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il Ministero dei trasporti, dopo molti mesi rispetto alla trasmissione del parere da parte della Commissione europea, ha provveduto alla riscrittura del decreto attuativo, così incontrando il favore dell'ufficio Tris lo scorso 26 luglio 2019; il testo del decreto è stato trasmesso al Consiglio di Stato per il consueto controllo di legittimità; considerato che: rispetto a quanto previsto dalle disposizioni di legge approvate dal Parlamento sono ampiamente decorsi i termini di attuazione ed entrata in vigore; il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha colpevolmente tardato nella riscrittura del decreto attuativo, dopo la prima bocciatura ricevuta in sede europea; ritenuta imprescindibile l'entrata in vigore dell'obbligo dei sistemi anti-abbandono, per tutelare i bambini e neonati ed evitare il verificarsi di tragici episodi che possano portare alla loro morte, come da ultimo successo a Catania lo scorso 19 settembre 2019, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo disponga di maggiori informazioni circa il contenuto e lo stato di avanzamento delle disposizioni attuative dell'obbligo di utilizzare i cosiddetti "sistemi anti-abbandono", nonché come intenda adoperarsi perché tale obbligo sia immediatamente efficace. Atto n. 4-02172 CASTIELLO Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: la testata giornalistica "il Fatto Quotidiano" del 13 e del 21 settembre 2019 riporta la notizia del finanziamento, da parte dell'INAIL, in favore dell'università "Sapienza" di Roma, per circa 2 milioni di euro per la creazione di un posto di professore ordinario di Medicina del lavoro; a quanto risulta, alla procedura concorsuale per la copertura del posto, attivata da organi universitari incompetenti, avrebbe partecipato il dottor Sergio Iavicoli, direttore di un dipartimento INAIL. Inoltre, alcuni fra i commissari d'esame avrebbero ricevuto finanziamenti da parte dell'INAIL; tali fatti sono stati censurati con ricorso al TAR Lazio presentato dal professor Serafino Ricci, iscritto al n. 9813/19 R.G.; la vicenda evidenzia una grave situazione di confitto di interessi, che, purtroppo, caratterizza ormai ampi settori della vita istituzionale italiana, violando la fondamentale disposizione dell'art. 97 della Costituzione che sancisce il principio di imparzialità, architrave dell'ordinamento pubblicistico italiano, si chiede di conoscere quali iniziative e misure il Ministro in indirizzo intenda promuovere ed assumere ai fini del ripristino dell'ordine giuridico violato disapplicando una fondamentale disposizione della Carta costituzionale, qual è appunto l'art. 97. Atto n. 4-02173 DE BONIS Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Premesso che: è in corso di predisposizione, da parte del Governo, il decreto-legge recante " Misure urgenti per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell'economia verde ". Il testo, annunciato nei giorni scorsi dal Ministro dell'ambiente, sarebbe dovuto approdare venerdì 20 settembre 2019 in Consiglio dei ministri per un pre-esame, ma pare che la presentazione sia slittata; il provvedimento, nella bozza, è composto da 14 articoli dedicati a contrastare l'inquinamento ed a tutelare l'ambiente, come riportato nella relazione illustrativa che accompagna lo schema del citato decreto. La proposta avrebbe come obiettivo quello di mettere in campo una serie di azioni "positive, concrete" e "destinate a coinvolgere amministrazioni a più livelli, esperti e cittadini" per dare concretezza al " Green New Deal" del nuovo programma di Governo; considerato che: le misure riportate nel decreto clima andrebbero direttamente a colpire i settori ritenuti più vulnerabili e connessi ai cambiamenti climatici, ossia agricoltura, biodiversità, edilizia ed infrastrutture, energia, salute, acqua, suolo e trasporti; l'articolo 6 della bozza del provvedimento in argomento prevede, infatti, la "Riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi" e al comma 1 stabilisce che: "A partire dall'anno 2020, le spese fiscali dannose per l'ambiente indicate nel Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi istituito presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi dell'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, sono ridotte nella misura almeno pari al 10 per cento annuo a partire dal 2020 sino al loro progressivo annullamento entro il 2040"; i tagli ai sussidi fiscali ambientalmente dannosi colpirebbero inevitabilmente l'agricoltura, la pesca e l'autotrasporto: il carburante agricolo e per autotrazione, infatti, gode di un regime vantaggioso e, come si legge nell'articolo 6, vi è una riduzione degli incentivi del 10 per cento a partire dal prossimo anno, fino a un progressivo annullamento entro il 2040; il gasolio è l'unico carburante utilizzabile, al momento, per i trattori, i motopescherecci, eccetera e tassarlo non porterebbe alcun beneficio immediato in termini di utilizzo di energie alternative, a favore delle quali dovrebbe, invece, essere sviluppato un programma di ricerca e di sperimentazione per i mezzi agricoli. L'approvazione di questa disposizione comporterebbe un aumento delle tasse per le imprese italiane che, invece, grazie al loro lavoro continuano a presidiare territori altrimenti già abbandonati; aumentare le tasse sui carburanti agricoli, oggi, sarebbe un vero paradosso. Prima di tutto i prezzi di mercato pagati per i prodotti consentono a malapena, quando va bene, di ottenere un reddito e quindi le aziende non potrebbero rinnovare, in massa, il parco macchine aziendale, sostituendo i mezzi datati con quelli a minori emissioni. Inoltre non ci sono in commercio molti mezzi ecologici per le lavorazioni agricole più comuni o sono ancora dei prototipi, come i trattori a biometano; inoltre, è impossibile chiedere alle aziende di immettere sul mercato prodotti a residuo zero, coltivando praticamente senza l'utilizzo della chimica, peraltro vietando l'uso di molecole efficaci contro patologie fitosanitarie aggressive, e di salvaguardare, al contempo, l'ambiente. Sarebbe certamente ciò che ci si auspica, ma coltivare grandi estensioni in questo modo vuol dire un utilizzo maggiore dei mezzi meccanici e dunque di gasolio, perché se non si utilizza la chimica qualcosa le aziende devono pur fare, ad esempio, per diserbare. Quindi, in sostanza, si chiedono prodotti sostenibili o biologici per il bene dei consumatori, ma per produrli si utilizza più gasolio a discapito degli operatori e dell'ambiente. E questa non sembra sostenibilità; l'interrogante non ha dubbi sull'importanza di salvaguardare il territorio, l'aria che respiriamo, la nostra salute e quella dei nostri figli (si vedano le numerose proposte presentate), ma non è l'aumento delle tasse sui carburanti che disincentiverà l'uso dei mezzi agricoli e tantomeno risolverà i problemi delle emissioni.