[pronunce]

che, assume il rimettente, la disposizione sospettata di illegittimità crea una disparità di trattamento a svantaggio di chi guida con patente scaduta "laddove evidenzia uno sproporzionato rigore adottato dal legislatore nel formulare la sanzione" ed indica quali termini di comparazione le sanzioni previste dagli artt. 116, comma 13, e 186 dello stesso codice, disposizioni che per condotte più gravi di quella considerata non prevedono la sanzione accessoria del fermo del veicolo; che anche in questo caso è intervenuta in giudizio, per il Presidente del Consiglio dei ministri, l'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare la questione inammissibile o infondata; che la difesa erariale rileva che, contrariamente a quanto sostenuto dal rimettente, anche per la violazione dell'art. 116 cod. strada è prevista la misura accessoria del fermo del veicolo per tre mesi, mentre per la guida in stato di ebbrezza, di cui all'art. 186 stesso codice, è prevista una sanzione penale, non utilmente raffrontabile alla disposizione impugnata; che con due ordinanze di identico contenuto, emesse il 18 dicembre 2000 e l'8 gennaio 2001 ed iscritte rispettivamente ai nn. 147 e 266 r.o. del 2001, il giudice di pace di Legnago ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del cod. strada, nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, del d.lgs. n. 507 del 1999, nella parte in cui non esclude l'applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo del veicolo per due mesi nel caso in cui il proprietario del veicolo sia persona diversa dal trasgressore, per violazione dell'art. 25, secondo comma, Cost; che ad avviso del rimettente la disposizione impugnata - ritenuta di per sé criticabile per l'eccessività delle sanzioni previste per condotte dovute a dimenticanza - quando viene applicata al proprietario del veicolo che non sia anche il conducente dello stesso viola l'art. 25, secondo comma, della Costituzione perché punisce un comportamento non previsto da alcuna disposizione che stabilisca l'obbligo di controllare la validità della patente della persona cui viene affidato il mezzo; che il rimettente, richiamata la "condotta similare" prevista e punita dall'art. 116, comma 12, cod. strada, osserva che la disposizione oggetto dell'impugnazione non prevede un analogo obbligo di controllo per chi affida il veicolo a una persona munita di patente scaduta di validità e viene così a punire con la sanzione accessoria un terzo estraneo alla violazione principale; che un'ulteriore incongruenza della disposizione, secondo il giudice a quo sarebbe determinata dal fatto che il proprietario del mezzo è chiamato a rispondere in via solidale per la pena pecuniaria principale in caso di inadempienza del trasgressore, potendo in tal modo trovarsi nella condizione di essere l'unico soggetto punito senza aver violato alcuna norma giuridica; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare manifestamente infondate le questioni sollevate; che, ad avviso dell'Avvocatura, l'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) stabilisce il principio generale per il quale degli illeciti amministrativi punibili con sanzioni pecuniarie rispondono, in solido col trasgressore, anche i proprietari o gli usufruttuari o i titolari di un diritto personale di godimento delle cose servite a commettere la violazione, salvo che dimostrino che la cosa è stata utilizzata contro la loro volontà, principio che è stato poi confermato, nella specifica materia, dall'art. 196 cod. strada, che ne ha precisato l'ambito di applicazione comprendendo tra gli obbligati anche l'acquirente con patto di riservato dominio e l'utilizzatore a titolo di locazione finanziaria; che secondo la difesa erariale, la Corte ha avuto già modo di precisare (ord. n. 33 del 2001) che la responsabilità del proprietario costituisce, nel sistema sanzionatorio del cod. strada, un principio di ordine generale che trova conferma anche nell'art. 214, comma 1-bis secondo il quale solo quando risulti evidente che la circolazione è avvenuta contro la volontà del proprietario il veicolo deve essere immediatamente restituito; che con ordinanza emessa il 13 febbraio 2001, anche il giudice di pace di Pistoia solleva questione di legittimità costituzionale del medesimo art. 126, comma 7, cod. strada per la "lesione del canone generale di ragionevolezza e proporzionalità delle sanzioni". che il rimettente ritiene che la disposizione impugnata violi la Costituzione in quanto non attribuisce alcuna rilevanza alle diverse ipotesi che il veicolo appartenga al trasgressore o a un terzo, non lascia alcuna discrezionalità all'autorità amministrativa nella commisurazione della durata della sanzione accessoria, non attribuisce rilevanza al pagamento immediato della sanzione pecuniaria principale e alla regolarizzazione sollecita della patente, non consente la commisurazione della durata del fermo del veicolo in relazione alla gravità della condotta, non distingue i casi in cui la patente sia scaduta da breve o da lungo tempo e, infine, non consente di considerare il tipo e la destinazione d'uso del veicolo; che anche in questo giudizio di legittimità costituzionale è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dalla Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare la questione inammissibile o manifestamente infondata; che l'Avvocatura, premesso che nella ordinanza di rimessione vi è un implicito richiamo all'art. 3 Cost., ritiene che le censure mosse dal giudice a quo siano astratte, prive di riferimenti alla specifica fattispecie sottoposta al suo esame e non introducano elementi nuovi e diversi da quelli già disattesi dalla Corte con l'ordinanza n. 33 del 2001. Considerato che tutti i giudici rimettenti sollevano, sotto profili diversi, questione di legittimità costituzionale dell'art. 126, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nel testo modificato dall'art. 19, comma 3, d.lgs. 30 dicembre 1999, n. 507 (Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio ai sensi dell'art. 1 della legge 25 giugno 1999, n. 205) oltre che di alcune altre connesse disposizioni dello stesso decreto legislativo e che per tale motivo tutte le questioni possono essere riunite per essere decise con unico provvedimento; che la questione sollevata dal giudice di pace di Trento con l'ordinanza iscritta al n. 106 del 2001 r.o. è manifestamente inammissibile in considerazione del fatto che il rimettente omette qualsiasi motivazione in ordine alla non manifesta infondatezza della censura rivolta alla norma impugnata, limitandosi a richiamare la motivazione di altra ordinanza di un diverso giudice (ordinanza iscritta al n. 669 r.o. del 2000 del giudice di pace di Caldaro) , già dichiarata manifestamente infondata da questa Corte con l'ordinanza n. 278 del 2001;