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Forse, essendo state assunte in primavera misure così severe, diciamoci le cose come stanno: ognuno ha pensato che il peggio fosse passato per noi e che forse la seconda ondata - che sapevamo in arrivo - sarebbe stata meno cruenta. Ciò non significa che abbiamo sottovalutato, perché come tutti, in tutto il mondo, in questa fase siamo andati avanti - anche il Governo lo ha fatto - con il riscontro di aggiornamenti periodici. Ci saranno tante voci diverse e purtroppo continuiamo a sentire tante opinioni diverse, anche da parte dei virologi. Se compriamo dieci giornali, ci sono altrettante interviste di chi critica le misure del Governo, chi dice che ha fatto bene e chi dice che bisogna fare altro. Dal punto di vista scientifico, non abbiamo certezze assolute. Ci troviamo pertanto di fronte, ancora una volta, a una situazione molto complicata e difficile. Il Governo ha assunto, di volta in volta, anche con l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, le misure che lei, signor Presidente, ci ha ricordato avere lo scopo ben preciso di limitare i contatti. Credo che adesso in quest'Aula dovremmo piantarla tutti di dividerci o trovare il colpevole, non dobbiamo farlo. In questi giorni sono state fatte rappresentazioni tali per cui ci si voleva accanire contro una categoria rispetto a un'altra, quasi con un intento punitivo. Le misure sono state prese per tentare di rallentare le possibilità di contatto. Signor Presidente, oggi ci ha detto che - come sappiamo tutti - a questo punto della situazione serve ancor di più una programmazione strategica, che sappia guardare bene gli scenari che potrebbero presentarsi da qui a qualche giorno. Questo è il punto fondamentale. Forse ci sono stati ritardi su alcune cose; sappiamo benissimo che, come abbiamo detto varie volte, per esempio sul fronte dei trasporti, abbiamo città particolarmente complesse. È complicato fare il paragone con la Francia o con la Germania, che hanno un sistema di trasporti diverso. Signor Presidente, lo dico anche ai colleghi: è complicato fare il paragone con questi Paesi anche perché abbiamo un assetto istituzionale che purtroppo in questa emergenza non ci aiuta. Ci ha parlato della Conferenza Stato-Regioni e della condivisione con le Regioni. Il giorno dopo abbiamo assistito, anche in quel caso, a prese di distanza. Questo sport dello scaricabarile è francamente intollerabile. Abbiamo assistito addirittura, ieri, ad un Presidente di Regione che si è messo a manifestare insieme con i ristoratori: tutto legittimo, per carità, ma questo è il quadro anche istituzionale che, a mio avviso (ma su questo bisognerà anche richiamare ognuno al senso di responsabilità), non ci permette di condurre quella strategia condivisa che chiedo (e che penso tutti chiedano. Definirla «condivisa» non è fare appello al buon cuore; dev'essere una strategia che faccia marciare tutti allo stesso modo (e non può esistere che il giorno dopo ognuno prenda le distanze). Lo dico perché, signor Presidente, assieme al senatore Errani e ad altri che sono intervenuti nei mesi scorsi, abbiamo ripetuto varie volte - e ora bisogna farlo - di rafforzare i servizi medici territoriali e anche i medici di base. Infatti, non è che il Governo non volesse fare le convenzioni con i medici di base; ci sono state, anche in quel caso, chiusure molto forti. Su questo siamo in emergenza e ci sono provvedimenti straordinari da prendere, ai quali tutti si devono adeguare. Questo riguarda la questione dei trasporti, così come il potenziamento dei servizi medici territoriali e il fatto che ogni Regione, che ha molte competenze primarie in materia, deve non solo assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, ma operare perché finalmente si marci tutti insieme, uniti. (Applausi) . Arrivo alle questioni che stanno appassionando tutti, come i piani regolatori degli orari delle città. Lo devono fare obbligatoriamente e dico anche un'altra cosa senza problemi: è arrivato il momento di parlamentarizzare, anche le responsabilità. Vogliamo fare un tavolo? Molto bene. Facciamone uno in cui finalmente non ci sia speculazione politica e in cui ognuno si assuma le proprie responsabilità. Si propone di fare i tamponi in un certo modo? Ci confrontiamo sulle proposte: benissimo. Signor Presidente, deve sapere che, se diamo forza al Parlamento nel gestire la crisi e nell'aiutare ad uscirne, saremo tutti quanti più forti, purché si metta da parte la tentazione, forse tipica di questo nostro Paese, di finalizzare sempre tutto alla speculazione politica. Quest'epidemia a me preoccupa, perché sta aumentando le disuguaglianze in modo incredibile. In piazza c'erano i violenti, ma anche tante persone che hanno paura per il loro futuro. Signor Presidente, glielo chiedo io, come tutti: che questo sia il nostro senso di responsabilità; dobbiamo dare risposte a tutte le migliaia di precari e di persone che hanno paura, oltre che del virus, di non poter vedere il loro futuro. Non lo vedono e non sanno neanche come campare. Questo per noi è un dovere etico e morale. Se a ciò ci atteniamo, con un programma d'emergenza straordinario per intervenire sulle disuguaglianze, ce la potremo fare ancora una volta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fedeli. Ne ha facoltà. FEDELI (PD) . Signor Presidente del Consiglio, credo di aver colto dalla sua presentazione di oggi un fatto politico che mi auguro di aver compreso bene e che quindi considero importante. Come ha detto, ci siamo ritrovati a dover ripristinare chiusure che ovviamente traguardano il contenimento del virus, sapendo tutti che questa pandemia avrà un finale che nessuno di noi conosce e che soprattutto sarà quello vero quando ci sarà il vaccino e quando lo potranno utilizzare tutti. Quindi nessuno è in grado, oggi, di programmare questo finale. L'aspetto positivo della sua informativa, che vorrei sottolineare, è questo. Nello stesso tempo, però, sappiamo anche che nella prima fase abbiamo acquisito un'esperienza, rispetto ad alcuni nodi che stanno venendo al pettine, perché probabilmente non siamo stati in grado di affrontarli. Penso ad esempio a un fatto tipico della nostra cultura istituzionale, governativa ed in senso generale, delle maggioranze e delle minoranze che si sono susseguite nel Paese: la capacità di condivisione dell'analisi e di programmazione dei tempi necessari per realizzarla, passo dopo passo. Parto da questo perché ovviamente siamo tutti preoccupati - lei più di noi, visto che ci rappresenta e sceglie, insieme al Parlamento, con il suo Governo, le azioni da mettere in campo - di quello che ha detto, da ultimo, la senatrice De Petris, cioè che le persone oggi hanno una maggiore preoccupazione per il loro futuro rispetto a quanta ne avessero nella prima fase, soprattutto in relazione al lavoro, alla possibilità di vita, a quando e come ci potrà essere la riapertura. Mi soffermo su questo. Se abbiamo avuto un'assenza di programmazione e di capacità di decidere che le priorità che mettiamo al centro sono intrecciate con l'insieme delle condizioni di vita e di lavoro, le chiedo, signor Presidente, di costruire davvero da subito le condizioni di intreccio di interventi e di investimenti, avendo anche la possibilità di finanziamenti europei, dal MES al recovery fund . In tal modo, potremo costruire da subito le condizioni grazie alle quali, quando diciamo che le scuole e la sanità sono punti centrali, sapremo su cosa intervenire e investire: sulla medicina territoriale;