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L'Italia non ne è esente, anzi il nostro Paese è tra i più vulnerabili e dunque tra i più colpiti da minacce informatiche insidiose, sempre più numerose e diversificate, talune messe in atto da gruppi criminali, che possono chiedere un riscatto oppure vendere sul mercato le informazioni sottratte, ed altre messe in atto da attori statuali, con lo scopo di rubare informazioni sensibili, ad esempio su terapie, ricerche o brevetti. I cyberattacchi sono in forte aumento anche a seguito della transizione digitale, del forte sviluppo e implementazione dell'intelligenza artificiale, dell'Internet of things, della tecnologia 5G e del forte aumento del traffico in Rete causato dal Covid, che ha costretto milioni di persone, lavoratori e studenti a lavorare da remoto e a studiare con la didattica a distanza (DAD), determinando un'esplosione degli attacchi informatici. La cybersicurezza è diventata così una priorità assoluta per lo Stato, le istituzioni, le aziende e i privati, che devono assolutamente ridurre il loro grado di vulnerabilità. Ricordo quando il Copasir, da sempre attento ai temi della sicurezza cyber e delle sue implicazioni sulla sicurezza nazionale, con la relazione sul 5G rilasciata al Parlamento nel dicembre 2019 sottolineò i forti rischi con particolare riferimento all'impiego di apparecchiature e tecnologie cinesi nelle infrastrutture italiane. (Applausi) . Fu un appello che per diversi mesi è rimasto inascoltato dal Governo precedente. Non è un caso quindi che la sicurezza cibernetica costituisca uno degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. In coerenza con il PNRR, però con diversi anni di ritardo rispetto a Germania e Francia, che hanno già operativa da tempo una struttura consolidata che opera per difendere i rispettivi Paesi dalle minacce cibernetiche, accogliamo con favore questo decreto-legge, che definisce l'architettura nazionale di cybersicurezza e fa nascere anche in Italia un'Agenzia cyber nazionale, che determina un passaggio cruciale per la sicurezza nazionale nel nostro Paese. Tale razionalizzazione porta ad avere da ventitré soggetti competenti, ma dispersivi, che dialogavano su questa materia, ad un unico soggetto pubblico, che sarà l'interlocutore in Europa e nello scenario internazionale sui temi cyber. Sarà un'Agenzia strutturata, dotata inizialmente di trecento unità di personale, che entro il 2027 potrebbero arrivare addirittura a ottocento. Saranno figure di alta professionalità, oggetto di continua formazione, in grado di raggiungere i livelli di produzione hardware e software necessari per dotare il nostro Paese di autonomia tecnologica e renderci competitivi in campo internazionale. Il provvedimento ci arriva blindato dalla Camera, dov'è stato oggetto di non molte modifiche, ma alcune comunque importanti che hanno visto il contributo decisivo della Lega, come quello che ha eliminato ambiguità e rischi di sovrapposizione delle competenze della nuova Agenzia con quelle delle nostre Forze di polizia, che continueranno le indagini sul cybercrime ... (Brusio). PRESIDENTE. Senatore De Siano, la invito ad abbassare il tono della voce. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . ...come quelle della nostra difesa, che continuerà a contrastare gli attacchi alle infrastrutture militari con la cyberdifesa e come quelle della nostra intelligence , il DIS e le Agenzie AISE e AISI, sulla raccolta delle informazioni. Quello al nostro esame è un provvedimento importante, che si distingue nettamente dal pessimo e opaco progetto che il Governo Conte- bis lo scorso novembre stava inopportunamente proponendo nel disegno di legge di bilancio 2021 (Applausi) e che ipotizzava la costituzione di una fondazione sulla cybersicurezza, incardinata nel perimetro del DIS, ma con la previsione di uno statuto di cui non vi era contezza di contenuto. Con questa Agenzia vi sarà un'accelerazione del cambio di paradigma, che punta alla resilienza, alla prevenzione del rischio e della minaccia, con lo sviluppo di strumenti di safety , che si aggiungono agli strumenti di repressione e contenimento, cosiddetti di security , che vedrà da un lato sempre più investimenti sulle competenze digitali e che, dall'altro, vedrà lo Stato proteggere da attacchi informatici i sistemi pubblici, vigilando così sull'erogazione di servizi fondamentali per i cittadini. Oggi occorre dunque accelerare sulla costituzione e sulla operatività dell'Agenzia, perché abbiamo oltre il 90 per cento dei server della pubblica amministrazione non in condizioni di sicurezza, per non dire che alcuni sono dei colabrodo e quindi non siamo sicuri. Inoltre, il violento, invasivo e criminoso attacco hacker proveniente dall'estero, forse dalla Germania, ma con probabile triangolazione, che dalla scorsa domenica notte ha colpito e infettato i server del CED della Regione Lazio, paralizzando anche il portale "Salute Lazio" e la rete vaccinale, bloccando le prenotazioni dei cittadini, dimostra quanto ormai sia indifferibile rendere operative le difese cyber , anche perché i danni sono molto gravi. La Regione è ancora in ostaggio e forse lo sarà per giorni e sulla vicenda stanno indagando i pubblici ministeri antiterrorismo. Forse è scongiurato che gli hacker abbiano avuto accesso alla storia sanitaria di milioni di cittadini laziali, ma comunque pare certo che i dati sono stati criptati e resi inservibili, compreso il backup . Purtroppo quello del Lazio non è il primo attacco che accerta la vulnerabilità del settore sanitario, che è uno dei bersagli più delicati in tempo di pandemia. Ricordo come nel marzo dello scorso anno, in pieno lockdown , degli hacker avevano preso di mira il "San Raffaele" di Milano e poi, in aprile, l'ospedale "Spallanzani" di Roma, senza contare gli attacchi non resi pubblici. Voglio fare un'ultima considerazione, prima delle conclusioni, con riferimento al Copasir, da cui - lo rammento - io e il collega deputato Volpi, allora Presidente, ci siamo dimessi, invitando tutte le forze politiche a fare altrettanto, per ragionare sulla ricomposizione del Comitato (Applausi) , in modo che fosse coerente con quello che afferma la legge n.124 del 2007, nella convinzione che occorresse, allora come anche oggi, procedere necessariamente ad una attualizzazione della stessa legge disciplinante il sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la nuova dottrina del segreto. Orbene, nel decreto-legge che stiamo convertendo ci sono - eccome! - modifiche dirette o indirette alla legge n. 124 del 2007, perché allarghiamo o comunque modifichiamo il perimetro delle competenze del Comitato, perché viene cambiata la modalità di azione dell'Autorità delegata, che prima aveva esclusivamente un rapporto con le Agenzie del comparto di intelligence o comunque con il sistema della sicurezza e, in terzo luogo, perché è cambiato anche il momento storico e tecnologico, da quando la legge è stata approvata.