[pronunce]

La difesa regionale, inoltre, manifesta dubbi in ordine all'orientamento giurisprudenziale di questa Corte, per il quale «l'esercizio dell'attività legislativa sfugge alle procedure di leale collaborazione», sostenendo che dal rango costituzionale del principio stesso e dal disposto dell'art. 5 Cost. emergerebbe che qualsiasi potere, anche quello legislativo, debba esercitarsi in coerenza con le esigenze dell'autonomia. La difesa regionale sottolinea, peraltro, come, nel caso di specie, la collaborazione in sede di procedimento legislativo sia imposta dalla stessa legge di delega (art. 1, comma 4, della legge n. 308 del 2004), sicché il coinvolgimento delle Regioni e la necessità del parere della Conferenza unificata sarebbero imprescindibili, anche a seguire il riferito, non condiviso, orientamento della Corte. La difesa regionale, infine, richiama la sentenza n. 401 del 2007 (punto 5.3. del Considerato in diritto), dalla quale sarebbe desumibile la necessità di richiedere un secondo parere alla Conferenza, là dove, come nel caso di specie, il testo del decreto legislativo sia modificato dopo il parere e la modifica non sia conseguenza del parere. 3. - Con ricorso notificato l'8 giugno 2006, depositato il successivo 10 giugno ed iscritto al n. 68 del registro ricorsi dell'anno 2006, la Regione Calabria ha proposto, in via principale, questioni di legittimità costituzionale dell'intero d.lgs. n. 152 del 2006, nonché, tra gli altri, degli artt. 3, comma 2, 4, comma 1, lettere a) e b), 5, comma 1, lettere q) e r), 6, commi 6, 7 ed 8, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22 ed allegati I e II della parte seconda, chiedendo, altresì, la sospensione della loro efficacia. 3.1. - La presente decisione ha ad oggetto unicamente l'impugnazione dell'intero testo del decreto e delle predette disposizioni in riferimento ai parametri appresso indicati, essendo la trattazione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale proposte dalla ricorrente Regione Calabria oggetto di separati giudizi. 4. - La Regione Calabria censura, anzitutto, l'intero testo del d.lgs. n. 152 del 2006, deducendo, in ragione dell'iter procedimentale (sopra ricordato sub 2) che ha portato alla sua emanazione e dei contrasti emersi nella riunione del 15 dicembre 2005 della Conferenza unificata, la violazione del principio di leale collaborazione, che si sarebbe tradotta in una lesione delle attribuzioni costituzionali delle Regioni e degli enti locali. 4.1. - La ricorrente censura, poi, l'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006, il quale autorizza regolamenti governativi ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri) per la modifica e l'integrazione dei regolamenti di attuazione ed esecuzione in materia ambientale. Per la difesa regionale tale disposizione contrasterebbe con l'art. 117, sesto comma, Cost., in quanto legittima regolamenti governativi in un ambito dove prevarrebbero o, comunque, concorrerebbero i titoli di competenza regionali in materia di governo del territorio e di tutela della salute (come sarebbe desumibile dall'art. 2, comma 1, del medesimo decreto, che individua, come obiettivo primario della disciplina in questione, la promozione dei livelli di qualità della vita umana). In via subordinata, laddove tali regolamenti si ritenessero riferibili alla sola competenza statale in materia di tutela dell'ambiente, per la difesa regionale l'art. 3, comma 2, violerebbe, quantomeno, il principio di leale collaborazione, posto che «l'indeterminatezza del contenuto degli emanandi regolamenti e comunque la contiguità della competenza statale con le competenze regionali» esigerebbero che su tali regolamenti si pronunci, in sede di parere, la Conferenza unificata. 4.2. - La Regione Calabria censura, poi, l'articolo 6, commi 6, 7 ed 8, del d.lgs. n. 152 del 2006, in riferimento al principio di leale collaborazione, nella parte in cui non prevederebbe una effettiva partecipazione dei rappresentanti delle autonomie territoriali nella Commissione tecnico-consultiva per le valutazioni ambientali, nonostante l'incidenza dell'attività di tale organo su settori (governo del territorio e tutela della salute) di competenza regionale. Per la difesa regionale sarebbe, infatti, insufficiente la prevista possibilità di intervento di un rappresentante regionale ai lavori della Commissione, laddove la Regione segnali un suo diretto interesse in ragione del territorio cui afferisce la valutazione ambientale, dovendosi, invece, ritenere «indefettibile» e non meramente eventuale la partecipazione di tale rappresentante regionale. 4.3. - La difesa della Regione Calabria sostiene, poi, che l'intera disciplina introdotta dal decreto legislativo n. 152 del 2006, in attuazione della direttiva 2001/42/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente) e, specificamente, gli artt. 4, comma 1, lettera a), 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21 e 22, nonché gli allegati I e II alla parte seconda del decreto violerebbero gli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., perché la delega sarebbe stata esercitata dal Governo oltre il termine definito dal legislatore. 4.3.1. - La difesa regionale argomenta tale tesi, sostenendo l'avvenuta abrogazione, per incompatibilità, della delega apparentemente esercitata dal legislatore delegato ovvero quella contenuta nell'art. 1, comma 1, lettera f), della legge n. 308 del 2004 (che autorizzava il Governo ad attuare, nel termine di diciotto mesi, e, pertanto, fino al luglio 2006, la direttiva 2001/42/CE), da parte dell'art. 19 della legge 18 aprile 2005, n. 62 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2004). Tale seconda disposizione, demandando, nuovamente, al Governo l'attuazione della direttiva comunitaria 2001/42/CE ha fissato, oltre ad ulteriori criteri direttivi e principi, il più breve termine di sei mesi per l'esercizio della delega. Il d.lgs. n. 152 del 2006, intervenuto nell'aprile 2006 ben oltre tale più breve termine (scaduto nell'ottobre 2005), sarebbe pertanto illegittimo nella parte in cui, avvalendosi di una delega abrogata da una successiva delega, a sua volta scaduta, pretende di recare l'attuazione della direttiva comunitaria 2001/42/CE.