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È arduo contrastare l'immaginario, che è come uno specchio deformante alimentato dai media, che spinge ad esibire un corpo, ridotto a oggetto, strumento di desiderio, possesso di qualcun altro. Il rischio è che le ragazze vengano allora espropriate di un vissuto del proprio essere un corpo. Dunque, assumere la responsabilità del proprio corpo-persona significa insegnare alle ragazze che possono essere forti come Bebe Vio e perfino esplorare lo spazio, come Samantha Cristoforetti. Educare alla dignità del corpo femminile fa, quindi, parte dell'educazione alla differenza nel cammino di crescita verso l'autenticità, ma per arrivare a questo occorre che gli educatori (uomini e donne) siano convinti del valore femminile. Si tratta di un compito non facile che coinvolge parallelamente anche lo stereotipo maschile. I bambini possono imparare da educatori autorevoli che si può essere ugualmente virili senza uniformarsi al modello tradizionale della forza fisica, della durezza e della competitività. È, dunque, tempo di insegnare ai ragazzi che, per esempio, la tenerezza può essere oggi una nuova virtù eroica. Presidente, la conclusione politico-pedagogica è, quindi, un apparente paradosso: essere uguali per poter essere diversi perché il valore dell'uguaglianza resta irrinunciabile, ma ogni differenza è una risorsa e senza pari dignità questa differenza rimane opposizione, inferiorità e dipendenza. Bisogna, quindi, educare alla reciprocità, avviare nuovi comportamenti, valori e modalità di comunicazione, dove l'incontro con l'alterità di genere si ponga come luogo del noi, dove ci sia un rapporto autentico da un tu a un altro tu in una differenza dove la contrapposizione, che caratterizza i rapporti tradizionali, possa tradursi in uno scambio che cresce nella reciprocità di parole e di comportamenti. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE . Non l'ho interrotta, anche se ha utilizzato un minuto in più, perché ho apprezzato le sue parole e ho creduto fosse un errore interromperla. È iscritta a parlare la senatrice Nisini. Ne ha facoltà. NISINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto vorrei rivolgere un ringraziamento ai senatori del mio Gruppo che unitamente hanno firmato questa mozione che pone l'attenzione su tutte le forme di violenza che ogni giorno le donne subiscono in Italia e nel mondo. I dati della violenza sulle donne parlano chiaro: più di 700 milioni di donne si sono sposate quando ancora non avevano compiuto diciotto anni e di queste circa 250 milioni hanno preso marito addirittura prima dei quindici anni. Sono 120 milioni le bambine che hanno subìto violenza sessuale; per non parlare del fenomeno delle mutilazioni genitali, a cui sono costrette ancora 200 milioni di donne in ben 30 Paesi, dove questa pratica è considerata una tradizione da rispettare. In Italia ogni settantadue ore muore una donna vittima di femminicidio e una donna su tre ha subìto almeno una volta violenza. Qualcuno potrebbe stupirsi di questi dati, perché spesso il termine violenza viene associato esclusivamente alla sua forma più estrema, il femminicidio. Invece, le forme di violenza nei confronti delle donne sono molteplici: donne umiliate, maltrattate, lese nell'autostima o, ancora, ostacolate nel raggiungimento dell'indipendenza economica; donne alle quali viene vietato di decidere liberamente e autonomamente della propria vita, donne alle quali viene offerto del denaro per partorire e donare ad altri un proprio figlio. In quest'Aula qualcuno pensa ancora che sia giusto farlo. Il parto è l'atto d'amore più grande; è il miracolo che un uomo e una donna creano. Non può essere altro, non quello che una certa parte politica vuole farci credere essere uguale perché vendere il proprio corpo è solo violenza. Una donna che, infatti, dà il proprio utero lo fa per soldi, nient'altro. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Le conseguenze psicologiche che ne conseguono non vengono spesso prese in considerazione. Se i numeri non mentono - non mentono e ne siamo certi - tra queste donne ci sono nostre vicine di casa, amiche e conoscenti e ci potrebbero essere anche le nostre bambine. Gli Stati hanno il dovere di esercitare la responsabilità dovuta per prevenire, indagare e perseguire gli atti di violenza contro le donne. Gli Stati hanno il dovere di perseguire e punire i responsabili degli abusi e delle violenze e, a differenza del Governo precedente che non ha presentato alcun disegno di legge ad hoc ma solo linee guida, questo Governo proprio ieri ha dimostrato, ancora una volta, che è passato dalle parole ai fatti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Proprio ieri, il Consiglio dei ministri, infatti, ha firmato il disegno di legge "Codice rosso" a tutela della donna e contro la violenza sulle donne, nato dall'iniziativa della Fondazione Doppia Difesa. Troppe donne, infatti, nonostante le denunce, muoiono o continuano a subire maltrattamenti in attesa di giudizio. Con questo disegno di legge, invece, chiediamo un intervento immediato e diretto. Entro tre giorni le donne dovranno essere ascoltate, la polizia giudiziaria dovrà comunicare immediatamente al pubblico ministero le notizie di reato acquisite, senza lasciare discrezionalità sulla sussistenza dell'urgenza. Tra i vari punti previsti, infatti, c'è la modifica dell'articolo 347 del codice di procedura penale che stabilisce l'obbligo della Polizia giudiziaria di comunicare immediatamente al pubblico ministero le notizie di reato acquisite, se riguardano delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate, commessi in contesti familiari o di semplice convivenza, senza lasciare discrezionalità sulla sussistenza dell'urgenza. Vi è poi la modifica dell'articolo 362, che prevede che nei casi di violenza domestica e di genere il pubblico ministero proceda all'ascolto della vittima del reato entro tre giorni dall'avvio del procedimento. C'è l'integrazione dell'articolo 370 che obbliga la Polizia giudiziaria a dare priorità allo svolgimento delle indagini delegate dal pubblico ministero, quando si tratta di reati di maltrattamenti e violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate, commessi in ambito familiare o di semplice convivenza. Al contempo le risultanze acquisite con l'attività svolta devono essere documentate e trasmesse in modo altrettanto tempestivo al pubblico ministero, Il disegno di legge introduce infine l'obbligo di formazione per la Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Polizia penitenziaria, attraverso la frequenza di corsi presso specifici istituti, da fornire al personale coinvolto in procedimenti in materia di violenza domestica e di genere. Le donne tutte devono essere poste nelle condizioni di cogliere il pericolo, denunciarlo e rivolgersi alle istituzioni competenti e da queste ricevere efficace e tempestiva tutela. Faccio quindi un appello alle donne: denunciate, non abbiate paura, lo Stato finalmente c'è ed è al vostro fianco con ogni mezzo a sua disposizione. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Per concludere volevo ricordare che, al contrario di quanto è stato dichiarato da chi mi ha preceduto, noi non facciamo alcun taglio.