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Ancora una volta ci troviamo di fronte a strutture dimentiche che uno dei principi cardine delle democrazie moderne è: no taxation without representation. Questo principio, almeno in linea tendenziale, avrebbe dovuto presiedere a ogni trattativa sul tema. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC) . Difendere questo fondamento non vuol dire essere sovranisti o antieuropeisti, ma difendere la democrazia e non già quella di un solo popolo, ma quella di tutti quei popoli che compongono quella straordinaria unità culturale di valori e di principi che noi chiamiamo Europa. «La democrazia conta più dei mercati», ci ricorda Fitoussi. Per queste ragioni, annuncio il mio voto in dissenso dal Gruppo e constato di non riconoscermi più nelle politiche del mio MoVimento. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, FIBP-UDC e FdI). URRARO (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. URRARO (M5S) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, quello del Meccanismo europeo di stabilità è un tema importante e sensibile che a mio avviso, in quest'ultimo periodo, non è stato affrontato correttamente. Lo dice il fatto stesso che poco spazio è stato concesso alle Aule del Parlamento in tema di confronto, valutazione e approvazione del testo stesso, un testo di cui quest'Aula solo oggi prende visione, contenente modifiche. Trovo che non si debba ricorrere alla centralità delle Camere solo in casi estremamente critici. Se l'Italia avesse avuto qualcosa da temere o meno bisognava deciderlo nelle sedi opportune e nei tempi dovuti: purtroppo questo non è avvenuto. In questi giorni e in queste ore ci stiamo occupando del MES solo dopo diversi allarmi lanciati da più parti e apprendendo da fonti dell'Eurogruppo che l'accordo è concluso. Con il Meccanismo europeo di stabilità si garantisce stabilità finanziaria ai membri della zona euro, come anche eventuale assistenza in caso di crisi e, come diceva poc'anzi il collega Grassi, sono state introdotte norme che regolano il dovuto rapporto tra Governo e Parlamento in caso di iniziative di carattere finanziario. Ci ritroviamo a valutare un testo riformato, del quale non abbiamo avuto contezza e sul quale non si è avuto modo di intervenire in ambito parlamentare durante le trattative, così come previsto dalla cosiddetta legge Moavero, che impone al Governo di informare il Parlamento su ogni iniziativa finalizzata alla conclusione di accordi in materia finanziaria, a norma degli articoli 5, 6 e 7. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). Per l'Italia il MES dovrebbe rappresentare comunque un vuoto e un fallimento: non ci sono fondi sufficienti e, in caso di crisi di uno Stato membro, servirebbe solo e comunque un intervento della Banca centrale europea. Il nostro Paese, tra l'altro, rappresenta il terzo contribuente netto e nemmeno può eventualmente ostacolare o decidere la nomina di uno dei vertici più potenti e influenti, tra cui il direttore generale del fondo. I tre elementi menzionati nel cosiddetto pacchetto di cui si discute, ovvero la riforma del MES e l'adozione dello strumento di bilancio per la convergenza e la competitività e la definizione del sistema europeo di assicurazione dei depositi, stanno procedendo comunque a velocità diverse, senza che sia materialmente possibile per alcuno addivenire ad una loro valutazione complessiva, stante anche l'impossibilità per i Parlamenti nazionali di comprendere lo stato effettivo di ogni singola trattativa. Non le nego quindi di essere rimasto abbastanza deluso: si è troppo marginalizzato il tema del MES; si affrontano ogni giorno diversi temi critici e si assiste a costanti contraddizioni nella maggioranza, che compromettono comunque il cammino del Governo. È evidente pertanto che il tema in esame si pone fuori dal programma del MoVimento 5 Stelle, anche perché il MES nasce con lo scopo di condizionare le scelte politiche degli Stati in difficoltà. Per quanto esposto, quindi, annuncio il mio voto in dissenso dal Gruppo. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FIBP-UDC). PARAGONE (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PARAGONE (M5S) . Signor Presidente, siccome si stanno caricando di eccessivo significato - anche e soprattutto politico - le dichiarazioni di voto in dissenso dal Gruppo, voglio far capire e chiarire che la mia non è una dichiarazione di voto in dissenso prodromica a cambio di Gruppo. (Applausi dal Gruppo PD). Lo voglio dire con grande chiarezza. Voglio soltanto invitare il mio Gruppo parlamentare e il Governo a stare attenti a una questione, perché quello della risoluzione è un invito a non pensare all'elefante, che però, presidente Conte, c'è, si chiama MES e sta dentro un'architettura neoliberista dell'Europa. Il Censis scatta una fotografia dell'Italia che è pericolosa e lo dico a tutti noi, classe dirigente, perché è quella di un Paese in cui se cadi non hai la possibilità di rialzarti. Mai come in questa fase c'è bisogno di una seria e incisiva politica espansiva, che l'Europa ci nega. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Testor). Il MES rischia quindi di essere un altro pezzo malefico di un'architettura folle e sbagliata, ma che è l'unica possibile perché è cara al neoliberismo. A me questo non va. Io ho fatto una campagna elettorale su un programma che era chiarissimo. Io non voglio ripetere quanto già altri hanno citato in Aula (perché, ovviamente, la palla si gioca quando serve), ma è vero: noi nel programma elettorale avevamo scritto determinate cose, di severa critica verso l'Europa e non possiamo fare finta di niente perché adesso abbiamo un'alleanza con il Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Io invito, al netto di qualsiasi posizionamento, a fare una grande riflessione su quale Europa. Io sono fortemente eurocritico: è noto, altrimenti non mi avreste candidato. Era talmente noto che ho scritto dei libri al riguardo e sono andato in televisione, quindi, non è che si scopre adesso che Paragone è euroscettico o eurocritico. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Ebbene, io penso che, mai come in questa fase, serva una seria riflessione. Mai come in questa fase in cui il Giappone sta mettendo sul piatto una fiche di 13.000 miliardi di yen, pari a 109 miliardi di euro da spendere nei prossimi mesi: questo vuol dire stimolare la crescita, questo vuol dire dare un impulso ad una economia che ha bisogno di crescita. L'Italia da sola non ce la può fare? Non lo so. Ma di sicuro l'Europa, con queste sue politiche, ci nega la possibilità di crescere. Quando noi siamo alla vigilia di una sfida incredibile, in cui i lavoratori rischiano di restare estromessi dai processi di robotizzazione, come pensiamo di salvarli? Con i pochi spiccioli e con il resto di niente che ci lascia l'Europa?