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Il pacchetto ammonta in totale a circa 4 miliardi ed è finanziato in gran parte grazie alla tassazione dei profitti in eccesso maturati in questi mesi dai produttori del settore energetico. In questa crisi ognuno deve fare la sua parte. Il Governo è consapevole della necessità di ulteriori interventi, ma la risposta a difesa di consumatori e imprese deve essere anche europea. Dobbiamo arrivare a una gestione davvero comune del mercato dell'energia. È auspicabile un coordinamento tra Commissione e Stati membri sulla diversificazione degli approvvigionamenti di gas, soprattutto di gas liquido. Serve un approccio condiviso sugli acquisti e sugli stoccaggi per rafforzare il nostro potere contrattuale verso i Paesi fornitori e tutelarci a vicenda in caso di shock isolati. La creazione di un tetto europeo ai prezzi del gas è al centro di un confronto che abbiamo avviato con la presidente von der Leyen. Vogliamo poi spezzare il legame tra il prezzo del gas e quello dell'elettricità, che è in parte prodotta da fonti alternative, il cui prezzo non ha molto a che vedere con quello del gas. È essenziale puntare in modo deciso sulle energie rinnovabili e dare un ruolo centrale alla sponda Sud del Mediterraneo. Su tutti questi fronti, auspico che il Consiglio europeo prenda decisioni ambiziose che possano essere rapidamente operative. Come abbiamo concordato al Consiglio europeo informale di questo mese, le ricadute economiche del conflitto in Ucraina vanno oltre il costo dell'energia. Si registrano aumenti anche nei prezzi dei generi alimentari, che a livello globale sono cresciuti in modo quasi continuo da metà del 2020 e sono attualmente ai massimi storici e questo ha delle conseguenze tangibili per i prezzi nei supermercati. Secondo i dati Eurostat, a febbraio i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 5,2 per cento rispetto allo scorso anno. In particolare, il prezzo della pasta è cresciuto di circa l'11 per cento, quello dello zucchero e del pane di circa il 5 per cento, quello della carne di quasi il 4 per cento. Questi rincari dipendono da shock esterni che ci impongono di accelerare nel percorso di autonomia strategica in campo alimentare. Questo processo è alla portata della capacità tecnologica e produttiva europea, ma richiede un impegno immediato, ad esempio per l'aumento delle aree coltivabili. Allo stesso tempo, dobbiamo essere pronti a diversificare maggiormente le nostre fonti di importazione. Ora ho parlato dei nostri supermercati della carne e della pasta, ma un'altra crisi di dimensioni straordinarie, che finirà per essere una crisi umanitaria se non affrontata, è quella degli aiuti alimentari ai Paesi in via di sviluppo, dove si registra effettivamente una quasi paralisi dei flussi di aiuti alimentari. Il rafforzamento dell'economia europea passa anche dalla tutela delle aree industriali strategiche, da sostenere con adeguati investimenti in innovazione e ricerca scientifica e tecnologia; una priorità è aumentare la produzione di microchip in Europa. Un recente studio del Fondo monetario internazionale stima che l'anno scorso le strozzature nelle catene del valore sono costate all'area dell'euro circa il 2 per cento di prodotto interno lordo. La carenza di semiconduttori essenziali per molte industrie strategiche come i mezzi di trasporto, i macchinari industriali, la difesa, è stata particolarmente dannosa. L'ambizione europea è aumentare la propria quota di mercato dal 10 al 20 per cento della produzione globale di chip entro il 2030. Questo incremento ci permetterebbe di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti a fronte di eventuali ritardi nelle importazioni. Il Chips Act della Commissione è un importante passo avanti per raggiungere questi obiettivi. Intendiamo aumentare gli investimenti nella ricerca, sviluppare e rafforzare una capacità produttiva che sia verticalmente integrata e che assicuri un'effettiva autonomia nella produzione e nel packaging dei microchip. Dobbiamo accelerare la realizzazione del secondo importante progetto di comune interesse europeo nella microelettronica. A livello nazionale il Governo ha approvato a inizio del mese la creazione di un fondo di oltre quattro miliardi per sviluppare l'industria e la ricerca sui semiconduttori e sulle tecnologie innovative. Dobbiamo rimanere aperti anche agli investimenti esteri, ma con un approccio coordinato fra Stati membri e norme che favoriscano le ricadute positive per l'intera industria europea. La guerra in Ucraina ha messo in evidenza ancora una volta l'importanza di rafforzare la politica di sicurezza e di difesa dell'Unione europea, in complementarità con l'Alleanza atlantica. Un'Europa più forte nella difesa rende anche la NATO più forte. Il Consiglio europeo è chiamato ad approvare la bussola strategica, in seguito alla sua adozione, lunedì 21 marzo, al Consiglio dei ministri degli affari esteri e della difesa. La bussola è stata adattata alla luce della guerra in Ucraina, che rappresenta la più grave crisi in ambito di difesa nella storia della nostra Unione europea. Essa prevede l'istituzione di una forza di schieramento rapido fino a 5.000 soldati e 200 esperti in missioni di politica di difesa e di sicurezza comune. A queste iniziative si aggiungono investimenti nell' intelligence e nella cybersicurezza, lo sviluppo di una strategia spaziale europea per la sicurezza e la difesa e il rafforzamento del ruolo europeo quale attore della sicurezza marittima. Nel percorso verso una difesa comune è essenziale sviluppare capacità adeguate per essere un fornitore di sicurezza credibile. Ciò può avvenire soltanto se rafforziamo la nostra industria della difesa e la rendiamo non solo più competitiva dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto meglio integrata a livello europeo. Abbiamo tutti da guadagnare da un miglior coordinamento anche nell'ambito della difesa. La pandemia di Covid-19 ha visto l'Unione europea collaborare nell'approvvigionamento dei vaccini e - passo che è stato fondamentale - nella creazione del programma Next generation EU. Dobbiamo mostrare la stessa ambizione, la stessa lungimiranza, in risposta alla guerra in Ucraina e alle sue conseguenze politiche, economiche e sociali. Per riuscirci, il sostegno del Parlamento, il vostro sostegno, è essenziale e per questo vi ringrazio. (Applausi) . PRESIDENTE . Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà. MONTI (Misto) . Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, mi rallegro e manifesto piena condivisione sia con il suo forte e impeccabile discorso di ieri alla Camera dei deputati, sia con le considerazioni e la volontà politica che lei ha espresso oggi in ordine all'imminente Consiglio europeo. Vorrei fare tre semplici considerazioni su temi che credo faranno da sfondo al Consiglio europeo al quale lei sta per recarsi. Sono tre nessi: il primo tra l'Unione europea e la guerra; il secondo tra la guerra e il mercato unico; il terzo tra la guerra e l'allargamento. Rispetto al primo punto - l'Unione europea e la guerra - ricordo che la guerra è stata la nascita, come tutti sappiamo, della Comunità europea, che è nata essenzialmente per evitare la ripetizione della Seconda guerra mondiale.