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la legalizzazione della cannabis consentirebbe un'iniezione di liquidità e creerebbe opportunità occupazionali significative, oggi più che mai necessarie per superare agilmente le ripercussioni economiche legate al COVID-19; nel corso dell'ultimo decennio sono state presentate innumerevoli iniziative parlamentari e popolari per la legalizzazione della cannabis, tra cui, ultimo in ordine di tempo, il disegno di legge 998 a firma del senatore Mantero, a testimonianza di una richiesta sociale di regolamentazione di questo settore, sempre più pressante, impegna il Governo: 1) ad attivare tutte le opportune iniziative al fine di modificare la disciplina attualmente vigente concernente la legalizzazione della canapa per permetterne l'uso ludico-ricreativo; 2) a consentire la coltivazione in proprio di un numero di piante sufficienti al consumo personale; 3) a promuovere la diffusione e il potenziamento del settore della canapa industriale; 4) a promuovere un dibattito con gli altri Paesi dell'Unione europea finalizzato all'adozione di una disciplina normativa del comparto comune a tutti gli Stati. Interrogazioni Atto n. 3-02083 LUCIDI ALESSANDRINI RIPAMONTI PISANI Pietro PIANASSO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: la Treofan Italy SpA è una società specializzata nella produzione di film in polipropilene (bopp) utilizzato per imballaggi alimentari, ha due stabilimenti in Italia (Battipaglia e Terni) e fa parte della Treofan holdings GmbH che ha sede in Germania; il 24 ottobre 2018 il gruppo Treofan è stato acquisito dalla Jindal films Europe, suo principale concorrente; in data 25 gennaio 2019 il gruppo Jindal ha comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Battipaglia (Salerno), con contestuale attivazione della procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori; a tal fine, presso il Ministero dello sviluppo economico è stato attivato il tavolo di crisi "Treofan"; da allora, lo stabilimento Treofan di Terni è stato interessato da un vero e proprio depauperamento produttivo; durante una riunione del tavolo di crisi relativo allo stabilimento produttivo Treofan di Terni, tenutasi il 5 novembre 2020, il CEO di Jindal films Europe, Manfred Kaufman, ha comunicato la decisione "irrevocabile" degli investitori di messa in liquidazione del sito ternano, poi confermata nella successiva riunione del 7 novembre; si è appreso dell'avvenuta individuazione del liquidatore societario, il quale avrà mandato di interloquire con istituzioni e sigle sindacali per gestire la fase di liquidazione che porterà al licenziamento di tutti i lavoratori del sito ternano, in tempi ancora non chiariti; considerato che: nel corso degli anni, la società ha avuto accesso ad una serie di risorse e fondi, ammortizzatori sociali straordinari o in deroga; da ultimo è stata attivata la cassa emergenziale per crisi COVID-19 per sole 9 settimane a seguito di un accordo sindacale nel quale l'azienda si impegnava a riportare ordini e macchinari a Terni; tale impegno risulta ampiamente disatteso, unitamente alla mancata proroga della cassa integrazione, nonostante il perdurare della crisi sanitaria; la decisione di porre in liquidazione l'azienda ha confermato i sospetti che le intenzioni strategiche dei manager fossero quelle di recuperare quote di mercato più che sviluppare il sito ternano, puntando quindi alla sua chiusura senza proporre alternative economicamente valide per il management aziendale e per i lavoratori; si tratta uno dei rari casi in cui un'azienda straniera dimostra un livello così alto di spregiudicatezza imprenditoriale, evitando ogni confronto con le parti, e tentando in ogni modo di danneggiare un tessuto lavorativo e sociale in maniera estremamente scorretta da un punto di vista etico e morale, ma anche in totale spregio degli articoli 41 e 42 della Costituzione, si chiede di sapere quali iniziativa di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per perseguire la messa in liquidazione annunciata, attraverso lo scorporo del sito ternano di Treofan, garantendo alla costituenda realtà la possibilità di proseguire autonomamente la propria attività. Atto n. 3-02084 URSO CIRIANI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: nell'immediatezza del disastro del "ponte Morandi" il Governo manifestò l'intenzione di revocare ai concessionari il controllo di Autostrade per l'Italia SpA (ASPI) con annunci pubblici e irrevocabili; si è preferito poi scegliere la via negoziale che, ormai da mesi, procede tra difficoltà e incertezze, con una trattativa dai contorni sempre mutevoli tra Atlantia (la holding controllata dalla famiglia Benetton) e il Governo per l'acquisto della sua quota di proprietà di Autostrade per l'Italia; è notizia di questi giorni che Atlantia ha rigettato anche la seconda offerta presentata dal consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti; pare che il modo deciso dal Governo per trovare maggiori capitali sia quello di ricorrere ad una cordata che vedrebbe al fianco di CdP la partecipazione di due fondi speculativi internazionali, uno americano, "Blanckstone", ed uno australiano, "Macquarie", che acquisterebbero la maggioranza (il 60 per cento) della società ASPI; si tratta di investitori noti per la loro spregiudicatezza, il che fa sorgere dubbi o interrogativi su azionisti che per loro mission non possono certo definirsi stabili e trasparenti per le loro operazioni; in particolare Macquarie, gruppo finanziario miliardario australiano attivo in 31 Paesi, secondo gli osservatori "famoso per garantire ottimi rendimenti ai suoi investitori ma non altrettanti servizi agli utenti", ribattezzato dagli inglesi "canguro vampiro", oltre alla quota di Autostrade sembrerebbe essere interessata anche ad un altro asset strategico, con l'offerta di 2,6 miliardi di euro presentata a ENEL per l'acquisto del 50 per cento di Open Fiber, la società di reti digitali a banda larga destinata alla fusione con la rete di Telecom Italia; è di martedì 10 novembre la notizia che lo stesso Macquarie ha venduto proprio ad Atlantia, per circa un miliardo di dollari, il 100 per cento della propria partecipazione nella società concessionaria dei tunnel in Virginia; appare alquanto curioso che mentre tratta con CdP e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Atlantia faccia affari negli Stati Uniti proprio con la società australiana che è in trattativa per acquistare una quota importante di Autostrade per l'Italia; forse anche per queste ragioni, appena lunedì 9 novembre si è avuta notizia che il Governo voglia includere anche le reti stradali ed autostradali di interesse nazionale tra gli asset strategici che rientrano sotto il golden power , un'ulteriore "toppa" in corso d'opera; l'esercizio dei poteri speciali in capo al Governo può senz'altro bloccare o comunque condizionare operazioni che possano ledere gli interessi nazionali, ma occorre poi sopperirvi, tanto più in questo caso, con ulteriori significative risorse, oltre a quelle già ingenti preventivate, di difficile reperimento e comunque a detrimento di altri iniziative di politica industriale; considerato, dunque, che: