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Per questo motivo, gli emendamenti sottoscritti da tutti i componenti del Gruppo sono volti a ridurre la portata della riforma, per esempio prevedendo - con l'emendamento 1.83 - che non possono essere ammessi, tra gli altri, progetti d'iniziativa popolare rafforzata nelle materie tributarie e di bilancio, perché le leggi di spesa sono uno strumento di indirizzo politico, di cui il Governo deve rispondere davanti alle istituzioni dell'Unione europea. Ritiene, peraltro, che i comitati promotori non rappresenteranno l'interesse generale, ma agiranno per conto di lobby organizzate. Respinge, poi, l'ipotesi di un controllo di legittimità costituzionale preventivo sui disegni di legge d'iniziativa parlamentare: a suo avviso, tale verifica dovrebbe riguardare solo i progetti d'iniziativa popolare. Risulta improprio il confronto con l'ordinamento svizzero, dove le proposte di modifica riguardano solo temi costituzionali. Con il progetto della maggioranza, invece, si determina una contrapposizione tra democrazia parlamentare e democrazia diretta, a danno dell'attività legislativa ordinaria di competenza delle Camere. Auspica, pertanto, che i relatori siano disponibili ad accogliere quanto meno le proposte di modifica volte a tutelare l'assetto istituzionale del Paese. Il senatore PARRINI (PD) ribadisce il proprio giudizio molto critico sul provvedimento, che attraverso una procedura farraginosa finisce per mortificare le prerogative parlamentari nello svolgimento dell'attività legislativa. In ogni caso, poiché il relatore Grassi ha preannunciato che saranno introdotte alcune modifiche, auspica che sia possibile apportare correttivi sostanziali. In particolare, sarebbe opportuno precisare le materie che non possono essere oggetto di disegni di legge d'iniziativa popolare. Per esempio, il referendum non dovrebbe essere ammesso per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto e di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, come proposto con l'emendamento 1.124, di cui è primo firmatario, né per le leggi che incidono su norme penali e di procedura penale, come stabilito dall'emendamento 1.175. Su queste materie, quindi, è essenziale che il Parlamento conservi una competenza esclusiva. Al fine di non incidere negativamente sul potere di rinvio alle Camere del Presidente della Repubblica, l'emendamento 1.427 precisa invece che il Capo dello Stato possa chiedere una seconda deliberazione, con messaggio motivato, come avviene per tutte le leggi approvate dal Parlamento. Per quanto riguarda la copertura finanziaria dei disegni di legge d'iniziativa popolare, sarebbe preferibile attribuire la competenza di svolgere tale verifica alla Ragioneria generale dello Stato, che offrirebbe maggiori garanzie sotto il profilo tecnico, come proposto dall'emendamento 1.447. Si sofferma quindi sugli emendamenti 1.431 e 1.432, con i quali si prevede che la sottoscrizione delle proposte di legge avvenga davanti a un pubblico ufficiale autenticante, mentre gli emendamenti 1.3 e 1.4 propongono di fissare una data certa per i disegni di legge d'iniziativa popolare che siano sottoscritti da 150.000 elettori, invece che 50.000, riservando però a tal fine due sessioni per ogni legislatura, in modo da non intralciare l'attività ordinaria del Parlamento. In alternativa, si potrebbe fissare un limite massimo annuo di proposte di iniziativa popolare che le Camere esaminano nel corso di ciascuna legislatura, come proposto con l'emendamento 1.457. Infine, pur consapevole che alla Camera, proprio in accoglimento di una proposta del Partito democratico, è stato fissato al 25 per cento di voti favorevoli il quorum per l'approvazione del referendum propositivo, riterrebbe preferibile un quorum costitutivo pari alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati o - meglio - alla media delle ultime tre elezioni, come previsto, rispettivamente, dagli emendamenti 1.412 e 1.411. Auspica che alcune delle proposte di modifica siano accolte dai relatori, a dimostrazione della volontà della maggioranza di approvare un testo realmente efficace e non rispondente a mere finalità mediatiche. Il senatore VITALI (FI-BP), riservandosi di intervenire sui singoli emendamenti in sede di dichiarazione di voto, precisa che l'orientamento contrario di Forza Italia non riguarda certo le forme di partecipazione attiva dei cittadini, ma discende dal rischio che si determini uno squilibrio tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta, come evidenziato anche da alcuni esperti di diritto costituzionale. Per esempio, la diminuzione del numero di sottoscrizioni necessarie per il referendum propositivo, a fronte della prevista riduzione del numero dei parlamentari, esporrebbe l'attività delle Camere al rischio di essere fortemente influenzata da minoranze organizzate, oppure da una maggioranza intenzionata a coagulare il consenso degli elettori a sostegno di iniziative plebiscitarie. Oltre all'assenza di un potere di rinvio alle Camere del Presidente della Repubblica, già evidenziata dal senatore Parrini, ritiene inopportuno che si rimandi a una legge ordinaria la definizione delle modalità attuative della nuova disciplina prevista dalla riforma costituzionale. Inoltre, non è previsto se il Parlamento abbia la facoltà di novellare successivamente la materia regolata da un disegno di legge d'iniziativa popolare approvato con procedura rinforzata. Osserva che l'obiettivo di favorire la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese non sarà favorita dalla riforma dell'articolo 71 della Costituzione, dato che solitamente proprio in occasione delle consultazioni referendarie si registra il più alto tasso di astensionismo. Segnala, tra l'altro, che l'organizzazione delle consultazioni popolari determina elevati costi per le casse dello Stato e questo appare in contraddizione con l'obiettivo del contenimento della spesa pubblica, perseguito in particolare dal Movimento 5 Stelle. Formula l'auspicio che i relatori accolgano quanto meno gli emendamenti più qualificanti del Gruppo di Forza Italia; in tal caso, si dichiara disponibile a ritirare quelli con finalità ostruzionistica. Non essendovi altre richieste di intervento, il PRESIDENTE dichiara conclusa la fase di illustrazione degli emendamenti. Il relatore GRASSI (M5S) premette che alcune delle criticità presenti nel testo licenziato dalla Camera saranno corrette, a conferma - a suo avviso - della validità del sistema bicamerale perfetto, che consente di affrontare in seconda lettura le questioni che non è stato possibile risolvere nell'altro ramo del Parlamento. Respinge le critiche formulate sull'introduzione del referendum propositivo, che invece può integrare e completare gli strumenti della democrazia parlamentare. Del resto, nella dottrina giuridica il dibattito sulla conciliabilità tra strumenti di democrazia diretta e sistema parlamentare risale addirittura ai primi anni del Novecento, quando - in un'epoca di totalitarismi - si ipotizzavano modelli che avrebbero consentito una convivenza pacifica. Lo stesso Kelsen, conscio dei limiti della democrazia parlamentare, evidenziò che l'eventuale istituzione del referendum avrebbe portato vantaggi al principio di rappresentanza.