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Forse bisogna cominciare a capire che il concetto di cambiamento non è neutro e non è necessariamente positivo, soprattutto se, come in questo provvedimento, consiste nell'interrompere esperienze che hanno dato e stavano dando risultati positivi, senza spiegarne le ragioni e senza spiegare come si vuole operare per raggiungere gli obiettivi di interesse pubblico che gli assetti che il Governo sta cancellando dovevano perseguire. Insomma, in questa discussione non ci avete spiegato le ragioni della cancellazione delle unità di missione, dello spostamento del Ministero del turismo dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo al Ministero dell'agricoltura. Se questo decreto-legge serve solo a dimostrare che si vuole segnare una differenza rispetto agli ultimi Governi, è una scelta debole e sbagliata. Se non ci viene spiegato perché quelle scelte non andavano bene e, soprattutto, quali sarebbero le scelte che consentirebbero di approfittare più efficacemente i problemi nell'interesse dei cittadini, la scelta che stiamo facendo, che state facendo, è una scelta debole. Nessuno può negare che per il nostro Paese è stretto il nesso tra cultura e turismo, che le bellezze uniche e straordinarie e il patrimonio storico dell'Italia siano un'attrazione per il turismo internazionale. È chiaro tutto questo. Allora perché si decide di togliere il turismo dal MIBACT? Ho sentito in questi giorni il ministro Centinaio sostenere che l'incremento notevole che ha avuto il turismo in questi anni non è dovuto ad Expo o alla promozione della cultura italiana nel mondo. Mi preoccupa se il Ministro che si dovrà occupare di turismo non si è accorto che Pompei, la Reggia di Caserta e mille altre occasioni che hanno facilitato l'accesso e ampliato l'offerta culturale sono state uno straordinario volano per il turismo. (Applausi dal Gruppo PD) . Nonostante ciò, scegliete di cambiare, per portare il turismo al Ministero dell'agricoltura in nome delle eccellenze alimentari italiane. Una scelta che non sta in piedi, ovunque la si guardi, tanto più che prima ancora di votare questo provvedimento, il Governo, in Commissione, ha già sostenuto di voler costruire a breve un nuovo Ministero. Passando ad altro, anche la scelta di cancellare le unità di missione sul dissesto idrogeologico e Casa Italia non ha senso, soprattutto se non è chiaro - e non lo è - come il Governo intenda attrezzarsi per far fronte a due necessità impellenti per evitare future catastrofi al Paese. Le unità di missione avevano lo scopo di accelerare gli interventi di risanamento idrogeologico e di messa in sicurezza dal rischio sismico del patrimonio abitativo a partire dalle scuole. In questi anni, in quelle sedi, si è operato bene. Si sono costruite esperienze e professionalità, si è negli anni realizzata una forte capacità di rapporto e coinvolgimento degli enti locali, senza contare il fatto che quelle strutture hanno garantito trasparenza e il pieno controllo dell'utilizzo delle risorse stanziate. Ora si interrompe un percorso senza ragione, senza spiegarlo, con il rischio di disperdere le competenze e le esperienze formate sul campo, ma soprattutto non è dato sapere chi e come proseguirà e si occuperà dei progetti in essere. Penso al progetto per evitare l'esondazione del Seveso, penso al progetto per mettere in salvaguardia la città di Genova, penso ai tanti progetti di Casa Sicura, progetti che credo nessuno in quest'Aula ritenga inutili o sbagliati. Ma come andranno gestiti? Chi li gestirà? Non è dato saperlo. Infine il decreto-legge sceglie di rinunciare all'idea di coordinare tutti i Ministeri che possono intervenire sulla disabilità - Presidenza del Consiglio, Ministero della salute, del lavoro, dell'istruzione - per affrontare quel tema pensando alla vita delle persone disabili in ogni suo aspetto e non solo alla cura. Consegnando il tema al solo Ministro della famiglia si torna indietro rispetto ad un cambiamento culturale straordinario che si stava producendo. Signor Presidente, questo decreto-legge conferma che il nuovo Governo interpreta il cambiamento guardando indietro, non avanti. Promuove il ritorno al passato, non l'innovazione. Lo fa quando i suoi esponenti più importanti parlano con nostalgia di ritorno agli Stati nazionali, chiusi all'esterno e autosufficienti. Lo fa il ministro Salvini quando parla di tanti nemici, tanto onore, evocando stagioni drammatiche per il nostro Paese, e lo fa riportandoci agli anni Ottanta e Novanta quando i Governi del pentapartito, per stare in sella, si spartivano ogni posto possibile e fondavano su questo le loro alleanze. In fondo in questi giorni sta succedendo lo stesso: decine di vertici per discutere di posti, di Cassa depositi e prestiti, di RAI e di tante altre nomine. Abbiamo capito che forse anche questo decreto-legge, alla fine, serve a sistemare gli assetti interni alla maggioranza più che a migliorare le risposte ai problemi degli italiani. E anche per questo non lo votiamo, perché guarda indietro e non serve agli italiani. (Applausi dal Gruppo PD) . PEPE (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PEPE (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel mio intervento farò delle riflessioni che rinvengono soprattutto dalla discussione di ieri, riprendendo degli interventi nel bene e nel male: i primi mi eviteranno di ripetermi sulle mille buone ragioni che sono sottese al provvedimento in discussione; le seconde mi impongono invece di svolgere ulteriori riflessioni. Preannuncio intanto il voto favorevole del Gruppo Lega-Salvini Premier- Partito Sardo d'Azione e faccio preliminarmente una riflessione: non accettiamo assolutamente lezioni di rispetto dell'architettura dello Stato da parte di chi ha cercato di demolire questa istituzione, ha distrutto le Province e affamato i Comuni. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Il provvedimento in esame, che - bisogna dirlo - in fondo è tutto, è teso a riordinare i Ministeri. È un provvedimento che non deve stanziare oggi le risorse, ma pone le basi per un'azione amministrativa più logica, più fluida e più coerente, che guarda ai principi base della pubblica amministrazione che sono: l'efficienza, l'efficacia e la trasparenza. Con questo provvedimento i cittadini italiani sapranno chi e come fa cosa. Pertanto, le affermazioni stupite, secondo le quali in esso non ci sono risorse, sono destituite di ogni fondamento. Per quanto riguarda le altre riflessioni fatte nella giornata di ieri, ho dovuto poi constatare che il male che ormai da troppo tempo affligge il Partito Democratico è ancora attuale: l'allergia al Paese reale. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . Tanti di noi ricordano il presidente Renzi che prima e durante la campagna elettorale si pregiava di indicare gli indici statistici in base ai quali l'occupazione cresceva; più tali indici erano positivi, più gli italiani erano in difficoltà, e lo stesso vale per la buona scuola. Io non devo credere al senatore Vallardi perché è un mio bravissimo collega, ma devo credergli quando dice che non arrivavano e non arrivano risorse sul territorio, perché ha parlato da sindaco.