[resaula]

Atto n. 3-00890 BELLANOVA MARGIOTTA VALENTE FEDELI PITTELLA STEFANO MALPEZZI FERRARI GIACOBBE IORI ALFIERI PATRIARCA CUCCA BOLDRINI RICHETTI D'ARIENZO PARRINI MARINO VERDUCCI GINETTI Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e per il Sud Premesso che: in questi giorni due dei maggiori call center del Mezzogiorno, "Teleperformace" a Taranto e "Call&Call" di Casarano (Lecce), sono stati interessati da perdite di commesse. Va rilevato che nel caso di Teleperformance si parla di uno dei più grandi call center d'Italia; nel secondo caso, ugualmente rilevante per la platea occupazionale coinvolta, si tratta del "più grosso serbatoio privato di posti di lavoro nel sud Salento" secondo le stime degli osservatori sul lavoro e delle parti sociali ; Teleperformance, come si rileva dalle notizie di stampa, ha perso la gara d'appalto per il rinnovo della commessa di Enel mercato libero aggiudicata a "System House", coinvolgendo nell'immediato almeno 400 posti di lavoro; nel secondo caso il call center salentino ha perso la commessa, sempre di Enel mercato libero, aggiudicata alla società "Covisian" che ha sede in molte zone d'Italia ma non a Lecce; considerato che: dopo l'allarme delle parti sociali, Enel mercato libero avrebbe garantito la continuità occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti grazie all'applicazione della clausola sociale, di cui all'articolo 213, comma 2, del decreto legislativo n. 50 2016 (codice dei contratti pubblici), successivamente novellato dal decreto legislativo n. 56 del 2017. Come è infatti noto, la clausola sociale per i call center stabilisce che, in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente e per la medesima attività di call center, il rapporto di lavoro continua con l'appaltatore subentrante, secondo le modalità e le condizioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro applicati e vigenti alla data del trasferimento, stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, e anche in assenza di specifica disciplina nazionale collettiva, con un decreto adottato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentite le organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale; nel caso di Teleperformace l'azienda committente, a ridosso della commessa aggiudicata, ha dichiarato con una nota che: "l'occupazione dei lavoratori attualmente impiegati da Teleperformance è garantita attraverso l'applicazione della clausola di salvaguardia sociale, che prevede la riassunzione del personale dipendente utilizzato dal fornitore uscente, conservando condizioni economiche, mansioni e anzianità di servizio anche in caso di cambio appalto. Pertanto, tutti i lavoratori impiegati dall'impresa uscente continueranno a lavorare anche con la nuova società aggiudicataria", precisando inoltre che "gli inviti a partecipare sono stati rivolti alle imprese in possesso delle qualifiche necessarie, con sede in Italia, premiando la vicinanza dei nuovi siti a quello del fornitore uscente"; nel caso di Call&Call Enel energia ha informato che "tutti i lavoratori impiegati dall'impresa uscente continueranno a lavorare anche con la nuova società aggiudicataria attraverso l'applicazione della clausola, in una sede, secondo le notizie attinte dalla stampa, situata entro 15 chilometri di distanza da quella attuale"; rilevato che: l'allarme delle lavoratrici, dei lavoratori e delle parti sociali è altissimo. In particolare le parti sociali rilevano il rischio che l'eventuale sospensione del codice degli appalti annulli il traguardo conquistato con la clausola sociale, con il rischio evidente di spostare le lancette indietro di anni, mettendo per strada i lavoratori di quei call center che, causa la perdita di commesse precedentemente acquisite, potrebbero procedere a licenziamenti collettivi senza alcuna garanzia per i lavoratori; tale situazione di gravissimo allarme occupazionale si aggiunge a quanto già rilevato nella precedente interrogazione del 6 novembre 2018 (3-00347) e relativa al mancato rinnovo nell'ottobre 2018, per circa 200 lavoratori, dei contratti a tempo indeterminato scaduti il 31 ottobre da parte del gruppo Comdata, il call center più rilevante sul territorio salentino, causa l'applicazione del decreto dignità, di cui al decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018, un'interrogazione cui ancora non è stata ricevuta risposta; tenuto conto che il 16 maggio 2019 nel corso della trasmissione "Piazza Pulita" andava in onda un reportage d'inchiesta nel quale si denunciavano, in alcuni call center del tarantino, paghe di poco più di 5 euro all'ora, contratti rinnovati di mese in mese, ritmi estenuanti e la necessità di raggiungere obiettivi quasi impossibili, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se abbiano già proceduto alle verifiche dovute, garantendo la corretta applicazione della norma relativa alla clausola sociale per i call center con una convocazione ad hoc dell'azienda committente, delle aziende vincitrici delle commesse, delle organizzazioni sindacali e datoriali territoriali e nazionali; se non ritengano di dover periodicamente monitorare la situazione dei call center nel Mezzogiorno, in special modo a seguito di inchieste giornalistiche che hanno rilevato la presenza di call center in luoghi inidonei allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa e, parrebbe, anche privi delle necessarie autorizzazioni; se, a seguito di quanto riportato dalla trasmissione Piazza Pulita, abbiano attivato un'attività ispettiva e di controllo; se siano consapevoli che un'eventuale sospensione del codice degli appalti potrebbe annullare contestualmente l'applicazione della clausola sociale andando a colpire migliaia di lavoratori e lavoratrici già di per sé gravati da condizioni di lavoro spesso onerose, e come intendano fare fronte a questa eventualità. Atto n. 3-00891 PAPATHEU Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e per il Sud Premesso che: il Governo ha assegnato il 34 per cento degli investimenti pubblici alle Regioni del Mezzogiorno, ritenendo tale percentuale "una quota proporzionale alla popolazione di riferimento"; tale percentuale, che il Governo propaganda come una "scelta che determinerà una svolta", appare inadeguata a colmare il gap con le regioni del Nord Italia e non può essere sufficiente per un rilancio dell'economia del Sud; in termini di reddito pro capite gli abitanti nelle regioni del Mezzogiorno sono, ad oggi, come rimarcato dai conti economici territoriali di Eurostat, tra i più poveri dell'Unione europea. A fronte di una media europea di 30.000 euro, il Sud Italia registra infatti 18.900 euro di reddito pro capite .