[pronunce]

che, tuttavia, la norma censurata, limitandosi a fissare una semplice modalità della azione esecutiva, evidentemente funzionale alla esigenza di imprimere - secondo quanto previsto dai commi 2 e 3 della stessa norma - una specifica destinazione alle risorse finanziarie dell'ente locale a tutela dell'interesse pubblico, non risulta di per sé lesiva né del diritto di agire in giudizio né del principio di eguaglianza garantito dall'art. 3 della Costituzione; che, per le considerazioni esposte, la questione va dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e l'art. 9 secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 253 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 10 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Calabria, sezione distaccata di Melito Porto Salvo, con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 159 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Reggio Calabria, sezione distaccata di Melito Porto Salvo, con la medesima ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 12 marzo 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 27 marzo 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA