[pronunce]

6.- Con atto pervenuto a mezzo di posta elettronica certificata (PEC) il 9 febbraio 2021, è intervenuto ad opponendum il Comitato "Venditori 18135", chiedendo dichiararsi ammissibile il proprio intervento e non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal rimettente. A sostegno dell'ammissibilità della sua partecipazione al giudizio di legittimità costituzionale, l'interveniente ha dedotto di essersi costituito a seguito della sentenza delle Sezioni unite n. 18135 del 2015, allo scopo, enunciato nell'art. 2 del proprio atto costitutivo, di «tutelare i diritti dei venditori ubicati nei c.d. piani di zona i quali, negli anni, con totale buona fede hanno venduto a prezzi di mercato i loro immobili giuste indicazioni dei Notai, Banche, intermediari, Enti pubblici e Giurisprudenza», e di promuovere «la difesa dei diritti e lo sviluppo giuridico e culturale dei suoi membri attraverso iniziative di carattere giuridico, mediatico e politico». Ad avviso dell'interveniente, le disposizioni censurate, alla cui introduzione avrebbe contribuito con iniziative mediatiche e sollecitazioni, rappresenterebbero la ragione stessa della propria esistenza e tanto varrebbe a fondare un interesse qualificato e diretto all'esito del giudizio di legittimità costituzionale. Nel merito, il predetto Comitato ha svolto, anche attraverso la memoria illustrativa depositata in vista dell'udienza, analitiche obiezioni alle argomentazioni articolate nell'ordinanza di rimessione. 7.- Il 5 febbraio 2021 l'Associazione "Comitato Acquirenti Piani di Zona" ha depositato un'opinione scritta, in qualità di amicus curiae. Nel sollecitare l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal rimettente, l'associazione osserva che la novella legislativa in scrutinio esibirebbe numerosi profili di irrazionalità e irragionevolezza, in quanto, precludendo agli acquirenti di conseguire alloggi di edilizia convenzionata al prezzo imposto da norme imperative, introdurrebbe un'ingiustificata discriminazione nell'esercizio dell'azione di ripetizione dell'indebito tra persone fisiche e giuridiche. Ancora, la novella legislativa, inserendo ex post una condicio iuris nei contratti di compravendita degli alloggi di edilizia convenzionata, impedirebbe agli acquirenti l'esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale e "occulterebbe" la responsabilità dei Comuni per mancata vigilanza sul rispetto delle convenzioni. Infine, ad avviso dell'amicus curiae, le disposizioni indubbiate, per un verso, sottrarrebbero alla finalità sociale immobili realizzati con contributi pubblici, immettendoli nel mercato speculativo e privando i subacquirenti dei benefici convenzionali riconosciuti ai primi assegnatari; per altro verso, paralizzerebbero la ripetizione dell'indebito esperita dall'acquirente, ma non quella del locatario, con la conseguenza che il primo non potrebbe agire nei confronti del suo dante causa, ma dovrebbe subire l'azione del conduttore se ha locato l'alloggio per un canone superiore a quello imposto. 7.1.- Con atto depositato il 9 febbraio 2021 l'Associazione "Area 167" ha presentato un'opinione scritta di analogo tenore, nella quale, sulla scorta di argomenti sostanzialmente coincidenti con quelli svolti dall'arbitro rimettente, da A. L. e dall'Associazione "Comitato Acquirenti Piani di Zona", ha sollecitato l'accoglimento delle sollevate questioni di legittimità costituzionale. L'amicus curiae contesta, anzitutto, l'assunto dei fautori della novella legislativa del 2018, secondo il quale, prima della sentenza delle Corte di cassazione, Sezioni unite civili, n. 18135 del 2015, un quadro normativo incerto aveva indotto in errore sia i venditori che gli acquirenti in merito all'alienabilità degli alloggi secondo le regole di mercato, evidenziando come, al contrario, già anteriormente a quella sentenza fosse possibile cogliere in diverse pronunce di legittimità i prodromi dell'orientamento recepito dalle Sezioni unite. Ancora, l'Associazione "Area 167" avversa l'affermazione dei venditori secondo la quale la novella in scrutinio si sarebbe fatta carico di risolvere la drammatica situazione dei venditori esposti alle domande di ripetizione dell'eccedenza di prezzo avanzate dagli acquirenti, evidenziando che, come confermato dalla giurisprudenza di legittimità, non sarebbe ravvisabile «alcun abuso del diritto nel fatto che gli acquirenti abbiano agito nei confronti dei venditori per ripetere l'eccedenza di prezzo e [...] separatamente pagato il corrispettivo per rimuovere il vincolo e rivendere l'immobile a prezzo di mercato». Infine, rammentata la destinazione dell'edilizia residenziale pubblica al soddisfacimento dell'esigenza abitativa di soggetti con limitate capacità economiche o ritenuti per altre ragioni meritevoli di tutela, l'amicus curiae opina che, al fine di risolvere l'anomalia denunciata dai venditori, sarebbe stato preferibile, nell'interesse pubblico, eliminare del tutto la rimozione del vincolo ovvero, in alternativa, prevedere un aumento significativo del corrispettivo di affrancazione che attualmente è fissato in misura irrisoria. 8.- Nell'imminenza della udienza, A. L. ha depositato memoria illustrativa replicando alle difese svolte da C. V. e dall'Avvocatura generale dello Stato. Ha formulato rilievi critici sull'ammissibilità dell'intervento del Comitato "Venditori 18135" e ha insistito per l'accoglimento delle conclusioni rassegnate nell'atto di costituzione. La parte privata ha anche segnalato la sopravvenuta modifica dell'art. 31, comma 49-bis della legge n. 448 del 1998 ad opera dell'art. 22-bis del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 (Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure), convertito, con modificazioni, nella legge 29 luglio 2021, n. 108, evidenziando che, poiché le modifiche apportate dalla novella alla normativa previgente sarebbero "non satisfattive", la Corte potrebbe valutare la praticabilità del trasferimento o dell'estensione dello scrutinio di legittimità costituzionale alle nuove disposizioni, ovvero del ricorso alla declaratoria di illegittimità conseguenziale ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale).