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Disposizioni in materia di lite temeraria. Onorevoli Senatori . – Il disegno di legge oggi oggetto di esame tratta una materia già affrontata nella precedente legislatura e precisamente nel disegno di legge atto Senato n. 1119, recante « Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale e al codice di procedura penale in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante » – approvato sia alla Camera (si veda l'atto Camera n. 925) che al Senato, con modificazioni, per poi arenarsi in Commissione Giustizia al Senato alla quarta lettura –, il cui articolo 6 così recitava nel testo approvato il 29 ottobre 2014: « Art. 6. - (Modifica all'articolo 96 del codice di procedura civile) - 1. Dopo il primo comma dell'articolo 96 del codice di procedura civile è inserito il seguente: “Nei casi di diffamazione commessa col mezzo della stampa o della radiotelevisione in cui risulta la mala fede o la colpa grave di chi agisce in sede di giudizio civile per risarcimento del danno, su richiesta del convenuto, il giudice, con la sentenza che rigetta la domanda, può condannare l'attore, oltre che alle spese di cui al presente articolo e di cui all'articolo 91, al pagamento a favore del richiedente di una somma determinata in via equitativa” ». Il Senato è chiamato a ponderare due princìpi costituzionali, sanciti rispettivamente dall'articolo 21 e dall'articolo 24 della Costituzione: tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, tutti possono agire per la difesa dei propri diritti e interessi. La delicatezza dei temi e soprattutto la necessità di individuare un punto di equilibrio, avrebbe dovuto suggerire alla maggioranza di ragionare e non di rifiutare ogni proposta emendativa e migliorativa da parte dell'opposizione. È bene chiarire che non siamo contrari a norme che proteggano la libertà di espressione e in particolare che difendano dalle azioni poste in essere con colpa grave o dolo al solo fine di intimidire sia i giornalisti che gli editori. È però indispensabile, proprio per garantire l'equilibrio tra norme costituzionali, che tutti gli interessi siano adeguatamente ponderati e inseriti in un quadro ordinamentale lucido, corretto e sistematico. Per questi motivi la minoranza ha insistito affinché questa normativa venisse esaminata di pari passo con il disegno di legge atto Senato n. 812, d'iniziativa del senatore Caliendo ed avente ad oggetto: « Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale, al codice di procedura penale, al codice di procedura civile e al codice civile, in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, di ingiuria e di condanna del querelante nonché di segreto professionale, e disposizioni a tutela del soggetto diffamato », inizialmente discusso congiuntamente e poi disgiunto. Le ragioni che impongono un approccio sistemico sono molteplici. L'anomalia della « pregiudizialità » penale . È vistosa la singolarità dell'introdurre il nomen iuris di una fattispecie penalistica in una norma del codice di rito comune: invece della lesione inferta all'onore e alla reputazione di qualcuno, riferirsi alla diffamazione a mezzo stampa richiede qualcosa di più e di diverso da un accertamento incidentale; si rischia di introdurre una vera e propria pregiudizialità penale, con il previo accertamento di un fatto di reato. Il rischio è di frustrare l'applicabilità della norma alle citazioni esclusivamente civilistiche o, comunque, in ogni caso, di creare discipline differenziate tra illeciti civili solo in ragione della contemporanea presentazione di querela penale o meno. La conseguenza, anche solo in termini di fattura redazionale della proposta avanzata all'Assemblea, è caotica: utilizzando la semantica penalistica sostanziale, l’ incipit (« nei casi di diffamazione commessa con il mezzo della stampa, delle testate giornalistiche online o della radiotelevisione, ») dà per acclarato un caso che non solo è presunto, ma è addirittura per definizione escluso, visto l'esito finale della soccombenza. Paradossalmente val la pena ricordare a quest'Aula che il gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle avesse un'opinione radicalmente contraria nella passata legislatura. Si rinvia in merito alle parole dell'onorevole Colletti, a nome del proprio gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle, alla Camera dei deputati in sede di esame in terza lettura della citata proposta di legge atto Camera n. 925-C, durante la discussione dell'emendamento 5.100 approvato dalla Commissione, di modifica dell'articolo 96 del codice di procedura civile: « con questo emendamento della Commissione noi andiamo ad inserire nell'articolo 96 del codice di procedura civile un concetto che civilisticamente non ha senso. Questo perché la diffamazione commessa con il mezzo della stampa è una tipica fattispecie non civilistica, ma penale. In realtà, non c'è mai nessuna richiesta di risarcimento derivante da diffamazione a mezzo stampa perché il concetto civilistico è quello della lesione dell'immagine o dell'onore, che non deriva neanche da un'ipotesi di reato. Infatti, come ha chiarito la Corte costituzionale in molteplici sentenze, deriva direttamente dall'articolo 2 della Costituzione ovvero la tutela della persona e quindi anche la tutela dell'immagine e dell'onore della persona. Pertanto invito – ho già parlato con alcuni colleghi – a rivedere la posizione su questo emendamento perché è intimamente sbagliato e lo dico non solo da parlamentare ma da avvocato (...) Dobbiamo dare la possibilità al giudice di condannare ex articolo 96 per lite temeraria non solo quando la richiesta è a seguito di diffamazione a mezzo della stampa, perché il 90 per cento delle richieste civilistiche non sono per diffamazione a mezzo della stampa ma per lesione dell'immagine e dell'onore della persona offesa. Il rischio in realtà è che, dando una interpretazione restrittiva della norma, essa, pur meritoria nei suoi intenti, in realtà non raggiunga lo scopo .... (XVII legislatura, Camera dei deputati, Resoconto stenografico dell'Assemblea , seduta n. 449 di mercoledì 24 giugno 2015, p. 10, intervento del deputato Andrea Colletti) ». La mancanza di rigore nella individuazione del « mezzo » . Anche l'individuazione del mezzo (« con il mezzo della stampa, delle testate giornalistiche online o della radiotelevisione ») è vistosamente clonata dal linguaggio della legge n. 47 del 1948 (e giurisprudenza relativa), visto che nella disciplina di settore è subentrata la legge 7 marzo 2001, n. 62, la quale reca un'assai più pertinente definizione di « prodotto editoriale » (con cui « si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici », articolo 1, comma 1).