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SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione AFFARI ESTERI, EMIGRAZIONE (3ª) 129 PETROCELLI La seduta inizia alle ore 15. SINDACATO ISPETTIVO Interrogazione Il presidente PETROCELLI informa che il primo punto all'ordine del giorno dell'odierna seduta reca l'interrogazione n. 3-02976 presentata dai senatori Tatjana Rojc ed altri sulla situazione politica in Bosnia-Erzegovina. Si tratta di una interrogazione a risposta orale, assegnata alla Commissione Affari esteri, ai sensi dell'articolo 147 del Regolamento del Senato. Per il Governo è stato chiamato a rispondere il sottosegretario Della Vedova. Ricorda all'interrogante che, secondo l'articolo 149 del Regolamento, dopo la dichiarazione del Rappresentante del Governo, può replicare per dichiarare se sia o no soddisfatta per un tempo complessivo che non può eccedere i cinque minuti. Il sottosegretario DELLA VEDOVA fa presente preliminarmente che i Balcani occidentali rappresentano un quadrante prioritario per la politica estera e di sicurezza dell'Italia. Il Governo è costantemente attivo, in stretto coordinamento con i nostri principali partner e alleati, affinché la regione prosegua nel suo percorso di stabilizzazione e consolidamento democratico. La strada maestra rimane quella del processo di integrazione nell'Unione Europea e  per i Paesi che lo desiderano  nella NATO. In linea con la priorità accordata allo scacchiere balcanico, il Governo è pienamente impegnato per ricomporre l'attuale crisi istituzionale in Bosnia-Erzegovina. Affinché il Paese possa compiere passi decisivi verso una piena riconciliazione, a ventisei anni dalla firma dell'Accordo di Pace di Dayton, e riprendere il percorso di riforme interne necessarie per avvicinarsi all'Europa, è necessario che tutti gli attori politici in Bosnia-Erzegovina operino con spirito costruttivo, superando definitivamente le logiche etnico-nazionalistiche che hanno fin qui determinato le dinamiche politiche nel Paese. Peraltro, questi sono i messaggi che ho trasmesso personalmente durante la mia visita a Sarajevo di pochi giorni fa, nel corso della quale ho sottolineato ai leader politici locali la ferma aspettativa italiana a che vengano messi da parte i propositivi legislativi annunciati dalla Republika Srpska, gravemente controproducenti per la prospettiva europea della Bosnia-Erzegovina, e si proceda all'organizzazione delle elezioni politiche in ottobre nel pieno rispetto delle raccomandazioni formulate dall'OSCE. L'Italia è fermamente convinta che sia necessario un cambio di approccio che promuova questo cambiamento dal basso, ponendo al centro dell'attenzione il ruolo della società civile. Con questo spirito, la Farnesina ha approvato nel 2021 alcuni progetti promossi dal terzo settore volti a favorire il processo di riconciliazione, la condivisione di una visione comune sul futuro del Paese e l'elaborazione di proposte di riforme costituzionali volte a rilanciare il percorso europeo del Paese. La ripresa delle riforme e il miglioramento delle capacità istituzionali rappresentano passaggi essenziali per il futuro della Bosnia-Erzegovina, anche rispetto alle opportunità di crescita economica evocate dai Senatori interroganti. La principale leva, in questo senso, è rappresentata dal Piano Economico e di Investimenti per i Balcani Occidentali, lanciato nel 2020 dalla Commissione Europea. Con un portafoglio complessivo di 28 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, il Piano punta a favorire l'integrazione della regione con il mercato unico attraverso lo sviluppo di progetti volti a migliorare i collegamenti infrastrutturali e a favorire la transizione energetica e digitale. Anche in ambito NATO, viene dedicata costante attenzione alla Bosnia-Erzegovina. Il Summit svoltosi a Bruxelles il 14 giugno ha ribadito - su input dell'Italia - l'impegno politico dell'Alleanza atlantica a tutela dell'integrità territoriale del Paese. Due sono le priorità su cui si concentrano in questa fase gli sforzi diplomatici, a cui l'Italia contribuisce: il ripristino del pieno funzionamento delle istituzioni centrali e la neutralizzazione delle conclusioni politiche adottate il 10 dicembre scorso dall'Assemblea Nazionale della Republika Srpska, che autorizzano l'avvio di un processo legislativo volto a recuperare competenze proprie dello Stato centrale, in materia di difesa, giustizia e fisco, con il rischio di determinare una secessione de facto della Republika Srpska. L'Italia ha attivamente partecipato alla riunione dello Steering Board del Peace Implementation Council , che riunisce i principali partner internazionali impegnati nell'attuazione e monitoraggio dell'Accordo di Dayton, tenutasi a Sarajevo il 7-8 dicembre 2021. Il comunicato finale emesso dal Peace Implementation Council identifica chiaramente le priorità da perseguire in linea con la prospettiva europea del Paese, ribadendo con termini netti la difesa dell'integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina e il rigetto della narrativa separatista del leader serbo-bosniaco Dodik. Un ulteriore obiettivo prioritario perseguito in questa fase riguarda l'approvazione di un pacchetto di riforme incentrato sull'adozione di una nuova legge elettorale e sull'introduzione di alcune limitate riforme costituzionali volte a migliorare l'efficienza delle istituzioni, in particolare quelle della Federazione di Bosnia-Erzegovina, l'altra entità del Paese. Assieme ai principali partner e alleati, l'Italia è impegnata affinché queste misure - pur se limitate e solo iniziali - possano essere approvate prima delle elezioni politiche in programma a ottobre. L'approvazione di questo pacchetto permetterebbe di fare primi passi in avanti verso una maggiore funzionalità delle istituzioni, assicurando l'allineamento alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sul caso Sejdic-Finci in tema di non discriminazione. Anche sul fronte delle riforme, l'Italia ha saputo assicurare un contributo originale, promuovendo attraverso l'Ambasciata a Sarajevo la creazione di una piattaforma indipendente di accademici provenienti dai principali atenei della Bosnia-Erzegovina, con l'obiettivo di elaborare proposte concrete da sottoporre all'attenzione delle istituzioni. Con analoga determinazione, il Governo ha operato per assicurare, a inizio novembre, l'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione per il rinnovo del mandato della missione EUFOR-Althea, che svolge funzioni di massimo rilievo in termini di intelligence e deterrenza. In linea con il ruolo di primo piano che il Governo attribuisce alla missione, l'Italia ha recentemente aumentato il proprio contributo ad EUFOR, portandolo a 40 unità e compensando così le carenze di organico provocate dal ritiro del contingente britannico. Allo stesso tempo, l'Italia è attivamente impegnata a sostenere il rilancio del processo di allargamento ai Balcani occidentali, nella consapevolezza che questo svolga un ruolo fondamentale anche nel contenimento delle iniziative degli attori terzi più dinamici quali Russia, Cina, Turchia e, da ultimo, i Paesi del Golfo. Le conseguenze socio-economiche della pandemia hanno contribuito a rendere i Balcani occidentali più permeabili alle influenze esterne.