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Tra questi, i Comuni di Bergamo, Bologna, Padova e Palermo riducono la tariffa per i nuclei familiari con disabilità; nei comuni presi in esame, le tariffe massime variano dai 2,5 euro (Perugia) ai 7,2 euro (Ravenna), le tariffe minime passano da 0,30 euro (Palermo) ad un massimo di 6 euro (Rimini). Il risultato di queste differenze è che una famiglia con un figlio in disagio economico (ISEE 5.000 euro) sarebbe esentata dal pagamento solo in 10 comuni, mentre tra i restanti comuni le tariffe applicate variano da 0,35 euro a pasto di Salerno ai 6 euro di Rimini. In 26 comuni, tra cui quest'ultimo, si garantisce però l'esenzione, e dunque tariffa 0 euro, per le famiglie in condizioni di necessità economiche se segnalate dai servizi sociali. Infine anche la compartecipazione delle famiglie ai costi è disomogenea: varia da un massimo nei comuni di Bergamo (95 per cento), Forlì (96,7 per cento) a un minimo dichiarato da Reggio Calabria (20 per cento), Cagliari (27,48 per cento), Bari (30 per cento), Napoli (30,75 per cento) e Perugia (35 per cento); inoltre, il quadro che emerge dal monitoraggio mostra una possibile correlazione tra dispersione scolastica, tempo pieno a scuola e presenza del servizio di ristorazione scolastica. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sul numero di bambini che non usufruiscono del servizio mensa in Italia, rimangono senza servizio percentuali altissime di alunni in Sicilia (80 per cento), Puglia (73 per cento), Molise (70 per cento), Campania (65 per cento) e Calabria (63 per cento). Il mancato accesso al servizio mensa, superiore al 50 per cento degli alunni in ben 9 regioni italiane, è allarmante: un bambino su 2 in queste regioni non ha la possibilità di usufruire di tale servizio e, dunque, dell'opportunità che esso richiama in termini non solo nutrizionali, ma anche educativi. L'Italia, infatti, registra una media del 68 per cento delle classi senza tempo pieno, con percentuali superiori all'80 per cento nelle regioni del Sud come Sicilia (91 per cento) e Molise (94 per cento), Campania (85 per cento), Abruzzo e Puglia (84 per cento). Campania, Calabria, Puglia e Sicilia sono dunque ai primi posti per la maggiore percentuale di alunni che non usufruiscono del servizio mensa, del tempo pieno e sono le stesse regioni in cui la dispersione scolastica raggiunge i picchi più alti; recenti dati diffusi dai rapporti di enti e associazioni lanciano l'allarme sul continuo divario crescente tra Settentrione e Mezzogiorno in termini di investimenti, carenza di servizi a supporto delle famiglie e lo scarso apporto degli enti locali per quanto riguarda mense, trasporti, sussidi didattici, asili nido; l'articolo 1, commi 728 e 729, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), intende incrementare il tempo pieno nella scuola primaria prevedendo l'incremento di soli 2.000 posti aggiuntivi nella scuola primaria; mediamente nelle classi non a tempo pieno della scuola primaria operano su ogni classe 1,5 docenti. Invece nelle classi a tempo pieno i docenti sono due. Quindi per trasformare a tempo pieno tutte le 86.658 classi aperte oggi solo al mattino occorrerebbe aggiungere una mezza unità di personale a classe, circa 43.329 docenti; appare, dunque, urgente l'assunzione di responsabilità da parte del Ministero dell'istruzione, del Ministero della salute, dall'Anci e delle Regioni; in Francia, nell'ambito del piano nazionale contro la povertà, ha preso il via la sperimentazione della mensa a un euro e delle "colazioni gratuite" nelle scuole. Si tratta di una misura che affronta alle radici la disuguaglianza e che prevede che i comuni committenti ricevano un aiuto di Stato di due euro a pasto, che addebiteranno agli utenti a un euro, impegna il Governo: 1) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, in collaborazione con gli enti locali, volte a tutelare il diritto alla ristorazione di tutti gli alunni; 2) a riconoscere il diritto al servizio di mensa scolastica come un livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m) , della Costituzione e in attuazione della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, resa esecutiva dalla legge 27 maggio 1991, n. 176, che sancisce, in particolare, il diritto dei bambini a un'alimentazione sana e adeguata per garantire loro il miglior stato di salute possibile; 3) a riconoscere i servizi di ristorazione scolastica, che costituiscono un momento sociale e di continuità didattica basato sulla condivisione, come parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche attraverso il piano dell'offerta formativa previsto dall'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 e, in particolare, dell'educazione alimentare, di cui all'articolo 1, comma 7, lettera g) , della legge 13 luglio 2015, n. 107; 4) ad assumere iniziative volte, per quanto di competenza, a fornire pasti di elevata qualità nutrizionale, adeguati alle diverse esigenze nutrizionali, psicologiche e relazionali della comunità infantile, e di garantire, in deroga al regime di compartecipazione alla spesa di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 63, l'effettività del diritto universale all'accesso al servizio di mensa per tutti gli alunni delle scuole primarie statali, che attivano il tempo pieno; 5) ad istituire presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca un Fondo per garantire il servizio di ristorazione nella scuola primaria, alle famiglie incapienti; 6) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, volte ad avviare un piano assunzionale di almeno 40.000 posti aggiuntivi, rispetto alle previsioni di cui l'articolo 1, commi 728 e 729, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge bilancio per il 2019), e ad estendere la disponibilità delle strutture e dei servizi, necessari all'ampliamento del tempo pieno. Atto n. 1-00115 QUAGLIARIELLO BERNINI PAGANO DAMIANI FANTETTI PICHETTO FRATIN SACCONE CONZATTI PEROSINO ROSSI SCIASCIA - Il Senato, premesso che: Tercas, Cassa di risparmio della provincia di Teramo SpA è la capogruppo di un gruppo bancario (Tercas) che opera principalmente in Abruzzo. Alla fine del 2011, il principale azionista della capogruppo era la fondazione Tercas, che all'epoca deteneva una partecipazione del 65 per cento;