[pronunce]

quattro, tra i responsabili di dipartimento; uno soltanto, tra il personale medico dirigente; uno, del pari, tra il personale delle professioni sanitarie con incarichi dirigenziali; due, tra esperti esterni. Infine, l'illegittimità costituzionale degli artt. 13, comma 1, lettera b), e 14, comma 3, dell'impugnata legge regionale deriverebbe dal fatto che tali disposizioni attribuiscono alla Giunta regionale il controllo sull'attività di ricerca degli istituti, in contrasto con l'art. 8, comma 3, del d.lgs. n. 288 del 2003 (non censurato dalla Corte – rammenta il ricorrente – nella sentenza n. 270 del 1995). Ai sensi, infatti, di tale norma la verifica della coerenza tra la suddetta attività e il programma di ricerca sanitaria nazionale (di cui all'art. 12-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, recante «Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421») compete al solo Ministero della salute. 1.2.- Su tali basi, pertanto, il Presidente del Consiglio dei ministri ha concluso affinché la Corte dichiari costituzionalmente illegittime le norme suddette «per contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost. e le norme di principio statali contenute nel d.lgs. n. 288 del 2003 e conseguente atto di intesa 1° luglio 2004». 2.- Si è costituita in giudizio la Regione Lazio, con atto depositato presso la cancelleria della Corte il 28 aprile 2006, limitandosi a richiedere – con riserva di articolare la propria difesa – che il ricorso venga respinto stante la sua inammissibilità ed infondatezza. 2.1.- Con memoria depositata presso la cancelleria della Corte il 10 ottobre 2006, la Regione Lazio ha meglio precisato le proprie difese. 2.1.1.- Essa ha inteso, preliminarmente, «specificare la natura e le caratteristiche degli IRCCS», nonché «ripercorrere le fasi della loro evoluzione normativa», segnatamente quella successiva all'avvenuta modifica del Titolo V della Costituzione. Nell'evidenziare, in particolare, la «duplicità di funzioni» (di assistenza e ricerca) che ha sempre caratterizzato gli istituti de quibus, nonché, conseguentemente, il loro assoggettamento ad «una disciplina speciale rispetto alla normativa generale in materia di assistenza sanitaria», la resistente ha posto in luce come, ai sensi del novellato testo dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, e secondo quanto precisato dalla sentenza di questa Corte n. 270 del 2005, debba ritenersi ormai certo che «lo Stato possiede una potestà normativa limitata alla determinazione dei principi fondamentali dell'organizzazione e del funzionamento degli IRCCS, mentre la concreta regolamentazione attuativa afferisce alla competenza regionale». Sottolinea, inoltre, che la giurisprudenza costituzionale – sentenze n. 201 del 2003 e n. 282 del 2002 – ha anche chiarito come, ai fini dell'esercizio della potestà legislativa di dettaglio spettante alle Regioni, non sia necessaria «la previa adozione dei principi generali in leggi statali nuove ed apposite», potendo essi trarsi da «leggi statali (anche non di cornice) già vigenti», essendo, per contro, «impedito alla Stato di adottare disposizioni di dettaglio, anche eventualmente ad efficacia suppletiva». In particolare, infatti, con la sentenza n. 303 del 2003, la Corte ha addirittura escluso che il legislatore statale possa dare vita a norme «di dettaglio “cedevoli” in materia di competenza concorrente», salvo il caso del tutto eccezionale della sussidiarietà “ascendente”, conclusione – a dire della resistente – peraltro già desumibile dall'art. 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). 2.1.2.- È, dunque, in tale complessivo contesto che si inserisce la disciplina, in particolare, dei cosiddetti IRCCS “non trasformati in fondazioni”, quali sono – rammenta la resistente – quelli interessati dall'intervento del legislatore regionale del Lazio oggetto del presente giudizio. Detti istituti, secondo quanto previsto dall'art. 5 del d.lgs. n. 288 del 2003, debbono essere disciplinati «con atto di intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni», organo, sottolinea la resistente, configurato – dagli artt. 2 e 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali) – come «meramente consultivo, dunque ordinariamente privo di autonoma potestà normativa». È quanto, del resto, sarebbe stato affermato dalla stessa sentenza n. 270 del 2005, che qualifica, proprio l'intesa intervenuta per la disciplina dei cosiddetti “IRCCS non trasformati”, come «una modalità di determinazione, condivisa fra Stato e Regioni ed uniforme sull'intero territorio nazionale, di quali debbono essere le caratteristiche comuni di questa categoria residuali di istituti». L'atto di intesa, dunque, posto in essere ai sensi del già richiamato art. 5 del d.lgs. n. 288 del 2003, sarebbe «in quanto tale certamente privo di valore normativo», donde la necessità che detta intesa sia «recepita da un provvedimento normativo statale o (più correttamente, alla luce del riparto di competenze ex art. 117 Cost.) regionale ad essa conformi». 2.1.3.- Ciò premesso in termini generali, per quanto concerne specificamente le singole disposizioni censurate, la Regione Lazio esclude che possano ravvisarsi gli ipotizzati profili di illegittimità costituzionale. 2.1.3.1.- Con riferimento, in particolare, alla dedotta illegittimità costituzionale dell'art. 7, comma 2, la resistente rileva come la scelta – ivi contenuta – di precludere al direttore scientifico degli istituti de quibus l'assunzione (anche) dell'incarico di direttore di struttura, ovvero di ogni altro incarico di direzione, si presenta del tutto coerente con quel carattere della “esclusività” che – anche secondo il disposto della norma statale (art. 11, comma 3, del d.lgs. n. 288 del 2003) , che il ricorrente assume, invece, violata – connota il suo rapporto con l'istituto. Né, d'altra parte, indicazioni contrarie sarebbe lecito trarre – a dispetto di quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio dei Ministri – dal parere reso il 15 novembre 2005 dal Consiglio di Stato, secondo cui, invece, «l'esclusività del rapporto del Direttore scientifico» è stata prevista in modo «così chiaro e tassativo, da non poter tollerare eccezioni e temperamenti». 2.1.3.2.-