[pronunce]

Il legislatore statale, infatti, nel prorogare il regime transitorio avrebbe mostrato di condividere le valutazioni che stanno alla base della disposizione contestata: cioè la sostanziale impossibilità di un passaggio immediato al nuovo regime. Inoltre le censure del Governo, fondate sulla previsione di un termine poi modificato, avrebbero perso il proprio fondamento giuridico ad opera dello stesso Governo. Secondo la prospettazione della resistente, il termine di cui al primo periodo dell'art. 159, comma 1, del d.lgs. n. 42 del 2004, sarebbe derogabile dalla Regione Friuli-Venezia Giulia in relazione a cogenti situazioni locali, nell'esercizio della sua potestà integrativa-attuativa pur nel rispetto dei punti cardine fissati dal legislatore statale. Pertanto, la norma impugnata rappresenterebbe un adattamento della disciplina statale alla particolare situazione della Regione Friuli-Venezia Giulia, che non ha ancora adottato né il Piano paesistico né il Piano territoriale regionale con valenza paesistica, punti di riferimento essenziali per l'applicazione della procedura a regime regolata dall'art. 146 del d.lgs. n. 42 del 2004. La resistente evidenzia, inoltre, che la procedura per l'autorizzazione paesaggistica si ispira ai principi di adeguatezza e differenziazione, nel senso che i comuni devono dotarsi di strutture tecnicamente idonee a svolgere le funzioni autorizzatorie in materia paesaggistica e solo in questo caso possono conservare tali funzioni. La legge regionale in esame rispetterebbe pienamente questi principi, prevedendo all'art. 59 che i comuni istituiscano entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge regionale n. 12 del 2008 (dunque nel maggio 2009) una commissione per il paesaggio, composta di esperti nella materia paesaggistico-ambientale, la quale è chiamata ad esprimere un parere obbligatorio nelle procedure autorizzatorie. In tal senso la legge regionale n. 12 del 2008 ha aggiunto i commi 4-bis e 4-ter all'art. 60 della legge regionale n. 5 del 2007, stabilendo che «la Giunta regionale, previa verifica della sussistenza dei presupposti stabiliti dall'articolo 146, comma 6, del decreto legislativo n. 42 del 2004 da parte della struttura regionale competente, stabilisce i Comuni delegati all'esercizio della funzione autorizzatoria in materia di paesaggio, fatto salvo quanto disposto dal comma l», e che, «qualora la verifica di cui al comma 4-bis individui Comuni non conformi ai requisiti di organizzazione e competenza tecnico-scientifica, la Giunta regionale può delegare l'esercizio della funzione autorizzatoria in materia di paesaggio ai soggetti individuati dall'articolo 146, comma 6, del decreto legislativo n. 42 del 2004, previo accertamento da parte della struttura regionale competente della sussistenza dei requisiti stabiliti». In conclusione, la norma regionale costituirebbe espressione del legittimo esercizio della potestà legislativa integrativa-attuativa in materia di tutela del paesaggio, in quanto il termine può considerarsi come derogabile dalla Regione, restando salvaguardati sia gli interessi alla tutela del paesaggio sia i principi di adeguatezza e differenziazione cui è ispirata la disciplina statale. La Regione, infine, nel caso non si condividesse la conclusione circa la derogabilità del termine, invoca l'illegittimità costituzionale della disposizione statale che tale termine ha fissato, in quanto irragionevolmente impone il passaggio ad una procedura che può funzionare solo in presenza di determinati presupposti, senza previamente assicurare che tali presupposti vengano ad esistenza. 4.- Con memoria depositata il 19 gennaio 2010 la Regione Friuli-Venezia Giulia ha ribadito le proprie difese evidenziando, inoltre, che il termine previsto dall'art. 159 del d.lgs. n. 42 del 2004 è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2009 dall'art. 23, comma 6, del d.l. n. 78 del 2009 convertito dalla legge n. 102 del 2009.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione e 4, 5 e 6 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n.1 (Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia), dell'art. 2, comma 13, della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia 21 ottobre 2008, n. 12, recante «Integrazioni e modifiche alla legge regionale n. 5/2007 (Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio)», nella parte in cui prevede che «1. I Comuni competenti, ai sensi dell'articolo 60, al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica provvedono con applicazione della procedura transitoria di cui all'articolo 159 del decreto legislativo 42/2004, sino all'adeguamento dei loro strumenti di pianificazione al piano paesaggistico regionale. 2. I Comuni, a seguito dell'adeguamento degli strumenti di pianificazione al piano paesaggistico regionale, per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica applicano la procedura di cui all'articolo 146 del decreto legislativo 42/2004». Secondo il ricorrente, la norma impugnata, che ha sostituito l'art. 58 della legge regionale 23 febbraio 2007, n. 5, viola l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione e gli artt. 4, 5 e 6 della legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, in quanto non spetta al legislatore regionale prorogare i termini della disciplina transitoria del procedimento di autorizzazione paesaggistica disposta dal legislatore statale con l'art. 159 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137), trattandosi di materia di competenza esclusiva dello Stato e spettando alla Regione Friuli-Venezia Giulia, ai sensi dell'art. 6 dello Statuto speciale, esclusivamente una competenza integrativo-attuativa delle norme statali sulla tutela del paesaggio. 1.2.- Preliminarmente, deve esaminarsi l'eccezione di inammissibilità sollevata dalla difesa della Regione perché il ricorrente da un lato invoca congiuntamente il Titolo V della Costituzione (art. 117, comma 2, lettera s) e lo Statuto speciale e, dall'altro, non spiega perché una norma del Titolo V dovrebbe applicarsi ad una Regione speciale. La censura relativa alla violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), sarebbe, dunque, inammissibile, in conformità ad una consolidata giurisprudenza costituzionale. L'eccezione non è fondata. Il ricorrente ritiene che la norma impugnata sia espressione della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dei beni culturali di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. e che essa eccederebbe la competenza statutaria di cui agli articoli 4, 5 e 6 dello Statuto di autonomia, in quanto alla Regione Friuli-Venezia Giulia non è attribuita la competenza legislativa primaria in materia di tutela del paesaggio.