[ddlpres]

Disposizioni in materia di emissione deliberata nell'ambiente di organismi prodotti con tecniche di mutagenesi sito-diretta e cisgenesi, a fini sperimentali e scientifici. Onorevoli Senatori. – Le sfide che il settore agricolo è chiamato ad affrontare nei prossimi anni in tema di sostenibilità ambientale, anche alla luce del Green Deal europeo e delle strategie « Farm to Fork » e « biodiversità », impongono la ricerca di nuove tecniche e metodi di coltivazione finalizzati al miglioramento genetico delle piante per renderle più resistenti alle infezioni da parassiti, meno bisognose di prodotti fitosanitari e in grado di sfruttare meglio le risorse idriche e gli elementi fertilizzanti presenti nei suoli. Prospettiva peraltro in linea con uno degli obiettivi prioritari della FAO (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), ovvero produrre alimenti coniugando aumenti delle rese e sostenibilità ambientale. La guerra Russo-Ucraina ha evidenziato l'importanza degli approvvigionamenti specie con riferimento ai notevoli ed incontrollabili rincari dei costi di produzione, acuendo la necessità di migliorare la produttività dei sistemi agricoli nazionali. « Produrre di più con meno » è pertanto diventata la scommessa chiave anche in termini di sostenibilità economica per le imprese del settore. A fronte di tali sfide e anche in considerazione del cambiamento climatico che è in grado di arrecare danni anche irreversibili all'agricoltura e ai sistemi agroalimentari con l'aggravarsi degli eventi estremi, l'insufficienza idrica e i continui stress termici, l'applicazione in campo agricolo delle tecniche di editing genomico si rivela una risorsa preziosa in grado di riscrivere le regole del breeding vegetale a servizio di una coltivazione ambientalmente sostenibile ed economicamente più vantaggiosa. Il presente disegno di legge reca disposizioni in materia di emissione deliberata nell'ambiente di organismi prodotti con tecniche di editing genomico a fini sperimentali e scientifici, con l'obiettivo di superare il divieto di sperimentazione in campo così da consentire alla ricerca di poter valutare in campo aperto i notevoli risultati conseguiti in laboratorio. Come noto, le tecniche di editing genomico consentono di ottenere un organismo vivente con caratteristiche migliori e più performanti rispetto all'ambiente che lo ospita, utilizzando il suo stesso DNA. L' editing genomico è infatti un intervento di precisione che consente la correzione mirata di una sequenza di DNA attraverso l'utilizzo di proteine della classe delle nucleasi, la cui funzione può essere paragonata a quella di una forbice capace di « tagliare » il DNA nel punto desiderato. La tecnica di editing genomico più nota è denominata « CRISPR/Cas9 », perché utilizza la proteina Cas9, ed è stata scoperta nel 2012 dalle ricercatrici Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, una scoperta che è valsa loro il Premio Nobel per la chimica nel 2020. Mediante l' editing genomico si può introdurre in una varietà coltivata una qualsiasi mutazione favorevole che sia stata individuata in individui selvatici o in specie affini, senza introdurre nuovi geni e soprattutto evitando le tradizionali, lunghe pratiche di incrocio e di reincrocio: l'unica mutazione introdotta è quella che si desidera ottenere. Giova sottolineare che gli organismi ottenuti attraverso tecniche di cisgenesi non sono, tecnicamente, OGM (organismi geneticamente modificati) e sono, inoltre, indistinguibili, anche analiticamente, dai corrispondenti organismi non cisgenici. Ma se la scienza ha fatto straordinari progressi nella tecnica genomica nel costante rispetto delle caratteristiche della specie interessata, la legislazione è rimasta la stessa di oltre venti anni fa. Con la sentenza del 25 luglio 2018, causa C-528/16, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha addirittura equiparato alle piante geneticamente modificate, così come definite dalla direttiva 2001/18/CE, le piante ottenute mediante le tecniche di editing genomico e lo ha fatto in assenza di una legislazione europea aggiornata in materia. Tale sentenza, fortemente criticata per aver, di fatto, bloccato la ricerca in campo dell' editing genomico, è stata smentita concettualmente dalla stessa Commissione europea nel 2021, a seguito dei risultati di uno studio approfondito sulle nuove tecnologie genomiche. Nell'aprile dello stesso anno l'Esecutivo comunitario invitava quindi il Parlamento europeo a predisporre una disciplina specifica per le nuove tecniche, non più equiparabili, come afferma la stessa Commissione europea, agli OGM. Nelle more dell'adozione della normativa unionale in materia, è pertanto indispensabile che il nostro Paese assuma un'iniziativa nazionale per consentire l'avvio della sperimentazione in campo degli organismi ottenuti dalle tecniche di editing genomico. La normativa nazionale è tanto più urgente ed indispensabile in quanto l'immissione in commercio dei prodotti ottenuti tramite genome editing richiede anni di ricerca e sperimentazione, attività propedeutiche indispensabili per giungere a poter commercializzare immediatamente dopo l'autorizzazione unionale. Senza una normazione dell'attività di ricerca l'Italia si troverebbe svantaggiata di anni rispetto ad altri Stati membri che già oggi stanno sperimentando – pur non commercializzando – prodotti ottenuti attraverso le tecniche in parola. L'articolo 1 reca le finalità e l'oggetto del disegno di legge che mira appunto a consentire l'emissione deliberata nell'ambiente, a fini sperimentali e scientifici, di organismi prodotti con tecniche di editin g genomico mediante mutagenesi sito-diretta e cisgenesi. L'articolo 2 definisce le tecniche in parola alla luce delle indicazioni date dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (SDN-1 e SDN-2) e dalla Commissione europea. L'articolo 3 disciplina l' iter autorizzatorio che le istituzioni di ricerca e sperimentazione sono tenute a seguire per poter procedere all'emissione nell'ambiente dell'organismo ottenuto con le tecniche di editing genomico. La norma rimanda di fatto a quanto disciplinato dal decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, con riferimento all'emissione deliberata nell'ambiente di OGM per scopi sperimentali e scientifici. Gli articoli 4, 5 e 6 dispongono, analogamente a quanto previsto dal citato decreto legislativo con riferimento all'emissione nell'ambiente di OGM, in merito agli adempimenti riguardanti la consultazione e l'informazione pubblica e con la Commissione europea, prevedendo, tra l'altro, l'obbligo, per le istituzioni autorizzate all'emissione, di trasmettere all'Autorità nazionale competente una relazione conclusiva contenente il riferimento ai possibili rischi e impatti per la salute umana e animale e per l'ambiente. L'articolo 7 rimanda al decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, per quanto riguarda: le spese relative alle ispezioni e ai controlli nonché al funzionamento della Commissione interministeriale di valutazione di cui all'articolo 6 del medesimo decreto; le sanzioni in caso di inosservanza delle disposizioni di cui alla presente legge e del decreto legislativo medesimo in quanto compatibili; le attività di vigilanza.. 1 (Oggetto e finalità) 1