[massime]

Contenzioso tributario - Definizione agevolata della lite fiscale pendente in grado di appello - Diniego opposto dall'Amministrazione finanziaria - Impugnazione - Competenza dell'organo giurisdizionale presso cui pende la lite - Lamentata irragionevole disparità di trattamento rispetto alla lite pendente in primo grado - Esercizio non irragionevole della discrezionalità del legislatore - Manifesta infondatezza della questione.. È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 16, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, censurato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui prevede che il provvedimento di diniego della definizione della lite fiscale pendente è impugnabile dinanzi all'organo giurisdizionale presso cui pende la lite. Invero, posto che la norma censurata si inserisce in un sistema, disciplinato dallo stesso comma 8 dell'art. 16 della legge citata, che pone una stretta connessione tra domanda di definizione e lite fiscale pendente, l'attribuzione alla cognizione del giudice investito della lite fiscale pendente della competenza sull'impugnazione del diniego di definizione rientra tra le scelte, non arbitrarie o non manifestamente irragionevoli, del legislatore, attesi gli effetti che sulla sorte del giudizio principale è in grado di dispiegare la soluzione dell'impugnativa del diniego di definizione. Conseguentemente, non sussiste il denunciato vizio di legittimità costituzionale, tanto più che, per costante giurisprudenza della Corte, la garanzia del doppio grado della giurisdizione di merito non ha copertura costituzionale generalizzata. - In relazione alla non copertura costituzionale generalizzata della garanzia del doppio grado della giurisdizione di merito, v., citata, sentenza n. 288/1997; ordinanze n. 84/2003 e n. 585/2000.