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ce ne sono almeno cinque nel mondo in cui si sono accumulati milioni di tonnellate di detriti e plastica. Anche se per via delle correnti non si è creata un'isola di plastica, nessuno può negare che il Mediterraneo è uno dei mari più inquinati. Per questo il nostro impegno non può limitarsi a mere dichiarazioni di principio, ma deve essere fattivo e concreto, come nel caso dell'Accordo odierno, che rappresenta un passo in avanti nella presa di coscienza collettiva sull'inquinamento costiero e promuove un nuovo punto di vista più mirato alla prevenzione dell'inquinamento e a una maggiore cooperazione tra i Governi firmatari. Come sapete, la commissione Ramoge ha il compito di formulare proposte e tenere informati i Governi, gli enti locali e territoriali, la comunità tecnico-scientifica e l'opinione pubblica, esortandoli all'azione. Non solo. La promozione di studi sull'inquinamento e le campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica promosse in questi anni dalla commissione è risultata efficace nella risoluzione di problematiche specifiche del tratto marino e costiero tutelato dall'Accordo RAMOGE. Auspico che il modello RAMOGE, ovvero una cooperazione tra Stati limitrofi per la tutela del mare comune e delle coste, possa essere esportato anche ad altre aree costiere che oggi soffrono di un inquinamento che è generato anche dalla scarsa collaborazione tra Stati limitrofi. Dobbiamo prendere atto dei danni ambientali irreversibili creati in decenni di industrializzazione e sfruttamento del mare e delle coste, e promuovere una cultura diversa nella gestione delle risorse e nel rapporto con l'ambiente. Con questo Accordo ci impegneremo sempre di più verso una cultura di tutela del nostro ambiente marino e costiero non solo da Marsiglia a La Spezia, dalla foce del Rodano alla foce del fiume Magra, non solo nell'intero territorio della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra e della Liguria o in alto mare, ma in tutto il Mediterraneo. Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del mio Gruppo a questo Accordo. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso. (Segue la votazione) . Il Senato approva . ( v. Allegato B ). Discussione e approvazione del disegno di legge: Doc 928 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo bilaterale tra la Repubblica italiana e la Bosnia ed Erzegovina aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, inteso ad ampliarne e facilitarne l'applicazione, fatto a Roma il 19 giugno 2015 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 928, già approvato dalla Camera dei deputati. Il relatore, senatore Iwobi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta. Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. IWOBI, relatore . Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata ad esaminare il disegno di legge, già approvato dalla Camera, recante ratifica dell'Accordo del giugno 2015 tra l'Italia e la Bosnia-Erzegovina aggiuntivo alla Convenzione europea di estradizione del dicembre 1957. Si ricorda innanzitutto che un disegno di legge di ratifica del medesimo accordo era stato approvato nel dicembre 2017 dalla Camera dei deputati (Atto Camera 4627), ma non poté vedere completato il suo iter di esame in Senato per la conclusione della XVII legislatura. Scopo dell'intesa è quello di ampliare e facilitare l'applicazione della Convenzione europea di estradizione tra i due Paesi, promuovendo una migliore cooperazione nel quadro dei rapporti bilaterali in materia, stabilendo la possibilità di estradizione e transito dei propri cittadini nonché di esecuzione della pena nel Paese di origine, tenendo conto dell'importanza della lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione e ad altri reati gravi, nonché della necessità di una cooperazione efficace in tali settori. Il testo bilaterale costituisce certamente un significativo avanzamento dei rapporti bilaterali nel campo della cooperazione giudiziaria penale, in particolare per effetto dell'esplicita previsione della facoltà di estradizione dei cittadini, sinora rifiutata dalla Bosnia-Erzegovina. Il disegno di legge di ratifica dell'Accordo si compone di quattro articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica (articolo 1), all'ordine di esecuzione (articolo 2), alla copertura finanziaria (articolo 3) ed all'entrata in vigore (articolo 4). Con riferimento agli oneri economici, il disegno di legge li valuta in poco più di 8.700 euro annui a decorrere dall'anno 2018 per le spese di missione, e in ulteriori 5.000 euro annui ascrivibili essenzialmente a spese di traduzione degli atti. L'Accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. In conclusione, si propone l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea. PRESIDENTE . Non vi sono iscritti a parlare nella discussione generale e il rappresentante del Governo non intende intervenire. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. ALFIERI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Partito Democratico alla ratifica di un Accordo internazionale che ricalca i tanti accordi di cooperazione giudiziaria in ambito penale internazionale fatti e che riprende e implementa la Convenzione europea di estradizione del 1957. Ricordo che sotto il passato Governo, con il ministro Orlando, sono stati fatti più accordi di questo tipo, sia con la Bosnia ed Erzegovina, come in questo caso, sia con la Macedonia. Un lavoro di questo tipo con i Paesi dell'area dei Balcani serve a rafforzare il lavoro di contrasto al terrorismo islamico e al traffico di esseri umani. In particolare, questo lavoro si è reso necessario nel 2015 e all'inizio del 2016, quando la rotta balcanica era certamente più frequentata. In questo momento, dopo gli accordi con l'Unione europea e la Turchia, in particolare, questa rotta è stata chiusa. Questo lavoro, però, si rende necessario anche al fine di diminuire il sovraffollamento nelle carceri. Ricordo che sono più di 200 i bosniaci detenuti nelle carceri italiane che potrebbero essere utilmente mandati nelle carceri bosniache, con un'avvertenza sul versante dei diritti umani e degli standard che vengono garantiti all'interno delle carceri bosniache. Questo è uno dei motivi per cui il rapporto tra Unione europea e Bosnia ed Erzegovina fa fatica ad andare avanti. Si tratta di uno di quei capitoli in cui l'avvicinamento alle istituzioni europee della Bosnia ed Erzegovina incontra delle difficoltà.