[resaula]

Questo per tante ragioni, compreso il fatto che gli americani sono venuti un po' meno nel loro interesse tradizionale verso il Mediterraneo. Detto questo, con questa operazione cerchiamo di superare le contraddizioni in cui a volte siamo stati imprigionati noi stessi per trovare dei punti di unione forti tra Italia e Francia. La Francia con la Germania e - io aggiungo - con l'Italia: questa è la grande impostazione storica di alcuni leader , come quelli della prima Repubblica. Consentitemi di aggiungere una persona a me molto cara: Carlo Azeglio Ciampi ha sempre lavorato seguendo questa cometa e la stessa cosa ha fatto Giorgio Napolitano. Germania, Francia e Italia sono la locomotiva europea, perché è chiaro che l'Europa deve andare avanti. Colleghi, questo Trattato va nella direzione giusta, per cui onore a chi l'ha stipulato e noi lo votiamo convintamente. Voglio aggiungere una cosa. Il collega di Fratelli d'Italia - non ricordo esattamente chi sia intervenuto - ha fatto delle considerazioni, che in gran parte condivido, sulla insoddisfazione profonda - è un eufemismo parlare di insoddisfazione, perché è qualcosa di più, è indignazione - che abbiamo per questioni che non sono chiuse, che riguardano gruppi di terroristi che devono rispondere delle loro azioni davanti alla magistratura italiana e che sono di fatto stati protetti per via di una dottrina antica, quella mitterrandiana, in Francia. Ebbene, tutto questo può determinare da parte nostra un profondo dissenso, e lo determina, ma non può in alcun modo attenuare l'importanza di questo Trattato, né farci desistere da un convinto appoggio a un canale preferenziale con un grande Paese come la Francia, che credo debba essere sempre più legato in un rapporto di amicizia preferenziale con l'Italia. Voglio dire l'ultima cosa. I Governi passano, ma i Paesi rimangono. Oggi la Francia ha un Presidente, domani ne avrà un altro, ieri ne ha avuto un altro ancora; la stessa cosa vale per l'Italia. Ma tutto questo fa parte della contingenza politica. Atti come il Trattato del Quirinale legano in un destino condiviso i popoli, indipendentemente da chi pro tempore governa i singoli Paesi, e questo ci deve indurre a capire l'importanza del momento che viviamo. (Applausi) . BALBONI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, presidente Casini, quel collega di Fratelli d'Italia era il sottoscritto e la ringrazio dell'apprezzamento che ha voluto rivolgermi in ordine alle argomentazioni che ho ritenuto di svolgere illustrando il nostro ordine del giorno, che è stato accolto dal Governo, il che ovviamente viene salutato da tutto il Gruppo Fratelli d'Italia con grande favore. Tuttavia, proprio per la ragione che lei indicava poco fa, noi voteremo contro questo Trattato, perché la questione è proprio quella che lei ha posto, presidente Casini: il ruolo della Francia, il ruolo della Germania, il ruolo dell'Italia. L'Europa che oggi conosciamo è nata attorno a questi tre poli. Siamo soci fondatori dell'Europa, con pari dignità, insieme alla Francia e alla Germania. Onorevoli colleghi, il tema vero che si pone oggi sulla ratifica di questo Trattato è appunto questo: qual è il ruolo che viene riconosciuto all'Italia rispetto alla Francia e alla Germania? La Francia e la Germania hanno concluso un trattato di ferro, il Trattato di Aquisgrana, con il quale si sono impegnati a concordare prima fra di loro la linea da tenere all'interno dell'Unione europea. L'Italia è stata posta in una posizione ancillare e subordinata. Allora noi di Fratelli d'Italia - come voi sapete, colleghi, Fratelli d'Italia ha sempre esclusivamente come punto di riferimento prima di tutto l'interesse nazionale - ci chiediamo per quale ragione, nel momento in cui l'Italia sottoscrive un Trattato così importante con la Francia, non ponga sul tappeto il tema del ruolo che l'Italia deve assumere nei confronti della Francia e della Germania. Noi avremmo voluto che prima di sottoscrivere questo Trattato si fosse posto il tema del Trattato di Aquisgrana. L'Europa non può camminare su due gambe, ma deve camminare su tre gambe (Applausi) . L'Italia è un socio fondatore dell'Unione europea e non ha nulla di meno della Francia e della Germania, quanto meno per il nostro ruolo strategico insostituibile nel Mediterraneo. E allora perché oggi ratifichiamo un Trattato che sancisce il nostro ruolo subordinato rispetto alla Francia e alla Germania e, anzi, trasforma la Francia nel garante dell'Italia rispetto alla Germania? Le cose che contano le decidono Germania e Francia, dopo di che la Francia viene a spiegarci qual è la linea. Non può e non deve funzionare così. Fratelli d'Italia comprende che la subordinazione alla Francia è quasi nel DNA del Partito Democratico, del centrosinistra, della tradizione democratica di sinistra di cui oggi il presidente Casini è interprete, e in generale dell'altra parte dell'emiciclo: basta vedere il rapporto che il Partito Democratico ha sempre avuto con Macron e con la Francia in generale. Fra di noi non c'è nessuno che ha la Legione d'onore (Applausi) ; credo che invece i parlamentari del Partito Democratico con la Legione d'onore si contino a decine fra Camera e Senato. Questa è una differenza, cari colleghi: noi non abbiamo la Legione d'onore; voi sì. Voi, quando dovete scegliere fra interesse nazionale e "buoni rapporti" con la Francia, scegliete i secondi. Noi no. Voi, di fronte ad operazioni come quella di Lactalis, ad esempio, che ha comprato tutta la filiera agroalimentare italiana, avete avuto un atteggiamento benevolo e accondiscendente. Noi no. Voi, quando la Francia ha nazionalizzato i suoi cantieri per impedire che Fincantieri li acquistasse, avete abbozzato. Noi no, cari colleghi del Partito Democratico. Quando BNP Paribas - lo ha ricordato prima la collega Rauti - ha comprato importanti banche italiane, a voi ancora una volta andava bene. Guai al mondo, però, in caso di acquisto di un'impresa francese da parte di un'azienda italiana; in questo caso si alzavano le barricate, perché i francesi il loro interesse nazionale lo sanno fare molto bene. Noi da loro dovremmo imparare, oltre che dalla Germania ovviamente (Applausi) . La stessa vicenda Stellantis è finita come è finita e sappiamo molto bene che anche in questo caso il ruolo da protagonista non è stato certo riservato alla parte italiana. Per questo noi siamo convinti che, se un trattato si doveva fare, andava posto su ben altri piani. Come ricordava prima anche il collega Casini, infatti, l'interesse nazionale dell'Italia non era certamente quello della Francia nella vicenda libica. Quanto è successo in Libia contro il regime di Gheddafi non è accaduto per motivi umanitari o per difendere i diritti civili; si è verificato perché alla Francia dava fastidio il rapporto privilegiato di carattere economico che il Governo italiano - di cui anche lei allora faceva parte, signor Sottosegretario - era riuscito a instaurare con il regime di Gheddafi, che certo non era democratico, come tanti altri nei confronti dei quali invece l'Occidente non si fa problemi a mantenere e a incentivare rapporti economici. Ancora oggi la Francia sostiene una parte, che non è la parte della libertà e della democrazia: