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Norme in materia di mediazione familiare nonché modifica all'articolo 337 -octies del codice civile, concernente l'ascolto dei minori nei casi di separazione dei coniugi. Onorevoli Senatori. – La mediazione familiare, nata e sviluppatasi negli Stati Uniti d'America negli anni ’80 e introdotta anche in Europa a partire dagli anni ’90, negli ultimi anni è diventata una prassi usuale anche nel nostro Paese, rivendicando una propria autonomia professionale e scientifica rispetto alle discipline psicologiche, sociali e giuridiche e proponendosi come attività di sostegno alla famiglia e alla coppia, nell'interesse precipuo dei figli minori (qualora presenti), nei momenti di crisi della relazione personale, in particolare in vicinanza di una probabile rottura del rapporto coniugale o di convivenza. La materia, attualmente normata a livello nazionale solo dal riferimento contenuto nell'articolo 337- octies del codice civile, necessita di una regolamentazione più dettagliata che tenga conto anche del parere degli esperti e dell'esperienza maturata nelle aule giudiziarie. Uno degli elementi sui quali si è andata delineando una vasta concordanza è quello della necessità di rendere obbligatoria l'informativa sulla mediazione familiare da parte di un mediatore. Se è vero che il percorso di mediazione familiare necessita del carattere della volontarietà per poter essere perseguito con la necessaria efficacia, è pur vero che difficilmente la coppia accederà alla mediazione senza un'adeguata informazione sulla stessa (a titolo di esempio, è comune una sua confusione con il tentativo di mera conciliazione, ormai vissuto come meramente formale o comunque non gradito). L'articolo 1 del presente disegno di legge, pertanto, dà una nuova definizione della mediazione familiare, nella quale sono posti in rilievo i seguenti punti: 1) la sua netta distinzione dalla mera conciliazione, in quanto è il tentativo di ripresa di un dialogo interrotto fra le parti, al fine di conseguire una riorganizzazione della loro vita e di quella dei figli minori, mediante il conseguimento di un accordo, volontario, condiviso (e per questo duraturo) sugli aspetti personali (principalmente la gestione concreta della bigenitorialità) e su quelli patrimoniali; 2) la priorità attribuita, anche ai sensi di quanto previsto dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, sull'affidamento condiviso, ai bisogni e agli interessi dei figli, specialmente se minori; 3) una configurazione della professionalità del mediatore familiare pienamente autonoma e complementare rispetto a quella dell'avvocato e dello psicologo. Partendo dalle esperienze comuni in materia di alternative dispute resolution (ADR), il mediatore è visto come un professionista esperto nelle tecniche di mediazione e di negoziazione, in possesso di conoscenze approfondite in diritto, in psicologia e in sociologia con particolare riferimento ai rapporti familiari e genitoriali. L'articolo 2 disciplina un aspetto fondamentale per il buon esito del percorso mediativo, sul quale concorda la maggior parte degli operatori e degli studiosi della materia. Si prevede, infatti, l'assoluta riservatezza del percorso di mediazione familiare: i mediatori familiari sanno perfettamente che solo in presenza di un ambiente che fornisca la massima garanzia di riservatezza le parti si lasciano andare a rivelare (al solo mediatore, o anche reciprocamente), informazioni delicate e confidenziali che, opportunamente e professionalmente utilizzate dal mediatore, possono facilitare il raggiungimento di un accordo. Da tale consapevolezza discende l'assoluto divieto di chiamare a testimoniare in giudizio le parti, i professionisti loro consulenti, o lo stesso mediatore su circostanze relative al procedimento di mediazione. L'articolo 3 affronta il tema della professionalità dei mediatori familiari, stabilendo specifici requisiti per l'esercizio dell'attività. In questo contesto occorre conciliare l'esigenza di delineare seri percorsi di formazione con la presa d'atto che, attualmente, esercitano tale professione anche molti giovani laureati in possesso di diploma rilasciato a seguito della partecipazione a corsi riconosciuti dalle regioni di residenza. Per l'accesso all'esercizio della professione si prevede, quindi, l'obbligatorietà della laurea specialistica in determinate discipline, con l'aggiunta di specifici corsi biennali post universitari della durata di almeno 350 ore. In via transitoria, per non rendere inutili i diplomi rilasciati dagli enti locali, fino alla data di entrata in vigore della legge potranno accedere alla professione anche i soggetti in possesso di una laurea specialistica e di un diploma rilasciato a seguito della partecipazione ad un corso annuale di almeno 500 ore riconosciuto dalle regioni di residenza. È previsto, altresì, che il possesso del titolo di mediatore familiare e la conseguente abilitazione all'esercizio della professione, siano accertati mediante l'obbligo, posto a carico delle regioni, di istituire, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, elenchi pubblici degli organismi di mediazione familiare e dei mediatori professionisti. Con l'articolo 4, che introduce l'articolo 708- bis del codice di procedura civile, viene regolamentata la procedura che rende obbligatorio, ai fini della prosecuzione del processo, l'invito alle parti interessate a ricorrere alla mediazione familiare. L'articolo 5 opera due interventi sul citato articolo 337- octies del codice civile: si definisce in maniera più puntuale l'obbligo, per il giudice, di tenere conto dell'opinione dei figli minori, e si fissano specifiche modalità operative e logistiche per la loro audizione; il secondo comma, che prevede che il giudice possa invitare le parti, con il loro consenso, a sperimentare un percorso di mediazione familiare, è abrogato.. 1 1 La mediazione familiare in materia di divorzio o di separazione personale fra coniugi o di rottura del rapporto fra conviventi è un'attività in cui un terzo, professionista qualificato, neutrale, indipendente ed equidistante dalle parti, di seguito denominato «mediatore familiare», è sollecitato dalle stesse al fine di aiutarle, nella garanzia del segreto professionale e in un contesto strutturato autonomo rispetto all'ambiente giudiziario, a riorganizzare le relazioni tra esse a seguito della chiusura del rapporto di coniugio o di convivenza, nel rispetto della normativa vigente in materia. 2 I mediatori familiari sono professionisti particolarmente e specificatamente esperti nelle tecniche di mediazione, di negoziazione e di problem solving, in possesso di conoscenze approfondite in diritto, in psicologia e in sociologia con particolare riferimento ai rapporti familiari e genitoriali. 3 I mediatori familiari operano per ristabilire le comunicazioni fra i coniugi o i conviventi al fine di pervenire a un accordo tra le parti avente per contenuto un progetto condiviso, equilibrato, concretamente realizzabile e duraturo, di organizzazione delle relazioni personali, genitoriali, nel caso di presenza di figli, e materiali, dopo la chiusura del rapporto di coniugio o di convivenza. Nella realizzazione dell'accordo di mediazione, i mediatori familiari sono tenuti a prestare particolare attenzione e a dare priorità agli interessi e ai bisogni degli eventuali figli. 2 1 Il procedimento di mediazione familiare è informale e riservato.