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Dico questo perché la storia della magistratura, in Italia, si divide in due ere: prima e dopo lo scandalo Palamara. Prima dello scandalo Palamara, quindi prima del 2019, la magistratura era sicuramente al di sopra di ogni sospetto ed era stata incoronata come garante morale del Paese. In quel contesto, questa riforma ha una serie di aspetti positivi, come il fatto di dire stop alle porte girevoli, la limitazione dei passaggi di funzione e la nuova valutazione della professionalità dei magistrati. Quindi, queste novità e queste piccole correzioni, che ci hanno portato ad accompagnare questa riforma e che ci portano anche oggi a votarla positivamente, ci sono, ma sono piccole novità, che in quel contesto sarebbero state la ciliegina sulla torta, avrebbero avuto il senso e avrebbero meritato l'applauso e la nostra adesione veramente convinta. In quel contesto, infatti, onestamente, credevamo ancora tutti che ci fosse lo spazio per dare alla magistratura il compito di autoriformarsi. Non siamo però più nel 2018, ma siamo in un'altra era e credo che questa riforma, che pure ha aspetti positivi, abbia questa caratteristica: è anacronistica e non tiene conto delle novità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Le novità sono quelle che emergono nell'era post -Palamara, nella quale si stanno perdendo di vista alcuni principi irrinunciabili, tra i quali - vedremo bene perché - l'imparzialità della magistratura. Faccio degli esempi, di destra e di sinistra, per essere imparziale, pur non dovendo esserlo. «Magistratura democratica è nata con una cultura della corporazione, dicendo: noi non siamo giudici imparziali, o meglio noi non siamo degli indifferenti, siamo di parte, siamo dalla parte del più debole, perché questo è scritto nella Costituzione, non perché questa è una rivoluzione». Signor Ministro, questo è stato scritto nel secondo libro di Palamara e c'è un giudice che, in un'intercettazione, dice esplicitamente: Noi non dobbiamo essere imparziali, ma dobbiamo essere di parte. Questa non è una tesi, ma è una cosa che si legge. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Dunque, signor Ministro, mi chiedo e le chiedo se, secondo lei, un giudice che dice che dentro di sé si sente di parte e vicino ai più deboli, all'atto di giudicare, che è un momento delicatissimo, perché ha due piatti della bilancia sui quali deve soppesare la prova, metterà le prove dell'accusa e della difesa o metterà lo stato sociale delle persone che sono in contrasto tra loro, in quella causa? Mi chiedo ancora: se c'è una causa tra un imprenditore, un datore di lavoro, e un dipendente, un giudice che dice di non essere imparziale, che speranza dà alla persona che, tra virgolette, sembra non la più debole? Ovviamente lasciamo da parte, perché magari poi riguarderebbe noi, un eventuale contrasto tra un povero migrante e un potente Ministro. Che imparzialità può avere chi dice che, a prescindere dalle carte, sta dalla parte dei deboli e non è imparziale? Mi chiedo se tutto questo è qualcosa che possiamo lasciar scorrere, di cui non ci dobbiamo occupare in una riforma. Per correttezza cito un esempio opposto, di Magistratura indipendente. Pubblicamente, in un incontro pubblico, mentre sostenevo la tesi della necessità del sorteggio, un magistrato di Magistratura indipendente ha detto di fare attenzione, perché il sorteggio è pericolosissimo, dal momento che, facendo riferimento soltanto al caso, sarebbe possibile ritrovarsi nel CSM solo magistrati di destra, che parteggiano da una parte, o solo magistrati di sinistra, che parteggiano dall'altra. Io non voglio che il magistrato parteggi, signor Ministro! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e del senatore Malan) . Non voglio questo, non mi interessa altro. Ciò che credo - e che sto notando - è che mentre prima dello scandalo Palamara il fatto di parteggiare, di schierarsi, di essere di destra e di sinistra se lo dicevano tra loro nelle intercettazioni, ora c'è stato un salto di qualità; adesso parlano pubblicamente dei loro schieramenti, la situazione sta peggiorando, non sta migliorando. Adesso ce lo vengono a dire nei convegni: noi di destra, voi di sinistra. Signor Ministro, ho cercato di parlarne spesso perché non possiamo dire che tutto sommato questo è correntismo. Come faccio a correggerlo? So che è un tema che lei voleva affrontare, però il problema è questo: un conto è il correntismo, altro è la degenerazione del correntismo. Soprattutto, se ormai accettiamo questo correntismo che è diventato degenerazione, se il legislatore, come sta avvenendo, non interviene, tutto questo diventa assoluta normalità. Già significa che quanto è avvenuto nell'era che ha preceduto lo scandalo Palamara avviene adesso e avverrà domani. E se avverrà anche domani, un giorno la storia ci giudicherà, signor Ministro, e giudicherà anche questa riforma, realizzata nel 2022, dopo anni di scandalo. In che modo stiamo intervenendo su quel tema? Con dei ritocchi? Di fronte a rivelazioni sconvolgenti ci vuole un cambiamento sconvolgente, non ritocchi. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Se dobbiamo analizzare le reazioni conseguenti alle rivelazioni di Palamara dobbiamo essere onesti: chi ha reagito dopo le rivelazioni di Palamara? Sicuramente ci sono stati i procedimenti penali, quindi possiamo dire che la magistratura ha reagito; il CSM ha assunto delle iniziative, quindi il CSM ha reagito (poi vedremo l'esito di tutte queste iniziative); ma manca qualcosa all'appello, c'è un grande assente. Lei propone questa riforma, fatta di ritocchi, come abbiamo detto, per tamponare un po' di falle; noi votiamo questi ritocchi, però non possiamo non constatare una grande assenza all'appello. E io gliel'ho detto, signor Ministro, cosa manca: manca la riforma costituzionale. È quella che si sarebbe dovuta fare, perché una legge costituzionale avrebbe aperto il dibattito; una legge costituzionale - e c'erano i tempi per farlo, gliel'ho detto in tempi non sospetti - ci avrebbe permesso di discutere non solo su come si va al CSM, ma su chi è meritevole di andare al CSM. Questo è il punto. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az) . Signor Ministro, come dice la collega Rossomando, lei ha fatto tre riforme importantissime; sarebbe potuta passare alla storia, avrebbe potuto farci sedere a un tavolo costituzionale. Sì, siamo diversi, diversissimi come sensibilità politica, ci saremmo scontrati? Sì, sicuramente, ma le dico una cosa: ci saremmo scontrati perché spesso ci si scontra e perché è giusto che ci siano sensibilità diverse, ma io credo che ci saremmo seduti a quel tavolo quantomeno partendo da una premessa che tutti condividiamo. La premessa è che un magistrato, che sia di magistratura democratica o di magistratura indipendente, se si sente legittimato a usare impropriamente il proprio potere non è imparziale e non può fare il magistrato.