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Disposizioni per la definizione agevolata dei ruoli e degli omessi versamenti di debiti tributari e previdenziali per le persone fisiche e giuridiche. Onorevoli Senatori. -- In un periodo di forte crisi bisogna intervenire per aiutare i cittadini, per evitare che le imprese chiudano i battenti, per impedire che le manette fiscali abbiano ancora diritto di vita in Italia. Se infatti dobbiamo schierarci fermamente a favore della lotta all'evasione, non dobbiamo però dimenticarci che deve essere una lotta giusta e liberale. Per questo, serve una significativa revisione dei poteri di Equitalia. Infatti, chi risente della situazione di difficoltà economica, chi fa fatica ad arrivare a fine mese è proprio il ceto medio; il piccolo imprenditore, l'artigiano, il commerciante, cioè la spina dorsale della nostra Italia, il motore trainante della nostra economia. Quando le famigerate cartelle esattoriali vengono notificate nelle nostre case, sappiamo già di dover pagare senza avere valide armi a disposizione per la difesa, nonostante spesso accada che la cifra che viene contestata al contribuente sia errata. Non sono poche le piccole e medie imprese che a causa di questo modo di operare hanno chiuso i battenti, mandando in fumo tanti posti di lavoro. Tuttavia, decidere di contestare le cartelle significa in ogni caso anticipare parte della somma e pagare la consulenza di un legale con il concreto rischio di subire, in questo percorso di macelleria fiscale e sociale, misure coercitive come il blocco del conto corrente o il pignoramento di un bene. Secondo un'indagine effettuata sul funzionamento della riscossione dei debiti di Equitalia, le due criticità maggiori sono risultate in primis il fatto che le misure esecutive possono scattare anche per una somma alquanto bassa (20.000 euro); in secondo luogo la pratica del « solve et repete »: il ricorrente per fare causa e contestare una «cartella pazza», deve pagare un terzo preventivamente. Nel passato recente si è già cercato di attuare una serie di misure per agevolare i contribuenti. Il sistema introdotto col cosiddetto «decreto del Fare» (decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98) prevede affianco alla rateizzazione sessennale (72 rate mensili), quella decennale (120 rate mensili) al fine di agevolare famiglie ed imprese nell'adempimento dei debiti col fisco. I contribuenti che avevano ricevuto cartelle di pagamento Equitalia, per ottenere una dilazione del debito hanno avuto due alternative: la prima, ordinaria, per debiti tributari iscritti a ruolo di importo pari o inferiore a 50.000 euro: il contribuente ha potuto ottenere una dilazione di pagamento sessennale (72 rate mensili) attraverso un'istanza motivata presentata ad Equitalia nella quale il contribuente abbia denunciato una «temporanea situazione di obiettiva difficoltà» senza null'altro allegare (direttiva Equitalia del 7 maggio 2013). Per debiti di importo superiore a 50.000 euro, invece, la situazione di difficoltà doveva essere adeguatamente documentata. La seconda via perseguibile, straordinaria, a prescindere dall'ammontare del debito tributario, ha permesso di concordare un piano di rientro decennale, pari a 120 rate mensili di importo non inferiore ad euro 100. In questo secondo regime il contribuente aveva l'onere di provare che la grave situazione di difficoltà fosse indipendente dalla responsabilità del debitore e che fosse legata alla congiuntura economica. L'agente della riscossione ha conceduto i piani straordinari nel caso in cui ricorrevano, congiuntamente, l'impossibilità per il debitore di eseguire il pagamento secondo un piano ordinario (72 rate mensili) e la scarsa solvibilità del debitore, valutata in relazione al piano di rateazione concedibile. Tali condizioni sussistono quando l'importo della rata: -- per le persone fisiche e le ditte individuali con regimi fiscali semplificati, è superiore al 20 per cento del reddito mensile del nucleo familiare del richiedente, avuto riguardo all'indicatore della situazione reddituale (ISR), rilevabile dalla certificazione dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) dello stesso nucleo, da produrre in allegato all'istanza; -- per i soggetti diversi, è superiore al 10 per cento del valore della produzione, rapportato su base mensile ed enucleato ai sensi dell'articolo 2425, lettera A), numeri 1), 3) e 5), del codice civile e l'indice di liquidità [(Liquidità differita + Liquidità corrente) / Passivo corrente] è compreso tra 0,50 ed 1. Il mancato accoglimento della richiesta di un piano di rateazione straordinario non prevedeva la preclusione della possibilità di richiedere ed ottenere un piano di rateazione ordinario, anche in proroga. Tuttavia non è stato fatto abbastanza per cercare di agevolare i contribuenti per sanare il loro debito con il fisco. La soluzione che è stata paventata dal Governo Letta che prevedeva l'azzeramento degli interessi su tutte le cartelle di pagamento, se pagate in unica soluzione entro il 28 febbraio 2014, eliminando così tutti gli interessi di mora (che maturano dopo la notifica della cartella di pagamento) e quelli per la ritardata iscrizione a ruolo (che maturano dalla data in cui è scaduto l'obbligo di pagamento iniziale) non ha comunque risolto il vero problema perché, di fatto, rimaneva invariato il pagamento di sanzioni, aggi e le eventuali spese per le procedure cautelari ed esecutive (fermi, ipoteche, pignoramenti). Due semplici esempi possono servire per chiarire l'inutilità di tale provvedimento: 1) Un contribuente che dimentica di versare 1 centesimo all'INPS vedrà arrivare ad agosto 2013 la cartella Equitalia per un importo di ben 55,28 euro aumentata del 5.528 per cento a cui si trova costretto ad aggiungere gli interessi di mora di 10,58 euro. Ora grazie alla legge di stabilità avrà potuto saldare il tutto con «solo» 55,28 euro per il centesimo che ha dimenticato! 2) Un commerciante paga regolarmente la rateizzazione Irpef in 4 rate di un importo pari a 2.600 euro, ma per un banale errore corrisponde puntualmente l'importo di 2.597 euro. Alla fine della rateizzazione si accorge dell'errore di 12 euro, ma nel frattempo Equitalia ha già provveduto ad emettere una cartella di ben 1.000 euro (968,82 di sanzione più 26,06 euro di interessi). Ora con questo provvedimento, il commerciante avrà potuto saldare la sua posizione con la modica cifra di 968,82 euro sui 12 che non aveva versato nei tempi, un vero affare! Naturalmente per beneficiare di questo provvedimento il contribuente avrebbe dovuto pagare tutto in unica soluzione. E in una congiuntura economica così sfavorevole sappiamo bene non essere facile mettere insieme un determinata somma di denaro. Equitalia sostiene di dover ancora riscuotere 545 miliardi di euro, somma generatasi in seguito a multe, aggi e interessi, tale da rendere impossibile a qualsiasi onesto contribuente ritardatario di poter minimamente sperare di liberarsi dal cappio, nemmeno con la possibilità di rateizzare gli importi a 120 rate.