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Se infatti non ci fosse stato l'intervento - sottoscritto da tutti i Gruppi, ma presentato a mia prima firma per la Lega - per evitare il blocco della raccolta differenziata e il conferimento in discarica, avremmo avuto tutto fermo dal 29 settembre. In effetti, nel recepire una delle direttive più importanti sull'economia circolare, quella per il conferimento in discarica, che si aspettava da quasi due anni, nonostante la Conferenza Stato-Regioni lo avesse segnalato e la Commissione ambiente all'unanimità avesse rilevato l'errore, il Governo ha sbagliato una letterina, richiamando la tabella 5A, invece della tabella 5, mettendo di fatto fuorilegge il conferimento dei rifiuti urbani in discarica. Se, dunque, non avessimo corretto noi questo errore, si sarebbe bloccato tutto. Sarà importante quindi - io dico - che in una Repubblica parlamentare ogni tanto il Governo, oltre che dopo aver commesso un errore come in questo caso, ma anche prima, ascolti un po' più il Parlamento, soprattutto quando tutti i Gruppi sono d'accordo per evitare che i problemi si creino? Potrei andare avanti ancora molto. Faccio solo un breve riferimento a quanto si sarebbe potuto fare e non si è fatto, ma che si potrà fare nel collegato ambientale, dove l'inammissibilità non c'è: sblocchiamo una buona volta la chiusura del ciclo dei rifiuti con l'utilizzo del combustibile solido secondario. Tutti i Gruppi sono d'accordo, tranne uno. Questo è un esempio, ma ce ne sarebbero altri. L'Italia non merita tutto questo, non merita che un singolo Gruppo parlamentare, soprattutto in materia ambientale, blocchi tutti gli altri. Non lo meritano gli italiani di oggi e di domani, visto che il conto dei 25 miliardi lo pagheranno anche i nostri figli. Potete autoassolvervi in quest'Aula, ma a condannarvi penserà la storia, mentre a cancellarvi, elezione dopo elezione, stanno pensando i cittadini. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavini. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, esponenti del Governo, è da settimane che Fabio si tormenta, angustiato da una domanda assillante: riuscirà a garantire il lavoro anche in futuro ai suoi 30 dipendenti? Riuscirà, cioè, ad evitare la chiusura del suo salone di acconciatura per signore ereditato dal padre, un pezzo di storia ormai quarantennale in uno dei quartieri storici di Roma? Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,59) ( Segue GARAVINI). Perché l'attività va, sì, avanti, ma a singhiozzo. Questo maledetto coronavirus, che sta stravolgendo la vita della gente, rischia di mettere in ginocchio anche l'azienda di Fabio e, insieme alla sua, quella di 90.000 altri imprenditori, che, senza aiuti da parte del Governo, rischierebbero di chiudere, causa Covid-19. Per lo più, si tratta di aziende che, con grandi sacrifici, stanno cercando di fare l'impossibile per evitare la chiusura. Ecco che questo decreto-legge rappresenta un ulteriore passo importante per andare incontro a imprenditori come Fabio e fronte alla drammatica situazione nella quale il nostro Paese ancora si trova. Innanzitutto, assegniamo risorse vere, più di 25 miliardi di euro, che portano i fondi complessivamente stanziati dall'Italia dall'inizio della pandemia ad oggi a 100 miliardi, soldi di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno per far fronte agli effetti della crisi innescata dal Covid-19 e finanziare misure che servono a sostenere l'occupazione e garantire quella liquidità che come Italia Viva abbiamo chiesto sin dall'inizio del coronavirus per sostenere chi lavora e chi crea lavoro e che quindi aiuta la gente, le imprese, i lavoratori e le famiglie ed è in grado di assicurare nel breve termine la tenuta della nostra economia. Con questo provvedimento ripristiniamo il jobs act , una misura che avevamo introdotto a suo tempo col Governo Renzi e che ha portato a risultati di grande impatto: un incremento dell'occupazione di oltre 650.000 unità in appena un anno e mezzo ed il calo della disoccupazione giovanile nello stesso periodo di ben sei punti percentuali; il tutto attraverso la decontribuzione delle imprese che assumono in modo stabile e ciò equivale a dire che lo Stato, per un certo periodo, si fa carico del versamento dei contributi previdenziali per i neoassunti che le aziende occupano a tempo indeterminato. Lo Stato, quindi, aiuta le aziende a investire nelle persone, esonerandole dal pagamento degli oneri contributivi: è una misura che ha saputo rilanciare l'economia ed è positivo che la riproponiamo ora, di nuovo, per aiutare le aziende a creare nuovi posti di lavoro stabili e sicuri. Si tratta di una formula vincente anche per il Sud, dove le imprese, con questo decreto, potranno godere di una detassazione del 30 per cento in caso di nuove assunzioni. È una svolta per il Mezzogiorno e un modo per distaccarsi dall'assistenzialismo fine a sé stesso, rilanciando invece le politiche a favore del lavoro e della crescita, per offrire prospettive di futuro ai tanti talenti del Sud Italia che troppo spesso si sono visti costretti a intraprendere la strada dell'emigrazione. Questo decreto-legge ci consente, al contempo, di rafforzare anche le tutele sociali, soprattutto a favore delle famiglie e dei soggetti più vulnerabili, che sono usciti particolarmente provati da questa pandemia. Penso innanzitutto all'estensione temporale del bonus baby sitter , voluto dal ministro Bonetti, una misura che aiuta migliaia di genitori alle prese con i problemi causati dal coronavirus a coniugare con maggiore facilità lavoro e vita familiare, consentendo a entrambi i genitori di continuare a lavorare grazie al ricorso a baby sitter occasionali, anche durante mesi complicati come questi, legati al rischio di contagio da coronavirus, in cui i bambini possono essere costretti a stare a casa, nell'impossibilità, tra l'altro, di venire accuditi dai nonni. Penso però anche all'introduzione del bonus casalinghe, un contributo una tantum rivolto alle donne che vogliono qualificarsi e che adesso si occupano dei lavori domestici, oppure della cura dei figli o di familiari malati: si tratta di una somma attraverso la quale migliaia di donne avranno la possibilità di frequentare un corso di formazione e di conseguire qualifiche lavorative che consentano loro il ritorno o l'ingresso nel mondo del lavoro. Prevedere lo stanziamento di 3 miliardi per la formazione professionale delle donne non occupate è una scelta strategica, perché il rilancio del nostro Paese può passare anche attraverso una maggiore inclusione delle donne nel mondo del lavoro. Il decreto-legge che oggi ci apprestiamo a convertire prevede, insomma, una serie di misure volte a favorire il rilancio dell'economia, come ad esempio per le attività legate al settore turistico e alla ristorazione, soprattutto quelle situate nei centri storici, spesso piccole e micro imprese che continuano a soffrire fortemente della situazione legata al coronavirus.