[pronunce]

Venendo al merito della questione di costituzionalità, la Cassazione afferma la manifesta infondatezza della questione con riferimento all'art. 3 Cost., in quanto, come chiarito dalla Corte costituzionale fin dalla sentenza n. 134 del 1975, nelle regioni a statuto speciale sarebbero possibili regolamentazioni differenziate anche nei casi di ineleggibilità. Con riferimento al parametro dell'art. 51 Cost., il rimettente ritiene invece la questione non manifestamente infondata. Infatti la Corte costituzionale nella sent. n. 166 del 1972 con cui ha dichiarato l'illegittimità costituzionale l'art. 5, n. 7, della legge n. 108 del 1968, perché conteneva una causa di ineleggibilità "dai confini estremamente generici ed elastici", in quanto né nella legge censurata, né in altro testo legislativo poteva essere rinvenuta la definizione di "ufficio" o "capo di un ufficio", ha affermato che la legge della Regione Siciliana n. 29 del 1951 conteneva previsione "sostanzialmente analoga" a quella censurata. Il giudice a quo peraltro ricorda che successivamente a tale pronuncia è stata approvata la legge regionale 6 gennaio 1981, n. 6 che, nel disciplinare i servizi sanitari, definisce il "servizio" come l'unità organizzativa fondamentale per il conseguimento degli obiettivi dell'unità sanitaria locale, e regola le sue articolazioni e le sue funzioni. 2. - Il Gennuso, intervenuto in giudizio, ha chiesto che la questione venga dichiarata non fondata. Anzitutto ribadisce la perdurante vigenza della norma regionale censurata, sia in quanto il legislatore regionale non avrebbe voluto una piena uniformità con la legislazione nazionale, sia in quanto la legislazione regionale in materia elettorale sarebbe prevalente rispetto a quella nazionale, stante il carattere primario della potestà legislativa riconosciuta dallo Statuto alla Regione Siciliana (come confermato anche nel parere reso dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana n. 239 del 2001). Afferma la parte privata che né sotto il profilo oggettivo, né sotto quello soggettivo ricorrerebbero le condizioni poste dalla Corte a base della pronuncia n. 166 del 1972. Quanto al primo aspetto, la causa di ineleggibilità contenuta nella legislazione Siciliana si riferirebbe non alla nozione di "ufficio", bensì a quella di "servizio", appropriatamente definita dalla legge Regione Siciliana n. 6 del 1981. Quanto al profilo soggettivo, concernente la definizione del ruolo e della responsabilità del capo del servizio, il d.lgs. n. 502 del 1992 definisce la nozione di struttura complessa e assegna al dirigente medico di secondo livello funzioni di direzione ed organizzazione della medesima (tale ruolo è stato ricoperto dallo Sbona, il quale rivestiva la qualifica di dirigente medico di secondo livello). Né potrebbe estendersi alla norma regionale censurata la dichiarazione di incostituzionalità della analoga previsione di cui all'art. 5 della legge n. 108 del 1968, contenuta nella sentenza n. 166 del 1962, dal momento che il nostro ordinamento non conosce l'ipotesi della dichiarazione di incostituzionalità derivata, o "addirittura analogica, di norme appartenenti a diversi plessi di legislazione". L'art. 8, n. 7, legge regionale n. 29 del 1951, inoltre, sarebbe applicabile anche ai capi servizio degli uffici dell'INAL, dal momento che tale ente, poiché persegue fini propri dello Stato rispetto al quale ha funzione strumentale, dovrebbe qualificarsi come ente statale, appartenente all'organizzazione amministrativa dello Stato. 3. - Lo Sbona, intervenuto in giudizio, a chiesto preliminarmente che la questione sollevata sia dichiarata manifestamente inammissibile o infondata, dal momento che il rinvio operato dall'art. 13 della legge regionale n. 19 del 1997 alla disciplina contenuta negli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 154 del 1981, non sarebbe limitato ai soli effetti procedurali della normativa nazionali, ma comprenderebbe anche quelli sostanziali. In altri termini il legislatore regionale del 1997 avrebbe sostituito le cause di ineleggibilità previste dagli artt. 8, 9 e 10 della legge regionale n. 29 del 1951 con quelle previste dagli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 154 del 1981. Dunque la questione sarebbe inammissibile "per mancanza dell'oggetto del giudizio", poiché la norma censurata sarebbe stata abrogata. Sarebbe comunque infondata, in quanto gli artt. 2, 3 e 4 della legge n. 154 del 1981 non prevedono nessuna causa di ineleggibilità per i dipendenti dell'INAIL. Secondo questa parte privata, la questione sarebbe inoltre inammissibile o comunque infondata in base ad una lettura costituzionalmente orientata della norma censurata, alla luce della sentenza n. 166 del 1972. In base a tale lettura la norma impugnata sarebbe abrogata "e comunque non più operante nell'ordinamento siciliano". Ove la Corte dovesse ritenere l'attuale vigenza dell'ipotesi di ineleggibilità prevista dagli artt. 8, 9 e 10 della legge regionale n. 29 del 1951, la questione sarebbe manifestamente inammissibile o infondata, dal momento che a differenza di quanto ritenuto dal rimettente l'INAIL non rientra tra gli uffici statali cui si riferisce l'art. 8 impugnato. Nel merito, afferma la difesa dello Sbona che, ove si ritenesse che le ipotesi di ineleggibilità in Sicilia siano tuttora regolate dagli artt. 8, 9 e 10 della legge regionale n. 29 del 1951, l'art. 8, secondo comma, n. 7, dovrebbe ritenersi incostituzionale in riferimento all'art. 51 Cost., dal momento che pone una causa di ineleggibilità dai confini generici ed elastici, così come quella prevista dal legislatore nazionale nella legge n. 108 del 1968, dichiarata incostituzionale con la sent. n. 166 del 1972. Le parti costituite hanno insistito nel corso della discussione orale sulle argomentazioni svolte nelle memorie scritte.1. - La questione di legittimità costituzionale sollevata dalla prima sezione civile della Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe riguarda l'art. 8, secondo comma, n. 7, della legge della Regione Siciliana 20 marzo 1951, n. 29 (Elezione dei deputati all'Assemblea regionale Siciliana), nella parte in cui prevede la ineleggibilità alla carica di deputato dell'Assemblea regionale dei "capi servizio … degli uffici statali che svolgono attività nella regione" per contrasto con l'art. 51, primo comma, Cost. Questa norma, infatti, a giudizio del giudice remittente, non determinerebbe in modo adeguato e preciso l'eccezione "al principio generale e fondamentale del libero accesso di tutti i cittadini, in condizione di eguaglianza, alle cariche elettive, sancito dall'art. 51, primo comma, Cost.".