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è evidente la lesione dei propri diritti subita da numerose famiglie omogenitoriali, che riveste anche rilievo pratico, laddove questa assuma i contorni del falso in atto pubblico, nonché in altre vicende della quotidianità, come, in via meramente esemplificativa, nel caso dei controlli sulle carte d'identità in aeroporto, si chiede di sapere: se corrisponda al vero quanto esposto; quali siano le ragioni della mancata conferma del concerto inizialmente espresso dal Ministro in indirizzo e dunque della mancata condivisione del nuovo schema di decreto ministeriale volto a ripristinare, nella disciplina di emissione della carta di identità elettronica, la parola "genitori" in sostituzione di "padre" e "madre" con l'intento di garantire conformità al quadro normativo introdotto dal regolamento europeo citato e di superare le problematiche applicative segnalate dal Garante per la protezione dei dati personali. Atto n. 4-06325 SANTANGELO LANZI PIRRO PAVANELLI RUSSO DONNO Al Ministro dell'interno Premesso che: la disciplina della carta d'identità, recata dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (regio decreto n. 773 del 1931), è stata novellata dal decreto-legge n. 78 del 2015, che ha introdotto la nuova carta d'identità elettronica, prevedendo la centralizzazione del circuito di emissione del documento. A tale disposizione è stata data attuazione tramite il decreto del Ministro dell'interno 23 dicembre 2015, che ha dettato le norme regolatorie del processo di produzione del documento, prevedendo una fase di ricezione e registrazione presso i Comuni delle richieste di carta d'identità elettronica avanzate dai cittadini e un'altra, successiva, di inoltro dei dati anagrafici registrati in sede locale e certificati dal Ministero stesso al sito centrale del Poligrafico e Zecca dello Stato per la produzione e la consegna del documento; con decreto del Ministro dell'interno 31 gennaio 2019 sono state introdotte talune modifiche al decreto ministeriale 23 dicembre 2015 e ai relativi allegati, per adeguarlo alla normativa dello stato civile. Più nel dettaglio, nel prospetto della carta di identità elettronica valida per l'espatrio, rilasciata ad un minore di età inferiore a 14 anni, e nel relativo modulo di richiesta, la parola "genitori" è stata sostituita dalle parole "padre" e "madre"; la modifica ha recato nocumento a numerose famiglie omogenitoriali, che ritrovavano all'interno della carta d'identità dei propri figli riconosciuti con sentenza definitiva la dicitura "padre" e "madre" con la conseguenza che ad uno dei due genitori dello stesso sesso veniva attribuito un genere errato; al netto dei risvolti etici, la fattispecie è in grado di rappresentare un falso in atto pubblico, dal momento che nel documento di identità del minore risulta presente un'errata indicazione di uno status . A questo si aggiungono anche diverse problematiche di natura pratica, come, in via meramente esemplificativa, nel caso dei controlli sulle carte d'identità in aeroporto; considerato che: come appreso dal Ministro in indirizzo in sede di risposta all'atto di sindacato ispettivo 3-02004 nella seduta del 13 gennaio 2021 della Camera dei deputati, a seguito del decreto ministeriale 31 gennaio 2019, il Garante per la protezione dei dati personali aveva eccepito che l'applicazione delle nuove disposizioni avrebbe comportato notevoli criticità in termini di protezione dei dati e di tutela dei minori nei casi nei quali i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale non siano riconducibili alla figura materna o paterna, come espressamente introdotto dalla novella, e aveva pertanto rappresentato la necessità di adeguare le disposizioni al quadro normativo introdotto dal regolamento europeo in materia di trattamento dei dati personali; successivamente, il Garante aveva ribadito, con propria nota del 12 settembre 2020, tali considerazioni e, di conseguenza, il 15 ottobre 2020 veniva proposta un'ulteriore modifica del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, finalizzata a ripristinare, nella disciplina di emissione della carta di identità elettronica, la parola "genitori", in sostituzione di "padre" e "madre", con l'intento di garantire conformità al quadro normativo introdotto dal citato regolamento europeo e per superare le problematiche applicative segnalate dal Garante; risulta tuttavia agli interroganti che il nuovo schema di decreto ministeriale, adottato ai sensi dell'articolo 10 del decreto-legge n. 78 del 2015, dopo avere ottenuto il concerto dei Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione sia tuttora in attesa del parere del Garante per la protezione dei dati personali, a seguito del quale sarà sottoposto all'esame della Conferenza Stato-città ed autonomie locali, si chiede di sapere quale sia lo stato dell' iter attuativo del nuovo schema di decreto ministeriale che reintrodurrebbe la parola "genitori", in sostituzione di "padre" e "madre", con l'intento di garantire conformità al quadro normativo introdotto dal predetto regolamento europeo, superando le problematiche applicative segnalate dal Garante. Atto n. 4-06326 LANNUTTI ANGRISANI ORTIS Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: l'INPGI è l'istituto nazionale per la previdenza dei giornalisti italiani ed è stato privatizzato con il decreto legislativo n. 509 del 1994. Tra tutte le casse professionali è l'unico sostitutivo dell'AGO (assicurazione generale obbligatoria). Dal 1951, con l'entrata in vigore della "legge Rubinacci" (legge n. 1564 del 1951), l'INPGI ha infatti garantito le prestazioni assistenziali (dal 1981 gli ammortizzatori sociali) e previdenziali dei giornalisti, pur essendo indipendente dall'INPS. E, anche dopo la privatizzazione del 1995, la sua gestione principale ha svolto tutte le funzioni proprie dell'INPS per i giornalisti dipendenti; da molto tempo l'INPGI si trova in lenta, graduale ed inesorabile agonia, anche a causa dello svuotamento dalle redazioni di giornalisti di quotidiani, periodici e agenzie di stampa, per effetto di prepensionamenti, susseguitisi a catena soprattutto dal 2009 in poi, con conseguente drastica riduzione dei lavoratori subordinati, assunti a tempo indeterminato, che da tempo sono stati sostituiti da giornalisti lavoratori autonomi con versamento di contributi nelle casse dell'INPGI 2. Ente che registra, invece, un boom di iscritti e con casse piene; per tamponare le perdite, a partire dal 2013, l'INPGI ha progressivamente trasferito la proprietà dei suoi immobili al fondo immobiliare "Giovanni Amendola", di cui l'INPGI è l'unico azionista. E dal 2017 vi è in atto un processo di dismissione del patrimonio immobiliare. Il prezzo di vendita degli appartamenti, come previsto dal regolamento del fondo, è fissato dalla Sgr Investire, che gestisce il fondo immobiliare. Possono manifestare il proprio interesse all'acquisto di unità immobiliari i giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti alla gestione principale dell'INPGI, in attività di servizio o titolari di pensione diretta INPGI, nonché i loro superstiti titolari di pensione di reversibilità INPGI; i giornalisti praticanti iscritti alla gestione principale dell'INPGI;