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C'è, adesso, una produzione italiana di mascherine; c'è un prezzo giusto di vendita al pubblico. C'è il ruolo e il rispetto, che ci siamo a mano a mano conquistati in tutti gli organismi sanitari, europei ed internazionali. Le misure adottate sono state sempre accompagnate da scelte difficilissime. Esse, insieme ai sacrifici straordinari di milioni di italiane e di italiani, ci hanno permesso di piegare la curva del contagio. Non dobbiamo dimenticarlo mai: è con le misure che Governo e Regioni hanno adottato che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone. Abbiamo alleggerito il peso insostenibile che arrivava sui nostri presidi sanitari e abbiamo sviluppato, giorno dopo giorno, le condizioni perché l'Italia potesse finalmente ripartire. Siamo stati il primo Paese occidentale ad essere colpito. Abbiamo dovuto agire senza avere un modello facilmente replicabile. Le nostre scelte nelle settimane successive sono state seguite da molti altri Paesi d'Europa e del mondo. Oggi possiamo dire che non vi era alternativa alla durezza delle misure adottate. I luoghi del mondo dove si è scelta una strategia più morbida (penso a chi ha provato a seguire la strategia dell'immunità di gregge) stanno pagando un prezzo molto più salato in termini di vite umane, oltre che in termini economici. Solo con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 maggio abbiamo avviato la fase delle riaperture. Lo abbiamo fatto con prudenza e con gradualità. Siamo partiti dalle attività manifatturiere, di costruzioni, di intermediazione immobiliare e di commercio all'ingrosso. Abbiamo autorizzato alcuni primi spostamenti all'interno della Regione di residenza e ancora la ristorazione con l'asporto. Due settimane più tardi, con il decreto-legge n. 33 del 16 maggio e con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 maggio, abbiamo compiuto altri passi avanti nelle riaperture, con nuove misure che saranno efficaci fino al prossimo 14 giugno. È importante ricordare un punto e cioè che con il decreto-legge n. 33 viene meno la norma, fino ad allora vigente, che consentiva alle Regioni di poter attivare misure esclusivamente più restrittive rispetto a quelle stabilite dal Governo centrale. È evidente che da quel momento in poi le Regioni hanno la facoltà di poter intervenire con maggiore autonomia sulla base del monitoraggio costante che insieme stiamo attuando. Con i citati provvedimenti sono state assunte le seguenti rilevanti decisioni: sono stati autorizzati gli spostamenti, senza obbligo di autocertificazione, all'interno della Regione; nel rispetto dei protocolli, hanno poi preso nuovo avvio attività economiche quali bar, ristoranti e servizi alle persone; fermo il divieto degli assembramenti, è possibile riunirsi e sono consentite le cerimonie religiose; lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche è consentito in forma statica, a condizione che nel corso di esse siano osservate le distanze personali prescritte e le altre misure di contenimento. Ancora, dal 3 giugno scorso è ripristinata la mobilità su tutto il territorio nazionale senza autocertificazione e dal 3 giugno sono consentiti gli spostamenti con riferimento agli Stati membri dell'Unione europea, a quelli dell'area Schengen, al Regno Unito, ad Andorra, al Principato di Monaco, alla Repubblica di San Marino e allo Stato della Città del Vaticano; dal 3 giugno le persone che entrano o rientrano in Italia da questi Paesi non sono più sottoposte a sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per quattordici giorni, come avveniva prima. Permane, invece, per chi entra o rientra in Italia da Stati o territori diversi da quelli che ho appena elencato, l'obbligo di trascorrere un periodo di quattordici giorni di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario presso la propria abitazione o in un'altra dimora scelta dall'interessato o, in mancanza, determinata dalla Protezione civile. Dal 15 giugno riprenderanno le attività per cinema, teatri e concerti, con il limite di 200 persone al chiuso e 1.000 persone all'aperto. Sempre dal 15 giugno riprenderanno le attività ludiche e ricreative per i bambini. Il filo che unisce tutti questi provvedimenti è la costante proporzionalità delle misure all'andamento della curva del contagio. Permettetemi in questa sede di ringraziare le donne e gli uomini che fanno parte del nostro comitato tecnico-scientifico, che ha accompagnato con proprie valutazioni e indicazioni ogni passo che abbiamo deciso di compiere, in un rapporto positivo tra scienza e politica, come è giusto che sia. (Applausi). Oggi non dobbiamo cambiare strada. Io credo che tutti - politica, mondo sanitario, scienziati - tanto più dopo un lookdown , dobbiamo avere misura nelle nostre affermazioni e mai dare messaggi contraddittori ai nostri concittadini. Dentro diverse legittime valutazioni e ricerche scientifiche credo che non dobbiamo alimentare una surreale divisione tra pessimisti e ottimisti. Una seconda ondata o una recrudescenza non è certa, ma è possibile e quindi bisogna essere pronti. L'intervista di stamattina sul quotidiano «La Stampa» di Anthony Fauci è a tal proposito molto chiara. Restiamo tutti rigorosamente ancorati a una valutazione oggettiva dei dati e dei fatti. Le nostre decisioni devono continuare a essere orientate esclusivamente da valutazioni effettuate sulla base di criteri di verifica che abbiamo deciso insieme alle Regioni: parametri precisi e severi che vengono controllati, settimana dopo settimana, da una cabina di regia composta dal Ministero della salute, dall'Istituto superiore di sanità e dalle Regioni, con verifiche molteplici e puntuali. Io ho fiducia nella serietà di questo lavoro che sta migliorando di giorno in giorno. Anche sul monitoraggio, come su tante altre cose, non c'era un modello già pronto; lo hanno elaborato i nostri scienziati ed è riscontrabile a oggi una crescente accuratezza dei dati che provengono quotidianamente dalle Regioni. La valutazione espressa sull'ultimo rilevamento è molto chiara e conferma le tendenze di quelle precedenti. C'è una costante: aumentano i guariti; si riduce la curva del contagio; molte Regioni sono a 0 o prossime allo 0; diminuiscono i deceduti; l'indice Rt è in tutta Italia sotto la soglia di 1. Sono dati oggettivamente incoraggianti, che però continuano a rappresentare solo una parte della realtà. Le analisi rilevano, con la stessa chiarezza, due indicazioni ben precise che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare. La prima: l'epidemia non si è conclusa, non è finita. Ci sono ancora focolai di trasmissione attivi. La seconda: il virus, anche se in forma ridotta e con una prevalenza di casi asintomatici, continua a circolare. Questi due dati, altrettanto oggettivi come quelli positivi che ho precedentemente richiamato, ci devono invitare a una convinta e responsabile ulteriore prudenza. Siamo sulla strada giusta, ma il nemico non è vinto, perché convivendo con il virus, in una situazione in cui aumentano le attività e si liberalizzano gli spostamenti, ne deriva inevitabilmente il moltiplicarsi della probabilità di incontrare il Covid: per questo è ancora indispensabile il distanziamento , l'utilizzo delle mascherine, l'igiene personale, evitare gli assembramenti, restare a casa e avvisare il medico immediatamente ai primi sintomi.