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DE BERTOLDI (FdI) . Signor Presidente, gentile Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il tema della migrazione è sicuramente, come si è visto anche dagli interventi di coloro che mi hanno preceduto, un tema centrale per quanto riguarderà la posizione del nostro Paese al prossimo Consiglio europeo. Signor Presidente, a nome di Fratelli d'Italia, sono qui anche per esprimere, dall'opposizione, apprezzamento per l'atteggiamento che il Governo ha avuto su determinati aspetti del tema della migrazione. Abbiamo apprezzato la chiusura dei porti, l'aver avuto il coraggio di rispondere in modo diverso al buonismo che ha caratterizzato la politica degli ultimi anni della sinistra italiana. Abbiamo apprezzato questo, come abbiamo apprezzato il fatto che abbiate ammonito le navi delle ONG, di quei trafficanti di esseri umani che il buonismo delle sinistre ha favorito. (Applausi dal Gruppo FdI) . Abbiamo apprezzato su questo tema come voi del Governo abbiate ammonito le ONG che potreste sequestrar loro le navi e denunciare il loro equipaggio, cioè i trafficanti di esseri umani, che hanno trattato questi esseri umani come merce. Quindi abbiamo apprezzato queste cose. Abbiamo apprezzato l'intento che lei oggi ha dichiarato, signor Presidente del Consiglio, di attivare degli accordi con i Paesi del Nord Africa, con i Governi della Libia. Abbiamo apprezzato anche che si riparli di quote di ingresso di immigrati legali da far entrare nel Paese, di cui negli anni del Governo Renzi non si parlava più perché tanto entravano 200.000 clandestini all'anno. Signor Presidente del Consiglio, voglia però accettare questo invito ad avere maggior coraggio nel prossimo vertice del 28 e 29 giugno; maggior coraggio, perché l'Italia deve far valere il proprio status e il proprio diritto. Non possiamo e non vogliamo diventare il campo profughi dell'Europa. Qualcuno vicino al presidente Macron ha definito «vomitevole» la posizione del Governo italiano; io rispondo che vomitevole è la posizione dei francesi e di coloro che in questa fase si sono imposti per farci diventare un Paese che sia un hub , un punto di raccolta dei profughi. Fanno, cioè, i buoni, fanno del buonismo alle spalle dell'Italia. (Applausi dai Gruppi FdI e L-SP). Questa Italia non lo deve permettere; l'Italia che oggi ha un nuovo Governo deve dire no a queste posizioni e deve battersi perché si aprano nuove traiettorie per la nostra politica estera. Il concetto è che serve un presidio delle frontiere, serve subito un blocco navale. E non mi si dica da sinistra che non è possibile, perché nel 1997 fu Prodi ad attuarlo in Albania. L'Europa tutta unita, quindi, si attivi per un blocco navale, per un presidio delle frontiere. Ecco perché - concludo, Presidente - noi siamo a favore dei Paesi del Gruppo di Visegrád. Fratelli d'Italia è coerente con chi le proprie frontiere le ha difese sui Balcani, quindi non può accettare di vedersi redistribuire quei profughi che qualcun altro, collaborando con le ONG, aveva accolto. Questa è la ragione per la quale Fratelli d'Italia, con forza, chiede a questo Governo di allinearsi con chi difende le frontiere, cioè con Visegrád, con chi difende la nostra civiltà, la nostra religione, la nostra cultura e la nostra economia. (Applausi dai Gruppi FdI, L-SP e del senatore Pisani) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (PD) . Signor Presidente, il prossimo Consiglio europeo può rappresentare un momento importante di verifica politica per l'Europa e di chiarimento del ruolo che il nostro Paese intende svolgere nel processo d'integrazione europeo. Come ricordava la senatrice Bonino, le attuali tensioni, infatti, rischiano di minare persino il più flessibile degli scenari immaginati appena qualche tempo fa dalla Commissione europea nel suo Libro bianco sul futuro dell'Europa. Tensioni interne, cui si aggiungono sfide decisive nel panorama geopolitico internazionale in rapida evoluzione, e che riguardano il rischio stesso di isolamento politico dell'Unione europea, tra neoprotezionismi commerciali e neosovranismi politici. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 18,08) ( Segue GINETTI). Per questo noi riteniamo sia necessario accelerare sul terreno dell'integrazione, ma anche sul terreno dell'allargamento, in un'Europa che rischia di dividersi tra un nuovo Est e un nuovo Ovest, tra populismi e neonazionalismi dopo oltre sessant'anni di pace e di sviluppo. Siamo noi i primi a invocare un passo in avanti dell'Europa, di un' altra Europa, quella dei popoli, che recuperi il sogno di Ventotene, le ragioni ideali di quel progetto e che rimetta al centro le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini. Per recuperare un'autentica legittimazione democratica riteniamo pertanto necessario, accanto alla modifica della governance istituzionale, spingere l'acceleratore del pilastro sociale, di cui lei non ha fatto cenno, sottoscritto anche dall'Italia al vertice di Goteborg nel novembre scorso, e affrontare le tante storture e disuguaglianze generate dalla crisi che abbiamo appena lasciato alle spalle. E allora, accanto al tema dell'unione bancaria, del Fondo monetario europeo e di un ministro delle finanze per la zona euro, vorremmo che si chiedesse che i principi di tutela sociale divenissero obblighi di derivazione europea; che i diritti sociali vengano quindi integrati nella procedura stessa del semestre europeo, anche in relazione alla formulazione delle raccomandazioni specifiche per il Paese, per una crescita che sia effettivamente inclusiva e cioè capace di generare occupazione. Siamo d'accordo, anche prevedendo sussidi europei contro la disoccupazione e a sostegno del reinserimento lavorativo. Maggiore protezione e maggiore sicurezza di fronte a fenomeni che solo a livello europeo possono trovare la dimensione per una risposta efficace, verso la creazione di uno spazio unico interno di libertà, sicurezza e giustizia, ma a cui corrisponda necessariamente - e anche noi siamo d'accordo - un controllo più forte e maggiormente integrato della frontiera esterna europea, verso una comune difesa europea. È quello che noi abbiamo fatto con le operazioni coordinate dalla Guardia costiera europea per richiamare a responsabilità i diversi Paesi membri dell'Unione sul tema della gestione dei flussi migratori. È sulla conciliazione e non sulla contrapposizione di sicurezza e solidarietà che è necessario dare completa attuazione al Trattato di Lisbona verso una comune politica di immigrazione e di asilo, certo superando definitivamente il principio della competenza del Paese di primo ingresso di una Convenzione, quella di Dublino, sottoscritta dal Governo di centrodestra nel 2003 e che noi, già dal 2015, abbiamo chiesto di superare. La Convenzione di Dublino, infatti, combinata con gli effetti della vostra legge Bossi-Fini, costringe il nostro Paese a una condizione di difficoltà nella gestione dei flussi perché, di fatto, trasforma tutti i migranti in ingresso in richiedenti asilo, perché fermare le ONG non significa fermare le morti in mare.