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Ma se vediamo i ricavi oggi sono pari a 3,9 miliardi. Le manutenzioni erano previste per 235 milioni e nel 2018 sono state di 270 milioni; più del doppio dei ricavi, ma le manutenzioni sono rimaste uguali. Il costo del lavoro è passato da 350 milioni a 270 milioni: questo prevedeva la concessione. Chi è l'unico depositario che può prendere in mano una concessione così forte, che genera così tanti utili, e redistribuirli nell'ottica di cui parlavo prima, quella di Pertini o di Rosselli? Lo ricordo a tutti i componenti della maggioranza, perché in fin dei conti queste cose ci possono unire: l'ottica è quella di fare in modo che il guadagno generato sia redistribuito, perché dobbiamo combattere le disuguaglianze. Con questo decreto siamo intervenuti su tantissime cose, ovviamente non sto a raccontarle, ma siamo intervenuti su questo: è l'inizio di una prospettiva, che non significa statalizzare tutto, ma ridare il potere in mano a chi lo deve avere. (Applausi) . E gli unici che devono avere il potere sono sempre i cittadini, mai le società private. Hanno fatto i loro sporchi comodi per tanti anni e ora non lo possono fare più. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in replica, valutato l'orario, le circostanze e la glicemia, la Presidenza decide di sospendere i lavori fino alle ore 15, per poi riprendere con le comunicazioni del presidente Conte in vista del Consiglio europeo. La discussione del decreto-legge all'ordine del giorno riprenderà dopo la votazione delle relative risoluzioni. (La seduta, sospesa alle ore 13,59, è ripresa alle ore 15,03) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI Sui lavori del Senato PRESIDENTE . Comunico che, come concordato fra i Gruppi, le convocazioni delle Commissioni permanenti per il rinnovo di cui all'articolo 21, comma 7 del Regolamento, già previste alle ore 19 e alle ore 21, sono rinviate ad altra data. Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio 2020 e conseguente discussione PRESIDENTE . L'ordine del giorno reca... (Applausi) . Scusate... (Commenti. Applausi) . Mi sembra... (Applausi). Per cortesia, dovrebbe parlare il Presidente del Consiglio. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio 2020 e conseguente discussione». Ha facoltà di parlare il presidente del Consiglio dei ministri, professor Conte. CONTE, presidente del Consiglio dei ministri . Signor Presidente del Senato, gentili senatrici e gentili senatori, venerdì 17 e sabato 18 luglio parteciperò al Consiglio europeo straordinario che, per la prima volta dal febbraio scorso, si terrà nuovamente a Bruxelles. Il Consiglio torna dunque a svolgersi in presenza, recuperando quella normalità che il Covid-19 ha stravolto, insieme anche al vivere quotidiano dell'Europa e del mondo intero. Questo Consiglio europeo straordinario scaturisce, in una prospettiva fortemente politica, dalle proposte della Commissione europea del 27 maggio. Lo ricordo: si prevede un fondo per la ripresa, next generation EU, di 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi di sovvenzioni e 250 miliardi di prestiti, oltre che, ovviamente, la definizione del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e anche, lo devo ricordare doverosamente, la proposta franco-tedesca - che risale al 18 maggio - che è stata un passaggio preliminare molto importante perché ha comunque delineato un poderoso piano europeo di ripresa. Sia le proposte della Commissione europea, sia la proposta franco-tedesca sono coerenti con quanto l'Italia sin dall'inizio della crisi ha affermato con la massima determinazione in sede comunitaria. Mai come in questa occasione dobbiamo riconoscere che le istituzioni dell'Unione europea si sono mostrate sensibili agli strumenti con i quali il mio Governo, già nelle fasi iniziali della pandemia, ha cercato di leggere e di interpretare la natura e la portata della sfida che avevamo e abbiamo ancora di fronte. Mai come oggi possiamo affermare che l'Italia ha contribuito in maniera decisiva a orientare la prospettiva nella quale collocare le risposte che l'Europa è chiamata ad offrire per essere all'altezza della sua storia, della sua civiltà, del suo destino. Ricordo, in particolare, la lettera che abbiamo scritto, insieme ad altri otto Paesi membri, già dal marzo scorso per sollecitare strumenti finanziari innovativi in un quadro di debito comune europeo. D'altra parte, la crisi Covid-19 è senza precedenti e richiede azioni e misure straordinarie. La crisi determinata dalla pandemia è una crisi simmetrica a cui si deve rispondere anche, se necessario, con soluzioni asimmetriche, in un'ottica responsabile e matura di solidarietà e di redistribuzione. Non solo un'Unione tra Stati membri, ma ancor più unità tra Stati membri. Il Consiglio europeo deve mostrarsi all'altezza di questa coraggiosa visione. Non può mancare questo obiettivo di portata epocale: rilanciare l'economia europea per disegnare il futuro del nostro continente per i prossimi decenni. Solo uniti riusciremo a rendere l'Europa di nuovo forte, di nuovo protagonista, competitiva nel mondo. Risposte nazionali sarebbero anacronistiche e inefficaci. La crisi da Covid-19 dimostra che ai cittadini dobbiamo offrire soluzioni, dobbiamo offrire rimedi, non nuove paure o l'illusione di un anacronistico ritorno ad un piccolo mondo antico, dominato da egoismo e chiusure identitarie, un mondo tutt'altro che sicuro, tutt'altro che protetto, anzi, molto più esposto al rischio di un inesorabile declino. Certamente dobbiamo essere consapevoli che visioni veramente economicistiche e rigoriste ci darebbero solo l'illusione del concreto, per usare le parole di Carlo Morandi, uno storico molto sensibile alle prospettive avanzate dall'integrazione europea. La posta in gioco non è solo il funzionamento del mercato unico, la tenuta delle economie europee, ormai sempre più interdipendenti, la difesa delle catene di valore europee, la convergenza economica e sociale. Sono in gioco anche i pilastri sui quali è stata costruita l'Unione europea, sui quali si è sviluppato, grazie all'intuizione e alla visione dei grandi europeisti del Secondo dopoguerra, nel processo di integrazione che ha contribuito ad assicurare un lungo periodo di pace e di crescita economica, un periodo mai conosciuto dalle precedenti generazioni. I pilastri sui quali è stata costruita l'identità dell'edificio europeo sono oggi messi a rischio dalla crisi da Covid-19, che ha colpito il Continente dopo due gravi crisi finanziarie, acuendo ancor di più gli squilibri e le divergenze economiche tra gli Stati membri. Se non vogliamo essere travolti, dobbiamo agire con coraggio, porre in essere misure straordinarie. Non abbiamo alternative. Le proposte avanzate dalla Commissione presieduta da Ursula von der Leyen muovono in questa direzione;