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L'ultima - ma non per importanza, almeno dal punto di vista personale - è una battaglia storica che ho portato avanti per dieci anni e che ringrazio il collega l'onorevole Mario Borghese, anche lui del Movimento associativo italiani all'estero (MAIE), di aver fatto proprio alla Camera dei deputati; soprattutto però ringrazio la maggioranza e questo Governo di averla accolta. Finalmente verrà riconosciuta ufficialmente dallo Stato italiano la ristorazione italiana all'estero: i commi dal 1144 al 1848 definiscono un intervento organico che servirà a istituzionalizzare, riconoscere, tutelare e promuovere il vero made in Italy agroalimentare. Faccio notare che noi siamo fieri delle attività di contrasto all' italian sounding che vengono portate avanti all'interno del nostro territorio, ma siamo totalmente inermi rispetto a quello che succede all'estero. Abbiamo fiere mondiali molto importanti in cui i nostri produttori hanno degli stand accanto ai quali ci sono stand di italian sounding, magari anche più consistenti, e non possono fare niente. Finalmente è stato riconosciuto - abbiamo cercato di spiegarlo per dieci anni - che i veri ambasciatori, i veri difensori dell'italianità sono gli italiani all'estero, i ristoratori, i titolari di esercizi di pizzeria, i titolari di esercizi di gelateria; parliamo di decine di migliaia di esercizi nel mondo che finalmente vedranno riconosciuta la loro specificità, sulla base di criteri che un decreto attuativo del Ministero dello sviluppo economico dovrà emanare entro sei mesi. È molto importante sia per gli italiani all'estero, che per quelli in Italia che producono eccellenze. Si crea finalmente un nuovo canale di distribuzione dei nostri prodotti all'estero, dove siamo deboli nella grande distribuzione organizzata. Si tratta di un canale che era a nostra disposizione e che nessuno aveva mai avuto l'intelligenza di comprendere e valorizzare. Finalmente questo è stato accettato. Ieri in Senato abbiamo fatto una conferenza stampa, e c'è un video per chi è interessato a entrare nel dettaglio di questa iniziativa. C'è un plauso unanime da parte delle associazioni di categoria, degli chef e della produzione agroalimentare, nonché delle reti che saranno incaricate ufficialmente di monitorare e certificare queste attestazioni definitive. Mi riferisco, in particolare, all'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, alla rete diplomatico-consolare per gli aspetti di sua competenza, ma - soprattutto - alla rete delle camere di commercio all'estero. Queste nostre tre reti all'estero, che sono le uniche che abbiamo, finalmente fanno squadra con la rete, che c'era e che nessuno voleva vedere e aveva avuto il buon senso di riconoscere, di decine di migliaia di ristoranti italiani nel mondo. Ricordo un collega francese che mi chiese, se un vietnamita avesse aperto un ristorante agli Champs-Élysées chiamandolo «Osteria romana» dove avrebbe servito spring rolls , come avrebbe fatto a difendere il consumatore. I francesi hanno una legge che definisce cos'è un ristorante francese. Finalmente l'abbiamo anche noi: sarà scritto nella legge, c'è un piccolo bilancio a disposizione per i prossimi tre anni e l'epicentro sarà la Conferenza nazionale della ristorazione italiana nel mondo (stati generali della ristorazione), che si terrà in Italia o all'estero una volta l'anno. Anche per questo, siamo particolarmente contenti di dare la fiducia alla manovra in esame. Vorrei dedicare questa vittoria a un ben più emerito collega che ha calcato questo pavimento per tanti anni, dedicando la sua vita alla causa degli italiani nel mondo, il quale oltre vent'anni fa propose proprio questa misura. Finalmente ci siamo riusciti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà. *ZANDA (PD) . Signor Presidente, il voto dei senatori del Partito Democratico sul disegno di legge di bilancio del 2021 sarà un voto politico di rinnovata fiducia al Governo e insieme di responsabilità, per impedire al Paese l'esercizio provvisorio. Il disegno di legge di bilancio è stato esaminato e approvato dalla Camera dei deputati, mentre il Senato ha concentrato il suo intervento nello spazio ridotto di poche ore. Su questa anomalia dobbiamo saper riflettere con serenità. Non ha senso farne oggetto di propaganda, come le opposizioni sono sempre tentate di fare, ma non sarebbe ragionevole rimuovere un vulnus obiettivo che non possiamo, né dobbiamo considerare un momento ordinario della vita delle istituzioni. Approvare la legge di bilancio in un tempo tanto breve, senza alcuna possibilità di porvi mano, è una serie anomalia. Sappiamo tutti in quale rilevante misura il virus e la pandemia stanno condizionando l'attività del Parlamento, rendendo possibili procedure singolari che, in altre circostanze, non sarebbero considerate corrette. Ma, come poco fa ci ha ricordato la senatrice Gallicchio, i tempi che hanno contratto l' iter di esame del disegno di legge di bilancio sono dovuti alla straordinarietà della crisi sanitaria. La stessa distribuzione dei senatori, divisi tra Aula e tribune, è un fatto che condiziona i nostri dibattiti e conferma plasticamente la straordinarietà della situazione. Sono tutti campanelli d'allarme, avvisi di una lunga malattia delle istituzioni che sarebbe pericoloso trascurare ancora. La gravissima crisi che stiamo vivendo ci dice che l'Italia soffre di punti di debolezza più rilevanti di quelli di Nazioni simili a noi ed egualmente toccate dal virus. Il nostro punto debole più serio è la fragilità dello Stato, la ridotta efficienza della macchina pubblica, l'inadeguatezza del quadro normativo e la debolezza del sistema politico. In cima alla crisi dello Stato c'è il progressivo invecchiamento di un ordinamento che, senza riuscirci, abbiamo più volte cercato di aggiornare alle esigenze dei tempi. Ed è in questa terra di nessuno, tra riforme mai fatte e la pressione degli avvenimenti, che da qualche decennio l'Italia sta procedendo con soluzioni pragmatiche, operando per prassi con modifiche, anche profonde, al suo ordinamento. Cambiare il bicameralismo paritario, rafforzare, in una visione bipolare, la stabilità del Governo e il sistema delle garanzie può aiutare l'Italia a essere più libera, più forte, più prospera; ma ottenere un nuovo equilibrio tra i poteri dello Stato in via di fatto, operando per prassi e non attraverso le procedure costituzionali, espone a rischi consistenti la nostra democrazia perché non sappiamo come questi precedenti potranno essere usati in futuro. (Applausi) . Negli ultimi decenni, sia la destra sia la sinistra hanno largamente tollerato la prassi che ha fatto del Governo il primo titolare del potere legislativo. E, sempre per prassi, il Parlamento non è più al centro del nostro ordinamento, ed egualmente per prassi il Presidente del Consiglio non è più primus inter pares , ma pian piano è diventato un vero e proprio capo del Governo. Se questo processo è andato tanto avanti, anche il Parlamento ha le sue responsabilità per non essere riuscito a difendere le sue prerogative. Il monocameralismo alternato che stiamo consumando sulla legge di bilancio è la replica di una prassi messa in atto da altri Governi di diverso colore politico, tutti spinti da emergenze che sono sembrate incompatibili con i tempi lunghi del lavoro parlamentare.