[pronunce]

che, in punto di rilevanza, il rimettente segnala come, nel giudizio a quo, l'imputato abbia riferito d'essersi trattenuto nel territorio nazionale per la presenza in Italia di una compagna e di tre figli minori, e per il timore che il ritorno nella sua zona d'origine, ove per altro si troverebbe privo di ogni bene materiale e di ogni relazione parentale, comporti rischi per l'incolumità sua e dei suoi familiari; che secondo il Tribunale le condizioni descritte, una volta accertate, potrebbero integrare un «giustificato motivo», che allo stato risulta irrilevante ma potrebbe comportare l'assoluzione dell'accusato in caso di accoglimento della relativa questione; che analogo esito assolutorio sortirebbe, nel caso di specie, la dichiarazione di illegittimità della fattispecie censurata nella parte in cui si applica anche nei confronti di soggetti che non siano stati effettivamente espulsi dal territorio dello Stato, a cura dell'amministrazione pubblica, prima dell'adozione di un nuovo ordine di allontanamento cui dare esecuzione a propria cura e spese; che, in punto di non manifesta infondatezza, il rimettente considera anzitutto l'omessa previsione del «giustificato motivo» quale causa di esclusione dalla punibilità, assumendo che ne deriva per lo straniero inottemperante un trattamento ingiustificatamente deteriore rispetto a quello regolato dal comma 5-ter dello stesso art. 14; che fattori ostativi, tali da giustificare l'inosservanza di un primo decreto del questore, possono infatti sopravvenire rispetto ad un ordine di allontanamento reiterato, rendendo sostanzialmente inesigibile la condotta richiesta allo straniero, il quale dovrebbe ugualmente essere punito, trovandosi anzi esposto al rischio di una serie indefinita di arresti e condanne, nonostante la continuità dell'impedimento; che un vulnus ulteriore al principio di uguaglianza sarebbe determinato dall'indebita parificazione del trattamento riservato a situazioni sostanzialmente eterogenee, cioè quella dello straniero che si limiti a non prestare ottemperanza ai ripetuti decreti di allontanamento, e quella dello straniero che, realmente estromesso dai confini nazionali, si attivi per farvi rientro illegittimamente, e successivamente violi un ordine reiterato di lasciare il territorio dello Stato; che le denunciate violazioni dell'art. 3 Cost. non potrebbero essere superate in forza della possibilità di applicare, anche per il reato in considerazione, le esimenti di carattere generale, posto che le medesime (a cominciare dallo stato di necessità) presentano caratteristiche pacificamente diverse (ed assai più restrittive) della fattispecie incentrata sul «giustificato motivo»; che la reiterabilità dell'ordine di allontanamento, senza che sia necessaria una estromissione effettiva dello straniero a cura e spese dell'amministrazione, e la conseguente possibilità che venga più volte sanzionata l'inosservanza degli ordini del questore da parte dell'interessato, implicherebbero secondo il rimettente la violazione del primo comma dell'art. 27 Cost.; che contrasterebbe infatti con il principio di personalità della responsabilità penale una previsione avente ad oggetto situazioni determinate, essenzialmente, dall'inefficienza della pubblica amministrazione; che, sempre secondo il rimettente, la norma censurata contrasterebbe con il principio secondo cui «la natura permanente o meno di una fattispecie criminosa» andrebbe agganciata «non tanto ad una estemporanea definizione legislativa, quanto alla oggettiva manifestazione della condotta tipica, così come interpretata dalla giurisprudenza» (è citata la sentenza n. 520 del 1987; a proposito della punizione reiterata di condotte unitarie, è citata anche la sentenza n. 46 del 1998); che il Tribunale prospetta, da ultimo, una violazione concorrente del terzo comma dell'art. 27 Cost., ravvisando una sostanziale analogia tra gli effetti distruttivi della personalità umana che si connettono ad una «spirale di condanne» per l'inottemperanza agli ordini di allontanamento e quella stessa «spirale» che aveva colpito gli obiettori di coscienza i quali rifiutavano, in epoca di leva obbligatoria, di prestare il servizio militare; che il giudice a quo ricorda, in proposito, come la Corte costituzionale, con la sentenza n. 343 del 1993, avesse di fatto introdotto un esonero dal servizio di leva per coloro che, in ragione di precedenti rifiuti, avessero scontato una sanzione detentiva almeno pari alla durata del medesimo servizio; che la punizione «a catena» dello straniero inottemperante sarebbe ancor più censurabile di quella a suo tempo riservata a coloro che rifiutavano il servizio militare, poiché soltanto nel suo caso la prestazione richiesta è surrogabile dalla pubblica autorità (la quale anzi dovrebbe provvedere in via ordinaria all'esecuzione del provvedimento espulsivo), e l'inottemperanza è generalmente dovuta a serie difficoltà nell'adempimento; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 28 dicembre 2010, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o comunque non fondate; che, secondo l'Avvocatura dello Stato, la mancanza nella fattispecie censurata di una clausola di esenzione da punibilità nel caso ricorra un «giustificato motivo» è dovuta ad una scelta discrezionale del legislatore, non censurabile in sede di legittimità; che la fattispecie in esame, d'altra parte, non potrebbe essere sovrapposta a quella delineata al comma 5-ter dell'art. 14 del d.lgs. n. 286 del 1998, in quanto la relativa condotta esprimerebbe una sorta di recidiva, una «progressione criminosa» dovuta ad una scelta di reiterazione dell'interessato, tale da recare ai beni tutelati dall'incriminazione un'offesa ben più marcata di quella connessa al primo fatto di inottemperanza; che del resto, ove nel singolo caso concreto ricorressero fattori tali da rendere davvero inesigibile la condotta richiesta, resterebbe comunque applicabile, secondo la difesa erariale, il principio «ad impossibilia nemo tenetur», in base al quale resterebbe esclusa, prima ancora della colpevolezza, la conformità al fatto tipico della condotta omissiva tenuta dall'interessato; che il Tribunale di Ferrara in composizione monocratica, con ordinanza del 22 luglio 2010 (r.o. n. 367 del 2010), ha sollevato - in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 27, primo e terzo comma, Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, in relazione all'ultimo periodo del precedente comma 5-ter, nel testo modificato dall'art. 1, comma 22, lettera m), della legge n. 94 del 2009, nella parte in cui sanziona reiteratamente lo straniero nei confronti del quale, a causa della mancata esecuzione del decreto espulsivo mediante accompagnamento alla frontiera, vengano emessi ripetuti ordini di allontanamento non ottemperati, e nella parte in cui non esclude la punibilità dell'interessato quando ricorra un «giustificato motivo» per l'inadempimento;