[massime]

Previdenza ed assistenza - Indennità premio di servizio corrisposta dall'I.N.P.D.A.P. - Attribuzione, in caso di morte del dipendente in attività di servizio, al coniuge superstite - Ripartizione con gli orfani maggiorenni secondo le norme stabilite per i dipendenti dello Stato - Esclusione - Lamentata disparità di trattamento degli orfani maggiorenni del dipendente di ente locale rispetto agli orfani maggiorenni del dipendente statale - Mancanza di una sola soluzione logicamente necessitata ed implicita nello stesso contesto normativo - Scelta tra una pluralità di soluzioni rimessa alla discrezionalità del legislatore - Manifesta inammissibilità della questione.. E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge 8 marzo 1968, n. 152, censurato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che, laddove con il coniuge superstite concorrano orfani maggiorenni, l'indennità sia ripartita tra essi secondo le previsioni dell'art. 5, terzo comma, del d.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032. Invero, l'individuazione dei soggetti beneficiari del trattamento di fine rapporto del lavoratore deceduto in attività di servizio e i criteri per distribuire l'emolumento tra di essi rientrano nella discrezionalità del legislatore. Al riguardo, non vi è una sola soluzione logicamente necessitata ed implicita nello stesso contesto normativo, essendo invece necessario operare una scelta tra varie opzioni possibili e tutte lecite, come è confermato dal fatto che nell'ordinamento sono rinvenibili plurimi modelli legislativi di erogazione in forma indiretta dei trattamenti di fine rapporto spettanti ai lavoratori dei vari settori pubblici e privati, i quali, con riferimento ai soggetti beneficiari e ai criteri di distribuzione dell'emolumento, presentano differenze tali da non consentire un raffronto circoscritto ad un singolo aspetto.