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In sostanza, in virtù della legge quadro n. 328 del 2000, il disabile ha il diritto di chiedere, e le istituzioni preposte l'obbligo di predisporre, un progetto individuale di vita per realizzare la piena integrazione nel tessuto familiare, nel mondo scolastico, in quello formativo, lavorativo e sociale. A fronte di siffatto, ampio e incisivo quadro normativo, che denota la natura composita, anzi estremamente complessa del processo di piena integrazione, si contrappone una realtà nella quale l'attuazione di tale progetto incontra costantemente ostacoli, disfunzioni, inadempienze. Le norme sulla eliminazione delle barriere architettoniche soprattutto per gli edifici privati aperti al pubblico, vengono, ancora oggi, sistematicamente disattese, né risultano irrogate, se non di rado, le sanzioni previste dall'articolo 24 della legge quadro n. 104 del 1992 (dichiarazioni di inabilità o inagibilità degli edifici, irrogazione delle forti ammende previste, provvedimenti di sospensione dei rispettivi albi professionali per i progettisti ed i direttori dei lavori). Per quanto attiene al diritto al lavoro, si deve rilevare che: a) i datori di lavoro pubblici e privati nell'assumere nuovi dipendenti, spesso, non rispettano la quota di riserva obbligatoria prevista dall'articolo 3 della legge n. 68 del 1999; b) gli uffici territoriali per l'impiego non irrogano le sanzioni previste dall'articolo 15 della legge n. 68 del 1999, e il mancato intervento sanzionatorio si risolve sostanzialmente nel negare il diritto al lavoro a molte persone disabili. Per quanto attiene alla legge n. 328 del 2000, va rilevato che, a distanza di più di cinque anni dall'entrata in vigore della legge, i progetti individuali di vita per le persone disabili stentano a decollare per ritardi o omissioni nei provvedimenti attuativi da parte dei Comuni e delle ASL, e per la mancata erogazione dei finanziamenti da parte delle regioni. Per quanto concerne l'integrazione scolastica, diffuse e insistenti sono le lamentazioni degli operatori scolastici nei confronti dell'ente locale o della ASL. Esse riguardano una serie di disfunzioni che effettivamente sono sotto gli occhi di tutti: scarsi collegamenti fra scuola e servizi sanitari; insufficienza e talvolta latitanza di operatori psico-sociosanitari; mancanza o debole concretezza operativa di convenzioni, intesa, accordi di programma; quasi totale mancanza di funzionali momenti aggiornativi in comune fra operatori interni ed esterni alla scuola, impegnati in piani educativi e di recupero individualizzati, pur previsti dall'articolo 14 della legge quadro n. 104 del 1992; indisponibilità o insufficienza di strutture, trasporti, mense, materiale tecnologico, sussidi didattici strumentazioni speciali (per vidiolesi, audiolesi, e così via), personale ausiliario. In particolare, il mancato o insufficiente raccordo delle competenze, pur esplicitamente previsto dalla normativa (articolo 13, legge n. 104 del 1992, e decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994), contribuisce a rendere problematici tutti i discorsi sulla continuità orizzontale e sulla sinergia delle iniziative e dei programmi. In sostanza, i rapporti tra gli operatori scolastici e le équipes specialistiche del territorio, pur da tutti ritenuti indispensabili, e senza i quali l'integrazione diventa pressoché impossibile, risultano spesso difficili, a volte conflittuali. L'insegnante, in alcuni casi, non viene neanche a conoscenza di quale sia la diagnosi medica concernente l'alunno disabile. In altri casi, la diagnosi funzionale non viene redatta tempestivamente ovvero non viene redatta secondo le modalità e i contenuti dettagliatamente indicati nell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994 previsti come necessari dalla norma. Mancano collegamenti efficaci e continuativi con l' équipe multidisciplinare dell'ASL non disponibili a portarsi in classe per osservare o intervenire sull'alunno disabile soprattutto ai fini della elaborazione del profilo dinamico funzionale, da redigersi obbligatoriamente a norma dell'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994; ma soprattutto le équipes non partecipano sufficientemente alla programmazione educativa e didattica, non danno concrete indicazioni sui contenuti e sui metodi riguardanti il quotidiano rapporto con l'alunno disabile inserito nella classe, nonostante che espressamente la normativa (articolo 12 della legge quadro e articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994) obblighi gli operatori socio-sanitari a redigere congiuntamente ai docenti, la programmazione educativa individualizzata per l'alunno disabile. Se questo è vero, come è effettivamente vero, ne consegue che la effettività della tutela dei diritti costituzionalmente garantiti ai disabili e disciplinati da valida normativa, primaria e secondaria, non può -- attesa la vastità, la molteplicità e la complessità del problema -- essere garantita dalla sola possibilità di adire l'Autorità giudiziaria, anche se essa appare molto attenta, soprattutto negli ultimi anni, nel far rispettare i diritti sanciti dal legislatore ed esaltati dal Giudice costituzionale. Ne sono prova le numerose sentenze di merito circa il diritto degli alunni in situazione di handicap a essere iscritti nelle classi comuni, a ottenere la nomina di insegnanti per attività di sostegno, a vedersi assicurata l'assegnazione di un assistente per l'autonomia e la comunicazione, a ricevere l'uso di ausili didattici tecnologici, a non subire passivamente il rifiuto di trasporto a scuola a carico dei comuni, e in genere a non essere discriminati negativamente. Ma tutto ciò non basta: invero, dalle omissioni e dalle disfunzioni, ne consegue che -- fermo restando il diritto inderogabile dell'alunno disabile ad ottenere le provvidenze previste dalla legge ed, in particolare, l'assegnazione di un docente specializzato e la previsione di una didattica differenziata attuata attraverso gli strumenti della diagnosi funzionale, del profilo dinamico funzionale e del piano educativo individualizzato, e fermo restando che è quanto mai importante l'attenzione estremamente garantista della magistratura per la tutela del diritto allo studio e alla integrazione delle persone disabili -- la complessità e l'ampiezza del problema postula, comunque, inderogabilmente che una Autorità di garanzia, del tutto autonoma ed indipendente -- capillarmente articolata sul territorio, estesa anche a livello provinciale (e non solo regionale, data la vastità, anche territoriale, del problema) -- venga istituita per vigilare, segnalare, intervenire in via sostitutiva, sanzionare comportamenti positivi o omissivi, che comportino lesione di diritti o, comunque, emarginazione ed esclusione sociale.