[resaula]

sospensione temporanea dei colloqui di persona dei detenuti con conseguente sostituzione con modalità di colloquio a distanza (il nostro esempio su questo punto è stato seguito da tutti i più grandi Paesi europei); predisposizione di controlli in ingresso, anche tramite thermoscan , dei detenuti cosiddetti nuovi giunti, nonché del personale dell'amministrazione penitenziaria; distribuzione dei dispositivi di protezione, in sinergia con la Protezione civile, che ringrazio ; installazione di 145 tensostrutture agli ingressi degli istituti penitenziari, per permettere il cosiddetto pre-triage ; individuazione negli istituti dove non è presente una tensostruttura di appositi spazi interni; predisposizione di assistenza sanitaria specifica per soggetti contagiati, con personale medico a cui è rimessa la valutazione circa la necessità di eventuale ricovero presso strutture sanitarie esterne; individuazione degli spazi e delle sezioni idonee per l'eventuale isolamento sanitario in caso di sospetto contagio; divieto di trasferimento dei detenuti, se non dopo visita medica ed eventuale tampone negativo; sanificazione dei locali che hanno ospitato detenuti contagiati e con sospetto di contagio. Inoltre, grazie alla collaborazione con la Protezione civile e con gli altri Ministri competenti - permettetemi di ringraziare i ministri Speranza e Boccia - sono stati assunti in via straordinaria 1.000 operatori sanitari per le carceri. Infine, dall'inizio dell'emergenza coronavirus, sono stati immessi anticipatamente in ruolo 1.100 nuovi agenti di polizia penitenziaria; in due anni parliamo di circa 3.900 agenti. Fatto l'elenco delle misure adottate, la domanda da porsi a questo punto è la seguente: queste misure hanno funzionato? Giudicate voi. Alla data del 19 maggio 2020, dei 53.458 detenuti, risultano accertati 102 casi di persone recluse attualmente positive, di cui soltanto una ricoverata in strutture sanitarie esterne. (Applausi). Anche considerando il periodo in cui la pandemia in Italia ha raggiunto i livelli più alti, all'interno delle carceri abbiamo avuto un massimo di 162 detenuti contemporaneamente positivi in tutto il territorio nazionale. Sono finora guarite 122 persone recluse e purtroppo, con profondo dispiacere, devo ricordare il decesso di un detenuto oltre ad altre due persone che si trovavano già in detenzione domiciliare. Per quanto concerne il personale in servizio, su 40.751, sono 154 i dipendenti attualmente positivi, di cui 4 del personale amministrativo e 150 tra gli agenti della nostra polizia penitenziaria. Risultano guariti in 142. Permettetemi di esprimere tutta la mia vicinanza alle famiglie di Gianclaudio Nova e Nazario Giovanditto, i due agenti che hanno perso la vita a causa del coronavirus. (Applausi). A tutta la polizia penitenziaria e a tutto il personale dell'amministrazione penitenziaria va la mia più profonda e sincera gratitudine per la professionalità e l'abnegazione dimostrate, ancora una volta, anche in occasione dell'emergenza. Quelli enunciati sono numeri che parlano da soli e dicono che, contrariamente a quanto affermato dalle due mozioni, il piano di prevenzione e il contrasto del contagio non solo c'era, ma, almeno fino a questo momento, ha anche funzionato. È totalmente falsa l'immagine di un Governo che avrebbe spalancato le porte delle carceri, addirittura per i detenuti più pericolosi. Dati alla mano, la riduzione della popolazione detenuta in Italia è stata determinata, nella stragrande maggioranza dei casi, dall'applicazione di leggi vigenti nel nostro ordinamento da decenni e che nessuno ha mai cambiato nonostante i numerosi anni trascorsi al Governo del Paese. (Applausi). La scelta di questa maggioranza è stata semplicemente quella di intervenire senza intaccare il principio della certezza della pena per semplificare il funzionamento delle leggi già vigenti, arrivando a imporre l'uso del braccialetto elettronico nei casi in cui non era in precedenza previsto. In particolare, non era previsto nella legge n. 199 del 2010, approvata da un Governo di centrodestra, che mandava in detenzione domiciliare i detenuti senza braccialetto. Tra l'altro, il nuovo sistema di distribuzione, adottato in piena sinergia con il Ministero dell'interno - ringrazio la ministra Lamorgese, oltre al commissario straordinario Arcuri - potrà assumere un ruolo cruciale nel consolidamento di questo strumento, il braccialetto elettronico, soprattutto per quanto concerne i detenuti in attesa di giudizio. Tutte le dichiarazioni delle opposizioni che hanno parlato di svuota carceri avrebbero dovuto specificare semplicemente che si riferivano non a una legge di questa maggioranza, bensì a una loro legge, approvata con un Governo di centrodestra. (Applausi). C'è un punto, in particolare, che svela l'inconsistenza delle accuse che vengono mosse al sottoscritto e al Governo. Il decreto-legge cura Italia parla chiaro: sono esclusi dall'accesso alla detenzione domiciliare sia i detenuti condannati per reati di mafia e altri reati più gravi - cosiddetti ostativi - sia ovviamente tutti coloro che hanno partecipato ai gravi disordini nelle carceri nei primi giorni di marzo, su cui sono in corso le relative indagini da parte dell'autorità giudiziaria, e non entro nel merito. Ora mi chiedo: a fronte di una legge che esclude esplicitamente rivoltosi e mafiosi dai benefici penitenziari, com'è possibile sostenere - come fanno le opposizioni - che di questa legge si possono avvantaggiare in qualsiasi modo proprio i mafiosi e i rivoltosi che sono invece esplicitamente esclusi? (Applausi). La domanda che a questo punto sorge spontanea è la seguente: in base a quale legge sono usciti dal carcere i detenuti condannati definitivamente per i cosiddetti reati di mafia? È molto semplice. Nella maggior parte dei casi risulta che sia accaduto in base agli articoli 146 e 147 del codice penale del 1930, in combinato disposto con le norme dell'ordinamento penitenziario del 1975, che stabiliscono il proseguimento dell'esecuzione della pena in detenzione domiciliare per motivi di salute. E le norme appena citate sono in qualche modo riconducibili all'attività mia o di questo Governo? No, non lo sono, a meno che qualcuno non voglia affermare che siamo al Governo da più di cinquant'anni. Ricapitolando, i giudici hanno applicato leggi vigenti, nella migliore delle ipotesi, da oltre cinquant'anni che nessuno ha mai cambiato. Si continua a fare riferimento alla nota del DAP del 21 marzo 2020, adottata sulla base di precise valutazioni provenienti dall'autorità sanitaria; una nota che in piena pandemia offriva al magistrato competente un quadro sanitario completo di tutti i detenuti presenti nell'istituto penitenziario. La nota in questione, tra l'altro, è stata emanata in adempimento oltre che dei principi sanciti dalla nostra Costituzione, come la tutela del diritto alla salute, anche del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 che stabilisce - non da adesso con questa maggioranza, ma da vent'anni, per l'appunto - che, in caso di determinate patologie, la direzione dell'istituto trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza per i provvedimenti di rispettiva competenza. C'è di più.