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Oggi siamo invece di fronte a una prova diversa, in cui dobbiamo selezionare 26.000 ragazzi. Tutti conosciamo l'apprensione, le difficoltà; soprattutto comprendiamo che non è solamente quella del praticante, ma a volte è soprattutto quella della famiglia, di una mamma e di un papà o della fidanzata che aspettano. Ci sono destini e vite che cambiano dal giorno alla notte a seconda che si riesca a diventare avvocati oppure no. Pertanto, con molta delicatezza, in questo momento particolare in cui l'Italia ha vissuto una situazione davvero drammatica, a mio avviso dobbiamo guardare anche con occhio benevolo, con quello del buon padre di famiglia, a questa situazione particolarissima e cercare di capire che in fondo abbiamo ragazzi che hanno superato tante selezioni. Vorrei poi aggiungere che questo esame, nella sua prima fase, è particolarissimo, perché mette il candidato di fronte a un tempo stretto e il fattore tempo ha un'importanza determinante, come spesso avviene nella vita. Si tratta di un'ora, di cui trenta minuti per l'esame preliminare del quesito, durante il quale il candidato può consultare i codici, cui segue l'esame orale a cui questa prima selezione consente di passare. Credo sia veramente consono, anzi, direi quasi naturale alla professione, quindi facciamo attenzione perché proprio questo tipo di esperienza potrebbe diventare un punto di riferimento anche per il nuovo esame, quando la situazione verrà considerata normale. Credo sia importante approvare questo provvedimento, visto che ci si è già organizzati, per dare finalmente ai giovani praticanti l'opportunità di affrontare questo momento difficile, ma determinante per la vita di ciascuno di loro. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pillon. Ne ha facoltà. PILLON (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Piero Calamandrei diceva che gli avvocati non sono né giocolieri da circo né conferenzieri da salotto. La giustizia è una cosa seria. Sempre il grande giurista soleva dire: «Che vuol dire "grande avvocato"? Vuol dire avvocato utile ai giudici per aiutarli a decidere secondo giustizia, utile al cliente per aiutarlo a far valere le proprie ragioni». Quella alla quale mi onoro di appartenere è una professione nobile, una professione che affonda le sue radici - io direi - nei primordi dell'umanità, da quando chiunque fosse sotto attacco o chiunque volesse far valere i propri diritti ha sentito la necessità di avere accanto a sé una persona preparata, capace di sostenerlo: advocatus, chiamato accanto a sé. Non è un mistero che negli ultimi tempi ci siano forti tentativi di sminuire la dignità di questa nobilissima professione cui apparteneva Marco Tullio Cicerone; una professione che ha dato in tutto il mondo esponenti politici, statisti, persone che hanno saputo portare avanti i diritti umani. Una persona notissima - che nessuno sa facesse l'avvocato, per esempio - era il mahatma Gandhi. Oggi siamo di fronte a una modifica normativa - che speriamo tutti sia transitoria e temporanea, e che così resti - che ha visto comprimere in modo esasperato le facoltà dell'avvocatura. Negli scorsi mesi l'emergenza ha compresso notevolmente anche la dignità dell'esercizio della professione forense. Sto pensando alle udienze da remoto, ai processi cartolari, all'umiliazione delle discussioni virtuali come all'umiliazione di partecipare a udienze nelle quali si può essere silenziati con un semplice click sul computer. Speriamo che tutto questo presto sia superato, che sia cancellato e che si possa tornare alla normalità dell'esercizio di una professione che deve poter mantenere la sua preziosa dignità. Signor Presidente, signor Sottosegretario, cari colleghi, oggi discutiamo di modifiche alla prova di abilitazione per essere ammessi alla professione. La prova deve essere seria. Non sono certamente un fautore della chiusura alle giovani generazioni, ma non possiamo sottacere la necessità di garantire che il criterio per entrare a far parte della professione forense sia quello del merito affinché i più meritevoli possano vedere coronate le loro legittime aspettative. Ecco perché possiamo accettare questa norma solo nella sua assoluta temporaneità, perché è vero che si è cercato - e diamo atto al Ministero e al Governo - di garantire i criteri di selettività, ma è anche vero che, come che sia, non siamo certo ai livelli garantiti, dall'esame nella sua forma ordinaria. L'avvocato deve saper scrivere e oggi, con la previsione di questa modalità di esame, perdiamo ogni possibilità di valutazione sulla sua capacità. Si tratta di un dettaglio di non poco conto. In conclusione, occorre premiare il merito, garantire la serietà della prova e prestare attenzione a che la normativa in esame sia assolutamente temporanea ed esclusiva per quest'anno. In bocca al lupo a tutti coloro che dovranno sostenere l'esame per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cucca. Ne ha facoltà. CUCCA (IV-PSI) . Signor Presidente, il tempo a mia disposizione non è molto per parlare di un momento molto particolare dell'avvocatura. Devo confessare che ne parlo con la medesima emozione con cui è intervenuto il senatore Pillon, perché probabilmente solo chi svolge la professione riesce a comprendere cosa significa entrare in un'aula con quel vestito nero - la toga - che non è un pezzo di stoffa che si indossa, ma rappresenta un mondo fatto di persone - gli avvocati, appunto - che sono lì per difendere gli interessi (di natura sia penale, che civile) di coloro che mettono la propria vita nelle loro mani. Preliminarmente vorrei dare atto del cambio di passo registrato in Commissione e vorrei ringraziare il sottosegretario Sisto per l'apertura al dialogo che ha manifestato, nonostante il testo finale non mi soddisfi molto. Tuttavia, mi rendo conto che l'emergenza che stiamo vivendo impone quest'anno di fare gli esami in maniera un po' anomala. Ho già sottolineato quali sono, a mio parere, gli aspetti più critici del provvedimento. Vi è anzitutto la sostituzione della prova scritta con una prova anomala. Giustamente il senatore Pillon ha detto che l'avvocato deve saper scrivere perché moltissimi atti vengono presentati per iscritto e addirittura, per effetto della riforma che ci accingiamo ad approvare, dovranno essere redatti in maniera estremamente concisa. Per fare questo genere di lavoro bisogna saper scrivere, se è vero - come è vero - che qualcuno si è scusato per essersi dilungato, sostenendo di aver avuto poco tempo per preparare l'atto. Dobbiamo pertanto prendere atto che la prova scritta viene sostituita con una prova orale anomala. Con riferimento a tale prova permangono ancora dei dubbi in ordine alla sussistenza di una omogeneità di valutazione nel Paese. Le tracce della prova scritta erano infatti uguali in tutte le sedi di corte d'appello in cui si svolgevano gli esami, mentre oggi si demanda la selezione dei quesiti da sottoporre ai candidati alla commissione stessa, peraltro sulla base di criteri che vengono scelti giorno per giorno. Questo metodo di valutazione mi lascia molto perplesso, perché si potrebbero verificare delle disparità di trattamento nelle varie corti d'appello dove si svolgeranno gli esami.