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Il precariato è nemico della ricerca, che invece ha bisogno di continuità, di autonomia, di autogoverno, della libertà di poter sperimentare e di sbagliare, come avviene nella ricerca di base, che ha bisogno di certezze e solo così è in grado di fare massa critica, di diventare infrastruttura strategica e per farlo servono finanziamenti e servono nuove norme. È quello che fa questo decreto-legge, che introduce una norma potente di contrasto alla precarietà, che è una svolta enorme. I ricercatori degli enti pubblici di ricerca, che vivono oggi condizioni di estrema precarietà, sempre sottoposti al rischio del mancato rinnovo, avranno una procedura protetta, che consentirà la trasformazione degli assegni di ricerca in posizioni a tempo indeterminato. L'introduzione del percorso della cosiddetta tenure track è un traguardo importantissimo dal punto di vista pratico, per la vita di migliaia di persone, ed è importantissimo dal punto di vista politico, in scia con il percorso di completa stabilizzazione, che abbiamo avviato con i nostri Governi nella scorsa legislatura, con la cosiddetta legge Madia e con i nostri emendamenti, che provvedevano allo stanziamento dei fondi necessari e che hanno introdotto il cofinanziamento da parte degli enti, togliendo loro ogni alibi per le mancate stabilizzazioni. Si tratta di un percorso necessario, che va assolutamente completato, così come va rifinanziata la prosecuzione dei piani straordinari di reclutamento dei giovani ricercatori, da noi avviati nella scorsa legislatura. Su entrambe queste misure, così come sul dottorato e sui fondi per la stabilizzazione, sappiamo - ed è un problema aperto - che la legge di bilancio non ha mantenuto le aspettative. Questi fronti per noi rimangono aperti e decisivi, finché queste battaglie non saranno vinte insieme, per farne la priorità dell'agenda politica, a partire dal contrasto al precariato. Il decreto-legge oggi al nostro esame su questo punto è, in qualche modo, una pietra miliare. Per noi ha un valore particolare, perché dalla scorsa estate il Partito Democratico ha depositato un apposito disegno di legge, in Senato, che introduce la tenure track per i ricercatori che entrano all'università, togliendoli da un'insostenibile condizione di precarietà e cancellando quella norma della cosiddetta legge Gelmini che, facendo dell'assegno di ricerca la forma ordinaria di contrattualizzazione, ha portato alla creazione di una drammatica bolla di precariato, che ha di fatto sbarrato le porte ai giovani ricercatori, sacrificando il talento di intere generazioni di studiosi, con un costo sociale enorme per tutti noi, che è un oltraggio, che non va più pagato. Quelle porte, noi stiamo provando ad aprirle! Va disboscata la selva contrattuale, che alimenta la precarietà, va semplificata ed omogeneizzata la procedura di reclutamento, servono diritti e tempi certi, signor Presidente, per far sì che l'assunzione sia un meccanismo normale, automatico e virtuoso e non figlio di circostanze eccezionali e di benevolenza. Qui sta la norma che oggi siamo chiamati ad approvare e che va presto estesa all'università, perché c'è un ricambio generazionale che attende da troppo tempo e che è fondamentale per la tenuta e la credibilità del nostro Paese, perché viviamo un tempo cruciale, per cui serve tutta l'intelligenza, la competenza e la passione dei nostri giovani scienziati. Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, consentiamo ai nostri ricercatori e ai nostri giovani scienziati di lasciare le piazze, dove protestano anche per tutti noi, e di tornare nei laboratori della nostra Repubblica. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà. PITTONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, non c'è la volontà politica di rivedere il decreto-legge in materia di scuola. I senatori del MoVimento 5 Stelle, del Partito Democratico, di Italia Viva e di Liberi e Uguali hanno respinto in Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato tutti gli emendamenti al provvedimento, confermando l'intenzione di non toccare quanto approvato alla Camera dei deputati, nonostante le vibrate proteste. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Il voto di fiducia sancirà quindi il via definitivo a un testo che da salva precari si è trasformato in ammazza precari (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , con conseguente presa di distanza generale, a partire dai principali sindacati di settore, per i quali era stato pensato. Non regge la scusa dell'impossibilità di una terza lettura alla Camera dei deputati, in quanto impegnata sulla legge di bilancio. Regolamenti di entrambi i rami del Parlamento consentono l'esame dei disegni di legge di conversione di decreti-legge anche durante la sessione di bilancio. Così stabiliscono sia l'articolo 126, comma 12, del Regolamento del Senato, sia l'articolo 119, comma 4, di quello della Camera dei deputati. È proprio in applicazione di tale norma che la Commissione da me presieduta ha potuto esaminare il decreto-legge in materia di scuola durante la sessione di bilancio. Lo stop blocca, in particolare, percorsi abilitanti speciali e specializzazione sostegno. La norma, in armonia con il nuovo sistema di reclutamento previsto dal decreto legislativo n. 59 del 2017 e dalla legge n. 145 del 2018, consentirebbe di venire incontro sia alle esigenze da tempo rappresentate dai docenti appartenenti alla terza fascia delle graduatorie d'istituto, che da più anni esercitano regolare attività di insegnamento, sia a quelle di insegnanti di ruolo che, avendone titolo, desiderino sviluppare la loro carriera acquisendo l'abilitazione e partecipando successivamente alla mobilità professionale. Il dispositivo consentirebbe, inoltre, di elevare il livello qualitativo dell'attività del personale supplente, necessariamente utilizzato per coprire i posti dei titolari assenti o comunque disponibili (parecchie migliaia ogni anno). Il percorso abilitante speciale ultimo di una lunga serie (il PAS 2013), è un percorso formativo accademico abilitante diverso da quello ordinario - ma sempre selettivo in itinere e in uscita - e destinato a coloro che esercitano da tre anni, legittimamente, la funzione docente nell'istruzione e formazione pubblica italiana, costituito da scuole statali, paritarie e istruzione e formazione professionale (IeFP). Inoltre, molti studenti con difficoltà (e per riflesso le loro famiglie) devono accontentarsi, in spregio al dettato costituzionale e della legge n. 104 del 1992, di una funzione che spesso rasenta il mero assistentato in luogo del previsto insegnante specializzato, che dovrebbe garantire integrazione e inclusione dello studente diversamente abile, a causa della carenza, ormai endemica, di docenti specializzati. La norma verrebbe incontro alle specifiche esigenze professionali dei docenti precari di prima, seconda e terza fascia delle graduatorie d'istituto, non in possesso del titolo di specializzazione, che vengono chiamati annualmente a coprire posti di sostegno per mancanza di specializzati. Tali docenti hanno acquisito sul campo la pratica operativa, ma mancano della necessaria preparazione tecnico-scientifica.