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Dichiaro solo qui e senza polemica che questa legittima aspirazione mi sembra però logicamente incompatibile con il fatto di aver presentato oltre 700 emendamenti dopo aver votato un certo calendario d'Aula e dopo essersi accordati su un orario di deposito emendamenti che avrebbe consentito una ragionevole scrematura. (Applausi dal Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti dal Gruppo del PD) . MARCUCCI (PD) . Perché? BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Ma soprattutto questo accorato elogio della funzione emendativa del bicameralismo, che condivido e faccio mio, mi sembra politicamente fuori luogo da parte di chi ha combattuto una battaglia per sopprimere questo ramo del Parlamento. (Applausi dal Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S . Commenti dal Gruppo PD) . Non voglio essere polemico. Desidero solo sottolineare il valore pedagogico delle sconfitte in democrazia. Del resto, anche per me, aver portato il testo in Aula senza relatore non è esattamente una vittoria, dopo tanti sforzi di mediazione e di ascolto, ma va bene così. Forse dalle sconfitte qualcosa si impara: sono passati 611 giorni dal 4 dicembre 2016 e il PD valorizza il bicameralismo. Confido che intorno al 5 novembre 2019, a 611 giorni dalla sconfitta del 4 marzo scorso, il PD possa trarne le giuste conseguenze e capire che non ha perso perché gli italiani sono razzisti per colpa di Salvini e assumere, anche in Assemblea e nel Paese, quei toni propositivi e costruttivi che finora gli ho visto e gli riconosco con estrema gratitudine solo in Commissione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Voglio dire con grande chiarezza che chi dipinge l'Italia del 2018 come fosse l'Alabama degli anni Cinquanta non facilita il nostro lavoro, non rende un favore al Paese e neanche a se stesso. Infatti, poi fallisce. Quindi, fatto salvo il rispetto per tutti i lavoratori, giornalisti inclusi, e il loro diritto a una retribuzione che garantisca loro un'esistenza libera e dignitosa, voglio dire al corteo delle ipocrite prefiche del pluralismo, che si ha pluralismo quando l'informazione veicola una pluralità di opinioni diverse, come ho cercato di fare io nel mio piccolo e come fa l'illustre Presidenza di questa Assemblea, non quando una pluralità di mezzi viene dispiegata per veicolare un'unica opinione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Quella opinione che noi, con una certa sopravvalutazione pomposamente chiamiamo pensiero: il pensiero unico. E qual è questo pensiero unico? È la religione di quello che il vice premier Di Maio ieri ha chiamato il dio mercato. Su questi temi mi piacerebbe e mi piacerà, in un clima svelenito, confrontarmi con i colleghi del PD e dell'opposizione in generale, perché la religione del mercato chiede atti di fede, ma propone dogmi incoerenti. Nella discussione di questo decreto-legge le nostre opposizioni ci hanno imputato diverse volte un atteggiamento punitivo verso le imprese, ma ho sentito queste stesse opposizioni elogiare tante volte il progetto di moneta unica, perché alzando l'asticella del cambio avrebbe spronato le imprese a essere più competitive. E questo non è forse un atteggiamento punitivo, una specie di darwinismo economico per cui si salva chi può e gli altri imprenditori, soprattutto se sono piccoli, devono scomparire perché inetti a vivere? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S e del senatore De Bertoldi) . Allora qua dobbiamo metterci d'accordo: se la rigidità del cambio ha questa funzione pedagogica, perché non dovrebbe averla anche la tutela e quindi una ragionevole rigidità del salario? In un'economia di mercato è il prezzo a segnalare il valore delle risorse: capitale e lavoro. Svilire il lavoro umano con remunerazioni indecenti porta necessariamente con sé un calo della produttività, da due lati: quello del lavoratore, perché, ci come ha insegnato Stiglitz, un salario decente incentiva il lavoratore; quello dell'impresa, perché un costo troppo basso non incentiva un uso più efficiente delle risorse. Tanti studiosi hanno approfondito questa tematica. In proposito, desidero citare, in particolare, il collega amico Pasquale Tridico. Confindustria - ci dicono - non è contenta. In Commissione il collega Floris ci ha riportato l'allarme autorevole e credibile di quest'associazione circa le conseguenze del provvedimento in esame. Si tratta dell'associazione - non dimentichiamolo - che aveva previsto una recessione nel 2017 se il Senato non fosse stato riformato. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FdI) . Quindi, diciamo che il collega Floris dimostra grande generosità (non lo vedo in Aula e lo saluto, è stata una piacevole conoscenza). Dico questo per capire l'autorevolezza delle previsioni. Per aiutarci a elaborare il lutto di questa augusta disapprovazione, fatemi fare qualche nome: Fiat, Sky, Luxottica, Marcegaglia, Honda Italia. Cosa sono? Sono alcune delle grandi aziende che ultimamente hanno abbandonato Confindustria, un'associazione che ormai rappresenta solo il mondo della grande impresa (e di una certa grande impresa) e al cui interno hanno molto peso le grandi partecipate pubbliche, che sono certamente delle imprese vitali e strategiche in un'ottica di sistema, ma sono pur sempre lontanissime dalla piccola e media impresa che costituisce il nucleo del nostro sistema imprenditoriale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Gli imprenditori che conosciamo noi ci chiedono di favorire la flessibilità in uscita dei lavoratori, ma di far aumentare la domanda interna, sburocratizzare la pubblica amministrazione e semplificare gli adempimenti fiscali. E bene ha fatto ieri il vice premier Di Maio a ricordare che le tutele dei lavoratori sono uno strumento per rianimare la domanda, perché rinsaldano la fiducia nel futuro e, quindi, stimolano i consumi delle famiglie e, a valle, gli investimenti delle imprese. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Certo, noi siamo qui per ascoltare tutte le voci, ma, colleghi, lasciate che attiri la vostra attenzione su un piccolo dettaglio, estraneo per merito, ma non per metodo. Le stesse associazioni e aziende che nella seconda metà di giugno, con un certo sprezzo verso l'interlocuzione già avviata con le forze di maggioranza, compravano pagine di giornali per esortare questo Governo a non toccare la legge 8 aprile 2016, n. 49 (recante misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo), dopo l'approvazione del decreto milleproroghe si sono sperticate in complimenti per l'azione del Governo. Insomma, il Governo Conte è riuscito in un'impresa impossibile: migliorare una riforma, a detta di chi la riteneva già perfetta. Quindi, aspettiamo cosa dirà Confindustria pochi minuti dopo la definitiva conversione del decreto-legge. Magari cambierà idea. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S).