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DE SIANO (FIBP-UDC) . Mi concede qualche secondo in più? PRESIDENTE. Certo. Le ho già concesso due minuti in più. DE SIANO (FIBP-UDC) . La ringrazio. L'articolo 3 continua così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Tutto ciò viene, da questo Governo e da questa maggioranza, disatteso e non applicato e, di fatto, c'è una diversità di trattamento dei cittadini che appartengono allo stesso Paese. Per tutto questo, per quanto riguarda i cittadini dei Comuni dell'isola d'Ischia colpiti dal sisma del 2017, dobbiamo ringraziare i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle e del Partito Democratico che, di fatto, oggi hanno posto fine in maniera concreta alla ricostruzione delle case e delle zone danneggiate dal sisma del 2017. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ginetti. Ne ha facoltà. GINETTI (IV-PSI) . Signor Presidente, il decreto-legge che stiamo per convertire in legge è senza dubbio molto atteso, soprattutto dalle popolazioni che hanno vissuto gli eventi sismici del Centro Italia a partire da quel 24 agosto 2016. È vero, la popolazione sta purtroppo abbandonando gradualmente quei luoghi, forse in maniera definitiva, anche con un progressivo impoverimento dal punto di vista socio-economico probabilmente irreversibile. È questo che dobbiamo scongiurare anche con i provvedimenti che stiamo assumendo nel decreto-legge. Il complesso sistema della ricostruzione ha registrato indubbiamente - come è stato evidenziato - dei notevoli ritardi, anche a causa di un processo normativo che ha modificato in corso d'opera molte norme, ma anche per le complesse procedure - è stato sottolineato - di accesso al contributo, oltre che per la carenza del personale sia negli uffici speciali per la ricostruzione sia nei Comuni. Secondo l'assetto attuale, addirittura in Umbria dovremmo impiegare oltre dieci anni per esaminare tutte le pratiche attese. L'ANCI ha da tempo costituito un coordinamento permanente per elaborare delle proposte e il decreto-legge in esame di certo risponde a molte di tali esigenze con interventi capaci di accelerare i tempi e ripartire al più presto, anche con la ricostruzione pubblica, oltre a quella privata. Ma dei 20 miliardi di euro stanziati di fondi disponibili, ne sono stati spesi ben pochi: sembra appena 2 miliardi. Il disegno di legge di conversione del decreto-legge è stato approvato alla Camera senza alcun voto contrario e tante sono le misure utili per andare incontro alle richieste di accelerazione degli interventi. Come è stato ricordato dal relatore: la busta pesante viene abbattuta del 60 per cento e il restante 40 per cento viene rateizzato in dieci anni; è stata eliminata l'IMU dagli immobili inagibili; sono stati stanziati contributi a fondo perduto per attività imprenditoriali, sulla scorta della misura «Resto al Sud», e contributi a fondo perduto e mutui a tasso zero in favore delle imprese agricole nei Comuni del cratere; è istituita l'autocertificazione dei professionisti; sono previsti programmi regionali straordinari di ricostruzione; vi è l'anticipazione del 50 per cento dei compensi dei professionisti e la costituzione del fondo di rotazione; si prorogano i mutui degli enti locali fino al 2021; sono stanziati 50 milioni di euro per lo sviluppo di aree produttive, per la promozione turistica e culturale, per la formazione e l'accesso al credito; si estende di altri tre anni il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; sono estese per un biennio le misure di facilitazione per lo svolgimento dell'anno scolastico; sono destinati 2 milioni di euro per il personale tecnico-amministrativo e, soprattutto, vi è l'introduzione della procedura negoziata senza bando per l'affidamento di lavori e forniture, nonché per gli incarichi professionali di progettazione. Rimangono indubbiamente, tuttavia, incongruenze, che dovremo successivamente affrontare, e contraddizioni, come evidenziato anche durante le audizioni. Ancora troppi sono i vincoli e gli obblighi, ad esempio - è stato ricordato anche questo - nel prevedere che gli edifici pubblici, come le scuole, debbano essere necessariamente ricostruiti nei centri storici o che dovrà essere mantenuta la stessa destinazione dell'area, riducendo così la competenza e lo spazio di pianificazione in capo ai sindaci. Vi è altresì la contraddizione tra la ricollocazione degli edifici e il mantenimento del loro ingombro volumetrico preesistente rispetto agli adeguamenti che la normativa antisismica di sicurezza potrebbe, invece, imporre. Vi sono poi vincoli paesaggistici difficili da conciliare con la ricostruzione e difficoltà per i consorzi obbligatori nella definizione dei confini degli aggregati edilizi compositi. Infine, ma non meno importante, si approssima la scadenza dei contratti del personale dopo tre anni di precariato, con il rischio di perdere competenze e professionalità e di lasciare gli uffici sguarniti. Sono previsioni su cui probabilmente dovremo tornare, per non deludere le aspettative di popolazioni che non si sono arrese e che hanno scelto di non abbandonare un patrimonio di storia e di generazioni. Questo è il nostro impegno. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, è difficile non essere tutti d'accordo su una serie di misure che ha come obiettivo sanare ferite, che sono dovute non solo al sisma in sé, davanti al quale probabilmente la nostra capacità di previsione è ancora piuttosto limitata, ma soprattutto a quelle problematicità che negli anni si sono accumulate sotto forma di ritardi burocratici, di complessità amministrative, di difficoltà a instaurare un rapporto di fiducia in chi ha sofferto le conseguenze del sisma e chi è impegnato a ricostruire. Ciò che colpisce maggiormente, ciò che rappresenta un elemento di sofferenza aggiuntiva, a volte difficilmente accettabile da parte delle persone, non è tanto l'ineluttabilità dell'evento, quanto piuttosto quella che appare a tutti gli effetti una sorta di incomprensione delle istituzioni rispetto al vissuto che accompagna questi eventi, legata molte volte a quella che oggettivamente si configura come una cultura della diffidenza e del sospetto. Come sappiamo, soffrono di questa situazione i professionisti impegnati a disegnare progetti che dovrebbero offrire soluzioni che risolvano il problema non a brevissimo termine, ma quanto meno a medio e possibilmente a lungo termine. Questa procedura complessa richiede competenze e dovrebbe richiedere, soprattutto nelle zone ad alto rischio sismico, la possibilità di costruire in modo che davanti all'eventualità di un'ulteriore scossa l'edificio, la scuola o la struttura pubblica non venga giù. Questo richiede tecnicalità che molto spesso hanno una caratteristica di innovatività alle quali si aggiunge una caratteristica di maggiore costo.