[pronunce]

del Considerato in diritto) - persegue l'obiettivo di correggere, per quanto possibile, una imperfezione della tecnica legislativa, evitando che si traggano indebiti vantaggi da un «effet d'aubaine», dovuto a tale imperfezione (sentenza Corte EDU, OGIS-Institut Stanislas, punto 69), ma oltretutto non frustra interessi giuridicamente rilevanti o, comunque, meritevoli di tutela, né lede l'art. 24 Cost. La norma di interpretazione autentica garantisce, infatti, che sia preservata la validità di contratti, la cui conclusione è idonea a ingenerare un affidamento sulla loro vincolatività ed efficacia. Per converso, non si può configurare un affidamento nella nullità del contratto. Questa Corte ha già reputato non fondate questioni sollevate in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., con le quali si lamentava che una norma interpretativa incidesse «sulla certezza dei rapporti giuridici danneggiando chi aveva fatto legittimo affidamento sulla nullità del contratto». Ha ritenuto, infatti, «improponibile» che chi abbia concluso un contratto «pretend[a] di sottrarsi alle conseguenti obbligazioni assumendo di aver fatto affidamento (e cioè, scientemente) su un difetto [...] del contratto stesso» (sentenza n. 26 del 2003). D'altro canto, anche a voler ipotizzare un affidamento nell'interpretazione prevalente di una disciplina (orientata nel senso dell'invalidità radicale di taluni contratti), che induca ad avviare un'azione giudiziaria e risulti poi frustrato dall'introduzione della norma di interpretazione autentica (orientata a favore della validità), si tratta comunque di un interesse destinato a soccombere, se «il diverso modello di decisione imposto dalla legge sopravvenuta è ragionevolmente prospettabile, in relazione ai rapporti anteriormente costituiti, in alternativa a quello applicato dalla giurisprudenza» (sentenza n. 402 del 1993). Di conseguenza, in tal caso, è ben possibile che una norma di interpretazione autentica incida su una precedente regola di giudizio, formulata dalla giurisprudenza a favore della nullità, per sostenere, viceversa, la validità degli atti. Ciò «non determina» - come sempre questa Corte ha avuto modo di affermare - «la reviviscenza di clausole nulle, bensì elimina in radice la precedente valutazione di nullità» (sentenze n. 402 del 1993). E questo vale specie in presenza di una norma di interpretazione autentica che incide su rapporti fra soggetti privati, rispetto ai quali - come nella disciplina in esame -non può presumersi alcun intento del legislatore di favorire una delle parti nei giudizi pendenti (in relazione ai casi in cui parte dei giudizi pendenti sia, viceversa, un soggetto pubblico si vedano, ex plurimis, le sentenze n. 4 del 2024, n. 145 del 2022 e n. 12 del 2018). Da ultimo, non è lesa la tutela giurisdizionale di cui all'art. 24 Cost., posto che il diritto di azione in giudizio - come più volte affermato da questa Corte - è «un posterius rispetto alla sussistenza del diritto sul piano sostanziale [e, dunque,] non può dirsi violato in ragione della portata, più o meno favorevole, della disciplina sostanziale» (sentenza n. 46 del 2021 e, nello stesso senso, sentenze n. 15 del 2012, n. 303 del 2011, n. 401 del 2008, n. 29 del 2002 e n. 419 del 2000). 9.- Per le ragioni esposte, deve, dunque, ritenersi non irragionevole, né lesiva degli artt. 24 e 41 Cost. la norma di interpretazione autentica di cui all'art. 1, comma 148, primo periodo, della legge n. 124 del 2017. 10.- In conclusione, non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 148 e 149, della legge n. 124 del 2017, sollevate in riferimento agli artt. 3, 24 e 41, commi secondo e terzo, Cost.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara non fondate, le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 148 e 149, della legge 4 agosto 2017, n. 124 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza), sollevate, in riferimento agli artt. 3, sotto il profilo della intrinseca irragionevolezza, 24 e 41, commi secondo e terzo, della Costituzione, dalla Corte d'appello di L'Aquila, con l'ordinanza indicata in epigrafe; 2) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 148 e 149, della legge n. 124 del 2017, sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento, dalla Corte d'appello di L'Aquila, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 ottobre 2024. F.to: Augusto Antonio BARBERA, Presidente Emanuela NAVARRETTA, Redattrice Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 21 novembre 2024 Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA