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Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge deriva dall'approfondito esame svolto nel corso della scorsa legislatura su un insieme di testi di riforma della legge 6 dicembre 1991, n. 394, che reca la fondamentale «Legge quadro sulle aree protette». L'esame parlamentare, che non si è concluso pur giungendo in terza lettura al Senato, ha condotto in ogni caso alla redazione di un testo unificato – atto Senato n. 119-1004-1034-1931-2012-B, che qui si propone con alcune modifiche di merito – che riprendeva le proposte condivise di riforma di una legge, che è stata essenziale nel nostro Paese per garantire la conservazione della Natura e lo sviluppo delle aree naturali, ma che necessita – trascorsi oltre venticinque anni dalla sua approvazione – di una serie di «messe a punto» per aggiornare il testo alle nuove necessità messe in luce dal trascorrere del tempo e dal pratico svolgersi dell'attività dei parchi e delle riserve. Il disegno di legge in esame reca dunque una disciplina innovativa rispetto alla legislazione vigente, proporzionata al valore che i parchi hanno assunto nel panorama istituzionale ed economico del nostro Paese; gli enti parco, oggi, hanno infatti un ruolo istituzionale diverso rispetto al passato: mentre restano prioritarie le funzioni di tutela degli ecosistemi, essi si pongono quali soggetti istituzionali promotori di sviluppo locale e dell'economia territoriale. Innovare la disciplina vigente, che pure ha avuto successo per l'affermazione del sistema dei parchi nel nostro Paese, permetterebbe dunque di realizzare una sintesi tra gli interessi di tutela della biodiversità e quelli del necessario sviluppo integrato del territorio. In quanto ai contenuti del disegno di legge, si dà di seguito un quadro sintetico degli interventi. L'articolo 1 interviene sulla classificazione delle aree naturali protette, inserendovi anche quella delle aree marine protette; esso disciplina inoltre l'istituzione di aree protette transfrontaliere e la definizione di parchi nazionali con estensione a mare, reca misure per le aree protette inserite nella rete «Natura 2000», nonché per l'attribuzione di funzioni all'ISPRA (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) di supporto tecnico-scientifico, di monitoraggio, di controllo, di ricerca in materia di aree naturali protette, biodiversità e protezione degli ambienti marini e costieri. L'articolo 2 introduce, in luogo del già soppresso «programma triennale per le aree naturali protette», il Piano nazionale triennale, piano di «sistema» per la definizione di linee strategiche, programmai operativi e progetti coerenti per lo sviluppo, appunto, per il sistema delle aree naturali. L'articolo 3 consente ai comuni ubicati nelle isole minori (ovvero quelli nel cui territorio insistono isole minori), in cui sono presenti aree protette, di destinare il gettito del contributo di sbarco per finanziare interventi complessivamente finalizzati alla tutela ed alla valorizzazione dell'ambiente e del patrimonio archeologico e culturale. Si estende la possibilità di istituire il contributo di sbarco anche ai comuni che fanno parte di un'area protetta marina, ancorché non ubicati in isole minori. L'articolo 4 stabilisce le misure di incentivazione che le regioni possono disporre a valere su risorse dei piani operativi regionali, per i territori compresi in parchi nazionali o regionali, ai fini della loro valorizzazione e per gli altri obiettivi definiti dall'articolo medesimo. L'articolo 5 prevede che nella procedura per l'istituzione del parco nazionale o della riserva naturale statale in cui siano ricompresi siti militari intervenga il Ministero della difesa, che deve essere allo scopo sentito. L'articolo 6 interviene sulla disciplina che regola l'Ente parco, apportandovi una serie di rilevanti modificazioni. In primo luogo, dal novero degli organi dell'ente parco viene esclusa la giunta esecutiva, e il collegio dei revisori diventa revisore unico dei conti. Si definisce la durata degli organi in cinque anni, viene stabilita la procedura di nomina del presidente, che viene nominato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nell'ambito di una terna proposta dal Ministro, d'intesa con i presidenti delle regioni nel cui territorio ricade il parco, e del consiglio direttivo; sono definiti la composizione del consiglio direttivo e le sue funzioni; è modificata la procedura di nomina del direttore; definite le funzioni del revisore dei conti, la pianta organica, e i contenuti dello statuto dell'ente parco. L'articolo 7 interviene sull'oggetto e sulle finalità del regolamento del parco, al fine di prevedere che disciplini l'esercizio delle attività consentite non soltanto nel territorio del parco, ma anche nelle aree contigue ad esso, nonché che disciplini anche il divieto di esercitazioni militari e di attività venatorie. Ulteriori disposizioni riguardano l'integrazione dei contenuti del piano del parco, che deve indicare anche le aree contigue ed esterne rispetto al territorio del parco, con finalità di conservazione e sviluppo. In tali aree possono essere previste dal regolamento del parco misure di disciplina delle attività di caccia e di pesca, di estrazione e di tutela dell'ambiente, purché siano necessarie per garantire la conservazione dei valori dell'area protetta. Il piano per il parco diventa, inoltre, lo strumento di attuazione delle finalità del parco naturale regionale e il relativo regolamento contiene, ove necessario per assicurare la conservazione dei valori dell'area protetta, le eventuali misure di disciplina dell'attività venatoria, della pesca, delle attività estrattive e per la tutela dell'ambiente relative alle aree contigue ed esterne al territorio dell'area protetta. L'articolo 8 interviene sulla disciplina relativa alla procedura di rilascio del nulla osta dell'Ente parco, che è necessario per le concessioni o le autorizzazioni relative alla realizzazione di interventi, impianti ed opere all'interno del parco. Si prevede, da un lato, che – decorso inutilmente il termine previsto di sessanta giorni dalla richiesta del nulla osta – chi vi abbia interesse può agire ai sensi dell'articolo 31, commi da 1 a 3, del codice del processo amministrativo e, dall'altro, che il direttore del parco possa prorogare per una sola volta il termine previsto di sessanta giorni per il rilascio del nulla osta. L'articolo 9 modifica la disciplina riguardante gli indennizzi, al fine di prevedere che l'Ente parco è tenuto ad indennizzare i danni provocati dalla fauna selvatica «nel parco», anziché dalla fauna selvatica del parco come prevede la norma vigente. L'articolo 10, comma 1, integra la disciplina riguardante le entrate dell'Ente parco, anche al fine di individuare, in capo ai titolari di determinate concessioni, autorizzazioni e attività, specifici obblighi di versamento annuale di somme in favore dell'ente gestore dell'area protetta;