[pronunce]

Con particolare riguardo al comma 2, dell'impugnato art. 1, l'ente territoriale ricorrente lamenta - richiamando le censure già rivolte alla previsione del decreto ministeriale di adozione del programma di cui al comma 1 - la violazione del già menzionato art. 3 del decreto legislativo n. 266 del 1992 ad opera della previsione di un atto di indirizzo e coordinamento "adottato ai sensi dell'articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59" per stabilire "i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l'esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture di cui al comma 1 nonché le modalità di verifica dei risultati". La provincia autonoma censura quest'ultima previsione anche sotto il profilo contenutistico, affermando che la verifica dei risultati di cui si tratta "rientra integralmente nelle competenze provinciali, come risulta confermato dal precedente atto di indirizzo in materia di requisiti strutturali tecnologici ed organizzativi minimi per l'esercizio delle attività sanitarie emanato con il d.P.R. 14 gennaio 1997" e come imporrebbe il principio generale che riserva alla provincia "la verifica del conseguimento degli obiettivi e dei risultati stabiliti negli atti di indirizzo e coordinamento". 2. - Nel giudizio davanti a questa Corte, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri per chiedere una declaratoria di inammissibilità e di infondatezza del ricorso proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano, "non avendo lo Stato, con le disposizioni impugnate, leso le attribuzioni della provincia ricorrente". 3. - In prossimità dell'udienza, la Provincia autonoma di Bolzano ha depositato "brevi note" per lamentare la laconicità dell'atto di costituzione del Presidente del Consiglio, incompatibile, ad avviso della ricorrente, con la "esigenza di un contraddittorio non meramente formale" derivante dalle norme disciplinanti il giudizio costituzionale in via principale. Nell'impossibilità di conoscere le difese avversarie, la provincia si limita a rinviare a quanto dedotto in sede di ricorso. 4. - In prossimità dell'udienza, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria per argomentare la richiesta declaratoria di inammissibilità e infondatezza del ricorso proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano. La difesa erariale premette che, con la normativa impugnata, "si sono volute garantire uguali opportunità di accesso in strutture socio-sanitarie che, per la specifica funzione di supporto che ambiscono a svolgere ... non possono né devono incontrare ostacoli o barriere di carattere burocratico o, peggio, di carattere politico gestionale". La funzione ministeriale di garantire condizioni di eguaglianza nelle diverse realtà territoriali, deduce l'Avvocatura, è destinata ad essere esercitata attraverso procedure concertate e di intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, sede nella quale la ricorrente, "nel rispetto ed in attuazione del principio di leale collaborazione e nel perseguimento di obiettivi di funzionalità, economicità ed efficacia dell'azione amministrativa, potrà far valere le proprie ragioni". Quanto alla censurata previsione, all'art. 1, comma 2, del denunciato decreto-legge, di un atto di indirizzo e coordinamento, la difesa erariale rileva che esso, "lungi dall'essere approvato con un semplice decreto ministeriale, dovrà essere adottato ai sensi dell'art. 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59". In merito alla lamentata previsione, ad opera, in particolare, dell'art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 450 del 1998, di criteri di organizzazione delle strutture sanitarie di cui si tratta, nella memoria si legge che "l'autonomia finanziaria ed organizzativa rivendicata dalla ricorrente non giustifica l'esenzione della stessa dal rispetto dielementari principi di contenimento della spesa pubblica". Ad avviso della difesa erariale è poi erroneo l'assunto in base al quale la ricorrente considera le spese relative alle suddette strutture totalmente a carico del bilancio provinciale: la citata tabella A, si osserva nella memoria del Presidente del Consiglio, "si riferisce esclusivamente all'art. 3, il quale per l'appunto - nel prevedere un finanziamento di lire 3.000 miliardi a carico del bilancio dello Stato "per far fronte ... alle maggiori occorrenze finanziarie del Servizio sanitario nazionale per gli anni 1995, 1996 e 1997 dispone che "le regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta e le Provincie autonome di Trento e Bolzano provvedono alle predette eventuali maggiori occorrenze finanziarie ai sensi della normativa vigente ". L'Avvocatura esclude infine il contrasto - denunciato dalla ricorrente - tra l'impugnata disciplina e l'atto di indirizzo in materia di requisiti strutturali tecnologici ed organizzativi minimi per l'esercizio delle attività sanitarie emanato con il d.P.R. 14 gennaio 1997: da un lato, osserva la difesa erariale, l'art. 2, comma 2, del citato d.P.R. si riferisce al "rispetto dei requisiti minimi"; dall'altro, l'art. 1, comma 2, del decreto-legge n. 450 del 1998 "fa riferimento più in generale ai "risultati evidentemente riconducibili all'attività delle strutture di cui al comma 1 dell'art. 1".1. - La Provincia autonoma di Bolzano ha sollevato in via principale questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 28 dicembre 1998, n. 450 (Disposizioni per assicurare interventi urgenti di attuazione del Piano sanitario nazionale 1998-2000), convertito, con modificazioni, nella legge 26 febbraio 1999, n. 39.