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Disposizioni in materia di riqualificazione e rigenerazione urbana, contrasto al degrado e al disagio urbano, ambientale e sociale, per la promozione dell’inclusione e della coesione sociale. Onorevoli Senatori. -- La contrapposizione centro-periferia caratterizza da sempre la lettura della città moderna, associando quasi sempre alle periferie un’accezione negativa: aree deboli, con problemi di carattere economico, sociale, di struttura urbana ed edilizia, di mobilità, di qualità della vita. Di contro, il centro si presenta frequentemente come parte vitale della città, sede degli affari e dei servizi, luogo culturale, espressione dei valori storici e dell'identità della comunità. Negli ultimi anni, complice anche la grave crisi economica che ha colpito il nostro Paese e che ha avuto effetti drammatici sulle fasce deboli della popolazione, il problema delle periferie urbane e delle aree degradate è tornato ad imporsi nel dibattito politico, rendendo sempre più urgente e improrogabile la necessità di rispondere al disagio che le caratterizza. Agli scenari più pessimistici che derivano dalla consapevolezza del degrado urbano e delle questioni sociali connesse all'espansione delle periferie in Europa e in Italia nell'ultimo secolo, si contrappongono oggi analisi ed esempi concreti che vedono proprio in queste zone il laboratorio della città del futuro. La chiave per il rilancio delle aree periferiche o comunque degradate sembra proprio consistere nel superamento della contrapposizione centro-periferia: riuscendo a portare la città nei quartieri di edilizia popolare le periferie possono diventare il fulcro della città di domani. Tale cambiamento di rotta, dipende da alcuni fenomeni sociali di lungo periodo. Le grandi città occidentali sono entrate nella cosiddetta fase della de-urbanizzazione. Molto spesso l'espansione della città ha reso meno netti i confini con i comuni di cintura, dando vita a quella che viene definita la «città diffusa», caratterizzata più da flussi di merci e persone che da confini. Un esempio potrebbe essere il territorio tra Milano e Varese. In altri casi, invece, ritroviamo elementi di continuità tra centro e periferia, con la presenza di quartieri popolari in aree centrali o viceversa di aree abbienti in zone periferiche. Roma e Napoli, per esempio. Molti quartieri periferici realizzati nel secondo Novecento per rispondere a consistenti esigenze abitative sono oggi interessati da gravi problemi di marginalizzazione sociale e di degrado urbanistico ed edilizio connessi alla loro localizzazione, alla carenza e scarsa qualità di spazi aperti e attrezzature collettive, all'insufficiente integrazione tra i servizi agli abitanti. I temi della riqualificazione delle aree periferiche delle città europee sono da diversi anni al centro delle politiche promosse dall'Unione europea. In particolare, la consistenza quantitativa delle periferie pubbliche realizzate in Italia e in Europa nella seconda metà del Novecento, un disegno spaziale e un assetto funzionale spesso incompleto, la presenza di forme di emarginazione economica e sociale, hanno reso tali ambiti un laboratorio necessario per la sperimentazione di strategie integrate di riqualificazione economica, sociale e spaziale. Dai progetti pilota ai programmi Urban I e II in ambito europeo, dai contratti di quartiere I e II ai programmi di riqualificazione sostenibile del territorio in ambito italiano, le esperienze attuate hanno messo in evidenza il bisogno di avviare nuovi percorsi, con riferimento alle specifiche condizioni ambientali, urbanistiche ed edilizie delle aree urbane. Dalle esperienze di riqualificazione delle periferie pubbliche attivate in ambito nazionale e internazionale, con particolare riferimento ai progetti di City Challenge inglesi attuati negli anni '90 e alle più recenti misure messe in campo dalla Francia con il grande progetto «Espoir Banlieues» studiato nel 2008 per risolvere il grave problema di degrado, violenza e criminalità esploso nelle periferie parigine, appare il bisogno di sperimentare nuovi approcci basati su un'attenta analisi delle situazioni locali e della natura multidimensionale dei problemi relativi alla qualità dell'abitare in tali contesti. Alla crescente attenzione per le valenze ambientali e sociali del progetto si affianca, dunque, la necessità di avviare programmi e progetti innovativi e sostenibili. Può risultare necessario utilizzare nuove procedure premiali per incentivare spostamenti di cubature e tecniche perequative per ridistribuire benefici e oneri urbanistici, o per favorire il coinvolgimento dei proprietari di immobili e degli abitanti. Le procedure premiali possono prevedere l'utilizzo di bonus edilizi ambientali, il trasferimento di cubature e la permuta di aree e di immobili. All'integrazione tra gli attori istituzionali e privati si affianca il bisogno di avviare processi di ascolto delle necessità degli abitanti e di promozione della loro partecipazione alla riqualificazione dei loro ambienti di vita. La partecipazione dei cittadini, in tali contesti, diventa insieme fine e strumento. Coinvolgere gli abitanti nel processo di definizione delle scelte che riguarderanno le trasformazioni del territorio non è soltanto una scelta di democrazia, ma favorisce il perseguimento di obiettivi rispondenti alle differenti esigenze, richiamandosi alla competenza di chi vive sul territorio. La presente proposta prevede diverse tipologie di intervento finalizzate alla riqualificazione e rigenerazione urbana, dal punto di vista edile, economico e sociale, al sostegno e allo sviluppo locale, alla creazione in contesti difficili di meccanismi di promozione economica e agevolazione per la nascita di nuove imprese, e di conseguenza di nuovi posti di lavoro, in periferia e nelle aree urbane degradate. Questa iniziativa di rinnovamento strutturale è affiancata a iniziative di promozione del risparmio energetico e sostenibilità ambientale, di avanzati standard di sicurezza, nonché alla creazione di nuove e più adeguate strutture di edilizia residenziale e sociale che permettano di combattere il profondo degrado e disagio abitativo che caratterizza le zone più povere delle nostre città. L'articolo 1 investe i comuni e le città metropolitane del compito di individuare e mappare le aree di degrado sul territorio sotto la loro rispettiva giurisdizione che siano assoggettabili ad interventi di rigenerazione urbana, ambientale e sociale. L'articolo 2 fornisce la definizione di intervento di rigenerazione urbana e ne definisce le finalità, inserendole nel più ampio contesto delle priorità definite dalla Politica europea di coesione 2014-2020. L'articolo 2 propone, al comma 1, una ridefinizione del vigente bonus applicabile agli interventi di ristrutturazione, miglioramento antisismico ed efficientamento energetico ampliandone l'ambito di applicazione non soltanto ad edifici residenziali, ma anche a quelli adibiti ad uso commerciale o produttivo, rendendola una misura strutturale di respiro triennale e riducendone l'aliquota base al 35 per cento. Accanto a questa ridefinizione si inserisce una agevolazione maggiore, pari al 65 per cento e fino ad un ammontare massimo di 96.000 euro, per gli edifici siti in aree periferiche o degradate (come definite dall'articolo 1).