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Penso, soprattutto nella mia città, al fatto che sono diverse decine gli agenti che si sono infettati con il coronavirus. Signor Presidente, colleghi, c'è nel Paese un disagio evidente e motivato. La ripresa drammatica dei contagi insieme alla crescita delle preoccupazioni per il futuro di fronte alla crisi economica alimentano incertezza e malessere. A ciò si aggiunge in questi giorni l'impatto delle misure che il Governo ha dovuto mettere in campo per combattere la crescita dei contagi senza arrivare al lockdown , ma limitando la circolazione delle persone. Queste misure chiedono sacrifici a tutti ma in particolare penalizzano alcune categorie che comprensibilmente hanno protestato, protestano e hanno chiesto ristori al Governo che con il decreto di ieri sono stati garantiti. In questa situazione, soprattutto dove il disagio sociale è più grande, c'è il rischio, che si è già concretizzato, che le giuste preoccupazioni e le fondate paure vengano usate da chi non c'entra nulla con chi legittimamente protesta. Le violenze di questi giorni - lei l'ha detto bene, signor Ministro - non hanno nulla a che fare con le categorie che stanno manifestando in questi giorni. I protagonisti, a seconda delle diverse realtà, sono estremisti violenti, ribellisti, estremisti di destra o di sinistra, frange organizzate nelle curve (c'è il ribellismo); sono le stesse figure legate alla criminalità e alla devianza che spesso incontriamo. Tanti trovano in questa drammatica emergenza l'occasione per sfogare violenza e attaccare le Forze dell'ordine. Di fronte a questa situazione grave ognuno di noi, prima di tutto la politica, ha la responsabilità di intervenire con fermezza, non solo nel contrasto dei violenti ma soprattutto per impedire che la protesta dei violenti si saldi con il disagio sociale. Certo, lo sappiamo, tocca prima di tutto al Governo rispondere e garantire che nessuno sia lasciato solo di fronte alla crisi, interloquire con le parti sociali e le categorie (come ha fatto in questi giorni il Presidente del Consiglio) anche nei momenti più difficili, ma soprattutto dare risposte concrete alle questioni che vengono poste. Lo si è fatto con il decreto di ieri, che garantisce ristori più alti che nel passato a tutte le categorie costrette a chiudere: cassa integrazione e contributi ai lavoratori, dipendenti e non. Ma non basta; serve che quelle risorse arrivino subito e direttamente ai beneficiari. L'impegno assunto di versare direttamente sui conti correnti i contributi entro metà novembre deve essere rispettato; così come era necessario - e lo si è fatto - prorogare il reddito di emergenza per ridurre il disagio sociale. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 17,32) ( Segue MIRABELLI). Ma non basta il Governo: è responsabilità di tutti isolare e prendere le distanze, non mischiarsi con estremisti, violenti e delinquenti. È importante che anche le parti sociali e le associazioni non solo allontanino, ma contrastino i violenti. Ovviamente su questo noi, la politica, abbiamo una responsabilità in più. Sempre, ma ancora di più in una fase così drammatica, la politica deve preservare le istituzioni, la loro credibilità, il loro essere riferimento per tutti i cittadini mentre si sta combattendo un nemico comune che è nemico di tutti. Per questo noi, tutti insieme, abbiamo la responsabilità di rispettare le sedi istituzionali e mantenere i toni giusti in una fase come questa. Siamo tutti impegnati a salvaguardare la salute e l'economia degli italiani. Il problema non è cancellare le differenze o nascondere le contrarietà; ma, più che mai in questo momento, dobbiamo interrompere la campagna elettorale permanente. Il punto non è come si guadagnano o come si perdono i voti, ma assumersi la responsabilità di fare scelte orientate solo a combattere il virus, tutelando salute ed economia. Su questo ci sono opinioni diverse tra noi, ma un Paese ha bisogno di una classe dirigente coesa e unita, capace di condividere l'obiettivo comune di fermare i contagi evitando il lockdown . Questo è il modo per isolare e togliere spazio ai violenti: avere grande responsabilità nei toni e nei modi, per essere credibili e avere la fiducia dei cittadini. In un momento in cui più che mai i cittadini hanno bisogno di trovare nelle istituzioni un punto di riferimento rassicurante, serve cercare risposte, non agitare problemi; serve responsabilità. Faccia di più il Governo per coinvolgere in questa direzione tutti, a partire dalle opposizioni. Ma sia chiaro: su questo il Governo può e deve fare di più ma la responsabilità non può stare solo da una parte. Non si può chiedere giustamente di essere coinvolti e poi essere protagonisti delle scene che si sono viste qui ieri, con il capo dell'opposizione che si presenta in Aula e dopo dieci minuti interviene insultando il Governo per poi abbandonare l'Aula insieme a tutto il centrodestra. (Applausi) . Non è così che ci si propone per la necessaria collaborazione istituzionale. Tutti noi dobbiamo decidere: o si continua la campagna elettorale o di fronte all'emergenza ci si assume la responsabilità di collaborare. Le due cose insieme non ci stanno. Spero si scelga di condividere, ognuno nel proprio ruolo, una parte delle responsabilità, anche per togliere acqua ai violenti e insieme superare, ognuno nel proprio ruolo, questa crisi, non nell'interesse della maggioranza o dell'opposizione ma nell'interesse degli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, siamo rassicurati da quanto il Ministro ci ha detto. Mi sono annotato un punto importante: lei, Ministro, dice che non ci sono evidenze di una strategia unica nazionale eversiva e credo che chiunque qui dentro si senta più tranquillo in questo momento dopo le sue dichiarazioni. Purtuttavia, mi consenta di riferire una mia considerazione che può apparire banale: il suo discorso mi sembra un po' freddo, algido, in parte anodino, perché ho l'impressione di una Nazione che guarda il dito dell'eversione invece che alla luna del disagio. (Applausi) . Questo è lo specchio dell'attuale situazione del Paese e credo che chiunque si troverebbe in difficoltà nel guidare il Governo davanti ad una pandemia. È in difficoltà il mondo, ma voi avete scelto una strategia che è discutibile sotto il profilo della legislazione e sotto il profilo degli aspetti costituzionali per l'uso eccessivo, quasi bulimico, dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri in luogo dei decreti-legge e in luogo degli atti di normazione primaria. Siete fermi agli atti amministrativi. (Applausi) . La ragione, senatore Mirabelli, per la quale ieri siamo usciti dal Parlamento è perché, nel mentre qui si stava discutendo e il Parlamento stava facendo il suo lavoro legislativo, il Presidente del Consiglio svolgeva una conferenza stampa durante la quale continuava a dire le cose che già l'altro giorno aveva detto in televisione. (Applausi) . Noi vogliamo essere rassicurati dal punto di vista politico! È sparita la politica in questo Paese. La politica è l'arte dell'anima - sosteneva Platone nel dialogo «Gorgia» - e si esercita attraverso una ginnastica e questa ginnastica è la legislazione. La sua salute è la giustizia.