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quel popolo che dovrebbe tutelare e difendere. Ma se voi voterete a favore del provvedimento, confermerete quanto già gli italiani sospettano, ossia che l'unico vostro obiettivo è quello di rimanere incollati alla poltrona. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, illustre membro del Governo, colleghi presenti in Aula, ci sono molte cose da dire sul provvedimento in esame, su cui peraltro pare che domani verrà posta la questione di fiducia, nonostante si tratti di norme che ormai sono già diventate di prassi comune. C'è qualcosa, che è stato sottolineato dai colleghi con lo strumento delle questioni pregiudiziali, che indica il carattere quasi di scatole cinesi che hanno questi decreti-legge, ognuno l'uno dentro l'altro in modo da sottolineare ciò che è apparso accettabile a un certo livello di opinione pubblica (comunque a un certo livello di bisogni consolidati) e ciò che invece va eliminato e che quindi il decreto successivo assume come cosa da migliorare e poi in qualche modo rilancia, creando una sorta di testimone che rimanda al decreto seguente. Stiamo assistendo a una staffetta tra i decreti-legge, in cui si passano il testimone dall'uno all'altro, in un filo rosso che li attraversa e che in qualche modo non cessa di lasciarci stupiti perché il Parlamento, in tutto questo, è esclusivamente sollecitato a esprimere il proprio consenso o dissenso informato e non già a intervenire per migliorare gli strumenti legislativi di cui disponiamo. Quello che mi interessa sottolineare, però, è la differenza che c'è tra il decreto-legge adottato e il testo risultante dal passaggio alla Camera dei deputati. Desidero sottolineare tre punti di cui, come elementi attivi da tempo nel lavoro parlamentare, ma anche e soprattutto nei territori, noi siamo stati e ci riteniamo a buon titolo grandi animatori. Mi riferisco, ad esempio, al passaggio in cui si fa riferimento ai bambini che rientrano nello spettro autistico (si parla di soggetti con disabilità motorie o con disturbi dello spettro autistico). Ricordo perfettamente che nell'ultima settimana di marzo, proprio in previsione del 1° aprile, Giornata mondiale dedicata a un'attenzione particolare verso i soggetti autistici, abbiamo scritto al presidente Mattarella per evidenziare come lo strumento precedente non tenesse in alcun conto le esigenze e i bisogni delle persone in maggiore difficoltà. Altro punto modificato: si fa riferimento all'adozione di protocolli sanitari d'intesa con la Chiesa cattolica e le confessioni religiose diverse dalla cattolica. Ricordo che, proprio in occasione della Santa Pasqua, avevamo indirizzato - e qui in Aula molti colleghi l'avevano firmata - una richiesta esplicita al presidente Conte perché si rendesse conto dell'inopportunità di questa assoluta esclusione di quelli che possiamo considerare i luoghi privilegiati della preghiera, dell'incontro con Dio, della presenza reale del Signore nella Chiesa, che li rende un po' diversi per la Chiesa cattolica (perlomeno rispetto ad altri contesti). Avevamo semplicemente chiesto che tali luoghi fossero aperti secondo il modello di un normale supermercato, cioè fatte salve le distanze fisiche, fatte salve le mascherine e fatta salva la possibilità di igienizzazione delle mani (cose molto semplici). Viceversa, ci siamo in quel momento trovati a impattare con una chiusura; c'è voluto un altro decreto-legge, preceduto peraltro da dichiarazioni in televisione e da sollecitazioni da parte della Conferenza episcopale italiana, per poter ottenere quello che, a norma di buon senso, sarebbe stato già ottenibile precedentemente. Altro passaggio: garantire la possibilità di svolgere individualmente, ovvero con un accompagnatore per i minori e per le persone non completamente autonome, attività sportivo-motoria, purché nel rispetto della distanza. Potrei andare avanti a leggere tutte queste puntualizzazioni, che ormai il decreto-legge successivo stabilisce ovviamente come prassi, esattamente come prassi stabilisce l'apertura dei locali, eccetera. Cosa aggiunge questo decreto-legge? Di cosa stiamo parlando? Stiamo votando una cosa che già esiste nella condotta di tutti gli italiani; sono cose che già sono state legittimate. Quando in partenza esse rivelavano la loro fragilità, e anche direi un'autentica distorsione rispetto al senso comune, abbiamo fatto di tutto; e di questo tutto c'è documentazione nelle interrogazioni, nelle lettere al Presidente della Repubblica e nelle lettere al Presidente del Consiglio. Ma dell'atteggiamento propositivo, sereno, costruttivo, che soltanto evidenziava i problemi affinché questi potessero essere risolti, nulla, nessun riconoscimento di un lavoro positivo in cui l'opposizione ha alzato la palla perché la maggioranza potesse schiacciare. Si può lavorare in questo modo in una condizione di emergenza? Poi non voglio dirle lo stupore che mi ha colto quando ho appreso che il Vice Ministro - che, come lei ben sa, ha una relazione un po' particolare con la Commissione igiene e sanità del Senato, posto che l'ha presieduta per larga parte di questa legislatura - aveva appreso dai giornali alcune cose che poi erano diventate operative, in quanto venivano dalle suggestioni che le task force facevano. Quindi noi che, come Parlamento - in particolare il Parlamento rappresentato dall'opposizione - ci sentivamo ignorati, marginalizzati e sottovalutati potevamo anche lamentarci; ma è grave che il Governo, nella persona del suo Vice Ministro, avesse ignorato le sue prerogative di intervenire nei processi decisionali e fosse stato informato solo a decisione presa. Quello che si riflette in questo strumento è come noi abbiamo spostato totalmente l'asse dal Parlamento alle task force . Questo non è, come si poteva intendere, un Governo di tecnici: peggio, perché i tecnici non sono al Governo: governano chi governa, tanto è vero che chi governa apprende dalla stampa le deliberazioni che avrebbero dovuto essere sua responsabilità personale assumere (io direi addirittura suo diritto). Noi stessi, che abbiamo cercato di fare l'uso più ragionevole che si può fare delle interrogazioni, delle mozioni e delle interpellanze, su questi punti non abbiamo trovato una voce; qualcuno ha semplicemente pensato che, tutto sommato, qualcosa di buono e di interessante c'era nella proposta e l'ha inserito nel decreto-legge successivo o in una rivisitazione del decreto-legge precedente. Credo che la democrazia sia davvero in grave sofferenza. Stamattina nel dibattito abbiamo registrato la sofferenza del Ministero della giustizia, attraverso la sofferenza della persona del Ministro della giustizia. Vorrei però che si prendesse atto che c'è una sofferenza legata al Covid-19, di cui comunque il Covid-19 diventa l'indicatore, quella di chi ritiene che non può fare uso della sua responsabilità. Ciò che trovo maggiormente grave in questo momento è che nessuno di noi possa legittimamente assumere la sua responsabilità: quella per cui è stato votato, quella per cui ha scelto di lavorare in una determinata Commissione e per cui si fa parte attiva nella proposta di emendamenti e di tutti gli strumenti che le norme mettono a sua disposizione. Questo perché semplicemente esiste un'area difficile da identificare e che in qualche modo prende decisioni e le comunica.