[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 37 del codice di procedura civile promosso dalla Commissione tributaria provinciale di Taranto nel procedimento vertente tra la Calipso s.r.l. e l'INPS. , con ordinanza del 29 gennaio 2009, iscritta al n. 131 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 19, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di costituzione dell'INPS, e l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 10 febbraio 2010 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo.. Ritenuto che la Commissione tributaria provinciale di Taranto, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 37 del codice di procedura civile; che, come la rimettente riferisce, il giudizio a quo ha ad oggetto l'opposizione proposta da una società a responsabilità limitata avverso una cartella di pagamento emessa su istanza dell'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (d'ora in avanti, INPS), per il recupero di contributi dovuti al Servizio sanitario nazionale; che il giudice del lavoro di Taranto, previamente adito dalla società opponente, con sentenza depositata il 9 giugno 2008 ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione sulla domanda di versamento dei detti contributi, stante l'esplicita riserva di attribuzione al giudice tributario dei ricorsi avverso le cartelle di pagamento, ai sensi degli artt. 2 e 19 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413); che, proposto il ricorso in riassunzione dinanzi alla rimettente, l'INPS, nel costituirsi in giudizio, ne ha eccepito l'inammissibilità, per decorso del termine di decadenza stabilito dall'art. 21 del d.lgs. ora citato, perché, in ipotesi di declinatoria di giurisdizione, disciplinata dall'art. 37 cod. proc. civ. , applicabile al processo tributario ai sensi dell'art. 1, comma 2, dello stesso decreto, non sarebbero operanti i principii della translatio iudicii e della conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda, destinati a produrre effetti soltanto nell'ambito della declaratoria di incompetenza, secondo il dettato di cui agli artt. 42-50 cod. proc. civ. ; che, ad avviso del giudice a quo, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 37 cod. proc. civ. è non manifestamente infondata, in riferimento all'art. 24 Cost., rafforzato dall'art. 111 Cost., sotto il profilo della menomazione del diritto di difesa, nella parte in cui la norma suddetta non prevede che gli effetti sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda proposta davanti a giudice privo di giurisdizione si conservino, a seguito di pronuncia declinatoria della giurisdizione medesima, nel processo proseguito davanti al giudice di essa munito, nonché, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento difensivo venutasi a creare nei rapporti tra le varie giurisdizioni, dopo l'intervento correttivo del giudice delle leggi, con la sentenza n. 77 del 2007, limitatamente all'ambito TAR - giudice ordinario; che, in punto di rilevanza della questione, la rimettente afferma di non potere definire il giudizio a quo indipendentemente dalla risoluzione dei dubbi di costituzionalità dell'art. 37 cod. proc. civ. ; che il giudice a quo, nel fare riferimento alla sentenza n. 77 del 2007, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 30 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), sottolinea come questa Corte abbia ricordato che la funzione, assegnata alla giurisdizione con l'art. 24 Cost. e ribadita con l'art. 111 Cost., è quella di assicurare la tutela effettiva dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi, al riparo da limitazioni o pregiudizi occasionati da una sempre possibile erronea individuazione del giudice munito di giurisdizione, dipendente dal sistema; che l'art 30 della legge n. 1034 del 1971, prima dell'intervento correttivo del giudice delle leggi, ricalcava l'art. 37 cod. proc. civ. , cosicché nei confronti di quest'ultimo la rimettente pone gli stessi dubbi di costituzionalità; che, nel presente giudizio, si è costituito l'INPS chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata, sia per carente descrizione della fattispecie, sia per assenza di qualsiasi riferimento alle ragioni poste a base della non manifesta infondatezza, essendo stata richiamata per relationem la motivazione della sentenza di questa Corte n. 77 del 2007, con conseguente difetto di autosufficienza dell'ordinanza del giudice a quo; che, nel giudizio di legittimità costituzionale, ha spiegato intervento il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata, e rilevando che analoga questione è stata già esaminata da questa Corte con la menzionata sentenza n. 77 del 2007, mentre anche la giurisprudenza di legittimità (Cass. , SS. UU. civili, sentenza n. 4109 del 2007) si è pronunciata in punto di translatio iudicii e di conservazione degli effetti della domanda. Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Taranto, con l'ordinanza indicata in epigrafe, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 37 del codice di procedura civile, osservando che detta norma è inidonea a salvaguardare le esigenze difensive di cui all'art. 24 Cost., rafforzato dall'art. 111 Cost., attesa anche la disparità di trattamento difensivo, sotto il profilo degli artt. 3 e 24 Cost., creatasi nei rapporti tra le varie giurisdizioni a seguito dell'intervento correttivo del giudice delle leggi, effettuato con la sentenza n. 77 del 2007, limitatamente all'ambito TAR - giudice ordinario; che la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile; che, con ordinanza n. 257 del 2009, questa Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 37 cod. proc. civ.