[pronunce]

che, in definitiva, la sollevata questione sarebbe irrilevante anche sotto il profilo che l'eventuale declaratoria di incostituzionalità della norma non potrebbe spiegare i suoi effetti nel giudizio a quo, in deroga al disposto dell'art. 5 cod. proc. civ. , considerato che la competenza territoriale, in caso di adesione dell'attore all'eccezione di incompetenza sollevata dal convenuto, viene fissata in itinere, in virtù di una fattispecie complessa, «a natura processuale e dispositiva», e che la declaratoria di incostituzionalità «non riguarderebbe direttamente la norma determinativa della competenza, bensì la norma che configura barriere preclusive processuali»; che tali argomentazioni sono state dalla parte ulteriormente ribadite nella memoria depositata ai sensi dell'art. 10 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale; che l'esponente, in particolare, ha segnalato come, posto che lo stesso giudice a quo non dubita del fatto che l'eccezione di incompetenza territoriale possa essere rinunciata dalla parte che l'ha sollevata, non si comprende per quale motivo la manifestazione di adesione dovrebbe intervenire entro termini preclusivi che, ove previsti, porrebbero, essi sì, la controparte in posizione di sostanziale subordinazione rispetto al proponente; che in tale contesto sarebbe evidente l'infondatezza della questione, con riferimento ai parametri di cui agli artt. 24 e 111 della Costituzione; che, quanto alla prospettata lesione dell'art. 3 della Costituzione, la scelta del legislatore di dettare termini stringati al convenuto per sollevare l'eccezione e al giudice per rilevare d'ufficio l'incompetenza, ma di non imporre analoghi vincoli temporali alla controparte per esercitare il suo potere negoziale di adesione, lungi dall'essere irragionevole, costituirebbe piuttosto il corollario della rilevanza accordata all'autonomia dispositiva delle parti in materia, mentre la possibilità di aderire all'eccezione dopo l'iniziale contestazione si legherebbe al fatto che, fino a quando l'eccezione non venga rinunciata, i suoi effetti «processuali» – ovvero, da un lato, la facoltà della parte di aderirvi, dall'altro, l'obbligo del giudice di pronunciarsi sul punto – devono considerarsi immanenti al processo. Considerato che il Tribunale di Lamezia Terme dubita, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 38, comma secondo, ultima parte (rectius: ultimo periodo), cod. proc. civ. nella parte in cui consente all'attore di aderire in ogni tempo all'eccezione d'incompetenza territoriale derogabile ritualmente proposta dal convenuto; che la questione è manifestamente infondata sotto tutti i profili dedotti dal rimettente, in quanto, da un lato, la possibilità per il convenuto di rinunciare all'eccezione esclude in radice – a prescindere da altri rilievi – che egli si trovi in una “posizione passiva di soggezione”, con violazione del principio della “parità delle armi” e, dall'altro lato, la circostanza che il processo “continua” (art. 50 cod. proc. civ.) davanti al giudice la cui competenza scaturisca dall'adesione dell'attore all'indicazione del convenuto esclude ogni lesione del c.d. “principio dell'economia processuale”, la cui più efficace tutela, peraltro, la legge affida al giudice, attribuendogli il potere di delibare la fondatezza della questione di competenza sollevata dal convenuto e di stabilire se essa meriti una pronta decisione ovvero di essere risolta insieme con il merito della causa (art. 187 cod. proc. civ.). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 38, comma secondo, ultima parte (rectius: ultimo periodo), del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Lamezia Terme con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 aprile 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 aprile 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA