[pronunce]

B. C., pertanto, nel dedurre il suo «buon diritto a percepire il citato trattamento pensionistico, cumulabile con i redditi da lavoro, nonché l'illegittimità della richiesta di ripetizione, anche derivante dall'applicabilità dell'art. 13 L. 412/91», ha chiesto - previo accertamento dell'infondatezza della pretesa dell'INPS - la condanna dell'Istituto alla restituzione dei ratei di pensione trattenuti dal mese di luglio 2016 e non corrisposti. Con la sentenza appellata, il Tribunale di Torino ha respinto le domande proposte dal B. C., il quale ha quindi proposto appello, chiedendo la riforma della sentenza di primo grado. L'INPS si è costituito nel giudizio di appello, chiedendone la reiezione. 2.1.- Ciò premesso, la Corte d'appello di Torino solleva, d'ufficio, questione di legittimità costituzionale dell'art. 22, primo comma, lettera c), della legge n. 153 del 1969, «nella parte in cui prevede, come requisito di accesso alla pensione di anzianità, che gli assicurati "non prestino attività lavorativa subordinata alla data di presentazione della domanda di pensione"», nonché delle norme successive (art. 10, comma 6, del d.lgs. n. 503 del 1992 e art. 1, comma 189, della legge n. 662 del 1996) «che ribadiscono tale condizione». 2.1.1.- In punto di rilevanza, il giudice rimettente evidenzia che la richiesta di ripetizione avanzata dall'INPS nei confronti di B. C. è basata proprio sull'(assenza del) requisito indicato dall'art. 22, primo comma, lettera c), della legge n. 153 del 1969. Tale requisito è poi ribadito dalle altre due disposizioni sottoposte al vaglio di questa Corte. Si tratterebbe, secondo il rimettente, di disposizioni tutt'oggi in vigore. La tesi della loro «eventuale abrogazione», per effetto del successivo «sviluppo normativo» in materia di cumulo tra trattamento pensionistico e redditi da lavoro, sarebbe stata sconfessata dalla giurisprudenza della Corte di cassazione, sviluppatasi dal 1984 e fino ai giorni nostri, secondo cui il requisito dell'inoccupazione avrebbe tuttora natura di elemento costitutivo del diritto alla pensione di anzianità. Nel caso di specie, al momento della domanda di pensione di anzianità (28 gennaio 2008) l'assicurato aveva risolto il precedente rapporto di lavoro, ma aveva già avviato il nuovo rapporto di lavoro subordinato, con decorrenza dal 7 gennaio 2008. Secondo il giudice rimettente, pertanto, non poteva essere riconosciuto il suo diritto alla pensione di anzianità, poiché non sussisteva il requisito dello stato di inoccupazione. 2.1.2.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente osserva quanto segue. Le disposizioni relative al requisito della inoccupazione «rispondevano alla ratio di "manifestare" lo stato di bisogno dell'assicurato» e sono state introdotte in un momento in cui vigeva «un rigido divieto di cumulo tra il trattamento di anzianità e le retribuzioni derivanti da rapporti di lavoro subordinato». Successivamente, il quadro normativo sarebbe «radicalmente mutato». A partire dall'art. 72, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2001)», sarebbero state introdotte «disposizioni che progressivamente approdano alla previsione di totale cumulabilità delle pensioni dirette di anzianità a carico dell'AGO con i redditi da lavoro dipendente». Il rimettente richiama, al riguardo, l'art. 44 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003)», e l'art. 19 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133. Tale evoluzione normativa avrebbe incidenza nella fattispecie per cui è causa. Ancor prima di iniziare il nuovo rapporto di lavoro subordinato con la propria società datrice di lavoro, B. C. aveva maturato, ai sensi dell'art. 44 della legge n. 289 del 2002, «una posizione contributiva tale da poter fruire del regime di totale cumulabilità tra redditi da lavoro dipendente e pensione di anzianità». Il rimettente sostiene che «se avesse presentato la domanda di pensione nell'intervallo temporale, anche minimo, tra la risoluzione del precedente rapporto di lavoro con la Sitfa e l'instaurazione del successivo, l'Inps avrebbe riconosciuto il diritto alla pensione di anzianità e l'assicurato avrebbe potuto fruire del regime di totale cumulabilità». Apparirebbe «ormai priva di ragionevolezza» la permanenza del requisito dello stato di inoccupazione al momento della presentazione della domanda di pensione. Le previsioni normative che richiedono tale requisito non sarebbero più sorrette, a giudizio del rimettente, «dalla ratio consistente nello stato di bisogno che giustifica l'erogazione del trattamento». 3.- Con atto depositato il 1° ottobre 2019 è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. La difesa erariale, preliminarmente, eccepisce l'inammissibilità della questione sotto due distinti profili. In primo luogo, la questione sarebbe inammissibile per mancata completa ricostruzione del quadro normativo di riferimento. L'ordinanza di rimessione si sarebbe limitata «a una serie di brevi richiami ad alcune delle previsioni intervenute nel tempo sulla materia», senza tuttavia offrirne una ricostruzione organica e senza coglierne l'«effettiva ratio». In secondo luogo, l'inammissibilità deriverebbe «dall'estrema genericità» delle argomentazioni spese per sostenere la violazione dell'art. 3 Cost. e del principio di ragionevolezza. Tale violazione sarebbe «affermata in modo apodittico ed immotivato», senza alcun vaglio delle ragioni sottese all'evoluzione del quadro normativo («peraltro neppure individuato nella completezza delle previsioni via via introdotte»). In sostanza, secondo l'Avvocatura dello Stato, la questione così sollevata finirebbe «per lamentare indirettamente - come violazione dei parametri costituzionali - la stessa mancata declaratoria di retroattività delle previsioni che sarebbero venute ad elidere il divieto di cumulo tra pensione di anzianità e altri redditi da lavoro dipendente e che - conseguentemente - avrebbero eliminato lo stato di inoccupazione dai presupposti per il riconoscimento del trattamento pensionistico». Nel merito, peraltro, la questione sarebbe infondata. L'ordinanza di rimessione confonderebbe due distinti profili: l'uno, sostanziale, concernente il divieto di cumulo tra pensione di anzianità e reddito da lavoro; l'altro, formale, che individua l'inoccupazione quale requisito per la domanda di riconoscimento della pensione di anzianità.