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Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il disegno di legge in discussione non è certamente volto a tutelare solo una parte dei cittadini, mettendo in minoranza un'altra parte. Quello che non si dice nelle televisioni, nelle dichiarazioni e - permettetemi di dirlo - nella propaganda politica, è che il disegno di legge in esame permetterà di punire la discriminazione o la violenza fondata su motivi di genere, di sesso, di orientamento sessuale, di identità di genere o disabilità allo stesso modo di quella fondata sui motivi di razzismo, ovvero tutelerà le persone gay, transessuali, le donne, i portatori di handicap e anche gli eterosessuali. Questo disegno di legge protegge tutti i cittadini! (Applausi) . Sappiamo tutti, ma voglio ricordarlo ancora una volta, che il provvedimento in esame va ad ampliare una legge già esistente e pienamente in linea con la nostra Costituzione. Parlo della legge Mancino, del 1993, che è stato il principale strumento legislativo offerto dal sistema di leggi italiane contro i crimini d'odio e di incitamento all'odio e finora nessuno ha detto di volerla abolire. La parte fondamentale del disegno di legge al nostro esame è quella che modifica l'articolo 604- bis del codice penale, aggiungendo anche gli atti discriminatori «fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere». Nell'aggiunta si parla in modo volutamente generico di orientamento sessuale e non solo di omosessualità. Quindi, ad esempio, questo provvedimento va a tutelare anche gli eterosessuali, dal momento che anche l'eterosessualità è un orientamento sessuale, che sarà protetto dalle norme del disegno di legge Zan. I principi ispiratori di questa legge li troviamo nella nostra Carta costituzionale, che pone sempre al centro l'individuo, senza alcuna discriminazione. Perché dunque c'è bisogno di un nuovo intervento normativo? Perché il nostro Paese è rimasto a guardare per troppo tempo, abbiamo ingessato i meccanismi di partecipazione e di educazione al rispetto delle diversità e abbiamo anche dei pessimi esempi, che incitano, giorno dopo giorno, all'attacco di questo o di quell'altro colore di pelle. Per rispondere al senatore Romeo, nessuno promuove il cambio di sesso ai bambini! (Applausi) . Ecco un'altra fake news , che ingessa e frena lo sviluppo di una consapevolezza del rispetto del prossimo, così come è avvenuto proprio nella mia Regione, l'Umbria, in cui la garante dei diritti dell'infanzia ha pubblicamente lanciato un allarme sociale, paventando ipotesi al limite della perversione, come se questo provvedimento potesse addirittura favorire la pedofilia. Sono ipotesi fantasiose e allo stesso tempo aberranti, deplorevoli solo per averle pensate: questo è un esempio di come a volte si parla senza studiare e senza conoscere. È grave che, in un Paese come l'Italia, questi soggetti siano ancora in carica nelle loro funzioni istituzionali. Invece, colleghe e colleghi, il mondo è più avanti e anche l'Europa va avanti. Dobbiamo superare la sfida della ripresa, ma per farlo dobbiamo stare al passo con gli altri Paesi della nostra comunità europea. Nel marzo scorso il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione, in cui dichiara tutta l'Unione europea una zona di libertà LGBTIQ. (Applausi) . È una presa di posizione in risposta ai Paesi membri che non garantiscono i diritti alle comunità LGBT. L'Europa ha anche condannato l'Ungheria, come luogo in cui sono negati, in vari modi, i diritti LGBT. La cosa che più mi preoccupa è che, pur di conservare ciascuno il proprio consenso, non si pensa agli interessi dei cittadini. Cosa è cambiato rispetto all'esame di questo disegno di legge alla Camera, dove nessuna polemica, nessun ostruzionismo, nessun comportamento strumentale ne ha paralizzato il percorso per mesi e mesi? Eppure, il testo era questo oggi all'esame di questa Assemblea e le forze politiche sono le stesse sedute in quest'Aula. Evidentemente, qualcuno non ha imparato dalla bagarre politica andata in scena sulla legge per le unioni civili. Ricordo bene come alcuni di coloro che sedevano su queste poltrone urlavano dichiarando che nel nostro Paese non si sarebbero più celebrati matrimoni e che non ci sarebbero più state famiglie eterosessuali. (Applausi) . Tutto questo non è stato. A distanza di anni, non vi rendete conto che si superò la soglia del ridicolo con quel terrorismo psicologico? Ricordo, Presidente, che nel 2009 l'onorevole Giorgia Meloni, allora ministro della gioventù, al convegno dell'Arcigay dichiarava come fosse giusto combattere le forme di disagio e discriminazione nei confronti dei giovani omosessuali. E ora, a distanza di dodici anni, sembra non ricordare più le sue stesse parole. Colleghi, a chi ha detto - esplicitamente o tra le righe - che l'odio fondato sull'orientamento sessuale non esiste, che non è un'emergenza, che non è un fenomeno diffuso, che il suo contrasto non è priorità legislativa... (Commenti). Mi scusi, Presidente, ma non mi fermo davanti alle urla dei colleghi che mi dicono basta! (Applausi) . Presidente, mi scusi, ma non credo sia opportuno che i colleghi mi dicano basta! Ho ascoltato tutti i colleghi che sono intervenuti oggi e vorrei poter concludere, Presidente. Potete andare a leggere quante persone ogni giorno chiedono aiuto, quanti sono i casi di cronaca di violenza fisica e psicologica e quante famiglie umiliano ragazzi e ragazze che hanno fatto coming out . Sono fatti che avvengono tra di noi, nella nostra società, nelle nostre città. Sono dati reali e non inventati. Quindi, colleghi e colleghe, mettiamo da parte per un giorno la propaganda politica e la macchina del consenso e pensiamo a chi subisce violenze, soprusi e umiliazioni per via del proprio orientamento sessuale, come se fossimo noi stessi. Proteggiamo quelle persone per proteggere noi stessi. Agiamo come una Nazione civile e democratica. L'Italia deve guardare al futuro, e per farlo ha bisogno del popolo; un popolo che vive nella libertà e quindi, nella diversità. (Applausi. Congratulazioni). PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALDEROLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, illustro la proposta di non passaggio all'esame degli articoli n. 1, anche perché questo mi dà l'occasione di far capire che cosa sia il non passaggio agli articoli, ovvero un istituto previsto dal nostro Regolamento all'articolo 96, per cui, se la proposta dovesse essere approvata votando sì - bisogna votare sì perché non si passi all'esame dell'articolato - la discussione del provvedimento si interromperebbe. È un istituto del nostro Regolamento e non, come incautamente definito dall'onorevole Zan, un voto truffa o peggio ancora una trappola; è un istituto previsto. (Applausi) . Forse l'onorevole Zan è troppo giovane perché un tempo questo istituto c'era anche alla Camera;