[ddlpres]

Norme in materia di relazioni istituzionali per la rappresentanza degli interessi. Onorevoli Senatori. – Con il termine lobby si indica in Italia un qualsiasi gruppo di persone, anche giuridiche, accomunate da un medesimo interesse, che si pone l'obiettivo di influenzare il decisore pubblico. Tale attività di influenza, lecita all'interno di un ordinamento democratico pluralista, necessita però di una disciplina normativa che possa regolare il confronto tra i portatori di interessi particolari e i decisori politici, assicurandone la piena visibilità, nell'ambito delle scelte che si ripercuoteranno poi sull'intera collettività. Si tratta di un'esigenza, questa, che a ben vedere è stata avvertita anche in altri Paesi dell'Unione europea e che ha portato, in alcuni casi, ad una vera e propria normativa di settore, quale efficace mezzo per accrescere la trasparenza delle istituzioni e la lotta alla corruzione, oltre che, al contempo, strumento essenziale per migliorare l'efficacia delle politiche pubbliche ed incentivare una più ampia partecipazione della società civile ai processi decisionali. Più nello specifico, però, numerosi sono stati negli anni, all'interno del nostro ordinamento, i tentativi legislativi che hanno avuto ad oggetto una simile finalità, ma nessuno di questi è riuscito a terminare il proprio iter diventando legge. Occorre quindi adesso colmare tale vulnus normativo, al fine non solo di adeguare la nostra legislazione sul tema a quella degli altri Paesi eurounitari, ma per assicurare quello standard elevato di trasparenza, condivisione e partecipazione della politica portato avanti, da sempre, dal Movimento 5 Stelle. In altri termini, regolamentare l'attività di lobbying significa garantire una maggiore tracciabilità e visibilità delle scelte politiche poste in essere dai decisori pubblici, ad oggi, troppo spesso, sotto attacco di meri faccendieri e tutelare, al contempo, la categoria dei professionisti disponibili a supportare, con dati e documentazione, il processo normativo pre-decisionale, mediante l'esplicita accettazione di vincoli obbligatori e delle eventuali sanzioni, poiché direttamente connessi al potere di influenza dei decisori politici. La consultazione con soggetti sociali ed economici su alcuni oggetti di cui sono particolarmente esperti, del resto, non ha lo scopo di espropriare gli organi legislativi dei poteri loro costituzionalmente attribuiti o ritardare ed ostacolare l'attività della pubblica amministrazione (Corte costituzionale, sentenza n. 379 del 2004), ma aumenta la qualità della regolamentazione poiché rende l'istruttoria normativa un momento di confronto dialettico e partecipato tra chi deve prendere le decisioni e chi rappresenta la categoria dei destinatari. Ecco che allora, sulla base legislativa delineata nel corso degli anni dalla Commissione europea e dell'esperienza innovativa portata avanti da alcune nostre regioni (Toscana, Molise, Abruzzo, Calabria, Lombardia e Puglia), che in assenza di una precisa normativa nazionale hanno approvato delle leggi finalizzate ad assicurare la massima visibilità dell'attività politica ed amministrativa del proprio organo consiliare, istituendo altresì degli appositi registri territoriali per i portatori di interessi particolari che intendono partecipare attivamente al processo di decisione pubblica, si propone una specifica disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi. Più nello specifico, il presente disegno di legge è formato da dieci articoli. L'articolo 1 indica l'oggetto e le finalità di tale proposta normativa, concernente la disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi, quale elemento integrativo del processo decisionale finalizzato a garantire scelte più consapevoli da parte dei decisori politici e, al contempo, favorire una maggiore conoscibilità dell'attività svolta dai soggetti che influenzano tali processi. L'articolo 2 fornisce le definizioni utili a delineare la disciplina normativa introdotta dal disegno di legge. L'articolo 3 specifica le competenze attribuite all'Autorità nazionale anticorruzione all'interno del trasparente processo di confronto tra i portatori di interessi particolari e i decisori pubblici. L'articolo 4 è incentrato sull'istituzione del registro pubblico dei portatori di interessi particolari e sul relativo meccanismo di funzionamento. L'articolo 5 elenca i requisiti connessi all'iscrizione al registro, le eventuali cause di incompatibilità e gli obblighi conseguenti all'avvenuta registrazione. L'articolo 6 prevede l'istituzione di un codice di comportamento dei rappresentanti di interessi particolari da parte dell'Autorità, previo coinvolgimento attivo dei lobbisti medesimi. L'articolo 7 precisa quali sanzioni potrebbero discendere dall'eventuale inosservanza degli obblighi previsti dalla presente legge da parte dei soggetti iscritti al registro. L'articolo 8 contiene la clausola di invarianza finanziaria, data l'applicazione delle disposizioni contenute nel presente disegno di legge senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. L'articolo 9 precisa, quali disposizioni transitorie e finali, un periodo di prova intercorrente tra l'entrata in vigore della legge e l'obbligatorietà dell'iscrizione al registro da parte dei lobbisti, nel corso del quale la registrazione avviene solo su base volontaria, ma altresì, un limite temporale entro il quale le amministrazioni pubbliche coinvolte devono adeguarsi alla nuova disciplina. L'articolo 10, invece, prescrive l'entrata in vigore della presente legge dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .. 1 (Oggetto e finalità) 1 La presente legge ha per oggetto la disciplina delle attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza degli interessi, quale elemento integrativo del processo formativo delle decisioni pubbliche, nel pieno rispetto dell'autonomia delle istituzioni legislative e con obbligo di lealtà nei loro confronti. 2 La disciplina di cui al comma 1 si informa ai princìpi del pluralismo democratico, della pubblicità e della conoscibilità dei processi decisionali, al fine di garantire la più ampia base informativa sulla quale i decisori pubblici possano fondare le loro scelte. 2 (Definizioni) 1 Ai fini della presente legge si intende: a per « portatori di interessi particolari », le persone fisiche o giuridiche che rappresentano in modo sistematico ed abituale, presso i decisori pubblici, interessi leciti, anche di natura non economica, al fine di incidere sui processi decisionali di questi ultimi, ovvero di avviarne di nuovi, nonché coloro che, pur operando per conto di organizzazioni senza scopo di lucro, ovvero di organismi, anche di natura societaria e a partecipazione pubblica o privata, il cui scopo sociale prevalente non è l'attività di rappresentanza di interessi particolari, svolgono, per conto dell'organizzazione di appartenenza, la suddetta attività; b per « attività di relazioni istituzionali », ogni attività svolta professionalmente da persona fisica o giuridica non sollecitata da decisori pubblici, finalizzata alla rappresentanza di interessi; c per « decisori pubblici », i membri del Parlamento, del Governo, degli enti territoriali di cui all'articolo 114, primo comma, della Costituzione, delle autorità amministrative indipendenti e degli organi direttamente coinvolti nei processi decisionali pubblici, nonché i membri degli uffici di loro diretta collaborazione;