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Infatti, di quante unità le Forze dell'ordine vengono aumentate in questo decreto? Zero. Quanti sono gli accordi bilaterali che questo Governo, che si occupa della sicurezza, ha fatto da quando è in carica? Zero. Quante sono le ricollocazioni in Europa, che tanto premono a questo Governo, da quando è in carica? Zero. Sostanzialmente è il vuoto pneumatico, che voi cercate di colmare, molto probabilmente, cercando di alzare, come sempre, l'attenzione e la propaganda perché vi rendete conto che zero avete combinato anche con questo decreto-legge. L'unica cosa che non è pari a zero in questo provvedimento sono i danni che voi andrete a fare. Molti sono già stati elencati dal senatore Mirabelli, in una relazione che io inviterei tutti a leggere. Io mi soffermerò, però, solo su un altro danno, grave, pericoloso, che dovrebbe essere posto all'attenzione di tutti con meno superficialità. All'interno di questo decreto-legge, infatti, c'è il superamento della cosiddetta protezione umanitaria, con l'introduzione di una nuova forma di protezione speciale per gli stranieri posti in condizione di particolare vulnerabilità. La scusa con cui avete difeso questa scelta (il fatto di dire che la protezione umanitaria dovesse essere eliminata) è stata che da voi la protezione umanitaria è vista come un mezzo per aprire indiscriminatamente le frontiere. Ebbene, sempre per l'attenzione alla lettura, alla conoscenza, alla capacità di interpretare un testo, io vorrei dire, signor Presidente, che la protezione umanitaria era, invece, proprio coerente con lo spirito di apertura e accoglienza che caratterizza un testo che qui dentro dovremmo conoscere tutti, che è la Costituzione. Grazie alla protezione umanitaria, infatti, si è data una ulteriore attuazione al diritto di asilo, garantito dall'articolo 10, comma 3, della Costituzione, riconoscendo come meritevoli di tutela situazioni di vita vulnerabili e complesse, che non possono essere semplificate proprio perché sono situazioni di vita vulnerabili e complesse. L'abrogazione della protezione umanitaria lascia queste situazioni prive di ogni riconoscimento ma, soprattutto, prive di ogni protezione e apre una sorta di timido spiraglio a quelle che vengono da voi definite nuove forme di protezione speciale. Tali forme, però, possono essere concesse quando ricorrano le condizioni dell'articolo 19 del testo unico sull'immigrazione, che vado a leggere: rischio di persecuzione, tortura, violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani. Io le chiedo, signor Presidente, e lo chiedo anche ai colleghi: all'interno di questa declinazione così vasta possiamo davvero andare a interpretare e a difendere la condizione che molti immigrati vivono in determinati Paesi? Possiamo andare a definire davvero in maniera specifica i pericoli che alcune di queste persone vivono e stanno vivendo? La notizia è di pochissimi giorni fa. Non è sicuramente quella che occupa le prime pagine dei giornali, ma è la notizia di quanto sta succedendo in Tanzania, dove è partita una vera e propria caccia omofoba, addirittura anche su Facebook e sui social media , invitando ciascuno a denunciare il proprio vicino, compagno o amico qualora sospettato di chissà quale inclinazione propria, che indica, invece, uno stato e una condizione della persona stessa. Noi abbiamo provato nelle diverse discussioni a sottoporvi questo problema e a dire che, forse, questo aspetto andrebbe preso a cuore. La comunità LGBT, infatti, è una comunità che in quei Paesi rischia di essere sottoposta a situazioni che, anche se non vengono riconosciute come torture, vanno a ledere il diritto della persona e che invece la nostra Costituzione deve tutelare. E se queste persone arrivano in Italia, dal nostro punto di vista, perché noi guardiamo solo quello che è scritto all'interno della Costituzione, devono essere tutelate e protette, perché noi vogliamo garantire a ciascuno la possibilità di esprimere liberamente la persona che è. (Applausi dal Gruppo PD) . LANZI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANZI (M5S) . Signor Presidente, tramite lei volevo dire alla senatrice Malpezzi... PRESIDENTE. No, deve intervenire sull'ordine dei lavori, perché se interviene per fatto personale, la faccio intervenire a fine seduta. LANZI (M5S) . No, mi creda, non è un intervento per fatto personale. PRESIDENTE. Se si rivolge alla senatrice Malpezzi, è un fatto personale e non è un intervento sull'ordine dei lavori. LANZI (M5S) . Tramite lei... PRESIDENTE. No, non tramite me: o lei interviene sull'ordine dei lavori o la faccio intervenire a fine seduta per fatto personale. LANZI (M5S) . È importante intervenire adesso, mi scusi. PRESIDENTE. Lo decido io quando è importante. Se lei si rivolge alla senatrice Malpezzi è per fatto personale; o interviene sull'ordine dei lavori, o le tolgo la parola. LANZI (M5S) . Sull'ordine dei lavori, in merito all'intervento della senatrice Malpezzi... PRESIDENTE. No, le tolgo la parola. È iscritto a parlare il senatore Saccone. Ne ha facoltà. SACCONE (FI-BP) . Signor Presidente, c'era bisogno in questo Paese di un decreto-legge che intervenisse in tema di sicurezza. Dobbiamo porci alcuni quesiti che riguardano alcuni nostri concittadini. C'è della frustrazione tra i nostri concittadini perché si sentono incapaci di affrontare questioni legate alla sicurezza sotto la propria casa? C'è un problema legato ad uno stato d'animo di abbandono di molti nostri concittadini che vedono nello Stato e, talvolta, nella giustizia, troppe norme farraginose incapaci di dare risposta alla loro legittima richiesta di sicurezza? Mi dispiace che ogniqualvolta che nel Paese si parli di sicurezza escano fuori temi legati al fascismo, all'antifascismo, alla discriminazione razziale o altro. Noi dobbiamo partire da un presupposto: la qualità di vita nelle nostre città è accettabile? È ovvio che tutto questo non è ascrivibile solamente al tema della sicurezza e dell'ordine pubblico. Non c'è dubbio, la sicurezza deve essere abbinata alla lotta al degrado delle nostre città. Nella Capitale purtroppo non solo abbiamo tanti quartieri abbandonati al loro destino, ma anche tanti quartieri che vivono un degrado profondo, a partire dalla mancanza di illuminazione, fino ad arrivare all'esercizio dei più importanti e basilari servizi. Pensiamo, ad esempio, alla raccolta dei rifiuti; anch'esso un segno dello stato di abbandono delle nostre città. Presidente, il senso di smarrimento di molti nostri concittadini va anche nell'indirizzo di un sistema giudiziario che non garantisce assolutamente la certezza della pena. È un tema che non viene affrontato quando si parla di sicurezza. Mi perdoni, Presidente, ma vorrei sottolineare alcuni richiami al Governo. Mi rivolgo soprattutto agli esponenti di Governo; non so se avete deciso di ricorrere alla fiducia ed evito di riprendere i commenti di colleghi che nella scorsa legislatura vituperavano il Governo quando faceva ricorso allo strumento della fiducia. Uno su tanti: