[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 47-ter, comma 1-bis, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), promosso dal Tribunale di sorveglianza di Trieste, nel procedimento relativo a M. P., con ordinanza del 20 marzo 2023, iscritta al n. 56 del registro ordinanze 2023 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 18, prima serie speciale, dell'anno 2023. Udito nella camera di consiglio del 21 maggio 2024 il Giudice relatore Franco Modugno; deliberato nella camera di consiglio del 21 maggio 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 20 marzo 2023, iscritta al n. 56 del registro ordinanze 2023, il Tribunale di sorveglianza di Trieste ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 47-ter, comma 1-bis, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui «non prevede a favore dei condannati cd. liberi sospesi, anteriormente all'entrata in vigore del D.Lvo 150/2022, la detenzione domiciliare per espiare una pena detentiva inflitta non superiore a quattro anni, indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 [recte: di cui al comma 1 dello stesso art. 47-ter ordin. penit.], quando non ricorrono i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale e sempre che la misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati, avuto riguardo a comprovate esigenze familiari, di studio, di formazione professionale, di lavoro, o di salute del condannato, così come previste dall'art. 56 L. 689/81, sostituito dall'art. 71, comma 1, lett. c), D.Lvo 10/10/2022, n. 150, alle condizioni previste dall'art. 59 L. 689/81 come sostituito dall'art. 71, comma 1, lett. g) del D.Lvo 10.10.2022 n. 150, con le prescrizioni disciplinate all'art. 56-ter L. 689/81, introdotto dall'art. 71, comma 1, lett. d) del D.Lvo 10.10.2022 n. 150». 1.1.- Il rimettente riferisce di essere investito dell'istanza, formulata da una persona condannata alla pena di due anni e dieci mesi di reclusione, volta ad ottenere, in via gradata, l'affidamento in prova al servizio sociale, la detenzione domiciliare o la semilibertà. Precisa il giudice a quo che la pena che il richiedente dovrebbe espiare è la risultante del cumulo delle pene inflittegli con sentenze del 15 gennaio 2019 e del 15 maggio 2019, divenute irrevocabili rispettivamente il 26 novembre 2021 e l'11 febbraio 2022, per i delitti di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e di simulazione di reato, entrambi aggravati dalla recidiva reiterata: cumulo operato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Udine con provvedimento del 25 febbraio 2022, che ha altresì disposto la sospensione dell'esecuzione della pena ai sensi dell'art. 656, comma 5, del codice di procedura penale. Ad avviso del rimettente, nessuna delle misure alternative alla detenzione richieste dal condannato potrebbe essergli concessa. L'affidamento in prova al servizio sociale risulterebbe precluso dal dettato dell'art. 58-quater, comma 7-bis, ordin. penit. , in forza del quale lo stesso tipo di misura alternativa non può essere accordato più di una volta al condannato al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall'art. 99, quarto comma, del codice penale. Nella specie, il richiedente aveva già ottenuto l'affidamento in prova al servizio sociale il 18 ottobre 2016 in relazione a due precedenti condanne per delitti di coltivazione illecita di stupefacenti commessi nel 2012 e nel 2014, essi pure aggravati dalla recidiva reiterata. La misura era stata peraltro revocata per avere il condannato commesso, in costanza di essa, il delitto di simulazione di reato oggetto della seconda delle sentenze di condanna di cui attualmente si discute. In occasione dell'esecuzione dell'ordinanza che disponeva la revoca della misura si era inoltre accertata la detenzione illecita di sostanza stupefacente che ha determinato la prima di tali condanne. Al riguardo, il rimettente osserva che questa Corte, con la sentenza n. 291 del 2010, ha affermato che il citato art. 58-quater, comma 7-bis, ordin. penit. deve essere interpretato nel senso che il divieto di reiterazione del beneficio opera in modo assoluto solo quando il reato espressivo della recidiva reiterata sia stato commesso dopo la sperimentazione della misura alternativa, avvenuta in sede di esecuzione di una pena a sua volta irrogata con applicazione della medesima aggravante. Secondo il giudice a quo, tuttavia, gli argomenti addotti da questa Corte, riguardo alla ragionevolezza, in tale ipotesi, di una presunzione assoluta di inadeguatezza del beneficio ad evitare la commissione di nuovi reati, varrebbero non soltanto quando gli ulteriori reati aggravati dalla recidiva reiterata siano stati perpetrati in epoca successiva alla sperimentazione positiva della misura, ma anche quando siano stati realizzati nel corso di essa, come nel caso in esame. In base alle indicazioni della stessa sentenza n. 291 del 2010 e della giurisprudenza di legittimità, l'art. 58-quater, comma 7-bis, ordin. penit. non impedirebbe la concessione di misure alternative di diverso tipo. Nella specie, tuttavia, la durata della pena detentiva da espiare, eccedente i due anni, non consentirebbe al condannato di accedere alla detenzione domiciliare ai sensi dell'art. 47-ter, comma 1-bis, ordin. penit. ; né ricorrerebbe alcuna delle condizioni che, a mente dei commi 1 e 1-ter dello stesso articolo, rendono fruibile tale beneficio anche per pene di durata superiore al predetto limite: in particolare, non quella di cui alla lettera d) del comma 1, giacché, se pure il condannato è stato riconosciuto invalido civile al 75 per cento in ragione di alcune patologie, mancherebbe il concorrente requisito dell'età superiore a sessanta anni; e neppure quelle di cui alla lettera c) del comma 1 e al comma 1-ter, in quanto le patologie in questione non sarebbero tali da qualificare come particolarmente gravi le condizioni di salute dell'interessato. Quanto, infine, alla semilibertà, l'art. 50, comma 2, ultimo periodo, ordin. penit. consente, bensì, di ammettere il condannato a tale misura anche prima dell'espiazione della metà della pena, quando, nei casi previsti dall'art. 47 ordin. penit. , manchino i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale.