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Parleremo domani con il premier Conte di quanto si sta profilando: abbiamo aperto alla Cina e abbiamo di conseguenza perso la Libia, perché siamo stati espulsi dal contesto europeo dove si è formato questo nuovo asse di Aquisgrana. Le elezioni europee tra pochi giorni ci consentiranno forse di imboccare un'altra direttrice, ma è assolutamente necessario che lo faccia l'Italia, perché è l'unico Paese escluso tra i Paesi fondatori che in realtà può rimettere in moto un equilibrio paritetico tra le nazioni europee, una nuova architrave con un nuovo progetto. Penso che per tale motivo questo decreto-legge, contenendo inconsapevolmente sia la minaccia cinese (cioè la nuova frontiera d'Oriente che entra in Europa) che l'uscita dalla Gran Bretagna, ci impone di riflettere su quale sarà il ruolo dell'Italia nei prossimi anni e quale sarà - se ci sarà - il futuro del nostro Paese in Europa. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . D'ALFONSO (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, siamo arrivati al lavoro in Aula dopo un importante lavoro istruttorio in Commissione, che è stato riconosciuto non solo dal relatore, ma anche dal rappresentante del Governo di volta in volta presente in Commissione. Abbiamo lavorato per facilitare e favorire l'emersione del profilo ordinamentale di questo decreto-legge, facendo in modo che venisse tenuto pulito e al riparo da emendamenti e intromissioni. PRESIDENTE. Mi scusi senatore D'Alfonso se la interrompo, ma pregherei i colleghi di lasciare liberi i banchi del Governo. (Commenti dal Gruppo PD). D'ALFONSO (PD) . Ci siamo applicati per difendere l'integrità, l'omogeneità e l'univocità del decreto-legge in ragione del fatto che il provvedimento ha un valore ordinamentale e siamo passati da circa 90 proposte di emendamenti a 50 votazioni riferite a emendamenti ritenuti idonei dal punto di vista dell'istruttoria. Voglio però mettere in evidenza, signor Presidente, che qui si pone anche il problema di come una classe dirigente arriva a conoscere le questioni che di volta in volta vengono poste dall'agenda nazionale ed internazionale. Una prima verità emerge: non è detto che ogni volta, per conoscere, per appurare e diventare consapevoli ci sia bisogno di sbattere il muso sulla vicenda di che rapporto tenere rispetto all'Europa e di quale fascino, anzi di quale atteggiamento laico tenere rispetto all'uscita dall'Europa. Siamo arrivati ormai alla conclusione che rispetto all'Europa un atteggiamento sovranista, ideologico, che non tiene conto della realtà fa male e determina poi una presa di coscienza che nasce purtroppo dalla durezza della realtà. Vi ricordate i mesi del 2016, e all'inizio del 2017, quando era in voga in Italia la nuova categoria concetto dell'Exit? Ogni realtà territoriale provava a configurarsi con la categoria dell'Exit. Ho potuto leggere su una importante rivista internazionale che si arrivò a teorizzare addirittura la Vatican Exit. Era come la postura di una nuova maniera di essere moderni: l'importante era allontanarsi, discostarsi, mettere in discussione. Abbiamo adesso rilevato come non è vero che il male assoluto è l'Europa ma si tratta di coniugare una nuova lettura di ciò che dall'Europa ci dobbiamo attendere. Mettiamo in discussione la qualità e la quantità della cittadinanza europea, che significa riflettere quanto ci deve dare in più, su cosa porta in più rispetto alla cittadinanza nazionale, o tutta la partita delle infrastrutture che devono assicurare più qualità nei trasporti, o anche immaginare, per esempio, rispetto all'Europa, la configurazione di una sicurezza internazionale attraverso agenzie di investigazione e di intelligence che siano davvero capaci di operare sul piano internazionale. Questo decreto-legge mette al sicuro la capacità di continuare a vivere e operare di persone, imprese e infrastrutture; persone nella loro diversa declinazione: quando studiano, quando investono, quando si curano, quando vogliono realizzare un progetto di vita. Anche per le infrastrutture della connessione aerea abbiamo fatto in modo che la dicitura di nazionalità non determini poi difficoltà di connessione internazionale con il nuovo stato terzo che è l'Unione europea nei confronti della Gran Bretagna. Noi avremo una nuova configurazione giuridica nel rapporto tra Regno Unito, Stati membri e Europa. Questo fatto, discusso, ha determinato, rispetto all'accesso al cielo, allo spazio europeo del cielo, una soluzione dal punto di vista normativo. Allo stesso modo abbiamo discusso di infrastrutture digitali relative alle informazioni che devono velocizzarsi attraverso il 5G senza perdere sicurezza, sovranità e integrità nazionale. Su questo abbiamo lavorato rispetto all'articolo 1 facendo in modo che i progetti di investimento tecnologico e digitale del 5G abbiano, sì, l'informativa e l'autorizzazione di Palazzo Chigi, ma abbiamo anche concordato la presentazione, a breve, di un decreto del Presidente del Consiglio per far sì che i tempi di istruttoria siano stabiliti, per evitare che si allontanino gli investitori. La lezione che arriva da questo decreto-legge è una lezione - permettetemi - di moralità politica riferita a coloro i quali non volevano mai trovarsi a patire l'eterogenesi dei fini. È straordinario che un Governo sovranista, nazionalista abbia dovuto trovare una soluzione con un decreto-legge riferito proprio al superamento, all'allontanamento, all'uscita dall'Europa. Nei fatti, oggi abbiamo ricentrato il rapporto tra il sistema delle realtà nazionali e l'Europa. Ciò comporta una lezione e ci fa dire che dobbiamo mettere al riparo gli elementi costituzionali, istituzionali e ordinamentali rispetto al dibattito ideologico, che infanga la ragione e che fa in modo che tutto venga ammatassato salvo poi essere costretti a trovare rimedio. Abbiamo lavorato con discernimento ed è per questo che i voti sugli emendamenti sono stati al 90 per cento favorevoli. Sul piano dell'istruttoria e anche del merito, abbiamo lavorato per fare in modo, per esempio, che gli aeroporti del sistema Italia, ma non solo, non venissero bloccati da Brexit perché non è giusto che tali servizi patiscano per una questione riguardante un impazzimento delle classi dirigenti. Infatti di impazzimento si tratta quando si stabilisce di sottoporre a referendum senza idonea informativa l'uscita dall'Europa per una sorta di sottomissione nei confronti dell'idealità impazzita del sovranismo. Provate a leggere cosa racconta la stampa internazionale circa il cammino che c'è stato tra illusione, disillusione e, adesso, quello che è l'odio nei confronti di quella classe dirigente in Gran Bretagna che aveva fertilizzato come la via d'uscita da ogni problema l'ipotesi della Brexit. È su questo che parte, significativamente, un incasso, una patrimonializzazione della classe dirigente italiana e della comunità nazionale italiana. Evitiamo di ridurre tutto ad una specie di confronto tra tifoserie. Cerchiamo di coltivare il merito, approfondendo ciò che succede dopo. Se si fa questo, che succede dopo? Noi abbiamo appreso, per esempio, che la domanda etica è anche una domanda sulle conseguenze. Bisogna coltivare la dimensione etica.