[pronunce]

3.2.2.- Entrambe le società premettono che il programma di ristrutturazione, il quale prevede che la possibilità di soddisfare i creditori avvenga mediante un concordato con attribuzione all'assuntore delle attività delle imprese interessate dalla proposta, è stato approvato il 23 luglio 2004 e l'azione oggetto del giudizio principale è stata proposta con citazione notificata il 5 ed il 31 gennaio 2005. In base al programma di ristrutturazione il commissario straordinario ha costituito una società propostasi quale assuntore del concordato; le azioni di questa sono state integralmente attribuite ai creditori e, inoltre, quale patto di concordato, è stato previsto: il conferimento da parte dei creditori chirografari di un mandato alla Fondazione costituita dal commissario a sottoscrivere l'aumento di capitale dell'assuntore, compensando i crediti di quelli, ridotti dalla falcidia concordataria, con il debito derivante dalla sottoscrizione delle azioni; la cessione all'assuntore delle attività delle società interessate dalla proposta di concordato, nonché delle azioni revocatorie e delle azioni di responsabilità promosse dal commissario straordinario. Le società reiterano le argomentazioni già svolte negli atti di costituzione e di intervento a conforto del difetto di rilevanza della questione nella parte in cui censura l'intero art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2003, senza considerare che, nella specie, la norma applicabile è soltanto quella del comma 1-bis di detto articolo. Inoltre, ribadiscono gli argomenti esposti per censurare il provvedimento di rimessione, in quanto in esso si è omesso di verificare la possibilità di offrire un'interpretazione della norma impugnata conforme a Costituzione, sottolineando che, in riferimento al principio di ragionevolezza, il rimettente neppure ha considerato che detta disposizione realizza in modo equilibrato la tutela dei creditori e l'interesse alla continuità dell'attività dell'impresa. Infatti, l'esercizio dell'azione revocatoria e il suo trasferimento all'assuntore del concordato sono stati correttamente previsti all'interno di un programma di risanamento oggettivo, coerente con l'azione revocatoria, da reputarsi inammissibile solo nel caso di risanamento soggettivo. Peraltro, la norma impugnata è parte di un atto normativo che mira a conservare il valore dell'impresa, principio al quale si è ispirata anche la recente riforma della legge fallimentare, che ha previsto meccanismi idonei ad assicurare il risanamento oggettivo anche riproducendo, in alcune parti, la disciplina introdotta dal decreto-legge n. 347 del 2003 (in particolare, sono richiamate le norme in tema di vendita ed affitto dell'azienda, nonché la nuova disciplina del concordato fallimentare). 3.2.3.- Secondo le società, l'ordinanza di rimessione, nel comparare le discipline recate dal decreto-legge n. 347 del 2003 e dal d.lgs. n. 270 del 1999, fa riferimento all'art. 27, comma 2, lettera b), di quest'ultimo, senza avvedersi che detta norma ha ad oggetto un programma di ristrutturazione strumentale rispetto allo scopo di permettere il ritorno in bonis dell'imprenditore insolvente, mentre l'art. 4-bis del decreto-legge n. 347 del 2003 ha ad oggetto un programma di risanamento relativo all'impresa, e non già all'imprenditore: sicché il riferimento alla proponibilità dell'azione revocatoria soltanto qualora comporti un vantaggio per i creditori vuol dire, appunto, che tale azione non può mai tradursi in un vantaggio per l'imprenditore. Tanto accade nel caso in esame, e di ciò l'ordinanza di rimessione non si è avveduta, in quanto non ha correttamente distinto tra imprenditore ed impresa e tra risanamento concernente il primo o la seconda. 3.2.4.- Questa confusione tra i due concetti permette di evidenziare l'infondatezza della censura riferita all'art. 41 Cost., dato che nel caso del concordato resta sul mercato un nuovo imprenditore, il quale ha pagato un prezzo per l'acquisto dell'azienda, riferito anche alle azioni revocatorie. Nella specie, la società assuntrice è Parmalat s.p.a. che non è la società dei signori Tanzi, ma è una società partecipata esclusivamente dai suoi creditori. Peraltro, anche nell'ordinamento francese è previsto il redressement judiciaire, nel quale è ammissibile l'azione revocatoria nel caso di prosecuzione dell'attività finalizzata alla cessione dell'attività d'impresa ad un nuovo imprenditore. Analogamente, nell'ordinamento tedesco è previsto l'Insolvenzplan, nel quale è stabilita la compatibilità dell'azione revocatoria con la prosecuzione dell'attività di impresa. 3.2.5.- In riferimento alle argomentazioni svolte da HSBC, le società deducono che l'azione revocatoria è stata proposta dopo l'autorizzazione del programma di ristrutturazione e tanto è sufficiente a renderla ammissibile, in quanto ciò che rileva è appunto detta autorizzazione, non l'esecuzione del programma, atteso che è la prima a far imboccare alla procedura una strada obbligata, che può condurre soltanto alla approvazione del concordato, ovvero ad un programma di cessione, oppure al fallimento. Inoltre, a loro avviso, la comparazione con l'art. 124 della legge fallimentare è pertinente, in quanto anche il concordato previsto dal decreto-legge n. 347 del 2003 ha finalità liquidatoria e mira al soddisfacimento dei creditori, sia pure mediante compensazione con il debito di sottoscrizione dell'aumento di capitale dell'assuntore. Infine, le argomentazioni sopra svolte dimostrano l'inesattezza della tesi svolta dalla HSBC, al fine di sostenere che la norma impugnata viola l'art. 41 Cost. 3.3.- HSBC ha depositato memoria nella quale sostiene che Parmalat s.p.a., nonostante la crisi e la riduzione del fatturato, è ancora titolare di rilevanti quote di mercato in riferimento ad alcuni prodotti per i quali, secondo un provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha una posizione dominante (provvedimento 30 giugno 2005, n. 14452). L'esperimento delle azioni revocatorie permetterà alla società di incassare somme rilevanti che, in forza dello statuto della società, le consentiranno di rafforzare struttura e competitività. 3.3.1.- HSBC deduce che la questione è rilevante, sia in quanto il rimettente ha espressamente e plausibilmente motivato sul punto e tanto basta al fine del controllo “esterno” che, secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, va effettuato nel giudizio di costituzionalità, sia in quanto la norma applicabile è proprio l'art. 6 del decreto-legge n. 347 del 2003 e non il solo comma 1-bis di detto articolo. Infatti, alla data di proposizione dell'azione, «il concordato non esisteva ancora» ed inoltre il combinato disposto dell'art. 6, comma 1-bis, citato, e dell'art. 4-bis, comma 1, lettera c-bis), dello stesso decreto-legge rende chiaro che la possibilità di trasferimento all'assuntore delle azioni revocatorie implica che dette azioni siano state promosse in base al medesimo art. 6.