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Anche su quota 100 è del tutto ottimistica la previsione che, a fronte di un maggior numero di pensionamenti, ci sarà un aumento delle assunzioni. Ricordiamoci che, con la legge di bilancio, è stato nuovamente bloccato il turnover nella pubblica amministrazione. Dati alla mano, è soprattutto da questo settore che stanno arrivando le domande di pensionamento, così come da persone che lavorano in aziende in declino, che quindi vanno via perché temono la chiusura dell'azienda o il licenziamento. Si tratta di una misura che viene finanziata mantenendo il blocco all'indicizzazione delle pensioni introdotto con la riforma Fornero, quindi non è vero che si abolisce la Fornero, ma si conserva proprio quell'elemento che fu il principale oggetto di proteste e contestazioni. Non si risolve neppure il problema delle donne che hanno meno contributi e che anche con quota 100 non riusciranno ad andare in pensione. Quota 100 è soltanto l'ennesima cambiale sulle spalle delle giovani generazioni. Qui si parla sempre di riforma delle pensioni, ma lo si fa sempre dal punto di vista di chi vuole andare in pensione e mai da quello di chi quelle pensioni dovrà poi pagarle. La verità è che queste due misure vengono introdotte in tempi così rapidi solo per rispondere a un bisogno di carattere elettorale. La propaganda è, ancora una volta, la cifra di questo Governo. Anche cose giuste, come un reddito minimo, vengono fatte secondo i tempi della politica e non secondo quelli del loro funzionamento e dell'interesse generale. Prima di redistribuire ricchezza, questa va prodotta o quantomeno vanno costruite le condizioni per farla crescere. Se davvero la prospettiva di questo Governo è di legislatura, bisogna prima di tutto costruire le condizioni economiche e pratiche per l'introduzione di misure così importanti e dispendiose. Invece qui si fa l'esatto contrario, secondo la tesi, tutta da dimostrare, che così si terrà alto il consenso e si avranno tanti voti alle elezioni europee. Per tutte queste ragioni, annuncio il voto contrario del Gruppo per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP-PATT, UV), PD e FI-BP) . LAFORGIA (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAFORGIA (Misto-LeU) . Signor Presidente, abbiamo alle nostre spalle anni molto difficili e duri per il nostro Paese, anni nei quali in ragione di una crisi economica - la più grave dal dopoguerra ad oggi - il Paese ha cambiato totalmente volto, vorrei dire, con un pizzico di retorica, ha cambiato persino la sua anima. Si è assistito ad una vera e propria desertificazione industriale in molte aree del territorio, all'espulsione di migliaia di lavoratori dal mercato del lavoro, ad un mercato del lavoro che è diventato molto più frammentato e molto più precario, anche in ragione di scelte sbagliate fatte in questi anni e alle povertà - bisogna definirle al plurale, proprio perché la povertà ha molte facce - che sono aumentate drammaticamente. Stiamo parlando delle persone in condizione di povertà assoluta, secondo l'algida definizione che i nostri istituti di statistica danno di questa categoria, ma che poi sono persone che drammaticamente non riescono a garantire la sussistenza a loro stessi e quindi ai propri familiari; sono persone che vivono, ad esempio, una condizione di grave deprivazione sociale, persone in condizione di povertà relativa. Di fronte a questo quadro, Presidente, noi non possiamo avere un pregiudizio nei confronti di tutti gli strumenti che vanno nella direzione di un sostegno al reddito, di un accompagnamento delle persone, della possibilità di un loro riscatto. Ogni strumento che ha un tratto universalistico di questo genere ci vede sostanzialmente favorevoli. Aggiungo, naturalmente, che non bastano i trasferimenti monetari e ahimè non basta neanche più solo la dimensione lavoristica per le persone, perché oggi si sta producendo lavoro povero e per riscattare le persone, innanzitutto quelle in difficoltà, per contrastare le disuguaglianze, bisogna innanzitutto investire sui beni pubblici, sulla sanità pubblica, sulla scuola pubblica, sull'ambiente, sul sistema di welfare : sono quelli gli elementi che fanno di uno Stato uno Stato civile, ma sono soprattutto gli strumenti che tolgono le persone dalla loro condizione di fragilità e le mettono peraltro sullo stesso piano degli altri, perché sono un grande motore di contrasto alle disuguaglianze. Al netto di questo, non abbiamo un pregiudizio nei confronti degli strumenti di sostegno al reddito e di contrasto alle povertà. Aggiungo anche, signor Presidente, che ci sentiamo lontanissimi anni luce dalla tesi che definisco divanista, di quanti ritengono che il reddito di cittadinanza sia qualcosa che incentiva i nostri ragazzi (ma non solo loro) a poltrire sui loro divari e che quindi li disincentiva alla ricerca di un lavoro. Questa tesi non è soltanto offensiva e chi la propina non ha assolutamente idea della condizione vissuta dalle famiglie che si trovano in una dimensione di povertà (è la condizione che vivono i nostri giovani ad esempio). Si tratta, però, di una tesi persino ridicola in relazione al fatto che se il tema è che l'integrazione al reddito proposta dal reddito di cittadinanza è molto vicina alla soglia dei salari medi di questo Paese, allora forse abbiamo un altro problema, che è la questione salariale, una gigantesca questione salariale. Allora vorrei dire: alzate i salari di questo Paese innanzitutto, anziché proporre la tesi del divano. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e M5S) . Ci sentiamo molto lontani da questa tesi, ma ci sentiamo anche di dire con nettezza che lo strumento del reddito di cittadinanza, non nell'ispirazione di fondo che lo muove, ma nella sua implementazione ed esecuzione, rischia di portare verso obiettivi molto lontani da quelli che lo stesso legislatore, la stessa maggioranza si prefigge. Ciò avviene perché c'è un'idea un po' particolare della povertà, come se fosse una colpa da sanzionare, come se fosse una condizione che cade sulla testa di queste persone che hanno peccato di trovarsi in questa condizione di difficoltà. Lo si evince anche da questo meccanismo sanzionatorio, signor Presidente, di pene inflitte a coloro che dichiarano il falso sulla propria posizione che sono spropositate e danno il senso di uno Stato di polizia. Forse bisognerebbe intervenire laddove il disagio si crea, perché se lo si fa state certi che non c'è alcun bisogno di questo Stato di polizia. Al netto di questo ci sono alcune gravi lacune - lo dico ai colleghi della maggioranza - e su questo vorrei che ci fosse una sfida da parte nostra. Ci sono delle contraddizioni che vanno sanate immediatamente, lo dico anche pensando al passaggio alla Camera. Se il provvedimento deve aggredire il tema delle fragilità, delle marginalità, delle povertà, come si fa a pensare di non introdurre dei meccanismi più stringenti, perché ad esempio i senza fissa dimora siano accompagnati da questo strumento quando invece rischiano di restare fuori? Come si fa a non mettere al centro il tema dei minori poveri? Come si fa a non capire che la questione della povertà in molte famiglie è appesantita drammaticamente dal fatto che al loro interno ci sono persone disabili che aggiungono alla povertà una condizione di disagio umano assolutamente incommensurabile e su cui bisogna intervenire?