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In un momento in cui il Paese ha bisogno di un po' di economia reale credo che i lavori pubblici già finanziati, con risorse economiche disponibili, debbano essere fatti nella maniera più veloce e altrettanto regolare possibile; credo che questo sia uno degli obiettivi che tutti insieme dobbiamo raggiungere. In questo senso questa maggioranza e questo Governo, nella manovra finanziaria appena terminata, hanno comunque sbloccato una quantità di risorse che, pur se in assoluto non sono epocali, comunque sono assolutamente importanti. Esse hanno già prodotto, negli ultimi mesi dell'anno appena passato e nei primi di quest'anno, un incremento significativo delle opere pubbliche cosiddette di piccola entità, quelle che possono essere fatte velocemente e dalle normali aziende medio-piccole locali (la taglia normale delle nostre aziende che lavorano anche negli appalti e nei lavori pubblici), dando effettivamente un contributo significativo, ma soprattutto immediato, al mantenimento del PIL del Paese, che sappiamo essere uno dei problemi che tutti insieme dobbiamo affrontare. Quindi quel po' di semplificazioni che sono state messe in campo sono assolutamente fondamentali per poter velocemente dar luogo ai lavori pubblici che abbiamo in mente di sbloccare. Nel ricollegarmi ad alcuni interventi che sono stati svolti, devo dire che io mi sento di appartenere a un Paese normale, dove la normalità è quella di persone che fanno bene, onestamente e correttamente il proprio lavoro (se lavorano in aziende) o la propria attività pubblica (se sono transitoriamente amministratori locali). Quindi non è corretto tarare qualunque intervento solo sulla parte marginale di chi è fuori dalle regole, mettendo in difficoltà la stragrande maggioranza di chi invece vive tranquillamente, non perché la legge glielo impone, ma perché è così come persona (insieme appunto alla maggior parte delle persone) e svolge con tranquillità, serenità e onestà intellettuale il proprio mestiere. Poi ognuno può pensare degli altri quello che pensa di sé; ma credo che la maggior parte di noi qui presenti sia convinta che l'Italia sia fatta da persone serie, oneste e corrette. Per quanto riguarda il discorso delle aziende in crisi, credo che anche da questo punto di vista siano stati svolti degli interventi importanti. Negli ultimi anni abbiamo assistito a due fenomeni altrettanto gravi. Uno - che devo dire più che grave è veramente incredibile - è quello delle aziende che hanno corso il rischio di fallire nella propria attività, o addirittura sono state obbligate a chiudere, non per incapacità amministrativa propria o per mancanza di lavoro e di capacità di far rendere il proprio lavoro, ma semplicemente perché creditrici nei confronti dello Stato. In particolare, di fronte ad uno Stato che, da una parte, richiede con scadenze feroci qualunque tipo di pendenza e, dall'altro, non è in grado di far fronte ai propri impegni, credo che una delle cose che il Governo doveva assolutamente fare era intervenire in maniera urgente in questa situazione e in qualche modo lo si è fatto. Certamente siamo solo all'inizio perché la questione è estremamente complessa e articolata: ci sono situazioni che vanno davvero riviste in maniera integrale, ma anche questo è un segnale nella direzione giusta, vale a dire, da un lato, di sbloccare più in fretta possibile i ritardi dello Stato e, dall'altro, di non vessare doppiamente le aziende che hanno difficoltà per colpa dello Stato e che rischiano di chiudere proprio per questo. Credo dunque che su questo, al di là della tecnicalità con cui si è affrontata la situazione in questo provvedimento, tutti possiamo essere assolutamente d'accordo. C'è poi l'annosa questione dell'Alitalia. Ho fatto il primo passaggio nelle aule parlamentari, nella cosiddetta Camera bassa - come voi la chiamate - un po' di anni fa e devo dire che si dicevano dell'Alitalia le stesse cose che si dicono oggi, anche se nel frattempo è passato qualche lustro. Il problema dell'Alitalia lo conosciamo tutti ed è stato affrontato da parte dei Governi precedenti, cui non imputo nulla, nel senso che comunque non è assolutamente facile dare attuazione agli interventi necessari per affrontare le periodiche crisi aziendali di questa società. C'era però una situazione cui bisognava in qualche modo fare fronte: è stata fatta la scelta del prestito ponte che, se non gestito adeguatamente, rischia di allontanare qualunque pretendente dalla nostra compagnia di bandiera. Si tratta dunque di intervenire così da dare la possibilità al futuro partner industriale che entrerà nella partita Alitalia - che mi auguro sia di dimensioni e capacità gestionali adeguati - di non partire subito con questo "mattone" finanziario, che ovviamente scoraggerebbe anche chi fosse animato dalle migliori intenzioni. Credo si tratti quindi, anche in questo caso, di una sorta di atto dovuto, parallelamente al lavoro che il Ministro e il Ministero stanno facendo in questa direzione e che spero, nel giro di un tempo ragionevolmente breve, possa portarci a vedere la soluzione definitiva di questa annosa vicenda. C'è poi tutta la questione legata alle aziende che semplicemente hanno difficoltà a star dietro all'incalzare della pressione fiscale o a causa - come ho descritto pochi minuti fa - dei crediti senza speranza nei confronti dello Stato italiano, o anche per situazioni diverse. Mi riferisco ad aziende assolutamente ben gestite che non hanno problemi di nessun tipo (non ci sono state malversazioni o altro) ma che hanno difficoltà finanziarie transitorie: qualcuna, ripeto, per questioni legate allo Stato, molte altre - ricordo che siamo all'inizio del 2019, ma il 2007 e il 2008 hanno lasciato ancora oggi segni profondi e dolorosi nel sistema industriale italiano - perché si stanno ancora trascinando e stanno uscendo con fatica dalle crisi degli anni passati. Presidenza del presidente ALBERTI CASELLATI (ore 15,49) ( Segue GALLI, vice ministro dello sviluppo economico ). Non per questo, però, devono comunque essere condannate alla chiusura, non solo per questioni prettamente aziendali, ma anche per questioni legate al Paese. In effetti, piuttosto che perdere un'azienda perché ha attraversato con difficoltà un periodo finanziario complicato - in realtà per tutto il mondo economico - anche se sta arrivando con fatica alla fine della traversata, dandole il colpo di grazia e facendola chiudere, dobbiamo invece tendere il braccio, cercando di farle completare la traversata e farla ripartire a nuova vita. Ci sono poi gli ultimi due argomenti importanti che sono stati in qualche modo trattati da tutti, quelli relativi all'articolo 11- bis , sulla disciplina delle concessioni idroelettriche, e la «questione trivelle», come viene definita giornalisticamente. Credo che anche questi aspetti siano stati già ampiamente illustrato da chi mi ha preceduto. Voglio solo aggiungere qualche considerazione: la maggior parte delle centrali idroelettriche, quindi quelle veramente a impatto zero per definizione, hanno ormai sulle spalle un'età che comincia ad essere significativa, quindi è il momento del rinnovo dei contratti e delle concessioni e il passaggio della loro gestione agli enti più vicini territorialmente - le Regioni - che credo sia il più ragionevole. Per quanto riguarda la questione trivelle, credo sia chiaro a tutti che il movimento politico cui mi onoro di appartenere ha delle idee sulle questioni economiche abbastanza precise che non ha mai nascosto ed ha sempre portato avanti.