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I tuoi colleghi in Commissione bilancio, in primis il senatore Pichetto Fratin e il senatore Tosato, non hanno fatto sconti, ma ci hanno aiutato a migliorare l'impianto; e io di questo li ringrazio. Un passaggio realmente maieutico quindi in Commissione al Senato, al quale ricordo hanno già avuto modo di contribuire indirettamente, ma sostanzialmente, anche i colleghi della Camera, che hanno irrobustito e qualificato un provvedimento che nasceva già con il chiaro intento di mettere il Paese su una ritrovata strada di crescita e sviluppo. Concludo davvero. Torniamo alla buona regola di una manovra che arriva in Aula con i relatori; non accadeva da qualche tempo e questo io credo sia un risultato positivo per tutto il Senato, non solo per la maggioranza. (Applausi dal Gruppo PD) . Si poteva fare di più? Certamente sì, come sempre. Abbiamo però fatto meglio della precedente, quindi possiamo ritenerci soddisfatti. Anch'io concludo con i ringraziamenti, sinceri, alla struttura della Commissione bilancio, agli uffici tecnici e legislativi del MEF e del Dipartimento per i rapporti con il Parlamento, al presidente Pesco e alla collega relatrice Accoto, ma anche a tutti i miei colleghi commissari di maggioranza e di opposizione, ai sottosegretari Misiani e Castelli. Sono stato felice di questo impegno, gravoso ma importante, che voglio dedicare per intero a quest'Assemblea, che oggi si riappropria di una funzione fondamentale. (Applausi dai Gruppi PD e M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Damiani. DAMIANI, relatore di minoranza . Signor Presidente, prima di ogni considerazione, mi sia consentito rivolgere un ringraziamento e un saluto a tutti i Gruppi parlamentari e a tutti i senatori che sono intervenuti in quest'Aula in discussione generale venerdì scorso, segno che la manovra certamente è argomento politico importante, che ha ravvivato i Gruppi e il dibattito. Però vorrei mettere un po' di ordine a questi numeri che sono stati dati in queste settimane e in questi giorni e anche a quelli forniti adesso dai relatori di maggioranza, posto che - lo vogliamo ricordare ancora una volta in quest'Aula, l'ho fatto venerdì e lo ripeto oggi - questo Governo nasce per scongiurare esclusivamente, da un punto di vista politico, le cosiddette clausole di salvaguardia. Quindi partiamo da un dato numerico certo e definito, che sono i famosi 23 miliardi di euro che servono per disinnescare le clausole di salvaguardia. Tanti altri fanno altre ricostruzioni; io faccio la mia ricostruzione numerica. Posto che - come dicevo - servono 23 miliardi di euro, noi vogliamo dire da subito che, di questi 23 miliardi, 19 li ereditiamo dal precedente Governo Gentiloni Silveri, Governo di centrosinistra che ha posto queste clausole di salvaguardia fino al tetto dei 19 miliardi riferiti al 2020. Questa legge infatti, pur avendo una programmazione triennale, contiene dei numeri che riguardano principalmente il 2020. Conosciamo tutti poi la genesi delle stesse clausole di salvaguardia sull'IVA, che partono dal 2011 (all'epoca erano 5 miliardi di euro) e che ci furono imposte dalla stessa Commissione europea. Dopodiché ci sono stati tutti gli Esecutivi che si sono susseguiti in questi anni, dal 2011 ad oggi, e li vorrei ricordare: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni Silveri e anche il Governo Conte, che hanno portato queste clausole di salvaguardia dai 5 miliardi di euro di allora ai 23 di oggi. Ritorniamo ai 23 miliardi di euro. Se si fossero volute scongiurare soltanto le clausole IVA per 23 miliardi - questo era il motivo politico principale - la manovra sarebbe dovuta essere di 23 miliardi. Invece, non è così: in questa manovra finanziaria si usano risorse per oltre 31 miliardi. Perché ce ne servono 23 e ne utilizziamo 31? Innanzitutto viene ridotta la spesa di quasi 4 miliardi, soprattutto perché, ad esempio, quota 100 costa meno e, quindi, c'è un ritocco sulla spesa. Inoltre, c'è una riduzione della spesa per investimenti in conto capitale per oltre 2 miliardi di euro e noi delle opposizioni non condividiamo assolutamente questa scelta perché la manovra dovrebbe essere incentrata soltanto ed esclusivamente sugli investimenti. C'è, quindi, una riduzione di spesa per 4 miliardi e di questi 2,3 sono di spesa per investimenti. È una decisione politica - ripeto - che non condividiamo. Mancano ancora 19 miliardi per arrivare a 23. Ci sono nuove entrate per poco meno di 11 miliardi: 3,5 miliardi deriveranno da un sistema di controllo più capillare sui pagamenti delle tasse, ma gli altri (oltre 8 miliardi circa) derivano da un aumento delle tasse, per esempio sulla rivalutazione del valore delle partecipazioni e degli immobili per 860 milioni. Poi ci sono le tasse vere e proprie sulla produzione. In sostanza, su un'economia che ha già problemi di crescita noi ci aggiungiamo le tasse sulla produzione: già non produciamo tanto, in aggiunta aumentiamo le tasse. Ci auguriamo almeno che nessuno in questo caso possa pensare che ci sia un aumento del PIL. La tassa sulla produzione della plastica, seppur rimodulata, solo in sei mesi vale 189 milioni per soli sei mesi e, invece, nel 2021 sull'intero anno ne varrà 802. La tassa sulla produzione delle bevande zuccherate, ma anche su altre bevande vale solo per tre mesi circa 58 milioni di euro. Nel 2021 varrà 234 milioni di euro. Poi ci sono le tasse sulle persone, che voi del Governo e della maggioranza definite "viziate". Ci sono tasse che vanno dai giochi, ai tabacchi e alle imposte di bollo, che genereranno 1,1 miliardi di euro. Dalla revisione del regime fiscale per le partite IVA deriveranno 208 milioni, che poi diventeranno oltre 2 miliardi nel 2021. Le entrate da acconti e deduzioni sono pari a 3,1 miliardi nel 2020 ed altre entrate riflesse da altri interventi ci portano a circa 11 miliardi di euro. Riassumendo, abbiamo allora 4 miliardi di euro di riduzione della spesa, 11 miliardi di euro di nuove entrate. In questo modo abbiamo recuperato 15 miliardi. Per arrivare a 23, che sarebbero serviti per sterilizzare le clausole di salvaguardia, sarebbero bastati soltanto 8 miliardi di euro di indebitamento. Invece, siamo andati in Europa e abbiamo chiesto 18 miliardi di indebitamento. Quindi, abbiamo chiesto 10 miliardi in più. Per fare cosa? Questo è il bello di oggi, perché con questi altri soldi volete addolcire una manovra che sarà amara per gli italiani. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Ecco a cosa è servito un indebitamento maggiore. Mettetevi l'anima in pace su una questione perché è scritto nelle linee programmatiche del Governo Conte II e, cioè, che la pressione fiscale nel 2020 aumenterà: passerà dal 41,9 per cento al 42. Chi dichiara il contrario dice il falso in quest'Aula. La pressione fiscale aumenterà; lo dite nel vostro programma e in questo momento lo certificano gli organismi indipendenti, da Banca d'Italia a Confindustria.