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Infine, per le società di capitali diverse dalle grandi imprese, si prevede un tetto massimo di incarichi che i soggetti preposti al controllo (legale e contabile) possono assumere, fissato a dieci incarichi contemporanei e a 50 milioni di euro di volume d'affari complessivo delle società sottoposte a controllo. In ogni caso, non sarà possibile ricoprire più di venti incarichi in totale. Questa disposizione ha lo scopo di limitare l'eccessivo carico di lavoro che potrebbe compromettere l'efficacia e la qualità delle attività di controllo. L'articolo 4, nel disporre che le norme della legge costituiscono parte essenziale dello statuto sociale delle società di nuova costituzione, stabilisce che per le società già esistenti tali norme comunque operano di diritto, con effetto dall'esercizio sociale in corso alla data di entrata in vigore della legge medesima, fatto salvo l'obbligo di procedere all'integrazione dello statuto sociale entro la data di chiusura dell'esercizio stesso. L'articolo 5 definisce le sanzioni che si applicano nel caso di violazione delle disposizioni sugli emolumenti di cui al presente disegno di legge. L'articolo 6 introduce la possibilità di applicare un'aliquota dell'imposta sul reddito delle società (IRES) agevolata del 19 per cento in luogo del vigente 24 per cento in favore delle grandi imprese che leghino lo stipendio dei manager al salario medio aziendale. L'articolo 7 introduce modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF), di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. Il comma 1 dell'articolo 7 modifica l'articolo 114- bis del TUF (Informazione al mercato in materia di attribuzione di strumenti finanziari a esponenti aziendali, dipendenti o collaboratori). Fermo restando che i piani di compensi basati su strumenti finanziari a favore di componenti del consiglio di amministrazione, del consiglio di gestione, del consiglio di amministrazione e così via sono approvati dall'assemblea ordinaria dei soci, l'attuazione dei suddetti piani deve essere subordinata al conseguimento di risultati determinati in un arco di tempo non inferiore a cinque anni. Inoltre, i termini entro i quali sia consentito o vietato il successivo trasferimento alla stessa società o a terzi dei vincoli di disponibilità gravanti sulle azioni ovvero sui diritti di opzione attribuiti non possono essere inferiori a cinque anni. Il comma 2 interviene sull'articolo 116 del TUF (Strumenti finanziari diffusi tra il pubblico) reinserendo un comma precedentemente abrogato che rende applicabile anche alle società che emettono azioni diffuse tra il pubblico in misura rilevante, ancorché non quotate in mercati regolamentati italiani, diverse disposizioni del TUF concernenti le società quotate, che possono facilitare il controllo dei piccoli azionisti sulla gestione delle società medesime: – articolo 125- bis (Avviso di convocazione dell'assemblea); – articolo 125- ter (Relazioni sulle materie all'ordine del giorno); – articolo 125- quater (Sito internet ); – articolo 126 (Convocazioni successive alla prima); – articolo 126- bis (Integrazione dell'ordine del giorno dell'assemblea e presentazione di nuove proposte di delibera); – articolo 127 (Voto per corrispondenza o in via elettronica). Il comma 3, intervenendo sull'articolo 123- bis (Relazione sul governo societario e gli assetti proprietari) del TUF, sopprime il potere, in capo agli amministratori o al consiglio di gestione, di emettere strumenti finanziari partecipativi, nonché di autorizzare l'acquisto di azioni proprie. Il comma 4 modifica l'articolo 123- ter (Relazione sulla politica in materia di remunerazione). Si escludono dalla remunerazione per i componenti degli organi di amministrazione, dei direttori generali e dei dirigenti con responsabilità strategiche i trattamenti previsti in caso di cessazione dalla carica o di risoluzione del rapporto di lavoro. Si rende, inoltre, vincolante la deliberazione dell'assemblea degli azionisti in merito alla relazione sulla remunerazione degli amministratori. L'articolo 8 prevede la copertura finanziaria relativa all'aliquota agevolata sull'IRES introdotta dall'articolo 6. Le misure proposte nel presente disegno di legge intendono rispondere in modo organico alla necessità di un sistema retributivo equo, sostenibile e compatibile con gli interessi di lungo periodo della società. Si mira a garantire che le politiche di remunerazione non incentivino comportamenti rischiosi e speculativi, ma piuttosto promuovano una gestione responsabile delle imprese, in linea con le migliori pratiche di corporate governance europee e internazionali.. Art. 1. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge, si intende per: a) « top manager » il soggetto preposto alla guida delle imprese di grandi dimensioni che svolge funzioni di gestione negli organismi societari, amministratore delegato, consigliere delegato, direttore generale, presidente esecutivo e, in genere, ogni manager executive che, essendo sottoposto al codice di autodisciplina previsto per la governance delle strutture societarie, gode di retribuzione fissa nonché di bonus e incentivi variabili, proporzionati ai risultati dei bilanci annuali approvati e all'andamento dei titoli; b) « imprese di grandi dimensioni »: le società di capitali che, alla data di chiusura del bilancio abbiano superato, nel primo esercizio di attività o successivamente per due esercizi consecutivi, due dei seguenti limiti: 1) totale dello stato patrimoniale: euro 25.000.000; 2) ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: euro 50.000.000; 3) numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio: 250. Art. 2. (Limite agli emolumenti dei top manager ) 1. Le remunerazioni in misura fissa, i bonus, gli incentivi e i benefici a qualunque titolo, diretto e indiretto, a favore dei top manager devono essere riconosciuti in misura tale da non esporre la società di capitali a particolari rischi e speculazioni in danno della continuità aziendale. 2. La remunerazione complessiva dei top manager , sia fissa che variabile, con qualunque forma e denominazione, non può superare il limite di dieci volte la retribuzione media dei dipendenti della società di appartenenza. La parte variabile della remunerazione dei soggetti di cui al comma 1 è riconosciuta solo al raggiungimento di comprovati e predefiniti risultati economici di medio-lungo periodo. La verifica del superamento del limite di cui al primo periodo e della sussistenza delle condizioni per il riconoscimento della parte variabile della retribuzione è effettuata con cadenza annuale, alla chiusura di ciascun esercizio, ed è attestata dall'organo amministrativo competente in sede di approvazione del bilancio di esercizio. 3. L'indennità di fine mandato dei soggetti di cui al comma 1 non può superare la retribuzione media da questi percepita, moltiplicata per il numero degli anni di esercizio del mandato amministrativo o dirigenziale. 4. L'assemblea dei soci stabilisce gli obiettivi di risultato economico di medio-lungo periodo in base al quale è riconosciuta la parte variabile della retribuzione e sono determinati i parametri di valutazione del raggiungimento degli obiettivi medesimi. Tali parametri non possono prescindere da indicatori di redditività, solidità patrimoniale, produttività del lavoro e sostenibilità ambientale. Art. 3. (Limite agli incarichi di governance nelle società di capitali) 1.