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Credo che i Gruppi parlamentari inviino nelle Commissioni competenti le persone che meglio conoscono la materia. Tanto che la 7 a Commissione si è espressa all'unanimità sul provvedimento al nostro esame. Ciò mi inorgoglisce e testimonia come chi conosce il merito sa come votare e dove sta l'interesse del nostro Paese. Un ringraziamento lo devo fare altresì nei confronti del presidente Zaia che, assieme all'ufficio del Consiglio d'Europa, che si trova a Venezia, ha posto in essere una serie di iniziative a favore della Convenzione di Faro, offrendo addirittura una chiara prospettiva rispetto alle opportunità che essa potrà dare al nostro Paese nella salvaguardia del nostro patrimonio culturale, ma anche delle nostre attività economiche di qualità. La Convenzione è stata pensata in un'epoca lontana; ricordo infatti che i lavori si conclusero nel 2005. Si tratta purtuttavia di una Convenzione estremamente moderna, che allarga l'ottica dei valori culturali di un Paese e dell'Europa intera e della valorizzazione e fruizione del proprio patrimonio culturale. È una Convenzione moderna e democratica che ha però radici profonde. Ho difficoltà a comprendere le posizioni della Lega, se non gli atteggiamenti dovuti alle esigenze strumentali del momento. In realtà la Convenzione guarda nel profondo, nella nostra storia, nelle nostre identità nazionali e locali. Guarda nei mestieri antichi, cercando di valorizzarli, mette insieme le persone, ne valorizza l'attitudine in una logica di pace, di prosperità e di prospettiva; in una logica diversa da come loro intendono la politica tra i popoli, le Nazioni e le persone. La cultura è la nostra grande opportunità. In passato, quando le Nazioni non riuscivano a parlarsi per le vie diplomatiche, in momenti difficili hanno utilizzato la cultura come veicolo di civiltà e di confronto per tenere vivo il dialogo. (Applausi dal Gruppo PD) . Quando mi si dice che noi votiamo oggi perché è l'Europa ad ordinarcelo, si dice contemporaneamente che le grandi Nazioni dell'Europa, in realtà, non hanno sottoscritto la Convenzione. Di quale Europa stiamo parlando allora? La Francia, un Paese tra quelli che loro considerano i potenti dell'Europa, non l'ha ancora firmata, e allora noi con chi ci dobbiamo allineare? Credo che l'Italia sul patrimonio culturale, sulle attività culturali e sulla loro valorizzazione vada in due direzioni; quella della fruizione di tale patrimonio da parte dei cittadini italiani per migliorare la qualità della vita, per migliorare se stessi e raggiungere la cittadinanza piena, ma anche quella di essere attrattivi, di dare il benvenuto al mondo, di esprimere compiutamente la responsabilità etica che abbiamo nei confronti del nostro patrimonio culturale. Credo che con questa Convenzione si faccia un bel passo in avanti, si guardi al futuro con le radici profonde nel nostro passato, con la valorizzazione delle nostre identità, con un approccio che porta ad avere una considerazione corretta del nostro patrimonio culturale, che diventa patrimonio di ognuno di noi e proprio in questa ottica un patrimonio collettivo, perché è giusto che diventi parte stessa del nostro essere Paese: l'Italia capofila sul patrimonio culturale. L'Italia che, tra i grandi Paesi d'Europa, dà l'esempio a tutti gli altri. L'Italia che ha lavorato con determinazione affinché questa Convenzione fosse scritta in questo modo. Oggi è una bella giornata per il nostro Paese e per l'Europa. Oggi il Parlamento darà un segnale forte perché torna al centro dell'attività politica del nostro Paese. In quest'Aula, grazie al Senato della Repubblica, oggi valorizziamo il nostro patrimonio culturale, la nostra volontà di sapere da dove veniamo, chi siamo e capire insieme dove vogliamo andare e, perché no, insieme all'Europa, per una volta però essendovi a capo, perché al riguardo diamo l'esempio a tutti. Il Partito Democratico voterà quindi con orgoglio a favore della ratifica al nostro esame. (Applausi dal Gruppo PD) . Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 12,01) CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CANDURA (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, io preannuncio il voto contrario del Gruppo Lega-Salvini Premier. Abbiamo avuto due interventi in discussione, dei colleghi Briziarelli e Vescovi, che sono stati precisi e veementi nello spiegare il motivo del nostro voto contrario, ma possiamo anche aggiungere un altro piccolo particolare. Oggi tantissimi colleghi hanno parlato del passato, del patrimonio culturale del passato e delle prospettive di tutela - non si sa bene da parte di chi - del nostro patrimonio culturale. A parte il fatto che il patrimonio e il retaggio culturale sono l'identità di un Paese, ma quello di cui non ho sentito parlare oggi è il futuro. Poco fa qualcuno ha detto che l'approvazione di questa Convenzione è un passo in avanti. Per me è un passo in avanti verso l'abisso. È l'abisso di chi rinuncia a un pezzo importante di sovranità che è la sovranità culturale. C'è qualcuno in quest'Aula che forse conosce un certo Antonio Gramsci: fa parte del retaggio culturale italiano; Antonio Gramsci, come Giovanni Gentile o Benedetto Croce. Ma se domani il nostro Paese, di forte immigrazione, avesse una minoranza teologicamente orientata che dice che il pensiero di Gramsci non va insegnato nelle scuole, perché è un materialista, perché nega il suo pensiero e la dimensione teologica della società, potremmo accettarlo? Qualcuno lo accetterebbe? Se lo dice la Lega, allora la Lega è una fanatica cristiana ed è sciovinista, ma se ve lo dicesse un'altra minoranza, che sta crescendo nel nostro Paese e che è teologicamente orientata, voi come reagireste? Quello che a noi non va nella Convenzione di Faro è il fatto che non vengano riconosciuti l'identità e il retaggio culturale prevalenti di ogni territorio. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . La Convenzione di Faro apre alla possibilità che una minoranza organizzata, nella passività e frammentarietà della politica e di chi gestisce il Paese (questo Governo ne è un esempio), riesca a ottenere non dal Governo italiano, non da qualche ente italiano, ma addirittura da strutture sovranazionali di coordinamento, quello che è impensabile. Ad aprile 2019 la Camera dei deputati, con un voto trasversale, ha approvato la mozione per il riconoscimento del genocidio degli armeni, quindi il genocidio degli armeni può essere insegnato a scuola ed entra nel retaggio culturale del nostro Paese. Può essere studiato nelle università e può essere commemorato. Voi sapete bene che un Paese membro della NATO, un Paese musulmano, che è colpevole di quel genocidio, ne nega addirittura l'esistenza. Questo Paese è membro del Consiglio d'Europa, come ricordava giustamente il collega Vescovi. Questo è il problema del retaggio culturale, che si accompagna con il concetto di identità culturale. Il retaggio culturale è il carattere della sovranità di un Paese e votare contro la ratifica di questa Convenzione è votare a favore di noi stessi;