[pronunce]

a) della sostanziale identità delle attività difensive apprestate dai funzionari e dagli avvocati; b) della riduzione, stabilita dalla norma sospettata in misura pari al venti per cento, del compenso che spetterebbe a un avvocato, riduzione che sarebbe «ragionevolmente idonea a compensare la non necessarietà della qualifica di avvocato» in capo ai funzionari; c) della circostanza che la scelta normativa oggetto dell'odierno incidente terrebbe conto della specificità del processo tributario; che anche la censura di violazione dell'art. 24 Cost. sarebbe priva di pregio, alla luce del principio, enunciato da questa Corte nell'ordinanza n. 117 del 1999, secondo cui «il regolamento delle spese processuali comunque non incide sulla tutela giurisdizionale del diritto di chi agisce o si difende in giudizio, non potendosi affatto sostenere che la possibilità di conseguire la ripetizione delle spese processuali [...] consenta alla parte di meglio difendere la sua posizione e di apprestare meglio le sue difese»; che nemmeno sarebbe sussistente l'asserita violazione dell'art. 33, quinto comma, Cost., poiché i funzionari sarebbero «semplicemente autorizzati dalla legge a rappresentare e difendere l'ufficio cui appartengono» ma non acquisirebbero, per ciò solo, «il titolo di avvocato, né alcun altro titolo abilitativo». Considerato che, con ordinanza del 9 settembre 2021 (reg. ord. n. 186 del 2021) , la Commissione tributaria provinciale di Taranto dubita della legittimità costituzionale dell'art. 15, comma 2-sexies, primo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) - come introdotto dall'art. 9, comma 1, lettera f), numero 2), del decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156, recante «Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della legge 11 marzo 2014, n. 23» - il quale stabilisce, a proposito delle spese del processo tributario, che: «[n]ella liquidazione delle spese a favore dell'ente impositore, dell'agente della riscossione e dei soggetti iscritti nell'albo di cui all'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, se assistiti da propri funzionari, si applicano le disposizioni per la liquidazione del compenso spettante agli avvocati, con la riduzione del venti per cento dell'importo complessivo ivi previsto»; che, ad avviso del giudice a quo, tale disposizione violerebbe, anzitutto, l'art. 3 della Costituzione, per un triplice ordine di motivi: sotto un primo profilo, perché la liquidazione del compenso da essa prevista non sarebbe volta a ristorare un «reale aggravio di spesa» e si risolverebbe quindi in un irragionevole arricchimento, dal momento che l'attività difensiva svolta dai funzionari degli «enti di appartenenza» rientrerebbe «nell'adempimento dei propri doveri d'ufficio o contrattuali»; sotto un secondo profilo, perché riserverebbe al processo tributario un trattamento ingiustificatamente diverso da quello stabilito, per il giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione, dall'art. 23, quarto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), il quale prevedrebbe che l'autorità che ha emesso l'ordinanza possa stare in giudizio personalmente, ma non anche la liquidazione in suo favore delle spese di lite (eccetto la rifusione delle «spese vive»); sotto un terzo profilo, perché, nell'ambito dello stesso giudizio tributario, disciplinerebbe la liquidazione delle spese della parte resistente vittoriosa che sia stata assistita dai propri funzionari in maniera irragionevolmente differente dall'ipotesi del ricorrente vittorioso che sia stato in giudizio senza assistenza tecnica e al quale non spetterebbe il compenso professionale; che risulterebbe, altresì, violato l'art. 24 Cost., poiché, riconoscendo invece quel compenso al resistente vittorioso che sia stato assistito dai propri funzionari, comporterebbe che le parti non contenderebbero ad armi pari, ciò che si tradurrebbe in un «deterrente idoneo a condizionare il libero e pieno esercizio» del diritto di difesa della parte ricorrente stessa; che il rimettente denuncia, infine, la violazione dell'art. 33, quinto comma, Cost., giacché la norma sospettata equiparerebbe l'attività difensiva dei funzionari e degli avvocati, benché i primi non abbiano conseguito l'abilitazione all'esercizio professionale; che il Presidente del Consiglio dei ministri, intervenuto in giudizio per mezzo dell'Avvocatura generale dello Stato, ha eccepito l'inammissibilità delle questioni, tra l'altro, per l'ipoteticità della rilevanza; che l'eccezione è fondata; che il rimettente riferisce di essere investito del ricorso avverso un avviso di accertamento proposto da una contribuente che riveste la qualità di avvocato e che si è difesa in proprio nei confronti di un Comune che si è costituito difendendosi tramite un «funzionario interno»; che il giudice a quo, posta tale premessa, afferma che, ai fini della decisione, «nell'ipotesi alternativa in cui soccombente sia la ricorrente», le questioni sollevate «appa[iono] rilevant[i]»; che, dunque, la CTP rimettente non solo afferma la sussistenza della rilevanza in via meramente eventuale, ma soprattutto, in maniera singolare, prospetta la soccombenza della parte ricorrente nel processo principale - che rappresenta il presupposto per la sua condanna al pagamento delle spese del giudizio in favore dell'ente impositore e, quindi, perché possa trovare applicazione la norma sospettata - come un'ipotesi «alternativa», evidentemente alla vittoria della lite; che, quindi, sotto tale ultimo aspetto, a rigore, il tenore testuale dell'ordinanza di rimessione lascia presumere che la parte ricorrente sia destinata a risultare vittoriosa nel processo a quo, con la conseguente inapplicabilità della norma censurata; che, pertanto, la rilevanza delle questioni in esame risulta solo ipotetica e virtuale, ciò che ne determina la manifesta inammissibilità (ex plurimis, ordinanze n. 46 e n. 34 del 2016);