[resaula]

persino il Presidente della Repubblica è dovuto intervenire, dopo quello che è accaduto nel mese di dicembre, per segnalare che c'era stata una compressione dell' iter legislativo che è inaccettabile, al punto che la Corte ha dovuto ricordare che fatti di questa natura non sarebbero passati inosservati e difficilmente avrebbero potuto superare il vaglio di costituzionalità di lì in avanti. Vedendo l'incertezza nei volti dei membri della maggioranza nelle Commissioni riunite, mi chiedo quale attendibilità vi sia nel proporre un calendario che sposta ancora una volta i lavori di questa Assemblea da ora a domani mattina. Come facciamo a fidarci? Qual è il rispetto che viene portato alle opposizioni, che hanno il diritto di esaminare in profondità ogni parte del provvedimento, un diritto che hanno esercitato senza svolgere nessuna attività di ostruzionismo in queste due settimane di tentato lavoro in Commissione? Presidente, lo dico: a noi preme che si arrivi in Aula nel momento in cui non solo è stato approvato il mandato al relatore sul provvedimento, ma ci sono anche i fascicoli completi, perché, come ho già ricordato in sede di Commissioni riunite, le prerogative per un relatore di maggioranza o di minoranza o per un senatore che decide di intervenire in discussione generale sono le stesse di colui che decide di intervenire in dichiarazione di voto o illustrazione di un emendamento. È quindi diritto di chi interviene in discussione generale o fa la relazione di maggioranza o di minoranza conoscere il provvedimento nella sua interezza e perché questo accada serve, questa volta, anche per agevolare il lavoro degli uffici, che ci sia un tempo adeguato tra quando vengono conclusi i lavori in Commissione e quando finalmente si incardina il provvedimento in Aula. Siamo di fronte - e questo mi consente di richiamare il nodo politico di questa vicenda, perché poi al fondo c'è sempre un nodo politico - all'ennesima bulimia legislativa. Ad ogni fatto di attualità che accada o, nello stesso tempo, ad ogni lettura della popolarità, mancata o aumentabile, che Lega e MoVimento 5 Stelle fanno quelli che possono sembrare temi su cui recuperare un po' di consenso pubblico (quello dell'energia, ad esempio), immediatamente si producono "parti" che vanno a riempire qualsiasi provvedimento legislativo aperto. Stiamo parlando di un decreto-legge che dovrebbe rispettare il requisito dell'omogeneità di materia e se succede un fatto di attualità, si interviene, addirittura modificando il codice penale, inserendo uno modifica al codice stesso all'interno di un provvedimento che parlava di tutt'altro. Credo che questa sia una prassi inaccettabile. Ebbene, siccome siamo arrivati a questo, chiediamo a lei, signor Presidente, di garantire il funzionamento dei lavori e di tutelare le nostre prerogative e chiediamo alla maggioranza di smettere di umiliare il Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Lonardo) . La verità è che non ci sono fascicoli che non sono ancora stati chiusi; alcuni di questi, che guarda caso hanno proprio le caratteristiche che ho citato - penso al tema delicatissimo delle trivelle e alle questioni energetiche - non sono mai stati aperti e si sono già riunite due Conferenze dei Capigruppo per stabilire come discutere in Aula questo provvedimento. Lega e MoVimento 5 Stelle la smettano di continuare a lisciare il pelo al Paese, rispondendo immediatamente con il tentativo di normare tutto quello che accade nell'attualità, ed abbiano rispetto quando si assumono l'impegno di portare un provvedimento in Aula e, soprattutto, abbiano rispetto di tutti coloro che in Commissione intendono completare il lavoro discutendo fino in fondo delle questioni. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Lonardo) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, già ieri, intervenendo sul calendario dei lavori, ho fatto presente quello che ormai è sotto gli occhi di tutti, vale a dire il vulnus che si sta consumando. Per questo le chiediamo di esercitare il suo potere per tentare di ripristinare la procedura ordinaria. Mi riferisco anche al fatto che in questo provvedimento, denominato decreto semplificazione anche se potremmo chiamarlo milleproroghe o in un altro modo, si sono inseriti e si continuano a inserire temi e argomenti di ogni genere. Si tratta di una questione molto seria. Ieri sera o forse stanotte - non ricordo bene, perché ormai ci confondiamo tutti - in molti abbiamo dovuto prendere la parola nelle Commissioni riunite per chiedere alla maggioranza di ritirare alcuni emendamenti che andavano dalle donazioni all'intervento sul processo penale e ad altre norme sull'omicidio stradale, volti quindi ad inserire nel provvedimento di tutto e di più. Pongo la questione perché è strettamente collegata a quello che sta accadendo oggi, perché per ridare centralità al Parlamento dobbiamo richiamare in tutti i modi quello che varie volte ci ha indicato la Consulta, vale a dire il fatto che i decreti devono essere assolutamente omogenei e che lo stesso lavoro emendativo non può uscire dal binario dell'omogeneità. C'è poi un'altra questione per la quale non ci sono più parole. Quante volte ci siamo visti e poi la seduta è stata sospesa? Quante volte siamo poi tornati, sempre con un atteggiamento di estrema collaborazione da parte delle opposizioni? Abbiamo fatto tutto questo non perché ci fossero accordi per ottenere l'approvazione di uno o dell'altro emendamento - voglio chiarirlo, poi magari qualcuno avrà pure accordi di questo tipo - ma per cercare di concludere il lavoro delle Commissioni riunite, cioè per riportarlo ad un procedimento ordinato e ordinario, con la possibilità quindi di dare nuovamente forza e centralità al lavoro delle Commissioni e dell'Assemblea. Per questa ragione, almeno per quanto riguarda il mio Gruppo, abbiamo fatto tutto questo. Il punto è che non possiamo far finta di niente. Siamo andati avanti e continuiamo a trovarci di fronte a rinvii, per cui anche adesso siamo a discutere di rinviare il provvedimento a domani mattina, perché ci sono dei nodi politici. Io ho appena fatto un comunicato di solidarietà al ministro Costa, che cosa significa questo? Che ci sono dei nodi politici che sembravano risolti ieri sera, tra cui la questione delle trivelle e le scelte energetiche. Guardate, non c'è nulla di male nel fatto che ci sia uno scontro, perché ci sono visioni diverse, ma questo deve avvenire non a lato, ma all'interno della discussione nelle Commissioni, perché io voglio discutere e non voglio soltanto dire se sono d'accordo o meno sull'emendamento su cui magari è stato già trovato l'accordo. È una questione che riguarda il Paese, le Commissioni e quest'Assemblea. Non possiamo accettarlo e non lo accetteremo mai: non vi diremo mai di risolvere i vostri problemi e poi di venire qui, perché per noi, qua dentro, ridare centralità al Parlamento e a ognuno di noi significa che ogni parlamentare, ogni senatore ha il sacrosanto diritto di intervenire e conoscere esattamente le questioni. Sui nodi politici, poi, certamente si organizzano riunioni e incontri, ma non possiamo più, in virtù di tutto questo continuare a rinviare, facendo in modo che le Commissioni e quindi l'Assemblea si riuniscano all'improvviso, non si sa bene con quali tempi né con quale istruttoria fatta. Questi quindi sono i nodi.