[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 86, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera q), del decreto legislativo 27 aprile 2001, n. 193 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 26 febbraio 1999, n. 46, e 13 aprile 1999, n. 112, in materia di riordino della disciplina relativa alla riscossione), promosso con ordinanza del 23 giugno 2004 dal Giudice di pace di Sorgono nel procedimento civile vertente tra Ugo Tatti, la s.p.a. Bipiesse ed altro, iscritta al n. 771 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, prima serie speciale, dell'anno 2004. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella Camera di consiglio del 6 luglio 2005 il Giudice relatore Franco Gallo. Ritenuto che, nel corso di un giudizio promosso ai sensi dell'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), il Giudice di pace di Sorgono, con ordinanza del 23 giugno 2004, ha sollevato, in riferimento agli artt. «77» (recte: 76), 3 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 86, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall'art. 1, comma 1, lettera q), del decreto legislativo 27 aprile 2001, n. 193 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 26 febbraio 1999, n. 46, e 13 aprile 1999, n. 112, in materia di riordino della disciplina relativa alla riscossione); che il rimettente premette che il giudizio ha ad oggetto l'opposizione avverso l'atto con il quale la società concessionaria per la riscossione dei tributi aveva comunicato al ricorrente, ai sensi del comma 2 del citato art. 86, l'iscrizione nel pubblico registro automobilistico del fermo di un autoveicolo di sua proprietà per il mancato pagamento di una cartella esattoriale; che il giudice a quo premette altresì che il ricorrente ha dedotto che la cartella esattoriale riguardava una sanzione amministrativa iscritta a ruolo, ma ormai caduta in prescrizione per il decorso di cinque anni, ai sensi dell'art. 28 della legge n. 689 del 1981; che, quanto alla rilevanza della questione sollevata, il giudice rimettente afferma che questa, riguardando la norma che prevede il fermo, incide sul provvedimento oggetto di opposizione, «a prescindere da ulteriori accertamenti in ordine al potere/dovere del Concessionario di procedere a riscossione»; che, quanto alla non manifesta infondatezza della questione stessa, il rimettente afferma, tra l'altro, che: a) «la nuova legittimazione ad applicare il fermo amministrativo – trasferita da un'Autorità pubblica […] ad un soggetto privato – appare realizzata con qualche disinvoltura legislativa: la delega al Governo, infatti, […] non ne contiene alcun cenno, mentre è molto analitica e precisa nell'individuare altri temi oggetto di delega, di indubbia minor rilevanza sociale»; b) «l'istituto del fermo […] sembra introdurre una differenza di trattamento fra gli utenti, dividendoli in due grandi classi: quelli titolari di beni mobili iscritti in pubblici registri (ordinariamente autoveicoli, spesso indispensabile mezzo di lavoro) e quelli titolari di altri beni (non necessariamente, per questo, meno abbienti o contributivamente meno capaci, rispetto ai primi)»; che, inoltre, il giudice a quo osserva che il regolamento interministeriale previsto dall'art. 86, comma 4, del d.P.R. n. 602 del 1973 – che «avrebbe dovuto definire le modalità di attuazione del fermo» – «non risulta essere stato mai adottato», mentre il regolamento adottato con il decreto ministeriale 7 settembre 1998, n. 503 (Regolamento recante norme in materia di fermo amministrativo di veicoli a motore ed autoscafi, ai sensi dell'articolo 91-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, introdotto con l'articolo 5, comma 4, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30), cui il concessionario fa riferimento in via di analogia nell'atto impugnato, non presenterebbe in realtà molte analogie con la normativa sul fermo introdotta nel 2001, sia perché «anteriore alla nuova disciplina», sia perché «subordinato alla condizione del “mancato reperimento del bene” da pignorare, oggi non più richiesta»; che, sulla base di tali considerazioni, il rimettente ritiene che la disposizione censurata contrasti con gli artt. 76 («per aver ecceduto la delega del Parlamento»), 3 e 53 della Costituzione («per aver introdotto una disciplina che diversifica i cittadini, con criterio diverso da quello della “capacità contributiva”»); che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata non fondata, osservando, tra l'altro: a) che il denunziato eccesso di delega sarebbe insussistente, in quanto il legislatore delegato avrebbe attuato la delega nell'ambito della discrezionalità concessagli dalla legge di delegazione, volta al riordino del sistema di riscossione e del rapporto con i concessionari e con i commissari governativi, «al fine di conseguire un miglioramento dei risultati della riscossione mediante ruolo e rendere più efficace ed efficiente l'attività dei concessionari e dei commissari stessi» (art. 1, comma 1, della legge di delegazione 28 settembre 1998, n. 337, recante «Delega al Governo per il riordino delle disciplina relativa alla riscossione»); b) che la mancata emanazione di un nuovo regolamento ai sensi dell'art. 86, comma 4, del d.P.R. n. 602 del 1973 non impedirebbe al concessionario di disporre il fermo, dovendosi ancora applicare le disposizioni di cui al citato d.m. n. 503 del 1998 (attuative del previgente art. 91-bis dello stesso d.P.R. n. 602 del 1973), in forza del principio secondo cui il regolamento di attuazione di una disposizione abrogata resterebbe in vigore fino all'approvazione del nuovo regolamento, limitatamente alle parti non incompatibili con la disciplina sopravvenuta; c) che il richiamo all'art. 53 Cost. sarebbe inconferente, perché, nel caso in esame, non verrebbe in rilievo il principio della capacità contributiva, vertendosi in materia di disciplina processuale dell'imposizione, ovvero in materia sanzionatoria;