[ddlpres]

Una «Carta dei diritti della famiglia», dunque, secondo una linea di impostazione che individua i diritti dei cittadini, in sintonia con quanto affermato dall'articolo 2 della Costituzione, che «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali». Sono note, in proposito, altre figure di garanzia, come lo Statuto del contribuente, e altri statuti che tutelano i lavoratori, i malati, i professori, gli studenti eccetera, che individuano i cittadini in una loro specifica condizione personale o professionale. La differenza rispetto a tali situazioni sta nel fatto che la famiglia è considerata unitariamente e non nei singoli componenti che possono continuare a essere oggetto di interventi normativi come singoli a vario titolo, ad esempio, quali anziani, diversamente abili, studenti o altro, in una logica prevalentemente assistenziale che in parte può venir assorbita nella presente proposta di legge dalla considerazione della famiglia, ad esempio, come soggetto fiscale, nei termini che già sono stati enunciati. Le nostre famiglie sono in grado di offrire molto allo sviluppo della persona, alla società e allo Stato. Hanno una grande forza nell'affrontare le responsabilità e possono essere protagoniste di tale processo. Fare un investimento sulla famiglia significa garantire allo Stato le premesse fondamentali per il vivere civile. Significa, altresì, creare le condizioni affinché l'individuo compia le scelte giuste e concorra allo sviluppo dello Stato. Passiamo all'analisi dei singoli articoli. L'articolo 1 (Funzione sociale della famiglia) richiama l'articolo 29 della Costituzione nel quale sono riconosciuti «i diritti della famiglia (...) come società naturale fondata sul matrimonio», cui fanno da naturale corollario altre disposizioni della stessa Carta fondamentale. In particolare, il «dovere e diritto dei genitori [di] mantenere, istruire ed educare i figli» (articolo 30), con la previsione di agevolazioni, «misure economiche e altre provvidenze» che la Repubblica è impegnata ad erogare per «la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose» (articolo 31). Ancora, il diritto del lavoratore «ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa» (articolo 36), i diritti della «donna lavoratrice» in modo da consentirle «l'adempimento della sua essenziale funzione familiare» (articolo 37), il diritto all'assistenza sociale per «ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere» (articolo 38). L'articolo 2 (Attuazione del principio della sussidiarietà orizzontale), in attuazione dell'articolo 118, ultimo comma, della Costituzione, stabilisce che la Repubblica riconosce il ruolo delle famiglie come protagoniste dello sviluppo sociale ed economico della Nazione e favorisce la realizzazione dei diritti connessi ai compiti educativi, culturali, morali e di solidarietà della famiglia, adottando apposite misure, anche economiche, di sostegno. L'articolo 3 (Autorità garante della famiglia) istituisce un'Autorità del tutto nuova che, operando in piena autonomia, con indipendenza di giudizio e di valutazione, costituisce la vera novità di questo disegno di legge. Infatti non sarebbe sufficiente prevedere alcuni interessi collettivi alla cura dei quali sono tenute le pubbliche amministrazioni se non fosse contestualmente individuato un soggetto pubblico autorevole avente il compito di stimolare le amministrazioni e gli enti ad operare. Si tratta di un organo collegiale, costituito da otto membri, dei quali quattro eletti dal Senato della Repubblica e quattro dalla Camera dei deputati, con le modalità di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 luglio 1997, n. 249, e nominati con decreto del Presidente della Repubblica. I membri sono eletti tra persone di elevate doti morali e professionali, con specifica esperienza in ordine ai profili giuridici, economici e sociali concernenti la famiglia. L'Autorità si avvale di un comitato tecnico-scientifico e della Consulta nazionale delle associazioni familiari. L'articolo 4 (Competenze dell'Autorità) prevede le funzioni dell'Autorità, individuate nello studio e nella ricerca su tematiche di interesse economico-sociale riguardanti la famiglia. L'Autorità, in particolare, svolge funzioni di natura conoscitiva per accertare le modalità con le quali le amministrazioni statali hanno dato applicazione alle disposizioni di legge e regolamentari concernenti la condizione economica e sociale delle famiglie e, altresì, di impulso e di consulenza nei confronti delle amministrazioni statali, con le quali collabora segnalando le misure idonee ad assicurare il perseguimento delle finalità concernenti lo sviluppo e la tutela della famiglia. L'articolo 5 (Prevenzione del disagio familiare) prevede l'integrazione delle strutture dei consultori, i quali dovranno avvalersi della consulenza di un esperto indicato da associazioni che svolgono attività di mediazione familiare, al fine di superare situazioni di disagio. Si vuole, in tale modo, integrare le professionalità delle quali i consultori dispongono con un esperto di mediazione familiare, una figura nuova, introdotta nel codice civile dalla legge 4 aprile2001, n. 154, che si caratterizza per il ruolo e la specificità della funzione, già riconosciuta in molti Paesi occidentali come un modello privilegiato per il trattamento della conflittualità nella separazione e nelle problematiche familiari e che si situa all'interno dei cambiamenti evolutivi in atto nella nostra società. Un ruolo destinato a permettere alla coppia di trovare le basi di un accordo reciproco e duraturo, tenendo conto dei bisogni di ciascun membro della famiglia e particolarmente dei bisogni dei minori in uno spirito di corresponsabilità genitoriale. In tale modo i consultori possono divenire sempre di più, come prevede la legge che li istituisce, un ausilio per la coppia che sta vivendo momenti di particolare crisi o difficoltà. L'articolo 6 (Equità fiscale e tariffaria) è norma essenziale nel sistema diretto a tutelare le famiglie e il loro potere di acquisto. Essa prevede che, in attesa della riforma della disciplina fiscale che dovrà considerare la famiglia come soggetto di imposta unico, e tenuto conto della spesa minima di mantenimento indicata dall'Istituto nazionale di statistica, i soggetti con coniuge, figli o altri familiari a carico, possono dedurre, per ciascuno di tali soggetti, una somma indicata con apposita norma da inserire annualmente nella legge di stabilità, la quale contestualmente ridefinisce l'importo delle detrazioni per carichi di famiglia. In tale modo è possibile da subito avviare la riforma della disciplina fiscale del reddito familiare, graduando l'impegno finanziario dello Stato in relazione alle disponibilità di risorse di anno in anno definite dalla legge finanziaria, nonché impegnare l'intero Parlamento nella decisione sulla misura delle agevolazioni. Di grande rilievo è anche la previsione che l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, nel definire i parametri per la determinazione delle tariffe, tenga conto del numero dei componenti del nucleo familiare.