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Istituzione del Parco nazionale del Matese. Onorevoli Senatori. -- Posto a cavallo tra Molise e Campania, con le cime che superano di poco o sfiorano i duemila metri di altezza, il massiccio del Matese rappresenta l'estremo lembo meridionale della serie di imponenti massicci carbonatici che formano l'Appennino centrale. Sotto il profilo naturalistico, il Matese è caratterizzato da una straordinaria varietà, in particolare per gli aspetti botanici e vegetazionali. Il suo valore naturalistico--ambientale, già evidenziato dagli studi e dalle ricerche di scienziati, naturalisti, geografi, geologi nel corso degli ultimi due secoli, è stato definitivamente «sancito» dall'individuazione di quattro aree della Rete Natura 2000 dell'Unione europea ai sensi delle direttive 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, e 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali. Queste aree ricoprono oltre 65.000 ettari dei circa 100.000 di estensione complessiva del massiccio. Sul versante molisano, insiste la Zona di protezione speciale (ZPS) e il Sito di interesse comunitario (SIC) «Gallinola, Monte Miletto, Monti del Matese»: con i suoi 25.000 ettari rappresenta l'area ZPS-SIC più estesa dell'intera regione (circa un quarto della superficie regionale inclusa nella Rete Natura 2000). Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nel Piano nazionale per la biodiversità, individua il Matese come area prioritaria per la conservazione della biodiversità. A tal proposito è importante ricordare che il 2010 fu dichiarato dall'ONU «Anno internazionale della biodiversità» per sensibilizzare l'opinione pubblica ed i Governi sul ruolo fondamentale che svolge la biodiversità nell'assicurare la vita sulla Terra. Inoltre sul Matese è possibile ritrovare la serie pressoché completa delle formazioni vegetali tipiche dell'ambiente mediterraneo, dalla fascia temperata a quella altomontana. I boschi sono le formazioni vegetali ancora prevalenti, passando dalla lecceta ai querceti, quindi alla faggeta; al di sopra dei 1600-1700 metri il bosco cede il passo alle praterie e, sulle creste, alla vegetazione pioniera delle rocce. Nei boschi, accanto agli alberi dominanti (leccio, cerro, roverella, faggio), ne sono presenti altri che ne arricchiscono il valore naturalistico e li abbelliscono. Seguendo le diverse fasce altitudinali troviamo via via il corbezzolo, l'erica arborea, l'albero di Giuda e il lentisco, sorbi e aceri, pontano, il maggiociondolo, il tiglio, l'acero di monte, il sorbo montano, il carpino bianco, l'agrifoglio, il tasso e l'abete bianco. Una ricca varietà di specie erbacee e arbusti arricchisce poi sia il sottobosco sia le radure e i pascoli; per citare solo alcune tra le specie più eleganti e significative, si segnalano gli endemismi teucrium sicueum e digitalis micrantha , numerose specie di orchidee, gerani, anemoni, l'erba limona (melittis melissophyllum) , l'euforbia dei boschi, la dafne laureola, il giglio di S. Giovanni e il giglio bulbifero, l'aquilegia, la scilla, il bucaneve, l'acetosella, i crochi, il lino capitato, la centaurea. Le praterie di altitudine, sono arricchite dalla presenza del fior di stecco, la valeriana montana, la genzianella di primavera, la viola di Eugenia. Dal punto di vista del patrimonio faunistico si annovera tra i mammiferi la presenza di specie rare come il lupo, il gatto selvatico e l'arvicola delle nevi; tra gli uccelli la presenza di: aquila reale, corvo imperiale, gracchio alpino e gracchio corallino, falco lanario, nibbio reale, poiana, falco pellegrino, merlo acquaiolo. Il lago del Matese, prezioso punto di tappa per le rotte migratorie, ospita una ricca avifauna sia stanziale che di passo (aironi, marzaiole, folaghe, gallinelle d'acqua e così via). Sul versante molisano, oltre alla presenza di ardeidi, è stata di recente segnalata la presenza, di passo, della cicogna. Da segnalare, infine la presenza di rarissimi anfibi, come la salamandra pezzata, la salamandra dagli occhiali e l'ululone dal ventre giallo. Oltre alla grande biodiversità, per la sua natura calcarea, il Matese presenta spettacolari manifestazioni geologiche e rocciose. Tra i fenomeni carsici, numerosi sono gli inghiottitoi, le cavità, le grotte: tra queste, il Pozzo della neve, di oltre sette chilometri di estensione, con i suoi 1045 metri è la seconda grotta d'Italia per profondità. Numerose sono le conche (denominate «campi» o «campitelli») chiuse dai crinali di vetta, che ospitano i pascoli più ricchi del massiccio; la più vasta di queste è occupata per buona parte dal lago omonimo, di circa 5 chilometri quadrati, unica formazione lacustre carsica di simili dimensioni in Italia. Le gole del Quirino e la Valle dell'Inferno sono canyon spettacolari e selvaggi. Su entrambi i versanti sono inoltre presenti vasti giacimenti fossiliferi di notevole interesse paleontologico (Pietraroja, San Polo Matese e così via). Particolarmente evidenti anche le testimonianze dell'azione dei ghiacciai (circhi, morene) lungo le pendici orientali e settentrionali del monte Miletto. La sua natura calcarea, rende il Matese anche una delle maggiori riserve di acqua di tutto l'Appennino. L'acqua delle precipitazioni, assorbita dalle rocce calcaree, va ad alimentare le numerose e copiose sorgenti alla base del massiccio, che danno origine al Biferno e ai suoi affluenti (Rio, Callora, Quirino e altri) e ad alcuni importanti corsi d'acqua tributari del Volturno (Tammaro, Titerno, Torano, Lete, Lorda e altri). Queste risorse idriche, sfruttate in passato per fornire acqua ed energia per le attività industriali di paesi e città della zona, dai molini agli opifici per le attività più diverse (gualcherie, fucine e così via), continua oggi a svolgere questo ruolo indispensabile non solo per le comunità locali. Oggi le acque del massiccio del Matese dissetano, irrigano, sostengono le attività industriali e forniscono energia alla gran parte del Molise e della Campania settentrionale, ma anche a una parte della Puglia. Di qui la necessità di tutelare anche una risorsa strategica per la vita e lo sviluppo. È appena il caso di segnalare come l'acqua dell'acquedotto molisano, alimentato dalle sorgenti del Matese, è stata qualificata di recente come la migliore acqua potabile d'Italia. In estrema sintesi, dal punto di vista naturalistico -- geografico il Matese rappresenta uno snodo cruciale dell'intera dorsale appenninica.