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A oggi, dopo ben sette anni di studio (sei anni più un anno per l'esame di Stato), solo un medico su tre ha la possibilità di continuare la carriera post laurea. In particolare - ed è il motivo alla base della mail-bombing di questi giorni - quest'anno oltre 12.000 medici non hanno avuto la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo. Questo meccanismo, che si chiama imbuto formativo, porta all'accumularsi, tra un anno e l'altro, di giovani medici in un limbo posto tra la laurea e la specializzazione, sostanzialmente tagliandoli fuori dal mondo del lavoro. Questi giovani medici ritentano il concorso negli anni successivi, aumentando progressivamente, di anno in anno, il numero dei candidati e, con le borse attualmente messe a disposizione, degli esclusi alla formazione specialistica. Che cosa è successo? Ora, cosa è accaduto? Il 26 giugno il ministro Bussetti ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post , in cui dichiarava in maniera esultante di aver aumentato i posti ai test d'ingresso per la facoltà di medicina e chirurgia, avendo dimostrato ancora una volta di non aver chiaro qual è il problema: non è l'accesso a medicina, ma l'accesso alle specializzazioni. Per cui il ministro Bussetti avrebbe dovuto aumentare, insieme alla ministra Grillo, le borse di specializzazione e non i posti a medicina e chirurgia. Quindi ora il problema si aggrava ulteriormente. Aggiungo che formare un medico per lo Stato è un notevole investimento economico; molti dei nostri ragazzi, terminato il corso di laurea vanno all'estero, perché qui sanno benissimo di non poter trovare lo spazio nei corsi di specializzazione: ne emigrano 1.500 ogni anno e ciò ha un costo per il nostro Paese di oltre 225 milioni di euro. Ora io mi chiedo, e chiedo ai colleghi che hanno abbandonato l'Aula in questo momento, cosa abbiano intenzione di fare: se ci uniamo tutti insieme per un'azione forte, raccogliendo le istanze di questi ragazzi, di questi giovani medici, provando a costruire un percorso collegialmente, oppure se passivamente tutti gli altri non si rendono conto che il sistema è al collasso. Tuttavia al collasso non c'è solo sistema sanitario, ma c'è anche il futuro di tanti ragazzi bravi e preparati. (Applausi dal Gruppo PD) . BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOSSI Simone (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di intervenire oggi per sottoporre all'attenzione di quest'Aula alcuni fatti avvenuti recentemente nel mio territorio di elezione e più precisamente nella mia città, Cremona, in Lombardia. Si tratta di episodi preoccupanti, che definirei sconcertanti, che riguardano i nostri giovani e che non possono essere purtroppo sottovalutati. Le cronache locali e nazionali hanno raccontato di risvolti inquietanti della vicenda già ribattezzata come il "Fight club"di Cremona. Ma qui purtroppo non c'è nessun Tyler Durden; qui c'erano i nostri ragazzi e, anziché parlare di letteratura, parliamo di eventi reali, che avvenivano nelle piazze della città e che hanno portato a un'operazione dei Carabinieri con sette arresti. Le cronache raccontano di ragazzi giovanissimi, quasi tutti minorenni, che si davano appuntamento sui social network per picchiarsi, per scatenare risse e per prendere di mira altri giovani come loro, per poi, finite queste bellissime avventure, pubblicare tutto su Instagram o su Facebook. Parliamo quindi di una violenza gratuita, immotivata e insensata, solo per prendere qualche like in più sui social ; tutto questo per me è assurdo. Come ho già avuto modo di affermare, da genitore prima ancora che da senatore della Repubblica, sono sconcertato da questi gesti e penso che ognuno di noi lo sia dopo aver letto le cronache. È inaccettabile che si possano anche solo concepire queste cose e ancor meno è tollerabile che avvengano sul nostro territorio. Non è questo il divertimento che desideriamo per i nostri figli; almeno io non insegno questo ai miei figli e non vorrei che nessun altro insegnasse questo ai propri figli. Purtroppo però la realtà quotidiana è questa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quindi ringrazio i Carabinieri, ringrazio le forze dell'ordine e le autorità, che hanno svolto un ottimo lavoro, e auspico che venga fatta presto luce in fondo a questa brutta vicenda e che la giustizia faccia il suo corso, anche a tutela della sicurezza, in primis dei nostri figli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento parte da una considerazione fondamentale: uno dei pilastri del nostro Stato democratico è il rispetto reciproco del proprio ruolo nelle istituzioni; non oltrepassare quella linea sottile che segna il confine tra le proprie e le altrui competenze specifiche è alla base degli equilibri democratici. Quanto è accaduto nei Comuni dell' hinterland napoletano Acerra e Casoria nei confronti dei portavoce del MoVimento 5 Stelle Carmela Auriemma ed Elena Vignati a mio avviso è molto grave. La consigliera Auriemma è stata querelata per aver evidenziato situazioni di incompatibilità tra il ruolo ricoperto dal segretario comunale e le mansioni dirigenziali affidategli dal sindaco. Voglio ricordare che il testo unico degli enti locali (TUEL), per tale caso prevede che le deleghe dirigenziali possono essere affidate al segretario comunale solo temporaneamente e solo se nella pianta organica del Comune non ci siano altri dirigenti, ma nel Comune di Acerra ci sono ben sette dirigenti. Questa condizione, che doveva essere solo temporanea, si è protratta nel tempo, generando così una condizione di fatto di incompatibilità: non si può essere nello stesso tempo controllore e controllato. Il caso della consigliera Vignati, nel Comune di Casoria, a Nord di Napoli, alle scorse amministrative del 26 maggio ha dell'incredibile. È stato affidato il trasporto dei verbali elettorali alla ditta di un candidato della coalizione poi risultata vincente. Nella metà delle sezioni i verbali risultavano alterati, con l'apposizione di fogli senza timbro di unione, né firme dei componenti del seggio. Alla richiesta di verifica di tali atti, le istituzioni hanno eretto muri invalicabili, replicando nel merito di rivolgersi al TAR. Il non voler fare chiarezza da parte della commissione elettorale sulle presunte anomalie durante lo spoglio delle ultime elezioni amministrative comunali nega di fatto la trasparenza nell'attività pubblica, generando di conseguenza nei cittadini la sfiducia e l'allontanamento dalla cosa pubblica. Le istituzioni sono la casa dei cittadini e la loro trasparenza è in serio pericolo, per la presenza in essa di personaggi poco chiari che la utilizzano a loro uso e consumo. I rappresentanti dello Stato e le strutture preposte devono intensificare e garantire il rispetto delle regole democratiche sancite dalla Costituzione. Rivolgo la mia solidarietà personale e del Gruppo MoVimento 5 Stelle del Senato alle consigliere Carmela ed Elena e le invito a continuare a difendere i principi cardine della democrazia: legalità e trasparenza. Un vento nuovo sta soffiando: