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- con riguardo all'articolo 1, comma 1, capoverso «Art. 41», comma 6, in sede di audizione sono stati avanzati timori in merito all'eventualità che, in caso di risoluzione per sopravvenienze, rimanga a carico dell'organizzatore il costo di servizi erogati da terzi. In realtà, in tali casi, è opinione diffusa in dottrina e giurisprudenza che la risoluzione del contratto principale determini la risoluzione anche dei contratti collegati: in questo modo, l'organizzatore ha titolo per il recupero delle somme spese secondo le norme in tema di ripetizione dell'indebito. Tuttavia, onde evitare incertezze, sarebbe apprezzabile inserire una esplicita indicazione, secondo cui la risoluzione per sopravvenienze determina la risoluzione anche dei contratti funzionalmente collegati stipulati con terzi; - con riferimento all'articolo 1, comma 1, capoverso «Art. 41», comma 7, si segnala che il riconoscimento di un diritto di recesso a favore del consumatore per i contratti stipulati al di fuori dei locali commerciali è ormai un dato consolidato nell'ordinamento. Il fondamento è ravvisato nella presunzione che, in caso di contrattazione "da remoto" o in luoghi normalmente non destinati alla stipulazione di contratti, il consumatore negozi senza una adeguata valutazione di tutte le informazioni necessarie alla formazione di un maturo consenso, in quanto la contrattazione è imprevista e la parte è impreparata allo svolgimento di un'attenta valutazione, oppure l'accesso a tutti gli elementi di valutazione è impossibile. Quale esempio del primo caso si consideri l'acquisto in strada di un biglietto per uno spettacolo, per il tramite di venditori ambulanti; per la seconda ipotesi, si consideri l'acquisto di un oggetto tramite contrattazione on line. Storicamente, il diritto di recesso viene introdotto nel nostro ordinamento con l'affermarsi delle cosiddette "televendite" intorno agli anni '80 dello scorso secolo. Col tempo esso è stato esteso anche alla contrattazione tramite i cosiddetti "negozi on line ", i quali, con l'aumento del fatturato complessivo di tali forme di vendita, sono divenuti sempre più completi ed esaustivi in ordine alle informazioni contrattuali. Anzi per talune tipologie merceologiche il profilo informativo offerto al consumatore può dirsi persino più completo di quanto accada in caso di contrattazione diretta in un negozio fisico. In questi casi, la ratio del diritto di recesso si riduce alla sola assenza della possibilità di osservare e valutare la merce in via diretta. Dunque, il diritto di recesso non dovrebbe essere attribuito al consumatore tutte le volte in cui: a) la contrattazione fuori dei locali commerciali si accompagna comunque alla somministrazione di tutte le informazioni necessarie, in presenza delle condizioni necessarie ad una compiuta valutazione; b) viene offerto un servizio che non può essere oggetto di valutazione di prova, giacché la sua erogazione è irripetibile. L'acquisto di un pacchetto turistico on line partecipa senza dubbio di entrambe le caratteristiche. Malgrado tali considerazioni, la contrattazione su internet sta mostrando un altro genere di criticità: l'apertura di "campi" e "finestre" (per la selezione di date o altre opzioni) può indurre facilmente in errore, come, ad esempio, l'acquisto di un viaggio per un giorno diverso da quello inizialmente prescelto. Sussiste, dunque, almeno un fondato motivo per attribuire il diritto di recesso, anche in caso di acquisto di un pacchetto turistico on line ; esso dovrebbe però essere conformato in ragione della sua peculiare ratio, non più fondata sulla presunzione di una incompleta informazione precontrattuale, bensì sulla eventualità che il viaggiatore sia incorso in un errore durante la procedura di acquisto. Giacché non si tratta di completare il profilo informativo, ma solo di rimediare ad un errore materiale, il termine di 14 giorni previsto dal decreto appare eccessivamente lungo, anche e soprattutto se posto a bilanciamento con l'esigenza, tipica dell'offerta on line, di gestire il volume d'affari in modo rapido. Si suggerisce perciò di ridurre il termine del "ripensamento", prevedendo che il diritto di recesso sia altresì ulteriormente ridotto nei casi di offerte " last minute " - o similari - con tariffe sensibilmente diminuite rispetto alle offerte correnti. Per evitare abusi, sarebbe opportuno imporre un onere di documentazione della variazione di prezzo, un adeguato " alert " circa la riduzione del termine per il recesso, oltre alla previsione di adeguate sanzioni nel caso siano offerte false tariffe agevolate; - con riferimento all'articolo 1, comma 1, capoverso «Art. 50», si osserva che la direttiva, al considerando 23, prevede la possibilità che il venditore sia obbligato insieme con l'organizzatore. Appare ragionevole prevedere una esplicita responsabilità solidale e sussidiaria per il professionista intermediario, in quanto il viaggiatore si affida al venditore per l'individuazione dei vari pacchetti turistici, dei relativi organizzatori, e della qualità dei pacchetti stessi. In altri termini, poiché il venditore opera una selezione dei pacchetti da offrire all'utente, deve anche essere responsabile della scelta da lui stesso effettuata. In conformità a quanto previsto nel nostro ordinamento rispetto ai sistemi di garanzia per vizi e difformità, appare opportuno limitare la posizione di garanzia del venditore alle sole somme spettanti al viaggiatore, in caso di risoluzione o di riduzione del prezzo, con esclusione di quanto lui dovuto a titolo di risarcimento danni. Si rammenta, infatti, che le garanzie per vizi in tema di vendita, giudicabili quale archetipo delle garanzie speciali, sono rimedi di tipo oggettivo che assicurano la riduzione del prezzo o la caducazione del contratto, ma che ancorano all'eventuale valutazione della colpa le pretese risarcitorie. Si propone perciò di aggiungere il seguente comma: "1- bis . Nel caso in cui, per inesatto adempimento dei servizi previsti dal pacchetto turistico, il viaggiatore risolva il contratto o esiga una riduzione del prezzo, per il pagamento di tali somme il venditore è obbligato in solido con l'organizzatore, salva la ripartizione nei rapporti interni delle rispettive quote in ragione delle rispettive responsabilità. Il viaggiatore non può rivolgersi al venditore se prima non ha richiesto, senza esito dopo un congruo termine, all'organizzatore il pagamento delle somme dovute ai sensi del primo comma"; - si invita, infine, a valutare l'opportunità di esplicitare che il regime sanzionatorio, previsto all'articolo 1, comma 1, capoverso «Art. 51- septies », si applichi anche nei confronti degli agenti di viaggio abusivi. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 8 La Commissione, esaminato lo schema di decreto legislativo in titolo, premesso che: - il provvedimento attua nell'ordinamento interno le disposizioni della direttiva 2016/681/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, sull'uso dei dati del codice di prenotazione (PNR) ai fini di prevenzione, accertamento, indagine e azione penale nei confronti dei reati di terrorismo e dei reati gravi.