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Nell'ultima relazione della Direzione investigativa antimafia (DIA), si dice che il settore degli appalti pubblici, fondamentale per il rilancio dell'economia nazionale, vedrà investimenti che riguarderanno auspicabilmente tutto il territorio nazionale, fino al livello comunale. Le organizzazioni criminali potrebbero pertanto sfruttare i nuovi canali di finanziamento e i fondi che verranno appostati per la realizzazione e il potenziamento di opere e infrastrutture, anche digitali, la rete viaria, le opere di contenimento del rischio idrogeologico, le reti di collegamento telematico, le opere necessarie per una generale riconversione alla green economy e tutto il cosiddetto ciclo del cemento. Sul piano generale si deve però tendere a una radicale semplificazione delle procedure di affidamento di tutti gli appalti e servizi pubblici, necessaria per una rapida assegnazione delle risorse. Questo ci chiedono investigatori e magistrati che si occupano di organizzazioni criminali del nostro Paese: velocizzazione delle assegnazioni, maggiore trasparenza, tutela della concorrenza, garanzia dell'inviolabilità e della segretezza delle offerte, tracciabilità delle operazioni di gara, un continuo monitoraggio dell'appalto e, non ultimo, un maggior controllo a fini antimafia. Nel provvedimento ci sono tante deroghe, alcune anche eccessive. Dobbiamo dirlo, anche perché, colleghe e colleghi, avverto in giro la percezione che tutto sommato non ci sia più un'emergenza mafia e che alcune aree del nostro Paese si siano già liberate dal malaffare. È inutile che citi le interdittive antimafia e le inchieste giudiziarie che hanno dimostrato come anche nel Centro-Nord del Paese ci sia una presenza endemica delle mafie, quelle dei colletti bianchi. Si entra in contatto con il piccolo imprenditore, si presta denaro a strozzo - con l'emergenza Covid un rischio più che concreto - si rileva l'azienda e si sciolgono consigli comunali e aziende sanitarie nel Sud e nel Nord del Paese, anche in Valle d'Aosta. Quest'anno abbiamo avuto 51 enti locali sciolti per mafia, il dato più alto dal 1991. Voglio dire che non si può e non si deve abbassare la guardia: semplifichiamo tutto quello che volete - siamo d'accordo - ma abbiamo bisogno di elevare i livelli della qualità dei controlli, perché ci serve che questi siano rapidi ed efficaci e non facciano perdere tempo. C'è stato uno degli emendamenti all'articolo 3 a cui alcuni di noi tenevano molto, il 3.6, che abbiamo dovuto trasformare in un ordine del giorno, firmato, oltre che dal sottoscritto, dalla senatrice De Petris, dai senatori Errani e Grasso e anche dal senatore Franco Mirabelli. L'abbiamo fatto perché altrimenti avrebbe comportato oneri aggiuntivi e soprattutto il rischio di determinare un ritardo, anziché una velocizzazione, rispetto a un procedimento già avviato, in particolare al MIT (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), e sul quale il sottosegretario Margiotta nelle Commissioni riunite ha assicurato l'impegno di tutto il Governo (cosa di cui lo ringrazio qui in Aula). L'ordine del giorno tocca il tema centrale dei controlli di legalità. La banca dati nazionale degli operatori economici, da istituire ai sensi dell'articolo 81 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, costituirebbe uno straordinario strumento di semplificazione e di trasparenza, cui fare ricorso al fine di comprovare il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico, professionale ed economico-finanziario per la partecipazione alle procedure di gara, sia nella fase della partecipazione, sia in quella di esecuzione dei lavori. Nell'emendamento prevedevamo di far nascere immediatamente un simile strumento per ottenere il salto di qualità dei controlli, indispensabile in un contesto di semplificazione delle procedure. Sappiamo che questa banca dati non è immediatamente operativa, ma sarebbe di fondamentale importanza fornire ai RUP uno strumento contenente tutte le informazioni necessarie. Il nodo è tutto qui: dobbiamo renderla operativa. Nel codice degli appalti - ci ha detto invece il sottosegretario Margiotta - lo strumento è previsto ma, essendo in dirittura d'arrivo, si sarebbe rischiato, approvando l'emendamento, di dover ripartire da zero, quasi come in un gioco dell'oca. Ecco allora il senso di quest'ordine del giorno: non un nuovo articolo di legge, ma l'impegno del Governo ad accelerare i tempi per renderla operativa. Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente. È chiaro a tutti che restano enormi problemi ancora aperti. Ad esempio, a causa del blocco del turnover , le amministrazioni pubbliche sono prive delle professionalità necessarie per la predisposizione e la valutazione dei progetti; quindi, bisognerebbe procedere a un piano straordinario di assunzioni, magari immaginando un intervento normativo nel decreto di agosto, che il Senato dovrà esaminare nei prossimi giorni. Servono una riforma della pubblica amministrazione, le assunzioni di personale, l'ingresso di una leva di giovani con competenze in grado di assicurare la gestione delle gare d'appalto e un'innovazione tecnologica diffusa. Solo quando si concretizzeranno assunzioni e innovazioni, allora potremo procedere a quella rivoluzione culturale nella pubblica amministrazione auspicata dal presidente Conte. Sono convinto che il lavoro delle Commissioni riunite abbia migliorato il testo del decreto-legge in esame. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, questo è il classico intervento in cui uno aveva immaginato di dire alcune cose, ma, dopo aver sentito gli interventi dei colleghi, magari motivati e autorevoli, ma per niente condivisibili - mi riferisco a quelli che siedono tra i banchi di maggioranza - decide di non seguire più quella scaletta. Per diverse settimane sono stato lontano da quest'Aula, non in spiaggia, ma tra la gente, sul territorio, facendo il sindaco e campagna elettorale. Mi sono rigenerato. Poi vengo qui e mi rendo conto che, in effetti, il clima di sfiducia da parte della gente nei confronti di certa politica è più che giustificato. Mi sembra di stare non in Senato, ma su Marte: c'è un'Italia fuori di qua, sana, che ha sofferto durante l'emergenza sanitaria, che ha sempre lavorato e ha dato risorse e sostegno allo Stato, che aspetta risposte concrete e veloci da parte di questo Governo. (Applausi) .Mi sembra di capire invece che si fa una grande arte oratoria, ma di fatti ce ne sono pochissimi. Da quando, infatti, mi sono insediato come senatore e quando, all'inizio, facevo parte dell'8 a Commissione, sento parlare di ciò che dovrebbe essere una delle priorità di qualsiasi Governo in tempi normali e non di post pandemia. Mi riferisco allo snellimento di procedimenti tecnico-amministrativi e alla cancellazione del codice degli appalti. Alla fine, ritrovandoci sempre di fronte al timore che tutti gli italiani siano dei mafiosi, ci fermiamo, perché pensiamo magari che tutti sono portati a rubare e non a fare il bene dell'Italia. Io ritengo che sia il contrario: