[pronunce]

Pertanto la delibera del Consiglio dei ministri in data 3 giugno 2004 e il decreto ministeriale del 15 luglio successivo, sarebbero stati assunti in carenza di potere per inapplicabilità delle disposizioni legislative statali sulle quali essi si fondano, con conseguente violazione degli artt. 117, comma terzo, e 118 della Costituzione, nonché del principio di leale collaborazione. 2.– Il Presidente del Consiglio dei ministri, costituitosi in giudizio a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, ha chiesto il rigetto del ricorso, con conseguente conferma del decreto ministeriale di nomina del Presidente dell'Autorità portuale di Trieste del 15 luglio 2004 e della pregressa delibera del Consiglio dei ministri in data 3 giugno 2004. In ordine ai motivi di censura volti a far valere l'illegittimità derivata degli atti impugnati, in conseguenza di quella dell'art. 6 del decreto-legge n. 136 del 2004, nonché per inapplicabilità della relativa disciplina nel territorio della Regione Friuli-Venezia Giulia (in conseguenza dell'emanazione della legge regionale n. 17 del 2004), osserva la difesa erariale che, da un lato, sono pendenti innanzi alla Corte sia il giudizio per la declaratoria di illegittimità costituzionale della norma statale, proposto dalla stessa Regione Friuli-Venezia Giulia, sia quello per la declaratoria di illegittimità costituzionale della legge regionale, proposto dal Presidente del Consiglio dei ministri; dall'altro, che il contestato disposto dell'art. 6 è stato convertito, con modificazioni, nella legge n. 186 del 2004. Ricorda quindi che, a seguito di tale vicenda normativa, l'art. 8, comma 1-bis della legge n. 84 del 1994 prevede ora che, «esperite le procedure di cui al comma 1, qualora entro trenta giorni non si raggiunga l'intesa con la Regione interessata, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti indica il prescelto nell'ambito di una terna formulata a tal fine dal Presidente della Giunta regionale, tenendo conto anche delle indicazioni degli enti locali, e delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura interessati. Ove il Presidente della Giunta regionale non provveda all'indicazione della terna entro trenta giorni dalla richiesta allo scopo indirizzatagli dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, questi chiede al Presidente del Consiglio dei ministri di sottoporre la questione al Consiglio dei ministri, che provvede con deliberazione motivata». Con specifica disposizione transitoria, contenuta nel comma 2 dell'articolo 1, è stata poi fatta salva la validità e l'efficacia degli atti posti in essere fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione. Conseguentemente – conclude l'Avvocatura – rimane confermata la legittimità della procedura di nomina del Presidente dell'Autorità portuale di Trieste. Quanto alla censura relativa alla indicazione di un solo candidato, da parte degli enti locali chiamati a designare la terna di esperti entro la quale operare la scelta del nominando Presidente, rileva l'Avvocatura che l'art. 8 della legge n. 84 del 1994 si limita a richiedere la designazione di un candidato da parte di ciascuno dei componenti della terna, liberi peraltro questi di indicare la medesima persona. 3. – Nel giudizio è intervenuta anche l'Autorità portuale di Trieste che, riservata «ad ulteriori atti una più ampia prospettazione delle proprie argomentazioni», ha chiesto dichiararsi l'improponibilità, l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso proposto dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. 4.– Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, la Regione Friuli-Venezia Giulia ribadisce l'illegittimità derivata della nomina del Presidente dell'Autorità portuale di Trieste, avvalorata, piuttosto che smentita, dal fatto che l'art. 1, comma 2, della legge n. 186 del 2004, ha salvato gli effetti degli atti compiuti in forza dell'art. 6 del decreto-legge n. 136 del 2004, «fino alla data di entrata in vigore della presente legge». Nel ribadire inoltre l'illegittimità del decreto di nomina sotto il profilo della mancata designazione, da parte degli enti locali, della terna di esperti e della riproposizione del medesimo candidato già rifiutato in precedenza, segnala la deducente che l'illegittimità, in parte qua, del decreto di nomina è stata sostenuta anche dal giudice penale, nel decreto di archiviazione del procedimento intentato contro tutti coloro che avevano provveduto alla designazione del candidato, ed inoltre dal TAR Lazio, nella sentenza n. 4891 del 2003. 5. – Nella memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura dello Stato – eccepita l'inammissibilità della censura relativa alla «illegittimità derivata dal decreto-legge» – osserva che le altre riguardano esclusivamente profili privi di tono costituzionale; profili, comunque, infondati. Quanto alla pretesa necessità che siano indicati tre nominativi (e non già uno comune), deduce che la contraria tesi porterebbe all'assurdo di ritenere viziata una procedura di designazione solo perché, parallelamente, un altro ente ne adotterebbe una di identico contenuto. Quanto alla inosservanza del termine di trenta giorni introdotto dal decreto-legge, osserva che tale termine non poteva che riferirsi – questa essendo la ratio del ricorso alla decretazione d'urgenza – al momento in cui si era accertata l'impossibilità del raggiungimento dell'intesa. Quanto all'inapplicabilità, infine, della disciplina statale nella Regione, ribadisce l'Avvocatura che, legiferando in materia, la Regione aveva violato l'art. 117, comma terzo, Cost. 6. – L'Autorità portuale di Trieste sottolinea l'ammissibilità del suo intervento richiamando la giurisprudenza di questa Corte sulla possibilità che partecipino al conflitto soggetti diversi dalle parti originarie, rispetto ai quali l'esito del conflitto stesso sia «suscettibile di condizionare la stessa possibilità che il giudizio comune abbia luogo». Peraltro, secondo la deducente, il proposto conflitto sarebbe esso stesso inammissibile, non essendo l'atto che ne è oggetto immediatamente lesivo della competenza assunta come propria della Regione: i motivi sui quali esso si fonda si risolverebbero, infatti, interamente in una censura di incostituzionalità delle norme di legge, alle quali il decreto di nomina impugnato ha dato attuazione. Sotto altro, concorrente profilo sostiene l'interveniente che il disposto dell'art. 1, comma 2, della legge di conversione, nel far salvi gli effetti degli atti adottati sulla base dell'art. 6 del decreto-legge, nella versione originaria, avrebbe prodotto «la legificazione dei decreti di nomina adottati sulla base del decreto legge», donde un ulteriore profilo di inammissibilità del conflitto.