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Sono ancora numeri molto piccoli, ma siamo di fronte ad un mercato del lavoro che sta cambiando sotto i nostri occhi, con 700.000 lavoratori coinvolti in piattaforme digitali e 150.000 che hanno come fonte di reddito principale questa occupazione. I rider sono solo la piccola componente di un'area del mercato del lavoro che si sta allargando e ora il decreto-legge in esame dà alcune sicurezze e certezze rispetto alle tutele e alla disciplina che si devono applicare a questi lavori. Credo che le risposte vere arriveranno da un lavoro di lungo periodo, che dovremo fare insieme, come Parlamento e Governo per individuare, in un mercato del lavoro che cambia troppo rapidamente perché il legislatore possa scrivere sulla pietra qualche decreto o qualche legge per sempre, le tutele da dare a forme di lavoro che cambiano troppo rapidamente. Dovremo fare nel lungo periodo lo sforzo di individuare uno zoccolo duro di diritti che abbracci tutta l'area del lavoro subordinato e autonomo e che parli di giusta retribuzione, di protezione da infortuni e malattia per tutti i lavoratori, di tutele previdenziali, di welfare allargato per subordinati e autonomi e di diritto di associazione sindacale, ma anche alla privacy e alla disconnessione. In attesa di questa riscrittura di un diritto del lavoro che abbracci e dia tutele a tutte le forme di lavoro, autonomo e subordinato, questo decreto-legge fa una cosa molto semplice: estende l'articolo 2 del decreto legislativo n. 81 del 2015, il cosiddetto jobs act , per chiarire che tutti i lavoratori intermediati da piattaforme digitali si vedono riconosciute le tutele del lavoro subordinato. Si tratta di una norma semplice e chiara, che prevede che, anche laddove un algoritmo o una piattaforma coordinino, controllino e sanzionino una prestazione di lavoro, si applichino le tutele del lavoro subordinato, a meno che - qui c'è un investimento di quella norma e di questo decreto-legge che la estende - non intervenga la contrattazione collettiva nella sua autonomia e responsabilità a chiarire che il settore dell'economia digitale (quello dei rider , ma anche altri interessati da questi cambiamenti) ha specificità che richiedono tutele e protezioni sancite dalla contrattazione collettiva. Questa norma quindi dà prime risposte, ma avvia anche un cantiere, allargando il compito della contrattazione collettiva in tali settori. Penso che le migliori risposte e le maggiori tutele arriveranno nei prossimi mesi, quando le parti sociali raccoglieranno - come mi auguro - la sfida di questo decreto-legge e di quella norma del jobs act che esso estende. Il secondo punto riguarda il DIS-COLL. Sembra una norma piccola, ma qui interveniamo su uno strumento di garanzia del reddito per i collaboratori, per i lavoratori autonomi, allargandone la generosità, perché riduciamo i requisiti contributivi di accesso. Spero che un simile piccolo segnale in questo decreto, a favore di un welfare anche per i collaboratori e i lavoratori autonomi, sia un segnale che questa maggioranza vuol dare al mondo del lavoro autonomo. Una legge del 2007, il jobs act del lavoro autonomo, ha esteso le tutele anche a questo mondo, ma prevedeva deleghe che non sono mai state esercitate. C'è un cantiere da riaprire, quello del welfare per i lavoratori autonomi (tutti, anche le partite IVA, non solo i collaboratori). C'è la gestione separata INPS da allargare, per rendere più forti maternità, tutela della malattia e garanzia del reddito, che viene da quella gestione per le partite IVA non ordiniste. C'è un percorso da fare con le Casse professionali, nella loro autonomia, per rafforzare il welfare del lavoro autonomo, prevedendo anche garanzie nuove per i casi significativi di cali di attività e di perdita di reddito per lavoratori e nuovi professionisti, spesso lasciati soli di fronte a un mercato sempre più dinamico. C'è da ricordarsi anche che il primo ammortizzatore sociale è l'equo compenso, la garanzia di una giusta retribuzione, principio che abbiamo introdotto nella scorsa legislatura, per il lavoro autonomo: adesso dobbiamo passare ai decreti attuativi, ma soprattutto dobbiamo dare regole certe, che impediscano alle pubbliche amministrazioni tutte di sottopagare i professionisti vecchi e nuovi; non c'è equo compenso, infatti, se il datore di lavoro pubblico è spesso il primo a sfruttare la debolezza di lavoratori giovani in nuove professioni. Il terzo punto, con il quale concludo, riguarda ANPAL Servizi. La norma che abbiamo approntato, di concerto con la ministra Catalfo e con tutte le forze della maggioranza nel percorso in Commissione, dà certezza all'avvio di un percorso di stabilizzazione delle professionalità e competenze in ANPAL Servizi. Anche noi, forse, troppe volte abbiamo parlato di stabilizzazione dei precari, mentre dovremmo parlare piuttosto di valorizzazione dei professionisti, perché questa norma sta dentro una visione di rilancio delle politiche attive del lavoro e della formazione. Non possiamo pensare di dire che, nel nuovo mercato del lavoro, nessuno sarà lasciato solo di fronte a un mercato sempre più difficile e dinamico, perché ci saranno politiche del lavoro che prenderanno in carico i lavoratori e li guideranno al suo interno, se non investiamo né valorizziamo le competenze e le professionalità che, anche in anni difficili e con pochi fondi a disposizione, hanno cercato di non lasciare i lavoratori soli e di investire sulle politiche del lavoro. In questa norma si sancisce che, ex decreto legislativo n. 75 del 2017, il cosiddetto decreto Madia, tutti i lavori a tempo determinato di ANPAL Servizi devono essere portati a un percorso di stabilizzazione verso il tempo indeterminato. Si sancisce anche che, per i collaboratori che spesso hanno passato molte procedure selettive che riconoscevano la loro professionalità e hanno alternato anche periodi di tempo determinato e collaborazioni, vi siano procedure ad hoc riservate ed uniche, che ne garantiscano la stabilizzazione. Questo per noi è solo un primo passo verso un ridisegno delle politiche attive della formazione che ripensi anche il ruolo dello Stato all'interno di garanzie che non possono variare da un confine regionale all'altro e che devono avere, anche in questo caso, risposte univoche per non lasciare nessuno solo nel mercato del lavoro. Tutele del lavoro nell'era digitale e dell'algoritmo, welfare per i nuovi lavori, anche per i lavoratori autonomi, politiche attive e della formazione sono i tre ingredienti che in questo decreto-legge trovano piccole, piccolissime risposte, che però sono fondamentali, se vogliamo raccogliere la sfida di un nuovo diritto del lavoro. C'è molto da fare su questi tre fronti: convertiamo questo decreto-legge, ma mettiamoci al lavoro subito, dal giorno dopo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ricciardi. Ne ha facoltà. RICCIARDI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli senatori, il decreto-legge al nostro esame presenta un articolato che affronta diversi temi, tutti di fondamentale importanza: dal fondo che garantisce il diritto al lavoro dei disabili al nodo delle assunzioni, dalla risoluzione delle crisi aziendali alla tutela dei lavoratori. Proprio i lavoratori vengono tutelati dall'articolo 6, che adotta misure urgenti in favore di quelli socialmente utili o impegnati in attività di pubblica utilità.