[pronunce]

civ.) si ricava l'esigenza della rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza - di qualsiasi natura - per ciò solo che esiste la possibilità (art. 669-sexies, comma secondo, cod. proc. civ.) che la misura cautelare venga concessa inaudita altera parte e che l'intimato debba subire, per contestarne la legittimità, la competenza funzionale del giudice arbitrariamente scelto dall'altra parte. Non a caso, peraltro, il procedimento monitorio prevede che il giudice provveda al rigetto della domanda d'ingiunzione solo dopo aver fatto presente alla parte istante quanto a suo giudizio osta all'emissione del decreto (e, quindi, nel pieno rispetto del principio ispiratore dell'art. 183, comma terzo, cod. proc. civ. ) ed averla sollecitata a fornire elementi utili per superare quelle osservazioni: sicché non soltanto l'attore in monitorio può far valere compiutamente le sue ragioni ma anche, alla pari di quanto prevede il procedimento cautelare uniforme (art. 669-septies), il provvedimento di rigetto non pregiudica in alcun modo la riproposizione, anche davanti al medesimo ufficio giudiziario, della domanda (art. 640 cod. proc. civ.). 2.2.- Correttamente il rimettente osserva che la lettera dell'art. 637 - specie se letta, deve aggiungersi, in relazione all'art. 640 - «non esclude la rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza territoriale “semplice”, nei casi diversi dall'art. 28 cod. proc. civ.», ma ritiene che a questa lettura - l'unica compatibile con i principî costituzionali - si opponga «un consolidato insegnamento giurisprudenziale, risalente già alla sentenza n. 400 della Cassazione resa nel 1969». Osserva in proposito la Corte che non può certamente parlarsi di un orientamento giurisprudenziale tale, per costanza ed univocità, da giustificare la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una disposizione (l'art. 637 cod. proc. civ. ) la cui formulazione è compatibile con una interpretazione conforme a Costituzione. In realtà, l'unica decisione expressis verbis dedicata alla questione in esame è costituita dalla sentenza n. 400 del 1969, pronunciata dalla Corte di cassazione in relazione ad una sentenza d'appello che aveva accolto una domanda di revocazione, ex art. 395, n. 2, cod. proc. civ. , fondata sulla falsità del luogo di emissione di una cambiale per la quale era stato chiesto decreto ingiuntivo ad un giudice (altrimenti) territorialmente incompetente. Questa Corte - non essendo né necessario né opportuno soffermarsi sul criterio di giudizio adottato per decidere una così peculiare fattispecie - deve limitarsi a constatare che la ratio decidendi di quella isolata pronuncia non impedisce al giudice rimettente di adottare una interpretazione dell'art. 637 cod. proc. civ. rispettosa dei principî costituzionali e, in particolare, dell'art. 24 Cost.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 637 del codice di procedura civile sollevata, in riferimento agli articoli 24 e 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Genova con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, 24 ottobre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 3 novembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA