[pronunce]

Il legislatore, nel 2017, non avrebbe dunque introdotto «un espediente normativo per eludere il giudicato costituzionale», ma avrebbe realizzato un «modello organizzativo profondamente nuovo e diverso, in cui ha rilevanza assolutamente decisiva la drastica riduzione delle posizioni dirigenziali e la correlata (funzionalmente e finanziariamente) valorizzazione della professionalità dei funzionari di terza area». Non si ravviserebbe, dunque, quella identità di fini tra l'art. 1, comma 93, della legge n. 205 del 2017 e la norma dichiarata incostituzionale nel 2015. 3.4.- Da ultimo, l'Avvocatura dello Stato eccepisce la sopravvenuta irrilevanza della questione di legittimità costituzionale avente ad oggetto l'art. 1, comma 93, lettera e), deducendo che l'Agenzia delle entrate avrebbe modificato i bandi di concorso, «eliminando totalmente, come la legge consente, l'esperimento di una prova preselettiva». 4.- Con memoria depositata il 4 febbraio 2020, Dirpubblica, in replica alla memoria del Presidente del Consiglio di ministri, ribadisce che le funzioni attribuite ai titolari di POER «mantengano ontologicamente la loro natura dirigenziale». La parte privata precisa, inoltre, che non è in discussione la legittimità della istituzione per le sole Agenzie fiscali di un'area di middle management intermedia tra i dirigenti e i funzionari, ma il fatto che, una volta adottata tale scelta, non sia stato previsto, per l'accesso a tale area, il concorso pubblico. Ancora, Dirpubblica contesta la prospettazione dell'Avvocatura dello Stato, secondo cui in ambito tributario già sussisterebbe il potere dei funzionari di adottare atti che impegnino l'amministrazione verso l'esterno: la delega di cui all'art. 42 del d.P.R. n. 600 del 1973 sarebbe riconducibile infatti all'istituto della «delega di firma» e non alla «delega di funzioni». Viene poi avversata la tesi secondo cui le POER, e prima ancora le posizioni organizzative di cui all'art. 23-quinquies decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario), convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012, n. 135, cosiddette POT, sarebbero riconducibili al modello delle «posizioni organizzative "contrattuali"». Se questo fosse vero - evidenzia Dirpubblica - non sarebbe stata necessaria l'introduzione di una specifica disciplina volta a prefigurare la costituzione de facto di una vera e propria area di middle management. La differenza tra i due istituti emergerebbe, poi, sia dal rilievo che, rispetto alle posizioni organizzative contrattuali, l'incarico delle POT doveva essere sempre conferito dal direttore dell'Agenzia, sia dal migliore trattamento economico riservato alle seconde. Anche le successive POER costituirebbero «un'area vera e propria di middle management»: ciò risulterebbe non soltanto dal confronto con le posizioni organizzative contrattuali, ma anche con le soppresse POT. Rispetto a queste ultime, infatti, l'istituzione delle POER sarebbe stata determinata direttamente dal regolamento di amministrazione; il trattamento economico accessorio sarebbe stato confermato «in senso fortemente migliorativo»; gli incarichi sarebbero ugualmente conferiti dal direttore dell'Agenzia delle entrate; infine, ai titolari di POER, diversamente che ai titolari di POT, verrebbero attribuite funzioni dirigenziali. Da ultimo, Dirpubblica replica all'eccezione di sopravvenuta irrilevanza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 93, lettera e), della legge n. 205 del 2017, che, secondo l'Avvocatura dello Stato, sarebbe stata determinata dall'adozione degli atti con cui l'Agenzia delle entrate ha deciso di escludere dalla prova preselettiva tutti i candidati al concorso pubblico per dirigenti. Tali determinazioni, infatti, costituirebbero una mera circostanza di fatto che - oltre a non avere determinato la modifica dell'art. 12 del regolamento di amministrazione (che era l'oggetto di impugnazione nel giudizio a quo e che continua a prevedere la possibilità di esonerare dalla prova preselettiva i soli candidati interni con determinate pregresse esperienze) - non influirebbe comunque sul giudizio di legittimità costituzionale. 5.- Con memoria depositata il 4 febbraio 2020, il Presidente del Consiglio dei ministri deduce che - in ragione di quanto previsto dall'art. 2, comma 1, lettera g), della legge 23 ottobre 1992, n. 421 (Delega al Governo per la razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale), nonché dall'art. 61 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 (Riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59) - sarebbe rimesso al potere di macro-organizzazione della pubblica amministrazione «ed a fortiori delle agenzie fiscali data la loro spiccata autonomia e la loro logica aziendale, stabilire il livello, dirigenziale o meno, dei propri uffici, riservando la pesatura dirigenziale agli uffici ritenuti maggiormente rilevanti». Poiché l'atto di macro-organizzazione dell'Agenzia delle entrate non sarebbe mai stato impugnato, gli uffici cui sono preposti i titolari delle POER sarebbero incontestabilmente uffici di livello non dirigenziale. Dal che deriverebbe l'impossibilità di qualificare come dirigenziali le funzioni da essi svolte, posto che «l'accertamento di avvenuto svolgimento di funzioni dirigenziali non può che conseguire all'avvenuta direzione di un ufficio dirigenziale» (si cita la sentenza della Corte di cassazione, sezione lavoro, 12 dicembre 2018, n. 32152), mentre, viceversa, «dirigere un ufficio non dirigenziale non consente di qualificare le mansioni così svolte quali mansioni dirigenziali, superiori rispetto a quelle [...] dell'area apicale non dirigenziale di appartenenza». L'Avvocatura dello Stato evidenzia, inoltre, come sarebbe errato il presupposto del giudice rimettente secondo cui le prerogative di cui all'art. 1, comma 93, lettera c), della legge n. 205 del 2017, sarebbero del tutto estranee ai poteri tipici della terza area. In senso contrario deporrebbe l'art. 26 del CCNL del personale delle Agenzie fiscali, secondo cui sarebbero conferibili ai funzionari della terza area posizioni organizzative relative a «settori che richiedono l'esercizio di: funzioni di direzione di unità operative, caratterizzate da un elevato grado di autonomia gestionale e organizzativa», nonché l'allegato A allo stesso CCNL, che consentirebbe ai funzionari della terza area di «dirigere e coordinare unità organiche anche di rilevanza esterna, la cui responsabilità non è riservata a dirigenti, garantendo l'attuazione delle attività di competenza».