[pronunce]

3.2.- La disposizione di cui all'art. 4, comma 1, dell'impugnata legge della Regione Lombardia n. 11 del 2014 - prevedente «la costituzione, in forma sperimentale, di un circuito di moneta complementare [...] quale strumento elettronico di compensazione multimediale locale per lo scambio di beni e di servizi» - è stata, a sua volta, modificata dalla successiva legge regionale n. 24 del 2014, la quale ha non solo espunto dal testo della norma il riferimento al termine «moneta» (che scompare anche dalla rubrica della disposizione), ma ha esplicitamente anche affermato il «carattere di volontarietà» del sistema di «compensazione regionale multilaterale e complementare», e previsto il «rispetto dei principi e delle norme tributarie dello Stato» nella sua attuazione. E ciò evidentemente supera la censura del ricorrente - che si incentra sul richiamo alla costituzione di «un sistema monetario locale» e fa valere il parametro della lettera e) del secondo comma dell'art. 117 Cost. e, dunque, la competenza esclusiva statale nella materia della "moneta" - essendo, appunto, venuto meno l'originario riferimento alla istituzione di una moneta locale. 3.3.- Anche con riguardo all'art. 6 - denunciato nei suoi commi 1, 2, 13 (sulla disciplina di un iter semplificato per l'avvio ed altri aspetti delle attività economiche), 4 (prevedente accordi sulla competitività sostitutivi dei provvedimenti amministrativi) e 5 (sul regime sanzionatorio di dichiarazioni mendaci), per violazione della competenza esclusiva statale di cui, rispettivamente, alle lettere m), s) ed e), Cost. - le modifiche apportate alla norma impugnata consentono di ritenere superati i motivi dell'impugnazione medesima. 3.3.1.- Le censure rivolte alla disciplina del procedimento regionale semplificato, nella sua originaria formulazione, per i profili della mancata previsione dell'onere di allegazione documentale, nonché dell'aggravio in capo alle imprese della dichiarazione sostitutiva e in capo alle pubbliche amministrazioni dell'acquisizione della documentazione al fine di effettuare i dovuti controlli di regolarità, risultano, infatti, superate, nel testo modificato, dal riferimento all'art. 9 della legge 11 novembre 2011, n. 180 (Norme per la tutela della libertà d'impresa. Statuto delle imprese) - che attiene all'inserimento nel registro delle imprese delle relative certificazioni ed all'accesso telematico gratuito delle pubbliche amministrazioni a tale registro - in congruente correlazione con le previsioni (anch'esse introdotte dalla legge sopravvenuta) che la comunicazione unica regionale resa allo Sportello unico per le attività produttive (di seguito SUAP) «attesti la presenza nel fascicolo informatico d'impresa o il rilascio da parte della pubblica amministrazione dei documenti sulla conformità o la regolarità degli interventi o delle attività» e che, quanto alla non necessità di allegazione di documenti aggiuntivi, l'onere di trasmissione telematica, ai fini dell'acquisizione al fascicolo informatico d'impresa presso la camera di commercio, resti in capo alle pubbliche amministrazioni per il tramite del SUAP. 3.3.2.- Il termine per ottemperare alle prescrizioni dell'Amministrazione, a carico dell'impresa, censurato, per la sua ampiezza, nel testo originario che lo stabiliva come «non inferiore a centottanta giorni», è stato, a sua volta, sensibilmente e ragionevolmente ridotto ad un terzo (60 giorni) dalla disposizione modificativa. 3.3.3.- L'omessa esclusione, presupposta dal ricorrente, dell'applicazione della procedura regionale semplificata e degli accordi per la competitività ai casi in cui sussistano vincoli ambientali paesaggistici e naturali, è stata pure essa superata dallo ius superveniens, che ha reso esplicita tale esclusione. 3.3.4.- Con riguardo al regime sanzionatorio (sub comma 5 dell'art. 6), la legge di modifica si è del pari allineata alle indicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, facendo espressamente salve le «disposizioni sanzionatorie» previste dall'art. 19, comma 6, della legge n. 241 del 1990. 3.4.- La disciplina sopravvenuta ha recepito, infine, le indicazioni del ricorrente anche per quanto attiene alle disposizioni di cui all'art. 7, commi 6, lettera b), e 7, della legge regionale n. 11 del 2014, sospettate di contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in ragione della denunciata omessa esclusione della applicazione del silenzio assenso per i procedimenti che coinvolgano vincoli di tipo ambientale, paesaggistico o culturale (in contrasto con gli artt. 14-ter, comma 7, e 20, della legge n. 241 del 1990), nel caso di autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nonché di autorizzazioni per gli impianti alimentati ad energia rinnovabile. Nel testo della disposizione censurata, in particolare sub lettera b) del comma 6 del citato art. 7, è stata, infatti, introdotta la previsione di esclusione del «silenzio assenso» nelle ipotesi indicate dal successivo comma 7. E detto comma è stato, a sua volta, integrato con la previsione secondo cui il «silenzio assenso» non opera [e quindi la decorrenza dei termini fissati dallo stesso comma 6, lettera b), parte «dalla comunicazione dell'esito favorevole delle relative procedure»], oltre che nei casi (già indicati originariamente nello stesso comma 7) di VIA, VAS, verifica di VIA, verifica di VAS, AIA - contemplati dall'art. 14-ter, comma 7, della legge n. 241 del 1990 (quale norma interposta richiamata dal ricorrente) - anche in quelli relativi «ad autorizzazione unica per nuovo impianto di smaltimento e di recupero dei rifiuti di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 (Norme in materia ambientale) o ad autorizzazione unica per impianto alimentato ad energia rinnovabile di cui all'art. 12 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità), oppure ad alcuno dei casi individuati dall'art. 20, comma 4, della L. 241 del 1990» (anch'esso richiamato dal ricorrente come norma interposta). 4.- Non è poi contestato che, nelle more della sopravvenuta modifica legislativa, le norme impugnate non abbiano ricevuto attuazione. 5.- Può, pertanto, in conclusione, dichiararsi cessata la materia del contendere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara cessata la materia del contendere in relazione alle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 3, comma 1, lettera g), 4, comma 1, 6, commi 1, 2, 4, 5 e 13, e 7, commi 6, lettera b), e 7 della legge della Regione Lombardia 19 febbraio 2014, n. 11 (Impresa Lombardia: per la libertà di impresa, il lavoro e la competitività), promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso in epigrafe indicato.