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Norme in materia di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica. Modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge persegue l'obiettivo di tutelare il territorio, la salute pubblica e l'economia mediante il controllo della fauna selvatica. La presente proposta è stata presentata il 17 maggio 2019 al Consiglio regionale ed esaminata dalla IV Commissione permanente nelle sedute del 19 settembre e del 15 ottobre 2019 e, in quest'ultima, approvata a maggioranza senza modifiche. Con la modifica all'articolo 19, comma 2, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), si attribuisce un ruolo primario ai cacciatori nella gestione degli ungulati, considerando che il continuo incremento della proliferazione di cinghiali e di altri mammiferi selvatici rende estremamente difficoltoso per i pochi agenti forestali e venatori del territorio affrontare e risolvere il problema. La ratio del presente disegno di legge è quella di attribuire alle regioni la gestione del controllo degli ungulati, anche al di fuori dei periodi e degli orari vigenti, e di affidare l'attuazione dei piani di abbattimento ai cacciatori soci delle riserve di caccia, coordinati dalle guardie venatorie dipendenti dalle pubbliche amministrazioni. Il problema della proliferazione dei cinghiali e di altri ungulati selvatici è ben noto alle istituzioni, sia locali che nazionali. Questi animali hanno un grande impatto sia sull'agricoltura, per la quale rappresentano oramai una minaccia e un'emergenza di interesse collettivo, sia sulla sicurezza in ragione del considerevole numero di incidenti stradali da essi causati. Durante i lavori in Commissione è emerso che sono aumentate le segnalazioni di danni nei terreni agricoli del Friuli Venezia Giulia: prendendo in considerazione solo i danni causati dai cinghiali, dai 91 casi del 2018 si è passati ai 218 del 2019. Gli ungulati danneggiano i campi e radono al suolo terreni agricoli con la conseguenza di mettere in seria difficoltà i professionisti del settore. Ulteriore dato fondamentale che non può passare inosservato è quello relativo agli incidenti automobilistici: l'osservatorio dell'Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale (Asaps), nel 2018, ha registrato in Italia 148 incidenti significativi col coinvolgimento di animali, nei quali 11 persone sono morte e 189 sono rimaste seriamente ferite. Dati che, purtroppo, si vanno confermando anche quest'anno. Le azioni finalizzate a garantire la sicurezza stradale devono puntare alla diminuzione del numero di vittime da incidente stradale e, quindi, dei relativi tassi di incidentalità, mortalità e ferimento. Pertanto, un'importante funzione di monitoraggio e prevenzione va individuata senz'altro nell'attività di controllo della popolazione attraverso specifiche azioni e non può ritenersi a tale fine sufficiente l'adozione di metodi alternativi al controllo venatorio: secondo studi e sperimentazioni (per esempio quelli dell' ex provincia di Pordenone), l'impiego di fonti luminose, sagome, repellenti e simili non si è dimostrato efficace ed i minimi risultati conseguiti portano a ritenere che l'unica soluzione sia l'abbattimento. Il recente intervento legislativo di altre regioni sul tema specifico è sfociato nel contenzioso costituzionale e pertanto l'unica soluzione praticabile è la modifica dell'articolo 19 della legge n. 157 del 1992, così da incentivare la sicurezza stradale e la tutela delle produzioni agricole, delle persone e del territorio. Il presente disegno di legge è stato approvato a maggioranza e senza modifiche da parte dell'Assemblea.. 1 (Modifica all'articolo 19 della legge n. 157 del 1992) 1 Il comma 2 dell'articolo 19 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è sostituito dal seguente: « 2 . Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo e delle persone, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali e ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia e anche al di fuori dei periodi e degli orari di cui all'articolo 18. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici su parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA). Qualora si verifichi l'inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dai cacciatori iscritti agli ambiti territoriali di caccia e ai comprensori alpini o agli enti, comunque denominati, costituiti tra i cacciatori ammessi a esercitare l'attività venatoria nelle aree interessate, coordinati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni pubbliche. Le guardie venatorie possono altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l'esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali, degli operatori faunistici e delle guardie comunali munite di licenza per l'esercizio venatorio ». 2 (Clausola di invarianza finanziaria) 1 Dall'attuazione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.