[pronunce]

- La difesa della Provincia autonoma di Bolzano assume, poi, la infondatezza del ricorso, sostenendo che sarebbe in contrasto con «i più basilari principi» che la Provincia autonoma di Trento possa regolare una concessione relativa ad un impianto idroelettrico sito nel territorio alto atesino e sostiene che la posizione della ricorrente sarebbe, infine, «ingiustificata», su un piano più generale, in quanto il territorio e la popolazione della Provincia autonoma di Bolzano sarebbero quelli che sopporterebbero le conseguenze negative dell'impianto. 5. - In prossimità dell'udienza pubblica anche la ricorrente Provincia autonoma di Trento ha depositato una memoria, nella quale, in via preliminare rileva la tardività della costituzione della resistente Provincia autonoma di Bolzano e specifica che tra le stesse parti e in ordine alla stessa vicenda pende giudizio davanti al Tribunale regionale delle acque pubbliche. 5.1. - La difesa della Provincia autonoma di Trento sostiene, anzitutto, che il ricorso sarebbe teso a tutelare una competenza amministrativa e normativa e non solo a denunciare un errore di diritto. 5.2. - La ricorrente afferma, poi, che il ricorso non sarebbe tardivo, in quanto la lesione lamentata si sarebbe concretata solo con la adozione della impugnata delibera n. 4025 del 26 novembre 2007, essendo l'elenco delle domande pubblicato dalla Provincia di Bolzano nel febbraio 2006 accompagnato dalla precisazione che si trattava di istanze di soggetti privati non ancora vagliate dalla amministrazione provinciale di Bolzano e, come tale, del tutto privo di lesività. 5.3. - La Provincia autonoma di Trento sostiene, inoltre, che la convenzione del 12 maggio 1986 non sarebbe in alcun modo riferibile alle grandi concessioni di acqua a scopo idroelettrico. E ciò per varie ragioni. Anzitutto perché, a quella data, non sussisteva alcuna competenza provinciale in materia di grandi derivazioni a scopo idroelettrico (essendo questa sopravvenuta con il decreto legislativo n. 463 del 1999). Poi perché nelle premesse della convenzione si specifica che essa è volta a disciplinare una fattispecie non regolata. Ipotesi, questa, che non potrebbe riferirsi se non alle piccole derivazioni poste a scavalco tra i due territori provinciali, dato che, a quella data, l'art. 14 del d.P.R. n. 381 del 1977 già regolava le grandi concessioni idroelettriche a scavalco. Infine perché l'art. 6 della convenzione prevede la risoluzione di diritto dell'accordo in caso di mutamento della legislazione provinciale in materia. Ipotesi, questa, cui sarebbe assimilabile, a fortiori, la intervenuta norma di attuazione statutaria del 1999. 5.4 - Nel merito la Provincia autonoma di Trento ribadisce la sua interpretazione dell'art. 14 del d.P.R. n. 381 del 1977, ma sostiene che, anche qualora si ritenesse che i due criteri previsti da tale disposizione fossero non alternativi (come da essa proposto) ma successivi (come sostenuto dalla resistente), dovrebbe da riconoscersi la propria competenza amministrativa e normativa. Ciò in quanto in un impianto a diga, quale quello in questione, l'opera di presa non sarebbe la bocca di derivazione dell'acqua nella condotta forzata, bensì la diga stessa. Ed essendo la linea di confine tra le due Province autonome proprio a metà della diga, questo imporrebbe l'applicazione quantomeno in via successiva (ma comunque) del criterio del massimo rigurgito (che avviene completamente in territorio trentino). La difesa della Provincia autonoma di Trento sostiene, inoltre, che è il territorio trentino (e non quello alto atesino) ad essere il più gravato dalle conseguenze negative dell'impianto idroelettrico di San Floriano d'Egna e ricorda, infine, di avere pure impugnato in via principale l'art. 13 della legge della Provincia di Bolzano 10 giugno 2008, n. 4 (Modifiche di leggi provinciali in vari settori ed altre disposizioni), che prevede la competenza di detta Provincia in ordine alle concessioni che interessino un'altra Regione o Provincia autonoma, salva l'intesa con l'ente territoriale finitimo coinvolto, sottolineando come la adozione di tale previsione normativa sia una perpetuazione del medesimo comportamento di violazione delle proprie competenze e della proprie attribuzioni costituzionali e statutarie.1. - La Provincia autonoma di Trento propone conflitto di attribuzione in relazione alla deliberazione n. 4025 del 26 novembre 2007 della Provincia autonoma di Bolzano, recante «Preavviso ai sensi dell'art. 25 del R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775 ai concessionari di grandi derivazioni per la produzione di energia elettrica», perché sia dichiarato che «non spetta alla Provincia di Bolzano emanare provvedimenti amministrativi ed atti dispositivi attinenti alla concessione di grande derivazione d'acqua pubblica a scopo idroelettrico, relativi all'impianto di San Floriano d'Egna» e conseguentemente sia dichiarata la nullità ovvero sia annullata tale deliberazione. 2. - Deve preliminarmente essere rilevata la tardività e, conseguentemente, dichiarata la inammissibilità della costituzione della resistente Provincia di Bolzano, in quanto effettuata con memoria depositata il 20 febbraio 2008, oltre il termine stabilito dagli artt. 41 e 25, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione ed il funzionamento della Corte), e dagli articoli 3 e 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale vigenti a quella data. 3. - Il ricorso è inammissibile, non essendo ravvisabile nel caso di specie alcun conflitto di attribuzioni, bensì soltanto una controversia di natura "patrimoniale" tra i due enti provinciali coinvolti. Con la delibera impugnata, la Provincia autonoma di Bolzano, preannunciando l'intenzione di immettersi nel possesso dei beni inerenti le concessioni rilasciate ad Enel S.p.a. , in scadenza al 31 dicembre 2010, e tra esse di quella relativa all'impianto di San Floriano d'Egna, dà per scontata la sua titolarità dei beni, esercitando una potestà (l'immissione nel possesso) che rientra nei poteri dominicali, i quali sono certamente poteri diversi dai poteri concessori di grandi derivazioni di acque a scopo idroelettrico. I primi, infatti, hanno il loro fondamento nella titolarità del demanio idrico, mentre i secondi hanno il loro fondamento nella competenza amministrativa dell'Ente concedente. D'altro canto, il ricorso della Provincia autonoma di Trento, pur contestando la lesione della propria competenza statutaria ad emettere dette concessioni, richiama la disposizione di cui all'art. 14 del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 381 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige in materia di urbanistica ed opere pubbliche), mettendo in risalto che nel caso di specie «si discute di una derivazione di acqua pubblica pertinente al demanio idrico della Provincia di Trento». Si tratta, dunque, di una mera rivendicazione di beni non rientrante nella giurisdizione di questa Corte.