[pronunce]

(che prevede, come circostanza attenuante, la riparazione del danno prima del giudizio), ritenendo che lo stesso non dia luogo ad una "irragionevole compressione del diritto di difesa", ma si ponga "in sintonia con la ratio dell'attenuante, che è di dare rilevanza solo a comportamenti che, precedendo gli sviluppi del giudizio e i condizionamenti derivanti dalle connesse, contingenti esigenze difensive, possano considerarsi sintomatici di ravvedimento" (Cass. pen. , Sez. I, n. 3340 del 13 gennaio 1995)». Tuttavia, afferma il rimettente, con il progressivo affermarsi dei princìpi in tema di giustizia riparativa e con la previsione anche per i reati di competenza del tribunale, attraverso l'art. 162-ter cod. pen. , del medesimo istituto previsto dall'art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, il diverso termine non sarebbe più giustificabile, dando luogo ad una ingiustificata disparità, potendo solo nei procedimenti innanzi al tribunale l'imputato beneficiare di un termine più ampio per evitare la celebrazione del processo e l'inflizione della pena; mentre quello di un reato di competenza del giudice di pace per ottenere il beneficio dell'estinzione del reato deve aver provveduto alle riparazioni ancor prima dell'udienza di comparizione. A conforto della disparità segnalata il rimettente rimarca come, in entrambi i giudizi, la spontaneità della condotta riparativa e la valutazione del sincero ravvedimento sarebbero comunque garantiti dall'anteriorità della condotta riparatoria rispetto all'espletamento dell'attività istruttoria. Inoltre, la previsione dello sbarramento anticipato sarebbe di per sé irragionevole, in quanto in contrasto con la ratio del processo innanzi al giudice di pace, il quale risponde in via prioritaria a logiche conciliative, proprio per la minore gravità dei reati trattati. 1.3.- Quanto alla rilevanza della questione di legittimità costituzionale, il rimettente evidenzia che «l'imputato ha formulato l'offerta risarcitoria astrattamente idonea ad eliminare il danno conseguente al reato contestato, dopo la prima udienza, ma comunque prima della dichiarazione di apertura del dibattimento» con la conseguenza che la questione di legittimità costituzionale si pone come preliminare per la prosecuzione del giudizio, in rapporto alla disciplina di cui all'art.162-ter cod. pen. , concernente un caso sostanzialmente identico. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e, comunque, non fondata. 2.1.- In primo luogo, la difesa statale sostiene che l'ordinanza di rimessione difetterebbe di motivazione in ordine alla idoneità della condotta riparatoria dell'imputato a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione; tale accertamento sarebbe espressamente richiesto dal comma 2 dell'art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000. In punto di merito, poi, l'Avvocatura osserva come l'assunto della piena equiparazione tra la causa di estinzione di cui all'art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000 e quella prevista dall'art. 162-ter cod. pen. sia destituito di fondamento, in quanto si tratta di istituti con profonde differenze strutturali: mentre, infatti, ai sensi del comma 2 dell'art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, le condotte riparative devono essere idonee a soddisfare le esigenze di prevenzione, l'art. 162-ter cod. pen. pretende l'integralità del risarcimento. Inoltre, la citata sentenza di questa Corte n. 206 del 2011, ad avviso dell'Avvocatura, avrebbe giustificato lo sbarramento procedimentale rappresentato dall'udienza di comparizione, il quale oltre a perseguire una finalità deflattiva, connotante l'istituto in questione, risponde anche «alla necessità di assicurare, per riprendere un'espressione utilizzata dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. pen. , Sez. V, n. 41297 del 26 settembre 2008), la "spontaneità" della condotta dell'imputato». Pertanto, la disposizione censurata - nel prevedere che l'imputato debba procedere alla riparazione del danno prima dell'udienza di comparizione - in quanto tesa a consentire al giudice di verificare la spontaneità della condotta, non si porrebbe in contrasto con il parametro costituzionale evocato, vieppiù considerando che il giudice può disporre la sospensione dell'udienza per consentire all'imputato di adottare la condotta riparativa ove non gli sia stato possibile farlo in precedenza.1.- Con ordinanza del 12 dicembre 2022 (reg. ord. n. 8 del 2023) , il Giudice di pace di Forlì ha sollevato, in riferimento all'art. 3 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, nella parte in cui prevede, per i reati rientranti nella competenza del giudice di pace, che l'imputato possa procedere alla riparazione del danno cagionato dal reato solo prima dell'udienza di comparizione, anziché entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento. Il rimettente, premesso di procedere nei confronti di una persona imputata del reato di percosse (art. 581 cod. pen.), riferisce che nel corso dell'udienza di comparizione, svoltasi in più date per effetto di alcuni rinvii, il difensore dell'imputato formulava istanza di definizione del giudizio ex art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000 e, prima della formale dichiarazione di apertura del dibattimento, l'imputato effettuava banco iudicis l'offerta della somma di trecento euro a titolo risarcitorio, somma che non veniva ritenuta congrua dalla persona offesa. Il rimettente, riscontrata la non tempestività dell'offerta in quanto formulata all'udienza di comparizione anziché prima, sollevava questione di legittimità costituzionale dell'art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000, nei termini sopra indicati, accogliendo l'eccezione della difesa dell'imputato. In punto di non manifesta infondatezza, la disposizione censurata si porrebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., sotto il profilo della violazione del principio di uguaglianza, in quanto, stante l'affinità tra l'istituto di cui all'art. 35 del d.lgs. n. 274 del 2000 (rubricato «Estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie») e l'art. 162-ter cod. pen. («Estinzione del reato per condotte riparatorie») determinerebbe una disparità di trattamento tra l'imputato che provveda alla riparazione del danno cagionato per la commissione di un reato rientrante nella competenza del giudice di pace e l'imputato che provveda alla riparazione del danno cagionato per effetto di un reato attribuito alla competenza del tribunale, in relazione al quale è stabilito che vi possa adempiere entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento.