[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 120 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promossi con ordinanze emesse il 26 gennaio 2000 dal Tribunale amministrativo regionale della Calabria - sezione staccata di Reggio Calabria, il 14 luglio, il 28 luglio e il 22 settembre 2000 dal Tribunale amministrativo regionale della Lombardia - sezione staccata di Brescia, rispettivamente iscritte ai nn. 594, 698 e 699 del registro ordinanze 2000 e al n. 28 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 43 e 48, prima serie speciale, dell'anno 2000 e n. 4, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 9 maggio 2001 il giudice relatore Gustavo Zagrebelsky.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.1. - Con ordinanza del 26 gennaio 2000 (r.o. n. 594/2000) il Tribunale amministrativo regionale della Calabria - sezione staccata di Reggio Calabria ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 120 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in riferimento all'art. 76 della Costituzione. 1.2. - Nel giudizio principale è stato chiesto l'annullamento di un decreto di revoca della patente di guida, adottato dal Prefetto competente, in data 15 settembre 1998, in ragione del fatto che il relativo titolare era stato precedentemente sottoposto, con provvedimento emanato nel 1990, a una misura di prevenzione (sorveglianza speciale di pubblica sicurezza), per la durata di un anno. Osserva il tribunale amministrativo che i motivi di impugnativa addotti dal ricorrente andrebbero rigettati poiché la revoca della patente, alla stregua della disciplina vigente, costituisce atto vincolato una volta che vi sia sottoposizione, attuale o pregressa, alla misura di prevenzione; di qui la rilevanza del dubbio di costituzionalità della norma sulla cui base è stato adottato l'atto impugnato. 1.3. - Il rimettente svolge preliminarmente alcune argomentazioni relativamente alla natura della norma sottoposta al controllo di costituzionalità. L'art. 120 del codice della strada, nella sua versione originaria, disponeva circa i "requisiti morali" per ottenere la patente di guida, stabilendo, tra l'altro, che non potesse essere rilasciata la patente a coloro che "sono o sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali o alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423 [...] fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi"; e il successivo art. 130 [comma 1, lettera b)] stabiliva che in presenza delle medesime condizioni dovesse essere disposta la revoca della patente di guida già rilasciata. Su questo quadro normativo è intervenuta - prosegue il tribunale amministrativo - la sentenza n. 354 del 1998 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l'incostituzionalità della citata disciplina, nella parte in cui prevedeva la revoca della patente per coloro che "fossero stati" sottoposti a una misura di sicurezza, per violazione dell'art. 76 della Costituzione: la Corte, nella circostanza, ha rilevato che a porre una simile previsione, innovativa e restrittiva rispetto alla disciplina del preesistente codice della strada (d.P.R. 15 giugno 1959, n. 393), il legislatore delegato non era abilitato, alla stregua della portata della legge di delega 13 giugno 1991, n. 190, che consentiva solo un riordino e non anche una sostanziale riforma della materia. L'art. 120, peraltro - osserva ancora il rimettente -, è stato, già prima della citata decisione della Corte (che concerneva ratione temporis le norme originarie del codice della strada), sostituito dall'art. 5 del d.P.R. 19 aprile 1994, n. 575 (Regolamento recante la disciplina di procedimenti per il rilascio e la duplicazione della patente di guida di veicoli): ma tale fonte regolamentare ha mantenuto nella sostanza inalterato il contenuto delle previsioni originarie, continuando in particolare a imporre la revoca della patente in ogni caso di pregressa sottoposizione del titolare a una misura di sicurezza o a una misura di prevenzione. Ora, rileva il rimettente, l'atto amministrativo di revoca della patente, del quale si controverte nel giudizio principale, è certamente successivo all'entrata in vigore del d.P.R. n. 575 del 1994 ed è pertanto adottato in attuazione della norma come sostituita da esso; ma "l'apparente veste non legislativa" della disposizione che viene in rilievo nel giudizio a quo non è di ostacolo alla sua sottoposizione a sindacato di costituzionalità. Infatti, il d.P.R. citato è stato emanato in forza di una delega regolamentare contenuta nell'art. 2 della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di finanza pubblica), che autorizzava (comma 7) il Governo ad adottare "norme di regolamentazione di procedimenti amministrativi" elencati in apposito allegato, dettando allo scopo una serie di criteri e principi-guida, quali la finalità di semplificazione e snellimento, l'uniformità dei procedimenti dello stesso tipo e così via, e che stabiliva (comma 8) che le norme "anche di legge" regolatrici dei medesimi procedimenti fossero abrogate con effetto dalla data di entrata in vigore dei regolamenti in questione. Nel disciplinare la materia, il d.P.R. ha riscritto l'intera norma dell'art. 120 del codice della strada, lasciando però immutata la parte di carattere sostanziale concernente le condizioni soggettive comportanti la revoca della patente di guida, così come dispone ora il "nuovo" comma 1 dell'art. 120, essenzialmente riproduttivo della vecchia disciplina. Poiché peraltro il d.P.R. - anche secondo il parere reso dal Consiglio di Stato sullo schema originario del regolamento - non poteva operare, a tenore della legge abilitante, nessuna innovazione di carattere sostanziale, essendo rivolto solo a disporre in materia di procedimento, ne deriva, a giudizio del rimettente, che l'aver disposto fuori dell'ambito consentito dalla delega regolamentare rende inoperante - nella parte sostanziale che qui interessa - la clausola abrogativa delle norme "anche di legge" anteriori. Pertanto la disposizione di carattere sostanziale della cui costituzionalità il tribunale amministrativo dubita, al di là della formale sostituzione dell'intera norma da parte del regolamento, continua a rivestire i caratteri della legge, secondo l'originaria fonte che ha introdotto il testo del codice della strada, e su di essa può esercitarsi il controllo di costituzionalità.