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Con il regio decreto-legge 2 gennaio 1927, n. 1, fu costituita la provincia di Bolzano. Con la legge 2 luglio 1929, n. 1111, Pedemonte e Casotto furono aggregati d'imperio alla provincia di Vicenza. Nel 1940 Casotto perse definitivamente la sua autonomia amministrativa ed andò a costituire, con Forni, San Pietro e Pedescala, il nuovo comune di Valdastico; tuttavia nell'edizione del «Dizionario Toponomastico Tridentino» di Ernesto Lorenzi del 1932 si legge: «la nostra zona vi era ancora compresa, perché la legge n. 1111 del 1929, pur potendo imporci un diverso futuro, non era certo in grado di cancellare il nostro passato comune con Trento». Il 25 novembre 1943 sulle pagine di «Liberazione Nazionale», organo di stampa del C.L.N., si diceva che entro l'unità politica dello Stato italiano il territorio delle Province di Trento e di Bolzano, del mandamento di Cortina d'Ampezzo e dei comuni di Val d'Astico (cioè Pedemonte e Casotto) e di Val Vestino, in considerazione delle sue particolari condizioni geografiche, economiche, storiche e linguistiche, viene costituito in circoscrizione autonoma con capoluogo a Trento e con la denominazione di «Regione Tridentina». Nella stesura definitiva vennero tuttavia tolti i riferimenti ai territori amputati, relegando le «particolari condizioni geografiche, economiche, storiche e linguistiche» a materia per gli storici. Il 29 novembre 1943 le popolazioni di Casotto e Pedemonte si rivolsero al capo della provincia di Trento Adolfo Bertolini, allegando quattro fogli con le firme di tutti i capifamiglia, chiedendo coraggiosamente la ricostituzione in comune autonomo ed il conseguente immediato ritorno in Trentino, nonostante le intimidazioni: « ... Il desiderio di vedere esaudita con una grazia la decisione delle famiglie di Casotto e Pedemonte rimane sempre vivissima, anche se subito che si sparse la notizia, della richiesta inoltrata a Vostra Eccellenza, elementi di Casotto e dei paesi vicini hanno tentato di intimorire le povere famiglie con minacce di interventi punitivi da parte delle autorità militari ( ... ) Corse così più volte la voce che con l'annessione di Casotto alla Provincia di Trento i Capifamiglia verrebbero deportati in Germania, che tutti gli uomini verrebbero costretti a servizio militare in massa, che le famiglie private verrebbero private anche del necessario, insomma si cercò di mettere il timore in mezzo alla povera gente quasi sia stato commesso un grave delitto con la richiesta inoltrata». Il 13 giugno 1945 le popolazioni di Casotto e Pedemonte rinnovarono la richiesta del 29 novembre 1943, questa volta diretta al prefetto di Trento Ottolini. Il 20 gennaio 1946 la popolazione di Pedemonte si rivolse al capo della provincia di Trento, allegando le firme di 159 capifamiglia, chiedendo di ritornare in Trentino. Nello stesso giorno il sindaco di Pedemonte in una lettera al senatore Enrico Conci diceva: «Nonostante il contrario parere della totalità della popolazione, un provvedimento d'imperio del regime fascista del luglio 1929 staccava questo comune dalla provincia di Trento per aggregarlo a quella di Vicenza. Il ritorno del regime di libertà ha trovato la popolazione nel fermo proposito di chiedere la riannessione al Trentino del quale abbiamo condiviso le sorti ab immemorabili ». Il 1º settembre 1946 con delibera n. 617 il consiglio comunale di Pedemonte conferisce al sindaco Francesco Recchia l'incarico di insistere affinché « ... sia prontamente promosso il provvedimento col quale questo comune rientri a far parte del Trentino». Il 6 settembre 1946 il sindaco di Pedemonte Francesco Recchia inoltra una comunicazione al Ministero dell'interno chiedendo notizie sulla petizione popolare per il ritorno con Trento, inviata ancora nel mese di febbraio e rimasta senza riscontro. Il sindaco informa anche sulla inquietudine della gente per l'incomprensibile silenzio romano. Il 22 aprile 1947 i responsabili del «Gruppo ASAR Casotto Trentino», che caldeggiava il ripristino degli antichi confini, scriveva alla propria direzione regionale che a Casotto e Pedemonte c'erano ben 402 iscritti. Il 4 maggio 1948 i Casottani, delusi dalla piega che stanno prendendo gli avvenimenti, inviano un memorandum alla direzione della Südtiroler Volkspartei, chiedendo di far intervenire in loro aiuto i loro parlamentari a Roma. Il 13 dicembre 1948 la questione venne posta all'attenzione della prima riunione del consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, allorché il consigliere Remo Defant fece un applauditissimo intervento dicendo che c'erano «comuni fuori della regione che desideravano rientrare, Cortina d'Ampezzo, Pieve di Livinallongo, Santa Lucia, Casotto, Pedemonte e Valvestino, che avevano espresso in numerosissime riunioni la volontà di poter ritornare nel Trentino-Alto Adige», nella convinzione che la regione avrebbe quanto prima esaudito il desiderio di quelle popolazioni. Il presidente Luigi Menapace assicurava il massimo interessamento dichiarando che «appena possibile si sarebbe data forma e sostanza al desiderio delle popolazioni appoggiando moralmente le procedure da avviare con il consenso del consiglio regionale». Nell'agosto del 1964 venne istituita la diocesi di Bolzano-Bressanone, ed i confini delle diocesi di Bolzano e Trento vennero fatte coincidere, caso unico in Italia, con le rispettive province; in quell'occasione senza che fosse avvertita la necessità di chiedere un parere, magari non vincolante, ai parrocchiani coinvolti, furono lasciati a Belluno i decanati di Cortina D'Ampezzo e Livinallongo, a Brescia la zona di Magasa e Valvestino, mentre Pedemonte e Casotto passarono dalla diocesi di Trento a quella di Vicenza. I parroci di Pedemonte conservano tuttora la facoltà, riconosciuta alle nuove province acquisite dopo il 1918, le cosiddette Terre Redente, di insegnare religione nella scuola elementare. Nel 1980 gli abitanti di Casotto, che avevano ripetutamente ma inutilmente cercato di ricostituire un proprio comune autonomo, chiesero ed ottennero, con legge regionale veneta 31 maggio 1980, n. 81, di essere aggregati a Pedemonte, adducendo motivazioni di carattere storico. Verso la fine degli anni Novanta venne realizzato il ripristino del Libro Fondiario, a spese della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol (in seguito la competenza sarebbe passata alle due province autonome). Il 7 marzo 2000 il consiglio comunale di Pedemonte votò all'unanimità una delibera di adesione al realizzando Dizionario Toponomastico Trentino. Dopo aver dato valore ufficiale ai risultati della ricerca sulla toponomastica svolta secondo i criteri della provincia autonoma di Trento, furono accettate in toto tutte le norme previste nel bollettino ufficiale della regione autonoma Trentino-Alto Adige n. 55 del 9 novembre 1993 in materia di vincoli sulla toponomastica, facendo propri tutti quegli obblighi che per i comuni del Trentino discendevano direttamente da una legge provinciale.