[pronunce]

In data 21 aprile 2015, il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato un'ulteriore memoria in cui, oltre a ribadire le ragioni di inammissibilità e, comunque, di infondatezza del ricorso, sostiene che l'IMU non sia un'imposta sostitutiva dell'IRPEF nel senso inteso dall'art. 2, primo comma, della legge n. 690 del 1981, configurando un presupposto d'imposta del tutto nuovo ed al contempo attenuando quello dell'IRPEF per la componente immobiliare restrittivamente selezionata. Da ciò conseguirebbe l'infondatezza delle censure mosse all'art. 13, comma 11, del d.l. n. 201 del 2011 nonché, in via derivata, di quelle relative al successivo comma 17, in cui il recupero mediante accantonamento riguarderebbe il maggior gettito IMU di cui la Regione, responsabile della finanza locale, indirettamente beneficerebbe, legittimando la compensazione con le quote di compartecipazione al gettito degli altri tributi erariali. Analogo argomento varrebbe per l'art. 14, comma 13-bis, del medesimo d.l. n. 201 del 2011, relativo al gettito del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES). 4.- La Regione siciliana ha impugnato gli artt. 13 e 14 del d.l. n. 201 del 2011 in riferimento agli artt. 14, lettera o), 36, 37 - in relazione all'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria) - e 43 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2, nonché in riferimento agli artt. 81, 119, quarto comma, Cost. e 10 della legge cost. n. 3 del 2001 ed al principio di leale collaborazione. 4.1.- In primo luogo, contrastando con gli obbiettivi di attuazione statutaria, gli artt. 13 e 14 del d.l. n. 201 del 2011, globalmente considerati, in quanto immediatamente applicabili alla Regione siciliana, violerebbero l'art. 43 dello statuto - che attribuisce ad una commissione paritetica la determinazione delle norme di attuazione - ed il principio di leale collaborazione esplicitato dalle procedure di cui all'art. 27 della legge n. 42 del 2009, il cui previo esperimento non è stato previsto. Inoltre, l'art. 13 del d.l. n. 201 del 2011 violerebbe gli artt. 36 e 37 dello statuto e 2 delle norme di attuazione in materia finanziaria, in quanto l'IMU, entrata asseritamente priva del carattere della novità, è imposta in parte sostitutiva di tributi di spettanza regionale mentre il suo gettito, anche per detta parte, viene attribuito ai Comuni e, pro quota, riservato allo Stato, con conseguente depauperamento delle finanze della ricorrente e squilibrio tra i complessivi bisogni regionali ed i mezzi per farvi fronte. Risulterebbe altresì violato il principio di leale collaborazione. Nel prevedere e disciplinare - anche in presenza di modifiche in aumento o in diminuzione disposte dai Comuni - la riserva all'erario di una quota del gettito dell'IMU, il comma 11 del citato art. 13 determinerebbe altresì un depauperamento delle casse comunali, con conseguenti oneri per la Regione siciliana, che dovrebbe assumere ulteriori e diverse competenze rispetto a quelle di cui all'art. 14, lettera o), dello statuto senza esperimento della procedura di cui all'art. 43 dello stesso. Di qui la violazione di detti parametri. Inoltre, risulterebbe violato l'art. 119, quarto comma, Cost., in quanto lo Stato, dopo aver trasferito ai Comuni risorse regionali, finirebbe per riappropriarsene, sottraendole loro senza prevedere misure idonee a far fronte agli ammanchi, onerando la Regione della contribuzione alla finanza degli enti locali. Analoghe censure vengono mosse all'art. 13, comma 17, del d.l. n. 201 del 2011, salvo precisarsi che gli artt. 81, 119, quarto comma, Cost. e 10 della legge cost. n. 3 del 2001 sarebbero violati in quanto né la Regione né i Comuni potrebbero esercitare le proprie funzioni in ragione della carenza di risorse finanziarie determinata dalla disposizione. Infine, l'art. 14, comma 13-bis, del d.l. n. 201 del 2011 violerebbe gli artt. 119, quarto comma, e 81 Cost. nonché l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, in quanto la riduzione dei trasferimenti determinata dalla norma lederebbe le attribuzioni degli enti locali, gravati dall'onere di fornire un contributo all'erario, con riverbero negativo sulla Regione, che dovrebbe farsene corrispondentemente carico. Inoltre, sarebbero violati gli artt. 14, lettera o), e 43 dello statuto, in mancanza di vaglio della Commissione paritetica sulle nuove funzioni attribuite ai Comuni siciliani. 4.2.- Il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito in giudizio - con memoria depositata fuori termine - deducendo preliminarmente l'inammissibilità delle questioni, in quanto la ricorrente non avrebbe dimostrato che le norme abbiano determinato una complessiva insufficienza dei mezzi finanziari a sua disposizione per l'adempimento dei propri compiti istituzionali. Nel merito, ad avviso del resistente, nell'esercizio della propria competenza esclusiva in materia tributaria il legislatore statale ben potrebbe porre in essere interventi che comportino un minor gettito per le Regioni senza per questo dover prevedere misure compensative. Peraltro, l'art. 13, comma 17, ridurrebbe i trasferimenti erariali ai Comuni - la cui finanza sarebbe ancora a carico dello Stato, diversamente dalle altre autonomie speciali - in misura corrispondente al maggior gettito IMU, con la conseguenza che non vi sarebbe alcuno squilibrio, considerato anche che i Comuni trattengono anche i frutti dell'attività di accertamento e riscossione dell'imposta erariale. Inoltre, l'entrata prevista dalla normativa censurata avrebbe il carattere della novità, atteso che non si realizzerebbe senza l'intervento legislativo in esame che, riconducibile anche all'armonizzazione dei bilanci pubblici ed al coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, giustificherebbe una temporanea compressione dell'autonomia delle Regioni, anche a statuto speciale, in nome del risanamento finanziario dello Stato in armonia con i principi di solidarietà nazionale. Tali considerazioni varrebbero anche quanto all'art. 14, comma 13-bis, del d.l. n. 201 del 2011. 5.- La Regione autonoma Sardegna ha impugnato gli artt. 13 e 14, comma 13-bis, del d.l. n. 201 del 2011 in riferimento agli artt. 3, 7 e 8 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), ed agli artt. 3, 5, 117 e 119 Cost. (in combinato disposto con l'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001)