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Signor Presidente, onorevoli colleghi e onorevoli colleghe, la delega che stiamo conferendo oggi al Governo rappresenta il superamento di uno scoglio sul quale ripetutamente si sono abbattute stazioni appaltanti ed operazioni del settore, ma non per la grave emergenza economica e sanitaria in cui anche il nostro Paese si è trovato a navigare. Solo in questa legislatura si sono rese necessarie numerose modifiche al codice degli appalti. Ne ricordo solo alcune: il decreto cura Italia, il decreto rilancio, il decreto semplificazioni del 2020 e quello del 2021. Sono stati tutti interventi necessari, ma non sufficienti. È rimasta ad esempio la viva necessità di adeguamento della normativa al diritto europeo sia per permettere di giungere alla risoluzione di procedure di infrazione già avviate sia per evitarne l'avvio di nuove. Ciò soprattutto perché da sempre da parte degli operatori economici c'è la richiesta di razionalizzare, riordinare e semplificare una disciplina che purtroppo dall'entrata in vigore del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recante la riforma dei contratti pubblici, ha visto sorgere e mai risolvere le problematiche applicative legate alla sua stessa entrata in vigore, che rappresentano lo scoglio sul quale gli operatori del settore tornano e ritornano ad infrangersi. Un quadro giuridico poco chiaro e poco organico, soggetto a perenni modifiche puntuali che con l'emergenza da Covid-19 si sono acuite e con le quali si è derogato al fine di semplificare l'approccio per la gestione della fase pandemica. In Commissione è approdato un testo dal quale si è immediatamente evinto il fine primario: restituire alle disposizioni codicistiche un linguaggio semplice e chiaro, limitando il più possibile il rinvio a norme secondarie, prevedendo una riforma complessiva del quadro legislativo in materia di contratti pubblici e rispettando l'impegno recentemente assunto dal Governo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede l'entrata in vigore della delega per la revisione del codice dei contratti pubblici entro il mese di giugno 2022. (Applausi) . Oggi, 9 marzo 2022, posso dire che nonostante il contingentamento dei tempi, il dibattito è stato molto alto tra il Parlamento e il Governo. Voglio anzitutto ringraziare tutti i colleghi di Commissione per gli importanti momenti di condivisione e di illustrazione delle proprie idee, a volte anche divergenti, sulle quali siamo riusciti però a trovare una sintesi. Voglio ringraziare anche il Governo che, con la sua apertura su vari fronti, ha permesso al Parlamento di contribuire in maniera significativa al miglioramento del testo, che delinea una cornice entro la quale muoversi per riformare la materia del codice dei contratti pubblici. (Applausi) . Una buona base di partenza, ad esempio, era già indicata nell'articolo 1, alla lettera c, sulle semplificazioni delle procedure finalizzate alla realizzazione di interventi in tecnologie verdi, digitali, di innovazione e di ricerca. Facendo esplicito riferimento alla necessità del perseguimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l'azione del Parlamento ha saputo introdursi ponendo l'accento sull'obbligatorietà del rispetto dei criteri minimi ambientali. Infatti, se già la delega mostrava l'importanza dell'uso e della leva di questi criteri, l'inserimento della previsione dell'obbligo fa intendere quanto questo strumento abbia la possibilità di cambiare il nostro Paese. Inoltre, abbiamo introdotto la rendicontazione degli obiettivi energetico-ambientali, ovvero quel sistema che consente di misurare l'effettivo impatto necessario al raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030, esattamente come da deliberazione del 2015 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si tratta di uno strumento utile alla previsione di misure volte a garantire il rispetto... (Brusio). PRESIDENTE. Colleghi, stiamo concludendo la discussione generale per poter poi procedere al voto. Mi rivolgo a tutti coloro che amabilmente continuano a chiacchierare nell'emiciclo. Prego, senatrice Di Girolamo. DI GIROLAMO (M5S) . Grazie, signor Presidente. La rendicontazione degli obiettivi energetico-ambientali rappresenta uno strumento assai utile alla previsione di misure volte a garantire il rispetto dei criteri di responsabilità energetica e ambientale nell'affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione. Tra le tante, una delle tematiche più fortemente partecipata da tutti i Gruppi parlamentari è stata certamente quella che tutela, preserva e favorisce la partecipazione delle micro, piccole e medie imprese agli appalti pubblici. Occorre qui partire da un dato di fatto: oltre il 95 per cento delle imprese italiane ha un numero di addetti ricompresi tra le nove e la singola unità. In tutta onestà, possiamo quindi asserire che la quasi totalità del mercato è composta da micro, piccole e medie imprese. Il testo di delega non prevedeva alcuna menzione di questa tipologia di imprese, che di fatto rappresenta l'ossatura produttiva del nostro Paese. (Applausi) . La discussione in Commissione ci ha trovato tutti coerentemente concordi nel mettere a punto un principio di delega che ne definisse la tutela, al fine di garantire loro l'effettiva possibilità di partecipare alle gare, prevedendo un'adeguata suddivisione dei lotti sulla base qualitativa e quantitativa e impedendone l'accorpamento artificioso. Signor Presidente, in questo modo andiamo davvero a tutelare il mercato italiano e le imprese che maggiormente lo rappresentano. Certezza dei tempi: si tratta dell'annosa tematica affrontata nel testo, ma decisamente migliorata grazie all'approvazione di un emendamento proposto dal MoVimento 5 Stelle, che mira a introdurre nel criterio di delega il riferimento alla piena attuazione della banca dati nazionale dei contratti pubblici e l'utilizzo del fascicolo virtuale dell'operatore economico, innalzandoli a elementi cardine del processo di semplificazione delle procedure di gara. Il fascicolo elettronico è uno strumento che - a oggi - non viene ancora usato al pieno delle sue potenzialità, mentre il MoVimento 5 Stelle ritiene fortemente che questa puntuale modifica emendativa nel dettaglio possa davvero contribuire al raggiungimento di tale obiettivo. La delega prevede, inoltre, un criterio volto a specificare le procedure relative alla fase di approvazione di progetti anche attraverso un'eventuale riduzione dei livelli di progettazione e la razionalizzazione dell'attività e della composizione del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Ebbene, c'è da dire che la normativa che interviene nell' iter di approvazione, affidamento e realizzazione delle opere pubbliche è particolarmente articolata e in molte occasioni contempla una pluralità di fonti, come codice dell'ambiente e codice dei beni culturali e del paesaggio. Questo incastro di norme comporta una complessa opera di raccordo tra disposizioni assai articolate.