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Avremmo segnalazioni di ogni tipo, ma in realtà queste non ci sono o ce ne sono ben poche, a dimostrazione anche della percezione della paura di certe minoranze, che io faccio fatica a definire minoranze. Ma perché, infatti, dobbiamo ghettizzare le persone? Perché dobbiamo dividere le persone tra quelle che hanno un orientamento sessuale come il mio e quelle che hanno un orientamento sessuale differente? Noi di destra siamo sempre stati diversisti quando voi volevate appiattire tutto e omologare il mondo come nell'ex Unione Sovietica. Ma non siamo diversisti sui diritti. Per noi tutti hanno gli stessi diritti e non abbiamo bisogno di trincerarli all'interno di una ricostruzione della società fatta da voi a vostro uso e consumo. Noi crediamo che il cittadino non sia solo LGBT o non LGBT, ma sia cittadino nella pienezza dei suoi diritti, che è anche il diritto di poter dire la propria opinione quando non si condivide quello che voi vorreste si dicesse. E vogliamo che i cittadini abbiano la possibilità di emanciparsi anche sotto il profilo del lavoro e non di restare schiavi vostri, con il reddito di cittadinanza che avete istituito per avere persone sempre a vostra disposizione. (Applausi) . Questo vorremmo. Vorremmo ampliare i diritti, non limitarli. Invece voi, con questa legge, li limitate fortemente. Anzi, peggio ancora: limitate i diritti di coloro i quali non la pensano come voi, credendo che si debba, in qualche maniera, discriminare il pensiero diverso dal vostro. Ancora una volta, discriminate il diverso; ancora una volta, lo chiudete in un ghetto; ancora una volta, gli togliete il patentino. Chissà, poi, perché voi. Chissà, poi, perché voi potete consegnare a qualcuno i patentini. Dall'alto di cosa? Qual è la ragione che vi dà la facoltà di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Da cosa vi deriva? Dal consenso popolare? Insomma, fatevene una ragione, perché non mi pare proprio. Dal fatto che voi avete una superiorità culturale? Anche questa convinzione dovrà cadere, perché io, quando vedo professori che incitano all'odio, rovesciando i libri della Meloni in una libreria, credo non si possa parlare di superiorità culturale ma di assoluta imbecillità. (Applausi) . Se è quello che vi muove, allora dimenticatevi di essere superiori. La verità è che state perdendo il dominio di questa società e sta accadendo perché state perdendo il consenso, perché non siete neanche più rappresentativi dei mondi che fino ad ora vi hanno consentito di sedere qua dentro e non parlo neanche più degli operai, perché ormai li avete dimenticati da anni, quelli puzzano, così come avete dimenticato i contadini, che lavorano e si sporcano le mani. Sono tutte cose talmente diverse dai vostri salottini radical chic che non potete comprenderle, tant'è vero che vincete nei centri storici e perdete in tutte le periferie perché non rappresentate nemmeno più la visione di quello che era il vostro bacino elettorale. Che cosa fate allora? Cercate di cancellare quelli che rappresentano la vostra alternativa; lo fate cercando di zittirli, dicendogli che non possono parlare perché, non solo hanno un'idea diversa dalla vostra, ma hanno un'idea che per giudizio vostro - e quindi divino - non può neanche permettersi di essere rappresentata. Questi siete voi, questo è lo scopo di questa legge: tapparci la bocca semplicemente perché sapete che, se noi parliamo o continuiamo a farlo, la vostra stessa esistenza viene meno. Come infatti diceva un vecchio adagio, se non ci fossero i brutti, non si vedrebbero i belli. Ecco, voi cercate di cancellare i belli per sembrare belli voi; in realtà rimanete brutti, come la politica che avete fatto in questi anni, come l'imbruttimento delle istituzioni che avete cercato di fare in questi anni. Ci siamo noi, però. Nella mia breve esperienza parlamentare personalmente ho già votato una volta no alla Camera al disegno di legge Zan e sono pronto a rifarlo, semmai arriveremo a votarlo in Aula. Ho qualche dubbio che voi riusciate a fare questo, però, visti i numeri di ieri e anche quelli di oggi e sapete perché? Perché in fondo sono i vostri stessi elettori a dirvi che vi state occupando di una cosa che non ha senso. Tanti di voi, dunque, non hanno una crisi di coscienza; hanno semplicemente acceso la coscienza, rendendosi conto che quelli fuori, le persone che gli hanno sempre dato fiducia non vogliono che si occupino di questa cosa; vogliono che vi occupiate di economia, che estendiate i diritti a tutti e non li ghettizziate in un angolo, facendoli sentire ancora diversi. A me danno fastidio i locali solo per i gay o solo per le lesbiche. Io credo che i locali debbano essere sempre per tutti: non c'è un' apartheid nei confronti di qualcuno; ognuno deve essere libero di andare nel locale che vuole. Il ghetto fa parte di un'altra cultura, di un altro sistema di vedere la società. Noi siamo diversi, continueremo a dirlo finché avremo voce, finché gli strumenti anche del dibattito parlamentare ce lo consentiranno e fino a che anche nelle piazze potremo andare a spiegare veramente che cos'è il disegno di legge Zan, al di là del vostro storytelling , della vostra narrazione di parte, che ogni qualvolta si fa un dibattito pubblico poi si scioglie come neve al sole. Continueremo ad andare nelle piazze a dirlo e non sarà un disegno di legge - neanche quello in discussione - a impedirci di farlo e non sarete certo voi, che ormai rappresentate poco più che una minoranza, a dirci quello che dovremo fare e quello che dovranno fare gli italiani. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Drago. Ne ha facoltà. DRAGO (FdI) . Gentile Presidente, signora Sottosegretario, colleghi senatori e senatrici, prima di fare il mio intervento vorrei formulare delle domande che mi sono posta in questi giorni e che vorrei condividere con voi. Siamo certi che questa proposta di legge sia necessaria e sufficiente ad assicurare la lotta all'odio e l'accettazione di quelle categorie che si intende tutelare? Il termine «categorie» non è una scelta casuale ovviamente, perché questo stiamo realmente creando. Può un'imposizione normativa determinare un cambiamento culturale e comportamentale? Nell'articolo 4 non si parla, ad esempio, né di dignità né di persone; in realtà, in questo modo intendiamo affrontare il tema come un pensiero ingabbiato dal penale. Ma un pensiero di questo tipo può portare al bene? Allora mi sono venute in mente alcune esperienze del passato legate in particolare allo studio del testo di un autore, Gary Chapman, che è un counselor e uno scrittore che fa un'analisi delle relazioni, e in particolar modo di quelle all'interno della coppia, amicali, parentali e anche tra genitori e figli. L'analisi che lui propone sostanzialmente parte da un presupposto: tutti intendiamo amare la persona che abbiamo scelto e che ci sta accanto, ma siamo certi di amarla nella misura in cui lei desidera essere amata? Dove voglio arrivare con questo? Voglio dire: siamo certi che questo provvedimento normativo intervenga a sostegno e in aiuto di chi magari attraversa delle fasi di crisi identitaria o di chi ritiene di averla ritrovata? Voglio arrivare a questo: