[ddlpres]

Disciplina dei consultori familiari a tutela e sostegno della famiglia, della maternità, dell'infanzia e dei giovani in età evolutiva e istituzione dell'Autorità nazionale per le politiche familiari. Onorevoli Senatori. – Il dibattito sul ruolo e sulla presenza dei consultori familiari in Italia, negli ultimi tempi, ha ripreso vigore. In Italia, nonostante i cambiamenti che hanno inciso profondamente sulla collettività, la famiglia resta al vertice delle aspettative dei giovani, rappresentando un notevole punto di riferimento, nonché la principale risorsa del Paese. Nonostante gli attacchi subiti in questi ultimi anni da parte di dinamiche sociali e di costume tese alla sua disgregazione, la famiglia rappresenta sostanzialmente ancora il pilastro su cui si fondano le comunità locali, il sistema educativo, le strutture di produzione di reddito, il contenimento delle forme di disagio sociale. Occorre pertanto acquisire una nuova consapevolezza e offrire alla famiglia i giusti sostegni, ricreando, per quanto possibile, condizioni che le consentano un più agevole cammino quotidiano. Tra questi sostegni può esservi anche il consultorio familiare, inteso in maniera molto diversa da quello che adesso è presente in tante realtà. Uno strumento che si ponga come obiettivo primario, non l'asettica fornitura di una serie di servizi sanitari o para-sanitari, in cui sono privilegiati gli interventi di tipo ginecologico e pediatrico a discapito della vocazione di ispirazione sociale (soprattutto a seguito della riforma sanitaria di cui alla legge 23 dicembre 1978, n. 833) , ma che si offra come mezzo per rispondere ai più impellenti bisogni delle famiglie e per dare ampio sostegno ed informazione sull'educazione sessuale adolescenziale: dovrebbe, infatti, essere il primo punto di informazione adolescenziale per problemi sociosanitari ed assistenziali. A cominciare dall'accoglienza della vita: e qui appare evidente il nuovo ruolo che i consultori possono e devono assumere nell'azione di prevenzione dell'aborto volontario. Questa è la ratio del presente disegno di legge che, nell'abrogare la legge 29 luglio 1975, n. 405, istitutiva dei consultori familiari, si pone come ulteriori obiettivi il riconoscimento del ruolo e dell'importanza dell'attività dei soggetti del volontariato, dell'associazionismo familiare e femminile, della cooperazione sociale e degli enti no profit e profit operanti nei predetti settori di intervento (articolo 1), nonché il riconoscimento dell'alto valore della maternità e della paternità, la valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio e delle associazioni familiari e femminili, nonché il rispetto del principio di sussidiarietà delle istituzioni pubbliche nei confronti del consorzio familiare (articolo 2). Nel rispetto dei princìpi suddetti, ai consultori pubblici e privati e a quelli gestiti da organizzazioni non lucrative di utilità sociale (articoli 12, 13 e 14) è attribuito il compito di: – rimuovere gli ostacoli di ordine sociale, culturale ed economico che impediscono il pieno sviluppo della persona; di valorizzare il principio di corresponsabilità dei genitori nei confronti della prole; di realizzare una reale tutela sociale della maternità; di predisporre specifici programmi e percorsi di sostegno in favore di situazioni di particolare disagio; di promuovere attività di tutela, assistenza e consulenza a sostegno dei componenti del nucleo familiare e dei minori orfani, privi dell'assistenza dei genitori o sottoposti a violenze di qualsiasi genere; di favorire e sostenere la creazione di reti di solidarietà e di mutuo aiuto tra famiglie; di favorire gli istituti dell'adozione e dell'affido; di provvedere alla formazione e all'aggiornamento di operatori altamente qualificati nei servizi indicati; di informare gli adolescenti nell'educazione sessuale per prevenire malattie sessualmente trasmissibili (articolo 3); – svolgere attività di educazione alla cultura familiare e di formazione alle responsabilità proprie della società familiare (articolo 4); – garantire un servizio di consulenza e di assistenza giuridiche alla famiglia, finalizzato alla risoluzione delle problematiche giuridiche relative alla società familiare (articolo 5); – essere parte della rete di servizi destinata ad aiutare psicologicamente la famiglia, anche in ordine alla prevenzione del disagio psichico giovanile e familiare (articolo 6); – erogare prestazioni di consulenza e di assistenza mediche nel servizio alla vita, nell'educazione sanitaria della famiglia, nella procreazione responsabile, nella sterilità coniugale, nei servizi di sessuologia e di genetica familiare e in ogni altra funzione presupposta o connessa con i servizi citati (articolo 7); – svolgere attività per il coordinamento dei servizi esistenti necessari alla soluzione delle problematiche familiari loro sottoposte (articolo 9). Il rilancio del ruolo dei consultori risulta ancora più necessario se si considerano le nuove problematiche e le patologie proprie della società moderna che richiedono una risposta altamente qualificata, proprio attraverso una profonda revisione della materia di cui alla citata legge n. 405 del 1975. In tutta la loro gravità si presentano oggi casi di pedofilia, abuso e violenza sessuale; i genitori evidenziano maggiori difficoltà nell'assolvimento dei compiti di cura e di educazione dei figli; le conflittualità intraconiugali e intrafamiliari sfociano in sofferti procedimenti di separazione e di divorzio; risultano sempre più evidenti gli episodi di maltrattamento e di violenza intrafamiliare; il disagio preadolescenziale e giovanile rappresenta una costante emergenza, poiché oltre alle problematiche e alle patologie di salute mentale, di alcolismo, di tossicodipendenza, nonché di dipendenza in senso lato, sono emersi problemi connessi all'alimentazione (obesità, bulimia e anoressia mentale). Il volontariato, nel rispetto del pluralismo culturale, deve quindi svolgere un ruolo di ausilio nell'ambito della rete di servizi a tutela della maternità responsabile; la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato e le strutture pubbliche consultoriali e ospedaliere, nonché con tutti gli altri servizi socio-sanitari operanti sul territorio, appare lo strumento più idoneo a perseguire gli obiettivi di tutela della maternità e di prevenzione affermati solennemente dalla legge 22 maggio 1978, n. 194, che ha introdotto disposizioni per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza (la legge permette l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito). Al fine di promuovere la cultura familiare nell'ambito delle istituzioni pubbliche e private, il rispetto della stessa da parte di tutti i soggetti operanti nella società civile e il potenziamento della rete consultoriale, è istituita l'Autorità nazionale per le politiche familiari (articolo 15), dotata di funzioni normative, consultive, sanzionatorie nonché di vigilanza e di controllo.