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Noi abbiamo preso consapevolezza di questo tema della cybersicurezza nel 2017, quando lo abbiamo reinserito nel comparto dell' intelligence . Dobbiamo valutare - e il Governo lo ha fatto - che è un problema non solo di intelligence , ma è molto più complesso e riguarda altri ambiti, soprattutto la cooperazione pubblico-privato, come ho detto prima. Ben venga, quindi, il disegno di legge al nostro esame che Italia Viva ha sostenuto con convinzione anche alla Camera, che prevede un vertice snello, la Presidenza del Consiglio, come riferimento fondamentale della nuova Agenzia. Ci sono stati un rafforzamento delle Commissioni, un rafforzamento del ruolo del Copasir e un'azione di monitoraggio del Parlamento che dovrà essere svolta anche in futuro per quanto riguarda le iniziative che deve mettere in campo la nuova Agenzia. Il tema della cybersicurezza, quindi, è complesso ma va affrontato, soprattutto perché la nostra pubblica amministrazione ha un server piuttosto esposto da questo punto di vista. Ben venga quindi questo tipo di iniziativa. L'obiettivo dovrà essere una connettività sempre maggiore e diffusa ovunque, che è il carattere fondamentale delle società moderne. Dobbiamo guardare avanti: la rete e l'informatizzazione aprono nuove prospettive di crescita sul piano occupazionale e su quello dei servizi. Dobbiamo proteggere le reti e l'informatizzazione. Non dobbiamo girarci dall'altra parte, ma anzi dobbiamo sostenere con convinzione il progresso. Noi riformisti accettiamo questa sfida, non ci chiudiamo a riccio, non abbiamo lo sguardo rivolto al passato, ma anzi guardiamo al futuro e crediamo che la società vada cambiata e resa più sicura. In questo senso, l'impegno che il Governo ha manifestato con il provvedimento in esame viene fortemente sostenuto dal Parlamento in maniera trasversale agli schieramenti di partenza di maggioranza e opposizione. È un impegno che sosteniamo con convinzione perché riguarda il futuro e la sicurezza del Paese. Sarà importante lavorare in questo ambito garantendo un impegno continuo del Parlamento, che sarà fondamentale per quanto riguarda l'analisi dello stato di avanzamento dell'Agenzia e del suo funzionamento, che è l'aspetto cruciale del decreto-legge in conversione che ci apprestiamo ad approvare. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, la questione della cybersicurezza e della sicurezza informatica è estremamente importante. Sempre più affidiamo i nostri dati di ogni tipo alla Rete, a supporti informatici; indubbiamente ciò velocizza una serie di processi e consente di realizzare una serie di comodità e di economie estremamente importanti, come lo è essere aggiornati in questo settore. Tuttavia, il fatto che questo strumento sia ormai fondamentale per la gestione di quasi qualunque settore delle nostre attività ci espone a particolari pericoli e ciò vale per tantissimi ambiti, dalla sicurezza militare, alla sicurezza governativa, a quella delle strutture del Governo, dei dati sanitari, dei dati bancari. È una serie enorme, difficile da completare, perché oramai tutti i nostri settori si affidano a questo supporto, a questa tecnologia. La sicurezza in questo campo è dunque fondamentale, come è già stato detto. Altri Paesi sono molto più avanti di noi, hanno delle strutture che già lavorano da anni, con grande grande supporto di mezzi e di personale. Noi siamo indietro. Il Governo precedente ha fatto il possibile per farci rimanere indietro con degli stravaganti progetti di affidare la gestione della sicurezza informatica a società private; tali progetti avevano il grosso difetto non soltanto di essere insensati in sé, ma anche di aver fatto perdere molto tempo. Adesso, con il provvedimento in esame finalmente si prende atto di una realtà importante. Si tratta di una questione ad altissima competizione, perché nelle università più serie e accreditate, dove l'ingegneria informatica è ai massimi livelli, le esercitazioni principali per quanto riguarda la sicurezza, che - come sappiamo benissimo - è fondamentale, vengono fatte nel modo seguente: metà degli studenti lavora come se fosse una banca, un Ministero, un'azienda, una qualunque entità che abbia interesse a tutelare i propri dati e a non far entrare estranei; un'altra metà degli studenti fa il lavoro opposto, quello dello hacker, del pirata cibernetico. Dico questo per chiarire che ci vogliono personale, una tecnologia, una strutturazione ai massimi livelli, perché in questo ambito il secondo posto non serve: al primo posto c'è la società, l'entità, il Ministero, il reparto militare che riesce a mantenere la propria sicurezza, mentre al secondo c'è il soggetto che non riesce e cioè perde. Bisogna quindi attrezzarsi, pensare di avere ambizioni che vanno molto oltre rispetto a quanto previsto dal decreto-legge in esame che pure - come ho detto -rappresenta un passo nella direzione giusta dal punto di vista sia della quantità, per cui bisogna dotarsi delle strutture, delle risorse umane, tecnologiche e finanziarie necessarie, sia della qualità. Mi è caduto l'occhio sull'articolo 8 del provvedimento concernente il nucleo per la cybersicurezza, che dovrebbe essere proprio la punta di diamante dove si mettono a punto le strategie più avanzate, dove ci devono essere le idee migliori. Sappiamo bene cosa è stato inserito per far quadrare i conti, perché non ci siano questioni di copertura. È stato inserito questo comma, nel quale si dice che ai componenti del nucleo non spettano compensi, gettoni di presenza e rimborsi spese o altri emolumenti comunque denominati. Questa è una bellissima, virtuosa, direi pauperistica affermazione, ma ho qualche dubbio che sia possibile attirare le competenze necessarie a queste condizioni: zero soldi, zero compensi, zero rimborsi spese. Magari qualcuno ci andrà pure, ma noi abbiamo bisogno dei migliori, bisogna prendere molto sul serio quanto tutti stiamo dicendo, vale a dire che sulla rete si combattono le guerre. Già accade oggi ed è accaduto in passato, non è qualcosa di futuribile, che potrà accadere tra cinque, dieci o vent'anni. Dobbiamo quindi attrezzarci - anzi dovevamo farlo ancora prima - e dobbiamo essere coscienti che bisogna avere le armi migliori, perché l'arco contro la mitragliatrice non ce la fa, anche se è un'arma rispettabile. Bisogna essere attrezzati, bisogna avere un approccio assolutamente strutturale, perché qui non c'è differenza tra militare e non militare, tra un settore e l'altro, fra l'interno e l'estero: la rete è globale, la minaccia dunque è globale, può arrivare da qualunque parte del pianeta, naturalmente può anche arrivare dall'interno del nostro Paese e la vittima può essere chiunque. Non c'è neanche una distinzione dal punto di vista della vulnerabilità e della strategicità delle possibili conseguenze di un attacco che subiamo e che tale attacco abbia successo, perché non c'è differenza tra pubblica amministrazione e privati, perché non c'è differenza tra colpire una grande azienda, una banca, oppure una struttura dello Stato. Le conseguenze rischiano per tutti di essere molto gravi.