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Ora ci ritroviamo ancora una volta davanti a perplessità: si passa dai centimetri di qualche anno fa di uno zucchino o di un cetriolo, a un bollino da apporre sui nostri prodotti. I nostri prodotti sono l'eccellenza, frutto di oltre 300 denominazioni di origine controllata. Su questo dobbiamo essere uniti - mi rivolgo a tutta l'Assemblea - nel portare avanti il nome della nostra agricoltura. Mi piacerebbe sentir parlare di altro, magari, per esempio della predazione, degli attacchi quotidiani che i nostri allevatori di ovini subiscono; anche in questo momento sicuramente ci sarà un attacco in un gregge, e magari un pastore sarà disperato e vedrà un futuro tutto nero davanti a sé. Su questo dobbiamo provare a intervenire subito; sui danni che gli ungulati, che costituiscono anch'essi un problema serio per agricoltura, producono a tutte le nostre attività. Questo era il momento di parlare, di incentivare il ripopolamento delle nostre zone montane abbandonate; di incentivare i nostri giovani a credere in un futuro dell'agricoltura italiana, perché, purtroppo, i nostri giovani non riescono a vedere un futuro e non sono propensi a mettersi in gioco in agricoltura. Certamente è faticoso, non ci sono periodi di festa, si lavora h24; magari a volte il maltempo ci porta danni gravi; ma l'agricoltura è innanzi tutto passione e amore per il proprio territorio. Noi agricoltori siamo i primi a voler bene al nostro territorio e teniamo a realizzare un prodotto agricolo di eccellenza. Non vogliamo davvero vedere questo bollino, che per noi sarebbe davvero una mistificazione, non ci sono altre parole. Come Forza Italia siamo contrari a tutto questo e chiediamo al Governo di portare la voce degli agricoltori in tutte le istituzioni possibili. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Largo San Pio V» di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 57, 61 e 62 PRESIDENTE . È iscritto a parlare il senatore Stefano. Ne ha facoltà. STEFANO (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, credo che se c'è una maggioranza pressoché totalizzante in quest'Aula ma anche, in modo traslato, nel Paese è quella che ci unisce nel considerare positivi gli impegni utili a contrastare le malattie croniche (quali il diabete), le patologie cardiovascolari e respiratorie, il cancro. Non solo: lo stesso slancio e la stessa condivisione li otterremmo nel caso, tutto italiano, della difesa della straordinarietà delle nostre eccellenze agroalimentari. Due sono i temi: il contrasto alle malattie non trasmissibili, meglio conosciute con l'acronimo NCD (Non Communicable Diseases), e la difesa dei nostri prodotti che, a mio avviso, condividono e devono continuare a condividere un percorso di positiva influenza che il secondo esercita in modo vincente sul primo. Il riconoscimento dell'UNESCO alla dieta mediterranea come patrimonio dell'umanità è infatti, il punto più alto per la valorizzazione e la nobilitazione di autentiche espressioni di saperi e cultura: un traguardo culturale, corroborato da evidenti dati statistici, che riconoscono all'Italia una speranza di vita tra le più alte a livello mondiale, che non nasconde le numerose e positive ricadute che una determinata alimentazione, basata su certi prodotti, ha nell'ambito della salute. È questo il perimetro, quindi, che affrontiamo oggi con la mozione in esame. Il primato nelle biodiversità, unito all'ancora più nobilitante capacità di trasformazione e lavorazione degli alimenti maturata nel corso dei secoli, è la base su cui si fonda il nostro sconfinato made in Italy agroalimentare. L'appuntamento dei prossimi giorni per questo diventa particolarmente importante. Più e più volte ci è capitato di constatare come il perseguimento di fini nobili possa poi in realtà tradursi in decisioni e iniziative paradossalmente penalizzanti e mortificanti dei fini preposti e purtroppo la questione oggi in esame rischia di rientrare in questa cerchia, rischia cioè di essere passibile di questo paradosso. La decisione dell'Organizzazione mondiale della sanità di impegnare gli Stati nella riduzione dell'impatto negativo di alimenti ricchi di grassi saturi, sale e zuccheri, al fine di contrastare diabete, cancro e malattie cardiovascolari, è tema che ci trova concordi, perché i numeri sono da brividi: ogni anno 15 milioni di morti in tutto il mondo per queste patologie. Pertanto, l'obiettivo di ridurre di un terzo la mortalità prematura da NCD entro il 2030 è senza dubbio un impegno da assumere e condividere. Purtroppo, però, questa unione di intenti rischia di venir meno dal momento che questo organismo ha cominciato a prodursi in documenti e in raccomandazioni che fanno ricorso ad espressioni eccessivamente generiche, come «cibi non salutari», che radicalizzano l'approccio di queste finalità con l'utilizzo di etichette su alcuni determinati alimenti e con segnali di allarme che scoraggiano il consumo. Questa modalità binaria, quasi manichea, non è in grado di comprendere, contemplare e quindi rispettare il vasto patrimonio agroalimentare italiano. È un approccio fortemente contestato, che sembrava superato in un primo momento. Invece, lo scorso novembre, sette Paesi, tra cui la Francia, hanno nuovamente presentato una risoluzione che contiene misure che non esagero nel definire "talebane", perché prodotti come il parmigiano e il prosciutto, solo per fare due esempi noti, verrebbero messi all'indice e in modo del tutto irragionevole. La soluzione, che non esito a proporre e che auspico il Governo faccia sua, è quella quindi di far valere il principio secondo cui esistono stili alimentari più o meno sani e non cibi in sé e per sé insalubri, anche perché la contraddizione della metodologia dell'etichetta a semaforo non tarderebbe a manifestarsi, dal momento che assegnerebbe - paradosso dei paradossi - un segnale verde alla Diet Coke e un cartellino rosso, invece, ad una fetta di prosciutto. Se non riusciamo a far passare questo messaggio, il danno che ci attende è veramente di enorme portata. Possiamo infatti ritenere quanto sta accadendo in Cile solo un piccolo anticipo di quello che dobbiamo continuare a scongiurare. Il Cile ha adottato all'inizio di questo anno l'uso del bollino nero su alimenti ritenuti insalubri, come ad esempio gli gnocchi, il prosciutto, il gorgonzola; ebbene, le nostre esportazioni sono crollate del 12 per cento nei primi sette mesi del 2018 rispetto all'anno precedente. Se mettiamo insieme questa reazione emotiva ma anche economica con valore di esportazioni di ben 41 miliardi del 2017 abbiamo modo di comprendere l'importanza del prossimo e imminente appuntamento e l'obbligo che il Governo ha di prodursi in una strategia volta alla difesa della nostra cultura alimentare, che peraltro - vale la pena di aggiungere - rappresenta un elemento di appeal anche in chiave turistica, rappresentando la fonte di ispirazione principale del turismo enogastronomico.