[ddlpres]

Ma la tesi espressa dal professor Francesco Forte sul «Il Giornale» del 9 dicembre 2015, «Nel crac delle 4 banche governo umiliato dalla Ue» appare convincente: stante l'obbligo costituzionale della tutela del risparmio (articolo 47 della Costituzione), qui si versa in uno di quei casi eccezionali in cui accedere all'adempimento europeo configurerebbe un pregiudizio dei princìpi supremi della Costituzione. La Corte costituzionale, nella sentenza n. 238 del 2014, afferma che le norme internazionali da immettere ed applicare nell'ordinamento interno (comprese persino le norme internazionali consuetudinarie) vanno rese compatibili con i «principi qualificanti e irrinunciabili dell'assetto costituzionale e quindi, con i principi che sovraintendono alla tutela dei diritti fondamentali» (§ 3.1. del Considerato in diritto). Non v'è dubbio, infatti, ed è stato confermato a più riprese, «che i princìpi fondamentali dell'ordinamento costituzionale e i diritti inalienabili della persona costituiscano un limite all'ingresso [...] delle norme internazionali generalmente riconosciute alle quali l'ordinamento giuridico italiano si conforma secondo l'articolo 10, primo comma, della Costituzione» (sentenze n. 48 del 1979 e n. 73 del 2001) ed operino quali «contro limiti» all'ingresso delle norme dell'Unione europea (ex plurimis : sentenze n. 183 del 1973, n. 170 del 1984, n. 232 del 1989, n. 168 del 1991, n. 284 del 2007), oltre che come limiti all'ingresso delle norme di esecuzione dei Patti Lateranensi e del Concordato (sentenze n. 18 del 1982, n. 32, n. 31 e n. 30 del 1971). Essi rappresentano, in altri termini, gli elementi identificativi ed irrinunciabili dell'ordinamento costituzionale, per ciò stesso sottratti anche alla revisione costituzionale (articoli 138 e 139 della Costituzione: così nella sentenza n. 1146 del 1988) (§ 3.2. del Considerato in diritto). Poiché non è neppure pensabile che misure di tale incidenza, sulle abitudini di risparmio del nostro Paese, non rilevino ai fini del rispetto dell'articolo 47 della Costituzione, occorre che -- prima di decidere se e come darvi attuazione -- si abbia un profondo mutamento del costume professionale degli attori del mondo creditizio. È assolutamente necessario -- ed a nostro avviso anche prioritario -- gettare un fascio di luce sulla prassi sistematica di cattiva gestione del risparmio, che negli ultimi decenni ha visto pericolosissimi fallimenti di istituzioni bancarie ed assicurative. Una cultura di morigeratezza gestionale non può che passare dalla precisa conoscenza degli errori del passato, per indicare dove correggere e quale strada intraprendere; è inconcepibile che le banche privatizzino gli utili e socializzino le perdite. Finora, quando la banca guadagnava gli utili erano suoi, quando infine fallisce coinvolge con il meccanismo del bail-in i suoi correntisti (e degli azionisti che hanno percepito utili nei periodi di vacche grasse nessuno parla più). Non è infatti immaginabile che i depositanti siano chiamati a rimettere i risparmi per ripianare i debiti delle banche, quando non hanno mai partecipato agli utili quando le cose andavano bene: è ingiusto chiamare i correntisti a patire le conseguenze delle commistioni di interessi e delle scelte azzardate con cui, sin qui, si è confuso il rischio zero -- che deve avere la raccolta e l'impiego del risparmio -- dalla valutazione speculativa che devono avere gli investimenti.. 1 1 Al decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 1, comma 1, la lettera g) è abrogata; b all'articolo 1, comma 1, lettera qq) , le parole: «, non escluse dall'ambito di applicazione del bail-in in virtù dell'articolo 49, comma 1» sono soppresse; c all'articolo 3, comma 3, le parole: «determinazione del requisito minimo di passività soggette a bail-in ai sensi dell'articolo 50,» sono soppresse; d all’articolo 24, comma 1, la lettera d) è abrogata; e all'articolo 32, comma 1, lettera a) , il numero 2) è abrogato; f all'articolo 39, comma 1, la lettera d) è abrogata; g all'articolo 42, il comma 4 è abrogato; h gli articoli da 48 a 59 sono abrogati; i all'articolo 68, comma 5, la lettera b) è abrogata; l all'articolo 70, comma 1, le parole: «la determinazione del requisito minimo di passività soggette a bail-in ,» sono soppresse; m all'articolo 79, comma 1, lettera f) , le parole: «, quando è applicato il bail-in ed è stata disposta l'esclusione di creditori a norma dell'articolo 49, comma 2» sono soppresse; n all'articolo 86, comma 1, la lettera a) è abrogata; o all'articolo 86, il comma 2 è abrogato; p all'articolo 87, il comma 1 è abrogato, e nella rubrica, le parole: «applicazione del bail-in e di» sono soppresse; q all'articolo 99, comma 6, le parole: «o del bail-in » sono soppresse; r all'articolo 102, comma 3, la lettera q) è abrogata; s l'articolo 105 è abrogato.