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In particolare, i servizi che possono essere acquistati con il voucher sono quelli elencati nell'allegato A e si riferiscono alle attività effettuate dal lavoratore nel domicilio del datore di lavoro e fuori dall'abitazione e i servizi forniti in strutture esterne che riguardano l'infanzia e le persone non autosufficienti. A questi si aggiungono le più ampie prestazioni assistenziali erogate ai dipendenti come misure di welfare aziendale e tutte le altre prestazioni assistenziali previste autonomamente dalle regioni. L'articolo 2 definisce il significato di alcune espressioni ricorrenti nel disegno di legge. L'articolo 3 introduce le agevolazioni fiscali a favore delle famiglie che utilizzano il voucher per il pagamento dei servizi alla persona e alla famiglia (primo pilastro del sistema). Occorre tenere conto che attualmente i contributi versati per qualsiasi tipo di lavoratore domestico (colf, badanti, baby sitter ) si possono dedurre dal proprio reddito fino ad un massimo di 1.549,37 euro all'anno. Danno invece diritto a una detrazione le spese sostenute per gli addetti all'assistenza personale (badanti) nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana, qualora il reddito complessivo del contribuente che sostiene tali spese non superi i 40.000 euro. La detrazione spetta nella misura del 19 per cento delle spese sostenute, fino ad un importo non superiore a 2.100 euro per contribuente, a prescindere dal numero dei soggetti a cui si riferisce l'assistenza. È prevista anche una detrazione IRPEF pari al 19 per cento sulle spese per l'asilo nido non superiori all'importo massimo di 632 euro. L'agevolazione fiscale prevista nell'articolo 3 del disegno di legge tiene conto che in Italia il costo del lavoro per un collaboratore familiare assunto regolarmente è superiore di circa un terzo a quello assunto in nero perché alla retribuzione netta occorre aggiungere la tredicesima, i contributi sociali, il TFR e le ferie. Di conseguenza si propone sia per le colf che per le badanti, così come per l'acquisto di servizi erogati da strutture pubbliche o private, solo se pagati con il voucher , una detrazione fiscale pari al 33 per cento degli oneri sostenuti dal contribuente, per un importo massimo che va da 6.000 a 8.000 euro in relazione alla presenza di bambini e di persone disabili o di anziani non autosufficienti. Si prevede anche la corresponsione di un assegno per gli incapienti. Nell'articolo si prevede una maggiorazione delle detrazioni per le donne che svolgano un'attività di lavoro continuativa. Questa misura rappresenta un'ulteriore promozione dell'occupazione femminile poiché è noto che l'offerta di lavoro femminile è più elastica dell'offerta di lavoro degli uomini dal momento che quella della donna è più sensibile alle variazioni del salario. L'elasticità dell'offerta di lavoro degli uomini è pari quasi a zero dal momento che la maggior parte lavora a tempo pieno. Inoltre l'elasticità della forza di lavoro femminile è maggiore per le donne con basso livello d'istruzione e di reddito. Le agevolazioni fiscali per l'utilizzo del voucher non sono cumulabili con quelle già previste per le colf e le badanti che continueranno a valere per coloro che non utilizzeranno il nuovo sistema di pagamento dei servizi alla persona e alla famiglia. È utile osservare che il voucher universale beneficia delle agevolazioni fiscali previste dal comma 3- bis dell'articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi a favore delle misure di welfare aziendale anche quando i benefit sono erogati dal datore di lavoro mediante titoli di legittimazione in formato cartaceo o elettronico, vale a dire nella forma di voucher nominali, che non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente. L'articolo 4 sana una contraddizione fra una norma della recente riforma del lavoro e il suo decreto di attuazione. Infatti l'articolo 4, comma 24, lettera a) , della legge 28 giugno 2012, n. 92, prevede la possibilità, « in alternativa al congedo parentale », di « corresponsione di voucher per l'acquisto di servizi di baby-sitting , ovvero per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati, da richiedere al datore di lavoro ». Nel decreto di attuazione il voucher è sostituito da un « contributo utilizzabile alternativamente per il servizio di baby sitting o per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l'infanzia o dei servizi privati accreditati » del valore di 300 euro mensili per un massimo di sei mesi che deve essere richiesto dalla madre con una complessa procedura on line presso il sito dell'INPS, mentre il contributo per il servizio di baby sitting verrà erogato attraverso il sistema dei buoni lavoro per le prestazioni occasionali di tipo accessorio. L'articolo ripristina il contenuto letterale della norma prevedendo che l'acquisto dei servizi di baby-sitting o per il pagamento delle rette dell'asilo, in alternativa al congedo parentale, è effettuato attraverso il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia. L'articolo 5 incentiva le regioni e gli enti locali a utilizzare il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia a favore di persone bisognose o svantaggiate ovvero dei lavoratori coinvolti in percorsi di ricollocamento o formazione (terzo pilastro del sistema) prevedendo un contributo statale integrativo. L'articolo 6 definisce le caratteristiche del voucher che è nominativo e che ovviamente non può essere ceduto o utilizzato per l'acquisto di servizi diversi da quelli previsti dal disegno di legge. Il voucher deve prevedere idonee caratteristiche di antifalsificazione che lo renda non riproducibile da soggetti terzi per mezzo di codici di controllo univoci, sistemi di sicurezza anticontraffazione, quali ad esempio carte filigranate, inchiostri iridescenti e sistemi alfanumerici di controllo, e opportuni sistemi di certificazione digitale per quelli emessi in formato elettronico. Per i voucher emessi in modalità dematerializzata (elettronica), sono previste apposite norme di controllo e riconoscimento come ora già avviene in alcuni casi ampiamente collaudati come – per esempio – il buono scuola o il bonus bebè emessi da alcune regioni, il buono per lavoro occasionale accessorio in via dematerializzata. L'articolo 7 rimette al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, d'intesa con le regioni, la definizione dei requisiti comuni per l'iscrizione agli albi e ai registri regionali dei collaboratori domestici e degli assistenti personali. I registri o albi regionali dovrebbero avere una doppia finalità, quella di filtrare le candidature richiedendo alcuni requisiti che escludano le persone con precedenti penali e quella di offrire alle famiglie la possibilità di selezionare le candidature per il colloquio. Oggi, solo un assistente su quattro è iscritto in un registro di collaboratori familiari – solo il 10 per cento nel Sud – e quasi la metà degli assistenti che non risultano iscritti a elenchi o albi non è a conoscenza dell'esistenza degli stessi nella sua zona. Il lavoratore, all'atto dell'iscrizione al registro, dovrebbe fornire gli elementi che comprovino la sua capacità di fornire una o più prestazioni indicate nell'allegato A. L'articolo 8 istituisce l'albo nazionale delle imprese, delle organizzazioni e delle associazioni con sedi operative in più di una regione abilitate a offrire i servizi che possono essere pagati con il voucher universale, consultabile via internet .