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anche per la beccaccia la decade presente è la seconda di gennaio, mentre tutti gli Stati dell'Unione europea collocano l'inizio della migrazione nei mesi di febbraio-marzo: sul punto, le date previste da tutti gli Stati dell'Unione europea per la beccaccia sono congruenti con i risultati della telemetria satellitare e GPS-GSM parzialmente pubblicati sulla rivista internazionale "Current zoology" e già trasmessi al Ministero stesso; infine, per quanto attiene all'alzavola, la decade presente è la seconda di gennaio, mentre tutti gli Stati dell'Unione europea collocano l'inizio della migrazione a febbraio: su questo punto il cambiamento della decade dalla terza alla seconda di gennaio è stato proposto da ISPRA utilizzando gli stessi dati che, nel 2001, avevano fatto collocare l'inizio della migrazione nella terza decade di gennaio, senza utilizzare dati di più recente produzione; il comportamento assunto dalle amministrazioni competenti in materia, al netto delle evidenze scientifiche riportate dalle associazioni di categoria, pone l'Italia in una posizione di imbarazzante isolamento scientifico e pone il comparto venatorio nazionale in condizione di sostanziale ed effettiva disparità rispetto agli altri Paesi dell'Unione europea, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; quali siano le ragioni per le quali nella bozza del documento non si sia fatto alcun accenno alle informazioni scientifiche, pur disponibili, riportate sull'Eurobird portal, strumento raccomandato dal gruppo di esperti dell'Unione europea sulle direttive Uccelli e Habitat (Nadeg); quali iniziative intenda adottare per armonizzare le date di migrazione prenuziale a quanto stabilito negli altri Paesi membri dell'Unione europea. Atto n. 4-06097 BARBARO Al Ministro dell'interno Premesso che: gli istituti di vigilanza privata devono impiegare, nello svolgimento dei servizi loro autorizzati dal prefetto, personale con qualifica di guardia particolare giurata (GPG); tale qualifica, per definizione interpretativa, ha la peculiarità di riferirsi a personale armato, tanto è vero che alle GPG viene rilasciata una specifica licenza di "porto d'armi"; secondo verità non emerge, da una lettura del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931, o del suo regolamento di attuazione, alcun obbligo assoluto di portare armi per le guardie giurate, circostanza senza dubbio necessaria per le attività operative ma, di certo, assolutamente pletorica durante impieghi di servizio tatticamente non esposti, come quelli all'interno della centrale; le varie Questure d'Italia, tuttavia, nei regolamenti di servizio degli istituti di vigilanza privata operanti nelle varie province di competenza, spesso prevedono, invece, per l'equipaggiamento delle GPG, la dotazione sistemica di un'arma da fianco, come nel caso degli istituti con centrale operativa sita nel territorio della Questura di Roma; a parere dell'interrogante occorrerebbe un intervento uniformante di impulso ministeriale: la ratio della licenza di porto d'armi per le guardie giurate risiede, ovviamente, nella pericolosità dell'attività svolta in contesto d'azione, tuttavia l'evoluzione del mercato e della tecnologia oggi ha favorito la nascita di numerose imprese che operano solo attraverso il telemonitoraggio, con guardie giurate impiegate esclusivamente nelle centrali operative. Secondo i regolamenti di alcune Questure, anche per le GPG che svolgono mera attività di monitoraggio presso la centrale operativa, la licenza di porto d'armi, implicita nella funzione di guardia giurata, comporta "di fatto" un obbligo e non un'eventualità di prestare servizio armato, con le conseguenti pericolosità, difficoltà e gravosità, sia per l'istituto di vigilanza che per le stesse GPG, in merito alle peculiari discipline in materia di custodia di armi e munizioni e ai rischi di infortuni, incidenti e sottrazione illecita delle armi; in ultimo, un eventuale mancato rinnovo della licenza di porto d'armi, ancorché impugnato, comporterebbe la perdita del lavoro della guardia giurata, mentre lo stesso lavoratore potrebbe ugualmente continuare a lavorare se gli fosse possibile farlo in mansioni che non necessitano di prestare servizio armato; sono numerosi, infatti, i contenziosi relativi ai motivi di licenziamento causati da un mancato rinnovo del porto d'armi, finanche nel caso in cui il soggetto svolgesse mansioni di centralinista, oppure sono oggetto di vertenza i provvedimenti in cui il datore può sospendere dal servizio e dalla retribuzione il lavoratore con riferimento al contratto collettivo nazionale della categoria, che all'art. 120 prevede appunto il caso della sospensione della licenza di porto d'armi della guardia giurata. Anche da questo punto di vista, emerge la necessità di un intervento per semplificare le dinamiche, finalizzato a consentire, su tutto il territorio nazionale, l'impiego della guardia particolare giurata in servizi di sicurezza disarmati, si chiede di sapere: quali e quante questure in Italia, nell'ambito dei regolamenti di servizio, configurino l'obbligo per la guardia giurata di prestare sempre servizio armato, anche laddove lo stesso lavoratore sia impegnato in mansioni che non richiederebbero l'uso di un'arma, come ad esempio l'attività di monitoraggio degli allarmi; se sia volontà del Ministro in indirizzo intervenire per quanto di propria competenza, anche attraverso l'emanazione di circolari e linee guida da trasmettere alle singole questure, al fine di evitare disparità fra province, garantendo o consentendo a chi svolge attività di guardia particolare giurata all'interno della centrale operativa (e quindi non addetto alla protezione di beni mobili e immobili) di svolgere le proprie mansioni senza l'obbligo di prestare servizio armato; se, a tal riguardo, possa anche essere preventivato un intervento che possa arginare il fenomeno degli innumerevoli contenziosi in materia di diritto del lavoro fra le guardie giurate e gli istituti di vigilanza, anche al fine di scongiurare il licenziamento obbligatorio del lavoratore che si veda rifiutato il rinnovo della licenza, allorquando potrebbe, comunque, essere adibito a mansioni non esposte a rischio da parte del datore. Atto n. 4-06098 SAPONARA Al Ministro della cultura Premesso che: il progetto di recupero, riqualificazione e messa in sicurezza del ponte di Maria Luigia sul Taro sta lentamente proseguendo, con il coinvolgimento dei Comuni di Parma, Noceto e Fontevivo; la struttura infatti, dal 2006, è in carico per il 50 per cento al Comune di Parma, per il 25 per cento al Comune di Noceto e per il 25 per cento a quello di Fontevivo; il ponte fu costruito nel 1821 durante il ducato di Maria Luigia, e attualmente ha un'impellente necessità di interventi di recupero;