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Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio. Onorevoli Senatori. – Una recente indagine statistica condotta dall'ISTAT sui femminicidi in Italia nel ventennio compreso fra il 2002 e il 2022 fa emergere, negli anni più recenti, solo una lieve tendenza alla diminuzione dei casi, probabilmente legata alle molteplici iniziative adottate anche a livello legislativo per contrastare il preoccupante fenomeno. Com'è noto, infatti, l'evoluzione della normativa italiana in questa materia ha preso le mosse dalla ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (legge n. 77 del 2013); in attuazione dei principi della Convenzione numerose sono state le riforme introdotte per istituire una strategia integrata di contrasto a tali forme di criminalità. Un primo intervento in tal senso è stato operato dal decreto-legge n. 93 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013, che ha apportato rilevanti modifiche in ambito penale e processuale e ha previsto l'adozione periodica di Piani d'azione contro la violenza di genere. Nella XVIII legislatura il Parlamento ha proseguito nell'adozione di misure volte a contrastare la violenza contro le donne, in particolare con la legge n. 69 del 2019 (cosiddetto codice rosso), che ha rafforzato le tutele processuali delle vittime di reati violenti, con particolare riferimento ai reati di violenza sessuale e domestica, ha introdotto alcuni nuovi reati nel codice penale (tra cui il delitto di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, quello di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti e quello di costrizione o induzione al matrimonio) e aumentato le pene previste per i reati che più frequentemente sono commessi contro vittime di genere femminile (maltrattamenti, atti persecutori, violenza sessuale). Altri importanti interventi sono stati realizzati con la legge di riforma del processo penale (legge n. 134 del 2021) che ha previsto un'estensione delle tutele per le vittime di violenza domestica e di genere, mentre la legge n. 53 del 2022 ha potenziato la raccolta di dati statistici sui suddetti fenomeni criminali attraverso un maggiore coordinamento di tutti i soggetti coinvolti. Nella legislatura corrente, sono state approvate la legge n. 168 del 2023, che ha apportato incisive modifiche ai codici penale, di procedura penale, delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (decreto legislativo n. 159 del 2011) e ad alcune leggi speciali al fine di rendere maggiormente efficace l'impianto delle misure di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne; la legge n. 12 del 2023, che prevede l'istituzione di una Commissione bicamerale d'inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere (la Commissione si è costituita nella seduta del 26 luglio 2023); la legge n. 122 del 2023, che interviene su uno degli aspetti caratterizzanti la procedura da seguire nei procedimenti per delitti di violenza domestica e di genere, prevedendo che, qualora il pubblico ministero procedente non abbia rispettato il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, attualmente previsto per assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato, il procuratore della Repubblica possa revocare l'assegnazione del procedimento al magistrato designato ed assumere senza ritardo le informazioni dalla persona offesa o da chi ha presentato denuncia direttamente o mediante assegnazione del fascicolo a un altro magistrato dell'ufficio. Nonostante questa imponente serie di interventi legislativi, le statistiche ufficiali segnalano che il numero dei casi annuali, pur in calo rispetto ai circa duecento femminicidi che mediamente si registravano nei primi anni del nuovo secolo, non ha ancora imboccato un consolidato trend discendente (133 casi nel 2018, 111 nel 2019, 116 nel 2020, 119 nel 2021, 126 nel 2022). Inoltre, indipendentemente dal numero dei casi annuali, le analisi dell'ISTAT fanno emergere un dato in aumento, rispetto alle statistiche dei primi anni 2000, che riguarda la percentuale dei delitti attribuibile al partner della vittima (sia esso il marito, il convivente o il fidanzato) con un valore che, negli anni più recenti, oscilla fra il 45 e il 50 per cento circa (47,4 nel 2018, 49,5 nel 2019, 51,7 nel 2020, 45,4 nel 2021). Non irrilevante (e anch'essa in progressivo aumento nel corso degli ultimi anni) è altresì la percentuale dei femminicidi commessa da un altro parente della vittima (24,8 per cento nel 2018, 22,5 nel 2019, 25,9 nel 2020, 25,2, nel 2021 e 34,1 nel 2022), potendosi così trarre facilmente la conclusione che circa due terzi dei femminicidi maturano all'interno del rapporto coniugale o, comunque, in un contesto familiare, mentre solo una percentuale ridotta di tali reati (pari a circa un quinto del totale) risultano attribuibili all'ex partner (con una media di circa il 10 per cento negli anni dal 2018 al 2021) o ad un autore sconosciuto (con una media pari a circa l'11 per cento negli anni dal 2018 al 2022). A completamento dei numerosi interventi di riforma che si sono succeduti negli ultimi anni in chiave di contrasto al femminicidio emerge dunque la non rinviabile necessità di un ulteriore intervento, più mirato dei precedenti, diretto a introdurre alcuni correttivi al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria al fine di evitare che il coniuge, la parte dell'unione civile o il parente prossimo autori del femminicidio possano approfittare dei diritti in tema di disposizione delle spoglie della vittima che oggi l'ordinamento riconosce loro per occultare le prove del delitto, così sviando (o tentando di sviare) il corretto iter del procedimento penale che venga nel frattempo avviato per l'accertamento dei fatti e delle responsabilità. Attualmente infatti l'articolo 79, comma 1 del regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, nel prevedere in linea generale che la cremazione di ciascun cadavere deve essere autorizzata dal sindaco sulla base della volontà testamentaria espressa in tal senso dal defunto, stabilisce che, in mancanza di disposizione testamentaria, la volontà deve essere manifestata dal coniuge e, in difetto, dal parente più prossimo individuato secondo gli articoli 74 e seguenti del codice civile, ovvero, nel caso di concorrenza di più parenti nello stesso grado, da tutti gli stessi.