[pronunce]

Ciò sarebbe confermato anche dalla recente legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), “la quale non esclude affatto dall'ambito della legislazione regionale la disciplina dell'esercizio del potere sostitutivo nei confronti degli enti locali che omettano di esercitare i compiti previsti dalla legislazione regionale”. In ogni caso, conclude la Regione resistente, se si dovesse accogliere la ricostruzione proposta dal Governo - se si ritenesse, cioè, che la Regione non possa disciplinare l'esercizio del potere sostitutivo - quest'ultima “dovrebbe segnalare al Governo, ex art. 120 della Costituzione, i casi in cui gli enti locali sono inadempienti rispetto a previsioni della legge regionale ed il Governo dovrebbe valutare la sussistenza dei presupposti di cui all'art. 120 medesimo”. Conseguenza, questa, da ritenere senz'altro paradossale, oltreché contrastante con la autonomia costituzionalmente garantita delle Regioni, dal momento che verrebbe affidata al Governo la decisione “discrezionale e politica” di perseguire o meno gli obiettivi fissati dalle leggi regionali mediante lo strumento del potere sostitutivo.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto questione di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3, 8, comma 3, 9, 10 e 24 della legge della Regione Toscana 26 luglio 2002, n. 29, recante “Modifiche alla legge regionale 18 maggio 1998, n. 25 (Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati) e successive modificazioni e modifiche alla legge regionale 29 luglio 1996, n. 60 (Disposizioni per l'applicazione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi di cui all'art. 3 della L. 28 dicembre 1995, n. 549), e successive modificazioni”, per violazione degli articoli 114, 117 e 120 della Costituzione. Secondo il ricorrente, tali disposizioni contrasterebbero con l'art. 120 della Costituzione, per il fatto che quest'ultimo, al secondo comma, riserverebbe al solo Governo il potere di sostituirsi agli organi delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nei casi indicati, affidando unicamente alla legge statale il compito di definire le relative procedure, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione. In questo senso deporrebbero anche l'art. 114 della Costituzione, l'art. 117, secondo comma, lettera p), della Costituzione, che attribuisce alla potestà legislativa esclusiva dello Stato la materia “organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane”, nonché l'esigenza di una disciplina unica o fortemente coordinata delle modalità di esercizio dei poteri sostitutivi. 2. - In via preliminare, deve essere accolto il rilievo della difesa regionale relativo all'estraneità dell'art. 8, comma 3, dell'art. 10 e dell'art. 24, commi 1, 2 e 4, della legge della Regione Toscana n. 29 del 2002 rispetto alle ragioni della pretesa incostituzionalità fatte valere nell'atto introduttivo del presente giudizio. Tanto il ricorso, quanto la relazione del Ministro per gli affari regionali allegata alla delibera del Consiglio dei ministri che autorizza l'impugnazione della legge, fanno esclusivo riferimento alla disciplina di poteri sostitutivi regionali dei quali si contesta il contrasto con l'invocata riserva di competenza statale in materia. Le disposizioni appena richiamate non contengono alcuna disciplina in materia di poteri sostitutivi e dunque la loro impugnazione risulta inammissibile, non potendo in alcun modo ritenersi sostenuta dai motivi del ricorso. Conseguentemente la questione di legittimità costituzionale su cui questa Corte è chiamata a pronunciarsi nel merito va circoscritta ai soli articoli 6, comma 3, 9 e 24, comma 3, della legge impugnata, tenendo conto - inoltre - che quest'ultima disposizione si limita a richiamare l'applicabilità di quanto disposto dall'art. 22, commi 1 e 2, della legge regionale n. 25 del 1998 così come modificato dall'art. 9 oggetto di censura nel presente giudizio. 3. - Tale questione non è fondata. Come questa Corte ha già avuto modo di evidenziare nella sentenza n. 43 del 2004, i poteri che comportano la sostituzione nel compimento di atti di organi di un ente rappresentativo ordinariamente competente da parte di organi di un altro ente, ovvero la nomina da parte di questi ultimi di organi straordinari dell'ente “sostituito” per il compimento degli stessi atti, concorrono a configurare e a limitare l'autonomia dell'ente nei cui confronti opera la sostituzione, e devono quindi trovare fondamento esplicito o implicito nelle norme o nei principi costituzionali che tale autonomia prevedono e disciplinano. Tali affermazioni erano sottese anche alla giurisprudenza formatasi prima della riforma del Titolo V della Costituzione operata dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), sia pure con prevalente riferimento ad ipotesi di sostituzione dello Stato nei confronti delle Regioni, previste per la tutela di interessi unitari allora affidati alla finale responsabilità dello Stato. In quel contesto, come è noto, spettavano alle Regioni le funzioni amministrative nelle materie di cui all'art. 117, primo comma, della Costituzione, mentre le funzioni degli enti locali territoriali erano determinate in termini di principio dalle leggi generali della Repubblica di cui all'art. 128 della Costituzione, e la puntuale individuazione delle stesse era demandata alle leggi dello Stato per le materie di competenza statale e per le funzioni di “interesse esclusivamente locale” pur inerenti alle materie di competenza regionale. L'eventualità della sostituzione di organi regionali agli enti locali, esclusa nelle materie in cui la Regione non aveva competenze legislative e amministrative (sentenza n. 104 del 1973), poteva invece fondarsi sulle leggi regionali di delega o di “conferimento” di funzioni per le materie in cui, in base agli articoli 117 e 118 della Costituzione, le Regioni erano costituzionalmente titolari delle competenze amministrative, oltre che legislative. Nel sistema del nuovo Titolo V, invece, l'art. 117, secondo comma, lettera p), comprende nella competenza legislativa esclusiva dello Stato la determinazione delle sole “funzioni fondamentali” di Comuni, Province e Città metropolitane, mentre l'art. 118, primo comma, attribuisce in via di principio ai Comuni, in tutte le materie, “le funzioni amministrative”, salva la possibilità che esse, al fine di assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.