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Eppure, è stato inserito in assenza di un dibattito pubblico; anzi, direi di più: in spregio delle considerazioni emerse dal dibattito pubblico che c'è stato durante la pandemia da Covid-19, che ha evidenziato i profondissimi limiti di efficienza e di coordinamento - ce lo ricordiamo tutti - del decentramento delle funzioni con riguardo a valori fondamentali come la salute, l'ambiente, l'istruzione, il lavoro, valori tutelati dalla Costituzione. Sono limiti che, con le autonomie, renderebbero ancora più grave il divario esistente tra il Mezzogiorno e il resto d'Italia; graverebbero enormemente anche sulla ripresa del Nord - questo lo dicono tutti gli osservatori economici - e ulteriormente sulla violazione del principio di uguaglianza - già violato - di cui all'articolo 3 della Costituzione. Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 14,50) ( Segue NUGNES). Ha carattere prioritario non l'approvazione del disegno di legge in oggetto, ma la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali che aspettano da trent'anni. Abbiamo messo a punto un emendamento in tal senso, che presenteremo al più presto, per lo stralcio di questo collegato. Non è il momento di affrontare, con un Parlamento commissariato da una maggioranza bulgara, una delle questioni più scottanti per il Paese; un presupposto che nasce da una modifica del Titolo V valutata errata da più parti, che sarebbe ora di mettere al centro del dibattito per una necessaria e non più prorogabile revisione costituzionale. PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rivolta. Ne ha facoltà. RIVOLTA (L-SP-PSd'Az) . Innanzitutto ringrazio la relatrice, senatrice Conzatti, e il Sottosegretario, sempre presente ai nostri lavori. Signor Presidente, colgo l'occasione per sottolineare come, ancora una volta, i tempi siano troppo compressi. (Applausi) . Non è pensabile fare l'analisi della NADEF, che nelle altre occasioni impiegava dai sette ai dieci giorni, in un giorno e mezzo. Questi però sono i tempi che sono stati dati. Rivendichiamo, per lo meno, il diritto di mugugno. Indubbiamente i dati emersi dall'analisi della NADEF vedono un miglioramento previsionale riferito del terzo trimestre, mentre per il quarto ci sarà una lieve decrescita. Si pensa comunque a un aumento del 6 per cento annuo. Quindi, direi che, rispetto alla previsione del DEF del 4,5 per cento, sicuramente il dato è positivo. Per il 2022 la crescita prevista è più moderata, ma rileviamo come comunque anche il deficit per il 2021 sia sceso rispetto a quello del 2020, per cui i dati migliorano. Come potrebbe essere diversamente con le misure e la potenza di fuoco messe in campo? La preoccupazione emersa durante le audizioni anche dagli interventi dei vari colleghi è stata proprio quella di fare in modo che questa ripresa visibile, ribadita dai rappresentanti dei vari settori produttivi, dagli industriali agli artigiani, diventi strutturale, e quindi una crescita più bassa, non agli stessi tassi, ma costante. Dovranno quindi andare in porto degli atti precisi, come lo è certamente - lo diciamo da anni in quest'Aula - il contrasto all'evasione fiscale. Bisognerà, poi, porre particolare attenzione all'aumento della spesa per gli investimenti, per la ricerca, per l'innovazione, per migliorare l'istruzione e la sanità del nostro Paese, e cioè per permettere di avere un livello di base che ci proietti in un futuro di maggiore benessere. Certamente sono molti i problemi, e ne tratterò solo alcuni. Per esempio, viene richiesta una maggiore flessibilità di ingresso e di uscita dal mercato del lavoro, perché devono poter rientrare quelle persone - le donne soprattutto - che sono state espulse a causa della pandemia; ma bisogna che ci sia anche una formazione particolarmente efficace di tutti i lavoratori. Se il nostro deve diventare un Paese con conoscenze digitali più diffuse; se il datore di lavoro - industriale, artigiano, pubblica amministrazione - richiede un livello maggiore di conoscenze, di abilità e di produttività, bisogna che queste siano sostenute da un livello di istruzione e formazione crescente. Quindi, dovremmo davvero concentrare le nostre forze, le nostre risorse e i nostri investimenti su questo fronte, perché il capitale umano è l'elemento più importante. E non parlo solo dei livelli alti, rispetto ai quali occorre certamente fare in modo che i giovani più qualificati che sono all'estero trovino incentivi che li portino a rientrare nel nostro Paese. Il clima di fiducia e di aspettative positive ora c'è: prima era all'estero, in alcune capitali - sto pensando, per esempio, a Berlino e a Londra - ma adesso è presente anche nel nostro Paese. Bisogna fare in modo che quei ragazzi che si sono formati in Italia o all'estero, ma che comunque ora sono all'estero, tornino e diano il loro contributo alla crescita di un Paese che si sta muovendo, che sta diventando autorevole anche al di fuori dei suoi confini. C'è ottimismo all'estero rispetto alla nostra crescita: siamo diventati più affidabili, per cui, bisogna perseguire questa strada. Allo stesso modo, bisogna fare in modo che anche i lavoratori meno qualificati, con una formazione ad hoc , possano essere adeguati a ruoli migliori, comunque più performanti. Quindi, si alza il livello di tutti i lavoratori. E questo è ciò che dobbiamo fare per programmare una crescita continua. Vengo ora al reddito di cittadinanza. Voglio trattare il tema perché è sempre uno stimolo sentirne parlare da alcuni colleghi, che sono anche amici. Non capisco perché non ci si possa fermare e dire che alcune cose non sono andate bene. Lo dico anche dal punto di vista di amministratore locale. I PUC (Progetti di utilità collettiva) non hanno funzionato. Diciamolo. (Applausi) . Ce lo ha detto anche il rappresentante di ANCI durante le audizioni che si sono tenute prima. Si tratta semplicemente di guardare alla realtà. Come ho già detto altre volte in Aula, il meccanismo di controllo dovrebbe essere previsto ex ante , e non ex post : è un lavoro assurdo che viene fatto per dire ad alcune persone - a quel punto i denari non li hanno più - che devono restituirli perché non ne avevano diritto. È proprio il meccanismo ad essere sbagliato; ma soprattutto il costo è enorme: 7 miliardi all'anno. Forse sarebbe meglio pensare all'educazione scolastica, ad aiutare le famiglie con ragazzi disabili che hanno bisogno di avere un sostegno, che attualmente è in carico ai Comuni che coprono le necessità con fondi propri. E sottolineo che i disabili - mi riferisco sia allo spettro autistico che a disabilità fisiche - sono comunque in grandissimo aumento. Ci sono quindi delle misure davvero importanti da realizzare. Signor Presidente, altro punto davvero rilevante che ci viene chiesto di attenzionare dagli industriali, dagli artigiani, e comunque dal mondo produttivo, concerne ancora la semplificazione. Qualcosa è stato fatto con il cosiddetto decreto Brunetta, ma bisogna fare di più. Ce lo chiede chi produce, chi ha ricominciato a investire, a esportare, a produrre, a cercare anche sistemi più sostenibili per fare impresa. Occorre però una semplificazione sempre maggiore.