[pronunce]

Al contempo, il bilancio regionale evidenzierebbe le somme spese per lo svolgimento delle funzioni medesime. Peraltro, il recupero delle somme non corrisposte non potrebbe non essere adottato tempestivamente atteso che, come si poteva leggere nella sentenza n. 6 del 2019, «le diacroniche rimodulazioni derivanti dalle pronunzie di questa Corte non possono essere rinviate ad libitum, ma devono essere adottate tempestivamente e comunque entro la prima manovra di finanza pubblica utile, perché altrimenti gli interessi costituzionalmente tutelati rimarrebbero nella sostanza privi di garanzia». 8.- Poiché le disposizioni impugnate non hanno attribuito alle Regioni le risorse per l'esercizio delle nuove funzioni, essa ricorrente ha dovuto fare ricorso ad altre disponibilità del bilancio regionale, vedendo lesa la propria autonomia finanziaria e di spesa, nonché l'equilibrio di bilancio, in violazione dell'art. 119, primo e quarto comma, Cost. 9.- Le norme impugnate, inoltre, lederebbero il principio di leale collaborazione, di cui all'art. 120 Cost., atteso che il riordino delle funzioni non fondamentali è stato disposto anche attraverso l'accordo sancito in sede di Conferenza unificata l'11 settembre 2014. 10.- Anche nel prospettare la questione relativa al mancato trasferimento di risorse per sopperire al minor gettito IRAP, la Regione Puglia svolge alcune considerazioni preliminari. 11.- La legge 5 maggio 2009, n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione), nel fissare i criteri direttivi, ha predisposto l'esclusione di interventi statali sulle basi imponibili e sulle aliquote dei tributi che non fossero del proprio livello di governo. In caso di intervento dello Stato sui tributi degli enti locali, però, la legge ha precisato che «[...] essi sono possibili, a parità di funzioni amministrative conferite, solo se prevedono la contestuale adozione di misure per la completa compensazione [...]» delle conseguenti minori entrate (art. 2, comma 2, lettera t, della legge n. 42 del 2009). 12.- Parimenti, con riferimento ai tributi propri derivati, e alle addizionali sui tributi erariali, l'art. 11 del decreto legislativo 6 novembre 2011, n. 68 (Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario), ha disposto, al comma 1, che «[g]li interventi statali sulle basi imponibili e sulle aliquote dei tributi regionali di cui all'articolo 7, comma 1, lettera b), numeri 1) e 2), della citata legge n. 42 del 2009 sono possibili, a parità di funzioni amministrative conferite, solo se prevedono la contestuale adozione di misure per la completa compensazione tramite modifica di aliquota o attribuzione di altri tributi». 13.- Tuttavia, la legge n. 190 del 2014, all'art. 1, comma 20, ha modificato la determinazione della base imponibile IRAP, a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso, senza che fosse prevista alcuna forma di compensazione a favore delle Regioni e a carico dello Stato. Successivamente, per compensare il minor gettito IRAP che si è venuto a determinare, l'art. 8, comma 13-duodecies, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78 (Disposizioni urgenti in materia di enti territoriali. Disposizioni per garantire la continuità dei dispositivi di sicurezza e di controllo del territorio. Razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale nonché norme in materia di rifiuti e di emissioni industriali), convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2015 n. 125, ha previsto l'attribuzione alle Regioni di contributi, per gli anni 2015, 2016 e successivi, ma in misura non adeguata a compensare completamente il minor gettito provocato dall'intervento statale. 13.1.- Come si può evincere, in particolare, dalla nota del MEF del 5 novembre 2015, e dall'intesa adottata in sede di Conferenza Stato-Regioni il 27 luglio 2017, a fronte di un gettito IRAP, precedente al 2015, di euro 109.641.000, negli anni successivi, ad avviso della ricorrente, vi sarebbe stato un minor gettito nei seguenti termini: euro 17.376,570, per l'anno 2015, euro 29.705.500, per l'anno 2016, euro 25.050.560, per l'anno 2017, euro 21.126.570, per l'anno 2018, euro 18.588.570, per l'anno 2019. 13.2.- A sostegno delle proprie argomentazioni, la Regione Puglia rileva che l'importo di cui alla Tabella n. 2 dello stato di previsione del MEF, Programma 2.5. , Azione «Reintegro del minor gettito IRAP destinato alle Regioni sul costo del lavoro», allegato alla legge n. 145 del 2018, e la quota ad essa spettante in base alle previsioni dell'intesa del 27 luglio 2017, pur essendo corrispondente al contributo previsto dal citato decreto-legge, sarebbe parziale rispetto alla completa compensazione dovuta dallo Stato. 13.3.- Dopo aver svolto tali considerazioni, la Regione prospetta censure simili a quelle esposte con riguardo alla prima questione che ha promosso. Deduce che il maggior effetto negativo, verificatosi sul gettito delle manovre regionali IRAP, sarebbe attestato proprio dai prospetti predisposti dal MEF, ai sensi dell'art. 77-quater, comma 6, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, ed inviati alle Regioni in sede di quantificazione annuale dei gettiti relativi all'ultimo anno consuntivabile. 13.4.- La mancata compensazione del minor introito IRAP violerebbe la propria autonomia finanziaria ed il principio di corrispondenza tra funzioni e risorse, non consentendo l'equilibrio di bilancio, in contrasto con l'art. 119, primo e quarto comma, Cost. 13.5.- Sussisterebbe, altresì, la violazione del principio di leale collaborazione, in relazione all'intesa adottata in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano il 27 luglio 2017. 14.- Entrambe le questioni sono promosse anche in riferimento all'art. 117 Cost., che, tra l'altro, affida alle Regioni la potestà legislativa nelle materie non espressamente riservate alla legislazione dello Stato. La potestà legislativa regionale risulterebbe anche lesa dal legislatore statale, in quanto, con le denunciate omissioni, lo Stato interverrebbe nella materia concorrente del coordinamento della finanza pubblica, oltre il proprio ambito competenziale. 15.- Con atto depositato il 15 aprile 2019, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio, giusta delibera del Consiglio dei ministri del 4 aprile 2019.