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Di fronte all'emergenza nazionale ed europea rappresentata dalla disoccupazione, occorre abbattere, come efficacemente scritto recentemente da Stefano Rodotà, la «frontiera invalicabile» di politiche economiche restrittive delle quali l'Unione si è accontentata, creando una crescente sfiducia nei cittadini, una spinta verso la rinazionalizzazione e l'abbandono di valori e principi dell'Unione da parte di alcuni Stati. Invece, per contrastare tali spinte anti-europeiste e populistiche, occorre rinunciare all'ideologia neo-liberale, va inserita la piena occupazione come obiettivo preminente della politica economica dell'Unione e delle sue istituzioni finanziarie e va affermato il principio che essa può essere perseguita efficacemente con politiche pubbliche. Bisogna procedere a integrazioni e modifiche del Trattato sull'Unione europea (TUE), nonché dello Statuto del Sistema europeo di Banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE), alla quale andrebbe richiesto di includere tra i princìpi generali per le operazioni di credito a banche dell'eurozona la condizione per cui un credito viene concesso soltanto se appare promuovere sicuramente l'occupazione netta nel Paese dell'ente richiedente. A tal proposito, merita ricordare che, nelle versioni consolidate del TUE e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ricorrono pochissime volte espressioni che sollecitino a promuovere «un elevato livello di occupazione». Inoltre, i testi rendono chiaro che tale obiettivo non è un impegno dell'Unione, bensì appare come l'esito dell'economia sociale di mercato fortemente competitiva di stampo neo-liberale, che purtroppo l'Unione e le sue istituzioni (BCE in testa) hanno promosso. La modifica dei trattati dell'Unione nel senso indicato può segnare il ritorno allo spirito della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione, che «pone la persona al centro della sua azione», ridisegnando la sua «costituzione economica», contro quella «costituzione finanziaria» che, acriticamente assunta, ha sottratto linfa allo spirito e alla lettera della Carta dei diritti fondamentali e alla costruzione del «popolo europeo». Passando all'illustrazione del disegno di legge, viene richiamata la necessità di promuovere un'occupazione produttiva e dignitosa, come prevista dall'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e dall'Unione europea. Quest'ultima, nella Comunicazione del 2006 della Commissione, dal titolo «Il contributo dell'UE alla realizzazione dell'agenda sul lavoro dignitoso nel mondo», ha fatto il punto sull'obiettivo di dare in tutto il mondo, a donne e a uomini, reali opportunità per usufruire di un lavoro decente e produttivo, tema che è centrale per l'OIL dal 1998, quando fu approvata dai governi e dalle parti sociali la «Dichiarazione dei princìpi e dei diritti fondamentali del lavoro». L'articolo 2 dispone che il piano verde sia realizzato da tutte le amministrazioni dello Stato e dagli enti locali per operare interventi nei settori della protezione del territorio per prevenire e contrastare il dissesto idrogeologico del Paese; per bonificare e riqualificare dal punto di vista ambientale tutte le aree del territorio nazionale; per recuperare, ristrutturare, adeguare, mettere in sicurezza e valorizzare edifici scolastici, ospedali, asili nido pubblici e il patrimonio immobiliare pubblico da destinare a prima casa e a iniziative di cohousing e coworking; per incrementare l'efficienza energetica e, privilegiando l’energia di fonti rinnovabili, ridurre i consumi per gli uffici pubblici; per recuperare e valorizzare il patrimonio storico, architettonico, museale e archeologico italiano al fine di mantenere la fruibilità dei siti; per recuperare terreni pubblici incolti o abbandonati anche al fine di cederli in comodato gratuito ai giovani imprenditori agricoli e salvare dall'inquinamento fiumi, aree paludose, spiagge e coste, per valorizzare e tutelare le aree protette. Per realizzare i predetti interventi, il programma adottato, in via sperimentale nel triennio 2014-2016, si prefigge l'obiettivo di occupare un consistente numero di lavoratori tra le persone inoccupate, disoccupate od occupate in cerca di altra occupazione, qualora il loro reddito sia inferiore a 8.000 euro, dando tuttavia la priorità a coloro che a parità delle altre condizioni rientrano nella definizione di lavoratori svantaggiati ai sensi dell'articolo 2, numeri 18 e 19, del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, e che possiedono un patrimonio personale finanziario, mobiliare e immobiliare inferiore; oppure tra persone che usufruiscono di ammortizzatori sociali (articolo 6, comma 5). Il regolamento europeo citato include tra i lavoratori svantaggiati disoccupati di lungo periodo (ossia persone che non abbiano lavorato per sei mesi degli ultimi otto se si tratta di persone con meno di venticinque anni; oppure per dodici mesi negli ultimi sedici quale che sia l'età), donne che vivono in aree nelle quali la disoccupazione supera, da almeno due anni il 100 per cento della media comunitaria e nella quale la disoccupazione femminile abbia superato il 150 per cento del tasso di disoccupazione maschile, qualsiasi persona di più di cinquant'anni priva di un posto di lavoro, qualsiasi persona adulta disoccupata che viva sola con uno o più figli a carico, o qualsiasi giovane che abbia meno di venticinque anni o abbia conseguito un titolo di studio da non più di due anni e che non abbia ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente, qualsiasi persona priva di un titolo di studio di livello secondario superiore o equivalente priva di un posto di lavoro ed altri. Gli articoli 3 e 4 del disegno di legge disciplinano l'istituzione e le funzioni affidate al Comitato per lo sviluppo sostenibile. Tale Comitato, vigilato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali è composto dai rappresentanti di più Ministeri interessati e diretto da un presidente coadiuvato da un consiglio direttivo di sette membri, sei dei quali di nomina governativa e uno nominato dalla Conferenza unificata. Per i componenti del Comitato non si prevede alcuna forma di compenso aggiuntivo, dovendo essi essere trasferiti dai Ministeri interessati. Per il funzionamento del Comitato è prevista una spesa annua di 3 milioni di euro. Al Comitato sono conferite funzioni di organizzazione, programmazione, attuazione, indirizzo controllo e coordinamento della realizzazione del programma. In prima istanza, il Comitato deve procedere a ripartire le risorse su base regionale e per aree di particolare disagio occupazionale, trasferendo concretamente le risorse alle direzioni regionali o territoriali del lavoro, cui spetta l'assunzione del personale impiegato per la realizzazione dei progetti del programma.