[pronunce]

che il Presidente della Regione Siciliana, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto, con atti di identico contenuto, in ciascuno dei giudizi così promossi, argomentando nel senso della razionalità della differenziazione, dovuta a ragioni di carattere temporale già valutate nel contesto della legge n. 25 del 1993, e della rispondenza al principio di buon andamento della pubblica amministrazione della riserva di posti a favore di soggetti in atto titolari di un rapporto di lavoro subordinato con l'amministrazione regionale, concludendo per una declaratoria di inammissibilità o di infondatezza della questione; che i ricorrenti nei giudizi principali hanno depositato atti di costituzione oltre il termine stabilito dall'art. 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), e dall'art. 3 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Considerato che le nove ordinanze sollevano la medesima questione di costituzionalità e che pertanto i relativi giudizi possono essere riuniti e definiti con unica pronuncia; che deve preliminarmente dichiararsi inammissibile, per tardività, la costituzione in giudizio dei soggetti privati ricorrenti nei giudizi principali; che il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1, della legge della Regione Siciliana 27 aprile 1999, n. 8 (Rideterminazione delle dotazioni organiche del ruolo tecnico dei beni culturali ed ambientali e disposizioni in materia di catalogazione informatizzata dei beni culturali), in relazione agli artt. 3, 4 e 97 della Costituzione; che la sollevata questione di costituzionalità si fonda sulla premessa che l'art. 6, comma 1, della legge della Regione Siciliana n. 8 del 1999, oggetto dei presenti giudizi, faccia rinvio all'art. 111 della legge della Regione Siciliana 1 settembre 1993, n. 25 (Interventi straordinari per l'occupazione produttiva in Sicilia), ai fini dell'individuazione dei titolari dei contratti di cui alla lettera b) del comma 1 dello stesso art. 111 quali soggetti beneficiari, in via esclusiva, della riserva dei posti messi a concorso; che la disposizione censurata si limita a individuare, in generale, il requisito per l'ammissione alla riserva del cinquanta per cento dei posti messi a concorso nell'aver prestato effettivo servizio per l'espletamento dell'attività di catalogazione dei beni culturali ed ambientali della Regione stessa - disciplinata a più riprese sia dal legislatore statale (con le leggi n. 41 del 1986 e n. 449 del 1987) che da quello regionale (prima con la legge n. 116 del 1980, poi con la legge n. 26 del 1988) - «per la realizzazione degli interventi di cui all'art. 111» della legge della Regione Siciliana n. 25 del 1993, senza introdurre alcuna distinzione temporale; che pertanto, secondo il testo e la ratio della disposizione - che mira a «non disperdere il patrimonio di professionalità» formato sia con fondi statali (come è nel caso dei ricorrenti nei giudizi principali), sia con fondi regionali -, nulla si oppone a che la norma impugnata sia interpretata nel senso di definire l'ambito dei destinatari della riserva di posti attraverso un criterio di carattere generale, collegato all'obiettivo ed effettivo esercizio delle attività di catalogazione, indipendentemente dal tempo in cui esse siano state, in concreto, messe in opera; che, alla stregua di tale interpretazione della disposizione oggetto del presente giudizio, tra i soggetti che possono usufruire della riserva del cinquanta per cento dei posti messi a concorso nel ruolo tecnico dei beni culturali e ambientali hanno da essere inclusi tutti coloro che abbiano prestato effettivamente le attività di catalogazione indicate nell'art. 111 della legge della Regione Siciliana n. 25 del 1993, e che ciò consente di superare i dubbi di costituzionalità prospettati; che pertanto, data l'anzidetta interpretazione, il dubbio di costituzionalità sollevato non ha manifestamente ragione di essere. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 6, comma 1, della legge della Regione Siciliana 27 aprile 1999, n. 8 (Rideterminazione delle dotazioni organiche del ruolo tecnico dei beni culturali ed ambientali e disposizioni in materia di catalogazione informatizzata dei beni culturali), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 4 e 97 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 ottobre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 ottobre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA