[pronunce]

che, pertanto, prosegue il remittente, la modifica introdotta dall'art. 1, comma 15, della legge n. 94 del 2009 all'art. 116 cod. civ. comporterebbe una violazione dell'esercizio al diritto all'unità familiare violando il diritto umano fondamentale a contrarre matrimonio, tutelato dall'art. 29 Cost., posto che la mera situazione amministrativa di irregolarità del soggiorno sul territorio nazionale non può impedire di fatto l'esercizio di un diritto umano fondamentale quale è quello di costituire una famiglia; che, inoltre, argomenta ancora il remittente, vietando di fatto allo straniero privo del permesso di soggiorno di costituire una famiglia fondata sul matrimonio, la norma censurata avrebbe introdotto una gravissima forma di discriminazione in violazione dell'art. 3 Cost.; che alla luce di queste considerazioni, sempre secondo il remittente, l'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998 violerebbe i citati parametri costituzionali, in quanto non prevede la sospensione/annullamento del decreto di espulsione del Questore e del procedimento penale per il prevalente esercizio del diritto a contrarre matrimonio, essendo privo della clausola del "senza giustificato motivo" dopo i termini "si trattiene"; che i medesimi vizi di legittimità costituzionale inficerebbero anche l'art. 6 del d.lgs. n. 286 del 1998, il quale, a seguito della riforma della legge n. 94 del 2009, prevede l'esenzione per gli atti di stato civile solo per l'esercizio del diritto alla salute e per l'obbligo scolastico dei minori, non disponendo l'esenzione della segnalazione in caso di esercizio del diritto a contrarre matrimonio e stabilendo l'obbligo di presentare il permesso di soggiorno; che entrambe le norme, sempre secondo il remittente, determinerebbero in tal modo un'ingerenza sul diritto a formare una famiglia, quale diritto fondamentale della persona umana riconosciuto anche dagli artt. 8 e 12 della CEDU, come tale spettante a tutte le persone presenti sul territorio italiano, indipendentemente dalla loro nazionalità; Considerato che il giudice a quo ha censurato gli articoli 6, commi 2 e 3, e 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nonché l'articolo 116 del codice civile - tutti come inseriti o modificati dalla legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) -, per asserita violazione degli artt. 2, 3, 29 e 117, primo comma, della Costituzione, parametro, quest'ultimo, invocato con riguardo agli artt. 8 e 12 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), in quanto le disposizioni censurate impedirebbero allo straniero privo di un legittimo titolo di soggiorno sul territorio dello Stato di esercitare il proprio diritto fondamentale (in quanto tale spettante indipendentemente dalla propria nazionalità) a contrarre matrimonio con un cittadino italiano, introducendo così una «gravissima forma di discriminazione»; che l'ordinanza di rimessione - oltre alla indeterminatezza del petitum - presenta, in relazione alla descrizione della fattispecie concreta e alla motivazione sulla rilevanza, carenze tali da impedire uno scrutinio nel merito; che, in particolare, non vengono, indicati i motivi di ricorso proposti dalla ricorrente nel giudizio a quo avverso il decreto di espulsione, nonché il contenuto del decreto di espulsione medesimo, essendosi, al riguardo, il remittente limitato a precisare nell'epigrafe dell'ordinanza di rimessione che l'«oggetto» del procedimento è una «opposizione ex art. 13, comma 8, del d.lgs. n. 286 del 1998»; che, pertanto la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile (ex multis, ordinanze n. 100 e n. 3 del 2011). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 10-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), aggiunto dall'art. 1, comma 16, lettera a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), e dell'articolo 6, commi 2 e 3, del medesimo d.lgs. n. 286 del 1998, commi modificati dall'art. 1, comma 22, lettere g) e h), della legge n. 94 del 2009, nonché dell'articolo 116 del codice civile, come modificato dall'art. 1, comma 15, della legge n. 94 del 2009, sollevata, in relazione agli artt. 2, 3, 29 e 117, primo comma, della Costituzione, parametro, quest'ultimo, invocato con riguardo agli artt. 8 e 12 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dal Giudice di pace di Trento, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 luglio 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente e Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 luglio 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI