[pronunce]

- Ciò premesso, in ordine al primo motivo del ricorso, la difesa regionale deduce che l'art. 9 della direttiva 2009/147/CE ammette la possibilità di derogare al divieto di cattura dei richiami vivi, «sempre che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti», al fine di consentire «in condizioni rigidamente controllate e in modo selettivo la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità» (art. 9, paragrafo 1, lettera c). Il secondo comma dello stesso art. 9 della direttiva, prosegue la Regione, dispone che le predette deroghe dovranno menzionare: le specie coinvolte, i mezzi, gli impianti e i metodi di cattura o di uccisione autorizzata, le condizioni di rischio e le circostanze di tempo e di luogo in cui dette deroghe possono essere applicate, l'autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono soddisfatte e a decidere quali mezzi, impianti e metodi possano essere utilizzati, entro quali limiti e da quali persone, nonché, infine, i controlli che saranno effettuati. Orbene, la difesa regionale evidenzia che «l'ultima normativa che si è occupata della cattura dei richiami vivi è la legge regionale n. 3/2007 [...] che all'art. 1, comma 2, prevede che il Consiglio regionale approvi con legge, "sentito l'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS)" (ora ISPRA), entro il mese di giugno di ogni anno, il piano con cui è individuato il numero massimo di impianti da abilitare per provincia e il numero massimo dei richiami vivi da catturare per singola specie consentita e complessivamente per ogni provincia». La Regione Lombardia osserva, inoltre, che detto piano è stato adottato - per l'anno 2010/2011 - con la legge impugnata, in considerazione della comprovata insufficienza (desunta dai dati forniti dalle singole province) del patrimonio di richiami vivi appartenenti alle specie in essa individuate in possesso dei cacciatori lombardi rispetto all'ammontare potenzialmente consentito in base alle previsioni della legge regionale 16 agosto 1993, n. 26 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina dell'attività venatoria). Cosicché, proprio per colmare tale divario, le singole province hanno richiesto l'attivazione di 66 impianti di cattura. La Regione Lombardia deduce, infatti, di non disporre allo stato di un sistema alternativo alla cattura, nonostante l'amministrazione regionale, in ottemperanza a quanto previsto dal comma 6 dell'art. 1 della citata legge n. 3 del 2007, abbia da tempo attivato e finanziato un programma finalizzato all'incremento dell'allevamento delle specie di uccelli utilizzabili come richiami vivi (così come sarebbe stato riconosciuto anche dall'ISPRA nel parere reso in data 20 luglio 2010). Inoltre, per quanto attiene ai controlli, si osserva che essi vengono posti in essere da operatori esperti e in possesso dell'apposito attestato di idoneità, nel rispetto di un protocollo intercorrente tra impianto di cattura, Provincia e ISPRA. Quanto poi all'individuazione delle specie utilizzate quali richiami vivi, la difesa regionale sottolinea che, in quanto appartenenti a specie cacciabili, esse sarebbero soggette ad un prelievo ben più consistente attraverso l'esercizio venatorio, sicché, anche sotto tale profilo, non vi sarebbe alcun contrasto della disciplina impugnata con le esigenze di conservazione delle diverse specie coinvolte dettate dalla direttiva 2009/147/CE. 4.3. - In riferimento al secondo motivo di ricorso, la resistente osserva che l'art. 4 della legge n. 157 del 1992 prevedrebbe, in relazione all'attività di cattura, la necessità di acquisire il parere dal competente Istituto (ISPRA), ma non anche che la potestà legislativa regionale risulti vincolata da esso. Ne deriverebbe, pertanto, secondo la difesa regionale, che, «applicando i principi generali in materia di rapporto tra provvedimento finale ed attività consultiva a carattere di obbligatorietà e non di vincolatività», il parere reso da tale organo sull'approvazione del numero dei richiami vivi possa essere disatteso dall'Amministrazione regionale. Pertanto, risulterebbe evidente la «non vincolatività del parere reso dall'ISPRA in data 20 luglio - 20 agosto 2010», con la conseguenza che non potrebbe rilevarsi alcuna violazione né dell'art. 4, comma 3, della legge n. 157 del 1992, né dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. 4.4. - Con riguardo alla richiesta di sospensiva, la difesa regionale eccepisce l'assenza di entrambi i presupposti per l'applicabilità del disposto di cui agli artt. 35 e 40 della legge n. 87 del 1953. 5. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha, altresì, impugnato, in riferimento ai medesimi parametri dianzi indicati, l'art. 2 e l'allegato A da esso richiamato della legge della Regione Toscana 6 ottobre 2010, n. 50, recante «Disciplina dell'attività di cattura di uccelli da richiamo appartenenti alle specie cacciabili per l'anno 2010 ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) e dell'articolo 34 della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio")». 6. - Il ricorrente premette che la legge regionale n. 50 del 2010 ha la finalità di disciplinare la cattura di uccelli selvatici da richiamo per l'anno 2010, e che tale potestà deve essere esercitata nel rispetto del diritto comunitario, secondo quanto disposto dall'art. 117, primo comma, Cost., nonché dai principi generali previsti dalla legge n. 157 del 1992, quale disciplina «contenente gli standard minimi ed uniformi di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di competenza esclusiva statale», ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. 6.1. - Secondo il ricorrente, l'autorizzazione alla cattura delle specie indicate nell'Allegato A dell'art. 2 della legge regionale in epigrafe non rispetterebbe i presupposti e le condizioni poste dall'art. 9 della direttiva 2009/147/CE, in violazione del vincolo comunitario, di cui all'art. 117, primo comma, Cost. Avendo al riguardo il rimettente ribadito le medesime argomentazioni contenute nel ricorso avverso la legge regionale della Lombardia n. 16 del 2010, rileva che, anche in questo caso, la norma impugnata costituirebbe «l'esatta riproposizione della legge regionale Toscana n. 53 del 2009», già dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza n. 266 del 2010, per violazione dell'articolo 117, primo comma, Cost. 7.