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Disposizioni in materia di previdenza complementare integrativa per il personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del soccorso pubblico. Onorevoli Senatori. – La legge 8 agosto 1995, n. 335, recante: «Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare» (cosiddetta riforma Dini), ha sancito il passaggio dal sistema di liquidazione dei trattamenti previdenziali con il calcolo retributivo a quello con il computo contributivo. La differenza sostanziale tra i due sistemi è che nel sistema retributivo la pensione corrisponde ad una percentuale dello stipendio del lavoratore (essa dipende dall'anzianità contributiva e dalle retribuzioni, in particolare quelle percepite nell'ultimo periodo della vita lavorativa, che tendenzialmente sono le più favorevoli), mentre nel sistema contributivo l'importo della pensione dipende dall'ammontare dei contributi versati nell'arco della vita lavorativa (in particolare, l'importo della pensione si ottiene moltiplicando un coefficiente di trasformazione – relativo alla data di decorrenza della pensione – per il montante contributivo individuale – corrispondente alla somma dei contributi versati annualmente dal datore di lavoro e dal lavoratore – e rivalutati mediante un tasso di capitalizzazione legato all'andamento del prodotto interno lordo – PIL). Tali coefficienti di trasformazione, secondo quanto disposto dalla summenzionata legge, dovevano essere rivisitati – trascorsi dieci anni – affinché fossero adeguati all'evoluzione demografica. Tuttavia, la prima revisione degli stessi è stata determinata con la legge 24 dicembre 2007, n. 247 (cosiddetta riforma Damiano), secondo la quale veniva, altresì, sancito che la trasformazione dei coefficienti avvenisse su base triennale. Una ulteriore revisione di tali coefficienti è stata già decretata per il triennio 2016-2018, e dal 1º gennaio 2019 essa diverrà biennale, in base a quanto stabilito dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 (cosiddetta riforma Fornero). Il comma 146 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018), attraverso la modifica del comma 13 dell'articolo 24 del citato decreto legge n. 201 del 2011, ha disposto che: «Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento è computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 è computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi » . Sino ad oggi, ad ogni revisione dei predetti coefficienti, essi vengono costantemente diminuiti e, in particolar modo per il personale militare, dal 1º gennaio 1996 al 1º gennaio 2016 il coefficiente previsto per i sessanta anni di età anagrafica (limite ordinamentale previsto per la cessazione del servizio) si è ridotto di circa l'11,12 per cento passando da 5,163 per cento a 4,589 per cento. La tabella con i coefficienti di trasformazione in vigore dal 2016 e più precisamente nel triennio 2016-2018, di cui al decreto del Direttore generale per le politiche previdenziali ed assicurative del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, conferma al 4,589 per cento il coefficiente previsto per i sessanta anni. Tali effetti distorsivi sono stati ancor più accentuati per effetto del blocco degli stipendi del pubblico impiego, nonché per lo sfavorevole andamento del PIL che, come già riportato, è alla base della determinazione del tasso di capitalizzazione per la rivalutazione del montante contributivo annuo. Il personale delle Forze armate e delle Forze di polizia è stato anch'esso assoggettato a quanto disposto dalla legge n. 335 del 1995 e, pertanto, coloro i quali sono stati arruolati a partire dal 1º gennaio 1996 nonché quelli che alla data del 31 dicembre 1995 vantavano un'anzianità contributiva inferiore ai diciotto anni hanno subìto, più degli altri lavoratori, notevoli penalizzazioni sotto il profilo previdenziale atteso che, contrariamente a quanto avvenuto per altri settori della pubblica amministrazione (vedasi personale assicurato presso i fondi Perseo Sirio ed Espero), per il comparto difesa, sicurezza e del soccorso pubblico la previdenza complementare non è mai stata attivata. Varie sono state, nel corso degli anni, le disposizioni in materia, quali l'articolo 26, comma 20, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, l'articolo 67 del decreto del Presidente della Repubblica 16 marzo 1999, n. 254, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 dicembre 1999 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 111 del 15 maggio 2000), l'articolo 3 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, ed il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, senza che, tuttavia, si sia mai giunti alla soluzione del problema. A tali propositi, il presente disegno di legge si prefigge l'obiettivo di porre rimedio all'annosa questione sovra riportata, riconoscendo al personale delle Forze armate e delle Forze di polizia: – con riferimento alle sole quote di anzianità maturate in regime contributivo e per i soli trattamenti pensionistici maturati al raggiungimento dei limiti di età ordinamentali, una rivalutazione annua figurativa dei montanti contributivi tale da integrare gli assegni di futura percezione, sanandone in parte il consistente depauperamento causato da vent'anni di ritardo nell'avvio della previdenza complementare di comparto; – il diritto di opzione futuro tra la costituita previdenza complementare e la istituenda rivalutazione monetaria dei montanti contribuitivi qualora, all'atto della costituzione dei fondi di previdenza, i dipendenti del comparto abbiano conseguito un'anzianità contributiva tale da non garantire la maturazione di rendimenti, nell'ambito del secondo pilastro, che possano adeguatamente integrare i trattamenti pensionistici assicurati dal sistema obbligatorio nazionale. In particolare, il disegno di legge si compone di tre articoli. L'articolo 1 reca le finalità della legge ovvero che nelle more dell'attivazione della previdenza complementare anche per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, s'introducono dei benefici all'atto della cessazione del servizio.