[pronunce]

ord. n. 254 del 2013) , la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta dalla parte risultata interamente soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 10 maggio 2013 nei confronti del Ministro della giustizia, con il quale B.N. ha chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata della controversia civile da lui promossa davanti al Giudice di pace di Messina con atto di citazione notificato il 6 aprile 2005 nei confronti di Colosi Antonino e della HDI Assicurazioni s.p.a. al fine di ottenere il risarcimento del danno patito in conseguenza di un sinistro stradale; b) che il ricorrente nel giudizio a quo era risultato interamente soccombente in detto processo presupposto, atteso che lo stesso, articolatosi in un unico grado, era stato definito con la sentenza del giudice di pace di Messina 8 novembre 2011, n. 11320, che aveva rigettato la domanda dell'attore (ricorrente nel giudizio principale), con compensazione delle spese di lite, e che non era stata impugnata; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nelle ordinanze iscritte ai numeri 185, 247 e 253 del registro ordinanze 2013; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto sostanzialmente analogo a quelle di cui agli atti di intervento nei giudizi iscritti ai numeri 185, 197, 247, 252 e 253 del registro ordinanze 2013; che, con ordinanza pronunciata il 10 giugno 2013 e depositata il 20 giugno 2013 (reg. ord. n. 255 del 2013) , la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta dalla parte risultata interamente soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 31 maggio 2013 nei confronti del Ministero della giustizia, con il quale Giordano Gaetano ha chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata della controversia civile da lui promossa con atto di citazione notificato il 12 dicembre 2001 nei confronti del «Condominio di Via Olimpia» al fine di ottenere il risarcimento del danno patito in conseguenza delle lesioni riportate in conseguenza di una caduta dalla scala condominiale; b) che il ricorrente nel giudizio a quo era risultato interamente soccombente in detto processo presupposto che era stato definito con la sentenza del Tribunale di Messina n. 2467/2011 la quale aveva rigettato la domanda proposta dal Giordano, con condanna dello stesso al pagamento delle spese di lite; che in punto di rilevanza e di non manifesta infondatezza della questione, la Corte d'appello rimettente svolge considerazioni identiche a quelle esposte nelle ordinanze iscritte ai numeri 185, 247 e 253 del registro ordinanze 2013; che è intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata; che la difesa dello Stato prospetta deduzioni di contenuto sostanzialmente analogo a quelle di cui agli atti di intervento nei giudizi iscritti ai numeri 185, 197, 247, 252, 253 e 254 del registro ordinanze 2013; che con ordinanza pronunciata il 10 giugno 2013 e depositata il 20 giugno 2013 (reg. ord. n. 256 del 2013) , la Corte d'appello di Reggio Calabria, sezione civile, nella persona del giudice designato al fine di provvedere sulla domanda di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo, nel corso di un procedimento avente ad oggetto una domanda di equa riparazione proposta dalla parte risultata interamente soccombente nel processo presupposto, ha sollevato, in riferimento all'art. 117 Cost., in relazione all'art. 6, paragrafo 1, della CEDU, questione di legittimità del comma 3 dell'art. 2-bis della legge n. 89 del 2001, «nella parte in cui limita la misura dell'indennizzo (liquidabile in favore della parte che abbia subito un danno per la durata irragionevole del processo presupposto) al "valore del diritto accertato" senza alcuna ulteriore specificazione o limite, comportando in tal modo l'impossibilità di liquidare in alcuna misura un'equa riparazione in favore della parte che, nel processo presupposto, sia risultata interamente soccombente»; che il giudice rimettente riferisce, in punto di fatto: a) di essere investito del ricorso, proposto il 29 maggio 2013 nei confronti del Ministero della giustizia, con il quale A.A. ha chiesto l'indennizzo del danno subíto per effetto dell'irragionevole durata di una controversia civile da lui promossa davanti al Tribunale di Mistretta;