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Il disegno di legge sulla concorrenza ha un po' cercato di forzare la mano su alcuni temi, tra cui quello dei taxi, e devo dire che senza la spada di Damocle di una sentenza del Consiglio di Stato sulla schiena, il Parlamento ha trovato la sua sintesi e ha fatto una scelta assolutamente consapevole, cioè quella di stralciare un tema che dall'inizio, fin dalle prime riunioni che abbiamo fatto a Palazzo Chigi, tutti i Gruppi, nessuno escluso, avevano posto come problematico. (Applausi) . Devo dire che si è messa a posto una questione che aveva creato qualche imbarazzo nel mondo della mediazione creditizia e delle agenzie immobiliari, quello della incompatibilità tra i due sistemi, che non è mai stata in discussione. Qualche tempo fa è stata fatta una modifica che per fortuna alla Camera, attraverso gli emendamenti al disegno di legge concorrenza presentati da Forza Italia, dalla Lega e da altri Gruppi, è stata messa a posto, quindi l'incompatibilità è venuta meno. Ringrazio anche tutte quelle associazioni che si sono fatte carico di essere portavoce, in primis la Federazione italiana agenti immobiliari professionali (FIAIP), che ha creato le condizioni affinché ci fosse un minimo di responsabilità e di consapevolezza. Non voglio usare tutto il tempo, anche perché la seduta è quasi finita, e dunque concluderei con un tema che mi è molto caro, quello dei balneari. Lo so che si tratta di un tema che non è stato toccato in questo ramo del Parlamento, ma forse un minimo di narrazione - o meglio di narrativa - che riconduca tutto a una giusta dimensione va fatta. C'era una legge, la n. 145 del 2018, fatta bene e negoziata con l'Europa, che aveva la necessità - come quella di oggi sulla concorrenza - di essere "messa a terra" con i decreti attuativi. Il Governo Conte I è caduto - non entriamo nel merito di come mai è caduto, anche se la storia ha detto che forse è stato bene fare così - e il Governo Conte II non ha chiuso i decreti attuativi. Dunque avrei il piacere di sentire ogni tanto, anche dalla parte politica che mi è più cara, quella di centro-destra, non solo un'accusa nei confronti di coloro che oggi - come dirò dopo - hanno messo in sicurezza un comparto, ma anche nei confronti di chi non ha "messo a terra" la legge n. 145 del 2018, che ha un nome e un cognome e si chiama Dario Franceschini (Applausi) , che era Ministro del turismo. Non so se si è creata la tempesta perfetta, perché poi le cose si sono susseguite in un modo abbastanza anomalo, quasi come se ci fosse un grande regista dietro. Dario Franceschini non ha "messo a terra" i decreti attuativi, l'Europa si è sentita presa in giro, giustamente, perché abbiamo detto delle cose e ne abbiamo fatte altre e a quel punto, quando la politica non fa le cose, arriva sempre qualcun altro che le fa. Così è arrivata una sentenza del Consiglio di Stato che diceva: "abbiate pazienza, quello che avete fatto non va bene, disapplico la legge n. 145 ed entro il 31 giugno 2023 dovete andare a evidenza pubblica". Giusta o sbagliata, politica o non politica, alta o bassa, magra o grassa che sia, è irrilevante: questa era la linea Maginot entro la quale dovevamo stare. Si tratta del senso di responsabilità, perché se governi, che ti piaccia o meno - e ci lasci il sangue, quando governi in situazioni come quelle in cui abbiamo governato noi - devi essere responsabile. (Applausi) . Il senso di responsabilità porta a riconoscere, fino in fondo, le carte e le regole con le quali stai giocando in quel momento e la sentenza del Consiglio di Stato c'è. Quando qualcuno dice: me ne frego, perché non dobbiamo andare lì, ma dobbiamo andare a fare questo o quell'altro, io, Paolo Ripamonti, che sono cresciuto sulla spiaggia, che ho amici che fanno questo lavoro e ho persone che mi scrivono tutti i giorni e che tutti i giorni un po' mi insultano, dicendomi che finalmente, visto che il 25 settembre ci sono le elezioni, la pacchia è finita, dico che sono fiero di aver votato un emendamento che li ha messi in sicurezza. Ai posteri l'ardua sentenza, perché fino a prova contraria, fino al 2024, posto che i sindaci trovino la forza di fare quello che avevano chiesto (quindi non siamo pronti a fare le aste, non siamo pronti a fare le evidenze e chiediamo una proroga) in qualche modo sono in sicurezza, posto che ci sono gli indennizzi e ci sono le premialità (Applausi) . Sono tutte cose che qualcuno non vuole vedere, ma aldilà di questo, siccome saremo bravissimi e vinceremo le elezioni e siccome la coalizione si formerà e in quel momento ci saremo tutti e saremo tutti responsabili, faremo un grande lavoro e tutti insieme, guardandoci negli occhi, ci diremo: questo si può fare e questo non si può fare. E, vivaddio, prenderemo tutti insieme una decisione. (Applausi) . ANASTASI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANASTASI (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo all'epilogo finale di una legge che ha avuto un iter quantomeno travagliato e tormentato, con oltre sette mesi di discussioni, anche molto accese. (Brusìo) . PRESIDENTE. Chiedo nuovamente ai colleghi la cortesia di fare silenzio. ANASTASI (M5S) . Sette mesi sono anche più di quello che aveva previsto il nostro Presidente del Consiglio, che avrebbe voluto la legge esitata in appena quattro mesi, il tempo di due decreti-legge, perché ormai l'unità di misura dei tempi del Parlamento sono i decreti-legge. Abbiamo invece impiegato sette mesi, in cui abbiamo discusso animatamente. La legge sul mercato e la concorrenza è annuale. Saremmo dovuti essere alla dodicesima edizione di questa legge, ma in realtà siamo appena alla seconda. Però siamo in netto miglioramento: la prima legge annuale è stata esitata dopo due anni e mezzo di discussione, noi abbiamo fatto molto prima. In questa legge si scaricano le ideologie, le idee, i modi di pensare e anche gli opportunismi di alcune parti politiche, che usano questa legge per il proprio tornaconto. Delle ideologie è facile rintracciare la matrice: si parla di iperliberismo, si parla di liberismo spinto, si parla di privatizzazioni tout court , selvagge, in tutti i settori. D'altra parte il Presidente del Consiglio è stato fautore, negli anni Novanta, della stagione delle liberalizzazioni, in cui pezzi dello Stato sono stati svenduti. Uso la parola "svenduti", perché poi i privati che acquistarono quei pezzi di Stato li rivendettero, dopo pochi mesi, a prezzi decuplicati. Questo iperliberismo è finito all'interno di questo disegno di legge. È il cavallo di battaglia, legittimo, del centrodestra: per loro il mercato è superiore, tutti i beni e i servizi vanno messi sul mercato, perché così si abbattono i costi, migliora il servizio e aumenta la concorrenzialità.