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L’attribuzione di un altro sesso può realizzarsi non solo mediante la modificazione degli atti dello stato civile, ma anche attraverso la riassegnazione medico-chirurgica del sesso, rimettendo la scelta all’autodeterminazione della persona, secondo la procedura dell’articolo 2. L’articolo 3 affronta la questione del trattamento medico-chirurgico specificando, al comma 1, che ad esso può essere fatto ricorso qualora la persona che intende procedere all’adeguamento, lo ritenga necessario per il suo equilibrio psicofisico e al comma 2 che esso non costituisce un atto contrario alle legge. Al comma 3 si chiarisce che ai fini dell’attribuzione di un sesso diverso da quello indicato nell’atto di nascita la modificazione o l’adeguamento dei caratteri sessuali primari mediante trattamento medico-chirurgico non è un requisito necessario. Tale scelta è affidata all’autodeterminazione del soggetto interessato, con l’ausilio del medico specialista che ne valuta la condizione psicofisica della persona. In nessun caso, invece, fatta salva la situazione del soggetto minore o incapace, è richiesto a tale scopo l’intervento dell’autorità giudiziaria o di un soggetto terzo, dal momento che la condizione della persona che presenti una disforia di genere non è diversa da altre condizioni mediche nelle quali sia necessario un intervento chirurgico invasivo per determinare il benessere psicofisico dell’individuo. L’articolo 4 contiene disposizioni relative al nome. Il comma 1 stabilisce che le persone che richiedono l’attribuzione di un sesso diverso da quello assegnato alla nascita hanno diritto di modificare il loro nome indicando le specifiche modifiche, per garantire che questo corrisponda al nuovo sesso, così come già previsto dalla legge per tutti i nomi. Il diritto al cambio di nome, indipendentemente dall’intervento chirurgico di riattribuzione, è riconosciuto sin dal 1980 dalla legge tedesca sul transessualismo, ed è stato progressivamente introdotto in numerosi Stati europei, in numerosi Stati degli Stati Uniti d’America, in Canada, Australia e in altri Paesi del mondo. La legislazione italiana, ancorché recentemente modificata, si è rivelata estremamente rigida a riguardo. Nei successivi commi viene disciplinata, altresì, la possibilità di richiedere un nome diverso da quello attribuito alla nascita. Alla persona viene chiesto di allegare alla domanda una documentazione medica che attesti l’inizio del percorso di modificazione dell’attribuzione di sesso in ragione di una disforia di genere (comma 2). Gli articoli 4 e 5 individuano la procedura di modificazione dell’attribuzione di sesso e del nome di nascita, stabilendo che la relativa istanza, venga presentata al prefetto. Tale procedura è un elemento caratterizzante del presente disegno di legge, consentendo di superare la doppia procedura giudiziale per l’autorizzazione della riassegnazione medico-chirurgica e anagrafica, prevista dalla legge n. 164 del 1982. La scelta di rendere possibile la modificazione del sesso per via amministrativa risponde all’esigenza di favorire la persona nella realizzazione di un diritto fondamentale, attraverso un’unica procedura semplificata, che si inserisce in un percorso medico-psicologico di per sé lungo e complesso. D’altra parte, l’esercizio di questo diritto fondamentale non può essere limitato o impedito, fondandosi sull’autodeterminazione della persona e in presenza di documentazione medica che attesti la sua situazione. Il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria costituirebbe un onere eccessivo, in contrasto anche con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione. L’articolo 12, invece, mantiene il ricorso all’autorità giudiziaria nel caso in cui la richiesta di riattribuzione del sesso provenga da una persona minore di età. Il prefetto, verificata la regolarità della domanda, autorizza la modifica degli atti di stato civile con decreto, che l’interessato deve notificare agli eventuali coniuge e figli e presentare all’ufficiale di stato civile per l’annotazione, secondo le formalità ed i termini previsti dall’articolo 6. L’articolo 7 dispone che tutti gli incombenti relativi alla procedura sono esenti da ogni spesa, tassa, imposta o tributo, comunque denominati. Il successivo articolo 8 in tema di effetti del cambiamento del nome e del sesso sul matrimonio, stabilisce che la correzione dell’attribuzione di sesso non determina automaticamente lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili dello stesso, trattandosi di facoltà rimessa ai coniugi ai sensi dell’articolo 3, comma 1, numero 2), lettera g) , della legge 1º dicembre 1970, n. 898, recante norme in materia di divorzio. A tal proposito, merita ricordare che negli ultimi anni sono intervenute due importanti sentenze delle corti costituzionali dell’Austria e della Germania, le quali hanno dichiarato l’incostituzionalità delle norme che prevedevano, in quei paesi, l’automatico scioglimento del matrimonio a seguito della modificazione dell’attribuzione del sesso. Nei due paesi ricordati, come nel nostro, il matrimonio è un diritto fondamentale e non sopporta l’ingerenza dello Stato, che imponga a due persone lo scioglimento del vincolo al quale si sono liberamente determinate. In assenza della volontà di almeno uno dei coniugi che richieda il divorzio, si tratterebbe anche di una inaccettabile violazione della vita privata e familiare, protette dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani. L’articolo 9 afferma il diritto della persona ad ottenere il rilascio di documenti che riportino il nuovo sesso attribuito e il nome modificato. Ai sensi del comma 1, l’ufficiale di stato civile, a seguito dell’annotazione nell’atto di nascita, provvede al rilascio dei nuovi documenti di identità personale e, al fine di evitare rischi di mancato coordinamento tra uffici pubblici, comunica l’avvenuta modificazione all’Agenzia delle entrate per il rilascio di un nuovo codice fiscale e una nuova tessera sanitaria, nonché all’ufficio della motorizzazione civile per il rilascio di una nuova patente di guida (comma 2). Il comma 3 prevede che, con regolamento del Ministro dell’interno, sono stabilite le modalità per il rilascio di copie e duplicati debitamente corretti dei titoli conseguiti e di tutti gli altri documenti in esame che per loro natura non sono soggetti a modifiche nel tempo, rilasciati da autorità o istituzioni pubbliche e private. Si pensi, per esempio, ai titoli di studio, come il certificato di laurea, che dovranno riportare il nuovo nome e, laddove riportato, il sesso d’elezione della persona. Anche in questo caso il comma 4 prevede che il rilascio della predetta documentazione sia esentato da qualsiasi costo. L’articolo 10 impone, come già in parte previsto dalla legge n. 164 del 1982, che in seguito alla correzione degli atti dello stato civile, non sia fatta menzione dell’attribuzione di sesso e del nome precedenti, sia da parte di soggetti pubblici che di soggetti privati. Quindi, in ottemperanza alle norme in materia di protezione dei dati personali, e in particolare dei dati sensibili, la violazione di tale obbligo è punita ai sensi delle disposizioni in materia di trattamento illecito dei dati personali.