[pronunce]

sia l'art. 2, comma 4, lettera c), della legge n. 59 del 1997, sia l'art. 3, comma 3, del decreto legislativo n. 281 del 1997, infatti, prevedono e consentono che, in mancanza dell'intesa, il Consiglio dei ministri deliberi motivatamente in via definitiva. Nel caso di specie, tuttavia, tale circostanza non si sarebbe verificata. La quarta censura ha ad oggetto l'art. 16 del decreto legislativo correttivo, nella parte in cui, aggiungendo il comma 3-ter all'art. 115 del decreto legislativo n. 112 del 1998, stabilisce che l'esercizio delle funzioni - statali e regionali - di cui ai commi 3 e 3-bis dello stesso articolo, in materia di tutela della salute, "è regolato sulla base di modalità definite con apposito accordo da approvare in Conferenza Stato-regioni, ai sensi dell'art. 4 del decreto legislativo 29 agosto 1997, n. 281". Tale disposizione, secondo la regione, violerebbe gli articoli 117 e 118 della Costituzione, in quanto condizionerebbe l'esercizio di funzioni regionali ad accordi tra Governo e regioni, ed in particolare subordinerebbe all'accordo in sede di Conferenza non solo le funzioni amministrative regionali, ma anche la stessa attività legislativa delle regioni; e violerebbe anche l'art. 76 della Costituzione, in quanto l'art. 2, comma 2, della legge n. 59 del 1997 fa espressamente salva la potestà normativa delle regioni e degli enti locali per quanto attiene alla "disciplina della organizzazione e dello svolgimento delle funzioni e dei compiti amministrativi conferiti". La quinta ed ultima censura riguarda l'art. 6 del decreto legislativo correttivo, che modifica l'art. 40, comma 1, del decreto legislativo n. 112 del 1998, conservando allo Stato anche "l'attività regolamentare in materia di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande e di commercio dei pubblici esercizi, d'intesa con le regioni". La disposizione, nel riservare allo Stato l'"attività regolamentare", e cioè la funzione complessiva di disciplina normativa nella materia, sarebbe incostituzionale sia per violazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione, sia per eccesso di delega, in relazione all'art. 2, comma 1, della legge n. 59 del 1997. E infatti, se si ritiene che la materia del commercio sia propria delle regioni in quanto ricompresa nella locuzione "fiere e mercati" di cui all'art. 117 della Costituzione (come lascerebbe intendere il legislatore delegato all'art. 41, comma 2, lettera d laddove dispone che siano trasferite alle Regioni le funzioni amministrative concernenti le competenze già delegate ai sensi dell'art. 52, comma 1, del d.P.R. n. 616 del 1977, e cioè anche le funzioni relative "ai pubblici esercizi di vendita e consumo di alimenti e bevande"), il legislatore non avrebbe potuto prevedere che l'attività normativa ed amministrativa delle regioni fosse vincolata a fonti regolamentari statali. Ma se anche si ritenesse che tali compiti siano delegati, il divieto di condizionarli a fonti subprimarie dello Stato deriverebbe quanto meno dal secondo periodo dell'art. 2, comma 1, della legge di delega, il quale demanda direttamente alle regioni "il potere di emanare norme attuative ai sensi dell'art. 117, secondo comma, della Costituzione": potere che sarebbe invece negato dal legislatore delegato con la disposizione censurata. 5. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, chiedendo che il ricorso della Regione Veneto sia dichiarato inammissibile e comunque infondato, e producendo alcuni documenti. Quanto al primo motivo del ricorso introduttivo, l'Avvocatura dello Stato afferma che le disposizioni correttive, costituendo esercizio della funzione legislativa delegata al Governo, non hanno bisogno di un ulteriore presupposto giustificativo, e si caratterizzano rispetto a quelle inizialmente emanate con il decreto base solo perché presuppongono queste ultime e si pongono rispetto ad esse in funzione integrativa o correttiva, secondo le valutazioni del Governo delegato; né si potrebbe dire violato l'art. 76 della Costituzione, in quanto anche le disposizioni correttive, come espressamente previsto dall'art. 10 della legge n. 59 del 1997, devono essere poste nel rispetto dei medesimi criteri e principi, e adottate con le stesse procedure previste per gli originari decreti legislativi, ed entro il tempo limitato prefissato a tal fine dalla legge. Con riferimento al secondo motivo, l'Avvocatura erariale afferma che dalle disposizioni della legge di delega invocate dalla regione, lette in correlazione con l'art. 2 della stessa legge, si desume che il criterio per determinare la spettanza delle funzioni è proprio quello del rilievo nazionale dell'interesse investito dalla funzione. Ma anche a volere ritenere che il principio posto dal legislatore delegante sia piuttosto quello della dimensione delle funzioni, e quindi della loro estensione nell'ambito territoriale della collettività interessata, non sarebbe ravvisabile il vizio di eccesso di delega. Infatti: l'aggiunta all'art. 18 del decreto legislativo n. 112 del 1998 mirerebbe a garantire uniformemente - in un'ottica non localizzabile nel territorio regionale e per la tutela dell'interesse dell'intera collettività - la fede pubblica in ogni tipo di rapporto economico; anche la modifica all'art. 48 risponderebbe alla finalità di riservare allo Stato le funzioni dirette alla promozione e al sostegno di consorzi tra piccole e medie imprese industriali, aventi carattere multiregionale e quindi non localizzabili nel territorio di una singola regione; la modifica all'art. 104, infine, sarebbe conforme ai principi della legge di delega e coerente con la previsione di cui alla lettera t) del medesimo art. 104, secondo cui sono mantenute allo Stato le funzioni attinenti alla disciplina e alla sicurezza della navigazione da diporto e alla sicurezza della navigazione interna. In ordine alla terza questione sollevata dalla Regione Veneto, la difesa statale afferma che sulle disposizioni denunciate si sarebbe formata l'intesa con la Conferenza Stato-regioni nelle sedute del 25 giugno e del 1° luglio 1999, e in quest'ultima data sarebbe stato acquisito anche il parere favorevole della Conferenza unificata, come risulterebbe dai verbali di quelle sedute, prodotti nel giudizio costituzionale. Osserva inoltre che la censura relativa ai vizi dell'esperito procedimento di intesa sarebbe inammissibile, in quanto la violazione delle norme del decreto legislativo n. 281 del 1997 non ridonderebbe comunque in una lesione dell'autonomia regionale; e questo tanto più che la legge di delega prevede che, in mancanza di intesa, spetti comunque al Consiglio dei ministri, su proposta dal suo Presidente, deliberare i decreti legislativi di conferimento delle funzioni.