[massime]

Processo penale - Ricusazione del giudice - Reiterazione di istanza palesemente inammissibile e infondata - Divieto per il giudice ricusato di ogni sorta di delibazione - Asserita, ingiustificata, lesione dei principî di eguaglianza, dell’obbligatorio esercizio dell’azione penale e di efficienza del processo - Genericità della prospettazione e difetto di motivazione sulla rilevanza - Manifesta inammissibilità della questione.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 37, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 101 della Costituzione, in quanto la norma censurata comporterebbe per il giudice ricusato il divieto di ogni sorta di delibazione anche di fronte alla reiterazione di istanza di ricusazione che appaia 'ictu oculi' palesemente inammissibile ed infondata. Infatti il giudice 'a quo' ha prospettato il quesito in termini del tutto generici senza alcuna indicazione circa la eventuale novità o meno dei motivi e della relativa pretestuosità della seconda istanza di ricusazione, laddove la giurisprudenza costituzionale più recente non fa più divieto al giudice di pronunciare la sentenza prima dell'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, ove l'istanza venga riproposta sulla base degli stessi elementi intesi sia in senso formale che materiale. - V. citate sentenza n. 10/1997 e ordinanze n. 466/1998 e n. 366/1999. - Sulla manifesta inammissibilità di questione carente in ordine alla motivazione sulla rilevanza v., 'ex plurimis', la citata ordinanza n. 8/2002.