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In questo contesto, ad esempio, si colloca anche l'impegno dell'Associazione italiana editori (AIE) a darsi un codice di autoregolamentazione volto a garantire che, nella progettazione e nella realizzazione dei libri di testo e dei materiali didattici, vi sia attenzione allo sviluppo dell'identità di genere e alla rimozione degli stereotipi, come fattore decisivo nell'ambito dell'educazione complessiva dei soggetti in formazione. Come detto, però, il codice POLITE, non è mai stato recepito come norma specifica da valere erga omnes e tutt'ora è stata vanificata la pur lodevole e necessaria iniziativa. È necessario, al contrario, che ogni ciclo scolastico e ciascuna disciplina siano consapevolmente orientati all'apprendimento di una cultura di relazioni tra individui liberi, consapevoli dei ruoli di ciascuno nel rispetto delle differenze, anche di genere, condizione questa certamente pregiudiziale sia a una cultura della non violenza, sia al superamento della prevaricazione, intesa come modalità di affermazione di singoli e di gruppi sociali. La società civile stessa interroga su questo il legislatore: non a caso, di recente, attraverso una petizione pubblica alla quale hanno aderito più di dodicimila persone, è stata chiesta l'adozione di provvedimenti da introdurre in ambito scolastico volti a perseguire la cultura del rispetto e della consapevolezza delle identità di genere analogamente a quanto avviene in quasi tutti i Paesi membri dell'Unione europea -- e, in particolare, l'adozione del codice POLITE, con l'introduzione di azioni specifiche da attuare in campo scolastico-educativo attraverso metodologie e contenuti volti alla diffusione di una cultura rispettosa delle identità di genere e alla rimozione degli stereotipi sessisti. Oggi, anche a fronte degli innumerevoli casi di femmicidi e femminicidi che continuano a registrarsi in tutto il Paese, per contrastare tali fenomeni appare prioritario accompagnare le misure di contrasto sul piano penale, pure recentemente introdotte e riviste ad opera del citato decreto-legge n. 93 del 2013, con disposizioni volte specificatamente a prevenire discriminazioni e sessismi prima che essi degenerino in meccanismi patologici di violenze nei confronti delle donne. Tale azione, per la sua specifica valenza, è da svolgere in campo educativo attraverso interventi non estemporanei o generici, ma da programmare all'interno del sistema scolastico, sulla scia di quanto avviene già a livello europeo. Il presente disegno di legge intende quindi introdurre disposizioni volte a dare seguito concreto alla risoluzione 2012/2116 (INI) del Parlamento europeo, del 12 marzo 2013, sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea, nonché alla realizzazione del cosiddetto obiettivo strategico B4 dell'Unione europea, in particolare fissando tra gli obiettivi nazionali dell'insegnamento e delle linee generali dei curricoli scolastici la cultura della parità di genere e il superamento degli stereotipi da un lato, e intervenendo sui libri di testo, riconosciuti in tutte le sedi internazionali come un'area particolarmente sensibile per le politiche delle pari opportunità dall'altro.. 1 (Introduzione dell'insegnamento dell'educazione di genere) 1 Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro delegato per le pari opportunità, d'intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, adotta i provvedimenti necessari a integrare l'offerta formativa dei curricoli scolastici di ogni ordine e grado con l'insegnamento a carattere interdisciplinare dell'educazione di genere finalizzato alla crescita educativa, culturale ed emotiva, per la realizzazione dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea. 2 In attuazione di quanto disposto dal comma 1, i piani dell'offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado adottano misure educative volte alla promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza e sopprimere gli ostacoli che limitano di fatto la complementarità tra i sessi nella società. 2 (Linee guida dell'insegnamento dell'educazione di genere) 1 Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro delegato per le pari opportunità, d'intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, definisce linee guida dell'insegnamento dell'educazione di genere che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, tenuto conto del livello cognitivo degli alunni, i temi dell'uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del diritto all'integrità personale. 3 (Formazione e aggiornamento del personale docente e scolastico) 1 Al fine di garantire l'acquisizione delle conoscenze e delle competenze per la realizzazione delle finalità di cui agli articoli 1 e 2 e l'integrazione dell'educazione di genere nei processi di insegnamento e apprendimento, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado attivano corsi di formazione obbligatoria o integrano i programmi di quelli esistenti, per il personale docente e scolastico. 4 (Università) 1 Le università provvedono a inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti, anche al fine di formare le competenze per l'insegnamento dell'educazione di genere di cui all'articolo 1. 5 (Libri di testo e materiali didattici) 1 A decorrere dall'anno scolastico 2015/2016, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado adottano libri di testo e materiali didattici corredati dall’autodichiarazione delle case editrici che attestino il rispetto delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione «Pari opportunità nei libri di testo» (POLITE), realizzato da Presidenza del Consiglio dei ministri -- Dipartimento per le pari opportunità, Associazione italiana editori, Centro innovazione sperimentale educativa Milano, Poliedra, Federación de gremios de editores de España e Commissão para a igualdade e para os direitos das mulheres del Portogallo e approvato dal Consiglio del settore editoriale educativo dell'Associazione italiana editori l'11 maggio 1999. 6 (Copertura finanziaria)