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Il punto in comune è la rapidità con cui rivendicazioni territoriali, contrasti economici, concorrenze commerciali e aspirazioni geostrategiche si trasformano in confronti militari, fino a diventare vere e proprie guerre. L'Italia e l'Europa vogliono la pace e la coesistenza pacifica, ma sanno che la strada per conservarle è faticosa e piena di insidie. E sanno anche che solo la verità può aiutare la pace, così come sanno che le aggressioni internazionali vanno chiamate con il loro nome. Nella seconda metà del XX secolo, il confronto tra Oriente e Occidente ha visto come protagonisti due grandi ideologie, che si controllavano a vicenda nel terrore che si rompesse quell'equilibrio nucleare che garantiva la pace. Il XXI secolo mostra una realtà molto diversa: la storia non è finita, ma sono scomparse le ideologie che conoscevamo; il mondo si è frantumato; in varie parti del pianeta sono addirittura nate forme di convivenza tra il socialismo e il capitalismo che, nel secolo scorso, erano i grandi nemici. E adesso Putin sostiene che l'idea liberale è diventata obsoleta e che i regimi autoritari avranno la meglio sulle democrazie. In fondo, è questo il conflitto che nel nostro tempo ha sostituito la lotta tra le ideologie. Da una parte, ci sono le democrazie liberali, con i loro limiti e la loro forza; dall'altra, i regimi autoritari, con la spregiudicatezza e la rapidità delle loro decisioni. Oggi è vicino a dieci il numero delle nazioni che dispongono della bomba atomica e, mentre noi nel Senato italiano dibattiamo sulla pace e sulla guerra, sono in atto nel mondo alcune decine di guerre vere, piccole e grandi. Se vogliamo una coesistenza pacifica, questo è il piano inclinato che dobbiamo rovesciare e, per farlo oggi, ci è data una sola strada: la strada del rafforzamento dell'Europa e della NATO, la strada dell'unità politica dell'Europa, la strada di una sua vera politica di difesa cui hanno già accennato in quest'Aula i senatori Nencini, Alfieri e anche il senatore La Russa, il cui intervento ho apprezzato e che mi è parso di diversa linea rispetto a quello del senatore Fazzolari, del suo Gruppo, che ha parlato dopo di lui. Se, di fronte alla necessità di imporre alla Russia sanzioni proporzionate al suo atto di guerra contro l'Ucraina, l'Europa si mostrerà unita non solo formalmente, ma anche sostanzialmente, vorrà dire che siamo sulla buona strada. La decisione di Scholz di sospendere il gasdotto Nord Stream non è solo una sanzione economica, ma ha anche un grande valore politico, perché ci dice che oggi gli interessi nazionali devono passare in secondo piano rispetto all'interesse complessivo dell'Europa e della sua democrazia liberale. Chiudo, Presidente, ricordando che pochi giorni fa nelle librerie italiane è iniziata la distribuzione di un bel libro dello storico Florian Illies, che racconta, con molta sapienza, la fanciullesca incoscienza e la colpevole distrazione con cui gran parte dei gruppi dirigenti europei visse il decennio del secolo scorso che precedette l'Olocausto e la Seconda guerra mondiale. Nessuno seppe vedere o volle guardare la tragedia verso la quale l'Europa stava precipitando. È un bel libro, di cui credo che oggi sia molto utile consigliare la lettura. (Applausi) . Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 14,10) PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, noi siamo assolutamente d'accordo con la linea assunta dal nostro Governo, che il ministro Di Maio è venuto ad illustrare - e di questo lo ringrazio - attraverso una compiuta e ampia relazione, così come con le posizioni assunte dal Presidente del Consiglio che io riassumerei - mi scuso per la sintesi - nell'assoluta determinatezza della condanna del gravissimo atto compiuto da Putin, che attenta all'integrità e alla sovranità territoriale di un Paese. Contemporaneamente a un'assoluta e ferma condanna occorre però tenere aperta la strada del dialogo. Rifacendomi all'interessante intervento del senatore Zanda, per me la grande differenza tra l'essenza di un regime democratico e liberale e le dittature è che nei regimi democratici la strada principale per comporre i conflitti è assolutamente quella del negoziato, del dialogo, dell'apertura, del costruire ponti e non certamente quella di alzare i muri. A mio avviso, in questa vicenda, ancor di più nelle ultime ore drammatiche che il Ministro ci ha ben descritto, dovremmo mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione della diplomazia per provare ad aprire quella che può sembrare una strada che si è andata stringendo sempre di più, ma che noi dobbiamo avere la capacità di forzare. Certo, ogni volta che c'è una crisi - oramai siamo abituati - in quest'Aula, giustamente, invochiamo e ci rammarichiamo del fatto che l'Unione europea non abbia una politica estera e di difesa comune, né una politica energetica comune. Tuttavia, proprio perché ce ne accorgiamo sempre quando ci sono le crisi, non possiamo rinunciare anche a svolgere questo nostro ruolo all'interno dell'Europa. A me sembra che questa sia l'unica strada che al momento possiamo percorrere in risposta ai nazionalismi. Tutti abbiamo ascoltato il lungo discorso di Putin improntato all'ipernazionalismo: la grande Russia, siamo tornati agli zar Romanov. Si tratta, quindi, di un nazionalismo che sentiamo crescere, ma che è cresciuto anche dentro la nostra Europa. Si tratta di un frutto avvelenato che si mette di traverso sulla strada di una politica europea comune proprio nella difesa, nella politica estera e in altri ambiti. L'abbiamo visto crescere anche all'interno dell'Europa, in particolare nei Paesi nati dal crollo dell'Unione Sovietica, e quel nazionalismo esasperato è cresciuto anche all'interno dell'Ucraina. Ci siamo arrivati in modo esasperato: ci sono motivi storici, a partire dai milioni di morti per fame, al fatto che in Ucraina avevano accolto l'esercito neonazista come un esercito liberatore. I motivi storici sono tanti e la storia non bisogna mai dimenticarla, perché forgia lo spirito dei popoli. Anche lì c'è quel nazionalismo crescente che ha portato alla riabilitazione di un criminale come Bandera, con monumenti e tutto il resto. Bisogna ricordarsene perché non possiamo approvare il provvedimento sui viaggi della memoria e poi dimenticare quanto accade. Dobbiamo farlo soprattutto noi, che siamo uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea e che crediamo nei suoi valori fondanti quali libertà, democrazia e solidarietà. C'è poi la questione delle risorse. Non dimentichiamo che il piano inclinato verso cui - come ha detto il senatore Zanda con preoccupazione - il mondo rischia di scivolare è legato alla competizione sulle risorse. Noi continuiamo a discutere di politica estera, ma non capiamo che ci avviamo sempre di più verso la competizione e la guerra per il controllo delle risorse. Certo, c'è l'imperialismo russo, ma molto si giocherà sulla questione energetica, che è la nostra preoccupazione. Quale strada percorrere? Io potrei sottoscrivere l'intervento del collega Ferrara, che ringrazio per la sua esposizione.