[pronunce]

che, quanto al parametro di cui all'art. 53 Cost., la difesa del Presidente del Consiglio dei ministri afferma che esso non è, nella specie, conferente, atteso che il principio di capacità contributiva «attiene alla genesi dell'obbligazione tributaria, ovvero al momento in cui si verifica il presupposto dell'imposizione» (cita, in proposito, l'ordinanza della Corte costituzionale n. 181 del 2007) e non riguarda la «fase patologica dell'obbligazione tributaria», ossia la «fase della riscossione di somme già resesi definitive», nella quale invece si inserisce la disposizione denunciata; che priva di fondamento è, infine, secondo la medesima Avvocatura, anche la questione sollevata in riferimento all'art. 42 Cost., perché detto parametro costituzionale riguarda l'istituto dell'espropriazione per motivi di interesse generale, che fa sorgere, in capo all'espropriato, un interesse legittimo all'indennizzo e non quello, ad essa estraneo, della espropriazione forzata (sono richiamate le sentenze della Corte costituzionale n. 13 del 1971; n. 93 del 1964; n. 42 del 1964). Considerato che il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Reggio Emilia dubita della legittimità dell'art. 85, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), il quale, nel contesto della disciplina della riscossione coattiva delle imposte sul reddito effettuata mediante espropriazione immobiliare, dispone che: «Se il terzo incanto ha esito negativo, il concessionario, nei dieci giorni successivi, chiede al giudice dell'esecuzione l'assegnazione dell'immobile allo Stato per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede, depositando nella cancelleria del giudice dell'esecuzione gli atti del procedimento»; che la disposizione - applicabile solo «se si procede per entrate tributarie dello Stato» (art. 30, comma 1, del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, recante «Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell'art. 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337») - è denunciata «nella parte in cui prevede che l'assegnazione allo Stato abbia luogo "per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede", anziché "per [...] il prezzo base del terzo incanto"»; che, secondo il Giudice rimettente, la disposizione denunciata contrasta con: a) gli artt. 3 e 53 della Costituzione, per «violazione dei principi di ragionevolezza rispetto ai mezzi e allo scopo e di eguaglianza in sé e in relazione al principio di capacità contributiva»; b) gli artt. 3 e 42 Cost., per l'«irragionevole determinazione del prezzo per l'assegnazione coattiva»; che questa Corte, con la sentenza n. 281 del 2011, successiva alla pronuncia dell'ordinanza di rimessione, ha affermato che l'art. 85, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, víola l'art. 3 Cost., perché, prevedendo che l'immobile sia assegnato allo Stato per il prezzo costituito dalla somma per la quale si procede, stabilisce il prezzo del trasferimento in un ammontare che, irragionevolmente, «prescinde da qualsiasi collegamento con il valore del bene e che può anche essere irrisorio» e ha pertanto dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma denunciata «nella parte in cui prevede che, se il terzo incanto ha esito negativo, l'assegnazione dell'immobile allo Stato ha luogo "per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede", anziché per il prezzo base del terzo incanto»; che, a séguito della suddetta sentenza, le questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 85, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, sollevate dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Reggio Emilia, sono divenute prive di oggetto; che la norma censurata è stata espunta dall'ordinamento con efficacia ex tunc e, pertanto, il Giudice a quo non deve valutare la perdurante rilevanza delle questioni sollevate, valutazione questa che, sola, potrebbe giustificare la restituzione degli atti al rimettente; che le questioni sollevate devono, per tali ragioni, essere dichiarate manifestamente inammissibili (ex multis, ordinanze n. 225, n. 215, n. 85, n. 55, n. 19 e n. 5 del 2011; n. 298 e n. 11 del 2010). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 85, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 42 e 53 della Costituzione, dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Reggio Emilia con l'ordinanza indicata in epigrafe. Cosí deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 febbraio 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Franco GALLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 febbraio 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI