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come intendano intervenire perché l'appalto dei lavori per gli impianti di videosorveglianza da Nova Siri a Bernalda, oltre che di Rotondella e Montalbano jonico, diventi operativo; se il Ministro della difesa, vista la gravità ed il ripetersi di episodi criminosi, accuratamente e approfonditamente descritti nella relazione presentata al Parlamento della Direzione investigativa antimafia sul primo semestre 2021, non ritenga utile l'impiego delle forze armate sul territorio della Basilicata, al fianco delle forze dell'ordine, in funzione anticriminalità e terrorismo, così come ha già provveduto in altre numerose occasioni, quali le operazioni "Strade sicure", "Aquila", "Emergenza umanitaria", "Strade pulite", "Domino", "Salento", "Partenope 1" e "Partenope 2", "Riace", e "Vespri siciliani". Atto n. 4-07051 LANNUTTI ANGRISANI Luisa ABATE Rosa Silvana GIANNUZZI Silvana Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e della giustizia Premesso che: la RAI è controllata al 99,56 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze ed è quindi, di fatto, una società partecipata pubblica, tenuta a rispettare al proprio interno regole giuridiche ed il "codice etico"; nei giorni scorsi alcune testate giornalistiche e lo spazio "Rai scoglio", condotto da Pinuccio all'interno della trasmissione Mediaset "Striscia la notizia", si sono occupati del caso della giornalista, conduttrice del TG1, Dania Mondini; Mondini, che è attivista di associazioni antimafia, aveva denunciato alla Procura di Roma i cinque vicedirettori RAI, Filippo Gaudenzi, Andrea Montanari, Piero Damosso, Costanza Crescimbeni e Marco Betello, per il loro comportamento assimilabile al reato di stalking . In particolare, la conduttrice RAI si era lamentata con loro per il fatto di essere stata messa in stanza con un collega dal comportamento antisociale, che non riuscirebbe a trattenere effluvi molesti. Una forma di ridimensionamento, a modo di vedere della conduttrice, insieme all'affidamento di servizi brevi e meno importanti e ad aggressioni verbali per trascurabili errori durante la conduzione del notiziario; la questione era diventata ormai un problema all'interno di tutto il TG1, tanto che sarebbe stata indetta una riunione di redazione l'11 giugno 2018, alla quale avrebbero partecipato 15 giornalisti, tranne quello accusato dei comportamenti predetti. Questo, secondo la giornalista Mondini, il risultato dell'incontro: «La direzione pretende che i redattori ordinari restino in stanza con quella persona che non si lava ed emette maleodoranti rumori corporei, dimenticando anche gli episodi di alcuni anni addietro quando lo stesso aveva costruito un dossier di cento pagine sulle abitudini dei colleghi». Ma non è tutto. Mondini riferisce che Marco Betello avrebbe detto: «Chi non sta nella stanza con il collega non lavora più». Sempre secondo la giornalista, quattro giorni prima Gaudenzi avrebbe affermato che i «redattori che non stanno nella stanza con lui, come ha deciso il direttore, devono essere presi a calci in....»; l'intera vicenda avrebbe provocato nella giornalista anche uno stato di salute non buono, documentato nel fascicolo avocato dalla Procura generale, dopo un tentativo di archiviazione da parte della Procura di Roma rispettivamente al reato di stalking (si sarebbe comunque potuto procedere riguardo al mobbing ); considerato che la denuncia depositata dalla giornalista Mondini avrebbe fatto emergere nuovi inquietanti retroscena, le indagini hanno infatti portato su una pista parallela rispetto a quella predetta; si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto rappresentato e se ritengano di dover intervenire, per quanto di loro competenza, per verificare l'esistenza di procedure non lineari che possano favorire alcune carriere o danneggiarne altre all'interno della televisione di Stato, considerando che il giornalista, che è ancora al suo posto, potrebbe essere ricorso a raccomandazioni di un esponente poco raccomandabile per fare carriera, mentre di contro la conduttrice del TG1 ha dovuto intentare una causa contro i suoi superiori, in quanto la obbligavano a convivere con chi si è reso colpevole di un comportamento scorretto nei suoi confronti, ma che, diversamente da lei, godrebbe di protezioni importanti. Atto n. 4-07052 DE BONIS Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: la Basilicata è una delle regioni che ha sempre avuto un'alta incidenza di rifiuti pericolosi sulla quantità totale di rifiuti speciali prodotti. Come si evince dalla relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in Basilicata del 24 gennaio 2013, "la scoperta di numerose discariche abusive conferma come l'imprenditoria deviata consideri la Basilicata un territorio adatto ad attività illegali in tale settore" , e la magistratura materana ha condotto un censimento delle aree a rischio di sversamenti illegali; nel corpo della relazione dell'anno 2000 sono state riportate alcune problematiche attinenti al rischio di smaltimenti illeciti cui appariva esposta la regione, evidenziate dalle diverse autorità interpellate (in particolare, prefetto e autorità giudiziaria). Allarmante era il dato relativo agli 890 siti inquinati censiti, la metà dei quali connessi alle attività di prospezione petrolifera; riguardo, poi, alla produzione dei rifiuti ed in particolare alla produzione di rifiuti speciali e pericolosi, si legge che: "il 'rapporto sui rifiuti speciali' (realizzato dall'Anpa e dall'osservatorio nazionale sui rifiuti nel 1999) stima per il 1999 una produzione per la Basilicata di 720.594 tonnellate: i rifiuti pericolosi rappresentano il 19,6 per cento, con una produzione stimata in 145.535 tonnellate. Si tratta di un dato da evidenziare, poiché proprio in Basilicata si registra - tra le regioni italiane - la maggiore incidenza di rifiuti pericolosi sulla quantità totale di rifiuti speciali prodotti. Per quanto concerne invece la gestione dei rifiuti speciali, circa 13.000 tonnellate sono state trattate ai fini del recupero di materia, circa 4.000 tonnellate ai fini di recupero di energia, circa 5.000 tonnellate vengono indicate sotto la voce 'altri trattamenti'. Sono pertanto 650.000 le tonnellate che vengono inviate allo smaltimento finale: tuttavia nelle discariche regionali ne risultano smaltite solo 153.577, il che fa permanere un gap di conoscenza sulle restanti 400.000 tonnellate"; il Tribunale penale collegiale di Potenza, nei procedimenti penali n. 326/2021, n. 856/2020 e n. 4542/2010 R.G.N.R., in primo grado ha: "All'esito dell'istruttoria dibattimentale, il Tribunale 5 di Potenza, in data 10 marzo 2021, in relazione all'ipotesi di traffico illecito di rifiuti, ha assolto due ex dipendenti del Distretto Meridionale per non avere commesso il fatto, ha condannato sei ex funzionari del medesimo Distretto con sospensione della pena ed ha correlativamente condannato Eni ai sensi del D.Lgs.