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stravolge la funzione dei comitati etici, il cui assetto può essere modificato solo per legge, visto che proprio una legge (la stessa legge n. 3 del 2018, all'articolo 2, comma 10) attribuisce loro competenza esclusivamente "per la valutazione delle sperimentazioni cliniche sui dispositivi medici e sui medicinali" e non più per altre residue ed eventuali funzioni; la recente sentenza dalla Corte costituzionale, nel dichiarare la parziale illegittimità costituzionale dell'articolo 580 codice penale, ha reso quello delle cure palliative un passaggio pregiudiziale per qualsiasi trattamento di fine vita ed i pazienti avranno maggiore libertà di scelta solo quando avranno a disposizione alternative a quelle che, di fatto, anticipano la loro morte, secondo una prassi che ormai è lecito definire un vero e proprio suicidio medicalmente assistito; inoltre, risulta contraddittorio parlare di "libertà di scelta" in mancanza di vere alternative offerte ai malati che non hanno altra possibilità se non quella di porre fine alle proprie sofferenze, non solo per la gravità delle condizioni fisiche in cui versano, ma anche per l'indifferenza di un sistema che li tratta come "malati di scarto"; la materia è di esclusiva competenza del Parlamento, come sancito dalla Corte costituzionale, e quindi un atto amministrativo, o comunque di rango secondario, come il decreto ministeriale, non può sostituire la disciplina legislativa, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover riconsiderare la bozza di decreto citato e se intenda adottare iniziative per garantire, nel rispetto del principio di indisponibilità della vita umana, la piena attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019 in materia di valorizzazione e diffusione della terapia del dolore e delle cure palliative. Atto n. 4-06583 FAZZOLARI Al Ministro della salute Premesso che: la conoscenza del COVID-19 si sta ampliando col passare dei mesi e con i risultati raccolti da studi, sperimentazioni e statistiche ma, ancora oggi, su molti aspetti non c'è unanimità di vedute nella comunità scientifica; si hanno differenti punti di vista, ad esempio, sulle guarigioni dalla malattia, più nello specifico su come i guariti reagiscano dopo aver contratto e superato l'infezione da SARS-Cov-2; numerosi studi dimostrano che l'immunità naturale, data non solo dalla protezione anticorpale, ma anche dalla memoria cellulare, sia più stabile e duratura rispetto all'immunità indotta dalla vaccinazione, la cui efficacia non sembrerebbe superare che pochi mesi, come anche confermato dalla necessità, secondo il Governo, di effettuare richiami vaccinali e come confermato financo dalla durata del green pass che, in Italia, è scemata da un anno a nove mesi a sei mesi; ad esempio, uno studio della "Southern University of Science and Technology di Shenzhen", pubblicato sulla prestigiosa rivista "Nature Microbiology", illustra come la maggior parte delle persone che abbiano contratto l'infezione da COVID-19 sviluppino anticorpi neutralizzanti efficaci per più di un anno; spiegano i ricercatori come sia stato dimostrato che "i coronavirus umani stagionali inducono risposte anticorpali di breve durata e la reinfezione con lo stesso coronavirus stagionale si verifica frequentemente nei 12 mesi dopo l'infezione. Tuttavia, i due coronavirus che causano malattie gravi negli esseri umani (il SARS-CoV e il MERS-CoV) inducono risposte anticorpali più forti e che durano fino a 3 anni"; a questo, e ad altri dello stesso tenore, si aggiungono diversi studi internazionali pubblicati, ad esempio, su prestigiose riviste scientifiche come il "Journal of Public Health" di Oxford o "The Lancet", che mostrano una recrudescenza dell'infezione da SARS-CoV-2, nelle persone guarite e non vaccinate, in misura oscillante tra lo 0.3 e lo 0.7 per cento; studi condotti da numerosi enti di ricerca, su campioni ampi e variegati, in differenti aree del mondo, in un arco temporale di diversi mesi (anche oltre un anno); si segnala inoltre come le reinfezioni, già percentualmente molto basse come appena ricordato, inducano lo sviluppo della malattia in forma quasi sempre asintomatica o paucisintomatica; i guariti, sebbene siano la parte largamente preponderante in relazione al numero di contagiati, sembrano invece non essere quasi mai presi in considerazione, non solo nelle statistiche ma financo nella programmazione degli interventi del Governo; lo si evince, ad esempio, dalle ultime norme emanate in fatto di green pass : le disposizioni prevedono che, a fronte di una infezione da COVID-19 contratta dopo aver effettuato due dosi di vaccino, si abbia diritto al green pass illimitato; la stessa cosa non vale però se la malattia sia stata contratta prima di aver completato il ciclo primario di vaccinazione; a ciò si aggiunga la grave discriminazione introdotta dal Governo nelle scuole, nonostante nelle intenzioni originarie quello scolastico sia stato propagandato come uno dei punti centrali dell'azione dell'Esecutivo: ad oggi, ad eccezione della fascia di età per la quale non è stata ancora autorizzata la vaccinazione, nelle scuole risulta sospesa la famigerata DAD, misura che però non vale per i non vaccinati e per i vaccinati con due dosi o guariti da oltre 120 giorni; senza entrare nella specifica questione dei vaccinati e dei non vaccinati, si segnala la situazione surreale dei guariti, ancora una volta discriminati quasi come se fosse una colpa aver contratto la malattia; alla data di ieri, i dati ufficiali della Protezione civile ci dicono che in Italia si contano circa 10 milioni di guariti, con una progressione giornaliera ben superiore alle 100.000 unità, data presumibilmente dalla prevalenza della variante "Omicron" e dal progressivo scemare della pandemia, che sempre più spesso sta assumendo carattere endemico e come tale viene considerata da diversi Stati in Europa, si chiede di sapere: quali siano le basi scientifiche che abbiano indotto il Governo a rilasciare il green pass illimitato ai guariti solamente se l'infezione da COVID-19 sia stata contratta dopo aver concluso il ciclo primario di vaccinazione, limitando invece la durata dello stesso green pass a chi abbia sviluppato la medesima infezione prima della conclusione del ciclo primario di vaccinazione; se il Ministro in indirizzo non intenda rendere noti i dati relativi alla frequenza delle reinfezioni e alla gravità della sintomatologia delle stesse; quali azioni intenda porre in essere per eliminare le discriminazioni citate in premessa, in ambito scolastico, lavorativo e della vita di relazione, che ad oggi le norme impongono alla larga platea dei guariti. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti: 11ª Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale): 3-03081 del senatore Romano ed altri, sul trattamento economico del personale dell'Ispettorato nazionale del lavoro; 12ª Commissione permanente (Igiene e sanità): 3-03082 della senatrice Pirro ed altri, sull'adozione di uniformi politiche anticontagio presso tutte le strutture ospedaliere.