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E allora, se c'è un tema che oggi richiede una proposta solida che guardi al futuro con coraggio, una proposta fatta di princìpi e obiettivi chiari, ma anche di strumenti efficaci e di risorse per attuarli, questo è senza dubbio rappresentato dalla capacità e dalle politiche che noi metteremo in campo per favorire la partecipazione delle donne in maniera effettiva e non soltanto in maniera formale e dichiarata. Penso, in modo particolare, al gender gap e alle difficoltà per le donne di entrare, di restare, ma, soprattutto, di avanzare nei loro percorsi di carriera nel mondo del lavoro alle stesse condizioni degli uomini. Ma penso anche a quanto serve per mettere al riparo le donne da molestie sui luoghi e nei rapporti di lavoro. Ricordiamo che il lavoro per le donne è il principale strumento di autonomia e, quindi, di affermazione del loro essere e della loro dignità. Minare quel tipo di libertà significa compromettere scelte di libertà. È per questo che abbiamo fatto bene a rafforzare ed estendere la rete di assistenza e protezione per le donne nel mondo del lavoro. Lo abbiamo fatto con molti interventi, anche in questa legge di bilancio. In molti casi le donne che chiedono aiuto non sono sole, eppure tante volte non è così ed è difficile assistere e dare una risposta concreta alla loro domanda e al loro bisogno. Questa legge di bilancio allora fa una prima cosa, forse a basso costo, ma secondo me di impatto concreto: si tratta di una scelta importante. Com'è stato richiamato prima dal collega della Lega - e vogliamo ringraziare per la fondamentale collaborazione che c'è tra maggioranza e opposizione su temi tanto delicati - abbiamo scelto di obbligare tutte le pubbliche amministrazioni che erogano servizi diretti all'utenza, gli esercizi pubblici, le unità sanitaria locale e le farmacie a esporre in modo ben visibile il numero verde nazionale anti- stalking e antiviolenza. È un passo importante, ripeto, che dà una direzione e segna una tabella di marcia. Politiche per le donne, però, vuol dire molte cose, cose anche diverse, che richiedono interventi e strumenti distinti, tanto sul piano legislativo, quanto sul piano operativo. Tutti questi strumenti saranno più efficaci, se però dietro c'è una visione unitaria di dove vogliamo portare il Paese e di quale ruolo le donne devono avere in questa marcia, una visione progressista che non abbia paura di affidare alle donne un peso centrale nel futuro sviluppo, cui ovviamente il nostro Paese deve tendere. Parlo certamente di crescita economica, ma anche e soprattutto del futuro di diritti e del grado di civiltà del Paese. Arrivo tra poco agli strumenti concreti inseriti nella manovra, ma fatemi dire che, soltanto se crediamo davvero che libertà, autonomia e diritti delle donne vadano difesi ed estesi in tutti i luoghi della società - in famiglia, per strada, nei luoghi di lavoro - potremmo poi trovare risorse per realizzare politiche a favore delle donne: soltanto così combatteremo davvero tutte le forme di discriminazione e di disparità. Ricordo una cosa semplice. C'è stata una fase, fino a pochi mesi fa, in cui, oltre alla controriforma Pillon, si proponeva di distribuire un pezzo di terra alle donne che stavano a casa e facevano il terzo figlio, oltre a proporre l'abolizione della legge n. 194 del 1978. Ho sentito prima il senatore Pillon dire di rilanciare la legge n. 194: noi diciamo di rilanciare la legge n. 194, ma l'abbiamo vista messa in discussione nei mesi precedenti ed era un rischio, era pericoloso. Si è proposto anche di riaprire le case chiuse. Io credo che dobbiamo archiviare quell'idea di Paese. Pensare che le donne debbano tornare a fare le mamme e le mogli non è una battaglia sbagliata per le donne; è una battaglia sbagliata per il Paese, per il suo grado di civiltà, di progresso e di emancipazione. (Applausi dal Gruppo PD) . In quella fase politica le risorse contro la violenza sono state poche. Oggi abbiamo fatto scelte coraggiose, prevedendo un milione di euro per il 2020, con particolare riferimento agli orfani di crimini domestici: ricordo che quel provvedimento aspettava da tanto tempo. Sono stati previsti, ancora, 4 milioni di euro in più all'anno per il piano antiviolenza: è una misura che parla soprattutto a centri, a case rifugio, che tante volte sono senza risorse. È un problema di risorse, oltre che di modi e di tempi con i quali arriveremo a dare queste risorse. Quei soldi, nel futuro piano antiviolenza, potrebbero servire anche a riconoscere i luoghi delle donne, nei quali si afferma una cultura di genere, che è la prima e più importante battaglia per combattere la violenza. Abbiamo scelto di investire anche sulla formazione, sugli studenti e sugli insegnanti nelle scuole. Abbiamo stanziato risorse nel disegno di legge di bilancio affinché nelle scuole arrivi veramente questa battaglia. Le disposizioni contenute nella manovra non saranno risolutive; altro resta da fare ed è quello che ci attende nell'anno che verrà, ma tutto quello che c'è in questa manovra è figlio dell'idea che, per incidere sul tema della violenza, bisogna costruire una risposta concreta e non basta gridare all'emergenza, ma serve veramente incidere su educazione e prevenzione. Solo così vinceremo questa battaglia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, buongiorno a tutti. (Applausi). Buongiorno a quest'Assemblea così, in questa "ressa" i giochi sono finiti, il mercato è chiuso e ovviamente, quando i mercati sono chiusi, si levano i banchetti e la gente torna a casa propria. Quello che c'era da fare è stato fatto. Prima di tutto vorrei esprimere i miei ringraziamenti ai due relatori: al senatore Stefano, per la sua delicatezza e la sua grazia, e alla straordinaria collega Rivolta, che mi ha accompagnato in questa nuova esperienza. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Io, infatti, arrivo dall'8 a Commissione e quando siamo passati in minoranza ho deciso di lasciarla, perché la mia intenzione era quella di mettere mano al codice degli appalti e, dato che farlo significava metterci mano in maniera abbastanza consistente, avendo visto che sarebbe stato inutile e improduttivo, lasciando a malincuore i colleghi che erano con me (comunque continuiamo a vederci), ho deciso di fare questa esperienza, che è stata molto interessante. Dico questo perché, sebbene sia la mia prima legislatura, io non arrivo da un'esperienza politica proprio di primo pelo: sono anagraficamente avanti con l'età e questo mi ha permesso di fare anche delle belle esperienze con bilanci abbastanza complessi. Ovviamente mi aspettavo un bilancio e soprattutto una programmazione e una serie di riunioni di altissimo livello. Ebbene, non che le persone che appartengono alla Commissione bilancio non lo siano - tengo a chiarire che sono tutte persone molto più preparate di me - però devo dire che, per come si sono consumate, queste quattro settimane, in cui sono andata a casa una volta sola, mi hanno lasciato decisamente perplessa. Perché?