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Le cronache giornaliere registrano che gli episodi di violenza avvengono in contesti variegati, isolati in seno a realtà notoriamente critiche o in aree del Paese con una forte presenza della criminalità organizzata. In tutte le situazioni, tuttavia, l'operatore è solo. Nel corso dell'attività lavorativa gli operatori sanitari sono esposti a numerosi fattori che possono essere dannosi, come aggressioni, omicidi o altri eventi criminosi, che rendono non più procrastinabili misure di prevenzione e protezione dei lavoratori. Sono in media tre al giorno le aggressioni denunciate in Italia dagli operatori sanitari e soltanto nell'ultimo anno le violenze ammontano a circa 1.200 casi. A subire la violenza fisica sono soprattutto le donne. Ricordo ancora la mia esperienza di giovane medico, quando facevo guardie mediche in avamposti isolati, ovviamente con turni festivi o notturni: ogni volta che suonava il campanello mi assaliva uno stato d'ansia, perché all'epoca non c'erano certamente né i videocitofoni, né i telefoni cellulari. È stata ricordata la dottoressa Labriola, uccisa sei anni fa in Puglia, quando la politica iniziò a interrogarsi su cosa avrebbe potuto fare per questi fenomeni in costante crescita. Certo, quel caso in particolare aveva reso drammaticamente evidente la mancanza di un organismo preposto alla tutela della sicurezza e alla prevenzione e aveva mostrato come le non poche difficoltà operative penalizzino gravemente lo svolgimento del lavoro degli operatori del settore. Per queste ragioni e per assolvere alle esigenze di sicurezza provenienti dagli accorati appelli di tutti gli operatori sanitari, all'inizio della legislatura presentai uno specifico disegno di legge che non aveva lo scopo di osservare quanto quello di intervenire a tutela della sicurezza del personale e dei pazienti negli ospedali. In una sanità intesa come impresa in cui l'erogazione di servizi e prestazioni viene equiparata alla produzione delle merci, si annida anche la crisi del rapporto fiduciario medico-paziente, con le sue conseguenze più preoccupanti come il dilagare di fenomeni di violenza e il diffondersi di un'informazione sanitaria non attendibile. Laddove il paziente è un consumatore, il medico perde automaticamente autorevolezza e diventa detentore di un sapere da scaffale. Occorre dunque impegnarsi per recuperare questo rapporto e spero che l'accorato appello giunga al Ministro, che aspettiamo presto in Commissione per conoscere dettagliatamente le sue linee programmatiche anche in questo senso. Monitorare è importante. Compito dell'Osservatorio è monitorare episodi di violenza ed eventi sentinella e promuovere la diffusione delle buone pratiche in materia di esercenti le professioni sanitarie. Certo è bello monitorare, ma la prevenzione vera sarebbe pensare seriamente alla situazione del nostro sistema sanitario, sempre meno finanziato, sempre più a macchia di leopardo, con personale sottoposto a turni massacranti per il blocco del turnover , con liste d'attesa inaccettabili, con attese al pronto soccorso inimmaginabili. La mancanza di fiducia nel medico deriva anche dal fatto che si consulta più facilmente il dottor Wikipedia che non il professionista. Sono le false informazioni sulla Rete che rendono sempre più critico il rapporto di fiducia medico-paziente-operatori sanitari. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Comunque in Commissione avevamo lavorato molto bene. Ringrazio il sottosegretario Sileri al quale vanno tutti i miei auguri. In Commissione sanità abbiamo sempre cercato di operare non in funzione delle nostre idee politiche, ma nel senso di un interesse comune per il benessere e la salute dei cittadini. Il provvedimento che ci accingiamo a votare, però, è incompleto. Utilizzerò ancora qualche minuto per spiegarlo ai medici, agli infermieri e ai pazienti che hanno sollecitato un intervento del legislatore, forse in quel momento un po' più occupato da altro piuttosto che dall'interesse del Paese. La sicurezza è un elemento primario di ciascuna società civile. Lo è ancora di più quando attiene all'ambito lavorativo, per gli operatori, per la cura della salute, per i pazienti, e deve essere assicurata attraverso azioni di prevenzione, di ricerca e di analisi. Ad oggi non esiste un sistema o un'organizzazione tali da consentire un rapido scambio di dati derivanti dall'attività svolta da una struttura piuttosto che da un'altra, che operino nel settore della tutela della salute. Era pertanto necessario predisporre uno strumento operativo efficace presso il quale far confluire tutti i dati derivanti dalle attività territoriali. La mancanza di coordinamento e indirizzo adeguati, opportunamente basata sull'analisi dei dati derivanti dalle attività svolte sul territorio, comporta una costante sovrapposizione di ruoli tra i vari enti coinvolti nella gestione della sicurezza e un'attività di campionamento inefficace, determinando per la pubblica amministrazione un impiego non razionale delle risorse umane ed economiche, per gli utenti un servizio non efficiente e per gli operatori sanitari il dover esercitare la professione in costante pericolo. Nessuno di noi ha mai messo in dubbio le buone intenzioni del Governo nell'istituzione dell'Osservatorio, ma non basta. Andava fatto di più e dispiace che tanti emendamenti presentati da Forza Italia non abbiano catturato l'attenzione del precedente Governo, dal momento in cui si preferiva convocare nei Ministeri le parti interessate piuttosto che appoggiare in Commissione proposte di buon senso che andavano nella direzione richiesta dagli operatori. Tant'è che le proposte formulate dal presidente della federazione dei medici accolto al Viminale erano le stesse contenute negli emendamenti presentati a mia prima firma e sottoscritta da tutti i colleghi del mio Gruppo. Spero anche che sia stata solo una distrazione quella dell'ex Ministro, che piuttosto avrebbe fatto bene a chiedere ai suoi senatori come procedeva il provvedimento in Commissione. Sappiamo com'è finita, e ci auguriamo che tutti stiano tornando con i piedi per terra. Un obiettivo da raggiungere, ad esempio, sarebbe stata la procedibilità d'ufficio da parte di tutte le aziende sanitarie che dovrebbero inoltrare querela di parte in caso di aggressione al proprio personale. Questa soluzione avrebbe consentito di bypassare la necessità di modificare l'articolo 357 del codice penale per il riconoscimento della qualifica di pubblico ufficiale al personale medico e sanitario nell'esercizio delle sue funzioni. Inoltre, bastava predisporre alcune aree di intervento preordinate, che avrebbero consentito di affrontare in modo efficace importanti fattori di rischio. Si poteva ripensare al ruolo dei presidi di continuità assistenziale o altre situazioni simili di isolamento e di rischio non più sostenibili per l'appropriatezza delle cure e quindi anche sul piano economico. Ma sappiamo che questo è un disegno di legge a costo zero. Si sarebbe potuta assicurare una più capillare videosorveglianza nelle sedi nelle quali gli interventi precedentemente menzionati non potevano essere facilmente attuabili. Si sarebbe dovuto prevedere, come era nel mio disegno di legge, presidi fissi di polizia che avrebbero permesso il tempestivo intervento delle Forze dell'ordine disincentivando gli aggressori. Tutto questo si poteva e si doveva fare, ma spero si possa fare in futuro. Invece, con questo disegno di legge, ci limitiamo ancora una volta ad osservare.