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Misure per favorire l'insediamento di nuovi residenti nei comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e in materia di terzo mandato dei sindaci. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge è finalizzato a favorire l'insediamento di nuovi residenti nei piccoli comuni con una popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti, soggetti a un perdurante fenomeno di spopolamento nel corso degli ultimi trenta anni. Tali comuni si trovano in gran parte nelle aree svantaggiate, nelle zone interne, insulari e nelle aree rurali, soprattutto pedemontane e montane. Il fenomeno è particolarmente grave lungo tutta la dorsale appenninica, in vaste aree del Mezzogiorno, a partire da quelle montuose e interne della Sardegna e della Sicilia. Il fenomeno dello spopolamento dei piccoli comuni si è aggravato a partire dagli anni Sessanta, quando le massicce emigrazioni di residenti non sono state compensate da altrettanti importanti fenomeni di immigrazione. Fatto che ha pesantemente modificato le dinamiche sociali ed economiche di queste piccole comunità, generando un diffuso senso di disagio abitativo. A partire dagli anni Novanta fino a giungere ai nostri giorni, proprio il disagio abitativo è stato uno dei fattori fondamentali che ha aggravato i problemi di spopolamento e di progressiva desertificazione umana e produttiva di queste piccole comunità. Allo stato attuale, le aree che presentano i maggiori indici di decremento demografico sono in genere quelle più lontane dai principali centri di erogazione dei servizi e quelle con i più bassi livelli di dotazione infrastrutturale. In molte regioni del centro e del meridione, in particolare in Sardegna, autorevoli studi evidenziano che nei prossimi trenta anni, se non interverrà una decisa inversione di tendenza, molti piccoli comuni verranno completamente abbandonati dai residenti, con tutte le implicazioni che ne conseguiranno. Sempre dall'analisi di studi sul fenomeno emergono, all'interno della più generale dicotomia tra Nord e Sud, zone rurali e zone urbane, zone interne e zone costiere, alcuni fenomeni speculari: alti livelli di antropizzazione nelle città e più in generale nelle zone costiere; desertificazione produttiva e umana nelle zone interne e rurali; irrazionale consumo del suolo nelle zone urbane e costiere; abbandono del suolo nelle zone interne e rurali. Tali fenomeni sono alla base di molti dei disastri ambientali, dei problemi di dissesto idrogeologico e di inquinamento che caratterizzano la nostra epoca, a cui fanno seguito costi sociali ed economici non più sostenibili. Lo spreco di risorse che deriva da tale situazione è enorme, tanto da spingere molti autorevoli studiosi del fenomeno a sostenere che le stesse risorse, e forse anche un quantitativo molto inferiore, potrebbero essere utilizzate per interventi volti a predisporre l'inversione di tendenza di fenomeni, con interventi strutturali e strategici che favoriscano la ripresa dei piccoli comuni e più in generale del nostro Paese. Il presente disegno di legge, facendo propria questa posizione, si pone l'obiettivo di invertire il trend in atto e di favorire l'insediamento di nuovi residenti nei piccoli comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, nella consapevolezza delle grandi potenzialità di tali centri che costituiscono un patrimonio di valore inestimabile e di importanza fondamentale per la salvaguardia dell'identità storico-culturale dell'intero Paese. I piccoli comuni, nonostante la fragilità e gli elementi di incertezza, rimangono un elemento essenziale per attuare i valori della democrazia e di pari dignità contenuti nella nostra Costituzione, soprattutto per il singolare patrimonio di tradizioni e di cultura che le piccole comunità esprimono. Restituire dinamicità a queste realtà territoriali significa restituire al Paese presìdi vitali dal punto di vista del mantenimento dei paesaggi, dell'ambiente e della coesione sociale. Vivere nelle zone interne e nelle aree svantaggiate del Paese non è facile, così come non lo è decidere di restarci e di costruirvi un progetto di vita. Ancor meno lo è assumere la decisione di abbandonare la città e di trasferirsi in questi comuni. È pertanto compito dello Stato dare supporto a un nuovo modello di sviluppo e di rapporto fra l'uomo e il territorio, incentivando la vita in queste zone del Paese. Il presente disegno di legge, pertanto, promuove una serie di misure fiscali, di incentivi e di sostegni per i soggetti che intendano trasferire la loro residenza in tali comuni e che intendano avviare nuove attività di lavoro autonomo e imprenditoriali. In particolare, per favorire l'insediamento di nuovi residenti nei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, si prevede un corposo abbattimento delle imposte a carico dei lavoratori e delle attività produttive, a cui si affiancano consistenti riduzioni dei tributi comunali, a partire dall'imposta municipale propria (IMU) e dalla tassa sui rifiuti (TARI), nonché dell'addizionale comunale. Agli immobili acquistati dai soggetti che trasferiscono la propria residenza nei piccoli comuni soggetti a perdurante spopolamento si applica, inoltre, una consistente riduzione delle imposte di registro, catastali e ipotecarie, che vengono fissate a euro 200. Al fine di favorire l'avvio di nuove attività produttive da parte dei soggetti che trasferiscono la propria residenza nei predetti comuni è prevista la possibilità di accedere alla concessione di mutui agevolati a un tasso pari a zero per gli investimenti necessari all'avvio dell'attività, nonché una consistente riduzione dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) per un periodo di cinque anni dall'avvio dell'attività. Per favorire la stabile occupazione, ai datori di lavoro che assumono soggetti che trasferiscono la propria residenza nei suddetti comuni è concesso lo sgravio contributivo del 30 per cento per un periodo di tre anni dalla data di assunzione. Si prevede, inoltre, l'istituzione di un fondo, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, con una dotazione di 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2022, le cui risorse sono destinate al cofinanziamento degli interventi regionali volti a incentivare l'insediamento di nuovi residenti nei piccoli comuni, con particolare riguardo agli interventi di sostegno dei nuclei familiari e agli interventi volti a favorire l'avvio di nuove attività produttive legate all'agricoltura, all'artigianato e al commercio. Infine, il disegno di legge approccia una delle problematiche maggiori che i piccoli comuni si trovano ad affrontare, ossia quella della continuità amministrativa. A tal fine, si prevede la possibilità del terzo mandato per i sindaci dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, eliminando il vigente limite massimo dei due mandati consecutivi.. 1 (Finalità)