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3 Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo si provvede mediante utilizzo del Fondo di solidarietà per la famiglia di cui all'articolo 45. 32 (Disposizioni per favorire il contratto di lavoro a tempo parziale) 1 Al fine di favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia, nelle aziende con meno di venti dipendenti che assumano unità di personale con contratto di lavoro a tempo parziale, di cui agli articoli 4 e seguenti del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, da affiancare al dipendente che chieda la conversione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, per documentate esigenze familiari, è disposto l'esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. 2 Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono adottate le disposizioni per l'attuazione del comma 1. 3 Agli oneri derivanti dall'attuazione degli interventi previsti dal comma 1 si provvede mediante utilizzo del Fondo di solidarietà per la famiglia di cui all'articolo 45. 33 (Divieto di discriminazione retributiva) 1 In attuazione del divieto di discriminazione retributiva stabilito dall'articolo 28 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, ai datori di lavoro pubblici e privati è vietato operare qualunque forma di discriminazione, anche indiretta, tra lavoratori e lavoratrici in termini di condizioni lavorative e di retribuzione, a parità di mansione, incarico o tipologia di lavoro. Ai medesimi datori di lavoro è fatto assoluto divieto di erogare trattamenti retributivi diversi o discriminatori a lavoratori e lavoratrici a parità di mansioni, riconducibili al medesimo livello o alla medesima categoria di inquadramento professionale. 2 Per le finalità di cui al comma 1, i sistemi di classificazione professionale ai fini della determinazione dei trattamenti retributivi, anche legati al risultato o a indici di produttività ed efficienza, devono adottare criteri comuni per lavoratori e lavoratrici ed essere strutturati in modo da eliminare ogni forma di discriminazione, anche indiretta. 3 Il personale ispettivo in materia di previdenza sociale e di lavoro di cui al decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, è competente a effettuare verifiche e controlli in materia di discriminazione retributiva, secondo le finalità di cui al presente articolo. Per le attività di ispezione e controllo e per i poteri di diffida e sanzionatori trova applicazione l'articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124. 34 (Incentivi per l'assunzione di giovani donne) 1 Al fine di promuovere l'occupazione femminile giovanile stabile, ai datori di lavoro privati che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, assumono giovani lavoratrici con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato spetta l'esonero dal versamento del 50 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, per tre anni e nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. 2 L'esonero contributivo di cui al presente articolo spetta con riferimento alle giovani donne lavoratrici che, alla data della prima assunzione incentivata ai sensi del presente comma, non abbiano compiuto il quarantesimo anno di età e non siano state occupate a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro, fatto salvo quanto previsto dal comma 3. Non sono ostativi al riconoscimento dell'esonero gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e non proseguiti in un rapporto a tempo indeterminato. 3 Fermi restando i principi generali di fruizione degli incentivi di cui all'articolo 31 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, l'esonero contributivo di cui al presente articolo spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l'assunzione, non abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, nella medesima unità produttiva. 4 Agli oneri derivanti dall'attuazione del presente articolo si provvede mediante utilizzo del Fondo di solidarietà per la famiglia di cui all'articolo 45. V ASSOCIAZIONISMO FAMILIARE E CONSULTA NAZIONALE PER LA FAMIGLIA 35 (Associazioni per la promozione della famiglia) 1 Alle associazioni per la promozione della famiglia, titolari della rappresentatività degli interessi familiari ai sensi dell'articolo 1, comma 4, in attuazione del principio di sussidiarietà, possono essere delegate dallo Stato e dagli enti territoriali funzioni pubbliche, in particolare nel campo educativo e dell'erogazione dei servizi alle famiglie. 2 Le associazioni per la promozione della famiglia sono enti del Terzo settore che hanno tra i loro scopi statutari quelli di: a promuovere iniziative volte alla conservazione, alla valorizzazione e alla tutela della famiglia; b proporre petizioni e avanzare proposte al fine di sollecitare l'applicazione delle norme a tutela della famiglia e promuovere l'adeguamento delle medesime ai principi fondamentali della Costituzione e delle convenzioni internazionali ratificate dall'Italia; c sostenere e favorire la partecipazione della famiglia alle iniziative di tutela e di valorizzazione della medesima; d intervenire in giudizio anche al fine di rimuovere tutte le situazioni pregiudizievoli alla comunità familiare o che comunque procurano alla stessa disagi anche morali. 3 Alle associazioni per la promozione della famiglia possono essere iscritti le famiglie, i genitori di figli minori di età o affetti da grave inabilità o non autosufficienti, anche se maggiorenni, nonché le persone cui sono affidati minori di età o affetti da gravi inabilità o non autosufficienti, anche se maggiorenni. 4 Presso il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito l'elenco delle associazioni per la promozione della famiglia rappresentative a livello nazionale, in raccordo con il Registro unico nazionale del Terzo settore, istituito ai sensi dell'articolo 45 del codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117. Il medesimo Dipartimento provvede alla tenuta e all'aggiornamento dell'elenco. 5 L'iscrizione nell'elenco di cui al comma 4 è subordinata al possesso dei requisiti individuati con decreto dell'autorità di Governo competente per le politiche della famiglia, tra i quali sono compresi l'avvenuta costituzione per atto pubblico o scrittura privata, l'adozione di uno statuto a base democratica, la rappresentatività sul territorio, la rilevanza e la continuità dell'attività esterna. 6