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Qualcuno del Governo Conte- bis ha affermato qualche mese fa di aver fatto in un mese più che il precedente Governo in quattordici mesi: non posso che confermare che è vero: ha fatto più danni questo Governo in pochi mesi che i Governi delle precedenti legislature. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Minuto. Ne ha facoltà. MINUTO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, vedo che questa sera ci sono più donne in Aula; evidentemente abbiamo una tempra più forte. Eppure, è andata via la mia voce, e me ne scuso. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . Vorrei evidenziare come questa manovra sia dannosa, comunque non utile per il Mezzogiorno. Una senatrice, qualche giorno fa, ha elencato i nomi di molti senatori del Sud. Io vi dico che al Senato è presente più di un terzo di senatori provenienti dal Mezzogiorno; eppure, poco in questa manovra c'è di quella parte d'Italia. Qualcuno ci dice che arriveranno quasi 5 degli oltre 7 miliardi di euro previsti per il 2020; ma tali risorse sono assorbite per oltre il 70 per cento dal reddito di cittadinanza; poche centinaia di euro erogate attraverso ricariche mensili su carta gialla. Il proclama che avete fatto qualche anno fa e che io speravo potesse avverarsi, e cioè «cancelleremo la povertà», purtroppo non si è attuato. Eppure, nel 2019 sono andati ugualmente via dal Mezzogiorno più di 100.000 giovani sotto i trentacinque anni e 2 milioni negli ultimi vent'anni. Questa fuga non si ferma e non si placa con sussidi o con altri mezzucci. I sussidi sono quanto di più dannoso si possa offrire alla gente e quanto di più diseducativo si possa dare ai giovani. Non lo dico con polemica. Ho toccato con mano quella realtà - vengo dal Sud - e so bene cosa significa. Sono sempre vissuta nel sociale e quindi vi posso assicurare che la situazione sta peggiorando. Gli aiuti dello Stato devono servire alle famiglie; soprattutto, devono servire a quel capofamiglia che, nel percorso della propria vita, è rimasto senza occupazione e che, per l'età avanzata, non riesce più a inserirsi nel mondo del lavoro: a quello serve l'aiuto e lì avreste dovuto concentrare tutti i vostri sforzi. Qui, invece, al fondo per i bandi generali, destinati al terzo settore per il Sud e alle famiglie disagiate, vi è stato un taglio di 10 milioni di euro. Bisogna rispondere con i fatti e con i numeri: ad esempio, con il credito d'imposta sugli investimenti nel Mezzogiorno, con il credito di imposta per la ricerca e con il rafforzamento delle ZES, per i quali non ci sono, però, investimenti apprezzabili. Da evidenziare, inoltre, che le misure di «Resto al Sud», riprogrammate dal disegno di legge di bilancio in esame, vengono finanziate purtroppo attingendo al Fondo di sviluppo e coesione, e cioè a soldi che sarebbero stati comunque destinati alle Regioni meridionali. Su un totale di 1,2 miliardi di tale misura sono stati stanziati solo 142 milioni di euro, pur avendo accertato che tale programma è riuscito a produrre più posti di lavoro di quanti ne abbia generato il reddito di cittadinanza. Al Sud mancano 3 milioni di posti di lavoro. Il rifinanziamento degli incentivi per la crescita occupazionale al Sud non vede un piano strategico articolato in materia di lavoro, perché sono troppi quelli che rimangano fuori dal sussidio: almeno tre su quattro non ricevono nulla e sarebbe impossibile accontentare tutti. Sappiamo bene che molti ricevono poco più di 500 euro al mese e l'obiettivo era quello di non far spopolare il nostro Paese. Ma, signori, mi chiedo e vi chiedo: come possono un giovane o una famiglia restare al Sud con 500 euro? Non bastano. Se misure come quelle che sostengono l'imprenditorialità giovanile, come «Resto al Sud» o altre simili, fossero estese ad altri settori, come l'agricoltura e la pesca, si otterrebbe la conseguenza di moltiplicare gli investimenti che garantirebbero redditi adeguati. Solo così possiamo trattenere i nostri giovani, con dignità, nei territori di origine. Ho parlato più volte in quest'Assemblea del dramma dei pescatori della Puglia, ai quali le regole europee in materia di pesca stanno tagliando il futuro e la speranza. Ho parlato in quest'Aula degli agricoltori colpiti dal flagello della xylella, in uno dei territori olivicoli più belli e produttivi d'Italia. A questi lavoratori, agli imprenditori che con coraggio mandano avanti le loro attività, in luoghi in cui persino il legame con il resto d'Italia è negato da infrastrutture stradali insufficienti e ferrovie fatiscenti, abbiamo bisogno di restituire fiducia e speranza. Bisogna dimostrare, con precise politiche di sviluppo, che possono programmare il futuro nelle loro terre, senza dover espatriare all'estero o al Nord, come si faceva negli anni Sessanta. Ma allora c'era il boom economico; oggi, signori, il boom economico non c'è, se non forse nella nostra fantasia. Il nostro territorio ha una naturale vocazione industriale, ma le imprese meridionali sono penalizzate dalla mancanza di infrastrutture. Il trasporto è penalizzato: l'alta velocità si ferma a Salerno, le strade sono dissestate, per non parlare dei ponti. E che dire della rete ferroviaria? Un incidente che è costato la vita a 23 persone, il 12 luglio 2016, ha paralizzato una tratta Bari Nord, importante, importantissima per il nostro territorio, costringendo pendolari, lavoratori e giovani ogni giorno a ritmi estenuanti per via dei mezzi provvisori (autobus), che hanno sostituito i treni nella tratta sotto sequestro. Il post-tragedia del Ponte Morandi - perdonatemi se faccio questo esempio - a Genova, se paragonato con il post tragedia del disastro ferroviario della tratta Bari Nord, evidenzia differenze sostanziali nei tempi e nelle modalità. Aggiungo, aprendo e chiudendo una parentesi: di sanità al Sud si muore prima. Tra le cause della tragica situazione, a fare da padrone è lo scarsissimo livello dell'assistenza sanitaria. Condivido appieno quanto riportato da numerosi sindaci del mio territorio: questa legge di bilancio merita un approfondimento delle norme che pesano sui bilanci dei nostri Comuni, parte fondamentale della nostra Repubblica. Il Governo e ANCI hanno fatto qualche passo in avanti, ma è necessario fare molto di più. Dopo anni di affossamento della finanza comunale è ora di dargli respiro; migliorare i servizi pubblici fa aumentare la coesione sociale e crea una condizione positiva per lo sviluppo. Intanto, sembra assurdo non allineare il termine per l'approvazione dei bilanci comunali al 30 aprile, cioè allo stesso termine dell'approvazione della nuova Tari. Inoltre, è necessario snellire la farraginosa procedura prevista per l'approvazione della nuova Tari; inserire un ulteriore ostacolo all'autonomia dei Comuni con l'approvazione da parte di ARERA delle tariffe comunali, mentre si parla di allargare le autonomie regionali, è un controsenso e un ulteriore atto di penalizzazione nei confronti dei Comuni.