[pronunce]

che, comunque sia, lo Stato non avrebbe nessun «obbligo di erogazione per le università non statali legalmente riconosciute ed accreditate dopo l'anno accademico preso a riferimento dalla norma», proprio perché esse dovrebbero essere pienamente consapevoli, prima di presentare l'istanza di accreditamento al MUR, di dover garantire finanziariamente il rispetto degli obblighi che la legge impone; che, ciò non ostante, tali atenei riceverebbero, tutti, un sostegno pubblico: le norme censurate stabilirebbero in modo chiaro, infatti, che, nel calcolare il contributo, si faccia riferimento «in particolare» all'incremento di esoneri rispetto all'anno accademico 2000-2001, e, difatti, gli atenei non statali legalmente riconosciuti istituiti nel corso degli anni 2000 sarebbero stati gradualmente inseriti nel finanziamento statale di cui alla legge n. 243 del 1991, sia con riferimento alla "quota base", sia con riferimento alla "quota premiale", basata sulla valutazione della qualità della ricerca; che, in conclusione, la difesa statale chiede che le questioni siano dichiarate non fondate, poiché la disciplina avrebbe «una sua logica e una sua interna coerenza e completezza». Considerato che il Giudice di pace di La Spezia dubita della legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 12, del d.lgs. n. 68 del 2012, in combinato disposto con il comma 2 dello stesso articolo, per contrasto con gli artt. 2, 3 e 33, quarto comma, Cost.; che l'art. 9 prevede, al comma 2, che le università esonerano totalmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari gli studenti che presentino i requisiti di eleggibilità per il conseguimento della borsa di studio e gli studenti con disabilità, con riconoscimento di handicap ai sensi dell'art. 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), o con un'invalidità pari o superiore al sessantasei per cento, e stabilisce, al comma 12, che «[a]l fine di garantire alle università non statali legalmente riconosciute una adeguata copertura degli oneri finanziari che ad esse derivano dall'applicazione del presente decreto, nel riparto dei contributi previsti dalla legge 29 luglio 1991, n. 243, il Ministero definisce specifici incentivi che tengano conto dell'impegno degli atenei nelle politiche per il diritto allo studio, con particolare riferimento all'incremento del numero degli esoneri totali, rispetto all'anno accademico 2000-2001, dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari degli studenti che presentino i requisiti di eleggibilità per il conseguimento della borsa di studio di cui all'articolo 8»; che il giudice rimettente solleva le questioni in esame nell'ambito di un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo: uno studente, titolare di borsa di studio, ha ottenuto il titolo esecutivo per soddisfare il diritto al rimborso dei costi sostenuti per frequentare il corso universitario e l'università si è opposta; che l'opponente è un'università non statale legalmente riconosciuta istituita nel 2004 e non avrebbe fondi sufficienti a rimborsare gli aventi diritto perché l'art. 9, comma 12, la escluderebbe dai contributi finanziari che lo Stato assegna a tali fini; che, ad avviso del giudice a quo, le norme sui criteri per l'assegnazione delle suddette risorse finanziarie tratterebbero in modo ingiustificatamente deteriore le università non statali legalmente riconosciute istituite dopo l'anno 2001, poiché - non essendo possibile valutare l'incremento degli esoneri totali rispetto all'anno accademico 2000-2001, per la mancanza di uno dei termini di raffronto - sarebbero escluse dall'assegnazione dei fondi previsti dalla legge n. 243 del 1991; che la disciplina sarebbe anche irragionevole, imponendo a tali atenei, per un verso, di rimborsare totalmente i costi degli studi universitari ai vincitori di borsa di studio o ai portatori di handicap di misura pari o superiore al 66 per cento, non offrendo, per altro verso, alcun sostegno economico a tale fine; che, per le ragioni appena esposte, l'art. 9, comma 12, violerebbe anzitutto l'art. 3 Cost. per contrasto, sia col principio di eguaglianza, sia col principio di ragionevolezza; che le norme censurate comporterebbero l'esclusione degli «studenti universitari di questi atenei ed, in specie, coloro che sono vincitori di borsa di studio o portatori di handicap, dai benefici previsti per legge», pregiudicandone il diritto allo studio e violando, così, l'art. 2 Cost.; che le stesse norme contrasterebbero, inoltre, con l'art. 33, quarto comma, Cost., che afferma la libertà di istituire scuole private, la libertà degli utenti di scegliere una scuola diversa da quella statale e il principio secondo il quale alle scuole private e ai loro alunni deve assicurarsi un trattamento equipollente a quello degli alunni delle scuole statali; che il Presidente del Consiglio dei ministri è intervenuto nel presente giudizio, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo che le censure, nel merito, sono non fondate; che non si può condividere l'assunto da cui muove il rimettente, secondo cui le questioni sarebbero rilevanti quanto è "rilevante" il danno che subirebbe la parte opponente per l'«applicazione dell'art. 9 comma 12 predetto nella sua portata incostituzionale», poiché sarebbe «assoluta e grave [la] rilevanza della questione di illegittimità costituzionale che ci occupa non avendo l'ateneo nella propria disponibilità le risorse finanziarie specificate per legge da destinare allo scopo»; che questa Corte ritiene, al contrario, che le questioni siano palesemente prive del requisito della rilevanza con riguardo all'oggetto del giudizio a quo; che in tale procedimento, infatti, va verificata l'esistenza del credito per cui è stato emesso il decreto ingiuntivo, e che, perciò, a nulla rileva, in questa sede, la disciplina dei criteri di assegnazione delle risorse previste dalla legge n. 243 del 1991 a beneficio degli atenei non statali legalmente riconosciuti, telematici e non telematici, non potendosi certo confondere il piano dei rapporti tra studente e università con quello dei rapporti tra le università e l'autorità pubblica; che, a detta dello stesso rimettente, peraltro, lo studente si annovererebbe «certamente» tra gli aventi diritto al rimborso; che, di conseguenza, al fine di accogliere o rigettare l'opposizione, il giudice a quo è chiamato a fare applicazione dell'art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 68 del 2012 e non dell'art. 9, comma 12, sul quale si appuntano le censure, onde l'inammissibilità per difetto di rilevanza delle questioni sollevate;