[pronunce]

Viceversa, il decreto impugnato, disciplinando la diretta erogazione da parte dell'amministrazione statale di contributi a favore di soggetti operanti nel settore delle attività musicali, settore rientrante nell'anzidetta materia, menoma le attribuzioni regionali anche sotto il profilo delle prerogative riconosciute dall'art. 119 Cost. 2.- Nel giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile o sia respinto in quanto infondato. 2.1.- La difesa erariale osserva, in primo luogo, che il regolamento in questione detta norme procedimentali, per cui, dato il suo contenuto astratto, non può produrre una concreta lesione delle attribuzioni regionali. Osserva, ancora, che esso ha introdotto una disciplina semplificata rispetto a quella già dettata dal precedente regolamento, adottato con decreto ministeriale 19 marzo 2001, n. 191, che, perciò, è stato espressamente abrogato (art. 17): a seguito di una pronuncia di annullamento, riprenderebbe vigore il regolamento previgente, sicché non muterebbe la posizione della Regione ricorrente. Sotto entrambi i profili, dunque, il ricorso sarebbe inammissibile. 2.2.- Nel merito, l'Avvocatura rileva che la materia disciplinata dal regolamento non è la «promozione e organizzazione di attività culturali», ma è un procedimento amministrativo statale, per cui non sussiste la lamentata invasione della sfera delle attribuzioni legislative riservate alle Regioni dall'art. 117 Cost. Quanto, poi, alla dedotta violazione dell'art. 119 Cost., la difesa erariale obietta che: a) ove il “Fondo unico per lo spettacolo” non potesse più essere utilizzato dallo Stato (come sostiene la ricorrente), le risorse ad esso assegnate rientrerebbero nella disponibilità dello Stato medesimo, non essendovi alcun vincolo al trasferimento di esse al «fondo perequativo», previsto dall'art. 119, terzo comma, Cost.; b) tale «fondo perequativo», comunque, ai sensi della norma costituzionale, non può avere alcun vincolo di destinazione; c) il medesimo fondo deve essere indirizzato a vantaggio dei territori con minore capacità fiscale per abitante, e ciò esclude che la Regione Toscana ne possa beneficiare. In conclusione, l'eliminazione del regolamento impugnato - argomenta la difesa erariale - non potrebbe consentire alle Regioni, e segnatamente alla ricorrente, di gestire l'erogazione dei contributi a sostegno delle attività musicali, il che rende palese l'infondatezza del ricorso. 3.- Con distinto ricorso notificato in data 17 ottobre 2002 e depositato in data 24 ottobre 2002, la stessa Regione Toscana ha sollevato altro conflitto di attribuzioni nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri in relazione al decreto del Ministro per i beni e le attività culturali in data 21 maggio 2002, n. 188 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 agosto 2002, n. 195), con il quale è stato adottato un “Regolamento recante criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività di danza, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163”. La ricorrente assume, anche riguardo a tale secondo decreto ministeriale, la violazione degli articoli 117, 118 e 119 Cost., esponendo doglianze del tutto analoghe a quelle contenute nel precedente ricorso; chiede, pertanto, che l'atto impugnato sia dichiarato lesivo delle attribuzioni regionali e, conseguentemente, annullato. 4.- Anche in questo secondo giudizio si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile o sia respinto in quanto infondato. 4.1.- La difesa erariale, riprese le argomentazioni già svolte per resistere al primo ricorso, aggiunge che le attività di danza, a sostegno delle quali il regolamento impugnato disciplina l'erogazione di contributi statali, rientrano, in quanto forme di interpretazione musicale, nelle «attività culturali», le quali costituiscono oggetto di uno dei «diritti sociali», la cui disciplina, quanto alla «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni» concernenti gli stessi (oltre ché i «diritti civili»), è riservata alla legislazione esclusiva dello Stato, a norma dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost.: non può dubitarsi, infatti, che sia oggi un diritto sociale, la cui fruizione deve essere a tutti consentita, quello ad una adeguata elevazione in tutti i settori culturali, musica e danza comprese, sicché è compito dello Stato determinare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti anche tale diritto; il che include la predisposizione dei mezzi necessari a realizzarli. Trattandosi di materia di legislazione esclusiva, riguardo ad essa spetta, altresì, allo Stato la potestà regolamentare, ai sensi dell'art. 117, sesto comma, Cost. Ne consegue - conclude l'Avvocatura - la legittimità dell'impugnato regolamento ministeriale, adottato per dare attuazione alla legge istitutiva del “Fondo unico per lo spettacolo”: questo persegue, appunto, la finalità di realizzare gli anzidetti «livelli essenziali», che devono essere garantiti, negli specifici settori di attività culturali contemplati, in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. 5.- In prossimità dell'udienza del 14 ottobre 2003, le parti hanno depositato, in entrambi i giudizi, memorie di analogo contenuto. 5.1.- La Regione Toscana, nell'affermare il suo persistente interesse ai ricorsi, ribadisce le censure svolte negli atti introduttivi, replicando alle eccezioni dell'Amministrazione statale. 5.1.1.- Quanto alla dedotta inammissibilità, osserva che i regolamenti impugnati non hanno - come, invece, sostiene la difesa erariale - contenuto meramente procedimentale, dal momento che dettano anche norme sostanziali relative ai criteri per la valutazione qualitativa e quantitativa delle iniziative, per le quali possono essere erogati i contributi; sicché essi, intervenendo in materia che non è di esclusiva competenza legislativa dello Stato, importano violazione dell'art. 117 Cost., e questa è più che sufficiente a fondare l'interesse della Regione a sollevare il conflitto di attribuzione. Obietta, poi, che non ha fondamento l'argomento, secondo cui l'accoglimento dei ricorsi farebbe rivivere i precedenti regolamenti (d.m. 9 febbraio 2001, n. 167, per le attività di danza, e d.m. 19 marzo 2001, n. 191, per le attività musicali), abrogati da quelli impugnati. 5.1.2.- Nel merito, osserva che non può parlarsi di «procedimento amministrativo statale» come materia a sé, dal momento che il procedimento amministrativo rappresenta l'aspetto strumentale di una materia sostanziale; nel caso in esame, la materia sostanziale è quella dello «spettacolo», oggetto di potestà legislativa delle Regioni, esclusiva o, quanto meno, concorrente, e, quindi, anche di esclusiva potestà regolamentare delle stesse.