[pronunce]

la seconda, sublicenziataria di Menarini per la commercializzazione di una specialità medicinale; la terza, infine, sublicenziataria di Malesci in relazione ad un medicinale e di Menarini, in relazione ad altro medicinale. Precisano anche di essere già intervenute nel giudizio a quo per fare accertare il loro diritto a godere dei predetti titoli con scadenza calcolata in base alla legge n. 349 del 1991. Quanto al merito della prospettata questione, evidenziano le comparenti che l'art. 3, comma 8, del d.l. n. 63 del 2002, convertito nella legge n. 112 del 2002, macroscopicamente collide con la normativa transitoria di cui all'art. 20 del regolamento CEE n. 1768 del 18 giugno 1992, venendo così a violare anche gli artt. 117, primo comma, e 11 della Costituzione. Segnalano poi, come profili particolarmente significativi del sospettato contrasto con l'art. 3 della Costituzione, l'intima contraddizione tra la ratio legis indicata nella disposizione censurata («adeguare progressivamente» la durata della tutela brevettuale complementare prevista dalle norme nazionali, a quella stabilita in sede comunitaria) e il carattere autoapplicativo della fonte comunitaria in questione; l'irrazionalità di una norma transitoria che, approvata ad oltre dieci anni di distanza dal suo presupposto (il menzionato regolamento CEE), altera ex post l'equilibrio di fondo da esso stabilito, ponendosi in patente contraddizione con le esigenze di effettività della tutela brevettuale; la disparità di trattamento tra i certificati già rilasciati alla data di entrata in vigore del regolamento CEE, ma scaduti prima dell'inizio della vigenza della norma impugnata (titoli che hanno pertanto goduto di una tutela piena) e certificati a quell'epoca non ancora scaduti (destinati a fruire di una protezione solo parziale). E concludono chiedendo alla Corte di dichiarare l'illegittimità della norma impugnata non solo per violazione delle norme costituzionali indicate nell'ordinanza di rimessione, ma anche per contrasto con gli artt. 9, 11 e 117 della Costituzione. 4.5. – Sigma-Tau s.p.a., infine, pur non essendo parte nel giudizio a quo, deduce di avere un interesse attuale e diretto nel giudizio di costituzionalità, essendo licenziataria esclusiva per l'Italia di Schering Corporation per la commercializzazione di una specialità medicinale. 5. – Schering Corporation ha depositato una memoria nella quale confuta l'assunto dell'inammissibilità della prospettata questione per irrilevanza determinata dall'asserita carenza di giurisdizione della Commissione ricorsi a decidere la controversia davanti ad essa proposta, rilevando che il ricalcolo delle nuove date di scadenza dei certificati complementari di protezione operato dall'UIBM, certamente privo di efficacia costitutiva, ha però senz'altro capacità «innovativa», costituendo adempimento delle competenze specificamente attribuite all'Ufficio in punto di pubblicizzazione della durata dei predetti titoli. Di modo che in relazione al carattere meramente attuativo della rideteminazione operata dall'Ufficio, il giudice a quo avrebbe correttamente riconosciuto l'interesse della ricorrente all'impugnazione dell'atto e la conseguente proponibilità della questione. Ribadito quindi che la giurisdizione della Commissione è stabilita per materia, senza che rilevi la qualificazione in termini di diritto soggettivo o di interesse legittimo della situazione soggettiva coinvolta, osserva che non hanno pregio le argomentazioni dell'Avvocatura circa una supposta alternativa tra competenza del giudice ordinario e competenza del giudice amministrativo in relazione al carattere sostanzialmente espropriativo della limitazione della durata dei CCP, perché evidentemente una cosa è la questione dell'illegittimità costituzionale di un'espropriazione disposta ex lege e senza indennizzo, altra è l'impugnazione dell'atto che concretamente attua l'espropriazione stessa. Neppure è vero, a giudizio della ricorrente, che il rimettente abbia fatto malgoverno delle regole che presiedono all'incidente di costituzionalità, con conseguente inammissibilità della questione per carenza di motivazione sulla non manifesta infondatezza del dubbio: la prospettazione operata dal giudice a quo appare infatti conforme al carattere di delibazione preliminare a lui demandata, e agli esiti del controllo in cui essa deve sfociare, il quale, in quanto volto a precludere l'accesso alla Corte di questioni sfornite di ogni margine di serietà, è di tipo sostanzialmente negativo. Quanto al merito, richiamate le argomentazioni svolte nella memoria di costituzione, ricorda la Schering che in dottrina, commentando l'ordinanza di rimessione, non si è mancato di riconoscere gli effetti perversi della riduzione della durata dei CCP sul diritto dell'imprenditore di operare in base alle condizioni normative presenti in un dato momento storico, rilevando che la legittimità costituzionale della norma si gioca tutta sulla ragionevolezza del vulnus che il suo carattere retroattivo arreca a tale situazione soggettiva attiva. Peraltro la ratio della disposizione censurata indicata dall'Avvocatura dello Stato – adeguare il regime nazionale a quello comunitario e favorire la sollecita commercializzazione dei farmaci generici – è, da un lato, del tutto inconsistente, posto che è la stessa normativa europea ad escludere l'esigenza di tale adeguamento, e, dall'altro lato, in contrasto con l'ordine costituzionale, atteso che funzionale alla tutela della salute pubblica è solo l'incentivazione della ricerca e, in quanto ad essa strumentale, il conferimento dei diritti patrimoniali derivanti dalla brevettazione. 6.– Il Presidente del Consiglio dei ministri, nella memoria, eccepisce preliminarmente l'inammissibilità degli interventi spiegati dalle società non costituite nel giudizio a quo, sulla base della costante e pacifica giurisprudenza della Corte e, ricordate le eccezioni a tale principio – connesse alla titolarità di una posizione soggettiva specificamente incisa dal giudizio di costituzionalità (sentenza n. 315 del 1992); all'intervenuta applicazione della legge impugnata con provvedimento individuale nei confronti dell'interveniente (sentenza n. 20 del 1982); al nesso tra legittimazione a intervenire nel giudizio principale e definizione dell'incidente di costituzionalità (sentenza n. 429 del 1991); all'inerenza dell'interesse dell'interveniente al rapporto sostanziale sotteso al procedimento cautelare nel corso del quale è stata pronunciata l'ordinanza di rimessione (sentenza n. 314 del 1992) –, segnala che nessuna delle circostanze indicate ricorre nella specie, neppure per quelle società che, in quanto licenziatarie o sublicenziatarie di prodotti oggetto dei CCP della cui durata si controverte nel giudizio a quo, avrebbero potuto, senza averlo tuttavia fatto, spiegare in esso intervento. Evidenzia infine che privo di qualsivoglia giustificazione è l'intervento di Merck Sharp &amp; Dome s.p.a. Ribadisce quindi le deduzioni già svolte in punto di difetto di giurisdizione, rilevabile ictu oculi, della Commissione ricorsi: