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Di fronte a ciò e di fronte a un progetto di legge evidentemente sbagliato, che distingue i reati non in base alla qualità dell'azione, presupponendo che si debba sempre tutelare il valore unico della persona, ma in base alla categoria di appartenenza della vittima, non si deve transigere. Più si legge il testo, più emerge il carattere ideologico di questa legge, che in quanto tale sarà potenzialmente dannosa sia dal punto di vista culturale che sociale. In primo luogo, pensare di introdurre in tutte le scuole iniziative contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia nella giornata nazionale fissata ogni anno il 17 maggio significa far entrare nei percorsi scolastici anche delle classi elementari e medie contenuti in linea con l'impianto della legge, che sono tutt'altro che universalmente condivisi, come succede invece per le giornate contro la mafia e l'antisemitismo, arrecando quindi una dubbia comprensibilità da parte dei bambini, ai quali si finirebbe per far credere che le esperienze che vanno facendo della realtà sono una finzione, essendo l'umanità non declinata al maschile e femminile ma oggetto di infinite identità, tutto questo in un'età nella quale si va formando la percezione di sé in relazione a ciò che li circonda. È ovvio che nelle intenzioni del proponente si è reso indispensabile farlo perché troppo vaghi erano i concetti sui quali si intendeva costruire niente meno che fattispecie penali, con la pretesa di educare a colpi di codice. Il problema allora sta proprio in questa intenzione di perseguire come discriminatorie quelle che di fatto sono concezioni differenti della natura umana, oggetto di legittimo confronto e di convinzioni profondamente radicate nella coscienza di tanti cittadini. Qui come in un precipizio di estrazioni ideologiche connesse le une alle altre entriamo fatalmente nel campo della libertà di opinione, sulla quale si è tentato di apporre lo scudo protettivo in una sorta di salvacondotto, che però non basta. Troppo largo, infatti, è lo spazio per l'interpretazione discrezionale di cosa possa istigare ad atti discriminatori o persino alla violenza. Numerose sono le domande che ci stiamo ponendo sulle conseguenze di tale normativa: chi stabilisce dove e come si può esercitare un dissenso rispetto a quella che diviene una legge dello Stato? La scuola paritaria che non vuole celebrare la giornata anti-omofobia può farlo o è destinata a pagare una sua intangibile libertà? Sarà ancora lecito per un sacerdote esprimere nella predicazione, a un catechista nella sua classe, a un insegnante a lezione, a un genitore con i propri figli concetti che potrebbero essere tacciati di omofobia? La femminista che oggi contesta alla radice il concetto di identità di genere potrà ancora farlo pubblicamente? Ciò che rende insopportabile l'impianto di questa legge è la palese violazione di un diritto costituzionalmente garantito come la libertà del proprio pensiero, così come cristallizzato dall'articolo 21 della Costituzione. Infatti, l'aspetto più problematico del disegno di legge Zan è che il pensiero unico prodotto dal politicamente corretto vorrebbe limitare ogni dibattito. In poche parole, chiunque esprime un parere diverso da quello dei promotori della legge viene immediatamente tacciato di omofobia e le sue ragioni sminuite o escluse dal dibattito pubblico. Concludendo, noi di Fratelli d'Italia diciamo di no alla proposta del disegno di legge Zan perché mette in discussione in modo pericoloso l'espressione della libertà di pensiero garantita dall'articolo 21 della Costituzione. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Calandrini. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, il disegno di legge Zan in approvazione in questa Camera rientra a pieno titolo nella cultura tipica della sinistra che punta a cancellare l'identità e a punire e perseguitare chi non la pensa allo stesso modo. Da mesi la sinistra prova a imporre il pensiero unico e, se non la pensi allo stesso modo, sei tacciato di razzismo, omofobia, transfobia e chi più ne ha più ne metta. Il guaio di questa sinistra è che in ciò che fa è subdola e questo testo ne è un esempio lampante. Il disegno di legge Zan nasce con tutte le buone intenzioni di difendere delle persone che si sentono discriminate, ma finisce per condannare tutto il resto del mondo. Che sia una legge che fa tutt'altro rispetto al condannare le discriminazioni lo si evince chiaramente dall'articolo 1 che ha la pretesa di essere meglio di Wikipedia, definendo cosa sono il sesso, il genere, l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Veramente voi avete la pretesa di racchiudere concetti così vasti in un articolo e renderli norma di legge? Forse serve ricordarvi che abbiamo in Costituzione un articolo che disciplina le uguaglianze. Lo fa senz'altro meglio. Serve davvero il vostro articolo 1 di questo disegno di legge? È ancora peggio l'articolo 4 del presente disegno di legge. Dite che sono fatte salve la libera espressione di convincimento od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte. E meno male. Poi aggiungete che tutte le idee e le opinioni vanno bene, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. Adesso diciamo chi stabilisce cos'è un concreto pericolo. Quando è che un pensiero può incitare un atto violento? Quali sono i parametri di riferimento? La vaghezza di questo articolo crea un vuoto che è una seria minaccia alla libertà di espressione. Siete riusciti a calpestare persino l'articolo 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero e ciò che è peggio è che lo avete fatto in nome della difesa di soggetti che considerate deboli e che, invece, state usando come scudi umani. Al contrario di ciò che qualcuno vuole far credere, noi non siamo omofobi, transofobi o razzisti, noi siamo per il rispetto delle idee e voi il rispetto per le idee lo cancellate. Noi siamo per la libertà: amate chi volete, fate ciò che volete del vostro corpo; a noi interessa poco, ma possiamo essere liberi di dire che la famiglia è fondata sull'unione di un uomo e di una donna? Possiamo essere liberi dire che la pratica dell'utero in affitto è una barbarie? Possiamo dire che è un'ingiustizia che un atleta, nato biologicamente uomo, competa con le donne solo perché si sente donna, falsando quindi l'esito delle gare? Possiamo essere fieri di essere mamma e papà, invece di nasconderci dietro «genitore 1» e «genitore 2»? Possiamo sostenere tutto questo o dobbiamo chiedervi il permesso? Possiamo esprimere le nostre opinioni senza temere che un giudice ci accusi di istigare odio? Ecco, noi rivendichiamo il diritto di ciascuno ad amare come crede, a chiedere rispetto del proprio amore, ma questo non significa aver timore di sostenere le proprie idee. Per noi la libertà di amare è sacra, come è sacra la famiglia, come sono sacri i bambini. Non facciamo gerarchie, ma investiamo sul futuro e vogliamo lasciare ai nostri figli la possibilità di costruirsi il proprio futuro senza che noi glielo imponiamo con le ideologie di oggi. Voi invece avete la pretesa di sottrarre l'educazione ai genitori per istituire nelle scuole una giornata dedicata all'ideologia gender ;