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È vero che la discussione, soprattutto nei tempi che abbiamo vissuto dopo la pandemia e lo scoppio della guerra, è stata incentrata su ciò che l'Europa debba fare rispetto a tali crisi e come meglio attrezzarsi per affrontarle e superare in positivo i limiti che i singoli Stati hanno di fronte alle crisi globali, come la pandemia o la crisi di sicurezza dovuta all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia di Putin. Sono d'accordo con tutti i senatori che hanno ricordato l'importanza che questo esercizio non finisca però per essere messo nel cassetto - come diceva il presentatore di una delle mozioni - e che gli Stati e le istituzioni europee si assumano la responsabilità di dare o no un seguito. Certamente però deve esserci una espressione di volontà politica netta e chiara. Le raccomandazioni sono tante: si tratterà di raccogliere quelle prioritarie e di definirle, ma soprattutto si tratterà - e questo sarà il compito del Consiglio europeo che raccoglierà quello che gli viene trasmesso dalla Presidenza a tre - di dare un seguito e risposte alle varie aspettative. Venendo ai pareri, il Governo esprime parere favorevole sull'ordine del giorno G1 e parere contrario sulla mozione n. 480. PRESIDENTE . Passiamo dunque alla votazione della mozione e dell'ordine del giorno. GARAVINI (IV-PSI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GARAVINI (IV-PSI) . Signor Presidente, esponenti del Governo, onorevoli colleghi, idee piene di entusiasmo e voglia di concorrere a delineare i futuri orizzonti dell'Europa; idee che testimoniano l'ambizione delle europee e degli europei di essere parte attiva all'interno di una realtà alla quale sentono di appartenere: c'è questo e molto di più tra le tante proposte arrivate dai lavori preparatori per la Conferenza sul futuro dell'Europa e il più bel segno dell'attaccamento ai nostri valori è il fatto che il tema che ha registrato il più alto livello di trattazione è quello della democrazia europea, risultando il primo argomento discusso, ancor più di clima e ambiente. Questo è il segno che la Conferenza sul futuro dell'Europa calamita un forte senso di appartenenza delle cittadine e dei cittadini dell'Unione europea, al punto da volerne mettere maggiormente in sicurezza le regole democratiche e di partecipazione. La Conferenza si è configurata sostanzialmente come una grande lobby dal basso, realizzata attraverso eventi e dibattiti in tutta l'Unione e a tutti i livelli - europeo, nazionale, transazionale e regionale - con oltre 40.000 contributi, più di 200 cittadini per ogni panel dai diversi Stati membri, un terzo dei quali giovani tra i sedici e i venticinque anni. Si tratta insomma di un percorso davvero virtuoso, che ha visto anche l'Italia protagonista attiva, convinta sostenitrice della Conferenza come strumento per coinvolgere la gente nella costruzione di una visione per il domani dell'Unione europea. Il risultato di questo grande mare umano è un'ondata contagiosa di proposte, rappresentative della diversità e, al tempo stesso, dell'identità che caratterizza noi europei. Tutto questo ci parla di un'Europa che è piena di linfa vitale, attiva e attrattiva. Adesso che la Conferenza volge al termine, serve dunque uno sforzo importante per dare un seguito alle conclusioni finali, scaturite da questo corale coinvolgimento della cittadinanza. Ecco perché l'auspicio è che la Conferenza sul futuro dell'Europa sfoci in una Convenzione costituente, che rafforzi il processo di integrazione europea. Dunque, a quindici anni dalla firma del Trattato di Lisbona, si avverte la necessità di dare il via a una nuova fase costituente, che ci consenta di riaprire il cantiere per una nuova costituzione europea, così da pervenire a una riforma dei trattati. L'obiettivo è quello di costruire una vera federazione europea, organizzata in modo decentrato, secondo il principio di sussidiarietà, coinvolgendo i territori locali e, al tempo stesso, anche secondo il principio di proporzionalità, con il costante rispetto dei diritti fondamentali. Lo strumento, analogamente a quanto già avvenuto nel 1990, prima del Trattato di Maastricht, potrebbe essere il ricorso ad assise parlamentari, così da ribadire l'importanza della democrazia rappresentativa, in sinergia e non in antitesi con la democrazia partecipativa espressa durante la Conferenza. Ecco che la Conferenza sul futuro dell'Europa può diventare l'occasione per un processo di riforma importante, che tocchi diversi aspetti. Innanzitutto bisogna rafforzare il Parlamento europeo, assegnandogli un vero potere legislativo, che dia molto più peso all'unico organo democraticamente eletto. Bisogna poi abolire il voto all'unanimità all'interno del Consiglio europeo, togliendo così modo ad alcuni Stati di boicottare le decisioni che l'Europa intende intraprendere. Allo stesso modo, è necessario riconoscere all'Unione europea la possibilità di imposizione fiscale ed una capacità fiscale autonoma, così da aumentare il budget a sua disposizione, in modo da poter realizzare possibili investimenti pubblici europei e politiche solidali tra gli Stati, attraverso l'istituzione di un vero Ministro del tesoro europeo. Contemporaneamente, vanno rafforzati gli strumenti di condivisione dei rischi, pervenendo al completamento di un'unione bancaria e di un'unione fiscale, così come va adeguato il Patto di stabilità e crescita, facendo riferimento alla situazione attuale e dando priorità a crescita e sviluppo. Bisogna poi perseguire un'autonomia strategica dell'Europa in diversi ambiti, trasferendo competenze dai singoli Stati all'Unione europea. I settori per i quali è utile che ci sia una competenza europea sono, in primis , quelli della salute, della difesa, della politica estera, della sicurezza, dell'approvvigionamento energetico, dell' import di materie prime e semiconduttori, così come pure della politica industriale, della tecnologia digitale e della cybersecurity . Se a questi grandi compiti in Europa lavoreremo tutti insieme, potenziando le nostre forze e mettendo insieme le nostre risorse non solo economiche, saremo molto più efficaci e non solo l'Europa, ma anche ogni singolo Stato europeo, risulterà più forte. Bisogna poi ridisegnare le politiche migratorie dell'Unione europea, modificando il regolamento di Dublino, così come bisogna condizionare l'appartenenza all'Unione europea allo Stato di diritto. Secondo noi l'ultima priorità, che è un peccato non esser riusciti a individuare e indicare anche nell'ordine del giorno comune, è la necessità di modificare anche il sistema elettorale per l'elezione del Parlamento europeo, prevedendo liste transnazionali e un sistema di candidati capofila. (Applausi) . Allo stesso modo è auspicabile, come espresso anche da tanti contributi pervenuti alla Conferenza sul futuro dell'Europa, l'elezione diretta della presidenza della Commissione. Tutti questi sono punti prioritari su cui sarebbe opportuno che si desse risposta ai tanti contributi pervenuti. Grazie all'Europa per quasi settant'anni ci eravamo potuti dimenticare l'orrore della guerra; da settimane, invece, ai nostri confini stiamo assistendo all'inferno, al punto che ogni giorno emergono nuove atrocità.