[pronunce]

2.- È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e infondate. Ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, infatti, la scelta legislativa non potrebbe ritenersi manifestamente irragionevole, trovando essa fondamento nella pericolosità presunta dell'autore del fatto; e ciò non diversamente da quanto accade nei confronti dei condannati per rapina aggravata, ai sensi dell'art. 628, terzo comma, n. 3-bis, cod. pen. , «nel comune presupposto che il delitto sia commesso in abitazione», rispetto ai quali pure opera il divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione. 3.- La parte del giudizio principale non si è costituita in giudizio.1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale ordinario di Agrigento, sezione prima penale, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 27, terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale, nella parte in cui stabilisce che la sospensione dell'esecuzione di cui al comma 5 della medesima disposizione non può essere disposta nei confronti dei condannati per il delitto di furto in abitazione di cui all'art. 624-bis, comma primo, del codice penale. 2.- Non può essere accolta l'eccezione di inammissibilità delle questioni, sollevata dall'Avvocatura generale dello Stato in relazione alla non irragionevolezza della scelta legislativa, in quanto - all'evidenza - attinente al merito delle questioni medesime, e non alla loro ammissibilità. 3.- Nel merito, le questioni non sono però fondate. 3.1.- Il rimettente argomenta la contrarietà all'art. 3, comma primo, Cost. della disposizione censurata essenzialmente sotto due profili: da un lato, l'asserita irragionevole disparità di trattamento tra i condannati per furto in abitazione e i condannati per una serie di altri delitti, tra cui in particolare la rapina; e, dall'altro, l'irragionevolezza di una «presunzione aprioristica di pericolosità» anche nei confronti di persone ritenute responsabili di fatti di reato di modesta gravità e condannate, pertanto, a pene detentive brevi. 3.1.1.- Sotto il primo profilo, il giudice a quo ritiene di trarre argomenti decisivi dalla sentenza n. 125 del 2016, con cui questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione originariamente previsto dall'art. 656, comma 9, cod. proc. pen. nei confronti dei condannati per furto con strappo. In tale occasione, la Corte ha ritenuto, in effetti, manifestamente irragionevole una disciplina che prevedeva un trattamento processuale deteriore per un delitto - il furto con strappo - certamente meno grave di quello - la rapina semplice, nella sua forma "propria" (art. 628, primo comma, cod. pen.) o "impropria" (art. 628, secondo comma, cod. pen.) - nel quale è agevole ipotizzare che il primo delitto possa trasmodare, in relazione alla possibile, e statisticamente frequente, reazione della vittima. Come giustamente rileva l'Avvocatura generale dello Stato, una situazione simile non ricorre, però, rispetto al furto in abitazione, destinato a trasmodare non già nel delitto di rapina semplice, bensì in quello di rapina aggravata ai sensi dell'art. 628, terzo comma, n. 3-bis, cod. pen. , per essere stato commesso il fatto nei medesimi luoghi indicati dall'art. 624-bis, primo comma, cod. pen. ; ipotesi aggravata compresa nell'elenco dei delitti di cui all'art. 4-bis, comma 1-ter, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), per i quali pure opera il divieto di sospensione dell'ordine di esecuzione previsto per il (mero) furto in abitazione. Né può essere tacciato in termini di manifesta irragionevolezza il differente trattamento previsto per i condannati per furto in abitazione rispetto a chi si sia stato condannato per furto con strappo (dopo la menzionata sentenza n. 125 del 2016) ovvero per altre ipotesi di furto aggravato o pluriaggravato. Il divieto di sospensione dell'ordine dell'esecuzione trova infatti la propria ratio nella discrezionale, e non irragionevole, presunzione del legislatore relativa alla particolare gravità del fatto di chi, per commettere il furto, entri in un'abitazione altrui, ovvero in altro luogo di privata dimora o nelle sue pertinenze, e della speciale pericolosità soggettiva manifestata dall'autore di un simile reato. 3.1.2.- Neppure può, nella specie, essere ravvisato un irragionevole e «aprioristico» automatismo legislativo: il legislatore, infatti, ha, con valutazione immune da censure sul piano costituzionale, ritenuto che - indipendentemente dalla gravità della condotta posta in essere dal condannato, e dall'entità della pena irrogatagli - la pericolosità individuale evidenziata dalla violazione dell'altrui domicilio rappresenti ragione sufficiente per negare in via generale ai condannati per il delitto in esame il beneficio della sospensione dell'ordine di carcerazione, in attesa della valutazione caso per caso, da parte del tribunale di sorveglianza, della possibilità di concedere al singolo condannato i benefici compatibili con il suo titolo di reato e la durata della sua condanna. 3.2.- Quanto poi alla dedotta violazione del principio del necessario finalismo rieducativo della pena sancito dall'art. 27, comma terzo, Cost., che postulerebbe sempre - secondo il giudice a quo - una «valutazione individualizzata del prevenuto» in relazione alla possibilità di concedergli i benefici previsti dall'ordinamento penitenziario, conviene osservare che la disciplina in questa sede censurata non esclude affatto tale valutazione individualizzata. Essa resta infatti demandata al tribunale di sorveglianza in sede di esame dell'istanza di concessione dei benefici, che il condannato può comunque presentare una volta passata in giudicato la sentenza che lo riguarda. 3.3.- Né, infine, possono essere tratti argomenti decisivi a sostegno della prospettazione del giudice a quo dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che concerne la situazione di sovraffollamento delle carceri italiane, giurisprudenza che il rimettente peraltro evoca meramente ad abundantiam, senza formulare alcuna specifica censura sul punto ex art. 117, primo comma, Cost. Se è, infatti, indubbio che il meccanismo di sospensione automatica dell'ordine di esecuzione di cui all'art. 656, comma 5, cod. proc. pen.