[ddlpres]

Nuovo patto fiscale. Delega al Governo per l'introduzione dell'aliquota unica al 20 per cento sui redditi delle persone fisiche e l'ampliamento della no tax area con modulazione basata sui carichi di famiglia. Onorevoli Senatori. – Perché l'Italia possa davvero ripartire è necessario un nuovo patto fiscale. Un patto nel quale il rapporto fra lo Stato e i cittadini sia ridefinito in termini di chiarezza, di semplicità, di trasparenza e di sostenibilità. Un patto nel quale lo Stato si impegni a garantire ragionevolezza nelle proprie pretese, equità sociale nel sistema impositivo e attenzione alle esigenze della famiglia, cellula essenziale del nostro sistema sociale. A fronte di questo impegno, lo Stato potrà assicurarsi un elevato livello di adesione spontanea al sistema, sconfiggendo finalmente quell'endemico fenomeno di evasione fiscale di massa che contraddistingue il nostro Paese. Obiettivo del presente disegno di legge è dunque un radicale ripensamento del modello di tassazione del reddito delle persone fisiche attraverso l'abbattimento delle aliquote, la semplificazione delle procedure e la centralità del «fattore famiglia». L'attuale sistema fiscale italiano presenta da un lato un meccanismo di ben cinque scaglioni e aliquote dal livello quasi espropriativo e dall'altro una pletora di agevolazioni e benefici dal costo elevatissimo per il bilancio dello Stato, dal frequente e paradossale effetto regressivo, farraginoso per i contribuenti e per l'amministrazione finanziaria. Il presente disegno propone un nuovo patto fiscale attraverso il quale, a parità di gettito, all'introduzione di un'aliquota unica (la cosiddetta « flat tax », fissata al 20 per cento rispetto al 23 per cento dell'attuale aliquota minima) corrisponderebbe l'abolizione di tutte le agevolazioni riconosciute ai fini dell'imposta personale sui redditi, con l'ulteriore pregio di colmare le disparità tra diverse tipologie di lavoratori o percettori di reddito e di valorizzare l'incidenza dei carichi familiari ai fini del calcolo delle imposte. Una sostenibile progressività del sistema sarebbe garantita dalla previsione di una no tax area più estesa di quella attuale, omogenea per le diverse tipologie di reddito (superando la vigente e irrazionale differenziazione delle detrazioni per reddito da lavoro dipendente, lavoro autonomo o pensione), modulata sulla base della consistenza dei nuclei familiari e applicata in misura degressiva (ovvero in funzione inversa rispetto al crescere del reddito del soggetto fiscale: piena per i redditi più bassi, parziale per i redditi medi, fino ad annullarsi del tutto per i redditi alti). La proposta in particolare prevede: – aliquota unica (flat tax) pari al 20 per cento (rispetto al 23 per cento dell'attuale aliquota minima); – riconoscimento di una no tax area di 7.000 euro per anno in modo uniforme per le diverse tipologie di reddito; – riconoscimento di una no tax area modulata sulla base dei carichi di famiglia in modo assai più significativo di quanto accada con le attuali detrazioni per carichi di famiglia (una famiglia bireddito con tre figli godrebbe di un'area di completa esenzione fiscale di 22.500 euro l'anno!); – riconoscimento dell'agevolazione della no tax a rea in modo degressivo, fino ad un valore di reddito di 100.000 euro l'anno, per introdurre nel sistema quei criteri di progressività richiesti dalla nostra Costituzione. Per garantire attraverso adeguate coperture la tenuta dei conti pubblici e il rispetto del pareggio del bilancio, si prevede in primo luogo la soppressione delle agevolazioni fiscali sull'imposta personale sul reddito, al netto di quelle finalizzate a evitare una doppia imposizione (si esentano redditi che già assolvono in altro modo l'obbligo tributario). Si tratta di un ammontare enorme di risorse. Secondo i dati del Ministero dell'economia e delle finanze, nel nostro sistema si contano 230 tax expenditures , di cui quelle in favore delle persone fisiche hanno un valore di oltre 100 miliardi di euro. Anche se non tutte possono essere abolite, e anche se il riconoscimento della no tax area aumentata rispetto alle attuali detrazioni base e per carichi di famiglia comporta oneri maggiori rispetto ad oggi, è chiaro che si tratta di un'ingente somma di risorse. Inoltre, a maggiore garanzia dell'equilibrio del bilancio dello Stato, si propone anche un intervento sui servizi pubblici divisibili e sulle prestazioni assistenziali, e la previsione che i soggetti al di sopra di una determinata soglia reddituale, definita in modo progressivo in base all'effettiva situazione economica e patrimoniale dei nuclei familiari, possano essere chiamati a corrispondere al costo di determinate prestazioni o beneficiarne in modo selettivo. Ciò non solo al fine di reperire risorse da destinare al finanziamento della riduzione dell'imposta sul reddito, ma anche per contribuire a ridisegnare un sistema di welfare maggiormente improntato a princìpi di equità e a migliorare i servizi stessi. La pretesa di garantire gratuitamente «tutto a tutti», infatti, non solo ha posto nel tempo problemi di sostenibilità economica, ma ha finito anche per peggiorare l'intensità e la qualità della prestazione o del servizio nei casi in cui maggiore sarebbe il bisogno di protezione sociale, impedendo al contempo di ridurre gli attuali insopportabili livelli di pressione fiscale. I livelli di compartecipazione al costo dovrebbero in ogni caso risultare di entità inferiore al costo standard del servizio erogato e al suo prezzo corrispondente nel mercato privato, fugando in tal modo il rischio di una dequalificazione e marginalizzazione dei servizi pubblici. Il sistema disegnato nella presente proposta determinerebbe enormi vantaggi: sarebbe enormemente più semplice per i contribuenti; più facile da gestire per l'amministrazione finanziaria che potrebbe concentrare le proprie risorse umane sulla lotta all'evasione; più equo rispetto alle diverse categorie di contribuenti; più sensibile alle esigenze della famiglia che, rappresentando il nucleo fondamentale di produzione del reddito, dovrebbe essere considerata come l'unità fondamentale ai fini del calcolo della capacità contributiva; più favorevole alla produzione di ricchezza e quindi allo sviluppo del Paese, considerato che le attuali aliquote fortemente progressive rappresentano un potente disincentivo alla produzione di reddito. Si tratta, infine, di un sistema rispettoso del criterio di progressività del sistema fiscale che non deve essere inteso come espropriazione del ricco ma come ragionevole modulazione dei carichi fiscali in relazione al crescere del reddito e in considerazione della consistenza dei nuclei familiari. In conclusione, un sistema siffatto rappresenterebbe la migliore premessa per un'efficace lotta all'evasione, i cui margini di «convenienza» si ridurrebbero notevolmente. E se è vero che l'abbattimento delle aliquote rappresenta il migliore strumento di lotta all'evasione; se è vero che la radicale semplificazione del sistema tributario libererebbe un'ingente quantità di personale dell'amministrazione finanziaria che potrebbe essere dedicata ad una più efficace lotta al sommerso; se è vero tutto ciò, è allora ragionevole immaginare che una riforma del genere potrebbe determinare una significativa emersione di base imponibile. Immaginando un'emersione del 15 per cento o del 10 per cento, l'aliquota di equilibrio (quella che consente l'invarianza del gettito fiscale complessivo) potrebbe scendere ulteriormente.