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Tutti noi - ne sono convinto - dobbiamo sentire l'obbligo di interrogarci sulle ragioni di fondo delle debolezze strutturali che la pandemia ha messo a nudo. In questo mio intervento ho risposto con i fatti a giudizi che appaiono largamente immotivati. Ma vorrei dire con grande fermezza che a me come Ministro della salute è chiarissimo che dentro uno sforzo straordinario e generoso siano emerse anche debolezze, limiti del nostro Servizio sanitario nazionale che bisogna avere il coraggio di affrontare a viso aperto. Sono ben lontano da una lettura edulcorata dei mesi che abbiamo alle nostre spalle e della situazione in cui ancora ci troviamo. L'Italia - questa è la verità - è arrivata indebolita al tragico appuntamento con il Covid perché per decenni, con scelte sbagliate e miopi, è stata a più riprese indebolita la sanità pubblica. La salute è stata troppo spesso considerata un costo, mentre il principale investimento per il nostro futuro, la chiave della crescita e della coesione sociale - il Servizio sanitario nazionale, il bene più prezioso che abbiamo - è stato sovente trascurato. Si sono moltiplicate le diseguaglianze territoriali e sociali nell'accesso alle cure, all'assistenza e alla riabilitazione. Siamo rimasti indietro sulla digitalizzazione. E lo stesso Ministero della salute ha pagato il prezzo dei mancati investimenti nella pubblica amministrazione. Basti pensare che la dotazione organica è passata da 2.520 unità del 2010 a 1.699 del 2018 e solo negli ultimi mesi stiamo recuperando con un numero di assunzioni significative. In molti, troppi casi è solo grazie alla professionalità e all'abnegazione del nostro personale sanitario che siamo riusciti ad andare avanti, riportando risultati che non dobbiamo dimenticare mai. Eppure, non dobbiamo dimenticare che la spesa per il personale sanitario è stata bloccata per anni a quella del 2004 meno l'1,4 per cento. Pensateci con attenzione per un istante: la spesa per il personale sanitario è stata bloccata per anni nel nostro Paese a quella del 2004 meno l'1,4 per cento. Quanta distanza tra questo dato crudo e duro e la retorica degli eroi che spesso ha attraversato la nostra discussione. (Applausi) . E poi, ancora, da parte di alcuni si è alimentata negli anni l'illusione che la sanità privata potesse progressivamente sostituire la sanità pubblica. È vero esattamente il contrario: solo con una forte sanità pubblica è possibile difendere l'universalità del nostro Servizio sanitario nazionale (Applausi) e anche creare valore aggiunto all'iniziativa privata, costruendo sinergie positive. L'Italia intera, con una consapevolezza acuita dall'emergenza, ci chiede oggi una sanità pubblica più forte. Fin dal primo giorno del mio lavoro di Ministro della salute questo è stato per me l'impegno fondamentale. Siamo già al lavoro per la riforma della sanità territoriale, che abbiamo disegnato proprio in questi mesi. Essa ruota attorno all'idea di prossimità - parola cruciale per la sanità del futuro - con obiettivi chiari e ambiziosi che in queste settimane abbiamo iniziato a discutere con le Regioni e con la Commissione europea. Tre primi obiettivi: portare l'assistenza domiciliare al 10 per cento degli over sessantacinque, diventando i primi in Europa per questo dato. È un paradosso inaccettabile: abbiamo la popolazione più anziana d'Europa e abbiamo un dato di assistenza domiciliare del tutto insufficiente. Noi vogliamo arrivare al 10 per cento. Oggi i migliori modelli in Europa sono la Germania e la Svezia con circa il 9 per cento; useremo per questo le risorse del recovery fund. E poi, ancora, realizzare una Casa della comunità ogni 20.000 abitanti e un ospedale di comunità ogni 50.000 abitanti; grazie al recovery fund ne finanzieremo rispettivamente le prime 1.288 e i primi 381. Questa riforma è l'orizzonte più ampio del mio e del nostro lavoro. È il modo per dare una risposta vera ai sacrifici e alle sofferenze di tutti. È il frutto più maturo dell'impegno con cui da mesi, senza sosta, ci adoperiamo per portare l'Italia fuori da questa crisi. Voglio ricordare ancora una volta in quest'Aula le parole di Papa Francesco e quell'immagine indelebile, che spesso ci torna in testa, di piazza San Pietro deserta. Peggio di questa crisi c'è solo il rischio di sprecarla e noi non dobbiamo farlo. (Applausi) . Con le risorse di Next generation EU abbiamo la concreta possibilità di tenere finalmente insieme riforme e investimenti. È questa la vera sfida che sta dinanzi a tutti noi, ma sfide così impegnative non si affrontano in ordine sparso. Per tale ragione insisto: non è il tempo dei contrasti, né dei piccoli interessi di parte. È il tempo - come ha ricordato per il 25 aprile il presidente Sergio Mattarella - di restare uniti in uno sforzo congiunto. (Applausi) . Non dividiamo il Paese. Non disperdiamo le energie. Accantoniamo divisioni e polemiche e affrontiamo la ricostruzione che dobbiamo all'Italia con responsabilità, con onestà e con forza. (Prolungati applausi) . PRESIDENTE . Passiamo alla votazione delle mozioni. FARAONE (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FARAONE (IV-PSI) . Signor Presidente, reputiamo questa mozione legittima, ma sbagliata politicamente e umanamente discutibile. È sbagliata perché mina l'unità della classe dirigente del Paese - come ha detto bene il ministro Speranza - proprio nel momento in cui è travolto dalla pandemia. E mina la credibilità delle istituzioni, anzitutto del Ministero della salute, dell'Aifa, del Comitato tecnico-scientifico, quando ancora la crisi pandemica è tutt'altro che esaurita. Reputo poi la mozione umanamente discutibile perché credo che tutti noi, prima che essere politici, siamo donne e uomini. E io non sarei mai voluto essere al posto del ministro Speranza o dei tanti sindaci, Presidenti di Regione, assessori regionali che hanno dovuto, in questi mesi, prendere decisioni dalle quali dipendeva molto spesso la vita o la morte di centinaia di migliaia di persone. Non tener conto di questo aspetto umano in politica è - a mio avviso - un errore enorme (Applausi) . Allo stesso modo credo sia un errore enorme trasformare la gestione di questa terribile crisi pandemica in uno scontro politico permanente. Sento lezioni di chi parla di strumentalizzazioni politiche quando si è criticata l'azione di un Governo, ma vedo che lo stesso atteggiamento è ripetuto, nelle singole Regioni del nostro Paese a fasi alterne, da tutte le forze politiche, come se l'efficacia di un'azione di argine rispetto alla crisi pandemica fosse legata al colore politico del Governo che porta avanti quell'azione e, quindi, si incide più o meno bene a seconda che il presidente di Regione o assessore sia o meno amico. Ebbene, credo che questo atteggiamento sia assolutamente irresponsabile. (Applausi). Quella unità - cui ha fatto riferimento il ministro Speranza e alla quale ci richiamiamo anche noi - deve valere sempre e comunque di fronte alla crisi pandemica. Signor Ministro, signora Presidente, oggi avremmo voluto parlare di tutt'altro, e non di questa mozione che ha tutto il sapore di essere un atto politico.