[pronunce]

n. 155 del 2012 e, quindi, dinanzi alla sede giudiziaria del Tribunale ordinario di Vicenza; che il giudice a quo dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, prospettando censure analoghe a quelle dedotte nella ordinanza di rimessione del Tribunale ordinario di Camerino; che l'art. 1 del d.lgs. n. 155 del 2012, a sua volta, è censurato per la violazione dell'art. 76 Cost., atteso il mancato rispetto della finalità di ottenere risparmi di spesa ed incrementi di efficienza, come rilevato anche dalle Commissioni giustizia della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, nei pareri resi; che sussisterebbe la violazione degli artt. 3 e 24 Cost., sia per la irragionevolezza della disposta soppressione, tenuto conto dell'ampio territorio della Regione Veneto, dell'elevata popolazione e della situazione delle infrastrutture, sia per la disparità di trattamento, nell'accedere al servizio giustizia, che si verificherebbe per gli utenti del Tribunale Bassano del Grappa, rispetto ai cittadini appartenenti ad aree diverse del Paese; che il Tribunale ordinario di Saluzzo, in un giudizio analogo a quello trattato dinanzi al Tribunale ordinario di Camerino, con ordinanza del 4 aprile 2013 (r.o. n. 180 del 2013), ha sollevato questione di legittimità dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, in riferimento agli artt. 72, primo e quarto comma, e 77, secondo comma, Cost., e dell'art. 1, con l'allegata tabella A, del d.lgs. n. 155 del 2012, nella parte in cui dispone la soppressione del medesimo ufficio giudiziario, in riferimento all'art. 76 Cost.; che il giudice a quo ha prospettato rispetto all'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011 censure analoghe a quelle già sopra illustrate; che il rimettente, quindi, censura l'art. 1 del d.lgs. n. 155 del 2012 per la violazione dell'art. 76 Cost., in relazione ai criteri direttivi di cui all'art. 1, comma 2, lettere b) ed e), della legge n. 148 del 2011, in ragione delle caratteristiche del territorio, che comprende tre vallate montane, e nel quale ricadono un aeroporto intercontinentale ed un istituto di detenzione, e di un assetto infrastrutturale che collega in modo adeguato solo Saluzzo con i Comuni siti nel circondario del relativo Tribunale ordinario; che il Tribunale ordinario di Latina, sezione distaccata di Gaeta, nel giudizio avente ad oggetto il procedimento penale a carico di P. P., P. M. e C. S., atteso che la data della successiva udienza sarebbe intervenuta dopo la soppressione dell'ufficio giudiziario procedente, ritenuta la rilevanza della questione, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, in riferimento agli artt. 70, 72, primo e quarto comma, 77, secondo comma, Cost., e degli artt. 1, con l'allegata tabella A, e 2, con l'allegato 1, del d.lgs. n. 155 del 2012, nella parte in cui, rispettivamente dispongono la soppressione della sezione distaccata di Gaeta e l'inclusione dei Comuni di Gaeta, Formia, Itri, Ponza, Ventotene, Minturno, Castelforte, Santi Cosma e Damiano e Spigno Saturnia, nel circondario del Tribunale di Cassino, in riferimento agli artt. 3, 24, primo comma, 25, primo comma, 76, 81 e 97, primo comma, Cost.; che, con riguardo alla impugnazione dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, il giudice a quo svolge considerazioni simili a quelle prospettate dal Tribunale ordinario di Camerino; che gli artt. 1 e 2 del d.lgs. n. 155 del 2012, oltre che per illegittimità consequenziale, sono censurati in riferimento all'art. 76 Cost., per la violazione dei criteri direttivi di cui all'art. 1, comma 2, lettere b), d) ed e), della legge n. 148 del 2011; che sarebbe stato opportuno, nel rispetto della medesima area provinciale, operare una riorganizzazione all'interno del Tribunale di Latina, disponendo l'accorpamento delle due sezioni distaccate esistenti (Gaeta e Terracina), o concentrando tutta l'attività nel Tribunale di Latina, tenuto conto degli organici, anche in ragione delle peculiarità del territorio (grande estensione costiera, crocevia fra le Regioni Campania e Lazio) e dell'assenza di mezzi di comunicazione pubblici e di infrastrutture ferroviarie, ancor di più con il Tribunale di Cassino, del quale era stata, in un primo tempo, prevista la soppressione; che, in ragione della disposta riorganizzazione, i residenti nei Comuni già ricompresi nell'ambito della sezione distaccata di Gaeta, avrebbero dovuto fare riferimento ad uffici giudiziari situati in luoghi diversi, a seconda della tipologia e della natura delle controversie, mentre gli uffici pubblici connessi all'attività giudiziaria sono ubicati nella città di Latina, capoluogo di Provincia; che le suddette disposizioni del decreto legislativo sono censurate anche in riferimento agli artt. 97 e 24 Cost., non ravvisandosi il buon funzionamento dell'amministrazione in mancanza di risparmi di spesa e considerate le difficoltà che incontreranno cittadini ed avvocati nel raggiungere il Tribunale di Cassino, con la conseguente compromissione del diritto di difesa e con difficoltà nell'esercizio della professione forense; che altra censura è formulata con riguardo all'art. 3 Cost., in ragione del diverso trattamento riservato agli utenti della sezione distaccata di Gaeta, i cui Comuni sono stati aggregati al circondario di un Tribunale di diversa Provincia, rispetto a quelli di analoghe sezioni distaccate soppresse; che è prospettata, altresì, la violazione dell'art. 25, primo comma, Cost., in quanto le disposizioni censurate priverebbero il cittadino del proprio giudice naturale; che, infine, è dedotta la lesione dell'art. 81 Cost., in relazione sia al comma quarto, nel testo anteriore alla riforma di cui alla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 (Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale), sia all'attuale terzo comma, in quanto, benché sia previsto che la riforma venga attuata senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, è palese come il nuovo assetto implicherà costi e spese; che il Tribunale ordinario di Nicosia, con ordinanza del 24 maggio 2013 (r.o. n. 192 del 2013), ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, in riferimento agli artt. 70, 72, primo e quarto comma, e 77 Cost., nonché dell'art. 1, con l'allegata tabella A, del d.lgs.