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Disciplina delle elezioni primarie per la selezione dei candidati a cariche pubbliche elettive. Onorevoli Senatori. – Con il presente disegno di legge si intende regolamentare e riconoscere per legge lo svolgimento delle elezioni primarie come strumento per la selezione delle candidature alle elezioni politiche e amministrative di ogni livello. Il panorama politico italiano, radicatosi nel corso di lunghissimi anni, ha visto e vede tuttora i partiti politici quali principali intermediari tra cittadini e istituzioni, che hanno operato e operano come elementi insostituibili per l'intero sistema rappresentativo. Gli stessi partiti tuttavia sono stati spesso accusati di non svolgere la propria attività per dare voce ai cittadini, ma di portare avanti delle istanze proprie, venendo meno a quel ruolo fondamentale che invece dovrebbero svolgere nell'interesse collettivo. Tale malcostume è stato ed è uno dei principali motivi che hanno causato una disaffezione dei cittadini verso la politica, vista soprattutto come «strumento» in mano ai partiti politici per finalità spesso distanti dal bene comune dei cittadini elettori. Uno degli effetti più deleteri di tale situazione è il crescente astensionismo nelle diverse consultazioni elettorali, derivante anche e soprattutto dal fatto di non poter incidere realmente nella vita dei partiti, a cominciare dalla scelta di coloro che dovrebbero essere i rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni. A tali considerazioni va aggiunto il fatto che negli ultimi venti anni il nostro sistema politico-istituzionale ha subito diversi mutamenti. Taluni di questi mutamenti sono stati frutto proprio del malcostume generatosi nei e dai partiti politici, altri sono stati invece il risultato di una nuova domanda di partecipazione dei cittadini ai processi politici, favorita anche dall'avvento delle nuove tecnologie, dalla diffusione di nuovi mezzi di comunicazione e di aggregazione (di persone e di idee) e dallo svilupparsi di innovativi sistemi di relazioni politico-sociali. Se la prima causa dei cambiamenti ancora in atto nello scenario politico-partitico è da ricondurre a valutazioni negative sotto ogni punto di vista, la seconda spinta all'origine del rinnovamento merita invece la massima attenzione da parte di tutti e dei legislatori in particolare. Se così non fosse, rischieremmo di allontanare ulteriormente la politica dai cittadini, alimentando quella diffidenza che si è ormai radicalizzata e che nel breve periodo potrebbe avere effetti dirompenti sull'intero sistema. Il primo passo da fare è quindi quello di ricomporre quel meccanismo fiduciario che è alla base del corretto rapporto tra cittadini e istituzioni e, in tale prospettiva, è necessario regolare nuovi processi partecipativi alla vita politica. Tra i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni, si aggiungono quelli che hanno modificato radicalmente le leggi elettorali, dopo quasi cinquanta anni di sostanziale omogeneità: è prima intervenuta la legge che disciplina l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province. Nel corso degli anni, con autonome leggi regionali, sono state approvate leggi che disciplinano l'elezione diretta dei presidenti delle giunte regionali. Nel caso della normativa elettorale introdotta nel 2005 per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica è nota la sentenza della Corte costituzionale che nel gennaio 2014 ha dichiarato l'illegittimità proprio del meccanismo delle cosiddette liste bloccate, cioè formate da un elenco di candidati predisposto dalle segreterie dei partiti politici, rispetto al quale l'elettore non aveva alcuna facoltà di esprimere una preferenza. L'attribuzione ai partiti politici o alla coalizione di partiti del potere di designare i candidati e, di conseguenza, di determinare con una buona percentuale di approssimazione la platea degli eletti, costringe il cittadino, quasi sempre, in una condizione nella quale può solo «ratificare» la scelta fatta dal partito politico scelto, con scarsa o nulla possibilità di incidere su tale scelta, concorrendo al processo democratico a partire dall'inizio, cioè dalla designazione dei candidati. Oggi, in mancanza di un'apposita normativa, il tentativo di riempire questo vuoto di partecipazione è stato affidato all'autoregolamentazione e alla sperimentazione di forme spontanee di organizzazione e risulta preminente il caso delle elezioni primarie organizzate da singoli partiti politici o da coalizioni. Tuttavia le elezioni primarie svolte sinora, pur avendo reso esplicito il contributo potenziale che possono offrire alla vita politica sia in termini qualitativi che quantitativi, hanno evidenziato tutti i limiti e i rischi connessi allo spontaneismo, con la conseguenza che, in diverse occasioni, i risultati delle stesse sono stati disattesi, condizionati da arbitri e gravi irregolarità, quando non inquinati da infiltrazioni criminali. Con il presente disegno di legge si intende superare questa fase di sperimentazione, introducendo l'obbligo delle elezioni primarie in occasione di determinate competizioni elettorali, nella consapevolezza che un riavvicinamento dei cittadini alla politica sia la strada maestra da percorrere. Elezioni primarie da svolgere con le garanzie e sotto la vigilanza delle istituzioni pubbliche, a tutela delle loro correttezza e regolarità. Le elezioni primarie saranno pertanto lo strumento vincolante e la condizione necessaria per presentare le liste e partecipare alla competizione elettorale, un obbligo che intende prevenire e combattere alla radice il tentativo che i partiti politici potrebbero mettere in campo per eludere la normativa, magari pagando modeste penali economiche, lasciando a una ristretta oligarchia il potere di nominare i rappresentanti nelle istituzioni democratiche. La mancanza di trasparenza e di democraticità nei processi decisionali interni dei partiti politici deve essere combattuta con determinazione e l'istituzionalizzazione delle elezioni primarie, oltre a rappresentare una risposta dal lato della fattiva partecipazione dei cittadini, è una soluzione immediata ed efficace nell'affrontare tale questione. Tanto più efficace in quanto vincolante nella descrizione puntuale delle procedure che ne regolano lo svolgimento: i termini temporali e le modalità per l'indizione e lo svolgimento, la platea alla quale si rivolgono, le competizioni elettorali per cui risultano essere obbligatorie e soprattutto il rigoroso rispetto dei risultati. Proprio per queste considerazioni, ovvero la stringente necessità di restituire ai cittadini un ruolo fondamentale nel processo democratico, l'ineludibilità di una riforma complessiva dei partiti politici e la necessità di dare una risposta concreta alla crescente domanda di partecipazione di fasce sempre più ampie della popolazione, si auspica una quanto più possibile rapida discussione e approvazione del presente disegno di legge. Il disegno di legge si compone di nove articoli, gli ultimi due dei quali si riferiscono all'entrata in vigore e alla copertura finanziaria, i cui oneri sono stimati in 15 milioni di euro l'anno. L'articolo 1 (ambito di applicazione) descrive il contesto delle competizioni elettorali per le quali la selezione dei candidati deve avvenire tramite le elezioni primarie e troviamo, accanto alle cariche monocratiche di governo, anche cariche assembleari ove siano previste elezioni in collegi uninominali o non si faccia ricorso, nell'ambito di diversi sistemi elettorali, al voto di preferenza.