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Al riguardo, quando parliamo delle microplastiche ci rendiamo perfettamente conto di quello che avviene. Io prendo sempre in considerazione gli studi che vengono continuamente pubblicati e penso al loro significato; le microplastiche sono entrate da tanto tempo nella catena alimentare, quindi nel nostro corpo. Penso poi alle discussioni che abbiamo dovuto fare ogni volta per il nostro ruolo di decisori politici e legislatori, perché a noi spetta la possibilità di mettere in campo degli strumenti che servono a tutelare gli ecosistemi e contemporaneamente la salute umana, che sono strettamente correlati. Peraltro dobbiamo sempre tener presente che in mare si sta perdendo tantissima biodiversità. Con il disegno di legge in esame facciamo semplicemente in modo che i pescatori possano raccogliere i rifiuti. Sembra una sciocchezza, invece occorreva un disegno di legge. Meritoriamente i pescatori si mettono a servizio perché il mare è quello che assolutamente vogliono preservare; magari non tutti lo fanno, ma certamente la maggior parte. Penso per esempio a quanto è importante coinvolgere tutta la piccola pesca e noi facciamo proprio questo. Pertanto la misura principale del provvedimento in discussione prevede di equiparare i rifiuti accidentalmente pescati ai rifiuti delle navi, quindi di dare la possibilità legale di poterli conferire correttamente. Per far questo bisogna mettere in campo un modo per coinvolgere un sistema che possa dare incentivi. Tra l'altro, oltre al danno, vi era anche la beffa, perché i pescatori facevano la raccolta e poi, se conferivano, potevano anche essere accusati di abbandono di rifiuti: questa era una delle cose assolutamente incredibili che accadono nel nostro Paese. Il disegno di legge prevede poi l'effettuazione di campagne di informazione, che sono fondamentali. Ogni volta che si parla di campagne di informazione e sensibilizzazione si pensa a qualcosa di assolutamente secondario. Per la verità a me è dispiaciuto molto (però lo capisco) il fatto che sia stato espunto l'articolo sulle microfibre, perché era un modo per far capire che anche quello che noi indossiamo e le scelte che noi facciamo hanno delle conseguenze; era un modo per far capire che ogni cittadino, oltre ai produttori, può contribuire. Lo abbiamo fatto con tutti i cosmetici, come anche nella battaglia che è stata fatta per l'eliminazione delle plastiche all'interno dei prodotti. Da questo punto di vista, occorrono campagne di informazione e di sensibilizzazione e occorre spingere sempre più forte sull'economia circolare. Certamente, come ho detto in premessa, quello in esame non è un disegno di legge che risolve tutto, ma ritengo fosse doveroso da parte nostra, dopo tutto questo lavoro, per cui ringrazio la Presidente, la relatrice ed i membri della Commissione, mettere in campo questo fondamentale, seppur piccolo, contributo. Quando discutiamo - purtroppo non molto spesso in quest'Aula - di cambiamenti climatici e del loro impatto sugli ecosistemi, sembra sempre che si tratti di fenomeni collaterali e continuiamo a non renderci conto di quanto questi temi siano assolutamente fondamentali e centrali. Siamo in piena emergenza e bisogna assumere delle decisioni, anche se capisco che non sono semplici e al contrario possono anche essere molto complesse, ma non abbiamo più tempo. Basti osservare gli ultimi dati, di cui parlavo prima con il senatore Ferrazzi, che ci dicono che il Mediterraneo è al centro dell'emergenza, ha problemi molto gravi legati all'innalzamento delle temperature e agli impatti. Il problema non riguarda gli Oceani lontani ed esotici, ma riguarda noi, riguarda il Mare Nostrum e quindi forse sarebbe il caso di non considerare questi temi come collaterali, bensì come centrali, se vogliamo davvero dare un futuro al nostro Paese, all'economia, al benessere e alla vita sul Pianeta. (Applausi) . FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, diceva molto bene la senatrice De Petris che il nostro grande mare, il Mediterraneo, che unisce tre continenti e che è stato la culla di straordinarie civiltà nel corso dell'umanità, è uno dei mari più critici a livello globale. L'ultima relazione dell'Intergovernmental panel on climate change (IPCC), il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, di un mese fa sullo stato del cambiamento climatico e delle sue conseguenze devastanti, ha fatto un focus sul Mediterraneo nei prossimi anni. Questo importantissimo ente di ricerca, il più stimato e più ampio al mondo, formato da due organismi delle Nazioni Unite, ha stabilito che se continueremo con l'immissione in mare e con l'emissione nell'atmosfera di sostanze nocive come stiamo facendo oggi, nel 2100 il mare Mediterraneo si innalzerà di 100 centimetri rispetto all'inizio di questo secolo. Invito tutti noi, colleghe e colleghi, ad immaginare cosa significa per il territorio della nostra Nazione un innalzamento di 100 centimetri. Penso, ad esempio, alla mia città, Venezia, che semplicemente sparirebbe. Il problema, però, non riguarda soltanto il nostro mare, quindi l'iniziativa legislativa di oggi, che dopo un lungo lavoro finalmente vede la luce, è un punto di riferimento, un passaggio importante per i motivi che adesso dirò. Il problema riguarda tutto il nostro Pianeta. Si chiama Pacific trash vortex ed è il più grande agglomerato di spazzatura, soprattutto plastica, presente nei nostri Oceani, galleggia nel Pacifico ed ha una superficie pari al triplo di quella della Francia, pesa 3 milioni di tonnellate ed è formato da 1,8 trilioni di pezzi di plastica (bottiglie, tappi, sacchetti). Qualche senatore prima raccontava dei chili di plastica trovati nella pancia dei grandi pesci, ma ancora più pericolose sono le microplastiche, quelle che non si vedono, ma che entrano poi nel ciclo dell'alimentazione e quindi noi stessi ci riempiamo di microplastiche. A causa di questi fenomeni, ogni anno muoiono soffocati almeno 100.000 animali marini. Ancora maggiore è il numero stimato di animali marini non nati. D'altro canto, colleghi, il 71 per cento del globo terrestre è coperto da oceani e mari, qui è nata, si conserva e si promuove la vita, qui si promuove la biodiversità e la salute, anche la nostra. Distruggere il mare significa distruggere noi stessi. Quando parliamo di legge "salva mare" parliamo di legge "salva civiltà", "salva genere umano". Certo, la legge salva mare è un tassello e non è risolutiva, ma come sempre è l'insieme dei passi che compie il percorso. I tre obiettivi di questa legge sono l'isolamento dell'ecosistema marino, la promozione dell'economia circolare e la promozione di tutte quelle azioni, a partire dall'educazione nelle scuole, contro l'abbandono dei rifiuti, non solo nel mare, ma nei laghi e nei fiumi che poi riversano in mare. Vi è una questione centrale, Presidente, che viene risolta con questo disegno di legge, che secondo me è importantissima, ed è il superamento di un paradosso folle che era presente nel sistema normativo nazionale: se un pescatore raccoglieva in mare dei rifiuti e li portava a terra diventava traffico illecito di rifiuti;