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nessuna regione raggiunge l'obiettivo di copertura e la Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute ha evidenziato che "interventi mirati sarebbero necessari in specifici contesti geografici tenendo presente che la vaccinazione anti-HPV, pur non rientrando tra quelle obbligatorie secondo la legge 119/2017, è un livello essenziale di assistenza"; la pandemia da COVID-19 ha avuto un impatto sull'organizzazione di programmi di screening oncologici, ritardando gli accertamenti e allungando le liste d'attesa, si chiede di sapere: con quali modalità il Ministro in indirizzo intenda implementare le quattro azioni indicate dall'European cancer organisation per l'eliminazione delle forme tumorali da HPV, in linea con la strategia globale dell'OMS e affinché l'Italia possa essere il primo Paese europeo a porsi tale obiettivo; quali iniziative, anche normative, intenda adottare per raggiungere gli obiettivi di copertura vaccinale anti-HPV indicate dal piano nazionale della prevenzione vaccinale 2017-2019 e per promuovere una maggiore adesione agli screening per il Papillomavirus; quali azioni intenda portare avanti per aumentare la consapevolezza sul Papillomavirus della popolazione generale, dei pazienti e degli operatori sanitari. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-01958 MIRABELLI Al Ministro della giustizia Premesso che: con provvedimento del direttore generale 5 del maggio 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale , IV Serie speciale, n. 39 del 9 maggio 2020, è stato indetto il "concorso pubblico, per esami, per l'accesso alla carriera dirigenziale penitenziaria per complessivi 45 posti, a tempo indeterminato, di Dirigenti di istituto penitenziario di livello dirigenziale non generale"; a seguito della pubblicazione del bando sono pervenute circa 11.500 domande di iscrizione e sulla pagina del sito del Ministero della giustizia appositamente dedicata al concorso è stato pubblicato un avviso con il quale si comunicava che, date e sedi di svolgimento della prima prova scritta, sarebbero state stabilite con un ulteriore provvedimento in data 21 settembre 2020, stanti l'alto numero di domande e la necessità di adattare lo svolgimento delle prove alle disposizioni vigenti in materia di distanziamento sociale, contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19; tuttavia, in data 21 settembre 2020, contrariamente a quanto previsto, veniva pubblicato un ulteriore avviso che rinviava la comunicazione al 12 gennaio 2020; considerato che: vi è una crescente necessità di personale dirigenziale negli istituti penitenziari italiani ed occorre evidenziare come essi siano sottorappresentati all'interno dell'organico dell'amministrazione penitenziaria. I dirigenti penitenziari rappresentano, infatti, lo 0,4 per cento del personale, a fronte di una media europea dell'1,9 per cento; il concorso per dirigenti penitenziari non si effettua dal 1996 e secondo quando riportato dai dati raccolti dall'osservatorio dell'associazione "Antigone" solo in poco più della metà degli istituti di pena vi sarebbe un direttore assegnato esclusivamente a quell'istituto; il ruolo del direttore è fondamentale affinché la pena possa essere costituzionalmente orientata anche nella prassi, rappresentando questi il garante dell'equilibrio tra esigenze di sicurezza e di reinserimento sociale in un sistema complesso e articolato come quello carcerario, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario e urgente svolgere nel più breve tempo possibile il concorso per dirigenti penitenziari, anche alla luce della necessità di tale reclutamento al fine di garantire una gestione degli istituti penitenziari quanto più efficace possibile, e uniforme su tutto il territorio nazionale. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-04189 CASTIELLO GAUDIANO ORTIS LEONE LANZI AIROLA LOREFICE PELLEGRINI Marco MARILOTTI FEDE CASTELLONE MININNO GUIDOLIN GALLICCHIO ACCOTO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il cuore della riforma delle banche di credito cooperativo del 2016 può essere racchiuso in queste semplici espressioni: conciliare i benefici della vicinanza e dell'immediata conoscenza che le banche locali hanno delle imprese dei territori, sfruttando le sinergie di costo, con l'intento, nel contempo, di rafforzare la solidità patrimoniale mantenendo la natura mutualistica; tali presupposti, per quanto lodevoli e logicamente non contestabili, si scontrano, e non poco, con i paradossi delle regole bancarie europee; la regolamentazione europea favorisce le banche di grandi dimensioni, lasciando in secondo piano o addirittura penalizzando le banche di piccole dimensioni, da sempre spina dorsale della realtà produttiva ed economica del nostro Paese; l'economia italiana è, come noto, caratterizzata da una miriade di piccole e medie imprese che hanno avuto nei piccoli istituti di credito compagni di viaggio fedeli e non condizionati da scenari macroeconomici e finanziari. Le minori gestioni bancarie ci sono sempre state e hanno costantemente operato nell'interesse dei limitati territori serviti; la regolamentazione europea considera " significant " le banche di credito cooperativo per il solo fatto di essere confluite nei gruppi bancari cooperativi, la cui adesione è stata resa peraltro obbligatoria; in questo modo esse rientrano nel novero delle grandi banche sottoposte al meccanismo di vigilanza unico (MVU) che fa capo alla Banca centrale europea (BCE): un meccanismo che comporta enormi oneri per le piccole banche; le banche di credito cooperativo vengono considerate, dal punto di vista dei controlli, degli oneri normativi e dei vincoli patrimoniali cui sono sottoposte, alla stessa stregua di colossi bancari nazionali ed europei; qui si registra una netta differenza con gli orientamenti di Paesi come Stati Uniti e Germania, che hanno ben compreso l'importanza di avere piccole banche territoriali efficienti e si sono attivati per tempo per non penalizzarle. In Italia invece, Paese col maggiore numero in Europa di piccole e medie imprese (che generano circa l'80 per cento dell'occupazione totale), non c'è stata sino a oggi, ad eccezione di qualche miglioria apportata nel tempo alla riforma delle banche di credito cooperativo, alcun tentativo di valorizzare meccanismi virtuosi di concessione del credito locale alle piccole e medie imprese meritevoli, e ancor di più a spingere affinché questi meccanismi vengano mantenuti e, se possibile, migliorati in tutta Europa, Italia compresa; l'Italia nel 2005 è stato l'unico tra i maggiori Paesi europei ad aver imposto l'obbligo di redazione del bilancio in base ai principi contabili internazionali (IAS), anche per le banche non quotate, quali sono le più piccole; tale obbligo oggi, a causa dell'avversa congiuntura economica e sociale (per il COVID-19), genera problemi per la valutazione dei titoli di Stato detenuti e comporta un'inevitabile riduzione di credito per le previsioni contenute nel nuovo principio Ifrs9;