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Però, al di là di questo, io non riesco a vedere nessun altro elemento di positività che possa indurre la mia parte politica e il sottoscritto a dare un voto favorevole a questo provvedimento. Rimane in tutta la sua interezza e in tutta la sua contraddizione la confusione tra le varie competenze. Non si è ancora capito in maniera chiara quali siano le competenze dello Stato, quali siano le competenze della Regione e quali siano le competenze dei Comuni; si viaggia ancora all'impronta. Siamo inoltre pervasi da una sorta di frustrazione, perché parliamo di un decreto-legge che ha già prodotto i suoi effetti. Si tratta quindi di una discussione postuma, nella quale ci esercitiamo in valutazioni, in critiche e in proposte, nella consapevolezza che nessuno di questi elementi potrà essere tenuto in considerazione. Questo Governo è stato capace di trasformare un fatto, quello del coronavirus, in una situazione emergenziale. La gestione dell'emergenza credo che debba passare attraverso la valutazione e il contributo del Parlamento. Voglio ricordare, perché prima o poi questo tema dovremmo affrontarlo, una polemica che nelle scorse settimane abbiamo letto sui giornali tra il sottosegretario Sileri e la struttura del Ministero della salute, nella quale il Sottosegretario si lamentava del fatto che, nonostante il suo ruolo di Governo, non fosse stato messo nelle condizioni di accedere ad atti importanti del Ministero. C'è stata una risposta, che chiamerei una confessione stragiudiziale, di un alto dirigente del Ministero della salute, che ha confermato in maniera pacifica che il Ministero e quindi il Governo erano informati della gravità della situazione che si preannunciava già dalla metà di gennaio. Voglio ricordare che il 31 gennaio è stato emesso il provvedimento di dichiarazione dello stato di emergenza. Il Governo era perfettamente a conoscenza di quale fosse la gravità del problema e il suo grado di contagiosità e, sempre questo alto dirigente del Ministero della salute ha detto che lo avevano appreso, ma che hanno ritenuto di tenerlo riservato non soltanto ai cittadini, ma addirittura ai membri del Governo, per non creare allarmismo, quando invece a gennaio vi erano le condizioni per assumere tutte quelle determinazioni, che avrebbero consentito di affrontare meglio questa emergenza. Voglio ricordare che nonostante questo dossier - a cui non so se un giorno avremo accesso, magari passato questo momento - fosse in possesso del Governo da gennaio e nonostante il 31 gennaio ci sia stata la proclamazione dello stato di emergenza, abbiamo dovuto aspettare marzo per avere il lockdown. C'è stato dunque un mese, praticamente, nel quale il Governo ha "pettinato le bambole", come direbbe un autorevole esponente politico della maggioranza, e poi ci ha propinato una serie di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che hanno violato la legge e la Costituzione. Non è possibile attribuire all'urgenza il ricorso ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, perché era possibile mettere il Parlamento nelle condizioni di poter decidere e valutare. Se forse, per il lockdown , l'Assemblea non si è riunita come avrebbe dovuto, c'era però per il Governo la possibilità di convocare i Capigruppo e i leader dei partiti o delle coalizioni, ma non l'ha fatto e ha deciso in solitudine, avvalendosi di sedicenti team , commissioni o rappresentazioni - non sappiamo più come definirle - che si sono sostituiti al potere politico, che è l'unico che ha la facoltà e la prerogativa di decidere. Certamente gli scienziati, i tecnici, le categorie, i rappresentanti dei lavoratori e tutti quelli che vogliamo possono interloquire, ma l'ultima parola la deve prendere la politica. La politica è la responsabile delle scelte. Mi rivolgo dunque al Presidente del Consiglio, che si definisce l'avvocato del popolo. Voglio dire che il rapporto tra avvocato e cliente è un rapporto fiduciario. L'avvocato viene scelto, ma il presidente Conte non è stato scelto da nessuno, a differenza di noi che rappresentiamo il popolo e dobbiamo essere qui vigili sull'attività del Governo e che siamo rappresentativi e cassa di risonanza delle problematiche del Paese. Su tutto questo, però, il presidente Conte fa spallucce. Visto che non ha mai fatto una campagna elettorale, visto che non ha mai chiesto il voto e non è stato mai eletto da nessuno, capiamo che per lui il Parlamento, i parlamentari, i senatori e i deputati sono un orpello del quale si potrebbe fare assolutamente a meno. Ritorniamo allora alla filosofia dell'uomo solo al comando, che adesso, dopo aver disatteso i suggerimenti, le proposte e gli interventi dell'opposizione, che guarda caso sono stati raccolti nel famoso dossier Colao, del quale non si parla più, comincia a litigare anche con quelli della sua maggioranza, come per dire: "Io sono io e voi..." e il resto lo conosciamo tutti quanti. Ma vi è anche una contraddittorietà nell'esercizio delle funzioni legislative, vi è una confusione fra le fonti primarie e le fonti secondarie e quelle regolamentari, che sono ritenute di terza fascia. Un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non può regolamentare prerogative, limitare diritti e stabilire sanzioni laddove vi è la riserva di legge prevista dalla nostra Costituzione. Nel nostro ordinamento il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, al di là dell'articolo 78 della Costituzione, che ha stabilito lo stato di emergenza in caso di guerra, è stato introdotto con la legge 24 febbraio 1992, n. 225, che ha istituito la Protezione civile. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe avere soltanto una funzione amministrativa e non legislativa. Dopo tanto tempo, dopo tanti decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, annunciati in conferenze stampa fatte sempre in solitudine, con i quali il Premier "consentiva di" e "permetteva di", come se fosse una facoltà gentilmente concessa al popolo italiano, li avete trasformati in decreti-legge e forse le cose si sono un po' modificate, perché il decreto-legge è una forma di legislazione secondaria e deve avere, come limite, soltanto quello costituzionale. Commettete però un altro errore: nei vostri decreti-legge delegate ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri l'assunzione di decisione e l'emanazione di norme che - anche queste - prevedono l'intervento legislativo. Noi riteniamo che la gestione di un'emergenza come questa non possa essere sottratta al vaglio del Parlamento, nel senso che il Parlamento deve intervenire non solo in fase di ratifica, peraltro senza poter inserire elementi fondamentali, ma in quella della discussione e della proposizione. La decisione sarà poi presa dalla maggioranza e dall'Esecutivo, ma di fronte al Paese, dinanzi al quale ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Il Presidente del Consiglio preferisce invece fare simposi e Stati Generali con tutte le categorie e tralascia la rappresentanza popolare, i rappresentanti del popolo e l'opposizione, della quale si lamenta che non collabori. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, il tempo scorre velocemente quando si parla di questi argomenti e lei è sempre puntuale. PRESIDENTE. La ascolto piacevolmente e le consento di concludere. VITALI (FIBP-UDC) . La ringrazio, signor Presidente.