[resaula]

tale scelta autonoma risulta essere incomprensibilmente confermata dal Governo Conte, che ben avrebbe potuto ritrattare le richieste del precedente nei confronti dell'Europa (visti anche i continui proclami fatti in questa direzione); tale decisione è destinata a creare "figli e figliastri", considerata l'applicazione del regime forfettario ad una platea maggiore di contribuenti, in contrasto con le più elementari regole di uguaglianza e produrrà effetti distorti, considerando anche le diverse indicazioni, con riferimento agli stranieri; il dato di 1,5 milioni di fatture transitate dal 1° gennaio 2019 al 3 gennaio 2019 sul sistema di interscambio (SDI), come annunciato "trionfalmente" nella giornata del 3 gennaio da parte dell'Agenzia delle entrate, nulla rileva circa le molteplici criticità che stanno incontrando le aziende, in quanto appunto si tratta dei dati di chi è riuscito a caricare le fatture, ma nulla dice dell'immane e gravoso carico di lavoro, a cui si stanno sottoponendo le aziende più o meno strutturate; a distanza di soli due giorni dal comunicato dell'Agenzia delle entrate, aumentano le notizie sulle criticità che stanno riscontrando gli operatori economici interessati, si segnala a tal fine anche il recente esposto del Codacons per interruzione di pubblico servizio, a causa di numerosissime segnalazioni di malfunzionamento della piattaforma web dell'Agenzia delle entrate; politicamente e razionalmente a nulla vale la considerazione, espressa anche dal Governo nelle Commissioni parlamentari competenti, rispondendo ad altre interrogazioni, di prevedere l'applicazione di tale obbligo per scaglioni di fatturazione e/o per numero di dipendenti e/o per tipologie di attività, esonerando in tal modo le partite IVA meno strutturate amministrativamente di dimensioni piccole e medie che comporterebbe "una riduzione del gettito stimato derivante dall'introduzione di tale adempimento, e, pertanto, necessiterebbe di copertura finanziaria", in quanto i Governi sono sempre chiamati a fronteggiare eventi e situazioni che determinano la necessità di dare copertura con provvedimenti che possono favorire alcuni e caricare di maggiori costi altri o recuperare risorse tagliando spese improduttive; la direttiva 2006/112/CE evidenzia come: "le fatture cartacee e quelle elettroniche debbano ricevere lo stesso trattamento", "(...) gli oneri amministrativi gravanti sulle fatture cartacee e su quelle elettroniche debbano equivalersi", "(...) debba essere garantita la parità di trattamento anche con riguardo alle competenze delle Autorità fiscali, al fine di affermare che i diritti e gli obblighi dei soggetti passivi dovrebbero applicarsi in condizioni di parità indipendentemente dal fatto che il soggetto passivo scelga di emettere fatture cartacee o fatture elettroniche", si chiede di sapere: per quali motivi il Governo Conte abbia avvallato la scelta del Governo precedente in materia di fatturazione elettronica e non abbia ritirato la richiesta presentata dal Ministro dell'economia pro tempore Pier Carlo Padoan, con lettera protocollata alla Commissione europea il 27 settembre 2017, di autorizzazione alla Italia di una misura speciale di deroga agli articoli 218 e 232 della direttiva 2006/112/CE; se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover riconsiderare con immediata urgenza la possibilità di eliminare l'obbligo della fatturazione elettronica, alla luce dell'art. 218 della direttiva 2006/112/CE e dell'aumento di oneri e costi facenti capo ai soggetti passivi. Atto n. 3-00490 TIRABOSCHI MALLEGNI Ai Ministri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: si è svolta recentemente una conferenza internazionale a New York sulle locazioni brevi, un settore attualmente dominato da pratiche illegali che, invece, se ben regolamentato potrebbe diventare parte integrante dell'economia nel segno della responsabilità sociale e della sostenibilità economica, mettendo al bando le speculazioni immobiliari e riportando lo strumento alla sua mission originaria; la " home sharing " potrebbe essere positiva per l'economia qualora diventasse una piattaforma per persone comuni che intendono affittare la propria casa e non già un business per i professionisti della speculazione immobiliare che utilizzano le piattaforme per affittare case e appartamenti a breve termine per 365 giorni all'anno, trasformando alloggi privati in hotel abusivi, non regolamentati e presumibilmente non tassati, privilegiando gli inquilini di passaggio rispetto ai residenti a lungo termine; il passaggio da immobili residenziali a hotel abusivi complica la ricerca di alloggi per i residenti, compromette la vivibilità di condomini e quartieri, indebolisce il senso di appartenenza alle comunità locali, pone una serie di rischi in termini di sicurezza, sia per gli ospiti, sia per il vicinato, e, infine, sottrae allo Stato il gettito dovuto, poiché permette di inquadrare un'attività commerciale nel settore degli affitti, che è esentasse o quasi, anziché nel settore alberghiero che è, invece, sottoposto a una forte pressione fiscale, si chiede di sapere quali azioni i Ministri in indirizzo intendano mettere in campo per recepire i principi che la conferenza internazionale di New York ha individuato, al fine di favorire, da un lato, la responsabilità sociale dell' home sharing e, dall'altro, contrastare i professionisti della speculazione immobiliare, così come estirpare l'evasione fiscale dilagante di questo settore di economia che, fatturando somme considerevoli, non può essere solo sottoposto all'istituenda imposta sui servizi digitali, ma deve essere regolamentato in maniera complessiva, attraverso il rispetto sia di normative più vincolanti sotto il profilo della sicurezza, sia di normative fiscali eque che prevedano identici livelli di tassazione previsti per gli hotel . Atto n. 3-00491 ROJC Ai Ministri della difesa e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, presso la base statunitense di Aviano, in provincia di Pordenone, sarebbero stati violati alcuni accordi bilaterali tra l'Italia e gli Stati Uniti in merito alle assunzioni di personale italiano all'interno della base; infatti, secondo quanto riportato dalle organizzazioni, dal 2003 al 2018 sarebbero stati persi 115 posti di lavoro tra il personale civile italiano, che sarebbe passato, pertanto, da 833 a 718 unità; i lavoratori italiani delle basi militari degli USA nel territorio nazionale operano per il settore difesa del Governo italiano in virtù di accordi bilaterali tra Italia e USA (ancora in parte secretati) chiamati "SOFA Agreement", o "SHELL Agreement" e sono assunti direttamente dalle Forze armate statunitensi; differentemente da altri Paesi europei, come la Spagna, la Grecia e la Germania, dove i lavoratori locali sono assunti dal Governo di quel Paese e prestati all'amministrazione USA, in Italia ogni installazione militare americana opera con una propria figura giuridica; tali lavoratori operano per un ente rappresentato in ambito contrattuale da una commissione americana denominata JCPC ("Joint Civilian Personnel Committee") e avente come controparte solo due sigle sindacali.