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Se lo ha fatto Napoleone, allora probabilmente lo può fare anche il Governo, qualche Ministro, qualche Sottosegretario, i componenti della maggioranza che hanno un posto di responsabilità, perché o si conosce la macchina, si sa come funziona e si conosce la storia d'Italia - perlomeno dal dopoguerra - nei dettagli e nella prassi, altrimenti la burocrazia non la si sconfigge. Una pratica, cioè, va seguita fino alla fine. Nelle considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia di venerdì scorso, è scritto che si tratta di una crisi di domanda e di offerta: «l'intera catena del valore rischia di rompersi per nascere con nuove geometrie»; il che, tradotto, vuol dire: probabilmente da questa crisi verrà fuori un'economia diversa, in cui i giudizi di valore e i consumi cambieranno. Certi prodotti che valevano 10, varranno allora 1 e certi prodotti che valevano 1 andranno a 10. È un mondo diverso che va affrontato e sul quale il Governo deve riflettere. Per le banche, ci sarà una nuova ondata di non performing loan : è sicuro (sono passati anni e quelli del Monte dei Paschi, per un valore di 10 miliardi di euro sono sempre là). Sul codice degli appalti va poi ripreso il modello Genova e va attuato. Queste sono un po' di note che ho pensato di sottoporre, in spirito costruttivo, perché il giudizio d'insieme sulla manovra da parte di Forza Italia non può essere positivo e si tradurrà a suo tempo, oggi o domani, in un voto contrario. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signori del Governo, ho chiesto di intervenire per fare un atto di ottimismo. Nel senso che è fuori di dubbio che non si possa confidare in una correzione in questi giorni di questo provvedimento: il mio ottimismo, però, è di sperare che la maggioranza assuma una iniziativa di correzione nel decreto rilancio. Credo di interpretare il pensiero non tanto di noi parlamentari, ma dei cittadini italiani. Ciascuno di voi avrà avuto la possibilità di parlare con dei piccoli e medi imprenditori e si sarà reso conto che vi è non solo insoddisfazione ma oggi vi è anche rabbia. Io ho dovuto discutere e litigare, perché ho sostenuto che questo Governo non ha voluto fare un regalo alle banche, come sostiene la vulgata. Tanti dicono: «ma come, ci danno un prestito e poi si rinegozia il debito precedente?». Signor Sottosegretario, io vorrei tanto che ragionassimo insieme su questo punto. La garanzia dello Stato ha una sua ratio : in una situazione grave si deve garantire liquidità al sistema economico (in questo momento e non fra due anni), ma, siccome non si hanno i soldi della Germania, si è inventato il sistema della garanzia dello Stato (questa è la ratio di tale garanzia); ma essa deve essere in grado di garantire effettivamente la finalità per cui viene data, ossia l'immediata liquidità. Noi allora ci troviamo di fronte al fatto che se si tratta di una grande impresa, anche se ha una situazione debitoria nei confronti delle banche, non deve rinegoziare il debito; se si tratta invece di una piccola o media impresa, deve rinegoziare il debito, purché sia garantito il 10 per cento di finanza. È proprio scritto letteralmente, signor Sottosegretario: è letterale, non è un'interpretazione, ed è questo quello che avviene. Lei conosce meglio di me l'imprenditrice che è andata a «Porta a porta»: ha ottenuto 200.000 euro rispetto ai 300.000 euro richiesti, avendo 135.000 euro di debito; anzi, non propriamente di debito, ma relativi al finanziamento che la banca le aveva concesso. E lei mi insegna che, se la banca ha già concesso un debito, l'ha concesso con garanzia ipotecaria o con qualsiasi altra garanzia (fideiussoria o quello che sia). Ora, questa garanzia dello Stato doveva valere per una somma che doveva essere tenuta distinta dalla precedente posizione debitoria; se non si garantisce la distinzione, il sistema non si regge, perché poi secondo me viene meno la stessa ratio della garanzia. Lei sa meglio di me che nel debito complessivo delle imprese ci possono essere anche dei debiti che derivano da rapporti personali dell'imprenditore e che sono stati caricati sull'azienda; tali debiti non hanno nessuna giustificazione per essere garantiti dallo Stato (o, meglio, per essere ripianati, perché in quel caso vengono ripianati). Non so se sarà corretto o no quello che abbiamo letto in questi giorni sul recovery plan , a proposito di un'ipotesi di scaglionamento dei finanziamenti fino al 2024-2025. Se così fosse, noi abbiamo una necessità impellente; ci sono molte piccole aziende che non stanno riaprendo. Lei lo sa meglio di me, perché ogni tanto percorre il tratto di strada tra Camera e Senato: già in questo tragitto ci sono dei piccoli ristoranti che hanno chiuso, perché non c'è neanche questo minimo aiuto. Io non le sto facendo un intervento da opposizione, signor Sottosegretario, ma un intervento per tentare di fare qualcosa; anche se lei mi dicesse che quello che dico è sbagliato e che potremmo risolvere la cosa in un altro modo io potrei essere d'accordo, ma il problema che ci dobbiamo porre è capire se c'è liquidità. Perché si è inventata la garanzia? Ho apprezzato la scelta che avete fatto, perché difficilmente avremmo potuto garantire liquidità alle piccole imprese; però allora bisogna renderla effettiva. Ciò che è scritto nei vari provvedimenti a favore degli investimenti, della liquidità, del modo di operare da parte delle piccole imprese noi dobbiamo renderlo effettivo. Questo però a giorni - e non lo dico io - perché altrimenti la gente comincerà a pensare che sono chiacchiere. Lei avrà letto come me l'intervista del Presidente del Senato, che ha parlato chiaramente della necessità che i soldi siano versati al più presto, entro l'anno, almeno sulle piccole cose, altrimenti non si può andare avanti. La richiesta è quindi di una valutazione effettiva di quello che sta succedendo. La banca può aspettare che sia ripianato quel suo precedente credito, dal momento che lo avrà concesso certamente per una garanzia fideiussoria o addirittura di ipoteca immobiliare; invece proceda immediatamente alla liquidità per la garanzia dello Stato, altrimenti diamo anche l'immagine di uno Stato che non è in condizione di essere rispettato per la garanzia che ha concesso. Io ho questa difficoltà e individuo un problema serio per il nostro Paese. Quando alcune di queste aziende non apriranno nel giro di alcuni mesi, vorrà dire che il nostro sistema produttivo sarà fallito ed è una cosa su cui dobbiamo intervenire insieme; non mi interessano i ruoli di opposizione o di maggioranza: sono disponibile, come credo tutti nel mio Gruppo, a collaborare per risolvere questo problema (Applausi). PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrero. Ne ha facoltà. FERRERO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, cari colleghi, siamo qui oggi come dei figuranti a ripetere le nostre posizioni sui provvedimenti che si sono susseguiti nell'emergenza Covid.