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Non dimentichiamoci, infatti, che il decreto-legge dovrebbe essere un provvedimento da adottare in caso di straordinaria necessità e urgenza e che, nel caso in cui dovesse incontrare la bocciatura del Parlamento, decadrebbe nella sua efficacia fin dall'origine, con enormi problemi istituzionali trattandosi, appunto, di elezioni. Addirittura ci si è spinti all'estremo opposto, per cui persino la Camera ha esaminato in Assemblea questo provvedimento quando si era votato per la prima volta già il 12 giugno. Arriviamo qui oggi che si è votato anche al secondo turno: una cosa veramente incredibile che mostra sciatteria e direi quasi un ostentato disprezzo per la correttezza istituzionale, cosa estremamente pericolosa perché questo disprezzo per le norme costituzionali, per la correttezza e per il Parlamento nel suo insieme ha tutta l'aria di essere voluto. Poi, come se non bastasse, si introducono delle norme - alcune fin dall'inizio, addirittura nel testo originario - che non hanno nulla a che fare con la materia del decreto-legge e con la sua caratteristica di urgenza. Il decreto-legge, nel titolo, fa riferimento soltanto a norme per lo svolgimento contestuale delle elezioni amministrative e dei referendum , nonché per l'applicazione di modalità operative, precauzionali e di sicurezza ai fini della raccolta del voto. Ebbene, all'articolo 6, comma 3, c'è una norma che riguarda le elezioni politiche, che a quanto pare non sono ancora state convocate - anche se noi lo auspicheremmo - e che leggiamo si vogliono fare addirittura a maggio del prossimo anno, con la legislatura più lunga di sempre, ai limiti costituzionali. Non c'è dunque nessuna necessità e urgenza e non c'è neanche attinenza a quello che dovrebbe essere il testo del decreto-legge, per cui c'era già estraneità di materia fin dall'inizio. Come se non bastasse, si introduce l'articolo 6- bis , in cui si privilegiano alcune forze politiche che saranno esentate dalla raccolta del voto. La cosa non ci si scandalizza; non abbiamo particolare contrarietà al fatto che altre forze politiche possano partecipare al voto, ma è stato fatto in modo totalmente sproporzionato, approfittando del monocameralismo che di fatto, contro la Costituzione, il Governo ha reso una regola granitica che mai si riesce a superare, privilegiando la Camera rispetto al Senato, per cui un eletto solo alla Camera vale più di un Gruppo al Senato, una cosa totalmente irrazionale. Ne deriva che, ove mai si votasse presto e si applicassero senza correttivi - che io mi auguro che invece ci siano per questione di equità e di correttezza delle elezioni - queste norme, arrivando davvero alle elezioni, ci sarebbe il rischio di un ricorso per incostituzionalità che non si risolve in due giorni per la palese irragionevolezza della norma. Come fa un singolo deputato a valere più di 13 senatori che costituiscono un Gruppo. È una cosa irrazionale, che non ha nulla a che fare con la simpatia o antipatia verso questo o quel Gruppo; si tratta, al contrario, di avere rispetto per il momento solenne delle elezioni. Tuttavia, visto che in questo provvedimento sono state introdotte anche delle norme che riguardano le elezioni politiche, noi cogliamo l'occasione per dire che sarebbe ora di andare a votare, perché sarebbe anche bene che gli elettori potessero dire la loro. Ricordo che, quando il presidente Scalfaro nel 1994 sciolse il Parlamento per andare al voto, lo fece sulla base dell'autorevolissimo parere di un grande costituzionalista, il professor Zagrebelsky, che diceva che, quando il Parlamento si discosta in modo significativo, anche se non amplissimo, dalla rappresentanza elettorale, ci sono tutte le giustificazioni per sciogliere il Parlamento e andare a nuove elezioni. Ebbene, direi che tutte le consultazioni elettorali ci dicono che l'attuale Parlamento non è rappresentativo della realtà elettorale. Aggiungo una considerazione. Come se non bastasse, è stata posta anche la fiducia. Altra follia: c'erano 15 emendamenti, forse 18, di cui sei, giudicati improponibili, erano in realtà molto più proponibili di quell'emendamento, introdotto alla Camera, riguardante la raccolta delle firme per elezioni politiche, neppure menzionate nel titolo di questo provvedimento, che non rivestono alcuna caratteristica di necessità ed urgenza. Anziché esaminare questi emendamenti, si pone la fiducia, perché oramai è compulsivo. Ho sentito dire, ma non dirò da chi, che sembra quasi che ci sia una sorta di tossicodipendenza dalla fiducia. Non l'hanno messa una volta, adesso sono in crisi di astinenza. Colleghi, serve un minimo di rispetto. Concludo con una notazione. All'articolo 6, comma 3, si introduce indebitamente, in modo estraneo al provvedimento, un prolungamento di questa sperimentazione del voto elettronico. Quando questo riguarda gli italiani all'estero, noi siamo favorevoli, perché le attuali modalità di voto per gli italiani all'estero sono tali da non garantire né la segretezza né l'equità. Pertanto, se esiste un modo per aggiustare la situazione, ben venga. Forse bisogna ripensare la questione in modo più sistemico, ma si può accettare. Per quanto riguarda tutte le altre situazioni, andiamoci molto piano. E noi chiediamo che il Governo spieghi ogni dettaglio dell'espressione di questo voto, perché vogliamo che conti il voto degli elettori e non chi conta il voto, come diceva Stalin, che di soppressione della democrazia se ne intendeva. Andiamoci molto piano, dunque. Noi voteremo contro questo decreto-legge, per le modalità con cui è stato presentato, che vanno contro ogni correttezza e ogni rispetto delle forme e della sostanza delle nostre istituzioni e della nostra nazione. (Applausi) . MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, per il Partito Democratico è naturale confermare la fiducia a questo Governo. Con affetto e amicizia dico al collega, senatore Malan, che la Costituzione ci ricorda che si vota ogni cinque anni, di norma. E di fronte a noi, prima delle elezioni, viene l'esigenza di mettere in sicurezza il Paese. Se vogliamo restituire credibilità al Parlamento e alla politica, più che invocare, a fronte di ogni sondaggio, le elezioni, credo sia doveroso per la politica affrontare i problemi dei lavoratori, delle imprese e delle famiglie italiane. (Applausi) . Dico ciò perché la Costituzione bisogna leggerla tutta. Il presente decreto-legge, proprio per le sue caratteristiche d'urgenza, ha già regolato le elezioni amministrative e il referendum del 12 giugno e pertanto, ha già sviluppato nella sua interezza le azioni in esso contenute. Credo che tutto questo mostri che la decretazione è stata utilizzata coerentemente per regolare al meglio le elezioni amministrative e l'importante istituto del referendum , peraltro già svoltosi. Quindi, in quest'Aula, con grande serietà e con grande responsabilità, noi dobbiamo affermare il merito di questo provvedimento. Sono state adottate regole d'urgenza per regolare le elezioni amministrative, il referendum e per facilitare l'accesso al voto.