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Io credo che chi se ne intenda, chi fa impresa o ha studiato tali materie, sa che la certezza del diritto è assolutamente fondamentale. Vorrei chiudere, signor Presidente, dicendo che quello in esame dovrebbe chiamarsi decreto retromarcia, perché si torna indietro su un sacco di punti. Si torna indietro su Alitalia. Si torna indietro sull'acqua. Ricordo che era stato promosso un referendum per non privatizzare l'acqua. Invece, in questo decreto-legge della retromarcia, si apre di nuovo alla privatizzazione. Io credo sia veramente niente, sia acqua fresca. Capisco che per questo Governo, per stare insieme - immagino sempre sulla questione dell'Ilva - il fatto di dover digerire un boccone come quello che il MoVimento 5 Stelle immaginava essere un parco giochi, mentre invece è un'acciaieria, rappresenti un passo molto lungo. Questo decreto crescita ci lascia, quindi, sicuramente basiti, come italiani, come Fratelli d'Italia, perché, purtroppo, non vediamo futuro dal punto di vista della crescita e delle politiche industriali. Concludo dicendo che noi siamo nella crisi economica che fa male all'Italia e agli italiani da dodici anni, e che è peggio di una guerra perché, dopo un evento drammatico, c'è sempre una ricostruzione. Qui siamo al dodicesimo anno di crisi e non sappiamo dare un futuro né alle aziende, né ai lavoratori. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore D'Alfonso. Ne ha facoltà. D'ALFONSO (PD) . Signor Presidente, non si può non cogliere l'occasione per fare delle sottolineature rispetto al grande lavoro compiuto, sia dai miei colleghi che da altri colleghi dell'opposizione. Sono almeno tre le norme che, per quanto mi riguarda, devono essere rese oggetto di ulteriore luce dialettica, le quali fanno capire che si è fatto un lavoro quasi alla rovescia. C'è - per esempio - la norma riguardante i premi e i contributi INAIL a proposito delle risorse umane impiegate nel nostro sistema del lavoro. Essa è inconcepibile in un momento come quello attuale nel quale aumentano gli incidenti sul lavoro e abbiamo un costituito di voti, a partire da quelli del bilancio dell'anno passato per l'esercizio attuale, quando si è votato - per esempio - di defiscalizzare le rendite INAIL, che sono davvero rendite derivanti da lavori usuranti. Pensate ai minatori di Marcinelle, ai superstiti o alle vedove di quei minatori. La rendita INAIL allo stato, con una norma assurda intervenuta, determina la responsabilità fiscale, e cioè l'onere davanti al nostro sistema fiscale. Noi abbiamo assunto l'impegno all'unanimità, durante la legge di bilancio, di recuperare questa situazione, attraverso quella defiscalizzazione che, per oltre cinquant'anni, ha rappresentato un regime di tutela particolare nei confronti di coloro i quali, lavorando, hanno perso quote di salute si sono avvicinati all'esperienza durissima della morte. Non è possibile andare a intaccare e attaccare la consistenza di risorse spettanti a INAIL. C'è poi un'altra norma scritta alla rovescia, che riguarda la richiesta, da parte del Ministero per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, diventata poi norma nel decreto-legge attraverso il lavoro emendativo, di porre l'esigenza di un documento unico di programmazione per quanto riguarda il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC). Cinquanta miliardi sono in pancia del sistema delle Regioni per fare in modo che infrastrutture e potenziamenti del territorio diventino un fatto, un accaduto. Adesso dal Ministero per la coesione territoriale e il Mezzogiorno arriva l'esigenza di ridiscutere tutti i documenti di programmazione, sfasciando tutto e ricominciando daccapo. Se c'è un problema nella nostra inettitudine a fare sviluppo, determinando più uno, è che troppe volte ricominciamo dall'inizio: facciamo in modo che si ricominci sempre da zero. È sbagliato. Il problema della capacità di spesa non si risolve se ogni volta si scompone per ricomporre, magari facendo prevalere i desideri della momentanea classe dirigente. Permettetemi poi di rilevare un'altra assurdità: la norma sul rientro dei cervelli. Anche in questo caso c'è un abuso di dicitura: si scrive norma sul rientro dei cervelli e, anziché i cervelli, ciò che rientra in grande parte sono i piedi dei calciatori o le braccia di una manodopera non qualificata, non specializzata, non segnata da quella straordinaria esperienza formativa e cognitiva derivante dal lavoro fatto nei centri di eccellenza all'estero. Nasce così la norma ab origine , per fare in modo che l'Italia possa guadagnarci in termini di esperienza straordinaria cognitiva, elaborativa e financo teorica nei centri che noi abbiamo ricercato, sia dentro che fuori il sistema europeo. La norma invece adesso che cosa fa? Addirittura genera involontariamente una specie di competizione impari tra coloro i quali di qui usano risorse umane italiane e le imprese che invece si troverebbero avvantaggiate con le risorse umane non specializzate e non professionalizzate dell'esterno. Se questo accade, però, con una forza politica traino che si presenta e si qualifica dicendo: «Prima di tutti gli italiani», mi sembra che ci sia un dato di contraddizione. Allora la normativa per la crescita e sulla crescita dovrebbe - per esempio - fare ordine, assegnare risorse, far ripartire la capacità di attrattiva di investimenti anche internazionali. Sulla vicenda dell'Ilva, ad esempio - a parte l'Ilva, di cui dirà meglio di me la collega Bellanova - nel momento in cui c'è una intermittenza di continuità e serietà della classe dirigente, si determina una caduta verticale di capacità di attrattiva per gli imprenditori che devono venire da lontano, fuori confine. Mi aspetto dunque che si continui a fare un lavoro di onestà, che determini davvero un potenziamento di risorse finanziarie, normative e amministrative per facilitare la nuova natalità imprenditoriale, per fare in modo che chi investe venga premiato. Quando noi abbiamo ereditato e concepito la norma sulla valorizzazione di coloro i quali investivano gli utili di impresa sull'innovatività produttiva, lo spirito era di aiutare, premiare e mettere avanti coloro i quali detengono la ricchezza non per fare rendita, ma per fare in modo che si generi reddito ed è su questo che noi organizziamo la critica. Si sarebbe inoltre potuto condividere il miglioramento del testo originario, se ci fosse stato dato tempo. Non è un elemento di estetica l'esistenza della doppia Camera, ma è un fattore di miglioramento del contenuto. Per questo mi auguro che, con onestà, coloro i quali parleranno e voteranno potranno essere lineari e miglioratori. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fenu. Ne ha facoltà. FENU (M5S) . Signor Presidente, il decreto-legge crescita arriva in quest'Aula per la sua conversione dopo un lungo iter di lavori alla Camera dei deputati, che ha consentito di portare in discussione un testo più completo e articolato rispetto alla sua stesura originaria. Nel provvedimento sono contenute tante misure utili e di buon senso finalizzate alla semplificazione della vita delle imprese e dei contribuenti e volte a incoraggiare gli investimenti.