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considerato inoltre che: l'attesa ad oggi frustrata della "Madonna col Bambino, san Giovannino e santa Barbara" nelle sale degli Uffizi, il silenzio imbarazzato che la circonda e certe ambiguità circa lo status dei due olii sul piano vincolistico hanno suggerito alla prima firmataria del presente atto di interpellare, il 24 giugno 2020, il servizio IV esportazione della Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio del Ministero, appurando così che ufficialmente (nota prot. n. 2455 del 14 agosto 2020) "l'acquisizione non è mai avvenuta. Nonostante la stessa, infatti, sia più volte stata dichiarata dal direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt" e che "la trattativa con gli eredi Pannocchieschi d'Elci e con la Galleria Benappi non si è conclusa positivamente per indisponibilità della somma di due milioni di euro richiesta". La dirigente del servizio ha aggiunto di essere stata contattata già nell'estate 2019 per mettere a disposizione una parte della somma necessaria all'acquisto, sollecitazione caduta nel vuoto, allora, "per mancanza di fondi", mentre oggi sarebbe vietata dal nuovo regolamento di organizzazione del Ministero, che consente acquisti a trattativa privata solo alla Direzione generale dei musei; quanto al secondo quesito posto all'ufficio esportazione, cioè se una o entrambe le opere fossero state in passato notificate, i dati forniti hanno confermato le dichiarazioni (attribuite dai media ora alla professoressa Barbara Agosti, ora alla soprintendente archeologia belle arti e paesaggio Anna di Bene) che datano al 1979 la proposta di dichiarazione di interesse storico e artistico particolarmente importante da parte dell'allora Soprintendenza per i beni artistici e storici per le province di Siena e Grosseto, tesa a vietare l'esportazione dei due dipinti, proposta accolta e realizzata con due decreti ministeriali datati entrambi 8 novembre 1979; sarebbero mancati i presupposti per un provvedimento che li "ancorasse" alla sede della collezione Pannocchieschi d'Elci, si chiede di sapere: se non sia lecito temere che la totale discrezionalità lasciata ai direttori dei musei autonomi, nei loro acquisti, dalla sola Direzione generale oggi competente al riguardo possa diventare un problema nel momento in cui costoro stringano rapporti privilegiati con taluni operatori economici, che della preferenza loro accordata si giovano sia in quanto clienti pressoché esclusivi sia potendo far lievitare i prezzi praticati, stante la quasi certezza della copertura ministeriale; se sia corretto che la sinergia pubblico-privato avvantaggi il secondo assai più del primo, come nel caso dei dipinti d'Elci, offrendo al privato prestigiosi "palcoscenici" pubblici ove esporre opere poco conosciute, che così acquistano maggiore appetibilità sul mercato (benché precluse all'esportazione), per poi proporne la vendita al Ministero con un ovvio ricarico benché lo Stato abbia contribuito in modo significativo, con risorse proprie, ad incrementarne il valore. Atto n. 3-01940 CORRADO ANGRISANI ORTIS TRENTACOSTE DE LUCIA LANNUTTI VANIN MONTEVECCHI Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: risulta agli interroganti che il complesso monumentale di villa Silvestri Rivaldi, sito nel cuore di Roma, alle falde dell'Esquilino, e proprietà di un'istituzione pubblica di assistenza e beneficienza (IPAB) della Regione Lazio in carico a quella e all'Agenzia del demanio, sia oggetto di uno degli 11 interventi previsti nel piano strategico "grandi progetti dei beni culturali", che, reso pubblico il 9 agosto 2020, con una dotazione di 35 milioni di euro, prevede "di restaurarlo e restituirlo alla città, anche come futura sede della Scuola di alta formazione del MiBACT"; l'imponente compendio monumentale tuttora presente su quel che resta della Velia, articolato in un palazzo con pianta a C su 5 piani, un villino ad un piano, due cortili interni e un giardino di oltre 7.000 metri quadrati (molto ridimensionato dall'apertura, nel 1932, della cosiddetta via dell'Impero, oggi dei Fori imperiali, e attualmente in condizioni di assoluto degrado), si trova di fronte alla basilica di Massenzio, a breve distanza dal Colosseo; la villa caseggiato fu costruita a partire dagli anni 1542-1549 da Antonio da Sangallo il giovane, e affrescata dagli Zuccari, per iniziativa del camerario di papa Paolo III Eurialo Silvestri, acquirente di tutto il pendio che dalla Velia scendeva fino all'anfiteatro Flavio; nel 1660, dopo alterne vicissitudini, fu venduta al "conservatorio delle zitelle mendicanti", istituito grazie ad un lascito di monsignor Ascanio Rivaldi. Dopo l'unità d'Italia, il conservatorio sarebbe diventato il "pio istituto Rivaldi", per poi passare, dal 1975, alla IPAB Istituti di Santa Maria in Aquiro (ISMA) e conoscere, poco dopo, un'occupazione che si protrasse fino al decennio successivo, seguita da un lungo abbandono; l'istruttoria per la verifica dell'interesse culturale particolare del complesso si è conclusa positivamente, con la dichiarazione espressa del medesimo interesse ex art. 13 del decreto legislativo n. 42 del 2004, pertanto soggetto a tutela; considerato che: a giudizio degli interroganti l'idea di allocare a villa Silvestri Rivaldi la scuola di alta formazione del Ministero contraddice e vanifica l'importante progetto organico di riassetto dell'area centrale e monumentale dell'Urbe, da piazza Venezia al parco dell'Appia antica, che proprio lì prevedeva di allestire il grande museo dei Fori di Roma; l'ipotesi progettuale, avviata già negli anni '80 del XX secolo, finanziata nel 2007 (dopo la firma di un'apposita convenzione tra Comune di Roma, Regione Lazio e ISMA) con 11 milioni di euro appostati in bilancio dal sindaco Veltroni e la sottoscrizione, nel 2008, di specifiche "linee guida per la sistemazione dell'area monumentale centrale di Roma", fu inspiegabilmente definanziata nel 2011 dal successivo sindaco Alemanno; nel 2014 la commissione paritetica Comune-Ministero indicò espressamente il recupero e la destinazione museale del bene come parte organica del piano strategico, individuando la necessità di "stimolare la partecipazione attiva dei cittadini e dei visitatori, ascoltare le loro esigenze, i loro bisogni e le loro aspettative, cogliere il valore che essi stessi attribuiscono al loro patrimonio culturale, condividere le scelte, coinvolgere la cittadinanza, le associazioni, le fondazioni, i tour operator , in progetti di gestione, favorire esperienze di imprenditoria, e anche micro-imprenditoria, nei servizi e nelle attività economiche necessarie per rendere questi spazi vivi e vitali"; era stato l'allarme suscitato dai tentativi di vendita del complesso da parte della proprietà ad indurre il Ministero, anche sulla scia della battaglia condotta da Antonio Cederna, presidente di "Italia Nostra", ad ipotizzare una naturale e prioritaria funzione museale della villa, scelta tuttora valida e a favore della quale, nel 2017, si è espresso il 67 per cento dei cittadini consultati dall'Agenzia del demanio;