[ddlpres]

A tale attestazione si fa conseguire (commi 5 e 6 dell'articolo 1) l'obbligo dell'operatore o del gestore di disattendere l'autorizzazione giudiziaria alla captazione, schermando la relativa conversazione con il soggetto guarentigiato dall'intercettazione; resta ovviamente sempre salva la possibilità di contestare la dichiarazione di esclusivo utilizzo del soggetto guarentigiato, assoggettandolo a procedimento in caso di falsa attestazione. Il procedimento del test, caso per caso, sopravvive -- come «secondo binario» -- per le utenze non oggetto di volontaria comunicazione al gestore: su di esse, però, si procederà secondo le indicazioni della sentenza n. 390 del 2007, cioè sotto forma di eccezione di inutilizzabilità interna al processo da parte del soggetto leso ovvero, al più, come conflitto di attribuzioni sollevato dall'organo inciso. La procedura dell'articolo 6 della legge n. 140 del 2003, sopravvissuta alla censura di costituzionalità probabilmente solo per motivi di rito, non ha più senso, visto che la soluzione proposta ha il vantaggio (nei casi in cui vi sia un'assunzione di responsabilità «forte» dell'interessato, in termini di attestazione di esclusività dell'utenza) di prevenire l’atto invasivo e non di «inseguire» il fait accompli in termini di mera utilizzabilità processuale. Di conseguenza, anche l'articolo 3 della legge n. 140 del 2003 non necessita più di soffermarsi sulle intercettazioni «dirette», che ripetono il loro regime autorizzatorio preventivo direttamente dall'articolo 68, terzo comma, della Costituzione. L'articolo 4, infine, rielabora l'articolo 7 della legge n. 140 del 2003, per dare attuazione all'ultimo paragrafo della sentenza n. 87 del 2012, calandolo nello specifico dei potenziali conflitti che possono essere attivati dalle Camere a tutela delle guarentigie. La Corte, infatti, ha sostenuto che «i soggetti interessati -- e ciò anche al fine di consentire loro l'esercizio del diritto di difesa -- ben possono direttamente rivolgersi per informarle degli accadimenti e porle nelle condizioni di sollevare conflitto innanzi a questa Corte. La Corte deve, difatti, precisare che, diversamente, per consentire alla Camera competente di maturare un giudizio basato sulle risultanze istruttorie disponibili, l'autorità giudiziaria procedente è tenuta ad osservare una condotta ispirata a leale collaborazione, quando alla stessa si sia rivolto l'organo parlamentare che, venuto a conoscenza dei fatti, non sia stato in grado di escluderne con certezza la ministerialità. Ciò dovrà avvenire, come di consueto, secondo criteri di proporzionato contemperamento delle rispettive competenze, la cui declinazione più puntuale allo stato non solo non è richiesta dall'oggetto del conflitto, ma, più in generale, non si attaglia alle capacità adattative, improntate alla valorizzazione delle circostanze peculiari di ogni fattispecie, che sono una delle principali virtù del principio di leale cooperazione».. Art. 1. 1. L'articolo 4 della legge 20 giugno 2003, n. 140, è sostituito dal seguente: «Art. 4. -- 1 . Quando nei confronti di un membro del Parlamento occorre procedere al fermo, all'esecuzione di una misura cautelare personale coercitiva o interdittiva ovvero all'esecuzione dell'accompagnamento coattivo, nonché di misure di sicurezza o di prevenzione aventi natura personale e di ogni altro provvedimento privativo della libertà personale, l'autorità competente richiede direttamente l'autorizzazione della Camera alla quale il soggetto appartiene. L'autorizzazione non è richiesta se il membro del Parlamento è colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza ovvero si tratta di eseguire una sentenza irrevocabile di condanna. 2 . Quando occorre eseguire nei confronti di un membro del Parlamento perquisizioni personali o ispezioni personali l'autorità competente richiede direttamente l'autorizzazione della Camera alla quale il soggetto appartiene. L'autorizzazione non è necessaria per: a) l'esibizione di valori ai valichi doganali; b) l'esibizione di oggetti ai varchi aeroportuali o di altri luoghi aperti al pubblico previa sottoposizione al metal detector o ad altra apparecchiatura di controllo del contenuto di bagagli o involucri, compreso il tunnel raggi; c) la sottoposizione a controlli alcoolmetrici o per stupefacenti, nel caso di guidatore di autoveicoli. 3 . Quando occorre eseguire nei confronti di un membro del Parlamento una perquisizione domiciliare ovvero un sequestro di corrispondenza l'autorità competente richiede direttamente l'autorizzazione della Camera alla quale il soggetto appartiene. 4 . L'autorizzazione di cui al presente articolo, nonché quella di cui all'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, è richiesta dall'autorità che ha emesso il provvedimento da eseguire; in attesa dell'autorizzazione l'esecuzione del provvedimento rimane sospesa. 5 . In caso di scioglimento della Camera alla quale il parlamentare appartiene, la richiesta di autorizzazione di cui al presente articolo perde efficacia a decorrere dall'inizio della successiva legislatura e, in caso di rielezione, può essere rinnovata e presentata alla Camera competente all'inizio della legislatura stessa. 6 . Al parlamentare che, all'inizio del sopralluogo, non offra la disponibilità all'esibizione di cui alla lettera b) del comma 2 può essere legittimamente negato: a) l'accesso agli istituti penitenziari ai sensi dell'articolo 67 della legge 26 luglio 1975, n. 354; b) l'accesso alle aree militari riservate ai sensi dell'articolo 301 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 66. 7 . Il diniego di cui al comma 6 è legittimamente opposto anche nel caso in cui coloro che accompagnano il parlamentare, ai sensi dell'articolo 67, secondo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, all'esito dei controlli di cui alla lettera b) del comma 2 del presente articolo, risultino in possesso di oggetti il cui ingresso sia vietato, in virtù di atti amministrativi generali vigenti, rispettivamente, per gli istituti penitenziari ovvero per le aree militari riservate». Art. 2. 1. L'articolo 5 della legge 20 giugno 2003, n. 140, è sostituito dal seguente: «Art. 5. -- 1. Nei confronti del Presidente della Repubblica non può aver luogo, al di fuori della procedura di cui all'articolo 7, comma 3, della legge 5 giugno 1989, n. 219, l'intercettazione di comunicazioni o conversazioni, neppure ai sensi dell'articolo 226 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. 2.