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Disposizioni per garantire maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso un sistema di certificazione. Onorevoli Senatori . – La materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro è stato disciplinata dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (cosiddetto « testo unico delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ») e dai suoi provvedimenti di attuazione. Da più parti, ci si interroga sui risultati e benefici raggiunti con le norme che si sono susseguite nel tempo e, in generale, con l'intera legislazione sulla prevenzione. Il tema della sicurezza sul lavoro è da tempo all'attenzione del Parlamento. Con riferimento al Senato ricordiamo che nel corso della XIV legislatura (30 maggio 2001 - 27 aprile 2006), XV legislatura (28 aprile 2006 - 28 aprile 2008), XVI legislatura (29 aprile 2008-14 marzo 2013), XVII legislatura (15 marzo 2013 - 22 marzo 2018) e XVIII legislatura (23 marzo 2018-12 ottobre 2022) venne costituita una Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. Nell'attuale XIX legislatura il Senato ha costituito la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (delibera del Senato della Repubblica del 22 marzo 2023). Già nella X e XI legislatura comunque il Parlamento aveva affrontato il tema della sicurezza sul lavoro per mezzo di apposite Commissioni di inchiesta o indagini conoscitive. Per « infortunio sul lavoro » si deve intendere qualsiasi lesione originata in occasione di un'attività lavorativa e che menomi parzialmente o totalmente la capacità lavorativa della persona, o che causi la sua morte. È infortunio sul lavoro anche quello che può occorrere al lavoratore nel tragitto per recarsi sul luogo di lavoro o per tornare dal luogo di lavoro a casa. Sono inoltre considerati infortuni sul lavoro quelli da imputarsi al lavoratore. dovuti a colpa del lavoratore stesso. Su questo punto si stima che la maggior parte degli infortuni sul lavoro dipendano da errori umani, e che in larga maggioranza siano dovuti principalmente a due fattori: la scarsa consapevolezza e la non adeguata organizzazione, alla quale si ascrivono anche gli incidenti dovuto al datore di lavoro per non aver posto in essere adeguate misure di prevenzione. La maggior parte degli infortuni gravi o mortali si verificano nello svolgimento di attività che non sono di routine. Con specifico riferimento alle Commissioni d'inchiesta, la Commissione della XV legislatura si era prefissata l'obiettivo di fare luce sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e sulle sue cause, al fine di individuare degli strumenti per fronteggiarlo e limitarlo. La Commissione della XVI legislatura si era prefissa, in particolare, l'obiettivo di accertare la dimensione del fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle cosiddette « morti bianche »; l'assistenza offerta alle famiglie delle vittime, individuando le aree in cui il fenomeno è maggiormente diffuso; il livello di applicazione delle leggi antinfortunistiche e l'efficacia della legislazione vigente per la prevenzione degli infortuni, anche con riferimento alla incidenza sui medesimi del lavoro flessibile o precario; l'idoneità dei controlli da parte degli uffici addetti alla applicazione delle norme antinfortunistiche; l'incidenza complessiva del costo degli infortuni sulla finanza pubblica, nonché sul Servizio sanitario nazionale, e quali ulteriori strumenti legislativi e amministrativi si sarebbero dimostrati utili al fine della prevenzione degli infortuni sul lavoro. La relazione conclusiva della Commissione della XVIII legislatura fece emergere che « Le cause degli incidenti mortali e di quelli gravemente lesivi si devono rintracciare materialmente nella violazione delle normative in materia di sicurezza sul lavoro e specificamente nella trascuratezza della formazione quale prima forma di prevenzione culturale, della sorveglianza sanitaria e dell'obbligo di vigilanza all'interno dell'ambito lavorativo ». È opportuno evidenziare, per fare comprendere la gravità del fenomeno, che dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2023, in Italia si sono registrati 21.050 decessi sul lavoro, dei quali, circa la metà (10.474) dovuti a infortuni sul luogo di lavoro e i rimanenti in strada o in itinere . Le denunce di infortunio presentate all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) tra gennaio e dicembre 2023 sono state oltre 585.336 (-16,1 per cento rispetto al 2022), di cui 1.041 mortali (-4,5 per cento). Risultano invece in aumento le malattie professionali, 72-754 (+19,7 per cento). A ben osservare la media delle vittime è del tutto simile a quella di quindici anni fa, ed è anzi in crescita se si prende in esame il solo 2023, nonostante i dati al ribasso disponibili. Un'analisi settoriale del fenomeno evidenzia come l'edilizia risulti essere il settore maggiormente colpito, con 354 morti (34 per cento del totale). Seguono i settori dei trasporti e del magazzinaggio (144 morti, 14 per cento), dell'agricoltura, silvicoltura e pesca (88 morti, 8 per cento) e della manifattura (77 morti, 7 per cento). Le cause principali di tali decessi sono riconducibili a cadute dall'alto (214 morti, 20 per cento), mezzi di trasporto (179 morti, 17 per cento), macchine e attrezzature (142 morti, 14 per cento). Nonostante quindi il calo registrato nel 2023, il numero dei decessi rimane un dato preoccupante che richiede un impegno ampio e risoluto da parte delle istituzioni, da attuarsi attraverso l'implementazione di politiche mirate alla prevenzione e al rafforzamento dei sistemi di controllo in ambito aziendale mediante l'adozione di adeguate misure di sicurezza e di formazione del personale, con l'assunzione di una condotta consapevole e responsabile. Datori di lavoro, lavoratori e INAIL condividono il principio che solamente con un'azione collettiva convergente e consapevole della gravità del problema è possibile contrastare efficacemente questo fenomeno e tutelare il diritto alla sicurezza sul lavoro. È bene ricordare che chi ha un'età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni il rischio di morire sul lavoro è ben superiore rispetto a coloro che hanno un'età tra i venticinque e i trentaquattro anni. Il dato diventa più drammatico tra i lavoratori con età superiore ai cinquant'anni. È necessario che i datori di lavoro e i lavoratori siano consapevoli di quali siano i fattori che possono essere identificati come « pericolosi » per la sicurezza sui luoghi di lavoro, ad esempio: la mancanza di una comunicazione che sia efficace e utile a evitare errori che potrebbero essere fatali; la diminuzione della soglia d'attenzione e delle procedure dovute a una ripetizione di gesti, che può portare il lavoratore ad avere totale fiducia nella propria capacità di adempiere alle sua mansioni in maniera automatica; la richiesta di svolgere una determinata mansione per la quale non si ha una competenza specifica; la mancanza di un lavoro effettivamente di squadra; la fatica; la mancanza di risorse umane e tecniche adeguate al lavoro da svolgere; la pressione per portare a compimento il prima possibile un lavoro; lo stress derivante da lavori complessi e pesanti;