[pronunce]

È impugnato, inoltre, l'art. 2, comma 1, lettera o), della legge regionale n. 26 del 2004, il quale attribuisce alla Regione «l'adozione di indirizzi di sviluppo delle reti di distribuzione di energia e di misure a sostegno della sicurezza degli approvvigionamenti per le aree e gli utenti disagiati». Ad avviso del ricorrente, tale disposizione contrasterebbe con il principio fondamentale posto dall'art. 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 (Attuazione della direttiva 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 17 maggio 1999, n. 144), il quale attribuisce agli enti locali l'attività «di indirizzo, di vigilanza e di programmazione e controllo sulle attività di distribuzione». Inoltre, l'art. 3, comma 1, lettera c), della legge regionale assegnando alle Province la competenza per le autorizzazioni all'installazione e all'esercizio delle reti di trasporto e distribuzione dell'energia, violerebbe anch'esso un principio sancito dall'art. 14 del d.lgs. n. 164 del 2000, il quale, al comma 2, stabilisce che «per enti locali, ai sensi del primo comma, si debbono intendere i comuni, unioni di comuni e comunità montane». Il ricorrente censura, altresì, l'art. 16, della legge regionale, il quale, se al comma 6, correttamente attribuisce agli enti locali la potestà regolamentare in ordine alla «organizzazione ed allo svolgimento delle funzioni ad essi attribuite ai sensi della presente legge», tuttavia, al comma 7 dispone che «sino all'entrata in vigore dei regolamenti locali» anche ai procedimenti autorizzativi di competenza degli enti locali si applicano i regolamenti regionali. La norma contrasterebbe con l'art. 117, sesto comma, della Costituzione, che attribuisce ai Comuni la potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite. Secondo quanto affermato dalla Corte, il riparto del potere regolamentare sarebbe strutturato rigidamente e l'enumerazione tassativa delle competenze porterebbe «ad escludere la possibilità di dettare norme suppletive, da chi non è titolare del potere corrispondente, in attesa che provveda chi ne ha la competenza». È impugnato anche l'art. 20, comma 1, della legge regionale il quale disciplina direttamente la possibilità di mettere fuori uso gli impianti di generazione di energia elettrica superiori a 10 MVA, in modo non conforme alla normativa statale di principio, così violando l'art. 117, terzo comma, della Costituzione. La messa fuori uso degli impianti, infatti, sarebbe disposta in funzione della sicurezza della rete nazionale e secondo tempi e procedimenti che ne debbono garantire l'equilibrio e l'efficienza, i quali sarebbero necessariamente di competenza statale in quanto dovrebbero essere gli stessi su tutto il territorio nazionale. Ed infatti, l'art. 1-quinquies del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239 (Disposizioni urgenti per la sicurezza e lo sviluppo del sistema elettrico nazionale e per il recupero di potenza di energia elettrica), convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290, disciplina il procedimento di competenza statale a tal fine necessario. L'Avvocatura censura, poi, l'art. 21, della legge regionale il quale prevede la stipulazione di intese con lo Stato al fine di assicurare l'integrazione ed il coordinamento tra la politica energetica regionale e quella nazionale. Il ricorrente sostiene che, se alla norma dovesse essere attribuito «il solo effetto di autorizzare gli organi regionali alla stipulazione, non sorgerebbero problemi di legittimità costituzionale». Se, invece, la stessa norma fosse interpretata come disciplina sostanziale della materia, essa sarebbe costituzionalmente illegittima per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera g), «poiché interferisce sull'ordinamento […e…] sulla organizzazione dello Stato ponendo norme di procedimento per l'esercizio di funzioni statali». Essa violerebbe, altresì, il principio fondamentale fissato nell'art. 1, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 7 del 2002, «dove l'intesa è prevista con la Conferenza permanente per quanto riguarda la sicurezza e la garanzia della necessaria copertura del fabbisogno nazionale, e con la Regione interessata solo per i singoli procedimenti di autorizzazione». Per ragioni analoghe è impugnato, infine, l'art. 22, comma 4, della legge regionale. Secondo il ricorrente, «se il suo effetto non fosse solo quello di autorizzare gli organi regionali alla stipulazione delle intese che vi sono previste, la norma violerebbe gli stessi principi richiamati sopra perché, incidendo sull'ordinamento e la organizzazione dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, che ha competenza nazionale, attribuirebbe alla Regione competenza in una materia che investe l'intero territorio nazionale, quale è quella individuata attraverso il richiamo del primo comma dello stesso art. 22, materia che è necessariamente sottratta alla singola Regione». 2. – In prossimità della data fissata per la pubblica udienza, la Regione Emilia-Romagna ha depositato una memoria nella quale contesta le censure formulate dal Presidente del Consiglio dei ministri avverso talune disposizioni della propria legge n. 26 del 2004. In particolare, la difesa regionale sostiene che sarebbe infondata la censura relativa all'art. 1, comma 3, lettera c) per violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera s), e terzo comma, della Costituzione dal momento che la disposizione regionale non assegnerebbe alla Regione il compito di fissare valori-limite delle emissioni, né definire condizioni di compatibilità ambientale, ma si limiterebbe ad individuare l'obiettivo di riduzioni delle emissioni inquinanti e di assicurare condizioni di compatibilità ambientale. Inoltre, secondo la costante giurisprudenza della Corte, l'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione riserva allo Stato il potere di fissare standard uniformi di tutela su tutto il territorio nazionale, ma non esclude la competenza regionale alla cura di interessi funzionalmente collegati a quelli propriamente ambientali. Con la disposizione censurata la Regione, esercitando le proprie competenze in materia di energia, tutela della salute e governo del territorio, perseguirebbe anche fini di tutela ambientale che integrerebbero le finalità di tutela minima di competenza statale. D'altra parte, alla riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti, concorrerebbero «misure e politiche che sicuramente rientrano nel campo di iniziativa della Regione e degli enti locali», quali, ad esempio, «le azioni di informazione ed educazione in ordine al razionale utilizzo dell'energia; gli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica al fine di assicurare il contenimento dei consumi energetici; i piani urbani del traffico». Per le medesime ragioni sarebbe infondata anche la dedotta violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione.