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A sua volta l'articolo 1, comma 1, lettera n) , assegna al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale il compito di individuare mediante decreto una lista di Paesi in conflitto verso i quali le esportazioni debbano essere vietate, stabilendo altresì le modalità di prima attuazione e le successive attività di monitoraggio e di aggiornamento della medesima lista. Di rilievo è anche - prosegue l'autore - la previsione di cui l'articolo 1, comma 1, lettera t) , che dispone un potenziamento dell'istituto della sospensione intervenendo sull'articolo 15 della legge n. 185 del 1990. Il nuovo comma 1- ter stabilisce che il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale possa provvisoriamente sospendere gli effetti dell'autorizzazione generale nei riguardi di uno Stato incluso nella lista dei Paesi verso cui le esportazioni siano vietate. Nei casi di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Turchia abbiamo assistito ad una sospensione del rilascio di nuove autorizzazioni che, tuttavia, non si riflette automaticamente in una sospensione delle consegne, potenzialmente permettendo la continuazione del trasferimento di materiali d'armamento italiani in conflitti considerati illegittimi dal diritto internazionale. La sospensione degli effetti delle autorizzazioni implica, invece, anche il blocco delle consegne, ora attivabile verso tutti quei Paesi in contrasto con i principi della legge n. 185 del 1990. Gli ulteriori articoli riformano il sistema di controlli sostituendo gli articoli 20- bis e 20- ter ed inserendo l'articolo 20- quater . L'aspetto innovativo delle modifiche inerenti i controlli è l'istituzione di un nucleo ispettivo interforze, composto da personale del Corpo della guardia di finanza, dell'Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato, che opera sotto il coordinamento del CISD e del MAECI. Il nucleo è istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il MAECI, il Ministero della difesa, il Ministero dell'economia e delle finanze ed il Ministero dell'interno, sentito il CISD. Inoltre, si prevede ora in modo esplicito che i controlli possano essere effettuati sena preavviso presso le sedi legali, i siti di produzione e di spedizione delle aziende. Vengono inserite due nuove attività che il nucleo può svolgere nell'ambito delle proprie verifiche: visionare, anche singolarmente, i prodotti presenti nei locali, al fine di verificare la loro corrispondenza con la documentazione autorizzativa e confrontare, a scopo di controprova, i dati ricavati dall'ispezione con i verbali degli incontri precedenti. Con il novello articolo 20- quater si dispone che il nucleo debba presentare al MAECI e al CISD, entro il 31 marzo di ogni anno, un rapporto consuntivo sulle attività di ispezione e verifica svolte, con i relativi risultati. Avuto riguardo all'articolo 2, infine, si aggiornano i riferimenti richiamati dalla legge n. 185 del 1990, prevedendo, in particolare, che le parole "Comunità europea", ovunque ricorrano, siano sostituite da "Unione europea". Prende, quindi, la parola, in qualità di relatrice per la 4 a Commissione, la senatrice DONNO ( M5S ), osservando, innanzitutto, che il disegno di legge si pone l'obiettivo di modificare a legge n. 185 del 1990, per superare - come si legge nella relazione illustrativa - alcune criticità che, sino ad ora, avrebbero impedito di controllare in maniera efficace l'esportazione di armamenti verso Paesi coinvolti in conflitti armati o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Come già accennato, l'esigenza di aggiornare il predetto impianto è emersa, peraltro e di recente, nei casi delle esportazioni di materiali di armamento a Paesi impegnati in conflitti, come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Si sofferma, quindi, sui profili rilevanti per la Difesa, iniziando dall'articolo 1, comma 1, lettera b) , dell'articolato. In attuazione di quanto già previsto dal comma 3 dell'articolo 1 della norma vigente, si dispone che il Governo adotti "misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa". Viene istituito un fondo per lo sviluppo di progetti di riconversione dei materiali d'armamento e degli impianti di produzione, finalizzato allo sviluppo di progetti di riconversione di attrezzature militari per scopi di pubblica utilità negli ambiti sanitario, edilizio e del supporto ai corpi di soccorso e di pubblica sicurezza, alla concessione di finanziamenti alle imprese della difesa per la ricerca e la produzione di nuovi veicoli o sistemi per scopi di pubblica utilità e alla promozione del ruolo dell'Italia nel settore dei prodotti a duplice uso. La RELATRICE segnala anche le disposizioni che limitano le deroghe previste dalla legge per l'esportazione di materiali d'armamento effettuate nella cornice di accordi NATO, accordi di cooperazione, concessioni dirette e trasferimenti intracomunitari da Stato a Stato a fini di assistenza militare. Anche in questi casi, infatti, viene previsto il divieto di effettuare tali trasferimenti a destinatari verso i quali le esportazioni sono vietate ai sensi dell' articolo 1, comma 6, della legge. La successiva lettera f) introduce poi un divieto di esportazione anche per le armi leggere, qualora il Paese destinatario rientri fra quelli verso cui le esportazioni sono vietate ai sensi del citato stesso articolo 1, comma 6. Sempre con riferimento alla vendita di armi leggere, si introducono anche criteri quantitativi  determinati con decreto del Ministro della Difesa - superati i quali le procedure autorizzative vengono uniformate a quelle che regolano il commercio di armi pesanti (lettera h) ). Viene, inoltre, inserito (alla lettera g) ) un esplicito riferimento al rispetto dei princìpi contenuti nel Trattato sul commercio delle armi firmato a New York il 2 aprile 2013 e ratificato dall'Italia con la legge n. 118 del 2013, nonché all'impegno italiano al contrasto del traffico di armamenti e della loro illecita triangolazione. La relatrice prosegue la propria disamina rilevando che il disegno di legge interviene anche sulle modalità di compilazione della relazione consuntiva del Governo al Parlamento (già prevista a legislazione vigente). Un allegato indica il modello con cui deve essere compilata la relazione, che risulterebbe pertanto molto semplificata, rendendo immediatamente individuabile il mittente, il materiale inviato, il destinatario e l'utilizzatore finale relativi ad ogni autorizzazione. Una nuova tabella, riportata anch'essa in allegato al disegno di legge, organizza poi in modo più coerente anche la sezione relativa agli aspetti finanziari della relazione. I Paesi di destinazione verso i quali l'esportazione è vietata sono ora inclusi in una lista, da allegare alla relazione, adottata con decreto del Ministero degli affari Esteri e della cooperazione internazionale e si prevede che, qualora un Paese si macchi di violazioni del diritto internazionale e rientri, conseguentemente, nella suddetta lista, si possano sospendere gli effetti delle autorizzazioni già concesse.