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Allo stesso modo gli articoli 11 e 12 disciplinano gli obblighi di informazione e formazione dei lavoratori, dei dirigenti e dei preposti, in modo semplice ma al contempo coerente sia con le previsioni europee di riferimento che con gli orientamenti giurisprudenziali in materia. Il successivo articolo 13 ribadisce la «centralità» della consultazione e partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti con riferimento alla gestione di tutte le questioni che riguardano la salute e sicurezza durante il lavoro. I lavoratori e i loro rappresentanti non possono subire pregiudizio a causa delle attività di consultazione e partecipazione previste dai primi tre commi dell'articolo, mentre il datore di lavoro è tenuto a concedere ai rappresentanti dei lavoratori un sufficiente esonero dal lavoro senza perdita di retribuzione e a mettere a disposizione i mezzi necessari per l'esercizio dei loro diritti e funzioni, secondo modalità disciplinate dalla contrattazione collettiva. L’importanza di un gestione partecipata della salute e sicurezza sul lavoro in azienda viene in particolare ribadita dai commi 7 e 8 che definiscono, attraverso una norma promozionale non sanzionata, la riunione periodica quale sede per la discussione tra i soggetti del sistema di prevenzione aziendale del livello di attuazione delle misure di prevenzione e protezione in azienda e di condivisione della programmazione delle attività di miglioramento nel tempo dei livelli di tutela. In tale contesto si procede a una valutazione complessiva dell’azienda avendo riguardo a quanto fatto e da fare e tale valutazione costitusce punto di caduta della strategia aziendale in materia di salute e sicurezza ed elemento essenziale ai fini della certificazione. Gli articoli 14 e 15 recano l'indicazione degli obblighi, rispettivamente, a carico di lavoratori e preposti. L'articolo 16 disciplina i casi di sorveglianza sanitaria, anche per mezzo del rinvio all'allegato al disegno di legge il quale contiene una serie di indicazioni operative, non obbligatorie, ma che costituiscono utile parametro di riferimento per il medico del lavoro e sono tratte dagli anni di esperienza maturati successivamente all'entrata in vigore del «testo unico» di salute e sicurezza sul lavoro. Il comma 2, a valenza programmatica ma altamente significativo, evidenzia l’opportunità che l’azienda dia mandato al medico del lavoro di procedere a svolgere attività di promozione della salute del lavoratore anche avuto riguardo alla vita quotidiana e ai corretti stili di vita, sulla base, cioè, di ad una visione «olistica» delle misure di tutela della persona. È formalizzato, all'articolo 17 del disegno di legge, il principio di libertà nella scelta del supporto da utilizzare per la tenuta del documento di valutazione dei rischi e di qualunque altro documento rilevante in materia di salute e sicurezza sul lavoro. L'articolo delinea anche, riprendendo i requisiti già descritti all'articolo 30 del «testo unico», le caratteristiche che il modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza sul lavoro deve avere per poter essere idoneo ad avere «efficacia esimente» rispetto alla responsabilità amministrativa dell'ente di cui al decreto legislativo n. 231 del 2001. Il comma 7 dell'articolo 17 prevede che entro e non oltre il 31 dicembre dell'anno in corso venga emanato il decreto che disciplina la costituzione e il funzionamento del Sistema informativo nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro, strumento fondamentale di conoscenza delle dinamiche infortunistiche e delle problematiche di prevenzione e protezione e che, pertanto, occorre rendere al più presto operativo, sia al fine di una più efficace programmazione delle attività pubbliche di prevenzione che per avere uno strumento informatico moderno utile a aiutare le aziende nella gestione degli adempimenti di comunicazione e notifica nei riguardi dei soggetti pubblici. Tale strumento è diretto, nella logica del disegno di legge, altresì a permettere ai soggetti esperti che operano «a supporto» delle imprese, di accedere ai flussi informativi per rendere più efficace la propria attività di consulenza e sostegno. L'articolo 18 introduce un principio -- peraltro espresso nei medesimi termini nei riguardi di tutte le direttive europee dalla legge 12 novembre 2011, n. 183 -- per il quale il futuro recepimento da parte dell'Italia di direttive europee in materia di salute e sicurezza sul lavoro dovrà avvenire nel rispetto dei soli livelli inderogabili di tutela previsti dalle direttive stesse. Inoltre al fine di operare una ricognizione delle procedure «sovrabbondanti» (purtroppo oggi sin troppo numerose) vigenti in Italia, viene prevista la identificazione, con decreto ministeriale, di quali siano i livelli di regolazione da eliminare, in quanto non obbligatori rispetto allo scopo delle direttive comunitarie in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il successivo articolo 19 descrive e regolamenta la composizione (comma 1), la durata in carica dei membri (comma 2) e i compiti (comma 3), di particolare ampiezza ed importanza, della Commissione nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro, collegio affine all'attuale Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e caratterizzato dalla presenza sia dei soggetti pubblici, statali e regionali, competenti in materia che delle parti sociali. A questa Commissione viene attribuito, tra gli altri, il compito di «validare» le norme «cedevoli» che il disegno di legge considera parametro per il corretto adempimento degli obblighi di legge, vale a dire le «buone prassi» e le «linee guida». L'articolo 20 identifica il regime «transitorio» di riferimento, prevedendo l'abrogazione del decreto legislativo n. 81 del 2008. Il decreto legislativo resterà in vigore -- per un periodo di tre anni -- unicamente come parametro «alternativo» rispetto a quelli che nel futuro saranno gli unici di riferimento («linee guida», «buone prassi» e «norme tecniche») per il rispetto dei livelli legali di tutela. Da un lato, è prevista l'abrogazione immediata del titolo I del decreto legislativo n. 81 del 2008, recante le disposizioni di carattere generale in materia di salute e sicurezza, dall'altro viene «differita» l'abrogazione dei titoli successivo al titolo I, al fine di consentire una migliore ponderazione di tali eliminazioni, in quanto riferite a normativa «tecnica» di particolare complessità, attuativa di direttive europee. Per questa ragione, il provvedimento identifica i criteri di delega per un intervento normativo di tipo legislativo, in modo da procedere anche alla rivisitazione dell'apparato sanzionatorio di riferimento (operazione che non sarebbe stata possibile agendo per mezzo di semplici decreti o mediante regolamenti). L'articolo 21 è dedicato all'apparato sanzionatorio (riferendosi ai soli precetti del titolo I del decreto legislativo n. 81 del 2008, oggetto di immediata abrogazione) che viene razionalizzato rispetto al quadro legale vigente. Le disposizioni sono applicabili in caso di violazione degli obblighi da parte di datori di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori e medico del lavoro. L'articolo 22 valorizza il potere degli ispettori che effettuano attività di vigilanza di impartire disposizioni esecutive ai fini dell'applicazione delle previsioni del presente disegno di legge. È altresì previsto che l'avvenuto adempimento delle disposizioni impartite, nei limiti del loro oggetto, comporti la presunzione legale dell'osservanza degli obblighi previsti dal presente disegno di legge.