[pronunce]

Infine, quanto alla disciplina relativa all'accesso alla Corte di giustizia, le ricorrenti si dichiarano consapevoli che è la stessa normativa comunitaria a non consentire l'accesso diretto delle Regioni e Province autonome, ma ribadiscono che se l'ordinamento interno intende garantire la possibilità di accesso “indiretto” - come imporrebbe in Italia l'art. 117, quinto comma, Cost. - tale possibilità dovrebbe risultare “effettiva”, dunque non rimessa al mero arbitrio dello Stato nella decisione di accogliere o meno l'istanza dell'ente. Né il fatto che un vincolo allo Stato possa derivare solo da una decisione a maggioranza assoluta adottata in sede di Conferenza Stato-Regioni potrebbe in alcun modo garantire la speciale posizione di autonomia degli enti di cui all'art. 116 Cost. e la tutela delle loro particolari prerogative costituzionali.1. - La Provincia autonoma di Bolzano e la Regione Sardegna hanno sollevato questione di legittimità costituzionale di alcune disposizioni della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3); in particolare, l'art. 5, commi 1 e 2, sarebbe costituzionalmente illegittimo, nella parte in cui disciplina le modalità di partecipazione delle Regioni alla c.d. “fase ascendente” dei processi decisionali comunitari, per violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., in quanto tale disposizione - assegnando alla competenza concorrente di Stato e Regioni la materia dei “rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni” - escluderebbe che lo Stato possa intervenire in tema con norme di dettaglio. L'art. 5, comma 1, della legge n. 131 del 2003 violerebbe inoltre l'art. 117, quinto comma, Cost., che riconoscerebbe “il diritto delle Regioni di concorrere in modo incisivo ed efficace” ai processi decisionali comunitari, mentre la normativa impugnata si limiterebbe a prevedere una partecipazione “scarsamente o per nulla incisiva”, e comunque “non idonea a rappresentare efficacemente le istanze di tali enti”. La medesima disposizione - nella parte in cui prevede la possibilità che il capo delegazione possa anche essere un Presidente di Giunta regionale o di Provincia autonoma - si porrebbe inoltre in contrasto con le “competenze statutarie” della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione Sardegna, in quanto “riferita solo alle materie di competenza esclusiva-residuale”, e non anche alle materie che spettano alla legislazione primaria delle ricorrenti in base alle norme statutarie contenute nell'art. 8 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), e nell'art. 3 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna). L'art. 5, comma 1, sarebbe inoltre “illegittimamente discriminatorio delle autonomie territoriali speciali rispetto a quelle ordinarie”. Le ricorrenti hanno sollevato questione di legittimità costituzionale anche dell'art. 5, comma 2, della legge n. 131 del 2003, nella parte in cui prevede la possibilità, per le Regioni, di vincolare lo Stato a presentare ricorso alla Corte di giustizia delle Comunità europee solo per mezzo di una deliberazione adottata a maggioranza assoluta dalla Conferenza Stato-Regioni, per violazione dell'art. 117, quinto comma, Cost., in relazione all'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione), nonché degli artt. 8, 9, 10 e 16 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige e degli artt. 3, 4 e 6 dello Statuto speciale della Sardegna. Da tali disposizioni costituzionali sarebbe desumibile la prescrizione secondo la quale le Regioni e le Province autonome devono avere “la possibilità di far valere eventuali illegittimità” degli atti normativi comunitari davanti agli organi competenti; inoltre, il meccanismo previsto si rivelerebbe comunque del tutto inadeguato nei confronti delle Regioni ad autonomia speciale e delle Province autonome, dal momento che queste ultime si troverebbero a dover raccogliere, in relazione alla proposizione di un ricorso giurisdizionale per la tutela di competenze specifiche di ciascuna di esse, il consenso della maggioranza delle altre Regioni, non interessate alla questione. 2. - Nei loro ricorsi la Provincia di Bolzano e la Regione Sardegna hanno censurato anche altre disposizioni della legge n. 131 del 2003. Per ragioni di omogeneità di materia, tali questioni di costituzionalità vengono trattate separatamente da quelle concernenti l'art. 5, per essere definite con distinte decisioni di questa Corte. 3. - Stante la loro identità, le questioni di legittimità costituzionale proposte dalla Provincia autonoma di Bolzano e dalla Regione Sardegna con riferimento all'art. 5 della legge n. 131 del 2003 possono essere riunite per essere trattate congiuntamente e decise con un'unica sentenza. 4. - Deve innanzi tutto essere presa in considerazione la presunta violazione dell'art. 117, terzo comma, Cost., ad opera dell'art. 5, commi 1 e 2, della legge impugnata. Secondo la prospettazione delle ricorrenti, tali disposizioni violerebbero il citato parametro costituzionale, in quanto porrebbero norme di dettaglio in una materia - quella dei “rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni” - affidata alla competenza concorrente dello Stato e delle Regioni. La questione non è fondata. Appare evidente, infatti, che la normativa statale trova il proprio titolo abilitativo non già nel terzo comma, bensì nel quinto comma dell'art. 117 Cost., ai sensi del quale “le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza”. Tale disposizione costituzionale, unica esplicitamente riferita all'interno del nuovo Titolo V della Parte II della Costituzione alle Regioni ordinarie e alle autonomie speciali (inutile quindi è il riferimento all'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, richiamato invece dalle ricorrenti) , istituisce una competenza statale ulteriore e speciale rispetto a quella contemplata dall'art. 117, terzo comma, Cost., concernente il più ampio settore “dei rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni”.