[pronunce]

che la citata ordinanza pone in rilievo come – nonostante l'apparente rigidità della formula – la norma (secondo la giurisprudenza di legittimità di gran lunga prevalente e le osservazioni di diffusa dottrina) si presti ad una lettura diversa e riconosca al giudice della causa – obbligato in ogni caso a dare corso all'istanza di ricusazione trasmettendo il relativo fascicolo al giudice competente – il potere di delibare preventivamente i presupposti formali di una valida ricusazione ai fini della sospensione del giudizio, per cui un'istanza di ricusazione presentata senza rispettare le condizioni e i termini prescritti non produce la sospensione del processo, perché non integra la fattispecie che tale sospensione impone; che i parametri in riferimento ai quali la questione è ora sollevata sono i medesimi scrutinati allora, ed in più gli artt. 24 e 25 della Costituzione, ma le ragioni della manifesta infondatezza della questione sono riferibili anche ad essi, ricollegandosi ad un orientamento interpretativo assolutamente prevalente nella giurisprudenza di legittimità circa il carattere non automatico della sospensione del processo e l'esistenza di un potere delibatorio del giudice della causa in presenza di ricusazioni che rivelino un uso distorto dell'istituto; che la Corte rimettente, pur consapevole di tale orientamento, dichiara di non condividerlo e per tale ragione solleva la questione; che, come più volte questa Corte ha affermato, le leggi non si dichiarano incostituzionali se esiste la possibilità di dare loro un significato che le renda compatibili con i precetti costituzionali e ciò assume particolare rilievo qualora, come nella fattispecie, l'opzione interpretativa che consente tale risultato sia stata ripetutamente – pur dopo l'ordinanza di rimessione – condivisa dalle sezioni unite della Corte di cassazione, massima espressione della funzione di nomofilachia; che siffatto orientamento giurisprudenziale è stato enunciato anche (Corte di cassazione, sezioni unite, n. 3948 del 1989) in riferimento ad istanze di ricusazione presentate nel giudizio di cassazione; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 52, 53 e 54 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, 25 e 111 della Costituzione, dalla Corte di cassazione con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 marzo 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 marzo 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA