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Norme sulla libertà di associazione sindacale dei militari e delega al Governo per il coordinamento normativo. Onorevoli Senatori . – Il sistema della rappresentanza militare di cui alla legge 11 luglio 1978, n. 382, ha consentito l'instaurarsi di un dialogo tra il personale militare e gli stati maggiori delle Forze armate. Tale sistema può dirsi ormai superato sia dalle nuove esigenze da rappresentare, sia a seguito della sentenza n. 120 dell'11 aprile 2018 della Corte costituzionale, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1475, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, che vietava ai militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale. In particolare la Corte ha motivato la sua pronuncia con i seguenti profili: a) per contrasto con l'articolo 117, primo comma, della Costituzione, in relazione agli articoli 11 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, e alle sentenze emesse in data 2 ottobre 2014 dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, quinta sezione, nei casi « Matelly contro Francia » e « Association de Défense des Droits des Militaires (ADefDroMil) contro Francia »; b) per contrasto con l'articolo 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'articolo 5, terzo periodo, della Carta sociale europea riveduta, con annesso, firmata a Strasburgo il 3 maggio 1999, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 9 febbraio 1999, n. 30. La decisione della Suprema Corte consente ai militari di creare dei soggetti associativi che, in ambiti istituzionalmente riconosciuti e per le decisioni che ricadono sugli stessi, abbiano pari dignità dei livelli di competenza ai quali sono riconosciute la facoltà e la responsabilità di realizzare i compiti affidati al corpo militare. Ed è in quest'ambito che il nuovo strumento di rappresentanza degli interessi va collocato e specificamente in un sistema in cui, considerata la struttura gerarchico-piramidale, la responsabilità dell'efficienza dello strumento militare e dell'attuazione dei programmi assegnati è, in ogni caso, attribuita ai vertici. E, tuttavia, non potendo ritenere la rappresentanza sindacale un organo di staff , va individuato, seppur in un quadro governato, una funzione ed un'autonomia gestionale tale da conferire alle associazioni professionali di carattere sindacale capacità e forme di tutela degli interessi collettivi del personale. La sentenza della Corte costituzionale determina una nuova prospettiva per l'associazionismo sindacale militare che, a questo punto, diventa parte integrante del sistema militare e, pertanto, assume il dovere di contribuire al miglior funzionamento dell'organizzazione militare. Per questa ragione appare anacronistico il dettato del comma 1 dell'articolo 1475 del codice dell'ordinamento militare, nella parte in cui subordina la costituzione di un'associazione sindacale al preventivo assenso del Ministro della difesa. A maggior ragione nel momento in cui è stato dichiarato incostituzionale il comma 2 di cui è, nei fatti, l’ incipit per quanto concerne le « associazioni » sindacali; altro è, infatti, la verifica dello statuto affinché sia accertato che esso contenga i princìpi cardine della democraticità delle organizzazioni sindacali. Va ricordato, peraltro, il tema della specificità dello stato giuridico, della carriera e del rapporto d'impiego riconosciuta con l'articolo 19 della legge 4 aprile 2010, n. 183. La disposizione stabilisce che ai fini della definizione degli ordinamenti, delle carriere e dei contenuti del rapporto d'impiego e della tutela economica, pensionistica e previdenziale, è riconosciuta la specificità del ruolo delle Forze armate e delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché dello stato giuridico del personale ad esse appartenente, in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell'ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti. Il principio fissato consente di adeguare la legislazione con altrettanta specificità, sia per tenere conto dell'importante riconoscimento, sia per determinare un sistema relazionale compiutamente rispettoso di tutte le competenze e degli interessi presenti nelle amministrazioni militari. Occorre riflettere sull'esperienza vissuta successivamente alla legge 1° aprile 1981, n. 121, segnatamente in relazione al moltiplicarsi di organizzazioni sindacali di categorie ristrette e, di conseguenza, evitare l'impoverimento corporativo dell'esperienza sindacale che si appresta a nascere nel mondo militare. Serve, quindi, definire la rappresentatività di queste organizzazioni, nonché favorire la composizione di realtà associative rappresentative di interessi non inficiate dalla possibile parcellizzazione dell'associazionismo sindacale. Agli organismi di carattere sindacale va certamente attribuito, nei fatti, il riconoscimento di responsabilità proprio delle « parti sociali », sia con previsioni che determinano la costruzione culturale del percorso, sia con la definizione delle responsabilità programmatiche e delle competenze esclusive, in modo da regolarizzare, in maniera corretta e non burocratica, il quadro di relazioni di tipo sindacale che sorgerà tra i vari soggetti. Vanno, pertanto, definite le materie oggetto di contrattazione e certamente ampliate le possibilità di formulare proposte e pareri relativamente alle decisioni e alle iniziative dei livelli di competenza. Lo scopo è quello di offrire alle associazioni professionali di carattere sindacale margini definiti di intervento in modo da rispondere anche al principio, più ampiamente fissato nella legge sui principi della disciplina militare, di pari dignità per ciò che riguarda il confronto interno. Da questo punto di vista, non potranno e non dovranno esserci equivoci essendo le regole e gli ambiti entro cui la rappresentanza degli interessi può muoversi fin troppo chiari per consentire deplorevoli ingerenze. Analogamente, sono le stesse regole a rispondere alle obiezioni formulate sulla strada dei riconoscimenti in capo alle associazioni professionali di carattere sindacale. Conseguentemente con l'attribuzione di compiti « decisori », la rappresentanza sindacale deve essere fondata su due pilastri, di base e centrale. Devono rientrare tra le competenze dirette della rappresentanza sindacale tutte le materie che sono funzionali al corretto svolgimento della funzione, quali i rapporti con gli organi di stampa, con gli enti pubblici o privati e con i sindacati, le visite presso strutture militari, l'audizione di militari e la convocazione di assemblee.