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si è appreso altresì che nelle scorse settimane l'azienda avrebbe deciso unilateralmente di revocare i benefici della contrattazione di secondo livello, con pesanti decurtazioni in busta paga per i lavoratori; dopo la chiusura dell'ultima tranche di contratti di solidarietà, l'azienda avrebbe unilateralmente comunicato anche l'aggiornamento dei parametri necessari a rispettare il nuovo piano industriale; i lavoratori dell'Italtel, che hanno sempre garantito grande professionalità e dedizione, e che hanno affrontato anni di sacrifici, oggi si trovano non solo di fronte ad una grande incertezza professionale, ma anche davanti a una riduzione unilaterale della busta paga, che non fa altro che demotivare ancora di più i dipendenti, la risorsa principale per fronteggiare le difficoltà di un mercato molto competitivo, si chiede di sapere quali iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare per aprire un dialogo con la nuova dirigenza, per sostenere i lavoratori e verificare la possibilità di non far ricadere tutti i costi del nuovo piano industriale esclusivamente sul personale. Atto n. 3-00575 LAFORGIA Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: un'indagine sul welfare aziendale elaborata dal Censis, in collaborazione con Eudaimon, evidenzia come diminuisca la creazione di lavoro ed in contemporanea aumentino gli affanni legati alla propria occupazione; l'analisi segnala come l'ultimo decennio sia stato deficitario per il numero di occupati nel Paese, con un saldo negativo nel periodo della recessione, individuabile nel periodo 2007-2017, dello 0,3 per cento; a fronte di questa situazione, la percezione dei lavoratori descrive un incremento del carico, nonostante le statistiche ufficiali sulle ore lavorate abbiano in passato mostrato come l'economia nel complesso abbia faticato a recuperare i livelli lavorativi antecedenti alla crisi, tanto che si è più volte parlato di boom dei part-time e del peggioramento della qualità del lavoro offerto; secondo il Censis, in ogni caso, il 50,6 per cento dei lavoratori afferma che negli ultimi anni "si lavora di più, con orari più lunghi e con maggiore intensità"; il rapporto indica che "sono 2,1 milioni i lavoratori dipendenti che svolgono turni di notte, 4 milioni lavorano di domenica e festivi, 4,1 milioni lavorano da casa oltre l'orario di lavoro con e-mail e altri strumenti digitali, 4,8 milioni lavorano oltre l'orario senza pagamento degli straordinari e con effetti ?patologici rilevanti?: 5,3 milioni provano sintomi di stress da lavoro (spossatezza, mal di testa, insonnia, ansia, attacchi di panico, depressione), 4,5 milioni non hanno tempo da dedicare a se stessi 2,4 milioni vivono contrasti in famiglia perché lavorano troppo"; probabilmente questo quadro di peggioramento delle condizioni percepite si deve anche agli altri fattori che sono entrati in gioco: invecchiamento della popolazione lavorativa, difficoltà di trovare sbocchi per i giovani, aumento della forbice salariale tra più e meno retribuiti; ricorda il Censis che 20 anni fa, nel 1997, "i giovani di 15-34 anni rappresentavano il 39,6% degli occupati, nel 2017 sono scesi al 22,1%, le persone con 55 anni e oltre erano il 10,8%, ora sono il 20,4%". I lavoratori "anziani" si trovano soprattutto nella pubblica amministrazione (il 31,6 per cento del totale, con una differenza di 13,5 punti percentuali in più rispetto al 2011), che come noto è stata interessata dai lunghi congelamenti del turnover e delle assunzioni che hanno reso difficile il ricambio generazionale; considerato che: i sindacati temono che con la possibilità di uscire con "Quota 100" si generi un esodo massiccio che rischia di mettere a repentaglio l'efficienza della macchina pubblica e nei settori istruzione, sanità e servizi sociali (il 29,6 per cento, il 7,4 per cento in più), che si caratterizzano per la presenza di lavoratori più avanti negli anni; "I millennial invece sono più presenti nel settore alberghi e ristoranti (39%) e nel commercio (27,7%)"; quanto ai salari, rispetto al 1998, nel 2016 il reddito individuale da lavoro dipendente degli operai è diminuito del 2,7 per cento e quello degli impiegati si è ridotto del 2,6 per cento, mentre quello dei dirigenti è aumentato del 9,4 per cento; nel 1998 il reddito da lavoro dipendente di un operaio era pari al 45,9 per cento di quello di un dirigente, ed è diminuito al 40,9 per cento nel 2016; quello di un impiegato era il 59,9 per cento di quello di un dirigente, e si è ridotto al 53,4 per cento nel 2016; le retribuzioni da lavoro dipendente degli impiegati sono sempre più "schiacciate" su quelle degli operai e sempre più distanti da quelle dei dirigenti, lamenta il Censis; in questo contesto, una via di fuga è proprio rappresentata dalle forme di welfare aziendale che contrastano la riduzione generalizzata del benessere dei lavoratori, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione descritta e se e quali azioni intenda intraprendere. Atto n. 3-00576 CONZATTI Al Ministro della giustizia Premesso che: all'esito di un lavoro tecnico durato oltre 4 anni, nato in seno alla commissione presieduta dal dottor Renato Rordorf, presidente di sezione della Corte di cassazione, e istituita presso l'ufficio legislativo del Ministero della giustizia con decreto del Ministro del 28 gennaio 2015, con il compito fondamentale di introdurre strumenti volti a far emergere in via preventiva lo stato di crisi dell'impresa attraverso una riforma della disciplina concorsuale non più episodica e stratificata, bensì organica e sistematica, il 10 gennaio 2019 il Consiglio dei ministri, acquisito il prescritto parere non vincolante delle competenti Commissioni di Camera e Senato, ha approvato, in esame definitivo, lo schema di decreto legislativo che, in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155, introduce il nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza; il testo approvato aggiunge gli iscritti all'albo dei consulenti del lavoro a quelli iscritti all'albo degli avvocati e all'albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili tra i soggetti che possono essere nominati per svolgere le funzioni di curatore, commissario giudiziale e liquidatore nelle crisi di impresa: tale ampliamento di competenze non era mai stato ipotizzato negli anni di lavoro tecnico preparatorio di questa importante e delicata riforma. Non è quindi possibile avere contezza delle valutazioni tecniche e giuridiche che hanno determinato questa scelta da parte del Consiglio dei ministri; evidenziato che: per la dottrina, lo svolgimento di funzioni di curatore, commissario giudiziale e liquidatore da parte dei consulenti del lavoro esula completamente dall'oggetto della loro attività (art. 2 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, recante norme per l'ordinamento della professione di consulente del lavoro).