[pronunce]

Non sembrerebbe fondata neanche la questione relativa alla violazione dell'art. 36 Cost., giacché, per valutare se una riduzione del trattamento economico incida sul principio dell'adeguatezza del trattamento economico, bisogna avere riguardo al trattamento economico complessivo del dipendente e non alle singole componenti di esso: e la misura della riduzione prevista, nel caso di specie, non può dirsi che comprometta l'adeguatezza della retribuzione (sentenza n. 287 del 2006). Secondo la difesa dello Stato, le considerazioni svolte in relazione alla prima questione sono riferibili anche alle censure formulate, per ragioni sostanzialmente analoghe, nei riguardi dell'art. 12, comma 7, del d.l. n. 78 del 2010, che ha previsto uno scaglionamento del pagamento della indennità di buonuscita e delle indennità analoghe spettanti ai dipendenti pubblici per importi superiori ad euro 90.000,00. In particolare, si osserva che non sussiste la violazione dell'art. 36 Cost., perché le indennità dovute non sono negate o decurtate, ma solo in parte differite. Non sussiste violazione dei principi di solidarietà, di uguaglianza, di legalità e di buona amministrazione, perché la misura adottata si applica in egual modo per tutti i dipendenti pubblici e risponde ad esigenze di solidarietà sociale, essendo finalizzata a fronteggiare la grave situazione di crisi della finanza pubblica insorta nella recente fase di integrazione europea. Né può dirsi che sussista disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati, che sono soggetti a diverso trattamento giuridico ed economico. Neppure sarebbero fondate le censure di illegittimità costituzionale formulate dai ricorrenti e recepite dal TAR, secondo cui l'art. 9, commi l, 2 e 21, e l'art. 12, commi 7 e 10, del d.l. in esame, sarebbero illegittimi per violazione degli artt. 3, 97 e 117 Cost., in quanto determinerebbero una disparità di trattamento dei dipendenti dell'AGCOM rispetto a quelli della Banca d'Italia. Sebbene si possa riconoscere che la Banca d'Italia e l'AGCOM costituiscano autorità indipendenti e godano, pertanto, di una speciale autonomia organizzativa e funzionale, occorre tuttavia evidenziare che la Banca d'Italia presenta caratteri del tutto peculiari, che la differenziano da ogni altra autorità. Ne consegue che, con riferimento alla Banca d'Italia, non è possibile configurare una identità di situazioni che costituisca presupposto dell'eccepita violazione del principio di uguaglianza. Invero, osserva l'Avvocatura dello Stato, mentre le autorità indipendenti di regolazione sono enti nazionali, preposti a dare concreta attuazione alle direttive europee nei mercati di riferimento, le banche centrali - come la Banca d'Italia - costituiscono ormai organi del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) previsto dagli artt. 127 e seguenti del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Esse, pertanto, non possono essere considerate come autorità indipendenti nazionali, bensì come enti federati di un ente federale europeo. Per queste ragioni, si è reso necessario adottare una normativa di carattere speciale per i dipendenti della Banca d'Italia, sottoposta al parere obbligatorio della Banca centrale europea ai sensi della decisione del Consiglio 98/15/CE del 29 giugno 1998, allo scopo di salvaguardare la particolare autonomia delle istituzioni comunitarie. Dunque, la previsione di un regime specifico per la Banca d'Italia concerne la sua veste di Banca centrale nazionale, che è propria solo della Banca d'Italia e non certamente dell'AGCOM. Neppure sussisterebbe violazione degli artt. 97 e 117 Cost. Invero, l'indipendenza delle autorità di regolazione - qual è l'AGCOM - non implica che esse siano dotate di un'assoluta autonomia patrimoniale e finanziaria e di una totale autarchia nel governo del personale. Viceversa, esse costituiscono parte della pubblica amministrazione e sono soggette al principio di legalità stabilito dall'art. 97 Cost., con la conseguenza che giustamente il trattamento economico e retributivo del proprio personale viene regolato per legge, così come avviene per tutte le altre categorie del pubblico impiego, e non è invece riservato agli autonomi poteri delle singole autorità. 3.- Con riferimento alle ordinanze di rimessione n. 184 e n. 185 del 2012 si sono costituiti nel giudizio costituzionale i ricorrenti nei giudizi a quibus riservandosi di illustrare in un secondo momento le proprie difese. 4.- Con riferimento all'ordinanza di rimessione n. 194 del 2012 si sono costituiti i ricorrenti nel giudizio a quo chiedendo che la Corte, in accoglimento delle questioni sollevate dal TAR del Lazio, dichiari l'illegittimità costituzionale degli artt. 9, commi 1, 2 e 21, e 12, commi 7 e 10, del d.l. n. 78 del 2010. In particolare, le parti private compiono una ricostruzione completa del quadro normativo nazionale e comunitario in materia di autorità indipendenti al fine di evidenziare che tali autorità devono godere di piena autonomia, anche con riferimento al potere di autoregolamentarsi in relazione al personale dipendente. Quanto alle singole censure, vengono sviluppate argomentazioni analoghe a quelle dell'ordinanza di rimessione. 5.- Con memorie depositate in prossimità dell'udienza tutti i ricorrenti nei giudizi a quibus ribadiscono le proprie richieste, insistendo nell'accoglimento delle questioni e, in particolare, sostenendo l'equiparabilità della disciplina delle autorità indipendenti a quella prevista per la Banca d'Italia a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza. 6.- Con memoria depositata in prossimità dell'udienza, l'Avvocatura dello Stato insiste nella proprie richieste. In particolare, l'Avvocatura sottolinea che, successivamente alla proposizione dell'ordinanza, è intervenuta la sentenza n. 223 del 2012 con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 9, comma 2, e 12, comma 10, del d.l. n. 78 del 2010. Pertanto, in relazione a tali norme, le questioni di costituzionalità sono divenute inammissibili per mancanza di oggetto. Con riferimento alla questione relativa all'art. 12, comma 7, del d.l. n. 78 del 2010, l'Avvocatura dello Stato eccepisce l'inammissibilità della questione in conformità con quanto deciso da questa Corte nella citata sentenza n. 223 del 2012. Nel merito tale questione sarebbe comunque infondata per le ragioni già esposte nell'atto di costituzione. Infine, con riferimento alla questione relativa agli artt. 9, commi 1, 2 e 21, e 12, commi 7 e 10, del d.l. n. 78 del 2010, nella parte in cui non estendono anche ai dipendenti dell'AGCOM la disciplina prevista per la Banca d'Italia per l'adeguamento ai principi contenuti nel medesimo decreto-legge, l'Avvocatura dello Stato eccepisce l'inammissibilità delle censure relative alla violazione degli artt. 97 e 117, primo comma, Cost. per difetto di motivazione.