[pronunce]

Pur conoscendo la ratio della disposizione - come delineata da questa Corte nelle pronunce aventi ad oggetto la norma impugnata - legata all'esigenza di evitare l'erronea attestazione del passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, il giudice rimettente si interroga sulla compatibilità con gli artt. 3, 24 e 111, secondo comma, Cost. della previsione di inammissibilità dell'appello nel caso di omesso deposito così delimitata nel suo ambito applicativo (e cioè solo quando la notifica non sia effettuata dall'ufficiale giudiziario, dal messo notificatore o dal difensore). A parere della Commissione tributaria regionale, tale disposizione renderebbe eccessivamente difficoltoso l'esercizio del diritto di difesa del contribuente, mediante l'attribuzione alla sola parte privata dell'onere, per l'ammissibilità dell'appello, del deposito del ricorso sia presso la Commissione tributaria regionale che presso la Commissione tributaria provinciale, senza che ciò sia giustificato dalla ratio che il legislatore intende perseguire. Infatti, ad una eventuale erronea attestazione del passaggio in giudicato di una sentenza si può porre facilmente rimedio mediante la cancellazione della medesima attestazione, non appena la segreteria della Commissione tributaria regionale invia la richiesta di trasmissione del fascicolo del processo, ai sensi del comma 3 del medesimo art. 53. Del resto, tale ratio rischierebbe, comunque, di essere frustrata nel caso in cui il messo notificatore omettesse di inviare alla segreteria del giudice a quo l'immediato avviso scritto della avvenuta notificazione dell'appello, senza, peraltro, incorrere nella sanzione di inammissibilità. A parere della rimettente, la presunta violazione del diritto di difesa dovrebbe essere valutata - proprio alla luce del differente trattamento riservato (secondo il citato diritto vivente) alla notifica effettuata dal messo notificatore - congiuntamente ai principi costituzionali di uguaglianza e di parità delle parti del processo (contribuente e amministrazione finanziaria). Osserva sul punto il giudice tributario che, nel momento in cui la Corte di cassazione ha equiparato (ai fini dell'applicazione dell'art. 53, comma 2, secondo periodo, del d.lgs. n. 546 del 1992) la notifica del messo notificatore - che, pur essendo inserito in un ufficio pubblico, è tuttavia organo di una delle parti del processo - a quella dell'ufficiale giudiziario, la residua previsione di inammissibilità dell'appello solo quando l'omissione sia imputabile alla parte privata comporterebbe la violazione del complesso dei parametri evocati, non essendo conforme a Costituzione una disciplina processuale che tuteli il diritto di agire in giudizio ed il diritto di difesa in modo difforme con riferimento alle diverse parti del processo. 2.- È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o non fondata. 2.1.- Ad avviso della difesa dello Stato, la questione di costituzionalità sarebbe inammissibile, in quanto l'asserita lesione degli evocati parametri costituzionali deriverebbe non dal fatto che il diritto vivente esclude l'applicabilità della decadenza ex art. 53, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992 alle notifiche tramite messi speciali (in quanto tale esclusione è già stata dichiarata conforme a Costituzione dalla sentenza n. 17 del 2011) ma dalla previsione - contenuta nell'art. 16, comma 4, del medesimo decreto legislativo - che consente all'Amministrazione di avvalersi di propri messi notificatori. 2.2.- Quanto alla non fondatezza, con riferimento alla presunta violazione dell'art. 111, secondo comma, Cost., viene rimarcato che la disparità di trattamento non deriverebbe da una regola processuale che privilegia una parte ai danni dell'altra, ma sarebbe collegata alla natura pubblica di una delle parti e ai connessi poteri autoritativi. Del resto, la violazione del principio di parità delle parti del processo sarebbe scongiurata anche perché sia alla parte pubblica che al privato è consentito di avvalersi di un soggetto pubblico per la notifica. Né sembrerebbe alterare la situazione di parità il fatto in sé che l'Agenzia delle entrate possa avvalersi di messi notificatori interni. Sempre la natura pubblica di una parte, poi, precluderebbe un raffronto tra le posizioni ai fini del rispetto dell'art. 3 Cost., stante la sua non equiparabilità con un soggetto privato. Sulla presunta violazione dell'art. 24 Cost., infine, si richiamano le precedenti pronunce con le quali questa Corte ha escluso qualsiasi contrasto dell'art. 53, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992 con il diritto di difesa.1.- La Commissione tributaria regionale del Lazio dubita della legittimità costituzionale dell'art. 53, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) - nel testo risultante dopo le modifiche apportate dall'art. 3-bis, comma 7, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248 -, il quale prevede, nell'ipotesi in cui la notifica non avvenga a mezzo di ufficiale giudiziario, l'inammissibilità dell'appello nel caso di omesso deposito di copia dell'atto di impugnazione presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale. 1.1.- Tale disposizione violerebbe gli artt. 3, 24 e 111, secondo comma, della Costituzione. L'onere da essa imposto renderebbe eccessivamente difficoltoso l'esercizio del diritto di difesa da parte del contribuente. La presunta violazione di tale diritto, a parere del giudice rimettente, andrebbe accertata unitamente alla verifica del contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza e di parità delle parti (contribuente e amministrazione finanziaria), posto che destinatario di tale onere di deposito è la sola parte privata. La Commissione tributaria regionale del Lazio premette che la Corte di cassazione ha equiparato (ai fini dell'applicazione dell'art. 53, comma 2, secondo periodo, del d.lgs. n. 546 del 1992) alla notifica dell'ufficiale giudiziario quella del messo notificatore, il quale, pur essendo inserito in un ufficio pubblico, è tuttavia organo di una delle parti del processo. La previsione di inammissibilità dell'appello solo quando l'omissione sia imputabile alla parte privata - e non anche quando sia imputabile all'amministrazione finanziaria - comporterebbe la violazione «del complesso delle norme costituzionali sopra menzionate (artt. 3, 24 e 111, secondo comma, Cost.), non essendo conforme a Costituzione una disciplina processuale che tuteli il diritto di agire in giudizio ed il diritto di difesa in modo difforme con riferimento alle diverse parti del processo».