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Siamo coscienti del fatto che lei deve stare in equilibrio tra il bilancio dello Stato, con deficit e debito, l'economia del Paese che non sempre va alla pari col bilancio dello Stato (anzi, forse è in conflitto con il bilancio dello Stato) e le regole europee. Deve conciliare tutto questo sistema. Il tema non è solo svolgere la trattativa con l'Unione europea anche in spregio alle regole. Il tema è far valere una serie di condizioni che questo Paese può rappresentare. Il debito pubblico - come giustamente evidenziato in alcuni interventi - deve essere parametrato col debito privato: se l'Italia ha un alto debito pubblico, è anche conseguenza del basso debito privato. Lei deve avere prima di tutto un disegno di governo, poi viene il confronto. Non sono operazioni spot , quali potevano essere mini-BOT che creano debito. Piuttosto, mi permetta, Presidente, una piccola notazione. I giornali e i telegiornali di oggi parlano del dirompere della libra, una nuova moneta. È una questione molto seria, perché nel futuro la moneta sarà essenzialmente di quel tipo. Ma stiamo attenti: la moneta non dello Stato ma con il signoraggio privato è un ritorno al feudalesimo. Stiamo attenti. È forse un tema che l'Unione europea - ed è strettamente legato alle nostre valutazioni - deve assolutamente porsi. Caro Presidente, Forza Italia augura che lei possa impegnarsi nel mantenere alta la credibilità del nostro Paese, la credibilità degli italiani, per gli italiani, e la credibilità nei confronti dei mercati e dei partner europei. Per essere credibili dobbiamo investire. Il TAP non lo dobbiamo fare perché lo vuole l'America e la TAV non la dobbiamo fare perché lo vuole l'Europa: li dobbiamo fare perché sono nell'interesse nazionale, dell'Italia. Questo è il dato fondamentale. Dal momento che oltreconfine lei rappresenta l'Italia, e quindi non è più il Presidente della maggioranza ma è il Presidente di tutti noi, anche noi d'opposizione, le auguriamo, signor Presidente, pur votando contro la proposta di risoluzione che la maggioranza ha presentato e che non ci rappresenta, di trattare al meglio gli interessi della Nazione. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Laus. Congratulazioni) . PATUANELLI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PATUANELLI (M5S) . Signor Presidente, presidente Conte, Governo, onorevoli colleghi, credo non serva sottolineare l'importanza degli appuntamenti nell'agenda europea dei prossimi giorni: uno snodo fondamentale per il nostro Paese, per il ruolo del nostro Paese in Europa e per il ruolo stesso dell'Unione europea. Credo tuttavia che vi sia una evidenza empirica, fattuale, della totale incapacità che la governance economica europea ha dimostrato negli ultimi anni. L'evidenza è il fatto che l'Europa nel suo complesso è il grande malato economico del mondo in questo momento. Abbiamo da una parte gli Stati Uniti che corrono, dall'altra la Cina che si espande. È certamente il nostro, il Vecchio continente, quello che soffre di più la situazione economica complessiva dei suoi Paesi membri. Credo sia necessario un nuovo approccio alle politiche economiche europee e dei Paesi membri. Ma prima di tutto, anche prima di parlare di nuovo approccio economico, deve essere sgomberato il campo da alcune ipocrisie. Faccio riferimento al fatto che la Commissione europea ritiene giustificabile la procedura sull'eccesso di debito per il 2018. Non mi interessa e non mi appassiona il normale dibattito politico che poi si instaura su questo tema: chi oggi è all'opposizione dice che è colpa di questo Governo se c'è una tale procedura, mentre chi oggi governa dice che è un'eredità. Non mi interessa questo. Mi interessa parlare della rigidità da trave di ghisa che l'Europa sta dimostrando su questa procedura, quando ha mostrato una flessibilità elastoplastica - come si usa dire in ingegneria - rispetto ad altre situazioni di altri Paesi membri. Penso - ad esempio - alla questione della Francia, che per nove anni consecutivi, dal 2008 al 2016, ha sforato il limite del 3 per cento nel rapporto tra deficit e PIL (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Penso a quella che è stata fino a qualche mese fa la locomotiva economica del Continente, la Germania, che non ha rispettato e ha anzi sistematicamente violato la regola che imporrebbe di non avere un surplus commerciale superiore al 6 per cento. Penso a un'Europa che chiede interventi ai Paesi membri che mettono a rischio anche lo stato sociale, rivolto soprattutto ai ceti più deboli, e accetta, però, che ci siano sette Paesi all'interno dell'Unione europea con una politica fiscale quanto meno aggressiva, come è stata dichiarata in una Commissione all'interno dell'Unione europea. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). E li cito: sono Lussemburgo, Olanda, Belgio, Irlanda, Malta, Cipro e Ungheria; Paesi in cui i grandi colossi, specialmente del web , possono avere delle fiscalità di vantaggio, al limite del paradiso fiscale. Io non credo che si possa - da una parte - tollerare che esista questa realtà all'interno dell'Unione europea e - dall'altra parte - chiedere dei sacrifici a un Paese come l'Italia che sta facendo il possibile per uscire da una situazione economica molto complicata, tenendo assieme, però, le esigenze del proprio stato sociale rivolto ai più deboli. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). C'è forse l'ipocrisia delle ipocrisie, ovvero la questione del deficit strutturale, che è in rapporto al PIL potenziale. Si tratta di parametri che la stessa Commissione europea considera di difficile individuazione; soprattutto in momenti di grande difficoltà economica è difficile capire quale sarebbe il PIL di un Paese, al netto della congiuntura difficile e di un momento economico così complesso. Quindi, anche su questo si giocano quei parametri europei che diventano sempre fondamentali per valutare le capacità di un Paese e le sue possibilità di investimento. Sulla questione del PIL potenziale e del deficit strutturale abbiamo già segnalato all'Europa la volontà di superare delle definizioni astruse e lo abbiamo fatto nella Nota di variazione al DEF dello scorso anno. Per la prima volta un Paese prende una posizione molto chiara su questo elemento: qui non si tratta di cannoneggiare l'Europa e di dire che l'Europa ha sbagliato tutto. Si tratta, invece, di prendere atto che alcune politiche economiche di austerity imposte potevano avere una ratio - per l'amor di Dio, non voglio entrare nel merito del Governo che più di tutti ha aderito alle richieste dell'Europa, ovvero quello presieduto dal senatore Monti - ma poi non hanno prodotto i risultati attesi. A prescindere da norme contestabilissime - come la legge Fornero, che abbiamo radicalmente smontato con la nostra manovra di bilancio (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) - il risultato atteso non c'è stato, perché il rapporto tra debito e PIL nel nostro Paese in quegli anni è aumentato di oltre 10 punti percentuali. Quindi - da un lato - l'austerità non ha prodotto una diminuzione del debito e - dall'altro - ovviamente, sono stati richiesti sacrifici al nostro Paese.