[pronunce]

Infine, la connotazione privatistica che caratterizza la figura del lettore assunto in base all'art. 28 non può valere a escludere l'inserimento del lettore stesso nell'ambito dell'organizzazione universitaria, tanto meno nel quadro generale della privatizzazione dei rapporti di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, a norma del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421). 5.2. - Sotto altro aspetto, la normativa delegata, operando una individuazione riduttiva dei servizi di lettorato ammessi al riconoscimento ai fini della carriera di ricercatore confermato, attraverso il mero richiamo alle figure di cui all'art. 7, ottavo comma, della legge di delega n. 28 del 1980, appare al TAR in contrasto anche con l'art. 76 della Costituzione, poiché la norma delegante, cioè l'art. 12, primo comma, lettera i), della legge n. 28 del 1980, abilitava il legislatore delegato a «consentire, ai sensi delle leggi vigenti, il riconoscimento, ai fini del pensionamento, del trattamento di quiescenza e previdenza, e, in analogia con le norme generali sul pubblico impiego, eventualmente anche della carriera, dei periodi di servizio effettivamente prestato nelle università da coloro che sono inquadrati nei ruoli sulla base delle disposizioni della presente legge», cosicché, sotto questo ulteriore profilo, la norma dell'art. 103, terzo comma, sarebbe posta in violazione dell'indicato criterio direttivo della legge delega e dunque dell'art. 76 della Costituzione. 6. - Identiche questioni di legittimità costituzionale, riferite agli stessi parametri e argomentate secondo i medesimi profili, sono state sollevate dallo stesso TAR per la Toscana, con altre tre ordinanze (R.O. n. 136, n. 137 e n. 138 del 2002), tutte in data 26 novembre 2001, emesse nel corso di distinti giudizi concernenti il - mancato o denegato - riconoscimento del servizio di «lettorato» a contratto, ex art. 28 del d.P.R. n. 382 del 1980, nei confronti di ricercatori universitari confermati.1. - Con quattro ordinanze di analogo contenuto, il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana solleva questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'art. 103, terzo comma, del d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 (Riordinamento della docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica), e dell'art. 7, ottavo comma, lettera g), della legge 21 febbraio 1980, n. 28 (Delega al Governo per il riordinamento della docenza universitaria e relativa fascia di formazione, e per la sperimentazione organizzativa e didattica). Ritiene il rimettente che la norma risultante da tali disposizioni si ponga in contrasto con gli artt. 3 e 76 della Costituzione. Il terzo comma dell'art. 103 anzidetto stabilisce che «Ai ricercatori universitari all'atto della loro immissione nella fascia dei ricercatori confermati, è riconosciuta per intero ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza e per i due terzi ai fini della carriera l'attività effettivamente prestata nelle università in una delle figure previste dall'art. 7 della legge 21 febbraio 1980, n. 28». Questa ultima disposizione, nell'indicare le categorie di personale universitario ammesse all'inquadramento nella fascia dei ricercatori confermati, alla lettera g) dell'ottavo comma, prevedeva (ai fini del predetto inquadramento) la categoria dei «lettori assunti con pubblico concorso o a seguito di delibera nominativa del consiglio di amministrazione dell'università». Il giudice rimettente ritiene che i lettori assunti per contratto - secondo la norma dell'art. 28 del medesimo d.P.R. n. 382 del 1980, innovativa rispetto alla precedente disciplina [e ora abrogata dall'art. 4 del decreto-legge 21 aprile 1995, n. 120 (Disposizioni urgenti per il funzionamento delle università), convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 1995, n. 236, che ai lettori di lingue straniere ha sostituito i collaboratori ed esperti linguistici] - non rientrino nella previsione del suddetto art. 7 della legge n. 28 del 1980 e che pertanto l'attività lavorativa da questi prestata non possa essere riconosciuta ai fini del trattamento di quiescenza e previdenza e della carriera, a norma dell'anzidetto art. 103, terzo comma, del d.P.R. n. 382. Poiché, peraltro, sempre ad avviso del giudice rimettente, l'attività dei lettori - per quanto prestata sulla base di diversi titoli di assunzione, prima e dopo il d.P.R. n. 382 - presenta identiche caratteristiche sostanziali, la diversa rilevanza che a essa sarebbe attribuita dall'art. 103 citato, a seconda che sia stata prestata prima o dopo il 1980, sarebbe irragionevole e si tradurrebbe in una discriminazione a danno dei soggetti che hanno operato in qualità di lettori successivamente a quella data. Da ciò, la violazione dell'art. 3 della Costituzione. La norma denunciata, nell'interpretazione assunta dal rimettente, si porrebbe poi in contrasto con l'art. 76 della Costituzione, in quanto essa avrebbe disatteso il criterio direttivo contenuto nella legge delega [art. 12, primo comma, lettera i), della legge n. 28 del 1980] che indicava nel «servizio effettivamente prestato nelle università», senza limitazioni o specificazioni, il servizio riconoscibile, ai fini del pensionamento, del trattamento di quiescenza e previdenza e, in analogia con le norme generali sul pubblico impiego, eventualmente anche della carriera, a favore dei soggetti inquadrati nei ruoli previsti dalla legge stessa. 2. - I giudizi promossi con le quattro ordinanze del Tribunale amministrativo regionale per la Toscana, riguardando la medesima questione di costituzionalità, possono riunirsi per essere decisi con la medesima pronuncia. 3. - La questione non è fondata. Di due interpretazioni - l'una ipoteticamente contrastante e l'altra non contrastante con la Costituzione - il giudice rimettente adotta la prima, avendo erroneamente escluso la possibilità della seconda che, invece, risulta non solo possibile ma addirittura più ovvia dell'altra, già alla stregua dell'interpretazione della legge, senza necessità di far leva su principi costituzionali in vista di un'interpretazione adeguatrice. L'art. 7, ottavo comma, lettera g), della legge n. 28 del 1980, nell'individuare la categoria dei lettori operanti nelle università, da ammettersi - previo giudizio di idoneità - all'inquadramento nel ruolo dei ricercatori confermati, utilizza una formula («lettori assunti con pubblico concorso o a seguito di delibera nominativa del consiglio di amministrazione dell'Università») comprensiva di tutti i lettori precedentemente assunti secondo le ordinarie procedure dall'amministrazione universitaria.