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Infatti, lo stiamo già superando e, quand'anche non lo avessimo fatto, avrebbero provveduto a dequalificarlo i decreti attuativi mancanti, per una nuova ennesima favola e una nuova utopia. Signor Presidente, mi avvio a concludere perché in questi minuti c'è stato un dialogo muto tra lei e me. Sa benissimo che il Governo non ascolta e, quindi, perché noi dobbiamo parlare? A chi parliamo? Possiamo parlare soltanto al Paese, nella speranza che ascolti e prenda le decisioni opportune. (Commenti). Ma il Governo non ascolta mai, a meno che non faccia salotto. Voglio dire una cosa: noi ci auguriamo di avere un Governo, non dico illuminato e competente, non dico orientato a fare il suo lavoro e a scrivere i suoi decreti attuativi; non dico questo, ma che almeno abbia l'umiltà, quando è in Aula, di ascoltare i colleghi dell'opposizione. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarelli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dovremmo dire che non c'è due senza tre, visto che ci sono altri 25 miliardi di scostamento che noi responsabilmente abbiamo votato e che portano il totale ad oltre 100 miliardi. Purtroppo, ci ascoltate quando si tratta di votare lo scostamento, ma non ci ascoltate praticamente mai quando si tratta di decidere come impiegare le risorse, se non per quegli argomenti che sono talmente evidenti che non li si può negare. Peccato allora che il re - e anche il "Conte", mi permetto di dire - sia nudo e il bazooka sia scarico. Oggi persino il Presidente del Senato ha richiamato alla necessità di dire le cose come stanno e quello che serve fare. In apertura, negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto abbiamo fatto alcuni esempi, e non era possibile non cominciare, come ha fatto il collega Bergesio, dalla situazione che si è creata in numerose Regioni per il disastro causato dai nubifragi e dal maltempo. Mi dispiace, collega D'Arienzo, ma serve ricordarlo in quest'Aula; non permette di risolvere, ma serve ricordarlo ed è doveroso per non essere complici. Lei ci ha fatto un elenco di tutto quello che non serve, puntuale ma non condivisibile; io aggiungo una cosa che non serve fare: è inutile dire quanto si stanzierà nel 2031 e non dire perché non si è fatto qualcosa l'anno passato, perché non si sta facendo qualcosa quest'anno e perché non si accelereranno gli investimenti in maniera più consistente di quanto è stato fatto con questo decreto-legge. Si chiedeva provocatoriamente: «che cosa avreste fatto voi?». Sicuramente avremmo approvato oramai, se non fossimo stati rallentati da una forza politica ben precisa - e mi riferisco ai 5 Stelle - quel disegno di legge che il 4 aprile del 2018, insieme al collega Arrigoni, come Lega abbiamo depositato per semplificare la pulizia dell'alveo dei fiumi e dei torrenti. Non è la prima volta, purtroppo, che lo ricordiamo. Ecco, quello sarebbe stato possibile fare se quel disegno di legge fosse stato calendarizzato e approvato. Allora facciamolo ora. Non significa approvarlo alla lettera, per come è stato depositato, ma si può prendere una buona volta un impegno corale - qualche volta l'abbiamo fatto - e unanime in quest'Assemblea? Si può calendarizzare in Commissione ambiente quel disegno di legge, abbinargliene magari altri ed arrivare a una pronta approvazione, perché sia questa veramente l'ultima volta in cui ce lo ricordiamo, visto che siamo tutti in quota parte responsabili se non siamo stati in grado di dare una risposta? Ci sono altri emendamenti che abbiamo presentato, non provocatori, che cercavano di completare, magari anche con qualche spunto valido. Perché trovare all'articolo 11 del decreto-legge in discussione un importante sacrosanto intervento per l'arsenale di Taranto e negarlo all'arsenale di La Spezia? C'è qualcosa di diverso? (Applausi). Se è ammissibile intervenire, giustamente, per accelerare le assunzioni per l'arsenale di Taranto, perché per La Spezia no? Perché, ad esempio, no per il polo di mantenimento delle armi leggere dell'Esercito a Terni, che richiede delle assunzioni fondamentali per efficientare e per ridurre i costi che lo Stato sostiene proprio per l'assenza delle assunzioni? Ricordo che questa era l'impegno che aveva preso il ministro Guerini non con noi, non con l'opposizione, ma ad esempio con l'onorevole Verini, segretario regionale umbro del PD, appena qualche settimana fa nel rispondere a un'interrogazione. Però - ribadisco - l'arsenale di Taranto sì, mentre quello di La Spezia e il polo di mantenimento delle armi leggere di Terni no: queste sono le discrepanze e le ingiustizie che vediamo, ma ce ne sono altre. Tutti i Gruppi parlamentari, ad esempio, magari con sensibilità differenti, hanno fatto presente che all'articolo 59 è ingiusto - e non possono essere ingiusti il Parlamento e il Governo - dire che aiutiamo le attività economiche dei centri storici delle città d'arte a vocazione turistica, ma solo se si tratta di capoluoghi di Provincia; come se le decine e centinaia di località italiane d'arte a vocazione turistica che non sono capoluogo di provincia non abbiano lo stesso diritto perché non hanno subito gli stessi danni alle attività economiche di tutte le altre. Su questo, ripeto, sono stati presentati emendamenti da tutti i partiti politici. Dovrei fare una classifica, che il tempo non mi consente, dei Comuni danneggiati. Mi limito a citarne uno, da dove il 14 agosto siamo partiti e con i colleghi Borgonzoni e Centinaio abbiamo denunciato questa ingiustizia: mi riferisco al Comune di Assisi, che conta 28.000 residenti, che per certi versi di fatto è la capitale italiana, visto che è legato a San Francesco, che proprio ieri abbiamo celebrato. Ebbene, parliamo di un Comune che conta 1,2 milioni di presenze turistiche all'anno, di cui 600.000 straniere, vale a dire 20 volte il numero dei residenti. Il criterio che si introduce è quello di un numero di presenze turistiche che sia tre volte quello dei residenti, se si è capoluogo di provincia. È inutile, allora, come ha fatto ieri il premier Conte, accompagnato dal ministro Di Maio, andare a fare ad Assisi una passerella, che è ahimè a mani vuote, perché la proposta di modifica dell'articolo 59 è stata bocciata in tutte le salse in cui è stata proposta negli emendamenti della Lega, di Fratelli d'Italia, di Forza Italia, del Partito Democratico, di Italia Viva, del MoVimento 5 Stelle, di Liberi e Uguali: nessun emendamento è stato accolto. Di fronte a temi come questi si dice sempre che era giusto, ma non c'erano le risorse. Arrivare a dire che non ci sono le risorse rispetto ai 500 milioni di base, quando si hanno a disposizione 25 miliardi di euro e l'intero Parlamento chiede un intervento, è ingiustificabile. (Applausi) . Ma c'è di più, e mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Per quanto riguarda la materia ambientale, siamo arrivati a gioire, non per qualcosa di buono che è stato fatto, ma per un errore che è stato corretto.