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il proponente dichiara di voler perseguire esclusivi scopi ricreativi e dunque la realizzazione del nuovo campo boe non è di alcuna utilità per i pescatori professionisti, né per il turismo nautico e non soddisfa interessi generali collegati ad attività economiche di pesca o di turismo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire con urgenza ai sensi dell'art. 8 della legge n. 349 del 1986, poiché sussistono concreti elementi che dalla realizzazione del campo ormeggi, nella localizzazione prescelta, possa derivare un grave danno ecologico, provvedendo alla precauzionale sospensione di ogni relativa autorizzazione presso la Giunta regionale e l'Assessorato regionale per la difesa dell'ambiente, con richiesta di adempiere entro 6 mesi alla presentazione di valutazione d'incidenza ambientale, relazione paesaggistica, mappatura fondali, ed emanando altresì un proprio nuovo atto sospensivo o inibitorio precauzionale di annullamento del provvedimento dell'Ufficio SUAPE del Comune di San Vero Milis n. 14 del 6 giugno 2018. Atto n. 4-00437 AIMI GALLONE Al Ministro dell'interno Premesso che: da fonti di stampa si apprende dell'operazione condotta dagli agenti della squadra mobile di Modena, in collaborazione con i colleghi di Vicenza, che ha portato a due ordinanze di custodia cautelare a carico di una 39enne nigeriana e di un 72enne italiano accusati di aver ridotto in schiavitù, segregato in un appartamento di Castelfranco Emilia (Modena) e fatto prostituire 4 ragazze minorenni di origine nigeriana; la 39enne nigeriana, inoltre, sarebbe indagata anche per aver organizzato l'ingresso illegale in Italia delle minorenni, mentre il 72enne avrebbe a suo carico l'accusa di aver agevolato e favorito la prostituzione per trarne profitto; i fatti sarebbero avvenuti nel periodo compreso tra novembre 2014 e marzo 2017, tra Modena e Castelfranco Emilia, aggravati, come riportano le fonti di stampa, in quanto commessi con l'inganno, la minaccia di morte e il procurato aborto. L'indagine, sviluppatasi grazie a un'intensa attività di coordinamento da parte della Procura di Bologna, è scattata grazie alla testimonianza di una delle vittime, che ha avuto il coraggio di denunciare i fatti; le ragazze venivano reclutate in Nigeria per poi affrontare un lungo viaggio attraverso la Libia e fatte infine sbarcare in Sicilia. Da qui in avanti, anche con la complicità di ulteriori soggetti da identificare, venivano instradate alla prostituzione; quanto accaduto deve indurre, a parere degli interroganti, a una seria e profonda riflessione rispetto a un sistema di accoglienza insostenibile non solo sotto il profilo economico e sociale, ma anche in ordine ai controlli e ai monitoraggi necessari, per evitare che il sistema stesso diventi strumento nelle mani delle organizzazioni criminali, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali verifiche di propria competenza intenda avviare per accertare la dimensione del fenomeno della prostituzione che presenti caratteristiche similari a quelle descritte; se esistano report , studi, statistiche che possano indicativamente rendere conto di quante ragazze, dal 2014 a oggi, arrivate in Italia attraverso i viaggi della speranza siano finite preda della criminalità organizzata, ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi; quali misure intenda predisporre per il sostegno concreto alle vittime di tali violenze; se intenda avviare le verifiche di competenza, volte ad accertare le motivazioni per le quali tali vicende siano in qualche modo sfuggite ai controlli e ai monitoraggi nell'ambito del sistema di accoglienza; quali iniziative urgenti intenda assumere per potenziare e intensificare i controlli in relazione ai fenomeni di sfruttamento della prostituzione, come quelli descritti, anche eventualmente intensificando il dialogo con lo Stato nigeriano e con altri Stati interessati dalla medesima problematica. Atto n. 4-00438 IANNONE Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dell'interno Premesso che: nella notte tra il 24 e il 25 giugno 2018, nel comune di Battipaglia (Salerno), lo stabilimento dell'azienda Nappi Sud, impegnata nel trattamento di rifiuti, per cause ancora da chiarire, è stato avvolto da fiamme altissime, lo scenario è stato infernale: l'azienda che opera nel settore della raccolta e trattamento dei rifiuti ha iniziato a bruciare poco dopo la mezzanotte in un rogo che ha interessato i cieli di Eboli e Battipaglia; le lingue di fuoco alte fino a 50 metri hanno determinato anche esplosioni avvertite in tutta la zona; si sono immediatamente diffusi la paura e il panico tra i residenti che hanno repentinamente serrato le finestre per evitare che la dispersione di fumi tossici nell'aria invadesse le abitazioni; a distanza di pochi giorni, il 10 luglio 2018, un nuovo incendio si è generato presso lo Stir, sito sempre nel comune di Battipaglia, che è rimasto chiuso per diversi giorni. Tale situazione, unita al fermo di una delle linee del termovalorizzatore di Acerra (Napoli), ha comportato un forte rallentamento nella raccolta dei rifiuti in Campania; gli episodi ripetuti, in presenza di un'emergenza rifiuti che attanaglia il territorio, e il malfunzionamento degli impianti destano preoccupazione negli amministratori locali e nella popolazione; sul territorio di Battipaglia operano almeno 24 impianti di trattamento, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, a quanto risulta dalle risposte che la Regione Campania e il Comune di Battipaglia hanno fornito ai comitati di protesta; all'elenco del Comune, poi, si aggiunge quello della direzione generale ciclo integrato delle acque e dei rifiuti della Regione; nell'elenco, sono riportate le autorizzazioni ambientali rilasciate dalla Regione Campania a 7 aziende dislocate nella zona; in aggiunta, gli uffici regionali elencano anche le 5 autorizzazioni vigenti, inclusa quella del Comune, per il territorio di Eboli; in pratica, sui circa 200 chilometri quadrati di territorio suddiviso fra i comuni di Battipaglia ed Eboli, insistono oltre 30 impianti di trattamento rifiuti, oltre a quelli privati; infatti, occorre tener presente anche lo Stir e i siti di stoccaggio provvisori, all'incirca, un impianto di rifiuti ogni 6 chilometri e mezzo; il primo passo da compiere è, naturalmente, che le autorità locali sanitarie monitorino attentamente la situazione con rilievi e campionamenti per la salvaguardia della salute della popolazione; si attendono, inoltre, i risultati dei rilievi Arpac e l'esito delle indagini delle forze dell'ordine e della magistratura per capire le cause dell'incendio: non si esclude infatti la sua natura dolosa; desta, infatti, preoccupazione il ripetersi di roghi in aziende di tale tipologia;