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Quest'ultima opzione presenta un campo di applicazione più ristretto di quello consentito dall'articolo 39, paragrafo 1, della direttiva n. 86/635 e dal corrispondente articolo 21, comma 1, del decreto legislativo n. 87/92, in quanto esclude dal novero delle immobilizzazioni "traducibili" al cambio storico i titoli di debito immobilizzati. In ragione infatti della loro natura "monetaria" (secondo la definizione riportata nell'articolo 1), si è ritenuto più congruo imporre - come alle imprese in genere - la loro traduzione nella moneta di conto adottando i tassi fissi di conversione, in modo da dare piena evidenza in bilancio, fin da subito, agli effetti derivanti dall'introduzione dell'euro. Entrambe le alternative di conversione nella moneta di conto disciplinate nel presente comma sono riconosciute efficaci anche ai fini della determinazione del reddito d'impresa, in modo da assicurare piena uniformità di trattamento tra il versante civilistico e quello tributario secondo le indicazioni contenute nella legge delega. Terzo e quarto comma. Tali commi dettano le modalità di trattamento contabile e di bilancio delle differenze di cambio determinate a norma del comma precedente. La disciplina è orientata, da un lato, a salvaguardare la continuità storica dei bilanci bancari e finanziari, dall'altro, a soddisfare - nel nuovo contesto valutario nascente con l'introduzione dell'euro - le esigenze di trasparenza e di rappresentatività dei valori patrimoniali figuranti nei bilanci. Nel merito, viene confermato (comma 3) l'attuale principio generale fissato dagli anzidetti articoli 39, paragrafo 3, della direttiva europea e 21, comma 3, del decreto 87/92 secondo i quali le differenze di cambio devono essere iscritte nel conto economico. Nel contempo, per le sole immobilizzazioni non coperte dal rischio di cambio, viene anche consentito agli operatori (comma 4) di esercitare l'ulteriore opzione ammessa dal suddetto articolo 39 che permette di imputare le differenze di cambio direttamente al patrimonio netto. Per i titoli di debito immobilizzati, considerata la loro natura monetaria, è stabilito che le differenze di cambio inizialmente "attribuite" alle riserve patrimoniali vengano gradualmente rilasciate al conto economico secondo un profilo temporale scandito dalle date di scadenza o di cessione dei singoli titoli (metodo analitico "per cassa") oppure determinato in ragione della loro durata residua (metodo analitico pro rata temporis). Inoltre, come per le imprese in genere, viene riconosciuta un'ulteriore possibilità di contabilizzazione nel conto economico, basata sulla ripartizione del saldo complessivo delle differenze cambio in quattro quote annue costanti a decorrere dal primo bilancio di applicazione della normativa (metodo sintetico). Naturalmente, nei casi in cui è imposta l'inclusione di una frazione delle suddette differenze già nel conto economico del primo esercizio, l'attribuzione al patrimonio netto riguarderà unicamente la restante quota parte delle differenze. Diversamente dalle altre imprese, alle banche e alle società finanziarie viene consentito di adottare anche il metodo analitico "per cassa" in quanto esso risulta circoscritto a valori dell'attivo che, pur essendo immobilizzati, restano comunque potenzialmente negoziabili e non abbraccia tutte le altre poste monetarie del bilancio come accade per le imprese in genere. I descritti procedimenti contabili sono in grado di assicurare, rispetto alla valutazione fondata sul cambio storico, condizioni di maggiore trasparenza informativa, giacché il valore dei titoli figurante nello stato patrimoniale risulterà sin dall'inizio allineato alle parità fisse di conversione con l'euro. Quanto alle altre immobilizzazioni non coperte (partecipazioni, immobilizzazioni materiali e immateriali), il previsto obbligo di non distribuibilità della riserva nella quale potranno essere fatte affluire le differenze di cambio positive (nell'ipotesi di esercizio di questa facoltà) tutela i terzi e la stessa integrità patrimoniale degli intermediari, evitando l'erogazione di risorse rappresentative di valori non ancora realizzati. Conseguentemente, il vincolo alla distribuzione verrà meno quando detti valori risulteranno conseguiti a seguito di cessioni, di ammortamenti o di svalutazioni. Va infine notato che non si indicano le voci di stato patrimoniale e di conto economico in cui iscrivere le differenze cambio dal momento che la regolamentazione di tali aspetti, concernendo la materia delle "forme tecniche" di bilancio, è riservata alla Banca d'Italia ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87. Quinto comma. Il presente comma uniforma il trattamento delle differenze di cambio nel bilancio "civilistico" e ai fini della determinazione del reddito d'impresa, fissando il principio che esse rilevano sul piano tributario negli esercizi nei quali vengono iscritte nel conto economico. Anche nel caso delle banche e delle società finanziarie è previsto che l'eventuale "capitalizzazione" delle differenze cambio avvenga direttamente (cfr. il comma 4) il che rende univoco il significato dell'espressione "iscritte nel conto economico". Per approfondimenti si veda il commento al comma 7 dell'articolo 18. Per le differenze cambio di cui alla lettera b) del comma 4 la rilevanza fiscale si produce nell'esercizio di realizzo delle stesse a seguito della cessione, dell'ammortamento o della svalutazione degli attivi sottostanti. Sesto comma. Tale comma prescrive i requisiti minimi di informativa che occorre soddisfare relativamente alle operazioni di conversione e di trattamento contabile delle differenze cambio di cui ai precedenti commi 2, 3 e 4. In particolare, viene sancito l'obbligo di illustrare nella nota integrativa, separatamente dal resto, i criteri adottati (tassi fissi di conversione oppure, quando consentito, tassi di cambio storici) per tradurre nella moneta di conto le operazioni a pronti e a termine di cui al comma 2 nonché le modalità di iscrizione in bilancio delle differenze emergenti (imputazione al conto economico oppure, per le immobilizzazioni non coperte, imputazione diretta al patrimonio netto con rilascio graduale al conto economico per i titoli di debito) e, infine, l'ammontare complessivo delle differenze cambio positive e negative. Articolo 22 (Organismi di investimento collettivo per il risparmio) L'articolo estende, in primo luogo, ai documenti contabili obbligatori a rilevanza esterna degli organismi di investimento collettivo del risparmio le disposizioni concernenti l'adozione dell'euro quale moneta di conto (articolo 16) ivi inclusa la facoltà di redigere in euro tali documenti a prescindere dalla valuta utilizzata nella contabilità. In secondo luogo, l'obbligo di applicare i tassi di cambio irreversibili con l'euro alle attività, passività ed operazioni fuori bilancio denominate in valute aderenti o comunque variabili in funzione dei tassi di cambio di tali valute è prescritto a far tempo dall'1.1.1999, in modo da consentire che il valore patrimoniale della quota dal 31.12.1998 possa essere determinato - secondo le procedure attualmente vigenti - sulla base dei prezzi correnti di mercato alla fine di quella giornata lavorativa. Vene infine imposto agli amministratori di illustrare nella loro relazione l'operazione di conversione e i suoi effetti sul bilancio o rendiconto di gestione.