[resaula]

ad oggi l'impiego per offesa può comportare responsabilità sia penali che civili, con accusa per "getto pericoloso di cose" e, nei casi più gravi, si possono integrare gli estremi del reato di "lesioni personali", ai sensi degli articoli 582 e 674 del codice penale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non reputi necessario ed urgente emanare un intervento regolatorio finalizzato a definire in misura più stringente ed efficace l'acquisto e l'utilizzo per ragioni legittime di autodifesa a contrasto di ogni suo uso distorto, ed a circoscrivere le modalità di vendita del richiamato spray , evitando abusi nonché prevedendo l'inasprimento delle sanzioni civili e penali in caso di abuso. Atto n. 4-01052 DE POLI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: a seguito dell'intesa raggiunta in Conferenza unificata verranno riclassificate come strade di interesse nazionale, e dunque a gestione Anas, 2.713,466 chilometri di tratte regionali e provinciali, di cui 725,278 in Veneto; la revisione denominata "Rientro strade" si è resa necessaria a distanza di quasi 20 anni dal trasferimento della rete stradale dallo Stato alle Regioni, in considerazione delle forti dissimmetrie territoriali conseguenti alla riclassificazione derivante dalla "riforma Bassanini"; con deliberazione della Giunta regionale veneta n. 1704 del 12 novembre 2018, pubblicata sul Bur n. 121 del 7 dicembre 2018, si modifica la programmazione degli investimenti, destinando a parziale modifica di quanto stabilito con deliberazione della Giunta regionale n. 943 del 26 giugno 2018, ai fini delle procedure di affidamento per la contrazione del mutuo, l'importo di 7.000.000 euro stanziato nel bilancio di previsione 2018-2020 esercizio 2018, e si delibera di destinare l'importo di 3.874.915,20 di euro disponibile a capitolo 101187, esercizio 2018, a titolo di risorse vincolate statali, a favore di Veneto Strade SpA per le attività di progettazione e redazione dello Studio di impatto ambientale dell'intervento denominato "Realizzazione della nuova S.R. 10 "Padana inferiore" tra S.S 16 Adriatica - e la S.S. 434 -Transpolesana"; Veneto Strade e Regione Veneto, a quanto risulta all'interrogante, avrebbero deciso di riprendere il progetto preliminare del 2011, che prevede una spesa di 292 milioni di euro, parzialmente coperti dal fondo speciale che Anas ha riservato ai cantieri di quelle strade, che torneranno sotto la responsabilità dell'azienda; considerato che sul progetto dovrà pronunciarsi il Consiglio superiore dei lavori pubblici e anche il Parlamento, attraverso le commissioni competenti di Camera e Senato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno ed urgente disporre congrue verifiche nell'ambito dei suoi poteri, valutando eventualmente la possibilità riprendere in considerazione il progetto preliminare già commissionato in passato da Veneto Strade, al fine completare in tempi certi e brevi un'opera strategicamente vitale per lo sviluppo della bassa padovana. Atto n. 4-01053 LANNUTTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: come si apprende da un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 21 dicembre 2018, nella primavera 2014 il nuovo consiglio di amministrazione dell'Eni nominato da Matteo Renzi con l'amministratore delegato Claudio Descalzi si trovava subito alle prese con l'inchiesta sull'Opl 245, l'immenso blocco petrolifero nigeriano acquisito nel 2011 dall'Eni, una sorta di "Eldorado" offshore dell'oro nero, dal momento che le sue riserve stimate ammontavano a 9,23 miliardi di barili di greggio. Il giacimento era stato assegnato nel 1998 per 20 milioni di dollari, una frazione del suo valore attuale, alla Malabu Oil & Gas, una società segretamente di proprietà del Ministro del petrolio della Nigeria pro tempore Dan Etete. Nel 2011, il blocco era stato poi ceduto a Shell ed Eni in cambio di un pagamento di 1,1 miliardi di dollari, di fatto trasferiti alla Malabu invece che allo Stato nigeriano che avrebbe agito solo da tramite per la società di Etete e i suoi sodali. Quel giorno del 2014 nel consiglio di amministrazione Eni, Karina Litvack, espressione dei fondi, e l'economista Luigi Zingales, nominato dal Governo, avevano chiesto che il capo dell'ufficio legale Massimo Mantovani non partecipasse ai lavori sullo scandalo nigeriano perché il suo settore aveva lavorato all'operazione; nel 2016 la Procura di Siracusa aveva indagato Karina Litvack e Luigi Zingales, insieme al dirigente Eni Umberto Vergine, per diffamazione ai danni dell'Eni, senza querela e dopo che il fascicolo è stato passato a Milano. Forzature oggi all'esame della procura milanese. Il racconto di Litvack è stato preciso: «Il 14 luglio 2016 fui raggiunta a Londra da una telefonata con la quale Lorenzi mi avvisava che all'ufficio legale dell'Eni era pervenuta una copia dell'informazione di garanzia notificata a Vergine e nella quale era contestato un reato che coinvolgeva anche me e Zingales. Aggiunse che sarebbe stato pubblicato un articolo di stampa nel quale mi avrebbero indicata come responsabile di un complotto contro l'azienda e l'amministratore delegato». In quell'articolo "il Fatto Quotidiano" il 22 luglio 2016 aveva dato notizia dell'avviso di garanzia, avanzando anche l'ipotesi di un depistaggio per colpire Litvack. La finalità era quella di far fuori la Litvack dal comitato controllo e rischi (Ccr) di Eni; sempre nel 2016, Emma Marcegaglia, presidente Eni, chiamava Litvack solo nove giorni dopo, le dice «che la cosa era gravissima e che i membri del consiglio di amministrazione avrebbero capito se io avessi deciso di dimettermi». L'Eni si procurava un parere legale favorevole al siluramento di Litvack ma non poteva mostrarlo all'interessata. Fino a quel momento il consiglio di amministrazione non aveva esortato a dimettersi amministratori e dirigenti addirittura rinviati a giudizio; il 28 luglio 2016, Marcegaglia invitava a pranzo Litvack e faceva pressioni perché si dimettesse, spalleggiata dai consiglieri Eni Alessandro Profumo e Fabrizio Pagani, braccio destro del Ministro dell'economia e delle finanze Pier Carlo Padoan. Nel pomeriggio si riuniva il consiglio di amministrazione. Litvack teneva duro. Marcegaglia la faceva uscire dalla sala e il consiglio deliberava la sua esclusione. Quando la procura di Milano dimostrerà che le accuse a Litvack e Zingales erano costruite ad arte, Litvack riprenderà il suo posto; considerato che, per quanto risulta all'interrogante: come si apprende da un altro articolo dello stesso giornale nello stesso giorno, l'Eni è coinvolto in un nuovo scandalo di corruzione, questa volta con la Repubblica democratica del Congo. Scandalo che coinvolge la moglie dell'amministratore delegato Descalzi Marie Magdalena Ingoba, detta Madò.