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Qual è il valore ulteriore di quest'operazione, accanto alla compressione del costo del lavoro nel senso della liberazione di risorse per quella consistenza che abbiamo indicato? È il principio di una riforma fiscale che ormai da troppo tempo viene reclamata e che noi abbiamo attivato con questa scelta. È un principio di riforma che deve recuperare anche la giustezza riguardante l'ordinamento tributario nei confronti delle persone fisiche. Quando abbiamo scritturato l'originaria riforma riferita alle persone fisiche quanto al prelievo fiscale non avevamo preso la mira colpendo la platea delle persone fisiche. Con tutti questi interventismi nel corso degli anni, oggi nei fatti ci siamo trovati a godere del dato della certezza. Abbiamo certezza di consistenza finanziaria e fiscale riferita alle persone fisiche ed è per questo che ci siamo focalizzati prevalentemente su quella realtà della nostra demografia e democrazia economica. Da allora però abbiamo anche portato in campo importanti innovazioni sul piano dell'interoperabilità dei dati: con la fatturazione elettronica ci si apre la capacità di sapere come si compongono il reddito e la ricchezza italiani. Dobbiamo avere la determinazione, la forza e la consapevolezza di colpire quello che abbiamo qualificato come rendita, lasciando libero il reddito, dal quale si genera la capacità di ricchezza e il consumo, che è uno degli elementi di spinta e di trazione dell'economia quando riparte. Dobbiamo evitare atteggiamenti ideologici. Cosa significa questo sulla materia fiscale? Provare ogni volta a dire che quello che si sta facendo va bene, ma è insufficiente e c'è bisogno di altro: non voglio parlare di benaltrismo, ma è ancora peggio; è un atteggiamento che per esempio in Italia - l'ho ricordato anche in Commissione - funzionava al tempo degli Staterelli preunitari. Ogni volta che c'era la rotativa della deliberazione normativa si provava a metterci dentro di tutto. Per la verità, esisteva ancora attorno al 1876, quando si ragionava di riforma dei trasporti e gli operatori dei trasporti fiorentini volevano metterci dell'altro per non far fare la riforma. Fu dal 1876 che poi abbiamo avuto i problemi di contabilità pubblica. Dobbiamo allora essere puntuali e tematicamente ordinati e coerenti. Dobbiamo essere allineati con ciò che abbiamo detto e i documenti normativi parlano in questa direzione. Permettetemi, io ritengo che dobbiamo fare e dare luogo a una riforma fiscale che tenga da conto anche il lavoro autonomo, come rivendicano i nostri compagni di viaggio parlamentari del centro destra e anche della Lega in particolare, ma cogliamo il dato del valore di quest'operazione. Le schede ci fanno capire quanto, interessantemente, si costituisca una platea di milioni di persone in relazione alla consistenza reddituale. I 100 euro in più al mese sapete cosa mi fanno dire? Mi fanno dire che finalmente ricomincia un riformismo che dà, dopo troppi anni di un riformismo che toglie. Non voglio scomodare Ivan Illich, ma non è vero che ogni volta che il Governo e la politica mettono in campo riforme, ciò significa togliere e razionalizzare (che è un termine fastidioso, ingannevole e mascherato, ma che nei fatti vuol dire che si toglie). Ricominciamo a dare e lo facciamo all'indirizzo della platea di coloro i quali anche il sindacato afferma si reggono sul lavoro e con il lavoro sono poveri. Dovremmo rompere questa specie di condanna, per cui c'è chi lavora e resta povero e cerchiamo di operare sul fronte dei bisogni fondamentali. Cari compagni di viaggio parlamentare, perché questo minimalismo dettato da lettura ideologica? Mettiamo a segno questo risultato e poi procediamo. Si è dovuto riconoscere in quest'Assemblea che la fatturazione elettronica è stata una grande intuizione. Sapete cosa accade, adesso? Finalmente potremo mettere a segno anche manovre di rigore e di serietà per quanto riguarda la capacità di riscossione. Sono fissato su un dato, onorevole sottosegretario competente, Guerra: 950 miliardi di euro, scritti nei documenti contabili, non saranno tutti veri per anzianità di scrittura, saranno la metà o la metà della metà, ma devono diventare bersaglio di intrapresa di riscossione. (Applausi dal Gruppo PD) . I 47 milioni di euro di personale, scritti nel bilancio del 2020, consentiranno assunzioni alle agenzie fiscali e finalmente saremo in pari rispetto al carico di lavoro e ci potremo permettere che anche i beni demaniali vengano valorizzati ed evitare quello scandalo di Chioggia, che ha compiuto 100 compleanni. Questa non è coerenza? Lo abbiamo detto il 9 luglio, parlando in Europa, lo abbiamo scritto nella Nota di aggiornamento del DEF (NADEF) e lo abbiamo scritto nel documento fondamentale di bilancio che avremmo lavorato in questa direzione, dunque c'è coerenza. Su questo fronte non servono minimalismo e atteggiamenti filiformi, ma il riconoscimento che siamo davanti a coerenza di condotta. Per questo, a nome e incaricato dal Gruppo, dichiaro il voto favorevole, sapendo che si tratta di una operazione di valore e che è l'inizio di un cantiere e di un'attività, che dovrà riguardare il complesso del nostro ordinamento, in maniera tale che l'articolo 53 della Carta costituzionale non sia solo letto, ma nutra di sé la condotta delle classi dirigenti, secondo i criteri di proporzionalità e progressività e anche con un dato di verità: chi di più ha, più deve dare. Su questo fronte, voteremo sì. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . SIRI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SIRI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, sarebbe stato bello poter intervenire per discutere di un provvedimento di riforma fiscale. Purtroppo non è così. Del resto l'abbiamo un po' condiviso, anche con i colleghi della maggioranza: più che un provvedimento di riforma fiscale, abbiamo già detto che si tratta di un provvedimento di integrazione salariale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non è un provvedimento di riforma fiscale. È un provvedimento che manca di coraggio e di visione. Diciamo che siamo di fronte ad una malattia, visto che il periodo purtroppo drammatico che stiamo vivendo ci riconduce ad esempi ad alto valore d'immagine, che ci possono sollecitare anche un ragionamento più profondo. Per questa malattia, che si chiama stagnazione e che può diventare recessione, sembra non ci sia la cura. Manca il vaccino capace di stimolare gli anticorpi, che si mettono in moto per far sì che il sistema immunitario dell'economia possa reagire a questa stagnazione, a questa recessione economica, che sta diventando una malattia cronica. La malattia si sta cronicizzando e noi a ogni occasione, quando appaiono i sintomi di questa malattia, proponiamo il sintomatico; cioè, anziché avere un vaccino o un antibiotico, proponiamo un'aspirina, mettendo sul piatto un medicinale che fa passare i sintomi per un breve periodo. Ma poi questi sintomi ritornano, perché non abbiamo curato la malattia e non abbiamo avuto coraggio, signori Sottosegretari; ne abbiamo parlato diverse volte durante i lavori della Commissione.