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Venendo alla descrizione dell'articolato normativo, l'articolo 1 reca l'istituzione della Commissione parlamentare, il cui obiettivo è, in particolare, quello di fornire, attraverso un accurato lavoro di inchiesta, una serie di indicazioni utili sull'attività di affidamento di minori presso le cosiddette case-famiglia, nonché ogni possibile elemento utile per verificare il rispetto della disciplina vigente, con particolare riferimento al diritto del minore a crescere nella propria famiglia di origine, rendere più efficiente l'affidamento dei minori sul territorio nazionale ed evitare casi di abuso e di non corretto utilizzo di risorse pubbliche. La Commissione è chiamata a concludere i lavori entro la fine della XVIII legislatura e a presentare alle Camere, entro trenta giorni dalla scadenza del termine di fine lavori, una relazione indicante le attività di indagine svolte dalla stessa, nonché i risultati delle sue inchieste. È ammessa anche la possibilità di relazioni di minoranza. La Commissione, inoltre, può riferire alle Camere ogniqualvolta ne ravvisi la necessità. Ai sensi dell'articolo 2, la Commissione è composta da venti senatori e venti deputati, nominati rispettivamente dai relativi Presidenti di Assemblea, in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari e assicurando sempre la presenza di almeno un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. Dopo il primo biennio dalla costituzione della Commissione, quest'ultima viene rinnovata, con la possibilità di rieleggere i suoi componenti. La Commissione viene convocata dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera dei deputati entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, affinché venga costituito l'ufficio di presidenza, disciplinato dal comma successivo. All'articolo 2, comma 4, si disciplina la composizione dell'ufficio di presidenza, in cui, oltre al presidente, vengono eletti a scrutinio segreto due vicepresidenti e due segretari. Per l'elezione del presidente è necessario raggiungere la maggioranza assoluta dei componenti della Commissione; in caso di mancato raggiungimento della maggioranza assoluta si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti e, in caso di ulteriore parità, si elegge il più anziano d'età. All'articolo 3 vengono puntualmente elencati i compiti assegnati alla Commissione, cui è affidato il compito di acquisire informazioni ed elementi di conoscenza su tutti gli aspetti connessi alla materia, senza sovrapporsi all'attività giudiziaria, al fine di esaminare e valutare le attività in materia di affidamento, comprese le indicazioni organizzative e operative, con particolare riferimento a specifici fattori. In particolare, la Commissione ha il compito di: a) verificare lo stato e l'andamento delle comunità di tipo familiare che accolgono minori, nonché le condizioni effettive dei minori all'interno delle stesse con riferimento anche al rispetto del principio della necessaria temporaneità dei provvedimenti di affidamento; b) verificare il rispetto dei requisiti minimi strutturali e organizzativi prescritti per le strutture di tipo familiare e le comunità di accoglienza dei minori ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro per la solidarietà sociale 21 maggio 2001, n. 308, nonché il rispetto degli standard minimi dei servizi e dell'assistenza che in base alla disciplina nazionale e regionale devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare che accolgono minori; c) effettuare controlli, anche a campione, sull'utilizzo delle risorse pubbliche destinate alle comunità di tipo familiare che accolgono minori e valutare la congruità dei costi anche con riferimento alle differenze di carattere territoriale; d) valutare se nella legislazione vigente sia effettivamente garantito il diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia e rispettato il principio in base al quale l'allontanamento del minore dalla famiglia di origine deve costituire un rimedio residuale e che in ogni caso esso non può essere disposto per ragioni connesse esclusivamente alle condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la responsabilità genitoriale; e) verificare il rispetto della circolare n. 18/VA/2018, adottata con delibera dell'11 luglio 2018 del Consiglio superiore della magistratura, nonché di quanto disposto ai sensi dell'articolo 8 della presente legge, con particolare riguardo al divieto di esercizio delle funzioni di giudice onorario minorile per coloro che rivestono cariche rappresentative in strutture comunitarie ove vengono inseriti minori da parte dell'autorità giudiziaria o che partecipano alla gestione complessiva delle strutture stesse o ai consigli di amministrazione di società che le gestiscono, ovvero per coloro che svolgono attività di operatore socio-sanitario o collaboratore a qualsiasi titolo delle strutture comunitarie medesime, pubbliche e private. All'articolo 4 si disciplinano i poteri d'indagine spettanti alla Commissione, la quale gode degli stessi poteri e delle medesime limitazioni dell'autorità giudiziaria. Tale formulazione riproduce il contenuto dell'articolo 82 della Costituzione, ripreso anche dall'articolo 141, comma 2, del regolamento della Camera. L'articolo 162, comma 5, del regolamento del Senato reca una diversa formulazione, prevedendo che « i poteri della Commissione sono, a norma della Costituzione, gli stessi dell'autorità giudiziaria ». La possibilità dell'esercizio di poteri coercitivi rende l'inchiesta parlamentare lo strumento più incisivo del quale le Camere possono avvalersi per acquisire conoscenze, diversamente dall'indagine conoscitiva che pur essendo anch'essa finalizzata all'approfondimento di temi di ampia portata non prevede poteri coercitivi di acquisizione delle informazioni. I poteri coercitivi che la Commissione di inchiesta può esercitare sono naturalmente limitati alla fase « istruttoria », dato che la Commissione è priva di poteri giudicanti e non può quindi accertare reati ed irrogare sanzioni. Per le audizioni a testimonianza davanti alla Commissione, al comma 2 dell'articolo 4 si fa richiamo alle norme previste dal codice penale, in particolare agli articoli 366 – rifiuto di uffici legalmente dovuti – e 372 – falsa testimonianza. Alla Commissione che esplica i suoi poteri di inchiesta non possono essere opposti né il segreto d'ufficio, né il segreto professionale o bancario, ad eccezione del segreto tra parte processuale e difensore nell'ambito del mandato. Per il segreto di Stato si applica quanto previsto dalla legge n. 124 del 3 agosto 2007. Qualora gli atti o i documenti oggetto dell'inchiesta della Commissione siano assoggettati al vincolo del segreto da parte delle Commissioni parlamentari di inchiesta competenti, tali segreti non potranno essere opposti alla Commissione. Al comma 5 dell'articolo 4 si prevede il divieto di adozione in capo alla Commissione di provvedimenti che restringano la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, nonché la libertà personale, ad eccezione dell'accompagnamento coattivo previsto dall'articolo 133 del codice di procedura penale.