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«Tra le caratteristiche di una libera professione figurano la prestazione di un servizio immateriale di elevato valore e dal carattere spiccatamente intellettuale sulla base di una formazione (universitaria) di alto livello, l'interesse pubblico del servizio prestato, l'indipendenza professionale ed economica nell'esercizio delle funzioni, la prestazione a titolo personale, sotto la propria responsabilità e in modo professionalmente indipendente, l'esistenza di un particolare rapporto di fiducia tra committente e prestatore di servizi, la prevalenza dell'interesse del prestatore a offrire un'assistenza ottimale rispetto all'interesse a ottenere il massimo guadagno e, infine, l'ottemperanza a regole professionali e deontologiche precise e rigorose» . Al punto 6.1 del parere si suggerisce poi che «occorre stabilire una definizione unica delle libere professioni che sia valida per tutta l'Europa. Tale definizione dovrebbe contenere soltanto le caratteristiche generali delle libere professioni e indicarne le diverse categorie». Il significato è evidente. L'indirizzo univoco e unanime europeo è quello di richiedere gradualmente una formazione universitaria per tutti i liberi professionisti, a livello di laurea triennale per le professioni intermedie e a livello di laurea magistrale per le classiche professioni liberali. È addirittura indicata una prima scadenza assai vicina, il 2020. Non si deve peraltro dimenticare che già altre professioni hanno conosciuto un'analoga rapida evoluzione. Come significativo esempio si può citare il caso degli infermieri, per l'esercizio della cui professione è già da molti anni obbligatorio, in Italia come in Europa, possedere uno specifico titolo universitario. Fu infatti il decreto legislativo 30 dicembre 1992 ,n.502. a stabilire l'obbligo di possedere un «diploma universitario» triennale (ai sensi della legge 19 novembre 1990, n.341), poi sostituito dopo il 1999 dalla laurea (triennale) in scienze infermieristiche (per i dettagli si veda il decreto interministeriale del 19 febbraio 2009,pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.119 del 25 maggio 2009, che contiene l'ordinamento didattico di tali lauree). La situazione italiana degli infermieri si è quindi da tempo adeguata a quella europea. Si noti che proprio al caso specifico degli infermieri è addirittura dedicata un'intera sezione della direttiva europea 2005/36/CE citata, la sezione 3, titolo III, capo III. Partendo da queste considerazioni si è dunque ritenuto che è necessario riformare urgentemente la normativa italiana della formazione iniziale e dell'accesso alla professione di geometra. La necessità deriva innanzitutto da ragioni culturali, sociali e tecnologiche: occorre offrire e chiedere ai geometri del futuro una formazione dedicata, più ampia e approfondita dell'attuale, affinché possano esercitare al meglio la loro professione, così importante e al servizio capillare dei cittadini, all'interno di una società caratterizzata da un rapidissimo tasso di innovazione, dalla presenza pervasiva di tecnologie sempre nuove e diverse, dalla domanda crescente di procedure e soluzioni tecniche che soddisfino le esigenze di sicurezza e di tutela dei singoli, delle comunità e dell'ambiente naturale e culturale rispettando scrupolosamente le normative vigenti. Vi è altresì la necessità di adeguarsi per tempo agli indirizzi strategici europei, a protezione del sistema economico e professionale italiano e dei nostri liberi professionisti, che devono essere messi in condizione di competere da pari a pari con i loro omologhi europei, fornendo servizi di alta qualità ai loro clienti. Sono queste le principali ragioni che hanno motivato la presentazione del disegno di legge al vostro esame, anche sulla spinta del chiaro e forte indirizzo strategico scelto negli ultimi anni dai geometri italiani, rappresentati dal CNGeGL, ed esplicitato in molti loro documenti e prese di posizioni ufficiali. Il disegno di legge è stato redatto sulla base dell'indirizzo espresso dal CNGeGL e ispirandosi proprio al modello della laurea in scienze infermieristiche. Prima di entrare nel dettaglio del contenuto dei singoli articoli saranno illustrati il quadro generale e l'impostazione di fondo della riforma, aggiungendovi altre considerazioni di natura politica e strategica, meno centrali ma sperabilmente non meno significative. L'aspetto principale e fondamentale della riforma è l'introduzione dell'obbligo, per chi desidera esercitare la professione di geometra, di possedere una specifica laurea (triennale) professionalizzante e abilitante all'esercizio della professione. Le lauree professionalizzanti – cioè quelle che contemperano nel loro curriculum le esigenze di assicurare allo studente sia un'adeguata padronanza di metodi e contenuti scientifici generali, sia l'acquisizione di specifiche conoscenze professionali – non sono ancora molto diffuse nelle università italiane ma rientrano pienamente negli attuali ordinamenti universitari dopo la riforma dell'autonomia didattica contenuta nei citati decreti n. 509 del 1999 e poi n. 270 del 2004. Si tratta quindi di sostanziarle e caratterizzarle, non di istituirle normativamente ex novo . Un ottimo banco di prova, anche a titolo sperimentale prima di estendere il modello ad altre professioni, può essere proprio quello dei geometri, che hanno già maturato una notevole esperienza sul tema, sia a livello nazionale che territoriale, con iniziative pilota che hanno suscitato grande interesse nelle scuole, nelle università e tra gli studenti. La principale caratteristica di una laurea professionalizzante per geometri sarà quella di garantire, anche con l'apporto di docenze extra-universitarie temporanee affidate ad esperti e professionisti, la presenza equilibrata nei laureati delle conoscenze/competenze/abilità necessarie per esercitare la professione di geometra, proprio come era un tempo l'equilibrio tra le varie aree disciplinari presente nei curricula degli istituti tecnici per geometri. In questo modo si supererà quella genericità della formazione, rispetto a quella necessaria per un professionista geometra, che invece risulta dall'applicazione sic et simpliciter degli ordinamenti delle classi di laurea come previste dal sopra citato decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001. Si noti infatti che la formazione di un geometra ha bisogno di diverse componenti culturali e tecniche in ragionato equilibrio tra loro: una relativa alle costruzioni in tutti i loro variegati aspetti, una relativa all'estimo, una relativa alla topografia (le tre aree fondamentali e classiche della professione), senza dimenticare altresì le cruciali nozioni di base di diritto e di economia. In questo delicato equilibrio rientra anche la necessità che il tirocinio professionale sia inserito strettamente all'interno del corso di laurea, da un lato per collegarlo meglio all'attività formativa, dall'altro per ridurre decisamente il tempo di inserimento dei laureati nel mondo del lavoro. Il disegno di legge non entra ovviamente in dettagli sul curriculum del corso di laurea – sarebbe fuor di luogo perché finirebbe col congelare aspetti culturali e formativi che devono invece mantenere una loro flessibilità per poterli adeguare a mutate condizioni culturali e sociali – ma pone le condizioni perché questo equilibrio disciplinare e formativo sia raggiunto nell'apposito decreto ministeriale che fisserà l'ordinamento didattico.