[pronunce]

che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di non fondatezza della questione. Considerato che il Tribunale di Monza – sezione distaccata di Desio, ha sollevato questione di legittimità costituzionale: a) «del combinato disposto degli artt. 353 e 354 cod. proc. civ. (anche in combinato disposto con l'art. 46 codice di procedura civile)» per contrasto con gli artt. 3 e 25 della Costituzione, nella parte in cui essi non prevedono la possibilità per il tribunale, in funzione di giudice di appello avverso le sentenze del giudice di pace, di rimettere la causa al giudice di primo grado, qualora riformi la sentenza con cui il giudice di pace – definitivamente pronunciando – ha declinato la propria competenza; b) «dell'art. 46 cod. proc. civ. (anche in combinato disposto con gli artt. 353 e 354 cod. proc. civ.), per contrasto con gli artt. 3, 24, 25 e 111 Cost., nella parte in cui esclude l'applicabilità dell'art. 42 cod. proc. civ. in tema di regolamento necessario di competenza, avverso le sentenze del giudice di pace che pronuncino sulla competenza, anche ai sensi degli artt. 39 e 40 cod. proc. civ. senza decidere il merito della controversia»; che l'ordinanza di rimessione è stata emessa nel giudizio d'appello avverso la sentenza con la quale un giudice di pace, avendo rilevato la connessione della controversia davanti a lui pendente con altra di cui era stato investito lo stesso Tribunale di Monza – sezione distaccata di Desio, aveva declinato la propria competenza; che il remittente rileva la probabile erroneità della statuizione del giudice di primo grado perché deliberata quando il giudizio asseritamente connesso era stato già deciso dal tribunale e la sentenza era stata impugnata con l'appello; che, nel contempo, in ottemperanza alla sentenza del giudice di pace, il giudizio è stato riassunto davanti al remittente, sicché per la stessa vicenda pendono due processi, l'uno in appello, l'altro in primo grado; che il remittente, sulla base di orientamenti giurisprudenziali, definiti consolidati, escludenti sia la proponibilità del regolamento di competenza avverso le sentenze del giudice di pace (art. 46 cod. proc. civ.) sia la rimessione al giudice di primo grado per l'ipotesi, nella specie ricorrente, di riforma della declinatoria di competenza (artt. 353 e 354 cod. proc. civ.), ritiene inutile l'appello; che, ad avviso del remittente, gli artt. 353 e 354 cod. proc. civ. contrastano, nella parte sopra indicata, con l'art. 3 Cost., in quanto soltanto in caso di erronea declinatoria della propria competenza da parte del giudice di pace la parte si vede privata di un grado di giurisdizione di merito; che, secondo il giudice a quo, i suddetti articoli violano anche il precetto costituzionale dell'art. 25, primo comma, Cost., in quanto all'erroneità non correggibile della declinatoria di competenza del giudice di pace conseguirebbe l'attribuzione della controversia, per il giudizio di merito in primo grado, ad un giudice diverso da quello precostituito per legge; che, secondo il remittente, è fondata anche la tesi, da lui definita subordinata, dell'illegittimità dell'art. 46 cod. proc. civ. nella parte in cui esclude il regolamento di competenza avverso le sentenze del giudice di pace, per contrasto con l'art. 3 Cost., perché l'esclusione avrebbe potuto giustificarsi per le sentenze del conciliatore, ma non nei confronti di quelle del giudice di pace, nelle cui competenze rientrano anche questioni di notevole importanza; che, ad avviso del Tribunale di Monza, l'esclusione del regolamento necessario di competenza comprime irragionevolmente il diritto di difesa (art. 24 Cost.) e viola anche le regole del giusto processo (art. 111 Cost.); che lo scrutinio di legittimità costituzionale non può essere ammesso; che, con riguardo alla prima questione, il remittente dà atto della contemporanea pendenza, dinanzi a sé, di due procedimenti «aventi lo stesso oggetto sostanziale», uno costituito dall'appello «esteso al merito» e l'altro dal giudizio riassunto dalla stessa parte; che il giudice a quo dubita quindi della «sussistenza di un interesse concreto all'impugnazione, con conseguente inammissibilità della medesima», ma solo in ragione della denunciata impossibilità di regresso in primo grado e non invece a causa dell'intervenuta riassunzione dello stesso procedimento entro i termini fissati dal giudice di pace; che il remittente non precisa alcunché circa la compatibilità tra tale riassunzione e l'attualità dell'interesse ad impugnare, e quindi sull'ammissibiltà dell'appello; che tale omissione si traduce in una carenza di motivazione sulla rilevanza della questione; che analoga lacuna circa l'ammissibilità del giudizio a quo non consente di dare ingresso neppure alla seconda questione, in quanto il Tribunale non chiarisce quale effetto dovrebbe avere la richiesta pronuncia additiva su un giudizio per il quale egli stesso espone il sopravvenuto difetto di interesse; che, infatti, al venir meno delle condizioni di ammissibilità dell'appello consegue la mancanza della stessa sede procedimentale in cui il giudice a quo può sollevare tale incidente (diversamente da quanto avvenuto nei giudizi all'origine delle ordinanze di questa Corte n. 585 del 2000 e n. 69 del 2002); che, inoltre, tra le sollevate questioni il rapporto di subordinazione è soltanto formalmente enunciato ma non logicamente dimostrato, perché in punto di rilevanza esiste tra le stesse, così come sollevate nell'ordinanza di rimessione, un rapporto di alternatività e non di subordinazione; che, quindi, entrambe le questioni sono manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 353 e 354 del codice di procedura civile (anche in combinato disposto con l'art. 46 del codice di procedura civile) e dell'art. 46 del codice di procedura civile (anche in combinato disposto con gli artt. 353 e 354 del codice di procedura civile) sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 dicembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 21 dicembre 2007. Il Cancelliere F.to: MELATTI