[resaula]

fino all'adozione di tale direttiva le aziende on line si sono mostrate poco incentivate a firmare accordi di licenza equi con i titolari dei diritti. Le loro piattaforme infatti non erano ritenute responsabili dei contenuti caricati dai loro utenti e, pertanto, l'unico obbligo imposto all'azienda on line era la rimozione, solo su richiesta del titolare, dei contenuti pubblicati in violazione alle norme sui diritti d'autore. Tale richiesta di rimozione, tuttavia, è stata attivata soltanto in rari casi in ragione del fatto che gli oneri a carico del richiedente risultavano ben superiori ai ricavi attesi; l'approvazione di questa direttiva rappresenta una grande vittoria per l'Europa che sostiene la cultura e la creatività contro l'oligopolio dei giganti del web . Essa tende a trovare un equilibrio tra la tutela della diversità culturale e informativa, la costituzione europea e la sostenibilità economica delle imprese che investono nella produzione dei contenuti. Un'informazione di qualità richiede investimenti sulle risorse umane e il lavoro intellettuale e creativo va riconosciuto, a difesa della libertà e della democrazia; le preoccupazioni sollevate da alcuni settori dell'opinione pubblica intorno a un provvedimento descritto come "liberticida" risultano del tutto infondate, in quanto la direttiva esclude la tutela d'autore in essa prevista per gli articoli d'attualità con testo molto breve e consente la disponibilità e la condivisione in rete di citazioni, critiche, parodie, recensioni, meme e gif . Il campo di applicazione della direttiva, inoltre, è esplicitamente escluso per le enciclopedie on line che non hanno carattere commerciale, per le piattaforme software open source e per i contenuti utilizzati per l'insegnamento e la ricerca scientifica; l'Italia è uno dei principali produttori mondiali di contenuti culturali e creativi ed essi sono un'eccellenza da salvaguardare e tutelare con cura, anche attraverso un rapido recepimento della direttiva sul copyright , impegna il Governo ad adottare, con urgenza, tutte le misure necessarie e indifferibili per dare concreta ed efficace attuazione alla direttiva UE sul copyright (direttiva 2016/0280 (COD)), difendendo per tale via il patrimonio di conoscenza generato dai nostri artisti e giornalisti, senza compromettere la libera circolazione delle idee, che è caposaldo democratico della rete fin dalla sua nascita. Atto n. 1-00139 MARILOTTI NISINI DE LUCIA BARBARO CORRADO PITTONI GRANATO RUFA - Il Senato, premesso che: fino alla data del 21 maggio 2019, Radio Radicale ha goduto di un corrispettivo pari a 10 milioni di euro annui sulla base di una convenzione stipulata con il Ministero dello sviluppo economico per l'attività di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari; inoltre, ai sensi della legge, n. 230 del 1990, recante "Contributi alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale", Radio Radicale ha beneficiato di un contributo pari a 4 milioni di euro annui erogati dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri. Alla luce di quanto previsto all'articolo 1, comma 810, della legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di bilancio per il 2019), detto contributo è destinato ad essere azzerato entro il 2020; il regime convenzionale, stipulato dal Ministero dello sviluppo economico con il Centro di produzione SpA, nasce dagli obblighi previsti dalla legge n. 223 del 1990, recante "Disciplina del settore radiotelevisivo pubblico e privato" (cosiddetta legge Mammì), la quale prevedeva l'obbligo per la RAI, in qualità di concessionaria per il servizio pubblico radiotelevisivo, di realizzare il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari. Successivamente, il decreto-legge n. 558 del 199, poi decaduto, ha istituito, per la trasmissione dei lavori parlamentari, la convenzione con un soggetto privato per un periodo di tre anni, e comunque fino alla completa realizzazione della rete parlamentare della RAI, riconoscendo un corrispettivo in cambio del servizio reso; a partire dal 18 novembre 1994 è stata stipulata un'apposita convenzione tra la società Centro di produzione SpA, proprietaria dell'emittente Radio Radicale, e l'allora Ministero delle poste e delle telecomunicazioni, per la realizzazione sull'intero territorio nazionale del servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari. La convenzione, di durata triennale, prevedeva la spesa di 10 miliardi di lire annui; la legge n. 224 del 1998 ha poi rinnovato la convenzione triennale con il Centro di produzione SpA, prevedendo lo strumento della gara per il periodo successivo; nel corso degli anni, si è poi provveduto a rinnovare la medesima convenzione, dapprima per trienni, successivamente per archi temporali biennali, ed infine per singole annualità di spesa, con i seguenti provvedimenti legislativi: 1) legge n. 388 del 2000. All'articolo 145, comma 20, viene ulteriormente prorogata per il triennio 2001-2003 la convenzione sottoscritta in data 18 novembre 1994, con contestuale rivalutazione dell'importo per la realizzazione sull'intero territorio nazionale del servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari di 15 miliardi di lire annui; 2) legge n. 350 del 2003. All'articolo 4, comma 7, viene ulteriormente prorogata per il triennio 2004-2006 la convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e il Centro di produzione SpA stipulata ai sensi dell'art. 1, comma 1, della legge n. 224; si autorizza l'ulteriore spesa di 8,5 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio; 3) legge n. 296 del 2006. All'articolo 1, comma 1242, viene ulteriormente prorogata per il triennio 2007-2009 la convenzione; si autorizza l'ulteriore spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio; 4) decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010. L'articolo 2, comma 3, proroga ulteriormente per il biennio 2010-2011 la convenzione, autorizzando l'ulteriore spesa di 9,9 milioni di euro per ciascuno degli anni; 5) legge n. 183 del 2011. L'articolo 33, comma 38, ha autorizzato la spesa di 3 milioni di euro per l'anno 2012; 6) decreto-legge n. 216 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012. All'articolo 28, comma 1, viene ulteriormente autorizzata la spesa di 7 milioni di euro per l'anno 2012; 7) decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012. Con l'articolo 33- sexies , comma 1, viene autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2013; 8) legge n. 147 del 2013. L'articolo 1, comma 306, ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015; 9) legge n. 208 del 2015.