[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 722 del codice di procedura penale, promosso, nell'ambito di un procedimento penale, dalla Corte di cassazione con ordinanza in data 8 ottobre 2003, depositata il 7 novembre 2003, iscritta al n. 1149 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di costituzione della parte privata; udito nell'udienza pubblica dell'8 giugno 2004 il Giudice relatore Guido Neppi Modona; udito l'avvocato Francesca Conte per la parte privata.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza in data 8 ottobre 2003 la Corte di cassazione ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 13 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 722 del codice di procedura penale, «nella parte in cui prevede che la custodia cautelare all'estero dell'estradando non rileva ai fini del computo dei termini di fase». La Corte di cassazione premette: - che nei confronti di un imputato per i reati di cui agli artt. 73 e 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, era stata emessa ordinanza di custodia cautelare rimasta ineseguita e che l'imputato era poi stato tratto in arresto in Olanda il 29 marzo 1999, a seguito di richiesta di estradizione avanzata dall'autorità giudiziaria italiana; - che successivamente l'imputato era stato condannato con sentenza del 16 settembre 1999 dal Tribunale di Lecce alla pena di 14 anni di reclusione, sentenza confermata dalla Corte di appello di Lecce, che aveva ridotto la pena a 12 anni di reclusione, e poi annullata con rinvio dalla Corte di cassazione con sentenza del 1° luglio 2002; - che l'imputato era stato estradato dall'Olanda solo il 9 gennaio 2003 e che da tale data era detenuto in Italia; - che l'imputato aveva presentato richiesta di scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, in quanto a seguito della regressione del procedimento in grado di appello dopo l'annullamento disposto dalla Cassazione risultava ormai superato il doppio dei termini di fase; - che tale richiesta era stata respinta sia dalla Corte di appello che dal Tribunale del riesame, sul presupposto che il dettato dell'art. 722 cod. proc. pen. fa riferimento esclusivamente al termine complessivo e che pertanto il termine di fase doveva essere calcolato esclusivamente a partire dal momento in cui l'imputato era stato arrestato nel territorio italiano, cioè a far data dal 9 gennaio 2003; - che il difensore dell'imputato aveva proposto ricorso per cassazione deducendo la violazione e l'errata applicazione degli artt. 303, 304 e 722 cod. proc. pen. , osservando, anche alla luce delle recenti decisioni interpretative della Corte costituzionale, «le quali si riverberano necessariamente sulla interpretazione ed applicazione dell'art. 722 cod. proc. pen.», che a seguito del regresso del procedimento conseguente all'annullamento con rinvio in primo grado, risultava superato il doppio del termine di fase, e cioè tre anni. Nel merito, la Cassazione osserva che, secondo la sua stessa giurisprudenza, l'art. 722 cod. proc. pen. va interpretato nel senso che la detenzione cautelare subita dal cittadino all'estero è computabile soltanto ai fini dei termini complessivi di custodia cautelare e non anche dei termini di fase, e che tale disciplina è stata ritenuta non irragionevole, in quanto la situazione della persona sottoposta a misura cautelare in Italia è diversa rispetto a quella di chi è sottoposto ad analoga misura all'estero in attesa della definizione del procedimento di estradizione. D'altro canto, l'interpretazione seguita dalla Corte costituzionale, a partire dalla sentenza n. 292 del 1998 e sino all'ordinanza n. 243 del 2003, per la quale il doppio del termine di fase va calcolato «addizionando periodi di detenzione, anche eventualmente sofferti in fase diversa da quella in cui il procedimento è regredito», non sarebbe «pacificamente applicabile alla fattispecie […] in esame, dovendosi ritenere, alla luce della giurisprudenza di legittimità prima citata, che il doppio del termine di fase debba calcolarsi a far tempo dal momento in cui l'interessato abbia varcato la soglia di un istituto penitenziario nazionale». La disciplina censurata - conclude la Corte di cassazione - sembra pertanto porsi in contrasto, dopo le menzionate decisioni della Corte costituzionale, «con i principi di cui agli artt. 3 e 13 della Carta costituzionale, nella parte in cui prevede che la custodia cautelare all'estero non rilevi ai fini del computo dei termini di fase». 2. - Si è costituito in giudizio l'imputato sottoposto a misura cautelare, concludendo per l'accoglimento della questione. La difesa della parte privata ricorda che la Corte di cassazione ha sempre ritenuto la norma censurata aderente ai principi costituzionali e rileva che tale orientamento giurisprudenziale - se poteva essere ritenuto coerente con l'indirizzo secondo cui la detenzione dell'imputato all'estero, conseguente a domanda di estradizione presentata dallo Stato italiano, non costituisce legittimo impedimento a comparire - risulta definitivamente superato da una recente decisione con la quale le Sezioni unite hanno equiparato la situazione dell'imputato detenuto in Italia a quella dell'imputato detenuto a fini estradizionali all'estero. Si imporrebbe pertanto «una rivisitazione in bonam partem» della disciplina denunciata, conforme ai principi di cui agli artt. 3 e 13 Cost.: e ciò tanto più nel caso di specie, in cui «lo Stato richiesto (l'Olanda) aveva già concesso l'estradizione allo Stato richiedente (l'Italia) e [l'imputato] aveva, per tabulas, espresso la precisa volontà di presenziare in Italia». Le argomentazioni poste dalla Corte costituzionale a fondamento della sentenza n. 292 del 1998 e delle successive ordinanze indurrebbero a «ritenere invalicabile il limite del doppio dei termini di fase previsti dall'art. 303, comma 1, cod. proc. pen.» sia per il detenuto all'estero che per il detenuto in Italia e «costituzionalmente obbligata in forza del valore espresso dall'art. 13 Cost.» l'interpretazione secondo cui la custodia cautelare perde efficacia allorché tale limite sia stato superato per qualsiasi causa, anche se l'imputato è detenuto all'estero in attesa di estradizione. 3. - Nell'udienza pubblica la difesa della parte privata ha ribadito e sviluppato le osservazioni svolte nella memoria di costituzione.1. - La questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di cassazione ha per oggetto l'art. 722 del codice di procedura penale, nella parte in cui prevede che la custodia cautelare subita all'estero in conseguenza di una domanda di estradizione presentata dallo Stato italiano non rileva ai fini del computo dei termini di fase.