[pronunce]

I commi da 1 a 7 dell'art. 47, infine, nel prevedere che il mancato versamento, da parte di Province e Città metropolitane, del contributo alla finanza pubblica posto a loro carico venga recuperato dall'Agenzia delle entrate a valere sui versamenti per imposte sull'assicurazione contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, violerebbero l'art. 36 dello statuto siciliano e l'art. 2, primo comma, delle relative norme di attuazione, in quanto i proventi di tale imposta, in Sicilia, spettano alla Regione. 2.- Riservata a separate pronunce la decisione sulle altre questioni promosse dalla ricorrente con il medesimo ricorso, va preliminarmente rilevato che le disposizioni impugnate sono state modificate nella pendenza del giudizio dinnanzi a questa Corte. Infatti, l'art. 46, comma 2, del d.l. n. 66 del 2014, come convertito (e qui impugnato), recava modifica all'art. 1, comma 454, lettera d), della legge n. 228 del 2012, e quest'ultima disposizione è stata ulteriormente modificata dall'art. 1, comma 415, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015), che ha esteso temporalmente, fino all'anno 2018, il contributo imposto alle autonomie speciali. A sua volta, l'art. 1, comma 526, della legge n. 147 del 2013, modificato dall'art. 46, comma 3, del d.l. n. 66 del 2014, come convertito (impugnato nel presente giudizio), è stato ulteriormente modificato dall'art. 1, comma 416, lettere a) e b), della legge n. 190 del 2014, che ha esteso il concorso ulteriore delle autonomie speciali anche all'anno 2018. Entrambe le modifiche sono state autonomamente impugnate dalla Regione siciliana con ricorsi distinti e successivi a quello ora in esame. Lo scrutinio di questa Corte deve pertanto limitarsi al contenuto precettivo delle disposizioni impugnate in questa sede, senza necessità di valutare il trasferimento delle attuali questioni di legittimità costituzionale alle modifiche normative sopravvenute (da ultimo, sentenze n. 239 e n. 77 del 2015). Quanto all'art. 47 del d.l. n. 66 del 2014, come convertito, il testo originario era stato già modificato, prima della proposizione del ricorso della Regione siciliana - che dunque ha già tenuto conto della novella - dal decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 11 agosto 2014, n. 114. Successivamente alla proposizione del ricorso, ulteriori modifiche sono state disposte dall'articolo 1, comma 451, della legge n. 190 del 2014. In particolare, la lettera a) del comma appena citato ha modificato il comma 1 dell'art. 47 del d.l. 66 del 2014, come convertito, estendendo l'orizzonte temporale del contributo alla finanza pubblica all'anno 2018. La lettera b) del medesimo comma 451 ha modificato la lettera c) del comma 2 dell'art. 47 del d.l. 66 del 2014, come convertito, anche in tal caso estendendo all'anno 2018 la riduzione di spesa ivi prevista. La ricorrente non ha autonomamente impugnato le due disposizioni di modifica, sicché va verificata la necessità del trasferimento a queste ultime delle questioni di legittimità costituzionale proposte sulle norme originarie. Questa Corte ha ripetutamente affermato che, in caso di ius superveniens, la questione di legittimità costituzionale deve essere trasferita quando la disposizione impugnata sia stata modificata marginalmente (sentenza n. 30 del 2012), senza che ne sia conseguita l'alterazione della sua portata precettiva (sentenza n. 193 del 2012) e la modifica risulti comunque orientata in senso non satisfattivo alle richieste della ricorrente (da ultimo, sentenze n. 155 e n. 46 del 2015). In definitiva, se dalla disposizione legislativa sopravvenuta sia desumibile una norma sostanzialmente coincidente con quella impugnata, la questione - in forza del principio di effettività della tutela costituzionale delle parti nei giudizi in via d'azione - deve intendersi trasferita sulla nuova norma (sentenza n. 326 del 2010 e da ultimo sentenze n. 155, n. 77 e n. 46 del 2015). Se, invece, a seguito della modifica, la norma appaia dotata «di un contenuto radicalmente innovativo rispetto alla norma originaria» (sentenza n. 219 del 2013), si deve concludere per la portata innovativa della modifica stessa, che va impugnata con autonomo ricorso, poiché il trasferimento «supplirebbe impropriamente all'onere di impugnazione» (sentenze n. 17 del 2015, n. 138 del 2014, n. 300 e n. 32 del 2012). Orbene, quanto alla modifica operata dall'art. 1, comma 451, lettera a), della legge n. 190 del 2014, essa ha esteso anche all'anno 2018 il contributo alla finanza pubblica delle Province e Città metropolitane, previsto dal comma 1 dell'art. 47 del d.l. n. 66 del 2014, come convertito, per l'importo complessivo di 585,7 milioni di euro. Quanto alla modifica recata dall'art. 1, comma 451, lettera b), della legge n. 190 del 2014, essa, a sua volta, ha esteso anche all'anno 2018 l'obbligo per le Province e per le Città metropolitane - previsto dal comma 2, lettera c), dell'art. 47 del d.l. n. 66 del 2014, come convertito - di ridurre la spesa per incarichi di consulenza, studio e ricerca e per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, in proporzione alla spesa comunicata al Ministero dell'interno dal Dipartimento della funzione pubblica. Le modifiche non sono certamente satisfattive per la ricorrente, ma non presentano carattere marginale, determinando, entrambe, sia una diversa portata precettiva delle disposizioni modificate, sia un'autonoma incisione, nei due casi, sugli interessi della ricorrente. Non può, infatti, dubitarsi che in tal senso siano da valutare l'estensione di un anno, successivo all'iniziale quadriennio contemplato, del concorso alla finanza pubblica delle Province e delle Città metropolitane, nonché l'analoga estensione di un anno, rispetto all'originario triennio, del loro obbligo di ridurre la spesa per incarichi di consulenza, studio e ricerca e per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa. L'autonomia precettiva di disposizioni che estendono il confine temporale di applicazione di norme riduttive della spesa comporta l'onere di separate impugnative. A tale onere, gravante sulle parti, supplirebbe invece impropriamente il trasferimento delle questioni, che, perciò, devono restare limitate al contenuto precettivo originario dei commi 1 e 2 dell'art. 47 del d.l. n. 66 del 2014, come convertito. 3.- L'Avvocatura generale dello Stato solleva plurime eccezioni d'inammissibilità.