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Di questo, però, non vi è assolutamente traccia nella risoluzione di maggioranza, anzi, c'è esattamente il contrario perché nel punto c) dell'impegno della risoluzione di maggioranza, dopo tutto quello che è accaduto (Savona contro Savona, l'Europa contro l'Europa), è scritto testualmente: «ad individuare le misure da adottare nel 2018 nel rispetto dei saldi di bilancio ed a riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei per quanto riguarda i saldi di bilancio 2019-2021». Quindi anche sulla vicenda delle clausole di salvaguardia, fate un'operazione di sterilizzazione che, alla fine, sarà compensata con dei tagli alla spesa, con tutto quello che ciò comporta dal punto di vista dell'effetto recessivo. Infatti, se a parole, continuate a dire che bisogna cambiare le regole europee, che bisogna forzarle, e poi nella risoluzione scrivete altro, evidentemente state adottando una nuova tecnica: da una parte continuate a fare propaganda anche in quest'Aula e dall'altra c'è una diversa concretizzazione. Vedete - e mi rivolgo al Ministro, al relatore e ai colleghi della maggioranza - nessuno pretendeva che voi faceste da capo i quadri tendenziali, le tabelle e il librone ma la risoluzione avrebbe dovuto contenere degli impegni precisi, più coerenti con quello che avete detto e ripetuto negli interventi. Era il minimo che ci aspettavamo. Poi vedremo le Note di aggiornamento, ma non si può continuare a declamare in un certo modo, a fare affermazioni come se si continuasse la campagna elettorale quando poi le risoluzioni presentano un quadro assolutamente diverso. Per questo motivo dico al senatore Bagnai che forse sarebbe stato meglio guardare alla nostra risoluzione piuttosto che a quella della maggioranza. Noi avanziamo delle proposte chiare e precise, queste sì di forzatura chiara e ragionevole delle regole europee perché, per quanto riguarda le clausole di salvaguardia, noi proponiamo di compensarle con un deficit al 2 per cento di PIL per il triennio 2019-2021 in modo tale da avere le risorse aggiuntive (0,5 per cento di PIL, neanche tanto, nel 2019 e 1 per cento di PIL per il 2020 e 2021) per un programma triennale di investimenti; perché noi dobbiamo rimettere in campo gli investimenti pubblici. È quello il modo per far riprendere anche gli investimenti privati, ma bisogna trovare le risorse. Se invece si fa l'altra operazione ancora una volta le risorse non ci saranno. Il piano di investimenti che noi proponiamo (per la verità sono tre anni che lo proponiamo inascoltati) riguarda investimenti pubblici sani e di qualità, un green new deal che investa nel territorio, nella cura, nell'ambiente e nell'innovazione. Bisogna rilanciare le politiche della salute: i dati della disuguaglianza non sono solo ed unicamente quelli sulla povertà, su cui bisogna pure agire rapidamente, ma sono anche quelli degli 11-12 milioni di persone che hanno rinunciato a curarsi. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 16,20) ( Segue DE PETRIS). Bisogna quindi impedire che, ancora una volta, magari anche per sterilizzare l'IVA, si vada a tagliare la spesa sanitaria. Bisogna portarla ad un livello non inferiore al 6,6. È quindi chiaro che si rende necessaria una modifica del fiscal compact , altrimenti quello che voi dite a parole non potrà essere assolutamente realizzato. Tra l'altro, i programmi di investimenti vanno concentrati almeno per il 45 per cento nel Mezzogiorno. Bisogna inoltre investire in ricerca, università, servizio sanitario. Proponiamo che le altre risorse vengano reperite attraverso il rafforzamento di un seria web tax , attraverso il contrasto all'evasione (altro che flat tax ). Lo abbiamo detto e lo ribadiamo ancora una volta: le regole vanno forzate per gli investimenti, non per coprire i buchi della flat tax . Di tutti questi impegni, che per noi erano realizzabili e che potevano essere inseriti nella vostra proposta di risoluzione, non abbiamo trovato traccia, anzi il contrario. Per questo motivo, i senatori di Liberi e Uguali voteranno contro la proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi del Gruppo Misto-LeU) . URSO (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. URSO (FdI) . Signor Presidente, colleghi senatori, in quest'Aula, nel dibattito sulla fiducia, ci siamo qualificati come opposizione propositiva, perché avremmo intenzione di avanzare alcune nostre proposte. Ma che proposte dobbiamo avanzare, senatore Bagnai? Il relatore, prima in fase di relazione, poi in fase di replica, ha detto delle cose, anche in maniera calorosa, che noi condividiamo pienamente, ad esempio in merito al quadro tendenziale che è profondamente modificato rispetto a quanto ci viene illustrato dal Documento di economia e finanza presentato dal precedente Governo, in merito al contesto europeo (pensiamo soltanto alle decisioni della Banca centrale europea), in merito al contesto internazionale (pensiamo alla politica daziaria degli Stati Uniti o alla loro nuova politica sanzionatoria nei confronti dei nostri partner ), in merito alla crescita mondiale e alla crescita del commercio mondiale che si è arrestata, in merito alla crescita del prezzo del petrolio rispetto allo scorso anno, che qualche conseguenza sul sistema produttivo italiano ce l'ha. Peccato che nella proposta di risoluzione di maggioranza non vi sia niente di tutto ciò. Anche per quanto riguarda le premesse, si fa riferimento in due righe al fatto che l'ISTAT segnala il rischio di sovrastima della crescita, senza spiegare le conseguenze di questa sovrastima, né che la Commissione europea stima un saldo strutturale ben peggiore rispetto al Documento di economia e finanza. Viene solo citato, senatore Bagnai, questo aspetto strutturalmente diverso del contesto in cui dovrete e dovremo, come Paese, affrontare le condizioni economiche. Tra l'altro, senatore Bagnai, ci ha portato un esempio molto bello quando ha parlato della Germania: ci ha detto che non dobbiamo prendere esempio né lezioni dai tedeschi. Ieri - lo dico sottovoce - il Presidente del Consiglio dei ministri è stato ricevuto da Angela Merkel e ha detto che l'Italia deve prendere lezioni dalla Germania per quanto riguarda gli uffici di collocamento. Mi sembra di notare una leggera differenza con quello che dice lei. Si passa da un'Italia che non ha bisogno di lezioni dalla Germania a un'Italia che ieri - non un mese fa - il Presidente del Consiglio ha detto che deve prendere lezioni dalla Germania, tra l'altro chiedendo alla cancelliera Merkel fondi europei per la lotta alla povertà e illustrando, giustamente, una condizione reale: oltre cinque milioni di poveri, di cui quasi tre milioni che si rivolgono alle strutture della Caritas per poter sopravvivere. Ma non è una bella figura dire che siamo un Paese di poveri e che abbiamo bisogno dell'Unione europea per sopperire alla nostra povertà. Non è esattamente ciò che lei ha illustrato. Ancora più serio è ciò che ha detto il ministro dell'economia Tria in riferimento all'azione dell'Italia. Cari colleghi, vi invito - mi rivolgo soprattutto ai colleghi della maggioranza - a leggere le premesse e il dispositivo della risoluzione. La leggo insieme a voi.