[pronunce]

che il giudice a quo afferma, in proposito, che le deliberazioni con cui la Giunta provinciale aveva rigettato le domande di trattenimento in servizio dei dirigenti erano state adottate in conformità alle previsioni contenute nella deliberazione n. 53 del 19 gennaio 2007, con cui la stessa Giunta aveva esercitato i poteri ad essa attribuiti dalla norma censurata per l’individuazione dei casi e delle condizioni che consentono la prosecuzione del rapporto di lavoro nell’ipotesi di trattenimento in servizio dopo il sessantacinquesimo anno di età o dopo 40 anni di servizio; che, in forza di tali argomentazioni, il rimettente ritiene rilevante ciascuna questione sollevata, «in quanto, se fondata, potrebbe portare all’accoglimento della domanda (…) o quantomeno, inficerebbe gli elementi» su cui la Giunta provinciale «ha fondato il rigetto dell’istanza del ricorrente volta al trattenimento in servizio fino alla scadenza dell’incarico in precedenza conferitogli»; che in tutti e tre i giudizi costituzionali si è costituita la Provincia autonoma di Trento, concludendo per l’inammissibilità o, comunque, per l’infondatezza del dubbio di costituzionalità sollevato; che, in particolare, la Provincia autonoma eccepisce preliminarmente il difetto di rilevanza delle questioni, contestando l’assunto del rimettente secondo cui la dichiarazione di incostituzionalità della norma determinerebbe l’accoglimento delle domande dei ricorrenti, facendo venire meno il potere discrezionale di valutazione dell’amministrazione; che infatti, secondo la Provincia, l’eventuale dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma censurata determinerebbe unicamente l’applicazione del contratto collettivo provinciale vigente, il quale non contempla affatto l’istituto del trattenimento in servizio quale diritto soggettivo e prerogativa esclusiva del dipendente; che, quanto al merito, detta Provincia - premesso di avere competenza legislativa esclusiva sullo stato giuridico e sul trattamento di servizio del personale provinciale (quale il personale dirigente del sistema educativo di istruzione e formazione del Trentino e delle relative scuole provinciali) - afferma che la riserva di contrattazione collettiva, desunta dal giudice rimettente dalla norma di attuazione di cui all’art. 2, comma 4, del d.P.R. n. 405 del 1988, non potrebbe «spingersi fino a “spogliare” l’Amministrazione provinciale della propria competenza in materia», anche perché la contrattazione collettiva non disciplina neanche a livello nazionale il trattenimento in servizio. Considerato che il Tribunale di Trento dubita - in riferimento agli articoli 9, primo comma, numero 2), e 107 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), e all’art. 2, comma 4, del d.P.R. 15 luglio 1988, n. 405 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di ordinamento scolastico in provincia di Trento) - della legittimità costituzionale dell’art. 102, comma 2, della legge della Provincia autonoma di Trento 7 agosto 2006, n. 5 (Sistema educativo di istruzione e formazione del Trentino), nella parte in cui, con riferimento ai «dirigenti iscritti nell’albo dei dirigenti delle istituzioni scolastiche e formative», stabilisce che «la Provincia […] individua i casi e le condizioni che consentono la prosecuzione del rapporto di lavoro nell’ipotesi di trattenimento in servizio dopo il sessantacinquesimo anno di età o dopo quaranta anni di servizio, subordinandola in ogni caso alla vacanza del posto»; che tali questioni sono state sollevate con tre distinte ordinanze, aventi analogo contenuto, nel corso di altrettanti giudizi civili intentati da dirigenti scolastici nei confronti della Provincia autonoma di Trento, al fine di ottenere il trattenimento in servizio oltre il sessantacinquesimo anno di età o il quarantesimo anno di servizio; che i giudizi di legittimità costituzionale promossi dalle suddette ordinanze vanno riuniti, perché hanno ad oggetto identiche questioni; che dette questioni muovono tutte, infatti, dal medesimo assunto secondo cui la norma censurata si pone in contrasto con gli evocati parametri, perché disciplina un aspetto del rapporto di lavoro dei dirigenti scolastici, quale quello delle condizioni per il trattenimento in servizio, che può essere regolato unicamente da un contratto collettivo provinciale, non rientrando tale aspetto tra le materie riservate alla legge provinciale dall’art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, richiamato dalla normativa di attuazione dello statuto di autonomia (art. 2, comma 4, del d.P.R. n. 405 del 1988); che le questioni sono manifestamente inammissibili, perché le ordinanze di rimessione sono prive di un’adeguata motivazione sia sulla rilevanza che sulla non manifesta infondatezza; che, quanto alla rilevanza, il giudice a quo si limita ad affermare assertivamente che la dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma denunciata «potrebbe portare all’accoglimento della domanda»; che, in particolare, il rimettente non chiarisce quale sarebbe - una volta dichiarata la suddetta illegittimità costituzionale - la disciplina in base alla quale la domanda proposta dal ricorrente in ciascuno dei giudizi principali «potrebbe» essere accolta; che, in proposito, il giudice a quo afferma solo che, per effetto della caducazione della disposizione denunciata, deve essere applicata la disciplina derivante dalla contrattazione collettiva, senza tuttavia chiarire le ragioni per le quali, applicando tale fonte regolativa del rapporto di lavoro, le domande dei ricorrenti troverebbero accoglimento e senza nemmeno specificare, al riguardo, quale sia il contratto collettivo provinciale in concreto applicabile; che, dunque, il rimettente si limita a prospettare in termini meramente ipotetici e generici l’accoglimento delle domande nei giudizi principali; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il rimettente si limita ad affermare che, in materia di condizioni per il trattenimento in servizio di dirigenti scolastici, l’art. 2, comma 4, del d.P.R. n. 405 del 1988, evocato quale parametro interposto, deve essere necessariamente interpretato nel senso che istituisce una riserva assoluta di competenza a favore del contratto collettivo provinciale di lavoro, non derogabile da parte del legislatore statale o regionale o provinciale; che, al riguardo, il giudice a quo omette di indicare le ragioni per le quali esclude che detto parametro possa invece essere inteso, come pure appare evidente in base al suo tenore letterale, nel senso che esso chiarisce la natura meramente relativa della riserva di legge operante in detta materia, solo consentendo ( e non imponendo ( una disciplina contrattuale collettiva;