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E ben venga tutto questo, ma a tutto abbiamo dato risposte spesso sbagliate e certamente mai complete. Sono mancati - come detto - il coraggio e una visione, due categorie che distinguono la classe politica della bassa manovalanza da quella che invece ha una visione più ampia rispetto a quella che state dimostrando oggi. Aggiungo che il tempo che abbiamo avuto di disposizione per l'esame dei 46 articoli è stato molto stretto, considerando che il decreto-legge deve essere convertito entro la fine di questo mese. Il Gruppo Fratelli d'Italia, sia alla Camera che al Senato, ha avuto sin dall'inizio un approccio sereno, una condivisione e spesso anche un'idea di ciò che avrebbe dovuto essere, in maniera costruttiva, il provvedimento in esame. E lo abbiamo fatto sicuramente per rispetto a Genova, alle sue vittime e ai suoi cittadini. Subito dopo la tragedia di agosto siamo stati disponibili, in uno spirito patriottico, pronti a mettere da parte le polemiche strumentali che ci sono state fin dall'inizio, perché abbiamo capito subito che c'era un grave problema e bisognava intervenire immediatamente. I danni economici sono davvero tantissimi: parliamo di circa 422 milioni di euro. Leggendo il testo originale, però, abbiamo espresso un giudizio politicamente severo e netto; infatti, il provvedimento uscito dal Consiglio dei ministri era veramente inaccettabile, assurdo, come è stato confermato anche dalle persone che sono state audite alle Camere, le quali hanno espresso non certamente una valutazione politica, ma solo delle valutazioni per poter aiutare a rimediare a tutto quanto è stato purtroppo distrutto. Non soltanto i rappresentanti istituzionali - e parlo del presidente della Regione Toti, del sindaco di Genova e successivamente del commissario - ma tutti hanno chiaramente detto che il testo deve essere migliorato. In questo quadro, i cambiamenti avvenuti in prima lettura alla Camera, anche grazie - come accennato prima - ai colleghi deputati del nostro Gruppo, hanno riequilibrato lo scenario complessivo dell'impianto normativo, per correggere i numerosi ed evidenti misfatti approvati dal Consiglio dei ministri. Mancava, soprattutto nella prima parte del decreto-legge, la componente più importante, quella dedicata ad affrontare l'emergenza e la situazione di Genova, sia per gli sfollati che per l'abbattimento e la ricostruzione del ponte. Certo, non si può non evidenziare in questa sede come il testo contenga norme che nulla c'entrano con Genova, in primis per quanto riguarda il condono edilizio e la sanatoria su Ischia, che hanno occupato anche i piani alti del Governo, ai quali è seguita un'ulteriore misura di condono per i 140 Comuni del Centro Italia colpiti dai due terremoti del 2016. L'approvazione di ieri dell'emendamento presentato all'articolo 25 nelle Commissioni riunite ambiente e lavori pubblici, che ha visto battuta la maggioranza sul condono edilizio di Ischia, la dice lunga su questa parte raccapricciante del provvedimento in esame. Fratelli d'Italia continuerà a vigilare. Non ci fermeremo nel denunciare norme come quelle previste da questo decreto-legge, che introducono - e bisogna dirlo - una sanatoria applicabile in assenza di qualsiasi richiesta di autorizzazione passata, con un limite di tolleranza del 20 per cento della cubatura esistente. Con questo decreto-legge nasce il cosiddetto ambientalismo da condono, con la «C» maiuscola, di questo Esecutivo, che istituisce una nuova definizione di sanatoria nazionale. Siamo di fronte a una sanatoria di ampia portata. Il testo in esame, oltre ad aver ricevuto forti riserve da parte del Servizio del bilancio del Senato e della Camera in merito alle coperture finanziarie, in particolare sui fondi messi a disposizione del commissario straordinario per la ricostruzione del ponte, contiene anche evidenti contraddizioni, nonostante i miglioramenti aggiuntivi, e necessita - a mio avviso - di un riesame, perché occorre fare molto di più. Mi riferisco all'istituzione dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle infrastrutture. Se dobbiamo inaugurare una nuova stagione di controllo, vigilanza, manutenzione e ricucitura di un Paese ferito, che vede i suoi ponti crollare e le sue infrastrutture tremare, avremmo dovuto farlo ripartendo da Genova, che doveva essere e ancora oggi dovrebbe essere il cuore, il fulcro e il cervello di questa nuova stagione. Così come si dispone poco o nulla per rilanciare il porto - se ne parla poco - pesantemente colpito dalle conseguenze della tragedia del crollo del ponte Morandi: un'intera economia, quella portuale, che riguarda lo scalo marittimo forse più importante in Italia, i cui armatori, non solo genovesi, stanno già dirottando le loro merci verso Marsiglia e Barcellona. Genova e l'Italia forse meritavano una risposta più veloce, certa e rassicurante. I nostri emendamenti, sia alla Camera che al Senato, andavano proprio in questa direzione, quella di colmare le carenze iniziali, enormi ed evidenti, del provvedimento. Ricordiamo che non c'era nulla inizialmente per gli sfollati e le persone che hanno perso la casa, che si sono giustamente indignate per una tale disattenzione e mancanza di risposta da parte del Governo. A un certo punto abbiamo fatto i conti con il senso di responsabilità, seguendo il consiglio che impartivano i saggi di un tempo, dicendo a coloro che avevano giudizio di usarlo. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Nastri. NASTRI (FdI) . Noi l'abbiamo usato e per questo siamo venuti incontro alle esigenze non tanto del Governo, ma soprattutto dei genovesi. Ci saremmo aspettati da parte di questo Governo del cambiamento qualcosa di più, ma purtroppo è mancata una visione più ampia rispetto a un problema importante. È mancata la lungimiranza che in una classe politica sicuramente è la qualità più importante. In tutto questo abbiamo cercato di dare il nostro contributo, anche se i nostri emendamenti sono stati purtroppo bocciati completamente. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pazzaglini. Ne ha facoltà. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, ho assistito a tutti i lavori in Commissione, facendo parte della 13 a Commissione, con un certo sgomento dinanzi a certe manifestazioni e dichiarazioni da parte dei colleghi, che sono arrivati addirittura a insinuare la possibilità che mancassero i presupposti per l'adozione da parte del Governo dello strumento della decretazione. Andiamo allora a vedere quali sono i presupposti per l'attività di decretazione da parte del Governo: la necessità e l'urgenza. Si è detto che potrebbe non sussistere l'urgenza, perché si va a intervenire su fatti che hanno avuto la loro genesi in periodi lontani o mediamente lontani, come ad esempio lo sciame sismico, iniziato nel 2016, che ha duramente colpito quattro Regioni del Centro Italia e che - ricordo a tutti - è ancora in corso.