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Stiamo quindi discutendo di una legge importante, necessaria per sanare una serie di infrazioni, apparentemente meri tecnicismi, ma che in realtà incidono profondamente nella vita di aziende, lavoratori e famiglie. Tale evidenza sfugge probabilmente a questo Governo. Affermo ciò perché siamo ancora in attesa di sapere ufficialmente chi sono gli incaricati del Governo chiamati ad occuparsi degli affari comunitari. Vi è certo un interim del presidente Conte e pare che alcune deleghe siano state nuovamente concesse al sottosegretario Barra Caracciolo, ma questo evidentemente non basta. Il Ministero per gli affari comunitari ha un ruolo centrale, avendo tra l'altro proprio la competenza sulle infrazioni cui l'Italia è soggetta. Qualche malizioso potrebbe pensare che la vostra non sia una semplice sciatteria, ma la volontà esplicita d'ignorare l'importanza e la centralità della partecipazione italiana alla vita dell'Unione europea. Il Ministero, durante tutto l'anno in corso, non è stato in condizioni di lavorare e, da qui in poi, non si sa cosa accadrà. Se sommiamo quanto detto al fatto che proprio in queste settimane si sta discutendo del nuovo bilancio comunitario, in particolare per ciò che afferisce ai fondi tanto importanti per il nostro Mezzogiorno, capirete certamente il nostro sconcerto. Mi riferisco a uno sconcerto che si acuisce se aggiungiamo che siamo alla vigilia dell'appuntamento elettorale europeo e che all'orizzonte le nubi tempestose della Brexit, con le ricadute importanti che questo avvenimento avrà sulla nostra economia, non si sono affatto diradate. Possiamo dunque affermare che, nel migliore dei casi, questo Governo mostra disinteresse per l'Europa, se non ostilità aperta e ciò è inaccettabile. Certo l'Europa non è perfetta, anzi, ma è la nostra casa; una casa che ha permesso quasi un secolo di pace e crescita economica, non lo dimentichiamolo. Tale crescita nasce dai fondi strutturali, la cui programmazione 2021-2027 - come dicevo poc'anzi - è in fase di discussione. In particolare, la presumibile uscita del Regno Unito porterà - ahimè! - una riduzione del budget a disposizione per l'attuazione della politica agricola comune. Molti Paesi si stanno mobilitando per scongiurare tale avvenimento che rappresenta un serio pericolo per la tenuta e la salvaguardia del nostro patrimonio agro-industriale. Dobbiamo lavorare intensamente, in particolare per garantire un futuro ai giovani agricoltori. Dobbiamo aiutare queste ragazze e questi ragazzi che vedono nell'agricoltura un'opportunità di riscatto e soprattutto un modo per restare nelle proprie aree di origine. Infatti, colleghi, il dramma dell'emigrazione non è soltanto legato a genti che vengono in Europa da Africa ed Asia, ma lo è anche per tante, forse troppe famiglie del nostro Sud, che vedono andar via i propri ragazzi in cerca di opportunità. Chi come me viene dal Sud questo lo sa molto bene; io, infatti, incontro tanta gente, tante madri e tanti padri a cui a volte devo asciugare le lacrime perché vedono partire i loro figli. Incentivare l'imprenditoria agricola giovanile ci consentirà di avere innovazioni e rinnovato entusiasmo e, di conseguenza, una migliore risposta del mercato, cibo di qualità e uno sviluppo sostenibile per l'ambiente. I giovani che vogliono fare questo lavoro devono essere incentivati e sostenuti. Auspichiamo in tal senso che anche il Governo faccia sentire con autorevolezza la sua voce in Europa per tutelare i nostri interessi. Come potrà farlo senza il Ministro ad hoc sarà tutto da chiarire. Sempre per i giovani sarebbe necessario che il nuovo Fondo sociale europeo Plus (FSE+) fosse collocato all'interno della politica di coesione, così da farlo diventare uno strumento a sostegno degli investimenti nel capitale umano per l'inclusione sociale. Il Fondo sociale europeo dovrebbe inoltre poter contare su maggiori risorse aggiuntive, visto che questo nuovo strumento ha inglobato altri programmi, compresa la fondamentale iniziativa per l'occupazione giovanile cui è destinata una dotazione specifica nell'attuale programmazione. Colleghi, tante opportunità ci potrebbero essere se solo volessimo coglierle, ma questo Governo sembra ignorarle, troppo preso a litigare e a caccia di voti. Il mio appello è quindi il seguente: occupatevi di Europa, criticatela se volete, ma occupatevene cercando di raccogliere il meglio che può offrire per la nostra Italia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Moronese. Ne ha facoltà. MORONESE (M5S) . Signor Presidente, la legge europea 2018 è un provvedimento importante che ci permette di porre rimedio a norme volute dai precedenti Governi che hanno generato procedure EU-Pilot , quindi di pre-infrazione, che, se non risolte, porterebbero all'applicazione di salatissime multe per l'Italia. Oggi intervengo, con grande soddisfazione, su una questione ben precisa e cioè sull'approvazione avvenuta in prima lettura al Senato di un emendamento a mia prima firma che ha messo la parola «fine» ad un sistema drogato di incentivazione per gli impianti a biomasse, biogas e bioliquidi, che in realtà avrebbe favorito soltanto inceneritori e discariche provocando una nuova procedura di infrazione con l'Europa. L'emendamento approvato, che oggi costituisce l'articolo 21 della legge europea, abroga quanto previsto dalla legge di bilancio 2016. In quella legge di bilancio un emendamento che aveva la firma dell'allora maggioranza, quindi con tanto di nome e cognome, ovvero Partito Democratico, quindi Governo Renzi, stabilì che anche per quegli impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili, che avevano già usufruito degli incentivi fino al gennaio 2016 (poi prorogati fino al dicembre 2018), venisse prorogata l'opportunità di beneficiare di incentivi sull'energia prodotta, in alternativa all'integrazione dei ricavi, fino al 31 dicembre 2021 o per cinque anni dal rientro in esercizio degli impianti. In sostanza, questi operatori, grazie alle ripetute proroghe, avrebbero avuto a disposizione un doppio incentivo quindi, da un lato, l'incentivo sull'energia prodotta e, dall'altro, l'integrazione ai ricavi. L'erogazione di questi incentivi passa attraverso una procedura di competenza del Ministero dello sviluppo economico, ed è subordinata alla decisione favorevole della Commissione europea ai fini anche della verifica di compatibilità della stessa con la disciplina in materia di aiuti di Stato. Grazie a questi passaggi dovuti alla procedura, abbiamo potuto sapere dal Ministero dello sviluppo economico che la Commissione europea ha già avuto modo da diverso tempo di sollevare alcune obiezioni ritenendo la misura non conforme rispetto alla disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia per gli anni 2014-2020. Sempre dal Ministero dello sviluppo abbiamo saputo anche quali aziende e quali impianti avevano richiesto di accedere a questi incentivi, ad oggi mai erogati proprio perché oggetto di contestazione europea.