, l'interveniente successivo potrà anch'egli chiedere al commissario straordinario l'iscrizione del suo credito nella massa passiva. 4.3. – Quanto alla disposizione dell'art. 3, comma 1, lettera f), del decreto-legge n. 277 del 2004, la difesa erariale ricorda, in via generale, che la Corte costituzionale ha affermato che, «ove sorga la esigenza di una procedura concorsuale, non necessariamente questa deve interamente svolgersi nel contesto di un procedimento giurisdizionale sotto l'immediato e diretto controllo dell'autorità giudiziaria, come nell'ipotesi del fallimento, ben potendo invece il legislatore prevedere un procedimento amministrativo tanto più se sono coinvolti interessi pubblici» (sentenza n. 155 del 1994). Ciò, tuttavia, «non significa negazione della giustiziabilità delle posizioni soggettive versate nella procedura di liquidazione e non comporta vulnerazione di quel supremo principio dell'ordinamento costituzionale (sentenze n. 18 del 1982 e n. 392 del 1992) che è il diritto alla tutela giurisdizionale, la quale non implica un'unica rigida tipologia di procedura concorsuale» (ancora sentenza n. 155 del 1994). Nel caso di specie, si rientra proprio nella situazione contemplata dalla Corte nella richiamata pronuncia, atteso che le ragioni di interesse pubblico insite nell'attività sanitaria esercitata dall'Ordine Mauriziano giustificano la particolare disciplina adottata per risanare la sua gravissima situazione finanziaria. Ciò posto, appare priva di fondamento la censura relativa alla previsione della possibilità di proporre ricorso al Ministro dell'interno, «atteso il carattere altamente qualificato dell'organo chiamato a rendere il proprio avviso e la terzietà dello stesso rispetto al soggetto responsabile dell'atto impugnato», per cui egli si atteggia «ad organo di giustizia estraneo alle parti e più vicino alla figura del giudice». Peraltro, la disposizione in esame non esclude la possibilità di un successivo controllo giurisdizionale, che deve ritenersi sempre ammissibile a mente dell'art. 113 Cost. Né risulta menomata la salvaguardia delle posizioni dei creditori in relazione ai piani di riparto, potendo essere esperiti avverso questi i normali mezzi di tutela. Infine, non può ritenersi – contrariamente a quanto sostenuto nell'ordinanza di rimessione – precluso ai creditori ammessi di far ricorso al Ministro. 4.4. – Conclusivamente, la difesa erariale osserva che la disciplina de qua è il frutto di un'attenta ponderazione fra i molteplici interessi, pubblici e privati, implicati nella complessa situazione dello storico Ordine: essa, da un lato, ha consentito la prosecuzione della rilevantissima attività sanitaria svolta nei presidi ospedalieri rimasti all'Ente;