[ddlpres]

Norme per la tutela dei minori nel settore dei media. Onorevoli Senatori. -- La tutela dei minori di fronte ai media è un tema di grande attualità e rilevanza sociale; la tematica, è in costante evoluzione e sollecita riflessioni di diversa natura: giuridiche, sociologiche e psicologiche. I motivi per cui i mass media svolgono un ruolo tanto importante nella vita di tutti noi e di in particolar modo dei minori sono diversi. Innanzitutto i minori trascorrono molto del loro tempo libero in compagnia dei media piuttosto che con i genitori gli amici o le altre agenzie di socializzazione come, ad esempio, la scuola. Un altro motivo può essere invece desunto dalle caratteristiche intrinseche dei mezzi di comunicazione di massa. Si definisce medium il mezzo che si interpone tra persone in comunicazione. E la comunicazione «uno-molti» è uno dei requisiti indispensabili per la socializzazione: pertanto i minori acquisiscono quotidianamente informazioni non direttamente da figure significative del loro ambiente di vita, bensì dai media . Infine bisogna tener conto delle ricadute socio-economiche che sottostanno all'industria mediale. Alla luce del forte impatto esercitato sulle capacità critiche dei più giovani, si può osservare come attraverso la fruizione di contenuti mediali, i minori possono essere influenzati in maniera determinante nella costruzione della propria identità. La televisione ad esempio presenta una grande varietà di personaggi che, soprattutto nel periodo adolescenziale, possono essere presi come esempio e diventare veri e propri modelli da imitare, veicolando specifici valori e determinati stili di vita che contribuiscono a plasmare la loro personalità futura. Questo avviene poiché i giovani tendono a mescolare i diversi schemi comportamentali presentati dalle varie agenzie di socializzazione e a fare propri quelli che più ricorrono nella loro quotidianità e che sentono più vicini al loro modo di essere e di pensare. Lo sviluppo armonico del soggetto bambino, quindi della concezione del bambino come persona, fa sì che questo debba essere concepito come un bene comune. C'è la famiglia, c'è la scuola: allo stesso tempo, i media svolgono un ruolo decisivo, e quindi la tutela -- come promozione della persona del bambino -- ha a che fare con l'allargamento delle opportunità di crescita, senza porre una frattura tra mercato ed educazione. Non bisogna però pensare che l'educazione passi solo attraverso certi generi: la distinzione di qualità non è per generi, perché i comportamenti, l'identità, gli stili, i gruppi, le tribù si formano attraverso tutto ciò che governa la quotidianità del tempo libero. I modelli sociali e culturali si formano infatti lungo una molteplicità di generi e programmi, varietà, fiction, reality show, talk-show , attualità. La riflessione sul tema della tutela dei minori rispetto alla pubblicità -- che si inscrive all'interno della più ampia questione del rapporto tra media e infanzia -- presuppone la consapevolezza dell'evidente sproporzione tra l'influenza che vecchi e nuovi media hanno sull'educazione, sulla veicolazione di comportamenti e stili di vita verso le giovani generazioni, e una struttura di promozione e tutela che è a oggi disarticolata, priva di una reale efficacia e della necessaria organicità. Il mezzo televisivo -- quindi anche la pubblicità -- può costituire una fonte di pericolo per i minori nella misura in cui rende loro difficile discernere la funzione televisiva dalla realtà, così come lo spot da1 resto della programmazione. Da tali considerazioni non deriva un acritico rifiuto della pubblicità in quanto tale, ma la necessità di prevedere un sistema di regole volto a garantirne un uso corretto. Dal punto di vista giuridico ciò si traduce nell'esigenza di prevedere una serie di norme più omogenee, efficaci e vincolanti di quelle attualmente in vigore. Sotto il profilo del diritto interno il primo intervento generale in materia di tutela dei diritti dei minori di fronte al mezzo televisivo si ritrova nella legge 6 agosto 1990, n. 223, che perviene, su recepimento delle indicazioni comunitarie contenute principalmente nella direttiva 89/552/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 ottobre 1989, a sancire talune limitazioni ai soggetti che a vario titolo svolgono attività radiotelevisiva. Tali interventi delineano un quadro di tutela specifico fondato sul più generale statuto dei diritti dei minori, di cui al combinato disposto degli articoli 2, 3, 30 e 31 della Costituzione, alla cui stregua il favor minoris deve essere inteso quale esigenza di promozione dei diritti dei minori in quanto cittadini la cui coscienza è in formazione. Diverse norme si sono succedute in materia, si pensi in particolare: all'articolo 8, comma 1, della legge n. 223 del 1990, confluito nel testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, secondo cui è regolamentato l'inserimento nei programmi direttamente rivolti ai minori della pubblicità televisiva; all'articolo 3, comma 5, della legge 30 aprile 1998, n. 122, alla cui stregua i programmi per bambini, di durata programmata inferiore a trenta minuti, non possono essere interrotti da pubblicità o televendite; all'articolo 37, comma 6, del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 177 del 2005, secondo cui i programmi religiosi e quelli per bambini, di durata programmata inferiore a trenta minuti, non possono essere interrotti dalla pubblicità o televendita. Da segnalare, inoltre, nella prospettiva della self-regulation che sempre più si afferma anche nel nostro ordinamento, il codice di autodisciplina pubblicitaria, la cui prima edizione risale al 12 maggio 1966, nato sulla base di un accordo fra operatori del settore i quali non solo si sono impegnati a rispettarlo, ma anche ad inserire una apposita clausola di rinvio al codice stesso nei contratti da loro stipulati con i terzi, in modo da estenderne l'efficacia anche ultra partes . Di tale codice si segnalano in particolare l'articolo 11 -- che si riferisce espressamente alla tutela dei minori -- e l'articolo 28- bis che sancisce il divieto di pubblicità ingannevole relativamente a giocattoli e prodotti per bambini. Importanza particolare riveste poi il codice di autoregolamentazione TV e minori del 1997, modificato da quello approvato il 29 novembre 2002 che è tra l'altro espressamente richiamato dalla legge 3 maggio 2004, n. 112, così integrando con le proprie prescrizioni il precetto legislativo. In base al codice, le emittenti si impegnano ad «aiutare gli adulti, le famiglie e i minori a un uso corretto ed appropriato delle trasmissioni televisive» (princìpi generali, lettera b) ); a promuovere campagne di sensibilizzazione «per un uso consapevole del mezzo televisivo con particolare riferimento alla fruizione familiare congiunta» (articolo 5, comma 2); a «collaborare col sistema scolastico per educare i minori a una corretta ed adeguata alfabetizzazione televisiva, anche con il supporto di esperti di settore» (principi generali, lettera c) ).