[pronunce]

che l'interpretazione ora richiamata, della quale il giudice a quo censura la presunta illegittimità costituzionale, non viene presentata come l'unica possibile (come dimostra la successiva sentenza n. 1332 del 2000 della Corte di cassazione, di diverso orientamento), bensì come un approdo ermeneutico non condiviso, a tal punto da ritenerne il contrasto con numerosi parametri costituzionali; che la questione di legittimità costituzionale, perciò, non è stata sollevata per la sua necessaria pregiudizialità ai fini della decisione della controversia pendente, quanto piuttosto allo scopo di ottenere da questa Corte un avallo dell'opzione interpretativa ritenuta preferibile, con ciò utilizzando il giudizio di costituzionalità per un fine ad esso estraneo (v., tra le altre, le ordinanze n. 233 e n. 158 del 2000); che, pertanto, la presente questione deve ritenersi manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma ottavo, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), nel testo modificato dall'art. 8 della legge 6 marzo 1987, n. 74, nonché degli articoli 115, 116, 166 e 167 del codice di procedura civile sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3, 24 e 29 della Costituzione, dal Tribunale di Genova con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 novembre 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Santosuosso Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 novembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola