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INDIRIZZI PER LA PREDISPOSIZIONE 0 MODIFICA DI PIANI REGIONALI PER IL TRATTAMENTO E L'ADEGUAMENTO DEGLI SCARICHI DEI FRANTOI OLEARI PREMESSA Le regioni, nel predisporre o modificare il piano regionale di cui all'art. 5, comma 2, del decreto-legge 26 gennaio 1987, n. 10, convertito in legge 24 marzo 1987, n. 119, per il trattamento e l'adeguamento degli scarichi delle acque reflue dei frantoi oleari alle norme della legge 10 maggio 1976, n. 319, individuano ambiti territoriali ottimali da servire con idonei impianti nonché i soggetti pubblici e privati a cui affidare la realizzazione e gestione degli impianti stessi. È essenziale che questo piano regionale di settore sia conforme alle indicazioni contenute nel piano regionale di risanamento delle acque. A tal fine le regioni si baseranno sugli indirizzi appresso specificati. ACQUISIZIONE DI DATI Le regioni necessitano per il fine specificato in premessa di acquisire un'idonea base informativa. In particolare esse procedono alla rilevazione dei seguenti dati informativi: 1) Numero e localizzazione dei frantoi in esercizio sul territorio regionale, relativi cicli di lavorazione e potenzialità giornaliere, effettive quantità di olive lavorate, suddivise per campagna, dal 1976 al 1986, durata di ogni campagna e produzione complessiva di acque reflue; 2) Piani di ristrutturazione ed ammodernamento, anche collegati alla produzione olivicola, che possano modificare in modo sostanziale il numero dei frantoi, le loro potenzialità, localizzazioni e caratteristiche; 3) Sistemi esistenti o in via di realizzazione per il trattamento delle acque di vegetazione. Tale rilevazione includerà l'organizzazione del servizio, la tipologia di gestione e le tecnologie usate nonché l'accertamento del livello dell'efficienza di abbattimento del carico inquinate, della quantità e tipologia dei rifiuti prodotti e relativa destinazione; 4) Caratteristiche degli attuali corpi ricettori dei reflui dei frantoi oleari, con la descrizione delle modalità di scarico. INDIVIDUAZIONE DEGLI AMBITI TERRITORIALI OTTIMALI PER IL TRATTAMENTO DELLE ACQUE DI VEGETAZIONE Gli ambiti territoriali ottimali sono le porzioni di territorio in cui siano realizzabili sistemi di trasporto, trattamento delle acque usate e di riutilizzo dei sottoprodotti che assicurino l'efficienza del servizio e la salvaguardia dell'ambiente, con costi di investimento e di gestione accettabili. In attesa di ulteriori approfondimenti e verifiche delle tecnologie già esistenti e della messa a punto e dello sviluppo di nuove soluzioni per il rispetto della normativa e per il contenimento dei costi, del necessario che, per i diversi contesti territoriali, si attui una pianificazione flessibile ed oculata in modo da utilizzare in termini ottimali i diversi sistemi disponibili. Al fine dell'individuazione degli ambiti territoriali ottimali e della scelta dei sistemi di trattamento da adottare si rendono necessarie valutazioni di compatibilità ambientale e di carattere economico-finanziario. Per quanto concerne gli aspetti di compatibilità ambientale è necessario assicurare in primo luogo l'osservanza della normativa vigente incluso il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, nonché l'efficienza della gestione e l'erogazione del servizio in misura rispondente alle esigenze produttive. Per le localizzazioni delle opere da realizzare, fermo restando il rispetto delle norme per la tutela paesaggistica, si applicano le disposizioni di cui all'allegato 4 della delibera del Comitato interministeriale per la tutela delle acque dell'inquinamento del 4 febbraio 1987. Ai fini della valutazione economico-finanziaria degli interventi da realizzare, l'individuazione dell'ambito territoriale ottimale deve tener conto degli eventuali recuperi economici derivanti dalla utilizzazione dei sottoprodotti, e di tutti gli oneri connessi con il trattamento delle acque di vegetazione ed in particolare di quelli derivanti da: raccolta e stoccaggio delle acque di vegetazione; collettamento e/o trasporto con autobotte; realizzazione e/o adeguamento degli impianti di depurazione e relativi costi di gestione; smaltimento dei rifiuti risultanti dalla depurazione delle acque di vegetazione. PROCEDURE DI REALIZZAZIONE DEI PIANI Preliminarmente alla pianificazione di nuovi interventi finalizzati al trattamento delle acque di vegetazione, le regioni verificano la possibilità di utilizzare e/o adeguare strutture esistenti. In particolare, dovranno essere impiegate, laddove tecnicamente fattibile ed economicamente conveniente, le capacità depurative degli impianti di depurazione delle acque di scarico urbane, adducendo ad esse le acque di vegetazione previo accumulo e laminazione delle portate durante congrui periodi di tempo, onde evitare sovraccarichi concentrati in archi di tempo brevi che possano compromettere la funzionalità dell'impianto. Ove l'adduzione venisse effettuata attraverso la rete fognante si dovrà operare in modo da escludere ogni possibilità di immissione nella rete medesima di acque di vegetazione secondo modalità non conformi a quelle stabilite dall'ente gestore del pubblico servizio di fognatura e depurazione. I sistemi di trattamento sono classificabili come segue: a) trattamento combinato con liquami urbani o consortili, dopo pre-trattamento centralizzato delle acque di vegetazione, al fine di ridurre il carico inquinante entro limiti di accettabilità per l'impianto, e nel rispetto di tutte le norme regolamentari e prescrizioni stabilite dall'ente gestore. Il pre-trattamento è in generale basato su processi di digestione anaerobica o altri processi finalizzati al recupero di risorse materiali ed energetiche; b) trattamento centralizzato delle acque di vegetazione in piattaforme operanti con i processi citati in precedenza, integrati con processi biologici e chimico-fisici di finitura per rendere la qualità dello scarico finale conforme ai limiti di accettabilità della legge citata n. 319/76; c) trattamento combinato con liquami urbani o consortili, mediante diretta alimentazione delle acque di vegetazione. Questa ultima soluzione sarà attuata in circostanze di favorevole rapporto di diluizione con i restanti reflui fognari, al fine di non arrecare danni alla rete fognaria ed al processo depurativo. L'accettabilità è comunque sottoposta alle norme regolamentari e prescrizioni stabilite dall'ente gestore. Tra le soluzioni prospettate dovranno essere adottate quelle più favorevoli sotto il profilo gestionale e dei costi. Qualora le risorse finanziarie disponibili siano insufficienti a coprire l'intero fabbisogno regionale, è essenziale che le regioni definiscano un ordine di priorità relativo alla realizzazione delle opere necessarie negli ambiti territori ottimali identificati. A tal fine il criterio per la definizione delle priorità, cioè dell'urgenza dell'intervento, può essere dedotto dallo stato di degrado degli ambiti territoriali identificati (quale risultante dai dati di inquinamento disponibili e dalle necessità di salvaguardia per particolari vocazioni qualificative degli ambiti stessi) nonché dalla potenzialità inquinante che si intende porre sotto controllo mediante l'intervento programmato (quale risultante dalla qualità di olive lavorate negli ultimi 10 anni in frantoi non serviti da impianti di depurazione sul territorio, nonché dalla dispersione dei frantoi medesimi).