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se sia a conoscenza che uno studio commissionato dalla stessa Amministrazione capitolina al Politecnico di Torino per la verifica degli aspetti trasportistici del progetto dello stadio, con specifico riguardo alla congruenza fra l'offerta di trasporto e la domanda stimata sia in termini di traffico prevedibile che di qualità del servizio, ha evidenziato la permanenza di numerose criticità in grado di interferire significativamente sull'intero quadrante urbano, con riferimento particolare ai rischi di grave congestione per il grande raccordo anulare, la A91, la via Cristoforo Colombo, la via Laurentina e viale Guglielmo Marconi, ed all'insufficiente capacità operativa del trasporto su ferro. Nell'ambito di tale studio la situazione del traffico nel quadrante sud-ovest della città, per effetto dell'eventuale funzionamento dello stadio, è stata testualmente definita "catastrofica"; se sia a conoscenza che il verbale conclusivo della Conferenza dei Servizi che ha approvato il progetto dello stadio, trasmesso dalla Regione Lazio alle Amministrazioni partecipanti alla Conferenza il 2 gennaio 2018, avrebbe dovuto essere sottoposto all'Assemblea Capitolina per l'approvazione nella prima seduta utile successiva a tale data, passaggio procedurale ineludibile ai sensi dell'art. 62, comma 2- bis , del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, mentre ad oggi nessun atto è stato sottoposto all'attenzione dell'organo di indirizzo politico di Roma Capitale, determinandosi, ad avviso dell'interrogante, una evidente violazione della legge sotto il profilo procedurale. Atto n. 4-02343 ROMANO GRANATO MININNO MATRISCIANO NOCERINO CAMPAGNA ROMAGNOLI GUIDOLIN AUDDINO LEONE ORTIS DI MARZIO ANGRISANI DONNO L'ABBATE LEZZI LANZI ACCOTO MAUTONE MARINELLO GARRUTI GALLICCHIO Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che secondo quanto risulta all'interrogante: la curia di Lecce ha istituito un ticket turistico per l'accesso alle principali chiese della città (Cattedrale, Sant'Irene, San Matteo e Santa Croce); l'imposizione di un ticket per visitare le principali chiese della città impatta, tanto sul cittadino, quanto sui turisti; il provvedimento della curia leccese limita la piena fruibilità di spazi pubblici e l'accesso a beni di interesse storico e culturale, edificati con soldi della collettività e che alla collettività appartengono; l'iniziativa non appare compatibile con il ruolo di snodo turistico e culturale che il Salento e la città di Lecce, in particolare, rivestono, sia per il costo imposto, sia per le modalità di acquisto e l'accessibilità ai luoghi di culto; tale iniziativa segna un vulnus rispetto all'operatività del principio del libero e gratuito accesso agli edifici sacri, da sempre proprio della tradizione della Chiesa cattolica in Italia e che, globalmente considerata, presenta profili di contrasto, o se si preferisce di dubbia compatibilità, sia rispetto a basilari e irrinunciabili esigenze di natura religiosa e pastorale, sia rispetto alla normativa italiana sulle chiese aperte al culto pubblico, la quale tutela la primaria finalizzazione degli edifici sacri alle esigenze cultuali; l'introduzione del ticket , pur giustificata e, secondo alcuni, resa necessaria da molteplici esigenze, primariamente legate alla conservazione e alla custodia degli edifici sacri interessati, comporta una sorta di "musealizzazione" degli edifici sacri più importanti della città; lo stesso Consiglio episcopale permanente della CEI, nel gennaio del 2012, ha emanato una nota pastorale dal titolo "L'accesso nelle chiese", con la quale i vescovi italiani hanno richiamato all'osservanza del principio, appartenente alla risalente tradizione italiana, dell'accesso libero e gratuito nelle chiese aperte al culto, in modo che delle stesse sia posta in risalto "la primaria e costitutiva destinazione alla preghiera liturgica e individuale"; con riguardo all'ordinamento giuridico italiano, l'obbligo del pagamento di un biglietto per l'accesso agli edifici sacri sembra apertamente contrastare con la normativa sulle chiese aperte al culto pubblico, la quale prevede e salvaguardia espressamente la funzione sociale degli edifici sacri, riconoscendo ai medesimi un peculiare regime giuridico teleologicamente connesso alla specifica finalizzazione di tali beni al servizio del culto e, dunque, alla soddisfazione del bisogno religioso della popolazione; le leggi italiane subordinano invero la condizione di edificio di culto al requisito della apertura al culto pubblico dell'edificio medesimo. Requisito che viene a mancare, quantomeno parzialmente, nelle chiese che adottano il sistema della bigliettazione, nelle quali la possibilità di accesso (e, dunque, la fruibilità del bene e, con essa, la realizzabilità della funzione sociale) risulta condizionata al pagamento di un ticket ; da tale punto di vista, si può concordare con chi ha ritenuto che le richieste di pagamento per l'accesso nelle chiese monumentali (tanto nell'ipotesi in cui tali chiese siano di proprietà degli enti ecclesiastici, tanto in quella in cui siano ai medesimi concesse in uso gratuito o a fronte di un canone meramente ricognitorio, particolarmente ove appartenenti al Fondo edifici di culto) costituiscano violazione del dovere di conformare i rapporti con i pubblici poteri ai principi di correttezza e di buona fede oggettiva. Dovere che trova la sua fonte nella previsione dell'impegno alla reciproca (leale) collaborazione tra Stato e Chiesa, di cui all'art. 1 dell'Accordo di Villa Madama e alla cui osservanza anche gli enti ecclesiastici proprietari e/o gestori degli edifici di culto appaiono vincolati; a parere degli interroganti una valida alternativa all'introduzione del ticket generalizzato potrebbe essere quella di prevedere un numero limitato di visite giornaliere a pagamento, con ingresso contingentato e accompagnamento di guide, fuori dagli orari di apertura della chiesa stabiliti dal rettore (lasciando, negli altri orari, l'ingresso libero e gratuito per tutti). In tal modo, non si creerebbero sovrapposizioni tra esigenze di natura cultuale e culturale. Gli stessi turisti sarebbero maggiormente liberi di visitare gli spazi sacri, senza doversi preoccupare di non arrecare fastidio ai fedeli e, al tempo stesso, si ricaverebbe una qualche forma di introito dallo sfruttamento in termini turistici del bene-chiesa, comunque utile per le molteplici esigenze connesse alla gestione e alla conservazione del medesimo (senza, però, ledere il diritto dei fedeli di frequentare liberamente le chiese in ragione della loro destinazione primaria e costitutiva), si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo valuti legittima e conforme alla legislazione vigente in materia di beni culturali l'iniziativa posta in essere dalla Curia leccese e, in caso contrario, che tipo di provvedimenti intenda adottare. Atto n. 4-02344 PETRENGA RAUTI Al Ministro della difesa Premesso che: