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Misure previdenziali a tutela dei lavoratori ex esposti all'amianto. Onorevoli Senatori. -- L'amianto (chiamato anche asbesto) è un minerale naturale a struttura fibrosa, presente anche in Italia, appartenente alla classe chimica dei silicati. Esso è potenzialmente indistruttibile in quanto resiste sia al fuoco che al calore, nonché agli agenti chimici e biologici, all'abrasione e all'usura. Per le sue caratteristiche di resistenza e di forte flessibilità è stato ampiamente usato nell'industria e nell'edilizia, benché -- già negli anni '40 del secolo scorso -- fosse stato scientificamente dimostrato che si trattava di una sostanza altamente nociva per la salute, risultata poi avere anche effetti cancerogeni. Dopo oltre venti anni di processi civili e penali, nel 1992 fu finalmente approvata la legge 27 marzo 1992, n. 257, «Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto», che prevedeva il divieto di estrazione, lavorazione, utilizzo e commercializzazione dell'amianto, la bonifica degli edifici, delle fabbriche e del territorio, misure per la tutela sanitaria e previdenziale dei lavoratori ex esposti all'amianto, nonché misure per il risarcimento degli stessi e per il riconoscimento della qualifica di malattia professionale e del danno biologico. Purtroppo la predetta legge è stata solo parzialmente attuata, come pure il decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, attuativo di direttive comunitarie in materia di protezione dei lavoratori dai rischi derivanti da esposizione ad agenti climatici, fisici e biologici, mentre sono aumentati progressivamente i decessi per tumore causati da esposizione all'amianto. L'emergenza amianto non è, infatti, finita con la chiusura delle fabbriche: l'amianto è un nemico subdolo, che colpisce a distanza anche di molti anni e che continua a fare vittime ancora oggi. Anzi, secondo recenti studi scientifici, il picco delle malattie provocate dall'esposizione all'amianto sarà raggiunto nei prossimi 15 anni. Secondo le stime dell'Osservatorio nazionale amianto, l'associazione onlus che raggruppa lavoratori ex esposti, familiari delle vittime, medici, ricercatori, avvocati, ingegneri, i mesoteliomi con esito infausto sono circa 1.500 l'anno, i tumori polmonari almeno 3.000 e, se si aggiungono le altre patologie absesto-correlate, si arriva a oltre 5.000 morti per amianto ogni anno. Si tenga poi presente che sono 15.845 i mesoteliomi maligni diagnosticati dal 1993 al 2008. Non solo. Sono ben 34.000 i siti ancora contaminati da amianto secondo la Mappatura condotta da INAIL (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e le regioni; 32 milioni le tonnellate di amianto ancora presenti sul territorio e 85 anni il tempo necessario per le bonifiche con gli attuali ritmi di smaltimento. Le finalità del disegno di legge Il presente disegno di legge intende intervenire in tema di previdenza dei lavoratori ex esposti all'amianto, siano essi dipendenti o autonomi la cui prestazione sia stata caratterizzata da attività prevalentemente personale. L'applicazione concreta della normativa già specificamente prevista per i suddetti e alcuni interventi legislativi in materia pensionistica hanno mostrato alcune contraddizioni e problemi, a partire dall'esclusione dai benefici previdenziali dei lavoratori autonomi la cui prestazione sia stata caratterizzata da attività prevalentemente personale. Contraddizioni, problemi ed esclusioni che con questa proposta si vogliono rimuovere. A tal fine, sembra utile precisare quali sono le condizioni per accedere alle varie tipologie di maggiorazione per amianto a fini pensionistici. Il beneficio previdenziale derivante da esposizione all'amianto, che viene escluso per i lavoratori autonomi, può variare in dipendenza dell'evento che lo ha determinato e del momento in cui è stato richiesto. In particolare, sono previsti: a) una maggiorazione dell'1,5 per cento ai fini del diritto e del calcolo della pensione di tutti i periodi in cui risulti l'esposizione all'amianto per i lavoratori che, a causa di tale esposizione, abbiano contratto o contraggano una malattia professionale (articolo 13, comma 7, legge n. 257 del 1992); b) una maggiorazione dell'1,25 per cento ai fini del diritto e del calcolo della pensione di tutti i periodi in cui risulti un'esposizione qualificata pari a 0,1 fibre per centimetro cubo per oltre dieci anni (articolo 13, comma 8, legge n. 257 del 1992). La domanda per ottenere tale beneficio doveva essere presentata entro il 2 ottobre 2003; c) una maggiorazione dell'1,25 per cento solo ai fini del calcolo della pensione di tutti i periodi in cui risulti un'esposizione qualificata pari a 100 fibre litro per almeno dieci anni. La domanda per ottenere tale beneficio doveva essere presentata tra il 3 ottobre 2003 e il 15 giugno 2005. Il beneficio si applica ai lavoratori con periodi di esposizione in attività non soggette in precedenza all'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali (articolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326; articolo 3, comma 132, della legge 24 dicembre 2003, n. 350; decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 27 ottobre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 295 del 17 dicembre 2004). Tale beneficio si applica anche ai lavoratori dipendenti di aziende destinatarie di atti di indirizzo ministeriali che avessero già ricevuto la relativa certificazione dall'INAIL. Con gli atti di indirizzo si considera presunta l'esposizione per tutti i lavoratori di un determinato comparto; d) un prolungamento dei periodi di esposizione per i lavoratori dipendenti di aziende già destinatarie di atti di indirizzo (articolo 1, commi 20, 21 e 22, della legge n. 247 del 2007); la maggiorazione può variare in relazione al momento in cui è stata presentata la prima domanda di riconoscimento dell’esposizione all’amianto. I lavoratori interessati dovevano presentare domanda di prolungamento entro e non oltre l'11 maggio 2009 (decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 12 marzo 2008, pubbicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 12 maggio 2008). Partendo da questo quadro, il disegno di legge interviene modificando alcuni aspetti della normativa che a vario titolo incide sul quadro previdenziale dei lavoratori in oggetto. L'articolo 1 definisce i lavoratori ex esposti all'amianto, precisando che per questi si intendono i lavoratori dipendenti che a qualsiasi titolo abbiano manipolato amianto o siano stati a contatto con esso in modo diretto o indiretto e i lavoratori autonomi, la cui prestazione sia stata caratterizzata da attività prevalentemente personale, che a qualsiasi titolo abbiano manipolato amianto o siano stati a contatto con esso in modo diretto o indiretto. L'articolo 2 interviene sull'ambito di applicazione della cosiddetta «decorrenza Sacconi» prevista dal decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010;