[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 30 giugno 2004 (Doc. IV-ter, n. 5) relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Emiddio Novi, promosso con ricorso del Tribunale di Roma – sezione prima civile, notificato il 18 settembre 2006, depositato in cancelleria il 3 ottobre 2006 ed iscritto al n. 5 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2006, fase di merito. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica; udito nell'udienza pubblica del 23 gennaio 2007 il Giudice relatore Sabino Cassese; udito l'avvocato Stefano Grassi per il Senato della Repubblica.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Con ricorso dell'8 aprile 2005, il Tribunale di Roma ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato avverso la delibera adottata il 30 giugno 2004 (Doc. IV-ter, n. 5) con la quale il Senato della Repubblica ha statuito che le dichiarazioni oggetto del processo civile, instaurato da quarantuno magistrati con funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, nei confronti del senatore Emiddio Novi, concernono opinioni espresse da quest'ultimo nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. 1.1. – Il Tribunale ricorrente riferisce che nel giudizio pendente dinanzi a sé, gli attori hanno chiesto, tra l'altro, il risarcimento dei danni asseritamene subiti in conseguenza di un articolo, a firma del sen. Novi, pubblicato nel quotidiano «Roma» il 7 febbraio 2002, con il titolo «Il palazzo brucia e c'è chi pensa a spargere veleni», nel cui contesto lo stesso formulava accuse di inettitudine e opportunismo politico nei confronti della magistratura napoletana impegnata, secondo le affermazioni del senatore, a difendere i propri interessi corporativi e, in molti casi, a difendere il potere «di una sinistra affarista e prevaricatrice». Inoltre, la Procura di Napoli era definita come un «fortino della legalità», assediato da un disordine che vedeva protagonisti e responsabili magistrati intenti a invocare «la cacciata di Cordova». Denunciava, infine, l'ideazione di un sistema per il controllo e l'azzeramento volto a insabbiare e deviare le inchieste scomode sui rapporti tra sinistra imprenditrice e camorra, sviluppatosi in «un contesto di egemonia post-comunista». Riferisce altresì il Tribunale che, costituitosi in giudizio, il convenuto senatore ha eccepito l'insindacabilità delle proprie dichiarazioni a norma dell'art. 68, primo comma, Cost. Il Tribunale di Roma, ritenendo che le opinioni espresse dal sen. Novi nell'articolo da lui sottoscritto non risultano riferibili agli atti funzionali dallo stesso prodotti in giudizio, ha trasmesso gli atti al Senato della Repubblica, per la verifica della sussistenza della garanzia prevista dall'art. 68, primo comma, Cost. Il Senato della Repubblica, con deliberazione dell'Assemblea, adottata nella seduta del 30 giugno 2004, ha approvato la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, volta a dichiarare che le affermazioni del sen. Novi, oggetto del giudizio, concernono opinioni espresse da un membro del parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, a norma dell'art. 68, primo comma, Cost. Secondo il Tribunale, le affermazioni contenute nell'articolo del sen. Novi, secondo cui i magistrati di Napoli erano arrivati a non incriminare ovvero ad assolvere non meglio specificati camorristi per evitare di dover indagare anche certi imprenditori legati ai partiti di sinistra, configurano «gravissime accuse alla magistratura napoletana sia inquirente che giudicante che non trovano alcun riscontro in nessuno dei passi di atti parlamentari che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha addotto a fondamento del proprio giudizio d'insindacabilità». Pertanto, il Tribunale di Roma, ha proposto conflitto di attribuzione nei confronti del Senato della Repubblica e ha chiesto che questa Corte, previa delibazione di ammissibilità, annulli la deliberazione di insindacabilità adottata dall'Assemblea del Senato della Repubblica nella seduta del 30 giugno 2004 in relazione all'articolo a firma del sen. Novi intitolato «Il Palazzo brucia e c'è chi pensa a spargere veleni», pubblicato il 7 febbraio 2002 nel quotidiano «Roma», «quantomeno in riferimento all'opinione da questi espressa in ordine all'asserito mancato perseguimento penale da parte dei magistrati napoletani di alcuni camorristi asseritamente legati a non meglio precisati imprenditori vicini ai partiti di sinistra» e, conseguentemente, dichiari che non spetta al Senato della Repubblica deliberare che le suddette dichiarazioni concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. 2. – Il presente conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 320 del 5 luglio 2006. 3. – Si è costituito in giudizio il Senato della Repubblica, eccependo l'inammissibilità e l'improcedibilità del ricorso e concludendo, comunque, per la sua infondatezza. In una prima memoria, la difesa del Senato della Repubblica osserva che la dichiarazione di insindacabilità, proposta dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ed approvata dall'Assemblea, ha verificato la sostanziale corrispondenza tra le opinioni espresse a mezzo stampa e i numerosi interventi in atti formali svolti dal sen. Novi in Aula, nei quali lo stesso precisava le proprie opinioni critiche nei confronti dei magistrati della Procura di Napoli. Aggiunge che tale corrispondenza è stata valutata in modo ampio e dettagliato anche nel corso della discussione che ha preceduto il voto favorevole alla dichiarazione di insindacabilità da parte dell'Assemblea. Ad avviso della difesa, detta valutazione è stata riferita complessivamente all'articolo oggetto del conflitto e non può venir contestata con riferimento ad una parte specifica di esso. La stessa difesa del Senato osserva che la valutazione compiuta dall'Assemblea ha avuto «chiara considerazione» dell'orientamento giurisprudenziale della Corte costituzionale in tema di «nesso funzionale» fra le opinioni espresse dal senatore fuori dal Parlamento e l'esercizio delle funzioni parlamentari; e che ulteriori atti parlamentari a firma del sen. Novi – alcuni anteriori ai fatti oggetto del conflitto – attestano l'antico interesse dello stesso alle tematiche della lotta alla criminalità in Campania e a quelle dell'amministrazione degli enti locali nella stessa Regione. In prossimità della data fissata per l'udienza, il Senato della Repubblica ha depositato una seconda memoria, allegando ulteriori atti funzionali, a firma del sen. Novi, successivi alla pubblicazione dell'articolo di stampa.1.