[pronunce]

che, in particolare, la lesione del diritto di difesa nascerebbe dal fatto che, nella specie, risulterebbe disattesa la (pretesa) ragion d'essere dell'efficacia probatoria privilegiata riconosciuta dalla legge al verbale di accertamento dell'infrazione stradale, e cioè il fatto che «nel sub-procedimento di formazione del verbale di accertamento è previsto, come normale, l'obbligo di contestazione immediata»; che, pertanto, il giudice a quo non contesta ex se l'efficacia probatoria fino a querela di falso, che ai sensi dell'art. 2700 del codice civile assiste il verbale suddetto, censura, questa, la quale sarebbe comunque manifestamente infondata, in quanto il parametro di cui all'art. 24 della Costituzione «non può dirsi vulnerato dal valore probatorio privilegiato che, nella sede processuale, assiste il verbale del pubblico ufficiale che contesta l'infrazione, trovando ciò fondamento nella tutela dell'interesse, costituzionalmente garantito, al buon andamento della pubblica amministrazione, senza tuttavia limitare il diritto di difesa dell'interessato» (così, da ultimo, ordinanza n. 218 del 2005, ma analogamente già sentenza n. 255 del 1994 e ordinanza n. 504 del 1987); che il rimettente sembra stabilire, invece, una correlazione necessaria tra tale efficacia “privilegiata” e la possibilità, per l'autore dell'infrazione stradale, di far raccogliere, nell'immediatezza del fatto, proprie osservazioni o rilievi in merito alla contestazione elevata a suo carico, di talché in difetto della seconda verrebbe meno la ragion d'essere della prima; che in proposito, però, deve sottolinearsi come questa Corte, oltre ad aver affermato in termini generali che «l'omissione della contestazione immediata di un'infrazione punita con una misura amministrativa non integra di per sé una violazione del diritto di difesa» (sentenza n. 27 del 2005, ordinanza n. 150 del 2006), ha pure precisato che, in occasione della redazione del verbale di contestazione di illecito amministrativo, «la mancata presentazione di osservazioni, scritti difensivi e documenti non condiziona affatto la possibilità di tutela giurisdizionale, potendo questa intervenire dopo un atto dell'amministrazione lesivo della posizione del responsabile (autore e obbligato solidale), che è normalmente l'atto (ordinanza ingiunzione) che contiene la determinazione e l'irrogazione della sanzione» (ordinanza n. 160 del 2002); che manifestamente infondata è, infine, anche la censura di violazione dell'art. 3 della Costituzione; che il rimettente, difatti, deduce l'esistenza di una «irragionevole disparità di trattamento», giacché le norme impugnate demanderebbero all'amministrazione «la scelta dell'uso o meno delle apparecchiature elettroniche nei singoli casi», facendo così dipendere da una sua «arbitraria» valutazione la circostanza che solo alcuni cittadini «siano oggetto di accertamento per superamento dei limiti di velocità con obbligo di contestazione immediata»; che sul punto, tuttavia, deve osservarsi come l'uso delle apparecchiature suddette non sia affatto rimesso all'arbitrio dell'amministrazione, essendo predeterminati sia i casi, che le sedi stradali, interessati dall'utilizzazione degli strumenti de quibus, secondo quanto stabilito dall'art. 4 del decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121 (Disposizioni urgenti per garantire la sicurezza nella circolazione stradale), convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2002, n. 168, nel testo modificato dal già citato decreto-legge n. 151 del 2003, convertito a sua volta, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2003; che, pertanto, deve ribadirsi l'affermazione già effettuata da questa Corte – in relazione proprio ad una censura che ha investito il menzionato art. 4 del decreto-legge n. 121 del 2002 – secondo cui «la questione sollevata in riferimento all'art. 3 Cost. è manifestamente infondata, perché le diversità riscontrabili a proposito dell'obbligo della contestazione immediata dipendono dalle differenti condizioni che caratterizzano i vari tratti di strada» (ordinanza n. 150 del 2006). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 201, comma 1-bis, lettere e) e f), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), comma introdotto dall'art. 4, comma 1, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2003, n. 214, sollevata – in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione – dal Giudice di pace di Rieti con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA