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quei soldi verranno distratti dalle realtà che partono avvantaggiate e, dunque, serviranno ad accrescere e non a ridurre il divario tra territori. Nel frattempo il Governo lavora a un disegno di legge quadro sull'autonomia differenziata per cristallizzare la spesa storica senza alcun intervento preventivo sul gap infrastrutturale e cancellare per le Regioni del Sud Italia ogni prospettiva di ripresa. Veniamo al collegato su cui ci dobbiamo esprimere. Innanzitutto, la modalità con cui è stato trattato l' iter del provvedimento in Senato ha precluso ogni possibilità di dibattito. Addirittura ieri è stato riformulato di sana pianta l'intero articolo 44, con un emendamento non del relatore, per impedire la presentazione di subemendamenti. Si è ricorso quindi a un espediente per poter eludere ogni margine di discussione. Il decreto-legge in discussione prevede un incostituzionale regolamento bavaglio che impone una forma di censura aggravata ai dipendenti pubblici sui social , in piena coerenza con la linea del Governo di controllare l'informazione per poter spacciare agevolmente per fake news tutto ciò che contrasta con la narrazione ufficiale, colpendo ogni forma di dissenso e stroncandola sul nascere con interventi punitivi. In perfetta armonia con la filosofia delle privatizzazioni e della società del controllo che l'Agenda 2030 vuole instaurare, abbiamo la creazione di una new company , la 3-I SpA, con la fusione di INPS, INAIL e Istat, che metterà sul mercato i nostri dati sensibili legati alla previdenza e all'assistenza. Un altro pezzo strategico del nostro Paese quindi viene svenduto. Perché non parlare poi della partita di giro creata sulla formazione dei docenti con la cosiddetta Scuola di alta formazione, a beneficio di due ben noti carrozzoni, INDIRE e Invalsi, sotto la guida dei burocrati ministeriali cooptati dal Ministro di turno e con il supporto delle università, che non hanno alcuna competenza nella pratica didattica del segmento scolastico? Della serie: chi non sa insegna. Oltretutto, quanti docenti usufruiranno di una scuola di alta formazione che dovranno pagare salato di tasca loro? Si parla di 3.000 euro e di percorsi della durata di tre anni senza nemmeno la certezza di rientrare nella percentuale dei fortunati che si vedranno riconosciuti gli aumenti stipendiali, dipendenti dalla capienza del fondo. Degli oltre 40 milioni regalati a questa partita di giro, solo due sono a carico del PNRR; gli altri sono invece sottratti ai fondi destinati alla qualità dell'istruzione dei nostri figli, che viene smantellata pezzo per pezzo, soprattutto attraverso la cosiddetta didattica innovativa, che è l'ennesima truffa semantica per coprire l'impoverimento progressivo dell'offerta scolastica degli ultimi vent'anni. La scuola è stata trasformata in un parcheggio affettuoso e non caramelloso, per usare le parole del ministro Bianchi. Ormai vien fatto di sospettare finanche che l'Invalsi sia servito proprio a misurare la distruzione degli apprendimenti, per poter migliorare l'opera di smantellamento. Prova ne è il fatto che a risultati peggiori si è risposto con riforme sempre peggiorative. Questo provvedimento è un test di onestà e di intelligenza: votare a favore, per giunta con l'ennesima votazione di fiducia, significa o non distinguere il bene dal male o voler infliggere l'ennesimo colpo ferale al sistema Paese, che non verrà perdonato. (Applausi della senatrice Angrisani) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, ci troviamo ad affrontare - naturalmente con il voto di fiducia, per impedire di votare sui singoli emendamenti alla luce del sole, davanti a tutti - un provvedimento che fa parte di quella grande operazione che è il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La parola «resilienza», che credo fosse sconosciuta ai più fino a due anni fa, ora è diventata indispensabile, come hanno fatto nell'immediato dopoguerra con il boom economico, quando non conoscevano - o perlomeno la conoscevano in pochissimi - la parola «resilienza». Il timore è che questa parola resti per l'appunto tale e i fatti dicano un'altra cosa. Il decreto-legge in esame è sostanzialmente un provvedimento omnibus , perché, a parte gli articoli che riguardano la questione scuola, verte su tutti i numerosissimi aspetti della pubblica amministrazione, che per la sua presenza, la sua articolazione e la sua importanza nel nostro Paese sostanzialmente tocca tutti i settori della nostra Nazione e della vita quotidiana. L'esame è stato evidentemente difficile ed è partito già con l'intenzione di violare quanto la Costituzione prescrive e cioè che siano entrambe le Camere a esaminare il provvedimento. È successo anche in passato che fosse una sola Camera a esaminare un provvedimento, perché possono succedere imprevisti, perché l'esame può protrarsi per qualche ragione o perché vengono introdotte modifiche in prima lettura; quando però si parte con questa idea, evidentemente già non ci siamo molto. Oggi è il 21 giugno, il decreto scade il 29 giugno e deve ancora essere trasmesso all'altro ramo del Parlamento, venire esaminato in Commissione, poi in Aula. Parliamo di finti esami, esattamente come lo sono quelli del Senato, quando la stessa procedura viene seguita alla Camera, perché, se non sbaglio, soltanto mercoledì o giovedì - cioè a dieci o dodici giorni dalla scadenza ultima del provvedimento per entrambe le letture - si è iniziato a esaminare e a votare i numerosi emendamenti, che è normale che fossero numerosi anche - anzi, direi soprattutto - da parte della maggioranza, data l'articolazione del provvedimento. Mi domando come si faccia ad esaminare realmente un provvedimento di questo tipo. La ragione di questi ritardi non è certo da ricercare nella conduzione della Commissione; ringrazio anzi il presidente Nencini, che l'ha condotta con grandi capacità, cercando di tenere la barra del timone in modo da dare un certo ordine ai lavori, come anche i relatori, la senatrice Rojc e il senatore Cangini, che hanno svolto con impegno il loro lavoro. La ragione, piuttosto, è nel fatto che tutte le decisioni non vengono prese evidentemente in Aula, perché in quella sede viene posta la questione di fiducia e basta, per cui o si è nella maggioranza di Governo o no - anche se nessuno è obbligato ad aderire, anche se fa parte della maggioranza di Governo, ma sappiamo come vanno le cose - ma neppure in Commissione, cioè l'esame si svolge altrove. Faccio l'esempio di come si sono svolti i lavori nella giornata di ieri: la Commissione, dopo parecchi rinvii già venerdì scorso, è stata convocata alle ore 12 e posticipata prima alle 12,30, poi alle 13,30, alle 14,30, quindi 15,30; dopodiché, c'è stato un salto di qualità: il posticipo, anziché essere di un'ora, è diventato di tre ore, per cui la seduta è stata posticipata alle 18,30, ma non si è tenuta che alle 19,40, quando finalmente altrove è stato deciso quale testo votare.