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L'importo non irrilevante che verrebbe percepito sia tale da connotare da solo l'attività svolta, di fatto, come un lavoro con caratteristiche di autonomia rispetto a quello prestato presso il Corpo». Il colonnello dei Carabinieri, invece, nonostante abbia ricevuto parere contrario da parte del comando generale dell'Arma, ha accettato l'incarico. Pertanto, chiedo al Ministro della difesa se il parere negativo espresso dall'Arma dei carabinieri non sia da ritenersi di per sé vincolante, analogamente alla non autorizzazione da parte della Guardia di finanza e, quindi, se si intenda non concessa al colonnello l'autorizzazione ad assumere l'incarico. Sul tema, con la collega Daniela Donno, abbiamo presentato una formale interrogazione al Ministero, la cui risposta auspico arrivi il prima possibile, perché risulta davvero inopportuno che un organismo che dovrebbe controllare il buon andamento della macchina amministrativa regionale parta già con il dubbio che i membri designati non siano legittimati a ricoprire quel ruolo. RUSSO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUSSO (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ricordare oggi in quest'Aula, a nome mio, ma anche della Commissione istruzione pubblica, beni culturali del Senato, una donna che ci ha lasciato troppo presto, senza mai sospendere un attimo il suo impegno per la cultura e la sua Sicilia. Ho conosciuto Mariarita Sgarlata qui in Senato, in quanto consigliera del ministro Bonisoli, e subito ho capito che era una donna eccezionale, di un entusiasmo prorompente: il suo impegno come docente di archeologia all'università di Catania, come assessore dei beni culturali e dell'identità siciliana della Regione Siciliana, come consigliera del ministro Bonisoli e, quindi, come consigliere delegato dell'Istituto nazionale del dramma antico di Siracusa, era caratterizzato dalle inesauribili competenze, ma soprattutto da un sorriso che riusciva a coinvolgere tutti. L'ultima volta che la incontrai fu alla prima di «Elena» di Euripide, per la regia di Livermore, nella tanto amata Siracusa. Quei momenti magici in cui la memoria del nostro passato, le bellezze della nostra terra e la visione della capacità salvifica dell'arte, proiettata su quelle pietre antiche, rimarranno sempre legati a quel suo orgoglioso sorriso. Quando ci siamo conosciute qui a Roma, appena un anno fa, ci è sembrato di essere amiche da una vita. Oggi resta il dolore di non aver saputo nemmeno che stesse male e di avere perso una grande persona e una grande professionista, così, in un soffio. Ciao, Maria Rita, mancherai alla Sicilia, mancherai all'Italia, mancherai a questa nostra terra che ha bisogno, ora più che mai, di arte, cultura, passione, umanità. Un abbraccio alla famiglia e al suo amatissimo figlio. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Calandrini) . RAMPI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signor Presidente, non è facile per me, ma vorrei spendere due parole sulla figura di Filippo Penati in quest'Aula. Non è facile, perché Filippo è stato per me - non ho reticenza a dirlo - qualche cosa che si avvicina molto a un papà politico. Però in quest'Aula credo che sia giusto dire due cose su Filippo, anche perché tante volte ho pensato che in quest'Aula Filippo ci sarebbe stato, sicuramente ci sarebbe dovuto stare, se la sua vicenda politica e la sua storia politica fossero arrivate alla conclusione naturale di un percorso che nasce in una grande città operaia come Sesto San Giovanni e dentro la storia di un grande partito che sapeva individuare giovani figure, crescerle e farne dei grandi dirigenti politici. Quella è stata una grande storia popolare; Filippo è stato il sindaco di quella città nella trasformazione, nel momento in cui da grande città operaia diventava altro, e ha saputo affrontare, da sindaco e da assessore all'urbanistica, quella difficilissima trasformazione. Poi, è uscito da Sesto San Giovanni ed è arrivato a Milano, alla presidenza della Provincia e poi alla sfida di Regione Lombardia, portando davvero - non retoricamente, come oggi si dice tante volte - la periferia al centro della città, nella grande metropoli, dando anche fastidio a molti, che non vedevano bene che un uomo della periferia potesse entrare nei salotti buoni della Milano della borghesia e della grande metropoli. Il suo è stato un percorso politico straordinario. Penati è stato davvero un immenso personaggio del riformismo lombardo, imponente. Era imponente Filippo, come figura, ed era imponente come politico. Il coro popolare che ieri ha riempito la rete gli sarebbe molto piaciuto; un coro di persone semplici, di militanti, di donne e di uomini che l'avevano saputo riconoscere, al di là degli stereotipi. Di stereotipi ce ne sono stati tanti, anche in queste ore: lo sceriffo, la Stalingrado d'Italia e naturalmente tutto il tema del rapporto con la giustizia. Non possiamo non ricordare che la malattia che l'ha portato via molto presto (troppo presto) nasce anche da una terribile vicenda giudiziaria e mediatica, da cui Filippo è uscito a testa alta, perché le persone che hanno quella storia e quel radicamento popolare sanno stare nella loro comunità, ci sono sempre stati, e sanno reagire anche alle avversità della vita. L'universo non è stato generoso con Filippo Penati da un certo punto in avanti, ma Filippo Penati, che era una grande persona, ha saputo reagire all'universo. Vorrei dire a tutti i colleghi le sue ultime parole, di qualche giorno fa, in cui racconta di come, in sedia a rotelle, girava per la sua Sesto San Giovanni e si accorgeva di aver fatto troppo poco per le barriere architettoniche. L'ultima frase che ha usato è: «ho sbagliato». Ecco, impariamo tutti a dire, qualche volta, con coraggio, a testa alta, senza problemi: «ho sbagliato». (Applausi dai Gruppi PD e M5S e del senatore Calandrini) . EVANGELISTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, intervengo per portare all'attenzione di questa Assemblea l'incresciosa situazione in cui si trovano oggi 1.500 lavoratori sardi. Si tratta di operatori sociosanitari, di infermieri, di autisti e di fisioterapisti, i quali da giorni, da lunedì mattina, si trovano sotto il consiglio regionale sardo, accampati per protestare in merito alla gravosa e gravissima situazione in cui si trovano. Si tratta dei lavoratori dell'Associazione italiana assistenza spastici (AIAS), radicata anche in Sardegna, un'associazione che si occupa dell'erogazione di servizi di assistenza sanitaria, di residenza sanitaria assistita, di riabilitazione e di assistenza ai malati psichici e portatori di handicap : circa 3.500 pazienti sparsi in tutta la Sardegna in ben 52 strutture. Si tratta di un'associazione fondata da una famiglia privata, in regime privato convenzionale con la Regione Sardegna e quindi con l'ASL, che fin dal 1967 ha gestito questo servizio e queste strutture con fondi pubblici; una famiglia e strutture che sono oggi attenzionate dalla magistratura in diversi procedimenti penali. Ormai da tempo i dipendenti di questa associazione vivono una situazione drammatica.