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il percorso di riforma è stato rallentato, stoppato da proposte irrealizzabili alla "spendi e spandi" che sicuramente potrebbero solo "scassare" il buon lavoro sui conti pubblici fatto fino a qui; fermi anche per gli altrettanti no ideologici che ricominciano a levarsi, inutilmente forti, nel nostro Paese. Siamo intenzionati a tenere la barra dritta su quella che è stata l'agenda del Governo Draghi, perché i dati ci confermano che quella è la strada giusta per l'Italia; quindi, il nostro impegno sarà sempre e fortemente in questa direzione. In conclusione, Presidente, dichiaro naturalmente il voto favorevole del Gruppo Italia Viva al rendiconto e all'assestamento, ringraziando il presidente Draghi e il Ministero dell'economia e delle finanze, qui rappresentato dalla sottosegretaria Sartore, per l'ottimo servizio reso all'Italia. (Applausi) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, anch'io mi associo ai ringraziamenti dei colleghi al sottosegretario Sartore: è stata una persona eccezionale, con cui abbiamo lavorato veramente molto bene, e la ringraziamo per l'onestà intellettuale che ha sempre rappresentato nei lavori della Commissione. Quindi, grazie, Sottosegretario, per questo percorso di fine legislatura. Non apprezziamo molto le parole dette dai colleghi, perché l'unico aspetto veramente positivo in questo assestamento, a mio avviso, è effettivamente quello che illustrava il Sottosegretario, il fatto cioè che abbiamo all'interno di questo atto i 14,3 miliardi che serviranno per il decreto che domani - così sembrerebbe - verrà emanato dal Consiglio dei ministri, che speriamo vada questa volta effettivamente nella giusta direzione, cioè per dare un supporto vero alle famiglie e alle imprese italiane. Parliamo di un importo che può valere quanto una legge di bilancio. Invece, il rendiconto e l'assestamento che ci troviamo ad esaminare e a votare oggi contengono solo dati in apparenza positivi. Quello che abbiamo notato è che siamo in presenza di documenti che riportano più entrate del previsto. Potremmo chiaramente limitarci a condividerli, ma è giusto anche capire da dove vengono queste risorse. I documenti quest'oggi ci dicono chiaramente una cosa: c'è un aumento della pressione fiscale che passa dal 37,9 al 38,4 per cento, uno 0,5 in più che non è poca cosa: la solita ricetta della sinistra, capacissima di mettere le mani in tasca ai contribuenti italiani. Dobbiamo dedurre che l'aumento della pressione fiscale sia direttamente collegato all'aumento dell'Irpef; ne deriva che a causare questo aumento degli introiti nelle casse dello Stato sono probabilmente i prelievi ai lavoratori autonomi e ai dipendenti. Sono sempre loro, alla fine, a pagare. A prescindere dal fatto che aumentare le tasse è un tema che non ci trova mai d'accordo, questo aumento della pressione fiscale stride con l'aumento del debito pubblico, che passa addirittura a 152,6 per cento. Allora ci viene da pensare che qualcosa non funzioni: aumentano le tasse e aumenta il deficit dello Stato, che tra l'altro è tra i peggiori d'Europa e paragonandolo al resto del mondo le cose non vanno meglio. Allora dovremmo chiederci come questi soldi vengano spesi, perché questo dovrebbe essere lo spirito dei documenti che stiamo esaminando. Su questo non siamo certamente soddisfatti, perché dobbiamo rilevare ancora una volta che da due anni a questa parte quest'Aula e questo Parlamento si sono resi complici dello sperpero che abbiamo denunciato in tutti questi anni di decine di miliardi di euro, risorse che dovevano servire a contrastare la pandemia e invece si sono disperse in mille rivoli, in bonus improduttivi nel migliore dei casi, o peggio in mancette agli amici e agli amici degli amici. Noi come Fratelli Italia non siamo mai stati contrari all'aumento del debito a prescindere, ma vorremmo che si facesse debito buono, debito per investimenti, debito per avere crescita, debito per operazioni che vanno a beneficio dei contribuenti italiani. In questi due anni non abbiamo visto niente di tutto questo. È stato invece prodotto un debito cattivo: l'esempio lampante di questo debito cattivo lo ha dato il Governo che ha speso male i soldi dello Stato, sta tutto nei 9 miliardi l'anno che vengono allocati sul reddito di cittadinanza. Vedete, noi non siamo impazziti, non siamo contrari a prescindere a questa misura, ma ancora oggi essa figura come politica attiva del lavoro, quando invece è stata una politica assistenzialista che non ha funzionato nel modo in cui avrebbe dovuto. Noi non siamo contrari a lottare contro la povertà, noi pensiamo che uno Stato giusto non metta sullo stesso piano chi può lavorare e chi non lo può fare, come invece accade con il reddito di cittadinanza. Allora diamo un sussidio e un sostegno, come dice Giorgia Meloni, a chi non può lavorare e creiamo politiche attive del lavoro che permettano a chi è in condizione di avere un impiego di essere assunto. È una questione di dignità, cari colleghi. Sul rendiconto e sull'assestamento c'è una domanda che è opportuno porre: dietro la freddezza di questi numeri, il Governo può dire di aver lasciato un'Italia migliore di come l'ha trovata? Noi pensiamo certamente di no, perché senza mettere in discussione l'autorevolezza del premier Draghi una maggioranza così variegata ed eterogenea come quella che lo sosteneva non poteva produrre nulla di buono. Abbiamo assistito a timide riforme fatte solo in nome del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che si andranno a tramutare purtroppo in tante occasioni perse. Come dicevo prima, abbiamo visto miliardi di euro distribuiti qua e là senza che siano stati utilizzati per progetti di lungo periodo, perché è mancata una visione del Paese, una visione che può avere solo un Governo con una maggioranza solida, con idee e progetti chiari e coerenti con la propria storia politica, tutte cose che purtroppo non c'erano nella maggioranza che ci stiamo per lasciare alle spalle. Un Governo che unisce tutto e il contrario di tutto non poteva andare lontano; lo abbiamo sempre detto in questi anni e i fatti delle scorse settimane, culminati con lo scioglimento anticipato delle Camere, sono la prova che purtroppo avevamo ragione. Di tutto questo evidentemente dovrete rendere conto al popolo italiano tra poco più di quaranta giorni; ma, siccome fino ad oggi avete preferito rendere conto solo a voi stessi, alla vostra autoreferenzialità, il nostro voto su questi due provvedimenti non potrà che essere un voto contrario. (Applausi) . MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, sottosegretaria Sartore, colleghi, tutti noi sappiamo molto bene che il rendiconto dello Stato per l'anno 2021 rappresenta un passaggio molto importante per rendere conto al Parlamento - com'è stato ricordato da alcuni colleghi che mi hanno preceduto - ma io credo che sia anche un'occasione straordinaria per rendere conto prima di tutto al Paese.