[resaula]

Questi tre fattori, in questa fase e nel tempo successivo a questo, rischiano di subire danni irreversibili. In secondo luogo, cade l'idea di un progresso illimitato, su cui si fondano le nostre società dalla fine del Settecento. In terzo luogo sta dominando la paura. Gli italiani, in media, vivono in tre stanze, con dei figli e talvolta anche con degli anziani. Tenerli chiusi, come era ed è doveroso fare, per trenta, trentacinque o quaranta giorni e presumibilmente di più, con la consapevolezza che il futuro non sarà uguale al passato, costituisce un fattore di rischio, che rischia di generare profonde fratture sociali. Ecco perché serve, oltre al decreto-legge, una visione legata ad un cronoprogramma, per una fase che, più che fase 2, è la fase che riguarda il futuro e il domani dell'Italia. Quello che sappiamo fin da oggi ha due teste: la prima è che vincerà chi ha una visione larga. Il presentismo va gettato in un canto e magari va lasciato macerare e imputridire lì dentro, senza risollevarlo. La seconda è che ci sarà bisogno di più Stato, di uno Stato che definisco umanizzato, per far fronte a tensioni sociali probabilissime e per far fronte ad una depressione altrettanto probabile. Quindi bisogna cominciare a chiederci, dentro la prossima fase, che sarà quella decisiva, come il Governo, il Parlamento e i poteri di questa straordinaria Italia intenderanno muoversi. Domando: è tempo per ragionare di una Costituente, visto che il Titolo V della nostra Costituzione, perlomeno nella parte che riguarda la suddivisione dei poteri in campo sanitario, viene costantemente messo in discussione? Come si fa a garantire la privacy , dovendo aumentare le forme di vigilanza e di controllo? Questi sono temi che attengono ad una Costituente, perché incidono sulla Carta costituzionale, varata settant'anni fa. Signor Presidente, signor Sottosegretario, svolgo una seconda e penultima considerazione. L'Italia ha vissuto situazioni simili, ma non uguali, per due volte nel Novecento e vi è uscita in due modi non diversi, ma contrapposti. Cosa è accaduto nel 1920-1922 lo sappiamo perfettamente. Ma sappiamo perfettamente anche com'è uscita da una crisi altrettanto drammatica, anzi probabilmente di più, tra il 1943-1944 e il 1948. Io prediligo decisamente il secondo modo di uscita, ma quando si prevede una condivisione avendo un Parlamento decisamente spaccato, con forme di sovranismo fermamente accentuate, che io trovo fuori tempo (ma esistono e vanno prese in considerazione), bisogna prevedere una stazione di passaggio intermedia di questa via dolorosa. La stazione di mezzo va prevista ora: mi riferisco a una cabina di regia dove mettiamo non i segretari politici dei partiti, ma i rappresentanti istituzionali (parlamentari, Governo, Regioni, maggioranza ed opposizione), e dove mettiamo altresì la scienza e le migliori intelligenze di questo Paese. Infatti, non si esce da una crisi del genere se scienza e politica non sommano le loro esperienze e le loro qualità. L'ultima questione riguarda l'Europa. Possiamo girare il calzino come ci pare, signor Presidente, ma l'Europa non c'è. La Storia insegna una cosa sempre, con una fissità decisiva ed allarmante: quando si fanno dei salti e quando si è nelle fasi di passaggio storiche importanti, i processi accelerano. O la politica manifesta una sua presenza radicata e forte, quindi o la politica si impone in questi passaggi, oppure le baronie delle lobby finanziarie e quant'altro predominano. Ed è un predominio da cui poi, se riescono a costruire questa fase di passaggio rendendola stabile e definitiva, non vengono più scalzate. Quindi accanto all'opportunità c'è anche un grande rischio: è una partita che l'Italia da solo non può giocare. C'è soltanto l'Europa che può farlo; servirebbero leader , pionieri, come nel 1944, 1945, 1946 e 1947, ma oggi non se ne vedono. L'unica speranza è che, essendo un tempo di passaggio, questo tempo crei nuovi leader . È già successo ed io mi auguro che possa avvenire. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà. BONINO (Misto-PEcEB) . Signor Presidente, signori del Governo, io non voterò contro un provvedimento che avete chiamato cura Italia, anche se si tratta di un sobrio decreto di 120 articoli e 274 pagine, quindi non solo di difficile comprensione, ma persino di difficile lettura. Così come per il cittadino, che più o meno è chiuso in casa, è stato veramente difficile comprendere e muoversi tra i 151 provvedimenti presi fino ad oggi, tra ordinanze, decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, decreti ministeriali e quant'altro. Non voterò contro questo provvedimento perché, come tutti, sono consapevole di quanto sia drammatico il momento che stiamo vivendo; sono consapevole dello sforzo ammirevole di tante e tanti infermieri, poliziotti e quant'altro, che lavorano con impegno perché la sofferenza e le restrizioni di questi tempi bui siano per tutti noi meno pesanti e meno lunghi possibile. Sono consapevole della difficoltà in cui si trovano coloro che lavorano con gli anziani; tutto il terziario, ad esempio, che ci assicura servizi essenziali, commerciali o meno; i lavoratori nei campi e nelle aziende che continuano a produrre; italiani da sempre o persone che sono venuti in Italia da lontano, stranieri, ma che lavorano nelle nostre case, nelle nostre fattorie, nei nostri supermercati. Come diceva il ministro Bellanova, senza di loro tra qualche settimana i prodotti marciranno nei campi. Sono consapevole del lavoro della comunità scientifica del nostro Paese, perché mai come oggi è essenziale conoscere per deliberare. Sono consapevole delle difficoltà di chi si trova a prendere decisioni e per questo, pur vedendo errori ed omissioni che molti fanno finta di non vedere, fino a parlare di un modello italiano, penso si debba aspettare a trarre conclusioni su meriti, demeriti e responsabilità nel contenimento del contagio. Mi riferisco all'impreparazione con cui siamo giunti a questo appuntamento, agli annunci intempestivi, alle decisioni tardive, alle scelte di non fare tamponi a tappeto, alla scarsità di mascherine e di altri dispositivi di protezione, che sono mancati tragicamente all'appello. Mi riferisco inoltre alla diffusione incontrollata del contagio nelle residenze per anziani e negli ospedali e, soprattutto, allo scontro - o alla mancanza di coordinamento - tra Stato e Regioni e tra le Regioni tra loro. Su questo faremo una discussione - spero - seria e dura nelle Aule parlamentari, quando sarà il momento e quando l'incendio sarà domato o almeno sotto controllo. Non voterò contro: nonostante trovi irresponsabile l'incapacità di gestire in condizioni di legalità e sicurezza sanitaria la situazione nelle carceri con un minimo di umanità; nonostante giudichi un errore, proprio oggi, mettere ancora centinaia di milioni di euro in Alitalia, per poi prevederne la nazionalizzazione; nonostante il Governo, che è arrivato alla crisi con il massimo di debito e il minimo di crescita, non abbia mai neanche pensato o avuto il coraggio di sospendere i prepensionamenti di quota 100;