[pronunce]

che non potrebbe essere ritenuta idonea ragione giustificatrice quella, indicata nei lavori parlamentari, di dare attuazione al principio sancito dall'art. 2 del Protocollo addizionale n. 7 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, adottato a Strasburgo il 22 novembre 1984, ratificato e reso esecutivo con legge 9 aprile 1990, n. 98; infatti – come la Corte costituzionale ha ripetutamente ribadito – il «doppio grado di giurisdizione di merito non forma oggetto di garanzia costituzionale» e «la formulazione dell'art. 2, nel demandare al legislatore interno ampi spazi per la disciplina dell'esercizio del diritto all'impugnazione, non esclude […] che il principio si sostanzi nella previsione del ricorso in Cassazione»; che sarebbe dunque evidente, ad avviso della Corte rimettente, la violazione degli artt. 3 e 111, secondo comma, Cost., per l'irragionevole disparità di trattamento che la disciplina censurata determinerebbe a sfavore del pubblico ministero; disparità, questa, che non potrebbe trovare giustificazione nelle ulteriori motivazioni evocate durante i lavori preparatori, fra le quali, l'esigenza di escludere che l'imputato, assolto, sia nuovamente sottoposto a processo; né, tanto meno, potrebbe trovare giustificazione nell'esigenza di una durata ragionevole del processo, che, anzi, verrebbe ulteriormente frustrata dalla riforma. Considerato che, con le ordinanze in epigrafe, i rimettenti dubitano, in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 593 del codice di procedura penale, come sostituito dall'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), nella parte in cui non consente al pubblico ministero di proporre appello avverso le sentenze di proscioglimento, e dell'art. 10, commi 1, 2 e 3, della medesima legge, recante la relativa disciplina transitoria; che, stante l'identità delle questioni proposte, i relativi giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che l'art. 593 cod. proc. pen. censurato disciplina, al comma 2, l'appello del pubblico ministero e dell'imputato avverso le sentenze dibattimentali di proscioglimento, stabilendo - per effetto delle modifiche introdotte dall'art. 1 della legge n. 46 del 2006 ed immediatamente applicabili in forza dell'art. 10 della medesima legge - che l'appello è consentito solo nell'ipotesi di cui all'art. 603, comma 2, cod. proc. pen. , se la nuova prova è decisiva; che dalle stesse ordinanze di rimessione risulta che le Corti rimettenti sono investite degli appelli proposti dal pubblico ministero avverso sentenze pronunciate dal giudice per le indagini preliminari, in funzione di giudice dell'udienza preliminare: sentenza di non luogo a procedere ex art. 425 cod. proc. pen. (r.o. n. 213 del 2006) e sentenza di assoluzione emessa a seguito di giudizio abbreviato (r.o. n. 596 del 2006); che il regime di impugnazione delle sentenze emesse a seguito di giudizio abbreviato e delle sentenze di non luogo a procedere è disciplinato dagli artt. 443 e 428 cod. proc. pen. (modificati rispettivamente dagli artt. 2 e 4 della legge n. 46 del 2006), non impugnati; che, dunque, le Corti rimettenti sottopongono a scrutinio di costituzionalità una norma (l'art. 593 cod. proc. pen.) - unitamente alla relativa disciplina transitoria - di cui non devono fare applicazione nei giudizi a quibus; che l'inesatta indicazione della norma oggetto di censura (aberratio ictus) implica, per costante giurisprudenza di questa Corte, la manifesta inammissibilità della questione (ex plurimis, ordinanze n. 79 del 2008 e n. 461 del 2007). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 593 del codice di procedura penale, come sostituito dall'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento) , e dell'art. 10, commi 1, 2 e 3, della medesima legge, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione, dalla Corte d'appello di Napoli e dalla Corte d'assise d'appello di Bari, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 maggio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 16 maggio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA