[pronunce]

Le argomentazioni, viceversa, sviluppate per giustificare l'asserita impossibilità di una interpretazione conforme alla ratio della norma – la quale ne escluderebbe la lesività dei precetti costituzionali – si fondano esclusivamente su dati letterali, che si assumono univoci e frutto di consapevole opzione di «un legislatore attento nella scelta dei termini e nell'individuazione delle fattispecie astratte disciplinate»: sicché l'ordinanza di rimessione – senza avvedersi della contraddizione insita nell'attribuire al legislatore piena consapevolezza sia dell'ampio fine propostosi sia, contestualmente, della angusta «individuazione delle fattispecie astratte disciplinate» – osserva che il riferimento al «pignoramento dei crediti di cui all'art. 543», quale «atto introduttivo dell'espropriazione forzata presso terzi», sarebbe confortato dall'«impiego del verbo “promuovere”, che indica il momento introduttivo di una procedura» e da quello «del verbo “instaurare”, indicativo della creazione ex novo di rapporti tra soggetti». 2.4. – È agevole rilevare che la pluralità di argomenti addotti dal rimettente è solo apparente, in quanto tutti presuppongono, e si fondano sul significato attribuito alla prima locuzione: essendo evidente che, se per «pignoramento di crediti di cui all'art. 543 del codice di procedura civile» si intende non l'atto introduttivo della procedura esecutiva, ma l'espropriazione dei crediti, i verbi «promuovere» e «instaurare» – a prescindere dalla loro pretesa valenza “tecnica” – possono ben intendersi come riferiti a qualsiasi azione esecutiva esperita dai creditori, anche a mezzo di intervento. Poiché tale interpretazione è idonea a fugare i dubbi di illegittimità costituzionale sollevati dal rimettente, deve concludersi che è doveroso intendere la norma censurata nel senso che il creditore, il quale intenda sottoporre ad espropriazione forzata crediti di enti ed istituti esercenti forme di previdenza ed assistenza obbligatorie organizzati su base territoriale, deve agire esecutivamente, a pena di improcedibilità, anche in qualità di interveniente, innanzi al giudice dell'esecuzione della sede principale del tribunale nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio giudiziario che ha emesso il provvedimento in forza del quale agisce.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1-bis, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 (Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, e successive modificazioni apportate dall'art. 44, comma 3, lettera b), del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sollevata, in riferimento agli artt. 3, comma primo, 24, commi primo e secondo, e 97, comma primo, della Costituzione, dal Tribunale di Roma con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 ottobre 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 ottobre 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA