[pronunce]

inoltre, a seguito di apposita convenzione con la Regione, lo stesso Ateneo ha ricevuto un finanziamento regionale per borse di dottorato di ricerca, disposto con delibera del dirigente generale dell'Assessorato dell'istruzione della Regione Siciliana n. 7876 del 21 dicembre 2016; che la condizione ambientale siciliana giustificherebbe una particolare attenzione del legislatore nel contrasto a ogni forma di possibile condizionamento del voto; tale condizione renderebbe essenziale e necessaria una disciplina rigorosa delle cause di ineleggibilità; che, quanto alla disparità di trattamento, l'eterogeneità della disciplina della competizione elettorale per il Parlamento impedirebbe di considerarla quale utile tertium comparationis; che, d'altra parte, la diversità delle discipline regionali in materia elettorale sarebbe il portato del principio autonomistico e della scelta regionalista della Costituzione; inoltre, ai sensi dell'art. 3 dello statuto speciale, la potestà legislativa della Regione Siciliana in materia di elezioni dell'Assemblea regionale è particolarmente ampia, incontrando i soli i limiti dell'«armonia con la Costituzione e i principi dell'ordinamento giuridico della Repubblica» e di quanto stabilito dallo statuto speciale; di conseguenza, il legislatore siciliano non sarebbe tenuto a seguire i principi - e tanto meno le specifiche discipline - delle leggi elettorali delle Camere del Parlamento nazionale (è richiamata la sentenza n. 372 del 1996); che ciò varrebbe, a fortiori, anche per la previsione di cause di ineleggibilità, atteso che «l'ordinamento costituzionale, prevedendo che il sistema dell'ineleggibilità nelle Regioni ad autonomia particolare, sia regolato da leggi speciali, regionali o statali, consente una regolamentazione differenziata», a condizione che «tale diversità di disciplina sia sorretta da motivi adeguati e ragionevoli, finalizzati alla tutela di un interesse generale» (sentenza n. 276 del 1997; nello stesso senso, sentenze n. 162 del 1995 e n. 539 del 1990); che nel giudizio dinanzi alla Corte si è costituito F. D.D., parte convenuta nel giudizio a quo, chiedendo l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale; che la difesa della parte convenuta sottolinea come l'elettorato passivo rappresenti un diritto fondamentale, che ogni cittadino deve poter esercitare in condizioni di uguaglianza; l'ineleggibilità e l'incompatibilità costituiscono limiti al libero esercizio di questo diritto, cosicché le relative ipotesi dovranno essere stabilite solo laddove ciò sia strettamente indispensabile per garantire, a monte, la par condicio nel confronto elettorale e, a valle, l'imparzialità ed il buon andamento nella gestione degli interessi pubblici; queste esigenze attengono a tutto il territorio nazionale e sarebbe contraddittorio ammettere che, a seconda della Regione di residenza, il diritto inviolabile a partecipare alla vita politica sia riconosciuto in misura diversa; che la situazione prevista dalla disposizione censurata sarebbe già disciplinata dall'art. 10-quater della legge reg. Siciliana n. 29 del 1951, che vi ricollega la sanzione dell'incompatibilità; la causa di ineleggibilità introdotta dall'art. 10, comma 1-bis, invece, escluderebbe radicalmente il diritto di elettorato passivo e non sarebbe adeguata alla situazione in esame; che dal confronto con la disciplina nazionale sull'accesso alla carica di consigliere regionale nelle Regioni ordinarie, di cui alla legge 23 aprile 1981, n. 154 (Norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità alle cariche di consigliere regionale, provinciale, comunale e circoscrizionale e in materia di incompatibilità degli addetti al Servizio sanitario nazionale), emergerebbe un'ingiustificata limitazione dell'elettorato passivo dei cittadini siciliani, rispetto a quelli delle Regioni a statuto ordinario, con conseguente violazione dell'art. 3 Cost.; che tale disparità di trattamento non sarebbe giustificata dalla potestà legislativa primaria di cui gode la Regione Siciliana, ai sensi dell'art. 3 dello statuto speciale; essa può, infatti, disciplinare ipotesi di ineleggibilità o incompatibilità diverse ed ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge statale, a condizione che ciò risponda a specifiche condizioni locali, congruamente e ragionevolmente apprezzabili; che la Regione Siciliana non si è costituita in giudizio e non ha spiegato alcuna attività difensiva. Considerato che il Tribunale ordinario di Palermo ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 10, comma 1-bis, della legge della Regione Siciliana 20 marzo 1951, n. 29 (Elezione dei Deputati all'Assemblea regionale siciliana), introdotto dall'art. 1, comma 2, della legge della Regione Siciliana 15 gennaio 2014, n. 4 (Norme in materia di ineleggibilità dei deputati regionali e di incompatibilità con la carica di deputato regionale e di componente della Giunta regionale); che la disposizione in esame disciplina l'ambito soggettivo dell'ineleggibilità alla carica di deputato regionale, estendendola «[...] ai rappresentanti, agli amministratori, ai dirigenti di enti non territoriali, anche senza scopo di lucro, di società o imprese private che godono di contributi da parte della Regione nonché ai dirigenti e funzionari dipendenti della Regione»; che tale disposizione è censurata nella parte in cui comprende fra gli ineleggibili il direttore generale d'ateneo, o comunque il direttore generale dell'Università degli studi di Messina, per la particolare conformazione statutaria dei suoi poteri; che è denunciata la violazione degli artt. 3 e 51 della Costituzione, sia perché l'ineleggibilità introdotta dalla disposizione censurata costituirebbe una limitazione irragionevole e sproporzionata del diritto fondamentale di cui all'art. 51 Cost., non sorretta da esigenze specificamente riferibili al contesto regionale siciliano, sia per l'ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla disciplina nazionale e regionale dell'accesso alle cariche elettive, la quale configura le medesime situazioni soggettive quali cause di incompatibilità e non di ineleggibilità; che le questioni di legittimità costituzionale sollevate in riferimento agli artt. 3 e 51, primo comma, Cost. vanno dichiarate manifestamente inammissibili; che la ricostruzione del quadro normativo appare incompleta, poiché l'ordinanza omette di considerare l'evoluzione legislativa in materia di cause di ineleggibilità dei consiglieri regionali derivante dalla revisione dell'art. 122 Cost.; che la legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1 (Disposizioni concernenti l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l'autonomia statutaria delle Regioni) ha modificato l'art. 122 Cost.; a seguito della riforma, i casi di ineleggibilità e incompatibilità dei consiglieri regionali costituiscono materia di legislazione ripartita tra lo Stato e le Regioni ordinarie, le quali possono esercitare la propria competenza nel rispetto dei principi fondamentali dettati dalla legislazione statale;