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Ma attenzione, in un successivo passaggio della circolare però si aggiunge: «Le azioni di educazione e prevenzione finalizzate al contrasto di tutte le discriminazioni, ergo anche quelle che riguardano l'orientamento sessuale o l'identità di genere, non possono essere considerate né opzionali, né aggiuntive, né facoltative, ma obbligatorie per tutti gli studenti e le studentesse. » È qui che nasce l'equivoco ed è qui che bisogna intervenire con un chiarimento legislativo definitivo per evitare interpretazioni strumentali e perciò la necessità del presente disegno di legge. L'articolo unico fissa chiaramente il principio per cui tutte le attività scolastiche che attengano a temi inerenti l'educazione all'affettività (orientamento sessuale, identità di genere, educazione sessuale eccetera) sono considerate facoltative, non possono mai essere svolte in ambito curricolare né dagli stessi insegnanti né da operatori esterni e prevedono la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni e degli studenti stessi, se maggiorenni, che, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza. I genitori sono pienamente legittimati ad affermare il proprio diritto alla libertà educativa, affrontando eventuali resistenze, ricercando una vera continuità di progetto di vita tra famiglia ed istituzione scolastica, devono partecipare ed essere coinvolti per definire e realizzare progetti didattici per favorire rispetto e solidarietà contro ogni discriminazione delle persone. I genitori, riuniti in associazione o in comitato, possono presentare alla scuola entro settembre, progetti di educazione affettiva, di cui il dirigente scolastico dovrà tener conto nella definizione del Piano dell'offerta formativa. I genitori presenti nel consiglio di istituto, prima dell'approvazione definitiva del POF, potranno verificare sono state prese in considerazione le proposte delle famiglie. La richiesta di consenso informato preventivo rappresenta a tutti gli effetti un documento che esprime la volontà delle famiglie di: – esercitare la libertà di scelta educativa (legge n. 59 del 1997, articolo 21, comma 9); – avere l'esenzione per il figlio dalla frequenza di attività non condivise; – ottenere attività alternative (di sviluppo e di recupero) nel caso che le attività siano previste in orario scolastico. In sintesi chiedere il rispetto dei propri diritti e delle proprie scelte educative è ribadire che la libertà di insegnamento nei riguardi dei figli, fino alla maggiore età, spetta anzitutto ai genitori, prima che ai docenti, in un corretto rapporto di sussidiarietà e di continuità educativa con la scuola.. 1 1 Tutte le attività scolastiche inerenti all'educazione all'affettività, intesa come orientamento sessuale, identità di genere, educazione sessuale, e altre a esse collegate sono considerate facoltative ed extracurricolari, non possono mai essere svolte in ambito curricolare, né dagli stessi insegnanti né da operatori esterni, e, non essendo obbligatorie, prevedono la richiesta del consenso, espresso in forma scritta, dei genitori per gli studenti minorenni e degli studenti stessi se maggiorenni, che, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza. 2 I genitori, riuniti in associazione o in comitato, possono presentare alla scuola, entro il mese settembre, progetti di educazione affettiva, di cui il dirigente scolastico deve tener conto nella definizione del Piano dell'offerta formativa (POF). 3 I genitori presenti nel consiglio di istituto, prima dell'approvazione definitiva del POF, verificano se sono state prese in considerazione le proposte delle famiglie. 4 Il consenso espresso dal genitore costituisce il documento per esercitare la libertà di scelta educativa ai sensi dell'articolo 21, comma 9, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e dà diritto all'esenzione per il figlio dalla frequenza di attività non condivise e allo svolgimento di attività alternative di sviluppo e di recupero, nel caso in cui le attività oggetto di consenso siano previste in orario scolastico.