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da allora siamo andati avanti a proroghe, triennali, biennali e negli ultimi undici anni addirittura annuali, che non hanno consentito a Radio Radicale di fare una programmazione e una strategia di investimento, perché è sempre stata appesa a un filo. (Commenti del senatore Cangini) . Se mi fate finire ve lo spiego, visto che noi non vi abbiamo interrotto. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La Lega è stata accusata di voler chiudere la bocca al pluralismo dell'informazione: niente di più falso, perché il ministro Salvini ha dichiarato più volte, anche ai microfoni di Radio Radicale, che l'intenzione è quella di regolamentare, cosa che nessuno ha mai fatto. Ora siete tutti bravi a dare le soluzioni giuste e a trovare le soluzioni migliori, ma in tutti questi anni dove siete stati? (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S). Noi come sempre ci mettiamo la faccia e cerchiamo di regolamentare ciò che è stato messo da parte; e così siamo arrivati in questa situazione. Oggi questa mozione parla chiaro e va incontro anche alle esigenze e alle richieste di Radio Radicale, che ha chiesto più volte, con i suoi editori, che venisse indetto un bando di gara; ma ciò non è mai stato fatto. Questo Governo vuole salvare gli archivi attraverso una convenzione ad hoc , perché si tratta di un patrimonio culturale importante per il nostro Paese; non si sta tirando indietro. Inoltre, in accordo con i presidenti dei Gruppi Lega e MoVimento 5 Stelle, Romeo e Patuanelli, c'è l'impegno di questo Governo affinché, nel più breve tempo possibile, la Commissione competente raccolga e calendarizzi i disegni di legge volti a normare questo settore. Quindi il Gruppo Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà a favore della sua mozione e lo farà convintamente, proprio per normare un settore che è stato messo da parte per decenni, non solo per anni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S. Commenti della senatrice Malpezzi) . MOLES (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLES (FI-BP) . Signor Presidente, senatrici e senatori, con molta pacatezza, ma anche amarezza, intervengo in dichiarazione di voto su queste mozioni, che potrebbero segnare il destino non solo di una radio e di diverse decine di lavoratori, ma anche ritengo di una parte rilevante della nostra democrazia. So che questo non è un tema che porta consensi o like , ma proprio per questo ritengo che non sia esagerato affermare che oggi, ora, in questo momento storico, Radio Radicale rappresenti molto di più di una semplice radio. Lo dimostra il fatto che su questa vicenda destra e sinistra si trovano pienamente concordi su cosa fare, come le tantissime persone che nelle ultime settimane si sono mobilitate. Vedete, Radio Radicale è stata ed è la voce di tutti i partiti, anche dei 5 Stelle, ma forse è proprio questo il problema. Forse oggi non fa comodo a qualcuno che i cittadini sappiano cosa pensa, cosa dice o cosa fa. PRESIDENTE. Mi scusi un attimo, senatore Moles. Prego i colleghi di liberare i banchi del Governo. MOLES (FI-BP) . Evidentemente non interessa. PRESIDENTE. Garantisce la Presidenza sull'interesse. Prego, senatore Moles. MOLES (FI-BP) . Noi siamo convinti che oggi sia in gioco la sopravvivenza di un pezzo della nostra democrazia e del nostro diritto ad esercitare consapevolmente la democrazia. Perché? Perché molto prima che i colleghi del MoVimento 5 Stelle volessero aprire il Parlamento come una scatola di tonno, per far vedere ai cittadini cosa avvenisse nel Palazzo, proprio Radio Radicale era nel Palazzo, ma fuori dal Palazzo, a rendere trasparente la vita politica italiana, a raccontare ogni giorno non solo i lavori del Parlamento, ma tutto il dibattito che rende viva la nostra Repubblica, senza mai una pubblicità. Ha trasmesso ore su ore di processi, congressi di partito, convegni pubblici e privati, dibattiti, rassegne stampa (anche estere), reportage da tutti i Paesi, alimentando confronto e raffronto con gli altri. Questo nello spirito einaudiano del conoscere per deliberare, che è il sale della democrazia. Radio Radicale resta l'ultimo vero streaming rimasto, dato che voi, da quando siete al potere, il vostro lo volete abolito. Invece, in questo streaming continuato e continuo di informazioni, la radio, strumento antico, ma ancora attuale, ha svolto il più alto dei servizi pubblici, ossia informare i cittadini. È bene sottolineare che nel dibattito sulla sopravvivenza di Radio Radicale si trascura un aspetto, cioè l'informazione che riesce a fornire su tutti quei temi, nessuno escluso, che tutti gli altri media ignorano. Ora, in questo slancio populista di tagliare, il Governo ha agito forse un po' alla cieca, senza pensare che la democrazia ha un costo, perché tenere i cittadini informati e diffondere informazioni costa e non esiste un mercato della democrazia. Quello che si chiede ora al Governo, quindi, è di ripensare a una scelta fatta forse troppo istintivamente. Si chiede una misura ponte, per prorogare la convenzione fino a fine anno, tempo necessario per permettere che il servizio venga rimesso a gara, come - ed è stato sottolineato da tutti - la stessa Radio Radicale ha chiesto da tempo; alla gara potrà partecipare chi può e vuole. Nel momento in cui intervengo su questa mozione, alla Camera, dov'è in discussione il decreto-legge cosiddetto crescita, si sta lavorando forse a un emendamento, con un testo volto a trovare una soluzione di compromesso. Ringrazio la sensibilità di chi l'ha presentato, in particolare i colleghi della Lega e tutti coloro che in questi mesi si sono spesi per aumentare la sensibilità su questo tema. Rivolgo ancora una volta un accorato appello al sottosegretario Crimi: per favore, si illumini come San Paolo sulla via di Damasco e cambi idea - non è disonorevole farlo - magari già la settimana prossima alla Camera; in tal modo, potrà fieramente allontanare da sé il sospetto di voler chiudere la bocca a un'enciclopedia illuministica a tutti gli effetti, a vantaggio esclusivo della macchina goebbelsiana della piattaforma Rousseau. Perché insiste in questa violenta espressione di potere per imporre la sua idea di regime, ricca di cronico analfabetismo democratico? Non vogliamo perdere un modello d'informazione politica assolutamente innovativo, soprattutto senza nessuna mediazione, interpretazione giornalistica o selezione. Non vogliamo perdere un vero e proprio servizio pubblico, pur essendo svolto da un'emittente privata, né il patrimonio dell'archivio audio-video per un motivo molto semplice: si tratta della memoria storica del nostro Paese. Non possiamo perdere quella miniera che è l'archivio, che non ha pari in Italia, con più di mezzo milione di registrazioni. Attenzione, però: se si esclude il rinnovo della convenzione e si prevede solo un contributo per la digitalizzazione dell'archivio, questo non è salvarlo, ma espropriarlo;