[pronunce]

che, tuttavia, i rimettenti affermano espressamente che la sanzione introdotta dal decreto-legge n. 12 del 2002 sarebbe connessa a violazioni di norme previdenziali e del lavoro, e pertanto, essi stessi sembrano escludere che detta sanzione inerisca alla materia dei tributi; che, addirittura, la Commissione tributaria provinciale di Firenze richiama la giurisprudenza costituzionale concernente la giurisdizione tributaria e, specificamente, l'ordinanza n. 144 del 1998 nella quale questa Corte, pur riconoscendo al legislatore, con riguardo alle giurisdizioni speciali preesistenti alla Costituzione, il potere discrezionale di «sopprimerle come di trasformarle e riordinarle, o di ristrutturarle nuovamente, anche nel funzionamento e nella procedura», ha individuato, quale limite a tale potere quello di «non snaturare (in quanto elemento essenziale e caratterizzante della giurisdizione speciale) le materie attribuite alla loro rispettiva competenza», materie che, con riguardo al giudice tributario, sono state individuate in quelle riconducibili alle «controversie tributarie»; che i giudici a quibus hanno omesso di trarre da tali premesse le dovute conseguenze interpretative, valorizzando, in particolare, la natura tributaria del rapporto cui deve ritenersi imprescindibilmente collegata la giurisdizione del giudice tributario, e limitandosi, invece, a considerare il solo dato formale e soggettivo, relativo all'ufficio competente ad irrogare la sanzione; che, in definitiva, i rimettenti non hanno compiuto il doveroso tentativo di verificare la possibilità di seguire una interpretazione diversa da quella da essi accolta e, pertanto, sono venuti meno all'onere che incombe su ogni giudice di esplorare eventuali interpretazioni conformi a Costituzione prima di sollevare questioni di legittimità costituzionale davanti a questa Corte; che, alla luce di quanto precede, la questione concernente l'art. 3, comma 5, del decreto-legge n. 12 del 2002, in relazione alla asserita attribuzione alle Commissioni tributarie della giurisdizione sugli atti di irrogazione delle sanzioni ivi contemplate, deve essere dichiarata manifestamente inammissibile; che la Commissione tributaria di Caltanissetta ha, altresì, sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 3, del decreto-legge n. 12 del 2002, in relazione all'art. 3 Cost., nella parte in cui determina le modalità di quantificazione della sanzione per l'impiego di lavoratori dipendenti non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria; che, successivamente all'ordinanza di rimessione, questa Corte, con sentenza n. 144 del 2005, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma «nella parte in cui non ammette la possibilità di provare che il rapporto di lavoro irregolare ha avuto inizio successivamente al primo gennaio dell'anno in cui è stata constatata la violazione», affermando che il meccanismo di tipo presuntivo previsto dalla norma censurata, con finalità di ulteriore inasprimento della sanzione, determina la lesione del diritto di difesa, in quanto preclude all'interessato ogni possibilità di provare circostanze che attengono alla propria effettiva condotta, idonee ad incidere sulla entità della sanzione che dovrà subire, determinando, altresì, la irragionevole equiparazione, ai fini dell'applicazione della sanzione, di situazioni tra loro diseguali, con riferimento a soggetti che utilizzano i lavoratori irregolari da momenti diversi e per i quali la constatazione della violazione sia, in ipotesi, avvenuta nella medesima data; che, pertanto, con riguardo a tale questione, deve essere disposta la restituzione degli atti al giudice rimettente, per un nuovo esame della rilevanza alla luce del mutato quadro normativo; che la Commissione tributaria di Caltanissetta ha, infine, sollevato, in relazione all'art. 24 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 5, del decreto-legge n. 12 del 2002, nella parte in cui – nel disporre che l'Agenzia delle entrate irroghi la sanzione di cui al comma 3 secondo le modalità previste dal d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell'art. 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662) – esclude esplicitamente l'applicazione dell'art. 16, comma 2, del medesimo decreto; che il citato art. 16 disciplina il procedimento di irrogazione delle sanzioni amministrative connesse a violazioni di norme tributarie, prevedendo, al comma 2, la necessità che l'organo procedente effettui la previa notifica dell'atto di contestazione della relativa violazione «con indicazione, a pena di nullità, dei fatti attribuiti al trasgressore, degli elementi probatori, delle norme applicate, dei criteri che ritiene di seguire per la determinazione delle sanzioni e della loro entità nonché dei minimi edittali previsti dalla legge per le singole violazioni»; che l'esclusione della applicazione di tale disposizione, lungi dal costituire un'irragionevole limitazione del diritto di difesa, trova la propria giustificazione nell'esigenza di semplificazione del procedimento di irrogazione della sanzione prevista dall'art. 3, comma 3, del decreto-legge n. 12 del 2002, nonché nella circostanza che gran parte degli elementi che di regola sono portati a conoscenza del destinatario tramite l'atto di contestazione, nel caso in esame sono da quello già conosciuti, per essere emersi nel corso dell'ispezione svolta dagli organi accertatori nei locali dell'azienda e per essere documentati nel relativo verbale; che, pertanto, la disposizione censurata non determina alcuna violazione del diritto di difesa, tenuto anche conto del fatto che essa disciplina una fase pre-giurisdizionale e non limita in alcun modo il ricorso all'autorità giudiziaria avverso il provvedimento di irrogazione della sanzione; che, in conclusione, la questione si rivela manifestamente infondata. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 5, del decreto- legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare), convertito in legge dall'art. 1 della legge 23 aprile 2002, n. 73, sollevata, in relazione agli artt. 24, 25 e 102 della Costituzione, dalla Commissione tributaria di Caltanissetta e dalla Commissione tributaria di Firenze, con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 5, del decreto-legge n. 12 del 2002, sollevata, in relazione all'art. 24 Cost., dalla Commissione tributaria di Caltanissetta, con l'ordinanza indicata in epigrafe;