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i cittadini in tal modo vengono privati del diritto alla salute e sono costretti a pagarsi le cure privatamente o ad attendere lunghe liste di attesa; il rientro dal debito sanitario della Regione Lazio non può essere fatto pagare ai cittadini con la chiusura degli ospedali e l'affidamento dei servizi sanitari ai privati; è stata prospettata la possibilità di una partecipazione diretta della clinica medica dell'università di Tor Vergata, come noto ubicata al confine con i Castelli Romani, constatata anche la disponibilità del rettore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire per chiedere alla Regione Lazio in quale documento di programmazione sanitaria sia stato disposto di abbandonare un ospedale come quello di Marino, e se non ritenga di esaminare la concreta opportunità, anche con l'intervento diretto dell'università di Tor Vergata, di riaprire lo stesso ospedale per corrispondere alle esigenze di cura dei cittadini. Atto n. 4-01287 ALDERISI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno Premesso che: il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito, con modificazioni, della legge 1° dicembre 2018, n. 132, ha, tra l'altro, modificato la normativa inerente all'acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio regolata dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91 e successive modificazioni, introducendo, per il richiedente, il requisito della conoscenza della lingua italiana a un livello non inferiore a B1 (QCER) certificata da istituti di istruzione o enti certificatori riconosciuti dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca; richiedere che i nuovi cittadini conoscano la lingua italiana è del tutto condivisibile; ciò nondimeno tale decreto-legge avrebbe dovuto prevedere a parere dell'interrogante misure a tutela di quei residenti all'estero che, avendone i requisiti all'entrata in vigore della nuova normativa, avessero già avviato l' iter per l'acquisto della cittadinanza per matrimonio, sia che avessero presentato la domanda, sia che comunque stessero svolgendo le pratiche per procurarsi la documentazione necessaria; va considerato infatti che: i residenti all'estero sono tenuti a produrre, unitamente alla domanda, una corposa serie di certificati di difficile reperibilità, spesso rilasciati da autorità di diversi Paesi, certificati che devono essere tradotti e le traduzioni legalizzate dai preposti uffici dei consolati italiani; all'estero, all'entrata in vigore della nuova normativa, la rete degli istituti di istruzione o enti certificatori abilitati a rilasciare gli attestati di conoscenza della lingua italiana non era in grado di rilasciare le attestazioni citate in tempi brevi o comunque compatibili con il periodo di validità di detti certificati, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano prioritario e urgente impartire le opportune istruzioni ai competenti uffici della rete consolare, affinché chi all'entrata in vigore della nuova normativa avesse in corso di accettazione la richiesta d'acquisto della cittadinanza per matrimonio, avendo già presentato regolare domanda all'autorità consolare, possa produrre l'attestato di conoscenza della lingua italiana entro un termine commisurato, in base all'effettiva capacità della rete dei citati istituti di istruzione o enti certificatori di rilasciare detto attestato e che detto termine di validità sia riconosciuto anche a chi si sia visto respingere la domanda dall'autorità consolare per la sola mancanza dell'attestato della conoscenza della lingua italiana, qualora tra la documentazione allegata risulti almeno un certificato rilasciato in data antecedente all'entrata in vigore del citato decreto-legge. Atto n. 4-01288 AGOSTINELLI Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze Premesso che: è di novembre 2018 la notizia delle dimissioni dell'amministratore delegato di Anas, Gianni Vittorio Armani, richieste dal Ministro delle infrastrutture e trasporti, in seguito alla sua decisione di non proseguire nel processo di fusione Anas-Ferrovie. Subito dopo le dimissioni di Armani sono seguite quelle di altri consiglieri ("la Repubblica", del 7 novembre 2018); si apprende da più recenti fonti stampa che, per lasciare il suo incarico di direttore e amministratore delegato, Armani avrebbe ricevuto una buonauscita di circa un milione e diecimila euro, oltre al trattamento di fine rapporto (TFR), in forza di un contratto dei dirigenti Anas firmato nel 2017. Gli stessi benefici potrebbero essere elargiti ai suoi collaboratori più stretti (Rusciano, Emynian, Saponaro, Arcovito e Papagni) ("ilfattoquotidiano", del 7 febbraio 2019), si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se corrisponda al vero quanto riportato dalla stampa; se, in particolare, le competenze liquidate rispondano a criteri obiettivi, valutati e/o approvati dai Ministeri vigilanti e degli organi di controllo interni, anche alla luce del fatto che le somme di denaro di cui Anas dispone a favore dei propri dirigenti sono interamente pubbliche. Atto n. 4-01289 PAPATHEU Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: nel sistema economico la plusvalenza è "un incremento di valore e alla differenza positiva fra due valori dello stesso bene riferiti a momenti diversi". Tale incremento attiene alla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita di valori azionari lucrata da operatori e assoggettabile ad imposta di ricchezza mobile. Tale pratica è sempre più utilizzata, in particolare, nel mondo delle società sportive, come si evince dal "ReportCalcio 2018" (dati relativi agli anni 2016/17), pubblicato dal Centro studi, sviluppo ed iniziative speciali della Figc, con la collaborazione dell'Agenzia di ricerche e legislazione; nel citato report si evince che le plusvalenze in Italia sono arrivate a rappresentare, nel 2016-17, il 22 per cento del valore prodotto dalle società di calcio professionistico, pari ad un ammontare totale di 3.350 milioni di euro. Le plusvalenze hanno generato ricavi per 693.4 milioni, con un aumento rispetto all'anno precedente pari all'84,4 per cento, ovvero un aumento in termini assoluti di 376 milioni di euro. Più nello specifico, ogni attività commessa all'acquisto o cessione di un atleta, sembra non sia messa a bilancio nella sua interezza, ma distribuita su più anni, in base alla durata di un contratto specifico, seguendo la logica dell'ammortamento; tale regime di vantaggi diffusi, potrebbe contribuire alla diffusione di pratiche tese a favorire un anomalo principio di agevolazione reciproca e a danno della concorrenza tra società professionistiche.