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Da ultimo, il comma 7 fa riferimento alla circostanza che con l’articolo 2 del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, sono stati posti in capo alle regioni alcuni adempimenti in materia di riduzione dei costi della politica. Secondo il dispositivo normativo, l’adozione dei necessari atti e provvedimenti ivi previsti da parte delle regioni costituisce condizione necessaria affinché possano essere effettuati, per una quota pari all’80 per cento, i trasferimenti erariali in loro favore. Sono fatti salvi esclusivamente i trasferimenti «destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale». Nello spirito di tale eccezione, appare opportuno procedere, appunto mediante il comma 7, all’estensione della salvaguardia con riferimento ai trasferimenti concernenti il Fondo nazionale per le politiche sociali e il Fondo per le non autosufficienze, atteso che si tratta di risorse volte a finanziare servizi essenziali per i cittadini, al pari dei trasferimenti già fatti salvi dalla norma in parola, e tenuto conto del fatto che i succitati fondi non erano originariamente stati fatti salvi dal legislatore presumibilmente perché al momento dell’approvazione della norma non disponevano di dotazione finanziaria a legislazione vigente da trasferire alle regioni. Articolo 11. -- Comma 1. Con la norma proposta si sposta al 1º ottobre 2013 il termine a partire dal quale viene applicato l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’IVA dal 21 al 22 per cento previsto dal comma 1-ter del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, termine attualmente fissato al 1º luglio 2013. Viene contestualmente abrogata la norma contenuta nel successivo comma 1- quater dello stesso decreto-legge, che contiene una clausola, non più aggiornata dopo gli ultimi interventi legislativi e quindi non più operante, in base alla quale l’aumento dell’aliquota viene sterilizzato in caso di introduzione di misure di riordino della spesa sociale o di eliminazione di regimi di agevolazione che comportino effetti positivi sull’indebitamento netto almeno pari a 6.560 milioni di euro annui a partire dal 2013. Commi 2-4. Il 27 novembre 2012 i Ministri dell’Eurogruppo, insieme al Presidente della Banca centrale europea (BCE) e al direttore del Fondo monetario internazionale (FMI), hanno trovato un accordo per sbloccare il rilascio della tranche di aiuti da 43,7 miliardi di euro alla Grecia. L’accordo prevedeva che venissero messe in atto alcune misure necessarie a garantire la sostenibilità del debito pubblico greco nel lungo periodo. Una di queste misure prevede che gli Stati membri trasferiscano alla Grecia un ammontare equivalente ai profitti derivanti dai titoli di Stato greci nel portafoglio Securities Markets Progamme (SMP) dell’Eurosistema. Occorre ricordare che i titoli greci nel portafoglio SMP sono stati esclusi dall’accordo di ristrutturazione del debito greco (cosiddetto Private Sector Involvement -- PSI) di fine 2011. Infatti, i titoli greci detenuti dalle Banche centrali nazionali (BCN) e dalla BCE sono stati oggetto di un accordo di scambio con il Governo greco e sostituiti con titoli contraddistinti da un nuovo codice ISIN ma con caratteristiche identiche; i nuovi titoli sono stati esclusi dal PSI e dall’applicazione delle Collective Action Clauses (CAC) e dai conseguenti haircut . Il trasferimento avverrà tramite un conto intermedio aperto e gestito presso l’ European Stability Mechanism (ESM), sulla base di un’autorizzazione individuale da parte dei singoli Paesi. Il meccanismo di trasferimento si basa sulla retrocessione degli utili da parte delle rispettive BCN ai Governi dei Paesi membri dell’area dell’euro. I redditi derivanti dal portafoglio SMP delle BCN vengono redistribuiti tra le stesse in base allo schema di capitale nell’ambito del processo di ripartizione del reddito monetario. Alla Banca d’Italia è attribuibile una quota pari al proprio schema di capitale (attualmente pari al 17,9 per cento). Sulla base di dati forniti dalla BCE (e riportati nel documento distribuito all’Eurogruppo Working Group ), i redditi spettanti alla Banca d’Italia sono pari a circa 1,8 mld. nel periodo 2013-2038 (circa 396 milioni solo nel 2013). Al riguardo, occorre precisare che secondo la Banca d’Italia la retrocessione al Tesoro dei profitti ottenuti sui titoli SMP deve comunque avvenire attraverso il canale della distribuzione degli utili, nel rispetto delle disposizioni statutarie in materia di formazione del bilancio e in linea con il principio di indipendenza finanziaria sancito dal Trattato. Tale operazione si svolge ogni anno nel mese di giugno. Al fine di dare attuazione alle decisioni dell’Eurogruppo, occorre predisporre un appropriato assetto normativo e contabile che regoli la retrocessione degli utili da parte della Banca d’Italia e il successivo trasferimento alla Grecia entro il 1º luglio 2013. All’interno del decreto necessario per effettuare il trasferimento da parte dello Stato italiano, si prevede di specificare che la Banca d’Italia, all’atto del versamento al bilancio dello Stato degli utili di gestione, dà comunicazione della quota degli utili riferibile ai redditi derivanti dai titoli di Stato greci presenti nel portafoglio SMP e detenuti come investimento di portafoglio (cosiddetto ANFA holdings ). Sarebbe infatti opportuno regolare nella stessa sede la questione dei titoli greci detenuti da alcune BCN -- tra le quali la Banca d’Italia -- come ANFA holdings . All’Eurogruppo del 21 febbraio 2012, i Ministri hanno preso l’impegno di trasferire alla Grecia un ammontare equivalente a ogni reddito futuro proveniente dagli ANFA holdings detenuti dalle BCN. L’esposizione della Banca d’Italia è piuttosto limitata, pari a 3,8 milioni (valore nominale 9 milioni), a seguito dei rimborsi relativi ai titoli giunti a scadenza nel 2012. Dalle stime effettuate nell’ambito dell’Eurosistema e riportate nella tabella contenuta nella comunicazione del Presidente dell’Eurogruppo Working Group , l’ammontare di redditi futuri da trasferire sarà pari a 4,1 milioni nel periodo 2012-2014. L’intera somma di 4,1 milioni potrebbe essere erogata entro il 1º luglio 2013. Comma 5. Il Chernobyl Shelter Fund (CSF) , i cui principali donatori sono i Paesi del G8 e la Commissione europea, è stato costituito presso la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) nel 1997 allo scopo di finanziare la messa in sicurezza del reattore n. 4 della centrale nucleare di Chernobyl, attraverso la costruzione del cosiddetto «sarcofago». L’Italia, in quanto azionista di rilievo della BERS e Paese del G8, ha contribuito al Fondo fin dall’inizio, partecipando alle varie ricostituzioni che nel tempo si sono succedute.