[pronunce]

2.2.- In secondo luogo, il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene il ricorso inammissibile anche per carenza di legittimazione ad agire, poiché la ricorrente si sarebbe limitata a generiche recriminazioni e non avrebbe, invece, indicato le ripercussioni reali che si sarebbero verificate nell'esercizio delle proprie prerogative costituzionali relative all'autonomia amministrativa e finanziaria. Richiamando la giurisprudenza di questa Corte, la difesa statale pone in evidenza, infatti, che la lesione delle competenze costituzionali deve essere concreta e attuale, non potendo, invece, essere semplicemente ipotizzata o paventata in relazione a un intervento normativo primario che si assume illegittimo (il richiamo è alla sentenza n. 28 del 2018). E si aggiunge - sempre richiamando la giurisprudenza di questa Corte - che le Regioni possono evocare parametri diversi da quelli che sovraintendono il riparto di competenza solo se la violazione denunciata sia potenzialmente idonea a riverberarsi sulle attribuzioni regionali costituzionalmente garantite e sia, altresì, adeguatamente motivata la ridondanza della lamentata illegittimità costituzionale sul riparto di competenze costituzionalmente stabilito. 2.3.- Il ricorso, poi, sarebbe ad ogni modo infondato. 2.3.1.- Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, l'avviso di rettifica, da cui sarebbe derivata la denunciata illegittimità costituzionale dell'art. 112 del d.l. n. 34 del 2020, sarebbe stato effettivamente finalizzato a correggere e a riportare ad unità e coerenza il complesso normativo dettato dalla citata disposizione. Mediante tale intervento - non censurabile «né nella forma (avviso di rettifica) né nella sostanza (art. 112 + 112-bis)» - il legislatore avrebbe inteso, infatti, distinguere gli interventi fra i Comuni lombardi e gli altri Comuni, compresi quelli veneti, al fine di evitare «provvidenze "a pioggia"» e, in questo modo, calibrare gli interventi in relazione alle diverse condizioni nelle quali si erano venuti a trovare i Comuni lombardi rispetto agli altri. 2.3.2.- Non sarebbero stati violati gli artt. 3 e 5 Cost., poiché, anche ai Comuni veneti, sarebbe stata «attribuita una sovvenzione finanziaria», ad opera dell'art. 112-bis, introdotto dalla legge di conversione n. 77 del 2020, la quale sarebbe commisurata alla gravità, all'incidenza epidemiologica ed al numero degli abitanti colpiti, senza che si sia determinata la denunciata violazione dei principi che regolano l'attività delle autonomie locali. 2.3.3.- Neppure risulterebbero «violati gli altri parametri costituzionali evocati», atteso che - così sostiene la difesa statale - le risorse finanziarie disponibili sarebbero state attribuite in relazione a precisi parametri di incidenza e diffusione dell'epidemia nel contesto socio-economico locale, «secondo criteri razionali ed equilibrati, mai censurati». 3.- Con ricorso notificato il 9-11 settembre 2020 e depositato il 15 settembre 2020 (reg. ric. n. 82 del 2020) , la Regione Veneto ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 112, commi 1 e 1-bis, e 112-bis, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito. 3.1.- Al riguardo delle censure sull'art. 112, comma 1, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito, la Regione ripropone le argomentazioni e le conclusioni già esposte nell'atto introduttivo, iscritto al registro ricorsi n. 60 (si rinvia pertanto a quanto già esposto supra al punto 1). 3.2.- L'art. 112, comma 1-bis, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito, è impugnato perché contiene una previsione specifica riguardante il Comune di San Colombano al Lambro, rispetto alla quale la Regione afferma di non avere, «[i]n sé e per sé, nulla da eccepire», poiché sarebbe un ente locale «gravemente colpito da COVID-19», ma che risulterebbe per la ricorrente «arduo resistere alla tentazione di obiettare al legislatore statale che non è legittimo procedere evitando di trattare allo stesso modo chi versa nelle medesime condizioni». In altri termini, sarebbe stata perpetrata la disparità di trattamento nei confronti dei Comuni veneti rientranti nelle Province di Padova, Treviso e Venezia e, pertanto, le violazioni dei parametri 3, 5, 114, 118 e 119 Cost. denunciate in riferimento al comma 1 del medesimo articolo. 3.3.- La Regione impugna, infine, l'art. 112-bis del d.l. n. 34 del 2020, come convertito, - chiarendo che, al pari dell'impugnazione del comma 1-bis del medesimo articolo, anche tale impugnazione «ha ragion d'essere fintantoché vige il testo rettificato dell'art. 112, 1° co.» - che renderebbe ancora più palesi le divergenze, rispetto a quel che prevede la Costituzione agli artt. 3, 5, 97, 114, 118 e 119. La difesa regionale preliminarmente offre una interpretazione della disposizione impugnata, lamentandone l'essere «caotica». Si sostiene, infatti, che tale disposizione, nell'individuare i suoi destinatari «"nei comuni non compresi tra quelli previsti dall'art. 112», si riferirebbe, escludendoli, in generale, ai Comuni inclusi in una zona rossa; a ciò verrebbe tuttavia aggiunto che la disposizione si riferirebbe ai Comuni «"particolarmente colpiti dall'emergenza sanitaria"». Dalla richiamata formulazione letterale, la difesa regionale conclude che, prima facie, la disposizione parrebbe non riferirsi ai Comuni inclusi in una zona rossa, anche se, al comma 3, si precisa che «"[a]l fine della ripartizione del fondo (...) si tiene conto (...) dei Comuni individuati come zona rossa o compresi in una zona rossa (...) per un periodo non inferiore a quindici giorni». Dagli artt. 112, comma 1, e 112-bis, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito, si ricaverebbe, pertanto, che i Comuni delle Province di Padova, Treviso e Venezia, «inclusi in zone rosse per un periodo superiore a trenta giorni», per un verso, sarebbero stati esclusi dai benefici spettanti ai Comuni che versano nelle medesime condizioni, così ai sensi dell'art. 112, comma 1, del citato decreto-legge; per l'altro, sono stati declassati «a Comuni particolarmente colpiti dall'emergenza sanitaria» e, pertanto, destinati a fruire a titolo preferenziale in sede di riparto di un fondo da 40 milioni di euro. Da ciò risulterebbe in modo «[e]vidente [...] la discriminazione, quale effetto di assimilazioni di fattispecie disomogenee, che implicano la denunciata violazione» degli evocati «parametri costituzionali (nei termini indicati sub A)», ossia secondo le argomentazioni svolte in riferimento all'art. 112, comma 1, del d.l. n. 34 del 2020, come convertito.