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nello stesso momento in cui la Regione Molise partecipava ad un tavolo tecnico per armonizzare la propria azione con quella del Ministero, infatti, emanava due delibere per incaricare l'architetto Franco Valente, dopo averlo nominato (2016-17) "Conservatore onorario del complesso monumentale di San Vincenzo al Volturno", di verificare i titoli di legittimità con cui il dicastero si occupa del sito; in dibattiti pubblici recenti, intanto, uno storico direttore degli scavi ha perorato la sottrazione del Parco al Ministero, per creare un'entità privata di gestione, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo possa spiegare perché il personale statale sia stato di nuovo estromesso dalla gestione degli ingressi alla cripta di Epifanio e non colga, nel suddetto episodio e in certi comportamenti ambigui della Regione Molise, indizi di un disegno di ampio respiro teso ad esautorarlo o ridurne sensibilmente il ruolo nella gestione del complesso monumentale di San Vincenzo al Volturno, dove la cripta suddetta costituisce una enclave privata ben difficilmente giustificabile; perché abbia consentito l'illogica e intempestiva nascita di un parco con autonomia speciale dalle "ceneri" dell'area archeologica di Sepino (Campobasso), fin qui gestita dalla Soprintendenza, con l'aggravio di spesa che ciò comporta, mentre nella stessa regione uno dei più straordinari siti archeologici medievali d'Italia, San Vincenzo al Volturno, appunto, è così penalizzato dall'assenza di personale da aprire al pubblico solo un giorno a settimana e per sole sei ore. Atto n. 3-02673 CASTELLONE RUSSO DE LUCIA MONTEVECCHI VANIN ENDRIZZI MARINELLO MAUTONE PIRRO PISANI Giuseppe BINETTI Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: presso numerose università italiane è attiva la scuola di specializzazione in Medicina di comunità e cure primarie (decreto interministeriale 4 febbraio 2015), per la formazione di medici specialisti, i cui specifici ambiti di competenza professionale sono la medicina generale, le cure primarie, le cure palliative territoriali (decreto del Ministro della salute 11 agosto 2020), nonché la gestione e direzione dei servizi territoriali, quali distretti, servizi o unità di cure primarie e di medicina di comunità, case della salute, strutture residenziali intermedie non ospedaliere; lo specialista in medicina di comunità acquisisce anche specifiche competenze ed esperienze negli interventi di: promozione della salute e prevenzione con approccio comunitario; presa in carico delle persone con patologie croniche o inabilitanti in tutte le fasi della malattia comprese le terminali; reinserimento comunitario delle persone con disabilità; organizzazione, programmazione e valutazione dei servizi sanitari territoriali e dei percorsi assistenziali ospedalieri-territoriali; il decreto ministeriale 3 luglio 1996 già indicava come scopo della scuola di specializzazione in Medicina di comunità la formazione di specialisti nel settore professionale della medicina di famiglia e di comunità, idonei a ricoprire incarichi dirigenziali nell'ambito dell'assistenza sanitaria primaria; la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, all'art. 28, commi 3 e 5, riconosce i requisiti minimi posseduti dalla scuola di specializzazione in Medicina di comunità e delle cure primarie; considerato che: il Servizio sanitario nazionale sta affrontando una situazione di grave carenza di personale medico, sia nell'ambito del settore specialistico, che nell'ambito della medicina generale e delle cure primarie, emersa in maniera tangibile, e con gravi danni per la salute pubblica, nel corso della pandemia da SARS-COV-2, quale risultato dell'errata programmazione dei posti nelle scuole di specializzazione, dei tagli trasversali, nonché delle evidenti inefficienze del modello di formazione specifica di riferimento per i medici di medicina generale; l'emergenza pandemica ha, invece, evidenziato l'importanza di un approccio di comunità (socio-sanitario), nonché della tempestiva presa in carico nel territorio dei pazienti COVID-19 attraverso la rete di servizi, secondo un modello biopsicosociale basato sull'interdisciplinarietà e sulla personalizzazione del piano assistenziale (PAI); il PNRR prevede l'investimento di ingenti risorse al fine di potenziare le cure primarie (case di comunità) e le cure intermedie (ospedali di comunità), si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda incrementare il numero di contratti di formazione destinati alle scuole di specializzazione in Medicina di comunità e cure primarie, da mettere a concorso per il corrente anno accademico; se intenda sollecitare il Governo al fine di estendere l'esercizio della medicina generale agli specialisti in medicina di comunità e cure primarie nell'ambito della dirigenza medica, così come già attuato per l'organizzazione dei servizi sanitari di base (decreto ministeriale 23 marzo 2018) e per le cure palliative territoriali; se si intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per monitorare il grado di valorizzazione dei medici specializzati in medicina di comunità e cure primarie all'interno del Servizio sanitario nazionale, nell'ottica di garantire il raggiungimento degli obiettivi di salute della popolazione indicati dal PNRR, nonché di rendere pienamente operativo il piano nazionale della cronicità. Atto n. 3-02674 BERGESIO VALLARDI RUFA SBRANA ZULIANI Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: secondo le stime, è di oltre 100 miliardi di euro il valore del falso made in Italy agroalimentare nel mondo; soltanto nel corso dell'ultimo decennio l'aumento del falso è stato del 70 per cento, per l'intensificarsi dell' Italian sounding , fenomeno che, attraverso l'utilizzo improprio di parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette, permette di evocare l'origine italiana di alimenti che sono privi di qualunque legame con il nostro territorio; la richiesta avanzata dalla Croazia di avvio della procedura per il riconoscimento a livello europeo della menzione "Prosek", da abbinare alla denominazione di un vino bianco locale, si prefigura come l'ennesimo tentativo di plagio dei prodotti italiani, che andrebbe ad unirsi ai tanti messi in atto a livello internazionale, un esempio è l'utilizzo del nome "Parmesan", che rievocano in maniera ingannevole le origini italiane di questi prodotti; il Prosek sarebbe infatti la traduzione in lingua croata del Prosecco, quest'ultimo conosciuto in tutto il mondo quale prodotto di eccellenza dell'enogastronomia italiana, e le cui colline di origine, tra Conegliano e Valdobbiadene in Veneto, dal mese di luglio 2019 sono riconosciute patrimonio dell'umanità dell'UNESCO;