[pronunce]

– Premesso, in punto di rilevanza, che l'auspicato annullamento dell'art. 373 cod. nav. avrebbe comportato il venire meno delle pretese dei ricorrenti per intervenuta prescrizione, trattandosi di rapporti a tempo indeterminato sottoposti al regime di “stabilità reale”, il rimettente sottolinea, quanto alla non manifesta infondatezza, che la diversa disciplina del termine prescrizionale tra contratto di lavoro ordinario, per il quale, in presenza di tutela reale, il termine (quinquennale) decorre in corso di rapporto, e contratto di lavoro nautico, per il quale, in presenza della medesima tutela, il termine (biennale) inizia invece a decorrere dopo l'estinzione del rapporto, non risulta giustificata da valide ragioni, ponendosi così in contrasto con l'art. 3 Cost. Il giudice a quo sottolinea che, per effetto delle sentenze di questa Corte si sarebbe affievolita la connotazione di tendenziale temporaneità del rapporto di lavoro nautico, propria dell'impostazione originaria del codice della navigazione e, per contro, si sarebbe accentuata, pur nella permanente specialità della relativa disciplina, l'assimilazione del contratto di arruolamento al contratto di lavoro di diritto comune. 10. – Tale regime differenziato, procrastinando senza limiti la possibilità per il lavoratore di intraprendere azioni contro il datore di lavoro, comporterebbe notevoli difficoltà di difesa per le società di navigazione, costrette a dover contrastare, a distanza di anni dai fatti di causa, pretese del lavoratore risalenti nel tempo il che si tradurrebbe in una violazione del principio di cui all'art. 24, Cost. 11. – Si è costituito in giudizio il ricorrente Aprea Gennaro, eccependo l'inammissibilità della questione e, in subordine, la sua infondatezza. Il ricorrente sottolinea in primo luogo il difetto di rilevanza della questione nel giudizio a quo, dato che l'oggetto dello stesso sarebbe circoscritto all'accertamento dell'an debeatur dei crediti rispetto al quale non influirebbe l'accertamento del dies a quo della prescrizione. Il ricorrente deduce, inoltre, l'inammissibilità di un intervento della Corte, fondato sull'art. 3, Cost., che sia diretto non ad espandere la sfera di applicazione dei diritti scaturenti dalle norme interposte ma a comprimere la tutela offerta dalle norme censurate, riducendone l'area di applicazione. Con memoria depositata in data 7 settembre 2006, la difesa di Gennaro Aprea ha illustrato e sviluppato ulteriormente le argomentazioni svolte. 12. – Si sono costituite entrambe le società resistenti, svolgendo argomentazioni a sostegno della sollevata questione di costituzionalità. 13. – In tutti i giudizi di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo l'inammissibilità o l'infondatezza delle questioni.1. – Con due ordinanze, di tenore analogo, il Tribunale di Roma ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 937 del regio decreto 30 marzo 1942, n. 327 (Approvazione del testo definitivo del codice della navigazione), in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che, in caso di rapporto di lavoro con il personale di volo assistito da tutela reale, la prescrizione dei crediti di lavoro decorra in costanza di rapporto, nonché nella parte in cui prevede il termine di prescrizione biennale. Con cinque ordinanze, il Tribunale di Venezia, a sua volta, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 373 del regio decreto 30 marzo 1942, n. 327 (codice della navigazione), in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che, in caso di rapporto di lavoro nautico assistito da tutela reale, il termine prescrizionale decorra in costanza di rapporto. 2. – Le ordinanze di rimessione proposte dal Tribunale di Venezia e quelle sollevate dal Tribunale di Roma propongono due gruppi omogenei di questioni di costituzionalità aventi ad oggetto due analoghe disposizioni del codice della navigazione, che presentano profili comuni, sicché i relativi giudizi devono essere riuniti, per essere decisi con unica pronuncia. 3. – Preliminarmente, devono essere respinte le eccezioni di inammissibilità sollevate da alcuni dei ricorrenti e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Quanto alla prima, basata sul presupposto che la decorrenza del termine di prescrizione costituisca materia riservata alla discrezionalità del legislatore, si osserva che questa Corte ha sempre affermato il principio in base al quale la predetta discrezionalità deve essere esercitata con ragionevolezza, ed è proprio la mancanza di tale ragionevolezza che viene censurata dal rimettente. 4. – È stata poi dedotta l'irrilevanza della questione nel giudizio a quo, poiché quest'ultimo avrebbe ad oggetto solo l'accertamento dei crediti, essendo rimessa a un successivo giudizio la quantificazione degli stessi. Ed unicamente rispetto a tale giudizio rileverebbe l'accertamento della decorrenza della prescrizione. Al contrario, lo stesso accertamento dell'an debeatur presuppone logicamente il superamento dell'eccezione di prescrizione. È stato, inoltre, dedotto che l'intervento ablativo invocato tenderebbe a utilizzare il principio di uguaglianza, di cui all'art. 3 Cost., per adeguare la tutela accordata ai lavoratori del settore aeronautico a quella, meno avanzata, riconosciuta in tema di lavoro ordinario; in tal modo si sarebbe tradito lo spirito del principio di cui all'art. 3 Cost., ispirato alla espansione dei diritti e non alla loro compressione. A tale rilievo è agevole rispondere che i crediti, e in generale i diritti, devono essere considerati da entrambi i lati, quello passivo e quello attivo e che, nella questione in esame, viene in rilievo l'interesse del datore di lavoro a vedere prescritto il credito del lavoratore in caso di inerzia del titolare. 5. – Nel merito, le questioni sono infondate. 6. – Per effetto delle sentenze di questa Corte n. 63 del 1966 e n. 174 del 1972, la prescrizione dei crediti scaturenti dal rapporto di lavoro disciplinato dal codice civile inizia a decorrere in corso di rapporto, eccetto che nei casi in cui al datore di lavoro non incombe alcun obbligo di reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato. In tal caso essa decorre dalla cessazione del rapporto stesso. Il regime differenziato della decorrenza della prescrizione dipende, dunque, per i lavoratori comuni, dall'esistenza o meno di una condizione di stabilità del loro rapporto di lavoro. 7. – Nei rapporti di lavoro regolati dal codice della navigazione, invece, la non decorrenza della prescrizione dei crediti in costanza di rapporto rappresenta la regola generale: opera sempre e comunque. Inoltre, il termine di prescrizione è in ogni caso biennale. I rimettenti sottolineano che, nel corso degli anni, anche per effetto delle sentenze di questa Corte n. 96 del 1987 e n. 41 del 1991, che hanno esteso la tutela della cd. “stabilità reale” al settore nautico ed aeronautico, le differenze tra i due diversi tipi di rapporto di lavoro sotto tale profilo sono venute meno.