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Nel luglio 2017, sotto la spinta del governo Gentiloni Silveri, ci siamo mossi su due versanti: accordo con le tribù per fermare la tratta degli esseri umani e i flussi migratori e, dall'altra, l'apertura dei centri di permanenza aprendo al controllo delle organizzazioni internazionali. Oggi il nuovo Governo arretra, si ritira, porta indietro i dispositivi di sicurezza del nostro Paese; si allarga l'area search and rescue (SAR) libica con una deterrenza non solo nei confronti delle organizzazioni non governative, ma anche nei confronti delle navi di Frontex, finanche (come abbiamo visto nel caso della nave Diciotti) nei confronti della Guardia costiera libica. Ora i risultati che proprio ieri ha presentato l'Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI), rielaborando i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), sono impietosi, per non dire drammatici: con Minniti gli sbarchi sono diminuiti del 78 per cento e del 72 per cento sono diminuite anche le morti; con Salvini sono diminuiti gli sbarchi del 48 per cento, ma sono aumentate le morti del 147 per cento, quasi 900 persone in 4 mesi. (Applausi dal Gruppo PD) . Chissà Di Maio, che ci ha definiti assassini politici per il jobs act proprio nei giorni in cui la disoccupazione va sotto il 10 per cento, come definirà le politiche di Salvini del suo stesso Governo. (Applausi dal Gruppo PD) . Concludo pertanto con un appello al ministro Moavero Milanesi. Si sta assottigliando quella linea sottile - lo diciamo con tutta la moderazione del caso - tra l'essere uomo di Stato a tutela delle linee tradizionali della politica estera del nostro Paese e l'essere invece la foglia di fico di politiche che portano qualche like in più su Facebook, ma ci isolano nella comunità internazionale, con gravi rischi per la stabilità e la sicurezza del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il Ministro per la disponibilità che ha dimostrato fino ad ora e che sta confermando nell'informativa rispetto alla questione della Libia; disponibilità che ha palesato sia oggi in Aula, sia con le audizioni nelle Commissioni che hanno dato modo a noi membri del Parlamento di svolgere la nostra funzione. La situazione che ci ha descritto oggi e nel recente passato certamente porta a sviluppare molte riflessioni che devono portare, con il confronto interno, a concorrere a determinare la linea che l'Italia deve avere nelle relazioni con lo scenario libico; ciò, ovviamente, prescindendo da facili strumentalizzazioni politiche interne. La situazione di instabilità politica libica, così come ci viene confermata anche dalle agenzie che si susseguono giorno per giorno, deve essere assolutamente ricondotta a canoni ordinari, così da permettere un'altrettanto ordinaria disamina delle problematiche interne ed estere. Da un lato la questione libica, com'è stato opportunamente delineato, non può essere affrontata senza un rafforzamento della posizione italiana tale da fungere, secondo gli usi della diplomazia, come agente proattivo per il componimento bonario delle reciproche pretese. Sul punto oggi il Ministro ci ha rassicurato, confermando la Conferenza di Palermo che, a differenza di quanto detto da altri, riteniamo un punto importante, fondamentale perché quello sì, è stato un momento di scambio reale per cercare arrivare ad una soluzione concreta. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Dall'altro, non possiamo tacere come le influenze estere, al di fuori dei richiamati tavoli diplomatici, debbano essere limitate o comunque coordinate con il rafforzamento dell'opera delle Nazioni Unite, così da consentire davvero un consolidamento di quegli equilibri interni e quindi dare finalmente stabilità a tutto il Paese. In tale quadro generale occorre sottolineare e ricordare come lo stallo di questa situazione, che rischia di protrarsi ulteriormente, altro non fa che mettere a repentaglio, come confermato dal Ministro anche oggi, le calendarizzate elezioni interne che, secondo un processo democratico, dovrebbero portare alla definitiva stabilizzazione interna. Sappiamo che questo percorso, così come stabilito al vertice di Parigi del 29 maggio, oggi sia in pericolo. Ce lo ha confermato oggi il Ministro. In tale quadro generale occorre sottolineare che in questo stallo abbiamo l'obbligo di provare a portare ordine ove questo manchi secondo i compiti e i ruoli internazionali. In questo quadro le strumentalizzazioni politiche interne dovrebbero venire meno, strumentalizzazioni politiche da parte delle opposizioni che spesso richiamano a soluzioni fumose e idealiste che tutelino, sì, il rispetto dei diritti umani ma che da un punto di vista pragmatico sono solo palliativi e non fanno altro che alimentare le tensioni. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Oggi dobbiamo renderci conto che strumentalizzare la questione libica al solo fine di giustificare l'incondizionata e ingiustificata tratta di esseri umani verso il nostro Paese, è idea profondamente sbagliata, in primo luogo per le popolazioni che arrivano dal continente africano. Da questo punto di vista bene fa il ministro Moavero Milanesi a sottolineare la discussione di confronto, come ha ribadito in passato durante le audizioni, con tutto il collegio dei Ministri, affinché si possano condividere idee e soluzioni. Non posso peraltro sottacere come anche nelle audizioni vi siano stati attacchi a nostro dire palesemente ingiustificati e assolutamente provocatori da parte di esponenti delle minoranze con il solo recondito scopo di ribadire una strumentale posizione contraria alla politica del Governo. Forse, però, in questa discussione dobbiamo resettare tutto. Proviamo a ripartire da semplici concetti e obiettivi chiari, così da poter comprendere e focalizzare il traguardo che il Governo italiano deve perseguire e raggiungere. In primis dobbiamo adoperarci affinché il lavoro diplomatico sia realmente produttivo e consenta concretamente il componimento degli scontri libici, così che l'instabilità cessi, perché questo è il concetto di base. Se riusciamo a dare stabilità ad un Paese, riusciamo anche ad aiutare la popolazione in questo stesso Paese e se riusciamo ad aiutarlo mediante strutture organizzate, efficaci e trasparenti, abbiamo raggiunto il risultato di far rispettare quei diritti umani che oggi vengono utilizzati solo come pretesto per alimentare uno sporco mercato ed una tratta di esseri umani. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ma forse pensiamo che giustificare l'instabilità politica libica mediante un'accoglienza incondizionata sia la soluzione? No, davvero non lo crediamo. Non possiamo pensare di giustificare l'immigrazione clandestina in Italia e in tutta Europa dicendo che serve per salvare vite umane. Noi abbiamo invece l'imperativo categorico, se non morale, di portare aiuto senza creare un male più grande di quello che vogliamo curare.