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Abbiamo chiesto la ristrutturazione e la rateizzazione del debito, per dare modo alle imprese e alle persone non solo di pagare tra qualche mese, ma anche di riuscire rateizzare dopo la scadenza. Non siete stati in grado di fare tutto questo, perché la manovra parte condizionata fortemente dal fatto che ancora persiste, viene rifinanziato e addirittura potenziato il reddito di cittadinanza. Ecco, il reddito di cittadinanza per oltre 8 miliardi di euro condiziona pesantemente questa manovra e lo fa ideologicamente. Nessuno è contrario al sostegno delle persone che non ce la fanno, però avreste dovuto prendere tutta la grande esperienza dei Comuni, che da anni ormai distinguono coloro i quali hanno realmente bisogno del reddito di cittadinanza da coloro che potenzialmente potrebbero approfittarne. C'erano gli strumenti: c'era il reddito di inclusione sociale (REI), che non era uno strumento di centrodestra e che avevate istituito con i Governi di centrosinistra. Era uno strumento che - e ve lo dico da sindaco - funzionava e ci consentiva di intervenire laddove c'era una situazione di bisogno. Avete centralizzato tutto - alla faccia del federalismo fiscale! - con il reddito di cittadinanza e vi siete trovati con milioni di euro dati a persone che ne abusavano. È questa vostra ideologia che oggi frena lo sviluppo, frena le imprese, frena la possibilità di abbattere il cuneo fiscale: 8,8 miliardi di euro sarebbero stati un'ottima risorsa per abbattere il cuneo fiscale, sia per i lavoratori che per le imprese. Voi, invece, continuate a tirare dritto, a fare manovre che accontentino un po' tutti, ma con una logica del ribasso, mai al rialzo. Signor Presidente, in questo Paese esiste oggettivamente un'emergenza. Però quell'emergenza siete voi, siete un Governo che oggi non è in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e siete peggio di questa pandemia. Vi auguro, però, buon Natale. Uso queste parole, non «buone feste» o «serene feste», come ho sentito anche in questi corridoi, perché è da qui che bisogna lanciare segnali chiari, anche a chi ci ascolta, su quali siano le radici della nostra millenaria civiltà cristiana. Non potremmo altrimenti poi pretendere che un'Europa lontana e sorda le possa capire, se non siamo in grado di capirle nemmeno noi. Tanti auguri e buon Natale a tutti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signora Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, il disegno di legge di bilancio predispone il nostro Paese verso due nuove sfide: in primo luogo, consolidare e rendere strutturale una crescita economica più alta rispetto al passato, tenendo insieme e saldando in un unico tempo la crescita con la coesione sociale; in secondo luogo, le connessioni nei saldi di finanza pubblica del Piano nazionale di ripresa e resilienza e della nuova programmazione europea determinano un nuovo volto dell'Europa, che lasci al passato la stagione dei tagli lineari, della riduzione della spesa pubblica, del binomio "nuove tasse-tagli alla spesa" e presenti al futuro il rilancio degli investimenti, nella sostenibilità ambientale, nella transizione ecologica, digitale e sociale. Ecco le ragioni per le quali a noi non interessa mettere bandierine sulle singole misure, poiché le radici del Partito Democratico naturalmente corrispondono a questa grande sfida; un progetto importante per il futuro del nostro Paese e per il futuro dell'Europa. Lavoro, equità, sviluppo economico ambientalmente sostenibile non sono in contrapposizione con la coesione sociale, con l'apertura di un nuovo discorso comunitario, con la lotta all'evasione fiscale, con la riduzione delle disuguaglianze. Sono temi centrali, direi fondamentali, nel rapporto tra il centro e la periferia; sono al centro dell'agenda politica del Governo e del nostro Paese. Il disegno di legge di bilancio al nostro esame, colleghi senatori, serve innanzitutto all'Italia per ripartire. Per ripartire abbiamo restituito centralità e importanza alla pubblica amministrazione, alle necessarie connessioni tra lo Stato, le Regioni e gli enti locali, elementi decisivi anche a legislazione invariata per dare piena attuazione alla sfida dell'Europa e al pieno utilizzo delle risorse. Il senatore Renzi ha posto un tema cruciale per restituire centralità al Parlamento: la nostra naturale funzione legislativa e di indirizzo ha teso negli ultimi decenni a smarrirsi di fronte ad un utilizzo eccessivo della decretazione d'urgenza. Però, diciamolo con chiarezza colleghi, mai come all'interno di una pandemia l'uso della decretazione si è rivelato indispensabile per attraversare e superare la crisi pandemica. (Applausi) . Abbiamo affrontato contemporaneamente, durante la discussione sul disegno di legge di bilancio, diversi provvedimenti economici di altrettanta importanza strategica: mi riferisco al Piano nazionale di ripresa e resilienza e alle riforme necessarie per accompagnare il Paese fuori dalla pandemia e per consentire all'Italia di ripartire. Ovviamente il tema c'è, esiste e dobbiamo cercare nuovi metodi di lavoro. Dobbiamo capire che ci sono esigenze anche legislative da correggere: i tempi del disegno di legge di bilancio risentono inevitabilmente del passaggio della dimensione europea della nostra legge di bilancio. Il documento preliminare di bilancio viene presentato all'Europa con tempi probabilmente incompatibili con una doppia lettura. Dobbiamo lavorare a legislazione vigente nella correzione delle norme se vogliamo effettivamente restituire quel ruolo centrale al Parlamento, una volta usciti dalla crisi pandemica, nella riduzione anche della decretazione d'urgenza, che non può essere eccessiva, ma deve ricollocare il nostro Paese dentro il binario legislativo corretto. Ecco perché, lo diciamo con chiarezza, c'è fiducia nell'Italia, nonostante la crisi pandemica non sia alle nostre spalle, e i dati anche di oggi ci mostrano un'emergenza ancora presente e un impegno ancora necessario per superare questa crisi pandemica. C'è fiducia nell'Italia, tra le famiglie e le imprese italiane. C'è fiducia nell'Italia in Europa, perché cresce la propensione ad investire e la ripresa degli investimenti pubblici e privati rappresenta una strada importantissima per consolidare la crescita economica. Ma soprattutto, signora Presidente, abbandoniamo la presunzione dei due tempi: di un primo tempo necessario per costruire crescita e produrre ricchezza e di un secondo tempo per redistribuire la ricchezza prodotta per la coesione sociale e per contrastare povertà e solitudine. Se sapremo rilanciare gli investimenti e utilizzare al meglio i 320 miliardi tra PNRR e programmazione europea, restituendo centralità ed efficienza alla pubblica amministrazione, potremo finalmente progettare una crescita inclusiva, che non lasci sole le persone, i lavoratori, i giovani e le famiglie, ma che prevenga la solitudine, rispondendo in modo efficace alla povertà. Non conosciamo una strada alternativa alle riforme, se le riforme incontreranno nuovamente la dimensione popolare, cioè il consenso dei cittadini e non saranno rappresentate da artifici interni, lontani dalla dimensione popolare.