[pronunce]

Anche rispetto all'art. 3 della legge provinciale n. 3 del 2013 difetterebbe la rilevanza - o comunque una motivazione di essa non ipotetica, contraddittoria o ancipite - poiché il rimettente dapprima afferma l'irrilevanza di tale disposizione, superata ex tunc dall'art. 8 della legge provinciale n. 10 del 2014, ma poi si dichiara dubbioso se lo stesso art. 3 della legge provinciale n. 3 del 2013 non sia comunque applicabile nel periodo transitorio previsto dall'art. 44 della legge provinciale n. 13 del 1997 (come novellato dall'art. 8, comma 4, della legge provinciale n. 10 del 2014). Infine, non sarebbero state oggetto di specifica considerazione le competenze statutarie della Provincia autonoma. 2.2.- Nel merito, le norme provinciali assolverebbero a funzioni urbanistiche (contenimento del consumo del suolo; tutela dell'ambiente urbano, anche alla luce delle particolari caratteristiche dell'Alto Adige) legittime anche nella prospettiva dell'art. 31, comma 2, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, e quindi dell'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost. Pure le censure ex art. 41 Cost. sarebbero infondate: le norme in questione non sospendono l'apertura e l'esercizio di nuove attività commerciali, ma si limitano a imporre temporaneamente alcune restrizioni; la cubatura assentita in zona produttiva può comunque essere usata a scopo di lucro e, in parte, a fini commerciali; le limitazioni non si applicano al commercio al dettaglio di merci ingombranti; infine, le percentuali di cubatura, per le quali è ammesso il commercio al dettaglio, non sono trascurabili, specie rispetto ad areali di grandi dimensioni. Nemmeno sarebbe violato l'art. 3 Cost., in quanto dall'art. 44-bis, censurato sotto questo profilo, non deriverebbe alcun particolare vantaggio per le società controinteressate, o svantaggio per la ricorrente (e le società cointeressate). 3.- Con atto depositato il 4 marzo 2015, si è costituita in giudizio la Provincia autonoma di Bolzano, chiedendo anch'essa che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o infondate. 3.1.- Per quanto riguarda l'inammissibilità, mancherebbe un'adeguata descrizione della fattispecie concreta; sarebbero trascurati i parametri statutari; non sarebbe approfondito il profilo diacronico del quadro normativo, giacché si censurano norme in precedenza abrogate o modificate, senza argomentare la perdurante rilevanza né considerare le novità sopraggiunte; sarebbe omesso ogni tentativo di interpretazione costituzionalmente orientata. Inoltre, sarebbe individuata erroneamente la norma legislativa provinciale, su cui si basa l'impugnata delibera della Giunta provinciale n. 238 del 2013, giacché essa è stata adottata, a suo tempo, a norma dell'art. 5, comma 6, della legge provinciale n. 7 del 2012, non inficiato dalla sentenza n. 38 del 2013, e in particolare della sua lettera c). D'altronde, nella fattispecie sarebbe rilevante solo l'art. 44-bis della legge provinciale n. 13 del 1997: disposizione inizialmente concepita per consentire la realizzazione di una singola grande struttura in deroga ad altre disposizioni urbanistiche, ma ormai superata dalla liberalizzazione del commercio al dettaglio e dallo sviluppo già in corso della grande distribuzione commerciale. Nel giudizio a quo non avrebbe alcuna utilità la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una norma, che già prevede la realizzazione di un centro commerciale, in attesa dei futuri centri comunque consentiti. Anche l'art. 44-ter della legge provinciale n. 13 del 1997, vigente sino alle modifiche operate dalla legge provinciale n. 10 del 2014, sarebbe estraneo alla disciplina del centro commerciale di rilevanza provinciale. 3.2.- Nel merito, secondo la Provincia autonoma, con riguardo alle zone produttive l'indice urbanistico che delimita lo spazio disponibile per il commercio al dettaglio sarebbe bensì «parco», ma solo perché occorre preliminarmente raccogliere dati aggiornati sull'utilizzo effettivo delle zone produttive, al fine di non ridurre gli spazi di ampliamento delle imprese insediate e le possibilità di insediamento di imprese non puramente commerciali, nonché di garantire un consumo razionale di una risorsa scarsa, qual è il suolo, e la tutela dell'ambiente urbano, tenuto altresì conto delle particolari condizioni dell'Alto Adige. L'art. 3 Cost. non sarebbe violato, essendo stata prevista una procedura ad evidenza pubblica per selezionare la sede del futuro centro commerciale, come comprovato dall'ampia motivazione della delibera n. 238 del 2013. Anche la giurisprudenza comunitaria avrebbe chiarito che restrizioni della libertà economica sarebbero ammesse (purché non discriminatorie, adeguate e proporzionate) per motivi imperativi di interesse generale, quali la protezione dell'ambiente e la razionale gestione del territorio, e che tali restrizioni possono anche prendere la forma di misure preventive, compresa la designazione delle zone in cui possono aprirsi esercizi commerciali. La Provincia autonoma ricorda di essersi costituita in due giudizi di legittimità costituzionale in via d'azione, tuttora pendenti, anch'essi riguardanti la disciplina provinciale del commercio al dettaglio in zone produttive (reg. ric. n. 59 del 2013 e n. 1 del 2015) e ritiene superfluo ribadire tesi difensive già esposte alla Corte costituzionale. 4.- Con atto depositato il 9 marzo 2015, si è costituita in giudizio Aspiag Service srl, chiedendo l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale, sulla base di argomenti esposti in una separata memoria, depositata in data 14 giugno 2016. 4.1.- In replica alle eccezioni di inammissibilità delle controparti, la ricorrente nel giudizio a quo sottolinea che non può imputarsi all'ordinanza di rimessione una tortuosità che appartiene, invece, alla stratificazione delle norme succedutesi nel tempo, le quali sono comunque collegate tra loro. In particolare, tenuto conto del momento di approvazione della delibera impugnata nel giudizio a quo, il parametro di tale giudizio consisterebbe negli artt. 44-bis e 44-ter della legge provinciale n. 13 del 1997 nella versione anteriore alle modifiche apportate dall'art. 3 della legge provinciale n. 3 del 2013 e dalla legge provinciale n. 10 del 2014. Tuttavia, le due novelle si potrebbero considerare rilevanti, qualora si riconoscesse loro un'efficacia retroattiva «derivante sia dal fatto che sono direttamente riferite alla originaria disposizione di legge da applicare, sia [...] dall'esplicito richiamo operato da tali disposizioni del regime "esclusivo" del centro commerciale in contestazione nelle more della loro entrata a regime».