[pronunce]

Sussiste quindi la rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale, sollevate tutte in giudizi di primo grado, che vedono ormai pressoché esaurito l'intero termine massimo di prescrizione e quindi compromessa una risposta di giustizia in tempi compatibili con il canone della ragionevole durata del processo (art. 111, secondo comma, Cost.). 4.- Va in primo luogo rilevato che le disposizioni censurate - sia il comma 4 dell'art. 83 del d.l. n. 18 del 2020, come convertito, sia il successivo comma 9 - appartengono all'articolata disciplina introdotta per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 con riguardo al settore della giustizia; disposizioni che, con particolare riferimento al procedimento penale, hanno entrambe previsto - ma sulla base di significativi differenti presupposti e secondo la scansione temporale di seguito indicata - una stasi dell'attività giudiziaria, salvo le eccezioni di cui si dirà più innanzi, stabilendo, altresì, la sospensione del corso della prescrizione dei reati, senza distinzione tra procedimenti aventi ad oggetto condotte consumate prima o dopo l'introduzione di tali norme. Il censurato art. 83 è già stato scrutinato da questa Corte, limitatamente al suo comma 4, con la sentenza n. 278 del 2020, alla quale si farà ripetuto riferimento. Le doglianze rivolte al successivo comma 9 della stessa disposizione presentano, invece, significativi elementi di novità. 5.- Vanno innanzi tutto esaminate le questioni di legittimità costituzionale che investono il comma 4 dell'art. 83 del d.l. n. 18 del 2020, sollevate da tutte le ordinanze di rimessione; questioni che - come si è appena rilevato - recano censure analoghe a quelle già esaminate da questa Corte nella pronuncia sopra richiamata. 6.- Le questioni sollevate in riferimento all'art. 25, secondo comma, Cost., sono manifestamente infondate. Questa Corte ha già dichiarato non fondate le medesime questioni di costituzionalità, sollevate in riferimento all'art. 25, secondo comma, Cost., sotto il profilo della violazione del divieto di retroattività della norma penale sfavorevole (sentenza n. 278 del 2020). 6.1.- In tale pronuncia ha posto in evidenza come la disciplina emergenziale, di cui ai commi 1 e 2 dell'art. 83 del d.l. n. 18 del 2020, abbia dato luogo - come puntualizzato dalla giurisprudenza di legittimità - ad un caso di sospensione del procedimento e del processo penale, in ragione dell'integrale sospensione dell'attività giurisdizionale nel periodo emergenziale, conseguente alla previsione sia del rinvio delle udienze, sia della sospensione dei termini processuali di qualsiasi atto del procedimento. La Corte, quindi, ha ritenuto non fondata la denunciata violazione dell'art. 25, secondo comma, Cost., rilevando che la sospensione del processo, da cui consegue la sospensione della prescrizione, ai sensi dell'art. 83, comma 4, del d.l. n. 18 del 2020, è prevista «da una norma che impon[e] una "stasi" del giudizio basata su elementi certi ed oggettivi». Sicché la «riconducibilità della fattispecie in esame alla disciplina di cui all'art. 159, primo comma, cod. pen. esclude [...] che si sia in presenza di un intervento legislativo» in contrasto con il principio di irretroattività della norma penale sostanziale sfavorevole, sancito dall'evocato parametro. Questa Corte ha, dunque, affermato che il principio di legalità è rispettato perché la sospensione del corso della prescrizione, di cui alla disposizione censurata, essendo riconducibile alla fattispecie della «particolare disposizione di legge» di cui al primo comma dell'art. 159 cod. pen. , può dirsi essere anteriore alle condotte contestate agli imputati nei giudizi a quibus. La regola di cui all'art. 159 cod. pen. - secondo cui, quando il procedimento o il processo penale è sospeso in applicazione di una particolare disposizione di legge, lo è anche il corso della prescrizione - è, infatti, certamente anteriore alle condotte penalmente rilevanti proprio perché contenuta nel codice penale del 1930 e ribadita dalla legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), che ha modificato, sostituendolo, il citato art. 159 cod. pen. La riconducibilità della sospensione della prescrizione, di cui alla disposizione censurata, alla regola generale stabilita dall'art. 159 cod. pen. assicura, dunque, che al momento della commissione del fatto il suo autore ha potuto avere consapevolezza ex ante che, in caso di sospensione del procedimento o del processo in applicazione di una particolare disposizione di legge, anche il decorso del termine di prescrizione sarebbe stato sospeso. 6.2.- Tutte le ordinanze di rimessione non prospettano profili di censura che non siano già stati esaminati nella richiamata pronuncia n. 278 del 2020, sicché, in mancanza di argomentazioni nuove e diverse, le questioni sollevate in riferimento alla violazione del principio di retroattività (art. 25, secondo comma, Cost.) devono essere dichiarate manifestamente infondate. 7.- Anche le questioni prospettate nei confronti del medesimo comma 4 dell'art. 83 del d.l. n. 18 del 2020, in riferimento alla violazione dell'art. 7 CEDU per il tramite dell'art. 117, primo comma, Cost., sono analoghe a quelle già scrutinate - e ritenute inammissibili - da questa Corte nella richiamata pronuncia. Esse sono, quindi, manifestamente inammissibili. 7.1.- Tutti i rimettenti, ad eccezione del Tribunale di Roma (r.o. n. 159 del 2020), hanno evocato - come parametro interposto in riferimento all'art. 117, primo comma, Cost. - l'art. 7 CEDU, che prevede che nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale; né può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso. I rimettenti richiamano la tesi della natura processuale dell'istituto della prescrizione accolta dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che implica una garanzia di portata meno estesa di quella affermata dal costante orientamento di questa Corte. Deve al riguardo ribadirsi, in relazione al principio di legalità, che «gli stessi principi o analoghe previsioni si rinveng[o]no nella Costituzione e nella CEDU, così determinandosi una concorrenza di tutele, che però possono non essere perfettamente simmetriche e sovrapponibili; vi può essere uno scarto di tutele, rilevante soprattutto laddove la giurisprudenza della Corte EDU riconosca, in determinate fattispecie, una tutela più ampia» (sentenza n. 25 del 2019).