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Se, invece, gli obiettivi non risultassero confermati a causa della inefficacia delle misure adottate allora si aprirebbe una procedura di infrazione con pesanti sanzioni e con ulteriori vincoli al bilancio che inciderebbero inevitabilmente sulla possibilità di attuare manovre espansive di sostegno all'economia. Inoltre, se risultasse che il quadro di finanza pubblica definito di anno in anno è precario e instabile perché le misure adottate per perseguire quegli obiettivi rischiano di essere messe in discussione da altri organi dello Stato, verrebbe meno la nostra credibilità nei confronti delle istituzioni europee e la nostra affidabilità nei confronti dei mercati con inevitabili conseguenze sul costo del debito pubblico. Dunque, tutto il sistema istituzionale deve essere vincolato al rispetto formale e sostanziale dei vincoli derivanti dall’articolo 81 vigente e direttamente collegati alla nostra appartenenza all'Unione europea. Per queste ragioni tali vincoli non possono essere ignorati, a nostro avviso, neppure dalla Corte costituzionale. D'altra parte la consapevolezza delle implicazioni del nuovo quadro costituzionale è stata di recente riconosciuta dalla stessa Corte costituzionale nella sentenza n. 10 del 9 febbraio 2015 con cui, nel dichiarare l'illegittimità costituzionale della Robin Hood tax , ha disposto la non retroattività della dichiarazione di legittimità costituzionale proprio in virtù dell'impatto che, diversamente, si sarebbe determinato sul bilancio dello Stato. Per questo il presente disegno di legge interviene, tra l'altro, sul comma 3 dell'articolo 30 della legge 11 marzo 1953, n. 87, il quale prevede che le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza, esplicitando un princìpio già affermato dalla giurisprudenza costituzionale, e cioè la facoltà per la Corte stessa di disporre una diversa modulazione dell'efficacia nel tempo della decisione a tutela di altri princìpi costituzionali. A tal proposito è il caso di ricordare quanto sottolineato dalla Corte in occasione della sentenza 10/2015: «...deve osservarsi che [ ... ] l'applicazione retroattiva della presente declaratoria di illegittimità costituzionale determinerebbe anzitutto una grave violazione dell'equilibrio di bilancio ai sensi dell'art. 81 Cost. .... Come questa Corte ha affermato già con la sentenza n. 260 del 1990, tale principio esige una gradualità nell'attuazione dei valori costituzionali che imponga rilevanti oneri a carico del bilancio statale. Ciò vale a fortiori dopo l'entrata in vigore della legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 (Introduzione del princìpio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale), che ha riaffermato il necessario rispetto dei princìpi di equilibrio del bilancio e di sostenibilità del debito pubblico (sentenza n. 88 del 2014). L'impatto macroeconomico delle restituzioni dei versamenti tributari connesse alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 81, commi 16, 17 e 18, del D.L n. 112 del 2008 e successive modificazioni, determinerebbe, infatti, uno squilibrio del bilancio dello Stato di entità tale da implicare la necessità di una manovra finanziaria aggiuntiva, anche per non venire meno al rispetto dei parametri cui l'Italia si è obbligata in sede di Unione europea e internazionale (artt. 11 e 117, primo comma, Cost.) e, in particolare, delle previsioni annuali e pluriennali indicate nelle leggi di stabilità in cui tale entrata è stata considerata a regime». La soluzione che qui si propone non impedisce effetti retroattivi alle pronunce della Corte costituzionale ogni qualvolta esse producano effetti sui bilanci ma offre alla Corte stessa la possibilità di attenuare e/o eliminare l'impatto finanziario che emerga dal rafforzamento dell'istruttoria prevista dal presente disegno di legge. Per le motivazioni di ordine costituzionale qui esposte si ritiene che i riflessi dell’articolo 81 debbano essere esplicitati nei giudizi di costituzionalità delle leggi predisponendo gli strumenti conoscitivi di cui la Corte ha bisogno per avere piena consapevolezza e poter quindi valutare, di volta in volta, in piena autonomia e indipendenza, l'equilibrio da realizzare tra i princìpi dell'articolo 81 e quelli contenuti nelle altre disposizioni costituzionali. A tal fine il presente disegno di legge inserisce nella legge che disciplina il funzionamento della Corte costituzionale alcune disposizioni con le quali si dà la facoltà alla Corte stessa di disporre ordinanze istruttorie ai fini dell’acquisizione di dati e informazioni ; in particolare si prevede che, allorché la soluzione della questione di costituzionalità possa implicare maggiori oneri o minori entrate per la finanza pubblica, la Corte, anche su richiesta dell'Avvocatura generale dello Stato o del rappresentante della Regione interessata, ha la facoltà di chiedere all'Ufficio parlamentare di bilancio una relazione sugli effetti finanziari dell'eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale delle disposizioni oggetto dell’istanza o del ricorso. Come è noto l'Ufficio parlamentare di bilancio è stato istituito proprio dalla legge n. 243 del 2012 recante «Disposizioni per l'attuazione del princìpio del pareggio di bilancio, ai sensi dell'articolo 81, sesto comma, della Costituzione». Il Capo VII di tale legge istituisce e disciplina un «organismo indipendente per l'analisi e la verifica degli andamenti di finanza pubblica e per la valutazione dell'osservanza delle regole di bilancio». Tra i suoi compiti l'Ufficio parlamentare di bilancio (come la legge denomina tale organismo che tuttavia è totalmente indipendente dal Parlamento) «...effettua analisi, verifiche e valutazioni in merito a: ................ b) l'impatto macroeconomico dei provvedimenti di maggior rilievo; c) gli andamenti di finanza pubblica, anche per sottosettore, e l'osservanza delle regole di bilancio; d) la sostenibilità della finanza pubblica nel lungo periodo» (articolo 18, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 243). Si tratta cioè, per la Corte, di acquisire gli elementi necessari a valutare le leggi sotto il profilo della tutela dei diritti e dei valori presidiati dall'articolo 81 della Costituzione. In tal modo la Corte giudica, oltre che sulla base degli elementi forniti da una delle parti del processo (lo Stato o una Regione), di cui è stato rilevato il potenziale conflitto di interessi (si veda al riguardo l'intervista al Presidente Criscuolo su La Repubblica, 23 Maggio 2015, pag. 2-3), anche tenendo conto delle valutazioni di un organismo indipendente e scientificamente autorevole. Di conseguenza i giudici potranno decidere avendo ben presente anche le implicazioni rilevanti ai fini del rispetto dell'articolo 81 della Costituzione e, in particolare, del principio di sostenibilità del debito che, come si è in precedenza sottolineato, è strettamente correlato all'articolo 3 della Costituzione, in base al quale va garantita l'equità e la non discriminazione dei cittadini in ragione della loro età.