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Modifiche al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, in materia di riforma della magistratura onoraria e attuazione del principio di ragionevole durata del processo. Onorevoli Senatori . – A oltre due anni dall'approvazione del decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, che aveva inteso riscrivere lo statuto della magistratura onoraria, l'insufficienza e l'inadeguatezza delle disposizioni dettate da quell'intervento legislativo appaiono evidenti a tutti gli operatori di giustizia. Le riforme processuali varate nella scorsa legislatura e nella presente si sono rivelate inefficaci e pongono il legislatore di fronte all'imperativo morale e politico di intervenire con ogni possibile sollecitudine per consentire un effettivo rilancio della funzione giudiziaria. In tale ottica, ineliminabile appare l'apporto di quella magistratura onoraria che il citato decreto legislativo mirava, invece, a relegare in un ruolo marginale, finanche limitandone l'apporto quantitativo tramite il divieto irragionevolmente imposto ai suoi componenti di concorrere all'esercizio della giurisdizione per più di tre volte a settimana. Particolarmente evidente appare l'irragionevolezza di tale scelta di fronte a una Nazione che trova nell'inadeguatezza della risposta giudiziaria una delle sue più evidenti criticità. Il censurato approccio, che l'odierno disegno di legge intende superare e correggere, appare ancora più evidente con riferimento ai componenti della magistratura onoraria di lungo corso, ossia già reclutati e in servizio, giacché titolari di una formazione iniziale e permanente e di una esperienza professionale prontamente spendibile nel contrasto all'arretrato giudiziario. Di fronte a milioni di processi civili e penali inevasi, d'altronde, la pretesa di arginare l'emergenza con la sola manutenzione periodica dei codici di procedura o con meccanismi che disincentivino sotto il profilo economico l'accesso alla giustizia mostra tutta la sua inconsistenza, dimostrando come sia necessario contrapporre a tali effimeri e velleitari approcci deflattivi l'unico rimedio di sicura efficacia: il potenziamento delle risorse umane e, segnatamente, il massimo utilizzo di chi è già stato immesso – spesso da anni o decenni – nel possesso delle funzioni giurisdizionali. Se è, infatti, vero che dietro ogni processo definito nel merito deve esservi necessariamente un giudice, che abbia cognizione della causa e legittimazione a scrivere il provvedimento decisorio, è altrettanto evidente che un maggiore numero di giudici, stabilmente impegnati nell'esercizio della giurisdizione, non può che potenziare la risposta giudiziaria nel suo complesso. L'opportunità di tale potenziamento è oggi data, nel breve e medio termine, esclusivamente dall'aumento dell'impegno erogabile dai giudici onorari, giacché quelli di ruolo già si trovano nell'esercizio a tempo pieno delle proprie funzioni. Identiche e speculari argomentazioni supportano la necessità di non depotenziare il numero e le competenze dei magistrati onorari requirenti, supporto ormai ineliminabile delle procure della Repubblica. La così detta riforma « Orlando » e il successivo disegno presentato dal primo Governo Conte non centrano tale fondamentale obiettivo strategico in quanto non consentono a risorse professionali che già esistono di erogare a tempo pieno il proprio apporto professionale. Rimuovendo l'irragionevole disposizione legale che vieta il loro utilizzo per più di tre giorni a settimana, l'attuale disegno di legge supera tale irragionevole criticità, cogliendo altresì l'occasione di una più razionale ed equa ridefinizione dello statuto della magistratura onoraria, salvaguardando segnatamente la posizione del tutto peculiare dei magistrati onorari in servizio prima della riforma « Orlando ». L'irragionevole contingentamento del loro utilizzo era d'altronde stato concepito per motivi del tutto estranei al buon funzionamento della macchina giudiziaria e, precisamente, per sottrarre agli appartenenti alla suddetta categoria argomenti utili a una riqualificazione del loro rapporto nell'alveo del lavoro subordinato. Tale preoccupazione sembra tuttavia superabile, per molteplici ordini di ragioni. Preliminarmente occorre premettere che la supposta contrarietà dell'Associazione nazionale magistrati, organo politico della magistratura professionale, a un miglioramento di status dei magistrati onorari e a un loro più ingente e continuativo utilizzo non trova all'attualità alcun riscontro, essendo state espresse, proprio dal suddetto organo associativo, aperture assai ampie verso una serie di riconoscimenti economici, previdenziali e giuridici che non comportano in alcun modo uno snaturamento della magistratura onoraria o una sua impropria promozione sul campo, che troverebbe comunque ostacoli insormontabili in precisi vincoli costituzionali che impongono l'accesso concorsuale alla magistratura di ruolo. Per altro verso la compressione dei diritti riconosciuti dalla Costituzione a tutti i lavoratori non può certo trovare fondamento nella mera qualificazione onoraria del rapporto di servizio, che va dunque riletto in chiave costituzionalmente orientata, ossia facendo salvi il principio di indipendenza di ciascun singolo magistrato e il divieto di discriminazione ribadito da autorevoli pronunce sovranazionali e peraltro già ricavabile dall'articolo 3 della Carta costituzionale. In seno al tavolo tecnico istituito presso il Ministero della giustizia nel 2018, infatti, la componente espressione della magistratura di ruolo ha ritenuto percorribile l'ipotesi di un nuovo inquadramento dei magistrati in servizio che, pur mantenendo la qualificazione onoraria del rapporto, prevedesse a loro favore specifiche tutele retributive, previdenziali e assicurative, nonché un ragionato mantenimento di competenze e prerogative ormai tipiche della predetta figura. Tale posizione riflette peraltro la valutazione compiuta dai capi degli uffici giudiziari i quali, ben conoscendo il valore aggiunto della magistratura di ruolo, avevano sollecitato, al termine della scorsa legislatura, un ripensamento in extremis del decreto legislativo che oggi si intende, con la presente iniziativa, emendare. Tale approccio della magistratura di ruolo va valutato con estremo favore in quanto, pur restando aderente al dato costituzionale che prevede due diversi tipi di magistratura, una onoraria e una professionale (articolo 106 della Costituzione) – implicitamente imponendo una loro differenziazione e prescrivendo, comunque, che l'accesso ai ruoli sia regolato per concorso – consente di porre rimedio a situazioni discriminatorie già ampiamente censurate dal Comitato per i diritti sociali nell'ambito della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), ma anche dalla stessa Corte di giustizia dell'Unione europea, seppure con riferimento a figure di magistrati onorari istituiti presso altri ordinamenti nazionali. Il nostro Stato, infine, è risultato soccombente nella procedura di pre-infrazione condotta in materia di magistratura onoraria italiana dalla Commissione europea (sistema EU PILOT); né può affermarsi che le criticità espresse in tale ennesima sede siano state in alcun modo superate dalla riforma Orlando, se non per aspetti minori che non consentono di escludere l'avvio di una procedura di infrazione formale e la condanna del Governo italiano.