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Il documento, come prevede il regolamento 2018/1999/UE sulla governance dell'unione dell'energia, sarà oggetto in questi mesi di una larga discussione a Bruxelles a fronte delle proposte di piano inviate dagli Stati membri. L'Italia in quell'occasione avrà la possibilità di aggiornare e perfezionare target ed obiettivi per renderli uniformi a quelli previsti dal piano approvato dal Parlamento europeo; l'Italia può assumere, per quanto di competenza sul proprio territorio e a livello europeo, un significativo ruolo di stimolo e di guida; l'approdo delle varie iniziative in campo è quello di dimezzare le emissioni globali di anidride carbonica entro il 2030 e di azzerarle al 2050, e accanto a questo prevedere il raggiungimento della neutralità carbonica in forma graduale ma incalzante. Le misure per mitigare la crisi climatica, benché drastiche e impegnative, sono tecnicamente fattibili ed economicamente gestibili; rilevato che: per quanto riguarda il nostro Paese, cogliere la centralità della crisi climatica significa innanzitutto accelerare la transizione energetica verso l'utilizzo di fonti rinnovabili e l'efficienza energetica con un graduale superamento dei combustibili fossili. Occorre con slancio proseguire il processo di decarbonizzazione che richiede interventi impegnativi, sostenuti con misure di carbon tax progressiva da coniugare a meccanismi di compensazione e tutela sia della competitività (la border tax ) che della sostenibilità sociale, e con una graduale riallocazione dei "sussidi" esistenti dannosi per l'ambiente e per i territori; al contempo, appare necessario ed urgente avviare un piano di adattamento al cambiamento climatico che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti dalle frane e dalle alluvioni. Il dissesto idrogeologico va affrontato con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto, climatico in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati. In questo contesto, particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche; la gestione dell'acqua, in ragione delle sempre più frequenti precipitazioni alluvionali e delle perduranti fasi di siccità, deve poter contare su una legislazione puntuale che, riaffermando la natura pubblica del bene idrico, consenta economie di scala, assicuri qualità omogenea e garantisca sicurezza degli approvvigionamenti. Le tariffe dovranno essere modulate come corrispettivo del servizio e dovranno prevedere una tariffa sociale per dare agevolazioni a determinate fasce di reddito e a nuclei familiari numerosi, e una tariffa che incentivi il risparmio idrico. Una grande opera pubblica sarà quella di riparare e rinnovare le reti idriche; tenuto conto che: la green economy è la leva per promuovere questo cambiamento. La green economy non è un settore dell'economia: significa innovazione ecologica in tutti i settori industriali, nei servizi, nell'agricoltura. È l'uso efficiente non solo dell'energia ma anche della materia. È l'idea di uno sviluppo a misura d'uomo. È l'Italia che dà il meglio di sé quando intreccia l'economia con l'ambiente, l'innovazione con la tradizione. Deve crescere la riqualificazione edilizia, e ridursi il consumo di suolo. Devono crescere le energie rinnovabili, e ridursi l'utilizzo dei combustibili fossili. Deve crescere il trasporto sui mezzi pubblici, e ridursi la congestione delle città; l'economia circolare è un pilastro fondamentale della green economy . Serve una strategia nazionale e un piano di azione che, anche attraverso adeguate politiche industriali e fiscali, acceleri la transizione verso un modello di economia circolare basato sul risparmio e sull'uso efficiente delle materie prime e dell'energia, oltre che su una corretta gestione del ciclo dei rifiuti, impegna il Governo: 1) ad adottare, con urgenza, interventi che consentano concretamente al nostro Paese la riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera in linea con gli obiettivi fissati e sottoscritti a livello internazionale; 2) ad adottare, in particolare, misure: a) che sostengano un forte rilancio delle energie rinnovabili e significativi interventi per il risparmio e l'efficienza energetica; b) che favoriscano la rigenerazione urbana ed energetica degli edifici e che contrastino il consumo di suolo; c) che riducano sensibilmente, fino ad azzerarli, gli incentivi ai combustibili fossili e i sussidi per attività non sostenibili economicamente e in relazione all'ambiente; d) che promuovano il riuso, il ripristino e la messa in sicurezza delle infrastrutture e dei territori; e) che favoriscano la riduzione dei consumi di benzina e gasolio attraverso soluzioni alternative di trasporto pubblico e privato; 3) a promuovere e rafforzare con adeguate e coerenti azioni e misure le strategie per la green economy e la transizione verso un'economia circolare. Atto n. 1-00086 BERNINI MALAN RIZZOTTI BINETTI TOFFANIN STABILE SICLARI GALLONE FERRO SCHIFANI MASINI GALLIANI BERUTTI MOLES BATTISTONI BERARDI CALIENDO FANTETTI LONARDO PAPATHEU TESTOR CANGINI BARBONI GIRO MINUTO DAL MAS GASPARRI MODENA PAROLI AIMI CONZATTI CARBONE PEROSINO BIASOTTI - Il Senato, premesso che: dai dati pubblicati nel 2018 e riportati nel volume a cura dell'Associazione italiana di oncologia medica "I numeri del cancro in Italia 2018", relativi all'incidenza dei tumori in Italia, emerge che i nuovi casi diagnosticati ammontano a 373.000 in un anno, con un aumento rispetto al 2013, quando furono 366.000; oggi, sono quasi 3 milioni e 400.000 le persone che vivono dopo una diagnosi oncologica, con un incremento del 3 per cento annuo; l'aumento delle cronicità, l'innalzamento dell'aspettativa di vita, l'avvento di nuove tecnologie diagnostiche e terapeutiche costituiscono un onere notevole per il nostro Servizio sanitario nazionale, cosa che deve ulteriormente spingere alla massima attenzione nell'impiego delle risorse; in questi ultimi anni, si è assistito agli effetti dei cosiddetti piani di rientro delle Regioni, con notevoli tagli trasversali dei servizi, che hanno spesso comportato, da un lato, una modesta riduzione degli sprechi e, dall'altro, disagi per tanti cittadini; sebbene il SSN sia stato fino ad oggi generalmente in grado di sostenere il peso crescente della malattia e di rispondere alle esigenze di questi pazienti, è urgente individuare soluzioni per rendere più efficiente il modello di assistenza oncologica; secondo il citato volume, circa un quinto dei costi per la cura del cancro potrebbe essere meglio impiegato, migliorando l'efficienza complessiva del sistema, fermo restando l'obiettivo generale di garantire un livello di finanziamento pubblico adeguato alla domanda di salute; è, infatti, necessario far fronte a criticità urgenti che rischiano di compromettere la qualità dell'assistenza: