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Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti. (I senatori Segretari procedono al computo dei voti). Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'articolo unico del disegno di legge n. 1354, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia: Senatori presenti 278 Senatori votanti 277 Maggioranza 132 Favorevoli 158 Contrari 104 Astenuti 15 Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 34. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno *VERDUCCI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VERDUCCI (PD) . Signor Presidente, c'è una foto - oggi - su tutti i giornali alla quale non riesco a smettere di pensare, alla quale non dobbiamo smettere di pensare. Racconta una storia vera e terribile, che ci riguarda e ci chiama in causa: un padre e una figlia, abbracciati per sempre. Morti mentre cercano di attraversare un fiume troppo grande e pericoloso, al confine tra Messico e Stati Uniti d'America, per poter aggirare e oltrepassare il muro voluto per impedire ai migranti latini di arrivare al Nord, alla frontiera e al "sogno americano". Un'immagine che racconta l'amore di un padre e di una figlia, ma anche la ferocia di chi è più forte contro chi è più debole. Penso a quel padre. Penso se fosse toccato a me, al suo posto, cercare il coraggio, prendere in braccio mia figlia per darle un futuro, lontano da violenza e disperazione. Cercare di attraversare l'acqua alta, parlare per rassicurarla, tenerla alta più delle onde, cingerla con la mia maglietta per non perderla. Stringerla per non lasciarla. Lui è Oscar, lei è Angy Valeria, di soli ventitré mesi. Penso che il Senato debba tenere impressi i loro nomi, perché ne simboleggiano mille e mille altri, morti per fuggire da guerre, torture e fame. Quei migranti, signor Presidente, siamo noi e le loro speranze, i loro bisogni, la voglia di lavorare e realizzarsi sono lo spirito che muove ogni democrazia. I muri invece sono la negazione della democrazia, l'emblema dei regimi autoritari. C'è stato un tempo in cui abbiamo festeggiato la caduta del muro che divideva l'Europa tra democrazia e tirannide. Allora, nell'Ottantanove, ne esistevano quindici. Oggi al mondo di muri ne esistono settanta, ma non potranno fermare chi, come noi, abita questo pianeta e reclama, come noi, democrazia e diritti. I muri sono alimentati da una retorica d'odio che criminalizza i più deboli per lasciare indisturbati i forti e mette gli ultimi contro i penultimi. Ma è un inganno, perché la sicurezza si costruisce solo allargando democrazia e diritti. Allora facciamolo, colleghi: non lasciamo più che un confine significhi la morte di un padre, di una madre, di una figlia e, con loro, di tutta l'umanità. (Applausi dal Gruppo PD). PARENTE (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, intervengo in quest'Aula per portare prepotentemente all'attenzione la situazione in cui versa Roma, la nostra capitale, da giorni invasa dai rifiuti. (Commenti della senatrice Piarulli). E certo! Tutti noi, cittadini, turisti e persone che vengono a Roma per lavoro siamo costretti a fare gincana tra l'immondizia, che emana un fetore veramente insopportabile. Ci sono gabbiani e, grazie a Dio, se n'è è accorto anche il vice premier Salvini, che dall'alto della sua terrazza li ha definiti molto grandi, come pterodattili; che provi ad andare a mettere nei cassonetti un sacchetto, come dice l'ordine dei medici di Roma, che ha lanciato l'allarme: «Cittadini, mettetevi i guanti quando mettete il sacchetto nel cassonetto». Il ministro Grillo ieri ha detto che non c'è rischio epidemiologico. A parte che credo confonda rischio e fattore di rischio, perché il calore di queste settimane sicuramente è un fattore di rischio, ma poi, evidentemente, non cammina e non vive la città. Muovo allora un appello a tutti voi, colleghe e colleghi, perché, soprattutto dai banchi della maggioranza e in particolare dei 5 Stelle, ho sentito parlare di moralità: andiamo tutti insieme in città, condividiamo i disagi dei cittadini e non guardiamo la piazza dal palazzo, ma il palazzo dalla piazza. Ho sentito tante parole retoriche che non corrispondono alla vita dei cittadini. Basta con l'Italia a due velocità, perché negli stessi giorni in cui il Nord, Milano in particolare (e siamo tutti felici per la nostra Italia), ottiene le Olimpiadi, Roma è invasa dall'immondizia. Così non si salva nessuno, non si salva l'Italia. Sono successe alcune cose in questi giorni. Il Sindaco può accogliere suggerimenti e aiuti: c'è la lettera dei Presidenti dei municipi e c'è l'incontro del sindaco Raggi con il Presidente di AMA. Il Sindaco ha cambiato in tre anni sei consigli di amministrazione. C'è poi l'allarme lanciato dalla Regione Lazio alle ASL. Si può andare avanti, per trovare delle soluzioni e chiudere il ciclo dei rifiuti, a Roma come in tutte le capitali europee. Chiudo dicendo che la vera crisi della politica stia nella nostra incapacità di indignarci. Le cittadine e i cittadini lo sanno, stanno facendo esposti, class action e, manifestazioni, mandano filmanti e foto ai mezzi di stampa, ma non basta. I cittadini romani, per l'amore che hanno della propria città e oltretutto pagano una TARI molto alta, non si meritano questa ferita. Io sarò al loro fianco, insieme ad altri miei colleghi, per trovare le strade per incanalare questa indignazione: class action , farsi parte civile e tutto quello che può servire perché Roma possa riconquistare la dignità di Città eterna. (Applausi dal Gruppo PD) . TURCO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. TURCO (M5S) . Signor Presidente, è doveroso intervenire quest'oggi sulla vicenda dello stabilimento Ilva. Oggi molti colleghi hanno criticato la scelta del Governo di eliminare l'immunità penale. Le opposizioni hanno sollevato il rischio di chiusura dello stabilimento, dimenticando però che i cittadini di Taranto godono del diritto alla salute, oltre che del diritto al lavoro. È bene precisare, com'è stato detto dal collega Castaldi, che ArcelorMittal non ha alcun potere di chiudere la fabbrica, perché è un semplice gestore temporaneo in virtù di un contratto di affitto che scade nel 2021. Abbiamo ripristinato un diritto costituzionale che a Taranto avevamo forse dimenticato, ovvero che la legge è uguale per tutti, e abbiamo trovato il giusto equilibrio tra il diritto alla salute e il diritto alla produzione.