[resaula]

PRESIDENTE . Le proposte di risoluzione alle relazioni programmatica e consuntiva potranno essere presentate prima della conclusione della discussione generale. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, il disegno di legge in esame è nient'altro che la risposta che questo Parlamento deve dare alle varie procedure di infrazione, di un'Unione europea che è troppo spesso matrigna e quasi mai madre; di un'Unione europea che guarda all'Italia solamente per criticarla, per insegnare al nostro Paese e ai nostri pescatori magari come coltivare le vongole, che vuole insegnare ai nostri casali di montagna come si fa il formaggio, che vuole limitare la professionalità dei nostri professionisti e che raramente è invece un punto di supporto e di partenza per lo sviluppo di questo Paese. Chiariamo innanzitutto questo quando ci accingiamo a commentare questo disegno di legge. Il disegno di legge al nostro esame, come vediamo nell'impianto, non tende a far altro che appiattire le qualificazioni delle nostre professioni. Lo vediamo in particolare in alcuni articoli che riguardano gli infermieri, piuttosto che altre professioni sanitarie, dove il tutto viene visto come un appiattimento: poiché in altri Paesi basta una minor cultura e una minore formazione per arrivare a svolgere la professione, allora dobbiamo adeguarci e limitare verso il basso anche noi la professione e la professionalità. Nello specifico, questa caratterizzazione somatica, questa caratterizzazione qualitativa del disegno di legge si esprime in un articolo che voglio brevemente commentare, l'articolo 2, che riguarda gli agenti d'affari in mediazione: una categoria che noi di Fratelli d'Italia stiamo cercando di aiutare, perché già da un punto di vista interno e tributario è vessata ed oggetto di un trattamento di differenziazione negativa rispetto a figure omologhe come, ad esempio, gli agenti di commercio. Lo abbiamo fatto in sede di decreto-legge fiscale: abbiamo convenuto con il Governo, dal quale ci aspettiamo coerenza, l'impegno di rivedere il trattamento tributario di queste figure professionali, cioè degli agenti mediatori rispetto agli omologhi agenti di commercio, che hanno vantaggi tributari - lo ribadisco - molto maggiori. Anche dal punto di vista normativo, la figura dell'agente mediatore, se questo disegno di legge verrà approvato, verrà ulteriormente dequalificata: di fatto, la figura dell'agente d'affari in mediazione verrà vista sempre di più come una figura di secondo piano, come una professione che potrà essere di fatto svolta come secondo lavoro. Che cosa fa infatti questo disegno di legge? Va ad eliminare le limitazioni di accesso alla professione: in sostanza, se verrà approvato, permetterà a chiunque non svolga un'attività di lavoro dipendente piuttosto che imprenditoriale, ma anche di lavoro professionale, quindi a chiunque non svolga un'attività di questo tipo nello stesso settore merceologico, di diventare un mediatore. In sostanza, la segretaria di un avvocato piuttosto che di un commercialista, il venditore di frutta al mercato, cioè colui che non fa un'attività specifica nel settore dell'intermediazione, domani con un piccolo esame potrà diventare agente d'affari in mediazione. Da un primo punto di vista, verrà svilita la professione, che verrà aperta quasi a tutti, e soprattutto verrà anche tolta quella tutela del cliente-utente che fino ad oggi grazie alla legge italiana, che è appunto una legge di qualità, consente di individuare nel mediatore una funzione e un ruolo davvero super partes , davvero imparziale, cioè il mediatore immobiliare come colui al quale ci si rivolge, nella speranza, ma anche con una certa certezza, che sia davvero una figura autonoma e professionale sopra le parti. A questo disegno di legge invece corrisponderà un mediatore che potrà essere magari il dipendente di uno studio professionale che si occupa di fallimenti, ed è quindi all'interno di certe logiche di mercato della compravendita di immobili, che magari fa il mediatore come secondo lavoro, e pertanto ha una preparazione e un'autonomia assolutamente differente. Questo è il DNA, che riguarda nello specifico l'articolo 2 sulla figura del mediatore, ma purtroppo è anche il DNA che contraddistingue e caratterizza l'intero disegno di legge, l'intero appiattimento qualitativo che l'Italia deve subire per l'ennesima volta da questa unità europea, unità - ribadisco - più matrigna che madre. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Casolati. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi senatori, membri del Governo, oltre sessant'anni fa, a un paio di chilometri da qui, è stato firmato il trattato che ha istituito la Comunità economica europea, il primo passo, dopo i trattati di Parigi (che ne erano il preludio), di un percorso di integrazione europea, che per primo probabilmente aveva ipotizzato il più concreto tra i visionari, Winston Churchil, nell'immediato dopoguerra. Curioso che proprio il Regno Unito non fu tra i fondatori della CEE e che ora stia per uscire dall'Unione Europea, Quella era un'unione di Stati nazionali, ma nel cuore degli europeisti veri, il sogno di un'Europa dei popoli era già presente. Il percorso di integrazione è gradualmente proseguito, superando traguardi inimmaginabili solo cinquant'anni fa, come la libera circolazione delle persone e delle merci. Purtroppo, sono le idee che non sono circolate abbastanza. Ma è stata la moneta unica a obbligare gli Stati nazionali, per la prima volta, a cedere una parte importante di sovranità. Quella "parte di sovranità", però, non è mai stata data ai popoli, ma è stata gestita dall'unione degli Stati nazionali, perché l'unione dei popoli continua a essere il sogno irrealizzato dei primi veri visionari. Le mie non sono parole di un'antieuropeista, ma, anzi, sono figlie della rabbia e della sofferenza di un'europeista convinta, ma delusa da questa Europa caratterizzata perlopiù dall'egoismo di chi promuove l'altruismo. I nodi sono venuti al pettine man mano che si è acutizzata la crisi economica, perché un mercato dove devono competere imprese che operano con regole diverse, che scontano una differente fiscalità, ma che utilizzano la stessa moneta, non è un mercato in equilibrio. Non è solo responsabilità dell'Europa, ma è anche colpa nostra. È colpa nostra se i tempi e i costi della burocrazia e delle carenze infrastrutturali, che devono sopportare le nostre imprese, sono molto maggiori di quelli della media dei loro competitor europei. È colpa della lentezza dello Stato e dei territori nel dare risposte rapide alle esigenze dei settori produttivi. Non è Unione europea, se il controllo dei flussi migratori è un problema solo di chi si affaccia sul Mediterraneo. Non è Unione europea, se gli Stati membri possono fare dumping fiscale. Non è Unione europea, se in nome di un processo di globalizzazione, che è oggettivamente ineludibile, si dimenticano le tradizioni dei popoli. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) .