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prima ancora che l'emergenza epidemiologica inducesse il Governo a sospendere la condizionalità degli obblighi connessi alla fruizione del reddito di cittadinanza, pochissimi Comuni avevano attivato i percorsi per le attività di servizio alla comunità. Anche la Corte dei conti boccia la misura, come si evince dal rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica, pubblicato nei giorni scorsi, nel quale la Corte evidenzia che: «Per quel che riguarda il secondo pilastro del reddito di cittadinanza (RdC), quello finalizzato a promuovere politiche attive per il lavoro, i risultati appaiono al momento largamente insoddisfacenti e confermano le perplessità avanzate dalla Corte al suo avvio. I dati a disposizione, comunicati dall'ANPAL Servizi, dicono che alla data del 10 febbraio 2020, i beneficiari del RdC che hanno avuto un rapporto di lavoro dopo l'approvazione della domanda sono circa 40.000. Soprattutto, non si intravvedono segni di un maggiore dinamismo dei Centri per l'impiego rispetto al passato». Gli organi di stampa riportano continuamente notizie di assegni erogati a persone prive dei requisiti e, da ultimo, nei giorni scorsi, hanno diffuso la notizia di un'indagine della Guardia di finanza da cui sembrerebbe evincersi che, per mesi, 101 soggetti legati alla malavita organizzata di Reggio Calabria e Provincia avrebbero percepito indebitamente il reddito di cittadinanza, per un totale di oltre 500.000 euro, mentre ulteriori 15 avrebbero già inoltrato la domanda. Si chiede di sapere se i fatti riportati siano corrispondenti al vero, quali siano i dati reali dei percettori del reddito di cittadinanza e di coloro che hanno trovato lavoro e, più in generale, quali iniziative il Ministro in indirizzo voglia adottare per evitare che fondi pubblici vengano erogati per misure di fatto assistenziali e prive di effetti concreti sul mercato del lavoro. (Applausi). PRESIDENTE.Il ministro del lavoro e delle politiche sociali, senatrice Catalfo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. CATALFO, ministro del lavoro e delle politiche sociali . Signor Presidente, i quesiti posti dalla senatrice Nisini sollecitano una mia risposta sui profili di attuazione del reddito di cittadinanza, al fine di valutare quale sia ad oggi l'impatto concreto del beneficio. Sul punto posso affermare l'efficacia delle misure, su cui si è recentemente espressa anche la Commissione europea che ha certificato la sua capacità di mitigare l'effetto della crisi. Analizzando i dati in nostro possesso, come lei stessa ha anticipato, sono oltre un milione i nuclei attuali beneficiari, corrispondenti a circa 2,5 milioni di persone coinvolte. A poco più di un anno dall'avvio, il numero di percettori complessivo rispecchia quello stimato nella relazione tecnica del decreto-legge che lo ha istituito. In riscontro alla domanda posta dall'onorevole interrogante posso riferire che alla data del 29 febbraio 2020 risultano convocati presso i centri per l'impiego 622.810 beneficiari; quelli presenti alla prima convocazione sono stati 500.541, di cui 74.230 sono stati esonerati e 17.563 sono stati rinviati ai Comuni per i percorsi di inclusione sociale. I beneficiari che hanno sottoscritto il Patto per il lavoro e il Patto di servizio sono 316.000; di questi 116.476 sono stati già convocati per un ulteriore colloquio e 65.000 hanno stipulato un contratto di lavoro. Secondo gli ultimi dati disponibili, i nuclei familiari inviati ai servizi sociali - come sappiamo, infatti, la misura si compone di un doppio binario sono 463.353, di cui 130.490 sono stati già presi in carico dagli stessi servizi sociali dei Comuni, malgrado la sospensione, mentre 50.000 sono coinvolti nella realizzazione del loro Patto per l'inclusione. Con riguardo agli individui minorenni beneficiari della misura, in base ai dati aggiornati risulta che sono in tutto 655.441; inoltre, dei 994.000 nuclei percettori di reddito di cittadinanza, circa 181.000 hanno la presenza all'interno di un cittadino con un reddito da lavoro. Il reddito di cittadinanza è rivolto nel suo complesso ad una platea vulnerabile, formata per la gran parte da persone da anni disoccupate con livelli di professionalità bassi ovvero prive di specializzazione o di un'adeguata formazione che consenta un rapido reinserimento nel mercato del lavoro. Pertanto, nel breve termine, l'efficacia della misura va valutata in relazione alla capacità di preservare i diritti essenziali e la dignità della persona e del suo nucleo familiare, garantendo ai percettori, oltre al sostegno economico, anche un insieme di servizi di accompagnamento e supporto all'inclusione sociale e lavorativa, favorendo la capacità autonoma di contribuire alla propria comunità e impedendo la trasmissione intergenerazionale della povertà. Al riguardo si sottolinea che circa la metà dei nuclei beneficiari del reddito tenuti agli obblighi di attivazione viene indirizzata ai servizi dei Comuni competenti in materia di contrasto alla povertà, essendo composta da individui distanti da molto tempo dal mercato del lavoro, ai fini della definizione di un patto per l'inclusione sociale. La natura non assistenziale della misura si esplica, infatti, nella capacità di avviare con le famiglie beneficiarie un percorso di attivazione e di inclusione sociale. Come noto, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali si è dotato di una piattaforma per la gestione del reddito di cittadinanza, di cui è parte la piattaforma per la gestione dei patti per l'inclusione sociale, sulla quale devono accreditarsi tutti gli ambiti territoriali al fine di registrare gli operatori dei servizi sociali coinvolti nella presa in carico dei beneficiari del reddito di cittadinanza e indirizzati ai servizi sociali, nonché gli operatori responsabili per i controlli dei requisiti di residenza e di soggiorno. Ad oggi tutti gli ambiti territoriali sono accreditati e risultano registrati sulla piattaforma 11.550 operatori dei servizi sociali e 17.654 operatori per la verifica dei controlli dei requisiti di residenza e soggiorno. In questo periodo di emergenza si è comunque proceduto con la definizione della strumentazione per gli operatori sociali e con il rafforzamento degli interventi di formazione a distanza per gli stessi. Occorre altresì ricordare che gli interventi di rafforzamento dei centri per l'impiego e dei servizi competenti in materia di contrasto alla povertà e per la predisposizione dei patti per il lavoro e per l'inclusione sociale sono ancora in fase di implementazione. Prima dell'inizio della pandemia le Regioni avevano bandito o stavano procedendo a bandire concorsi per l'assunzione di 11.600 operatori nei centri per l'impiego per il biennio 2019-2020. Tale potenziamento della dotazione organica dei centri per l'impiego è stato temporaneamente sospeso a causa dell'emergenza Covid-19, cui è stata collegata anche la parziale sospensione degli obblighi di condizionalità. I percettori, infatti, possono svolgere comunque a distanza le attività di formazione e di orientamento connesse anche con i patti per il lavoro e con quelli per l'inclusione. Resta ferma, inoltre, la condizionalità che riguarda le offerte di lavoro.