[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 72, comma 2, del codice di procedura penale, promosso dal Tribunale ordinario di Napoli, nel procedimento penale a carico di C. B. ed altri, con ordinanza del 29 settembre 2015, iscritta al n. 2 del registro ordinanze 2016 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 4, prima serie speciale, dell'anno 2016. Visti l'atto di costituzione di S. B., nella qualità di tutore legale di C. B., nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 6 giugno 2017 il Giudice relatore Giorgio Lattanzi; uditi l'avvocato Stefano Sorrentino per S. B., nella qualità di tutore legale di C. B., e l'avvocato dello Stato Massimo Giannuzzi per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 29 settembre 2015 (r.o. n. 2 del 2016), il Tribunale ordinario di Napoli, sezione misure di prevenzione, ha proposto questioni di legittimità costituzionale dell'art. 72, comma 2, del codice di procedura penale, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui, nel procedimento di applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale, non prevede la revoca dell'ordinanza di sospensione disposta per l'infermità di mente del proposto, qualora si accerti che l'incapacità della persona è irreversibile. Il Tribunale rimettente riferisce che, su proposta del Procuratore distrettuale antimafia e del Questore, con due decreti del 21 e del 27 giugno 2011, aveva sottoposto a sequestro «svariati beni mobili e immobili intestati a B. C. (proposto anche per la misura di prevenzione personale cd. antimafia) , alla moglie B. S. [...], alle figlie B. A. [...] e B. D.». Nel corso del procedimento è risultato che il proposto versava in una condizione di totale e irreversibile incapacità di partecipare consapevolmente, originata da un grave deterioramento mentale subito in seguito a un arresto cardiorespiratorio per un'overdose di cocaina, avvenuto nel 2003. Per questo stato mentale il proposto era stato dichiarato interdetto dal Tribunale di Napoli e la moglie ne era stata nominata tutore provvisorio. Il Tribunale, facendo applicazione dell'art. 71 cod. proc. pen. , che aveva ritenuto applicabile anche al procedimento di prevenzione, ne aveva disposto la sospensione. In seguito a ripetuti accertamenti, il giudice rimettente era giunto alla conclusione che l'incapacità del proposto era divenuta irreversibile e che tale stato faceva «venir meno in radice ogni possibilità di ritenere attuale la sua eventuale pericolosità», sicché doveva «certamente escludersi uno dei requisiti essenziali per l'applicazione della misura di prevenzione personale ex art. 2 L. 575/65». Secondo la difesa del proposto, l'incapacità irreversibile avrebbe dovuto determinare il rigetto della «proposta tout court, anche per la parte patrimoniale, con restituzione dei beni agli aventi diritto», ma il Tribunale ha escluso la possibilità di adottare un provvedimento del genere. Infatti, secondo il giudice rimettente, una volta affermata «l'operatività della sospensione dell'art. 71 c.p.p.», non appariva «possibile alcuna analogia con la "sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere"; queste, mai previste dalla legislazione in materia di misure di prevenzione, [avrebbero] evidentemente ragione di essere solo nel procedimento penale di cognizione ed innanzi alla contestazione di ipotesi di reato». L'art. 72 cod. proc. pen. , conclude il Tribunale, non è dunque in nessun modo interpretabile nel senso appena indicato. Ne conseguirebbe, a parere del giudice rimettente, «il pericolo di una permanente stasi processuale», perché il procedimento per l'applicazione della misura reale non potrebbe essere riavviato nei confronti dell'incapace, e nel frattempo continuerebbe ad avere efficacia il sequestro dei beni, disposto in precedenza in attesa di una decisione sulla confisca. Per superare la stasi processuale occorrerebbe una pronuncia di illegittimità costituzionale, che secondo il giudice rimettente dovrebbe riguardare solo il procedimento relativo all'applicazione della misura di prevenzione patrimoniale. Il giudice sarebbe solo chiamato a stabilire se certi beni debbano essere sottratti al circuito economico di origine per escludere i condizionamenti criminali che li connotano ed evitare la formazione di patrimoni illeciti, considerato che, a partire dall'entrata in vigore dell'art. 2-bis, comma 6-bis, della legge 31 maggio 1965, n. 575 (Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere), introdotto dall'art. 10, comma 1, lettera c), numero 2), del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, come sostituito dalla legge di conversione n. 125 del 2008, e modificato dall'art. 2, comma 22, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), la confisca può essere disposta anche a prescindere dalla concomitante applicazione della misura di prevenzione personale e dalla perdurante pericolosità sociale del proposto, al punto che può raggiungere anche gli eredi della persona pericolosa. Il giudice rimettente reputa la situazione in questione analoga a quella su cui è intervenuta la sentenza di questa Corte n. 45 del 2015, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 159, primo comma, del codice penale, nella parte in cui non escludeva la sospensione della prescrizione quando era stata accertata la definitiva incapacità dell'imputato di partecipare al procedimento per una irreversibile infermità di mente. L'attuale assetto normativo sarebbe lesivo del principio di uguaglianza, perché tratterebbe in modo diverso l'imputato nel procedimento penale e il proposto nel procedimento di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, e sarebbe anche del tutto irragionevole. Inoltre sarebbe leso, sia il diritto di difesa dell'incapace, «al quale viene preclusa ogni possibilità di far valere le proprie ragioni attraverso il curatore speciale per dimostrare la lecita provenienza dei beni in sequestro», sia il diritto di difesa dei terzi intestatari di beni sequestrati nel presupposto che ne abbia la disponibilità il proposto. L'art. 72 cod. proc. pen. sarebbe perciò in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui non permette di revocare l'ordinanza di sospensione del procedimento di applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale, ove sia accertata la irreversibile incapacità della persona. In caso di accoglimento delle questioni, vi sarebbe la possibilità di decidere sulla confisca dei beni sequestrati. 2.- È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili o infondate.