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si evidenzia, pertanto, una netta sproporzione tra le somme poste a disposizione dal Governo nel decreto rilancio e la necessità di ristoro, anche parziale, per i Comuni, molti dei quali sono a rischio default ed hanno in corso piani di riequilibrio finanziario, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sull'ampia discrepanza tra il ristoro previsto dal Governo e le somme necessarie ai Comuni italiani (città turistiche) che rischiano il default e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di garantire il necessario sostegno agli enti locali. Atto n. 4-03548 PAPATHEU Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: "Impresa sicura" è l'intervento previsto dal decreto "cura Italia" (decreto-legge n. 18 del 2020, articolo 43, comma 1) che punta a sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese, di qualunque dimensione e operanti su tutto il territorio nazionale; il bando di Invitalia (Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa) ha inteso dare modo alle aziende di ottenere un rimborso delle spese sostenute per l'acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale (DPI) finalizzati al contenimento e al contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19; tale rimborso è stato concesso fino al 100 per cento delle spese ammissibili e fino ad esaurimento della dotazione finanziaria, con relative risorse disponibili quantificate in 50 milioni di euro; il bonus copre l'acquisto di: mascherine filtranti, chirurgiche, FFP1, FFP2 e FFP3; guanti in lattice, in vinile e in nitrile; dispositivi per protezione oculare; indumenti di protezione quali tute o camici; calzari o sovrascarpe; cuffie o copricapo; dispositivi per la rilevazione della temperatura corporea; detergenti e soluzioni disinfettanti e antisettici; la prenotazione dell'agevolazione per la fase 1 partiva dall'11 maggio 2020, quando il titolare o legale rappresentante dell'azienda veniva invitato dalle ore 9.00 ad inserire negli appositi campi i propri dati e poi premere il tasto "invio", ed a seguito di tale procedura denominata " click day " il sito ha rilasciato in automatico l'orario di prenotazione con relativo codice da conservare; tale procedura, assai discutibile, ha generato la comprensibile protesta di molti imprenditori italiani, non solo per il mancato contributo, ma per la delusione nei confronti di un sistema di gestione delle risorse pubbliche inefficiente, inadeguato e sconfortante; l'11 maggio, infatti, un secondo dopo le ore 9, le risorse finanziarie erano già terminate e solo 3.000 aziende in tutta Italia sono riuscite a ad ottenere un rimborso. Moltissime altre, più di 200.000, sono arrivate con qualche istante di ritardo, risultato fatale che non consentirà di avere l'atteso rimborso. Per molte aziende del settore che stanno investendo in sicurezza, micro e piccole imprese del commercio e della ristorazione e della ricettività, non c'è stata quindi la possibilità di ottenere un sostegno economico, a fronte dei sacrifici in atto per la riapertura delle attività; si tratta di imprese che hanno sostenuto delle spese per dotarsi di mascherine, sanificazione, guanti, visiere e quant'altro e che al momento non lo avranno. Le richieste ammontavano in totale a 1.207.561.000 euro; non si possono assegnare alle 3.150 imprese più veloci gli aiuti a fondo perduto per l'acquisto di dispositivi di protezione per l'emergenza COVID-19, tagliando fuori invece migliaia di altre aziende per una questione di un click e di un pulsante da digitare alla velocità della luce, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, non ritengano opportuno attivarsi al fine di disporre una modifica immediata a tale procedura di aiuti che consenta l'assegnazione, in termini di maggiore equità e per una platea più ampia, delle risorse con una differente tipologia di iter e non più con la modalità telematica del " click day ". Atto n. 4-03549 PAPATHEU Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: a seguito dell'emergenza da coronavirus che ha colpito anche l'Italia sono state assunte dal Governo, a decorrere dal mese di marzo 2020, misure finalizzate al contrasto della diffusione della pandemia, con la conseguente chiusura di numerose attività in tutto il Paese; dal 4 maggio, e poi dal 18 maggio, per effetto delle disposizioni contenute nei decreti emessi dal Governo, è iniziata la "fase 2", ma tra i settori che ancora non hanno ottenuto la possibilità di riapertura dopo due mesi di lockdown c'è quello ludico-ricreativo ed in particolare le ludoteche, che erogano servizi per l'infanzia a sostegno delle famiglie; l'assenza di una data di riapertura ed il conseguente, a giudizio dell'interrogante ingiustificato, allungamento ulteriore dei termini di ripartenza di questo comparto stanno aggravando la condizione economica di piccole imprese che hanno un'importante funzione sociale ed educativa ma che non hanno un'ampia disponibilità economica e devono far fronte al crollo del proprio fatturato mentre sono chiamate ad adempiere ad obblighi come il pagamento delle bollette e del canone di affitto dei locali, a fronte di ricavi nulli in questi mesi. Si tratta di strutture che offrono a bambini e genitori intrattenimento, giochi, animazione e in molti casi anche laboratori e attività educative, che rischiano di non risollevarsi più dopo l'emergenza, e per questo motivo numerosi gestori di ludoteche hanno già palesato il timore di dover cessare l'attività per l'impossibilità di sostenere affitti e costi fissi; ciò con riflessi negativi anche per gli aspetti occupazionali in quanto numerosi addetti perderebbero l'impiego; considerata l'innumerevole quantità di attività che esistono nel territorio nazionale e le grandi perdite da loro subite per il prolungarsi di una doverosa chiusura, appare d'obbligo trovare una soluzione immediata per una categoria che eroga servizi essenziali alle famiglie ma totalmente dimenticata, strutture che danno modo alle famiglie di portare i loro bambini in luoghi sicuri, dove vengono accuditi con amore e professionalità. Bisogna, quindi, garantire il diritto inalienabile al "gioco" che ogni bambino ha e per i tanti minori rimasti chiusi per mesi in casa. Le ludoteche non sono scuole, sono attività di sostegno alla gestione dei bambini nel nucleo familiare; occorre tenere conto dell'importante funzione sociale che svolgono le ludoteche sia per i bambini che per i genitori, i quali molto spesso si trovano a non poter accudire i propri figli, ed in assenza delle quali i bambini sarebbero in diversi casi portati in case di mamme che si improvvisano babysitter tenendo gruppi di bambini senza rispettare alcuna regola, o nelle mani di soggetti sconosciuti; il numero di operatori del settore sfiora il milione di persone, in quanto per ludoteche si intendono partite IVA, associazioni e cooperative sociali;