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E poi, colleghi, tutti ci dobbiamo impegnare per non lasciare che cada nel vuoto il grido di dolore di Roberto Bolle alla Camera dei deputati, il quale ci ha restituito una fotografia del mondo della danza che non è all'altezza della fama di questo Paese in quest'arte, che non è all'altezza di quanto la danza e la lirica ci danno tutti i giorni in termini di biglietti da visita ineguagliabili nel mondo in ogni settore. (Applausi) . Dunque, Ministro e colleghi, dobbiamo dare a questo Paese sbocchi occupazionali per i danzatori, mirare alla stabilizzazione dei corpi di ballo, dare impulso alle start-up di giovani danzatori. Dobbiamo fare tutto il possibile perché quel grido non rimanga inascoltato. (Applausi). PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato. (Segue la votazione). Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi). Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno MANTOVANI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, colleghi tutti, il prossimo 20 maggio saranno passati dieci anni dalla prima forte scossa di terremoto che ha colpito l'Emilia e parte della Lombardia e del Veneto. Fu l'inizio di un lungo sciame sismico, iniziato quella notte del 20 maggio alle ore 4,03, con la scossa di magnitudo 5.9 della durata di 136 secondi, ed epicentro nel Comune di Finale Emilia, in provincia di Modena. Il 29 maggio, poi, alle ore 9 ci fu una nuova scossa molto forte, di magnitudo 5.8, con epicentro tra i Comuni di Mirandola, Medolla e San Felice sul Panaro. Lo stesso giorno altre tre scosse: una alle 12,55 di magnitudo 5.5, una alle ore 13 di magnitudo 5 ed un'ulteriore scossa di magnitudo 4.9. Queste forti scosse avvennero durante uno sciame sismico con scosse di minore entità, ma sempre avvertibili dalla popolazione; sciame durato continuativamente, per molti giorni, fino a giugno inoltrato, creando paura e ansia in tutta la popolazione. Furono 27 le vittime, in maggioranza dipendenti di aziende distrutte dalle scosse avvenute nella mattina della giornata lavorativa del 29 maggio. È stato possibile, fortunatamente, evacuare tutte le scuole nella mattina del 29 maggio, mettendo in salvo bambini e ragazzi dalle scosse avvenute alle ore 13 dello stesso giorno. L'anno scolastico per loro si è concluso quel giorno, fortunatamente senza danni alle persone che studiavano e lavoravano nelle scuole. La popolazione colpita, nonostante la paura, l'ansia per le continue scosse, la desolazione per aver perso persone care, il dover abbandonare le proprie abitazioni e sospendere le attività produttive, ha comunque reagito con forza - come è nell'indole della nostra gente - per dare innanzitutto aiuto reciproco a chiunque ne avesse bisogno. Nei paesi più colpiti la forza delle comunità è stata evidente e subito ci si è organizzati per fornire il supporto primario, pasti e posti letto. La Protezione civile e il volontariato hanno fatto e regalato moltissimo: materiali e affetto. I tendoni hanno ospitato i campi estivi e anche l'attività scolastica, che è ripresa a settembre. La ricostruzione iniziò subito, con la promessa di finire presto. A distanza di dieci anni, molta parte della ricostruzione privata è stata fatta, per quanto riguarda sia le aziende che le abitazioni, ma sarebbe un errore pensare che sia finita. Per scelta del commissario per la ricostruzione si è preferito sbrigare velocemente le pratiche più facili e toglierle di mezzo. (Il microfono si disattiva automaticamente) . PRESIDENTE. Colleghi, tre minuti, quando si è in sei iscritti a parlare, sono già troppi. MONTEVECCHI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MONTEVECCHI (M5S) . Signor Presidente, care colleghe e cari colleghi, sono lieta di partecipare oggi alla staffetta che, come parlamentari, abbiamo promosso per riportare l'attenzione italiana e internazionale sulla condizione delle donne in Afghanistan. In questo periodo l'attenzione è chiaramente catalizzata dal conflitto russo- ucraino e da quanto di atroce sta accadendo alle donne laggiù. Nel frattempo, però, anche in Afghanistan accadono cose inaccettabili. Il 7 maggio scorso il Governo dei talebani ha esteso l'obbligo del burqa per le donne in tutti i luoghi pubblici. La notizia, di per sé, potrebbe anche non stupire. Nella retorica talebana, il particolare accanimento contro le donne e i loro diritti si potrebbe dire fosse già scritto nel pensiero e nelle prassi integraliste: chiusura delle scuole femminili, divieto di accesso ai posti di lavoro, divieto di viaggiare da sole. Nel decreto emanato si legge che le donne devono velarsi per non provocare gli uomini non appartenenti alle loro famiglie, che non hanno un compito esterno importante e diverso dalla propria casa, dove dovrebbero restare. Per quelle che volessero disobbedire sono previsti sanzioni gravi e anche il carcere. Malgrado ciò, nonostante le incarcerazioni, gli arresti, la repressione e la violenza perpetrata ai danni di quelle donne, le manifestazioni non si fermano. La voglia di libertà e di riscatto sociale non si ferma. La resistenza delle donne rimane forte e influenza il modo di pensare e di agire anche di molti uomini che non si riconoscono in questa radicale interpretazione della sharia . Sostenere le donne afghane nelle loro lotte e rivendicazioni è un imperativo assoluto. Altre colleghe nei loro interventi hanno ricordato e richiamato le molteplici iniziative istituzionali ai vari livelli, e queste devono moltiplicarsi sempre di più. Dobbiamo insistere perché si trovino opportunità e vie di emersione per le donne che vogliono studiare, lavorare, fare sport, musica e spettacolo; in una parola: per le donne che vogliono vivere. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, colleghi, avremmo dovuto partecipare insieme al collega Nazario Pagano, che è presidente del Gruppo di amicizia parlamentare con la Polonia, ad un'importante manifestazione a Montecassino per ricordare - oggi è il 18 maggio - quella battaglia terribile che fu lo sfondamento in quella giornata della linea Gustav. Vogliamo ricordare tutti i caduti, ma anche un altro episodio. Prima la collega Montevecchi parlava giustamente di violenza sulle donne, quella che avviene in Afghanistan; vorrei ricordare quella che sta avvenendo in Ucraina. Ma vorrei ricordare che proprio quel 18 maggio 1944 ci fu una delle violenze più terribili e spietate che colpì le donne della Ciociaria: ci furono stupri da parte dei goumiers , soldati di nazionalità marocchina incorporati nell'esercito francese. Furono 60.000 gli stupri compiuti in quelle giornate - non una cifra esigua - e nei confronti non solamente delle donne, ma anche di bambini, e vecchi.