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in quel caso son serviti tre anni, qui noi abbiamo gridato per tre anni e finalmente oggi si stabilisce un punto, una verità fattuale riportata nelle carte racconta una storia. Allora, nella sua audizione il direttore dell'Auri, del sub ambito nn. 3 e 4, non ha avuto paura e vergogna a dichiarare: «Si parla molto spesso di gestore unico anche in Umbria, poi le esperienze ci dimostrano che, invece, i gestori aumentano. Di fatto, vengono bandite gare con una società veicolo che consorzia tutte quelle esistenti. Se prima c'erano tre o quattro gestori, fatta la gara, i gestori diventano uno in più, cioè la società consortile che ha raggruppato tutti. Questo, vi assicuro, crea diseconomie, crea grandi problemi sulla gestione perché l'interlocutore non è mai uno, ma diventano sempre tutti quelli che...». E poi prosegue « Si bandisce una gara, si raccolgono tutti i gestori presenti sul territorio, li si mette in capo a una nuova società, quindi si aggiunge addirittura un costo gestionale in più, e di fatto ognuno resta a gestire dove stava. Non è una gara, o perlomeno è una gara fasulla, e ognuno resta dove stava. La concorrenza, in questo modo, se ne va a farsi benedire». Io chiesi espressamente... PRESIDENTE . Le chiedo scusa, senatore Briziarelli. Non intendo assolutamente interromperla. Ovviamente solo lei lo può sapere rispetto alla Presidenza: si tratta di stenografici pubblici? BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Assolutamente sì. PRESIDENTE. Prego, continui il suo intervento. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . La ringrazio, Presidente. È stata una mia mancanza non specificare che tutto quello che dirò riguarda la parte pubblica dell'inchiesta. PRESIDENTE. Nessun problema, grazie. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . In una delle domande che rivolsi al dottore chiesi se per la descrizione fatta e la definizione data, si poteva asserire che la gara che ha visto partecipare esclusivamente GEST, che raccoglie appunto TSA, Gesenu, SIA, Ecocave, e che ha ristornato di fatto il servizio tecnicamente alle stesse società negli stessi ambiti territoriali che gestivano, per definizione sua poteva essere considerata una gara fasulla. Ebbene, la risposta è stata: fasulla era un termine non dico confidenziale, ma non tecnico. Però la norma lo consente, se la norma cambiasse e dicesse che si può fare diversamente... Quindi di fatto è stato un sì. Non si trattava quindi di piccoli soggetti qualunque, ma di un sistema consolidato, tanto da far dire al sostituto procuratore Valentina Manuali in audizione intanto che, innanzitutto: «In base alla mia esperienza, il fenomeno in Umbria di queste attività organizzate finalizzate all'illecito trattamento dei rifiuti è abbastanza importante e rilevante. In passato non si era data particolare attenzione al fenomeno, ma negli ultimi anni, dal 2015, da quando sono componente della direzione distrettuale antimafia, ho verificato che c'è stato un maggiore impulso anche da parte delle forze di polizia, quindi situazioni che in passato non erano state compiutamente attenzionate da parte dell'autorità giudiziaria sono emerse». Ricordo che il procuratore De Ficchy disse che non mancano i reati ma le notizie di reato. Questo è quindi il quadro. Per necessità di tempi citerò solo alcuni dei casi più emblematici: nella stessa audizione, il sostituto procuratore diceva che è emerso come, sempre nell'impianto di Pietra Melina, 380.000 tonnellate nell'arco di cinque anni sono state fittiziamente sottoposte a recupero, ma in realtà venivano smaltite direttamente in discarica simulando trattamenti di biostabilizzazione e compostaggio che non venivano effettuati. Questo comportava un'elevata produzione di percolato e di concentrato a sua volta smaltito illegalmente, determinando anche la formazione di sacche di percolato nella discarica, con conseguente danno ambientale. È addirittura emerso (ma questo fino al 2013) che parti degli scarti di percolato venivano immesse direttamente nel torrente Mussino tramite l'apertura di una saracinesca. L'azienda aveva cioè realizzato una saracinesca atta a questa funzione; non si trattava di qualche dipendente infedele o di un'aziendina piccolina, ma di un sistema vero e proprio su uno degli impianti di trattamento più grandi e questo è stato riferito dai dipendenti. Il sostituto procuratore continua dicendo che in questo quadro: «Sono stati esaminati tutti i contratti, è stata esaminata una mole ingente di fatture e si è arrivati appunto alla constatazione di reati tributari, alla contestazione della truffa e anche della frode per pubbliche forniture. In che cosa si sostanzia la frode in pubbliche forniture? Queste aziende» non una, ma una rete di aziende «che dovevano trattare i rifiuti in una determinata maniera e quindi avevano sottoscritto dei contratti d'appalto, in realtà trattavano i rifiuti in maniera assolutamente diversa. Venivano pagate tariffe assolutamente ingiustificate e molto più alte rispetto a quelle che avrebbero dovuto essere richieste per questo trattamento assolutamente inadeguato dei rifiuti. In sostanza le tariffe pagate erano per la biostabilizzazione, quindi per un trattamento molto più articolato dei rifiuti e non per il conferimento in discarica che è emerso. In effetti il fenomeno abbastanza rilevante». Parliamo di decine di milioni di euro pagati dai cittadini e gli stessi Comuni ne sono stati vittime. Certo, poi andrebbe detto che i Comuni affidavano la sottoscrizione e il controllo delle schede Orso (Osservatorio rifiuti sovraregionale) alla stessa società gestrice, quindi controllore e controllato coincidevano nello stesso soggetto. In effetti, come ho accennato, evidentemente il fatto che questa situazione di illecito trattamento si sia protratta per questo numero considerevole di anni è stato possibile solo per la mancanza di un adeguato controllo. Questo è quello che è successo in Umbria. In effetti, questo sistema del trattamento è stato gestito sia dalla Regione sia della Provincia in maniera a volte molto superficiale e confusionaria; per questo in tale situazione è stato molto difficile individuare comportamenti rilevanti dal punto di vista penale. Vorrei sottolineare che non è che non ce ne fossero, ma non è stato addirittura possibile individuare il soggetto, la persona a cui attribuirle. Avviandomi alla conclusione vista la ristrettezza dei tempi, di fronte a tutto questo la cosa ancora più grave è che per anni la Regione non solo ha spostato in avanti il traguardo della raccolta differenziata. Pensiamo a un dato, ne cito solo uno: il 65 per cento di raccolta differenziata nel piano dei rifiuti 2009, l'unico di cui ancora dispone la Regione, era fissato per il 2012 e nel 2019 abbiamo assistito a trionfalistici comunicati della giunta che diceva di aver raggiunto - poi non era vero - quel traguardo con sette anni di ritardo.