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Noi chiediamo di non bloccare il Paese e di andare avanti sulle grandi opere, perché sono la ragione stessa del futuro del nostro Paese. Pensate che sull'asse Torino-Milano-Trieste si produce il 70 per cento del prodotto interno lordo. È questo che volete bloccare? Chiediamo che si vada avanti e, se volete bloccare le opere, dovete vincere nelle amministrazioni che hanno da sempre votato a loro favore - ripeto, da sempre - ivi compresa la Lega Nord, che ne governa parecchie. Credo che questa sia la ragione per cui nel Nord del Paese voi non raggiungete la doppia cifra: vi conoscono e vi evitano e hanno capito che questo pericolo non lo vogliono correre. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Toninelli, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. TONINELLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti . Signor Presidente, colleghi, come ho riferito nel corso dello svolgimento di precedenti interrogazioni relative alle stesse questioni poste oggi dagli interroganti, devo ribadire la posizione del Ministero rispetto alle opere che impiegano la maggior quantità di risorse pubbliche. Negli ultimi anni è stato decretato e certificato il fallimento di un modo di intendere queste opere, rispetto al quale per molto tempo è parso non ci fosse alcuna alternativa. Questo approccio era stato letteralmente codificato nel 2001 nella cosiddetta legge obiettivo, un programma di pianificazione di opere pubbliche che è stato al centro dell'agenda, anche del Governo precedente, fino a quando le ennesime evidenze ne hanno impietosamente mostrato i limiti, conducendo alla completa abrogazione della legge e alla ridefinizione delle opere da considerare prioritarie. Rispetto a quell'epilogo non vi fu nessuna levata di scudi da parte di chi ritiene oggi necessario procedere nel senso indicato dagli interroganti. Stupisce quindi l'insistenza con cui si cerca di contrapporre l'azione di questo Governo all'interesse del Paese. Come ha affermato anche il Ministro dell'economia e delle finanze francese, gli interrogativi del Governo italiano sulla TAV Torino-Lione sono legittimi e vanno rispettati: «È un progetto che costa diversi miliardi di euro ha affermato di cui bisogna garantire la redditività davanti ai contribuenti». Parole del Ministro dell'economia e delle finanze francese. Rispondo quindi, ancora una volta, che la verifica in corso da parte degli esperti, incaricati dal Ministero di effettuare l'analisi costi-benefici sulle grandi opere, ha proprio lo scopo di garantire il corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Rispetto alle questioni specificamente poste possiamo confermare che tale analisi si fonda sui criteri scientifici e i parametri oggettivi propri della «analisi costi-benefici» in senso tecnico, nonché sulle Linee guida per la valutazione delle opere pubbliche adottate dallo stesso Ministero con decreto del 30 di giugno 2017. Proseguo nel dissipare i dubbi ricordando che siamo del tutto consapevoli che il blocco delle opere può comportare costi derivanti dagli impegni assunti dai Governi precedenti. Questi costi non rientrano nell'analisi costi-benefici in senso proprio, ma la struttura tecnica di missione è ugualmente incaricata di valutarli e rappresentarli attraverso una ulteriore e distinta analisi tecnico-giuridica, di cui il Governo terrà conto nelle sue decisioni. Ribadisco quindi ancora una volta che sia l'analisi costi-benefici in senso tecnico, sia la parallela analisi degli oneri a carico del bilancio pubblico in caso di blocco delle opere infrastrutturali, comprese quelle su cui esistono accordi internazionali, saranno rese pubbliche. Il tempo che si sta impiegando per queste complesse valutazioni risulterà comunque minimo rispetto ai tempi di realizzazione complessivi delle grandi opere in esame e sarà tale da non produrre conseguenze dannose per l'interesse del Paese. È noto e certificato che il costo delle opere pubbliche programmate dai Governi precedenti a partire dalla famigerata legge obiettivo è aumentato in modo esponenziale. Chiedo un attimo di attenzione: la TAV Milano-Bologna-Firenze, che secondo la stima iniziale doveva costare 1,3 miliardi di euro, al suo completamento è costata circa 13 miliardi di euro, con un aumento del 917 per cento; mi pare che questi dati portino a capire come un'analisi costi-benefici sera, terza e indipendente sia più che mai necessaria. (Applausi dal Gruppo M5S) . La statale n. 38 in Valtellina, che doveva costare 481 milioni di euro, dopo tredici anni, è arrivata a costare 2,5 miliardi di euro, ossia il 401 per cento in più rispetto al progetto iniziale. Ricordo che le stesse opere sono state - nel corso dei decenni passati - oggetto di sistematiche rivalutazioni, non solo da parte dei diversi rappresentanti politici che si sono succeduti, ma anche da parte di istituzioni tecniche, nonostante fossero già state analizzate a monte con un'ottica di costi-benefici. È stata la stessa Corte dei conti europea a definire, poco dopo la formazione di questo Governo, la rete ferroviaria del corridoio TEN-T «un sistema disomogeneo e inefficace di linee senza un piano realistico a lungo termine». Non è il MoVimento 5 Stelle, ma la Corte europea. Ricordo inoltre che in Francia, il Governo insediatosi a maggio 2017 ha incaricato la Commissione tecnica di individuare le priorità del Paese a livello infrastrutturale, anche con riguardo alle opere in corso di realizzazione, come quelle del corridoio TEN-T, e i risultati sono stati prodotti nel febbraio successivo, dopo circa nove mesi. L'attenzione che il Governo sta ponendo sull'utilizzo delle risorse pubbliche investite in opere ereditate dal passato e particolarmente onerose è in linea con quanto fatto da altri Governi europei e sta tenendo conto di tutti gli interessi in gioco. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Margiotta, per due minuti. MARGIOTTA (PD) . Ministro, siamo ovviamente assolutamente insoddisfatti delle sue risposte. Comprendo, d'altra parte, le difficoltà che deve affrontare: in tutto il mondo i Ministri delle infrastrutture sono chiamati a realizzare le opere, grandi e piccole; lei è l'unico Ministro che si sta adoperando per bloccare le opere. (Applausi dal Gruppo PD) . Vi siete affidati all'analisi costi-benefici, uno strumento antico per non dire la verità: volete prendere tempo, un tempo che il Paese non ha. Rischiamo di entrare in recessione e voi che fate? Tirate il freno a mano del settore che più di altri consentirebbe al nostro Paese di crescere sulla via dello sviluppo e del lavoro. Siamo appesi alle decisioni di una Commissione che di fatto non è stata ancora insediata, una Commissione fantasma. Il Paese è appeso ai vostri tempi, quelli della peggior politica degli ultimi vent'anni, ossia la vostra, quella delle fake news e dei condoni, della decrescita e del rancore, della disoccupazione e dei debiti. (Applausi dal Gruppo PD) . Lei ha avuto l'ardire di dire anche oggi che entro novembre la Commissione avrebbe terminato i propri lavori di valutazione.