[pronunce]

che pertanto, a parere della Commissione tributaria regionale, un problema interpretativo dell'art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. n. 600 del 1973 – in ordine all'applicabilità della ritenuta a titolo d'imposta anche nei confronti dei soggetti esclusi dall'IRPEG – si è posto solo a decorrere dal 1° luglio 1998, a séguito dell'entrata in vigore del menzionato art. 12, comma 1, del d. lgs. n. 461 del 1997 e della menzionata “norma di chiusura”; che la Commissione tributaria osserva che, in riferimento al suddetto problema interpretativo ed in presenza di contrastanti soluzioni ermeneutiche fornite al riguardo dalla dottrina, dalla giurisprudenza e dalla prassi amministrativa, il legislatore ha emanato il censurato art. 14 della legge n. 28 del 1999 (entrato in vigore il 9 marzo 1999), al fine di imporre una interpretazione autentica dell'art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. n. 600 del 1973, nel testo all'epoca vigente, ed ha perciò statuito che quest'ultima disposizione, per quanto attiene all'applicazione della ritenuta a titolo d'imposta sugli interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e titoli similari e sui conti correnti, «deve intendersi nel senso che tale ritenuta si applica anche nei confronti dei soggetti esclusi dall'imposta sul reddito delle persone giuridiche»; che – rileva ancora il rimettente – la costante giurisprudenza di legittimità, in contrasto con l'origine e la funzione di detta norma interpretativa, attribuisce a quest'ultima una efficacia retroattiva senza limiti temporali, ritenendola applicabile non soltanto al testo dell'art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973 vigente al 9 marzo 1999 (data di entrata in vigore della norma censurata), ma, con riguardo ai rapporti tributari ancora in corso, anche a quello vigente anteriormente al 1° luglio 1998; che, invece, il giudice a quo riconosce la natura genuinamente interpretativa del denunciato art. 14 della legge n. 28 del 1999 e la sua legittimità costituzionale (quale accertata anche dalla Corte costituzionale con le ordinanze n. 174 del 2001 e n. 313 del 2002) solo in riferimento al testo del citato art. 26 del d.P.R. n. 600 del 1973 vigente a decorrere dal 1° luglio 1998; che il medesimo giudice nega, conseguentemente, la natura interpretativa dello stesso articolo 14, del quale afferma, invece, la natura innovativa e retroattiva, in riferimento al testo dell'art. 26 del d.P.R. n. 600, vigente nel periodo compreso tra il 1° gennaio 1991 ed il 30 giugno 1998 ed applicabile nel giudizio principale; che infatti, ad avviso della Commissione tributaria, la previsione, contenuta nella norma censurata, dell'obbligo di effettuare la ritenuta a titolo di imposta anche nei confronti dei soggetti «esclusi» dall'IRPEG, ivi compresi i Comuni, non rientrerebbe tra i significati attribuibili alla disposizione applicabile nel giudizio a quo; che per il rimettente, alla stregua di tali premesse e con riguardo esclusivamente al periodo compreso tra il 1° gennaio 1991 ed il 30 giugno 1998, la norma denunciata si porrebbe in contrasto: a) con l'art. 3 Cost., per violazione dei princípi della ragionevolezza, dell'equità e del legittimo affidamento, perché attribuirebbe alla disposizione oggetto di «interpretazione autentica» un significato non compatibile con il testo normativo e pertanto, per effetto di tale sua efficacia innovativa e retroattiva, lederebbe i diritti già acquisiti dal contribuente, a suo tempo certo di essere escluso dall'imposta; b) con gli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., perché interpreterebbe «capziosamente» l'art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. n. 600 del 1973, attribuendogli un significato ed un contenuto del tutto estranei ai princípi e criteri direttivi posti dalla legge di delegazione dello stesso art. 26 (cioè dagli artt. 9, numero 3, e 10, secondo comma, numero 5, della legge n. 825 del 1971); c) con l'art. 23 Cost., perché, simulando una natura interpretativa e dissimulando l'effettivo intento di introdurre retroattivamente un nuovo prelievo, con effetti surrettiziamente abrogativi ex tunc dell'originaria disciplina della ritenuta a titolo di imposta, contravverrebbe alla fondamentale esigenza di certezza del diritto insita nell'evocato parametro e nel principio di irretroattività della legge, previsto, in generale, dall'art. 11 delle disposizioni preliminari al codice civile e, specificamente per le norme tributarie, dall'art. 3, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente); d) con gli artt. 101, secondo comma, e 104, primo comma, Cost., perché, pur qualificandosi come “norma interpretativa”, non sarebbe diretta a chiarire una questione giuridica, né a dirimere dubbi interpretativi e neppure rispetterebbe le funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario ed il principio costituzionale del diritto di difesa, ma sarebbe diretta solo ad indurre i giudici tributari a respingere le domande di rimborso delle ritenute a titolo di imposta sugli interessi, applicate nei confronti degli enti locali esclusi dall'IRPEG; che, infine, la Commissione tributaria regionale afferma la rilevanza della sollevata questione, ribadendo che, nella specie, la ritenuta applicata a titolo imposta nei confronti dell'AMSA riguarda gli interessi maturati nell'anno 1996; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto la dichiarazione di infondatezza della sollevata questione, con riferimento a tutti i parametri evocati, perché la norma denunciata non è in contrasto: a) con gli artt. 3 e 23 Cost., in quanto ha natura interpretativa e non travalica i limiti della non arbitrarietà e della ragionevolezza, tenuto conto sia del contenzioso formatosi e dei contrasti interpretativi sorti successivamente all'entrata in vigore dell'art. 4 del decreto-legge n. 310 del 1990, sia del fatto che l'esclusione o l'esenzione da imposta non sono sintomo di mancanza di capacità contributiva, sia dell'assenza (proprio in relazione al predetto contenzioso) di un legittimo affidamento degli enti locali circa la non imponibilità dei predetti redditi da capitale ; b) con gli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., in quanto è stata posta con legge formale e non con decreto legislativo delegato; c) con gli artt. 101, secondo comma, e 104, primo comma, Cost., in quanto la sua natura di norma interpretativa non contrasta né con il principio della soggezione dei giudici soltanto alla legge, né con l'autonomia e l'indipendenza della magistratura nell'esercizio delle sue funzioni giudiziarie;