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Cito altri problemi, che sono stati creati o che non sono stati risolti. Mi riferisco a quelli relativi ai responsabili unici dei procedimenti. Venti anni fa, per la gestione del terremoto di Marche e Umbria del 1997, si consentì di poter individuare come responsabile del procedimento un tecnico esterno, assunto magari a tempo determinato o addirittura con una convenzione. Questo perché si trattava di Comuni molto piccoli, che non hanno in pianta organica un numero sufficiente di tecnici per le tante opere da realizzare. All'epoca il problema si è risolto proprio utilizzando un po' di buonsenso. Il buonsenso, però, evidentemente manca oggi, perché oggi è prevalente quanto stabilito dall'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), ovvero soddisfare obiettivi che nulla hanno a che vedere con la ricostruzione e quindi, in attuazione appunto di quanto previsto per l'ANAC, ancora non è possibile nominare un responsabile del procedimento esterno. Come ho detto prima, nel decreto-legge in esame sono contenuti dei paradossi e ne evidenzio uno, relativo a "Resto al Sud", una misura che evidentemente apprezziamo. Non sappiamo concretamente quali effetti potrà portare, ma, come dicevo prima, tutto quello che potrebbe migliorare la situazione è benvenuto e quindi è benvenuta anche la misura "Resto al Sud". Si è deciso che, in deroga ai criteri della misura stessa, per i Comuni più danneggiati si possano prevedere anche deroghe ai limiti di età. Poi, per stabilire quali sono i Comuni più danneggiati, si fa ricorso ad un criterio, cioè quello delle schede AEDES (Agibilità e danno nell'emergenza sismica) con esito E, che, in qualche caso, nei Comuni più danneggiati, invece, potrebbe avere un minor riscontro. Infatti, visto il grandissimo numero di edifici danneggiati nei Comuni distrutti, all'inizio si optò per una procedura diversa e, anziché realizzare la scheda AEDES, si procedette realizzando una scheda FAST (Fabbricati per l'agibilità sintetica post-terremoto), che aveva come possibile esito solo l'utilizzabilità o la non utilizzabilità degli edifici. Un ulteriore paradosso sta nel fatto poi che nel frattempo è stata introdotta una scadenza per la presentazione delle schede AEDES, ma nei Comuni più danneggiati si è derogata la possibilità di presentare questa scheda, concedendo ai proprietari la facoltà di depositare la scheda AEDES alla presentazione del progetto. I Comuni danneggiati hanno avuto molte aree perimetrate, che dovranno essere ricostruite, previa predisposizione di un piano attuativo. Credo, se ricordo bene, che solo quattro piani attuativi hanno avviato l' iter di progettazione. Le decine e decine di piani attuativi delle zone distrutte dal terremoto ancora non hanno avviato l' iter della progettazione del piano attuativo. Quindi, signor Presidente, a maggior ragione non possono avere l'esito E. Quindi anche ciò che poteva andar bene del decreto-legge non si è saputo fare, così come accade per le notifiche ai comproprietari. Nelle nostre realtà montane, molto spesso non ci sono state le successioni e quindi capita che un'unica unità immobiliare sia in comproprietà anche di 30 soggetti diversi. Prevedere la possibilità di iniziare l'intervento senza coinvolgerli tutti è stata un'ottima scelta, che ho condiviso e che avevamo proposto anche noi, ma obbligare la notifica tramite raccomandata o tramite PEC a tutti i comproprietari, quando spesso sono impossibili da raggiungere, significa privare di efficacia una delle poche cose utili contenute in questo decreto-legge. Ovviamente c'è molto altro, che verrà sviscerato nella discussione e quindi ringrazio tutti i colleghi per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Cangini. CANGINI, relatore di minoranza . Signor Presidente, il 9 settembre scorso, nel chiedere la fiducia, il Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, disse che la ricostruzione post-sismica dell'Italia centrale sarebbe stata la priorità del suo Governo. Prendemmo per buono quell'impegno, ricordando che il medesimo Giuseppe Conte, nelle stesse condizioni di Presidente del Consiglio incaricato, di fronte alle stesse Camere, un anno prima, aveva trascurato - diciamo così - di occuparsi del destino dei terremotati dell'Italia centrale. Ci sembrò un passo in avanti. Naturalmente, anche in questo caso, alle parole non sono seguiti fatti apprezzabili e apprezzabilmente coerenti con la solennità dell'impegno assunto in sede istituzionale di fronte agli eletti del popolo. Lo testimonia, tra le tante altre cose, un dato eloquente. Quando è stato licenziato dal Governo, il cosiddetto decreto sisma si componeva di soli nove articoli, per giunta in buona parte orientati a mere proroghe di scadenze di pagamenti. Tutte misure necessarie, naturalmente, ma largamente insufficienti, al punto tale da accreditare l'idea che questo Governo avesse come obiettivo quello di contenere il problema terremoto, piuttosto che risolverlo. Nessun cambio sostanziale di passo, nessuna priorità sensibile. Tuttavia, poiché dal male a volte nasce il bene, durante il passaggio di conversione del decreto-legge alla Camera dei deputati (purtroppo non al Senato, che non è stato messo nelle condizioni di intervenire sul provvedimento), gli articoli, da 9 che erano, sono diventati 50. Sono stati accolti una quindicina di emendamenti di Forza Italia e questo naturalmente ci fa piacere. Si tratta di emendamenti concordati con i territori, i sindaci del cratere e l'ANCI. Devo dire, per onestà intellettuale, che non sono stati accolti gli emendamenti più significativi e incisivi tra i tanti che abbiamo presentato. Bene, naturalmente, che siano passati provvedimenti lungamente attesi, come quelli sulle centrali uniche di committenza, sulla maggiorazione dei contributi in caso di demolizione e ricostruzione di strutture con murature di grande spessore, sulla proroga dei pagamenti di mutui, bollette, contributi, tasse e tributi, sulla proroga del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, sull'estensione ai territori terremotati delle misure a favore di coloro che vorranno investire in nuove attività nel Sud Italia. Il testo recepisce anche alcune ipotesi di superamento delle problematiche relative alla ricostruzione di edifici demoliti o da demolire, ma su questo tema, come su tanti altri, ci si sarebbe aspettati più decisione e capacità semplificatoria. Questo vale per molti altri punti, ad esempio in tema di segretari comunali. È previsto - ed è un bene - che i piccoli Comuni possano avvalersi dei segretari di fascia superiore, ma è assurdo che gli oneri vengano scaricati sui bilanci dei medesimi Comuni e nell'ambito delle quote loro riservate per le nuovi assunzioni. In sostanza, lo Stato dice: è necessario integrare i segretari comunali, ma non lo faccio io, lo fate voi a vostro carico. Non è esattamente un sostegno, è uno scarica barile.