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l'assessore alle Infrastrutture della Regione Siciliana, Marco Falcone, assieme a sindaci e rappresentanti delle amministrazioni locali dall'Ennese e dalle province di Palermo e Messina, ha tenuto una provocatoria marcia di "apertura" della statale Nord-Sud per mettere in evidenza le pesanti ripercussioni che la mancata consegna dell'opera comporta per le attività e l'economia di un comprensorio montano già fortemente penalizzato; la Regione Siciliana ha chiesto l'intervento del Ministero delle infrastrutture per ottenere il rispetto dei tempi di consegna dell'opera e la dovuta attenzione da parte dell'ANAS sul futuro della SS 117, al fine di giungere al completamento nei tempi previsti degli altri lotti che, pur essendo in lavorazione, hanno già accumulato un ulteriore insopportabile ritardo, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della vicenda e se non intenda provvedere immediatamente per assecondare le richieste della Regione Siciliana, evitando ulteriori ritardi nella realizzazione di una infrastruttura fondamentale per il territorio. Atto n. 4-03505 GRANATO AUDDINO ANGRISANI BOTTO GIANNUZZI LANNUTTI NATURALE PAVANELLI PRESUTTO TRENTACOSTE Al Ministro della salute Premesso che a quanto risulta agli interroganti: lo scorso 12 maggio 2020 il deputato del Movimento 5 Stelle, Francesco Sapia, ha esposto all'autorità giudiziaria d'aver ricevuto un file contenente il messaggio di un operatore del 118 dell'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Cosenza, secondo cui in un magazzino aziendale erano presenti, in alcuni frigoriferi, migliaia di tamponi non processati. Ivi si ascolta che, secondo disposizioni ricevute, i tamponi effettuati non dovevano essere portati «assolutamente in Virologia» perché «poi si vedrà»; il 13 maggio, un primario dell'ASP di Cosenza ha scritto all'on. Sapia una nota in cui si legge che l'11 maggio egli avrebbe visto, nella centrale operativa del 118, «un magazzino» in cui «erano allocati in maniera alquanto strana alcuni "frigoriferi" accesi e funzionanti»; nella nota è scritto che lo stesso ha saputo da un infermiere che quei frigoriferi erano «pieni di tamponi effettuati, prevalentemente, e non solo, ai cittadini tornati nei giorni scorsi dal Nord su ordinanza della Santelli, in attesa di essere processati»; in un'intervista pubblicata sulla testata "LaCnews24" il 12 maggio 2020, il commissario dell'ASP di Cosenza, Giuseppe Zuccatelli, anche commissario dell'Azienda ospedaliera e dell'Azienda ospedaliera universitaria di Catanzaro, ha affermato che al momento «nei magazzini dell'ASP di Cosenza» giacciono «250 tamponi che stanno per essere portati all'Azienda ospedaliera di Reggio Calabria» e che «si trovano all'interno di un frigorifero appositamente acquistato che può» contenerli, «con garanzia assoluta per ben 5 giorni»; Zuccarelli ha anche aggiunto che il «collo di bottiglia» sta nel fatto che i laboratori di Microbiologia dell'ASP cosentina non sono «in grado di assorbire complessivamente la quantità di tamponi che ogni giorno produciamo»; in una nota del 12 maggio il direttore generale del dipartimento regionale Tutela della salute, Antonio Belcastro, ha affermato: «Sono circa 1.500 in tutta la Regione i tamponi in corso di lavorazione: 500 circa presso il "Pugliese", 500 all'ASP di Reggio Calabria e 500 presso la Centrale operativa del 118 dell'ASP di Cosenza», tutti «custoditi sulla scorta della circolare del Ministero della Salute del 22 gennaio 2020, che prevede la conservazione degli stessi fino a 5 giorni a una temperatura di 4 gradi»; ivi si legge, circa l'audio citato, che lo stesso dipartimento ha informato «le competenti autorità giudiziarie al fine di valutare l'esistenza di eventuali ipotesi di reato, anche rispetto al procurato allarme», benché il segnalatore di eventuali illeciti sia protetto per legge; sulla gestione dei tamponi in Calabria, in cui l'emergenza sanitaria è nella responsabilità del Presidente della Regione, i consiglieri regionali di «Io resto in Calabria» hanno presentato un'interrogazione. Sulla vicenda anche i sindacati regionali hanno chiesto chiarezza; nelle proprie «Raccomandazioni» sui tamponi per la diagnosi di COVID-19, aggiornate al 17 aprile 2020, l'Istituto Superiore di Sanità ha precisato che essi «devono essere inviati immediatamente al laboratorio o in alternativa possono essere conservati in frigo (+4°C) per un tempo < 48 ore» e che «se il campione non può essere processato entro 48 ore va conservato a -80°C». Sono raccomandate inoltre le cautele per il trasporto dei tamponi: «refrigerato (utilizzando i siberini) o» con «ghiaccio secco per campioni congelati»; valutato che non è chiaro quanti tamponi siano conservati, da quanto tempo e con quali precise modalità, presso la centrale operativa del 118 dell'ASP di Cosenza e delle altre aziende nominate dal direttore generale Belcastro, si chiede di sapere: di quali precise informazioni disponga il Ministro in indirizzo in relazione alla vicenda riassunta, con particolare riferimento alle specifiche modalità di conservazione dei tamponi non processati in Calabria e all'approvvigionamento dei medesimi e dei materiali correlati; se non ritenga urgente, sulla scorta delle contraddizioni od omissioni rilevate dagli interroganti, verificare la situazione riportata per il tramite di ispettori ministeriali. Atto n. 4-03506 BORGONZONI Al Ministro dell'interno Premesso che a quanto risulta all'interrogante: pochi giorni fa, alcuni componenti del collettivo bolognese "Hobo", cinque dei quali già con precedenti penali, dopo essersi resi responsabili di atti gravi, sono stati destinatari di sei misure cautelari, per la precisione cinque divieti di dimora nel Comune di Bologna e un divieto di avvicinamento alle parti offese; i provvedimenti sono arrivati all'esito delle indagini iniziate a seguito delle azioni del collettivo per una "campagna", durante la quale sono avvenuti numerosi reati, anche a carattere violento, ai danni di esercizi commerciali, società o cooperative di servizi; non è la prima volta che vengono denunciati atteggiamenti aggressivi, occupazioni, danneggiamenti causati da persone riconducibili ai centri sociali bolognesi e, nel corso di queste ultime indagini, sono emersi i reati di tentata estorsione, lesioni personali, violenza privata, diffamazione, imbrattamento; le forze dell'ordine sono impegnate regolarmente in azioni volte a riportare la sicurezza pubblica nella città, tutelando i commercianti e gli imprenditori dalle mire dei delinquenti che si approfittano dell'apertura e dell'accoglienza che contraddistingue la città di Bologna, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per ripristinare l'ordine pubblico nella città, troppo spesso minato dalle azioni criminali portate avanti da soggetti appartenenti o vicini ai centri sociali bolognesi, che compiono atti violenti mascherandoli da azioni politiche;