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le infrastrutture che trasportano e immagazzinano dati sono asset strategici per il nostro Paese e per l'intera Unione europea. Le reti sono costituite sia da infrastrutture quali cavidotti e siti di amplificazione e rigenerazione dei segnali, sia dalle reti in fibra di trasmissione in essi contenute; tutti i dati aggregati che vengono raccolti dalle reti di accesso "viaggiano" sulle dorsali in fibra ed è proprio nei luoghi in cui avviene l'interscambio che si trovano grandissime quantità di dati, informazioni e comunicazioni, per cui, se si dovessero manifestare criticità, vi sarebbe un enorme problema di comunicazione, nonché un grave problema di network security; a livello europeo esistono tre società infrastrutturali proprietarie delle dorsali paneuropee: Colt Technology Services, Centurylink e Cube Telecom Europe Bidco Limited . Tutte e tre sono controllate da fondi o società statunitensi. La più estesa di tali reti è quella di Cube Telecom Europe, controllata da I Squared capital, società statunitense di private equity ; l'infrastruttura di Cube Telecom Europe è utilizzata per la rete GÉANT, l'infrastruttura di rete ad altissima capacità finanziata integralmente dall'Unione e dedicata alla ricerca e all'istruzione. Con il progetto GN4-3N, finanziato dalla Commissione europea, la medesima Commissione ha dato un importante segnale di cambiamento: la decisione di utilizzare l'investimento infrastrutturale per finanziare direttamente la rete GÉANT. Con GN4-3N, la rete GÉANT diventa ancor di più un'infrastruttura abilitante del sistema Europa; sempre con riferimento ai dati e, in particolare, al loro immagazzinamento, la strategia europea indica che il cloud computing è il perno attorno al quale è necessario concentrare le azioni volte a rafforzare la sovranità digitale europea; il volume globale dei dati, infatti, cresce molto rapidamente e, mentre oggi il cloud computing avviene principalmente nei grandi data center , si stima che entro il 2025 la tendenza subirà un'inversione verso soluzioni più vicine all'utente. La disponibilità di edge e cloud computing è quindi essenziale per garantire che i dati siano trattati nel modo più efficiente; attualmente la Commissione è impegnata nell'istituzione di un'alleanza europea sui dati industriali e sul cloud che consentirà lo sviluppo di investimenti comuni in infrastrutture e servizi cloud transfrontalieri, di mercati europei dei servizi cloud e di un "EU cloud rulebook" che fornirà un quadro unico europeo di norme per l'uso del cloud in Europa; il mercato mondiale dei servizi IAAS (infrastructure as a service) è dominato da società extra UE: Amazon web services copre quasi un terzo del mercato, seguito da Microsoft Azure, Alibaba, Google cloud platform (GCP), Tencent e Oracle; è quanto mai necessario, dunque, che l'Europa, attualmente fuori dagli attori principali del cloud computing , si adoperi non solo per restare al passo della corsa tecnologica internazionale, ma concentri i propri sforzi nel conseguire posizioni di leadership nelle soluzioni di sicurezza informatica di nuova generazione partendo da un nuovo concetto di sovranità strategica; in occasione del summit digitale 2019 è stato presentato il progetto di un cloud europeo avviato da Francia e Germania, denominato Gaia-X, come soluzione a livello comunitario al problema della conservazione e utilizzo dei dati. L'Italia partecipa al progetto con 29 imprese aderenti, collocandosi subito dopo i due Paesi fondatori; considerato che: l'Italia si è dotata di una strategia per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione che mira a rendere più moderni i servizi pubblici e mettere in sicurezza i dati. La strategia ha una triplice finalità: consolidare le infrastrutture centrali che gestiscono servizi strategici sotto la gestione diretta di un polo strategico nazionale di natura pubblica; razionalizzare tutte le altre infrastrutture che gestiscono i servizi ordinari della pubblica amministrazione, attraverso la dismissione dei data center obsoleti e la migrazione dei servizi verso data center più affidabili oppure affidandosi a servizi cloud di mercato qualificati dall'Agenzia per l'Italia digitale (AgID); l'adozione del modello del cloud della pubblica amministrazione, un programma che indica a tutte le amministrazioni pubbliche centrali e locali quali procedure seguire per gestire in cloud alcuni dei propri servizi, utilizzando servizi qualificati da AgID in base a criteri che ne certificano l'affidabilità per la gestione di servizi pubblici; il piano triennale per l'informatica nella pubblica amministrazione e le circolari AgID n. 2 e n. 3 del 9 aprile 2018 forniscono il quadro di riferimento e regolamentano la qualificazione delle infrastrutture dei servizi erogabili sul cloud della pubblica amministrazione di tipo infrastructure as a service (IAAS), platform as a service (PAAS) e software as a service (SAAS); l'articolo 33- septies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, da ultimo modificato con il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, interviene in materia di consolidamento e razionalizzazione dei siti e delle infrastrutture digitali del Paese, prevedendo lo sviluppo di un'infrastruttura ad alta affidabilità localizzata sul territorio nazionale e la realizzazione di poli strategici per l'attuazione e la conduzione dei progetti e la gestione dei dati, delle applicazioni e delle infrastrutture delle amministrazioni centrali di interesse nazionale previsti dal piano triennale per l'informatica nella pubblica amministrazione; il medesimo articolo consente però alle amministrazioni centrali e locali di migrare i propri servizi anche verso infrastrutture già esistenti e in possesso dei requisiti di sicurezza fissati con regolamento dell'AgID; l'intenzione, sicuramente meritoria, di operare una razionalizzazione radicale dei centri per l'elaborazione delle informazioni (CED) e dei relativi sistemi informatici della pubblica amministrazione deve però tenere fermo il principio secondo cui tali migrazioni avvengano sotto lo stretto controllo pubblico. Consentire la migrazione verso servizi esistenti, ancorché rispondenti ai criteri definiti dall'AgID, espone innegabilmente a rischi per la sicurezza di dati potenzialmente sensibili della pubblica amministrazione; valutato che: la proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza, approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 gennaio e presentato alle Camere il 15 gennaio, assegna carattere prioritario ai processi di digitalizzazione e innovazione, destinando alla linea di intervento relativa alla digitalizzazione della pubblica amministrazione 1,25 miliardi di euro per investimenti in infrastrutture digitali e cyber security , finalizzati a creare e rafforzare le infrastrutture legate alla protezione cibernetica del Paese, nonché a sviluppare un'infrastruttura cloud ad alta affidabilità localizzata sul territorio nazionale. Un ulteriore stanziamento di 1,1 miliardi di euro è destinato inoltre all'interoperabilità delle banche dati e alla digitalizzazione degli archivi e dei processi operativi; la scelta del Governo di istituire il Ministero per la transizione digitale e la nascita del comitato interministeriale per la transizione digitale dimostrano, inoltre, l'urgenza e la sollecitudine con le quali si intende procedere ad una drastica semplificazione burocratica a partire dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione e dal rafforzamento delle competenze digitali del personale;