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le Asl garantiscano il fine vita") il Ministro in indirizzo si è rivolto a Mario, un soggetto tetraplegico rimasto anonimo, che nei giorni precedenti aveva rivolto alla ASL un appello, raccolto sempre dallo stesso quotidiano, per ottenere la somministrazione di un farmaco letale, in ottemperanza della sentenza del 22 novembre 2019, n. 242, in merito al cosiddetto caso Cappato; nella lettera il Ministro annuncia di aver avviato un confronto con le Regioni al fine di superare i problemi che "rischiano di ostacolare l'attuazione della sentenza", manifestando la volontà di effettuare una ricognizione sui comitati etici territoriali per sondarne l'adeguatezza al ruolo che la sentenza ha riconosciuto loro, nonché la volontà di stabilire un'intesa tra Governo e Regioni per fornire a queste indicazioni circa la "procedura di applicazione del dispositivo della Consulta"; considerato che: la Consulta ha stabilito l'illegittimità costituzionale dell'art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente"; la Corte auspica un intervento del legislatore, ribadendo a più riprese che ad esso spetta di disciplinare la materia; allo stato, in assenza di norme da parte del legislatore, se i dipendenti di una ASL agevolassero il suicidio di una persona, potrebbero essere comunque sottoposti a un procedimento penale, finché il giudice non valuti la sussistenza di tutte le condizioni di esclusione della punibilità, come esposte; la Corte, pur richiedendo l'intervento "di un organo collegiale terzo" al fine di garantire la tutela delle situazioni di particolare vulnerabilità, afferma che, sempre nelle more dell'intervento del legislatore, tale tutela spetta ai comitati etici territoriali, dei quali ribadisce le competenze già previste dalla legge; la sentenza non fa alcun riferimento a interventi del Governo, i quali eventualmente, riguardando malati terminali, dovrebbero comunque svolgersi nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni; inoltre, la Consulta mette in luce il paradosso di "sdoganare" un sistema che non punisce l'aiuto al suicidio, senza avere prima assicurato l'effettività del diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore, che ancora oggi sconta "molti ostacoli e difficoltà, specie nella disomogeneità territoriale dell'offerta del SSN, e nella mancanza di una formazione specifica nell'ambito delle professioni sanitarie", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga preferibile mettere in atto iniziative nell'ambito delle proprie competenze per favorire il ricorso alle cure palliative, più che intervenire su una materia come l'aiuto al suicidio. Atto n. 4-05986 ASTORRE Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Premesso che: nel comprensorio farmaceutico di Latina è presente l'azienda Corden Pharma Latina S.p. A., con uno stabilimento di circa 500.000 metri quadrati e 391 dipendenti; l'azienda è specializzata nella produzione e il confezionamento in particolare di prodotti antibiotici e farmaci oncologici sia orali che sterili e rappresenta una realtà storica nel territorio; l'azienda, a seguito di una crisi strutturale, ha presentato domanda di concordato preventivo in data 12 novembre 2018 e ha ottenuto l'omologa dal Tribunale di Latina ad aprile 2021; a causa del default , nel novembre 2018 ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per riduzione del personale nei confronti di 192 lavoratori, divenuti ad oggi 82 per risoluzioni interne; procedura revocata a seguito di accordi raggiunti presso la Regione Lazio nel 2019 e nel 2020 con ricorso alla cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale ai sensi dell'art. 21 del decreto legislativo n. 148 del 2015, prorogata ai sensi dell'art. 22- bis del decreto legislativo stesso; a causa dell'insorgenza della pandemia, la cassa integrazione guadagni straordinaria è stata sospesa con ricorso alla cassa integrazione COVID-19 sino al 30 giugno 2020 e dal 1° luglio si è riattivata e scadrà il 10 ottobre 2021; a causa dell'imminente scadenza della stessa misura (10 ottobre 2021) e della mancanza, nel piano concordatario, di risorse economiche per sostenere l'onere di una nuova proroga per ulteriori 6 mesi, la Corden Pharma Latina in data 29 luglio 2021 ha avviato una nuova procedura di riduzione di personale per i residui 82 lavoratori rimasti in esubero e ciò in ottemperanza a quanto previsto nel piano concordato omologato; è necessario intervenire tempestivamente a tutela dei lavoratori dell'azienda farmaceutica in quanto la provincia di Latina non può permettersi un'altra crisi occupazionale in particolare nel settore farmaceutico che è uno dei più importanti in termini di PIL ed esportazioni per il territorio locale, nonché un polo di riferimento in ambito nazionale; ove adeguatamente supportata dalle istituzioni nazionali, regionali e locali, la Corden Pharma Latina potrebbe contribuire alla produzione di vaccini anti COVID, salvaguardando così i posti di lavoro dichiarati in esubero; i sindacati chiedono che la questione venga affrontata dal Governo, facendo presente che, se l'azienda deciderà di procedere al preannunciato taglio del personale, le conseguenze dal punto di vista sociale ed economico sarebbero molto gravi, si chiede di sapere se e quali iniziative intendano adottare i Ministri in indirizzo per quanto di rispettiva competenza al fine di pervenire ad una soluzione che eviti la perdita dei posti di lavoro, consenta l'applicazione degli ammortizzatori sociali, senza oneri a carico della Corden Pharma Latina, e garantisca continuità lavorativa a tutti i lavoratori. Atto n. 4-05987 LEONE VACCARO PAVANELLI TRENTACOSTE ROMANO VANIN CROATTI FERRARA CASTALDI PRESUTTO Al Ministro della giustizia Premesso che: non di rado la situazione drammatica in cui versa la maggioranza delle carceri italiane viene raccontata nei giornali e nelle inchieste televisive, tuttavia nulla pare andare nella direzione di una reale contromisura per invertire la rotta e intraprendere un cammino virtuoso al fine di trovare una soluzione alle tante criticità che si rilevano quando si analizzano le condizioni degli istituti penitenziari; il dramma del sovraffollamento, pur essendo il problema ricorrente che ostacola e pregiudica fortemente la qualità delle condizioni di detenzione, è soltanto uno dei tanti problemi che investono le carceri italiane. Il benessere dei detenuti si misura anche in riferimento alle condizioni proprie degli edifici che ospitano i detenuti, ai programmi di attività che vengono proposti ai carcerati per favorirne un buon grado di socializzazione o, ancora, le condizioni delle aree dedicate al passeggio che spesso si presentano come piccoli cubicoli di cemento, sovente sovraffollati; considerato che: