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il 29 gennaio, con decisione inderogabile del primario, la paziente è stata trasferita presso il presidio ospedaliero territoriale di Vaprio D'Adda (Milano) "Crotta Oltrocchi" nel reparto di cure subacute, dove è deceduta il giorno dopo il trasferimento; ai familiari non è mai stata data una ragione plausibile di due fatti fondamentali: le cause del decadimento improvviso della paziente e il suo inderogabile spostamento in un'altra struttura, contro la volontà dei familiari, nella quale è giunta ormai a poche ore dalla morte; nella lettera di dimissioni consegnata ai familiari e datata 10 gennaio 2020 si legge esplicitamente "Ne consegue che le cure alla signora C. saranno solo palliative e di sollievo in un contesto di progressivo peggioramento", si chiede di sapere: senza voler entrare nell'approfondimento diagnostico del quadro clinico della paziente, che appare comunque complessivamente poco chiaro anche sulla base della documentazione fornita ai familiari, quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di verificare quale visione delle cure palliative abbiano nell'ospedale di Cernusco e in che modo sia possibile credere di poter portare sollievo ad una paziente in condizioni tutt'altro che stabilizzate, spostandola dall'ospedale ad una struttura per subacuti in cui poi è rapidamente deceduta; a 10 anni dalla approvazione della legge sulle cure palliative, come intenda procedere per umanizzare le cure nel fine vita, applicando i principi e la prassi prevista dalla legge n. 38 del 2010. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-02980 DE PETRIS Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il concorso per dirigenti di seconda fascia a 69 posti indetto dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli è stato oggetto di un lungo e complesso contenzioso amministrativo, che si è concluso definitivamente il 18 gennaio 2019 con esito positivo per l'Agenzia; il Consiglio di Stato ha affermato con le sentenze favorevoli del 2016 e ha confermato anche in sede di "revocazione e opposizione di terzo" avverso le medesime sentenze nel 2019 (tali giudizi straordinari sono stati promossi dopo la denuncia penale prodotta da parte dei medesimi ricorrenti già perdenti in sede amministrativa) che il concorso ha già visto legittimamente concluse le fasi concorsuali (prova preselettiva, prove scritte e prova orale) per 80 idonei. Nel rispetto del principio di collegialità nella valutazione degli elaborati, ha stabilito poi che una parte della lettura e conseguente valutazione delle prove scritte andasse ripetuta, e in particolare quella che, sulla base di quanto puntualmente verbalizzato dalla commissione esaminatrice, è stata condotta da uno solo dei componenti della medesima commissione, quando ad un primo sommario esame l'elaborato appariva largamente insufficiente (con punteggio pari o inferiore a 40); è questa la fase (di "ricorrezione") attualmente in corso e di prossima conclusione da parte della commissione; tale fase è condotta da un componente titolare nominato in sostituzione di un titolare dimessosi per motivi personali e da due componenti supplenti intervenuti in sostituzione dei commissari titolari che si sono (opportunamente) astenuti per l'esistenza di una concomitante causa di momentanea incompatibilità. La causa di incompatibilità è legata al processo penale in corso che li vede coinvolti; le segnalazioni pervenute alla Procura della Repubblica di Roma sono state formulate all'indomani del deposito delle sentenze del Consiglio di Stato (del 13 aprile 2016) e, in particolare, tra l'11 maggio e il mese di luglio, ossia ben tre anni dopo lo svolgimento delle prove scritte interessate dalla denuncia. Tali segnalazioni si fondano tutte sull'autodenuncia di un partecipante al concorso, il quale sosteneva l'esistenza di temi preconfezionati di cui egli stesso era stato beneficiario. Preme al riguardo far rilevare che il candidato era stato espulso il giorno della prima prova scritta ad opera di militari della Guardia di finanza addetti alla sorveglianza, non perché trovato in possesso di quanto da lui asserito nell'autodenuncia (e cioè di un tema "preconfezionato"), bensì di "fogli fotocopiati da un libro di testo e di appunti manoscritti", così come peraltro risulta dal relativo verbale redatto proprio dalla Guardia di finanza. Ed è sempre lui ad aver rilasciato un'intervista al programma televisivo "Report". Come è stato riferito anche dall'Avvocatura generale dello Stato nelle memorie presentate nell'ambito del ricorso per revocazione, si tratta di un ex incaricato di funzioni dirigenziali che "ha da tempo intrapreso infondate e pervicaci azioni di contestazione dell'operato dell'Amministrazione, avviate sin dall'epoca immediatamente successiva al 'mancato rinnovo' del suo incarico provvisorio di funzioni dirigenziali (2013)"; al riguardo, dalle sentenze del 2019 ad oggi, proprio l'Avvocatura generale dello Stato ha più volte suggerito una rapida conclusione delle operazioni concorsuali, ritenendo ininfluenti, proprio ad esito dei giudicati amministrativi, le vicende del processo penale; tra le iniziative avviate dagli stessi ricorrenti, vi è anche la proposizione di due azioni per querela di falso, una delle quali già estinta per rinuncia degli stessi proponenti. Quella tuttora pendente sarà discussa nel mese di marzo 2020, ma resta del tutto carente di interesse per i ricorrenti, al punto da poter integrare un'ipotesi di "lite temeraria". Infatti, i verbali per i quali si pretenderebbe di ottenere la dichiarazione di falsità non hanno alcun rilievo per la posizione dei ricorrenti sin dalle prime sentenze emanate da Consiglio di Stato nel 2016, considerato che i ricorrenti sono tra coloro i cui elaborati vanno integralmente riletti e rivalutati dalla commissione. Quindi, gli unici verbali rilevanti saranno quelli redatti all'esito della rilettura e rivalutazione degli elaborati da parte della commissione attualmente operante; al rilievo mediatico avuto dal concorso citato non corrispondono poi contenuti concreti come è dimostrato dagli esiti delle numerose azioni promosse dai pochi ricorrenti. Anni di contenzioso e "fango" (concorso "truccato" e, da ultimo, "pesantemente truccato"), che vanno ascritti all'insistenza di non più di quattro persone; i direttori che si sono avvicendati all'Agenzia negli ultimi due anni hanno anche valutato la percorribilità di un eventuale annullamento della procedura concorsuale. L'Avvocatura generale dello Stato ha reso pareri contrari, poiché un provvedimento di annullamento in autotutela sarebbe privo dei requisiti richiesti dal legislatore ovvero l'illegittimità dell'atto e le ragioni di pubblico interesse; a questo riguardo, occorre far osservare come l'annullamento di una procedura ritenuta sempre legittima all'esito del complesso contenzioso che l'ha interessata, e che ha già prodotto ben 80 idonei, si presta verosimilmente ad essere oggetto di richieste collettive di risarcimento danni.