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Io non porto la mascherina normalmente, non voglio dire che sia inutile»; nelle stesse ore veniva emanata in Lombardia un'ordinanza che prevedeva l'obbligo per tutti i cittadini di indossare la mascherina o «qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca», al fine di limitare la diffusione del Coronavirus; nel corso della prima metà del mese di aprile 2020, anche altre regioni hanno inteso normare l'obbligo di mascherine sebbene con regole di ingaggio diverse: mentre in Toscana e in Friuli-Venezia Giulia l'obbligo era previsto in ogni luogo fuori casa, nelle regioni Veneto e Lazio l'obbligo vigeva solo negli esercizi commerciali, mentre in altre regioni come la Liguria, sebbene non vi fosse obbligo, veniva garantita la distribuzione dei dispositivi tra i cittadini; secondo uno studio di alcuni ricercatori di Oxford e dell'Università di San Francisco veicolato dalla Fondazione Gimbe circa le valutazioni scientifiche sull'utilità delle mascherine «una semplice mascherina in tessuto indossata da un soggetto infetto riduce di 36 volte la quantità di virus trasmessa e permette di attuare il cosiddetto "controllo della sorgente": ovvero, è molto più facile bloccare le goccioline ( droplets ) quando escono dalla bocca, piuttosto che arginarle quando si disperdono nell'aria»; secondo invece, le conclusioni dell'European Center for Disease Prevention and Control (ECDC), "l'uso delle mascherine può avere qualche plausibilità di efficacia all'interno di stanze o in luoghi affollati. Le mascherine non mediche (quelle di cotone o fai da te) sono addirittura dannose soprattutto perché offrono un falso senso di protezione alle persone e distraggono da comportamenti igienici importanti come lavarsi le mani o il distanziamento. L'uso delle mascherine richiede precise ed attente istruzioni per non rivelarsi dannoso"; a parere dell'interrogante il principio di precauzione andrebbe invocato sul non uso delle mascherine all'esterno, perché gli effetti avversi dell'uso indiscriminato delle mascherine sembrano essere maggiori dei loro benefici e pertanto il principio di precauzione, ex art. 191 TFUE (già articolo 174 del TCE) e della Comunicazione della Commissione sul principio di precauzione COM (2000) nella sua versione definitiva, suggerirebbe proprio di non usarle, ribaltandosi in tal modo l'onere della prova sui sostenitori delle mascherine in qualsivoglia contesto; le classiche mascherine chirurgiche, infine, consigliate per chi non lavora in prima linea, che costano circa 1,5-2 euro l'una in farmacia sono, in maggioranza, monouso: dovrebbero quindi essere gettate dopo un utilizzo di alcune ore e ogni volta che si bagnano. Questo significa che, se obbligatorie da indossare sempre, per la cosiddetta "fase 2", dovrebbero essere cambiate almeno una volta al giorno e, facendo un conto approssimativo, per una famiglia di 4 persone la spesa sarebbe circa di 200 euro al mese; sono prevedibili effetti disastrosi sul turismo, e quindi sull'economia, perché gli stranieri difficilmente sceglieranno di trascorrere le vacanze nell'unico Paese europeo dove vigono tali obblighi, in quanto inutili e dannosi per il benessere della persona, si chiede di sapere: se non si ritenga necessario, per quanto di competenza, avviare opportuni approfondimenti tesi alla comprensione dell'approccio contraddittorio degli ultimi due mesi verso la validità delle mascherine di protezione respiratoria, anche nella prospettiva di vagliarne le responsabilità sul piano sanitario e su quello istituzionale; se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno procedere a un esame accurato sulle prevedibili conseguenze sul turismo, soprattutto balneare, ma presumibilmente anche montano e nelle città d'arte; se non ritenga utile, alla luce dei più recenti e accreditati pareri della comunità scientifica esposti in premessa, limitare l'obbligo della copertura di naso e bocca con le mascherine all'interno di negozi, nei trasporti pubblici o in luoghi affollati, quando non è sempre possibile mantenere la distanza di sicurezza, anche al fine di evitare una onerosa spesa per le famiglie italiane ed effetti disastrosi sul turismo. Atto n. 3-01609 LANNUTTI PAVANELLI PRESUTTO GAUDIANO VANIN BOTTO TRENTACOSTE Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: nel 2011, nel tentativo di costituire un punto di riferimento per gli operatori della provincia di Messina, una delle più povere del Paese, un gruppo di imprenditori e professionisti locali, con la collaborazione di alcuni dirigenti bancari di consolidata esperienza, è stata costituita a Messina la Banca di credito peloritano SpA; grazie alla competenza degli addetti, alla loro capacità di offrire un onesto servizio di consulenza, alla rapidità delle risposte, la banca ha avuto un rapido sviluppo, con risultati che, già dal terzo anno di attività, hanno consentito di realizzare utili, coprire le inevitabili perdite dei primi due anni, e corrispondere un dividendo agli azionisti. E sulla base dei risultati al 31 dicembre 2018 la banca, che contava già tre sportelli, un patrimonio più che doppio rispetto ai parametri di vigilanza ed un CET 1 ai massimi livelli non solo nazionali, ma addirittura europei, entrando nella classifica delle "banche leader" (secondo l'atlante del 2019 edito da "Milano Finanza") collocata al primo posto tra le banche italiane di minori dimensioni; per il 2019, il consiglio di amministrazione, in considerazione della rapidità della crescita e preso atto che i volumi già raggiunti avrebbero assicurato l'equilibrio patrimoniale anche per il futuro prossimo, aveva programmato di porre un freno all'ulteriore sviluppo, per concentrare l'attenzione sul miglioramento della situazione patrimoniale e finanziaria, sulla revisione del portafoglio crediti e sul rafforzamento delle strutture di controllo per adeguarle agli accresciuti volumi; considerato che, per quanto risulta agli interroganti: il programma, regolarmente formalizzato in atti deliberativi consiliari ed assembleari, era in piena fase attuativa, quando è intervenuta, a metà settembre 2019, un'ispezione della Banca d'Italia, condotta da soggetti che, fin dall'inizio, avrebbero dimostrato di non capire, o di non voler capire, il senso e le finalità del programma in corso di svolgimento; nonostante tutte le segnalazioni riguardanti la normativa antiriciclaggio fossero state rimosse nel corso dell'ispezione stessa, la Banca d'Italia avrebbe deciso di segnalare lo stesso le disfunzioni risolte;