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Ora devo andare». Arrivederci, maestro, tra cent'anni. (Applausi) . CANGINI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANGINI (FI-BP) . Signor, Presidente, ci tenevo ad associare il nome del Gruppo Forza Italia e il mio personale al ricordo del maestro Camilleri. Egli è stato tante cose: uomo di teatro, uomo di televisione, uomo di cinema e letterato. È stato soprattutto un cantastorie, l'erede diretto della tradizione popolare dei cantastorie, che giravano per le fiere paesane, narrando storie più o meno avvincenti. Era questa probabilmente la sua cifra, la cifra di un grande siciliano, che ha fatto della "sicilianitudine" e della lingua siciliana, che è lingua nazionale, la propria cifra caratterizzante. È stato tra gli ultimi testimoni di quando la Rai era davvero la principale industria culturale del Paese. Si paragonava a Tiresia, l'indovino cieco che nell'Odissea indica la retta via ad Ulisse. Egli non aveva un buon rapporto con la nostra parte politica, non aveva simpatia per Forza Italia e non aveva simpatia per Silvio Berlusconi. Credo che proprio per questo sia nostro dovere rendere omaggio al suo talento, facendo di lui anche, tutto sommato, un modello non soltanto per la sua qualità letteraria, ma perché la sua biografia artistica ricorda a tutti noi che non c'è un limite anagrafico per scoprire e valorizzare una parte di sé. Camilleri è diventato il Camilleri a noi tutti noto all'età di sessantasette anni, quindi ha coltivato e ha continuato a coltivare il proprio talento letterario aspettando il momento che la storia gli riconoscesse i suoi meriti. Quel momento fatalmente è arrivato, perché il talento c'era e perché evidentemente ci sono stati anche quegli altri elementi che fanno del successo una realtà: la fortuna o, come diceva Federico II di Prussia, sua maestà il Caso. Fatto sta che Camilleri è entrato nel pantheon dei grandi italiani ed è nostro dovere e nostro piacere riconoscerne il genio. Camilleri è morto. Lunga vita al commissario Montalbano! (Applausi dal Gruppo FI-BP) . GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, oggi è un giorno triste. Con Andrea Camilleri se ne va una delle figure più importanti della letteratura contemporanea italiana, uno scrittore che ha saputo regalare con i suoi romanzi moltissime emozioni a milioni di spettatori, a milioni di appassionati lettori, diventando una presenza familiare nelle case degli italiani attraverso i suoi film, tratti dai suoi libri. Camilleri è stato anche e soprattutto un intellettuale, sempre pronto a intervenire con la sua arguzia, a offrire - con quella voce segnata dalle troppe amatissime sigarette - un punto di vista mai scontato su quanto succedeva nel mondo e nel nostro Paese. Proprio in questi giorni, se non si fosse aggravata la sua condizione fisica e di salute, lo avremmo applaudito alle Terme di Caracalla, dove avrebbe portato in scena l'«Autodifesa di Caino», dopo aver preso le parti del saggio Tiresia, come lui privo della vista ma con lo sguardo lungo e capace di vedere oltre. Andrea Camilleri ha vissuto due vite. Nella prima, da insegnante e regista dell'Accademia Silvio D'Amico e da funzionario Rai, ha dato vita a importanti lavori e sceneggiati che sono entrati nell'immaginario collettivo di intere generazioni, dal tenente Sheridan al commissario Maigret. Nella seconda, iniziata più o meno a sessant'anni, diventa lo scrittore che tutti conosciamo, il creatore di Montalbano e delle vicende di Vigata, che abbracciano un lungo arco di tempo. Vigata è una piccola città liberamente ispirata a una terra, la Sicilia, e con una lingua liberamente tratta dal dialetto agrigentino, che ha creato un universo insieme immaginario e reale, un'isola nell'isola, talmente piccola da essere universale, amata e seguita in ogni parte del mondo: chissà come saranno state tradotte alcune di quelle parole, ormai entrate nel nostro vocabolario, ad esempio in finlandese o in coreano. Abbiamo davvero perso una grandissima figura, ma siamo grati per averlo potuto conoscere e amare. Avremmo voluto leggere altre avventure prima dell'epilogo del commissario Montalbano. Il maestro - lo ha raccontato lui stesso - lo aveva scritto già anni fa: «Non si sa mai se poi arriva l'Alzheimer», diceva con quella ironia sulla fine della vita tipica di noi siciliani. E io, da siciliano, gli sono particolarmente grato per aver reso cosi familiare la nostra isola a milioni di lettori nel mondo e per essere diventato - a buon diritto - l'erede di una grandiosa tradizione artistica e letteraria. L'ultima volta che ho avuto il piacere di parlarci è stata la sera prima del suo racconto di Tiresia a Siracusa. Ha riconosciuto me e mia moglie dalle voci; è stato un incontro fortuito al ristorante, poi ci siamo fermati a parlare del suo debutto al Teatro greco, dell'emozione di questa prima a più di novant'anni e delle vicende di cronaca. A un certo punto, per non farci capire dai commensali, dall'italiano siamo passati al dialetto, nell'ilarità generale. Per quanto il successo strepitoso dei suoi Montalbano lo inorgoglisse, non è un mistero che fosse più legato ai suoi romanzi storici, spesso fatti con ironia e genialità come raccolta di finti documenti, verbali, lettere e telegrammi, uno scartafaccio in cui al lettore spettava trarre collegamenti e conclusioni. È con i romanzi storici, infatti, che Andrea Camilleri spiegava il suo punto di vista sul mondo, sulla storia del nostro Paese, sulla brutalità di alcuni periodi storici - penso a «La presa di Macallè» - e sulla storia siciliana. Il suo libro preferito, ci disse, era «Il re di Girgenti», dove « si cunta e si boncunta » di Zosimo, contadino diventato re e poi scappato dalla lama del boia legato a un aquilone. La sua figura resterà nel nostro ricordo, nella nostra cultura, nel nostro immaginario. Per chiudere con le sue parole, le parole di un uomo arrivato alla fine della vita senza più la vista, ma pronto a debuttare con un nuovo monologo: «Da quando io non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente». «E, finalmente, persona e personaggio si sono ricongiunti». Un abbraccio affettuoso va ai suoi familiari e un enorme grazie ad Andrea Camilleri, maestro di ironia e intelligenza. (Applausi dai Gruppi Misto, PD e M5S) . Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. Doc 1200 Doc 174 Doc 229 Doc 295 Doc 335 Doc 548 Doc 662 PRESIDENTE . Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Pellegrini Emanuele. PELLEGRINI Emanuele, relatore . Signor Presidente, lascio la parola alla correlatrice. PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la relatrice, senatrice Evangelista. EVANGELISTA, relatrice . Signor Presidente, il disegno di legge in esame presso quest'Aula è un altro passo in avanti per dare finalmente compiuta attuazione a quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul, ratificata nel nostro ordinamento dall'ormai lontana legge n. 77 del 2013.