[pronunce]

(c) che avrebbe preteso e ottenuto che tutto il centro della città di Palermo rimanesse bloccato in seguito al divieto di sosta ricordato; (d) che avrebbe inoltre arrestato ed umiliato, per dare sfogo a fini illegittimi ed illeciti non precisati, il Sovrintendente di Siracusa, dott. Giuseppe Voza; (e) che avrebbe tenuto analoga condotta anche nei confronti di Leoluca Orlando per la vicenda relativa al Teatro Massimo di Palermo; (f) che Lorenzo Matassa nulla aveva fatto per essere protetto; (g) infine, che lo stesso magistrato sarebbe afflitto da «alterazione dello sguardo». Il Tribunale di Caltanissetta, rilevato che il 22 novembre 1999 il Presidente della Camera dei deputati ha comunicato la delibera di insindacabilità, assunta dall'Assemblea, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, in relazione ai fatti per i quali è in corso il procedimento penale, osserva che tale provvedimento «è di ostacolo alla prosecuzione dell'azione penale» e che si rende necessario valutare se la Camera dei deputati abbia invaso la sfera delle attribuzioni giurisdizionali sottraendo la cognizione dei fatti contestati al sindacato della giurisdizione penale. Il ricorrente richiama la recente giurisprudenza costituzionale, dalla quale desume che non vi può essere automatica estensione del regime di insindacabilità previsto dall'art. 68, primo comma, della Costituzione, agli atti compiuti al di fuori dell'ambito dei lavori delle Camere - soluzione questa che trasformerebbe la garanzia in un mero privilegio personale -, dovendosi rinvenire un nesso funzionale stretto che consenta di collegare le opinioni espresse all'esercizio delle funzioni parlamentari, non essendo sufficiente il semplice collegamento di argomento o di contesto tra l'attività parlamentare e la dichiarazione. Ad avviso del ricorrente è da escludere che la garanzia costituzionale di insindacabilità comprenda tutte le manifestazioni di pensiero, espresse in qualunque circostanza, anche quando non siano collegabili funzionalmente all'attività parlamentare. Sarebbero pertanto suscettibili di valutazione in sede penale le dichiarazioni non riconducibili, nemmeno indirettamente, a specifiche forme di esercizio di funzioni parlamentari, anche qualora l'autore ne affermi l'appartenenza ad un «contesto politico» o le ritenga manifestazione di un sindacato ispettivo; quando invece le dichiarazioni rese all'esterno siano riproduttive di altre già rese nell'esercizio di funzioni parlamentari, l'insindacabilità potrà essere riconosciuta solo ove sia possibile riscontrare la «sostanziale corrispondenza» tra i contenuti delle une e delle altre. Nel caso di specie, il ricorrente ritiene erronea la valutazione di insindacabilità compiuta dalla Camera dei deputati, in quanto non sussisterebbe il richiesto nesso funzionale tra le dichiarazioni del deputato che hanno dato luogo al procedimento penale e la sua attività parlamentare. Il Tribunale di Caltanissetta esamina quindi il resoconto del dibattito parlamentare che ha preceduto la delibera di insindacabilità, soffermandosi sulle dichiarazioni del relatore, on. Saponara, il quale aveva affermato: (a) che le dichiarazioni del deputato Sgarbi a proposito del divieto di sosta richiesto da Lorenzo Matassa erano da ritenersi una manifestazione di critica politica nei confronti di un atto amministrativo, critica legittima da parte di un parlamentare che, come l'imputato, da tempo conduce un'intensa battaglia politica, sia in Parlamento che al di fuori del Parlamento, contro i possibili abusi nell'esercizio delle funzioni giudiziarie; (b) che le critiche rivolte al magistrato per l'arresto di Giuseppe Voza riguardavano un fatto che aveva suscitato clamore nel mondo dell'arte e della cultura e che era stato oggetto di dibattito il 17 ottobre 1994, nella Commissione cultura della Camera dei deputati, presieduta dall'on. Sgarbi, il quale aveva inoltre firmato una risoluzione proposta in Commissione dall'on. Prestigiacomo, che esprimeva solidarietà allo studioso e stupore per il suo arresto. Ad avviso del Tribunale ricorrente, contrariamente a quanto ha ritenuto la Camera, le affermazioni del deputato Sgarbi criticano il comportamento e la persona di Lorenzo Matassa senza alcun riferimento ad atti riconducibili all'esercizio delle funzioni parlamentari, trattandosi di valutazioni «strettamente personali» che non risultano comprese nella risoluzione di solidarietà citata e che sembrano espresse, anziché da un membro del Parlamento, «da un comune cittadino», potendosi ravvisare soltanto una mera comunanza di tematiche che sarebbe irrilevante ai fini della dichiarazione di insindacabilità. A sostegno di tali argomentazioni il Tribunale ricorda, in primo luogo, che le ricordate opinioni sono state espresse nel quadro di una trasmissione televisiva che non aveva lo scopo di divulgare iniziative o attività parlamentari, ma di commentare fatti di cronaca e argomenti di attualità e, inoltre, che (come risulterebbe dagli atti di causa) il deputato svolgeva, in quella trasmissione, una attività retribuita di «attore/conduttore/entertainer» in favore della società privata cui fa capo l'emittente «Canale 5». Il vincolo contrattuale assunto dal deputato, consistente nell'esprimere le proprie opinioni sugli articoli di stampa, attenendosi alle indicazioni fornite dalla citata società, induce il ricorrente a ritenere che le dichiarazioni espresse nel corso della trasmissione televisiva non possano essere ricondotte all'esercizio delle funzioni parlamentari. Pertanto il Tribunale di Caltanissetta chiede che la Corte costituzionale dichiari che non spetta alla Camera dei deputati affermare l'insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi, secondo quanto deliberato il 16 novembre 1999 e, conseguentemente, annulli la citata deliberazione. 2.2. - Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 198 del 2001. Il ricorso è stato notificato alla Camera dei deputati, unitamente all'ordinanza di ammissibilità, il 24 luglio 2001 ed è stato depositato lo stesso giorno presso la cancelleria di questa Corte. 2.3. - Si è costituita in giudizio la Camera dei deputati, sostenendo, innanzitutto, che il ricorrente avrebbe trascurato di indicare specificamente le «ragioni del conflitto», non prendendo in considerazione gli atti tipici (in particolare la risoluzione adottata dalla VII Commissione permanente il 19 ottobre 1995) sui quali si fonda la relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere e, conseguentemente, la deliberazione della Camera. Da tale omissione deriverebbero carenze di motivazione del ricorso tali da determinarne l'inammissibilità, alla luce della giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 363 del 2001).