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Se l'Europa non è in grado di difendere i propri confini, lasciamo perdere. Lasciamo stare queste dichiarazioni di intenti, perché, per far sì che l'Europa sia forte e non possa essere ricattata, bisogna cominciare a capire che occorre una vera politica di protezione dei suoi confini. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ci credo che l'Ungheria o la Bulgaria diranno di no, perché hanno paura di subire l'invasione dei profughi: anzi, avete anche paura di bloccare i finanziamenti, che vengono appositamente dati per evitare che i profughi arrivino in Europa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Quindi, anche questa misura andrebbe assolutamente portata avanti, per non dire della necessità di interrompere il processo volto a far sì che la Turchia entri in Europa. Finalmente, dopo anni in cui ci avete insultato da tutte le parti, dicendo che eravamo brutti e cattivi per non volere la Turchia in Europa, oggi vi siete resi conto, come capita spesso con le proposte della Lega - il problema, però, è che lo capite un po' di anni dopo - che anche questa volta avevamo ragione noi. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sulla questione dei dazi, ho sentito dire che l'America li ha messi per colpa dei sovranisti e per le loro politiche. Signor Presidente del Consiglio, mi perdoni, ma, dopo aver letto il tweet «Giuseppi», pensavo che fosse in condizioni diverse: invece, appena è arrivato, hanno messo subito i dazi; quindi, diciamo che non siamo partiti benissimo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . A parte questo, non è colpa dei sovranisti: i dazi sono stati messi e autorizzati dall'Organizzazione mondiale del commercio, perché la Francia e la Germania hanno concesso aiuti illegittimi al consorzio Airbus, di cui non facciamo neanche parte. Ne siano danneggiati, quindi perché, pur non avendo alcun vantaggio dal consorzio Airbus, ci prendiamo pure il rischio di subire i dazi sui nostri prodotti. Non sono responsabili i sovranisti, quindi, ma i vostri amici, Francia e Germania. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo è il motivo per cui oggi paghiamo, a svantaggio delle nostre produzioni (Il microfono si disattiva automaticamente). Signor Presidente, concludo in pochi secondi con un augurio di buon lavoro: ci auguriamo che riusciate a portare a casa qualcosa, visto che lei è il Premier della gentilezza e del nuovo rapporto di collaborazione con l'Europa e che siamo tutti buoni (ma che bello!), dimostrate però con i fatti di non essere - come dice qualcuno - i camerieri di Francia e Germania e riportate l'Italia ad un certo livello e ad un certo tipo di responsabilità e di decisione. Altrimenti, finirete per essere il Governo dei buoni, sì, ma dei buoni a far nulla. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az. Congratulazioni) . CRAXI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRAXI (FI-BP) . Egregio Presidente, onorevoli senatori, in questo travagliato momento della vita internazionale abbiamo il dovere, come Paese e come popolo, di porre con forza alcuni punti essenziali nell'agenda comunitaria dei prossimi mesi e anni. Sul prossimo Consiglio europeo si addensano cupe le nubi di una guerra, le minacce di una Brexit ancora incerta e lo spettro di una nuova crisi economica, l'ennesima. Il frastuono delle bombe che giunge dalla Siria non solo è l'ennesima minaccia alla pace e alla stabilità dell'area, su cui si riversano conflitti globali, ma chiama in causa ancora una volta la credibilità e lo stesso futuro dell'Unione, che dietro alle dichiarazioni di facciata ha mostrato l'emergere di opportunismi e contraddizioni. La stessa formula adottata dal Consiglio dei Ministri degli affari esteri sulla fornitura degli armamenti alla Turchia la dice lunga: l'Europa si impegna a rafforzare le posizioni nazionali in merito alla politica di esportazione di armi verso Ankara, dice il documento, aggiungendo la parola "condanna" senza che vi siano alcuna decisione né alcun embargo dell'Unione europea, e ogni Stato potrà decidere tempi e modi per procedere. Se crediamo al progetto europeo, abbiamo il dovere di dire questo a voce alta e di pretendere una forza d'interdizione europea che intervenga. Signor Presidente del Consiglio, forse così non sarà come Craxi a Sigonella, ma almeno renderà il nostro Paese più autorevole sulla scena internazionale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . La credibilità non si compra: è merce rara e materiale di cui non disponete e che non ravvedono in voi né gli interlocutori internazionali, né i partner europei, visti i continui ondeggiamenti di cui lei, Presidente, si è reso protagonista in questi mesi. Si ripresenta al prossimo Consiglio europeo come espressione di una nuova maggioranza, come se nulla fosse, come se il Presidente del Consiglio fosse solo un diplomatico qualsiasi o, peggio, un impiegato a contratto. In queste condizioni, è naturale che la nostra voce sia fioca, che le nostre posizioni non vengano considerate e che i nostri destini siano segnati. Cosa dobbiamo fare, allora, e quali sono i punti da mettere sul tavolo del prossimo Consiglio europeo? Con lo spirito costruttivo che da sempre contraddistingue Forza Italia, proverò a mettere in evidenza alcuni punti per l'agenda italiana. Ad esempio, non possiamo seguitare le lamentele verso l'alleato americano, che già da tempo sappiamo impegnato su un altro versante, quello Pacifico, e nel ritiro delle sue truppe dell'area mediorientale, ma abbiamo il dovere - e, aggiungo, tutto l'interesse - di riprendere un'iniziativa politica che proietti l'Unione all'esterno e la faccia uscire da quel coacervo di immobilismo che la paralizza. Non è sufficiente dire "basta armi alla Turchia", se poi paghiamo un pizzo da 6 miliardi alla stessa e sottostiamo ai suoi ricatti solo perché blocca la rotta balcanica, e magari con quegli stessi soldi si finanzia lo sterminio curdo, mentre nulla viene stanziato per lo sviluppo dell'Africa e per la stabilizzazione dell'area, da cui origina la cosiddetta rotta mediterranea dei migranti. Il Governo ha confusamente detto di non volersi limitare a bloccare i flussi, ma di voler lavorare per arginarne le cause all'origine: benissimo; quale migliore occasione di questa, per porre in seno al Consiglio europeo il tema? Spiace anche constatare che non avete portato a casa neppure una diversa politica dei ricollocamenti, visto che l'accordo sui migranti firmato a Malta ha subìto una prevedibile battuta d'arresto nel Consiglio dell'Unione europea. La verità è che, con la vostra subalternità culturale, ancor prima che politica, rischiamo ancora una volta l'irrilevanza. Quello dei migranti è solo uno dei tanti temi dell'agenda strategica, che denota una debolezza della posizione italiana. Tale posizione mi auguro venga corretta, per non dire rivoluzionata, poiché da questi banchi non tifiamo mai lo straniero, ma speriamo sempre in una "riscossa nazionale".