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In particolare, il testo unificato predisposto per i citati disegni di legge prevedeva una larga cabina di regia, il Comitato per la programmazione e il coordinamento, istituito dal Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che comprendesse anche i rappresentanti delle regioni, del Senato, della Camera, della Commissione o del Parlamento europeo, del mondo accademico, delle associazioni nazionali e degli enti accreditati per l'attività di formazione degli adulti, delle associazioni dei consumatori, dell'industria finanziaria (ABI, ANIA) e dei rappresentanti delle Autorità di vigilanza (Banca d'Italia, ISVAP, COVIP, CONSOB). La proposta prevedeva che detto organo dovesse fungere da cabina di regia e concertazione di tutte le iniziative messe in campo nel nostro Paese. A ciò si aggiunga che gli investimenti e le iniziative educative e informative sul tema, da parte dei soggetti pubblici e privati, sono numerose e sembrano essere aumentate nel corso degli ultimi anni. Secondo l'Osservatorio della Fondazione Rosselli/Consorzio PattiChiari, i soggetti del mondo economico, finanziario e scolastico, siano essi pubblici o privati (istituzioni e autorità di vigilanza, industria bancaria e finanziaria, scuola, associazioni di consumatori, associazioni di imprenditori), dal 2004 sono impegnati nella realizzazione di programmi di educazione finanziaria e continuano a manifestare la volontà di incrementare e migliorare le iniziative realizzate, pur in una generale assenza di modelli, coordinamento e linee guida. Secondo i dati relativi al 2011 dell'Osservatorio Fondazione Rosselli/Consorzio PattiChiari, la maggioranza dei soggetti che realizzano attività di educazione economico-finanziaria è costituita da istituti bancari (68 per cento), seguiti dalle fondazioni bancarie (18 per cento) e dagli enti e associazioni di categoria e consorzi di varia natura. L'analisi della Fondazione Rosselli evidenzia che il 67 per cento dei soggetti (Autorità di vigilanza, Consorzi PattiChiari, istituti bancari, fondazioni bancarie, associazioni di consumatori, enti e associazioni di categoria e consorzi di varia natura, istituzioni, scuola e università) si è cimentato almeno una volta o ha supportato economicamente la realizzazione di un programma di educazione finanziaria nel corso degli ultimi anni. Il 64 per cento dei soggetti ha confermato l'impegno in questo campo, dichiarando di aver realizzato un'iniziativa anche nel 2011. Nel 79,5 per cento dei casi si è trattato di un aggiornamento o di una replica di un'iniziativa precedentemente avviata, nel 39 per cento dei casi di un nuovo programma. Quasi 7 soggetti su 10 sostengono di essere interessati a incrementare le iniziative di educazione finanziaria nel successivo triennio e sono d'accordo con l'idea che sia necessario un programma nazionale coordinato da un ente centrale pubblico e realizzato in collaborazione con gli stakeholder pubblici e privati. Il 33 per cento dei soggetti partecipanti che non ha realizzato iniziative di educazione finanziaria sostiene, invece, di non averlo fatto, come nel 2010, perché non rientra nella strategia e nella mission dell'ente (28 per cento), o perché non la si considera come una attività prioritaria (16 per cento). L'aumento della percentuale, nel 2011 rispetto all'anno precedente, (+8,2 per cento) di soggetti che non hanno realizzato programmi è legato al fatto che ben il 23 per cento dei partecipanti sostiene di aver interrotto tali attività per dedicarsi a un'attività di analisi e valutazione dell'efficacia delle iniziative realizzate. Dunque, molti soggetti hanno deciso di dedicarsi ad un'attività di ripensamento delle iniziative realizzate, consapevoli di dovervi apportare delle modifiche per renderle più efficaci, legate alle nuove necessità dei target finali. Calano, inoltre, in maniera rilevante, coloro che dichiarano di non realizzare attività educative legate al mondo economico per mancanza di risorse organizzative (dal 33 per cento del 2012 al 5 per cento del 2011) e per la convinzione di non essere il soggetto più adatto alla gestione di un'attività formativa in campo economico-finanziario (dal 14 per cento al 5 per cento). Si tratta di un panorama amplissimo di esperienze, che continua a coinvolgere un numero altissimo di soggetti giovani e adulti: -- circa 24.600 studenti, e 1.264 classi appartenenti a scuole di ogni ordine e grado distribuite in tutta Italia, per il programma realizzato da Banca d'Italia e MIUR dal 2008 a oggi; -- circa 85.000 studenti dal 2004, di cui 27.600 solo nel 2010-11, per i programmi realizzati o promossi dal Consorzio PattiChiari. Non meno rilevanti i dati dell'anno scolastico 2011-2012, che ha visto l'aggiornamento dei programmi del Consorzio, con l'avvio di una proposta formativa che copre tutti i target, dalle scuole primarie agli adulti, con i seguenti numeri: 85 province coinvolte in tutto il territorio nazionale, 30 istituti bancari di 12 gruppi, 3.323 scuole e 40.000 studenti (stima periodo settembre 2011-maggio 2012), 12 associazioni dei consumatori; -- 4.000 studenti, a partire dal 2008, e più di 1.700 docenti per il progetto «Cultura finanziaria a scuola: Prepararsi a scegliere» di Intesa Sanpaolo e Osservatorio permanente Giovani-Editori; -- 35.000 partecipanti (1 su 5 ha meno di 30 anni), circa 1800 eventi a far data dal 2009 per il programma EduCare di BNL-BNP Paribas; -- 2.000 discenti, 45 educatori coinvolti in 18 diverse province italiane, 61 corsi erogati per circa 6.600 ore di formazione, da aprile a luglio 2011, per il nuovo programma In-formati di UniCredit Banca; -- 12 scuole secondarie di I grado del Lazio e della Lombardia per la fase sperimentale del progetto «Io&irischi» di Forum ANIA-Consumatori e Associazione europea per l'educazione economica AEEE -- Italia. Il 58 per cento dei partecipanti (+10 per cento rispetto al 2010) si è affidato ad altri soggetti per l'elaborazione dei programmi di educazione finanziaria, aderendo a iniziative non proprie. Il 9 per cento ha progettato e gestito l'iniziativa in collaborazione con altri stakeholder, mentre il 33 per cento degli indagati ha svolto tale attività in completa autonomia. Si registra, rispetto al 2010, un crescente ricorso a esperti esterni per impostare i programmi (+20 per cento), mentre sono diminuite le realtà che hanno impostato l'iniziativa in collaborazione (-19 per cento), preferendo in parte svolgere tale attività in completa autonomia (+10 per cento), in parte utilizzare, come già detto, programmi impostati da altri. Le iniziative indagate sono rivolte a un target composto prevalentemente da studenti di scuola secondaria di I e di II grado, come nel 2010. In particolar modo, si registra un importante aumento dell'interesse verso il target famiglia: si passa infatti dal 6 per cento sul totale del 2010 al 29,5 per cento del 2011. Per tali target, i programmi hanno tentato di sviluppare nei partecipanti prevalentemente: