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Pare del tutto evidente che l'oscura formulazione letterale dell'articolo 4 della legge n. 146 del 2006 ne renda indispensabile una modifica nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva dell'Unione europea 2017/1371, così come previsto all'articolo 3 lettera g) , dovendo il Governo, fra l'altro, prevedere delle aggravanti speciali, qualora i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione Europa siano commessi nell'ambito di una organizzazione criminale, così come definita dalla decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio, del 24 ottobre 2008, Tale definizione legislativa di organizzazione criminale, che si differenzia dalle nostre vigenti ipotesi di reato associativo, prevede:"1'associazione di due o più persone, stabilita da tempo, che agisce in modo concertato allo scopo di commettere reati punibili con una pena privativa della libertà non inferiore a quattro anni o con una pena più grave, per ricavarne, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o un altro vantaggio materiale". Poiché ciò presuppone che venga introdotta nel nostro codice penale una nuova ipotesi di reato, e relative aggravanti, si potrebbe cogliere l'occasione per un intervento legislativo, ormai indispensabile alla luce dei contrasti giurisprudenziali evidenziati, volto a delimitare con precisione i confini della aggravante della transnazionalità e superare definitivamente tutte le incongruenze generate dall'attuale oscura formulazione testuale dell'articolo 61- bis del codice penale. Nel contempo si segnala, altresì, la necessità di creare una nuova aggravante speciale, riferita esclusivamente ai reati associativi la quale, privata dell'inconferente riferimento causale al concetto di "contributo", si limiti a punire la dimensione transnazionale della struttura organizzativa in quanto foriera di un quid pluris di pericolosità e dunque di un maggiore disvalore penalistico. In merito al Regolamento 2018/1727 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust): poiché la cooperazione con la Procura Europea è prevista, come già detto, dagli articoli 3, paragrafo 3 e 100 del Regolamento (UE) 2017/1039, appare assolutamente indispensabile che nella legge di delegazione europea si preveda il possibile adeguamento dell'ordinamento interno al nuovo Regolamento di Eurojust. Alla luce degli specifici contenuti del Regolamento 2018/1727, si ritiene che siano necessarie alcune norme per adeguare l'ordinamento interno alla predetta fonte normativa sovranazionale, con riguardo ai seguenti aspetti: a) status del membro nazionale e dei suoi collaboratori (riferimento articolo 7 del Regolamento), inclusa la sua procedura di nomina. Rispetto a quanto risultava delineato nella legge 41 del 2005, il membro nazionale è un magistrato che conserva interamente il suo status di autorità giudiziaria nazionale (pubblico ministero o giudice), pur essendo chiamato ad esercitare e ad attuare le sue funzioni non solo nell'ordinamento nazionale, ma nello spazio giudiziario europeo, ovviamente nei limiti delle competenze e prerogative segnate nel citato Regolamento 1727/2018. In tal senso si giustifica un accostamento alla figura del procuratore europeo relativamente al tema dello status, in quanto entrambi gli organismi sono chiamati ad esercitare funzioni giudiziarie nel contesto del citato spazio giudiziario europeo, sia pure con una differenziazione connaturata alla natura dei due organismi (EPPO- EUROJUST). b) poteri ed attività del membro nazionale (riferimento articolo 8 del Regolamento); c) accesso ai registri nazionali (riferimento articolo 9 del Regolamento); d) costituzione del sistema di coordinamento nazionale, nel quale poter ricondurre ad unità tutti gli "attori nazionali" della cooperazione giudiziaria penale, onde assicurare il corretto e costante flusso di informazioni al membro nazionale e le necessarie sinergie operative con la Rete Giudiziaria dei Punti di Contatto e con il Corrispondente Nazionale in materia di terrorismo (riferimento articolo 20 del regolamento); e) scambio di informazioni tra le autorità giudiziarie nazionali ed il membro nazionale (articolo 21) incluse quelle in materia. Relazione orale del senatore Santillo sul disegno di legge n. 1416 Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il disegno di legge che ci apprestiamo a discutere si pone, all'articolo 1, l'obiettivo di differire di un anno il termine per l'adozione, da parte del Governo, di uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 3 novembre 2017, n. 229, recante "Revisione ed integrazione del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante codice della nautica da diporto ed attuazione della direttiva 2003/44/CE, a norma dell'articolo 6 della legge 8 luglio 2003, n. 172, in attuazione dell'articolo 1 della legge 7 ottobre 2015, n. 167", adottato sulla base della delega per la riforma del codice della nautica da diporto approvata nella scorsa legislatura. Il decreto legislativo n. 229 del 2017 è entrato in vigore il 13 febbraio 2018 e dunque solo a pochi mesi dall'inizio della stagione estiva, nel corso della quale si effettua gran parte dell'attività diportistica. La nuova disciplina non ha quindi potuto essere pienamente valutata in sede attuativa, mancando un periodo di tempo congruo per il reale apprezzamento degli effetti prodotti, e ciò ha impedito una ponderata valutazione degli aggiustamenti necessari. La proroga del termine disposta dal provvedimento in esame consentirebbe quindi la formulazione di correttivi, anche alla luce delle esperienze maturate nel corso della stagione estiva 2019, e in grado di dar vita ad un codice della nautica da diporto rispondente alle esigenze dell'utenza di settore oltre che di attualità per un lungo periodo. Un primo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al codice della nautica da diporto è attualmente all'esame dell'8 a Commissione e, in coerenza con quanto sopra espresso, mira a completare la tutela di interessi pubblici generali, quali lo sviluppo dell'industria nautica e della sua filiera, allineandone il regime giuridico e l'organizzazione amministrativa ai migliori standard dei principali concorrenti europei, a promuoverne le attività ludico-sportive e di diffusione della cultura e delle tradizioni marinare nazionali. L'articolo 2 reca la clausola di invarianza finanziaria e l'articolo 3 disciplina l'entrata in vigore del provvedimento. Nell'ambito della discussione in Commissione è stato accolto l'ordine del giorno a prima firma Barboni, con il quale si invita il Governo ad ampliare la platea dei medici certificatori autorizzati ad esprimere il giudizio di idoneità psichica e fisica di coloro che intendono conseguire la patente nautica. Permettetemi infine di ringraziare i senatori di maggioranza e di opposizione per aver compreso la necessità di procedere celermente e consentire un intervento sul codice che risponda in modo efficace e duraturo alle esigenze di un settore nel quale il nostro Paese costituisce un'eccellenza.