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Però questi eventi devono essere valutati alla luce di quanto prevede il decreto ministeriale n. 203 del 2015, che concerne le revisioni e le infrastrutture di questo tipo di impianti. La zona colpita, il Lago Maggiore nell'Alto Piemonte, è un luogo di grande valore aggiunto per il nostro Paese e contribuisce significativamente al buon nome e all'immagine dell'Italia nel mondo. Non possiamo lasciare da solo questo territorio: passato questo triste momento, occorre interrogarsi a sostegno di questo territorio, già duramente colpito, come tante altre località italiane, e che anche attraverso questa infrastruttura provava a ripartire. In Italia, in tantissime e bellissime località, ci sono circa 1.500 impianti a fune, per circa 11.000 occupati. Tantissimi di tali impianti sono infrastrutture della montagna, quindi in ecosistemi delicati che strutture come queste contribuiscono peraltro a tutelare. È quindi tema nazionale occuparsi della sicurezza e garantire il pieno e sicuro funzionamento di questi impianti, nonché la sopravvivenza economica del territorio circostante. A questo proposito, anche con un emendamento del Partito Democratico, a prima firma del senatore Laus - piemontese, peraltro - nel decreto-legge sostegni abbiamo recentemente destinato circa 430 milioni in favore degli esercenti attività di impianti di risalita a fune. In ogni caso, è tema nazionale, che riguarda un territorio delicato; ne va dell'immagine e del buon nome del nostro Paese. Lo Stato deve garantire la sicurezza e la certezza del diritto; occorre fare in fretta e bene. È nostro compito rassicurare sull'utilizzo di tutti gli impianti a fune presenti nel nostro Paese, peraltro frequentati sia dal turismo estivo che dal turismo invernale. Sono tanti gli impianti che hanno le medesime caratteristiche strutturali e non possiamo far finta di nulla; anzi, sia questa l'ennesima occasione per riesaminare gli interventi ordinari e straordinari. Rinnovando il sincero cordoglio alle famiglie colpite da questo grave lutto, il nostro pensiero ultimo va a favore del piccolo Eitan, il bambino che è stato protetto dal papà, come è stato detto, perché possa farcela e posso vivere serenamente il proprio futuro. Ma perché lo possa vivere, ha necessità che lo Stato glielo assicuri attraverso innanzitutto la garanzia della giustizia. Come pure giustizia deve essere garantita per tutte quelle famiglie che sono state duramente colpite da questo tragico evento. (Applausi) . RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RUOTOLO (Misto-LeU-Eco) . Signor Presidente, membri del Governo, colleghe e colleghi, è con emozione che prendo la parola a nome di LeU-Ecosolidali e del Gruppo Misto per esprimere il cordoglio alle famiglie delle vittime di Stresa e alle loro comunità. Nelle piccole e nelle grandi tragedie - e questa di Stresa è una grande tragedia - torniamo a essere uniti: è una tragedia che coinvolge l'intero Paese, il nostro Paese, l'Italia. Quattordici vittime, famiglie distrutte, otto italiani, cinque israeliani e un iraniano, e tra loro due bambini: un triste elenco. Tutti stiamo sperando che si riprenda presto Eitan, che lotta per la vita, unico sopravvissuto alla sua famiglia. Una gita al lago, la funivia con la vista dall'alto del Lago Maggiore, la vetta quasi raggiunta, un forte sibilo e poi lo schianto, con un volo di venti metri, proprio ora che stavamo tornando a vivere. Una gita, la gita di domenica, che diventa tragedia. Ho letto che il percorso dalla stazione di Piazzale Lido in riva al lago di fronte all'Isola Bella raggiunge la vetta del Mottarone in venti minuti. Venti minuti per raggiungere 1.491 metri di altezza. Ho letto che il cavo rotto era stato verificato nel 2020. Non c'è stata nessuna fatalità. Colleghe e colleghi, è giusto e doveroso esprimere il cordoglio, però da quest'Aula dobbiamo chiedere che venga fatta chiarezza su quanto accaduto. Lo dobbiamo ai familiari delle vittime e lo dobbiamo a tutti noi. Il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Giovannini, ha annunciato l'istituzione di una commissione del Ministero, che si affiancherà alle indagini della magistratura. Bene: tutto quello che serve per accertare la verità sia fatto. L'inchiesta della magistratura ci dirà perché si è rotto il cavo e perché non hanno funzionato i freni, perché, se i freni avessero funzionato, la cabina si sarebbe bloccata, invece è slittata a valle, senza che il sistema di emergenza entrasse in funzione: impianto vecchio e fermo a lungo. La cabina sarebbe arrivata in cima, poi un sussulto e la retromarcia a 100 chilometri orari: una dinamica agghiacciante. Ci vorrà del tempo e sarà un'attività complessa: giustamente, mette le mani avanti il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi. Ci vorrà del tempo, ma gli esperti ci rassicurano, perché ci dicono che sapremo esattamente cos'è accaduto. Un guasto meccanico? Un malfunzionamento? Usura dei materiali? Errore umano? Tutti ci siamo chiesti, nell'immediatezza, se siano state rispettate le norme di sicurezza. L'ultimo controllo magnetoscopico della fune sarebbe stato effettuato a novembre 2020, i cui esiti non avrebbero fatto emergere alcuna criticità. Sui giornali di oggi i cronisti ci raccontano ipotesi ed eventuali responsabilità. Noi ci fermiamo qui, perché aspettiamo di conoscere dalla magistratura le risposte alle tante domande che ci poniamo in queste ore. Signor Presidente, colleghe e colleghi, membri del Governo, prima di concludere vorrei riflettere con voi sul tema della sicurezza nei trasporti delle persone: treni, ma anche strade e funivie. Ricordiamo tutti il Ponte Morandi di Genova: qualche volta si è trattato di errore umano, ma quasi sempre di guasti e malfunzionamenti per mancanza di controlli e di manutenzione e per arretratezza tecnologica. Proprio di recente, finalmente, è stata istituita, in Senato, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, presieduta dal collega, senatore Bressa. Ci sono le leggi in materia, ma quelli che mancano sono gli ispettori del lavoro e gli ispettori delle ASL. Si fanno sempre meno ispezioni sui luoghi di lavoro: bisogna lavorare sulla prevenzione. Ci sono regole che salvano vite e che non possono e non devono essere disattese. Anche questa tragedia, come quella del Ponte Morandi di Genova, ci dice che la sicurezza è una priorità, che non può essere messa in discussione da nessun'altra ragione. Dobbiamo essere coerenti e non c'è nulla che ci debba far fare un passo indietro e, anzi, occorre fare passi in avanti sulla sicurezza e sui controlli. Signor Presidente, colleghe e colleghi, non si può e non si deve morire per lavorare o per trascorrere qualche momento... (Il microfono si disattiva automaticamente). PRESIDENTE . Grazie, senatore Ruotolo.