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Modifiche alla legge 11 febbraio 1980, n. 18, e introduzione di un ulteriore assegno personale di cura per le persone con disabilità. Onorevoli Senatori. – La piena inclusione sociale delle persone con disabilità è un problema ancora aperto nel nostro Paese. Ci si riferisce a diritti fondamentali, quali il diritto alla salute, allo studio, all'inserimento lavorativo e all'autodeterminazione di un numero elevato di cittadini, ai quali occorre assicurare la possibilità di cogliere tutte le opportunità di cui godono gli altri individui, secondo quanto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 3 dicembre 2006 e ratificata dall'Italia ai sensi della legge 3 marzo 2009, n. 18 (di seguito denominata « Convenzione ONU »). In particolare, in forza dell'articolo 19 della Convenzione ONU, gli Stati firmatari « riconoscono il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone, e adottano misure efficaci ed adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto e la loro piena integrazione e partecipazione nella società », assicurando, tra l'altro, che « le persone con disabilità abbiano accesso ad una serie di servizi a domicilio o residenziali e ad altri servizi sociali di sostegno, compresa l'assistenza personale necessaria per consentire loro di vivere nella società e di inserirvisi e impedire che siano isolate o vittime di segregazione ». A tutt'oggi, il pieno godimento dei diritti fondamentali sanciti dal citato articolo 19 non è pienamente assicurato, essendo spesso limitata la partecipazione da parte delle persone con disabilità alla vita sociale ed economica del nostro Paese a causa di barriere comportamentali, ambientali, culturali ed economiche. Per comprendere come incidere su tali barriere, e dare compimento al principio di eguaglianza sostanziale sancito dall'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, occorre considerare che, come rilevato dalla Commissione europea, il tasso di povertà relativo alle persone con disabilità è superiore del 70 per cento alla media europea ( Strategia europea sulla disabilità 2010-2020 ). L'analisi della situazione italiana conferma tale affermazione. Difatti, anche se il Report sulla povertà in Italia pubblicato annualmente dall'ISTAT non riporta informazioni specifiche sulla condizione delle persone con disabilità né confronti col resto della popolazione, indicazioni utili possono trarsi anzitutto dal Rapporto sulle politiche contro la povertà e l'esclusione sociale, pubblicato nel 2012 dalla Commissione d'indagine sull'esclusione sociale (CIES) del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Malgrado i dati ivi contenuti non siano recenti, ne emerge che le famiglie in cui vi sia uno dei componenti con disabilità vivono un rischio di impoverimento molto più elevato delle altre. Assenza di lavoro, sovraccarico assistenziale per la famiglia, elevati costi socio-sanitari sono, infatti, alcuni dei fattori che possono limitare l'accesso ai beni e ai servizi di cui dispone la maggior parte della popolazione. Tali fattori risultano ancora più rilevanti con riferimento alle persone con disabilità non autosufficienti. Al riguardo, secondo l'indagine ISTAT sul reddito e le condizioni di vita EU-SILC 2010, la deprivazione materiale (colta attraverso le difficoltà a sostenere una serie di spese o al possesso di alcuni beni durevoli) interessa le persone con limitazioni dell'autonomia personale in misura maggiore rispetto al resto della popolazione. Segnatamente, vivono una condizione di deprivazione materiale il 24,7 per cento degli individui con limitazioni gravi, a fronte del 14,2 per cento delle persone senza limitazioni. Lo stesso si registra nel caso della grave deprivazione, che interessa l'11,9 per cento delle persone con limitazioni gravi, contro il 6,1 per cento di chi non ha limitazioni. Nel Report « Inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi », l'STAT rileva altresì che, nel 2013, il 50,1 per cento delle persone di 15 anni e più con limitazioni funzionali gravi giudicava scarse o insufficienti le risorse economiche della propria famiglia, a fronte del 39,3 per cento registrato nel complesso della popolazione residente. Da quanto precede emerge, dunque, che la condizione economica delle persone con disabilità che si trovano in una condizione di non autosufficienza è generalmente peggiore rispetto al resto della popolazione. Ciò anche in ragione delle barriere di varia natura che, secondo l'economista premio Nobel Amartya Sen, riducono la loro capacità di convertire il reddito in benessere. Infatti, se ci si sofferma solo sulle condizioni di reddito, si ignora il fatto che, per raggiungere un pari livello di benessere individuale, le persone in condizioni di non autosufficienza devono sostenere maggiori costi (ad esempio, per assistenza, apparecchi speciali, abitazioni accessibili eccetera) e affrontare difficoltà esistenziali molto più significative. Per i motivi appena richiamati, al fine di incidere effettivamente sugli ostacoli che impediscono la realizzazione del citato articolo 19 della Convenzione ONU, occorre investire, in modo quantitativamente e qualitativamente adeguato, su misure di sostegno alle persone in condizione di non autosufficienza che consentano loro, attraverso percorsi di autonomia e progetti di vita indipendente, di sviluppare il più possibile il proprio potenziale e che offrano un reale supporto alle loro famiglie, sulle quali attualmente grava il carico maggior delle attività di cura e di aiuto. Per raggiungere i predetti obiettivi, negli ultimi anni sono state assunte importanti iniziative, non solo incrementando progressivamente il Fondo nazionale per le non autosufficienze, istituito con l'articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, fino a riportarne la sua dotazione al suo massimo storico dell'anno 2009, ma anche individuando tale fondo come strutturale a partire dal 2015 in poi. Non può tuttavia sottacersi che il sistema di sostegno alle persone non autosufficienti attualmente vigente, nel suo insieme, presenti ancora elementi di parcellizzazione, disomogeneità nel trattamento dei bisogni e, spesso, scarsa appropriatezza della prestazione rispetto alle reali necessità degli interessati. Occorre, dunque, un intervento per migliorare il grado di equità, efficacia ed efficienza delle misure di sostegno in modo tale da articolarle secondo una valutazione più accurata e multidimensionale delle necessità effettive del destinatario della prestazione. Inoltre, l'impegno nei confronti dei cittadini che si trovano in una condizione di non autosufficienza deve svilupparsi in conformità all'approccio della Convenzione ONU che impone di passare dal considerare le persone con disabilità quali destinatari passivi di indennizzi monetari al riconoscerli come pieni protagonisti del loro percorso di vita.