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Disposizioni di sostegno a favore delle vittime dei reati dolosi violenti. Onorevoli Senatori. -- Da parte di diversi vari gruppi parlamentari, nel corso delle ultime legislature ed in quella attualmente in corso, sono state avanzate varie proposte per favorire l'indennizzo delle vittime di un reato doloso e violento che non abbiano potuto ottenere un risarcimento dall'autore del reato, in quanto, ad esempio, questi -- anche se condannato -- non possiede le risorse necessarie oppure non può essere identificato o, se identificato, perseguito. Il presente disegno di legge espressamente intende riprendere tali proposte, con alcune lievi variazioni, al fine di incrementare, anche in Senato, la possibilità che linee di intervento condivise e attese da molto tempo, possano concretamente tradursi in legge. La necessità di un intervento legislativo in tale ambito è, d'altra parte, emersa concordemente nelle sue linee generali anche in sede di svolgimento di apposite mozioni presso la Camera dei Deputati del maggio 2014, allorché venne evidenziata la tardiva e, soprattutto, parziale trasposizione della direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa all'indennizzo delle vittime di reato, circostanza che ha indotto la Commissione europea ad adire la Corte di giustizia al fine di ottenere una pronuncia di accertamento della violazione da parte dello Stato italiano. La principale fonte d'ispirazione della citata direttiva è costituita dalla Convenzione europea relativa al risarcimento delle vittime di reati violenti, siglata a Strasburgo il 24 novembre 1983, le cui disposizioni impongono di tenere indenne ogni vittima (o, se deceduta, le persone a suo carico) che abbia subìto gravi pregiudizi al corpo o alla salute causati direttamente da un reato doloso violento. Tale indennizzo va posto a carico dello Stato laddove non possa essere pagato dall'autore del reato. Il secondo paragrafo dell'articolo 12 della richiamata direttiva impone infatti agli Stati membri di garantire l'accesso ai sistemi di indennizzo e sostegno alle «vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori», senza fare alcuna distinzione in base al luogo di residenza di tali vittime, il che si porrebbe in contrasto -- come ha rilevato ampia dottrina -- con il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione. A tale proposito va rilevato come l'ordinamento già preveda forme di indennizzo, rimesse il più delle volte ad appositi fondi, ma solo in favore delle vittime di determinate fattispecie di reato (vittime del dovere, della mafia, del terrorismo, dell'usura, vittime della strada), in un quadro parcellizzato che però non riesce a coprire tutti i casi nei quali dovrebbero essere applicate le procedure internazionalmente riconosciute del cosiddetto « legal aid », la principale delle quali, nel nostro paese, è costituita dal gratuito patrocinio, istituto che già svolge un ruolo molto importante. Muovendo dal drammatico caso di Antonino Via, ricostruito in Senato nell'atto di sindacato ispettivo n. 4-04027 del 21 maggio 2015, il presente disegno di legge -- sulla scorta di molte valide proposte di legge già depositate e quale ulteriore contributo ad un dibattito ormai pluriennale che purtroppo non ha avuto ancora ricadute efficaci in ambito legislativo -- prevede l'istituzione, presso il Ministero dell'interno, di un apposito fondo a favore delle vittime di reati. Si tratta, nel caso di specie, delle vittime di delitti violenti ed intenzionali che sono però risultate, per vari motivi, impossibilitate a conseguire dai loro offensori il ristoro integrale dei danni subiti. Il diritto di accesso a questo fondo viene assicurato al fine di conseguire il risarcimento del danno patrimoniale o non patrimoniale e la rifusione delle spese processuali e degli onorari di costituzione di parte civile e di difesa. Viene garantito alle vittime di questi gravi reati l'accesso -- anche in deroga ai limiti reddituali attualmente previsti -- al gratuito patrocinio. L'accesso al fondo è assicurato, come detto, quando il colpevole non può adempiere alle obbligazioni derivanti dal reato per il quale è stato condannato, quando il colpevole è deceduto e quando, successivamente alla sentenza irrevocabile, il condannato si è sottratto all'adempimento delle obbligazioni civili. Naturalmente il diritto è riconosciuto quando il colpevole è rimasto ignoto o l'imputato è stato prosciolto per intervenuta prescrizione. I delitti coperti dal fondo sono quelli contro la vita e l'incolumità individuale e, in ogni caso, i reati di devastazione, saccheggio e strage. Sono dunque ricompresi l'omicidio -- anche preterintenzionale -- e le lesioni personali, in particolare quelle permanenti o gravissime e quelle aggravate dall'uso delle armi. Sono naturalmente fatte salve, se più favorevoli, le disposizioni a tutela delle vittime di determinati reati già previste dalla legislazione vigente, in modo da evitare la sovrapposizione tra la legge che interviene a coprire i casi più drammatici lasciati oggi fuori dalle reti di protezione risarcitoria e quelle fattispecie -- in verità poche -- che godono di una sia pur limitata garanzia di indennizzo, alla luce delle varie disposizioni che nel corso del tempo sono frammentariamente intervenute a vantaggio di questa o quella vittima di alcune particolari fattispecie di reato. L'elargizione del fondo viene concessa a domanda. L'istanza può essere avanzata dalla persona offesa ovvero, in caso di morte quale conseguenza del reato, dal coniuge e dai figli, dai genitori o dal convivente more uxorio , oltre che dai fratelli e dalle sorelle. In casi comprovati di bisogno urgente, il fondo può comunque provvedere a corrispondere una congrua anticipazione, sostanzialmente a titolo di provvisionale. Si dispone inoltre che i beneficiari del fondo abbiano, altresì, diritto ad accedere, su richiesta, al gratuito patrocinio legale a carico del fondo, con esclusione, trattandosi di situazioni molto gravi per la natura del delitto e per le conseguenze riportate dalla vittima, delle limitazioni di reddito oggi previste dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. Si prevede, conseguentemente, il diritto di surroga del fondo nei confronti del condannato al risarcimento del danno. La corresponsione dell’indennizzo è commisurata all'eventualità che siano effettuati -- per il medesimo danno -- risarcimenti o rimborsi a qualunque titolo ad opera di imprese assicuratrici o di amministrazioni pubbliche, comprese le elargizioni da parte di altri fondi esistenti per determinate categorie di vittime di reato. Se il danno è coperto, anche parzialmente, da un contratto di assicurazione o se per lo stesso danno è stato riconosciuto il diritto al risarcimento, all’indennizzo, al ristoro o al rimborso, a qualsiasi titolo, da parte di una pubblica amministrazione, l'indennizzo è naturalmente concesso per la sola parte eventualmente eccedente. L'indennizzo viene, in ogni caso, esentato dal pagamento dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.