[pronunce]

c) la disciplina di detto tributo rientra, quindi, nella competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., residuando alla Regione Siciliana la limitata potestà di attuazione prevista dalla legge statale istitutiva del tributo; che, in base a tale quadro costituzionale di riferimento, risulta evidente, ad avviso delle Province regionali, l'alterazione apportata dalla norma censurata all'assetto stabilito dal d.lgs. n. 446 del 1997, perché, mentre la norma statale trasferisce alle Province delle Regioni a statuto ordinario il gettito dell'imposta, riducendo il fondo ordinario spettante alle medesime Province di uno stesso importo, con riferimento al gettito riscosso nel 1999, il legislatore siciliano, discostandosi da tale principio: a) ha indicato come base di calcolo per la determinazione dell'assegnazione ordinaria non il gettito dell'imposta riscossa nell'anno precedente il trasferimento (esercizio 2002), ma quello del 2003; b) ha stabilito un tetto all'assegnazione ordinaria mutuato dallo stanziamento previsto nel bilancio regionale 2001 (per gli anni 2005 e 2006); c) ha individuato un gettito “stimato” di 60 milioni di euro, con la conseguenza che l'eccedenza del gettito effettivo finisce con il venire compensata da una riduzione di eguale misura dell'assegnazione ordinaria; che, sempre ad avviso delle intervenienti, la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 64, comma 4, della legge regionale n. 4 del 2003 dovrebbe essere estesa all'art. 23, comma 2, della legge regionale 29 dicembre 2003, n. 21, che applica il criterio censurato anche all'esercizio finanziario 2006; che, in prossimità dell'udienza pubblica, le Province regionali hanno depositato memoria ribadendo le conclusioni già formulate. Considerato che il rimettente censura l'art. 64, commi 2 e 4, della legge della Regione Siciliana 16 aprile 2003, n. 4 (Disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2003), nella parte in cui, dopo aver «definitivamente» stimato, per l'esercizio 2003, in 60.000 migliaia di euro il gettito dell'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore attribuito alle Province regionali ai sensi dell'art. 10, comma 2, della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2, dispone che: a) per l'esercizio 2004, la complessiva assegnazione annuale a favore delle Province regionali, per lo svolgimento delle funzioni amministrative conferite in base alla vigente legislazione e a titolo di sostegno allo sviluppo, «è ridotta in base ad una stima, pari a 60.000 migliaia di euro, del gettito dell'anno 2003»; b) sulla base dei dati finali dell'anno 2003, comunicati ai sensi dell'art. 10, comma 2, della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2, è determinata la riduzione definitiva della medesima assegnazione; c) l'Assessore regionale per il bilancio e le finanze provvede alle conseguenti variazioni di bilancio; che, ad avviso del rimettente, la norma víola gli artt. 118 e 119 della Costituzione, come “attuati” dall'art. 60, commi 1 e 4, del d.lgs. n. 446 del 1997, in forza del quale il gettito dell'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore riscossa nella Regione Siciliana è direttamente attribuito alle Province, con conseguente venir meno di ogni pregressa competenza regionale a percepire detto tributo, al fine «di assicurare l'autonomia degli enti locali, anche mediante l'attribuzione ad essi di risorse finanziarie costituite da prelievi tributari, effettuati nel territorio di detti enti»; che, preliminarmente, deve essere dichiarato ammissibile l'intervento in giudizio delle Province regionali di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani, le quali non sono parti nel giudizio a quo, introdotto dalla Provincia regionale di Ragusa; che, infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte (sentenza n. 411 del 2006, ordinanze 6 giugno 2006, 4 aprile 2006, 21 giugno 2005 e n. 251 del 2002), «al principio generale – secondo il quale possono partecipare al giudizio di legittimità costituzionale (oltre il Presidente del Consiglio dei ministri e, nel caso di legge regionale, il Presidente della Giunta) solo le parti del giudizio a quo – può derogarsi soltanto a favore dei soggetti titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio»; che la deroga di cui sopra è possibile solo nel caso in cui l'incidenza sulla situazione sostanziale vantata dall'interveniente derivi non già, come per tutte le altre situazioni sostanziali governate dalla legge oggetto del giudizio, dalla pronuncia della Corte sulla legittimità costituzionale della legge stessa, bensí «dall'immediato effetto che la pronuncia della Corte produce sul rapporto sostanziale oggetto del giudizio a quo»; che, nel caso di specie, una eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma censurata avrebbe, nella prospettazione del rimettente, la conseguenza di far venire meno, con effetto diretto su tutte le intervenienti, il fondamento normativo dell'atto amministrativo impugnato nel giudizio a quo, con il quale l'Assessore per il bilancio e le finanze della Regione Siciliana ha disposto una variazione del bilancio regionale, operando una detrazione, da quanto assegnato alle Province «per lo svolgimento delle funzioni amministrative conferite in base alla vigente legislazione e a titolo di sostegno allo sviluppo», del gettito dell'imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, spettante alle Province medesime; che, sempre in via preliminare, devono essere esaminate le eccezioni di inammissibilità della questione sollevate dalla Regione Siciliana; che, in particolare, la Regione eccepisce: a) la genericità dell'individuazione dell'oggetto della questione, in quanto il rimettente censura l'intero art. 64 della legge regionale n. 4 del 2003 e non il solo comma 4, secondo e terzo periodo, di detto articolo; b) il difetto di motivazione dell'ordinanza di rimessione sulla non manifesta infondatezza; c) il difetto di motivazione sull'applicabilità alla Regione Siciliana – ai sensi dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 – degli articoli 118 e 119 Cost., evocati quali parametri, in luogo dello statuto speciale;