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la legge di conversione non può contenere nuove disposizioni estranee al contenuto del decreto stesso, mentre i decreti debbono recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. Per l'esame dei decreti-legge è prevista l'applicazione delle norme generali in materia di procedimento legislativo, ferma restando una riduzione significativa dei tempi attribuiti alla Camera dei deputati per richiamare a sé l'esame del provvedimento. Come è evidente, le modifiche all'articolo 77 della Costituzione si inseriscono in un mutato quadro istituzionale che sposta la responsabilità di Governo dal Parlamento alla sola Camera dei deputati, che tendenzialmente delibera in via definitiva e in unica lettura sui disegni di legge -- anche quelli di conversione. Per consentire comunque all'Esecutivo l'attuazione del programma politico di Legislatura e garantire tempi certi d'esame ai relativi disegni di legge, si introduce in Costituzione il cosiddetto procedimento d'urgenza. All'articolo 72 della Costituzione è aggiunto infatti un ultimo comma che consente al Governo di chiedere a ciascuna Camera di deliberare che un disegno di legge ordinaria sia iscritto con priorità all'ordine del giorno e sottoposto alla votazione finale entro sessanta giorni dalla richiesta ovvero entro un termine inferiore: decorso il termine, il testo proposto o accolto dal Governo, su sua richiesta, è sottoposto, senza modifiche, alla votazione finale. Con la modifica proposta, quindi, si garantisce la conclusione dell'esame di un disegno di legge entro sessanta giorni, lo stesso termine che la Costituzione prescrive per la conversione dei decreti-legge. All'esecutivo è quindi esplicitamente riconosciuto, senza possibilità della scorciatoia rappresentata dall'abuso della decretazione d'urgenza, un protagonismo nell'organizzazione dei lavori parlamentari che, se da un lato, rafforza l'asse maggioranza-Governo, dall'altro interpella pubblicamente la sua responsabilità, anche entro il rapporto di fiducia con la propria maggioranza parlamentare. Peraltro, appare necessario comunque tutelare il sistema della rappresentanza nazionale da una deriva maggioritaria e garantire le minoranze parlamentari della Camera dei deputati nei procedimenti legislativi più importanti. A tal fine, il progetto di legge prevede l'istituzione, per alcune specifiche materie -- leggi di revisione costituzionale, leggi organiche, leggi di amnistia e di indulto -- di una maggioranza particolarmente qualificata, pari a due terzi dei componenti, per la deliberazione finale. 4. Modifiche al Titolo V per un nuovo autonomismo responsabile Il disegno di legge interviene infine su alcune disposizioni del Titolo V, modificando il riparto di potestà legislativa tra lo Stato e le Regioni, valorizzando il ruolo fondamentale dei Comuni, decostituzionalizzando Città metropolitane e Province (senza però trascurare le esigenze del governo al livello intermedio) e accorpando tre Regioni di piccole dimensioni. La modifica dell'articolo 114 e quelle conseguenti di altre disposizioni connesse (articoli 117, nuovo ottavo comma; 118, primo e secondo comma; 119; 120, secondo comma; 132, secondo comma; 133) sono finalizzate a decostituzionalizzare le Province e le Città metropolitane, le quali cessano così di essere enti locali costituzionalmente necessari. Tuttavia, la revisione non intende ignorare i problemi del governo metropolitano e di quello di area vasta, compiendo però la scelta di demandare alla legislazione regionale, nel quadro di princìpi stabiliti dallo Stato, la disciplina degli enti locali intermedi. L'annoso e controverso dibattito sul superamento delle Province trova quindi posa non nella drastica abolizione dell'ente, ma nell'apertura di un nuovo spazio di autonomia per le Regioni, che potranno optare per l'assetto territoriale che riterranno più adatto alle proprie caratteristiche, in una cornice uniforme disegnata dalla legge statale (e che trova attualmente un punto di riferimento nella riforma c.d. Delrio). Questa scelta, che, coerentemente, vale tanto per le Province quanto per le Città metropolitane (configurandosi entrambe come livelli di governo intermedi e, ai sensi della predetta riforma, di secondo grado), ha l'effetto diretto di valorizzare fortemente la posizione dei Comuni, i quali restano l'unico ente locale costituzionalmente necessario. Il presente disegno di legge interviene altresì sull'articolo 117 con modifiche puntuali, concernenti la ricollocazione di alcuni titoli materiali di competenza legislativa, e con una importante innovazione di sistema relativa ai poteri riconosciuti allo Stato nelle materie di potestà regionale. Sul primo versante, si segnalano le seguenti innovazioni: -- ai fini di una sua migliore comprensibilità, l'elenco di cui al terzo comma viene ristrutturato assegnando a ciascun titolo di competenza una lettera come per le materie di potestà esclusiva; -- le materie «armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario» e «ordinamento della comunicazione», ad oggi di potestà concorrente, vengono trasferite alla competenza esclusiva dello Stato (va al riguardo segnalato che le leggi riguardanti la prima materia sono approvate, ai sensi dell'articolo 70, comma secondo, come modificato dal presente disegno, anche dal Senato con deliberazione conforme, assicurando così un contributo delle autonomie in questo delicato settore); -- la materia di cui al vigente secondo comma, lettera a) , relativa ai rapporti internazionali e con l'Unione europea viene implementata, assorbendo anche i rapporti delle Regioni che attualmente figurano tra i titoli di potestà concorrente; -- i titoli di competenza concernenti le infrastrutture e le vie di trasporto e navigazione di cui al terzo comma vengono riformulati, conservando alla potestà concorrente i soli profili di esclusivo interesse regionale e riconoscendo a quella esclusiva dello Stato i profili di interesse nazionale; -- la materia «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema» passa dalla competenza esclusiva a quella concorrente; -- viene esplicitamente individuato un titolo di potestà concorrente relativo alle «forme di cooperazione tra gli enti locali» (nuova lettera u) ), la quale va letta in coordinato con la lettera p) del secondo comma, i cui incerti confini vengono così meglio definiti, e con la potestà concorrente che le Regioni e lo Stato possiedono con riferimento all'ordinamento degli enti locali intermedi ai sensi del nuovo articolo 114, secondo comma, secondo periodo). Si tratta di modifiche da tempo attese o richieste (anche dalle stesse Regioni), la cui necessità è manifesta alla luce di una giurisprudenza costituzionale che, per certi versi, ha già «orientato» in questa direzione ermeneutica il riparto di competenze (si pensi alla tutela dell'ambiente o all'ordinamento della comunicazione) o, per altri, ha evidenziato forti tensioni e incertezze interpretative o di funzionamento del riparto che gli interventi qui proposti intendono risolvere (così ad esempio per il coordinamento finanziario o per la cooperazione intercomunale).