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Infatti, se prendessimo questi soldi oggi senza vincolarci a riforme e a progetti seri, vorrebbe dire che siamo definitivamente fuori da ogni possibilità di riagganciare quei tassi di crescita e di produttività a cui si è fatto riferimento. Se noi pensassimo di distribuire a pioggia queste risorse, certamente non sarebbero il Cancelliere austriaco o quello olandese a preoccuparsi: dovrebbero esserlo i nostri figli e i cittadini italiani. Colleghi, cerchiamo allora di riportare le cose nella giusta dimensione. La scelta atlantica dell'Italia e dell'Europa è stata ed è vissuta sull'intuizione americana del piano Marshall. Oggi la scelta europea, che noi vediamo rafforzata, si basa su quello che deve essere un grande piano europeo. Guardate che, fino a qualche mese fa, parlare di emissioni straordinarie di titoli di debito comune era un'eresia, mentre oggi è all'ordine del giorno. Oggi (non dimentichiamolo mai), accanto agli strumenti europei come il Sure, il recovery fund e il MES, abbiamo una Banca centrale europea che ha espresso una potenza di fuoco che ci ha consentito di collocare i nostri titoli di Stato senza avere una sorta di cappio al collo, che avrebbe già consegnato alla condanna il nostro Paese. Non credo che l'Europa sia solo le cose positive a cui ho fatto riferimento. Certo, ci sono ritardi, contraddizioni ed inadeguatezze, e vedo che negli ultimi anni lo abbiamo sempre manifestato; anche i Governi lo hanno manifestato. Non è che il Governo Conte II sia l'inizio della fine del mondo: prima c'è stato il Governo Conte I e c'erano altre forze politiche; ciascuno ha sempre alternato la fede nell'Europa al fatto negoziale, alla contestazione dei ritardi. Però, colleghi, credo che questa volta abbiamo anche da esprimere una soddisfazione, se la trattativa andrà in porto (perché questo va sempre premesso). Se la trattativa andrà in porto nei termini che si stanno prefigurando, noi riterremo che questo sarà un successo. Per l'Italia? Per il Governo Conte? Scusate, ma io credo che sarebbe un successo per l'Europa, per il Parlamento italiano, per la maggioranza, ma anche per l'opposizione, perché non credo che nei banchi che sono di fronte a me ci siano persone che non hanno le stesse preoccupazioni che abbiamo noi. Abbiamo tutti le stesse preoccupazioni: quella di agganciare l'Italia a un'Europa che ci sia, magari buttando il cuore oltre l'ostacolo. C'è chi dice che l'Europa non fa niente nei confronti dell'immigrazione clandestina. È ovvio: colleghi, la geopolitica è cambiata. Nel Mediterraneo, dopo il ritiro americano, gli attori sono diversi dal passato: sono i russi, sono i turchi. A maggior ragione l'Europa deve starci, assieme, non solo con la politica economica o finanziaria, ma anche con la politica estera e di difesa comune, gettando il cuore oltre l'ostacolo della Federazione degli Stati Uniti d'Europa: questo per me è il sogno. Non è un'utopia, perché l'utopia è una cosa che prefigura sempre un'irrealizzabilità; per me è una cosa a cui dobbiamo tendere, e lo dobbiamo fare per i nostri figli, per tutti noi, per il nostro Paese, ma anche per gli altri, perché l'Europa unita è una ricchezza per tutti. (Applausi). PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà. RENZI (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio dei ministri, signor Ministro degli affari europei, colleghe e colleghi, l'intervento ampiamente condivisibile del Presidente del Consiglio e quello del presidente Casini, che come Italia Viva condividiamo dalla A alla Z, mi permettono di provare ad offrire un contributo diverso dal solito, in vista dell'appuntamento molto importante di venerdì. Oggi, signor Presidente, inizia l'esame di maturità, la maturità in presenza. Circa mezzo milione di ragazzi nostri connazionali tornano nelle classi, dopo la delicata vicenda degli ultimi tre mesi. È la generazione del 2001: diciamo che ha vissuto un'odissea nello spazio negli ultimi mesi, non riuscendo e non potendo tornare a finire il proprio impegno scolastico, come probabilmente avrebbe voluto e come forse era suo diritto. Oggi affrontano una maturità che li fa sognare, ma che forse per qualcuno è un incubo. È comunque la certezza che quella generazione diventa adulta, come ha detto molto bene nei giorni scorsi Paolo Giordano, importante scrittore. La maturità è questo: l'inizio degli esami che non finiscono mai. Da tale punto di vista, nel dare un grande abbraccio e un pensiero a questi nostri connazionali, dovremmo prendere esempio da loro e dire che oggi inizia anche un altro esame di maturità in presenza, che riguarda l'intera classe dirigente europea: riguarda lei, signor Presidente del Consiglio, e il suo Governo; tutti noi, senatrici e senatori, me e l'intera classe dirigente del nostro Continente. Diciamo le cose come stanno, infatti: in tanti raccontano che il virus ci renderà migliori, ma ho qualche dubbio, nel senso che quest'analisi sociologica, psicologica e caratteriale la faremo alla fine; può darsi che sarà così, per carità, ma sicuramente il virus ha scardinato la geopolitica internazionale e ha cambiato l'Europa. Se non ci diciamo questo, non siamo coerenti, e mi rivolgo anche alle opposizioni, che dovranno cambiare il proprio modello di azione nei prossimi mesi, perché il virus ha cambiato il linguaggio della politica e le regole della geopolitica. Perdonatemi, ma vi invito a provare a fare un flashback e a riavvolgere il nastro a quattro mesi fa. È cambiato moltissimo, ad esempio negli Stati Uniti d'America, dove quattro mesi fa si immaginava una vittoria in carrozza del Presidente uscente e per vari motivi il mondo sembra cambiato; a me colpisce che con i privati si vada nello spazio e poi un uomo, un cittadino americano, muoia, perché non riesce a respirare, schiacciato dal ginocchio di un poliziotto (e accade negli Stati Uniti d'America, che hanno visto il primo Presidente di colore). Una delle più belle considerazioni che il presidente Obama ci ha consegnato in tanti momenti informali, a cui molti di noi hanno partecipato, è quella che la storia va a zig zag e non possiamo immaginare un percorso sempre uniforme e unitario. È cambiato molto in Cina: quattro mesi fa si parlava di trade , 5G e basta; oggi è investita da notevoli elementi di riflessione. È cambiato molto in Brasile, dove il modello Bolsonaro ha fallito, non soltanto sul coronavirus. Sta cambiando molto in India, uno dei Paesi più colpiti nelle ultime settimane e che pure, fino a qualche settimana fa, un mese fa, vedeva una premiership assolutamente fortissima. Come ricordava da ultimo il presidente Casini, sta cambiando molto nel Mediterraneo, non necessariamente in meglio, dove si sente sempre più forte una leadership russa, coerente con il disegno di soft power che il presidente Putin ha sempre avuto, ma a cui si somma un intervento turco che deve far riflettere noi e la NATO. In questo scenario, l'Unione europea ha battuto un colpo. Lo dico ai sovranisti: dovete riconoscere che ciò è avvenuto.