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le banche azzererebbero le sofferenze con conseguente risparmio degli ingenti costi legali e di riduzione del contenzioso; – i corsi azionari delle banche migliorerebbero con benefici diffusi anche perché, senza le maggiori perdite da cessione, le banche non dovrebbero aumentare gli accantonamenti sui crediti in bonis ; – alcuni milioni di imprese e di cittadini, alleviati dall'ossessione dei debiti bancari che non possono più pagare, potrebbero tornare a vedere il futuro con ottimismo, a far ripartire le loro aziende e ad aumentare i loro consumi, a tutto beneficio del prodotto interno lordo e quindi della ripresa economica del Paese. Una forma di «remissione del debito», che peraltro consentirebbe a una platea di circa 10 milioni di debitori di uscire dall'angoscia delle esecuzioni immobiliari e realizzerebbe anche i princìpi di uguaglianza sostanziale e di favor debitoris rispettivamente enunciati dalla Costituzione e dal codice civile laddove prevede un'esplicita tutela della libertà del debitore dalla locupletatio del creditore, ritenuto la parte forte del rapporto di credito. C'è anche un altro aspetto, dal sapore metagiuridico, ma forse socialmente e politicamente rilevante: è corretto, giustificato e utile che il creditore banca accetti di vendere il suo credito a un valore inferiore a quello che sarebbe disposto ad accettare come pagamento a stralcio del proprio cliente debitore? La legge 48 del codice di Hammurabi (1792-1750 avanti Cristo) recita testualmente: «Se qualcuno ha un debito per un prestito e una tempesta danneggia i cereali o il raccolto finisce o i cereali non crescono per carenza di acqua, in quell'anno non ha bisogno di dare al creditore alcuna quantità di cereali. Egli (il debitore) lava nell'acqua la tavola in cui è segnato il debito e non paga alcuna rendita per tale anno». Qual era la logica di Hammurabi? Se qualcuno ha prestato all'agricoltore il capitale per coltivare la terra (semi, strumenti di lavoro eccetera) e si aspetta di essere ripagato con i cereali prodotti, non può pensare di non correre il rischio delle avversità naturali che, così come distruggono il frutto del lavoro dell'agricoltore, impediscono a quest'ultimo di pagare il debito. È la logica della condivisione del rischio. Saggiamente Hammurabi cancella il debito poiché quello che conta è che l'agricoltore possa ricominciare a lavorare per il prossimo raccolto. Mantenere in vita il debito sarebbe stato socialmente ed economicamente controproducente. Con il presente disegno di legge si vuole provare a indurre le banche ad accettare, con formule concordate e in via stragiudiziale, che i debitori possano definire il loro debito a un valore non inferiore al prezzo offerto dai fondi speculativi, a fronte di un regime fiscale agevolato in loro favore che contempli la deducibilità fiscale della perdita, immediata e opportunamente maggiorata. Il tutto nella consapevolezza, da parte della banca, che un accordo transattivo sarà il miglior risultato possibile, in termini economici e patrimoniali, sicuramente migliore di quello di una lunga guerra di tentativi di composizione giudiziaria, capace di ridare dignità a tanti soggetti marginalizzati dalla crisi.. 1 1 Ai fini della presente legge sono considerate posizioni a sofferenza i rapporti giuridici tra banche o intermediari finanziari individuati ai sensi dell'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, e loro debitori classificati a sofferenza, secondo le vigenti disposizioni della Banca d'Italia, e risultanti tali alla data del 31 dicembre 2017 presso la centrale dei rischi della Banca d'Italia. 2 1 Entro il 31 dicembre 2018, i titolari delle posizioni a sofferenza possono richiedere in forma scritta alla banca o all'intermediario finanziario di cui sono debitori di concordare una transazione stragiudiziale per la restituzione, a saldo di quanto dovuto, di un importo non superiore al valore netto di bilancio delle loro singole esposizioni, come risultanti dal bilancio al 31 dicembre 2017 della banca o dell'intermediario finanziario destinatario dell'istanza, 2 Entro trenta giorni dalla ricezione dell'istanza di cui al comma 1, la banca o l'intermediario finanziario sono tenuti a comunicare in forma scritta il valore contabile dei crediti vantati verso il debitore istante con l'indicazione dei relativi accantonamenti stanziati per le previsioni di perdita al 31 dicembre 2017. Inoltre la banca o l'intermediario finanziario non possono rifiutare la proposta transattiva qualora l'importo offerto in pagamento dal debitore coincida con il valore netto di bilancio di ciascuno dei crediti. 3 L'atto di transazione, a pena di nullità, deve essere sempre in forma scritta e prevedere l'espressa rinuncia del creditore al maggior credito e a tutte le garanzie personali e reali costituite sui beni del debitore o di terzi garanti, con efficacia a decorrere dalla data dell'ultimo effettivo pagamento a saldo, previsto dall'accordo transattivo. Gli oneri per l'eventuale cancellazione di ipoteche, ai sensi del presente comma, sono totalmente a carico della banca o dell'intermediario finanziario creditori. 4 Al debitore non è consentito, senza l'autorizzazione in forma scritta del creditore, effettuare atti dispositivi del proprio patrimonio mobiliare o immobiliare dallo stesso detenuto alla data dell'istanza di cui al comma 1 e fino al momento in cui non ha ultimato i pagamenti previsti nell'accordo transattivo di cui al medesimo comma. Al creditore è consentito negare l'autorizzazione di cui al presente comma solo qualora l'atto dispositivo preannunciato dal debitore possa compromettere la sua capacità patrimoniale di onorare i pagamenti di cui all'accordo transattivo perfezionato. Il debitore, a sua volta, a fronte del diniego del creditore, può ricorrere al giudice ordinario con procedimento d'urgenza ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile. 3 1 La banca o l'intermediario finanziario, qualora non ottemperino all'istanza avanzata dal proprio debitore ai sensi del comma 2 dell'articolo 2, lo facciano in ritardo rispetto al termine ivi indicato o forniscano un'informazione non veritiera rispetto al dato di bilancio approvato, sono soggetti alle sanzioni stabilite, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, dalla Banca d'Italia con proprio provvedimento. 4 1 Per tutti i crediti ipotecari classificati a sofferenza alla data del 31 dicembre 2017, per i quali era originariamente previsto un pagamento rateale con durata non inferiore a tre anni, la banca o l'intermediario finanziario e il debitore possono concordare, in alternativa alla transazione di cui all'articolo 2, il ripristino non novativo del contratto di finanziamento ipotecario con rateizzazione concordata non superiore a venti anni, limitando il debito residuo in linea capitale a una somma non superiore al valore netto di bilancio di detto credito al 31 dicembre 2017. Il ripristino del contratto di finanziamento secondo quanto previsto dal presente articolo comporta, a seconda dei casi e sempre che il creditore non vi rinunci espressamente, l'obbligatoria applicazione di quanto previsto dagli articoli 48 -bis e 120- quinquiesdecies del testo unico di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385.