[pronunce]

Sarebbero violati, altresì, il principio di capacità contributiva (art. 53 Cost.), posto che due contribuenti di pari capacità vengono chiamati a corrispondere importi diversi, e il principio di equilibrio del bilancio (art. 81 Cost.), per i riflessi sulle previsioni annuali di competenza delle entrate erariali, che verrebbero decurtate senza che il legislatore abbia provveduto alla previsione di un apposito fondo di bilancio utile a compensare, appunto, le minori entrate. 3.2.- Sarebbe poi pregiudicata la parità delle condizioni delle parti del processo (art. 111, secondo comma, Cost.), dovendo il giudice procedere all'estinzione, pure in caso di pagamento di una sola rata, senza alcuna delibazione di ammissibilità e fondatezza della domanda di definizione agevolata. 3.3.- Ancora, a dire dalla Corte rimettente, l'art. 1, comma 198, della legge n. 197 del 2022 contrasterebbe con gli artt. 3, 24, commi primo e secondo, e 111 Cost. giacché, disponendo che, a seguito di deposito ai sensi del comma 197, secondo periodo, il processo è dichiarato estinto con decreto del presidente della sezione o con ordinanza in camera di consiglio se è stata fissata la data della decisione, crea un regime derogatorio rispetto a quello delineato dall'art. 46 (rubricato «Estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere») del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413). L'art. 46 del d.lgs. n. 546 del 1992 prevede che il giudizio tributario si estingue, in tutto o in parte, nei casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge e in ogni altro caso di cessazione della materia del contendere e che «[l]a cessazione della materia del contendere è dichiarata con decreto del presidente o con sentenza della commissione», essendo il provvedimento presidenziale reclamabile a norma dell'art. 28 del d.lgs. n. 546 del 1992 (rubricato «Reclamo contro i provvedimenti presidenziali»). Secondo la Corte di giustizia rimettente, siffatta deroga «appare irrazionale e priva di giustificazione costituzionale, finendo così per determinare una sostanziale irretrattabilità del provvedimento di estinzione se dichiarato con ordinanza collegiale». A differenza della sentenza dichiarativa della cessazione della materia del contendere, la quale è soggetta ai rimedi impugnatori di cui all'art. 50 del d.lgs. n. 546 del 1992, l'ordinanza che dichiara estinto il processo ai sensi dell'art. 1, comma 198, della legge n. 197 del 2022 non consentirebbe l'accesso ai mezzi di impugnazione, sicché, in particolare, l'amministrazione finanziaria, in caso di mancata ammissione o di mancato assolvimento degli obblighi di pagamento rateale, non avrebbe strumenti per opporsi alla statuizione di estinzione. Anzi, il decreto presidenziale di estinzione (meno garantito sotto il profilo del contraddittorio) sarebbe quanto meno reclamabile al collegio in base all'art. 46, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, mentre priva di controllo rimane la declaratoria di estinzione adottata con l'ordinanza collegiale. 3.4.- L'ordinanza di rimessione segnala ulteriori profili di contrasto con gli artt. 3, 23, 24, 53 e 81 Cost. e con gli artt. 6, 13 e 17 CEDU dopo aver ricordato il contenuto dell'art. 1, comma 200, della legge n. 197 del 2022, che indica il termine del 30 settembre 2024 per la notifica dell'eventuale diniego della definizione agevolata da parte dell'amministrazione finanziaria. Al proposito viene lamentato che, a differenza di quanto stabilito in precedenti ipotesi di definizione agevolata delle liti tributarie pendenti (si fa l'esempio dell'art. 3, commi 5 e 6, del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante «Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria», convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2018, n. 136), l'art. 1, comma 198, della legge n. 197 del 2022 contempla l'estinzione automatica del giudizio, senza attendere l'esito del procedimento amministrativo sull'istanza di definizione, dovendo, anzi, l'amministrazione subire inevitabilmente tale vicenda processuale sulla scorta della sola dichiarazione di adesione e di pagamento della prima rata, senza che vi sia stata alcuna valutazione preliminare sulla fondatezza della domanda del contribuente. Il conflitto con l'art. 23 Cost. è spiegato dal giudice a quo in quanto quella in esame sarebbe nella sostanza un'ennesima misura di condono fiscale che indebolisce irragionevolmente la forza del complessivo sistema tributario. Con riguardo all'art. 81, commi primo e terzo, Cost., l'art. 1, comma 198, della legge n. 197 del 2022 renderebbe evanescente ed aleatorio l'appostamento nel bilancio statale di somme in entrata, determinando una lesione del principio dell'equilibrio del bilancio (tenuto conto degli esiti della norma agevolativa sulle previsioni di competenza di entrata di inizio anno, aventi possibili ricadute in termini di peggioramento del saldo netto da finanziare); inoltre, la disposizione censurata sarebbe da qualificare "onerosa" per le minori entrate che da essa deriveranno, in mancanza di un fondo di compensazione delle stesse minori entrate derivanti dall'agevolazione fiscale (pur a fronte, nelle intenzioni del legislatore, di un possibile incremento delle entrate sul versante della cassa). 3.5.- Si ipotizza dalla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria anche una contrarietà della disposizione censurata all'art. 111 Cost., in relazione al divieto dell'abuso di diritto ex art. 17 CEDU e al diritto a un ricorso effettivo ex art. 13 CEDU, per l'aggravio giurisdizionale posto a carico dell'amministrazione finanziaria. 3.6.- Ancora: l'art. 1, comma 198, della legge n. 197 del 2022 confliggerebbe con il principio generale di tutela dei crediti erariali e delle pubbliche finanze (artt. 53, 81 e 97, comma primo, Cost.), in quanto produce effetti diretti anche su quei giudizi, in specie in grado di appello, nei quali la parte ricorrente o appellante è costituita dall'agente della riscossione o dall'amministrazione finanziaria o dall'ente pubblico che vanta il credito tributario, i quali sono mossi da un interesse alla sollecita definizione della controversia per poter definire il credito fiscale. La semplice dichiarazione di adesione alla definizione agevolata, proveniente dalla parte resistente o appellata, verrebbe, invece, a determinare una compromissione del diritto di difesa delle amministrazioni impositrici (in violazione dell'art. 24 Cost.) e della parità delle parti nel processo (in contrasto con l'art. 111 Cost.).