[massime]

Processo penale - Incompatibilità del giudice - Giudice che abbia già emesso il decreto che dispone il giudizio nei confronti di coimputati del medesimo fatto-reato - Mancata previsione della sua incompatibilità a partecipare al giudizio abbreviato nei confronti di imputati che abbiano richiesto di essere processati con tale rito - Prospettato contrasto con i principî di imparzialità e terzietà del giudice, con il diritto di difesa e con il principio del giudice naturale - Manifesta inammissibilità della questione.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 34, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata in riferimento agli artt. 24, 25 e 111, secondo comma, della Costituzione, in quanto la richiesta estensione dell’istituto dell’incompatibilità del giudice non si adegua al caso in cui questi, chiamato a giudicare alcuni imputati con il rito abbreviato, nell’ambito di un precedente procedimento penale abbia già emesso il decreto che dispone il giudizio nei confronti di altri coimputati del medesimo fatto-reato; ben potendo soccorrere, al fine di ostacolare l’eventuale pregiudizio all’imparzialità del giudice derivante da una sua precedente attività, il ricorso agli istituti dell’astensione e della ricusazione (artt. 36 e 37 cod. proc. pen.). - Per l’applicazione degli istituti dell’astensione e della ricusazione, secondo una logica 'a posteriori' e in concreto, v. sentenze (qui richiamate) n. 283/2000 e n. 113/2000, n. 351/1997, n. 308/1997, n. 307/1997 e n. 306/1997; ordinanze n. 431/1999, n. 277/1999, n. 178/1999 e n. 133/1999. - Per le ipotesi particolari decise in precedenza, v. sentenze n. 371/1996 e n. 241/1999 (qui richiamate). - Sul principio del giusto processo realizzato attraverso gli strumenti dell’astensione e della ricusazione, v. sentenze n. 113/2000 e n. 283/2000 (qui richiamate).