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Sono inoltre previste procedure concorrenziali di affidamento per una ricostruzione più rapida dell'enorme patrimonio culturale ecclesiastico ancora inagibile, indennità di occupazione di suolo pubblico, semplificazione amministrativa. Come è emerso nel corso delle varie audizioni in Commissione speciale, la contrazione delle attività economiche ha comportato, non soltanto nelle zone del cosiddetto cratere, una significativa riduzione del prodotto interno lordo, indebolendo il già fragile sistema economico locale, con un evidente peggioramento delle condizioni di qualità della vita. Esattamente una settimana fa, proprio in quest'Aula, abbiamo dato il via libera al DEF 2018 e nel quadro programmatico si dovrà necessariamente intervenire con scelte politiche più forti, incisive, coerenti e concrete, che consentano di tenere attivi i processi produttivi esistenti in queste aree per rilanciarli in termini di competitività e sviluppo. Di fronte alle emergenze, lo Stato deve intervenire in tutte le sue articolazioni, garantendo efficienza ed efficacia di soluzioni e pur apprezzando il valore insostituibile dei tanti volontari, ritengo sia necessario un potenziamento numerico e strumentale delle nostre Forze dell'ordine e soprattutto del Corpo dei vigili del fuoco, interessati da più anni, ormai, da notevoli carenze di organico e da forti penalizzazioni economiche che un Paese civile socialmente evoluto non può e non deve assolutamente consentire. Assume anche una particolare evidenza la questione degli enti locali, dopo il disastro causato da chi ha pensato di riformare le amministrazioni locali, snaturandone il ruolo, tagliando i fondi e lasciandone però immutate le competenze. Mi riferisco, in particolare, alla riforma Delrio, ovvero alla scellerata imposizione di una riforma monca che ha reso le Province, enti essenziali a ridurre la distanza tra lo Stato e i territori, impossibilitate ad adempiere alle loro funzioni, ma mantenendone una struttura mastodontica, senza contare la spoliazione del diritto di scelta politica amministrativa, che noi cittadini esprimevamo attraverso il voto democratico, consentendo che l'ente Provincia diventasse un centro di collocamento per politici amici e non amici dei cittadini. Oggi le conseguenze più deleterie si hanno sul piano dell'edilizia pubblica, delle infrastrutture, delle strade e sempre più i territori si vanno depauperando, isolandosi completamente, in seguito all'incuria consentita dal rimpallo di responsabilità tra enti che fino a oggi i Governi hanno tollerato. Non possiamo più permettere che qualche amministratore, qualche tecnico e qualche "prenditore" di appalti, vantandosi di determinate cariche, vada ad infangare il buon operato del mondo della politica, dell'imprenditoria, degli ordini professionali, con comportamenti non solo eticamente da condannare ma giuridicamente criminosi. In quest'ottica, questo provvedimento deve essere inteso come il trampolino di lancio di una vera e propria programmazione strategica e la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo in carica interverrà con le misure di pianificazione per semplificare anche le azioni di ristrutturazione, permettendo a cittadini e imprese di riprendere con serenità le proprie attività quotidiane per un effettivo miglioramento della qualità e della dignità della vita. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Binetti. Ne ha facoltà. BINETTI (FI-BP) . Signor Presidente, in queste prime settimane della XVIII legislatura, il decreto-legge n. 55 del 2018 è stato affrontato esclusivamente in sede di Commissione speciale, con particolare attenzione - un'attenzione quasi esclusiva - agli aspetti economico-tributari, che non esauriscono certamente i gravi problemi che hanno colpito le popolazioni interessate dal sisma. Non sarebbe stata possibile una soluzione alternativa, perché non esistevano le altre Commissioni, ma questo ha fatto sì che il documento cogliesse esclusivamente questa dimensione dei problemi e lo facesse secondo tre direttive molto precise: prima di tutto, la sospensione dei termini tributari e contributivi attraverso le ripetute proroghe, quindi la possibilità di finanziamenti agevolati assistiti per il pagamento dei tributi sospesi e, in terzo luogo, questa sorta di rincorsa dei prolungamenti successivi, in cui lo Stato si offre di garantire il debito, ma né interviene per ridurre questo debito, né svolge un'azione positiva di risanamento rispetto alle ferite che il sisma ha prodotto. Peraltro, la cosa più ridicola è che la prima proroga, che cominciava il giorno del terremoto, sarebbe dovuta terminare sei mesi dopo. Ovviamente la tempistica italiana e l'esperienza di tutti gli altri terremoti dimostravano già che fissare termini in questo modo rappresenta un misto fritto tra ingenuità e incompetenza. Di fatto, dopo gli eventi sismici del 24 agosto 2016, che hanno colpito appunto Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, l'iniziale termine per la sospensione dei tributi è passato dal 16 dicembre 2016 al 30 novembre 2017, successivamente al 31 dicembre 2017 e poi ulteriormente al 31 maggio 2018 e oggi, per quanto riguarda gli istituti autonomi per le case popolari situati nei territori colpiti dal sisma, arriva al 30 ottobre successivo. Ci troviamo davanti a una rincorsa che sposta i termini per il pagamento dei tributi, ma non garantisce l'attivazione di politiche di produzione che, peraltro, consentano di provvedere agli stessi pagamenti. Abbiamo davanti una visione che, nonostante tutto, mette la politica fiscale al centro dell'intera azione politica del Governo. Questo è contrario alla promessa sistematica nelle campagne elettorali, fatta in modi e con toni diversi, ma da parte di tutti i partiti. I primi a esprimere il fallimento di queste promesse sono proprio le popolazioni colpite dal sisma per i quali la pressione fiscale resta l'unica ottica attraverso la quale vengono letti i loro problemi. Possiamo dire, di fatto, che mentre la pressione fiscale, sempre fin troppo pesante per tutti gli italiani, concedeva comunque un minimo di respiro puramente virtuale alle zone terremotate, le misure, che avrebbero dovuto facilitare la ricostruzione di case e strutture (comprese le scuole e gli uffici pubblici) e la ripresa delle attività lavorative (a cominciare da quelle produttive, ma con particolare attenzione anche all'area di servizi socio-sanitari), mostravano un rallentamento ai limiti dell'inerzia. Le strade sono visibilmente ancora occupate dalle macerie e dai detriti. La circolazione è fortemente limitata sia in termini di accesso che di velocità percorribile. Le case sono inagibili e per qualsiasi esigenza occorre spostarsi nei Comuni vicini non colpiti dal terremoto, aumentando la sperequazione che c'è tra chi ha sofferto per questa ferita e chi fortunatamente ne è stato esente. In altri termini, se le tasse dovute non sono altro che il prezzo pagato per ottenere servizi dallo Stato, qui a servizi a livello zero le tasse non le avrebbero dovute nemmeno pagare. I problemi sono affrontati nell'ottica di uno Stato creditore, che in modo pseudo magnanimo accetta di aspettare, ma non assume responsabilità concrete e tempestive per avviare la fase della ricostruzione.