[pronunce]

La disciplina impugnata, quindi, oltre a semplificare la gestione delle posizioni previdenziali dei dipendenti, obbedisce ad una logica di equità e di giustizia che non contraddice i principi statali di riforma previdenziale, che dal 1° gennaio 2004 trovano applicazione generale. 4.3. — La difesa regionale sostiene, poi, la legittimità dell'art. 2, comma 3, della stessa delibera, in quanto la norma non dispone alcuna necessaria assunzione di personale, ma fa salva l'autonomia organizzativa dell'Azienda sanitaria, consentendo la copertura di un numero di posti limitato, nel massimo, alle unità di personale già utilizzato alla data del 31 dicembre 2002 per l'area di emergenza del Policlinico di Palermo. 4.4. — Infine, in ordine all'impugnazione dell'art. 3 della delibera, la Regione afferma che la garanzia di tutela della concorrenza non può essere intesa come valore assoluto e preminente, tanto da costringere l'amministrazione, in ogni caso, a gare di evidenza pubblica, anche laddove sussistano condizioni di rinnovo vantaggiose e sia stata già garantita, attraverso pubblica gara, la scelta del contraente.1. — Il Commissario dello Stato per la Regione siciliana promuove questione di legittimità costituzionale della delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 20 gennaio 2006 (disegno di legge n. 1095, stralcio XI), recante «Riproposizione di norme in materia di controllo della fauna selvatica, di personale e di acquisto e forniture di servizi», censurando, in particolare, gli artt. 1, nella parte in cui sostituisce i commi 4 e 5, dell'art. 4 della legge della Regione siciliana 1° settembre 1997, n. 33 (Norme per la protezione, la tutela e l'incremento della fauna selvatica e per la regolamentazione del prelievo venatorio. Disposizioni per il settore agricolo e forestale), 2, commi 1, 2 e 3, e 3, per violazione degli articoli 3, 51, 81, quarto comma, 97 e 117, secondo comma, lettera o), della Costituzione. Le disposizioni denunciate, già contenute negli artt. 17, 19, commi 4, 25 e 26, nonché nell'art. 21, comma 5, della delibera legislativa approvata dall'Assemblea regionale siciliana il 7 dicembre 2005 (disegno di legge n. 1084), recante «Misure finanziarie urgenti e variazioni al bilancio della Regione per l'esercizio finanziario 2005. Disposizioni varie», erano state omesse in sede di promulgazione; sicché, questa Corte, con l'ordinanza n. 204 del 2006, ha dichiarato cessata la materia del contendere in ordine al ricorso proposto, in merito, dal Commissario dello Stato. Peraltro, a giudizio del ricorrente, le nuove disposizioni previste dalla delibera legislativa approvata il 20 gennaio 2006, continuano, per taluni aspetti, a presentare vizi di costituzionalità, che giustificano la reiterazione della loro impugnazione in questa sede. In via preliminare, va osservato che la circostanza (fatta presente in udienza dalla difesa della Regione) secondo cui – in attesa della pronuncia di questa Corte – la Regione stessa non ha dato corso, con la necessaria pubblicazione, alla delibera oggetto di impugnazione, deve ritenersi irrilevante agli effetti della ammissibilità del ricorso. Diversa è, infatti, l'ipotesi, che ha formato più volte oggetto di esame, nella quale tale pubblicazione sia stata effettuata, ma con omissione delle norme che abbiano costituito oggetto di ricorso da parte del Commissario dello Stato, con conseguente declaratoria di cessazione della materia del contendere sul ricorso medesimo (cfr. , da ultimo, ordinanze n. 410, n. 404 e n. 389 del 2006). 2. — La prima questione di legittimità costituzionale, promossa con il ricorso in esame, investe l'art. 1 della delibera legislativa impugnata, il quale sostituisce i commi da 4 a 7 dell'art. 4 della legge regionale n. 33 del 1997. 2.1.— Il ricorrente deduce la illegittimità costituzionale dei nuovi commi 4 e 5 del richiamato art. 4, che, rispettivamente, così dispongono: «le operazioni e gli interventi di controllo della fauna selvatica, ivi compresi quelli di cattura e di abbattimento, sono attuati dalle ripartizioni faunistico-venatorie che vi provvedono a mezzo di proprio personale, di dipendenti del Corpo delle guardie forestali, delle guardie addette ai parchi o alle riserve e di altri agenti venatori dipendenti da pubbliche amministrazioni»; «le ripartizioni faunistico-venatorie possono altresì avvalersi dei proprietari e dei conduttori dei fondi sui quali si attuano gli interventi delle guardie volontarie di associazioni venatorie ed ambientaliste, riconosciute in sede regionale, purché munite di licenza per l'esercizio venatorio». È con riguardo, dunque, a tali disposizioni che è delimitato il thema decidendum, tenuto conto delle censure e delle relative argomentazioni proposte dal ricorrente. 2.2. — Nel ricorso si sostiene che le disposizionii impugnate lederebbero l'art. 97 della Costituzione, in quanto non terrebbero conto dell'esigenza di tutela dell'incolumità pubblica, laddove affidano la realizzazione dei piani di abbattimento della fauna selvatica anche a soggetti di cui non sia stato verificato, con il rilascio della licenza per l'esercizio venatorio, il possesso delle conoscenze e delle capacità tecniche per il maneggio delle armi. Ciò, a differenza di quanto stabilito dallo stesso comma 5 per le guardie volontarie di associazioni venatorie ed ambientaliste. 2.3. — La questione – a prescindere dal rilievo che il parametro evocato non è conferente con il tema della sicurezza – non è fondata, per l'assorbente considerazione che essa si basa su un erroneo presupposto interpretativo. È pur vero che le norme censurate, nel prevedere che i soggetti ivi indicati possono partecipare all'attuazione delle operazioni e degli interventi di controllo della fauna selvatica, compresi quelli di cattura ed abbattimento, non specificano espressamente che tutti gli interessati debbano essere muniti delle autorizzazioni per l'esercizio venatorio; tuttavia, non appare dubbio che la necessità del possesso di tale requisito è implicitamente, ma inequivocabilmente, richiesto dalla natura stessa dell'attività che essi sono chiamati a svolgere. Né rileva la circostanza che il comma 5 del medesimo articolo, per altra categoria di soggetti, abbia espressamente previsto il requisito in questione. Ciò non comporta, infatti, che i diversi soggetti contemplati tanto nel comma 4, quanto nel comma 5, siano esonerati dal possesso del requisito medesimo.