[pronunce]

4. – Con atto depositato l'11 marzo 2006, si è costituita la Camera dei deputati, che ha eccepito la inammissibilità del ricorso, per carenza di una puntuale descrizione delle dichiarazioni rese dal deputato Taormina ritenute prive di nesso funzionale con atti parlamentari. L'atto introduttivo del presente giudizio, infatti, non riporta testualmente, osserva la difesa della Camera dei deputati, frasi propriamente ed esattamente attribuibili al predetto deputato – mancando alcun elemento dal quale si possa desumere che si tratti di citazioni testuali – ma dichiarazioni che potrebbero costituire frutto di estrapolazioni, o sintesi, o personali descrizioni del pensiero dello stesso. Nel merito, la difesa della Camera dei deputati conclude per il rigetto del ricorso, ritenendo sussistente una connessione funzionale, anche se non materiale, tra le dichiarazioni di cui si tratta e la politica parlamentare, ferma restando la irrilevanza della generica attività politica svolta dal deputato. Nella specie, si rileva, l'effettivo contenuto del pensiero politico di Carlo Taormina, quale risultava anche dalla lettera aperta indirizzata dal citato parlamentare a Sergio Cofferati il 21 marzo 2002, si inseriva nella politica parlamentare, e coincideva con opinioni espresse in atti tipici di funzione. Dette dichiarazioni erano successive al dibattito che, il 20 marzo 2002, si era svolto alla Camera sull'omicidio del prof. Biagi. Ma, soprattutto, è in alcuni successivi interventi e interrogazioni di numerosi parlamentari – alcuni dei quali appartenenti allo stesso gruppo parlamentare del deputato di cui si tratta – che la questione da lui posta nelle sue dichiarazioni extra moenia, quella, cioè, della connessione terrorismo-questione sociale e delle relative responsabilità, sarebbe stata messa particolarmente in luce. Né varrebbe opporre che detti atti tipici provenissero da parlamentari diversi dal deputato in questione. Al riguardo, la difesa della Camera sollecita una revisione dell'orientamento della Corte contrario alla estensione della insindacabilità alle dichiarazioni rese extra moenia da un deputato e riproduttive di atti tipici compiuti da altri parlamentari. 5. – Nel giudizio innanzi alla Corte sono intervenuti la CGIL e Sergio Cofferati, i quali hanno preliminarmente sottolineato l'ammissibilità del loro intervento, in quanto soggetti offesi dalle dichiarazioni in questione, richiamando la giurisprudenza costituzionale formatasi sul punto in controversia in tema di insindacabilità delle opinioni espresse dai consiglieri regionali e di immunità del Presidente della Repubblica; e, nel merito, hanno concluso per la non spettanza alla Camera dei deputati del potere di dichiarare la insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Taormina, ritenendo insufficiente a radicare il nesso funzionale necessario allo scopo l'argomento della centralità assunta nel dibattito politico-parlamentare dall'episodio tragico dell'assassinio di Marco Biagi. Si rileva, al riguardo, nell'atto di intervento, che né in epoca precedente, né successivamente alle dichiarazioni rese extra moenia dal deputato di cui si tratta, lo stesso ha reso in Parlamento alcuna dichiarazione neanche lontanamente assimilabile a quanto gli viene contestato nel giudizio civile dal quale ha tratto origine il conflitto. Si aggiunge, infine, che l'orientamento della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo è consolidato nel senso della contrarietà ad una eccessiva latitudine applicativa della insindacabilità parlamentare, come dimostrato, da ultimo, dalla sentenza del 6 dicembre 2005, nel caso Ielo c. Italia. 6. – Nell'imminenza della pubblica udienza hanno depositato memoria la difesa della Camera e quella della CGIL e di Sergio Cofferati. La prima ha insistito nella eccezione di inammissibilità per la non compiuta descrizione delle dichiarazioni in contestazione, rilevando la impossibilità di conoscere quali siano state le opinioni effettivamente manifestate dal deputato in questione. Il ricorrente, pur dando conto del fatto che quest'ultimo aveva rilasciato all'agenzia di stampa ADN Kronos alcune dichiarazioni relative all'omicidio del professor Biagi, in relazione alle quali la CGIL e Sergio Cofferati avrebbero poi agito in giudizio per il risarcimento del danno, tuttavia non le riporta puntualmente, non le “virgoletta”, ma indica frasi e parole ascrivibili al ricorrente o agli istanti nel giudizio civile. Mancherebbero, in definitiva, nel ricorso citazioni testuali attribuibili al deputato Taormina, come mancherebbe un rinvio al riguardo alla descrizione dei fatti contenuta nella Relazione della Giunta per le autorizzazioni, presentata alla Presidenza della Camera dei deputati il 30 gennaio 2003 (a prescindere dalla possibilità di una descrizione dei fatti per relationem). Nel merito, si insiste nelle conclusioni già riportate, richiamandosi una serie di interventi in Parlamento e di interrogazioni sul tema della responsabilità politica di chi avrebbe alimentato un clima di scontro nel Paese. Nella memoria presentata nell'interesse della CGIL e di Sergio Cofferati, si ribadisce, in punto di ammissibilità del ricorso, la identificabilità dell'oggetto del medesimo, in considerazione della precisa indicazione, in esso inserita, del contenuto delle doglianze della parte attrice nel processo da cui trae origine il conflitto. In particolare, si osserva che il titolo del “lancio” ADN Kronos è riportato tra virgolette nel ricorso, né risulta smentito dal deputato in questione, e che le espressioni «creato le condizioni perché i terroristi si mettessero a disposizione»; di essere «C.G.I.L. e comunisti contrari al cambiamento»; di essersi proposti «gli assassini di Biagi come braccio armato di Cofferati e dei comunisti» sono riportate nel ricorso in modo pedissequo. Nella memoria, si richiama la relazione di minoranza, contraria all'approvazione del documento IV-quater n. 51, nella quale è riportato il testo dell'agenzia di stampa quale riferito nell'atto di citazione. Nel merito, si insiste per la non spettanza alla Camera dei deputati del potere di deliberare la insindacabilità delle dichiarazioni del deputati di cui si tratta, tenuto conto che il contenuto degli atti tipici richiamati dalla stessa a sostegno della esattezza della delibera adottata, oltre al fatto di risalire ad altri deputati, pur se appartenenti al medesimo gruppo parlamentare del deputato, non è affatto assimilabile all'accusa a Sergio Cofferati e alla CGIL di essere i mandanti morali dell'omicidio del prof. Biagi.1. – Il Tribunale di Roma, in composizione monocratica, ha sollevato conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato in relazione alla deliberazione adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 30 luglio 2003 (Doc. IV-quater, n. 51), con la quale si è dichiarato che le opinioni espresse dal deputato Carlo Taormina, in ordine alle quali la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) e Sergio Cofferati hanno promosso azione civile di risarcimento dei danni pendente innanzi allo stesso giudice, ritenendole lesive del loro onore e della loro reputazione, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e sono, pertanto, insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2.