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Si tratterebbe di un pericoloso precedente di compressione dei diritti, che potrebbe essere invocato in situazioni diverse, ma analoghe. Costituirebbe una grave ferita allo Stato di diritto della nostra democrazia affermare in maniera esplicita la facoltà, in capo a un Ministro, di derogare alle leggi nazionali e internazionali cui tutti siamo sottoposti, perché ciò vorrebbe dire arrendersi al fatto che, ancora oggi, le più elementari tutele riconosciute agli esseri umani in quanto tali e in quanto persone possono essere calpestate, travolgendo la libertà e la dignità degli individui. E qualcuno deve ancora spiegarci come 177 esseri umani possano rappresentare un pericolo per l'incolumità pubblica se è vero che abbiamo fatto nostra - e non deve restare solo una dichiarazione di intenti - quella linea d'orizzonte che vede nell'altro e nel bene della persona la destinazione del nostro impegno: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito». Deve spiegarci come mai questo trattamento sia stato riservato alle persone a bordo della nave Diciotti, mentre nell'agosto del 2018 sbarcavano altre persone nell'assoluto silenzio mediatico e in totale sicurezza. E a cosa è dovuto il cambiamento di postura politica rispetto alla prospettiva del giudizio, probabilmente frutto di forzature politiche successive, ammantate da una presunta ragion di Stato, ma - piuttosto - aventi al fondo la ragione di Governo e la salvaguardia di equilibri politici? Un Ministro della Repubblica non può perseguire interessi di parte, travalicando precisi limiti di ordine costituzionale e sovranazionale, sconfinando nella gestione arbitraria e nella sovversione dei valori fondamentali del nostro ordinamento costituzionale. È uno scenario intollerabile per una democrazia liberale e per uno Stato civile come il nostro. Anche in questa sede, nel luogo autorevolissimo del confronto, delle decisioni e delle scelte, non dobbiamo dire le parole che vincono, ma le parole che salvano. Qui devono definirsi con chiarezza condotte politiche che abbiano dentro la forza e la bellezza faticosa e tenace di questa responsabilità: una responsabilità da viversi in nome dell'umanità tutta. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Misiani. Ne ha facoltà. MISIANI (PD) . Signor Presidente, siamo chiamati ad assumere una decisione di grande rilevanza, che non ha precedenti nella storia del Parlamento italiano e che assumerà una valenza generale dal punto di vista giuridico e istituzionale, prima ancora che politico. Signor Presidente, l'autorizzazione a procedere di cui si chiede la concessione è in ordine ad un reato estremamente grave, come hanno ricordato tanti colleghi: sequestro di persona aggravato, previsto e punito dall'articolo 605 del codice penale. Il tribunale di Catania, chiede al Parlamento, a questa Assemblea, l'autorizzazione a processare il Ministro dell'interno, che è stato accusato di avere privato della libertà personale, per sei giorni, 177 persone, tra cui alcuni minori, in deliberata violazione di norme nazionali e convenzioni internazionali, abusando dei suoi poteri e con l'aggravante di essere un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni. È un fatto senza precedenti. Nello Stato democratico e di diritto tutti sono soggetti alla legge e nessuno può derogare i limiti posti dall'ordinamento costituzionale: è un principio fondante delle democrazie, compresa la nostra. Secondo il principio di responsabilità, il soggetto che ricopre un ruolo politico risponde delle funzioni pubbliche che esercita sia in sede politica, che in sede giudiziaria e questo principio di responsabilità è connesso e deriva dai principi di uguaglianza e di legalità. L'articolo 9, comma 3, della legge costituzionale n.1 del 1989, più volte richiamata in quest'Aula, prevede che la Camera competente possa negare l'autorizzazione a procedere richiesta per un reato ministeriale, ma solo a precise condizioni e in particolare se reputa che l'inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante, ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo. Sono chiare la ratio e la finalità di questa norma: la salvaguardia dell'operato del Ministro da interventi della magistratura penale quando l'operato del Ministro sia stato determinato da esigenze eccezionali. Secondo la giurisprudenza costituzionale, secondo le pronunce della Corte costituzionale che più volte è intervenuta sul tema, questa deroga eccezionale è soggetta ad una stretta interpretazione ed è limitata dal diritto positivo, dai principi di cultura giuridica alla base del nostro ordinamento. In assenza di quei requisiti, la deroga eccezionale prevista dall'ordinamento diventa un privilegio incompatibile con i principi del nostro ordinamento costituzionale (Applausi dal Gruppo PD) , a partire dal principio di pari trattamento nell'esercizio della giurisdizione di tutti i cittadini, Ministri compresi. Signor Presidente, le forze della maggioranza intendono negare l'autorizzazione a procedere con argomentazioni vaghe e inconsistenti, senza le congrue motivazioni che devono essere alla base di questa negazione. Non abbiamo infatti ravvisato motivazioni solide nella relazione di maggioranza che abbiamo ascoltato questa sera. Assumere questo tipo di scelta e negare l'autorizzazione a procedere in assenza di motivazioni circostanziate equivale a sottrarre il ministro Salvini ai principi di responsabilità e di uguaglianza, che sono due principi cardine dello Stato di diritto. Signor Presidente, oggi non stiamo votando solo su una specifica vicenda giudiziaria, pur molto rilevante. perché chiama in causa il Ministro dell'interno, Vice Premier e leader di una grande forza politica. Quella oggi in discussione è una visione dello Stato, della democrazia repubblicana. (Applausi dal Gruppo PD) . Negli Stati assoluti, lo Stato è il fine e il sovrano è legibus solutus, è al di sopra della legge; invece, negli Stati costituzionali di diritto come il nostro, lo Stato non è un valore in sé, ma uno strumento finalizzato alla tutela della persona umana e dei diritti fondamentali delle persone; inoltre, la ragion di Stato, che pure è ammessa, non può prescindere dal rispetto dei principi dello Stato costituzionale di diritto. Questa è la posta in gioco. Inoltre, il sottrarsi alla giurisdizione ordinaria è compatibile con i principi dello Stato di diritto solo se il comportamento che integra la fattispecie di reato sia volta a tutelare un bene giuridico preminente rispetto a quello compresso, ma questa valutazione deve essere ispirata a criteri di ragionevolezza, razionalità e proporzionalità e per un tempo strettamente limitato: la deroga è ammessa, ma a precise condizioni e secondo precisi criteri. Sostenere, come abbiamo ascoltato in quest'Aula, che ogni interesse di natura pubblica, ogni atto politico sia di per sé preminente, equivale ad ammettere l'uso di qualsiasi mezzo per conseguire qualunque finalità governativa, senza proporzionalità e senza controllo: non è più Stato costituzionale di diritto, ma Stato assoluto; si legittima un potere assoluto e si contraddice l'essenza stessa del nostro Stato di diritto così come è scritto nella Costituzione.