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L'articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 225 del 2016, ha previsto che le amministrazioni locali, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, possono deliberare di affidare al soggetto preposto alla riscossione nazionale le attività di riscossione, spontanea e coattiva, delle entrate tributarie o patrimoniali proprie e, fermo restando quanto previsto dall'articolo 17, commi 3- bis e 3- ter , del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, delle società da esse partecipate. Come noto, il Ministro dell'economia e delle finanze può autorizzare, ai sensi del citato articolo 17, comma 3- bis , la riscossione a mezzo ruolo di specifiche tipologie di crediti delle società per azioni a partecipazione pubblica, previa valutazione della rilevanza pubblica di tali crediti. Con l'entrata in vigore dell'articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 225 del 2016, a decorrere dal 1° luglio 2017 si è reso necessario acquisire, nel caso di società per azioni partecipate da una pluralità di amministrazioni locali (come nel caso tipico delle società che gestiscono il servizio idrico integrato), anche la delibera di affidamento della riscossione al soggetto preposto alla riscossione nazionale da parte di tutte le amministrazioni locali partecipanti. Tale interpretazione dell'articolo 2, comma 2, del citato decreto-legge n. 193 del 2016 è stata condivisa con le diverse articolazioni dell'Amministrazione economico-finanziaria, a seguito dei lavori condotti da un apposito tavolo tecnico costituito presso il Ministero. Detta interpretazione, inoltre, è stata anche favorevolmente apprezzata dalla giurisprudenza amministrativa (si veda la sentenza n. 7606 del 2 luglio 2020 del TAR Lazio, sezione II). Tuttavia, la stessa ha determinato forti incertezze e difficoltà negli operatori del settore (soprattutto nel caso di società la cui partecipazione pubblica risulti frazionata tra un numero elevato di amministrazioni locali), tanto che, a fronte di oltre quindici richieste di autorizzazione alla riscossione coattiva a mezzo ruolo ai sensi dell'articolo 17, comma 3- bis , del decreto legislativo n. 46 del 1999, soltanto due società pubbliche sono riuscite a produrre le delibere di affidamento della riscossione da parte delle amministrazioni locali che partecipano le società. Pertanto, ancorché sotto il profilo squisitamente giuridico l'interpretazione e l'applicazione della norma in argomento appaia corretta, sotto il profilo operativo si è consapevoli che la stessa costituisca un ostacolo per le società per azioni partecipate da amministrazioni locali, ai fini dell'accesso allo strumento del ruolo per la riscossione di crediti aventi rilevanza pubblica. La modifica normativa proposta intende, pertanto, risolvere alla radice le difficoltà applicative delle disposizioni recate dalla normativa sopra descritta, eliminando la necessità della delibera delle amministrazioni locali come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per l'affidamento all'Agenzia delle entrate-Riscossione delle attività di riscossione delle entrate delle società da esse partecipate. In ogni caso, per tali società rimarrebbe la possibilità (e la necessità) di essere autorizzate, con decreto da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3- bis, del decreto legislativo n. 46 del 1999, alla riscossione coattiva tramite ruolo delle proprie entrate. I commi da 7 a 12 sono finalizzati a consentire alle imprese che si siano avvalse, in modo non corretto, della previgente disciplina del credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo di cui all'articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, di procedere alla regolarizzazione della propria posizione fiscale, senza applicazione di sanzioni e interessi, attraverso il riversamento anche rateale dell'importo del credito utilizzato in compensazione. L'opportunità di un tale approccio muove dall'esigenza di prendere atto delle difficoltà tecniche e delle incertezze che hanno caratterizzato la disciplina agevolativa in parola. Infatti, l'estremo tecnicismo che caratterizza la materia ha richiesto ripetuti interventi di prassi a opera dell'Agenzia delle entrate e del Ministero dello sviluppo economico che, in alcuni casi, sono intervenuti in epoca successiva alla fruizione del beneficio da parte delle imprese. Al riguardo, particolare rilievo hanno assunto i chiarimenti dettati dall'Agenzia delle entrate e dal Ministero dello sviluppo economico in diversi recenti interventi di prassi (si veda, per la prassi dell'Agenzia delle entrate, la risoluzione n. 46 del 2018, la risoluzione n. 40 del 2019 e la circolare n. 8 del 2019), nonché gli interventi normativi succedutisi nel corso degli ultimi anni. In particolare, il comma 7 consente alle imprese che, in relazione al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2019 e ai periodi di imposta precedenti, hanno applicato in modo non corretto la disciplina di cui all'articolo 3 del decreto-legge n. 145 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 9 del 2014, di procedere al riversamento del credito utilizzato in compensazione senza applicazione di sanzioni e interessi. Il comma 8 delimita l'ambito di applicazione della regolarizzazione stabilendo che la stessa è riservata ai soggetti che, nei suddetti periodi d'imposta, abbiano realmente svolto, sostenendo le relative spese, attività in tutto o in parte non qualificabili come attività di ricerca e sviluppo, ammissibili nell'accezione rilevante ai fini del credito d'imposta. Inoltre, sono ammessi alla procedura anche i soggetti che, in relazione al periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016, hanno applicato il comma 1- bis dell'articolo 3 del citato decreto-legge n. 145 del 2013, in maniera non conforme a quanto dettato dalla disposizione d'interpretazione autentica recata dall'articolo 1, comma 72, della legge 30 dicembre 2018, n. 145. La procedura di riversamento spontaneo può essere utilizzata anche dai soggetti che abbiano commesso errori nella quantificazione o nell'individuazione delle spese ammissibili in violazione dei principi di pertinenza e congruità, nonché nella determinazione della media storica di riferimento. Non possono comunque avvalersi della procedura di riversamento i contribuenti che hanno posto in essere condotte fraudolente, simulate, ovvero artatamente perfezionate tramite l'utilizzo di documenti, contratti e documentazione contabile falsa, sia in senso materiale sia in senso ideologico.