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-- Questo articolo sostituisce la normativa originariamente posta con l'articolo 70 del decreto legislativo n. 276 del 2003 in materia di «lavoro accessorio», poi sostituita e integrata a più riprese, con il decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito nella legge 6 agosto 2008 n. 133, e con il decreto-legge 10 febbraio 2009 n. 5, convertito nella legge 9 aprile 2009 n. 33. La disciplina vigente lega questa forma di retribuzione a un tipo legale a sé stante di contratto di lavoro (il «lavoro accessorio»), consentito per tutte le categorie di prestatori nei settori del lavoro domestico, di giardinaggio e pulizia, di insegnamento privato supplementare, nelle manifestazioni fieristiche e nelle situazioni di emergenza; al di fuori di questi settori, esso è consentito soltanto a giovani sotto i 25 anni, pensionati e «casalinghe». L'idea cardine della nuova disciplina qui proposta attinge principalmente all'esperienza francese -- che ci sembra straordinariamente positiva -- degli chèques emploi-service universels-CESU , introdotti in quell'ordinamento nel 2005 e dal 2008 disciplinati dagli articoli L1271-1 e L1271-5 del Code du Travail. Al pari della disciplina d'oltr'Alpe, l'articolo qui in esame considera il buono-lavoro non come elemento peculiare di un tipo di contratto di lavoro a sé stante, bensì soltanto come forma semplificata di retribuzione per alcune forme di lavoro (servizi alla persona o alla famiglia, ivi compreso l'insegnamento privato, lavori stagionali agricoli o nei settori del turismo o della ristorazione) nelle quali la massima semplificazione degli adempimenti amministrativi e conseguente riduzione dei costi di transazione appare molto utile per un'azione efficace di contrasto al lavoro nero. Il buono-lavoro incorpora il contributo previdenziale e l'imposta sul reddito, che si considera determinata e assolta a titolo definitivo nel caso in cui il lavoratore nel corso dell'anno non abbia un reddito superiore a 13.000 euro (soglia, questa, determinata in correlazione con un'altra iniziativa legislativa, volta a una drastica riduzione dell'imposta sui redditi di lavoro di fascia bassa); altrimenti l'imposta dovrà essere oggetto di rideterminazione sulla base della dichiarazione dei redditi, dovuta dalla persona interessata. L'utilizzazione dei buoni-lavoro per il pagamento della retribuzione non esenta, dunque, il datore di lavoro o committente dal rispetto degli obblighi altrove posti dal Codice per il tipo di contratto utilizzato: si applicheranno soltanto le esenzioni dagli adempimenti formali disposte a favore del datore di lavoro domestico (articoli 2096, comma 5, e 2099, comma 1), nonché per il caso di contratto a termine di durata brevissima, o di durata breve per servizi alla famiglia (articolo 2097, comma 1, lettere f) e g) . Resta da osservare peraltro che -- stante l'equiparazione, nell'area della dipendenza economica come definita dall'articolo 2094, del regime di contribuzione previdenziale delle collaborazioni continuative autonome rispetto al lavoro subordinato -- i buoni-lavoro possono essere utilizzati anche dagli enti pubblici locali per la retribuzione dei collaboratori impegnati nelle forme di servizio alle famiglia o alla collettività disciplinate dagli articoli 2132-2134. Articolo 2102. - (Luogo della prestazione, trasferta e trasferimento). -- L'articolo, oltre a integrare la disciplina dello ius variandi del datore di lavoro circa la collocazione spaziale della prestazione in riferimento al caso della trasferta, non contemplata dalla legge vigente, la coordina con la nuova disciplina del licenziamento per motivi organizzativi, di cui agli articoli 2119 e 2120: lo stesso «filtro» economico automatico della giustificatezza del licenziamento dettato da esigenze aziendali si applica in tal modo in materia di trasferimento del lavoratore. Articolo 2103. - (Mansioni del lavoratore). -- L'articolo unifica e aggiorna la disciplina vigente della materia, accogliendo gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali prevalenti circa l'esercizio dello ius variandi datoriale in relazione all'obsolescenza tecnologica delle mansioni. Articolo 2104. - (Diligenza del prestatore di lavoro). -- L'articolo unifica e aggiorna la disciplina vigente della materia, accogliendo gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali che ci appaiono meglio corrispondenti alle esigenze di conciliazione della protezione del lavoro con la protezione delle esigenze di buon andamento dell'azienda. Articolo 2105. - (Divieto di concorrenza e obblighi di segreto). -- Anche questo articolo unifica e aggiorna la disciplina vigente della materia, accogliendo gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali largamente prevalenti. Articolo 2106. - (Sanzioni disciplinari). -- Anche questo articolo unifica e aggiorna la disciplina vigente della materia, accogliendo gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali largamente prevalenti. Articolo 2107. - (Orario di lavoro). -- Qui e nell'articolo 2109 sono enunciati soltanto i principi generali in materia di determinazione dell'estensione e collocazione temporale della prestazione lavorativa, rimanendo in vigore il decreto legislativo n. 66 del 2003 di recepimento della direttiva comunitaria n. 104 del 1993 e successive modifiche o integrazioni. Articolo 2108. - (Rapporto di lavoro a tempo parziale e lavoro ripartito). -- È qui sintetizzata in 5 commi, per un totale di 301 parole, la disciplina del part-time e del job sharing, che nella legislazione attualmente vigente occupa complessivamente 17 articoli (13 per il part-time, 5 per il job sharing ), per un totale di circa 4500 parole. Articolo 2109. - (Riposo giornaliero, settimanale, domenicale, festivo e annuale). -- L'articolo unifica e aggiorna la disciplina vigente della materia, accogliendo gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali largamente prevalenti. Articolo 2110. - (Impedimenti personali alla prestazione lavorativa). -- A differenza dei precedenti, questo articolo innova profondamente la disciplina della malattia del lavoratore, per la parte relativa alla relativa documentazione e verifica. Considerata la (indebita, ma difficilmente evitabile) facilità -- per non dire automaticità -- con la quale i medici curanti sono soliti rilasciare i certificati di malattia di breve o brevissima durata, la nuova disposizione limita l'onere del prestatore in proposito alla mera comunicazione tempestiva al datore di lavoro, imponendo però al prestatore stesso, per le assenze di durata superiore a una settimana o per il caso del ripetersi di assenze di breve durata, l'onere della fornitura al servizio ispettivo (vincolato al segreto professionale in proposito) di una relazione sulla natura dell'infermità e le terapie praticate. In materia di trattamento economico di malattia, periodo di comporto e recesso del datore per superamento del termine, la disposizione è modellata sugli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali dominanti. Articolo 2111. - (Maternità, paternità e congedi parentali).