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l'inesistenza di politiche attive e misure per evitare la perdita di posti di lavoro e per creare nuove opportunità rischia di determinare una situazione in cui si avranno meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell'anno chiuderanno per sempre, e, è anche il monito della CGIA, "rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale", con l'ulteriore pericolo che le mafie e soggetti dediti all'usura cavalchino questo disagio, traendone un grande vantaggio per il proprio illecito arricchimento; ciò volendo ricordare che c'è in gioco la sopravvivenza nel 2021 di 460.000 piccole e medie imprese, la grande parte delle quali site proprio al Sud, per un complessivo giro d'affari di 80 miliardi di euro, si chiede di sapere quali misure siano state assunte sinora per contrastare l'emergenza economica e lavorativa al Sud determinata dalla crisi COVID e quali iniziative si prevedano per la salvaguardia delle attività, per la tutela ed il rilancio occupazionale delle regioni del Mezzogiorno. Atto n. 4-04498 PAPATHEU Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Italia sta affrontando l'emergenza coronavirus che nel 2020 ha determinato oltre 50.000 decessi, di cui 35.000 nella prima ondata e già 15.000 nella seconda ondata in corso; la crisi sanitaria ha causato gravi ripercussioni economiche e sociali sul Paese, con danni a famiglie e cittadini ed un disagio collettivo che concorre alla creazione di migliaia di nuovi poveri; il Governo ha disposto nei 13 decreti del Presidente del Consiglio dei ministri sull'emergenza COVID-19 delle misure di sostegno economico mediante bonus e tra questi, in particolare, il bonus spesa per le fasce più deboli e i soggetti indigenti; si apprende, come accertato dalle forze dell'ordine e come riportato da notizie di stampa, che tra i destinatari del bonus sono risultati anche soggetti con oltre 300.000 euro in banca; dichiarazioni di falso paradossali se si pensa ad importi in alcuni casi di modesta entità, anche da 100 euro, ma sui quali appare del tutto evidente che non siano stati effettuati i necessari controlli preventivi, analogamente a quanto avvenuto in altre circostanze anche con il reddito di cittadinanza, e pertanto si sarebbero verificati migliaia di casi di soggetti che hanno percepito il buono spesa senza averne diritto; nel complesso risulta che siano state irrogate sanzioni amministrative, per indebita percezione di erogazioni pubbliche, per oltre 250.000 euro, con almeno 700 persone ad esempio solo a Napoli e provincia ma allo stesso modo in tante altre zone di tutta Italia, sia al Nord che al Sud; a tal proposito sono in corso ulteriori controlli della Guardia di finanza, anche per accertare la provenienza dei beni di alcuni soggetti rientrati nella platea dei beneficiari; la maggior parte delle irregolarità è stata commessa da cittadini "comuni" che evidentemente hanno beneficiato dell'assenza di controlli preventivi; tra i casi accertati ci sono anche i titolari di regolare busta paga da lavoro dipendente, soggetti con partita IVA attiva, percettori di reddito di cittadinanza e NASPI (l'indennità di disoccupazione) e lavoratori in nero; si richiede, quindi, di accertare quanti siano stati i casi di situazioni di indebita percezione dei bonus e come sia stato possibile che tali aiuti siano previsti per il sostegno dei più poveri (dal Governo per il tramite degli amministratori locali nei territori), siano finiti nelle mani anche di chi aveva 325.000 euro tra conto e libretti risparmio e si è potuto limitare alla sola presentazione di una certificazione ISEE (non controllata e spesso, appunto, non veritiera) inferiore ai 5.000 euro; tale vicenda ha prodotto, evidentemente, un danno ad altri soggetti bisognosi che avrebbero potuto e dovuto percepire tali bonus , ma sono rimasti esclusi dalla platea dei percettori, come ad esempio i casi di famiglie numerose (con 4 figli a carico), inspiegabilmente non considerate tra i legittimi destinatari di tale sostegno mentre si avvantaggiavano persone non legittimate ad avere questi aiuti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia in grado di riferire sui fatti descritti, per quale motivo non siano stati posti in essere i necessari controlli preventivi e se quanto accaduto sia da ricondurre a responsabilità di mancato controllo degli enti locali; quali misure siano state previste al fine di impedire che si reiterino tali situazioni di indebita percezione dei bonus . Atto n. 4-04499 PAPATHEU Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: il Governo Conte con il decreto-legge n. 34 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2020, ha disposto a decorrere dal 1° giugno 2020 l'entrata in vigore delle procedure per l'emersione dei rapporti di lavoro e il rilascio di permessi di soggiorno temporaneo, contemplate all'articolo 103; il termine per la presentazione delle istanze inizialmente stabilito fino al 15 luglio 2020 è stato prorogato fino al 15 agosto; la normativa voluta dal Ministro in indirizzo al fine di consentire l'emersione di rapporti di lavoro dei cittadini extracomunitari, italiani e dell'Unione europea, e richieste di permesso di soggiorno temporaneo, intendeva salvare alcuni settori produttivi (a partire dal comparto dell'agricoltura) e, testuale proposito, "fare emergere tantissime persone dal lavoro nero"; tuttavia risulta che, ad oggi, la regolarizzazione si sia fermata a 207.542 richieste, un numero decisamente inferiore a quello auspicato dall'Esecutivo, che aveva prospettato 600.000 regolarizzazioni; grave appare, a tal riguardo, quanto denunciato dall'Unione sindacale di base, secondo la quale "tantissimi di quei lavoratori stranieri che hanno presentato domanda non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno, nonostante siano passati tre mesi dal termine ultimo del 15 agosto 2020"; non a caso i sindacati parlano di fallimento a tutto campo della sanatoria voluta dal Ministro, che non solo non raggiunge, e neanche avvicina ad oggi in termini quantitativi, "la grande platea dei lavoratori stranieri costretti nell'illegalità" ma che nel 90 per cento dei casi costringe gli stessi lavoratori a farsi carico delle tasse e dei contributi fissati per la sanatoria, dato che i datori di lavoro non ne vogliono affatto sapere di farsi carico delle spese, neanche in quota parte, che occorrono per istruire ed espletare la procedura finalizzata alla regolarizzazione del lavoratore; occorrerebbe, altresì, il rafforzamento degli uffici delle prefetture per il controllo dei richiedenti ed il disbrigo di queste pratiche ma in alcune prefetture, a quanto pare, si ipotizzerebbe che la convocazione dei datori di lavoro per la concessione del permesso di soggiorno dovrebbe avvenire "nel giro di tre anni";