[pronunce]

sentenza n. 297 del 1993) che non si può invocare né una gradualità sanzionatoria, né un principio di proporzione per i provvedimenti espulsivi (al di fuori di un rapporto di impiego e di esercizio di poteri disciplinari) che conseguono di diritto al venire meno di un requisito soggettivo; che deve escludersi sia una ingiustificata disparità di trattamento, sia una manifesta irragionevolezza nella scelta del legislatore che, per gli esercenti (con funzioni di responsabilità) di pubblici esercizi, abbia previsto un particolare regime di durata quinquennale dell'effetto impeditivo della condanna, con esclusione della rilevanza della sospensione condizionale della pena, dovendosi tenere conto della specificità del settore e del particolare legame tra la tipologia dell'attività svolta ed i reati in relazione ai quali detto effetto impeditivo è disposto (tra i quali il caso di specie, rientrante nel comma 4, lettera c) dell'art. 2 della legge n. 287 del 1991); che deve ritenersi egualmente infondato il richiamo all'art. 35 della Costituzione "non potendosi evincere dalla tutela costituzionale del lavoro alcun vincolo specifico per quanto attiene alla disciplina" (ordinanza n. 226 del 1997) dei requisiti soggettivi previsti per una determinata attività che esige particolari garanzie anche per gli utenti del pubblico esercizio: in ciò deve essere sottolineato che il divieto riguarda esclusivamente il titolare dell'impresa e il rappresentante di società o il suo delegato e non coinvolge diversa attività lavorativa al di fuori delle anzidette funzioni di responsabilità o in settori diversi dai pubblici esercizi. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 166 del codice penale, come modificato dall'art. 4 della legge 7 febbraio 1990, n. 19 (Modifiche in tema di circostanze, sospensione condizionale della pena e destituzione dei pubblici dipendenti) e 2, comma 5, della legge 25 agosto 1991, n. 287 (Aggiornamento della normativa sull'insediamento e sull'attività dei pubblici servizi), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 35 della Costituzione, dal tribunale di Genova, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Chieppa Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 16 marzo 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola