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neutralizziamo la formula e rendiamola applicabile indipendentemente dal numero. Credo che questa sia un'affermazione alquanto singolare, anche rispetto alla storia del nostro Paese, alla storia dell'evoluzione delle leggi elettorali che sono state approvate. Il nostro Paese infatti è stato per tanto tempo proporzionalista; poi ha pensato che l'efficienza delle istituzioni dovesse passare necessariamente attraverso una modifica delle leggi elettorali, costruendo un diverso rapporto, più diretto, tra cittadino elettore e cittadino eletto e quindi il tema dei collegi elettorali e del rappresentante di collegio è entrato con forza nella storia del nostro Paese, attraverso dei referendum significativi, che ci hanno portato ad affrontare con compiutezza questo aspetto. Tuttavia, anche in quel momento ci siamo accorti della necessità di tenere conto delle peculiarità del nostro territorio e delle rappresentanze che, dal punto di vista geografico, sono chiaramente disomogenee ma hanno diritto, ai sensi dei valori contenuti nella nostra Costituzione, ad essere considerate e ad avere rappresentanza. Abbiamo tentato di dare maggiore adeguatezza al sistema elettorale e sono intervenuti ulteriori aspetti: penso alle sentenze della Corte costituzionale, che hanno rimesso in discussione leggi che avevano una ratio ma con un'applicazione assolutamente negativa nei fatti, che abbiamo sempre contestato. La scorsa legislatura abbiamo fatto un percorso, a mio avviso, di grande coerenza: abbiamo portato avanti la riforma dello Stato e della Costituzione congiuntamente alla riforma della legge elettorale. È stato un lavoro difficile e complesso, ce ne rendiamo conto. Oggi voi ci avete detto che era un metodo sbagliato e che bisogna procedere in modo diverso, facendo le cose in modo comprensibile. Ma questa complessità va affrontata e discussa ed è questo che noi chiediamo. Questa complessità, oggi, la semplificate ulteriormente, anzi decidete di non occuparvene: diminuiamo il numero dei rappresentanti e la legge elettorale? Ma che significato ha la legge elettorale? Vogliamo occuparcene e fare una discussione sul rapporto tra cittadino elettore ed eletto? Vogliamo ragionare della conoscibilità di un candidato rispetto all'ampiezza del collegio? Vogliamo ragionare del fatto che un candidato possa efficacemente rappresentare un territorio perché ha la possibilità di viverlo e percorrerlo in modo significativo e serio? No, tutto questo non ci importa. Neutralizzare la legge elettorale rispetto alla riforma costituzionale significa che i collegi elettorali eventualmente costituiti avrebbero un milione di abitanti. Si tratta di cose assolutamente improbabili, anzi impossibili. Non c'è un'idea di quale sia il rapporto tra il cittadino - quello che voi, ragazzi, chiamate cittadino - e i rappresentanti. Diteci qual è, perché ridurre il numero dei rappresentanti nel Parlamento senza avere un'idea di quale sia il rapporto tra cittadino ed eletto significa aprire un libro, scrivere la prima pagina e lasciare tutto il resto in bianco; significa non aver detto nulla; significa non aver dichiarato e proposto nulla sul modello di democrazia che volete portare avanti, perché bisogna fare i conti con questo. Non è sufficiente dire che tanto basta un decreto legislativo, come previsto dalla legge che rimane in vigore, con cui il Governo metterà mano alla ridefinizione dei collegi, in funzione di quello che sarà il numero dei collegi necessari in base ai rappresentanti da eleggere. Questo significa burocratizzare l'elemento fondamentale della democrazia rappresentativa. Tutto ciò è uno svuotamento della democrazia che avviene quasi nel disinteresse generale. Il disegno di legge in esame, infatti, non è una grande bandiera da piantare, me ne rendo conto: sulla legge elettorale voi non ci fate un cinema con grandi ricadute mediatiche, come invece può essere fatto sulla riduzione del numero dei parlamentari. Si tratta di una cosa di minore importanza e credo che la discussione svolta in Commissione denoti la stessa cosa. Signor Presidente, visto che il tempo a mia disposizione è terminato, ci riserviamo di intervenire in sede di dichiarazione di voto sugli emendamenti per esprimerci in modo più preciso sul contenuto del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, come ho avuto modo di dire varie volte nel corso della discussione conclusa poc'anzi sul tema della riduzione del numero dei parlamentari, noi dobbiamo guardare al provvedimento in esame insieme al disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari. È infatti il combinato disposto che produce una serie di problemi molto seri, che sono non solo di natura tecnica, ma anche di natura politica molto forte, dal momento che producono, come dimostrerò, un ridimensionamento elevatissimo del grado di rappresentatività della Camera e di tutto il Parlamento. Potremmo stare a disquisire e a ragionare a lungo sulle implicazioni (lo abbiamo già fatto), ma una cosa è certa: è stato applicato il rapporto frazionario dei tre ottavi. Il fine dichiarato di questa proposta di legge è quello di rendere sempre applicabile la legge; cioè non deve accadere, anche a fronte di un cambio del numero dei parlamentari, che ci possiamo trovare di fronte al famoso vuoto legislativo. A parte il fatto che il voto di cinque minuti fa è solo l'inizio di un percorso che non sarà proprio brevissimo, perché essendo un percorso di revisione costituzionale, avrà bisogno di qualche passaggio e quindi, onestamente, non si sostanzia la fretta sull'applicazione della formula matematica per adeguare l'attuale legge elettorale, ma il vuoto rimarrebbe comunque, perché è evidente che si tratterà poi di dover intervenire sul ridimensionamento e sulla riformulazione dei collegi. Si pone poi un altro problema, che a mio avviso avrebbe consigliato un'altra scelta (ma la vostra non è stata una scelta tecnica, a mio avviso è un'altra scelta politica). Visto che è appena iniziato l' iter della riforma costituzionale, come vi ho detto varie volte in Commissione, parallelamente voi potevate iniziare un percorso di discussione della nuova legge elettorale. Invece vi siete convertiti anche voi al Rosatellum- bis , tant'è che lo consacrate con questa legge. La riduzione del numero dei parlamentari, a meno che non si voglia affermare il principio che comunque è giusto ridurre il pluralismo della rappresentanza, avrebbe dovuto immediatamente porvi il problema di un'iniziativa legislativa o almeno di un inizio di discussione della nuova legge elettorale, che dovrebbe essere adeguata a tale riduzione. Certo, c'è tempo, direte voi. Ma, siccome c'è tempo anche per il percorso di revisione costituzionale, non si comprende per quale motivo abbiate voluto portare immediatamente in Aula questa cosiddetta legge di adeguamento, che non è un mero passaggio tecnico, perché, comunque sia, sono convinta che rimarrà come legge elettorale producendo una situazione molto complicata, perché - torno a ripetere - vi è un ridimensionamento del grado di rappresentatività dell'organo. Vi sarà un dilatarsi della dimensione dei collegi uninominali, sempre con l'applicazione del rapporto frazionario dei tre ottavi, e il distacco tra rappresentati e rappresentanti, che è la questione vera che abbiamo di fronte e che dovremo approfondire, nell'ulteriore dilatazione del collegio si accentuerà ancora di più.