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Sono istituiti i centri per la riparazione e il riuso al fine di riutilizzare prodotti e componenti di prodotti esclusi dal circuito della raccolta differenziata domiciliare dei quali è possibile il riutilizzo integrale o delle singole parti anche attraverso processo di riparazione. Entro il 31 dicembre 2019 è realizzato almeno un centro per la riparazione e il riuso ogni 30.000 abitanti. I prodotti conferiti ai centri per la riparazione e il riuso non sono classificati come rifiuti. 2 . I centri per la riparazione e il riuso sono gestiti direttamente dai comuni o dai loro consorzi di scopo, con personale interno, e i proventi da essi derivanti restano in capo al comune o al consorzio di scopo. 3 . Ai prodotti in ingresso e in uscita dal centro per la riparazione e il riuso sono garantite agevolazioni fiscali. 4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell'economia e delle finanze, individua con proprio decreto le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente da utilizzare per le agevolazioni fiscali di cui al comma 3. Art. 206- octies. – (Istituzione del Centro di ricerca per la prevenzione dei rifiuti e la riprogettazione dei prodotti). – 1. È istituito, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Centro di ricerca per la prevenzione dei rifiuti e la riprogettazione dei prodotti. Il Centro provvede: a) all'analisi merceologica dei rifiuti; b) all'analisi delle attività industriali, commerciali, gestionali e comportamentali che determinano la produzione del rifiuto lungo tutto il ciclo di vita di cui all'articolo 179- ter ; c) all'individuazione di modelli alternativi che eliminano o riducono la produzione dei rifiuti e la loro promozione lungo la filiera produttiva; d) alla definizione di criteri di eco-progettazione di prodotti anche in un'ottica di durabilità degli stessi; e) all'istituzione di una banca dati pubblica nella quale siano rese disponibili le buone pratiche di gestione dei rifiuti, separatamente per classe merceologica e per caratteristiche territoriali; f) alla formazione dei cittadini e degli amministratori pubblici e dei rappresentanti privati in materia di gestione dei rifiuti; g) all'ideazione di campagne di sensibilizzazione e di informazione tese alla prevenzione dei rifiuti e alla diffusione di buone pratiche di gestione degli stessi; h) all'ideazione e alla diffusione di campagne per il contrasto del fenomeno dell'obsolescenza programmata; i) alla definizione, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, anche in collaborazione con enti privati o pubblici, della regola d'arte nella progettazione sostenibile dei prodotti e dei processi produttivi; l) alla vigilanza sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio; m) all'elaborazione e all'aggiornamento permanente di criteri e di specifici obiettivi d'azione, nonché alla definizione e all'aggiornamento permanente di un quadro di riferimento sulla prevenzione e sulla gestione dei rifiuti, anche attraverso l'elaborazione di linee guida sulle modalità di gestione dei rifiuti per migliorarne l'efficacia, l'efficienza e la qualità nonché per promuovere la diffusione delle buone pratiche e delle migliori tecniche disponibili per la prevenzione, le raccolte differenziate, il riciclo e lo smaltimento dei rifiuti; n) alla predisposizione del Programma generale di cui all'articolo 225; o) alla verifica dell'attuazione del Programma generale di cui all'articolo 225 e al raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio; p) alla verifica dei costi di gestione dei rifiuti, delle diverse componenti dei costi medesimi e delle modalità di gestione nonché alla realizzazione di analisi comparative tra i diversi ambiti di gestione, evidenziando eventuali anomalie; q) alla verifica dei livelli di qualità dei servizi erogati; r) alla predisposizione di un rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio nonché alla sua trasmissione al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. 2 . Il Centro di ricerca di cui al comma 1 è articolato in divisioni territoriali su base regionale o interregionale e in distaccamenti locali. I distaccamenti locali sono calcolati sulla base del numero di consorzi di scopo tra comuni. Le divisioni regionali o interregionali sono distribuite con le seguenti modalità: a) due per il Piemonte, la Liguria e la Valle d'Aosta; b) due per la Lombardia; c) due per il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e le province autonome di Trento e di Bolzano; d) una per l'Emilia-Romagna; e) una per l'Umbria, le Marche e la Toscana; f) due per il Lazio; g) una per l'Abruzzo, il Molise e la Puglia; h) una per la Campania; i) una per la Calabria e la Basilicata; l) una per la Sicilia; m) una per la Sardegna. 3. Il consiglio di amministrazione di ciascuna delle articolazioni regionali o interregionali del Centro di ricerca di cui al comma 2 è formato da cinque membri, scelti tra persone esperte in materia di gestione dei rifiuti, di elevata qualificazione giuridico-amministrativa e tecnico-scientifica nel settore pubblico e privato, nominate, attraverso selezione pubblica indetta con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con le regioni interessate». 27 (Modifica dell'articolo 219- bis del decreto legislativo n. 152 del 2006) 1 L'articolo 219- bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 è sostituito dal seguente: «Art. 219- bis. – (Sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all'uso alimentare). – 1. Al fine di promuovere la restituzione e il riuso degli imballaggi destinati all'uso alimentare, è istituito il sistema del vuoto a rendere, che coinvolge i produttori, gli utilizzatori, gli utenti finali e i consumatori dei citati imballaggi. 2. Il sistema del vuoto a rendere si applica al recupero per il riuso dei seguenti imballaggi riutilizzabili destinati all'uso alimentare: a) le bottiglie e i contenitori in plastica destinati all'uso alimentare utilizzati per acqua o per bevande di altro genere, di volume compreso tra 0,1 e 3,0 litri; b) le bottiglie e i contenitori in vetro di volume compreso tra 0,1 e 3,0 litri utilizzati per acqua, per bevande di altro genere o per alimenti di qualsiasi tipo; c) le lattine e i contenitori in alluminio utilizzati per acqua, per bevande di altro genere o per alimenti di qualsiasi tipo. 3 . Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con decreto di natura regolamentare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, può prevedere l'applicazione del sistema del vuoto a rendere anche ad altre tipologie di imballaggi, disciplinando le eventuali procedure e modalità. 4 .