[pronunce]

Infine, la valenza alternativa della norma si ricaverebbe altresì dalla relazione della Giunta al disegno di legge (atti consiliari della XII legislatura, n. 336: «è altresì importante evidenziare che l'Albo regionale non vincola in modo assoluto le imprese che vogliono partecipare agli appalti in possesso delle attestazioni di qualificazione rilasciate dalle SOA»), dalla prassi attuativa (vengono ammesse le imprese in possesso delle attestazioni di qualificazione rilasciate dalle SOA) e da una recente circolare della Regione Sardegna del 13 agosto 2002, prot. n. 20748 (secondo cui «il sistema di qualificazione regionale, pur sostituendosi alle SOA, non è esclusivo, ma è alternativo. Esso costituisce condizione sufficiente per l'ammissione alle gare d'appalto, vale a dire che ad un medesimo appalto possono partecipare sia le imprese con sola attestazione di qualificazione regionale, sia le imprese aventi la sola attestazione di qualificazione delle SOA»). Secondo l'Avvocatura della Regione, il ricorso del Governo si fonda su due motivi, entrambi basati sull'erroneo presupposto che il sistema di qualificazione regionale sia esclusivo anziché alternativo. Con il primo motivo del ricorso governativo si denuncerebbe una violazione degli artt. 6 e 7 della direttiva CEE 93/37, in relazione all'obbligo del rispetto dei vincoli comunitari da parte della potestà legislativa regionale previsto dall'art. 117, primo comma, della Costituzione. In particolare, la norma regionale, oltre a prevedere un sistema di qualificazione esclusivo, richiederebbe condizioni diverse da quelle previste dalle norme comunitarie citate, così impedendo alle imprese straniere di partecipare alle gare presentando certificazioni conformi alle normative dei rispettivi Paesi (come previsto dall'art. 8 della legge n. 109 del 1994). Con il secondo motivo del ricorso governativo si denuncerebbe una violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di concorrenza: tale censura sarebbe mutuata integralmente da una sentenza del TAR, oggetto di ricorso da parte della Regione. Svolte queste premesse, secondo la Regione, il ricorso sarebbe innanzitutto inammissibile per un'insufficiente definizione della questione di costituzionalità: è infatti impugnata l'intera legge, mentre secondo gli artt. 34, primo comma, e 23, primo comma, della legge n. 87 del 1953 e secondo l'insegnamento della Corte costituzionale (cfr. sentenze n. 366 del 1992 e n. 103 del 2001) il ricorrente ha l'onere di motivare le ragioni di incostituzionalità in relazione ad ognuna delle disposizioni contestate. L'Avvocatura regionale svolge altresì un breve excursus circa il riparto della competenza legislativa in tema di appalti pubblici. L'art. 3 dello statuto speciale per la Sardegna già attribuiva alla Regione una competenza legislativa primaria in materia di lavori pubblici di interesse regionale, con il limite del rispetto delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica; oggi il nuovo art. 117 Cost. attribuisce la materia dei lavori pubblici alla competenza legislativa generale delle Regioni, con il solo limite del rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali. Pertanto è venuto a cadere il limite del rispetto delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica, e la Regione pertanto dispone di amplissima discrezionalità nella materia dei lavori pubblici. Il primo motivo di ricorso sarebbe inammissibile anche perché il vizio denunciato si estrinsecherebbe in una violazione di legge (l'art. 6 della direttiva CE n. 93/37), mentre l'art. 117 consentirebbe allo Stato di far valere solo il vizio di incompetenza, quando dovesse ritenere che la legge regionale "… ecceda la competenza della Regione" (art. 127 Cost.). Lo Stato infatti, a seguito della riforma del Titolo V, avrebbe perso un suo ruolo tutorio nei confronti della Regione, la quale avrebbe ormai pari dignità rispetto allo Stato. Venendo al merito della questione, poiché, come detto, il sistema di qualificazione regionale delle imprese è alternativo e non esclusivo, la difesa regionale sostiene che è priva di fondamento sia l'ipotesi di una violazione di norme comunitarie sia l'invasione della sfera di competenza legislativa statale in materia di concorrenza. Con particolare riferimento al secondo motivo di censura da parte dello Stato, premette l'Avvocatura regionale che la materia “concorrenza” è da considerarsi, più che una materia in senso stretto, un valore costituzionalmente protetto (come nel caso dell'ambiente) che attraversa trasversalmente le materie di competenza delle Regioni, senza sovrapporsi ad esse ma giustificando soltanto la posizione di specifiche norme statali limitanti l'esercizio della potestà legislativa regionale (in questo senso Corte cost. , n. 282 e n. 407 del 2002). Pertanto, secondo la Regione Sardegna, la disciplina della qualificazione delle imprese per la partecipazione a pubblici appalti è soltanto un aspetto particolare della disciplina dei lavori pubblici, di esclusiva spettanza regionale. Meno che mai, prosegue la Regione resistente, potrebbe considerarsi conforme a Costituzione l'art. 8 della legge n. 109 del 1994, che pure sembra essere addotto a sostegno delle ragioni dello Stato e che attribuisce ad un regolamento governativo il compito di istituire un sistema di qualificazione unico per tutto il territorio nazionale: già prima della riforma del titolo V la giurisprudenza della Corte costituzionale aveva escluso che potessero intervenire i regolamenti statali; con la riforma l'art. 117, sesto comma, della Costituzione sancisce espressamente questo divieto. 3. – Il 16 novembre 2004 l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato una memoria con la quale ribadisce le argomentazioni esposte con il ricorso. In replica alla prima memoria difensiva della Regione Sardegna, si osserva che la prassi interpretativa ed una circolare non possono costituire garanzia della legittimità costituzionale di una norma e si aggiunge che l'art. 2 della legge regionale 9 agosto 2002, n. 14, va coordinato con l'art. 1 – a tenore della quale coloro che intendono partecipare a gare di appalto all'interno della Regione Sardegna sono tenuti all'applicazione delle disposizioni contenute nella legge impugnata per la validità dell'intero procedimento – che la Regione non richiama neppure incidentalmente. Si precisa inoltre che il ricorso contiene un errore materiale perché, invece di richiamare il comma sesto dell'art. 11 della direttiva 93/37/CEE indica l'art. 6 ed espone i motivi di divergenza tra la suddetta direttiva e la legge regionale impugnata. Si replica infine alla Regione affermando che l'impugnazione dell'intera legge regionale si giustifica per il fatto che una volta accertata l'illegittimità costituzionale delle norme di principio di cui agli artt. 1 e 2, l'intera legge viene a cadere di conseguenza. 4.– Il 16 novembre 2004 la Regione Sardegna ha depositato una memoria con la quale ribadisce le argomentazioni esposte in precedenza, osservando che, in virtù dell'art. 3, lett. e)