[massime]

Processo penale - Appello - Modifiche normative - Possibilità, per la parte civile, di proporre appello contro le sentenze di proscioglimento - Preclusione - Denunciata violazione del principio di uguaglianza, del principio di parità delle parti del processo, del diritto di difesa - Omessa verifica di una interpretazione conforme a Costituzione - Manifesta inammissibilità delle questioni.. Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 576 del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 6 della legge 20 febbraio 2006, n. 46, nella parte in cui, in asserito contrasto con i principi di eguaglianza, di parità delle parti nel processo e di inviolabilità del diritto di azione e di difesa (artt. 3, 24 e 111 della Costituzione), escluderebbe, in capo alla parte civile, il potere di proporre appello avverso la sentenza di proscioglimento dell'imputato. I giudici rimettenti, infatti, hanno omesso di sperimentare soluzioni ermeneutiche - diverse da quelle praticate e conformi a quelle, nel frattempo, fatte proprie dalla giurisprudenza di legittimità - idonee a rendere la disposizione impugnata esente dai prospettati dubbi di legittimità. - Sull'obbligo del giudice a quo di sperimentare una interpretazione conforme a Costituzione, v., citate, le ordinanze n. 35/2006, n. 381/2005 e n. 279/2003. - Sulla insussistenza di un diritto vivente conforme alla premessa interpretativa posta a base dei dubbi di legittimità costituzionale oggi in esame v., citata, l'ordinanza n. 32/2007, resa su questione di legittimità costituzionale fondata su un identico presupposto ermeneutico.