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Va chiarito che, secondo un rigoroso orientamento che tiene conto dei più recenti esiti della giurisprudenza nazionale e sovranazionale, ossia della CEDU e della Corte costituzionale in materia di misure di prevenzione, la facoltà di arresto della persona soggetta a sorveglianza speciale, disciplinata dall'articolo 75 del decreto legislativo n. 159 del 2011, viene ora correlata alla violazione di quelle prescrizioni che abbiano un contenuto determinato e specifico e che siano quindi compatibili con i principi costituzionali. Tale più stringente orientamento è stato oggetto di pregresse interlocuzioni con la magistratura requirente, con riguardo proprio all'applicazione nei riguardi del Castellino della generica prescrizione di non partecipare a manifestazioni pubbliche se non dopo averne dato preavviso alle autorità di pubblica sicurezza. In sostanza, solo la ricorrenza, nel pomeriggio del 9 ottobre, di altri validi motivi di legge ne ha poi potuto giustificare a titolo diverso l'arresto. È stato riportato da diversi servizi giornalistici che Giuliano Castellino, salito sul palco di Piazza del Popolo, ha indicato a tutti i manifestanti, con particolare violenza verbale, che di lì a poco si sarebbero diretti verso la sede della CGIL per assaltarla, sicché ci sarebbe stata una sorta di proclama di un disegno criminoso a cui non si sarebbe data un'adeguata risposta. Di qui una lettura politica che, utilizzando espressioni riecheggianti stagioni drammatiche della storia della Repubblica, tende ad accreditare la tesi secondo cui tale disegno sarebbe stato quasi assecondato, nella sua attuazione, dal comportamento delle Forze dell'ordine. Devo respingere fermamente questa lettura. (Applausi) . Essa, oltre a non tener conto del susseguirsi dei fatti, insinua il dubbio che le Forze di polizia, a cui dobbiamo la difesa delle istituzioni e il mantenimento della pace sociale, si prestino a essere strumento di oscure finalità politiche. È un'ingiusta accusa, che getta un'ombra inaccettabile sull'operato delle Forze dell'ordine, le quali nelle manifestazioni del 9 ottobre hanno pagato il tributo di ben 41 feriti, anche per fronteggiare i facinorosi intenzionati ad assaltare le sedi istituzionali. Si è poi anche adombrata l'ipotesi della possibile presenza in piazza di agenti infiltratisi tra i manifestanti. Sento di dover escludere anche questo inquietante retroscena. Nel dispositivo era prevista - come è normale - la presenza di agenti in borghese appartenenti alla Digos con compiti di osservazione, monitoraggio e anche mediazione con i manifestanti. Agli stessi compiti era addetto anche l'operatore di polizia che in abiti civili compare in alcune immagini diffuse sui social e che era presente alle azioni di alcuni esagitati che intendevano provocare il ribaltamento di un furgone della polizia. In realtà, quell'operatore stava verificando che la forza scaricata sul mezzo non riuscisse effettivamente nell'intento. (Commenti). Si tratta dello stesso agente che più tardi, aggredito da un manifestante da lui arrestato e tuttora in stato di detenzione... (Commenti). PRESIDENTE. Colleghi, lasciate parlare il Ministro e dopo avrete tempo di dire quello che pensate. Prego, ministro Lamorgese. LAMORGESE , ministro dell'interno . Come dicevo, ha reagito in modo scomposto e per questo motivo si è autosegnalato ed ora la sua posizione è al vaglio dell'autorità giudiziaria. Ritornando alla figura e al ruolo di Giuliano Castellino, è importante precisare la tempistica dei suoi interventi dal palco di Piazza del Popolo, soprattutto rispetto a un altro punto critico che qui intendo approfondire, ossia l'assalto alla sede della CGIL. Dopo aver preso la parola una prima volta poco dopo le ore 15, senza fare alcun riferimento alla CGIL, Castellino riprende a parlare in pubblico alle ore 16,30, ossia un quarto d'ora dopo che Luigi Aronica, altro esponente di Forza Nuova, facesse richiesta ai responsabili della sicurezza di consentire lo svolgimento di un corteo che, attraversando Villa Borghese, arrivasse fino alla confluenza con Corso d'Italia. Nei pressi della sede della CGIL i manifestanti, secondo la richiesta in quel frangente formulata, ma non autorizzata, si sarebbero soffermati - a loro dire - per scandire slogan di protesta e disapprovazione. È evidente, dunque, come l'intenzione dei manifestanti di dirigersi verso la sede sindacale non sia stata il frutto estemporaneo dell'incitamento di Castellino, ma fosse emersa già da prima, in quanto oggetto di una esplicita richiesta in corso di valutazione da parte delle autorità di polizia, le quali frattanto avevano invitato i manifestanti ad attendere, anche al fine di indicare loro percorsi e siti alternativi. Alle 16,45, senza che fosse stata accordata alcuna autorizzazione, un considerevole numero di dimostranti (circa 3.000) iniziava improvvisamente a muoversi in corteo verso Piazzale Flaminio, con l'intenzione di raggiungere Piazzale del Brasile. L'avanzata dei manifestanti è avvenuta in maniera impetuosa e alquanto disordinata, e per un breve momento è riuscita a superare gli stessi operatori di polizia. Ciò ha fatto sì che le Forze dell'ordine abbiano accusato una grave difficoltà di reazione, causata essenzialmente da una situazione venutasi ad accelerare in pochissimi minuti; nondimeno sono intervenute immediatamente per frenare la rapida avanzata del corteo, anche invitando i manifestanti a desistere e, allo stesso tempo, per predisporre la rimodulazione dei servizi al fine di approntare una barriera di contenimento in Piazzale del Brasile, alla confluenza con Corso d'Italia. In questa fase assolutamente dinamica i funzionari di polizia hanno avuto interlocuzioni anche con Castellino, il quale nel frattempo aveva raggiunto la testa del corteo ; interlocuzioni che erano tuttavia esclusivamente funzionali a guadagnare tempo per il rischieramento del personale e dei mezzi. Alle ore 17, in Piazzale del Brasile si sono schierate sei squadre dei reparti inquadrati, per un totale di 60 uomini, dirette da un funzionario della Polizia di Stato, mentre ulteriori due squadre, per complessive venti unità, andavano a posizionarsi nei pressi della sede della CGIL. Frattanto, un consistente dispositivo di contenimento veniva disposto verso Via del Tritone per fronteggiare il prevedibile e concomitante tentativo dei manifestanti di raggiungere le sedi istituzionali. Il numero esorbitante dei partecipanti al corteo e anche il loro impeto hanno tuttavia rappresentato una forza d'urto capace di superare lo sbarramento velocemente approntato a Piazzale del Brasile, così aprendo un varco ai manifestanti, dei quali circa 1.500 si dirigevano verso l'ingresso principale della CGIL, mentre gli altri defluivano verso Via Veneto, con il chiaro intento di arrivare a ridosso di Palazzo Chigi e Montecitorio. Durante questa turbolenta fase di scontro, caratterizzata da un'evidente sproporzione tra la massa di manifestanti e le Forze dell'ordine in campo impegnate a coprire vari fronti, è rimasto seriamente ferito, riportando la frattura di una costola, il funzionario di Polizia che comandava i nuclei in servizio.