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Dall'altro lato, il presente disegno di legge si colloca, pur costituendo una ripresentazione di un testo proposto anche nella XV legislatura (Atto Camera n. 202), in un nuovo quadro giuridico, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 66 del 9 marzo 2007, in cui si giudicava sul conflitto di attribuzione sollevato dalla regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in occasione dell'indizione del referendum per il distacco del comune di Noasca dalla regione Piemonte e la sua aggregazione alla regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, nonché per il distacco del comune di Sovramonte dalla regione Veneto e la sua aggregazione alla regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol. La Corte costituzionale, nelle argomentazioni fornite in quella sede, confermava la tesi della sufficienza di una legge ordinaria per sancire il distacco e l'aggregazione di comuni o province, anche nel caso in cui ad esserne interessati fossero i comuni o le province di regioni a statuto speciale o delle province autonome. Tale ultima affermazione costituisce sicuramente un precedente pericoloso per le regioni ad autonomia differenziata, le quali potrebbero mettersi al riparo dal rischio che una successiva legge ordinaria possa modificare nuovamente la loro composizione territoriale solo inserendo un'apposita disposizione nei rispettivi statuti speciali che specifichi che le variazioni territoriali delle regioni a statuto speciale o delle province autonome di Trento e di Bolzano possano avvenire solo con legge di rango costituzionale. Adottando quindi una forma costituzionale, come lo strumento della revisione dello statuto speciale avente la stessa forza di legge dell'articolo 132 della Costituzione, si evita anche di incorrere in eventuali problemi di efficacia della prescrizione, che hanno motivato il ricorso della regione autonoma Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste nei confronti dei poteri dello Stato. L'articolo 1 del presente disegno di legge, infatti, modificando il secondo periodo del secondo comma dell'articolo 42 della legge n. 352 del 1970, prevede che, se la richiesta di distacco è diretta all'aggregazione di province o di comuni ad altre regioni, la richiesta di referendum è corredata dalle deliberazioni dei consigli provinciali o dei consigli comunali, rispettivamente, delle province o dei comuni di cui si propone il distacco. L'articolo 2 introduce una modifica di coordinamento al testo dell'articolo 43 della legge n. 352 del 1970, prevedendo che l'Ufficio centrale per il referendum , in occasione della verifica sulla legittimità della richiesta dei referendum previsti dall'articolo 132 della Costituzione, debba accertare che sia stato raggiunto il numero minimo prescritto dalle deliberazioni depositate solo qualora tale numero minimo sia richiesto espressamente. Con la modifica del secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione, infatti, la richiesta di un numero minimo di consigli comunali è oggi prevista solo per i referendum finalizzati alla fusione o alla creazione di nuove regioni e non più, invece, anche per procedere al distacco di comuni e province da una regione per l'aggregazione ad altra regione. L'articolo 3 prevede una modifica al terzo comma dell'articolo 44 della medesima legge, attraverso la quale si chiarisce che, nell'ipotesi di cui al secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione, il referendum è indetto nei territori delle province e dei comuni che chiedono il distacco da una regione e l'aggregazione a un'altra. Con l'articolo 4, attraverso una modifica all'articolo 45 della legge n. 352 del 1970, si prevede una diversa procedura per la presentazione al Parlamento delle iniziative legislative consequenziali all'approvazione dei referendum previsti dall'articolo 132 della Costituzione. Appare a tal proposito importante ricordare che la legge costituzionale n. 3 del 2001 ha mantenuto comunque il principio secondo il quale la procedura per il distacco di comuni e province da una regione per l'aggregazione ad altra regione si conclude con una decisione da parte del Parlamento, al quale spetta, quindi, l'ultima pronuncia. Attualmente, si prevede semplicemente che, nel caso di approvazione della proposta sottoposta a referendum , il Ministro dell'interno, entro sessanta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del risultato del referendum , presenta al Parlamento il disegno di legge costituzionale od ordinaria di cui all'articolo 132 della Costituzione. Con il citato articolo 4 del presente disegno di legge si propone invece di introdurre una procedura maggiormente dettagliata, che disciplini tra l'altro la fase di consultazione dei consigli regionali prevista espressamente dall'articolo 132 della Costituzione. Si prevede infatti che, in caso di approvazione della proposta sottoposta a referendum , il Presidente del Consiglio dei ministri, entro trenta giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del risultato del referendum , invia ai consigli delle regioni le cui circoscrizioni sono modificate il disegno di legge di cui all'articolo 132 della Costituzione, affinché si esprimano ai sensi del medesimo articolo 132. Entro i successivi settanta giorni, il Presidente del Consiglio dei ministri presenta al Parlamento il disegno di legge costituzionale od ordinaria, unitamente ai pareri resi dai consigli regionali. Si prevede poi che i disegni di legge costituzionale che recano la modificazione del territorio delle regioni a statuto speciale sono altresì comunicati alle regioni stesse e alle province autonome di Trento e di Bolzano, secondo il procedimento di modificazione stabilito dai rispettivi statuti speciali, che prevedono particolari forme di coinvolgimento delle regioni e delle province autonome stesse nella procedura di revisione. Tale ultimo inciso appare necessario in quanto tali regioni, nei rispettivi statuti, che – come è noto – sono adottati con legge costituzionale, delimitano espressamente il proprio ambito territoriale, producendo così una rigidità del territorio strettamente connessa alla specialità dell'ente, quindi, la necessità di attivare una procedura di revisione degli statuti qualora si intenda modificare l'ambito territoriale della regione, ciò anche per rispettare il carattere pattizio degli statuti speciali. A tal proposito, appare opportuno ricordare che la legge costituzionale di riforma della parte II della Costituzione, il cui testo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 2005, respinta poi dal referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006, rafforzava il carattere pattizio degli statuti speciali, introducendo il diritto di veto espresso dai due terzi del consiglio provinciale o regionale nei confronti di modifiche dei loro statuti speciali. In tale ottica, si è pensato dunque che nel procedimento di aggregazione di comuni o province al territorio delle regioni a statuto speciale fosse necessario prevedere l'adozione di una legge costituzionale, finalizzata a modificare gli statuti nella parte relativa al territorio dell'ente, ferma restando anche per tali regioni l'applicabilità dei princìpi contenuti nella normativa sopra illustrata, così come chiarita dalla stessa Corte costituzionale. Restano inoltre ferme le competenze legislative esclusive delle regioni a statuto speciale e delle province autonome in ordine alla disciplina del referendum comunale o provinciale.