[resaula]

le difficoltà ad identificare gli agenti coinvolti sono da imputare principalmente all'inesistenza nel nostro ordinamento di un adeguato sistema identificativo, che consenta agli organi preposti, quali la magistratura, di conoscere le identità del personale impiegato in una determinata operazione e preservare al contempo la loro sicurezza, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza del fatto descritto e quali iniziative intendano approntare affinché episodi di così inaudita violenza non accadano più nelle strutture penitenziarie dello Stato e sia quindi pienamente garantita la funzione rieducativa della pena, ai sensi dell'articolo 27 della Costituzione e il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti; per quale motivo dopo l'accaduto sia stato consentito che le vittime degli abusi e gli agenti interessati dal procedimento restassero detenuti e in servizio presso la stessa struttura detentiva; se, ciascuno per quanto di propria competenza, non ritengano opportuno introdurre idonee misure atte a rendere identificabile il personale delle forze dell'ordine coinvolto in una determinata operazione; se il Ministro della giustizia, in relazione al caso, non ritenga opportuno verificare quali e quanti agenti penitenziari siano stati inviati il giorno 6 aprile 2020 presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere; quali siano i compiti attribuiti al "gruppo di supporto agli interventi" istituito alle dipendenze del provveditore regionale; quale fosse la natura dell'incarico ricevuto; se siano da ravvisarsi responsabilità degli organi preposti alla tutela e alla sicurezza dei detenuti. Atto n. 4-05733 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che: in data 12 gennaio 2017 è stato emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante "Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 marzo 2017, n. 65; da tempo si è resa indispensabile la necessità di modifica degli elenchi di prestazioni erogabili dal servizio sanitario nazionale (il precedente elenco risaliva all'anno 2002), anche in considerazione dell'incremento delle patologie croniche e degenerative, nonché delle "malattie rare" riconosciute dal SSN; in assenza di una modifica degli elenchi, di fatto le nuove prestazioni e gli ausili non sono erogabili dalle ASL, le quali, nel frattempo, erogano ancora le prestazioni e gli ausili dettagliati nel precedente nomenclatore tariffario; l'incremento dell'appropriatezza delle erogazioni e l'approvazione delle stesse è fondamentale per evitare i costi indiretti correlati alla mancata erogazione di ausili appropriati, con ulteriori oneri sulla finanza pubblica; il decreto 12 gennaio 2017 demanda alle Regioni il compito di fornire le indicazioni per migliorare l'appropriatezza prescrittiva e semplificare ed omogeneizzare i percorsi organizzativi e clinico assistenziali; alcune Regioni (anche in "piano di rientro") e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno già reso esecutivi da tempo, con propri provvedimenti ( extra LEA), alcuni dei contenuti di alcuni degli allegati al decreto stesso (in particolare l'allegato 1), al fine di consentire le prescrizioni necessarie da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta ed al fine di agevolare gli assistiti affetti da condizioni croniche e stabilizzate precedentemente certificate dal medico specialista; l'emergenza sanitaria ha messo in evidenza l'urgenza di procedere alla revisione dei percorsi organizzativi in sanità, favorendo l'assistenza territoriale e domiciliare, nonché dotandola al contempo degli strumenti adeguati; i fondi del "recovery plan" destinati alla sanità ammontano a circa 19,7 miliardi di euro da distribuire in maniera equa per le esigenze dei singoli territori; il maggior onere per la spesa pubblica, compensato dall'intensificazione dei processi atti a verificare l'appropriatezza prescrittiva, derivanti dall'attuazione integrale del decreto 12 gennaio 2012, oscilla tra i 90 ed i 115 milioni di euro, si chiede di sapere quando il Ministro in indirizzo intenda emanare i decreti attuativi inerenti all'intera applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 (relativamente a tutti gli allegati), in linea, peraltro, con quanto pubblicamente affermato dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri che, in questi giorni, sta sollecitando tutti i Ministeri ad approvare i singoli decreti attuativi inerenti alle problematiche di propria competenza. Atto n. 4-05734 BINETTI Al Ministro della salute Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: viene richiesto con grande frequenza ai genitori di ragazzi disabili, spesso molto gravi, già vaccinati, che frequentano centri diurni di sottoporre i figli al tampone rinofaringeo, che i ragazzi mal sopportano; la richiesta viene formulata sulla base di protocolli imposti dalla Regione e da alcune ASL per la loro sicurezza sanitaria, nonché per quella degli operatori; i genitori, avendo pienamente condiviso e sostenuto le iniziative proposte dai centri diurni dei consorzi socio-assistenziali, per migliorare la situazione dei centri diurni, riconoscono di aver ottenuto, grazie alla loro tenacia e determinazione, alcuni risultati significativi; desiderano però superare l'obbligatorietà del tampone rinofaringeo, sostituendolo almeno con il tampone salivare per le moltissime difficoltà fisiche e psicologiche dei ragazzi; considerano discriminatoria ed inutile per i centri diurni la modalità di fare i tamponi per via naso-faringea, perché estremamente faticosa, pericolosa ed insopportabile per i figli con gravi disabilità; i genitori segnalano: l'immobilismo di alcune ASL di alcuni consorzi, che non hanno finora preso in considerazione un problema che dura da mesi, nonostante le pressanti richieste di tamponi salivari; la crescente insofferenza e la conseguente intolleranza dei ragazzi che non sono stati tenuti in alcuna considerazione, fatto gravissimo perché denuncia grande insensibilità; la condizione specifica dei ragazzi, che hanno il diritto, come persone deboli e fragili, ad ottenere maggiori sostegni ed agevolazioni per vivere la loro vita con dignità e rispetto, ma tutto ciò non ha avuto finora alcun impatto nelle decisioni del consorzio e delle ASL interessate; anche il riferimento alle disposizioni regionali, che ad oggi imporrebbero ancora il tampone rinofaringeo, è la conferma della grande disattenzione verso la realtà della disabilità; si ricorda che quasi tutti questi ragazzi sono stati vaccinati; per queste ragioni e molte altre che si potrebbero ulteriormente illustrare, i genitori hanno deciso di non sottoporre i figli al tampone rinofaringeo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga utile e conveniente, anche nel rispetto della dignità di questi ragazzi e della loro particolare condizione, sostituire il tampone salivare al tampone naso-faringeo. Atto n. 4-05735 SBROLLINI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: nel mese di dicembre 2020, la ABB S.p. A. ha comunicato la decisione di chiudere l'attività dello stabilimento di Marostica (Vicenza), sito che produce da molti anni componenti di plastica per l'impiantistica;