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L'assurdità di questo decreto-legge si amplifica smisuratamente quando leggiamo che, anziché riconoscere ai medici, agli infermieri, ai biologi e agli assistenti sanitari il prezioso operato, anziché incentivare il loro lavoro scientifico, e "rimpolpare" economicamente la loro abnegazione riconoscendolo, si vuole coinvolgere la Croce Rossa italiana, magari anche con la nostra benedizione. Spiegatemi allora: perché avete speso 4 milioni di euro per attivare il Ministero dell'università e della ricerca? Oltre alla Protezione civile, avete bisogno anche delle crocerossine che agli italiani costeranno 1,7 milioni di euro. Il nostro sistema sanitario non ha bisogno di piattaforme spaziali, di inutili task force , ma di soldi subito e nelle "tasch" degli italiani e degli ospedali, anziché inviare loro i NAS. Avete escluso il Parlamento. In questo senso, il partito Lega-Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione voterà contro il decreto-legge al nostro esame. Voterà no e mille volte no. (Applausi) . PISANI Giuseppe (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PISANI Giuseppe (M5S) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, signor rappresentante del Governo, la ratio di questo disegno di legge di conversione del decreto-legge del 10 maggio 2020, n. 30, che reca misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-Cov-2, è acquisire maggiori conoscenze sulla epipandemia e sulle modalità di diffusione del virus nella popolazione italiana. È uno studio epidemiologico e come tale i risultati devono essere intesi. È stato ribadito più volte che i risultati dell'esame non possono essere considerati dati diagnostici, ma solo dati per uno studio epidemiologico. Questo è un punto importante. Gli studi epidemiologici sono fondamentali e rilevanti per una corretta e adeguata programmazione sanitaria, per stabilire bene le misure degli interventi da adottare in rapporto alle varie patologie e sono degli studi finalizzati ad un corretto affrontamento in termini di prevenzione delle malattie: servono ad attuare quelle misure sanitarie che o riducono la presenza della malattia o ne mitigano l'impatto. L'epidemiologia è una branca importante da non trascurare e rientra nella medicina di prevenzione e della medicina del territorio, in quel settore della nostra medicina che è stato purtroppo un po' trascurato negli ultimi anni. Vorrei prima precisare la rilevanza di questo studio. È stato detto più volte che una numerosità pari a 150.000 individui è insufficiente per dare una rappresentazione corretta ed adeguata di ciò che avviene nella popolazione italiana. Non è così. Se consultate gli statistici, vi possono dire facilmente che la numerosità conta fino ad un certo punto: i modelli statistici costruiti bene possono rappresentare, anche con minima marginalità di errori, grandi numeri con numeri ristretti. L'importante è che vengano utilizzati determinati criteri, che in questo caso ovviamente sono rispettati, quali il genere, le classi di età, i luoghi di residenza e ovviamente le aggregazioni di lavoro. È un'indagine, come dicevo, da non considerare diagnostica ma di sieroprevalenza, perché vengono titolati e analizzati i sieri per la ricerca di anticorpi specifici contro il coronavirus. L'indagine deve dare una proiezione di prevalenza, che è quell'indice statistico che ci informa sul rapporto esistente tra i soggetti in un determinato arco temporale (questo è importante) che presentano un determinato evento, una determinata patologia, e il resto della popolazione. Come è stato più volte detto, ciò è necessario per avere maggiori conoscenze e certezze, perché sappiamo che una quota di individui non sintomatici o paucisintomatici non viene registrata come malata, ma ovviamente partecipa al contagio e forse è la parte anche più importante. Conoscere quindi qual è questa percentuale di individui, conoscere bene il contagio, la diffusione e le modalità di contagio, come dicevo, ci permetterà di costruire ed attivare delle risorse che possano più efficacemente contrastare una possibile - speriamo non avvenga - ripresa dell'epidemia. Un'altra criticità importante che è stata sottolineata è la cedibilità dei nostri dati, soprattutto dei nostri dati genetici. È vero, è un fattore rilevante, va tuttavia sottolineato che questo è ovviamente importante ai fini di un'indagine per studi scientifici. È appena il caso di ribadire che i dati sensibili complessivi saranno custoditi in una banca del Ministero della salute, perché perifericamente saranno utilizzati esclusivamente identificativi numerici, che quindi sottrarranno a buona parte degli attori coinvolti in questo studio la possibilità di venire a conoscenza o di approcciare i dati anagrafici e gli altri dati sensibili. È stato sottolineato che si è registrata un'adesione non ottimale ed è stato quasi rimproverato il Governo per questa scarsa adesione. Personalmente non concordo e non riconosco assolutamente colpe al Governo che, anzi, è parte meritevole nell'attuare questo provvedimento. Ritengo che la scarsa adesione derivi da una ridotta possibilità di informare accuratamente la popolazione, visto il breve periodo di tempo. Vorrei riportare un caso che a me sembra molto simile. Nei primi anni della mia carriera mi capitò di dover fare ripetuti interventi di informazione e di sensibilizzazione su una pratica e su una metodica oggi largamente diffusa, che ha tanto contribuito a contrastare malattie tumorali: mi riferisco agli interventi di screening. Quando negli anni Ottanta si cominciò a promuovere in tutta Italia gli interventi di screening per le malattie oncologiche più frequenti - mi riferisco al cancro del seno, al cancro del colon e ad altri - nei primi mesi e nei primi anni l'adesione della popolazione non fu proprio ottimale, non fu quella attesa. Con il passare del tempo, però, si registrarono percentuali sempre più elevate di adesione, tant'è che oggi alcuni interventi in alcune Regioni d'Italia registrano adesioni anche di oltre il 90 per cento da parte della popolazione e questo grazie alla diffusione della conoscenza dell'importanza e della rilevanza di questi interventi. Rifacendomi dunque a quanto dichiarato poc'anzi dal senatore Collina, inviterei tutti noi a farci promotori nei nostri territori di un'opportuna campagna di conoscenza e di sensibilizzazione dei nostri cittadini, affinché capiscano anche l'importanza di questi studi e, in particolare, di questo studio epidemiologico. Vorrei ricordare, inoltre, che l'intervento della Croce Rossa, come ha ben detto la relatrice, senatrice Castellone, è stato richiesto dalle Regioni, la maggior parte delle quali non aveva disponibilità e risorse di personale da impiegare in questa evenienza, perché ancora impegnata a fronteggiare ovviamente l'emergenza e l'urgenza Covid. Si tratta, tra l'altro, di un ente terzo noto a tutti, che garantisce assoluta affidabilità e sicurezza e che peraltro, in alcune Regioni, si prende l'impegno di effettuare anche esami domiciliari per i non abili o disabili e questo non è un fatto indifferente o di poco conto. Aggiungo che gli investimenti che abbiamo fatto in quest'ultimo periodo, ma anche precedentemente, per il rilancio della sanità sono sempre stati un punto fermo per noi, per le nostre componenti politiche e per i nostri alleati.