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La proposta, infine, si pronuncia su di una questione che ha avuto da sempre una certa eco nell’elaborazione della materia. L'articolo 52 del codice penale non subordina, a differenza dell'articolo 54 del codice penale, l’efficacia della scriminante alla condizione che «il pericolo non sia volontariamente causato»; cionondimeno in alcune sentenze si è sostenuto che tale requisito sarebbe implicitamente richiesto anche nei confronti della difesa legittima. L'argomento sistematico desumibile dal confronto degli articoli 52 e 54 del codice penale esclude questa possibilità; né vi è motivo di estendere alla difesa legittima, dove opera un aggressore ingiusto, un requisito che nello stato di necessità si giustifica in considerazione della posizione paritetica degli antagonisti. C'è tuttavia un caso in cui parrebbe comunque opportuno escludere l'applicazione della scriminante: quello in cui una persona susciti ad arte l'aggressione allo scopo di potere colpire impunemente l'assalitore, ed è questa l'ipotesi che la proposta prende in considerazione. Terzo tentativo di riforma in materia viene affrontato con la predisposizione del cosiddetto Progetto Nordio. Sebbene con esplicita connotazione in termini di causa di giustificazione (viene infatti superata la formulazione «neutra» impiegata da Rocco «non è punibile»...; a favore di quella dommaticamente esplicita di «È scriminato....»), la disposizione si apprezza per calare correttamente il giudizio di proporzione nella situazione concreta e individuale, in questo modo evitando «standardizzazioni» o «astrazioni» che possono rischiare di produrre esiti non equilibrati. Come le altre proposte, anche la Commissione Nordio esclude in radice che possa essere scriminata la sola situazione in cui l'agente che invoca la causa di giustificazione abbia in realtà preordinato a scopo offensivo la situazione da cui deriva la necessità di difesa. Un ulteriore progetto di studio, quello della Commissione Pisapia, sembra raccogliere sapientemente i frutti delle precedenti elaborazioni, nel senso di assorbire attraverso un'articolata proposta tutte le linee di riflessione finora portate a maturazione. L'aspetto più rilevante, che potrebbe essere valorizzato in sede di riformulazione dell'articolo 55 del codice penale, consiste nell'avere previsto, quale causa soggettiva di esclusione della responsabilità, l'eccesso dai limiti di legittima difesa per grave turbamento psichico, timore o panico; si tratta di una scusante che dovrebbe operare nelle situazioni oggettive di rilevante pericolo per la vita, per l'integrità fisica, per la libertà personale o per la libertà sessuale del soggetto aggredito. Al pari della proposta Nordio, viene ipotizzato un giudizio di proporzione articolato di tipo «individualizzante» e «concretizzante». Analogamente agli altri precedenti movimenti di riforma, infine, si esclude che possa rilevare, ai fini della giustificazione, il fatto preordinato a scopo offensivo. Alla luce di quanto osservato è necessario valutare i più opportuni interventi al fine di tenere compiutamente conto della situazione individuale e concreta nella quale si trovi l'agente al momento della aggressione. Com'è noto, il legislatore del 1930 non aveva ovviamente trascurato questo aspetto, in particolare attraverso il riferimento alla «costrizione»; tuttavia l'inquadramento della causa di non punibilità in esame nell'ambito delle cause di giustificazione ha determinato che questo profilo venisse completamente (o quasi completamente) dimenticato nella pratica. Occorre dunque valutare l'opportunità di una riforma che punti a guidare il giudice con riferimento ai requisiti che nella pratica sollevano maggiori difficoltà. In questa prospettiva opera la presente proposta che dunque è indirizzata a considerare quattro principali profili d'intervento. Il primo attiene alla formulazione dell'articolo 52 del codice penale, che viene integrata con una specificazione concernente il giudizio di proporzione del tipo di quelle proposte, in particolare dalle Commissioni Nordio e Pisapia, in modo da vincolare il giudice ad uno scrutinio specifico e non standardizzato. Il secondo riguarda la riforma dell'articolo 55, da un lato nel senso di autorizzare l'ascrizione della responsabilità soltanto per l'eccesso commesso con colpa grave, a parte l'ipotesi di chi sconfini dolosamente; dall'altro mediante l'inserimento di una causa soggettiva di esclusione della responsabilità, anch'essa già elaborata dalle principali Commissioni di riforma del codice penale, come ad esempio quella presieduta dall'onorevole Giuliano Pisapia, da collegare all'eccesso nella legittima difesa là dove esso sia determinato da turbamento psichico, timore o panico, in situazioni di rilevante pericolo per la vita, per l'integrità fisica, per la libertà personale o sessuale di un soggetto aggredito in luoghi isolati o chiusi ed in ogni caso nei luoghi di cui all'articolo 614 del codice penale o in condizioni di minorata difesa. Si è preferito non richiamare l'attributo «grave» come elemento di qualificazione del sostantivo «turbamento», posta l'impossibilità di una graduazione quantitativa di una componente psichica. La soluzione avrebbe tra l'altro creato rischi di costituzionalità sul versante del noto problema costituito dalla dimostrabilità in giudizio delle componenti del fatto di reato (sul punto si veda la sentenza della Corte costituzionale n. 96 dell’8 giugno 1981 concernente la dichiarazione di incostituzionalità del delitto di plagio). Come già accennato, viene qui in rilievo non una causa oggettiva di giustificazione quanto piuttosto una scusante, che dovrebbe quindi operare nelle situazioni oggettive di rilevante pericolo cui possono essere esposti i beni sopraindicati del soggetto aggredito. È una soluzione, questa, che potrebbe liberare le capacità di comprensione, da parte dell'ordinamento, delle singole situazioni di vita oltre le strettoie imposte dalla logica puramente obiettiva del bilanciamento di interessi, su cui poggia l'impianto della legittima difesa se intesa soltanto quale causa di giustificazione. La proposta interviene poi sull'articolo 614, che punisce il fatto di violazione dell'altrui domicilio, con un generale inapsrimento delle pene e anche con la previsione di una classe più ampia di ipotesi per le quali è prevista la procedibilità d'ufficio, anziché quella a querela di parte. Si prevedono, infine, gli interventi corrispondenti sul versante processuale, in particolare mediante l'integrazione delle ipotesi in cui il fatto è commesso nell'adempimento di un dovere, nell'esercizio di una facoltà legittima ovvero in presenza di una causa di non punibilità nel corpo degli articoli 129 e 411 del codice di procedura penale; ciò al fine di prevedere, anche in siffatte situazioni, la possibilità di anticipate e comunque rapide definizioni con le formule liberatorie previste dal codice di rito (articolo 129 del codice di procedura penale) ovvero anche attraverso le determinazioni proprie del pubblico ministero (articolo 411 del codice di procedura penale).. 1 (Modifiche agli articoli 52 e 55 del codice penale) 1 All'articolo 52 del codice penale, il primo comma è sostituito dal seguente: