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Tra l'altro, la Corte costituzionale ha chiesto al Ministero della giustizia, alle Regioni e al Ministero della salute dati e approfondimenti per un'istruttoria che sta conducendo. Non possiamo lasciare le cose così come sono; sono stati fatti passi molto importanti con la chiusura degli OPG, ma attualmente le attività di cura e di supporto ai malati sono altamente insufficienti. Torniamo al nostro caso. Che cosa è successo dopo che l'autorità giudiziaria ha reso note una serie di misure cautelari che sono state prese nei confronti di agenti della Polizia penitenziaria e anche di personale dell'amministrazione? Vi risparmio la lettura dei provvedimenti per pura ragione di tempo; non li leggo analiticamente, ma chiedo sin da subito alla Presidente se posso consegnarli, in modo tale che in totale trasparenza ci sia l'analitica descrizione di tutti i provvedimenti assunti. Posso dire sinteticamente che tutte le unità di personale penitenziario che sono state raggiunte da una misura cautelare sono state anche immediatamente sospese dal servizio. È stato sospeso dall'esercizio di pubblico ufficio per otto mesi anche il provveditore regionale della Campania, e alcune ulteriori misure di sospensione dal servizio hanno riguardato altre persone indagate pur non coinvolte dai provvedimenti di sospensione cautelare (una sospensione che è nella facoltà del Ministero decidere di assumere). Analogamente, sono stati sospesi il direttore reggente pro tempore del carcere e il vice direttore. Preciso che l'attuale direttrice non era presente il giorno dei fatti, perché assente per malattia, e non è indagata. Di queste misure cautelari, alcune sono anche state revocate per vari motivi: in particolare, una per un errore di identificazione dell'indagato, e un'altra perché il gip ha ritenuto non necessario proseguire con la misura cautelare. In breve, il totale complessivo delle unità di personale dell'amministrazione sospese a vario titolo è di settantacinque. Rimangono altri indagati per i quali il gip ha specificato che non v'è certezza della loro presenza e per questo ha respinto la richiesta di misura cautelare. Ovviamente, su questo punto si attendono gli sviluppi dell'indagine prima di ogni altra valutazione. Per quanto riguarda i detenuti, tutti coloro che sono stati coinvolti sono stati trasferiti, come si fa normalmente per ragioni anche di sicurezza in altre sedi, dentro o fuori dal territorio. La richiesta di trasferimento immediato ha riguardato quarantaquattro detenuti. Davanti alla contestazione di questi fatti, quando abbiamo ricevuto il provvedimento dell'autorità giudiziaria e quando sono emerse le immagini sui giornali, immediatamente ho convocato una riunione straordinaria al Ministero con i Sottosegretari, i vertici del DAP e il Garante dei detenuti. L'esigenza era innanzitutto capire come fosse stato possibile e quali fossero le informazioni a disposizione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria; nonché chiedere di allargare la prospettiva, perché - lo sappiamo tutti - in molte carceri italiane ci sono state tensioni che hanno messo in grande agitazione il carcere, sia per le aggressioni che hanno riguardato il personale, sia per il contrario, sia per riflettere un po' sulle cause più profonde. Se sono successi fatti come quelli di cui stiamo parlando in quest'Aula, è perché troppe cose non hanno funzionato, e non da ieri, non da un anno fa, ma da un tempo più lungo. Quello che è accaduto a Santa Maria di Capua Vetere - lo ha detto il presidente Draghi durante la visita - è una sconfitta per tutti noi. Le responsabilità penali sono individuali e personali. Non si vuole lenire nulla da questo punto di vista, non ci sono giustificazioni o attenuanti, ma noi non avvertiamo la responsabilità del contesto in cui è stato vissuto il carcere, soprattutto nell'ultimo anno? Io ho voluto approfondire personalmente, sentendo i rappresentanti sindacali della Polizia penitenziaria, e ho voluto confrontarmi con tutti i provveditori, che sono le articolazioni territoriali dell'amministrazione penitenziaria sul territorio. È stata disposta una commissione ispettiva interna, in modo tale che la stessa amministrazione possa andare anche prima, anche indipendentemente dall'attività giudiziaria, a ricostruire problemi e situazioni di tensione, soprattutto in riferimento a quelle realtà in cui già sappiamo esservi delle spie di tensioni avvenute nell'ultimo anno. La commissione visiterà tutti gli istituti penitenziari interessati da manifestazioni di protesta, denunce o segnalazioni inerenti ai gravi eventi occorsi dal marzo del 2020. Occorre approfondire la dinamica, verificare la legittimità e la correttezza di ogni iniziativa adottata. Credo che sia davvero importante che, soprattutto in un'amministrazione chiusa come l'amministrazione penitenziaria, il Ministero nelle sue articolazioni sappia indagare al suo interno. Deve capire e portare alla luce le eventuali violazioni e criticità. Credo che su questo punto qualcosa sia mancato, che ci sia stata una mancanza da parte del Dipartimento dell'amministrazione ministeriale, almeno in questa occasione. Occorre indagare sugli episodi critici, ma anche andare alla ricerca delle cause più profonde e, soprattutto, creare condizioni materiali e normative per evitare ogni ulteriore nuova violenza. Il confronto con la polizia, con l'amministrazione, con i provveditori, con i vertici del DAP mi ha dato molti spunti di riflessione: ad esempio, mi segnalavano che molti degli agenti coinvolti in questa brutta vicenda era personale della Polizia penitenziaria normalmente non più adibito alla sorveglianza, ma preposto ad altre funzioni; mi hanno sottolineato l'età avanzata di molti di loro e in generale un innalzamento dell'età media di tutti gli appartenenti alla Polizia penitenziaria, anche per le difficoltà del turnover e dell'assunzione di nuovo personale. Tutti mi hanno ribadito la fortissima tensione che in quei mesi di pandemia si viveva negli istituti penitenziari. Bisogna capire e cogliere tutto questo, capire e agire. Oltre a ciò che vi ho detto al riguardo della salute mentale, ho individuato almeno tre linee di priorità che debbono impegnare il Ministero sin da subito: strutture materiali, personale e formazione. Quello delle strutture materiali è un problema enorme, e non solo per il sovraffollamento negli spazi, ma anche per il degrado di moltissimi ambienti. Mettere piede in un carcere - come di nuovo mi è capitato di fare, per esempio a Santa Maria di Capua Vetere - è istruttivo. Non mi stanco mai di ripetere una frase che ha segnato profondamente il mio sguardo verso quel mondo, che è quella di Piero Calamandrei, quando inizia, sul carcere, dicendo: «Bisogna aver visto». (Applausi) . È difficile descrivere le condizioni ma, una volta che si sono viste le immagini, si conficcano nella memoria. I tanti di voi che hanno visitato le carceri italiane lo sanno. Ho in mente le immagini di tutti i detenuti attaccati alle grate che cercavano di salutare il Presidente; la vista di un istituto che ribolliva per il calore, la fatica a respirare in determinate celle; la notizia che non conoscevo che in quel carcere non c'è l'acqua corrente, perché è stato progettato senza pensare agli allacciamenti necessari e, quindi, l'acqua arriva ai detenuti nelle taniche ogni giorno.