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2 La Repubblica garantisce l'uso della lingua italiana in tutti i rapporti tra la pubblica amministrazione e il cittadino, nonché in ogni sede giurisdizionale, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 111, terzo comma, della Costituzione. 2 (Utilizzo della lingua italiana nella fruizione di beni e di servizi) 1 La lingua italiana è obbligatoria per la promozione e la fruizione di beni e di servizi pubblici nel territorio nazionale. 2 Gli enti pubblici e privati sono obbligati a presentare in lingua italiana qualsiasi descrizione, informazione, avvertenza e documentazione relativa ai beni materiali e immateriali prodotti e distribuiti sul territorio nazionale. 3 È vietato l'uso di parole straniere per indicare attività commerciali, prodotti tipici, specialità e aree geografiche di denominazione italiana. La Repubblica promuove con ogni mezzo la tutela delle denominazioni italiane negli Stati esteri. 3 (Utilizzo della lingua italiana nell'informazione e nella comunicazione) 1 Ogni tipo e forma di comunicazione o di informazione presente in un luogo pubblico o in un luogo aperto al pubblico, o finanziata con fondi pubblici e destinata alla pubblica utilità, è trasmessa in lingua italiana. 2 Per ogni manifestazione, conferenza e riunione pubblica organizzata nel territorio italiano è obbligatorio l'utilizzo di strumenti di traduzione e di interpretariato, anche in forma scritta, che garantiscano la perfetta comprensione in lingua italiana dei contenuti dell'evento. 4 (Utilizzo della lingua italiana negli enti pubblici e privati) 1 Chiunque ricopre cariche all'interno delle istituzioni italiane, della pubblica amministrazione, di società a maggioranza pubblica e di fondazioni il cui patrimonio è costituito da pubbliche donazioni è tenuto, ferme restando le norme sulla parificazione delle lingue adottate dagli statuti speciali delle regioni autonome e delle province autonome di Trento e di Bolzano, alla conoscenza e alla padronanza della lingua italiana scritta e orale . 2 Le sigle e le denominazioni delle funzioni ricoperte nelle aziende che operano nel territorio nazionale sono in lingua italiana. È ammesso l'uso di sigle e di denominazioni in lingua straniera in assenza di un corrispettivo in lingua italiana. 3 I regolamenti interni delle aziende che operano nel territorio nazionale sono redatti in italiano. Ogni documento che comporti obblighi per il dipendente o disposizioni la cui conoscenza è necessaria a quest'ultimo per l'esecuzione del proprio lavoro deve essere redatto in italiano. I suddetti documenti possono essere accompagnati dalla traduzione in una o più lingue straniere. 5 (Utilizzo della lingua italiana nei contratti di lavoro) 1 All'articolo 1346 del codice civile è aggiunto, infine, il seguente comma: «Il contratto deve essere stipulato nella lingua italiana. Il contratto è tradotto in lingua straniera qualora una delle parti contraenti sia residente o cittadino in un Paese diverso da quello italiano». 2 Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano ai documenti ricevuti dall'estero o destinati all'estero. 6 (Utilizzo della lingua italiana nelle scuole e nelle università) 1 Le offerte formative non specificamente rivolte all'apprendimento delle lingue straniere, negli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nonché nelle università pubbliche italiane, sono in lingua italiana. Eventuali corsi in lingua straniera sono ammessi solo se già previsti in lingua italiana, salvo eccezioni giustificate dalla presenza di studenti stranieri, nell'ambito di progetti formativi specifici, di insegnanti o di ospiti stranieri. 2 Le scuole straniere o specificamente destinate ad accogliere alunni di nazionalità straniera, nonché gli istituti che dispensano un insegnamento a carattere internazionale, non sono sottoposti agli obblighi di cui al comma 1. 7 (Istituzione del Consiglio superiore della lingua italiana) 1 È istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Consiglio superiore della lingua italiana. 2 Il Consiglio superiore della lingua italiana sovrintende, nell'ambito degli orientamenti generali definiti dal Governo, alla tutela, alla valorizzazione e alla diffusione della lingua italiana nel territorio nazionale e all'estero e collabora con le istituzioni pubbliche e private che hanno analoghe finalità. 3 Il Consiglio superiore della lingua italiana: a promuove la conoscenza delle strutture grammaticali e lessicali della lingua italiana; b promuove l'uso corretto della lingua italiana e della sua pronunzia nelle scuole, nei mezzi di comunicazione, nel commercio e nella pubblicità; c promuove l'insegnamento della lingua italiana nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università; d promuove l'arricchimento della lingua allo scopo primario di mettere a disposizione dei cittadini termini idonei a esprimere tutte le nozioni del mondo contemporaneo, favorendo la presenza della lingua italiana nelle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione; e promuove nell'ambito delle amministrazioni pubbliche forme di espressione linguistica semplici, efficaci e immediatamente comprensibili, al fine di agevolare e di rendere chiara la comunicazione con i cittadini anche attraverso gli strumenti informatici; f promuove l'insegnamento della lingua italiana all'estero d'intesa con la Commissione nazionale per la promozione della cultura italiana all'estero, di cui all'articolo 4 della legge 22 dicembre 1990, n. 401. 4 Nell'ambito delle competenze indicate nei commi 2 e 3 il Consiglio superiore della lingua italiana formula proposte al Governo, indica le modalità di intervento ed esprime pareri sulle questioni concernenti l'impiego della lingua italiana. 5 Con regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministro per i beni e le attività culturali, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati la composizione e il funzionamento del Consiglio superiore della lingua italiana. 8 (Sanzioni) 1 La violazione degli obblighi di cui alla presente legge comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa del pagamento di una somma compresa tra euro 5.000 ed euro 100.000.