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Il Ministero dell'interno nell'arco della scorsa estate ha registrato circa 80.000 interventi di spegnimento o contenimento, in forte aumento rispetto all'anno precedente, con quasi 25.000 operazioni in più. Inoltre, gli incendi nelle aree protette sono stati 756 nei parchi nazionali e 1.310 nei parchi regionali. È una situazione drammatica per l'intero patrimonio naturale. L'uomo è la principale causa di questo scempio. A sottolinearlo è il WWF, secondo il quale il 96 per cento degli incendi sono legati alle attività antropiche; spesso gli atti dolosi sono espressioni di interessi speculativi legati ai servizi antincendio o al mercato fondiario. A questi si aggiungono gli incidenti derivanti da negligenza, da cause accidentali o da cattive pratiche agronomiche come l'insensata abitudine, ancora troppo diffusa, di pulire i terreni agricoli bruciando i residui vegetali e finendo per distruggere materia organica che viene così sottratta alle colture. Non dobbiamo commettere, però, l'errore di associare tra loro le molteplici cause degli incendi appiccati per motivi diversi concorrendo a ciò che solo apparentemente si mostra come un disegno unico. Alla luce delle cause citate e delle difficoltà che ogni anno l'Italia affronta nel tentativo di ridurre i danni procurati dagli incendi, la prevenzione assume un ruolo di primo piano. Gravissima è la stima fatta da Europa Verde, secondo la quale il 44 per cento dei Comuni italiani non ha attivato il catasto incendi, fondamentale per segnalare le aree percorse da fuoco e vincolarle per i successivi anni, al fine di contrastare la speculazione edilizia, agricola e pastorale. Anche laddove attivato, non sempre gli enti preposti forniscono i dati planimetrici e li trasmettono ai Comuni, rendendo inefficace questo strumento. Neanche l'attività normativa posta in essere negli ultimi anni ha migliorato la situazione. Il decreto legislativo n. 177 del 2016, la cosiddetta riforma Madia, ha cancellato il Corpo forestale dello Stato, specializzato nella tutela dell'ambiente e dell'agroalimentare nazionale, portando alla militarizzazione forzata di 7.000 dipendenti civili, penalizzando la tutela del patrimonio boschivo e le operazioni antincendio, senza portare alcun effettivo risparmio alle casse dello Stato, come spiegava bene il collega Toninelli. Oggi abbiamo l'obbligo di ripensare il sistema di prevenzione degli incendi aumentando le risorse finanziarie per potenziare le capacità operative con specifiche previsioni a favore delle strutture dedicate nelle isole minori e nelle aree interne in cui il rischio di incendio è elevato. Sono, quindi, molto positivi i contenuti del provvedimento in discussione come, ad esempio, il potere sostitutivo delle Regioni nel caso in cui i Comuni non provvedano ad aggiornare il catasto incendi e la redazione da parte della Protezione civile di un Piano nazionale triennale di aggiornamento tecnologico delle azioni di prevenzione e lotta attiva agli incendi, cui sono dedicate specifiche risorse per acquistare nuovi mezzi operativi fondamentali nelle operazioni di spegnimento. Vengono anche inasprite le pene per gli incendiari, deterrente necessario per la prevenzione. Viene, inoltre, stanziata la somma di 100 milioni di euro in favore degli enti territoriali per interventi volti a prevenire gli incendi boschivi nelle aree interne del Paese, intraprendendo in tal modo quel percorso volto alla manutenzione del territorio e diminuendo il rischio di roghi accidentali. È importante anche la modifica della legge n. 353 del 2000, la legge quadro in materia di incendi boschivi, contenuta all'articolo 5 di questo provvedimento, che introduce la definizione di incendio di interfaccia urbano-rurale e quella all'articolo 6, che mi sta particolarmente a cuore, che interviene sul delitto di incendio boschivo, previsto all'articolo 423- bis del codice penale, per introdurre l'aggravante, quando i fatti siano commessi dagli addetti alla prevenzione degli incendi, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione l'interdizione dagli incarichi di prevenzione degli incendi. Rilevante è anche quella prevista dall'articolo 7, che prevede un meccanismo di premialità consentendo alle Regioni di stabilire compensi proporzionalmente incentivanti invece che in rapporto ai risultati conseguiti nella riduzione delle aree percorse dal fuoco, al fine di scongiurare il triste accostamento dei lavoratori precari dei Corpi forestali regionali al fenomeno dei roghi dolosi. In conclusione, era necessario aggiornare le disposizioni a contrasto degli incendi e molto è contenuto in questo decreto-legge. Per tale motivo reputo positivo il lavoro svolto dal Governo e dalle Commissioni parlamentari. Occorre, comunque, evidenziare come resti ancora vivo il problema del coordinamento tra le amministrazioni preposte e la riduzione delle tempistiche di intervento, principale causa dell'aumento delle aree distrutte dal fuoco dal 2017 a oggi. Nei fatti l'inefficace contrasto al fenomeno è principalmente dovuto alla distanza dei presidi antincendio, che incide negativamente sulla tempestività degli interventi, in aggiunta all'attuale dotazione della flotta aerea impiegata nelle operazioni di spegnimento (non si parlerà mai abbastanza del ruolo che svolgono, quasi a favore degli incendi). È necessario quindi un maggior numero di presidi sul territorio, a garanzia di una capillarità che assicuri una risposta più rapida ed efficace. Sono certo che la sensibilità mostrata dal sottosegretario Sibilia sul tema contribuirà ad accelerare questo processo. Ringrazio i relatori Quarto e Briziarelli per il lavoro svolto a favore di quest'Assemblea legislativa. Con questo provvedimento il fenomeno criminale che ha segnato la nostra storia recente si appresta a essere ridimensionato nel futuro, a tutela dell'ambiente, degli ecosistemi e della produzione agroalimentare del nostro Paese. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Carlo. Ne ha facoltà. DE CARLO (FdI) . Signor Presidente, vorrei iniziare ringraziando tutti quegli uomini e quelle donne che giornalmente ormai combattono gli incendi, per cercare di porre rimedio a situazioni che hanno una precisa responsabilità e che un Parlamento maturo come il nostro deve cominciare a riconoscere. Ne parlerò magari più avanti. Quello che appare evidente è l'ormai solita tendenza, tutta italica, di legiferare sull'emergenza. Tra l'altro, guarda caso, l'emergenza di questi ultimi cinque anni è legata proprio all'aumento degli incendi boschivi, che ha una precisa responsabilità: quella di essersi privati dell'unico corpo che in realtà faceva prevenzione, cioè il Corpo forestale dello Stato. Io credo che, a fronte di questo, una parte di questo emiciclo sa che, se oggi stiamo intervenendo anche con delle risorse, è perché allora si sbagliò la scelta. (Applausi) . Oggi è doveroso aumentare le risorse su questi capitoli. Attenzione, non è certo Fratelli d'Italia che dice che non si devono aumentare le risorse o che non si devono aumentare le pene per i piromani; ce ne guardiamo bene. Però mi chiedo: se non si fosse deciso con la legge Madia, durante il Governo Renzi, di privarsi del Corpo forestale dello Stato, oggi saremmo in queste condizioni? I dati ci dicono una cosa assolutamente diversa: