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Italia Viva vuole snellire l'Italia, renderla un Paese più agile e moderno. Per questo non possiamo che condividere l'impianto e la vocazione del decreto semplificazioni, che rappresenta le fondamenta per dare il via al piano choc ; la proposta con la quale da mesi sollecitiamo la maggioranza e il Governo affinché si sblocchino cantieri per circa 130 miliardi di euro, così da creare occupazione e velocizzare il Paese. Accogliamo con favore il fatto che il Governo in questi mesi, grazie al pressing di Italia Viva, abbia maturato la posizione, individuando a sua volta negli investimenti in grandi infrastrutture pubbliche uno dei punti saldi dai quali far ripartire il Paese. In che modo? Semplificando le procedure d'appalto; creando i presupposti per mettere in circolo miliardi che, pur essendo già stati stanziati per grandi opere pubbliche, continuano a restare arenati nelle sabbie mobili della burocrazia, e rimettendo in moto così interi territori e comunità. Se vogliamo uscire dalla crisi in cui il coronavirus ha sprofondato il nostro Paese, dobbiamo investire in rapidità, concretezza, snellimento delle procedure e digitalizzazione. Serve essere tutti convinti, anche in questo Parlamento, della necessità di rendere l'Italia più moderna, senza dover per forza guardare con diffidenza ogni iniziativa che punti a superare lentezze e cavilli, vuoi che si tratti di sbloccare gli stadi, vuoi che si tratti di ricorrere all'affidamento diretto per le gare di importo minore. C'è una parte dell'Italia, anche in questo Parlamento, che guarda con preconcetti ideologici a tutto ciò che mira a superare l' impasse burocratica. C'è una parte dell'Italia che pensa che smantellare la burocrazia voglia dire aggirare la legalità, quasi voler fare i furbi, mentre è vero il contrario e anche questo lo abbiamo dimostrato con il nostro Governo, a suo tempo, con tanti esempi: penso ad Expo, alla ricostruzione di Pompei e ad altro ancora. È a quella Italia che oggi ci rivolgiamo, per dire che legalità non fa rima con lentezza; rispettare la legge non può voler dire impiegare anche decenni per avviare un cantiere pubblico (nota bene: avviare, e non concludere); un imprenditore non può attendere anni che una sentenza gli dica se può riaprire o meno il suo locale o la sua azienda; un cittadino non dev'essere costretto a fare la spola tra decine di uffici pubblici per una pratica che dovrebbe essere sbrigata in pochi minuti. Insomma, con il decreto semplificazioni cerchiamo di dare un contributo importante per passare dalle parole ai fatti. Con il nostro Governo Renzi avevamo avviato diversi processi di semplificazione: adesso è ora di implementarli, affinché possano riaprire i cantieri e si possano costruire strade, ponti, infrastrutture e collegamenti, in modo da proiettare l'Italia nel futuro che merita. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pirovano. Ne ha facoltà. PIROVANO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, vorrei partire trattando di un articolo di cui non ha parlato nessuno e di cui probabilmente non parlerà nessuno neanche oggi. È un articolo fondamentale, ossia il 18. L'articolo 18, dopo mesi, finalmente ristabilisce un minimo di giustizia per i sindaci. Il 2 marzo qualcuno ha avuto la malaugurata idea, in piena emergenza, soprattutto in Provincia di Bergamo, dove abito e faccio il sindaco da undici anni, di togliere ai sindaci, che hanno la responsabilità della salute pubblica, il potere di ordinanza. Fino all'8 marzo - giorno in cui è stata istituita la cosiddetta zona arancione in Lombardia - i sindaci non avevano alcun potere, se non quello della parola; si sono quindi ritrovati a non poter fare ordinanze e hanno convinto i bar, i ristoranti, i negozi e qualcuno addirittura le fabbriche a chiudere per salvare la vita dei propri cittadini. Oggi finalmente questo potere è stato restituito, ma non mi pare, nonostante l'incubo che abbiamo vissuto nella nostra zona e il grande lavoro, indispensabile, che hanno svolto i sindaci, che in questo provvedimento si sia dimostrata attenzione nei confronti degli enti locali. Credo allora che tanti in questa sede non abbiano capito assolutamente niente di quello che stava succedendo da noi. Purtroppo, da quando ho avuto la fortuna di poter scendere qui viva, in salute, mi sono resa conto che non avete capito - se non pochissimi di voi - neanche oggi; altrimenti, non si sentirebbero frasi come quelle che ho sentito pronunciare ieri («la gente muore anche di altro»). E nessuno di voi si permetterebbe di stare in Aula o in Commissione senza mascherina e senza mantenere il distanziamento, almeno per rispetto nei confronti di chi la tragedia l'ha vissuta da vicino e si trova a lavorare in condizioni veramente poco belle. I sindaci, durante l'emergenza, sono stati abbandonati da tutte le istituzioni: la prefettura era totalmente assente; la Provincia l'avete distrutta e quindi era inesistente. I sindaci sono stati privati dei poteri, ma hanno avuto una grande forza, che veniva dalla capacità dei Comuni di fare rete, dalla collaborazione a prescindere dal colore politico - cosa che in questa sede mi pare abbastanza impossibile da mettere in pratica - e dal volontariato. (Applausi) . Sapete cosa sarebbe successo senza i Comuni e i volontari? Non parlo solo di quelli della Protezione civile, ma anche dei privati cittadini, che hanno messo in pericolo la loro salute e la loro vita per salvare i loro compaesani, gli anziani che abbiamo convinto - prima che qualcuno si svegliasse e lo dicesse loro - di rimanere a casa o di mettere la mascherina, che all'inizio erano consigliate solo ai malati. Certo: non c'erano e, quindi, come potevate dire alla popolazione di indossarle? Sarebbe andata nel panico. Le mascherine non c'erano e la gente, senza indossarla, è morta. (Applausi) . I volontari hanno salvato i loro concittadini, portandogli a casa cibo e medicine; in caso contrario, gli anziani, se non di Covid, sarebbero morti di fame o per altre malattie. I sindaci, assieme, hanno aiutato gli ospedali, organizzando raccolte fondi e comprando respiratori, barelle e macchine per eseguire le radiografie toraciche. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 12,03) ( Segue PIROVANO). Ci hanno aiutato le Forze dell'ordine, fornendo le mascherine e qualsiasi cosa di cui si avesse bisogno. Abbiamo presentato alcuni emendamenti sui Comuni, che sono spariti. Qualcuno è stato reso inammissibile in modo incredibile, come quello sui segretari comunali, con il quale chiedevamo semplicemente che i vice segretari, in assenza dei segretari, potessero esercitare la loro funzione. (Applausi) . Quando qualcuno ci dirà che fine hanno fatto i segretari, i concorsi, i risultati e le prove? Non si sa assolutamente più niente. Avete presente cos'ha significato in provincia di Bergamo, dove ci sono una trentina di segretari per 243 Comuni, non avere un segretario comunale in piena emergenza Covid?