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il decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 ha introdotto il reddito di inclusione (REI), quale misura nazionale unica di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale, articolato in un beneficio economico e in una componente di servizi alla persona, ovvero all'adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa; le analisi sulla situazione dopo il 1° giugno mostrano anche che il diritto al REI non viene assicurato in tutte le aree geografiche del Paese in maniera corrispondente alla presenza della povertà assoluta (in Italia il 44 per cento delle famiglie in povertà assoluta ha diritto al REI; nel Sud e nel Centro la percentuale si colloca tra il 50 ed il 54 per cento dei nuclei indigenti lì presenti, mentre nel Nord è tra il 31 per cento ed il 33 per cento); ha previsto inoltre l'istituzione del Sistema informativo unitario dei servizi sociali (SIUSS) che integra e sostituisce il Sistema informativo dei servizi sociali (SISS), previsto dall'art. 21 della legge n. 328 del 2000, e il casellario dell'assistenza, di cui all'art. 13 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010; considerato che: il fenomeno della povertà estrema è strettamente legato al concetto di esclusione sociale e in tale ambito il Ministero del lavoro dedica particolare attenzione alle gravi marginalità e alle persone senza dimora nelle grandi città; con questo obiettivo sono stati realizzati diversi progetti, studi e statistiche che permettono una conoscenza sempre più approfondita delle diverse manifestazioni della povertà in Italia; con riferimento alle linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia, il 5 novembre 2015 sono state approvate in Conferenza Unificata le Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia. Il documento, presentato il 10 dicembre successivo al Cnel, raccoglie le migliori esperienze locali, nazionali ed europee con l'obiettivo di qualificare gli interventi in favore delle persone in condizione di grave emarginazione e senza dimora su tutto il territorio nazionale, e in particolare nelle grandi città, dove il fenomeno è maggiormente concentrato; uno dei temi nuovi che stanno affacciandosi all'orizzonte, quando si parla di non autosufficienza in Italia, è la sempre più chiara connessione tra quest'ultima e i percorsi di impoverimento, nelle famiglie con persone anziane, ma anche ove vi siano persone con disabilità, senza dimenticare che la condizione di disabilità, dato ormai consolidato, è al tempo stesso causa ed effetto di povertà; la condizione di non autosufficienza aumenta considerevolmente il rischio di povertà delle famiglie per l'incremento delle spese destinate alla cura e l'aumento del tempo dedicato all'assistenza informale, con le inevitabili ripercussioni sulla partecipazione al mercato del lavoro dei caregiver familiari. La presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare è una delle principali cause di impoverimento complessivo della famiglia in quanto i costi socio-sanitari, l'assenza di lavoro, il sovraccarico assistenziale per i familiari, i riflessi negativi sulla loro carriera lavorativa sono, infatti, alcuni dei fattori che possono limitare l'accesso ai beni e ai servizi di cui dispone la maggior parte della popolazione; è sempre più chiara la connessione tra non autosufficienza e percorsi di impoverimento, che cresce nelle famiglie con anziani medio-gravi e in quelle ove il carico assistenziale incide più del 20 per cento del reddito disponibile. È un dato consolidato che la condizione di disabilità è al tempo stesso causa ed effetto di povertà. A fronte di un dato generale che vede un aumento dell'impoverimento nelle famiglie con un anziano e nelle famiglie in cui vi sia una persona con disabilità non anziana, rispetto all'insieme di tutte le altre famiglie, si conferma la necessità di diversificare l'offerta di servizi tra servizi residenziali per anziani gravi e assistenza a casa per i medesimi; secondo l'indagine ISTAT sul reddito e le condizioni di vita EU-SILC 2010, la deprivazione materiale (ossia la difficoltà a sostenere una serie di spese o la mancanza di alcuni beni durevoli) interessa le persone con limitazioni dell'autonomia personale in misura maggiore rispetto al resto della popolazione. Vivono infatti una condizione di deprivazione materiale il 24,7 per cento degli individui con limitazioni gravi e il 19,7 per cento dei non gravi, a fronte del 14,2 per cento delle persone senza limitazioni; il decreto di riparto del Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale, registrato dalla Corte dei conti, trasferisce ai territori le risorse per il rafforzamento dei servizi per l'inclusione sociale: 297 milioni di euro nel 2018, 347 milioni nel 2019 e 470 milioni nel 2020, da utilizzare secondo quanto previsto nel Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà, adottato con lo stesso decreto, dopo l'approvazione da parte della Rete delle protezione e dell'inclusione sociale lo scorso 22 marzo; è necessario, urgente ed improcrastinabile un intervento complessivo per riorganizzare il programma del welfare teso a migliorare la vita dei cittadini italiani in situazione di difficoltà e di povertà come quella che stiamo attraversando; le nuove povertà possono essere contrastate solo se si assumono posizioni chiare ed efficaci a vantaggio di giovani, anziani e famiglie, cominciando col creare posti di lavoro vero, ben retribuiti e a tempo indeterminato. Occorrono misure, alcune a breve e altre a medio termine, di contrasto forte e chiaro alle nuove povertà, con proposte concrete e coraggiose, che tengano conto del fatto che la povertà spesso si associa alla non conoscenza dei benefici attivabili; alla scarsa capacità di districarsi nel sistema burocratico, alla solitudine che rende difficile sapere dove e come accedere agli uffici competenti; all'abbandono scolastico dei giovani adolescenti, che non colgono il nesso tra povertà e formazione, impegna il Governo: 1) in considerazione della gravità delle dimensioni assunte dal fenomeno della povertà, a promuovere l'integrazione tra le politiche socio-assistenziali, sanitarie e del lavoro; 2) a rivedere l'intera rete dei servizi, alla persona e alla famiglia nel caso di grave povertà, prevista dal REI, in particolare quando in famiglia è presente un grande anziano, una persona con disabilità o una persona non autosufficiente; intensificare l'assistenza domiciliare integrata, inserendo anche servizi di natura sociale che forme concrete di supporto ai caregiver familiari; 3) a favorire con servizi di accompagnamento il processo di inclusione e di attivazione sociale di tutti i membri del nucleo familiare, promuovendo, fra l'altro, il collegamento con i centri per l'impiego, per la partecipazione al mercato del lavoro degli adulti, e il collegamento con il sistema scolastico e sanitario per l'assolvimento da parte dei minori dell'obbligo scolastico e il rispetto dei protocolli delle visite pediatriche per i minori; 4) a controllare in modo tempestivo il rischio della dispersione scolastica, offrendo alternative formative efficaci ai minori; il legame tra povertà educativa minorile e condizioni di svantaggio socio-economico risulta nel nostro Paese particolarmente accentuato e la povertà educativa rimane, in Italia, un fenomeno principalmente ereditario, che riguarda in gran parte famiglie colpite dalla tradizionale povertà socio-economica;