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Lo continuiamo a fare oggi, l'abbiamo fatto in Commissione e non abbiamo mai perso un attimo per dare quello che può essere il nostro supporto, non solo politico e istituzionale, ma anche concreto al Paese. Lo abbiamo fatto anche in Europa, attraverso il vice presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e lo abbiamo fatto con il presidente del nostro partito, Silvio Berlusconi. Crediamo che bisogna fare squadra per uscire da questa gravissima emergenza che ha interessato il nostro Paese e la salute dei nostri cittadini, molti dei quali hanno addirittura perso la vita. Oggi discutiamo un provvedimento che prevede studi epidemiologici e statistiche rispetto al Covid-19. Presidente, noi ci rendiamo conto che questo provvedimento ha già registrato dei profondi limiti, sia nel merito che nel metodo. Nel merito, questo provvedimento prevede 150.000 test da somministrare ai cittadini italiani mediante un prelievo di sangue che deve essere fatto in luoghi specifici, attraverso la Croce Rossa italiana, che ringraziamo e dalle notizie che sono arrivate ieri in Commissione dal commissario Arcuri, su 167.000 telefonate e contatti avuti con i cittadini invitati a fare il test, soltanto 17.000 hanno risposto dando la disponibilità. Quindi, già questo è un limite allo screening . Sappiamo tutti - mi rivolgo al vice ministro Sileri che è un validissimo medico e lo sa benissimo - che l'approccio con la popolazione deve essere meno invasivo possibile, quando si tratta di fare uno screening , altrimenti i tempi si allungano di molto perché è difficile andare a individuare chi è disponibile a partecipare e, allungando i tempi, rischiamo anche di non rispettare la volontà del Governo di intervenire rispetto alle soluzioni da apportare a beneficio del Paese. È chiaro che aprire il Paese senza un'indagine epidemiologica è comunque un rischio; il fatto di farla certamente può essere un vantaggio, ma fatta in questo modo non aiuta né il Governo a trovare le soluzioni, né i cittadini a capire quale sia la presenza del virus all'interno del nostro territorio e soprattutto a capire quanti cittadini italiani siano stati a contatto con il virus. Questi test sostanzialmente servono per comprendere quanto sia stato presente il contagio in Italia, per individuare la percentuale della popolazione italiana che è stata coinvolta e lo si vede attraverso il risultato del test, che rivela la presenza di immunoglobuline e di anticorpi, sviluppati o meno. Ci rendiamo conto che 150.000 test a fronte di una popolazione di 60 milioni di persone sono inefficaci. Ci sono poi dei limiti anche per quanto riguarda il metodo, perché è assurdo che oggi ci troviamo in quest'Aula, in Parlamento, a dover discutere e votare un provvedimento che è già operativo: non c'è nulla da approvare oggi e da far partire domani, perché i test li stanno già effettuando. Piuttosto, come abbiamo detto ieri in quest'Aula e come ho detto anch'io, intervenendo sulla mozione che abbiamo presentato con i colleghi di Forza Italia, è necessario coinvolgere almeno il 10 per cento della popolazione, almeno sei milioni di cittadini italiani, in uno screening che possa dare risposte concrete al Governo e indirizzi su dove e come intervenire, che consenta di capire dove sia stato maggiormente presente il virus e capire quale sia il livello di immunità della popolazione. Attraverso questi test, riusciremo anche a comprendere quanta disponibilità ci potrà essere, da parte di chi si è ammalato, eventualmente a donare il sangue. Sapete che l'Aifa ha attivato il tavolo che si chiama Tsunami - io sono stato spesso a contatto anche con il direttore generale Magrini, che ringrazio della sua disponibilità - sul tema della plasmaterapia. Tsunami è il tavolo composto da esperti individuati dall'Aifa che deve valutare l'efficacia della terapia sperimentale con plasma, perché a quanto pare le sperimentazioni stanno dando ottimi risultati, addirittura il 96 per cento dei pazienti in terapia intensiva, in meno di 48 ore, sono guariti: una situazione del tutto imprevedibile, perché non reagivano alle terapie utilizzate attualmente per provare a guarire i pazienti dal Covid-19 e invece con la plasmaterapia hanno ritrovato la vita. Abbiamo lavorato molto in Commissione sulla plasmaterapia, abbiamo invitato anche De Donno, l'abbiamo invitato in Commissione a illustrare il lavoro e in quell'occasione abbiamo avuto conferma di quello che ho appena detto ed è per questo che abbiamo proposto di fare il test al 10 per cento della popolazione italiana, perché attraverso i test riusciamo a comprendere chi ha sviluppato le immunoglobuline e chi è disponibile a donare il proprio sangue, perché da un malato possiamo guarire un cittadino, quel malato può diventare un guaritore, possiamo guarire chi ha bisogno, chi oggi sta rischiando la vita. La mozione che abbiamo presentato ieri impegnava il Governo ad effettuare un maggior numero di test, a individuare i test sierologici e molecolari validi, che possono essere utilizzati in maniera rapida e non invasiva e, oltretutto, a realizzare la banca nazionale del plasma, attraverso la Croce Rossa e l'Avis, per raccogliere la disponibilità di chi era malato ed è guarito e vuole provare a guarire un nostro fratello che si trova in ospedale anche a rischio di vita. Per la sua importanza, lo studio epidemiologico non può limitarsi a 150.000 test, ma servono milioni di test, non solo per capire lo stato dell'immunità, ma anche per raccogliere la disponibilità di chi è stato malato ed è guarito a donare il proprio sangue per guarire, attraverso la plasmaterapia, chi oggi rischia la vita. Pertanto, per noi il provvedimento è molto limitativo. È chiaro che dagli errori bisogna imparare. Siamo stati contenti che gli impegni che abbiamo presentato ieri con la nostra mozione, confluiti poi in un ordine del giorno, siano stati accolti dal Governo. Chiediamo però che da quell'ordine del giorno, alla fine, possano nascere provvedimenti idonei, dei decreti attuativi capaci di dare risposte in questo senso, perché non possiamo rischiare di riaprire il Paese, com'è accaduto adesso, e di non farlo ripartire perché c'è paura. C'è la paura di non sapere quanto il virus sia presente, quella di non sapere quanto siamo immuni a quel virus e quanti di noi siano stati a contatto col virus, per cui le aziende e l'economia non riescono a ripartire. Questi sono gli effetti di qualcosa che non si conosce: quando non si conosce qualcosa, si genera paura. Oltretutto, quand'è che il Governo chiederà conto all'Organizzazione mondiale della sanità di tutte le dichiarazioni contraddittorie di questi mesi? La mascherina serve e poi la mascherina non serve; i guanti servono e poi i guanti non servono; gli asintomatici possono contagiare, mentre ieri ci è stato detto che forse l'asintomatico non può contagiare. Questo genera terrore e il terrore, chiaramente, non farà mai ripartire un Paese: noi dobbiamo essere in condizione di dare gli strumenti scientifici per dire che il Paese ha questo tipo di immunità, per cui possiamo partire con o senza determinate restrizioni. Serve dunque un lavoro più serio: è questo che abbiamo chiesto ieri ed è questo che noi diciamo anche oggi. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mautone. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) .