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Cambiamo questo distorto concetto di furbizia e cominciamo a chiamare i corrotti e corruttori con il vero nome: ladri. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, sottosegretario Ferraresi, colleghi senatori, parlando a nome di Forza Italia, dico che siamo compatti nella difesa di questi principi perché in essi crediamo fortemente. Tali principi sono legati a battaglie di giustizia e di libertà che abbiamo combattuto da tempi non sospetti. Qui si vuole cambiare un principio, che non è che sia nato ieri, che sia piovuto dal cielo o che sia saltato fuori come Minerva dalla testa di Giove; è un principio che affonda le proprie radici nella nostra cultura greco-romana. Ci sono qui gli amici del liceo classico; già nell'antica Grecia, nell'Atene classica c'era l'istituto della prescrizione ed era utilizzato per tutti i reati, ad esclusione dell'omicidio. I reati nell'antica Grecia si prescrivevano in cinque anni. Questo è un elemento che dovrebbe far comprendere a quest'Aula l'importanza di un istituto che non è stato inserito all'interno del nostro ordinamento in maniera casuale. Le cause di estinzione del reato, dalla morte del reo alla remissione della querela o addirittura all'applicazione di altre norme, come ad esempio l'amnistia propria, sono cause di estinzione del reato e della pena. Forza Italia, quindi, è a difesa della prescrizione, perché riteniamo che sia una battaglia, non solo di carattere giudiziario, ma costituzionale e, soprattutto, culturale. Parlo di battaglia culturale perché ho l'impressione che lei, signor Ministro, abbia origini culturali di stampo giansenista: come lei ricorderà benissimo, Giansenio pensava che l'uomo fosse nato corrotto e cattivo e che in qualche modo dovesse essere rieducato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ecco, a noi non piace questo tipo di giustizia penale; non ci piace una giustizia penale che vuole arrivare a questi estremi. Un personaggio, che è forse l'ispiratore di questa manovra, Piercamillo Davigo, ripeteva che non ci sono innocenti, non esistono: ci sono solamente colpevoli ancora da scoprire. Questa è la filosofia che sottende a questo provvedimento? Eravamo la culla del diritto; rischiamo di diventare la bara del diritto. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non vedo neppure presente quest'oggi il ministro Giulia Bongiorno: forse ha paura della deflagrazione di quella che ha definito una bomba atomica all'interno del processo penale. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma ci rendiamo conto di dove stiamo andando e dei gravi danni che può comportare l'eliminazione di un istituto così importante? Che stiamo andando verso una sorta di "fine pena mai"? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Avete mai visto lo statino all'ufficio matricole di un ergastolo? C'è scritto: «fine pena mai». Qui si arriva ad avere tutto bloccato dopo il primo grado di giudizio. Ma sapete chi entra nel processo? Non si entra nel processo da soli: ci entrano le famiglie, i figli, le mogli, i genitori, gli affetti più cari e c'è un fine pena mai, in un tempo immobile, in attesa di non sappiamo cosa, anche per gli innocenti, nel momento in cui il pubblico ministro dovesse impugnare. Signor Ministro, quando lei all'inizio ha detto che ci sarebbe stata questa riforma, pensavamo che fosse una boutade , qualcosa tipo le scie chimiche che ci avete ricordato all'inizio, durante la campagna elettorale. Secondo me, signor Ministro, lei vive in un mondo popolato da colpevoli. Noi invece pensiamo che il nostro mondo sia popolato solamente da esseri umani che necessitano, non solo di comprensione, ma di rispetto, soprattutto del prossimo. Non possiamo seguire questa deriva. Sarebbe già stata sufficiente la riforma Orlando, signor Ministro: diciotto mesi di sospensione dopo il primo grado e altri diciotto dopo la sentenza di appello. Ripeto, sarebbe stata sufficiente. Perché, dunque, questo accanirsi così scriteriato nei confronti degli italiani? Il provvedimento che passerà, infatti, non riguarderà solamente coloro che magari hanno qualche problema oggi; riguarderà tutti, riguarderà i familiari e tutti coloro che vengono coinvolti, magari loro malgrado, in un procedimento penale, che non vedrà mai la fine. Sono sicuro anche di un'altra cosa. Ho sentito prima la collega grillina dire nel suo intervento che in questo momento si allungano i tempi. Guardate che è esattamente il contrario: c'è un effetto paradosso. È esattamente il contrario. L'unico pungolo che abbiamo, l'unico strumento che esiste per accelerare i tempi di definizione di un procedimento è quello di prevedere per ogni step la prescrizione, tant'è che è un istituto a salvaguardia di un altro principio, quello della ragionevole durata del processo, previsto all'articolo 111 della Costituzione. Mi permetto di dire che questo articolo è stato inserito per contemperarne un altro, cioè quello della obbligatorietà dell'azione penale. In questa fase le procure finiscono semplicemente per diventare dei rubricatori di reati: alla fine, come abbiamo detto tante volte, il 70 per cento dei reati finisce per estinguersi, non per responsabilità degli avvocati, degli imputati e degli indagati, ma perché le procure della Repubblica e gli uffici del GIP non riescono ad arrivare al termine. Lei, signor Ministro, ha detto che è finita l'era dei furbi e degli azzeccagarbugli e questa frase, signor Ministro, non le fa onore. Io ho indossato, come tanti colleghi, quella toga che ha portato alla difesa dei principi e dei valori costituzionali, non solamente degli imputati, ma in tantissimi casi anche delle persone offese, di chi chiede giustizia in Italia. Questo è un aspetto che dobbiamo anche prendere in considerazione, cioè il dileggio che si è dato alla nostra categoria. Dobbiamo riconoscere un miracolo: il miracolo di "San Bonafede". Signor Ministro, con quest'operazione lei è riuscito a mettere d'accordo tutti coloro che erano su posizioni diametralmente opposte: avvocati, magistrati, coloro che sono operatori nell'ambito del diritto nelle università. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Pertanto, se vogliamo varare una vera riforma organica, incominciamo col dire che dopo che si viene assolti in primo grado non c'è più la possibilità di fare appello. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Diciamo ancora che quando si entra nelle aule giudiziarie non si deve dare del lei, come fanno gli avvocati, al pubblico ministero e al giudice, mentre tra loro ti danno del tu. Diciamo ancora che questa riforma deve passare attraverso una revisione del Consiglio superiore della magistratura per quanto riguarda la sezione disciplinare composta dai laici. Non si tratta, quindi, di un problema di poco conto.