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la soppressione della caserma di Santa Teresa Gallura, e quindi la mancanza di un presidio stabile di agenti, ha inevitabilmente provocato una riduzione drastica dei controlli in tutta l'area compresa fra i comuni di Santa Teresa Gallura, Aglientu, Trinità d'Agultu e Badesi; il numero elevato di immigrati presso una struttura alberghiera ubicata nella frazione di Porto Pozzo ed il ridotto contingente da parte delle forze dell'ordine non permettono inoltre una vigilanza continua dell'intero territorio; sarebbe di fondamentale importanza che l'Amministrazione comunale, congiuntamente alle Amministrazioni statali, lavorasse per trovare una soluzione condivisa che portasse alla riapertura della caserma, si chiede di sapere se, alla luce delle problematiche esposte in premessa, i Ministri in indirizzo intendano rivedere il piano di riorganizzazione delle caserme della Guardia di finanza sul territorio sardo, provvedendo alla riapertura della caserma nel Comune di Santa Teresa Gallura, al fine di garantire alla cittadinanza un presidio di fondamentale importanza per i controlli di ordine fiscale e per la tutela dell'ordine pubblico e, contemporaneamente, al fine di evitare che tale decisione unilaterale comporti il trasferimento di tutti i militari, e delle loro famiglie, residenti da anni nel comune, perché impiegati nella sede della Guardia di finanza di Santa Teresa Gallura. Atto n. 4-06849 PORTA GIACOBBE Al Ministro della salute Premesso che: l'articolo 32 della Costituzione italiana stabilisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti; l'articolo 1 della legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale n. 883 del 1978 stabilisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività mediante il Servizio sanitario nazionale secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio; in conformità all'articolo 1 della legge n. 883 del 1978 indicato, l'articolo 19, ultimo comma, sancisce che gli emigrati, che rientrino temporaneamente in patria, hanno diritto di accedere ai servizi di assistenza sanitaria della località in cui si trovano intendendo, si presume, che tale assistenza debba essere erogata in qualsiasi luogo del territorio della Repubblica e che la residenza all'estero non è preclusiva di tale diritto; tuttavia, nonostante quanto stabilito dalla Costituzione italiana e dalla legge n. 883 in termini di diritti sanitari gratuiti ed universali per i cittadini italiani ovunque essi risiedano, i cittadini italiani residenti stabilmente all'estero e iscritti all'AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all'estero) perdono il diritto all'assistenza sanitaria italiana sia in Italia che all'estero, all'atto della cancellazione dall'anagrafe comunale e dell'iscrizione all'AIRE (fanno eccezione i lavoratori di diritto italiano in distacco, che mantengono l'assistenza sanitaria in Italia e all'estero); se da una parte però al cittadino italiano il quale acquisisce la nuova residenza in uno dei Paesi della UE viene garantito il possesso della tessera TEAM che consente a tutti i cittadini dell'Unione europea, che si trovino temporaneamente in un altro Stato Membro, l'accesso ai servizi sanitari del Paese ospite alle stesse condizioni dei residenti, dall'altra il cittadino italiano che stabilisce la propria residenza in un Paese extra-UE e si iscrive all'AIRE, quando rientra in Italia ha diritto, in virtù del decreto del Ministero della Sanità del 1° febbraio 1996, solo alle prestazioni ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare, qualora gli stessi non abbiano una copertura assicurativa propria pubblica o privata e a condizione che siano nati in Italia; i cittadini italiani iscritti all'AIRE e residenti in Paesi extra-UE, quindi, quando tornano in Italia per soggiorni temporanei (e a patto che siano titolari di pensione italiana o nati in Italia, mentre i cittadini italiani nati all'estero sono addirittura esclusi) hanno diritto a titolo gratuito solo alle cure ospedaliere urgenti (qualora non abbiano una copertura assicurativa propria) e non all'assistenza sanitaria medico-generica e specialistica come invece i cittadini italiani residenti in Paesi UE; i cittadini italiani che trasferiscono le residenza in uno Stato extra-UE con il quale non è in vigore alcuna convenzione per l'assistenza sanitaria con l'Italia o è in vigore una convenzione parziale sia in termini soggettivi che rispetto ai rischi coperti (è il caso di tutte le convenzioni bilaterali stipulate dall'Italia in materia di assistenza sanitaria), quando rientrano in Italia temporaneamente si vedono garantite perciò solo le prestazioni ospedaliere urgenti e devono provvedere autonomamente per tutte le altre prestazioni sanitarie di cui avessero bisogno nel corso della loro permanenza in Italia, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga che il proprio decreto ministeriale del 1° febbraio 1996, limitando alle sole cure ospedaliere urgenti per un periodo massimo di 90 giorni nell'anno solare le prestazioni sanitarie ai cittadini italiani residenti permanentemente all'estero i quali rientrano temporaneamente in Italia per brevi soggiorni, non sia in contrasto con quanto sancito dalla Costituzione italiana all'articolo 32 e dagli stessi articoli 1 e 19 della legge n. 883 del 1978 istitutiva del Servizio sanitario nazionale, ove prevedono e garantiscono l'eguaglianza dei cittadini italiani nei confronti della salute e del Servizio sanitario nazionale; se non ritenga quindi che l'assistenza sanitaria ai cittadini italiani residenti all'estero nei Paesi extra-UE, i quali rientrano in Italia per brevi periodi non debba essere estesa a tutte le prestazioni sanitarie, comprese quelle medico-generiche e specialistiche, e non solo a quelle ospedaliere urgenti (come avviene d'altronde per i cittadini italiani emigrati in un Paese della UE) nei casi in cui non siano in possesso di una copertura assicurativa propria, pubblica o privata e a prescindere dal loro stato di pensionato o emigrato (cioè nato in Italia). Atto n. 4-06850 PILLON Al Ministro dell'interno Premesso che: in data 19 marzo 2022 sulla pagina del social network "Instagram" del movimento politico Sinistra Moderna, il quale si definisce come un movimento comunista di resistenza contro il neoliberismo, per la sovranità popolare, è stata pubblicata una foto celebrativa: l'immagine raffigura un gruppo di giovani che alzano fieramente il pugno chiuso e reca come didascalia una scritta che recita testualmente "19 marzo 2022: 20 anni fa i compagni delle Nuove Brigate Rosse giustiziavano il precarizzatore del lavoro Marco Biagi!"; il riferimento è chiaramente all'accademico e giuslavorista Marco Biagi, più volte consulente del Governo italiano, in particolare del Ministero del lavoro, e promotore della riforma del mercato del lavoro che da lui ha preso il nome, assassinato il 19 marzo 2002 a Bologna da un commando di terroristi appartenenti alle Nuove Brigate Rosse, che lo colpiscono con sei proiettili presso il portone della sua abitazione; considerata la gravità del contenuto pubblicato dal movimento Sinistra Moderna, che di fatto celebra come un atto di giustizia l'assassinio di un uomo, un marito e padre di famiglia, uno studioso, un servitore dello Stato;