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Rispondendo, inoltre, ad una diffusa richiesta di moralizzazione che si è elevata in relazione ad ipotesi di cumulo di incarichi di rappresentanza in Italia e in Paesi esteri, si esclude che possano essere candidati per le elezioni della Camera o del Senato coloro che ricoprono, o che hanno ricoperto nei dieci anni precedenti la data delle elezioni, cariche di Governo o cariche politiche elettive a qualsiasi livello o incarichi nella magistratura o nelle Forze armate in uno Stato estero. In conformità alla direttiva 94/80/CE del Consiglio, del 19 dicembre 1994, recepita con il decreto legislativo 12 aprile 1997, n. 197, si fa eccezione a tale divieto per i soli Paesi dell'Unione europea e limitatamente ad incarichi ricoperti in consigli comunali, provinciali e regionali. La possibilità di esercitare il voto per corrispondenza, inoltre, ha fatto sorgere dubbi sulla sicurezza di tale sistema, che ha registrato nella prassi interferenze soprattutto nelle fasi di recapito e di ricezione del plico elettorale. L'enfatizzazione che di questi fenomeni si è avuta nei mezzi di comunicazione, non sempre collegata a reali elementi di fatto, ha indotto peraltro alcune forze parlamentari a chiedere, in diverse occasioni, la sostituzione di questa modalità di voto con la presenza diretta dell'elettore nei seggi, da disseminare nelle realtà di maggiore presenza di cittadini italiani all'estero, o addirittura la sua eliminazione. In relazione al voto per il referendum costituzionale, il tribunale di Venezia ha sollevato presso la Corte costituzionale un'eccezione di incostituzionalità, respinta, senza alcun esame di merito, per mancanza di competenza. Anche in questo caso, per comprendere appieno la questione è necessario ricordare brevemente le modalità previste dalla legge n. 459 del 2001 per le operazioni di invio, recapito e ricezione dei plichi elettorali. Le operazioni di recapito sono state demandate ai singoli uffici consolari che, nella maggior parte dei casi, hanno scelto di appaltare a una ditta sia la stampa del materiale elettorale che la spedizione dei plichi; è bene ricordare, infatti, che non in tutti i Paesi esiste una società che abbia il monopolio dei servizi postali e che quindi più società si sono occupate del recapito dei plichi elettorali. La normativa vigente presenta, dunque, un vuoto che va colmato con la previsione della consegna diretta del plico all'elettore mediante invio per lettera raccomandata, naturalmente con le modalità compatibili con i servizi dei diversi Paesi nei quali essa avviene. Esiste, poi, una percentuale non trascurabile di plichi che non riesce a raggiungere i destinatari o che non è stata restituita al mittente. L'insieme di tali problematiche richiede, pertanto, l'adozione di nuovi accorgimenti che eliminino ogni possibile interferenza nelle fasi di stampa dei materiali nonché di spedizione, recapito e ricezione dei plichi elettorali. Il presente disegno di legge prevede la centralizzazione della stampa del materiale elettorale, sotto il diretto controllo del Ministero dell'interno, e il ricorso a tecnologie (ad esempio, il codice QR) utili a rilevare la tracciabilità dell'intero percorso del plico, dalla spedizione alla consegna e alla restituzione della busta contenente le schede. Un altro aspetto sul quale sembra opportuno intervenire è quello dell'elevata percentuale di voti nulli, che sfiora il 10 per cento dei voti espressi, dovuta al fatto che spesso l'elettore introduce il tagliando elettorale nella busta contenente le schede votate, costituendo suo malgrado un vistoso segno di riconoscimento che determina l'annullamento del voto. La proposta è quella di eliminare il certificato elettorale e di sostituirlo con un codice QR stampato sulla busta che viene reinviata al consolato, in modo che si possa attestare in altro modo l'avvenuto esercizio del voto. Da quanto esposto, emerge in tutta evidenza che le operazioni descritte si sono svolte senza alcuna forma di controllo da parte di terzi, quale quella che poteva essere attivata mediante la costituzione di comitati elettorali presso i consolati, con rappresentanti designati dalle diverse formazioni politiche. Un'ulteriore carenza emersa nella prassi, che ha generato errori e proteste dei cittadini italiani residenti all'estero, è dovuta alla mancanza di informazioni che consentano al cittadino elettore residente all'estero di confrontare le varie proposte e i diversi programmi politici avanzati dai candidati e dalle forze politiche che si presentano alle elezioni. Partendo dal presupposto che in ogni caso la modalità di voto per corrispondenza è quella che alla prova dei fatti sembra meglio garantire il dettato costituzionale (articolo 48) dell'« effettività » dell'esercizio del voto dei cittadini italiani residenti all'estero, a fronte delle suaccennate problematiche, il presente disegno di legge, pur non esaurendo le possibili riflessioni sulle norme e sulla prassi del voto all'estero, propone alcune modifiche alla legge n. 459 del 2001 proprio con l'intento di eliminare le carenze descritte. Esso, d'altro canto, non si inoltra volutamente nel campo della sperimentazione della modalità di espressione del voto a distanza per via elettronica, pur con le garanzie necessarie a garantire i requisiti della personalità e della segretezza del voto. Si tratta di una soluzione avviata in diversi Paesi di sicura democrazia, su cui, tuttavia, negli ultimi tempi si sono moltiplicate perplessità e riflessioni critiche, con particolare riferimento all'efficacia dei sistemi di protezione e alla possibilità di evitare diffuse interferenze che si sarebbero verificate sia a livello nazionale che internazionale. Pur non escludendo in futuro tale opzione, si pensa tuttavia di affidarsi nell'immediato a soluzioni più lineari e controllabili. Con l'articolo 1 si affronta il problema della formazione delle liste elettorali. La normativa vigente ha fatto emergere le persistenti difficoltà di allineamento degli archivi ideati con finalità diverse, che hanno prodotto, nell'arco delle prime esperienze di voto per corrispondenza, un grado non soddisfacente riguardo alla certezza della platea degli elettori. La soluzione che si propone punta su una nuova campagna di verifica dei dati degli elettori, su una migliore organizzazione degli uffici consolari in materia elettorale e su più costanti aggiornamenti della lista degli elettori trasmessa dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale al Ministero dell'interno, in virtù della maggiore certezza offerta dai dati provenienti dai consolati. Nel momento in cui si precisa che possono candidarsi solo coloro che risultano iscritti negli elenchi aggiornati degli elettori, si coglie l'occasione per eliminare il vulnus creato dall'estensione dell'elettorato passivo anche ai residenti in Italia, disposta con l'ultima legge elettorale generale, che ha eliminato l'unicità della rappresentanza dei cittadini italiani residenti all'estero voluta dalla legge n. 459 del 2001. Si stabilisce anche il criterio della documentata permanenza all'estero da almeno tre anni per potersi candidare in una delle ripartizioni previste. Si prevede, infine, l'immediata decadenza da deputato o senatore della Repubblica italiana per coloro che mentre sono in carica si candidano per corrispondenti livelli istituzionali in Stati esteri.