[resaula]

Questa scelta, però, non può avvenire a danno della collettività perché l'esclusione a priori di alcuni candidati (ossia di coloro che non sono in possesso di titoli ulteriori rispetto a quelli di accesso) è inaccettabile. E lo è anche se riservata ai profili di alta specializzazione tecnica, perché è comunque discriminante verso chi non ha già maturato esperienza alle dipendenze di un'amministrazione o non ha acquisito in qualunque modo titoli specifici, come nel caso di neolaureati o neodiplomati. Il concorso pubblico, come ribadito da sempre dalla giurisprudenza costituzionale, è la forma generale e ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego e può derogarsi a tale regola solo in presenza di peculiari situazioni giustificatrici, nell'esercizio di discrezionalità che trova il suo limite nella necessità di garantire il buon andamento della pubblica amministrazione. L'articolo 10 del provvedimento crea invece delle inammissibili discriminazioni all'ingresso, basate sul possesso o meno di titoli culturali e di servizio, quale prerequisito per poter proseguire l' iter concorsuale. La ratio del concorso pubblico, che si sta purtroppo stravolgendo nei suoi caratteri generali, è che tutti i candidati in possesso di titoli di ammissione siano posti allo stesso punto di partenza. A parità di punteggio all'esito dell' iter selettivo, può anche essere legittimamente prevista una valorizzazione di titoli ed esperienze pregresse, ma introdurre questa condizione all'origine in modo escludente è veramente intollerabile. Infatti, si lede in modo inequivocabile il principio di uguaglianza sostanziale, soprattutto in un momento storico in cui i titoli possono essere facilmente reperibili sul mercato, sulla base delle proprie disponibilità economiche. In questo modo questa maggioranza e questo Governo stanno introducendo nell'ordinamento un principio di differenziazione nei concorsi pubblici basato sulle disponibilità di denaro, ribaltando le modalità di selezione ordinaria secondo cui lo svolgimento delle prove concorsuali è quello che consente la selezione dei candidati maggiormente meritevoli. Se alcuni di questi candidati - magari proprio quelli più bravi - sono esclusi in partenza dalla selezione, non si sta allora rendendo un servizio pubblico al nostro Paese. Non è pensabile che la giustificazione della situazione pandemica possa legittimare una scelta del genere, vanificando del tutto le legittime aspettative di quei neodiplomati o neolaureati che aspirino a lavorare per l'amministrazione, volendosi semplicemente confrontare alla pari con altri candidati. Ciò, infatti, sarebbe anzitutto preclusivo rispetto a una vera selezione proprio in quei comparti, come la sanità e gli enti locali, che più di tutti hanno sofferto negli ultimi anni per i blocchi del turnover . Chiudiamo ai giovani, magari per stabilizzare qualche posizione di rendita? E questo voi lo chiamate interesse pubblico? Siamo ancora in tempo, però, cari colleghi, per tornare indietro e sopprimere molto semplicemente l'articolo 10; non ce lo impedisce nessuno. È una scelta personale, che attiene alla coscienza di ognuno di noi e non è sottoponibile a logiche di partito, perché riguarda il superiore interesse del nostro Paese. Sono consapevole, tuttavia, che ciò non avverrà affatto e che si derogherà al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994 sui concorsi pubblici, permettendo alle pubbliche amministrazioni di utilizzare le scorciatoie previste dall'articolo 10. Vi sarebbero state altre vie per accelerare gli iter selettivi, come i termini perentori per ogni fase di svolgimento di prova; si è scelta invece la via più dolorosa, tagliando fuori dalle procedure a priori parte dei candidati, anche per i concorsi in corso di espletamento. Insomma, è stata fatta una scelta davvero lontana dal rispetto dei principi di uno stato di diritto. Probabilmente, tra tutte le possibilità messe in campo, è stata scelta la soluzione peggiore, soprattutto perché, non specificando quali siano i profili ad alta specializzazione tecnica, il rischio di un'interpretazione abusiva di questa norma è veramente altissimo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà. PAGANO (FIBP-UDC) . Presidente Calderoli, egregi colleghi, sottosegretario Bergamini, preliminarmente un sintetico ma doveroso ringraziamento a chi in questi giorni ha lavorato, ventre a terra, in 1 a Commissione affari costituzionali. Devo dire che tutti hanno lavorato per trovare una convergenza che - credetemi - non era facile individuare nelle prime ore. Meritate tutti un applauso (Applausi) , a cominciare dal presidente della Commissione Parrini, che ringrazio per l'equilibrio che ha dimostrato di avere nel corso dei lavori, per proseguire con il senatore Bressa, che ha iscritto nel suo club di fan anche il senatore Pagano, perché ha dimostrato di essere persona di grande equilibrio, di grande intelligenza, nonché di grande esperienza; mi creda, caro collega, quella conta e vale sempre molto. Ebbene, dopo un lungo lavoro (mi dispiace per le ore di sonno perse dal sottosegretario Bergamini (Applausi) ), quest'Assemblea ha dato dimostrazione di serietà, di senso di responsabilità e, se mi permettete, anche di maturità. Ci sono alcune cose che intendo dire e che, a mio giudizio, sono fondamentali in questo provvedimento. Non è il solito decreto-legge Covid-19, come quelli venuti all'attenzione del Parlamento nei mesi passati; si tratta, in questo caso, di un decreto-legge diverso, innovativo, che prende in considerazione alcuni temi o alcuni nodi irrisolti che con questo provvedimento si intende sciogliere. Iniziamo dal primo: noi sappiamo che il decreto-legge interviene preliminarmente sulle solite misure di contenimento e di contrasto alla pandemia da Covid-19. Esso, poi, introduce alcuni articoli, a cominciare, ad esempio, dall'articolo 3, quello sulla responsabilità penale da somministrazione di vaccino, che ha consentito ai parlamentari (restituendo al Parlamento il peso e soprattutto lo spazio che merita) l'introduzione del cosiddetto scudo penale, tema particolarmente a cuore al sottoscritto e al Gruppo Forza Italia. Abbiamo introdotto una volontà, che è quella di salvaguardare certamente le persone che hanno purtroppo avuto problemi di salute a causa della pandemia, soprattutto nelle ore e nei giorni iniziali, ma anche quelle persone che hanno perduto, nel corso di questo terribile anno, i propri cari a causa di questa epidemia. Tuttavia non possiamo assolutamente dimenticare - e in questo caso lo abbiamo ricordato molto bene - che i medici nel nostro Paese hanno rappresentato una vera e propria categoria di eroi della nostra società. Sono appunto i medici, gli infermieri e tutti gli operatori sanitari, che andavano assolutamente salvaguardati, attraverso l'introduzione dello scudo penale che prevede il decreto-legge al nostro esame; uno scudo penale - sia ben chiaro - non dà la possibilità a tutti di uscirne fuori indenni, ma c'è una copertura che riguarda la responsabilità colposa, per morte o lesioni personali in ambito sanitario, durante lo stato di emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2. Questa misura è per noi particolarmente significativa.