[pronunce]

Dal canto suo, la difesa erariale ha eccepito, preliminarmente, che l'iniziativa assunta dalla ricorrente investe «solo il primo comma dell'art. 45» del (già citato) decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (Istituzione dell'imposta regionale sulle attività produttive, revisione degli scaglioni, delle aliquote e delle detrazioni dell'Irpef e istituzione di un'addizionale regionale a tale imposta, nonché riordino della disciplina dei tributi locali), cioè a dire l'unica disposizione, tra quelle alle quali rinvia l'articolo impugnato dalla Regione Veneto, che «si riferisce all'IRAP». Essendo stato, tuttavia, il comma 1 dell'art. 45 del d.lgs. n. 446 del 1997 «modificato dall'art. 2, comma 1, della legge 24 dicembre 2003, n. 350» (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2004), dovrebbe per tal motivo «essere dichiarata la cessazione della materia del contendere». Subordinatamente, l'Avvocatura generale dello Stato – nel ribadire che l'IRAP non è un'imposta regionale, ma statale, sicché la sua attuale disciplina si fonda sulla normativa dettata dallo Stato, al quale spetta indiscutibilmente il potere di modificare una sua legge – ha chiesto il rigetto della questione. 2.— In limine deve essere disattesa l'eccezione preliminare sollevata dalla difesa erariale. Quantunque la norma, richiamata dalla disposizione impugnata, sia stata interessata – per effetto di ius superveniens – da una modificazione, siffatta circostanza appare priva di rilievo nel caso di specie. La modifica apportata dall'art. 2, comma 1, della legge n. 350 del 2003 al testo del comma 1 dell'art. 45 del d.lgs. n. 446 del 1997, si è sostanziata nello stabilire che la misura dell'aliquota, originariamente fissata (per i soggetti che operano nel settore agricolo e per le cooperative della pesca e loro consorzi) nell'1,9%, “per il periodo in corso al 1° gennaio 1998 e per i quattro periodi di imposta successivi”, resti fissata nella stessa misura “per il periodo in corso al 1° gennaio 1998 e per i cinque periodi di imposta successivi”. Analogamente, la (originaria) previsione secondo cui “per il periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2003 l'aliquota è stabilita nella misura del 3,75 %” risulta sostituita da quella secondo cui “per il periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2004 l'aliquota è stabilita nella misura del 3,75 %”. Atteso, dunque, il tenore dell'intervento normativo suddetto, deve escludersi che la modifica apportata al testo del comma 1 dell'art. 45 del d.lgs. n. 446 del 1997 possa considerarsi “satisfattiva” delle pretese della ricorrente, così come richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte (cfr. ex multis ordinanze n. 137 del 2004, n. 443 del 2202, n. 347 del 2001) ai fini della declaratoria di cessazione della materia del contendere. 3. — Passando ad esaminare il merito della questione, deve dichiararsi la stessa non fondata. Questa Corte (sentenze n. 37 del 2004; n. 311 e n. 296 del 2003) ha più volte affermato che l'IRAP è un tributo, istituito e disciplinato dal d.lgs. n. 446 del 1997, salve le determinazioni espressamente attribuite alla legge regionale dal medesimo decreto legislativo. Conseguentemente la disciplina sostanziale dell'imposta rientra tuttora nella competenza dello Stato. Ne deriva che si deve ritenere spettante al legislatore statale la potestà di dettare norme modificative, anche nel dettaglio, della disciplina di tale tributo. Ciò premesso, quanto alla specifica censura proposta dalla Regione ricorrente, deve ritenersi non condivisibile la tesi secondo cui ogni intervento sul tributo che, o per modificazione delle aliquote o per variazioni delle agevolazioni previste, comporti un minor gettito per le Regioni, dovrebbe essere accompagnato da misure compensative per la finanza regionale, la quale – diversamente – verrebbe ad essere depauperata. Non può, infatti, essere effettuata una atomistica considerazione di isolate disposizioni modificative del tributo, senza considerare nel suo complesso la manovra fiscale entro la quale esse trovano collocazione, ben potendosi verificare che, per effetto di plurime disposizioni, contenute nella stessa legge finanziaria oggetto di impugnazione principale o in altre leggi, il gettito complessivo destinato alla finanza regionale non subisca riduzioni. Né, d'altra parte, risulta dimostrato (o meglio, ancor prima, dedotto dalla ricorrente) che l'intervento normativo compiuto sulle aliquote dell'IRAP abbia dato luogo ad una complessiva insufficienza dei mezzi finanziari a disposizione della Regione Veneto per l'adempimento dei propri compiti. In forza di tali rilievi, quindi, la questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata non fondata.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 19 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), proposta, in riferimento agli articoli 114, 117, terzo comma, 118 e 119 della Costituzione, dalla Regione Veneto con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 dicembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 dicembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA