[pronunce]

appare infine alla Corte di cassazione difficilmente compatibile con il canone della ragionevole durata del processo di cui al novellato art. 111 Cost. ed all'art. 6, paragrafo 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ratificata con legge 4 agosto 1955, n. 848; che si sono costituiti in giudizio i convenuti nel giudizio a quo, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o, in subordine, di non fondatezza della questione. Considerato che la Corte di cassazione dubita, in riferimento agli artt. 2, 3, primo comma (in relazione all'art. 24), 3, secondo comma, 30, primo comma, e 111 Cost., della legittimità costituzionale dell'articolo 274 cod. civ. ; che secondo la remittente la previsione, in relazione al procedimento di dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, di una preventiva fase camerale di ammissibilità del relativo giudizio, era giustificata dalla opportunità di preservare l'asserito genitore dal danno che gli poteva derivare da azioni infondate, temerarie e, peggio ancora, ricattatorie, danno reso grave dalla pubblicità del processo; che, a detta del giudice a quo, una volta acquisite dal procedimento di ammissibilità molte delle caratteristiche del processo ordinario ed una volta affermata la ricorribilità in cassazione del provvedimento conclusivo, da un lato è venuta meno la stessa opportunità di un giudizio preliminare che funga da filtro al giudizio ordinario di merito, dall'altro la maggior complicazione e durata del giudizio di ammissibilità incide negativamente sui diritti che l'azione in questione deve soddisfare, rendendo quindi intrinsecamente irragionevole la norma censurata; che, nel corso del complesso iter del giudizio a quo, la Corte di cassazione, in conformità al carattere di presupposto processuale proprio del decreto di ammissibilità, ne aveva affermato la necessaria preesistenza al giudizio di merito, cassando il provvedimento sospensivo di quest'ultimo; che, in riferimento all'eccezione di intervenuto giudicato in punto di ammissibilità della domanda, fondata sulla pronuncia citata - con conseguente, possibile, irrilevanza dell'attuale questione - il remittente omette ogni motivazione, in quanto le considerazioni relative agli effetti caducatori dell'invocata declaratoria di illegittimità costituzionale si riferiscono esplicitamente ad una precedente cassazione del decreto di ammissibilità per violazione del contraddittorio; che, inoltre, con sentenza n. 341 del 1990, questa Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 274, primo comma, cod. civ. , nella parte in cui, se si tratta di minore infrasedicenne, non prevede che l'azione promossa dal genitore esercente la potestà sia ammessa solo quando sia ritenuta dal giudice rispondente all'interesse del figlio; che, nella motivazione di tale sentenza, la Corte ha tra l'altro affermato che «la veridicità del preteso rapporto di filiazione col convenuto, del quale il giudice deve in questa prima fase del giudizio controllare l'esistenza di seri indizi, è pure un elemento dell'interesse del minore»; che, come questa Corte ha già rilevato nella sentenza n. 216 del 1997, «il procedimento in esame è ispirato pertanto a due finalità concorrenti e non in contrasto tra loro, essendo posto a tutela non solo del convenuto contro il pericolo di azioni temerarie e ricattatorie, ma anche e soprattutto del minore, il cui interesse sta nell'affermazione di un rapporto di filiazione veridico, che non pregiudichi la formazione e lo sviluppo della propria personalità»; che l'ordinanza di remissione, che pure richiede l'integrale declaratoria di illegittimità costituzionale della norma impugnata, non tiene alcun conto della modifica che la stessa ha subito per effetto della suindicata pronuncia additiva di questa Corte e della individuazione di altre ragioni oltre quelle che ispiravano la norma nella sua originaria formulazione; che il provvedimento di remissione, non avendo compiutamente individuato la norma denunciata e le ragioni che la ispirano, è quindi anche carente di motivazione sulla non manifesta infondatezza della questione; che la prospettata questione deve quindi ritenersi manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 274 del codice civile sollevata dalla Corte di cassazione, in riferimento agli artt. 2, 3, primo comma (in relazione all'art. 24), 3, secondo comma, 30, primo comma, e 111 della Costituzione, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 giugno 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 giugno 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA