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Modifiche al capo I del titolo II del libro III del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, in materia di azioni positive per l'imprenditoria femminile. Onorevoli Senatori. – Come è noto, le piccole e medie imprese (PMI) sono le realtà imprenditoriali al centro del nostro Paese. Per numero, fatturato e impiego di forza lavoro, le PMI rappresentano la struttura portante dell'intero sistema produttivo nazionale. Secondo fonti degli istituti accreditati, su 4,4 milioni circa di imprese attive in Italia le microimprese con meno di dieci addetti sono quelle numericamente più importanti, rappresentando il 95,05 per cento del totale, contro un 0,09 per cento di grandi imprese. Relativamente a queste cifre l'imprenditoria femminile assume un peso specifico importante; infatti, a fine 2019, le imprese femminili attive nel territorio sono state conteggiate in 1.340.000, il 22 per cento del totale, in costante aumento rispetto al 2014 (oltre 38.000 in più). Un comparto economico con una spiccata dimensione « micro ». Circa 97 imprese su 100 guidate da donne non hanno avuto, nel 2019, oltre i nove addetti. Un trend di crescita positivo e che ha trovato una battuta di arresto solo in conseguenza della crisi derivante dalla diffusione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Tuttavia occorre evidenziare che la reale presenza delle donne nel mondo delle imprese è molto superiore ai dati suesposti. L'81 per cento delle società di persone ha soci donna, le quali rivestono ruoli apicali di amministratore unico o di presidente in poco più di un'impresa su due; in nove aziende su dieci le donne ricoprono ruoli di forte rilevanza gestionale e operativa come responsabili amministrative (41 per cento), commerciali (22 per cento), acquisti (22 per cento), marketing e risorse umane (15 per cento). Dati simili si riscontrano anche nelle società di capitali. Nonostante i numeri riportati, solo poco più di un'impresa su cinque può considerarsi impresa femminile; ciò è frutto della legislazione nazionale che identifica come imprenditoria femminile « le società cooperative e le società di persone, costituite in misura non inferiore al 60 per cento da donne, le società di capitali le cui quote di partecipazione spettino in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno i due terzi da donne, nonché le imprese individuali gestite da donne, che operino nei settori dell'industria, dell'artigianato, dell'agricoltura, del commercio, del turismo e dei servizi », come recitava l'articolo 2, comma 1, lettera a) , della legge 25 febbraio 1992, n. 215, legge poi abrogata dall'articolo 57, comma 1, lettera g) , del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, di seguito denominato « codice », che, al titolo II, capo I, articoli da 52 a 55, ha previsto disposizioni in materia di azioni positive per l'imprenditoria femminile, riproponendo peraltro alcuni princìpi presenti nella normativa abrogata. Quanto riportato ha una conseguenza diretta sulle attività produttive in quanto molte di esse, pur essendo a principale conduzione femminile, si trovano nell'impossibilità di accedere a bonus , sgravi e incentivi riservati alle imprese femminili in quanto non formalmente rientranti in tale specifica nozione. Si ritiene, quindi, necessario intervenire per modificare e ammodernare la normativa di riferimento, adeguandola a una realtà lavorativa e imprenditoriale che negli anni si è evoluta, riscontrando un sempre maggiore intervento e contributo da parte delle donne. Con l'articolo 1 del presente disegno di legge vengono riaffermate e armonizzate le finalità delle citate disposizioni sulle azioni positive per l'imprenditoria femminile presenti nel codice. L'articolo 2 sostituisce l'articolo 53 del codice, introducendo le nozioni di imprenditrice e di impresa femminile, contestualmente ampliando e specificando l'elenco di attività che possono rientrare nel novero delle imprese femminili nel caso in cui vi sia una presenza di donne pari al 51 per cento (rispetto al 60 per cento previsto dall'attuale formulazione), e dispone che le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura istituiscano, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione, un'apposita sezione speciale del registro delle imprese di cui all'articolo 2188 del codice civile. L'articolo 3 disciplina il Fondo per il sostegno dell'imprenditoria femminile, indicando tipologie e modalità di utilizzo delle agevolazioni.. 1 1 L'articolo 52 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, è sostituito dal seguente: « Art. 52. – (Disposizioni in materia di azioni positive per l'imprenditoria femminile) – 1. Il presente capo reca disposizioni per promuovere l'uguaglianza sostanziale e le pari opportunità tra donne e uomini nell'attività economica e imprenditoriale. 2 . Le disposizioni del presente capo sono, in particolare, dirette a: a) favorire la creazione e lo sviluppo dell'imprenditoria femminile; b) promuovere la formazione imprenditoriale e la professionalità delle donne imprenditrici; c) agevolare l'accesso al credito per le imprese a prevalente partecipazione o conduzione femminile; d) promuovere la presenza delle imprese a prevalente partecipazione o conduzione femminile, con specifica attenzione ai comparti più innovativi dei diversi settori produttivi ». 2 1 L'articolo 53 del codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, è sostituito dal seguente: « Art. 53. – (Definizioni e soggetti beneficiari delle azioni positive) – 1. Ai fini di cui al presente capo si definisce: a) imprenditrice: la donna che svolge attività imprenditoriale ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2082 del codice civile, che possieda i requisiti indicati dal comma 2 del presente articolo e che sia iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese di cui al comma 3; b) impresa femminile: l'attività economica organizzata ai sensi dell'articolo 2082 del codice civile che, in forma individuale o collettiva, possieda i requisiti indicati dal comma 2 del presente articolo e che sia iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese di cui al comma 3. 2. Possono accedere alle azioni positive di cui al presente capo le imprenditrici e le piccole e medie imprese femminili, definite ai sensi della raccomandazione 2006/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese di cui al comma 3 del presente articolo e in particolare: a) le società cooperative che abbiano tra i soci cooperatori almeno il 51 per cento di donne, ovvero siano amministrate da un consiglio di amministrazione la cui maggioranza sia costituita da donne; b) le società di persone in possesso almeno dei seguenti requisiti: