[pronunce]

in particolare, da quelle di cui all'art. 5, comma 1, della legge n. 233 del 1990 e all'art. 1, comma 18, della legge n. 335 del 1995, relative alla individuazione delle settimane contributive utili a determinare la base pensionabile per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell'INPS. 2.4.- L'eccezione non è fondata. Pur nella stringatezza dell'esposizione sul punto, dal complessivo tenore dell'ordinanza comunque si evince che il giudice rimettente fa derivare l'effetto lamentato dal coordinato disposto della disposizione oggi censurata con quelle richiamate dall'Avvocatura generale dello Stato e oggetto della questione già sollevata con la precedente ordinanza dallo stesso giudice, dichiarata inammissibile da questa Corte con la sentenza n. 23 del 2018. 3.- Nel merito la questione non è fondata. 3.1.- Il giudice rimettente denuncia la illegittimità della norma censurata, là dove a suo avviso determinerebbe l'irragionevole effetto, come tale lesivo del principio posto dall'art. 3 Cost., che l'ulteriore contribuzione versata dal lavoratore durante il periodo di attesa per la decorrenza del trattamento ("finestra"), invece di incrementare il trattamento calcolabile alla data di maturazione del requisito contributivo, ne possa comportare una riduzione. Tale effetto risulterebbe ancor più paradossale ove si consideri che, se il lavoratore non avesse proseguito l'attività lavorativa, l'importo del trattamento pensionistico sarebbe stato più elevato, in quanto la base di calcolo sarebbe rimasta "cristallizzata" in quella più elevata determinabile al momento del conseguimento del requisito contributivo e anagrafico. 3.2.- La questione nei termini così prospettati dal giudice a quo avrebbe avuto una sua consistenza. Con riferimento al sistema pensionistico dei lavoratori subordinati, la giurisprudenza costituzionale (ex plurimis, sentenza n. 82 del 2017) ha ripetutamente evidenziato l'irragionevolezza di un meccanismo di determinazione della retribuzione pensionabile, che, pur preordinato a garantire al lavoratore una più favorevole base di calcolo per la liquidazione della pensione, conduceva a risultati antitetici, in quanto correlata all'ultimo scorcio della vita lavorativa, incidendo in senso riduttivo sulla pensione potenzialmente già maturata. Sebbene l'ordinanza tralasci di illustrare gli indirizzi giurisprudenziali in materia e, in particolare, quelli in ordine all'ambito applicativo del principio di "neutralizzazione", a ben vedere il giudice rimettente ne invoca l'applicazione nella situazione oggetto del giudizio principale, concernente il trattamento pensionistico di un lavoratore autonomo iscritto alla competente gestione speciale INPS. 3.3.- Senonché, la questione così prospettata dal giudice rimettente risulta oramai superata dalla sopravvenuta sentenza di questa Corte n. 173 del 2018, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, della legge n. 233 del 1990 e dell'art. 1, comma 18, della legge n. 335 del 1995, «nella parte in cui, ai fini della determinazione delle rispettive quote di trattamento pensionistico, nel caso di prosecuzione della contribuzione da parte dell'assicurato lavoratore autonomo che abbia già conseguito la prescritta anzianità contributiva minima, non prevedono l'esclusione dal computo della contribuzione successiva ove comporti un trattamento pensionistico meno favorevole». L'intervenuto riconoscimento dell'operatività del principio di "neutralizzazione" anche per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell'INPS ne consente dunque l'applicazione allo specifico caso in esame, così risolvendo i dubbi di legittimità prospettati dal rimettente. Difatti, in conformità all'indirizzo espresso dalla Corte di cassazione (ex plurimis, sezione lavoro, sentenze 24 agosto 2007, n. 18041, e 26 giugno 2017, n. 15879), il momento di perfezionamento del diritto alla pensione è costituito dalla decorrenza del periodo di slittamento per l'accesso al trattamento pensionistico, come previsto dalla disposizione denunciata. Tuttavia, applicando il principio di "neutralizzazione", non si dovrà tener conto della contribuzione successiva alla data di perfezionamento del prescritto requisito contributivo, ove essa determini, per effetto del reddito conseguito dall'interessato durante il periodo della "finestra", una riduzione del trattamento calcolabile alla predetta data di perfezionamento del requisito. 3.4.- Sotto tale profilo risultano dunque corrette le ricordate considerazioni svolte dall'INPS circa l'effetto dirimente della sentenza di questa Corte n. 173 del 2018 sulla odierna questione: applicando il principio di "neutralizzazione", la norma censurata, viene, difatti, a risultare immune dai dedotti profili di illegittimità, non comportando, in combinato disposto con gli artt. 5, comma 1, della legge n. 233 del 1990 e 1, comma 18, della legge n. 335 del 1995, l'effetto pregiudizievole lamentato dal rimettente.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12, comma 2, lettera b), del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, nella legge 30 luglio 2010, n. 122, sollevata dal Tribunale ordinario di Trento, sezione per le controversie di lavoro, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2019. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Giulio PROSPERETTI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 luglio 2019. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA