[pronunce]

In questo modo, soltanto, si poteva consentire al nuovo Ente di «realizzare il raggiungimento di quegli obiettivi strutturali di risanamento», al quale è finalizzata la normativa dettata dall'art. 78 del d.l. n. 112 del 2008. Non sussisteva peraltro la necessità di pubblicare un avviso per i creditori, in quanto la gestione commissariale era stata istituita con legge, né di individuare un termine ulteriore rispetto a quello di approvazione del piano di rientro (art. 78, comma 4) e di durata della gestione commissariale (art. 78, comma 5). La difesa statale osserva inoltre che, per effetto della netta separazione tra la gestione commissariale ed il nuovo Ente, non sarebbe ravvisabile alcuna compressione dell'autonomia comunale, tanto più che il legislatore ha avuto cura di prevedere nuovi termini per la deliberazione del bilancio di previsione per l'anno 2010, per l'approvazione del rendiconto relativo all'esercizio 2009, e per l'adozione della delibera di ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi (art. 4, comma 8-bis, del d.l. n. 2 del 2010). Del resto, l'art. 78, comma 3, del d.l. n. 112 del 2008 prevede che le disposizioni dei commi precedenti «non incidono sulle competenze ordinarie degli organi comunali relativamente alla gestione del periodo successivo alla data del 28 aprile 2008». 3.3.2.- Prive di fondamento risulterebbero anche le censure prospettate in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 101, 102, 103, 104, 117 Cost., per violazione dei diritti riconosciuti dall'autorità giudiziaria con sentenza passata in giudicato prima dell'entrata in vigore del d.l. n. 2 del 2010. L'art. 4, comma 8-bis, del citato decreto non avrebbe aggiunto nulla a quanto già poteva evincersi dalla norma oggetto di interpretazione, e cioè dall'art. 78, comma 3, del d.l. n. 112 del 2008, che faceva riferimento al momento genetico dell'obbligazione, non a quello dell'accertamento giudiziale, ai fini dell'imputazione del debito alla gestione straordinaria. 3.3.3.- Analogamente, non sarebbe ravvisabile la lesione degli artt. 101, 102, 104 e 108 Cost., prospettata sull'assunto che le norme oggetto, incidendo sull'effettività della pronuncia giurisdizionale, comprimerebbero l'autonomia e l'indipendenza dell'autorità giudiziaria. L'Avvocatura contesta il presupposto del ragionamento del rimettente, e cioè che il legislatore avrebbe vanificato ovvero reso inefficaci pronunce giurisdizionali, come avvenuto con la norma dichiarata illegittima dalla sentenza n. 364 del 2007 della Corte costituzionale, richiamata dallo stesso rimettente. In realtà, nel caso in esame la pronuncia ottenuta dalle parti private rimane valida ed operante, con il limite, dovuto alla situazione di dissesto dell'ente debitore, del rispetto della par condicio creditorum, in termini analoghi a quanto avviene nel caso in cui, successivamente all'insorgere del credito, il debitore venga dichiarato fallito. D'altra parte, lo stesso giudice a quo avrebbe riconosciuto che le disposizioni oggetto di scrutinio non possono essere definite retroattive in senso tecnico. 3.3.4. - La difesa statale esamina, infine, le censure formulate in riferimento sia agli artt. 3, 24 e 41 Cost., per il pregiudizio arrecato al legittimo affidamento dei creditori del Comune di Roma, sia agli artt. 42 e 117, primo comma, Cost., per la lesione del diritto all'indennità di espropriazione. Quanto al primo profilo, si evidenzia come il legittimo affidamento sia salvaguardato dalla previsione che devolve alla gestione commissariale «tutte le entrate di competenza», oltre a tutte le obbligazioni assunte alla data del 28 aprile 2008. Tra le obbligazioni che entrano a far parte della massa passiva della gestione commissariale vi è anche l'indennità di espropriazione, che deve soggiacere al principio generale della par condicio creditorum, a differenza dell'indennità provvisoria - a disposizione degli espropriati sin dal tempo dell'esproprio - e degli interessi legali maturati dalla data di pubblicazione della sentenza determinativa dell'indennità, i quali, essendo sorti successivamente al 28 aprile 2008, gravano sul nuovo Ente. 4.- Con atto depositato il 9 gennaio 2012, si è costituita in giudizio Roma Capitale (già Comune di Roma), in persona del Sindaco pro-tempore, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate manifestamente infondate. 4.1.- La difesa di Roma Capitale si sofferma sul contenuto dell'ordinanza di rimessione, e in particolare sull'interpretazione delle norme censurate proposta dal Consiglio di Stato. La difesa dell'Ente contesta l'assunto da cui muove, a suo dire, il rimettente, secondo cui le norme censurate «comportano, ove applicate, il mancato reale conseguimento dell'utilità riconosciuta agli appellanti a seguito della sentenza della Corte d'appello n. 4565/2008». In altre parole, dal punto di vista del giudice a quo, le norme istitutive della gestione commissariale non garantirebbero il pagamento dei debiti assunti dall'ente locale in crisi finanziaria, costituendo, invece, un modo per evitare di dare soddisfazione ai creditori. Tale assunto, sul quale, in definitiva, si fonderebbero tutte le censure prospettate dal rimettente, sarebbe frutto di una visione distorta del sistema commissariale e degli interessi pubblici ad esso sottesi. Al contrario, secondo Roma Capitale, il credito azionato dagli appellanti nel giudizio a quo, riconosciuto con sentenza passata in giudicato, è espressione di un interesse particolare, che non può prevalere «sull'interesse generale al corretto funzionamento dell'Ente locale ed all'integrale soddisfacimento di tutti i debiti pregressi mediante reperimenti di risorse "speciali" tramite una gestione governativa». 4.2.- La medesima difesa illustra la vicenda storica che ha segnato il commissariamento del Comune di Roma, attraverso l'esame delle norme censurate e di quelle in esse richiamate, precisando che, con il divieto di azioni esecutive individuali nei confronti dei debiti rientranti nel bilancio commissariale, il legislatore ha definito lo «sdoppiamento» della gestione ordinaria da quella commissariale e che, a differenza di quanto previsto dal d.lgs. n. 267 del 2000 per il dissesto degli enti locali, nel caso in esame non vi è stata «successione temporale di bilanci», ma coesistenza, fino alla chiusura di quello commissariale con l'approvazione del rendiconto finale. Il Commissario straordinario ha provveduto alla formazione dello stato passivo - previa ricognizione di ogni passività riconducibile ad epoca antecedente al 28 aprile 2008 - e quest'ultimo è stato approvato con d.P.C.m. 5 dicembre 2008.