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Ebbene, questo parere nessuno sembra averlo mai letto, nonostante ripetutamente richiesto dalle opposizioni in Consiglio regionale, tanto che oggi la procura ha aperto un fascicolo per indagare la Regione Sardegna per epidemia colposa. Adesso la Giunta e tutto il centrodestra sardo devono rendere pubblico questo parere; lo devono ai cittadini sardi e a tutta l'Italia, in questi giorni alle prese con una fase molto critica della pandemia che si è diffusa in autunno su tutto il territorio nazionale anche a causa di queste scelte nefaste. Auspico pertanto un immediato chiarimento da parte del Governatore della Sardegna sulle scelte politiche fatte quest'estate in merito all'apertura delle discoteche. (Applausi) . SACCONE (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, porto a conoscenza dell'Assemblea un caso particolare. Non è mio costume, ma vorrei che l'Assemblea traesse insegnamento da questa esperienza devastante: Elisabetta Federico è deceduta il 2 novembre scorso qui a Roma, all'Ospedale pediatrico «Bambino Gesù», ricoverata per un trapianto di midollo osseo. Non voglio entrare nel merito della vicenda che ha patito questa giovane ragazza; il mio vuole essere semplicemente il raccoglimento di uno spunto, incluso in un lungo post del padre, il dottor Maurizio Federico, responsabile del Centro nazionale per la salute globale dell'Istituto superiore di sanità: un lungo post su Facebook ripreso da tanti quotidiani nazionali, in cui - le garantisco, signor Presidente - non vi è mai un tono accusatorio, mai un'invettiva, ma solamente parole di plauso e di ringraziamento all'ospedale Bambino Gesù, consapevoli dell'autorevolezza e anche, in alcuni dei medici, dei tratti di umanità. In quel post ci sono però delle domande cui il legislatore deve dare delle risposte. Una delle domande di Maurizio Federico riguarda proprio il piano B durante un trapianto di midollo osseo. Lui purtroppo ha scoperto sulla pelle di sua figlia, una figlia adottiva, che non esiste nei protocolli internazionali un piano B, per cui se il sangue del donatore si dovesse rivelare, la notte precedente il trapianto, non compatibile o non idoneo o non altamente qualitativo, purtroppo non si può fare più niente, perché non si è preventivamente preso coscienza di questo. Con una petizione lanciata sul sito «change.org», che ha già raccolto 5.000 firme, sarà allora avanzata una richiesta al Ministro della salute che verrà tradotta in un'interrogazione parlamentare, affinché il Ministro della salute - che immagino sia pressato dalla maledetta pandemia e chissà quanti casi in specie a causa di questa non vengono presi nella massima considerazione, perché troppo stressato il sistema sanitario - si adoperi perché si possano rivedere questi protocolli. Vorrei concludere, Presidente, con un omaggio, perché l'ematologa ha detto che non esiste un piano B, perché non succede mai. Ecco, il nostro impegno come legislatori è quello di fare in modo che quel «non succede mai» che è stato un'eccezione per Lisa diventi un «non succeda più» che chi deve fare un trapianto di midollo osseo non possa disporre di un piano B. (Applausi) . MAUTONE (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MAUTONE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla luce degli ultimi tragici episodi di neonati abbandonati nei cassonetti o purtroppo a volte uccisi, come nel caso del neonato di Trapani morto con il cranio fracassato, perché gettato da una finestra del quinto piano di un palazzo, noi tutti dobbiamo riflettere su questi avvenimenti; non pronunciare solo considerazioni o parole di circostanza, ma fare atti concreti, anche con provvedimenti legislativi. Solo in questo modo possiamo aiutare le mamme in gravi difficoltà e sostenerle in situazioni così complesse e difficili. Episodi simili (sono circa 400 in un anno in Italia) avvengono in ogni realtà della nostra penisola. I tragici eventi sono legati quasi sempre a mamme in preda a crisi depressive post partum o sconvolte dalla paura dell'isolamento e dell'abbandono, incapaci di gestire situazioni e realtà più grandi della loro età, o ancora provocati da dinamiche familiari e sociali che stravolgono l'animo e annebbiano le menti di donne o famiglie spesso già in difficoltà. Al di là dell'importanza e del ruolo fondamentale delle associazioni per la tutela delle ragazze madri o per il supporto alle famiglie in difficoltà, volevo porre l'accento sulla necessità di offrire una possibilità concreta alle mamme e ai genitori che abbandonano il neonato, non volendolo riconoscere. Questa scelta sofferta e terribile - come detto - è motivata da svariate e complesse problematiche. I neonati sono abbandonati spesso con il cordone ombelicale ancora attaccato nei luoghi più disparati, finanche nei cassonetti, esposti al freddo e alla pioggia, con forte rischio di infezioni e di stress termici, capaci in alcuni casi di provocarne la morte. Ben venga l'idea di istituire dei punti di accoglienza dei neonati ubicati nelle strutture ospedaliere, che possiamo definire «culle per la vita» o «culle sociali», in cui il neonato può essere lasciato in sicurezza e in anonimato e dove può ricevere l'adeguata assistenza e le opportune cure. Queste culle, che potremmo definire le moderne ruote degli esposti, come quella precedentemente presente nell'ospedale pediatrico Santissima Annunziata di Napoli (dove io lavoro), potrebbero essere ubicate in tutti i punti nascita. A tal proposito ho presentato un disegno di legge che prevede, oltre alla collocazione delle culle, tutta una serie di iniziative di sensibilizzazione e di informazione e l'istituzione di un numero verde nazionale. Diamo una risposta concreta di aiuto alle mamme, alle famiglie in difficoltà e ai neonati, vittime innocenti, affinché questa piaga così triste scompaia. DI NICOLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI NICOLA (M5S) . Signor Presidente, la ringrazio per un intervento che lei gentilmente mi ha concesso e che si poteva fare domani, ma che vorrei fare adesso a nome di tutti i cittadini abruzzesi alle prese con il Covid e con la crisi terribile che c'è negli ospedali e nelle strutture sanitarie. È una denuncia che a questo punto può servire per tutte le situazioni analoghe che si stanno probabilmente consumando in ogni angolo d'Italia. Signor Presidente, cari colleghi, io pensavo di aver visto il peggio nella mia vita professionale come giornalista, avendo assistito a disastri e a scene drammatiche come quelle relative per esempio alla tragedia di Sarno o al terremoto di L'Aquila, con le vittime tratte fuori a fatica dal fango o dalle macerie. Ma, a seguito di quello che ho visto in questi giorni come semplice cittadino (perché ho avuto una sfortuna, che a questo punto diventa un'opportunità) che ha potuto, per quanto poteva, mettersi a disposizione di medici e soprattutto di malati in condizioni critiche, alle prese con la morte nell'ospedale di Avezzano, credo di essere stato più utile in questi cinque giorni che in due anni di attività parlamentare. Cosa voglio dire, signor Presidente?