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Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto-legge in esame è stato colorato di motivi politici che nulla c'entravano e nulla c'entrano con il suo contenuto. Mi riferisco, in particolare, al tema dell'aumento delle spese militari fino a raggiungere il 2 per cento del PIL entro l'anno 2024. La posizione del MoVimento 5 Stelle è chiarissima: il momento drammatico in cui si trova il Paese, la condizione economica di tantissime famiglie e imprese, l'aumento enorme delle bollette che sta mettendo sul lastrico cittadini e aziende e le conseguenze della guerra in Ucraina rendono insostenibile, in questo momento storico, destinare almeno 12 miliardi in più al comparto della difesa. Questo obiettivo può e deve essere raggiunto in un lasso di tempo più ampio, che può essere - per esempio - entro il 2030, come sostiene il MoVimento 5 Stelle, o entro il 2028, come ha affermato proprio oggi il ministro Guerini. Ricordo, peraltro, che il ministro Guerini nel 2019 (quindi in epoca non sospetta) riteneva insostenibile arrivare al 2 per cento del PIL entro il 2024 (ho letto esattamente le parole che utilizzò). Diceva questo in epoca pre-Covid, quando non c'era nemmeno l'esplosione dei prezzi dei prodotti energetici, e, quindi, a maggior ragione, ciò vale ancora oggi. Peraltro, in periodi di crisi si possono - anzi, si devono - rimodulare gli accordi presi magari molti anni prima, come in questo caso, per adattarli alla situazione contingente. Per esempio, nel 2020, grazie anche all'impegno del MoVimento 5 Stelle, è stato sospeso in Europa il Patto di stabilità e crescita, che era semplicemente insostenibile viste la pandemia e le sue conseguenze economiche. (Applausi) . Per la cronaca, il Patto di stabilità e crescita non è stato ancora riattivato e probabilmente, quando ciò avverrà, sarà anche profondamente cambiato. Signor Presidente, voglio affermare con nettezza che noi siamo orgogliosi delle nostre Forze armate, che sosteniamo con convinzione e che hanno dato prova milioni di volte di grande affidabilità sia nelle missioni di pace, sia in Italia, aiutando il Paese nel periodo della pandemia o in varie operazioni, come «Strade sicure» e altre operazioni simili. Il MoVimento 5 Stelle non ha mai detto di essere contrario al rispetto degli accordi internazionali, la cui conseguenza sarebbe far fare una figuraccia al nostro Paese e ciò è stato ripetuto dai miei colleghi anche qualche minuto fa. Questa cosa, che non posso che definire una panzana, è stata falsamente sostenuta nelle ultime ore e ripetuta nei notiziari anche del servizio pubblico (li ho ascoltati in queste ore). Ciò è particolarmente grave perché la notizia è assolutamente falsa. Si tratta dell'ennesimo volgare attacco nei nostri confronti, basato sullo stravolgimento della realtà al solo scopo di attaccarci. Ma noi siamo abituati a questa continua campagna di disinformazione, dileggio e diffamazione. Peraltro, non le chiacchiere da bar o le parole, ma gli atti messi in campo dai Governi che il MoVimento 5 Stelle ha sostenuto parlano per noi. Ad esempio - lo ricordavo prima - nel 2020, anno della crisi legata al Covid-19, abbiamo proposto e approvato scostamenti di bilancio per 130 miliardi di euro per aiutare i milioni di italiani che erano in difficoltà e non potevano mettere il piatto a tavola. Abbiamo aiutato, e ne siamo orgogliosi, milioni di artigiani, di piccole, medie e grandi imprese; abbiamo sospeso il pagamento delle tasse e delle cartelle esattoriali e abbiamo finanziato queste stesse imprese affinché superassero il momento difficile. Il dato dell'incremento del PIL nel 2021 è superiore al 6,5 per cento; il dato della difesa dei posti di lavoro e della difesa dell'esistenza delle aziende ci ha dato pienamente ragione. Era la strada giusta, era quella la cosa da fare e l'abbiamo fatta con coraggio e determinazione. (Applausi) . In quello stesso anno (e anche nei precedenti, per la verità), abbiamo incrementato le spese del comparto difesa di circa 1,6 miliardi. Lo voglio rimarcare questo fatto: destinammo 1,6 miliardi al comparto della difesa, a fronte di 130 miliardi per i cittadini, per le imprese e per il comparto produttivo. Questi 1,6 miliardi sono circa lo 0,1 per cento del PIL; questa media l'abbiamo mantenuta in tutti i tre anni dei Governi presieduti da Giuseppe Conte. Se mantenessimo questo trend di incremento dello 0,1 per cento del PIL circa all'anno, raggiungeremo - come dicevo prima - il 2 per cento del totale del PIL per le spese militari proprio entro il 2030. Noi lo auspichiamo e riteniamo che sia questa la strada da seguire, perché è assolutamente sostenibile. Segnalo peraltro che non è solo l'Italia, nell'ambito della NATO, a trovarsi al di sotto del 2 per cento del PIL per le spese militari. Si trovano in questa condizione ben 20 Paesi su 30 che costituiscono l'Alleanza atlantica; quindi non è un problema che riguarda solo l'Italia. Segnalo inoltre che non è dato ancora sapere dove si prenderebbero questi 12 miliardi (almeno 12 miliardi) per la difesa, tra quest'anno e l'anno prossimo, se si volesse ottenere questo risultato entro il 2024. Non si sa se troveremmo questi 12 miliardi tagliando altre spese, per esempio prendendoli dai fondi del PNRR, oppure tagliando il reddito di cittadinanza, come qualcuno pochi minuti fa ha volgarmente - sottolineo volgarmente - proposto, oppure facendo uno scostamento di bilancio. Peraltro in questo caso sarebbe molto strano fare uno scostamento di bilancio per la difesa, dopo che il Governo ha dichiarato la sua contrarietà a qualsiasi ipotesi di scostamento di bilancio che andasse a favore di cittadini e imprese. Se si vuole fare in questo momento uno scostamento per la difesa, allora se ne faccia uno cento volte superiore a favore di chi in questo momento sta soffrendo. (Applausi) . Mi riferisco ai cittadini e alle aziende che non riescono a pagare le bollette energetiche e a salvare i posti di lavoro. Questa è la nostra più grande emergenza e ci dobbiamo impegnare con tutte le nostre forze a questo riguardo. Un altro tema che è stato trattato in queste ore è quello della difesa comune europea. Questo è un orizzonte del tutto auspicabile (chi mai potrebbe essere contrario?). Tuttavia credo e crediamo che ci si debba e ci si possa arrivare quando ci sarà una convergenza piena della politica estera europea, che al momento purtroppo non si ravvisa. Questa situazione di crisi non sta colpendo peraltro tutti i Paesi nello stesso modo. La Norvegia, tanto per fare un esempio, che è un Paese produttore di idrocarburi, sta realizzando guadagni colossali. Nei Paesi Bassi, dove ha sede il TTF, cioè dove si scambia il gas, si stanno realizzando delle speculazioni selvagge, che stanno mettendo in ginocchio centinaia di milioni di europei e di imprese. Di certo questi Paesi (e ho fatto soltanto due esempi) non hanno le nostre stesse priorità e le nostre stesse esigenze.