[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136), promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Taranto nel procedimento penale a carico di C. P. con ordinanza del 6 giugno 2023, iscritta al n. 107 del registro ordinanze 2024 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 24, prima serie speciale, dell'anno 2024. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 29 ottobre 2024 il Giudice relatore Francesco Viganò; deliberato nella camera di consiglio del 29 ottobre 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 6 giugno 2023, depositata presso la cancelleria di questa Corte il 20 maggio 2024, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Taranto ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136). In via principale, la disposizione è censurata, in riferimento agli artt. 3 e 13 della Costituzione, «per l'attribuzione al Questore della titolarità del potere di adottare la misura di prevenzione del foglio di via obbligatorio». In via subordinata, la medesima disposizione è censurata, in riferimento al solo art. 3 Cost., nella parte in cui «non prevede che in relazione al foglio di via obbligatorio emesso dal Questore si applichino, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 6, commi 2-bis, 3 e 4» della legge 13 dicembre 1989, n. 401 (Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive). In via ulteriormente subordinata, la disposizione è censurata, ancora con riferimento al solo art. 3 Cost., nella parte in cui «non prevede che in relazione al foglio di via obbligatorio emesso dal Questore per la durata minima di un anno si applichino, in quanto compatibili», le disposizioni di cui al medesimo art. 6, commi 2-bis, 3 e 4, della legge n. 401 del 1989. 1.1.- Il rimettente è investito della richiesta del pubblico ministero di emettere decreto penale di condanna a carico di C. P. per il reato di cui all'art. 76, comma 3, cod. antimafia, per avere questi fatto ripetutamente ritorno nel territorio del Comune di Taranto, in violazione delle prescrizioni impostegli con il foglio di via adottato dal Questore nei suoi confronti, ai sensi dell'art. 2 cod. antimafia, il 5 gennaio 2022 e personalmente notificatogli il 7 gennaio 2022. Il rimettente dà atto della legittimità di tale provvedimento, la cui motivazione appare a suo avviso «congrua, soprattutto alla luce dei numerosi precedenti giudiziari e di polizia ascrivibili [all'imputato]»; e riferisce che la presenza di quest'ultimo a Taranto è stata riscontrata dalla polizia in nove occasioni tra il 24 marzo e il 16 maggio 2022, senza che egli abbia addotto alcuna giustificazione. La richiesta di decreto penale di condanna dovrebbe, pertanto, essere accolta. Tuttavia, il giudice dubita della legittimità costituzionale dell'art. 2 cod. antimafia, e osserva che - in caso di declaratoria di illegittimità costituzionale di tale disposizione - il foglio di via adottato nei confronti dell'imputato nel processo a quo dovrebbe essere disapplicato. Il che comporterebbe la necessità di assolverlo ai sensi degli artt. 129 e 459, comma 3, del codice di procedura penale; con conseguente rilevanza delle questioni prospettate. 1.2.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente premette che il foglio di via costituisce misura di prevenzione adottata dall'autorità amministrativa, che nel caso concreto avrebbe comportato «una restrizione della libertà di locomozione [...] quantomai significativa», nonché foriera di «pesanti ed incisivi effetti stigmatizzanti sulla persona dell'imputato». A quest'ultimo - versante in «condizioni socio-economiche quantomai disagiate», ed esercitante abitualmente l'attività di parcheggiatore abusivo - sarebbe infatti stato inibito di permanere presso l'intero Comune di Taranto, che costituirebbe il «centro urbano industrialmente e commercialmente più sviluppato tra quelli siti nelle vicinanze» del suo «piccolissimo» comune di residenza. Per altro verso, l'incidenza della misura sulla libertà morale e pari dignità sociale dell'imputato dovrebbe inferirsi dai presupposti della misura medesima, e cioè dalla ritenuta pericolosità sociale dell'interessato, posta in correlazione con il suo stato di consumatore abituale di sostanze stupefacenti: presupposti, entrambi, «altamente stigmatizzanti» sotto il profilo giuridico e morale. Tali circostanze inducono il rimettente a domandarsi se una misura siffatta incida esclusivamente sulla libertà di circolazione dell'individuo riconosciuta dall'art. 16 Cost., ovvero costituisca una misura limitativa della libertà personale, in quanto tale soggetta alle garanzie di cui all'art. 13 Cost. - segnatamente, alla necessità che la sua restrizione sia disposta con atto motivato dell'autorità giudiziaria, ovvero sia da quest'ultima convalidata entro precisi termini, ove la misura sia disposta dall'autorità di pubblica sicurezza. Il giudice a quo ripercorre anzitutto - sulla scorta della ricapitolazione fornita dalla sentenza n. 127 del 2022 - la giurisprudenza di questa Corte sulla distinzione tra le due libertà, osservando come siano state ricondotte alla sfera di tutela dell'art. 13 Cost. non soltanto le misure che implichino coercizioni fisiche, ma anche quelle «che comportino la compromissione della libertà morale degli individui, imponendo loro "una sorta di degradazione giuridica"», ancorché la loro esecuzione «non sia mediata dall'impiego di forza fisica da parte dello Stato», come - in particolare - la misura di prevenzione dell'ammonizione, antesignana dell'attuale sorveglianza speciale di pubblica sicurezza (è citata la sentenza n. 11 del 1956). Il rimettente osserva, invero, che le sentenze n. 2 del 1956 e n. 45 del 1960 hanno escluso che il foglio di via obbligatorio costituisca misura incidente sulla libertà personale, non essendo tale misura suscettibile di esecuzione coattiva e non comportando alcuna forma di degradazione giuridica dell'interessato. Egli ritiene, tuttavia, che questi due precedenti meritino di essere superati, alla luce degli sviluppi successivi della giurisprudenza di questa Corte.