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Concludo dunque, signor Presidente, nel dire che, per questi motivi, riteniamo necessario che il provvedimento sia attuato in tempi brevi per proseguire su una linea politica che riporti al centro il rispetto delle regole e della cooperazione a tutela della vita e della dignità umana. Valuto come opportuna, pertanto, la forma del decreto-legge. Siamo ampiamente d'accordo e speriamo che il decreto-legge sia convertito oggi stesso. (Applausi dai Gruppi L-SP e M5S. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, è un momento particolare quello di oggi in quest'Aula, perché andiamo ad approvare un provvedimento che credo andrà nella direzione giusta. Si è tenuta una ampia discussione in Commissione e voglio ringraziare il presidente Vito Petrocelli, sia per il garbo che per l'approfondimento e le capacità che sono state dimostrate comunque dall'intera Commissione: abbiamo sviscerato ogni aspetto di questo decreto-legge: un atto, lo voglio dire immediatamente, di grande generosità che l'Italia compie nei confronti della Libia, con la cessione a titolo gratuito di dodici importanti imbarcazioni, ma è anche un atto nell'interesse dell'Italia stessa, e direi dell'Europa, perché ci poniamo finalmente in contrasto rispetto all'immigrazione clandestina, in sintonia con quello che è stato anche il programma del centrodestra. Ho piacere che quest'oggi in Aula ci siano stati interventi con sfumature diverse, ma che si sia tutti assolutamente convinti della bontà di questo decreto-legge. Lo diciamo perché abbiamo l'intimo convincimento che sia finalmente arrivato il momento di dire basta, una volta per tutte, alle morti in mare: il nostro Mediterraneo si è trasformato in un cimitero! Dobbiamo avere il coraggio di evidenziare l'importanza di contrastare queste partenze. Tutti coloro che mi hanno preceduto lo hanno evidenziato, anche con enfasi e con forza, e seguendo, mi permetto di dire, un elemento reale: abbiamo avuto migliaia e migliaia di morti nel Mediterraneo. È successo tutto per caso? Soprattutto, davanti alle coste libiche sembra quasi che ci troviamo di fronte al triangolo delle Bermude. Era un caso? Come mai sono avvenuti questi affondamenti di imbarcazioni, che non sono assolutamente adatte per il trasporto di esseri umani (peraltro, provenienti dalla Cina per una rotta che perfettamente conosciamo)? Abbiamo citato l'operazione Sophia. L'ammiraglio Credendino nella precedente legislatura, sentito nelle Commissioni esteri e difesa, ebbe a dire che in questo tipo di operazione vi è anche la possibilità di controllare i natanti e di fare dei controlli su quelle imbarcazioni. Allora, visto che abbiamo la possibilità di avere il Governo presente, credo che sarebbe opportuno incominciare a pattugliare con le imbarcazioni nostre nazionali, ma anche con quelle estere che fanno parte di questa operazione, e avviare un contrasto per verificare come mai questi gommoni, tutti grigi, che vediamo nelle immagini televisive, arrivano nei porti della Libia. Un po' di attenzione, allora. Mi rendo conto che, probabilmente, questo decreto-legge - lo sappiamo tutti - non sarà risolutivo del problema delle partenze. Per questo, credo sarebbe necessario impiegare anche altre imbarcazioni; dovremmo probabilmente prevedere l'impiego, con l'intervento anche dell'Italia, di imbarcazioni diverse. Mi riferisco, ad esempio, a gommoni da diporto di 13, 14 o 15 metri, dotati di due motori, che possano consentire di pattugliare le coste libiche, perché non dobbiamo mai dimenticare che ci troviamo di fronte a 1.770 chilometri di costa, non semplici da pattugliare. Con queste imbarcazioni, allora, possiamo fare tanto. Mi auguro che anche i tempi di preparazione degli equipaggi siano celeri. Mi rendo conto della difficoltà, soprattutto e in particolare per l'utilizzo delle due imbarcazioni provenienti dalla Guardia di finanza. Mi riferisco a quelle da 27 metri, che sono dotate, non solamente di sofisticati sistemi radar che possono essere utilissimi, ma che hanno anche una avanzata tecnologia, soprattutto nella carena. Un collega, prima, ricordava la possibilità di arrivare fino a 43 miglia, che è una velocità considerevole per un'imbarcazione di quella portata, che ha una velocità di crociera di 21 nodi, ma riesce a mantenere anche le 43 miglia. Possiamo quindi efficacemente intervenire in quelle zone. Com'è stato detto e ripetuto, abbiamo un esodo, che è sotto gli occhi di tutti, biblico. Qualcuno diceva: non si fermano i sogni. Ma se il sogno è quello, che dicevo all'inizio del mio intervento, di morire in mare per arrivare in questa terra, credo che dobbiamo, con grande lucidità e con grande realismo guardare a qual è la situazione dell'Italia in questo momento particolare: è una terra che non può dare lavoro, vista la crisi economica oppressiva che la nostra economia vive. Bisogna quindi cominciare a valutare la possibilità di intervento, ad esempio aprendo hotspot , nel Sud della Libia e anche di procedere alle identificazioni, perché - scusatemi colleghi - in qualsiasi Paese civile, quando una persona vuole entrare, il minimo che deve fare è fornire i documenti per far sapere chi è, da dove viene e cosa fa. Vi sono addirittura nazioni, (come l'Australia), che richiedono una certificazione medica particolarmente approfondita. Bisogna sapere da dove vengono, disporre dei certificati penali e conoscere le pendenze penali per valutare chi arriva. Altrimenti, il rischio è davvero quello di accogliere anche delinquenza comune. Abbiamo visto che, purtroppo, su 100 che arrivano, più di 90 non avrebbero alcun titolo e alcuna ragione per rimanere in Italia. Se vogliamo allora aiutare veramente chi ha il diritto - e noi abbiamo il dovere di accogliere chi si trova in determinate situazioni che sono gravissime: le mamme, i bambini, coloro che davvero fuggono dalla guerra - dobbiamo incominciare a porre un contrasto forte nei confronti di coloro che vengono qui molto spesso semplicemente per saccheggiare lo Stato sociale. Questa è la verità. Vogliamo farlo - e credo che possiamo - tutti insieme, anche in quest'Aula con questo inizio di operazione molto importante, che non si potrà certamente fermare qui. Il nostro vice presidente Tajani, nel corso di un recente incontro, ha parlato di un grande piano Marshall per l'Africa, al quale dovrebbero contribuire tutte le Nazioni che hanno la possibilità di farlo; cercare di aiutare quei Paesi a incominciare a lavorare, in particolare, nell'agricoltura. Per iniziare queste operazioni - come dicevamo prima, naturalmente non è sufficiente il contrasto con queste imbarcazioni - dovremmo allora anche attrezzare la Libia con unità di controllo radar e soprattutto con droni che riescano a intercettare le imbarcazioni che partono. Questo dobbiamo incominciare a fare. Esprimiamo un voto naturalmente favorevole, anche in ossequio ai principi che abbiamo seguito, quelli del Trattato di Bengasi del 2008, poi entrato in vigore nel 2009 e che portava le firme di Gheddafi e del premier di allora Silvio Berlusconi, che aveva preconizzato ciò che sarebbe accaduto. Da quel momento incominciarono anche a ridursi gli sbarchi.