[massime]

Referendum - Richiesta di referendum abrogativo denominata "abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)" - Assenza di preclusioni derivanti dai limiti al referendum - Matrice razionalmente unitaria del quesito e sua rispondenza ai necessari requisiti di chiarezza, univocità e omogeneità - Ammissibilità della richiesta.. È dichiarata ammissibile la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione degli artt. 48, 49 (come modificato, al comma 3, dal d.lgs. n. 185 del 2016) e 50 del d.lgs. n. 81 del 2015, disciplinanti l'istituto del "lavoro accessorio". Il quesito non è direttamente o indirettamente riconducibile a materie sottratte dall'art. 75 Cost. al vaglio referendario, e neppure inerisce a disposizioni cui possa essere attribuito il carattere di norma costituzionalmente necessaria (in quanto relativa alla materia del lavoro occasionale, che deve trovare obbligatoriamente una disciplina normativa), dal momento che l'evoluzione dell'istituto - nel superare (con l'integrale sostituzione degli artt. da 70 a 73 del d.lgs. n. 276 del 2003, ad opera del citato d.lgs. n. 81 del 2015) l'originaria disciplina del lavoro accessorio quale attività lavorativa meramente occasionale, limitata a particolari categorie di prestatori e a specifiche attività - lo ha reso alternativo a tipologie regolate da altri istituti giuslavoristici e quindi non necessario; né ci si può rifare a un diverso carattere "costituzionalmente rilevante" [dell'istituto oggetto di richiesta abrogativa], non assurgendo tale criterio a valore discriminante in sede di vaglio di ammissibilità di un quesito referendario. Sono altresì rispettate le indicazioni della giurisprudenza costituzionale relative alla chiarezza, omogeneità e univocità del quesito, che è espressione di una matrice razionalmente unitaria, essendo l'intento referendario quello di abrogare nella sua interezza l'attuale disciplina del "lavoro accessorio".