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In particolare, lo stabilimento Alcoa del Sulcis Iglesiente racconta una lunga e tormentata storia di crisi industriale e occupazionale, che nel dicembre 2014 registrò la messa in mobilità di 500 dipendenti destinati a un futuro oscuro e incerto. Le proteste di lavoratori dell'Alcoa saliti su un silos a 70 metri di altezza, dopo la chiusura dello stabilimento, hanno rappresentato il grido di dolore di centinaia di famiglie private del futuro e della dignità che solo il lavoro può dare: una drammatica richiesta di aiuto che non può restare inascoltata. Bisogna assicurare la ripresa del lavoro, la salvaguardia dell'occupazione di un'attività produttiva, quella dell'alluminio, importante non solo per la Sardegna, ma per l'economia nazionale, la cui interruzione ha depauperato il nostro tessuto sociale ed economico, togliendo prospettiva di un futuro all'Italia e rendendola più debole. Gli operai dell'Alcoa sono il simbolo dell'Italia industriale che, dopo un periodo di eccezionale sviluppo, vive da oltre un decennio una crisi senza precedenti, per l'assenza di una politica industriale che ha umiliato e messo il nostro Paese in posizione di totale subordinazione rispetto ai competitor stranieri, e ha disperso consistente patrimonio di competenze accumulate in decenni attività; competenze che invece avrebbero potuto essere sfruttate per impostare processi di riconversione. La tormentata storia della crisi industriale e occupazionale dell'Alcoa di Portovesme richiede dunque l'adozione di misure urgenti volte a rifinanziare il capitolo degli ammortizzatori sociali, puntando su piani di nuova industrializzazione e sul recupero e la tenuta dei livelli occupazionali. In una Repubblica fondata sul lavoro, qual è la nostra, nessun lavoratore può essere lasciato solo e privo di ammortizzatori sociali. Non possiamo dimenticarci di nessun lavoratore e non possiamo farlo perché vogliamo restituire dignità ai lavoratori, alle imprese e alle famiglie che sono pilastri della nostra società, per evitare il rischio che l'Italia diventi una colonia industriale a causa di politiche incapaci di creare le condizioni per lo sviluppo ad alta intensità di lavoro e di conoscenza. In questo momento sono aperti presso il Ministero dello sviluppo economico più di 160 tavoli di crisi aziendale che coinvolgono circa 180.000 lavoratori. La soluzione di queste crisi viene raggiunta in poco più della metà dei casi; le vertenze rimangono aperte per molto tempo (da due o tre anni), e non sempre le soluzioni individuate, anche con grande impegno, risultano efficaci. Per molte aziende non è possibile aprire i tavoli di crisi, così i lavoratori restano vittime delle multinazionali che vengono a fare shopping in Italia per poi chiudere dopo poco tempo e delocalizzare la produzione, come nel caso della Polioli di Vercelli o la Salvi di Milano. In alcuni casi, per vizi di forma nelle richieste non si accede agli ammortizzatori sociali, come nel caso di alcuni operai della ex indotto FIAT di Termini Imerese. I progetti di riqualificazione e riconversione industriale spesso stentano a partire, nonostante le copiose risorse messe sul piatto. Proprio su questo punto noi vogliamo soffermarci perché, quando si parla di ammortizzatori sociali, vi si accostano spesso, anzi sempre, i concetti di recupero occupazionale e percorsi di politiche attive del lavoro finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori. Fino ad oggi questi concetti sono rimasti delle bellissime parole che non sempre hanno trovato riscontro nella realtà dei fatti. Noi riteniamo invece che proprio su questi concetti il Governo e il suo lavoro dovranno concentrarsi. Il recupero occupazionale è il punto cardine della riforma dei centri per l'impiego e del reddito di cittadinanza, che - lo ribadiamo - è non una forma di assistenzialismo, come in maniera miope le forze di opposizione si ostinano a far credere, ma una misura di proattività che restituirà dignità ai lavoratori, che per noi sono risorse preziose e meritano di essere reintrodotte il prima possibile nel circuito lavorativo attraverso azioni formative e mirate che rispondano a un'attenta analisi e corrispondenza precisa tra domanda e offerta di lavoro dei diversi territori. Noi diciamo «basta» alle mancette come il REI, che puntano non alla valorizzazione delle persone, ma a lasciarle nel limbo della speranza che forse in futuro le cose cambieranno. La persona valorizzata è una persona che si riattiva per cambiare la sua condizione. Questo sarà possibile farlo grazie al reddito di cittadinanza e alla riforma dei centri per l'impiego, pensando di agire - perché no - anche nella fase precedente, quando l'azienda dichiara la sua difficoltà e la necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Intervenire con azioni formative concrete, volte a rendere il lavoratore di nuovo competitivo in termini di conoscenza e competenza, rappresenterebbe la proattività nei piani di recupero occupazionale. Per tutte queste motivazioni, in attesa che il Governo del cambiamento porti in Aula il decreto dignità e venga attivato il reddito di cittadinanza per chi involontariamente e incolpevolmente si venga a trovare senza lavoro, il Gruppo del MoVimento 5 Stelle esprimerà voto favorevole. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP. Congratulazioni). LANZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico. PRESIDENTE . Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori. (La richiesta risulta appoggiata) . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, composto del solo articolo 1. (Segue la votazione). Il Senato approva . (v. Allegato B) . Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Onorevoli colleghi, informo che il Presidente del Senato ha convocato la Conferenza dei Capigruppo domani, mercoledì 4 luglio, alle ore 15,30. Pertanto, essendosi esaurito oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 488 previsto dal calendario per la corrente settimana, la seduta di domani inizierà alle ore 17 per annunciare all'Aula il nuovo calendario dei lavori, all'esito della Conferenza dei Capigruppo. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PARRINI (PD) . Signor Presidente, il Gruppo... (Brusio). PRESIDENTE. I senatori che vogliono abbandonare l'Aula lo facciamo nel rispetto del senatore che sta parlando. PARRINI (PD) . Il Gruppo Partito Democratico per la quarta volta consecutiva in quest'Aula si vede costretto a sollevare la questione del rifiuto da parte dei ministri Salvini e Bonafede di venire a rispondere nella sede istituzionale del Senato alle interrogazioni che due esponenti del Partito Democratico, il sottoscritto e il senatore Misiani, hanno presentato a proposito di una vicenda che, anche per i fatti che stanno emergendo nelle ultime ore, va delineandosi come uno degli scandali politici più grossi degli ultimi anni in questo Paese. Un tribunale dello Stato il 24 luglio dell'anno corso ha stabilito che la Lega, che oggi è un partito che governa il nostro Paese, ha rubato ai cittadini italiani 48 milioni di euro di rimborsi elettorali.