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Il comma 9, lettera b), il comma 10, lettera a), e il comma 11 sono volti a consentire in ogni momento al debitore di optare per la liquidazione del patrimonio, rimuovendo una disparità di trattamento del debitore civile rispetto a quello fallibile, che in ogni momento può chiedere il fallimento della sua impresa, ovviamente in presenza dei requisiti previsti dalla legge. Infatti, la normativa vigente presuppone una selezione iniziale e preventiva della procedura concorsuale da intraprendere, non potendo il debitore nel corso della procedura, cioè prima dell'omologazione, rinunciare alla proposta di accordo o di piano del consumatore e chiedere la liquidazione per la preclusione di cui all'articolo 7, comma 2, lettera b), della legge n. 3 del 2012. Analogamente, la conversione in liquidazione interviene solo dopo l'omologa e non può essere utilizzata dal debitore nel caso in cui l'esecuzione dell'accordo o del piano omologati divengano impossibili per cause non imputabili al debitore. Il comma 10, lettera b), e il comma 12, lettera a) , dispongono l'abrogazione delle norme che impediscono l'apertura della liquidazione in presenza di atti di frode da parte del debitore. In particolare, è eliminata una parte della relazione dell'OCC che concerne la condotta del debitore e le cause del sovraindebitamento. Il comma 12, lettera b) , numeri 1) e 2), dispongono l'eliminazione di alcuni refusi nella disciplina della liquidazione, veri e propri errori del legislatore, di fatto implicitamente abrogati dalle prime applicazioni della normativa. Il numero 3), a sua volta, attribuisce al giudice il potere di stabilire le modalità organizzative della procedura di liquidazione, anche in relazione alle sue specifiche modalità contenutistiche. Il comma 13 modifica l'articolo 14- sexies , comma 1, lettera c) , della legge n. 3 del 2012, coordinandolo con il successivo articolo 14- octies , comma 1, che parla di «progetto di stato passivo». Il comma 14, lettera a), applica alla liquidazione alcune norme attualmente esistenti nel fallimento, come il supplemento di programma di liquidazione e le relazioni semestrali sull'andamento della procedura. La lettera b) invece colma una lacuna nell'attuale liquidazione del patrimonio, introducendo – con modalità semplificate – un momento di controllo e di trasparenza sull'operato del liquidatore, imponendogli di presentare ai creditori il conto della gestione. In caso di contestazioni decide il giudice, il cui decreto può essere reclamato avanti al collegio del quale non può far parte il giudice che ha adottato il provvedimento reclamato. Il comma 15, lettera a), numero 1), rimuove la limitazione attuale dell'esdebitazione alla sola persona fisica, aprendo la procedura anche alle persone giuridiche e agli altri soggetti di diritto diversi dalle persone fisiche (società, enti privati e altro). Viene così attuata la raccomandazione 2014/135/UE della Commissione europea, del 12 marzo 2014, volta a consentire un accesso generale alla procedura di esdebitazione. Il numero 2) a sua volta elimina una contraddizione esistente nella disciplina dell'esdebitazione. Infatti, attualmente il sovraindebitato che svolge lavoro casalingo o il pensionato vedono negato il loro diritto all'esdebitazione se non dimostrano di aver cercato lavoro durante la procedura di liquidazione, che come è noto dura almeno quattro anni, e in caso che abbiano ricevuto proposte di impiego, non l'abbiano rifiutate senza giustificato motivo. Sembra assai singolare pretendere che un pensionato debba cercare lavoro o ritornare al lavoro per ottenere l'esdebitazione. Il comma 15, lettera b) , consente l'esdebitazione per una sola volta anche a chi non può offrire niente ai creditori, purché sia meritevole e che si obblighi a destinare ai creditori le eventuali utilità che gli dovessero sopravvenire nei successivi tre anni. La lettera c) estende la procedura di esdebitazione anche al debitore che ha fatto ricorso al credito in modo colposo e sproporzionato, attuando la citata raccomandazione 2014/135/UE della Commissione europea, che indica come fatti preclusivi solo i comportamenti disonesti o in mala fede prima e dopo l'apertura della procedura concorsuale. La lettera d) anticipa il termine a partire dal quale può essere chiesta l'esdebitazione, evitando che l'eccessiva durata della procedura impedisca al debitore di ottenere l'esdebitazione. La lettera e) abroga la disposizione che crea una gravissima antinomia sistematica in riferimento all'istituto di cui all'articolo 142 della legge fallimentare. Trattandosi, inoltre, di una discriminazione in danno di un soggetto più debole, il sospetto di illegittimità costituzionale potrebbe essere non manifestamente infondato. Dunque, si elimina la revoca dell'esdebitazione senza limiti temporali prevista dall'articolo 14- terdecies , comma 5, della legge n. 3 del 2012 in quanto una esdebitazione condizionata costituisce elemento di incertezza nei rapporti giuridici: chi mai negozierà con un soggetto che in qualunque momento potrebbe ritrovarsi gravato dal precedente fardello debitorio? Il comma 16 modifica l'articolo 16, comma 2, della legge n. 3 del 2012 (sanzioni penali), che appare connotato di genericità (in violazione del principio di tassatività) laddove prevede il reato per l'OCC quando «rende false attestazioni in ordine alla veridicità dei dati (...) alla fattibilità del piano». Appare di difficile comprensione una falsa attestazione di fattibilità visto che quest'ultima rappresenta, invece, un giudizio e una prognosi postuma, ma non un'attestazione. La norma potrebbe presentare un maggior grado di determinatezza laddove la falsa informazione fosse riferita alla veridicità dei dati contenuti nella proposta o nei documenti ad essa allegati o a elementi di fatto concernenti la fattibilità del piano. L'articolo 16, comma 1, lettera f) , nel prevedere che sia punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 1.000 a 50.000 euro il debitore che intenzionalmente non rispetti i contenuti dell'accordo o del piano del consumatore, contiene una previsione che, di fatto, applica la sanzione penale a un'ipotesi di inadempimento e che, dunque, deve essere opportunamente abrogata.. 1 1 All'articolo 6, comma 2, della legge 27 gennaio 2012, n. 3, sono apportate le seguenti modificazioni: a alla lettera b) , la parola: «esclusivamente» è sostituita dalla seguente: «prevalentemente»; b è aggiunta, in fine, la seguente lettera: « b-bis) “per debitore”: l'imprenditore commerciale di cui all'articolo 1, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il socio illimitatamente responsabile, l'ente privato non commerciale, il professionista, la società e l'associazione tra professionisti, il consumatore di cui alla lettera b) del presente comma, i soggetti di cui all'articolo 7, comma 2- bis , della presente legge o chiunque altro non sia soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate nel presente capo». 2 All'articolo 7 della legge 27 gennaio 2012, n. 3, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1: 1 al primo periodo, dopo le parole: «con l'ausilio» sono inserite le seguenti: «, anche esclusivo,»;