[resaula]

Per riconoscere l'esistenza dell'esimente si deve effettuare una comparazione, come è stato detto, tra il sacrificio dei diritti compressi ed usati come mezzi rispetto al fine perseguito, verificando in concreto la prevalenza (se c'è) di quest'ultimo. Soltanto in questo caso la sottrazione al giudice naturale costituisce una deroga compatibile con i principi fondamentali dello Stato democratico di diritto. La comparazione deve essere effettuata secondo criteri di ragionevolezza, razionalità e proporzionalità e per una durata temporale limitata allo stretto indispensabile. Si tratta di effettuare un'operazione, per così dire, di pesatura obiettiva degli interessi in gioco, che però nella relazione di maggioranza, di fatto, non esiste assolutamente. La relazione lascia intendere che la semplice azione di Governo sia di per sé interesse pubblico preminente; ed era ancora più chiara in questo senso la prima versione (ma il nascondimento è molto modesto). Siamo di fronte a una concezione del potere che tenderebbe a essere svincolata da ogni criterio obiettivo e quindi da ogni controllo di legge, non sottoposta al principio di responsabilità. Tale principio è il cardine di ogni Stato di diritto, nel quale le regole contano più dei voti. Nessuno, neppure il Governo, neppure la maggioranza parlamentare pro tempore che lo sostiene, è al di sopra delle leggi. La scriminante politica è volta a difendere la funzione ministeriale in relazione a un interesse pubblico concreto, specifico, sempre che si verifichi anche che questo interesse sia preminente. Per la relazione di maggioranza, invece, qualunque azione posta in essere dal Governo concretizzerebbe un interesse pubblico, addirittura sempre preminente, con l'effetto paradossale - uno dei tanti paradossi della relazione di maggioranza - di far incarnare nel Governo, che è il vertice dello Stato-apparato, l'interesse generale dello Stato-comunità, con una evidente torsione di senso che non sembra di poter reggere a un esame appena attento della lettera e dello spirito della legge costituzionale n.1 del 1989. Di fatto, si introdurrebbe un nuovo concetto, quello di interesse governativo, del tutto disancorato da qualunque confronto e paragone che possa consentire di stabilire se vi sia o no la necessaria preminenza. La voluta confusione concettuale e terminologica giunge alle estreme conseguenze, di fatto dissolvendo non solo il concetto di «preminente», ma anche quello stesso dell'interesse pubblico, che viene assimilato senza alcun sostegno giuridico né logico a un interesse governativo, ovvero un interesse di parte, con la capacità di comprimere anche diritti essenziali, senza fare alcun bilanciamento tra diritti compressi e interesse, per così dire, governativo (loro lo intendono in questo senso), pubblico e preminente perseguito, in violazione sostanziale della legge costituzionale n. 1 del 1989. La relazione di maggioranza, se approvata, consentirebbe in sostanza a un Ministro nell'attività di Governo di non dover tenere conto delle leggi e di agire secondo il proprio arbitrio anche sequestrando forse fino a 177 persone, costrette a rimanere per giorni sotto il sole nel periodo più caldo dell'anno su una nave militare non attrezzata a ospitare tante persone per un periodo così lungo qual è la nave Diciotti. Questo nonostante il meritorio interesse, tra l'altro, del comando di bordo, che ha cercato in tutti i modi possibili di alleviare le sofferenze dei naufraghi. Relativamente alla questione della responsabilità collegiale del Governo nella vicenda della nave Diciotti, affermata dal presidente del consiglio Conte, dal vice presidente Di Maio e dal ministro Toninelli, osservo che la Costituzione ritiene responsabili collegialmente il Presidente del Consiglio e i Ministri nel Consiglio dei ministri. Infatti i Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri e individualmente degli atti dei loro Dicasteri. Non vi è stato alcun Consiglio dei ministri nei giorni della vicenda Diciotti. Il senatore Gasparri ritiene di poter sostenere la tesi - a me pare piuttosto avventurosa - secondo la quale non sarebbe necessario un formale Consiglio dei ministri per affermare che vi sia una responsabilità collegiale del Governo, ma va tenuto conto del fatto che, comunque, l'eventuale responsabilità politica del Governo non rileverebbe dal punto di vista penale, e l'eventuale responsabilità politica può essere anche del solo Ministro dell'interno, qualora si tratti di atti del suo Dicastero. Insomma, non si tratta di censurare un atto politico del Governo, ma un uso illegittimo di una potestà amministrativa tecnica, delegata peraltro dalla struttura competente del Ministero delle infrastrutture (Italian maritime rescue coordination centre) al Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno in ordine a una decisione, non libera ma obbligata, di indicare il place of safety (POS) per poi effettuare lo sbarco dei naufraghi. Si tratta quindi di un atto interno a un procedimento amministrativo che, come mostrano tutte le testimonianze, il ministro Salvini ha bloccato per avere egli dapprima negato l'autorizzazione a indicare il POS già deciso, e poi, in seguito all'ingresso della nave in porto a Catania (dove c'erano cinquanta uomini della polizia, trenta per l'accoglienza e venti per l'ordine pubblico ad attendere per lo sbarco da quella nave), per aver disposto il divieto di sbarco in modo sempre e soltanto informale. L'intervento del Presidente del Consiglio rende chiaro che si tratta di una richiesta di fiducia mascherata. Il Presidente del Consiglio, ma soprattutto il capo politico del Movimento, anche attraverso il Presidente del Gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle del Senato, stanno minacciosamente avvertendo i senatori che dovessero ritenere di votare a favore dell'autorizzazione a procedere, facendoli indebitamente sentire responsabili della tenuta del Governo. Questo è grave, molto grave. (Applausi dal Gruppo PD) . Questa minaccia politica è un'arma impropria, al contrario di quello che fa pensare la relazione di maggioranza. Infatti, noi non stiamo giudicando il Governo, men che meno la sua politica dell'immigrazione o i suoi rapporti con l'Unione europea. Non stiamo nemmeno giudicando il Ministro. Dobbiamo verificare soltanto se debba essere riconosciuta al Ministro l'immunità, in quanto si sia però in presenza delle scriminanti che abbiamo legittimato la compressione del diritto di libertà di 177 persone, uomini, donne e bambini, detenuti a bordo tra il 20 e il 25 agosto del 2018. Spostare il quesito da questa amara concretezza relativa all'inutile violenza subita da 177 persone («persone» è una parola che quasi mai sembra essere presente; non è stata usata né nella relazione del senatore Gasparri, né nei fatti precedenti) a una questione invece astratta e generale è del tutto improprio ed evidenzia come sia impossibile non autorizzare la magistratura a procedere se ci si attiene semplicemente, come si dovrebbe, ad esaminare i dati di fatto rilevanti: non a condannare, ma a valutare e a giudicare. Rimando alla relazione scritta per la disamina puntuale delle convenzioni che regolano i soccorsi in mare ricordando che l'obbligo di salvare vite umane in mare è un preciso dovere che grava su tutti gli Stati. L'ha già detto il senatore Grasso: