[pronunce]

Considerato che la Corte di cassazione dubita della legittimità costituzionale, per violazione degli artt. 3 e 30 della Costituzione, dell'art. 708, terzo e quarto comma, codice di procedura civile, nella parte in cui non consente di iscrivere ipoteca giudiziale in forza del provvedimento presidenziale emesso a seguito dell'udienza di comparizione personale dei coniugi nel giudizio di separazione, o dei successivi provvedimenti del giudice istruttore modificativi di detti provvedimenti del presidente del tribunale; che, ad avviso della Corte rimettente, il fatto che la garanzia patrimoniale a favore dell'avente diritto possa essere conservata per mezzo dell'ipoteca giudiziale solo dopo che sia stata ottenuta la sentenza di separazione o divorzio o l'omologazione della separazione consensuale e non prima, in corso di causa, quando più intenso è l'interesse in tal senso del creditore, darebbe luogo ad una violazione delle norme costituzionali indicate quale parametro di illegittimità della disposizione impugnata; che questa Corte ha più volte affermato che tutte le misure previste dal codice civile per il rafforzamento della garanzia patrimoniale a carico del soggetto obbligato al mantenimento rispondono alla stessa ratio di dare "tempestiva ed efficace soddisfazione alla esigenze di mantenimento del coniuge bisognoso e, soprattutto, dei figli minori, esigenze penalmente tutelate che sussistono anche prima della sentenza di separazione in relazione agli obblighi di mantenimento stabiliti in sede presidenziale" (sentenza n. 258 del 1996; cfr. anche le sentenze nn. 144 del 1983, 5 del 1987 e 278 del 1994); che a questo scopo il legislatore ha previsto alcuni mezzi di rafforzamento della garanzia patrimoniale, quali il sequestro dei beni dell'obbligato e l'ordine al terzo di pagare direttamente agli aventi diritto al mantenimento parte delle somme dovute all'obbligato (art. 156, sesto comma, codice civile) e che questa Corte ha esteso la possibilità di ottenere tali provvedimenti aventi funzione cautelare sia alle ipotesi di separazione consensuale (sentenze nn. 144 del 1983 e 5 del 1987) che al caso in cui l'ordine di pagamento al terzo possa essere pronunciato dal giudice istruttore in corso di causa (sentenza n. 278 del 1994); che l'esistenza di questi mezzi di rafforzamento della garanzia del credito per mantenimento rende infondata la censura mossa dalla Corte rimettente alla norma impugnata sotto il profilo della violazione dell'art. 30 Cost., dal momento che l'ordinamento prevede una gamma sufficientemente ampia di mezzi di garanzia patrimoniale a favore degli aventi diritto e che l'impossibilità di iscrivere ipoteca giudiziale in forza del provvedimento presidenziale ex art. 708 cod. proc. civ. non vale ad inficiare l'efficacia delle misure complessivamente previste, potendo l'avente diritto scegliere tra i diversi strumenti di tutela del credito che gli sono comunque garantiti; che neppure sussiste la violazione dell'art. 3 Cost., dal momento che il legislatore, nell'ampia discrezionalità che deve essergli riconosciuta riguardo alla conformazione degli istituti processuali ed alla differenziazione nell'accesso all'esecuzione forzata nei vari tipi di giudizi (v. ordinanza n. 357 del 2000), ben può stabilire quali provvedimenti, oltre alla sentenze, siano suscettibili di consentire l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale, senza che le sue scelte, effettuate nei limiti del rispetto del principio di ragionevolezza, diano luogo a violazioni di norme costituzionali; che, in particolare, i provvedimenti presidenziali pronunciati ai sensi dell'art. 708 cod. proc. civ. , ed i successivi provvedimenti, modificativi dei primi, pronunciati dal giudice istruttore, sono caratterizzati da un alto grado di instabilità e non possono essere assimilati né alle sentenze né agli altri provvedimenti espressamente previsti dalla legge; che la questione di legittimità costituzionale risulta perciò manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 708, terzo e quarto comma, del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 30 della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 17 giugno 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Contri Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 24 giugno 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola