[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), promosso con ordinanza depositata il 21 gennaio 2008 dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Pisa, sezione distaccata di Pontedera, nel giudizio di opposizione di terzo all'esecuzione esattoriale, promosso dalla s.a.s. Smerigliatrice V.S. di Guglielmuccio Vito &amp; C. e dalla s.n.c. GE.GA. di Benvenuti Marcello &amp; C. nei confronti della s.p.a. G.E.T. – Gestione Esattorie e Tesorerie e della debitrice esecutata s.r.l. Ilaria Lavorazione Pellami, iscritta al n. 305 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, prima serie speciale, dell'anno 2008. Udito nella camera di consiglio dell'11 febbraio 2009 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Pisa, sezione distaccata di Pontedera, con ordinanza depositata il 21 gennaio 2008, ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 24 e 42 della Costituzione – questioni di legittimità dell'art. 63 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), nel testo attualmente vigente, quale sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), in vigore dal 1° luglio 1999; che il giudice rimettente denuncia tale disposizione nella parte in cui stabilisce che, nel caso di opposizione di terzo proposta avverso l'esecuzione esattoriale da soggetti diversi da quelli indicati dal comma 3 dell'art. 58 dello stesso d.P.R. n. 602 del 1973 (cioè diversi dal coniuge, dai parenti o dagli affini entro il terzo grado del debitore), l'ufficiale della riscossione deve astenersi dal pignoramento o desistere dal procedimento solo quando gli opponenti dimostrino di essere proprietari dei beni in forza di atto pubblico o di scrittura privata autenticata anteriori all'anno cui si riferisce l'entrata tributaria iscritta a ruolo o in forza di sentenza passata in giudicato pronunciata su domanda proposta prima di detto anno; che, in particolare, il giudice a quo censura la suddetta disposizione in quanto non consente ai terzi opponenti di provare di essere proprietari dei beni pignorati né mediante i suddetti atti, ove abbiano data anteriore alla consegna del ruolo all'esattore, né – come, invece, consentito al coniuge, ai parenti ed agli affini entro il terzo grado del debitore dalle lettere a), b) e c) del comma 3 dell'art. 58 del citato d.P.R. n. 602 del 1973 – mediante atti pubblici o scritture private di data certa anteriore alla presentazione della dichiarazione fiscale (se la dichiarazione è prevista ed è presentata) o alla violazione che ha dato origine all'iscrizione a ruolo (se la dichiarazione non è prevista o, comunque, non è stata presentata) o al verificarsi del presupposto dell'iscrizione a ruolo (se l'iscrizione a ruolo non trae origine da una violazione e la dichiarazione fiscale non è prevista o, comunque, non è stata presentata); che l'incidente di costituzionalità è stato sollevato nel corso di un'opposizione di terzo proposta da due società commerciali avverso l'esecuzione esattoriale promossa dalla concessionaria della riscossione dei tributi nei confronti di una società a responsabilità limitata, debitrice verso l'erario; che, secondo quanto il giudice rimettente premette in punto di fatto: a) le cartelle in base alle quali è stata promossa l'esecuzione esattoriale si riferiscono a tributi relativi al periodo d'imposta 2003; b) le società opponenti deducono di essere proprietarie di alcuni dei beni pignorati e, a sostegno di tale deduzione, hanno prodotto in giudizio «due contratti di affitto, l'uno di azienda, e l'altro di ramo d'azienda, entrambi stipulati per atto pubblico in data 29 aprile 2003, contenenti in allegato i rispettivi elenchi dei beni mobili compresi nell'affitto, alcuni dei quali pignorati in danno della conduttrice, debitrice dell'Erario»; c) la concessionaria eccepisce che tali documenti non sono idonei, ai sensi dell'art. 63 del d.P.R. n. 602 del 1973, a fondare l'opposizione, «essendo contemporanei all'anno cui si riferiscono i tributi per cui si procede (2003)»; d) le società opponenti eccepiscono l'illegittimità costituzionale dell'art. 63 del d.P.R. n. 602 del 1973, per contrasto con gli artt. 3, 24 e 42 Cost.; che, secondo quanto il giudice rimettente premette in punto di diritto: a) nell'opposizione di terzo avverso l'esecuzione esattoriale mobiliare, la prova dell'appartenenza al terzo opponente dei beni sottoposti ad esecuzione è soggetta alle limitazioni stabilite dal denunciato art. 63 del d.P.R. n. 602 del 1973; b) nella specie, «la prova dell'acquisto degli stessi beni da parte delle opponenti, non ancora completamente offerta, potrebbe sopravvenire in corso di causa»; c) la giurisprudenza della Corte costituzionale ha evidenziato l'irragionevolezza delle norme che limitano la proponibilità dell'opposizione di terzo all'esecuzione esattoriale con riguardo a quei beni che, con certezza e senza alcun rischio di fraudolente elusioni o di impedimenti alla soddisfazione del credito esattoriale, non appartengono al contribuente moroso (il rimettente cita, in proposito, le sentenze n. 415 del 1996 e n. 444 del 1995); d) la stessa giurisprudenza costituzionale ha sottolineato, inoltre, che norme piú rigorose in ordine alla prova della proprietà dei beni possono trovare giustificazione con riferimento alla posizione del coniuge, il quale può presumersi a conoscenza delle vicende patrimoniali dell'altro coniuge e, quindi, in grado di colludere col medesimo anche quando si realizzi il presupposto del tributo, e non solo quando è in corso la procedura di riscossione (viene richiamata, al riguardo, la citata sentenza n. 444 del 1995);