[resaula]

È vero che si rafforza l'idea, che era già chiara nel testo precedente dell'articolo 52, con l'aggiunta dell'avverbio «sempre», ma questo non toglierà al giudice la possibilità e la facoltà di interpretare la norma e di valutare la situazione concreta che gli si presenterà, al fine di inquadrare penalmente la fattispecie concreta rispetto alla fattispecie prevista dalla norma e determinare o no la condanna. Qual è, allora, la novità di questa normativa? È quella riferita all'articolo 55 del codice penale, vale a dire la previsione di un lecito eccesso colposo. È come se dicessi che, nei casi in cui sono superati i limiti dell'eccesso colposo, è giustificato e non può essere punito colui che abbia reagito in quelle condizioni. Se questa è la logica, c'è da chiedersi da cosa nasca tutto questo. Nel testo da noi presentato era scritto che si doveva tener conto della paura e della concitazione del momento che induceva la vittima a mettere in atto una reazione all'aggressione. Il professor Caruso, nel corso delle audizioni svolte durante l'esame in Commissione, ha suggerito di usare il termine «turbamento», prendendo spunto da quell'indicazione del nostro testo, ed essenzialmente di formulare l'articolo 55, comma 2, come un'ipotesi di lecito eccesso colposo. Però, scrive poi lo stesso professor Caruso (come farebbe qualsiasi studioso del diritto, ma anche qualsiasi buon universitario che frequenti la facoltà di giurisprudenza), ciò rappresenta un dato formidabile: se è lecito, non ci può essere una responsabilità penale, ma non ci può essere nemmeno una responsabilità civile, perché a un comportamento lecito non può conseguire un addebito di responsabilità. E qui devo dire che è stato bravo il relatore Ostellari; però poi è caduto nel tranello, lasciandosi coinvolgere nella vicenda che caratterizza i rapporti tra le due forze di maggioranza di questa legislatura, introducendo un indennizzo. Caro Pillon, ci sarà il processo civile, perché è il giudice civile che dovrà stabilire l'indennizzo. A favore di chi? Del danneggiato, dice l'articolo. Qualcuno - lo ripeto - aveva inteso che il danneggiato fosse colui che aveva subito l'intrusione nella casa. Eh no! Il danneggiato qui è l'aggressore, è colui che è entrato in casa nottetempo e che è stato ferito o ammazzato per una reazione di colui che stava in quella casa; in quel caso spetta l'indennizzo. Si apre quindi un lungo processo civile, che sostituisce il tempo del processo penale. Non voglio far riferimento alla mia esperienza, ma mi rivolgo al ministro Bongiorno e alla sua lunga esperienza: il processo penale molte volte si chiudeva nella fase delle indagini preliminari con la richiesta di archiviazione, mentre con il processo civile si dovranno aspettare vent'anni per avere la certezza di quanto dovrà pagare il povero Cristo che ha subito l'aggressione in casa. Il nostro voto a favore è dovuto al fatto che si tratta di un passo in avanti in questa materia. Resta ferma però la necessità di far subentrare un concetto. Oggi parliamo di difesa legittima, ma un domani parleremo di tutte le attenuanti come diritti; è necessaria una nuova filosofia di interpretazione del diritto penale ed è necessario sanzionare comportamenti che sono in contrasto con i princìpi costituzionali. Mi auguro che ci sia questa volontà, perché stiamo facendo molte leggi, con l'intenzione che dobbiamo sempre rimodularle e riconfermarle. Mi meraviglia e mi dispiace che non ci sia il ministro Salvini, perché aveva garantito la sua presenza in questa seduta (ma so benissimo che lui è molto attento e comunque gli si può riferire ciò che sto dicendo). Faccio affidamento alla sua capacità, non dico di cambiare idea, ma di modulare l'intervento dello Stato in relazione alle necessità e alle interpretazioni che sorgono dalle leggi; anche in questo caso potrebbe agire come ha fatto di recente e tener conto degli aspetti che dovrebbero ancora essere migliorati per garantire un'effettiva incidenza sulla percezione della sicurezza. Badate che questa norma non incide sulla sicurezza; il bisogno di sicurezza che c'è nel nostro Paese va risolto con alcune norme che il Ministro dell'interno dovrà portare, al fine di garantire quella sicurezza cui i cittadini hanno diritto. Questa norma incide sulla percezione della sicurezza, certamente un aspetto relativo e secondario rispetto alla sicurezza nelle città e nei paesi, alla possibilità per le donne di uscire in qualsiasi ora della notte e del giorno senza essere aggredite per la strada o violentate, come sta avvenendo negli ultimi tempi. Rispetto a questa situazione sarà il Ministro dell'interno a fare quello che deve fare. Ma relativamente a questa legge, proprio perché è una normativa risalente all'epoca in cui eravamo maggioranza insieme, quando c'era vera attenzione ai problemi della gente (diversamente da quanto avviene oggi con i provvedimenti fatti dell'attuale maggioranza), occorrerebbe individuare una possibilità di correzione nei termini che ho illustrato, per rendere la stessa più coerente con le finalità che si vogliono raggiungere. Altrimenti da qui a qualche anno ci ritroveremo con la lamentela di quanti avranno dovuto subire un lungo processo civile, che diranno di essere esposti a ulteriori conseguenze. Badate, è vero che si avrà la difesa gratis nel processo penale, ma non in quello civile, quindi si avrà un'ulteriore conseguenza (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lucidi. Ne ha facoltà. LUCIDI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, il disegno di legge che ci apprestiamo ad approvare oggi è uno di quelli che hanno una ricaduta diretta sulla percezione dei nostri cittadini. Purtroppo tutti noi in quest'Aula possiamo dire di aver avuto notizia di un fatto grave accaduto vicino a noi, però vorrei sottolineare che a mio avviso il valore politico del disegno di legge in esame va ben oltre ciò che è stato finora descritto, perché a pensarci bene i fatti che rientrano a queste fattispecie sono spesso ascrivibili a situazioni sicuramente di violenza, a volte di emarginazione sociale, a volte a persone con spiccata tendenza al crimine, molto spesso anche a situazioni legate a problemi di clandestinità o a volte di mancati rimpatri o questioni simili. Vorrei dire una cosa molto importante secondo me, cioè che il 4 marzo 2018 gli italiani hanno scelto una direzione verso cui andare e hanno compiuto una scelta precisa, ma è anche vero che a tutti questi cittadini nel corso del tempo è stata sottratta la naturale tolleranza tipica del popolo italiano. A noi italiani è stata sottratta gran parte di quella cultura dell'accoglienza, facendo credere che sia appannaggio soltanto di una forza politica. Desidero spiegarmi meglio, perché secondo me questo è un concetto molto importante. Dobbiamo iniziare a chiederci quanto le politiche dell'accoglienza assolutamente disastrose a livello nazionale, regionale e locale, dei Governi precedenti, e ovviamente del Partito Democratico in particolare, abbiano condotto la stragrande maggioranza degli italiani a non potersi più permettere una politica dell'accoglienza naturale, sostenibile e opportunamente gestita.