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in forza di un'iniziativa civica promossa dal "Forum italiano dei movimenti per l'acqua", nel 2011, vennero proposti ai cittadini italiani, tra gli altri, due quesiti sui servizi pubblici locali a rilevanza economica e sulla determinazione della tariffa del servizio idrico che determinò la chiara volontà popolare di avere accesso ad un servizio pubblico dell'acqua, diritto umano universale, su cui non si può fare profitto; il 23 marzo 2018 è stata presentata alla Camera la proposta di legge n. 52 in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque i cui presupposti sono, come si legge nella relazione, quelli di "Dotare il nostro Paese di una gestione e di infrastrutture che garantiscano a tutti l'accesso ad un servizio pubblico indispensabile, come l'acqua, è la base fondamentale per ricostruirne le fondamenta, distrutte da decenni di privatizzazioni e politiche sconsiderate. Questa grande opera utile e necessaria andrebbe riportata alla responsabilità del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il cui ruolo andrebbe potenziato su tutta la questione idrica eliminando strutture, sovrastrutture e autorità che nulla hanno a che fare con la gestione e la tutela di un diritto umano fondamentale. (...) Un testo in cui ribadiamo che sull'acqua non si devono fare profitti come chiesto da 27 milioni di cittadini con il referendum del 2011. (…) Un testo che vuole raccogliere gli strumenti necessari per avviare un processo di ritorno a una gestione pubblica e partecipativa del Servizio idrico integrato"; assodata la necessità di procedere alla liquidazione dell'EIPLI, definita in sede di decreto-legge n. 201 del 2011, rispetto alla natura giuridica del soggetto di diritto che sarebbe dovuto succedere all'ente da liquidare, è evidente che l'impostazione primigenia della disposizione, adottando una formulazione generica, lasciava ampia libertà circa la scelta del soggetto giuridico cui trasferire le funzioni dell'EIPLI, soggetto che addirittura poteva essere non da costituire ex novo , bensì da individuare tra quelli pubblici già esistenti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo, considerando che la ratio ultima e complessiva dei quesiti referendari del 2011 era quella di evitare, per la gestione di servizi pubblici, il ricorso a formule privatistiche (e non soltanto l'apporto di capitali e logiche privatistiche), vogliano mettere in campo, nell'ambito delle proprie attribuzioni, tutte le iniziative possibili al fine di accelerare un provvedimento che possa definitivamente sancire la pubblicità dell'acqua; se, considerando che è possibile che i soci della costituenda società per azioni che subentrerà all'EIPLI possano, nel corso della vita della stessa, adottare una modifica statutaria ( ex art. 2365 del codice civile) che consenta l'alienazione di partecipazioni sociali anche in favore di soggetti privati nonché in ogni momento stabilire l'alienazione dei beni e delle utilitas della stessa, nelle more che in caso di fallimento i beni e le concessioni vengano aggrediti dal capitale e dall'interesse privato, vogliano inserire nel suddetto provvedimento un articolato che intervenga anche sulla questione EIPLI e, dunque, riportare la società nell'ambito di una società di diritto pubblico, così da garantire la pubblicità gestionale e distributiva, e da fugare anche le espresse o latenti preoccupazioni che risiedono in seno alla stragrande maggioranza degli italiani. Atto n. 3-01020 MISIANI Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'interno Premesso che: l'addizionale comunale sui diritti di imbarco è stata istituita con l'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria per il 2004), per il riconoscimento di risorse commisurati ai costi sostenuti per molteplici servizi dai Comuni sui cui territori è presente sedime aeroportuale, proprio a causa dell'operatività aeroportuale; più precisamente, l'articolo 2, comma 11 della legge finanziaria per il 2004 prevedeva che beneficiari delle somme fossero i "Comuni del sedime aeroportuale o con lo stesso confinanti secondo la media delle seguenti percentuali: percentuale di superficie del territorio comunale inglobata nel recinto aeroportuale sul totale del sedime; percentuale della superficie totale del comune nel limite massimo di 100 chilometri quadrati"; nel documento "Informazioni preliminari sul rapporto sui trasferimenti finanziari dello stato agli enti locali per gli anni 2003 - 2004 - Prime Informazioni sul rapporto per gli anni 2003-2004" veniva riportato che l'addizionale andava letta "come un segnale di attenzione al problema relativo alla sicurezza negli aeroporti", rappresentando anche "una misura di sostegno, seppure modesta, agli enti locali che sopportano la ricaduta della presenza di un aeroporto"; tuttavia, sin dalla sua istituzione, gran parte degli introiti dell'addizionale erano destinati all'ENAV ed al comparto sicurezza; l'importo dell'addizionale comunale, nel corso degli anni, è cresciuta da 1 euro a 6,50 euro a passeggero. Non è cambiato, invece, il fatto che essa sia destinata solo secondariamente ai Comuni interessati; oggi infatti, la legge dispone che la ripartizione dei 6.50 euro sia la seguente: 5 euro vengono destinati all'INPS; 0,50 euro al servizio antincendio negli aeroporti; 1 euro viene ripartito tra ENAV per i costi sostenuti per garantire la sicurezza ai propri impianti e per garantire la sicurezza operativa (30 milioni di euro), il 60 per cento per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'ENAV al "comparto sicurezza" per il finanziamento di misure volte alla prevenzione e al contrasto della criminalità e al potenziamento della sicurezza nelle strutture aeroportuali e nelle principali stazioni ferroviarie, il 40 per cento per cento della parte eccedente i 30 milioni destinati all'ENAV ai comuni di sedime; da notare che, a fronte di un aumento di passeggeri del 5,8 per cento nel 2018, per il medesimo anno è stata erogato ai Comuni a titolo di addizionale comunale un importo pari a 6.489.908 euro, inferiore del 1,4 per cento rispetto a quanto erogato nell'anno 2017; in ogni caso, dal 2005 sono stati erogati ai Comuni, a titolo di addizionale sui diritti di imbarco, importi sensibilmente inferiori rispetto a quelli che, ai sensi di legge, sarebbero stati di effettiva spettanza degli stessi, con un flusso di finanziamenti discontinuo e contrassegnato da mancate assegnazioni e non rispondenza degli importi dovuti con il totale dei passeggeri viaggianti; la perdita di gettito per i Comuni aeroportuali è stata dunque molto consistente; il versamento parziale delle quote dell'addizionale è stato giustificato con quanto disposto dall'articolo 1, commi da 615 a 617, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), che prevede che le somme in entrata derivanti dall'addizionale comunale contribuiscano a ridurre l'indebitamento dello Stato;