[pronunce]

che, inoltre, quanto al merito della questione, la difesa erariale osserva che al contributo unificato sugli atti giudiziari sono state riconosciute da questa Corte le caratteristiche essenziali del tributo e che tale obbligazione tributaria non determinerebbe alcuna discriminazione ai danni dei soggetti che decidano di far valere le proprie ragioni tramite l'associazione di categoria, poiché gli stessi non verrebbero a essere gravati di maggiori oneri economici; che, inoltre, le ipotesi di esenzione previste dall'art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002 sarebbero disciplinate in modo ragionevole, così da sottrarsi alle censure del giudice a quo; in particolare, la ratio di tali esenzioni sarebbe rinvenibile in un criterio di meritevolezza, in funzione di finalità di solidarietà sociale, connesse alla protezione di diritti strettamente personali; che, d'altra parte, un'eventuale esenzione dal contributo unificato, in ragione della sola qualità del soggetto che agisce in giudizio, si porrebbe in contrasto con le consolidate regole interpretative in tema di applicazione delle agevolazioni tributarie e risulterebbe, inoltre, distonica rispetto alla tecnica utilizzata dal legislatore nella previsione delle ipotesi di esenzione, la quale procede attraverso l'individuazione dell'oggetto dei giudizi nei quali gli atti sono posti in essere, in base al criterio della particolare meritevolezza delle situazioni soggettive; che, viceversa, l'esenzione invocata dal rimettente andrebbe estesa indiscriminatamente a tutti i giudizi in cui sia parte il Codacons, secondo il criterio, che sarebbe del tutto inedito, della qualità soggettiva di una delle parti processuali; che nel giudizio dinanzi a questa Corte si è costituito il Codacons, chiedendo in via principale che questa Corte dichiari che l'interpretazione sistematicamente corretta dell'art. 27-bis in esame è quella secondo la quale nella nozione di «atti» esenti dall'imposta di bollo devono intendersi inclusi anche gli atti giudiziari e processuali, sia relativi alla struttura patrimoniale dell'ente, sia relativi ad azioni proposte a vantaggio di tutta la collettività, in quanto si tratti di atti volti al perseguimento dei fini sociali dell'ente; che, in via alternativa, il Codacons ha chiesto che sia dichiarata, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 53 e 97 Cost., l'illegittimità costituzionale delle disposizioni censurate, nella parte in cui le stesse non contemplano gli atti aventi natura giudiziale e processuale delle organizzazioni di volontariato, quali atti «connessi allo svolgimento delle loro attività»; che, a questo riguardo, viene sottolineata la natura del Codacons quale organizzazione di volontariato e di Onlus, legittimata ad agire a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, di cui all'art. 118, quarto comma, Cost., il quale accorda preferenza ai privati, sia come singoli, sia come associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale; che in particolare, l'attività giudiziaria - che rappresenta in generale un elemento essenziale di attuazione delle finalità perseguite dalle Onlus - per il Codacons rappresenterebbe una specifica missione statutaria, con la conseguenza che la mancata previsione di un'esenzione dal contributo unificato costituirebbe, per la stessa parte ricorrente, un ostacolo illogico e sproporzionato, tale da comprimere il diritto di difesa dei consumatori e degli utenti rappresentati, tenuto conto in particolare dell'assenza di finalità lucrative dell'associazione; che, sotto il profilo della violazione degli artt. 3 e 53 Cost., il Codacons denuncia l'irrazionalità della mancata previsione dell'esenzione e la contraddittorietà tra l'esenzione prevista per atti non giurisdizionali, anche patrimonialmente rilevanti - quindi espressivi di ricchezza, indice di capacità contributiva - delle Onlus, e l'imponibilità di atti giudiziari, i quali non sono espressivi di ricchezza, bensì della funzione sociale svolta dalle Onlus a tutela di interessi diffusi; che, in riferimento alla violazione dell'art. 97 Cost., la difesa della parte privata deduce che la propria attività in sede giudiziaria sarebbe coerente con il principio di buon andamento nell'amministrazione della giustizia, evitando l'espandersi di una litigiosità parcellizzata in atti giudiziari dei singoli, incentivando l'espansione di servizi aventi valenza sociale, volti a superare la scarsità delle risorse assegnate alle amministrazioni pubbliche, in applicazione del principio di sussidiarietà, attraverso l'associazionismo privato; che, infine, in riferimento alla violazione dell'art. 24 Cost., il Codacons ritiene che l'esclusione dell'esenzione impedisca ai meno abbienti di tutelare giudizialmente i propri diritti attraverso le associazioni, ostacolando così l'esercizio dell'azione giudiziaria in relazione a situazioni di dimensione sovra-individuale. Considerato che, con ordinanza depositata il 4 luglio 2013, la Commissione tributaria regionale del Lazio ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 53 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge-quadro sul volontariato), e dell'art. 27-bis dell'Allegato B al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (Disciplina dell'imposta di bollo), nella parte in cui non prevedono, nell'ambito delle esenzioni dall'imposta di bollo, gli atti di natura giudiziale e processuale delle organizzazioni di volontariato; che, nella prospettazione del giudice rimettente, la violazione degli evocati parametri costituzionali viene fatta derivare dalla sottoposizione degli atti processuali delle Onlus al pagamento del contributo unificato, di cui all'art. 9 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A); che pertanto, secondo la prospettazione dello stesso giudice a quo, la violazione denunciata non discenderebbe dall'applicazione delle disposizioni censurate - relative alle esenzioni dall'imposta di bollo - bensì dalle disposizioni che prevedono le esenzioni dal contributo unificato (art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002), le quali tuttavia non hanno formato oggetto di censura; che, d'altra parte, l'intervento additivo richiesto alla Corte, volto a ricomprendere tra le esenzioni dal contributo unificato anche gli atti processuali delle Onlus, non viene riferito all'art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002 - il quale enumera più cause di esenzione dal contributo, ulteriori rispetto a quelle previste dal d.P.R. n. 642 del 1972 - bensì alle disposizioni che prevedono l'esenzione dall'imposta di bollo e di registro;