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E dei bambini sono andati davanti alla Corte e hanno dimostrato che, dal 1985 in poi, pur dopo questa sentenza, sono stati violentati. Allora dobbiamo domandarci come mai un Paese civile non prenda in considerazione sentenze passate in giudicato. Poi avete fatto un cambio di rotta, il che è ammissibile ed è doveroso. Ma ricordiamo quante volte li avete invitati alle vostre manifestazioni; quante volte si sono visti al Comune di Firenze certi soggetti, venuti in queste istituzioni a presentare libri, con la loro idea gender , con l'idea di cambiare la famiglia tradizionale nella famiglia funzionale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e FI-BP). Leggendo gli atti, si capisce che non il giudice, ma questi due soggetti assegnavano i bambini e decidevano loro a chi darli. E il babbo e la mamma (loro magari li indicavano come «babbo» e «babba») non dovevano avere un legame affettivo, per dimostrare che senza un legame affettivo l'educazione era migliore! Ma di cosa stiamo parlando in quest'Aula! E sapete chi ha dato risposta alla mia domanda su come sia potuto accadere in Regione Toscana una cosa simile? Il pubblico ministero nella requisitoria finale, quando dice che in Toscana per decenni, con riferimento a certi fenomeni, la legge dello Stato è stata sospesa. Lo dice il pubblico ministero! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP). E chi governava lì? Chi rappresentava le istituzioni? Allora, la responsabilità politica ha un nome e cognome e in questa Aula dobbiamo dirlo: si chiama Partito Democratico. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az, M5S e FI-BP. Proteste dal Gruppo PD). PRESIDENTE. Senatore Vescovi, comunque questa è l'Aula del Senato e non di un tribunale e non ci sono colpevoli o innocenti. RIZZOTTI (FI-BP) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VOCI DAL GRUPPO PD. Buffone! Buffone! FARAONE (PD) . Sì, ma rispettatele tutte le condanne! Rispettate anche quella sui 49 milioni! Vergognatevi! Vergognatevi! PRESIDENTE . Vorrei richiamare l'Assemblea all'importanza dell'argomento che stiamo trattando. Ho già specificato che questa non è un'aula di tribunale, quindi qui non ci sono colpevoli ma si esprimono delle idee. Consentite pertanto alla senatrice Rizzotti di svolgere il suo intervento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . RIZZOTTI (FI-BP) . Signor Presidente, colleghi, ringrazio la presidente Bernini e il Gruppo cui appartengo per avermi dato l'opportunità di intervenire sul provvedimento all'esame dell'Assemblea; un provvedimento che mi sta molto a cuore e che questo ramo del Parlamento, grazie anche alla tenacia di alcuni parlamentari, ha affrontato già nella passata legislatura, vedendo poi sfumare tutto alla Camera, forse appositamente rallentato. La relatrice ha esposto fatti che forse non tutti hanno ascoltato, perché c'era un po' di disattenzione, ma hanno fatto male. È un peccato perché quello che è successo nella comunità «Il Forteto», nella sua atrocità, è purtroppo ancora adesso conosciuto da troppe poche persone. Mi viene in mente «Il sonno della ragione genera mostri», il titolo di un'opera di Goya, ma nel caso di cui ci stiamo occupando non vi è solo il sonno della ragione. A questo si è aggiunto un collasso delle istituzioni, una scomparsa dello Stato, una omertà che ha consentito il verificarsi di tutto quello che oggi è stato accertato da una sentenza di primo grado del tribunale di Firenze. In genere, nel dibattito politico e mediatico siamo soliti denunciare l'assenza dello Stato in relazione ad alcuni casi di criminalità organizzata, in alcune periferie in cui il potere delle cosiddette mafie (sappiamo cosa succede a Roma) è talmente forte che lo Stato, con le sue leggi e con i suoi poteri, sembra essersi ritirato. Nel caso della comunità «Il Forteto» però lo Stato, riferendomi in particolare alla cecità della magistratura e di alcune istituzioni, è completamente scomparso. In questo caso mafia e criminalità organizzata non c'entrano nulla e non c'erano guerre da combattere neanche sul piano militare; c'era una semplice comunità di persone organizzate in vari soggetti, tra cui una cooperativa agricola e una fondazione; una comunità all'apparenza pacifica, ma ai confini della quale sono state sospese per anni le leggi dello Stato. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Sull'uscio di questa comunità ci si è fermati senza entrare, o forse senza approfondire, senza interrogarsi sul perché il «profeta» continuava a dirigere una comunità nonostante la prima condanna nel 1978 (Carlo Casini, magistrato in quel momento, iniziò a occuparsi del caso). Pertanto, né la politica, né le istituzioni, né i controlli dei servizi sociali si sono mai prese in carico la responsabilità di accertare la verità che veniva denunciata dalle madri di alcuni bambini, e la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo lo dimostra. Insomma, all'interno di questa comunità c'era una zona franca da cui lo Stato aveva deciso di distogliere lo sguardo, di far finta che questa comunità, queste persone, ma soprattutto quanto avveniva in quel luogo, non esistessero. Già nel 1978, come è stato ricordato, Carlo Casini, che in quel momento non era ancora prestato alla politica, aveva aperto un'indagine esplicitamente rivolta a denunciare una serie di abusi che si verificavano nella comunità «Il Forteto». Colleghi, stiamo parlando di quarant'anni fa e gli abusi che allora Carlo Casini denunciava erano esattamente quelli con cui oggi noi dobbiamo confrontarci. Non stupitevi del silenzio delle istituzioni, perché a quarant' anni da quello che è stato il percorso di inizio c'è ancora chi sostiene che lì non sia successo nulla di grave. In questi decenni, fino al 2010, si è continuato ad affidare minori e adulti in difficoltà a questa presunta comunità: 80 bambini e adolescenti, di cui 14 si sono suicidati e altri 8 sono morti tossicodipendenti, isolati, in uno stato di gravissima indigenza. Si è continuato senza che questa comunità ne avesse i requisiti e sapete perché? Perché non stiamo parlando di una casa famiglia, non stiamo parlando di una normale comunità. Questi bambini venivano affidati a pseudofamiglie, famiglie fittizie, finte, funzionali, come erano definite da questa comunità, che vietava rapporti eterosessuali, in cui donne e uomini dovevano vivere rigorosamente separati. Come è stato ricordato dal collega, nella sua requisitoria il pubblico ministero Galeotti, nel corso del processo ha detto: «In quella comunità si è verificata per anni una sospensione delle leggi dello Stato, tutto questo in un mare di omissioni, di silenzi, che oggi hanno contribuito a formare ombre gigantesche sulla vicenda da scacciare». E il tribunale dei minori di Firenze ha una gravissima colpa in tutto questo.