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è stato ritenuto pertanto che la Corte costituzionale, considerata la platea dei destinatari della norma in oggetto di sindacato costituzionale (costituita da tutti gli enti e gli organismi, anche costituiti in forma societaria, dotati di autonomia finanziaria, che non ricevono trasferimenti dal bilancio dello Stato), abbia voluto sancire l'incostituzionalità della norma nei soli riguardi della CNPADC, come espressamente enunciato, e non anche degli altri enti previdenziali privatizzati, destinatari della norma impugnata; in ragione di quanto esposto, ferma restando la fondatezza dell'obbligo di assolvimento delle misure di contenimento della spesa, cosiddetta spending review , nei termini suindicati, il documento della Ragioneria evidenzia inoltre che in ogni caso (in considerazione della specifica missione istituzionale svolta dagli enti di cui ai decreti legislativi n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996), tenuto conto di quanto precisato dalla sentenza n. 7 del 2017 della Corte costituzionale (in ordine alla necessaria temporaneità del prelievo), il concorso degli enti previdenziali privatizzati al miglioramento dei saldi di finanza pubblica non è più strutturale, ma limitato fino all'anno 2019, in quanto ai sensi dell'articolo 1, comma 183, della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018), a decorrere dal 2020, non si applicano più a tali enti le norme di contenimento delle spese previste a carico degli altri soggetti inclusi nell'elenco ISTAT; al riguardo l'interrogante evidenzia come il contenuto della nota della Ragioneria si aggiunga ad un'altra richiesta analoga da parte dell'amministrazione finanziaria, che ha coinvolto in generale le casse previdenziali dei professionisti nell'applicazione della normativa relativa alla spending review , di riduzione alle spese interne quantificata in 78 milioni di euro (i cui proventi sono stati versati all'erario a partire dal 2012), richiesta che era già stata oggetto di un atto di sindacato ispettivo nel 2019 da parte dell'interrogante, il quale riteneva non si fossero considerati gli effetti della medesima sentenza della Corte costituzionale n. 7 del 2017, nella parte in cui ha dichiarato l'imposizione illegittima, attivando pertanto la strada dei ricorsi per la restituzione delle somme dovute, si chiede di sapere quali valutazioni di competenza il Ministro in indirizzo intenda esprimere in relazione alla nota della Ragioneria generale dello Stato, e se non ritenga urgente e opportuno intraprendere le necessarie iniziative, anche di carattere normativo, al fine di adeguare quanto disposto dalla Corte costituzionale, anche attraverso un celere rimborso alle casse di previdenza, che attendono la restituzione delle somme versate al bilancio dello Stato in attuazione delle norme previste dall'articolo 8, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012, dichiarate illegittime. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-05045 BONINO Al Ministro dell'interno Premesso che: dai risultati, riportati dalla stampa nei giorni scorsi, della ricognizione svolta dalla campagna "Ero straniero" sullo stato di avanzamento dell'esame delle domande di regolarizzazione dei lavoratori stranieri presenti in Italia, emerge che, a 6 mesi dalla chiusura della "finestra" per accedere alla misura ad agosto 2020, su tutto il territorio nazionale il numero delle domande finalizzate è inferiore all'1 per cento del totale di quelle presentate; dai dati forniti dal Ministero dell'interno in risposta a un accesso agli atti da parte delle associazioni promotrici della campagna, al 31 dicembre 2020, a fronte delle oltre 207.000 domande presentate dal datore di lavoro per l'emersione di un rapporto di lavoro irregolare o l'instaurazione di un nuovo rapporto con un cittadino straniero (articolo 103, comma 1, del decreto-legge n. 34 del 2020), in tutta Italia erano stati rilasciati dalle questure solo 1.480 permessi di soggiorno; inoltre, al 16 febbraio 2021, il 5 per cento delle domande era giunto nella fase finale della procedura, mentre il 6 per cento era nella fase precedente della convocazione di datore di lavoro e lavoratore per la firma del contratto in prefettura e il successivo rilascio del permesso di soggiorno. In circa 40 prefetture, a quella data, non risultavano nemmeno avviate le convocazioni; ai commi 23 e 25 dell'art. 103 del decreto-legge n. 34, in vista del notevole aumento del carico di lavoro per gli uffici delle Prefetture e Questure competenti a esaminare le domande, anche considerando l'inevitabile impatto dell'emergenza sanitaria sulla loro operatività, erano previsti fondi per l'assunzione di personale e l'adeguamento degli strumenti informatici ("nel limite massimo di euro 30.000.000, per l'anno 2020, per l'utilizzo di prestazioni di lavoro a contratto a termine; di euro 4.480.980, per l'anno 2020, per l'utilizzo di servizi di mediazione culturale; (...) ed euro 200.000 per l'adeguamento della piattaforma informatica del Ministero dell'interno - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione"); tale enorme ritardo appare grave anche nella prospettiva della campagna vaccinale anti COVID-19 in corso nel Paese: anche a tutela della salute pubblica, è fondamentale che il maggior numero possibile di persone in possesso dei requisiti venga regolarizzato in modo da garantire una più efficace programmazione vaccinale e una quanto più ampia copertura della popolazione, si chiede di sapere: quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché si giunga in tempi brevi alla definizione delle decine di migliaia di domande in attesa di esame da parte delle prefetture; in quanto tempo si preveda di poter disporre del personale aggiuntivo previsto dalla normativa e di quante unità rispetto a ciascuna prefettura; a che punto sia lo sviluppo della piattaforma informatica di cui al comma 25 dell'articolo 103 citato e se non reputi opportuno, visto il perdurare dell'emergenza sanitaria e gli enormi ritardi accumulati, prediligere le modalità on line per tutti i passaggi previsti dalla normativa per la procedura di regolarizzazione; in che modo intenda intervenire per garantire ai lavoratori in attesa di una risposta all'istanza di emersione la possibilità di accedere alla vaccinazione e alle misure di sostegno economico previste dal Governo a causa della pandemia. Atto n. 4-05046 ORTIS Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie Premesso che, a giudizio dell'interrogante: la fallimentare gestione dell'emergenza sanitaria da parte della Regione Molise è ormai conclamata, configurandosi come un vero e proprio caso nazionale. D'altra parte, le grandi testate del nostro Paese non potevano non accorgersi degli imbarazzanti dati e dagli sbalorditivi numeri che, quotidianamente, pervengono dalla sempre più martoriata regione sannitica; numeri e dati ben conosciuti dalla popolazione molisana, ma che stentavano a varcare la cronaca locale e a raggiungere gli onori della stampa nazionale; un servizio de "la Repubblica", pubblicato l'8 marzo 2021 ("Da isola felice a zona rossa: viaggio nell'emergenza Covid in Molise"), riporta con fedeltà la disastrosa situazione: