[pronunce]

che enunciando, poi, la seconda delle questioni, il giudice a quo richiama gli artt. 3 e 32 Cost., senza spiegare però in cosa consista il contrasto, né quale sia il precetto delle norme costituzionali violato, né quali principi di applicazione al caso concreto possano trarsi, limitandosi a dire che l'art. 5, comma 2, lettera a) introduce surrettiziamente un principio indennitario “costituzionalmente illegittimo” e richiamando, a chiusura della motivazione, le considerazioni dell'ordinanza del Giudice di pace di Roma (al momento non pervenuta alla Corte); che nel dispositivo, infine, si invocano, riassuntivamente, per tutte le sei questioni, gli artt. 2 (non citato in motivazione), 3 e 32 della Costituzione; che il Giudice rimettente solleva le sopra riferite questioni con ordinanza priva, nel suo complesso, degli elementi idonei a dare valido ingresso al giudizio di legittimità costituzionale, quanto alla necessaria motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza delle questioni stesse, non essendovi sufficienti indicazioni delle ragioni per cui si configurerebbe la violazione del parametro costituzionale, mancando per cinque delle sei questioni la stessa indicazione del parametro costituzionale violato; che, pertanto, tutte le questioni vanno dichiarate, sulla base della costante giurisprudenza di questa Corte (cfr. , fra le ultime, ordinanze numeri 442, 243 e 239 del 2002), manifestamente inammissibili; che la pregiudizialità della declaratoria di inammissibilità esime questa Corte dall'esaminare di ufficio la questione se debba disporsi la restituzione degli atti al giudice a quo a seguito della modifica legislativa intervenuta con l'art. 23, comma 3, della legge 12 dicembre 2002, n. 273 (Misure per favorire l'iniziativa privata e lo sviluppo della concorrenza), che ha sostituito il comma 4 dell'articolo 5 della legge 5 marzo 2001, n. 57, di cui è stata denunciata l'incostituzionalità; che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 5, commi 1, 2, 3, e 4, della legge 5 marzo 2001, n. 57 (Disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3 e 32 della Costituzione, dal Giudice di pace di Conegliano, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 27 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 aprile 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA