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Respinta la richiesta dei familiari e negata l'autorizzazione a lasciare gli effetti personali del detenuto, gli stessi a distanza di una settimana sono ritornati alla DGCIM, ma, a differenza della volta precedente, è stato loro dichiarato che in quella sede non esisteva alcuna persona detenuta con il nome di Hugo Marino. Da quel momento non si hanno più notizie di lui, e secondo alcune indiscrezioni dovrebbe trovarsi in stato di arresto a Caracas, ma nessuna conferma o smentita è mai stata dichiarata dal nostro Ministero; Hugo Marino, titolare di una società specializzata in recuperi a seguito di incidenti marini, si era anche occupato delle ricerche e del ritrovamento di un altro aereo scomparso nel 2008 sempre al largo di Los Roques su cui viaggiavano 14 persone, tra cui diversi italiani; considerato che: il 4 luglio 2019, Michelle Bachelet, alto commissario delle Nazioni Unite, ha presentato un rapporto di abusi, repressione politica, violenza indiscriminata delle forze dell'ordine in Venezuela; il 27 settembre 2019 con la risoluzione 42/45, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato la creazione di una missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti in merito ad esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie e trattamenti disumani commessi nel Venezuela dal 2014; la missione, guidata da Marta Valinas e composta da Francisco Cox e Paul Selis, in un primo rapporto ha denunciato casi di sequestro di persona e tortura da parte delle forze dell'ordine e presumibilmente ordinati dalle autorità politiche venezuelane; il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite con una risoluzione dell'ottobre 2020 ha esteso per ulteriori due anni le funzioni della missione internazionale di accertamento sul Venezuela, impegna il Governo: 1) ad intraprendere ogni azione utile atta a garantire innanzitutto il riconoscimento delle garanzie fondamentali di tutela dei diritti umani dei tre cittadini con doppia cittadinanza venezuelana e italiana, Hugo Marino, Juan Planchart e Juan Marrufo Capozzi; 2) ad attivare le nostre rappresentanze diplomatiche affinché si possa avere certezza dello stato di salute di Hugo Marino, rispetto al quale né il tribunale penale né la Corte suprema di giustizia venezuelane hanno mai fornito risposta alla richiesta di " habeas corpus " inoltrata dai familiari; 3) a garantire le azioni necessarie da intraprendere affinché si possa ottenere il rilascio dei cittadini italiani prigionieri politici nelle carceri venezuelane. Atto n. 1-00332 ROMEO CANTU' FREGOLENT LUNESU MARIN DORIA SIRI FERRERO ALESSANDRINI ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BERGESIO BORGHESI BOSSI Simone BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDIANI CANDURA CASOLATI CORTI DE VECCHIS FAGGI FUSCO GRASSI IWOBI LUCIDI MARTI MONTANI OSTELLARI PAZZAGLINI PELLEGRINI Emanuele PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO PISANI Pietro PITTONI PIZZOL RICCARDI RIPAMONTI RIVOLTA RUFA SAPONARA SAVIANE SBRANA TESTOR TOSATO URRARO VALLARDI VESCOVI ZULIANI - Il Senato, premesso che: con circolare del 30 novembre 2020 su "Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2" il Ministero della salute ha fornito indicazioni operative per la presa in carico dei pazienti con COVID-19 in isolamento domiciliare; nella circolare si evidenzia come il virus abbia rappresentato un agente patogeno sconosciuto alla comunità scientifica internazionale fino al dicembre 2019, il che ha messo in condizione tutte le autorità sanitarie del mondo a confronto con una malattia (il COVID-19) della quale non si sapeva nulla e nei confronti della quale non esistevano protocolli specifici; la gestione clinica dei pazienti affetti da COVID-19 si è progressivamente evoluta, attraverso il progressivo accumulo di informazioni relative al determinismo patogenetico della condizione morbosa, ai sintomi presentati dai pazienti e alle conoscenze che si sono andate via via accumulando nel tempo; in particolare, la comunità scientifica ha evidenziato che il decorso clinico dell'infezione consta di tre distinte fasi: a) una fase iniziale durante la quale il virus SARS-CoV-2, dopo essersi legato ad ACE2 ed essere penetrato all'interno delle cellule dell'ospite, inizia la replicazione e genera sintomi respiratori quali febbre e tosse secca, oltre ad uno stato di malessere generale; nella stragrande maggioranza dei casi il sistema immunitario del soggetto contagiato riesce a bloccare l'infezione con un decorso assolutamente benigno; b) in un ristretto numero di soggetti, il cui sistema immunitario non è stato in grado di bloccare l'infezione nella prima fase, la malattia può evolvere verso una seconda fase, caratterizzata da alterazioni morfofunzionali a livello polmonare e da un quadro di polmonite interstiziale, molto spesso bilaterale, associata ad una sintomatologia respiratoria che nella fase precoce è generalmente limitata, ma che può, successivamente, sfociare verso una progressiva instabilità clinica con insufficienza respiratoria caratterizzata da bassi valori di ossigenazione ematica in assenza di sensazione di dispnea soggettiva; c) in un numero ancora più ristretto di soggetti, la malattia può ulteriormente evolvere verso un quadro clinico ingravescente dominato dalla tempesta citochinica e dal conseguente stato iperinfiammatorio, che determina conseguenze locali e sistemiche e rappresenta un fattore prognostico negativo; le conoscenze maturate hanno indotto la comunità scientifica a differenziare i pazienti a seconda del rischio, al fine di determinare in quali casi sia necessaria l'ospedalizzazione, giacché nelle primissime settimane vi è stata una tendenza generalizzata, dovuta alle scarse conoscenze sulla nuova malattia, a curare tutti i soggetti contagiati da SARS-Cov2 attraverso il ricovero ospedaliero, anche nei casi in cui la malattia non si è rivelata particolarmente aggressiva e creando i presupposti per un intasamento delle strutture ospedaliere; solo in una seconda fase, quando le conoscenze mediche si sono dimostrate più solide, essendosi avvantaggiate da un'esperienza clinica ormai significativa, le autorità sanitarie hanno intrapreso un percorso nel quale il ricovero ospedaliero è stato riservato solo ai pazienti che evidenziavano un quadro clinico più severo; in particolare, si è evinto che le forme clinicamente severe d'infezione da coronavirus erano solitamente associate ad un'età avanzata (oltre i 70 anni d'età), al numero e alla tipologia di patologie associate, al sesso maschile e alla latenza tra l'inizio dei sintomi e la prima valutazione medica; i soggetti più a rischio di sviluppare manifestazioni severe dell'infezione e di avere una prognosi sfavorevole sarebbero infatti quelli affetti da patologie quali ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca, diabete mellito, insufficienza renale e malattia coronarica;