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Questa è prevenzione. (Applausi) . Queste richieste della Lega sono state invece bocciate sia alla Camera dei deputati, che al Senato (si tratta di emendamenti che io stessa avevo presentato), perché comportano oneri finanziari. Ma come, con tre scostamenti di bilancio per 100 miliardi di euro, nessuno ha pensato di rivedere la propria posizione a favore e doverosa tutela del personale sanitario e socio-sanitario? Non vi sarebbe caduta la corona di latta. Eppure, sono già stati stanziati 30 milioni di euro per anno, dal 2020 al 2024. Sembrerebbe che, per voi, la priorità siano gli osservatori, le buone prassi, le giornate del ricordo e la promozione dell'informazione. In sostanza, un giro di valzer; ma siete al Governo e vi siete anche circondati di un esercito di altre 450 persone! (Applausi). Voteremo sì, perché auspichiamo che questo sia solo il preludio di una presa in carico sincera. Ora che siamo stati stravolti dall'esperienza Covid-19 e che siamo sopravvissuti alla stessa, ora che siamo ancora più consapevoli, questo atto non può essere il massimo che l'attuale Governo può offrire a medici, infermieri e operatori, perché, così com'è, quest'atto non è neanche il minimo. Detto ciò, il Gruppo Lega-Salvini Premier -Partito Sardo d'Azione voterà fiducioso a favore di questo provvedimento. (Applausi) . CASTELLONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASTELLONE (M5S) . Signor Presidente, colleghi, oggi abbiamo il dovere di consegnare finalmente al Paese un provvedimento di civiltà non più procrastinabile. Mi sono impegnata in prima persona affinché si accelerasse l' iter conclusivo di questo disegno di legge, che ha un forte valore sociale e rappresenta un preciso dovere politico a salvaguardia dell'incolumità di chi tutela le nostre vite e tutela quel diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Quello delle aggressioni al personale sanitario è ormai un fenomeno di portata preoccupante, una vera e propria emergenza se pensiamo che ogni anno vengono denunciate circa 1.400 aggressioni: quasi quattro al giorno. Inoltre, si tratta di dati parziali, perché spesso gli operatori sono reticenti a portare alla luce inadeguatezze strutturali o a interrompere il turno di lavoro o persino a causare danno agli aggressori. Gli episodi reali sono molti di più: si stima, infatti, che siano oltre tremila i casi di aggressioni a medici e infermieri in un anno. Oltre alle aggressioni fisiche, vanno considerati anche tutti i comportamenti lesivi della dignità dei professionisti sanitari, comprensivi di insulti e minacce; comportamenti che non possono essere sottovalutati. La concentrazione più alta di questi casi si registra nel Mezzogiorno, con il 72 per cento al Sud e nelle isole. Per l'80 per cento, queste aggressioni interessano il personale impegnato nei reparti di emergenza e urgenza, sia ospedaliera che territoriale, perlopiù in strutture pubbliche; ennesima prova, questa, del profondo divario interregionale determinato da politiche inadeguate, che hanno smantellato le reti territoriali che dovevano fare da filtro. Si pensi che al Sud, negli ultimi anni, sono stati chiusi 42 piccoli centri ospedalieri. Politiche che hanno generato il sovraffollamento dei nostri nosocomi. e quindi dei Pronto soccorso, e hanno trasformato le osservazioni intensive brevi in veri e propri reparti di degenza. Chi lavora per salvare vite umane non può farlo in condizioni di pericolo della propria incolumità; condizioni create da anni di tagli, che hanno prodotto lunghe liste d'attesa e prese in carico tardive e poco adeguate, che spesso sono causa di esasperazione degli utenti. Tagli impietosi, che hanno falciato diritti e possibilità, avvenuti in un settore fondamentale per il benessere di un Paese, nel quale non bisognerebbe mai smettere di investire e che dovrebbe essere una priorità per tutte le forze politiche, inclusa quella cui appartengo. L'emergenza Covid-19 ha mostrato ancora di più, semmai ve ne fosse bisogno, quanto le risorse umane siano determinanti per la tenuta del Servizio sanitario nazionale. Abbiamo chiamato gli operatori «eroi», abbiamo dedicato loro parole emozionanti, abbiamo ristabilito con loro un rapporto di fiducia perché è risultato evidente che, grazie a tutti loro, sono state salvate migliaia di vite. Adesso, però, dobbiamo loro atti concreti e non più solo promesse, perché chi salva vite umane non deve rischiare la propria. Questo è un paradosso moralmente inaccettabile. A tal proposito, vorrei sollecitare tutti i miei colleghi di maggioranza e di opposizione a riprendere al più presto la discussione sullo scudo legale per i medici che hanno operato nelle corsie durante i mesi più difficili dell'emergenza Covid. La discussione si è arenata perché molti, oltre a tutelare il personale in trincea, hanno provato a mettere uno scudo anche alle dirigenze, che invece, a nostro avviso, devono assumersi la responsabilità della mancata programmazione a gestire l'emergenza e del non aver saputo mettere al sicuro innanzitutto il proprio personale. Questa legge contro le aggressioni in sanità, fortemente voluta dall' ex ministro alla salute Giulia Grillo, è stata oggetto di un lungo lavoro in Commissione sanità al Senato, dove sono state inserite importanti modifiche, tra cui la procedibilità d'ufficio. Abbiamo lavorato senza sosta coinvolgendo tutti gli attori in campo attraverso un lungo ciclo di audizioni che ha portato all'integrazione del testo base con misure ritenute essenziali dagli stessi operatori sanitari, tra cui, ad esempio, le modifiche al codice penale che estendono a tutti i casi di aggressioni al personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria le pene aggravate previste per le corrispondenti ipotesi di lesioni cagionate a un pubblico ufficiale prevedendo sempre, come dicevo, la procedibilità d'ufficio e senza la necessità che vi sia querela da parte della persona offesa. In merito, rispondo anche al senatore Zaffini perché in questo modo abbiamo previsto un trattamento equiparabile a quello riservato a un pubblico ufficiale recependo l'indirizzo della Corte di cassazione, che stabilisce lo stato di pubblico ufficiale non con riferimento all'intera funzione devoluta dalla legge, bensì con riguardo ai singoli momenti in cui l'attività stessa viene concretamente esercitata. In questo modo, gli operatori sanitari beneficeranno di tutte le tutele previste per i pubblici ufficiali, ma senza averne gli oneri. Sarà, inoltre, preziosa l'istituzione dell'Osservatorio sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie grazie alla quale sarà possibile non solo monitorare gli episodi di violenza, ma anche promuovere studi e analisi per poter porre in essere misure idonee alla rimozione dei fattori di rischio negli ambienti più esposti. Alla Camera era stato introdotto in Commissione l'obbligo di costituzione di parte civile da parte delle ASL e degli ospedali, che a mio avviso era un'aggiunta importante, ma poi con un emendamento soppressivo dell'opposizione in Aula si è tornati al testo precedente. Altro punto cruciale in questa legge è la realizzazione di progetti di comunicazione istituzionale sull'importanza del rispetto del lavoro del personale esercente una professione sanitaria.