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quali siano le ragioni del ritardo del trasferimento della competenza da parte della Provincia di Alessandria ad ANAS e quali iniziative siano state assunte per garantire tutte le occorrenti attività manutentive sulla tratta. Atto n. 4-04816 URSO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: si apprende da notizie di stampa che il consiglio di amministrazione di TIM ha deciso all'unanimità di avvalersi della facoltà di presentare una propria lista per il rinnovo del board in vista del rinnovo del consiglio; la decisione di proporre una propria lista di candidati per il futuro consiglio costituisce una novità nella storia di TIM e segna un momento importante nella vita dell'organo; secondo quanto riportato dalla stampa, il Governo, in occasione di incontri bilaterali internazionali, avrebbe manifestato gradimento circa la possibilità che fosse il consiglio di amministrazione uscente a preparare una lista per il rinnovo del board , come avviene in molte public company , suggerendo altresì a "Vivendi" (detentrice del 23,9 per cento di TIM e che nel consiglio attuale esprime 5 membri su 15) di sostenere questa procedura, contribuendo alla formazione della lista attraverso le proposte di un head hunter ; dunque la lista di maggioranza sarà proposta dal consiglio stesso con l'appoggio di Vivendi, che pare abbia rinunciato, dunque, a presentare una propria lista, nonostante in un recente consiglio si fosse dichiarata insoddisfatta dell'andamento del titolo; come se non bastassero i problemi per il Governo, attraverso fonti giornalistiche, si apprende che l'amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, avrebbe affermato che "l'orologio scorre e Conte ha fatto promesse"; le stesse fonti giornalistiche dichiarano che il gruppo francese vorrebbe convergere verso la conferma del duo Rossi-Gubitosi, nel segno della rete unica, obiettivo condiviso da Parigi; considerato che: nella lettera di intenti firmata il 31 agosto 2020 da TIM si prevede la fusione tra Open Fiber e FiberCop (una società di recente costituzione di cui TIM detiene il 58 per cento) in una nuova società della rete unica che sarà denominata AccesCo; TIM ha trasferito a FiberCop la proprietà della sua rete di accesso secondaria (dagli armadi alle case) che è ancora per il 95 per cento in rame, ma non le centrali, né le dorsali, né gli apparati elettronici, che resteranno di proprietà di TIM, mentre nella fusione Open Fiber conferirebbe in AccessCo tutti suoi asset , e dunque tutta la sua infrastruttura che comprende le dorsali in fibra ottica, le centrali, le infrastrutture di accesso primarie e secondarie e tutti gli apparati elettronici; dunque l'infrastruttura di Open Fiber sarebbe tutta assorbita nella nuova società della rete unica, mentre TIM conserverebbe le chiavi di accesso alla sua infrastruttura (centrali, dorsali, parte elettronica), che dovrebbero diventare le chiavi di accesso alla rete unica; nella lettera di intenti (parte resa pubblica da TIM) si stabilisce che TIM avrà almeno il 50,1 per cento di AccessCo, indicherà 7 consiglieri su 15 e l'amministratore delegato, con la conseguenza, quindi, che l'azionista di riferimento (Vivendi) avrà, attraverso il controllo di TIM, anche il controllo della nuova società; quindi AccessCo è una società verticalmente integrata, che secondo le dichiarazioni della commissaria europea Vestager non potrebbe essere titolare della rete unica, perché violerebbe le regole della concorrenza a danno di tutti i concorrenti di TIM (Vodafone, Wind Tre, Sky, Tiscali, Poste Mobile, Iliad, Eolo), che peraltro hanno già contestato l'operazione annunciata nella lettera di intenti; secondo le regole europee, la Commissione europea è competente come autorità antitrust su una concentrazione solo se almeno una delle due società che si fondono, o chi la controlla, realizza almeno un terzo del suo fatturato europeo in Paesi UE diversi dall'Italia; sorge il ragionevole dubbio che la rinuncia di Vivendi a presentare una propria lista per il consiglio di amministrazione di TIM derivi proprio dalla volontà di evitare che emerga che la stessa Vivendi è l'azionista di controllo di TIM, rientrando a quel punto la competenza europea sulla concentrazione; quanto accade non sembra affatto in linea con le indicazioni che il Parlamento ha dato al Governo con più convergenti mozioni approvate tra giugno e dicembre 2020, con le quali, oltre all'auspicio di un rapido completamento della rete nazionale a fibre ottiche, si è sempre affermato che il controllo della società della rete unica, in ragione della sua importanza e strategicità, debba rimanere saldamente mantenuto in mani italiane e sotto un controllo effettivo dello Stato, si chiede di sapere: se la scelta di TIM di avvalersi della facoltà di presentare una propria lista in vista del rinnovo del consiglio sia stata davvero suggerita dal Governo e, in ogni caso, se questa sia funzionale ad aggirare il passaggio dalla Commissione quale autorità antitrust europea; se corrisponda al vero che la lettera di intenti che il Ministero dell'economia e delle finanze avrebbe predisposto per forzare il matrimonio non garantisca affatto il controllo pubblico della rete e anzi di fatto consegni già oggi e, sicuramente fra tre anni, la rete italiana ad un solo operatore, peraltro controllato da un soggetto estero, caso unico in Europa; per quale motivo il Governo non tenga conto delle indicazioni del Parlamento e come ritenga di tutelare gli interessi strategici nazionali; se l'operazione sia parte dell'accordo raggiunto con la Francia in merito alla cessione di asset strategici del Paese, come emergerebbe in tutta evidenza in molti dei dossier gestiti dal Ministero dell'economia. Atto n. 4-04817 BARBARO Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale Premesso che: la "Vigilanza Pesca" (Vi. Pe.) della Marina militare ha il compito di assicurare il libero esercizio dell'attività di pesca dei pescherecci nazionali, in acque internazionali, nel pieno rispetto delle leggi nazionali vigenti; recentemente, il caso dei pescatori di Mazara del Vallo sequestrati per oltre 3 mesi in Libia ha esasperato le legittime paure dei pescatori italiani che svolgono la loro attività nel canale di Sicilia e che, ad oggi, non si sentono più protetti dalla Marina militare italiana e dal Vi. Pe. , le cui prerogative sono, propriamente, la protezione in mare dei pescherecci italiani durante le battute di pesca; proprio il caso citato non assicura i pescatori che il servizio di vigilanza della Marina militare assolva le proprie funzioni con adeguatezza e congruità di uomini, mezzi ed ingaggi; all'uopo si rammenta che le varie associazioni dei pescatori hanno più volte segnalato e denunciato carenze e inefficienze, fra cui la Confsal Pesca, sindacato autonomo del settore ittico, all'indirizzo dell'amministrazione pubblica, senza però ricevere adeguate risposte in concreto;