[pronunce]

Con riguardo alla non manifesta infondatezza il rimettente, ribadita l'obbligatorietà del sistema tariffario «a forcella», nonché la sua conformità alla normativa europea, accertata sia dalla Corte di giustizia (sentenze 5 ottobre 1995, C 96/94 e 1° ottobre 1998, C 38/97) che dalla Corte costituzionale (sentenza n. 386 del 1996), deduce la irragionevolezza della disparità di trattamento realizzata dalle disposizioni impugnate, in relazione alla sanzione della nullità contrattuale, tra contraenti che abbiano scelto la forma orale e contraenti che siano invece ricorsi alla forma scritta senza effettuare le annotazioni di legge. In particolare, il contrasto con l'art. 3 della Costituzione risulterebbe evidente laddove le norme censurate ricollegano la nullità del contratto all'adempimento di obblighi meramente formali, con la previsione di quello che la stessa Corte costituzionale (sentenza n. 26 del 2003) ha rilevato essere un eccesso del mezzo rispetto al fine dichiarato della repressione dell'abusivismo, di per sé già adeguatamente assicurato dalla previsione, proprio ad opera dell'art. 26 cit. , dell'illecito amministrativo dell'affidamento del trasporto ad un vettore abusivo; e ciò senza contare che il contratto così concluso sarebbe già di per sé nullo per contrarietà a norme imperative. La discriminazione in parola, ad avviso del rimettente, sarebbe inoltre tanto più macroscopica nel giudizio a quo, dove il contratto risulterebbe validamente regolare i soli trasporti effettuati tra il 1° aprile ed il 23 maggio 1993, nel periodo cioè in cui esso aveva rivestito la forma orale. 2. – È intervenuto, con la rappresentanza dell'Avvocatura dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri il quale ha eccepito l'inammissibilità e comunque l'infondatezza della questione sulla considerazione che «la limitazione degli effetti della disposizione ai soli contratti di trasporto stipulati nella forma scritta […] sia del tutto conforme alla ratio ed allo spirito dell'originaria previsione di legge». Osserva in proposito la difesa erariale che «il problema affrontato non era, infatti, quello di stabilire quando fosse stato stipulato dalle parti un valido contratto di trasporto, ai sensi del codice civile, quanto piuttosto di valutare quando il trasporto per conto terzi, ancorché stipulato nella forma scritta e da un soggetto iscritto all'albo, potesse considerarsi conforme alle regole dirette a reprimere le esistenti forme di abusivismo». 3.– In prossimità della camera di consiglio, la difesa erariale ha ribadito con una memoria le proprie richieste osservando, in primo luogo, che l'ordinanza di rimessione non conterrebbe una sufficiente motivazione sulla rilevanza, tenuto conto che il giudice a quo, una volta riconosciuto che il rapporto contrattuale è validamente sorto il 1° aprile 1993 in forma orale, avrebbe omesso di dar conto della valenza novativa della successiva pattuizione, intervenuta per iscritto tra le parti il 24 maggio 1993, di modo che non potrebbe escludersi che la nullità della fonte scritta risulti ininfluente nella regolamentazione del rapporto, ove retta dall'originario contratto verbale. Proprio questo percorso argomentativo offrirebbe l'ulteriore spunto, a detta della difesa erariale, per cogliere l'infondatezza della questione sotto il profilo che il negozio nullo per difetto di forma, derivante dalle mancate annotazioni prescritte dalla legge, si convertirebbe ai sensi dell'art. 1424 cod. civ. in un valido contratto di trasporto concluso in forma orale, soprattutto se la prestazione richiesta sia stata concretamente effettuata. Ad ogni buon conto, soggiunge la difesa erariale che, ove pure fosse riscontrabile la disparità di trattamento lamentata dal giudice rimettente, questa non potrebbe che essere l'effetto, meramente fattuale, di una scelta dei contraenti cui è incondizionatamente offerta, proprio dalla normativa impugnata, la possibilità di sottrarsi al «rischio della nullità» stipulando il contratto in forma orale. Da ultimo, osserva l'Avvocatura dello Stato come la circostanza che il divieto di corrispondere competenze inferiori a quelle fissate nelle «tariffe a forcella» inerisce alla prestazione «trasporto» e non anche al contratto nella sua interezza (così Cassazione, 6 dicembre 1996, n. 10894) «contribuisca al realizzarsi di un effettivo gioco concorrenziale nel settore», dirigendosi essenzialmente la sanzione di nullità a colpire quei «patti in deroga» che talune imprese, comunque tenute a documentare per iscritto il rapporto, utilizzano per l'affidamento di trasporti a vettori non autorizzati o a prezzi fuori tariffa.1. – Il Tribunale di Latina dubita della legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dell'art. 26, ultimo comma, della legge 6 giugno 1974, n. 298, come modificato dall'art. 1 del decreto-legge 29 marzo 1993, n. 82, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1993, n. 162, in combinato disposto con l'art. 3 del decreto-legge 3 luglio 2001, n. 256, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 agosto 2001, n. 334, nella parte in cui dette norme realizzano una irragionevole disparità di trattamento, in relazione alla sanzione della nullità del contratto, tra contraenti che abbiano scelto la forma orale e contraenti che, pur essendo regolarmente iscritti all'albo degli autotrasportatori e debitamente autorizzati, abbiano invece fatto ricorso alla forma scritta senza effettuare, sulla copia del contratto da consegnare al committente, le annotazioni di legge. 2. – Le eccezioni di inammissibilità della questione, per carente motivazione della sua rilevanza nel giudizio a quo, sono infondate. Nell'ordinanza di rimessione il Tribunale di Latina riferisce che le parti, dopo aver governato i loro rapporti con un contratto stipulato oralmente, avevano successivamente affidato alla forma scritta le loro intese contrattuali: sicché, ad avviso dell'Avvocatura dello Stato, il Tribunale avrebbe dovuto esplicitamente escludere che si fosse trattato, nella specie, d'un unico rapporto contrattuale avente la sua fonte esclusiva nel contratto orale (“ripetuto” successivamente per iscritto) ovvero anche escludere che il contratto scritto, viziato, si fosse convertito in un valido contratto concluso oralmente. Osserva la Corte che correttamente il Tribunale rimettente si è astenuto dall'esplorare la praticabilità di entrambe le soluzioni appena ricordate, dal momento che la norma, nella parte in cui prevede che l'adozione della forma scritta impone, a pena di nullità del contratto, l'osservanza di certi requisiti formali, è certamente – secondo l'interpretazione dominante – di natura imperativa: