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Lo dico perché è stato Mario Draghi ad affermarlo e vi dico con molta franchezza che io e tutta Forza Italia siamo orgogliosi di avere finalmente un Capo del Governo che si assume certe responsabilità anche rispetto a temi scottanti della politica internazionale (Applausi) . Non ci imbarazza dire esattamente come stanno le cose. Concludo citando alcune parole della collega Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia molto brava, la quale alla Camera dei deputati ha ricordato che, con il decreto-legge in esame, molte cose sono mutate in positivo e che la libertà è un valore costituzionalmente garantito insieme ad altri valori importanti, come il lavoro e la libera iniziativa. Grazie al decreto-legge in esame, che anticipa le riaperture rispetto alle date previste, siamo riusciti ad ottenere un importante risultato e a garantire le attività in tutta sicurezza, adottando tutti quei protocolli che consentono di tutelare anche quell'altro bene importante garantito dalla Costituzione, e cioè la salute. Ho voluto ricordare le parole della collega, perché ritengo abbia detto esattamente quel che andava affermato nei confronti di un provvedimento del genere. Io vi ringrazio e ringrazio ancora Forza Italia che ha avuto il coraggio e la forza di sostenere Mario Draghi come Presidente del Consiglio dei ministri. Ha fatto molto bene! (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Faggi. Ne ha facoltà. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghi, nei pochi minuti che mi sono stati concessi cercherò anch'io di fare un po' di sintesi in merito al provvedimento in esame, che rappresenta in parte la chiusura di una serie di provvedimenti messi in atto dal momento in cui il nostro cielo si è oscurato. Forse era dal Dopoguerra che non avevamo un periodo così difficile e terribile come quello che stiamo vivendo. Nessuno di noi ha vissuto in prima persona l'epoca della guerra: ne ha sentito parlare dai suoi nonni, dai suoi parenti, ma nessuno l'ha potuta vivere. Invece, noi ci siamo trovati in una situazione terribile. (Brusio) . Capisco che non frega un tubo a nessuno perché tutti chiacchierano e io posso dire di tutto. Neanche la Presidente ascolta. Adesso dico una parolaccia, tanto se ne fregano tutti. Mi fa piacere. (Applausi) . Posso dire ciò che voglio in quest'Aula, tanto non mi caga nessuno. ( Commenti ). PRESIDENTE. Senatrice, con tutto il rispetto, io la ascolto e devo anche richiamarla a un linguaggio consono all'Assemblea. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Uno dice una parola un po' forte e improvvisamente l'orecchio teso verso il telefono o altro è richiamato all'attenzione e si desta scalpore. Quando, invece, uno parla di pandemia, di morti, nessuno ti ascolta. PRESIDENTE. Senatrice, si rivolga alla Presidenza e stia sicura che la Presidenza la ascolta. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Stava chiacchierando anche lei, Presidente. PRESIDENTE. No, ma le permetto di andare avanti senza usare un certo linguaggio. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Lo modero se mi si ascolta. PRESIDENTE. Senatrice, è una sua scelta intervenire in Aula e lo si fa usando un dato tipo di linguaggio. La sto ascoltando; lo stavo facendo anche prima e sono costretta a richiamarla. Prego, vada avanti. FAGGI (L-SP-PSd'Az) . Benissimo, continuo a parlare di questo provvedimento che chiude un elenco di altri provvedimenti che ci hanno messo nella condizione, purtroppo, di far emergere non solo delle difficoltà sotto il profilo sanitario sul come affrontare una malattia sconosciuta. Questo ci è capitato: ci sono stati molti morti e molti medici morti. Abbiamo dovuto rincorrere all'inverosimile con ogni mezzo e tante volte i mezzi sono stati inefficaci. Ci siamo trovati - ripeto - dal Dopoguerra in una condizione cui non eravamo preparati, soprattutto perché, se da una bomba, bene o male, pur nel disastro causato dalle guerre e dalle violenze perpetrate, ci si poteva nascondere, quello attuale è un nemico non solo mortale, ma anche invisibile. È stata presa una serie di accorgimenti malamente a tentoni nei primi momenti. E poi, come per tutte le malattie così improvvise e particolari dalla portata pandemica, e quindi internazionale, dove bollettini quotidiani spaventosi informavano del numero dei morti e delle persone ricoverate in rianimazione, ci siamo trovati a dover prendere delle decisioni sotto il profilo non solo sanitario, ma anche sociale, economico e lavorativo. Il provvedimento di oggi dà una sorta di spiraglio: dice che la malattia è sotto controllo e, nel frattempo, gradatamente si possono riaprire le attività. Non tocca, però, il punto fondamentale di come si riapre. Ci sono state diverse colorazioni a seconda della gravità della situazione regionale e locale della malattia, ma nelle riaperture non si tiene in considerazione una situazione diversa che, per forza di cose, avrà degli strascichi, non solo per il fatto di non avere più denaro per essere rimasti fermi. È vero che sono stati immessi 200 miliardi attraverso diversi scostamenti, ma alla fine della fiera non hanno dato in molte occasioni ciò che sinceramente al di fuori ci chiedevano. Tanti hanno perso il lavoro; tanti hanno chiuso le proprie botteghe, aziende, i propri ristoranti, bar, le proprie attività. Tanti hanno smesso di andare a scuola perché c'è stato un cambiamento radicale che forse viene portato troppo poco all'attenzione. Ci sono tante proroghe nel provvedimento. Ce ne sono state tante. Io - ad esempio - faccio riferimento alle proroghe delle cartelle esattoriali. Se non lavoro per un anno, se la mia attività rimane ferma e mi dicono di non pagare la cartella per sei mesi, o di pagarla sei mesi dopo: se non introito niente, non riuscirò mai a pagarla. Spostare di altri sei mesi il momento del pagamento non cambia la situazione. Forse sarebbe stata necessaria, sotto il profilo non solo sanitario ma anche economico, un'inversione di tendenza veramente innovativa. Ben venga adesso questo Governo che sta cercando di apportare modifiche, ma non basta solo la proroga e non si può soltanto chiudere la gente in casa. Bisognava avere il coraggio di dire: «State in casa vostra, i debiti li paghiamo e non dovrete preoccuparvi tra sei mesi di andare all'Agenzia a pagare, visto che non avete guadagnato. Ci accolliamo noi i debiti e, quando vi riprenderete la vostra vita, come si sta cercando di fare adesso, forse non avrete l'angoscia di dire che non portate più la mascherina, ma avete l'Agenzia delle entrate che verrà a pignorarvi la roba». Forse sarebbe stato necessario un atto più forte, un atto di coraggio. Va bene che riaprono i bar e i ristoranti e si può di nuovo andare a scuola, ma mancano comunque i soldi, perché nel frattempo il debito che si è accumulato resta lì, e gli italiani avranno comunque da rapportarsi con questa situazione. Il virus è sempre lì. Non sono un medico, non sono uno scienziato, ma ho raccolto informazioni di diversi tipi: