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Tuttavia, rafforza e dà un peso maggiore alle lotte delle Regioni più svantaggiate per negoziare, attraverso un tavolo operativo che veda Governo, Regioni e Unione europea affrontare concretamente il problema e adottare le misure necessarie affinché si realizzi una coesione effettiva tra tutti i territori. L'urgenza di questa concertazione è sottolineata dal riemergere dell'annoso problema della continuità territoriale, marittima e aerea. Col fallimento della compagnia Alitalia, che garantiva la continuità territoriale con un congruo numero di voli da e per la Sardegna, si è entrati in una zona grigia, nella quale i nuovi concessionari low cost garantiscono solo un numero ridotto di voli. Concludo con i doverosi ringraziamenti ai promotori di questa iniziativa popolare, in particolare Roberto Frongia, prematuramente scomparso nel frattempo, e la professoressa Maria Antonietta Mongiu, per la passione e l'impegno profuso, e a tutti i senatori sardi, che con me hanno seguito l' iter di questo disegno di legge di riforma costituzionale. Annuncio pertanto il voto favorevole del Partito Democratico al provvedimento in esame. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, credo che oggi siamo di fronte ad un avvenimento importantissimo, non soltanto perché anche nelle passate legislature ci sono stati tentativi, purtroppo non andati a buon fine, di porre all'attenzione del Parlamento il tema dell'insularità, così importante per i territori, con tutto quello che comporta in termini di svantaggi e di mancato riequilibrio, ma anche perché l'arrivo all'attenzione dell'Assemblea di questo testo è frutto di un'iniziativa popolare. Nonostante le recenti modifiche del Regolamento, siamo purtroppo abituati a vedere poche leggi di iniziativa popolare arrivare all'attenzione dell'Assemblea ed essere approvate. Come capite bene, dunque, quello odierno è davvero un avvenimento estremamente importante. Il disegno di legge costituzionale al nostro esame cerca dunque di porre rimedio ad un errore molto grave e pesante, compiuto nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione, che con la nuova formulazione dell'articolo 119 ha portato alla scomparsa di qualsiasi riferimento alla valorizzazione del Mezzogiorno e delle isole come finalità prioritaria. Si pone quindi non solo il concetto di insularità, ma anche la questione forte e urgente del riequilibrio degli interventi a favore del Mezzogiorno e delle isole. Vorrei ricordare che invece il testo previgente alla riforma del 2001 prevedeva, all'articolo 119, un riferimento molto chiaro ed esplicito: «particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali». Questa previsione che era contenuta nell'articolo 119 prima della riforma del 2001, è stata nei fatti completamente eliminata, con ciò, a mio avviso, facendo un errore molto pesante rispetto allo stesso dibattito che ci fu nell'Assemblea costituente, in seno alla quale il tema fu discusso a lungo. I verbali della Costituente ricordano, per esempio, un intervento in questo senso di Emilio Lussu il 14 novembre del 1946, in occasione della discussione sulle autonomie locali per la redazione dell'articolo 116: «Fa presente che la Sicilia e la Sardegna sono delle isole […] onde la necessità di metterle in condizioni di poter funzionare […] concedendo loro una particolare forma» non solo autonomista, ma anche di riequilibrio. Questo dibattito è stato cancellato nei fatti dalla riforma del Titolo V, arrivando evidentemente a produrre talune conseguenze pesanti, che hanno aggravato una situazione difficile, che ovviamente sussisteva già prima del 2001, facendo sì che le condizioni di svantaggio in questi anni si acutizzassero. Vorrei ricordare i temi principali rispetto ai quali tali condizioni di svantaggio si estrinsecano: pensate alla questione dei trasporti. Più tardi discuteremo il decreto-legge in materia di infrastrutture; vi è stata una grande trasformazione con la scomparsa dell'Alitalia e si aprirà sempre di più un problema molto forte, come sanno i senatori sardi, per quanto riguarda, per esempio, la questione della continuità territoriale. Parliamo di svantaggi anche rispetto alla tematica ambientale, per esempio, sapendo che le isole sono ecosistemi più fragili, particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici. Abbiamo poi il problema fortissimo della disoccupazione e dello spopolamento. Sono questioni che negli ultimi anni si sono particolarmente aggravate. Questo disegno di legge di iniziativa popolare è fondamentale: non è soltanto la formale e banale trascrizione di una condizione geografica all'interno della Carta costituzionale, ma il riconoscimento nella nostra Costituzione degli svantaggi oggettivi ad essa connessi - questo è il punto - che pone con forza la questione del rispetto dell'articolo 3, quindi del riequilibrio. Questo è un tema certamente nazionale, che riguarda la nostra identità, fatta di isole grandi, come Sardegna e Sicilia, ma anche di tantissime altre. È pertanto un tema caratteristico e identitario nostro, ma anche europeo, perché riguarda il diritto di tutti i cittadini dell'Unione alla libera circolazione e alla libertà di stabilimento, che sono tra l'altro i pilastri fondativi della stessa comunità europea. Lo svantaggio determinato dalla condizione di insularità incide non solo sulla possibilità delle persone di muoversi, ma sulla libertà di scegliere se vivere o no nella propria terra, senza per questo dover rinunciare alle opportunità di studio, di esperienze di vita, di lavoro e di relazione culturale, sociale ed economica al di là del mare. Ecco il punto fondamentale su cui poggia la modifica all'articolo 119 della Costituzione, ponendo tutti noi oggi davanti al fatto che è necessario dare seguito all'introduzione di tale modifica con una serie di provvedimenti che possano fortemente concretizzare questa libertà di scelta. Il grave e permanente svantaggio naturale dell'essere un'isola produce un indebolimento forte della coesione sociale e comporta problemi molto seri, come abbiamo visto in tutti questi anni, proprio nello sviluppo socio-economico delle isole. Prendiamo alcuni dati della Sardegna, che è rientrata, tra l'altro, tra le Regioni dell'obiettivo 1 dell'Unione europea proprio per le sue condizioni di sottosviluppo: ha un indice di competitività del 23,75 per cento, contro quello medio europeo del 60,3 e del 57 per cento della Lombardia. Ogni anno 3.500 giovani della Sardegna, in gran parte laureati e diplomati, lasciano l'isola, perché non trovano alcuna opportunità di lavoro. Dall'atlante infrastrutturale del CNEL emergono altri dati molto preoccupanti del ritardo della Sardegna in confronto con il resto del Paese, dalle reti energetiche a quelle stradali e ferroviarie, fino alle infrastrutture economico-sociali. Tutte queste analisi ci dicono che, anche rispetto alle risorse finanziarie pro capite e territoriali stanziate negli ultimi dieci anni relativamente alle infrastrutture, ad esempio in Sardegna, si evidenzia un calo fortissimo anche degli investimenti.