[pronunce]

Dalla prima ricordata nozione di autonomia discenderebbe la competenza esclusiva dello stesso organo costituzionale in ordine alla scelta delle misure idonee a garantire il rispetto delle fonti interne di autonomia e «la conseguente necessità di sottrarre a qualsiasi giurisdizione gli strumenti intesi a garantirne il rispetto». L'Avvocatura generale dello Stato osserva, quindi, che, con l'entrata in vigore della Costituzione e il riconoscimento dell'indipendenza della magistratura, l'autonomia dell'organo costituzionale e le relative prerogative non avrebbero più lo scopo di proteggere gli organi supremi dello Stato da «eventuali deviazioni dell'azione giurisdizionale», ma sarebbero «funzionali a preservare la suprema politicità degli organi e delle funzioni loro attribuite, in quanto immediato riflesso della sovranità popolare». Da qui discenderebbero le particolari prerogative degli organi costituzionali, tra i quali il Presidente della Repubblica. L'ampia autonomia loro riconosciuta sarebbe «pertanto riconducibile all'intrinseca politicità dei massimi organi rappresentativi, e alla conseguente necessità di assicurarne il libero svolgimento delle funzioni». L'Avvocatura generale dello Stato richiama le decisioni della Corte costituzionale dalle quali si ricaverebbe che l'autonomia degli organi costituzionali comprende sia le prerogative espressamente previste in Costituzione, sia quelle che tale riconoscimento formale non hanno, ma che «comunque sono consolidate dal loro perpetuarsi per effetto di una "lunga tradizione" [...], o discendono da consuetudini [...], o conseguono all'ampio margine di apprezzamento della "peculiare autonomia normativa" [...], o sono ricavabili dalla posizione di autonomia e indipendenza dell'organo [...], o desumibili dalle "antiche tradizioni interpretative"» (sono menzionate le sentenze n. 120 del 2014, n. 154 del 1985, n. 78 del 1984, n. 129 del 1981 e n. 231 del 1975). Con particolare riferimento al Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale avrebbe avvalorato un'ampia nozione di autonomia, che si fonderebbe su prerogative implicite, a partire dalla consuetudine costituzionale ravvisata a fondamento dell'esenzione dalla giurisdizione contabile. È poi richiamata la sentenza n. 1 del 2013, nella quale la Corte avrebbe affermato che non è necessario che la garanzia di autonomia sia prevista in Costituzione, ben potendo la legge e i regolamenti degli organi costituzionali «esprimere prerogative implicite alla particolare struttura ed alle specifiche funzioni» dell'organo costituzionale. L'Avvocatura generale dello Stato - alla luce della nozione di autonomia a suo avviso ricavabile dalla giurisprudenza costituzionale - ritiene che l'autodichia del Presidente della Repubblica si traduca nella tutela delle complesse attribuzioni costituzionali del Presidente delineate dalle norme costituzionali (è diffusamente richiamata in proposito la sentenza n. 1 del 2013). Essa afferma, quindi, che, nell'esercizio dei suoi poteri, il Presidente della Repubblica dispone «di un proprio corpo burocratico», costituito dal Segretariato generale della Repubblica, e che quest'ultimo si pone in rapporto di derivazione organica rispetto al Presidente, costituendo pertanto parte integrante dello stesso organo presidenziale. L'autodichia rappresenterebbe, dunque, uno dei corollari dell'autonomia del Presidente della Repubblica e garantirebbe, insieme all'autonomia normativa, contabile e finanziaria, l'indipendenza di tale organo costituzionale. A sostegno di tale nozione di autonomia, comprensiva di prerogative implicite dell'organo costituzionale, si sarebbe espressa anche la Corte costituzionale (è ricordata, in particolare, la sentenza n. 129 del 1981). Da tale giurisprudenza si ricaverebbe che - benché espressamente prevista solo dall'art. 66 Cost. - la possibilità di disciplinare un procedimento di composizione delle liti con il personale dipendente si fonderebbe sull'autonomia normativa delle Camere (art. 64, primo comma, Cost.). «Analogamente», secondo l'Avvocatura generale dello Stato, anche l'autodichia del Presidente della Repubblica avrebbe un fondamento consuetudinario: «la diretta strumentalità del Segretariato rispetto alle funzioni del Presidente della Repubblica sin dalla nascita della burocrazia dell'organo costituzionale [...] non ha mai fatto dubitare dell'esistenza di una residua forma di giustizia ritenuta esercitabile dal Capo dello Stato». L'autodichia spetterebbe «in modo per dir così naturale» al Presidente della Repubblica, in quanto organo costituzionale e come tale in posizione di assoluta indipendenza e irresponsabilità e, quindi, al di fuori di ogni controllo e ingerenza esterna. Secondo l'Avvocatura generale dello Stato, la previsione di un controllo giudiziario esterno sull'organizzazione amministrativa del Segretariato generale si tradurrebbe nel condizionamento dell'esercizio delle funzioni presidenziali, potendo incidere direttamente sui provvedimenti aventi ad oggetto non solo i diritti patrimoniali dei dipendenti, ma la stessa organizzazione degli uffici e la flessibilità di tale organizzazione, in base alle esigenze di volta in volta individuate dal Presidente della Repubblica. 10.4.- Con riferimento all'asserita violazione del divieto di istituire giudici speciali previsto dall'art. 102 Cost., l'Avvocatura generale dello Stato osserva, in primo luogo, che gli organi interni della Presidenza della Repubblica troverebbero «piena e diretta legittimazione, sul piano costituzionale, nelle incomprimibili esigenze di preservare l'autonomia e l'indipendenza della Presidenza e, con esse, il principio della divisione dei poteri». In secondo luogo, si dovrebbe considerare - a suo avviso - che l'art. 102 Cost., nel vietare l'istituzione di giudici speciali, mirerebbe ad evitare che possano trovare ingresso nell'ordinamento «organismi giurisdizionali troppo dipendenti dall'Esecutivo». Gli organi di autodichia sarebbero invece funzionali ad assicurare non solo l'autonomia e l'indipendenza dell'organo costituzionale, ma anche il diritto di difesa degli interessati. Dopo aver richiamato la giurisprudenza costituzionale relativa alle giurisdizioni speciali precostituzionali e alle condizioni della loro sopravvivenza, l'Avvocatura generale dello Stato sottolinea, quindi, che l'indipendenza del giudice, consistente nell'autonoma potestà decisionale, non condizionata da interferenze dirette o indirette esterne, riguarderebbe l'ordine giudiziario nel suo complesso e i singoli organi sia ordinari sia speciali. A questo proposito, essa osserva che - quanto al profilo soggettivo - la composizione dei collegi giudicanti della Presidenza della Repubblica sarebbe pienamente conforme a quanto richiesto dalla Corte EDU nella decisione resa nel caso Savino e altri contro Italia, Inoltre, secondo l'Avvocatura dello Stato, «l'indagine imposta dalla VI disposizione transitoria impone per la Presidenza della Repubblica di seguire le tracce della consuetudine costituzionale che la fonda ed esse, nella situazione pre-costituzionale, si rinvengono nel generale principio di giustizia ritenuta del sovrano».