[pronunce]

Esso, infatti, è carente, sia nel dispositivo sia nella motivazione, di uno specifico petitum diretto ad ottenere la declaratoria della non spettanza del potere in contestazione e l'annullamento della delibera di insidacabilità, non contiene alcuna precisazione delle ragioni del conflitto (limitandosi a riportare in modo generico citazioni della giurisprudenza costituzionale senza riferirle puntualmente al caso concreto e senza fornire precise indicazioni, sulla base dell'attività ispettiva parlamentare, dell'assenza del nesso funzionale delle opinioni espresse extra moenia dall'onorevole Bossi con atti tipici del mandato parlamentare) e non indica in modo esauriente le norme costituzionali che regolano la materia, in quanto in esso non sono menzionati i parametri nei quali si radicherebbero le attribuzioni della ricorrente, ma viene esclusivamente citato l'art. 68 della Costituzione che è posto, invece, a presidio delle attribuzioni del confliggente potere. 3.2.-- Quanto all'irricevibilità, la Camera rileva che l'adozione della forma dell'ordinanza porrebbe l'autorità giudiziaria in una situazione di indebito privilegio rispetto a tutti gli altri soggetti che partecipano ai giudizi davanti a questa Corte quali disciplinati dalle norme integrative del 16 marzo 1956, in quanto ciò le consentirebbe di aggirare il disposto dell'art. 6 delle stesse norme integrative (applicabile ai giudizi per conflitti di attribuzione in base al richiamo del successivo art. 26), secondo cui ciascuna parte deve depositare in cancelleria i propri documenti «in tante copie in carta libera quanti sono i componenti della Corte e le parti». 3.3— Per quel che riguarda l'improcedibilità, la Camera rileva che non sussistono ragioni per modificare la giurisprudenza della Corte sul punto, in quanto il ritardo che si è verificato nel deposito del ricorso è comunque da ascrivere ad una inerzia della Corte di appello di Bologna che non si è debitamente attivata nel chiedere agli ufficiali giudiziari di fornirle tempestivamente la prova dell'eseguita notificazione. 3.4.-- Quanto al merito del conflitto, l'assunto fondamentale della difesa della Camera è che le dichiarazioni dell'onorevole Bossi di cui si discute devono ritenersi assistite dalla garanzia di insindacabilità, atteso che esse, per la parte più contestata concernente l'appellativo “ladrone”, riproducono nella sostanza all'esterno opinioni rese (ancorché da altri parlamentari e, in qualche caso, successivamente) in atti tipici della funzione in merito agli elevati compensi percepiti dal dott. Biagi per le sue prestazioni professionali a beneficio della RAI, mentre, per la parte relativa al collegamento della valutazione negativa espressa nei confronti del dott. Biagi con la tematica dello statalismo e del meridionalismo, riflettono l'impegno costantemente manifestato dall'on. Bossi nella sua attività parlamentare contro lo “statalismo” e l'“assistenzialismo” in favore del Mezzogiorno (di cui si ritiene emblematico esempio l'intervento dello stesso onorevole alla seduta della Camera del 3 luglio 1992). Come atti parlamentari nei quali sono state poste pesantemente in dubbio le qualità morali del dott. Biagi, principalmente per i compensi percepiti dalla RAI, la Camera richiama: l'interpellanza Camera n. 2/00292 del 3 novembre 1994 (on. Storace), l'interrogazione Senato n. 4/02951 del 24 gennaio 1995 (sen. Tabladini), l'interrogazione Camera n. 4/06925 del 31 gennaio 1995 (on. Biondi), l'interrogazione Camera n. 4/06571 del 17 gennaio 1995 (on. Lucchese) e l'interpellanza Senato n. 2/00180 del 21 dicembre 1996 (sen. Novi). Al riguardo si precisa che: a) la diversità delle parole usate, rispettivamente nei suddetti atti e nelle dichiarazioni dell'on. Bossi, è del tutto ininfluente essendo «modesta e marginale»; b) anche per l'ultimo tra gli indicati atti parlamentari tipici (che è successivo alla pubblicazione dell'intervista di cui si tratta) non può non affermarsi la sussistenza del nesso funzionale in quanto l'atto tipico che sia intervenuto in un momento anche successivo, ma non disgiunto da una soluzione di continuità rispetto a quello delle dichiarazioni extra moenia, deve considerarsi sostanzialmente contestuale a tali dichiarazioni; c) l'utilizzabilità degli atti di altri parlamentari ai fini della ricostruzione del nesso funzionale non può essere posta in dubbio in quanto la garanzia costituzionale di cui all'art. 68 Cost. ha una funzione oggettiva di tutela delle istituzioni rappresentative e non dei singoli parlamentari, tanto più che, ragionando diversamente, l'eventuale sindacato della dichiarazione “esterna” si risolverebbe in un sindacato sulla dichiarazione “interna” e andrebbe a collidere con l'art. 67 Cost. oltre che con l'art. 68, primo comma, della Costituzione. In conclusione, anche tenendo conto di quanto affermato nelle sentenze di questa Corte n. 10, n. 11, n. 320 e n. 321 del 2000, le opinioni espresse extra moenia dall'on. Bossi di cui si discute possono considerarsi una proiezione esterna di opinioni connesse non semplicemente alla sfera della politica, ma specificamente alla politica parlamentare e, come tali, sono idonee a far scattare la guarentigia dell'art. 68, primo comma, della Costituzione.1.- Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato ha ad oggetto la deliberazione con la quale la Camera dei deputati, nella seduta del giorno 8 aprile 1999 - in difformità rispetto alla proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere - ha dichiarato che i fatti, per i quali è in corso innanzi alla Corte di appello di Bologna, seconda sezione civile, il giudizio per risarcimento danni promosso dal giornalista Enzo Biagi nei confronti del deputato Umberto Bossi, consistono in opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e sono conseguentemente insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Secondo la Corte di appello ricorrente, la delibera impugnata lederebbe la propria sfera di attribuzioni, costituzionalmente garantita, in quanto le dichiarazioni asseritamente offensive sarebbero state rese senza alcun collegamento con l'attività parlamentare. 2.- In via preliminare si rileva l'infondatezza delle eccezioni di irricevibilità e inammissibilità del conflitto sollevate dalla difesa della Camera dei deputati. Infatti, secondo il costante orientamento di questa Corte, non incide sulla ritualità della proposizione del conflitto da parte del potere giudiziario la circostanza che l'atto di promovimento non abbia la forma del ricorso ma quella dell'ordinanza, qualora quest'ultima abbia i requisiti di cui all'articolo 26 delle norme integrative (v. sentenze n. 10 e n. 11 del 2000 nonché ordinanze n. 129 e n. 238 del 1999, n. 81 del 2000 e n. 23 del 2003). Nel caso in esame, la Corte di appello ha compiutamente riferito i fatti e si è doluta della menomazione dei propri poteri prodotta dalla delibera impugnata e quindi della violazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione: