[pronunce]

Lamenta, altresì, la non spettanza del potere di controllo esercitato dalla Corte dei conti, sezione regionale per il Veneto, sul rendiconto del gruppo misto, sulla base di arbitrari criteri di propria statuizione e con richiesta di documentazione non prevista dalla legge, in carenza di potere. 1.5.1.- Per suffragare questa posizione, la ricorrente richiama la sentenza 25 giugno 2014, n. 29, delle sezioni riunite della Corte dei Conti in sede giurisdizionale in speciale composizione, che espliciterebbe come il controllo sull'inerenza della spesa non possa travalicare in controllo sul merito della stessa, riservato al Presidente di ciascun gruppo, ma debba risolversi in un controllo di conformità, non tanto delle spese quanto «del rendiconto al modello deliberato in sede di Conferenza permanente». 1.6.- Il travalicamento del sindacato di merito sarebbe palese per quel che riguarda la richiesta, della sezione di controllo, di restituzione delle somme non regolarmente rendicontate dal gruppo consiliare misto negli anni 2013 e 2014, nonché per una serie di spese richiamate dalla ricorrente, quali spese per il personale (voci U1 e U2 del rendiconto) e per alcune spese per attività di comunicazione anche via web (voce U5 del rendiconto). 1.6.1.- In riferimento all'anno 2013, la ricorrente ricorda che il gruppo misto, unitamente agli altri gruppi consiliari del Veneto, avrebbe impugnato dinanzi al TAR Veneto (non essendovi, ancora la norma che attribuisce le controversie in questione alle Sezioni Riunite) la delibera di riferimento (n. 269 del 2014) «formulando contestuale istanza di sospensione degli effetti del provvedimento impugnato». Secondo la Regione Veneto, ricorrente, il TAR avrebbe accolto la richiesta cautelare, disponendo la sospensione degli effetti, sia della deliberazione con cui l'Ufficio di Presidenza aveva deciso di predisporre una piano di rientro, ai fini della restituzione delle somme erroneamente rendicontate, sia «dello stesso presupposto di tale deliberazione, vale a dire l'obbligo restitutorio "conseguente" alla delibera 269/2014» della sezione regionale di controllo . Riguardo all'annualità 2014, invece, il gruppo misto, aveva impugnato davanti alle sezioni riunite della Corte dei conti, la delibera di riferimento (n. 227 del 2015). Secondo la Regione dall'impugnazione sarebbe derivato un effetto sospensivo dell'atto gravato, ai sensi dell'art. 243-quater, 5 comma, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), non riconosciuto dalla sezione regionale di controllo. 1.7.- Conclude, quindi, la ricorrente per l'annullamento della deliberazione impugnata e, ove occorra, degli atti eventualmente adottati medio tempore, e per la dichiarazione che non spettasse allo Stato, e per esso alla Corte dei conti, sezione regionale di controllo per il Veneto, adottare la deliberazione 25 giugno 2015, n. 312, che dichiara l'irregolare rendicontazione delle spese del gruppo consiliare misto della Regione Veneto. 2.- Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato. 2.1.- La difesa dello Stato eccepisce l'inammissibilità del ricorso per tardività in quanto la Regione chiede l'annullamento non solo della deliberazione n. 312 del 2015, con cui si è accertata l'irregolarità del rendiconto, ma anche della deliberazione n. 251 del 2015, in quanto atto presupposto. Al fine di garantire la tempestività del ricorso, la Regione avrebbe dovuto impugnare, sin dall'inizio, la deliberazione n. 251 del 2015, con cui la sezione aveva formulato osservazioni ai fini della regolarizzazione dei rendiconti e con cui già manifestava l'intendimento di esercitare il potere di controllo. 2.2.- Ancora in via preliminare viene eccepita l'inammissibilità del ricorso per genericità delle censure proposte. Al di là dell'enunciazione delle disposizioni costituzionali inerenti le Regioni in generale, non sarebbero individuabili le specifiche attribuzioni lese dall'atto impugnato, secondo le indicazioni espresse dalla giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 380 del 2007). Non si comprenderebbe, inoltre, se le contestazioni mosse dalla ricorrente abbiano ad oggetto la legittimità del controllo in sé e per sé, ovvero costituiscano doglianze volte ad asserire che il controllo «si sarebbe esteso al merito di scelte insindacabili» esercitate dal gruppo misto. 2.3.- Il ricorso sarebbe poi inammissibile per mancanza di tono costituzionale, in quanto riguarderebbe non tanto questioni attinenti al riparto delle attribuzioni costituzionali, ma unicamente una diversa interpretazione delle norme che disciplinano il controllo. 3.- Nel merito, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, la sezione regionale avrebbe svolto un controllo coerente con la normativa statale e regionale di riferimento. 4.- La difesa dello Stato richiama poi le specifiche contestazioni formulate dalla Regione ricorrente con riferimento alle singole spese. 4.1.- In materia di collaborazione di personale, in particolare, l'irregolarità dichiarata dalla sezione regionale deriverebbe dal mancato rispetto della normativa statale da parte del gruppo misto. L'art. 61 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante «Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30», infatti, disporrebbe che i contratti di collaborazione coordinata e continuativa siano riconducibili ad un «progetto specifico», mentre il Presidente del gruppo misto (con nota n. 11220 del 12 giugno 2015) avrebbe dichiarato che la collaborazione instaurata non si sarebbe fondata su alcun progetto. 4.2.- Quanto alle spese per l'acquisto del servizio in abbonamento per l'invio di una newsletter, la sezione regionale avrebbe avuto pieno titolo a ritenere erroneamente rendicontate le spese che, a parere della difesa erariale, non sarebbero pertinenti rispetto alla voce di spesa nella quale erano state contabilizzate. 4.3.- Sulla base di queste considerazioni, il Presidente del Consiglio dei ministri ritiene che il conflitto tenderebbe a risolversi in uno strumento improprio di censura del modo di esercizio della funzione giurisdizionale. Le questioni prospettate rappresenterebbero, a suo avviso, la «mera denunzia di una errata interpretazione della disciplina legale della materia», da far valere nelle appropriate sedi giurisdizionali (sentenze n. 52 del 2013 e n. 263 del 2014).