[pronunce]

- Il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 388 del 27 luglio 2000. A seguito di essa, il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Roma ha notificato il ricorso e l'ordinanza alla Camera dei deputati in data 4 settembre 2000 ed ha depositato tali atti, con la prova dell'avvenuta notificazione, il successivo 13 settembre 2000. 3. - Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, la quale ha chiesto, in via preliminare, che il conflitto venga dichiarato inammissibile e, in subordine e nel merito, che la Corte dichiari che spettava ad essa Camera affermare l'insindacabilità, a norma dell'art. 68, primo comma, Cost., delle opinioni rese dall'on. Filippo Mancuso ed oggetto del procedimento penale pendente dinanzi al giudice ricorrente. La difesa della Camera, dopo aver ricostruito la vicenda che ha dato origine al presente conflitto, osserva anzitutto che già “la fisionomia della sede esterna”, nel cui ambito sono state espresse le opinioni incriminate, “deponeva univocamente a favore del collegamento tra le opinioni stesse e l'attività politico-parlamentare”, trattandosi di un convegno al quale hanno partecipato numerosissimi parlamentari di ogni parte politica, alcuni dei quali nella veste di componenti della commissione giustizia e delle commissioni di inchiesta antimafia e stragi. In sostanza, proprio per le sue modalità organizzative, il convegno “si presentava come una sorta di prosecuzione del dibattito politico-parlamentare intorno ai temi del funzionamento della giustizia e della lotta alla criminalità”; in ciò è da riconoscersi - secondo la Camera - una particolare qualificazione della “sede”, che riveste valore probante ai fini della compenetrazione tra le opinioni espresse e le funzioni parlamentari. La difesa della Camera dei deputati sostiene, poi, che il nesso funzionale tra le opinioni espresse dall'on. Mancuso e l'esercizio delle funzioni parlamentari, positivamente apprezzato dalla delibera di insindacabilità, si coglierebbe proprio nei temi ricorrentemente affrontati nella sua attività di deputato e cioè sia “quello della denunzia della crisi della amministrazione della giustizia nel nostro Paese e delle ragioni che, sempre a suo avviso, ne sarebbero alla base”; sia, più in particolare, quello delle esternazioni dei magistrati. Sotto il primo aspetto andrebbe considerato anzitutto l'intervento dell'on. Mancuso, nella sua qualità di componente della commissione antimafia, del 16 ottobre 1996, in sede di dibattito sulla modifica dell'art. 11 del codice di procedura penale (concernente la competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati). Quanto al secondo tema rileverebbero l'interrogazione n. 3/04305, del 23 settembre 1999, su commenti giornalistici a firma del dott. Gian Carlo Caselli, già Procuratore della Repubblica di Palermo, “aventi ad oggetto argomenti attinenti alle sue specifiche competenze, nonché valutazioni politiche”; ed ancora, la successiva interrogazione n. 3/04680, del 23 novembre 1999, con riferimento agli interventi del dottor Caselli della Procura di Palermo e del dottor Davigo della Procura di Milano nel corso di un incontro sulla riforma costituzionale sul giusto processo, nella quale si censurava “la loquacità, ormai tristemente consolidata, dei due magistrati che esorbita certamente dalla sfera intangibile della libertà di opinione”. Ad avviso della Camera dei deputati, non è poi senza rilievo il fatto che l'atteggiamento di controllo critico nei confronti delle Procure di Milano e di Palermo nonché la polemica nei confronti delle relative “esternazioni” integri “una parte significativa del dibatto parlamentare delle ultime legislature, com'è confermato da una vera e propria messe di atti ispettivi in materia che precedono largamente la presa di posizione dell'on. Mancuso” (interrogazione n. 4/08683 dell'on. Sgarbi in data 21 marzo 1995; interrogazione n. 4/04073 del 10 ottobre 1996 dell'on. Saponara). In tal senso è significativo che la stessa Corte costituzionale abbia attribuito rilievo anche al “complessivo contesto parlamentare nel quale erano state manifestate le espressioni di critica nei confronti del potere giudiziario” (sentenze n. 417 del 1999 e n. 375 del 1997). E che le esternazioni dei magistrati delle Procure di Palermo e di Milano avessero determinato “un clima di forte tensione polemica” costituirebbe un fatto notorio, tale da comprovare che la riprovazione della “continua pioggia di dichiarazioni” manifestata dal deputato Mancuso “non viene dal nulla, ma dev'essere inquadrata e spiegata alla luce, appunto, di un contesto parlamentare che aveva già ampiamente officializzato la sua reattività a riguardo”. Del resto lo stesso giudice ricorrente, sostiene ancora la difesa della Camera, ha ammesso che la critica mossa in tale circoscritto ambito dall'on. Mancuso va intesa quale critica funzionalmente connessa all'attività del parlamentare. Non sarebbe invece per nulla condivisibile quanto lo stesso giudice sostiene in relazione alle ulteriori dichiarazioni del medesimo deputato, che reputa sostanzialmente slegate dal soggetto della frase “la continua pioggia di dichiarazioni” e, come tali, costituenti una polemica diretta con tutte le attività svolte dalle suddette procure. Secondo la Camera sarebbe questo un tentativo implausibile “di rompere la unitarietà logico-linguistica della dichiarazione resa dall'on. Mancuso”, giacché anche le ulteriori, sebbene aspre, asserzioni polemiche “assolvono alla funzione di rafforzare, rendendone inequivocabile la gravità nel giudizio del dichiarante, il motivo polemico cruciale ossia quello concernente le esternazioni dei pubblici ministeri”. La difesa della Camera ritiene peraltro che, anche nell'ipotesi in cui non si voglia accedere a siffatta ricostruzione, la sussistenza degli estremi della insindacabilità non potrebbe essere negata in forza del contenuto degli atti ispettivi posti in essere dal medesimo parlamentare, i quali inequivocabilmente stigmatizzano le anomalie, a suo avviso, riscontrabili nell'operato degli uffici della procura (per quanto riguarda la Procura di Milano: l'interrogazione 4/02359 del 24 luglio 1996; l'interpellanza 2/00592 del 3 luglio 1997; la mozione n. 1/00289, del 2 luglio 1998. In riferimento alla Procura di Palermo: l'interpellanza n. 2/00252 del 21 ottobre 1996; la mozione n. 1/00202 del 30 ottobre 1997. Agli atti menzionati si aggiungerebbero poi: l'interpellanza n. 2/00967, del 12 marzo 1998; gli interventi di cui allo stenografico d'aula n. 632, del 1° gennaio 1999 e n. 568, del 14 luglio 1999. Ed ancora: gli interventi di cui allo stenografico d'aula n. 323, dell'11 marzo 1998; n. 341, del 15 aprile 1998; n. 369, del 10 giugno 1998; n. 737, del 9 giugno 2000; n. 749, del 27 giugno 2000; l'interrogazione n. 3/04680, del 23 novembre 1999).