[pronunce]

La disposizione censurata sarebbe lesiva anche del diritto di azione tutelato dall'art. 24 Cost., poiché riconoscerebbe «l'esistenza di un diritto privo di qualsiasi possibilità di azione». 2.- Con atto depositato il 26 luglio 2018, si è costituito l'INPS e ha chiesto di dichiarare irrilevanti, inammissibili e comunque infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale ordinario di Ravenna. Le questioni sarebbero inammissibili per carente motivazione in punto di rilevanza. L'INPS sostiene, infatti, che il rimettente non abbia motivato in maniera adeguata sui presupposti dello sgravio contributivo, che postula la qualità di datore di lavoro agricolo e il pagamento della contribuzione nella misura ordinaria e alla naturale scadenza. Tale pagamento sarebbe stato specificamente contestato, anche sulla scorta di precise risultanze documentali. Le questioni, nel merito, non sarebbero fondate. L'INPS evidenzia che non è precluso al legislatore, nell'àmbito di una legge interpretativa, far salvi con valenza generale i versamenti contributivi effettuati prima dell'entrata in vigore della legge, in modo da non mettere a repentaglio «il bilancio dello Stato». 3.- In data 30 luglio 2018, si è costituito l'INAIL e ha chiesto di dichiarare l'inammissibilità o la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale proposte dal Tribunale ordinario di Ravenna. Con la disposizione censurata il legislatore non avrebbe inteso comporre contrasti interpretativi, ma soltanto ampliare il preesistente beneficio contributivo, senza alcuna efficacia retroattiva. La scelta del legislatore di chiarire il significato della disciplina degli sgravi contributivi e di disporre soltanto per il futuro l'applicazione di tale normativa non sarebbe irragionevole e non sarebbero pertinenti i richiami alla giurisprudenza di questa Corte sulle diverse fattispecie delle imposte e delle agevolazioni tributarie, che non possono essere poste a raffronto con i peculiari premi INAIL. L'accoglimento delle questioni obbligherebbe l'INAIL «a restituire ingenti somme alle ditte che hanno regolarmente pagato i premi (per importi pari a diversi milioni di euro), senza che sia stata prevista alcuna norma di copertura finanziaria» e determinerebbe la necessità di «aumentare i premi alle altre ditte del medesimo settore operanti anche in altre regioni», in contrasto con i «principi di eguaglianza, concorrenza e ragionevolezza». Sarebbe proprio l'estensione dei benefici, auspicata dal rimettente, a generare disparità di trattamento e conseguenze irragionevoli, «privilegiando chi ha intentato azione giurisdizionale pur in assenza di una norma che consentiva l'applicazione del beneficio» e incidendo sui rapporti esauriti, connessi al già effettuato pagamento dei contributi. 4.- In vista dell'udienza, l'INPS ha depositato una memoria illustrativa, per confermare le conclusioni già rassegnate. Secondo l'INPS, l'art. 9 della legge n. 67 del 1988 ha introdotto, a favore dei datori di lavoro agricoli, uno sgravio contributivo, che rappresenta pur sempre una disciplina derogatoria ed eccezionale, di stretta interpretazione. La giurisprudenza di questa Corte, richiamata dal rimettente, riguarderebbe fattispecie diverse, in cui, sin dall'origine, non sussisteva alcuna obbligazione. La cooperativa ricorrente, «prima dell'entrata in vigore della disposizione innovativa con efficacia retroattiva» introdotta dal d.l. n. 69 del 2013, non avrebbe potuto beneficiare degli sgravi contributivi e, al tempo dell'adempimento, sarebbe stata pertanto obbligata a corrispondere i contributi «nella misura ordinaria». Nella prospettiva dell'INPS, tale interpretazione garantisce che le risorse pubbliche siano destinate soltanto «a quelle fattispecie esonerative successive all'entrata in vigore della disposizione ampliativa dell'ambito di efficacia soggettiva della disposizione dettata dal comma quinto dell'art. 9 della l. n. 67 del 1988»1.- Il Tribunale ordinario di Ravenna, in funzione di giudice del lavoro, dubita, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 32, comma 7-ter, secondo periodo, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), convertito, con modificazioni, nella legge 9 agosto 2013, n. 98, il quale esclude la restituzione «di eventuali versamenti contributivi effettuati» prima dell'entrata in vigore - il 21 agosto 2013 - della disposizione in esame, che definisce, anche per il passato, i presupposti per godere degli sgravi contributivi riguardanti le zone agricole svantaggiate o di montagna. Pur dettando una norma interpretativa, che si dovrebbe applicare in via generale anche alle situazioni pregresse, il legislatore escluderebbe la portata retroattiva della previsione per chi abbia già effettuato i versamenti contributivi relativi a somme «sicuramente non più dovute». Il rimettente assume che l'irripetibilità dei contributi già versati contrasti con l'art. 3 Cost., sotto un duplice profilo. Sarebbe anzitutto violato il principio di eguaglianza. Il legislatore sottoporrebbe a un trattamento diversificato «senza ragionevole motivo, due situazioni sostanzialmente identiche, ossia la posizione di chi ha pagato i contributi non dovuti» e «quella di chi non ha pagato i contributi non dovuti, escludendo per i primi l'applicazione della norma interpretativa retroattiva». La disposizione censurata entrerebbe in conflitto anche con il principio di ragionevolezza. Il rimettente, a tale riguardo, ravvisa una «contraddittorietà intrinseca tra la complessiva finalità perseguita dal legislatore e la disposizione espressa dalla norma censurata» e osserva che il legislatore incorre in «una contraddizione formale», nell'escludere la restituzione di un versamento contributivo, che pure qualifica come indebito. Il rimettente denuncia anche il vulnus al diritto di azione tutelato dall'art. 24 Cost. e argomenta, a sostegno di tale censura, che la legge nega l'azione volta a tutelare un diritto che, pure, in astratto riconosce sul piano sostanziale. Ne conseguirebbe «l'esistenza di un diritto privo di qualsiasi possibilità di azione». 2.- L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ha eccepito, in linea preliminare, l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale per carente motivazione in punto di rilevanza. Il rimettente, infatti, non avrebbe fornito ragguagli di sorta sul tempestivo pagamento dei contributi nella misura ordinaria, che rappresenta un presupposto imprescindibile per beneficiare degli sgravi richiesti. Tale elemento sarebbe stato specificamente contestato dall'INPS e sarebbe contraddetto dalle risultanze documentali acquisite. L'eccezione non è fondata. Con una motivazione che supera il vaglio di non implausibilità demandato a questa Corte sul requisito della rilevanza, il giudice a quo osserva che è proprio l'irripetibilità dei versamenti già effettuati prima dell'entrata in vigore della disposizione a precludere in radice l'accoglimento della domanda.