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l'inevitabile contrazione dei volumi, la riduzione di qualità e gli incrementi dei costi porterebbero altresì a traslare parte della domanda attualmente soddisfatta tramite la filiera DOP verso prodotti finiti non DOP, peraltro a vantaggio ultimo delle importazioni di carne da Paesi esteri a danno dei player italiani che perderebbero competitività, si chiede di sapere quali immediati provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché, a seguito di una concertazione con le parti interessate, si possa giungere nel più breve tempo possibile ad un'efficace soluzione delle problematiche esposte. Atto n. 3-02828 CANGINI AIMI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: la cosiddetta "linea adriatica" di Rete ferroviaria italiana è nel concreto "adriatica" solamente fino a Rimini, da dove, verso nord, si sviluppa nell'entroterra, parallela alla via Emilia, allontanandosi quindi dalla costa; è acclarato che la maggior parte dei treni Frecciabianca, regionali veloci e Frecciargento, dopo Rimini proseguono per Cesena, Forlì, Faenza, Imola, Bologna ed escludono la città di Ravenna. Questa incomprensibile situazione nei trasporti determina che da Rimini a Bologna vi sia una specie di "adriatica di serie B" che sconta in varie parti, fino a Bologna, tratti di binario unico così come nel tratto tra Ravenna e Ferrara; si tratta di una forte e storica penalizzazione di Ravenna nel trasporto ferroviario dei passeggeri: Ravenna-Rimini, Ravenna-Bologna e Ravenna-Ferrara sono servite solamente da treni regionali, tutti con tempi di percorrenza non inferiori, se non nominalmente, all'ora (59 minuti): per Ferrara è addirittura di un'ora e 10 minuti. È inoltre assente un collegamento ferroviario tra Forlì e Ravenna, una distanza di 24 chilometri; è dato sapere che la Regione, da alcuni anni, ha annunciato incrementi del servizio di trasporto ferroviario attraverso accordi di programma con Rete ferroviaria italiana: al momento però non paiono essere state adottate azioni concrete per una linea di alta velocità sulla dorsale adriatica con fermata anche a Ravenna; a giugno 2020 i quotidiani locali riportavano la notizia di una linea dell'alta velocità che, provenendo da sud, all'altezza di Rimini avrebbe lasciato la costa per arrivare a Cesena, da dove i binari correrebbero paralleli alla E45 fino a Ravenna e da qui i Frecciarossa utilizzerebbero la linea, potenziata, per Ferrara e puntare verso il Nordest, verso Padova, Venezia, Trieste, una variante del piano strategico degli investimenti per il nostro Paese, lungo la dorsale adriatica, da inserire nel piano infrastrutturale da finanziare con il Recovery fund, si chiede di sapere: quali azioni concrete il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché la città di Ravenna possa essere stazione di arrivo e partenza di treni ad alta velocità; se vi siano stati, o vi siano, impedimenti tecnici o di altra natura che non hanno permesso il superamento di questa forte e storica penalizzazione del comune di Ravenna nel trasporto ferroviario dei passeggeri. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02829 ROMAGNOLI CAMPAGNA CASTALDI CASTELLONE COLTORTI D'ANGELO ENDRIZZI FEDE GUIDOLIN MATRISCIANO PAVANELLI PIRRO PRESUTTO TRENTACOSTE VANIN Al Ministro della salute Premesso che la legge 22 marzo 2019, n. 29, recante "Istituzione e disciplina della rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione", è entrata in vigore il 20 aprile 2019, si chiede di sapere, vista l'urgenza, quando il Ministro in indirizzo intenda procedere con l'emanazione del regolamento e del decreto che daranno attuazione alla rete nazionale di cui al provvedimento. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-06019 FERRERO CASOLATI ZULIANI PIANASSO PITTONI RICCARDI RIVOLTA SAPONARA DE VECCHIS Al Ministro della giustizia Premesso che: Leo Beneduci, segretario generale OSAPP (sindacato autonomo di Polizia penitenziaria), con un comunicato ANSA, ha dichiarato che nel carcere di Torino "la tensione è alle stelle e il personale è abbandonato a sé stesso, nella totale assenza di relazioni con l'amministrazione"; egli ha manifestato la situazione del carcere di Torino anche attraverso una lettera indirizzata, tra gli altri, al capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al Ministro in indirizzo, al provveditore di Torino e al direttore della casa circondariale; tra le doglianze mosse dall'OSAPP, oltre al caso della mensa obbligatoria per il personale del nucleo traduzioni, "per cui la direzione ha disposto non spetti qualora la traduzione termini oltre l'orario di servizio", l'aumento "a dismisura del ricorso dei detenuti alle visite ambulatoriali esterne al carcere anche con sintomi estremamente lievi", la "decurtazione di oltre il 40% dell'organico del Nucleo Traduzioni", vi è la situazione di "smarrimento" organizzativo e perdita di riferimenti certi "che colpisce il personale interno a diretto contatto con i detenuti" in un carcere che "è stato letteralmente 'invaso' in tutte le sezioni da detenuti con seri problemi psichiatrici"; per l'OSAPP, inoltre, sussisterebbero "inequivocabili segnali di diseguaglianza nella difforme distribuzione degli incarichi, dei servizi notturni e festivi e dei carichi di lavoro" mentre "singoli addetti sarebbero spesso apostrofati in maniera dura e sconveniente, senza reali motivazioni"; infine, l'istituto penitenziario di Torino "subirebbe da tempo i disagi di un costante sovraffollamento, a differenza di altri istituti di pena sul territorio per i quali gli effetti della pandemia hanno determinato il decremento delle presenze detentive"; il sindacato in sintesi ha manifestato l'esigenza di "azioni urgenti" per una struttura "teatro più volte di episodi anche gravi e d'indubbia rilevanza nazionale" per "condurre nell'istituito vertici maggiormente consoni alle esigenze", si chiede di sapere quali azioni intenda intraprendere il Ministro in indirizzo al fine di apportare interventi finalizzati alla risoluzione delle problematiche del carcere di Torino. Atto n. 4-06020 LANNUTTI NOCERINO ANGRISANI Al Ministro per le disabilità Premesso che: in Italia ai sensi della direttiva 2000/78/CE, il datore di lavoro deve prevedere soluzioni ragionevoli per i disabili, al fine di consentire alla persona con disabilità di avere accesso al lavoro e di crescere professionalmente. Nonostante la legge n. 68 del 1999, la direttiva europea in Italia non viene di fatto applicata, generando notevoli discriminazioni; il presidente dell'ISTAT, Gian Carlo Blangiardo, ha dichiarato: "Nel nostro Paese, norme dirette a favorire l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità esistono da tempo;