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l'allarme è lanciato da tutti i sindaci italiani che in assenza del supporto amministrativo dei segretari comunali si trovano anche esposti a rispondere a titolo colposo per atti o per avvenimenti non strettamente dipendenti dalla loro volontà, e che spesso configurano una sorta di responsabilità oggettiva vera e propria. Tuttavia, rischi ben più gravi attengono all'adozione di atti e alla partecipazione diretta o, più spesso indiretta, a procedimenti che esulino dal mero indirizzo politico; considerato che: a far data dal 2008 sono stati banditi solo 4 concorsi e di questi solo 3 sono stati completati con l'ultima immissione di 252 segretari nel 2016 dopo ben 7 anni di procedura concorsuale; il quarto, bandito dopo 10 anni dal primo, denominato COA6, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale , 4a serie speciale concorsi ed esami, n. 102 solo il 28 febbraio 2018 ed è in via di definizione per l'immissione in servizio entro il 2021 di 500 segretari comunali; essendo le attività amministrative degli enti locali di fondamentale importanza per l'attuazione dei progetti di investimento e delle riforme del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), la figura professionale dei segretari comunali, quali vertici della macchina amministrativa, è ancor più centrale e irrinunciabile, soprattutto per i Comuni medio piccoli, che oggi, nella migliore delle ipotesi, possono godere solo di segretari "a scavalco". Ciò determina pesanti rallentamenti nello svolgimento delle procedure ammnistrative, in un momento nel quale è richiesta una certa celerità dell'azione amministrativa ed una certa efficacia dell'apparato gestionale degli enti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati; se e quali misure intenda adottare al fine di favorire una celerità nelle procedure in corso, e di quelle future, necessaria a sopperire la carenza della figura professionale dei segretari comunali, organo apicale della macchina gestionale degli enti locali nell'ordinamento italiano. Atto n. 3-02669 RUSPANDINI Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Premesso che: il lago di Garda è il lago più grande d'Italia: si estende per circa 370 chilometri quadrati e insiste su tre regioni italiane ossia la Lombardia, il Veneto e il Trentino-Alto Adige; il lago di Garda ha sempre rappresentato, per l'intera provincia di Brescia, uno dei luoghi di maggiore attrattività turistica, catalizzando, solo nel 2019, oltre 8 milioni di turisti, prevalentemente stranieri; l'arrivo della pandemia da SARS-CoV-2 ha, certamente, mutato il contesto nazionale ed internazionale, e gli effetti di tale tragico avvenimento non sono ancora del tutto preventivabili. È però già evidente che il turismo "di prossimità" avrà una sempre maggior importanza e che il tema della "natura" e della "sostenibilità" acquisiranno sempre maggior rilievo, sia nelle politiche pubbliche, che nelle "scelte di vita" di tanti italiani, anche ai fini turistici; l'intera area gardesana, comprensiva dell'entroterra, si caratterizza anche per un forte sviluppo economico produttivo e, pertanto, non può rischiare di restare isolata e priva di infrastrutture adeguate per incentivarne uno sviluppo ulteriore; oltre all'incredibile paesaggio, il lago di Garda offre anche una vasta gamma di prodotti, enogastronomici (olio extra vergine d'oliva, produzione di vino, pesca) e artigiani che necessitano della possibilità di essere distribuiti e conosciuti agevolmente sul territorio regionale, nazionale ed internazionale; per tali ragioni, il territorio lacustre non può essere escluso dal grande traffico europeo anche per ragioni legate ad una valenza strategica riguardante gli ambiti lavorativi, industriali e manifatturieri che la identificano come la terza area turistica d'Italia, interessata attualmente già da un transito di oltre 1.700 persone giornalmente; è da tempo che si ritiene indispensabile localizzare una stazione ferroviaria dell'alta velocità al servizio del lago di Garda, sia nell'ottica di garantire un servizio turistico, sia per promuovere una maggiore fruibilità della provincia a cittadini e lavoratori, che quotidianamente dalla zona del lago di Garda necessitano di raggiungere i capoluoghi limitrofi; per tali motivi, già nel 2015 la Regione Lombardia aveva rappresentato il suo assenso alla presentazione di un progetto definitivo per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Brescia-Verona, indicando che venisse soddisfatta, come condizione imprescindibile, la realizzazione di un adeguato studio di fattibilità che prevedesse la fermata nel territorio del lago; conseguentemente, nel 2017, il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica), dopo aver approvato il progetto, aveva incaricato RFI di effettuare uno studio di fattibilità che prevedesse l'inserimento di una fermata ferroviaria per l'area turistica del basso lago di Garda; Italferr e RFI, nel 2018, hanno dunque inviato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti lo studio di fattibilità per la realizzazione della stazione, presentando 4 differenti ipotesi di localizzazione, tutte insistenti su un'area baricentrica nel territorio del basso Garda delineata tra la linea storica, il casello autostradale A4 e la strada statale 11; tra le varie ipotesi presentate, quella maggiormente perseguibile è quella che prevede la realizzazione dell'infrastruttura a circa 1,8 chilometri a ovest del casello autostradale; successivamente, anche una delibera CIPE del novembre 2019, di autorizzazione del secondo lotto costruttivo della tratta, ha previsto un'informativa al CIPE, da parte del Ministero, in merito alla definizione di uno studio di fattibilità per l'inserimento della fermata ferroviaria nell'area turistica del basso Garda; il costo previsto per la realizzazione dell'opera, che prevede una stazione leggera per l'erogazione automatica di biglietti, con 2 binari lunghi 410 metri coperti da pensiline, è di circa 50 milioni di euro; la realizzazione di tale infrastruttura si rende strategica, sia perché interesserebbe un polo intermodale che fungerebbe da importante interrelazione e congiungimento tra la linea storica, un percorso pedonale, il casello autostradale e la tangenziale del basso Garda, sia perché la stazione incentiverebbe, inoltre, il trasporto intermodale, favorendone l'utilizzo e valorizzandone la sostenibilità; soprattutto nel periodo di post pandemia, si rende necessario promuovere forme di sostenibilità nonché potenziare e rendere sempre maggiori i servizi al cittadino, anche al fine incrementare la fruizione del territorio; per raggiungere tale ambizioso, quanto necessario, obiettivo, è fondamentale coinvolgere tutti gli attori, non solo quelli istituzionali, al fine di valorizzare il contesto, l'economia lombarda e la valenza storica di tutto il territorio gardesano, si chiede di sapere quali urgenti misure il Ministro in indirizzo, al fine di sollecitare l'attivazione di tutte le procedure necessarie alla realizzazione di una fermata ferroviaria per l'area del basso Garda, in quanto tale infrastruttura si rende necessaria per consentire al lago di Garda di mantenere, ed implementare, il collegamento con la grande rete italiana ed europea.