[pronunce]

Tale possibilità infatti non potrebbe determinare la totale inammissibilità dell'attività libero-professionale, ma soltanto l'individuazione di misure utili ad evitare la sovrapposizione di ruoli nella medesima persona. L'art. 2 della legge regionale n. 4 del 1997 violerebbe inoltre l'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevolezza, in quanto prima ammetterebbe i veterinari all'esercizio dell'attività libero-professionale (art. 1, comma 1), e poi restringerebbe «contraddittoriamente le possibilità di esplicazione del diritto, fino a vanificarlo». Non manifestamente infondata sarebbe, inoltre, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 in relazione all'art. 120, terzo comma, Cost. (l'ordinanza, in questo passaggio, si riferisce evidentemente al testo precedentemente vigente dell'art. 120, mentre la disciplina vigente è contenuta nel primo comma dell'art. 120), in quanto la norma impugnata determinerebbe un indebito limite territoriale allo svolgimento di un'attività professionale. Infine, la norma censurata contrasterebbe con l'art. 117 Cost., in quanto la disciplina da essa dettata si discosterebbe dai principî fondamentali della materia desumibili dalla normativa statale, i quali consentono l'esercizio della libera professione, salvo solo regolamentarne le modalità onde evitare un pregiudizio per il servizio pubblico. Le modifiche apportate all'art. 117 della Costituzione dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, ad avviso del TAR rimettente, non modificherebbero il merito delle censure sollevate. Infatti la disposizione regionale sarebbe riconducibile alla materia della tutela della salute o, «quanto meno – in via subordinata – alla materia delle professioni» che l'art. 117, terzo comma, inquadra nella legislazione concorrente. Pertanto, spetterebbe allo Stato la determinazione dei principî fondamentali e dovrebbero ritenersi tuttora rilevanti quelli già fissati nella legislazione statale previgente. Non verrebbe meno, infine, neppure il contrasto con l'art. 120 Cost., il quale, al primo comma, nel precludere alle Regioni la possibilità di limitare l'esercizio del diritto al lavoro, sarebbe riferito a qualsiasi attività lavorativa, compresa quella libero-professionale. 2. – È intervenuta la parte privata ricorrente nel giudizio a quo, la quale ha chiesto che la Corte costituzionale dichiari la illegittimità «degli artt. 1, 2, 3 e 4 della legge della Regione Piemonte n. 4 del 1997 per violazione degli articoli 3, 4, 35, 117 e 120 della Costituzione». 3.1. – Con altra ordinanza del 23 aprile 2002 (r.o. n. 359 del 2002) il medesimo Tribunale amministrativo regionale per il Piemonte ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, nonché degli artt. 2, 3 e 4 della legge della Regione Piemonte n. 4 del 1997, in relazione agli artt. 3, 4, 35, 117 e 120 della Costituzione. 3.2. – Premette il Tribunale che quattro medici veterinari in servizio presso la Azienda regionale USL n. 16 di Mondovì-Ceva hanno impugnato il provvedimento con cui la USL, in dichiarato adempimento dell'art. 1, comma 2, della legge regionale n. 4 del 1997, invitava i medici veterinari dipendenti a segnalare, nel termine di 15 giorni, se intendessero esercitare attività libero-professionale e, in caso positivo, quali fossero «i programmi ed i tempi di massima del proprio impegno al fine di accertare e valutare le condizioni di incompatibilità». I ricorrenti, impugnando tale provvedimento e chiedendone la sospensione, eccepivano la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, nonché degli artt. 2, 3 e 4 della legge della Regione Piemonte n. 4 del 1997. La Regione Piemonte, costituitasi in giudizio, eccepiva l'inammissibilità del ricorso, in quanto l'atto impugnato, di carattere endoprocedimentale, non avrebbe avuto carattere immediatamente lesivo. Nel merito, la resistente contestava la fondatezza dell'impugnazione. Il TAR preliminarmente respingeva l'eccezione di inammissibilità, ritenendo che l'atto impugnato, ponendo a carico dei ricorrenti l'obbligo di comunicazione posto direttamente dalla legge regionale, renderebbe attuali i vincoli posti dalla legge alla libera professione dei veterinari, sia in relazione al dovere di comunicazione, sia al connesso divieto di svolgere l'attività professionale oltre i limiti fissati dalla legge (dal che discenderebbe la diretta lesività dello stesso, e la sussistenza dell'interesse a ricorrere nel giudizio a quo). Nel merito, il TAR, con ordinanza n. 517 del 16 giugno 1997, dichiarava rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, nonché degli artt. 2, 3 e 4 della legge regionale del Piemonte n. 4 del 1997, in relazione agli artt. 3, 4, 35, 117 e 120 della Costituzione e sollevava la relativa questione avanti a questa Corte, sospendendo contestualmente l'atto impugnato, fino alla camera di consiglio immediatamente successiva alla comunicazione dell'esito del giudizio di costituzionalità. 3.3. – La Corte costituzionale, con ordinanza n. 231 del 1998 disponeva la restituzione degli atti al TAR, invitandolo a riesaminare la rilevanza della questione alla luce delle norme sopravvenute in materia. 3.4. – Con successiva ordinanza n. 536 del 25 luglio 1998, il Tribunale deferiva nuovamente la questione a questa Corte, con contestuale sospensione dell'atto impugnato, avendo ritenuto che le sopravvenienze legislative non avessero mutato il quadro legislativo. 3.5. – Con ordinanza n. 84 del 2000, la Corte disponeva nuovamente la restituzione degli atti al rimettente, in considerazione di ulteriori sopravvenienze normative nel frattempo intervenute. 3.6. – Ancora il TAR, sentite le parti, con ordinanza n. 2 del 26 maggio 2000, riteneva non significative le ulteriori sopravvenienze legislative e sollevava questione di legittimità costituzionale della normativa regionale. 3.7. – Con ordinanza n. 80 del 2002 la Corte restituiva nuovamente gli atti al rimettente in conseguenza della sopravvenuta modifica di due delle disposizioni costituzionali assunte come parametro dal rimettente. 3.8. – All'esito di un nuovo esame, il TAR ha ritenuto di riproporre – con argomentazioni sostanzialmente identiche a quelle svolte nell'ordinanza n. 358 del 2002 – la questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge della Regione Piemonte, in considerazione del fatto che essa continuerebbe ad essere rilevante e non manifestamente infondata.