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Queste persone dentro i tribunali dovrebbero andare a coadiuvare dei giudici, che sono giustamente abituati, perché la funzione giurisdizionale è esercitata dal giudice e non dai suoi ausiliari, a esaminare il fatto, a esaminare il diritto e a trovare le soluzioni alla domanda di giustizia dei cittadini. Questo è un percorso che può fare solo il giudice. Si dice che questi ausiliari andranno a fare ricerche giurisprudenziali, ma non è più come cinquanta anni fa, perché tali ricerche si fanno con una qualsiasi banca dati, in pochi minuti: dunque non c'è bisogno! Si dice questi giovani prepareranno le minute delle sentenze e dei provvedimenti: non vorrei che invece si finisse per far scrivere le sentenze a questi giovani, perché in tal modo si violerebbe la Costituzione, o peggio ancora non vorrei invece che questi giovani venissero assunti per svolgere un lavoro intellettuale e finissero invece per svolgere un lavoro pratico all'interno delle cancellerie, dove c'è una cronica carenza di personale. Sappiamo infatti che purtroppo manca il 25 per cento del personale all'interno delle nostre cancellerie, come sappiamo che purtroppo mancano 1.800 giudici. L'Italia non solo è uno dei Paesi in Europa che ha meno giudici per abitante, ma abbiamo anche un buco di organico di 1.800 magistrati, però ne abbiamo 250 distaccati nei Ministeri. Signor Sottosegretario, se avesse la cortesia di ascoltare anche l'opposizione, visto che siamo anche pochi, forse sarebbe più opportuno assumere dei giudici in più, prendere questi 250 magistrati distaccati nei Ministeri e rimandarli nei tribunali a scrivere le sentenze e magari mandare nei Ministeri i giovani che volete mettere nell'ufficio del processo. Questo vorrebbe la logica, ma pretendere la logica in certi casi è davvero molto difficile. Signor Presidente, approfitto degli ultimi minuti che mi rimangono per parlare della magistratura onoraria. Ieri il Governo ha presentato in extremis un emendamento con il quale si chiede di prorogare l'entrata in vigore della riforma Orlando. Ovviamente ci siamo opposti a questo, perché è chiaro che i magistrati onorari meritano tutta l'attenzione che richiede la loro alta funzione giurisdizionale e soprattutto il loro senso di sacrificio e il loro senso delle istituzioni, perché hanno continuato a lavorare in condizioni assolutamente precarie, per garantire la giustizia anche in questi mesi così difficili di pandemia. Signori, dobbiamo però sottolineare con preoccupazione che il ministro Cartabia è gravemente inadempiente rispetto all'impegno, che aveva assunto, di formulare una proposta entro il 30 giugno. Siamo alla fine di luglio e non solo non c'è la proposta del ministro Cartabia, ma c'è una procedura di infrazione minacciata dalla Commissione europea con una lettera che è stata segretata dal Governo: infatti, alla mia richiesta di accesso agli atti l'Esecutivo ha risposto dicendo che la lettera era riservata e che non me la poteva dare. Tuttavia, sappiamo che in quella lettera è scritto che il Governo italiano sta calpestando il diritto dei lavoratori della giustizia onoraria, costretti a vivere e lavorare in un sistema di assoluto precariato, senza garanzie, diritti, previdenza, assistenza e un compenso decoroso, nonostante l'alta funzione che svolgono. Signor Presidente, signori del Governo, cari colleghi, se questo è il modo con cui il Governo pensa di risolvere i problemi della giustizia italiana, io e tutto il Gruppo Fratelli d'Italia siamo sinceramente molto, ma molto preoccupati. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirovano. Ne ha facoltà. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, mi dispiace dovermi ripetere per i colleghi di Fratelli d'Italia, però ci tengo davvero a ringraziare per la collaborazione che c'è stata sia in Commissione affari costituzionali, che in Commissione giustizia. Il lavoro non è stato semplice per nessuno di noi, né per i relatori, né per il sottosegretario Bini. Ci sono stati momenti di confronto acceso perché ognuno di noi ha fatto le battaglie che riteneva fondamentali per la buona riuscita della conversione del provvedimento in esame, ma sempre con il massimo rispetto. Mi è piaciuto notare che tutti i Gruppi politici hanno insistito su alcune tematiche perché ci credevano. Un conto, infatti, è presentare degli emendamenti giusto per fare o perché ci sono elementi secondari da sistemare, mentre altra cosa è quando ci sono dei dibattiti appassionati su alcune tematiche e ognuno ha più a cuore determinati temi. Riporto, tra le altre, le nostre di battaglie, su cui siamo riusciti a conseguire dei risultati positivi, anche se non al 100 per cento. Mi riferisco ovviamente alle materie di competenza della Commissione affari costituzionali e, più in particolare, alla questione degli enti locali, ossia a quelle pubbliche amministrazioni territorialmente più vicine ai cittadini. Sono state risolte alcune problematiche che il provvedimento, nella sua versione originaria, stava creando, e che sono sollevate con grande preoccupazione soprattutto dall'ANCI. Mi riferisco anzitutto al tema della mobilità. Il provvedimento prevede una mobilità senza nulla osta da parte dell'amministrazione cedente in tutta la pubblica amministrazione, ad eccezione dei comparti scuola e sanità. ANCI aveva chiesto - e noi avevamo presentato un emendamento in tal senso - di escludere gli enti locali da questo obbligo previsto per le amministrazioni. A seguito di numerosi colloqui e discussioni molto approfondite sia con i colleghi che con il Dipartimento della funzione pubblica siamo riusciti ad individuare una soluzione in grado di conformarsi alle diverse sensibilità e che andasse bene al punto di vista sia del dipendente pubblico che delle amministrazioni preoccupate per questa normativa. Andiamo così a normare in base al numero di dipendenti del Comune e ai tempi previsti per il passaggio del dipendente, che quindi è libero di poter andare in un altro ente nei Comuni con più di 100 dipendenti. Allo stesso tempo, garantiamo delle tempistiche adeguate affinché l'amministrazione comunale possa nel frattempo attingere da una graduatoria esistente o bandire un concorso per garantire il ricambio del personale. Questo è un problema presente non nei Comuni metropolitani, ma in quelli medio-piccoli. Anche qui siamo riusciti ad approfondire veramente la questione e a trovare una soluzione. Oltretutto, questo si somma all'altro problema - che era già stato sollevato con un precedente provvedimento - dei concorsi pubblici, che, secondo la nuova modalità istituita per il Covid, sono on line e hanno dei costi esorbitanti. La materia è stata comunque trattata, anche in questo caso, con il Ministero competente e sono felice di sapere che il ministro Brunetta, anche a seguito del mio intervento e dell'ordine del giorno che ho presentato anche a nome del mio Gruppo, che è stato approvato, si è preso l'impegno di capire cosa fare per aiutare, in particolare i piccoli Comuni, nel finanziamento di questi concorsi.