[pronunce]

Essa, prosegue il TAR rimettente, va ad affiancare quella disposta in via amministrativa dall'art. 100 del Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP), approvato il 21 aprile 2004, che imponeva la salvaguardia per tre anni («fino all'approvazione del Piano Territoriale d'Area per l'aeroporto G. D'Annunzio o di specifici Accordi di programma, e comunque non oltre tre anni dall'approvazione del PTCP l'attività edificatoria è ammessa limitatamente agli interventi di manutenzione, restauro e ristrutturazione edilizia degli edifici esistenti senza mutamenti di destinazione d'uso a scopo residenziale»). In pratica, conclude il TAR «si è disposto un congelamento di aree, come quella in questione, classificate come edificabili dal PRG, per una durata superiore ai 7 anni». 1.2.- Relativamente alla censura di illegittimità costituzionale avanzata dalla società Elleci Costruzioni s.r.l., ricorrente nel giudizio a quo, già sopra riportata, il TAR ne riassume i termini articolandoli come di seguito specificati. Anzitutto, l'art. 14 della legge reg. n. 5 del 2007 violerebbe l'art. 3 Cost., poiché lo stesso instaurerebbe una irragionevole disparità di trattamento tra i proprietari delle aree comprese nell'ambito interessato dal futuro piano d'area aeroportuale (il quadrilatero descritto dall'art. 100 del PTCP) e gli altri proprietari dello stesso Comune. La denunciata disposizione sarebbe violativa anche dell'art. 41 Cost., in quanto, essendo stato più volte reiterato, dal legislatore regionale, il regime di salvaguardia ivi previsto, si sarebbe ingenerata un'assoluta incertezza sul destino delle aree assoggettate allo stesso in assenza di un piano adottato, determinando una situazione che avrebbe impedito di operare qualsiasi investimento nell'area in questione, penalizzando, in tal modo, le piccole imprese del settore delle costruzioni quali la società ricorrente. Inoltre - prosegue il rimettente - la disposizione impugnata, per la ricorrente, si porrebbe in contrasto anche con l'art. 42 Cost., poiché i proprietari delle aree edificabili comprese nella zona non avrebbero avuto la possibilità di realizzare nuove costruzioni (pur se coerenti con gli strumenti urbanistici vigenti); con la conseguenza, quindi, che si sarebbero trovati nella impossibilità «di commercializzare gli immobili in questione ovvero di programmarne il futuro utilizzo a causa dell'assoluta incertezza in ordine a quando il piano d'area sarà approvato e quali potrebbero essere i contenuti dello stesso». A ciò, sempre secondo la società ricorrente, si aggiungerebbe un sostanziale svuotamento del diritto reale, svuotamento determinato dall'assenza di previsione di qualsivoglia indennizzo da parte del legislatore regionale, e questo non al fine di perseguire l'interesse pubblico quanto per avallare l'inerzia dell'amministrazione che, ancora alla data di proposizione del ricorso, non aveva provveduto all'adozione del piano d'area. La norma in esame, poi, violerebbe anche l'art. 97 Cost, in quanto la stessa sarebbe ascrivibile nella categoria delle leggi-provvedimento, cioè nella categoria di «atti formalmente legislativi destinati a tenere luogo del provvedimento amministrativo in quanto dispongono in concreto su casi e rapporti specifici» (al proposito si ricorda la sentenza della Corte costituzionale n. 314 del 2007). Infine, la ricorrente nel giudizio a quo - conclude il rimettente - avrebbe ritenuto la norma regionale in oggetto violativa anche dell'art. 117 Cost., poiché con essa il legislatore regionale della Lombardia, eccedendo dall'ambito della potestà legislativa regionale, avrebbe invaso la potestà legislativa concorrente dello Stato, in quanto, in tema di misure di salvaguardia (rientranti nell'ambito della materia governo del territorio e quindi di legislazione concorrente), la Regione può dettare «norme specifiche solo all'interno dei limiti posti dalla legge statale e nel rispetto dei principi posti dallo Stato, mentre la norma in questione [...] ha provveduto non solo a superare il limite massimo di 5 [anni], ma addirittura ha imposto le misure di salvaguardia senza che sia neppure intervenuta l'adozione del piano territoriale d'area». 1.2.1.- Tutto ciò premesso, il rimettente ritiene la sollevata questione di legittimità costituzionale rilevante e non manifestamente infondata per i seguenti motivi. 1.3.- In punto di rilevanza, il TAR ritiene che la misura di salvaguardia invocata dal Comune non derivi da strumenti urbanistici (dato che l'art. 100 PTCP, espressamente richiamato, all'art. 52, dal piano regionale di governo [PRG], ha cessato di avere efficacia alla data del 21 aprile 2007), bensì esclusivamente dall'art. 14 della legge regionale n. 5 del 2007 e successive modificazioni, che ne hanno prorogato l'efficacia. Pertanto, solo nel caso in cui la disposizione impugnata fosse dichiarata costituzionalmente illegittima il regime di salvaguardia non sarebbe applicabile al caso di specie e, di conseguenza, il permesso di costruire potrebbe essere rilasciato, posto che la destinazione dell'area di proprietà della ricorrente - all'atto di proposizione della domanda e di assunzione del diniego - era B2 «residenziale di completamento semintensivo». 1.4.- La proposta questione di costituzionalità, inoltre, secondo il TAR, non risulta manifestamente infondata. 1.4.1.- In proposito, il rimettente rileva che la norma censurata vieta, in via di salvaguardia, l'intervento di nuova edificazione richiesto dalla società Elleci costruzioni per una durata temporale (considerando l'attuale scadenza del 30 giugno 2011), già superiore ai quattro anni (essendo la norma censurata intervenuta nel febbraio 2007). In via di fatto, il rimettente ribadisce, altresì, che tale salvaguardia legislativa viene a cumularsi con quella precedentemente disposta in via amministrativa dall'art. 100 del PTCP (approvato il 21aprile 2004), che imponeva la salvaguardia per tre anni in quest'area e, quindi, impediva qualsiasi intervento di nuova edificazione, con la conseguenza che viene disposto, in sostanza, - prima con un provvedimento amministrativo e poi con una legge-provvedimento - un congelamento di aree, come quella in questione, classificate come edificabili dal PRG, per una durata superiore ai sette anni. Da qui, secondo il rimettente, la fondatezza del dubbio di legittimità costituzionale di una norma regionale che «ha legificato il termine di salvaguardia protraendolo ben oltre i tre anni», in contrasto sia con la norma nazionale (art. 12, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, recante «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia - Testo A»), sia con la stessa normativa regionale (art. 36 della legge della Regione Lombardia 11 marzo 2005, n. 12, recante «Legge per il Governo del territorio»).