[pronunce]

Il giudice relatore del collegio giudicante, dopo aver sottolineato che in applicazione dell'art. 10, comma 2, in oggetto, si sarebbe dovuta dichiarare la decadenza degli attori dalla presentazione delle richieste istruttorie in argomento, ha sollevato la presente questione di legittimità costituzionale (nella formulazione dianzi indicata e, cioè, estesa anche al comma 1 del medesimo art. 10), ritenendosi titolare della relativa legittimazione essendo a lui «demandata […] – e non al collegio decidente – l'ammissione delle richieste istruttorie ex art. 12, comma 3, del d.lgs. n. 5 del 2003». Quanto alla rilevanza il remittente precisa che, nella specie, gli attori hanno posto l'accento sul fatto che le richieste istruttorie di cui si tratta «trovavano la propria ragione giustificativa nella posizione difensiva assunta da parte convenuta nella comparsa di costituzione». Per quel che riguarda il merito della questione, il giudice a quo sostiene che la disposizione censurata si pone, in primo luogo, in contrasto con l'art. 3 Cost. in quanto, del tutto irragionevolmente e contraddittoriamente, consente al convenuto – attraverso l'utilizzazione dello strumento processuale della presentazione dell'istanza di fissazione di udienza senza alcuna limitazione – di ostacolare l'effettivo esercizio del diritto di difesa da parte dell'attore, con conseguente disparità di trattamento fra le parti e concessione di un favor non giustificato a vantaggio di uno dei contendenti. La disposizione stessa violerebbe, in modo evidente, anche il diritto di difesa di cui all'art. 24, secondo comma, Cost., perché attribuisce ad una delle parti «la possibilità […] di incidere sulle facoltà di allegazione ordinariamente riconosciute alla controparte», permettendole, così, di stabilire unilateralmente il thema decidendum e il thema probandum, «con arbitraria neutralizzazione del diritto di replica della controparte». Il suddetto meccanismo si porrebbe, altresì, in contrasto con l'art. 111, secondo comma, Cost., perché, compromettendo gravemente la parità delle armi tra le parti, attribuisce al convenuto la facoltà di anticipare il momento di maturazione delle singole preclusioni a carico dell'attore, così negando a quest'ultimo il diritto di replica rispetto alle conclusioni della comparsa di costituzione e risposta e impedendo la piena attuazione del contraddittorio. Infine, la disposizione censurata sarebbe in contrasto con l'art. 76 Cost. in quanto, eccedendo dalla delega di cui all'art. 12, comma 2, della legge 3 ottobre 2001, n. 366, «si discosta nettamente, nella definizione delle scadenze processuali, dalla disciplina del processo ordinario di cognizione». 2. –– Si è costituita in giudizio la società San Paolo IMI Asset Management che ha chiesto, anche in una memoria depositata in prossimità dell'udienza, che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata. Alla prima conclusione si perverrebbe sia per il difetto di legittimazione del giudice relatore remittente a sollevare la questione (avendo la normativa denunciata una diretta influenza sulla decisione della controversia, demandata al collegio), sia per l'irrilevanza della questione nel giudizio a quo, derivante dal fatto che, al di là dell'ampia formulazione adottata dal remittente, l'unica attività effettuata dagli attori è stata quella di presentare ulteriori istanze istruttorie, richiesta che non può farsi derivare dalla posizione difensiva assunta dalla società convenuta. Peraltro, la normativa censurata non sarebbe affatto in contrasto con i parametri evocati, in primo luogo perché essa è il diretto portato della scelta del legislatore di attribuire a ciascuna delle parti, in corrispondenza con l'onere di completezza degli atti introduttivi del giudizio, il potere di rinunciare all'ampliamento del thema decidendum e di provocare, attraverso la richiesta di fissazione dell'udienza, l'immediata remissione della causa in decisione. D'altra parte, non si riscontrerebbe neppure alcuna violazione dell'art. 76 Cost., in quanto non solo le parti si trovano in una posizione di assoluta parità in riferimento alla determinazione delle scadenze di rito, ma comunque l'art. 12 della legge di delega non contiene alcun espresso riferimento al processo civile ordinario di cognizione, limitandosi a dare le direttive dell'attuazione del principio di concentrazione e della riduzione dei termini processuali. 3. –– È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per l'inammissibilità o la manifesta infondatezza della questione, cui si perverrebbe, rispettivamente, per difetto di rilevanza e perché il remittente muove da un erroneo presupposto interpretativo, in quanto non avendo, nella specie, la convenuta atteso la replica degli attori o la scadenza del relativo termine, la sua istanza di fissazione dell'udienza sarebbe intempestiva e, come tale, inidonea a determinare la decadenza di cui all'art. 10, comma 1, censurato.1. –– Il giudice relatore in una causa svolgentesi con il rito societario davanti al Tribunale di Lamezia Terme in composizione collegiale ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 76 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 10, commi 1 e 2, del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5 (Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario e di intermediazione finanziaria, nonché in materia bancaria e creditizia, in attuazione dell'art. 12 della legge 3 ottobre 2001, n. 366), «nella parte in cui prima vieta e, poi, sancisce la decadenza dal potere di proporre nuove eccezioni non rilevabili d'ufficio, di precisare o modificare domande o eccezioni già proposte, nonché di formulare ulteriori istanze istruttorie e depositare nuovi documenti successivamente alla notificazione dell'istanza di fissazione dell'udienza, anche quando tale ultima istanza sia stata notificata da parte convenuta dopo la sua costituzione, nella pendenza del termine per il deposito, a cura di parte attrice, della memoria di replica di cui agli artt. 4, secondo comma e 6, primo e secondo comma, del d.lgs 17 gennaio 2003, n. 5». Il remittente espone che la convenuta, dopo aver chiesto nella comparsa di costituzione il rigetto delle domande perché infondate in fatto e in diritto, senza assegnare agli attori alcun termine per la replica, aveva notificato e depositato istanza di fissazione dell'udienza; che gli attori, a loro volta, nel termine legale di trenta giorni avevano notificato la memoria di replica con la quale, tra l'altro, formulavano in via gradata nuove istanze istruttorie; che con ulteriore atto difensivo la convenuta aveva chiesto fosse dichiarata la decadenza degli attori dal potere di formulare nuove istanze istruttorie. In punto di rilevanza, in siffatta situazione egli assume che non avrebbe potuto ammettere le istanze istruttorie proposte dagli attori nella memoria di replica, attesa la decadenza prevista dall'art. 10 del d.lgs. n. 5 del 2003.