[resaula]

L'altra criticità, infatti, è che non si fa alcun riferimento all'età o alle dimensioni degli alberi. Voi capite che piantumare un albero di due anni, alto 30 centimetri, significa determinarne la mortalità quasi certa. Di conseguenza, se non esiste anche un piano di monitoraggio della vitalità e della vita dell'albero stesso, alla fine tutto si risolve - come è successo già negli anni precedenti - in piantumazioni con mortalità incredibile, soprattutto in un contesto urbano dove non ci sono le condizioni ideali per favorire la vita vegetale. Per quanto riguarda l'articolo 5, di nuovo si fa riferimento ad un'infrazione europea e ancora una volta vi si pone rimedio. Si tratta di un'infrazione vecchia: già nella precedente legislatura c'era il problema delle discariche abusive e non abusive non bonificate e c'era il problema delle acque reflue, per le quali in realtà abbiamo un contenzioso che risale addirittura agli anni Novanta. Apprezzo quindi il tentativo, più che altro perché non possiamo permetterci di avere discariche ancora non bonificate o addirittura neanche censite, perché di molte ignoriamo anche l'esistenza, senza che si faccia qualcosa. La messa in sicurezza è un atto doveroso. L'articolo 6 riguarda la pubblicazione dei dati ambientali, che è una cosa meritevole. Purtroppo quello che viene a mancare è il modo in cui questi dati vengono resi fruibili, perché il problema attuale dell'eccesso di dati è che tanti dati è uguale a nessun dato. Quando vengono forniti (dalle ARPA, in questo caso) i dati relativi alla qualità dell'acqua, contenuti in faldoni da mille o millecinquecento pagine, di fatto sono dati non fruibili, perché nessuno potrà mai scavare in una simile situazione per trovare i dati che gli interessano. Si sarebbe dovuta fare una classificazione degli inquinanti maggiori, che sono quelli persistenti o a più alta incisività sulla salute umana e dare priorità a quelli, fermo restando naturalmente il contenuto globale: tutti i dati sì, ma alcuni in particolare. L'articolo 7 riguarda l'incentivazione della vendita di prodotti sfusi. Anche questa nelle intenzioni è una cosa meritoria, perché dobbiamo ritornare indietro rispetto all'eccesso di imballaggi che abbiamo attualmente in circolazione, ma ci sono dei «però» che non sono stati affrontati. In primo luogo: per quanto riguarda l'accesso a un esercizio che offre prodotti alla spina non è vincolante la possibilità di utilizzare un contenitore proprio. È stata inserita una norma per la quale io posso andare in un esercizio commerciale con un mio contenitore (quindi economia circolare) e sentirmi dire dall'esercente che quel contenitore non è adatto a suo insindacabile giudizio, o perché non va bene a lui o perché non è abbastanza pulito. Questo tipo di contenzioso a cosa porta? Il legislatore deve infatti considerare i casi limite; non deve considerare quando le cose vanno sempre bene, ma deve guardare a quando vanno sempre male. Questo contenzioso comporta che molte persone non avranno voglia di andare a fare discussione, cioè non avranno voglia di presentarsi in un esercizio commerciale, entrare in polemica con l'esercente e pretendere che metta il prodotto nel suo contenitore. Quindi il rischio è che uno accetti di portarsi a casa ogni volta un contenitore non monouso che, di fatto, diventa monouso. L'ulteriore paradosso è che potrei andare in un esercizio commerciale, farmi dare il contenitore che mi dà l'esercente, tornare con lo stesso contenitore e sentirmi dire che quel contenitore non va bene. Guardate che questo esiste già per quanto riguarda le buste di oxoplastica all'interno dei punti vendita (quelle trasparenti da usare col guantino). Tornare con la stessa busta - e questo è già nelle cronache - significa aprire una polemica con il punto vendita, che non ti riconosce il fatto che siano state portate, e addirittura te le vuol far pagare una seconda volta. Quindi, questa è una cosa importante. La seconda criticità, a mio avviso, è la seguente. È stata data la possibilità di estendere questa sperimentazione dagli esercizi di media dimensione a quelli di grande dimensione. La dimensione non è basata sulla grandezza della catena di commercializzazione, ma sulla metratura del punto vendita, quindi di fatto sono state fatte rientrare anche grandi catene di distribuzione (GDO). Al contempo, è stato però espresso parere negativo - su un emendamento che quindi è stato respinto - che invece richiedeva di poter estendere agli imprenditori agricoli la vendita in sede dei loro prodotti sfusi. Questo è oggettivamente un paradosso, perché una persona andrebbe in una fattoria per prendere dei prodotti sfusi, ma si troverebbe costretta a doversi portare a casa anche il contenitore. Un'ultima osservazione. Rimane l'articolo relativo al rimboschimento delle fasce ripariali. Anche in questo caso, si tratta di una cosa meritevole, ma vi sono due criticità. La prima è che, dove i fiumi sono già regimati, dare la possibilità di reimpianto, soprattutto agli imprenditori agricoli, apre alla possibilità della pioppicoltura, cioè alla selvicoltura ad alta intensità: sono proprio i pioppi quelli che creano problemi, perché hanno un apparato radicale scarso e rischiano - e succede spesso - di essere sradicati e di finire a fare ostruzione contro i piloni dei ponti. Si sarebbe dovuta prevedere, a mio avviso, una scala di priorità, dando innanzitutto la precedenza dove c'è un forte ruscellamento e il terreno è più debole, quindi dove c'è la possibilità che si crei l'onda di piena. Questa sarebbe stata la cosa fondamentale e purtroppo non compare nel testo. PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione generale. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, vorrei fare alcune riflessioni. Quando si parla di decreto-legge clima, ci vengono in mente molteplici problemi. È assodato il fatto che con questo provvedimento in realtà il Governo e la maggioranza del Parlamento andranno a risolvere il problema delle procedure di infrazione. Lo hanno detto chiaramente i relatori di maggioranza e di minoranza, analizzando poi nello specifico i provvedimenti che vengono assunti, che sono relativi in modo particolare alle specifiche infrazioni. Però per noi credo sia doveroso considerare quella di oggi un'occasione di riflessione complessiva su uno dei temi più emblematici della nostra epoca, che riguarda, da un lato, il nostro ruolo con riferimento a tutto ciò che concerne i cambiamenti climatici; da un altro, le reazioni e la sensibilità dei cittadini; da un altro lato ancora, il punto di vista delle imprese. In un provvedimento così importante, mi sarei aspettata di leggere, più che delle risposte alle infrazioni europee, almeno un disegno generale su questi punti, che, a mio avviso, sono sostanziali.