[pronunce]

1086, 1170, 1171, 1181, 1182, 1183, 1184 e 1185 del 2003), Brindisi (r.o. nn. 1088, 1089, 1090, 1168, 1169 del 2003 e n. 175 del 2004), Vietri di Potenza (r.o. n. 1082 del 2003), Venafro (r.o. n. 1085 del 2003), Chiaromonte (r.o. nn. 1163, 1164 e 1165 del 2003), Asiago (r.o. n. 1109 del 2003), Cosenza (r.o. n. 1111 del 2003) , Carinola (r.o. n. 1160 del 2003), Mestre (r.o. n. 1166 del 2003), Ficarolo (r.o. n. 1172 del 2003), Alghero (r.o. n. 1173 del 2003), Montecorvino Rovella (r.o. n. 1 del 2004), Modica (r.o. n. 4 del 2004), San Miniato (r.o. n. 6 del 2004), Portici (r.o. n. 24 del 2004), Castelfiorentino (r.o. n. 29 del 2004), Orvieto (r.o. n. 40 del 2004), Lizzano (r.o. n. 123 del 2004), Genova (r.o. n. 127 del 2004), Grosseto (r.o. n. 129 del 2004), Napoli (r.o. n. 181 del 2004), Asolo (r.o. n. 219 del 2004), Potenza (r.o. n. 221 del 2004) e Lagonegro (r.o. n. 223 del 2004) ipotizzano, inoltre, il contrasto con l'art. 2 della Costituzione; che i rimettenti testé menzionati, nel ribadire l'ingiusta (ed irragionevole) discriminazione che la norma impugnata realizzerebbe a carico dei soggetti privi di adeguati mezzi economici, sottolineano la violazione della norma costituzionale suddetta, atteso che tra i diritti inviolabili dell'uomo rientrerebbe pure quello all'eguaglianza, come valore assoluto della persona umana e diritto fondamentale dell'individuo; che il contrasto, invece, con l'art. 25 della Costituzione è prospettato, sotto un duplice alternativo profilo, dai Giudici di pace di Chiaromonte (r.o. nn. 1163, 1164 e 1165 del 2003), Vietri di Potenza (r.o. n. 1082 del 2003), Cagliari (r.o. n. 1151 del 2003), Livorno (r.o. n. 1180 del 2003), San Miniato (r.o. n. 6 del 2004), Venezia (r.o. n. 174 del 2004) e Lagonegro (r.o. n. 223 del 2004); che in particolare i rimettenti di Chiaromonte (r.o. nn. 1163, 1164 e 1165 del 2003), Vietri di Potenza (r.o. n. 1082 del 2003) e Livorno (r.o. n. 1180 del 2003) ritengono che la preclusione all'esperimento del ricorso giurisdizionale, conseguente all'imposizione del previo pagamento di una cauzione quale condizione per la sua ammissibilità, abbia l'effetto di distogliere l'esame dell'impugnazione, proposta avverso il verbale di contestazione dell'infrazione alle regole sulla circolazione stradale, dal suo giudice naturale precostituito per legge; che diversamente i rimettenti cagliaritano (r.o. n. 1151 del 2003) e veneziano (r.o. n. 174 del 2004) ritengono - il primo - che l'applicazione “retroattiva” della disposizione impugnata (vale a dire a quei ricorsi che, seppur proposti successivamente all'entrata in vigore della legge n. 214 del 2003, si riferiscono ad infrazioni accertate in data anteriore) violi il divieto previsto dal secondo comma dell'art. 25 della Costituzione, ovvero - il secondo - che l'art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992 si applichi senza dubbio «alle sole violazioni commesse dopo l'entrata in vigore della legge» di riforma del codice della strada, fermo restando che «se la legge in parola dovesse interpretarsi diversamente» si porrebbe, allora, «il dubbio non manifestamente infondato della sua illegittimità costituzionale rispetto all'art. 25 della Carta Costituzionale»; che - come sopra anticipato - esclusivamente i Giudici di pace di Carinola (r.o. n. 1160 del 2003), Ficarolo (r.o. n. 1172 del 2003), Modica (r.o. n. 4 del 2004) e Grosseto (r.o. n. 129 del 2004) hanno sollevato questione di legittimità costituzionale in relazione all'art. 41 della Costituzione, investendo con tale censura il combinato disposto del comma 3 dell'art. 204-bis del d.lgs. n. 285 del 1992 e degli artt. 2 e 4 del r.d. 10 marzo 1910, n. 149 (quantunque nella parte dispositiva delle rispettive ordinanze di rimessione essi omettano di riferirsi agli articoli del regio decreto in questione); che tali rimettenti, difatti, contestano le modalità del deposito della somma dovuta a titolo di «cauzione», in quanto l'applicazione, anche al caso di specie, della previsione normativa secondo cui «tutti i depositi di denaro, che (…) possono farsi presso le cancellerie giudiziarie, compresi quelli per cauzione (…), debbono essere eseguiti direttamente dalle parti o dai loro procuratori nell'ufficio postale incaricato del servizio dei depositi giudiziari», integrerebbe - pur a volere tacere della «evidente compressione (…) della libertà del ricorrente di utilizzare un istituto bancario» - quantomeno un «palese contrasto (…) con la libertà d'iniziativa economica, laddove viene disposto l'esclusivo utilizzo dell'Ente Poste, attesa la privatizzazione del servizio postale»; che è, invece, il solo Giudice di pace di Venezia (r.o. n. 174 del 2004) ad ipotizzare il contrasto tra l'art. 204-bis, comma 3, del codice della strada e l'art. 102, primo comma, della Costituzione; che il rimettente veneziano - pur muovendo dall'assunto che l'impugnata disposizione non preveda, nello stabilire la necessità del preventivo versamento della cauzione de qua, un requisito di “ricevibilità” del ricorso, bensì solo di “ammissibilità” dello stesso - evidenzia, però, che ad ipotizzare il contrario «potrebbe opinarsi che sia l'addetto alla Cancelleria a decidere», con necessità «a questo punto» di «indagare se tale condizione sia compatibile con la norma costituzionale di cui all'art. 102», primo comma, della Costituzione; che viene dedotta, inoltre, la violazione dell'art. 111, secondo comma, della Costituzione dai Giudici di pace di Carinola (r.o. n. 1160 del 2003)