[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale: degli artt. 223 e 224 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado), promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, con otto ordinanze emesse il 25 febbraio e il 28 luglio 2000 dal tribunale di Verona, sezione distaccata di Soave, iscritte ai nn. 566 e da 734 a 740 del registro ordinanze 2000, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 42 e 49, 1a serie speciale, dell'anno 2000; dell'art. 223 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, nonché degli artt. 224 del predetto decreto legislativo n. 51 del 1998 e 446 del codice di procedura penale, promosso, nell'ambito di un procedimento penale, con ordinanza emessa il 4 maggio 2000 dal tribunale di Locri, iscritta al n. 569 del registro ordinanze 2000, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 42, 1a serie speciale, dell'anno 2000. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 4 aprile 2001 il giudice relatore Guido Neppi Modona; Ritenuto che con ordinanza emessa il 4 maggio 2000 il tribunale di Locri ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, due diverse questioni di legittimità costituzionale: l'una avente ad oggetto l'art. 223 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 (Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo grado), nella parte in cui prevede che solo nei giudizi di primo grado in corso alla data di efficacia del decreto l'imputato possa chiedere, prima dell'inizio dell'istruzione dibattimentale, il giudizio abbreviato; l'altra concernente gli artt. 446 del codice di procedura penale, come modificato dall'art. 33, comma 1, lettera a), della legge 16 dicembre 1999, n. 479 (Modifiche alle disposizioni sul procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica e altre modifiche al codice di procedura penale. Modifiche al codice di procedura penale e all'ordinamento giudiziario. Disposizioni in materia di contenzioso civile pendente, di indennità spettanti al giudice di pace e di esercizio della professione forense) e 224 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, nella parte in cui non consentono, salvo che nei giudizi di primo grado in corso al 2 giugno 1999 (data di efficacia del decreto legislativo n. 51 del 1998), che l'imputato possa avanzare richiesta di patteggiamento prima dell'inizio dell'istruzione dibattimentale; che il tribunale di Locri premette che, nell'ambito di un procedimento nel quale il decreto di rinvio a giudizio era stato pronunciato dal giudice dell'udienza preliminare il 22 settembre 1999, nella fase degli atti introduttivi al dibattimento, quattro imputati hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato e un altro imputato ha chiesto l'applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen; che, ad avviso del rimettente, ai sensi degli artt. 223 e 224 del decreto legislativo n. 51 del 1998 le richieste non sono ammissibili, non vertendosi in ipotesi di giudizio già in corso alla data di entrata in vigore del decreto medesimo, e in quanto la richiesta di patteggiamento, proposta dopo l'entrata in vigore della legge n. 479 del 1999, risulta altresì preclusa dalle modifiche recate dall'art. 33 di tale legge all'art. 446 cod. proc. pen; che di conseguenza, con riferimento alla prima questione, il tribunale rimettente ritiene che l'art. 223 del decreto legislativo n. 51 del 1998 sia in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., in quanto irragionevolmente comporta che un imputato, al quale la normativa precedente precludeva la possibilità di chiedere di essere giudicato con il rito abbreviato, può vedersi riconosciuta detta opportunità soltanto ove ricorra la circostanza, del tutto casuale, che il suo processo fosse pendente alla data del 2 giugno 1999; che l'imputato verrebbe quindi privato del diritto di essere giudicato "secondo il meccanismo che gli consente di patire, in caso di condanna, una pena più mite"; che, quanto alla seconda questione, ad avviso del tribunale gli artt. 446 cod. proc. pen. , come modificato dall'art. 33 della legge n. 479 del 1999, e 224 del decreto legislativo n. 51 del 1998 sarebbero in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., in quanto all'imputato rinviato a giudizio a seguito di udienza preliminare celebrata successivamente al 2 giugno 1999 sarebbe irragionevolmente preclusa la possibilità di chiedere in dibattimento di essere giudicato con il rito previsto dall'art. 444 cod. proc. pen. soltanto perché del tutto casualmente il processo non era già pendente al 2 giugno 1999, e sarebbe ingiustificatamente riservato un trattamento deteriore rispetto agli imputati il cui processo era invece in corso a tale data; che anche in questo caso l'imputato verrebbe privato del diritto di essere giudicato con un rito che gli "consenta di patire, in caso di affermazione di responsabilità, una pena più mite"; che con otto ordinanze, emesse in data 25 febbraio 2000 e 28 luglio 2000, il tribunale di Verona, sezione distaccata di Soave, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 223 (evocato solamente nell'ordinanza n. 566 del 2000) e 224 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, nella parte in cui non prevedono la possibilità di accedere "ad applicazione di pena anche per l'imputato che, avendo proposto opposizione a decreto penale di condanna dopo la data del 2 giugno 1999, ma prima della data del 2 gennaio 2000, non ne abbia fatta espressa richiesta con l'atto di opposizione"; che il tribunale di Verona premette che, prima del compimento delle formalità di apertura del dibattimento, gli imputati avevano avanzato in udienza, con il consenso del pubblico ministero, richiesta di applicazione della pena; che tali richieste sarebbero da ritenere inammissibili perché, in assenza di disposizioni transitorie e in virtù del principio tempus regit actum, nei dibattimenti celebrati dopo il 2 gennaio 2000 devono trovare applicazione le disposizioni vigenti al momento della decisione, introdotte dalla legge n. 479 del 1999 in materia di termini per la proposizione della richiesta di applicazione della pena;