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Riordino del sistema di emergenza e urgenza preospedaliero e ospedaliero. Onorevoli Senatori . – A partire dal 1992, anno istitutivo del Servizio sanitario di urgenza ed emergenza medica (SSUEM), attivo in Italia e che risponde al numero telefonico 118, l'emergenza preospedaliera è stata interessata da notevoli trasformazioni che richiedono oggi una revisione critica del Sistema di emergenza territoriale (SET) 118. Da un lato l'evoluzione della tecnologia di telecomunicazione e il miglioramento della rete dati per la trasmissione di informazioni e immagini ha consentito di superare l'organizzazione su base provinciale delle centrali operative del 118 con la conseguente realizzazione di strutture con competenza sovra-provinciale o regionale, dall'altro la nascita del Servizio del numero unico di emergenza « NUE 112 » ha consentito la gestione di tutte le richieste di soccorso e l'invio delle stesse alle sale operative di secondo livello (emergenza sanitaria, pubblica sicurezza e soccorso tecnico) con relativa geolocalizzazione del chiamante e con una serie di ulteriori servizi indispensabili per avviare una conseguente progressiva riorganizzazione delle nuove sale operative del SET 118, con un corrispondente incremento della sua efficienza. A tutto questo va aggiunta l'evoluzione della professionalità infermieristica (che ha consentito l'attivazione dei mezzi di soccorso avanzato con infermiere), la possibilità di definire rapporti con i soggetti sussidiari, così come previsto dalla normativa del Terzo settore, nonché l'implementazione di numerose iniziative legate alla cultura del soccorso e dedicate a tutti i cittadini, a iniziare da quelle sulla defibrillazione precoce. In questo quadro, è evidente che il sistema di emergenza preospedaliera in Italia necessita oggi di un importante intervento normativo che consenta il superamento di modelli organizzativi frammentati e difformi che rispondono a logiche aziendali o provinciali in favore della nascita di un sistema di soccorso sanitario basato su una profonda revisione organizzativa e tecnologica delle sale operative del SET 118, in modo da garantire l'omogeneità e una migliore qualità del servizio. Non a caso, il dibattito che si è recentemente riacceso sull'organizzazione del SET 118, che ha coinvolto società scientifiche e sindacati dei medici e del comparto, converge sulla comune valutazione di quanto sia improcrastinabile condurre una profonda revisione e un processo di rinnovamento del sistema. Ma un intervento riorganizzativo sul SET 118 deve tenere presente da un lato la complessità gestionale, la delicatezza dei compiti affidati a tale servizio, la necessità di salvaguardare e attualizzare gli organici dedicati all'emergenza territoriale dal punto di vista della sicurezza, della formazione, della tutela contrattuale e, dall'altro, l'esigenza di dare piena valorizzazione alle diverse professionalità sanitarie e non sanitarie: medici, infermieri, tecnici, soccorritori, autisti soccorritori. In particolare, appare essenziale l'integrazione del SET 118 con il sistema ospedaliero di emergenza attraverso la definizione delle professionalità indispensabili per assicurare la condivisione delle competenze specialistiche e dei protocolli di cura e la gestione coordinata delle risorse in caso di emergenze nel territorio regionale e nazionale, in sinergia con altri sistemi regionali e con le istituzioni nazionali preposte. Oggi, una gestione parcellizzata e frammentata non trova corrispondenza nell'organizzazione di reti integrate dell'emergenza preospedaliera e ospedaliera in atto da decenni nel nostro Paese. Non va dimenticato, peraltro, quanto anche la drammatica esperienza della pandemia da COVID-19 abbia dimostrato come le peculiarità organizzative, gestionali e tecnologiche del sistema siano state fondamentali per far fronte a un'emergenza senza precedenti. Ma soprattutto ha messo in evidenza come non sia più differibile un'analisi delle esperienze regionali, volta a evidenziare non solo le best practices ma anche la necessità di un minimo comune denominatore organizzativo e gestionale del sistema italiano dell'emergenza e urgenza preospedaliera, capace di dare risposte omogenee e di qualità a tutti i cittadini italiani. In questo senso appare essenziale la definizione degli indicatori della qualità del sistema preospedaliero e ospedaliero al fine di effettuare un monitoraggio da parte del Ministero della salute sulla base dei dati forniti dalle regioni, con l'obiettivo di valutare, nell'ambito della salvaguardia dei LEA, l'efficacia dei modelli organizzativi e dei percorsi integrati di emergenza e urgenza preospedaliera e ospedaliera nel loro complesso. Il presente disegno di legge raccoglie e definisce tutte queste istanze e necessità di riforma del sistema, delineando le motivazioni e i contenuti del processo di riorganizzazione dell'emergenza e urgenza preospedaliera. I criteri di base sono quelli di efficacia, efficienza e integrazione, nel rispetto del corretto impiego delle risorse e dei princìpi di equità, di congruenza clinico-organizzativa e assistenziale e di personalizzazione e umanizzazione delle cure. Questi criteri e princìpi stanno alla base degli obiettivi che il disegno di legge si propone: – il superamento della attuale disomogeneità operativa, organizzativa e gestionale del SET 118; – l'integrazione delle sale operative dell'emergenza e urgenza con il Servizio NUE 112, con l'emergenza ospedaliera e in particolare con il Dipartimento d'emergenza e accettazione (DEA), di cui l'emergenza preospedaliera deve essere parte integrante, con le aggregazioni funzionali territoriali della medicina generale e con le altre centrali operative dell'emergenza (Vigili del fuoco, Carabinieri, Polizia di Stato); – l'integrazione tra soccorso su gomma ed elisoccorso a livello interregionale; – l'innovazione tecnologica del sistema di emergenza e urgenza sia per la gestione del soccorso che per il trattamento dei pazienti; – la valorizzazione di tutte le figure professionali operanti nel sistema di emergenza e urgenza, la standardizzazione dei criteri di reclutamento e dei livelli formativi, anche attraverso l'adeguamento, ove necessario, del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) dell'area sanità e prevedendo che i medici dell'emergenza territoriale possano passare alle dipendenze del servizio sanitario regionale e accedere alle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia d'accettazione e urgenza (MCAU) e anestesia e rianimazione con oneri a carico delle regioni; – l'istituzione, per consentire l'attuazione di un servizio uniforme del NUE 112, dell'Agenzia nazionale 112 presso il Ministero dell'interno, quale struttura di supporto e coordinamento; – l'istituzione su tutto il territorio nazionale del Numero europeo armonizzato (NUA) 116117 come numero unico nazionale per l'accesso ai servizi di cure mediche non urgenti; – la definizione di un sistema unico di monitoraggio della qualità delle prestazioni erogate che consenta di valutare l'efficacia e l'efficienza complessiva dei vari servizi sanitari provinciali e regionali; – l'evoluzione del regolamento di cui al decreto del Ministro della salute 2 aprile 2015, n. 70. Non va poi dimenticato che la definizione degli obiettivi va correlata a un'analisi della domanda sanitaria e socio-sanitaria della nostra popolazione nel prossimo futuro, che potrebbe pesantemente influenzare il campo di attività anche del soccorso sanitario, nonché a una costante attività di monitoraggio e di misurazione degli aspetti operativi e gestionali, attuata su scala nazionale, punto di partenza per un miglioramento coerente.