[pronunce]

che questa Corte – già nello scrutinare il testo originario dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada (e con esso quello dell'art. 180, comma 8, dello stesso codice, al quale il primo rinviava) – ha sottolineato come un «duplice argomento ermeneutico (letterale e sistematico)» porti necessariamente a riconoscere «la possibilità di discernere il caso di chi, inopinatamente, ignori del tutto l'invito “a fornire i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione”, da quello di colui che, “presentandosi o scrivendo”, adduca invece l'esistenza di motivi idonei a giustificare l'omessa trasmissione di tali dati» (ordinanza n. 244 del 2006); che a fronte, pertanto, di persistenti dubbi nell'interpretazione del testo originario dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada (e del successivo art. 180, comma 8), questa Corte deve ulteriormente precisare che un'opzione ermeneutica, che pervenisse alla conclusione di equiparare ogni ipotesi di omessa comunicazione dei «dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione», presenterebbe una dubbia compatibilità con l'art. 24 Cost.; che una simile interpretazione, difatti, non consentendo in alcun modo all'interessato di sottrarsi all'applicazione della sanzione pecuniaria, si risolverebbe nella previsione di una presunzione iuris et de iure di responsabilità, contravvenendo a quanto ripetutamente affermato da questa Corte, secondo cui «tale presunzione assoluta determina la lesione del diritto di difesa garantito dall'art. 24 della Costituzione, dal momento che preclude all'interessato ogni possibilità di provare circostanze che attengono alla propria effettiva condotta» (ex multis, sentenza n. 144 del 2005); che, dunque, così correttamente interpretate le due disposizioni censurate si sottraggono ai dubbi di costituzionalità prospettati dai giudici rimettenti, risultando così le questioni sollevate manifestamente infondate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 126-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), introdotto dall'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9 (Disposizioni integrative e correttive del nuovo codice della strada, a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 22 marzo 2001, n. 85), nel testo risultante all'esito della modifica apportata dall'art. 7, comma 3, lettera b), del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214, e dell'art. 180, comma 8, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992, sollevate – in riferimento agli articoli 3, 24 e 27 della Costituzione – dai Giudici di pace di Montevarchi e di Arezzo, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 dicembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 dicembre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA