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La nostra disponibilità c'è tutta, ma - ahimè - anche questa volta sul Documento di economia e finanza avete sbagliato strada e avete sbagliato percorso. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE . Prima di passare la parola alla relatrice di minoranza, senatrice Ferrero, vorrei ricordare a tutti di rispettare le regole minime di sicurezza che ci sono per evitare che ci siano assembramenti in Aula. I nostri senatori Questori hanno lavorato intensamente per dare il posto a tutti, ma seguendo delle regole di sicurezza minime che riguardano le distanze. Vi pregherei, pertanto, di non creare assembramenti. Capisco che ci sia la necessità di interloquire, però non è possibile. Ringraziando il cielo, qui al Senato non ci sono casi proprio perché fino a oggi abbiamo rispettato tutti, con grande senso di responsabilità, queste misure. Vi pregherei di farlo ancora e di non abbassare la guardia perché non è il momento. Vi ringrazio tutti per la collaborazione. (Commenti della senatrice Bernini) . Senatrice Bernini, l'ho appena detto. BERNINI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Per che cosa? BERNINI (FIBP-UDC) . Per fatto personale. Presidente, non capisco per quale motivo richiama me. PRESIDENTE. Io ho parlato di assembramenti. Prima ho dovuto richiamare più volte lei, come altri colleghi. Le distanze non c'erano. BERNINI (FIBP-UDC) . Io non mi sono mossa. PRESIDENTE. Lei non si è mossa, ma vicino a lei c'era un gruppo. BERNINI (FIBP-UDC) . Presidente, queste sedute sono registrate. Un richiamo nominale ha un valore e io ribadisco che non mi sono mossa. PRESIDENTE. Nessuno ha detto che lei si è mossa; ho detto che intorno a lei c'era un assembramento. BERNINI (FIBP-UDC) . Prima di essere richiamata credo vada valutata correttamente la situazione. PRESIDENTE . Abbia pazienza: vicino a lei c'era un assembramento e ho invitato gli altri ad allontanarsi da lei. Non ho detto che lei si dovesse muovere. Ho detto che gli altri dovevano allontanarsi dal suo posto, così come lo ho detto ad altri esponenti, come la senatrice De Petris. Ha facoltà di parlare la relatrice di minoranza, senatrice Ferrero. FERRERO, relatrice di minoranza . Presidente, onorevoli colleghi, mi riservo di finire questo mio intervento in sede di replica, perché, dopo aver ascoltato tutte le audizioni e tutte le parti sociali, mi preme ascoltare gli interventi dei miei colleghi per poi fare una breve replica. Il documento in esame, data l'incertezza legata alla situazione emergenziale, presenta previsioni economiche e finanziarie che si sviluppano su un orizzonte temporale biennale e manca del Programma nazionale di riforma necessario ad individuare gli interventi e le riforme strutturali che il Governo intenda realizzare. L'annesso al DEF richiede l'autorizzazione al ricorso all'indebitamento del 3,3 per cento di PIL per l'anno 2020 ed è quindi pari a 55 miliardi di euro, ma il ritardo con il quale stanno trovando concreta applicazione le misure già approvate, ma soprattutto con il quale si stanno predisponendo nuovi e più efficaci strumenti per fronteggiare la crisi, anche in sede Europea, pone un rischio concreto per la sopravvivenza di interi comparti economici e produttivi. L'assenza del Programma nazionale di riforma impedisce un'effettiva e completa valutazione delle misure urgenti di rilancio economico che il Governo dichiara di voler intraprendere, restando ad oggi mere dichiarazioni di intenti. La stessa previsione della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, posta dalla legge di bilancio 2020, e la considerazione della dannosità di misure restrittive di politica fiscale non trovano alcun aggancio nel documento prefiggendosi, invece - a legislazione vigente - un aumento della pressione fiscale al 42,5 per cento del PIL nel 2020 e al 43,3 per cento nel 2021 (mi ricollego, quindi, a quanto detto dal senatore Damiani sulla pressione fiscale). Allo stesso modo, non paiono definirsi con nitidezza i contorni della strategia di riduzione del debito, la quale si basa sulla tenuta annuale e per i prossimi dieci anni di un bilancio primario in surplus , ma soprattutto sul contrasto all'evasione fiscale, sulla tassazione ambientale e sulla riforma del sistema fiscale improntata a semplificazione ed equità. Con specifico riferimento agli effetti finanziari del prossimo decreto-legge annunciato dal Governo, risulta sensibile la differenza tra il suo impatto in termini di deficit (55 miliardi di euro) e di saldo netto da finanziare (155 miliardi di euro). Al netto fisiologico disallineamento tra i due saldi, tale cospicua differenza pare potersi ricondurre alla scelta di contabilizzare - solo al saldo netto da finanziare e non anche all'indebitamento netto per il 2020 - i miliardi necessari a presentare le controgaranzie dello Stato alle garanzie di SACE SpA previste con il decreto-legge n. 23 dell'8 aprile, considerate per prassi garanzie non standardizzate ai sensi del regolamento contabile europeo. Il meccanismo costruito dal suddetto decreto-legge, in particolar modo all'articolo 1, appare, però, del tutto assimilabile - quanto a standardizzazione delle percentuali e delle procedure di rilascio delle garanzie - a quello proprio delle garanzie standardizzate del fondo centrale PMI, e come tali conteggiabili a indebitamento netto. Tale diversa contabilizzazione produrrebbe un maggiore indebitamento netto per l'anno 2020, ma in regime di general escape clause , consentendo di sgravare il deficit dei prossimi anni nei quali sarà necessario affrontare strategie di rientro sul percorso di avvicinamento all'obiettivo di medio termine di finanza pubblica. Risulterebbe quindi necessario rivedere la contabilizzazione delle garanzie dello Stato previste dal citato decreto-legge n. 23 pur aumentando l'indebitamento per il 2020. Sarebbe opportuno presentare al Parlamento un piano completo, strutturato, concreto di sostegno e rilancio del sistema economico nazionale, incentrato sulla semplificazione amministrativa, sulla riduzione dei carichi fiscali nonché sull'innovazione tecnologica e lo sviluppo industriale. Ovviamente, sarebbe necessario un cambio di passo, visti i risultati inconsistenti e confusi dei precedenti provvedimenti, con misure veloci ed efficaci, perché l'Italia non può davvero più attendere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . PRESIDENTE . Ricordo che, ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza l'aggiornamento del piano di rientro è adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. Pertanto, l'esame del documento si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo, relativo alla relazione di cui all'articolo 6, comma 5, della legge n. 243 del 2012, da votare a maggioranza assoluta; il secondo, relativo al Documento di economia e finanza, da votare a maggioranza semplice.