[pronunce]

che alla luce di tale rilievi – che trovano una conferma, secondo la difesa erariale, in quanto precisato da «apposita direttiva del Ministero dell'Interno (nota 14 settembre 2004, n. 300/A/I/333792)» che prescrive «la necessità della notificazione alla persona indicata dal proprietario del veicolo come conducente “sia nel caso in cui il proprietario non abbia pagato la sanzione pecuniaria, sia nel caso in cui abbia provveduto al pagamento”» – deve parimenti escludersi tanto la paventata «lesione del diritto di difesa» del responsabile dell'infrazione stradale, quanto «ogni ipotesi di violazione del principio del contraddittorio». Considerato che il Giudice di pace di Cagliari, con ordinanza del 17 febbraio 2005, ha sollevato questione di legittimità costituzionale – in riferimento all'art. 24 della Costituzione – degli artt. 126-bis, comma 2, 196, commi 1, 2 e 3, e 201, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), nonché – in riferimento all'art. 111 della Costituzione – dell'art. 204-bis, comma 1, del medesimo d.lgs. n. 285 del 1992; che il rimettente, in primo luogo, censura i predetti artt. 126-bis, comma 2, e 196, commi 1, 2 e 3, del codice della strada nella parte in cui estendono «ad altri soggetti l'obbligo di pagamento in solido con l'autore della violazione della somma da questi dovuta» a titolo di sanzione pecuniaria, atteso che tali disposizioni contravverrebbero al «principio costituzionale della responsabilità personale del trasgressore ex art. 3 legge 24 novembre 1981, n. 689», recante «Modifiche al sistema penale», così violando l'art. 24 della Costituzione; che il medesimo parametro costituzionale è evocato in relazione alla doglianza che investe gli artt. 196 e 201 del codice della strada, nella parte in cui prevedono – «in caso di violazione non contestata immediatamente» al responsabile di un'infrazione stradale – la notificazione del relativo verbale «ai soggetti di cui all'art. 196», i quali hanno l'obbligo di trasmettere «i dati del responsabile della violazione», proprio al fine di consentire che a costui siano «sottratti i punti nella misura indicata dalla legge», e dunque l'applicazione a suo carico della misura sanzionatoria conseguente all'illecito amministrativo perpetrato; che le disposizioni impugnate violerebbero l'art. 24 della Costituzione, giacché «l'autore indicato quale responsabile è di fatto privo di tutela giuridica ed inoltre soggetto alla più ampia discrezionalità del proprietario del veicolo»; che, infine, il rimettente assume l'illegittimità costituzionale anche dell'art. 204-bis, comma 1, del codice stradale, «nella parte in cui prevede che possono proporre ricorso al giudice di pace gli altri soggetti indicati nell'art. 196» del medesimo codice; che, infatti, «se l'opponente è una persona giuridica», il ricorso instaura un giudizio «che si svolge tra persone prive della conoscenza diretta dei fatti», dando così luogo ad un processo «cartaceo e soprattutto privo del contraddittorio tra le parti», donde l'ipotizzata violazione dell'art. 111 della Costituzione; che le tre questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Giudice a quo sono, rispettivamente, le prime due manifestamente infondate, la terza manifestamente inammissibile; che difatti, in relazione, alla doglianza che mira a stigmatizzare l'estensione «ad altri soggetti» (segnatamente quelli indicati nell'art. 196 del codice della strada, e cioè il proprietario del veicolo, l'usufruttuario, l'acquirente con patto di riservato dominio, l'utilizzatore a titolo di locazione finanziaria) dell'obbligo «di pagamento in solido con l'autore della violazione della somma da questi dovuta», a titolo di sanzione pecuniaria per la commessa infrazione, questa Corte non può che ribadire quanto da essa più volte affermato; che, infatti, allorché venga in rilievo l'applicazione di sanzioni non aventi natura personale, quali quelle pecuniarie o comunque incidenti sul patrimonio del soggetto che le subisce, «la responsabilità del proprietario di un veicolo» – ovvero, in sua vece, degli altri soggetti menzionati dall'art. 196 del codice della strada – «per le violazioni commesse da chi si trovi alla guida costituisce, nel sistema delle sanzioni amministrative previste per le violazioni delle norme relative alla circolazione stradale, un principio di ordine generale» (v., ex multis, ordinanza n. 319 del 2002); che alla luce di tale affermazione, ribadita da questa Corte – come esattamente osserva l'Avvocatura generale dello Stato – anche in occasione della pronuncia (sentenza n. 27 del 2005) con cui pure è stata dichiarata la parziale illegittimità costituzionale dell'art. 126-bis, comma 2, del codice della strada, deve ritenersi non fondato il dubbio di legittimità costituzionale relativo ad una possibile violazione – da parte di tale norma, in combinato disposto con l'art. 196 del medesimo codice – del preteso «principio costituzionale della responsabilità personale del trasgressore ex art. 3 legge 24 novembre 1981, n. 689»; che, difatti, come sottolineato proprio nella sentenza n. 27 del 2005, la previsione di cui alla norma da ultimo menzionata non può essere letta disgiuntamente da quella di cui al successivo art. 6 della stessa legge n. 689 del 1981, che disciplina, «per le sole sanzioni pecuniarie, la solidarietà passiva tra “il proprietario della cosa che servì o fu destinata a commettere la violazione o, in sua vece, l'usufruttuario o, se trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto personale di godimento” e “l'autore della violazione”»; che manifestamente infondata è, del pari, l'ipotizzata violazione dell'art. 24 della Costituzione da parte degli artt. 196 e 201 del codice della strada; che tale censura è formulata dal rimettente sul presupposto che il soggetto indicato quale autore dell'infrazione stradale – all'esito della comunicazione, dei suoi dati personali e della patente, fatta pervenire all'autorità da taluno dei soggetti coobbligati in solido per il pagamento della sanzione pecuniaria – sarebbe «di fatto privo di tutela giuridica»; che questa Corte, tuttavia, con recente sentenza ha affermato che, «una volta definita la vicenda relativa alla sanzione pecuniaria» (segnatamente «in virtù del pagamento in misura ridotta effettuato da taluno dei soggetti coobbligati solidalmente per la stessa, ex art. 196 del codice della strada»), «nessuna norma preclude al conducente del veicolo, autore materiale dell'infrazione stradale, di adire le vie giudiziali per escludere l'applicazione, a suo carico, della sanzione “personale”», costituita dalla decurtazione dei punti dalla sua patente di guida (sentenza n. 471 del 2005);