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Il titolo IV della parte I del Codice, in materia di strumenti di regolazione della crisi, è modificato in attuazione della direttiva, nell'ambito dei quadri di ristrutturazione preventiva, prevedendo il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione, per il debitore che si trovi in stato di crisi o di insolvenza, in cui il debitore può suddividere in classi i creditori, secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei, distribuendo il ricavato del piano in deroga ai vincoli di distribuzione attualmente previsti per le procedure concorsuali. Il titolo V del Codice, relativo alla liquidazione giudiziale, è integrato in attuazione della direttiva, prevedendo la possibilità per ciascun creditore di chiedere la sostituzione del curatore, nonché prevedendo la liberazione del debitore da qualsivoglia causa di ineleggibilità o decadenza a seguito di esdebitazione e prevedendo una serie di modifiche sotto il profilo dell'efficienza delle procedure di insolvenza, e della riduzione della loro durata. Si interviene inoltre sulle disposizioni relative ai gruppi di imprese, di cui al titolo VI del Codice, allo scopo di rafforzare la già prevista prevalenza della continuità aziendale, rispetto alla liquidazione dell'impresa, purché risulti che in tal modo venga maggiormente soddisfatto l'interesse dei creditori. Il capo II dello schema di decreto legislativo si compone di 6 articoli (articoli da 45 a 50) attraverso i quali, con finalità di coordinamento, si interviene nei decreti-legge n. 118 e n. 152 del 2021, conseguentemente all'inserimento nel corpo del Codice delle corrispondenti norme (articoli 45 e 46), si abroga parzialmente il decreto legislativo n. 147 del 2020, le cui modifiche al Codice risultano ora superate dall'attuazione della direttiva (articolo 47), si coordinano i riferimenti interni del decreto legislativo n. 270 del 1999, relativo all'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (articolo 48), si prevede l'entrata in vigore del decreto legislativo il giorno stesso dell'entrata in vigore del Codice, ovvero il 16 maggio 2022 (articolo 49), e si afferma l'invarianza finanziaria del provvedimento, con l'unica eccezione dei costi connessi all'istituzione della piattaforma telematica nazionale per la composizione negoziata della crisi d'impresa, peraltro già coperti in base alla normativa vigente (articolo 50). Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. ESAME DI PROGETTI DI ATTI LEGISLATIVI DELL'UNIONE EUROPEA Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prestazione energetica nell'edilizia (rifusione) Doc n. COM(2021) 802 definitivo Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prestazione energetica nell'edilizia (rifusione) (Esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea, e rinvio) Il senatore Simone BOSSI ( L-SP-PSd'Az ), relatore, introduce l'esame della proposta di direttiva in titolo, recante la rifusione (ovvero l'abrogazione e sostituzione con modifiche) della direttiva 2010/31/UE, sulla prestazione energetica nell'edilizia, al fine di allineare al Green Deal europeo le vigenti disposizioni sugli edifici nuovi ed esistenti e a migliorare le informazioni in materia di prestazione energetica, nonché al fine di aggiornarne il contenuto alla luce del progresso tecnico, di semplificarne l'impostazione e di garantire un finanziamento rafforzato e migliori meccanismi di esecuzione. La proposta rientra nel contesto del pacchetto Fit for 55 , proposto nel luglio del 2021, al fine di contribuire al conseguimento di un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050. Si tratta di uno strumento particolarmente importante, poiché gli edifici sono responsabili del 40 per cento del consumo energetico e del 36 per cento delle emissioni dirette e indirette di gas a effetto serra legate all'energia. La ristrutturazione degli edifici è, quindi, fondamentale per ridurre il consumo di energia, ridurre le emissioni e abbassare le bollette energetiche. Inoltre, le ristrutturazioni generano occupazione e crescita economica a livello locale. La proposta si compone di 35 articoli, rispetto ai 31 articoli della direttiva del 2010. Nell'articolo 2 viene introdotta la nuova definizione di "edificio a emissioni zero", nel quale il fabbisogno molto basso di energia è interamente coperto da energia generata in loco da fonti rinnovabili, oppure fornita da una comunità di energia rinnovabile o da un sistema di teleriscaldamento e teleraffrescamento. L'articolo 7 stabilisce che gli "edifici a emissioni zero" diventano la nuova norma per gli edifici nuovi a partire dal 2030 (2027 per i nuovi edifici pubblici). Fino al 2030 (2027 per il pubblico) gli edifici nuovi devono almeno essere al livello degli "edifici a energia quasi zero", in cui il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo è coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l'energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze. Per gli edifici esistenti, l'articolo 2 definisce la "ristrutturazione profonda" come una ristrutturazione che trasforma un edificio o unità immobiliare in un "edificio a energia quasi zero" entro il 2030 o in un "edificio a emissioni zero" a partire dal 2030. A tal fine, l'articolo 3 introduce il "Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici" che ogni Stato membro deve adottare, per garantire la trasformazione degli edifici esistenti in "edifici a emissioni zero", in vista dell'obiettivo di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050. Il quadro di monitoraggio è rafforzato dall'introduzione di una valutazione dei progetti di Piani nazionali di ristrutturazione degli edifici da parte della Commissione europea e da raccomandazioni nel contesto del processo relativo ai Piani nazionali per l'energia e il clima (PNIEC). Al fine di facilitare la presentazione delle informazioni e la valutazione da parte della Commissione, nonché di migliorare la comparabilità dei Piani nazionali, nell'allegato II viene fornito un modello comune con elementi obbligatori e volontari. Il primo progetto di Piano nazionale deve essere presentato entro il 30 giugno 2024 per tener conto del tempo di adozione e di entrata in vigore della proposta di direttiva in esame. L'articolo 4 sulla metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici in combinato disposto con l'allegato I è aggiornato per chiarire come contabilizzare l'utilizzo in loco dell'energia da fonti rinnovabili, ad esempio per i punti di ricarica, nonché dell'energia fornita da comunità energetiche. Gli articoli 5 e 6 aggiornano le disposizioni sull'obbligo degli Stati membri di fissare requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici e le disposizioni sul calcolo dei livelli ottimali in funzione dei costi.