[pronunce]

n. 385 del 1993, e 4, comma 1, della legge n. 130 del 1999 sono manifestamente infondate sotto tutti i profili prospettati dal rimettente, dal momento che il diritto di credito costituisce un bene, come tale idoneo a circolare senza coinvolgimento della persona del debitore e dei suoi diritti inviolabili, laddove la cessione del contratto (assunta come tertium comparationis) presuppone l'esistenza, al momento della cessione stessa, in capo ad entrambe le parti di un complesso unitario di situazioni giuridiche attive e passive, e, pertanto, la necessità del consenso del contraente ceduto, in quanto titolare delle situazioni attive corrispondenti agli obblighi gravanti sul cedente; che le questioni sollevate relativamente all'art. 41, comma 1, del d.lgs. n. 385 del 1993, in quanto non richiede la notificazione del titolo esecutivo al debitore (a differenza di quanto disposto dall'art. 479 cod. proc. civ.), sono manifestamente inammissibili, non essendo tale norma (a detta del medesimo rimettente) applicabile nel giudizio a quo e non avendo nel giudizio di opposizione il debitore dedotto alcuna contestazione in proposito: ciò che rende palesemente irrilevante la questione di legittimità costituzionale sollevata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate, relativamente agli artt. 1260, primo comma, del codice civile, 58, commi 2, 3 e 4, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), e 4, comma 1, della legge 30 aprile 1999, n. 130 (Disposizioni sulla cartolarizzazione dei crediti), in riferimento agli artt. 2, 3 e 41 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Viterbo, con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata, relativamente all'art. 41, comma 1, del decreto legislativo n. 385 del 1993, in riferimento agli artt. 2, 3, 41 e 111 della Costituzione, dallo stesso Tribunale, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 marzo 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 marzo 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA