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dal mese di maggio 2020, con la "fase 3", le prestazioni sanitarie bloccate per molto tempo a causa dell'emergenza sanitaria sarebbero dovute ripartire, ma in molte regioni, non solo quelle più colpite dai contagi, la ripartenza della sanità "non Covid" risulta essere ancora a singhiozzo; i primi segnali, evidenziati anche da "Cittadinanzattiva", raccontano di un avvio "in salita", con ritardi nelle aperture e nell'erogazione dei servizi, soprattutto per i pazienti cronici, anche in regioni colpite in misura minore dal COVID, come la Sardegna e il Molise. In altre invece, come il Trentino-Alto Adige e le Marche, viene segnalato come risulti impossibile prenotare nuove visite o esami a causa di liste d'attesa ancora bloccate, dovendo smaltire copiosi arretrati, o per mancata risposta da parte dei CUP; la conseguenza delle lunghe liste di attesa è l'orientamento dei cittadini a ricorrere al privato, costringendoli dunque ad una spesa per prestazioni che hanno, di fatto, già pagato attraverso la tassazione generale e che una mala gestione dei servizi sanitari rende di fatto indisponibili o disponibili con ritardo; la crisi economica determinata dal COVID-19, con licenziamenti all'orizzonte, cassa integrazione e vere e proprie chiusure di attività, determinerà una riduzione del PIL pro capite ; tale riduzione nell'area sanitaria si traduce spesso nel minor ricorso ai servizi sanitari, in particolare quelli legati alla prevenzione, e la mancata prevenzione, nel medio-lungo periodo, aumenta non soltanto la mortalità, ma anche la cronicità; a parere dell'interrogante è proprio in situazioni di crisi economica che è ancor più necessario garantire l'universalità dei servizi di diagnosi e cura, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, ciascuno secondo la propria competenza, siano a conoscenza di quanto esposto e quali siano le valutazioni in merito all'evidente aumento della spesa sanitaria privata degli italiani; quali siano i dati del primo semestre 2020 della spesa sanitaria pubblica e di quella privata; come intendano risolvere l'annoso problema delle liste d'attesa. Atto n. 3-01903 FUSCO CANDURA PEPE PUCCIARELLI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: sabato 30 agosto 2020, presso l'ospedale militare "Celio" di Roma, tre migranti nigeriani, ricoverati da diversi giorni, in quanto positivi al COVID-19, hanno aggredito ufficiali e sanitari con pugni e morsi, oltre ad aver creato disagio e danni all'intero reparto sanitario; nell'aggressione i migranti hanno strappato la tuta di protezione a un giovane ufficiale in servizio, sottoponendolo a rischio contagio e ora lo stesso è costretto a un periodo di quarantena; diverse persone dell'ospedale sono rimaste lievemente ferite a causa dell'aggressione; secondo quanto riportano testimonianze e organi di informazione, tale aggressione sarebbe stata causata dalla volontà dei migranti di essere dimessi, nonostante risultassero positivi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo fosse a conoscenza dei fatti esposti, e quali iniziative di propria competenza intenda intraprendere al fine di tutelare la sicurezza e la salute dei medici militari impegnati nel fronteggiare l'emergenza. Atto n. 3-01904 BERNINI MALAN DAL MAS VITALI PAGANO SCHIFANI FAZZONE Al Ministro dell'interno Premesso che: secondo i dati diffusi dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, dal 1° gennaio all'8 settembre 2020, nonostante l'emergenza epidemiologica da COVID-19, il numero degli immigrati approdati in Italia si attesta a 20.057, più del triplo rispetto allo stesso periodo del 2019; nonostante i maggiori mezzi di informazione spesso focalizzino la propria attenzione sul flusso di migranti provenienti dal nord Africa, attraverso la Sicilia ed in particolare l'isola di Lampedusa, non deve essere in alcun modo sottovalutato il rischio di ingressi di immigrati clandestini provenienti da altre parti del mondo, attraverso confini che molto spesso hanno scarsa possibilità di essere sorvegliati per via della loro conformazione geopolitica; in particolare, la rotta balcanica, percorsa da migranti provenienti prevalentemente dal Medio oriente e dal Sud-est asiatico e diretti in Europa, passando per la Turchia, ha registrato negli ultimi anni flussi crescenti: circa 1.500 persone l'hanno percorsa nel 2018, oltre 3.000 nel 2019. Secondo quanto dichiarato dal Ministro in indirizzo l'8 settembre 2020: "Nel 2020, sono entrati 3.059 migranti dalla rotta balcanica, a fronte dei 2.104 dello stesso periodo del 2019"; i migranti attraversano Serbia o Bosnia, entrano in Croazia e da qui muovono verso la Slovenia per poi entrare in Italia attraverso il confine con il Friuli-Venezia Giulia; nel marzo 2016 Unione europea e Turchia hanno siglato un accordo per contrastare il fenomeno e la Commissione europea, nell'occasione, dichiarò: "la rotta è chiusa"; contrariamente, in particolar modo nel corso del 2019, i flussi migratori attraverso la rotta balcanica sono aumentati; nei primi mesi del 2020, il flusso di migranti irregolari provenienti dai Paesi balcanici e diretti verso l'Italia non si è interrotto: nei soli mesi di aprile e maggio si sarebbero verificati centinaia di ingressi. Ciò, nonostante le misure di contenimento dovute alla pandemia da COVID-19; i dati relativi alla diffusione del virus indicano che parte consistente dei nuovi casi di positività sono relativi a persone provenienti dall'estero, in particolare dall'area balcanica, tanto che il Governo ha proceduto nel mese di luglio a chiudere i confini con Serbia, Montenegro e Kosovo; nei pazienti provenienti dalla Serbia e ricoverati in Italia sarebbe stato isolato un ceppo di coronavirus più aggressivo di quello precedentemente presente in Italia; la rotta balcanica presenta caratteristiche di pericolosità che il Governo sta continuando a sottovalutare, sia lasciando sguarnito il confine dal punto di vista geografico, sia non fornendo a forze dell'ordine e sanitari gli strumenti per poter intervenire; le decine di persone entrate illegalmente in Friuli-Venezia Giulia nelle ultime settimane hanno a lungo soggiornato in Paesi che oggi, come già ricordato, sono considerati più a rischio del nostro da un punto di vista sanitario; l'emergenza potrebbe ben presto esplodere nei centri di accoglienza; basti pensare a quanto successo nell'ex caserma "Cavarzerani", nel comune di Udine, dove la riscontrata positività di 3 migranti ha portato alla quarantena obbligatoria per gli altri 480 ospiti; secondo il Ministro in indirizzo, intervenuto a Trieste in occasione di una visita del 13 luglio: "la rotta balcanica sta andando abbastanza bene perché funziona il sistema delle riammissioni, sono numeri che non corrispondono a ciò che abbiamo dal versante mediterraneo"; il SAP, sindacato di polizia, ha replicato al Ministro il 14 luglio, per voce del proprio segretario regionale, Olivo Comelli: "La questione immigrazione in questi territori è un'emergenza e come tale deve essere sostenuta dall'esecutivo.