[pronunce]

La ripartizione delle funzioni tra i vari organi delle regioni e delle province autonome, come ripetutamente affermato da questa Corte (sentenze n. 461 del 1995, n. 356 del 1994, n. 355 del 1993, n. 461 del 1992 e n. 407 del 1989), rientra nella sfera dell'organizzazione interna, riservata agli statuti e alle leggi regionali e provinciali, sicché non spetta alla fonte statale determinare anche, con una disposizione di dettaglio, l'organo della Regione o della provincia autonoma al quale le funzioni conferite devono essere affidate. E se questo principio deve trovare applicazione in una materia costituzionalmente riservata alla Regione ai sensi dell'art. 117, primo comma, della Costituzione, esso non può non valere quando, come nella specie, il conferimento coinvolga insieme funzioni delegate e funzioni proprie e sia effettuato in vista della piena integrazione di entrambe. In questi casi, ferma la possibilità per lo Stato di delineare il modello organizzativo con disposizioni di principio, deve residuare alla Regione uno spazio di libera scelta in ordine alla disciplina dell'organizzazione, che non può essere compresso senza pregiudicarne lo Statuto costituzionale di autonomia. Ed è proprio la compressione di tale spazio che vizia le disposizioni dell'art. 4, comma 1, lettere b), c) e d). La prima, nell'imporre alla Regione la costituzione di una commissione permanente tripartita, definisce puntualmente la composizione di tale organo, prevedendo la obbligatoria presenza in esso del rappresentante regionale competente per materia di cui alla lettera c), delle parti sociali, sulla base della rappresentatività determinata secondo i criteri previsti dall'ordinamento, e del consigliere di parità nominato ai sensi della legge n. 125 del 1991, e sottrae in tal modo alla Regione ogni potestà organizzativa diversa dalla mera attuazione. La seconda, senza limitarsi a disporre la costituzione di un organismo istituzionale per l'integrazione fra le politiche del lavoro e le politiche formative, prescrive di designare quali componenti i rappresentanti istituzionali della Regione, delle province e degli altri enti locali; la lettera d), infine, stabilisce direttamente, anziché rimetterli alla legge regionale, la natura giuridica ed il regime patrimoniale e contabile della struttura cui saranno affidate funzioni di assistenza tecnica e monitoraggio nelle politiche attive del lavoro. In conclusione, le disposizioni dell'art. 4, comma 1, lettere b), c) e d), vulnerano l'autonomia organizzativa delle regioni oltre il limite costituzionalmente consentito e devono essere dichiarate costituzionalmente illegittime. 4. - Altra questione è relativa all'art. 4, comma 1, lettera a), del quale si denuncia il contrasto con gli artt. 115, 118 e 128 della Costituzione. La disposizione censurata stabilisce, in una materia estranea all'art. 117, primo comma, della Costituzione, che la legge regionale, nel disciplinare l'organizzazione amministrativa e le modalità di esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti, deve attribuire alle province le funzioni ed i compiti relativi al collocamento. 4.1. - La questione non è fondata. Questa Corte ha già rilevato che, in relazione alle modalità ed ai criteri di conferimento delle funzioni ad opera della legge n. 59 del 1997, alla legge statale non è inibito determinare direttamente le competenze amministrative degli enti locali onde garantirle anche nei confronti del legislatore regionale (sentenza n. 408 del 1998). Già nel ricorso non venivano addotti argomenti che potessero fondatamente indurre a ritenere che, in una materia estranea alle funzioni proprie della Regione, la disposizione censurata avesse violato l'autonomia regionale nell'imporre alla Regione di attribuire alle province le funzioni amministrative in materia di collocamento. In sede di discussione orale, la stessa difesa della Regione Lombardia ha preso atto del chiaro orientamento già espresso sul punto da questa Corte. 5. - Una terza questione investe l'art. 4, comma 1, lettera f), il quale stabilisce che la distribuzione territoriale dei centri per l'impiego debba compiersi "sulla base dei bacini provinciali con utenza non inferiore a 100.000 abitanti, fatte salve motivate esigenze socio geografiche". La Regione Lombardia ne contesta la legittimità per contrasto con gli artt. 76 [in riferimento all'art. 4, comma 3, lettera b), della legge n. 59 del 1997], 115 e 123 della Costituzione e con la giurisprudenza costituzionale in tema di autonomia organizzativa regionale, assumendo che la rigida individuazione delle dimensioni ottimali dei bacini di utenza per ambito provinciale sia tale da privare la Regione di qualunque potestà di programmazione sul territorio, così da ledere la propria autonomia organizzativa. 5.1. - La questione non è fondata. La disciplina impugnata indica semplicemente un limite demografico non irragionevole per assicurare una buona funzionalità alle strutture e per realizzare una efficiente rete organizzativa di servizi per l'impiego. Essa peraltro non esclude affatto, ma anzi espressamente prevede, che la Regione, nell'esercizio della sua potestà programmatoria, possa superare tale limite, individuando bacini differenziati anche con popolazione inferiore ai 100.000 abitanti, "per motivate esigenze socio geografiche". Proprio la previsione, nella disposizione impugnata, di questa generale possibilità di derogare al criterio demografico sopra menzionato, lascia alla Regione uno spazio di scelta e di valutazione discrezionale nel quale può certamente esprimersi e trovare appagamento la propria potestà di programmazione sul territorio. 6. - Una ulteriore censura ha ad oggetto l'art. 7, comma 1, lettera b), il quale, nel demandare a decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'art. 7, commi 1 e 2, della legge n. 59 del 1997, l'individuazione in via generale dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali da trasferire, indica nella percentuale del 70 la misura del trasferimento del personale effettivo appartenente ai ruoli del Ministero del lavoro e della previdenza sociale settore politiche del lavoro e delle sezioni circoscrizionali per l'impiego e per il collocamento in agricoltura. La Regione ne denuncia il contrasto con gli artt. 117, 118 e 119 della Costizione, lamentando che la indicazione di un mero dato percentuale quale criterio di trasferimento del personale, in assenza di altri criteri di ordine qualitativo, romperebbe il collegamento, costituzionalmente necessario, fra trasferimento di funzioni e trasferimento di personale, ledendo l'autonomia regionale. 6.1. - La questione non è fondata. Il d.lgs. n. 469 del 1997 rinvia, per la propria attuazione, ad un atto secondario, un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, al quale è affidato il compito di procedere concretamente alla "puntuale individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali da conferire". Nel momento in cui l'art. 7, comma 1, lettera b), ha definito i criteri del trasferimento del personale, la determinazione non poteva che essere di ordine quantitativo e ciò per due concorrenti ragioni.