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Oltre ad adeguare la rubrica all'effettivo contenuto della norma (oramai riferibile a erogazioni « pubbliche », secondo l'intitolazione già adottata per l'articolo 640- bis , e non più solo a quelle di provenienza nazionale), le modifiche apportate al testo della norma rispondono alla comune finalità di un rafforzamento della tutela penale delle risorse pubbliche e a un più puntuale adeguamento alle previsioni della direttiva PIF. In primo luogo, si provvede ad un ampliamento delle « erogazioni », che costituiscono l'oggetto materiale del reato, la cui descrizione viene allineata a quella già contenuta negli articoli 316 -ter e 640- bis del codice. Una differenziazione, meramente nominalistica, delle erogazioni nelle varie norme risulta, infatti, intrinsecamente incoerente e, soprattutto, suscettibile di ingenerare incertezze e perplessità in fase applicativa e, con esse, lacune di tutela. Sotto tale ultimo profilo, appare altresì in contrasto con le ampie – sostanzialmente onnicomprensive – nozioni di « interessi finanziari dell'Unione » e di « appropriazione indebita » del funzionario pubblico, rispettivamente adottate negli articoli 2(1), lettera a) , e 3(3) della direttiva citata, che non ammettono alcuna differenziazione basata sull'oggetto materiale delle condotte incriminate. Discorso in parte analogo vale per la seconda rilevante modifica del testo della norma, anch'essa volta ad ampliarne l'alveo applicativo e, ad un tempo, a conformarla con maggiore precisione e puntualità allo strumento eurounitario. A tale riguardo, deve infatti rammentarsi che, in base all'articolo 3(3) della direttiva, l'attività distrattiva è da identificarsi in qualsiasi azione del funzionario pubblico « tesa a impegnare o erogare fondi o ad [...] utilizzar[e beni] per uno scopo in ogni modo diverso da quello per essi previsto, che leda gli interessi finanziari dell'Unione europea ». Anche in questo caso, dunque, l'onnicomprensività della formula impiegata risulta incompatibile con la selezione delle finalità di impiego attualmente prevista dalla disposizione codicistica, che circoscrive le erogazioni a quelle « destinat[e] a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse ». La rimozione di tale limitazione appare, peraltro, del tutto coerente anche rispetto alle risorse di provenienza « interna », rispetto alle quali non è del resto possibile – sul piano logico prim'ancora che giuridico – il mantenimento di un'area ridotta di protezione penale. Eccezion fatta che per il profilo da ultimo accennato, le modifiche apportate dalla lettera c) alla rubrica e al testo dell'articolo 316 -ter (Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) e dalla lettera d) al solo testo dell'articolo 640- bis (Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) rispondono alle medesime finalità appena illustrate, e non abbisognano, quindi, di specifica illustrazione. Le disposizioni di cui al comma 2, infine, incidono sull'articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, attraverso due modifiche in materia di asseverazioni, volte ad attenuare il rischio di abusi e frodi in materia di detrazioni per lavori edilizi, sconto sul corrispettivo dovuto e cessioni dei crediti. La materia delle asseverazioni è disciplinata dall'articolo 2, comma 7, del decreto del Ministero dello sviluppo economico 6 agosto 2020 cosiddetto « decreto asseverazioni », secondo il quale l'asseverazione può avere ad oggetto gli interventi conclusi o uno stato di avanzamento delle opere per la loro realizzazione, nei limiti previsti dall'articolo 119, comma 13- bis , del decreto-legge n. 34 del 2020. In base al comma 13, lettere a) e b) , del predetto articolo 119, tra l'altro, l'asseverazione è rilasciata al termine dei lavori o per ogni stato di avanzamento dei lavori sulla base delle condizioni e nei limiti di cui all'articolo 121. L'asseveratore, compilando e sottoscrivendo i moduli previsti dalla normativa in atto, dichiara, sotto la propria responsabilità penale, che i lavori sono stati effettivamente eseguiti; asseverano altresì il rispetto dei requisiti previsti dai decreti di cui al comma 3 -ter dell'articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e la corrispondente congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. Con la prima modifica – lettera a) – si interviene sul fronte della tutela penale avverso asseverazioni false, introducendo una fattispecie incriminatrice per i professionisti incaricati di funzioni asseverative nelle ipotesi di cui all'articolo 119, comma 13 e all'articolo 121, comma 1- ter , lettera b) , del decreto-legge n. 34 del 2020, ricalcata sulla norma di cui all'articolo 236- bis della legge fallimentare (regio decreto 16 marzo 1942, n. 267), entrata in vigore con decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ed ampiamente collaudata, specie quale deterrente rispetto alle attestazioni inveritiere nelle procedure concorsuali. La seconda modifica proposta – lettera b) – è volta a rafforzare e rendere maggiormente qualificata la garanzia dell'asseverazione, richiedendo che gli asseveratori contraggano una polizza assicurativa per ogni intervento e che la polizza debba avere un massimale pari al relativo valore. Art. 3. – (Termini di utilizzo dei crediti d'imposta sottoposti a sequestro penale) L'applicazione degli articoli 121 e 122 del decreto-legge n. 34 del 2020 ha determinato la trasformazione di una serie di agevolazioni (detrazioni per lavori edilizi e crediti d'imposta per canoni di locazione) in crediti d'imposta cedibili, utilizzabili dai cessionari in compensazione tramite modello F24, oppure ulteriormente cedibili ad altri soggetti. Con riferimento a tali crediti, l'Autorità giudiziaria può procedere al sequestro preventivo degli stessi in capo ai soggetti cessionari che li hanno acquistati. Ciò premesso, ai sensi dell'articolo 121, comma 3, del decreto-legge n. 34 del 2020, i crediti d'imposta ivi previsti possono essere utilizzati in compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, in base alle rate residue di detrazione non fruite e con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione. Ai sensi dell'articolo 122, comma 3, del medesimo decreto-legge n. 34 del 2020, i cessionari utilizzano il credito ceduto, anche in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal soggetto cedente. In entrambi i casi è previsto che la quota di credito d'imposta non utilizzata nell'anno non può essere usufruita negli anni successivi, né può essere richiesta a rimborso.