[pronunce]

2.- In virtù dell'identità della disposizione censurata e della parziale coincidenza dei motivi di censura i giudizi devono essere riuniti per essere decisi con un'unica sentenza. 3.- Secondo il Tribunale di Fermo l'art. 2, comma 61, della legge n. 92 del 2012 violerebbe gli artt. 3, 25 e 38 della Costituzione. 3.1.- In primo luogo, la revoca delle prestazioni previdenziali nei confronti dei soggetti già condannati con sentenza passata in giudicato al momento dell'entrata in vigore della legge n. 92 del 2012 contrasterebbe con il principio di irretroattività della legge penale ex art. 25 Cost., dovendo essere riconosciuta alla revoca, in base a una lettura sostanzialistica, natura di sanzione penale. 3.2.- In secondo luogo, nell'applicarsi a tutti i condannati, senza distinguere tra detenuti e soggetti ammessi a scontare la pena in regime alternativo (come nel caso della detenzione domiciliare), la disposizione oggetto di censura inciderebbe sul diritto al mantenimento e all'assistenza sociale riconosciuto in favore di ogni cittadino dall'art. 38 Cost., privando il soggetto dell'unico mezzo di assistenza riconosciutogli dall'ordinamento. 3.3.- Da ultimo, se applicata senza alcuna distinzione per i collaboratori di giustizia, la disposizione censurata risulterebbe irragionevole nel trattare in maniera uniforme ipotesi differenti. 4.- In via preliminare devono essere esaminate le eccezioni d'inammissibilità sollevate dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), costituito in giudizio, e del Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in giudizio e rappresentato per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, per incompleta ricostruzione del fatto - non emergendo dall'ordinanza di rimessione i motivi della revoca della prestazione richiesta, né la rilevanza di talune circostanze fattuali - e per difetto di rilevanza, non essendo state esaminate nel giudizio a quo le preliminari eccezioni in punto di inammissibilità della domanda giudiziale per mancanza di preventiva domanda amministrativa e dei presupposti socio-economici del beneficio. 4.1.- Le eccezioni sono fondate. 4.1.1.- L'ordinanza di rimessione risulta molto concisa e lacunosa, rinviando alle questioni di legittimità costituzionale come indicate dalla parte ricorrente nel ricorso introduttivo del giudizio a quo. In particolare, quanto ai provvedimenti di sospensione e revoca della pensione d'invalidità civile da parte dell'INPS, agli stessi è fatto un mero cenno, senza tra l'altro precisare neppure quale sia la prestazione assistenziale revocata. Non sono specificate, altresì, le ragioni alla base del provvedimento dell'INPS, quali gli estremi della condanna irrevocabile antecedente all'entrata in vigore della disposizione impugnata - per uno dei reati ivi previsti - né le modalità con cui è stato applicato il provvedimento di revoca, né la sua decorrenza temporale. Neppure viene fatto espresso riferimento alla qualità di ex collaboratore di giustizia della parte privata, parimenti costituitasi in giudizio per mezzo del suo tutore, né all'espiazione della pena in regime di detenzione domiciliare. Quanto alle condizioni economiche del ricorrente nel giudizio principale, anche per queste non vi è alcuna specificazione. Infine, l'ordinanza nulla dice riguardo alla previa domanda amministrativa da parte del ricorrente nel giudizio a quo, nonché al possesso da parte dello stesso dei presupposti socio-economici del beneficio economico oggetto di revoca. 4.1.2.- Com'è noto, gli elementi essenziali ai fini della rilevanza della questione non possono essere desunti dagli atti del giudizio a quo (sentenze n. 79 del 1996 e n. 451 del 1989; ordinanze n. 119 del 2002 e n. 300 del 1999), dovendo la motivazione della stessa ordinanza risultare autosufficiente a individuare i presupposti del giudizio di legittimità costituzionale (sentenza n. 310 del 2000; ordinanze n. 242 e n. 98 del 1999). Nel caso di specie, come sottolineato, tali elementi non si trovano nell'ordinanza di rimessione, ma al più possono essere desunti, e solo in parte, dagli ulteriori atti di causa. Tali lacune, di conseguenza, comportano l'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Fermo. 5.- L'ordinanza di rimessione del Tribunale di Roma, per parte sua, prospetta la lesione - ad opera dell'art. 2, comma 61, della legge n. 92 del 2012 - dell'art. 38, primo comma, Cost, nonché degli artt. 2 e 3 Cost. 5.1.- La disposizione censurata, infatti, imponendo la revoca dell'assegno sociale a chi versi in regime di detenzione domiciliare, comporterebbe il rischio che tale soggetto sia privato - a causa della condizione di età e della connessa incapacità, presunta ex lege, di svolgere qualsiasi proficuo lavoro - dei mezzi di sussistenza. La qual cosa realizzerebbe un oggettivo pregiudizio per i diritti inviolabili della persona - quali quello alla alimentazione e, in definitiva, alla vita - diritti insuscettibili di patire deroghe o compressioni. 6.- In via preliminare deve essere rigettata l'eccezione d'inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa dell'INPS, costituito in giudizio, per contraddittorietà della motivazione, poiché il rimettente, da un lato affermerebbe l'incidenza della disposizione censurata sulla materia dell'assistenza, introducendo un nuovo requisito negativo per l'insorgenza del diritto alla percezione dell'assegno sociale, dall'altro riterrebbe irrilevante tale requisito. 6.1.- Il giudice a quo, infatti, riconosce alla disposizione impugnata la natura di nuovo requisito ostativo al mantenimento della provvidenza economica, ma ritiene tale previsione - se applicata indistintamente e senza poter tener conto di specifiche situazioni personali dei soggetti interessati, specie quelli in stato di detenzione domiciliare - idonea a determinare una violazione dell'art. 38 Cost. Non si ravvisano, pertanto, elementi di contraddittorietà nella motivazione dell'ordinanza di rimessione. 7.- Parimenti non fonate sono le eccezioni d'inammissibilità sollevate dal Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in giudizio e rappresentato per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato - tra l'altro formulate in stretta correlazione con le argomentazioni di merito - in quanto non sarebbe stata valutata la possibilità per il condannato di scontare la detenzione domiciliare in un istituto pubblico ex art. 47-ter della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), né verrebbe indicato dal rimettente il quantum della pena residua da scontare. 7.1.- Da una parte, infatti, la possibilità di scontare la detenzione domiciliare in istituti pubblici non rileva nel giudizio a quo. Tale previsione legislativa, al più, potrebbe costituire motivo di non fondatezza delle questioni e non d'inammissibilità delle stesse.