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Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, in materia di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale e disciplina della società concessionaria del servizio pubblico. Onorevoli senatori . – Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una radicale trasformazione dell'offerta televisiva, con centinaia di nuovi canali e nuove piattaforme per la fruizione di contenuti multimediali di intrattenimento. In questo mutato contesto, in continua evoluzione, è necessario ripensare al ruolo che la televisione pubblica deve svolgere, alla sua missione e alle sue specifiche modalità di funzionamento. Considerando il servizio radiofonico, televisivo e multimediale fra i servizi pubblici, è necessario partire dalla definizione dell'oggetto del servizio, qualificandolo e riconoscendone la giusta importanza, per poi arrivare a delineare i compiti specifici del soggetto erogatore. La legge 8 giugno 1990, n. 142, definisce per servizi pubblici quelli aventi « per oggetto beni e attività rivolti a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali ». Sebbene esista una definizione univoca del concetto di servizio pubblico, è necessario considerare anche le specificità di quello radiotelevisivo e multimediale, che deve rispondere in primo luogo ai requisiti di pluralismo, completezza e imparzialità. Per far sì che l'offerta della concessionaria pubblica mantenga la propria identità, è necessario intervenire con delle modifiche al vigente testo unico sui servizi televisivi, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, allontanando la RAI-Radiotelevisione italiana Spa dalla mera logica di mercato secondo cui l' audience è formata da consumatori più che da cittadini utenti. L'articolo 1 ha, quindi, l'ambizione di definire univocamente che cosa si intende per servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, individuando i generi di programmi di interesse pubblico, che costituiscono l'oggetto del servizio pubblico. Viene inoltre previsto un canale interamente dedicato alla trasmissione di programmi e rubriche di promozione culturale, nel quale non possono essere trasmessi spot pubblicitari o televendite di alcun tipo, perché finanziato unicamente dal canone pagato dai cittadini. Con l'obiettivo di rendere riconoscibile per i telespettatori, in modo agevole e immediato, la programmazione delle trasmissioni che rispondono ai requisiti dei generi del servizio pubblico, è previsto l'inserimento di una dicitura specifica che fornisca tempestiva informazione all'utenza, anche tramite internet e televideo, circa orari e contenuti della programmazione dei generi predeterminati di servizio pubblico. Gli articoli 2 e 3 intervengono sulla definizione dei compiti del servizio pubblico, sottolineando quanto il pluralismo informativo e le diversità culturali delle comunità territoriali debbano essere valorizzati attraverso la riscoperta delle lingue regionali e di tutto il patrimonio teatrale, cinematografico e musicale che fa capo alle tradizioni locali e che può dare risalto agli artisti del passato, ma anche ai giovani artisti contemporanei. Se infatti, in origine, la televisione pubblica ha rivestito il fondamentale ruolo di avvicinare i cittadini alla lingua italiana e ad un'idea condivisa di società, oggi è importante che assuma una nuova veste: quella di scoperta e tutela delle radici, della storia e della bellezza che i territori del nostro Paese custodiscono. Secondo questo spirito, è stata prevista l'articolazione della società concessionaria in una o più sedi nazionali e in sedi per ciascuna regione, al fine di garantire l'autonomia decisionale in merito alla programmazione del palinsesto regionale. L'articolo 4 interviene sul finanziamento del servizio pubblico. La RAI-Radiotelevisione italiana Spa attualmente beneficia delle entrate derivanti dal canone di abbonamento pagato dai cittadini e delle entrate derivanti da pubblicità e sponsor . La contabilità separata, prevista dalla vigente disposizione normativa, è assolutamente fondamentale per assicurare la trasparenza e la responsabilità nell'utilizzo del finanziamento pubblico, ma non è sufficiente. Gli utenti, a fronte del canone pagato, hanno diritto di avere accesso a un'informazione chiara in merito alla gestione delle entrate e pertanto il presente disegno di legge prevede una pubblicazione annuale del rendiconto delle attività finanziate con il canone medesimo. Il pagamento del canone risulta oggi anacronistico, in quanto è dovuto per la semplice detenzione di apparecchi atti o adattabili a ricevere un segnale. In una visione a lungo termine, deve essere prevista una progressiva diminuzione dell'importo dovuto, anche in previsione dell'avanzamento della tecnologia e dell'inevitabile passaggio di canali sulla piattaforma web . Inoltre, a proposito del canone, viene previsto che laddove sussista ancora oggi l'impossibilità di accesso alla rete o l'impossibilità di fruizione del servizio da parte degli utenti per motivi estranei alla propria volontà, il pagamento del canone di abbonamento non è dovuto. L'articolo 5 riorganizza la governance della RAI-Radiotelevisione italiana Spa. Si prevede innanzi tutto un'estensione della durata temporale della concessione fino a dodici anni per dare continuità e certezza. Con lo stesso spirito, si estende a cinque anni il mandato dei membri del consiglio di amministrazione e si prevede che non possano ricoprire tale incarico per più di due mandati consecutivi. Si prevedono 7 membri del Consiglio d'amministrazione: il presidente e l'amministratore delegato, nominati con decreto del Presidente della Repubblica, 4 membri eletti dalla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e uno designato dall'assemblea dei dipendenti della Rai. L'ultimo articolo prevede, in un'ottica di contenimento dei costi e di garanzia sulle responsabilità editoriali, che non si possa esternalizzare più del 30 per cento delle produzioni, organizzazioni e realizzazioni di trasmissioni. Il presente disegno di legge si propone l'ambizioso obiettivo di intervenire con modifiche puntuali per una riforma strutturale dell'azienda RAI-Radiotelevisione italiana Spa che garantisca l'effettiva fruizione da parte della cittadinanza di un servizio pubblico di qualità.. 1 (Definizione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale) 1 Nel titolo VIII del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, di seguito denominato « testo unico », all'articolo 45 è premesso il seguente: « Art. 44- octies. – (Servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale) – 1 . Il servizio radiofonico, televisivo e multimediale è un servizio pubblico indispensabile per mantenere e affermare i valori culturali e sociali e difendere, al contempo, le identità locali. La Repubblica ne riconosce l'importanza come strumento economico e formativo della collettività e pertanto tutela, valorizza e sostiene la produzione e la diffusione di programmi radiotelevisivi e multimediali di interesse generale. 2. Per servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale si intende un'informazione fruibile e condivisibile offerta tramite televisione, radio e altri dispositivi multimediali diffusa attraverso le diverse piattaforme che risponda, prioritariamente, ai compiti di libertà, completezza, obiettività e pluralismo dell'informazione, nonché di valorizzazione delle identità locali e delle minoranze linguistiche. 3.