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Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione dell'epidemia da COVID-19, la gestione dell'emergenza pandemica, nonché sulle misure adottate per prevenire e contrastare la diffusione del virus e le conseguenze derivanti al Servizio sanitario nazionale. Onorevoli Senatori . – L'istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulle questioni legate all'epidemia di COVID-19, alla gestione dell'emergenza e alle misure che furono adottate (o meno) volte a prevenire e a contrastare la diffusione del virus, analizzando anche le ricadute che si sono avute sul Sistema sanitario nazionale, è necessaria perché l'azione della magistratura è volta solo a individuare eventuali responsabilità individuali di tipo penale, civile, o amministrativo. Vi sono invece altre responsabilità che hanno natura politica e ricadute sociali, e umane, di notevole momento, che non possono essere ignorate. In particolare, la gestione della risposta alla pandemia è stata caratterizzata da un'azione balbettante, oscillante tra la tutela del bene della vita (e della integrità fisica) e la tutela incomparabilmente inferiore delle esigenze della produzione e dell'economia, attraverso un'azione definita dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri volta non già alla massima efficacia, ma ispirata a un criterio di « adeguatezza e proporzionalità », mentre i decisori politici nazionali e regionali si sono sempre fatti scudo degli esperti e dei tecnici, e in particolare del Comitato tecnico-scientifico (CTS), cercando di evitare le responsabilità che comporta il rispettivo ruolo di Governo. La gestione della pandemia ha subito reso evidenti le criticità e i danni che sono stati prodotti alla efficacia e anche alla efficienza della struttura operativa e amministrativa dello Stato dalla confusionaria riforma del titolo V della Costituzione, la quale, peraltro ha avuto l'effetto indesiderabile di diluire, la responsabilità tra Governo centrale e regioni, anche per quel che riguarda la gestione operativa di un'emergenza pandemica. Affinché la gestione di qualsiasi emergenza sia efficace, è necessario che l'assetto delle responsabilità sia preventivamente ben delineato, chiaro e preciso e che la catena di comando sia preventivamente individuata, come faceva e fa il vecchio piano pandemico non aggiornato, ma soprattutto non attuato. La chiara identificazione delle responsabilità, del « chi fa cosa », consente di evitare che in un momento così drammatico si vada in ordine sparso, in una cacofonia di voci disastrosa, e con palleggi di responsabilità inaccettabili. Inoltre, è davvero grave la mancanza di una legislazione sanitaria nazionale per le emergenze epidemiche e pandemiche, che da anni è prevista, invece, dal Regolamento sanitario internazionale. Tale gravità assume particolare concretezza alla luce della previsione fatta dagli organi internazionali competenti secondo cui si verificheranno altre pandemie alle quali dovremo fare fronte. E ancora, affinché l'azione politica e amministrativa possa essere davvero responsabile, occorre che in concreto sussista quel pilastro, fondamentale per la democrazia, che è la trasparenza. Al contrario, la totale proterva mancanza di trasparenza si afferma in modo esemplare, paradigmatico, come un vero e proprio sistema, a danno di ciascuno di noi. Il Governo nazionale afferma di aver adottato ogni propria decisione sulla scorta del parere del CTS, eppure fu deciso di non chiudere la val Seriana, sebbene i tecnici ne avessero consigliato l'immediata chiusura. Circa la trasparenza, dobbiamo tenere presente che il TAR del Lazio, Sezione I- ter , con sentenza n. 6583 del 3 giugno 2021, aveva dato ragione all'Agenzia di stampa AGI che si era rivolta al giudice amministrativo contro la decisione del Governo di negare l'accesso agli atti necessari per conoscere le ragioni della mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro. Il TAR aveva dichiarato l'inesistenza di « ragioni di sicurezza o militari » le uniche che avrebbero potuto legittimare quel rifiuto, tenendo tra l'altro conto che la richiesta di AGI risaliva al settembre 2020, quindi quando erano oramai trascorsi molti mesi dai fatti e le esigenze opposte comunque non avevano più alcuna attualità. Ciononostante, nel dicembre del 2021 il Consiglio di Stato, invece, ha stabilito che tutti i documenti relativi alla decisione di non dichiarare zona rossa, compresi quelli intercorsi tra Ministero e regioni, ancora oggi non debbano essere resi pubblici, in quanto vi sarebbe un oscuro e inspiegabile legame tra la decisione stessa e l'operazione « strade sicure », volta al contrasto al terrorismo. C'è da rabbrividire per questa logica! Non solo non vi dovrebbero essere zone d'ombra o silenzi complici, ma al di là delle responsabilità giuridiche, si dovrebbe poter far luce sulle altre responsabilità che hanno natura diversa, essenzialmente politica, come si diceva, ma cercando di fare luce anche su quelle cause e circostanze che chiameremmo « di sistema ». Pertanto, solo una Commissione parlamentare di inchiesta, anche quale strumento di controllo sul potere esecutivo, è in grado di indagare tali responsabilità, per tale via integrando il lavoro della magistratura. Le istituzioni rappresentative devono, infatti, rispondere con chiarezza ad esigenze e domande che hanno a che vedere con l'essenza stessa di uno Stato democratico. Sotto altro profilo, oltre a nascondersi dietro ai tecnici, i decisori politici nazionali e regionali hanno sovente parlato di: « giorni dell'impreparazione », sostenendo che la novità dell'agente patogeno di per sé escludeva l'esistenza di buone pratiche o adeguate linee guida di riferimento da poter utilizzare come criterio operativo di azione. Gli stessi sostenevano anche che non esistesse il cosiddetto « libretto d'istruzioni ». Pertanto, occorre che la Commissione indaghi se il decisore politico, invece avesse quegli strumenti, ad esempio nel piano pandemico e nel Regolamento sanitario internazionale, per ottenere gli elementi di conoscenza e valutazione e potesse quindi determinare le proprie scelte operative a ragion veduta e in modo più efficace, ovvero se vi sia stata, una fuga dissimulata per evitare le responsabilità dei vari ruoli, ivi comprese quelle della pubblica amministrazione nazionale e regionale e dei rispettivi vertici. Il rapporto tra la classe politica e il corpo elettorale è probabilmente giunto ad un punto critico, di non ritorno. L'autorevolezza, è stata perduta per tanti motivi, ma certo la fuga dalle responsabilità ha contraddistinto troppi momenti della vita del nostro Paese. Ed è anche questo lo scopo ultimo della Commissione che il disegno di legge si propone di istituire, e per questo stesso motivo, coerentemente, le relazioni della Commissione non potranno contenere alcun omissis e la documentazione acquisita dovrà essere libera, salvo le eventuali e temporanee esigenze funzionali relative alla tutela delle attività d'indagine, ma sempre su richiesta dell'autorità giudiziaria. L'istituzione tramite legge della Commissione potrà consentire al prossimo Parlamento di fare salvi gli atti e le attività poste in essere e ripartire dalle risultanze che si raggiungeranno nei mesi di lavoro che ancora la legislatura ha davanti e che possono essere proficuamente utilizzati..