[pronunce]

ha, in particolare, censurato l'art. 25, comma 1, lettera a), e l'art. 35, comma 1, lettera a), nella parte in cui dette disposizioni prevedono la VIA per opere soggette ad autorizzazione dello Stato, per l'ipotesi in cui esse includessero «non soltanto le autorizzazioni statali che direttamente si riferiscono al progetto dell'opera o intervento, ma anche ad eventuali autorizzazioni (…) che semplicemente “incidano” nel procedimento approvativo di progetti sottoposti ad approvazione regionale o locale». Secondo la ricorrente, le due suindicate disposizioni violerebbero gli artt. 117 e 118 Cost. «non essendoci alcuna ragione di “spostare” la competenza in sede statale, dal momento che gli interessi statali sono tutelati dall'autorizzazione stessa». La questione è inammissibile. La ricorrente, infatti, da un lato, non ha indicato quale sarebbe l'ambito materiale di spettanza regionale che verrebbe compromesso dalla norma impugnata; dall'altro, si è limitata ad avanzare censure generiche. 14.— Con i rispettivi ricorsi n. 69 del 2006 e n. 79 del 2006 le Regioni Toscana e Marche hanno impugnato l'art. 25, comma 1, lettera b), del Codice, deducendo la violazione degli artt. 11, 76, 117 e 118 Cost. Successivamente, come si è innanzi precisato, con le memorie difensive depositate in giudizio, entrambe le ricorrenti hanno dichiarato di non avere più interesse all'impugnazione della disposizione in esame a seguito della sua abrogazione. Deve, pertanto, essere dichiarata la cessazione della materia del contendere. 15.— La Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) ha impugnato l'art. 26, commi 2, 3 e 4 del Codice, mentre le Regioni Puglia (ric. n. 76 del 2006) ed Emilia-Romagna (ric. n. 73 del 2006) hanno impugnato il solo comma 3 del medesimo articolo. Il predetto art. 26 disciplina la fase introduttiva del procedimento di VIA. In particolare il comma 2 di tale norma stabilisce che copia integrale della domanda «deve essere trasmessa alle Regioni, alle Province ed ai Comuni interessati e, nel caso di aree naturali protette, anche ai relativi enti di gestione, che devono esprimere il loro parere entro sessanta giorni dal ricevimento della domanda. Decorso tale termine l'autorità competente rende il giudizio di compatibilità ambientale anche in assenza dei predetti pareri». Il successivo comma 3 prevede che «in ragione delle specifiche caratteristiche dimensionali e funzionali dell'opera o intervento progettato, ovvero in ragione del numero degli enti locali potenzialmente interessati e della dimensione documentale del progetto e del relativo studio di impatto ambientale, il committente o proponente, attivando a tale fine una specifica fase preliminare, può chiedere di essere in tutto o in parte esonerato dagli adempimenti di cui al comma 2, ovvero di essere autorizzato ad adottare altri sistemi di divulgazione appropriati». Le Regioni Puglia e Emilia-Romagna hanno dedotto che il riportato comma 3 in esame violerebbe: – le competenze regionali, in quanto verrebbe eluso «del tutto l'obbligo (anche solo) di informare gli enti locali direttamente coinvolti dal progetto medesimo, e perfino gli enti di gestione delle aree naturali protette» (Regione Puglia); – «direttamente la Regione e gli enti locali», e si porrebbe in contrasto con la direttiva 85/337/CEE che, all'art. 6, comma 1, dispone che «gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le autorità che possono essere interessate al progetto, per la loro specifica responsabilità in materia di ambiente, abbiano la possibilità di esprimere il loro parere sulle informazioni fornite dal committente e sulla domanda di autorizzazione» (Regione Emilia-Romagna). La Regione Calabria, dal canto suo, ha osservato che, qualora si ritenesse non fondata la censura rivolta nei confronti dei successivi articoli da 26 a 34 e da 43 a 47, sarebbero illegittimi anche i commi 2, 3 e 4 dell'art. 26, nella parte in cui «viene disciplinata in estremo dettaglio la fase introduttiva del procedimento, specificando le modalità di trasmissione della domanda alle autorità interessate, i termini per i pareri di queste e gli effetti dei pareri». 16.1.— In via preliminare, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere in relazione alla impugnazione proposta dalla Regione Puglia, la quale - come si è già precedentemente rilevato - con la memoria difensiva depositata in giudizio ha fatto presente di non avere più interesse ad una pronuncia nel merito dopo l'avvenuta abrogazione anche della disposizione che qui viene in rilievo. 16.2. — Quanto all'impugnazione proposta dalla Regione Emilia-Romagna, se ne deve rilevare la non fondatezza, in quanto non può ritenersi sussistente il denunciato contrasto tra le disposizioni contenute nel comma 3 e il diritto comunitario. L'art. 6, comma 1, della direttiva 85/337/CEE si limita ad enunciare il principio del coinvolgimento delle «autorità che possono essere interessate al progetto», lasciando poi agli Stati membri il potere di modulare, nell'esercizio della propria discrezionalità nella fase di attuazione della prescrizione comunitaria, lo svolgimento dell'iter procedimentale. E ciò in linea non solo con la natura della norma comunitaria evocata, ma anche con la regola che demanda normalmente alle autorità nazionali il compito di disciplinare gli aspetti formali e procedimentali relativi alle specifiche competenze dei diversi livelli di governo degli Stati membri dell'Unione. Nella specie, il legislatore statale, rispettando l'obiettivo posto a livello europeo, si è limitato ad esonerare il committente o proponente l'opera o l'intervento dall'attivare forme di coinvolgimento dei soggetti di cui al comma 2 dello stesso art. 26 in presenza delle specifiche ragioni puntualmente indicate nella prima parte della disposizione impugnata. 16.3. — Inammissibili sono le censure formulate dalla Regione Calabria nella parte in cui sottolineano la presunta illegittimità della normativa statale per il suo «estremo dettaglio». È sufficiente, al riguardo, osservare che, vertendosi in una materia (quale è quella della tutela ambientale) di esclusiva competenza dello Stato, non viene neppure in rilievo la dicotomia “norme di principio - norme di dettaglio”, dal momento che tale differenziazione opera soltanto nei confronti delle materie di competenza concorrente, con esclusione, dunque, delle materie tanto di competenza esclusiva dello Stato, quanto di competenza residuale delle Regioni (sentenza n. 401 del 2007). 17. — La Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) ha censurato in blocco le disposizioni contenute negli articoli da 26 a 34 e da 43 a 47 del Codice, deducendo che esse, di estremo dettaglio, violerebbero le competenze regionali, in quanto la disciplina della VIA, in ragione delle finalità che connotano tale procedimento, deve essere ricondotta alle materie regionali del governo del territorio e della tutela della salute, che sarebbero prevalenti sulla competenza statale in materia di tutela dell'ambiente.