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Le elezioni non sono soltanto il giorno in cui i cittadini sono chiamati a esprimersi con la scheda elettorale, ma sono anche un percorso articolato e complesso. In questo percorso complesso c'è una fase che presenta ovviamente rischi legati agli assembramenti o comunque a possibili occasioni di contatto con vettori epidemici, ossia quella della raccolta delle firme. È vero che ogni legge regionale ha la sua normativa e quella nazionale presenta, a seconda delle dimensioni dei Comuni, un numero differente di firme; ma oggi è giusto ridurre dei due terzi le firme previste. In buona sostanza, come è stato già nel 2020, basterà soltanto un terzo delle firme attualmente previste per poter presentare le liste. Come Partito Democratico abbiamo condiviso l'esigenza per i Comuni fino a 15.000 abitanti di affrontare il tema dello spopolamento diffuso, che tutti ben conosciamo, e quello del voto degli aventi diritto iscritti all'AIRE. Secondo noi, è giusto affrontare questi punti, soprattutto in questa fase, in cui gli spostamenti tra distanze maggiori o minori sono resi molto difficili. La soluzione è nota: per tutto il 2021, in caso di lista unica, potranno essere eletti tutti i componenti della lista se il numero di votanti sarà del 40 per cento degli iscritti alle liste. Questo numero sarà stabilito non tenendo conto degli elettori iscritti all'AIRE che non esercitano il diritto di voto e se la lista, ovviamente, otterrà almeno il 50 per cento dei voti. Intanto siamo intervenuti per il 2021, anche perché la materia del provvedimento in esame consentiva solo questo. Terminata la fase di emergenza, ci saranno il tempo e l'occasione per rivedere alcune norme che devono essere aggiornate e il relativo provvedimento è attualmente in discussione nella nostra Commissione. Abbiamo poi affrontato - come era doveroso - il tema di tutti gli oneri amministrativi per la presentazione delle liste, affidandone per ora la definizione a un ordine del giorno condiviso. Credo altresì che sia importante ricordare l'altro ordine del giorno condiviso e sottoscritto da tutte le forze politiche per la proroga dei permessi ai sindaci, per cui il Governo si è impegnato a inserire una specifica norma nel prossimo decreto-legge, che io credo dovrebbe davvero servire a risolvere alcune difficoltà o dubbi interpretativi pure emersi in questi mesi. Ricordo che stiamo parlando di sindaci che in molte occasioni stanno facendo sforzi davvero straordinari - e a loro vanno il nostro sostegno e la nostra vicinanza, anche personali - in comunità di ridotte dimensioni, alle quali lo Stato ha il dovere di far sentire concretamente la propria vicinanza e il proprio supporto, sempre. Signor Presidente, il Partito Democratico voterà a favore di questo provvedimento, perché è equo ed equilibrato e aggiunge un mattone fondamentale per la costruzione di quella normalità, seppure ancora drammaticamente parziale, necessaria per un appuntamento importante per tante, tantissime comunità del nostro territorio. (Applausi) . RUOTOLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, con convinzione siamo qui oggi a votare per convertire in legge il decreto-legge n. 25 del 5 marzo del 2021 per il differimento di consultazioni elettorali per l'anno 2021, prevedendo una finestra elettorale tra il 15 settembre e il 15 ottobre. Consentitemi però di esprimere innanzitutto la mia solidarietà e quella delle senatrici e dei senatori del Gruppo Misto al ministro della salute Roberto Speranza e al presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini (Applausi) , vittime entrambi di minacce e intimidazioni, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, con modalità diverse. Si tratta di un clima di tensione pericoloso: basti pensare alla bomba molotov all'Istituto superiore di sanità. Ministro Speranza, presidente Bonaccini, noi stiamo con voi. Eccoci al provvedimento che stiamo per licenziare in prima lettura, che ricalca un'iniziativa analoga presa l'anno scorso e che ritengo doveroso, in ragione del permanere del quadro epidemiologico da Covid-19 complessivamente e diffusamente grave su tutto il territorio nazionale, nonché dell'evolversi di varianti del virus che in alcuni casi, come la variante inglese, presentano un carattere anche di maggiore contagiosità. Il decreto-legge prevede - lo abbiamo già sentito - che le consultazioni si svolgano in due giornate. Devo dire che il relatore, il collega Pagano, ha già illustrato ampiamente in Aula i contenuti del provvedimento, e posso dirvi che abbiamo lavorato bene come maggioranza in 1 a Commissione. Colleghe e colleghi - come sapete - si sarebbe dovuto votare a maggio per le regionali in Calabria, per i Consigli comunali di città importanti e popolose come Roma, Napoli, Milano, Torino, Bologna (solo per citarne alcune). Tutti avremmo voluto che si fosse votato secondo la scadenza naturale, ma non è stato possibile perché siamo ancora in piena emergenza sanitaria. Nessuno in quest'Aula può contestare l'evidenza: abbiamo difficoltà nel piano vaccinale; le terapie intensive e i reparti ospedalieri sono occupati oltre la soglia critica; non sappiamo ancora se abbiamo raggiunto il picco dei contagi. Certo, ci sono dei timidi segnali che ci fanno ben sperare, ma il Paese è ancora diviso tra zone rosse e zone arancioni. Abbiamo 550.000 persone attualmente contagiate e ogni giorno contiamo, purtroppo, centinaia di vittime (296 l'altro ieri, 421 ieri). Siamo quasi a 112.000 persone morte in poco più di un anno. Ecco perché ci sembra così irreale il dibattito di questi giorni, alimentato da dichiarazioni di esponenti politici che si oppongono alle misure di contenimento della pandemia da parte del Governo, pur facendo parte della stessa maggioranza che sostiene il Governo Draghi. Ci sono Regioni che spingono per riaprire e il leader della Lega che dice no all'ideologia del rosso. Ma davvero, senatore Salvini, lei è convinto che ci siano fautori dell'ideologia della zona rossa? E a che scopo? Non è il momento di dividerci tra rigoristi e aperturisti. Il presidente Draghi, il ministro Speranza, l'intero Governo e quindi anche i Ministri della Lega dicono una cosa semplice e ovvia: se caleranno i contagi, ridurremo le costrizioni. Sovraesporre un Ministro è sbagliato; personalizzare lo scontro è doppiamente sbagliato; cavalcare la rabbia è sbagliato; lasciare solo chi è in trincea è sbagliato. Non può essere la convenienza a far decidere le eventuali riaperture: riapriremo quando ce lo dirà la scienza e quando ce lo diranno i dati medici. Sappiamo bene che il Paese si sta impoverendo e siamo tutti ben consapevoli che migliaia e migliaia di persone soffrono la crisi economica: quasi un milione di posti di lavoro persi - soprattutto per le donne - a causa delle conseguenze economiche della pandemia e delle restrizioni per contenere i contagi, secondo i nuovi dati diffusi ieri dall'Istat; tassi di disoccupazione giovanili al 31,6 per cento, nonostante il blocco dei licenziamenti. Avremmo dovuto fare di più, certo.