[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 29, comma 18, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), promossi con ricorsi della Provincia autonoma di Bolzano, della Provincia autonoma di Trento e della Regione Trentino-Alto Adige, notificati il 28 febbraio ed il 1° marzo 2003, depositati in cancelleria il 7 marzo successivo ed iscritti ai nn. 20, 23 e 24 del registro ricorsi 2003. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 28 settembre 2004 il Giudice relatore Valerio Onida; uditi gli avvocati Roland Riz e Sergio Panunzio per la Provincia autonoma di Bolzano, Giandomenico Falcon per la Provincia autonoma di Trento e per la Regione Trentino-Alto Adige e l'avvocato dello Stato Glauco Nori per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – La Provincia autonoma di Bolzano, con ricorso notificato il 28 febbraio 2003 e depositato il 7 marzo 2003 (reg. ric. n. 20 del 2003) , la Provincia autonoma di Trento, con ricorso notificato il 1° marzo 2003 e depositato il 7 marzo 2003 (reg. ric. n. 23 del 2003) , e la Regione Trentino-Alto Adige, con ricorso notificato il 1° marzo 2003 e depositato il 7 marzo 2003 (reg. ric. n. 24 del 2003) hanno sollevato in via principale questione di legittimità costituzionale (quanto alle Province autonome, unitamente ad altre disposizioni della medesima legge) dell'articolo 29, comma 18, secondo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), per violazione dell'autonomia finanziaria di cui alle disposizioni del titolo VI del d. P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige) e relative norme di attuazione, nonché, quanto alla Provincia di Bolzano, per violazione dell' articolo 119 della Costituzione e degli articoli 8, 9 e 16 dello statuto speciale. La disposizione impugnata stabilisce, nel primo periodo non oggetto di censura, che “le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano concordano, entro il 31 marzo di ciascun anno, con il Ministero dell'economia e delle finanze, per gli esercizi 2003, 2004 e 2005, il livello delle spese correnti e dei relativi pagamenti”. Il secondo periodo, oggetto di ricorso, aggiunge che “fino a quando non sia raggiunto l'accordo, i flussi di cassa verso gli enti sono determinati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2003-2005”. Le ricorrenti rilevano che la necessità di un accordo tra lo Stato e gli enti ad autonomia speciale nasce dall'esigenza di rispettare l'autonomia finanziaria di questi ultimi, e trova conferma in altre disposizioni normative, tra cui l'art. 14 del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 268 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige in materia di finanza regionale e provinciale), concernente l'intesa per il rimborso delle spese sostenute dall'ente nell'esercizio delle funzioni delegate. Osservano in particolare la Provincia di Trento e la Regione Trentino-Alto Adige di avere assicurato il rispetto degli obiettivi sanciti dal cd. patto di stabilità, attraverso il meccanismo previsto dall'art. 1, comma 4, del decreto legge 18 settembre 2001 n. 347 (Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria), convertito dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, in forza del quale il livello delle spese correnti e dei relativi pagamenti per gli esercizi 2002, 2003 e 2004 sono concordati con il Ministero dell'economia e delle finanze. Tuttavia, proseguono le ricorrenti, sarebbe illegittimo consentire allo Stato, in mancanza dell'accordo, di procedere unilateralmente alla determinazione dei flussi di cassa, ignorando del tutto le concrete esigenze e gli obiettivi degli enti. In tal modo, anzi, si renderebbe superfluo il raggiungimento dell'accordo e si indurrebbe lo Stato ad ostacolarlo, proprio al fine di esercitare unilateralmente detto potere. La Provincia di Bolzano osserva inoltre che, tramite la disposizione impugnata, le si impedirebbe di svolgere pienamente ed adeguatamente diverse funzioni legislative ed amministrative ad essa spettanti in forza degli artt. 8, 9 e 16 dello statuto, consentendo allo Stato di incidere unilateralmente sull'ammontare delle risorse necessarie a tale scopo. Ciò, precisa la Provincia di Trento, anche in violazione dell'art. 10, comma 9, del d.lgs. n. 268 del 1992 (sul versamento della c.d. quota variabile attribuita alle Province), e, più in generale, del principio per il quale l'ente ad autonomia speciale deve poter disporre delle somme necessarie per l'esercizio delle funzioni affidategli dallo statuto. La norma impugnata, riguardando i flussi di cassa, non si riferirebbe inoltre alle sole spese correnti, “naturale oggetto del patto di stabilità”, ma si estenderebbe anche agli investimenti. In via subordinata, la Provincia di Trento e la Regione Trentino-Alto Adige lamentano che il potere di determinazione dei flussi di cassa sia affidato ad un singolo Ministro, anziché al Governo, in violazione dell'art. 10, comma 2 e dell'art. 14 delle norme di attuazione dello statuto, le quali norme postulerebbero che “in generale il rapporto con lo Stato intercorra con il Governo”. 2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, a mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo, con analoghi argomenti, la reiezione di tutti i ricorsi. Lo Stato osserva in particolare che gli enti ad autonomia speciale diversi dagli odierni ricorrenti non hanno ritenuto di dover impugnare la disposizione censurata, e ne sottolinea il carattere provvisorio e transitorio. La norma varrebbe infatti ad assicurare la determinazione dei flussi di cassa, in attesa del raggiungimento dell'accordo, proprio per impedire che “abbiano a verificarsi gli inconvenienti temuti” dalle parti ricorrenti. Si tratterebbe di una “funzione puramente meccanica e strumentale, in base a criteri quasi aritmetici”, desumibili dagli “obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2003-2005”, che non si estenderebbe neppure agli investimenti. Per tali ragioni, lo Stato ritiene che le ricorrenti non abbiano neppure interesse a proporre il ricorso. 3. – In prossimità dell'udienza pubblica, le ricorrenti hanno depositato memorie illustrative, con cui hanno ribadito le proprie doglianze ed insistito per l'accoglimento dei rispettivi ricorsi.