[pronunce]

In particolare, la rigida classificazione, affidata a un decreto di incerta natura e suscettibile di impedire la gestione delle società pubbliche con criteri retributivi incentivanti, lederebbe l'autonomia organizzativa della Provincia (art. 8, numero 1, dello statuto). Anche a volere ricondurre tale misura entro l'alveo del coordinamento della finanza pubblica, si profilerebbe un contrasto con l'art. 79, quarto comma, dello statuto. Si tratterebbe, difatti, di «ulteriore intervento non ammesso», contenuto in una «fonte non legislativa», in violazione della menzionata norma statutaria, che allude a «specifiche disposizioni legislative dello Stato». 2.5.- La Provincia autonoma di Trento ha promosso questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 469, secondo periodo, e 470, della legge n. 208 del 2015, che disciplinano l'allocazione dei costi riguardanti gli oneri per i rinnovi contrattuali, anche con riferimento al personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Ad avviso della ricorrente, le norme censurate non sarebbero direttamente applicabili e opererebbe la citata clausola di salvaguardia. Ove tali norme fossero applicabili, si prospetterebbe un contrasto con l'art. 79, secondo comma, dello statuto, che impone la procedura dell'art. 104 del medesimo statuto per la modifica delle modalità con le quali la Provincia autonoma concorre al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. La norma impugnata contemplerebbe, per contro, l'unilaterale decisione del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro per la semplificazione e del Ministro per l'economia e le finanze. Anche a volere annoverare tale decreto tra le misure di coordinamento della finanza pubblica, sarebbe violato l'art. 79, quarto comma, dello statuto, che sancisce l'inapplicabilità alle Province autonome di disposizioni statali che prevedono obblighi, oneri e concorsi comunque denominati, e affida alla Provincia autonoma il compito di attuare il coordinamento della finanza pubblica, adeguando la propria legislazione, con le forme disciplinate dall'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, ai princìpi che costituiscono limiti ai sensi degli artt. 4 e 5 dello statuto. Peraltro, tale disciplina, ove fosse estranea all'àmbito del coordinamento della finanza pubblica, violerebbe l'art. 8, numero 1), dello statuto, che affida alla potestà primaria della Provincia la disciplina dell'organizzazione e del personale provinciale. Identiche considerazioni si imporrebbero anche per l'art. 1, comma 470. Anche a volerla ricondurre al campo della sanità, materia di potestà concorrente, la normativa censurata, atteggiandosi come disciplina di estremo dettaglio, contrasterebbe con l'art. 9, numero 10), dello statuto, con l'art. 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, e con l'art. 117, terzo comma, Cost., ove sia norma più favorevole alla stregua dell'art. 10 della l. cost. n. 3 del 2001. 2.6.- La Provincia autonoma di Trento invoca l'applicazione della clausola di salvaguardia anche per l'art. 1, commi 505 e 510, della legge n. 208 del 2015. Il comma 505 impone alle amministrazioni l'approvazione, entro il mese di ottobre di ciascun anno, del programma biennale degli acquisti di beni e di servizi di importo unitario stimato superiore a un milione di euro, la comunicazione di esso alle strutture e agli uffici preposti al programma di gestione e la sua pubblicazione sul profilo del committente dell'amministrazione e sul sito informatico presso l'Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture presso l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC); il comma 510 subordina la possibilità di procedere ad acquisti autonomi al requisito dell'inidoneità dei beni oggetto di convenzione e a una previa autorizzazione dell'organo di vertice amministrativo, specificamente motivata e trasmessa al competente ufficio della Corte dei conti. Qualora non operasse la clausola di salvaguardia, le previsioni richiamate, in quanto dettagliate e direttamente applicabili, contrasterebbero con gli artt. 8, numero 1), e 79 dello statuto, e 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, o con l'art. 117, terzo e quarto comma, Cost., se più favorevole. La norma che identifica l'organo dell'amministrazione provinciale chiamato ad esercitare il potere autorizzatorio lederebbe, in particolare, l'autonomia organizzativa della Provincia autonoma, tutelata dall'art. 8, numero 1), dello statuto e dall'art. 117, quarto comma, Cost., invocato in virtù della "clausola di maggior favore". 2.7.- In prossimità dell'udienza, il 19 aprile 2017, la Provincia autonoma di Trento ha depositato una memoria illustrativa, confermando le conclusioni già formulate e puntualizzando le argomentazioni del ricorso alla luce della normativa sopravvenuta. Quanto alle norme in materia di approvvigionamento di beni e servizi (art. 1, commi 505, 510, 512, 515, 516, 517, 548 e 549 della legge n. 208 del 2015), la ricorrente rivendica la propria competenza a disciplinare la materia, oggi già regolamentata dall'art. 36-ter della legge della Provincia autonoma di Trento 19 luglio 1990, n. 23 (Disciplina dell'attività contrattuale e dell'amministrazione dei beni della Provincia autonoma di Trento), che prevede un sistema di acquisti organico e razionale, volto a conseguire obiettivi di risparmio e di razionalizzazione. Quanto al programma biennale di acquisti di beni dal costo unitario superiore a un milione di euro (art. 1, comma 505), le esigenze di trasparenza e razionalizzazione potrebbero essere perseguite con modalità alternative, che non ledano le competenze attribuite alla Provincia autonoma dagli artt. 8, numero 1), e 79 dello statuto, e 2 del d.lgs. n. 266 del 1992, oppure, se più favorevole, dall'art. 117, terzo e quarto comma, Cost. Anche la compressione dell'autonomia della Provincia con riguardo all'organo deputato ad autorizzare l'acquisto diretto (art. 1, comma 510) non sarebbe l'unico modo per conseguire gli obiettivi di razionalizzazione e risparmio. Le norme in esame non potrebbero essere neppure qualificate come princìpi di coordinamento della finanza pubblica. Esse, ad avviso della parte ricorrente, adoperano mezzi «irragionevolmente penetranti rispetto a quanto si sarebbe potuto disporre». Anche l'art. 1, commi 512, 515, 516 e 517, che introduce disposizioni minute e di dettaglio, sarebbe lesivo delle competenze della Provincia autonoma di Trento e dell'autonomia organizzativa e finanziaria: si individuano direttamente le centrali di acquisto alle quali è obbligatorio rivolgersi e i soggetti deputati ad autorizzare gli acquisti, prevedendo comunicazione all'ANAC e all'Agenzia per l'Italia digitale (AGID).