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Ratifica ed esecuzione degli emendamenti allo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, adottati a Kampala il 10 e l'11 giugno 2010. Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge ripropone l'analogo testo presentato nella scorsa legislatura (atto Senato n. 1692), avente ad oggetto l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione degli emendamenti all'articolo 8, nonché gli emendamenti relativi al crimine di aggressione, allo Statuto di Roma istitutivo della Corte penale internazionale. Prima di passare ad una disamina degli emendamenti e dell'articolato occorre ricordare che il 17 luglio 1998, a Roma, veniva istituita una Corte penale internazionale indipendente e permanente, collegata al sistema delle Nazioni Unite «con competenza sui crimini più gravi che toccano la comunità internazionale nel suo insieme». Lo Statuto entrò in vigore il 1° luglio 2002, dopo la sessantesima ratifica del trattato costitutivo. L'Italia firmò il trattato il 18 luglio e fu il quarto Paese in ordine temporale a ratificarlo, con la legge 20 luglio 1999, n. 232. Con questo accordo la comunità internazionale rifiutava ogni forma di indifferenza nei confronti dei crimini contro l'umanità, dei crimini di guerra, dei crimini contro la pace e del genocidio e superava la riluttanza o l'impossibilità dei tribunali nazionali nell'esercitare una giurisdizione su cittadini stranieri che avessero commesso crimini all'estero, consentendo l'applicazione del diritto internazionale e l'avvio di indagini su crimini che presentassero collegamenti con più Paesi. In quel momento fondamentale per la promozione della legalità, la tutela dei diritti umani e la punizione di crimini che minano la pacifica convivenza tra i popoli, l'Italia era in prima linea. Da allora lo Statuto è stato firmato da 138 Paesi e ratificato da 123; inoltre 26 casi riguardanti 11 situazioni sono stati portati all'attenzione della Corte: la situazione in Uganda, nella Repubblica democratica del Congo, nel Darfur, nella Repubblica Centro-africana, nella Repubblica del Kenya, in Libia, in Costa d'Avorio, in Mali e nuovamente nella Repubblica Centro-africana, in Georgia e in Burundi. Occorre ricordare che: la competenza del tribunale è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra; la Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire solo se e quando gli Stati non vogliono o non possono agire per punire crimini internazionali. Considerato quanto esposto, risulta essere ancora più grave l'inerzia in cui versa attualmente l'aggiornamento delle competenze della Corte penale internazionale. Infatti, lo Stato italiano, al pari purtroppo di molti altri, non ha ancora ratificato gli emendamenti di Kampala allo Statuto di Roma. Queste modifiche, adottate nel giugno 2010 e non ancora valutate ed autorizzate dal Parlamento italiano, definiscono gli atti di aggressione fra Stati. Inoltre, anche in considerazione del moltiplicarsi di aggressioni e violazioni dei diritti umani a cui soventemente si assiste nel mondo, i senatori del Movimento 5 stelle, al pari dei parlamentari europei espressione del medesimo Movimento, ritengono che sia fondamentale che l'Italia torni ad essere in prima linea e dia il buon esempio, non lasciando inattuato quanto siglato nella capitale dell'Uganda, dando peraltro seguito alle risoluzioni del 17 novembre 2011 e del 17 dicembre 2012 del Parlamento europeo, che invitano esplicitamente «tutti gli Stati membri dell'Unione europea a ratificare immediatamente questi importanti emendamenti e ad attuarli come parte del proprio sistema penale nazionale». Venendo al contenuto del testo di cui si intende autorizzare la ratifica, esso consta di emendamenti allo Statuto della Corte penale internazionale, che modificano gli articoli oggi vigenti e ne aggiungono di nuovi. Come rilevato da numerosi studiosi (tra i quali la professoressa Marina Mancini, docente di diritto internazionale penale presso la facoltà di Giurisprudenza del l'Università Luiss Guido Carli di Roma), lo Statuto, come adottato a Roma, già attribuiva alla Corte penale internazionale giurisdizione sul crimine di aggressione (articolo 5). Tuttavia, esso subordinava la possibilità per la Corte di processare individui per questo crimine all'adozione, sotto forma di emendamenti, della definizione del crimine e delle condizioni per l'esercizio della giurisdizione su di esso (articolo 5, paragrafo 2). Gli emendamenti approvati dalla Conferenza di revisione prevedono l'introduzione nello Statuto dell'articolo 8- bis contenente la definizione del crimine e degli articoli 15- bis e 15- ter riguardanti le condizioni per l'esercizio della giurisdizione da parte della Corte. L'articolo 8- bis , paragrafo 1, definisce il crimine di aggressione come la «pianificazione, preparazione, avvio o esecuzione di un atto di aggressione che, per la sua natura, la sua gravità o la sua magnitudine, costituisca una violazione manifesta della Carta delle Nazioni Unite»; chiarisce, inoltre, che di esso possono rendersi responsabili gli individui che si trovino «in una posizione tale da controllare o dirigere effettivamente l'azione politica o militare di uno Stato». In pratica, per il crimine di aggressione potranno essere processati solo i vertici politici e militari di uno Stato. L'articolo 8- bis , paragrafo 2, specifica in cosa consista un'aggressione, fornendo una definizione estremamente ampia, che coincide con la definizione di aggressione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 3314-XXIX del 14 dicembre 1974. Per atto di aggressione dovrà intendersi infatti «l'uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di un altro Stato, o in un altro modo incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite». L'articolo 8- bis , paragrafo 2, riproduce anche l'elenco degli atti di aggressione, contenuto nella suddetta risoluzione. Con gli articoli 15 -bis e 15 -ter si giunge quindi alle condizioni per l'esercizio della giurisdizione sul crimine di aggressione. Gli articoli citati stabiliscono che la Corte potrà esercitare la sua giurisdizione solo rispetto ai crimini che siano commessi dopo l'adozione di una decisione in questo senso da parte degli Stati parti in una data successiva al 1° gennaio 2017, e il decorso di un anno dalla ratifica degli emendamenti ad opera di trenta Stati parte. Occorre ricordare che: a) le due condizioni sono cumulative; b) risulterebbero essere pochissimi, solo 37, gli Stati che, al novembre 2018, hanno ratificato gli emendamenti riguardanti il crimine di aggressione; c) per la decisione di attivazione della giurisdizione della Corte è necessaria la stessa maggioranza richiesta per l'adozione degli emendamenti, ovvero i due terzi degli Stati parte, che attualmente dovrebbero risultare essere in numero di 123. Inoltre, la giurisdizione della Corte, come rilevato dagli studiosi, se e quando sarà attivata, incontrerà numerosi limiti.