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E ancora l'articolo 54 recita: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». In conclusione, dichiaro il voto favorevole della componente Liberi e Uguali-Ecosolidali del Gruppo Misto sulla mozione n. 373, presentata dai senatori Licheri, De Petris, Grasso e altri che impegna l'Ufficio di presidenza ad adottare le opportune determinazioni, volte a disciplinare i casi di revoca dei vitalizi dei senatori cessati dal mandato condannati in via definitiva per delitti di particolare gravità, tenendo conto dei principi propri della normativa vigente in materia di incandidabilità, espressione della più generale categoria dell'ineleggibilità prevista dall'articolo 65 della Costituzione, valutando con rigore i comportamenti che appaiono incompatibili con quell'integrità morale che ci sforziamo quotidianamente di interpretare nella nostra funzione e che il Paese chiede a gran voce. (Applausi) . CRAXI (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRAXI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema dell'autonomia della politica e della sua funzione guida nella società, del suo non essere subalterna a poteri diversi e non sottoposti al controllo democratico, è un argomento del quale dovremmo molto interessarci, e non ricorrervi al bisogno, magari nelle interviste, nelle dichiarazioni televisive, nei talk show e nei comizi, per evocare poteri forti e oscuri che condizionano la vita pubblica e le scelte strategiche del Paese. Alcuni di voi potranno chiedersi cosa c'entri tutto ciò con i vitalizi. C'entra, eccome! La politica dell'ultimo ventennio e i parlamentari di quest'ultimo scorcio di vita repubblicana hanno genesi e storie politiche assai diverse da quelli del passato. Per tutto l'arco della prima Repubblica, la politica era una missione che caratterizzava in via esclusiva l'esistenza della vita di una persona, alla quale tutto era subordinato, ivi comprese le professioni e la stessa vita familiare. Con il tempo, questo percorso è cambiato; l'attività parlamentare è spesso accompagnata da altre e non rappresenta più un ostacolo per la professione. Questo, a mio avviso, è certamente frutto di un cambio di visione in cui la politica, ahimè, non è più centrale - circostanza che non gioca a favore della sua autonomia e del suo primato - ma è anche frutto dell'orda giacobina e del moralismo imperante che da oltre vent'anni si sono abbattuti sulla vita civile e democratica del Paese. Così il Parlamento e il parlamentare sono in balia di tutto, delegittimati dalle vulgate antipolitiche e sempre più privati non solo del ruolo di indirizzo, ma della stessa funzione legislativa. Questo è il risultato di una lunga stagione di demonizzazione della democrazia rappresentativa, nella quale abbiamo sostituito coloro che vivevano per la politica con l'improvvisazione e il dilettantismo e con alcuni che, sì, senza arte né parte, vivono oggi solo di politica e la usano per carriere e destini personali. Del resto, la perdita di competitività, prestigio e ruolo internazionale subita dall'Italia in questi anni è sotto gli occhi di tutti. È una deriva frutto della retorica contro la cosiddetta casta e dell'antipolitica che vede nel deputato e nel senatore un obiettivo da delegittimare, con argomenti che vanno dagli stipendi ai tanto odiati vitalizi. Una premessa: non cogliere la differente natura della pensione e del vitalizio dei parlamentari - spiegata anche in una sentenza della Corte costituzionale - dice già tutto di coloro che urlano e strepitano. È la Costituzione che ha voluto garantire all'esercizio della funzione parlamentare la massima libertà dai condizionamenti, anche di quelli di natura economica. Chi viola la Costituzione? Quelli che per anni hanno inneggiato all'intoccabilità della Costituzione più bella del mondo. Mi spiace poi contraddire ancora la retorica imperante: i parlamentari non possono in alcun modo essere equiparati ad alcunché, perché rivestono una funzione che non può essere paragonata ad alcun'altra funzione; svilirli non li renderà migliori e non ne aumenterà la produttività, la qualità e la rappresentatività. Certo, mi rendo conto che questa riflessione non sarà popolare, ma se non ribaltiamo il ragionamento andando oltre le convenienze del momento, distruggeremo definitivamente quel che resta del nostro sistema democratico e dei suoi istituti. Cos'era però l'istituto del vitalizio, se non una scelta per porre il politico in condizioni di indipendenza, libertà e autonomia? Attenzione, non solo l'indipendenza e l'autonomia dai poteri forti, ma dal lavoro e dal ricatto di non averne né trovarne uno, che costituisce una forma intrinseca di subalternità. Non c'è libertà, se si vive in una condizione di bisogno. Era una forma di garanzia di un'Italia che non c'è più, che forse è giusto in parte rivedere e superare. Infatti, gli interventi legislativi di questi anni, anche giustamente, hanno rivisto il tema dei vitalizi. Lo si è fatto con la mini riforma del 1997, poi nel 2007 e ancora nel 2012: siamo passati, seppur con le storture di applicazioni retroattive, da un metodo retributivo a uno contributivo. Ora qualcuno - magari proprio i professionisti della politica, quelli che vivono di politica e non per la politica, come diceva Weber o quelli che magari non hanno lavorato un solo giorno e votano qualsiasi provvedimento pur di non andare alle urne e lasciare, quindi, la tanto vilipesa poltrona - vorrebbe pure abolirlo. Certo, si può ovviamente discutere su quale sia la misura congrua di indennità e di vitalizio atti a garantire al meglio la libertà di esercizio del mandato, ma considero offensivo, per la dignità di questa istituzione, che si usino parole come "ladri" che si appropriano indebitamente di risorse pubbliche, "scempio" o "vergogna". Sono parole indegne dei cittadini che rappresentiamo e della carica istituzionale che ricopriamo, che persino nell'uso del linguaggio ha il dovere dell'esempio. Dico no alla deriva e alle barbarie, come dico no all'accanimento e alla revoca del vitalizio a persone anziane o malate, che avevano fatto una previsione di vita per la loro vecchiaia su una base che non può essere stravolta, così come difendo la delibera di questo ramo del Parlamento per far riavere il vitalizio, per ragioni di salute o di sussistenza, ad alcuni suoi ex membri. Occorre serietà: basta con la demagogia un tanto al chilo e con i moralisti che spesso si sono rivelati moralisti dei miei stivali. (Applausi) . Anche perché, cari colleghi, l'ultimo anno ha cambiato il paradigma popolare, con l'emergenza che ha mostrato la necessità di una politica forte, capace di decidere, di governare e di progettare il futuro. Per questo, sostenendo lo sforzo profuso dalla Presidenza del Senato, che con le sue ultime decisioni ha messo una pezza ad alcune stridenti storture, il Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente-UDC voterà a favore di questa mozione.