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L'articolo 5 del testo dispone circa la verbalizzazione della prova d'esame e vi è anche un riconoscimento dei compensi spettanti ai componenti e al segretario delle sottocommissioni, riconoscendo loro un gettone di presenza, che si aggiunge ai compensi fissi e variabili già percepiti a legislazione vigente. Vi è per questo anche la copertura finanziaria, come risulta nella parte finale del testo. In Commissione abbiamo ritenuto, seppure con un timing molto ristretto, di procedere ad un significativo esame, in un'interlocuzione proficua tra tutti i Gruppi parlamentari, seguendo con attenzione ed interloquendo con gli auditi, le rappresentanze istituzionali dell'avvocatura e le rappresentanze associative. Abbiamo depositato quindi una serie di emendamenti e, d'intesa con i rappresentanti dei Gruppi, su alcuni di essi vi è stata un'interlocuzione favorevole. (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Senatore Urraro, può consegnare il suo elaborato affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna. Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Piarulli. Ne ha facoltà. PIARULLI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la situazione emergenziale nella quale ormai da più di un anno siamo costretti a vivere ha imposto a tutti noi una rimodulazione della nostra quotidianità, una lotta costante con cui ognuno di noi nel nostro piccolo è costretto a confrontarsi. Molteplici sono stati gli interventi che la politica ha dovuto adottare al fine di fronteggiare e superare questo difficile periodo. Certamente, la sospensione dell'esame di abilitazione alla professione forense, sessione 2020, ha costituito un pregiudizio per tutti i giovani praticanti. Il provvedimento oggi in discussione nasce quindi dall'esigenza di non dissipare gli enormi sforzi di circa 26.000 aspiranti avvocati che, dopo un lungo percorso di studi e dopo aver concluso nella maggior parte dei casi un periodo di praticantato con spirito di sacrificio e abnegazione, hanno proseguito la propria preparazione al fine di realizzare il proprio sogno. Nel frattempo, la disciplina transitoria, che prevede una modalità celere e semplificata nello svolgimento dell'esame, ha previsto la possibilità di espletarlo con tempi ridotti. D'altro canto, è sempre più importante anche la necessità di modificare la normativa vigente dell'esame da avvocato (legge n. 247 del 2012) in cui, accanto a una frequenza obbligatoria di corsi di formazione, potrebbero essere previste misure diverse e alternative, in modo da non pregiudicare l'effettivo esercizio della pratica. Questa proposta di legge può costituire il primo passo verso il cambiamento della normativa vigente sull'esame da avvocato, sempre più urgente. Su richiesta del Ministero della giustizia il Comitato tecnico-scientifico ha espresso parere sfavorevole in merito alla possibilità di svolgere le prove scritte secondo le ordinarie modalità, a causa dell'elevato rischio di contagio a cui sarebbero sottoposti i candidati. Stante l'impossibilità di un ulteriore rinvio dell'esame, che causerebbe una sovrapposizione con l'esame da avvocato 2021, è stato deciso di prevedere solo per la sessione 2020 un'ulteriore prova in sostituzione dell'ordinaria prova scritta. Tale prova, propedeutica alla seconda, avrà per oggetto l'esame e la discussione di una questione pratico-applicativa nella forma della soluzione di un caso in una materia scelta dal candidato tra materia regolata dal codice civile, dal codice penale o dal diritto amministrativo. Sarà svolta necessariamente in modalità di collegamento da remoto. Nello specifico, il candidato sarà presente nella sede d'esame: gli uffici giudiziari della Corte d'appello o i locali dei consigli dell'ordine degli avvocati. Con lui ci sarà il segretario, che potrà appartenere a qualsiasi pubblica amministrazione, purché dotato di laurea. La seconda prova avrà la durata di non meno di quarantacinque minuti e non più di sessanta minuti per ciascun candidato, e sarà svolta a non meno di trenta giorni di distanza dalla prima. Essa avrà invece luogo davanti alla sottocommissione insediata presso la sede di appartenenza del candidato, e viene stabilita la facoltatività del collegamento da remoto. Si tratta di strumenti e modalità che aiuteranno a prevenire il rischio dei contagi, a tutela del supremo bene della salute. Tale misura è stata adottata per rispondere a questo difficile momento, con la speranza che di questo periodo possa rimanere solo un ricordo. Non possiamo permettere che le difficoltà ci sovrastino, ma dobbiamo piuttosto far sì che queste difficoltà possano rappresentare un'opportunità di cambiamento volta al miglioramento per il nostro Paese e per la nostra giustizia, una giustizia che preveda più risorse al personale, innovazione tecnologica, digitalizzazione, e che possa essere efficiente e celere, tutelando le garanzie dell'imputato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole sottosegretario Sisto, colleghi, ci apprestiamo ad approvare un provvedimento che nasce in un momento emergenziale particolarissimo. Siamo sostanzialmente in un periodo bellico contro un nemico invisibile, in cui anche i giovani praticanti stanno mandando avanti - dobbiamo dirlo con grande serietà e anche con grande verità - gli studi legali, fornendo un grande contributo per il funzionamento della stessa attività forense. Ci troviamo quindi a discutere un provvedimento che a mio avviso è l'unico che in questa fase particolare possiamo approvare. Certo, non c'è più l'esame scritto, con le famose sette ore in cui ci si applicava nella scrittura, facendo uno sforzo mnemonico particolarissimo. Esiste però questa doppia prova, la prima selettiva, che mette la commissione in condizione di capire se il praticante è veramente in grado di affrontare la professione. Un tempo, quando anche io diedi questo esame, molti anni fa come tanti che interverranno dopo o sono intervenuti prima di me, la selezione si era già verificata all'università. Ricordo ancora il primo giorno quando in aula magna, in un'atmosfera quasi surreale per un ragazzo che arrivava dalle scuole, mi ritrovai con tutti i professori schierati, allora eravamo in 630, e un professore disse di guardarci intorno perché solamente uno su quattro di noi sarebbe riuscito a laurearsi. Aveva sbagliato per difetto, perché in realtà su 630 ci laureammo in 100. Poi ci fu un'ulteriore selezione, perché in alcuni distretti di Corte d'appello passava l'esame per diventare procuratore legale, come si diceva allora, un ruolo in cui si dovevano passare sei anni, addirittura il 3 per cento o il 10 per cento dei candidati. Pertanto c'era chi tentava di andare altrove per affrontare questo esame. Abbiamo avuto anche altri momenti, che forse qualcuno rammenta per il ricordo che è stato trasmesso: mi riferisco a quelli durante la guerra, quando si ritornava dal fronte, si davano gli esami e la cosa che si faceva un po' rocambolescamente era mettere la rivoltella - sono episodi veri - sulla cattedra, si prendeva il famoso voto e lo si portava a casa.