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Gli edifici di nuova costruzione occupati dalle Amministrazioni pubbliche e di proprietà di queste ultime dovranno rispettare gli stessi criteri a partire dal 31 dicembre 2018; 4. adozione di un sistema di certificazione della prestazione energetica degli edifici. L’attestato comprende informazioni sul consumo energetico degli edifici, nonché delle raccomandazioni per il miglioramento in funzione dei costi. La redazione dell’attestato è obbligatoria in caso di costruzione, vendita o locazione di un edificio o di un’unità immobiliare, nonché per gli edifici occupati dalla Pubblica amministrazione; 5. adozione delle misure necessarie per prescrivere ispezioni periodiche degli impianti di riscaldamento e climatizzazione degli edifici. Alcuni dei temi sopra citati sono ancora oggetto di discussione presso la Commissione europea e non si è concluso il processo interpretativo necessario per il recepimento delle indicazioni a livello nazionale. Per la trattazione di questi temi, il testo in oggetto prevede, ove necessario, successive modifiche della normativa attualmente vigente in materia. Nello specifico, sono previsti decreti ministeriali per l’adeguamento dell’attestato di prestazione energetica per gli edifici e dei requisiti minimi di prestazione per gli edifici nuovi e sottoposti a ristrutturazione, in quanto strettamente connessi ai risultati dell’applicazione della metodologia comparativa prevista dall’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva 2010/31/UE. L’applicazione di tale metodologia sarà inviata alla Commissione entro la metà del mese di giugno 2013, unitamente all’eventuale programma di adeguamento dei requisiti vigenti che si allontanano dai valori ottimali risultati dalla stessa. In relazione all’esigenza di garantire stabilità normativa al settore, si ritiene che i requisiti potranno essere modificati solo a valle dell’attenta valutazione dei risultati ottenuti e della loro verifica da parte della Commissione. Si dispone l’adeguamento della metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici. Ciò poiché il quadro generale di calcolo previsto dalla Commissione per supportare l’applicazione della direttiva 2010/31/UE, necessario per il corretto aggiornamento della metodologia suddetta, è a tutt’oggi in fase di inchiesta pubblica. Si ritiene che riferirsi a norme tecniche di rango europeo possa generare risvolti positivi in merito all’omogeneità di applicazione delle stesse a livello regionale, favorendo così un quadro comune e confrontabile su scala nazionale. Nel testo proposto, al fine di costituire un quadro metodologico transitorio in sintonia con la norma CEN in consultazione, è previsto l’aggiornamento della attuale metodologia per mezzo dell’aggiunta delle norme tecniche UNI/TS 11300-3 e UNI/TS 11300-4 sulla climatizzazione estiva e l’uso delle fonti energetiche rinnovabili, nonché della raccomandazione del CTI n. 14 del 2013 sul calcolo dell’energia primaria ai fini della determinazione della prestazione energetica degli edifici. Come sopra anticipato, oltre alle misure volte al recepimento della direttiva 2010/31/UE, al fine di garantire strumenti finanziari efficaci all’applicazione delle norme in essa contenute, nel testo si prevede una specifica norma (articolo 14) che prevede, al comma 1, un potenziamento dell’attuale regime di detrazioni fiscali del 55 per cento per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, in scadenza al 30 giugno 2013, che viene innalzato alla quota del 65 per cento e prorogato fino al 31 dicembre 2013, con l’esclusione delle spese per gli interventi di sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza ed impianti geotermici a bassa entalpia nonché delle spese per la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. È altresì previsto, al comma 2 del medesimo articolo, che l’applicazione di quanto stabilito dal comma 1 sia protratta fino al 30 giugno 2014 per quanto concerne le spese sostenute per interventi riguardanti parti comuni dei condomini edilizi o l’integralità delle unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio. Una siffatta durata del regime incentivante potenziato, stabilita in misura maggiore per le spese sostenute per gli stabili condominiali, è dovuta al maggior tempo necessario per la progettazione, l’espletamento delle procedure autorizzatorie e l’attuazione degli interventi riguardanti i predetti stabili, di notevole entità. Si è voluto perseguire, nel contempo, l’obiettivo di favorire una riqualificazione energetica degli edifici condominiali, che presentano consumi energetici superiori alla media italiana, già di per sé abbastanza alta rispetto a quella di altri paesi dell’Unione europea, anche in considerazione della loro epoca di costruzione. In tal modo è possibile perseguire l’obiettivo di una riqualificazione energetica e ambientale di intere aree del tessuto urbano. È inoltre prevista una norma urgente per modificare i sistemi di qualificazione degli installatori di impianti a fonti rinnovabili, ex articolo 15 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28. L’articolo suddetto (attuativo della direttiva 2009/28/CE in materia di promozione delle fonti rinnovabili) ha disciplinato i requisiti tecnico-professionali minimi per poter svolgere l’attività di installazione e manutenzione di impianti a fonti rinnovabili. L’articolo 14 della citata direttiva 2009/28/CE ha infatti stabilito l’obbligo per gli Stati membri di predisporre specifici sistemi di qualificazione e quindi di formazione per gli installatori. L’articolo 15 citato ha previsto una qualificazione automatica per i laureati e per talune categorie di diplomati nonché per i soggetti con titolo di formazione professionale, previo periodo di inserimento alle dirette dipendenze di un’impresa del settore. Non ha invece considerato sufficiente il possesso di mera esperienza lavorativa come operaio installatore nel settore, senza una qualificazione formale. Per tali lavoratori, le regioni avrebbero dovuto mettere in atto programmi formativi ad hoc in tempo utile, secondo uno schema comune definito -- in realtà -- solo da pochi mesi. Le associazioni di categoria hanno segnalato negli ultimi tempi forte preoccupazione, dal momento che esistono ancora migliaia di lavoratori attivi nel settore senza i requisiti minimi richiesti, ed hanno chiesto che siano salvaguardati i diritti acquisiti dagli installatori che operano da anni sul mercato in virtù del regolamento di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37. Anche le regioni -- responsabili dell’attivazione dei programmi formativi -- hanno evidenziato le criticità connesse all’attuazione dell’articolo 15. Con nota del 19 aprile 2013 dell’assessore all’energia della regione Piemonte e coordinatore della Commissione ambiente e energia della Conferenza unificata, le regioni hanno quindi richiesto lo slittamento del termine per mettere a disposizione i predetti programmi formativi secondo principi uniformi sul territorio nazionale nonché la possibilità per coloro che non siano in possesso dei requisiti tecnico-professionali di acquisirli senza interruzione dell’attività lavorativa.