[pronunce]

che si sono costituite talune delle parti ricorrenti nel giudizio a quo, le quali, rinviando alle argomentazioni svolte nei rispettivi atti del procedimento principale, hanno espresso «perfetta condivisione con le considerazioni di stretta natura giuridica formulate dal giudice rimettente»; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione venga dichiarata manifestamente infondata, anche alla luce di quanto già affermato da questa Corte con l'ordinanza n. 22 del 2003; che, in prossimità dell'udienza, una delle parti costituite ha depositato memoria, con la quale insiste per l'incostituzionalità della denunciata disposizione; che anche il Presidente del Consiglio dei ministri ha depositato una memoria, con cui ribadisce le ragioni della manifesta infondatezza della questione. Considerato che il Giudice unico delle pensioni presso la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 36 e 38 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 37 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2000), nella parte in cui, al comma 1, dispone che: «A decorrere dal 1° gennaio 2000 e per un periodo di tre anni, sugli importi dei trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie complessivamente superiori al massimale annuo previsto dall'art. 2, comma 18, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è dovuto, sulla parte eccedente, un contributo di solidarietà nella misura del 2 per cento […]»; che il medesimo rimettente aveva già sollevato, nel corso dello stesso grado di giudizio, questione di costituzionalità dello stesso art. 37, denunciandone il contrasto con gli artt. 3 e 53 Cost. ed assumendo, in particolare, che la norma censurata «pone a carico dei pensionati, per giunta solo a carico di una parte degli stessi, il contributo di solidarietà, lasciando indenni gli emolumenti di pari importo o addirittura di importi superiori derivanti da altre diverse fonti (capitali, imprese, lavoro subordinato, trattamenti pensionistici maturati con previdenze facoltative)»; che, pertanto, argomentava ancora il rimettente, «siffatta discriminatoria limitazione sembra porsi in aperto contrasto col principio di ragionevolezza ed eguaglianza in relazione alla capacità contributiva sancito dagli artt. 3 e 53 della Costituzione atteso che si verifica in concreto che la prestazione patrimoniale imposta autoritativamente viene ad incidere, come si è detto, solo su alcuni trattamenti previdenziali obbligatori che superino un dato limite, senza tener conto che l'imposizione fiscale è generale e progressiva», che la questione allora proposta è stata dichiarata manifestamente infondata da questa Corte con ordinanza n. 22 del 2003; che con l'attuale ordinanza di rimessione il giudice a quo denuncia la stessa norma dell'art. 37 della legge n. 488 del 1999; che, inoltre, pur richiamando parametri diversi da quelli in precedenza evocati, il rimettente prospetta censure sostanzialmente coincidenti con quelle che erano a fondamento della questione decisa con l'ordinanza n. 22 del 2003; che, difatti, in entrambe le ordinanze di rimessione il nucleo delle censure si concentra, ed esaurisce, nel dedurre l'ingiustificata previsione di un prelievo forzoso sul trattamento pensionistico di soltanto taluni assicurati obbligatoriamente, per ciò stesso asseritamente discriminati rispetto alla generalità dei consociati; che, dunque, il dubbio di costituzionalità attualmente oggetto di scrutinio si configura, nella sostanza, come la riproposizione della medesima questione in precedenza decisa da questa Corte (si veda, in tal senso, ordinanza n. 48 del 2001 e sentenza n. 12 del 1998); che, pertanto, la sollevata questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile, giacché, in presenza di una decisione fondata su motivi non rimuovibili dal rimettente, è precluso a quest'ultimo proporre una seconda volta la medesima questione nel corso dello stesso grado di giudizio, là dove essa, come nella fattispecie, non venga riformulata in termini nuovi, «con riferimento cioè ad un quadro normativo e argomentativo sostanzialmente diverso […] e ciò per evitare un bis in idem che si risolverebbe nella impugnazione della precedente decisione della Corte» (sentenza n. 12 del 1998 cit. ; si vedano, inoltre, ex plurimis, le ordinanze n. 371 del 2004 e n. 63 del 2003).. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 37 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2000), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 36 e 38 della Costituzione, dal Giudice unico delle pensioni presso la Corte dei conti – sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 aprile 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'8 maggio 2007. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA