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Atto n. 4-01048 LUCIDI ANGRISANI ROMAGNOLI CORRADO LEONE CASTELLONE LANNUTTI VANIN RICCARDI DE LUCIA Al Ministro per i beni e le attività culturali Premesso che, secondo quanto risulta agli interroganti: nel corso di alcuni lavori di ristrutturazione edilizia per la costruzione di un fabbricato sull'area della rocca a San Gemini (Terni), sono avvenuti dei rinvenimenti databili fra l'XI e il XVI sec. d.C., che provengono da scavi eseguiti a circa un metro dal piano originale e, quindi, molto in superficie. Pertanto, si può ipotizzare che, proseguendo gli scavi, potrebbero essere rinvenuti ulteriori reperti archeologici. In effetti, nella relazione geologica presentata dalla fondazione museo dell'Opera di Guido Calori, proprietaria della zona interessata, viene indicato che, nella stratigrafia dell'area a 5,5-6 metri dal piano di campagna, "si evidenziano blocchi lapidei, anche di grandi dimensioni e laterizi; probabile presenza di manufatti e opere murarie"; nel 2015 la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio dell'Umbria ha autorizzato la concessione di scavo archeologico in un'area di circa 35 per 13 metri quadrati, di cui la parte interessata da nuova costruzione è di circa 20 per 9 metri quadrati; l'area oggetto della cementificazione integra il complesso del palazzo Calori (di fatto, rappresenta il giardino dello stabile), sul quale il Ministero per i beni culturali e ambientali nel 1991 ha decretato la tutela. Nella relazione storico-artistica del palazzo Calori, che è parte integrante del decreto, si cita chiaramente: "La Chiesa di Sant'Egidio, della quale si ignora oggi l'esatta ubicazione anche se si indicano in un manufatto semicircolare incluso nelle mura castellane i resti dell'antica abside, era certamente una delle più antiche; presente nel 1.291 (data riportata nelle sue campane), ma già in rovina nel 1.549". Questi insediamenti sono attestati anche da una lapide ritrovata in prossimità del suddetto manufatto. Nelle cronache del XIII sec. il quartiere della rocca prendeva appunto nome dalla chiesa di Sant'Egidio e nelle mura castellane esisteva la porta Sant'Egidio; dallo statuto della fondazione museo dell'Opera di Guido Calori si deduce che la stessa persegue il fine di tutelare e valorizzare l'opera dell'artista, approfondire la conoscenza dei valori storici e culturali della città di San Gemini e di promuovere la cultura più in generale; preso atto che: il Ministero per i beni e le attività culturali ha già ricevuto risposta dalla Soprintendenza dell'Umbria (MIBAC-SABAP-UMB-AOT 0017020 31 agosto 2018 CI 33.34.01/73) relativamente a una prima valutazione sui ritrovamenti archeologici; risulterebbe che la stessa Soprintendenza umbra non confermi le citazioni degli storici, che indicano quel luogo come area dell'ex chiesa di Sant'Egidio e o di altri insediamenti dell'epoca, e affermi che solo un approfondimento in loco potrebbe chiarire il quadro archeologico; considerato che, a quanto risulta agli interroganti, la fondazione museo dell'opera di Guido Calori avrebbe intenzione di destinare i luoghi a residenza privata, degradando di fatto la memoria e occultando i resti archeologici, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della citata relazione geologica commissionata dalla proprietà; se intenda approfondire la valenza archeologica dell'area, al fine di impedire l'occultamento delle rovine emerse dai lavori di scavo, nonché valutare l'opportunità che detti manufatti siano sottoposti a tutela; quali siano le ragioni per le quali venga concessa l'autorizzazione per una nuova costruzione in un'area ricca di storia, con segreti ancora sepolti e da svelare. Atto n. 4-01049 LANNUTTI Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: in data 6 dicembre 2018, la Prefettura di Agrigento, al fine di pagare una fattura ad una società cooperativa, nella fattispecie la Next Project Solco coop, ha effettuato la verifica presso Equitalia, ex art 48- bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973. La cooperativa ha aderito alla rottamazione delle cartelle ed è in regola con i pagamenti, circostanza che però necessita che l'agente della riscossione (Riscossione Sicilia SpA) comunichi a Equitalia e alla stazione appaltante (Prefettura nel caso de quo ) la regolarità e lo sblocco dei pagamenti. Tale comunicazione è stata effettuata dall'agente della riscossione in data 13 dicembre 2018, e prontamente trasmessa all'agenzia di riscossione, la quale lo ha comunicato prontamente a mezzo email del servizio alla Prefettura, ovvero alla stazione appaltante; tale procedura secondo la Prefettura di Agrigento (ovvero l'Ufficio territoriale del governo) sarebbe insufficiente. Una risposta che rischia di lasciare 30 dipendenti della cooperativa senza lo stipendio a Natale, a causa del ritardo con cui l'agenzia di riscossione aggiorna i dati (a dire della Prefettura) sulla piattaforma ex Equitalia; considerato che risulta all'interrogante, nonostante l'intervento diretto da parte del direttore nazionale dell'agenzia di riscossione, la Prefettura di Agrigento avrebbe reiterato la sua decisione di non sbloccare i pagamenti, giustificandosi con l'esistenza di una norma apposita che impediva alla Prefettura lo sblocco, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei comportamenti messi in atto dalla Prefettura di Agrigento e se abbiano intenzione di attivarsi al riguardo; se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, anche al fine di prendere in considerazione ogni eventuale sottovalutazione di significativi profili di accertamento. Atto n. 4-01050 ASTORRE BOLDRINI CUCCA GIACOBBE BELLANOVA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: il sistema della riscossione in Italia è stato oggetto di una continua evoluzione. Fino al 30 settembre 2006 il servizio della riscossione era affidato in concessione dallo Stato a banche e società private. Nonostante questi soggetti avessero maggiori e più incisivi strumenti di azione e di deterrenza, i risultati conseguiti si sono rivelati molto al di sotto delle aspettative. Alla luce di ciò, con decreto-legge n. 203 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2005, è stata disposta la soppressione, a far data dal 1° ottobre 2006, del sistema di affidamento in concessione del servizio nazionale di riscossione, attribuendo le relative funzioni all'Agenzia delle entrate, che le ha esercitate ex lege mediante la società pubblica a tal fine costituita, Riscossione SpA, successivamente ridenominata Equitalia SpA; dapprima, Equitalia SpA ha progressivamente acquisito le 38 concessionarie, facendole rientrare nel gruppo Equitalia, composto dalla holding Equitalia SpA e le suddette 38 concessionarie, per poi procedere, mediante un'operazione di aggregazione che ha portato ad avere al 31 dicembre 2016 solo 3 società: