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Se non riesce a tenere la disciplina in Aula, la sospenda. PRESIDENTE. Non lo accetto neppure io. L'ho appena detto, non lo accetto neanche io, continui. LICHERI (M5S) . Su 8,4 beneficiari potenziali di cassa integrazione, 7.600.000 hanno avuto la cassa integrazione pagata (Proteste) , dati presi dal portale dell'INPS. (Applausi). Ci sono ancora 420.000 lavoratori che aspettano perché non hanno ancora inviato il famigerato SR41 e cioè il modulo con l'IBAN del lavoratore. Non è però questo il punto, Presidente. Il punto è che non si può fare politica in questa maniera, perché altrimenti non riusciamo a capire l'importanza e la gravità del momento che stiamo vivendo, che non può essere ridotta al numero dei disoccupati. In questo momento negli Stati Uniti ci sono 40 milioni di lavoratori in fila che aspettano il sussidio di disoccupazione. (Applausi). La Francia ha un tasso di disoccupazione che è salito a doppia cifra. In Europa in questo momento ci sono 25 milioni di disoccupati. (Proteste). PRESIDENTE. Non interrompete. LICHERI (M5S) . Allora, io desideravo dirle, Ministro, per tornare un po' a noi, dopo questa sceneggiata, la solita sceneggiata (Proteste) , che è evidente che artigiani, commercianti e imprenditori non possono pagare colpe che non sono loro. Ed è altrettanto evidente che il loro coraggio va sostenuto e va sostenuto anche con ulteriori interventi legislativi e normativi. È chiaro infatti che ci troviamo davanti a qualcosa che tutti non vediamo l'ora di metterci alle spalle. Non vediamo l'ora di poter chiudere questa tragedia. Siamo però davanti a qualcosa di talmente grande che o si lavora tutti insieme, come lei ha detto, oppure non si va da nessuna parte. Per raccogliere una voce che c'è stata in Aula oggi pomeriggio, che ha detto al Governo di trarre insegnamento e lezione dagli errori che ha fatto, dico che è giusto, è vero. Mi vengono da fare però due considerazioni. La prima è che se degli errori sono stati fatti, gli errori si fanno quando si lavora; chi chiacchiera non commette mai errori. (Applausi). Non commette mai errori. Il secondo insegnamento che ci deve dare il coronavirus è che nessuno può fare da solo. Pensate solo se quel 27 febbraio i cittadini di Milano avessero accolto l'appello di quel politico che diceva «Aprite, aprite, aprite» (Applausi) , proponendo di aprire i negozi, le scuole, le palestre, i centri commerciali, le piscine, gli stadi e di tornare tutti a lavorare. Pensate se i cittadini milanesi avessero accolto quell'appello che cosa sarebbe stato del nostro Paese, dei nostri familiari, dei nostri figli, dei nostri nonni, dei nostri ospedali, dei nostri pazienti, dai nostri medici. Ha ragione lei, ministro Speranza; serve una strategia condivisa perché lei ci ha detto quella che poi è una realtà sotto gli occhi di tutti: con questo virus ci dovremo convivere per parecchio tempo, quindi occorre necessariamente declinare il diritto al lavoro, il diritto all'impresa, con il diritto alla salute. (Applausi). Ma è difficile declinare questi due diritti; è difficile farli marciare insieme, non lo possiamo fare, come ho sentito oggi, dicendo di modulare i DPCM a seconda che ci siano 10 morti in più o in meno. Non possiamo farlo con la politica dell'«aprite, aprite, aprite» o del «chiudete, chiudete, chiudete», per cambiare continuamente idea. Questa non è politica. (Applausi) . Questa è un'altra cosa, ma non è politica. Sia chiaro anche questo a tutti: nessuno pensi di uscire da questa crisi uguale a come ci è entrato, perché questa crisi ci renderà migliori o peggiori. Decidiamo, allora: o decidiamo di aizzare la rabbia della gente, legittima, decidiamo di gonfiare le paure della gente, legittime, oppure ci sediamo e incominciamo a progettare un Paese che sia più forte, più moderno per i nostri figli. (Applausi) . Abbiamo due strade, l'una esclude l'altra, però. Senatore Romeo, sa quanta simpatia nutro nei suoi confronti; lei dice di non toccare le autonomie regionali. È vero, è giusto: le autonomie regionali, come ci ha detto pochi giorni fa il Presidente della Repubblica, sono una risorsa per questa Nazione, ma autonomie regionali non significa dire che i cittadini morti in Lombardia sono cittadini morti «nostri» e tu, Stato, non te ne devi occupare. No, non è così. Se vogliamo iniziare una seria riflessione su come è stata gestita la crisi in Lombardia, facciamolo, ma non ci riduciamo a un botta e risposta politico. Incominciamo a capire come sono morte quelle persone, se qualcuno ha colpa grave, se qualcuno ha dolo, se qualcuno si è voltato dall'altra parte, se qualcuno ha lucrato su quella crisi. (Applausi). Lasciamo lavorare i magistrati, ma poi facciamo una riflessione, non per noi, non per voi, ma per i familiari di quelle persone, che è giusto che abbiano una risposta. (Applausi). Mi accingo a concludere, Presidente: sta a noi scegliere quale tipo di politica vogliamo. Come MoVimento 5 Stelle abbiamo scelto di lavorare in silenzio fin dal principio (Commenti. Applausi) , e abbiamo scelto la politica della responsabilità; quella politica, cioè, che faceva sì che le tragedie venissero evitate, che si potessero contare meno morti possibili, e la politica delle regole anche impopolari, certo, anche regole fastidiose, come è stato detto in quest'Aula tante volte oggi pomeriggio. Erano regole fastidiose, regole che non facevano like , che non facevano audience . Ma lo abbiamo fatto per quel senso di responsabilità che abbiamo sentito sulla nostra pelle guardando i medici e gli infermieri che lavoravano con quello spirito di sacrificio. E allora, signor Ministro, a nome del Gruppo MoVimento 5 Stelle, dichiaro il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza, perché lo dobbiamo a quei 34.000 morti, alle loro famiglie, ai medici e agli infermieri deceduti nell'esercizio del loro lavoro, perché il loro sangue e le loro lacrime meritano la verità. (Applausi). Lo dobbiamo soprattutto a chi in questi mesi, lungi dal dare il cattivo esempio che si sta dando in questi giorni, ha rispettato le regole e continua a farlo. Per quelle persone le diamo la fiducia, con coraggio e in libertà. (Applausi. Commenti). PRESIDENTE . Prima di procedere alle votazioni, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le proposte di risoluzione saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Pirro, Boldrini, Errani, Parente e Laniece. (Segue la votazione). Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo: Senatori presenti 215 Senatori votanti 214 Favorevoli 124 Contrari 90 Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi).