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«Comunicazioni del Ministro della salute sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, come modificato dalla legge di conversione n. 35 del 2020». Ha facoltà di parlare il ministro della salute, onorevole Speranza. SPERANZA, ministro della salute . Signor Presidente del Senato, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, ringrazio tutti voi per questa ulteriore occasione di confronto in un passaggio che ritengo particolarmente delicato dell'evoluzione epidemiologica nel nostro Paese, in Europa e nel mondo. Considero, com'è noto, ogni passaggio parlamentare mai rituale o formale ma occasione utile per raccogliere spunti e suggerimenti dentro una dialettica che mi auguro possa essere sempre la più proficua possibile, nella consapevolezza che la discussione, anche se aspra, rende sempre più forte la nostra democrazia. Rispetto al mio ultimo passaggio in quest'Aula che - voglio ricordarlo - è avvenuto il 10 agosto, il quadro epidemiologico europeo si è giorno dopo giorno significativamente deteriorato e anche nel nostro Paese, in Italia, pur se in un quadro lontano da quello dei Paesi europei che incontrano maggiori difficoltà, abbiamo riscontrato una graduale salita del numero dei contagi. Voglio iniziare la mia comunicazione con i dati, perché come sempre i dati, i numeri, ci illustrano lo scenario in maniera molto più semplice e lineare: l'ECDC - il Centro europeo per la sorveglianza e il controllo delle malattie - ha indicato, come fa settimanalmente, il tasso di incidenza del virus su 100.000 abitanti in tutti i Paesi europei nelle ultime due settimane. I dati europei dei principali Paesi sono i seguenti: Spagna 205, Francia 88, Croazia 87, Romania 84. Il nostro Paese, l'Italia, è a 23, un dato molto simile a quello della Germania che, ad oggi, è tra i migliori nel contesto europeo. Nel frattempo, a livello mondiale, la situazione si è ulteriormente complicata. Siamo ormai arrivati a 25.700.000 casi con 857.000 decessi. Questi numeri ci dicono alcune cose che dobbiamo provare a leggere e ad analizzare tutti insieme. In primis ci dicono che il lockdown nel nostro Paese ha funzionato e che il comportamento degli italiani e le misure del Governo nazionale, come quelle dei governi regionali, sono riuscite a piegare la curva e ci consegnano ancora un significativo vantaggio rispetto alla stragrande maggioranza dei Paesi europei. Io penso che questo sia un risultato importante che dobbiamo saper riconoscere insieme. È un risultato di tutti, che ci viene attribuito anche sul piano internazionale. Non è un risultato del Governo, non è il risultato delle Regioni. A me piace dire sempre che è un risultato di tutte le nostre istituzioni repubblicane, è un risultato della nostra comunità nazionale conseguito in una prova durissima, chiaramente non ancora vinta, non terminata considerando la situazione ancora in costante evoluzione. Io penso che però dobbiamo riconoscere questo dato e mi sia permesso, come sempre, di riconoscerlo in primis alla forza, alla qualità e alla resilienza del nostro Servizio sanitario nazionale e, in modo particolare, alle donne e agli uomini che vi operano a cui va e andrà sempre la nostra più sentita gratitudine. (Applausi) . I numeri che sono cresciuti anche nel nostro Paese nelle ultime settimane, negli ultimi venti giorni, hanno risentito sicuramente anche di una crescita dei test e del numero dei tamponi che sono stati effettuati. Voglio ricordare che durante l'ultima settimana abbiamo sfiorato il dato di 100.000 tamponi in un solo giorno, anche alla luce di una significativa intensificazione del lavoro negli aeroporti dove, rispetto agli arrivi dai Paesi a rischio (su questo tornerò in seguito), si stanno iniziando ad usare anche i test rapidi antigenici. C'è una novità sostanziale nei numeri che stiamo analizzando nelle ultime settimane. La novità sostanziale - quella più significativa - è il fortissimo abbassamento dell'età media delle persone contagiate. Credo che questo sia il vero fatto nuovo, il più significativo e il più notevole rispetto alla drammatica stagione che abbiamo vissuto nei mesi di marzo e di aprile. Il nostro sistema di monitoraggio, quello costruito settimanalmente con l'Istituto superiore di sanità e con le Regioni, ha segnalato negli ultimi sette giorni una media di età dei contagiati di ventinove anni. Penso che questo sia un dato assolutamente significativo su cui dobbiamo naturalmente riflettere, anche rispetto alle misure che andiamo a mettere in campo. Mi preme segnalare che è un dato non solo italiano, ma anche europeo e internazionale, che spiega, almeno parzialmente, la ragione per cui la pressione sulle strutture sanitarie, non solo in Italia, ma anche negli altri Paesi, è comunque molto, significativamente inferiore rispetto a quella che abbiamo visto in passato. Voglio ricordare, per esempio, che anche in Francia e in Spagna, con numeri molto più alti, la pressione è comunque ancora sostenibile. Leggevo i dati delle ultime ore secondo i quali la Spagna ha riscontrato più di 8.000 casi positivi nelle ultime ventiquattro ore. Si è discusso molto, anche durante le settimane estive, della questione dei giovani del nostro Paese e dell'innovazione che comporta rispetto ai mesi precedenti. Più volte, anche pubblicamente, ho chiesto una mano ai nostri ragazzi: lungi da noi ogni forma di demonizzazione, che non avrebbe alcun senso, ma è vero che dobbiamo chiedere, soprattutto ai nostri giovani, di darci una mano. È senz'altro vero che il virus tra le generazioni più giovani fa meno male rispetto all'impatto che esso ha naturalmente sulle generazioni più avanti negli anni, ma è altrettanto vero che i giovani continuano a essere comunque uno strumento di diffusione del virus, e questo può essere pericoloso, qualora il virus dovesse estendersi in modo particolare ai genitori e ai nonni, che pagherebbero un prezzo molto più alto. Alla luce di questo quadro, ai giovani, ma più in generale a tutti i nostri concittadini, continuo a chiedere con tutta la forza di cui dispongo il rispetto delle tre regole fondamentali che sono rimaste, le tre regole di cui abbiamo già discusso in tante altre occasioni e che confermeremo naturalmente anche nel prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, visto che l'ultimo decreto adottato è in scadenza il prossimo 7 settembre. Le tre regole si sostanziano nell'uso corretto delle mascherine, nel distanziamento di almeno un metro e nel rispetto delle norme igieniche fondamentali, a partire dal lavaggio delle mani. Sono tre pilastri veri e propri su cui tutta la comunità scientifica internazionale è profondamente d'accordo: non c'è nessun Paese del mondo in cui la comunità scientifica dissenta rispetto alla necessità di osservare queste tre regole fondamentali. La mia opinione, quindi, è che su questo non dobbiamo assolutamente dividerci: non è materia di contesa politica, non c'entrano la destra, la sinistra o altro. Sono tre regole essenziali che ci devono accompagnare in questa fase importante di convivenza con il virus. Dal 6 agosto, l'ultimo giorno in cui sono stato in quest'Aula per un'informativa, ho firmato due ordinanze che ritengo essere state importanti, anche se, com'è noto, ogni ordinanza comporta sempre in qualche modo un sacrificio, un prezzo che la nostra comunità decide di pagare.