[pronunce]

Ciò premesso l'Avvocatura osserva che la norma impugnata è diretta a disciplinare in via generale rapporti privatistici, in deroga ai principi di cui agli artt. 1322 e 1372 del codice civile, e che solo indirettamente tale normativa si riflette (in senso comunque positivo rispetto alla disciplina codicistica) sul debito accessorio degli enti pubblici erogatori di un contributo sugli interessi dei mutui agevolati. Essa dunque non interferisce - ad avviso dell'Avvocatura - con la competenza regionale in materia di edilizia residenziale pubblica, essendo pacifico che, pur nelle materie in cui è riconosciuta alle Regioni competenza legislativa, la disciplina dei diritti soggettivi per quanto riguarda i profili civilistici dei rapporti da cui derivano appartiene alla competenza istituzionale dello Stato. Non vi sarebbe dunque alcuna lesione dell'autonomia finanziaria delle Regioni né alcuna violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, non essendo configurabile in materia nessun obbligo di concertazione o consultazione. La norma impugnata si porrebbe in definitiva sullo stesso piano di discrezionalità proprio della norma da essa modificata (e cioè l'art. 29 della legge n. 133 del 1999). Non sussisterebbe nemmeno violazione del principio di ragionevolezza in quanto la disposizione censurata mirerebbe a rendere concretamente applicabile un intervento riequilibratore tutt'altro che consolidato, «calibrandone la misura in modo di superarne le concrete difficoltà di realizzazione pratica». Essa sarebbe anzi specificamente ispirata ad un criterio di ragionevolezza «in quanto volta a salvaguardare, sul piano dell'effettività, rendendolo concretamente perseguibile, l'obiettivo primario della riconduzione ad equilibrio dei rapporti in questione, senza trascurare le esigenze dell'ordinamento creditizio ad evitare contraccolpi negativi per il sistema bancario anche in sede comunitaria ed internazionale». In una memoria depositata nell'imminenza dell'udienza, l'Avvocatura sottolinea, in via preliminare, la genericità delle doglianze formulate dalla Regione riguardo alla lesione della propria autonomia finanziaria, ribadendo, sotto tale profilo, la richiesta di declaratoria di inammissibilità del ricorso stesso. Nel merito, riguardo all'assunto secondo il quale la disposizione censurata porrebbe un nuovo ed indebito onere a carico del bilancio regionale, l'Avvocatura - premesso che sulle regioni gravano i soli oneri relativi ai programmi di edilizia agevolata da esse stesse attivati - osserva che «le risorse impegnate per la concessione delle agevolazioni creditizie non gravano sul bilancio regionale, ma costituiscono quota parte dei contributi ex Gescal ripartiti tra le regioni per finalità proprie dell'edilizia residenziale (nello specifico per l'edilizia agevolata), che hanno una gestione contabile separata di bilancio». Deduce poi la medesima difesa che, per effetto dell'art. 29 della legge n. 133 del 1999, come integrato dalla norma censurata, i tassi di interesse dei mutui agevolati - e, conseguentemente, la quota-parte a carico dell'ente pubblico - vengono comunque a diminuire e dunque non si sarebbe verificato, come sostiene la Regione, un aumento di spesa ma solo una minore economia rispetto a quella inizialmente prospettata con la norma originaria, rimasta inattuata a causa della opposizione del sistema bancario.1.- Il ricorso proposto dalla Regione Veneto ha ad oggetto l'art. 145, comma 62, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato), ritenuto in contrasto con gli artt. 3, 5, 81, 97, 117, 118 e 119 della Costituzione nonché con il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. La norma impugnata dispone che, «ai fini dell'applicazione dell'art. 29 della legge 13 maggio 1999, n. 133, il tasso effettivo globale medio per le medesime operazioni di cui al comma 1 del citato articolo 29 è da intendersi come il tasso effettivo globale medio dei mutui all'edilizia in corso di ammortamento». Secondo la Regione ricorrente mediante tale disposizione sarebbe stato surrettiziamente innalzato il tasso di riferimento, costituente il limite oltre il quale, ai sensi del citato art. 29 della legge 13 maggio 1999, n. 133 (Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale), può essere attivata la procedura di rinegoziazione dei mutui a tasso agevolato. Le Regioni - sul cui bilancio gravano i relativi contributi - ne risulterebbero economicamente danneggiate sia perché verrebbe in tal modo ridotto il numero dei mutui suscettibili di rinegoziazione sia perché, comunque, il tasso rinegoziato sarebbe, in base alla norma impugnata, considerevolmente più alto di quello derivante dall'applicazione del testo originario del citato art. 29. In ciò, appunto, la Regione Veneto ravvisa una violazione dell'autonomia, anche finanziaria, delle Regioni, costituzionalmente garantita, nonché del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. 2.- La questione è inammissibile. 2.1.- L'art. 29 della legge 13 maggio 1999, n. 133, allo scopo di ricondurre ad equità i contratti di mutuo agevolato in corso, divenuti eccessivamente onerosi a seguito della repentina discesa dei tassi di interesse, prevede che «gli enti concedenti contributi agevolati [...] nonché le persone fisiche e giuridiche destinatarie di tali contributi, possono, in via disgiunta, chiedere all'istituto mutuante la rinegoziazione del mutuo nel caso in cui il tasso di interesse applicato ai contratti di finanziamento stipulati risulti superiore al tasso effettivo globale medio per le medesime operazioni, determinato ai sensi dell'articolo 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108, alla data della richiesta, al fine di ricondurre il tasso di interesse ad un valore non superiore al citato tasso effettivo globale medio alla predetta data ». La norma impugnata, successivamente intervenuta, sostituendo al «tasso effettivo globale medio per le medesime operazioni, determinato ai sensi dell'articolo 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108», il «tasso effettivo globale medio dei mutui all'edilizia in corso di ammortamento», ha indubbiamente modificato la originaria previsione normativa in senso meno favorevole ai mutuatari ed agli enti concedenti i contributi, in quanto la media dei tassi di tutti i mutui all'edilizia in corso di ammortamento - ivi compresi quelli stipulati in epoca in cui il costo del denaro era ben più alto dell'attuale - risulterà evidentemente superiore, ed anche in maniera sensibile, rispetto alla media dei tassi dei soli mutui stipulati nel trimestre precedente la rilevazione.