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Noi abbiamo deciso di affrontare per gradi il primo tema di questo provvedimento, ovvero il precariato, intervenendo prima di tutto su un punto, mettendoci in linea con la durata dei contratti a tempo determinato nella media europea, che è di ventiquattro mesi; lo abbiamo fatto reintroducendo le causali dal secondo contratto e aumentando le sanzioni per i licenziamenti ingiusti. Per qualcuno è troppo poco; per altri è troppo. Io dico che è un primo intervento di buon senso e ovviamente ci assumiamo tutta la responsabilità delle misure che disponiamo. Rispetto a chi dice che aumenterà il contenzioso, rispondo che il contenzioso è a zero perché il suo oggetto, che era uno dei diritti del lavoratore di poter essere assunto a tempo determinato per ragioni specifiche, è stato eliminato, perché la normalità per noi è il contratto a tempo indeterminato, mentre il contratto a tempo determinato deve servire per specifiche situazioni d'azienda, ma non dal primo. È logico infatti che nel primo rapporto di lavoro tra il datore e il dipendente ci si debba conoscere, si debba avere l'occasione e l'opportunità di apprezzare le capacità e anche i difetti del lavoratore. Sulla parte del precariato, vorrei dare anche umilmente a questa Assemblea l'orizzonte temporale con cui agisce questo provvedimento, che secondo me permetterà alle aziende e alle imprese di metabolizzare il cambiamento delle normative. Questo perché per i contratti in essere è prevista una norma transitoria che agisce dal 31 ottobre, e in ogni caso, per i nuovi contratti i primi dodici mesi sono senza causale. Qualcuno chiederà cosa accade dopo i ventiquattro mesi e io rispondo domandando cosa accadeva prima dopo i trentasei mesi. C'è forse una legge divina per cui a trentasei mesi si passa a tempo indeterminato e a ventiquattro mesi si viene licenziati? Io non credo. Credo semplicemente che facendo così noi avremo i nuovi contratti che permettono un rapporto di conoscenza tra datore di lavoro e dipendente nei primi dodici mesi senza causali e, per i contratti in essere dal 31 ottobre la nuova normativa comincerà a dispiegare gli effetti nell'ordinamento. Perché il 31 ottobre? Per una semplice ragione: perché nella legge di bilancio vogliamo dare maggiori agevolazioni agli imprenditori sul contratto a tempo indeterminato, abbassando il costo del lavoro e facendo di quello il contratto normale, la normalità; quindi gli permettiamo di arrivare fin lì. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az) . Poi è chiaro che ci sono tanti aspetti che ci portano ad affrontare la questione del contratto a tempo determinato e a limitarne l'uso. Io penso che ci siano tanti ragazzi, tanti giovani in questo Paese che stanno vivendo nei primi anni della loro maggiore età un rapporto col lavoro a mio avviso devastante dal punto di vista culturale. Si crea una cultura del lavoro, nelle nuove generazioni, che può essere devastante, basata cioè sull'idea di lavorare senza guadagnare, pur di dire di stare lavorando. È una tendenza sempre più sviluppata, che coinvolge tante persone che, pur di dire di stare lavorando, sono disposte a rimetterci dal punto di vista economico, a rinunciare a un salario. Questo sta succedendo unitamente ad un altro fenomeno, che è l'alternarsi di contratti di somministrazione, contratti determinati, somministrazione, poi c'è lo stop and go . Tutto questo sta creando più precarietà e sta creando una cultura del lavoro che è devastante, perché quei ragazzi che a diciotto anni iniziano questa trafila che non finisce mai cominceranno a pensare che quello solo sia il lavoro e abbandoneranno qualsiasi ambizione di stabilità personale e familiare. Io non credo che con questo decreto-legge risolveremo tutti questi problemi, ma almeno abbiamo iniziato a limitarli, perché siamo convinti che un lavoro più stabile dia più produttività alle nostre imprese. E il tema della produttività delle nostre imprese è uno dei problemi più grandi che abbiamo dal punto di vista dello sviluppo economico dell'Italia. A questo si aggiungono i consumi: chi ha un contratto più stabile ha più possibilità di programmare la propria vita, consuma di più e quindi, ancora una volta, giova alle imprese. Poi potremo non essere d'accordo, ma non mi meraviglia perché - lo dico senza ironia e senza polemica - negli anni precedenti si sono seguite altre ricette, che altri Paesi europei stanno seguendo ancora, lo riconosco. Poi, quale sia il consenso di quei Paesi europei che stanno portando avanti quelle riforme iperprecarizzanti, lo andremo a vedere. Noi abbiamo avuto un mandato diverso, che abbiamo inserito nel contratto di Governo e che è il contrasto del precariato. Ci confronteremo, ovviamente, in quest'Aula, ma devo dire che su questo le ricette sono molto discordanti. Non abbiamo una visione comune. Perché quando si dice che dobbiamo aumentare la flessibilità, che è un'espressione gentile per dire molto spesso che dobbiamo aumentare a tal punto la precarietà, che dobbiamo aumentare il numero di contratti, non di occupati, a volte di contratti a pochi giorni o a poche settimane, allora è un problema. Si è citato molto il tema dei piccoli e medi imprenditori italiani, ma con queste norme diamo un po' di peso contrattuale, invece, a tanti giovani e meno giovani che lavorano nei centri commerciali, nelle multinazionali; a volte neanche i loro rappresentanti sindacali contano qualcosa; figuriamoci loro quando chiedono un diritto sul posto di lavoro. E ci siamo passati - immagino - in tanti in quest'Aula con i propri figli, con i propri nipoti o in prima persona. Ovviamente giudicheremo l'effetto di queste norme. Ce ne assumiamo la responsabilità come Governo, ma io credo sia giunto il momento di non inseguire più il dio mercato, e di cominciare a mettere di nuovo al centro la persona e le sue esigenze. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az e del senatore Buccarella) . Infatti, già in questi primi due mesi di Governo, mi è capitato di avere a che fare con la maggioranza delle imprese italiane, che sono sempre molto collaborative quando ci sono delle crisi, e poi mi è capitato di avere a che fare con grandissime aziende, molto spesso straniere, che sul territorio nazionale stavano bene con i bilanci, ma stavano dismettendo gran parte della loro produzione. Ebbene, esistono due generi di impresa: quella che dice che vuole collaborare con il Governo per trovare una soluzione ai propri dipendenti, anche se non li può tenere, e quella che sta anche bene con i propri business plan , ma che ci dice: o me li fai sfruttare o ce ne andiamo dall'Italia. Un Governo non può subire assolutamente un ricatto del genere. Quando mi dicono così la risposta è una sola: proteggere i cittadini italiani e non cedere all'idea di farli sfruttare. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dal Gruppo PD) . Sulla burocrazia c'è tanto da fare. Io non mi illudo che disattivando il redditometro, lo spesometro e lo split payment per i professionisti abbiamo risolto i problemi; per carità. Abbiamo tanto altro da fare e su questo stiamo lavorando, anche con sottosegretari come Dario Galli, che mi dà una mano al MISE lavorando sul dossier sulla semplificazione per le imprese. Ci lavoreremo in occasione della legge di bilancio, ma anche prima.