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Signor Presidente, anche io, a nome di Italia Viva, voglio esprimere un profondo ringraziamento per il fatto che oggi, in quest'Aula, ci uniamo alla commemorazione, nella giornata delle Forze armate, del centenario della istituzione del Milite Ignoto. Credo si debba dare atto del fatto che con esso si creò uno strumento attraverso il quale consentire una sorta di elaborazione del lutto all'intero Paese; un Paese che aveva subito, nel corso della Prima guerra mondiale, la perdita di ben un milione e 240.000 giovani uomini (questo è il numero stimato delle vittime), oltre 200.000 dei quali rimasero senza nome, tali da non poter essere identificati. Quindi oltre 200.000 famiglie rimasero con figli deceduti senza la certezza che i cadaveri fossero dei loro stessi congiunti. Credo che con l'istituzione di questa figura simbolica - un Milite Ignoto che addirittura venne portato a Roma con il treno storico che oggi viene utilizzato nuovamente per ripetere quel percorso, attraverso quelle tante tappe in località anche minori del nostro Paese - si riuscì a dare alle famiglie la possibilità di avere in qualche modo un referente, uno strumento di compassione e di conforto. Al di là del fatto che già all'epoca si cercò di fare anche una narrazione - purtroppo - propagandistica di quella vicenda, credo che non si debba assolutamente avere elementi di contrarietà o di critica; penso invece si debba essere tutti compatti, uniti e corali, proprio per testimoniare l'importanza di dare concretezza all'immagine di un dolore che coinvolse allora così tante famiglie e che, ancora oggi, ci vede uniti nel ricordo, tra l'altro, di giovani che erano spesso anche espressione dei ceti più poveri, più semplici. È un momento in cui il Paese è unito, oggi anche a testimonianza della gratitudine da parte della cittadinanza e del Paese nei confronti delle donne e degli uomini delle Forze armate. A maggior ragione, quindi, oggi, ancora una volta, dal nostro Senato parte una voce di grande riconoscimento del lavoro, del sacrificio e dell'impegno che donne e uomini delle nostre Forze armate, anche in nome di quel Milite Ignoto che rappresenta i tanti caduti della Prima guerra mondiale, ci consentono di portare unitariamente, per far sentire anche la voce delle Istituzioni. (Applausi) . AIMI (FIBP-UDC) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIMI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, ringrazio il Governo per la presenza. Colleghi, nella famiglia di ciascuno di noi c'è una storia - a volte più storie - di ragazzi partiti per il fronte. Ricordo l'ultima classe chiamata al fronte che indossò quella divisa, la divisa italiana, e portò con onore le armi: la classe del 1899. Erano ragazzini e, come è stato ricordato in quest'Aula, arrivavano dalle parti più disparate della nostra Patria ed erano perlopiù provenienti da famiglie estremamente umili. Persone che lavoravano la terra, chiamate al fronte per difendere, come si diceva allora, i sacri confini della Patria. Una parola che oggi risulta, forse, demodé , ma non dobbiamo pensare che quella tragedia appartenga solo a quell'epoca, perché altri conflitti, purtroppo, stanno infettando il Pianeta. È smentito quello che diceva Francis Fukuyama, qualche anno fa, in un suo non dimenticato libro, «La fine della storia»: la storia non finisce; la storia, purtroppo, tragicamente continua, con le sue aberrazioni e con le sue tragedie, e bisogna essere pronti anche a questi eventi. Per questo dobbiamo ricordare, con sentimento di estrema e forte gratitudine, non solamente la data del 4 novembre, la festa delle Forze armate, ma i cento anni del Milite Ignoto, che li rappresenta tutti, i caduti di quella terribile guerra civile europea. Forse vincemmo quella guerra, ma perdendo la pace, perché la Seconda guerra mondiale non fu altro che la prosecuzione, tragica, della Prima guerra mondiale Ho ricordato all'inizio che nella storia di ciascuno di noi, a volte, emergono i vecchi ricordi, impacchettati con un fiocco: a me è capitato di trovare vecchie fotografie. Dei miei nonni, uno era capitano di cavalleria dell'armata austro-ungarica, così come uno zio è morto sul Carso sempre con l'armata austro-ungarica. La sua è una storia tenerissima. Aveva diciassette anni, era al fronte e aveva conquistato, dopo tanti mesi di prima linea, una licenza. Stava per tornare a casa, a Bolzano. Sentì che il suo reparto era attaccato: tornò su per difendere i suoi commilitoni e perse la vita. Mio nonno paterno, invece, era capitano medico nella Prima guerra mondiale. Quindi, sono cresciuto con due diverse identità, se vogliamo, ma in realtà è un'identità unica, perché quella tragedia colpì veramente tutta l'Europa in maniera estremamente forte. Oggi, il ricordo del Milite Ignoto in ogni città, con il suo passaggio e la traslazione da Aquileia a Roma, è, secondo me, un atto dovuto, un omaggio che noi dobbiamo rendere a quei giovani, che avranno per sempre sedici, diciassette, venti anni. Momenti difficili per le madri, quando arrivava il telegramma che annunciava una morte. Quindi, un sentimento che non è solo patriottico. Non c'è solo la Patria, ma, almeno in me, c'è anche la "matria". È un concetto che gli storici stanno evidenziando. Forse appartiene alle piccole identità, che sono, però, anche le identità vere. È nostro dovere, quindi, con la solennità che si deve loro, ricordare oggi tutte le vittime di quei giorni. C'è una frase che mi ha colpito e che ricorda mirabilmente quel tempo. Si riferisce ad un soldato, che dice: dietro di me sono tutti fratelli, anche se non li vedo e non li conosco bene. Cerchiamo di onorare questa data, con quel sentimento vero che appartiene a tutti coloro che si sentono debitori nei confronti di questa generazione che pagò un tributo altissimo alla libertà e alla pace. (Applausi) . LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LANIECE (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, ringrazio chi ha voluto mettere all'ordine del giorno questo punto importante del ricordo della traslazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria. Il mio sarà un breve intervento, visto che non posso che ritrovarmi con tutto ciò che è stato detto finora dai colleghi sull'importanza di questo momento, che va sicuramente colto per ritrovarsi intorno ad un simbolo forte dell'unità di questo Paese. Sono intervenuto perché il Gruppo per le Autonomie è tipicamente un Gruppo nel quale potrebbe apparire più tiepido il cosiddetto amor di Patria verso lo Stato centrale, ma non è così. Noi abbiamo sempre cercato di far capire che teniamo alle nostre differenze e particolarità, ma credo che sia importante ritrovarsi, anche da parte nostra, intorno a questi simboli forti.