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si chiede di abbatterli dopo che l'uomo ha alterato l'equilibrio naturale costringendoli a scendere sempre più a valle per procurarsi il cibo. Il presidente della Provincia Fugatti dovrebbe chiedere agli esperti come gestire la presenza degli orsi in una situazione di evidente squilibrio naturale che si è creata (non per colpa degli orsi), per garantire sicurezza agli animali e a chi vive nella montagna. Secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) sono a rischio di estinzione il 25 per cento delle specie di mammiferi, un ottavo degli uccelli, il 25 per cento dei rettili, il 20 per cento degli anfibi e il 30 per cento dei pesci; quella attuale è un'epoca che vede giorno dopo giorno mutazioni significative dell'ambiente; le calotte polari si sciolgono e cresce il livello dei mari. In alcune regioni i fenomeni meteorologici estremi e le precipitazioni sono sempre più diffusi, mentre altre sono colpite da siccità e ondate di calore senza precedenti e questi fenomeni sono destinati ad intensificarsi nei prossimi decenni. Gli esseri umani stanno diventando una minaccia per loro stessi ed è ora di iniziare a riflettere sull'impatto che hanno sulla Terra e rispettare l'ecosistema, se si vuole evitare l'autodistruzione. Nei boschi vivono animali selvatici come i lupi, i cinghiali, gli orsi e così via e non si può certamente pensare di abbatterli, con il rischio della loro estinzione, perché sono pericolosi, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, conoscendo tra l'altro la sua posizione contraria all'abbattimento dell'animale, al fine di salvare l'orsa JJ4 ed evitare futuri abbattimenti di altri animali selvatici che vivono nei boschi; se non ritenga che debbano, piuttosto, essere acquisiti dei pareri da parte di esperti, non solo per meglio gestire la presenza degli orsi nella situazione di evidente squilibrio naturale che si è creata, ma anche per garantire sicurezza agli animali e all'uomo, che vive nella montagna o la frequenta per passione. Atto n. 4-03800 VANIN PRESUTTO CORRADO LANNUTTI ENDRIZZI FERRARA ANGRISANI TRENTACOSTE Al Ministro della salute Premesso che: si apprende dalla stampa locale e nazionale che, presso l'ospedale "della donna e del bambino" di Borgo Trento a Verona, il più grande punto nascite del Veneto, con circa 3.600 parti all'anno, e facente parte dell'azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, una bambina nata prematura ad aprile 2019 nel reparto di ostetricia sia poi morta a novembre 2019 all'ospedale "Gaslini" di Genova per un'infezione da batterio, il citrobacter, contratta nel reparto di ostetricia dell'azienda ospedaliera di Verona, come si legge on line su "ilfattoquotidiano" il 13 giugno 2020; il citrobacter è un batterio relativamente nuovo, isolato per la prima volta soltanto nel 1932. Se negli adulti il batterio può provocare malattie ed infezioni sia nelle vie respiratorie che in quelle urinarie, nei bambini causa la meningite neonatale. Si trasmette in modo verticale dalla madre al piccolo durante il parto, oppure potrebbero essere gli infermieri e i medici a trasmetterlo; le infezioni e la proliferazione del citrobacter, batterio sempre più resistente agli antibiotici, si sono manifestate già da aprile 2019 ed hanno poi colpito anche altri bimbi che potrebbero riportare gravi sviluppi di encefaliti con riversamento in stato vegetativo; in particolare, sempre dalla stampa si apprende che in Veneto, dal novembre 2018, 3 bambini sono deceduti, 4 convivono con gravissime conseguenze neurologiche ed almeno 12 sono stati "colonizzati", ovvero colpiti dai batteri; a seguito di tale circostanza la struttura sanitaria locale veronese è stata chiusa, come si legge su "quotidianosanita" il 18 giugno; la vicenda va, quindi, avanti da troppo tempo, ed è ben nota alla Regione Veneto, che ne ha dato atto pubblicamente ma che fino ad oggi non ha ancora preso alcun provvedimento; le famiglie accusano la struttura sanitaria di aver tolto ai bambini il diritto alla salute poiché l'ospedale era a conoscenza, quando accoglieva le partorienti, che c'era il batterio e che, quindi, tutti i piccoli erano a rischio; il dottor Francesco Cobello, direttore generale dell'azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, ha precisato di aver fatto sanificare, in tutti questi mesi, più volte i reparti e, poiché le sanificazioni effettuate non hanno ottenuto risultati, si è deciso a chiudere il reparto e a sottoporre a tampone tutto il personale; proprio al fine di dare avvio al primo processo di sanificazione il reparto di ostetricia coinvolto egli ha fatto trasferire le partorienti presso altre realtà in grado di accoglierle e, pertanto, il rischio di diffusione si è esteso ad altre strutture sanitarie; il pericolo resta altissimo poiché il batterio può essere trasferito in modalità verticale, ossia da madre a figlio, e in modalità orizzontale, ossia da persona a persona. Di conseguenza occorre, a parere degli interroganti, verificare con ispezioni certificate tutta l'attività di ripristino in sicurezza del punto nascita veronese nonché dare corso urgentemente ad approfonditi controlli in tutte le strutture di pediatria e nei reparti di terapia intensiva neonatale del Veneto; considerato che: sono due le commissioni di esperti al lavoro per tentare di ricostruire i fatti e soprattutto le cause di quanto sta avvenendo, una nominata dalla stessa azienda e una ispettiva voluta direttamente dalla Regione; sulla vicenda stanno indagando la Procura di Verona e la Procura di Genova, a seguito degli esposti presentati dalle famiglie delle vittime, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto; se abbia dato corso alle necessarie verifiche ispettive; se e quali provvedimenti di propria competenza intenda adottare o abbia adottato per ripristinare la sicurezza e garantire la tutela della salute pubblica nelle strutture dell'azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona e negli altri punti nascita dove le partorienti sono state trasferite. Atto n. 4-03801 PRESUTTO MORONESE LA MURA GIANNUZZI ANGRISANI ACCOTO TRENTACOSTE PUGLIA VACCARO CORRADO ANASTASI ROMANO VANIN DONNO GALLICCHIO LEONE D'ANGELO GRANATO LANNUTTI GIROTTO Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il Sud e la coesione territoriale Premesso che: il 27 maggio 2020 è stato pubblicato sul "Corriere del Mezzogiorno" un articolo dal titolo "Bagnoli, scoppia il caso del carcere"; tra le varie iniziative previste e annunciate negli anni nell'area di Napoli ovest, nei quartieri Fuorigrotta e Bagnoli, era stato preso in considerazione il progetto inerente alla realizzazione di una struttura penitenziaria dove ospitare minori o detenute madri, attraverso l'utilizzo dell'ex caserma "Cesare Battisti", adiacente alle ex acciaierie di Bagnoli;