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Norme di indirizzo in materia di politiche integrate per la sicurezza e la polizia locale. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge, che ripropone il testo unificato adottato nella passata legislatura dalla Commissione Affari Costituzionali, affronta unitariamente sia il tema del coordinamento istituzionale in materia di sicurezza pubblica e polizia amministrativa locale, previsto dall'articolo 118 della Costituzione, sia il tema della riforma della polizia locale, anche al fine di promuoverne l'omogeneità a livello nazionale. Si tratta di una scelta importante ed utile perché non bisogna mai dimenticare che l'esigenza di dare un nuovo assetto normativo alla polizia locale nasce dalle trasformazioni in atto nelle nostre città e dalla diffusa domanda di sicurezza delle comunità locali. Domanda di sicurezza che nasce soprattutto dalla rapidità delle trasformazioni derivate dal rapido mutamento della società, trasformazioni che producono nuove opportunità, ma che si manifestano anche con lo sviluppo di quell'insieme di comportamenti, che non sono solo criminali, ma più spesso solo incivili, e che sono la causa di quel diffuso disordine fisico e sociale (sporcizia, schiamazzi, graffiti, auto e rifiuti abbandonati, mancato rispetto delle regole di convivenza quotidiana) che rende sempre meno piacevole e talvolta insicuro attraversare lo spazio pubblico delle città, con ciò accrescendo la percezione di insicurezza negli spazi di vita ordinaria. Per non parlare dei mercati illegali, dallo spaccio alla prostituzione, che creano talvolta delle vere e proprie zone «off limits». Una sensazione di precarietà e di perdita dei propri riferimenti nello spazio urbano (i negozi di vicinato, le persone conosciute) che tanta parte hanno nel diffondersi dell'insicurezza nelle città. Come si vede i problemi di insicurezza, oltre che con i fenomeni criminali, hanno anche molto a che vedere con il modo di essere delle città, con la loro organizzazione fisica (dal degrado di certe aree, alla carente manutenzione di altre, alla poca illuminazione di altre ancora) e con una insufficiente regolazione della vita sociale. Per questo i problemi di sicurezza urbana non possono essere affrontati solo nei termini di un più efficace contrasto della criminalità, anche se questo rimane indispensabile, ma occorre anche riscoprire e ristabilire regole condivise nell'uso delle città e in particolare dei suoi spazi pubblici. Ecco perché in un documento da tutti condiviso -- sindacati e associazioni professionali della polizia locale, Forum italiano per la sicurezza urbana, Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani, Upi (Unione delle province italiane) e Conferenza delle regioni -- si parla della polizia locale come del «regolatore della vita sociale» nelle città e si considera questo il suo compito primario. C'è infatti un'indubbia centralità della polizia locale nelle politiche che mirano a migliorare la sicurezza urbana. La polizia locale del nostro Paese, infatti, quando è ben organizzata, assolve a tre funzioni fondamentali per la sicurezza: -- è presente nello spazio pubblico per regolare la vita ordinaria e civile che lì si svolge; -- collabora con gli altri servizi della pubblica amministrazione per migliorare la qualità dello spazio pubblico (dalla manutenzione dei parchi e delle strade all'intervento per i tanti fenomeni di marginalità che popolano le nostre città, e tanto altro); -- collabora con le forze di polizia dello stato nel contrasto della criminalità e nel mantenimento dell'ordine pubblico; ed è proprio questa funzione di cerniera a rendere la polizia locale così importante. Questi sono i compiti della polizia locale che via via sono andati crescendo negli ultimi anni. Una crescita di compiti basata su una legislazione parziale o sui pronunciamenti della magistratura che presenta vuoti e discontinuità che talvolta ne limita l'attività. Non si tratta dunque di attribuire nuovi compiti alla polizia locale, quanto piuttosto di fornire un quadro giuridico univoco per la sua operatività e un minimo comune denominatore valido su tutto il territorio nazionale che consenta, da un lato, un efficace coordinamento tra ordine e sicurezza pubblica, di competenza dello Stato, e polizia amministrativa locale, di competenza delle regioni, e dall'altro, una piena collaborazione tra le Forze di polizia nazionali e la polizia locale; obiettivi, peraltro, indicati esplicitamente dall'articolo 118 della Costituzione. Il disegno di legge prevede di rafforzare gli strumenti istituzionali del coordinamento tra Stato, regioni ed enti locali e riconosce, senza ambiguità, alla polizia locale il carattere di organo di polizia del comune o della provincia o della città metropolitana, in parallelo, ma senza sovrapposizioni, rispetto alle polizie nazionali, che sono l'organo di polizia dello Stato. Oltre a dare forza di legge alla pratica degli accordi in materia di sicurezza tra Stato, enti locali, -- comuni in primo luogo -- e regioni, prevede anche una sede istituzionale di confronto in materia di sicurezza tra Stato e regioni, che oggi manca, per facilitare l'incrocio delle competenze statali in materia di ordine e sicurezza pubblica con quelle regionali in materia di polizia amministrativa locale. In tema di polizia locale, il presente disegno di legge contiene una definizione della funzione di polizia locale, delle modalità del suo esercizio, delle specifiche qualifiche di polizia locale da attribuire agli operatori e dei conseguenti poteri, della dimensione minima che debbono avere le strutture per rendere un servizio adeguato e rispondente realmente alle domande della comunità. Quattro punti che rappresentano l'architrave del disegno di riforma. Quanto agli strumenti operativi il presente disegno di legge presenta soluzioni innovative e convincenti su una serie di questioni aperte da anni e la cui soluzione permetterà una generale qualificazione dell'attività delle strutture di polizia locale. Tra queste vale la pena ricordare: -- la possibilità di accesso ai sistemi informativi del Dipartimento della pubblica sicurezza che consentano agli operatori di polizia locale di svolgere appieno le proprie funzioni di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria; -- il numero unico nazionale a tre cifre per accedere alle strutture di polizia locale; -- l'obbligo della formazione e la costituzione da parte delle regioni di adeguate strutture formative per la polizia locale; -- la definizione di procedure innovative per un'adeguata selezione dei comandanti e il loro inserimento nei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica. Prevede l'equiparazione dei trattamenti previdenziali, assistenziali e infortunistici degli operatori di polizia locale a quelli vigenti per gli operatori delle diverse polizie nazionali perché non si possono richiedere a questi particolari operatori di polizia prestazioni qualificate, prevalentemente sulla strada e in contesti complessi senza adeguare i loro trattamenti a quelli vigenti in generale per gli altri operatori di polizia. Sull'armamento si conviene sulla necessità di superare la disciplina attuale e di prevedere che gli operatori di polizia locale portino sempre l'arma in dotazione. Inoltre, si riporta la polizia locale nel contratto pubblicistico di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 2001 -- come per le altre Forze di polizia ad ordinamento nazionale, come per i magistrati, per i professori universitari, per i vigili del fuoco e i dirigenti di carriera della polizia penitenziaria. Passando all'illustrazione dell'articolato, va sottolineato che il disegno di legge si fonda su quattro princìpi costituzionali: