[pronunce]

Essa, in realtà, per rendere effettivo il contributo imposto dal comma 680, prevede la riduzione del Fondo sanitario nazionale - al quale la Regione ricorrente non partecipa - con una clausola finale mediante la quale la definizione della quota di contributo gravante sulle autonomie speciali è stata demandata ad ulteriori intese da concludere con lo Stato. Ha, quindi, segnalato che i commi 392 e 394 dell'art. 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019) - autonomamente impugnati con successivo ricorso - hanno, in sostanza, confermato che una quota del contributo previsto dall'impugnato comma 680 è posto a carico delle Regioni a statuto speciale, secondo le procedure previste dall'intesa dell'11 febbraio 2016, ossia previa intesa con queste ultime, insufficiente, però, ad escludere la violazione dell'accordo stipulato in data 23 ottobre 2014, per definire il complesso delle relazioni finanziarie tra lo Stato e la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. 4.- La Regione siciliana, con ricorso notificato il 29 febbraio e depositato l'8 marzo 2016 (reg. ric. n. 15 del 2016) , ha impugnato, tra gli altri, l'art. 1, commi 680, 681 e 682, della legge n. 208 del 2015. 4.1.- La ricorrente, dopo aver richiamato il contenuto normativo del comma 680 (già illustrato al precedente punto 1.2.2.), ha aggiunto che, con i successivi commi 681 e 682, è stato «esteso al 2019 il contributo al contenimento della spesa pubblica già previsto per le Regioni a statuto ordinario dal D.L. n. 66/2014», prevedendo che le modalità di realizzazione dei risparmi così imposti siano concordate in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il 31 gennaio di ciascun anno. Secondo la ricorrente, le norme impugnate avrebbero imposto alla Regione siciliana ulteriori sacrifici, con «effetti negativi sul bilancio regionale», introducendo «più di una misura di importo ingente, che va a sommarsi alle già insostenibili riduzioni di risorse subite dalla Regione negli ultimi anni»: in sostanza, il comma 680, nel disporre un concorso alla finanza pubblica aggiuntivo rispetto a quello previsto dalle precedenti manovre statali di bilancio, graverebbe sul bilancio regionale in maniera tale da impedirle lo svolgimento «delle proprie funzioni indispensabili». 4.2.- La ricorrente sottolinea, ancora, che, in base alle norme impugnate, la Regione siciliana, insieme alla Valle d'Aosta ed al Friuli-Venezia Giulia, deve assicurare il contributo alla finanza pubblica «anche ai sensi dell'art. 1, commi da 400 a 417 della legge n. 190 del 2014», sicché sarebbe sottratto «unilateralmente e in assenza delle condizioni per far luogo a riserva, gettito di integrale spettanza regionale», in violazione degli artt. 36 dello statuto della Regione siciliana (regio decreto legislativo 15 maggio 1946 n. 455, convertito in legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2) e 2 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione siciliana in materia finanziaria). 4.3.- A giudizio della ricorrente, inoltre, il comma 681 prolungherebbe fino al 2019 il periodo di versamento del contributo «come prescritto dal comma 6 dell'art. 46 del d.l. n. 66/2014», decurtando «unilateralmente gettito a questa Regione in assenza delle condizioni previste dall'art. 2 n.a. per darsi luogo a tale eccezionale deroga» al principio della spettanza del gettito dei tributi riscossi sul proprio territorio, così sottraendo alla Regione «entrate che essa potrebbe destinare a far fronte alle proprie spese». In tal modo sarebbe anche frustrato l'obbligo di garantire l'equilibrio finanziario del bilancio regionale, con conseguente violazione degli artt. 81, ultimo comma, 97, primo comma, e 119, primo e sesto comma Cost., oltre che dell'art. 43 dello statuto, «prevedendosene l'applicabilità a prescindere dalle necessarie norme di attuazione». 4.4.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito nel giudizio di legittimità costituzionale, chiedendo che il ricorso sia dichiarato non fondato. Secondo la difesa statale, la Corte costituzionale, nella sentenza n. 19 del 2015, avrebbe considerato costituzionalmente legittima l'imposizione unilaterale, alle Regioni ad autonomia speciale, di un contributo al risanamento della finanza pubblica, funzionale al rispetto dei vincoli di bilancio assunti in sede europea. L'Avvocatura statale poi, richiamando la sentenza n. 77 del 2015, ha speso argomenti a sostegno della legittimità costituzionale del meccanismo di accantonamento transitorio di quote di compartecipazione al gettito tributario, non direttamente previsto dalle disposizioni impugnate dalla Regione siciliana. Ha richiamato, ancora una volta, i contenuti dell'accordo raggiunto in data 11 febbraio 2016, sulla proposta regionale di determinazione della manovra. Infine, ha evidenziato che le doglianze mosse contro i commi 681 e 682 dell'art. 1 della legge n. 208 del 2015 sarebbero «totalmente prive di fondamento, trattandosi di norme applicabili alle sole Regioni a statuto ordinario». 4.5.- In prossimità dell'udienza pubblica fissata per la discussione del ricorso, l'Avvocatura generale dello Stato ha depositato memoria, con la quale ha ribadito e sviluppato le argomentazioni contenute nell'atto di costituzione. 5.- La Regione Veneto, con ricorso notificato il 27-29 febbraio 2016 e depositato l'8 marzo 2016 (reg. ric. n. 17 del 2016) , ha impugnato, tra gli altri, l'art. 1, commi 680, 681 e 682, della legge n. 208 del 2015. 5.1.- La ricorrente, dopo aver richiamato il contenuto normativo del comma 680 (già illustrato al precedente punto 1.2.2.) , ha aggiunto che, con i successivi commi 681 e 682, è stato esteso al 2019 il contributo - nella misura incrementata dall'art. 1, comma 398, lettera c), della legge n. 190 del 2014 - al contenimento della spesa pubblica già previsto per le Regioni a statuto ordinario dall'art. 46, comma 6, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89.