[resaula]

Più volte le ho presentato interrogazioni e mai, dico mai, ho ricevuto un benché minimo cenno di risposta. Sarà frutto del cambiamento che questo Governo predica. Mi viene voglia di chiedere: ma il cambiamento sarebbe non dare ascolto ai cittadini attraverso la voce di chi li rappresenta qui nelle istituzioni? Non so darmi altra spiegazione. La prima interrogazione, la 4-00022 , rivolta al Ministro - udite, udite - risale all'11 aprile 2018, a pochi giorni dall'insediamento di questo Senato. La seconda interrogazione, la 4-00199 , risale al 5 giugno, la terza interrogazione, la 3-00179 , risale al 7 agosto e la quarta, la 4-00821 al 7 novembre. Tutte le interrogazioni vertono sulla gravissima situazione sanitaria della provincia di Benevento. Ho chiesto l'aiuto e l'intervento del Ministro perché l'intera comunità di Sant'Agata dei Goti in provincia di Benevento è stata privata di un Pronto soccorso e non solo. I cittadini sono insorti e sono nati alcuni comitati che hanno interagito con tutte le forze politiche del territorio - e sottolineo tutte le forze politiche - a difesa di ciò che era stato loro tolto. Tutta la protesta ha portato il Presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, a fare un passo indietro e a chiedere al Ministro della salute di istituire un presidio a Sant'Agata dei Goti, un Pronto soccorso in deroga in quanto zona disagiata, solo che questo decreto commissariale, il n. 87 del 5 novembre 2018, aveva fatto sì che il presidente De Luca, il giorno prima della richiesta al Ministro, approvasse un nuovo piano regionale di programmazione della rete ospedaliera ai sensi del decreto ministeriale n. 70 del 2015, lasciando l'ospedale di Sant'Agata dei Goti senza Pronto soccorso e l'azienda ospedaliera di Benevento con 66 posti in meno. Ancor più, quindi, oggi dipende tutto dal Ministro. Mi auguro che ascolti la voce di questo territorio e - perché no - venga a rendersi conto anche della situazione dell'ospedale civile di Benevento, un ospedale che sta riducendosi al lumicino, dove ci sono tantissime difficoltà. Avevo chiesto anche altre cose al Ministro ma mi riservo di fare un altro intervento domani a fine seduta. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MODENA (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, intervengo brevemente perché non penso avremo molte occasioni in quest'Aula - e quindi approfitto degli interventi di fine seduta - per fare una valutazione relativa al rapporto tra il mondo imprenditoriale e il Governo e i risultati che si stanno ottenendo. Quindi prendo spunto, attraverso questo intervento di fine seduta, per ricordare che proprio oggi sono usciti i dati di Federmeccanica e di Assolavoro relativi ai posti di lavoro persi a seguito dell'approvazione del cosiddetto decreto dignità. (Applausi della senatrice Rizzotti) . Mentre siamo dinanzi al problema delle continue discussioni che il Governo decide di fare nei confronti degli industriali o, comunque, di categorie, non ci si interroga invece sul danno veramente netto e chiaro che è stato fatto al tessuto produttivo con un decreto manifesto, fatto solo per motivi comunicativi. A chi è interessato è allora bene ricordare - perché ce lo dovremo ricordare a lungo - che il 50 per cento delle aziende, secondo Federmeccanica, non riscontra i profili che ricerca per trovare occupati, il 30 per cento non procederà al rinnovo dei contratti, non delle aziende, ma dei lavoratori. Questo numero è stato calcolato oggi, da notizie di Assolavoro, in 53.000 persone, come stima prudenziale. A questo punto ritengo che, al di là dei caffè, delle battute e degli scontri con le categorie, forse sarebbe ora, dopo sei mesi, che la maggioranza cominciasse un po' a riflettere su quello che sta provocando nel Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . FANTETTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FANTETTI (FI-BP) . Signor Presidente, egregi colleghi, colgo l'occasione per segnalare che circa cinque mesi fa è stata presentata una mozione per la ricostituzione del Comitato per le questioni degli italiani all'estero, a firma mia e degli eletti della circoscrizione estero in questo ramo del Parlamento e di circa un'ottantina di colleghi parlamentari, quindi un quarto dell'Assemblea. Al momento però non abbiamo ancora sviluppi. È molto importante che anche questa XVIII legislatura onori con gli italiani all'estero l'impegno a riservare in un comitato specifico l'attenzione su questa materia specifica, che riguarda ormai il 10 per cento della popolazione italiana. Circa 5 milioni e mezzo di concittadini sono iscritti ufficialmente nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), anche se in realtà sono molti di più. Non è una materia di piccolo interesse, ma riguarda tutti noi e che noi all'estero verifichiamo essere un po' sottomessa al dibattito italiano, laddove invece le comunità italiane all'estero guardano con estremo interesse agli sviluppi istituzionali e ambirebbero ad avere nel Comitato per le questioni degli italiani all'estero un riferimento costante. È già stato fatto nelle quattro ultime legislature. Sollecitiamo gli organi preposti all'approvazione di questa mozione in modo da essere attivi e pronti, ricordando che tra l'altro non riguarderà naturalmente solo gli eletti all'estero, ma tutti coloro che saranno interessati a partecipare ai suoi lavori. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CASTIELLO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTIELLO (M5S) . Signor Presidente, colleghi senatori, il significato di questo mio breve intervento è quello di mettere in evidenza l'estrema problematicità degli ultimi dati sulla dinamica economica e demografica, in particolare per quanto riguarda il Mezzogiorno. Sono dati per certi versi catastrofici. Negli ultimi quindici anni abbiamo avuto la perdita di un milione di abitanti e di 200.000 laureati; secondo gli indicatori OCSE questa perdita in termini finanziari ha significato 34 miliardi di euro. Quindi il Mezzogiorno si è trovato nella paradossale situazione di avere perduto il meglio del capitale umano ed ingenti risorse finanziarie. È accaduto, in particolare, che durante il periodo della lunga recessione 2008-2015, quando più il Mezzogiorno, come area debole, avrebbe avuto bisogno di iniezioni di liquidità, il Governo Berlusconi-Tremonti abbandonò la cosiddetta quota 34, che si ridusse a 27. Secondo i calcoli di un osservatorio qualificato, qual è Svimez, questo ha provocato il raddoppio dei disoccupati nel Mezzogiorno; ne avremmo avuti 250.000 in più se fosse stata conservata quota 34; ne abbiamo avuti, invece, 500.000, il doppio. Oggi nel Mezzogiorno - non solo, ma soprattutto nel Mezzogiorno - si concentrano la maggior parte delle famiglie in povertà assoluta (5 milioni) e la maggior parte delle famiglie in povertà relativa (10 milioni).