[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 21 aprile 2010, relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Raffaele Iannuzzi nei confronti di Gioacchino Natoli e Giancarlo Caselli, promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Milano con ricorso notificato il 6 maggio 2011, depositato in cancelleria il 28 giugno 2011 ed iscritto al n. 11 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2010, fase di merito. Udito nella camera di consiglio del 14 dicembre 2011 il Giudice relatore Luigi Mazzella.. Ritenuto che, con ricorso depositato nella cancelleria della Corte il 14 dicembre 2010, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Milano ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla deliberazione con la quale l'Assemblea, approvando, il 21 aprile 2010, il documento IV-ter n. 14/A, ha dichiarato la insindacabilità delle opinioni espresse da Raffaele Iannuzzi, all'epoca dei fatti senatore della Repubblica, nei confronti dei magistrati dott. Gioacchino Natoli e Giancarlo Caselli; che tali dichiarazioni hanno determinato l'instaurazione, a carico del predetto Iannuzzi, del procedimento penale per il reato di diffamazione a mezzo stampa, di cui agli artt. 595, commi primo e terzo, del codice penale, e agli artt. 13 e 21 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), perché, quale autore dell'articolo pubblicato sul settimanale Panorama dell'8 febbraio 2007, dal titolo «Non si uccidono così i marescialli», aveva usato espressioni ritenute diffamatorie nei confronti dei predetti magistrati; che, all'udienza preliminare del 10 febbraio 2009, avendo la difesa dell'imputato comprovato che lo stesso era senatore all'epoca dei fatti, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto, ai sensi dell'art. 3, comma 4, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonché in materia dei processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), la trasmissione di copia degli atti al Senato, e sospeso il procedimento nei confronti di Iannuzzi; che il Senato della Repubblica, nel corso della seduta pomeridiana del 21 aprile 2010, in accoglimento della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ha dichiarato che il fatto oggetto del procedimento stesso concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricade, pertanto, nella ipotesi di cui all'art. 68 della Costituzione; che, a seguito di tale delibera, la difesa dell'imputato, alla udienza preliminare del 29 settembre 2010, ha chiesto la emissione di una sentenza di non doversi procedere, mentre il pubblico ministero ed il difensore delle parti civili hanno chiesto che il Giudice per le indagini preliminari sollevi conflitto di attribuzione ai sensi dell'art. 134 Cost.; che, secondo il predetto Giudice, ricorrono i presupposti per accogliere quest'ultima richiesta, dato che, sulla base dei principi delineati dalla costante giurisprudenza costituzionale, la insindacabilità delle affermazioni di un componente del Parlamento della Repubblica deve connettersi alla esistenza di un effettivo nesso tra le affermazioni espresse fuori dall'ambito parlamentare e le funzioni in concreto svolte dal singolo parlamentare, di modo che si possa affermare che le prime sono espressione diretta delle seconde; che, sempre secondo il Giudice ricorrente, non è sufficiente un semplice collegamento di argomento, e di contesto, tra l'attività parlamentare e le dichiarazioni rese, essendo, invece, necessario che queste ultime siano identificabili come espressione dell'attività effettivamente svolta dal parlamentare; che, osserva inoltre il ricorrente, questa Corte ha ripetutamente chiarito che il nesso funzionale di cui all'art. 68 Cost. non può risolversi in un privilegio personale confliggente in modo irrimediabile con i diritti fondamentali di altri soggetti e che, nella individuazione dei criteri per valutare il nesso funzionale, è stato affermato che è necessario che le dichiarazioni siano sostanzialmente riproduttive dell'opinione sostenuta in sede parlamentare e una sostanziale contestualità, in quanto il nesso funzionale non può tollerare segmenti temporali di tale ampiezza da risultare incompatibile con la stessa finalità divulgativa; che, nel caso di specie, ad avviso del ricorrente, non sussiste né il presupposto della contestualità cronologica tra l'articolo di stampa e la iniziativa parlamentare, né un collegamento tra l'articolo medesimo e la questione inerente alla legislazione in materia di "pentiti" ed all'uso che in sede giudiziaria e politica ne possa essere fatto; che, infatti - rileva ancora il ricorrente - l'articolo in questione contiene affermazioni che investono la condotta di diversi soggetti in contesti non direttamente riferibili alla gestione dei "pentiti" o delle dichiarazioni rese da costoro; che, in conclusione, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Milano ha chiesto che la Corte, previa declaratoria di ammissibilità del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato da lui promosso, dichiari che non spettava al Senato della Repubblica la valutazione della condotta addebitabile al senatore Iannuzzi in quanto estranea alla previsione di cui all'art. 68 Cost., annullando la delibera adottata dal Senato medesimo il 21 aprile 2010; che questa Corte, con ordinanza n. 142 del 2011, ha dichiarato, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, l'ammissibilità del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, rilevando che, sotto il profilo del requisito soggettivo, tale conflitto è sollevato da organo legittimato ad essere parte del conflitto tra poteri dello Stato, trattandosi di organo giurisdizionale in posizione di indipendenza costituzionalmente garantita, competente a dichiarare definitivamente, nell'esercizio delle funzioni attribuitegli, la volontà del potere cui appartiene e che, parimenti, è legittimato ad essere parte del conflitto il Senato della Repubblica, nei cui confronti il conflitto medesimo è stato sollevato, quale organo competente a dichiarare definitivamente la propria volontà in ordine all'applicabilità dell'art. 68, primo comma, Cost.; che, quanto al profilo oggettivo, sussiste la materia del conflitto, dal momento che il ricorrente lamenta la lesione della propria sfera di attribuzioni costituzionalmente garantita da parte della impugnata deliberazione del Senato della Repubblica;