[pronunce]

che tali affermazioni erano state contestate dalla Prefettura di Ancona, costituitasi nel giudizio di opposizione; che, riguardo all'irrogazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida in conseguenza della guida in stato di ebbrezza (la patente era stata immediatamente ritirata per essere inoltrata alla Prefettura), il Giudice di pace di Osimo, ha rilevato che ritenuta l'ammissibilità dell'opposizione alla sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, comminata al ricorrente con provvedimento prefettizio, non è prevista la sospensione del procedimento di opposizione con riferimento alla sanzione accessoria, in assenza del rapporto di pregiudizialità o connessione con il reato di guida in stato di ebbrezza; che ulteriori possibilità di sospensione fondate sull'art. 20, secondo comma, l. 24 novembre 1981, n. 689 (che prevede l'impossibilità di applicare sanzioni amministrative accessorie finché è pendente il giudizio di opposizione) e sull'art. 186, comma 2, cod. str. (che legittima l'applicazione della sanzione accessoria solo ad avvenuto accertamento del reato) “non sono esenti da possibili dubbi di legittimità costituzionale”, emergendo dall'ordinamento un favor per l'opposizione ai provvedimenti di sospensione della patente, anche a seguito della sentenza n. 31 del 1996 della Corte Costituzionale; che gli artt. 218 e 186 cod. str. contrastano con gli artt. 3, 25 e 111 Cost., i quali garantiscono, rispettivamente, l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la precostituzione per legge del giudice naturale, e l'attuazione della giurisdizione mediante il giusto processo, requisiti che non si rinvengono - neppure sotto il profilo della ragionevolezza - nelle disposizioni legislative citate, che creano irragionevole disparità di trattamento tra i cittadini, a seconda che siano giudicati da una delle due autorità giudiziarie individuate ai sensi della prima o della seconda delle due disposizioni; che in conclusione il rimettente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 218, comma 5, cod. str. (nel dispositivo non è ripetuta la censura riguardo all'art. 186), nella parte in cui non prevede che l'opposizione avverso il provvedimento di sospensione della patente di guida non può essere proposta nei casi in cui la predetta sanzione sia prevista come accessoria ad un illecito sanzionato penalmente; che, nel corso di giudizio di opposizione a verbale della Polizia stradale di Macerata, per violazione dell'art. 186, comma 2, del codice della strada, per guida in stato di ebbrezza, promosso da Gismondi Franca, il Giudice di pace di Osimo, che aveva provveduto alla sospensione dell'esecuzione della procedura relativamente alla sanzione accessoria (con restituzione della patente), con ordinanza dell'8 novembre 2001, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 218, comma 5, in via diretta, e dell'art. 186, comma 5, in via indiretta, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, per violazione degli artt. 3, 25 e 111 Cost.; che il giudice a quo ha riferito che, a detta dell'opponente, il disturbo del linguaggio rilevato dai verbalizzanti era determinato dal turbamento psicologico derivante da gravi problemi personali; che i valori ottenuti con l'”alcotest” non erano attendibili; che la contravvenzione era stata elevata durante un controllo, senza che si fossero verificati incidenti; che vi era stata lesione del diritto di difesa, non essendo stato possibile contestare con immediatezza i risultati dell'etilometro; che tali affermazioni erano contestate dalla Prefettura di Ancona, costituitasi nel giudizio di opposizione; che, riguardo all'irrogazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida in conseguenza della guida in stato di ebbrezza (la patente era stata immediatamente ritirata per essere inoltrata alla Prefettura), il Giudice di pace di Osimo, ha rilevato che ritenuta l'ammissibilità dell'opposizione alla sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, comminata al ricorrente con provvedimento prefettizio, non è prevista la sospensione del procedimento di opposizione con riferimento alla sanzione accessoria, in assenza del rapporto di pregiudizialità o connessione con il reato di guida in stato di ebbrezza; che ulteriori possibilità di sospensione fondate sull'art. 20, secondo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (che prevede l'impossibilità di applicare sanzioni amministrative accessorie finché è pendente il giudizio di opposizione) e sull'art. 186, comma 2, cod. str. (che legittima l'applicazione della sanzione accessoria solo ad avvenuto accertamento del reato) “non sono esenti da possibili dubbi di legittimità costituzionale”, emergendo dall'ordinamento un favor per l'opposizione ai provvedimenti di sospensione della patente, anche a seguito della sentenza n. 31 del 1996 della Corte Costituzionale; che gli artt. 218 e 186 cod. str. contrastano con gli artt. 3, 25 e 111 Cost., i quali garantiscono, rispettivamente, l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la precostituzione per legge del giudice naturale, e l'attuazione della giurisdizione mediante il giusto processo, requisiti che non si rinvengono - neppure sotto il profilo della ragionevolezza - nelle disposizioni legislative citate, che creano irragionevole disparità di trattamento tra i cittadini, a seconda che siano giudicati da una delle due autorità giudiziarie individuate ai sensi della prima o della seconda delle due disposizioni; che in conclusione il rimettente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 218, comma 5, cod. str. (nel dispositivo non è ripetuta la censura riguardo all'art. 186), nella parte in cui non prevede che l'opposizione avverso il provvedimento di sospensione della patente di guida non può essere proposta nei casi in cui la predetta sanzione sia prevista come accessoria ad un illecito sanzionato penalmente; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità e comunque per la manifesta infondatezza delle questioni, che, comunque, non era dato comprendere, neppure dalla motivazione, quale fosse la doglianza avanzata dal giudice a quo, onde si profilerebbe l'opportunità di una restituzione degli atti, perché il rimettente chiarisse il proprio pensiero sulla rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni; che, nel merito, secondo la difesa erariale, era da osservare che l'art. 186 cod. str.