[pronunce]

che, dovendo decidere sul punto secondo i principî della soccombenza virtuale, il Tribunale ha riproposto la questione di legittimità costituzionale, rilevante nel giudizio a quo perché essa investe la ritualità della proposizione di una opposizione che il Tribunale ritiene fondata nel merito; che, infatti, pur essendo stata la domanda riconvenzionale proposta, nella fase del giudizio conseguente alla riassunzione, prima dei venti giorni antecedenti l'udienza di comparizione indicata nella comparsa di riassunzione, essa sarebbe tuttavia tardiva (e, quindi, inammissibile) in relazione a quanto disposto dall'art. 185 disp. att. cod. proc. civ. ; che tale norma – rimasta immodificata a seguito della riforma di cui alla legge 26 novembre 1990, n. 353 ed al decreto-legge 18 ottobre 1995, n. 432, convertito con modificazioni nella legge 20 dicembre 1995, n. 534 – disciplina la fase processuale, che si svolge innanzi al giudice dell'esecuzione, anteriormente alla riassunzione del processo davanti al tribunale competente per valore, come quella iniziale (art. 180 cod. proc. civ. ) del giudizio di cognizione ordinaria, e non già come «momento meramente prodromico rispetto alla compiuta instaurazione» di questo; che, conseguentemente, poiché la creditrice opposta non ha svolto la riconvenzionale nel momento in cui si è costituita davanti al giudice dell'esecuzione con la comparsa depositata il 28 marzo 1998, l'eccezione di tardività formulata dall'opponente dovrebbe ritenersi fondata; che, peraltro, nei procedimenti che iniziano con ricorso, quali quello ex art. 619 cod. proc. civ. , non potrebbe trovare applicazione né il disposto del secondo comma dell'art. 167 cod. proc. civ. , «stante l'assenza di uno specifico riferimento normativo», né quindi il disposto di cui all'art. 163, numero 7, cod. proc. civ. ; che, in effetti, il legislatore non ha previsto la necessità di formulare nel ricorso introduttivo ex art. 619 cod. proc. civ. un avvertimento del genere, di quello disciplinato dall'art. 163, n. 7, cod. proc. civ. , cui consegua la decadenza della parte opposta dalla facoltà di proporre l'eventuale domanda riconvenzionale almeno venti giorni prima dell'udienza fissata dal giudice dell'esecuzione con il decreto steso in calce al ricorso ex art. 619 o almeno all'udienza stessa, in quanto «di regola il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto è assai breve», non essendo necessario il rispetto dei termini a comparire di cui all'art. 163-bis cod. proc. civ. ; che, d'altra parte, anche qualora si ritenesse applicabile analogicamente al ricorso ex art. 619 il combinato disposto degli artt. 163, numero 7, 166 e 167, secondo comma, cod. proc. civ. , non potrebbe giungersi ad estendere ad un caso non disciplinato dal legislatore la sanzione della nullità della citazione, comminata dall'art. 164, primo comma, per l'ipotesi di omissione dell'avvertimento di cui all'art. 163, numero 7, «poiché ciò costituirebbe violazione del principio di tassatività delle nullità dettato dall'art. 156, primo comma, c.p.c.»; che, conseguentemente, in caso di ricorso ex art. 619 non contenente, come nella fattispecie, il suddetto avvertimento, si determinerebbe un'irragionevole disparità di trattamento, lesiva dell'art. 3 Cost., tra il procedimento così introdotto e quello di cognizione ordinaria proposto con citazione, tenuto conto del fatto che il giudizio di opposizione ex art. 619 è configurato «come un procedimento di cognizione a rito ordinario, disciplinato in tutto e per tutto dagli artt. 180 e seguenti cod. proc. civ. , ancorché introdotto con ricorso»; che, peraltro, a differenza del rito del lavoro, ove l'operatività delle preclusioni senza alcun avvertimento non è stata ritenuta dal Giudice delle leggi lesiva dell'ordine costituzionale in considerazione della specialità della relativa disciplina (e a differenza, ancora, del rito divorzile), la disparità di trattamento sarebbe irragionevole con riferimento ai giudizi di opposizione del debitore o del terzo all'esecuzione, nei quali, ad una fase introdotta con ricorso, segue una fase di trattazione e istruzione concepita secondo lo schema dell'atto di citazione; che del resto, a parere del Tribunale, un'ingiustificata disparità di trattamento fra il procedimento ex art. 619 cod. proc. civ. e quello ordinario di cognizione sussisterebbe in ogni caso, perché o sarebbe avvantaggiata la parte opposta, potendo proporre la domanda riconvenzionale anche dopo l'udienza di prima comparizione ex art. 180 tenutasi avanti al giudice dell'esecuzione, o lo sarebbe l'opponente, giacché la decadenza dalla proponibilità della riconvenzionale opererebbe a carico della controparte anche in mancanza dell'avvertimento, non comportando essa una nullità dell'atto introduttivo; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi inammissibile, o comunque manifestamente infondata, la sollevata questione, rilevando che sulla stessa la Corte si è già pronunciata con l'ordinanza n. 46 del 2002 e che il giudice a quo non ha addotto nuove e diverse argomentazioni, rispetto a quelle già a suo tempo prospettate; che si è costituita l'opponente Solaris One s.r.l. osservando che il rimettente avrebbe inammissibilmente esteso il petitum alla disciplina ordinaria assunta quale tertium comparationis, avendo chiesto alla Corte una pronuncia additiva e manipolativa degli artt. 163, numero 7, 164, primo comma, 166 e 167, secondo comma, cod. proc. civ. , relativi all'ordinario processo di cognizione, nella parte in cui non estendono la propria disciplina anche al procedimento ex art. 619 cod. proc. civ. ; che, inoltre, l'inserimento dell'invito a costituirsi, con l'avvertimento di cui all'art. 163, numero 7, cod. proc. civ. , potrebbe rivelarsi del tutto inutile nel procedimento ex art. 619 cod. proc. civ. «a fronte di un termine per la notifica […] a ridosso dell'udienza», che è fissato dal giudice dell'esecuzione; che, secondo la giurisprudenza costituzionale, il legislatore gode della più ampia discrezionalità nella conformazione degli istituti processuali, salvo il limite della ragionevolezza, che nella fattispecie non appare superato, in considerazione dell'ontologica diversità tra processo di cognizione e procedimento di opposizione ex art. 619 cod. proc. civ. nonché delle peculiarità proprie dell'intero processo esecutivo, la cui disciplina è stata improntata dal legislatore alla massima celerità, in vista della rapida riscossione del credito; che il giudice a quo non si è limitato a chiedere la mera trasposizione, nel testo del ricorso ex art. 619 cod. proc. civ. , dell'avvertimento di cui all'art. 163, numero 7, cod. proc. civ.