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Questo è il rapporto che si auspicava con la riforma del 1996 tra la fondazione di diritto privato, che produce i suddetti risultati, e il territorio, con la possibilità di investimenti da parte dei privati, nonostante le successive agevolazione, il bonus cultura e altre ancora. Non voglio immaginare il rapporto delle altre fondazioni, che non avranno certamente un indotto da 400 milioni di euro all'anno, per ovvie ragioni (non perché non siano capaci, ma perché sono fondazioni molto più piccole). Cito l'esperienza di Verona, non perché mi piace giocare in casa (sarebbe troppo facile), ma perché credo sia significativa delle criticità e delle obiezioni che si possono sollevare, sia sul sistema attuale, sia sulla legge delega rispetto alla quale oggi dovremmo esprimere il nostro voto, perché non risolve queste due principali criticità. Rispetto a questi due temi la promessa di razionalizzazione degli interventi di sostegno dello Stato al settore è un fatto molto positivo, ma l'importante è che non ci sia un prevalere dell'analisi costi-benefici su quel tipo di attività culturali. Ci sarebbero molte altre cose da dire. Spero di aver convinto o comunque fatto presente ai colleghi le criticità, che non mi pare possano essere risolte all'interno di questa delega. Ci sono aspetti positivi per quanto riguarda l'approvvigionamento, il sistema bancario e gli accordi di programma sulle fondazioni lirico-sinfoniche, ma bisogna poi riempirli di contenuti. Tuttavia, se non destrutturiamo la norma attualmente in vigore, che crea le criticità alle quali ho fatto riferimento, non ne usciremo e le fondazioni soffriranno ancora. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Petrenga. Ne ha facoltà. PETRENGA (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, molti dubbi e perplessità suscita la decisione del Governo sugli interventi che avrebbero dovuto risolvere la precarizzazione dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, le cui proteste appaiono pertanto più che giustificate per cui le condividiamo appieno. Abbiamo fatto pertanto un'attenta lettura delle disposizioni inserite nel decreto-legge, scelta normativa già di per sé discutibile, considerato che non si comprende la necessità di un provvedimento d'urgenza su una tematica che si sta portando avanti da più di quindici anni, non avendo i lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche ancora ottenuto una degna stabilizzazione della propria professione. Il testo normativo di cui ci si occupa risulta, in alcune parti, addirittura in aperto contrasto con le norme europee relativamente ai rapporti lavorativi a termine e senza un'adeguata giustificazione. È opportuno evidenziare che l'incomprensibile scelta dell'innalzamento da ventiquattro a quarantotto mesi della durata massima dei contratti a termine rappresenterebbe una previsione il cui principio è stato già oggetto di valutazione dell'Unione europea ed è stato dichiarato illegittimo. Per questo il Governo italiano è già stato condannato per violazione delle direttive comunitarie, proprio per l'abuso nel ricorso ai rapporti a termine e alle mancate giustificazioni. Ora i lavoratori rischiano di rimanere precari a vita. Oltre a questo primo elemento di contraddizione nel testo, emergono ulteriori palesi discriminazioni, come la cancellazione del diritto di precedenza nelle assunzioni a termine, oppure la misura di tutela sino ad oggi applicata in caso di abuso del lavoro a termine e che è sempre stata la conversione del rapporto in tempo indeterminato. Questa misura è praticamente svanita e il risarcimento economico da solo rappresenta un regresso notevole delle tutele. Dal punto di vista squisitamente giuridico, possiamo sintetizzare che passano il divieto di conversione del contratto di lavoro in tempo indeterminato con la sola misura dell'indennizzo economico e la modifica della specificità della causale dell'ingaggio e, soprattutto, passa un divieto di superamento della durata massima di quarantotto mesi (mentre per tutti gli altri lavoratori a termine la durata massima è di ventiquattro mesi, come previsto dal decreto dignità del 2018). Quindi, si decade dal diritto di precedenza nelle future assunzioni a termine, diritto che oggi in Italia, si acquisisce superando per tre anni le selezioni e lavorando alle dipendenze delle fondazioni: in altre parole, supero le selezioni per il quarto anno, acquisisco il diritto di precedenza e alla fine dell'anno lo perdo e si ricomincia. Praticamente si destinano i lavoratori precari del settore spettacolo a un precariato a vita, se possibile con ancora minori tutele e diritti. In buona sostanza, invece che ridursi, aumenterebbe il precariato di un settore che è, di per sé, a elevata presenza di precari. Tuttavia, ciò che rende effettivamente incomprensibile - e a questo punto più grave - la scelta assunta dal Governo è che tale disciplina è stata oggetto di precedenti pronunce giurisprudenziali che hanno sancito principi del tutto opposti a quelli sottesi alla proposta normativa licenziata. La cosiddetta sentenza Sciotto del 25 ottobre 2018 ha infatti sancito che per i dipendenti precari dello spettacolo e delle fondazioni lirico-sinfoniche non esiste un'espressa norma italiana a loro tutela in merito sia all'assunzione a termine, che alla durata massima dei rapporti a termine. Infatti, il decreto dignità, convertito nella legge 9 agosto 2018, n. 96, secondo i principi precedentemente indicati, ha diminuito la durata massima da trentasei a ventiquattro mesi per tutti i lavoratori a termine, mentre il decreto-legge 28 giugno 2019, n. 59, derogando a quanto già normato per tutti gli altri lavoratori, prevede l'aumento della durata massima a quarantotto mesi e il divieto di conversione. Sarà sufficiente la semplice indicazione dello spettacolo a rendere legittimi i motivi dell'assunzione. Si vuole inoltre introdurre il concorso pubblico, sebbene le fondazioni siano enti privati. Tutto ciò comporta, inevitabilmente, che l'indirizzo assunto crei un effetto contrario, nel senso che avremo una maggiore estensione del precariato nel settore, che ben presto interesserà anche altri settori correlati, ma altrettanto fondamentali, come quello tecnico e della sartoria, nonché dei macchinisti, attrezzisti e tecnici delle luci. Ciò di cui il comparto ha effettivamente bisogno è un'azione complessiva tesa a sanare definitivamente il precariato, investendo molti più fondi per la stabilizzazione dei lavoratori, nel pieno rispetto dei diritti da questi acquisiti di anno in anno. Per questi motivi, invito ad effettuare una riflessione prima di procedere all'approvazione del provvedimento. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Iori. Ne ha facoltà. IORI (PD) . Signor Presidente, colleghi, vorrei anzitutto fare una breve riflessione sull'atteggiamento che questo Governo, fin dal suo insediamento, ha mostrato nei confronti della cultura. Questo è un Esecutivo che ha indirizzato tutte le risorse per approvare delle misure bandiera che, purtroppo, non contribuiranno alla crescita di questo Paese dal punto di vista culturale. Con la legge di bilancio, per la prima volta da diversi anni, non sono state stanziate nuove risorse per la cultura. Non vi è stata programmazione, neanche per il triennio cui la manovra fa riferimento.