[pronunce]

, ostativi alla sospensione dell'ordine di esecuzione - il Collegio rimettente, richiamati ampi stralci dell'ordinanza della Corte di cassazione 18 luglio 2019, n. 31853, osserva che la disposizione censurata sarebbe anzitutto contraria al principio di ragionevolezza, in quanto la condotta di corruzione per l'esercizio della funzione, così come configurata dal legislatore, ben potrebbe risolversi in un'occasione di consumazione «isolata e episodica» e non esprimerebbe «alcuno dei connotati idonei a sostenere una accentuata e generalizzata considerazione di elevata pericolosità del suo autore, trattandosi di condotta difficilmente inquadrabile in contesti di criminalità organizzata o evocativi di condizionamenti omertosi», diversamente dalle condotte riconducibili a fenomeni associativi di tipo mafioso o terroristico, originariamente oggetto della previsione dell'art. 4-bis ordin. penit. ; che sarebbe altresì violato l'art. 27, terzo comma, Cost., in quanto la norma censurata sottrarrebbe «alla discrezionalità del tribunale di sorveglianza (con anticipazione degli effetti pregiudizievoli in tema di libertà personale derivante dalla previsione di legge di cui all'art. 656 co. 9 cod. proc. pen.)» l'apprezzamento concreto delle caratteristiche obiettive del fatto e della personalità dell'autore, con conseguente pregiudizio ai principi di individualizzazione della pena e del finalismo rieducativo, recentemente riaffermati da questa Corte nella sentenza n. 149 del 2018; che il Presidente del Consiglio dei ministri non è intervenuto in giudizio; che, con ordinanza del 15 novembre 2019 (iscritta al n. 8 del r.o. 2020), la Corte d'appello di Roma, sezione terza penale, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 CEDU, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , come integrato dall'art. 4-bis ordin. penit. , a sua volta modificato dall'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, «nella parte in cui ha inserito i reati contro la pubblica amministrazione ed, in particolare, l'art. 319 quater, comma 1 [recte: 319] , c.p., tra quelli ostativi alla concessione del beneficio penitenziario di un all'art. 4 bis legge 26.7.1975 n. 354 [...] senza prevedere un regime transitorio che dichiari applicabile la norma di cui all'art. 1 comma 6 lett. b) legge 9.1.2019 n. 3 ai soli fatti commessi successivamente alla sua entrata in vigore»; che il giudice a quo ha altresì sollevato - in riferimento agli artt. 3 e 27 Cost. - questioni di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, «nella parte in cui inserisce all'art. 4-bis, comma 1, dell[a] legge 26 luglio 1975 n. 354 il riferimento al delitto di cui all'art. 319 c.p.»; che il collegio rimettente è investito, in qualità di giudice dell'esecuzione, di un'istanza di temporanea inefficacia dell'ordine di esecuzione della pena emesso nei confronti di G. M., condannato con sentenza divenuta irrevocabile il 22 ottobre 2019, per fatti di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, commessi prima dell'entrata in vigore della legge n. 3 del 2019; che, in punto di rilevanza e non manifesta infondatezza delle questioni sollevate, il giudice a quo svolge considerazioni analoghe a quelle contenute nell'ordinanza iscritta al n. 7 del r.o. 2020, ritenendo - con particolare riferimento al secondo gruppo di questioni - che nemmeno il reato di cui all'art. 319 cod. pen. abbia connotati idonei a sostenere «una accentuata e generalizzata pericolosità del suo autore, né l'inserimento di quest'ultimo in contesti di criminalità organizzata o evocativi di condizionamenti omertosi», tali da giustificare l'inserimento nel novero dei reati di cui all'art. 4-bis ordin. penit. ; che il Presidente del Consiglio dei ministri non è intervenuto in giudizio; che, con ordinanza del 15 novembre 2019 (iscritta al n. 9 del r.o. 2020), la Corte d'appello di Roma, sezione terza penale - investita di un'istanza di temporanea inefficacia dell'ordine di esecuzione della pena emesso nei confronti di F. F., condannato con sentenza divenuta irrevocabile il 22 ottobre 2019 per fatti di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, commessi prima dell'entrata in vigore della legge n. 3 del 2019 - ha sollevato questioni di legittimità costituzionale identiche, quanto a petitum, parametri evocati e motivazione, a quelle proposte con l'ordinanza iscritta al n. 8 del r.o. 2020; che il Presidente del Consiglio dei ministri non è intervenuto in giudizio; che, con ordinanza del 15 novembre 2019 (iscritta al n. 10 del r.o. 2020), la Corte d'appello di Roma, sezione terza penale, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost., questioni di legittimità costituzionale dell'art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen. , come integrato dall'art. 4-bis ordin. penit. , a sua volta modificato dall'art. l, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, nella parte in cui ha inserito il reato di cui all'art. 319 cod. pen. nell'elenco di cui all'art. 4-bis, comma l, ordin. penit. ; che il collegio rimettente ha altresì sollevato in via subordinata, in riferimento agli artt. 3, 25, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 7 CEDU, questioni di legittimità costituzionale del medesimo combinato disposto, nella parte in cui non ha previsto un regime transitorio che dichiari applicabile la modifica normativa ai soli fatti commessi successivamente alla sua entrata in vigore; che il giudice a quo deve esaminare le istanze di nullità o inefficacia o sospensione degli ordini di esecuzione della pena emessi nei confronti di M. C., A. T., M. S. e M. P., condannati con sentenza divenuta irrevocabile il 22 ottobre 2019 per fatti di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, commessi anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 3 del 2019; che, in punto di rilevanza delle questioni e di impossibilità di adottare un'interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina censurata, il Collegio rimettente svolge considerazioni sovrapponibili a quelle esposte nell'ordinanza iscritta al n. 7 del r.o. 2020;