[pronunce]

l'effetto di dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere ivi previste, con sottoposizione delle aree ivi contemplate a evidenti vincoli espropriativi. La giurisprudenza costituzionale insegna che la reiterazione dei vincoli decaduti (preordinati all'espropriazione o con carattere sostanzialmente espropriativo), ovvero la loro proroga in via legislativa, non costituiscono fenomeni per ciò solo inammissibili dal punto di vista costituzionale, potendo in concreto sussistere ragioni giustificative, accertate attraverso l'opportuna e motivata valutazione procedimentale dell'amministrazione competente, ovvero apprezzate dalla discrezionalità del legislatore entro i limiti della non irragionevolezza e della non arbitrarietà. Sono però inammissibili dal punto di vista costituzionale le reiterazioni dei vincoli espropriativi nei casi di proroga sine die o all'infinito (nel senso cioè della reiterazione di proroghe a tempo indeterminato che si aggiungano le une alle altre), ovvero quando il limite temporale di efficacia delle disposte reiterazioni è indeterminato, cioè non sia certo, preciso e sicuro e quindi sia sostanzialmente irragionevole, sempreché ovviamente non sia stato previsto l'indennizzo (oltre il periodo tollerabile di durata dei vincolo stesso). La reiterazione del vincolo espropriativo è consentita purché puntualmente motivata circa la necessità e l'attualità di acquisire la proprietà privata (da valutare sulla base di una apposita istruttoria procedimentale da cui emerga la prevalenza dell'interesse pubblico rispetto a quello privato da sacrificare) e sia contemporaneamente prevista anche la corresponsione del giusto indennizzo al cittadino sacrificato (sentenze n. 179 del 1999 e n. 411 del 2001, quest'ultima dichiarativa dell'illegittimità costituzionale dell'art. 58 del d.P.R. n. 218 del 1978). La generalizzata proroga dei piani medio tempore scaduti, che induce a qualificare la legge in esame come legge provvedimento, non toglie che manchi qualsiasi elemento volto a provare l'effettivo svolgimento di una puntuale procedura di valutazione degli interessi pubblici e privati in gioco, in relazione alla necessità ed all'attualità da parte della pubblica amministrazione di disporre della proprietà privata per realizzare un progetto di interesse generale, difettando altresì della conseguente adeguata motivazione, e che manchi inoltre qualsiasi previsione di indennizzo per l'ulteriore compressione delle facoltà di godimento del diritto di proprietà. Elementi non ricavabili dal contesto normativo né dai lavori preparatori. La richiamata normativa ha così comportato un'inammissibile reiterazione dei vincoli espropriativi scaduti, assoggettando ingiustificatamente, in palese contrasto delle previsioni contenute nell'articolo 42, terzo comma, Cost., le aree rientranti nel piano a.s.i. di Caserta (tra cui quelle della originaria parte ricorrente), approvato una prima volta con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 16 gennaio 1968 e poi, a seguito di un ampliamento dell'estensione territoriale dell'area consortile, con decreto del 28 luglio 1970, ad un ulteriore vincolo espropriativo, senza che siano state accertate ed evidenziate le ragioni di pubblico interesse che giustificavano il perdurante sacrificio della proprietà privata, e senza alcuna previsione di indennizzo. Risultano, altresì, violati, ad avviso della Sezione rimettente, anche il principio di ragionevolezza, cui deve attenersi intrinsecamente la discrezionalità del legislatore, nonché i principi di legalità e di buon andamento, cui deve ispirarsi l'azione amministrativa. La proroga interviene indiscriminatamente su qualsiasi piano regolatore dei consorzi per le aree di sviluppo industriale per il fatto della sua semplice esistenza, indipendentemente dal fatto che essi siano eventualmente già scaduti e per di più indipendentemente dal momento in cui essi siano già venuti a scadenza: la proroga di un provvedimento amministrativo, quale provvedimento di secondo grado, accede necessariamente ad un precedente provvedimento esistente e efficace, incidendo proprio sulla sua efficacia, mentre la previsione della cui legittimità si dubita appare evidentemente irrazionale, rappresentando una vera e propria contraddizione in termini la proroga di un provvedimento non più efficace. In realtà, utilizzando in modo distorto lo strumento dell'interpretazione autentica di una propria precedente norma legislativa, il legislatore regionale, con disposizione innovativa (e non meramente interpretativa), ha sostanzialmente "riadottato" un precedente atto amministrativo, che aveva definitivamente esaurito il suo periodo di efficacia ed era quindi del tutto incapace di produrre propri effetti giuridici, conferendogli una nuova efficacia (con effetto retroattivo) attraverso una fictio iuris (cioè l'interpretazione di una norma giuridica che poteva logicamente e razionalmente riguardare solo i piani validi ed efficaci al momento della entrata in vigore della legge n. 16 del 1998): tutto ciò al di fuori delle norme procedimentali che ne disciplinavano l'emanazione, e, dunque, in patente violazione dell'articolo 97 Cost. Senza contare che, altrettanto irragionevolmente, in stridente contrasto con il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall'articolo 3, secondo comma, Cost., la riadozione o la rinnovata efficacia attribuita al piano a.s.i. di Caserta è avvenuta ad oltre venti anni dalla sua originaria scadenza, senza che sia stata svolta alcuna valutazione sulla necessità dell'intervento pubblico da realizzare in relazione al sacrificio imposto al privato. 1.1. - Nel giudizio si sono costituiti Aquilante Vittoria, Mastroianni Antonio, Dello Margio Maria, Aquilante Andrea, Aquilante Lucia, Buonanno Carlo e Buonanno Antonietta eredi di Buonanno Giovanni, Moretti Antonio e Moretti Rosa e Moretti Giovanna e Moretti Filomena e Verde Maria, Verde Giuseppe, Di Foggia Domenico, Della Gatta Agnese, Santagata Nicola. Le parti private sottolineano che, costituendosi nel giudizio d'appello davanti al Consiglio di Stato, essi avvaloravano l'interpretazione data dal TAR della Campania, della inapplicabilità della proroga regionale ai piani a.s.i. già da tempo scaduti, a meno di non voler adottare un'interpretazione, quella della reviviscenza di detti piani, palesemente in contrasto con i principi costituzionali: sia per il carattere sostanzialmente espropriativo della disposizione, non accompagnata da previsione di indennizzo, sia perché in tal modo l'art. 77 della legge regionale n. 10 del 2001 non avrebbe avuto un fine semplicemente interpretativo, bensì inammissibilmente estensivo dell'applicabilità dell'art. 10 della legge regionale n. 16 del 1998, eludendo per di più il giudicato di precedenti decisioni del Consiglio di Stato, con cui il piano a.s.i. di Caserta era stato dichiarato decaduto. Nel qual caso non poteva che rimettersi la questione al giudizio di legittimità costituzionale, anche alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il Consiglio di Stato, considerando applicabile la proroga di cui alla legge regionale, come da interpretazione autentica, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale.