[pronunce]

La ricorrente non ha indicato, se non in modo del tutto generico, l'incidenza che la violazione della normativa comunitaria avrebbe determinato, nel breve periodo transitorio di vigenza delle disposizioni impugnate, sulle proprie competenze legislative. Inoltre, non ha neppure precisato quale sarebbe l'ambito di competenza regionale che sarebbe stato leso e che l'avrebbe legittimata alla diretta attuazione del diritto comunitario ai sensi dell'art. 117, quinto comma, Cost. Infine, sotto altro profilo, la ricorrente ha omesso l'indicazione dei “progetti” in relazione ai quali sarebbe riscontrabile la mancata rispondenza rispetto a quelli contemplati a livello comunitario. Le suindicate carenze espositive determinano la inammissibilità della questione così come sollevata. 10.— La Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (ric. n. 71 del 2006) e la Regione Emilia-Romagna (ric. n. 73 del 2006) hanno censurato l'art. 23, comma 4, del Codice, nella parte in cui esclude dalla VIA i progetti relativi ad opere ed interventi destinati a scopi di protezione civile, come pure i progetti relativi ad opere di carattere temporaneo. Secondo le ricorrenti, le disposizioni contenute nel comma in esame violerebbero, da un lato, gli artt. 11 e 117, primo e quinto comma, Cost., dal momento che si porrebbero in contrasto con il diritto comunitario (il quale prevede, con la direttiva 85/337/CEE, l'esclusione dalla VIA solo per i progetti relativi ad opere ed interventi destinati a scopi di difesa nazionale), e, dall'altro, l'art. 76 Cost. per eccesso di delega, in quanto l'art. 1, comma 8, lettera e), della legge 15 dicembre 2004, n. 308 (Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione) reca il criterio direttivo in base al quale il Governo avrebbe dovuto dare «piena e coerente attuazione delle direttive comunitarie» nel rispetto delle norme e dei principi dettati dalla Unione europea. La questione non è fondata. Va, innanzitutto, precisato che la sopravvenuta disciplina contenuta nel decreto correttivo n. 4 del 2008 è considerata dalle stesse ricorrenti pienamente satisfattiva delle pretese regionali; esse, però, sostengono che non può essere dichiarata la cessazione della materia del contendere, in quanto non può escludersi che tale disciplina abbia prodotto qualche effetto nel sia pure breve periodo transitorio in cui è stata vigente ed operante. Nel merito deve osservarsi, con valutazione assorbente rispetto ad ogni altra considerazione, che la dedotta violazione del diritto comunitario è solo apparente, in quanto, se è vero che la citata direttiva 85/337/CEE prevede l'esclusione della VIA per le sole opere relative alla difesa nazionale, è altrettanto vero che non è inibito allo Stato, nell'esercizio di una scelta libera del legislatore nazionale, prevedere in modo non irragionevole l'esclusione della suddetta valutazione di impatto ambientale per opere di particolare rilievo quali quelle destinate alla protezione civile o aventi carattere meramente temporaneo. D'altronde, il comma 5 del medesimo art. 23 contiene una significativa norma di raccordo tra ordinamento nazionale e ordinamento comunitario, prevedendo che per i progetti relativi ad opere di protezione civile o disposti in situazioni di necessità e d'urgenza a scopi di salvaguardia dell'incolumità delle persone da un pericolo imminente o a seguito di calamità, nonché per opere di carattere temporaneo (ivi comprese quelle necessarie esclusivamente ai fini dell'esecuzione di interventi di bonifica autorizzati), l'autorità competente comunica alla Commissione europea, «prima del rilascio dell'eventuale esenzione, i motivi che giustificano tale esenzione ai sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera e), della direttiva 85/337/CEE». Deve, dunque, escludersi che sia, nella specie, configurabile un vulnus alle competenze legislative delle Regioni. 11.— Con il ricorso n. 73 del 2006 la Regione Emilia-Romagna ha impugnato l'art. 24, comma 1, lettera b), del Codice, nella parte in cui vengono disciplinate le «Finalità della VIA», stabilendosi che la procedura di valutazione di impatto ambientale deve, tra l'altro, assicurare che «per ciascun progetto siano valutati gli effetti diretti e indiretti della sua realizzazione sull'uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque di superficie e sotterranee, sull'aria, sul clima, sul paesaggio e sull'interazione tra detti fattori, sui beni materiali e sul patrimonio culturale e ambientale». La ricorrente ha dedotto la violazione del diritto comunitario – e in particolare dell'art. 3, comma 1, della direttiva 85/337/CEE – secondo cui la valutazione dell'interazione deve essere estesa ai «fattori beni materiali» e «patrimonio culturale e ambientale». La norma impugnata, inoltre, nella parte in cui si riferisce alle procedure regionali, pretende di vincolare il legislatore regionale, in tal modo illegittimamente ledendo le «garanzie costituzionali delle Regioni». La questione è inammissibile. Nella specie, la ricorrente si è limitata a dedurre la violazione del diritto comunitario senza svolgere alcuna argomentazione in ordine alla incidenza che tale presunta violazione avrebbe sulle proprie attribuzioni costituzionalmente garantite. In altri termini, non risulta affatto una qualsiasi ridondanza su sfere di competenze legislative regionali della violazione della citata direttiva. 12.— Le Regioni Toscana (ric. n. 69 del 2006), Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (ric. n. 71 del 2006), Umbria (ric. n. 72 del 2006), Emilia-Romagna (ric. n. 73 del 2006), Puglia (ric. n. 76 del 2006) e Marche (ric. n. 79 del 2006) , hanno impugnato, sia pure secondo non sempre coincidenti prospettazioni, gli artt. 25, comma 1, lettera a), 35 e 42, commi 1 e 3, del Codice. In particolare, la Regione Puglia ha limitato l'impugnazione all'art. 25, comma 1, lettera a) e all'art. 42, comma 3; le Regioni Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste e Piemonte hanno impugnato soltanto l'art. 25, comma 1, lettera a). Le suindicate norme hanno disposto che siano sottoposti a valutazione di impatto ambientale, in sede statale, anche i progetti localizzati sul territorio di più Regioni o che comunque possono avere impatti rilevanti su più Regioni. Data la loro stretta connessione, le questioni come sopra prospettate possono essere esaminate in modo congiunto. Al riguardo, le ricorrenti hanno sostenuto che, nel loro complesso, le suddette disposizioni del Codice dell'ambiente violano: