[pronunce]

che, in primo luogo – quanto alla censura mossa alla adozione, quale discrimine temporale tra il vecchio e il nuovo regime, del momento della notificazione della domanda arbitrale anziché di quello della sottoscrizione della clausola compromissoria –, questa Corte ha già chiarito come nessuna lesione del principio di eguaglianza possa ravvisarsi nel fatto che controversie di uguale natura ed oggetto siano assoggettate o meno al divieto di arbitrato ratione temporis, a seconda della data di notifica del relativo atto introduttivo; ed ha aggiunto che la circostanza che il legislatore, nell'esercizio della sua discrezionalità, abbia nella specie ritenuto di porre al riparo dagli effetti della nuova legge non soltanto le controversie per le quali fosse già stato emesso il lodo, ma anche quelle in relazione alle quali fosse stata solo notificata, alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 180 del 1998, l'istanza di accesso ad arbitrato, non può ascriversi a violazione dell'art. 3 Cost. in danno di coloro i quali, alla stessa data, non avevano nemmeno introdotto il giudizio arbitrale (sentenza n. 376 del 2001); che, inoltre – quanto alla denunciata disparità di trattamento rispetto alla disciplina contenuta nel decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40 (recante tra l'altro la modifica delle norme del codice di rito in materia di arbitrato) in ordine all'individuazione del momento di differenziazione applicativa della vecchia e della nuova disciplina – è sufficiente porre l'accento (oltre che sull'ampia discrezionalità di cui gode il legislatore nel regolare in via transitoria il passaggio tra sistemi normativi, anche processuali: sentenze n. 309 del 2008 e n. 219 del 2004) sull'eterogeneità, e quindi sulla non comparabilità, delle disposizioni messe a confronto, riguardanti l'una (la norma censurata) il regime transitorio della sopravvenuta previsione del divieto di devolvere specifiche controversie a collegi arbitrali, l'altra (l'art. 27, commi 3 e 4, del decreto legislativo n. 40 del 2006), il regime transitorio di applicazione della nuova normativa (sostanziale e processuale) di generale riforma della intera disciplina codicistica dell'arbitrato; che, poi – riguardo alla lamentata violazione dell'affidamento, conseguente all'asserita efficacia retroattiva del divieto, che comporterebbe la sostanziale nullità sopravvenuta delle clausole compromissorie precedentemente stipulate –la Corte ha altrettanto chiaramente ritenuto che il principio dell'affidamento «non può in alcun modo ritenersi leso dalle norme impugnate in quanto esse, escludendo dal divieto di devoluzione ad arbitri le sole controversie per le quali sia stata già notificata la domanda di arbitrato alla data di entrata in vigore del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 […], non attribuiscono al suddetto divieto alcuna efficacia retroattiva, ma al contrario fanno puntuale applicazione della norma generale enunciata dall'art. 5 del codice di procedura civile a tenore del quale “la giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda”» (ordinanza n. 11 del 2003); che, d'altronde, con riferimento agli ulteriori profili di censura proposti, questa Corte si è pronunciata nel senso che la norma impugnata non determina nessuna violazione né del diritto di difesa delle parti, liberamente esercitabile di fronte alla giurisdizione ordinaria, né del principio del giudice naturale, «in quanto – anche a voler prescindere dal rilievo per cui il testo dell'art. 25 della Costituzione fa riferimento al “giudice naturale precostituito per legge” – il rispetto del principio enunciato dall'art. 5 del codice di procedura civile esclude in radice la prospettata lesione» (ordinanza n. 11 del 2003); che, infine, neppure si configura la violazione, ad opera della disposizione impugnata, dell'art. 117, primo comma, Cost. prospettata – sempre in riferimento agli artt. 1 e 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo [recte: per violazione dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dell'art. 1 del Protocollo addizionale], come il rimettente deduce essere interpretati dalla Corte di Strasburgo – in ragione della contestata incidenza sulla libertà di iniziativa privata derivante dalla modifica ex post delle condizioni del rapporto contrattuale; che, infatti, valgono le medesime considerazioni svolte – con riguardo alla analoga censura mossa alle norme che stabiliscono il divieto di devoluzione agli arbitri delle controversie in esame – in ordine alla possibilità, sancita in Costituzione (e confermata dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo), di limitare l'autonomia contrattuale per ragioni di utilità economico-sociale, nonché alla sussistenza del «rilevante interesse pubblico» di cui risulta permeata la materia de qua, che giustifica la scelta legislativa oggetto di censura, senza con ciò determinare alcuna forma di discriminazione; che, pertanto, le questioni vanno dichiarate, sotto ogni profilo, manifestamente infondate.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267; dell'art. 8, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 20 settembre 1999, n. 354 (Disposizioni per la definitiva chiusura del programma di ricostruzione di cui al titolo VIII della legge 14 maggio 1981, n. 219, e successive modificazioni, a norma dell'articolo 42, comma 6, della legge 17 maggio 1999, n. 144); e dell'art. 1, comma 2-quater, del decreto-legge 7 febbraio 2003, n. 15 (Misure urgenti per il finanziamento di interventi nei territori colpiti da calamità naturali e per l'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 13, comma 1, della legge 1° agosto 2002, n. 166. Disposizioni urgenti per il superamento di situazioni di emergenza ambientale), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2003, n. 62, sollevate – in riferimento agli artt. 3, 5, 24, 25, 41, 42, 97, 117, primo comma, e 120 della Costituzione – dal Collegio arbitrale di Napoli, costituito per l'arbitrato tra il Consorzio CPR2 e la locale Curia arcivescovile, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 maggio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 maggio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA