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Modifiche al testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol per l'attribuzione dell'autonomia integrale alle province autonome di Trento e di Bolzano. Onorevoli Senatori. – Il 7 ottobre 2001 gli italiani sono stati chiamati a decidere se confermare oppure no la modifica, già approvata dal Parlamento quasi alla conclusione della XIII legislatura, del titolo V della parte seconda della Costituzione della Repubblica italiana, attraverso l'indizione di un referendum popolare, come disciplinato ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione. Quella modifica, entrata in vigore l'8 novembre 2001, a seguito della promulgazione da parte del Presidente della Repubblica della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, era di particolare rilievo e presentava contenuti fortemente innovativi con riferimento all'ordinamento territoriale italiano, andando ad incidere sui rapporti tra Stato, regioni, province e comuni. La legge costituzionale del 2001 ridefiniva, all'insegna di una più marcata applicazione del principio di sussidiarietà, la ripartizione di competenze tra lo Stato e le regioni, ridisegnando il ruolo di queste ultime, tanto a livello interno quanto sul piano internazionale. Non si trattava certamente ancora di realizzare un «federalismo compiuto», ma era un ulteriore passo in quella direzione, anche alla luce dell'introduzione dell'elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano e del conferimento dei poteri in ordine alla forma di governo regionale, già avvenuta precedentemente con l'approvazione della legge costituzionale 31 gennaio 2001 n. 2. È fuori di dubbio che mancassero ancora, e manchino tuttora, altri elementi importanti, quali ad esempio l'istituzione di una Camera delle regioni (o delle autonomie), che consenta al Parlamento di fare scelte che tengano in adeguato conto anche le ragioni della differenziazione, così come la partecipazione delle stesse regioni all'elezione dei giudici costituzionali. Un tentativo, in tal senso, è stato fatto nel corso della XVII Legislatura, quando il disegno di legge costituzionale proposto dal governo Renzi – poi bocciato dal referendum popolare del 4 dicembre 2016 – aveva ridisegnato il sistema parlamentare italiano, abolendo il bicameralismo paritario e, contestualmente, istituendo un Senato delle regioni (non più elettivo), rappresentativo delle autonomie territoriali e, a tale scopo, insignito di nuove prerogative e funzioni. Con la riforma approvata nel 2001, venivano sostanzialmente confermate le disposizioni relative alla distinzione tra regioni a statuto speciale, la cui «specialità» è riconosciuta e confermata da forme e condizioni particolari di autonomia e i cui statuti restano adottati con legge costituzionale (ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione), e regioni a statuto ordinario. Quanto alla sostanza del precetto, il legislatore ha inteso sottolineare la «compatibilità» dei regimi speciali con le novità introdotte dalla riforma, a sostegno di una concezione di regionalismo differenziato, preferendo contestualmente una linea già sperimentata in occasione dell'introduzione dell'elezione diretta dei presidenti delle giunte regionali; in quell'occasione, infatti, con legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1, si è operata la modifica degli articoli della Costituzione concernenti esclusivamente le regioni a statuto ordinario e, solo successivamente, con legge costituzionale 31 gennaio 2001 n. 2, la riforma veniva estesa anche alle regioni a statuto speciale. La scelta operata dal legislatore è certamente da condividere; solo mantenendo una simile differenziazione in termini procedurali era possibile tenere conto sia della complessità fattuale di coordinamento, sia delle sostanziali differenze tra le stesse autonomie speciali. Ciò vale, in particolar modo, per la modifica dello statuto della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol; il carattere internazionale dell'autonomia della provincia autonoma di Bolzano, consacrato dall'Accordo De Gasperi-Gruber, siglato a Parigi il 5 settembre 1946, e dalle successive intese bilaterali contenute nel cosiddetto «Pacchetto» del dicembre 1969, rende, infatti, di volta in volta necessaria una puntuale e preventiva concertazione con la Repubblica d'Austria e con i rappresentanti della minoranza germanofona ivi residente. Al fine di estendere l'applicazione della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione alle autonomie speciali, anche alla luce del principio più volte affermato dalla Corte costituzionale da cui è pacifico desumere che una regione (o provincia) autonoma non possa avere un minor numero di competenze rispetto a quelle riconosciute e attribuite ad una regione ordinaria, l'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001 ha previsto un'apposita disciplina transitoria, da applicare fino all'adeguamento dei rispettivi statuti delle singole autonomie, per le parti in cui fossero previste forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite. È naturale che, nonostante l'applicazione provvisoria delle norme «più favorevoli», andasse comunque operata una revisione degli statuti di autonomia allo scopo di portarli, per così dire, «a regime». Sono passati oltre dieci anni dall'entrata in vigore della riforma del 2001, ma ciò senza che il Parlamento abbia neppure affrontato la problematica dell'adeguamento, per di più se si considera che, nel frattempo, si sono manifestate, e continuano a manifestarsi, nuove e diverse esigenze che spingono per un autogoverno «integrale» delle due province autonome di Trento e di Bolzano. A tal proposito, si ricorda che con legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010), avente carattere «pattizio» ai sensi dell'articolo 104 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, il titolo VI dello statuto e, quindi, l'ordinamento finanziario delle due province autonome, è stato profondamente modificato. Le disposizioni recate dai commi da 106 a 125 dell'articolo 2 della legge finanziaria 2010, introdotte a seguito dell'intesa siglata il 30 novembre 2009 tra i Presidenti delle due province Luis Durnwalder e Lorenzo Dellai e i ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, costituiscono infatti il cosiddetto «Accordo di Milano», con il quale si è tra l'altro resa esplicita e misurabile la partecipazione delle due province autonome al riequilibrio della finanza pubblica nazionale, concordata però e non imposta unilateralmente dalla legislazione nazionale, come invece ripetutamente accade. Anche tale modifica è rimasta in gran parte inattuata giacché il governo Monti, subentrato nel novembre 2011 a seguito delle dimissioni del premier Silvio Berlusconi, non ha mai emanato le necessarie norme di attuazione. Così, anche la previsione del passaggio di ulteriori competenze e l'assunzione di servizi pubblici già statali da parte delle due province autonome è rimasta praticamente «lettera morta».