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per finalità e funzioni, il P.A.I.P. si distingue dalla più vasta e periferica zona industriale sorta in contrada La Martella, in cui più forte è risultata la presenza di attività legate al mobile imbottito ( ex decreto del Ministero dello sviluppo economico 4 settembre 2013, che disciplina il bando che seleziona e finanzia programmi di sviluppo sperimentale, finalizzati al consolidamento e al recupero di competitività delle imprese operanti nei Comuni del distretto-comparto del mobile imbottito), comparto in rapida ascesa quando, nel 1994, si pensò a una struttura interamente dedicata alla formazione; l'appalto, inizialmente, venne vinto da una società di Gravina, alla quale successe una di Potenza. Ma per arrivare all'inizio dei lavori si dovette attendere la primavera del 1996. Sul piano delle risorse disponibili, la Scuola di formazione disponeva di 12 miliardi e mezzo di lire e il taglio del traguardo, mai raggiunto, avrebbe dovuto coincidere con una data simbolica, il 2000; iniziarono, purtroppo, una serie d'interruzioni condizionate dalla mai chiarita volontà d'introdurre diverse varianti alla realizzazione del progetto finale. Insomma, i lavori si fermavano e ripartivano in continuazione, non senza incursioni da parte di ignoti pronti a vandalizzare e devastare qualunque struttura pubblica inutilizzata; come riportato da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 24 febbraio 2019, si tratta di una deriva verso il degrado che sembrava superata nel 2005, quando fu avviato un primo collaudo, quanto mai azzardato, visto che le opere non erano ancora giunte completamente al traguardo. Di più, anche se nella primavera del 2006 si continuava a dare per scontato l'avvio in quella sede del Centro per la formazione professionale, in realtà, non accadde e non vi fu nemmeno la certificazione dei lavori ultimati, ma solo atti di vandalismo per gli immobili; successivamente si sperò in una possibile svolta quando, mentre tramontava l'obiettivo del Centro di formazione, prendeva quota l'opportunità di destinare questi spazi alla sede periferica della Scuola speciale dell'Istituto di restauro. Possibilità anche questa accantonata nel momento in cui la nuova opzione venne abbandonata a favore dell'avvenuto recupero funzionale dell'ex convento di Santa Lucia, ubicato in pieno centro, ad angolo tra Via Lucana e Via Lavista e affacciato su piazza Vittorio Veneto; considerato che: i lavori sono stati completati e il complesso di via 1° maggio presenta una gran quantità di spazi utilizzabili per molteplici scopi, dispone anche di un'ampia palestra e, quindi, la capacità di ospitare attività dedicate all'istruzione sembra raggiunta, anche se, nonostante i buoni collegamenti con questa zona, l'ubicazione viene considerata troppo periferica; comunque, qualsiasi scelta maturi, al momento non pare sia ancora stato effettuato il collaudo, il che significa che questo immobile non può ancora essere fruito da nessun tipo di utenza, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo voglia sollecitare le istituzioni locali competenti affinché possa essere utilizzato al più presto questo edificio, che comincia a presentare segni di degrado, per le tante attese attività e, soprattutto, perché non avvenga l'ennesimo spreco di spesa pubblica in una città che continua a lamentare la carenza di strutture da adibire alle molteplici attività in attesa. Atto n. 4-01346 CORBETTA ORTIS PIRRO ANGRISANI TRENTACOSTE LA MURA RICCARDI SANTILLO PARAGONE ROMANO DONNO MAIORINO LANNUTTI COLTORTI BOTTICI ANASTASI L'ABBATE QUARTO PELLEGRINI Marco VANIN GALLICCHIO MININNO PESCO DI GIROLAMO RICCIARDI Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute Premesso che: il cromo esavalente è un inquinante classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro) come sostanza cancerogena per l'uomo; il tricloroetilene e il tetracloroetilene, classificati come probabilmente cancerogeni, nelle acque sotterranee possono degradarsi a composti più tossici come il cloruro di vinile, classificato dallo IARC come sostanza cancerogena per l'uomo; il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, all'Allegato 5 al Titolo V della parte Quarta, Tabella 2, stabilisce la concentrazione soglia di contaminazione nelle acque sotterranee, ossia i livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio sito specifica; relativamente alle acque sotterranee, per i parametri "tricloroetilene" e "tetracloroetilene" le soglie di concentrazione sono pari, rispettivamente, a 1,5 µg/l e 1,1 µg/l; per il parametro "cromo esavalente" la soglia è pari a 5 µg/l; il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, in attuazione della direttiva 98/83/CE, relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano, stabilisce che "le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite" e "non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana"; definisce, tra l'altro, i valori di una serie di parametri chimici; in particolare, per la somma dei parametri "tricloroetilene" e "tetracloroetilene" viene fissato un valore pari a 10 µg/l; il parametro "cromo esavalente" non è al momento previsto, mentre è previsto il parametro "cromo totale" con un valore massimo di 50 µg/l; il decreto ministeriale 14 novembre 2016, emanato dal Ministero della salute di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare stabilisce, per le acque destinate al consumo umano, il nuovo limite precauzionale per il parametro chimico "cromo esavalente", pari a 10 µg/l, precisando che tale parametro deve essere ricercato solo quando il parametro "cromo totale" supera il valore di 10 µg/l; la nuova soglia, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2020, va ad aggiungersi a quella già in vigore di 50 µg/l per il parametro "cromo", che veniva inteso però come "cromo totale" senza distinzione di forma; riguardo i tre parametri citati, è evidente come i limiti vigenti sulle acque destinate al consumo umano siano meno restrittivi rispetto alle soglie di contaminazione indicate nel decreto legislativo n. 152 del 2006 a causa dello scarto esistente tra i limiti imposti dalle due norme: acque sotterranee che risultino contaminate in base alla normativa ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006) possono risultare potabili in base alla norma sulle acque per il consumo umano (decreto legislativo n. 31 del 2001); sulla base dei limiti in vigore ancora per tutto il 2019 per le acque destinate al consumo umano, una concentrazione di "cromo esavalente" pari a 49 µg/l oggi viene rilevata come concentrazione di "cromo totale" inferiore al valore soglia di 50 µg/l e risulta pertanto conforme ai requisiti di potabilità;