[pronunce]

, introdotti rispettivamente dagli artt. 1, comma 1, lettera a), e 31, comma 1, del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150 (Attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l'efficienza del processo penale, nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari). Da ultimo, il giudice avrebbe comunque la possibilità di moderare la pena in relazione al grado della colpa del reo e ai suoi rapporti con l'offeso, in applicazione delle circostanze soggettive del reato di cui all'art. 70 cod. pen. , a tal fine soccorrendo altresì l'istituto delle attenuanti generiche di cui all'art. 62-bis cod. pen. e i criteri dosimetrici dell'art. 133 del medesimo codice. 2.2.- Nel merito, le questioni sarebbero non fondate, perché inficianti «il fondamento stesso della punibilità colposa». Infatti, quale reato non intenzionale, il reato colposo produrrebbe sempre nell'autore un'«acuta sofferenza» per aver egli danneggiato qualcuno senza volerlo. Pertanto, ammessa la rilevanza della pena naturale per i reati tra congiunti, i confini della non punibilità verrebbero poi a includere quasi tutte le ipotesi di reato colposo, anche nei rapporti non familiari, «quali ad esempio quello intercorrente tra maestro e allievo (nell'ipotesi di lesione o morte a seguito di omissione di sorveglianza) o anche medico-paziente, fino ad estendersi anche nei confronti del pedone sconosciuto». Risulterebbe così vanificato l'intero sistema della punibilità per colpa, nonostante esso protegga i soggetti più fragili, appunto perché «[l]a posizione di garanzia espone il destinatario al maggiore onere di attenzione e di diligenza nei confronti del soggetto tutelato, che, a ben vedere, raggiunge naturalmente il suo apice laddove si tratti di un congiunto».1.- Con l'ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale di Firenze, sezione prima penale, in composizione monocratica, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 529 cod. proc. pen. , «nella parte in cui, nei procedimenti relativi a reati colposi, non prevede la possibilità per il giudice di emettere sentenza di non doversi procedere allorché l'agente, in relazione alla morte di un prossimo congiunto cagionata con la propria condotta, abbia già patito una sofferenza proporzionata alla gravità del reato commesso». A causa di tale omessa previsione, la disposizione censurata violerebbe gli artt. 3, 13 e 27, terzo comma, Cost., sotto i profili della necessità, proporzionalità e umanità della pena, in quanto costringerebbe il giudice a infliggere una sanzione che, atteso il dolore già patito dal reo per la perdita del familiare, risulterebbe in concreto inutile, eccessiva e crudele. Questo potrebbe accadere nella fattispecie oggetto del giudizio principale, relativa all'omicidio colposo con violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro, imputato a uno zio per la morte del nipote, suo dipendente. Occorrerebbe pertanto «riservare al giudice la possibilità - una volta valutate la gravità della colpa, la relazione tra vittima e autore del reato e le altre circostanze del caso concreto - di astenersi dal condannare l'imputato». 2.- Intervenuto in giudizio tramite l'Avvocatura generale dello Stato, il Presidente del Consiglio dei ministri ha eccepito l'inammissibilità delle questioni per molteplici aspetti. 2.1.- Le questioni di legittimità costituzionale sarebbero inammissibili poiché il rimettente non avrebbe considerato la possibilità di applicare una pena sostitutiva della pena detentiva breve, a norma degli artt. 20-bis cod. pen. e 545-bis cod. proc. pen. , introdotti rispettivamente dagli artt. 1, comma 1, lettera a), e 31, comma 1, del d.lgs. n. 150 del 2022, né la possibilità di moderare l'entità della pena mediante l'esercizio della discrezionalità regolata dall'art. 133 cod. pen. e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. 2.1.1.- L'eccezione non è fondata. Giacché riguarda la qualità e la quantità della pena, essa non risulta, infatti, conferente alle sollevate questioni, che attengono più in radice all'an della sanzione, la quale, secondo il petitum additivo, non dovrebbe essere irrogata affatto, concludendosi il procedimento con una sentenza in rito. 2.2.- La difesa statale ha eccepito l'inammissibilità delle questioni anche sotto il profilo della discrezionalità riservata al legislatore nella configurazione della sanzione penale e delle cause di improcedibilità. 2.2.1.- Anche tale eccezione non è fondata. Da sempre questa Corte ha riconosciuto l'ampia discrezionalità del legislatore nella definizione della politica criminale, con il limite della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle sue scelte. Orbene, il Tribunale di Firenze assume che l'omessa previsione di una causa di improcedibilità per le ipotesi indicate nell'ordinanza di rimessione segnali appunto un'irragionevolezza manifesta, una lacuna capace di determinare la torsione della pena da sanzione rieducativa a «crudele accanimento dello Stato». Dunque, anche da tale punto di vista, la denuncia può accedere allo scrutinio di merito. 3.- Nel merito, le questioni non sono fondate. 4.- Il rimettente evoca la nozione di "pena naturale", sintagma che rimanda al potere giudiziale - configurato in alcuni ordinamenti europei - di non irrogare la pena, o di irrogarla in misura attenuata, quando l'autore del reato abbia patito un danno significativo in conseguenza del reato stesso (paragrafo 60 del codice penale tedesco, paragrafo 34 del codice penale austriaco, articolo 29 del codice penale svedese). L'ordinanza di rimessione espone tuttavia un petitum talmente ampio da risultare incompatibile con la tesi della sussistenza di un corrispondente vincolo costituzionale, e questa valutazione trova conferma nelle caratteristiche peculiari della fattispecie oggetto del giudizio principale. 5.- L'eccessiva latitudine della richiesta di pronuncia additiva si manifesta sotto tre distinti aspetti, ognuno dei quali sufficiente ad inficiarne la fondatezza. 5.1.- In primo luogo, riferendosi indistintamente ai «procedimenti relativi a reati colposi», il giudice a quo chiede di introdurre la causa di improcedibilità con riguardo a ogni condotta colposa che abbia causato la morte di un congiunto del reo. L'indicazione della natura colposa del reato è sufficiente a escludere l'omicidio preterintenzionale (art. 584 cod. pen.) e la morte come conseguenza non voluta di un delitto doloso (art. 586 cod. pen.) , ma, attesa la sua portata generale, non vale a distinguere in alcun modo all'interno della nozione di colpa, che pure ha carattere ontologicamente multiforme. 5.1.1.- Ai sensi dell'art. 43, primo comma, cod. pen.