[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato – sorto a seguito della lettera del Presidente del Senato, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, inviata, in data 21 gennaio 2009, a tutti i membri della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, con la quale si procede alla revoca del Presidente della Commissione medesima e di tutti i suoi componenti al fine di consentire il rinnovo integrale dell'organo – promosso dalla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi con ricorso depositato in cancelleria il 18 febbraio 2009 ed iscritto al n. 3 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2009, fase di ammissibilità. Udito nella camera di consiglio del 24 giugno 2009 il Giudice relatore Paolo Grossi. Ritenuto che, con ricorso depositato il 18 febbraio 2009, la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, nella persona del suo Presidente pro-tempore, ha proposto – nei confronti del Presidente del Senato della Repubblica pro-tempore e «ove occorra» del Presidente della Camera dei deputati pro-tempore – conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, chiedendo alla Corte costituzionale di «dichiarare che non spettava al Presidente del Senato, d'intesa con il Presidente della Camera, far cessare dalle loro cariche il Presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, nonché i componenti della stessa Commissione, in assenza di un formale atto di dimissioni o di altro legittimo impedimento anziché procedere alla rinnovazione dell'organo mediante la sostituzione dei suoi componenti dimissionari»; e, conseguentemente, di «annullare la lettera, in data 21 gennaio 2009, inviata dal Presidente del Senato, d'intesa con il Presidente della Camera, a tutti i componenti della predetta Commissione, nonché tutti gli atti conseguenti o connessi»; che la ricorrente ricostruisce analiticamente le vicende che, in data 13 novembre 2008, a seguito della contestata elezione del senatore Riccardo Villari alla presidenza della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, avevano portato, dapprima – a causa del suo rifiuto di dimettersi dalla carica –, alla espulsione del medesimo dal gruppo parlamentare del Partito Democratico cui apparteneva (con conseguente iscrizione d'ufficio al gruppo misto del Senato) e, successivamente – in ragione della situazione di “paralisi” dell'organismo di garanzia determinata dalla mancata partecipazione ai lavori della Commissione di quasi tutti i componenti appartenenti ai gruppi di maggioranza e di opposizione –, alla decisione presa, nelle giornate del 19 e 20 gennaio 2009, da trentasette dei quaranta membri della Commissione medesima di rassegnare le dimissioni, con lettere scritte ai Presidenti dei due rami del Parlamento, rimanendo così in carica soltanto il Presidente, senatore Villari, e i due membri, deputati Beltrandi e Sardelli; che la ricorrente, altresì, espone che, in data 21 gennaio 2009, in conformità ai pareri espressi all'unanimità dalle Giunte per il regolamento delle due Camere, il Presidente del Senato aveva inviato una lettera a ciascuno dei quaranta membri della Commissione, con la quale – richiamata, tra l'altro, la «evidente, permanente e irreversibile impossibilità» per la Commissione di svolgere le rilevanti funzioni che l'ordinamento le assegna, a tutela di valori costituzionali primari quali la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà ed il pluralismo dell'informazione – aveva concluso nei seguenti termini: «Le comunico, pertanto, d'intesa con il Presidente della Camera, che, proprio al fine di consentire il rinnovo integrale dell'organo, deve considerarsi revocata, a far data da oggi, la Sua nomina a componente della Commissione […] come quella di tutti gli altri parlamentari già chiamati a farne parte»; che, infine, la ricorrente rammenta che, in data 29 gennaio 2009, i Presidenti delle due Camere, d'intesa fra loro, avevano nominato quali «nuovi membri» i precedenti componenti della stessa Commissione ad eccezione del senatore Villari e di altri quattro componenti e che, il successivo 30 gennaio 2009, i medesimi Presidenti delle due Camere avevano convocato la Commissione, nuovamente nominata, per la riunione del 4 febbraio 2009, in cui era stato eletto nuovo Presidente della Commissione il senatore Sergio Zavoli; che, con riferimento alla ammissibilità del ricorso, l'istante, da un lato, rammenta che questa Corte, nell'ordinanza n. 61 del 2008, ha già riconosciuto alla Commissione parlamentare di vigilanza la natura di «potere dello Stato» sotto entrambi i profili soggettivo ed oggettivo; dall'altro lato, rileva che anche gli organi convenuti – il Presidente del Senato e il Presidente della Camera dei deputati – sono abilitati a dichiarare in via definitiva la volontà del potere cui appartengono allorché, come nel caso di specie, tale volontà sia stata manifestata in un atto di rimozione dall'ufficio dei componenti della Commissione medesima; che, peraltro, secondo l'istante non potrebbe essere oggetto di contestazione il fatto che il ricorso sia stato deliberato dalla Commissione di vigilanza e proposto dopo che il Presidente del Senato, d'intesa con quello della Camera, aveva spogliato delle loro cariche i componenti della Commissione medesima, in quanto «è proprio l'illegittimità degli atti (lesivi) e della spoliazione subita a costituire la ragione delle doglianze e quindi il fondamento della causa petendi» e, pertanto, almeno limitatamente a quella funzione di impugnazione dell'atto di rimozione dalla carica, il collegio doveva ritenersi ancora in vita, ultrattivamente rispetto al suo formale scioglimento; che, d'altra parte, neppure potrebbe sostenersi che la deliberazione con la quale, il 23 gennaio 2009, la Commissione ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione sia priva di validità in quanto mancante del quorum richiesto dall'art. 12 del regolamento della stessa Commissione («presenza della metà più uno dei suoi componenti»), giacché, per consuetudine parlamentare, il numero dei «componenti» va misurato su quello dei membri rimasti in carica perché non dimissionari (i quali tutti, nella specie, si sono regolarmente riuniti e hanno votato all'unanimità la proposizione del conflitto); che, quanto al merito, la ricorrente deduce: a) l'illegittimità del potere di «revoca» dei Presidenti delle due Camere nei confronti dei membri della Commissione di vigilanza, non esistendo nei regolamenti parlamentari, né in quello della Commissione stessa, alcuna norma (neppure ricavabile per analogia) che lo attribuisca ad essi; b) la contrarietà agli usi parlamentari del potere di «revoca» dei membri delle commissioni parlamentari di garanzia, in quanto la consuetudine costituzionale si è formata nel senso che i Presidenti delle due Camere lascino in carica i parlamentari non dimissionari e sostituiscano immediatamente quelli dimissionari senza sciogliere o azzerare le commissioni;