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E da questo punto di vista la paura crescente delle nostre città ha un collegamento, c'è un nesso. L'urbanistica deve ormai avere una visione olistica e non solamente da addetti ai lavori. Oltre a questo, Presidente, c'è da approvare una serie di norme non ancora presenti nel nostro ordinamento. Mi riferisco a un approfondimento sulla questione della fauna e della flora protetta, alle agromafie, al traffico - anch'esso indecente - di beni culturali e di reperti archeologici. Il relatore nella presentazione del provvedimento ha correttamente inserito due questioni che abbiamo posto in Commissione: l'allargamento della Commissione e la sottolineatura della questione della governance dei controlli e dei rifiuti a mare. Presidente, accanto a siffatta operazione c'è da fare nel nostro Paese - e questa è la vera discriminante - un grande lavoro sulla cultura della legalità nei territori. Sono nato nel territorio di Venezia, che ha visto la crescita del più grande sito produttivo d'Italia, secondo in Europa, e la presenza a Porto Marghera di impianti industriali anche molto inquinanti su 2.200 ettari. All'interno di un ragionamento di crescita di posti di lavoro c'è stato anche il dramma di un inquinamento devastante per tutto il territorio. Ho visto sulla mia pelle che bisogna andare oltre le chiacchiere; che la vera riqualificazione dei terreni si fa quando ci sono gli investimenti; che abbandonare gli investimenti produttivi di riconversione vuol dire creare le condizioni perché, anche dal punto di vista ambientale, le cose si aggravino. Per questo spingiamo il Governo a fare altrettanto anche in altre aree del nostro territorio, e pensiamo all'Ilva di Taranto. Auspichiamo soprattutto che la compattezza di questo voto sia davvero tale e non solo di facciata. (Applausi dal Gruppo PD) . ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, membri del Governo, con l'istituzione della Commissione d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esso correlati, comunemente chiamata Commissione ecoreati o sulle ecomafie, si vogliono garantire una sede stabile e la continua operatività della Commissione bicamerale già operante dalla XIII legislatura. Considerata l'importanza di questa Commissione, il cui fine ultimo è la tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e delle imprese sane, come Gruppi di maggioranza abbiamo con responsabilità convenuto di non modificare il testo giunto dalla Camera, rinunciando a introdurre modifiche di un certo interesse che caratterizzavano - ad esempio - il progetto di legge depositato dal Gruppo della Lega. I compiti che si prevede di assegnare alla Commissione di inchiesta non riprendono solo quelli tradizionali indicati nella legge istitutiva dello stesso organismo nella scorsa legislatura, che sono i seguenti: indagare su attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti sulle discariche abusive, sulle organizzazioni coinvolte e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata, le cosiddette ecomafie, che trovano terreno fertile proprio nella criticità del sistema; indagare il traffico illecito transfrontaliero dei rifiuti anche pericolosi, dove è importante individuare e scardinare le attività che immettano nel mercato nazionale beni e prodotti destinati alle nostre famiglie e ai nostri figli, realizzati attraverso processi di riciclo di materie prime e secondarie, ottenute dai rifiuti che non rispondono alle caratteristiche merceologiche e sanitarie previste dalla normativa nazionale; verificare la presenza di comportamenti illeciti nella pubblica amministrazione anche con fenomeni corruttivi di soggetti pubblici o di privati; verificare le attività illecite relative ai siti inquinati, in particolare le attività di messa in sicurezza e bonifica dei 39 siti di interesse nazionale; verificare la gestione dei rifiuti radioattivi, inclusi i processi di smantellamento delle vecchie centrali nucleari a opera di Sogin, i cui costi da troppo tempo gravano con la componente A3 sulle bollette elettriche troppo pesanti per famiglie e imprese, nonché l' iter importante di individuazione e realizzazione del deposito unico nazionale di rifiuti radioattivi; indagare ancora con più incisività sulle attività illecite nella gestione del servizio idrico integrato e dello smaltimento dei fanghi di depurazione. Pensate, colleghi, che i soli reati rinvenuti nei mari e sulle coste italiane legati all'inquinamento delle acque derivanti da scarichi fognari fuorilegge o per depuratori assenti o malfunzionanti corrispondono per il 2017 a ben 17.000 infrazioni, con un aumento sull'anno precedente del 8,5 per cento: tutto questo a discapito anche del turismo e di una sana economia, tenuto conto che chi va al mare e trova spesso acqua torbida in quel luogo turistico non ci ritorna più. Oltre ai predetti compiti tradizionali, considerate le inchieste avviate nella precedente Commissione, l'attuale progetto di legge che ci apprestiamo a votare aggiunge anche gli ulteriori seguenti compiti: verificare le attività illecite relative alla gestione e allo smaltimento dei materiali contenenti amianto, ancora una piaga per il Paese; indagare sulle attività illecite legate agli incendi presso gli impianti di deposito e gestione dei rifiuti, un fenomeno in preoccupante aumento soprattutto dal 2014 ad oggi, con 300 casi di incendio in tutto il Paese; verificare l'applicazione della legge n. 68 del 22 maggio 2015 sugli ecoreati, figlia proprio delle varie Commissioni di inchiesta, una legge che ha introdotto nel codice penale il Titolo VI- bis «Dei delitti contro l'ambiente». La legge sugli ecoreati, che ha introdotto per la magistratura, le Forze dell'ordine e il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente nuovi mezzi di contrasto e repressione alle ecomafie dei crimini, certamente sta segnando un punto di svolta per la salvaguardia dell'ambiente. Che la Commissione ecomafie sia utile al Paese lo attestano i numeri - ahimè - allarmanti registrati nel 2017: lo scorso anno, infatti, si sono registrati tanti arresti per crimini contro l'ambiente e tante richieste su traffici illeciti di rifiuti. Crescono gli illeciti ambientali: quasi 31.000, il più 19 per cento, 84 reati al giorno. E pensate che il 44 per cento di questi, a confermare la morsa dell'ecomafia nel Mezzogiorno, si registrano in Campania, che ha la maglia nera, e poi in Sicilia, in Puglia e in Calabria; quattro Regioni dove operano clan , cosche e imprese mafiose, capaci persino di determinare le scelte politiche delle amministrazioni comunali, che anche per questo motivo vengono commissariate. Anche su questo il ministro dell'interno Salvini non farà assolutamente sconti. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Crescono le persone denunciate (quasi 40.000, più 36 per cento); crescono i rifiuti illegali sequestrati (4,4 milioni di tonnellate contro le poco più di 500.000 tonnellate del 2016, il più 800 per cento) e cresce soprattutto il fatturato dell'ecomafia (14,1 miliardi, quasi più del 10 per cento rispetto al 2016); risorse queste sottratte all'economia sana.