[resaula]

Non si riesce a trovare una soluzione migliore del voto di fiducia, che fa sì che non cambi niente e rimanga a galla solo una unità di facciata, mentre all'interno il Partito Democratico si frantuma, ma ci siamo abituati. Siamo all'ottavo segretario in pochi anni, cambiano i segretari... (Richiami del Presidente) . Ha ragione il Presidente, che tra l'altro è del PD, a segnalarmi che sta scadendo il tempo. PRESIDENTE. Come per tutti, quando manca un minuto. LA RUSSA (FdI) . Passa di segretario in segretario ma continua a governare senza mai vincere un'elezione. Governate senza mai vincere un'elezione, ma almeno risolvete il problema dello sport. Il nostro voto sarà contrario non al provvedimento, ma alla fiducia che il Governo ancora una volta ha chiesto. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dal Mas. Ne ha facoltà. DAL MAS (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il mio intervento sarà monotematico ma assolutamente necessario perché prima ho sentito un collega che giustamente, dato che stiamo esaminando un decreto-legge che affronta questioni legate allo sport, ha riportato all'attenzione dell'Assemblea un fatto che ha poco a che fare con lo sport e che è avvenuto nella mia città, Pordenone, nella Regione Friuli-Venezia Giulia, dove una giovane pallavolista, schiacciatrice di Carpi - consentitemi il tentativo, improprio in questa vicenda che ha un aspetto drammatico, di rendere un po' più fluida la questione - è stata oggetto di un certo trattamento da parte della società sportiva Pordenone Volley. È rimasta incinta e di conseguenza non si è vista riconoscere - e questo pare l'oggetto del contendere - i diritti legati ad un periodo di attività che ha svolto. Noi sappiamo che il mondo della pallavolo femminile non è considerato professionismo, quindi avrebbe bisogno di particolari tutele. Abbiamo celebrato l'otto marzo due giorni fa e io credo sia diritto delle donne avere una famiglia e dei figli. Non entrerò nel merito di una vicenda che, dal punto di vista giuridico, è finita in tribunale, nell'aula del giudice di pace (come leggo dalla stampa). È comunque una vicenda che segna un atteggiamento a dir poco prevaricatorio da parte della società nella misura in cui, con un po' di buon senso, forse la cosa si sarebbe risolta. Premetto che non so se sia vero che i contratti del settore prevedano clausole secondo le quali chi resta incinta automaticamente deve uscire dal rapporto con la società. Non credo. Mi auguro che queste cose non accadano, però non posso non sottolineare che questa vicenda ha suscitato grande attenzione e soprattutto credo non si possa dire che Lara Lugli ha arrecato un danno alla società perché è rimasta incinta. Questo credo sia un uso troppo forte, quasi vergognoso, di parole che non dovremmo usare. Avrei fatto a meno volentieri di intervenire, ma un collega che mi ha preceduto ha citato questo caso che rientra proprio nella materia che stiamo discutendo oggi. Il mondo e i valori dello sport non possono non tener conto anche delle esigenze di donne sportive, che hanno diritto ad avere una vita e non possono essere degli automi. Mi viene in mente il caso delle atlete dell'Est. Non possiamo pensare che il nostro sport diventi di questo tipo, perché veramente vorrebbe dire che la società non progredisce ma torna indietro. Chiedo scusa all'Assemblea per questo intervento, ma vorrei che il tema fosse portato all'attenzione dovuta dei rappresentanti del Governo presenti. (Applausi). PRESIDENTE . Senatore Dal Mas, l'argomento è stato trattato da molti oratori intervenuti. Non è casuale che tutti abbiano messo l'accento sulle politiche di genere; il mondo è fatto di uomini e di donne con pari diritti, non è mai superfluo sottolinearlo. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, anzitutto molto brevemente in risposta al senatore Dal Mas, ho praticato ciclismo femminile negli anni Novanta a livello potremmo dire professionistico, ma che in realtà non lo era, perché il professionismo femminile non esisteva, e mi risulta che non ci sia neanche adesso; praticamente siamo al punto di partenza. Le donne nello sport in realtà non hanno un contratto di lavoro e non sono tutelate come dovrebbero, e questo succede perché, se una donna rimane incinta, ovviamente non può avere l'idoneità sportiva a praticare lo sport agonistico, quindi diventa difficile proprio praticare lo sport, ragion per cui bisognerebbe impegnarci tutti a inserire vere tutele a favore delle donne che praticano sport a livelli massimi di agonismo, quindi di professionismo. (Applausi) . Vengo al merito del provvedimento, concentrandomi su un argomento che mi sta a cuore. Siamo qui oggi a discutere di un decreto-legge sullo sport, in particolare sulla riorganizzazione del CONI; un provvedimento tecnico e funzionale al completamento di quell' iter iniziato con la legge di bilancio di fine 2018, quando la Lega era al Governo. In quella legge di bilancio, all'articolo 1, commi 629 e 633, si andava a modificare l'assetto organizzativo e il meccanismo di finanziamento statale dell'attività sportiva. In quegli stessi commi si attribuiva alla società Sport e Salute SpA il compito di finanziare federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, associazioni benemerite, gruppi sportivi militari e di corpi civili dello Stato; funzione, questa, attribuita in precedenza al CONI, mentre a quest'ultimo rimaneva il compito di finanziare le spese relative al proprio funzionamento, alle proprie attività istituzionali e alla copertura degli oneri relativi alla preparazione olimpica e a tutto quello che ne consegue. Il decreto-legge oggi all'esame interviene per ribadire l'autonomia del CONI, così come richiesto dalla Carta olimpica all'articolo 27, che, tra le missioni e il ruolo dei comitati olimpici nazionali, prevede la possibilità per questi ultimi di collaborare con enti governativi e con organizzazioni non governative, ferma restando l'esigenza di preservare la loro autonomia e di resistere a tutte le pressioni politiche, legali, religiose o economiche che potrebbero impedire loro di rispettare la Carta olimpica stessa. Con questo provvedimento il CONI rimane finanziariamente autonomo, con una propria dotazione personale. Quindi, lascerei da parte i tecnicismi e verrei alla sostanza. Già solo il nome Sport e Salute promette bene. Fondamentale è stato il passo di distinguere chiaramente quella che è l'attività del Comitato olimpico - che si deve occupare di sport in senso stretto, della preparazione relativa alle discipline olimpiche, di tutto ciò che riguarda la promozione dell'attività sportiva e nello specifico dell'attività sportiva competitiva - dallo sport inteso, invece, come attività motoria, come salute: ritengo che questa accezione sia un'altra cosa, qualcosa di più ampio. Per troppo tempo, purtroppo, si è parlato di sport in modo riduttivo, generico, comprendendo in questa enorme categoria anche tutte le scienze motorie, con le loro figure professionali qualificate, tra le quali, ad esempio, i laureati in scienze motorie.