[pronunce]

che, ad avviso del rimettente, la sollevata questione è tuttora rilevante e ciò in quanto il richiamato jus superveniens "non ha abrogato, né espressamente, né implicitamente, le disposizioni previgenti, già oggetto di dubbio di incostituzionalità" e non è "suscettibile di incidere sulle domande proposte" dai ricorrenti, le quali hanno ad oggetto l'accertamento del diritto "all'erogazione del trattamento di prepensionamento di cui allo Statuto del Fondo di previdenza ... alla data dell'avvenuta realizzazione dei presupposti stabiliti da detto Statuto, data anteriore alla stessa proposizione dei ricorsi introduttivi di primo grado"; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo rinvia "integralmente" alla motivazione della precedente ordinanza di rimessione (iscritta al r.o. n. 101 del 1998) della medesima questione di costituzionalità, nella quale si assume che la denunciata disposizione contrasterebbe con gli artt. 41 e 38 della Costituzione - "che garantiscono l'autonomia privata sotto il profilo dell'iniziativa economica e delle forme di assistenza" - "non risultando individuabili nella norma le esigenze di tutela dell'utilità sociale che sole possono giustificare la limitazione del diritto costituzionalmente protetto"; che si è costituito il Fondo di previdenza "G. Caccianiga", parte appellante nel giudizio a quo, per sentir dichiarare infondata la proposta questione; che, inoltre, si sono congiuntamente costituite le parti appellate nel giudizio principale, concludendo per l'illegittimità costituzionale, per contrasto con gli artt. 38, 39 e 41 della Costituzione, del denunciato art. 18, comma 8-quinquies "se interpretato nel senso per cui viene vietata l'erogazione da parte dei fondi pensione complementari di trattamenti anticipati rispetto alla liquidazione dell'assicurazione generale obbligatoria"; che, con memoria depositata in prossimità dell'udienza, le medesime parti appellate, nello svolgere talune considerazioni critiche sulla sentenza n. 393 del 2000, hanno ribadito le conclusioni già rassegnate, invocando, altresì, una declaratoria di incostituzionalità anche dell'art. 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale, eccepita l'inammissibilità della questione, in quanto l'ordinanza è motivata soltanto attraverso il rinvio al precedente atto di promovimento dell'incidente di costituzionalità, ha concluso, nel merito, per una declaratoria di infondatezza. Considerato, preliminarmente, che i giudizi hanno ad oggetto questioni analoghe o, comunque, tra loro connesse, sicché gli stessi vanno riuniti per essere decisi con un'unica pronuncia; che, quanto all'ordinanza della Corte d'appello di Venezia (r.o. n. 495 del 2000), va osservato che il rimettente - dovendo decidere su una fattispecie relativa ad una prestazione integrativa erogata da un fondo ex esonerativo disciplinato dal decreto legislativo n. 357 del 1990 - prospetta, in ordine agli artt. 13, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e 18, comma 8-quinquies, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, nel testo introdotto dall'art. 15, comma 5, della legge 8 agosto 1995, n. 335, censure del tutto analoghe a quelle già scrutinate da questa Corte con la sentenza n. 393 del 2000, sia pure in riferimento all'art. 59, comma 3, della legge n. 449 del 1997; che, in quell'occasione, si è affermato, in linea di principio, che la previdenza complementare (integrativa o aggiuntiva del trattamento erogato dall'assicurazione generale obbligatoria) si colloca nell'alveo dell'art. 38, secondo comma, della Costituzione, secondo la scelta legislativa di istituire un collegamento funzionale tra la prima e la previdenza obbligatoria, quale momento essenziale della complessiva riforma della materia, al fine di assicurare funzionalità ed equilibrio all'intero sistema pensionistico; che, in virtù di tale premessa, si è escluso che la predetta disposizione contrasti con: l'art. 39 della Costituzione, in quanto trovano "giustificazione i limiti ed i vincoli addotti all'autonomia collettiva" per quanto attiene alla disciplina dell'accesso ai trattamenti pensionistici complementari; non senza tacere, peraltro, del rilievo che, a tal fine, assumono sia l'esistenza di "contropartite", rinvenibili segnatamente nella normativa di favore di cui i fondi godono dal punto di vista tributario, sia l'"opportuno contemperamento degli interessi" proprio con riferimento ai regimi aziendali integrativi di cui al decreto legislativo n. 357 del 1990, rispetto ai quali i medesimi vincoli possono essere derogati, in particolari ipotesi, dalla contrattazione collettiva; l'art. 41 della Costituzione, giacché "l'autonomia negoziale e la libertà di iniziativa privata devono comunque cedere di fronte a interessi di ordine superiore, economici e sociali, che assumono rilievo a livello costituzionale"; l'art. 3 della Costituzione, in quanto "le finalità di raccordo delle varie forme di previdenza complementare con il trattamento pensionistico di base" dimostrano che "la norma non si può reputare irragionevole", non prescindendo, peraltro, da "esigenze di equilibrio del quadro complessivo della finanza pubblica", né escludendo "ogni ipotesi di esonero dal divieto di anticipata prestazione", atteso che, "seppure a fronte di significative congiunture, il vincolo imposto al conseguimento delle prestazioni integrative del trattamento di base risulta, per le forme pensionistiche di cui al decreto legislativo n. 357 del 1990, non solo sensibilmente attenuato, ma, in definitiva, rimesso alla disponibilità delle parti sociali, con adeguato opportuno apprezzamento, dunque, delle aspettative dei destinatari delle prestazioni";