[pronunce]

Neppure, poi, con riguardo al nuovo provvedimento, adottato dopo l'ordinanza cautelare del Consiglio di Stato, sarebbe riscontrabile la denunciata elusione della decisione del giudice d'appello. Con tale provvedimento, in accordo con quanto richiesto dalla pronuncia cautelare, la Banca d'Italia ha riesaminato l'istanza di autorizzazione della ricorrente e, rispondendo ai rilievi formulati nell'atto d'appello, ha confermato le conclusioni cui in precedenza era pervenuta. 1.3.- La ricorrente ha, tuttavia, contestato i provvedimenti anche in ragione della dedotta illegittimità costituzionale dell'art. 72, comma 9, t.u. bancario, in riferimento agli artt. 3, 24, 97 e 111 Cost. Ad avviso del giudice a quo, le questioni prospettate dalla ricorrente - opportunamente integrate quanto ad argomentazioni di supporto e a parametri di riferimento - meriterebbero «favorevole apprezzamento». Esse sarebbero rilevanti nel giudizio principale, in quanto gli atti impugnati costituiscono applicazione diretta della norma sospettata di contrasto con la Costituzione. Stante l'infondatezza delle altre censure della ricorrente, l'accoglimento del gravame potrebbe derivare esclusivamente dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma denunciata. 1.4.- Quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo rileva che l'art. 72, comma 9, t.u. bancario, nel testo attualmente vigente e applicabile nel giudizio principale, stabilisce che «[l]a responsabilità dei commissari e dei membri del comitato di sorveglianza per atti compiuti nell'espletamento dell'incarico è limitata ai soli casi di dolo o colpa grave. Le azioni civili nei loro confronti sono promosse previa autorizzazione della Banca d'Italia». La disposizione censurata si colloca nell'ambito della disciplina dell'amministrazione straordinaria delle banche, che è una procedura temporanea volta a far fronte alle situazioni critiche tassativamente indicate dall'art. 70, comma 1, t.u. bancario, tra cui la riscontrata esistenza di irregolarità nell'amministrazione dell'impresa bancaria. Essa comporta lo scioglimento degli organi amministrativi e di controllo della banca e la nomina in loro vece, da parte della Banca d'Italia, di uno o più commissari straordinari e di un comitato di sorveglianza. Ai sensi dell'art. 72 t.u. bancario, i commissari straordinari - i quali, nell'esercizio delle loro funzioni, sono pubblici ufficiali - esercitano i poteri dei disciolti organi amministrativi della banca, salva la facoltà della Banca d'Italia di stabilire speciali limitazioni dei loro compiti o di attribuire loro compiti ulteriori e diversi. Essi possono essere revocati o sostituiti dalla Banca d'Italia; ricevono per la loro opera le indennità da questa determinate; sono tenuti al rispetto delle istruzioni e delle direttive impartite dalla Banca d'Italia; debbono chiedere l'autorizzazione di quest'ultima per convocare gli organi della banca, temporaneamente sospesi. Pur nell'ambito di una necessaria autonomia gestionale, i commissari operano, dunque, in stretta sinergia con l'Autorità che li nomina. Essi risulterebbero, perciò, legati alla Banca d'Italia, per la durata del loro incarico, da un rapporto straordinario, ma organico. 1.5.- Su tale premessa, il rimettente reputa che la norma censurata, nella parte in cui richiede l'autorizzazione della Banca d'Italia per proporre azioni civili nei confronti dei commissari straordinari, si ponga in contrasto con l'art. 28 Cost., che prevede la responsabilità diretta dei funzionari e dei dipendenti dello Stato e degli enti pubblici per gli atti compiuti in violazione dei diritti. Il meccanismo autorizzativo denunciato riecheggerebbe l'istituto della cosiddetta garanzia amministrativa, previsto da norme anteriori alla Costituzione, quali quelle che stabilivano che non potesse procedersi per fatti commessi dai prefetti e dai sindaci senza l'autorizzazione del Capo dello Stato: norme dichiarate costituzionalmente illegittime da questa Corte con la sentenza n. 4 del 1965. Analogamente alle predette disposizioni, anche quella sottoposta a scrutinio nel presente giudizio consentirebbe alla Banca d'Italia di sottrarre discrezionalmente all'autorità giurisdizionale il giudizio sulla responsabilità dei commissari straordinari, con il risultato di creare inammissibili aree di immunità. Nell'esercizio del potere di autorizzazione, la Banca d'Italia non sarebbe vincolata, infatti, al rispetto di criteri di valutazione obiettivi e prestabiliti. Per giunta, il vaglio autorizzativo non offrirebbe alcuna garanzia di imparzialità, provenendo dalla stessa autorità amministrativa che nomina i commissari e che può essere eventualmente chiamata a rispondere del loro operato, con possibile situazione di conflitto di interessi. Alla luce della giurisprudenza costituzionale, le eccezioni al principio enunciato dall'art. 28 Cost., se pure possibili, dovrebbero trovare fondamento nell'esigenza di rispetto di precise garanzie costituzionali, com'è, ad esempio, per la responsabilità civile dei magistrati: garanzie non rinvenibili rispetto ai commissari straordinari delle banche. In confronto a questi ultimi, la previsione di un «filtro amministrativo» non potrebbe essere giustificata - contrariamente a quanto pure si è sostenuto in giurisprudenza - dalla rilevanza del settore creditizio e dalla necessità di schermare i commissari da iniziative giudiziarie "di disturbo", a tutela della loro indipendenza e serenità di giudizio. I rischi prospettati non sarebbero, infatti, diversi da quelli cui sono esposte altre categorie professionali che non godono di analogo privilegio, quali, ad esempio, i commissari straordinari delle grandi imprese in stato di insolvenza, nominati dal Ministro competente ai sensi del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'articolo 1 della legge 30 luglio 1998, n. 274). 1.6.- Il rimettente rileva, altresì, che il principio della responsabilità diretta dei funzionari pubblici è stato introdotto dal Costituente nella consapevolezza che la collocazione della responsabilità in un ambito esterno alla pubblica amministrazione implica un incremento delle garanzie di imparzialità e di efficienza. Per questo verso, la deresponsabilizzazione dei commissari, conseguente alla "schermatura" dal sindacato giurisdizionale prefigurata dalla norma denunciata, entrerebbe in conflitto con i principi di tutela del risparmio e di buona amministrazione, enunciati rispettivamente dagli artt. 47 e 97 Cost. Il «filtro amministrativo» sulle azioni civili si risolverebbe in una «iperprotezione» dei commissari rispetto a rischi fronteggiabili con misure più ragionevoli e proporzionate. I commissari sarebbero, in effetti, già tutelati attraverso la generale limitazione della loro responsabilità ai casi di dolo e colpa grave, cui potrebbero associarsi altre misure, quale, ad esempio, forme di copertura assicurativa con oneri a carico dell'ente che conferisce l'incarico.