[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 3, lettera b), e comma 4, e 3, comma 12, della legge della Regione Lombardia 6 marzo 2002, n. 4 (Norme per l'attuazione della programmazione regionale e per la modifica e l'integrazione di disposizioni legislative), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 7 maggio 2002, depositato in cancelleria il 16 successivo e iscritto al n. 34 del registro ricorsi 2002. Visto l'atto di costituzione della Regione Lombardia; udito nell'udienza pubblica dell'11 marzo 2003 il Giudice relatore Gustavo Zagrebelsky; udito l'avvocato dello Stato Franco Favara per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso notificato il 7 maggio 2002 e depositato il successivo 16 maggio il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato alcune disposizioni della legge della Regione Lombardia 6 marzo 2002, n. 4 (Norme per l'attuazione della programmazione regionale e per la modifica e l'integrazione di disposizioni legislative). Il ricorrente - oltre a censurare (a) l'art. 1, comma 3, lettera b), della legge regionale n. 4 del 2002, in tema di disciplina del Corpo forestale regionale, che sostituisce, con variazioni che si assumono puramente formali e pertanto ininfluenti, l'art. 2 della legge regionale 12 gennaio 2002, n. 2, già impugnato in via principale con precedente separato atto (iscritto al registro ricorsi n. 29 del 2002), e (b) l'art. 3, comma 12, della legge regionale n. 4 del 2002 (anch'esso di modifica di precedente normativa regionale), in tema di limiti minimi di distanza tra impianti per le telecomunicazioni e per la radiotelevisione e particolari unità abitative collettive (asili, scuole, ospedali, carceri e altre) - solleva, in particolare, questione di costituzionalità dell'art. 1, comma 4, della medesima legge della Regione Lombardia n. 4 del 2002, in quanto tale disposizione, prevedendo l'incompatibilità della carica di consigliere regionale «con quella di presidente e assessore provinciale, di sindaco e assessore di comuni capoluogo di provincia, nonché con quella di sindaco e assessore di comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti», introdurrebbe una fattispecie di incompatibilità nuova e diversa, in senso meno restrittivo, rispetto a quanto è stabilito dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), dal quale deriverebbe il principio generale - vincolante per le Regioni secondo l'art. 122 della Costituzione, che si assume pertanto violato - della «incompatibilità assoluta della carica di consigliere regionale con qualsiasi altra carica negli enti locali». 2. - La Regione Lombardia ha depositato in data 6 agosto 2002 - oltre il termine stabilito dall'art. 23, ultimo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale - atto di costituzione in giudizio, nel quale ha sostenuto con numerosi argomenti (poi ulteriormente ripresi e sviluppati in successiva memoria depositata) l'inammissibilità e comunque l'infondatezza del ricorso governativo. 3. - L'Avvocatura generale dello Stato, per il ricorrente, ha a sua volta depositato una memoria. Oltre a formulare deduzioni relativamente alle altre disposizioni impugnate, l'Avvocatura, quanto all'art. 1, comma 4, della legge regionale in argomento, che attenua la disciplina dell'incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e il mandato amministrativo negli enti locali «forse per risolvere qualche caso personale», contesta la lettura - prospettata dalla Regione resistente nell'atto di costituzione in giudizio - dell'art. 65 del decreto legislativo n. 267 del 2000, nel senso (opposto a quello dedotto con il ricorso) di una disposizione di estremo dettaglio, come tale priva di carattere vincolante. Tale lettura, secondo la parte ricorrente, è sorretta da una impropria premessa di fondo: quella secondo la quale, fino all'emanazione delle leggi statali di principio in materia, a norma del nuovo testo dell'art. 122 della Costituzione, le Regioni potrebbero legiferare senza alcun limite; ed è comunque una tesi rovesciabile nel suo opposto, poiché, se non sussistesse alcun limite di principio, allora il legislatore regionale si troverebbe nell'impossibilità di disporre alcunché, dovendo appunto attendere l'emanazione delle norme statali recanti i limiti di principio, costituzionalmente necessari a norma dell'art. 122 della Costituzione. In realtà l'art. 65 citato contiene, per l'Avvocatura, una previsione chiara e che è destinata a valere in termini vincolanti, a garanzia di un «evidente principio di razionalità», per evitare improprie commistioni di cariche politiche e amministrative e per prevenire situazioni di conflitto di interessi.1. - Con il ricorso in esame, il Presidente del Consiglio dei ministri solleva questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, lettera b), e comma 4, e dell'art. 3, comma 12, della legge della Regione Lombardia 6 marzo 2002, n. 4 (Norme per l'attuazione della programmazione regionale e per la modifica e l'integrazione di disposizioni legislative). Le norme così sottoposte al giudizio di legittimità costituzionale riguardano materie completamente diverse, senza alcun collegamento tra loro, e precisamente la disciplina del Corpo forestale regionale, l'incompatibilità dei consiglieri regionali, la protezione dall'esposizione ambientale a campi elettromagnetici indotti da impianti fissi per le telecomunicazioni e per la radiotelevisione. Il ricorso, uno nella forma, è plurimo nel contenuto. Esigenze di omogeneità e univocità della decisione inducono a distinguere le materie e a procedere, quindi, alla decisione separata di ciascuna questione o gruppo di questioni. Viene ora decisa la questione di legittimità costituzionale concernente la disciplina dettata dalla legge regionale lombarda in tema di incompatibilità dei consiglieri regionali. 2. - L'art. 1, comma 4, della legge della Regione Lombardia n. 4 del 2002 stabilisce che «in fase di prima attuazione dell'articolo 122 della Costituzione e in attesa di una disciplina organica della materia, la carica di consigliere regionale è incompatibile con quella di presidente e assessore provinciale, di sindaco e assessore di comuni capoluogo di provincia, nonché con quella di sindaco e assessore di comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti».