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Signor Presidente, questa drammatica vicenda ha colto noi e il mondo di sorpresa, anche se, in un certo senso, potremmo dire che qualcosa era già stato annunciato e qualcuno ha sottaciuto ciò che è accaduto, ma questi ragionamenti li faremo più avanti. Il fatto però chiaro e inequivocabile è che dal 23 febbraio ad oggi abbiamo avuto ben 8 decreti-legge, 9 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, una serie infinita di ordinanze della Protezione civile, decreti del Ministro dell'interno e del Ministro della salute, ordinanze regionali. Insomma, una bulimia dal punto di vista normativo e legislativo che ha scosso fortemente la tenuta del nostro sistema della gerarchia delle fonti. Abbiamo fonti normative senza una precisa gerarchia. Si è inciso sulla libertà personale, che è però competenza del Parlamento. È compito del Parlamento definire i limiti entro i quali si può determinare la libertà personale. Quindi, è certo che tutto ciò passa necessariamente all'esame e al vaglio del Parlamento. Ma, a dir la verità, se il sistema delle fonti è in difficoltà e scosso, è anche vero che la nozione di autorità non c'è. D'altronde, un vecchio filosofo, Kojève, ci aveva insegnato che la nozione di autorità è una delle cose meno studiate. A questo riguardo, basta capire l'incertezza dei cittadini in questi giorni, la serie innumerevole di autodichiarazioni. Ogni volta si chiede loro il codice fiscale e la residenza. Sono tutti dati che l'amministrazione dovrebbe già avere, ma vengono sistematicamente e ripetutamente richiesti. Nel 1919 Don Luigi Sturzo diceva: vogliamo la riforma della burocrazia, la riforma dell'ordinamento giudiziario e la semplificazione legislativa. Era il 1919 e sono passati centouno anni, eppure l'Italia è ancora ferma con problemi connessi alla burocrazia soffocante che impedisce qualsiasi azione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Vogliamo capire che se non stabiliamo, quantomeno in questi momenti di emergenza, un sistema che consenta di aiutare direttamente le persone, i cittadini e le imprese non ne verremo mai fuori? Su questo problema, come ci si approccia davanti alla conversione in legge sulla quale voi domani porrete la questione di fiducia? L'atteggiamento non può che ricordarmi la filosofia di Benjamin quando, davanti al dipinto Angelus Novus di Paul Klee, lo descriveva come un angelo che ha le ali spiegate ma il volto e lo sguardo rivolti al passato. Noi, oggi, convertiamo una norma, guardiamo dietro, ma sappiamo che tutta l'attenzione è rivolta a ciò che verrà e, quindi, al decreto liquidità, al decreto di aprile, al quale si affidano magnifiche sorti progressive di questo Governo per rilanciare e per mettere almeno in sicurezza il Paese rispetto a questa drammatica crisi. Ci sono poi stati alcuni argomenti che alcuni colleghi prima hanno affrontato: il tema della responsabilità dei medici, il tema della responsabilità delle strutture. Anche lì: pavidi! Tutti quanti! Tutti, lo stesso giorno, presentano gli stessi emendamenti che modificano l'articolo 590- sexies del codice penale che, sappiamo, è stato potentemente rivisto da una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione del dicembre 2017. Ebbene, tutti avete ritirato quell'emendamento per la paura dei social . Non avete capito che quello sarà un tema importantissimo, che non riguarda solo la responsabilità dei medici ma la responsabilità delle strutture! (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Riguarda la responsabilità di questo Paese dopo la riforma del Titolo V, quando si stabilisce che la sanità è una sanità con funzioni concorrenti, dove non si sa chi decide cosa e fino a che punto. Noi di Forza Italia avevamo chiesto in modo chiaro, sin dall'inizio, uno stanziamento di 100 miliardi. Bisogna mettere tutto ciò che abbiamo a disposizione ora: 25 li spendiamo adesso; 75 li possiamo trovare; almeno 30 vanno al sistema delle imprese con i suoi moltiplicatori; gli altri servono per dare una moratoria dal punto di vista fiscale: moratoria fiscale per quest'anno. Mettiamo il fieno in cascina. Questo è un anno sabbatico, perché non ci sono altre soluzioni. Le saracinesche dei negozi vengono tirate giù, e non avete avuto nemmeno il buon senso di introdurre una norma facilissima come la cedolare secca per le locazioni commerciali! Avete respinto un emendamento di Forza Italia che, tra l'altro, voi del MoVimento 5 Stelle avevate votato, quando eravate al Governo con la Lega nel 2019. L'unica misura decente che avevate fatto, l'avete eliminata e non pensate di reintrodurla adesso. Così come non pensate di defiscalizzare per i proprietari che non ricevono il pagamento del canone dall'inquilino in evidente difficoltà. Questo abbiamo chiesto noi. Speriamo di sbagliarci ma ci sembra che, in realtà, la risposta che darà questa maggioranza sarà una risposta modesta, una risposta confusa, una risposta che pensa che, forse, il reddito di cittadinanza (o l'estensione del reddito di cittadinanza) sia la soluzione dei problemi. Non è assolutamente la soluzione dei problemi. Quella impostazione lì non crea cittadini e non dà reddito al Paese. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Bertoldi. Ne ha facoltà. DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, noi di Fratelli d'Italia avremmo voluto, in questa sede e in questo drammatico momento per il Paese, prendere la parola in senso davvero entusiasta per la collaborazione che avrebbe dovuto esserci tra tutti i componenti di questa Aula parlamentare e tra tutte le forze politiche che partecipano alle istituzioni democratiche di questo Paese. Devo dire però che avremmo voluto, perché così è. E lo dimostrerò, non con un parere, ma con dati di fatto. Voi non siete stati in grado di far seguire alle parole e alle intenzioni l'oggettività, la realtà. È stata musica per me, presidente Pesco, sentire il suo richiamo alla collaborazione, alle persone, ai nostri concittadini che stanno soffrendo, magari negli ospedali e nelle case, attendendo il rientro dei propri cari, nella speranza che siano guariti. È stato un piacere ed è stato musica per me sentire la collega Sbrollini parlare di burocrazia da annientare, di collaborazione tra forze politiche: era ciò che davvero noi di Fratelli d'Italia, il partito dei patrioti italiani, avevamo nel nostro cuore e lo abbiamo detto fin dal primo giorno. E ci avevamo anche creduto, forse perché qualche volta siamo ingenui; avevamo creduto alle parole del presidente Conte, quando, con la sua verve elegante, ci disse: «Vi ascoltiamo, collaboriamo, dobbiamo condividere un percorso». Certamente, cari colleghi, ci ha ascoltati e, da quanto mi risulta, ci ha ascoltati con la massima serenità e con un apprezzamento formale, che ci faceva ben sperare. Ma qual è il risultato, cari colleghi?