[resaula]

potremmo fare operazioni più mirate e molto più efficaci di riduzione della pressione fiscale, sapendo che le tasse vanno fatte pagare a chi le evade, perché è una battaglia di civiltà. Voi purtroppo - me lo lasci dire, signor Vice Ministro - state andando in una direzione opposta: parlate di semplificazione, ma volete abolire cose che abbiamo già abolito, come lo spesometro, e volete abolire misure utili contro l'evasione, come lo split payment e i limiti all'utilizzo del contante. Parlate di pace fiscale, ma molti di voi hanno in mente il condono tombale. Dove sono finiti, signor Presidente, quelli che gridavano «onesta, onestà»? Voi parlate di terza Repubblica, ma tra condoni e lassismo qui stiamo tornando alla fase peggiore della prima Repubblica. Le pensioni, infine: avete promesso che tutti sarebbero potuti andare in pensione prima. In realtà quota 100 costa 20 miliardi e la montagna rischia di partorire il topolino: a sessantaquattro anni, ma con assegno tagliato. Attenzione, perché se fate quella scelta, i familiari di disabili, i disoccupati, quelli che oggi con l'APe social possono andare in pensione a sessantatré anni, con l'assegno pieno, rischiano di dover andare in pensione più tardi e con una pensione tagliata. E sarebbe una scelta ingiusta da un punto di vista sociale. (Richiami del Presidente) . Ho realmente finito, signor Presidente: a fine anno termina il quantitative easing della Banca centrale europea. Come direbbe il ministro Salvini, «la pacchia è finita»: la pacchia di una misura che ha fatto risparmiare 10 miliardi di euro ogni anno di interessi sul debito del nostro Paese, mentre ora rischiamo di dover pagare di più anche solo per uno spread che è 100 punti più alto rispetto alla fase pre-elettorale. La madre di tutte le battaglie è il cambiamento delle regole dell'Unione economica e monetaria. Noi ci siamo e abbiamo presentato da tempo le nostre proposte. Vogliamo che siano discusse. Battere i pugni sul tavolo magari fa guadagnare un po' di attenzione, ma per vincere questa battaglia serve la politica con la «P» maiuscola: alleanze, proposte intelligenti, credibilità e capacità negoziale. Su questo sarete misurati, non sui post su Facebook, che lasciano il tempo che trovano. Il tempo delle promesse a vanvera è finito, signor Presidente, e sta arrivando il tempo dei fatti. Nella scorsa legislatura su molti fronti è stato fatto un buon lavoro, che noi pretendiamo venga finalmente riconosciuto. Ripartiamo da lì, evitando di disperdere i risultati raggiunti e affrontando con determinazione e serietà, una buona volta, i problemi che gli italiani ci chiedono di risolvere. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Modena. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, in questo brevissimo tempo vorrei attirare l'attenzione non su venti cose, ma su una cosa sostanziale, che ha riempito le agenzie, i giornali ed i social : mi riferisco alla questione relativa alla disattivazione delle clausole di salvaguardia dell'IVA. Noi dobbiamo uscire da questa giornata con una risposta chiara da parte del Governo, e ovviamente da parte di quest'Assemblea, con riferimento a dove si trovano i 12 miliardi di euro (e i 20 per l'anno successivo) che sono necessari per questa disattivazione e a quali saranno gli interventi selettivi che si intendono fare sulla riduzione della spesa pubblica. Riteniamo che questi interventi selettivi debbano essere fatti con riferimento particolarmente alla centrale di acquisti, che pare non funzioni molto bene, nell'ambito della riduzione delle spese, e, in secondo luogo, anche guardando bene agli sprechi che riguardano le spese nell'ambito del digitale. Crediamo che - come ho detto all'inizio - questa sia la prima risposta che vada data a chi ci ascolta, perché gli imprenditori, i professionisti e i titolari di partite IVA vogliono sapere se, quando fra un po' andranno a emettere fattura, dovranno aggiungerci un altro carico ulteriore o no, a detrimento delle esigenze dei consumi, delle famiglie e, naturalmente, di chi opera e di chi lavora. Detto questo, perché vorrei che si avesse una risposta su questo punto fondamentale? Perché quello di cui noi oggi parliamo, cioè la famosa questione del PIL (non riteniamo che le previsioni possano essere molto ottimistiche), deve trovare risposta da parte del Governo e da parte delle forze politiche non in un numero, in un più o un meno (tanto lo sappiamo che siamo dei fanalini di coda), ma deve trovare la risposta che ci ha chiesto il Paese: tornare a quello stato di benessere che ritiene di aver perso e che non riesce più a ritrovare. Senza tanti annunci roboanti, facciamo allora volta per volta le cose che servono, perché le persone hanno bisogno di piccole certezze, di tranquillità e di serenità, per costruire la propria vita ogni giorno, tutelare la propria famiglia e darsi una prospettiva. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Molte congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice L'Abbate. Ne ha facoltà. L'ABBATE (M5S) . Signor Presidente, onorevoli Ministri, onorevoli colleghi, il Documento di economia e finanza all'esame, in quanto presentato dal Governo dimissionario, non reca il nuovo quadro programmatico. Il provvedimento pertanto si limita all'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche per l'Italia e del quadro di finanza pubblica tendenziale che ne consegue. Questo significa che c'è molto da fare e ritengo sia una grande fortuna, perché questa è un'occasione importante e ineludibile per iniziare un percorso che porterà alla realizzazione delle politiche economiche di cui il nostro Paese ha urgente bisogno, partendo da alcuni impegni concreti del Governo, come le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia inerenti all'aumento delle aliquote IVA e delle accise su benzina e gasoli. Si lavorerà per attuare il contratto di Governo, per dare coerenza e concretezza alla speranza che ha portato milioni di cittadini alle urne il 4 marzo. I cittadini chiedono alla politica scelte coraggiose, affinché parole come «equità», «giustizia sociale», «solidarietà», «sostenibilità» siano al centro dell'agenda politica. Ecco, sostenibilità, di questo voglio parlarvi. Non farò cenno all'analisi di sensitività effettuata rispetto ai vari fattori di rischio, connessi alle tensioni geopolitiche, commerciali e finanziarie, come ad esempio alle possibili evoluzioni di misure protezionistiche, o alle previsioni relative al saldo strutturale. Non farò alcun cenno all'indicatore prodotto interno lordo, perché secondo il mio parere, in linea con il mainstream scientifico internazionale, è un indicatore limitato, misura il benessere del mercato, non quello dei cittadini e dell'ecosistema nel quale tutti viviamo; non internalizza il depauperamento delle risorse naturali, gli impatti ambientali, il disagio sociale. Quindi, sostenibilità; e fortunatamente l'Italia, come primo Paese dell'Unione europea e del G7 ha introdotto gli obiettivi di benessere equo e sostenibile (BES) nella politica economica.