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Alla prova possono, infatti, partecipare coloro che hanno lavorato per 36 mesi negli ultimi 8 anni, ma solo nelle scuole statali. Le paritarie sono state escluse e per questa ragione sono partiti i ricorsi; in questo quadro, sono circa 4.500 solo i campani, maestre e maestri che non possono ambire all'abilitazione. Di questi, circa 300 sono quelli immessi in ruolo con riserva proprio sulla base dei ricorsi, si chiede di sapere quali siano le motivazioni per le quali solo gli insegnanti delle scuole paritarie primarie e dell'infanzia sono esclusi dal concorso e se il Ministro in indirizzo non ritenga di dare anche a loro la possibilità di accedervi. Atto n. 3-00655 BOLDRINI SEGRE MARCUCCI PITTELLA SBROLLINI MAGORNO ROJC MESSINA Assuntela CUCCA TARICCO MARGIOTTA GARAVINI GIACOBBE FERRAZZI BELLANOVA D'ALFONSO STEFANO PARENTE MALPEZZI D'ARIENZO BITI CIRINNA' FEDELI SUDANO MIRABELLI COLLINA BINI PATRIARCA PARRINI VALENTE ASTORRE ROSSOMANDO VERDUCCI MANCA GINETTI IORI PINOTTI ALFIERI VATTUONE Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che: il Museo nazionale dell'Ebraismo italiano e della Shoah (MEIS) è stato istituito con la legge del n. 91 del 2003, poi emendata dalla legge n. 296 del 2006, "quale testimonianza delle vicende che hanno caratterizzato la bimillenaria presenza ebraica in Italia"; un tale riconoscimento legislativo era finalizzato a valorizzare il contributo che le tradizioni civili e culturali ebraiche hanno portato alla storia e al tessuto del Paese, sia pure nell'alternanza di periodi di convivenza e interazione feconda e altri di persecuzioni e di chiusura nei ghetti, fino a culminare nella tragedia della Shoah; il MEIS è soprattutto un luogo di incontro e di scambio, un progetto di valore internazionale apprezzato in Italia e all'estero, un laboratorio di idee e di riflessioni aperto a tutti, che stimola il dibattito sull'ebraismo e sul valore del dialogo tra culture, con il sostegno trasversale peraltro di tutti gli schieramenti politici; considerato inoltre che, secondo quanto risulta agli interroganti: risulta da fonti di stampa un taglio, da parte del Ministero per i beni e le attività culturali, di 25 milioni di euro destinati all'ampliamento del museo, per ragioni riconducibili a responsabilità degli uffici dello stesso Ministero; in particolare, si lamenta la responsabilità del segretariato regionale del Ministero nell'accumularsi di un ritardo temporale nell'impegno dei fondi, tale da mettere a repentaglio il quarto lotto destinato al completamento dei lavori; atteso infine che: appare del tutto inopportuno lasciare interrotta la realizzazione di un'opera frutto di un notevole investimento economico e ideale; fatto che in sé recherebbe grave pregiudizio alla città di Ferrara, ma anche al nostro Paese in generale, che ha assolutamente bisogno di un sistema museale all'altezza della comunità scientifica e dell'opinione pubblica europea, per la quale notoriamente il profilo architettonico di un museo è elemento essenziale della sua identità, riconoscibilità ed anche capacità di attrazione; considerare la cultura come una voce di spesa da tagliare e non un asset strategico per lo sviluppo territoriale denoterebbe mancanza di visione e di intelligenza politica dei processi, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover intervenire sollecitamente perché i fondi appena cancellati, a causa di colpa grave imputabile unicamente agli uffici dello stesso Ministero, vengano ripristinati al più presto consentendo il completamento dell'opera. Atto n. 3-00656 ROJC ALFIERI GARAVINI Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: il giorno del ricordo è stato istituito con la legge 30 marzo 2004, n. 92, con un sostegno trasversale in Parlamento, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, promulgata dal Presidente della Repubblica pro tempore Carlo Azeglio Ciampi, che, in occasione della prima giornata del ricordo, affermò come nel quadro di un'Europa unita "italiani, sloveni e croati possono guardare con fiducia ad un comune futuro, possono costruirlo insieme"; come anche ricordato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, grande merito va, inoltre, riconosciuto al Presidente emerito, Giorgio Napolitano, che ha profuso grande impegno per restituire alla memoria nazionale quei tragici eventi; nel corso della commemorazione del 10 febbraio 2019 presso la foiba di Basovizza, in provincia di Trieste, il vicepresidente di Forza Italia e presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha concluso il suo intervento con le parole "Viva l'Istria e la Dalmazia italiana"; contestualmente, il vicepresidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, ha sostanzialmente affermato che le "Foibe e Auschwitz sono uguali"; dopo anni in cui la commemorazione si è svolta senza incidenti di sorta, lo scorso 10 febbraio, dunque, alti esponenti istituzionali, dell'Italia e dell'Unione europea hanno tristemente strumentalizzato il giorno del ricordo per riproporre una lettura anacronistica e in linea con un certo revisionismo; premesso, inoltre, che: a seguito di quanto avvenuto a Basovizza, le Repubbliche di Slovenia e di Croazia hanno protestato formalmente esprimendo la loro preoccupazione in una lettera inviata al Presidente della Repubblica; in particolare, il premier sloveno, Marjan Sarec, ha condannato con forza le parole del presidente del Parlamento europeo, definendole espressione di un "revisionismo storico senza precedenti. Il fascismo era un fatto, e aveva lo scopo di distruggere il popolo sloveno"; alle dichiarazioni di Sarec ha fatto seguito una nota del Ministro degli esteri sloveno, Karl Erjavec, nella quale si legge che "dichiarazioni che tendono verso il revisionismo storico sono contrarie all'ordinamento europeo" anche il premier croato Andrej Plenkovic ha espresso parole di condanna, nei confronti delle parole del presidente Tajani, ritenute "elementi di rivendicazioni territoriali e di revisionismo storico", si chiede di sapere: quali azioni necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di chiarire, in modo inequivocabile, la posizione dell'Italia rispetto allo spirito europeo richiamato dal Ministero degli esteri sloveno; se non intenda, altresì, intraprendere tutte le necessarie iniziative al fine di mantenere relazioni positive con la Slovenia, anche alla luce della presenza di minoranze in entrambi i Paesi, che dovrebbe costituire elemento di grande stimolo per favorire la comprensione e il dialogo.