[pronunce]

Le misure di cui alle norme oggetto dell'impugnazione, invece, implicano il concorso di tutti gli enti territoriali per il superamento di una crisi finanziaria grave e contingente, secondo gli impegni assunti anche in ambito europeo. Secondo l'Avvocatura generale, la censura fondata sull'asserita sperequazione del carico imposto alle Regioni a statuto speciale sarebbe inammissibile, perché essenzialmente centrata sull'art. 3 Cost., e dunque su un parametro non evocabile nel giudizio di legittimità promosso in via principale. In ogni caso, le norme impugnate sarebbero intervenute ad eliminare uno squilibrio determinatosi con il d.l. n. 78 del 2010, che aveva imposto alle Regioni ordinarie un carico di gran lunga eccedente quello gravante sulle Regioni speciali. Infondate, da ultimo, sarebbero anche le doglianze pertinenti al principio di leale collaborazione. Le norme in esame, infatti, non incidono né sulla procedura per l'annuale determinazione del livello complessivo delle spese e dei relativi pagamenti, né sulla procedura regolata dall'art. 27 della legge n. 42 del 2009, che attiene, peraltro, alla diversa materia dell'attuazione del federalismo fiscale. 3.- Con ricorso notificato il 14 settembre 2011 e depositato il successivo 20 settembre (reg. ric. n. 96 del 2011) , la Regione autonoma Sardegna ha promosso - con riguardo agli artt. 3, 5, 116, 117 e 119 Cost. ed agli artt. 1, 3, 4, 5, 7 ed 8 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 20, commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 3, 5, e 17-bis, del d.l. n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 111 del 2011, ed ulteriormente modificato dal d.l. n. 138 del 2011, in fase di conversione al momento del ricorso. 3.1.- In via preliminare, la ricorrente richiama il contenuto dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, ponendo a raffronto il testo originario della disposizione con quello modificato in sede di conversione del decreto, ed illustra le ulteriori modifiche subite dalla stessa disposizione per effetto degli interventi attuati con il d.l. n. 138 del 2011. Tale ultima novella, in particolare, non avrebbe inciso sulla struttura della manovra realizzata mediante il d.l. n. 98 del 2011, i cui vizi sarebbero rimasti inalterati; piuttosto, il d.l. n. 138 del 2011 avrebbe modificato «alcuni dati quantitativi della manovra», anticipandone temporalmente gli effetti. Da quanto appena detto la ricorrente deduce l'irrilevanza, ai fini delle odierne censure, dell'eventuale mancata conversione, in tutto o in parte, del d.l. n. 138 del 2011. Sempre in via preliminare, la Regione Sardegna richiama le modifiche recate all'art. 8 del suo statuto dall'art. 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - Legge finanziaria 2007). Nella prospettazione della ricorrente, le nuove norme statutarie in materia di entrate regionali - la cui mancata attuazione, «per la colpevole inerzia dello Stato», ha dato luogo al promovimento di un conflitto di attribuzione, iscritto al numero 8 del registro conflitti enti 2011 - costituiscono parametro di valutazione della legittimità delle norme impugnate. 3.2.- Nel merito, la Regione lamenta, anzitutto, la violazione dell'art. 8 del proprio statuto, anche in riferimento agli artt. 1, 3, 4, 5 e 7 dello statuto medesimo, ed agli artt. 3, 5, 116, 117 e 119 Cost. La ricorrente osserva come la norma statutaria, per quanto modificata (secondo le previsioni dello stesso statuto) con disposizione di rango ordinario (legge n. 296 del 2006), funga comunque da parametro di valutazione della legittimità costituzionale delle norme impugnate (sono citate le sentenze n. 70 del 1987 e n. 215 del 1996 della Corte costituzionale). Secondo la difesa regionale, l'interlocuzione con lo Stato, culminata nella menzionata riforma della norma statutaria sulle entrate regionali, dimostrerebbe per tabulas che la vecchia disciplina della materia non garantiva la possibilità di assolvere ai compiti istituzionali della Regione Sardegna. L'assetto scaturito dalla riforma, peraltro, non sarebbe ancora operativo a causa dell'inerzia statale riguardo agli adempimenti necessari allo scopo (questione oggetto del già citato ricorso per conflitto di attribuzione n. 8 del 2011). Di conseguenza, la Regione Sardegna, «il cui regime delle entrate è stato esplicitamente ritenuto inadeguato», sarebbe assoggettata al «generale regime premiale e sanzionatorio, connesso al rispetto del patto di stabilità, in ragione di criteri palesemente irragionevoli se applicati ad un Ente che (...) è tuttora in attesa dell'ottenimento delle risorse cui ha statutariamente diritto». 3.3.- Per le ragioni anzidette la ricorrente impugna le disposizioni recate dal comma 2 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, le quali prevedono la divisione degli enti territoriali in classi di merito al fine di determinare la misura della loro partecipazione al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. In particolare, sono censurate le norme che stabiliscono i parametri per la valutazione della virtuosità degli enti, in quanto ritenuti incongruenti con la modifica statutaria avvenuta nel 2006. Anzitutto, il criterio indicato alla lettera a) del comma 2 dell'art. 20 del d.l. n. 98 del 2011, che mira a dare «prioritaria considerazione» alla «convergenza tra spesa storica e costi e fabbisogni standard», trascurerebbe la diversità dei costi sostenuti in una Regione insulare (come la Sardegna) rispetto a quelli cui si riferisce la norma impugnata. Ciò determinerebbe la violazione dell'art. 3 Cost., per l'indebita equiparazione fra situazioni diverse e per l'irragionevolezza della norma censurata, nonché degli artt. 5, 116, 117 e 119 Cost., che garantiscono l'autonomia della Regione Sardegna, con particolare riferimento (quanto all'art. 116) alla sua specialità e (quanto all'art. 119) alla sua autonomia finanziaria. Sarebbe altresì violato lo statuto speciale sardo, con particolare riferimento agli artt. 1 (che costituisce la Sardegna in Regione autonoma), 3, 4 e 5 (che elencano le funzioni regionali, il cui esercizio sarebbe palesemente pregiudicato dall'adozione del criterio sopra descritto), e 7 (che riconosce l'autonomia finanziaria della Regione). Oltre alla lesione dei parametri costituzionali e statutari indicati, si determinerebbe una puntuale violazione dell'art. 8 dello statuto speciale