[pronunce]

Inoltre, si afferma che nel giudizio civile in oggetto, petitum e causa petendi non possono essere ampliati d'ufficio dal giudice. Nell'atto di costituzione si rileva anche che l'ordinanza di rimessione contiene due inesattezze nell'esposizione del fatto. In primo luogo, si riferisce al ricorso ex art. 702 bis c.p.c. proposto a seguito di procedimento ex art. 696 c.p.c., la prospettazione della partecipazione dell'Immobiliare Vittoria all'attività edificatoria, laddove l'affermazione che l'Immobiliare Vittoria «risulta ... abbia preso parte all'attività edificatoria è contenuta nel ricorso ex art. 702 bis e contrasta nettamente con l'esclusione della partecipazione affermata nel precedente ricorso ex art. 696 c.p.c. » . Secondariamente, nell'ordinanza si riferisce l'eccezione di carenza di delega al difensore della comparente Immobiliare Vittoria s.r.l. alla domanda di risarcimento per danni diversi da quello del mancato rispetto del parametro di isolamento da facciata, mentre l'eccezione è riferita all'introduzione di petitum e causa petendi diversi da quelli introdotti nell'accertamento tecnico preventivo, in forza dell'unica delega in atti. Sotto un ulteriore profilo, si contestano, nel merito, i risultati dell'indagine svolta nell'accertamento tecnico preventivo, in ordine al mancato rispetto di quell'unico indice dell'isolamento da facciata di cui si è detto, e si sostiene che nelle more vi sarebbe stata la sostituzione delle parti finestrate da parte degli attori. Pertanto, sarebbe precluso l'accertamento «nel giudizio di cognizione, se l'insufficiente isolamento da facciata sia imputabile al costruttore della muratura e/o al produttore e posatore dei serramenti e/o al progettista e direttore dei lavori o agli stessi ricorrenti/attori per negligenza nell'uso delle parti finestrate protrattosi per ben sei anni». Ad avviso della parte costituita, questa mutazione dello stato dei luoghi operata dagli attori impedisce loro di provare in giudizio l'imputabilità a terzi dell'insufficiente isolamento da facciata. 4.1.- In prossimità dell'udienza, la parte costituita ha depositato memoria per ribadire l'inammissibilità della questione per difetto di rilevanza, a causa dell'assenza di prova sia dell'esistenza, che dell'imputabilità a terzi, del danno derivante dal preteso vizio acustico di insufficiente isolamento della facciata dell'immobile oggetto della compravendita.1.- Con l'ordinanza in epigrafe, il Tribunale di Busto Arsizio ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 101, 102 e 104 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell' art. 15, comma 1, lettera c), della legge 4 giugno 2010, n. 96 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità Europee. Legge comunitaria 2009), in quanto prevede che l'articolo 11, comma 5, della legge 7 luglio 2009, n. 88 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità Europee. Legge comunitaria 2008), sia sostituito dalla norma di interpretazione autentica secondo la quale, «In attesa dell'emanazione dei decreti legislativi di cui al comma 1, l'articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, si interpreta nel senso che la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti non trova applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi, fermi gli effetti derivanti da pronunce giudiziali passate in giudicato e la corretta esecuzione dei lavori a regola d'arte asseverata da un tecnico abilitato». 2.- Al fine di chiarire il contesto normativo nel quale si inserisce la disposizione impugnata, giova premettere che l'art. 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447 (Legge quadro sull'inquinamento acustico), ha attribuito allo Stato la determinazione dei requisiti acustici passivi e di quelli delle sorgenti sonore degli edifici, rinviando la relativa disciplina ad apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. In ottemperanza a tale disposizione, è stato emanato il d.P.C.M. 5 dicembre 1997, che determina i suddetti requisiti, al fine di ridurre l'esposizione umana al rumore, e prescrive i limiti espressi in decibel che gli edifici costruiti dopo la sua entrata in vigore devono rispettare. Nella materia in esame è poi intervenuta la direttiva 2002/49/CE, relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale, che è stata recepita con il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 194 (Attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale), ed a seguito della scadenza della delega prevista dall'art. 14 della legge 31 ottobre 2003, n. 306 (Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2003), l'art. 11 della legge 7 luglio 2009, n. 88 ha nuovamente delegato il Governo ad emanare uno o più decreti legislativi al fine di integrare nell'ordinamento la direttiva citata e di assicurare l'omogeneità delle normative di settore. In particolare, il comma 5 dell'art. 11 della legge n. 88 del 2009 ha previsto che «in attesa del riordino della materia, la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti di cui all'articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, non trova applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi sorti successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge». Infine, l'art. 15, comma 1, lettera c), impugnato, ha introdotto la norma interpretativa in questione. 3.- In primo luogo, deve essere scrutinata l'eccezione di inammissibilità prospettata dalla parte costituita Immobiliare Vittoria s.r.l., che, limitando la propria difesa a tale eccezione, ha affermato, da un lato, che il petitum e la causa petendi del giudizio dovevano ritenersi fissati dall'espletato accertamento tecnico preventivo - e pertanto la contestazione circa il rispetto dei parametri di cui al d.P.C.M. 5 dicembre 1997 doveva limitarsi al solo al grado di isolamento della "facciata finestrata" dell'edificio in questione -, e dall'altro, che in nessun caso sarebbe più ottenibile la prova dell'eventuale responsabilità della nominata società convenuta, dal momento che parte attrice aveva nel tempo mutato i luoghi, sostituendo i serramenti dello stesso immobile: