[pronunce]

Va premesso che il ricorso governativo, pur asserendo erroneamente perfino che l'art. 42 della legge regionale avrebbe «dichiarato inapplicabile l'intero n. 1775/1933» (mentre l'art. 42, comma 1, invece, espressamente si riferisce solo a quattro disposizioni di questo testo normativo), solleva in realtà una censura solo in riferimento alla pretesa cessazione di efficacia dell'art. 113 del r.d. n. 1775. 11.1. – La questione non è fondata. L'art. 42, comma 1, della legge regionale impugnata afferma espressamente che gli artt. 111, 112, 113 e 114 del r.d. n. 1775 del 1933 «cessano di avere applicazione nella Regione Toscana, per gli impianti di competenza della Regione e degli enti locali». L'art. 113, in particolare, prevede un'ipotesi di autorizzazione in via provvisoria dell'inizio delle costruzioni delle linee elettriche di trasmissione e distribuzione «nei casi d'urgenza». A propria volta, l'art. 95, comma 1, del d.lgs. n. 259 del 2003, allo scopo di prevenire interferenze con le linee di comunicazione, riserva al Ministero delle comunicazioni la competenza a rilasciare un nulla-osta, «nei casi di urgenza previsti dall'art. 113» citato. È perciò palese che tale norma, invocata a parametro interposto, non è affatto volta a garantire la perdurante vigenza nell'ordinamento dell'art. 113 del r.d. n. 1775 del 1933 , ma, piuttosto, preso atto della sussistenza delle ipotesi ivi contemplate, ad assicurare che, ove esso trovi applicazione, sia in ogni caso fatta salva la valutazione assegnata al Ministero circa la compatibilità dell'intervento con le linee di comunicazione. Pertanto, qualora venga meno l'efficacia dell'art. 113 del r.d. n. 1775 del 1933, in nessun modo ne può risultare leso il principio salvaguardato dall'art. 95 del d.lgs. n. 259 del 2003. Tale constatazione rende palese l'erroneità della prospettazione fatta propria dal ricorrente e la conseguente infondatezza della censura così formulata. 12. – Il ricorrente censura, infine, l'art. 3 della legge impugnata, nella parte in cui, al fine di ripartire le competenze ivi previste tra Regione ed enti locali, esso rinvia alle «funzioni previste e regolate» dalle distinte disposizioni della medesima legge oggetto di ricorso. La questione non è fondata, dal momento che muove dall'erroneo presupposto interpretativo secondo cui l'art. 3 avrebbe autonomo contenuto lesivo, ignorandone il carattere meramente ricognitivo. Va da sé, peraltro, che le dichiarazioni di illegittimità costituzionale dell'art. 28 e dell'art. 29, pronunciate in questa stessa sede, rendono privo di contenuto il rinvio, operato dall'art. 3, comma 1, alle funzioni ivi disciplinate.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 28, commi 1, 3, 4 e 5, della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia), limitatamente ai servizi di distribuzione di energia; 2) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 29 della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia); 3) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 30, comma 1, della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia); 4) dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 32 della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia); 5) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 11 della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39, sollevate dallo Stato in relazione all'art. 117, commi secondo, lettera l), e terzo, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe; 6) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 30, commi 3 e 4, della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39, sollevata dallo Stato in relazione all'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe; 7) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 3 della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39, sollevata dallo Stato in relazione all'art. 117, commi primo, secondo comma, lettere e), l) ed m), e terzo, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe; 8) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 13 e 26 della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia), sollevata dallo Stato in relazione all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe; 9) dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 27, commi 1 e 2, e 28, comma 1, della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39, sollevata dallo Stato in relazione all'art. 117, commi secondo, lettera m), e terzo della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe; 10) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 33 della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39, sollevata dallo Stato in relazione all'art. 117, commi primo, secondo, lettera e), e terzo della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe; 11) dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 38 della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39, sollevata dallo Stato in relazione all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe; 12) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 42 della legge della Regione Toscana 24 febbraio 2005, n. 39, sollevata dallo Stato in relazione all'art. 117, terzo comma, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 21 giugno 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 28 giugno 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA