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Il disegno di legge prevede quindi anzitutto (articolo 1, comma 1) l'abolizione del sistema attuale di incompatibilità verticale, che proprio per la sua stessa struttura esclude dal novero dei componenti delle commissioni tributarie i soggetti che, più di altri, sono in possesso delle conoscenze tributarie e della tecnica fiscale indispensabili per garantire un sufficiente livello di competenza e di professionalità delle commissioni medesime, provvedendo alla modifica della lettera i) del medesimo comma 1 del citato articolo 8, con una nuova norma che, attingendo all'esperienza legislativa concernente le incompatibilità dei giudici onorari, prevede un'incompatibilità di carattere territoriale, tale da escludere coloro che (o i cui coniugi, parenti) esercitino, anche saltuariamente, l'attività di consulenza in materia tributaria e di assistenza o di rappresentanza di contribuenti nei rapporti con l'Amministrazione finanziaria o nelle controversie di carattere tributario, dalle funzioni giudicanti nell'ambito della commissione tributaria nella cui circoscrizione si trova la sede principale o secondaria dell'attività del professionista, dei soci di studio, dei parenti eccetera. In altre parole, i professionisti che (o i cui coniugi, parenti eccetera) esercitino in un determinato ambito territoriale l'attività di consulenza qualificata non possono nella medesima circoscrizione svolgere contemporaneamente le funzioni di giudice tributario. Questa incompatibilità territoriale viene ulteriormente rafforzata attraverso la previsione per il giudice tributario di un obbligo di astensione (con corrispondente possibilità di ricusazione), che si affianca agli altri casi di astensione e di ricusazione già ordinariamente previsti dal codice di rito, nelle controversie in cui una delle parti in causa abbia la residenza o la sede nella provincia ove il giudice medesimo esercita la propria attività di consulenza in materia tributaria (articolo 1, comma 3), nonché dall'introduzione di un divieto per il giudice tributario (esteso agli associati, parenti eccetera) di assumere un mandato professionale di assistenza tributaria a favore di soggetti che siano stati parte dei giudizi dinanzi alla commissione tributaria alla quale appartiene il giudice, divieto esteso, con una sorta di «incompatibilità di seguito», anche ai tre anni successivi alla cessazione della carica di giudice (articolo 1, comma 4). Accanto a questa sostanziale riforma del regime di incompatibilità dei giudici delle commissioni tributarie, e sempre nell'ottica di garantire maggiori competenze e professionalità specifiche del collegio giudicante, il disegno di legge prevede anche (articolo 2) l'introduzione dell'obbligo, sorretto da opportuni deterrenti sanzionatori, di formazione continua per i giudici delle commissioni tributarie nelle materie che essi si trovano a dover quotidianamente affrontare (diritto e procedura tributaria, contabilità e bilancio eccetera), che si articola nel sistema dei cosiddetti «crediti formativi» già sperimentato nel settore delle professioni degli avvocati e dei commercialisti, e la cui specifica regolamentazione attuativa ed integrativa è demandata a un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. In una materia come quella fiscale, estremamente specialistica e in continua evoluzione (con ritmi di gran lunga maggiori di quelli registrati per gli altri settori del diritto), l'obbligo di formazione continua per i magistrati tributari rappresenta una tappa fondamentale per garantire in modo effettivo la corretta applicazione delle normative fiscali e degli obblighi a esse connessi e ciò non solo nell'interesse dei contribuenti, ma quale strumento a tutela e a garanzia del pubblico legittimo affidamento a un competente e qualificato operato degli attori istituzionali della giustizia tributaria. Infine, l'ultimo articolo del disegno di legge (articolo 3) predispone la copertura finanziaria della formazione continua, raddoppiando per i giudizi tributari l'importo della cosiddetta «marca del mandato» (imposta di bollo per la procura alle liti), per un gettito stimabile, stando ai dati ministeriali sulle pendenze avanti le commissioni tributarie, intorno ai 3,9 milioni di euro. In proposito, non si è ritenuto di seguire le tendenze che vorrebbero l'introduzione, anche nel processo tributario, del contributo unificato, sia per le criticità pratiche e organizzative connesse con tale scelta, sia perché ciò si tradurrebbe, con ogni probabilità, in un consistente incremento del costo per l'esercizio di difesa a fronte di accertamenti fiscali di valore cartolare mediamente elevato, difficilmente recuperabile dal contribuente vittorioso considerata l'attuale diffusa prassi delle commissioni tributarie di compensare le spese di giudizio anche in caso di totale soccombenza dell'Amministrazione finanziaria.. Art. 1. 1. La lettera i) del comma 1 dell'articolo 8 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, e successive modificazioni, è sostituita dalla seguente: « i) coloro che, in qualsiasi forma, anche se in modo saltuario, esercitano l'attività di consulenza in materia tributaria ovvero di assistenza o di rappresentanza di contribuenti nei rapporti con l'Amministrazione finanziaria o nelle controversie di carattere tributario, limitatamente alla commissione tributaria nella cui circoscrizione si trova la sede principale o secondaria della loro attività o di quella dei loro associati di studio, del coniuge, dei conviventi, dei parenti fino al secondo grado o degli affini entro il primo grado, ovvero nella cui circoscrizione si trova la loro residenza o quella dei loro associati di studio». 2. Dopo il comma 1 dell'articolo 6 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, è inserito il seguente: « 1 -bis. Il componente della commissione tributaria ha inoltre l'obbligo di astenersi e può essere ricusato se una delle parti ha la residenza o la sede nella provincia ove egli esercita la propria attività di consulenza in materia tributaria ovvero di assistenza o di rappresentanza di contribuenti nei rapporti con l'Amministrazione finanziaria o nelle controversie di carattere tributario». 3. All'articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 6 -bis. Chi svolge le funzioni di giudice tributario non può, finché è componente della commissione tributaria e nei tre anni successivi alla cessazione della carica, assumere la difesa di contribuenti dinanzi all'ufficio giudiziario al quale appartiene o è appartenuto e non può rappresentare, assistere o difendere, nei successivi gradi di giudizio, le Parti di procedimenti svolti dinanzi al medesimo ufficio. Il divieto si applica anche agli associati di studio, al coniuge, ai conviventi, ai parenti entro il secondo grado e agli affini entro il primo grado del giudice tributario, limitatamente al periodo in cui quest'ultimo è componente della commissione». Art. 2. 1. Al comma 1 dell'articolo 12 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, è aggiunta, in fine, la seguente lettera: « e- bis) non maturano, senza giustificato motivo, almeno quarantacinque crediti formativi nell'arco di ciascun triennio di formazione continua di cui all’articolo 14- bis ». 2. Dopo l'articolo 14 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, è inserito il seguente: