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8) la documentazione inerente alla violazione di quanto previsto dal regolamento sanitario e dalle linee guida dell'OMS sulla comunicazione del rischio ai cittadini; considerato che, ai sensi dell'art. 95 della Costituzione, "Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri. I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, ed individualmente degli atti dei loro dicasteri". Sui ministri, dunque, grava una responsabilità amministrativa in relazione all'attività da essi svolta come vertici dei dicasteri. Inoltre, essi sono funzionari onorari dello Stato e, in quanto tali, possono essere responsabili civilmente ai sensi dell'art. 28 della Costituzione; visto che: secondo la normativa italiana il piano pandemico nazionale viene approvato dalla Conferenza Stato-Regioni e spetta a queste ultime redigere un piano attuativo regionale sulla scorta del piano pandemico medesimo; la Regione Lombardia, stando a quanto si apprende, avrebbe omesso il proprio controllo, per aver dichiarato nel verbale di delibera del 22 dicembre 2010 di ritenere il piano pandemico nazionale 2006 un documento pieno di criticità, senza tuttavia essere intervenuta in alcun modo, redigendo vieppiù un piano di prevenzione regionale 2014-2018, integrato nel 2015 in occasione dell'EXPO di Milano e prorogato al 2019, in base al quale, al primo caso di trasmissione interumana di un virus, si sarebbe dovuto immediatamente isolare il paziente, provvedere al tracciamento dei contatti e alla sorveglianza attiva. Quanto prescritto, stando a quanto si apprende, non sarebbe stato fatto ad Alzano Lombardo, poiché l'ospedale non sarebbe stato sanificato e avrebbe continuato ad effettuare prestazioni ambulatoriali e diagnostiche senza che vi fosse alcuna sicurezza per i visitatori, i pazienti, il personale medico ed infermieristico; la Regione Lombardia non avrebbe provveduto a fare scorte di dispositivi di protezione individuale, ventilatori, caschi CPAP e non avrebbe provveduto né al conteggio puntuale e alla comunicazione tempestiva del numero di posti letto nelle terapie intensive né all'isolamento, tracciamento e sorveglianza attiva. Stando a quanto si apprende, inoltre, non avrebbe verificato le richieste dei medici di medicina generale che almeno sin dai mesi di ottobre e novembre 2019 avrebbero segnalato affezioni respiratorie anomale di eziologia sconosciuta prescrivendo, pertanto, farmaci diversi da quelli soliti (richieste inviate alla Regione); la Regione Lombardia sarebbe stata a conoscenza della task force istituita, degli scenari commissionati all'epidemiologo matematico Merler della fondazione Bruno Kessler e del piano emergenziale segreto attraverso il dottore Zoli, componente del CTS e già responsabile in Regione di AREU, agenzia regionale emergenza urgenza, che si occupa del servizio sanitario di emergenza urgenza all'interno del territorio regionale, ma, ciononostante, ebbe a comunicare ufficialmente tra il 14 febbraio ed il 7 marzo 2020 che non vi fossero rischi per la popolazione e che il virus fosse poco più di una banale influenza. Nelle fasi epidemiche successive non avrebbe, inoltre, provveduto a potenziare le terapie intensive in numero adeguato, ad incrementare il numero dei laboratori certificati sia per processare i tamponi che per effettuare i test sierologici, di fatto attribuendoli ai privati, al tracciamento e alla sorveglianza attiva, a fare scorte di vaccini antinfluenzali, a predisporre strutture ospedaliere in modo da garantire la sicurezza dei pazienti no COVID attraverso percorsi realmente e concretamente separati, si chiede di sapere: se il Governo intenda chiarire con urgenza la propria responsabilità in ordine alle gravissime omissioni che avrebbero causato la morte di numerosi cittadini e se sia a conoscenza, puntualmente, di quanto accaduto in Lombardia nella gestione dell'emergenza; quale sia la posizione del Ministro della salute rispetto ai contenziosi intrapresi dai familiari delle vittime da COVID-19. Atto n. 4-05411 LANNUTTI ANGRISANI LEZZI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: Leonardo S.p. A. è un'azienda italiana attiva nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza e la sua proprietà è al 30,2 per cento del Governo italiano e al restante 69,8 per cento di investitori privati e fondi d'investimento; per quanto risulta agli interroganti, l'area comunicazione e relazioni esterne di Leonardo ha uno staff di circa 250 persone. Da giugno 2017 a novembre 2019, è stata diretta da Raffaella Luglini, incaricata come nuovo direttore della comunicazione dallo stesso Alessandro Profumo un mese dopo la sua nomina ad amministratore delegato. A novembre 2019 Profumo ha avviato un nuovo avvicendamento, affidando il cuore dell'area relazioni esterne a Gianbattista Vittorioso, che ha ricoperto l'incarico come direttore della "unità organizzativa communication" fino a gennaio 2021. Va ricordato che già alla fine di ottobre 2018 la "superdirezione" di Luglini aveva "perso un pezzo", i "Rapporti istituzionali Italia". Competenza, che Luglini aveva ad interim , affidata a un dirigente assunto nell'occasione, Paolo Messa, esperto di comunicazione ed editore ("Formiche" e "Air Press"), già consigliere di amministrazione della RAI, ma soprattutto uomo di fiducia di Gianni De Gennaro, l'ex capo della Polizia e dei servizi segreti, che è stato presidente di Finmeccanica-Leonardo dal 2013 al 2020. Messa era direttore del Centro studi americani, di cui De Gennaro era ed è tuttora presidente. Con l'arrivo di Messa, i Rapporti istituzionali Italia sono stati sfilati dall'area di competenza del chief stakeholder officer Luglini (che ne era anche responsabile ad interim ) e collocati sotto il presidente De Gennaro, in coordinamento con l'amministratore delegato Profumo. Anche Vittorioso, direttore della comunicazione di Leonardo fino a gennaio 2021, viene dallo staff di De Gennaro. Da febbraio 2021, il nuovo direttore della comunicazione è Stefano Amoroso, arrivato direttamente dal gruppo farmaceutico Dompé. Dietro quest'ultima nomina ci sarebbe stata l'impronta di Roberto Cingolani, attuale Ministro della transizione ecologica. Prima di approdare nel gruppo farmaceutico Dompé, nel quale ha trascorso gli ultimi tre anni e ha un curriculum tutto nella comunicazione, Amoroso ha trascorso 9 anni alla Barabino & partners e quasi 6 anni alla Edison. Ma l' atout decisivo è il periodo trascorso all'Istituto italiano di tecnologia (IIT) di Genova, come direttore della comunicazione e relazioni esterne, da luglio 2014 a gennaio 2018. A capo dell'IIT in quel periodo era Cingolani, il laureato in fisica e professore universitario che nel 2005 ha fondato l'Istituto di tecnologia di Genova, diventandone subito il direttore scientifico. A settembre 2019 Profumo ha assunto anche Cingolani come chief technology & innovation officer . A differenza del predecessore, Giovanni Soccodato, Cingolani non aveva esperienza nell'aerospazio e difesa.