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(Applausi dal Gruppo M5S) . Debbo dire che lo sforzo non ha pagato e non ha ottenuto il risultato. Non si può allora fare a meno di ricordare le stesse modalità, alquanto discutibili per quel che si dirà appresso, con le quali in Giunta si è istruito il caso. Basti pensare a quanto occorso in merito alla richieste di integrazione probatoria avanzate dai partiti di maggioranza: si tratta di ben sei richieste, legittime e non certamente pretestuose o dilatorie, volte in particolare ad accertare se le condizioni di salute dei migranti si fossero aggravate o no durante la permanenza a bordo della nave Gregoretti. Tali richieste furono avvallate persino da un esponente della Lega. Sennonché, in una seduta della Giunta, nonostante la maggioranza avesse in precedenza ricordato alla Presidenza che due senatori, per motivi istituzionali, sarebbero stati in missione la settimana successiva e, quindi, sarebbero stati impossibilitati a partecipare al dibattito e anche al voto, inopinatamente la Presidenza metteva in votazione una di queste istanze. Ebbene, la predetta istanza veniva respinta anche con il voto del Presidente della Giunta, il quale, smettendo i panni di arbitro terzo e imparziale, diventava improvvisamente giocatore di una squadra, votando con il Centrodestra. (Applausi dal Gruppo M5S). Per tutti questi motivi i senatori di maggioranza abbandonavano definitivamente i lavori della Giunta. Ma non è tutto. Il 17 gennaio, lo stesso giorno della scadenza dei termini perentori per decidere in Giunta sul caso Gregoretti, nella Giunta per il Regolamento, per mezzo dell'approvazione di un ordine del giorno presentato dalle opposizioni avvenuta con il voto determinante della stessa Presidenza del Senato, si decideva di derogare alla decisione assunta solo mezz'ora prima circa la perentorietà del termine e di votare il caso Gregoretti il giorno 20. Anche in questo caso le istituzioni, da organi terzi e imparziali, diventavano giocatori di una parte, sempre il Centrodestra. (Applausi dal Gruppo M5S) . Passando all'atto finale, il 20 gennaio in Giunta la maggioranza, indignata per tutto quanto accaduto e ritenendo la procedura profondamente inquinata dai giochi di partito, non si presentava; inoltre la richiesta di diniego dell'autorizzazione a procedere presentata dal Presidente (votata quindi a termine perentorio già scaduto) aveva ottenuto la parità di voti favorevoli e contrari e ciò comportava l'automatico accoglimento dell'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Salvini. Oggi nella sua relazione in Aula la Lega conferma questa conclusione, accettando il fatto che Salvini sia processato, come è giusto e come capita a un comune cittadino, ed è in quella sede che potrà dimostrare tutta la sua innocenza rispetto ai fatti contestati. Riguardo, invece, al merito e all'ordine del giorno che dovrebbe essere presentato alla fine di questo dibattito, dalle carte non emergono prove sufficienti per poter applicare nel caso di specie l'esimente di cui all'articolo 96 della Costituzione e della legge costituzionale n. 1 del 1989, in quanto il veto al rilascio del POS da parte del dipartimento delle libertà civili e dell'immigrazione, facente capo al Ministero dell'Interno, da parte di Salvini, appare arbitrario e dettato da un personale convincimento politico inidoneo a giustificare l'applicazione nella specie della scriminante del perseguimento del preminente interesse pubblico: un vero e proprio abuso di un potere amministrativo. Salvini, infatti, convinto ancora e da solo di dover far pressione sull'Europa per l'applicazione del meccanismo della ridistribuzione dei migranti, forzava la mano impedendo di fatto lo sbarco di naufraghi malati, sfiancati e traumatizzati, per giorni e senza che sussistessero ragioni di sicurezza. Da qui la differenza con il caso Diciotti: persone affette da scabbia, tubercolosi e cellulite bollosa, lasciate sotto il sole cocente per cinque giorni, in pochi metri e con un solo bagno a disposizione. Ricordiamo inoltre che nel caso Diciotti il blocco dello sbarco era stato determinato da un conflitto internazionale con Malta, insussistente nel caso Gregoretti, ove la cosiddetta area search and rescue (SAR) era stata ben determinata fin dall'inizio, con tutte le operazioni di soccorso a carico dello Stato italiano dall'inizio alla fine, quindi con la doverosa individuazione del POS da parte dello Stato italiano e del Ministero dell'interno. Dunque, mentre nel caso Diciotti i soggetti trattenuti a bordo non subirono nessuna lesione dei propri diritti fondamentali, in questo caso, nel bilanciamento degli interessi costituzionali non si può ritenere il convincimento politico di Salvini (che è diverso dall'atto politico) in merito alla gestione dei flussi migratori preminente rispetto al diritto fondamentale alla salute e alla dignità umana dei migranti. Da ultimo dobbiamo smentire quanto affermato oggi dalla Lega in merito alla sussistenza del coinvolgimento e della responsabilità dell'intero Esecutivo in merito alla decisione assunta personalmente dal ministro Salvini. Ed invero, la linea di Governo atteneva solo ed esclusivamente alla gestione dei flussi migratori, nel rispetto dei principi di solidarietà e condivisione tra i Paesi dell'Unione europea. Nessuna linea di azione avente a oggetto gli sbarchi si evince da parte dell'Esecutivo. Volutamente la Lega vuole confondere i due piani; una cosa è lo sbarco e un'altra è il meccanismo di redistribuzione dei migranti che, per un intero anno, dal caso Diciotti al caso Gregoretti, era stato oggetto di profonde e attente trattative, tanto da essere nei mesi successivi confermato nell'incontro di Malta di ottobre. Pertanto, la Presidenza del Consiglio non avrebbe potuto mai dettare una linea politica su sbarco sì o sbarco no; non era neanche nella sua competenza. In materia, infatti, è sovrano l'ordinamento internazionale, che ha regolamentato con tutti i riferimenti normativi ampiamente richiamati dal tribunale (Convenzione Safety of life at sea (SOLAS), Convenzione di Amburgo detta SAR, testo unico sull'immigrazione, decreti sicurezza uno e bis ). Sono tutte norme che l'ex ministro Salvini doveva rispettare e applicare. (Applausi dal Gruppo M5S) . Il singolo Stato non può non osservare questi obblighi, che sono posti a carico di tutti gli Stati membri dell'Unione europea, quale quello primario di salvare le vite in mare, ma anche quello secondario di fornire un luogo sicuro o assicurare che questo sia fornito. Le procedure di redistribuzione erano già in corso e ricordiamoci che, dal 26 luglio, ben quattro Paesi dell'Unione europea avevano già dato l'assenso all'Italia per il collocamento dei migranti sulla nave Gregoretti. Ebbene, queste redistribuzioni non avrebbero potuto impedire alcuno sbarco immediato e sicuro. Lo sbarco era un evento urgente e necessario nel caso Gregoretti e, dunque, si poteva fare. Né vale a dimostrare il contrario il silenzio da parte del Governo sull'operato del Ministro. Questo comportamento non ha alcun valore giuridico. Il silenzio e l'assenza di un Consiglio dei ministri dimostrano, al contrario, che Salvini agiva per iniziativa personale.