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Il provvedimento, seppur definito dai tanti detrattori modesto e insufficiente, invece rappresenta per tantissime imprese e per migliaia di autonomi e professionisti una vera e propria forma di ancoraggio che, come ben sanno i diportisti, è molto facile a dirsi, ma più difficile a farsi, richiedendo non solo una certa esperienza ma soprattutto una buona dose di buon senso. Mi soffermo brevemente su alcune delle misure introdotte da questo decreto-legge che interviene non solo sull'accesso al credito e il sostegno alla liquidità ma anche sulla garanzia per la continuità delle imprese e sull'esercizio dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica del nostro Paese. Le misure previste sono state migliorate dai nostri interventi, dagli interventi parlamentari che hanno permesso un ampliamento della platea dei beneficiari per l'accesso al credito con l'inclusione delle associazioni professionali, delle società tra professionisti, degli enti del terzo settore, delle agenzie di assicurazione, dei subagenti e dei broker la cui attività di impresa è stata danneggiata dall'emergenza Covid-19. È stato potenziato l'intervento dello Stato sul fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, in deroga alla disciplina ordinaria con una copertura al 100 per cento, sia in garanzia diretta che in riassicurazione, aumentando anche l'importo del finanziamento da 25.000 a 30.000 euro e - modifica di non poco conto - l'estensione della durata dei finanziamenti garantiti da sei a dieci anni. Per i prestiti fino a 800.000 euro per cui è possibile richiedere una copertura fino al 100 per cento del finanziamento, è prevista la restituzione in trent'anni. Con queste estensioni si è quindi proceduto ad una notevole riduzione dell'importo della rata mensile, agevolando le imprese che in questo modo non rischiano di essere soffocate dai tempi ristretti in cui restituire le somme finanziate. Con questo decreto-legge l'operatività del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese è stata ampliata in modo significativo, disponendo tra l'altro: la gratuità della garanzia con la sospensione dell'obbligo di versamento delle previste commissioni per l'accesso al fondo, e ammettendo anche delle eccezioni per alcuni tipi di imprese, verso cui si è dimostrata particolare sensibilità e per cui le commissioni non sono dovute; l'ammissibilità alla garanzia di operazioni di rinegoziazione del debito; l'allungamento automatico della garanzia in caso di moratoria o sospensione del finanziamento per l'emergenza coronavirus; anche delle istruttorie semplificate. L'importo massimo garantito è aumentato a 5 milioni di euro con l'ammissione alla garanzia anche delle imprese fino a 499 dipendenti. La percentuale di copertura diretta sale così almeno al 90 per cento, con possibilità di arrivare al cento per cento nel rispetto di alcune condizioni per alcune ipotesi di finanziamento. Attenzione particolare è stata prestata anche verso coloro che, evidentemente in maggiore difficoltà alla data della richiesta di garanzia, presentavano esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come inadempienze probabili o scadute o sconfinate e deteriorate, purché la classificazione sia successiva al 31 gennaio 2020, prevedendo per queste persone e imprese anche la concessione di accesso al fondo, con esclusione però delle imprese che hanno esposizioni classificate come sofferenze, ai sensi della disciplina bancaria. Necessaria ed importante, discutendo proprio di imprese e professionisti in difficoltà, è la tanto attesa proroga dell'esclusione dei protesti fino al 31 agosto, con cancellazione automatica, da parte delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, di quelli che fossero stati pubblicati nel periodo scoperto nelle more dell'entrata in vigore della legge. Sommando i finanziamenti in essere a quelli nuovi, l'obiettivo è consentire garanzie per oltre 100 miliardi complessivi di finanziamento alle imprese da parte del fondo. Colleghi, oggi discutiamo del decreto-legge liquidità, ma non dobbiamo e non possiamo soffermarci sul singolo provvedimento, in quanto anche questo odierno, come altri esaminati e che andremo ad esaminare, è legato non solo al contesto emergenziale, ma rientra in un sistema di misure coordinate e finalizzate a portare in questo momento fuori dalla bufera l'intero Paese, senza che nessuno rimanga indietro. Questo Governo e le forze politiche che lo rappresentano, in modo particolare Italia Viva, per tutto il periodo critico sono stati presenti in Parlamento, non per protestare fino a tarda notte, in un momento in cui la protesta - lasciatemelo dire - non solo era inopportuna e strumentale - ma si inquadrava in una cornice di populismo estremo che nulla ha a che vedere con l'attività politica parlamentare e che, anzi, contribuisce a uno screditamento della stessa attività, con una lesione quasi all'integrità del ruolo istituzionale. Dicevo, noi siamo rimasti in Parlamento, nei nostri uffici e nelle Commissioni, sì, fino a tarda notte, a lavorare per trovare soluzioni affinché sempre e con la massima attenzione alle esigenze dei cittadini e delle imprese si potesse veramente ripartire nel più breve tempo possibile, inserendo quella marcia in più che è un dovere non solo nei confronti dei nostri giovani, che hanno diritto di vivere e di trovare un mondo migliore di quello attuale, ma anche e soprattutto nei confronti di tutti coloro che, fino ad oggi, con sacrifici di non poco conto hanno retto le sorti del Paese, senza chiedere di essere assistiti, ma lavorando e rispettando le regole con dignità e senso del dovere. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, oggi noi interveniamo sulla questione di fiducia che è stata posta, ed è il motivo per cui è opportuno ed assolutamente necessario spiegare perché fondamentalmente siamo contrari all'apposizione della fiducia sempre e comunque su provvedimenti di questa importanza. Intanto c'è una storia che vorrei ricordare: le forze di opposizione, nel momento in cui sono state chiamate ad agire in forma responsabile, hanno dato il loro voto per gli scostamenti di bilancio, sia per i 25 sia per i successivi 55 miliardi, e questo decreto-legge liquidità è frutto, naturalmente, di quelle scelte che sono state fatte. Per questo avrebbe meritato che in questo Ramo del Parlamento, cioè nel Senato, la discussione fosse stata di natura ordinaria. Devo ricordare ai colleghi che, come noi qui abbiamo avuto quattro giorni - tant'è che l'atto è arrivato in Aula senza il mandato al relatore per discutere la conversione del provvedimento - dall'altro lato, alla Camera, è successo lo stesso con il decreto-legge scuola. Questa abitudine - se preferite, cattiva prassi - per cui si discute solamente in una Camera, mentre nell'altra non si approfondisce, a nostro avviso va in parte a detrimento dei contenuti e delle problematiche che di fatto non vengono risolte. Faccio qualche esempio su questioni per noi importanti perché è giusto sottolinearlo. Nella conversione del presente decreto-legge non si risolve ancora una questione fondamentale, quella della responsabilità dei datori di lavoro, perché, nonostante l'articolo 29