[pronunce]

Considerato che la questione di legittimità costituzionale, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 25 della Costituzione, investe l'art. 35, comma 26-quinquies, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), introdotto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248, nella parte in cui omette di integrare l'art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), nel senso dell'espressa devoluzione al giudice tributario delle controversie in materia di fermo di autoveicoli dovuto al mancato pagamento di cartella notificata per violazioni del codice della strada; che nel giudizio principale, avente ad oggetto l'annullamento di un preavviso di fermo emesso dall'agente della riscossione per l'omesso pagamento di importi relativi a contravvenzioni stradali e indicati nelle cartelle di pagamento notificate al ricorrente, la parte resistente ha eccepito, in via preliminare, il difetto di giurisdizione del giudice tributario adito, e la Commissione tributaria espressamente ha respinto la suddetta eccezione, ampiamente spiegando perché l'art. 35, comma 26-quinquies, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, debba essere interpretato nel senso di ritenere che il legislatore abbia inteso assegnare comunque ed in ogni caso la competenza esclusiva per materia, in tema di fermo, al giudice tributario; che la prospettazione della questione di legittimità costituzionale, seguendo la declaratoria da parte del giudice a quo della propria giurisdizione sulla controversia di cui egli è investito, ha ad oggetto una disposizione della quale lo stesso rimettente ha già fatto applicazione; che, inoltre, nel motivare la non manifesta infondatezza, lo stesso giudice rimettente dà atto che l'esigenza di adire la Corte costituzionale sorge per dissolvere un dubbio interpretativo, perché la decisione su quale sia il giudice fornito di giurisdizione in materia «non dipende dalla legge, ma dall'interpretazione del giudice adito»; che, pertanto, la questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata manifestamente inammissibile: sia per difetto di rilevanza, in relazione alla già avvenuta applicazione della norma denunciata da parte del rimettente (ordinanze n. 416 e n. 112 del 2007); sia perché impropriamente sollevata per ottenere un avallo a favore di una determinata interpretazione della norma stessa (ordinanze n. 292 e n. 85 del 2007). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 26-quinquies, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), introdotto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 25 della Costituzione, dalla Commissione tributaria provinciale di Latina con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 maggio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA