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l'orientamento espresso dall'Agenzia delle entrate, se appare accettabile e razionale nella parte relativa ai casi di liquidazione volontaria della partecipata, appare suscettibile di maggiori precisazioni di dettaglio proprio nella parte relativa ai casi di assoggettamento della partecipata a procedure concorsuali; in diritto, se è vero che per le partecipazioni che non costituiscono immobilizzazioni finanziarie soccorre solo il disposto del comma 4 dell'art. 101 del testo unico, ai sensi del quale si considera sopravvenienza passiva anche la "sopravvenuta insussistenza di attività iscritte in bilancio in precedenti esercizi diverse da quelle di cui all'articolo 87", è però vero che anche ad esse dovrebbe potersi applicare il principio sancito dal successivo comma 5 del medesimo art. 101, con riguardo alle partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie, ai sensi del quale la deducibilità delle perdite è ammessa "se risultano da elementi certi e precisi"; se dunque la domanda da porsi è se "può l'assoggettamento a procedura concorsuale della partecipata integrare gli estremi della certezza e precisione della perdita senza necessità di attendere la fine della procedura concorsuale stessa", pare evidente che il richiamato art. 101, comma 5, consente di dire che la risposta è affermativa "in ogni caso", solo con riguardo alle perdite su crediti, ma, per i beni diversi dai crediti, questo non implica certo che debba essere viceversa negativa "in ogni caso", bensì appunto che bisogna valutare caso per caso; pare anzi evidente che, tanto più in un caso quale quello della liquidazione coatta amministrativa delle due banche venete, disposta ed imposta per atto di legge, si possa rientrare "in un caso" che consenta di considerare realizzata e deducibile ai fini fiscali la perdita di valore sulle azioni contabilizzata in bilancio, senza dover attendere la fine della procedura concorsuale stessa (fermo restando l'obbligo, nel caso di un riparto di attivo tra i soci alla sua conclusione, di rilevare a quel punto la corrispondente sopravvenienza attiva imponibile); questa impostazione, ad avviso degli interroganti, sarebbe peraltro coerente al fatto che il recupero a fine procedura di almeno parte del valore del proprio asset da parte di un socio è ancora più difficile e raro del recupero da parte di un creditore, in quanto il socio può soddisfarsi solo sull'eventuale attivo che residua una volta soddisfatti tutti i creditori, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per assicurare una piena ed espressa conferma che, quantomeno con l'avvio nel 2017 della procedura concorsuale di liquidazione coatta amministrativa delle due banche in questione, le perdite di valore dei relativi titoli azionari rilevate nei bilanci delle imprese, che possedevano le relative azioni, sono divenute deducibili ai fini delle imposte sul reddito, evitando così, per le imprese che negli scorsi anni hanno acquistato, spesso sotto pressione, azioni di Banca popolare di Vicenza e di Veneto banca, di aggiungere beffa fiscale a danno patrimoniale, e comunque al fine di rimuovere le comprensibili incertezze che i richiamati documenti di prassi possono ingenerare (e stanno ingenerando) nel comportamento degli uffici in sede di verifica. Atto n. 3-00190 SICLARI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: l'aeroporto dello Stretto "Tito Minniti" di Reggio Calabria e l'aeroporto "Pitagora" di Crotone-Sant'Anna sono entrambi a rischio chiusura per presunto mancato raggiungimento dei livelli di sostenibilità economica della gestione; la gestione è affidata alla Sacal SpA, società partecipata pubblico-privata, inizialmente concessionaria soltanto dello scalo aeroportuale "Sant'Eufemia" di Lamezia Terme ed ora concessionaria di tutti gli scali calabresi; analizzando i dati di traffico passeggeri degli ultimi 10 anni, si può constatare che l'aeroporto di Reggio Calabria, dal 2006 e fino al 2015, registra stabilmente il transito di oltre mezzo milione di passeggeri. Successivamente, dapprima la gestione della curatela fallimentare della precedente società di gestione Sogas e poi l'attuale gestione Sacal SpA hanno determinato una drastica riduzione dell'utenza. Nello specifico i dati della gestione Sacal sono addirittura peggiori della stessa curatela; considerando il bacino potenziale di utenza interna dello scalo, ossia l'intero territorio della città metropolitana di Reggio Calabria e quello della città metropolitana di Messina, pari ad oltre un milione di abitanti, e valutata la potenziale utenza turistica in entrata dello scalo (tra i territori serviti dall'aeroporto figurano rinomate località balneari, attrazioni storico-artistiche e religiose, come Taormina, le isole Eolie, Scilla, Locri, i bronzi di Riace, solo per citare alcuni esempi), è semplice e intuitivo individuare in un milione di passeggeri l'obiettivo raggiungibile da una sana e corretta gestione; nell'ultimo decennio l'aeroporto di Crotone non ha avuto una gestione continua, alternando periodi di apertura a periodi, anche lunghi, di chiusura, ovvero di utilizzo ridotto; nonostante ciò, quando il servizio è stato gestito con un minimo di continuità, ha generato un traffico passeggeri di oltre 200.000 utenti, superiore agli scali di Parma, Perugia e Rimini. Dal 31 agosto 2018 è stato soppresso il volo da e per Pisa e dal 28 ottobre è programmata la chiusura dello scalo in assenza di dati rilevanti di traffico; la Sacal SpA, grazie anche all'avallo della Regione Calabria, avrebbe prorogato l'impegno per il mantenimento dello scalo di Sant'Anna fino a tutto il mese di marzo 2019, solo dopo essersi garantita il versamento del 15 per cento delle royalty derivanti dall'estrazione del metano in alcuni comuni del crotonese; le due città di Reggio Calabria e di Crotone non sono adeguatamente collegate allo scalo lametino: le sole vie di collegamento sono la A2 per la città di Reggio Calabria e la strada statale 106 per Crotone con tempi di percorrenza oltre i 60 minuti, chiaramente al di fuori di ogni standard di efficienza del servizio; in queste condizioni, è evidente come, in caso di chiusura degli scali ovvero di riduzione dei voli (situazione attuale), sia violata la continuità territoriale con enormi zone d'Italia (la provincia di Reggio Calabria, parte della provincia di Messina e la provincia di Crotone) isolate dal resto del Paese e senza alcuna possibilità di sviluppo e di attrazione degli investimenti internazionali, specialmente in materia turistica; basti pensare che la città di Messina dista soli 3 chilometri dall'aeroporto di Reggio Calabria, denominato appunto "aeroporto dello Stretto"; viceversa, lo scalo lamentino è in costante crescita ed ha raggiunto i 3 milioni di passeggeri raggiungendo quello che sembra essere l'obiettivo aziendale.