[pronunce]

- Le tre ordinanze in epigrafe propongono, per quanto emerge dai dispositivi, una stessa questione di legittimità costituzionale, relativa all'art. 58 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) - nel testo risultante dalla sostituzione dell'intero titolo II (artt. da 45 a 90) di tale d.P.R. ad opera dell'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'art. 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337) - nella parte in cui, in violazione degli artt. 3, 29, 31, 41 e 47 della Costituzione, non darebbe "rilievo" alla presunzione di esistenza della comunione legale sui beni mobili che si trovano nella casa coniugale, in caso di opposizione di terzo, proposta dal coniuge in regime di comunione avverso l'esecuzione forzata mobiliare esattoriale, promossa sui beni esistenti nella casa coniugale, a carico dell'altro coniuge, per un debito del quale quest'ultimo deve rispondere in via esclusiva. Tuttavia - mentre dalla motivazione dell'ordinanza n. 166 risulta che il tenore del dispositivo è con essa perfettamente congruente, in quanto il rimettente afferma che nel giudizio a quo è applicabile proprio l'art. 58 del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo sostituito dal d.lgs. n. 46 del 1999 - invece la motivazione delle ordinanze n. 164 e n. 165 evidenzia come il rimettente abbia inteso invece impugnare l'art. 52 del medesimo d.P.R., nel testo anteriore alla sostituzione disposta dal d.lgs. n. 46 del 1999, sull'esplicita premessa che tale norma e non l'art. 58, nel testo risultante dal d.lgs. n. 46 del 1999, sia ratione temporis applicabile nei due giudizi. Si può pertanto ritenere che l'indicazione dell'art. 58 nel dispositivo delle ordinanze n. 164 e n. 165 sia frutto di un mero lapsus calami, e che le due citate ordinanze abbiano inteso impugnare invece l'art. 52 del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo anteriore alle sostituzioni introdotte dal d.lgs. n. 46 del 1999. A tale conclusione induce anche il rilievo che nella successione fra le due norme - conseguente alla sostituzione dell'intero titolo II del d.P.R. del 1973, disposta dal d.lgs. del 1999 - la disciplina dell'opposizione di terzo all'esecuzione esattoriale, prima contenuta nell'art. 52, che ne individuava i limiti di ammissibilità, è stata trasposta, con talune modificazioni, nel nuovo testo dell'art. 58. 2. - Poiché la questione proposta dalle tre ordinanze, pur nella diversità delle norme formalmente impugnate, è identica nei suoi termini sostanziali, i giudizi possono senz'altro essere riuniti. 3. - In materia di opposizione di terzo all'esecuzione esattoriale proposta dal coniuge del contribuente, il testo originario dell'art. 52 del d.P.R. n. 602 del 1973, che riproduceva nella sostanza l'art. 207 del d.P.R. 29 gennaio 1958, n. 645, era stato, da ultimo, modificato dall'art. 5, comma 4, lettera b-bis) (introdotto in sede di conversione), del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 (Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997), convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 1997, n. 30. Nella formulazione conseguente a tale intervento - che recepì i contenuti delle sentenze di questa Corte n. 444 del 1995, n. 358 del 1994 e n. 415 del 1996 - il secondo comma dell'art. 52 stabiliva tra l'altro, alla lettera b) che l'opposizione di terzo all'esecuzione esattoriale non poteva essere proposta dal coniuge del contribuente o dei coobbligati "per quanto riguarda i mobili pignorati nella casa di abitazione del debitore o del coobbligato e negli altri luoghi a loro appartenenti, sempre che non si tratti di beni costituiti in dote ovvero dimostrino la proprietà acquisita con atto pubblico o scrittura privata di data certa o per atto di donazione anteriori alla presentazione della dichiarazione o alla notifica dell'avviso di accertamento". A seguito della sostituzione dell'intero titolo II (articoli da 45 a 90) del d.P.R. n. 602 del 1973 disposta dall'art. 16 del d.lgs. n. 46 del 1999, l'opposizione di terzo all'esecuzione esattoriale proposta dal coniuge del contribuente risulta ora disciplinata dal nuovo testo dell'art. 58, che ammette in generale (al terzo comma) la legittimazione del coniuge all'opposizione di terzo all'esecuzione esattoriale, precisando che egli, "per quanto riguarda i beni mobili pignorati nella casa di abitazione o nell'azienda del debitore o del coobbligato, o in altri luoghi a loro appartenenti" può dimostrare la proprietà del bene esclusivamente con atti pubblici o scritture private di data certa, anteriore alla presentazione della dichiarazione, se prevista e presentata, o altrimenti al momento della violazione da cui deriva l'iscrizione a ruolo, o, in ulteriore subordine, al momento in cui si è verificato il presupposto dell'iscrizione a ruolo. 4. - Le ordinanze n. 164 e n. 165 riferiscono la questione di legittimità costituzionale al testo dell'art. 52 anteriore al d.lgs. n. 46 del 1999 e, quindi, a quello risultante dalle modifiche di cui al decreto-legge n. 669 del 1996, convertito, in legge n. 30 del 1997, mentre l'ordinanza n. 166 la riferisce invece al testo dell'art. 58 risultante dalle sostituzioni operate dal d.lgs. n. 46 del 1999. Ma, nella sostanza, tutti i giudici rimettenti affermano che la normativa impugnata si porrebbe in contrasto con gli artt. 3, 29, 31, 41 e 47 Cost., in quanto non darebbe "rilievo" alla situazione di comunione legale tra i coniugi, e non consentirebbe al coniuge opponente di limitarsi a dedurre che i beni devono presumersi oggetto di comunione legale, con il conseguente onere per il creditore procedente di dimostrare il contrario, al fine di assoggettare a pignoramento i beni nella loro integralità. 5. - La questione non è fondata per erroneità del presupposto interpretativo. Le tre ordinanze muovono dalla premessa secondo cui esisterebbe nell'ordinamento una presunzione di appartenenza alla comunione legale dei beni presenti nella casa coniugale, onde ciascun coniuge potrebbe opporre tale presunzione ai terzi estranei alla comunione.