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Mi soffermerò, quindi, sull'articolo che riguarda in modo specifico l' app Immuni e quindi il contrasto al Covid-19. Potrebbe apparire un aspetto incongruo rispetto al decreto-legge, che reca misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazione. Potrebbe apparire come un'aggiunta e forse era concepita come tale. Infatti, nel testo del decreto-legge è indicata quale misura ulteriore, alla fine. Non è un'aggiunta - forse non lo si è compreso sino a fondo - ma è il cuore del problema, perché la app Immuni riguarda ciò che per noi è fondamentale, ossia la sfera dei diritti della persona. Non la riguarda soltanto nello strumento che utilizziamo, ma per lo scenario che apre. Si apre infatti lo scenario delle intercettazioni collettive, delle intercettazioni globali, dello Stato che controlla le persone in maniera più o meno efficace e degli Stati che controllano gli Stati. Tale problema riguarda la sfera dei diritti della persona e della privacy rispetto all'organizzazione statuale, ma riguarda anche la sfera dei valori, degli interessi e della sicurezza nazionale rispetto al controllo che altri Paesi e che altre organizzazioni possono realizzare nel nostro territorio nei confronti dei nostri cittadini e, in generale, della nostra istituzione statuale. Lo scenario che si apre è di estrema importanza ed intervengo qui, non a caso, anche alla luce del documento che il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha inviato al Parlamento in merito alla app Immuni. Lo dico ai colleghi parlamentari: io ed altri cinque senatori in quest'Aula siamo stati delegati a rappresentarvi nel Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che, come voi sapete, agisce in un ambito legislativo molto particolare, tra l'altro con l'obbligo della segretezza sugli atti e sulle audizioni che esso realizza. Ebbene, non sfugge ad alcuno che il secondo documento che il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha realizzato in questa legislatura sia quello relativo alla app Immuni. Il primo documento, la prima relazione nell'arco degli anni precedenti di questa legislatura riguarda una tematica simile, quella del 5G e quindi dell'infrastruttura delle telecomunicazioni. Credo che sia doveroso evidenziare in quest'Aula e, attraverso di essa, anche ai nostri cittadini che se il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha approvato due documenti predisposti per il Parlamento (il primo sul 5G e il secondo sulla app Immuni) in due anni di attività legislativa, vuol dire che annette molta importanza a queste tematiche per la sicurezza nazionale. Perché sono importanti queste tematiche? Quella del 5G ormai è chiara a tutti, verosimilmente, anche alla nostra opinione pubblica. La app Immuni può apparire una piccola cosa, ma apre uno scenario enorme. Lo apre non soltanto per quanto riguarda l'efficacia dello strumento - e non voglio fare alcuna polemica - che tra l'altro credo entri in vigore sul territorio nazionale proprio oggi. L'efficacia dello strumento dipende da quanti cittadini la utilizzeranno; purtroppo, allo stato, un numero estremamente ridotto. L'efficacia dello strumento non riguarda solo il numero dei tamponi che vengono realizzati: è necessario che sia ampio il numero di cittadini che scaricano la app , che siano tanti i tamponi e i rilievi fatti e che il sistema sia interoperativo con quello delle altre app europee. Se esso non è interoperativo, se apriamo giustamente le frontiere (e ci auguriamo che giungano in massa nuovamente ed immediatamente milioni di turisti europei nella prossima stagione balneare praticamente iniziata), se non si sviluppano e non vengono realizzati i tamponi di massa e se gli italiani non la scaricano in misura congrua (30, 40, 50 per cento), la app è inefficace, anzi è controproducente. C'è sempre un equilibrio tra garantire la privacy e fronteggiare il fenomeno del Covid-19. Se questo equilibrio è raggiunto, l'efficacia della misura è realizzata; ma se questo equilibrio non viene raggiunto, l'efficacia della misura è molto limitata, a fronte di una rilevante cessione di dati personali. Peraltro, questa cessione di dati personali apre un problema che riguarda non soltanto la privacy e la persona, ma la sicurezza nazionale. L'altro giorno la Cancelliera tedesca, che si è fatta paladina dei valori della persona e della civiltà europea, ci ha detto che probabilmente nella nostra civiltà europea, a fronte delle nuove minacce, dovremo ridurre i diritti della libertà della persona. Non ha parlato a caso. Si tratta, quindi, di una frontiera e di un equilibrio molto delicato. Vale la pena realizzare un' app di questo tipo se poi essa, a fronte di una cessione di dati personali molto rilevante, non ha una reale efficacia perché in pochi la scaricano, perché i tamponi sono troppo limitati e perché non c'è un sistema di interoperabilità con le altre app europee? Probabilmente non vale la pena. Tuttavia lo scenario che si è aperto è straordinariamente importante e lo porto all'attenzione del nostro Parlamento. Non riguarda soltanto, come noi abbiamo evidenziato nella relazione al Parlamento sul 5G, per esempio l'utilizzo della tecnologia cinese; cioè non riguarda soltanto il controllo che alcuni sistemi autoritari sviluppano al loro interno, perché la Cina può realizzare l' app che vuole e controllare sotto ogni misura i propri cittadini, anzi verisimilmente in questo modo ha trovato l'arma di massa per il controllo sociale interno del Paese (quell'arma di massa che va sempre provata e questa è l'occasione per farlo e per affinarla) e finalmente sa come controllare un miliardo e mezzo di persone e non soltanto loro. In questo caso però la questione riguarda anche l'altra frontiera, quella occidentale. Desidero infatti evidenziare a tutti che noi ci stiamo adeguando alle scelte fatte da due multinazionali occidentali americane che, realizzando un cartello (Apple e Google), hanno detto agli Stati cosa dovevano fare. L'Europa si stava orientando verso un sistema verticalizzato, così la Germania, così la Francia, così anche l'Italia. Google e Apple, che hanno il monopolio, hanno fatto cartello e hanno detto agli Stati il sistema che dovevano attuare; due multinazionali private, di cui non si conoscono le proprietà, hanno detto agli Stati che invece non doveva più essere attuato un sistema verticalizzato, ma uno decentralizzato, apparentemente sicuramente più a garanzia dei cittadini, ma anche meno efficace. La Germania si è adeguata, noi ci siamo adeguati, ma la Francia non lo ha fatto perché è avanti rispetto a noi e sta tentando di realizzare un proprio sistema. Signor Presidente, desidero completare questo concetto affinché resti in quest'aula e ai cittadini italiani. La Francia non si è adeguata e ha detto che avrebbe fatto un sistema nazionale, semmai verticalizzato. Vediamo se vi riesce. Tuttavia intendo dire che l'Italia si è dovuta adeguare perché, come gli altri Paesi europei, non dispone ancora di una tecnologia sovranazionale tale da affrancarci dalle multinazionali private che gestiscono questa materia.