[ddlpres]

Si effettueranno le eventuali modifiche necessarie anche sulle norme del TUF riguardanti la libera prestazione dei servizi e la libertà di stabilimento, onde garantire che una società di gestione operante in Italia rispetti le norme italiane in materia di costituzione e funzionamento dei FAI e che la prestazione dei servizi da parte delle succursali avvenga nel rispetto delle regole di comportamento del TUF. La novella del TUF interesserà anche la disciplina dell'attività di depositario (banca depositaria) e della responsabilità di questo nei confronti della società di gestione e dei partecipanti al fondo. Introdurrà obblighi specifici per i casi di acquisto da parte dei GEFIA di partecipazioni rilevanti di controllo in emittenti e di società non quotate. Attuerà misure di tutela dell'investitore, sia per gli aspetti informativi sia per quelli concernenti l'offerta di quote. Infine, prevederà l'applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie, in linea e nei limiti massimi previsti da quelle già stabilite nel TUF, per le violazioni delle regole dettate nei confronti dei GEFIA. La direttiva 2011/61/UE è una direttiva di armonizzazione minima, in quanto il regime armonizzato per i GEFIA coesiste, per un periodo di almeno tre anni, con i regimi nazionali degli Stati membri, nel rispetto di determinate condizioni minime di armonizzazione ( considerando 4). Ad esempio, l'articolo 3 della direttiva, nel definire la disciplina derogatoria per i GEFIA al di sotto di una determinata soglia (cosiddetta de minimis exemption ), fissa i requisiti minimi per tali GEFIA, senza pregiudizio di eventuali norme più rigorose adottate dagli Stati membri. Altro esempio è l'articolo 43 della direttiva sulla commercializzazione di FIA presso investitori al dettaglio. Come detto in precedenza, il passaporto del gestore assicura che un GEFIA UE autorizzato possa commercializzare quote o azioni dei FIA UE e non UE che gestisce presso gli investitori professionali dell'Unione, purché siano soddisfatte determinate condizioni. Gli Stati membri, tuttavia, possono consentire ai GEFIA di commercializzare presso gli investitori al dettaglio sul loro territorio quote o azioni dei FIA che gestiscono ai sensi della direttiva. In tali casi gli Stati membri possono imporre a carico del GEFIA o del FIA prescrizioni più rigorose di quelle applicabili ai FIA commercializzati presso investitori professionali. L'unica condizione minima richiesta è che gli Stati membri non impongano ai FIA UE stabiliti in un altro Stato membro e commercializzati su base transnazionale prescrizioni aggiuntive o più rigorose rispetto a quelle applicabili ai FIA commercializzati su base nazionale (articolo 43, paragrafo 1). In tale contesto è necessario mantenere ovvero, ove necessario, rafforzare le disposizioni vigenti nel nostro ordinamento che prevedono regole più stringenti per i fondi alternativi commercializzati presso investitori al dettaglio, al fine di tutelare risparmiatori e investitori e garantire la stabilità finanziaria. Completano il presente disegno di legge gli allegati A, B e C. Gli allegati A e B contengono l'elencazione delle direttive da recepire con decreto legislativo e, come per le precedenti leggi comunitarie, la differenza è data dall' iter di approvazione parzialmente diverso, dal momento che per le sole direttive contenute nell'allegato B è previsto l'esame degli schemi di decreto da parte delle competenti commissioni parlamentari. L'allegato C reca le rettifiche alla direttiva 2006/112/CE, relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto ed alle direttive di modifica di quest'ultima, per il cui recepimento l'articolo 6 del disegno di legge conferisce delega al Governo. Ai sensi dell'articolo 29, comma 7, della legge n. 234 del 2012, il Governo, in occasione della presentazione del disegno di legge di delegazione europea: a) dà conto delle motivazioni che lo hanno indotto all'inclusione delle direttive dell'Unione europea in uno degli allegati, con specifico riguardo all'opportunità di sottoporre i relativi schemi di atti normativi di recepimento al parere delle competenti Commissioni parlamentari; b) riferisce sullo stato di conformità dell'ordinamento interno al diritto dell'Unione europea e sullo stato delle eventuali procedure d'infrazione, dando conto, in particolare, della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa alle eventuali inadempienze e violazioni da parte della Repubblica italiana di obblighi derivanti dal diritto dell'Unione europea; c) fornisce l'elenco delle direttive dell'Unione europea recepite o da recepire in via amministrativa; d) dà partitamente conto delle ragioni dell'eventuale omesso inserimento delle direttive dell'Unione europea il cui termine di recepimento è già scaduto e di quelle il cui termine di recepimento scade nel periodo di riferimento, in relazione ai tempi previsti per l'esercizio della delega legislativa; e) fornisce l'elenco delle direttive dell'Unione europea recepite con regolamento ai sensi dell'articolo 35, nonché l'indicazione degli estremi degli eventuali regolamenti di recepimento già adottati; f) fornisce l'elenco dei provvedimenti con i quali nelle singole regioni e province autonome si è provveduto a recepire le direttive dell'Unione europea nelle materie di loro competenza, anche con riferimento a leggi annuali di recepimento eventualmente approvate dalle regioni e dalle province autonome. L'elenco è predisposto dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome e trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri -- Dipartimento per le politiche europee in tempo utile e, comunque, non oltre il 15 gennaio di ogni anno. In relazione a quanto richiesto alla lettera b) , alla data del 31 dicembre 2012, risultano ufficialmente aperte nei confronti dell'Italia 99 procedure d'infrazione. Di queste, 82 riguardano casi di violazione del diritto dell'Unione (VDUE) e 17 attengono a mancata trasposizione di direttive nell'ordinamento italiano (MA). Seguono tre prospetti riepilogativi delle procedure di infrazione attive, suddivise per stadio, per amministrazione prevalente e per settore . Con riferimento alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, si segnala che nel 2012, la Repubblica italiana è stata condannata nella causa C-496/09 (CFL), con sentenza ex articolo 260 TFUE del 17 novembre 2012, per non aver ottemperato all'obbligo di recuperare gli aiuti concessi dall'Italia per interventi a favore dell'occupazione, giudicati illegali e incompatibili con il mercato comune con decisione della Commissione dell'11 maggio 1999, 2000/128/CE. La Repubblica italiana è stata, per la prima volta, condannata a versare alla Commissione europea una somma forfettaria di euro 30 milioni, a titolo di sanzione. Nello stesso periodo di riferimento, la Corte di giustizia ha emanato altre tre sentenze di condanna ex articolo 258 TFUE a carico della Repubblica italiana. Si tratta delle seguenti cause: -- causa C-565/10 relativa alla procedura di infrazione 2004/2034 (acque reflue urbane).