[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 9 della legge della Provincia autonoma di Trento 4 agosto 2022, n. 10 (Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2022-2024), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 7 ottobre 2022, depositato in cancelleria l'11 ottobre 2022, iscritto al n. 77 del registro ricorsi 2022 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 47, prima serie speciale, dell'anno 2022. Visto l'atto di costituzione della Provincia autonoma di Trento; udito nell'udienza pubblica del 5 giugno 2024 il Giudice relatore Angelo Buscema; uditi l'avvocato dello Stato Giancarlo Caselli per il Presidente del Consiglio dei ministri e l'avvocato Sara Valaguzza per la Provincia autonoma di Trento; deliberato nella camera di consiglio del 5 giugno 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, con ricorso iscritto al n. 77 del registro ricorsi 2022, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'art. 9 della legge della Provincia autonoma di Trento 4 agosto 2022, n. 10 (Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2022-2024) in riferimento agli artt. 81, 97, 100 e 117, secondo comma, lettere e), f) ed l), 119 e 120 della Costituzione, nonché agli artt. 4, 8 e 105 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), in relazione all'art. 47 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). 1.1.- Ad avviso del rimettente l'art. 9 della legge prov. Trento n. 10 del 2022 violerebbe innanzitutto gli artt. 100 e 117, secondo comma, lettere e), f) ed l), Cost. e l'art. 105 del d.P.R. n. 670 del 1972, in relazione all'art. 47 del d.lgs. n. 165 del 2001. Sostiene il ricorrente che la disposizione impugnata, la quale ha inserito l'art. 60-bis nella legge della Provincia di Trento 3 aprile 1997, n. 7 (Revisione dell'ordinamento del personale della Provincia autonoma di Trento), attribuendo a un organismo interno, quale il collegio dei revisori dei conti della Provincia, la competenza a controllare la compatibilità economico-finanziaria dei contratti collettivi provinciali, si porrebbe in contrasto con l'art. 47 del d.lgs. n. 165 del 2001, indicato quale norma interposta che, in assenza di una disposizione di attuazione statutaria, troverebbe applicazione anche nei confronti degli enti regionali e provinciali autonomi. Il contrasto con la norma interposta determinerebbe la violazione della competenza legislativa esclusiva dello Stato nelle materie «armonizzazione dei bilanci pubblici», «organi dello Stato» e «giurisdizione e norme processuali» con riguardo alle attribuzioni della Corte dei conti e in particolare alla funzione di certificazione dell'attendibilità dei costi dei contratti collettivi e di verifica della compatibilità degli stessi con gli strumenti di programmazione e di bilancio. 1.2.- L'art. 9 della legge prov. Trento n. 10 del 2022 sarebbe costituzionalmente illegittimo anche in riferimento agli artt. 81, 97, 100, 117, secondo comma, lettera l), 119 e 120 Cost. Secondo la difesa statale, la necessità di coordinamento della finanza pubblica riguarda anche le regioni e le province ad autonomia differenziata, non potendo dubitarsi che anche la loro finanza sia parte della finanza pubblica allargata (è richiamata la sentenza di questa Corte n. 425 del 2004). Con specifico riguardo alle attribuzioni della Corte dei conti negli ordinamenti ad autonomia speciale, il ricorrente sottolinea come i controlli attribuiti alla magistratura contabile siano finalizzati ad assicurare la sana gestione finanziaria degli enti territoriali, a prevenire squilibri di bilancio e a garantire il rispetto del patto di stabilità interno e del vincolo in materia di indebitamento, posto dall'ultimo comma dell'art. 119 Cost., anche in vista della tutela dell'unità economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica (è richiamata la sentenza di questa Corte n. 39 del 2014). I controlli di natura preventiva attribuiti alla competenza della Corte dei conti (categoria cui si ascriverebbe anche la certificazione dei contratti collettivi) sarebbero, dunque, finalizzati a evitare danni all'equilibrio di bilancio del comparto pubblico, collocandosi su un piano distinto rispetto al controllo sulla gestione amministrativa operato dalle amministrazioni territoriali. Ciò in forza del diverso interesse alla legalità costituzionale-finanziaria e alla tutela dell'unità economica della Repubblica perseguito dai suddetti controlli della Corte dei conti (non soltanto in riferimento all'art. 100 Cost., ma anche agli artt. 81, 119 e 120 Cost.), rispetto a quelli interni spettanti alle autonomie speciali. L'intestazione al collegio dei revisori dei conti provinciali di prerogative della Corte dei conti determinerebbe la violazione degli artt. 81 e 97 Cost., in particolare con riguardo al principio dell'equilibrio di bilancio delle amministrazioni pubbliche, anche «in coerenza con l'ordinamento dell'Unione Europea»; dell'art. 100 Cost., che assegna alla Corte dei conti il «controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria»; degli artt. 117, secondo comma, lettera l), 119 e 120, Cost., allorché prevedono l'esclusiva competenza legislativa statale in materia di «armonizzazione dei bilanci pubblici» e di «ordinamento civile», e il rispetto dell'equilibrio dei bilanci degli enti territoriali. 1.3.- Sotto ulteriore concorrente profilo, l'art. 9 della legge prov. Trento n. 10 del 2022 sarebbe costituzionalmente illegittimo per violazione dei principi di tutela dell'equilibrio e della sana gestione del bilancio di cui agli artt. 81, 97 e 117 Cost. e degli artt. 4 e 8 statuto speciale, in relazione all'art. 47 del d.lgs. n. 165 del 2001. La disposizione provinciale impugnata contrasterebbe, infatti, con la riserva di controlli riconosciuta da norme costituzionali e leggi statali interposte alla Corte dei conti allorché attribuisce esclusivamente a un organismo interno la competenza a controllare la compatibilità economico-finanziaria dei contratti collettivi, precludendo alla predetta Corte l'esercizio delle proprie prerogative al riguardo. Del resto, ad avviso dell'Avvocatura generale, l'art. 47 del d.lgs.