[pronunce]

n. 113 del 2002), il quale prevede che il compenso per le impugnazioni coltivate dalle parti è liquidato ove le stesse non siano dichiarate inammissibili, non sarebbe applicabile al giudizio di appello, giacché anche questo giudizio può concludersi con una declaratoria di inammissibilità dell'impugnazione ai sensi dell'art. 591 del codice di procedura penale; che la previsione di un diverso regime per l'appello, che può essere dichiarato inammissibile solo nelle ipotesi espressamente contemplate dal citato art. 591 e non per manifesta infondatezza dei relativi motivi, rispetto al ricorso per Cassazione, del quale, per tale ragione, l'art. 606, comma 3, cod. proc . pen. , consente la dichiarazione di inammissibilità, costituisce scelta non irragionevole che rientra nella discrezionalità del legislatore, in considerazione delle differenze strutturali dei due tipi di impugnazioni e del più circoscritto ambito del giudizio di legittimità; che la questione è priva di fondamento anche in riferimento all'art. 97 Cost., giacché, come questa Corte ha più volte affermato, il principio del buon andamento si riferisce agli organi dell'amministrazione della giustizia esclusivamente per i profili concernenti l'ordinamento degli uffici giudiziari ed il loro funzionamento sotto l'aspetto amministrativo, ma non riguarda l'esercizio della funzione giurisdizionale nel suo complesso e i diversi provvedimenti che ne costituiscono espressione (v. da ultimo sentenza n. 115 del 2001; ordinanze n. 152 del 2000, n. 381 del 1999, n. 145 e n. 48 del 1998); che deve inoltre escludersi che le disposizioni censurate ledano l'art. 111 Cost., dal momento che il principio di ragionevole durata del processo non può comportare la vanificazione degli altri valori costituzionali che in esso sono coinvolti, primo fra i quali il diritto di difesa, che l'art. 24, secondo comma, proclama inviolabile in ogni stato e grado del procedimento e che non può essere condizionato, solo per il non abbiente, da una preventiva valutazione di meritevolezza, sia pure in fase di gravame; che, d'altra parte, già esiste nella disciplina del patrocinio a spese dello Stato una disposizione che consente al giudice di commisurare l'entità del compenso da liquidare al difensore del non abbiente alla qualità e al valore dell'assistenza tecnica prestata: l'art. 12, comma 2-bis, della legge n. 217 del 1990 (ora trasfuso nel comma 1 dell'art. 82 del d.lgs. n. 113 del 2002), prevede infatti che l'onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati in modo da non risultare superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti, tenendo conto, in particolare, della natura dell'impegno professionale e della concreta incidenza degli atti difensivi sulla posizione processuale della persona difesa; che pertanto la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata in relazione a tutti i parametri evocati dal giudice a quo.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 1 e 12 della legge 30 luglio 1990, n. 217 (Istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), come modificati dalla legge 29 marzo 2001, n. 134 (Modifiche alla legge 30 luglio 1990, n. 217, recante istituzione del patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti), ora trasfusi negli articoli 74, 75, 82, 83, 84 e 106 del decreto legislativo 30 maggio 2002, n. 113 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 97 e 111 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Milano, con l'ordinanza n. 970 del 2001; 2) dichiara la manifesta infondatezza della medesima questione di legittimità costituzionale, sollevata dalla Corte d'appello di Milano, con l'ordinanza n. 969 del 2001. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Carlo MEZZANOTTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 novembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA