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È evidente quindi che dalla sede degli alpini a quella della Protezione civile il passo è breve, e così si spiega anche la grande partecipazione che hanno gli alpini come volontari in tempo di pace. Lo spirito alpino è quello dell'Associazione nazionale alpini, che ha un motto: «Per ricordare e celebrare i nostri morti aiutiamo i vivi». Ricordo inoltre che l'Associazione nazionale alpini svolge in tutto il Paese volontariato e attività di protezione civile. (Applausi) . Mi avvio a concludere. Con grande sacrificio e abnegazione, sono stati i più presenti dello Stato alle grandi sciagure del dopoguerra. Per citarne alcune: dal terremoto di Messina a quello del Friuli; da quello dell'Irpinia a quelli dell'Emilia, di L'Aquila e del Centro Italia; dall'alluvione di Firenze a quella di Alessandria e della Valtellina, senza dimenticarci del disastro del Vajont. E come dimenticarsi dell'allestimento a tempi di record dell'ospedale da campo di Bergamo per fronteggiare l'epidemia di Covid? Gli alpini sono presenti però anche con gesti di pace, come la costruzione dell'asilo "Sorriso" di Rossosch, già sede del Comando del Corpo d'armata alpino in terra di Russia, e l'edificazione a Brescia della struttura donata ad una cooperativa sociale di attività a favore di persone con grave disabilità motoria. All'interno vi è collocata una lapide su cui è scritto: «Nel 40° anniversario della battaglia di Nikolajewka nel ricordo di quanti senza odio ma senza viltà caddero combattendo per l'onore della bandiera e la salvezza dei fratelli, gli alpini hanno edificato con amore e lieta fatica questa scuola di mestieri perché a coloro che meno hanno avuto dalla sorte si schiuda un più sereno avvenire». Ecco che queste sono in tempo di pace le croci al valore meritate dagli alpini tutti, sintesi di memoria e sacrificio, così come l'istituzione di questa Giornata, che credo si meritino a pieno titolo. Nel dichiarare il voto favorevole della Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione, desidero ringraziare gli alpini di oggi e domani per quello che fanno e ancora faranno. Voglio altresì ricordare e ringraziare tutti gli alpini di ogni generazione che sono andati avanti, e in particolare due di loro: l'artigliere alpino del gruppo Val Camonica Aldo Corti, mio nonno (se quel 26 gennaio non fosse stato tra quei 13.000 sopravvissuti, io oggi non sarei qui), e l'alpino caporal maggiore della brigata Cadore, senatore Paolo Saviane, che tanto teneva a questo provvedimento. (Applausi) . Credo che tra pochi minuti anche il nostro collega potrà sorriderci felice da lassù. Grazie e viva gli alpini. (Applausi) . DONNO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, il provvedimento in esame, già approvato a larghissima maggioranza dalla Camera, prevede l'istituzione della Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli alpini, individuando la data del 26 gennaio di ciascun anno. Lo scopo del provvedimento trova la sua origine nel voler tener vivo il ricordo della battaglia di Nikolajewka, combattuta dagli alpini il 26 gennaio del 1943, ma oggi, a ben riflettere, possiamo assegnare a quest'atto un valore che va oltre il fatto storico puro e semplice. La storia ci dice che a Nikolajewka si consumò uno degli scontri più importanti e feroci, svoltosi nel corso del ritiro del Corpo d'armata alpino sul fronte russo durante il secondo conflitto mondiale, in cui le divisioni alpine si trovarono ad affrontare le forze russe nel villaggio Nikolajewka, con perdite altissime tra le file italiane: su 57.000 uomini, ben più di 40.000 nostri alpini cadevano in quella tragica ritirata da una guerra di aggressione, fatti prigionieri e inviati nei vari campi sovietici, stremati dal gelo e dai continui scontri. Durissimo fu quindi il prezzo pagato dalle penne nere nel gennaio di settantanove anni fa. Le nostre Forze armate furono impiegate per combattere sul campo di battaglia. Inferiori di numero, inferiori di equipaggiamento e inferiori di armamento, seppero soffrire con dignità e onore, compiendo infiniti gesti di umanità e di fratellanza verso tanti fratelli feriti, segnati dalle fatiche e dalla fame. La battaglia di Nikolajewka viene quindi giustamente ricordata per l'esempio di coraggio, di spirito di sacrificio e di alto senso del dovere offerto da tutti gli alpini coinvolti nel combattimento, senza distinzione di grado e di origine. Gli alpini si sono sempre contraddistinti non solo per il carattere regionale e locale delle loro unità, fonte di straordinaria coesione nei momenti di maggiore difficoltà, ma per il fatto di costituire una comunità legata al territorio, che non è composta solo dai militari in servizio, ma da tutti coloro che si trovano anche in congedo. Le truppe alpine, specialità da montagna, presenti in diverse armi e corpi dell'Esercito sono state impiegate in ogni teatro operativo, dalla guerra d'Africa alla campagna di Libia, durante la Prima guerra mondiale, nella guerra in Etiopia, nel corso della Seconda guerra mondiale; hanno svolto sia missioni militari internazionali di pace in Mozambico, nei Balcani, in Afghanistan e in Libano, sia compiti militari di difesa dell'arco alpino, sia compiti di soccorso e assistenza in occasione di calamità naturali. Proprio nel corso delle numerose calamità naturali che si sono abbattute sul nostro Paese, l'Associazione nazionale alpini si è distinta per l'altruismo e lo slancio con cui ha prestato il proprio soccorso alle popolazioni colpite, grazie a un'operatività che si fonda, oltre che sul personale militare professionale, anche sui volontari in grado di coordinare, con efficienza e con tempestività, tutte le attività di intervento e di soccorso. Come non ricordare le importanti operazioni che videro gli alpini impegnati in soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto di Messina, nel disastro del Vajont, nei terremoti del Friuli, dell'Irpinia e del Molise, nell'alluvione della Valtellina e, ancora dopo, nel sisma in Umbria e nelle Marche e nel terremoto di L'Aquila? Il valore degli alpini ha riscosso e riscuote unanime apprezzamento dei cittadini e delle istituzioni ed è stato solennemente riconosciuto dal Presidente della Repubblica, che ha insignito l'ANA della medaglia d'oro al valore civile. I valori che incarnano gli alpini nella difesa della sovranità e dell'interesse nazionale, nell'etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, meritano quindi di essere celebrati, raccontati e conosciuti dai ragazzi di oggi e dalle future generazioni. Al Corpo degli alpini, oggi e sempre, vanno e andranno la nostra gratitudine e riconoscenza. Come prima ho accennato, ritengo che ora, rispetto al 25 giugno 2019, questo provvedimento vada ben oltre il grande valore educativo che ha l'istituzione di una giornata celebrativa per un singolo corpo delle nostre Forze armate.