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Eppure, noi sappiamo - come ci dice anche il rapporto Assalco-Zoomark del 2021 - che sono circa 60 milioni gli animali da compagnia e non si può non lavorare sul loro benessere. Occorre agevolare i proprietari degli animali e soprattutto i veterinari, perché - come abbiamo inserito in Costituzione - dobbiamo tutelare anche il loro benessere. Voglio poi parlare della plastic tax e della sugar tax , perché l'applicazione di queste due tasse è stata rimandata, ma questo rinvio creerà un effetto finanziario, in termini di casse dello Stato, pari a meno 393 milioni di euro fino al 2025 per la plastica e meno 462 milioni di euro fino al 2025 per la tassa sui prodotti dolciari, senza dimenticare ovviamente gli effetti negativi per l'ambiente, l'economia e la salute dei cittadini. Da che parte stanno lo Stato e la maggioranza? Dalla parte delle grandi imprese e dei più forti? È così, non c'è dubbio. Cito due esempi per tutti, che hanno mobilitato in queste settimane lavoratori e cittadini, ma senza successo, perché il Governo ha deciso di stare dalla parte dei più forti e semplicemente ignorare le buone proposte, come quelle che abbiamo fatto noi. Mi riferisco, in primo luogo, all'emendamento del Governo sulle delocalizzazioni, recante misure assolutamente insufficienti. Esso riguarda infatti poco più di 4.000 imprese, su un totale di 4,5 milioni, e soprattutto pretende di disincentivare le delocalizzazioni con il pagamento di una penale, quando invece bisognerebbe chiedere la restituzione dei contributi pubblici ricevuti dalle aziende. C'è poi il tema dell'autonomia differenziata: anche qui, si rischia di allargare la differenza tra Nord e Sud. In piazza ieri c'erano molte persone, ma forse ancora poche, perché il Sud lo stiamo abbandonando. Qualche settimana fa la Corte costituzionale ha valutato negativamente il ritardo dello Stato nella definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, (LEP) precisando che bisogna definirli con urgenza, anche in vista di un'equa ed efficiente allocazione delle risorse collegate al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Inoltre, la Corte dice che il ritardo delle definizioni dei LEP rappresenta un ostacolo non solo alla piena attuazione dell'autonomia finanziaria degli enti territoriali, ma anche al pieno superamento dei divari territoriali nel godimento delle prestazioni inerenti ai diritti sociali. Noi chiedevamo e chiediamo che il provvedimento sull'autonomia differenziata venga scollegato dalla manovra finanziaria. In conclusione, signor Presidente, noi rappresentiamo i cittadini ed è nostro dovere lavorare per loro. Ce lo impone la Costituzione, così come ci impone di controllare il Governo. Questo continuerò a fare, nonostante il Governo stia ribaltando i ruoli e, giorno dopo giorno, stia sottraendo spazi di democrazia al Parlamento. I cittadini devono sapere che è a rischio la loro rappresentanza. Forse ho finito anche un po' prima del tempo a mio disposizione, forse ho corso e non sono stata abbastanza lineare in quello che ho detto, ma spero che il messaggio passi. PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, come ho già sostenuto in altre occasioni, la legge di bilancio è ormai un sistema non del tutto coerente con la volontà di coloro che l'hanno voluta. Dev'essere qualcosa di completamente diverso. Ho ascoltato ieri una serie di critiche dai partiti dell'opposizione, ma anche da quelli di maggioranza. In particolare, si tratta della solita questione: prima abbiamo una serie enorme di emendamenti, poi ci sono quelli segnalati, che è un modo ben diverso di prendere in giro i cittadini. Se gli emendamenti presentati sono credibili, vanno discussi in Assemblea, così come avveniva - lei lo ricorderà - nella prima Repubblica. Non c'eravamo, ma almeno potevamo seguire i lavori alla radio: la discussione durava più di una settimana, con un'attenzione forte da parte dei cittadini. Oggi invece non si sa per quale motivo vengono segnalati alcuni emendamenti e altri no. Mi soffermo quindi su un'altra questione: non è possibile l'alterazione del rapporto tra Governo e Parlamento attraverso l'utilizzo della legge di bilancio per inserire alcune norme, in particolare riforme, che il Governo ritiene di dover adottare, senza il pericolo - sottolineo pericolo - che il Parlamento possa modificare le sue idee. Signor Sottosegretario, è una situazione abbastanza folle. Mi soffermo quindi su una questione specifica che rappresenta quello che sto dicendo. Gli emendamenti proposti dal Ministero della giustizia in materia di giudici onorari sono tali da evidenziare ciò che ho appena detto. Vi è stata una discussione durata da sette mesi ad un anno quasi in Commissione riguardante la riforma della magistratura onoraria. Eravamo in attesa da sette mesi, in particolare dall'ultima parte del luglio di quest'anno, degli emendamenti del Governo. Mi sembra strano che non ci siano stati per tutti questi mesi e siano poi arrivati solo nel momento della legge di bilancio. Mi riferisco in particolare all'emendamento all'articolo 186. Presidente, se lei va a vedere, era la prima volta che l'articolo 186 prevedeva una copertura di un provvedimento che non c'era. Abbiamo sempre visto provvedimenti mancanti di copertura. Questa volta avevamo una copertura per un provvedimento che ancora non c'era. Ne abbiamo discusso la settimana scorsa in Commissione e, su mia proposta, all'unanimità, Presidente, abbiamo rivolto un appello al Ministro della giustizia affinché non presentasse questi emendamenti, rinviando ad una riflessione complessiva con il Parlamento a gennaio, per poter votare una riforma completa senza alcuna sbavatura. Perché parlo di sbavature? Dobbiamo tener conto che, quando si parla di magistratura onoraria, ci sono due atteggiamenti, che sono stati sempre caratteristici. Quello di coloro che non ritengono di dover valorizzare la funzione dei giudici onorari e che sperano, nella loro mentalità, di eliminarli al più presto. Ciò non sarà mai possibile. Vi sono poi coloro che cercano di valorizzarli e di ringraziarli per quello che hanno fatto per l'amministrazione della giustizia. In conclusione, mi limito ad una sola critica. Chiedo a lei, che è un esperto dei rapporti tra legge e contratto, come sia possibile fare una legge in cui si stabilisce il compenso dei giudici onorari attraverso il riferimento a una determinazione di stipendi che riguardano i dipendenti della pubblica amministrazione. Lei mi insegna che una è una determinazione di legge, mentre l'altra è un effetto della decisione contrattuale sugli stipendi dei pubblici dipendenti. Che cosa avverrà se quello stesso stipendio cui si fa riferimento nella norma viene aumentato in sede contrattuale? L'altro, che è determinato per legge, dovrebbe essere aumentato automaticamente? Non si capisce nulla. Io mi limito a questo, Presidente. Vorrei tanto che ci fosse la possibilità - e lo chiedo al Ministro della giustizia - di fare in gennaio una riflessione seria, perché nella vita bisogna pur capire che a volte la riflessione immediata può portare a correzioni utili. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) .