[resaula]

a settembre 2019 con il Governo Conte II, si insedia al Ministero delle infrastrutture l'esponente del PD, Paola De Micheli, la quale, con l'ausilio del Ministro dell'economia Roberto Gualtieri, sottoscrive lo storico accordo del 15 luglio 2020, in cui Atlantia S.p. A. assume in nome e per conto della sua controllata ASPI una serie di gravosi impegni. Nel comunicato del Ministero vi era scritto: «In vista della realizzazione di un rilevantissimo piano di manutenzione e investimenti, contenuto nella stessa proposta transattiva, Atlantia e ASPI si sono impegnate a garantire: l'immediato passaggio del controllo di ASPI a un soggetto a partecipazione statale (Cassa depositi e prestiti). Atlantia ha offerto la disponibilità a cedere direttamente l'intera partecipazione in ASPI, pari all'88%, a CDP e a investitori istituzionali di suo gradimento». Tutti contenti della cacciata, ma "i trionfanti non si accorgono - scrive Meletti - , o fingono di non accorgersi (insipienza o malafede?) che la Borsa saluta la punizione dei Benetton con un rialzo del titolo Atlantia del venti per cento". In altre parole, solo la Borsa si sarebbe accorta che il proprietario di ASPI (in quel momento Atlantia) si era prestato "a caricarla di impegni e oneri (3,5 miliardi di spesa, più questo, più quello e più quell'altro) e subito dopo la vende allo Stato, che si compra anche oneri e impegni, chi fa il sacrificio? La Borsa risponde in modo netto: i Benetton l'hanno fatta franca. Le azioni Atlantia volano"; l'acquisto di ASPI viene concluso dal Governo Draghi, il quale, a ottobre 2021 stabilisce che «l'accordo recepisce integralmente le condizioni definite in occasione del Consiglio dei ministri del 14 luglio del 2020, che prevedeva alcuni impegni, tra cui l'esecuzione da parte della società di misure per la collettività per 3,4 miliardi di euro e investimenti per 13,6 miliardi sulla rete». Solo che qualche mese prima ASPI era stata venduta a CDP per quasi 8,2 miliardi di euro, "per cui alla fine, beffardamente, Atlantia ha preso degli impegni che toccherà a CDP onorare, essendo subentrata nella proprietà di ASPI", conclude Meletti; in un altro articolo, uscito l'11 agosto 2022 a firma di Fabio Pavesi per l'inserto "Verità & Affari", si fa notare che nel frattempo dalla semestrale pubblicata a fine luglio 2022 emergerebbe che dalla vendita al consorzio capitanato da CDP, Atlantia avrebbe ottenuto una plusvalenza di ben 5,31 miliardi di euro, cui si aggiungono altri 526 milioni frutto dei mesi di gestione operativa di ASPI pre-cessione. In tutto 5,84 miliardi di cui i Benetton, tramite Edizione, posseggono il 30 per cento (per la famiglia di Ponzano un guadagno pro-quota che sfiora 1,8 miliardi di euro). Inoltre Atlantia, dopo la cessione, si ritroverebbe anche con un debito finanziario netto sceso da 35 miliardi di euro di fine del 2021 a soli 19 miliardi a giugno del 2022, e con un patrimonio netto del gruppo salito da 8,1 miliardi a 13,7 miliardi. Il tutto grazie alla vendita di Autostrade, si chiede di sapere: se si ritenga di dover intervenire per rivedere l'accordo, e dunque per quantificare con certezza l'indennizzo effettivamente spettante all'ex concessionario e se si intenda procedere a una verifica di tutta la documentazione; se si ritenga di dover mettere un freno ai rincari dei pedaggi autostradali, per evitare di far ricadere sulle imprese che utilizzano la rete e sui comuni cittadini che esercitano il loro diritto costituzionale di spostarsi all'interno del Paese, i costi che invece avrebbe dovuto sostenere chi aveva in gestione la rete, intervenendo all'occorrenza, anche per evitare tragedie come quelle del 14 agosto 2018, costata la vita a ben 43 persone. Atto n. 4-07396 LANNUTTI CORRADO Margherita LA MURA Virginia GRANATO Bianca Laura ANGRISANI Luisa SBRANA Rosellina Al Ministro della transizione ecologica Premesso che in data 23 marzo 2022 il Governo ha incarico SNAM di elaborare un progetto per la collocazione di due navi rigassificatrici sulle coste della penisola. Il porto di Piombino è stato individuato quale destinazione di uno dei due impianti. Considerate le dimensioni del rigassificatore e tenuto conto dell'impianto di accompagnamento al suo funzionamento, tale nave non sarebbe in grado di garantire il rischio zero, con riferimento al pericolo incendi e al pericolo di scoppio. Non a caso i rigassificatori offshore sono collocati di regola a 12 miglia (circa 19 chilometri) dalla costa; considerato che il rigassificatore di Piombino sarà esente da qualsivoglia valutazione di impatto ambientale (VIA) per decisione del Governo, che ha comunicato la scelta all'Unione europea, ovvero alla Commissione Ambiente, oceani e pesca, tramite una lettera inviata il 12 agosto 2022 dal Ministro della transizione ecologica. A giustificare tale decisione vi sarebbe "l'eccezionalità" della situazione attuale, determinata dal prolungarsi del conflitto russo-ucraino e dei conseguenti effetti sulla "sicurezza degli approvvigionamenti energetici", che determinano l'"urgenza" di realizzazione dell'opera. In particolare, nella lettera si legge che l'esenzione dalla normativa in materia di valutazioni ambientali (prevista dall'art. 6 comma 11 del decreto legislativo n. 152 del 2006) è giustificata dal fatto che "l'urgenza di giungere alla realizzazione di nuova capacità di rigassificazione mediante unità galleggianti di stoccaggio è tale che, eventuali ritardi o ostacoli suscettibili di impedirne una tempestiva attuazione, risultano contrari all'interesse dei cittadini italiani e finirebbero per mettere a repentaglio la sicurezza energetica del Paese". Nessuna VIA quindi per l'infrastruttura, che verrà realizzata nel piccolo porto cittadino, ad appena 500 metri dalle abitazioni, e che tratterà, secondo le stime, circa 5 miliardi di metri cubi di gas all'anno (il 6,5 per cento del fabbisogno nazionale); considerato inoltre che: il Canale di Piombino e il Golfo di Follonica sono aree marine di altissimo pregio ambientale, collocate all'interno del cosiddetto "Santuario dei Cetacei". In particolare, il mare di Piombino è uno dei siti più importanti a livello nazionale per gli allevamenti agro ittici. Con un impianto di rigassificazione c'è quindi il forte rischio che l'inquinamento ambientale possa danneggiare gravemente un settore economicamente significativo; dagli studi più moderni e accreditati, risulta infatti che la presenza di un impianto di rigassificazione implichi forte inquinamento ambientale dovuto alle immissioni di composti di cloro nelle acque marine, sostanze incompatibili con l'allevamento del pesce e dei mitili; il porto di Piombino è il secondo porto italiano per traffico passeggeri e costituisce uno snodo imprescindibile per l'Arcipelago Toscano e per l'Isola d'Elba.