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Parliamo di un testo che si dovrebbe discutere il prossimo 14 dicembre nell'ambito dell'assemblea dell'ONU di fine anno, che potrebbe sicuramente arrecare un serio pregiudizio e un notevole danno al comparto a un comparto primario della nostra economia, a uno dei settori trainanti della stessa economia. Tale provvedimento potrebbe influire sull'apprezzamento, sulla fama e sul buon nome dei nostri prodotti tipici e unici, incidendo finanche in modo grave sulle esportazioni. Se questa traccia dovesse trovare approvazione, infatti, le conseguenze sarebbero certamente impattanti: tantissimi prodotti alimentari tipici verrebbero impropriamente classificati come nocivi per la salute, al pari delle sigarette. Verrebbe messa in discussione la produzione di migliaia di piccole e medie imprese agricole, che sono la struttura di base di questo comparto, che dalla Valle d'Aosta all'isola di Lampedusa danno lustro al nostro Paese con i prodotti di un'agricoltura millenaria diffusi su tutto il pianeta. Tanti posti di lavoro potrebbero essere messi in discussione e oggi, più che mai, non possiamo permettercelo. Marco Porcio Catone, il censore che calpestò questi suoli circa ventidue secoli fa, diceva: «Dall'agricoltura consegue il profitto più onesto, più stabile, meno sospetto: chi è occupato in quella attività non nutre pensieri malevoli». (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Berardi) . Tutto ciò nasce da un'aberrante e bizzarra classificazione degli alimenti basata sui cosiddetti semafori alimentari, che distingue i cibi salutari da quelli non salutari attraverso l'apposizione di un bollino che, a seconda del contenuto in termini esclusivamente quantitativi e, quindi, non qualitativi, di grassi, zucchero o sale può essere di colore verde, giallo o rosso. Con questa semplicistica e impropria classificazione circa l'ottanta per cento dei prodotti agroalimentari italiani a denominazione di origine protetta potrebbero essere soggetti a riportare il bollino rosso, mentre, per assurdo, succhi e bevande contenenti edulcoranti al posto degli zuccheri verrebbero classificati come salutari, con un bel bollino verde. In un contesto così delineato, i nostri prosciutti, la nostra coppa piacentina, il grana padano, il pecorino sardo, l'olio extravergine di oliva Nocellara del Belice, fiori all'occhiello della nostra produzione gastronomica, verrebbero riconosciuti come prodotti potenzialmente dannosi per la salute. Se ne è già parlato a Madrid qualche settimana fa al convegno internazionale della FAO dove, a seguito di qualche intervento che definisco anche folkloristico, ho replicato, in rappresentanza dell'Italia, con un asserto, che fu quello di Ludwig Feuerbach, «Siamo quello che mangiamo». Pertanto, siamo grassi, sali, acqua e tanto altro, naturalmente nelle giuste proporzioni. È del tutto lapalissiano che questa irragionevole schedatura o catalogazione, non seguendo alcuna regola di buonsenso, inficia i pregi della dieta mediterranea che, come tanti altri hanno già avuto modo di evidenziare, è diventata patrimonio UNESCO dal 2010 e modello alimentare riconosciuto a livello planetario. È patrimonio culturale immateriale dell'umanità, dal paesaggio alla tavola. Appare un principio più che legittimo prevedere che le etichette debbano riportare indicazioni esaustive, trasparenti e dettagliate e noi, come MoVimento 5 Stelle, ne abbiamo fatto un obiettivo primario. Altrettanto legittimo è che i consumatori siano messi nella condizione di scegliere consapevolmente cosa bere o mangiare. Ciò deve avvenire attraverso parametri analitici e obiettivi, certamente non con metodi faziosi, fuorvianti o sistemi dissuasivi, deterrenti o, peggio, con spauracchi. Utilizzare tre colori per codificare la peculiarità di un prodotto destinato alla nostra alimentazione equivale a mortificare, oserei dire perfino a truffare centinaia di milioni di consumatori che apprezzano le nostre tipicità. È solo su una corretta informazione e formazione che dobbiamo puntare, non su liste di proscrizione e messe al bando, che diventerebbero certamente fuorvianti. Per queste ragioni, con l'ordine del giorno che congiuntamente ci apprestiamo ad approvare, intendiamo impegnare il Governo su alcuni punti, ai quali non si può e non si deve derogare. Innanzi tutto, è necessario tutelare con la massima determinazione l'intero comparto agroalimentare italiano in tutte le sedi politiche e diplomatiche internazionali (presso l'ONU, le sue agenzie, l'Organizzazione mondiale della sanità e la FAO, ma anche nell'ambito dell'Unione europea). Va inoltre posta in essere una pronta e decisa azione diplomatica volta a cancellare, ovvero a modificare sostanzialmente la risoluzione presentata nell'ambito dell'iniziativa «Salute mondiale e politica estera» in discussione presso l'Assemblea dell'ONU: tutto questo ha la finalità di scongiurare le pericolose e incontrollate conseguenze che l'approvazione di un simile documento potrebbe causare per il settore agroalimentare italiano e le nostre esportazioni. Sarà necessario infine avviare un confronto nelle sedi opportune, in modo da chiarire quali siano state le finalità che hanno condotto gli inquilini dell'Eliseo a promuovere un'iniziativa certamente lesiva per un comparto primario europeo, che si potrebbe anche rivelare un boomerang per loro stessi. Concludo il mio intervento aggiungendo, altresì, che abbiamo il più alto numero di aziende certificate per produzione biologica e di marchi per tipicità geografica d'Europa. Pertanto, la difesa dei prodotti italiani dalla minaccia di iniziative internazionali spesso penalizzanti per la qualità - e, in generale, lesive per le nostre imprese, per i lavoratori del settore e per i consumatori - rappresenta e dovrà rappresentare una priorità d'azione. Sarà nostra cura lavorare affinché l'essenza del patrimonio più autentico del nostro Paese, quello «dell'agri-cultura» (lo dico appositamente con la «u»), venga difeso in ogni sede. Il made in Italy è la storia, la tradizione e il sudore dei nostri avi e rappresenta il lavoro di tutti noi italiani. Votiamo quindi con forza l'ordine del giorno al quale congiuntamente abbiamo aderito tutti. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G100, presentato dai senatori Vallardi, Patuanelli, Bergesio, Battistoni, Taricco, La Pietra e De Petris. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). Discussione congiunta del disegno di legge: Doc 822 Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018 Doc Doc. LXXXVI, n. 1 Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2018 Doc Doc. LXXXVII, n. 1 Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2017 Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 822 Approvazione, con modificazioni, della proposta di risoluzione n. 1 PRESIDENTE .