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Era quindi assolutamente necessario ed indispensabile - e lo è ancora - uno scatto in avanti, a cominciare proprio da qui, dal cuore delle istituzioni, ovvero da quel luogo dove devono essere concepite ed approvate le riforme legislative, che possano consentire ai servizi territoriali di uniformarsi verso livelli più adeguati ai reali bisogni sanitari della cittadinanza. È quello che da tempo stiamo facendo, anche con il decreto-legge oggi al nostro esame, a cui vai il nostro pieno e convinto appoggio. Certamente questo vento di riforme in campo sanitario dovrà continuare, se possibile, con ancora più forte condivisione. Tra le misure da evidenziare c'è la previsione che il Ministero della salute possa autorizzare il commissario ad acta ad adottare un piano di assunzioni straordinario di personale medico, sanitario e socio-sanitario, anche per il settore dell'emergenza e urgenza, facendo ricorso innanzitutto agli idonei delle graduatorie in vigore, con una spesa di 12 milioni di euro annui, a decorrere dal 2021. Sappiamo che negli ultimi dieci anni sono stati fatti tagli alla sanità per 37 miliardi di euro. Sappiamo che il MoVimento 5 Stelle, da quando è arrivato al Governo, ha invertito questa rotta, sappiamo che nell'ultimo anno abbiamo stanziato quasi 12 miliardi di euro, ma sappiamo anche che la sanità, con la riforma del Titolo V della Costituzione, è in mano alle Regioni. Si tratta di un modello che ha mostrato tutti i suoi limiti e che andrà ripensato già in questi prossimi mesi, con una profonda riflessione, che dovrà comunque coinvolgere tutte le parti, ovvero il Governo, il Parlamento, le stesse Regioni, gli enti territoriali e locali e le parti sociali. Sarà quindi necessaria una concertazione vasta e diffusa, affinché si arrivi a un modello di Servizio sanitario veramente a misura di cittadino e delle sue fragilità. Questo sarà il vero salto di qualità da compere, evitando la frammentazione dei servizi e il disorientamento dei pazienti, puntando invece ad una ottimizzazione delle risorse economiche. Per fare questo, in primis , si dovrà ridurre l'ospedalizzazione, laddove non necessaria, puntando altresì ad una ricerca scientifica, che possa usufruire di finanziamenti più importanti e ad una prevenzione sanitaria che possa svilupparsi attraverso strumenti sempre più avanzati e moderni. E ancora, si dovrà puntare ad un'assistenza al paziente, che inizi dalla sua abitazione, ovvero dal luogo più caro e confortevole, in un percorso completo, che possa svilupparsi partendo dal medico di base, evitando così inutili trasferimenti in ospedale, che sottopongono il paziente e i familiari ad uno stress , che sicuramente comporta negative ripercussioni a livello psicofisico. Questa fondamentale esigenza è stata pienamente raccolta in questa legislatura, con importanti misure nel segno della concretezza e dell'ascolto dei bisogni della collettività. Ad esempio, nel decreto-legge rilancio, il Governo ha previsto l'assunzione di 9.600 infermieri, istituendo la figura dell'infermiere di famiglia, ma non tutte le Regioni hanno provveduto a queste assunzioni. Non parlo degli infermieri di famiglia a caso, perché proprio per istituire questa figura ho ritenuto quanto mai utile e opportuno presentare uno specifico disegno di legge. Adesso che il Governo è intervenuto, è necessario però che questi infermieri entrino davvero a far parte dei Servizi sanitari territoriali, su cui noi del MoVimento 5 Stelle insistiamo da anni. La sanità del futuro si dovrà basare sulla medicina territoriale, per alleggerire gli ospedali e fare in modo che ci si rivolga ai nosocomi solo per le emergenze e le malattie, che davvero necessitano di un ricovero. Questa è la grande sfida che ci aspetta e che siamo pronti a raccogliere. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà. RIZZOTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, il cosiddetto decreto Calabria- bis rappresenta la palese sconfitta delle politiche commissariali attuate negli ultimi anni e la decisione del Governo di adottare l'ennesimo decreto-legge si pone, a mio avviso, in palese contrasto con i principi costituzionali più volte ribaditi dalla Consulta. Quest'ultima, nel pronunciarsi, con la sentenza n. 233 del 2019, sulla costituzionalità relativa al primo decreto Calabria, ha affermato che il provvedimento normativo d'urgenza costituiva un intervento normativo non ordinario, ma appunto straordinario, che si proponeva di affrontare con determinazione e rapidità il tentativo di traghettare la sanità calabrese verso la normalità, dotando il commissario ad acta di poteri per l'attuazione degli obiettivi del Piano di rientro e soprattutto per rimuovere la sistematica violazione degli obblighi derivanti dai principi della funzione pubblica, la gestione del personale fuori controllo e le diverse divergenze tra vertici politici regionali e struttura commissariale, con il risultato di una griglia dei LEA peggiore di ogni altra Regione. Tali presupposti non sarebbero serviti a nominare un nuovo commissario, atteso che la Regione Calabria, a seguito delle elezioni del 2020, ha intrapreso un percorso virtuoso, volto a ricondurre la gestione del servizio sanitario regionale a canoni di efficienza ed efficacia. Per questo motivo, l'emanazione di un nuovo decreto-legge ha leso gravemente le competenze regionali in termini di salute, le quali vengono violate non solo temporaneamente ed eccezionalmente contratte in ragione della pregressa inerzia regionale o comunque del non adeguato esercizio di competenze, come affermato dalla sentenza della Corte costituzionale. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un teatrino inverosimile connesso alle nomine di un commissario. In Calabria c'era già un professionista, voluto dalla presidente Jole Santelli, alla quale rivolgo un pensiero commosso, perché oggi compirebbe cinquantadue anni. (Applausi) . Assistiamo comunque al fallimento del precedente provvedimento, che ha visto l'incapacità della gestione commissariale di raggiungere i risultati attesi. È aumentato il debito e sono peggiorati ulteriormente i LEA. Alla fine è arrivato il prefetto Guido Longo e speriamo che si possa finalmente vedere un epilogo positivo di questa grottesca vicenda, che ancora una volta ha dimostrato l'incapacità e la sprovvedutezza del Governo che ha deciso tutto questo. La gestione commissariale della sanità calabrese va avanti da dieci anni, durante i quali è peggiorata la qualità dei servizi erogati, sono aumentati i viaggi della speranza dei calabresi (ossia la mobilità passiva) e si sono progressivamente visti uno svuotamento e un abbandono degli ospedali e la mancanza di figure importanti come medici e infermieri a causa del blocco del turn over . Dopo dieci anni la strada da seguire doveva essere un'altra. Pochi giorni fa la Corte dei conti, nella sua relazione, ha rilevato che c'è una voragine che si alimenta di anno in anno da oltre dieci anni e che viene colmata con il versamento delle aliquote dai cittadini calabresi che, a fronte dei tanti sacrifici finanziari, non godono di servizi adeguati.