[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione sorto a seguito dell'articolo 23 del decreto del Ministro per la solidarietà sociale del 21 dicembre 2000, n. 452, concernente "Regolamento recante disposizioni in materia di assegni di maternità e per il nucleo familiare, in attuazione dell'articolo 49 della legge 22 dicembre 1999, n. 488, e degli articoli 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448", promosso con ricorso della Provincia di Trento, notificato il 4 giugno 2001, depositato in cancelleria l'11 successivo ed iscritto al n. 17 del registro conflitti 2001. Udito nell'udienza pubblica del 20 maggio 2003 il Giudice relatore Ugo De Siervo; uditi l'avvocato Giandomenico Falcon per la Provincia di Trento.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso depositato il giorno 11 giugno 2001, la Provincia autonoma di Trento ha proposto conflitto di attribuzione in relazione all'art. 23 del decreto del Ministro per la solidarietà sociale del 21 dicembre 2000, n. 452, (Regolamento recante disposizioni in materia di assegni di maternità e per il nucleo familiare, in attuazione dell'art. 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e degli artt. 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 81 del 6 aprile 2001. 2. - La Provincia ricorrente premette di essere dotata, in virtù dello statuto speciale, di potestà legislativa primaria in materia di "assistenza e beneficenza pubblica", nonché della relativa potestà amministrativa ai sensi dell'art. 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), e delle relative norme di attuazione. Gli artt. 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo) - quest'ultimo successivamente confluito negli artt. 74 e 80 del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'art. 15 della L. 8 marzo 2000, n. 53) - hanno previsto una forma di sostegno alle famiglie, disponendo che gli assegni relativi - posti a carico dell'INPS - sono concessi dai Comuni. Tale normativa, secondo la ricorrente, non violerebbe di per sé la competenza provinciale, dato che nell'art. 82 della medesima legge n. 448 del 1998 è contenuta un'esplicita disposizione di salvaguardia per quest'ultima. La Provincia autonoma, viceversa, aveva ritenuto lesivo delle proprie prerogative costituzionali il decreto del Ministro per la solidarietà sociale 15 luglio 1999, n. 306 (Regolamento recante disposizioni per gli assegni per il nucleo familiare e di maternità, a norma degli artt. 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, come modificati dalla legge 17 maggio 1999, n. 144), attuativo della normativa più sopra menzionata, e ciò sia in quanto non conteneva esplicita clausola di salvaguardia, sia perché - più in particolare - affidava le funzioni amministrative concernenti l'erogazione dei benefici concessi dagli enti locali all'INPS invece che alla Provincia. La ricorrente evidenzia di aver ritualmente proposto ricorso per conflitto di attribuzione avverso tale decreto, osservando tuttavia come quest'ultimo sia stato abrogato dall'art. 24, comma 1, del d.m. 21 dicembre 2000, n. 452, in questa sede impugnato, e come, a causa della sopravvenienza normativa, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 277 del 2001 abbia dichiarato la cessazione della materia del contendere, in quanto il nuovo regolamento "ha riconosciuto la competenza provinciale in tema di erogazione delle prestazioni assistenziali di cui si tratta". 3. - Il nuovo regolamento - ad avviso della Provincia ricorrente - sarebbe sicuramente maggiormente rispettoso delle proprie prerogative costituzionali, dal momento che il suo art. 23 dispone che "ai sensi dell'articolo 82 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, gli assegni per il nucleo familiare e di maternità previsti dagli artt. 65 e 66 della legge n. 448 del 1998 sono concessi ed erogati, per gli aventi diritto residenti nei Comuni delle Province autonome di Trento e di Bolzano, dalle Province medesime, secondo le norme dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione, nell'ambito del livello e dei requisiti di accesso previsti dalle citate disposizioni di legge e dai regolamenti attuativi". Ciò nonostante, nell'atto in questa sede impugnato sarebbero ugualmente ravvisabili profili di illegittimità costituzionale. In particolare, il motivo di doglianza della Provincia ricorrente è individuabile nella circostanza che la citata disposizione vincola quest'ultima ad operare non solo nell'ambito delimitato dalle disposizioni di legge, ma anche in quello circoscritto dai "regolamenti attuativi": ciò che relegherebbe la Provincia ad un ruolo meramente attuativo delle scelte compiute in sede statale. Inoltre, nota la ricorrente, nella Provincia si è già provveduto a dare attuazione ai sopracitati artt. 65 e 66, con la legge provinciale n. 3 del 2000 (Misure collegate con la manovra di finanza pubblica per l'anno 2000). Tale normativa prevederebbe che nella Provincia si seguano i livelli di intervento stabiliti con legge statale: viceversa, ove si tratti di disciplina regolamentare, "la Provincia ritiene di non dovere e potere essere vincolata". 4. - Secondo la Provincia di Trento, l'intervento di una disciplina regolamentare in materia regionale contrasterebbe "con i principi regolatori del rapporto fra fonti statali e fonti regionali", valevoli in forza dell'art. 117 Cost. per le Regioni ordinarie e garantiti per la ricorrente dall'art. 2 del d.lgs. 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà di indirizzo e coordinamento), "che considera solo le leggi statali come uniche fonti idonee a condizionare la potestà legislativa provinciale". A sostegno di tale tesi vengono anche richiamate le sentenze di questa Corte n. 84 del 2001, n. 507 del 2000 e n. 352 del 1998. La disposizione impugnata, del resto, non potrebbe neanche essere giustificata alla luce dell'art. 5, comma 1, della legge 30 novembre 1989, n. 386 (Norme per il coordinamento della finanza della Regione Trentino-Alto Adige e delle Province autonome di Trento e di Bolzano con la riforma tributaria), "che risulta al contrario anch'esso specificamente violato".