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Per quanto concerne l'assetto istituzionale che governa il settore idrico, con riguardo alla vigilanza e alla regolazione, questo è stato modificato in più occasioni. In una prima fase, l'articolo 9- bis , comma 6, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, ha istituito la Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche (in luogo del precedente Comitato per la vigilanza sulle risorse idriche). Tale Commissione è stata soppressa a decorrere dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, che all'articolo 10 ha previsto l'istituzione dell'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua. Successivamente il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, all'articolo 21, commi 13 e 19, ha soppresso l'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua trasferendo le relative funzioni al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, fatta eccezione per le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici che sono state attribuite all'Autorità per l'energia elettrica e il gas (AEEG). Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 luglio 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 3 ottobre 2012, ha individuato le funzioni dell'Autorità attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici. L'Autorità ha approvato, con delibera n. 585/2012/R/IDR del 28 dicembre 2012, anche in esito a un procedimento di raccolta di dati e informazioni in materia di servizi idrici, la nuova metodologia transitoria per determinare le tariffe 2012 e 2013 del servizio idrico integrato. In conseguenza della soppressione delle Autorità d'ambito, inoltre, l'articolo 34, comma 29, del decreto-legge n. 179 del 2012 ha stabilito che non è più l'Autorità d'ambito, ma l'ente d'ambito – ossia il soggetto competente a cui sono state attribuite le funzioni a livello regionale – a definire la tariffa di base, in conformità al metodo tariffario, tariffa che deve essere trasmessa all'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA). Le funzioni e i compiti in materia di difesa del suolo, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche sono oggi esercitate dalle Autorità di bacino distrettuali. Per quel che qui rileva, le Autorità di bacino distrettuali provvedono a elaborare il Piano di bacino distrettuale e i relativi stralci, tra cui il piano di gestione del bacino idrografico (PGA) – di cui all'articolo 13 della direttiva 2000/60/CE - nonché i programmi di intervento. I piani summenzionati, che devono essere pubblicati entro nove anni dall'entrata in vigore della direttiva stessa e sottoposti a riesame ed aggiornamento con cadenza sessennale (al fine di adeguare la gestione delle acque alle mutate condizioni del territorio), sono stati pubblicati per la prima volta nel 2009 e sono stati poi aggiornati nel 2015. Pertanto, allo stato attuale le Autorità distrettuali sono in fase di aggiornamento del secondo ciclo di piano di gestione, al fine di elaborare i piani di gestione del terzo ciclo la cui adozione è prevista per dicembre 2021. La legge n. 221 del 2015 ha istituito le Autorità di bacino distrettuali in ciascun distretto idrografico, ripartendo il territorio nazionale nei seguenti sette distretti idrografici: Alpi orientali; Fiume Po; Appennino settentrionale; Appennino centrale; Appennino meridionale; Sardegna; Sicilia. Tuttavia, l'effettiva costituzione delle nuove Autorità di bacino distrettuali è intervenuta solo nel febbraio 2017, dopo un regime di proroga delle Autorità di bacino preesistenti, protrattosi per oltre dieci anni, con l'entrata in vigore del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25 ottobre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 2017. Tale decreto, in forza dell'articolo 51 della legge n. 221 del 2015, integralmente sostitutivo dell'articolo 63 del codice dell'ambiente, ha sancito la contestuale soppressione delle Autorità di bacino precedenti, la cui attivazione, tuttavia, veniva condizionata all'emanazione di un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato solo il 13 giugno 2018, per la definizione dei criteri e delle modalità per il trasferimento delle risorse umane e strumentali dalle « vecchie » Autorità di bacino alle « nuove » Autorità distrettuali. Per quanto attiene alle competenze dell'Autorità di bacino distrettuale, vanno innanzitutto distinti i due grandi ambiti in cui esse esercitano la propria azione di tutela, l'assetto del territorio (quindi una tutela dall'acqua, ovvero, dai fenomeni di dissesto geologico-idraulico) e l'assetto delle risorse idriche (quindi una tutela dell'acqua, ovvero, degli utilizzi della risorsa idrica). Al centro di tale sistema si colloca il Piano di bacino distrettuale che l'articolo 65 del codice dell'ambiente, replicando la medesima definizione già prodotta dalla legge n. 183 del 1989, è uno « strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo e alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio interessato ». Ad esso viene attribuito il valore di piano territoriale di settore. Inoltre, le Autorità distrettuali di bacino esprimono pareri sulla coerenza con gli obiettivi del Piano di bacino dei piani e programmi dell'Unione europea, nazionali, regionali e locali relativi alla difesa del suolo, alla lotta alla desertificazione, alla tutela delle acque e alla gestione delle risorse idriche. Ciò in quanto il Ministero della transizione ecologica, anche avvalendosi dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), svolge funzioni di indirizzo, atteso che in ragione dell'articolo 117 della Costituzione, come più volte ribadito anche dalla Corte costituzionale, la difesa del suolo è riconducibile alle materie della tutela dell'ambiente e del governo del territorio di competenza delle regioni. Per il funzionamento delle Autorità di bacino distrettuali, nello stato di previsione della spesa del Ministero della transizione ecologica sono istituiti appositi capitoli di spesa, tra cui: spese correnti; investimenti; svolgimento delle funzioni di valorizzazione dei beni ambientali e fluviali; monitoraggio ambientale; previsione e gestione delle piene e delle magre; assunzione di personale a tempo determinato con funzioni tecniche di supporto alle attività svolte dal commissario straordinario di governo.