[resaula]

Non bastano i piccoli aggiustamenti tecnici, infatti: questo Paese ha bisogno di riforme, riforme che al momento avete attuato solo fermando le opere e gli investimenti. Per questo motivo, il nostro voto sarà contrario. (Applausi dal Gruppo FI-BP. Congratulazioni). PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, oggi ci occupiamo del rendiconto del 2018 e dell'assestamento di bilancio per l'anno 2019. Si tratta di provvedimenti tra loro connessi, in quanto il rendiconto generale dello Stato è lo strumento attraverso il quale il Governo rende noti al Parlamento i risultati della gestione finanziaria relativa al 31 dicembre. Il rendiconto dev'essere presentato entro il successivo mese di giugno, quindi siamo in tempo. L'assestamento di bilancio invece è l'istituto che consente un aggiornamento a metà esercizio degli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertati in sede di rendiconto dell'esercizio appunto al 31 dicembre dell'anno precedente. Ecco perché dicevo che i due provvedimenti sono connessi. Il dato politico ed economico più significativo è che il Governo, in sede d'interlocuzione con la Commissione europea, ha certificato un incremento del gettito di 3,5 miliardi di euro, di cui 2,9 per maggiori entrate fiscali e 0,6 per maggior gettito contributivo; e inoltre maggiori entrate per 2,7 miliardi di euro, dovute a maggiori dividendi provenienti dalla Banca d'Italia e da Cassa depositi e prestiti; un risparmio di 1,5 miliardi di euro per il 2019 delle risorse destinate al reddito di cittadinanza e a quota 100; e poi ancora minori spese per 1 miliardo e maggiori spese per 1,154 miliardi di euro, di cui - tengo a sottolinearlo - 500 milioni per il Fondo di sviluppo e coesione, 300 per il trasporto pubblico locale e 200 per il Fondo politiche sociali, università, diritto allo studio e quant'altro. Il totale di queste somme ammonta complessivamente a 7,6 miliardi di euro, importo che viene utilizzato in sede di assestamento per correggere il saldo di bilancio. Queste cifre sono talmente concrete e credibili che hanno indotto la Commissione europea a non aprire una procedura d'infrazione per violazione della regola del debito, procedura che sin dall'inizio era parsa a molti priva di qualsiasi fondamento e infatti anche il Presidente della Repubblica aveva manifestato le stesse perplessità e lo stesso stupore. In realtà, questo era apparso a molti, ma non a tanti anti-italiani in servizio permanente effettivo; ma tant'è. Quest'assestamento dei conti porterà il rapporto deficit -PIL per il 2019 al 2,04, cioè esattamente quanto aveva previsto il Governo in sede di legge di bilancio. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Ferrero) . Questo importante risultato è uno dei frutti delle politiche del Governo del cambiamento, che vuole tenere insieme l'equità sociale, l'equilibrio dei conti pubblici e il rispetto dei parametri europei. Certo, noi del MoVimento 5 Stelle lo abbiamo detto migliaia di volte: alcune di queste regole non hanno alcuna base scientifica, altre sono astruse (penso ad esempio al calcolo dell' output gap , come differenza tra prodotto interno lordo effettivo e prodotto interno lordo potenziale), altre regole sono illogiche e così via. Ma finché saranno in vigore noi le rispetteremo, perché proprio questo ci darà la forza e la credibilità per cambiarle: noi non chiederemo di cambiare regole che non riusciamo a rispettare, ma chiederemo di cambiare regole stupide, che strozzano la nostra e altre economie europee. (Applausi dal Gruppo M5S) . Peraltro, non siamo gli unici a essere scettici nei confronti di queste regole europee. Posso citarvi, in proposito, almeno due ex Presidenti del Consiglio, uno dei quali sosteneva: «Non è stupido che ci siano parametri come punto di riferimento, è stupido che si lascino immutati per vent'anni. Il limite del 3 per cento del rapporto deficit -PIL ha senso in certi momenti, in altri sarebbe giusto che fosse zero, in altri ancora che fosse al 4 o al 5 per cento. Un accordo presuppone una politica che lo gestisca e la politica non si fa con le tabelline». Lo diceva Romano Prodi. Un altro ex Presidente del Consiglio proponeva che in Italia si dovesse adottare un rapporto deficit -PIL del 2,9 per cento per cinque anni, così da avere a disposizione almeno 30 miliardi l'anno per ridurre la pressione fiscale e rimodellare le strategie di crescita. Era - udite, udite - Matteo Renzi; ma proponeva queste riflessioni in un libro, quando non era più Presidente del Consiglio. Ecco, noi invece le misure espansive non le scriviamo nei libri, le scriviamo nelle leggi di bilancio, perché abbiamo a cuore la vita degli italiani e non abbiamo paura delle nostre idee. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Ferrero) . Continuando sulla scia dell' amarcord delle proposte che oggi si definirebbero populiste, sovraniste e antieuropeiste, ricordo che nel luglio 2017, appena due anni fa, l'allora consigliere economico dell'ex premier Gentiloni Silveri, in un articolo pubblicato su «Il Sole 24 Ore» dal titolo abbastanza eloquente («Come superare il fiscal compact »),proponeva di abolire il parametro deficit -PIL, sostenendo che fosse più semplice e più logico prendere in esame solo il dato del debito, con un impegno forte dei singoli Stati a ridurlo entro finestre quinquennali. Il proponente era l'attuale deputato Marattin, che ci viene a fare la lezione quando si riuniscono le Commissioni congiunte. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Ferrero) . Certo, la coerenza e il coraggio non sono da tutti e spesso questi e altri politici ci hanno attaccato ossessivamente, in questi mesi, quando stavamo per mettere in pratica misure simili a quelle che loro stessi (a parole, solo a parole) avevano proposto negli anni passati. Ci hanno attaccato agitando lo spettro dello spread , della speculazione finanziaria e dei giudizi delle società di rating . Questi politici hanno un'opinione delle società di rating molto maggiore di quella che queste società hanno di loro stesse. Come dimenticare infatti la sfilata dei rappresentanti di queste società di rating davanti alla commissione di inchiesta degli Stati Uniti dopo il crac finanziario del 2008? A chi chiedeva loro come avessero potuto conferire la tripla "A" a titoli spazzatura come quelli di Lehman Brothers fino al giorno prima del default (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Ferrero e Saccone) , a questa domanda su come fosse stato possibile commettere tali colossali errori, per di più errori non isolati, i cosiddetti esperti di queste società della finanza candidamente dichiaravano che le loro erano solo opinioni, che erano aziende private e che gli dispiaceva se si erano sbagliati.