[pronunce]

Nella seduta del 15 aprile 1998, due giorni prima del congresso, nel corso del quale la deputata Maiolo avrebbe pronunciato le frasi incriminate, dopo la risposta all'interpellanza da parte del Governo, in sede di replica la stessa Maiolo aveva formulato pesanti critiche sul modo in cui venivano utilizzati i collaboratori di giustizia dalla Procura di Palermo, ed, in particolare, sul fatto che si consentisse ai medesimi di continuare a svolgere attività criminali. L'intervento si era concluso con alcune frasi il cui contenuto corrisponderebbe sostanzialmente, ad avviso della difesa della Camera dei deputati, alle dichiarazioni riportate nell'articolo del quotidiano "la Repubblica" di cui si tratta. Sullo stesso tema, la stessa deputata era tornata anche successivamente con ulteriori interpellanze ed interrogazioni. 4. - Nell'imminenza della data fissata per la pubblica udienza, la difesa della Camera dei deputati ha depositato una prima memoria, con la quale ha insistito nelle proprie conclusioni ribadendo la sussistenza del nesso con le funzioni di parlamentare delle dichiarazioni della deputata Maiolo che hanno dato origine al processo penale pendente innanzi al g.u.p. presso il Tribunale di Roma; ed una seconda memoria con la quale, nel ribadire la sostanziale corrispondenza fra le opinioni espresse dalla deputata Maiolo in sede parlamentare e quelle alla stessa attribuite nell'articolo del quotidiano "La Repubblica" del 18 aprile 1998, si sottolinea, quanto al linguaggio impiegato dall'onorevole Maiolo, con particolare riferimento alla qualificazione, che la stessa avrebbe attribuito alla Procura della Repubblica di Palermo, di "associazione a delinquere di tipo istituzionale", che esso non preclude la sussistenza del nesso funzionale con le opinioni espresse in sede parlamentare, costituendo la sintesi del giudizio su detta Procura coerentemente e necessariamente conseguente ai fatti specifici che la stessa deputata aveva contestualmente addebitato a quella Procura.1. - Il g.u.p. presso il Tribunale di Roma, dinanzi al quale pende procedimento penale avente ad oggetto le dichiarazioni, ritenute diffamatorie (ricordate testualmente nella parte in fatto), espresse nei confronti del dottor Giancarlo Caselli dalla deputata Tiziana Maiolo nel corso di un congresso in data 17 aprile 1998, e riportate in un articolo pubblicato in un quotidiano, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati, che, con delibera 23 novembre 1999 (documento IV-quater n. 90), aveva dichiarato l'insindacabilità, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, di tali dichiarazioni. Il ricorso è stato dichiarato ammissibile, in sede di sommaria delibazione, ai sensi dell'art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (ordinanza n. 472 del 2000), ed è stato ritualmente notificato e depositato. 2. - In via preliminare deve essere esaminata la eccezione di inammissibilità prospettata dalla difesa della Camera dei deputati sotto il profilo del difetto di legittimazione del g.u.p. a sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. L'eccezione è priva di fondamento, in quanto la delibera della Camera di insindacabilità, impugnata per conflitto in questa sede, è suscettibile di incidere direttamente sul contenuto dei provvedimenti giurisdizionali che il g.u.p doveva alternativamente emettere, cioè il decreto che dispone il giudizio ex art. 429 cod. proc. pen. , o la pronuncia di non luogo a procedere ex art. 425 cod. proc. pen. , e quindi sull'esercizio dei poteri attinenti alla giurisdizione dello stesso giudice. Del resto, l'ammissibilità del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato da g.u.p. , a seguito di delibera della Camera relativa ad opinioni espresse da deputato rientranti nelle imputazioni di reato per cui il g.u.p. stesso procede, non è stata mai disconosciuta nei numerosi analoghi conflitti (v., da ultimo, sentenza n. 79 del 2002; ordinanza n. 271 del 2001 ; n. 493, n. 388 e n. 314 del 2000). 3. - Nel merito il ricorso è fondato. La Camera dei deputati è partita dalla considerazione (v. relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, doc. IV-quater n. 90) che le opinioni espresse dalla deputata erano collegate alla circostanza che la stessa conduce da anni, in Parlamento e fuori del Parlamento, una intensa battaglia sul tema degli effetti negativi che derivano all'amministrazione della giustizia dall'utilizzazione dei collaboratori di giustizia, esplicitata ancheattraverso valutazioni critiche dell'operato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, e sul tema generale dei collaboratori di giustizia e su quelli che, a suo avviso, costituivano abusi nella "gestione" degli stessi. Nel contempo, a corroborare l'argomento che il tema delle dichiarazioni costituiva oggetto del dibattito politico-parlamentare di quei giorni, si richiamava una interrogazione, presentata da altro deputato, relativa all'operato della Procura di Palermo, e, in particolare, del Procuratore Caselli. Secondo la Camera, le opinioni incriminate, rese dalla deputata nel corso del congresso nazionale di partito, sarebbero una divulgazione e una continuazione di quelle rese nel corso dell'attività parlamentare propriamente detta. In tale modo si è trascurato di considerare che, per poter identificare dichiarazioni rese al di fuori dell'esercizio di attività funzionale riconducibile alla qualità di membro di una Camera, e del tutto al di fuori delle possibilità di controllo e di intervento offerte dall'ordinamento parlamentare, come espressioni rientranti nella garanzia dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, non basta la semplice comunanza di argomenti, né, tantomeno, la semplice riconducibilità ad un medesimo contesto politico. Affinché le dichiarazioni extra moenia possano essere qualificate come divulgative all'esterno di attività parlamentari, è necessaria una sostanziale corrispondenza di significato con opinioni già espresse, o contestualmente espresse, nell'esercizio di funzioni parlamentari tipiche (sentenze n. 207 del 2002; n. 52 del 2002; n. 10 e n. 11 del 2000). La Camera in sostanza ha ecceduto nella interpretazione dell'ampiezza della garanzia stabilita dall'art. 68, primo comma, della Costituzione, facendovi rientrare apprezzamenti (espressi al di fuori delle tipiche funzioni parlamentari) in ordine alla detta Procura della Repubblica, ed alla esistenza di un'"associazione a delinquere di tipo istituzionale", che non trovavano riscontro e sostanziale corrispondenza di significato in alcuno degli atti parlamentari tipici invocati dalla difesa della stessa Camera dei deputati.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara che non spetta alla Camera dei deputati dichiarare l'insindacabilità, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dalla deputata Tiziana Maiolo, per le quali è in corso avanti al g.u.p. del Tribunale di Roma il giudizio indicato in epigrafe; Annulla conseguentemente la delibera adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 23 novembre 1999. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 giugno 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: