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I numeri che la società mi ha fornito al momento sono i seguenti: 400.000 accessi alla piattaforma, 35.000 utenti registrati, 120 streaming sui contenuti in catalogo che sono più di 700. Naturalmente è una piattaforma che deve crescere, perché l'invito a tutte le istituzioni culturali è offrire e mettere sulla piattaforma in vendita per avere delle entrate per i loro bilanci, aiutando contemporaneamente gli enti e offrendo un luogo in cui in Italia e dall'estero ci sarà la possibilità di accedere ai contenuti dell'offerta culturale italiana. Io inviterei - non mi preoccupo più di tanto, perché sono stato anche io all'opposizione - ad aspettare prima di parlare di flop . È un meccanismo che sta crescendo settimana dopo settimana; crescono i numeri dei contenuti inseriti e degli utenti. Vedremo dove andrà. Credo sia un esperimento che sia stato giusto fare e che darà una grande opportunità alla promozione della cultura italiana nel mondo. Non vorrei essere omissivo. Dall'inizio si è cercato di coinvolgere la RAI. Abbiamo ragionato di questo anche in Commissione vigilanza. In queste ore sono in corso contatti tra la RAI e la società che gestisce la piattaforma Itsart per creare forme di collaborazione che la RAI stessa ha ritenuto autonomamente non gestibili in quella forma, perché vende solo contenuti propri e non prodotti da altri. PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Ruspandini, per due minuti. RUSPANDINI (FdI) . Signor Ministro, qualche piccolo grande corto circuito deve esserci stato, se sono vere - come lo sono effettivamente - le parole - che riporto e si leggono - di illustri analisti della questione che su tutti i giornali, soprattutto su quelli di sinistra, dipingono questa sua intuizione come veramente disastrosa. Ripeto che probabilmente questo corto circuito ha in qualche modo ampliato la protesta di chi oggi non è in condizione di poter lavorare. Alla fine, signor Ministro, si tratta di problemi che lei conosce benissimo. Mi riferisco al comparto di cui stiamo parlando e che oggi, soprattutto nei suoi elementi più deboli, registra teatri vuoti e spettacoli di piazza che non possono essere svolti. Magari ci si sarebbe aspettato, visto che parliamo anche di soldi pubblici, un intervento diverso. PRESIDENTE . Il senatore De Bonis ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02618 sul museo dedicato a Cesare Lombroso a Torino, per tre minuti. DE BONIS (Misto) . Signor Presidente, signor Ministro, il Lombroso è definito il padre della psicologia criminale, nonostante la scienza (non solo postuma, ma anche a lui contemporanea) abbia dichiarato infondate tutte le sue teorie, definendole pseudoscientifiche. Andrea Verga lo sconfessò miseramente sulla celebre fossetta occipitale su cui Lombroso fondò le sue teorie. Egli non gli rispose mai, tanto che per questo fu cacciato dalla Società di antropologia nel 1882. La convinzione di Lombroso si basava in particolare sulla tesi dell'uomo delinquente, nato atavico; insomma, il delinquente per natura, individuo che recherebbe nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall'uomo normale. Cito solo due brani di Lombroso per far capire quali fossero le sue idee sui meridionali: «Il meridionale non ama i liquori: si sente ebbro dalla nascita: il sole, il vento, gli distillano un terribile alcool naturale, di cui tutti quelli che nascono là giù ne sentono gli effetti». A proposito delle Regioni meridionali d'Italia, ebbe a dire: «La debolezza dell'Italia è nelle ginocchia, è alle gambe, ai piedi; il male, il male vero profondo è qui». Invito a considerare quanto segue. L'Unione europea respinge le teorie che tentano di dimostrare l'esistenza di razze umane distinte. A Torino ha sede il museo di antropologia criminale dedicato a Lombroso, che teorizzava - appunto - la presenza di due razze; sul sito del museo si legge che il nuovo allestimento vuole fornire al visitatore strumenti concettuali per comprendere come e perché questo personaggio così controverso formulò la teoria dell'atavismo criminale. Il museo è stato concepito con una funzione educativa intesa a mostrare come la costruzione della conoscenza scientifica sia un processo che avanza grazie alla dimostrazione non tanto di verità, quanto della falsificabilità di dati e teorie che non resistono a una critica. A tutt'oggi il museo non sembra assolvere alla sua funzione e veicola un messaggio sbagliato su cosa sia scienza. Quelli di Lombroso furono non errori scientifici, ma vere e proprie manipolazioni pseudoscientifiche fatte in malafede per interessi estranei alla scienza e le sue teorie furono funzionali a una propaganda di potere. Di questo il museo non rende conto. Vi ho fatto visita, insieme a una delegazione, e chiedo pertanto al Ministro di intervenire e assumere delle iniziative per porre la parola fine a questa vicenda e soddisfare anche la volontà di tutela della pietas verso resti umani che in tutta Europa, in relazione a vicende analoghe, sono stati riconsegnati. PRESIDENTE. Il ministro della cultura, onorevole Franceschini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. FRANCESCHINI, ministro della cultura . Signor Presidente - come ha ricordato il senatore De Bonis - il museo, che è proprietà dell'Università di Torino e non dello Stato, espone collezioni raccolte prevalentemente per gli studi dal medico, criminologo e antropologo Cesare Lombroso dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi del Novecento. Si tratta di collezioni eterogenee composte da crani, scheletri, disegni, corpi di reato, produzioni artigianali, eccetera. Dopo diversi sedi, nel 2001 è ospitato nel Palazzo degli istituti anatomici nell'ambito del polo dedicato al positivismo scientifico torinese. Lombroso è conosciuto per le sue teorie nel contesto della scienza positivista e il suo lavoro, sebbene oggi giustamente respinto dagli studiosi, costituisce un pezzo dello sviluppo dell'antropologia fisica. Il museo intende spiegare il processo che portò Lombroso allo sviluppo delle sue teorie nell'ambito dell'atavismo criminale, evidenziando l'infondatezza dei suoi metodi scientifici. L'allestimento odierno ha come obiettivo non quello che aveva all'origine, ma tutt'altro, ossia far conoscere il pensiero di Lombroso calato nel periodo in cui visse, spiegando le ragioni storiche e culturali e dimostrando l'assoluta infondatezza del pregiudizio fisiognomico - da un lato - e - dall'altro - come la scienza proceda proprio attraverso errori e correzioni. Il ruolo che il museo si propone è dunque quello di spiegare al pubblico una parte controversa del pensiero scientifico, che peraltro collide inevitabilmente con l'attuale sensibilità sociale, preservando la memoria in modo critico. Ricordo infine che la commissione etica dell'Organizzazione internazionale dei musei (ICOM), interpellata dal Comitato no Lombroso, ha rivisto già in passato tutti i documenti che riguardano il museo di antropologia criminale, condividendo la porzione di ICOM Italia che ha sottolineato come il museo rispetti gli standard scientifici e didattici per rimanere aperto. Pertanto, la risposta sulla chiusura è negativa.