[pronunce]

In forza di tale premessa, l'Avvocatura, dopo aver sottolineato che nessun principio generale (tanto meno di rango costituzionale) esige di riferirsi alla rendita catastale per la determinazione della base imponibile dell'ICI, afferma che la scelta legislativa di differenziare la disciplina dell'imposta nelle indicate ipotesi di immobili ancora privi di rendita trova razionale giustificazione nell'intento del legislatore di utilizzare, quale base imponibile per gli immobili di cui al comma 3 dell'art. 5 del d.lgs. n. 504 del 1992, un valore che risulti immediatamente dalle scritture contabili (in particolare, dal registro dei beni ammortizzabili); che non sia suscettibile di essere successivamente corretto, a séguito dell'attribuzione (avente, secondo la stessa difesa erariale, effetti costitutivi e non retroattivi) della rendita catastale; che sia specifico per ciascun fabbricato, secondo le speciali caratteristiche dell'immobile; che non sia necessariamente maggiore di quello calcolato con riferimento alla rendita catastale dei fabbricati similari. Sempre nel merito, l'Avvocatura generale dello Stato osserva che non è pertinente il riferimento del giudice a quo alla disciplina dell'imposta di registro, quale tertium comparationis, perché tale tributo è diverso dall'ICI per presupposto e per criteri di determinazione della base imponibile. Per la difesa erariale, infine, la questione sollevata in riferimento agli artt. 4 e 53 Cost. è manifestamente infondata, perché le norme censurate non incidono sul diritto al lavoro o sul dovere di concorrere al progresso materiale e spirituale della società e perché il valore del fabbricato risultante dalle scritture contabili dell'imprenditore costituisce espressione immediata e diretta di capacità contributiva.1. – La Commissione tributaria provinciale di Ancona dubita – in riferimento agli artt. 3, 4 e 53 della Costituzione – della legittimità del combinato disposto degli artt. 5, commi 3 e 4, e 11, comma 1, ultimo periodo, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'articolo 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), nella parte in cui prevede, per i fabbricati ancora privi di rendita catastale e classificabili nel gruppo catastale “D”, ove interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, che la base imponibile dell'ICI sia costituita dal valore determinato secondo i criteri stabiliti dal penultimo periodo del comma 3 dell'art. 7 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 (Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, e cioè «dall'ammontare, al lordo delle quote di ammortamento, che risulta dalle scritture contabili applicando per ciascun anno di formazione dello stesso» i coefficienti indicati dalla legge, soggetti ad aggiornamento con decreto ministeriale. Secondo il giudice rimettente, le disposizioni denunciate sarebbero in contrasto con i princípi costituzionali di parità ed eguaglianza sanciti dall'art. 3 della Costituzione, perché tale determinazione della base imponibile dell'ICI comporterebbe una ingiustificata disparità di trattamento dei suddetti fabbricati rispetto: (a) ai fabbricati del medesimo gruppo catastale “D”, ove già iscritti in catasto con attribuzione di rendita, per i quali l'ICI è, invece, dovuta in base a tale rendita; (b) ai fabbricati ancora privi di rendita catastale, sia se classificabili nel predetto gruppo “D” e non posseduti o non interamente posseduti da imprese, sia se classificabili in un diverso gruppo (siano essi posseduti o no da imprese), per i quali l'ICI è dovuta, «in via provvisoria», con riferimento alla rendita “presunta”, cioè alla rendita attribuita a fabbricati similari; (c) ai fabbricati assoggettati all'imposta di registro, per i quali l'imponibile si determina – sempre ad avviso del rimettente – con riferimento alla rendita catastale, in qualunque gruppo siano classificabili. Inoltre, per la stessa Commissione tributaria provinciale, le medesime disposizioni violerebbero sia l'art. 4 Cost., perché sarebbero in contrasto con i «diritti di quanti, cittadini, svolgono attività lavorativa, anche sotto forma d'impresa», sia l'art. 53 Cost., perché sarebbero in contrasto con il principio di capacità contributiva. Il giudice rimettente precisa, in punto di rilevanza, che le disposizioni censurate sono applicabili nel giudizio a quo, il quale ha ad oggetto l'impugnazione degli avvisi di liquidazione dell'ICI relativi agli anni dal 1995 al 1999, emessi dal Comune con riferimento al valore contabile attualizzato di un fabbricato privo di rendita catastale per quegli anni, classificabile nel gruppo catastale “D”, interamente posseduto da un'impresa e distintamente contabilizzato, recanti un ammontare dell'imposta superiore a quello già corrisposto dalla contribuente e da questa calcolato con riferimento alla rendita catastale di fabbricati ritenuti similari. 2. – La difesa erariale eccepisce l'inammissibilità della questione perché l'ordinanza di rimessione sarebbe carente di motivazione sulla non manifesta infondatezza. L'eccezione non è fondata. Le censure del giudice a quo si basano sulla mancanza di ragionevolezza della suddetta disciplina differenziata dell'imponibile dell'ICI, per i fabbricati di gruppo “D”, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati. Da tale irragionevolezza il rimettente fa discendere, quale mero corollario, la violazione anche degli altri parametri costituzionali evocati (artt. 4 e 53 Cost.), in quanto le disposizioni denunciate, nell'imporre per i suddetti fabbricati criteri di determinazione dell'imponibile ritenuti dal rimettente comparativamente piú gravosi per i contribuenti, discriminerebbero ingiustificatamente il lavoro d'impresa e la capacità contributiva degli imprenditori. In questo quadro argomentativo, la prospettazione da parte della Commissione tributaria provinciale di ipotesi ritenute omogenee a quelle oggetto dei giudizi principali, ma assoggettate ad un diverso e piú favorevole trattamento fiscale, costituisce sufficiente motivazione della prospettata irragionevolezza delle disposizioni censurate e dell'ingiustificata disparità di trattamento conseguentemente dedotta. La questione è pertanto ammissibile, restando riservata all'esame di merito la valutazione della effettiva comparabilità delle fattispecie poste a raffronto e, quindi, della fondatezza delle censure. 3. – Nel merito, la questione non è fondata. Il decreto legislativo n. 504 del 1992 prevede una disciplina differenziata per la determinazione della base imponibile dell'ICI sui fabbricati, distinguendo i fabbricati iscritti in catasto con attribuzione di rendita da quelli che ne sono ancora privi.