[ddlpres]

Disposizioni in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. Onorevoli Senatori. – Un sistema di pagamenti interni moderno, ossia orientato a soddisfare le pretese dei creditori senza dilazioni, pattuite o meno, è uno dei punti focali per la ripresa dell'economia italiana. La direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, ha modificato in alcune parti e confermato in altre la disciplina posta con la direttiva 2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 giugno 2000, per la lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. In particolare, la direttiva 2011/7/UE è un atto normativo di cosiddetta « rifusione », che dunque si sostituisce alla precedente direttiva che è abrogata (articolo 13 della direttiva 2011/7/UE). La direttiva 2000/35/CE è stata recepita nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231. La direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, è stata recepita nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192. Nonostante ciò, si è preferito procedere alla redazione del presente disegno di legge – ispirato a uno studio del Centro Luigi Einaudi di Torino – nel senso di prevedere una nuova disciplina rispetto a quella del decreto legislativo n. 231 del 2002 e del decreto legislativo n. 192 del 2012, che vengono abrogati, invece di procedere a modificazioni puntuali dei medesimi decreti legislativi. Nella redazione del disegno di legge si è voluto sfruttare – ove possibile – la clausola generale della direttiva 2011/7/UE secondo cui « Gli Stati membri possono mantenere in vigore o adottare disposizioni più favorevoli al creditore di quelle necessarie per conformarsi alla presente direttiva » (articolo 12, paragrafo 3). Si tratta, appunto, di una facoltà (« possono ») che in tutti i casi (esercizio o mancato esercizio di essa) presuppone un giudizio e una scelta di discrezionalità politica che istituzionalmente appartengono al soggetto titolato del potere normativo (il Governo oppure il Parlamento) e che in questa sede si è voluto unicamente prefigurare con un articolato che favorisca la posizione del creditore. La disciplina italiana di attuazione comunque non può che costituire un tassello alla soluzione del problema dei ritardi dei pagamenti nelle transazioni commerciali, il quale interessa tutto il mercato europeo, pur presentandosi in forma più o meno grave in ciascuno Stato membro (considerando (3) della direttiva 2011/7/UE). Nella stessa prospettazione degli organi europei di governo (articolo 8 della direttiva 2011/7/UE) le norme valgono a contribuire al processo di formazione di « una cultura di pagamento rapido », la quale, dunque, non può dirsi raggiunta con la sola posizione delle norme stesse. Occorrono anche misure di organizzazione delle imprese e delle pubbliche amministrazioni che però non sempre è agevole o possibile imporre ex lege ai soggetti interessati. In particolare per gli enti pubblici territoriali diversi dallo Stato (regioni, province e comuni), dotati di autonomia pubblica conferita dalla Costituzione (articoli 114, 117, 118) e riconosciuta anche dall'Unione europea (articolo 5 del Trattato sull'Unione europea), le norme interne di attuazione della direttiva si applicano senz'altro (articolo 2, numero 2), della direttiva 2011/7/UE), ma non possono giungere fino a negare il principio di auto-organizzazione. Pertanto le norme stesse non possono che essere intese come il presupposto logico e giuridico, se si vuole « l'occasione », per misure organizzative che dovranno essere predisposte e attuate da ogni ente territoriale non statale in ragione della vigente legislazione di interesse (sia essa statale oppure regionale) e secondo l'autonomia costituzionale allo stesso riconosciuta. Analoghe considerazioni (impossibilità di imporre misure organizzative con legge statale, rinvio alla legislazione di altro livello di governo, cioè le regioni, e alle scelte di ciascun soggetto interessato) valgono per gli enti che costituiscono il Servizio sanitario nazionale, quale complesso delle funzioni e delle attività assistenziali dei servizi sanitari regionali (articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502). Per essi la direttiva dedica speciale attenzione, vista la situazione « particolarmente preoccupante (...) dei servizi sanitari in gran parte degli Stati membri » per quanto riguarda i ritardi nei pagamenti e tenuto conto al contempo che « I sistemi di assistenza sanitaria, come parte fondamentale dell'infrastruttura sociale europea, sono spesso costretti a conciliare le esigenze individuali con le disponibilità finanziarie, in considerazione dell'invecchiamento della popolazione europea, dell'aumento delle aspettative e dei progressi della medicina » (considerando (25) della direttiva 2011/7/UE). A causa dei vincoli costituzionali posti per la materia « tutela della salute » attribuita alla potestà legislativa concorrente dello Stato e delle regioni (articolo 117, terzo comma, della Costituzione), occorre riconoscere che la disciplina per la lotta contro i ritardi nei pagamenti dovrà avere un « seguito » per la parte organizzativa anche nelle legislazioni delle regioni italiane e, comunque, nell'attività svolta da ciascun ente del Servizio sanitario nazionale. Del presente disegno di legge si segnalano alcuni punti che non esauriscono le novità contenute nel medesimo: la riconfigurazione delle definizioni, anche a fini di maggiori precisione e chiarezza (articolo 2); il contrasto alle prassi dilatorie nella presentazione della fattura e nella consegna delle merci o nella prestazione di servizi, spesso utilizzate dalle grandi imprese o dalle pubbliche amministrazioni in danno dei propri creditori (articolo 4, commi 9 e 10; articolo 5, commi 10 e 11); il vincolo a comunicazioni telematiche nella corrispondenza relativa al pagamento (articolo 4, comma 7; articolo 5, comma 9); la responsabilità solidale tra impresa e dipendente incaricato del pagamento, per dissuadere da pratiche illecite (se non addirittura penalmente rilevanti) di quest'ultimo (anche a danno dell'impresa stessa) e a ulteriore garanzia del creditore (articolo 4, comma 11); il particolare rigore delle disposizioni nei casi di contratti tra imprese e pubbliche amministrazioni, in particolare la nullità e la sostituzione ex lege delle clausole difformi (articolo 5, commi 12, 13 e 14), la responsabilità contabile innanzi alla Corte dei conti e la responsabilità disciplinare nei confronti di funzionari e dirigenti per i maggiori esborsi con previsione di meccanismi di conoscenza dei fatti da parte della Corte dei conti (articolo 5, commi 15, 16 e 17); al contempo, il meccanismo di dissuasione da liti infondate intentate nei confronti della pubblica amministrazione (articolo 5, comma 18); la facoltà di concordare versamenti a rate, con particolare attenzione che ciò non determini l'elusione delle disposizioni del decreto legislativo (articolo 6);