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Abbiamo due corni che ci stanno incendiando: da una parte, questa estetica del riformismo, di ciò che fa più impressione sul piano dell'emotività (riduciamo il numero e facciamo spettacolo); dall'altra parte, la compressione dei tempi del lavoro della democrazia. È accaduto sulla legge di bilancio. Mai sarebbe stato possibile in quel secolo dei giganti che è stato il Novecento, purtroppo, devo dire. Mai sarebbe stato possibile che un pacco di carte si presentasse e assumesse la forma del bilancio dello Stato. Siamo arrivati anche a questo. Attenzione, allora, cari colleghi: va bene tutto, va bene cercare di scenografare, spostare l'asse delle attenzioni, fare in modo che l'agenda del lavoro del Parlamento faccia spettacolo emotivo, ma poi dobbiamo avere un ordinamento che sia capace di funzionare meglio e di più; che sia capace di trovare soluzioni alle questioni attese; che dia più ricchezza, più opportunità, più comodità per tutti, cittadini, imprese e territori. E come si fa con questo procedimento? Permettetemi. Nell'Ottocento è nato il sistema degli Stati-Nazione e si è affacciato anche il sistema della rappresentanza liberaldemocratica. Nella mia Regione c'è stato un grande servitore dell'allora ordinamento, Giuseppe de Thomasis, collaboratore di Gioacchino Murat, e il tema era stabilire quanto grandi dovessero essere i territori provinciali. Ebbene, oggi noi, con questa riforma, affronteremo - per converso - anche la grandezza delle circoscrizioni: quanta rappresentanza dovrà garantire un parlamentare, se si riduce il numero e si ingrandisce il territorio di riferimento? Gioacchino Murat si pose il tema che la grandezza della circoscrizione della Provincia dovesse corrispondere alla resistenza del cavallo nel percorrere in una giornata tutto il relativo territorio. Allora si stabilì, ad esempio, che la Provincia di Chieti dovesse avere determinate caratteristiche o quella di L'Aquila altre caratteristiche. Come facciamo, in questo caso, a trovare la grandezza idonea del territorio di riferimento? Dobbiamo fare in modo che tutta la vitalità della comunità, come avrebbe detto don Luigi Sturzo, riesca ad entrare all'interno del Parlamento. E come lo si fa? Con le invenzioni o con la lampada di Aladino? Forse con l'inganno, con una forzatura o con i calci nelle parti basse? Con che cosa si ottiene la garanzia dell'ingresso del tutto all'interno del poco di uno spazio parlamentare? Mi sarei aspettato allora un lavoro di cucitura, di ascolto e di rispetto per la delicatezza della materia, anche perché non partiamo dall'anno zero, non siamo la Provincia di Lodi, che è nata qualche anno fa, siamo il Parlamento della Repubblica italiana, che ha tanto lavoro e fatica alle spalle e anche insuccessi. Ci dovremmo nutrire degli insuccessi del lavoro precedente. Non voglio farla complicata, ma nell'antica Grecia c'era un termine che delineava questo sforzo quasi di maieutica e di gravidanza collettiva: si parlava di eubulia. Mettiamoci insieme, mettiamo dentro tutto e facciamo in modo che tutto venga fertilizzato, non per arrivare a fare "più uno", come nella sfida tra i tacchini che non vogliono entrare nella pentola, ma per fare in modo che quello che di risulta ci sarà funzioni davvero. Mi aspetto che, dopo questi interventi, il senatore Calderoli prenda la parola e ricominci da capo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Berardi. Ne ha facoltà. BERARDI (FI-BP) . Signor Presidente, mi dispiace per il collega D'Alfonso, ma purtroppo parlerò io e non il presidente Calderoli. Sono alla mia prima esperienza in Parlamento e devo dire che l'amico Calderoli - peccato che sia milanista e io interista, ma a tutto c'è rimedio - mi ha lasciato un po' di stucco. Mi dispiace davvero, anche perché mi ero preparato, su un argomento davvero molto importante. Alcuni miei colleghi di Forza Italia hanno già spiegato il procedimento da cui siamo partiti, trenta e più anni fa e possiamo anche ricordare che il nostro presidente Silvio Berlusconi è stato davvero vicino, ad un passo, alla riduzione dei parlamentari, finalmente. A quel tempo si parlava di una riforma che portava tutto ad essere più armonizzato e meglio programmato per il nostro Parlamento, mentre oggi si parla solo per spot. Purtroppo, mi dispiace dirlo, ma per una questione così importante si parla solo per spot , facendo un tweet o una diretta su Facebook o su Instagram. Dispiace soprattutto far passare l'idea che il Parlamento sia un'istituzione inutile. Questo traspare un po' andando sul territorio, a parlare con i nostri concittadini: sembra davvero che siamo diventati inutili. A questo punto, aboliamo tutto e torniamo alla monarchia, o alla dittatura, magari torniamo a Maduro, per cui penso che qualcuno di voi, colleghi, abbia forse qualche simpatia. (Applausi dal Gruppo FI-BP). Di inutile, secondo me, c'è ben altro e abbiamo visto altro. Voglio dare voce a qualche inutilità che è stata fatta in Parlamento: ad esempio, è di pochi giorni fa l'emendamento contro gli NCC, i noleggi con conducente che riguarda 80.000 aziende e centinaia di migliaia di posti di lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Grazie a questo emendamento, che purtroppo qualcuno ricorderà per sempre, è stato messo in crisi un settore e un vanto italiano. Possiamo pensare alla battaglia che porta avanti, insieme al mio Gruppo Forza Italia, la capogruppo Anna Maria Bernini, per quanto riguarda i precari della scuola. Vi siete fatti vanto di aver emanato il decreto dignità, per garantire l'assunzione a tempo indeterminato: ebbene, nella scuola ci sono 150.000 precari, alcuni da oltre venti, venticinque o trent'anni. A quelli, che risposte diamo? Porte chiuse in faccia, ai nostri cittadini. Possiamo anche ricordare la vostra idea di chiudere i centri commerciali la domenica; altri 500.000 posti di lavoro in bilico, milioni di elettori che ovviamente si ricorderanno di voi. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Per ultimo - mi dispiace proprio dirlo - oggi protestavano dei ragazzi, che potrebbero essere i nostri figli. Protestavano alla Camera, perché, con il vostro emendamento sul concorso indetto dalla Polizia di Stato, avete loro impedito di coronare il proprio sogno. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Questi ragazzi di ventisette, ventotto o ventinove anni, come i nostri figli, chiedevano solo e soltanto di poter continuare a sperare di diventare agenti di Polizia di Stato e di servire lo Stato italiano. Voi gli avete risposto in quel modo, con uno schiaffo, un vergognoso schiaffo in faccia. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Inutili non siamo noi. Voglio essere breve; avevo preparato un discorso, ma poi, con l'avvicendarsi dei colleghi, che hanno tutti parlato bene, è stato già detto molto. Inutile, secondo me, non è il Parlamento, che è a guardia della nostra democrazia, come lo è in primis il Presidente della Repubblica. Inutile, secondo me, è ben altro: inutile, secondo me, è questo Governo e gli italiani tra poco capiranno che davvero quello che c'è di inutile, qui, è questo Governo.