[pronunce]

che il rimettente, infatti, ritiene applicabile alla fattispecie per cui procede il termine prescrizionale «breve» fissato nel quinto comma della norma censurata, e formula un petitum mirato ad estendere lo stesso termine con riguardo a tutti i reati di competenza del giudice di pace, così palesando – pur nel contesto d'una carente descrizione del fatto – l'irrilevanza nel giudizio a quo della questione sollevata; che sono manifestamente inammissibili, infine, anche le questioni sollevate dal Giudice di pace di Bergamo, relativamente al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. , con due ordinanze di identico tenore (r.o. numeri 140 e 141 del 2008), posto che detti provvedimenti difettano d'una qualunque descrizione delle fattispecie concrete (a partire dalla data di commissione dei fatti perseguiti), così da precludere il necessario controllo di questa Corte sulla rilevanza delle questioni medesime; che le ulteriori questioni di legittimità costituzionale cui si riferisce il presente giudizio – sollevate, rispettivamente, dal Giudice di pace di Cuneo (r.o. n. 777 del 2007), dal Giudice di pace di Napoli Barra (r.o. n. 791 del 2007), dal Giudice di pace di Bergamo (r.o. n. 838 del 2007 e n. 139 del 2008), dal Tribunale di Parma (r.o. n. 31 del 2008), dal Tribunale di Pavia (r.o. n. 92 del 2008) – sono manifestamente infondate, in quanto prospettate in base ad un erroneo presupposto interpretativo; che infatti – come questa Corte ha chiarito, dichiarando non fondate «nei sensi di cui in motivazione» questioni analoghe a quelle odierne, poste sia con riguardo al primo sia con riferimento al quinto comma dell'art. 157 cod. pen. (sentenza n. 2 del 2008) – deve essere esclusa l'attuale vigenza di un termine triennale di prescrizione per i reati di competenza del giudice di pace punibili mediante le cosiddette sanzioni paradetentive; che con la citata pronuncia è stata esclusa, in particolare, la riferibilità della norma contenuta nel quinto comma dell'art. 157 cod. pen. a fattispecie incriminatrici che non prevedano in via diretta ed esclusiva pene diverse da quelle pecuniarie o detentive, ed è stata altresì rilevata la perdurante equiparazione, «per ogni effetto giuridico», tra le pene dell'obbligo di permanenza domiciliare e del lavoro socialmente utile, irrogabili dal giudice di pace in alternativa alle pene pecuniarie, e le sanzioni detentive originariamente previste per i reati che le contemplano (art. 58, comma 1, del d.lgs. n. 274 del 2000); che l'opzione appena descritta è stata confermata, da questa Corte, in occasione del vaglio di ulteriori questioni sollevate con riguardo alla disciplina della prescrizione per i reati di competenza del giudice di pace (ordinanze numeri 223 e 381 del 2008); che non si rinvengono, nella motivazione dei provvedimenti all'origine del presente giudizio, argomenti che inducano a modificare le valutazioni appena richiamate; che la ritenuta applicabilità delle disposizioni previste nel primo comma dell'art. 157 cod. pen. a tutti i reati di competenza del giudice di pace esclude l'incongrua diversità di trattamento denunciata da ciascuno dei rimettenti. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi innanzi alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, del codice penale, come sostituito dall'art. 6 della legge 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione), sollevate, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice di pace di Città di Castello (r.o. n. 738 del 2007), dal Tribunale di Rossano (r.o. n. 767 del 2007), dal Giudice di pace di Foggia (r.o. n. 788 del 2007), dal Tribunale di Napoli (r.o. n. 816 del 2007), dal Giudice di pace di Torino (r.o. n. 826 del 2007), dal Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, sezione distaccata di Milazzo (r.o. numeri 28 e 148 del 2008), dal Giudice di pace di Forlì (r.o. n. 29 del 2008) e dal Giudice di pace di Bergamo (r.o. numeri 140 e 141 del 2008) con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, primo e quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, sollevata, in riferimento all'art. 3 Cost., dal Giudice di pace di Palermo (r.o. n. 44 del 2008), con l'ordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 157, quinto comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, sollevate, in riferimento all'art. 3 Cost., dal Giudice di pace di Cuneo (r.o. n. 777 del 2007), dal Giudice di pace di Bergamo (r.o. n. 838 del 2007 e n. 139 del 2008), dal Tribunale di Parma (r.o. n. 31 del 2008) e dal Tribunale di Pavia (r.o. n. 92 del 2008), con le ordinanze indicate in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 157, primo comma, cod. pen. , come sostituito dall'art. 6 della legge n. 251 del 2005, sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice di pace di Napoli Barra (r.o. n. 791 del 2007), con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 dicembre 2008. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 23 dicembre 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA