[pronunce]

Il prefetto, infatti, prosegue la difesa del comune, ha, in ambito provinciale, la responsabilità generale dell'ordine e della sicurezza pubblica, e l'art. 19 del d.P.R. n. 616 del 1977, là dove ha previsto che i provvedimenti dei comuni in materia di polizia amministrativa specificamente indicati siano adottati previa comunicazione al prefetto e debbano essere sospesi, annullati o revocati per motivata richiesta del prefetto per ragioni di sicurezza pubblica, intesa quale funzione inerente alla prevenzione dei reati o al mantenimento dell'ordine pubblico (sentenza n. 77 del 1987), costituirebbe espressione di tale principio. E poiché, sul punto, si è formato un diritto vivente nel senso che la richiesta del prefetto fa sorgere l'obbligo per il sindaco di negare, sospendere, annullare o revocare le licenze di polizia, la questione sollevata dal tribunale amministrativo regionale sarebbe priva del necessario requisito della rilevanza. Se così non fosse, se cioè non si ritenesse di poter riconoscere la legittimità di un intervento del prefetto, neanche se finalizzato alla tutela delle esigenze di sicurezza pubblica, la questione, ad avviso della difesa del comune, diverrebbe rilevante e fondata. Sarebbe infatti evidente l'eccesso di delega rispetto all'art. 1, comma 3, della legge n. 59 del 1997, il quale riserva allo Stato la materia dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica che, secondo quanto affermato da questa Corte nella sentenza n. 115 del 1995, riguardano "la tutela dei beni giuridici fondamentali o degli interessi pubblici primari sui quali si regge la civile convivenza". 3. - È intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato. Nella propria memoria, l'Avvocatura riconosce che il tipo di attività svolto dalle agenzie di onoranze funebri effettivamente sembrerebbe rientrare nella categoria delle agenzie di affari, genericamente indicate dall'art. 115 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, in relazione alle quali, in virtù dell'art. 163 del d.lgs. n. 112 del 1998, le funzioni e i compiti sono stati trasferiti ai comuni, e riconosce altresì che l'art. 1, comma 3, della legge n. 59 del 1997 ha escluso dal conferimento delle funzioni e dei compiti amministrativi alle Regioni e agli enti locali quelli riconducibili alle materie dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica. Tuttavia, sostiene l'Avvocatura, tali concetti devono essere intesi in senso restrittivo, poiché altrimenti, tenuto conto che l'art. 19 del d.P.R. n. 616 del 1977 attribuisce ai comuni la competenza al rilascio delle licenze per una serie di attività che certamente interferiscono con l'ordine pubblico e con la sicurezza pubblica, si evidenzierebbe una incongruenza del sistema, in quanto alcuni compiti risulterebbero trasferiti mentre altri, analoghi, permarrebbero in capo allo Stato, con una distinzione difficilmente giustificabile sotto il profilo della ragionevolezza. Nel ricordare, quindi, che nella interpretazione delle norme che disciplinano le funzioni e i compiti trasferiti agli enti locali deve essere scelta la lettura conforme a Costituzione e coerente con il sistema, l'Avvocatura conclude chiedendo che la questione sia dichiarata non fondata.1. - Viene all'esame della Corte la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 163, comma 2, lettera d) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni e agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), con il quale sono stati trasferiti ai comuni le funzioni e i compiti amministrativi in materia di licenze di agenzie di affari. Sul presupposto che la precedente attribuzione al questore della competenza al rilascio delle licenze per le agenzie di affari, e per quelle di onoranze funebri in particolare, denoterebbe l'inerenza dell'attività di queste ultime alla pubblica sicurezza, si assume, da parte del tribunale amministrativo regionale del Lazio - sezione staccata di Latina - la violazione dei parametri costituzionali sulla delegazione legislativa, in riferimento all'art. 1, comma 3, lettera l), della legge 15 marzo 1997, n. 59, che, nel delegare il Governo a conferire funzioni e compiti alle Regioni e agli enti locali, riservava allo Stato quelli riconducibili all'ordine pubblico e alla sicurezza pubblica. 2. - Prima di esaminare la questione nel merito, appare opportuno descrivere, nelle sue linee generali, il quadro normativo nel quale si inscrive la disposizione censurata. In occasione del trasferimento di funzioni alle Regioni, il d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 (Attuazione della delega di cui all'art. 1 della legge 22 luglio 1975, n. 382) disponeva, all'art. 19, primo comma, il trasferimento ai comuni di alcune funzioni di polizia amministrativa previste dal regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). L'art. 19 del d.P.R. n. 616, al comma quarto, stabiliva peraltro che i provvedimenti comunali relativi ad alcune soltanto delle funzioni trasferite dovessero essere adottati previa comunicazione al prefetto e dovessero essere sospesi, annullati o modificati per motivata richiesta dello stesso. Questa Corte, con sentenza n. 77 del 1987, ha dichiarato, fra l'altro, la illegittimità costituzionale dell'art. 19, comma quarto, nella parte in cui non limitava i poteri del prefetto, ivi previsti, esclusivamente alle esigenze di pubblica sicurezza, precisando che quest'ultima deve intendersi come funzione inerente alla prevenzione dei reati o al mantenimento dell'ordine pubblico. Sempre in relazione all'art. 19 del d.P.R. n. 616 del 1977, questa Corte aveva poi modo di chiarire che la ripartizione delle attribuzioni tra lo Stato e le Regioni, in relazione alle funzioni di polizia, deve ritenersi fondata sulla distinzione tra le competenze attinenti alla sicurezza pubblica, riservate in via esclusiva allo Stato ex art. 4 del medesimo d.P.R. n. 616 del 1977, e le altre funzioni rientranti nella nozione di polizia amministrativa, trasferite alle Regioni come funzioni accessorie rispetto agli ambiti materiali attribuiti alla loro competenza. La funzione di polizia di sicurezza, osservava la Corte, riguarda quindi le misure preventive e repressive dirette al mantenimento dell'ordine pubblico e, pertanto, si riferisce alla attività di polizia giudiziaria e a quella di pubblica sicurezza; la funzione di polizia amministrativa riguarda, diversamente, l'attività di prevenzione e repressione diretta ad evitare danni o pregiudizi a persone o cose nello svolgimento di attività rientranti nelle materie affidate alla competenza regionale (sentenza n. 218 del 1988).