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In particolare, con l'articolo 647- bis viene introdotto l'istituto straordinario della revisione della sentenza di condanna, allorquando la Corte europea dei diritti dell'uomo abbia accertato, in maniera definitiva, la violazione di taluna delle disposizioni dell'articolo 6, paragrafo 3, della CEDU, in relazione ad un processo che sia stato celebrato nello Stato e sempreché tali violazioni abbiano assunto una rilevanza determinante ai fini dell'esito del processo. La collocazione sistematica con la previsione del nuovo titolo IV- bis è diretta, da un lato, a confermare la natura straordinaria del rimedio e dall'altro, a tenere distinto l'istituto in esame da quello della revisione della sentenza di condanna di cui agli articoli 629 e seguenti del codice di procedura penale. E ciò per una serie di ragioni, la prima delle quali risiede nella non automaticità della rinnovazione dell'intero processo (come precisato nel successivo articolo 647- septies ), quando vi sia stata una pronuncia della Corte di Strasburgo che abbia riconosciuto la cosiddetta «iniquità» del processo celebrato in Italia; automatismo che rimane, invece, connotato essenziale della revisione dell'attuale sistema processuale. L'articolo 647- ter indica i soggetti legittimati alla presentazione della richiesta di revisione del processo, cioè il condannato o il procuratore generale presso la Corte di cassazione. L'articolo 647- quater disciplina i requisiti dell'istanza, stabilendo che essa può essere presentata personalmente o per mezzo di un procuratore speciale e deve contenere, a pena di inammissibilità, l'indicazione specifica delle violazioni riscontrate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e della loro determinante incidenza sul processo. Il comma 2 prevede il termine di un anno entro il quale la richiesta deve essere depositata, a pena di inammissibilità; il dies a quo decorre dalla data in cui la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo è diventata definitiva. I soggetti legittimati a presentare la richiesta devono corredarla di una copia autentica della sentenza definitiva della Corte di Strasburgo. Il procedimento di adozione, comunicazione e pubblicazione delle sentenze è il seguente: 1) la Corte invia alle parti, circa dieci giorni prima, una lettera con la quale preannuncia l'imminente adozione della sentenza, indicando anche la data (futura) della pronuncia e della pubblicazione sul sito internet (HUDOC) della stessa Corte (le due date coincidono); 2) nel giorno prefissato, la sentenza viene inserita nel sistema informatico e diviene disponibile a chiunque; contemporaneamente, la Corte ne invia una copia certificata conforme a ciascuna parte; la copia cartacea può quindi pervenire ai destinatari con qualche giorno di ritardo, ma ciò non ha importanza, perché essi sono stati avvertiti in precedenza della data di deposito e possono consultare la sentenza su internet ; peraltro, la sentenza non è ancora definitiva; 3) normalmente, la sentenza diviene definitiva dopo tre mesi; questo termine si può allungare se, all'ultimo momento, una delle parti chiede il rinvio alla Grande Camera (perché in tal caso la sentenza non diventerà definitiva fino a quando il Comitato che filtra tali richieste non si sarà pronunciato negativamente); 4) quando la sentenza diviene definitiva, le parti sono avvertite con lettera della Corte e la definitività della sentenza viene iscritta sul frontespizio. Il comma 3 completa la disciplina della presentazione della richiesta di revisione, prevedendo che quella presentata dal condannato debba essere sottoscritta, a pena di inammissibilità, da un difensore iscritto all'albo speciale per il patrocinio davanti alla Corte di Cassazione. Si è, in tal modo, inteso attribuire alla Corte di cassazione (cosi come avviene nel sistema francese) la funzione di filtro delle istanze di revisione; e ciò all'evidente scopo di concentrare nell'organo giurisdizionale di legittimità, avente funzioni di nomofilachia, le delicate decisioni sull'ammissibilità dell'istanza. L'articolo 647- quinquies fissa i casi in cui l'istanza di revisione deve essere dichiarata inammissibile, stabilendo che la Corte di cassazione deve decidere, con ordinanza, entro trenta giorni dal deposito della richiesta. Se l'istanza viene dichiarata ammissibile, la Corte di cassazione trasmette gli atti alla corte d'appello del distretto individuato ai sensi dell'articolo 11 del codice di procedura penale. Le ordinanze sull'ammissibilità sono inoppugnabili. Attraverso l'articolo 647- sexies si è inteso dettare la disciplina volta a evitare il perpetuarsi del «corto circuito» finora registrato, attribuendo alla corte d'appello il potere di decidere, entro venti giorni dalla ricezione degli atti, osservando le forme dell'incidente di esecuzione, la sospensione dell'esecuzione della pena quando abbia ravvisato che da tale esecuzione possa derivare una ingiusta detenzione. Tuttavia, se rimangono i presupposti che suggeriscono di mantenere in stato di detenzione il soggetto che dovrebbe essere scarcerato, l'eventuale protrazione della permanenza in vinculis avviene a titolo di custodia cautelare con l'applicazione di una delle misure coercitive previste dagli articoli 281, 282, 283, 284 e 285. A tali misure coercitive in ossequio ai principi sanciti dall'articolo 13 della Costituzione, si applicano i termini di custodia cautelare di cui all'articolo 303, comma 1, lettera d) , primo periodo, del codice di rito, ma in nessun caso tali termini potranno essere superiori alla entità della pena inflitta. Si è previsto pure che, in caso di inottemperanza. ad una delle misure disposte in via cautelare, la relativa ordinanza applicativa viene revocata e riprende l'esecuzione della pena. L'articolo 647- septies disciplina il procedimento di revisione, precisando che si procede alla rinnovazione dei soli atti ai quali si riferiscono le violazioni accertate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e delle sole prove ritenute assolutamente indispensabili, ferma restando la validità e l'utilizzabilità, ai fini della decisione, di tutti gli altri atti processuali compiuti. Viene altresì precisato che, durante il giudizio di revisione, i termini di prescrizione del reato restano sospesi. Con l'articolo 647- octies si richiama l'applicabilità di tutte le altre disposizioni in tema di revisione delle sentenze di condanna di cui agli articoli 629 e seguenti del codice di procedura penale. Con l'articolo 2 del presente disegno di legge viene introdotto l'articolo 201- bis delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, che prevede gli adempimenti delle autorità governative italiane, allorquando il Presidente del Consiglio dei ministri abbia ricevuto una sentenza della Corte di Strasburgo con la quale è stato dichiarato iniquo un processo. La Presidenza del Consiglio dei ministri, in particolare, deve inoltrare la predetta sentenza in copia al Ministero della giustizia, il quale, dispostane la traduzione, la trasmette al Procuratore generale presso la Corte di cassazione, uno dei soggetti legittimati alla presentazione dell'istanza di revisione.