[resaula]

Penso alla riduzione di produzione degli impianti eolici del Nord Europa, dovuta semplicemente ad aspetti di carattere climatico (i venti non ci sono stati). Penso inoltre alla riduzione dell'estrazione del metano in Norvegia per semplici interventi manutentivi che sono stati eseguiti durante il periodo del lockdown . Ci sono dunque tanti fattori e varie cause, che in un sistema economico come il nostro, diventato incontenibilmente energivoro, hanno generato l'ennesima pesante crisi. Onorevoli colleghi, sono passati quasi cinquanta anni, ma tanti di noi si ricorderanno dell' austerity , quando il Consiglio dei ministri, convocato il 22 novembre 1973, varò diverse misure restrittive. La domenica si andava in giro con la bicicletta e confesso che da ragazzino ne ero anche felice. Fu vietata la circolazione dei mezzi motorizzati privati e i velivoli, fu ridotta la pubblica illuminazione delle città e i locali cominciarono a chiudere prima la sera. C'entrava anche allora il canale di Suez, che anche qualche mese fa è rimasto bloccato, sebbene per un breve periodo, aggiungendo un altro carico sul problema dell'incremento dei costi delle materie prime che oggi stiamo soffrendo. È chiaro che allora non c'era la dipendenza che abbiamo oggi nell'uso dell'energia, ma continua a esserci la medesima dipendenza che avevamo allora nei confronti di materie prime che non possediamo, se non per esigue quantità: mi riferisco nella fattispecie proprio al metano e al petrolio. Con il provvedimento in esame, che cerca di contenere gli effetti dell'aumento dei prezzi, con una parziale compensazione di quelli che vengono definiti oneri generali di sistema per il trimestre in corso, con la riduzione dell'aliquota IVA e il rafforzamento del bonus sociale per i clienti domestici economicamente svantaggiati o in gravi condizioni di salute, è certo che andiamo a mettere una toppa ad uno spiffero freddo che entra in casa nostra e lo facciamo per la prima parte della stagione invernale. È ovvio che si dovrà intervenire ancora, a meno che il fenomeno non rimanga congiunturale, senza diventare strutturale, come auspichiamo. Resto però convinto del fatto che una quota residuale di tipo strutturale rimarrà comunque, perché epocali sono i fenomeni che stiamo vivendo in questo inoltrato inizio di secolo, epocale è il fenomeno pandemico globale, come è epocale il cambio di passo di tanti Paesi che stanno vivendo una nuova rivoluzione industriale, che sta cambiando le sorti del pianeta, e la sempre maggiore richiesta di materie prime, dai metalli, alle risorse agroalimentari, come accennavo in precedenza. Tornando al tema delle risorse energetiche, oggi più che in passato occorre lavorare con urgenza ad un piano strategico nazionale (Applausi) , che tenga conto delle problematiche che sinteticamente ho testé riportato e della tanto conclamata e necessaria transizione sostenibile, compatibile con le esigenze di un sistema industriale in esercizio - non dimentichiamolo - ma che soprattutto cerchi di colmare la dipendenza da materie prime, che sappiamo procurarci, ma che non abbiamo, per le quali siamo soggetti alle fluttuazioni del prezzo, secondo le classiche ed elementari leggi di mercato, della domanda e dell'offerta. Oggi la transizione eco-sostenibile potrebbe diventare per l'Italia perfino economicamente vantaggiosa. Mi spiego meglio: l'unica fonte di energia di cui il pianeta dispone è quella solare e da questa poi derivano il vento, l'acqua utilizzabile in termini di energia cinetica, le biomasse, ma anche il metano, il petrolio e il carbone. È certo che in Italia abbiamo il sole, il vento, l'acqua in centinaia di invasi già realizzati e costruiti, e anche le biomasse. Ebbene, è su queste fonti (sole, vento, acqua e biomasse) che dobbiamo lavorare e investire con urgenza, proprio per ridurre la dipendenza dal metano e dal petrolio. Abbiamo iniziato e dobbiamo continuare, accelerando i processi necessari; lo dobbiamo fare sfruttando tutte le risorse diffuse, anche le più piccole. Dobbiamo utilizzare i tetti di cui disponiamo, quelli degli edifici industriali, artigianali e civili; dobbiamo utilizzare il vento, il moto ondoso, gli invasi artificiali esistenti. Voglio puntualizzare anche un aspetto fondamentale: mi voglio soffermare sull'esigenza, non più procrastinabile, di riuscire a superare il limite dell'accumulo dell'energia elettrica. Mi riferisco al fatto che siamo spesso costretti a fermare gli impianti di produzione da fonte rinnovabile; forse non tutti siamo al corrente di questo fatto. Accade tante volte di dover bloccare la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, nei periodi in cui la richiesta dell'utenza è minima; ad esempio accade di dover fermare gli impianti eolici esistenti. La soluzione c'è ed è quella di accumulare l'energia che si può già produrre e i cui picchi vengono tagliati. E lo possiamo fare nel modo più pulito e nel massimo rispetto dell'ambiente, raccogliendo il deflusso degli impianti idroelettrici in bacini a quota inferiore per ripomparlo, con l'energia dei picchi da fonte rinnovabile che oggi tagliamo, nell'invaso originario a quota superiore. Questi interventi non si fanno in pochi mesi, né in un anno; proprio per questo serve un piano urgente che programmi i necessari studi di fattibilità. Diversamente, rincorreremo sempre in emergenza, con provvedimenti urgenti. Oggi è il momento di programmare, nel rispetto del nostro pianeta; i fondi ci sono. È una richiesta espressa che avanzo al Governo. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Anastasi. Ne ha facoltà. ANASTASI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, capita raramente, nella storia di un Paese, che un decreto-legge così breve e così piccolo (appena tre articoli che parlano di bollette, più altri tre che parlano di altro) abbia una ricaduta così ampia sulla popolazione. In tre articoli praticamente ci prendiamo cura di tutte le famiglie italiane e di una parte importante delle piccole e piccolissime imprese. Lo facciamo ovviamente a tempo limitato, fino a dicembre, per attenuare un momento di disagio, che però - com'è stato ampiamente descritto in quest'Aula - è un disagio di lungo periodo, che proviene non dall'Italia, ma dai venti freddi dell'Europa dell'est e che ha origini lontane. Dobbiamo dedicare due minuti per fare un'analisi di tale disagio. In realtà, la questione politica che sottende questo decreto-legge è proprio la nostra incapacità di programmare una politica energetica per tempo. Non è un caso che il vice presidente della Commissione europea Timmermans abbia quasi chiesto scusa ai cittadini europei, dicendo che, se avessimo iniziato dieci anni prima le politiche sulle energie rinnovabili, oggi non ci saremmo trovati in questa condizione. Il mio intervento si concentrerà sui primi tre articoli di questo decreto-legge, perché l'articolo 4 parla totalmente di altro, con buona pace di chi, dal Colle in giù, dice che i decreti-legge devono essere omogenei. In realtà questo è tutt'altro che omogeneo. PRESIDENTE. Senatore, è una sua diretta interpretazione; assolutamente non chiamiamo in causa chi non ha alcuna responsabilità. ANASTASI (M5S) . Assolutamente;