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io ritengo avrebbe dovuto mantenere un profilo più alto e rispettare meglio la verità delle cose, ma, soprattutto, avrebbe dovuto aver rispetto delle opinioni altrui e, nella fattispecie, di noi di Italia Viva, che in buona sostanza pretendiamo, abbiamo preteso e pretenderemo il rispetto delle regole, delle persone, dei loro diritti e delle garanzie apprestate dal nostro sistema giudiziario e dalla nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Su questo non intendiamo transigere, né oggi, né domani. Devo dire, infatti, che in quella circostanza avevamo fatto presente la nostra posizione su un particolare argomento sul quale tornerò più tardi. Veniamo al merito del provvedimento. La materia trattata è stata oggetto di un nutrito dibattito che impegna da anni avvocati, magistrati e lo stesso legislatore. Quella delle intercettazioni e del loro utilizzo è infatti materia delicatissima sia per gli interessi in ballo - tra l'altro, spesso, anche confliggenti tra loro - sia e soprattutto a causa del processo tecnologico che investe, che talvolta rende anche difficoltoso il contemperamento degli interessi di cui ho parlato in precedenza. Voglio ricordare, per esempio, che noi di Italia Viva avevamo presentato due emendamenti. Ebbene, nel discutere con gli Uffici e con lo stesso Sottosegretario - cui do atto dell'assoluta disponibilità al dialogo, al confronto e alla correttezza - io stesso mi sono reso conto che una delle due proposte emendative era di fatto inapplicabile per i sistemi che governano oggi la materia delle intercettazioni (le società ce l'hanno detto in maniera molto chiara nel corso delle audizioni). L'altra proposta, che a mio parere avrebbe potuto essere approvata, sostanzialmente equiparava la messaggistica acquisita nel corso delle intercettazioni alle cosiddette comunicazioni, applicando quindi quella disciplina. Tale emendamento probabilmente sarebbe stato di più facile applicazione, ma non ci siamo neanche impuntati, rendendoci conto della difficoltà nella sua applicazione e abbiamo detto che magari si farà più avanti cercando di migliorare il sistema. Si innesta in questo contesto un ulteriore problema: quello dell'accessibilità ai dati personali di un individuo, delle sue conversazioni; in una parola, della sua vita privata, della sua intimità. Tale problema è dato dall'odierna facilità con cui si divulgano le informazioni, che impone e ha imposto di regolare al meglio la materia. Sicuramente con questo provvedimento si sono fatti passi in avanti davvero molto importanti; in qualche modo si sono raggiunti risultati ragguardevoli, sui quali da tempo si discuteva. Per esempio, si distingue tra il contenuto rilevante e irrilevante delle comunicazioni intercettate, assegnando altresì al pubblico ministero la responsabilità di giudicare tale rilevanza nonché la responsabilità di custodire eventualmente il materiale rilevante. Tutto questo evidentemente esprime maggiori garanzie a favore del diritto di difesa. A fianco a questo importante passo avanti si è finalmente posto mano a un tema estremamente rilevante: quello cui accennavo della riservatezza e della segretezza. Siamo consapevoli di quale danno sia stato fatto in diverse circostanze quando è stato pubblicato materiale oggetto di intercettazioni che, pur privo di rilevanza nell'ambito del procedimento penale nel quale era stato acquisito, è stato divulgato con gravissimo pregiudizio al diritto alla privacy e al diritto alla riservatezza delle persone, talvolta messe pubblicamente alla berlina. Ebbene, con il provvedimento che ci occupa si è finalmente posto rimedio e di fatto si è prevista la segretezza di tutto ciò che risulti irrilevante, che quindi non potrà essere pubblicato e dovrà essere conservato in un archivio la cui responsabilità ricade sul pubblico ministero. Questo è un dato, a mio parere, estremamente rilevante che consente di fare grandi passi avanti nella tutela, reclamata da sempre, della riservatezza e della segretezza dei dati personali. Insomma, la materia è stata regolamentata decisamente meglio, pur nelle oggettive difficoltà incontrate nel corso dei lavori che - lo voglio precisare - non sono stati affatto facili proprio per la delicatezza della materia trattata. A tale riguardo, è doveroso respingere al mittente le accuse di chi ha detto che qualcuno ha voluto rallentare strumentalmente i lavori per una ricerca di visibilità. Chi fa queste affermazioni manifesta la convinzione di essere depositario della verità; manifesta di voler imporre il proprio pensiero su una materia così delicata, senza il benché minimo rispetto delle garanzie previste nel nostro sistema giudiziario, persino quelle minime. In questo senso non chiedo scusa ai colleghi per le reiterate interruzioni che ci sono state nel corso dei lavori che, come sapete, sono state in gran parte a me attribuibili. Non vi chiedo scusa perché chi mi conosce (quindi anche voi) sa che lavoravo per difendere quei principi che voi stessi difendete. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Non vi chiedo scusa per questo motivo, avendolo fatto con il convincimento che fosse necessario imporre almeno il minimo rispetto di quei principi e di quelle garanzie. Non lo faccio per scarso rispetto, ma per le motivazioni che vi ho appena detto. Sapete, infatti, che porto sempre il massimo rispetto nei confronti di tutti i colleghi e mai mi permetterei di discutere opinioni differenti dalle mie: giuste o sbagliate che io le ritenga, porto sempre rispetto nei confronti di tutti. Esigo, però, che venga portato altrettanto rispetto nei confronti del nostro pensiero su questa materia così delicata. È opportuno anche chiarire che il punto non condiviso nel corso del confronto così serrato di maggioranza è stato quello dell'utilizzabilità in procedimenti diversi delle intercettazioni raccolte in un procedimento autonomo. La materia era da anni oggetto di ampio dibattito, andato avanti con sentenze di diverso contenuto e diversa portata, sino alla sentenza che già la collega Stefani ha richiamato in questa sede. Non si tratta di una sentenza qualsiasi, ma di una sentenza della Corte di cassazione a sezioni unite del gennaio 2020 che finalmente aveva messo ordine in quella materia. Poiché un principio di diritto è stato esaustivamente stabilito, a quei principi credo avremmo dovuto attenerci. È per questo che ci siamo battuti in quella sede di discussione e di confronto all'interno della maggioranza, intendendo applicare i principi di quella sentenza, che pur non essendo il massimo e non rispettando il mio pensiero - forse ho un po' di deformazione professionale perché sapete che faccio l'avvocato - tuttavia sicuramente avrebbe potuto mettere maggiore ordine rispetto a quanto si è fatto. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . Si è detto che talune forze di maggioranza hanno ritenuto eccessivo il rigore del principio sancito dalla Cassazione a sezioni unite. La volontà era quella di discostarsi da quel principio in nome di un giustizialismo non condivisibile - credo - che pretendeva di mortificare le garanzie dei cittadini e la decisione stessa della Cassazione. Per questi motivi i lavori hanno subito un rallentamento e si è giunti a una soluzione di compromesso che, seppure non pienamente soddisfacente a parere di chi vi parla, consente comunque una tutela pur minima delle garanzie e anche l'utilizzo delle intercettazioni acquisite in altro processo laddove ci si trovi in presenza di reati particolarmente gravi. In ogni caso, continueremo nel nostro lavoro di tutela delle garanzie dei cittadini.