[pronunce]

Qualora tali ipotesi non sussistano, l'Amministrazione non perde ogni possibilità di intervento tardivo, ma il relativo potere non potrà essere correlato alla semplice verifica della assenza dei requisiti e dei presupposti previsti dalla legge, o da atti amministrativi generali, per l'esercizio delle attività, ma alle valutazioni di opportunità e al bilanciamento degli interessi di cui agli artt. 21-quinquies e 21-nonies della legge n. 241 del 1990. Secondo quanto previsto dall'art. 19, comma 6-bis, della legge n. 241 del 1990, come aggiunto dall'art. 5, comma 2, lettera b), numero 2) del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (Semestre europeo. Prime disposizioni urgenti per l'economia), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 12 luglio 2011, n. 106, il sistema dei controlli sulla SCIA è applicabile nella sua integralità alla materia edilizia, con la differenza che il termine per l'intervento inibitorio o repressivo dell'Amministrazione è ridotto da sessanta a trenta giorni. Esaminando il contenuto precettivo della disposizione impugnata, il Tribunale amministrativo regionale rileva che la stessa consente all'Amministrazione di esercitare i poteri sanzionatori previsti per la repressione degli abusi edilizi, anche oltre il termine di trenta giorni dalla presentazione della SCIA, in un numero di ipotesi più ampio di quello previsto dai commi 3 e 4 dell'art. 19 della legge n. 241 del 1990. Il contrasto tra la disciplina statale e quella regionale comporta, ad avviso del rimettente, la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, sia con riguardo alla violazione dei principi fondamentali della materia edilizia, rientrante in quella più generale del «governo del territorio» oggetto di competenza concorrente ex art. 117, terzo comma, Cost., in quanto la disciplina statale dei titoli edilizi costituisce norma di principio, sia con riguardo al mancato rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali stabiliti con legge dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. La disciplina regionale impugnata, nel momento in cui consente l'esercizio dei poteri sanzionatori relativi a determinate categorie di interventi edilizi che hanno formato oggetto di SCIA, anche oltre il termine di trenta giorni dalla sua presentazione sulla base del mero riscontro della difformità dalle norme urbanistiche generali, degli atti di «governo del territorio» o dei regolamenti edilizi, altera gravemente l'equilibrio tra i due valori sopra menzionati, a sfavore della tutela dell'affidamento del privato, che la norma non tiene in alcuna considerazione. 6.- Si è costituita la Regione Toscana, con atto depositato nella cancelleria di questa Corte il 17 luglio 2015, chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata. 7.- Dopo aver riepilogato i termini della questione, la Regione ha posto in evidenza espone quanto segue. La disposizione censurata, introdotta dalla legge regionale n. 40 del 2011, ha inteso chiarire un possibile dubbio derivante da una eventuale interpretazione dell'art. 19 della legge n. 241 del 1990, come vigente ratione temporis, e cioè che, decorso il termine di trenta giorni per vietare la prosecuzione dell'attività conseguente a SCIA e non ricorrendo i casi tassativi previsti dal comma 4 del medesimo art. 19, l'Amministrazione non potesse in alcun modo intervenire in presenza di un abuso edilizio, neppure in via di autotutela, nell'esercizio dei poteri sanzionatori di controllo edilizio. Richiama, a sostegno della legittimità della disposizione regionale, la sentenza n. 188 del 2012, che ha sancito che è da escludere che l'art. 6, comma 1, lettera b), del d.l. n. 138 del 2011, «abbia l'effetto di privare, nella materia edilizia, l'amministrazione del potere di autotutela, che, viceversa, persiste "fatta salva l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 4", cioè congiuntamente all'intervento ammesso in caso di pericolo di danno per gli interessi ivi indicati», nonché alcune decisioni del giudice amministrativo pronunciate nella materia. Deduce, quindi, che in base all'art. 19 della legge n. 241 del 1990, sussistono in capo all'Amministrazione una pluralità di poteri inibitori e ripristinatori. Tanto premesso, assume che nella disciplina censurata viene in rilievo il potere ordinario di vigilanza e controllo spettante all'Amministrazione, che rimane inalterato, come affermato dalla sentenza n. 188 del 2012. Tale ricostruzione troverebbe conferma: - nel comma 6-bis dell'art. 19 della legge n. 241 del 1990, che stabilisce che rimangono ferme le disposizioni, relative alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia, alle responsabilità e alle sanzioni, previste dal d.P.R. n. 380 del 2001 e dalle leggi regionali; - nell'art. 21 della legge n. 241 del 1990 che al comma 2-bis, espressamente dispone che restano ferme le attribuzioni di vigilanza, prevenzione e controllo su attività soggette ad atti di assenso da parte di pubbliche amministrazioni previste da leggi vigenti, anche se è stato dato inizio all'attività ai sensi degli artt. 19 e 20 della medesima legge n. 241 del 1990. Nella specie, peraltro, rileva la Regione Toscana che il Comune di Firenze aveva attivato un procedimento di autotutela, comunicando l'avvio del procedimento, svolgendo l'attività istruttoria e valutativa, e concludendo il procedimento con la constatazione dell'abuso, la dichiarazione di inefficacia della SCIA e l'attivazione delle conseguenti sanzioni.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana, nel giudizio promosso da D.M.M., nei confronti del Comune di Firenze, per l'annullamento dell'ordinanza 28 febbraio 2014, n. 130, notificata l'8 marzo 2014, con la quale veniva dichiarata l'inefficacia della DIA/SCIA n. 6319/2012 presentata dal ricorrente, con contestuale ordine di rimessa in pristino ex art. 135, comma 2, della legge della Regione Toscana 3 gennaio 2005, n. 1 (Norme per il governo del territorio), ha sollevato questione di legittimità costituzione dell'art. 84-bis, comma 2, lettera b), della suddetta legge regionale n. 1 del 2005, in riferimento all'art. 117, terzo comma, e secondo comma, lettera m), della Costituzione. 2.- La disposizione impugnata, si inserisce nell'art. 84-bis della legge regionale n. 1 del 2005, la cui rubrica reca «Poteri di vigilanza in caso di SCIA». Il comma 2 in questione, prevede: