[pronunce]

- In ogni caso, prosegue la resistente, l'infondatezza del ricorso deriverebbe dal fatto che la delibera di insindacabilità si poggia sul «dato incontrovertibile» della preesistenza, rispetto alle dichiarazioni del deputato Sgarbi, dell'interrogazione presentata dal deputato Armando Veneto (n. 5/01331 del 22 dicembre 1996), «dei cui contenuti le dichiarazioni ora in esame costituiscono in definitiva una semplice divulgazione, posta sia la innegabile coincidenza contenutistica tra di esse riscontrabile sia l'esplicito riferimento in tal senso manifestato in sede di dichiarazioni esterne». Né varrebbe, in senso contrario, il richiamo, fatto dallo stesso giudice ricorrente, alla sentenza della Corte costituzionale n. 347 del 2004, per la quale non potrebbe essere consentita l'immunità per dichiarazioni rese da altro parlamentare, giacché, nel caso in esame, le attuali dichiarazioni avrebbero un «carattere squisitamente divulgativo», non potendo essere private della garanzia di cui all'art. 68 Cost. proprio quelle espressioni che assolvano la funzione di «favorire il più alto grado di conoscenza da parte dell'opinione pubblica dei contenuti del dibattito parlamentare», e ciò «indipendentemente dal fatto che l'atto oggetto delle divulgazione risulti o meno imputabile al deputato che quelle dichiarazioni abbia reso». Peraltro, deduce sempre la Camera, opinare il contrario significherebbe determinare una irragionevole disparità di trattamento tra parlamentari anche «in ipotesi di messaggi politici di identico contenuto e che assolvano alla medesima funzione», là dove inoltre lo stesso art. 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003 si riferisce alla “divulgazione” come attività coperta da garanzia costituzionale «senza ulteriori e specifiche condizioni». Del resto, in siffatta prospettiva andrebbe letta la più recente giurisprudenza costituzionale (tra cui la sentenza n. 193 del 2005) che ha ritenuto «prioritario» lo scrutinio sulla convergenza contenutistica tra dichiarazioni esterne ed atto ispettivo presentato da parlamentare diverso da quello autore delle dichiarazioni medesime. 3.3.3. - La Camera dei deputati osserva, quindi, che la Corte ricorrente ha comunque escluso la «sostanziale corrispondenza» di significati tra le dichiarazioni oggetto della delibera di insindacabilità impugnata e l'interrogazione parlamentare del deputato Veneto. A tal fine, verrebbe erroneamente utilizzato, in primo luogo, l'argomento per cui nelle dichiarazioni rese nella trasmissione televisiva del 24 luglio 1997 si farebbe riferimento all'episodio del sindaco del Comune di Buia non menzionato nell'interrogazione parlamentare. Ad avviso della resistente, si tratterebbe, tuttavia, di un argomento, non soltanto riferentesi ad un episodio marginale rispetto ai contenuti essenziali concernenti la «stigmatizzazione delle gravi anomalie riscontrabili nei rapporti intercorrenti tra pubblico ministero e gip presso il tribunale di Pordenone», ma, in ogni caso, inammissibile, giacché, come in precedenza evidenziato, concernente dichiarazioni non riportate nel ricorso e neppure allegate al medesimo atto. Inoltre, prosegue la difesa della Camera, il giudice ricorrente negherebbe la sostanziale corrispondenza di contenuti tra le dichiarazioni del deputato Sgarbi e l'interrogazione del deputato Veneto sul presupposto che «le dichiarazioni esternate si distaccherebbero, persino marcatamente […], dalla pregressa interrogazione», così da divenire «altro fatto, altra opinione, opinione integrata e modificata». Così facendo, però, la Corte d'Appello di Venezia mostra di ritenere che il nesso contenutistico «debba avere un carattere letteralmente ripetitivo», mentre esso – come ricordato dalla stessa giurisprudenza costituzionale (vengono richiamate tra le altre le sentenze n. 298 e n. 347 del 2004) – si configura come «sostanziale identità di contenuto critico», così da rendere partecipi della garanzia costituzionale anche le dichiarazioni che, sebbene collegate ad atti parlamentari, «ne reiterino il contenuto critico che ne scaturisce, ossia manifestando opinione adesive e confermative, e se del caso anche rafforzative, di siffatto nucleo contenutistico». Peraltro, si argomenta ancora nella memoria, non sarebbe ammissibile una lettura che sminuisca «la portata dell'atto ispettivo di cui si parla, convertendolo in una sorta di asettico tramite del memoriale del quale si fa menzione nella medesima interrogazione», mentre sarebbe evidente in essa l'intenzione – peraltro confermata nel suo significato anche da successive interrogazioni dello stesso deputato Veneto (del 20 gennaio 1997, n. 5/01387, «pressoché contestuale alle dichiarazioni dell'on. Sgarbi», e del 24 novembre 1998, n. 4/20934) – di porre in rilievo l'esigenza di «salvaguardia degli utenti della giustizia e della stessa dignità delle Istituzioni» a fronte della «esistenza di una quadro assolutamente degradato dell'amministrazione della giustizia in Pordenone, tale da ritenere non più rinviabile un immediato intervento degli organi disciplinari». 3.3.4. - La difesa della Camera assume, altresì, che non vi sarebbe «distanza incolmabile» tra l'interrogazione del deputato Veneto e le dichiarazioni oggetto della delibera di insindacabilità impugnata, giacché nelle seconde si fa esplicito riferimento sia alla denuncia citata nell'interrogazione parlamentare, «sia ai suoi specifici brani», tanto da potersi «riscontrare che in ambedue, al di là degli aspetti espositivi o di quelli di mero contorno, è indicata nominativamente la fonte delle accuse e delle rivelazioni in ordine alle ragioni dell'anomalo funzionamento degli uffici giudiziari presso il Tribunale di Pordenone con particolare riguardo alla vicenda dell'on. Agrusti». Sicché, conclude la Camera dei deputati, ne risulterebbe «ulteriormente comprovato il legame con l'interrogazione presa a “parametro” dal ricorrente», dal momento che le dichiarazioni incriminate non solo richiamano l'interrogazione suddetta, oltre ad evocare i medesimi fatti, ma espongono la vicenda in questione – come pure era accaduto nell'atto ispettivo – «sotto la forma del resoconto, vivace quanto si vuole ma non per questo meno pertinente, del tenore delle denunzie inoltrate al riguardo». 4. - In prossimità dell'udienza, la Camera dei deputati ha depositato memoria con la quale, riportandosi alle eccezioni e deduzioni già svolte nell'atto di costituzione, insiste per l'inammissibilità o, comunque, per il rigetto nel merito del ricorso.