[resaula]

Vengono altresì affrontate alcune misure strutturali in materia energetica, che rispondono a una logica più di medio e lungo termine, volta a prevenire che altre crisi analoghe all'attuale possano avere gli stessi effetti sulle famiglie e sul sistema produttivo nazionale. In particolare, si mira a incrementare la produzione nazionale di energia rinnovabile e l'efficientamento. Dovendo dipendere storicamente, per questo importante settore, in massima parte da materie oggetto di importazione, va detto che non siamo nuovi ad affrontare crisi anche rilevanti: ricordiamo, tra tutte, la crisi petrolifera dei primi anni Settanta. Anche allora il fattore scatenante fu una guerra, una delle tante e continue che segnano la storia dell'umano genere. Quando parliamo di energia, dobbiamo guardare all'Italia, alla nostra Nazione, come ad un sistema fisico ben circoscritto e definito. Tale sistema riesce anche ad essere definito in modo assai semplice: trattasi di una bilancia, su un piatto della quale ci sono i consumi, nelle varie componenti, e sull'altro piatto ci sono le risorse necessarie, anch'esse varie. Le nostre industrie, le nostre abitazioni e i nostri mezzi di trasporto, via terra, via mare e via aerea, necessitano di energia, sia essa elettrica, da metano, dai derivati del petrolio, per qualche residuo ancora dal carbone, dal biogas, sia geotermica, idroelettrica, eolica o fotovoltaica. Nell'ambito del comparto dell'autotrazione, del trasporto marittimo e aereo stiamo accelerando tutti gli sforzi per consumare sempre meno petrolio e derivati. Il processo è certamente iniziato, ma ancora oggi siamo fortemente dipendenti dall'estero e questo certamente compromette l'equilibrio della bilancia di cui parlavo prima. Tale equilibrio oggi è ulteriormente compromesso dagli eventi bellici che interessano il nostro continente, l'Europa. I consumi di prodotti petroliferi si sono attestati, negli ultimi anni, su una media di circa 50 milioni di tonnellate per anno, mentre il consumo di metano si aggira sui 70 miliardi di metri cubi. Il consumo di gas naturale va poi suddiviso per il settore termoelettrico, quindi per produrre energia elettrica, e per un uso diretto, per la produzione di calore, sia nel settore industriale sia in quello domestico. In questa sede, mi soffermo a parlare di valori approssimati, perché sono sufficienti a supportare il ragionamento che voglio esporre e anche le conseguenti riflessioni che voglio stimolare: questi valori ci danno sicuramente un quadro generale utile. Affronto adesso anche il tema dei consumi elettrici, volendo riflettere con voi, onorevoli colleghi, in modo più ampio e con qualche riferimento storico, in un momento assai critico di trasformazione e di transizione come questo. Si tratta di una transizione obbligata dai problemi climatici, come sappiamo, ma anche palesemente da problemi economici, conseguenti agli eventi tragici a cui facevo prima riferimento. Nei primi anni Sessanta il fabbisogno nazionale lordo di energia elettrica si attestava sui 50 gigawattora l'anno; negli anni Settanta siamo arrivati a 150, negli anni Novanta abbiamo superato i 200 e oggi abbiamo superato i 300 gigawattora l'anno. Volendo analizzare questo fabbisogno ancora in crescita negli anni a venire, giusto per gli obiettivi che ci siamo proposti, osserviamo che circa il 50 per cento dell'energia elettrica viene prodotta da centrali termoelettriche, ormai tutte funzionanti a metano, con qualche residuo di impianti a carbone in via di dismissione o riconversione, salvo un eventuale temporaneo ripristino per motivi contingenti. Possiamo anche dire che negli anni scorsi siamo stati bravi, avendo convertito le centrali a gas naturale, che è un combustibile molto meno inquinante del carbone e degli oli di origine petrolifera e pertanto insostituibile mezzo per il processo di transizione. Il 40 per cento circa di energia elettrica è prodotto invece da diverse fonti, quali l'idroelettrica (la prima fonte storicamente rinnovabile), l'eolica e la fotovoltaica, ma anche la geotermica e le biomasse. Infine, poco meno del 10 per cento viene importato direttamente dall'estero. La strada che ci resta da percorrere non può che fondarsi su tre specifici punti: diversificare le fonti di approvvigionamento per le componenti alle quali non possiamo rinunciare e che ci rendono vulnerabili, in quanto dipendenti da materie prime che non sono di nostra produzione, potenziando anche lo sfruttamento delle risorse nazionali disponibili; perseguire l'efficientamento energetico per la riduzione dei consumi; potenziare al massimo la realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica, eolica, geotermica e idroelettrica, ma anche incentivare la realizzazione di impianti di digestione anaerobica di rifiuti organici per produrre energia elettrica a mezzo di cogeneratori e produrre anche gas. Insisto su quest'ultimo punto perché lungo la nostra straordinaria penisola e nelle nostre isole disponiamo di tre risorse straordinarie: il sole, il vento e l'acqua. Circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua precipitano nel nostro territorio durante l'anno. Con un approccio rispettoso verso i nostri paesaggi naturali dobbiamo avviare procedure più snelle senza pregiudizi fuorvianti. Possiamo e dobbiamo utilizzare tetti residenziali ed industriali di ogni dimensione per impianti fotovoltaici di piccola e media taglia diffusi, che si possono realizzare senza dover potenziare le reti di distribuzione o fare grandi investimenti. Vanno incrementate misure adeguate di incentivazione. Possiamo utilizzare terreni non coltivabili per l'approvvigionamento di gas e petrolio e diversificare le rinnovabili. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,10) ( Segue MOLLAME). Abbiamo impianti idroelettrici che sono straordinarie opere di ingegneria con una lunga storia alle spalle. Sono i primi impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile e vanno potenziati e resi più efficienti e performanti. Soprattutto va fatto un vero e proprio piano per l'indispensabile funzione di accumulo connessa alla produzione di energia elettrica da fonti limitatamente programmabili, quali l'eolico e il fotovoltaico. Mi soffermo su un altro punto. Dobbiamo potenziare la possibilità di sviluppare energia elettrica da fonte geotermica. Ci siamo quasi. A 20 chilometri dalla superficie della nostra terra ci sono temperature di diverse centinaia di gradi e sviluppi recenti per la realizzazione di un'apparecchiatura (il girotrone) ci consentiranno probabilmente, nel giro di uno o due anni, di raggiungere quella profondità. Sarà l'unica risorsa, insieme alla produzione di vapore, capace di sostituire il metano delle nostre centrali termoelettriche. Dobbiamo potenziare le ricerche di nuove soluzioni e idee e - soprattutto - le nostre capacità, che sono rinnovabili di generazione in generazione, con l'auspicio di cominciare a guardare più lontano, verso un futuro più sicuro per i nostri figli e nipoti, uscendo dalle continue procedure di emergenza alle quali siamo stati costretti a far fronte negli ultimi due anni sia per la pandemia che ci ha colti certamente impreparati, sia per la guerra scatenata nella nostra Europa. (Applausi) . PRESIDENTE.