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Senatore, si tratta di interventi di fine seduta, ma la prego di mantenere un linguaggio rispettoso. FAZZOLARI (FdI) . Il linguaggio è rispettoso, perché è quanto accaduto. PRESIDENTE. Credo che lei abbia capito perfettamente. Concluda il suo intervento. FAZZOLARI (FdI) . Ho capito perfettamente e continuo a chiedermi che cosa sarebbe successo a parti invertite, se fosse stato il poliziotto a compiere quell'atto nei confronti del magistrato o anche l'imputato nei confronti del magistrato. Fratelli d'Italia dice basta a questa vergognosa deriva nella quale lo Stato si schiera sempre con i delinquenti e contro le nostre Forze dell'ordine. Continuiamo a chiedere delle cose semplici, come l'inasprimento delle pene per offesa e violenza a pubblico ufficiale e la revisione di questa follia del reato di tortura: sono oggetto di due emendamenti che Fratelli d'Italia ha più volte presentato e che ha ripresentato anche nell'ultimo decreto-legge sicurezza e che ci sono stati bocciati da questo Parlamento, certo dalla sinistra, certo dal Movimento 5 Stelle, ma anche dalla Lega. Noi non ci arrendiamo e continueremo a fare questa battaglia in ogni sede. (Applausi dal Gruppo FdI) . LAUS (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LAUS (PD) . Signor Presidente, la vicenda dell'arbitro di Ciampino picchiato selvaggiamente per un'espulsione al termine di una partita è solamente l'ultimo capitolo di un corposo dossier di violenze che pesa sulla storia più recente del nostro calcio e che ne umilia il valore sportivo. Di fronte a una ferita che si riapre con drammatica frequenza, oltre all'umana vicinanza alla giovane vittima dell'aggressione, si sente forte l'esigenza di una reazione ferma, ma altrettanto coerente e concreta, per contrastare fenomeni di questo genere, ancor più in un contesto che dovrebbe essere tra i più fertili nella coltivazione di principi assoluti, come il riconoscimento dell'altro. Nelle dichiarazioni a caldo dopo l'episodio, il vice premier Salvini ha parlato di emergenza educativa, e sono certamente d'accordo con lui. Ma la promessa o la minaccia di nuove e più pesanti sanzioni a carico dei violenti non è che una parte del lavoro che, io credo, abbiamo il dovere di svolgere. Non si può infatti credere di reagire con successo a una emergenza educativa senza curarsi proprio dell'educazione. A medio-lungo termine, l'educazione al rispetto, al rispetto dell'avversario, delle regole, di chi le regole è chiamato farle rispettare, è una promessa di cambiamento che pagherà più di ogni minaccia. Ciò che oggi sto cercando di esprimervi a parole, colleghe e colleghi, l'ho toccato con mano nella città da cui provengo, Torino, dove l'associazione degli arbitri da tre anni promuove incontri con le società sportive (incontri con i dirigenti e i capitani delle squadre), per entrare nel merito del regolamento e, attraverso una sua più profonda conoscenza, costringere i giocatori per primi a un corretto approccio con la figura del direttore di gara. Sono occasioni preziose, soprattutto nelle categorie minori; occasioni che andrebbero allargate alle famiglie e che si sono rivelate vincenti per portare alla ribalta quella passione, oggi pagata a caro prezzo, che il presidente della FIGC Gravina richiamava con amarezza nel condannare lo stato d'assedio in cui si sente la categoria delle maglie nere. È questo agire sull'educazione che gli stessi arbitri mi hanno trasmesso e che metto a disposizione dell'Assemblea: agire sul riconoscimento reciproco tra ragazzi (ma anche tante ragazze) accomunati dalla «voglia di stare in campo», ciascuno con il proprio ruolo, e accomunati dalla voglia di «dare un contributo al mondo del calcio», per usare le parole del presidente Gravina. Io spero che anche il presidente della FIGC voglia raccogliere come virtuoso l'esempio che ho portato e nell'interlocuzione con il Governo cercare alleanze non soltanto per ottenere certezza e severità della pena, ma anche progettualità formativa per i nostri giovani. I risultati dell'esperimento torinese risultano incoraggianti, e incoraggiante è vedere che c'è voglia di metterci la faccia per togliere lo sport dalle mani dei violenti. (Applausi dal Gruppo PD) . BERUTTI (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per portare all'attenzione dell'Assemblea la vicenda della Pernigotti, un marchio famoso a livello nazionale e internazionale per gianduiotti ed altri prodotti dolciari, storicamente espressione del migliore made in Italy e made in Piemonte, nato a Novi Ligure, in provincia di Alessandria, nel 1860, addirittura prima dell'Italia unita. È della settimana scorsa la notizia che la proprietà turca ha deciso la chiusura dello stabilimento novese con la conseguente previsione della cassa integrazione guadagni straordinaria e per le maestranze, per le quali in un primo momento si è profilata da parte dell'azienda la sola possibilità del licenziamento. L'orgoglio del territorio per una produzione di eccellenza e l'attenzione di diversi soggetti istituzionali che lo presidiano hanno consentito da subito di puntare su questa vicenda la massima attenzione, che ha spinto sin qui la proprietà a dirsi disponibile ad un affidamento della produzione a partner italiani, ad un impegno affinché il personale possa essere ricollocato presso aziende operanti nel settore e presso terzisti. Questo però non basta, perché il rischio che si tratti di promesse assai poco concrete è alto. In ossequio al principio di sussidiarietà, è necessario che l'impegno fondamentale del territorio, che da solo però non può bastare, trovi un supporto a livello istituzionale superiore. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, dicendo che mentre auspico che quest'Assemblea desideri esprimere solidarietà alla realtà produttiva di Novi Ligure, spero altresì che tutti i soggetti istituzionali chiamati in causa da questa vicenda traggano le debite conseguenze sulla necessità di strategie industriali per il Paese, dal tema delle cessioni aziendali a quello della registrazione di denominazioni di origine protette (DOP), indicazioni geografiche protette (IGP) e marchi storici, tutte questioni sulle quali ogni decisore pubblico dovrebbe riflettere attentamente. Vorrei fare, infine, una brevissima digressione. Questa mattina sono stato al Ministero dello sviluppo economico (MISE) per esprimere la mia vicinanza alle maestranze, convinto di poter assistere al tavolo dopo gli accordi assunti nei giorni scorsi. La mia segreteria aveva sentito quella del Ministro, però non era stata segnalata la necessità di iscriversi a una piattaforma. Non so quanti in quest'Aula sappiano che ci si debba iscrivere a una piattaforma, tra l'altro regolata da un algoritmo: inserendo una serie di elementi quest'ultimo arriverebbe ad identificare quattro soggetti, due di maggioranza e di due di opposizione, che avrebbero la possibilità di partecipare al tavolo. Mi chiedo se questa sia la libertà dei parlamentari di partecipare a dei tavoli di crisi; io credo piuttosto che questa sia una follia. Alle ore 10 era convocato il tavolo presso il MISE;