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Poiché le funzioni di cui è prevista l'attribuzione al Dipartimento sono in parte già esercitate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, è previsto che all'organizzazione del Dipartimento stesso si provveda mediante la riorganizzazione interna degli uffici ministeriali già esistenti, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Il Dipartimento sarà supportato da una Commissione tecnica da istituire entro due mesi dalla data di entrata in vigore della legge ai fini della realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica. Sono inoltre previste disposizioni su specifici aspetti e questioni connessi allo sviluppo della mobilità ciclistica, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. Al pari del livello nazionale, anche regioni, province, città metropolitane e comuni devono dotarsi, ciascuno, di un ufficio mobilità ciclistica che si occupi delle competenze specifiche attribuite dalla presente legge e svolga un ruolo attivo, di interazione e di coordinamento all'interno delle rispettive amministrazioni e nei riguardi delle altre istituzioni che si occupano di viabilità, ambiente, turismo, energia, scuola, affinchè la mobilità ciclistica non sia ignorata e le necessarie infrastrutture di rete e i servizi realizzati siano di qualità. L'articolo 6 stabilisce che province, città metropolitane e comuni si dotino di piani della mobilità ciclistica ritenuti piani di settore all'interno degli strumenti di pianificazione del traffico e della mobilità e parte integrante ed essenziale dei Piani territoriali di coordinamento provinciali e dei Piani urbanistici generali, assumendo e valorizzando ove presenti nel territorio di competenza, gli itinerari nazionali delle reti Bicitalia ed EuroVelo. L'articolo 7 stabilisce che gli enti locali elaborano programmi triennali per l'attuazione degli interventi sulla mobilità ciclistica per i territori di rispettiva competenza. L'articolo 8 definisce come soggetti attuatori della legge province, città metropolitane, comuni, enti gestori dei parchi regionali e locali, comunità montane che adottano ogni iniziativa utile per realizzare e promuovere, anche con la collaborazione di privati, gli interventi previsti dal presente disegno di legge, ricorrendo ad adeguate forme di concertazione, compresi gli accordi di programma. L'articolo 9 definisce le disposizioni particolari per le province. Tra i diversi compiti assegnati, la redazione e l'aggiornamento del Sistema informativo territoriale (SIT) della rete ciclabile provinciale e la classificazione delle ciclovie per tipologia e qualità. L'articolo 10 definisce le disposizioni particolari per i comuni, tra cui la realizzazione in prossimità delle stazioni ferroviarie, di velostazioni, vale a dire di centri per il posteggio, noleggio e riparazione bici. I comuni, inoltre, hanno l'obbligo negli edifici di edilizia residenziale pubblica di consentire il deposito di biciclette in cortili o spazi comuni e di modificare i regolamenti edilizi inserendo norme per la realizzazione di spazi comuni negli edifici adibiti a residenza e attività terziarie o produttive per il deposito di biciclette ed anche presso strutture pubbliche. L'articolo 11 interviene in materia di ferrovie dismesse o in disuso, affermando il principio che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono tenute al recupero e alla riqualificazione delle ferrovie stesse, valorizzandone in particolare la vocazione ciclabile: a questo scopo sono previsti il trasferimento in proprietà a tali enti dei tratti ferroviari in disuso esistenti sul rispettivo territorio, a titolo gratuito se appartenenti alla rete ferroviaria statale, e il loro prioritario utilizzo per la realizzazione di itinerari ciclopedonali o di piste ciclabili, oppure, in alternativa, la loro riadattazione a fini di trasporto integrato. L'articolo 12 modifica il codice della strada (decreto leggislativo n. 285 del 1992) agli articoli 13 e 14 introducendo l'obbligo per gli enti proprietari di tutte le categorie di strade previste dalla norma, di realizzare, all'interno dello stesso corridoio previsto dall'opera stradale, sia nel caso di nuove costruzioni che di manutenzioni straordinarie di strade esistenti e delle infrastrutture cicloviarie. Gli interventi previsti dal presente articolo valgono pure nei casi di sottopassi, sovrappassi e rotatorie. Qualora gli interventi dovessero essere realizzati disattendendo tale norma, il finanziamento viene revocato. L'articolo 13 riguarda, invece, gli argini dei fiumi e dei torrenti, le strade che costeggiano gli argini stessi e quelle che costeggiano i margini di canali artificiali (strade alzaie), le strade di servizio, stabilendo anche per essi l'utilizzo prioritario per la realizzazione di itinerari ciclopedonali o di piste ciclabili: si supera in tal modo la disciplina vigente in materia, contenuta nella legge n. 366 del 1998, che prevede la semplice possibilità di utilizzo di tali percorsi per la realizzazione di piste ciclabili. I successivi articoli 14 e 15 intervengono sull'altra questione, assolutamente determinante, della garanzia delle risorse finanziarie necessarie per il finanziamento degli interventi in materia di mobilità ciclistica. Le risorse economiche disponibili per la mobilità ciclistica sono state fino ad oggi insufficienti, sottodimensionate ed episodiche e ciò è confermato anche dal fatto che sia nelle leggi finanziarie degli ultimi anni che nella programmazione nazionale dei fondi europei non sono stati previsti rifinanziamenti della vigente legge n. 366 del 1998. Questo ha comportato un significativo ritardo nell'attuazione di interventi indispensabili affinché la mobilità ciclistica possa realmente assumere un ruolo essenziale nella strategia dei trasporti e dell'ambiente, recuperando il grande divario rispetto agli altri paesi europei. Perché ciò si realizzi lo stanziamento delle risorse economiche per lo sviluppo della mobilità ciclistica deve essere strutturale, continuativo nel tempo. Allo scopo anche i fondi europei esistenti devono essere destinati prioritariamente a concorrere al finanziamento della realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica in quanto infrastruttura strategica nazionale. A questo scopo il presente disegno di legge prevede, peraltro, un vincolo di destinazione in favore degli interventi per la mobilità ciclistica a carico degli stanziamenti annualmente previsti per le infrastrutture viarie e ferroviarie, nella misura del 2 per cento dell'importo totale: queste risorse saranno utilizzate per il rifinanziamento del citato fondo di cui all'articolo 3 della legge n. 366 del 1998, per la realizzazione, oltre che degli interventi già previsti dalla medesima legge e da includere nei nuovi piani regionali della mobilità ciclistica, anche dei nuovi interventi che regioni, province, città metropolitane e comuni si troveranno a dover realizzare in attuazione delle nuove norme, nonché degli oneri a carico del bilancio dello Stato inerenti agli aspetti di rilevanza sovraregionale connessi alla realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica e alle relative competenze statali.