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Modifiche al codice civile e al codice penale in materia di tutela della famiglia e dei minori, alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di affidamento dei minori, e al regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, in materia di incompatibilità dei componenti privati del tribunale per i minorenni, nonché istituzione dell'Osservatorio nazionale sulle comunità di tipo familiare. Onorevoli Senatori. – Mai più business sulla pelle dei bambini! Sono oramai davvero tante le inchieste giudiziarie per abusi ai danni di minori dati in affidamento. Il sistema degli affidamenti dei minori necessita, quindi, di una riforma. I gravi fatti di cronaca confermano l'esigenza di una revisione dell'attuale sistema senza arrivare al paradossale effetto di snaturare e depotenziare strumenti importanti per l'interesse del minore, interesse che è e deve rimanere il perno della nostra azione. Sebbene previsto per sopperire alle situazioni in cui il minore si trovi temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, l'affidamento familiare inserisce il minore in una famiglia che deve assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno (articolo 2, comma 1, della legge n. 184 del 1983). Gli enti e le strutture giuridiche non sono in grado di assolvere questi compiti e soprattutto non sono in grado di garantire la cura affettiva che può essere prestata solo attraverso uno stabile rapporto personale. Di questa cura il minore ha un essenziale bisogno per la sua crescita armoniosa. Si ritiene, inoltre, che la concreta applicazione dell'istituto non sia adeguata rispetto a quanto è previsto dalle norme di diritto internazionale e interno dirette alla tutela dei minori. Ci si riferisce, in particolare, a quanto sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 a New York e ratificata dall'Italia ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, che prescrive la protezione dell'unità familiare, imponendo, tra l'altro, agli Stati parti di rispettare il diritto del fanciullo separato dai propri genitori a intrattenere rapporti regolari e personali con essi, salvo che ciò non sia in contrasto con l'interesse preminente del fanciullo stesso. Il presente disegno di legge si prefigge, in attesa che la magistratura e l'inchiesta parlamentare completino le proprie rispettive attività di indagine, di mettere mano a una riforma organica della materia. Si tratta di una riforma volta a dare piena attuazione ai principi sanciti nella Carta costituzionale e nella Convenzione di New York del 1989 sui diritti del fanciullo. Il diritto del minore a crescere nella propria famiglia d'origine deve recuperare la dovuta centralità. Le condizioni di indigenza non possono giustificare la sottrazione di un minore e il suo inserimento nel circuito degli affidamenti. Sebbene tale divieto sia già contemplato dalla legge n. 184 del 1983, nella prassi non sono infrequenti situazioni nelle quali, a fronte di una richiesta di aiuto per difficoltà economiche, le famiglie si sono viste togliere i figli dai servizi sociali. Questa è una delle tante – e oltremodo note – criticità del sistema vigente. Il presente disegno di legge ha lo scopo di intervenire per porre rimedio a tali gravi criticità, nella consapevolezza che l'affidamento familiare ha e deve conservare, come già ribadito, una presenza centrale nelle forme di intervento a favore dei minori, ma garantendone l'applicazione in modo conforme alla sua funzione. È pertanto opportuno che il minore sia dato in affidamento ai servizi sociali o ad altri enti solo nei casi di urgenza e comunque in via del tutto provvisoria. Più nel dettaglio, passando alla descrizione dell'articolato, il disegno di legge si compone di sei articoli. L'articolo 1 apporta una serie di modifiche alla legge n. 184 del 1983. La disposizione, intervenendo sull'articolo 2 della legge, prevede che, nel caso in cui non sia più possibile la permanenza del minore presso la famiglia d'origine, questi possa essere dato in affidamento prioritariamente a parenti entro il quarto grado o a un'altra famiglia, possibilmente con figli minori, o a una persona singola preferibilmente entro il quarto grado di parentela, o a una comunità di tipo familiare, al fine di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno. L'articolo interviene, poi, sull'affidamento d'urgenza imponendo che esso sia disposto previa acquisizione del parere vincolante del pubblico ministero e confermato con decisione motivata. Infine, tenuto conto dell'importante ruolo che i servizi sociali locali svolgono nei procedimenti di affidamento dei minori, il disegno di legge impone che i compiti ad essi riconosciuti siano svolti in concreto da soggetti adeguatamente formati e con comprovata competenza. Di indubbio rilievo sono, ancora, le modifiche apportate all'articolo 4 della legge n. 184 del 1983, volte, da un lato, ad assicurare che anche nell'affidamento familiare cosiddetto « consensuale », disposto dal servizio sociale previo consenso dei genitori, sia necessario che, nell'interesse del minore, siano specificati i compiti della struttura o dell'affidatario e quelli che spettano ai genitori e, dall'altro, a garantire il rispetto di un criterio di rotazione e di equa distribuzione nell'assegnazione agli avvocati degli incarichi di curatore speciale. All'articolo 4- bis si stabilisce che l'ascolto e la valutazione del minore, ai fini dell'eventuale affidamento familiare, devono essere effettuati in conformità a determinati criteri e principi, che sono stati individuati in base alle Linee guida per l'esame del minore approvate con la Carta di Noto IV del 14 ottobre 2017. All'articolo 5- bis , introdotto nella citata legge n. 184 del 1983, si istituisce, presso il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia, il Registro nazionale delle comunità di tipo familiare, degli istituti di assistenza pubblici e privati e delle famiglie affidatarie. L'articolo 2 del disegno di legge apporta modifiche al codice civile. Si sostituisce l'articolo 354 in materia di « Esclusione dall'ufficio di tutore » e si prevede che i legali rappresentanti delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati nonché coloro che prestano, anche gratuitamente, la propria attività in favore delle comunità e degli istituti non possano esercitare la carica di tutore anche quando i minori non hanno nel luogo del loro domicilio parenti conosciuti o capaci di esercitare l'ufficio di tutore.