[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 2 e 3, della legge 24 gennaio 1997, n. 6 (Disposizioni per il personale comandato presso il Ministero dell'ambiente), promosso con ordinanza emessa il 27 aprile 2000 dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio sul ricorso proposto da Ardillo Addolorata contro il Ministero dell'ambiente ed altri, iscritta al n. 636 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 45, 1a serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di costituzione di Ardillo Addolorata ed altri; Udito nella camera di consiglio del 21 febbraio 2001 il giudice relatore Riccardo Chieppa. Ritenuto che nel corso di un giudizio promosso avverso il decreto 19 maggio 1999, emesso di concerto dai Ministri dell'ambiente, del tesoro e della funzione pubblica, recante la tabella di equiparazione tra qualifiche dell'ordinamento statale e quelle delle amministrazioni non statali, nonché avverso i singoli decreti di inquadramento degli interessati nei ruoli del Ministero dell'ambiente, nella parte in cui non riconoscono agli stessi l'anzianità giuridica maturata presso l'amministrazione di provenienza e nella parte in cui attribuiscono una qualifica professionale inferiore a quella di spettanza, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 2 e 3, della legge 24 gennaio 1997, n. 6 (Disposizioni per il personale comandato presso il Ministero dell'ambiente); che la questione di legittimità costituzionale è stata sollevata, in riferimento agli artt. 3, 97 e 35 della Costituzione, nella parte in cui la anzidetta norma stabilisce che "è inquadrato ... nei ruoli del Ministero dell'ambiente, conservando, ai soli fini del trattamento economico, l'anzianità di qualifica posseduta, il personale di qualifica funzionale, appartenente ad amministrazioni pubbliche o il cui onere sia a carico del Ministero dell'ambiente, in posizione di comando alla data del 15 marzo 1995, presso il Ministero dell'ambiente" (comma 2, primo capoverso) e nella parte in cui dispone che "in ogni caso il personale inquadrato ai sensi del presente articolo segue nel ruolo il personale già inquadrato nei ruoli del Ministero" (comma 3, ultimo inciso); che in ordine alla rilevanza il giudice a quo sottolinea che solo la eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme censurate condurrebbe all'accoglimento della domanda dei ricorrenti, essendo la norma chiara nella sua portata limitativa e che questa neppure potrebbe essere integrata in via interpretativa alla luce dei principi sanciti dall'art. 199 del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 (Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato), ovvero dell'art. 15 della legge 8 luglio 1986, n. 349 (Istituzione del Ministero dell'ambiente e norme in materia di danno ambientale); che, sempre secondo il giudice a quo, quanto alla fondatezza della questione, questa emergerebbe dalla considerazione che il principio affermato dall'art. 199 del d.P.R. n. 3 del 1957, che contempla espressamente l'ipotesi del dipendente, che viene dapprima comandato presso altra amministrazione e poi inquadrato nei ruoli di quest'ultima "secondo la data di nomina alla qualifica già ricoperta e con la relativa anzianità di carriera e di qualifica", avrebbe portata generale; che, peraltro, tale principio, sempre secondo l'ordinanza di remissione, risulterebbe ribadito dall'art. 15 della legge istitutiva del Ministero dell'ambiente n. 349 del 1986; ed, infatti, tale ultima disposizione prevede "la conservazione della qualifica e della anzianità maturata"; che conseguentemente, non essendo ravvisabile alcuna sostanziale disomogeneità della fattispecie all'esame rispetto a quelle disciplinate dalle norme da ultimo citate, le disposizioni impugnate apparirebbero non rispondenti al principio di ragionevolezza; che ne conseguirebbe, altresì, la violazione del principio di buon andamento affermato dall'art. 97 della Costituzione, poiché la discriminazione operata dalle norme censurate comporterebbe la fruizione in numero minore di giornate di ferie, nonché precluderebbe ai ricorrenti, a causa della mancanza della prescritta anzianità giuridica, la partecipazione a corsi concorsi di riqualificazione; che nell'imminenza della data fissata per la camera di consiglio è stata presentata una memoria - fuori termine - dai ricorrenti parti private nel giudizio a quo. Considerato che l'art. 199 del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3 - peraltro non più applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche regolati contrattualmente: art. 45, comma 5, del decreto legislativo n. 80 del 1998 - invocato come termine di comparazione dal giudice rimettente, disciplinava il passaggio ad altra amministrazione di personale della carriera direttiva (richiesta nominativa) o di contingenti di impiegati di carriere diverse da quella direttiva, da disporsi in via amministrativa con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su richiesta di una amministrazione, sentita l'amministrazione di appartenenza, previo parere del Consiglio superiore della pubblica amministrazione; che, pertanto, il suddetto art. 199 non presuppone che il personale (da trasferire) sia stato in necessaria posizione di comando, né riguarda le differenti ipotesi di inquadramento (immissione in ruolo) di personale che abbia prestato servizio a vario titolo presso un'amministrazione diversa o sia collegato con la stessa per funzioni svolte attinenti a competenze attribuite alla stessa amministrazione, ipotesi prevedibili solo da uno specifico intervento normativo, sulla base di una valutazione discrezionale del legislatore in presenza di esigenze tali da giustificare la deviazione dalla regola della immissione in ruolo tramite procedura concorsuale; che il legislatore in questi interventi speciali - tutti caratterizzati da copertura di posti mediante inquadramento a domanda - talvolta determinati anche da creazione di uffici e da esigenze di sollecita copertura di nuovo organico o di utilizzazione di personale di enti in via di scioglimento (v. sentenza n. 219 del 1998 relativa all'Agensud) o in trasformazione, può prevedere vari sistemi o incentivi talvolta economici, talora con riconoscimenti di anzianità economica o giuridica, con il limite ordinario, proprio di tutte le soluzioni ampiamente discrezionali, della non manifesta irragionevolezza o arbitrarietà;