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, e, come tale, nomina uno dei tre membri del consiglio stesso, in qualità di amministratore delegato, Vincenzo Atella; Antonio Dorrello, a quanto si apprende dal quotidiano economico "Italia Oggi" del 17 aprile 2019, che riporta una nota stampa di "Dirpubblica", versa in condizioni di conflitto di interessi a causa di casi di incompatibilità nelle commissioni per le nomine dei POER (posizioni organizzative di elevato grado di responsabilità), ovvero quadri intermedi dell'Agenzia delle entrate. Al proposito la nota sindacale, citata dal quotidiano, ripercorre la vicenda della richiesta dell'accesso all'atto presentato il 25 febbraio 2019 relativo alle dichiarazioni di insussistenza di situazioni di incompatibilità. In particolare si apprende dalla nota stessa che negli atti risultava la dichiarazione di insussistenza a causa di incompatibilità di Antonio Dorrello, incaricato di preparare i quesiti per la prova scritta tecnico-professionale. "Dirpubblica" rileva che la dichiarazione è arrivata lo stesso giorno della richiesta di accesso agli atti, evidenziando che tra i candidati che hanno superato la prova c'è il fratello dirigente Domenico Dorrello; considerato inoltre che, sempre per quanto risulta: Domenico Dorrello, fratello di Antonio Dorrello, e Giovanni Battista Cantisani, cognato del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, risultano essere ex funzionari dell'Agenzia delle entrate, per un periodo incaricati dirigenti della stessa agenzia. Incarichi che in virtù della sentenza della Corte costituzionale n. 37 del 2015, sono stati dichiarati illegittimi; sia Domenico Dorrello che Giovanni Battista Cantisani hanno ricoperto il ruolo di dirigenti della ASL Salerno, ed entrambi, seppur in momenti differenti, sono stati assunti, in tempi brevi, nuovamente in qualità di dirigenti presso l'Agenzia delle entrate; considerato infine che l'Agenzia delle entrate, seppure, in virtù dei propri fini statutari, è chiamata ad operare nel rispetto dei principi di legalità, imparzialità e trasparenza e nella sua attività ad ispirarsi a criteri di efficienza, economicità ed efficacia, consta essere da anni al centro di scandali giornalistici, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda assumere interventi rivolti a restituire e garantire la legalità all'interno dell'Agenzia delle entrate, e in tal caso quali. Atto n. 3-02319 SBROLLINI Al Ministro della cultura Atto n. 3-02320 D'ARIENZO BITI D'ALFONSO STEFANO FEDELI IORI ALFIERI BOLDRINI MISIANI PITTELLA LAUS GIACOBBE FERRAZZI TARICCO CIRINNA' ROJC VALENTE VERDUCCI Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: l'articolo 1, comma 363, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio 2021), proroga per il 2021 il congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente (previsto dall'articolo 4, comma 24, lettera a) , della legge 28 giugno 2012, n. 92, recante disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), già prorogato da successivi provvedimenti, elevandone la durata da 7 a 10 giorni; il congedo attualmente si applica solo ai dipendenti privati, mancando per i dipendenti pubblici il relativo provvedimento attuativo di cui all'articolo 1, comma 8, della citata legge n. 92 del 2012, che stabilisce che "il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, individua e definisce, anche mediante iniziative normative, gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche"; nonostante il legislatore sia intervenuto sulla norma, aumentando, di volta in volta, il numero di giorni destinati al congedo obbligatorio di paternità, previsto inizialmente, in via sperimentale, per gli anni 2013, 2014 e 2015, tale misura non è stata mai estesa ai dipendenti pubblici; si tratta di un'ingiustificata disparità di trattamento poiché le tutele connesse alla genitorialità non possono essere subordinate alla natura, pubblica o privata, del datore di lavoro; premesso inoltre che: la direttiva europea (UE) 2019/1158, relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, si pone l'obiettivo di conseguire la parità tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro e il trattamento sul lavoro, per la conciliazione tra lavoro e vita familiare per i lavoratori che sono genitori o prestatori di assistenza. Al riguardo, l'articolo 4 prevede che gli Stati membri adottino misure necessarie per garantire al padre il diritto a un congedo di paternità di 10 giorni lavorativi, senza distinzioni tra i lavoratori; ciò nonostante, a tutt'oggi, continua a mancare il provvedimento attuativo del Ministro per la pubblica amministrazione, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso intervenire, seppur tardivamente, al fine di estendere il congedo di paternità ai dipendenti pubblici, eliminando così una palese disparità di trattamento tra padri dipendenti privati e padri dipendenti pubblici e dando finalmente attuazione a quanto previsto dalla legge e dalla direttiva europea. Atto n. 3-02321 EVANGELISTA VACCARO VANIN NATURALE CAMPAGNA PELLEGRINI Marco LEONE RUSSO DONNO LOMUTI Al Ministro della salute Premesso che: il Ministro in indirizzo ha firmato l'ordinanza che proroga la sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano fino al 31 dicembre 2021; la decisione di prolungare la sospensione arriva adesso dopo un primo fermo a novembre 2020 e dopo un nuovo report dell'EFSA in cui si ribadiva il rischio di diffusione di varianti pericolose tra furetti e visoni; in questo modo, non solo è stata riconosciuta l'efficacia e la necessità di questo intervento come ulteriore misura per combattere la diffusione del coronavirus e così tutelare la salute pubblica, ma è stata anche risparmiata la vita a migliaia di cuccioli di animali, circa 35.000 in questo solo anno, sottraendoli alle indicibili sofferenze causate dagli allevamenti intensivi; infatti, con l'ordinanza è stata bloccata, per la prima volta in Italia, la fase degli accoppiamenti e della riproduzione prevista nel mese di marzo che, tra aprile e maggio, avrebbe comportato la nascita di circa 35.000 cuccioli di visone poi destinati ad essere uccisi per diventare pellicce, dopo 8-9 mesi di prigionia costretti in minuscole gabbie di rete metallica negli allevamenti intensivi; attualmente sono sei gli allevamenti ancora presenti in Italia all'interno dei quali resteranno dunque i soli animali destinati alla riproduzione (indicativamente 7.000 visoni), che non potranno essere utilizzati per l'avvio del nuovo ciclo produttivo; nei mesi scorsi migliaia di visoni sono stati abbattuti anche in Italia (in particolare in Lombardia), per bloccare preventivamente un'eventuale diffusione del coronavirus;