[pronunce]

che, infatti, secondo la difesa erariale, successivamente alla pronuncia dell'ordinanza di rimessione, l'art. 35, comma 2, lettere b) e c), del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 4 aprile 2012, n. 35, ha modificato l'art. 2477 cod. civ. , il cui quinto comma ora recita: «Nel caso di nomina di un organo di controllo, anche monocratico, si applicano le disposizioni sul collegio sindacale previste per le società per azioni»; che, perciò, si imporrebbe la restituzione degli atti per un riesame della rilevanza della questione, tenuto conto che l'interpretazione restrittiva circa l'applicabilità dell'art. 2409 cod. civ. alle società a responsabilità limitata derivava proprio dal tenore letterale dell'art. 2477 cod. civ. nel testo previgente; che, comunque, la questione sarebbe, nel merito, infondata, alla luce anche dei diversi passaggi delle vicende normative concernenti i controlli nelle società di capitali, ad opera, prima, della riforma del diritto societario attuata con d.lgs. n. 6 del 2003, poi dall'art. 14 della legge n. 183 del 2011 e, da ultimo, del citato d.l. n. 5 del 2012, nonché dei conseguenti orientamenti espressi dalla giurisprudenza di legittimità e della sentenza della Corte costituzionale n. 481 del 2005; che, pertanto, i prospettati dubbi di legittimità costituzionale dovrebbero considerarsi superati sia dalla possibilità di operare un'interpretazione estensiva alla luce delle modifiche normative segnalate, sia dal riconoscimento - anche sulla base della richiamata sentenza della Corte di cassazione n. 403 del 2010 - della completezza della disciplina stabilita per le società a responsabilità limitata, oltre che delle differenze tra tale tipologia societaria e le società per azioni; che, del resto, non si ravviserebbero lesioni sul piano costituzionale, potendo il singolo socio conseguire, in tempi rapidi, attraverso il procedimento cautelare, la revoca dell'amministratore ed essendo la presenza del collegio sindacale nella società a responsabilità a responsabilità limitata del tutto eventuale e, perciò, non indispensabile per la tutela della società, a differenza di quanto accade nella società per azioni e, inoltre, risultando il ruolo del revisore diversamente concepito rispetto a quello del sindaco, con la previsione di un diverso regime di controlli. Considerato che, con ordinanza del 29 marzo 2012, il Tribunale ordinario di Tivoli ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 2409 e 2476 del codice civile, nella parte in cui non consentono «l'utilizzo dello strumento del controllo giudiziario ex art. 2409 c.c. alle società a responsabilità limitata con finalità diverse da quelle di cui» alla legge 23 marzo 1981, n. 91 (Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti), vale a dire «dalle attività sportive o a esse correlate»; che il Tribunale rimettente premette di essere investito a seguito della richiesta avanzata dai componenti del collegio sindacale di una società a responsabilità limitata, volta a sollecitare l'adozione, a norma dell'art. 2409 cod. civ. , di opportuni provvedimenti a carico della società in questione, a causa della situazione finanziaria generata dalla condotta poco trasparente dell'amministratore, titolare anche di una quota consistente del capitale sociale, cui partecipano anche altri due soci; che il giudice rimettente sottolinea come, dopo un periodo di contrasto giurisprudenziale in ordine all'ammissibilità della domanda di cui all'art. 2409 cod. civ. anche per le società a responsabilità limitata, sia intervenuta una pronuncia della Corte di cassazione (sentenza 13 gennaio 2010, n. 403) che ne ha escluso l'ammissibilità per quel tipo di forma societaria; che, peraltro, un'eventuale interpretazione adeguatrice risulterebbe, nella specie, non praticabile, dal momento che, oltre ai rilievi della richiamata sentenza della Corte di cassazione, il rinvio previsto dall'art. 2477 cod. civ. alle disposizioni sulle società per azioni - attraverso il quale l'applicabilità dell'art. 2409 cod. civ. poteva considerarsi estesa al collegio sindacale delle società a responsabilità limitata - sarebbe venuto meno nella nuova formulazione introdotta dall'art. 14, comma 13, della legge 12 novembre 2011, n. 183 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2012), a decorrere dal 1° gennaio 2012; che tutto ciò darebbe luogo, sotto un duplice e concorrente profilo, a dubbi di legittimità costituzionale non scrutinati da questa Corte nel giudizio definito con la sentenza n. 481 del 2005; che, infatti, da un lato, negare al collegio sindacale delle società a responsabilità limitata il potere di intervenire attraverso lo strumento offerto dall'art. 2409 cod. civ. su atti di mala gestio significherebbe esporlo «ad una responsabilità per fatto del terzo (l'amministratore), rispetto al quale non disporrebbe di alcun potere e, pertanto, ad una responsabilità che potrebbe addirittura considerarsi di natura oggettiva»; che, d'altro canto, risulterebbero, in questa ipotesi, compromessi i parametri della ragionevolezza e del diritto di difesa, atteso che la possibilità di attivare il meccanismo del controllo da parte dei soci non rappresenterebbe una garanzia, né per la società né per i terzi, nelle ipotesi in cui i soci siano consenzienti rispetto alle scelte dell'amministratore o siano essi stessi anche amministratori; che risulterebbe, inoltre, irragionevole il diverso regime stabilito per le società sportive, stante l'identità della struttura societaria e l'impossibilità di giustificare tale divergenza in ragione della differente attività svolta; che la prospettazione del quadro normativo operata dal giudice a quo appare, per più versi, erronea e insufficiente, con la conseguenza di rendere la questione, per come proposta, non pertinente all'oggetto del decidere e allo stesso obiettivo perseguito dal provvedimento di rimessione; che, diversamente da quanto asserito, il testo della previsione di cui all'art. 14, comma 13, della richiamata legge n. 183 del 2011 - che, sostituendo l'art. 2477, quinto comma, cod. civ. , enunciava il rinvio alle disposizioni sulle società per azioni - risultava, sul punto, invariato, al 1° gennaio 2012, rispetto a quello introdotto dall'art. 37, comma 26, del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 (Attuazione della direttiva 2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva 84/253/CEE), senza, del resto, variazioni rispetto ai testi dell'art. 2477 cod. civ.