[pronunce]

che, a suo avviso, quanto al prospettato contrasto con l'art. 16 Cost., l'avvenuta «introduzione nel codice della strada del meccanismo della patente a punti di cui all'art. 126-bis», e con essa «la previsione del fermo amministrativo» del veicolo, renderebbe «a maggior ragione imprescindibile l'opponibilità avanti all'autorità giudiziaria degli atti di accertamento di violazioni al codice della strada», e ciò al fine di «garantire l'effettività del diritto stesso dei cittadini di poter liberamente circolare in “qualsiasi” parte del territorio nazionale»; che, infine, in riferimento all'ipotizzato contrasto con gli articoli 111 e 113 della Carta fondamentale, il predetto giudice a quo si limita a rilevare come la disposizione impugnata vanifichi «l'intento di rendere accessibile la tutela giurisdizionale contro i provvedimenti della P.A.». Considerato che i Giudici di pace meglio indicati in epigrafe hanno, tutti, sollevato questione di legittimità costituzionale – in relazione agli artt. 2, 3, 16, 24, 111 e 113 della Costituzione – dell'art. 204-bis, comma 3, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), disposizione introdotta dall'art. 4, comma 1-septies, del decreto-legge 27 giugno 2003, n. 151 (Modifiche ed integrazioni al codice della strada), aggiunto dalla legge di conversione 1° agosto 2003, n. 214; che tutte le questioni sollevate, per la loro evidente connessione, vanno trattate congiuntamente, per cui va disposta la riunione dei relativi giudizi; che questa Corte, investita di analoghe questioni aventi ad oggetto sempre l'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992, ha concluso nel senso dell'illegittimità costituzionale di tale disposizione (sentenza n. 114 del 2004); che, pertanto, in relazione alle questioni sollevate da tutti gli odierni rimettenti deve darsi atto che questa Corte ha già affermato che l'imposizione dell'onere economico di cui all'art. 204-bis, comma 3, del d.lgs. n. 285 del 1992 finisce «con il pregiudicare l'esercizio di diritti che l'art. 24 della Costituzione proclama inviolabili, considerato che il mancato versamento comporta un effetto preclusivo dello svolgimento del giudizio, incidendo direttamente sull'ammissibilità dell'azione esperita» (così sentenza n. 114 del 2004); che, dunque, alla stregua di tale sopravvenuta decisione vanno restituiti gli atti ai suddetti giudici a quibus.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti ai Giudici di pace di Roma, sezione distaccata di Ostia, Marsiconuovo ed Isili. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 febbraio 2005. F.to: Fernanda CONTRI, Presidente Alfonso QUARANTA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 marzo 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA