[pronunce]

che, in particolare, la difesa dello Stato ha osservato come la questione debba essere considerata irrilevante, in quanto il testo della disposizione impugnata è stato ulteriormente modificato dall'art. 1, comma 24-ter, lettera a), del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 36 (Disposizioni urgenti in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché di impiego di medicinali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 16 maggio 2014, n. 79, considerato applicabile al caso di specie in virtù dell'art. 2, quarto comma, del codice penale, posto che in quest'ultima formulazione della norma è stata inserita una pena più mite; che, con memoria depositata in data 17 febbraio 2015, l'Avvocatura generale dello Stato ha insistito per l'irrilevanza della sollevata questione a seguito della modifica normativa intervenuta; che la difesa dello Stato ha ulteriormente evidenziato come gli atti dovessero, in ogni caso, essere restituiti al rimettente per nuova valutazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza alla luce delle modifiche in parola; che, in mancanza di soluzioni costituzionalmente obbligate in materia, la questione sarebbe comunque inammissibile sotto questo ulteriore profilo; che, indeterminato sarebbe, inoltre, il petitum, non risultando chiaro quale intervento della Corte sia idoneo a rimediare al lamentato vulnus costituzionale, con conseguente inammissibilità della questione anche per questa ragione; che, ad avviso dell'Avvocatura generale dello Stato, infine, la questione sarebbe comunque infondata nel merito, sia perché - come già riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità - l'aver mantenuto, per i soli fatti di lieve entità, una cornice edittale indipendente dalla natura delle sostanze oggetto della condotta illecita, rientra nelle insindacabili scelte discrezionali del legislatore, sia perché la recente novella di cui al d.l. n. 36 del 2014, convertito, con modificazioni dalla legge n. 79 del 2014, ha ripristinato per le droghe cosiddette "leggere" la distanza edittale stabilita negli originari commi 4 e 5, dell'art. 73 del Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti. Considerato che il Tribunale ordinario di Nola, sezione penale, con ordinanza dell'8 maggio 2014 (reg. ord. n. 153 del 2014) , ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 73, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), come sostituito dall'art. 2, comma 1, lettera a), del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146 (Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 21 febbraio 2014, n. 10, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, per violazione del canone di uguaglianza e ragionevolezza; che il medesimo art. 73, comma 5, è stato ulteriormente modificato dall'art. 1, comma 24-ter, lettera a), del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 36 (Disposizioni urgenti in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché di impiego di medicinali), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 16 maggio 2014, n. 79, introducendo per i fatti di lieve entità pene più miti rispetto a quelle contenute nell'impugnato art. 2, comma 1, lettera a), del d.l. n. 146 del 2013, come convertito dalla legge n. 10 del 2014, n. 10; che l'art. 1, comma 24-ter, lettera a), è stato inserito nel d.l. n. 36 del 2014 dalla legge di conversione n. 79 del 2014 ed è entrato in vigore il 21 maggio 2014; che la predetta disposizione, avendo diminuito le pene previste dalla disciplina censurata dal rimettente, può incidere sulla rilevanza della questione ai sensi dell'art. 2, quarto comma, del codice penale, secondo cui «Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile»; che, a fronte di questo ius superveniens, spetta al giudice rimettente la valutazione circa la perdurante rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione sollevata; che va disposta, pertanto, la restituzione degli atti al giudice a quo, perché valuti la questione alla luce del mutato quadro normativo (ordinanze n. 20 del 2015, n. 152, n. 149 e n. 140 del 2014, n. 35 del 2013, n. 316 del 2012 e n. 296 del 2011). Visto l'art. 9, commi 1 e 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale ordinario di Nola. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'11 marzo 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Marta CARTABIA, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 marzo 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI