[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 10, della legge 19 ottobre 1999, n. 370 (Disposizioni in materia di università e di ricerca scientifica e tecnologica), promosso con ordinanza emessa il 7 marzo 2001 dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio sul ricorso proposto da Daniela Zangrilli e altri contro l'Università degli studi di Roma «Tor Vergata» e altri, iscritta al n. 858 del registro ordinanze 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 43, prima serie speciale, dell'anno 2001. Visti l'atto di costituzione di Maurizio Balducci e altri nonché gli atti di intervento di Rita Bella e altri e del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 9 aprile 2002 il Giudice relatore Gustavo Zagrebelsky; uditi l'avvocato Piero Biasiotti per Maurizio Balducci e altri e l'avvocato dello Stato Nicola Bruni per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con ordinanza del 7 marzo 2001, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, comma 10, della legge 19 ottobre 1999, n. 370 (Disposizioni in materia di università e di ricerca scientifica e tecnologica), che così dispone: «Al personale di cui all'articolo 6, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 12, commi 1, 2, 3, 4, 6 e 7, della legge 19 novembre 1990, n. 341. Il suddetto personale è ricompreso nelle dizioni previste dall'articolo 16, comma 1, della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato»; che nel giudizio pendente dinanzi al TAR, i ricorrenti, tecnici laureati medici e odontoiatri, funzionari tecnici e collaboratori tecnici, tutti in servizio presso l'Università degli studi di Roma «Tor Vergata» e svolgenti funzioni assistenziali, hanno impugnato un atto dell'amministrazione universitaria con il quale è stata rigettata una loro istanza rivolta a ottenere l'inquadramento nel ruolo dei ricercatori universitari confermati; che detta istanza, e il successivo ricorso giurisdizionale - secondo quanto si riferisce nell'ordinanza di rimessione -, si basano sulla tesi secondo la quale l'art. 8, comma 10, della legge n. 370 del 1999 sarebbe il punto di arrivo di una evoluzione normativa che avrebbe determinato la totale equiparazione delle situazioni che costituiscono lo status giuridico del personale in questione e di quelle relative alla categoria dei ricercatori universitari, determinando in tal modo il titolo a ottenere il richiesto inquadramento nella medesima categoria; che il TAR rimettente, svolgendo una complessiva disamina della normativa, esclude che la citata norma possa avere il significato, a essa attribuito dai ricorrenti, di piena e conclusiva equiparazione della categoria dei tecnici laureati medici ai ricercatori universitari; che il rimettente osserva specificamente che: (a) la figura del tecnico laureato è stata istituita nell'università con la specifica funzione di coadiuvare i docenti per il funzionamento dei laboratori, con la corrispondente responsabilità delle attrezzature scientifiche e con il compito di direzione dell'attività del personale tecnico non laureato assegnato ai laboratori [art. 35 del d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 (Riordinamento della docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica)]; (b) la legge n. 341 del 1990, nello stabilire (art. 12) i compiti didattici affidati ai ricercatori universitari (affidamenti e supplenze di corsi e moduli, partecipazione alle commissioni di esame, relazione di tesi di laurea, copertura di insegnamenti sdoppiati), ha altresì disposto (art. 16) l'estensione di detti compiti ai tecnici laureati in possesso dei requisiti di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 382 del 1980 alla data di entrata in vigore di quest'ultimo decreto, cioè ai tecnici laureati che - entro la data del 1° agosto 1980 - avessero svolto un triennio di attività scientifica e didattica; (c) per effetto dell'anzidetta estensione, ai tecnici laureati aventi i requisiti richiesti sono stati affidati, tramite una norma di rinvio, i medesimi compiti di docenza già assegnati ai ricercatori, sia quelli di cui alla medesima legge n. 341 sia quelli già in precedenza elencati nel contesto dello stesso d.P.R. n. 382 del 1980, cioè compiti didattici integrativi, esercitazioni, cicli di lezioni interne e attività di seminario (art. 32 del d.P.R. n. 382), e ciò in aggiunta alle funzioni assistenziali svolte di fatto dal personale in questione nelle facoltà di medicina, per la carenza di personale medico; (d) l'art. 6, comma 5, del decreto legislativo di riforma sanitaria 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) - norma che definisce i soggetti destinatari della disposizione oggi sospettata di incostituzionalità - ha stabilito, con una previsione di sostanziale sanatoria di situazioni consolidatesi di fatto, che nelle strutture delle facoltà mediche il personale laureato medico e odontoiatra di ruolo delle aree tecnico-scientifica e socio-sanitaria, in servizio alla data del 31 ottobre 1992, dovesse svolgere anche le funzioni assistenziali; (e) il progressivo accostamento funzionale dei tecnici laureati ai ricercatori è espresso da ulteriori disposizioni, come l'art. 73, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), che consente al personale tecnico laureato l'iscrizione agli ordini professionali, e come l'art. 1, comma 6, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), che estende allo stesso personale la disciplina in tema di attività libero-professionale intra ed extra-muraria; che, secondo il rimettente, l'art. 8, comma 10, della legge n. 370 del 1999 va oltre la disposizione di «estensione» ai tecnici laureati dei compiti dei ricercatori, quale precedentemente posta dalla legge n. 341 del 1990 (legge oggetto di testuale richiamo a opera della prima), poiché comprende il personale tecnico laureato «in servizio alla data del 31 ottobre 1992», in tal modo prescindendo dal requisito del triennio di attività scientifica e didattica richiesto invece dalla citata legge n. 341;