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Ma in Commissione sanità, esaminato il testo, e per quanto rechi disposizioni su piani di assistenza dei territori, gestione dell'emergenza per anziani o soggetti in condizioni di fragilità, borse di studio per medici specializzandi, riordino della rete ospedaliera, istituzione della scuola di specializzazione in medicina e cure palliative, non è stata considerata la possibilità di realizzare una centrale nazionale dell'emergenza sul modello CDC - principale Istituto nazionale di sanità pubblica: centro per il controllo e la prevenzione delle malattie - che sarebbe stato utilissimo nell'attuale fase 3 di riapertura, finalizzato a rafforzare le reti di monitoraggio dell'epidemia in corso e di altre future eventuali infezioni con controllo e profilassi internazionale. Inoltre, nel caso in cui ci trovassimo in un nuovo stato di emergenza sanitaria, sono completamente assenti le disposizioni specifiche in materia di stato di urgenza. A questo grosso limite aggiungo che qualsiasi nostro suggerimento o proposta atti a colmare le numerose lacune presenti nel provvedimento vengono resi di difficile applicazione, spesso stravolgendone l'impostazione complessiva, a discapito delle analisi e dei controlli. È stato reso pressappoco nullo anche tutto il lavoro che i nostri colleghi di opposizione come noi hanno svolto alla Camera. Mi riferisco - ad esempio -all'emendamento 1.26, all'articolo 1, che riguardava soprattutto gli infermieri di famiglia e di comunità, per i quali si chiedeva un ruolo di responsabilità nell'ambito dei servizi infermieristici distrettuali, con la partecipazione all'attuazione dei piani di assistenza territoriale per la gestione dei contatti e l'organizzazione di sorveglianza attiva. Un altro esempio, sempre relativo all'articolo 1, è l'emendamento 1.27, con il quale si chiedeva al Servizio sanitario nazionale di garantire ai pazienti con elevate complessità assistenziali una presa in carico integrata fra tutte le prestazioni fornite a domicilio. In questo modo si sarebbero assicurati un costante monitoraggio clinico, il miglioramento del percorso terapeutico e la riduzione dei ricoveri ospedalieri per evitabili riacutizzazioni. Ancora, un emendamento per me rilevante, anche questo respinto, è relativo all'articolo 2, il 2.46, che riguardava gli specialisti che seguono i pazienti con malattie croniche invalidanti e oncologiche, oppure con deficit del sistema immunitario e che necessitino dell'impiego di farmaci salvavita. Possono questi specialisti allegare al piano terapeutico individuale un vademecum personalizzato, in modo che, in caso di una nuova emergenza pandemica, sia semplificato accedere alle cure, alla somministrazione di farmaci, ai percorsi da seguire con sicurezza all'interno delle strutture sanitarie? Questo emendamento è stato condiviso con il progetto «La salute: un bene da difendere» coordinato da Salute Donna Onlus, con il contributo di 30 associazioni di pazienti, attive nel campo dell'oncologia. Lo scopo era quello di evitare che i pazienti indicati potessero interrompere la cura per paura di contrarre il virus e, per questo motivo, subire danni, anche permanenti, alla loro salute. L'emendamento intendeva riconoscere l'esperienza di ruolo degli specialisti curanti. Queste sono alcune delle innumerevoli proposte, occasioni mancate, con totale chiusura del Governo che, rispetto ai suggerimenti del Parlamento di rinnovo e adeguamento del Sistema sanitario, anche post-Covid, preferisce presentare un provvedimento un ricco, sì, ma di lacune. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Briziarielli. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, non voglio ripetere l'ovvio e il detto, il fatto che siamo qui non a fare testimonianza ma a lanciare un atto d'accusa, anche se sappiamo che la decisione è già assunta; anche se sappiamo che il provvedimento è segnato; anche se sappiamo che domani, con la fiducia del Parlamento e la sfiducia del Paese, questo atto comunque andrà avanti; un atto per il quale le firme in banca, letteralmente, le abbiamo messe anche noi, ma nessuno ci ha chiesto di condividere le scelte. Ebbene - come dicevo - non ripeterò questo ma enuncerò, per la mia Commissione, così come abbiamo fatto per ciascuna delle Commissioni e delle materie trattate, tutto quello che avrebbe potuto trovare posto in questo provvedimento che responsabilmente, come Lega, abbiamo proposto e non è stato accolto, e nell'interesse non di un partito ma del Paese, dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Come non cominciare dalla plastic tax e dal monouso. Si potrebbe dire, purtroppo, che tutta la crisi è stata la rivincita di un materiale e di alcuni prodotti. Eppure, in maniera ideologica, si continua a non voler cancellare la plastic tax e, al massimo, si dice che entrerà in vigore a gennaio e, nel frattempo, c'è tempo per posticiparla. Ma intanto le aziende chiudono, non fanno investimenti, delocalizzano. Ebbene, noi avevamo proposto di fare una scelta coraggiosa, ma c'è stato sempre detto che costava troppo. Per una volta avevamo i soldi per fare, se non tutto, molto, ma si è scelto di non fare. Avevamo chiesto, sempre in materia di ambiente e investimenti, anche interventi a costo zero, come - ad esempio - la proroga di due anni delle autorizzazioni rilasciate dalle commissioni di valutazione dell'impatto ambientale (VIA), considerato lo stop che c'era stato. Anche in questo caso abbiamo ricevuto un diniego. Sorvolo, per decenza, sulle proposte fatte sul bonus per i monopattini. Noi abbiamo proposto di rivolgere proprio ad altro quelle risorse o che almeno si destinassero a prodotti italiani, affinché non fossero un rilancio dell'economia di qualche altro Paese (Applausi) , considerando che hoverboard e monopattini in Italia non se ne producono. Si producono storicamente biciclette: ci sono film in cui si vedono i cittadini italiani andare a lavorare in bicicletta. Voglio proprio vedere le persone che vanno a lavorare in monopattino o in hoverboard a fare lo slalom nel traffico. Invece che inserire quindici domande e risposte sulla possibilità di richiesta e utilizzo, il Ministro dell'ambiente dia le decine e decine di risposte che non sta dando su tutto ciò che si poteva fare per la mobilità su altri settori, a cominciare dall' automotive . L'ultimo esempio - me lo consentirà il Presidente se sono, come spero, nei tempi - lo dedico al terremoto, su cui, da umbro, insieme ai colleghi Pazzaglini, Arrigoni e Lucidi, abbiamo lavorato. È una vergogna vedere prorogata l'emergenza Covid-19, un'emergenza finita - l'ha ammesso persino Sileri che, da tecnico, non ha saputo dire una bugia ieri - e non vedere prorogata l'emergenza terremoto. (Applausi) ; un'emergenza che rischia di essere infinita. Non prorogando l'emergenza, si perderà il personale dei Comuni e degli Uffici speciali ricostruzione (USR) dedito allo smaltimento delle pratiche. Non è stata prorogata la zona franca urbana e non è stato esteso il bonus anche al terremoto. Ma - cosa ancora più grave - stiamo parlando di prorogare i pagamenti delle tasse alle aziende e ai cittadini.