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Modifica all'articolo 270 del codice civile in materia di azione di dichiarazione giudiziale di paternità o maternità. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge riguarda l'annosa questione del rapporto tra il diritto all'identità personale di chi agisce per ottenere la dichiarazione giudiziale della paternità o della maternità ex articolo 270, primo comma, del codice civile e chi, invece, subisce tale azione. Da un lato, infatti, viene in rilievo il diritto all'identità personale legato all'affermazione della verità biologica, il cosiddetto favor veritatis ; dall'altro, invece, l'interesse alla certezza del proprio status e alla stabilità dei rapporti familiari, che non necessariamente si correla alla verità biologica, ma è connesso anche « ai legami affettivi e personali sviluppatisi all'interno di una famiglia » (vedi sentenze della Corte di cassazione, n. 26767/2016 e n. 8617/2017). Pur a fronte dell'accentuato sostegno da parte del legislatore nei riguardi del principio della conformità dello status alla realtà della procreazione, come dimostra il progressivo ampliamento in sede legislativa delle ipotesi di accertamento della verità biologica, il favor veritatis non costituisce un valore di rilevanza costituzionale assoluta, posto che l'articolo 30 della Costituzione – che rappresenta un'applicazione del principio di sussidiarietà nell'ambito familiare – non ha mai attribuito un carattere indefettibilmente preminente alla verità biologica rispetto a quella legale; anzi, nel disporre, al quarto comma, che « la legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità », la Costituzione ha rimesso alla discrezionalità legislativa il potere di privilegiare, nel rispetto degli altri valori di rango costituzionale, la paternità legale rispetto a quella biologica, nonché di fissare le condizioni e le modalità per far valere quest'ultima, così affidandogli anche la valutazione in via generale della soluzione più idonea per la realizzazione dell'interesse del figlio. Se, ad esempio, si considera il caso del figlio minore d'età, si riscontra che il favor veritatis è principio legislativo legittimamente perseguibile solo se, e fino a quando, coincidente con il cosiddetto favor minoris , e cioè con l'interesse del minore al pieno sviluppo della propria persona, unico vero fondamento della responsabilità dei genitori affermata dal primo comma dell'articolo 30 (cfr. ad esempio le sentenze della Corte costituzionale, nn. 112/1997, 216/1997, 170/1999). Già con riferimento al minore, dunque, con la sentenza n. 272/2017, attraverso princìpi confermati dalla più recente sentenza n. 127/2020, la Corte costituzionale ha affermato che « il giudice chiamato a pronunciarsi sull'impugnazione del riconoscimento del figlio naturale concepito tramite maternità surrogata è sempre tenuto ad effettuare una valutazione comparativa tra interesse alla verità e interesse del minore ». Deve escludersi, dunque, che l'accertamento della verità biologica e genetica dell'individuo costituisca un valore di rilevanza tale da sottrarsi a qualsiasi ponderazione. Evidentemente, se il bilanciamento tra i diversi valori coinvolti si applica quando vi sia un soggetto minore d'età, allo stesso modo deve sussistere nel caso in cui il soggetto nei cui confronti l'azione viene proposta sia soggetto anziano e con una propria famiglia, mentre il figlio che chiede il riconoscimento non sia più un minore d'età, ma abbia addirittura deciso di agire dopo molti anni. In altri termini, così come rispetto al minore occorre bilanciare la verità della procreazione con l'interesse concreto del medesimo alla conservazione dello status di figlio, a maggior ragione sarebbe irragionevole non effettuare siffatta ponderazione quando la richiesta sia rivolta da un soggetto già maturo nei confronti di una persona anziana che ha costruito una propria famiglia e che, esemplificativamente, mai è stata messa al corrente di avere un figlio. Sempre con riguardo alla posizione del minore, secondo la Corte costituzionale, gli elementi di cui il giudice deve tener conto, nel bilanciamento tra favor veritatis e favor minoris, sono la durata del rapporto instauratosi con il genitore contestato, le modalità del concepimento e della gestazione, nonché « la presenza di strumenti legali che consentano la costituzione di un legame giuridico col genitore contestato che, pur diverso da quello derivante dal riconoscimento, quale è l'adozione in casi particolari, garantisca al minore una adeguata tutela » (Corte costituzionale, n. 272/2017). Non è un caso che, ad esempio, una parte della giurisprudenza di merito abbia affermato che la rimozione dello status dei minori quali figli della coppia genitoriale dichiaratasi tale possa risultare contraria agli interessi dei medesimi, compromettendo la certezza della loro identità, con degli inevitabili riflessi negativi sulla loro personalità (ad esempio, cfr. tribunale di Roma, n. 2991/2020; nello stesso senso, cfr. tribunale di Napoli, 11 aprile 2013; tribunale di Roma, 17 ottobre 2012; tribunale di Firenze, 30 luglio 2015). Si tratta di princìpi ribaditi dalla recente sentenza della Corte costituzionale n. 127/2020 che, sempre prendendo a riferimento la posizione del figlio minore d'età, ha affermato la necessità di comparare gli interessi in gioco e valutare nel caso concreto i presupposti della domanda di rimozione dello status , mettendo sulla bilancia il diritto all'identità personale del figlio, inevitabilmente correlato ai legami instauratisi nella famiglia, con ulteriori variabili, quali: la durata del rapporto di filiazione; l'idoneità dell'autore del riconoscimento allo svolgimento del ruolo di genitore; il legame del soggetto riconosciuto con l'altro genitore e la possibilità di instaurare siffatto legame con il genitore biologico. In altri termini, non è possibile ricondurre una questione così rilevante e ricca di implicazioni sui diritti inviolabili dell'individuo a una semplice e aprioristica alternativa tra vero o falso; occorre invece tenere conto di ulteriori elementi, come ad esempio il diritto – altrettanto fondamentale ai sensi dell'articolo 2 della Costituzione – all'integrità della vita familiare del genitore magari nel frattempo divenuto anziano che, rimasto da sempre all'oscuro del rapporto di filiazione, nel frattempo abbia costruito una nuova famiglia, il cui equilibrio rischierebbe di essere gravemente sconvolto dal riconoscimento di stato. Non vi è alcun dubbio sul fatto che – nell'ottica del bilanciamento cui poc'anzi si faceva cenno – anche il diritto all'integrità familiare della persona anziana, che abbia un interesse contrario al riconoscimento, costituisca un diritto fondamentale ai sensi dell'articolo 2 della Costituzione. Quando l'azione per il riconoscimento dello status di figlio provenga da una persona matura con un suo consolidato radicamento sociale, appare evidente che il diritto all'identità personale del presunto figlio debba in ogni caso essere valutato alla luce del diritto dell'anziano a non vedere affettivamente lacerata la propria famiglia.