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gli imprenditori e le famiglie ci hanno dato fiducia, il 4 marzo, perché ritengono che noi si sia credibili. Gli imprenditori hanno voglia di ricominciare a rischiare, a riprendere, e con meno tasse. Non è vero che si avvantaggeranno i più ricchi: conosco decine di imprenditori a tutti i livelli pronti a rischiare tutto per la propria impresa, proprio per l'animo che hanno di imprenditori; felici di poter assumere, di espandersi, di esportare, di produrre, di studiare nuovi brevetti. Questo è il tessuto delle nostre imprenditorie, delle nostre industrie (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) , ma anche dei nostri artigiani, che con molta più fatica devono fare ricerca e sviluppo, ma lo fanno perché ci credono, e hanno trovato in questo Governo un motivo per cominciare a sperare. Come dicevo all'inizio, gli elettori hanno sempre ragione: questo sentire si è tramutato in un voto molto semplice, che dà al nuovo Governo il mandato per cercare di cambiare il trend di questo Paese e un cartellino rosso e una bocciatura al PD. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). DAMIANI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DAMIANI (FI-BP) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, siamo chiamati oggi a dichiarare il nostro voto sul rendiconto generale dello Stato del 2017 e sulla manovra di assestamento dei conti pubblici del 2018. Interpretiamo e valutiamo numeri, si potrebbe pensare. E invece vorrei subito sgomberare il campo da questa idea. Nella contabilità di uno Stato, o meglio di una Nazione, che include non solo il concetto di Stato-apparato ma anche il concetto di Stato-comunità, i numeri non sono astrazioni: sono, invece, sintesi di realtà tangibili, fattori che orientano il presente e il futuro di tutti noi cittadini. I dati che oggi esaminiamo ci parlano di spesa pubblica, di investimenti realizzati o mancati, di produzione interna, di lavoro, di pressione fiscale, di servizi resi o non resi ai cittadini. Ci parlano, quindi, di quotidianità, di quanto il Governo precedente - per il rendiconto 2017 - e quello attuale - per l'assestamento 2018 - siano stati capaci di interpretare e soddisfare le aspettative dei cittadini. Appare evidente, dunque, che tali documenti generali riflettono al meglio le premesse e gli effetti dell'azione politica svolta in un determinato periodo di tempo; documenti politici, quindi, non atti tecnici, come qualcuno cerca di farli passare questa sera in questa Assemblea. In tal senso, la nostra sarà una valutazione tutta politica, intendendo con ciò la capacità dei governanti di leggere i bisogni di una comunità, individuare le soluzioni più efficaci e tradurle con coerenza in provvedimenti capaci di incidere positivamente sulla realtà del Paese. È utile, ad ogni modo, segnalare qualche criticità che abbiamo riscontrato come Gruppo politico Forza Italia in merito al rendiconto del 2017. Anzitutto, il peso della spesa complessiva, in rapporto al PIL, è salito dal 48,2 per cento del 2016 al 49,8 per cento del PIL nel 2017. II conto dei residui al 31 dicembre 2017 espone residui attivi per 204 milioni di euro e residui passivi per circa 138 milioni, con una eccedenza di 66 miliardi. Nel 2017, quindi, il fenomeno dei residui continua a rimanere su livelli considerevoli, sia dal lato delle entrate che dal lato delle uscite. Il risparmio pubblico risulta di meno 12 miliardi di euro, in peggioramento di oltre 3 miliardi rispetto al dato del 2016. Esso indica che i pagamenti per spesa corrente hanno superato gli incassi registrati sulle entrate correnti. Si riscontra, poi, anche un peggioramento della situazione debitoria a medio-lungo termine per circa 27 miliardi di euro. Si spende troppo, ma soprattutto si spende male, come opportunamente rileva non il sottoscritto, ma la Corte dei conti, critica rispetto all'eccessivo livello di debito del nostro Paese, che ne limita la capacità progettuale di medio e lungo periodo. Da ciò deriva l'esigenza di ricondurre il debito verso la sostenibilità. Noi non siamo favorevoli a politiche di austerity , ma siamo per la sostenibilità: il debito deve essere sostenuto, al contrario di quanto sostengono, soprattutto nelle ultime settimane, alcuni importanti e autorevoli membri del Governo. Nulla si è fatto per razionalizzare - ad esempio - le centrali d'acquisto di beni e servizi della pubblica amministrazione. Come spesso ricorda l'ex commissario alla spending review , in pratica 40 miliardi di euro di spesa sono acquistati arbitrariamente dalle pubbliche amministrazioni. Si potrebbe incidere molto su questa spesa. Questi sono i numeri del rendiconto; passiamo all'assestamento. Sulla scorta di queste consistenze, dobbiamo verificare cosa è stato fatto col disegno di legge di assestamento. Come hanno detto tanti colleghi in quest'Aula e come ha ricordato il collega Marsilio poco fa, non è stato fatto praticamente nulla in assestamento da parte di questo Governo, anzi. Sono molte le domande che abbiamo posto nel dibattito politico, a partire soprattutto dalla riduzione di trasferimenti ad alcune amministrazioni, soprattutto alle amministrazioni regionali (circa 858 milioni in meno), agli enti di previdenza (1.350 milioni in meno). Come dicevamo, nel corso del dibattito sono state poste numerose questioni anche al Governo relativamente alla riduzione significativa della spesa corrente primaria per trasferimenti e al peggioramento di circa 77 miliardi di euro dell'eccedenza passiva rispetto alla situazione patrimoniale dell'anno precedente. La questione dei tagli alla spesa pubblica ci pare, anche questa, affrontata con superficialità dall'Esecutivo dalla sola prospettiva delle quantità, mentre andrebbe valutata con più attenzione sul versante della qualità dei servizi finali che si vanno a rendere alla collettività; anche questo è evidenziato dalla Corte dei conti. Questa, cari colleghi, è la fotografia della situazione contabile attuale del nostro Paese. La sostanziale assenza di variazioni in sede di assestamento, laddove invece il Governo in carica avrebbe già potuto varare dei provvedimenti nella direzione di quanto propagandato in campagna elettorale, è un chiaro indice di bluff , perché i numeri raccontano tutta un'altra storia rispetto alle promesse. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ci dicono che mancano le risorse per finanziare tutto quanto è stato promesso e non si è in grado nemmeno di indicare dove andarle a reperire. Si attaccano, quindi, i vertici del Ministero dell'economia e delle finanze proprio perché non si hanno le risposte. Piuttosto, l'impressione è che sia questo Governo dalla doppia anima a remare contro il buonsenso: si chiedono 30-40 miliardi di tagli, quando la sforbiciata dei tagli alla spesa potrà essere massimo di 3 miliardi; si confonde la manovra finanziaria con un terreno di scontro, a scapito della serietà e della credibilità di un programma unitario e condiviso;