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dal 7 marzo 2020, data del fallimento della rubinetteria, i lavoratori non possono essere licenziati, e quindi non possono accedere alle indennità di disoccupazione, in applicazione delle norme che non consentono ai datori di lavoro, temporaneamente ed a motivo dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, di perfezionare i licenziamenti; i medesimi lavoratori non possono accedere neppure alle misure di integrazione salariale, in quanto il relativo fondo è ormai esaurito; la situazione è quindi emblematicamente in fase di stallo; la Regione Piemonte, per venire incontro ai lavoratori coinvolti, ha attivato interventi di anticipo della Cassa integrazione ma occorre l'intervento del ministero del Lavoro per rendere effettiva l'erogazione di tali aiuti; il ministero deve altresì assumere iniziative e reperire risorse per rifinanziare il fondo che alimenta i trattamenti di integrazione salariale spettanti alle aziende quali la M&Z Rubinetterie SpA, si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di consentire ai lavoratori di accedere agli ammortizzatori sociali e risolvere la pesante crisi industriale che rischia di avere ripercussioni su tutta l'area del novarese. Atto n. 4-03707 UNTERBERGER LANIECE BRESSA CASINI ROSSOMANDO DE PETRIS PERILLI CIRINNA' STEFANO BALBONI EVANGELISTA MAIORINO ROMANO GINETTI MODENA STABILE CORRADO ORTIS ANGRISANI D'ANGELO MASINI RIZZOTTI MARTELLI CAMPAGNA TRENTACOSTE BUCCARELLA RUSSO SBROLLINI NOCERINO GIANNUZZI NATURALE Al Ministro della salute Premesso che: ogni anno milioni di animali sono trasportati vivi non solo all'interno dell'Unione europea, ma anche dall'Unione europea verso Paesi terzi, dove non esistono leggi a tutela degli animali e dove le norme europee sulla protezione degli animali sono ripetutamente violate; stando all'inchiesta condotta nel 2019 dalla trasmissione televisiva "Striscia la Notizia" (nata dai video shock girati da Animals International (AI) e diffusi da LAV e CIWF) le migliaia di animali, principalmente bovini, che partono dall'Italia soprattutto verso il Nord Africa e il Medio Oriente, una volta giunti a destinazione, vengono uccisi brutalmente, senza alcun tipo di stordimento, in mattatoi di fortuna o persino per strada; il video diffuso dal telegiornale satirico mostra quella che, in molti Paesi extra UE, costituisce una normale prassi: il bovino viene issato a un pilastro con una corda legata al collo, inizia a dimenarsi per difendersi e impedire all'operatore di colpirlo per abbatterlo; l'animale, ancora vivo e cosciente, morirà dopo lunghe e atroci sofferenze per le numerose ferite inferte; in base alla definizione espressa nel 2008 dall'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE), con "benessere degli animali" si intendono quelle condizioni in cui un animale è sano, ha sufficiente spazio, viene alimentato bene, si sente al sicuro, è libero di esprimere il proprio comportamento naturale e non prova sentimenti quali paura, dolore o sofferenza, il che non si verifica nella stragrande maggioranza dei casi di trasporto di animali vivi, soprattutto con riferimento ai viaggi di lunga durata e verso Paesi terzi; l'Unione europea, in coerenza con l'articolo 13 del TFUE, il quale ha definitivamente sancito che gli animali, in quanto "esseri senzienti", sono in grado di provare piacere e dolore, ha adottato tutta una serie di misure volte a garantire, se correttamente applicate all'interno degli Stati membri, che gli animali siano tenuti e trasportati in condizioni in cui non siano sottoposti a maltrattamenti, abusi, dolore e sofferenze; la protezione degli animali trasportati, anche quando destinati a fini produttivi e alimentari, non deve limitarsi al territorio degli Stati membri, ma bensì proseguire al di fuori di tale territorio, come sancito dalla sentenza del 2015 della Corte di Giustizia dell'Unione europea (causa C 424/13), secondo cui il trasporto al di fuori delle frontiere UE deve essere autorizzato dall'autorità competente del luogo di partenza, solo laddove sia possibile ritenere che le condizioni minime richieste dal regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio sulla protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate saranno rispettate anche nel territorio di Paesi terzi; sebbene il regolamento (CE) n. 1/2005 del Consiglio sulla protezione degli animali durante il trasporto all'interno e all'esterno dell'Unione europea sia di fatto obbligatorio e vincolante all'interno dell'UE, lo stesso Parlamento europeo ha rilevato che gli Stati membri ne danno applicazione con troppa poca fermezza e rigore, addirittura non chiedendone affatto l'applicazione all'esterno dell'UE; alla luce del gran numero di petizioni che denunciano violazioni gravi e sistematiche da parte sia degli Stati membri sia dei trasportatori, il Parlamento europeo (da ultimo con Risoluzione del 14 febbraio 2019 sull'attuazione del regolamento (CE) n. 1/2005) ha invitato gli Stati membri a migliorare sensibilmente l'osservanza della legislazione in materia, agendo penalmente nei confronti soprattutto delle violazioni ripetute, nonché la Commissione europea a garantire un'applicazione efficace ed uniforme della legislazione UE, intraprendendo azioni giudiziarie e comminando sanzioni nei confronti degli Stati membri inadempienti; con riferimento ai partner commerciali dell'Unione, il Parlamento europeo si è detto altresì preoccupato per le persistenti segnalazioni di problemi relativi al trasporto di animali vivi in determinati Paesi terzi, dove la macellazione avviene, secondo pratiche ben note agli allevatori e trasportatori europei, che implicano sofferenze estreme e prolungate, in violazione delle norme internazionali previste dall'OIE sul benessere degli animali e ha, pertanto, invitato la Commissione ad esigere, nei negoziati commerciali bilaterali con i Paesi terzi, il rispetto delle norme dell'UE relative al benessere degli animali; laddove gli standard nei Paesi terzi in materia di trasporto degli animali non siano comunque conformi a quelli dell'UE e la loro attuazione non sia sufficiente a garantire il pieno rispetto del regolamento (CE) n. 1/2005, il Parlamento europeo ha sottolineato che i viaggi per il trasporto di animali vivi verso tali Paesi terzi dovrebbero essere vietati; come dimostrano i dati sull' export e stando a quanto riportato dalle associazioni di protezione animali, la presenza (in particolare) di bovini italiani all'interno di mattatoi di Paesi extra UE, con tutele insufficienti o addirittura nulle, è un fenomeno tutt'altro che marginale: attualmente, il trasporto interessa animali anche di età compresa tra le due e le quattro settimane, costretti a viaggiare su lunga distanza, anche fino quasi a diciannove ore, e vittime di maltrattamenti e abusi che, per impedire loro di scappare, arrivano fino al taglio dei tendini delle zampe; considerato altresì che: stando a quanto emerso, è necessario effettuare controlli più incisivi sulle reali destinazioni degli animali italiani che, in molti casi, proseguono il loro viaggio, illegalmente e senza intermediari, oltre la destinazione ufficiale, verso Paesi in cui vengono uccisi brutalmente;