[pronunce]

In data 27 febbraio 2018, il consorzio di bonifica ha depositato una ulteriore memoria illustrativa, in cui ha ribadito le precedenti conclusioni.1.- Il Tribunale ordinario di Catania dubita della legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, dell'art. l, comma 1-bis, della legge della Regione Siciliana 30 aprile 1991, n. 12 (Disposizioni per le assunzioni presso l'Amministrazione regionale e gli enti, aziende ed istituti sottoposti al controllo della Regione), comma introdotto dall'art. 13 della legge della Regione Siciliana 19 agosto 1999, n. 18 (Disposizioni in materia di lavoro). Il giudizio principale ha ad oggetto i ricorsi proposti da alcuni operai, addetti alla manutenzione delle reti irrigue, che, esponendo di avere prestato attività lavorativa alle dipendenze del Consorzio di bonifica n. 9 di Catania in forza di successivi contratti di lavoro a tempo determinato, hanno chiesto al Tribunale ordinario di Catania di accertare la nullità dei termini apposti a tali contratti e di disporre la conversione dei relativi rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, condannando il consorzio convenuto alla loro reintegrazione nei posti di lavoro e al risarcimento del danno. La disposizione censurata esenta gli enti pubblici economici siciliani da ogni forma di selezione pubblica nell'assunzione del personale per cui sia richiesto il solo titolo di studio non superiore a quello della scuola dell'obbligo e, a parere del rimettente, vìola il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., mancando, nel caso, qualsivoglia specifica ragione di deroga alla regola fondamentale del pubblico concorso. L'indicata disposizione della legge regionale contrasta pure, ad avviso del giudice a quo, con gli artt. 97, 51 e 3 Cost., alla luce della giurisprudenza di questa Corte e, in particolare, della sentenza n. 205 del 1996, i cui principi sono ritenuti applicabili anche alle assunzioni effettuate dagli enti pubblici economici, tra i quali, secondo lo stesso rimettente, sono da annoverare anche i consorzi di bonifica regionali. 2.- La questione è inammissibile per l'incompleta ricostruzione del quadro normativo di riferimento (ex plurimis, ordinanze n. 30 del 2018, n. 55 del 2017, n. 247, n. 246 e n. 136 del 2016; sentenze n. 60 del 2015 e n. 165 del 2014). Il giudice rimettente solleva la questione ritenendo che anche gli enti pubblici economici, dipendenti o sottoposti al controllo, tutela e vigilanza della Regione o degli enti locali territoriali e istituzionali, debbano essere soggetti alla regola del pubblico concorso nell'assunzione del personale dipendente, richiamando quanto osservato da questa Corte con la sentenza n. 205 del 1996, che, però, si riferisce a una peculiare fattispecie a cui non può essere attribuita portata generale. Il giudice a quo tralascia di esaminare le leggi della Regione Siciliana 25 maggio 1995, n. 45 (Norme sui consorzi di bonifica. Garanzie occupazionali per i prestatori d'opera dell'ESA e disposizioni per i commissari straordinari), e 30 ottobre 1995, n. 76 (Norme per il personale dell'assistenza tecnica, dell'ESA, dei consorzi di bonifica e degli Enti parco. Disposizioni varie in materia di agricoltura), che, a ben vedere, disciplinano la fattispecie in questione prevedendo peculiari modalità di assunzione e di rinnovo dei contratti per i lavoratori a tempo determinato, stabilite, in particolare, dall'art. 30 della legge reg. Siciliana n. 45 del 1995 e dagli artt. 3 e 4 della legge reg. Siciliana n. 76 del 1995 in deroga, limitatamente ai contratti a tempo determinato, al divieto generale di assunzioni posto dall'art. 32 della legge regionale n. 45 del 1995. Tale normativa, che riguarda specificatamente il tema delle assunzioni a tempo determinato da parte dei consorzi di bonifica regionali, benché sia precedente alla disposizione censurata, continua a regolamentare la materia, in base al principio per cui la legge speciale non è derogata dalla posteriore legge generale. L'ordinanza di rimessione, nel delineare la rilevanza della questione, non la esamina, quindi, alla luce di detta normativa, presa in considerazione anche da recenti pronunce di legittimità rese sul tema dei rapporti di lavoro alle dipendenze dei consorzi di bonifica siciliani (Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanze 14 settembre 2017, n. 21331 e n. 21332; ordinanze 13 settembre 2017, n. 21263, n. 21264 e n. 21265). La mancata considerazione di tale specifica disciplina e la conseguente, incompleta, ricostruzione del quadro normativo di riferimento compromettono l'iter logico argomentativo posto a fondamento della sollevata questione e ne determinano l'inammissibilità, precludendone, quindi, lo scrutinio.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1-bis, della legge della Regione Siciliana 30 aprile 1991, n. 12 (Disposizioni per le assunzioni presso l'Amministrazione regionale e gli enti, aziende ed istituti sottoposti al controllo della Regione), comma introdotto dall'art. 13 della legge della Regione Siciliana 19 agosto 1999, n. 18 (Disposizioni in materia di lavoro), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Catania, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 marzo 2018. F.to: Giorgio LATTANZI, Presidente Giulio PROSPERETTI, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 19 aprile 2018. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA