[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito delle ordinanze emesse dalgiudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano il 17 e 20 settembre 1999, in due procedimenti penali a carico dell'on. Cesare Previti, e delle successive ordinanze (in particolare di quelle adottate nelle udienze del 22 settembre 1999, 5 ottobre 1999 e 6 ottobre 1999), in quanto non considerano assoluto impedimento il diritto dovere del deputato di assolvere il mandato parlamentare attraverso la partecipazione a votazioni in assemblea, promosso con ricorso della Camera dei deputati, notificato il 10 maggio 2000, depositato in cancelleria il 17 successivo ed iscritto al n. 21 del registro conflitti 2000. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica nonché l'atto di intervento dell'on. Cesare Previti; Udito nell'udienza pubblica del 20 febbraio 2001 il giudice relatore Valerio Onida; Uditi gli avvocati Massimo Luciani per la Camera dei deputati, Stefano Grassi per il Senato della Repubblica e Claudio Chiola per l'on. Cesare Previti.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso depositato il 19 novembre 1999, la Camera dei deputati ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, in funzione di giudice dell'udienza preliminare, in ragione e per l'annullamento delle ordinanze in data 17 settembre 1999 (nel procedimento n. 3384/1998 R.G. GIP), 20 settembre 1999 (nel procedimento n. 5634/1997 R.G. GIP), nonché di tutti gli atti consequenziali - impugnati "anche in quanto autonomamente viziati" e in particolare delle conformi decisioni di rigetto di richieste di rinvio avanzate dalla difesa dell'on. Previti adottate nelle udienze del 22 settembre 1999, 5 ottobre 1999 e 6 ottobre 1999 e di tutte le altre decisioni di eguale contenuto che eventualmente nelle more siano state adottate, chiedendo che la Corte statuisca che non spetta all'autorità giudiziaria non considerare assoluto impedimento alla partecipazione del deputato alle udienze penali il diritto-dovere di assolvere il mandato parlamentare attraverso la partecipazione a votazioni in assemblea. Nelle menzionate ordinanze, il giudice, dopo aver preso atto dei numerosi rinvii dell'udienza preliminare dovuti (anche) all'impedimento a comparire dell'imputato on. Previti per impegni parlamentari, aveva osservato che la quotidianità dei lavori parlamentari impediva il sollecito svolgimento dell'udienza e, quindi, l'effettività della giurisdizione. Sul rilievo che l'attività parlamentare e quella giurisdizionale hanno pari valore costituzionale (ai sensi dell'art. 67 della Costituzione per la prima e degli artt. 68, 101, 102, 104 e 112 della Costituzione per la seconda), il giudice, dovendo fare applicazione degli artt. 420, 485 e 486 cod. proc. pen. , nel riconoscere che la "assoluta impossibilità a comparire" non ricorre solo quando vi sia un "impedimento materiale superiore a qualsiasi sforzo umano o l'impossibilità oggettiva", ma anche quando vi siano norme che identifichino una "priorità di impegni" nei cui confronti l'esercizio della funzione giurisdizionale risulti soccombente, aveva ritenuto, da un lato, che non era possibile distinguere tra i diversi impegni parlamentari per discriminare quelli prevalenti e quelli subvalenti rispetto all'esigenza di celebrare il processo e, dall'altro, che gli impegni parlamentari invocati nella specie non costituivano un impedimento assoluto a comparire in udienza, non integrando una priorità tale da rendere soccombente il principîo dell'indefettibilità e dell'effettività della giurisdizione. La difesa della Camera osserva che, attraverso le ordinanze impugnate, si sarebbe affermato un univoco indirizzo in tema di rilevanza dell'impedimento parlamentare nel procedimento penale, che risulterebbe lesivo delle attribuzioni costituzionali della Camera stessa. In particolare la Camera - affermata la propria legittimazione attiva al ricorso e quella passiva del giudice per le indagini preliminari in funzione di giudice dell'udienza preliminare - motiva la sussistenza dell'interesse a ricorrere in relazione alle affermazioni delle ordinanze, le quali negherebbero che l'esigenza di partecipazione alle attività parlamentari, pur in presenza di votazioni in assemblea, giustifichi un rinvio delle udienze, e con ciò determinerebbero il completo sacrificio di uno dei valori costituzionali in campo. Sull'interesse a ricorrere non inciderebbe il fatto che, nonostante le decisioni di rigetto delle richieste di rinvio, l'on. Previti abbia preso comunque parte alle votazioni. Si tratterebbe difatti di determinazione strettamente personale ed estrinseca del deputato - e quindi di un soggetto estraneo al rapporto tra gli organi in conflitto, - che ha sacrificato il proprio diritto di difesa al diritto-dovere di partecipazione ai lavori parlamentari. Nel merito, la ricorrente Camera dei deputati chiede che venga considerato, per i suoi componenti, impedimento assoluto a comparire in udienza non già la necessità di partecipare a qualsivoglia attività parlamentare, ma solo la necessità di partecipare a votazioni in assemblea, per le quali non sussisterebbe alcuna possibilità di delega né di spostamento o altro rimedio all'assenza del parlamentare, a differenza di ciò che accadrebbe per altre attività parlamentari. Ad avviso della ricorrente, il mancato riconoscimento giudiziale dell'assoluto impedimento a comparire all'udienza penale del deputato impegnato in una votazione assembleare, determinando un grave ostacolo alla partecipazione ad essa del deputato, comprimerebbe in primo luogo l'indipendenza e l'autonomia della Camera, violando gli artt. 64, 68 e 72 della Costituzione, i quali garantiscono quell'indipendenza e quell'autonomia sia sotto il profilo del potere della Camera di disciplinare con autonomo regolamento la propria organizzazione e il funzionamento dei propri lavori, con particolare riferimento alla funzione legislativa, sia per quanto attiene alla posizione di indipendenza dei singoli membri della Camera, riconosciuta dalla Costituzione quale strumento di garanzia dell'indipendenza e dell'autonomia dell'istituzione di appartenenza. Gli atti impugnati porrebbero inoltre a rischio la funzionalità dell'assemblea, compromettendo la formazione dei quorum strutturali e funzionali richiesti per la validità delle deliberazioni. La ricorrente denuncia, al riguardo, la violazione dell'art. 64, terzo comma, della Costituzione, che stabilisce il quorum strutturale e quello funzionale per la validità delle deliberazioni della Camera, nonché delle altre norme della Costituzione e di leggi costituzionali (artt. 64, primo comma, 73, secondo comma, 79, primo comma, 83, terzo comma, 90, secondo comma, 138, primo e terzo comma, della Costituzione;