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Questo è un elemento che, dal nostro punto di vista, come Commissione lavoro, ma anche come Partito Democratico, è fondamentale, quanto all'innovazione e al cambiamento che il dibattito ha introdotto. Sono esattamente per presentarlo così, perché è un'ulteriore aggancio nelle fasi successive: quello di sapere che puntiamo alla tutela dei diritti delle persone dentro i luoghi di lavoro, perché sono parte qualificante degli elementi di competitività dell'economia reale in tutto il sistema produttivo. In questo c'è anche un'innovazione - ripeto - di cultura politica, industriale e del lavoro, che considero importante. C'è un secondo elemento che la conversione di questo decreto-legge introduce, iniziando a segnare un passo in avanti: qui mi rivolgo alla senatrice che ha parlato prima di me, invitandola a leggere meglio gli emendamenti, prima di dire che abbiamo fatto il fondo per le casalinghe. Abbiamo presentato un emendamento, che è stato votato e approvato, che istituisce un fondo per casalinghe e casalinghi. Sa perché? Esattamente per rompere uno stereotipo, secondo il quale soltanto le donne devono svolgere i lavori di cura. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 17,15) ( Segue FEDELI). Anche questo è un elemento di innovazione politica e culturale (Applausi) , su cui abbiamo lavorato tutti insieme, con il Governo, anche in accordo con il ministro per le pari opportunità, e che secondo me è un altro segnale di grande cambiamento. Sono segnali di direzione che dovremo riprendere anche nelle fasi successive, quando avremo da affrontare gli assi fondamentali per creare più occupazione, partendo da quella femminile, rompendo gli stereotipi e anche quel concetto per il quale, diciamo così, le donne hanno comunque un'altra occupazione non retribuita, che è quella di fare le casalinghe. Penso che abbiamo fatto cose importanti, ma c'è un raccordo che riprendo velocemente e dal quale si deve partire da subito nelle prossime giornate in Aula, al Senato e - mi auguro - anche alla Camera. A tale proposito, signora Presidente, vorrei fare un grande augurio ai deputati e alle deputate che purtroppo sono stati contagiati dal Covid-19 perché, anche da questo punto di vista, non si fermino mai i lavori parlamentari, né al Senato, né alla Camera. Credo che ci sarà una discussione nelle Aule del Senato e della Camera che immediatamente dovrà intrecciare le priorità e i contenuti che vogliamo portare dentro le strategie di attuazione del recovery fund , quindi nel famoso recovery plan . Aggiungo velocemente alcune considerazioni: dovremmo avere il coraggio di riformare gli attuali strumenti di cassa integrazione; dobbiamo sapere di dover puntare tutto sull'occupabilità e sulle politiche attive del lavoro, per creare le condizioni per gli investimenti e i cambiamenti produttivi, perché è esattamente questa la risposta più forte e necessaria al problema dell'occupazione, partendo da quella femminile. Ritengo che questo sia uno degli elementi assolutamente importanti. In conclusione, signora Presidente, se me lo permette, anche se ciascuno può esprimere le proprie opinioni, vorrei dire al senatore De Bertoldi che fare investimenti a sostegno di luoghi come la Casa internazionale delle donne, che operano da anni per sostenere e contrastare la violenza sulle donne, non è una marchetta, termine proprio inaccettabile. È un investimento produttivo che non va considerato in alternativa a quelli a sostegno delle imprese. Voglio solo ricordare una cosa, da questo punto di vista: il clima familiare, sociale, della convivenza democratica o dentro le aziende, se ci sono elementi di violenza e di sopraffazione, rende tali realtà meno produttive. Non lo dico solo per una questione di principio. C'è chi è d'accordo e chi no su questo, ma dal punto di vista della sostenibilità e della produttività delle aziende - lo sapete, basta leggere tutti i report - è maggiore la competitività laddove il clima aziendale non riporta discriminazioni, violenza e sopraffazione verso le donne e verso ogni diversità. Senatore De Bertoldi, ragioni in questo modo, quando parla degli strumenti importanti che abbiamo avviato con questo provvedimento, che sono un primo passo per sostenere l'insieme dei mezzi e dei luoghi delle donne che fanno cultura e che garantiscono sostegno, in questo Paese, alle italiane, per superare le ancora tante, troppe discriminazioni che subiscono. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aimi. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi, ci troviamo in un momento che, com'è noto a tutti, è economicamente uno dei più tragici che l'Italia abbia mai vissuto. Riferendomi all'intervento che mi ha preceduto, forse si saranno rotti anche gli stereotipi con il casalingo e la casalinga, ma voglio ricordare che le cifre delle quali ho sentito parlare in Aula non sono assolutamente quelle reali previste dal provvedimento. Dico questo perché giudichiamo il decreto agosto come un testo che ha molte ombre e poche luci. È un decreto spot e proprio su questo tema si evidenzia tutta la sua labilità. Lo diciamo perché la cifra non è 3 miliardi per le casalinghe e i casalinghi. Se chiamiamo Pierino dalle scuole elementari per fare un breve e semplicissimo calcolo, dividendo quanto investito (3 milioni) per il numero delle casalinghe e dei casalinghi (7,4 milioni), ci troviamo ad avere 40 centesimi per ognuno. Questo è uno spot , una vergogna. Il provvedimento che stiamo per votare ha questo male e se lo trascina. Vorrei dare invece una cornice e un corredo, se me lo consentite, di riferimenti valoriali antagonisti rispetto a quelli che ho visto emergere nel provvedimento, perché da parte delle sinistre siamo sempre alla redistribuzione del reddito, sulla strada delle teorie marxiste. Abbiamo visto quanto accaduto in altri Paesi e credo di poter dire, senza tema di smentita alcuna, che, se Carlo Marx, sostenitore di certe teorie, tornasse qua, direbbe immediatamente: proletari di tutto il mondo, non unitevi, ma perdonatemi, perché le teorie che sono state realizzate non hanno portato a nulla di buono. Credo che questo provvedimento, purtroppo, ne sia infarcito. Lo dico perché, come centro-destra, partiamo da un punto di vista diverso: difendiamo la proprietà, il libero mercato, le imprese, l'intrapresa, il rischio e coloro che hanno il coraggio di affrontare il mercato in una situazione di estrema difficoltà come quella che si sta attraversando. Questo provvedimento complica e non semplifica. Abbiamo una burocrazia soffocante per gli imprenditori. Lo voglio annunciare, purtroppo, anche ai commercianti, agli artigiani, ai liberi professionisti e a coloro che sono nel menù delle necessità di questo Governo. Ci troviamo di fronte a un'emergenza particolare, in cui gli assistiti sono molti di più rispetto agli assistenti, cioè coloro che dovrebbero produrre reddito. Questa situazione è davvero di enorme difficoltà. Di fronte a uno Stato di polizia tributaria, come quello che abbiamo sotto gli occhi di tutti, e al peso soffocante, come dicevo, della burocrazia e delle tasse, credo che la strada che avremmo dovuto intraprendere fosse un'altra, quella della libertà d'impresa. Avremmo dovuto aiutare gli imprenditori, non fare politiche assistenzialiste. Voglio ricordare l'intervista che Draghi ha rilasciato al «Financial Times» nel mese di marzo di quest'anno, mi pare.