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Abbiamo una comunità di oltre 25.000 connazionali che lì vivono e lavorano, pienamente integrati e, spesso, attivi imprenditorialmente. In Ecuador contiamo sulla presenza consolidata di grandi imprese come Eni, Ferrero, Generali e Saipem, alle quali si aggiungono numerose piccole e medie imprese a capitale italiano o di imprenditori di origine italiana; un made in Italy vivace, che in questo Paese trova declinazione anche in settori meno tradizionali: non solo abbigliamento e calzature, quindi, che pure trovano gradimento nella popolazione, ma anche nei settori dei materiali da costruzione con serrature, pavimenti, ceramiche, e delle forniture mediche. Grazie a tutto questo, possiamo parlare di un rapporto privilegiato con l'Ecuador. L'Italia è, infatti, uno dei principali partner commerciali con questo Paese, e il primo per interscambio dell'Unione europea; un mercato che ci offre inoltre grandi opportunità nei settori dell'agricoltura e della meccanizzazione agricola. L'Ecuador ha attualmente l'esigenza di modernizzare la filiera produttiva alimentare in modo tale da rendere la produzione agricola maggiormente competitiva sul mercato internazionale. Così come accaduto per la Colombia e il Perù, gli altri due firmatari dell'Accordo commerciale con l'Unione europea al quale da oggi, con la nostra ratifica si unisce anche l'Ecuador che, al pari degli altri due Paesi, sta investendo sul comparto agroindustriale, a sostegno del quale sono state messe in atto diverse riforme e politiche governative. È dunque evidente l'esigenza di entrare in un mercato che risulta molto promettente per l'industria italiana e di inserirci in un Paese dove possiamo contare non solo su uno scambio economico importante, ma anche su relazioni bilaterali già ben avviate nel settore della cooperazione. Solo per citare un esempio proprio quest'anno, nel corso della pandemia, la cooperazione italiana ha sostenuto il personale medico e sanitario landino, con un aiuto di circa 3 milioni di dollari per l'acquisto di dispositivi di protezione e di reattivi per i test diagnostici, in aggiunta ad un potenziamento di vari laboratori di analisi. Ecco che tutti questi dati ci dicono come la ratifica del Protocollo di adesione dell'Ecuador all'Accordo commerciale UE, Colombia e Perù sia interesse del nostro Paese, oltre che una scelta giusta nei confronti di un Paese amico come l'Ecuador. Questa ratifica del Protocollo costituisce di fatto lo strumento giuridico per l'adesione dell'Ecuador all'Accordo multipartito sottoscritto nel 2012 tra l'Unione europea, i suoi Stati membri la Colombia e il Perù. Di fatto stiamo parlando del primo Accordo commerciale concluso dall'Unione europea dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona che rappresenta un importante strumento per la crescita e lo sviluppo dell'integrazione regionale, oltre che per il rafforzamento dei legami politici, economici fra le due aree geografiche. Sul piano commerciale e degli investimenti, l'Accordo multipartito istituisce un quadro giuridico di riferimento per la liberalizzazione degli scambi di merci, servizi e capitali tra le parti; liberalizzazione che si raggiunge in maniera progressiva e reciproca grazie all'eliminazione dei dazi su tutti i prodotti industriali e della pesca e un miglioramento dell'accesso al mercato dei prodotti agricoli. L'Accordo, inoltre, rappresenta un solido quadro giuridico per settori importanti come quelli degli appalti pubblici, dei servizi e degli investimenti, perché, nel momento in cui stabilisce una disciplina comune in materia di diritti di proprietà intellettuale, trasparenza e concorrenza, si facilita di fatto la riduzione delle barriere tecniche. L'adesione di oggi da parte dell'Ecuador non è un traguardo così scontato. Nel 2009, infatti, il Paese aveva scelto di uscire dai negoziati per la sottoscrizione, e solo in un secondo momento ha deciso di riavviare le trattative, fino alla sigla, avvenuta nel luglio 2014, del Protocollo di adesione oggi al nostro esame. Di rilievo e interesse, per il nostro Paese, secondo quanto prevede anche la stessa relazione al Protocollo, anche la valutazione della Commissione europea circa gli effetti attesi con l'adozione del documento, che dovrebbe consentire un aumento delle esportazioni dell'Unione europea verso all'Ecuador pari al 42 per cento; un risparmio di dazi per gli esportatori dell'Unione europea nella misura di almeno 106 milioni di euro all'anno e nuove possibilità di accesso al mercato per quanto riguarda i prodotti del settore agricolo, automobili e macchinari. Insomma, con la ratifica di questo Protocollo diamo maggiori certezze ai nostri imprenditori, sia che operino nel Paese landino sia che operino con il Paese landino, grazie a uno strumento normativo certo e multilaterale. Per questi motivi, annuncio il voto favorevole di Italia Viva-Psi. Dichiarazione di voto del senatore Aimi sul disegno di legge n. 1959 L'Accordo all'esame del Senato rappresenta, come altri strumenti internazionali analoghi, un ampliamento della rete di intese e delle relazioni multilaterale dell'Italia con Stati terzi, attuata attraverso accordi negoziati in sede comunitaria. La ratifica non potrà che avere ricadute positive sull'economia dell'Italia e di tutti i Paesi contraenti. Per queste ragioni annuncio il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. Dichiarazione di voto della senatrice Garavini sul disegno di legge n. 2006 Presidente, colleghi senatori, si chiama Furia. È un esemplare femmina di capodoglio, lunga 10 metri, rimasta intrappolata questa estate al largo di Salina, nelle Eolie, in una rete da pesca illegale per catturare tonni. Per salvarle la vita si sono mobilitati in tanti: subacquei, biologi marini e personale della Guardia costiera; una battaglia sfiancante di ore per liberarla dalla rete, che si è conclusa con una vittoria: Furia è stata liberata ed è tornata a nuotare, tanto che è stata avvistata anche nell'autunno seguente, nelle stesse acque. Non tutte le storie, però, hanno un lieto fine come quella di Furia. Le reti da pesca abbandonate in mare, perdute e piazzate illegalmente uccidono ogni anno oltre 300.000 cetacei, tra delfini, balene, capodogli, focene e altre specie. Nel Mar Mediterraneo rappresentano la prima causa di morte per le balenottere comuni, assieme alle collisioni con le navi, e questo, appunto, solo per quanto riguarda il Mediterraneo, il nostro mare. È una situazione drammatica che si replica in maniera equivalente nel Mar Nero e nelle altre aree contigue (ACCOBAMS). Negli ultimi settant'anni nelle reti da posta utilizzate per catturare i tonni avrebbero perso la vita oltre quattro milioni di cetacei, dato sottostimato poiché non tiene conto di tutte le catture che non vengono denunciate e di molti effetti collaterali della pesca, che non provocano la morte immediata dell'animale. Tutelare i cetacei dei nostri mari dal pericolo costante che noi stessi come esseri umani rappresentiamo purtroppo nei loro confronti è un nostro dovere. E non è solo la pesca illegale a minacciarli. Ci sono anche i rifiuti legati alla pesca legale.