[pronunce]

Le questioni concernono la determinazione del trattamento pensionistico di un lavoratore che ha conseguito la pensione di vecchiaia dal 1° luglio 2010, ottenuta con il cumulo della contribuzione versata prima come lavoratore dipendente e poi come lavoratore autonomo-commerciante, iscritto alla relativa gestione speciale dell'assicurazione generale obbligatoria (dal 1° ottobre 1975 al 30 giugno 2010). L'interessato, pur avendo maturato il requisito contributivo minimo per accedere al trattamento pensionistico già alla data del 31 dicembre 2007, in forza della legge 24 dicembre 2007, n. 247 (Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l'equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale), aveva proseguito l'attività lavorativa. Tuttavia, a seguito della riduzione del reddito prodotto in tale periodo di prosecuzione dell'attività, l'importo pensionistico determinato dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), in quanto calcolato in base alle disposizioni censurate con riferimento alle ultime annualità di reddito prodotto antecedenti al pensionamento, era risultato inferiore a quello determinabile in riferimento alla data di maturazione del requisito pensionistico. Pertanto, l'interessato aveva richiesto all'ente previdenziale di rideterminare il trattamento liquidatogli, escludendo dal computo la contribuzione successiva al 31 dicembre 2007, data in cui aveva maturato il requisito minimo contributivo. Ciò in applicazione del principio cosiddetto della «sterilizzazione» (recte: "neutralizzazione"), più volte affermato da questa Corte, secondo cui la contribuzione acquisita successivamente al perfezionamento del requisito per l'accesso alla pensione, ove comporti la riduzione dell'importo della prestazione calcolabile a tale data, deve essere "neutralizzata" ai fini del calcolo della pensione. 1.2.- Avverso il rigetto da parte dell'INPS della domanda, l'interessato aveva presentato ricorso al Tribunale di Pordenone per chiedere la rideterminazione del proprio trattamento pensionistico, con esclusione dal computo della contribuzione versata dopo il 31 dicembre 2007. Il Tribunale adito aveva accolto la domanda, in base a una lettura costituzionalmente orientata favorevole al ricorrente delle disposizioni di cui all'art. 5, comma 1, della legge n. 233 del 1990 e dell'art. 1, comma 18, della legge n. 335 del 1995, ritenendo applicabile il principio della "neutralizzazione" anche al regime pensionistico dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione speciale INPS. 1.3.- La decisione del Tribunale di Pordenone è stata impugnata dall'INPS, che ha ribadito l'impossibilità di trarre da specifiche ipotesi rispetto alle quali si era pronunciata questa Corte un principio di carattere generale, evidenziando, altresì, a tal fine, la diversità del sistema pensionistico dei lavoratori subordinati da quello dei lavoratori autonomi. 1.4.- La Corte d'appello di Trieste, ritenendo di non poter aderire all'interpretazione costituzionalmente orientata adottata dal giudice di primo grado, solleva, dunque, la questione di legittimità costituzionale in esame. Il giudice rimettente afferma che le disposizioni censurate violano l'art. 3 Cost., comportando una ingiustificata e irragionevole disparità di trattamento con i lavoratori subordinati nella parte in cui non prevedono l'applicazione anche ai lavoratori autonomi del principio di "neutralizzazione" dei contributi "dannosi". Inoltre, la Corte d'appello ritiene che le disposizioni censurate violino l'art. 35, primo comma, Cost., che tutela il lavoro in ogni sua forma e applicazione, in quanto la diversità di trattamento pensionistico rispetto a quello del lavoro subordinato incide negativamente sulla tutela del lavoro autonomo. Infine, il collegio rimettente deduce la violazione anche dell'art. 38, primo e secondo comma, Cost., assumendo che il diverso trattamento comporta una riduzione della pensione del lavoratore autonomo, in quanto incide sul principio di proporzionalità tra prestazione e qualità e quantità del lavoro espletato. 1.5.- L'INPS ha chiesto di dichiarare la questione manifestamente infondata, assumendo che il principio della "neutralizzazione" non può trovare applicazione nei confronti delle prestazioni pensionistiche dei lavoratori autonomi in considerazione della diversità del loro regime previdenziale rispetto a quello dei lavoratori subordinati. 1.6.- A sua volta, il Presidente del Consiglio dei ministri afferma l'impossibilità di applicare al lavoro autonomo il principio di "neutralizzazione", per ragioni analoghe a quelle rappresentate dall'INPS. 2.- Preliminarmente, con riferimento ai profili concernenti l'ammissibilità della questione, questa Corte rileva che risultano incontestati i dati fattuali della vicenda oggetto del giudizio principale, così come la circostanza che l'entità dei diversi apporti del rateo pensionistico, conseguenti al differente computo del periodo di riferimento dei redditi annui prodotti dall'interessato, derivi dall'applicazione o meno alle norme censurate del principio di "neutralizzazione", che nella giurisprudenza di questa Corte è stato riferito al solo lavoro subordinato e parasubordinato. Quanto alle argomentazioni svolte dalla Corte rimettente a sostegno della rilevanza e della non manifesta infondatezza, esse risultano congrue. In particolare, il giudice a quo ha adeguatamente motivato le ragioni critiche che lo inducono a non ritenere percorribile la interpretazione «costituzionalmente orientata» delle disposizioni censurate adottata invece dal giudice di primo grado. 3.- Nel merito, la questione è fondata in riferimento all'evocato parametro costituito dall'art. 3 Cost. 4.- Le disposizioni oggetto della questione di legittimità costituzionale concernono il sistema di calcolo del trattamento pensionistico dei lavoratori autonomi iscritti all'assicurazione generale obbligatoria, gestione speciale dei commercianti. L'art. 5, comma 1, della legge n. 233 del 1990 prevede: «La misura dei trattamenti pensionistici da liquidare, con effetto dal 1° luglio 1990, in favore degli iscritti alle gestioni di cui all'articolo 1 è pari, per ogni anno di iscrizione e contribuzione alle rispettive gestioni, al 2 per cento del reddito annuo d'impresa determinato, per ciascun soggetto assicurato, ai sensi dell'articolo 1, quale risulta dalla media dei redditi relativi agli ultimi dieci anni coperti da contribuzione o al minor numero di essi, anteriori alla decorrenza della pensione». L'art. 1, comma 18, della legge n. 335 del 1995 stabilisce: «Per i lavoratori autonomi iscritti all'INPS che al 31 dicembre 1992 abbiano avuto un'anzianità contributiva pari o superiore ai 15 anni, gli incrementi di cui al comma 17 ai fini della determinazione della base pensionabile trovano applicazione nella stessa misura e con la medesima decorrenza e modalità di computo ivi previste, entro il limite delle ultime 780 settimane di contribuzione antecedenti la decorrenza della pensione». A sua volta, il citato comma 17, del medesimo art. 1, della legge n. 335 del 1995, prevede il meccanismo di incremento delle settimane di riferimento del reddito pensionabile.