[pronunce]

Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2015, n. 125, per violazione degli artt. 3, 5, 97, 117, terzo e quarto comma, 118, 119 e 120 della Costituzione; che, va riservata a separate pronunce la decisione delle questioni vertenti su altre disposizioni impugnate con il medesimo ricorso; che, secondo la ricorrente, il censurato art. 7, comma 9-quinques, in violazione degli evocati parametri costituzionali, avrebbe configurato una forma di esercizio del potere sostitutivo del tutto inedita, in assenza delle garanzie procedimentali previste dall'art. 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), per le ipotesi di inerzia regionale rispetto all'attuazione dell'accordo sancito tra Stato e Regioni in sede di Conferenza unificata l'11 settembre 2014; che va premesso come la disposizione censurata - nell'ambito della riforma che disegna il nuovo assetto degli enti di area vasta introdotta della legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni dei comuni), la cui realizzazione è necessariamente affidata allo Stato (sentenze n. 159 del 2016 e n. 50 del 2015) - disciplini uno specifico passaggio della «vicenda straordinaria di trasferimento delle risorse» agli enti che esercitano le funzioni non fondamentali delle Province oggetto di riordino (sentenza n. 205 del 2016), introducendo una misura tesa ad evitare che l'inerzia delle Regioni impedisca o ritardi il completamento del processo di riordino delle funzioni non fondamentali, la cui gestione non richiede l'esercizio di un potere sostitutivo; che, successivamente al deposito del ricorso, la Regione Veneto ha adottato la legge regionale di riordino 29 ottobre 2015, n. 19 (Disposizioni per il riordino delle funzioni amministrative provinciali), la quale dispone che «[l]e province, quali enti di area vasta [...] continuano ad esercitare le funzioni già conferite dalla Regione alla data di entrata in vigore della presente legge nonché le attività di polizia provinciale correlate alle funzioni non fondamentali conferite dalla Regione» (art. 2) e che «[a]lla Città metropolitana di Venezia sono attribuite le funzioni non fondamentali confermate in capo alle province dall'articolo 2» (art. 3), e, al contempo, all'art. 10, prevede la relativa copertura finanziaria; che, pertanto, non si sono realizzate le condizioni per l'applicazione della disposizione censurata, ovverossia la mancata adozione della legge regionale di riordino entro la data del 31 ottobre 2015, tanto che il decreto interministeriale di quantificazione delle spese non risulta essere stato adottato; che il mutamento del quadro normativo sopravvenuto alla proposizione del ricorso incide sulla norma impugnata, impedendo che essa trovi applicazione; che può quindi essere dichiarata la manifesta inammissibilità della questione di costituzionalità per sopravvenuta carenza di interesse concreto ed attuale a coltivare il ricorso (in termini analoghi, sentenze n. 141 del 2016, n. 326 del 2010 e n. 71 del 2005).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separate pronunce la decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale promosse con il ricorso in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 7, comma 9-quinquies, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 (Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2015, n. 125, promossa, in riferimento agli artt. 3, 5, 97, 117, terzo e quarto comma, 118, 119 e 120 della Costituzione, dalla Regione Veneto con il ricorso in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 novembre 2016. F.to: Paolo GROSSI, Presidente Giancarlo CORAGGIO, Redattore Roberto MILANA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 5 gennaio 2017. Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA