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Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 161, recante modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni. Onorevoli Senatori. — Il decreto-legge è volto, sostanzialmente, a innovare la disciplina delle intercettazioni telefoniche in funzione della necessaria tutela della riservatezza delle persone apportando nel contempo correttivi volti a eliminare alcuni effetti distorsivi, specialmente sul piano della tutela delle garanzie difensive e della funzionalità nello svolgersi delle indagini preliminari, che si potrebbero produrre con l'immediata ed integrale applicazione del decreto legislativo 29 dicembre 2017, n. 216, recante « Disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, in attuazione della delega di cui all'articolo 1, commi 82, 83 e 84, lettere a) , b) , c) , d) ed e) , della legge 23 giugno 2017, n. 103 ». Su alcuni delicati aspetti, quale in primo luogo quello della ineludibile necessità di un passaggio giurisdizionale per l'acquisizione delle intercettazioni al fascicolo del pubblico ministero, si è inteso ripristinare il testo del codice di procedura penale, nella versione anteriore all'intervento normativo, conservando tuttavia le norme in materia di utilizzazione del cosiddetto trojan e la destinazione all'archivio digitale, istituito presso ciascuna procura della Repubblica, del materiale intercettato. Si eliminano, inoltre, i rigidi divieti di trascrizione, imposti dal decreto legislativo n. 216 del 2017, stabilendo che le registrazioni inutilizzabili o manifestamente irrilevanti, al pari di quelle afferenti a categorie di dati sensibili come definite dalla normativa in materia, ove non necessarie alle indagini, restino custodite in archivio, a seguito del procedimento di stralcio già regolato dall'articolo 268 del codice di procedura penale, ripristinato sul punto. La necessaria tutela della riservatezza anche nella fase della verbalizzazione, tuttavia, ha indotto a sostituire il meccanismo di selezione da parte della polizia giudiziaria delle intercettazioni non utilizzabili con un dovere di vigilanza del pubblico ministero, affinché non siano trascritte in sede di verbalizzazione conversazioni o comunicazioni contenenti espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge, sempre che non si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Il testo si compone di 4 articoli. L'articolo 1, nel modificare l'articolo 9 del decreto legislativo n. 216 del 2017, differisce l'applicazione delle relative disposizioni ai procedimenti penali iscritti dopo il termine del 29 febbraio 2019. Si tratta di un provvedimento di proroga motivato dall'esigenza, diffusa su gran parte del territorio nazionale, di completare l'avviata opera di adeguamento strutturale ed organizzativo presso tutti gli uffici delle procure della Repubblica alle nuove disposizioni e di calibrare tali attività in funzione delle modifiche al decreto legislativo n. 216 del 2017, che di seguito si vanno ad esporre. Il rinvio è necessario al fine di permettere le opportune verifiche tecniche e organizzative di adeguamento rispetto alle modifiche apportate all'impianto originario della norma. Inoltre, consente agli uffici giudiziari una migliore predisposizione degli aspetti organizzativi imprescindibilmente connessi con l'avvio della digitalizzazione del sistema documentale e del software delle intercettazioni predisposto dal Ministero della giustizia; consente inoltre al Ministero di verificare, in tale contesto, ulteriori fabbisogni anche formativi per gli uffici interessati. L'articolo 2 reca dunque le modifiche alla disciplina delle intercettazioni. In particolare, si interviene, al comma 1, lettera a) , sull'articolo 114 del codice di procedura penale, estendendo esplicitamente il regime del divieto di pubblicazione a tutte le intercettazioni non acquisite al procedimento. Alla lettera b) si operano aggiustamenti lessicali volti ad aggiornare il desueto riferimento ai nastri magnetofonici, menzionati all'articolo 242 del medesimo codice, di fatto non più utilizzati quali supporti materiali delle intercettazioni, sostituendolo con quello alle « registrazioni ». Alla lettera c) si dispone, mediante modifica al comma 2- bis dell'articolo 266, che le attività di intercettazione ambientale mediante utilizzo del trojan già consentite per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, per effetto della legge n. 3 del 2019, siano riferite anche ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione. Le modifiche recate dalla lettera d) sono volte, da un lato, ad estendere ai delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione (e non solo ai delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione) la disciplina derogatoria prevista in materia di criminalità organizzata e, dall'altro, a correggere l'intervento operato dalla citata legge n. 3 del 2019 sul testo dell'articolo 267 del codice di procedura penale. In particolare la lettera b) del comma 4 dell'articolo 1 della legge è intervenuta sull'articolo 267, comma 1, modificandone il terzo periodo, nel senso che « dopo le parole: “all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater ,” sono inserite le seguenti: “e per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, determinata ai sensi dell'articolo 4,” ». L'intento espresso del legislatore era quello di escludere i delitti contro la pubblica amministrazione da quelli per i quali fosse necessario indicare « i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono ». La voluntas legis emerge chiaramente dall'esame dei lavori parlamentari. Significativo riscontro, ad esempio, si trae dal resoconto stenografico della seduta del 19 novembre 2018, in sede di discussione generale sull'atto Camera n. 1189-A, nel quale la relatrice per la maggioranza per la II Commissione illustra la disposizione nei seguenti termini: « In relazione al nuovo contenuto dell'articolo 266 c.p.p., la lettera b) , anch'essa introdotta in sede referente, modifica l'articolo 267 c.p.p. per derogare – in relazione alle intercettazioni con uso dei citati captatori informatici ( trojan ) nei procedimenti per delitti contro la PA puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni – alla regola generale che prevede che il decreto motivato del GIP debba indicare le circostanze di tempo e di luogo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del microfono ». In altri termini il legislatore con la novella in esame ha inteso operare l'equiparazione di tali delitti a quelli di cui all'articolo 51, comma 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale.