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La persona può indicare al professionista sanitario responsabile, o nominare nelle forme previste dall'articolo 23, un fiduciario che la affianchi o la sostituisca nella acquisizione delle informazioni e nella manifestazione del proprio consenso al trattamento sanitario o del rifiuto o della rinuncia alle cure, anche nel caso in cui essa non fosse più in grado, nel corso del trattamento sanitario, di porsi consapevolmente in relazione con i professionisti sanitari. 2. Ai fini di cui al comma 1 del presente articolo si applica quanto previsto dall'articolo 17, commi 2 e 3. Art. 7. 1. La persona minore, legalmente incapace, o non pienamente in grado di autodeterminarsi ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione e all'esercizio dell'autodeterminazione per quanto ne sia concretamente in grado. 2. Il soggetto di cui al comma 1 partecipa alle scelte relative alla propria salute, ai sensi della presente legge, ricevendo informazioni adeguate alla propria capacità di comprensione ed esprimendo il proprio consenso alle cure o il rifiuto di esse. 3. La volontà del soggetto di cui al comma 1 espressa ha piena rilevanza in quanto la consapevolezza e la capacità di determinarsi della persona siano adeguate alla importanza delle decisioni; essa va comunque tenuta in considerazione ai fini delle scelte terapeutiche secondo quanto previsto all'articolo 4, comma 3. Art. 8. 1. Nel caso di persona minore i genitori esercenti la potestà o, in loro assenza, l'adulto altrimenti responsabile per il minore, partecipano alle decisioni a garanzia del migliore interesse del minore, integrandone o sostituendone la volontà in rapporto al grado di maturità del minore stesso, secondo quanto disposto dall’articolo 7. Art. 9. 1. Nel caso di persona adulta non pienamente in grado di autodeterminarsi, il tutore o l'amministratore di sostegno, in quanto ne abbia titolo in base al provvedimento di nomina, o il fiduciario ove designato, partecipano alle decisioni a tutela del rappresentato o amministrato integrando o sostituendo la volontà in rapporto al suo grado di capacità, secondo quanto disposto dall'articolo 7. 2. Ove la persona che non è in grado di autodeterminarsi non sia legalmente rappresentata o sostenuta e non abbia indicato un fiduciario, il professionista sanitario responsabile è tenuto a consultare i familiari o le persone che hanno relazioni affettive rilevanti con la stessa, in funzione di garanti e testimoni delle volontà manifestate, delle preferenze, delle convinzioni, della concezione di vita del paziente e di tutto ciò che ne caratterizza l'identità. 3. Ove non sussistano le condizioni di cui al comma 2 del presente articolo, si applica l'articolo 406, terzo comma, del codice civile. 4. Nel caso di programmazione anticipata di cure o in presenza di disposizioni anticipate del paziente si applica il capo VI. Art. 10. 1. Quando dalle scelte terapeutiche possa derivare un serio pregiudizio per il minore o per la persona non pienamente in grado di autodeterminarsi, e vi sia disaccordo tra i soggetti che partecipano alla decisione medica, si applica la procedura prevista all'articolo 17, comma 3. Capo IV RIFIUTO DI CURE Art. 11. 1. È diritto fondamentale del paziente, in grado di autodeterminarsi in relazione alle circostanze, rifiutare qualsiasi trattamento proposto, revocare in qualsiasi momento il consenso prestato al trattamento sanitario, rifiutare singoli atti attuativi del programma di cure, pretendere l'interruzione delle cure anche se necessarie alla sopravvivenza. 2. Il paziente che rifiuta le cure deve essere adeguatamente reso consapevole delle conseguenze delle proprie decisioni nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 2. 3. Il rifiuto di cure non incide sul diritto del paziente ad essere assistito e altrimenti curato e non giustifica alcuna forma di abbandono terapeutico. 4. Il medico che, in ossequio al diritto di cui al comma 1, dopo aver ricercato il consenso del paziente all'avvio o alla prosecuzione di cure appropriate, esegue l'espressa volontà del paziente, cosciente e competente, di rifiutarle o interromperle, non è punibile in quanto la sua condotta non costituisce reato ai sensi dell'articolo 51 del codice penale. Egli non è altrimenti soggetto a responsabilità o a sanzioni. Art. 12. 1. Il medico che in base alle proprie convinzioni ritenga di non poter dare esecuzione ad una richiesta di interruzione di cure, esprime al paziente o a chi lo rappresenta ed al responsabile del servizio sanitario la sua motivata decisione di sottrarsi a quanto richiesto e si attiene a quanto disposto dall'articolo 11, comma 3, fino a che non sia assicurata la sua sostituzione. 2. Il paziente ha in ogni caso il diritto di ottenere l'attuazione della propria richiesta e di ricevere l'assistenza che si renda necessaria. Le strutture sanitarie sono a tal fine tenute a predisporre una adeguata procedura. Art. 13. 1. Le disposizioni di cui al presente capo si applicano anche ai professionisti sanitari che collaborano con il medico. Capo V URGENZA MEDICA Art. 14. 1. La situazione d'urgenza legittima il professionista sanitario a intervenire per quanto di sua competenza, senza previo consenso del paziente, per adempiere al dovere di prestare le cure necessarie ad esso, purché, per le sue condizioni, non sia possibile gestire adeguatamente informazione e consenso, e comunque nel rispetto del criterio di proporzionalità tra costi e benefici attesi per le condizioni di salute del paziente stesso. 2. Non è comunque consentito intervenire: a) contro la volontà della persona che consapevole del suo stato rifiuti espressamente una modalità di cura o un qualsiasi trattamento; b) qualora la contraria volontà risulti, in modo inequivoco e riferibile alla situazione in atto, da disposizioni anticipate del paziente o dalla programmazione anticipata delle cure; c) quando la somministrazione delle cure contrasti con il dovere previsto all'articolo 21, comma 3. 3. Ove le circostanze d'urgenza lo consentano, il professionista sanitario responsabile è tenuto a osservare quanto previsto dall'articolo 9. 4. Superata la situazione d'urgenza, riprende piena applicazione il principio di consensualità della cura. Capo VI PROGRAMMAZIONE CONDIVISA DI CURE E DISPOSIZIONI ANTICIPATE Art. 15. 1. Il consenso o il rifiuto alla terapia possono essere espressi previamente dalla persona sia nell'ambito di una programmazione anticipata e condivisa delle cure, sia attraverso le disposizioni anticipate di trattamento. Sezione I PROGRAMMAZIONE CONDIVISA DI CURE Art. 16. 1. Nel caso di programmazione condivisa delle cure, le decisioni relative all’accettazione o all’esclusione di esse e dei relativi trattamenti sono documentate ai sensi dell’articolo 5. Art. 17. 1. Nell'ambito della programmazione condivisa di cure la persona può designare un fiduciario a norma dell'articolo 6. 2. Il fiduciario collabora con i professionisti sanitari per l'attuazione del programma accettato dal paziente sostituendo il fiduciante nella determinazione concreta delle indicazioni concordate e nelle decisioni richieste da situazioni non previste. 3. In caso di sopravvenuta incapacità del paziente, ove tra il professionista sanitario responsabile e il fiduciario sorga dissenso circa l'interpretazione e l'attuazione del programma, la questione è sottoposta a consulenti nominati dalla struttura, che prospettano una soluzione;