[pronunce]

Richiamata, quindi, la sentenza n. 27 del 2004 di questa Corte , nella quale venne scrutinata negativamente la legittimità della nomina del Commissario dell'Ente Parco dell'Arcipelago toscano, la Regione sottolinea come – in quella circostanza – la Corte abbia affermato che condizione di legittimità di un provvedimento di tal fatta è, quantomeno, l'avvio e la prosecuzione delle procedure finalizzate al raggiungimento dell'intesa per la nomina del Presidente. L'ipotesi ora sottoposta all'esame di questa Corte sarebbe, dunque, del tutto sovrapponibile a quella già decisa: anche in quel caso, infatti, la Regione aveva dissentito sul nominativo proposto dal Ministro, chiedendo un incontro per addivenire ad un accordo; e anche in quella circostanza la risposta era stata la nomina del Commissario. Del resto – soggiunge la Regione – la sequenza dei fatti successivi all'atto oggetto del conflitto, evidenzierebbe ancor meglio la volontà del Ministro di eludere l'intesa: ed invero – effettuata la nomina del commissario il 2 luglio del 2003 – solo il 26 febbraio 2004 il Ministro aveva ricontattato il Presidente della Giunta regionale, inviandogli una nota nella quale aveva riproposto, ai fini dell'intesa, nuovamente il candidato a suo tempo prescelto, e poi nominato Commissario. Ad essa il destinatario aveva risposto in data 8 marzo, ribadendo i motivi che non consentivano il raggiungimento dell'accordo su quel nominativo; ed insistendo nuovamente ed inutilmente perché si addivenisse a un incontro tra le parti. In data 20 ottobre 2004, il Ministro si era limitato a chiedere al Presidente della Giunta regionale, ex art. 6 del decreto-legge n. 136 del 2004, come riformulato dalla legge di conversione n. 186 del 2004, di indicare una terna di nominativi; ma, ricevutala il 17 novembre successivo, non aveva dato alcun seguito alla procedura. Posto, allora, che l'intesa avrebbe nella specie carattere “forte”, sostanziandosi in una codeterminazione paritaria del contenuto dell'atto; e considerato che la legittimità della nomina del Commissario sarebbe subordinata allo svolgimento di reiterate trattative, volte a superare le divergenze che ostacolino il raggiungimento di un accordo, l'atto impugnato risulterebbe illegittimo per mancanza della condizione di avvio e di prosecuzione del procedimento preordinato alla nomina del Presidente. Tanto più che il Ministro, chieste e ottenute nel giugno 2003 le seconde designazioni da parte delle comunità di base, avrebbe dovuto chiedere nuovamente l'intesa con la Regione; mentre nulla di ciò aveva fatto, procedendo invece direttamente alla nomina del Commissario.1. – La Regione Toscana propone conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, deducendo che non spetta a quest'ultimo provvedere alla nomina del Commissario dell'Autorità portuale di Livorno in mancanza della intesa con la Regione, prevista dall'art. 8 della legge 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale); chiedendo, conseguentemente, di annullare il decreto ministeriale n. 11129/MM del 2 luglio 2003 per violazione degli artt. 117 e 118 della Costituzione, anche in relazione agli artt. 5 e 97 della medesima Carta. La ricorrente – dopo aver analiticamente descritto i singoli passaggi che hanno contrassegnato la nomina del Commissario oggetto di impugnativa; e dopo aver rammentato come, a norma dell'art. 8 della legge n. 84 del 1994, per la nomina del Presidente della Autorità portuale occorra comunque l'intesa con la Regione interessata, in mancanza della quale si genera un evidente vulnus alle competenze regionali costituzionalmente presidiate – ha osservato come, nella vicenda in esame, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti si sia determinato per il commissariamento della Autorità portuale di Livorno sul semplice presupposto che era ormai scaduto il termine massimo di quarantacinque giorni, previsto dall'art. 3 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 293 (Disciplina della proroga degli organi amministrativi), convertito, con modificazioni, nella legge 15 luglio 1994, n. 444, per l'istituto della prorogatio dell'organo in scadenza. Tuttavia, osserva la ricorrente, non soltanto nel caso di specie sussistevano i margini temporali per completare la ordinaria procedura per la nomina del Presidente della Autorità portuale e, in particolare, per raggiungere l'intesa con la Regione; ma – soprattutto – sarebbero stati frustrati tutti i tentativi svolti dalla stessa Regione per intessere fattive trattative, volte a consentire il superamento della situazione di stallo venutasi a determinare per l'atteggiamento di chiusura manifestato dal Ministro. Anche dopo la nomina del Commissario, d'altra parte, lo stesso Ministro non avrebbe in alcun modo proseguito il procedimento per raggiungere l'intesa, al punto che «l'Autorità portuale di Livorno è tuttora retta dal Commissario, anche se la Regione ha trasmesso già da ben sei mesi la terna (di candidature) al Ministro medesimo». Dal che risulterebbe evidente – ha soggiunto la Regione – come la nomina del Commissario altro non fosse stato, in realtà, se non «lo strumento per eludere la procedura dell'intesa e per far presiedere l'Autorità portuale dal soggetto scelto unilateralmente dall'Amministrazione statale». 2. – Il ricorso è fondato. A norma dell'art. 8, comma 1, della citata legge n. 84 del 1994, in una prima fase la nomina del Presidente dell'Autorità portuale avviene nell'ambito di una terna di persone designate dalla Provincia, dai Comuni interessati e dalle Camere di commercio; in una seconda eventuale fase – che si apre ove il Ministro, con atto motivato, richieda di comunicare una seconda terna di candidati – la individuazione del nominativo del designando diviene libera, qualora non pervenga alcuna indicazione nel termine di trenta giorni dalla richiesta. Tanto nella prima che nella seconda fase del procedimento, peraltro, per la nomina del Presidente è comunque richiesta l'intesa con la Regione interessata. Né tale quadro normativo di riferimento risulta essersi svilito a seguito della introduzione (ad opera dell'art. 6 del d.l. n. 136 del 2004, convertito, con modificazioni, nella legge n. 186 del 2004), nel medesimo art. 8 della legge n. 84 del 1994, del comma 1-bis, il quale prevede una terza eventuale fase procedimentale, per l'ipotesi in cui – malgrado l'espletamento delle procedure di cui innanzi si è detto – non venga comunque raggiunta l'intesa con la Regione interessata. Ciò perché, da un lato, questa terza fase prevede che la Regione formuli una terna di candidati da sottoporre al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti; mentre, sotto altro profilo, essa non soltanto non preclude, ma anzi presuppone che la ricerca di una intesa prosegua, specie laddove si versi – come nella vicenda in esame – in una situazione interinale ed extra ordinem, quale certamente è quella riconducibile ad una gestione commissariale.