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Disposizioni per la riqualificazione morfologica e la gestione ecosistemica degli alvei dei fiumi e dei torrenti, delle aree demaniali fluviali e dei corridoi ecologici, delle casse di laminazione e delle aree naturali di espansione, per la mitigazione del rischio di alluvione e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua. Onorevoli Senatori. – L'Italia, per le sue particolari caratteristiche geomorfologiche, è un Paese estremamente fragile ed esposto ai fenomeni alluvionali e di dissesto idrogeologico. Secondo il rapporto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) « Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio. Edizione 2018 », il 91 per cento dei comuni italiani (7.275) è a rischio per frane e/o alluvioni, 1,28 milioni di abitanti sono a rischio frane e oltre 6 milioni di abitanti a rischio alluvioni. Le stime riportate dal Consiglio nazionale delle ricerche indicano come dal 2010 al 2016 le sole inondazioni hanno provocato in Italia la morte di oltre 145 persone e l'evacuazione di oltre 40.000 persone. Alla condizione di fragilità strutturale del nostro territorio si sommano gli effetti crescenti dei cambiamenti climatici. L'ultimo decennio, infatti, è stato caratterizzato da un progressivo aumento dei fenomeni alluvionali e di dissesto idrogeologico nel nostro Paese. Secondo lo « Special report on global warming of 1.5°C », redatto dall’ Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC delle Nazioni Unite, pubblicato ad ottobre 2018, nei prossimi decenni i fenomeni meteorologici estremi provocati dai cambiamenti climatici saranno sempre più frequenti e violenti, acuendo in maniera significativa le dinamiche in atto. A completare il quadro di elevato rischio si aggiunge una preoccupante carenza pianificatoria, con una frequente inadeguatezza degli interventi di manutenzione ordinaria, con un uso predatorio del suolo e delle risorse naturali ad esso connesso, con la scarsa percezione della dimensione dei pericoli e la scarsa conoscenza dei fenomeni naturali. La cattiva o mancata gestione dei corsi d'acqua comporta un pesante onere anche per le casse dello Stato. Sappiamo che 1 euro speso in prevenzione consente di risparmiare fino a 100 euro in riparazione dei danni in via emergenziale. Ma siamo tra i primi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi alluvionali e di dissesto: dal 1945 l'Italia paga in media circa 3.5 miliardi di euro all'anno. Per questi motivi il paradigma di gestione basato su interventi straordinari ed emergenziali, spesso basati su opere infrastrutturali invasive e peggiorative dello stato dei corsi d'acqua, non è più sostenibile. La strategia storicamente adottata, infatti, non solo in Italia, ha visto proprio nell'uso delle opere idrauliche – quali argini, difese spondali e opere trasversali – e nell'artificializzazione degli alvei, la principale risposta ai problemi idraulici e morfologici e alla necessità di garantire lo sviluppo delle attività umane. Tale strategia non è riuscita a fornire una soluzione sufficientemente efficace alle problematiche e alle aspettative dei territori, anzi, come spesso è accaduto, ha finito per aggravare le condizioni di rischio. In diversi Paesi europei si è quindi cominciato a riconoscere i limiti di un approccio alla gestione puramente « infrastrutturale » del rischio e hanno preso piede le prime esperienze fondate sull'idea che sia necessario riqualificare a livello morfologico ed ecologico i corsi d'acqua per gestire tali problemi, in particolare cercando di « restituire spazio al fiume » e, ove e quanto compatibile con il contesto territoriale, di assecondarne le dinamiche morfologiche, lasciando la possibilità ai corsi d'acqua di esondare o erodere dove questo possa avvenire senza minacciare vite umane o beni d'interesse rilevante. Il presente disegno di legge intende pertanto mettere a punto una nuova strategia di difesa del territorio che si indirizzi verso un approccio alla gestione dei corsi d'acqua più in sintonia con i loro processi naturali, puntando a una sinergia tra obiettivi di riqualificazione dell'ecosistema fluviale e di mitigazione del rischio da esondazione e da dinamica morfologica. Un tale approccio è d'altra parte chiaramente indicato dalla stessa Unione europea, che richiede di realizzare un'implementazione congiunta delle direttive comunitarie « Acque » (2000/60/CE) e « Alluvioni » (2007/60/CE), attraverso una gestione integrata dei corsi d'acqua, aggiungendo al contempo gli obiettivi di sicurezza idraulica e di qualità ecologica dei corpi idrici. A tale scopo, per disciplinare gli interventi diretti a migliorare la funzionalità dell'alveo fluviale, compreso l'alveo di piena, e la creazione e il rispetto delle fasce di pertinenza fluviale, adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo, il disegno di legge, all'articolo 2, individua le procedure e i metodi indicati dal « Sistema di valutazione idromorfologica, analisi e monitoraggio dei corsi d'acqua », denominato IDRAIM, elaborato dall'ISPRA, come riferimenti ottimali a cui fare riferimento per la progettazione degli interventi. L'approccio metodologico di IDRAIM mira, tra i diversi obiettivi, ad escludere il replicarsi dei copiosi prelievi di sedimenti dai fiumi avvenuti tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80 del secolo scorso, che hanno provocato alterazioni spesso irreversibili degli assetti fluviali comportando instabilità e crollo delle sponde, disequilibri ecosistemici e minore mitigazione degli eventi di piena. L'articolo 117, comma 2- quater , del decreto legislativo n. 152 del 2006 prevede che ciascuna autorità di distretto si doti di un « programma di gestione dei sedimenti a livello di bacino idrografico, quale strumento conoscitivo, gestionale e di programmazione di interventi relativo all'assetto morfologico dei corridoi fluviali », al quale qualsiasi intervento sui corsi d'acqua deve essere conforme. Tale programma si configura come necessario al perseguimento degli obiettivi che il presente disegno di legge si propone. Pertanto, all'articolo 2, il disegno di legge accelera la predisposizione dei piani di gestione dei sedimenti di bacino, attraverso la creazione e il finanziamento di task force presso le autorità di distretto e il coordinamento tecnico-scientifico del gruppo di ricerca IDRAIM coordinato da ISPRA. Il disegno di legge, all'articolo 3, al fine di velocizzare le procedure di autorizzazione, reca misure di snellimento e decentramento dei processi amministrativi pur individuando nella considerazione dell'intero bacino idrografico di riferimento la chiave per una corretta gestione dei fenomeni. Conseguentemente, come prescritto nei piani di gestione distrettuale, le competenze amministrative di ultima istanza devono necessariamente fare riferimento al vaglio ministeriale.. 1 (Finalità)