[pronunce]

, data l'irretroattività della legge n. 420 del 1998 che lo ha introdotto, non si applica ai giudizi in corso in cui sia parte un magistrato; che la soggezione di tali giudizi alla disciplina previgente crea un'ingiustificata disparità di trattamento tra soggetti aventi identica posizione processuale; e che, per questi profili, lo stesso giudice aveva già sollevato in altro giudizio, con l'ordinanza iscritta al n. 32 del 2000, la questione di legittimità costituzionale degli artt. da 18 a 35 cod. proc. civ. , in riferimento agli artt. 3, 24 e 101 della Costituzione - ha sospeso il giudizio sino alla decisione della questione: in seguito, gli atti sono pervenuti alla Corte costituzionale; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, eccependo l'inammissibilità in quanto con l'ordinanza in esame non è stata sollevata alcuna questione di legittimità costituzionale. Considerato che le cinque ordinanze indicate in epigrafe propongono, in riferimento a vari parametri costituzionali, la stessa questione di legittimità costituzionale e possono quindi essere riunite; che l'ordinanza n. 150 del 2000 - pronunziata dal Presidente del tribunale, in sede di provvedimento sulla richiesta di astensione ex art. 51 cod. proc . civ. - è manifestamente inammissibile, in quanto la Corte ha già altra volta affermato (ordinanza n. 35 del 1988) che il relativo procedimento non è un "giudizio" ai fini degli artt. 1 della legge cost. 9 febbraio 1948, n. 1, e 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87; che rimane conseguentemente assorbito il profilo di inammissibilità concernente l'eccepita irrilevanza, ai fini della decisione sulla richiesta di astensione, della disciplina della competenza territoriale; che l'ordinanza n. 209 del 2000 non ha rimesso espressamente alla Corte la questione prospettata, ma ha solo rilevato che essa già pende a seguito di altra ordinanza di rimessione emessa in altro giudizio pendente avanti allo stesso ufficio, e ha disposto la sospensione del giudizio in attesa della sua definizione, dopo di che gli atti sono pervenuti alla Corte costituzionale, pur in assenza di un formale provvedimento di trasmissione; che, peraltro - non essendo stata la Corte sollecitata a valutare la conformità di una norma ordinaria alla Costituzione - non può ritenersi proposto un vero giudizio incidentale di legittimità costituzionale, onde l'ordinanza risulta irricevibile e gli atti devono essere rinviati al giudice a quo (ordinanze n. 264 del 1995 e n. 9 del 1991); che le ordinanze iscritte ai nn. 148 e 149 dubitano della conformità agli artt. 3 e 111 della Costituzione e quella iscritta al n. 32 della conformità agli artt. 3, 24 e 101 Cost., della disciplina della competenza territoriale per le cause civili - nelle quali siano comunque parti magistrati in servizio nel distretto ove ha sede il giudice competente secondo i criteri ordinari - in corso all'entrata in vigore della legge n. 420 del 1998, che ha introdotto nel codice di procedura civile l'art. 30-bis, in quanto per tali cause non è previsto un foro derogatorio rispetto ai normali criteri di competenza territoriale; che - ponendo tale questione - i giudici remittenti, in sostanza, censurano l'esercizio da parte del legislatore del potere discrezionale di determinare il momento iniziale dell'applicazione della nuova disciplina della competenza territoriale per le cause civili in esame, ed in particolare la soluzione di lasciare i giudizi in corso assoggettati alla disciplina previgente; che - in linea di massima - la scelta in ordine all'applicabilità o meno di nuove norme processuali ai giudizi in corso rientra nella discrezionalità del legislatore, salvo il rispetto della ragionevolezza e degli altri principi costituzionali; che, nel caso in esame, la scelta legislativa, valutata in riferimento all'art. 3 Cost., non può dirsi irragionevole o discriminatoria, considerando - anche alla luce della regola generale dell'irrilevanza dei mutamenti della legge regolatrice della competenza intervenuti dopo la proposizione della domanda (art. 5 cod. proc. civ.) - che la situazione dei processi pendenti, per la varietà dello stato in cui potevano trovarsi, era intrinsecamente diversa da quella dei processi che sarebbero stati instaurati dopo l'entrata in vigore della nuova disciplina; che siffatta peculiarità dei giudizi in corso mostra anche, a chiare note, l'infondatezza della censura di violazione del principio del "giusto processo" di cui all'art. 111 Cost., in quanto il loro generalizzato assoggettamento alla nuova regola - comportando la sopravvenuta incompetenza di giudici aditi quando erano competenti, l'eventuale azzeramento dell'attività processuale già svolta e la conseguente regressione dello stato del giudizio - avrebbe potuto talora risolversi nella lesione (e non nella tutela) di quel principio, come nei casi in cui di competenza non si fosse mai discusso e lo stato del processo avesse reso ormai conveniente per le parti la suadefinizione in termini di "ragionevole durata"; che, in ordine agli artt. 24 e 101 Cost., l'ordinanza che li invoca non fornisce alcuna motivazione; che, pertanto, la questione è manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. da 18 a 36 del codice di procedura civile e dell'art. 9 della legge 2 dicembre 1998, n. 420 (Disposizioni per i procedimenti riguardanti i magistrati), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal Presidente del tribunale di Rimini con l'ordinanza indicata in epigrafe, iscritta al n. 150 del r.o. del 2000; Ordina il rinvio alla Corte di appello di Milano degli atti del giudizio cui si riferisce l'ordinanza indicata in epigrafe, iscritta al n. 209 del r. o. del 2000; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. da 18 a 35 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 101 della Costituzione, dalla Corte di appello di Milano con l'ordinanza indicata in epigrafe, iscritta al n. 32 del r.o. del 2000; Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli artt. da 18 a 36 del codice di procedura civile, e dell'art. 9 della legge 2 dicembre 1998, n. 420, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111 della Costituzione, dal giudice istruttore presso il tribunale di Rimini con le ordinanze indicate in epigrafe, iscritte ai numeri 148 e 149 del r.o. del 2000.