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Anche dopo la riforma del titolo V della Costituzione, infatti, la legislazione regionale ed anche quella delle regioni a statuto speciale come è il Friuli-Venezia Giulia fa sempre parte delle cosiddette fonti primarie, seppure del tipo sub primario, mentre i regolamenti appartengono al tipo di fonti secondarie, che quindi devono essere resi compatibili con le prime. Può discutersi che la norma regionale in questione e sopra riportata possa a sua volta essere divenuta incompatibile con la legislazione statale di cui alla legge n. 247 del 2007, perché è precedente a quest'ultima, ma anche in quel caso di certo non spetta alla potestà regolamentare dell'amministrazione statale di adeguarla alla fonte sovraordinata (Consiglio di Stato n. 5095 del 2007 citato) quanto piuttosto alla potestà normativa regionale. 11. Il ricorso va pertanto accolto e per l'effetto va annullato nel decreto ministeriale del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e del Ministero dell'economia e finanze in data 12 marzo 2008 ed in particolare nell'articolo 1, lettera b) l'espressione "nei reparti indicati nei predetti atti di indirizzo, limitatamente ai reparti od aree produttive per i quali i medesimi atti riconoscano l'esposizione protratta fino al 1992"; e nell'atto di cui alla nota INAIL -- Direzione centrale prestazioni ufficio III n. 60002 del 19 maggio 2008 ed in particolare al quarto capoverso l'espressione "nei reparti per i quali i predetti atti di indirizzo riconoscano l'esposizione protratta fino a tutto il 1992", il quinto capoverso e l'elenco di cui all'allegato 3 nella parte in cui non prevede l'applicazione dei benefici di cui all'articolo 13, comma 8 della legge n. 257 del 1992 nei confronti di lavoratori i cui stabilimenti siano ricompresi in altrettanti atti di indirizzo che recano date di esposizione entro il 1992». La nuova direttiva comunitaria, ma soprattutto le norme di cui agli articoli 20 e 21 della Carta di Nizza, e di cui all'articolo 14 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo, ora a pieno titolo norme di diritto comunitario, in forza dell'articolo 6 del Trattato sull’Unione europea (TUE), e l'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, vietano ogni forma di discriminazione, e specificamente in materia di retribuzione, in cui sono ricomprese, nella giurisprudenza internazionale e comunitaria, le prestazioni previdenziali (nel concetto giuridico di retribuzione sono contemplate anche le prestazioni pensionistiche, secondo una nozione anni comprensiva, rispetto alle quali è fatto obbligo di eguaglianza e di divieto di discriminazione (articolo 141 del Trattato CE, ora articolo 157 TUE), coerentemente con la direttiva 79/7/CE del 19 dicembre 1978, che vietava qualsiasi diversità di trattamento che non trovasse giustificazione in obiettivi diversi presupposti della fattispecie. La Corte di giustizia con decisione del 29 novembre 2001, nella causa C-366/99, e successivamente con decisione del 13 dicembre 2001, nella causa C-206/2000, ed in ultimo con decisione del 13 novembre 2008, nella causa C-46/07, ribadisce il principio di eguaglianza e di non discriminazione anche in materia di accesso e di determinazione degli importi della prestazione pensionistica, ripudiandone ogni diversa regolamentazione come contraria al diritto comunitario. Con quest'ultima sentenza, la Corte di Giustizia, nel definire la causa C-46/07, ha condannato la Repubblica italiana per violazione dell'articolo 141 TCE, ora articolo 157 TUE, in quanto le norme del pubblico impiego stabilivano una diversa età pensionabile di uomini e donne, rispettivamente di sessantacinque e sessanta anni, e soprattutto perché la pensione INPDAP, tenendo conto della media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni e dei contributi corrispondentemente versati, deve essere qualificata come retribuzione. L'eguaglianza nelle prestazioni pensionistiche per identiche situazioni, presuppone identità delle medesime, anche nelle modalità di accesso, proprio perché sono a pieno titolo delle prestazioni retributive, e coerentemente con le precedenti pronunce, già quella del 29 novembre 2001, nella causa C-366/99, nella quale veniva formalmente applicato il principio sancito nella direttiva 79/7/CE del 19 dicembre 1978 e dell'articolo 141 TCE, che si traduce nel principio di uguaglianza e di non discriminazione in ordine al diritto alla maturazione ed alla entità della prestazione pensionistica, per effetto di maggiorazioni dell'anzianità contributiva. Nello stabilire l'entità delle retribuzioni (nozione di cui all'articolo 141 TCE, ora 157 TUE), l'eguaglianza sostanziale impone di corrispondere indennità dirette a compensare svantaggi professionali per i dipendenti pubblici femminili). Al fine di adeguare le norme interne a quelle di diritto comunitario e internazionale, nel rispetto della gerarchia delle fonti che le pone al vertice, si pone la presente iniziativa, con la quale al recepimento della direttiva comunitaria si propone anche di formulare con forza di atto normativo legislativo la prospettazione del TAR del Lazio, in piena conformità con i principi prima richiamati e con il principio di eguaglianza formale e sostanziale e di non discriminazione proprio anche della Carta costituzionale della Repubblica italiana: agli atti di indirizzo ministeriale, per le province autonome di Trento e Bolzano, e per le regioni a statuto speciale, devono essere parificati gli atti equipollenti, anche legislativi, del presidente e dell'assessore al lavoro delle province autonome e delle regioni a statuto speciale. Il disegno di legge, nel recepire la direttiva 2009/148/CE, intende prorogare i termini per coloro che, alla data del 2 ottobre 2003, non avevano ancora acquisito il diritto ai benefici di cui all'articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 (dunque al di fuori della deroga di cui all'articolo 47, comma 6- bis , del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, e all'articolo 3, comma 132, della legge n. 350 del 2003, rispetto ai quali non c'è decadenza dopo il 15 giugno 2005) ad un anno, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, oltre a rimuovere ogni forma di discriminazione e di diverso trattamento non giustificato né giustificabile in danno dei lavoratori delle province autonome e delle regioni a statuto speciale.