[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 5 del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953 (Misure in materia tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n. 53, e dell'art. 5, commi trentaduesimo, trentaseiesimo (recte: trentasettesimo) e trentanovesimo (recte: quarantesimo), del decreto-legge n. 953 del 1982, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n. 53, in combinato disposto con l'art. 1, lettera a), del decreto del Ministro delle finanze 25 novembre 1985 (Nuove forme di pagamento delle tasse automobilistiche), promossi con ordinanze del 25 maggio 2005 dalla Commissione tributaria regionale del Lazio sul ricorso proposto dalla Agenzia delle entrate – Ufficio di Viterbo nei confronti di Lucente Maria e del 13 giugno 2006 dalla Commissione tributaria regionale dell'Emilia-Romagna sul ricorso proposto dalla Regione Emilia Romagna nei confronti di Casadei Evio, rispettivamente iscritte ai nn. 500 e 504 del registro ordinanze 2006 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46 prima serie speciale, dell'anno 2006. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 7 marzo 2007 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano; Ritenuto che, con ordinanza del 25 maggio 2006, la Commissione tributaria regionale del Lazio, sul ricorso in appello proposto dall'Agenzia delle entrate – Ufficio di Viterbo, avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Viterbo n. 164/03/03, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 5 del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953 (Misure in materia tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n. 53, «nella parte in cui stabilisce che la tassa di proprietà degli autoveicoli debba essere corrisposta in un'unica soluzione, con pagamenti annuali anticipati, anziché in relazione e in proporzione al periodo temporale di effettiva disponibilità del veicolo»; che, a parere del giudice a quo, la norma censurata, nel determinare l'imposizione prescindendo dalla effettiva disponibilità del veicolo (sottoposto a sequestro amministrativo il 25 gennaio 1997) e, quindi, in ragione delle sole risultanze del Pubblico registro automobilistico (PRA) e non già dell'effettivo possesso del veicolo stesso, violerebbe il principio della capacità contributiva, nonché quello di uguaglianza, trattando nello stesso modo situazioni che, con riferimento al periodo di disponibilità del veicolo, sono diverse; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o di infondatezza della questione; che, ad avviso dell'Avvocatura, la questione sarebbe inammissibile, perché irrilevante ai fini della decisione del giudizio a quo, oltre che per l'imprecisa indicazione della disposizione da sottoporre al giudizio di questa Corte, dovendosi semmai riferire la questione stessa, nei termini in cui è stata sollevata, al solo comma trentasettesimo della disposizione impugnata; che, con ordinanza del 13 giugno 2006, la Commissione tributaria regionale dell'Emilia-Romagna ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, commi trentaduesimo, trentaseiesimo (recte: trentasettesimo) e trentanovesimo (recte: quarantesimo), del decreto-legge 30 dicembre 1982, n. 953, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n. 53, in combinato disposto con l'art. 1, lettera a), del decreto del Ministro delle finanze 25 novembre 1985 (Nuove forme di pagamento delle tasse automobilistiche), «nella parte in cui prevede il pagamento della tassa automobilistica in un'unica soluzione, per periodi annuali fissi anticipati, senza prevedere che la stessa sia dovuta proporzionalmente ai mesi dell'anno in cui si è protratto il possesso dei veicoli»; che, secondo la Commissione rimettente, la norma impugnata, prevedendo il pagamento anticipato della tassa per l'intero periodo annuale anche nel caso in cui – come nella fattispecie di cui trattasi, relativa ad una domanda di rimborso della tassa pagata per l'intero anno 2003 – il presupposto impositivo, cioè il possesso dell'autovettura, sia venuto meno nel corso del periodo medesimo, si porrebbe in contrasto con il principio di capacità contributiva, obbligando al pagamento anticipato della tassa per l'intero periodo annuale, nonché con il principio di uguaglianza, in quanto la tassa risulterebbe dovuta in ugual misura sia da chi possiede un'autovettura per l'intero anno, sia da chi la possiede per un periodo di tempo più breve, diversamente da quanto stabilito per l'imposta comunale sugli immobili (ICI) che, invece, è dovuta proporzionalmente ai mesi dell'anno nei quali si è protratto il possesso dell'immobile; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di manifesta inammissibilità e di infondatezza della questione; che, in primo luogo, l'Avvocatura eccepisce il difetto di rilevanza della questione, non risultando dall'ordinanza di rimessione né la data del pagamento della tassa automobilistica, né quella in cui sarebbe scaduto il termine entro il quale si doveva procedere al pagamento della tassa stessa; che, in via gradata, l'Avvocatura eccepisce, altresì, l'esistenza di una consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione (della quale la Commissione rimettente non avrebbe tenuto conto, mentre avrebbe dovuto sperimentare la possibilità di dare un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma denunciata), la quale ha affermato che la disciplina di cui trattasi non condiziona l'esistenza dell'obbligazione tributaria al mero dato formale dell'iscrizione del veicolo al PRA, ponendo soltanto una presunzione relativa di appartenenza del veicolo a colui che ne risulti titolare, presunzione, quindi, che può essere sempre superata dalla prova della cessazione del possesso; che, sempre ad avviso della difesa erariale, la questione presenterebbe ulteriori motivi di inammissibilità sia perché la normativa in tema di ICI non costituirebbe un idoneo tertium comparationis, sia perché non sarebbe consentito alla Corte costituzionale di provvedere ad una diversa conformazione dei periodi di imposta, sia, infine, perché il decreto ministeriale 25 novembre 1985 (Nuove forme di pagamento delle tasse automobilistiche), non essendo fonte di produzione di rango legislativo, non sarebbe suscettibile di sindacato di costituzionalità;