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Signor Presidente, illustri membri del Governo, colleghi senatori, la nostra mozione è presto detta: si chiede al Governo di trovare, nelle pieghe del bilancio pubblico, in quegli 850 miliardi di euro di spesa annua, 10 milioni di euro per rinnovare la convenzione a Radio Radicale. Si chiede di farlo subito e possibilmente attraverso un decreto-legge e non un disegno di legge, per evitare che il servizio pubblico offerto quotidianamente, da trent'anni a questa parte, da Radio Radicale alla Nazione venga sospeso. Non lo diciamo solo noi; lo dice anche l'Agcom. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha detto che il servizio è pubblico e di gran livello e che sospenderlo sarebbe un danno per la collettività. Non vedo per quale ragione non dovrebbe essere accolta questa richiesta e sarebbe paradossale che la vita di Radio Radicale venisse minacciata da un Governo che ha, al proprio interno, una parte politica che ha fatto della trasparenza la propria retorica, il proprio totem , almeno finché esercitava la propria funzione politica dai ranghi dell'opposizione. Il totem della trasparenza è diventato un tabù nel momento in cui il MoVimento 5 Stelle è arrivato al Governo e non abbiamo più visto dirette streaming né altro. Negli ultimi trent'anni la trasparenza del dibattito pubblico, del dibattito all'interno delle Aule parlamentari e delle Commissioni, dei processi, delle presentazioni di libri, dei congressi dei partiti è stata garantita solo e soltanto da Radio Radicale. Credo che all'origine di questa discussione vi sia un errore, una valutazione sbagliata, probabilmente compiuta dal sottosegretario Crimi all'inizio della legislatura, quando ha inserito - e nelle sue interviste si percepisce l'errore - la questione di Radio Radicale nel calderone dei fondi per l'editoria: non è così. Non ci si sarebbe stupiti se così fosse stato, perché è evidente che questo Governo - e il Governo è uno ed è inutile che i colleghi leghisti cerchino di salvarsi l'anima twittando o postando sui social posizioni diverse rispetto a quelle assunte dal Governo: il Governo è unico e deve essere giudicato per i propri atti formali - è al servizio della lobby dei veri poteri forti, che non sono più la Confindustria ma i giganti del web , che hanno tutto l'interesse a distruggere l'editoria cartacea e l'informazione tradizionale, per continuare a fare commercio illegale delle informazioni. (Applausi del senatore Rampi). Stiamo assistendo passivamente al più grande furto di proprietà intellettuale della storia dell'umanità: quello che accade con Google, Facebook e Amazon e la posizione assunta dal nostro Governo in Europa, insieme allo Stato del Lussemburgo, contro la direttiva che voleva semplicemente imporre il diritto alla proprietà intellettuale, e contro lo Stato che ha notoriamente un certo orgoglio di sé, come la Francia, è lì a testimoniarlo. Tutto ciò non c'entra nulla: i fondi per l'editoria non hanno nulla a che vedere con Radio Radicale. La vicenda di Radio Radicale è la storia di un'istituzione giornalistica del nostro Paese, che presta un servizio pubblico, che svolge egregiamente e che probabilmente nessun altro potrebbe svolgere in maniera così efficace. Quindi, la richiesta che rinnovo è: decreto-legge, rinnovo della convenzione e poi gara, perché è giusto che così sia. Gara che, io presumo, Radio Radicale vincerebbe. Non sospendiamo, però, questo servizio. Sottosegretario Crimi, se è vero che c'è stato un errore di valutazione all'inizio di legislatura da parte sua, credo che sia tipico degli uomini forti riconoscere... Sottosegretario Crimi, mi sta ascoltando? GASPARRI (FI-BP) . Se non ascolta Radio Radicale, almeno ascolti qui in Senato! PELLEGRINI Marco (M5S) . Ma se avete colonizzato tutto! CANGINI (FI-BP) . Lo dico anche perché la chiusura di Radio Radicale getterebbe un'ombra su tutto il Parlamento. PRESIDENTE.Senatore Cangini, credo che il Governo abbia inteso. Prosegua pure nel suo intervento. CANGINI (FI-BP) . Se lei garantisce, signor Presidente, io mi fido di lei, ma ho qualche dubbio! (Commenti del senatore Pellegrini Marco). CRIMI , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri . Signor Presidente, il Governo ascoltava. Cortesemente, ripristiniamo i fatti. CANGINI (FI-BP) . È tipico dei deboli e degli insicuri non mettere in discussione i propri errori. Lei, evidentemente, ha fatto un errore a inizio legislatura nel considerare Radio Radicale come uno dei tanti beneficiari del fondo per l'editoria: dimostri di che pasta è fatto, corregga il suo errore e andiamo avanti con questo servizio. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice De Lucia per illustrare la mozione n. 139. DE LUCIA (M5S) . Signor Presidente, è difficile sintetizzare in pochi minuti una mozione che in realtà racconta un periodo storico del nostro Paese così lungo. Preferisco partire dalla fine, quindi, dal 21 maggio scorso, quando Radio Radicale ha goduto di un corrispettivo pari a 10 milioni di euro annui sulla base di una convenzione stipulata con il Ministero dello sviluppo economico per l'attività di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari. È bene ricordare che, ai sensi della legge n. 230 del 1990, recante «Contributi alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale», Radio Radicale ha beneficiato di un contributo pari a 4 milioni di euro annui erogati dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il regime convenzionale, stipulato dal Ministero dello sviluppo economico con il Centro di produzione SpA, nasce dagli obblighi previsti dalla legge n. 223 del 1990, recante «Disciplina del settore radiotelevisivo pubblico e privato», la quale prevedeva l'obbligo per la Rai, in qualità di concessionaria per il servizio pubblico radiotelevisivo, di realizzare il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari. Successivamente, il decreto-legge n. 558 del 1993 ha istituito, per la trasmissione dei lavori parlamentari, la convenzione con un soggetto privato per un periodo di tre anni, e comunque fino alla completa realizzazione della rete parlamentare della RAI, riconoscendo un corrispettivo in cambio del servizio reso. A partire dal 18 novembre 1994, quindi, è stata stipulata un'apposita convenzione tra la società Centro di produzione SpA, proprietaria dell'emittente Radio Radicale, e l'allora Ministero delle poste e delle telecomunicazioni, per la realizzazione sull'intero territorio nazionale del servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari. La convenzione, di durata triennale, prevedeva la spesa di dieci miliardi di lire annui. La legge n. 224 del 1998 ha poi rinnovato la convenzione triennale con il Centro di produzione SpA, prevedendo lo strumento della gara per il periodo successivo; nel corso degli anni, si è poi provveduto a rinnovare la medesima convenzione, dapprima per trienni, successivamente per archi temporali biennali, infine per le singole annualità di spesa.