[ddlpres]

Tra le cause più ricorrenti ci sono: corruzione, comportamenti stravaganti, mancanza di ascolto delle istanze dei cittadini. A Los Angeles, dove si sono tenute più di 45 votazioni di questo tipo, si è visto che i cittadini tendono a rifiutare un uso politico dello strumento da parte di candidati sconfitti o per ambizioni personali. Invece danno il loro appoggio alle revoche per motivi di corruzione o cattiva amministrazione. Queste sono alcune considerazioni che ci hanno spinto a introdurre la revoca nella nostra proposta di legge costituzionale: permette una continua verifica degli eletti e quindi gli elettori non devono aspettare fino all'elezione successiva per sbarazzarsi di amministratori incompetenti, disonesti o irresponsabili. La revoca aiuta l'amministratore a conservare una mentalità da candidato. Con la spada di Damocle di una revoca potenziale sulla sua testa, gli eletti rimangono attenti, meno inclini a fare scorrettezze e pronti a rispondere alle esigenze dei cittadini. È un modo per ricordare agli eletti che sono dei dipendenti, degli agenti dei cittadini, non i loro superiori; riduce il potere di chi finanzia i candidati; fornisce al cittadino una ragione per rimanere aggiornato sulla condotta dell'eletto e su come vengano affrontati i problemi. Spinge i cittadini verso l'impegno anziché verso la frustrazione, la demoralizzazione e l'apatia; offre una valvola di sfogo per sentimenti molto intensi. Anche se nell'immediato la revoca crea divisione e polarizzazione, in realtà permette ai conflitti di essere affrontati in tempi rapidi e risolti prima che degenerino; è un'alternativa molto efficace all' impeachment , strumento in mano al legislatore e per questo molto più lento e a volte estremamente difficile da attivare, specie a livello locale; l'alto numero di firme necessarie e il tempo necessario per iniziare la procedura sono una barriera efficace perché questo strumento sia usato in maniera ponderata e con l'appoggio di una buona parte degli elettori. A causa della complessità con cui vengono scelti i membri del Parlamento italiano e il cambiamento frequente delle leggi elettorali, abbiamo pensato di permettere l'inizio dell'azione di revoca con due metodi: 1. mediante la raccolta del 12 per cento delle firme degli aventi diritto al voto del collegio elettorale di pertinenza (ma non tutti i membri del Parlamento provengono da un collegio elettorale. Qualcuno entra con il calcolo dei resti, qualcuno viene nominato dal Presidente della Repubblica e qualcuno è ex Presidente della Repubblica). Questa percentuale è quella prevista attualmente ad esempio in California; 2. mediante la raccolta dell'1 per cento delle firme dell'intero corpo elettorale nazionale. Questa cifra -- oggi circa 500.000 firme -- è un numero enorme per un singolo membro del Parlamento e serve nei casi di estrema indignazione e mobilitazione nazionale e nei casi in cui non si possa applicare il primo metodo. Come per tutti gli strumenti da noi proposti, non è previsto alcun quorum . Chi va a votare decide: la scelta più votata vince. La revoca ha azione immediata e lasciamo al Parlamento facoltà di regolamentare come dovrà essere ricoperta la posizione vacante. Nell'articolo 118 della Costituzione, come sostituto della presente proposta di legge costituzionale, prevediamo che questo strumento sia introdotto anche a livello locale. Abbiamo considerato anche l'opportunità di introdurre la revoca collettiva su esempio dei cantoni svizzeri, ma ha prevalso l'opinione che la revoca individuale sull'esempio nord e sud americano fosse sufficiente in questa prima fase. In futuro, con gli strumenti previsti nella presente proposta di legge costituzionale i cittadini italiani potranno, se lo desidereranno, introdurre anche la revoca collettiva dell'intero Parlamento e Governo come nell'esempio svizzero. Art. 69. (Indennità dei membri del Parlamento) . L'attuale articolo 69 della Costituzione stabilisce che l'indennità dei parlamentari sia stabilita per legge. Inoltre non viene menzionato l'importo degli eventuali trattamenti economici. L'articolo 69 proposto prevede che siano gli elettori, in fase di consultazione, a indicare quanto percepiranno i parlamentari che li rappresenteranno, agganciando l'indennità ricevuta al reddito medio della popolazione italiana ed escludendo qualsiasi altra forma di retribuzione. In pratica, il calcolo verrà eseguito con questa modalità: viene determinato il reddito annuo medio pro capite dei cittadini italiani da un ente certificatore riconosciuto, che potrebbe essere l'Istituto nazionale di statistica (ISTAT); ad esempio nel 2011 è stato di 22.000 euro al 3 settembre 2011 -- (fonte Il Sole 24 Ore -- http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-09-03/acli-inflazione-mangia-redditi-110431.shtml?uuid=AasCDD1D) ; al momento del voto, l'elettore avrà la possibilità di scegliere il moltiplicatore che, a suo giudizio, dovrà essere applicato al reddito pro capite ; al termine dello spoglio verrà eseguita una media di tutti i moltiplicatori indicati dagli elettori arrotondato al primo decimale; supponiamo si ottenga il valore di 3,456; il moltiplicatore calcolato sarà 3,5; l'indennità percepita da ogni singolo parlamentare sarà così calcolata nel nostro esempio: 22.000 euro x 3,5 = 77.000 euro. Rappresentare gli elettori torna ad essere un servizio alla collettività e non l'acquisizione di privilegi. Art. 71. (Iniziativa delle leggi). «Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare fino a quando arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa» (A. Einstein). È evidente che l'intero impianto della proposta di legge costituzionale vuole dare un senso compiuto all'accezione dell'espressione «partecipazione dei cittadini». Le modifiche degli articoli 70 (funzione legislativa) e 71 (iniziativa delle leggi) vogliono offrire l'opportunità al popolo di legiferare. In particolare la modifica dell'articolo 70 prevede per l'appunto l'inserimento delle parole «popolo sovrano». Volutamente si aggiunge l'aggettivo a sottolineare la priorità dell'intera comunità anche sugli eletti che comunque rimangono singoli cittadini. Nuovamente l'articolo 71 mette i cittadini elettori alla pari con le diverse organizzazioni previste dalla Costituzione circa l'iniziativa delle leggi. Si vuole dare valore anche allo «sprovveduto» che con la sua fantasia può avere un'idea che incontrerà i favori della collettività. Art. 73- bis. (Iniziativa di legge popolare a voto popolare). Le leggi d'iniziativa popolare esistono già nell'ordinamento costituzionale e legislativo italiano. I Costituenti hanno giudicato negativamente il fatto di limitare ai soli rappresentanti l'iniziativa legislativa. Pur nelle differenze culturali, regionali e di opinione i rappresentanti eletti sono infatti tutti appartenenti ad un’unica e medesima categoria di persone. Si tratta di quella categoria definita dal sociologo Max Weber dei «politici di professione», definizione largamente accettata nella sociologia politica contemporanea.