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Inoltre, abbandonare la dizione «Cittadinanza e Costituzione» a mio avviso lascia intatti i problemi che non siamo riusciti a risolvere. Sosteniamo fortemente l'opportunità di una formazione ad hoc per i nostri insegnanti; la necessità di un orario ben definito dedicato all'insegnamento di questa materia, soprattutto per la scuola secondaria e l'inopportunità di caricare l'educazione civica di ogni emergenza educativa comparsa nel quadro scolastico. Accettiamo la trasversalità come male minore di fronte alle difficoltà per ora irresolubili di un affidamento curriculare. È evidente quali siano i limiti di questa proposta di legge, ma continuiamo a pensare che necessiti di un provvedimento. Va chiesto con forza per la scuola secondaria superiore un maggior recupero di risorse per un insegnamento curriculare, che non esuli da un contesto anche storico-giuridico. Sosteniamo con forza, infatti, che solo una formazione civica seria renderà i nostri giovani dei cittadini coscienti del fatto che la nostra Repubblica ha ragione di esistere e prosperare esclusivamente se non perderà mai di vista la Costituzione e soltanto così i giovani potranno sognare e realizzare il proprio futuro da italiani e da europei. (Applausi dal Gruppo PD). MESSINA Assuntela (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, era il 1958 quando l'allora ministro della pubblica istruzione Aldo Moro si batté per istituire l'ora di educazione civica nelle scuole italiane; lo stesso Moro che, appena trentenne, propose all'Assemblea costituente di trovare adeguato spazio nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado allo studio della Carta costituzionale. Non nasce oggi l'esigenza di dare ancora maggiore attenzione ai valori e ai princìpi enunciati nella nostra Costituzione, un patrimonio valoriale inestimabile che si limita non solo a dipingere le connotazioni proprie del nostro popolo, ma offre e ridisegna obiettivi più alti, ideali da raggiungere, una postura da assumere. Mai come in questi tempi siffatto ragionamento è indispensabile e importante e, quindi, da tramandare. In questo senso la nostra Costituzione è davvero unica, perché chi l'ha scritta non si è fermato alla comprensione di ciò che questo Paese era, ma ha avuto anche il coraggio e lo spirito per indicare la strada che porta a essere migliori ed è il motivo per cui noi ancora oggi in questi giorni in queste Aule abbiamo la grande responsabilità di rappresentarla ai più alti livelli. Il disegno di legge in esame si propone di contribuire alla realizzazione di quell'intento di cui i nostri Padri costituenti hanno intriso la Carta: educare al vivere comune, conoscere a rivendicare i propri diritti, avere coscienza e ottemperare ai propri doveri, essere buoni cittadini. Tuttavia, l'impossibilità di modifica registrata in questo periodo, all'interno delle Commissioni e non solo, svuota di un senso pieno la necessità avvertita di contributi saldi e concreti anche alla luce di una mancanza di risorse opportune e necessarie. La Costituzione - come disse Giuseppe Dossetti - è stata scritta non per restare lettera morta, ma per diventare per tutti un punto di riferimento. Ecco perché il provvedimento in esame poteva essere un fatto positivo per il nostro Paese, ma resta mortificato proprio perché non si è data la possibilità di effettuare un intervento democratico a tutti noi attraverso il necessario e importante contributo che ogni volta noi siamo chiamati a dare in questo luogo. La democrazia effettiva di un percorso sarebbe stata ulteriore sostanza. Allora rafforzare l'insegnamento dell'educazione civica nelle nostre scuole può e deve essere importante perché contribuisce alla formazione di cittadini responsabili, attivi e soprattutto liberi; persone che vivono lo Stato e prendono parte con passione e conoscenza alla vita civica, sociale e culturale ; persone che hanno il diritto di nutrirsi alla luce della nostra storia, arricchendola sempre, contribuendo loro in prima persona allo sviluppo di un Paese e del suo popolo. Rispettare le regole non è un'abitudine che nasce dalla conoscenza delle regole stesse. Il rispetto delle regole e la consapevolezza di essere detentori di diritti e di doveri nei confronti di una comunità non possono che nascere dalla comprensione delle ragioni per cui la regole esistono. I nostri Padri costituenti questo lo sapevano bene, meglio di chiunque altro, e sapevano bene cosa significa il rispetto dell'altro, della libertà, dei diritti di tutti, soprattutto di chi è diverso da noi e di chi ha un'opinione differente. Ora grazie a loro, ma anche attraverso i nostri comportamenti, dobbiamo rimarcare l'importanza del vivere civile; la difesa strenua della democrazia e delle sue regole; l'importanza della libertà, dei diritti, di uno Stato che sia giusto e non tiranno. Il più grande contributo che possiamo dare al nostro Paese, alla nostra Nazione, è proprio quello di tramandare, di educare a questa consapevolezza e preparare chi oggi è il cittadino di domani - ma è già cittadino oggi - a immaginare e a realizzare senza dubbio una società migliore. Ecco perché questo provvedimento poteva davvero rappresentare una bella pagina nella storia del Parlamento. Perché sorretto da una effettiva collegialità - vera sfida culturale del nostro tempo e dei nostri luoghi - avrebbe interpretato, già nel suo farsi, l'educazione alla condivisione, alla consapevolezza e alla responsabilità. Il neo della frammentazione, invece, pesa sul provvedimento e non aiuta il giusto percorso che avrebbe dovuto accompagnare le nuove generazioni a conoscere il mondo e la società in cui dovranno crescere e che sono anche loro chiamati a cambiare, educare nel senso di coltivare al rispetto della terra e del creato. Pensare una società che possa crescere e progredire in modo sostenibile è il dovere imprescindibile a cui siamo chiamati, ma le modalità sono forza che devono sostenere la sostanza. Allora, già da quest'Aula, già all'interno delle nostre relazioni, già dall'effettiva condivisione, siamo chiamati a mantenere alto il valore della democrazia, lavorando per la democrazia e mostrandoci attenti alle procedure democratiche. Se già nel compimento del nostro lavoro non riusciamo a mantenere saldi questi principi, rischiamo di svuotare di forza e di valore quanto, invece, andiamo a proporre. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittella. Ne ha facoltà. PITTELLA (PD) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, di fronte alle devianze della nostra società, di fronte alla scarsa partecipazione democratica, davanti all'ignoranza ampia della Costituzione italiana e del diritto comunitario, non c'è una risposta diversa da quella semplice, elementare ed efficace, eppure incredibilmente inevasa: l'introduzione dell'educazione alla cittadinanza italiana ed europea come asse portante formativo del cittadino italiano. Ricostruire una comunità che conosca e faccia riconoscere i propri diritti, che conosca e sappia attuare i propri doveri, passa attraverso l'educazione alla cittadinanza e la conoscenza e il possesso dei principi e dei valori su cui si fonda la Costituzione italiana, la Carta dei diritti dei cittadini europei e i trattati europei.