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se non reputi sia doveroso, per tutelare la legalità e la sicurezza pubblica, intervenire per sgombrare immediatamente le aree abusivamente occupate dai centri sociali che non svolgono attività per la collettività, ma diventano solo un luogo di aggregazione per delinquenti e disagiati, che trovano in motivazioni lontanamente riconducibili ad ideali politici una scusa per poter compiere azioni violente. Atto n. 4-03507 CENTINAIO BRUZZONE Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che a quanto risulta agli interroganti: a seguito dell'emergenza sanitaria dovuta al COVID-19 l'attività di gestione faunistica svolta dalle pubbliche amministrazioni, anche tramite gli ATC (Ambiti territoriali di caccia), da marzo 2020 è fortemente rallentata; oltre a ciò, la sospensione della caccia di selezione gestita dagli ATC, ha comportato il venir meno dello svolgimento degli interventi di riduzione della proliferazione della fauna selvatica, così come la sospensione dei censimenti degli ungulati. A ciò va aggiunto che si è interrotta anche la quantificazione dei danni provocati dai selvatici alle aziende agricole; i servizi dedicati dagli ATC alla fornitura dei materiali di prevenzione sono stati sospesi, impedendo alle aziende agricole di attuare tutte le forme di prevenzione dei danni alle colture, senza le quali non è possibile richiedere i risarcimenti per i danni prodotti dalla fauna selvatica; la chiusura dei macelli per il recupero delle carcasse ha aggravato la situazione, costituendo di fatto un altro ostacolo al contenimento della proliferazione della fauna selvatica, in particolare dei cinghiali; seppure l'attività di controllo da parte dei soggetti previsti dall'articolo 19 della legge n. 157 del 1992 sia proseguita, poiché è configurabile come servizio pubblico non sospeso dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo 2020, i metodi di selezione quali l'appostamento prevalentemente utilizzati non hanno dato i risultati sperati; gli scarsi risultati derivanti dalle attività delle guardie provinciali e regionali testimoniano come Regioni e Provincie dovrebbero essere poste in condizione dallo Stato, attraverso l'adozione di adeguata normativa, nel rispetto delle regole e applicando le modalità previste dal decreto COVID-19 (distanziamento sociale), di autorizzare anche l'attività di controllo tramite la pratica della "braccata" o della "girata"; ma soprattutto autorizzare, definendo regole chiare, gli agricoltori, ancorché non selettori, a "difendersi" dal proliferare degli ungulati procedendo direttamente con abbattimenti selettivi; come se ciò non bastasse, in questo periodo di pandemia sono state segnalate, tra l'altro, numerose azioni di disturbo alle attività svolte dai coadiutori o dai singoli agricoltori abilitati alla gestione delle gabbie o allo "sparo libero, nonché complicazioni notevoli per lo svolgimento della attività da parte degli operatori, in particolare da parte delle guardie venatorie volontarie; altri metodi di contenimento quali le gabbie di cattura per le nutrie, corvidi e grossa fauna sono stati oggetto di atti vandalici compiuti da sconosciuti, rendendo vane anche queste azioni: non tutte le Regioni concedono all'agricoltore che ne ha titolo, l'autodifesa per il cinghiale, o il prelievo straordinario di corvidi e piccioni da parte del titolare dell'azienda agricola, rendendo così disomogeneo l'intervento sul territorio di specie che si muovono nei territori confinanti tra le diverse regioni; in alcune regioni altri strumenti di contenimento alternativi all'abbattimento selettivo come la posa dei dissuasori visivi sul bordo delle strade, non è stata autorizzata, in quanto gli strumenti adottati non sono omologati; molte aziende non fanno la segnalazione del danno, perché l' iter di riconoscimento dello stesso molte volte non è compatibile con i tempi delle coltivazioni agricole; con la nota del 29 gennaio 2019 C(2019) 772-final la Commissione europea rispondeva ad un'istanza del Ministero delle politiche agricole, definendo i risarcimenti dovuti alle imprese agricole per i danni da fauna selvatica fuori dalla norma dell'aiuto di Stato e quindi del regime de minimis , si chiede di sapere: se non sia necessario coordinarsi con le Regioni per definire, in maniera uniforme, come effettuare i risarcimenti economici dei danni subiti e richiesti all'ATC o alla Regione per il periodo di blocco generalizzato di ogni azione dovuto al COVID-19, indipendentemente dalla competenza territoriale; se non sia necessario dare attuazione all'indirizzo della Commissione europea che esclude gli indennizzi per i danni da fauna selvatica dagli aiuti di Stato; se non sia necessario autorizzare le Regioni e le Provincie, nel rispetto delle regole e applicando le modalità previste dal decreto COVID-19 (distanziamento sociale), a consentire anche l'attività di controllo tramite la pratica della "braccata" o della "girata" o altre forme, anche attraverso l'adozione di puntuali modifiche alla normativa nazionale; per eseguire i piani di abbattimento e di controllo straordinario e per il raggiungimento dell'obiettivo di riequilibrare la densità animale nel territorio, se non sia necessario introdurre nella norma nazionale di settore ed abilitare nuove figure come i coadiutori, da intendersi come gli operatori abilitati dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano, previa frequenza di appositi corsi ed in possesso di licenze per l'esercizio venatorio, anche relativo alle specie selezionate, che agiscono secondo indirizzi definite dalle amministrazioni, nonché ai proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani di abbattimento e i controlli straordinari. Atto n. 4-03508 DE BONIS Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, l'organismo pagatore che gestisce direttamente a livello nazionale la maggior parte dei fondi destinati all'agricoltura ed ha funzione di coordinamento anche per le regioni in cui sono presenti organismi pagatori regionali, pare che in questi giorni stia avendo problemi di funzionamento; il giornale on line "Agricolae.eu" riporta, in un articolo del 20 maggio 2020, che il sistema delle erogazioni in agricoltura sta presentando delle difficoltà, visto che sono circa 2 settimane che i Centri di assistenza agricola (CAA) non riescono ad accedere al sistema AGEA, attraverso il quale le imprese agricole possono chiedere i contributi europei della domanda unica e del PSR; da quindici giorni, infatti, si stanno verificando importanti malfunzionamenti che fanno andare a rilento il lavoro. Potrebbe essere a causa della concentrazione delle attività, dopo il lockdown , che ha mandato in collasso il sistema informativo, ma anche, da quanto si apprende, a causa di alcuni aggiornamenti che sono in atto sulla procedura fascicolare del sistema SIAN, che gestisce, sia la parte fascicolare, che la parte amministrativa delle domande PAC e PSR; molti i problemi per gli operatori che non riescono ad elaborare le domande e, purtroppo, il tempo trascorre; le domande scadono, infatti, il 15 giugno, ma i CAA sono a poco meno del 50 per cento di tutto il lavoro da fare, che, a causa dell'emergenza sanitaria del COVID-19, si è concentrato nell'ultima parte di maggio e di giugno.