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Signor Presidente, non si capisce nulla. PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non si sente nulla. DE PETRIS (Misto-LeU) . Le ho spiegato adesso la questione dei numeri e dei coefficienti, per cercare di dare anche un po' di razionalità rispetto ai numeri di 400 e 200, perché altrimenti non si capisce da dove arrivano i coefficienti dello 0,3 e dello 0,7. Vi è poi una serie di questioni molto delicate che abbiamo rappresentato… (Brusio). Signor Presidente, mi rifiuto di illustrare in queste condizioni, preferisco farlo domani, PRESIDENTE. Vi chiedo un po' di attenzione, colleghi, perché non si riesce a capire nulla. Chi vuole uscire esca, ma chiedo un po' di silenzio, perché vorrei ascoltare quello che dice la senatrice De Petris. DE PETRIS (Misto-LeU) . Presidente, stavo per passare a questioni delicate, che riguardano la rappresentanza delle minoranze linguistiche, ma non si può fare così. Come sa, signor Presidente, in questa legislatura sono abbastanza disciplinata, evidentemente fin troppo, ma la dignità non si tocca. Se permette, quindi, avendo già illustrato i subemendamenti, penso sia il caso di illustrare domani le altre proposte emendative, che sono le più delicate, in quanto riguardano questioni come il problema delle minoranze linguistiche, della rappresentanza delle minoranze politiche e quindi del pluralismo della rappresentanza. (Applausi dal Gruppo Misto e della senatrice Bellanova). BRESSA (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, chiedo il ritiro dell'emendamento 2.103, mentre gli altri vanno bene così come sono. PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto. ROJC (PD) . Signor Presidente, vorrei solo ricordare che gli emendamenti che ho presentato si riferiscono, oltre all'articolo 6 della Costituzione, anche alla legge n. 38 del 2001, che all'articolo 26 reca: «Le leggi elettorali per l'elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati dettano norme per favorire l'accesso alla rappresentanza di candidati appartenenti alla minoranza slovena». Muovo quindi un appello ai colleghi a tenerne conto, perché si tratta di cittadini italiani, che hanno diritto ad esprimere la propria appartenenza. PRESIDENTE . Poiché abbiamo stabilito di illustrare oggi gli emendamenti, chi ha interesse ad intervenire lo fa, mentre chi non ne ha, lo farà sui singoli emendamenti. I restanti emendamenti si intendono illustrati. Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, lei - non io - ha deciso che tutta l'illustrazione si deve fare oggi. Le sto dicendo che mi riserverei di farlo domani, perché voglio parlare su tutto un insieme di emendamenti, ma ora non ci sono le condizioni per farlo. PRESIDENTE . Senatrice, parto dal presupposto che se uno ha interesse a sentirla si ferma: se i senatori sono andati via, vuol dire che non hanno interesse ad ascoltare; io la interpreto così, dal momento che abbiamo deciso di procedere con l'illustrazione. Chi non ha interesse ad illustrare, se n'è andato. DE PETRIS (Misto-LeU) . Ma chi l'ha detto? Chi l'ha stabilito, lei? PRESIDENTE. Dal momento che la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito così, ho ritenuto di continuare con l'illustrazione oggi, come ho detto chiaramente. DE PETRIS (Misto-LeU) . Era prevista la chiusura alle ore 20,30, va bene. Mi prenderò tutto il tempo, allora, e illustrerò gli emendamenti uno per uno. L'emendamento 2.100/6… PRESIDENTE. Siamo passati all'articolo 3. DE PETRIS (Misto-LeU) . Le ho detto che c'è una questione delicata che riguarda le minoranze linguistiche, che, come sa, sono riconosciute dalla nostra Costituzione, nella quale hanno un peso notevole. Persino nel nostro Regolamento costituiscono uno dei pochi casi in cui non c'è incertezza nell'accettare il voto segreto: come saprà perfettamente, questo è sempre stato stabilito, perché ha un alto livello di certezza rispetto ad altre questioni che riguardano la libertà personale e altri articoli della nostra Costituzione. Vi è un problema molto serio, che è stato illustrato benissimo, che prima o poi in quest'Aula dovremo affrontare, anche se non so in quale sede perché abbiamo provato a farlo anche nella precedente riforma costituzionale. I senatori sardi non sono in Aula, tranne forse uno (e in questo momento faccio le veci di Uras anche se non è stato rieletto). Siamo arrivati al punto, come alla fine della precedente legislatura, di non aver voluto neanche ratificare un trattato che riconosce e dà forza alle minoranze linguistiche, che nel nostro Paese non sono soltanto, con tutto il rispetto dell'SVP, la minoranza tedesca. In questo Paese, infatti, ci sono diverse aree di confine. Ad esempio, la questione della minoranza slovena è molto seria e molto delicata anche per la storia di questo Paese e di quei confini, e lei lo sa perfettamente. Nel Friuli-Venezia Giulia vi è una questione che riguarda storicamente anche altre componenti ma in generale nel nostro Paese ci sono minoranze linguistiche in aree molto ampie. Nella passata legislatura abbiamo avuto problemi con i Ladini perché adesso abbiamo sistemato la questione con i tre più tre senatori per le Province autonome ma non è detto che la minoranza Ladina dentro quello schema sia rappresentata e questo riguarda strettamente anche l'Alto Adige e il suo confine con la provincia autonoma di Trento. Esiste poi una lingua che di fatto non è riconosciuta: la lingua sarda. Vogliamo parlare del Catalano? La lingua catalana non solo sopravvive ancora ma è utilizzata anche in alcune università; ha una forte identità e non dispone di forme tutela pur essendo la Sardegna una Regione autonoma a Statuto speciale, neanche per quanto riguarda le norme relative alla Rai e alla comunicazione, per non parlare della scuola. Vedo qui il senatore Buccarella e lui sa perfettamente cosa intendo: in Puglia vi è un'area geografica che si chiama Grecìa dove ancora si parla il griko antico. Tutte queste forme non hanno, non dico una tutela come quella che stiamo affrontando all'interno della rappresentanza, ma neanche un minimo di tutela per garantire la biodiversità culturale e linguistica di questo Paese. Mi dispiace che ancora una volta, e per questo le avevo chiesto di affrontare la questione domani... (Brusio). Io capisco, Presidente, che a lei non interessi, mi va benissimo. La questione è però molto delicata. Si tratta di problemi molto delicati ai quali quest'Assemblea - anche se forse non interessa, per carità - o qualcuno prima o poi dovrà dare delle risposte. Lo ripeto, ho molto rispetto e sono molto amica di tutti i rappresentanti della Südtiroler Volkspartei e della minoranza tedesca ma esistono anche altre minoranze ed esiste la necessità in questo Paese di poter finalmente dare delle risposte. La stessa questione, Presidente, riguarda l'altra minoranza. La affronteremo con la dovuta attenzione quando affronteremo anche il disegno di legge n. 881 ma non potevamo non richiamare in Costituzione, di fronte alla riduzione del numero dei parlamentari, il problema delle minoranze.