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Istituzione della Giornata di commemorazione della battaglia di Lepanto quale evento simbolo della difesa della cultura e dell'identità cristiana in Europa. Onorevoli Senatori . – Se è vero che da un lato la libertà religiosa, di credenza e di coscienza, è un diritto inviolabile consolidato nella cultura del popolo e riconosciuto in modo inequivocabile dal combinato disposto degli articoli 3, 8, 19 e 20 della Costituzione italiana, al pari è innegabile che il patrimonio storico culturale del nostro Paese affonda le sue radici nella civiltà e nella tradizione cristiana. Le radici cristiane rappresentano le fondamenta sulle quali è stato edificato tutto il nostro ordinamento giuridico. Si ricorda che nel corso dei lavori preparatori del trattato di Lisbona è stato vivace il dibattito sulla opportunità o, meno di inserire nel preambolo della Carta fondamentale l'espresso riferimento alla tradizione culturale e spirituale cristiana del continente europeo. Un emendamento volto a modificare il preambolo nel senso di un richiamo al patrimonio religioso cristiano come uno dei fondamenti spirituali dell'Europa fu proposto dal Governo italiano durante i lavori della Conferenza intergovernativa incaricata della redazione del suddetto trattato. Un Europa che rinuncia alle sue stesse radici non può essere altro che un progetto fallimentare, proprio per la fragilità valoriale su cui si fonda. L'integrazione europea, per essere non solo formale, ma anche sostanziale, deve fondarsi sul rispetto delle identità che contraddistinguono i diversi popoli europei. L'Europa non può ignorare da dove deriva la sua stessa democrazia. È, infatti, innegabile che sia proprio la tradizione cristiana ad aver consegnato alla storia il moderno concetto di persona (cioè dell'individuo che in quanto tale, prima ancora di essere cittadino, è portatore di dignità e di diritti), principio recepito come fondante da tutte le Costituzioni laiche degli Stati membri dell'Unione europea. Un'Europa che rinuncia alla propria anima è destinata a morire. Relegare la religione alla sfera privata, escludendo la tradizione religiosa dell'Europa dal dialogo pubblico è un grave errore che rischia di far precipitare le nuove generazioni in un vuoto di valori. È assurdo negare il riferimento alle radici cristiane che hanno apportato significati prevalentemente morali e spirituali elaborando il concetto di psiche, l'idea dell'uomo capace di intendere e di volere, l'importanza della cura dell'anima, il valore e la centralità dell'Uomo come persona in rapporto con gli altri e con Dio, promuovendo i valori dell'uguaglianza, della tolleranza e della libertà oltre che della grandezza dell'umile, mettendo al centro dell'esistenza umana il principio dell'Amore. Quando si parla di laicità delle istituzioni democratiche infatti, così come di autonomia della politica, si fa riferimento ai princìpi fondamentali di uno Stato di diritto, posti a perseguimento e a garanzia del bene comune e della libertà religiosa. Ma nessuna istituzione può dirsi realmente neutra se agisce nel rispetto dei valori di autonomia e di laicità poiché questi stessi valori sono prodotto e derivazione del Cristianesimo. Oggi viviamo in un clima di profonda crisi identitaria. Si assiste sempre più nella nostra società moderna, o meglio « postmoderna », al sorgere di un individualismo sincretistico, a una forma esperienziale religiosa, paradossalmente senza bisogno di religioni. Aumentano così i particolarismi, gli egoismi individuali, soprattutto delle nuove generazioni, e l'impressione è che ci si avvii verso un'epoca in cui più niente ha valore. Tutto ciò, se spinto all'eccesso, può portare solo a separazioni, conflitti, violenze. Le cause sono più culturali che religiose, il relativismo e il sincretismo in campo religioso sono la conseguenza di una cultura in cui sembra contare la vuota apparenza sulla sostanza. I valori sono diventati sempre più delle « sensazioni ». Un'Europa che voglia essere unita, non solo teoricamente, ma anche e soprattutto nella sostanza, non può prescindere dal riconoscimento anche formale delle proprie radici cristiane quale elemento fondante e caratterizzante della propria storia. A partire da Giovanni Paolo II, i pontefici hanno più volte ribadito in tutte le sedi istituzionali il proprio profondo rammarico a proposito dell'ingiustificabile marginalizzazione della fede e della cultura cristiana, al di là di ogni confessionalismo, nel processo costituente europeo. In conclusione sarebbe una manifestazione di stoltezza rifiutare le nostre radici cristiane, basti constatare quale ricco patrimonio religioso si presenti in modo indelebile nel nostro Paese: cattedrali, monumenti, dipinti, musica sacra, poesia e letteratura religiosa, croci poste ai crocicchi delle nostre strade, semplici icone fissate sulle pareti esterne delle case o dei palazzi, croci piantate sulle cime delle nostre montagne. Il riferimento è a quel patrimonio spirituale cristiano che, senza voler essere escludente, si esprime in quei valori che hanno contribuito al processo di formazione europeo. L'identità dell'Occidente nasce dalla cultura greco-romana, cui dobbiamo la nozione di « polis » e l'origine del concetto stesso di « Stato », nonché dalla cultura cristiana, di cui è massima espressione l'idea di « persona ». Scrive Alexandre Del Valle: « L'islam si sente forte perché la cristianità e l'Europa hanno abdicato cessando di essere combattivi. (...) Si spiega così la straordinaria progressione dell'Islam nel vecchio continente da una quarantina d'anni: in tutta l'Europa dell'Ovest si contavano solo tre o quattro moschee negli anni sessanta; oggi sono diverse migliaia. L'Islam dunque si impianta sempre un pò oltre il limes , di modo che la sua ineluttabile progressione si accorda ad una forma di vendetta coloniale al rovescio (...). In effetti, sotto la maschera del “diritto alla differenza”, di libertà di circolazione, di raggruppamenti familiari, con la scusa di dover affrontare una guerra sovversiva “anti-razzista”, i Musulmani riescono giuridicamente ed in modo pacifico, ritorcendoci contro i nostri stessi interessi, nell'impresa fallita ieri con le armi a Poitiers e a Lepanto ». Lo spirito che ha animato questa battaglia deve essere d'esempio per l'Europa, infatti così come le forze dei diversi stati dell'Italia preunitaria si misero insieme per difendere la propria identità, federate sotto le insegne pontificie della Lega Santa, allo stesso modo dovrebbe fare l'Europa: nel rispetto della libertà religiosa affermare la propria identità e le sue origini, grazie alle quali la ricchezza culturale e storica dell'Europa è tale. La presente iniziativa legislativa è finalizzata ad istituire nel giorno 7 ottobre la Giornata di commemorazione della battaglia di Lepanto, considerata solennità civile ai sensi dell'articolo 3 della legge 27 maggio 1949, n. 260, quale ricorrenza della battaglia di Lepanto, evento simbolo della difesa culturale, identitaria e cristiana europea. All'alba del 7 ottobre 1571, esattamente 449 anni fa, aveva inizio, nelle acque di Lepanto, porto della costa ionica, situato di fronte al Peloponneso e non distante da Corfù, una delle più grandi battaglie navali della storia, frutto glorioso degli sforzi della Cristianità. Lepanto non fu solo il teatro di una battaglia simbolo, ma rappresentò un crocevia fondamentale: