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Avviandomi alla conclusione, rilevo che ieri il presidente Zelensky è intervenuto alla Camera. Il presidente Draghi ha detto che l'Italia è favorevole all'ingresso dell'Ucraina nella comunità europea. È un auspicio che facciamo nostro. È un percorso lungo e comunque è l'inizio di un percorso positivo. Zelensky si è rivolto da leader europeo a un Parlamento europeo. Prima ancora che le Istituzioni, quello che unisce il popolo italiano al popolo ucraino, è la comune appartenenza alla cultura e alla civiltà europea. È questo il motivo per cui noi siamo al fianco del Governo italiano e al fianco del popolo ucraino in una battaglia di libertà che loro combattono anche in nostro nome. (Applausi) . MALPEZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALPEZZI (PD) . Signor Presidente, l'invasione dell'Ucraina, un Paese sovrano e indipendente, ha imposto decisioni nette e chiare. Con le sanzioni e l'invio di forniture militari l'Europa, forse per la prima volta nella sua storia, ha mostrato di fronte a una gravissima crisi la capacità di essere determinata, unita e tempestiva. Ha saputo mettere da parte veti ed egoismi nazionali. Abbiamo coniugato il richiamo ai nostri valori, la difesa della libertà e della democrazia, con l'adozione di misure concrete per affermare e difendere quei valori e quei principi. Abbiamo tenuto insieme le parole, anche piene di idealità, al pragmatismo delle scelte, perché in questa drammatica circostanza, senza il realismo e la concretezza, quelle sarebbero rimaste parole vuote. Signor Presidente, noi la ringraziamo per la chiarezza con cui, insieme al Governo, ha posizionato il nostro Paese. Di fronte infatti alla brutale aggressione russa non sono ammessi distinguo o ambiguità: difendere l'Ucraina oggi significa difendere l'Europa e i suoi valori. (Applausi) . In questo drammatico quadro non si può essere equidistanti ed è importante averlo detto con forza e determinazione. Ora è fondamentale che l'Europa, nel quadro del multilateralismo, si ponga come attore chiave per una mediazione tra le parti, sostenendo ogni iniziativa per la pace. Dobbiamo lavorare per la pace e, in quest'ottica, le sanzioni e le dotazioni di difesa all'Ucraina sono utili per raggiungere quest'obiettivo. La deterrenza può portare infatti Mosca e costringerla al tavolo negoziale. Vogliamo la pace, ma non per questo possiamo voltarci dall'altra parte. Qui si tratta di una contrapposizione tra democrazia e autocrazia e parliamo di principi di civiltà non solo giuridica, che sono fondativi dell'Unione europea. Un anno fa, Presidente, eravamo qui con lei in quest'Aula a discutere delle risoluzioni del PNRR. Si andava costruendo lo spirito e il progetto di una nuova Italia all'interno di una nuova Europa, quella che era nata in seguito alla pandemia e fondata sulla scelta storica del Next generation EU, con maggiore solidarietà e condivisione tra gli Stati membri. Oggi la sfida è ancora più grande, perché la crisi in Ucraina ha reso ancora più evidente la necessità di procedere a passo spedito verso una maggiore integrazione europea. Se ne sono accorti anche quelli che fino a due anni fa pretendevano di tornare agli Stati-Nazione, abbandonando definitivamente il progetto di un'unione politica europea più forte. Noi vogliamo un'Europa autonoma. Scontiamo una dipendenza strutturale in settori strategici, come la difesa, l'energia, la tecnologia o le filiere produttive. Dipendenze per superare le quali - lo abbiamo visto - state e stiamo lavorando tutti. Uno dei temi centrali - come ha ricordato ancora qui lei oggi, come pure tanti interventi dei colleghi - è la difesa comune, di cui la bussola strategica è un primo passo, che però non può essere distaccato, come ha detto anche lei, Presidente, da una politica estera comune. Parallelamente bisogna procedere e andare avanti. Per questo dobbiamo, in tutte le sedi dell'Unione, secondo le regole della democrazia europea, lavorare per l'adozione di definite e articolate politiche estere di difesa e di sicurezza comuni. Il tutto va tenuto insieme. Una vera comunità di intenti che ci metta al riparo dalle tensioni non può prescindere, però, dalla condivisione di misure economiche per i cittadini europei. Ora bisogna fare l'Europa per davvero e quindi fare un salto politico e per farlo serve prendere una decisione indispensabile, che è quella di mettere un tetto al prezzo del gas, che per il suo valore strategico vale il Next generation EU. Dobbiamo sostenere imprese e famiglie, perché la lotta alle disuguaglianze è uno dei valori fondanti della nostra cultura e servono misure economiche per evitare che i più fragili vadano in crisi, anche perché questo rischia di tradursi in una disaffezione al progetto europeo e alle regole della democrazia e di portare un terreno fertile per la propaganda russa. Dopo questi due anni, la realtà per molte imprese e famiglie è durissima e abbiamo la responsabilità di rispondere alla domanda di protezione stando attenti anche alle paure. Non possiamo far pagare nulla ai più fragili, questo non può accadere in nessun modo. Abbiamo bisogno, per questo, di lavorare per un'Europa che possa essere sempre più diversa anche rispetto alle regole europee e sappiamo che anche questa è una partita da giocare per un'Europa che sia davvero non più somma di Stati, ma veri Stati Uniti d'Europa. Vorrei unirmi a lei, Presidente, nel ringraziamento alla Protezione civile, alle Regioni, ai Comuni, al terzo settore, agli enti religiosi che sul territorio si stanno occupando di accoglienza. (Applausi) . Sappiamo che il Governo ha stanziato risorse importanti. Abbiamo bisogno di andare avanti in questa direzione, soprattutto per i minori non accompagnati. La ministra Lamorgese lo sa, è in prima linea anche su questo. Abbiamo bisogno di aiutare i Comuni, perché si tratterà di un'accoglienza sempre più diffusa, che non può essere a carico totale o comunque parziale dei Comuni, ma che dev'essere assolutamente protetta. (Applausi) . Presidente, vorrei anche ringraziarla per le sue repliche, perché ha ricordato un aspetto che è stato forse un po' trascurato, ma che questo Governo ha curato: l'accoglienza dei ricercatori, il fatto di ricordare che scienza e cultura non hanno confini e l'Italia è stata la prima a farlo e di questo dobbiamo essere tutti fieri, perché il nostro Governo ha dato un messaggio importante. La sua autorevolezza, Presidente, sta facendo tanto. Noi siamo al suo fianco e per questo voteremo con assoluta convinzione la risoluzione di maggioranza. (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, noi voteremo la risoluzione di maggioranza e desidero riprendere, nella mia dichiarazione di voto, alcuni punti con molta verità e sintesi, che anche il presidente Draghi ci ha proposto con forza anche nelle sue repliche. Vengo alla prima questione.