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e detta norme per pubblicizzare e diffondere la conoscenza delle condizioni di svolgimento dei servizi consultoriali familiari al fine di garantire la massima trasparenza, la concorrenzialità dell'offerta e la possibilità di migliori scelte da parte degli utenti intermedi o finali. 19 (Funzione consultiva) 1 Nell'esercizio della funzione consultiva, l'Autorità svolge attività di consulenza e di segnalazione al Governo nelle materie di propria competenza, anche ai fini della definizione, del recepimento e dell'attuazione della normativa dell'Unione europea vigente in materia. 20 (Funzione sanzionatoria) 1 Nell'esercizio della funzione sanzionatoria, l'Autorità fissa norme in ordine: a alla sospensione e alla revoca dell'autorizzazione allo svolgimento del servizio consultoriale familiare, salvo che il fatto costituisca reato, in caso di inosservanza dei provvedimenti delle autorità regionali di cui all'articolo 22 o in caso di mancata ottemperanza da parte dei soggetti esercenti il servizio consultoriale familiare; b alle richieste di informazioni o a quelle connesse all'effettuazione dei controlli, o nel caso in cui le informazioni e i documenti acquisiti non siano veritieri. 21 (Composizione dell'Autorità) 1 L'Autorità è organo collegiale composto dal presidente e da dieci membri, di cui sei designati dalle associazioni nazionali più rappresentative della cultura familiare e dalle organizzazioni nazionali più rappresentative dei consultori familiari e cinque, tra cui il presidente, designati dal Presidente del Consiglio dei ministri o, qualora nominato, dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri competente per le politiche per la famiglia. 2 Le designazioni di cui al comma 1 sono previamente sottoposte al parere delle competenti Commissioni parlamentari. 3 In nessun caso le nomine possono essere effettuate in mancanza del parere favorevole espresso dalle competenti Commissioni parlamentari a maggioranza dei due terzi dei componenti. 4 Le competenti Commissioni parlamentari possono procedere all'audizione delle persone designate. 5 In sede di prima attuazione della presente legge, le competenti Commissioni parlamentari si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta del parere; decorso tale termine il parere è espresso a maggioranza assoluta. 6 I componenti dell'Autorità sono scelti tra persone dotate di alte e riconosciute professionalità e competenza nel settore, durano in carica cinque anni e possono essere confermati. 7 A pena di decadenza i componenti dell'Autorità non possono esercitare, direttamente o indirettamente, alcuna attività professionale o di consulenza nei consultori familiari, essere amministratori o dipendenti di soggetti pubblici o privati né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura, ivi compresi gli incarichi elettivi o di rappresentanza nei partiti politici, né avere interessi diretti o indiretti nelle imprese operanti nel settore di competenza dell'Autorità. 8 I dipendenti delle amministrazioni pubbliche nominati componenti dell'Autorità sono collocati fuori ruolo per l'intera durata dell'incarico. 9 I componenti e i funzionari dell'Autorità, nell'esercizio delle loro funzioni, sono pubblici ufficiali e sono tenuti al segreto d'ufficio. 10 Fatto salvo il potere dell'Autorità di adottare i provvedimenti nelle materie alla stessa riservate, per garantire la responsabilità e l'autonomia nello svolgimento delle procedure istruttorie, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si applicano i princìpi riguardanti l'individuazione e le funzioni del responsabile del procedimento, nonché quelli relativi alla distinzione tra funzioni di indirizzo e di controllo, attribuite agli organi di vertice, e funzioni di gestione, attribuite ai dirigenti. 11 Le indennità spettanti ai componenti dell'Autorità sono determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze. IV AUTORITÀ REGIONALI PER LE POLITICHE FAMILIARI 22 (Autorità regionali per le politiche familiari) 1 L'Autorità istituisce in ogni singola regione, d'intesa con la regione interessata, un'autorità regionale per le politiche familiari, di seguito denominata: «autorità regionale», retta da un organo collegiale composto da un presidente e da dieci membri, di cui sei designati dalle associazioni regionali più rappresentative della cultura familiare e dalle organizzazioni regionali più rappresentative dei consultori familiari e cinque, tra cui il presidente, designati dalla regione. 2 L'autorità regionale, nell'ambito territoriale di propria competenza: a esercita la funzione di regolamentazione integrativa, nelle materie indicate all'articolo 16, nel rispetto dei princìpi fondamentali stabiliti dall'Autorità; b adotta i provvedimenti necessari a dare attuazione alle disposizioni di cui all'articolo 16; c esercita le funzioni delegate dall'Autorità. 3 Le funzioni di competenza delle autorità regionali possono essere esercitate in via sostitutiva dall'Autorità, direttamente o tramite commissari, in caso di inerzia dell'autorità regionale. 4 Alle autorità regionali compete, altresì, l'esercizio della funzione consultiva di cui all'articolo 19 nei confronti degli organi di governo regionale. 23 (Comitati bioetici) 1 Le autorità regionali istituiscono, ciascuna nel proprio ambito territoriale, un comitato bioetico indipendente per la valutazione dei servizi consultoriali familiari, composto secondo criteri di interdisciplinarietà. 2 La composizione dei comitati bioetici deve garantire le qualifiche e l'esperienza necessarie a valutare gli aspetti bioetici connessi ai servizi di competenza dei consultori familiari. 3 Ai fini di cui al comma 2, i comitati bioetici devono comprendere almeno: a un esperto in materia di bioetica; b un giurista; c un medico legale; d un farmacologo. 4 I comitati bioetici valutano, in relazione alla propria competenza, la programmazione dei servizi consultoriali familiari e vigilano, ciascuno nell'ambito territoriale di competenza, sulla conformità dei medesimi servizi ai princìpi bioetici. V DISPOSIZIONI FINANZIARIE 24 (Contributo alle regioni per i servizi resi dai consultori familiari) 1 Lo Stato assegna alle regioni 20 milioni di euro annui per finanziare i servizi consultoriali familiari previsti dalla presente legge, resi da tutti i consultori familiari accreditati. 2 L'importo di cui al comma 1 è ripartito tra le regioni entro il mese di febbraio di ogni anno con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sulla base dei seguenti criteri: a il 50 per cento in proporzione alla popolazione residente in ciascuna regione; b il 50 per cento in proporzione ai tassi di natalità e di mortalità infantili quali risultano dai dati ufficiali dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) relativi al penultimo anno precedente a quello della ripartizione. 3 Le somme assegnate e non impiegate in un esercizio possono essere impiegate negli anni successivi. 4 I finanziamenti di cui al presente articolo possono essere integrati dalle regioni, dalle province, dai comuni o dai consorzi di comuni direttamente o attraverso altre forme da essi stabilite. 5 Le regioni provvedono a definire i criteri e le condizioni per la fruizione gratuita del servizio reso dai consultori familiari accreditati.