[ddlpres]

Anche i siti storici costieri del Mediterraneo, classificati come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, sono in gran parte a rischio di catastrofiche inondazioni e, a causa dell'aumento del livello marino dovuto al riscaldamento globale, nel corso di questo secolo la probabilità che questo avvenga può aumentare fino al 50 per cento. Basti pensare a Venezia e la sua laguna. La direttiva 2007/60/CE, cosiddetta direttiva alluvioni, sottolinea che alcune attività antropiche, quali la crescita degli insediamenti umani, l'incremento delle attività economiche, la riduzione della naturale capacità di laminazione del suolo per la progressiva impermeabilizzazione delle superfici e la sottrazione di aree di naturale espansione delle piene, contribuiscono ad aumentare la probabilità di accadimento delle alluvioni e ad aggravarne le conseguenze. D'altra parte le caratteristiche morfologiche del territorio nazionale, in cui spazi e distanze concessi al reticolo idrografico dai rilievi montuosi e dal mare sono per lo più assai modesti, lo rendono particolarmente esposto ad eventi alluvionali, noti come piene repentine o flash floods , innescati spesso da fenomeni meteorologici brevi e intensi. Per ciò che riguarda il dissesto idrogeologico nel suo complesso, è dimostrato che interventi di manutenzione puntuali sul territorio rappresentano un'importante forma di risparmio in confronto a quanto attualmente si spende per operare in regime di emergenza, una media di 2,5 miliardi di euro all'anno. Da un'indagine conoscitiva della Camera dei deputati del 2012 risulta che « il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sull'intero territorio nazionale ammonta a complessivi 44 miliardi di euro ». Nel novero dei fenomeni che determinano il dissesto idrogeologico non possiamo trascurare le valanghe. È ancora viva la memoria della sciagura di Rigopiano, con il suo doloroso bilancio di 29 vittime. Nell'indagine fatta da AINEVA nel 2006 risultavano 1.174 segnalazioni di ambiti territoriali vulnerabili a valanga sull'intero territorio nazionale. Il numero di siti valanghivi in Italia ammonta a 23.741, con una densità media di 35 siti su 100 km 2 di ambito montano ( Trigila e Iadanza , 2016). Per il complessivo dissesto idrogeologico, nel ReNDiS (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo) sono ad oggi presenti 6.063 interventi per un importo complessivo pari a 6,59 miliardi. Le richieste di finanziamento, gestite attraverso un'area istruttorie ad accesso riservato, consistono in 7.811 proposte progettuali attive, per un importo complessivo pari a 26,58 miliardi di euro che, in prima approssimazione, rappresenta una stima del costo teorico per la messa in sicurezza dell'intero territorio nazionale, da attuarsi attraverso prossime programmazioni pluriennali di finanziamento. Nel rapporto ReNDiS del 2020 si conclude che la strategia per la mitigazione del rischio idrogeologico deve mettere in campo una serie di azioni sinergiche, tra cui un'approfondita conoscenza del territorio, una corretta pianificazione territoriale con l'applicazione di vincoli e regolamentazioni d'uso, gli interventi strutturali, le delocalizzazioni, la manutenzione del territorio e le buone pratiche in campo agricolo e forestale, le reti di monitoraggio strumentale e i sistemi di allertamento, la pianificazione di emergenza, la comunicazione e diffusione delle informazioni ai cittadini. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 febbraio 2019 il Governo Conte ha varato il « Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, il ripristino e la tutela della risorsa ambientale », con l'obiettivo di coordinare e sbloccare risorse complessive per 14,3 miliardi di euro in dodici anni, dal 2018 al 2030. Il piano, denominato ProteggItalia, si divide in 4 fasi successive: emergenza, prevenzione, manutenzione, semplificazione e rafforzamento della governanc e. Nei primi tre anni (2019-2021) sono a disposizione 10,853 miliardi di euro, di cui in particolare 3,124 per « misure di emergenza », cioè interventi di riparazione dei danni causati da frane e alluvioni dell'autunno 2018 ma che al contempo, sui territori colpiti, puntano alla riduzione del rischio futuro (« aumento della resilienza » di strutture, infrastrutture e territori). Questi 3,1 miliardi, gestiti dal Dipartimento della protezione civile, saranno probabilmente i primi a partire. Dei 14,3 miliardi totali, 10,3 sono risorse già stanziate dai precedenti governi (leggi di bilancio, fondi FSC, fondi UE, fondo Investimenti comma 140), mentre circa 4 miliardi (3,988) sono stati stanziati ex novo . Purtroppo, pur disponibili già dal maggio 2019, tali fondi trovano grandi difficoltà ad essere impiegati. Scontiamo le criticità evidenziate il 31 ottobre 2019 dalla Corte dei conti nella relazione sul « Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018) »: – inadeguatezza delle procedure e debolezza delle strutture attuative; – assenza di adeguati controlli e monitoraggi; – mancata interoperabilità informativa tra Stato e regioni; – necessità di revisione dei progetti approvati e delle procedure di gara ancora non espletate; – frammentazione e disomogeneità delle fonti dei dati sul dissesto; – difficoltà delle amministrazioni nazionali e locali di incardinare l'attività di tutela e prevenzione nelle funzioni ordinarie e il conseguente ricorso ripetuto alle gestioni commissariali. Qualsiasi legislazione sulla materia deve far ammenda di ciò. Successivamente al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri « ProteggItalia » su citato e ad esso interconnesso, è stato proposto un disegno di legge governativo « Disposizioni per il potenziamento e la velocizzazione degli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e la salvaguardia del territorio – Legge CantierAmbiente », depositato in Senato in data 19 luglio 2019 (atto Senato n. 1422); annunciato nella seduta n. 136 del 23 luglio 2019, assegnato alla 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) in sede redigente il 6 agosto 2019 e incardinato il 2 ottobre 2019. Tale disegno di legge, ad oggi, non ha avuto alcun seguito. Per ciò che concerne il rischio sismico, l'Italia, insieme alla Grecia, è il Paese con il più alto livello di sismicità in ambito europeo. Su 1.300 sismi distruttivi avvenuti dall'anno 1000 nel Mediterraneo centrale, ben 500 hanno interessato l'Italia. Questi sono per lo più distribuiti lungo le aree interessate dalla tettonica alpina e appenninica, in corrispondenza di strutture sismogenetiche. Ciò determina un alto rischio per il nostro territorio, a causa dell'elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio e artistico-culturale.