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Devo purtroppo annunciare che è scomparso Maradona, lo sportivo, il calciatore che credo in Italia abbia molto influito sulla passione per questo sport. Alla famiglia e ai tifosi che l'hanno amato vanno le mie condoglianze. Ripresa della discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. Doc 1762 *VALENTE (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, anch'io, come il senatore Laforgia, parto da ringraziamenti non formali. Non è un tempo facile per arrivare in Aula con un provvedimento votato all'unanimità e il dibattito di questo pomeriggio ne è una prova; però ci siamo riusciti e, se l'abbiamo fatto, ovviamente è merito di tutti (di nessuno in particolare, ma di tutti in egual misura). Parto ovviamente dai ringraziamenti ai rappresentanti del Governo: al ministro Bonetti, prima tra tutti per aver coordinato un lavoro che ha interessato tanti Ministeri; al sottosegretario Malpezzi, che in una prima fase ci ha aiutato a coordinare; ai Ministeri dell'interno, della giustizia e della sanità, che sono quelli competenti. Mi consentirete poi un ringraziamento particolare a tutti i componenti e le componenti della Commissione che ho l'onore di presiedere: a tutti, maggioranza e opposizione. Come sottolineava la senatrice Rauti, insieme ai due vicepresidenti, ieri abbiamo tenuto un'importante iniziativa e abbiamo davvero lavorato tutte insieme. Questo credo sia un merito soprattutto da ascrivere al tema di cui siamo chiamate ad occuparci. Un ringraziamento particolare rivolgo anche ai componenti e alle componenti della Commissione affari costituzionali e al presidente Parrini e uno speciale, da donna a donna, a una relatrice combattente, com'è sempre la senatrice De Petris, che non si è mai arresa di fronte alle tante difficoltà che abbiamo incontrato. Credo che gran parte del merito di essere arrivati oggi in Aula sia suo, più che di tutti noi, quindi grazie davvero. In occasione di una giornata del genere, nonostante l'impegno di ciascuno di noi, è a portata di mano il rischio di cadere nella retorica con frasi fatte o di circostanza; così sicuramente non solo non si onorerebbero in maniera giusta le tante donne che ogni anno continuano a lasciarci, ma non si renderebbe neppure merito al lavoro prezioso che ciascuno di noi prova a fare ogni giorno. Credo quindi che il Senato abbia fatto bene a rifuggire da questa retorica e a pensare di portare un atto concreto all'attenzione e all'approvazione dell'Assemblea in questa giornata. Avremmo potuto limitarci a fare commemorazioni, interventi, il minuto di silenzio, tante cose che pure hanno il loro valore; abbiamo invece pensato che era più giusto, utile e importante - in modo particolare per noi della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio - portare a casa un risultato per le donne di questo Paese e per i tanti operatori e soprattutto le operatrici che lavorano sul fronte. Sul provvedimento in esame è stato detto già tanto. Mi limito soltanto a dire che, per affrontare in maniera adeguata un fenomeno, lo si deve conoscere e noi oggi non lo conosciamo. Basti pensare ai dati emersi in questa giornata: 70 femminicidi o 90 non sono la stessa cosa; in mezzo ci sono 20 persone, 20 famiglie, 20 donne, 20 storie dolorose e drammatiche. Non mi sentirete dare i numeri, quindi. Non li darò perché questo Paese non ne dispone e per questa ragione abbiamo pensato di approntare questo disegno di legge, che chiede innanzitutto di fare chiarezza sui numeri, monitoraggi costanti per osservare il fenomeno nel corso del tempo, ma soprattutto di indagare il sommerso. Tanti tipi di violenza come quella psicologica ed economica non arrivano a galla. Lo facciamo chiedendo a tutti gli operatori di indagare quella famosa relazione tra autore e vittima che può distinguere un danneggiamento normale da un danneggiamento che è fatto in tema di violenza di genere. Credo che questo sia stato un grande merito. Personalmente voglio onorare questa giornata - l'ho detto anche in altre circostanze in queste ore - con parole di verità, che credo debbano interrogare la politica, le forze politiche, ma soprattutto il Parlamento e il Governo di fronte a un dato che viene letto ed è semplice, che interroga e inchioda ciascuno di noi e la politica, in modo particolare, alle sue gravissime responsabilità. Noi abbiamo un quadro normativo oggi assolutamente soddisfacente. Lo posso dire assumendomi la responsabilità di quanto dico e non abbiamo nulla da invidiare ad altri Paesi europei. Siamo a ricordare a tutti noi che nel 1981 c'era il delitto d'onore, nel 1996 la violenza sessuale era una violenza contro la morale e non contro la persona e siamo arrivati qualche anno fa a prendere in prestito misure addirittura dal codice antimafia come il divieto di soggiorno in un Comune o l'obbligo di residenza in altro Comune, per tentare di aggredire il fenomeno. Abbiamo davvero dotato l'impianto normativo di misure dure. L'impianto non è fatto solo di misure repressive perché abbiamo la Convenzione di Istanbul, la ratifica, il reato di stalking , che sono ascrivibile a tutti i Governi di tutte le forze politiche e ciò vuol dire che non si riconosce un merito particolare a qualcuno perché tutti ci siamo impegnati. Ebbene, di fronte a questo fenomeno, noi non conosciamo alcuna battuta d'arresto: è di questi giorni la notizia che il 2020 è stato un anno drammatico non soltanto per il lockdown . Non riusciamo ad aggredire qualcosa di più profondo; ci dobbiamo interrogare su cosa non funziona perché, se non ci interroghiamo, non renderemo giustizia a noi stessi, alla nostra onestà intellettuale e, soprattutto, alle donne vittime di violenza e alle tante che ogni giorno lavorano su questo fronte. La cosa che non va è la prospettiva con la quale guardiamo il fenomeno. Anche ricordando alcune vittime, continuiamo ancora oggi a interrogarci su cosa avrebbe potuto fare una donna per evitare, su come una donna avrebbe potuto chiedere di più e meglio aiuto e sul perché non lo abbia fatto. Perché continuiamo a farci domande su cosa avrebbero dovuto fare le donne? Vorrei che provassimo a chiederci cosa può scattare nella mente di un uomo che si attribuisce il diritto di poter abusare di una donna senza che questa gli dia esplicitamente il proprio consenso. ( Applausi ). Quanto ha detto ieri Feltri non è una cosa che offende Feltri o una testata giornalistica. Deve essere un qualcosa che faccia interrogare noi tutti sul perché in Italia non ci sia stata una reazione corale di indignazione rispetto al fatto che una donna possa scegliere di andare vestita succinta a qualsiasi ora, possa uscire di casa a qualsiasi ora, possa andare a un festino dove si fa uso di coca o pensare di fare la escort. È una sua scelta, che sarà giudicabile se costituisce reato su altri fronti. Ciò non dà a nessuno il diritto di abusare di una donna contro la sua volontà per una notte intera mentre lei dice "basta, no, fermati". ( Applausi ). Credo che questo ce lo dovremmo dire. Il tema è la prospettiva. Proviamo a chiederci cosa scatta nella mente di questi uomini.