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Con il disegno di legge in esame si è proceduto, attraverso la tecnica della novella legislativa, a sostituire ogni indicazione numerica relativa ai collegi uninominali delle circoscrizioni con il riferimento ad una frazione del numero totale dei deputati e dei senatori, conservando le disposizioni vigenti per ogni altro aspetto e riducendo al minimo gli interventi normativi. Tali interventi mantengono inalterato il sistema elettorale vigente di tipo misto, conservando le percentuali della quota maggioritaria e di quella proporzionale attualmente previste. Lo stesso meccanismo è stato applicato anche alle circoscrizioni, per le quali la legge vigente indica esplicitamente uno specifico numero di collegi uninominali (Trentino-Alto Adige/Südtirol, Valle d'Aosta e Molise). Nell'intervento normativo proposto, la cifra relativa al numero dei seggi è sostituita da un rapporto con il totale dei seggi assegnati alla circoscrizione, dalla cui applicazione risultano dati numerici che, in mancanza della variazione costituzionale del numero dei parlamentari, sono identici a quelli attualmente stabiliti, mentre, in presenza di una variazione del numero dei parlamentari, risultano proporzionalmente ridotti. Le modifiche che si propongono alla normativa elettorale, non solo assicurano la neutralità del meccanismo elettorale rispetto al quadro normativo vigente, ma ne garantiscono altresì l'applicabilità e il corretto funzionamento anche nell'ipotesi di riduzione del numero dei parlamentari, qualunque sia l'entità di tale variazione. Il presente disegno di legge è composto da tre articoli. L'articolo 1 modifica gli articoli 1 e 83 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361. Le modifiche mantengono inalterato il sistema elettorale vigente limitandosi ad individuare, per le diverse circoscrizioni per le quali la legge vigente indica il numero dei collegi uninominali, il rapporto frazionario la cui applicazione restituisce gli stessi numeri attualmente fissati. L'articolo 2 modifica gli articoli 1, 16- bis , 17, 20 e 21- ter del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, con modifiche che, analogamente a quelle operate sul testo unico per l'elezione della Camera, mantengono inalterato il sistema elettorale vigente, semplicemente individuando, per le diverse circoscrizioni per le quali la legge vigente indica il numero dei collegi uninominali, il rapporto la cui applicazione restituisce gli stessi valori numerici attualmente fissati. L'articolo 3 reca la delega al Governo avente ad oggetto la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali che può essere esercitata solo ove sia intervenuta, nel termine di ventiquattro mesi dall'entrata in vigore della presente legge, una modifica costituzionale volta alla riduzione del numero dei componenti delle Camere di cui agli articoli 56, secondo comma, e 57, secondo comma, della Costituzione. La citata delega, da esercitare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della predetta legge costituzionale, reca princìpi e criteri direttivi che riproducono i medesimi princìpi recati dalla legge n. 165 del 2017. In particolare, anziché riferirsi a numeri fissi, ai fini dell'individuazione del numero dei collegi uninominali e plurinominali sia della Camera che del Senato, le modifiche rinviano al dato risultante dall'applicazione del rapporto di cui all'articolo 1, comma 2, dei rispettivi testi unici. Il testo che si sottopone all'esame dell'Assemblea è il risultato del lavoro della Commissione affari costituzionali, la quale, dopo un ciclo di audizioni informali e un articolato dibattito, ha concluso l'esame in sede referente con l'approvazione senza modifiche del testo presentato dai senatori Perilli e altri. (Applausi dal Gruppo M5S) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo statale «Vincenzo Monti» di Cesena, che stanno assistendo ai nostri lavori, che ringrazio per essere rimasti fino praticamente al termine della seduta. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. Doc 881 PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritto a parlare il senatore Collina. Ne ha facoltà. COLLINA (PD) . Signor Presidente, procediamo sulla falsariga che abbiamo criticato aspramente in queste ultime ore. Qui, in modo chirurgico, come è stato definito precedentemente, si va avanti a fare delle modifiche significative ed importanti, che vengono trattate in modo quasi asettico: prese una alla volta con grande indipendenza e con grande impossibilità di valutare, per mancanza di disponibilità a procedere ad un confronto serio, tutte le implicazioni e le interrelazioni esistenti tra i vari provvedimenti che stiamo affrontando. Ora, ditemi voi, che avete partecipato anche alla scorsa legislatura, quanto sono stati importanti il confronto e la discussione sul legame, che tutti hanno riconosciuto esistere, tra le riforme costituzionali, le riforme del Parlamento e le leggi elettorali. Noi, invece, in questa discussione, procediamo come se non ci fossero legami, come se la democrazia e la rappresentanza nel nostro Paese fossero slegate, come se il numero dei deputati e dei senatori presenti in queste Aule fosse indipendente dalla morfologia del nostro territorio, dall'organizzazione istituzionale, dagli enti intermedi che ne reggono la rappresentanza, dai confini fisici, geografici ed amministrativi presenti nel nostro Paese. Nel nostro Paese vi è una grande disomogeneità; tante sono state le possibilità, le discussioni, i tentativi di ridurre le disomogeneità presenti nel nostro Paese, che sono di vario tipo, di varia dimensione, di varie categorie. Ebbene, queste disomogeneità sussistono anche dal punto di vista elettorale e della rappresentanza politica. La nostra Costituzione ne tiene conto, parla di minoranze e di territori che hanno caratteristiche speciali. Noi affrontiamo il tema della riduzione del numero dei parlamentari, diciamo che è una cosa giusta, che è un taglio lineare, una riduzione proporzionale, una riduzione di costi e poi ci poniamo il problema, evidentemente sotto gli occhi di tutti, del modo con il quale questi parlamentari giungono qui: si chiamano elezioni. Le elezioni si fanno con una formula: la legge elettorale, che trasforma i voti dei cittadini in rappresentanti nel Senato e nella Camera. È una cosa molto semplice, perché nella democrazia rappresentativa ci vuole una formula che trasformi i voti in rappresentanti, il voto di un corpo elettorale formato da milioni di persone in un numero ristretto di persone che siede nel Parlamento. Ora, le implicazioni che sono rappresentate dalla definizione della legge elettorale, quindi di questa formula, sono sotto gli occhi di tutti. Oggi voi, con questo passaggio, volete affermare che è un aspetto neutrale, anzi che deve essere neutralizzato, che non è significativo. Indipendentemente dal numero dei parlamentari che fosse eventualmente deciso (perché l' iter parlamentare delle riforme costituzionali è lungo e quindi va verificato nei fatti), non importa quale sia la legge elettorale: