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Dopodiché, a furia di insistere, insieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, LeU e Gruppo Per le Autonomie, il Partito Democratico è riuscito a forza a portarlo fuori da quella Commissione, in quanto, dopo essere stato calendarizzato, rischiava di continuare a essere sepolto da quel numero di audizioni che oggi il collega Mirabelli ha ben evidenziato. C'è quindi stata una volontà di grande ostruzionismo. Poi però è cambiata la linea. Dopo l'ostruzionismo, il centrodestra ha iniziato a dire che forse la legge poteva essere utile (anzi, che era necessaria) e che voleva una legge contro i crimini d'odio, decidendo di presentarne una completamente diversa e in antitesi, rinunciando al lavoro fatto precedentemente alla Camera dei deputati. Si verifica un'altra cosa che ha oggettivamente complicato il quadro (anche se di fronte ai quadri complicati si possono trovare le soluzioni). Una delle forze della maggioranza che alla Camera aveva contribuito alla stesura del provvedimento, anche attraverso una sua Ministra e la Capogruppo in Commissione giustizia (parlo di Italia Viva-PSI), qui in Senato ha deciso di tenere un'altra linea. È chiaro che la situazione cambia. Dal nostro punto di vista sarebbe stato più utile marciare tutti insieme; visto che tutti noi ne riconoscevamo l'urgenza e la necessità, sarebbe stato utile andare diritti. Ma, di fronte a tutti questi intoppi, la fatica è stata maggiore e non ce lo nascondiamo. Fatica maggiore, ma con chiarezza di intenti. Noi abbiamo sempre voluto portare a casa una legge e siamo arrivati a dire, di fronte a una situazione che si complicava sempre di più, che potevamo essere disposti anche a cambiare una proposta che noi abbiamo sposato, che abbiamo portato avanti e che ha trovato tanto riscontro nella società. Potevamo provare a cambiarla e a costruire insieme un percorso condiviso, viste le volontà (apparenti, a quanto pare) del centrodestra di lavorare su quel testo di legge. Non è stato così. Ieri finalmente abbiamo avuto chiarezza su questo e ce l'abbiamo anche oggi. Negli incontri di ieri è stato molto chiaro che questa spada di Damocle del non passaggio all'esame degli articoli, che boccia il provvedimento, che lo fa morire e che, qualora dovesse passare, non darà a questo Paese una legge di questa natura contro i crimini d'odio, doveva rimanere lì, ferma, e impedire qualsiasi forma di mediazione. Se siamo disposti a dialogare, allora vorremmo anche tutti avere la certezza che siamo disposti a dialogare su quel testo e sugli emendamenti che sono stati presentati, non su un'altra cosa. Questo è il motivo - e mi dispiace - per cui noi siamo stati fermi su questo punto: togliere la bocciatura di questo provvedimento, che infatti voi oggi presentate con grande orgoglio. L'ho sentito nelle parole di chi ha illustrato la proposta di non passaggio all'esame degli articoli; siete orgogliosi di provare a bocciare questo provvedimento, perché continuate a pensare che non serva. Lo abbiamo sentito in tutti i vostri interventi in discussione generale: abbiamo sentito la sottovalutazione del problema, abbiamo sentito come spiegate il problema. Noi apparteniamo a un'altra storia, apparteniamo alla storia di chi vuole difendere i diritti, alla storia di quei Paesi europei che stanno dalla parte dei diritti (Applausi) e che in Europa non si siedono dalla parte dei sovranisti e dei totalitarismi che tolgono valore alle donne e alla comunità LGBT. Sono seduti con voi, mi dispiace, e voi ci continuate a stare. Forse sarebbe necessaria a questo Paese - lo ricordavo anche la scorsa settimana - una vera destra liberale con cui potersi confrontare, che non abbia paura delle diversità e che ritenga la diversità una ricchezza. Chiaramente ciascuno è libero di votare come vuole, ma mi chiedo cosa racconterete ai vostri figli quando gli direte che avete votato contro una legge che andava a tutelare le persone che sono oggetto di crimini d'odio. Cosa direte a loro? Il mondo fortunatamente non si ferma dentro quest'Aula. C'è un Paese fuori (Applausi) , ci sono i nostri figli, che sono mille volte più avanti di noi. Per i nostri figli questa legge è addirittura vecchia; loro sono oltre e guardano alla politica sperando che la politica dia dei segnali. (Applausi) . Il giorno dopo le elezioni siamo davvero tutti bravi a dire che c'è il fenomeno dell'astensionismo, che non c'è la partecipazione, che i giovani non ci seguono. Ma diamo le risposte, facciamo il Parlamento! (Applausi) . DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, come è emerso chiaramente nell'intervento che ho fatto precedentemente sul richiamo al Regolamento, voteremo convintamente contro il non passaggio agli articoli. Voglio, però, essere molto chiara. La collega Malpezzi ha già ricostruito l' iter , ma voglio ripercorrere alcuni passaggi molto chiari. Il disegno di legge Zan, approvato alla Camera, dove peraltro il contributo che avete dato in alcuni passaggi è proprio quello che adesso mettete in discussione, è arrivato al Senato nella Commissione giustizia a novembre del 2019. Adesso festeggiamo i due anni; questo è quanto accaduto. La Commissione giustizia era il luogo in cui si sarebbe potuto lavorare sul testo e lo sapete perfettamente. Invece, avete messo in atto continue pratiche di ostruzionismo a botta di centinaia, per esempio, di audizioni o non mettendolo mai all'ordine del giorno, ma rinviandolo continuamente. Quello è il luogo - le nostre Commissioni sono così - in cui si lavora sul testo. Lo dico perché sembra che adesso vi siete svegliati tutti dicendo che volevate migliorare il testo. Purtroppo, devo prendere atto di quanto accaduto, né più, né meno. Fin dall'inizio, infatti, avete rivendicato con orgoglio il fatto che non volevate portarci a discutere e ad approvare la legge. Qual è lo strumento in mano ai Gruppi parlamentari e ai senatori per cercare di togliere il disegno di legge dalla sacca in cui era finito? Era praticamente nella palude della Commissione e l'intento era di portarlo in Assemblea per affrontare gli emendamenti e la discussione in questa sede davanti a tutti. Non potevate sottrarvi al fatto che giustamente da parte di un'opinione pubblica molto avvertita e di tantissimi cittadini c'era la richiesta di andare avanti per varare una legge che non toglie diritti, ma li amplia. (Applausi) . E quando si estendono i diritti, nessuno dovrebbe avere questa reazione perché riguarda il bene che facciamo alla società. E poi presentate un disegno di legge. Per la verità, la senatrice Ronzulli anche stamattina ha detto che c'erano già le norme del codice penale e, quindi, che in realtà non si capiva a cosa servisse. Comunque, la senatrice presenta un disegno di legge, che è l'opposto - se quella doveva essere la base del dialogo, non so di quale dialogo parlate - e che addirittura prova a mettere in discussione anche la legge Mancino. Questa è la realtà dei fatti. Ora torniamo alla questione del dialogo.