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Signora Presidente, gentili colleghe e colleghi, a cinque giorni dalle elezioni siamo qui oggi per l'inaspettata terza lettura del decreto-legge aiuti- bis. Il motivo per cui siamo qui riuniti è correggere, cioè cancellare all'unanimità una norma che questo stesso Senato ha approvato non più tardi di una settimana fa, e mi riferisco al famigerato articolo 41- bis. Senza entrare nel contenuto di una norma quantomeno improvvida, ciò che - a mio avviso - rende preziosa l'odierna seduta dell'Assemblea è la possibilità di condividere, come ultimo atto di questa legislatura, la necessità di richiamare a un impegno trasversale i legislatori della prossima, affinché mettano termine a una prassi irresponsabile nel modo di legiferare, che la vicenda odierna esemplifica ancora una volta ai nostri occhi e ovviamente a quelli dei cittadini. Mi riferisco alla prassi che vede, nel corso dei lavori delle Commissioni parlamentari per la conversione dei decreti-legge, l'aggiunta dei testi più disparati, introdotti sotto l'etichetta di riformulazioni di emendamenti, ma che in realtà li svuotano dell'originario contenuto; sono nuovi testi, muniti della preziosa relazione tecnica bollinata e riferiti genericamente alle volontà delle Commissioni. Complici la notte, il dover continuare i lavori a ritmo serrato anche nei giorni festivi e la sostanziale inconoscibilità dei testi definitivi, queste aggiunte vengono approvate e offerte alla opinione pubblica come fatti compiuti, anche nella sorpresa di molti di voi a cui chiedevo. E ho capito che il fatto compiuto diventa tale perché chi inserisce la norma intrusa a pochi giorni dalla scadenza del decreto-legge ha la certezza matematica che l'altro ramo del Parlamento non potrà che approvare in blocco il testo senza modifiche. Di questa modalità di agire, in grado di vanificare ogni vostro e nostro lavoro accurato, ogni volontà e possibilità di controllo da parte dei parlamentari, io stessa ho avuto cognizione nel corso dei lavori del Senato relativi al disegno di legge n. 2564, di conversione del cosiddetto decreto-legge tagliaprezzi, adottato nel marzo 2022 per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina. A inizio di maggio, in circostanze che definirei fortunose, grazie al lavoro di molti di voi un sabato sera (a tarda sera) venni a sapere da alcuni colleghi dell'Assemblea che qualcuno, presumibilmente al Ministero dell'economia e delle finanze, nel dare un parere sulla copertura di un emendamento in tema di mobilità dei docenti della scuola dell'infanzia, ne aveva totalmente riscritto il testo, aggiungendo commi senza alcun nesso con la materia del decreto-legge, volti a modificare le competenze di Arexpo, i requisiti di nomina dei candidabili alla presidenza dell'Istat e infine la disciplina del centro di ricerca noto come fondazione Human Technopole, materia che seguo da sei anni. Per Human Technopole addirittura si inseriva una norma in contrasto con quanto disposto dalla legge di bilancio 2019, volta a vanificare totalmente gli impegni sottoscritti da MEF, Ministero dell'università e della ricerca (MUR) e Ministero della salute con la fondazione, nel contesto di una convenzione sottoscritta da queste parti, il cui effetto era quello di rinviare al tempo del mai il libero accesso e l'apertura di quell'infrastruttura a centinaia di ricercatori, ricercatori ai quali nel frattempo era stato chiesto di dire la loro su cosa si doveva fare presso quell'infrastruttura ed erano quindi coinvolti in una consultazione pubblica che veramente coinvolgeva centinaia di ricercatori. Quella norma intrusa vanificava completamente tutto. Grazie all'intervento tempestivo di alcuni di voi, quelle norme vennero in parte espunte e in parte dichiarate inammissibili. Ma il solo fatto che fossero state concepite e presentate in quel modo rende l'idea delle criticità con cui l'alta amministrazione si sente di poter tradurre i desiderata politici o peggio propri nel processo legislativo. E la norma senza padri, di cui oggi ci accingiamo a ratificare la soppressione operata dalla Camera, ha avuto il merito perlomeno di recare scandalo e di indurre le Camere alla correzione. È un meccanismo di rigetto eccezionale su un fatto non raro. Ricordo che forse la tossicità democratica risiede anche e soprattutto nell'opacità delle decisioni che il Parlamento si trova ad assumere. Opacità politica significa che si rende pressoché impossibile al cittadino capire chi ha chiesto cosa, come e per quale motivo e, se non è chiaro, non si potrà mai essere richiamati alla propria responsabilità rispetto alle finalità e agli effetti di ciò che è stato proposto. Per questo mi convinco ogni giorno di più che uno dei grandi meriti dell'istituzione parlamentare, diretta espressione della sovranità popolare, sia la pubblicità, il libero e pubblico confronto a valle del quale si assumono decisioni legislative. Il resoconto stenografico, il verbale, le registrazioni audio sono la straordinaria forma che si fa sostanza. Sulla riconoscibilità delle decisioni compiute qua dentro si fondano anche la libertà e il potere del cittadino, da esprimersi con il voto, di premiare con la propria fiducia un partito o una personalità rispetto ad un'altra. Non possiamo far venire a meno questo patto fiduciario. Questi mali della legislazione - me lo insegnate voi - sono universalmente noti, enumerati qui in Aula spesso da chi veste i panni delle opposizioni, elencati in tutti i rapporti del Comitato per la legislazione, onnipresenti negli editoriali dei quotidiani e nelle riviste scientifiche di settore. Ma, se il male è noto, la volontà di rompere questo circuito ad oggi latita e, nonostante la recente modifica del Regolamento del Senato, credo che poco sia stato fatto per rompere questo circuito, per cui forse con un po' di coordinamento con la Camera si potrà magari fare qualcosa. PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice. CATTANEO (Aut (SVP-PATT, UV)) . Chiudo, signora Presidente, dicendo che riconoscere una nostra mancanza o forse una necessità del Parlamento potrebbe essere il presupposto migliore per convincere i prossimi legislatori a innovare prassi e Regolamento che hanno finito per compromettere gravemente la funzione parlamentare. Questa è una di quelle piccole riforme di cui tutti lamentano la necessità, ma che come un miraggio nel deserto sembra non arrivare mai. (Applausi) . Chiedo di poter allegare il testo integrale del mio intervento. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (UpC-CAL-Alt-PC-AI-Pr. SMART-IdV) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento in discussione è tornato in Senato, dove lo avevamo votato la settimana scorsa, perché si è dovuto bloccare - questo è il termine esatto - un emendamento alquanto strano, contenente la deroga al tetto dei 240.000 euro per gli stipendi dei vertici della pubblica amministrazione. Naturalmente tutti dicono che non sapevano nulla di questo emendamento: chissà, sarà vero? È un po' difficile credere a questa versione.