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Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana. Onorevoli Senatori. -- La Lingua dei segni italiana (LIS) è la lingua utilizzata dalle persone sorde e udenti appartenenti alla Comunità dei sordi italiana; il suo riconoscimento risponde all'esigenza di una piena tutela ed integrazione di tale comunità nel nostro Paese. Il completo inserimento delle persone portatrici di handicap nella vita sociale e il ripristino a loro favore dell'esistenza di quelle eguali condizioni di partenza, che costituiscono l'irrinunciabile diritto di ogni cittadino, sono princìpi ormai generalmente accettati dalla coscienza civile e presenti, con maggiore o minore incisività, nelle legislazioni di tutti i Paesi civili. Nel nostro ordinamento, l'articolo 3 della Costituzione, dispone la pari dignità sociale e l'uguaglianza di fronte alla legge di ogni cittadino senza distinzione, tra l'altro, di condizioni personali e sociali, prevedendo che sia compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Tali princìpi hanno, poi, trovato attuazione -- seppure ancora non completa -- in una serie di leggi che costituiscono importanti riferimenti ai fini dell'inserimento sociale, educativo e lavorativo delle persone portatrici di handicap . Tra queste si ricorda: la legge-quadro 5 febbraio 1992, n. 104, per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili; il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante l'«Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado», che in particolare alla parte II, titolo VII, capo IV, sezione I, paragrafo I, tratta del diritto all'educazione, all'istruzione e alla integrazione dell'alunno handicappato, nonché dell'obbligo scolastico per gli alunni sordi e, infine, la legge 12 marzo 1999, n. 68, recante norme per il diritto al lavoro dei disabili. È in riferimento alla categoria dei sordi che si rende necessaria una ulteriore riflessione e una attenzione particolare. In Italia le persone sorde sono circa 92.000, includendo in tale cifra sia coloro che sono nati sordi o che lo sono diventati nei primi anni di vita (e che quindi non hanno potuto acquisire il linguaggio parlato come i bambini udenti, a causa della sordità), sia le persone che sono diventate sorde dopo aver appreso il linguaggio parlato o in conseguenza di cause acquisite per effetto di incidenti o malattie. Le difficoltà per una completa integrazione sono evidentemente molto più ampie per i primi, che possono imparare la lingua parlata solo dopo un lungo iter di riabilitazione. Nasce allora l'esigenza di uno strumento che consenta, in primo luogo, ai bambini sordi un pieno sviluppo cognitivo, nell'ambito della propria comunità, che includa sia persone sorde che udenti, sviluppo che costituisce la base per un pieno accesso all'istruzione, alla cultura e all'inserimento lavorativo e sociale. Tale strumento è rappresentato dalla Lingua dei segni italiana, che è una vera e propria lingua, avente una propria specifica morfologia, sintattica e lessicale, e non soltanto una modalità di espressione della lingua italiana. Infatti la lingua dei segni è la lingua naturale delle persone sorde, perché per la sua modalità visivo-gestuale può essere acquisita in modo spontaneo dai bambini sordi con le stesse tappe del linguaggio parlato. In Europa la lingua dei segni ha avuto un riconoscimento al livello istituzionale più alto con due risoluzioni del Parlamento europeo, del 17 giugno 1988, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C 187 del 18 luglio 1988, e del 18 novembre 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C 379 del 7 dicembre 1998, sulla lingua dei segni dei sordi e con la risoluzione dell'Unesco resa a Salamanca nel 1994 che, all'articolo 21, ha sottolineato la necessità del riconoscimento della lingua dei segni per l'accesso all'educazione delle persone sorde. Le persone sorde si avvalgono di figure professionali quali l'interprete LIS e gli operatori (assistenti alla comunicazione), garantendo, attraverso l'uso della Lingua dei segni italiana, risultati ottimali per la formazione di soggetti affetti da sordità. La creazione di un Segretariato regionale per i Paesi della Comunità europea, l'interesse e gli aiuti forniti a tutt'oggi dalla Commissione delle Comunità europee alle organizzazioni che rappresentano i non udenti nella Comunità, costituiscono i migliori presupposti per un riconoscimento ufficiale, in ogni Stato membro, della lingua dei segni e un invito agli Stati membri ad abolire gli ostacoli che ancora si frappongono al suo uso. In Europa, tre paesi riconoscono la lingua dei segni nazionale nella loro Costituzione: l'Austria (dal 2005), la Finlandia (dal 1995) e il Portogallo (dal 1997). Alcuni Stati membri sono ricorsi ad altri provvedimenti per dare uno status ufficiale alla lingua dei segni: la Comunità fiamminga (di lingua olandese) e la Comunità vallona (di lingua francese) del Belgio, la Danimarca, la Germania, la Grecia, la Repubblica Ceca, l'Irlanda, la Lettonia, la Norvegia, la Slovenia, la Spagna (ed in particolare la Catalogna), la Svezia e il Regno Unito. L'Unione europea dei sordi (EUD -- European Union of the Deaf , con sede in Bruxelles) creata nel 1985 e che rappresenta attualmente le associazioni dei ventotto Stati membri dell'Unione europea come membri a pieno titolo e di quattro Stati come membri affiliati (tra Paesi in via di adesione e candidati all'Unione europea), ha approvato, nell'Assemblea generale annuale tenutasi a Bruxelles il 27 settembre 1997, una risoluzione per garantire piena ed eguale partecipazione nella società ai sordi e il riconoscimento da parte degli Stati Membri dell'Unione della lingua dei segni di ciascun Paese nell’ambito della struttura della Carta europea delle lingue minoritarie. A livello internazionale, si ricorda che l'Italia aderisce alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, approvata a New York il 13 dicembre 2006, ratificata dalla legge 3 marzo 2009, n. 18. In particolare, all'articolo 24 comma 3, si precisa, in riferimento all'educazione, che: «Gli Stati Membri offrono alle persone con disabilità la possibilità di acquisire le competenze pratiche e sociali necessarie in modo da facilitare la loro piena ed uguale partecipazione al sistema di istruzione ed alla vita della comunità. A questo scopo, gli Stati Membri adottano misure adeguate, in particolare alfine di: [...] (b) agevolare l'apprendimento della lingua dei segni e la promozione dell'identità linguistica della comunità dei sordi;