[pronunce]

che, nell'ammettere tali questioni, poste nella seduta n. 417 del 28 aprile 2015, la Presidente della Camera dei deputati sarebbe incorsa «in un evidente errore», perché sarebbe la stessa Costituzione, all'art. 72, quarto comma, a regolare direttamente il procedimento legislativo per le leggi elettorali, imponendo sempre «[l]a procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera [...] per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale [...]», mentre il procedimento che segue la posizione della questione di fiducia, così come delineato dai regolamenti parlamentari e dalle relative interpretazioni, tra le quali rileva il cosiddetto Lodo Iotti del 23 gennaio 1980, darebbe vita a un iter legislativo autonomo e speciale; che, con ricorso depositato nella cancelleria della Corte costituzionale in data 25 ottobre 2017, Simone Valente ha sollevato analogo conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato «nei confronti della Camera dei deputati e, ove occorra, del Governo» (reg. confl. pot. n. 6 del 2017); che anch'egli, «in proprio e come Vicepresidente vicario del Gruppo parlamentare del Movimento 5 stelle alla Camera dei deputati», investe la Corte costituzionale della «situazione venutasi a creare» con l'approvazione della medesima legge n. 52 del 2015, chiedendone l'annullamento «nella sua interezza»; che, anche secondo questo ricorrente l'iter di approvazione della legge avrebbe violato gli artt. 1, 48, 51, 64, 67, 70, 72 e 94 Cost., con conseguente menomazione del suo potere di determinare la politica nazionale in quanto rappresentante della Nazione ex art. 67 Cost. e «con la plurima variante della sua legittimazione come elettore, soggetto politico, parlamentare e rappresentante dei parlamentari aderenti al suo gruppo parlamentare»; che il testo del ricorso è quasi integralmente identico a quello iscritto al reg. confl. pot. n. 5 del 2017, di cui si è sopra dato conto, salvo aggiungere che la «cornice costituzionale rispettosa dei principi, dei valori e delle regole (anche di procedura) fissate dalla Costituzione» entro la quale i componenti del Parlamento avrebbero il diritto di svolgere il proprio mandato varrebbe anche a favore dei gruppi parlamentari, considerati dalla giurisprudenza costituzionale come uno dei modi, se non il principale, di organizzazione delle forze politiche in seno al Parlamento, riflesso istituzionale del pluralismo politico e struttura portante del sistema rappresentativo; che, con ricorso depositato in data 31 ottobre 2017, Giovanni Endrizzi e lo stesso Simone Valente, già ricorrente nel conflitto iscritto al reg. confl. pot. n. 6 del 2017, hanno sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato «nei confronti delle due Camere che compongono il Parlamento nazionale e, ove occorra, del Governo» (reg. confl. pot. n. 7 del 2017) ; che i ricorrenti, «in proprio e come Presidente e Vicepresidente vicario dei rispettivi Gruppi parlamentari denominati MoVimento 5 Stelle Senato della Repubblica e MoVimento 5 Stelle Camera dei Deputati», investono la Corte costituzionale della «situazione venutasi a creare» nella XVII legislatura a causa delle ripetute violazioni costituzionali che si sarebbero verificate nell'iter di approvazione della legge n. 52 del 2015, e che si sarebbero poi reiterate in sede di approvazione parlamentare dell'Atto Camera n. 2352 e dell'Atto Senato n. 2941, e cioè dei disegni di legge dalla cui approvazione è derivata, successivamente alla proposizione del ricorso, la legge 3 novembre 2017, n. 165 (Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali); che conseguentemente i ricorrenti chiedono «l'annullamento, previa sospensione, delle [...] deliberazioni assunte sotto l'imperio della questione di fiducia, dall'Assemblea della Camera dei deputati il 29 e il 30 aprile 2015, di nuovo dall'Assemblea della Camera dei deputati l'11 e il 12 ottobre 2017 ed infine dall'Assemblea del Senato il 25 ottobre 2017, e di tutti gli atti ad esse propedeutici o da esse derivati e conseguenti»; che, secondo i ricorrenti, l'iter di approvazione di entrambe le leggi elettorali avrebbe violato gli artt. 1, 48, 51, 64, 67, 70, 72 e 94 della Costituzione, con conseguente menomazione del loro potere di determinare la politica nazionale, in quanto rappresentanti della Nazione ex art. 67 Cost. e «con la plurima variante della loro legittimazione come elettore, soggetto politico, parlamentare e rappresentante dei parlamentari aderenti ai loro Gruppi parlamentari»; che il testo del ricorso è parzialmente identico a quello iscritto al reg. confl. pot. n. 6 del 2017, ma introduce anche alcune aggiunte, tra le quali l'istanza di sospensione degli atti lesivi; che la menomazione, in ambedue i casi, deriverebbe dal fatto che le denunciate approvazioni parlamentari avrebbero avuto luogo con procedura incostituzionale, in particolare per avere richiesto il Governo, e la presidenza delle Camere indebitamente ammesso, la questione di fiducia su disegni di legge in materia elettorale, in violazione dell'art. 72, quarto comma, Cost., e ciò per tre volte alla Camera sia per la legge n. 52 del 2015 che per la legge n. 165 del 2017 e per cinque volte al Senato per quest'ultima legge; e per avere in tal modo ostacolato indebitamente l'espressione della sovranità del popolo ex art. 1, secondo comma, Cost., e approvato leggi di sospetta incostituzionalità, come già accertato almeno in parte dalla sentenza della Corte costituzionale n. 35 del 2017; che i ricorrenti chiedono alla Corte di riportare la situazione parlamentare a prima del 10 ottobre 2017, data in cui il Governo ha posto per la prima volta la questione di fiducia sulla legge n. 165 del 2017, determinando la decadenza di tutti gli emendamenti proposti dai loro e da altri gruppi parlamentari; che tali emendamenti, se esaminati e approvati, avrebbero ricondotto la legge nei parametri costituzionali, come sarebbe stato diritto dei cittadini elettori rappresentati dai ricorrenti, secondo quanto stabilito dalla sentenza della Corte di Cassazione, sezione prima, 16 aprile 2014, n. 8878, e dalle sentenze n. 1 del 2014 e n. 35 del 2017 della Corte costituzionale; che di questi emendamenti i ricorrenti producono anche un elenco parziale, precisando che l'eventuale incostituzionalità della futura legge elettorale dopo la promulgazione dovrebbe rimanere comunque estranea al ricorso; che tuttavia, nonostante quest'ultima precisazione, il ricorso contiene diversi riferimenti alla illegittimità costituzionale della legge n. 165 del 2017 per motivi sostanziali, anche ulteriori rispetto a quelli già proposti nei conflitti iscritti al reg. confl. pot. n. 5 e n. 6 del 2017;