[pronunce]

Il rinvio di fatto conseguente al provvedimento del giudice avrebbe peraltro una funzione compensativa per le parti, dando alle stesse un margine di tempo aggiuntivo per la preparazione delle rispettive difese, anche considerato che la richiesta di rinvio a giudizio è preceduta, comunque, da un deposito preliminare degli atti a norma dell'art. 415-bis cod. proc. pen. Si consideri ulteriormente, per il caso che l'udienza sia già stata fissata, che rientra nei poteri del giudice regolarne le cadenze in guisa da rendere concreta la possibilità per le parti di spiegare la propria attività, garantendo l'effettività del contraddittorio, anche, se del caso, mediante il rinvio per un tempo necessario e sufficiente a compensare le difficoltà «aggiuntive» derivanti da fascicoli non razionalmente organizzati o molto complessi (questa Corte ha già rilevato, ad esempio con la sentenza n. 16 del 1994, che anche per l'udienza preliminare, nei limiti del relativo oggetto, l'esigenza di celerità va contemperata con la garanzia di effettività del contraddittorio). L'introduzione di una nuova causa di nullità per mezzo di una sentenza additiva di questa Corte – come richiesto dal giudice a quo – determinerebbe una eccessiva rigidità delle conseguenze derivanti da una irregolare formazione del fascicolo, che potrebbe essere contraria agli stessi legittimi interessi delle parti ed in contrasto con il principio della ragionevole durata del processo fissato dall'art. 111, secondo comma, della Costituzione. In altre parole, la sanzione processuale invocata finirebbe per essere sproporzionata, in molti casi, e quindi controproducente rispetto alle stesse finalità di tutela che hanno mosso il rimettente a sollevare la questione. Il giudice infatti deve avere la possibilità di valutare caso per caso la gravità della situazione venutasi a creare, allo scopo di indicare, quando ciò sia possibile, un congruo termine, entro il quale il pubblico ministero deve provvedere al riordino della documentazione secondo i criteri dettati dalle norme vigenti, e comunque allo scopo di garantire effettività di esercizio per i diritti delle parti. 2.3. – Non si può escludere in assoluto che la caoticità del fascicolo – in ipotesi composto da migliaia di pagine – sia tale, anche dopo un insufficiente riordino, da incidere seriamente sul diritto di difesa delle parti. Solo in tale eccezionale eventualità si deve ritenere che l'irregolarità del fascicolo depositato equivalga ad omesso deposito, con la conseguenza della inutilizzabilità degli atti e dei documenti non trasmessi, secondo la prevalente giurisprudenza di legittimità, o addirittura della nullità ex art. 178, comma 1, lettera c), cod. proc. pen. , ove si ritenesse, secondo altro orientamento interpretativo, che «l'attività difensiva è in concreto compromessa dalla mancata conoscenza degli elementi di indagine» (Cass. pen. , sentenza n. 14588 del 1999). L'effettività dei diritti fondamentali, tra i quali va certamente annoverato il diritto di difesa di cui all'art. 24, secondo comma, Cost., viene meno non soltanto se le norme vigenti consentono che sia radicalmente impedito il loro esercizio, pur formalmente riconosciuto, ma anche se è possibile che si creino, senza la previsione di adeguati rimedi, situazioni tali da rendere eccessivamente difficile l'esercizio stesso. Solo in assenza di tali efficaci rimedi, desumibili dal sistema processuale vigente, questa Corte dovrebbe intervenire per ripristinare, anche con una pronuncia additiva, la tutela del diritto illegittimamente compresso. Nel caso di specie, l'ordinamento rende praticabile una gamma di possibili reazioni all'eventuale, censurabile comportamento dell'ufficio del pubblico ministero, che abbia depositato un fascicolo difforme dalle prescrizioni legislative e regolamentari in materia. Gli effetti che si possono verificare, proporzionati alla gravità delle anomalie concretamente riscontrate, vanno da una sollecitazione a regolarizzare la documentazione allegata alla richiesta del decreto che dispone il giudizio ad un rinvio disposto dal giudice - con segnalazione della disfunzione al capo dell'ufficio ai sensi dell'art. 124, comma 2, cod. proc. pen. - sino alla equiparazione della impossibile o troppo difficile lettura degli atti e documenti contenuti nel fascicolo al mancato deposito dello stesso. È evidente infatti – come già s'è detto – che l'adempimento imposto dall'art. 416, comma 2, cod. proc. pen. è finalizzato all'esercizio del diritto di difesa delle parti del giudizio, oltre che a rendere possibile al giudicante la conoscenza degli atti delle indagini preliminari. Se l'uno e l'altro sono resi impossibili o irragionevolmente difficili – alimentando peraltro il dubbio, in caso di assenza dell'indice, circa possibili manipolazioni del materiale allegato – il deposito del fascicolo deve ritenersi solo apparente, con tutte le possibili conseguenze processuali, sopra indicate, da ciò derivanti. 3. – In definitiva, proprio l'interesse costituzionalmente tutelato delle parti e dell'intera collettività ad un sollecito svolgimento del processo penale richiede che non si irrigidisca, con una previsione di nullità, l'effetto della violazione delle disposizioni sulla formazione del fascicolo, ma che si lasci al giudice il potere e la responsabilità di adottare provvedimenti ispirati ad una reazione flessibile, proporzionale alle irregolarità riscontrate, nella prospettiva del soddisfacimento, nei singoli specifici casi, della prescrizione di cui all'art. 111, terzo comma, Cost.: «la legge assicura che la persona accusata di un reato […] disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa».. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 416 del codice di procedura penale, sollevata, con riferimento agli articoli 24, secondo comma, e 111, terzo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 maggio 2009. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'8 maggio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA