[pronunce]

5.- La legge n. 44 del 1999 - nel costituire il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e la elargizione di una somma di danaro a favore dei soggetti danneggiati da attività estorsive - ha introdotto un istituto non presente nella disciplina dettata dalla legge n. 108 del 1996, prevedendo la sospensione dei termini a favore dei soggetti in questione. In particolare al comma 1, l'art. 20 stabilisce che «A favore dei soggetti che abbiano richiesto o nel cui interesse sia stata richiesta l'elargizione» [...] «i termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell'evento lesivo, degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari, nonché di ogni altro atto avente efficacia esecutiva, sono prorogati dalle rispettive scadenze per la durata di trecento giorni»; al comma 2, prevede che «[...] i termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell'evento lesivo, degli adempimenti fiscali sono prorogati dalle rispettive scadenze per la durata di tre anni»; al comma 3, sancisce che «Sono altresì sospesi, per la medesima durata di cui al comma 1, i termini di prescrizione e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, che sono scaduti o che scadono entro un anno dalla data dell'evento lesivo»; al comma 4, prevede che «Sono sospesi per la medesima durata di cui al comma 1 l'esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili e i termini relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate». Il comma 7 dell'art. 20, infine, nel testo storico stabiliva che «La sospensione dei termini di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 ha effetto a seguito del parere favorevole del prefetto competente per territorio, sentito il presidente del tribunale». L'estensione della misura della sospensione dei termini anche nel caso di usura si rinviene, oltre che nel comma 6 dell'art. 20, nella più ampia previsione di cui all'art. 3, comma 2, della medesima legge n. 44 del 1999, secondo il quale «Ai soli fini della presente legge sono equiparate alle richieste estorsive le condotte delittuose che, per circostanze ambientali o modalità del fatto, sono riconducibili a finalità estorsive, purché non siano emersi elementi indicativi di una diversa finalità». I due Fondi, ai sensi dell'art. 18-bis, della legge n. 44 del 1999, come introdotto dal'art. 51, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), sono stati infine unificati. 6.- Questa Corte con la sentenza n. 457 del 2005 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 20, comma 7, della legge n. 44 del 1999 limitatamente alla parola «favorevole», e a seguito di ciò la norma è stata sostituita dall'art. 2, comma 1, lettera d), numero 1), della legge n. 3 del 2012, e sono stati altresì introdotti i commi 7-bis e 7-ter. È stato invece dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato sollevato dal giudice istruttore del Tribunale ordinario di Padova, sezione distaccata di Cittadella, in relazione al provvedimento adottato in data 12 dicembre 2012, dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Padova, per carenza del requisito soggettivo poiché «il provvedimento di sospensione dei termini, emesso ai sensi dell'art. 20, comma 7, della legge n. 44 del 1999, non concernendo l'esercizio dell'azione penale, né attività di indagine ad essa finalizzata, non è espressione di attribuzioni costituzionali riconosciute al pubblico ministero, ai sensi dell'art. 112 Cost.» (ordinanza n. 296 del 2013). 7.- Va esaminata preliminarmente l'eccezione di inammissibilità sollevata dall'Avvocatura dello Stato, secondo cui mancherebbe la rilevanza della questione, in quanto, non essendo indicati nel provvedimento del pubblico ministero alcuni elementi integrativi della fattispecie, come la decorrenza della sospensione di trecento giorni e la data dell'evento lesivo, non sarebbe possibile stabilire se il termine di grazia rientra nella sospensione, con la conseguenza che la disciplina censurata non sarebbe applicabile alla vicenda in questione. L'eccezione deve essere disattesa. Questi elementi di fatto attengono evidentemente alle valutazioni da compiere a cura del pubblico ministero competente a conoscere dei profili penali della vicenda, valutazioni la cui puntuale motivazione configgerebbe con il canone della necessaria riservatezza delle indagini, e la cui plausibilità non è stata messa in discussione se non in modo del tutto ipotetico ed eventuale. 8.- Come si è accennato, il giudizio principale ha ad oggetto intimazione di sfratto per morosità e, quindi, al fine del vaglio delle censure, occorre prendere in esame la disciplina del relativo procedimento, con particolare attenzione all'istituto del cosiddetto "termine di grazia", anche alla luce della giurisprudenza di legittimità intervenuta in materia. Occorre, infatti, verificare se, nell'ambito di tale procedimento, l'esercizio della funzione giurisdizionale sia condizionato o limitato da quanto previsto dalla norma impugnata. L'art. 55 della legge n. 392 del 1978 stabilisce, per quanto qui rileva: «La morosità del conduttore nel pagamento dei canoni o degli oneri di cui all'articolo 5 può essere sanata in sede giudiziale [...]. Ove il pagamento non avvenga in udienza, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare un termine non superiore a giorni novanta. In tal caso rinvia l'udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza del termine assegnato». La giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di vagliare diverse problematiche cui tale disciplina ha dato luogo.