[pronunce]

che le suddette parti private concludono quindi per la declaratoria di infondatezza della questione per erroneità del presupposto interpretativo e, solo in via subordinata, per l'accoglimento della questione stessa sulla scorta dei medesimi argomenti addotti dal rimettente; che è intervenuto in tutti i giudizi il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o di infondatezza della questione; che, ad avviso della parte pubblica, la questione sarebbe innanzitutto priva di rilevanza «avendo il giudice rimettente inopinatamente ampliato e modificato l'oggetto del “petitum”, in modo tale che l'eventuale pronuncia di accoglimento non sarebbe applicabile o riferibile al caso concreto»; che nell'ordinanza di rimessione difetterebbe inoltre qualsiasi specifica richiesta, cosicché dovrebbe inammissibilmente essere la stessa Corte ad individuare la parte della disposizione da invalidare; che il rimettente avrebbe d'altro canto omesso di sottoporre al vaglio costituzionale altre disposizioni (tra cui gli artt. 1 e 3 della legge n. 56 del 1989), la cui sopravvivenza renderebbe inutile la caducazione della norma censurata; che infine, nel merito, la materia rientrerebbe nella discrezionalità del legislatore, nella specie esercitata senza violare alcuno dei parametri indicati dal rimettente. Considerato preliminarmente che i sei giudizi, avendo ad oggetto la medesima questione, devono essere riuniti per essere decisi con unico provvedimento; che il rimettente dubita, in riferimento agli artt. 3, 36 e 97 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 14, terzo comma, della legge 20 maggio 1985, n. 207 (Disciplina transitoria per l'inquadramento diretto nei ruoli nominativi regionali del personale non di ruolo delle unità sanitarie locali), in quanto diversificherebbe, senza ragionevole giustificazione, il trattamento giuridico-normativo degli psicologi-psicoterapeuti inquadrati nei ruoli nominativi regionali del Servizio sanitario nazionale in ragione soltanto della data di assunzione, attribuendo il trattamento di equiparazione agli psichiatri solamente a quelli che, essendo stati assunti anteriormente all'entrata in vigore del d.P.R. n. 761 del 1979, già godevano della (sola) equiparazione economica in virtù delle leggi n. 431 del 1968 e n. 515 del 1971, pur essendo rimasta nel tempo immutata, se non addirittura essendosi accentuata, la specificità del loro profilo professionale, costituente la ragione della disposta equiparazione; che il medesimo rimettente dichiara peraltro di condividere l'orientamento ermeneutico prevalente nella giurisprudenza della Cassazione e del Consiglio di Stato, secondo cui la norma in questione avrebbe carattere transitorio ed interpretativo e per tale motivo riguarderebbe esclusivamente il personale, già in servizio presso gli ospedali psichiatrici ed i centri o servizi di igiene mentale, transitato nei ruoli nominativi regionali a seguito della riforma sanitaria; che la disciplina del rapporto dei dipendenti di cui ai giudizi a quibus, tutti assunti in data successiva al 1979, non è dunque quella impugnata - che fa riferimento, in via transitoria, ai soggetti già in servizio alla data del 1979 - bensì quella relativa all'inquadramento degli psicologi-psicoterapeuti nei ruoli del servizio sanitario nazionale; che, pertanto, la questione, come prospettata, è priva di rilevanza, non dovendo il rimettente nei giudizi a quibus fare alcuna applicazione della norma impugnata, di carattere, ripetesi, dichiaratamente transitorio e perciò stesso non riferibile ai dipendenti che vengono nella specie in considerazione; che, indipendentemente da ogni valutazione relativa alla sua fondatezza, la censura sollevata dal rimettente avrebbe dovuto, pertanto, investire la cosiddetta disciplina a regime, allo scopo di verificare se questa possa ritenersi lesiva dei parametri evocati nell'ordinanza di remissione; che la questione, così come proposta, va pertanto dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, terzo comma, della legge 20 maggio 1985, n. 207 (Disciplina transitoria per l'inquadramento diretto nei ruoli nominativi regionali del personale non di ruolo delle unità sanitarie locali), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 36 e 97 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 luglio 2004. F.to: Carlo MEZZANOTTE, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 luglio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA