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Non possiamo abdicare al nostro dovere di esaminare gli articoli, perché ce lo impone la Costituzione. Possiamo esaminarli velocemente e fare tutto quanto occorre per essere celeri, sbrigativi e rapidi, ma non possiamo abdicare ad oggetti di cui non abbiamo disponibilità. Detto questo, in tutto il provvedimento la parte più sensibile, a mio modo di vedere, è l'articolo 7, di cui in Commissione ho parlato io e nessun altro. Nemmeno il Governo mi ha dato risposta, nella persona del sottosegretario Cancelleri, qui presente. Cosa ho detto? Cosa c'è di importante in questo articolo 7? Su questo sostanzialmente credo che i colleghi non possano non concordare. L'articolo 7 in realtà pone una finzione giuridica: attraverso di esso si finge, in sostanza, che tra Alitalia e ITA non avvenga una cessione d'azienda o di ramo d'azienda, bensì solo di singoli beni o di loro parti. Facciamo un esempio: se ammettessimo che il tutto è l'aeroplano, qui si starebbe parlando del carrello dell'aeroplano o di parti di quel bene, cioè dei bulloni. Ecco, il contratto tra Alitalia e ITA riguarda probabilmente dei bulloni, tant'è vero che in questo modo si rende possibile non applicare l'articolo 2112 del codice civile, che peraltro è attuazione di una direttiva comunitaria. Che cosa dice l'articolo 2112? Molto semplicemente dice che, quando c'è la cessione di un'azienda o di un ramo d'azienda - e qui fingiamo che non ci sia - l'azienda, che è composta da beni strumentali e risorse umane, deve continuare a essere composta da beni strumentali e dai contratti relativi a quelle risorse umane, per cui si cedono i contratti. Prevede infatti l'articolo 2112 che i contratti dei lavoratori si trasferiscano al cessionario. L'obiezione che può essere fatta - e che non è stata fatta in Commissione, perché non hanno risposto su questo - è che la Commissione europea ci ha chiesto la discontinuità. Benissimo, ma che cos'è la discontinuità? Chi ci dice che cos'è? La stessa Commissione europea, nella lettera del 21 gennaio 2021, che non è segretata, con riguardo alla discontinuità chiarisce che deve esserci una diversità tra i soggetti che compongono l' asset societario di Alitalia e quelli che compongono l' asset societario (cioè i soci) di ITA. Quello che dunque sta chiedendo giustamente l'Europa è una differenziazione tra i due imprenditori, non tra le due aziende, cosa che sarebbe impossibile, perché c'è la cessione dell'azienda. Va bene, facciamo finta di non sapere queste cose e vediamo che cosa dice l'articolo 7, che non fa riferimento, per esempio, a questa lettera, a queste decisioni e a queste indicazioni della Commissione europea. Al contrario, fa riferimento a un atto della Commissione europea - nella specie, una decisione ovvero un provvedimento secondario di normazione europea - secretato. Parliamo di un atto segreto. Alla Camera dei deputati alcuni colleghi avevano chiesto l'ostensione immediata di questo atto. Non avendo avuto successo il collega Fassina alla Camera, ho fatto anch'io la stessa cosa qui in Senato. Mi è stato risposto che quest'atto non è ostensibile e sarà conoscibile una volta pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Comunità europea. Stiamo quindi trasformando in legge un provvedimento che, poi vedremo, lede fortemente i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, che vengono totalmente annullate, sulla base di un atto segreto che il Parlamento italiano e i cittadini italiani non possono conoscere. Ma ci rendiamo conto o no che questo è un vulnus , una violazione palese delle norme procedimentali che la Costituzione ci impone per fare le leggi? Che cosa dice infatti la Costituzione? Dice che ciascun parlamentare, onorevoli deputati e onorevoli senatori, nel valutare un provvedimento deve esaminarlo e, con dignità e onore, deve svolgere tutto il proprio lavoro. L'esame di un provvedimento, dunque, non può prescindere dalla conoscenza degli atti presupposti, che sono anche veicolo interpretativo. Pertanto, se qualcuno volesse davvero dire che sta esercitando il proprio mandato in scienza e coscienza, come ha affermato anche prima il senatore Astorre, dovrebbe riconoscere di non poter avere scienza, dal momento che non conosce l'atto presupposto. Come dicevo, ciò comporta un vulnus enorme sulla formazione della legge che la Corte costituzionale dovrà essere chiamata a giudicare. In secondo luogo, aver spezzettato fino al bullone, come dicevo prima, la cessione dell'azienda significa che ciascuno dei lavoratori - e non parlo dell'ultimo lavoratore, ma degli stessi piloti di Alitalia - si trova dinanzi al datore di lavoro neanche fosse un minatore che nel 1800, uscendo dalla miniera inglese, si trova davanti il padrone (ecco i partiti che si richiamano alla tutela del lavoro) che gli dice: tu non mi piaci, sei stato troppo spesso tra i sindacalisti; prendo quell'altro. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Non si può consentire che a questo punto, nel diritto del lavoro e nelle relazioni sindacali, non esista più la possibilità di intermediazione. Il lavoratore si trova da solo dinanzi all'arroganza e alla supremazia assoluta del datore di lavoro, il quale impone una riduzione del salario del 55 per cento per i piloti di Alitalia - pardon , per i piloti di ITA - con un monte ore portato a sessanta ore mensili. Questo è ignobile, al giorno d'oggi. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore De Falco. DE FALCO (Misto) . Signor Presidente, ho concluso e la ringrazio per il tempo in più che mi ha concesso. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, di questa normativa mi interessa una parte che potrebbe sembrare parziale, ma che in realtà è rilevante per lo spirito complessivo del provvedimento. Mi riferisco all'articolo 12, così com'è stato modificato dalla Camera dei deputati, grazie anche e soprattutto, se me lo consentite, a un emendamento, che poi ne ha raggruppati altri, presentato dal Gruppo Forza Italia. Grazie a questo emendamento, la mia Regione, ovvero l'Umbria, e le Marche sono state inserite come Regioni in transizione per poter accedere al Fondo concorsi, progettazione e idee per la coesione territoriale, per sopperire quindi, nell'immediato, ai deficit di progettualità locale e coinvolgere i professionisti nell'individuazione dei progetti. Chiaramente stiamo parlando di progetti collegati non solo al Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma anche al Fondo per lo sviluppo e la coesione e al Fondo complementare. Non stiamo parliamo di poche risorse, ma di risorse importanti, pari a 50 miliardi di euro, che sono certamente rilevanti per determinati territori.