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La definizione più accreditata di valutazione d'impatto sulla salute è stata elaborata da un gruppo di esperti riuniti, nel 1999 a Gotheborg dal WHO European Centre for Health Policy (ECHP), per revisionare i vari modelli esistenti. La sintesi dell'analisi recita: « La valutazione di impatto sulla salute è una combinazione di procedure, metodi e strumenti con i quali si possono stimare gli effetti potenziali sulla salute di una popolazione, di una politica, piano o progetto e la distribuzione di tali effetti all'interno della popolazione ». Il tema della VIS è un tema di assoluto rilievo, una procedura standardizzata sotto il profilo metodologico; essa può svolgere valutazioni sia retrospettive, su interventi già attuati, sia trasversali o concorrenti, cioè su interventi in corso di realizzazione, ma la maggiore forza dello strumento si dispiega nelle valutazioni prospettiche, cioè ex-ante rispetto a interventi da attuare. In tal senso la VIS assume un chiaro connotato di strumento di prevenzione. Il suo scopo è quello di fornire ai decisori idonee valutazioni, basate su conoscenze sistematiche e pubblicamente condivise, che consentano ai decisori di conoscere l'impatto e le conseguenze sulla salute di una popolazione dei programmi, dei piani e delle installazioni, al fine di mitigare gli effetti negativi e massimizzare quelli positivi. Essa pone al centro della complessità sociale la protezione e la promozione della salute della popolazione, affinché le politiche garantiscano il benessere complessivo degli individui, delle comunità e la sostenibilità del loro ambiente. La valutazione della differente distribuzione degli effetti sulla popolazione è essenziale per analizzare il potenziale impatto sulle disuguaglianze di salute. Intesa in questo senso, la VIS appartiene all'insieme degli interventi della sanità pubblica. Ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera b-bis) , del decreto legislativo n. 152 del 2006, la VIS può essere definita come l'« elaborato predisposto dal proponente sulla base delle linee guida adottate con decreto del Ministro della salute, che si avvale dell'Istituto superiore di sanità, al fine di stimare gli impatti complessivi, diretti e indiretti, che la realizzazione e l'esercizio del progetto può procurare sulla salute della popolazione ». Secondo le linee guida predisposte dall'Istituto superiore di sanità « la VIS deve identificare tutti i rischi sanitari che la realizzazione di un'opera può indurre sul territorio, parallelamente deve anche valutarne le opportunità di sviluppo, esplicitando in tal senso i costi per la comunità, rappresentati dai cambiamenti sia dello stato di salute che di benessere in senso più ampio. La procedura di VIS, come proposta e promossa dalla Conferenza di Gothenburg , si ispira ai princìpi di trasparenza, etica, eguaglianza, partecipazione, sostenibilità e democrazia, oltre a ribadire la robustezza delle valutazioni tecniche scientifiche svolte ». Il presente disegno di legge, novellando il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, mira all'introduzione della VIS nell'ambito della procedura di AIA, allorquando concrete evidenze istruttorie dimostrino la sussistenza di un serio rischio per la salute della popolazione, pena il mancato rilascio di quest'ultima da parte delle autorità competenti. I due procedimenti coinvolgono interessi differenti, pertanto è utile l'inserimento della prima procedura nell'ambito della seconda. La VIS, come detto, valuta gli effetti di un piano o programma sulla salute della popolazione esposta, mentre l'AIA si occupa di prescrivere la riduzione delle emissioni al fine del miglioramento della qualità ambientale, trascurando, il più delle volte, gli aspetti più specificamente sanitari. Tale assunto è evidenziato dall'Istituto superiore di sanità, nel proprio rapporto recante il titolo « Ambiente e salute: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica », depositato per conto del Ministero della salute agli atti della conferenza di servizi decisoria per il riesame dell'AIA dell'ILVA di Taranto in data 18 ottobre 2012. In esso si rileva la sussistenza di « una lacuna metodologica della procedura di Autorizzazione Ambientale Integrata di cui al D.Lgs n. 152 del 2006 che limita il suo orizzonte prescrittivo alla riduzione delle emissioni finalizzata al miglioramento della qualità ambientale e trascura gli aspetti più specificamente sanitari ». Tale lacuna dipende dalla presupposizione errata che i limiti ambientali disposti con le norme vigenti rappresentino una sorta di « soglia di tollerabilità » per la salute umana. Tuttavia, come ampiamente dimostrato da numerosissime evidenze scientifiche, per molti inquinanti, i limiti normativi delle concentrazioni in atmosfera non sono determinati in funzione della loro capacità di tutelare la salute dei cittadini. Una ratio affine a quella sottesa alla valutazione di impatto sanitario è possibile rinvenirla nell'ambito del procedimento di valutazione del danno sanitario (VDS), introdotto in forza del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231, finalizzata alla prevenzione di pericoli gravi per la salute della popolazione e degli habitat , potenzialmente provocati dagli stabilimenti industriali insistenti in aree già segnalate per la peculiare criticità ambientale, cosiddette aree ad elevato rischio di crisi ambientale e siti di interesse nazionale per le bonifiche. Vi è una sostanziale differenza, però, tra VIS e VDS che consiste nel fatto che la prima si propone di lavorare ex ante , prevenendo e mitigando i potenziali effetti negativi di un'installazione sul territorio, mentre la seconda viene svolta ex post , allorquando il danno è attuale per la popolazione. Riguardo la necessità di inserire la VIS nell'ambito dell'AIA, si richiama la sentenza del Consiglio di Stato, Sezione IV, 11 febbraio 2019, n. 983, che così statuisce: « malgrado vada confermato che – in linea di principio – nell'ambito del procedimento per il rilascio dell'AIA (o di VIA) non è obbligatorio procedere alla valutazione di incidenza sanitaria, va tuttavia ribadito che è necessario procedervi quando le concrete evidenze istruttorie dimostrino la sussistenza di un serio pericolo per la salute pubblica. L'Amministrazione che in tali casi non la effettui incorre, pertanto, nel tipico vizio dell'eccesso di potere sotto il profilo del mancato approfondimento istruttorio, sintomatico della disfunzione amministrativa ».. 1 (Modifica all'articolo 28 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133) 1 All'articolo 28, comma 7, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: « oppure tecnico-scientifica » sono aggiunte le seguenti: « di cui almeno cinque con competenze di igiene, sanità pubblica ed epidemiologica ambientale, designati dal Ministro della salute ». 2 (Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) 1 Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono apportate le seguenti modificazioni: a all'articolo 23, dopo il comma 2 è inserito il seguente: « 2 - bis .