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Una città intelligente va oltre l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, per un migliore utilizzo delle risorse e minori emissioni. Significa reti di trasporto urbano più intelligenti, approvvigionamento idrico potenziato, strutture per lo smaltimento dei rifiuti non inquinanti, oltre che utilizzo di energie alternative ai carbonfossili. Significa anche avere un'amministrazione cittadina più interattiva e reattiva, spazi pubblici più sicuri e soddisfare le esigenze di una popolazione che invecchia, ma significa anche promozione di attività storico-culturali, realizzazione di parchi verdi attrezzati, poli museali, luoghi di incontro legati al mare, acquari, percorsi pedonali, sentieri e predisposizione di concorsi di idee che realizzino progetti che mettono al centro il buon vivere cittadino. Stando ai dati, nella scorsa programmazione europea per gli anni 2014-2020 le opportunità di finanziamento per progetti legati direttamente o indirettamente alle smart city sono arrivate a 456,6 miliardi di euro. In Italia sono già attive in questo ambito diverse città: oltre a Parma si stanno dando da fare Milano, Lecce, Firenze, Bolzano, Trento e Venezia (Fonte: Ansa, 14 maggio 2019). Altrettanto e forse più sarà fatto per la prossima programmazione pluriennale per gli anni 2021-2027. Ancora poco, però, è stato fatto per lo sviluppo in questo senso delle coste italiane ed è in questo senso che si muove il presente disegno di legge. Con le seguenti norme si intende promuovere più iniziative di tipo ambientale, infrastrutturale, paesaggistico, di rigenerazione urbana e di valorizzazione storico-culturale, che mirino a sviluppare a pieno le potenzialità ancora inespresse dell'Italia, lungo la costa tirrenica, ionica, adriatica e nelle isole. Siamo convinti che, perché l'Italia possa ripartire dopo la grave crisi determinata dalla pandemia da Sars-CoV-2, bisogna incentivare lo sviluppo delle zone ad alta potenzialità attrattiva da un punto di vista turistico e storico-culturale, attualmente non ancora debitamente valorizzate, prime fra tutte le città del Meridione e, tra queste, quelle dell'entroterra, che non hanno adeguate reti di collegamento. Incentivare un buon rapporto tra le zone interne e il mare, avvicinare le città costiere, specialmente quelle del Sud, alle principali reti viarie nazionali e internazionali e agli aeroporti, indubbiamente produrrebbe enormi vantaggi in termini di sviluppo complessivo dell'Italia, specie se si consideri che la Commissione europea ha imposto delle condizionalità legate all'attuazione del PNRR che passano proprio dallo sviluppo del Meridione e della realizzazione di infrastrutture strategiche. Da tutto ciò deriva che occorre mettere in campo tutte le professionalità e le competenze tecniche per prevenire i georischi e tutelare l'ambiente, investendo nello studio, nel monitoraggio, nella programmazione e nella realizzazione delle opere strategiche per il nostro Paese. L'Italia infatti, pur avendo a disposizione tutte le competenze professionali e tecniche, all'avanguardia in tema di tutela dell'ambiente e di sviluppo ecosostenibile del territorio, manca di una organizzazione funzionale che sappia gestire al meglio le risorse economiche stanziate dallo Stato per la tutela dell'ambiente, ora rese ancor più cospicue grazie all'approvazione del Piano programmatico del Consiglio europeo per la ripresa dell'Europa « Next Generation EU ». Il piano del Consiglio europeo per il rilancio dell'economia dei Paesi membri dell'Unione europea duramente colpiti dalla crisi determinata dalla pandemia da Sars-CoV-2 prevede lo stanziamento di ingenti risorse per il « Green New Deal », ossia per la rinascita verde ed ecosostenibile dell'Europa: è chiaro che tali risorse dovranno essere impiegate in modo mirato e solo all'esito di una esaustiva e razionale programmazione degli interventi. In particolar modo, le risorse stanziate per la rinascita verde dell'Italia dovranno essere impiegate principalmente per la realizzazione delle opere di messa in sicurezza del nostro Paese dai rischi naturali e idrogeologici, nonché per la lotta al cambiamento climatico. L'auspicato sviluppo economico avverrà non per mezzo del consumo di suolo ma attraverso la salvaguardia del territorio nazionale, delle sue infrastrutture e dell'edificato esistente dai rischi naturali. Si prevedono così investimenti per lo Stato sociale, nuove procedure amministrative all'insegna della semplificazione, nonché aiuti alle imprese con sgravi fiscali. Andando ad analizzare le modalità in cui questi obiettivi generali andranno a realizzarsi, si è individuato un modello operativo efficace, efficiente e altamente semplificato dal punto di vista amministrativo che mette il Ministero per la transizione ecologica e, per il suo tramite, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica, con gli organi ad esso afferenti, in diretta sinergia con le autorità locali competenti per la programmazione e la realizzazione degli interventi. Si prevede, infatti, che a livello nazionale debbano individuarsi le politiche macro-economiche da perseguire, di concerto con gli enti territoriali e i soggetti interessati, mentre a livello territoriale si deve procedere alla individuazione delle politiche micro-economiche e alla realizzazione degli interventi individuati a livello macroeconomico e microeconomico, con il diretto supporto delle autorità nazionali competenti. Più nel dettaglio, si ritiene che, nell'ambito della politica in materia di « risorse idriche e relative infrastrutture », di cui al Piano per la transizione ecologica, ai sensi della lettera d) del comma 3 dell'articolo 57- bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (CITE) debba avere il precipuo compito di coordinare le politiche in materia di tutela dell'ambiente marino, di sviluppo delle zone costiere e delle aree portuali, nonché di valorizzazione delle città marinare. Di conseguenza, nell'ambito delle politiche summenzionate, il Piano per la transizione ecologica, di competenza del Ministero della transizione ecologica, si ritiene debba individuare un capitolo specifico per un « Programma nazionale per la tutela dell'ambiente marino, la valorizzazione delle città e delle zone costiere, lo sviluppo delle aree portuali », cui gli enti locali non solo devono attenersi a livello politico, ma a cui devono dare attuazione attraverso la realizzazione di interventi, individuati in specifici e dettagliati « Piani di intervento ». I Piani di intervento sono specifici programmi attuativi delle politiche e degli obiettivi di cui al Programma nazionale per la tutela dell'ambiente marino, la valorizzazione delle città e delle zone costiere, lo sviluppo delle aree portuali, che prevedono la realizzazione di opere infrastrutturali, la realizzazione di interventi complessi di demolizione e di ricostruzione, la bonifica e la sanificazione di zone marine e costiere inquinate e abbandonate, la realizzazione di interventi materiali e immateriali di valorizzazione di siti di particolare interesse storico-culturale e paesaggistico.