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Il progetto di riforma si ispira, ove necessario, alla logica del bilanciamento dei valori costituzionali ed attribuisce rilievo alle possibilità di nascita concrete e non astratte ed i diritti, tra cui quello alla salute, delle persone viventi e non delle persone ipotetiche o meramente possibili. 17) Adozione In tema di adozione, il progetto si ispira ai seguenti punti: -- inserimento della normativa nel codice civile, invece che nella legislazione speciale; -- riconoscimento del diritto di adozione per le persone singole; -- riconoscimento del diritto degli adottati di conoscere le proprie origini. Il primo punto è giustificato dall'esigenza di porre fine a logiche di separatezza che hanno finora impedito la creazione di un unico compendio di disposizioni del diritto di famiglia. Con il secondo si è inteso por fine all'esistenza di un'adozione con minorati diritti, quale è quella prevista dall'attuale legislazione. Se le persone singole, in attuazione delle direttive europee, possono adottare, ciò deve avvenire nello stesso modo e con riferimento a tutti i minori (non solo a quelli portatori di particolari difficoltà). Il terzo punto accorcia i termini per i quali alcune categorie di adottati possono conoscere le proprie origini. Attualmente esso è di cento anni e penalizza la legittima esigenza di conoscere le proprie origini e colmare il vuoto esistenziale che la non conoscenza comporta. 18) Responsabilità genitoriale Gli articoli 315 e seguenti sono modificati, nel progetto di riforma, per trasformare, in ottica europea, l'attuale potestà in responsabilità genitoriale. Questa «rivoluzione» segue quella del 1975, con la quale la millenaria patria potestà fu trasformata in potestà di entrambi i genitori. La presente riforma esclude che i genitori possano usare, come strumenti educativi, forme di violenza fisica, psicologica o morale tali da provocare traumi al minore e prevede altresì la figura del «genitore elettivo». 19) Amministratore di sostegno La disciplina dell'amministrazione di sostegno, effetto di una recente riforma, viene completata e consolidata, con la definitiva abolizione della figura del tutore per gli interdetti. 20) Modifiche a norme penali Nel campo penale il presente progetto di riforma, stralciate le sue originarie norme in tema di stalking , già divenute legge, propone la creazione di una nuova figura di reato (mobbing familiare), nonché, modificando la legge 4 aprile 2001, n. 154, accresce la tutela per le vittime della violenza domestica. In favore di esse, viene prevista la possibilità di agire d'ufficio. È inoltre istituito un Fondo per le vittime degli abusi familiari, alimentato anche con i proventi delle condanne al pagamento di somme di denaro da parte degli autori degli abusi. Descrizione analitica dei contenuti delle nuove norme: Dopo l'attuale articolo 5 del codice civile vengono inseriti articoli i quali disciplinano il diritto di ciascun soggetto, in possesso della capacità di agire e della capacità di intendere e volere, al rispetto della sua volontà in tema di cure mediche. Nell'ambito di tale normativa viene inserita la possibilità di redigere un «testamento biologico». Si prevede poi che, in caso di separazione o divorzio dei genitori, il minore possa avere un doppio domicilio. Indi si modifica il concetto di parentela, unificando, ad ogni fine di legge, la parentela per la filiazione «legittima» e la parentela per la filiazione «naturale» o per ogni altro «tipo» di filiazione (ciò pone fine a situazioni come quella esaminata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 377 del 1994, per la quale due fratelli naturali non sono, ai fini successori, fratelli tra loro). Si modifica poi il concetto di affinità (eliminando l'anomalia attuale per la quale essa persiste, per alcuni fini, anche dopo il divorzio). Si ritiene poi opportuno che, nel codice, sia in primo luogo disciplinato il matrimonio civile e solo dopo di esso la possibilità del matrimonio religioso. Le norme sul matrimonio sono sostanzialmente invariate. Le modifiche riguardano il coordinamento formale con il nuovo istituto delle unioni libere, successivamente disciplinato. Il matrimonio tradizionale resta infatti immutato. Tutte le novità che le nuove istanze sociali invocano sono state trasfuse nelle «unioni libere». In tal modo è stata data ai cittadini libertà di scelta e l'eventuale volontà di quanti non volessero alcuna modifica è stata integralmente rispettata. È stato però inserito un articolo per evitare che in futuro possano aversi discriminazioni e perdite di tutela per coloro i quali vedano il loro matrimonio annullato dai tribunali ecclesiastici invece che da quelli civili. La novità più rilevante resta comunque la disposizione che riconosce, senza limitazioni o discriminazioni di alcun tipo, la possibilità di sposarsi anche alle persone dello stesso sesso. Sono stati abrogati gli articoli sul cognome della moglie e modificato quello sui doveri verso i figli. Quest'ultima norma, infatti, è stata assorbita dalla legislazione in tema di filiazione, poiché i doveri verso i figli più che derivare dal matrimonio, nascono, in generale ed a monte, dalla procreazione di essi. Nel capo III del titolo VI è stato inserito il divorzio, il quale, in tal modo, a distanza di più di trentacinque anni dalla sua approvazione, farebbe finalmente ingresso nel nostro codice, dal quale, per incomprensibili ragioni, è stato finora tenuto fuori, creando anomalie e discrasie. Risulta invece modificato l'istituto della separazione, che non è più un passaggio necessario per arrivare al divorzio, ma ha una sua autonoma funzione. Il legame necessario tra separazione e divorzio, vigente nel nostro ordinamento dal 1970, viene in tal modo scisso. Le norme procedurali e sostanziali del divorzio sono state adeguate alla normativa europea ed alle esigenze attuali. Esse sono racchiuse negli articoli seguenti (ivi compresa la parte di modifica del codice di procedura civile). Del tutto nuova è la parte in cui vengono disciplinate le nuove «unioni libere». Con tale istituto vengono date certezze, regole e (finalmente) un nome, alle unioni tra coloro i quali non accettano il matrimonio tradizionale, ma vogliono unirsi con un legame di analogo contenuto e dignità sociale. Le unioni libere non hanno nulla meno dei matrimoni, poiché la legislazione di base che le riguarda è la medesima, ma hanno qualcosa in più, poiché la legge riconosce ai liberi consorti una serie di possibilità di scelta che resta negata a coloro i quali scelgono il matrimonio tradizionale. Inoltre, alle unioni libere non si applicano alcune norme matrimoniali palesemente anacronistiche (come quelle sulla promessa di matrimonio e quelle, di derivazione strettamente canonica, sull'errore sulle qualità personali del coniuge) conservate invece per chi scelga il matrimonio tradizionale. Le norme in questione aprono un nuovo orizzonte, occupandosi di regolamentare i rapporti tra coloro i quali non vogliano contrarre un matrimonio e, quindi, neppure una libera unione, che in pratica ne rappresenta la trasposizione nella modernità, ma presentano esigenze ugualmente meritevoli di tutela.