[pronunce]

La norma sarebbe illegittima nella parte in cui prevede il parere anziché l'intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Ad avviso della ricorrente, siffatta censura deve estendersi all'art. 66, nella parte in cui non prevede l'intesa della Conferenza per l'approvazione dei piani di bacino. Al riguardo, la Regione Emilia-Romagna sottolinea che gli interventi previsti dai piani di bacino, in quanto opere pubbliche, ricadono nella competenza regionale, salvo che si tratti di speciali opere di interesse strategico; di conseguenza, quand'anche fosse legittima l'assunzione della competenza di programmazione al livello statale, ciò non potrebbe avvenire senza lo strumento dell'intesa, in base a quanto stabilito nella sentenza n. 303 del 2003 della Corte costituzionale. Anche il potere sostitutivo, previsto dall'art. 57, comma 1, lettera a), n. 3, qualora siffatta disposizione dovesse essere intesa come «norma di conferimento di effettivi poteri sostitutivi», risulterebbe illegittimo sia per violazione del principio di legalità, in quanto generica ed indeterminata, sia perché non sono previste modalità di collaborazione con le Regioni. Secondo la Regione Emilia-Romagna, illegittimo è pure il comma 4 dell'art. 57, ove si dovesse intendere che il Comitato dei ministri, nel proporre gli indirizzi delle politiche settoriali direttamente o indirettamente connesse con gli obiettivi e i contenuti della pianificazione di distretto e nel verificarne la coerenza, eserciti in qualunque modo un potere sovraordinato alle competenze regionali di programmazione o comunque di approvazione di atti di propria competenza. Infatti, se così fosse, si avrebbe violazione delle competenze legislative e amministrative delle Regioni. Ad avviso della ricorrente, anche l'art. 57, comma 1, lettera b), che attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri l'approvazione del programma nazionale di intervento senza prevedere alcun coinvolgimento delle Regioni, si porrebbe in contrasto con i princìpi di sussidiarietà e di leale collaborazione e con i criteri direttivi della legge di delega. Infatti, anche in questo caso l'intesa con la Conferenza Stato-Regioni era già prevista dall'art. 86, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998. Inoltre, l'art. 89, comma 1, lettera h), del medesimo decreto, ha conferito alle Regioni e agli enti locali le funzioni relative «alla programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri» e l'art. 89, comma 5, dello stesso d.lgs. n. 112 del 1998 ha stabilito che «Per le opere di rilevante importanza e suscettibili di interessare il territorio di più Regioni, lo Stato e le Regioni interessate stipulano accordi di programma con i quali sono definite le appropriate modalità, anche organizzative, di gestione». Pertanto, la violazione del d.lgs. n. 112 del 1998 si tradurrebbe in quella della legge di delega e nella lesione delle competenze costituzionali delle Regioni. 7.2. – La Regione Emilia-Romagna impugna anche l'art. 58, che individua le competenze del Ministro dell'ambiente. In particolare, sono censurate le norme di cui alle lettere a), b), d), e), e g), del comma 3, in quanto si intendano «non come riferite genericamente al ruolo che in tali ambiti al Ministro spetta in relazione ad altre legittime norme, ma come diretta attribuzione di una competenza propria del Ministro». Con riferimento alla lettera a), concernente «programmazione, finanziamento e controllo degli interventi in materia di difesa del suolo», la difesa regionale ricorda quanto previsto negli artt. 86, comma 3, e 89, comma 1, lettera h), e comma 5, del d.lgs. n. 112 del 1998. Quanto alla lettera d), concernente la «identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento ai valori naturali e ambientali e alla difesa del suolo, nonché con riguardo all'impatto ambientale dell'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali, delle opere di competenza statale e delle trasformazioni territoriali», invece, la ricorrente osserva come, ai sensi dell'art. 52, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998, l'identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento alla difesa del suolo, sia compito di rilievo nazionale e debba essere compiuta attraverso intese nella Conferenza unificata. 7.3. – La Regione Emilia-Romagna censura anche l'art. 59 del d.lgs. n. 152 del 2006, che elenca le competenze della Conferenza Stato-Regioni, in quanto depotenzierebbe le funzioni di quest'ultima, caratterizzandola come un organismo meramente consultivo. Tale riduzione delle competenze della Conferenza si tradurrebbe in una violazione della legge di delega ed in particolare, dell'art. 1, comma 9, lettera c), che, tra l'altro, pone il vincolo della valorizzazione del ruolo e delle competenze degli organismi a composizione mista statale e regionale. 7.4. – Riguardo agli artt. 70, commi 1 e 3, e 72, comma 4, la ricorrente afferma che anche da essi risulterebbe evidente che le Regioni sono private di poteri decisionali in relazione alla pianificazione degli interventi attuativi del piano. In particolare, sarebbe previsto solo il parere della Conferenza Stato-Regioni e quest'ultimo si riferirebbe solo all'indicazione del fabbisogno finanziario per il successivo triennio (art. 70, comma 3). Pertanto, secondo la ricorrente, la suddette norme sono illegittime per violazione del principio di leale collaborazione e delle attribuzioni regionali, nella parte in cui prevedono il parere anziché l'intesa e nella parte in cui non richiedono l'intesa in relazione all'adozione e all'approvazione del programma. In proposito, la difesa regionale sostiene che, a ben vedere, neanche lo strumento dell'intesa in sede di Conferenza garantirebbe la piena tutela delle competenze regionali, perché non si tratterebbe di decisioni indivisibili di livello nazionale, alle quali le Regioni collaborano come un insieme, ma di decisioni di interventi che interessano ciascuna singola Regione come tale. Di conseguenza, ad avviso della ricorrente, sarebbe necessario prevedere l'intesa della singola Regione, in relazione alle opere da eseguire nel proprio territorio. In definitiva, l'art. 70, comma 1, sarebbe illegittimo nella parte in cui non prevede sul programma di interventi l'intesa di ciascuna Regione territorialmente interessata. Quanto all'art. 72, comma 4, la Regione Emilia-Romagna afferma che tale norma contrasta con l'art. 86, comma 3, del d.lgs. n. 112 del 1998, che prevede l'intesa con la Conferenza Stato-Regioni; pertanto sarebbe violato il principio della legge di delega che dispone la salvaguardia delle competenze regionali già previste nel d.lgs. n. 112 del 1998. 8. – In prossimità dell'udienza pubblica, la Regione Emilia-Romagna ha depositato memoria con la quale insiste nelle conclusioni già rassegnate nel ricorso. 9. – La Regione Calabria ha promosso, con ricorso notificato l'8 giugno 2006 e depositato il successivo 10 giugno (reg. ric.