[pronunce]

Un ulteriore profilo di illegittimità costituzionale è, poi, identificato dal medesimo TAR con riferimento all'art. 3 Cost., in quanto l'esclusione del personale della magistratura dal campo di applicazione della disciplina recata dall'art. 72 del decreto- legge n. 112 del 2008 - come modificato dall'art. 1, comma 5, del d.l. n. 90 del 2014 - determinerebbe una irrazionale disparità di trattamento in danno dei magistrati, alla luce della circostanza che «l'esigenza di raggiungere un numero di anni di lavoro sufficiente per ottenere il minimo della pensione è un interesse di tutti i lavoratori» (sentenza n. 444 del 1990). 2.- Nel giudizio dinanzi a questa Corte è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che sia dichiarata manifestamente inammissibile e/o infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR Lazio. In linea preliminare le questioni sarebbero inammissibili per la mancata valutazione, da parte del giudice a quo, dell'attualità dell'interesse a ricorrere. Secondo l'Avvocatura generale dello Stato il rimettente non avrebbe chiarito se e come il ricorrente nel giudizio principale avrebbe potuto giovarsi del trattenimento in servizio dal 1° gennaio 2016 al 23 settembre 2017. Nel merito le questioni sarebbero comunque prive di fondamento. Non sarebbe stato violato il diritto alla pensione minima, posto che (come precisato nella circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento della funzione pubblica del 19 febbraio 2015, n. 2, inerente all'interpretazione e applicazione del censurato art. 1 del d.l. n. 90 del 2014) una delle ipotesi in cui l'amministrazione è tenuta a proseguire il rapporto di lavoro con il dipendente e tale prosecuzione non costituisce un trattenimento vietato dalla legge è proprio quella in cui il dipendente non matura alcun diritto a pensione al compimento dell'età limite ordinamentale o al compimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. Tuttavia, ai fini della sussistenza del requisito contributivo minimo per il diritto a pensione, deve essere considerato il rapporto in essere con la pubblica amministrazione e gli eventuali precedenti rapporti cui corrispondano contributi versati presso diverse gestioni previdenziali, con conseguente possibilità per il dipendente di accedere all'istituto gratuito della totalizzazione di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42 (Disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi) o a quello del cumulo contributivo di cui all'art. 1, commi da 238 a 248 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2013), per conseguire il requisito minimo contributivo. Nella specie, l'Avvocatura sottolinea che al ricorrente nel giudizio principale, nominato consigliere di cassazione per meriti insigni in qualità di avvocato con più di quindici anni di esercizio, si applica l'art. 6, comma 2, della legge n. 303 del 1998, secondo il quale nel «caso di pregresso esercizio dell'attività forense si applicano le disposizioni di cui alla legge 5 marzo 1990, n. 45» (comma 2), in tema di ricongiunzione di tutti i periodi previdenziali presso diverse gestioni previdenziali. Il richiamo operato dalla legge n. 303 del 1998 alla legge 5 marzo 1990, n. 45 (Norme per la ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali per i liberi professionisti), sarebbe proprio finalizzato a disciplinare, sul piano del trattamento previdenziale, una condizione comune a tutti gli avvocati chiamati all'ufficio di consiglieri della Corte di cassazione per meriti insigni, fisiologicamente titolari, all'atto della nomina, di un periodo di contribuzione previdenziale presso la Cassa forense di almeno quindici anni. Anche la dedotta censura di violazione dell'art. 3 Cost. sarebbe priva di fondamento, dato che il legislatore, con il censurato art. 1, avrebbe realizzato un bilanciamento tra il perseguimento dell'obiettivo del ricambio generazionale con l'esigenza, riconducibile all'art. 97 Cost., di mantenere in servizio, per un congruo lasso di tempo, magistrati in grado di dare un positivo contributo per la particolare esperienza professionale acquisita ed in funzione dell'efficiente andamento del servizio giustizia. 3.- Nel giudizio dinanzi a questa Corte si è costituito il ricorrente nel giudizio principale e ha chiesto che la Corte accolga la questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR Lazio, sulla base degli argomenti svolti nell'ordinanza di rimessione. Nella memoria depositata nell'imminenza dell'udienza, la difesa della parte ritiene, inoltre, che sia priva di fondamento l'eccezione di inammissibilità per carenza di attualità dell'interesse a ricorrere sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato. La difesa della parte precisa che, nella specie, è in discussione il diritto al minimo pensionistico che, per i magistrati, sarebbe fissato in venti anni. Pertanto, sarebbe stato decisivo, a fini della maturazione del diritto al minimo pensionistico, l'ulteriore periodo di lavoro compreso fra il 1° gennaio 2016 ed il 23 settembre 2017, tenuto anche conto del periodo di quattro anni, relativo al corso di laurea in giurisprudenza, di cui era stato chiesto il riscatto. 4.- All'udienza pubblica il Presidente del Consiglio dei ministri e la parte costituita hanno ribadito le conclusioni e le argomentazioni svolte negli scritti difensivi.1.- Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, 3 e 5, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l'efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, nella legge 11 agosto 2014, n. 114, in riferimento agli artt. 2, 3, 4 e 38 della Costituzione. 1.1.- Anzitutto, il giudice rimettente ritiene che l'applicazione della normativa transitoria, connessa all'abolizione dell'istituto del trattenimento in servizio, di cui all'art. 1 del d.l. n. 90 del 2014, convertito, con modificazioni, nella legge n. 114 del 2014, conduca a risultati analoghi a quelli relativi all'attuazione di disposizioni di legge simili, già dichiarate costituzionalmente illegittime, nella parte in cui non consentivano «al personale ivi contemplato, che al raggiungimento del limite massimo di età per il collocamento a riposo non avesse compiuto il numero degli anni richiesti per ottenere il minimo della pensione, di rimanere, su richiesta, in servizio fino al conseguimento di tale anzianità minima» (sentenza n. 33 del 2013).