[pronunce]

che, in punto di fatto, il Tribunale riferisce che, a seguito del ricorso proposto da C. V., ammesso al patrocinio a spese dello Stato, veniva disposto un accertamento tecnico preventivo, ex art. 696 codice procedura civile, e che, a seguito del deposito della relazione del consulente tecnico d'ufficio, con decreto del 29 luglio 2006, il rimettente provvedeva alla liquidazione degli onorari richiesti; che il giudice a quo, dopo aver rilevato che né l'erario, né la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato hanno corrisposto gli onorari richiesti, ritiene che l'art. 131, commi 3 e 4, del d.P.R 30 maggio 2002, n. 115, nel precludere al magistrato di porre a carico dell'erario gli onorari spettanti all'ausiliario-consulente tecnico per l'opera prestata, dà luogo ad una irragionevole disparità di trattamento rispetto ad altre figure professionali, come i difensori (art. 131, comma 4, lettera c), che sono soddisfatte direttamente dall'erario, mediante anticipazione, nonché rispetto agli ausiliari del magistrato, nominati nel corso di un processo penale, ed ai curatori nelle procedure fallimentari; che, in particolare, a parere del giudice a quo, stante la sostanziale identità dell'opera tecnico-valutativa compiuta dai diversi professionisti sopra indicati, non vi sarebbe ragione per differenziare la disciplina della liquidazione dei rispettivi onorari; che, in punto di rilevanza, il rimettente osserva come in virtù della disposizione censurata risulti «escluso il diritto del dott. P. a vedersi anticipati dallo Stato i compensi liquidatigli a titolo di onorario e non ripetibili dalla parte che ha chiesto l'atto in quanto beneficiaria del patrocinio a spese dello Stato»; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata sulla base delle identiche motivazioni riportate nell'atto di intervento relativo all'ordinanza emessa dal Tribunale di Catania, già sopra riferite; che il Tribunale di Torino, con una seconda ordinanza (R.O. n. 220 del 2008), emessa sempre il 12 novembre 2007 nel corso di un procedimento di istruzione preventiva, ha sollevato identica questione di legittimità costituzionale; che il rimettente, premesso che la ricorrente nel giudizio principale risulta ammessa al patrocinio a spese dello Stato, osserva che, a seguito del disposto accertamento tecnico preventivo ex art. 696 codice procedura civile, il consulente tecnico d'ufficio chiedeva il pagamento dei propri onorari, che venivano liquidati con decreto del 3 gennaio 2007 e posti a carico della ricorrente; che, successivamente, in accoglimento della richiesta di rettifica avanzata dal cennato consulente, il rimettente, con provvedimento del 12 maggio 2007, modificava il precedente decreto, ponendo a carico dello Stato il compenso in precedenza liquidato; che, così ricostruita la fattispecie al suo esame, il giudice a quo – nel riferire che, né l'erario, né tantomeno la ricorrente, hanno provveduto al pagamento del nominato consulente – solleva, con una ordinanza identica nei contenuti a quella iscritta al n. 219 dell'anno 2008, questione di legittimità costituzionale dell'art. 131, commi 3 e 4, del d.P.R. n. 115 del 2002; che anche in tale giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che la questione sollevata sia dichiarata inammissibile o, comunque, infondata sulla base delle identiche motivazioni riportate nell'atto di intervento relativo all'ordinanza n. 135 del 2008, e riferite alla presunta lesione dell'art. 3 della Costituzione. Considerato che il Tribunale di Catania e il Tribunale di Torino dubitano, in riferimento agli artt. 3, 36 e 97 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 131, commi 3 e 4, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui non prevede il diritto del consulente tecnico d'ufficio di ottenere l'anticipazione dei propri onorari a carico dell'erario; che le ordinanze di rimessione propongono analoghe questioni, onde i relativi giudizi vanno riuniti per essere definiti con un'unica decisione; che le questioni sollevate dal Tribunale di Torino sono manifestamente inammissibili; che, infatti, risulta da entrambe le ordinanze emesse dal citato rimettente che egli solleva la questione di legittimità della norma, la quale disciplina il procedimento di liquidazione del consulente tecnico d'ufficio, dopo aver già emesso i relativi decreti di pagamento e, quindi, a conclusione del suddetto procedimento e senza che, avverso tali decreti, sia stata proposta opposizione nei modi e nei termini di cui agli artt. 84 e 170 del d.P.R. n. 115 del 2002; che la questione sollevata dal Tribunale di Catania è manifestamente infondata; che, in particolare, il richiamo fatto all'art 97 della Costituzione appare inconferente, avendo questa Corte affermato che il principio del buon andamento dei pubblici uffici è riferibile all'amministrazione della giustizia solo per quanto attiene all'organizzazione e al funzionamento degli uffici giudiziari, non anche all'attività giurisdizionale in senso stretto, quale è quella disciplinata dall'art. 131, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002 (ex plurimis sentenza n. 117 del 2007); che, quanto agli ulteriori profili di illegittimità costituzionale denunciati dal Tribunale di Catania, è sufficiente osservare che questa Corte, con la sentenza n. 287 del 2008, ha affermato che l'art. 131, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 2002, nel disciplinare il procedimento di liquidazione degli onorari dell'ausiliario, prevede il rimedio residuale della prenotazione a debito (con conseguente pagamento da parte dell'erario), proprio al fine di evitare che il diritto alla loro percezione venga pregiudicato dall'impossibile ripetizione dalle parti processuali; che, pertanto, risulta evidente come il rimettente muova da un errato presupposto interpretativo, secondo il quale, nei casi di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la norma censurata può comportare, nel processo civile, che l'ausiliario del magistrato svolga la sua opera gratuitamente; che, così ricostruita la portata della disposizione censurata, va altresì esclusa la denunciata disparità di trattamento rispetto al diverso meccanismo – previsto dagli artt. 107, lettere d) e f), e 131, comma 4, lettera a), del d.P.R. n. 115 del 2002 – della anticipazione a carico dell'erario degli onorari dovuti al difensore e al consulente tecnico d'ufficio nel procedimento penale: e ciò in ragione, da un lato, della eterogeneità delle figure processuali messe a confronto;