[pronunce]

La ricorrente ricorda come la Corte costituzionale abbia già affermato che tale disciplina deve «considerarsi di attuazione, e cioè finalizzata a rendere immediatamente e direttamente operativo sul piano processuale il disposto dell'art. 68, primo comma» della Costituzione (sentenza n. 120 del 2004). In quanto normativa di attuazione, essa integrerebbe il parametro costituzionale, nel senso che ne costituirebbe il ragionevole e corretto svolgimento. Nella specie, il legislatore avrebbe disegnato un procedimento nel quale le posizioni delle Camere del Parlamento e dell'autorità giudiziaria, vengono opportunamente contemperate. In particolare, rileverebbe proprio la previsione della sospensione del procedimento al fine di acquisire la delibera sull'insindacabilità da parte della Camera di appartenenza, nell'ipotesi in cui sia formulata un'eccezione di applicabilità dell'art. 68, primo comma, Cost., non condivisa dall'autorità giudiziaria procedente. In altri termini, la disciplina legislativa di cui all'art. 3 della legge n. 140 del 2003 costituirebbe «piano e [...] ragionevole svolgimento» dell'istituto contemplato nell'art. 68, primo comma, Cost., in quanto essa stabilisce che la delibera sull'insindacabilità debba essere assunta entro novanta giorni dalla ricezione degli atti (prorogabili per non più di altri trenta). Inoltre, osserva la Camera, la sospensione non impedisce il compimento degli atti non ripetibili (nel giudizio penale) e di quelli urgenti (nel giudizio civile), ciò a conferma che non vi sarebbe alcun sacrificio delle prerogative dell'autorità giudiziaria, ma soltanto una disciplina del procedimento che assicura la possibilità di un pieno confronto tra la valutazione dei fatti operata dalle Camere e quella operata dalla stessa autorità giudiziaria. Su tali valutazioni, d'altra parte, non mancherebbe il controllo e il definitivo sindacato della Corte costituzionale, la quale potrebbe sempre essere adita con apposito ricorso per conflitto di attribuzione. Risulterebbe, pertanto, del tutto ingiustificata la mancata applicazione della disciplina di cui alla legge n. 140 del 2003 da parte del Tribunale di Messina, il quale, oltretutto, avrebbe formalmente dubitato della legittimità costituzionale di tale disciplina, emettendo l'apposita ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale, solo successivamente alla adozione della deliberazione di insindacabilità da parte della Camera dei deputati. 4.2. – Con riferimento all'ordinanza di promovimento della questione di costituzionalità dell'art. 3, commi 1 e 7, della legge n. 140 del 2003, la ricorrente rileva che il Tribunale di Messina, in presenza della delibera di insindacabilità, avrebbe dovuto, qualora non avesse condiviso l'applicabilità della guarentigia, proporre conflitto di attribuzione a tutela delle prerogative dell'ordine giudiziario. Sulla base di una ricostruzione della giurisprudenza costituzionale a partire dalla sentenza n. 1150 del 1988, la ricorrente sostiene che «il Tribunale di Messina, di fronte alla deliberazione di insindacabilità, aveva a disposizione due strade: a) condividere la valutazione di applicabilità della guarentigia dell'art. 68, comma 1, Cost., e statuire di conseguenza; b) contestare tale valutazione, proponendo conflitto di attribuzione a tutela delle prerogative dell'Ordine giudiziario». La via seguita dal Tribunale non rientrerebbe tra quelle che la Costituzione consente di imboccare. La Camera ricorrente osserva che, a seguito della riforma dell'art. 68 Cost. operata dalla legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3 (Modifica dell'articolo 68 della Costituzione), il modello procedimentale ricostruito dalla sentenza n. 1150 del 1988 dovrebbe essere ancor più rigorosamente rispettato, dal momento che «la deliberazione di insindacabilità impedisce la stessa vocatio in ius del parlamentare assistito dalla guarentigia costituzionale. Nessuna autorizzazione a procedere, dunque, ma semplicemente l'accertamento che le opinioni espresse e i voti dati sono legati da un nesso funzionale all'esercizio del mandato. Se è riscontrato questo nesso, il procedimento (civile o penale che sia) non può avere corso e nessun atto può essere compiuto dal giudice procedente (ad eccezione dell'emanazione di una pronuncia “assolutoria”)» o dell'eventuale promozione del conflitto di attribuzione. Sarebbe pertanto del tutto evidente, ad avviso della Camera, la violazione da parte del Tribunale di Messina dei consolidati princìpi stabiliti dalla giurisprudenza costituzionale in applicazione degli artt. 67 e 68 Cost. In tali norme costituzionali, infatti, l'indipendenza, l'autonomia e la libertà delle Camere del Parlamento troverebbero la più piena e più efficace tutela. Questa tutela dell'istituzione parlamentare si articolerebbe, poi, attraverso istituti di varia natura giuridica preordinati alla garanzia della libertà del mandato parlamentare, nonché dell'autonomia e dell'indipendenza delle Assemblee rappresentative; e proprio nel novero di tali istituti di garanzia, secondo la ricorrente, dovrebbe ritenersi compreso il procedimento necessario per contestare la delibera di insindacabilità che appaia viziata. Anche se parte della dottrina ha dubitato che tale necessario procedimento possa desumersi dalle previsioni degli artt. 67 e 68 Cost., sarebbe invece evidente «che proprio la logica delle guarentigie parlamentari, stabilite a tutela dell'istituzione e non del singolo, impone che il concreto ricorrere dell'insindacabilità sia apprezzato, preliminarmente, dalla Camera di appartenenza, non potendo essere affidata la valutazione della connessione tra opinione (o voto) e funzione alla diretta interlocuzione tra il singolo parlamentare e il magistrato procedente». 5. – In conclusione, la Camera dei deputati chiede a questa Corte di dichiarare «che non spetta all'Autorità giudiziaria e in particolare al Tribunale civile di Messina proseguire il giudizio pendente nei confronti di un membro della Camera dei deputati nonostante la formulazione dell'eccezione di applicabilità dell'art. 68, comma 1, della Costituzione, né, una volta sopravvenuta la deliberazione di insindacabilità del parlamentare da parte della Camera dei deputati, adottare altri atti del procedimento ed in particolare promuovere questione incidentale di legittimità costituzionale e conseguentemente annullare i seguenti atti: a) provvedimento di rinvio dell'udienza relativa al procedimento nei confronti dell'on. Nicola Vendola (R.G. n. 2807/2001) assunto dal Tribunale di Messina in data 30 giugno 2003; b) provvedimento di rinvio dell'udienza relativa al medesimo procedimento assunto del Tribunale di Messina in data 21 luglio 2003; c) provvedimento di trattenimento della causa in decisione, relativamente al medesimo procedimento, assunto dal Tribunale di Messina in data 22 settembre 2003; d) ordinanza del Tribunale di Messina 26-27 gennaio 2004 (in G.U., 1^ Serie spec.