[pronunce]

che, secondo il remittente, qualora, come nel caso specifico, l'agente non abbia altre fonti di reddito e per patto contrattuale non possa assumere altri incarichi per la commercializzazione di prodotti di aziende concorrenti della concedente, non vi è alcuna ragione perché l'agente, riguardo alla pignorabilità dei suddetti propri crediti, abbia un trattamento deteriore rispetto a quello previsto per i lavoratori dipendenti e comunque tale da non consentire a lui e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa; che le questioni non sono ammissibili per diverse, concorrenti ragioni; che, anzitutto, il d.P.R. n. 895 del 1950 ha natura di regolamento e non di norma primaria, sicché ad esso non può estendersi il sindacato di questa Corte; che il remittente non precisa, d'altro canto, se il contenuto normativo che egli sospetta di illegittimità derivi congiuntamente dalle disposizioni censurate o anche soltanto da quella dell'art. 1 del d.P.R. n. 180 del 1950, avente efficacia di legge; che il Tribunale censura le suddette disposizioni, concernenti la pignorabilità di corrispettivi di lavoro e trattamenti di quiescenza spettanti ai dipendenti di pubbliche amministrazione, ma adduce come tertium comparationis, riguardo alle questioni in oggetto, il regime dei lavoratori subordinati privati, regolato da altre disposizioni; che, inoltre, il giudice a quo fa riferimento, nell'ipotizzare la necessità di una pronuncia additiva, anche all'assenza di fonti di reddito diverse da quelle per attività lavorative e trattamenti pensionistici e in genere di quiescenza, così postulando l'introduzione di un elemento estraneo al sistema, che eventualmente spetta soltanto al legislatore valutare. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1 del d.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180 (Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche Amministrazioni) , e dell'art. 1 del d.P.R. 28 luglio 1950, n. 895 (Approvazione del nuovo regolamento per l'esecuzione del nuovo testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche Amministrazioni), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 36 della Costituzione, dal giudice dell'esecuzione del Tribunale di Como con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 novembre 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 novembre 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA