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Il capo II (articoli 11-14) della proposta di legge è dedicato alla consegna alla Corte penale internazionale di persone che si trovino sul territorio italiano. Gli articoli 11 e 12 disciplinano rispettivamente la possibile applicazione e revoca di misure cautelari ai fini della consegna. Se la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto (ovvero una sentenza di condanna a pena detentiva) a carico di una persona che si trovi sul territorio italiano, il procuratore generale presso la corte di appello di Roma chiede alla stessa corte d'appello l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere; la corte d'appello provvede con ordinanza ricorribile in cassazione ai sensi dell'articolo 719 del codice di rito. Eseguita la misura, entro tre giorni, il presidente della corte di appello di Roma identifica la persona e verifica il suo consenso alla consegna alla Corte penale internazionale. La misura della custodia cautelare è revocata se: dall'inizio dell'esecuzione è trascorso un anno senza che la corte di appello si sia pronunciata; la corte d'appello si è pronunciata con ordinanza negando la consegna; sono trascorsi 20 giorni dal consenso dell'interessato alla consegna e il Ministro della giustizia non ha ancora emesso il decreto per realizzare la consegna; sono trascorsi 15 giorni dalla data fissata per la consegna e questa non è avvenuta. L'articolo 14 prevede che la misura della custodia cautelare in carcere possa essere disposta provvisoriamente, anche prima che pervenga dalla Corte internazionale la richiesta di consegna, purché la stessa Corte abbia fornito la descrizione dei fatti, la specificazione del reato e gli elementi sufficienti per l'esatta identificazione della persona ovvero la Corte abbia dichiarato che nei confronti della persona è stato emesso un provvedimento restrittivo della libertà personale e che intende presentare richiesta di consegna. La custodia cautelare disposta in Italia è revocata se entro trenta giorni la Corte internazionale non richiede la consegna. L'articolo 13 disciplina puntualmente la procedura per la consegna. La corte d'appello di Roma può negare, con ordinanza, la consegna nelle ipotesi che vengono espressamente individuate. Nel caso in cui venga eccepito il difetto di giurisdizione della Corte penale internazionale, la corte d'appello di Roma deve sospendere il procedimento in attesa di una pronuncia della medesima Corte penale. Spetta al Ministro della giustizia -- con proprio decreto -- provvedere entro 20 giorni alla consegna, prendendo accordi con la Corte penale internazionale sul tempo, il luogo e le concrete modalità. Il capo III ( articoli 15-24) disciplina le modalità di esecuzione della cooperazione con la Corte penale internazionale, prevedendo in particolare che la corte d'appello di Roma dia corso alla richiesta con decreto, delegando un giudice all'attuazione. Le competenze giudiziarie sono concentrate, ai sensi dell'articolo 15, nella corte d'appello di Roma. L'articolo 16 stabilisce che, in caso di condanna a pena detentiva, se la Corte internazionale individua l'Italia come Stato di espiazione, il Ministro della giustizia deve trasmettere gli atti al procuratore generale presso la corte di appello di Roma. Il Ministro della giustizia richiede alla corte d'appello il riconoscimento della sentenza della Corte penale internazionale e specifica una serie di ipotesi in presenza delle quali la sentenza della Corte non può essere riconosciuta nel nostro Paese. In seguito alla approvazione di un emendamento è stata esclusa da tali ipotesi il caso in cui il fatto per il quale è stata pronunciata la sentenza non sia previsto come reato dalla legge italiana. Le restanti disposizioni del disegno di legge non sono state oggetto di modifica da parte della Commissione. Ai sensi dell'articolo 17 l'esecuzione della pena deve avvenire in base all'ordinamento penitenziario italiano (legge n. 354 del 1975), oltre che in conformità allo statuto ed al regolamento della Corte penale internazionale. È attribuito esplicitamente al Ministro della giustizia, previa consultazione della Corte internazionale, il potere di disporre il regime penitenziario speciale di cui all'articolo 41- bis dell'ordinamento penitenziario. In base all'articolo 20 la detenzione sia per fini cautelari che in espiazione della pena può avere luogo in una sezione speciale di un istituto penitenziario ovvero in un carcere militare. L'articolo 18 reca norme sul controllo sull'esecuzione della pena. Nell'ambito della cooperazione fra le autorità italiane e la Corte internazionale, l'articolo 19 prevede che il Ministro della giustizia debba tempestivamente comunicare alla Corte ogni notizia riguardante il detenuto, con particolare riferimento ad eventuali decessi, evasioni o liberazione per espiazione della pena. L'articolo 21 dispone in ordine all'esecuzione delle pene pecuniarie e degli ordini di riparazione, stabilendo che, su richiesta del procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma, la medesima Corte possa provvedere all'esecuzione della confisca dei profitti e dei beni disposta dalla Corte internazionale e prevedendo che i beni confiscati vengano messi a disposizione della Corte penale internazionale per il tramite del Ministero della giustizia. L'articolo 22 prevede che se, a seguito di richiesta di sequestro o di confisca di somme, di beni o di esecuzione degli ordini di riparazione a favore delle vittime o per il risarcimento delle persone arrestate o condannate, da parte della Corte, insorgono difficoltà nell'esecuzione, il procuratore generale presso la corte di appello di Roma ne informa preventivamente il Ministro della giustizia per l'avvio delle procedure di consultazione anche ai fini della conservazione dei mezzi di prova. La disposizione successiva (articolo 23) reca norme in materia di giurisdizione, stabilendo, fra l'altro, che per i fatti rientranti nella giurisdizione penale militare, le funzioni degli uffici giudiziari siano esercitate dai corrispondenti uffici giudiziari militari. L'articolo 24, infine, reca la clausola di invarianza degli oneri. Allegrini e Chiurazzi relatori. DISEGNO DI LEGGE N. 2769 DISEGNO DI LEGGE Approvato dalla Camera dei deputati Testo proposto dalla Commissione ---- ---- Capo I Capo I DISPOSIZIONI GENERALI DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1. Art. 1. (Obbligo di cooperazione) (Obbligo di cooperazione) 1. Lo Stato italiano coopera con la Corte penale internazionale conformemente alle disposizioni dello statuto della medesima Corte, reso esecutivo dalla legge 12 luglio 1999, n. 232, di seguito denominato «statuto», e della presente legge, nel rispetto dei princìpi fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano. Identico Art. 2. Art. 2. (Attribuzioni del Ministro della giustizia) (Attribuzioni del Ministro della giustizia) 1. Il Ministro della giustizia cura i rapporti di cooperazione con la Corte penale internazionale previa intesa, ove occorra, con i Ministri interessati, nell'ambito delle rispettive attribuzioni. Riceve le richieste provenienti dalla Corte, vi dà seguito e presenta ad essa atti e richieste. 1. I rapporti di cooperazione tra lo Stato italiano e la Corte penale internazionale sono curati in via esclusiva dal Ministro della giustizia, al quale compete di ricevere le richieste provenienti dalla Corte e di darvi seguito.