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Abolizione del bicameralismo paritario, riforma del Senato della Repubblica, disposizioni in materia di fonti del diritto e modifiche al Titolo V, Parte II della Costituzione in materia di autonomie territoriali. Onorevoli Senatori. -- Il presente progetto di legge costituzionale rappresenta un definitivo passo in avanti verso il rinnovamento e la modernizzazione delle Istituzioni repubblicane e la razionalizzazione dei costi. Si sono tenuti in debita considerazione l'evoluzione del dibattito parlamentare sulle riforme costituzionali degli ultimi vent'anni, la riflessione degli esperti e della dottrina, le proposte presentate sulla riforma del bicameralismo da parte delle diverse componenti politiche. Tutte le iniziative parlamentari finora avanzate sono state considerate come contributo importante e laddove ritenute utili sono state recepite. La nostra Carta costituzionale può e deve essere riformata nell'ottica di un rafforzamento della capacità rappresentativa e dell'efficienza delle sue istituzioni e della tempestività delle decisioni che i rappresentanti dei cittadini hanno l'obbligo di assicurare nell'interesse del Paese. Il disegno di legge affronta una modifica ampia ma coordinata delle disposizioni che, nella Parte II della Carta, riguardano la composizione e i poteri delle Camere e il loro rapporto di fiducia con il Governo, il procedimento di formazione delle leggi e il ruolo delle autonomie territoriali nella Repubblica. Tutte modifiche dirette a garantire sia la valorizzazione del sistema della rappresentanza parlamentare sia il rafforzamento dell'esecutivo -- senza cedere pertanto alla barriera ideologica di quanti, per opposte e inconciliabili opzioni politiche, usano la parola «presidenzialismo» come fendente per abbattere ovvero per esaltare i progetti di riforma della Costituzione -- all'interno di una cornice istituzionale che riconosce le autonomie territoriali e l'Europa non solo come i punti di riferimento fondamentali, ma anche e soprattutto come i principali ed essenziali interlocutori all'interno della dialettica democratica. Si propone pertanto un disegno di miglioramento, aggiornamento e razionalizzazione delle istituzioni, attraverso l'ammodernamento delle competenze e delle funzioni, anche grazie al recepimento di alcune procedure in uso in altri sistemi bicamerali europei e di altri Stati extraeuropei. Gli obiettivi che la riforma si propone sono, in particolare: 1. Marcata riduzione del numero dei parlamentari e riforma del Senato. 2. Superamento del bicameralismo paritario e definizione di un bicameralismo specializzato, per superare duplicazioni di procedure e attuare meccanismi finora silenti a causa della ipertrofica esaltazione della sola legislazione: in Italia si pensa ancora diffusamente che tutto possa essere legiferato e che più leggi si approvano più si dimostra efficacia d'azione a prescindere invece dalla qualità, dalla coerenza, dall'effettiva incisività e utilità delle norme. Si è arrivati al punto che «legiferare» è diventato sinonimo di «provvedere» e la legge da generale e astratta è diventata «singolare e concreta»: ci si può legittimamente chiedere se il motto «tante leggi, tanti provvedimenti» non sia in realtà la negazione della stessa «legalità» e, per contro, se non sia il caso di ispirarsi al diverso motto «più legge, meno leggi». 3. Fiducia monocamerale alla sola Camera dei deputati e rafforzamento del principio maggioritario come principio ispiratore della stessa dinamica istituzionale, in particolare al fine di permettere al Governo e alla sua maggioranza piena efficacia e rapidità nella realizzazione dei programmi e garantire alle opposizioni e alle autonomie territoriali diritti e tutele soprattutto in sede di controllo, verifica e bilanciamento, prioritariamente presso il Senato della Repubblica. 4. Razionalizzazione del riparto di potestà legislativa tra Stato e Regioni, nonché valorizzazione del ruolo fondamentale dei Comuni, nella convinzione che un autonomismo responsabile si ottenga non con il rafforzamento di un livello territoriale a scapito di altri oppure con un generale depotenziamento del ruolo di Regioni ed enti locali in nome di un rinnovato (ma ben noto negli effetti ingessanti) centralismo, bensì attraverso la definizione di ambiti di competenza appropriati alle esigenze dei settori e degli interessi oggetto di regolazione, di un sistema di responsabilità multilivello interrelato e reciprocamente garantito, di regole di relazione chiare, spazi di decisione consegnati alla capacità dei territori di autogovernarsi, strumenti di intervento da parte del centro finalizzati non ad un'unità di facciata, ma all'uniformità nella garanzia dei diritti e delle condizioni di vita in un Paese «lungo e stretto» qual è il nostro. 1. Riduzione del numero dei parlamentari e riforma del Senato Con il disegno di legge il numero dei parlamentari che ricevono un'indennità da parte dello Stato viene ridotto di oltre il quaranta per cento, passando da 945 a poco più di 500. La misura, che ha il principale obiettivo di razionalizzare la composizione delle Camere e rafforzarne la capacità decisionale, produce contestualmente l'effetto di contrarne fortemente i costi. La Camera dei deputati, con la modifica proposta all'articolo 56 della Costituzione, risulterà composta da 500 deputati, dieci dei quali eletti nella Circoscrizione estero, che riceveranno una indennità a carico dello Stato. Per i 200 i senatori eletti in via indiretta tra i rappresentanti delle autonomie territoriali ed esponenti di quelle funzionali e sociali non saranno invece previste spese a carico dello Stato. Si realizza così una significativa riduzione dei costi, ma si mantengono al contempo integre le garanzie democratiche e costituzionali delle minoranze e delle autonomie. Questa radicale razionalizzazione, infatti, non pregiudica la funzionalità degli organi costituzionali e soprattutto non comprime i diritti delle opposizioni che sempre vanno preservati all'interno di una corretta dialettica democratica. Tutt'altro. Se ne dà nuovo significato e maggiore autorevolezza. Riformare è possibile, riformare è doveroso. L'aspetto più innovativo delle modifiche costituzionali proposte è rappresentato dalla revisione del sistema di formazione del Senato, che sarà eletto in via indiretta, mediante elezioni di secondo grado. Resta quindi fermo il principio che nessuno viene «nominato» o «cooptato», ma viene rivisto il meccanismo elettivo sia per l'elettorato attivo sia per l'elettorato passivo. L'elezione indiretta del Senato della Repubblica è realizzata attraverso una riscrittura degli articoli 57 e 58 della Costituzione, che configura la Camera alta come la voce più credibile e sapiente della responsabilità delle autonomie. Il nuovo articolo 57 disegna un Senato nel quale, secondo l'architettura multilivello della Repubblica, saranno rappresentati sia i territori sia la società civile. Lo stretto collegamento tra le competenze a livello nazionale e le politiche adottate nei territori è mantenuto per la scelta dei senatori «elettivi» grazie ad un modello di elezione di secondo grado che guarda ad esperienze straniere, come quella francese, ma affonda le radici in intuizioni feconde e coraggiose -- forse rimaste tali per acerbità dei tempi -- espresse nel dibattito costituente quanto alla necessità di dar voce alle parti vive della società italiana che si organizza fuori dallo Stato e dagli enti territoriali.