[pronunce]

che, inoltre secondo l'Avvocatura, la Corte remittente non si darebbe dovutamente carico del problema se, nel caso di specie, si sia effettivamente in presenza di un rapporto non assistito dalle garanzie della stabilità, presupposto indispensabile affinché la questione, per come prospettata, assuma il requisito della rilevanza; che nel merito, poi, la questione sarebbe infondata, atteso che non sembra ravvisabile un automatico parallelismo tra il metus vissuto dal lavoratore nel corso di un unico rapporto e la situazione psicologica vissuta dal medesimo dipendente riassunto, che può avere le più varie connotazioni. Considerato che la Corte d'appello di Genova, in riferimento all'art. 36 della Costituzione, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 2948, numero 4, del codice civile, «nella parte in cui consente che durante il rapporto di lavoro subordinato non assistito dalla garanzia di stabilità decorra la prescrizione del diritto alla retribuzione sorto in forza di precedente rapporto di lavoro subordinato intercorso tra le medesime parti»; che la Corte remittente espone che davanti ad essa pende giudizio civile avente ad oggetto, tra l'altro, la pretesa di un soggetto a crediti retributivi insorti in un rapporto a tempo indeterminato intrattenuto nei confronti dello stesso datore di lavoro con il quale ha successivamente instaurato altro rapporto sempre a tempo indeterminato; che il giudice a quo afferma che la prescrizione sarebbe compiuta qualora si ammettesse il suo decorso durante lo svolgimento del secondo rapporto di lavoro; che la motivazione sulla rilevanza è pertanto plausibile e che la questione è ammissibile; che, per sostenerne la fondatezza, la Corte genovese adduce l'esistenza di un orientamento giurisprudenziale consolidato, da considerare quindi “diritto vivente”, secondo il quale la norma della non decorrenza della prescrizione relativa a crediti retributivi nati in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato privo della garanzia della stabilità (cfr. sentenza n. 63 del 1966), nel perdurare dello stesso rapporto, non si applica alla diversa ipotesi di fatto della possibile decorrenza del tempo di prescrizione dei crediti retributivi concernenti un rapporto di lavoro non stabile e a tempo indeterminato durante lo svolgimento di altro rapporto tra le stesse parti avente le medesime caratteristiche del primo; che la Corte remittente considera “diritto vivente” il principio affermato dalle sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza n. 575 del 2003 e dalla successiva giurisprudenza formatasi in aderenza ad essa; che, contrariamente a quanto ritiene l'ordinanza di rimessione, le sezioni unite hanno enunciato il principio cui essa si riferisce componendo un contrasto che si era verificato in giurisprudenza nella ipotesi di successione di contratti stagionali e quindi non a tempo indeterminato; che il principio enunciato dalle sezioni unite si fonda proprio sulle peculiarità della situazione in cui erano nate le controversie e con specifico riferimento ad esse; che del tutto irrilevante è il fatto che nell'esposizione storica dei precedenti le sezioni unite abbiano incluso anche casi di pluralità di rapporti a tempo indeterminato, perché l'effettivo contenuto di un orientamento giurisprudenziale non va individuato dando rilievo ad ininfluenti circostanze marginali, bensì all'effettiva ragione del decidere identificata alla stregua degli specifici termini della controversia; che nella giurisprudenza successiva alla pronuncia citata delle sezioni unite si rinvengono anche sentenze le quali, in ipotesi di successione di rapporti a tempo indeterminato tra le stesse parti, hanno fatto applicazione del diverso principio, la cui affermazione è auspicata dal giudice a quo; che la tesi di quest'ultimo è quindi viziata da errore nella ricognizione del “diritto vivente” e quindi sul presupposto interpretativo; che, pertanto, la questione è manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2948, numero 4, del codice civile, sollevata, in riferimento all'art. 36 della Costituzione, dalla Corte d'appello di Genova con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 luglio 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA