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Proprio per tali motivi, secondo il consigliere Velayati, l'Italia non può rimanere indifferente di fronte al caos libico, perché è in ballo la stessa sicurezza nel Mediterraneo e, conseguentemente, deve intervenire per pacificare questo Paese, insieme ai Paesi europei che sono mossi dallo stesso intento. Su tale specifico punto, il presidente Petrocelli ha assicurato che l'azione italiana in Libia si inscrive nel quadro delle determinazioni ONU e nella consapevolezza di un gioco complesso che vede protagonisti anche soggetti esterni destabilizzanti. Non occorre dimenticare, però, che l'Italia ha patrocinato l'importante Conferenza di Palermo, che è servita per mettere insieme gran parte degli attori in gioco, e che, in ogni caso, ha improntato la sua condotta ad un approccio che esclude in ogni caso, qualsiasi escalation della violenza, anche in linea con il proprio dettato costituzionale. Il consigliere Velayati ha concluso la riunione prendendo atto con soddisfazione che, per quanto concerne la Libia, le posizioni dell'Italia e dell'Iran sono assai simili, in quanto entrambi mirano a riconoscere il Governo legittimato dalle Nazioni Unite. Successivamente, ha avuto luogo la riunione con Mohammad Javad Larijani, Segretario del Consiglio Supremo per i diritti umani del potere giudiziario, al quale il presidente Petrocelli ha sottolineato come la sua visita a Teheran abbia l'obiettivo di assicurare la continuità dei buoni rapporti bilaterali tra i due Paesi, soprattutto dal versante parlamentare. Il segretario Larijani, nel condividere anch'egli questo obiettivo, si è soffermato sulle specifiche modalità con le quali, a partire dalla Rivoluzione del 1979, il proprio Paese ha elaborato, in modo originale, un sistema di tutela dei diritti umani basato sui princìpi democratici e del razionalismo islamico, e che, occorre riconoscerlo, funziona egregiamente da ben 40 anni. Egli poi ha dato conto di una utile iniziativa italo-iraniana, che si concreta in seminari annuali volti ad approfondire i diversi risvolti e peculiarità del diritto europeo e del diritto islamico. Dal punto di vista della democrazia iraniana, l'Islam non costituisce un sistema di testi dogmatici e "congelati", bensì un insieme di regole che devono essere attualizzate prima di essere recepite. In ultima analisi, l'ordinamento islamico non si risolve esclusivamente in questioni filosofiche o teologiche ma, concretamente, anche e soprattutto nell'escogitazione di soluzioni per casi pratici. Il presidente Petrocelli ha replicato, al riguardo, esponendo l'evoluzione che ha portato ad affermare i valori giuridici di base nella Costituzione italiana (tra cui, a mero titolo di esempio, il rifiuto della guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali e l'abolizione della pena di morte), auspicando la continuazione dei menzionati seminari. Anche il segretario Larijani ha concluso mettendo in evidenza come Italia ed Iran, diversamente da quanto possa apparire, abbiano, in realtà, numerosi punti che li accomunano come, appunto, quello, testé citato, del rifiuto della guerra come mezzo della politica estera. Nella giornata del 15 aprile, la delegazione senatoriale si è trasferita a Isfahan per incontrare il Governatore della Regione, Abbas Rezaei. Il presidente Petrocelli, dopo aver illustrato al Governatore gli esiti degli incontri avuti nella capitale, ha messo in risalto l'importanza di conoscere anche le realtà locali dell'Iran, un Paese che ha in dote un patrimonio artistico ed architettonico unico al mondo e che presenta zone paesaggistiche e geologiche molteplici e diversificate. Il Governatore, nel riesumare un antico detto persiano, secondo cui Isfahan è la metà del mondo, ha ricordato che la propria città coltiva un rapporto speciale con l'Italia, Paese verso il quale sente una particolare vicinanza grazie alle reciproche e parallele storie millenarie. In ragione di ciò, ha auspicato un incremento della collaborazione bilaterale che potrebbe includere la cooperazione tra le Camere di Commercio ed anche l'ampliamento delle prospettive turistiche, con conseguente incremento del numero degli italiani che potranno visitare Isfahan. In proposito, ha rammentato che la propria città è gemellata da tempo con Firenze e che, tuttavia, tale legame andrebbe maggiormente vivificato. Il presidente Petrocelli ha espresso condivisione per i suggerimenti del Governatore, promettendo di farsi parte diligente affinché il gemellaggio Isfahan-Firenze trovi nuova linfa. Il PRESIDENTE, al termine dell' illustrazione della missione in titolo, dà conto delle missioni future - aggiuntive rispetto a quelle connesse alla conclusione dei due Affari assegnati, sulla Russia e sul Corno d'Africa e all'indagine conoscitiva sulle comunità degli italiani nel mondo - che la Commissione potrà svolgere, avendo ricevuto dei relativi inviti da parte delle controparti parlamentari, auspicando altresì che queste ultime possano essere effettuate nel formato ordinario che consenta la partecipazione anche di membri dell'opposizione. A tale riguardo, informa che sono pervenuti inviti a visitare le omologhe realtà parlamentari dei seguenti Paesi: Israele, Azerbaigian, Cina, Qatar e Corea del Sud. Il senatore CASINI ( Aut (SVP-PATT, UV) ) esprime piena condivisione degli scopi della suddetta missione. Si tratta di implementare una consolidata tradizione di rapporti interparlamentari tra Italia ed Iran, ricordando, in proposito, che, già una ventina di anni fa, la Camera dei deputati aveva instaurato una tipologia di partnership con il Parlamento iraniano improntata al "dialogo tra le civiltà" (latina, greca, egiziana, persiana, cinese). Concorda altresì con la proposta di sottoscrivere un Protocollo di collaborazione con l'omologa Commissione del Majlis e reputa altrettanto condivisibile lo schema di prossime missioni da portare a compimento. Conclude esortando, tuttavia, i colleghi ad approntare una adeguata strategia di adozione dei vari protocolli interparlamentari, attenendosi ad un principio coerente e lineare di equilibrio tra i vari interlocutori. Esprimono un punto di vista di eguale tenore la senatrice PINOTTI ( PD ), la quale, nel manifestare l'avviso che occorra finalizzare sia il citato Protocollo che le menzionate missioni, chiede lumi in merito al meccanismo INSTEX , in via di attuazione per cercare di ovviare alle sanzioni americane, ed il senatore URSO ( FdI ), il quale è del parere che missioni come quella svolta dal Presidente Petrocelli in Iran risultano essere di estrema utilità, non solo per attestare la propria vicinanza ad un Paese che, diversamente, rischia di scivolare sul crinale pericoloso del recesso dall'Accordo nucleare, ma anche per cercare di disinnescare eventuali escalation di una crisi, nella regione, che rischia di aggravarsi sempre di più, come è dimostrato, peraltro, dal recente invio di una portaerei americana nel Golfo persico. Secondo il senatore FERRARA ( M5S ), questo genere di missioni deve essere sempre accolto con favore, in quanto, nella fattispecie, abbiamo di fronte un Paese come l'Iran, di fatto accerchiato da potenze ostili che, notoriamente, mirano ad appropriarsi delle ingenti risorse petrolifere esistenti in loco .