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Norme per il contenimento del consumo del suolo e la rigenerazione urbana. Onorevoli Senatori. -- Il tema del contenimento del consumo del suolo e della rigenerazione urbana sta diventando anche in Italia di grande attualità ed importanza. È cresciuta la consapevolezza circa la necessità di valorizzare e tutelare i terreni naturali e agricoli. È entrato in una crisi ormai irreversibile il modello di urbanizzazione fondato sulla continua espansione edilizia, e ciò è accentuato dall’attuale ciclo economico e finanziario negativo. Ed è sempre più chiaro che il rilancio del settore dell’edilizia, il quale versa in una situazione di grave difficoltà, e la sostenibilità ambientale possono trovare una ragione di forte convergenza se si sanno cogliere le grandi potenzialità di sviluppo del riuso e della rigenerazione urbana a fini energetici ed ambientali. Il presente disegno di legge riproduce un analoga proposta elaborata nella scorsa legislatura in seno all’Intergruppo parlamentare per l’agenda urbana con l’obbiettivo di fornire un quadro legislativo di riferimento sul tema del consumo di suolo e della rigenerazione urbana. Nella scorsa legislatura sono state gettate le prime basi per un’agenda urbana nazionale. Il Governo Monti approvò un disegno di legge sulla valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo; nel decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, recante misure urgenti per la crescita del Paese, all’articolo 12 sono contenute le norme per il Piano nazionale per le città, con una cabina di regia coordinata dal Vice Ministro allo sviluppo economico con il compito di valutare i progetti di riqualificazione urbana proposti dai comuni. L’articolo 12- bis del già citato decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, ha istituito inoltre il Comitato interministeriale per le politiche urbane (CIPU), presieduto dal Ministro per la coesione territoriale. Sempre nella scorsa legislatura nella stessa direzione del presente disegno di legge andava la risoluzione approvata all’unanimità dalla Commissione territorio, ambiente, beni ambientali del Senato l’11 luglio 2012 sull’affare assegnato concernente l’approfondimento delle problematiche connesse al consumo del suolo. Nella risoluzione si sosteneva che il consumo di suolo libero, come misura della pressione antropica sulle matrici ambientali, è un importante indicatore di sostenibilità. Accanto a rilevanti impatti paesaggistici , esso determina problematiche ambientali di varia natura: accresce l’impermeabilità del suolo riducendo la capacità di assorbimento delle precipitazioni; alimenta i processi di erosione delle coste basse; riduce il suolo disponibile per l’attività agricola; produce frammentazione naturale che a sua volta rappresenta un fattore di rischio per la conservazione della biodiversità. L’esigenza di politiche pubbliche per una tutela attiva delle funzioni naturali svolte dal suolo è alla base della «Strategia tematica per la protezione del suolo» adottata dall’Unione europea nel 2006. La Strategia propone misure destinate a proteggere il suolo e a preservare la sua capacità di svolgere le sue funzioni ecologiche, economiche, sociali e culturali, e prospetta l’istituzione di un quadro legislativo che consenta di proteggere e utilizzare i suoli in modo sostenibile, l’integrazione della protezione del suolo nelle politiche nazionali e comunitarie, il rafforzamento della base di conoscenze, nonché una maggiore sensibilizzazione del pubblico. Uno dei principali strumenti di questo impegno è il programma « Corine », avviato nel 1985, e in particolare il progetto « Corine Land Cover », specificatamente destinato al rilevamento e al monitoraggio delle caratteristiche di copertura del suolo. Oggi in molti Paesi europei e occidentali il consumo del suolo nelle città cresce più rapidamente della popolazione. Secondo dati della Commissione europea, in Europa, dove circa i tre quarti della popolazione vivono in aree urbane, nel decennio 1990-2000 quasi 10.000 chilometri quadrati di terreno, un’area grande un terzo del Belgio, sono passati da naturali a urbanizzati, mentre in molte grandi città -- da Milano a Palermo, da Copenaghen a Bruxelles, da Porto a Marsiglia -- l’aumento del suolo consumato è stato negli ultimi anni largamente superiore alla crescita demografica. Per quanto riguarda l’Italia è utile citare le informazioni contenute nelle indagini europee Land use and cover area frame survey (LUCAS), sull’uso e la copertura del suolo, e Populus , sviluppata a fini di misurazione della superficie agricola. In base a questi dati, riportati e commentati dall’ISTAT nel suo Rapporto annuale 2012, la quota di territorio con copertura artificiale in Italia è pari al 7,3 per cento del totale, contro il 4,3 per cento della media dell’Unione europea e contro il 6,4 per cento del dato atteso in relazione alla nostra densità demografica. Quanto al trend del fenomeno, tra il 2001 e il 2011 il suolo consumato è cresciuto dell’8,8 per cento, il che equivale a una perdita di oltre 40 ettari di suolo naturale al giorno. Una recente ricerca dell’IFEL (Istituto per la finanza e l’economia locale) stima in almeno 130 milioni di metri quadrati la superficie fondiaria oggi ascrivibile alla categoria «dismessa» su tutto il territorio nazionale, sottolineando così la grande potenzialità dei programmi di rigenerazione e riqualificazione urbana nella cosiddetta «città consolidata» che si possono accompagnare ad una decisa limitazione del consumo del suolo extraurbano. Secondo i dati del censimento ISTAT del 2011 in Italia vi sono 14.176.371 edifici, l’11 per cento in più rispetto al 2001, e 28.863.604 abitazioni, il 5,8 per cento in più rispetto al 2001. Negli ultimi dieci anni sono state costruite 1.576.611 nuove case: un dato decisamente abnorme se si considera che nello stesso periodo la popolazione è cresciuta solo del 4 per cento. I tassi accelerati di consumo del suolo nel nostro Paese appaiono correlati con alcuni caratteri specifici, non positivi, del nostro modello insediativo. Vi è la tendenza ad una crescita degli insediamenti «a macchia d’olio», secondo lo schema del cosiddetto « urban sprawl ». Il disordine urbanistico causa anche l’abusivismo edilizio, fenomeno che in diversa misura riguarda l’intero territorio nazionale. Si tende a privilegiare l’edificazione di aree libere, sempre più lontane dai centri delle città, piuttosto che la densificazione urbana e l’utilizzo delle aree urbanizzate dismesse (i « brownfields »), con aggravio di tutte le problematiche relative alla mobilità e alla distribuzione territoriale dei servizi. Tutto questo è anche un fattore di rischio per la sicurezza insediativa, vista la fragilità idrogeologica e l’esposizione sismica che caratterizza gran parte del territorio nazionale, comprese molte aree urbanizzate. E nonostante tutto ciò in Italia persiste un grave problema abitativo, perché l’offerta di nuove case non incrocia che in misura minima la domanda sociale di abitazioni proveniente soprattutto dalle fasce sociali meno abbienti e dai giovani. Alcuni Paesi europei che hanno varato normative finalizzate a ridurre il consumo di suolo.