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Questo è un dramma per il Paese, perché nel momento in cui la parte produttiva, cioè chi lavora, è in numero significativamente inferiore a chi giustamente riceve l'assistenza pensionistica, le prospettive sono piuttosto negative. A ciò si aggiunga che la produzione di questo Governo e di questa maggioranza, dal governo Conte 1 al governo Conte 2, si è imperniata su forme perlopiù di assistenzialismo, dal reddito di cittadinanza al reddito di emergenza, per arrivare ovviamente alla naturale cassa integrazione; tuttavia quando le forme di assistenza superano gli interventi sulla produzione, quelli volti a creare imprese e lavoro, non si può dare un futuro ai nostri giovani e al nostro Paese. Faccio allora una considerazione: avete pensato, signori della maggioranza, che la liquidità delle nostre famiglie, che giace nelle banche del nostro Paese, viene stimata intorno ai 1.200 miliardi? Non so se ci avete pensato, ma temo che in caso affermativo lo abbiate fatto pensando a una patrimoniale. Non è quella la strada che io indico, ma è quella di far riferimento a questo denaro per veicolarlo verso lo Stato e il debito pubblico in modo da ridurre sempre di più la dipendenza anche dall'estero del nostro debito pubblico. Soprattutto, ritengo che questa liquidità vada orientata verso il mercato dei capitali, quei mercati che sono atti a creare capitale per le imprese e quindi a creare investimenti. Non state facendo nulla di tutto questo. Non sono in atto politiche di facilitazione fiscale e la leva fiscale non viene usata in questa direzione. Abbiamo una borsa italiana che viene caratterizzata su tutti i giornali specialistici come il fanalino di coda dell'Europa; è la borsa che ha sofferto di più anche durante il periodo di Covid-19. È una borsa che non riesce ad essere veramente impulso e benzina per le nostre imprese. Abbiamo una Consob - lo abbiamo visto anche ieri in Commissione di inchiesta sulle banche - che di fatto non è stata capace di prevenire le perdite miliardarie a danno delle imprese e dei risparmiatori, ma che guarda caso ha favorito alcuni speculatori. E cosa fa il Governo per intervenire sulla borsa italiana? Cosa fa per controllare come la Consob non abbia probabilmente fatto tutto ciò che poteva e doveva fare per tutelare le nostre imprese e i nostri risparmiatori? Su queste grandi tematiche vorrei la maggioranza presente e vorrei anche scontrarmi con chi la pensa diversamente da me, ma sono certo che allora sì potremmo dare un futuro al Paese e alle nostre imprese. Sul tema della liquidità, quella che manca alle imprese, perché non sono stati accolti l'appello e le proposte volti a detassare, ai fini delle imposte dirette, quegli strumenti finanziari che avrebbero permesso e permetterebbero alle nostre imprese di fare liquidità? Parlo del lease back , parlo del rent to buy e di quegli strumenti che sarebbero in pole position per dare soldi alle nostre imprese italiane, ma per poterli agevolare avreste dovuto detassarli, com'è stato chiesto da tante associazioni del mondo finanziario e dell'impresa. Nulla di tutto questo. Non si detassa, perché non si vuole utilizzare la leva fiscale, non si vuole utilizzare l'unico strumento o uno dei pochi strumenti davvero atti a risanare l'economia e a rilanciare le imprese. Invece che fare assistenzialismo, facciamo in modo che le imprese abbiano voglia di crescere, di investire, di lavorare e mettiamole nelle condizioni di poterlo fare. Non servono le mancette, i piccoli crediti d'imposta, le cose ridicole che hanno riguardato il turismo. Il «Sole 24 ORE» oggi parla di 40.000 imprese a rischio fallimento nel turismo e voi pensate di rispondere al turismo con il credito di imposta per le persone che hanno un ISEE fino a 40.000? Ma ci stiamo prendendo in giro? In conclusione, Presidente, mi conceda ancora un minuto per ricordare un'altra categoria che avete dimenticato completamente, che è quella dei professionisti. Dopo averla discriminata nel decreto-legge liquidità e nel cura Italia, dopo averla discriminata prevedendo limiti di reddito solo per loro, solo per i professionisti, per avere il sussidio, l'avete discriminata anche in questo decreto in modo vergognoso - lo dico da professionista e con orgoglio - negando solo ai professionisti italiani, ai 2.300.000 professionisti ordinistici, quel contributo a fondo perduto che giustamente viene riconosciuto alle imprese e agli altri lavoratori autonomi. Ribadisco: 2.300.000 professionisti che non hanno diritto a ciò che invece spettava loro e cioè il credito d'imposta. Non avete fatto nulla per bloccare uno smart working nell'ambito del settore pubblico che sta penalizzando l'intero Paese. Gli avvocati vanno in tribunale e non riescono a lavorare perché nelle cancellerie non c'è nessuno. Noi commercialisti andiamo all'Agenzia delle entrate, ma dobbiamo usare il telefono per fare le adesioni e le trattative, perché non troviamo i dipendenti, cui magari - come dice la CGIL, che spesso vi ispira - dobbiamo dare anche il buono pasto mentre stanno a casa. Nel frattempo gli artigiani, i commercianti e i lavoratori autonomi hanno chiuso bottega e i lavoratori dipendenti del settore privato rischiano il licenziamento. Sono queste le risposte che credete di dare al Paese per crescere? Cari amici, concludo auspicando che ci sia un rinsavimento (lo auspico davvero perché il Paese ne ha bisogno). I colleghi che mi hanno preceduto hanno paventato un ottobre o un novembre di difficoltà e il ministro Lamorgese ha detto chiaramente che rischiamo tensioni sociali. È nella vostra responsabilità dare risposte che siano non più di distribuzione a tutti, ma di crescita per l'intero Paese. Di questo abbiamo bisogno e per questo Fratelli d'Italia c'è e ci sarà solamente se saprete essere concreti, propositivi e davvero vincolati all'unico interesse che ci deve muovere, ossia la ripresa del nostro Paese. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Saponara. Ne ha facoltà. SAPONARA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, della cultura e del valore dell'istruzione in molti si riempiono la bocca, ma quanto viene investito in questi importanti settori è sempre poco rispetto al gettito che possono generare e alla loro valenza sociale. Non fa eccezione il cosiddetto decreto rilancio, che per i settori istruzione e cultura ha riservato una fetta di investimenti paragonabile a un'ostia, come testimoniato dalle audizioni appena concluse in Commissione istruzione pubblica, beni culturali. Un'ostia - dicevo - assolutamente insufficiente per valorizzare quello che dovrebbe essere uno dei volani trainanti della nostra economia, perché investire in cultura significa favorire il turismo; investire in istruzione significa preparare le nuove generazioni e i giovani a tenere in mano le redini di questo nostro Paese; investire in università e ricerca significa essere competitivi con gli altri Paesi europei; un investimento in tal senso significa valorizzare le grandi potenzialità del Paese Italia. Invece, con questo decreto (che di rilancio ha solo il nome) l'Italia - ancora una volta - non fa un salto in avanti, ma resta indietro rispetto agli altri Paesi europei. E - ciò che è peggio - il decreto-legge in esame lascia indietro tanti che lavorano nel settore artistico e culturale. (Applausi) .