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in particolare, si segnalano i titolari di concessioni di derivazione d'acqua per la produzione di energia, nonché di concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, i titolari di autorizzazioni all'esercizio di attività estrattive o di oleodotti e metanodotti, i titolari di impianti di produzione elettrica con biomasse. Si dispone poi che i proventi derivanti dalla vendita della fauna catturata o abbattuta a fini di conservazione di specie e habitat naturali costituiscono una delle entrate degli enti gestori delle relative aree protette. Si dettano disposizioni in merito all'affidamento in concessione gratuita dei beni demaniali presenti nel territorio dell'area protetta all'ente gestore dell'area protetta medesima, la concessione dell'uso del marchio del parco, la stipula di contratti di sponsorizzazione e accordi di collaborazione. Si prevede, inoltre, che ogni altro aspetto del rapporto tra ente parco e soggetti privati venga disciplinato mediante negozi giuridici, nonché la nullità delle clausole apposte in violazione delle previsioni dell'articolo in esame e che da esse deriva la responsabilità amministrativa del dipendente pubblico e la responsabilità risarcitoria per il soggetto privato. Il comma 2 dell'articolo 10 modifica il codice antimafia inserendo l'ente parco tra i soggetti cui possono essere dati in uso pubblico i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. L'articolo 11 introduce un nuovo articolo nella legge quadro, finalizzato a definire gli interventi di gestione della fauna selvatica. Essi sono definiti dunque mediante specifici piani redatti da parte dell'ente gestore dell'area protetta, previo parere vincolante dell'ISPRA. I piani sono finalizzati al contenimento della fauna selvatica che può determinare un impatto negativo sulle specie e sugli habitat protetti della rete «Natura 2000» o ritenuti vulnerabili, nonché all'eradicazione delle specie alloctone, ad esclusione delle specie indicate nel nuovo allegato I alla legge. Gli interventi devono avvenire per iniziativa e sotto la responsabilità dell'ente gestore. Ulteriori norme disciplinano le sanzioni nei confronti dei soggetti responsabili di interventi di gestione della fauna selvatica non conformi alle modalità previste dai piani, nonché la destinazione degli introiti ricavati dalla vendita degli animali abbattuti o catturati in operazioni di gestione: in particolare, si prevede che una quota pari al 30 per cento di ogni introito ricavato dalla vendita degli animali abbattuti o catturati in operazioni di gestione deve essere versata dall'ente gestore ad apposito capitolo di entrata del bilancio dell'ISPRA per essere destinata al finanziamento di ricerche su metodi di gestione non cruenti della fauna selvatica e per l'esercizio delle attività previste dalla legge quadro. L'articolo 12 integra la normativa sugli enti parco e delle aree marine protette prevista dalla legge quadro per fissare il regime di alcune attività di gestione ordinaria degli stessi. In primo luogo, si prevede che vengano disapplicati alcuni limiti di spesa previsti per le amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della Pubblica amministrazione per gli enti di gestione dei parchi nazionali e le aree marine protette, a partire dalla gestione del bilancio dell'anno successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della norma in esame. La norma precisa comunque che resta fermo il regime delle riduzioni e il volume complessivo delle spese previste dalle disposizioni di spending review richiamate. In secondo luogo, è stabilita la procedura di presentazione del bilancio di previsione dell'Ente parco, trasmesso al revisore unico dei conti, alla comunità del parco, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e al Ministero dell'economia e delle finanze. Qualora il bilancio di previsione non sia approvato dall'Ente parco entro il 30 ottobre dell'esercizio finanziario precedente, il Ministero dell'ambiente provvede alla nomina di un commissario ad acta per l'espletamento della procedura. L'articolo 13 prevede l'emanazione di un regolamento del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro della salute, per la individuazione di criteri e modalità di allevamento di cinghiali diretti ad impedire l'immissione di cinghiali su tutto il territorio nazionale e la loro tracciabilità – in attuazione di quanto previsto dall'articolo 7, comma 1, della legge n. 221 del 2015. Un gruppo di disposizioni riguarda in particolare le aree marine protette. L'articolo 14 novella la disciplina relativa alla loro istituzione, attraverso una riscrittura dell'articolo 18 della legge n. 394 del 1991. Tra le novità più rilevanti l'introduzione di una procedura più articolata per l'istituzione nonché la verifica, almeno triennale, dell'adeguatezza della disciplina istitutiva. Le aree protette sono dunque istituite con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, autorizzando il finanziamento del Piano triennale previsto al nuovo articolo 19- bis , di cui più avanti. Vengono altresì individuate le zone in cui è possibile istituire aree marine protette e dettata una disciplina dell'uso del demanio marittimo differenziata in base alla zonazione dell'area. In ordine alle modalità e ai soggetti competenti all'effettuazione dello studio preliminare sugli aspetti ambientali e socio-economici dell'area, è stato previsto che l'ISPRA curi l'istruttoria tecnico-scientifica relativa allo studio, anche avvalendosi delle altre componenti del Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente. L'articolo 15 interviene poi sulla disciplina riguardante la gestione delle aree marine protette, relativamente all'individuazione dell'ente gestore, al regolamento di organizzazione, al piano di gestione, alla zonazione delle aree (in quattro zone, in base alle quali stabilire le misure di protezione), alle attività vietate, nonché alle attività di sorveglianza. Con riferimento all'individuazione dell'ente gestore, qualora un'area marina protetta sia istituita in acque confinanti con un'area protetta terrestre, la gestione è attribuita al soggetto competente per quest'ultima. L'articolo 16 aggiunge l'articolo 19- bis alla legge quadro, al fine di disciplinare il Programma triennale per le aree marine protette e vari aspetti gestionali, quali i contributi statali e il relativo piano economico-finanziario, la revoca dell'affidamento della gestione dell'area, la riscossione dei proventi delle sanzioni, il silenzio-assenso nelle procedure autorizzatorie, l'organico e il direttore dell'area. Si prevede che il direttore sia reclutato dall'ente gestore attraverso selezioni ad evidenza pubblica; ad apposito decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è demandata la definizione dei requisiti per la partecipazione ai relativi bandi e, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze, dei criteri per la determinazione del trattamento economico del direttore.