[pronunce]

Considerato che il Tribunale di Parma dubita della legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 12, secondo comma, della legge 30 aprile 1969, n. 153 (Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale), e 48 (ora 51), lettera f-bis), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), come modificato dall'art. 13, comma 1, del decreto legislativo 23 dicembre 1999, n. 505 (Disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 2 settembre 1997, n. 314, 21 novembre 1997, n. 461, 18 dicembre 1997, n. 466 e n. 467, in materia di redditi da capitale, di imposta sostitutiva della maggiorazione di conguaglio e di redditi di lavoro dipendente), nella parte in cui prevede che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente le somme erogate dal datore di lavoro alla generalità dei propri dipendenti, o a categorie di dipendenti, per la frequenza di asili nido da parte dei familiari indicati dall'art. 12 del medesimo d.P.R. n. 917 del 1986 e successive modificazioni, e non anche le somme che il datore di lavoro eroga alla generalità dei propri dipendenti, o a categorie di dipendenti, per la frequenza delle scuole dell'infanzia ; che, a giudizio del rimettente, identiche essendo le situazioni poste a confronto, la scelta operata soltanto con riguardo alle somme riferite alla frequenza degli asili nido non sarebbe coerente con i principi costituzionali di parità di trattamento (art. 3 Cost.), di tutela della famiglia (art. 31 Cost.) e di pari opportunità di accesso al lavoro (art. 4 Cost.); che la questione di legittimità costituzionale è rilevante ai fini della decisione della controversia pendente innanzi al Tribunale rimettente, poiché incide direttamente sulla fondatezza della domanda proposta dalla società ricorrente, la quale contesta la pretesa dell'INPS all'integrale recupero di contributi sulle somme da essa erogate ai propri dipendenti a titolo di rimborso delle rette di frequenza delle scuole dell' infanzia da parte dei loro figli; che non si ravvisa alcuno dei profili di inammissibilità della questione sollevati dalla difesa erariale per non aver il rimettente chiarito il contenuto della disciplina sulla cui base la ricorrente società sarebbe obbligata a versare i contributi sulle somme erogate a copertura (parziale o totale) delle rette di frequenza delle scuole dell'infanzia; che il profilo di inammissibilità non ha pregio, essendo del tutto pacifica l'avvenuta erogazione delle somme previste dalla specifica disciplina collettiva; che, quanto ai parametri costituzionali invocati dal rimettente, deve rilevarsi che – conformemente all'eccezione dell'Avvocatura dello Stato - del tutto apodittico è il riferimento agli artt. 4 e 31 della Costituzione, che si esaurisce in un vago richiamo ai principi di pari opportunità nell'accesso al lavoro, ed alla tutela della famiglia, il che rende manifestamente inammissibile la questione in relazione ai citati parametri; che, invece, appropriato è il riferimento all'art. 3 Cost. sotto il profilo della irragionevolezza del diverso trattamento normativo riservato dalla norma censurata alle due situazioni poste a confronto; che, nel merito, la questione è manifestamente infondata; che l'art. 12, secondo comma della legge 30 aprile 1969, n. 153 - in combinato disposto con l'art. 48 (ora 51), lettera f-bis), del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dall'art. 13, comma 1, del decreto legislativo 23 dicembre 1999, n. 505 - prevede che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, costituente base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza, le somme erogate dal datore di lavoro alla generalità dei propri dipendenti o a categorie di dipendenti per la frequenza di asili nido da parte dei familiari indicati dall'art. 12 del medesimo d.P.R. n. 917 del 1986 e successive modificazioni; che lo stesso trattamento non è previsto per le somme che il datore di lavoro eroga alla generalità dei propri dipendenti, o a categorie di dipendenti, in adempimento di quanto disposto dalla contrattazione collettiva, per la frequenza delle “scuole dell' infanzia”; che le due situazioni poste a confronto presentano aspetti differenziali sufficienti a giustificare il diverso regime contributivo riservato a ciascuna di esse; che, infatti, le somme erogate per la frequenza dei figli dei dipendenti alle scuole dell'infanzia si traducono, comunque, in un “incremento netto del reddito”, stante la gratuità di tale servizio scolastico prevista dall'art. 99, comma 3, del d. lgs. 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado); che, al contrario, le somme erogate per la frequenza di asili nido da parte dei familiari indicati dall'art. 12 del d.P.R. n. 917 del 1986 sono destinate a coprire le rette già sostenute dai dipendenti per la partecipazione dei propri figli (da tre mesi a tre anni di età) agli asili nido, essendo del tutto infrequenti i casi in cui tali strutture siano già operative a carico dell'azienda; che, a parte l'incomparabilità delle esigenze dei bambini compresi fra i tre mesi ed i tre anni di vita, rispetto a quelli di età superiore, nonché la discrezionalità del legislatore nell'assecondare esigenze di contenimento delle spese a carico dello Stato, il carattere straordinario ed eccezionale dell'intervento legislativo di favore costituito dalla normativa censurata rende quest'ultima intrinsecamente inidonea a fungere da tertium comparationis per estendere tale disciplina derogatoria ai casi non inclusi (ordinanza n. 178 del 2006); che, a quest'ultimo riguardo, va rilevato che le eccezioni al principio generale fissato dall'art. 12, primo comma, della legge 30 aprile 1969, n. 153, per il quale costituisce retribuzione imponibile ai fini della contribuzione assicurativa ogni erogazione fatta dai datori di lavoro a favore dei lavoratori in dipendenza del rapporto di lavoro, hanno carattere tassativo, sicché i titoli in relazione ai quali vi è esenzione totale o parziale dalla contribuzione non possono essere ampliati né in via analogica né tramite interpretazione estensiva; che, pertanto, la questione è manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. .