[pronunce]

che, parimenti, anche il prospettato contrasto della disposizione denunciata con l'art. 13 Cost. è carente di argomentazione in punto di non manifesta infondatezza, non potendo reputarsi tale il mero convincimento espresso dal giudice a quo in tema di scelte di politica legislativa sulla idoneità, o meno, del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241 (Disposizioni urgenti in materia di immigrazione), convertito, con modificazioni, nella legge 12 novembre 2004, n. 271, a risolvere «in forma definitiva ed esaustiva» i non meglio specificati «problemi connessi alla costituzionalità» della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo); che, pertanto, anche sotto tale profilo, la questione è manifestamente inammissibile; che il rimettente sostiene, inoltre, che l'art. 13 censurato sarebbe irragionevole in quanto attribuisce al giudice di pace la competenza sul giudizio di convalida dei «provvedimenti di accompagnamento alla frontiera previsti in materia di extracomunitari», nonostante che il medesimo giudice non «possa muoversi sul piano penale al di là delle competenze rigidamente fissate in via di principio dal decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274», il cui art. 2, comma 1, lettere b) e c) – le quali prevedono l'inapplicabilità nel procedimento penale davanti al giudice di pace delle disposizioni relative, rispettivamente, all'arresto in flagranza di reato e al fermo di indiziato di delitto, nonché alle misure cautelari personali – «ha esplicitamente escluso che possa intervenire, in materie che in qualche modo limitano la libertà personale»; che il tenore della censura, imperniandosi sulla asserita irragionevolezza della attribuzione al giudice di pace della competenza a convalidare il provvedimento di accompagnamento dello straniero alla frontiera, è tale da consentire di individuare nel comma 5-bis dell'art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998, come da ultimo modificato dal decreto-legge n. 241 del 2004, convertito, con modificazioni, nella legge n. 271 del 2004, la specifica disposizione su cui si appuntano le doglianze del rimettente e nell'art. 3 Cost. il parametro costituzionale al quale riferire la dedotta lesione; che, tuttavia, il presupposto interpretativo da cui muove il giudice a quo è implausibile, giacché il provvedimento di accompagnamento alla frontiera a mezzo di forza pubblica, sebbene inerisca alla materia regolata dall'art. 13 Cost., «in quanto presenta quel carattere di immediata coercizione che qualifica le restrizioni della libertà personale e che vale a differenziarle dalle misure incidenti solo sulla libertà di circolazione» (sentenza n. 105 del 2001; e così anche sentenza n. 222 del 2004), costituisce pur sempre una modalità esecutiva, adottata dall'autorità di pubblica sicurezza, dell'espulsione amministrativa e non può, dunque, per natura e funzione, essere assimilata alle misure pre-cautelari e cautelari penali che, in base alle citate lettere b) e c) dell'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 274 del 2000, restano escluse dalla competenza del giudice di pace in materia penale; che è in base a tale premessa, palesemente erronea, che il rimettente omette di considerare – malgrado egli stesso non dubiti, proprio nella prospettiva del rispetto della riserva di giurisdizione di cui al comma terzo dell'art. 13 Cost., della sua qualità di giudice, sebbene onorario, appartenente all'ordine giudiziario (artt. 1 e 4 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, recante “Ordinamento giudiziario”) – che la scelta di attribuire al giudice di pace la competenza sul giudizio di convalida del provvedimento di accompagnamento coattivo dello straniero alla frontiera rientra comunque nell'esercizio, non arbitrario o non manifestamente irragionevole, della discrezionalità legislativa; che, pertanto, la complessiva prospettazione su cui si fonda il dubbio sollevato dal giudice a quo è inidonea a dare valido ingresso al giudizio di legittimità costituzionale e, dunque, l'esaminato profilo di questione deve dichiararsi manifestamente inammissibile (tra le altre, ordinanza n. 305 del 2003); che, infine, quanto all'ipotizzata incostituzionalità dell'art. 13 del decreto legislativo n. 286 del 1998 «nella parte in cui è previsto il ricorso in Cassazione senza la sospensione del provvedimento di accompagnamento alla frontiera», non solo il giudice a quo non esplicita il parametro che sarebbe nella specie vulnerato, ma, segnatamente, prospetta una censura la cui rilevanza appare prematura e meramente ipotetica, giacché investe la fase del giudizio di impugnazione, successiva ed eventuale rispetto a quella in cui il rimettente medesimo si trova a decidere; che la questione deve, pertanto, essere dichiarata manifestamente inammissibile anche sotto tale ultimo profilo (cfr., ex plurimis, ordinanze n. 375 del 2005 e n. 434 del 2004). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 13 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 27 della Costituzione, dal Giudice di pace di Potenza con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 marzo 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Paolo MADDALENA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 17 marzo 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA