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la produzione nazionale di petrolio all'1 per cento della produzione mondiale, con le riserve rimanenti di circa un miliardo di barili, che rappresentano lo 0,1 per cento delle riserve mondiali di greggio, rappresenta circa il 7 per cento del nostro consumo totale di petrolio e per tale ragione il nostro Paese è pressoché dipendente dalle variazioni che interessano i mercati internazionali, con un impatto enorme sui costi di produzione di energia elettrica, trasporto pubblico e privato su gomma, autotrasporto e logistica, trasporti aerei e navali; il piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC) per gli anni 2021-2030 è stato predisposto dal Ministero dello sviluppo economico, con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (ora Ministero della transizione ecologica) e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (ora Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili) e successivamente adottato con tutti i passaggi istituzionali previsti; i principali obiettivi del PNIEC italiano sono: a) una percentuale di energia da FER (fonti energetiche rinnovabili) nei consumi finali lordi di energia pari al 30 per cento, in linea con gli obiettivi previsti per il nostro Paese dalla UE; b) una quota di energia da FER nei consumi finali lordi di energia nei trasporti del 22 per cento, a fronte del 14 per cento previsto dalla UE; c) una riduzione dei consumi di energia primaria rispetto allo scenario PRIMES 2007 del 43 per cento a fronte di un obiettivo UE del 32,5 per cento; d) la riduzione dei "gas serra", rispetto al 2005, con un obiettivo per tutti i settori non ETS (ad alta intensità energetica) del 33 per cento, superiore del 3 per cento rispetto a quanto previsto dalla UE; e) nel quadro di un'economia a basse emissioni di carbonio, il PNIEC prospetta inoltre il phase out del carbone dalla generazione elettrica al 2025; f) un nuovo obiettivo nazionale di riduzioni emissioni climalteranti al 2030; l'elaborazione del PNIEC in tutta evidenza è avvenuta in un contesto sociale ed economico e in un quadro internazionale completamente diversi e l'impatto dell'incremento della materia prima lo fa apparire superato e fuori contesto; le misure per contrastare i prezzi dell'energia, che vengono quantificate dal Ministero dell'economia e delle finanze nella misura che va dai 5 ai 7 miliardi di euro, rappresentano solo una soluzione temporanea di contenimento, che peraltro appesantisce la situazione debitoria già grave del nostro Paese; l'Italia è in prima linea nei progetti di ricerca sulla fusione nucleare come il reattore sperimentale "Joint European torus", con sede nel Regno Unito. E l'ENI attraverso la CFS (Commonwealth fusion systems), partecipata dal gruppo italiano come maggiore azionista insieme al MIT di Boston, ha condotto con successo il primo test di un super magnete che può contenere e gestire la fusione nucleare di deuterio e trizio: una forma di energia atomica pulita, che riproduce quanto avviene nelle stelle e nel sole, in grado di fornire elettricità quasi illimitata, senza gas serra e con pochissime scorie radioattive. Questi progetti potrebbero avere uno sviluppo industriale su larga scala tra il 2035 e il 2045, impegna il Governo: 1) ad elaborare un nuovo piano energetico nazionale in grado di dare certezza sugli obiettivi fondamentali della sicurezza degli approvvigionamenti, della crescita, dell'autonomia energetica, del contenimento e riallineamento dei costi dell'energia alla media europea, del soddisfacimento degli impegni europei in tema di riduzione dell'anidride carbonica, di sviluppo delle fonti rinnovabili, dell'efficienza e del risparmio energetico; 2) a procedere ad una riorganizzazione e rimodulazione del sistema della fiscalità aggiunta alle bollette, di incentivi alle fonti rinnovabili, e a convocare un tavolo di concertazione con gli operatori di settore, le associazioni di categoria e gli enti locali, per la definizione della nuova disciplina, tenendo conto anche delle ricadute sulle famiglie, sulla filiera industriale nazionale, sull'ambiente, sul riequilibrio del mix degli approvvigionamenti energetici; 3) a prevedere misure di sostegno al contenimento dei costi per le famiglie in relazione ai consumi elettrici, di riscaldamento e raffreddamento, prevedendo in modo permanente azioni di ammodernamento del patrimonio immobiliare volti alla riduzione di consumi; 4) ad adottare provvedimenti più incisivi volti al perseguimento degli obiettivi europei sull'energia prodotta dalle fonti rinnovabili; 5) a promuovere le attività di ricerca nel settore delle fonti rinnovabili e allo sviluppo delle tecnologie di stoccaggio dell'anidride carbonica, per abbattere l'impatto delle fonti fossili ancora in uso, e di immagazzinamento dell'energia, in particolare attraverso il vettore energetico dell'idrogeno verde, per sopperire alle fluttuazioni della domanda energetica; 6) a rivedere la legislazione in materia di concessioni e di estrazioni delle fonti di energia nazionali, in particolare del gas naturale e del petrolio, con l'obiettivo di aumentare la produzione nazionale e di ridurre rapidamente la quota percentuale di dipendenza da altri Paesi; 7) ad incrementare la quota di investimenti destinata alla ricerca e allo sviluppo industriale sulla fusione nucleare e a definire, già nel piano energetico nazionale, gli investimenti, le procedure di legge finalizzate alla realizzazione di un numero tale di reattori nucleari capaci di garantire l'autosufficienza energetica, un impatto ambientale bassissimo ed un costo molto ridotto dell'energia. Atto n. 1-00460 NATURALE TRENTACOSTE AGOSTINELLI LEONE PUGLIA QUARTO CAMPAGNA DONNO MONTEVECCHI PAVANELLI D'ANGELO MARINELLO FEDE VANIN GIROTTO L'ABBATE GALLICCHIO PIARULLI GAUDIANO CORBETTA LANZI PISANI Giuseppe GUIDOLIN MAUTONE ROMANO DI PIAZZA LOMUTI CASTALDI DI GIROLAMO SANTILLO PELLEGRINI Marco VACCARO COLTORTI MATRISCIANO PIRRO CATALFO MAIORINO CIOFFI - Il Senato, premesso che: la gestione dei materiali di scarto, in un'ottica di circolarità, deve tendere al riuso o al riciclo al fine di ridurne lo smaltimento negli impianti di trattamento; l'utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione delle acque reflue provenienti da insediamenti civili e produttivi assimilabili a questi o sottoposti a trattamento biologico, chimico o termico, è regolato dalla "direttiva nitrati" 91/676/CEE; secondo quanto riferito a "Ecomondo" il 7 novembre 2019 nella maggior parte dei casi i fanghi di depurazione sono trasformati in gessi di defecazione; in Lombardia quasi il 100 per cento, in Emilia il 95 per cento; in ogni caso i fanghi contengono una buona parte di materia organica unita ad altre sostanze utili alla fertilità e allo sviluppo delle piante; col tempo, però, a causa dell'aumentare di sostanze di sintesi nell'uso quotidiano, della crescita significativa di allacci e scarichi in pubblica fognatura, con conseguente scarico in fogna di materiale potenzialmente tossico, la differenza tra acque reflue civili e industriali si è affievolita;