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Questo diventa poi un terreno dove i Paesi che ci vogliono male, o comunque sia chi ci vuole male, semina per dividerci, per indebolirci e per rappresentarci come un Paese... (Il microfono si disattiva automaticamente). Noi dobbiamo assolutamente evitare le divisioni che vengono fatte da fuori per rappresentarci come un Paese diviso: un pezzo che guarda alla Cina, un pezzo che guarda alla Russia; no, noi siamo europei, siamo nell'Alleanza atlantica e dobbiamo rispetto alle Forze armate. Signor Presidente, non dobbiamo tra l'altro dimenticare che domani finisce il famoso stato di emergenza e oggi ci ha salutato il generale Figliuolo: le Forze armate sono anche e soprattutto questo. Quindi, invece di stare a discutere di un armamento, credo che potremmo questa sera degnamente ringraziare il generale e l'Esercito per tutto quello che hanno fatto nella pandemia. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candura. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rivolgo un saluto ai membri del Governo, a tutte le onorevoli colleghe e a tutti gli onorevoli colleghi presenti. Abbiamo toccato molti punti stasera, però vorrei tornare alla radice del problema. Oggi stiamo discutendo di questo provvedimento dopo che il Governo di Vladimir Putin ha deciso di aggredire in maniera proditoria e predatoria uno Stato sovrano chiamato Ucraina. È un'invasione che ha un po' rotto la bolla di confort in cui vivevamo da decenni, pensando che questo tipo di guerre appartenessero al passato, quantomeno nel nostro quadrante geopolitico, nella nostra zona, nella nostra Europa. E invece no. Abbiamo appreso con sconforto che uno Stato isolato a livello internazionale che non sia parte di una forte alleanza è preda del più forte, del più aggressivo, del più prepotente. Questo ci porta innanzitutto a condannare in maniera inequivocabile, dal punto di vista del diritto internazionale ma anche dell'etica, il Governo di Vladimir Putin per quanto sta facendo in Ucraina. Questo ci porta però anche a riflettere su un conflitto che ha nella dimensione militare solamente l'apparenza. C'è una questione politica di base molto importante. Quando ci volgiamo a pensare ai Paesi dell'Est Europa, pensiamo a degli Stati sovrani, individuati precisamente: la Polonia, la Romania, l'Ucraina stessa. Ma se prendessimo il volo e dal Cremlino guardassimo verso Occidente, la visione da quella parte non sarebbe quella di Stati sovrani, ma di una dimensione securitaria, egoistica ed egocentrica in un certo senso ma comprensibile a livello storico, ed illegale e illegittima secondo il diritto internazionale contemporaneo, per cui l'Ucraina, la Polonia e i Paesi baltici non hanno il diritto di scegliere autonomamente a quale mondo appartenere: se al mondo delle democrazie occidentali o alla sfera delle autocrazie. Devono semplicemente rimanere a servizio della sicurezza della Russia. Questa visione politica è assolutamente inconciliabile. Abbiamo un gravissimo problema che non è semplicemente l'aggressione della Russia all'Ucraina. Il problema è che cosa vogliamo fare di quei principi che fino ad oggi abbiamo decantato e che ci hanno inorgoglito, almeno a parole. Può uno Stato sovrano decidere di entrare nella NATO e nell'Unione europea oppure deve essere "il bullo del quartiere" l'arbitro della posizione internazionale di una democrazia? Noi come democrazie siamo dipendenti dal gas russo - lo diceva prima un mio collega e ha ragione - e chiaramente dobbiamo scegliere se essere persone e Paesi di principio, coerenti, o se dobbiamo essere dei mercanti che vendono i propri principi di libertà in nome del soldo quando si parla dell'altrui persona. Si sta parlando di spendere per la difesa del nostro Paese, che poi non è semplicemente la difesa del nostro Paese, ma è la difesa della NATO e di un sistema politico. Se non ci mettiamo in testa che la pace, che non è sottomissione, e la libertà, che non è anarchia, non sono valori scontati, ma richiedono sacrificio, se non ci mettiamo in testa questo - ripeto - è molto meglio che chiudiamo i nostri Paesi, chiudiamo i Parlamenti, chiudiamo le spese per la difesa e ci regaliamo o svendiamo al primo "bullo del quartiere", che si chiami Vladimir Putin o Xi Jinping. Vi consiglio di leggere il comunicato congiunto che Xi Jinping e Vladimir Putin hanno siglato il 4 febbraio 2022, venti giorni prima dell'invasione e all'apertura dei Giochi olimpici di Pechino. In questo comunicato, oltre alla collaborazione strategica su vari punti che non sto qui a delineare perché non ne ho il tempo, soprattutto si reinterpreta a uso e consumo di due dittature il concetto di democrazia, dicendo che ci sono dei modelli e dei percorsi di democrazia alternativi a quelli che l'Occidente egoisticamente vuole imporre al mondo e che la Cina e la Russia hanno trovato il loro modello di democrazia, perché i popoli cinese e russo hanno scelto due regimi non democratici. Pensate al ragionamento circolare: la democrazia è che il popolo scelga di non essere governato in maniera democratica. È scritto molto chiaramente ed è sconvolgente. Invito di conseguenza a una riflessione quei colleghi che giustamente dicono che la pace è un valore. Io non condivido che la pace sia sottomissione ; condivido la pace, ma condivido anche il fatto che bisogna essere coerenti nel difendere se stessi e i propri principi e, se qualcuno tra i nostri elettori - nostri nel senso di tutto l'emiciclo - non è convinto della bontà delle spese militari per la difesa del Paese, cioè per la loro difesa, è compito nostro insegnarglielo, parlarne. Non ci possiamo piegare a fake news e alla propaganda dei nostri avversari, che esiste, perché - ripeto - la politica di dittature che dicono che è democrazia scegliersi la dittatura è a noi antitetica. Abbiamo quindi la responsabilità, non solo di sostenere il decreto, il 2 per cento e l'azione del Governo Draghi, ma abbiamo anche il compito di farlo capire ai nostri elettori, di ciascun Gruppo parlamentare qui rappresentato. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barboni. Ne ha facoltà. BARBONI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori Sottosegretari, onorevoli colleghi, in apertura del mio intervento occorre che io ribadisca oggi, come in tutta la storia di Forza Italia che, sia quando siamo stati al Governo che quando siamo stati all'opposizione, da forza politica seria e responsabile, ci siamo sempre schierati dalla parte della Nazione, delle Forze armate, della libertà e della democrazia. Quanto sta accadendo dal 24 febbraio, come ricordato prima da più di un collega, sta riportando nel cuore dell'Europa la linea di frattura, non solo militare, ma anche politica e sistemica che ci eravamo illusi fosse stata superata con il crollo dell'Unione sovietica e del Muro di Berlino. Molti avevano ritenuto allora che le nuove pericolose sfide fossero solamente quelle portate dall'integralismo islamico, dopo l'attentato alle Torri Gemelle e in relazione alla recrudescenza del terrorismo.