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Infatti, se chiediamo a ognuno dei senatori, anche delle forze politiche che compongono la maggioranza, se è soddisfatto di quella data, vedrete che molti diranno che non lo sono perché questo alla fine è stato un punto di incontro. C'è una questione che ha appassionato molto il dibattito in Commissione e che ritengo assolutamente degna di approfondimento, non è una questione banale. Mi riferisco all'idea di accorpare nell' election day la celebrazione del referendum costituzionale con le elezioni. La motivazione non è di natura economica, lo voglio chiarire: anche in questo caso il fatto di accorpare le date dipende, solo per questa volta, dalla condizione di precauzione e di eccezionalità in cui siamo. Anche la finestra individuata coincide con questa esigenza, perché è quella che si era aperta e che era possibile. Ovviamente il tema c'è ma - vorrei dirlo - non è quello della coincidenza con le elezioni che possono influenzare l'esito del referendum , perché qui non c'è quorum . L'esito del referendum è legato alla situazione e al clima politico; questo è accaduto in tutti i referendum . Pensate a quello del 2016: è partito trionfante ed è finito perdente. Quindi, come capite, il problema è questo. Credo quindi piuttosto ad un impegno - che come maggioranza ci assumiamo - di un'informazione molto precisa: anche presso la RAI deve esserci una capacità di trasmissioni, comunicazione e dibattito sul referendum molto più forte e anche rinforzata rispetto alle trasmissioni che erano previste. Questo è un impegno che noi come maggioranza ci siamo assunti anche in Commissione. È questa la questione fondamentale: la campagna elettorale e le informazioni da dare per evitare che il referendum possa passare in secondo piano. Detto questo, avrei voluto parlare anche della questione delle firme, che una volta per tutte dobbiamo risolvere: non possiamo più continuare con questa storia della raccolta delle firme. Bisogna trovare un metodo; abbiamo fatto la didattica a distanza e non possiamo fare la raccolta firme e presentare le liste anche online . Anche su questo dovremo probabilmente intervenire e risolvere una volta per tutte la questione. Annuncio quindi il voto favorevole alla fiducia sul decreto-legge in esame dei senatori del Gruppo Liberi e Uguali e di molti senatori del Gruppo Misto. (Applausi) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi, prendendo la parola per pochi minuti di dichiarazione di voto come da accordi intercorsi nella Conferenza dei Capigruppo, vorrei esprimere alcuni concetti semplici, il primo dei quali è che mi pare che ci siano due distorsioni della realtà che rischiano di inquinare la nostra discussione. La prima distorsione riguarda il fatto che non possiamo far finta di non essere dentro un periodo eccezionale della storia del nostro Paese e di non avere alle nostre spalle un periodo durato alcuni mesi del tutto straordinario per le preoccupazioni che ha suscitato, per i lutti che ha provocato e per le limitazioni che ha creato nella vita delle persone. La seconda distorsione della realtà ha invece a che fare con il fatto che non si può fingere, nella maniera più assoluta, che nel nostro Paese sia in atto quella retorica del Parlamento mortificato, del Senato passacarte o addirittura della democrazia autoritaria, che ci è capitato nella nostra vita - consideriamo questa una fortuna - di sentire citata da chi già ha invocato i pieni poteri. Ecco, questa finzione non ci aiuta a inquadrare i problemi nella loro realtà. E c'è poi anche un tentativo di far finta di non sapere quello che è successo nel dibattito alla Camera dei deputati, dove i tempi della discussione (ne è testimone il sottosegretario Variati) si sono prolungati molto al di là di quanto la maggioranza e il Partito Democratico che rappresento desideravano, non per una volontà della maggioranza, ma per un comportamento fortemente ostruzionistico che l'opposizione ha ritenuto di adottare in quel ramo del Parlamento. Se non teniamo conto di questi due fatti, che sono incontrovertibili, rischiamo semplicemente di arrivare a conclusioni false e rischiamo di dipingere come una dimostrazione di arroganza e una forzatura proterva quello che è in realtà un atto di buon senso. Mi sforzo di spiegare perché questo decreto-legge rappresenta a nostro avviso un atto di buon senso. Lo rappresenta per quanto riguarda la decisione di contenere il più possibile il numero di volte in cui richiamiamo tante persone ad affluire in luoghi come le sezioni elettorali che, a detta del comitato tecnico-scientifico, possono creare un rischio di tipo sanitario. Rappresenta un atto di buonsenso anche per la decisione di accorpare il referendum con le elezioni regionali. Per quanto riguarda la prima questione, è logico che dobbiamo tener conto di quanto il comitato ha segnalato e dovevamo minimizzare il rischio il più possibile. Per quanto concerne l'accorpamento del referendum, è chiaro che lo facciamo senza che ciò costituisca un precedente, in virtù di circostanze eccezionali, e perché pensiamo che quando c'è una condizione che ha le caratteristiche di una situazione una tantum sia logico fare scelte che hanno le caratteristiche di soluzioni una tantum. Non c'è, quindi, alcuna voglia di oscurare il dibattito sul referendum né credo ci sia alcun pretesto o appiglio per parlare di illegittimità costituzionale. Da questo punto di vista, inviterei i promotori del referendum ad avere, da una parte, più fiducia nelle loro argomentazioni, perché dispiace vedere che confidano solo in una bassissima affluenza per vincere; dall'altra, credo che dovrebbero avere più fiducia nell'intelligenza dei cittadini che, anche se vanno a votare insieme per referendum ed elezioni regionali, sono perfettamente in grado di distinguere il merito dei due provvedimenti. Mi pare importante che in Commissione - vado di corsa perché il tempo sta finendo - si sia approvato un ordine del giorno che prevede l'impegno del Governo a valutare la possibilità di tenere le operazioni elettorali in sedi diverse dalle scuole (sappiamo tutti che questo sarebbe molto opportuno, ma sappiamo anche che è molto difficile); non ho preoccupazioni per quanto riguarda l'intaccamento della possibilità per gli italiani all'estero di esercitare il loro diritto di voto, perché il loro diritto di voto si svolge secondo modalità diverse da quelle che riguardano i cittadini italiani e penso che il Governo potrà fare di tutto per impedire che ci siano limitazioni. Non condivido l'idea che, se dobbiamo presentare le liste in agosto - come ha detto la senatrice Bonino - ci sia una violazione dei diritti di partecipazione politica dei cittadini. Insomma, stiamo parlando di fabbriche che restano aperte ad agosto e di organi della democrazia che in agosto devono svolgere il loro lavoro; penso che in agosto si possano anche raccogliere le firme soprattutto se, come ha previsto correttamente il Governo, il numero richiesto è ridotto di due terzi rispetto alla norma. Anche questo mi sembra uno sforzo da sottolineare. È quindi un atto di buonsenso, nessuna forzatura, nella convinzione che si sia imboccata una strada rispondente a circostanze eccezionali ma equilibrata e intellettualmente onesta. (Applausi) . VITALI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VITALI (FIBP-UDC) .