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«per identità di genere si intende l'identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall'aver concluso un percorso di transizione». Questa norma, di fatto, permetterà a chiunque di autopercepirsi sulla base della convenienza del momento, violando evidentemente qualsiasi criterio di oggettività nella propria definizione. Questo non è l'unico problema di costituzionalità di questa norma. Ve ne sono molti altri. L'articolo 21 della Costituzione garantisce a tutti i cittadini la libertà di pensiero, la libertà di parola e la libertà di espressione. Bene, gli articoli 2, 3 e 4 del disegno di legge Zan fanno esplicito riferimento alla modifica degli articoli del codice penale introdotti con la legge Mancino-Reale. Peccato, cari colleghi, che la legge Reale-Mancino faccia riferimento a caratteristiche della persona oggettivamente riconosciute come, ad esempio, la razza, la religione o l'etnia. Non possono essere riferite a una legge gravemente punitiva come la legge Mancino-Reale caratteristiche che, come detto, sono di sostanziale autopercezione della persona. (Brusio) . Io, però, Presidente, mi permetto di chiedere, se possibile, che davanti a un tema così importante, così dibattuto e per il quale il Paese si è spaccato a metà (Applausi) , l'Assemblea abbia la gentilezza di ascoltare, che i colleghi abbiano la gentilezza di ascoltare, visto che oltretutto il dibattito in Commissione è stato brutalmente fermato. Quindi che almeno in Aula ci si ascolti, se possibile, almeno ora che possiamo parlare. (Richiami del Presidente) . L'articolo 21 della Costituzione assicura la libertà di parola, di espressione e di pensiero. Benissimo: io provo a chiedere ai colleghi che sostengono questa proposta di legge se sarà ancora possibile parlare, per esempio, di contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso, se sarà ancora possibile esprimersi pubblicamente contro l'adozione da parte di coppie same sex , oppure se sarà ancora possibile dichiararsi contrari alla maternità surrogata, alias utero in affitto, oppure se tutto questo sarà letto come istigazione alla discriminazione, perché la fattispecie di istigazione alla discriminazione è talmente fumosa, talmente difficile da definire in modo tassativo che tutto potrà essere considerato istigazione alla discriminazione, anche perché, come abbiamo sentito proprio nel dibattito di questi giorni, qualcuno sta già dicendo che i diritti riproduttivi sono diritti inalienabili della persona. Conseguentemente, dirsi contrari all'adozione da parte di coppie same sex o dirsi contrari alla maternità surrogata diventerà evidentemente un'istigazione alla discriminazione; sarebbe come se qualcuno venisse a dirmi che io non mi devo riprodurre: sarebbe sì istigazione alla discriminazione. Peccato che in questo caso l'attenzione del legislatore non deve essere verso i diritti della coppia same sex , che ovviamente ha tutto il diritto di stare insieme, ma deve privilegiare i diritti del bambino (Applausi) , che ha diritto alla mamma e al papà, e ha diritto a non essere acquistato su Internet. Ancora. Alcune critiche, a mio avviso sensate e assolutamente condivisibili, sono venute da illustri costituzionalisti anche con riguardo all'articolo 4 di questo disegno di legge: nella prima parte si ripete il dettato costituzionale e si dice che «sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni», ma nella seconda parte si va a limitare il dettato costituzionale dicendo che quelle opinioni non possono essere idonee a determinare il concreto pericolo di atti discriminatori. E in questo caso - non lo dice il senatore Pillon che, come ben sapete, è dipinto da tutti i giornali come pericoloso omofobo, ma lo dice un giurista del calibro del presidente emerito della Consulta Mirabelli - si tratta di una limitazione del dettato costituzionale inaccettabile. Inoltre, gli articoli 2 e 3 del disegno di legge Zan vanno anche contro il dettato costituzionale dell'articolo 25 della Costituzione, che stabilisce la tassatività della norma penale. Mi permetto di aggiungere una considerazione a quanto troverete scritto nella nostra questione pregiudiziale di costituzionalità: siamo sicuri che usare lo strumento penale anche in questo caso sia la strada giusta? Vedete, abbiamo forse preso una brutta abitudine, che è quella di usare sempre e solo lo strumento penale come se fosse il miglior modo per educare il popolo. (Applausi) . Io non credo che questa sia la strada giusta: quello penale dovrebbe essere uno strumento residuale; le norme penali dovrebbero essere poche e dovrebbero tutelare i diritti fondamentali, mentre per il resto ci sono molte altre strade, che vanno ad esempio da quella dell'educazione a quella della sanzione amministrativa. Le strade sono davvero molte. L'articolo 7 del disegno di legge Zan va palesemente contro gli articoli 30 e 33 della Costituzione. Ci sono parole, come quelle che abbiamo ascoltato dal presentatore del disegno di legge Zan, che leggo testualmente: ci sono dei bambini che percepiscono il proprio genere, fin da quando sono bambini, diversi dal loro sesso; ecco che allora bisogna aiutare i bambini in un loro percorso di transizione. Sono parole che ci spaventano molto, che non vorremmo aver sentito e che ci inducono a pensare che l'articolo 7 del disegno di legge Zan violi gli articoli 30 e 33 della Costituzione. Queste sono le preoccupazioni che la Santa Sede, altre confessioni cristiane, associazioni di giuristi, associazioni di militanti lesbiche e associazioni di militanti femministe hanno fatto pervenire alla nostra Commissione; preoccupazioni che avremmo voluto poter ascoltare e poter valutare per arrivare a un testo che fosse accettabile; preoccupazioni che non avete voluto ascoltare e che ci inducono a dire che questo disegno di legge va fermato perché così non va. Ci sono - ha detto il presidente Draghi - controlli preventivi nelle Commissioni parlamentari che garantiscono circa il rischio di violazione dei trattati. Bene, attiviamo quei controlli preventivi, perché non sono stati attivati. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Balboni per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà. BALBONI (FdI) . Signor Presidente, il Gruppo Fratelli d'Italia ha presentato la questione pregiudiziale QP2, perché siamo veramente preoccupati di alcuni passaggi di questo disegno di legge che a nostro giudizio violano palesemente alcuni articoli fondamentali della Costituzione. In particolare, l'articolo 21 della Costituzione, che garantisce il diritto di pensiero e di manifestazione delle proprie opinioni viene, a nostro avviso, messo in pericolo dall'articolo 2 del disegno di legge, il quale non punisce - badate bene - la violenza e l'istigazione alla violenza nei confronti di una persona soltanto in ragione del suo orientamento sessuale, ma punisce anche l'istigazione alla discriminazione, senza che in questo disegno di legge sia in alcun modo spiegato in cosa esattamente consista.