[pronunce]

Ciò premesso, la Corte di appello ricorrente sostiene che la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati nella seduta del 6 marzo 2003 costituisce una interferenza nelle attribuzioni della autorità giudiziaria previste e garantite dall'art. 102 Cost., non sussistendo alcun collegamento funzionale tra le dichiarazioni rese dal deputato Matacena, riportate nei capi di imputazione sopra trascritti, e la sua attività di parlamentare, costituendo piuttosto tali dichiarazioni ed espressioni l'esercizio della comune libertà di pensiero nel quadro di una polemica diretta e personale con il Macrì, del tutto avulsa dallo svolgimento anche generico di attività parlamentare o politica. Secondo la ricorrente, tali considerazioni non sono scalfite in alcun modo dalla legge 20 giugno 2003 n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), posto che, sul piano procedurale, l'invio degli atti processuali alla Camera di appartenenza, previsto dall'art. 3, comma 4, della legge citata, è superato dal fatto che la Camera dei deputati ha già deliberato sull'applicabilità dell'art. 68, primo comma, Cost., e che la disposizione di cui all'art. 3, comma 1, di tale legge, che prevede la applicazione della immunità parlamentare anche «per ogni altra attività di ispezione, di divulgazione, di critica e di denuncia politica, connessa alla funzione di parlamentare, espletata anche fuori dal Parlamento», non può comunque coprire ogni espressione ingiuriosa o diffamatoria sulla sola base della qualifica rivestita dall'agente, occorrendo in ogni caso un collegamento con l'attività parlamentare espletata. Tale collegamento, nel caso in esame, difetterebbe, e ciò anche perché la norma citata, nonostante la più ampia formulazione lessicale, non innova alcunché rispetto all'art. 68, primo comma, Cost., limitandosi a rendere esplicito il contenuto di tale disposizione (vengono, al riguardo, richiamate le sentenze della Corte costituzionale n. 235 del 2005, n. 246 e n. 120 del 2004, nonché l'ordinanza n. 136 del 2005). Conclusivamente, la Corte d'appello ricorrente chiede che la Corte costituzionale «dichiari che non spettava alla Camera dei deputati la valutazione della condotta attribuita all'on. Amedeo Matacena nei sopra trascritti capi di imputazione in quanto estranea alle previsioni dell'art. 68, primo comma, Cost., e conseguentemente annulli la deliberazione adottata dalla Assemblea Parlamentare nella seduta del 6 marzo 2003». 2. – La Corte, con la ordinanza n. 331 del 2007, depositata in data 27 luglio 2007, ha dichiarato ammissibile il conflitto. La predetta ordinanza ed il ricorso sono stati, a cura della ricorrente, notificati alla Camera dei deputati in persona del suo Presidente in data 12 settembre 2007, e depositati, con la prova dell'avvenuta notifica, presso la cancelleria della Corte costituzionale il 1 ottobre 2007. 3. – Nessuno si è costituito nella presente fase di giudizio.1. – La Corte d'appello di Catanzaro ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati in relazione alla delibera del 6 marzo 2003 (Doc. IV - quater, n. 42), con la quale è stato dichiarato che i fatti per i quali è in corso il giudizio di revisione del processo penale a carico del deputato Amedeo Matacena concernono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. La Corte di appello ricorrente sostiene che la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera dei deputati costituisce una interferenza nelle attribuzioni della autorità giudiziaria previste e garantite dall'art. 102 Cost., per insussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni rese dal deputato, come riportate nei capi di imputazione, e la sua attività di parlamentare. 2. – Preliminarmente, deve essere confermata l'ordinanza n. 331 del 2007, con la quale questa Corte ha ritenuto l'esistenza della materia di un conflitto, la cui soluzione spetta alla sua competenza, per la sussistenza dei requisiti soggettivo ed oggettivo, impregiudicata ogni ulteriore decisione, anche in punto di ammissibilità. 3. – Il ricorso è inammissibile. 3.1. – L'autorità giudiziaria che propone il conflitto di attribuzione, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, ha l'onere, per il principio di completezza ed autosufficienza del ricorso, di esporre le proprie ragioni in modo da consentire a questa Corte di raffrontare le dichiarazioni extra moenia con il contenuto di atti tipici della funzione parlamentare (sentenza n. 271 del 2007). Nella specie, la Corte d'appello di Catanzaro, mentre dedica ampio spazio alle prime, si limita, con riferimento ai secondi, ad affermare che la delibera di insindacabilità, adottata dalla Camera dei Deputati nella seduta del 6 marzo 2003, costituisce «una interferenza nelle attribuzioni della autorità giudiziaria previste e garantite dall'art. 102 Cost., sia perché intervenuta dopo il giudicato penale, sia perché non sussiste alcun collegamento funzionale tra le dichiarazioni rese dall'on. Matacena, riportate nei capi di imputazione sopra trascritti, e la attività di parlamentare, costituendo piuttosto tali frasi ed espressioni l'esercizio della comune libertà di pensiero nel quadro di una polemica diretta e personale con il Macrì, del tutto avulsa dallo svolgimento anche generico di attività parlamentare o politica». Con tali affermazioni, il giudice rimettente non fornisce a questa Corte gli elementi per accertare la sussistenza del nesso funzionale fra dichiarazione extra moenia e attività parlamentare, enunciando l'insussistenza di tale nesso funzionale, senza in alcun modo motivarla, con riferimento agli atti parlamentari e al contenuto della delibera di insindacabilità, e così non consentendo a questa Corte di svolgere il compito – riservatole, in sede di decisione del conflitto di attribuzione, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione – di accertare, sulla base delle deduzioni del ricorrente, la fondatezza del conflitto proposto. Le carenze descritte comportano la non autosufficienza dell'atto introduttivo del presente giudizio che si traduce, a norma degli articoli 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, nel difetto di un requisito essenziale del ricorso, che deve, conseguentemente, essere dichiarato inammissibile.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, sollevato dalla Corte d'appello di Catanzaro nei confronti della Camera dei deputati, indicato in epigrafe. Così deciso, in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 maggio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA