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Ritengo che ci debba essere un consenso unanime, perché unanime è l'appoggio che il popolo italiano indirizza ai nostri militari impegnati in missioni difficili. Prima, il senatore Romani ha ricordato i nostri morti: sono pagine che non ci possiamo scordare; non solo i 54 caduti in Afghanistan, ma i caduti in tanti scenari. Ricordo come una delle pagine più tristi della mia esperienza istituzionale di Presidente della Camera la notte in cui assieme al presidente Ciampi ricevemmo i caduti di Nassirya. Credo che non serva alcun commento ulteriore. In questi momenti abbiamo avvertito che l'Italia è un grande Paese, anche perché sa mettere da parte le distinzioni politiche e fa mostra di privilegiare il senso patriottico che si deve avere. Colleghi, qui non stiamo valutando l'operato del ministro Trenta, non stiamo valutando l'operato del ministro Salvini. Sapete benissimo quali sono le nostre posizioni in ordine all'operato del Governo, soprattutto nella gestione di questioni straordinarie come il tema dell'immigrazione e i rapporti con la Libia. Abbiamo motivi di dolerci di tante posizioni del Governo, ma in questo momento il nostro voto è favorevole alle missioni perché sentiamo il senso dello Stato che ci deve portare, in quest'Aula, a un voto il più largo e il più unitario possibile. Questo è il senso del nostro impegno. Naturalmente crediamo che su temi fondamentali come la politica estera e di difesa sia fondamentale privilegiare ciò che ci unisce, piuttosto che i tanti momenti di distinzione. Sul tema della Libia saranno presentate risoluzioni su cui si potrà esprimere un voto anche differenziato. Colleghi, dico sinceramente che apprezzo ciò che ha detto la senatrice Bonino e ciò che ha detto il senatore Verducci, perché hanno un merito ai miei occhi: la coerenza. La senatrice Bonino ha detto le stesse cose un anno fa, così come il senatore Verducci: non le condivido e non le condividevo allora; oggi ho motivo di condividere maggiormente alcune delle loro preoccupazioni, perché non c'è dubbio che la situazione della Libia è drammaticamente peggiorata e c'è stata un'incapacità di visione rispetto alle questioni interne. Ci siamo riempiti la bocca di questa conferenza di Palermo che è stata una cosa ridicola rispetto all'esito che ha avuto. Per cui, certamente, ho motivi anch'io di preoccupazione, però devo dire che le diverse valutazioni sul punto non fanno venir meno l'impegno sostanziale di voto favorevole rispetto a tanti scenari in cui i nostri militari sono impegnati. Naturalmente l'auspicio è che il Governo ascolti anche in futuro le preoccupazioni dell'opposizione, perché sono impregnate di senso dello Stato e di buona volontà e certamente non sono in alcun modo pretestuose. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP-PATT, UV) e della senatrice Fedeli) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, la discussione di oggi, anche molto animata e con spunti molto interessanti, fa i conti con il fatto che ci stiamo apprestando ancora una volta, come appare dalla replica stessa del Ministro, a discutere della proroga delle missioni in modo, me lo lasci dire, molto burocratico: siccome ci sono le missioni si continuano a prorogare all'infinito, tra l'altro con il paradosso che le proroghiamo a metà dell'anno (ma questo fa parte di un'antica tradizione), non svolgendo una discussione sugli scenari che sono talvolta molto cambiati. Vi sono moltissime missioni all'interno delle risoluzioni e nel documento portato alla nostra attenzione dalla Commissione che non sono tutte uguali e il nostro Gruppo, da sempre in quest'Aula, chiede di poterle votare in modo separato perché non sono tutte la stessa cosa. E faccio subito alcuni esempi, assolutamente determinati. Noi, su alcune missioni, condividiamo quanto esposto dalla Ministra. Penso all'impegno in Libano; faccio questo esempio, ma potrei fare un lungo elenco delle missioni che crediamo sia opportuno prorogare. Su altre avremmo dovuto concentrarci e ne cito una per tutte: l'Afghanistan. Al riguardo, qualcuno ci deve venire a dare spiegazioni, perché non è stato fatto e lo dico anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che se riprendono i loro interventi svolti nei cinque anni precedenti noteranno che dicevano esattamente l'opposto di quanto stanno per votare. Dopo diciassette anni di presenza in Afghanistan, dove, Ministro, la situazione non è certamente migliorata, anzi, negli ultimi due o tre anni è diventata molto pericolosa e dove gli Stati Uniti hanno cominciato addirittura a trattare con i talebani, secondo voi, è possibile prorogare questa missione come se niente fosse? Noi non siamo d'accordo e non solo per coerenza, ma usando gli elementi a nostra disposizione per cercare di capire quanto è accaduto, quali sono stati i risultati e come sta evolvendo la situazione. Così come non siamo assolutamente d'accordo su una serie di altre missioni. Penso, per esempio, a quella in Niger. Sì, la missione è partita, ma noi quella la riteniamo una missione pericolosa. Che cosa stiamo facendo? Qual è il compito? Anche in questo caso è l'ossessione del contrasto dei flussi migratori? O dobbiamo controllare gli interessi dell'ENI nel delta del Niger? Si tratta di geopolitica dell'energia? Di che cosa stiamo parlando? Oggi dovevamo affrontare questa discussione: noi, su questa missione pericolosa, non siamo d'accordo. Arriviamo poi al complesso degli interventi in Africa. Sul memorandum con la Libia - lo dico qui non solo perché rivendichiamo una coerenza - abbiamo sollevato un conflitto di attribuzione perché - ahimè - quel memorandum , allora, non passò neanche all'attenzione e all'approvazione del Parlamento e avevamo ben ragione di capire cosa stava per succedere, perché dopo quanto accaduto nel 2011 la situazione in Libia non è mai stata stabile, né foriera di stabilizzazione. Noi abbiamo appaltato coscientemente e sempre di più - lo contestiamo alla radice - il lavoro sporco alla Libia, quello del contrasto nelle forme peggiori. Cos'altro dobbiamo aspettare dopo i dossier che sono usciti e i pronunciamenti dell'ONU e degli organismi internazionali su ciò che accadde in quei centri di detenzione? Ma come facciamo? Noi abbiamo la nostra Costituzione repubblicana che si basa essenzialmente sul rispetto e l'inviolabilità dei diritti umani, frutto del ripudio del fascismo, del nazismo e dello sterminio di massa, e ci rendiamo complici. Questo stiamo facendo e non bastano le parole vaghe su corridoi o meno. Sono venuti fuori dossier ancora più pesanti sul ruolo della cosiddetta Guardia costiera libica, gli ex trafficanti che continuano, quando succede, a trafficare e tutto questo lo nascondiamo. E cosa fa il Ministro dell'interno? L'unico obiettivo è la guerra contro le ONG, solo e unicamente questo. Non il contrasto a quanto accade, rompere e chiudere, quindi, la missione in Libia e l'accordo bilaterale per la Guardia costiera, oggetto del nostro ordine del giorno specifico. La situazione in Libia non può più vedere complice un Paese come il nostro, che ha non soltanto l'articolo 11, ma anche tutti gli altri articoli della Costituzione, che dovrebbero essere la legge.