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una su tutte è la legge n. 134 del 2015, approvata dal Parlamento per garantire la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l'inserimento nella vita sociale delle persone con disturbo dello spettro autistico, in conformità a quanto previsto dalla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 82 del 12 dicembre 2012, sui bisogni delle persone con autismo. Successivamente il tema è stato trattato da altre leggi e in particolare dalle legge di bilancio: non furono infatti previsti fondi per poter sostenere la legge citata, ma nelle successive leggi di bilancio sono stati stanziati fondi appositi per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico. Questi sono dunque dati importanti e proseguo nel dire cosa ancora era stato fatto, perché è giusto citarlo. Nei livelli essenziali delle prestazioni (LEA), che sono stati rivisti nel 2015, è stato stabilito che nel Sistema sanitario nazionale alle persone con disturbo dello spettro autistico si sarebbero dovuti garantire specifiche prestazioni di diagnosi precoce, che è fondamentale, la cura, il trattamento e l'individuazione, mediante l'impiego di metodi e strumenti basati sulle più avanzate evidenze scientifiche. La ricerca scientifica ha però ancora bisogno di essere finanziata, perché è ancora lontana dal suo obiettivo. Si sono fatte tante ricerche avanzate, ma anche la Società italiana di neuropsichiatria infantile, proprio due giorni fa, ha affermato che c'è bisogno ancora di fare delle ricerche perché purtroppo l'autismo è in aumento: un bambino su 77 si ammala di autismo, questa patologia non si è fermata. Pertanto c'è bisogno di una ricerca, che deve essere finanziata. Ricordo un'altra legge importante approvata nella precedente legislatura, la n. 167 del 2016, che è diretta a rendere obbligatoria, con l'inserimento nei livelli essenziali di assistenza, l'effettuazione dello screening neonatale per la diagnosi precoce di patologie ereditarie, che era già prevista dall'articolo 1, del comma 229, della legge di stabilità del 2014. Come vedete, quindi, ancora una volta è la prevenzione che viene in aiuto di questa patologia. Devo dire, tuttavia, che, nonostante le leggi comunque promulgate, le famiglie ancora oggi ci chiedono di essere aiutate e il filmato di ieri lo ha detto molto palesemente: molte di queste famiglie rimangono da sole, anche perché spesso al loro interno c'è una povertà educativa che non dà la possibilità di chiedere aiuto e in particolare l'aiuto specifico che possono avere. Lo diceva molto bene una psicologa: molte di loro neanche sanno a chi chiedere la possibilità di un sostegno, anche solo per l'assegno familiare. Colleghi, come vedete, c'è molto da fare e noi siamo qui oggi per prenderci impegni precisi, appositamente per dare aiuto a queste famiglie. Nella nostra mozione - sperando anche io che si possa arrivare a un testo unico, vedremo come rispetto ai vari impegni - abbiamo riscontrato eterogeneità nell'applicazione delle leggi nelle diverse Regioni. Lo ribadisco ogni volta che parlo in quest'Aula: purtroppo, c'è eterogeneità nell'applicazione nelle Regioni perché il Sistema sanitario nazionale non è unico: ce ne sono ventuno. Ciò dimostra che non tutti possono avere le stesse opportunità, soprattutto con riferimento a quelle Regioni che hanno minori possibilità rispetto a progetti importanti per il sostegno di queste persone. Quindi, i problemi sono i medesimi ma le risposte sono diverse, come sono diversi i contesti educativo-culturali. Dicevamo che c'è ancora molto da fare; certo, i disturbi dello spettro autistico, infatti, non sono sempre stati trattati nel modo più appropriato e, nonostante alcune realtà eccellenti che - dobbiamo dirlo - sono presenti nel nostro territorio nazionale, le persone con questo disturbo e le loro famiglie spesso non trovano risposte adeguate nel sistema di welfare del nostro Paese. Secondo quanto stabilito nella citata legge n. 134 del 2015, il Servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire alle persone con disturbo dello spettro autistico le prestazioni della diagnosi precoce, della cura e del trattamento individualizzato, perché ogni persona è una persona a sé, quindi ha bisogno di un suo percorso, soprattutto di una terapia individualizzata e di una terapia integrativa individualizzata, mediante l'impiego di metodi e strumenti basati sulle più avanzate evidenze scientifiche. L'identificazione precoce dell'autismo, fondamentale, deve rappresentare la prima sfida importante, perché dà la possibilità di una presa in carico in un'età nella quale i processi di sviluppo possono ancora venire modificati, per cui è vero che non si guarisce dall'autismo, ma si possono migliorare tantissimo le condizioni se i progetti personalizzati vengono seguiti nel tempo. Di qui, l'importanza di seguire una persona affetta dal disturbo lungo tutto l'arco della vita ed è per questo che nella nostra mozione abbiamo citato l'importante legge cosiddetta dopo di noi. Infatti, l'allarme maggiore lanciato ieri dai genitori, che si vedono ormai anziani, fragili e con poche possibilità, è non sapere a quale altra famiglia affidare i propri figli ancora giovani (ragazzi di venti-trent'anni). Questo è un grave problema che noi dobbiamo sentire, ragion per cui nella nostra mozione chiediamo che prossimamente venga garantito un aumento dei finanziamenti per sostenere la legge del dopo di noi. Una legge che, come sappiamo, fatica a decollare in alcune Regioni, ma che, vi garantisco, in tante altre sta conseguendo risultati meravigliosi grazie a progetti che sono già partiti. Ci piacerebbe che alcune misure, compresa la Commissione di cui ha già parlato la senatrice Binetti, potessero essere approvate oggi, in questo Senato, il giorno dopo la giornata mondiale dell'autismo. Sarebbe un segnale di ascolto fondamentale della politica nei confronti di queste famiglie. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . Presidenza del vice presidente LA RUSSA (ore 11,54) PRESIDENTE . Dichiaro aperta la discussione. È iscritta a parlare la senatrice Parente. Ne ha facoltà. PARENTE (PD) . Signor Presidente, in questi giorni sto leggendo un libro: il diario di una madre di due giovani donne con spettro autistico, che racconta nelle prime pagine la scoperta dell'autismo. L'autrice ricorda di come, nello studio di un pediatra, per una visita alla sua prima figliola, dopo molte e varie peripezie, il professionista, nel consegnarle una lettera per un neurologo, le abbia detto: «Sarà una missione». Colleghe e colleghi, signor Presidente, penso che noi tutti dobbiamo sentire di avere questa missione, perché siamo come Marina e le sue figlie. La nostra missione è sostenere, con una politica pubblica adeguata, le persone autistiche e le loro famiglie, attraverso interventi che - è stato ricordato - devono essere necessariamente biopsicosociali e attenti a tutte le fasi della vita (come avviene per ognuno di noi), ad esempio quella dell'adolescenza, in cui gli effetti del disturbo neurobiologico si possono amplificare paurosamente.