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L'articolo 4 riformula interamente l'articolo 4 dello statuto, ridefinendo profondamente il nuovo assetto della regione che, come qui proposto, non prevede più l'esercizio di una potestà legislativa da parte della stessa. Secondo la nuova concezione, infatti, la regione diventa organo di consultazione, programmazione e coordinamento in tutte le materie di interesse comune delle due province autonome di Trento e di Bolzano, con il conseguente trasferimento alle due province autonome delle competenze in materia di ordinamento degli enti locali, libri fondiari, servizi antincendio, ordinamento degli enti sanitari e camere di commercio, cooperazione eccetera. In conseguenza del ribaltamento dell'assetto preesistente, l'articolo 5 disciplina la competenza legislativa esclusiva dello Stato, la quale si esercita limitatamente alle materie elencate: politica estera e rapporti internazionali; rapporti con l'Unione europea; diritto d'asilo dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea; rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; difesa e Forze armate; sicurezza; armi, munizioni ed esplosivi; moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; sistema valutario; sistema contabile; imposta sul valore aggiunto; organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; cittadinanza, stato civile e anagrafi; dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno. L'articolo 6 riformula interamente l'articolo 6 dello statuto: mentre le attuali competenze legislative della regione in materia di assicurazioni sociali e in materia previdenziale diventano ora competenze delle province (ai sensi dell'articolo 5), le disposizioni relative alle casse mutue malattia risultano ormai obsolete. La riformulazione tiene anche conto degli effetti delle innovazioni introdotte dall'attuale testo dell'articolo 117 della Costituzione, come novellato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, in relazione ai limiti all'esercizio della potestà legislativa esclusiva delle province autonome. A seguito della riforma, sono infatti venuti meno i vincoli derivanti dal rispetto dei princìpi dell'ordinamento giuridico dello Stato, degli interessi nazionali e delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali, fino ad oggi previsti dallo statuto ai fini dell'esercizio delle competenze legislative primarie o esclusive. Spetta poi alle province la potestà legislativa residuale nelle materie non espressamente riservate dall'articolo 5 alla potestà legislativa esclusiva dello Stato. In ultimo, appare opportuno collocare all'interno del presente articolo le norme che recepiscono quanto stabilito dalla riforma costituzionale del 2001 in materia di cooperazione transfrontaliera e partecipazione alle decisioni dell'Unione europea. A tal proposito, l'unica differenza rispetto al sistema previsto per le regioni a statuto ordinario è lo strumento della norma di attuazione al fine di disciplinarne forme e modalità. Coerentemente con la riformulazione dell'articolo 4, l'articolo 7 dispone il trasferimento alle province autonome delle competenze relative all'istituzione di nuovi comuni e alla modifica delle loro circoscrizioni e denominazioni, modificando l'articolo 7 dello statuto del 1972. L'articolo 8, in materia di potestà legislativa delle province, dispone un aumento non solo qualitativo, ma anche quantitativo, delle competenze delle province stesse; nello specifico, ciò avviene grazie all'abolizione di una serie di limiti attualmente previsti e alla trasformazione di competenze prima di tipo concorrente in competenze esclusive, ma soprattutto grazie al trasferimento di competenze in materie significative prima attribuite alla regione o allo Stato. In particolare, in ordine all'elenco delle materie già assegnate alle province, merita sottolineare i seguenti profili: al numero 4), si propone di eliminare il divieto di impiantare stazioni radiotelevisive in quanto esso non rientra necessariamente nell’«ordinamento della comunicazione», divenuta ora materia concorrente; al numero 17), la modifica tiene conto del fatto che sopravvive una competenza statale (concorrente) solo per le grandi reti di trasporto, ma non anche per gli acquedotti; al numero 22), in materia di espropriazione per pubblica utilità, si precisa che le leggi di esproprio per i comuni sono di competenza delle province, come del resto avviene già nella prassi attuale; al numero 23), la competenza in materia di collocamento viene unificata all'interno di un'unica voce; in ordine alle opere idrauliche, al numero 24), si rende necessaria l'eliminazione della limitazione a quelle della terza, quarta e quinta categoria, in quanto non sussiste più una relativa competenza statale in materia; al numero 27), la competenza provinciale in materia di assistenza scolastica viene integrata con quella universitaria, non essendo quest'ultima una prerogativa dello Stato; ai numeri da 30) a 36), le materie di polizia locale, commercio, apprendistato, esercizi pubblici, industria e utilizzazione delle acque pubbliche (salvo la produzione nazionale per l'energia), già di competenza concorrente delle due province, che nel regime generale, per effetto della modifica operata dalla riforma del titolo V, sono diventate di competenza esclusiva delle regioni e quindi, nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, sono trasferite alla competenza esclusiva delle due province autonome; al numero 37), anticipando la devolution prospettata da più parti per queste materie, si aggiunge la competenza delle province in materia di sanità (e istruzione); ai numeri 38), 39), 40) e 42), coerentemente con la nuova concezione della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, si propone di trasferire le competenze della stessa in materia di ordinamento degli enti locali, impianto e tenuta di libri fondiari, servizi antincendi e sviluppo della cooperazione in capo alle province. Da ultimo, al numero 58), si introduce una clausola generale in favore delle due province, con funzione di «norma di chiusura». L'articolo 9, in coerenza con le modifiche illustrate in precedenza, abroga l'articolo 9 dello statuto del 1972, che attualmente elenca le materie in cui le province sono legittimate ad emanare disposizioni legislative. L'articolo 10, modificando l'articolo 10 dello statuto di autonomia, tiene conto del trasferimento alle province autonome delle competenze legislative in materia di collocamento al lavoro (abrogazione del primo e del secondo comma dell'articolo 10 dello statuto del 1972 che attualmente limitano, in quelle materie, l'esercizio della potestà legislativa delle province all'integrazione delle disposizioni legislative dello Stato), aggiungendo il solo limite del rispetto dei princìpi derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea ai fini del collocamento nel territorio della provincia interessata. L'articolo 11 sopprime i poteri locali in materia di apertura e trasferimento di sportelli bancari di credito, ormai superati alla luce della legislazione comunitaria (articolo 11, commi 1 e 2 dello statuto) e chiarisce (articolo 11, comma 3, dello statuto) che il potere di nomina del presidente e del vice-presidente della cassa di risparmio è ora riferito alla fondazione, la quale ha già peraltro approvato un'analoga disposizione statutaria.