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quali azioni intenda promuovere per sanare, con urgenza, le problematiche esposte; se non ritenga urgente e doveroso un intervento nei confronti dell'attuale direzione dell'USR delle Marche, stante la dimostrata mancanza di provvedimenti adeguati. Atto n. 3-01860 STABILE RIZZOTTI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: il nostro Paese sta attraversando in questi mesi una grave emergenza che sta mettendo a dura prova l'intero sistema sanitario-assistenziale e sta compromettendo seriamente l'assetto sociale ed economico nazionale, con conseguenze devastanti per effetto anche della forte recessione globale che si profila per il futuro; al di là degli interventi straordinari di contenimento del fenomeno epidemiologico, di prevenzione e di controllo sul territorio, nonché delle misure di sostegno economico che si stanno mettendo in campo in questi mesi (a giudizio degli interroganti in maniera convulsa, disorganica e, per molti aspetti, discordante oltre che con effetti inadeguati, insufficienti e contraddittori), è del tutto evidente che numerose sono le omissioni, le sottovalutazioni, le incertezze e le contraddizioni che hanno accompagnato questi mesi, soprattutto nella fase iniziale quando, invece, una risposta tempestiva e competente sarebbe stata necessaria e avrebbe contribuito ad arginare il rischio sanitario; già in data 5 gennaio 2020 il Ministero della salute ha emanato un'apposita circolare (avente ad oggetto, testualmente: "Polmonite da eziologia sconosciuta - Cina nuovo coronavirus - Cina"), in cui veniva esplicitato il rischio di una possibile epidemia connessa a casi di polmonite di eziologia sconosciuta nella città di Wuhan, in provincia di Hubei, in Cina, allertando su possibili connessioni polmoniti virali e il Paese asiatico; in data 12 gennaio il medesimo Ministero ha emanato una nuova circolare (avente ad oggetto, testualmente: "Nuovo coronavirus - Cina"), in cui sottolineava ancora la connessione tra virus ed epidemia; in data 31 gennaio il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, senza però l'indicazione di un apposito piano operativo e lasciando quindi, di fatto, tutte le amministrazioni competenti e le strutture pubbliche e private nella difficoltà di attivare procedure e protocolli di prevenzione, sorveglianza e gestione appropriati; il Governo disponeva di un piano nazionale per la prevenzione (2014-2018) e soprattutto di un piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (pubblicato nel 2007 e aggiornato nel 2016), dai quali emerge chiaramente la consapevolezza che da anni (ovvero dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono divenuti endemici nei volatili in estremo oriente, ed il virus ha causato infezioni gravi anche negli uomini) il rischio di una pandemia è diventato più concreto e persistente; tali piani non sono stati tempestivamente attivati, nonostante già nel corso dei mesi di dicembre 2019 e gennaio 2020 fossero stati registrati focolai di polmonite atipica virale in numerose aree della Lombardia, del Veneto e dell'Emilia-Romagna (addirittura uno studio dell'università di Milano ha collocato nel periodo tra ottobre e novembre l'esordio dell'epidemia in Italia); a ciò si aggiunge che, come emerso da recenti notizie di stampa, già a gennaio il Ministero disponeva di un apposito "piano nazionale di emergenza" per contrastare il coronavirus che sarebbe stato secretato in quanto contenente "tre scenari per l'Italia, uno dei quali troppo drammatico per essere divulgato senza scatenare il panico tra i cittadini"; inoltre, dai verbali del comitato tecnico scientifico si sono decisi il fermo del comparto produttivo, la chiusura di esercizi commerciali e molto altro, decretando il licenziamento e il fallimento di migliaia di persone e imprese, ma fin dall'inizio delle conferenze stampa serali, il capo del Dipartimento della protezione civile Angelo Borrelli aveva specificato che i documenti e i verbali delle riunioni del comitato dovevano rimanere segreti poiché contenenti dati sensibili; questi documenti secretati, che contenevano numeri, dati e informazioni sulle quali il Governo Conte ha basato le proprie decisioni durante i mesi di lockdown e redatto i diversi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, sono stati oggetto di sentenza emessa dal Tar del Lazio lo scorso 22 luglio. A fare ricorso al Tar del Lazio, dopo essersi visti negare l'accesso ai documenti da parte del Dipartimento della protezione civile, sono stati gli avvocati Vincenzo Palumbo, Rocco Mauro Todero e Andrea Pruiti Ciarello, consigliere di amministrazione della fondazione Einaudi. Per il Tar il segreto di Stato su questi documenti non è legittimo; il Governo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar e il Consiglio di Stato ha sospeso l'accesso ai verbali del comitato tecnico scientifico ritenendo la questione della loro pubblicazione meritevole di un approfondimento giuridico, e riservandosi di decidere definitivamente il 10 settembre, si chiede di sapere: quali elementi si ritenga di dover fornire in merito alle criticità evidenziate, soprattutto con riferimento ai ritardi e alle omissioni del Governo, che pur disponeva dall'inizio del mese di gennaio di elementi e dati certi e ufficiali; per quali motivazioni il Governo non abbia ritenuto di avvalersi tempestivamente dei piani nazionali citati, peraltro attivati dopo solo in modo parziale e, in ogni caso, se non si ritenga opportuno informare il Parlamento sul contenuto del presunto piano secretato e sulle effettive motivazioni che avrebbero spinto il Governo a non informare al riguardo, correttamente e con completezza fin dall'inizio, tutte le autorità e gli enti competenti; quali siano le motivazioni che hanno spinto il Governo a ricorrere al Consiglio di Stato per non rendere accessibili al pubblico i verbali del comitato tecnico scientifico che hanno influito molto nella vita dei cittadini italiani in questi mesi. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-03935 PEROSINO Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: l'università degli studi "Guglielmo Marconi", fondata con il supporto della fondazione "Tertium" e del consorzio interuniversitario "FOR.COM", possiede un notevole patrimonio immobiliare, costituito negli anni con diversi investimenti a Roma, in Toscana e persino negli Stati Uniti, del tutto spropositato rispetto ai suoi fini didattici; la fondazione Tertium non appare più tra i sostenitori dell'università Marconi, la quale risulta oggi sostenuta dalla fondazione "Marsilio Ficino"; sono in atto alcune indagini della Procura di Roma e della Procura di Firenze sulle attività di alcune università telematiche di Roma, che sembrano far emergere un costume diffuso nella gestione delle risorse e nella commistione tra proprietà degli atenei e delle fondazioni che le sostengono, con investimenti immobiliari che non rispondono ai fini didattici;