[pronunce]

che il conseguimento dell'abilitazione professionale, collegato all'iscrizione nell'albo professionale, attribuisce la qualificazione piena e permanente per l'attività di avvocato, mentre il periodo di pratica forense è, per quanto riguarda l'esercizio del patrocinio, limitato nell'attività professionale e nel tempo (dopo un anno di iscrizione nel registro e per non più di sei anni: art. 8 del r.d.l. n. 1578 del 1933; art. 10 della legge 27 giugno 1988, n. 242, recante "Modifiche alla disciplina degli esami di procuratore legale") ed è sottoposto ad una particolare vigilanza del Consiglio dell'ordine di appartenenza (art. 14, lettera c, del r.d.l. n. 1578 del 1933) e a speciali adempimenti - attinenti alla frequenza di uno studio di avvocato e all'esercizio del patrocinio (art. 17, numero 5, del r.d.l. n. 1578 del 1933; artt. 8 e 10 del r.d. 22 gennaio 1934, n. 37 recante "Norme integrative e di attuazione del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578 sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore"; d.P.R. 10 aprile 1990, n. 101, recante "Regolamento relativo alla pratica forense per l'ammissione all'esame di procuratore legale") - collegati a poteri del Consiglio dell'ordine presso il quale sono iscritti per la pratica e il patrocinio provvisorio (art. 4 del d.P.R. n. 101 del 1990); che è opportuno sottolineare che non si afferma - sempre sul piano costituzionale - che la scelta effettuata dal legislatore sia obbligata, potendo il tirocinio e l'abilitazione provvisoria (anche per gli effetti sui procedimenti giurisdizionali) essere diversamente modulati dal legislatore stesso, per quanto riguarda l'attività e l'ambito territoriale in cui operano i praticanti avvocati ammessi al patrocinio, sempre nei limiti della ragionevolezza e del rispetto delle esigenze del tirocinio e della tutela degli utenti della professione; che, inoltre, il legislatore ha continuato (art. 7 della legge 16 dicembre 1999, n. 479 recante "Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice di procedura penale. Modifiche al codice penale e all'ordinamento giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente, di indennità spettanti al giudice di pace e di esercizio della professione forense" e art. 246 del d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 recante "Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado", con affermazione dell'applicazione "fino a quando non sarà attuata la complessiva riforma della professione forense") a fare riferimento - pur con variazione della tipologia degli affari in cui è ammessa l'attività professionale dei praticanti - alla norma denunciata, anche dopo la intervenuta unificazione delle professioni e degli albi dei procuratori legali e degli avvocati (legge 24 febbraio 1997, n. 27); che detta legge del 1997 non ha innovato sulla posizione dei praticanti ammessi al patrocinio, se non nel senso che la loro attività resta di tirocinio propedeutico e di formazione rispetto all'unica professione ormai esistente, sono, cioè, praticanti avvocati, titolari di uno status abilitativo provvisorio, limitato e temporaneo, giustificato (cfr. sentenze n. 5 del 1999; n. 127 del 1985; ordinanza n. 75 del 1999) da apprezzabili esigenze di tirocinio; status ben differente rispetto a chi ha ottenuto "l'abilitazione all'esercizio professionale" all'esito di un esame di Stato e all'iscrizione nell'albo di avvocato; che di conseguenza il praticante avvocato, che in Italia esercita provvisoriamente il limitato patrocinio (in vista degli esami da affrontare) in base all'ordinamento nazionale della professione di avvocato, non può essere, neppure, comparato con l'avvocato proveniente da altro Stato comunitario ed invocare l'incompatibilità di sbarramenti territoriali con il c.d. diritto di stabilimento; che, pertanto, la questione risulta manifestamente infondata in relazione all'indicato parametro dell'art. 3 della Costituzione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n.87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 8, secondo comma, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578 (Ordinamento delle professioni di avvocato e di procuratore), convertito, con modificazioni, nella legge 22 gennaio 1934, n. 36, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Trento - sezione distaccata di Borgo Valsugana - con ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 aprile 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Chieppa Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 7 maggio 2002. Il direttore della cancelleria: Di Paola