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ma ancora più importante è il punto riguardante la restituzione a trent'anni per i prestiti - fino a 800.000 euro - a favore delle imprese con alti volumi di fatturato. È una prospettiva temporale che ben rappresenta la tipologia di aiuti di cui ha bisogno il sistema, ossia un indebitamento che non si ripresenti nel giro di poco tempo come una zavorra sulle attività delle imprese. Importante è anche la norma che connette i finanziamenti all'impegno alla non delocalizzazione delle imprese, che idealmente si collega alla misura prevista nel decreto-legge cura Italia che ha rafforzato la protezione, per il tessuto produttivo e i settori strategici, da eventuali scalate ostili. Il decreto-legge che stiamo per convertire ha anche il merito di aver esteso le sue misure al terzo settore, colpevolmente dimenticato nella prima fase, e di aver pensato al mondo dell'artigianato con il congelamento dei mutui. È chiaro, però, che su questi finanziamenti ci vuole un radicale cambio di passo da parte delle istituzioni bancarie. Molte banche stanno lavorando con rigore e velocità, ma ce ne sono molte altre che, purtroppo, stanno dando vita a istruttorie lentissime (18 documenti), come denunciano gli imprenditori, anche quando si tratta di finanziamenti garantiti al 100 per cento dallo Stato e che non richiedono la valutazione creditizia. Certo, grazie alle denunce degli imprenditori, nel testo è stato rafforzato il loro potere negoziale, ma il punto vero è che gli istituti bancari non possono vanificare lo sforzo dello Stato e delle istituzioni, ma sono chiamati a tutelare il sistema produttivo, cosa che dovrebbe rientrare anche nei loro interessi. Ciò è ancor più vero se pensiamo che le richieste di moratoria da parte di famiglie e imprese continuano a salire e raggiungono i 2,4 milioni di euro, per un valore dei prestiti che arriva a 250 miliardi. Numeri da far tremare i polsi, come anche quelli di oggi dell'ISTAT sulla disoccupazione, che ben rendono la gravità della situazione e lo sforzo che tutti sono chiamati a fare. Per questo, signor Sottosegretario e signor Presidente, crediamo sarà decisivo il modo in cui spenderemo le risorse che arriveranno dall'Europa. Parliamo di cifre imponenti, che valgono sette o otto manovre di bilancio e che costituiscono anche un'occasione unica per ripensare i modelli economici e di sviluppo. A mio avviso dobbiamo alimentare fortemente la domanda interna, con forza e con coraggio, ad esempio attraverso una sensibile riduzione dell'IVA per un determinato periodo, perché questa misura alimenterebbe la domanda interna e farebbe sì che soprattutto i piccoli e medi stipendi, che oggi si esauriscono quasi tutti in spese di consumo, ne abbiano il principale giovamento. Su questa misura intendo insistere e la chiedo vivamente al Governo. Non lo farò in questa sede, non vado oltre, ma per me si tratta di un punto fondamentale per i prossimi provvedimenti, che il Governo sta per preparare. Insisto anche su ciò che ho già detto in questa sede: non si deve esagerare con le misure assistenzialistiche, ma si deve puntare su quegli ambiti che fanno da moltiplicatore economico e, allo stesso tempo, l'Italia deve attrezzarsi per migliorare la sua capacità di spesa. La pubblica amministrazione è chiamata ad uno sforzo straordinario e a un salto di qualità, perché sarebbe inaccettabile assistere a quello che in passato è accaduto con i fondi europei: sono ben nove i miliardi di euro non spesi dell'ultima programmazione. In conclusione, credo che il decreto-legge in esame, emanato a ridosso del primo provvedimento legato all'emergenza, rivesta un ruolo fondamentale. Esattamente come il decreto liquidità dovrà essere il puntellamento del decreto cura Italia, adesso abbiamo bisogno di un decreto per le semplificazioni, che rappresenti il secondo tempo di questa misura. Anche lì servirà lo stesso coraggio e la stessa convinzione che hanno guidato alcune delle modifiche, a cominciare dalla norma sulle autocertificazioni, che va finalmente incontro alle richieste di tutti noi. Per farlo servirà naturalmente un Parlamento che ritrovi appieno la sua centralità e che possa svolgere, soprattutto in una fase complessa come quella che stiamo vivendo, quanto la Costituzione gli chiede e gli attribuisce. È con questo forte auspicio che ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie. (Applausi) . MARINO (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARINO (IV-PSI) . Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli senatrici e senatori, la mente corre all'8 aprile: sono passati meno di sessanta giorni dall'emanazione del provvedimento al nostro esame, come evidentemente ci impone la decretazione di urgenza, ma nel frattempo è cambiato il mondo. C'è l'immagine dell'8 aprile e il silenzio rotto solo dal canto che si levava dai balconi e c'è l'immagine del 4 giugno, oggi, quando il mondo è ripartito, con molte più difficoltà. Oggi operiamo una conversione in legge, che di fatto è una mera presa d'atto del lavoro fatto alla Camera dei deputati. Si tratta di un lavoro ben fatto, perché direi che il decreto ne è uscito migliore di come era entrato. Il decreto liquidità è il secondo provvedimento di natura economica, che va letto nel combinato disposto con il decreto cura Italia e nella prospettiva del decreto rilancio, che ha iniziato il suo percorso parlamentare in questi giorni, alla Camera dei deputati. Si sono cioè posti in essere più strumenti e più provvedimenti, che, come tessere di un mosaico, definiscono un quadro, che vuole essere la risposta a domande accorate. Come riusciremo a far fronte alle scadenze? Come pagheremo dipendenti, fornitori e tasse? Quali saranno i protocolli di riapertura? Erano queste le domande accorate, che ci sentivamo fare nelle numerosissime videoconferenze e nei webinar che sono stati tenuti in questo periodo e a cui si è cercato di dare delle risposte, prima da parte del Governo e poi da parte della maggioranza. Personalmente sono soddisfatto per il contributo significativo che è stato dato al suo miglioramento dal Gruppo Italia Viva-PSI, i cui emendamenti hanno seguito tre linee di intervento, volte rispettivamente a semplificare e velocizzare le procedure per l'erogazione del credito, ad allargare la platea degli aventi diritto e a rendere il costo del credito meno oneroso. Non ripeto nello specifico ciò su cui mi sono già dilungato ieri. Cito per tutti però l'introduzione dell'autocertificazione, che comporta una maggiore responsabilità da parte del richiedente, ma anche meno controlli da parte degli intermediari. Questo pone al centro il tema della celerità, perché è una variabile veramente importante per rendere incisiva l'azione del Governo. È evidente - lo accennavo già ieri - che i tempi necessari per le misure adottate dal Governo sono diversi a seconda della loro natura: da una parte ci sono le moratorie, che sono state immediatamente operative; dall'altra, invece, altri tipi di provvedimenti hanno incontrato molte difficoltà per dispiegare i propri effetti, come emerge chiaramente dai risultati del questionario inviato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario finanziario. Questo questionario prevedeva una serie di domande.