[pronunce]

L'eccezionalità della situazione avrebbe imposto, anche in ossequio a princípi di solidarietà nazionale, una temporanea compressione dell'autonomia finanziaria della Regione, peraltro contenuta nei limiti della ragionevolezza, quale misura necessaria per la salvaguardia dell'unità economica della Repubblica e del risanamento finanziario dello Stato. Cosí inquadrate, le misure previste dalle disposizioni censurate sono riconducibili in via prevalente, secondo la difesa statale, alla materia concorrente della armonizzazione dei bilanci pubblici, del coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, e quindi a una competenza nell'esercizio della quale lo Stato ben potrebbe imporre alle Regioni, con normativa di principio quale quella oggetto di censura, adempimenti derivanti da impegni finanziari assunti in sede europea. Ciò premesso, il resistente ritiene che sussistano i presupposti per la riserva all'erario delle maggiori entrate derivanti dalle disposizioni oggetto di censura, perché: a) le entrate sono finalizzate al raggiungimento di specifici obiettivi di finanza pubblica - in sostanza, l'impegno a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013 e a ridurre il debito pubblico - inizialmente definiti nel Documento di economia e finanza (DEF) e successivamente concordati in sede europea; b) il maggior gettito è diretto a coprire nuove spese di carattere non continuativo, perché connesse a una eccezionale, contingente situazione di crisi economico-finanziaria e a obiettivi altrettanto contingenti di raggiungimento del pareggio di bilancio; c) il gettito è destinato alla copertura di spese che non rientrano nelle materie di competenza delle regioni ricorrenti, ma è riconducibile alla potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di rapporti dello Stato con l'Unione europea (art. 117, secondo comma, lettera a, Cost.), sistema tributario (art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.), armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario (art. 117, terzo comma, Cost.) perché riguarda «l'assetto economico nazionale nel suo complesso»; d) la riserva è temporalmente delimitata a un periodo di cinque anni; e) le maggiori entrate derivano da nuove forme di prelievo o maggiorazioni di aliquote di tributi esistenti che presentano il carattere della novità; f) le maggiori entrate sono distintamente contabilizzate nel bilancio statale, a tale separata contabilizzazione dovendo provvedere con apposito decreto il Ministero dell'economia e delle finanze, ai sensi del secondo periodo del comma 36 dell'art. 2 del decreto-legge n. 138 del 2011. Quanto alla comune, denunciata violazione del principio di leale collaborazione e delle norme statutarie che prevedono meccanismi concertativi o paritetici per la modifica dei rispettivi regimi finanziari, il resistente afferma che tale principio non è invocabile quale requisito di legittimità costituzionale a proposito dell'esercizio della funzione legislativa, quando - come nel caso di specie - detta funzione sia esercitata nel rispetto della Costituzione e del riparto di competenze da essa stabilito. La difesa del Presidente del Consiglio dei ministri ricorda inoltre che l'art. 19-bis del decreto-legge impugnato contiene una clausola di compatibilità con gli statuti speciali e le relative norme di attuazione che è rivolta «a bilanciare il rapporto tra rispetto dei citati statuti e delle relative norme di attuazione e misure fiscali sancite» dallo Stato, traendone spunto per concludere nel senso della non fondatezza delle censure "procedurali" avanzate dalle ricorrenti. Quanto alla specifica censura - formulata dalla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia - secondo cui le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione (art. 2, comma 36, terzo e quarto periodo) sono connesse comunque alle aliquote e ai tributi esistenti, il cui gettito spetta, in compartecipazione, alle ricorrenti, l'Avvocatura dello Stato osserva che la doglianza si fonda su un'errata ricostruzione dell'attività di contrasto all'evasione. Questa - illustra il resistente - «non si esaurisce nell'attività di accertamento e recupero degli obblighi tributari invalsi, ma consiste anche nell'attività sanzionatoria». Con la conseguenza che le maggiori entrate risultanti dal contrasto all'evasione «non derivano tanto dall'attività di crediti tributari riscossi, quanto dal pagamento di sanzioni amministrative tributarie da parte dei contravventori». Di qui l'infondatezza della censura, che comunque sarebbe infondata per l'ulteriore ragione che le maggiori entrate in questione - in quanto frutto delle sanzioni (anche) pecuniarie previste per gli illeciti tributari commessi - devono essere ricondotte alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di sistema tributario e contabile e di ordinamento civile e penale (art. 117, secondo comma, lettere e e l, Cost.). 11.- La Regione autonoma Valle d'Aosta, con atto depositato il 13 giugno 2012, ha fatto pervenire la rinuncia al mandato del difensore, professore avvocato Francesco Saverio Marini e la nomina del nuovo difensore nella persona dell'avvocato Ulisse Corea. 12.- In prossimità dell'udienza pubblica ha depositato memorie la Regione autonoma Sardegna, che insiste nelle conclusioni rassegnate nel ricorso. Quanto all'eccezione di inammissibilità dei ricorsi sollevata dalla difesa dello Stato e fondata sulla premessa che dall'applicazione della norma impugnata non derivi alcun pregiudizio per le finanze regionali, la Regione replica che il sacrificio per la ricorrente - e il conseguente interesse a ricorrere - è implicitamente ammesso dalla stessa difesa statale, là dove afferma che alla manovra di finanza pubblica disposta con il decreto-legge censurato «sono chiamati a concorrere tutti i livelli di governo (quindi anche le Regioni ad autonomia speciale)», sopportando i relativi oneri. Osserva inoltre la Regione autonoma Sardegna che fra le maggiori entrate attribuite allo Stato dalla disposizione impugnata non possono in alcun modo essere considerate aggiuntive quelle derivanti dal recupero dell'evasione fiscale, trattandosi di entrate comunque spettanti, pro quota, alla ricorrente, che solo per una patologia del sistema non sono state acquisite e che pertanto non possono essere distratte in favore dello Stato.