[resaula]

Non sono mai riuscito a capire perché lo Stato debba essere necessariamente crudele e non sono mai riuscito a capire, né capirò mai perché lo Stato debba continuare ad essere crudele per cui, non solo non si pone il problema di rispettare i princìpi che sono contenuti nella Parte I del dettato costituzionale, sia nel Titolo I che nel Titolo II riferito ai rapporti sociali, ma addirittura, nell'esercizio del potere di stabilire quale sarà la condizione di vita del minore, nonché di quale sarà la possibile evoluzione dell'educazione e della vita di questi bambini, trova il modo di introdurre un elemento di crudeltà e di irrazionalità, nell'impedire, anziché privilegiare, l'adozione da parte delle famiglie affidatarie. Credo che questo provvedimento vada incontro a tali necessità e che sia un elemento positivo, anche se va migliorato su alcuni aspetti, ad esempio quello relativo all'età dei genitori affidatari che - visto che c'è già un percorso fatto - possono poi diventare genitori adottivi. Vivo personalmente una situazione di questo tipo nella mia famiglia, perché mia figlia ha un bambino in affidamento, dell'età di dieci anni. Mia figlia, che ha quarant'anni, e il marito, che ha qualche anno di più, crescono insieme al bambino; ad un certo punto c'è da fare l'adozione e succede che magari a quindici anni il bambino viene portato via perché non ci sono i requisiti stabiliti per l'adozione. Si fa allora un'altra operazione totalmente irrazionale, intervenendo in maniera crudele: non basta sottolineare la necessità, com'è detto anche in questo provvedimento, di tutelare i rapporti affettivi e sociali che ha instaurato il bambino nel periodo dell'affidamento. Bisogna fare di più. Bisogna essere concretamente razionali e risolvere il problema, aiutare la soluzione del problema garantendo l'intervento sui limiti che sono posti rispetto all'età dei genitori adottivi, che sono troppo rigidi. Peraltro, non riesco a capire perché, se adeguiamo tutto alle aspettative di vita - si pensi alle pensioni, per cui, grazie alla legge Fornero, possiamo lavorare fino ad una certa età - non possiamo invece essere utili in un istituto così importante, come quello dell'adozione, per cui ci sono limiti ormai molto ristretti rispetto alla realtà, rispetto a come si è sviluppata e si sviluppa la vita in un Paese come il nostro, un Paese occidentale che, per quanto ci sia la crisi economica, è pur sempre un Paese privilegiato sotto il profilo della qualità della vita. (Richiami del Presidente). Concludo, Presidente, dicendo che noi lavoreremo e presenteremo alcuni emendamenti che rientrano in questa idea che abbiamo di aiutare le famiglie affidatarie a completare il loro atto d'amore anche in caso e nella prospettiva di una possibile adozione. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e PD e del senatore Romani Maurizio) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Rivolgo il saluto dell'Assemblea del Senato agli studenti e ai docenti dell'Istituto scolastico «Vittorio Alfieri», sezione «Quintino Sella», di Asti, che stanno seguendo i nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 1209 MATTESINI (PD) . Signor Presidente, il disegno di legge di cui stiamo discutendo - e della cui presentazione ringrazio la senatrice Puglisi - è un provvedimento che ha una grande rilevanza e una grande forza innovatrice. Lo dico in modo molto chiaro ai senatori Caliendo e Falanga: non è una banalità; ha una grande forza innovatrice, come del resto è riconosciuto anche dalle tante associazioni e dagli enti che si occupano da anni di affido e di adozione. Si tratta di un testo che corregge alcuni limiti della citata legge n. 184, ma non confonde adozione con affido, anzi, come diceva la relatrice, crea un nesso nuovo tra l'una e l'altro, e mette al centro un elemento essenziale - questa è la grande novità che sfugge - ovvero il diritto del minore a vedere garantita la continuità affettiva. L'articolo 1 è molto chiaro al riguardo nel momento in cui statuisce che laddove, a seguito di un prolungato periodo di affidamento, sussistano i requisiti previsti e la famiglia affidataria chieda di poterlo adottare, il tribunale dei minori, nel decidere sull'adozione, tiene conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo che si è consolidato tra il minore e la famiglia affidataria. Il testo prosegue poi dicendo che, laddove il minore diventasse adottabile, se i genitori affidatari non potessero, per i più svariati motivi, adottare, essi possono mantenere con lui rapporti proprio nell'interesse del minore. Si tutela, quindi, il diritto del minore alla continuità affettiva, ed è questa la grande novità. Mi dispiace che banalmente non la si colga, perché è proprio il valore della continuità affettiva che diventa categoria giuridica, fonte di diritto, e questo ce l'ha già dimostrato la sentenza di luglio del tribunale di Roma, laddove è stata consentita l'adozione ad una coppia di donne proprio in base alla continuità affettiva. Questo tema, che viene volutamente banalizzato, è invece di grandissima novità perché si parla della continuità affettiva come una forza generativa in grado di dare origine ad altro; una continuità affettiva che in primo luogo tutela le relazioni preesistenti, quindi con la famiglia d'origine e con le altre figure di riferimento. Tra l'altro, si sottolinea un'innovazione importante già presente nel nostro ordinamento: la continuità affettiva rende ancora più forti i diritti del minore, l'essere il minore soggetto giuridico, perché, per poter procedere all'affido piuttosto che all'adozione, il minore deve essere audito. Laddove questo passaggio non ci sia stato, cioè se il minore non sia stato ascoltato dal giudice, i provvedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità saranno considerati nulli. Anche questo è un elemento davvero di grande importanza. Perché lo sottolineo? Perché c'è un nesso con il male che attraversa la nostra società. Parlo della solitudine e del fatto che la continuità affettiva e la cura sembrano essere temi banali, quando invece devono interessare la politica ed essere al centro della nostra azione. La relazione affettiva è infatti per i minori un bisogno primario, insieme al bisogno educativo; oggi invece troppo spesso i nostri bambini non vedono rispettato il loro diritto alla cura affettiva ed educativa. Guardate che l'assenza di cura affettiva ed educativa è la motivazione più ricorrente nei casi di allontanamento dei bambini dalla famiglia di origine. L'assenza degli affetti è scientificamente dimostrato come oggi sia causa di strutturazione di disagi che poi nel tempo diventano vere e proprie patologie. È ormai accertato, in qualunque ricerca o studio scientifico, che la salute mentale degli individui è determinata in modo significativo dall'esperienza dei primi anni di vita. La promozione della salute di bambini e adolescenti, nonché la formazione dei genitori, dovrebbe essere e deve rappresentare una delle scelte strategiche, anche dal punto di vista della crescita della nostra collettività. In questo disegno di legge si verifica questo incontro positivo: finalmente tornano a parlarsi scienza, conoscenza e politica. Mettere al centro la continuità affettiva ha esattamente anche questo valore.