[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 629, lettera b), 632 e 633, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)», promosso dalla Regione Veneto con ricorso notificato il 25 febbraio 2015, depositato in cancelleria il 4 marzo 2015, ed iscritto al n. 31 del registro ricorsi 2015. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 17 maggio 2016 il Giudice relatore Nicolò Zanon; uditi l'avvocato Luca Antonini per la Regione Veneto e l'avvocato dello Stato Stefano Varone per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ricorso notificato il 25 febbraio 2015 e depositato in cancelleria il successivo 4 marzo 2015 (reg. ric. n. 31 del 2015) , la Regione Veneto ha impugnato, tra gli altri, i commi 629, lettera b), 632 e 633, dell'art. 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015), per violazione degli artt. 3, 97, 117, primo comma, della Costituzione, in relazione agli artt. 118 e 119 Cost. 2.- Premette il ricorrente che il comma 629, lettera b), dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014, inserendo l'art. 17-ter nel decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), introduce il meccanismo del cosiddetto «split payment», secondo cui, nelle cessioni di beni e nelle prestazioni di servizi eseguite nei confronti di enti pubblici (tra i quali anche le Regioni), l'imposta sul valore aggiunto è versata dai medesimi soggetti pubblici allo Stato, secondo modalità e termini fissati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. Ne consegue che i fornitori di beni e i prestatori di servizi alla pubblica amministrazione ricevono l'importo del corrispettivo al netto dell'imposta sul valore aggiunto, la quale è versata, dai soggetti pubblici, direttamente allo Stato. Ricorda ancora il ricorrente che tale misura, ai sensi del comma 632 dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014, è stata adottata disponendone «l'entrata in vigore» dal 1° gennaio 2015, senza dunque attendere il preventivo «assenso» del Consiglio dell'Unione europea. È impugnato, infine, il comma 633 del citato art. 1 che prevede siano comminate sanzioni amministrative agli enti pubblici cessionari o committenti per omessi o tardivi versamenti dell'imposta sul valore aggiunto nei casi previsti dal precedente comma 629, lettera b). Il ricorrente precisa, infine, che alle disposizioni impugnate è stata data attuazione con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 23 gennaio 2015 (Modalità e termini per il versamento dell'imposta sul valore aggiunto da parte delle pubbliche amministrazioni). Le disposizioni di legge ricordate, ad avviso della Regione Veneto, risulterebbero lesive dell'art. 117, primo comma, Cost., in quanto il meccanismo introdotto dal censurato comma 629, lettera b), dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014 non è contemplato dalla direttiva n. 2006/112/CE del 28 novembre 2006 (Direttiva del Consiglio relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto). Inoltre, a fronte della presentazione - da parte del Governo italiano alla Commissione europea - della richiesta di una misura in deroga ai sensi dell'art. 395 della medesima direttiva, le disposizioni censurate hanno previsto l'immediata applicabilità della misura stessa a partire dal 1° gennaio 2015, senza attendere, dunque, l'autorizzazione del Consiglio dell'Unione europea. Ad avviso della ricorrente, la violazione della sopracitata direttiva e, dunque, dell'art. 117, primo comma, Cost. ridonderebbe sulla sfera di competenza delle Regioni per due ordini di motivi. In primo luogo, le disposizioni impugnate, imponendo «fin da subito alla Regione e agli enti del sistema regionale un irragionevole onere e costo di adeguamento immediato dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo contabile, destinato a rivelarsi inutile qualora non avvenga il rilascio delle suddette misure di deroga da parte delle autorità europee», comporterebbero «una lesione dell'autonomia amministrativa e finanziaria regionale, di cui agli artt. 118 e 119» Cost. Analoga lesione deriverebbe - secondo la Regione Veneto - anche dal contrasto delle disposizioni impugnate con i principi di ragionevolezza e di buon andamento della pubblica amministrazione, di cui agli artt. 3 e 97 Cost. In secondo luogo, nella prospettazione della ricorrente, la violazione dell'art. 117, primo comma, Cost. ridonderebbe altresì in una «lesione dell'autonomia finanziaria regionale», poiché la Regione, come gli altri enti del sistema regionale, non potrebbe più compensare l'IVA sugli acquisti con quella sulle vendite e dovrebbe chiedere il rimborso allo Stato sostenendone l'onere. Tale ipotesi - osserva la Regione Veneto - si verificherebbe in tutti i casi in cui la Regione deve applicare l'imposta sul valore aggiunto nei confronti degli altri soggetti pubblici. Precisa, infine, la ricorrente che la misura introdotta dalle disposizioni impugnate non sarebbe riconducibile al meccanismo del Quick Reaction Mechanism (QRM), di cui all'art. 199-ter della citata direttiva n. 2006/112/CE e, dunque, non potrebbe ritenersi in alcun modo legittimata da quest'ultimo. 3.- La ricorrente ha presentato istanza di sospensione - ai sensi dell'art. 35 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), come sostituito dall'art. 9, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) - tra gli altri, dei commi 629, lettera b), 632 e 633 dell'art. 1 della legge n. 190 del 2014, a causa del pregiudizio grave e irreparabile «all'interesse pubblico o per i diritti dei cittadini» che deriverebbe dall'immediata operatività della norma. Assume la Regione Veneto che l'attuazione del meccanismo del cosiddetto «split payment», introdotto «in violazione del diritto comunitario», costringerebbe il sistema regionale a sostenere ingenti spese per un inutile adeguamento «di tutti i sistemi informativi e contabili», con rilevanti ed irreparabili danni al sistema regionale (Regione e aziende sanitarie) anche in relazione al rispetto dei tempi di pagamento delle imprese.