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Ad esse vengono riconosciuti innanzitutto superiori contingenti di organico, conseguendo un rapporto docenti-studenti decisamente inferiore (affiancati, tra l'altro, da figure professionali come quelle degli psicologi e da una progettualità di territorio fortemente partecipata), al fine di sostenere la scuola senza che essa perda il proprio ruolo di definizione delle strategie formative, e vine inoltre riconosciuta la possibilità di lavorare in co-presenza, garantendo così una maggiore professionalità per far fronte a situazioni di maggiore difficoltà relazionale e comportamentale. Pur non essendo oggetto di intervento legislativo, ma proprio della contrattazione sindacale, auspichiamo, dunque, che a questi docenti vengano garantiti incentivi salariali (secondo quanto definito nelle previsioni contrattuali sopra ricordate) e corsi di formazione che risultano necessari, perché non è la stessa cosa insegnare in un liceo o in un istituto professionale, in una zona socialmente agiata o urbanisticamente qualificata oppure in un contesto di diffuse difficoltà sociali, urbanistiche, territoriali. In aperta controtendenza con l'indirizzo volto a valorizzare e finanziare le scuole che abbiano conseguito risultati brillanti nei test standardizzati, crediamo che proprio le realtà scolastiche che mostrano più sofferenza debbano essere destinatarie di finanziamenti mirati, di progettualità forti, partecipate e innovative, di un aumento dell'organico rispetto agli studenti. In deroga all'articolo 2 (relativo al resto del Paese), nel comma 1 dell'articolo 5 si precisa che, nelle suddette ZEP, il rapporto alunni-docenti per ogni classe non debba superare i quindici studenti. Le classi e le aule sovraffollate, con oltre venti studenti per classe, sono, infatti, contesti che ostacolano i processi di apprendimento e tali situazioni non consentono né alle specificità di ogni studente e di ogni studentessa di emergere e di venire intercettate né di dare luogo a didattiche efficaci, a maggior ragione in zone già di per sé difficili e svantaggiate. Il presente disegno di legge, dunque, ha come obiettivo fondamentale quello di dare vita ad un piano d'intervento straordinario che, con risorse altrettanto straordinarie, intende rivolgersi a tutto il Paese, ma anche alle sue zone più disagiate – a cominciare dal Sud, dalle Isole e dalle aree interne e montane – agli istituti tecnici e professionali, nonché alle periferie abbandonate delle grandi città, dove la povertà economica si somma alla povertà educativa intesa anche come mancanza di opportunità culturali, ludiche e sportive. In questa direzione va ripresa e rilanciata la progettualità territoriale che, a partire dalla centralità della scuola, intende coinvolgere e sostenere gli enti locali proprio nella direzione di fornire risorse a quei territori e a quei cittadini che vivono nel degrado sociale e culturale, senza possibilità (anche al di fuori del contesto scolastico) di avere spazi di socialità dove poter fare cultura, musica o sport. Gli articoli 7 e 8 affermano rispettivamente: l'estensione dell'obbligo scolastico fino al diciottesimo anno d'età e la completa gratuità dell'accesso alla formazione scolastica pubblica, dal nido fino al completamento del ciclo scolastico della scuola secondaria di secondo grado. L'articolo 7, in particolare, è finalizzato ad elevare progressivamente l'obbligo scolastico a diciotto anni; elevare l'età di accesso al lavoro; mettere ordine nella normativa relativa all'obbligo scolastico, all'obbligo di istruzione, al diritto-dovere all'istruzione. L'elevamento dell'obbligo scolastico rientra pienamente nel dettato costituzionale, che obbliga lo Stato ad attivare interventi finalizzati a consentire a tutti i cittadini il raggiungimento dei gradi più alti degli studi. La proposta è coerente con gli obiettivi dell'Unione europea finalizzati a ridurre il tasso di abbandono scolastico e ad elevare significativamente il numero dei giovani in possesso di laurea. L'illustrazione del contenuto e l'articolato ricalcano le intenzioni di facilitare il contrasto alla povertà educativa e l'abbandono scolastico.. 1 (Formazione delle classi) 1 Al fine di migliorare la qualità didattica e il processo di formazione degli alunni e delle alunne, di contrastare l'abbandono e la dispersione scolastica, di garantire il successo formativo e di evitare condizioni di eccessivo affollamento delle aule sia per ragioni didattiche sia sanitarie, è fissato a diciotto, senza alcuna deroga fatto salvo quanto previsto dall'articolo 5, comma 1, terzo periodo, il numero massimo di alunni per ogni classe di ogni ciclo della scuola italiana insistente sul territorio nazionale, anche nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano. 2 (Estensione del tempo pieno) 1 È istituito il tempo pieno in tutti gli istituti scolastici della scuola primaria statale. Per gli istituti di cui al primo periodo è garantita una percentuale aggiuntiva dell'organico del personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) non inferiore al 20 per cento dell'organico della singola scuola. 2 È istituito il tempo prolungato pomeridiano nei cicli scolastici della scuola secondaria di primo e secondo grado, basato sull'istituzione di cattedre-orario comprensive delle ore di insegnamento e del tempo-mensa, per almeno tre giorni alla settimana nei periodi di attività didattica. La frequenza del tempo prolungato pomeridiano è obbligatoria per gli alunni della scuola secondaria di primo grado e per gli alunni del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado ed è volontaria, su richiesta individuale, per gli alunni del triennio della scuola secondaria di secondo grado. La programmazione delle attività pomeridiane è affidata ai collegi dei docenti che la elaborano sulla base di un progetto formativo condiviso con le famiglie e, per il biennio e il triennio della scuola secondaria di secondo grado, con le rappresentanze in carica degli studenti. Il progetto formativo deve essere formalizzato entro la fine dell'anno scolastico precedente. Per almeno il 60 per cento delle ore, il progetto formativo deve essere finalizzato ad attività di recupero, assistenza e motivazione allo studio, nonché ad attività laboratoriali di ricerca e approfondimento, per le quali è garantita una percentuale aggiuntiva dell'organico del personale docente e ATA non inferiore al 20 per cento dell'organico della singola scuola; per il tempo restante, è facoltà dei soggetti che partecipano al progetto formativo prevedere attività di natura culturale, formativa e di socialità, in concorso con realtà esterne alla scuola e coerenti con il medesimo progetto formativo. 3 Per consentire l'effettivo esercizio del tempo pieno di cui al comma 1 e del tempo prolungato pomeridiano di cui al comma 2, in ogni scuola o polo scolastico è garantito un servizio di mensa gratuito. È altresì garantito il trasporto pubblico pomeridiano in orari congrui allo svolgimento delle attività scolastiche, mediante il coordinamento tra le istituzioni scolastiche, le istituzioni locali e le società di gestione del trasporto pubblico. 4 Per i comuni in condizioni di dissesto o predissesto finanziario le risorse necessarie sono assegnate direttamente dal Ministero dell'economia e delle finanze sulla base di una proposta esecutiva.