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i poteri delle amministrazioni, in qualche modo, si affievoliscono nel periodo di avvicinamento alla loro scadenza, proprio per evitare che un organo in scadenza di mandato con le sue scelte produca effetti permanenti per il futuro, vincolando o condizionando le scelte dei nuovi titolari delle potestà amministrative (in questa direzione, fra le tante e molteplici sentenze, si cita Tar Puglia, sentenza n. 382/04); laddove non si dimostri la sussistenza di ragioni di urgenza ed improrogabilità, o di scadenze perentorie fissate dalla legge o di un ipotetico danno che sarebbe derivato dal ritardo nell'approvazione, l'adozione del PUC in prossimità del rinnovo del Consiglio comunale lascia senza dubbio perplesso ogni osservatore, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno verificare e conseguentemente prendere gli opportuni provvedimenti di competenza nel segnalato caso di Altavilla Irpina, che ha visto l'adozione di un atto così importante e sistemico, come lo strumento urbanistico, deliberato a soli venti giorni dalle elezioni amministrative. Atto n. 4-02677 TOSATO Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che Poste italiane ha annunciato la chiusura degli uffici postali di via Arsenale e di via Marsala a Verona, rispettivamente a febbraio e ad aprile 2020; considerato che: gli uffici postali sono considerati presidi di sicurezza con una funzione sociale, oltre che di servizio per i cittadini; i due uffici postali servono i residenti di due importanti quartieri della città scaligera, quali Borgo Trento e Valdonega, e pertanto la loro chiusura può creare rilevanti disagi per la popolazione e desta preoccupazione nella comunità veronese, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non ritenga opportuno adoperarsi con Poste italiane, al fine di riconsiderare la decisione di procedere alla chiusura dei due uffici postali di via Arsenale e di via Marsala a Verona. Atto n. 4-02678 MONTANI SIRI Al Ministro per gli affari europei Premesso che: in conseguenza della crisi che ha colpito i mercati finanziari dell'Unione europea, negli scorsi anni numerose banche italiane in grave crisi, al fine di evitare il dissesto, hanno potuto fare ricorso in via esclusiva alle procedure autorizzate dai regolamenti dell'Unione europea; con l'obiettivo di garantire la solidità del sistema bancario e finanziario, la Bank recovery and resolution directive del 2014 (direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio), in vigore dal gennaio 2016, parla chiaramente dell'obbligo per azionisti e creditori di contribuire al risanamento dei conti, accollandosi parte dei costi in applicazione del noto, discusso e controverso meccanismo del bail-in ; con riguardo alle vicende che hanno interessato le banche italiane negli scorsi anni, si ricorda come la Direzione generale per la concorrenza della Commissione europea (DG Comp) abbia applicato con irreprensibile rigore la procedura " burden sharing ", procedimento disciplinato dall'articolo 132 della direttiva 2014/59/UE, che stabilisce che qualsiasi aiuto pubblico ad una banca deve essere esaminato e approvato dalla Commissione europea e, soprattutto, deve essere erogato solamente in seguito alla riduzione del valore nominale di azioni e obbligazioni subordinate, secondo la logica della "condivisione degli oneri" che dà il nome alla medesima procedura; quest'azione ha bocciato il salvataggio della banca italiana Tercas mediante ricorso al fondo interbancario di tutela dei depositi (FIDT), con la motivazione che la stessa banca, pur operando con i capitali privati, agiva sotto il controllo delle autorità pubbliche italiane (segnatamente, della Banca d'Italia): decisione, questa, che determinò un pesante aggravio di spese in carico ai risparmiatori coinvolti dalla crisi di Tercas; considerato che in questi giorni la medesima Direzione generale ha invece deciso di approvare il piano per il salvataggio di NordLB ("Norddeutsche Landesbank Girozentrale"), consentendo un'iniezione di capitale pari a 3,6 miliardi di euro, dei quali 2,8 miliardi in liquidità a carico degli azionisti pubblici (Bassa Sassonia al 59,13 per cento, Sassonia-Anhalt al 5,57 per cento e un gruppo di casse di risparmio locali per la restante quota). Via libera che è stata concessa in virtù del fatto che, secondo la Commissione europea, tale salvataggio avverrebbe alle stesse condizioni di un salvataggio privato, nonostante autorevoli fonti stampa abbiano riportato che in questo stesso caso il tentativo di salvare la banca con fondi privati sia fallito in tempi rapidissimi, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non consideri opportuno segnalare la questione e chiedere le differenze tra il caso tedesco ed i casi italiani, al fine di ricevere dettagli esaustivi, per fare piena e totale chiarezza sul caso e soprattutto fugare ogni dubbio di incoerenza e disparità di trattamento tra soggetti di Stati diversi; se non ritenga necessario richiedere chiarimenti rispetto ai motivi per i quali la Commissione europea ha, da un lato, fatto richiesta di appello alla Corte di giustizia contro la sentenza favorevole alla banca Popolare di Bari sul caso Tercas, e, dall'altro, concede alle autorità pubbliche tedesche la possibilità di effettuare un'ingente iniezione di capitale pubblico per salvare una banca con un capitale largamente insufficiente ed una redditività irrisoria. Atto n. 4-02679 PUCCIARELLI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione Premesso che: il trattamento di fine rapporto o fine servizio, denominato TFR o TFS, è una somma accantonata dal datore di lavoro e che viene corrisposta al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto di lavoro cessa per qualsiasi motivo; a normativa vigente, l'erogazione dei trattamenti di fine servizio per i dipendenti pubblici avviene con notevole ritardo rispetto alla data di collocamento del lavoratore in quiescenza; l'articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, dispone infatti la liquidazione dei trattamenti di fine servizio per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni decorsi 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, ovvero decorsi 12 mesi in caso di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio, per collocamento a riposo d'ufficio a causa del raggiungimento dell'anzianità massima di servizio prevista; anche per ovviare alle conseguenti difficoltà recate ai pensionati, l'articolo 23 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, ha introdotto l'istituto dell'anticipo del trattamento di fine servizio (TFS), in base al quale i dipendenti delle amministrazioni pubbliche collocati in pensione possono avanzare a banche ed intermediari finanziari una richiesta di finanziamento di una somma pari all'importo dell'indennità di fine servizio maturata;