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70 milioni per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti in comodato d'uso dispositivi digitali individuali e connessione Internet; 5 milioni, infine, per la formazione professionale. Ben vengano, ma sulla didattica a distanza bisogna fare chiarezza; ci vuole un'unica cabina di regia e un'unica piattaforma che non lasci il mondo delle scuole nella propria solitudine. C'è poi il problema del prossimo anno scolastico: come si penserà di assicurare un avvio regolare di un anno che avrà il compito di recuperare il tempo e la didattica perduti e con migliaia di cattedre vacanti, dato che concorsi non si stanno più svolgendo? Forse sarebbe necessario un concorso per soli titoli per l'immissione in ruolo. Infine, per la mobilità, sarebbe auspicabile rimandare le operazioni che partiranno a breve e rivedere i vincoli di permanenza vigenti. Va comunque apprezzato il messaggio che le scuole, i docenti di ruolo e non di ruolo (questi ultimi peraltro ingiustamente esclusi dal bonus ) comunicano a un Paese impaurito e smarrito, l'empatia che arriva - questa sì - anche a distanza, il senso di una responsabilità e di una solidarietà educativa che non si ferma di fronte al virus e rilancia un messaggio di fiducia senza attendere le istruzioni ministeriali. I docenti ce la stanno mettendo tutta per raggiungere gli alunni, specie quelli delle scuole di aree a rischio di dispersione, anche con mezzi che non siano quelli che le scuole stanno implementando, perché non tutti hanno un computer, una stampante, un tablet o una connessione che funzioni. Cito infine la testimonianza di un piccolo allievo, il più bravo della classe di una scuola della periferia di Palermo, che si è rivolto in questo modo alla propria insegnante: «Buongiorno professoressa, grazie per avermi dato la possibilità di inviare i compiti tramite foto scattata sul quaderno, perché questa è la mia unica possibilità di inviare i compiti. Posso solo usare il telefonino di mia madre e abbiamo Internet anche abbastanza limitato, solo sul suo telefonino. Se può riferire anche agli altri professori di apprezzare il mio impegno a fare i compiti, ma purtroppo io i compiti posso inviarli solo facendoli sul quaderno e poi vi invio la foto». Di fronte a questo provo un profondo senso di gratitudine verso tutti gli attori della nostra scuola pubblica. È una straordinaria risorsa, malgrado tutti i problemi, vecchi e nuovi, che ben conosciamo e attendono risposte. Una ragione in più per rimotivare il nostro impegno al loro fianco. Buon lavoro, signor Ministro. (Applausi dal Gruppo Misto) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Verducci. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, in questo tempo così difficile che viviamo, in cui all'emergenza sanitaria si sovrappone l'emergenza sociale ed economica, abbiamo il dovere di dare risposte subito, di dare certezze in particolare a chi è più debole e a chi già da prima faceva i conti con la crisi, a chi combatte per arrivare in piedi alla fine del mese. Penso in particolare ai lavoratori autonomi, ai precari, ai senza tutele, a un artigiano, a una partita IVA, a un lavoratore della cultura, del turismo, dello spettacolo, in questo tempo in cui tutti i teatri sono chiusi, tutte le piazze sono chiuse. È quindi nostro compito - ed è il tema di oggi - permettere ai nostri ragazzi di continuare a studiare, di non perdersi, di non vedere le proprie speranze, ambizioni, inghiottite da un buco nero, da un nemico impalpabile, ma capace di deprimere, di disorientare una generazione che invece è indispensabile al nostro Paese. È nelle aule di scuola, infatti, che si compie il destino di una società e di una democrazia. È lì che c'è il patto su cui fondiamo il nostro stare insieme, perché è a scuola che impariamo a conoscere noi stessi e gli altri; a mescolarci, a metterci in discussione, ad affrontare prove che sembrano legate alla didattica, ma che in realtà sono esistenziali. Ognuno di noi ricorda il suo primo giorno di scuola, il suo esame di terza media, il suo esame di maturità. Era come aver mantenuto una promessa non solo con noi stessi, ma con i nostri familiari, con i nostri insegnanti, con i nostri compagni, e, attraverso loro, con il Paese intero. Era come una generazione pronta a entrare nell'agorà, a far sentire la propria voce, a cambiare le cose. La scuola è tutto questo. La scuola pubblica è tutto questo, e anche in queste settimane così complicate, così pazzesche, deve continuare a esserlo: vivere l'emancipazione, il riscatto, l'opportunità di realizzare il proprio progetto di vita. La scuola è infatti motore vitale per una comunità, non può mai incepparsi e - qui è stato detto - non si è mai inceppato dal 5 marzo ad oggi, da quando l'emergenza sanitaria ha imposto la chiusura di tutte le scuole, di tutte le università, degli asili. Questo motore non si incepperà - lo abbiamo detto - nei giorni a venire, fino a che il rischio sarà terminato, e speriamo che questo avvenga il prima possibile. Quel motore, signor Ministro, come lei ha detto, resta acceso grazie a uno strumento su cui abbiamo cominciato a investire nella scorsa legislatura: quella didattica a distanza che, se già in pochi giorni è riuscita a dare risultati, è innanzi tutto per l'adesione straordinariamente generosa dei docenti a cui va un grazie enorme, speciale, per il lavoro aggiuntivo, complicatissimo, che stanno svolgendo; per l'impegno di dirigenti, personale amministrativo, ausiliari. La scuola sta dimostrando di saper essere comunità, di essere consapevole del proprio ruolo, della propria funzione, di essere argine civico alla solitudine, allo smarrimento, alla paura. La scuola sta dimostrando di saper essere militante, viva, reattiva, ogni giorno, reinventandosi. Questo è un grande orgoglio, e dobbiamo dire ancora una volta: grazie! Non deve essere, tuttavia, un grazie retorico; è il ringraziamento di chi prende un impegno: continuare a investire nella scuola pubblica, nel diritto allo studio, che è il più potente ascensore sociale; è il legame tra le generazioni, tra le istituzioni e i cittadini, perché l'istruzione pubblica è come la sanità pubblica, lo sappiamo più che mai in questi giorni. Il popolo della scuola è quello da cui provengono medici, infermieri, ricercatori, operatori sanitari, operatori sociali, che ogni minuto sono al fronte mettendo a rischio la propria vita, e di cui dobbiamo fare di tutto per essere all'altezza, come sta avvenendo nella scuola. Sappiamo che non è la didattica a distanza la nostra idea di insegnamento; eppure è imposta da questo stato di emergenza che viviamo; eppure riesce a garantire continuità del servizio con attività e iniziative dei docenti che vanno ben al di là degli obblighi normativi, degli obblighi contrattuali. Un'attività che manda avanti l'anno scolastico. E tutto questo ha un significato enorme, anzitutto emotivo, perché la scuola prosegue. Allora è la vita che prosegue, e il virus verrà sconfitto e riprenderemo il nostro futuro.