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Il bilanciamento tra principi fondamentali è tuttavia necessario, diversamente si condannerebbe la nostra Carta costituzionale a un immobilismo che non può garantirne l'adeguamento rispetto al progresso scientifico e ai mutamenti sociali e culturali. Già la legge n. 219 del 2017, in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento, tutela la libertà di potersi determinare anche fino alla rinuncia alle cure e alla vita. La concezione di un diritto alla vita in senso assolutistico lascia spazio a una sempre maggiore considerazione del diritto all'autodeterminazione, di cui all'articolo 3 della Costituzione. Uno Stato responsabile deve garantire ai malati il diritto all'autodeterminazione fino alla fase ultima della loro vita, nel rispetto della dignità della persona umana. Il professor Stefano Rodotà disse: « Ecco, questo è il tipo di intervento che il pubblico deve fare: io devo poter essere libero di decidere se proseguire la mia vita. Libero, per esempio, dal condizionamento che mi può venire da un dolore drammatico che non sono in condizione di poter lenire perché c'è una serie di norme – come quelle sulle sostanze stupefacenti – che mi impediscono di usare farmaci oppiacei o a base di cannabis. Il pubblico, allora, deve intervenire per permettermi di esercitare in piena libertà il mio diritto a scegliere se continuare a vivere – senza dolore – o morire dignitosamente ». II presente disegno di legge si compone di sette articoli. L'articolo 1 riassume le finalità della legge e i principi etici sui quali la stessa si basa per garantire una buona qualità della vita, libera da sofferenze evitabili grazie al progresso scientifico. Nel rispetto di quanto disposto sia dalla Costituzione, sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, sia dalla Convenzione di Oviedo per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignità dell'essere umano riguardo all'applicazione della biologia e della medicina, viene tutelato il diritto alla dignità e all'autodeterminazione della persona, attraverso una legge che regola l'eutanasia. L'articolo 2 definisce il trattamento eutanasico come la somministrazione di farmaci al richiedente, versante nelle condizioni di salute di cui all'articolo 3, operata da personale medico sanitario che pone fine alla vita del paziente in modo immediato e indolore. L'articolo 3 reca le condizioni e i presupposti per poter richiedere il trattamento eutanasico, disponendo che ha diritto di chiedere tale trattamento il paziente maggiore di età, capace di prendere decisioni libere, attuali e consapevoli e le cui sofferenze fisiche o psichiche siano insostenibili e irreversibili, o che sia affetto da una patologia caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta. L'articolo 4 dispone che la richiesta di trattamento eutanasico sia attuale, informata, consapevole, libera ed esplicita. La richiesta deve essere manifestata per iscritto e nelle forme dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata, o verbalmente al medico di medicina generale o a quello che ha in cura il paziente, il quale è obbligato a redigere apposito verbale, rivestendo a tal fine la qualità di pubblico ufficiale. La richiesta può essere revocata in qualsiasi momento senza requisiti di forma e con ogni mezzo idoneo a palesare la volontà. Nel caso in cui le condizioni della persona non lo consentano, la richiesta può essere espressa e documentata con videoregistrazione o qualunque altro dispositivo idoneo che le consenta di comunicare e manifestare inequivocabilmente la propria volontà. La richiesta di trattamento eutanasico deve essere indirizzata al medico di medicina generale o al medico che ha in cura il paziente, nel rispetto della relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico. Ricevuta la richiesta, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di quanto richiesto e le possibili alternative, e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica. II paziente acconsente, inoltre, a che la richiesta di trattamento eutanasico venga documentata con videoregistrazione o qualunque altro dispositivo idoneo che consenta di comunicare e manifestare inequivocabilmente la propria volontà, alla presenza di due testimoni e di un pubblico ufficiale che attesti l'autenticità, la data e il luogo di espressione della volontà dell'interessato. Dispone poi espressamente le modalità attraverso le quali tale richiesta debba essere indirizzata al medico curante. L'articolo 5, rubricato « Modalità » stabilisce che il trattamento avvenga nel rispetto della dignità della persona malata e in modo da scongiurare ulteriori sofferenze ed evitare abusi. Esso regola altresì le modalità attraverso le quali il medico redige il rapporto sulle condizioni cliniche e psicologiche del richiedente e sulle motivazioni che l'hanno determinata, e lo trasmette al Comitato per la valutazione clinica di cui all'articolo 7 territorialmente competente e all'interessato. È inoltre previsto che il decesso a seguito di trattamento eutanasico sia equiparato al decesso per cause naturali a tutti gli effetti di legge. L'articolo 6, comma 1, prevede i casi di non punibilità, specificando che le disposizioni degli articoli 575 (omicidio), 579 (omicidio del consenziente), 580 (istigazione o aiuto al suicidio) e 593 (omissione di soccorso) del codice penale non si applicano al medico e al personale sanitario che abbiano praticato trattamenti eutanasici, provocando la morte del paziente, e a tutti coloro che agevolino o aiutino il paziente nell'accesso al trattamento eutanasico, al sussistere di determinate condizioni dettagliatamente specificate, le quali devono sussistere contemporaneamente. Il trattamento eutanasico non è assolutamente contemplato dai codici del nostro Paese, ragion per cui esso è assimilabile ai citati reati, pertanto la disposizione del comma 1 esclude che le condotte del personale medico e sanitario relative al trattamento eutanasico disciplinato dalla legge e di tutti coloro che abbiano agevolato o aiutato il paziente nell'accesso al trattamento eutanasico possano configurare le fattispecie di tali reati. Al comma 2 si precisa che le strutture sanitarie pubbliche sono tenute a garantire il rispetto della volontà manifestata ai sensi dell'articolo 4. In caso contrario, in aggiunta a ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, esse saranno tenute al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato. L'articolo 7 è dedicato ai Comitati per la valutazione clinica e alla relazione, demandata al Ministero della salute, sullo stato di attuazione della legge. Nello specifico, al comma 1 è previsto che, con regolamento adottato con decreto del Ministro della salute, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono istituiti e disciplinati i Comitati per la valutazione clinica presso le aziende sanitarie locali. I commi 2 e 3 ne regolano il funzionamento. Il comma 4 prevede che il Ministro della salute presenti annualmente alle Camere una relazione sullo stato di attuazione della legge.. Art. 1. (Finalità) 1.