[resaula]

Non possiamo non confermare la scelta della responsabilità e della presa di coscienza del pericolo e sono convinta, in questo senso, che sia indispensabile confermare i poteri affidati temporaneamente ai sindaci e alle autorità sanitarie locali, poter limitare la circolazione delle persone che risultano infette, vietarne l'allontanamento e imporre un periodo di quarantena a coloro che sono venuti a contatto con soggetti infetti. Sono scelte che vanno prese in tempi stretti e con assunzione di responsabilità, nella cornice dell'adeguatezza e della proporzionalità. L'elenco esaustivo di tali strumenti, richiamati nelle norme, attiene a quelle misure che, nei momenti peggiori, hanno fatto la differenza e che tuttora fanno la differenza, quando si presenta la necessità di isolare un focolaio, di bloccarne i contagi e di monitorarne gli sviluppi. Sono misure che gli altri Paesi si trovano oggi costretti a prendere, con mesi di ritardo e con effetti catastrofici per la salute dei cittadini. I numeri non mentono: se l'aumento ancora contenuto in Italia ci tiene tutti con il fiato sospeso, i dati riportati in Francia, in Gran Bretagna o in Belgio non lasciano spazio alle chiacchiere. Il numero dei morti negli Stati Uniti non può non suonare come un monito a non abbassare la guardia. Dobbiamo guardare in faccia la realtà, senza allarmismi, ma con raziocinio e prospettiva. Non si possono chiudere gli occhi davanti al pericolo, anzi, bisogna mettere a fuoco e aumentare sempre di più la conoscenza del nemico da sconfiggere. Dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni, che hanno saputo guidare il Paese nei momenti più tragici e garantire loro gli strumenti per agire al bisogno. Abbiamo fiducia nel Presidente del Consiglio e nel Governo, che hanno dimostrato prontezza e competenza nel saper scegliere misure adeguatamente proporzionate ai rischi e ai pericoli legati alla diffusione del virus. Abbiamo fiducia in un Esecutivo che ha saputo sfruttare la tecnologia per usarla al servizio delle necessità organizzative dovute all'emergenza sanitaria, permettendo, ad esempio, di svolgere riunioni di organi collegiali in videoconferenza, ma anche di mappare i contagi e strutturare un sistema di allerta Covid-19 con la app Immuni. Siamo fiduciosi perché abbiamo visto l'impegno degli italiani, che hanno compreso che la tutela di ognuno comporta lo sforzo di tutti. L'obiettivo primario deve rimanere quello di assicurare adeguati e omogenei livelli di assistenza, perché tutti abbiano accesso alle cure e non si debba mai più - dico mai più - più dover scegliere chi poter curare. Le norme che oggi proroghiamo sono indispensabili allo scopo. Concludo sottolineando che convertire in legge il decreto-legge n. 83 e prorogare l'emergenza Covid-19 vuol dire mantenere un metodo costruito anche sugli errori del passato, ma che ha indubbiamente dimostrato di essere funzionale e vincente: è la scelta di un approccio scientifico ad un problema prima di tutto sanitario, l'iterazione che permette il miglioramento. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Riccardi. Ne ha facoltà. RICCARDI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, è chiaro agli occhi di tutti che la situazione che stiamo vivendo è estremamente complessa sotto ogni punto di vista e come Gruppo Lega lo riconosciamo e lo abbiamo sempre riconosciuto. È tuttavia altresì chiaro ai nostri occhi che gli interventi che il Governo si ostina a mettere in campo per fronteggiare le difficoltà continuano a non essere più appropriati e in troppi casi, come in questo, non sembrano essere quelli indicati dalla nostra Carta costituzionale. Signor Presidente, con il mio intervento di oggi vorrei lasciare ai colleghi che mi hanno preceduto e a quelli che seguiranno l'esame analitico dei contenuti del decreto che ci accingiamo a votare, con le sue problematiche e le sue zone d'ombra, concentrandomi principalmente su come questo decreto e la consequenziale proroga dello stato di emergenza stanno incidendo sul ruolo che in questa legislatura il Parlamento è tristemente costretto a ricoprire. A tal fine mi permetto di fare miei e di condividere il pensiero e i concetti espressi in un recente articolo da un giurista e accademico italiano, nonché giudice emerito della Corte costituzionale, il professor Sabino Cassese. Dopo due anni e mezzo di legislatura e pochi giorni dopo il voto per il referendum sul taglio dei parlamentari, che per molti mesi ha tenuto banco, è utile tracciare un primo bilancio e chiederci se, dati alla mano, stiamo davvero rispettando il ruolo del Parlamento o se forse è il caso di fermarsi e lavorare per restituire la giusta dignità all'istituzione della quale tutti noi ci onoriamo di far parte. Come sappiamo, il Parlamento è o dovrebbe essere, prima di ogni altra cosa, un organo legislativo, eppure i numeri ci dicono che in questa prima parte di legislatura solo un quarto delle leggi è di iniziativa parlamentare e che è molto elevato il numero dei decreti-legge (ben 63), per un terzo dei quali il Governo ha sentito la necessità di porre la fiducia in fase di conversione, quella stessa fiducia ieri aspramente criticata e oggi puntualmente e reiteratamente utilizzata. Negli ultimi sei mesi questa tendenza o, meglio, la cattiva abitudine dell'utilizzo esclusivo dei decreti governativi o addirittura dei decreti del Presidente del Consiglio e i consequenziali voti di fiducia, si sono sensibilmente accentuate ed è anche alla luce di ciò che la proroga dello stato di emergenza, che essenzialmente concede al Governo e al Presidente del Consiglio pieni poteri, limitando di fatto il ruolo del Parlamento a quello di semplice passacarte, non può e non deve trovare i favori di chi, come noi, ha a cuore il rispetto della Costituzione e degli organi della Repubblica. Se è vero che in una fase di conclamata difficoltà è essenziale che ci sia rapidità nell'approvazione delle leggi, spiace dover sottolineare che il Governo non è stato in grado di raccogliere appieno i frutti e i benefici di cui fin qui ha potuto godere. I dati ci dicono che i tempi medi di approvazione delle leggi parlamentari si dimezzano quando parliamo di quelle di iniziativa governativa e ci illustrano in maniera inconfutabile come, specie nell'ultimo periodo, il ruolo del Parlamento sia dovuto necessariamente mutare e come lo stesso abbia dimostrato un'inesausta capacità trasformativa, così come la definisce appunto il «Rapporto sulla legislazione» del 2020. Le migliaia di emendamenti che sono andati a modificare sostanzialmente i vari decreti-legge che si sono succeduti negli ultimi mesi danno l'idea chiara di un Parlamento sempre meno indipendente e sempre più a rimorchio del Governo, che non legifera, ma emenda, e che si condanna a un ruolo interstiziale, con l'insoddisfacente risultato di tante leggi e poco Parlamento, pochissimo Parlamento. A dispetto di quello che ci si potrebbe attendere, il Parlamento da parte sua non sembra aver dimostrato scarsa voglia o attitudine al lavoro; anzi, tutt'altro.