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Disposizioni per il sostegno all'agroecologia e per la tutela del settore agricolo, forestale e rurale. Onorevoli Senatori . – Secondo il rapporto « Agroecologia e politica agricola comune (PAC) » del 2020 del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, l'agroecologia rappresenta un approccio integrato, sviluppato dal 1920 e affermatosi a partire dagli anni Ottanta del XX secolo, che applica contemporaneamente concetti e principi ecologici e sociali alla progettazione e alla gestione dei sistemi alimentari e agricoli, con lo scopo di renderli meno dipendenti da input esterni (materia ed energia), attraverso l'utilizzo delle sinergie biologiche dell'ecosistema in cui l'attività agricola è inserita. L'agroecologia dunque costituisce un modello in grado di soddisfare i principali requisiti di sostenibilità del sistema agroalimentare, nonché un sistema in grado di assicurare, nello stesso tempo, la produzione di cibo in linea con il rispetto dell'ambiente, della salute e dei diritti degli agricoltori e dei consumatori. Per tale ragione, il paradigma dell'agroecologia è sempre più celebrato dal mondo produttivo, dalle istituzioni, dai ricercatori e da molteplici soggetti, individui o organizzazioni, attivamente coinvolti nelle iniziative del comparto primario. Tra i vari obiettivi perseguiti dal presente disegno di legge, si intende introdurre il divieto dei fitofarmaci più inquinanti e incentivare la progressiva conversione a un modello rurale « agroecologico » in tutto il territorio nazionale, perseguendo altresì il mantenimento del menzionato modello rurale. L'uso indiscriminato, e spesso abusato, di pesticidi infatti rappresenta un fattore di rischio elevato per l'ecosistema. Il glifosate, ad esempio, è notoriamente tossico per l'ambiente e per la vita acquatica. Tra le precauzioni d'uso dei diserbanti basati sul principio attivo del glifosate vi è invero il tassativo divieto di irrorare i bordi dei corsi d'acqua e delle zone umide, a causa della connessa accertata tossicità, anche a basse concentrazioni, sugli organismi acquatici. Eppure le irrorazioni con questo principio attivo, che vengono effettuate lungo le strade, le linee ferroviarie o in campo agricolo, non si fermano di certo di fronte a canali e a collettori posti ai lati dei tracciati. È ormai ampiamente dimostrato come la perdita della biodiversità, causata dall'uso dei pesticidi, incida sulla produttività agricola. Inoltre, l'uso dei pesticidi contribuisce a provocare il fenomeno della desertificazione dei suoli, esponendo le scarpate sottoposte al diserbo (a causa della destrutturazione fisica e microbiologica del terreno) a frane e smottamenti, e al conseguente elevato rischio di incidenti stradali durante gli eventi piovosi e nelle ore notturne. Secondo gli ultimi dati ufficiali, un quinto del territorio italiano è a rischio desertificazione, mentre secondo i dati aggiornati dell'Istituto di ricerca, sviluppo e sperimentazione sull'ambiente ed il territorio, in alcuni territori del Sud del Paese il quadro è ancora più preoccupante, con una media del processo di desertificazione tra il 30 e il 50 per cento in regioni come Sardegna, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania, e addirittura del 70 per cento in Sicilia (si consideri che il Paese con la più alta percentuale europea è Cipro, con il 57 per cento). Per quanto riguarda invece gli insetticidi a base di neonicotinoidi, è ormai assodato scientificamente come le popolazioni delle api selvatiche, mellifere e solitarie, e di tutti i pronubi, siano in pericolo per l'uso di queste sostanze. Un pericolo che, se non affrontato, porterà al collasso delle popolazioni di api in Europa. A darne ulteriore conferma è stata l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Sempre sul tema, la direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, all'articolo 11, in tema di misure specifiche per la tutela dell'ambiente acquatico e dell'acqua non potabile, stabilisce che « Gli Stati membri assicurano che siano adottate misure appropriate per tutelare l'ambiente acquatico e le fonti di approvvigionamento di acqua potabile dall'impatto dei pesticidi ». Tali misure comprendono, solo per citare un esempio, « la riduzione, per quanto possibile, o l'eliminazione dell'applicazione dei pesticidi sulle o lungo le strade, le linee ferroviarie, le superfici molto permeabili o altre infrastrutture in prossimità di acque superficiali o sotterranee oppure su superfici impermeabilizzate che presentano un rischio elevato di dilavamento nelle acque superficiali o nei sistemi fognari ». Parimenti, l'articolo 12 della predetta direttiva disciplina la riduzione dell'uso di pesticidi o dei rischi in aree specifiche. Le medesime norme sono state riprese dagli articoli 14 e 15 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, con il quale lo Stato italiano ha recepito la direttiva che impone la riduzione dell'uso di pesticidi e la loro eliminazione in aree specifiche, privilegiando prodotti fitosanitari a basso rischio o misure di controllo biologico nei parchi, giardini, cortili scolastici, lungo le strade e le vie ferroviarie, in prossimità di strutture sanitarie, di corsi d'acqua superficiali e di zone naturali protette. Nella stessa direzione vanno la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque, e il regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari. La realtà agricola organizzata secondo criteri di eco-compatibilità costituisce il campo di indagine più appropriato per dare avvio a un rinnovamento culturale nella direzione dello sviluppo sostenibile. In questo contesto, l'agricoltura biologica ha un ruolo rilevante: secondo il Rodale Institute , tale metodo usa il 45 per cento in meno di energia rispetto a quello convenzionale e fa un uso più efficiente dell'energia stessa, al contrario – ancora una volta – dei sistemi agricoli convenzionali che producono il 40 per cento in più di gas serra. I suoli biologici inoltre hanno una funzione di carbon sink , che è mediamente quantificabile in 0,5 tonnellate per ettaro l'anno. In questo senso, l'agricoltura biologica offre agli agricoltori opzioni significative sia nelle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici, sia in quelle di adattamento ai citati mutamenti. All'inizio del terzo millennio, dunque, ogni sforzo deve essere dedicato a riorientare il comune patrimonio di conoscenze nella direzione di un umanesimo ecocompatibile. Questa nuova fase rappresenta un nuovo modo di approcciare le nuove sfide globali, in cui pensiero e azione sono conformi al paradigma ecologico.