[pronunce]

La ricorrente, sull'assunto che tali disposizioni sarebbero riferibili anche ai procedimenti di VAS in sede regionale, sostiene che esse violerebbero gli artt. 117, terzo e quarto comma, e 118 Cost., in quanto inciderebbero sulla potestà della Regione di disciplinare i procedimenti di sua competenza. 8. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito con atto dell'11 maggio 2006, chiedendo che sia dichiarata l'inammissibilità e l'infondatezza del ricorso. 8.1. - In particolare la difesa erariale sostiene: – in ordine alla censura dell'art. 3, comma 4, del d.lgs. n. 152 del 2006, che la fissazione di norme tecniche in materia di ambiente sia strettamente funzionale alla fissazione di standard omogenei su tutto il territorio nazionale e rientri nella competenza esclusiva dello Stato in materia di ambiente; – in ordine alla censura degli artt. 6, comma 6, e 17 del d.lgs. n. 152 del 2006, che la VAS sarebbe un procedimento meramente acquisitivo di conoscenze e che in esso sarebbero previsti adeguati strumenti per consentire alle Regioni la rappresentazione dei propri interessi; – in ordine alla censura dell'art. 7, comma 8, del d.lgs. n. 152 del 2006, che la giurisprudenza costituzionale avrebbe riconosciuto il carattere unitario ed assorbente della pianificazione ed autorizzazione in materia di impianti di telecomunicazioni; – in ordine alla censura dell'art. 10, commi 3 e 5, del d.lgs. n. 152 del 2006, che la norma potrebbe essere interpretata come riferita ai soli procedimenti di VAS in sede statale. 9. - In prossimità dell'udienza pubblica del 5 maggio 2009, la Regione Toscana ha depositato una memoria, nella quale, per quanto attiene le disposizioni oggetto del presente giudizio, afferma di non avere più interesse alla impugnativa proposta, in ragione delle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 4 del 2008 ed, in specie, in ragione della introduzione nell'articolato del d.lgs. n. 152 del 2006 degli articoli da 3-bis a 3-sexies e dell'abrogazione e sostituzione della disciplina relativa alla VAS. 10. - La Regione Piemonte, con ricorso notificato il 12-27 giugno 2006, depositato il 15 giugno ed iscritto al n. 70 del registro ricorsi 2006, ha proposto, in via principale, questioni di legittimità costituzionale dell'intero d.lgs. n. 152 del 2006, nonché, tra gli altri, degli artt. 5, comma 1, lettera e), 6, comma 6, 12, 21 e 22. Il presente giudizio ha ad oggetto unicamente l'impugnazione dell'intero testo del decreto e delle predette disposizioni in riferimento ai parametri appresso indicati, essendo la trattazione delle ulteriori questioni di legittimità costituzionale proposte dalla ricorrente Regione Piemonte oggetto di separati giudizi. 10.1. - La ricorrente censura, anzitutto, l'intero testo del d.lgs. n. 152 del 2006, deducendo, in ragione dell'iter procedimentale (sopra ricordato sub 2) che ha portato alla sua emanazione e dei contrasti emersi nella riunione del 15 dicembre 2005 della Conferenza unificata, la violazione del principio di leale collaborazione e degli artt. 5 e 76 Cost., in relazione all'art. 1, comma 4, della legge delega n. 308 del 2004, che imponeva di sentire la Conferenza unificata nel procedimento di emanazione del decreto. La ricorrente sostiene che tale violazione procedimentale si sarebbe tradotta in una lesione delle attribuzioni costituzionali delle Regioni e degli enti locali, in quanto il d.lgs. n. 152 del 2006 incide variamente su settori che attengono anche, «a volte identificandosi e sempre intrecciandosi», a materie di competenza concorrente di cui al terzo comma dell'art. 117 Cost. «(governo del territorio, tutela della salute, protezione civile, energia) ed all'ambito di competenza rimesso alla legislazione regionale di cui al quarto comma dell'art. 117 Cost. (agricoltura, settori produttivi, servizi pubblici locali, lavori pubblici ecc.)». La difesa regionale rammenta, sul punto, che la giurisprudenza costituzionale (tra le altre, sentenze n. 259 del 2004 e n. 307 del 2003) ha, in più di un'occasione, escluso la stessa configurabilità di una materia riconducibile, in senso tecnico, in via esclusiva alla “tutela dell'ambiente”, «qualificandosi l'ambiente come “valore” costituzionalmente protetto, che in quanto tale delinea una sorta di materia “trasversale” in ordine alla quale si manifestano competenze diverse che ben possono essere regionali, spettando allo Stato il compito di fissare “standard” di tutela uniformi sull'intero territorio nazionale e potendo d'altro canto porre in essere le Regioni interventi legislativi nelle materie di propria competenza che attuino anche finalità di tutela ambientale». Ne conseguirebbe, ad avviso della Regione Piemonte, che l'assenza di un adeguato confronto sulle disposizioni «emanande, e ancor prima di adeguata valutazione delle differenti situazioni esistenti e delle possibili diversificate soluzioni adottabili, si riverbera infatti su tutta l'impostazione della disciplina considerata», sicché la pretermissione del contributo delle Regioni «all'elaborazione delle norme del decreto legislativo 152/2006 ha sostanziale rilievo ad inficiarne la validità nel suo complesso, al di là della specificazione, pur presente, delle questioni attinenti a norme determinate». 10.2. - La ricorrente individua un'ulteriore violazione della legge delega nella «estensione» e nella «profondità delle innovazioni apportate dal decreto delegato alla regolamentazione finora vigente dei diversi settori contemplati», laddove, in forza dell'art. 1, commi 1 e 8, della legge n. 308 del 2004, l'oggetto della delega era limitato al coordinamento normativo nei vari ambiti in quanto interessati da diverse leggi succedutesi nel tempo o contenenti discipline parziali che necessitavano di raccordo e di eventuali integrazioni per la loro coerenza ed organicità, nonché alla razionalizzazione delle discipline esistenti, anche in relazione alla necessità di piena e coerente attuazione delle direttive comunitarie, ma «non consentiva l'introduzione di nuovi principi, nuove istituzioni, nuove funzioni o nuovi procedimenti», né «l'emanazione di nuova disciplina dei settori considerati». Il d.lgs. n. 152 del 2006 avrebbe, invece, introdotto «una serie di importanti innovazioni in più settori sia regolandoli totalmente ex novo sia modificando significativamente parti di disciplina con mutamento di impostazione o di contenuti, concretizzando esorbitanza dai limiti della legge di delega che rileva in ordine alle competenze regionali, che vengono sotto più aspetti significativamente compresse o pretermesse». 10.3.