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Un clima, in un certo senso, da Stato etico, un clima purtroppo coerente con lo spirito dei tempi che ci è dato vivere. Coerente con il dilagare di un politicamente corretto eretto a dogma e con un processo sistematico di sradicamento e di sistematica perdita dell'identità delle persone e delle società. Coerente con una tendenza sempre più forte e - oserei dire - violenta non solo di riscrivere, ma addirittura di cancellare la storia su basi etiche. Coerente - come ha osservato recentemente il noto costituzionalista Michele Ainis su «Repubblica», proprio parlando del disegno di legge Zan - con la tendenza a far proliferare diritti che non hanno più nulla a che vedere con la società o con i cittadini intesi nel loro complesso, ma che si rivolgono a singoli gruppi sociali e a singoli gruppi di cittadini - scrive Ainis in chiave critica - i cui desideri vengono di conseguenza trasformati in norme giuridiche. Colleghi, capisco che questo tutto questo nasca da una spinta positiva volta a fare del bene, a fare giustizia. Tutto questo però non ha davvero nulla, ma proprio nulla, di liberale. Credo e ho sempre creduto che i diritti delle minoranze - sessuali o non sessuali - vadano sempre e comunque salvaguardati ed equiparati ai diritti della maggioranza, ma non per vezzo intellettuale, ma perché questo è quello che prescrive la Costituzione. All'articolo 3 della Costituzione è scritto che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Si tratta di un articolo essenziale che già dice tutto ciò di cui stiamo parlando. Non meno importante dell'articolo 3 della Costituzione è però l'articolo 21, che prescrive che tutti hanno la libertà di esprimere le proprie opinioni. È un articolo che mal si concilia, per esempio, con il desiderio di imporre una certa visione del mondo, giusta o sbagliata che sia, o della natura umana ai giovani delle scuole. Non è così che si sanano i pregiudizi e che si rende giustizia a chi giustizia non l'ha avuta e riconosciuta. Io credo che il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni vada salvaguardato sempre e comunque soprattutto quando non si condividono le opinioni in questione e soprattutto quando le si giudichi mostruose. Vorrei e voglio che ciascuno di noi sia libero di dire che Hitler o Stalin siano stati i benefattori dell'umanità, piuttosto che dire che in natura non esiste l'omosessualità o, al contrario, che in natura non esistono i generi sessuali e che tutto è dovuto a condizionamenti sociali. Colleghi, le sciocchezze, i pregiudizi, le fesserie e le mostruosità intellettuali si commentano da soli e da soli si marginalizzano. I divieti non rafforzano, ma indeboliscono le giuste posizioni. (Applausi) . A furia di aggiungere categorie a categorie e divieti a divieti, si fanno torti più che giustizie perché ogni categoria che aggiungiamo, per esempio, al novero delle categorie contemplate dalla cosiddetta legge Mancino ne esclude altre. So di dire una cosa non tollerabile nella temperie del clima che si è creato, ma io considero sbagliata e illiberale la legge Mancino e ritengo che ogni gruppo sociale o categoria o gusto sessuale viene ricompreso di volta in volta in quella legge crei un vuoto rispetto ad altri gruppi sociali e ad altre categorie e leda di fatto i diritti di altri gruppi sociali e di altre categorie. Faccio un esempio paradossale, ma fino a un certo punto: tutti quanti abbiamo ben chiaro quante e quali sofferenze un ragazzino sovrappeso deve sopportare nell'essere sistematicamente dileggiato dai propri compagni di scuola. Allora che facciamo? Mettiamo anche i ciccioni tra le categorie che la legge Mancino protegge (Applausi) ? Davvero, perché no? Allora i portatori di occhiali, i cacciatori, i vegani, non c'è limite alle categorie umane e alla volontà di certe persone di annullarsi e identificarsi in un singolo aspetto particolare della propria vita. Non è questo però che fa di noi una società, non è questo che fa di noi dei cittadini di uno Stato. Più aggiungiamo, più escludiamo; più proteggiamo, più danneggiamo (Applausi) . Questo dovrebbe essere il concetto che dovremmo avere tutti quanti ben chiaro. Colleghi, stiamo esagerando, si sta esagerando, forse da entrambe le parti, ma si sta esagerando su questo tema e sul disegno di legge Zan. Io ho sentito in quest'Aula la collega Malpezzi, presidente del Gruppo del Partito Democratico, che stimo, rispetto e a cui mi unisce un sentimento di sincera simpatia, dire che il disegno di legge Zan è urgente e va approvato assolutamente a tamburo battente così com'è. La motivazione data dalla collega Malpezzi è che quel testo salva delle vite umane. È esagerato, è davvero esagerato, e se fosse vero vorrebbe dire che i Governi di Centrosinistra retti da maggioranze organiche di Centrosinistra si sono resi responsabili di morti. Questo se fosse vero, ma non è un modo di ragionare serio e sensato; è un modo di ragionare che non porta da nessuna parte. Non è sensato ritenere che, in un contesto di larghe intese, una legge cara a una parte politica debba necessariamente essere approvata anche dall'altra parte politica, sapendo che questa è una legge discussa e discutibile. Sarebbe come se il sottoscritto e quel che resta del mio partito volessero a tutti i costi far passare una norma per la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e inquirente. È un principio che io condivido e che ritengo essenziale in termini di civiltà del diritto; tuttavia se avessimo la pretesa di far passare una norma del genere, in un quadro di larghe intese dovuto a un'emergenza nazionale, con il voto del MoVimento 5 Stelle e di buona parte del PD, facendone una questione etica, saremmo dei cretini o dei demagoghi. Io non credo che Enrico Letta sia un cretino, ma un demagogo; credo che su questa vicenda il Partito Democratico, o meglio il suo segretario, abbia voluto caratterizzare la propria segreteria inastando una bandiera demagogica, indipendentemente dalla fine che farà il disegno di legge in questione. La demagogia è nemica della politica, che si regge sul compromesso, che non è una parolaccia. È una parola sprezzata da molti, da troppi probabilmente, ma è l'essenza della politica: nasce da un compromesso l'Unità d'Italia, nasce da un compromesso la Costituzione repubblicana; ogni norma che rispettiamo e di fronte alla quale ci inchiniamo, approvata da questo Parlamento in questa e nelle fasi storiche precedenti, è nata da un compromesso. Il compromesso viene negato dai demagoghi, dai despoti e dai moralisti, categorie personali e sociali che usano brandire la clava dell'etica per darla in testa a chi la pensa diversamente, facendo così dell'avversario un nemico, non della propria parte politica, ma della civiltà (Applausi) . Questa, colleghi del Partito Democratico, è la strada che avete imboccato ed evidentemente conduce ad un vicolo cieco.