[pronunce]

Sebbene il principio di correlazione tra imputazione e sentenza sia stato espressamente previsto soltanto con riferimento alla fase del giudizio, in conformità a quanto enunciato nell'anzidetta sentenza da questa Corte si è oramai consolidato l'orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui la disposizione prevista dall'art. 521 cod. proc. pen. deve trovare applicazione, in via analogica, anche con riferimento al giudice dell'udienza preliminare il quale, dunque, se accerta che il fatto è diverso da quello enunciato nella richiesta di rinvio a giudizio, deve disporre la trasmissione degli atti all'organo dell'accusa. (ex plurimis: Cass. , Sez. Un. Pen. , sentenza n. 5307 del 2007, n. 3375 del 2000 e n. 3503 del 1998). 3. Ciò posto, deve rilevarsi che un primo profilo di inammissibilità si ravvisa nell'insufficiente motivazione in punto di rilevanza della questione, dal momento che il giudice a quo ha trascurato di precisare perché, nella fattispecie sottoposta al suo giudizio, il fatto debba ritenersi diversamente qualificato e non si tratti, piuttosto, di un fatto diverso rispetto a quello originariamente contestato. Il rimettente, infatti, si è limitato a riferire «che l'operazione compiuta dal gup presso il Tribunale di Lecce, allo stato della pacifica giurisprudenza della S.C., rientra nell'ambito della riqualificazione giuridica del fatto, quale espressione del principio iura novit curia codificato nell'art. 521, 1° comma, c. p. p.». Con tale generico rinvio «allo stato della pacifica giurisprudenza» il collegio rimettente non ha adempiuto all'onere di motivare sulla sussistenza della necessaria pregiudizialità tra la questione di legittimità costituzionale sollevata e la decisione, anche in ordine all'eccezione di nullità, formulata dai difensori nel giudizio a quo. È vero, infatti, che, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, non viola il principio di correlazione tra accusa e sentenza riqualificare un fatto originariamente rubricato come concussione in corruzione (ex plurimis: Cass. sentenze n. 2894 del 1998, Sez. Un. Pen. , n. 6402 del 1997 e n. 1515 del 1982); l'esercizio di tale potere, però, non può prescindere da una verifica volta ad accertare in concreto, cioè con riferimento alla fattispecie in esame, se il fatto sia diverso da quello descritto nell'imputazione. L'insufficiente motivazione, da parte del rimettente, sulle anzidette circostanze, dunque, non permette di valutare la rilevanza della questione proposta (sentenza n. 58 del 2009; ordinanze n. 15 del 2009, nn. 312 e 100 del 2008). 4. Sussiste, poi, un motivo ulteriore di inammissibilità, in quanto il rimettente sollecita una pronunzia additiva, non avente carattere di soluzione costituzionalmente obbligata, ma rientrante nell'ambito di scelte discrezionali riservate al legislatore. Tale profilo, del resto, è desumibile dalla stessa ordinanza di rimessione, nella parte in cui si sofferma sulle diverse possibili procedure adottabili dal giudice dell'udienza preliminare, al fine di far cadere i dubbi di legittimità costituzionale della disciplina censurata. Invero, da un lato, il rimettente prospetta la possibilità di pronunziare un'apposita ordinanza attraverso cui informare le parti della diversa qualificazione giuridica attribuita al fatto, così da consentire un contraddittorio anche sulla nuova qualificazione giuridica; dall'altro, prospetta l'applicazione in via analogica dell'art. 521, comma 2, cod. proc. pen. Entrambe le soluzioni, poi, sono ritenute inadeguate dalla citata ordinanza, che prospetta come indispensabile l'intervento di questa Corte mediante una pronunzia additiva che preveda la regressione del procedimento nella fase delle indagini preliminari, attraverso la restituzione degli atti all'organo dell'accusa. Risulta evidente, quindi, che la pronunzia richiesta postula una soluzione che non è l'unica possibile. Deve, altresì, rilevarsi che la soluzione prospettata dal giudice a quo tende ad ottenere la parificazione di situazioni processuali tra loro non omogenee, quali l'accertamento che un fatto debba essere diversamente qualificato e la constatazione che il fatto è differente da quello descritto nel decreto che dispone il giudizio. La decisione richiesta, dunque, coinvolgendo scelte relative alla conformazione della disciplina processuale, rientra nella discrezionalità del Parlamento. Al riguardo, si deve osservare che il legislatore si è già espresso sul punto, in sede di relazione al progetto preliminare del codice di procedura penale del 1988; in tale occasione, con riferimento al tema della non obbligatorietà della correlazione «tra la decisione sul tema giuridico dell'accusa e le conclusioni del pubblico ministero», era stata proposta l'adozione di una disciplina analoga a quella prevista per la contestazione del fatto diverso, oppure «la previsione di un dovere del giudice di rendere nota preventivamente la decisione di modificare la qualificazione giuridica, consentendo la discussione sul punto». Il legislatore, però, ha ritenuto di non adottare né l'una, né l'altra soluzione, in quanto entrambe «avrebbero comportato un dispendio di attività probabilmente eccessivo e il rischio, in pratica, di indurre il giudice a conformarsi in ogni caso al nomen iuris contestato». Il rimettente, dunque, invocando una pronuncia additiva non costituzionalmente obbligata in una materia riservata alla discrezionalità del legislatore, propone una questione inammissibile (ex plurimis: sentenza n. 183 del 2008; ordinanze nn. 193 e 80 del 2009, n. 379 del 2008).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli articoli 424, 429 e 521, comma 1, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 111, terzo comma, e 117, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Lecce, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 marzo 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 marzo 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA