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Da parte mia è forte una sensazione di déjà vu, mi sembra di tornare indietro di alcuni mesi; tuttavia, lo stato di emergenza - lo sappiamo tutti - ormai non è più sussistente. Attenzione, prima che qualcuno possa obiettare che io mi stia iscrivendo al club dei negazionisti, dico che io guardo i numeri che vengono riportati dai giornali: il «Corriere della Sera», che in questi mesi si sta dimostrando un buon sostenitore di questa maggioranza, ha scritto con grande onestà intellettuale per questa parte che i positivi sono di nuovo allineati ai numeri che avevamo (mi pare, vado a memoria) nel mese di marzo, ma i ricoveri e i casi gravi sono meno di un decimo di quelli di quel periodo. Ciò significa che se oggi un alieno ignaro della nostra storia scendesse sulla terra (consentitemi una battuta, durante questa legislatura è successo di tutto e credo che manchi solo lo sbarco degli alieni) e osservasse oggi questi numeri, avrebbe seri dubbi sulla nostra sanità mentale. Purtuttavia si continua a insistere su questo tema, quando fior di costituzionalisti hanno chiarito che non vi è necessità di mantenere in essere questo stato, anche perché l'eventuale recrudescenza - Dio non voglia - della pandemia potrebbe in poche ore essere fronteggiata con una nuova dichiarazione di stato di emergenza. Quello che mi preoccupa è che noi verremo chiamati ancora una volta a votare la fiducia, a lavorare per la conversione di un decreto-legge quando questo Paese avrebbe bisogno di altro, ad esempio di mettere al lavoro con urgenza delle Commissioni, possibilmente delle Commissioni speciali aperte - quelle sì - alle maggiori competenze del Paese per riformare l'ordinamento. Mi domando se questa maggioranza non sia stanca di essere umiliata, di essere ridotta a fare da passacarte; chiedo se non sia forse meglio avere il coraggio di ammettere il fallimento di quest'azione politica e tornare ai propri lavori con dignità, piuttosto che continuare su questa strada. Ebbene, mi chiedo se questa maggioranza si renda conto del proprio fallimento. Sappiamo tutti che questa maggioranza attende l'arrivo dei fondi del recovery fund, ma quei soldi si comporteranno come della benzina versata in un serbatoio bucato, perché senza riforme urgenti non saremo in grado di spendere in modo efficace quelle risorse, non saremo in grado di consentire al Paese di ripartire. In questo momento è allo studio, come sappiamo, la riforma del processo civile e del processo penale. Abbiamo un Presidente del Consiglio che è un sostanzialista: insegna, come me, diritto civile. Ora, posso capire che un processualcivilista - è comprensibile - veda nella riforma del processo la panacea di tutti i mali; ma chi conosce il diritto sostanziale sa che il rito è al servizio della sostanza, e se le norme sottoposte all' iter processuale sono confuse, caotiche e contraddittorie, non c'è riforma che possa migliorare la situazione. Ma non c'è solo il problema della giustizia civile e di quella penale; c'è anche il problema della giustizia amministrativa, perché i giudici amministrativi sono alle prese (e i cittadini con loro) con un ordinamento amministrativo caotico. Quando servono oltre 70 autorizzazioni - vado a memoria, quindi sicuramente sbaglierò per difetto - per avviare un'attività commerciale, non c'è finanziamento, non c'è recovery fund che possa incentivare il giovane (e sono i giovani le nostre risorse) ad avviare un'attività d'impresa. (Applausi). Fate molta attenzione: state barattando la vostra sopravvivenza in questo Parlamento con il futuro del nostro Paese. (Applausi). Abbiate il coraggio di guardare in faccia la realtà. Quest'Assemblea è composta da persone di grandi competenze; l'errore sta nel credere che il vulnus del Paese risieda nel funzionamento del Parlamento. Il Parlamento ha una competenza straordinaria; il Parlamento è una risorsa straordinaria, e lo dico davvero rivolgendomi a tutte le forze politiche. Io qui, da cittadino entrato in quest'Aula quasi a digiuno di politica, ho avuto modo di conoscere persone di grande esperienza politica e professionale. Non è forse meglio rischiare di tornare alla propria vita piuttosto che continuare ad alimentare, sostenere, difendere e garantire lo stato di ordinaria amministrazione in cui versa questa maggioranza? Abbiate coraggio, abbiate coraggio, perché oggi ognuno di noi deve ricordare di portare sulle proprie spalle la responsabilità del futuro di questo Paese. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà. GALLONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, parliamo di proroga dello stato di emergenza. L'unico stato di emergenza che questo Paese ha in questo momento, a mio e a nostro avviso, è la permanenza di questo Governo. (Applausi). Forse dovremmo pensare un po' più a questa situazione; sarebbe meglio che ci soffermassimo sul punto. È la permanenza di un Governo che ha approfittato di un momento così tragico, così difficile, per compiere azioni di forza sistematiche e continuative per imporre, attraverso l'istituto dei decreti-legge e gli abusi della fiducia chiesti a un Parlamento completamente esautorato, il completo imbavagliamento del Parlamento stesso, che è la voce dei cittadini. Noi stiamo consentendo - dico noi, ma guardo dall'altra parte dell'emiciclo - la morte della democrazia in modo molle, in modo soft , pian piano, quasi senza che la gente se ne accorga; anzi, addirittura con la complicità, perché si parla alla pancia in maniera dissennata, semplicemente perché in questo modo si fanno reagire i cittadini. Ci sono cittadini che pensano, rispetto alle informazioni che sono state date, che oggi qualcuno entri in questo Parlamento e faccia quello che si faceva una volta con la decimazione dei soldati all'interno degli eserciti che perdevano: a un soldato ogni dieci si puntava il dito e si diceva «tu stai fuori». Questa è l'informazione che passa all'interno dei nostri paesi e delle nostre città, quando senti la gente dire «da domani cambierà tutto» e «da domani sarete tutti a casa». Lo dicono con la bava alla bocca, perché la bruttissima comunicazione e la bruttissima immagine che è stata data, quella di un Parlamento inutile, è una grandissima responsabilità per il Parlamento stesso e per la tenuta dell'istituzione democratica, ma tant'è. Noi cercheremo sempre e in ogni modo di ribaltare la situazione e far sì che la competenza, il merito e la corretta informazione escano da queste Aule. Mi è stato detto che sono troppi i parlamentari e che discutono di cose inutili. Certo, se ci fossero anche solo dieci parlamentari di quelli eletti dalla sera alla mattina, senza un minimo di preparazione, impegno e competenza, anche dieci forse sarebbero troppi. (Applausi) . Il Governo ha gestito l'emergenza pandemica in modo del tutto autoreferenziale, stravolgendo i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale e della gerarchia delle fonti del diritto, consolidando una prassi che si colloca in netto contrasto con i principi sanciti dall'articolo 70 della Costituzione, che attribuisce proprio al Parlamento l'esercizio della funzione legislativa. Chi meglio dei parlamentari, infatti, che rappresentano ognuno una parte del territorio, può rappresentare la voce del Paese stesso?