[pronunce]

- La Regione Siciliana censura i commi 1, 6, 9, lettera b), numero 14), dell'art. 5 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, nonché l'elenco n. 1 allegato al predetto decreto-legge, nella parte in cui – nell'adottare «misure volte alla ristrutturazione dei mutui bancari, nonché di rilancio e sviluppo economico» per le famiglie, quali l'esclusione dall'imposta comunale sugli immobili (ICI) per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale – dispongono che gli interventi previsti dal medesimo decreto-legge siano finanziati mediante la riduzione dei seguenti importi, già assegnati alla Regione con specifiche destinazioni: 1) € 1.363,5 milioni, relativi a spese per interventi infrastrutturali e stradali in Sicilia e Calabria per l'anno 2008; 2) € 350 milioni, relativi alle spese per la viabilità secondaria della Regione Siciliana per ciascuno degli anni 2008 e 2009; 3) € 50 milioni, relativi alle spese per fronteggiare i danni provocati in Sicilia, nell'anno 2007, dalla malattia viticola denominata “peronospora”; 4) quanto previsto per gli interventi di miglioramento della qualità del servizio di trasporto e sicurezza nello stretto di Messina. Viene impugnato, di conseguenza, anche il comma 12 del medesimo articolo 5, il quale – con riferimento alle suddette riduzioni di risorse - dispone che «sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la rideterminazione delle autorizzazioni di spesa di cui all'elenco 1 allegato» e che «gli eventuali provvedimenti attuativi adottati, incompatibili con il presente articolo, restano privi di effetti». 1.1. - La Regione lamenta che le denunciate disposizioni sono state adottate in violazione: a) dell'art. 21, terzo comma, dello statuto speciale della Regione Siciliana (regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, recante «Approvazione dello Statuto della Regione siciliana», convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, in combinato con l'art. 2, comma 1, del decreto legislativo 21 gennaio 2004, n. 35 (Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione siciliana relative alla partecipazione del Presidente della Regione alle riunioni del Consiglio dei Ministri); b) del principio di leale collaborazione, in relazione all'art. 4 del medesimo d.lgs. n. 35 del 2004. 1.2 – In particolare, l'evocato terzo comma dell'art. 21 dello statuto speciale regionale prevede che il Presidente della Regione partecipa, «con il rango di Ministro […] al Consiglio dei ministri con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione». In attuazione di tale disposizione statutaria, l'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 35 del 2004 – pure evocato dalla ricorrente - stabilisce che il Presidente del Consiglio invita il Presidente della Regione Siciliana, il quale ha facoltà di partecipare, al Consiglio dei ministri, quando tale organo «deve deliberare provvedimenti di qualsiasi natura che riguardano la sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione siciliana». L'art. 4 del medesimo decreto legislativo - evocato in relazione al principio di leale collaborazione - prevede che, in conformità «a quanto prescritto dall'articolo 21, terzo comma dello Statuto, in tema di preventiva informazione sugli argomenti iscritti all'ordine del giorno delle sedute del Consiglio dei ministri cui è chiamato a partecipare, di espressione di opinioni e manifestazioni di voto, al Presidente della Regione siciliana spettano i medesimi diritti e doveri attribuiti ai Ministri». 1.3.- La ricorrente - sulla premessa che le disposizioni censurate, sottraendo «risorse ed interventi specifici per la Sicilia», attengono «direttamente e specificamente» agli «interessi» della Regione Siciliana - si duole della circostanza che il Presidente della Regione non sia stato invitato, né formalmente né informalmente, a partecipare alla deliberazione dell'organo del Governo centrale nella quale le medesime disposizioni sono state adottate, cosí violando gli artt. 21, terzo comma, dello statuto d'autonomia e 2, comma 1, del d.lgs. n. 35 del 2004. La violazione del principio di leale collaborazione discenderebbe, poi, dalla circostanza che, ad avviso della Regione, l'approvazione delle norme censurate non è stata preceduta da «una preventiva attività di informazione ed una consequenziale interlocuzione e raccordo fra i diversi livelli istituzionali», anche in ragione degli specifici accordi di programma già stipulati tra la Regione Siciliana ed il Ministero delle infrastrutture, cosí violando l'art. 4 del d.lgs. n. 35 del 2004. La ricorrente specifica che, per alcune delle risorse già destinate, la riduzione è intervenuta dopo che i Ministri competenti avevano emanato i decreti circa i criteri e le modalità di gestione di dette risorse. 2 - La difesa erariale, in via preliminare, rimette alla Corte ogni valutazione sull'eventuale inammissibilità del ricorso, in ragione dell'asserito «non […] agevole» collegamento dei «motivi di illegittimità costituzionale con le singole norme denunciate». Tale rilievo, ove anche configurasse - nonostante la sua genericità e la perplessità della sua formulazione - un'eccezione di inammissibilità in senso proprio, deve essere disatteso, perché dal tenore del ricorso emerge con sufficiente chiarezza il raccordo tra i motivi di censura e le disposizioni denunciate. 3. - Le questioni promosse non sono fondate. 3.1. - Quanto alla prospettata violazione degli artt. 21, terzo comma, dello statuto speciale della Regione Siciliana e 2, comma 1, del d.lgs. n. 35 del 2004, va rilevato che, in base a detto statuto ed al relativo decreto di attuazione, il grado di coinvolgimento del Presidente della Regione nelle riunioni del Consiglio dei ministri, nel caso in cui tale organo debba adottare provvedimenti «nelle materie che interessano la Regione» (terzo comma dell'art. 21 dello statuto), è diverso in ragione del tipo di interessi su cui incidono tali provvedimenti. La normativa di attuazione dello statuto, infatti, distingue nettamente due ipotesi: a) quella in cui il Consiglio dei ministri «deve deliberare provvedimenti di qualsiasi natura che riguardano la sfera di attribuzioni proprie e peculiari della Regione siciliana» (comma 1 dell'art. 2 del d.lgs. n. 35 del 2004); b) «ogni altra ipotesi in cui […] i provvedimenti trattati» dal suddetto Consiglio «coinvolgono un interesse differenziato, proprio e peculiare della Regione siciliana o determinano una rilevante e diretta interferenza sullo specifico indirizzo politico della stessa» (comma 2 dello stesso articolo).