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rilevato che l'opera è nella fase operativa di assegnazione dei lavori, con 81 bandi in programma, di cui 27 assegnati. Il Parlamento è in attesa dell'analisi costi-benefici dell'ultimazione dell'opera, promossa dal Ministro per le infrastrutture e i trasporti. Si stima in 3,4 miliardi il costo per lo Stato del blocco della TAV considerando gli oneri per la rescissione dei contratti, gli appalti già avviati, il ripristino degli scavi e le penali; preso atto che la realizzazione della Torino Lione è basata su un Accordo internazionale ratificato dal Parlamento italiano dalla legge 5 gennaio 2017, n.1, recante "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese per l'avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, fatto a Parigi il 24 febbraio 2015, e del Protocollo addizionale, con Allegato, fatto a Venezia l'8 marzo 2016, con annesso Regolamento dei contratti adottato a Torino il 7 giugno 2016" e che per bloccare l'opera sarebbe necessario un nuovo voto parlamentare, che abroghi la legge di ratifica dell'Accordo, impegna il Governo: 1) a dare piena attuazione all'Accordo ratificato dal Parlamento italiano (legge n. 1 del 2017), confermando la valenza strategica della realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione in termini economici ed occupazionali; 2) a garantire un adeguato piano finanziario con programmazione pluriennale, che copra l'intero ammontare dell'opera e a monitorare la realizzazione concreta dell'opera e i costi sostenuti nelle varie fasi di realizzazione, nella più ampia trasparenza, nel pieno rispetto dei territori coinvolti e dell'ambiente, fino al completamento del progetto; 3) ad assumere iniziative per garantire gli stanziamenti per la realizzazione delle opere previste dal piano strategico, sia infrastrutturale sia intermodale, per il completo utilizzo della nuova opera, approvato dalla provincia di Torino e dalla regione Piemonte; 4) a coinvolgere la Commissione europea nella programmazione di ulteriori risorse finalizzate agli interventi di accompagnamento e inserimento nel territorio della nuova linea Torino-Lione, con particolare riferimento alla sezione transfrontaliera e ai comuni sede di cantiere, tenendo conto di quanto previsto dal piano strategico per il territorio interessato dalla direttrice Torino-Lione, dall'accordo Stato-regione del 28 giugno 2008 (cosiddetto accordo di Pracatinat) e dall'atto aggiuntivo del 23 gennaio 2009. Interpellanze Atto n. 2-00019 LANNUTTI PATUANELLI BAGNAI PESCO MORRA DI NICOLA PELLEGRINI Marco SILERI FEDE PUGLIA MANTOVANI LEONE GIARRUSSO URRARO PARAGONE PIRRO ACCOTO MOLLAME DRAGO L'ABBATE LOMUTI ENDRIZZI BUCCARELLA FENU CAMPAGNA TRENTACOSTE EVANGELISTA MONTANI SAVIANE LANZI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che: nei giorni in cui si discuteva la «manovra del popolo», il "Corriere della Sera", il 1° novembre 2018, titolava in prima pagina su una procedura d'infrazione Ue contro l'Italia: "Deficit, pronta la procedura Ue"; il 4 novembre in un articolo a firma del corrispondente da Bruxelles, Ivo Caizzi, si dava notizia del fatto che i Paesi più influenti avevano incaricato il presidente dell'Eurogruppo Centeno di cercare un compromesso col Governo italiano sulla manovra; il 6 novembre, in uno spazio limitato, nonostante la rilevanza della notizia si riportava la conferma ufficiale dell'incarico a Centeno da parte dei 19 ministri finanziari dell'Eurogruppo, per il tentativo di dialogo sulla legge di bilancio italiana, che smentiva le anticipazioni sulla procedura contro l'Italia da parte della Commissione europea, data per certa nell'articolo del 1° novembre 2018; il 7 novembre, in una breve, si riportavano le decisioni dei 28 ministri finanziari Ecofin che con il presidente Loger, confermavano la trattativa e l'aspettativa di sviluppi positivi con l'Italia; sempre il 7 novembre, il "Corriere della Sera" pubblicava, con risalto ed ampio spazio, un retroscena a firma del vicedirettore Fubini, in cui si sosteneva che «non c'è stato nessun passo avanti verso un compromesso fra Commissione Ue e Italia, né alcun vero negoziato», reiterando l'ipotesi di dimissioni del ministro dell'Economia Giovanni Tria. Articolo che smentiva il pezzo della pagina precedente e degli altri due già usciti sulla trattativa in corso; alcuni giornalisti nel trasmettere l'ansia da spread e primato dei mercati, banche e finanza sull'economia con uomini e donne trattati come merci residuali, hanno dato singolari interpretazioni sul 'trionfo del populismo', accusando il popolo italiano di non aver votato alle elezioni del 4 marzo 2018, secondo i loro desiderata , quelli delle èlite e della "Troika"; Fubini, in un articolo del 20 novembre 2018, alla vigilia del collocamento dei Btp Italia, con l'asta chiusa il 21 novembre 2018 (raccontato dai mass media come il peggior risultato delle 14 edizioni), sentenziava che «il governo starebbe generando stress finanziario per produrre recessione e nuove tensioni sul debito». Fubini, come risulta dal sito ufficiale, è nel board dei consiglieri di "Open Society Europe", il ramo europeo dell'associazione di George Soros, lo speculatore internazionale che nel 1992 attaccò la lira facendola deprezzare e svalutare del 30 per cento, con conseguente manovra "lacrime e sangue" del Governo Amato di circa 100.000 miliardi di vecchie lire, col prelievo forzoso del 6 per mille sui conti bancari, postali e libretti di risparmio. Open Society è molto discussa per le posizioni politiche antinazionali ed il suo appoggio e finanziamenti all'immigrazione dall'Africa; Ivo Caizzi, in una lettera al comitato di redazione ed ai giornalisti del quotidiano, con dossier dettagliato sugli articoli pubblicati in quei giorni di novembre, avrebbe accusato il direttore, Luciano Fontana, di aver aperto «la prima pagina del Corriere con una "notizia che non c'è"», sottolineando che «la procedura d'infrazione Ue contro l'Italia era inesistente, e tecnicamente impossibile in quella data», aggiungendo che «in trent'anni non ricordo un'altra "notizia che non c'è»; a novembre 2018 si è registrato un aumento dello spread di quasi 100 punti (che ha sfiorato 350), con una perdita per l'Erario, quantificata in circa 1,7 miliardi di euro; considerato inoltre che: Mauro Forno nel saggio "Storia del giornalismo italiano" (Laterza, 2012) segnala che nei rapporti tra potere politico, economico e finanziario e mondo giornalistico italiano, esiste una prassi di lungo periodo, declinata dal Fascismo in forme mai viste prima, ma non pienamente rimossa neanche dalla transizione alla democrazia repubblicana.