[ddlpres]

Modifiche al testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n.1124, in tema di trattamenti spettanti al coniuge superstite e ai figli dei caduti sul lavoro, nonché alla legge 11 marzo 2011, n.25, in materia di quote obbligatorie e di riserva per l'assunzione di lavoratori. Onorevoli Senatori. -- Questo disegno di legge contribuisce ad attualizzare il testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, modificando le norme in materia di trattamenti e tutele spettanti a coniuge e figli delle vittime e degli invalidi del lavoro. Di un'attualizzazione più estesa del citato testo unico n. 1124 del 1965, si occupa il disegno di legge atto Senato n. 55 recante delega al Governo in materia di tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, già all'esame della Commissione Lavoro e Previdenza Sociale. Con il presente disegno di legge vogliamo proporre una soluzione, elaborata con il contributo dell'Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, che rimuova efficacemente alcuni degli ostacoli alla realizzazione dei diritti sanciti dalle norme in oggetto, introducendo un necessario e improrogabile adeguamento del quadro normativo al contesto attuale. Da un lato sono profondamente mutate negli anni le caratteristiche di lavoro e famiglia; dall'altro è necessario tenere in considerazione recenti evoluzioni negli orientamenti giurisprudenziali. Nel 2012 la Corte di Cassazione, in riferimento all'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, ha confermato che tale obbligo sussiste anche se il figlio ha superato la maggiore età ma non ha raggiunto una situazione di indipendenza economica per motivi a lui non imputabili (Cassazione, sentenze n. 1773 dell’8 febbraio 2012, n. 2171 del 15 febbraio 2012 e n. 5174 del 30 marzo 2012). Pur se in un ambito diverso, è opportuno evidenziare che la sostanza di queste considerazioni deve essere considerata nell'esaminare il contenuto delle condizioni in base alle quali i figli di invalidi o vittime del lavoro percepiscono le erogazioni INAIL. Ricordiamo, inoltre, che in questo caso stiamo discutendo di trattamenti risarcitori. Per questo l'articolo 1 prevede una modifica all'articolo 77 del citato testo unico, stabilendo che per i figli viventi a carico del lavoratore infortunato, che abbiano ciascuno reddito proprio da lavoro non superiore ad euro 5.681,02, le quote integrative della rendita INAIL siano corrisposte fino al raggiungimento del ventiseiesimo anno di età ovvero fino al compimento del trentesimo anno qualora essi risultino iscritti in elenchi o liste per il collocamento al lavoro. L'articolo 2 segue la medesima logica, modificando l'articolo 85 del medesimo testo unico al fine di introdurre lo stesso prolungamento dell'erogazione della rendita INAIL nel caso di figli di caduti sul lavoro. L'articolo 3 prevede che, se richieste dai soggetti interessati, l'INAIL preveda prestazioni di sostegno psicologico, con l'obiettivo di un completo reinserimento nella vita di relazione e lavorativa. L'articolo 4 introduce una modifica volta ad attualizzare il linguaggio utilizzato, introducendo i termini «coniuge» e «coniuge superstite» al posto di, rispettivamente, «vedovo» e «moglie». L'articolo 5 prevede un'integrazione all'articolo 1 della legge 11 marzo 2011, n. 25, norma più volte modificata ed anche espressamente interpretata con apposita legge, ma che continua a creare difficoltà in fase di attuazione, mettendo in conflitto due diverse tipologie di categorie protette. La formulazione qui proposta chiarisce che l'avviamento al lavoro deve avvenire in modo paritario, fermo restando il divieto di superare il numero di assunzioni previsto, a tutela delle compatibilità finanziarie del bilancio di parte corrente dello Stato. L'articolo 6 identifica la copertura finanziaria.. 1 (Quote integrative della rendita per i figli maggiorenni) 1 All'articolo 77 del testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, il terzo comma è sostituito dal seguente: «Le quote integrative della rendita seguono le variazioni della rendita e cessano in ogni caso con questa, qualora non siano cessate prima per il decesso della persona per la quale furono costituite o per il raggiungimento del diciottesimo anno per i figli. Per i figli viventi a carico del lavoratore infortunato, che abbiano ciascuno reddito proprio da lavoro non superiore ad euro 5.681,02, dette quote sono comunque corrisposte fino al raggiungimento del ventiseiesimo anno di età ovvero fino al compimento del trentesimo anno qualora essi risultino iscritti in elenchi o liste per il collocamento al lavoro». 2 (Quote di rendita ai superstiti per gli orfani maggiorenni) 1 All'articolo 85, primo comma, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, il numero 2) è sostituito dal seguente: «2) Il venticinque per cento a ciascun figlio legittimo, naturale, riconosciuto o riconoscibile, e adottivo, fino al raggiungimento del diciottesimo anno di età; il cinquanta per cento se si tratti di orfani di entrambi i genitori e, nel caso di figli adottivi, se siano deceduti anche entrambi gli adottanti, fino al trentesimo anno di età. Per i figli viventi a carico del lavoratore infortunato al momento del decesso, che non dispongano di alcun reddito o dispongano ciascuno di un reddito proprio da lavoro non superiore ad euro 5.681,02, dette quote sono comunque corrisposte fino al raggiungimento del ventiseiesimo anno di età e anche successivamente qualora essi risultino iscritti in elenchi o liste per il collocamento al lavoro. Se siano superstiti figli inabili al lavoro la rendita è loro corrisposta finché dura l'inabilità. Sono compresi tra i superstiti di cui al presente numero, dal giorno della nascita, i figli concepiti alla data dell'infortunio. Salvo prova contraria, si presumono concepiti alla data dell'infortunio i nati entro trecento giorni da tale data». 3 (Sostegno psicologico)