[resaula]

in merito alla tempistica è stato opportunamente evidenziato come l'avvio dal 2020 del nuovo sistema tariffario non sia compatibile con l'adozione del complesso di atti propedeutici per il passaggio alla nuova metodologia. L'approvazione del bilancio entro fine anno presuppone che ci sia un piano finanziario già redatto al 15 novembre 2019, termine oggettivamente molto difficile da rispettare stante la ristrettezza dei tempi. Da ciò è scaturita la richiesta di una maggiore gradualità del percorso di approdo alla nuova metodologia tariffaria, individuando come data di partenza effettiva il 1° gennaio 2021, potendo considerare il 2020 come periodo transitorio e di monitoraggio; tuttavia, ARERA sembra intenzionata a non concedere alcun rinvio al 2021, se non per i Comuni più piccoli, con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, pur ritenendo auspicabile un differimento del termine per l'adozione del piano finanziario e delle tariffe TARI, scollegandolo da quello previsto per il bilancio di previsione. Si potrebbe, ad esempio, introdurre una specifica disposizione che rinvii al 30 aprile di ciascun anno il termine previsto. Un differimento del termine legato a quest'ultima attività consentirebbe agli enti locali un più ordinato processo di deliberazione delle tariffe (preceduto da una fase di verifica e di validazione delle informazioni fornite dai gestori), comunque nel rispetto dei termini previsti dalla normativa vigente con riferimento agli adempimenti riferiti al bilancio di previsione comunale; un'ulteriore criticità attiene all'esclusione dell'Iva tra i costi rilevanti. Attualmente la maggior parte dei Comuni applica la TARI con i costi al lordo dell'Iva, per cui si determinerebbe un enorme problema di copertura in bilancio del costo relativo a tale imposta; altra novità introdotta, in ragione di un principio di tutela della finanza locale, è inerente all'inesigibilità dei crediti che si potrà accertare solo dopo aver esperito tutte le azioni giudiziarie per il recupero, cioè dopo diversi anni da quello di riferimento, anziché trascorsi infruttuosamente 6 mesi dalla notifica della cartella di pagamento o dell'ingiunzione come previsto dalle linee guida ministeriali del 2013; a parere del interrogante, dal documento consegnato in sede di audizione emergerebbe un ulteriore elemento di complessità relativamente agli oneri eventualmente non inseriti nei corrispettivi tariffari e non attinenti alle attività ricomprese nel perimetro del servizio di gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani, così come definito dall'ARERA, non risultando pertanto chiaro se l'intento sia quello di uniformare i criteri di imputazione dei costi oppure consentire ai Comuni di "personalizzare" alcune scelte; alla luce di tali considerazioni, emerge con tutta evidenza che ci sta accingendo ad affrontare la annualità TARI 2020 senza alcuna certezza sulle regole da applicare, in un contesto peraltro di rilevanti cambiamenti sul fronte della fiscalità locale (con particolare riferimento all'unificazione Imu-Tasi e alla riforma della riscossione) con il rischio di paralizzare i bilanci 2020 e di creare confusione per Comuni e contribuenti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario, al fine di evitare che si creino forme di discontinuità nei fragili equilibri della finanza locale, prevedere una maggiore gradualità del percorso di approdo alla nuova metodologia tariffaria, individuando come data di partenza effettiva il 1° gennaio 2021; se non ritenga altresì opportuno attivarsi al fine di un superamento della disposizione di cui al citato articolo 1, comma 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, nella parte in cui prevede, per il Consiglio comunale, il medesimo termine per l'approvazione del bilancio di previsione e per l'approvazione delle tariffe della TARI in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Atto n. 4-02461 PESCO LANNUTTI CIOFFI LEONE ANGRISANI GALLICCHIO MOLLAME ABATE CORRADO PRESUTTO GIANNUZZI NOCERINO DE LUCIA Al Ministro per la pubblica amministrazione Premesso che: l'articolo 53, comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, prevede che "I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza. Ai fini dell'autorizzazione, l'amministrazione verifica l'insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi. (...) In caso di inosservanza del divieto, salve le più gravi sanzioni e ferma restando la responsabilità disciplinare, il compenso dovuto per le prestazioni eventualmente svolte deve essere versato, a cura dell'erogante o, in difetto, del percettore, nel conto dell'entrata del bilancio dell'amministrazione di appartenenza del dipendente per essere destinato ad incremento del fondo di produttività o di fondi equivalenti"; l'articolo 7- bis precisa che "L'omissione del versamento del compenso da parte del dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di responsabilità erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti"; nell'articolo 8 si legge che "Le pubbliche amministrazioni non possono conferire incarichi retribuiti a dipendenti di altre amministrazioni pubbliche senza la previa autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi. Salve le più gravi sanzioni, il conferimento dei predetti incarichi, senza la previa autorizzazione, costituisce in ogni caso infrazione disciplinare per il funzionario responsabile del procedimento; il relativo provvedimento è nullo di diritto"; ai commi 10, 11 e 12 sono stabiliti i termini e le modalità per l'autorizzazione al conferimento degli incarichi e della trasmissione al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri degli incarichi conferiti o autorizzati da parte delle amministrazioni pubbliche; l'articolo 20 del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, recante "Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico", prevede che all'atto del conferimento dell'incarico l'interessato presenta una dichiarazione sulla insussistenza di una delle cause di inconferibilità (comma 1); nel corso dell'incarico l'interessato presenta annualmente una dichiarazione sull'insussistenza di una delle cause di incompatibilità (comma 2); le dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 sono pubblicate nel sito della pubblica amministrazione, ente pubblico o ente di diritto privato in controllo pubblico che ha conferito l'incarico (comma 3);