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Reputo importante il riconoscimento che il Senato sta dando attraverso norme specifiche che incidono sulla tutela dell'agroalimentare italiano e sulla valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale, la cui finalità è quella di promuovere la produzione, la trasformazione e la vendita di piccoli quantitativi di prodotti alimentari primari e trasformati, di origine animale o vegetale, ottenuti a partire da produzioni aziendali riconoscibili da una specifica indicazione in etichetta. Un'etichetta che per il consumatore offre garanzia di qualità, bontà, genuinità e di sicurezza del prodotto acquistato. Questo potrà migliorare la qualità e la percezione internazionale del prodotto agroalimentare italiano nel suo complesso e potrà accrescere la quota di PIL che esso rappresenta, andando ben oltre l'attuale 17 per cento. Una tutela di questo settore è essenziale anche in termini occupazionali: vi sono oltre 800.000 lavoratori solo nel settore primario ed oltre 70.000 imprese rette da imprenditori con meno di quarant'anni. Una tutela che deve trovare nell'innovazione dell'agricoltura e nelle politiche nazionali un ulteriore sostegno alla promozione delle nostre eccellenze. Concordo con il principio che la tutela dell'identità e della reputazione del cibo italiano può essere garantita attraverso un sistema di controlli qualitativi e sanitari efficienti, funzionali a combattere quella piaga per le imprese e il consumatore meno attento che è l' italian sounding e le sue pratiche sleali. Con riferimento alla tutela dell'agroalimentare italiano non va sottovalutato il problema del cambiamento climatico, che determinerà, se non avrà soluzione, un fortissimo impatto sulle abitudini alimentari e sulle produzioni agricole. Per i 9 miliardi di cittadini che popoleranno il mondo entro il 2050 gli agricoltori dovranno produrre cibo sufficiente, producendo di più con probabilmente meno terra fertile. Credo, infine, che la tutela dell'agroalimentare italiano non possa affermarsi senza che vi sia un sostegno alla produzione made in Italy , nonché una politica internazionale per le imprese agroalimentari (con iniziative anche di accompagnamento di aziende all'estero), una semplificazione burocratica ed amministrativa; il reperimento di manodopera specializzata e qualificata, il riconoscimento del ruolo fondamentale che assumono la ricerca e l'innovazione nel miglioramento dei settore agroalimentare (dalla produzione alla trasformazione, al commercio e alla distribuzione) e, infine, una particolare attenzione alla prevenzione degli infortuni. Concludendo, l'agroalimentare, che rappresenta la storia del nostro Paese, si accompagna necessariamente ad efficaci politiche sulla salute della persona; due elementi, cibo e salute, che determinano la qualità del nostro vivere quotidiano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Abate. Ne ha facoltà. ABATE (M5S) . Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, è chiaro che c'è la massima allerta per il made in Italy agroalimentare. Il 12 novembre, alla seconda commissione dell'Assemblea generale dell'ONU, è stata presentata dai sette Paesi del gruppo Foreign policy and global health una risoluzione che contiene tra le altre cose il contestato paragrafo "ammazza-prodotti". Uscita dalla porta, come già è stata mitigata dal vertice ONU del 27 settembre, si vorrebbe far entrare dalla finestra la proposta dell'Organizzazione mondiale della sanità di introdurre tasse, semafori rossi, etichette penalizzanti con grandi bollini neri su cibi e bevande definite non salutari. Cibi non salutari che, secondo i tecnici dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono quelli che superano determinate soglie di sali, grassi e zuccheri; un'indicazione che, se approvata, penalizzerebbe in maniera grave ed irreparabile tutte le nostre eccellenze alimentari (olio extravergine d'oliva, prosciutto, formaggio, pasta, vini e dolci). I negoziati sulla risoluzione, per cercare di individuare una posizione comune, sono già in atto e sono portati avanti dai sette Paesi firmatari, ed esattamente Brasile, Francia, Norvegia, Indonesia, Sudafrica, Thailandia e Senegal, che discutono separatamente con l'Unione europea, con gli Stati Uniti, con il G7, con un gruppo di Paesi composti da 134 piccoli Paesi in via di sviluppo e con altri membri dell'ONU. Se dovesse essere approvata la risoluzione, tutti i Paesi sarebbero autorizzati ad apporre etichette con giganteschi bollini neri o semafori rossi sui nostri cibi e bevande - che voglio ancora una volta a definire le nostre eccellenze - con conseguenza grave per il nostro made in Italy , una voce importantissima della nostra economia che, come più volte detto in quest'Aula, vale 41 miliardi di euro all'anno ed è anche in espansione. Quindi, sintetizzando, questo nuovo attacco (perché di attacco si tratta) punta a colpire gli alimenti che contengono zuccheri, grassi e sale, chiedendo di predisporre un'apposita etichetta nutrizionale e di riformulare le ricette - ascoltate bene - sulla base di un modello alimentare artificiale ispirato dalle multinazionali e che mette di fatto in pericolo il futuro dei prodotti made in Italy dalle tradizioni plurisecolari, trasmesse da generazioni di agricoltori, che con molti sacrifici si sono impegnati per mantenere tutto inalterato nel tempo. Un patrimonio che è alla base della dieta mediterranea e che ha consentito all'Italia il primato della percentuale più alta di ottantenni in Europa (il 7 per cento della popolazione), ma anche una speranza e una qualità di vita che è tra le più alte a livello mondiale ed è pari a 80,6 anni per gli uomini e a 85 per le donne. Questa ricaduta della qualità dei nostri prodotti sulla salute è stata riconosciuta anche con l'iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'UNESCO il 16 novembre 2010. Fatto non trascurabile sono tutte le eccezioni, a livello formale, che la risoluzione presenta, insieme a forti criticità. Non si può anzitutto riproporre un argomento che - com'è stato richiamato benissimo dai colleghi che mi hanno preceduto - è stato già chiarito ai massimi livelli politici dell'ONU. La risoluzione, inoltre, parla di cibi salutari e non salutari, indicazione non supportata dalla scienza e questo è un passaggio che ci deve molto far riflettere. La scienza infatti parla di diete salutari e non salutari, non di alimenti. La terza criticità, che è quella che ancora di più deve farci riflettere, è la posizione della Francia, Paese che ha firmato la risoluzione senza però averla minimamente concordata con i Paesi dell'Unione europea. Concludo allora dicendo: difendiamoci da questo assalto mortale alla nostra economia e alla nostra salute, attacco che non ha alcun riscontro scientifico ed è quindi irrazionale ed immotivato. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALLARDI (L-SP-PSd'Az) .