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Tuttavia, nel momento in cui ha deciso di darne conto addirittura in diretta televisiva, lei, tanto più perché è il Ministro della giustizia, aveva il dovere di dire la verità. Tutti gli italiani hanno capito che lei la verità, purtroppo, non l'ha detta, non solo perché, come tutti sanno, non c'è paragone tra il DAP e la Direzione degli affari penali; non solo perché la Direzione degli affari penali non è più quello che era ai tempi di Falcone; non solo perché gli affari penali erano già occupati da un valente funzionario appena nominato e lei non aveva il potere di sostituirlo visto che, a differenza del DAP, gli affari penali non sono oggetto di una nomina discrezionale; non solo perché non c'è stata la grande riorganizzazione degli affari penali che lei aveva in mente e, anzi, sono stati ulteriormente depotenziati grazie alle sue decisioni; non solo per tutto questo, ma perché lei stesso ha affermato e ha ammesso che, nel momento in cui ha ipotizzato la nomina del dottor Di Matteo, le erano già note le esternazioni dei mafiosi preoccupati per la nomina a capo del DAP, non del dottor Basentini, ma del dottor Di Matteo. Lei allora che cosa fa? Lei, consapevole che la mafia paventa la nomina del dottor Di Matteo, nomina il dottor Basentini. Quale occasione migliore avrebbe avuto per sfidare la mafia che quella di nominare il magistrato che la mafia non voleva? Ha fatto il contrario. E allora non è credibile perché, quando si danno delle spiegazioni non dovute, quelle spiegazioni devono essere veritiere e verosimili. C'è comunque un fatto che taglia la testa al toro. Il dottor Di Matteo, in quella stessa intervista del 6 maggio che lei ha citato afferma che, quando lei gli ha proposto la nomina agli affari penali, ha pronunciato questa frase, caro Ministro: «non c'è dissenso o mancato gradimento che tenga». C'è stato un dissenso, allora; c'è stato un mancato gradimento in relazione alla nomina del dottor Di Matteo al DAP, allora. E lei, nonostante sia stato più volte sollecitato non dalle opposizioni, ma dall'opinione pubblica e dai più importanti quotidiani nazionali, su questo non ha mai risposto. Noi vogliamo sapere chi ha espresso il dissenso e chi ha espresso il mancato gradimento. Lei si sente offeso perché qualcuno ipotizza che lei non abbia nominato il dottor Di Matteo per non scontentare i boss . Io le credo; non penso che lei non abbia nominato il dottor Di Matteo per paura delle esternazioni dei criminali mafiosi, ma credo - perché lei non ha dato spiegazione su questo punto - ci sia stata un'opposizione a questa nomina e che lei abbia accettato questa imposizione rimangiandosi la parola nei confronti del dottor Di Matteo e mentendo in diretta televisiva agli italiani. Ancora oggi, di fronte a questo ramo del Parlamento e all'intera opinione pubblica, lei, signor Ministro, arreca un danno gravissimo alla credibilità della giustizia ed è solo per questo che lei dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi senza aspettare il voto di questa Assemblea. Forse sarà salvato dal voto di quest'Assemblea. Abbiamo ascoltato il senatore Renzi dire che voterà contro la mozione di sfiducia. Il senatore Renzi è andato all'incasso ancora una volta. Ne prendiamo atto: pensiamo che di questo passo, senatore Renzi, lei finirà per avere più poltrone che voti, ma questa è una sua scelta, non è un problema nostro. Veniamo alla rivolta nelle carceri. Signor Ministro, lei ci ha fatto un elenco molto interessante di tutti i successi ottenuti nei mesi dell'emergenza e, ancor prima, dal dottor Basentini nella gestione delle carceri e poi lo costringe a dimettersi? Perché avete fatto dimettere Basentini se ha gestito così bene le carceri in questo momento? (Applausi). Soprattutto, perché lei ha accettato le dimissioni? Le ha accettate perché le ha sollecitate; se non fosse vero che le aveva sollecitate, le poteva respingere. Nulla di tutto questo. Ci sono state rivolte nelle carceri, come hanno ricordato colleghi prima di me: sono stati stimati 30 milioni di euro di danni e ci sono stati 14 morti. Una cosa incredibile e lei come reagisce? Chiedendo o invitando i magistrati a procedere per direttissima e infliggere pene gravissime nei confronti dei rivoltosi? No, lei reagisce con l'articolo 123 del decreto-legge n. 18 del 2020, nel quale per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico - e lei è un giurista e non può non saperlo - si introduce un principio nuovo. Le scarcerazioni o le detenzioni domiciliari sono disciplinati dagli articoli 146 e 147 del codice penale e sono richiamati espressamente dall'ordinamento penitenziario, che prevede la detenzione domiciliare quando c'è una condizione patologica in atto del detenuto incompatibile con la condizione di carcerazione. Questo è il principio su cui dal codice Rocco, all'ordinamento penitenziario, alla legge del 2010 cui lei faceva riferimento il nostro ordinamento giuridico si è sempre basato, per un principio di pietà nei confronti di chi soffre. Se una persona soffre in carcere e non c'è modo di curarla in carcere, può essere messa alla detenzione domiciliare. Lei ha fatto una cosa assolutamente nuova: ha stabilito il principio che si può andare alla detenzione domiciliare non solo quando si è ammalati, ma anche quando c'è il rischio di ammalarsi. Il rischio di contagio è stato inserito dall'articolo 123 nel nostro ordinamento giuridico come un motivo per mandare i detenuti alla detenzione domiciliare e poco importa che in quell'articolo si escluda che si possano mandare alla detenzione domiciliare i detenuti in regime di 41- bis o di cui all'articolo 4- bis dell'ordinamento penitenziario, perché questo principio è entrato e ovviamente i magistrati lo hanno utilizzato mandando a casa 8.000 detenuti, tra i quali 500 pericolosi criminali. Questo è un altro risultato della sua arrendevolezza nei confronti delle pressioni della criminalità organizzata. Non lo dico io, ma lo ha detto il dottor Gratteri in audizione la settimana scorsa di fronte alla Commissione giustizia. Come non bastasse, alla fine si dimette anche il suo capo di gabinetto. È un po' sfortunato, signor Ministro: il suo capo di gabinetto si dimette perché si è ritrovato invischiato in una brutta storia di intercettazioni e mercimonio correntizio di poltrone in relazione a importantissimi incarichi di magistrati. Signor Ministro, credo che di fronte a tutto questo lei debba prendere atto della sua inadeguatezza a svolgere il compito così importante di Guardasigilli della Repubblica italiana e debba in modo almeno onorevole salvare la faccia e rassegnare le dimissioni. (Applausi). GRASSO (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GRASSO (Misto-LeU) . Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, il dibattito di oggi è attraversato da un fastidioso filo di ipocrisie trasversali che poco hanno a che fare col merito di quanto andiamo discutendo e molto con piccole o grandi guerre di posizione, di posizionamento politico. Ne cito solo tre per evidenziare i controsensi.