[pronunce]

n. 152 del 2006, in tema di «acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia», la Regione osserva che il testo dell'articolo impugnato pur riproducendo quello dell'art. 39 del d.lgs. n. 152 del 1999, secondo il quale, «nell'ottica della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni erano chiamate a disciplinare le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate ed i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l'eventuale autorizzazione» , nondimeno introduce l'obbligo, per le Regioni, di richiedere il parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. Ad avviso della ricorrente, detta innovazione determinerebbe sia un «arretramento» della autonomia delle Regioni – collocandole «in una posizione di subalternità, nell'azione di governo del territorio, rispetto alle determinazioni di organi statali» – in violazione dei precetti contenuti nelle legge di delega, sia un condizionamento dell'«attività legislativa delle Regioni», in contrasto con il disposto dell'art. 117, terzo comma, Cost. 3.7. – Sulla base delle medesime argomentazioni svolte con riferimento all'art. 113, comma 1, la Regione Calabria deduce altresì l'illegittimità costituzionale dell'art. 114, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006. Detta disposizione prevede che «le Regioni, previo parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, adottano apposita disciplina in materia di restituzione delle acque utilizzate per la produzione idroelettrica, per scopi irrigui e impianti di potabilizzazione, nonché delle acque derivanti da sondaggi o perforazioni diversi da quelli relativi alla ricerca ed estrazione di idrocarburi, al fine di garantire il mantenimento o il raggiungimento degli obiettivi di qualità di cui al titolo II della parte terza del [...] decreto» legislativo n. 152 del 2006. La difesa regionale rileva che «una previsione sostanzialmente identica era contenuta nell'art. 40, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 1999, nel quale, però, difettava un qualunque riferimento alla necessità di acquisire il parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio». Si sarebbe, pertanto, «nuovamente in presenza dell'introduzione di una forma di anomala “tutela” di un organo statale nei confronti dell'ente regionale, in stridente dissonanza con le prescrizioni della legge di delega, ma soprattutto con il quadro costituzionale successivo alla riforma del titolo V della parte II della Costituzione». 3.8. – La Regione Calabria deduce, inoltre, che l'art. 91, comma 6, del d.lgs. n. 152 del 206, in tema di «aree sensibili», attribuendo «al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio il compito di provvedere, con proprio decreto, alla reidentificazione delle aree sensibili e dei rispettivi bacini drenanti che contribuiscono all'inquinamento delle aree sensibili», decreto da adottare «sentita la Conferenza Stato-Regioni», violerebbe il principio di «leale cooperazione». Infatti, l'incidenza che il decreto ministeriale avrebbe sul «governo del territorio» regionale renderebbe indefettibile la adozione di una intesa, la quale soltanto consentirebbe alle Regioni «di far adeguatamente valere i propri interessi». 4 – Con ricorso notificato il 12-21 giugno 2006 e depositato il successivo 14 giugno (registro ricorsi n. 69 del 2006), la Regione Toscana ha impugnato, fra gli altri, gli artt. 91, commi 2 e 6, 113, comma 1, 114, comma 1, e 116 del d.lgs. n. 152 del 2006, per violazione degli artt. 117 e 118 Cost. e del principio di leale cooperazione. 4.1. – La Regione ricorrente osserva preliminarmente che l'art. 91, comma 1, del citato decreto legislativo effettua una prima individuazione delle così dette «aree sensibili», ovvero delle aree particolarmente esposte ad inquinamento. Il comma 2, poi, demanda l'individuazione di «ulteriori aree sensibili» al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Parallelamente, il comma 6 dello stesso articolo riconosce al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio il potere di procedere, sentita la Conferenza Stato-Regioni, alla «reidentificazione» delle aree sensibili e dei rispettivi bacini drenanti che contribuiscono all'inquinamento delle aree medesime. Ad avviso della Regione Toscana, l'ambito di intervento della norma, pur se astrattamente riconducibile alla «materia ambiente», risulterebbe tuttavia suscettibile di interventi legislativi regionali, in considerazione della naturale incidenza di tale funzione sulle politiche del territorio e sulla tutela della salute, rientranti nella competenza legislativa concorrente regionale. Conseguentemente, secondo la ricorrente, l'art. 91, commi 2 e 6, del d.lgs. n. 152 del 2006, «nella parte in cui non prevede che il processo codecisionale sia garantito attraverso un'intesa fra Stato e Regioni», limitandosi a prescrivere un mero obbligo di sentire la Conferenza Stato-Regioni, violerebbe gli artt. 117 e 118 Cost. 4.2. – Passando alle censure concernenti gli artt. 113, comma 1, e 114, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, la Regione Toscana premette che la prima delle suddette disposizioni prevede che, «ai fini della prevenzione dei rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate nonché i casi in cui le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l'eventuale autorizzazione». Quanto all'art. 114, comma 1, prosegue la ricorrente, esso dispone che «le Regioni, previo parere del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, adottino apposita disciplina in materia di restituzione delle acque utilizzate per la produzione idroelettrica, per scopi irrigui e in impianti di potabilizzazione, nonché delle acque derivanti da sondaggi o perforazioni diversi da quelli relativi alla ricerca ed estrazione di idrocarburi, al fine di garantire il mantenimento o il raggiungimento degli obiettivi di qualità di cui al decreto medesimo».