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Norme per la realizzazione di una rete della mobilità dolce nonché per la tutela e valorizzazione del patrimonio stradale e ferroviario in abbandono. Istituzione dell'Osservatorio sulla mobilità dolce. Onorevoli Senatori. -- Nel nostro Paese abbiamo tratti di strade o di ferrovie dismessi, perché non più funzionali alla domanda di mobilità, ma che rappresentano un grande patrimonio sia ambientale che naturalistico soprattutto per il contesto in cui sono inserite. La mobilità dolce è una forma di mobilità lenta, finalizzata alla fruizione dell'ambiente e del paesaggio, con particolare attenzione ai disabili, ai minori, alle persone anziane, caratterizzata da un'elevata sostenibilità ambientale e costituita da infrastrutture come percorsi pedonali, percorsi ciclabili, percorsi per il turismo equestre, percorsi ferroviari. In molti Paesi, anche europei, la mobilità dolce è già una realtà. In Spagna il progetto « vías verdes » ha portato al recupero, in pochi anni, di circa 1.000 chilometri di ferrovie dismesse. In Inghilterra si è dato vita ad un progetto rivolto alla realizzazione di una rete viabile, in special modo ciclabile, come alternativa alla rete stradale ordinaria. L'associazione americana Rails-to-Trails Conservancy ha portato alla rinascita di migliaia di chilometri di ex ferrovie negli Stati Uniti d'America. In Italia un progetto del genere potrebbe riguardare ben 10.000 chilometri, con tutto quello che ne consegue in termini di promozione territoriale turistica: ci sarebbero la riscoperta della ruralità, il cicloturismo, l'enogastronomia, il trekking , il turismo equestre, i percorsi spirituali, quelli religiosi. Non serve investire ingenti somme di danaro, ma solo avere cura di ciò che ci è rimasto in eredità dai vecchi percorsi desueti. Una particolare attenzione va anche ai percorsi cosiddetti «vecchi tratturi». Il tratturo è un largo sentiero erboso, pietroso o in terra battuta, sempre a fondo naturale, originatosi dal passaggio e dal calpestio degli armenti. Questi percorsi erano usati soprattutto dai pastori per compiere la transumanza, ossia per trasferire con cadenza stagionale mandrie e greggi da un pascolo all'altro. In Italia l'intrecciarsi di queste vie armentizie, stimato in 3.100 km, si rileva nei territori delle regioni centro-meridionali. Le vie erbose si trovano diffuse principalmente in Abruzzo, Molise, Umbria, Basilicata, Campania e Puglia. I «vecchi tratturi» costituiscono una preziosa testimonianza di percorsi formatisi in epoca protostorica in relazione a forme di produzione economica e di conseguente assetto sociale basate sulla pastorizia, perdurati nel tempo e rilanciati a partire dall'epoca normanno-sveva, e poi angioina ed aragonese. Il recupero di tali infrastrutture dismesse favorisce anche una corretta gestione del territorio, sottraendole al degrado e all'abbandono. Esso inoltre sposterebbe una quota sempre più crescente di utenti dalla sede stradale promiscua con gli autoveicoli e con il traffico pesante a percorsi separati e protetti, con grossi vantaggi in termini di sicurezza stradale. Alcune esperienze di questo tipo già in corso nel nostro Paese hanno avuto un grande successo confermando l'alto interesse dei cittadini a fruire del proprio tempo libero con più lentezza e piacere, scoprendo paesaggi e percorsi del nostro patrimonio ambientale, culturale e storico. La mobilità dolce si sta affermando anche in tutta Europa come modello di turismo sempre più importante che, oltre a permettere di scoprire valori più segreti e straordinari di una regione, contribuisce a ridurre l'inquinamento e a sostenere l'economia delle aree più fragili come quelle montane. La mobilità dolce, il binomio tra cultura e turismo, un approccio integrato e sinergico tra turismo e valorizzazione del patrimonio culturale costituiscono una speranza e una sfida per fare della nostra Nazione una delle principali destinazioni turistiche mondiali, con notevole ricaduta sull'occupazione. Il grande problema è che manca ad oggi un'offerta adeguata sia per le infrastrutture che per una ricettività che tenga conto delle esigenze di questo tipo di turismo. Il presente disegno di legge si prefigge, i seguenti obiettivi: 1) recupero e riutilizzo delle infrastrutture territoriali in disuso; 2) condivisione delle diverse forme di utilizzo delle infrastrutture di cui al punto 1); 3) sicurezza dell'utenza; 4) integrazione con il sistema dei trasporti pubblici locali e con la rete dell'ospitalità diffusa. La rete nazionale della mobilità dolce è realizzata preferibilmente utilizzando le seguenti tipologie di percorsi: 1) ferrovie in disuso; 2) argini e alzaie dei fiumi e dei canali; 3) tronchi stradali dismessi dall'ANAS Spa o da altre amministrazioni pubbliche; 4) strade secondarie, vicinali, campestri o interpoderali a bassa percorrenza veicolare; 5) strade appartenenti al demanio militare; 6) sentieri, mulattiere e tratturi, le cui caratteristiche ambientali e di sicurezza sono compatibili con la presenza di escursionisti. la Rete nazionale della mobilità dolce è integrata, con particolari facilitazioni d'uso, sia tariffarie sia di carico, dalle seguenti categorie di mezzi di trasporto pubblico in esercizio: 1) ferrovie in esercizio della rete del trasporto locale; 2) ferrovie turistiche in esercizio; 3) linee di navigazione interna; 4) impianti a fune; 5) autolinee pubbliche. La gestione della rete dovrà essere affidata a soggetti e organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), mentre la proprietà dei beni che costituiscono la rete rimangono in capo al patrimonio dei soggetti proprietari che sono tenuti a garantirne l'integrità e a consentirne l'uso. L'onere derivante dall'attuazione della legge è previsto nel limite massimo di 5.000.000 di euro per ciascun anno del triennio 2016-2018.. 1 (Finalità) 1 Finalità della presente legge è la realizzazione di una rete nazionale della mobilità dolce, definita dall'articolo 2, che attraverso l'utilizzo pubblico favorisca il turismo, il tempo libero e l'attività fisica delle persone, nonché la tutela dei beni diffusi. Tale rete si realizza in via prioritaria attraverso il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione delle infrastrutture dismesse o sottoutilizzate. La rete nazionale della mobilità dolce è equiparata alle altre reti infrastrutturali nazionali ai fini della pianificazione e della programmazione di livello nazionale e locale, nonché a quella di livello europeo. 2 La rete nazionale della mobilità dolce assume rilevante importanza per la messa in sicurezza del territorio rispetto al rischio di dissesto idrogeologico e come presidio contro l'abbandono delle zone montane, appenniniche e, in generale, interne, contribuendo alla salvaguardia del patrimonio storico, naturale e testimoniale nazionale. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende per: a «mobilità dolce»: le forme di mobilità lenta finalizzate alla fruizione dell'ambiente e del paesaggio, all'attività ricreativa, con particolare attenzione ai disabili, ai minori e agli anziani, caratterizzate da un'elevata sostenibilità ambientale.