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a seguito dell'esplosione, avvenuta il 21 dicembre 1985, del deposito Agip di Napoli è stato individuato, ai sensi della legge n. 426 del 1998, il sito di bonifica di interesse nazionale (SIN) denominato "Napoli orientale" (poi perimetrato con ordinanza commissariale del 29 dicembre 1999), ove la situazione si presenta tuttora particolarmente complessa a causa degli abnormi livelli di contaminazione, delle acque e del suolo, di sostanze nocive per l'uomo e per l'ambiente, la cui esistenza è stata riconosciuta anche in occasione della conferenza dei servizi tenutasi, in data 31 maggio 2013, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare alla presenza di rappresentanti del Ministero della salute e del Ministero dello sviluppo economico; il SIN "Napoli orientale" non è solo una delimitata area ex industriale bensì, a tutti gli effetti, una parte della città di Napoli nella quale si trovano decine di migliaia di cittadini, scuole, uffici pubblici, aree residenziali e alberghi, i quali debbono convivere con edifici industriali abbandonati e non ancora bonificati e depositi di stoccaggio di idrocarburi non ancora dismessi (si veda ad esempio il piano regionale di bonifica dei siti inquinati della Regione Campania sul Bollettino ufficiale della Regione n. 49 del 6 agosto 2012), che, peraltro, costituiscono una minaccia per l'incolumità e la sicurezza dei residenti in quanto, privi di adeguata manutenzione, potrebbero esplodere; come riportato da numerose testimonianze emerse anche nell'ambito di qualificate inchieste giornalistiche, nell'area si verificano con estrema frequenza gravi fenomeni causati dall'inquinamento, che riguardano, ad esempio, l'aria, la quale risulta irrespirabile soprattutto di notte a causa della pulizia dei silos, o l'acqua, che talvolta fuoriesce dai rubinetti oleosa o nera, come avvenuto il 28 ottobre 2015; la particolare situazione comporta, inevitabilmente, delle drammatiche conseguenze sul piano della salute ai cittadini come dimostra, oltre alle numerosissime testimonianze dirette o riportate su diversi organi di stampa, il dato contenuto nel rapporto sul benessere equo e sostenibile stilato dall'Istat nel 2018, secondo cui la provincia di Napoli è fra quelle a più alto tasso di tumoralità del Paese; il V rapporto "Sentieri" del 12 giugno 2018 sullo stato di salute delle popolazioni che vivono nei SIN e SIR, redatto a cura dell'Istituto superiore di sanità e del Ministero della salute, ha evidenziato come, tra i bambini e i giovani adulti che vivono in siti contaminati, l'insorgenza di nuovi tumori maligni sia del 9 per cento maggiore rispetto a quella relativa ai coetanei che vivono in altre zone; il 15 novembre 2007 il Ministero dell'ambiente, la Regione Campania e il Comune di Napoli hanno sottoscritto un accordo sulla programmazione della bonifica del SIN "Napoli orientale" e, nel 2011, le operazioni, gli interventi e i procedimenti di bonifica per il SIN sono stati trasferiti al Comune di Napoli assieme alle relative risorse finanziarie; il progetto di bonifica della zona interessata è stato individuato quale beneficiario del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) 2007-2013 e della programmazione 2014-2020 per più di 200 milioni di euro e, con decreto del Ministero dell'ambiente n. 147 del 27 marzo 2018, è stato approvato il documento "Analisi di rischio sito specifica dei siti pubblici ricadenti all'interno del SIN Napoli Orientale", trasmesso al Ministero dalla Regione con nota del 9 gennaio 2018 (protocollo n. 13894, così come modificato dall' errata corrige trasmesso dalla medesima Regione in data 22 gennaio 2018); ad oggi, nessuna rilevante e significativa operazione di bonifica dell'area risulta essere stata posta in essere; considerato che: le circostanze incidono intollerabilmente sul diritto alla salute dei cittadini, l'unico ad essere espressamente riconosciuto dalla Costituzione italiana quale "fondamentale diritto dell'individuo" (art. 32), e che risulta compromesso anche il diritto ad un ambiente salubre, il quale riveste una particolare importanza poiché, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, la protezione dell'ambiente "esprime l'esigenza di un habitat naturale nel quale l'uomo vive ed agisce" ed è dunque "imposta anzitutto da precetti costituzionali (artt. 9 e 32 Cost.)", tali per cui "assurge a valore primario ed assoluto" (sentenza n. 641 del 1987); le condizioni cui i residenti della zona sono costretti a vivere contrastano anche con i diritti inviolabili dell'uomo che la Repubblica ha il dovere di garantire (art. 2 della Costituzione), con il rispetto della persona umana che non può in nessun caso essere violato (art. 32 della Costituzione) e con la tutela della dignità umana che, come sancisce in maniera assolutamente esplicita e categorica l'articolo 41 della nostra Costituzione, non può mai cedere dinanzi alla libertà di iniziativa economica privata; anche il principio di eguaglianza riconosciuto dall'articolo 3 della Costituzione risulta non pienamente rispettato, stante la palese differenza di trattamento riservata, ad esempio, all'area SIN di Bagnoli per la quale, pur non essendovi cittadini residenti (mentre ve ne sono, e molti, in quella di Napoli est), sono stati stanziati diversi denari pubblici per il disinquinamento e le operazioni di bonifica risultano essere in una fase assai più avanzata; l'attuale situazione dell'area SIN Napoli orientale pone dunque in essere un gravissimo vulnus alla Costituzione della Repubblica italiana, alla salute e alla dignità dei cittadini e all'ambiente e, pertanto, richiede misure urgenti per la sua risoluzione, si chiede di sapere: quale sia l'effettivo stato dell'arte relativo all'esecuzione di interventi, tesi a garantire il diritto costituzionale alla salute, di risanamento ambientale e disinquinamento di suolo, sottosuolo e falde per il SIN Napoli orientale e quando, in base alle conoscenze attuali, si preveda che sarà completata la bonifica dell'area e ripristinato il rispetto dei principi costituzionali richiamati; quale sia il motivo della disparità di trattamento riservata all'area sin di Bagnoli; se, considerato il livello allarmante d'inquinamento ambientale, sia già stato attivato un presidio sanitario e il monitoraggio delle malattie e decessi che affliggono parte delle varie decine di migliaia di abitanti del SIN Napoli orientale. Atto n. 4-01816 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: a seguito dell'intesa raggiunta in Conferenza unificata del 15 novembre 2018, si è concordato che verranno riclassificate come strade di interesse nazionale circa 2.700 chilometri di tratte stradali attualmente regionali e provinciali, di cui circa 720 chilometri in Veneto; è stata già presentata al Ministro in indirizzo dall'interrogante, esattamente in data 7 marzo 2019, un'interrogazione (3-00668) inerente allo stato della procedura di riclassificazione, con particolare riferimento alla necessità di intervenire con finanziamenti ANAS sulla strada regionale 10 "Padana Inferiore" tra Monselice e Legnago, da riclassificare a strada statale 10;