[pronunce]

(art. 8, numero 19) e di «opere idrauliche» (art. 8, numero 24). E si tratta a sua volta, nel caso della Valle d'Aosta, in primo luogo della competenza primaria riconosciuta dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4 (Statuto speciale per la Valle d'Aosta) nelle materie delle «acque minerali e termali» (art. 2, primo comma, lettera i), e delle «acque pubbliche destinate ad irrigazione ed uso domestico» (art. 2, primo comma, lettera m), con una marcata differenza, dunque, rispetto alla previsione statutaria siciliana che, come visto, individua l'ambito delle acque pubbliche oggetto di competenza regionale nella circostanza che «non siano oggetto di opere pubbliche di interesse nazionale» (art. 14, lettera i). In secondo luogo, lo statuto assegna alla Regione in regime di potestà integrativo-attuativa le materie «igiene e sanità» (art. 3, primo comma, lettera l) e «assunzione di pubblici servizi» (art. 3, primo comma, lettera o), e la normativa di attuazione contenuta nel decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 89 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta in materia di acque pubbliche) - la quale, anche in ragione del suo speciale procedimento di adozione (ex art. 48-bis dello statuto), possiede un sicuro ruolo interpretativo e integrativo delle stesse espressioni statutarie che delimitano le sfere di competenza delle regioni ad autonomia speciale (sentenza n. 51 del 2006) - trasferisce «al demanio della Regione tutte le acque pubbliche utilizzate ai fini irrigui o potabili», prevedendo che la Regione stessa eserciti «tutte le attribuzioni inerenti alla titolarità di tale demanio e in particolare quelle concernenti la polizia idraulica e la difesa delle acque dall'inquinamento» (art. 1, primo e secondo comma). 2.3.&#8210; Individuato così nella competenza legislativa residuale il titolo di intervento della Regione siciliana nella disciplina del servizio idrico integrato, è possibile passare ad esaminare puntualmente le censure del Governo. 3.&#8210; Il Governo impugna i commi 2 e 3 dell'art. 4 della legge reg. Sicilia n. 19 del 2015, sotto tre differenti profili. 3.1.&#8210; Le disposizioni censurate, sulla gestione del SII, non prevedono alcun termine di durata per l'affidamento in house, mentre stabiliscono un termine massimo di nove anni per l'affidamento mediante procedura di evidenza pubblica. Per tale motivo esse violerebbero: l'art. 3, primo comma, Cost., in relazione al principio di eguaglianza e ragionevolezza; l'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost., in riferimento agli artt. 149-bis e 151, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), i quali non ammettono discriminazioni in base alla natura pubblica, mista o privata del soggetto affidatario; l'art. 117, comma secondo, lettere e) e s), Cost., in riferimento all'art. 151, comma 2, lettera b), del d.lgs. n. 152 del 2006 e all'art. 10, comma 14, lettera d), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 12 luglio 2011, n. 106, che attribuiscono all'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (di seguito AEEGSI) il compito di predisporre la convenzione tipo di gestione, definendo anche «la durata dell'affidamento, non superiore comunque a trenta anni»; l'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost., in riferimento agli artt. 119 e 154 del d.lgs. n. 152 del 2006 e all'art. 10, comma 14, lettera d), del d.l. n. 70 del 2011, secondo cui il servizio deve essere organizzato in modo da garantire il recupero dei costi; l'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana, poiché il principio del recupero dei costi costituisce una «norma di grande riforma economico-sociale»; gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento agli artt. 14 e 106 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (da ora: TFUE), nonché in riferimento al considerando n. 38 e all'art. 9 della direttiva 2000/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 (che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque), da cui si desumono i principi di pari trattamento tra impresa pubblica e impresa privata e di recupero dei costi. 3.1.1.&#8210; La questione è fondata. Va ribadito che - alla stregua della già richiamata giurisprudenza di questa Corte - la disciplina concernente le modalità dell'affidamento della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è riferibile alla competenza legislativa statale in tema di «tutela della concorrenza» (ex plurimis, sentenza n. 117 del 2015). Le norme regionali censurate derogano all'art 151, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale prevede che, indipendentemente dalla natura pubblica, mista o privata del soggetto affidatario, nella convenzione stipulata tra l'ente di governo dell'ambito e il soggetto gestore del servizio idrico integrato, sia definita anche la durata dell'affidamento, in ogni caso «non superiore comunque a trenta anni». La deroga introdotta dal legislatore regionale &#8210; che comporta un effetto restrittivo sull'assetto competitivo del mercato di riferimento &#8210; si pone dunque in contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. 3.2.&#8210; Sotto altro profilo, il Governo lamenta che l'art. 4, comma 2, della legge reg. Sicilia n. 19 del 2015 non rispetterebbe le condizioni stabilite dal diritto dell'Unione europea per l'affidamento in house, nella parte in cui non prevede che gli enti di diritto pubblico cui è possibile affidare la gestione del servizio idrico integrato svolgano la loro attività in prevalenza nei confronti dell'ente affidante. Per questo motivo la norma sarebbe illegittima per violazione dell'art. 14, primo comma, dello statuto della Regione siciliana e dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., in riferimento all'art. 149-bis del d.lgs. n. 152 del 2006, nonché degli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in riferimento agli artt. 14 e 106 del TFUE. 3.2.1.&#8210; Anche tale questione è fondata, per le stesse ragioni di inerenza della disciplina delle modalità di affidamento del servizio alla competenza legislativa esclusiva dello Stato fissata all'art. 117, secondo comma, lettere e) e s), Cost. Ai sensi dell'art. 149-bis del d.lgs. n. 152 del 2006, «[l]'affidamento diretto può avvenire a favore di società interamente pubbliche, in possesso dei requisiti prescritti dall'ordinamento europeo per la gestione in house [...]».