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La disciplina vigente è fortemente restrittiva verso la vendita a privati di beni immobili, laddove ammette la vendita a privati di beni aziendali («qualora vi sia una maggiore utilità per l'interesse pubblico»). Infine vi è la verifica dell'adeguatezza delle strutture preposte alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni criminali, anche consultando le associazioni impegnate nel contrasto alla mafia, nonché il monitoraggio su tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosi negli enti locali e la verifica di efficacia della normativa, inclusa quella circa lo scioglimento degli enti locali e la rimozione degli amministratori. I poteri della Commissione d'inchiesta sono analoghi a quelli dell'autorità giudiziaria, come prevede l'articolo 82 della Costituzione. È però prevista dal disegno di legge una specifica limitazione. La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti la libertà e la segretezza della corrispondenza e delle altre forme di comunicazione, né limitazioni della libertà personale, a eccezione dell'accompagnamento coattivo dei testimoni. Per quanto riguarda la struttura della Commissione, è prevista una composizione di 50 membri, come nelle precedenti leggi istitutive. L'articolo 4 del disegno di legge disciplina -- mantenendo comunque ferme le competenze dell'autorità giudiziaria -- le audizioni a testimonianza. Resta ferma la vigente disciplina in tema di segreto professionale e bancario ed è sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato. Non è di contro opponibile alla Commissione il segreto d'ufficio. Riguardo poi al segreto di Stato, si applica quanto previsto dalla legge n. 124 del 2007. L'articolo 5 del disegno di legge disciplina la richiesta di atti e documenti: la Commissione può richiedere copie di atti e documenti agli organi e uffici della pubblica amministrazione, anche di procedimenti giudiziari (oltre che di altre inchieste parlamentari, senza che in tal caso le sia opponibile un segreto funzionale). Degli atti e documenti acquisiti, la Commissione stabilisce quali non debbano essere divulgati. L'articolo 6 del disegno di legge prevede il vincolo del segreto per i componenti della Commissione, il personale addetto, i collaboratori, o chiunque concorra al compimento di atti di inchiesta o ne venga a conoscenza per ragioni d'ufficio o di servizio. Il vincolo del segreto è sanzionato penalmente, ai sensi dell'articolo 326 del codice penale, salvo che il fatto costituisca più grave reato. Medesima previsione sanzionatoria si applica a chiunque diffonda, in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, gli atti e documenti dei quali sia stata vietata la divulgazione. Infine, la Commissione cura l'informatizzazione dei documenti acquisiti e prodotti. Degli altri quattro disegni di legge in titolo, relativi all'istituzione di una Commissione antimafia nella XVII legislatura, si richiede l'assorbimento. Del loro contenuto, occorre menzionare, per cenni, solo il principale profilo per il quale si abbia significativa variazione, rispetto al testo approvato dalla Camera dei deputati. Il disegno di legge n. 93 (d'iniziativa dei senatori Lumia e altri) pone specifica attenzione -- entro i compiti della Commissione -- all'inchiesta sulle stragi degli anni 1992-1993. Prevede che, a tal fine, la Commissione possa accedere senza preavviso agli archivi dei Servizi di informazione per la sicurezza. Il disegno di legge n. 656 (d'iniziativa dei senatori De Cristofaro e altri) prevede una riduzione del numero dei componenti della Commissione a 30 membri. Inoltre, prescrive la non opponibilità del segreto di Stato rispetto alla richiesta della Commissione di accesso ad atti in possesso dei Servizi di informazione per la sicurezza dello Stato, inerenti alle materie di indagine della Commissione. Il disegno di legge n. 722 (d'iniziativa dei senatori Schifani e altri) riproduce, salvo minori variazioni testuali, il dettato della legge istitutiva precedente, la n. 132 del 2008. Il disegno di legge n. 827 (d'iniziativa dei senatori Giarrusso e altri) evidenzia, tra i compiti della Commissione, l'accertamento degli eventi luttuosi del biennio 1992-1993, con un esplicito riferimento alla presunta trattativa, diretta o indiretta, tra le organizzazioni criminali e apparati, settori o esponenti istituzionali. Anche questo disegno di legge, come il ricordato atto Senato n. 656, propone di ridurre il numero dei membri della Commissione: sono previsti 40 componenti. Esclude, inoltre, la partecipazione di persone condannate per un delitto non colposo, ovvero a pena superiore a dieci mesi e venti giorni di reclusione per delitto colposo. Del pari esclude le persone, per le quali -- per fatti di quella portata -- sia stato emesso dall'autorità giudiziaria il decreto che dispone il giudizio o abbia avuto inizio l'azione penale per mezzo della sua promozione da parte del pubblico ministero o sia stato da questi notificato avviso di garanzia. Il disegno di legge, infine, dispone la non opponibilità alla Commissione del segreto di Stato né del segreto d'ufficio né di quello professionale e bancario. Gotor , relatore. Art. 1. (Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere) 1. È istituita, per la durata della XVII legislatura, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere in quanto operanti nel territorio nazionale, con i seguenti compiti: a) verificare l'attuazione della legge 13 settembre 1982, n. 646, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e delle altre leggi dello Stato, nonché degli indirizzi del Parlamento, con riferimento al fenomeno mafioso e alle altre principali organizzazioni criminali; b) verificare l'attuazione delle disposizioni del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, del decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119, della legge 13 febbraio 2001, n. 45, e del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'interno 23 aprile 2004, n. 161, riguardanti le persone che collaborano con la giustizia e le persone che prestano testimonianza, e promuovere iniziative legislative e amministrative necessarie per rafforzarne l'efficacia; c) verificare l'attuazione delle disposizioni di cui alla legge 23 dicembre 2002, n. 279, relativamente all'applicazione del regime carcerario di cui all'articolo 41- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, alle persone imputate o condannate per delitti di tipo mafioso;