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Dopo che negli anni passati, e in particolare nel 2003, si era registrata un’intensa attività normativa nazionale, grazie alla quale il nostro Paese si era completamente ed efficacemente allineato, sul piano giuridico, alle disposizioni e agli orientamenti internazionali di riferimento, nel corso del 2009, a seguito dell'entrata in vigore del nuovo regolamento (CE) n. 428/2009 del 5 maggio 2009, in sostituzione del regolamento (CE) n. 1334/2000, a decorrere dal 27 agosto 2009, si è avviata una specifica attività di studio ed elaborazione della normativa nazionale, per l'attuazione delle nuove disposizioni europee in tema di controllo delle esportazioni, dell'intermediazione e del transito di beni a duplice uso. L'esigenza di adottare uno o più decreti legislativi scaturisce proprio dall'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 428/2009, che istituisce un nuovo regime europeo di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso. A tal proposito, le novità più rilevanti sono l'introduzione e la regolamentazione dell'attività di brokering /intermediazione e la previsione della fattispecie del transito di merci a duplice uso. Inoltre, la continua e copiosa produzione normativa del legislatore UE in settori quali gli embarghi commerciali e le esportazioni di materiali proliferanti (quali ad esempio i recenti regolamenti relativi alle esportazioni dirette verso l'Iran) hanno fatto sì che risulti necessario adeguare rapidamente il sistema sanzionatorio nazionale alle nuove fattispecie ivi previste. L'articolo 9 reca la delega al Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per l'attuazione della direttiva 2011/61/UE sui gestori di fondi di investimento alternativi, che modifica le direttive 2003/41/CE e 2009/65/CE e i regolamenti (CE) n. 1060/2009 e (UE) n. 1095/2010. Nell'ordinamento interno il quadro di riferimento è la disciplina dei fondi comuni di investimento, il cui ambito normativo primario è rappresentato dal testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, (TUF), completato da un'ampia regolamentazione secondaria derivata o integrante il medesimo. L'articolo 66 della direttiva 2011/61/UE prevede che gli Stati membri si conformino alla medesima entro il 22 luglio 2013, ponendo in vigore, a decorrere dalla stessa data, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie. La Commissione europea, in data 29 aprile 2009, ha presentato una proposta di direttiva sui «gestori di fondi d'investimento alternativi» (GEFIA). La direttiva è stata adottata l'8 giugno 2011. Coerentemente con i principi assunti dal Gruppo dei Venti (G-20) e con il programma d'azione della Commissione europea, la direttiva estende la regolamentazione e la supervisione sulla gestione collettiva del risparmio, allo scopo di vigilare sui rischi che i «fondi d'investimento alternativi» (FAI) -- vale a dire i fondi diversi da quelli già regolati a livello comunitario (i «fondi armonizzati», cosiddetti UCITS ovvero OICVM, e i fondi pensione) -- generano sugli investitori, le controparti e la stabilità finanziaria. I gestori di fondi d'investimento alternativi rappresentano volumi significativi di scambi sui mercati degli strumenti finanziari e possono risultare di notevole influenza sugli stessi mercati e sulle società in cui investono. Sebbene l'impatto dei GEFIA sui mercati in cui operano è in gran parte benefico, tuttavia essi possono contribuire a diffondere o ad amplificare i rischi in tutto il sistema finanziario. La direttiva fornisce un approccio uniforme ai rischi connessi a tali operatività e al loro impatto sugli investitori e sui mercati nell'Unione. L'esigenza di affrontare detti rischi tenendo conto della vasta gamma di strategie e tecniche d'investimento utilizzate implica che l'ambito di applicazione della direttiva sia molto ampio e ricomprenda i gestori di hedge fund , di fondi immobiliari e di fondi di private equity, con espressa esclusione dei fondi che rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009 (gli OICVM ovvero UCITS). La direttiva, che mira a creare un mercato interno per i GEFIA e un quadro regolamentare e di vigilanza armonizzato, prevede anche il cosiddetto «beneficio della commercializzazione transfrontaliera» (cosiddetto passaporto), in virtù del quale il gestore di fondi alternativi che sia autorizzato da uno Stato membro può commercializzare le quote dei propri fondi anche negli altri Stati membri, sebbene limitatamente ai soli «investitori professionali», dopo una semplice notificazione alle rispettive autorità di vigilanza. In tal guisa, si supera l'attuale regime che subordina l'attività all'autorizzazione di ciascuna autorità di vigilanza nazionale e la conseguente frammentazione del mercato europeo. La direttiva prevede inoltre che, dopo un periodo transitorio iniziale di tre anni dalla sua entrata in vigore, la commercializzazione transfrontaliera sia concessa anche ai fondi alternativi situati in Paesi terzi (i cosiddetti fondi off-shore ). Il regime di vigilanza per i gestori di fondi alternativi comprende, oltre all'autorizzazione iniziale, il continuo rispetto da parte dei medesimi dei requisiti di capitale e organizzativi (relativi al sistema di controllo dei rischi, al regime dell'esternalizzazione di attività, eccetera), delle regole di condotta (in materia, ad esempio, di prevenzione dei conflitti di interesse) e di estesi obblighi informativi nei confronti delle autorità di vigilanza. Specifici requisiti sono previsti, rispettivamente, per i fondi che fanno uso della leva finanziaria, tipicamente gli hedge fund , e per quelli che acquistano partecipazioni di controllo in società, tipicamente i fondi di private equity . La direttiva reca anche una specifica disciplina per i soggetti incaricati come depositari dei fondi e per una articolata configurazione dell'indipendenza della funzione di valutazione, esercitabile anche da una figura terza rispetto al gestore (il cosiddetto valutatore), responsabile di valutare le attività dei fondi. Risulta necessario recepire il provvedimento comunitario nell'ordinamento interno per via legislativa. Tratti della normativa comunitaria vanno inseriti organicamente nel testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, (TUF) confermando tra l'altro, ove opportuno, nell'impostazione delegificante dello stesso, gli ambiti regolamentari e il riparto di competenze delle autorità di vigilanza. L'intervento normativo apporterà modifiche ed integrazioni al TUF prevedendo anche, dove opportuno, il rinvio alla regolamentazione secondaria e l'attribuzione di competenze e poteri di vigilanza alle authority di settore. L'intervento consentirà che una società di gestione di fondi di investimento alternativi possa prestare i servizi previsti dalla direttiva, istituire e gestire i fondi comuni d'investimento alternativi in altri Stati comunitari ed extracomunitari e, viceversa, che una società di gestione non domestica possa istituire e gestire FAI in Italia.