[pronunce]

– In relazione ad atti di un procedimento penale per rivelazione di segreti d'ufficio e favoreggiamento personale, relativi a fatti in ipotesi avvenuti nell'agosto del 2003, nel quale è stato indagato e poi imputato il Ministro per l'ambiente del tempo, la Camera dei deputati solleva conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Collegio per i reati ministeriali (cosiddetto Tribunale dei ministri) costituito presso il Tribunale di Firenze e del Tribunale ordinario di Livorno, sezione distaccata di Cecina, per essere stata espropriata delle proprie prerogative – risultanti dagli artt. 96 della Costituzione, 5, 8 e 9 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1 (Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione e della legge costituzionale 11 marzo 1953, n. 1, e norme in materia di procedimenti per i reati di cui all'art. 96 della Costituzione) – con riguardo alla valutazione dei presupposti e, di seguito, all'esercizio del potere di autorizzazione a procedere. Al termine delle indagini preliminari compiute ai sensi dell'art. 8, comma 1, della legge costituzionale n. 1 del 1989 citata, il Tribunale dei ministri, opinando che i fatti non rivestissero i connotati dei reati ministeriali ipotizzati, ma quelli di reati comuni, aveva emesso un provvedimento declinatorio della propria competenza funzionale, limitandosi a disporre la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario, ritenuto territorialmente competente, senza né compiere né disporre che fosse compiuto alcun atto diretto a evocare una cognizione ed una eventuale conseguente iniziativa del ramo del Parlamento competente ai sensi dell'art. 96 Cost. e della succitata legge costituzionale n. 1 del 1989. Di qui, la prima ritenuta lesione del corrispondente potere. Nel seguito processuale, dopo l'esercizio dell'azione penale per uno solo dei due reati in origine ipotizzati, il Tribunale monocratico di Livorno, sezione distaccata di Cecina, aderendo, a sua volta, all'assunto circa la natura “non ministeriale” di detto reato, escludeva la necessità di un qualsivoglia “passaggio” parlamentare, disponendo di procedere nel dibattimento e rigettando anche una richiesta di rinvio del medesimo in attesa delle determinazioni della Camera dei deputati, ancorché aliunde informata. Di qui la seconda ritenuta lesione di quel medesimo potere. Ad avviso della ricorrente e dell'interveniente Senato, all'origine di detta lesione starebbe una lettura delle disposizioni combinate dell'art. 8, commi 1 e 2, della legge costituzionale n. 1 del 1989 e dell'art. 2, comma 1, della legge 5 giugno 1989, n. 219 (Nuove norme in tema di reati ministeriali e di reati previsti dall'articolo 90 della Costituzione), che escluderebbe la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica per l'immediata rimessione al Presidente della Camera competente e comunque ogni “coinvolgimento” di questa Camera in tutti i casi di archiviazione: non solo, quindi, in quelli idonei a concludere il procedimento ed enumerati sulla falsariga del diritto processuale comune, ai sensi degli artt. 408 e 411 del codice di procedura penale (cioè, l'infondatezza della notizia di reato, la mancanza di una condizione di procedibilità, l'estinzione del reato, il non essere il fatto previsto dalla legge come reato o il non averlo l'indiziato commesso), ma anche nel caso – eterogeneo rispetto all'istituto dell'archiviazione, ma unificato nominativamente ai primi dall'art. 2, comma 1, della legge n. 219 del 1989 – costituito dalla ritenuta corrispondenza del fatto ad una ipotesi di «reato diverso da quelli indicati nell'art. 96 Cost.»; un caso, questo, che implica necessariamente un seguito procedimentale, per il quale è prevista «la trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria competente». 2. – Questa lettura, in quanto produttiva della lesione, porrebbe la norma dell'art. 2, comma 1, della legge n. 219 del 1989 in contrasto con la Costituzione, sicché la ricorrente chiede che questa Corte ne faccia rimessione avanti a se stessa come oggetto di una questione incidentale di legittimità costituzionale. Tuttavia, per quanto nella parte conclusiva del ricorso possa apparire che la richiesta di accoglimento del conflitto sia subordinata a tale “auto-rimessione” e al conseguente riconoscimento di detta incostituzionalità, passaggi argomentativi del ricorso stesso chiariscono in modo non equivoco che ciò costituisce oggetto di una richiesta subordinata, avanzata ove si disattenda ogni altra lettura possibile e costituzionalmente orientata della disciplina in parola; in particolare, quella, proposta dalla ricorrente medesima (e condivisa dall'intervenuto), della necessità di rimessione alla sede parlamentare degli atti per le valutazioni e le determinazioni di competenza in ogni caso diverso da quello dell'archiviazione vera e propria, la sola idonea ad escludere un seguito procedimentale. 3. – Preliminarmente, sciogliendo ogni riserva, va confermata l'ammissibilità del proposto conflitto, sussistendone i requisiti soggettivi e oggettivi, sia per le ragioni già espresse nell'ordinanza emessa nella fase preliminare, sia, con riguardo ai possibili residui dubbi relativamente ai secondi, per la ricostruzione del petitum fatta al precedente punto 2. 4.1. – Nel merito il ricorso è fondato nei termini di seguito specificati. 4.2. – Occorre, innanzi tutto, delineare il quadro normativo entro il quale deve essere assunta la decisione del presente conflitto. L'art. 96 Cost., nel testo introdotto dalla legge costituzionale n. 1 del 1989, stabilisce: «Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale». La stessa legge costituzionale, che ha introdotto il nuovo testo dell'art. 96 Cost., ha istituito, presso il tribunale del capoluogo del distretto di Corte d'appello competente per territorio, un collegio, cui il procuratore della Repubblica, omessa ogni indagine, deve trasmettere, con le sue richieste, i rapporti, i referti e le denunce concernenti i reati indicati dall'art. 96 Cost. Tale collegio, se non ritiene che si debba disporre l'archiviazione, trasmette gli atti con relazione motivata al procuratore della Repubblica per la loro immediata rimessione al Presidente della Camera competente (art. 8, comma 1). In caso diverso, sentito il pubblico ministero, dispone l'archiviazione con decreto non impugnabile (art. 8, comma 2). Il procuratore della Repubblica dà comunicazione dell'avvenuta archiviazione al Presidente della Camera competente (art. 8, comma 4). La legge n. 219 del 1989 ha precisato (art. 2, comma 1) i casi in cui il collegio, esperite le necessarie indagini, deve disporre l'archiviazione.