[pronunce]

d) dell'art. 117 della Costituzione (nonché degli artt. 5 e 114 della Costituzione, in relazione alla lesione dell'autonomia legislativa regionale), in quanto, con riferimento alla materia dei trasporti, è riservata alla potestà legislativa concorrente dello Stato la sola disciplina delle «grandi reti», mentre la norma impugnata, vincolando le regioni interessate a seguire due criteri per regolamentare le linee ferroviarie interregionali – ovverosia, in alternativa, la prevalenza dei viaggiatori per chilometro sulle origini/destinazioni esclusivamente dell'utenza ferroviaria interregionale, ovvero l'esistenza di coincidenze nel nodo di Mestre-Venezia con ulteriori treni di lunga percorrenza – si sarebbe ingerita nel merito di scelte di dettaglio riservate alla potestà legislativa regionale; e) del principio di leale collaborazione con le Regioni, che imporrebbe allo Stato, in materie caratterizzate da competenza regionale primaria, di raggiungere un'intesa con la Regione; f) del principio di sussidiarietà e adeguatezza (art. 118 Cost.), in quanto i contenuti della norma impugnata sarebbero stati concertati – nel quadro del particolare iter procedimentale disciplinato dall'art. 65 dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia – tra quest'ultima e lo Stato, senza coinvolgere in alcun modo la Regione Veneto, quando invece i pubblici poteri devono essere esercitati ad un livello il più prossimo possibile ai cittadini, ammettendosi l'intervento dei livelli superiori di governo nei soli casi di inerzia da parte di quelli inferiori. 2. – Il ricorso è inammissibile. L'art. 127 della Costituzione stabilisce che «la Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato (…) leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto avente valore di legge». L'art. 32 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale) precisa che «la questione della legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge dello Stato può essere promossa dalla Regione che ritiene dalla legge o dall'atto invasa la sfera della competenza assegnata alla Regione stessa dalla Costituzione e da leggi costituzionali. La questione di legittimità costituzionale, previa deliberazione della Giunta regionale, anche su proposta del Consiglio delle autonomie locali, è promossa dal Presidente della Giunta mediante ricorso diretto alla Corte costituzionale e notificato al Presidente del Consiglio dei ministri entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto impugnati». Il decreto legislativo 1° aprile 2004, n. 111 – il cui art. 9, comma 7, è oggetto di impugnazione – è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 103 del 4 maggio 2004. Il ricorso è stato notificato al Presidente del Consiglio dei ministri presso la sede della stessa Presidenza il 10 luglio 2004, e cioè oltre il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione del decreto legislativo impugnato nella citata Gazzetta Ufficiale, e presso l'Avvocatura generale dello Stato il 2 luglio 2004, entro detto termine. 2. 1. – Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, «ai giudizi costituzionali non si applicano le norme sulla rappresentanza dello Stato in giudizio previste dall'art. 1 della legge 25 marzo 1958, n. 260 e dalla legge 3 aprile 1979, n. 103», con la conseguenza che per la rituale proposizione del giudizio l'atto deve essere notificato presso la sede del Presidente del Consiglio dei ministri. La richiamata giurisprudenza va confermata, non sussistendo ragioni per discostarsene, dato che la parte ricorrente non ha prospettato argomenti nuovi, anche per quanto concerne la statuizione che l'irritualità della notificazione non può essere sanata dalla costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei ministri, per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, quando tale costituzione sia avvenuta, come nel caso di specie, proprio per eccepire la predetta inammissibilità. Nella fattispecie in esame, quindi, non può ritenersi validamente instaurato il giudizio in forza della notificazione del ricorso al Presidente del Consiglio dei ministri, avvenuta nei termini presso l'Avvocatura generale dello Stato, ma tardivamente – per quanto precisato – presso la Presidenza del Consiglio dei ministri (v. ordinanza n. 42 del 2004; sentenza n. 333 del 2000).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile il ricorso indicato in epigrafe proposto dalla Regione Veneto avverso l'art. 9, comma 7, del decreto legislativo 1° aprile 2004, n. 111 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia concernenti il trasferimento di funzioni in materia di viabilità e trasporti), in riferimento all'art. 65 dello statuto della Regione Friuli-Venezia Giulia nonché agli artt. 3, 5, 76, 114, 117, 118, 123 della Costituzione. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il 15 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 29 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA