[pronunce]

che, alla luce di tali premesse, e dopo avere ricordato che analoghe questioni sono state sollevate dallo stesso Tribunale con precedenti ordinanze dell'11 aprile 2001 (r.o. n. 473 del 2001) e del 21 gennaio del 2002 (r.o. n. 144 del 2002), il rimettente reputa la sollevata questione di costituzionalità non manifestamente infondata (a) per l'irragionevole disparità di trattamento sanzionatorio che le norme denunciate verrebbero a determinare per fatti di identica natura commessi a distanza di pochi mesi e poi contestualmente giudicati, e (b) per la ingiustificata differenziazione della disciplina concernente i fatti oggetto del giudizio a quo, cui sarebbe applicabile il principio tempus regit actum nella rigida interpretazione giurisprudenziale sopra richiamata, rispetto a «settori contigui dell'ordinamento sanzionatorio amministrativo (tributario e valutario) oltreché penale», per i quali vige il diverso principio di retroattività della legge posteriore più favorevole; che, con ordinanza del 23 luglio 2002 (r.o. n. 553 del 2002), il Giudice di pace di Trino ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, 25 e 111, secondo comma, della Costituzione, questione di costituzionalità dell'art. 1 della legge n. 689 del 1981, nella «parte di esclusione dell'applicazione del favor rei alle sanzioni amministrative»; che il giudizio principale ha ad oggetto l'opposizione a un'ingiunzione di pagamento di sanzione amministrativa pecuniaria irrogata per la violazione dell'art. 74 del d.P.R. 12 febbraio 1965, n. 162 (Norme per la repressione delle frodi nella preparazione e nel commercio dei mosti, vini ed aceti), disposizione nel frattempo abrogata dall'art. 3, comma 1, del d.P.R. 9 novembre 1998, n. 433 (Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti relativi alla detenzione e alla commercializzazione di sostanze zuccherine, ai sensi dell'articolo 20, comma 8, della legge 15 marzo 1997, n. 59); che tuttavia, prosegue il rimettente, l'intervenuta abrogazione dell'illecito contestato all'opponente non può giovare a quest'ultimo, poiché, alla luce dei principi di legalità, di irretroattività e di divieto di applicazione dell'analogia, espressi dall'art. 1 della legge n. 689 del 1981, le sanzioni previste devono trovare applicazione in relazione ai fatti commessi durante la vigenza della norma che stabilisce la violazione; che il giudice a quo ritiene che la mancata estensione del principio dell'applicabilità della disciplina posteriore più favorevole anche alla materia degli illeciti amministrativi si ponga in contrasto con gli artt. 3, primo comma, e 25, secondo comma, della Costituzione, «poiché tale istituto è invece applicabile in materia penale (art. 2, commi secondo e terzo, cod. pen.) ed ora anche in materia tributaria (art. 3 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e art. 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212)» e, di conseguenza, «visti gli artt. 3, 24, 25 e 111, secondo comma, della Costituzione», solleva la questione di legittimità costituzionale nei termini sopra indicati; che nel giudizio di cui al r.o. n. 383 del 2002 ha depositato atto di costituzione il ricorrente nel giudizio principale, concludendo per l'accoglimento della questione sollevata; che in entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'infondatezza delle questioni. Considerato che (a) il Tribunale di Milano (r.o. n. 383 del 2002) ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di costituzionalità dell'art. 1, secondo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), «ovvero» dell'art. 7, comma 13 (rectius: comma 12), del decreto legislativo 8 novembre 1997, n. 389 (Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, in materia di rifiuti, di rifiuti pericolosi, di imballaggi e di rifiuti di imballaggio), di modifica dell'art. 52, comma 2 (rectius: comma 1), del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), nella parte in cui dette norme non prevedono che, se la legge in vigore al momento in cui fu commessa la violazione e quella posteriore stabiliscono sanzioni amministrative pecuniarie diverse, si applichi la legge più favorevole al responsabile della violazione, e che (b) il Giudice di pace di Trino (r.o. n. 553 del 2002) dubita, in riferimento agli artt. 3, primo comma, 24, 25 e 111, secondo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge n. 689 del 1981 nella «parte di esclusione dell'applicazione del favor rei alle sanzioni amministrative»; che, preliminarmente, deve essere dichiarato inammissibile, perché depositato oltre il termine stabilito dagli artt. 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 3 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, l'atto di costituzione depositato dalla parte privata nel giudizio iscritto al r.o. n. 383 del 2002; che le due ordinanze di rimessione sollevano questioni in parte coincidenti e sorrette da analoghe argomentazioni, e che pertanto i relativi giudizi possono essere riuniti e definiti con unica pronuncia; che, chiamata a pronunciarsi su identiche questioni di costituzionalità sollevate dagli stessi rimettenti, questa Corte, con le ordinanze n. 140 del 2002 - in relazione alla questione sollevata dal Tribunale di Milano - e n. 501 del 2002 - in relazione alla questione sollevata dal Giudice di pace di Trino -, ne ha dichiarato la manifesta infondatezza, escludendo il contrasto delle norme denunciate con gli invocati parametri costituzionali; che nelle richiamate decisioni questa Corte ha affermato che in materia di sanzioni amministrative pecuniarie non è dato rinvenire, in caso di successione di leggi nel tempo, un vincolo costituzionale nel senso dell'applicazione della legge posteriore più favorevole, rientrando nella discrezionalità del legislatore - nel rispetto del limite della ragionevolezza - modulare le proprie scelte secondo criteri di maggiore o minore rigore a seconda delle materie oggetto di disciplina;