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Il merito, in altri termini, non può che essere il mezzo per la piena realizzazione del principio di uguaglianza in una società moderna fortemente caratterizzata da un alto grado di complessità. Uguaglianza e merito non sono termini antitetici, ma il secondo è presupposto del primo. L'uguaglianza da perseguire è quella che garantisce a ogni cittadino pari condizioni di partenza, in modo che egli possa sviluppare nel modo migliore i propri talenti e contribuire alla crescita della società. Laddove questo obiettivo viene raggiunto si edifica una società più funzionale, più efficiente e anche più giusta. Occorre, inoltre, sottolineare come la modifica costituzionale proposta si inserisca nell'alveo di una strategia dell'Unione europea per sostenere i giovani del continente nella maturazione di una coscienza civile sana e più responsabile. L'Unione europea, in particolare, ha segnalato a più riprese l'importanza di mettere i giovani al centro delle politiche nazionali, non come problema da risolvere, ma come fulcro di strategie credibili per affrontare l'attuale crisi, focalizzando l'attenzione sulla loro tutela sociale e sul riconoscimento delle loro competenze e capacità per diventare cittadini attivi e per facilitare il loro ingresso nella vita lavorativa, economica, politica e culturale. In questa prospettiva, la strategia Europa 2020, elaborata dalla Commissione europea con l'obiettivo di rendere entro quella data il nostro continente l'area più dinamica e competitiva al mondo, pone i giovani in una posizione di assoluta centralità. Del resto una formulazione molto simile a quella proposta si trova anche in una delle più importanti Costituzioni europee di terza generazione, quella spagnola, la quale, all'articolo 48, prevede che «I pubblici poteri promuoveranno le condizioni per la partecipazione libera ed efficace della gioventù allo sviluppo politico, sociale ed economico e culturale». Accanto a questa previsione di carattere generale, il presente disegno di legge costituzionale prevede anche un intervento concreto, teso a favorire l'ingresso delle nuove generazioni nella politica attiva del Paese, grazie alle modifiche agli articoli 56, 58 e 84 della Costituzione, in materia di elettorato passivo. La Costituzione attualmente fissa in venticinque anni l'età di elettorato passivo per l'elezione alla Camera dei deputati, mentre stabilisce addirittura in quarant'anni l'età per l'accesso al Senato della Repubblica; di fatto, quest'ultimo rappresenta il limite di età, per l'accesso a un mandato parlamentare, più alto in Europa, considerato che in quest'area il requisito anagrafico più elevato per un incarico simile si ravvisa nella legislazione francese, che fissa a trent'anni l'età minima per accedere al Senato. Inoltre, la Costituzione italiana reca una esplicita previsione riguardo all'età minima per poter essere eletto Presidente della Repubblica, laddove, all'articolo 84, prevede che possa accedere a tale incarico «ogni cittadino che abbia compiuto cinquan'anni di età». Dal combinato disposto delle norme citate, quindi, discende che, anche se il nostro ordinamento giuridico ritiene che con il conseguimento della maggiore età i cittadini siano in grado di assumere e di esercitare incarichi pubblici anche complessi, quali la guida politica di comuni (compresa la capitale d'Italia), province, regioni e perfino del Consiglio dei ministri, non lo siano invece, per il mandato parlamentare o per la Presidenza della Repubblica. Al di là delle incongruenze ordinamentali, non c'è dubbio che la condizione di difficoltà che caratterizza attualmente le giovani generazioni sia anche causata da meccanismi che indeboliscono la possibilità dei giovani di offrire un'adeguata rappresentanza istituzionale alle proprie aspettative e ai propri interessi. Per invertire tale tendenza appare necessario fare sì che la «voce» delle nuove generazioni sia presente in tutte le politiche e in tutti i processi decisionali che le riguardano, senza privilegi di sorta, ma anche senza pregiudizi di incapacità rispetto alle altre generazioni. È necessario riflettere su come aggiornare e ampliare i diritti e la capacità di partecipazione e, dunque, i livelli di inclusione sociale, in particolare nei confronti delle nuove generazioni, tenendo presente che la spinta verso l'ampliamento della gamma dei diritti riconosciuti dalla Costituzione è complessivamente generalizzata e che il bisogno di rinnovamento è sostanzialmente trasversale nella nostra società. Vale poi la pena ricordare che per superare la crisi economica non c'è exit strategy , né politica di sviluppo, che valga, se non quella centrata sui giovani, sulle nuove leve che rappresentano il presente e che costruiscono il futuro di un Paese ricco di capitale umano e di talenti che non possono rischiare di rimanere inespressi. Per tali ragioni, si interviene sugli articoli 56, 58 e 84 della Costituzione, affinché l'elettorato passivo per i due rami del Parlamento e per l'incarico di Presidente della Repubblica sia esteso a tutti gli elettori, cioè a tutti i cittadini che hanno compiuto la maggiore età. Il testo proposto muove dunque dalla consapevolezza che la Costituzione è non solo sintesi del passato, ma soprattutto visione e progetto del futuro. La modernizzazione istituzionale del nostro Stato risponde sia alla necessità di reggere la competizione in un mondo sempre più globalizzato, sia a quella di realizzare più efficaci forme di tutela e di coinvolgimento di talune categorie, quali, nel caso di specie, le nuove generazioni.. 1 1 All'articolo 31 della Costituzione sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «Promuove con appositi provvedimenti la partecipazione dei giovani alla vita politica, economica e sociale. Informa le proprie scelte al principio di equità tra generazioni». 2 1 All'articolo articolo 56 della Costituzione, il terzo comma è sostituito dal seguente: «Tutti gli elettori sono eleggibili a deputati». 3 1 All'articolo 58 della Costituzione, il secondo comma è sostituito dal seguente: «Tutti gli elettori del Senato della Repubblica sono eleggibili a senatori». 4 1 All'articolo 84, comma primo, della Costituzione le parole: «abbia compiuto cinquant'anni di età e» sono soppresse.