[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 14 della legge 18 febbraio 1999, n. 28, recante "Disposizioni in materia tributaria, di funzionamento dell'amministrazione finanziaria e di revisione generale del catasto", promossi con ricorsi delle regioni Piemonte, Veneto e Lombardia, notificati il 24 marzo 1999, depositati in cancelleria, i primi due, il 31 marzo e, il terzo, il 1° aprile 1999 ed iscritti rispettivamente ai nn. 10, 11 e 12 del registro ricorsi 1999. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nell'udienza pubblica del 6 febbraio 2001 il giudice relatore Fernanda Contri; Uditi gli avvocati Mario Bertolissi e Luigi Manzi per le regioni Piemonte e Veneto, Beniamino Caravita di Toritto per la regione Lombardia e l'avvocato dello Stato Giancarlo Mandò per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ricorso regolarmente notificato e depositato, la regione Piemonte ha sollevato in via principale, in riferimento agli artt. 3, 53, 76, 97, 117, 118 e 119 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14 della legge 18 febbraio 1999, n. 28 (Disposizioni in materia tributaria, di funzionamento dell'amministrazione finanziaria e di revisione generale del catasto), recante - a tenore della rubrica - "Interpretazione autentica della disciplina concernente le ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale". La disposizione censurata ha ad oggetto l'art. 26, quarto comma, terzo periodo, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), che disciplina le ritenute sugli interessi e sui redditi di capitale, disponendo che esse "sono applicate a titolo di imposta nei confronti dei soggetti esenti dall'imposta sul reddito delle persone giuridiche ed in ogni altro caso". L'impugnata disposizione interpretativa stabilisce che la riportata norma, "riguardante l'applicazione della ritenuta a titolo d'imposta sugli interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e titoli similari e sui conti correnti, deve intendersi nel senso che tale ritenuta si applica anche nei confronti dei soggetti esclusi dall'imposta sul reddito delle persone giuridiche". Ad avviso della ricorrente, il denunciato art. 14 della legge n. 28 del 1999 risulta irragionevole innanzi tutto alla luce dell'art. 88, comma 1, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi), a norma del quale - in seguito ad una modifica introdotta, con effetto dal 1° gennaio 1991, dall'art. 4, comma 3, del d.l. n. 310 del 1990, convertito nella legge n. 403 del 1990 - non sono soggetti all'imposta sul reddito delle persone giuridiche "gli organi e le amministrazioni dello Stato, compresi quelli ad ordinamento autonomo, anche se dotati di personalità giuridica, i comuni, [i consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori di demani collettivi,] le comunità montane, le province e le regioni". È "contraddittorio", osserva a questo riguardo la difesa della Regione, ed in contrasto con il principio di capacità contributiva, "prevedere, ad un tempo, la non assoggettabilità a tributo di un dato soggetto e l'obbligo, per questo, di sottoporsi ad una ritenuta d'imposta", senza, tra l'altro - in contrasto con il principio di eguaglianza - che sia contemplata la possibilità di recuperare tale ritenuta in sede di dichiarazione annuale, secondo quanto previsto prima della modifica dell'art. 88 del testo unico, quando la regione, soggetto passivo Irpeg, era tenuta a differenziare le proprie operazioni, a contabilizzare a parte quelle fiscalmente rilevanti e a subire la ritenuta a titolo d'imposta, accompagnata dalla facoltà di recupero. In altri termini, l'art. 53 della Costituzione ed il principio di ragionevolezza risulterebbero violati "poiché la ritenuta a titolo d'imposta cade su somme depositate in conto corrente che non sono correlate al presupposto in base al quale un soggetto è colpito dall'Irpeg: infatti, la regione non compie - per definizione, ex art. 88, comma 1, del d.P.R. n. 917 del 1986 - le attività di cui all'art. 51 del medesimo decreto presidenziale e, nondimeno, è tenuta a subire un prelievo che si traduce in un esborso sine titulo". Il principio di ragionevolezza, ad avviso della ricorrente, avrebbe subito un vulnus dalla disciplina denunciata anche a causa dell'uso distorto da parte del legislatore, in questa occasione, dello strumento della legge interpretativa: "la preoccupazione di acquisire disponibilità finanziarie, accompagnata dal metodo concretamente prescelto - ricorso alla legge interpretativa, perché retroattiva, incidente non sulla soggettività tributaria sostanziale, ma su un meccanismo procedurale, qual è lo strumento della ritenuta - ha portato alla manipolazione artificiosa del sistema creato con l'art. 88, comma 1, del d.P.R. n. 917 del 1986 ed alle conseguenti ... distorsioni". Le denunciate distorsioni si traducono, secondo la difesa della regione Piemonte, in una lesione dell'autonomia finanziaria della stessa e del suo status costituzionale complessivamente inteso, come definito dagli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione. A questo riguardo, nel ricorso, si legge: "là dove il legislatore ha surrettiziamente assoggettato ad Irpeg, attraverso una ritenuta a titolo d'imposta, la regione, dopo averla esclusa dall'area di operatività del tributo, in violazione tra l'altro degli artt. 3, 53 e 97 della Costituzione ..., ha disposto un prelievo coatto a carico di disponibilità regionali costitutive dell'autonomia finanziaria dell'ente". nel ricorso si rammenta che alla citata modifica apportata nel 1990 all'art. 88 del testo unico - per equiparare gli enti territoriali allo Stato nel regime di esclusione dall'Irpeg, analogamente a quanto già previsto per diversi altri tributi - anche l'amministrazione finanziaria si è inizialmente adeguata con la risoluzione ministeriale 11 novembre 1991 n. 11/19733 e con la risoluzione della Direzione generale delle imposte dirette 8 gennaio 1993, n. 8/645. Alla modifica dell'art. 88 del d.P.R. n. 917 del 1986, ad opera del citato d.-l. n. 310 del 1990, si è successivamente adeguata - afferma, con dovizia di riferimenti, la difesa della regione - la giurisprudenza tributaria. D'altra parte, deduce la ricorrente, "è solo equivocando circa il significato dell'espressione "in ogni altro caso (di cui all'art. 26, quarto comma, del d.P.R. n. 600 del 1973 ...) che si può pretendere di annoverare i soggetti esclusi dall'ambito di operatività dell'Irpeg tra quelli tenuti a subire la ritenuta d'imposta";