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Disposizioni per favorire lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile e femminile. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge intende promuovere la diffusione dell'imprenditorialità diffusa, introducendo alcune misure di agevolazione a favore della nascita di micro imprese giovanili e femminili. La crisi economica in atto nel Paese ha colpito il cuore del sistema produttivo italiano, che sappiamo essere caratterizzato dalla prevalente presenza di piccole e medie imprese. Queste per anni hanno contribuito in maniera determinante alla crescita del Paese, ma oggi si trovano in condizioni assolutamente critiche, prospettandosi per molte di loro la chiusura. Secondo i dati Cerved, il 2012 è stato fino ad ora l'anno più duro della crisi per il numero di imprese che hanno chiuso. Tra fallimenti (12.000), liquidazioni (90.000), procedure non fallimentari (2.000) sono state 104.000 le aziende italiane chiuse. Le conseguenze più drammatiche si sono registrate sul versante occupazionale. In Italia, la disoccupazione negli ultimi anni è cresciuta velocemente e, secondo l'Ocse, continuerà ad aumentare anche il prossimo anno. Nel suo Economic outlook , l'organizzazione stima che la percentuale di senza lavoro nel Paese salirà dal 10,6 per cento del 2012 all'11,9 per cento nel 2013, fino al 12,5 per cento nel 2014. Anche le previsioni sul Pil italiano sono al ribasso, passando da --1,5 per cento a --1,8 per cento per il 2013, e da +0,5 per cento a +0,4 per cento per il 2014. In questo contesto, già così drammatico, a destare preoccupazione sono i dati relativi all'imprenditoria giovanile. L'Osservatorio sull'imprenditoria giovanile ha recentemente reso noto che dal 2008 al 2012, cioè da quando è iniziata la crisi, sono scomparse 4 imprese al giorno e rispetto ai cinque anni prima, l'Italia ha perso il 16 per cento dei giovani a capo d'azienda. Questo negativo andamento è molto più accentuato nel nostro Paese che nel resto d'Europa, dove la diminuzione media è dell'8,9 per cento. La scomparsa di imprese giovanili oltre ad essere causata dalla generalizzata crisi economica è anche riconducibile ad una serie di fattori che sono di ostacolo all'esercizio dell'attività di impresa. Le imprese italiane rispetto alle concorrenti europee sono penalizzate da un sistema di tassazione, tra i più alti in Europa, da un apparato burocratico inefficiente e farraginoso, che costa circa 31 miliardi l'anno alle imprese, nonché da una rigidità del sistema bancario nel concedere crediti. La mancanza di liquidità; in particolare, sta togliendo la possibilità alle imprese di investire nella crescita e nello sviluppo condannando molte di queste, specie le più piccole, ad una veloce regressione, se non addirittura al fallimento. Questo fenomeno è particolarmente sentito nel mondo dell'imprenditoria giovanile e soprattutto femminile. Nella situazione generale di forte difficoltà di accesso al credito per le imprese, rispetto al sistema delle piccole imprese nel suo complesso, le donne imprenditrici fanno minore ricorso al credito bancario e, quando lo fanno, ricevono sempre più spesso una risposta totalmente o parzialmente negativa, con condizioni di finanziamento più sfavorevoli. Nonostante le imprese femminili rappresentino un realtà sempre più importante per il nostro Paese, gli ostacoli che le stesse incontrano nel fare impresa in Italia sono molti ed è proprio per questo motivo, insieme agli altri motivi sopra esposti, che si ravvisa l'esigenza di un intervento normativo volto ad agevolare la nascita delle imprese femminili e giovanili in Italia. Tutte queste imprese se sostenute nel loro sviluppo possono contribuire in maniera determinante al rilancio dell'economia italiana, offrendo al Paese la possibilità di portarsi a livelli competitivi con altri Paesi europei. Il presente disegno di legge prevede quindi l'intervento del fondo di garanzia, di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in favore dei giovani di età compresa tra i 18 e 35 anni e delle donne, a prescindere dall'età anagrafica, che si trovino nella condizione di avviare una nuova attività imprenditoriale. Stabilisce che il finanziamento, per un importo massimo garantito di 2,5 milioni di euro, debba essere destinato all'acquisizione di beni e servizi direttamente collegati all'attività d'azienda. Il venir meno dei requisiti richiesti per l'accesso ai benefici, comporta la revoca del finanziamento. A favore dei giovani sono intervenute molte personalità del mondo della politica e delle più note associazioni di categoria e tutte hanno condiviso la necessità di adottare misure urgenti per favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, si è detto pronto a varare un piano per l'occupazione giovanile entro l'estate. In tal senso, il presente disegno di legge può fornire indirizzi importanti per un concreto intervento a favore dei giovani. Ci auguriamo, quindi, che lo stesso possa essere quanto prima preso in esame dalle competenti Commissioni parlamentari, ai fini di una sua approvazione.. Art. 1. (Finalità) 1. Al fine di promuovere la ripresa del sistema produttivo e di favorire l'imprenditorialità diffusa, lo Stato sostiene l'avvio di nuove micro imprese giovanili e femminili, secondo le modalità previste dalla presente legge, in conformità alle disposizioni previste dal regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, nei limiti degli aiuti di importanza minore (« de minimis ») di cui al regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006. 2. Ai fini della verifica della compatibilità degli aiuti di Stato con il mercato interno, ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, i medesimi aiuti sono preventivamente notificati alla Commissione europea ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato medesimo. Art. 2. (Soggetti beneficiari) 1. I soggetti, di età compresa tra i 18 e 35 se uomini, e se donne, a prescindere dall'età anagrafica, residenti in Italia, che si iscrivono per la prima volta alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi ovvero che per almeno dodici mesi, non essendo più iscritti ad una gestione previdenziale dei lavoratori autonomi, hanno svolto attività di lavoro non autonomo o sono rimasti disoccupati, oppure hanno svolto attività di collaborazione secondo le tipologie contrattuali previste dalla normativa vigente in materia, possono avviare un'attività imprenditoriale, nelle forme previste dalla presente legge, usufruendo di un regime speciale di agevolazione per un periodo di trentasei mesi decorrenti dalla data di inizio dell'attività d'impresa effettuata nell'arco temporale di cinque anni, a decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2.