[pronunce]

Inoltre, la mancata estensione al convivente more uxorio dei benefici di cui alla legge n. 210 del 1992 pregiudicherebbe il diritto alla salute, rectius: il diritto a non subire menomazioni della propria sfera psicofisica per effetto di trasfusioni o somministrazioni di emoderivati; diritto, questo, riconducibile al novero dei diritti inviolabili dell'uomo. Infine, sarebbe violato l'art. 3 Cost., sotto il profilo dell'irragionevolezza, in quanto, pur essendo diversa la condizione del coniuge da quella del convivente more uxorio, parrebbe irragionevole che gli stessi benefici che la legge n. 210 del 1992 riconosce al coniuge non debbano essere riconosciuti anche al convivente. 2. – è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo l'inammissibilità della questione. La difesa erariale rileva che il giudice rimettente, censurando la portata della norma denunciata nella parte in cui non prevede l'estensione dell'indennizzo di cui alla legge n. 210 del 1992, «mira» ad una sentenza di tipo additivo, tale da recare immediati maggiori oneri a carico della finanza pubblica senza l'indicazione, ex art. 81 Cost., delle relative fonti di finanziamento; per questa stessa ragione l'Avvocatura dello Stato ritiene che siano privi di rilevanza i richiami alle precedenti pronunzie di questa Corte che hanno esteso anche ai conviventi more uxorio la tutela di taluni diritti fondamentali. La questione sarebbe inoltre inammissibile in quanto, secondo la difesa statale, non potrebbe escludersi la possibilità di una diversa interpretazione della norma censurata, tale da dare rilievo all'esistenza del rapporto di coniugio, non nel momento in cui si è verificato il contagio, ma in quello della richiesta dell'indennizzo. Infine, la questione sarebbe infondata, «se non addirittura manifestamente infondata». In proposito, il richiamo alla sentenza n. 404 del 1988 – fatto dal rimettente – non pare, all'Avvocatura dello Stato, pertinente, trattandosi nell'un caso della tutela del diritto all'abitazione, nell'altro (qui preso in esame) di una «prestazione meramente patrimoniale esulante dall'area dell'inviolabilità, per non essere, tra l'altro, correlabile all'invocato diritto alla salute, tutelabile in generale per vie diverse da quella di natura indennitaria».1. – Il Tribunale di Trento, sezione lavoro, solleva questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2 e 3 della Costituzione, dell'art. 1, comma 6, della legge 25 luglio 1997, n. 238 (Modifiche ed integrazioni alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in materia di indennizzi ai soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati), nella parte in cui non prevede che i benefici in essa previsti spettino anche al convivente more uxorio, che risulti contagiato da uno dei soggetti di cui all'art. 1 della legge medesima. 2. – Occorre preliminarmente ricostruire la successione temporale di leggi che ha determinato una variazione nella portata della tutela, al fine di verificare il quadro normativo da cui partire per ogni valutazione inerente al presente giudizio. La legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati) istituiva un indennizzo per coloro che avessero riportato danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali (art. 1, comma 3). La stessa legge prevedeva un termine di decadenza di tre anni nel caso di vaccinazioni e di dieci anni nel caso di infezioni da HIV decorrenti dal momento della presentazione della domanda in via amministrativa. Poiché nulla era previsto in modo specifico per i danneggiati da emotrasfusione, la giurisprudenza ha stabilito che non potesse essere esteso per analogia il termine previsto per le vaccinazioni e per le infezioni da HIV per il carattere eccezionale delle norme sulla decadenza, secondo il principio contenuto nell'art. 14 disp. prel. cod. civ. , con la conseguenza dell'applicabilità alla fattispecie del termine ordinario di prescrizione di dieci anni (Cass. civ. , sez. lav. , 27 aprile 2001, n. 6130 e 23 aprile 2003, n. 6500). Dopo una serie di decreti-legge, tutti non convertiti, che hanno apportato alla legge n. 210 del 1992 modifiche non rilevanti in questa sede, è intervenuto l'art. 6 del decreto-legge 28 agosto 1995, n. 362 (Disposizioni urgenti in materia di assistenza farmaceutica e di sanità), che ha apportato al testo originario dell'art. 2 della legge suddetta una modifica in base alla quale i benefici previsti venivano estesi altresì a coloro che risultassero contagiati dai soggetti di cui all'art. 1 (vaccinati, infettati da HIV ed emotrasfusi). Il medesimo articolo (comma 2) stabiliva che la nuova disciplina si applicasse per gli anni 1995 e 1996. Anche questo decreto-legge non è stato convertito, ma il suo contenuto è stato «riversato» in una serie di decreti-legge successivi ed infine gli effetti prodottisi sono stati fatti salvi dall'articolo unico della legge 17 gennaio 1997, n. 4 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 novembre 1996, n. 583, recante disposizioni urgenti in materia sanitaria). Tali decreti-legge, che contengono norme identiche a quella introdotta dal decreto-legge n. 362 del 1995, sono il decreto-legge 30 ottobre 1995, n. 448 (Disposizioni urgenti in materia di assistenza farmaceutica e di sanità) e il decreto-legge 29 dicembre 1995, n. 553 (Disposizioni urgenti in materia di assistenza farmaceutica e di sanità). Anche gli effetti prodotti da tali decreti-legge non convertiti sono stati fatti salvi dalla citata legge n. 4 del 1997. È intervenuto successivamente l'art. 6 del decreto-legge 26 febbraio 1996, n. 89 (Disposizioni urgenti in materia di assistenza farmaceutica e di sanità), che ha ristretto la portata soggettiva della tutela, limitandola al coniuge contagiato da uno dei soggetti di cui all'art. 1 della legge n. 210 del 1992, nonché al figlio contagiato durante la gestazione. È stata inoltre mantenuta la previsione di applicabilità per gli anni 1995 e 1996. Identico contenuto è presente nel decreto-legge 26 aprile 1996, n. 224 (Disposizioni urgenti in materia di assistenza farmaceutica e di sanità). Questi ultimi due decreti-legge non sono stati convertiti ed i loro effetti sono stati anch'essi sanati dal citato articolo unico della legge n. 4 del 1997.