[ddlpres]

Modifiche al codice civile in materia di cognome dei figli. Onorevoli Senatori . – Il disegno di legge proposto, anche in relazione alla recente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), modifica la disciplina civilistica in materia di attribuzione del cognome ai figli, prevedendo la possibilità di attribuire a questi ultimi anche il cognome materno. L'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo non contiene nessuna esplicita disposizione in materia di cognome (Johansson c. Finlandia, n. 10163/02, § 37, 6 settembre 2007, e Daróczy c. Ungheria, n. 44378/05, § 26, 1° luglio 2008). Inoltre, una sentenza della CEDU del 7 gennaio 2014 ha definito la preclusione all'assegnazione al figlio del solo cognome materno una forma di discriminazione basata sul sesso che viola il principio di uguaglianza tra uomo e donna. Costituisce una discriminazione il trattare in maniera diversa, senza giustificazione oggettiva e ragionevole, persone che si trovano, in un determinato campo, in situazioni comparabili. Nel caso concreto sarebbe discriminante non permettere anche alla madre di dare il suo cognome al bambino, per di più avendone ottenuto il consenso dal padre del bambino. Nella sentenza della CEDU, in riferimento all'articolo 14 della citata Convenzione, si afferma che su accordo dei genitori al figlio possa essere attribuito uno dei seguenti cognomi: il cognome del padre; il cognome della madre; il cognome di entrambi, nell'ordine concordato. Al mancato accordo consegue l'attribuzione, in ordine alfabetico, di entrambi i cognomi dei genitori. Il cognome materno aggiunto al cognome paterno, nell'ordine prescelto, sottolinea nel modo più evidente la parità di ruolo genitoriale e di responsabilità educativa che compete ad entrambi i genitori. Va in questo senso la ratio della decisione adottata dalla Corte costituzionale pochi mesi fa, perché così si rispetta il concetto di parità tra uomo e donna. Non c'è alcun dubbio sul valore e sulla condivisione di questo punto che la nostra Costituzione afferma all'articolo 3: « Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ». In altri termini il bambino potrà avere alla nascita il cognome di uno o di entrambi i genitori. È questo il significato della pronuncia della Corte costituzionale sulla derogabilità della norma che imponeva l'utilizzo del solo cognome del padre per i bambini. Ma ci sono voluti oltre 70 anni perché la Corte costituzionale riconoscesse come un vulnus , sia a livello personale che sociale, il fatto che ai figli si attribuisse automaticamente il solo cognome paterno. Per decenni, o per secoli, questa prassi è servita a rafforzare i vincoli di appartenenza ad un determinato ceppo sociale, con tutti i relativi diritti e doveri che ne scaturiscono. Ma i tempi sono cambiati e le donne, tra le tante conquiste fatte in questi anni sul piano professionale oltre che sociale, sono sempre più alla ricerca di forme e di formule che definiscano la loro parità, sperando in questo modo di colmare ingiustizie ataviche. Non bastano però le formulazioni giuridiche, se ancora oggi esiste un gap che rende molto più complesso per le donne raggiungere, a parità di capacità e di competenze, quanto sarebbe loro strettamente dovuto. In Europa, con piccole diversità, tale legge c'è già da tempo. In Francia l'attribuzione del cognome ai figli è stata modificata a partire dalla legge 4 marzo 2002, n. 2002-304, ulteriormente modificata nel corso degli anni seguenti. Attualmente è definita dagli articoli da 311-21 a 311-24 del codice civile e non è più collegata allo stato matrimoniale dei genitori, mentre fino al 1° settembre 2003 si trasmetteva il nome del padre per i figli legittimi. Nella trasmissione del cognome non esiste più distinzione tra la madre o il padre ed il figlio può ricevere il cognome di uno o dell'altro genitore o entrambi i cognomi affiancati. In caso di riconoscimento simultaneo del figlio, l'attribuzione viene decisa di comune accordo dai genitori che possono scegliere il cognome di uno o dell'altro o entrambi i nomi affiancati secondo l'ordine di loro scelta (per un massimo di un cognome per genitore). I genitori devono presentare una dichiarazione congiunta davanti all'ufficiale di stato civile. In assenza di una dichiarazione congiunta il bambino prende il cognome del padre. La scelta del cognome da parte dei genitori, operata per il figlio primogenito, può essere fatta una sola volta, è irrevocabile e si estende ai figli cadetti della coppia. Le nuove regole si applicano, per i nati dopo il 1° gennaio 2005, anche ai figli adottati, assimilati ai figli legittimi, nel caso di adozione da parte di entrambi i coniugi. Recentemente, l'articolo 311-21 del codice civile è stato modificato dalla legge 17 maggio 2013, n. 2013-404, in riferimento ai matrimoni di coppie dello stesso sesso. L'articolo 11 della citata legge del 2013 ha stabilito che, in caso di disaccordo tra i genitori al momento del riconoscimento simultaneo del figlio, quest'ultimo adotti i cognomi di entrambi i genitori disposti alfabeticamente. In Germania la disciplina riguardante l'attribuzione del cognome ai figli è contenuta negli articoli da 1616 a 1618 del codice civile tedesco ( Burgerliches Gesetzbuch–BGB ). La legge non distingue tra i figli nati nel matrimonio e i figli nati fuori del matrimonio. Ai sensi dell'articolo 1355 del BGB i coniugi possono mantenere il proprio cognome di nascita o decidere, con una dichiarazione davanti all'ufficiale dello stato civile ( Standesamt ) al momento del matrimonio o successivamente con una dichiarazione autenticata, di adottare un cognome familiare comune (il cosiddetto Ehename o cognome coniugale) da assegnare alla prole. A seguito di una dichiarazione ufficiale ma revocabile, il coniuge il cui cognome non è stato scelto come cognome coniugale, può far precedere o seguire il proprio cognome di nascita a quello coniugale. Se i genitori non portano alcun cognome coniugale, ai figli viene assegnato il cognome del padre o della madre su intesa dei genitori. Nel Regno Unito, l'attribuzione del cognome ai figli non è regolata da specifiche disposizioni, ma è rimessa all'autonomia dei genitori investiti della parental responsibility. Al momento della registrazione della nascita, al figlio può essere attribuito il cognome del padre, della madre oppure di entrambi i genitori; è inoltre possibile, benché non sia frequente nella prassi, l'assegnazione di un cognome diverso da quello dei genitori.