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L'articolo 6 del presente disegno di legge istituisce e regolamenta il Comitato istituzionale per Venezia e la sua laguna, che è presieduto dal Presidente del Consiglio dei ministri ed è costituito dai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico, dei beni e delle attività culturali e del turismo, dell'economia e delle finanze, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nonché dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione; vi partecipano, inoltre, il Presidente della regione Veneto, il presidente della provincia di Venezia, i sindaci di Venezia, Chioggia, Cavallino-Treporti e il sindaco di due dei comuni della gronda lagunare all'uopo designato. A tale Comitato è demandato l'indirizzo, il coordinamento e il controllo per l'attuazione degli interventi previsti dal presente disegno di legge. Tra le varie iniziative volte alla rivitalizzazione e lo sviluppo socio-economico e produttivo dei comuni sopra citati nonché della provincia di Venezia per le proprie competenze (articolo 7), interessante è la realizzazione dei cosiddetti Fondaci quali luoghi di interrelazioni culturali, di scambio di merci, -- di produzione culturale e artigianale, con l'utilizzazione di siti produttivi dismessi, di complessi immobiliari o aree demaniali, nonché lo sviluppo del comparto fieristico, anche attraverso l'utilizzo sinergico delle strutture della Stazione marittima, dell'Arsenale, dell'aeroporto Nicelli, del Parco scientifico tecnologico di Venezia e Fondazione di San Servolo, oltre che alla manutenzione urbana e alla realizzazione della metropolitana sub-lagunare e del Quadrante Tessera. Inoltre, avendo Venezia oramai raggiunto la ridotta soglia dei 60.000 abitanti, risulta urgente predisporre un piano di attrattività abitativa sia per i giovani che per le giovani coppie, introducendo incentivi ed interventi immobiliari con offerte di abitazioni, sia in locazione sia di proprietà, a basso costo per aumentare l'insediamento di nuovi abitanti nella città storica. In linea con la riforma volta a realizzare il cosiddetto federalismo demaniale e in applicazione dei criteri di sussidiarietà, adeguatezza, territorialità e semplificazione, l'articolo 7 (comma 6) prevede poi che, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, siano individuati, mediante l'inserimento in appositi elenchi, gli immobili appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato non necessari al funzionamento degli uffici delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, che sono da attribuire a titolo non oneroso al comune di Venezia e che entrano a far parte del demanio disponibile dello stesso comune; fanno eccezione quelli appartenenti al demanio marittimo, idrico e aeroportuale, che restano assoggettati al regime stabilito dal codice civile e alle norme di settore. Il comune, poi, sarà tenuto a trasferire in concessione o in locazione, ovvero ad alienare, previo esperimento di pubblica gara, i beni immobili acquisiti, salvo che gli stessi non debbano essere adibiti a sede degli uffici comunali per i quali lo stesso comune abbia programmato l'acquisto o la locazione, anche in terraferma, di immobili; fermo restando quanto previsto in ordine ai beni esclusi dal trasferimento appartenenti al patrimonio culturale ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, (come ad esempio: gli immobili in uso per comprovate ed effettive finalità istituzionali alle amministrazioni dello Stato, anche a ordinamento autonomo, i porti e gli aeroporti di rilevanza economica nazionale e internazionale, le reti di interesse statale, ivi comprese quelle stradali ed energetiche, le strade ferrate in uso di proprietà dello Stato, eccetera). Le risorse che verranno recuperate mediante la concessione o locazione dei beni immobili trasferiti al comune dovranno essere impegnate per l'attivazione delle finalità di cui alla presente legge. Si demanda, infine, a decreti delegati la previsione di incentivi ed agevolazioni a favore delle imprese operanti nelle zone di censimento, da erogare nel rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Al riguardo è stata poi inserita la cosiddetta clausola Deggendorf in base alla quale non possono beneficiare degli interventi agevolativi coloro che hanno ricevuto e non hanno rimborsato gli aiuti che lo Stato è tenuto a recuperare in esecuzione di una decisione della Commissione europea. Nell'articolo 8 vengono indicati gli interventi per la manutenzione urbana e lo sviluppo dell'innovazione nel comune di Venezia, da realizzare anche attraverso la possibilità riconosciuta al comune stesso di sottoscrivere e alienare quote di uno o più fondi comuni di investimento, in misura non superiore al 50 per cento del patrimonio, promossi e gestiti da una o più società di gestione, al fine di favorire l'afflusso di capitale di rischio verso le piccole e medie imprese (PMI) innovative localizzate nella medesima area. Con l'adozione di un nuovo piano di sviluppo dell'area di Porto Marghera denominato «Progetto Marghera», previsto dagli articoli 9 e 10, si intende perseguire lo scopo di favorire lo sviluppo del settore terziario, anche avanzato, nonché lo sviluppo di aree residenziali. In particolare, tra i vari interventi verranno realizzate infrastrutture viarie, ciclistiche e ferroviarie sia per le persone che per le merci, nonché aree attrezzate di fabbricati, impianti, laboratori destinati ad attività industriali, portuali ed artigianali. L'articolo 9 prevede, inoltre, tutta una serie di interventi e procedure al fine di perseguire il risanamento e la bonifica, attuati mediante la redazione di un piano complessivo per la messa in sicurezza e bonifica delle aree del citato sito di Porto Marghera. Infatti, l'area industriale di Marghera con la crisi dell'industria sia pubblica, sia privata (la chimica), ha determinato la dismissione delle aree, lasciandole in uno stato ambientale molto compromesso. L'esigenza di riconversione implica un grande intervento di bonifica delle aree ed una destinazione di funzioni logistiche a supporto dell'esigenza di espansione portuale sia per i traffici di merci che di persone (turismo crocieristico), Gli interventi economici, amministrativi e socio-ambientali relativi al «Progetto Marghera» e al sito di Porto Marghera, previsti dagli articoli in questione, verranno attuati mediante appositi accordi di programma tra la regione Veneto e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero dello sviluppo economico, il comune, la provincia, l'autorità portuale, il Magistrato alle acque, il comune di Mira, l'autorità di bacino distrettuale e l'Ente zona industriale di Porto Marghera nonché altre imprese e società presenti nell'area di Porto Marghera. È previsto che, qualora tali accordi di programma non siano trascritti o ratificati dai singoli organismi competenti entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, venga nominato un Alto commissario per il recupero e la rivitalizzazione di Porto Marghera.