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C'è una sentenza della Corte di cui mi limito a ricordarle un passaggio brevissimo, la n. 143 del 2014, secondo la quale la prescrizione si collega «all'interesse generale di non più perseguire i reati rispetto ai quali il lungo tempo decorso dopo la loro commissione abbia fatto venir meno, o notevolmente attenuato, (...) l'allarme nella coscienza comune; dall'altro al diritto all'oblio dei cittadini, quando il reato non sia così grave da escludere tale tutela». Il problema è che l'istituto della prescrizione è stato concepito quale ibrido, inteso dal punto di vista dei magistrati per forzare i processi quando questi sono in una situazione di stasi e dall'altro punto di vista, dall'altra parte della barricata, inteso come un meccanismo che, attraverso le impugnazioni, permetta di farla franca rispetto a responsabilità penali. Questa è una visione assolutamente distorta, una visione assolutamente e pervicacemente massimalista. Io credo - anzi ne sono convinto - che una parte di questa maggioranza, e non è un mistero quale sia (quella che esprime il Ministro della giustizia in questo momento in questo Paese) abbia una visione che non è certo la nostra, che non è certo garantista, una visione massimalista, una visione giustizialista, una cultura del sospetto e nella cultura del sospetto voi pensate di costruire un sistema giusto, un processo giusto ed equo. Ebbene, state facendo esattamente il contrario. Pensate di intervenire sulla prescrizione pensando di intervenire nel processo penale rendendo il processo più agevole? No, di fatto - lo ha detto benissimo il nostro Capogruppo stamattina - voi mettete sulla testa dell'indiziato - imputato una spada di Damocle per tutta la vita e per di più lo fate anche rispetto a coloro che si ritengono persone offese perché chi dichiara o esercita l'azione civile nel processo penale dovrà attendere tempi infiniti per ottenere giustizia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Quindi, visto che la sua non sarà una causa - per come l'ha prospettata - di sospensione della prescrizione, è più corretto dire che sarà una causa di prescrizione della prescrizione perché il dies ad quem della sospensione coincide con l'irrevocabilità della pronuncia della sentenza di condanna o di proscioglimento o nel decreto penale di condanna. Quello è il dies ad quem , ecco perché non si può parlare di qualcosa che non riprende, quindi non c'è una sospensione. Anche in questo caso avete sbagliato. Signor Presidente, io mi sarei aspettato che coloro i quali in ogni occasione dichiarano di essere i responsabili, i tenutari del cambiamento del Paese, intervenissero nel processo penale in modo importante e significativo, ma d'altronde abbiamo visto, e lo vedremo nella manovra di bilancio, che i primi tagli - circa 57 milioni - sono proprio destinati in gran parte alla riforma del processo penale. E se in effetti il tenore delle riforme che avete in mente è di questa portata, allora è da pregare Iddio che le riforme non le facciate, perché siamo seriamente preoccupati. L'articolo 530 del codice procedura penale dice che il giudice pronuncia la condanna quando vi è la colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Ecco, noi abbiamo più di qualche ragionevole dubbio che questo sia un provvedimento illiberale, giustizialista e affetto da psicosi giustizialista. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mirabelli. Ne ha facoltà. MIRABELLI (PD) . Signor Presidente, credo che il fatto che il Governo abbia posto la fiducia su questo provvedimento la dica lunga sulle difficoltà della maggioranza a stare insieme su questi temi. La dice lunga sul fatto che si pone oggi la fiducia perché non siete in grado di reggere i voti segreti che erano previsti, così com'è stato alla Camera: segno di una divisione della maggioranza seria, preoccupante. Guardate, questo è un dato politico: vuol dire che su questo provvedimento, materia del contratto di Governo, non c'è la volontà di confrontarsi, di ascoltare neanche dentro la maggioranza, figuriamoci con le opposizioni. Eppure sia alla Camera sia al Senato nella discussione di queste settimane abbiamo cercato di intervenire sul merito; non abbiamo mai preso posizioni pregiudiziali. Abbiamo cercato di spiegare le ragioni per cui questo provvedimento in molte sue parti è sbagliato, addirittura dannoso. Nelle scorse settimane noi abbiamo approvato in quest'Aula il cosiddetto decreto sicurezza, nome importante che caratterizzava il provvedimento. Noi abbiamo spiegato che per noi quella era una legge manifesto, una legge bandiera, la legge bandiera della Lega che doveva dimostrare al proprio elettorato l'attenzione a un tema che è stato molto utilizzato in campagna elettorale. Ma abbiamo anche detto che quello non è un provvedimento che darà o garantirà più sicurezza ai cittadini di questo Paese perché non prevede norme che migliorino il controllo delle nostre città o che affronti meglio il tema di come tutelare i nostri cittadini per dare loro ancora più sicurezza. Si tratta di una legge che serviva e serve a dare alcune suggestioni, a parlare alla pancia del Paese; una legge che in realtà, ad oggi, ha prodotto solo quei danni che purtroppo avevamo previsto avrebbe fatto. Ci avevate detto che non sarebbe successo a invece ci sono in strada famiglie, persone che erano ospiti nei centri e che sono state messe in strada, a cui è stato tolto la possibilità di stare negli SPRAR e sono state messe in strada. L'unico effetto di quella norma è questo e non credo che quell'effetto rientri tra gli obiettivi sbandierati nella legge: non c'è più sicurezza oggi, ci sono più persone in strada, al freddo, perché si è scelta questa via. Oggi discutiamo e domani voteremo con la fiducia un provvedimento che nella sua filosofia non è tanto diverso. Anche questo è un disegno di legge con un nome impegnativo: «anticorruzione». In realtà però è un'altro provvedimento che serve a una parte di questa maggioranza, al MoVimento 5 Stelle, per parlare agli elettori, non per risolvere e affrontare i problemi dei cittadini. Nessuno può in quest'Assemblea e in questo Paese negare che il tema della corruzione debba essere prioritario, per qualunque Governo e per qualunque maggioranza. La corruzione è un cancro che rende molto più difficile a questo Paese funzionare. È un cancro che lo impoverisce, rende più difficile fare impresa e non tutela il bene pubblico. Quindi, combattere la corruzione per noi è una priorità, ma se confrontiamo le leggi che abbiamo fatto nella scorsa legislatura con questa leggina, allora lì siamo intervenuti davvero. Vorrei solo ricordare al Ministro che cosa è stato fatto. Oggi si dice che questa è la prima legge anticorruzione della storia d'Italia, si dice che finalmente si fa. Ma vi chiedo: l'ANAC chi l'ha istituita? Chi ha previsto la possibilità di intervenire sui capitolati d'appalto prima che avvengano le gare? I poteri all'ANAC chi li ha dati? Chi ha reintrodotto il falso in bilancio nel provvedimento anticorruzione? Chi ha introdotto il reato di corruzione? Chi ha aumentato le pene per i corrotti che erano davvero troppo lievi?