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Le tensioni internazionali, sia politiche che economiche, impongono di proteggere l'economia europea e la sua dimensione sociale che rende unico al mondo il nostro continente. Affinché non appaia contraddittorio l'elemento della «protezione», intendo subito chiarire che, considerando la struttura economica e sociale dell'Unione, proteggersi qui non significa rinchiudersi, in quanto su scala globale riteniamo che il multilateralismo sia lo strumento migliore per tutelare gli interessi degli Stati membri, a partire dal nostro Stato. La prospettiva del miglior futuro dell'Europa è prevista, d'altronde, nella discussione e in parte delle conclusioni del Consiglio europeo, in relazione al percorso per una Conferenza sul futuro dell'Europa, che, com'è noto, Germania e Francia auspicano possa essere sviluppato dagli Stati membri e dalle istituzioni europee dal 2020 sino alla Presidenza francese dell'Unione, che coinciderà con il primo semestre del 2022. In merito a questa iniziativa, il contributo franco-tedesco, a differenza di quanto enfaticamente apparso su alcuni giornali, si è limitato sin qui ad una proposta di carattere procedurale, con un definito cronoprogramma. Riguardo a tale esercizio, non solo intendo esprimere il sostegno all'obiettivo di trasmettere segnali concreti di riavvicinamento delle istituzioni europee ai propri cittadini, ma preannuncio che l'Italia - il Governo, confido con il sostegno del Parlamento - non farà mancare le proprie proposte. All'interno di questo perimetro saranno da valorizzare passaggi come quelli delle consultazioni dei cittadini o della riflessione sulle liste transnazionali europee. Rivendicherò, tuttavia, un metodo inclusivo nei confronti degli Stati membri e delle istituzioni europee, a partire dai Parlamenti, per la realizzazione di un percorso che non deve avere un carattere elitario, ma, al contrario, deve essere pienamente partecipato e per questo capace di favorire politiche realmente rispondenti ai bisogni dei cittadini. Sono proprio i bisogni dei cittadini che dovranno essere al centro della discussione che il Consiglio europeo sarà chiamato ad affrontare innanzitutto con riguardo al cambiamento climatico. Questo è un tema che certamente tocca da vicino il futuro dell'Europa. In questo Consiglio europeo si entrerà nel vivo dell'ambizione dell'Unione europea sulla questione, dopo la difficile discussione avvenuta nell'ambito del Consiglio europeo dello scorso giugno, che ha registrato posizioni anche distanti e scettiche da parte di alcuni Stati membri. Consideriamo opportuno il riferimento, nelle conclusioni del Consiglio europeo, all'obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. Reputiamo di fondamentale importanza i chiari riferimenti, nelle conclusioni, sia all'impulso che la transizione verso la neutralità climatica può e deve dare alla crescita economica e all'occupazione sia agli investimenti che l'Europa deve saper attivare per tempo a sostegno di una trasformazione di tale portata. Questa transizione energetica non può prescindere da un adeguato cronoprogramma, tale da evitare ricadute negative sul sistema produttivo o, ancor più, sui livelli occupazionali. È in questa prospettiva che si inseriscono l'impegno recentemente assunto dalla Banca europea degli investimenti per sostenere investimenti verdi per un valore di 1.000 miliardi di euro e l'impegno della Commissione europea a lanciare un green deal europeo, delineato in una comunicazione che è stata resa pubblica qualche ora fa, in tarda mattinata. A tali impegni l'Italia guarda con apprezzamento, con la consapevolezza di essere ben posizionata in questo ambizioso percorso europeo, grazie a varie misure nazionali che sono state varate in materia di cambiamento climatico. Intendiamo, dunque, accompagnare e sostenere questo sforzo europeo di adeguamento all'obiettivo ineludibile, anche per il futuro del continente, della neutralità climatica entro il 2050. Come già accennato, vigileremo con cura affinché in questa transizione, anche industriale, le istituzioni europee sostengano adeguatamente la dimensione sociale connessa all'economia verde, le esigenze delle piccole e medie imprese e il level playing field europeo. In questa prospettiva è essenziale lo sforzo economico europeo a sostegno di questo processo di trasformazione ed è in particolare essenziale che esso non vada a discapito delle tradizionali politiche di coesione. Un altro tema del Consiglio europeo che riguarda l'Europa dei prossimi anni è quello del quadro finanziario pluriennale. A ottobre è stato dato mandato alla Presidenza finlandese di presentare uno schema negoziale che tenesse conto delle differenti sensibilità sin qui emerse rispetto ai vari snodi di questo negoziato, vale a dire: il livello complessivo del bilancio, la ripartizione delle risorse tra le diverse politiche, la condizionalità per l'accesso e per l'utilizzo dei fondi, le fonti di finanziamento, incluse le proposte di nuove risorse proprie. La scatola negoziale sul quadro finanziario pluriennale è stata presentata dalla Presidenza finlandese solo lo scorso 2 dicembre. Essa contiene alcune ipotesi di allocazione dei fondi, peraltro non esaustive, che il Governo italiano reputa insoddisfacenti. Si tratta di una proposta al ribasso, poiché comporta riduzioni di spesa rilevanti, ma soprattutto risulta complessivamente sbilanciata. Sono infatti prospettati tagli significativi sulle politiche destinate alla competitività, all'innovazione, alla gestione dell'immigrazione, alla sicurezza e alla difesa. Questi tagli, se perseguiti, indebolirebbero in misura ingiustificata gli sforzi di modernizzazione, che riteniamo essenziale introdurre nel bilancio europeo 2021-2027 per affrontare sfide che, peraltro, sono coerenti con l'agenda strategica dell'Unione. La discussione sul quadro finanziario pluriennale al Consiglio europeo di domani sarà comunque prevalentemente procedurale, in ragione del fatto che, al pari dell'Italia, vi sono anche altri Stati membri, che reputano inadeguata la proposta della Presidenza finlandese. È dunque da attendersi che il Consiglio europeo si limiti ad auspicare ulteriori progressi negoziali su questo fronte. Per parte mia, continuerò ad affermare in sede europea la posizione italiana, alla cui definizione il Governo lavora con un coordinamento rafforzato, sotto la guida del Ministero per gli affari europei, in stretto raccordo con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e con il Ministero dell'economia e delle finanze, che prevede un puntuale momento collegiale in seno al Comitato interministeriale per gli affari europei. Ricordo che il 15 novembre ho presieduto io stesso la riunione dedicata al quadro finanziario pluriennale. Il Governo intende continuare a rivendicare un approccio più equilibrato, chiedendo una profonda revisione della proposta finlandese, che converga verso l'architettura proposta dalla Commissione europea sin dal 2018. Tale rivendicazione verrà da noi declinata lungo tutto l'arco del negoziato. La Commissione europea - lo ricordo - aveva ipotizzato un tetto alla spesa pari all'1,11 per cento del reddito nazionale lordo dei 27 Paesi membri, per un totale di 1.135 miliardi di euro, in sette anni: un volume pressoché analogo a quello in vigore.