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Con questo provvedimento non si intravede una strategia. Rispetto agli obiettivi, rispetto ai roboanti annunci, il decreto-legge contiene poche e limitate misure incisive, misure spot : misure come il buono mobilità, per sostituire la mobilità privata con quella pubblica, che però non funzionerà, sia perché non avete individuato un soggetto, un ente territoriale, che dovrà gestire decine, forse centinaia di migliaia di domande presentate da 3.200 Comuni, sia perché prima bisogna affrontare le note criticità legate alla quantità e qualità dei servizi del trasporto pubblico. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) ; misure come il trasporto scolastico sostenibile, da fare con pulmini elettrici, pressoché inesistenti, o ibridi. Incredibile la bocciatura della nostra proposta di estendere la misura al servizio di trasporto dei disabili. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Appare vergognoso, inoltre, che ieri in Assemblea abbiate bocciato, dopo averlo approvato in Commissione, un nostro emendamento che prevedeva l'acquisto di mezzi Euro 6 a gasolio di ultima generazione a basse emissioni, in linea con quelle dei veicoli elettrici e ibridi, però - attenzione - associati a prezzi d'acquisto più bassi, che, a risorse date, avrebbero garantito una più ampia platea di beneficiari della sperimentazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Sapete cosa succederà? I Comuni soprattutto nelle aree montane decideranno di mantenere il vecchio pulmino inquinante piuttosto che rottamarlo. Avete introdotto misure per la riforestazione, ma senza consentire ai consorzi di bonifica di fare i lavori. Peccato, inoltre, che i destinatari di queste risorse siano solo le Città metropolitane. Sul punto comunque gli altri 8.000 Comuni ignorati possono stare tranquilli. Sì, cari colleghi del Partito Democratico e del MoVimento 5 Stelle, perché a una sicura quantità maggiore di piantumazioni provvederà per loro Italia Viva, il nuovo partito di Renzi, che ha promesso che per ogni nuovo tesserato pianterà un albero. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Un'altra misura discutibile è la vendita dei prodotti sfusi nei negozi e nei centri commerciali. Il motivo? Limitare ancora l'uso della plastica. E qui torna il vostro tarlo, la vostra demagogia. Sì, perché con un rischio di contaminazione consentite ai clienti di portare propri contenitori che però - attenzione - l'esercente a discrezione può rifiutare, ma non abbiamo capito in base a quali criteri. Inoltre, su come pesare i prodotti tenendo conto della tara del contenitore, ci sarà da ridere. È incomprensibile che abbiate escluso dalla norma la vendita dei prodotti agricoli, voltando le spalle agli agricoltori, mentre avete lasciato i prodotti alimentari, senza dire nulla sulla loro conservazione, sapendo benissimo che possono deteriorarsi facilmente senza un adeguato imballaggio. Grave, poi, che il provvedimento sia stato varato senza un confronto con il sistema delle imprese, che peraltro, per esperienze dirette, avevano suggerimenti da darvi. Ricordo che la sostenibilità per la transizione energetica non può basarsi solo sugli aspetti ambientali, ma deve valutare con attenzione le esternalità sociali, occupazionali ed economiche che certe misure possono generare. Il Programma nazionale strategico per il contrasto ai cambiamenti climatici previsto da questo decreto dovrà coordinarsi con il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Ragioniamo con i numeri del PNIEC. Il primo riguarda l'abbattimento del 40 per cento di CO 2 al 2030 rispetto al 1990 per contrastare l'aumento di temperatura del pianeta e qui giova rammentare, colleghi, che l'emissione di CO 2 dei Paesi dell'Unione europea è solo il 10 per cento rispetto a quella globale. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ciò dovrebbe indurci alla prudenza e a non immolarci, stressando soprattutto le nostre imprese, in ossequio a Greta e al «gretinismo», visto che molti Paesi terzi non si sono dati obiettivi vincolanti. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Penso alla Cina e all'India, ad esempio, nelle cui piazze non mi risulta che Greta sia scesa. Un altro obiettivo del PNIEC è l'aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili rispetto al consumo finale lordo. Al 2030 l'obiettivo di energia elettrica da Fonti energetiche rinnovabili (FER) è posto al 30 per cento: questo significa che tra fotovoltaico ed eolico dovremo più che raddoppiare la potenza installata rispetto agli attuali 30 gigawatt, cioè dovremo installare nei prossimi dieci anni circa 5 gigawatt ogni anno, tenendo conto però che la media degli ultimi tre anni di nuova capacità installata è nettamente inferiore ad un gigawatt, per cui siamo sotto il 20 per cento. Per raggiungere questo obiettivo sfidante è dunque indispensabile e urgente favorire innanzitutto l'installazione di nuovi impianti. Per il fotovoltaico servono soprattutto i grandi impianti da realizzare a terra, che però consumano suolo, oppure da realizzare su discariche chiuse o in cave esaurite. È inoltre fondamentale ammodernare da un punto di vista tecnologico gli impianti esistenti con interventi di potenziamento, rifacimento o riattivazione di impianti fotovoltaici, eolici (e idroelettrici), per aumentarne la produzione a parità di consumo di suolo. E qui nascono problemi enormi di tipo regolatorio e legislativo. Certamente uno dei principali, sollevato dalle imprese, è quello dei lunghi iter autorizzativi che pongono ostacoli, anche per il «semplice» ammodernamento. Ministro Costa, lei ieri ha definito il decreto-legge clima non esaustivo, anche se certamente poteva, anzi doveva essere il mezzo adatto per introdurre modifiche normative e risolvere certi problemi. Peccato che in tal senso siano stati incomprensibilmente bocciati gli emendamenti pragmatici presentati dalla Lega e da altri Gruppi volti, in primo luogo, a sanare una discrepanza tra due leggi dello Stato che impedirà ancora agli impianti su discariche chiuse e cave esaurite di beneficiare di incentivi. Le nostre proposte emendative miravano altresì a semplificare gli autorizzativi per le varianti non sostanziali. Si è trattato dunque di un'occasione persa. A questo e a quanto detto sopra si sono poi aggiunti gli emendamenti profondamente sbagliati presentati all'ultimo momento dal Governo, come il programma sperimentale "mangia plastica" per l'acquisto di eco-compattatori e il Programma Italia verde, con l'istituzione del titolo "Capitale verde d'Italia" da assegnare ad una città italiana: