[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 4, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), promossi con ordinanze emesse il 19 dicembre 2000 (otto ordinanze) dal Tribunale amministrativo regionale della Lombardia e il 27 giugno 2001 (una ordinanza) dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte, rispettivamente iscritte ai nn. da 212 a 217, 237, 311 e 755 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 13 14, 18 e 39, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 27 febbraio 2002 il giudice relatore Massimo Vari. Ritenuto che, con otto ordinanze di analogo tenore (R.O. nn. 212 a 217, 237 e 311 del 2001), emesse il 19 dicembre 2000, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 4, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), per ritenuta violazione degli artt. 3 e 33 della Costituzione; che la disposizione censurata, nel prevedere una sessione riservata di esami per il conseguimento dell'idoneità all'insegnamento nella scuola elementare, in vista dell'inserimento nelle graduatorie permanenti di cui all'art. 401 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado), ammette, alla partecipazione a detta sessione di esami, i docenti che abbiano prestato servizio di effettivo insegnamento "nelle scuole statali, ivi comprese le istituzioni scolastiche italiane all'estero, ovvero negli istituti e nelle scuole di istruzione secondaria legalmente riconosciuti o pareggiati o nelle scuole materne autorizzate o nelle scuole elementari parificate per almeno 360 giorni nel periodo compreso tra l'anno scolastico 1989-1990 e la data di entrata in vigore" della medesima legge n. 124 del 1999, con ciò escludendo i docenti delle "scuole elementari autorizzate"; che il rimettente ritiene che la norma censurata discrimini "ingiustificatamente gli insegnanti delle scuole non statali in funzione del tipo di concessione rilasciata all'istituto scolastico", senza considerare che le differenze tra scuole parificate e autorizzate riguardano i profili della validità legale del titolo di studio conseguito e della diversa titolarità della scuola (artt. 344 e 349 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, recante "Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado"), ma non le modalità di esercizio della funzione docente, che è la medesima per ogni tipo di scuola; che, in proposito, il rimettente rileva, altresì, che sia le scuole parificate sia le scuole autorizzate sono soggette alla medesima vigilanza del provveditore agli studi e sono tenute ad uniformarsi ai programmi delle scuole statali, seppure quelle autorizzate solo in via di "massima" (artt. 347, 350 e 351 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297); che, sotto ulteriore profilo, le ordinanze lamentano che la disposizione censurata discrimini gli insegnanti delle scuole elementari autorizzate non solo rispetto a quelli delle scuole statali, ma anche rispetto a quelli che abbiano prestato servizio presso scuole materne private autorizzate, "con la stravagante conseguenza che sono esclusi proprio gli insegnanti che hanno fatto esperienza di docenza nelle scuole elementari"; che le ordinanze ritengono vulnerato anche l'art. 33 della Costituzione, sotto il profilo del principio della libertà scolastica, in attuazione del quale ogni scuola autorizzata deve essere posta in grado di conseguire la parità oggi disciplinata dalla legge 10 marzo 2000, n. 62 (Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione), il cui art. 1, comma 4, subordina il riconoscimento di detta parità scolastica ad una serie di prescrizioni, tra cui quella di utilizzare solo docenti abilitati; che anche il Tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha sollevato, con ordinanza emessa il 27 giugno 2001 (R.O. n. 755 del 2001), questione di legittimità costituzionale della già menzionata disposizione, in relazione agli artt. 3, 97 e 33 della Costituzione, nella parte in cui, ai fini dell'ammissione all'esame per l'idoneità all'insegnamento, non considera i docenti che abbiano maturato il periodo di servizio utile presso la "scuola elementare sussidiata"; che il rimettente ritiene che le differenze tra le scuole sussidiate e quelle statali attengono alle modalità di svolgimento degli esami ed alla validità legale del titolo di studio conseguito alla fine del corso (art. 348 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 e artt. 224 e seguenti del regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297), a prescindere, invece, dalle modalità di esercizio della funzione docente, che sarebbero le medesime per ogni tipo di scuola considerata; che, secondo il giudice a quo "per quanto la legge non preveda espressamente l'obbligo delle scuole sussidiate di uniformarsi ai programmi delle scuole statali (previsto, invece, espressamente per le scuole elementari parificate e autorizzate: v. art. 14 della legge 5 giugno 1990, n. 148 e art. 350 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297), la rilevanza di detti programmi è assicurata dal fatto che gli alunni sono soggetti a specifici esami dinanzi ad una commissione presieduta dal direttore didattico del circolo in cui si trova la scuola medesima (art. 228 del regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297), nonché dal fatto che detta scuola resta comunque soggetta alla vigilanza del provveditore agli studi e delle altre autorità scolastiche statali (art. 236 del regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297)"; che, in considerazione di ciò, la norma censurata sarebbe discriminatoria nei confronti degli insegnanti delle scuole elementari private sussidiate, non solo rispetto ai docenti delle scuole statali, ma anche con riguardo a coloro che abbiano insegnato nelle scuole materne autorizzate, con violazione del principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 della Costituzione, del principio di "logicità dell'azione amministrativa", sancito dall'art. 97 della Costituzione e del principio di libertà scolastica sancito dall'art. 33 della Costituzione; che, nei giudizi, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che le questioni vengano dichiarate inammissibili e, comunque, infondate.