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PRESIDENTE. Senatore Pazzaglini, deve concludere. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Arrivo subito alle competenze attribuite al Ministero per la transizione ecologica. Tale Ministero ha competenze vecchie, che eredita dal vecchio Ministero dell'ambiente, ma anche competenze nuove. Evidenzio che quando si parla di transizione ecologica, si deve tener conto che si corre il rischio enorme di ideologizzare delle scelte e la politica di questo Ministero, senza rendersi conto che il vecchio adagio «la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni» in questo caso è più che mai vero. Faccio un esempio concreto. Dire che il Governo incentiva... PRESIDENTE. L'esempio mi sembra eccessivo visto che sta concludendo. Si avvii alla conclusione, per favore. PAZZAGLINI (L-SP-PSd'Az) . Dire che il Governo incentiva la viabilità elettrica significa avere, come conseguenza immediata, il fatto che chi pensava di cambiare una macchina vecchia per una nuova non lo fa, in attesa di sapere quale sarà la politica del Governo al riguardo. Pertanto, l'intenzione e la volontà sarebbero quelle di migliorare quelle che sono le emissioni in atmosfera di gas inquinanti, ma in realtà il risultato ottenuto è che tenendo le macchine vecchie, non si ottiene più il risultato voluto. Ho capito, Presidente, che il tempo purtroppo non mi è alleato, quindi concludo, auspicando che non prevalga l'ideologia, ma il buon senso e che si capisca che queste decisioni, avendo conseguenze dirette sulla vita di tutti noi, dovranno essere ben ponderate, ma soprattutto concrete. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Corbetta. Ne ha facoltà. CORBETTA (M5S) . Signor Presidente, dal mese di febbraio l'Italia è il terzo Paese al mondo ad essere dotato di un Ministero per la transizione ecologica. Questo super Ministero unisce le competenze del Ministero dell'ambiente a quelle del Ministero dello sviluppo economico in materia di energia e nasce insieme ad un organismo estremamente importante collocato all'interno della Presidenza del Consiglio dei ministri, che prende il nome di Comitato interministeriale per la transizione ecologica. Questo Comitato, presieduto dal Capo del Governo, con il Ministro per la transizione ecologica come vicepresidente, ha il compito di assicurare il coordinamento di tutte le politiche nazionali per la transizione ecologica, come la riduzione delle emissioni di gas climalteranti, la mobilità sostenibile, il contrasto del dissesto idrogeologico e del consumo di suolo, l'adattamento ai cambiamenti climatici, le risorse idriche, la qualità dell'aria, l'economia circolare e i sussidi ambientali. La ragione della presenza del MoVimento 5 Stelle nel Governo è esattamente questa: la nascita del Ministero per la transizione ecologica e del Comitato interministeriale per la transizione ecologica. La transizione ecologica e solidale è stata difatti la condizione non negoziabile che abbiamo posto al presidente Draghi per partecipare al suo Governo di unità nazionale. Oggi ci troviamo infatti a vivere un momento storico unico e irripetibile. Cominciamo con fatica ad intravedere la possibilità di uscire dalla crisi di sistema provocata dal Covid. La crisi ha causato danni enormi sul piano sanitario, sociale ed economico, che il Paese sta ancora subendo, ma siamo tutti fiduciosi nel fatto che tra qualche tempo ci si possa concentrare sulla ripresa. Questo, come dicevo, è un momento storico eccezionale; abbiamo un Paese da ricostruire, abbiamo a disposizione un'ingente quantità di denaro, delle linee guida europee molto precise riguardo l'utilizzo dei soldi per la sostenibilità ambientale e un Governo di unità nazionale presieduto da un Presidente del Consiglio forte sul piano internazionale. Ci sono quindi tutte le condizioni per fare quel cambio di passo verso la transizione ecologica che il MoVimento 5 Stelle chiede da sempre e che dovrà necessariamente coinvolgere tutte le forze politiche. Tutte dovranno iniziare a pensare al futuro del nostro Paese da qui al 2050. Il Ministero della transizione ecologica e il Comitato interministeriale per la transizione ecologica avranno il compito di coordinare l'azione dell'intero Governo per affrontare in modo trasversale le tre grandi crisi che stiamo vivendo: la crisi sociale, la crisi ecologica e la crisi economica. Partiamo dalla crisi sociale. La transizione non sarà solo ecologica: sarà una transizione ecologica e solidale. Se vogliamo che tutti i cittadini vi partecipino attivamente, dobbiamo sollevarli dalla precarietà economica e dalla paura del domani, riducendo le disuguaglianze. La transizione è di tutti e per tutti, oppure non sarà per nessuno. Per quanto riguarda la crisi ecologica, i problemi della sostenibilità sono conosciuti da almeno settant'anni, ma finora abbiamo fatto pochissimo. Siamo abituati a rincorrere e tamponare le emergenze del presente, rinviando al futuro le soluzioni, senza intervenire sulle cause e senza preoccuparci delle conseguenze a lungo termine. Avviare la transizione ecologica e solidale richiede alla politica un cambio di prospettiva: agire nel presente, certo, ma per costruire l'Italia del 2050. È un impegno che spetta non solo al MoVimento, ma a tutte le forze politiche. L'urgenza del 2021 e la previdenza per il 2050 devono combinarsi, non ostacolarsi. Nella transizione il tema dell'energia è importante, ma la soluzione non è semplicemente passare dall'energia fossile a quella rinnovabile; occorre un cambiamento molto più ampio che coinvolga abitudini, stili di vita, mentalità e obiettivi. Finora abbiamo orientato tutti i nostri sforzi per ottenere più produzione, più lavoro, più guadagni, più cose. Con la transizione riconosceremo il valore delle persone, della qualità del lavoro, del tempo, delle relazioni e della vita. Useremo l'intelligenza per vivere con più soddisfazione ma con meno energia, meno materiali, meno lavoro a pari livello di benessere. Lo slogan deve essere: meno potenza, più intelligenza. Veniamo infine alla crisi economica. Ovviamente l'economia c'entra moltissimo con la transizione ecologica. Lo sconvolgimento climatico non è solo un problema ambientale, è un enorme problema economico, il più grave che abbiamo. Mette a rischio l'economia, la crescita, la finanza, causa disoccupazione, povertà e migrazioni. Tutto questo è un costo economico altissimo, un costo enorme che aumenta sempre di più per effetto del nostro ritardo. Sono cinquant'anni che continuiamo a rinviare il cambiamento. Anche la transizione ecologica avrà un costo, è vero, ma sarà comunque molto inferiore al costo di non farla. Nel 2006 l'economista britannico Stern calcolò che agire sul clima subito sarebbe costato dieci volte meno che non farlo; oggi, nel 2021, dopo quindici anni, il costo del non agire è quasi raddoppiato. Al di là delle diverse sensibilità ambientali, è evidente che le motivazioni economiche per attuare la transizione ecologica sono fortissime e chiamano in causa tutte le forze politiche, che devono avere la lungimiranza di guardare all'Italia del 2050. L'Italia è tra i primi Paesi al mondo a impegnarsi in questa sfida.