[pronunce]

che, poiché però, secondo la prevalente giurisprudenza della Corte di cassazione, gli illeciti di cui agli artt. 10-bis e 10-ter del d.lgs. n. 74 del 2000 costituirebbero fattispecie "a dolo generico", sì da non distinguersi dai corrispondenti illeciti di natura tributaria, sarebbe violato il divieto di bis in idem, previsto dall'art. 4 del Protocollo n. 7 alla CEDU e dall'art. 50 della Carta di Nizza, e di conseguenza l'art. 117, primo comma, Cost.; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto «la restituzione degli atti al giudice a quo, per una nuova valutazione in ordine alla rilevanza» della questione di legittimità costituzionale; che l'Avvocatura generale ha sottolineato che successivamente all'ordinanza di rimessione è intervenuto il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158 (Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell'articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23), che avrebbe apportato un ampio complesso di modifiche al sistema sanzionatorio tributario, sia penale che amministrativo; che, nel quadro degli interventi di revisione del sistema sanzionatorio, l'art. 8 del d.lgs. n. 158 del 2015 avrebbe modificato anche la norma censurata, innalzando il «valore soglia (penale)» dell'omesso versamento dell'IVA per ciascun periodo di imposta, portandolo a duecentocinquantamila euro; che inoltre l'art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 74 del 2000, come modificato dall'art. 11 del d.lgs. n. 158 del 2015, dispone che «[i] reati di cui agli articoli 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1, non sono punibili se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative e interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti»; che, tenuto conto dell'ammontare dell'imposta non versata, pari a 128.889,00 euro, come risulta dall'ordinanza di rimessione, l'Avvocatura generale ha concluso chiedendo la restituzione degli atti al giudice rimettente, per una nuova valutazione della rilevanza della questione di legittimità costituzionale. Considerato che il Tribunale ordinario di Treviso, con riferimento all'art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 4 del Protocollo n. 7 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (d'ora in avanti «Protocollo n. 7 alla CEDU»), adottato a Strasburgo il 22 novembre 1984, ratificato e reso esecutivo con la legge 9 aprile 1990, n. 98, e all'art. 50 della Carta di Nizza (Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e, in una versione adattata, il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 10-ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell'articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205); che, successivamente all'ordinanza di rimessione, è intervenuto il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158 (Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell'articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23), che ha apportato numerose modificazioni al sistema sanzionatorio tributario, tanto penale che amministrativo (ordinanza n. 116 del 2016); che l'art. 8 del citato decreto legislativo ha modificato anche la norma censurata, eliminando il rinvio, presente nel testo originario, all'art. 10-bis del d.lgs. n. 74 del 2000 (per la determinazione della pena e della soglia di punibilità) , e ha descritto compiutamente la fattispecie, innalzando la soglia della punibilità dell'illecito dai precedenti cinquantamila euro a duecentocinquantamila euro per ciascun periodo di imposta; che quest'ultimo importo è superiore a quello indicato nel capo di imputazione; che - secondo quanto già più volte affermato dalla Corte di cassazione (per tutte, con riguardo all'omesso versamento dell'IVA, Corte di cassazione, terza sezione penale, 4 febbraio 2016, n. 11359 e 11 novembre 2015, n. 13217/16) - l'aumento delle soglie di punibilità, traducendosi in una modificazione favorevole al reo, è destinato a operare, ai sensi dell'art. 2 del codice penale, anche per i fatti anteriori alla riforma; che inoltre la novella legislativa, innovando la disciplina del rapporto tra gli illeciti penali e gli illeciti amministrativi in questione, ha modificato l'art. 13 del d.lgs. n. 74 del 2000 e introdotto, fra l'altro, una causa di non punibilità nel caso di pagamento dell'imposta dovuta e delle sanzioni amministrative; che spetta al giudice rimettente valutare le ricadute nel giudizio a quo di tali modificazioni normative, specie ai fini della rilevanza della proposta questione di legittimità costituzionale (ordinanza n. 112 del 2016); che pertanto deve disporsi la restituzione degli atti al giudice rimettente perché rivaluti la rilevanza della questione alla luce del novum normativo. Visto l'art. 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale ordinario di Treviso. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 6 luglio 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'8 settembre 2016. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA