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Fratelli d'Italia ha presentato la sua risoluzione, un po' più ricca di contenuti. Certo, se avessimo dovuto parlare di Europa, avremmo potuto scrivere dei manuali. Molto concretamente, veramente possiamo dire che la linea dell'Italia nell'Unione Europea è quella di dire che va tutto bene, manteniamo questa rotta e mettiamo nei nostri documenti qualche accortezza di contorno? Noi diciamo no, non va tutto bene. Questo modello di integrazione europea non sta funzionando e sta creando dei gravi problemi. Ogni volta i fatti e la storia bussano alla porta dei burocrati europei tentando di spiegare loro che c'è qualcosa che dovrebbe essere cambiata. Fratelli d'Italia, come si sa, è parte della famiglia dei conservatori europei. Abbiamo il privilegio di avere Giorgia Meloni presidente del Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei e da sempre facciamo una battaglia molto chiara su quale dovrebbe essere la linea di integrazione per il continente. Ormai la narrativa europea ha focalizzato il racconto come se ci fossero due posizioni: gli europeisti, o se vogliamo i più europeisti, quelli che vorrebbero proseguire su questa strada, e quelli che vorrebbero distruggere l'Europa. Questa è una menzogna, che non rispecchia la storia dell'integrazione europea, nella quale da sempre ha avuto piena cittadinanza il pensiero confederale, che è proprio quello che caratterizza il pensiero conservatore in Europa, cioè quello di sostenere che gli Stati debbano mantenere la propria sovranità per quello che riguarda la normativa di prossimità, cioè che riguarda la vita quotidiana dei propri cittadini e delle proprie imprese, mentre invece l'Unione debba occuparsi delle grandi sfide della storia che ogni singolo Stato europeo non può affrontare da solo. Questa sembra una visione di buon senso e non ce la siamo inventata noi, tant'è vero che personaggi molto più illustri di noi lo hanno spiegato molto bene in passato, da De Gaulle a Churchill e molti altri. Poi arrivano i fatti a confermare che l'attuale modello di integrazione europea non funziona: prima le crisi economiche dal 2008 in poi a dare testimonianza che l'Europa non era pronta; poi la pandemia, nella quale ci siamo accorti che una globalizzazione incontrollata che l'Unione europea non padroneggiava aveva creato delle catene del valore talmente lunghe da far sì che l'Europa non avesse l'approvvigionamento degli elementi essenziali alla propria sopravvivenza. Addirittura, abbiamo scoperto con la pandemia che tutti i principi attivi dei nostri medicinali, anche se recanti il marchio di un Paese europeo, sono prodotti prevalentemente in India e ci siamo svegliati accorgendoci che siamo fragili. Poi è arrivata la guerra, che ci ha dimostrato un'ulteriore fragilità: la fragilità energetica e anche lì ci siamo svegliati tardi. Magari troveremo un'occasione diversa per spiegarlo meglio, ma veramente qualcuno può credere che questa situazione ai nostri confini non sia strettamente legata allo standing che la Germania ha scelto per l'Unione europea, con un sistema - ormai dell'Unione europea - che prevede approvvigionamento di materie prime a basso costo dalla Russia, manodopera a basso costo dall'Est Europa, valore aggiunto creato dalle industrie tedesche che invadono i mercati occidentali e mondiali. Certo che poi si crea una situazione di instabilità nella quale tu rendi vitale per te l'approvvigionamento russo e quindi la Russia crede di essere in diritto di esercitare una volontà di potenza sui vicini, ma questo è un discorso complesso che magari avrebbe meritato una discussione in questi giorni, invece della desolazione che abbiamo visto. Sempre con un modello che facciamo finta che funzioni, l'Unione europea diventa una sorta di entità che bacchetta gli Stati membri, ma con ben poca imparzialità. Gli esempi sarebbero infiniti, ma in questi giorni ne vengono in mente due. Il primo riguarda la situazione rispetto all'immigrazione. Quante volte abbiamo sentito attaccare la Polonia e i Paesi di Visegrad per come sono inumani nei confronti dell'immigrazione? Lo abbiamo visto anche di recente, nonostante abbiano accolto, da veri europei, i profughi ucraini sulle loro terre. Tutto questo, però, cozza con il silenzio che abbiamo sentito in questi giorni rispetto a quello che è successo a Melilla: 23 morti tra i migranti che provavano ad attraversare il confine tra il Marocco e l' enclave spagnola di Melilla. Il Governo è socialista e c'è stato il silenzio totale delle istituzioni europee e il silenzio totale di questa Assemblea. Che cosa sarebbe successo se 23 morti li avessimo avuti al confine con la Polonia? Invece il Presidente del Consiglio europeo Michel ha dichiarato totale sostegno alla Spagna per la protezione dei confini europei. Ecco i due pesi e due misure che caratterizzano l'Unione europea. Un secondo esempio è la Francia che nega l'estradizione di dieci terroristi delle brigate rosse in Italia e lo fa - queste sono le anticipazioni - perché non viene garantito il giusto processo in Italia. La Francia, quindi, dichiara che in Italia non è garantito il giusto processo e quindi non consente l'estradizione dei terroristi. Immaginiamo cosa sarebbe successo se la Repubblica Ceca, ad esempio, non avesse estradato dieci terroristi verso la Germania. Mi domando se tutto questo sarebbe stato accettato nello stesso modo. Mi auguro che questa Assemblea si ricorderà di questo atteggiamento francese martedì quando approderà in Aula la ratifica del Trattato del Quirinale tra Francia e Italia. Questo modello di Unione europea non è il nostro, per noi l'Europa è una realtà storica composta da popoli che hanno le stesse radici e la stessa cultura e che hanno lo stesso destino, non un club esclusivo nel quale si sceglie chi può farne parte e chi no. (Applausi dal Gruppo FdI) . MARCUCCI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARCUCCI (PD) . Signora Presidente, mi consenta innanzitutto di rivolgerle i miei auguri di buon compleanno. (Generali applausi) . PRESIDENTE. Ringrazio lei e tutta l'Assemblea. MARCUCCI (PD) . Autorevoli colleghi, sottosegretario Amendola, approviamo oggi la legge di delegazione europea 2021 e le due relazioni. Questo è un appuntamento ormai ricorrente della nostra Assemblea, insieme con le sedute dedicate alle comunicazioni in vista dei Consigli europei. È importante sottolineare che probabilmente - io dico finalmente - queste Aule stanno gradualmente comprendendo l'importanza di questo tipo di normative. Questo ci dà la misura di quanto il nostro Paese sia in grado di ottemperare e di rispettare le normative europee, ma ci dà anche la misura di quanto il nostro Paese, il nostro Parlamento e i nostri parlamentari siano nelle condizioni di adoperarsi affinché, all'interno di quelle normative, ovviamente siano salvaguardati gli interessi del nostro Paese. Lo facciamo parlando oggi del cap al prezzo del gas, lo facciamo parlando di nucleare, lo facciamo parlando di criminalità organizzata o della gestione dei flussi migratori. Questo significa ragionare in termini europei - non potrebbe che essere così - quindi di scelte e questioni comuni, alle quali non possiamo non partecipare. Anzi, dobbiamo essere protagonisti: