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Banca d'Italia e Istat hanno confermato che l'Italia è penalizzata da un gap del 14 per cento sui livelli standard di lavoro femminile europeo. Siamo fermi al 50 per cento. Ciò vuol dire che una donna su due in Italia non lavora: al Sud, una donna su tre. E ciò penalizza moltissimo la crescita, l'espansione, la vitalità, la creatività, il futuro del nostro Paese. Per questo, il nostro intendimento è stato quello di superare siffatti ostacoli, che minano alla radice la crescita del nostro Paese. Il family act è uno dei pilastri. Chiaramente, il lavoro è strettamente connesso alla crescita. Se non c'è crescita, non c'è lavoro. Questo vale per tutti, ma per le donne gli ostacoli sono di altra origine, di altra natura e sono più che altro basati su una natura di origine culturale. Per questo, il family act ha messo in campo una serie di misure per permettere alle donne di sgravarsi da tutti i lavori di cura, per poter uscire da quella condizione che le vede a casa, che le vede lavorare meno, con percorsi di carriera saltuari e con lavori part time , poco retribuiti e anche poco capaci di generare una pensione adeguata in futuro. Per questo, abbiamo messo in campo un investimento molto importante in termini di realizzazione di asili nido, di ristrutturazione di strutture, anche di asili dell'infanzia, per realizzare quelle strutture anche là dove oggi non ci sono e per permettere a tutte le donne d'Italia di realizzarsi in politica, nel sociale, nella vita. Da questo punto di vista, quindi, ecco il bonus asili nido fino a 3.000 euro in relazione al l'ISEE, per poter essere aiutati a pagare le rette; per permettere alle donne di bilanciare e di lavorare sul congedo parentale; per dare agli uomini la stessa responsabilità di cura che hanno le donne, alle donne gli stessi diritti nel sociale e in politica che hanno gli uomini e agli uomini gli stessi doveri di cura e di responsabilità a livello familiare. Da questo punto di vista, molto è stato fatto in termini di investimenti: più di 600 milioni sono stati investiti sul family act . Moltissimo è stato investito anche su un altro capitolo, che si basa sulla stessa sperequazione culturale esistente e concerne il tema della violenza. Molti sono gli investimenti in termini di fondo per il contrasto alla violenza di genere e per creare, strutturare e finanziare i percorsi per la rieducazione degli uomini maltrattanti; investimenti e sblocco dei fondi per aiutare gli orfani delle vittime di femminicidio e per rispondere anche ai casi più attuali di cronaca degli orfani gravati dai debiti verso lo Stato. Quindi, moltissimo è stato fatto da questo punto di vista. Molto è stato realizzato anche in termini di formazione. Abbiamo ripristinato i percorsi di educazione al rispetto nelle scuole. Abbiamo strutturato i percorsi nelle università, perché giudici, giornalisti, politici, avvocati possano avere una cultura paritaria, una cultura del rispetto, e possano anche lavorare, in questo senso, nello scrivere sentenze più giuste e nel difendere le donne vittime di violenza nel modo migliore. Moltissimo è stato fatto anche per le donne ai vertici, e non perché ci piace lavorare con le nicchie, ma perché pensiamo che la classe dirigente abbia un forte potenziale di aiuto di crescita e di cambiamento in questo Paese. Positiva, quindi, è la proroga della legge Golfo-Mosca, che vede le donne ai vertiti delle società quotate italiane, decisa nel decreto-legge in materia fiscale alla Camera. Ancora meglio è l'incremento della presenza delle donne in questi stessi organi, dal 30 al 40 per cento, decisa al Senato. Molto positivo è anche il 40 per cento delle donne nel Consiglio nazionale delle ricerche: serve una classe dirigente femminile che possa dare un'impostazione diversa al nostro Paese. Per questo diciamo che il nostro modello di famiglia è molto diverso da quel modello che vede la donna a casa e rimessa alle decisioni altrui. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e M5S) . Quello che voglio lasciare a questa Assemblea rispetto alla manovra è un dato politico: una fotografia istantanea dei membri della Commissione bilancio al termine del lavoro - naturalmente lunghissimo delle ultime ore - degli ultimi mesi. È un'istantanea che restituisce due elementi. Il primo è il ritorno della politica: reggere un Governo con quattro forze politiche significa rimettere al centro il confronto, la mediazione, il dialogo e anche lo scontro per riuscire a trovare le sintesi. E questo mancava assolutamente drammaticamente nel nostro Paese da troppi mesi, da troppo tempo. Il secondo elemento è la stabilità: è un'istantanea che dà l'idea di un Governo retto da forze politiche che possono stabilizzare il nostro Paese, che possono riuscire a costruire quella politica di riforme strutturali che abbisogna di stabilità nel medio periodo per essere realizzata. Tutto questo ci consegna stabilizzazione: dei conti, del clima sociale in Italia e dei rapporti tra uomo e donna, che sono i presupposti per fare molto meglio. Nella nostra agenda, già da gennaio vi è il piano shock per la crescita e per gli investimenti. (Applausi dai Gruppi IV-PSI e M5S). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, personalmente non riesco a capire il metodo con cui si gestisce il disegno di legge di bilancio né il decreto-legge in materia fiscale: tirare per le lunghe, per disaccordi all'interno della maggioranza, per i dubbi sulle misure, per incapacità, per poi arrivare a lunedì - come è previsto - con un maxiemendamento su cui porre la fiducia, con la scusa che siamo a Natale. Pochissimi sono stati gli emendamenti approvati in Commissione, poiché c'è già l'idea che la manovra sarà stravolta con il maxiemendamento. Secondo le sparate giornalistiche non ci sono tasse, ma da luglio ci saranno: sono micro tasse che, messe insieme, rappresentano costi per le famiglie. Ci sono le famose tasse etiche, sulle quali ci siamo già espressi altre volte. Credo che su un bilancio come quello dello Stato italiano, che ha poca possibilità di manovra, essendoci spese fisse - stipendi, pensioni, sanità, acquisti generali, mantenimento della struttura - ciò che è opinabile, discrezionale è dato dai pochi miliardi che vanno fronteggiati. Ci vuole però una visione generale in un bilancio e bisogna avere il coraggio di fare scelte precise. Tutto ruota attorno al disinnesco delle clausole IVA (23 miliardi di euro): clausole che vengono disinnescate sostanzialmente attraverso un aumento del debito pubblico di 16 miliardi, con 5 miliardi di tasse nel disegno di legge di bilancio - ci sono, sono cifre e, quindi, non obiettabili - 5 miliardi nel decreto-legge fiscale, 3 miliardi di famosa lotta all'evasione. Per quanto concerne le uscite: 23 miliardi - come ho già detto - solo per fronteggiare le clausole, 3 miliardi di cuneo fiscale. Meglio di niente! Le clausole IVA nel triennale ci sono, l'anno prossimo e quello dopo ancora: o inventiamo un sistema per fronteggiarle una volta per tutte - e vendiamo i gioielli di casa - o altrimenti ci perseguiteranno per sempre, oppure aumentiamo l'IVA, con le conseguenze negative che conosciamo sui consumi.