[pronunce]

129 (nelle parti in cui concerne i servizi sociali a favore della generalità dei soggetti, con esclusione, cioè, delle particolari categorie di persone indicate dall'art. 1, comma 3, della legge di delega); 142 (formazione professionale). Pur riconoscendo che l'art. 3, comma 1, lettera a), della legge di delega ha demandato ai decreti legislativi il compito di individuare "tassativamente le funzioni e i compiti da mantenere in capo alle amministrazioni statali", la regione sottolinea che la stessa legge ha stabilito che questa individuazione dovesse avvenire "ai sensi e nei limiti di cui all'art. 1". Tale articolo non introdurrebbe una clausola generale di riserva allo Stato di compiti di "interesse nazionale", ma prevederebbe singole - per quanto numerose - ipotesi, ora con l'esclusione dai conferimenti di intere materie (comma 3), ora con la esclusione di compiti astrattamente ricadenti nelle materie da conferire (comma 4). Ad avviso della Regione Veneto, sarebbe questa l'unica interpretazione dell'art. 1 della legge di delega che consente di attribuire un qualche significato al suo comma 4, dal momento che, se la riserva di compiti di "interesse nazionale" fosse implicita nel sistema ricavabile dall'art. 1, comma 2, le minuziose ipotesi disciplinate dal comma 4 risulterebbero prive di significato. Questo risultato interpretativo troverebbe poi conferma nei principi direttivi indicati dall'art. 4, comma 3, della stessa legge di delega, cioè nei principi di completezza (lettera b), di unicità e responsabilità dell'amministrazione (lettera e), e di omogeneità (lettera f). Le riserve statali censurate sarebbero dunque in contrasto anche con questi ultimi principi direttivi, mantenendo la separazione di funzioni omogenee, accanto alla pluralità delle amministrazioni competenti, con conseguente "annacquamento" delle responsabilità. Con il terzo motivo del ricorso, analogamente, la Regione Veneto impugna, in riferimento agli articoli 76, 117, secondo comma, e 118 della Costituzione, le disposizioni del decreto legislativo che riservano allo Stato funzioni in materie non comprese nell'elenco di cui all'art. 117 della Costituzione. In tal senso, sono censurati gli articoli 18 e 29, comma 2 (per le parti in cui si riferiscono a funzioni concernenti le industrie e l'energia, diverse da quelle comprese nell'art. 1, comma 3, della legge di delega); 33, 65, 85, 93, 98 e 104 (questi ultimi tre per le parti in cui si riferiscono alle materie relative alle opere pubbliche, alla viabilità e ai trasporti di interesse "non regionale" ai sensi dell'art. 117 della Costituzione); 137 (per la parte in cui non riguarda gli ambiti indicati dall'art. 1, comma 3, lettera q) della legge di delega). La ricorrente sostiene che, pur in assenza di un puntuale fondamento costituzionale, l'attribuzione integrale dei compiti alle regioni era imposta dall'art. 1 della legge di delega e dal principio di completezza di cui all'art. 4, comma 3, lettera b) della medesima legge. La quarta questione, sollevata in riferimento agli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione, ha ad oggetto, "tra gli altri", gli articoli 29, comma 1; 52, comma 1; 69, comma 1; 77, 80, 83, 88, 107, 156 del decreto legislativo, che avrebbero riservato allo Stato "compiti di rilievo nazionale" senza osservare il procedimento di cui all'art. 1, comma 4, lettera c) della legge di delega, a norma del quale, al fine dell'individuazione dei predetti compiti, lo schema del decreto legislativo avrebbe dovuto essere predisposto previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome e, in mancanza dell'intesa, il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto deliberare motivatamente in via definitiva su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. Secondo la ricorrente, nonostante che il preambolo del decreto legislativo dia atto della raggiunta intesa, il procedimento seguito ai fini dell'emanazione non avrebbe rispettato la legge di delega. In primo luogo, non vi sarebbe stata alcuna "intesa" preliminare alla adozione dello schema da parte del Governo, in quanto i compiti di rilievo nazionale sarebbero stati inseriti direttamente nel testo approvato in Consiglio dei ministri, e sull'intero testo sarebbe stato chiesto soltanto il parere della Conferenza, secondo il disposto dell'art. 6 della legge di delega: parere che sarebbe cosa diversa dall'intesa di cui all'art. 1, comma 4, della medesima legge, sia per oggetto, sia per contenuto, sia per successione temporale. In secondo luogo, nemmeno successivamente alla predisposizione governativa dello schema sarebbe stata raggiunta la necessaria "intesa" sui compiti di rilievo nazionale, come si ricaverebbe da più passi del verbale della riunione della Conferenza Stato-regioni del 5 marzo 1998. In conseguenza dell'iter erroneamente seguito, il Consiglio dei ministri non avrebbe nemmeno "deliberato motivatamente in via definitiva" sui punti di mancata intesa, come invece richiesto dalla legge di delega a tutela della posizione delle regioni, che devono essere poste in grado di conoscere sulla base di quali elementi determinati compiti debbano essere di rilievo nazionale. Con il quinto motivo del ricorso la regione impugna, in riferimento agli articoli 76, 117 e 118 della Costituzione, le disposizioni del decreto legislativo che attribuiscono direttamente funzioni e compiti agli enti locali nelle materie comprese nell'elenco dell'art. 117 della Costituzione, e "specificatamente" gli articoli 41, comma 3, in materia di fiere e mercati; 66, comma 1, lettere b) - lettera peraltro in seguito soppressa dall'art. 9 del decreto legislativo n. 443 del 1999 - e c), in materia di agricoltura; 99, comma 3, secondo periodo, che attribuisce alle province "le funzioni di progettazione, costruzione e manutenzione della rete stradale"; 131, comma 2, e 132, nelle materie della beneficenza pubblica e della sanità. Tali disposizioni sottrarrebbero alla regione funzioni ad essa spettanti in base agli articoli 117 e 118 della Costituzione, non trattandosi di compiti "di interesse esclusivamente locale" (come invece può essere in taluni, limitati, casi, quali quello dell'art. 117, comma 1, primo periodo, dello stesso decreto legislativo) e, comunque, violerebbero l'art. 4, comma 1, della legge di delega, che stabilisce che nelle materie di cui all'art. 117 della Costituzione l'attribuzione delle funzioni e dei compiti deve essere operata a favore delle regioni, cui sarebbe riservata la valutazione circa la necessità che gli stessi siano svolti a livello regionale o meno.