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nel nostro Paese l'ultimo piano oncologico è stato pubblicato nel 2013, ed elaborato nel biennio precedente, ben 10 anni fa, ponendosi, dunque, come un documento obsoleto rispetto ai progressi della scienza e della tecnica intervenuti negli ultimi anni; la difficile gestione del COVID-19 ha contribuito ad accrescere la consapevolezza della necessita? di un profondo rinnovamento tecnologico e di processo dell'assistenza oncologica, che deve rappresentare un vero e proprio traino per l'ammodernamento dell'intero servizio sanitario nazionale; nel nostro Paese ogni anno si stimano circa 89.000 nuove diagnosi di neoplasie rare, che colpiscono in media persone più giovani e comportano una sopravvivenza a 5 anni inferiore riaspetto a quella di chi sviluppa un tumore più frequente; a questi si aggiungano i quasi 180.000 italiani che ogni anno perdono la vita a causa di un tumore aggressivo, poco curabile, secondo l'AIRC, con le possibilità di trattamento attualmente a disposizione; appare quindi necessario individuare nuovi approcci e interventi che possano migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita di molti pazienti oncologici; la terapia con radioligandi, o radioligand therapy, si inserisce in questo scenario. Si pone come esempio innovativo della medicina di precisione, grazie al quale si intende individuare strategie di intervento mirate, sicure ed efficaci. La conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi biologici dei tumori e la comprensione delle differenze tra cellule malate e cellule sane hanno cambiato e stanno cambiando la cura del cancro, aprendo nuovi orizzonti per i farmaci che agiscono direttamente sulle cellule tumorali, non danneggiando quelle sane, consentendo di aumentare l'efficacia delle terapie; si tratta di un metodo innovativo che deriva dai progressi delle conoscenze in medicina nucleare e che tuttavia per sua natura richiede un'attenta pianificazione, dalle scelte di politica sanitaria all'adeguamento delle infrastrutture necessarie all'erogazione del trattamento. In Italia la terapia con radioligandi è disponibile già presso alcuni ospedali, ma vi sono certamente ampi margini di miglioramento per ottimizzarne l'impiego e per agevolarne l'uso dove necessario, così da garantire a tutti i pazienti con un'indicazione clinica alla terapia di accedervi. È quindi indispensabile considerare il portato di questa terapia, valutandone l'approccio terapeutico innovativo, l'efficacia, la qualità della vita per il paziente, la sostenibilità; la complessità di questa terapia necessita di un adeguamento infrastrutturale, nonché la gestione nell'ambito di un team multidisciplinare. A tal fine, dunque, è necessario che vi sia un'adeguata implementazione e istituzionalizzazione della terapia RLT affinché sia inserita all'interno delle politiche sul cancro, nazionali e regionali, e si ponga come un'alternativa di cura a disposizione dei pazienti; il piano oncologico nazionale, la cui adozione è prevista per i prossimi mesi, deve necessariamente seguire la via indicata dall'Europa, prevedendo azioni, tempistiche, finanziamenti e modifiche regolatorie e legislative per superare l'emergenza oncologica, al fine di rispondere concretamente alle gravi insufficienze strutturali dell'assistenza ai malati di cancro rese più che mai evidenti dalla pandemia. Inoltre, è fondamentale che prenda in considerazione gli sviluppi che la medicina ha raggiunto negli ultimi anni, e in un'ottica di maggiore inclusione preveda una cabina di regia che coinvolga anche le associazioni dei pazienti, impegna il Governo: 1) a provvedere all'adozione di un nuovo piano oncologico nazionale che sia in linea con il piano oncologico europeo, che consideri le nuove terapie sul cancro, prevedendo misure di supporto alle strutture di ricerca italiane per assicurare ai pazienti oncologici di fruire dell'innovazione, garantendo la competitività nella ricerca; 2) ad adottare iniziative volte a facilitare e semplificare i percorsi e i tempi autorizzativi con misure di supporto alla ricerca scientifica, in particolare quella innovativa; 3) ad avviare un dialogo, attraverso il Ministero dello sviluppo economico, con le principali industrie del farmaco mondiale affinché svolgano attività di ricerca e sviluppo nel nostro Paese; 4) ad adottare iniziative volte a sostenere lo sviluppo di centri multidisciplinari di alta specialità, nell'ottica di sviluppare nuove innovazioni terapeutiche, tra cui la terapia con radioligandi; 5) ad impiegare i fondi del PNRR per pervenire ad un ammodernamento della strumentazione tecnologica per la diagnosi delle malattie oncologiche ed onco-ematologiche; 6) ad attivare strumenti di coordinamento delle attività delle reti oncologiche regionali, al fine di garantire l'equa efficacia del modello su tutto il territorio nazionale. Interpellanze Atto n. 2-00085 ORTIS VANIN LANNUTTI CORRADO DI MICCO ANGRISANI Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della salute Premesso che: la sanità pubblica molisana sta vivendo, ormai da tempo, una situazione di emergenza e debolezza strutturale. Il commissariamento del servizio sanitario regionale, che va avanti da ben 12 anni, è servito soltanto a tagliare personale e a chiudere ospedali e reparti pubblici, oltre che a smantellare la rete di emergenza-urgenza e ridimensionare i presidi sanitari di comunità. Tutto questo è avvenuto mentre le strutture private accreditate hanno continuato a ingrandirsi in maniera sproporzionata, potendo contare su un "occhio di riguardo" da parte della politica locale e nazionale, oltre che sul riconoscimento di budget ed extra budget elevatissimi. A pagarne le conseguenze, ovviamente, sono stati i cittadini molisani, che in questi anni non hanno potuto accedere alle assistenze e cure garantite dalla nostra Costituzione; alcuni giorni fa il report di coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti riferito al 2019 (quindi prima della pandemia) ha evidenziato come il Molise, assieme alla Calabria, risultasse ancora una volta la peggiore Regione italiana nell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Nel 2020 alla crisi strutturale si è poi affiancata quella pandemica, che ha ulteriormente peggiorato la situazione. Alla creazione di un contesto così critico hanno contribuito anche alcune discutibili scelte operate in ottica anti COVID dalla Regione Molise e dall'azienda sanitaria regionale: il Molise, infatti, è l'unica Regione a non avere mai avuto un centro COVID; ciò ha creato una persistente promiscuità tra malati COVID e non, bloccando i ricoveri e le prestazioni sanitarie ordinarie, comprese quelle relative alle patologie tempo dipendenti; considerato che: la più grande emergenza continua ad essere la carenza di personale, con i bandi di concorso che sistematicamente non vengono attuati. In tutti gli ospedali, punti di pronto soccorso e presidi sanitari pubblici del territorio mancano medici specialisti e infermieri e questo, inevitabilmente, si ripercuote sulla capacità di tali strutture di rispondere efficacemente alla domanda di salute dei cittadini. Moltissime sono, infatti, le prestazioni ospedaliere e specialistico-ambulatoriali che rimangono inevase, e questo obbliga molti cittadini a ricorrere ai soliti privati accreditati, che da sempre godono di cospicui budget ed extra budget , contribuendo in maniera decisiva al cronico disavanzo finanziario del sistema sanitario regionale;