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La sua teoria aveva individuato il delinquente "perfetto" nel meridionale; rilevato che: una parte sempre crescente dell'opinione pubblica italiana ritiene il museo Cesare Lombroso un vero e proprio museo degli orrori. Dal sito internet del museo emerge che il nuovo allestimento vuole fornire al visitatore gli strumenti concettuali per comprendere come e perché questo personaggio così controverso formulò la teoria dell'atavismo criminale e quali furono gli errori di metodo scientifico che lo portarono a fondare una scienza poi risultata errata; su alcuni punti fondamentali, le teorie di Cesare Lombroso non furono semplici errori scientifici compiuti in buona fede ma vere e proprie manipolazioni; lo si evince chiaramente a seguito di un sopralluogo organizzato dal primo firmatario della presente mozione con i dirigenti del museo, effettuato il 7 giugno 2021 con una delegazione composta dal professor Giuseppe Gangemi dell'università di Padova, autore del saggio "Stato carnefice o uomo delinquente - la falsa scienza di Cesare Lombroso" e altri meridionalisti: Roberto d'Alessandro, Amedeo Colacino, Enrico Fratangelo, Domenico Iannantuoni, Emilio Zangari. Il museo non opera questa distinzione e non mette in evidenza il fatto che Lombroso seguisse criteri riconosciuti come poco scientifici o ascientifici già dai suoi contemporanei; pur avendo apportato alcune modifiche, il museo veicola ancora oggi un messaggio parziale (e perciò riduttivo e sbagliato) di che cosa sia scienza. Il metodo scientifico non consiste nello sbagliare e correggersi, ma nello sbagliare e correggersi pur avendo applicato i canoni della logica sperimentale, dal meno comprovante (il canone della concordanza usato con malizia da Lombroso che toglieva i casi che non si accordavano con le sue tesi) ai più comprovanti (il canone della differenza magistralmente usato da Charles Darwin e Max Weber o quello delle variazioni concomitanti usato da Emile Durkheim); nel museo, in particolare, non si dice che Andrea Verga, al tempo medico e craniologo di chiara fama, sfidato da Lombroso a trovare un cranio di uomo onesto con fossetta occipitale della grandezza dell'atavico calabrese Giuseppe Villella, dopo tre anni di ricerca trovò il cranio in un onestissimo anziano signore di Bologna e ne riferì, con un documentato saggio, nel volume del 1876 su "Archivio per l'antropologia e la etnologia", rivista ufficiale della Società italiana di antropologia ed etnologia. Per avere rifiutato di rispondere alle prove empiriche scoperte da Andrea Verga, e per avere fondato, nel 1880, la rivista "Archivio di psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale" che pubblicava esclusivamente i risultati ottenuti dalle sue ricerche e da quelle dei suoi allievi, Lombroso fu radiato dalla Società italiana di antropologia ed etnologia nel 1882; un'altra questione sottaciuta dal museo è quella di Vincenzo Verzeni. Lombroso tolse il bergamasco Vincenzo Verzeni dalla categoria dei criminali "atavici" (lo era nella prima edizione de "L'Uomo delinquente") e lo passò nella categoria dei criminali "d'occasione" (nella terza edizione de "L'Uomo delinquente"). Lo fece perché le sue teorie razziste (i meridionali atavici in quanto appartenenti alla razza africana e i settentrionali non atavici in quanto appartenenti alla razza ariana) sarebbero meno credibili se un settentrionale fosse considerato atavico. Lo fa pur ritenendo, come rivelerà la figlia Gina Lombroso dopo la morte del padre, che in Verzeni egli avesse trovato la prova più diretta possibile dell'atavismo. Anche questa sua disonestà intellettuale era nota ai colleghi antropologi e si univa a quella, simmetrica, di considerare Villella un atavico, pur essendo stata pubblicata la prova inoppugnabile secondo cui non lo era effettivamente (la fossetta occipitale che Verga ha dimostrato essere presente anche in un galantuomo); un'altra manipolazione sottaciuta è quella sul brigante Salvatore Misdea. Lombroso ne fece pubblicare un falso ritratto a matita. Il ritratto di Misdea fatto realizzare da Lombroso presenta tutti i tratti del criminale atavico secondo la sua teoria. È sicuramente un falso perché le descrizioni di Misdea fornite dai giornali del tempo sono compatibili con il ritratto pubblicato sul "Roma" e incompatibili con il ritratto pubblicato da Lombroso; un'altra manipolazione sottaciuta si evince dal sopralluogo effettuato nella sala 9 del museo (cartello espositore con titolo "La razza"), dove si legge: "Lombroso adottava una definizione di 'razza' più generica, che si confonde con i concetti di etnia e nazionalità". È falso. Il concetto di razza di Lombroso non si è mai confuso con il concetto di nazionalità. Il museo non specifica che quando Scipio Sighele, allievo di Enrico Fermi, fa discendere dalla teoria delle due razze di Lombroso la conclusione che, essendoci nella penisola italiana e nelle isole due razze, ci sarebbero state due nazionalità e, quindi, ci sarebbero dovuti essere due Stati, Lombroso capì immediatamente che questo gli avrebbe tolto il favore delle élite intellettuali e politiche e reagì con rapidità utilizzando lo strumento dei quotidiani: in quattro articoli pubblicati sui quotidiani del tempo ridefinì la propria teoria delle due razze. Non sostenne più che esisteva una razza ariana al Nord e una al Sud, ma che esisteva una sola razza al Nord (quella ariana) e due al Sud: la classe dirigente meridionale che discende dai greci della Magna Grecia, i quali erano ariani (e quindi, i discendenti puri sono della stessa razza dei settentrionali), e gli altri meridionali che discendono da razze africane (e quindi, sono di razza africana); un altro esempio di manipolazione di Lombroso, non specificata come tale dal museo, è quella relativa al cannibalismo sociale. Lombroso falsificò i dati per inventare il concetto di cannibalismo sociale esibito dei meridionali. Presentò, infatti, il caso del maresciallo D'Ancre, che era un maresciallo di Francia del XVII secolo, come una vittima cannibalizzata dai briganti meridionali. Inoltre, sottoscrisse il falso storico delle donne siciliane che, nel 1866, vendevano rotoli di carne umana, carne di carabiniere; il museo compie anche altre gravi inesattezze. Afferma ad esempio nella sala 3 (pannello espositore con titolo "Lombroso e la medicina sociale") che "nel 1870 Cesare Lombroso riceve un premio per le sue ricerche sulla pellagra". Non è vero. Il presidente della commissione aggiudicatrice, Ercole Ferraris, comunicò che questa ricerca non raggiungeva l'assoluta dimostrazione e non può essere premiata. Inoltre, nella sala 4 (pannello espositore con titolo "1870: la 'rivelazione'") si legge: "L'autopsia di Giuseppe Villella fu eseguita a Pavia nell'agosto 1864 (...) Al momento dell'autopsia Lombroso non aggiunse altre osservazioni su questo caso". Non è vero. Lombroso non era presente al momento dell'autopsia di Villella; i curatori del museo non hanno precisato che i crani presenti non furono mai protocollati da Lombroso.