[pronunce]

Egli chiede, pertanto, che la Corte dichiari che non spetta alla Camera dei deputati affermare che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale a carico dei deputati Filippo Mancuso e Tiziana Maiolo concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68 Cost., con conseguente annullamento della delibera del 7 marzo 2000. 2.- Il conflitto così proposto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 492 depositata il 14 novembre 2000. Il ricorrente ha provveduto quindi a notificare il ricorso il successivo 30 novembre ed a depositarlo nella cancelleria di questa Corte in data 6 dicembre 2000. 3.- Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, con apposito atto difensivo, sostenendo in rito l'irricevibilità del ricorso e nel merito l'infondatezza del medesimo, con conseguente riconoscimento della spettanza alla Camera del potere di dichiarare l'insindacabilità delle opinioni espresse dai deputati Mancuso e Maiolo. 3.1- Quanto all'irricevibilità, essa deriverebbe, secondo la Camera, dal fatto che l'atto introduttivo del conflitto, benché intestato come “ricorso”, assume in realtà la forma dell'ordinanza, il che pone l'autorità giudiziaria in una situazione di indebito vantaggio rispetto agli altri poteri dello Stato. In tal modo, infatti, il ricorrente si è esentato dal rispetto dell'art. 6 delle norme integrative per i giudizi davanti a questa Corte, applicabile anche ai conflitti di attribuzione in base al richiamo del successivo art. 26, secondo cui devono essere presentate nella cancelleria tante copie quanti sono i componenti della Corte. 3.2- Nel merito, l'assunto fondamentale della difesa della Camera è che la delibera di insindacabilità si giustifica pienamente in riferimento alla battaglia politica costantemente compiuta in quel periodo dai due deputati nei confronti di una parte della magistratura – impersonata fra gli altri dal dott. Caselli – ritenuta responsabile dello svolgimento di una vera e propria attività politica tramite lo strumento giudiziario. In riferimento alle singole posizioni, la Camera distingue quella dell'onorevole Mancuso da quella dell'onorevole Maiolo, richiamando diversi atti di funzione per l'uno e per l'altra parlamentare, dai quali discenderebbe, comunque, la correttezza rispetto ad entrambi della delibera di insindacabilità di cui all'art. 68 della Costituzione. Quanto all'onorevole Mancuso, la Camera richiama l'interpellanza n. 2/00252 del 21 ottobre 1996, l'interrogazione n. 2/00950 presentata dallo stesso nella seduta dell'11 marzo 1998, la replica al Ministro della giustizia nella seduta del 15 aprile 1998, la dichiarazione di voto del successivo 10 giugno 1998 e la dichiarazione di voto del 9 luglio 1998. Anche dopo l'esternazione delle dichiarazioni oggetto del conflitto l'onorevole Mancuso avrebbe compiuto altri atti di funzione che dimostrano una volta di più il suo atteggiamento fortemente critico verso il dott. Caselli ed il suo ufficio, fra i quali la difesa della Camera ricorda l'interrogazione n. 3/04305 del 12 gennaio 1999 e quella n. 3/04680 del 23 novembre 1999. La Camera è del parere che ai fini dell'insindacabilità debba essere valutata anche la missiva inoltrata all'onorevole Del Turco, Presidente della Commissione parlamentare antimafia, nella quale venivano illustrate le ragioni della mancata partecipazione al convegno palermitano dal quale trae origine l'intera vicenda, anche se siffatte ragioni sono espresse con parole in parte diverse da quelle contenute nelle dichiarazioni oggetto di conflitto. 3.3- Così riepilogati gli atti dai quali discenderebbe la fondatezza della delibera di insindacabilità, la Camera dei deputati osserva che c'è corrispondenza quasi integrale fra le dichiarazioni rese dall'onorevole Mancuso e quelle contenute nei richiamati atti parlamentari, il che dovrebbe dimostrare la correttezza della delibera oggetto del presente conflitto. A sostegno ulteriore della propria tesi, la Camera si sofferma sulla più recente giurisprudenza costituzionale relativa all'art. 68 Cost., richiamando le sentenze n. 417 del 1999 e nn. 10, 11, 320 e 321 del 2000. Le sentenze del 2000, innovando rispetto all'orientamento precedente, hanno ridisegnato l'ambito di operatività della prerogativa in questione, precisando che l'insindacabilità può scattare solo quando sussiste una corrispondenza sostanziale tra l'opinione manifestata all'esterno e le dichiarazioni rese in ambito parlamentare. Ne consegue che tra le dichiarazioni rese extra moenia soltanto quelle connesse alla politica parlamentare debbono godere di detta prerogativa, poiché la libertà di azione (e, quindi, di opinione) politica spetta a tutti i cittadini e non sono ammissibili diversità di trattamento. D'altra parte l'attività parlamentare, come la Corte ha riconosciuto nelle due sentenze in ultimo citate, è per sua stessa natura destinata a proiettarsi all'esterno del Parlamento, non potendo esaurirsi nel compimento dei soli atti tipici, perché il collegamento tra rappresentante e rappresentato è garanzia di buon funzionamento del sistema democratico. In questo quadro la verifica che la Corte è chiamata a compiere non può risolversi in un controllo minuto e puntiglioso della corrispondenza esatta tra dichiarazioni esterne ed attività parlamentare, dovendo piuttosto indirizzarsi a verificare l'esistenza di una «corrispondenza sostanziale», in ossequio alle regole della vita democratica che trova nel Parlamento il centro rappresentativo del Paese. 3.4- Concluso l'esame della posizione dell'onorevole Mancuso, la Camera dei deputati passa a verificare quella dell'onorevole Maiolo, evidenziando l'esistenza di numerosi atti di funzione dai quali discenderebbe la correttezza della delibera di insindacabilità oggetto del conflitto. A tale proposito viene richiamata innanzitutto la già menzionata interpellanza del 21 ottobre 1996, sottoscritta assieme all'onorevole Mancuso, cui si affiancano numerose interrogazioni, rispettivamente in data 30 settembre 1997 (n. 3/01517), 22 ottobre 1997 (n. 4/13282), 9 dicembre 1997 (n. 3/01776), 10 dicembre 1997 (n. 3/01783, n. 3/01779 e n. 3/01784). A tali atti se ne accompagnano altri successivi alle dichiarazioni oggetto del conflitto, fra i quali la difesa della Camera indica l'interpellanza n. 2/01335 del 30 luglio 1998. In ordine al legittimo uso della prerogativa dell'insindacabilità, la Camera non si limita a ribadire, per l'onorevole Maiolo, quanto già osservato a proposito dell'onorevole Mancuso, ma aggiunge un ulteriore elemento a suo dire decisivo, e cioè il fatto che le dichiarazioni in contestazione sono state rese all'interno della sala stampa di Montecitorio; in particolare, infatti, era stato reso pubblico il contenuto della lettera inviata al presidente del suo gruppo parlamentare.