[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 12, della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, nel procedimento vertente tra le società Terra Moretti spa e Società Agricola Bellavista ss e il Comune di Adro e altro, con ordinanza del 20 settembre 2019, iscritta al n. 221 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visto l'atto di costituzione del Comune di Adro; udito nell'udienza pubblica del 1° dicembre 2020 il Giudice relatore Nicolò Zanon; deliberato nella camera di consiglio del 3 dicembre 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, con ordinanza del 20 settembre 2019 (r.o. n. 221 del 2019) , solleva, in riferimento agli artt. 42 e 117, terzo e primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione all'art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Parigi il 20 marzo 1952, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 12, della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio). 2.- Il rimettente espone, in fatto, che le società Terra Moretti spa e Società Agricola Bellavista ss hanno agito contro il Comune di Adro per l'annullamento della dichiarazione di pubblica utilità dell'opera di realizzazione di una strada di collegamento, adottata con deliberazione del Consiglio comunale del 15 febbraio 2018, n. 11, nonché di tutti gli atti collegati. La localizzazione di tale strada, riferisce il rimettente, ricade in parte su un fondo di proprietà della società Terra Moretti spa, destinato dalla Società Agricola Bellavista ss alla coltivazione di uva per la produzione di vino pregiato. Rigettati, con sentenza non definitiva, gli altri motivi di ricorso, il TAR Lombardia dubita della legittimità costituzionale dell'art. 9, comma 12, della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005, che disciplina il «presupposto essenziale del procedimento espropriativo, rappresentato dal vincolo preordinato all'esproprio». 2.1.- In punto di rilevanza, il TAR Lombardia evidenzia come la perdurante efficacia del vincolo preordinato all'esproprio, sulla cui scorta è stata dichiarata la pubblica utilità dell'opera in questione, dipenda proprio dalla disposizione censurata. In mancanza di quest'ultima, infatti, il vincolo sarebbe decaduto in data anteriore al momento dell'adozione della dichiarazione di pubblica utilità, con conseguente illegittimità della stessa. Ai sensi dell'art. 9, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità (Testo A)», infatti, un bene è sottoposto al vincolo preordinato all'esproprio nel momento in cui acquista efficacia l'atto di approvazione del piano urbanistico generale (o una sua variante) che prevede la realizzazione di un'opera pubblica o di pubblica utilità: nel caso di specie, il piano di governo del territorio del Comune di Adro risulta approvato in data 21 novembre 2012. I successivi commi del citato art. 9 prevedono che il vincolo espropriativo dura cinque anni, termine entro il quale deve essere emanato il provvedimento che comporta la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera, a pena di decadenza del vincolo, che può essere motivatamente reiterato, ai sensi del successivo art. 39, ma solo previa rinnovazione dei procedimenti previsti al comma 1. Per effetto di tali previsioni normative, dunque, il vincolo preordinato all'esproprio sarebbe venuto meno il 21 novembre 2017, a fronte di una dichiarazione di pubblica utilità dell'opera intervenuta solo in data 15 febbraio 2018. Tuttavia la disposizione censurata - in forza dell'inserimento dell'opera nel programma triennale delle opere pubbliche (e relativo aggiornamento) - avrebbe impedito la decadenza del vincolo preordinato alla realizzazione, da parte della pubblica amministrazione, di attrezzature e servizi previsti dal cosiddetto piano dei servizi. Quest'ultimo, infatti, riferisce ancora il TAR Lombardia, sarebbe stato approvato - riguardo al triennio 2017-2019 e comprendendo la previsione dell'opera viaria in discorso - in data 6 aprile 2017 (con deliberazione del Consiglio comunale n. 12) e, dunque, prima della scadenza del quinquennio di efficacia del vincolo espropriativo. Secondo il rimettente, non osterebbe alla rilevanza delle questioni sollevate l'adozione - con la deliberazione n. 10 del 2018 del Consiglio comunale, nella stessa data in cui è stata dichiarata la pubblica utilità dell'opera impugnata - di una variante urbanistica (poi approvata con deliberazione del Consiglio comunale n. 23 del 12 maggio 2018) avente ad oggetto anche l'opera di cui si tratta. Secondo il TAR Lombardia, infatti, la variante urbanistica non avrebbe reiterato il vincolo ablativo, ma semplicemente «preso atto della "conferma" dell'efficacia del vincolo preordinato all'esproprio» in ragione dell'inclusione dell'opera nel programma triennale delle opere pubbliche e proprio in applicazione dall'art. 9, comma 12, della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005. Per il giudice a quo, quindi, la variante urbanistica avrebbe un contenuto «sostanzialmente ricognitivo» e non anche «dispositivo», ciò che renderebbe irrilevante la sua mancata impugnazione. Secondo il rimettente, in altre parole, la dichiarazione di pubblica utilità impugnata sarebbe intervenuta sulla base di un vincolo preordinato all'esproprio risalente a più di cinque anni prima, ma la cui efficacia risulterebbe «prorogata automaticamente» per effetto dell'inclusione dell'opera nel programma triennale delle opere pubbliche, proprio in forza della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005. Il provvedimento di variante urbanistica, dunque, «risulterebbe inevitabilmente ed automaticamente travolto dall'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale della norma che ne rappresenta il presupposto». In definitiva, esclusa espressamente la possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata, nella prospettiva del rimettente «[s]olo l'accoglimento della questione di legittimità costituzionale consentirebbe [...] al Collegio di annullare i provvedimenti impugnati». 2.2.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente ritiene che la disposizione censurata violi, nell'ordine, gli artt. 42 e 117, terzo e primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 1 del Prot. addiz. CEDU.