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Disposizioni in materia di celebrazioni della Festa della Repubblica e della Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate. Onorevoli Senatori . – Durante la prima guerra mondiale i civili rimasti uccisi furono circa 5 milioni; nella seconda guerra mondiale il numero delle vittime civili salì a oltre 25 milioni, superando di gran lunga per la prima volta nella storia il numero delle vittime militari. Solitamente in caso di conflitti armati il numero di vittime civili rappresenta circa il 90 per cento del totale delle morti. Con riferimento all'Italia furono 600.000 i morti civili dovuti a causa delle avversità della prima guerra mondiale (su una popolazione di 35.600.000 abitanti), un numero non molto distante dai militari morti in guerra. A conclusione della seconda guerra mondiale i civili deceduti a causa della guerra furono oltre 150.000, su una popolazione di 44.800.000 abitanti. Malgrado due conflitti armati devastanti e l'istituzione del sistema delle Nazioni Unite quale luogo di prevenzione e di risoluzione di conflitti, la comunità internazionale deve continuamente affrontare situazioni di tensione che sfociano in guerre: guerre che coinvolgono soldati e civili, con perdite di vite umane. Ma non solamente la popolazione di uno Stato in guerra o in conflitto è coinvolta: possono perdere la vita o subire danni fisici permanenti gravi gli inviati di guerra, i componenti delle rappresentanze diplomatiche, le forze non armate delle missioni internazionali delle Nazioni Unite, gli operatori delle organizzazioni non governative, i missionari. Tutte vittime civili che possono essere anche cittadini italiani, come è avvenuto per il nostro ambasciatore ucciso nella Repubblica democratica del Congo. È opportuno che le nuove generazioni, spesso distratte, fortunatamente, da un vivere tranquillo, abbiano anche contezza di ciò che comporta una guerra. Ricordare « il caduto civile » significa impegnarsi per evitare guerre e conflitti e le loro ricadute in termine di sofferenza per tutto un popolo. Con questi motivi proponiamo che nelle ricorrenze del 2 giugno e del 4 novembre gli onori delle alte cariche istituzionali al Milite ignoto siano a lui tributati in qualità di simbolo di tutti i caduti italiani delle guerre e dei conflitti, quindi anche dei civili, perché, comunque, una persona non nasce soldato ma lo diventa. È un civile innanzitutto. Credo che in questo modo si possa tributare al Milite ignoto ancora maggiori onori in quanto lo si considererebbe in modo totalizzante, come l'essenza di una nazione e di un popolo che nel suo insieme, soldati e civili, ha affrontato situazioni di tragica sofferenza ma anche eroiche, salvando, come accadde nel corso della seconda guerra mondiale, persone dalla morte e anche, non dimentichiamolo, dai campi di concentramento, mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri cari per un principio di giusta umanità.. 1 1 Le manifestazioni pubbliche nazionali previste per il 2 giugno, Festa della Repubblica, e per il 4 novembre, Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate, presso l'Altare della patria in Roma, si intendono celebrative dei militari caduti in guerra e delle vittime civili di guerra.