[pronunce]

- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la inammissibilità e comunque per l'infondatezza della questione. Ad avviso dell'Avvocatura, benché la nuova disciplina contenuta nell'art. 68 del d. lgs. n. 151 del 2001 attesti la volontà del legislatore di migliorare la tutela della maternità delle lavoratrici autonome, prevedendo la corresponsione dell'indennità per i due mesi antecedenti la data effettiva del parto, tuttavia la norma impugnata non presenterebbe i profili di incostituzionalità dedotti dal rimettente, in considerazione della diversità delle situazioni inerenti al lavoro subordinato rispetto a quello autonomo. In particolare, nell'ipotesi di parto prematuro della lavoratrice subordinata, esaminata dalla Corte nella sentenza n. 270 del 1999, il rapporto che si instaura tra la madre ed il bambino potrebbe essere effettivamente compromesso qualora il bambino fosse affidato alle cure della madre quando essa è obbligata a riprendere l'attività lavorativa; l'assenza di tali obblighi nel lavoro autonomo e la minore rigidità nella gestione del lavoro giustificano invece la previsione di una differente disciplina, come ha rilevato la Corte con la sentenza n. 181 del 1993. La difesa erariale sostiene poi l'erroneità della concezione unitaria dell'indennità di maternità, assunta dal rimettente, rilevando che le indennità antecedenti e successive al parto sono previste con riferimento ad esigenze diverse, sia sotto il profilo sanitario che sociale; pertanto, non sarebbe consentita l'unificazione dell'indennità per il periodo corrispondente alla somma dei due diversi periodi considerati dalla norma.1. - La questione sollevata dal Tribunale di Pinerolo ha ad oggetto l'art. 4 della legge 29 dicembre 1987, n. 546 (Indennità di maternità per le lavoratrici autonome), nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo per maternità spettante alle lavoratrici autonome ai tre mesi successivi alla data effettiva del parto e non consente loro, in caso di parto prematuro, di ottenere un'ulteriore indennità, corrispondente al lasso di tempo che intercorre tra la data del parto effettivo e quella del parto presunto. La asserita illegittimità costituzionale dell'anzidetta norma è individuata dal giudice rimettente principalmente nella violazione dell'art. 3 Cost., perché il legislatore, nel riconoscere il diritto all'indennità di maternità delle lavoratrici autonome per lo stesso periodo previsto per le lavoratrici subordinate, avrebbe omesso di integrare la tutela in relazione al parto prematuro, determinando così una disparità di trattamento rispetto alla nuova previsione del d.lgs. n. 151 del 2001; ed inoltre, nella violazione degli artt. 31 e 37 Cost., che impongono la protezione della maternità e del minore, anche con misure economiche, che disincentivino la precoce ripresa del lavoro a seguito del parto prematuro. 2. - La questione è infondata, nei sensi di seguito precisati. 3. - L'art. 11 della legge n. 53 del 2000 ha introdotto una nuova previsione per le lavoratrici subordinate, disponendo che in caso di parto prematuro i giorni non goduti di astensione obbligatoria prima del parto si aggiungono al periodo di astensione obbligatoria post partum; tale previsione riguarda esclusivamente la predetta categoria di lavoratrici, essendo stato modificato, con l'aggiunta di due commi, il solo art. 4 della legge n. 1204 del 1971, che detta disposizioni a tutela delle lavoratrici madri subordinate, e non la legge n. 546 del 1987. Con il decreto legislativo n. 151 del 2001 è stato emanato il testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, che all'art. 68 ha modificato gli artt. 3, 4 e 5 della legge n. 546 del 1987, prevedendo la corresponsione dell'indennità giornaliera per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa per tutte le categorie di lavoratrici autonome. L'eliminazione del riferimento alla data presunta del parto ha determinato la conseguenza che, qualunque sia la data del parto, resta fissato comunque in cinque mesi il periodo di erogazione dell'indennità di maternità. A seguito dell'anzidetta modifica normativa, la lavoratrice autonoma, che partorisce prematuramente, ha diritto al trattamento di maternità per il periodo complessivo di cinque mesi, indipendentemente dalla circostanza che il parto sia avvenuto a termine o sia stato prematuro; mentre la lavoratrice che pure ha partorito prematuramente, ma prima dell'entrata in vigore del testo unico, si vedrebbe corrispondere un'indennità ridotta, in quanto l'art. 86, comma 2, del testo unico ha espressamente disposto l'abrogazione della legge n. 546 del 1987 non già con effetto retroattivo ma solo a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo stesso (27 aprile 2001). 4. - Analoga questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge n. 546 del 1987, riguardante il trattamento di maternità delle coltivatrici dirette, colone e mezzadre nell'ipotesi di parto prematuro, è stata di recente affrontata da questa Corte, che, con la sentenza n. 197 del 2002, preso atto dell'evoluzione del sistema normativo, ha rilevato che si è progressivamente attuata una più estesa protezione della maternità in quanto tale piuttosto che della lavoratrice madre, ed ha sottolineato come tale evoluzione si ponga in continuità con i principi ripetutamente espressi dalla giurisprudenza costituzionale in ordine alla tutela della maternità, giungendo quindi alla conclusione che l'applicazione di questi stessi principi non può non obbligare l'interprete ad una lettura della norma conforme a Costituzione. La medesima ratio decidendi che ha ispirato l'anzidetta pronuncia ricorre nella questione in esame sorta dall'applicazione dell'art. 4 della legge n. 546 del 1987, a proposito della quale si impongono le stesse considerazioni in relazione alla diversa categoria di lavoratrici, essendo identica la disciplina del trattamento di maternità per essa dettata. L'art. 4 della legge n. 546 del 1987 deve essere dunque interpretato nel senso, conforme a Costituzione, che l'indennità spetta in ogni caso per la durata complessiva di mesi cinque.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 29 dicembre 1987, n. 546 (Indennità di maternità per le lavoratrici autonome), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 31 e 37 della Costituzione, dal Tribunale di Pinerolo con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 novembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA