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a) le aree prioritarie di intervento e le azioni necessarie per la sorveglianza delle malattie rare, per la diffusione dell'informazione sulle malattie rare diretta alla popolazione generale e agli operatori socio-sanitari, per la formazione dei medici e delle figure professionali coinvolte nell'assistenza, per l'accesso al trattamento sanitario, inclusi i farmaci orfani, per la prevenzione e per l'accesso a una diagnosi tempestiva, nonché per il supporto alla ricerca di base, clinica, sociale e di sanità pubblica sulle malattie rare; b) le istituzioni responsabili delle specifiche azioni realizzate ai sensi della lettera a) ; c) la quota di finanziamento per le diverse aree di intervento, individuate ai sensi della lettera a) , per la durata del Piano medesimo; d) il sistema di monito raggio e di valutazione, annuale e finale, del Piano medesimo. Art. 6. (Contenuti specifici del Piano) 1. In attuazione di quanto disposto dall'articolo 5, commi 6 e 7, il Piano, in particolare: a) individua le priorità strategiche di intervento, anche ai fini di una progressiva riduzione delle disuguaglianze sociali e territoriali nei confronti dei pazienti affetti da malattie rare; b) stabilisce la quota di finanziamento per ciascun anno di validità del Piano medesimo; c) prevede azioni finalizzate ad aumentare le conoscenze epidemiologiche sulle malattie rare, in modo da sviluppare una nomenclatura ed una classificazione adeguate per tali malattie, nonché ad implementare il Registro nazionale delle malattie rare, istituito ai sensi dell'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 18 maggio 2001, n. 279; d) stabilisce gli indirizzi relativi alla formazione di base e continua degli operatori sanitari, finalizzati, in particolare, alla precoce individuazione delle malattie rare; e) prevede interventi finalizzati a migliorare l'accesso al trattamento e la qualità dell'assistenza sanitaria, anche attraverso la realizzazione di progetti di interesse sovraregionale; f) predispone specifiche linee guida, corredate dai relativi percorsi diagnostico-terapeutici, allo scopo di favorire, all'interno di ciascuna struttura sanitaria, lo sviluppo di modalità sistematiche di revisione e di valutazione della pratica clinica e assistenziale e di assicurare l'applicazione dei livelli essenziali di assistenza socio-sanitari e socio-assistenziali per le malattie rare di cui all'articolo 7; g) individua le azioni da intraprendere per promuovere l'informazione sulle malattie rare, ai sensi dell'articolo 10; h) prevede azioni finalizzate all'introduzione e allo sviluppo di indagini diagnostiche generalizzate sulla popolazione in età neonatale e in età adulta, ai sensi degli articoli 8 e 9; i) individua le azioni e i programmi finalizzati allo sviluppo delle attività di ricerca sulle malattie rare nonché di ricerca e di produzione dei farmaci orfani. Art. 7. (Livelli essenziali di assistenza per le malattie rare) 1. Le prestazioni concernenti i livelli essenziali di assistenza socio-sanitari e socio-assistenziali per le malattie rare sono poste a carico del Fondo sanitario nazionale e del Fondo nazionale per le politiche sociali, di cui all'articolo 59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. 2. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro della salute, provvede a modificare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 33 dell'8 febbraio 2002, al fine di inserire le malattie rare nell'ambito di applicazione dei livelli essenziali di assistenza. 3. La certificazione di malattia rara, emessa ai sensi dell'articolo 9, comma 4, dà diritto: a) all'esenzione dalla partecipazione al costo della spesa sanitaria; b) all'immediato accesso ai nuovi farmaci orfani registrati ai sensi del regolamento (CE) n. 141/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1999; c) all'esenzione dalla partecipazione al costo per l'acquisto dei presidi sanitari necessari al trattamento e alla tutela della qualità della vita; d) alla defiscalizzazione dei costi derivanti dai consumi di energia elettrica utilizzata per il funzionamento di macchine e di presidi sanitari resi necessari dallo stato di malattia; e) all'assistenza domiciliare integrata; f) all'assistenza scolastica domiciliare; g) a facilitazioni per l'accesso al telestudio, al telelavoro e alle tecnologie informatiche. 4. I centri di coordinamento regionale individuati ai sensi del comma 5, lettera b) , con la collaborazione dei servizi territoriali, assicurano prestazioni ambulatoriali, semiresidenziali, residenziali e domiciliari di diagnostica, di terapia medica, di riabilitazione e socio-assistenziali nei casi in cui lo stato di salute dei pazienti affetti da malattie rare consenta che tali prestazioni siano erogate in regime di non ricovero e attuano meccanismi per garantire la reperibilità degli operatori addetti all'erogazione delle medesime prestazioni. 5. La rete nazionale delle malattie rare, istituita ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 18 maggio 2001, n. 279, è ristrutturata in: a) una rete verticale composta dai centri di eccellenza individuati e accreditati dalle regioni in base a criteri di esperienza e di competenza oggettivamente comprovate; b) reti orizzontali localizzate vicino al luogo di residenza o di domicilio del paziente, costituite dagli ospedali e dalle reti di cure primarie dei distretti sanitari del territorio di competenza, comprendenti medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialisti, professionisti sanitari e sociali ed educatori. Ciascuna regione individua un centro di coordinamento regionale della rispettiva rete assistenziale. 6. I centri di coordinamento regionale, individuati ai sensi del comma 5, lettera b) , con la collaborazione dei servizi territoriali, assicurano la disponibilità di centri diurni di ospitalità e ne garantiscono l'accesso ai pazienti affetti da malattie rare che presentano disabilità fisiche o mentali. 7. L'attribuzione della relativa categoria di invalidità alle persone affette da malattie rare, di competenza delle commissioni medico-legali ai sensi dell'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, avviene sulla base di apposite linee guida emanate dal Ministro della salute, sulla base di criteri indicati dal Comitato. Art. 8. (Centro nazionale per le malattie rare) 1. Con decreto del Ministro della salute, è istituito il Centro nazionale per le malattie rare, di seguito denominato «Centro nazionale», con sede presso l'Istituto superiore di sanità, organo di raccordo dei centri di coordinamento regionale individuati ai sensi dell'articolo 7, comma 5, lettera b) , che svolge le seguenti funzioni: a) assicura il collegamento e il reciproco flusso informativo con il Comitato allo scopo di contribuire alla definizione appropriata e aggiornata dei criteri per l'utilizzo del Fondo;