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Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di riconoscimento della cittadinanza italiana ai cittadini stranieri di origine italiana. Onorevoli Senatori. -- Appare sempre più necessario ammodernare l'attuale disciplina sul riconoscimento del possesso dello status civitas italiano per i cittadini stranieri di origine italiana, che potenzialmente interessa 80 milioni di oriundi. Innovazione che deve basarsi su un'integrazione delle modalità attualmente previste per ottenere tale riconoscimento, lasciando invariati i requisiti previsti dalle leggi e dalle circolari ministeriali in materia. Si tratta di affiancare agli attuali procedimenti attivabili presso le rappresentanze consolari italiane (per i residenti all'estero) e presso i comuni italiani (per coloro che abbiano trasferito la loro residenza in Italia), una procedura che consenta agli oriundi italiani di presentare l'istanza presso il comune italiano di nascita dall'ascendente che per primo emigrò stabilmente al di fuori dei confini nazionali, o, in alternativa, a un comune appartenente alla medesima regione. Si mira primariamente a ridurre le molteplici zone d'ombra generate dal combinato effetto dovuto ai limiti dell'attuale disciplina unito all'imponente numero di potenziali richiedenti. Si registrano infatti numerosi episodi in Italia e all'estero che di fatto violano le normative amministrative e in taluni casi possono essere fonte di responsabilità penale. Fenomeni che possono arrivare alla corruzione e al malaffare, che trovano terreno fertile negli obsoleti meccanismi che disciplinano la materia a fronte di un diritto che gli oriundi italiani rivendicano con piena legittimità. In secondo luogo si intendono favorire le persone residenti all'estero in possesso di tutti i requisiti di discendenza verso la piena esplicazione del proprio diritto alla cittadinanza italiana, agevolandole nel conseguire tale status che per le stesse rappresenta l'orgoglio di essere riconosciute cittadini italiani. Trattasi di persone che non hanno scelto l'Italia come luogo ove fissare la propria residenza e quindi tale proposta legislativa non intende nella maniera più assoluta aprire indiscriminatamente i confini nazionali e creare ulteriori forme massicce di immigrazione incontrollata. Terzo caposaldo del progetto legislativo risiede nella concreta possibilità di stimolare numerosi soggiorni di breve durata in Italia da parte di moltissimi stranieri discendenti dal ceppo italico che contribuirebbero, con le loro presenze nell'arco di molti anni, al rilancio dell'economia nazionale. Presenze individuali a cui facilmente si potrebbero legare quelle dei familiari, generando un incremento dell'indotto per gli operatori economici nazionali in particolare negli ambiti alberghiero, dei trasporti e della ristorazione. Il quarto punto qualificante risiede nell'inserimento di ulteriori modifiche alla legge n. 91 del 1992 già presentate recentemente con disegni di legge nell'ottica di migliorare l'intero impianto legislativo in materia, in un quadro generale di razionalizzazione e coordinamento degli interventi di ammodernamento della disciplina. In particolare: atto Senato n. 687 del 22 maggio 2013, d'iniziativa dei senatori Giacobbe, Turano, Micheloni, Amati, Di Giorgi, Pagliari, Zin, Aiello, Carraro, Casson, Dalla Tor, Del Barba, Di Biagio, Fabbri, Favero, Marco Filippi, Finocchiaro, Fornaro, Gatti, Fausto Guilherme Longo, Manassero, Marcucci, Mauro Marino, Pagano, Parente e Razzi. Le questioni che questo disegno di legge affronta sono sostanzialmente tre: -- la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana, così come regolato dalla legge 5 febbraio 1992 n. 91; -- l'eliminazione delle remore procedurali che si frappongono al pieno riconoscimento della facoltà di trasmissione della cittadinanza da parte della donna che abbia perduto la cittadinanza italiana senza sua volontà per matrimonio contratto con straniero prima dell'entrata in vigore della Costituzione; -- la possibilità di riacquisto della cittadinanza attraverso l'espressione della propria volontà per lo straniero o l'apolide del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado siano stati cittadini di nascita. Atto Senato n. 994 del 6 agosto 2013, d'iniziativa del senatore Fausto Guilherme Longo. Il disegno di legge interviene in materia di riacquisto della cittadinanza da parte delle donne che l'hanno perduta a seguito del matrimonio con uno straniero e dei loro discendenti. Intervento normativo proposto a seguito della sentenza n. 4466 del 25 febbraio 2009 della Corte suprema di cassazione che ha riconosciuto lo status di cittadino italiano anche ai figli di donne che hanno perduto la cittadinanza a seguito di matrimonio con cittadini stranieri anche se contratto antecedentemente al 1º gennaio 1948. Si rimanda alle singole proposte legislative (atti Senato n. 687 e n. 994) la parte relativa alle ragioni ispiratrici delle stesse. I dati sugli stranieri di origine italiana residenti all'estero sono estremamente significativi in merito alla necessità di offrire nuove finestre di applicabilità alla disciplina oggetto del presente disegno di legge. All'estero, oltre ai 4 milioni di italiani che hanno la cittadinanza (quindi con passaporto e diritto di voto) sono stimati 80 milioni di oriundi secondo varie autorevoli fonti, come i rapporti della Fondazione Migrantes (25 milioni in Brasile, 20 in Argentina, 17,8 negli Stati Uniti e in Francia, 1,5 in Canada, 1,3 in Uruguay, 0,8 in Australia, 0,7 in Germania, 0,5 sia in Svizzera sia in Perù). Dati in linea con i flussi emigratori che, dall'Unità d'Italia ai primi decenni del secolo scorso, hanno visto oltre 30 milioni di italiani spostarsi stabilmente all'estero. I dati sono eloquenti e sufficienti a far comprendere come le rappresentanze consolari italiane, soprattutto nelle nazioni americane, non possono oggettivamente far fronte alle richieste. Pertanto, soprattutto negli ultimi due decenni, si sono verificate numerose forzature in Italia dove lo strumento della residenza è stato utilizzato in maniera impropria al solo fine di ottenere la cittadinanza, pur mantenendo il luogo abituale di vita nel Paese estero. E come già evidenziato tali forme di abuso della normativa sono diventate il crocevia per fenomeni criminosi e di irregolarità amministrative. L'idea fondamentale è quindi quella di fornire un nuovo strumento per le persone che hanno il pieno diritto di vedersi riconosciuto lo status civitatis italiano, che superi i gravi limiti imposti dall'attuale normativa, che riduca i fenomeni criminosi connessi alle attuali procedure e che infine possa contribuire al rilancio dell'economia nazionale incrementando le presenze turistiche in Italia favorendo ulteriormente il legame tra gli oriundi e le terre di origine. È importante sottolineare che, nel presente disegno di legge, il perfezionamento della procedura mira anche a portare all'iscrizione dei richiedenti presso l'Aire, l’anagrafe degli Italiani residenti all’estero, e permetterà di conferire pienezza a un diritto che gli oriundi italiani hanno già nella loro sfera personale solo dietro una loro precisa manifestazione di volontà.