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Qualora subentrino altri soggetti nella titolarità del conto, l'opzione precedentemente esercitata può essere modificata con efficacia ex nunc . In assenza dell'esercizio dell'opzione, il diritto alla deduzione deve essere ripartito in parti uguali tra i contestatari del conto (articolo 3, commi 3 e 4). L'importo deducibile è comunicato, entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello di maturazione, dall'intermediario ai titolari del CIR e all'Agenzia delle entrate, con modalità definite con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate (articolo 3, comma 5). Come disciplinato dal comma 7 dell'articolo 3, i predetti vantaggi fiscali sono riconosciuti a condizione che i titoli di Stato o similari siano detenuti fino alla loro naturale scadenza. La cessione dei titoli di Stato o similari prima della scadenza comporta la decadenza dai benefici fiscali e la tassazione dei redditi di capitale derivanti dai titoli di Stato italiano o similari secondo le regole ordinarie, nonché l'obbligo di corrispondere entro sessanta giorni tutte le imposte non versate, unitamente agli interessi previsti dall'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. A tale scopo, il titolare del conto è tenuto a comunicare all'intermediario l'ammontare portato in deduzione e l'aliquota marginale applicata con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. In assenza di tale comunicazione, l'intermediario dovrà trattenere dalle somme ricavate dalla vendita dei titoli di Stato e similari una somma pari a quella risultante dall'applicazione all'importo deducibile dell'aliquota marginale massima prevista nell'anno di acquisto dei titoli. L'intermediario recupererà le imposte dovute trattenendole dalle somme ricavate dalla cessione dei titoli e dalle somme di denaro presenti nel CIR e, in caso di incapienza, chiedendone la provvista ai titolari del CIR, che in caso di conto cointestato risponderanno in solido. Sempre al fine di incentivare l'adesione ai CIR, l'articolo 4 dispone, al comma 1, l'esclusione dall'applicazione dell'imposta di successione e donazione in relazione a tutte le somme di denaro destinate al CIR, sempre che siano, ovviamente, utilizzate per l'acquisto di titoli di Stato o similari. Tale regola trova delle limitazioni allo scopo di evitare comportamenti elusivi e indurre il risparmiatore a mantenere l'investimento nel tempo. Nello specifico, l'esclusione è subordinata alla condizione che le somme donate non vengano distratte dal CIR nei diciotto mesi successivi. Spetta all'intermediario comunicare all'Agenzia delle entrate l'assenza o il venir meno della condizione sopra descritta (articolo 4, comma 3). I benefici fiscali sopra descritti sono riconosciuti anche in favore degli eredi subentrati nella titolarità del conto, fatta salva la condizione richiamata in precedenza. Con particolare riferimento al diritto alla deduzione, esso è attribuito in proporzione alle quote ereditarie (articolo 4, comma 4). In aggiunta, il trasferimento a causa di morte dei titoli e di somme di denaro detenuti nel conto non è soggetto all'imposta sulle successioni e donazioni di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, sempreché il valore dei titoli e delle somme di denaro presenti sul CIR al momento della successione non venga distratto dal CIR nei 18 mesi successivi (articolo 4, comma 2). È, altresì, consentita l'apertura dei conti individuali anche a favore di minori ( junior CIR). Con il raggiungimento della maggiore età, il titolare del CIR potrà gestire il conto in base alle regole del CIR ordinario. Si tratta di uno strumento volto a incentivare il risparmio delle nuove generazioni e il trasferimento di ricchezza in loro favore al fine di agevolarne la prosecuzione negli studi o l'avvio di un'attività economica. Anche a tale tipologia di CIR si applicano le agevolazioni fiscali sopra descritte. In particolare, è prevista: – l'assenza di imposizione sulle successioni e donazioni; – in favore del minore l'esenzione da imposizione dei proventi realizzati tramite l'investimento nel CIR, oltre che l'irrilevanza delle plusvalenze e minusvalenza; – l'attribuzione del diritto alla deduzione al donante (articolo 5, comma 4). A tutela del minore, i commi 2 e 3 dell'articolo 5 impongono che le somme di denaro investite dai donanti nei CIR a favore di minore siano vincolate fino alla maggiore età del titolare e non possano, pertanto, essere ritirate se non in casi di grave e comprovato bisogno, quali ad esempio, grave malattia o perdita di un genitore. Di converso, possono essere prelevate le somme derivanti dal possesso dei titoli di Stato o similari (come gli interessi). È data al datore di lavoro la possibilità di versare bonus o erogazioni liberali su un conto individuale di risparmio in favore del lavoratore dipendente, previo consenso per iscritto di quest'ultimo (articolo 6, comma 1). Sulle somme investite nel CIR per i lavoratori dipendenti è previsto un trattamento fiscale di favore sia per il lavoratore dipendente che per il datore di lavoro. Da un lato, il datore di lavoro opera una ritenuta a titolo d'imposta pari al 10 per cento e, pertanto, il lavoratore non viene assoggettato a imposizione con l'aliquota Irpef marginale (articolo 6, comma 2). Questo nel presupposto che le somme siano usate per investimenti in titoli di Stato e similari e che le somme non siano distratte per diciotto mesi. Tuttavia, nel caso in cui tali requisiti non siano rispettati, il lavoratore dipendente è tenuto a corrispondere le maggiori imposte che si sarebbero applicate sulle somme erogategli ed i relativi interessi, senza irrogazione di sanzioni. L'intermediario in tal caso recupererà le imposte dovute trattenendole dai fondi presenti nel CIR e, in caso di incapienza, chiedendone la provvista al titolare del CIR (articolo 6, comma 3). Le somme investite nel CIR per i lavoratori dipendenti devono rispettare in ogni caso i limiti previsti dall'articolo 1, comma 3 ( id est , 10.000 euro per anno e 90.000 in tutto). Dall'altro lato, ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive, il datore di lavoro può dedurre il costo determinato dalle somme investite nel conto individuale di risparmio con una maggiorazione del 40 per cento (articolo 6, comma 4). L'articolo 7 introduce, inoltre, il CIR per il trattamento di fine rapporto ( Tfr) che consente ai lavoratori dipendenti – così come individuati all'articolo 2, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n.252 – di costituire un CIR attraverso il conferimento, in tutto o in parte e nel rispetto dei limiti previsti dall'articolo 1, del trattamento di fine rapporto maturando. Il diritto alla liquidazione degli importi contenuti nel CIR Tfr si acquisisce nel momento in cui il contribuente soddisfi le seguenti condizioni: – abbia maturato i requisiti per la pensione obbligatoria; – sia intestatario del CIR Tfr per almeno diciotto mesi.