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Disposizioni per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è teso a rispondere alle esigenze del settore del commercio equo e solidale. Nato originariamente negli anni cinquanta nel Nord Europa come settore di nicchia, nel corso di pochi decenni il commercio equo e solidale ha conosciuto una notevole espansione grazie al concorso di molteplici fattori: dalla progressiva estensione delle aree geografiche coperte, nonché del quantitativo e delle tipologie dei beni commerciali, alla creazione di strutture internazionali, per giungere, non da ultimo, anche all'utilizzo dei canali della grande distribuzione, della distribuzione automatica e della ristorazione collettiva. I numeri del cosiddetto commercio equo e solidale italiano, presentati nel «Rapporto annuale di Equo Garantito», elaborato nel 2017, parlano di un fatturato annuo che supera i 74 milioni euro nel 2015, di 13 milioni di euro di importazioni dirette da 206 produttori da tutto il mondo (nel 2013 erano 12 milioni di euro). Il citato Rapporto annuale, oltre a monitorare l'andamento economico di gran parte delle organizzazioni che fanno Commercio equo e solidale in Italia, conferma anche la forte valenza sociale e culturale di tali organizzazioni per la costruzione di nuovi modelli di economia basati sul rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, sulla responsabilità sociale e ambientale del commercio e sulla promozione della sostenibilità a livello locale. Nonostante i ricavi del 2015 non siano cresciuti rispetto all'anno precedente, sono aumentati i lavoratori impiegati nel sistema e le attività con i produttori. A livello locale, molte amministrazioni comunali e provinciali hanno manifestato grande interesse e sensibilità, sia attraverso l'introduzione di considerazioni relative al commercio equo e solidale nei bandi di gara sia con la partecipazione ad iniziative di sensibilizzazione sui propri territori, quali, ad esempio, la campagna «Città eque e solidali», promossa da Fairtrade Italia, AGICES, Coordinamento agende 21 locali italiane e Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, con l'adesione di alcune organizzazioni no profit . A livello nazionale, invece, il nostro Paese non ha ancora riconosciuto ufficialmente l'importanza di questa esperienza attraverso una legge di riordino del settore. Va ricordato che il settore ha risposto all'avvertita esigenza di una cornice regolamentare attraverso forme di autodisciplina, che hanno prodotto normative di carattere «volontario». Una prima via ha condotto all'elaborazione, su scala europea e nazionale, delle cosiddette Carte dei criteri, ovvero documenti volti ad individuare una serie di requisiti, necessari per connotare determinati soggetti quali organizzazioni del commercio equo e, di conseguenza, consentire la loro iscrizione in appositi registri. Tale approccio si è rivelato particolarmente idoneo a regolamentare la commercializzazione dei prodotti del commercio equo attraverso il cosiddetto percorso integrato (o filiera integrale), nel quale i prodotti sono importati da organizzazioni del Commercio equo e solidale e distribuiti soprattutto in negozi specializzati (Worldshops o Botteghe del mondo). Una seconda via che è stata percorsa ha portato, invece, alla stesura di norme volontarie armonizzate relative a sistemi di certificazione, in base ai quali i prodotti del commercio equo vengono etichettati da organismi certificatori privati specializzati, garantendo, in questo modo, la conformità dei prodotti medesimi a determinati standard e il rispetto, nella catena di produzione, dei princìpi propri del settore in discorso. In questa seconda prospettiva, si deve anzitutto qui ricordare il sistema di certificazione istituito da FLO ( Fairtrade Labelling Organizations International ), che attribuisce l'etichetta « Fairtrade » ai prodotti ritenuti conformi ai cosiddetti Fairtrade standards . Il fenomeno del commercio equo e solidale (CEES), anche alla luce delle sue caratteristiche intrinseche, non si presta ad essere disciplinato esclusivamente a livello nazionale. La possibilità di adottare provvedimenti volti a favorire gli scambi dei prodotti del commercio equo e solidale deve essere valutata alla luce dei vincoli che derivano dalle norme internazionali ed europee sul commercio internazionale. L'ambito di intervento del legislatore nazionale è dunque limitato sotto il profilo dell'adozione di provvedimenti tesi a favorire, in una logica commerciale, gli scambi dei prodotti del commercio equo e solidale. Con il presente disegno di legge si vuole rispondere concretamente a questa esigenza e, in particolare, raggiungere un triplice obiettivo. In primo luogo, riconoscere ufficialmente il ruolo svolto da tutti i soggetti che operano a diverso titolo nel commercio equo e solidale, con indicazioni e definizioni precise in merito al significato e alle finalità che deve perseguire questa forma di commercio per potersi definire tale. In secondo luogo, fornire a tutti i soggetti interessati e, in particolare, ai consumatori, garanzie di trasparenza e di correttezza sulle modalità produttive e sulle prassi produttive ed organizzative attuate in Italia e nei Paesi del Sud del mondo dalle molteplici organizzazioni che operano in tale settore. Il futuro stesso del commercio equo e solidale si basa, infatti, sulla fiducia che i consumatori ripongono nel rispetto dei criteri ispiratori dell'attività da parte di tutti i soggetti che operano all'interno della filiera produttiva. L'attuale mancanza di controlli e di trasparenza rischia, pertanto, di dare spazio a possibili comportamenti opportunistici che potrebbero compromettere l'attività e gli sforzi anche dei più meritevoli. Per tali ragioni è necessario procedere alla previsione sia di un sistema di certificazione univoco e controllato che attesti i processi produttivi delle merci provenienti dal circuito del commercio equo e solidale, sia di un meccanismo di registrazione dei soggetti esercenti attività di commercio equo e solidale in appositi albi e registri tenuti a livello nazionale. Da ultimo, si intende promuovere e finanziare una serie di azioni di sostegno a beneficio sia dei prodotti equo e solidali che delle organizzazioni che operano in tale settore, così come avviene già da alcuni anni in altri contesti nazionali (ad esempio in Germania e in Inghilterra). Il presente disegno di legge, già presentato nel corso della XVII legislatura sia alla Camera che al Senato da diversi gruppi parlamentari, è stato approvato dalla Camera dei deputati in prima lettura e, successivamente trasmesso al Senato e assegnato alla Commissione industria, ove l’ iter non si è concluso a causa della fine anticipata della legislatura. L'articolo 1 disciplina l'oggetto e la finalità della legge che, riconoscendo al commercio equo e solidale una funzione rilevante nella crescita economica e sociale nelle aree economicamente marginali del pianeta, si propone di stimolare un più ampio e trasparente accesso al mercato nazionale delle merci prodotte, trasformate e distribuite attraverso le filiere del commercio equo e solidale, favorendo la concorrenza leale e l'adeguata protezione dei consumatori. L'articolo 2 contiene le definizioni. Particolarmente rilevanti sono quelle di commercio equo e solidale e di accordo di commercio equo e solidale.