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un calo quantificabile in un danno economico di 2,7 miliardi secondo l'associazione di categoria di Confcommercio. I danni potrebbero essere superiori rispetto a quelli causati dall'11 settembre; in Italia, il segmento del turismo vale in totale 146 miliardi di euro: una cifra pari al 12 per cento del Pil, generata da una filiera di 216.000 esercizi ricettivi e 12.000 agenzie di viaggio. La proliferazione del coronavirus ha spinto diversi governi esteri ad includere l'Italia tra i Paesi "sconsigliati" per le visite di piacere e le trasferte di lavoro "non strettamente consigliate". I risultati si stanno già facendo sentire, con la proiezione di un tracollo senza precedenti nella stagione pasquale. Il clima di incertezza si sta ripercuotendo su tutti gli ambiti, espandendosi a macchia d'olio non soltanto nelle aree soggette e restrizioni e definite "zone rosse" ma a cascata anche nel resto del Paese; un'altra batosta rischia di abbattersi sull' export , "grazie" alla registrazione di casi di coronavirus in alcune delle province più incisive sull' export nazionale; il conto si fa già salato anche sul versante delle fiere, appuntamenti preziosi sia per l'afflusso di visitatori che per il giro d'affari innescato dai vari eventi. Analogo discorso va fatto per le vendite oltreconfine, con il made in Italy agroalimentare che rischia di essere un'altra vittima. Si teme che la psicosi da coronavirus possa innescare speculazioni contro i prodotti italiani, favorendo i plagi stranieri (il cosiddetto Italian sounding ) a scapito delle esportazioni, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per la propria competenza, nell'ambito delle misure straordinarie concernenti l'emergenza, non ritengano opportuno attivarsi al fine di istituire un "fondo di garanzia COVID-19" per le Regioni italiane, con dotazione individuabile da sezioni speciali quali ad esempio le risorse del POR FESR 2014-2020, che garantisca opportunità di intervento diretto sul territorio a sostegno e salvaguardia dei settori turismo, commercio ed agricoltura che rivestono un ruolo strategico fondamentale nelle dinamiche economiche, sociali ed occupazionali del Paese. Atto n. 4-03383 LANNUTTI PAVANELLI Ai Ministri della salute, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dello sviluppo economico Premesso che: durante l'emergenza COVID-19, il Governo ha stabilito che le aziende produttrici di apparecchi sanitari necessari alle terapie intensive, con stabilimenti sul territorio italiano, devono vendere il materiale in Italia, bloccando di fatto le esportazioni all'estero, a meno di particolari autorizzazioni, in modo da non disperdere preziosi macchinari utili in terapia intensiva; lunedì 4 maggio 2020 la trasmissione di RAI3 "Report" ha mandato in onda un servizio dal titolo "Mascherine presidenziali"; nel servizio si dà notizia di un sequestro, avvenuto il 27 marzo 2020, di materiale utilizzato nelle terapie intensive al porto di Prà a Genova da parte dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli. È il momento più duro per la sanità ligure e l'ingente partita di "tubi di raccordo tra i respiratori e i pazienti, di tubi tracheali, kit per l'aspirazione, maschere di ventilazione", tutti strumenti utilissimi per la terapia intensiva, dopo il sequestro è stata consegnata al deposito dell'ospedale "San Martino" di Genova; nel servizio di "Report" viene intervistato Salvatore Giuffrida, direttore amministrativo del "San Martino", il quale spiega che "grazie ai sequestri siamo riusciti a resistere". Dunque, i dispositivi requisiti probabilmente hanno evitato altre vittime del virus; nel servizio si racconta che il commissario straordinario per l'emergenza COVID-19, Domenico Arcuri, in un primo momento avrebbe dato il via libera alla decisione di sequestro. Poi però avrebbe cambiato idea. Il 30 marzo, come rivela Report, avrebbe chiesto infatti di riconsegnare la merce all'esportatore. Poi, quando Arcuri avrebbe capito che era troppo tardi (il carico era già stato distribuito negli ospedali), il 1° aprile avrebbe scritto una lettera "di fuoco" all'Agenzia delle dogane e per conoscenza al segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, Roberto Chieppa, al capo di gabinetto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Ettore Francesco Sequi, al capo di gabinetto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Alberto Stancanelli, in cui avrebbe chiesto, "per indifferibili e superiori interessi nazionali, ti prego di non procedere a nessuna requisizione 'pro futuro' di merce importata ed esportata per nome e per conto della società Medtronic" (cioè la multinazionale statunitense che si è aggiudicata il bando Consip per la fornitura di 20 tipi di respiratori e di 125.000 tubi endotracheali), pezzi di ricambio fondamentali per i respiratori; considerato, inoltre, che: benché in Italia tra marzo e aprile ci fosse una grande richiesta di respiratori e materiale utile ai respiratori, la Medtronic ha provato più di una volta a spedire i suoi prodotti all'estero. Il 17 marzo 2020, ad esempio, una partita diretta in Sudafrica è stata sequestrata a Bologna dall'Agenzia delle dogane, per firma di Arcuri, perché "ha violato l'ordinanza del capo dipartimento della Protezione civile 639/2020, e in particolare la circolare del Ministero della Salute 4373/Ru del 12/02/2020". Il materiale sequestrato è poi finito all'ospedale "Maggiore" di Bologna. La Medtronic ci ha riprovato a Genova il 27 marzo; interpellata da "Report", la Medtronic ha giustificato l'invio all'estero dei componenti sostenendo di aver già soddisfatto le richieste italiane, mentre altri Paesi ne avevano ancora bisogno. Ma, da quanto risulta dall'inchiesta, la Consip dei 2.246 respiratori di Medtronic ne ha ricevuti solo 25, a dimostrazione che la multinazionale statunitense non avrebbe affatto soddisfatto le richieste del Dipartimento della protezione civile. Come avrebbe dovuto sapere anche Arcuri, che però ha spiegato il suo tentativo di dissequestro dichiarando ai giornalisti di Report: "Se mi dovessi accorgere che questo materiale è scarso faccio un'ordinanza e sequestro di nuovo i beni", si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda; se non ritengano di dover chiarire se vi sia stata un'ingerenza o pressione da parte dell'ambasciata statunitense dietro alla richiesta di dissequestro del materiale sanitario, come ipotizzato nell'inchiesta, visto che il commissario straordinario Arcuri ha giustificato tale richiesta citando "indifferibili e superiori interessi nazionali", e richiedendo addirittura di escludere qualsiasi requisizione " pro futuro " della merce di Medtronic; se non ritengano di dover verificare se il commissario Arcuri abbia agito di propria iniziativa o se invece lo abbia fatto su richiesta superiore; se, dopo quanto denunciato dalla trasmissione "Report", non ritengano necessario, per quanto di competenza, rivalutare l'intero operato del commissario straordinario Arcuri e l'accordo sottoscritto da Consip con la multinazionale statunitense Medtronic.