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Atto n. 1-00507 CANDIANI BOSSI Simone CAMPARI CASOLATI Marzia IWOBI PELLEGRINI Emanuele LUCIDI VESCOVI - Il Senato, premesso che: preso atto delle richieste di impegno a voler portare in Italia la sede dell'Autorità per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo ("Authority for Anti-Money Laundering and Countering the Financing of Terrorism", AMLA), la cui istituzione è prevista a partire dal 1° gennaio 2023, dopo che in data 20 luglio 2021 la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce tale Autorità; in un'ottica di avvicinamento dei cittadini alle istituzioni europee, e per continuare a sostenere la necessità di una maggiore democratizzazione delle istituzioni stesse, è necessario favorire una politica di decentramento degli organismi comunitari, prevedendo un maggior ruolo e una capillare distribuzione delle agenzie europee, ovvero di altri istituti legati al diritto derivato dell'UE; l'Italia, Paese fondatore dell'UE, terza economia e terzo Paese per popolazione dell'Unione, ad oggi ospita 2 agenzie europee, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), con sede a Parma, e la Fondazione europea per la formazione professionale (ETF), con sede a Torino; altri tra i principali Paesi europei vantano un numero maggiore di tali strutture; ospitare sedi di organismi europei, che siano in grado di esaltare alcune peculiarità italiane, comporta certamente un impatto economico positivo, visto l'indotto generato anche in termini di occupazione, ma avrebbe al contempo anche favorevoli risvolti su un piano diplomatico, accrescendo il ruolo del nostro Paese all'interno dei meccanismi decisionali comunitari; considerato che il 20 luglio del 2019 il Regno Unito ha ufficializzato il ritiro dalla ratifica dell'Accordo sul Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB), rendendo vacante la sede londinese del TUB; l'Accordo istitutivo del TUB prevede una Divisione centrale, con a sede a Parigi, e due sezioni, a Londra e Monaco di Baviera; l'Italia, che ha ratificato l'accordo nel 2016, è insieme a Germania e Francia uno tra i Paese con il maggior numero di brevetti europei, ed ospita a Milano la divisione locale del TUB; valutato inoltre che l'Italia detiene il primato internazionale per numero di siti dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità ed ospita le principali città culturali europee; la storia italiana sin dall'antichità ha lasciato un'eredità dal valore inestimabile in termini culturali ed ha contribuito in maniera preminente allo sviluppo dell'identità culturale europea, impegna il Governo: 1) in aggiunta all'impegno nel valutare la candidatura dell'Italia come sede per la dell'Autorità per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, a sostenere al contempo il processo di assegnazione per l'Italia della terza sezione della Divisione centrale del Tribunale Unificato dei Brevetti, in sostituzione di Londra; 2) a promuovere altresì l'assegnazione all'Italia della sede dell'Agenzia esecutiva per l'istruzione e la cultura, come riconoscimento del ruolo del nostro Paese quale principale centro culturale europeo. Interrogazioni Atto n. 3-03453 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: le assunzioni del personale a tempo determinato nelle fondazioni lirico-sinfoniche sono normate dal Contratto collettivo nazionale del lavoro, e in particolare dagli artt. 1 e 3, la cui ultima versione, attualmente in vigore, risale all'anno 2003 (o meglio, il Contratto è del 2000 e l'accordo di rinnovo del 2003); la Fondazione Arena di Verona è una delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche italiane. A partire dal 2021, in materia di assunzioni a tempo determinato, l'Ente ha, unilateralmente, violato quanto previsto dal citato Contratto collettivo nazionale del lavoro. Ha infatti assunto il personale senza rispettare le graduatorie di anzianità, proponendo cioè l'assunzione per il Festival areniano 2021 "saltando", e quindi non contrattualizzando, alcuni lavoratori di diversi settori artistici e tecnici appartenenti alle suddette graduatorie, i quali fino al 2020 avevano pacificamente lavorato per l'ente; considerato che: tali lavoratori, a tutela del proprio diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato, hanno mosso una vertenza contro la Fondazione Arena di Verona presso il Tribunale della città scaligera. A mezzo di diverse ordinanze, il Tribunale di Verona accoglieva nel merito il ricorso depositato dai lavoratori "saltati", ritenendo sussistente il diritto di precedenza nelle assunzioni secondo le graduatorie di anzianità; in particolare, citando un campione di un'ordinanza emessa, con riferimento alla normativa applicabile e al criterio relativo alle chiamate a tempo determinato, il Tribunale osservava che: "Sostiene la fondazione lirico-sinfonica resistente che il diritto all'assunzione non sussisterebbe in quanto le organizzazioni sindacali in data 3.8.2015 formalizzarono il loro recesso rispetto all'accordo integrativo aziendale del 2002, il quale prevedeva all'art. 1 l'obbligo di assunzione procedendo alla convocazione secondo il numero d'ordine degli iscritti nelle graduatorie. A ben vedere, il recesso del 9.7.2015 riguardava, a tutto voler concedere, unicamente la regolamentazione e/o prassi della "rotazione". Tale recesso fu infatti espresso nei seguenti termini: "Di conseguenza alla data odierna decade qualsiasi regolamentazione e/o prassi di rotazione tra il Personale a termine presente nelle graduatorie di precedenza, rimanendo in vigore il solo vincolo dell'anzianità di servizio maturata presso FAV". Dunque, le organizzazioni sindacali non vollero affatto incidere sul diritto di convocazione secondo l'ordine della graduatoria"; con riferimento alla prevalenza tra disciplina del C.C.N.L. e la recente normativa contrattuale per i dipendenti delle Fondazioni lirico-sinfoniche, il Tribunale osservava che: "Sostiene l'ente resistente che aderendo alla richiesta di assunzione, si paleserebbe il rischio di una censura di abusiva reiterazione del contratto a termine da parte di questo stesso tribunale sulla base della giurisprudenza pregressa […] Va comunque detto che l'eventuale superamento di tale limite mesi - (24/36 mesi) - non appare argomento idoneo a far venir meno il diritto riconosciuto dalla contrattazione collettiva. In tale prospettiva deve infatti essere richiamato il d.l. 59/2019 che, se in un primo momento aveva introdotto espressamente la decadenza dal diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato maturato in forza della contrattazione collettiva, in sede di conversione non ha mantenuto tale disposizione. Attualmente, quindi, le assunzioni a termine, che devono essere causali non possono superare complessivamente i 36 mesi (dal 1.7.2019) "fatte salve le diverse disposizioni dei contratti collettivi". La norma sembra quindi consentire, in presenza della causale (e quindi comunque nel rispetto di uno dei limiti imposti dal diritto comunitario) che la contrattazione collettiva possa prevedere assunzioni oltre tale limite temporale"; con riferimento al criterio di liquidazione del danno, il Tribunale osservava poi che: