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4/10 è sempre maggiore di 1/72, come anche 1/72 è minore di 1/25 (soltanto con 24 seggi invece di 72, ora 73, una lista che superi il 4 per cento potrebbe non avere un quoziente intero). L'interpretazione così ricavata è l'unica non in contraddizione con il carattere proporzionale dell'elezione del Parlamento europeo, come enunciato dalle richiamate decisioni del Consiglio Europeo del 1976 e del 2002 (articoli 2 e 7, quest'ultimo ora 8 nella versione consolidata, allegato 3). Inoltre, a causa del mancato coordinamento della legge n. 10 del 2009 con l'articolo 16 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, vengono escluse da rimborso delle spese elettorali le formazioni che non hanno superato la soglia del 4 per cento. Ciò in difformità rispetto alle disposizioni per l'elezione della Camera dei deputati, ove soglia per l'elezione e soglia per il rimborso elettorale non coincidono, come non coincidono in nessun Paese che prevede una soglia di accesso e un rimborso delle spese delle campagne elettorali. La regolamentazione italiana della soglia -- che si propone di sopprimere -- presenta il serio pericolo di una discriminazione, che non potrebbe non essere rilevata nel contenzioso internazionale e costituzionale in via di attivazione. In effetti i costi di propaganda sono sopportati sia dalle liste che hanno successo, che da quelle che non hanno successo, per questo per la Camera dei deputati è fissata una percentuale dell’1 per cento molto inferiore alla soglia di accesso del 4 per cento. La disparità di trattamento non è giustificata, tanto più che il rimborso non è commisurato ai voti effettivi conseguiti dalle liste concorrenti, ma è calcolato sulla base degli elettori iscritti, con l'effetto paradossale che gli oltre 4 milioni di elettori di liste sotto soglia, compresi i loro candidati contribuiscono a finanziare le liste concorrenti, che risultano avvantaggiate per il prossimo rinnovo. Tale effetto vìola i princìpi in materia elettorale per il Parlamento europeo fissati dalla sentenza CGUE del 23 aprile 1986 in causa 294/83, e contrasta quindi con il diritto europeo, di cui le sentenze sono parte integrante, nonché con l'articolo 117, primo comma della Costituzione. La coincidenza tra soglia di accesso e soglia per il rimborso viola, inoltre, gli articoli 3 e 51 della Costituzione. Tale disposizione è da leggere anche in relazione al diritto di associarsi liberamente in partiti politici di cui all'articolo 49 della Costituzione, che impone parità di condizioni nella possibilità di concorrere alle elezioni, non certo di essere eletti. Dagli articoli 14 e 14- bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, si desume l'equivalenza tra partiti, o gruppi politici organizzati, e le liste concorrenti alle elezioni. Un partito politico in quanto tale, cioè una libera associazione di cittadini, ha diritto di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Nel nostro ordinamento la forma più rilevante è quella di partecipare alle competizioni elettorali: ne consegue che le limitazioni alla partecipazione di partiti politici non devono essere irragionevoli e/o arbitrarie. Le norme sul rimborso delle spese elettorali hanno questa funzione, dopo che è stato escluso un finanziamento diretto ai partiti in quanto tali. La questione può, quindi, esser oggetto sia di questione pregiudiziale alla Corte di giustizia, che di rinvio alla Corte costituzionale. In quest'ultimo caso, anche per violazione dell'articolo 3 della Costituzione, in quanto alle minoranze politiche è riservato un trattamento deteriore rispetto alle minoranze linguistiche, che hanno una garanzia di elezione con un numero di voti notevolmente inferiore a quello di liste escluse sotto soglia e, ai sensi dell'articolo 12 della legge 24 gennaio 1978, n. 18, una garanzia di elezione con una percentuale di voti lontanissima al 4 per cento nazionale e calcolata su base circoscrizionale. Le diseguaglianze di voto -- a livello dell'intera Unione europea -- sono ancora più sconvolgenti. «Non è una sottigliezza, è la denunzia, a tacer d'altro, del carattere decrescente della proporzionalità nella composizione numerica del Parlamento europeo, per il che quanto minore è la popolazione di uno degli stati membri, tanto maggiore è il peso del voto dei suoi cittadini, anche fino a dodici volte più di quello degli elettori dello stato più popoloso» (da «L'Unione europea non è una democrazia legittimata» del prof. Gianni Ferrara). Una tale drastica opinione era stata espressa prima di conoscere i risultati delle elezioni 2009, quando, per le sue modalità di introduzione e di calcolo la soglia di accesso del 4 per cento ha comportato una concreta lesione del principio di proporzionalità. È vero che una soglia di accesso fino al 5 per cento è consentita dall'articolo 2- bis (ora 3 della versione consolidata, allegato 3) della citata decisione 76/787, introdotto dalla decisione 2002/772/CE, tuttavia una decisione è fonte normativa di rango inferiore ai trattati e, in particolare, si impone di verificarla alla luce dei trattati che siano entrati in vigore successivamente, nel caso di specie il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1º dicembre del 2009, nonché la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che è stata equiparata ai trattati solo con il Trattato di Lisbona, che così, integra la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario europeo (articolo 6 paragrafo 1, comma 1 del trattato sull’Unione europea). Ai sensi dell'articolo 223, comma 2, le norme approvate «entrano in vigore previa approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali». Nel caso concreto la previsione di una soglia nazionale di accesso con deroghe esclusivamente a favore di sole 3 minoranze nazionali, rispetto alle 12 riconosciute dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482, e senza modificare l'articolo 16 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, non è conforme ai principi costituzionali enunciati dagli articoli 3 e 51 della Costituzione e ai principi di diritto comunitario di cui alla sentenza 23 aprile 1986 in causa 294/83. Il modo degressivamente proporzionale con cui sono assegnati i seggi agli Stati, se combinato con una soglia di accesso che può raggiungere il 5 per cento calcolato sui suffragi espressi, comporta un'intollerabile distorsione della rappresentanza dei cittadini dell’Unione europea in relazione allo Stato di residenza, quindi in contrasto con la libertà di circolazione ed è irrilevante, a riguardo, che siano equiparati ai cittadini dello Stato di residenza. Una soglia del 5 per cento corrisponde, facendo riferimento alle elezioni 2009, a 12.071 elettori a Malta, a 19.850 elettori in Estonia e a 24.402 elettori in Slovenia.