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relativamente alle attività di rilevazione sull'agibilità degli edifici danneggiati dal sisma del 26 dicembre 2018, non sono stati ancora riconosciuti ai tecnici che le hanno effettuate i rimborsi delle spese sostenute inerenti vitto, alloggio e carburante; considerato, inoltre, che: il decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, recante "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia", non definisce il "piccolo abuso"; il Governo ha adottato il decreto attuativo della legge n. 55 del 2019, detta "sblocca cantieri", cioè il decreto ministeriale 12 novembre 2019, recante "Criteri per il rimborso ai comuni del minor gettito dei tributi dovuta all'esenzione da inagibilità dell'immobile a causa degli eventi sismici", e anche l'attuativo decreto ministeriale 15 luglio 2019, recante "Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici"; la mappatura non è stata corredata da una relazione tecnico-esplicativa, necessaria per stabilire quali immobili delocalizzare, e quali siano le microzonazioni necessarie per tracciare l'esatta posizione dei piani di faglia che potrebbe differire dalla prima mappatura effettuata, si chiede di sapere se si sia a conoscenza delle situazioni descritte e quali misure si intenda intraprendere al riguardo. Atto n. 4-03364 MASINI BERARDI MALLEGNI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: il settore della cura della persona conta migliaia di aziende, grandi multinazionali, ma anche piccole e medie realtà produttive, presenti su tutto il territorio nazionale, che registrano un fatturato globale di oltre 12 miliardi di euro e occupano 35.000 addetti, che raggiungono i 300.000 compreso l'indotto; un ambito strettamente legato al settore della cosmetica, quello dei saloni di acconciatura e centri estetici, genera annualmente un giro d'affari di 6 miliardi di euro in 130.000 saloni dedicati al benessere, per un totale di oltre 263.000 addetti; l'emergenza coronavirus ha avuto un impatto rilevante sul settore della cosmetica: se da un lato il sistema ha garantito la continuità produttiva, permettendo di rifornire supermercati, negozi e farmacie di tutti quei prodotti di igiene personale quanto mai necessari per il contenimento della pandemia, dall'altro, il blocco di attività e scambi con l'estero e tutti gli aspetti che hanno determinato un freno generale all'economia, hanno generato e genereranno conseguenze non indifferenti per tutto il settore; nella conferenza stampa del 26 aprile 2020, il presidente Conte ha annunciato che la riapertura di saloni e dei centri estetici sarebbe prevista il prossimo 1° giugno. Questo nonostante alcune attività di prossimità al pubblico risultino invece già riavviate almeno su basi regionali; da ordinanza n. 50 del 4 maggio 2020 della Regione Toscana, infatti, sono stati riaperti i servizi di toelettatura degli animali con codice ATECO 96. Tale codice risulta essere lo stesso per il settore della cura della persona a cui invece non è consentita la ripresa delle attività; a quanto risulta agli interroganti, dal momento della chiusura degli esercizi commerciali della categoria si sarebbe innalzato il numero di coloro che stanno operando presso il domicilio dei clienti. Questo dilagare dell'abusivismo non solo prefigura un tipo di reato a livello fiscale ma implica, data l'assenza e il mancato controllo dei dispositivi di protezione, il rischio di un aumento del contagio; alcune associazioni di categoria hanno redatto secondo le norme vigenti emanate con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e le ordinanze della Regione Toscana, un protocollo anti contagio che specifica ogni azione da intraprendere prima e dopo l'apertura dei locali; tale protocollo è stato presentato in data 5 maggio 2020, al prefetto di Pistoia, Gerlando Iorio, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano le sue valutazioni in merito; se non ritenga necessario fare proprio il citato protocollo anti contagio per consentire una più celere riapertura di tutte le attività commerciali riconducibili al settore della cura della persona. Atto n. 4-03365 GALLONE Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: uno dei settori più colpiti dall'emergenza COVID-19 è stato quello del turismo, che ancora oggi vive un momento di incertezza e senza concrete prospettive, nonostante sia un settore trainante dell'economia italiana; i parchi permanenti, che comprendono parchi a tema, faunistici e acquatici, secondo la normativa vigente, sono equiparati al settore dello spettacolo, anche se il loro indirizzo è prettamente turistico; nel 2019 il comparto dei parchi permanenti ha generato ricavi pari a 420 milioni di euro per un totale di 20 milioni di visitatori provenienti dall'Italia, 1,5 milioni di arrivi dall'estero e 1,1 milioni di pernottamenti in hotel . Considerando ristorazione, trasporti, merchandising e soggiorni alberghieri, il volume d'affari complessivo dell'indotto nel 2019 supera la barriera di un miliardo di euro. Oltre a generare 25.000 occupati diretti, tra fissi e stagionali, si stimano almeno 60.000 posizioni legate all'indotto; con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 aprile 2020, il 4 maggio è stata avviata la cosiddetta fase 2, ma nel decreto non è stata data alcuna indicazione in merito alla data e alle modalità di riapertura dei parchi; ai fini della riapertura i parchi necessitano di adeguate attività di manutenzione e preparazione per le quali vengono impiegati sia personale proprio, sia collaboratori e artigiani del luogo, generando un importante indotto per il territorio; le associazioni di categoria hanno comunicato che i parchi sarebbero pronti a riaprire garantendo la massima sicurezza, ma, in assenza di una linea chiara da parte del Governo, sono di fatto impossibilitati; in particolare vi è la condizione del parco faunistico "Le Cornelle", realtà all'attivo da circa 40 anni, di carattere regionale e nazionale che insiste nel territorio di Valbrembo (Bergamo), e che ospita al proprio interno circa 120 specie animali, curati in maniera eccellente all'interno di un'area di 120.000 metri quadrati. In questo periodo l'attività interna al parco, nonostante la chiusura al pubblico, è proseguita per garantire la migliore condizione di vita agli animali; considerato che: il periodo che va dal mese di marzo a quello di maggio, normalmente, garantisce al settore parchi consistenti introiti, la chiusura al pubblico ha messo in serie difficoltà economiche e gestionali le strutture che, nonostante le mancate entrate, continuano a garantire la salute degli animali presenti; alcuni parchi, come quello de "Le Cornelle", hanno già elaborato delle bozze di protocollo COVID-19; i parchi faunistici sono spazi completamente all'aperto, in cui è garantita la possibilità di applicazione delle norme sanitarie a prevenzione, si chiede di sapere: