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La necessità dell'abrogazione di tale previsione per la sua irrazionalità, non merita sforzi argomentativi. Valga l'argomento a fortiori, dato che essa non è in vigore nemmeno per i reati di competenza del Tribunale. Gli interventi di riforma del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 sopra descritti comporteranno anche un'evidente semplificazione normativa, nell'ottica di sistematicità dell'ordinamento. 2. Regime transitorio per i giudici di pace, i giudici onorari di tribunale e i vice procuratori onorari attualmente in servizio (articoli 4 e 5). Il disegno di legge, nel prevedere il regime transitorio dei magistrati onorari attualmente in servizio, prende atto dello stato di fatto. Prende atto, cioè, che l'impiego concreto dei magistrati onorari finora non ha avuto niente di organico e coerente con le premesse sistematiche formulate nel precedente paragrafo, che hanno dettato la riforma organica della magistratura onoraria illustrata. Basterebbe analizzare le statistiche individuali dei singoli magistrati onorari attualmente in servizio per verificare che il loro impiego, nella maggioranza dei casi, non è occasionale. Basterebbe esaminare le loro dichiarazioni dei redditi per verificare che, nella maggioranza dei casi, lo svolgimento delle funzioni onorarie è, di fatto, l'attività lavorativa da cui essi traggono l'esclusiva fonte del loro reddito (o comunque la principale). All'impegno a tempo pieno si aggiunga la loro permanenza nel servizio al di là del limite temporale dell'incarico originariamente previsto, in virtù di proroghe disposte finora in via d'urgenza dal legislatore (si evidenzia che nessun magistrato onorario è mai cessato dalle funzioni per scadenza del termine dell'incarico). In sostanza, per la maggioranza di essi, l'«onorarietà» è una mera etichetta, quando, di fatto, essi sono diventati magistrati precari, in violazione del principio costituzionale e normativo di matrice europea, di indipendenza della magistratura, e in violazione, come vedremo oltre, dei principi generali, costituzionali e normativi di matrice europea che tutelano il lavoratore. Il ministero della Giustizia ha tutti i dati per verificare quanto sopra osservato, ma, ad ogni buon conto, è utile richiamare l'analisi già svolta dall'Associazione Nazionale Magistrati nel 2009 (ben sei anni fa), illustrata nella relazione conclusiva della «Commissione di studio sulla magistratura onoraria», nel paragrafo emblematicamente intitolato Lo stato delle cose: «Distanza quasi drammatica tra modello teorico e realtà si rinviene in primo luogo per G.O.T. e V.P.O., considerati dal legislatore solo con le menzionate ripetute proroghe e divenuti i manovali del diritto (a costi per lo Stato assai bassi): i primi sempre più spesso adibiti a gestire interi ruoli, civili e penali , rimasti scoperti, e sovente utilizzati nei collegi; i secondi impiegati in pianta stabile nelle funzioni di accusa dinanzi non solo agli stessi GdP, ma anche ai Tribunali monocratici (e spesso in processi di elevatissima tecnicità ), talvolta impiegati anche nella fase delle indagini preliminari. Va doverosamente sottolineato che a tale condizione hanno concorso non poco i dirigenti che, in nome delle esigenze contingenti dei loro uffici, hanno spesso eluso le circolari del CSM: e che il Consiglio stesso a sua volta ha oscillato nell'interpretazione dei concetti di "mancanza o impedimento" del giudice professionale, quali giuste cause per il ricorso ai magistrati onorari». Quanto ai giudici di pace, se non si può dire lo stesso in ordine ai costi bassi del loro impiego (in un recente studio il ministero della Giustizia ha verificato che, in media, i giudici di pace percepiscono 47 mila euro all'anno grazie al compenso del servizio onorario), le statistiche individuali confermano, nella maggioranza dei casi, un impegno degli stessi non occasionale. Con particolare riferimento ai giudici onorari di tribunale, lo stesso CSM, in attesa dell'intervento della riforma annunciata, è intervenuto con normativa secondaria: dapprima attraverso la Circolare sulle tabelle 2012/2014 che, prendendo atto di una realtà del tutto contrastante con le previsioni normative portate dagli artticoli 43 e 43- bis dell'OG che assegnano ai GOT soltanto una funzione sostitutiva di giudici impediti o assenti, ha interpretato ed attualizzato tali previsioni introducendo tre possibili modelli organizzativi (affiancamento, supplenza, ruolo autonomo); e poi attraverso la risoluzione del 25.1.2012 in cui ha dato una forma più precisa a tali moduli prescrivendo le modalità operative con cui crearli ed i differenti presupposti per la scelta organizzativa più adatta. Di fatto, pertanto, si può concludere che in Italia si è creato un sistema anomalo anche rispetto ai giudici laici europei la cui presenza nelle corti è saltuaria o, comunque, del tutto volontaria (con assenza, quindi, di veri compensi e con la corresponsione di meri rimborsi spese). Si richiama integralmente in proposito il citato rapporto della Cepej, in particolare un dato numerico di lampante evidenza. Esso, infatti, con particolare riferimento ai giudici onorari, si registra in Italia il numero più basso (5,5, su 100.000 abitanti), con conseguente carico individuale di lavoro maggiore che in tutto il resto d'Europa e snaturamento, di fatto, della natura onoraria delle funzioni. La previsione del regime transitorio, pertanto, prendendo atto di tutto ciò, responsabilmente e definitivamente, senza rinviare per l'ennesima volta la questione al futuro legislatore e ai futuri governi, persegue i seguenti obiettivi: -- di giustizia , garantendo per il futuro la continuità dell'esercizio delle attuali funzioni (solo di esse), come attività lavorativa da cui continuare a trarre l'unica (o principale), fonte di reddito, ai magistrati c.d. onorari che hanno dedicato l'intera propria esistenza lavorativa (o la maggior parte di essa) negli uffici giudiziari, salvo il merito dimostrato sul campo, la cui valutazione andrà rimessa ai consigli giudiziari; -- di buon andamento della pubblica amministrazione , sia valorizzando l'esperienza professionale maturata dai magistrati onorari reiteratamente prorogati (la cui valutazione, come si è detto, sarà rimessa ai consigli giudiziari), sia al fine di evitare l'altrimenti inevitabile contenzioso giudiziario che si prospetta in caso di decadenza dei predetti (come meglio si esporrà di seguito), e i conseguenti costi per le finanze pubbliche (anche in termini di impiego degli organi giudiziari alla risoluzioni delle futuribili numerose cause); -- di efficienza , prevedendo l'inserimento a tempo pieno dei magistrati onorari attualmente in servizio nel modello organizzativo dell'ufficio del processo, che attualmente è stato introdotto con decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, senza dotarlo di risorse sufficienti per l'effettivo funzionamento.