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Per questo provvedimento serve uno scatto di coraggio da parte di tutte le forze politiche e sicuramente non prese di posizione nette e intransigenti. Sono sicura che ciascuno di noi vorrebbe essere parte di un momento storico per il nostro Paese dando il proprio contributo. Facciamo in modo che ciò sia possibile. Sono convintamente per un mondo pieno di colori, anche se oggi sono vestita di nero, e non solo bianco e nero, sia perché veramente amo circondarmi di colori per l'allegria e serenità che riescono a trasmettere, ma soprattutto perché è la stessa natura a fornircene una quantità illimitata. Spesso, però, per riuscire a coglierli, bisogna sforzarsi un po' di più rispetto a un semplice primo colpo d'occhio. Colleghi, facciamo in modo che questo sguardo per cogliere tutti i colori sia realmente possibile. La condizione per essere umani è essere e sentirsi liberi senza il rischio di venire perseguitato per questo. Il nostro ruolo è quello di consentire ciò tramite percorsi legislativi che vadano a contrastare qualsiasi ostacolo alla libertà. In politica, come nella vita, le parole più belle sono i fatti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ostellari. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe, colleghi, Governo, abbiamo raccontato varie volte l' iter di questo provvedimento, ma vale la pena ribadirne alcune passaggi e concetti. Abbiamo lavorato per mesi in Commissione e il lavoro svolto in quella sede è stato difficoltoso, ma era volto a fare una cosa essenziale e determinante per qualsiasi tipo di provvedimento, soprattutto per uno così importante, che vogliamo dare al Paese. Mi riferisco alla necessità di aprire al confronto: le audizioni osteggiate da molte parti erano necessarie per far emergere alcuni nodi giuridici che oggi tutti riconoscono nel provvedimento. Tra i nodi giuridici principali c'è sicuramente quello legato all'articolo 1 sulle definizioni. Vi leggo alcuni passaggi che sono non della Lega, di qualche partito o di qualche soggetto che ha un interesse politico particolare, ma di soggetti venuti in Commissione che hanno reso la loro partecipazione, la loro idea e il loro pensiero qualificati. Per quanto riguarda le definizioni dell'articolo 1, qualcuno ha detto che sono basi molto fragili su cui tutto il disegno di legge si fonda. È rischioso soprattutto il fatto che lo Stato presuma di poter stabilire cosa sia l'uomo nella propria identità sessuale, nei suoi desideri e orientamenti tipici. Questo lo ha detto il professore Gianandrea Di Donna. Al famoso articolo 4 riporto quanto ha dichiarato Giovanni Maria Flick. Si rischia di dar luogo a una norma il cui tenore è del tipo: "io ti tutelo solo se". Ciò finirebbe per ridurre la libertà in questo campo, anche se vi è l'intenzione contraria di estenderla. C'è chi chiede: qual è l'errore tecnico pericoloso all'articolo 4 di questo disegno di legge? È quello di restringere la portata del reato solo a questa forma di discriminazione e non alle altre. Ancora sull'articolo 4, il professor Cesare Mirabelli afferma: «Non si può usare il concetto di "idoneità" nella valutazione di un'idea, chissà quando, come e per quale finalità espressa, e trasformare quella idea in un reato penale». Ancora lo stesso professor Mirabelli, sull'articolo 7, ha rilevato come la libertà della scuola e dell'insegnamento, l'indirizzo educativo dei genitori e gli impegni internazionali dello Stato siano necessità che dobbiamo continuare ad assicurare. Ricordiamo poi il passaggio anche della nota verbale della Segreteria di Stato della Santa Sede, che ha sostanzialmente ricordato la necessità di affermare la piena libertà della Chiesa cattolica di svolgere la sua missione. Questo è quanto ha chiesto. A fronte di questi interventi, abbiamo chiesto più volte di poterci trovare e di poter chiudere un testo che potesse ottenere la maggioranza. Come ha ricordato anche Pierluigi Battista, in questo Paese dobbiamo cercare di uscire dal dualismo. Abbiamo parti buone e parti cattive, che vengono così individuate da qualcuno: ci sono i buoni e i cattivi: l'uno contro l'altro. Io dico no. Qui non ci sono solo i buoni e cattivi: dobbiamo uscire da questo dualismo. In quest'Aula e anche nella nostra Commissione ho assistito da Presidente al verificarsi di una maggioranza ampia assolutamente disponibile a trovare una sintesi proprio sui nodi giuridici che abbiamo appena visto: gli articoli 1, 4 e 7. Quella maggioranza, però, non è riuscita a trovare un accordo a causa di chi vuole polarizzare, di chi vuole trovare solo la divisione tra buoni e cattivi. Le posizioni, quindi, non sono queste. Le posizioni sono diverse, le posizioni in quest'Aula hanno raggiunto - lo abbiamo visto - la possibilità di trovare una sintesi e quella sintesi la si percepisce, la si sente anche negli incontri che abbiamo cercato di fare più volte, anche ieri, al tavolo che abbiamo convocato. In realtà, la differenza è legata solo alla volontà di trovare o meno una soluzione a quella che tutti hanno determinato come necessità di intervento giuridico per tutelare le libertà di tutti e per migliorare un testo che qualcuno invece non vuole assolutamente toccare. (Applausi) . Questa è la verità. Questo era quello che dovevamo e volevamo fare. La maggioranza di questa Assemblea vuole trovare una soluzione che sia utile al Paese contro le violenze, contro le discriminazioni. Abbiamo ripetuto varie volte che lo vogliamo fare. È questo l'obiettivo che vogliamo raggiungere, ma dobbiamo farlo con lo strumento utile e giusto, che sia giuridicamente inattaccabile, per garantire tutti e non perché bisogna assolutamente difendere un testo. Se quel testo presenta delle difficoltà giuridiche, dei nodi giuridici, va modificato: siamo chiamati per fare questo, è la nostra missione. Pertanto, anche rispetto all'incontro di ieri è francamente inaccettabile che qualche parte - in questo caso il PD - abbia posto una condizione: o si toglie la pregiudiziale - così chiamata da loro, ma si tratta solo di un emendamento - oppure non si siedono al tavolo e non parlano del merito. Di fronte a tale proposta, nonostante la disponibilità della Lega, di Forza Italia e Italia Viva, di chi era presente a quel tavolo, di spostare il voto di oggi, di sedersi attorno al tavolo e trovare la mediazione su quei tre punti, qualcuno ha detto di no. Questo diniego ha un nome e cognome: è il PD che dice di no (Applausi) . Il Partito Democratico dice no a un rinvio e, quindi, alla possibilità di trovare la sintesi su quei tre punti. Questo è ciò che abbiamo registrato, questa è la verità oggettiva. Di fronte a questo, oggi possiamo allora solo prendere atto di una situazione e dare voce a quella che prima ho definito la maggioranza di questo Parlamento: la maggioranza di quest'Assemblea vuole una legge che tuteli tutti. Facciamola assieme. Abbandoniamo allora quel percorso, visto che qualcuno non lo vuole affrontare con lealtà. Andiamo avanti e produciamo quindi... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Senatore, il tempo a sua disposizione è scaduto.