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"Non sono sottoposti a valutazioni ambientali e paesaggistiche, né sottoposti all'acquisizione di atti di assenso comunque denominati, e sono realizzabili a seguito del solo deposito della dichiarazione di cui al comma 4 gli interventi su impianti esistenti e le modifiche di progetti autorizzati" rientranti nelle categorie indicate nelle lettere a) , b) , c) , d) del medesimo articolo; l'articolo 6 -bis , comma 3, prevede: "Con le medesime modalità previste al comma 1, al di fuori delle zone A di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, e a esclusione degli immobili tutelati ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono altresì realizzabili i progetti di nuovi impianti fotovoltaici con moduli collocati sulle coperture di fabbricati rurali, di edifici a uso produttivo e di edifici residenziali, nonché i progetti di nuovi impianti fotovoltaici i cui moduli sono installati in sostituzione di coperture di fabbricati rurali e di edifici su cui è operata la completa rimozione dell'eternit o dell'amianto"; tale previsione normativa intende realizzare un'effettiva semplificazione, consentendo di autorizzare l'impianto fotovoltaico su tetto con una singola dichiarazione e sottrae a valutazioni ambientali e paesaggistiche i progetti di nuovi impianti fotovoltaici su tetto, salvo il caso in cui siano nei centri storici zone A, ovvero vi sia una specifica tutela sul bene immobile su cui viene installato l'impianto (il che accade ad esempio quando i beni immobili specificamente individuati come beni culturali ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 42 del 2004 sono dichiarati immobili di notevole interesse pubblico, ai sensi dell'articolo 136 del citato decreto legislativo); considerato che: presso i Comuni e gli enti preposti alla tutela del paesaggio si stanno diffondendo interpretazioni che stanno sostanzialmente svuotando di contenuto ed efficacia la citata norma, e le Soprintendenze per i beni culturali continuano a richiedere l'autorizzazione paesaggistica in tutti i casi in cui era prevista in precedenza; il solo fatto che l'immobile si trovi in zona tutelata, secondo tali enti, basta ad escludere l'applicazione della norma di semplificazione (anche se il vincolo non grava direttamente sull'immobile, ma solo generalmente sull'area in cui l'immobile si trova); si priva così completamente di significato la norma, laddove esclude le valutazioni paesaggistiche; molti Comuni si rifiutano di applicare l'autorizzazione semplificata prevista dall'articolo 6 -bis alla parte di impianto costituita dalle cabine per il collegamento alla rete elettrica, sostenendo che la dichiarazione si applica solo alla posa dei moduli sul tetto; secondo l'interpretazione di tali Comuni la norma di semplificazione costringerebbe ad ottenere due autorizzazioni, una per l'installazione sul tetto e una per la costruzione della cabina elettrica, dando luogo di fatto ad un rallentamento, anziché alla semplificazione auspicata; considerato inoltre che, a parere degli interroganti: non è sufficiente approvare norme di semplificazione, senza fornire chiare istruzioni, affinché le stesse siano interpretate in coerenza con le loro finalità e non sia completamente disatteso lo scopo in sede attuativa; i ritardi nell'installazione di nuovi impianti a fonte rinnovabile, oltre a ritardare il percorso verso la piena decarbonizzazione (oggi uno degli obiettivi primari della Comunità europea e degli Stati membri), hanno anche impatti significativi sia dal punto di vista sanitario e ambientale, che da quello economico, poiché tali impianti concorrono significativamente, almeno nelle ore centrali della giornata, ad abbassare il prezzo dell'energia che è di nuovo in forte risalita; occorre al più presto dissipare i dubbi che bloccano la semplificazione delle procedure per l'installazione degli impianti fotovoltaici sui tetti ai sensi dell'articolo 6 -bis del decreto legislativo n. 28 del 2011, si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per dissipare i dubbi interpretativi esposti e valutare, in particolare, l'opportunità di porre in essere atti che chiariscano la ratio legis di semplificazione, con riferimento alla norma in questione, che consente di prescindere dalle valutazioni ambientali e paesaggistiche nei casi indicati, fatta salva l'ipotesi di vincoli riferiti specificamente agli immobili interessati. Atto n. 3-02696 NATURALE TRENTACOSTE PAVANELLI FERRARA L'ABBATE MARINELLO ROMAGNOLI AGOSTINELLI ROMANO LANZI RUSSO Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il settore dell'olio di oliva italiano sta attraversando, ormai da qualche tempo, difficoltà strutturali e commerciali nonostante la qualità delle produzioni e il ruolo assunto dall'Italia nel mercato internazionale; l'Italia oscilla tra la seconda e la terza posizione quale Paese produttore, secondo come esportatore nonché primo importatore e primo consumatore di olio di oliva; in ambito commerciale l'Italia subisce la concorrenza della Spagna soprattutto per i prodotti di massa, mentre riesce a differenziarsi dalle dinamiche del mercato iberico sull'olio extravergine di maggiore qualità; il settore ha bisogno di una nuova spinta che sposti l'obiettivo ancora di più verso la qualità delle produzioni, per migliorare la competitività, salvaguardando allo stesso tempo il ruolo dell'olivicoltura che rende unici alcuni territori italiani; considerato che: il 28 giugno 2021 i Ministri dell'agricoltura dell'Unione europea hanno accettato l'accordo provvisorio raggiunto con il Parlamento europeo sugli elementi chiave della riforma della politica agricola comune (PAC); ora inizia un percorso a livello interistituzionale sui dettagli tecnici restanti della proposta di riforma, che successivamente sarà formalmente approvata sia dal Parlamento europeo che dal Consiglio. La nuova PAC coprirà il periodo 2023-2027, fino ad allora si continuerà ad applicare un regime transitorio concordato nel 2020; gli Stati membri avranno tempo fino al 31 dicembre 2021 per sottoporre i loro progetti di piani strategici nazionali alla Commissione per approvazione; tenuto conto che: nel settore primario, in un contesto di sostenibilità economica, ambientale e sociale, è opportuno esaminare una serie di nodi irrisolti che caratterizzano l'olivicoltura nazionale con un ruolo che non solo va consolidato, ma, se possibile, accresciuto; in Italia esistono oltre 500 cultivar che danno vita a oli con profili aromatici unici nel panorama mondiale, un patrimonio di biodiversità riconosciuto in tutto il mondo. Ma il settore è molto frammentato, con oliveti che hanno bisogno di essere rinnovati, difficoltà nel ricambio generazionale e un'endemica mancanza di programmazione a medio-lungo termine. La riforma della PAC per la nuova programmazione 2023-2027 è il momento ideale per mettere nel giusto ordine i punti di forza e di debolezza del settore e nel contempo comporre una strategia complessiva;