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le eccezioni specifiche nell'applicazione dei principi del trattamento nazionale e del trattamento della nazione più favorita e definendo il rapporto del capo e dell'Accordo con gli obblighi di cui al Capo 9 (Appalti pubblici) dell'ALS. L'articolo 2.2 rappresenta una delle disposizioni cardine dell'Accordo, poiché ribadisce il diritto fondamentale delle Parti a legiferare nei rispettivi territori, senza che ciò costituisca una violazione degli obblighi assunti con l'API, per conseguire legittimi obiettivi politici, quali la tutela della salute pubblica, della sicurezza, dell'ambiente e della morale pubblica, la protezione sociale o dei consumatori, la promozione e la tutela della diversità culturale. In tale spirito, l'Accordo evidenzia come le norme sulla protezione degli investimenti non possano essere interpretate come un impegno dei Governi a non modificare il proprio quadro normativo, compresa l'attuazione delle norme sugli aiuti di Stato. Ai sensi dell'articolo 2.3, l'API prevede l'applicazione della clausola del trattamento nazionale, secondo la quale ciascuna parte accorda agli investitori dell'altra parte e agli investimenti regolati dall'Accordo, per quanto concerne la loro esecuzione, un trattamento non meno favorevole di quello accordato, in situazioni simili, ai propri investitori e ai loro investimenti, e ne elenca le deroghe all'applicazione. L'articolo 2.4 prevede l'applicazione del trattamento della nazione più favorita, in base al quale ciascuna parte accorda agli investitori dell'altra parte e agli investimenti disciplinati dall'Accordo, per quanto riguarda l'esecuzione di questi ultimi, un trattamento non meno favorevole di quello accordato, in situazioni analoghe, agli investitori di un Paese terzo e ai loro investimenti. La disposizione elenca le deroghe all'applicazione. In base all'articolo 2.5, ciascuna Parte accorda agli investitori dell'altra parte e agli investimenti disciplinati dall'Accordo un trattamento giusto ed equo, garantendone la piena protezione e sicurezza. La terminologia ( wording ) utilizzata intende qualificare chiaramente le obbligazioni della Parte « ospite » e fornisce una definizione specifica di quali aspettative l'investitore possa legittimamente vantare a ricevere un certo trattamento o che la normativa rilevante non verrà modificata. In coerenza con le precedenti disposizioni, l'articolo 2.6, accorda agli investitori dell'altra Parte i cui investimenti disciplinati abbiano subito perdite a causa di guerre o altri conflitti armati, rivoluzioni, situazioni di emergenza nazionale, rivolte, insurrezioni o sommosse nel suo territorio, un trattamento non meno favorevole, in materia di restituzione, indennizzo, risarcimento o altre forme di liquidazione, di quello accordato ai propri investitori o agli investitori di un paese terzo. L'articolo 2.7 dell'API stabilisce che nessuna parte può nazionalizzare o espropriare un investimento disciplinato dall'Accordo, né direttamente né indirettamente mediante misure di effetto equivalente alla nazionalizzazione o all'espropriazione, eccetto nei casi in cui questa sia effettuata per un fine pubblico, nel rispetto del principio del giusto procedimento, su base non discriminatoria, e dietro pagamento di un'indennità tempestiva, congrua ed effettiva. La disposizione definisce precise condizioni di ammissibilità per eventuali deroghe. Ai sensi dell'articolo 2.8, le Parti assicurano che i trasferimenti relativi ad un investimento disciplinato dall'Accordo (in particolare: conferimenti di capitale, utili, dividendi, plusvalenze e altri rendimenti, e proventi della vendita totale o parziale o della liquidazione totale o parziale dell'investimento disciplinato, redditi e altre remunerazioni del personale assunto all'estero) vengano effettuati senza restrizioni o ritardi in una valuta liberamente convertibile. Il riconoscimento della surrogazione è previsto dall'articolo 2.9 dell'API, nel caso in cui una Parte effettui un pagamento in forza di un obbligo indennitario, una garanzia o un contratto di assicurazione concluso in relazione a un investimento effettuato da uno dei suoi investitori nel territorio dell'altra Parte. Capo III – Risoluzione delle controversie (Articoli 3.1-3.59) Sezione A– Risoluzione delle controversie tra le Parti (articoli 3.1-3.26) Sottosezione I – Obiettivo e ambito di applicazione (articolo 3.1-3.2) Come indicato dall'articolo 3.1, obiettivo della sezione è quello di istituire un meccanismo per evitare o risolvere in maniera concordata controversie tra le Parti che possano nascere dall'interpretazione o applicazione dell'Accordo. L'articolo 3.2 individua l'ambito di applicazione della sezione nella prevenzione e nella risoluzione delle controversie tra le Parti come definite nella disposizione precedente. Sottosezione II – Consultazione e mediazione (articoli 3.3-3.4) L'Accordo impegna le Parti ad adoperarsi per risolvere qualsiasi controversia avviando consultazioni in buona fede onde pervenire a una soluzione concordata (disciplinate dall'articolo 3.3) o mediante la procedura di mediazione, regolata dall'articolo. 3.4 con un rinvio per le procedure specifiche all'Allegato 9 (Meccanismo di mediazione). Sottosezione III – Procedure di risoluzione delle controversie (articolo 3.5-3.22) Qualora le consultazioni si concludano con esito negativo, la parte attrice può richiedere, secondo le modalità previste dall'articolo 3.5, la costituzione di un collegio arbitrale, composto da tre membri. Il mandato del collegio e le procedure per la sua costituzione sono regolati rispettivamente negli articoli 3.6 e 3.7. I successivi articoli riguardano norme e procedure del processo arbitrale: modalità delle riunioni del collegio arbitrale con le Parti per individuare tutte le questioni da affrontare, sede dell'udienza, sua apertura al pubblico, ricezione delle comunicazioni amicus curiae (articolo 3.8, con rinvio ai pertinenti Allegati 7 e 8); pronuncia in via preliminare del collegio arbitrale circa l'effettiva urgenza del caso (articolo 3.9); relazione interinale, che deve di norma essere presentata dal collegio arbitrale alle Parti entro 90 giorni dalla sua costituzione (articolo 3.10); relazione finale, che deve di norma essere presentata dal collegio arbitrale entro 120 giorni dalla sua costituzione (articolo 3.11) e alla quale la parte convenuta deve dare esecuzione senza indugio e in buona fede (articolo 3.12), ferma restando la possibilità delle Parti di concordare un periodo ragionevole di tempo per l'esecuzione della relazione finale qualora non sia possibile darne esecuzione immediata (articolo 3.13). L'articolo 3.14 definisce la procedura, che termina con un lodo del collegio arbitrale, da seguire nel caso in cui, allo scadere del periodo ragionevole di tempo, la parte attrice non ritenga validamente attuate da parte del convenuto le misure necessarie per conformarsi alle raccomandazioni ricevute dal collegio arbitrale.