[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 165, primo comma, 645, secondo comma e 647 del codice di procedura civile promosso dal Giudice istruttore del Tribunale ordinario di Messina nel procedimento vertente tra la Società Cooperativa di Navigazione a r.l. Garibaldi e l'Ital Proget s.r.l. ed altra con ordinanza del 28 novembre 2008 iscritta al n. 244 del registro ordinanze 2009 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 40, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 24 marzo 2010 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro.. Ritenuto che nel corso del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo proposto dalla Società Cooperativa di navigazione a.r.l. Garibaldi, il Tribunale ordinario di Messina in funzione di giudice istruttore, con ordinanza del 28 novembre 2008 (reg. ord. n. 244 del 2009), ha sollevato questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 645, secondo comma, 647, e 165, primo comma, codice di procedura civile, per violazione degli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione e dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ratificata con legge 4 agosto 1955, n. 848 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmata a Parigi il 20 marzo 1952); che il giudice a quo riferisce che il decreto ingiuntivo era stato ottenuto il 24 luglio 2007 da Ital Proget s.r.l., che lo aveva notificato alla Società Cooperativa di navigazione a r.l. Garibaldi; che l'intimata aveva proposto opposizione notificata il 27 settembre 2007, con invito a comparire per l'udienza del 24 novembre 2007, costituendosi in giudizio il 4 ottobre 2007; che l'opposta Ital Proget s.r.l., costituendosi in giudizio il 31 ottobre 2007, aveva eccepito in limine litis la «improcedibilità e/o inammissibilità dell'opposizione per la tardiva costituzione della opponente», sulla base dell'orientamento giurisprudenziale consolidato, costituente diritto vivente, secondo cui, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la riduzione alla metà del termine di costituzione dell'opponente, ai sensi dell'art. 645, secondo comma, cod. proc. civ. , consegue automaticamente al fatto obiettivo della concessione all'opposto di un termine di comparizione inferiore a quello previsto dall'art. 163-bis cod. proc. civ. , e che la tardiva costituzione dell'opponente è equiparata alla mancata costituzione, determinando l'improcedibilità dell'opposizione; che, secondo il giudice a quo, il richiamato diritto vivente non può essere seguito, anche alla luce delle argomentazioni sviluppate dal Tribunale di Monza con ordinanza del 5 maggio 2007, che ha sollevato la stessa questione di legittimità costituzionale, peraltro già definita da questa Corte con ordinanza n. 407 del 2008 di manifesta inammissibilità; che l'art. 645 cod. proc. civ. prevede la riduzione dei termini di comparizione, non anche di quelli di costituzione; che l'opponente è convenuto in senso sostanziale e non ha pertanto l'onere, presupposto dall'art. 165 cod. proc. civ. , di dare contezza dei documenti al creditore opposto, perché questi possa preparare la difesa, giacché costui, attore in senso sostanziale, già conosce la materia del contendere, per avere introdotto la lite; che, ove poi l'opponente intenda proporre domanda riconvenzionale, la citazione in opposizione sarà, limitatamente a questa, eventualmente nulla per inosservanza del termine a comparire inferiore al minimo legale, ma non certo improcedibile, se l'iscrizione avvenga dopo i cinque giorni, nel senso che si attiveranno i meccanismi di sanatoria disciplinati dall'art. 164 cod. proc. civ. , ma la riconvenzionale non sarà in alcun modo affetta da improcedibilità; che l'oggetto del giudizio di opposizione è determinato dal ricorso per ingiunzione, non dall'atto di opposizione, e la facoltà di dimidiare i termini a comparire con l'atto di opposizione appare al rimettente coerente con le caratteristiche del procedimento monitorio, che vedono l'inversione delle parti e il succedersi, alla fase strettamente monitoria, dell'iniziativa impugnatoria dell'opponente, volta ad instaurare un giudizio ordinario di cognizione; che, mentre la ratio della facoltà di dimidiare il termine a comparire di cui all'art. 645 cod. proc. civ. è l'innestarsi dell'opposizione sul pregresso procedimento monitorio, la ratio della dimidiazione prevista dall'art. 163-bis, secondo comma, cod. proc. civ. , consiste nella pronta spedizione della causa e richiede il vaglio del Presidente del Tribunale sulla sussistenza del presupposto applicativo della norma; che l'art. 645, secondo comma, ultimo periodo, cod. proc. civ. , lascia all'attore la libera facoltà di ridurre il termine a comparire, proprio in considerazione del fatto che: a) egli non è attore in senso sostanziale, b) l'oggetto del giudizio di opposizione è già stato predeterminato, con il ricorso monitorio, dal creditore intimante, c) l'opposizione s'innesta su un procedimento giurisdizionale composito la cui pendenza ad ogni effetto si produce e si determina, a livello prodromico, con il deposito del ricorso monitorio e, sul piano della produzione degli effetti sostanziali e processuali dalla domanda giudiziale, con la notificazione del decreto ingiuntivo; che l'equiparazione della costituzione tardiva alla costituzione mancata, laddove l'art. 647 cod. proc . civ. fa riferimento soltanto a quest'ultima, non è affatto scontata, né può discendere tout court dalla natura impugnatoria dell'opposizione; che gli artt. 348, 369 e 399 cod. proc. civ. contemplano espressamente la sanzione d'improcedibilità dell'impugnazione per tardiva costituzione dell'impugnante, mentre l'art. 647 cod. proc . civ. disciplina il solo caso della mancata costituzione dell'opponente e non quello della tardiva costituzione; che una sanzione d'improcedibilità deteriore rispetto ai consueti meccanismi applicabili alla tardiva iscrizione della causa a ruolo del processo di prime cure, qual è pur sempre il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo (art. 307 cod. proc. civ.), appare incompatibile con i principi del «giusto processo regolato dalla legge», poiché tale sanzione, a differenza delle suddette regole in materia d'impugnazioni, non è espressamente sancita dalle norme processuali e, in difetto di ciò, non può essere desunta in via interpretativa; che, alla luce del combinato disposto degli artt. 645, secondo comma, ultima frase, 165, 647, primo comma (seconda ipotesi) cod. proc. civ.