[pronunce]

Al riguardo, non potrebbe essere infatti condivisa la soluzione prospettata nella remota sentenza n. 107 del 1957, stando alla quale l'età della vittima integrerebbe una «condizione non obiettiva di punibilità»: istituto, questo, ignoto all'ordinamento penale italiano, che contempla solo le condizioni obiettive di punibilità (art. 44 cod. pen.), le quali – accedendo ad un fatto tipico completo nei suoi elementi costitutivi – delimitano l'area della punibilità, rimanendo soggette, proprio in tale ottica, ad una regola di imputazione oggettiva. Nell'ipotesi prevista dall'art. 609-quater cod. pen. , per contro, il dato anagrafico risulterebbe decisivo al fine di attrarre nell'area di rilevanza penalistica un atto – quello sessuale – altrimenti lecito: onde il predetto dato andrebbe qualificato come presupposto della condotta, o addirittura – conformemente alle indicazioni contenute nella stessa relazione del Ministro guardasigilli al progetto definitivo del codice penale – come elemento costitutivo del reato, che incentra su di sé «la ratio essendi dell'incriminazione». Con l'ulteriore conseguenza che, ai fini del rispetto dell'art. 27, primo comma, Cost., l'età del soggetto passivo dovrebbe risultare riferibile soggettivamente all'autore del fatto, «quanto meno sotto il profilo della rappresentazione». È ben vero, d'altro canto – soggiunge il rimettente – che la norma sottoposta a scrutinio è volta ad assicurare una più energica protezione di soggetti, quali i minori infraquattordicenni, non solo considerati incapaci di prestare un valido consenso all'atto sessuale, ma altresì esposti in modo crescente ad abusi: trovando, quindi, «un solido radicamento in interessi costituzionalmente protetti». Il bilanciamento degli interessi in potenziale conflitto non dovrebbe, tuttavia, necessariamente risolversi con il sacrificio del principio di colpevolezza. L'esigenza di rafforzamento della tutela del minore non varrebbe difatti a giustificare, di per sé, una deroga a tale principio: giacché, al contrario, quanto maggiore è il disvalore del fatto nella valutazione del legislatore e più severo il relativo trattamento sanzionatorio, tanto più effettivo dovrebbe risultare il giudizio di «rimproverabilità» dell'agente; giudizio che implica la prova della piena conoscenza di tutti gli elementi della fattispecie. Lo stesso legislatore ordinario – ad avviso del giudice a quo – avrebbe fornito, del resto, una puntuale dimostrazione di come una politica criminale ispirata alla rigorosa tutela dell'infanzia contro ogni forma di abuso possa percorrere strade «rispettose dell'ortodossia dei principi in materia di imputazione soggettiva». Nessuna disposizione analoga a quella censurata è infatti contenuta nella legge 3 agosto 1998, n. 269 (Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù): legge che pure disciplina una materia sotto più profili affine a quella regolata dalla legge n. 66 del 1996, introducendo norme incriminatrici addirittura più severe di quella dell'art. 609-quater cod. pen. Ciò comporta che rispetto ai delitti di cui agli artt. 600-bis, primo comma, e 600-ter, primo comma, cod. pen. (aggiunti dagli artt. 2 e 3 della citata legge n. 269 del 1998) – i quali puniscono con la reclusione da sei a dodici anni (oltre la multa), rispettivamente, l'induzione o il favoreggiamento della prostituzione di minori degli anni diciotto e l'utilizzazione di questi ultimi per realizzare esibizioni pornografiche o per produrre materiale pornografico – la minore età della vittima, secondo il rimettente, deve necessariamente rientrare «nello spettro del dolo»: con conseguente non punibilità dell'autore del fatto, il quale dimostri l'ignoranza o l'errore su tale elemento, ancorché colposo (non essendo dette fattispecie punibili a titolo di colpa). L'errore incolpevole sull'età potrebbe rilevare, d'altro canto – alla stregua della regola generale in tema di imputazione soggettiva delle circostanze, dettata dall'art. 59, secondo comma, cod. pen. – anche nell'ipotesi circostanziata di cui all'art. 600-sexies cod. pen. (inserito dall'art. 6 della medesima legge), il quale prevede un aumento di pena da un terzo alla metà qualora i fatti di cui agli artt. 600-bis, primo comma, 600-ter, primo comma, e 600-quinquies cod. pen. siano commessi in danno di minori degli anni quattordici. La questione risulterebbe infine rilevante nel giudizio a quo, giacché – una volta rimossa la presunzione iuris et de iure di conoscenza dell'età della vittima – l'imputato «potrebbe essere ammesso a provare l'ignoranza della stessa, argomentando dalle dichiarazioni rese dalla stessa parte offesa, che ha ammesso di aver riferito al proprio partner di essere ultraquattordicenne». 2. – Nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o infondata. Rimarcato come analoga questione di legittimità costituzionale, relativa al previgente art. 539 cod. pen. , sia stata dichiarata più volte infondata, o manifestamente infondata, tanto da questa Corte che dalla Corte di cassazione; e sottolineato, altresì, come – alla stregua delle indicazioni di questa Corte – l'art. 27 Cost. non contenga «un tassativo divieto di responsabilità oggettiva» (sentenza n. 364 del 1988), la difesa erariale assume che l'art. 609-sexies cod. pen. contemplerebbe un caso di responsabilità oggettiva costituzionalmente legittimo. Al riguardo, basterebbe infatti osservare come, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 609-quater cod. pen. , il nucleo centrale della condotta tipica – ossia l'atto di natura sessuale – debba essere realizzato volontariamente: circostanza, questa, che – secondo quanto rilevato dalla stessa sentenza n. 364 del 1988 – varrebbe a rendere l'atto «proprio» dell'agente. L'irrilevanza dell'ignoranza o dell'errore sull'età del soggetto passivo, d'altro canto, risponderebbe all'esigenza – radicata nella cultura giuridica italiana – di rendere più energica la tutela di persone che si trovano in determinate condizioni di immaturità dai pericoli derivanti da rapporti sessuali abusivi: impedendo, in pari tempo, che trovino ingresso nel processo penale temi di indagine che possono risultare lesivi della dignità del minore o ulteriormente traumatizzanti per quest'ultimo (quale, ad esempio, quello relativo ad un suo contegno sessualmente troppo spregiudicato). Non si potrebbe trascurare, inoltre, la considerazione che l'età inferiore agli anni quattordici è, il più delle volte, agevolmente valutabile – o quantomeno percepibile in via dubitativa – dai terzi; e che, in ogni caso, potrebbe rimproverarsi all'agente di aver proceduto all'atto sessuale senza l'assoluta certezza del compimento del quattordicesimo anno di età da parte dell'altro soggetto.