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Istituzione della categoria dei lavoratori stagionali non agricoli e disciplina dell'assicurazione a retribuzione graduale per l'occupazione stagionale. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge parte dal riconoscimento della categoria dei lavoratori stagionali non agricoli sulla base delle norme vigenti, per i quali viene disegnato un nuovo sussidio chiamato ARGOS (Assicurazione a retribuzione graduale per l'occupazione stagionale). Si tratta di un sussidio ispirato al modello francese della Chomage (tanti giorni di lavoro, tanti di sussidio), ma con una durata massima di sei mesi. L'impostazione è quella della NASpI, della quale è stato rispettato l'impianto ed in particolar modo il concetto di proporzionalità tra le settimane contributive e la durata della prestazione, ma con alcune differenze significative, ovvero: l’importo della prestazione in percentuale rispetto alla media retributiva mensile è diviso in tre scaglioni e va da un minimo del 60 ad un massimo del 70 per cento (nella NASpI è sempre 75 per cento); l'importo massimo mensile è di 1250 euro; la contribuzione figurativa è più bassa rispetto alla NASpI (entro un limite di retribuzione pari a 1,2 volte l'importo massimo mensile anziché 1,4). Resta ovviamente valida la condizionalità della partecipazione alle iniziative dei Centri per l'impiego allo scopo di sostenere la ricerca attiva di un lavoro secondo la logica delle nuove politiche attive. La soluzione tampone concessa dal Governo diversi mesi fa ha permesso ai lavoratori stagionali ricorrenti, che alternano almeno sei mesi di lavoro e sei di disoccupazione da ormai diversi anni, di mantenere quasi inalterata l'indennità degli anni precedenti; purtroppo non c'è stato alcun rinnovo per il 2016 di tale azione e da quest'anno la «NASpI» entrerà a regime dimezzando la durata delle prestazioni. Se non interverrà alcun atto normativo correttivo che stemperi gli effetti su questi lavoratori, il Paese dovrà affrontare una vera e propria emergenza sociale che colpirà tutti i territori coinvolti nei flussi turistici stagionali. I recenti Stati generali del turismo di Pietrarsa hanno reso evidenti le problematiche del compatto e affermato la volontà di investire in uno dei settori che ci contraddistingue nel mondo; queste dichiarazioni stridono fortemente con la decisione di non voler procedere con alcuna tutela per gli stagionali del turismo e del suo indotto, decisione che avrà forti ripercussioni sulle famiglie e sulle economie locali. Inoltre, potrebbe prospettarsi il rischio che, messi alle strette, molti stagionali decidano di emigrare in altre regioni o comparti andando cosi a togliere risorse qualificate al turismo italiano. Il presente disegno di legge non intende contestare la NASPI in toto , che invece si ritiene estremamente positiva per aver allargato la platea dei beneficiari includendo categorie di lavoratori escluse dal precedente sistema di ammortizzatori, e aver scelto di investire ed intervenire con efficacia sulle politiche attive. Questi princìpi generali però si scontrano, una volta applicati, con la particolare realtà del lavoro stagionale in particolar modo del settore turistico. Quello su cui il presente disegno di legge vuole porre l'attenzione, in particolare del Governo, sono le conseguenze che la NASpI avrà sui lavoratori stagionali cosiddetti «ricorrenti». È doveroso specificare bene questo passaggio data la generale tendenza alla confusione tra gli stagionali «ricorrenti», fruitori in passato di DSO (Disoccupazione ordinaria) e di ASPI, che alternavano strutturalmente circa 6/7 mesi di lavoro e 5/6 di inattività -- tutelati per quest'anno dalle circolari dell’INPS n. 94, n. 142 e n. 194 (punto 8) del 2105 -- e gli stagionali cosiddetti «discontinui», fruitori in passato di RR (requisiti ridotti) e MINIASPI, tutelati per quest'anno nei soli settori del turismo e termalismo dal comma 4 dell'articolo 43 del decreto legislativo n. 148 del 2015 e dalla circolare INPS n. 194 del 2015. Appare evidente che ad essere maggiormente bisognosi di un aiuto siano gli stagionali ricorrenti, non solo perché sono gli unici penalizzati dalla NASPI, ma anche perché si tratta in gran parte di lavoratori con famiglie a carico che basano il loro reddito esclusivamente sul lavoro stagionale, ripetuto nella maggior parte dei casi in modo ciclico presso gli stessi datori di lavoro; secondo alcuni calcoli se ne contano circa 170.000 nel settore del turismo. A questo stato delle cose viene ultimamente contrapposta da parte governativa la parola «destagionalizzazione», uno dei concetti più abusati quando si parla di turismo stagionale. Destagionalizzare vuol dire aumentare i flussi turistici nei periodi di bassa o bassissima stagione e per farlo ci sarebbe bisogno di un piano ben preciso che se attuato potrebbe dare qualche risultato nel medio lungo termine. Questo piano dovrebbe includere tutta una serie di misure e convogliare sul turismo notevoli investimenti, visto che in Italia si riscontra prima di tutto un deficit di infrastrutture e servizi; si dovrebbero poi spingere, con un forte input dato da bonus e detrazioni fiscali, i proprietari dei locali ad un'operazione di ammodernamento e riqualificazione di molte strutture; si dovrebbero prevedere norme che introducano sgravi contributivi per chi assume personale in bassa stagione; si dovrebbe lavorare sulla digitalizzazione e diversificazione dell'offerta, sul web marketing , sui contratti con le compagnie aeree (specie low-cost) , sul riordino del traffico aereo stagionale, sulle iniziative culturali e sportive, sulla sinergia fra le diverse realtà territoriali ed i diversi componenti che ne fanno parte. Si tratta di un progetto che richiede sforzi ed investimenti notevoli. Allo stato dei fatti non sembra che esistano le condizioni affinché ciò avvenga, quantomeno a breve scadenza; al contrario le cronache raccontano, ad esempio, dell'abbandono di tre scali stagionali da parte di Ryanair a causa dell'aumento delle tasse aeroportuali. La realtà ci indica che le stagioni si stanno accorciando, rappresentativo è l'esempio di Ischia dove la stagione 2016 è stata, per la maggior parte degli hotel, dal 22 aprile a metà ottobre, neanche sei mesi, e le attività hanno preferito saltare l'apertura pasquale per evitare il vuoto di aprile. Vi sono diverse perplessità circa il fatto che si possa, con le sole politiche attive, porre rimedio alla situazione d'emergenza che si verrà a creare. Nel frattempo la situazione che ci troviamo ad affrontare è quella di una diminuzione dei posti di lavoro e di strutture, di una contrazione della stagione e di un CCNL che nessuna vuole firmare. Dobbiamo poi affrontare l'emergenza voucher che sta letteralmente traducendosi in lavoro nero. L'utilizzo indiscriminato dei buoni lavoro, al di fuori delle indicazioni normative, rende di fatto inaccessibile la prestazione di sostegno al reddito per i lavoratori che invece ne avrebbero diritto. Il lavoro stagionale è, infatti, caratterizzato dalla totale assenza delle garanzie e dei diritti del lavoro, i lavoratori stagionali lavorano nel mancato rispetto di ogni normativa, percependo stipendi forfettari a fronte di ore di lavoro giornaliere difficili da sostenere.