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"le procedure sono troppo complesse e, quindi, con un decreto-legge che verrà presentato entro il mese di maggio, interveniamo con importanti semplificazioni per far sì che la gente lo possa usare"; nell'ambito dell'esame del cosiddetto decreto-legge sostegni (AS 2144), presso la 5a Commissione permanente (Programmazione economica, bilancio) del Senato, il Governo ha accolto l'ordine del giorno G/2144/166/5 e 6 (già emendamento 6.0.147), che, al fine di sostenere il comparto dell'edilizia profondamente colpito dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 e, al contempo, generare ricadute positive di lungo termine sull'economia nazionale nel suo complesso, impegna il Governo a garantire la proroga del cosiddetto Superbonus 110 fino al 31 dicembre 2023, dando seguito all'impegno preso dal Presidente del Consiglio dei ministri nell'ambito delle predette comunicazioni alle Camere; rimandare l'adozione della proroga al 2023 alla prossima legge di bilancio significa creare incertezze e bloccare gli investimenti e la creazione di posti di lavoro, introducendo un'ulteriore nuova complicazione nel già complesso labirinto delle regole del Superbonus, impegna il Governo: 1) a prevedere, nel primo provvedimento utile, la proroga, almeno fino al 31 dicembre 2023, del cosiddetto Superbonus 110 per tutte le categorie di soggetti destinatari della misura, in tal modo anticipando le previsioni contenute nell'impegno già assunto dal Presidente del Consiglio dei ministri nell'ambito delle comunicazioni alle Camere sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, tenuto conto della rilevanza di tale meccanismo ai fini della crescita economica del Paese e del sistema produttivo legato al comparto dell'edilizia, nonché della complessità attuativa della predetta misura che necessita di un orizzonte temporale per la fruizione del beneficio ben più ampio di quello attualmente previsto; 2) a prevedere, conseguentemente alla proroga a tutto il 2023 dell'applicazione del Superbonus, il relativo allineamento dei termini delle misure previste dall'articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020 (cosiddetto "decreto rilancio") relativamente allo sconto in fattura e alla cessione del credito. Interpellanze Atto n. 2-00083 QUAGLIARIELLO Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per le pari opportunità e la famiglia Premesso che: la partecipazione di atleti transgender biologicamente maschi nelle competizioni sportive femminili è un fenomeno sempre più comune nel panorama sportivo globale, specie negli Stati Uniti, dove una coalizione di associazioni sportive femminili, Save Women's Sport, ha chiesto al Comitato olimpico internazionale di impedire che atleti maschili transessuali siano ammessi alle gare femminili; in base alle linee guida emanate dal Comitato olimpico internazionale gli atleti transessuali da uomo a donna possono competere nelle gare femminili semplicemente affermando di appartenere al genere femminile (dichiarazione che ha una validità di quattro anni) e dimostrando di avere mantenuto un livello di testosterone nel sangue inferiore ad una determinata soglia (10 nanogrammi per litro) per l'anno precedente alla competizione; sulla base di tali linee guida, alle prossime olimpiadi di Tokyo gareggerà la prima atleta transgender nella storia delle competizioni olimpiche, Laurel Hubbard; nel panorama nazionale, i quotidiani "Bresciaoggi" e "Libero" riportano il caso dell'atleta transgender Valentina Petrillo, atleta biologicamente uomo che ha dichiarato di appartenere al genere femminile pur non avendo eseguito la gonadectomia; la problematica è stata messa in luce anche dall'avvocato Maria Fausta Quilleri del foro di Brescia, la quale, a nome e per conto di otto atlete che hanno sottoscritto la petizione, si è rivolta al Governo e alla FIDAL per rappresentare un problema di grande rilevanza per lo sport e per il rispetto delle identità sessuali; nella petizione si sottolinea come da alcuni mesi in Italia, nell'ambito delle gare del settore master femminile di atletica leggera, si verifichi una dissonante circostanza, per la quale è consentita la partecipazione dei transgender sulla base delle menzionate linee guida del CIO emanate nel 2015, attuando una discriminazione nei confronti delle donne, della loro individualità e del loro diritto ad essere garantite nelle pari opportunità rispetto al loro genere; i criteri indicati nelle linee guida del CIO sono stati individuati in assenza di adeguata evidenza scientifica in materia, tenendo conto solo dell'autopercezione di genere dell'atleta e di un parametro ematico, che non tiene conto della struttura fisica, della capacità muscolare e respiratoria di corpi differenti, generando preoccupanti disparità di trattamento; rilevato che: nella stessa petizione si osserva come il tutto sia evidentemente contro ogni norma giuridica in essere nel nostro Paese e contro qualsiasi esigenza di tutela della condizione femminile, che si trova abusata persino in un campo nel quale l'obiettivo primario dovrebbe essere quello di garantire una concorrenza reale; sempre nella petizione, nessuno immagina di impedire ad altri la piena espressione delle proprie sensibilità in tutti gli aspetti della vita individuale e sociale, ma nel contempo non è neppure immaginabile impedire una piena espressione delle proprie individuali capacità fisiche e di genere delle donne, si chiede di conoscere quali iniziative il Governo intenda intraprendere per evitare il ripetersi di episodi nei quali le donne vengono umiliate in competizioni sportive, che non rispettano criteri di pari opportunità, e nelle quali la disparità dovuta alla differenza biologica crea le condizioni per la sconfitta. Atto n. 2-00084 BARBARO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso: con il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (decreto cura Italia), all'art. 56, comma 2, lettera c) , è stata concessa la possibilità di sospendere le rate di mutui e finanziamenti con scadenza entro il "30 settembre 2020", dietro apposita comunicazione da inoltrarsi entro tale data; con il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, all'art. 65 (proroga della moratoria per le PMI ex articolo 56 del decreto-legge n. 18 del 2020), veniva prorogato il suddetto termine del 30 settembre 2020 a tutto il "31 gennaio 2021", come indicato al comma 1, che testualmente, ovunque ricorrano, nel citato art. 56, le parole "30 settembre 2020" le sostituisce con le parole "31 gennaio 2021", e pertanto le istanze per la sospensione delle rate sono state anch'esse differite fino a tutto il 31 gennaio 2021; la legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio per il 2021), all'art 1. comma 248, con perfetta analogia con quanto indicato al punto precedente, testualmente, sostituisce le parole "31 gennaio 2021", ovunque esse ricorrano nel citato articolo 56, con le parole "30 giugno 2021", e pertanto anche le istanze per la sospensione delle rate dovrebbero essere differite a tutto il "30 giugno 2021";