[ddlpres]

Disposizioni in materia di tutela dei diritti della famiglia e istituzione dell'Autorità garante della famiglia. Onorevoli Senatori. – La necessità di una normativa che definisca una serie di diritti riconducibili a quel sistema di relazioni interpersonali stabili costituito dalla «famiglia», che la Costituzione de finisce «società naturale fondata sul matrimonio» (articolo 29) e la Repubblica «riconosce», in quanto preesistente alla stessa istituzione statale, è largamente sentita quale espressione delle più condivise tradizioni del nostro popolo, non solo da quanti si ispirano all'insegnamento religioso. I valori della famiglia, infatti, sono comuni anche alla cultura laica non solo italiana, come attestano le iniziative assunte ancora di recente da Paesi quali la Francia e la Svezia, che. hanno adottato misure significative a salvaguardia del potere di acquisto dei redditi familiari. A seguito dell'esortazione apostolica « Familiaris consortio », con la quale Giovanni Paolo II nel 1980 ha impegnato la Santa Sede a predisporre una «Carta dei diritti della famiglia», da presentare agli ambienti e alle autorità interessati perché avviassero, su solide basi, una discussione in vista di un testo normativo di ampio respiro, non c'è stata soltanto la risposta del Pontificio Consiglio per la famiglia, con il suo articolato svolgimento di diritti, ma significativi interventi a livello normativo, il più ampio dei quali è senza dubbio rappresentato dalla legge 8 novembre 2000, n. 328, recante la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, che ha dato luogo a interventi che hanno inciso positivamente su vari aspetti della politica sociale in favore delle persone e delle famiglie. Manca, tuttavia, una vera Carta dei diritti della famiglia, cioè un sistema normativo organico, capace di costituire un punto di riferimento generale che potrà tornare utile anche in occasione di ogni altro intervento che voglia considerare esigenze diverse, in materia sanitaria, della tutela dei figli, della casa, dell'eredità. In sostanza, se non diamo funzionale sistemazione ai diritti della famiglia, che pure sono scritti in Costituzione, anche chi ritiene di dover intervenire a favore di situazioni che si vanno ricomponendo stabilmente e che è auspicabile assumano la connotazione giuridica di famiglia non avrà punti di riferimento cui ancorare scelte razionali e costituzionalmente corrette. Il richiamo alla «Carta dei diritti della famiglia», a suo tempo predisposta dal Pontificio Consiglio per la famiglia, consente alcuni approfondimenti utili per il legislatore nazionale. In particolare il documento esprime «postulati e principi fondamentali per una legislazione da attuare e per lo sviluppo della politica familiare. In tutti i casi essi sono un appello profetico in favore dell'istituzione familiare, la quale deve essere rispettata e difesa da tutte le usurpazioni (...). Del resto quasi tutti questi diritti si possono già trovare in altri documenti sia della Chiesa che della comunità internazionale». Diritti che la Carta si prefigge di elaborare ulteriormente, di precisare con maggiore chiarezza e di raccogliere in una presentazione organica, ordinata e sistematica, arricchita da osservazioni e da suggerimenti ricevuti in risposta a un'ampia consultazione di esperti in materia, rappresentanti varie culture. Una Carta «indirizzata principalmente ai governi. Nel riaffermare, per il bene della società, la comune consapevolezza dei diritti essenziali della famiglia», che offre «a tutti quelli che condividono la responsabilità per il bene comune un modello e un punto di riferimento per la elaborazione di una legislazione e di una politica della famiglia, e una guida per i programmi di azione». Nel contempo la Carta è naturalmente diretta anche alle famiglie, nel senso che «mira a rafforzare in esse la consapevolezza del ruolo insostituibile e della posizione della famiglia; si augura di ispirare le famiglie ad unirsi nella difesa e nella promozione dei loro diritti; incoraggia le famiglie a compiere i loro doveri in modo che il ruolo della famiglia possa diventare sempre più chiaramente apprezzato e riconosciuto nel mondo d'oggi». Quale espressione della sussidiarietà orizzontale, in quanto la famiglia «è luogo di mediazione tra il soggetto e la società, in Lei ogni individuo può imparare ad essere una parte del tutto perché questa è la sua vera collocazione esistenziale» (La famiglia e il Rotary , di Raffaele Pallotta d'Acquapendente, in Rotary, 2003, numeri 11-12, pagina 38). La famiglia, come società nella quale si realizza la solidarietà tra le generazioni, che si esprime nella cura e nell'educazione della prole e nell'assistenza ai malati e agli anziani. La famiglia come potente ammortizzatore sociale, fattore di protezione dei giovani rispetto al grave fenomeno delle tossicodipendenze e di assistenza dei propri componenti nelle fasi essenziali della vita, dalla più tenera età alla vecchiaia. Questo ruolo di protezione e di assistenza appare particolarmente importante nell'attuale momento storico, in ragione dell'effetto perverso che l'invecchiamento della popolazione determina sullo sviluppo economico e sociale, che già in altre realtà europee ha formato oggetto di interventi normativi che hanno prodotto effetti positivi a tutti noti, come la stampa ha ampiamente riferito. In particolare la vicina Francia, ma anche la Svezia, hanno adottato incisive misure di sostegno alle famiglie per favorire l'incremento della natalità con effetti positivi sul mercato interno che nel nostro Paese soffre di una pericolosa contrazione dei consumi. Gli economisti, infatti, insegnano che la crescita della popolazione contribuisce a promuovere la domanda con effetti positivi sul mercato. Il calo delle nascite, pure dopo la modesta inversione di tendenza recentemente registrata, è il vero problema della società italiana nel tempo presente e, pertanto, fin dal 2003, il «Libro bianco» del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha indicato al Governo e al Parlamento la centralità della famiglia nella politica di sviluppo, nella convinzione che sia necessario adeguare i servizi per gli anziani ed i soggetti svantaggiati, incoraggiando le famiglie italiane a gestire il loro ruolo, attraverso una politica di incentivi, soprattutto fiscali, dotati di adeguata flessibilità, per incrementare le nascite e favorire la permanenza in casa degli anziani nelle migliori condizioni di vita. Sappiamo tutti che la famiglia è onerata da gravi impegni economici per la cura dei figli e l'assistenza degli anziani, che le strutture assistenziali pubbliche e private non garantiscono, come dimostrano le ricorrenti segnalazioni di scandalose case «di riposo», indegne di un Paese civile. Situazioni che rimangono a carico delle famiglie con gravi menomazioni delle capacità di lavoro dei singoli, le cui conseguenze sulle condizioni economiche dell'intero nucleo sono facilmente percepibili. La famiglia è una «piccola azienda» che produce «beni essenziali»: dall'educazione e assistenza all'infanzia, fino alla preparazione dei pasti. Un'azienda che oggi vive senza nessun aiuto da parte del potere pubblico, neppure attraverso agevolazioni fiscali che in forma di oneri deducibili comporterebbero, tra l'altro, l'emersione di attività lucrose che in gran parte sfuggono al fisco.