[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'articolo 13, comma 4 (come sostituito dall'art. 12, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189) e comma 5-bis (introdotto dall'art. 2 del decreto-legge 4 aprile 2002, n. 51, nel testo modificato dalla legge di conversione 7 giugno 2002, n. 106) del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), promossi con ordinanze del 7 agosto 2002 dal Tribunale di Trieste, del 5 luglio 2002 dal Tribunale di Vicenza, del 6 e del 21 maggio 2004 dal Tribunale di Roma, rispettivamente iscritte ai nn. 46 e 54 del registro ordinanze 2003 ed ai nn. 724 e 817 del registro ordinanze 2004. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 26 gennaio 2005 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro. Ritenuto che il Tribunale di Trieste – sulla richiesta di convalida del decreto di espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera di Tosca Laurenc, cittadino albanese – ha sollevato, con ordinanza del 7 agosto 2002 (reg. ord. n. 46 del 2003), questione di legittimità costituzionale relativamente all'art. 13, comma 5-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), introdotto dall'art. 2 del decreto legge 4 aprile 2002, n. 51, nel testo modificato dalla relativa legge di conversione 7 giugno 2002, n. 106, per violazione degli artt. 3, 13, 24 e 111 della Costituzione; che il rimettente ha esposto che, solo successivamente all'ora fissata per l'accompagnamento dello straniero alla stazione marittima per l'imbarco, era pervenuto al Tribunale, già investito della richiesta di convalida del provvedimento di accompagnamento coatto alla frontiera, l'informativa della polizia ferroviaria in ordine all'intercettazione dello straniero; che ne conseguiva che l'eventuale diniego di convalida non era idoneo a ripristinare la situazione di fatto preesistente al decreto dell'autorità di polizia, con violazione dell'art. 13 Cost., nella lettura datane dalla Corte costituzionale (sentenza n. 105 del 2001), secondo cui il controllo dell'autorità giudiziaria dovrebbe condizionare l'esecutività del provvedimento di polizia; che era da ravvisare altresì il contrasto con l'art. 3 della Costituzione, per la disparità di trattamento che verrebbe a crearsi con lo straniero per il quale, nell'impossibilità di eseguire l'espulsione immediata, sia stato disposto il trattenimento in un centro di permanenza temporanea, tenendo conto che la mancata convalida di quest'ultimo provvedimento viene a travolgere anche il provvedimento di accompagnamento coatto alla frontiera, con l'impossibilità di darvi esecuzione; che ulteriore disparità di trattamento era ravvisabile nella mancata previsione, da parte dell'art. 13, comma 5-bis, del meccanismo contemplato dall'art. 14, comma 4, che richiama l'art. 737 cod. proc. civ. (in base al quale il giudice può assumere d'ufficio sommarie informazioni) e stabilisce che il giudice provveda dopo aver sentito l'interessato; che la completa mancanza di garanzie è contraria alla tutela della libertà personale e incide sul diritto di difesa, non potendo lo straniero, anche a mezzo di difesa tecnica, fornire informazioni utili all'approfondimento istruttorio e spiegare le sue ragioni; che la procedura dell'art. 5-bis contrasta anche con il principio del giusto processo, per l'assenza di contraddittorio e l'impossibilità dello straniero di dedurre prove; che la questione prospettata è rilevante, attenendo alle modalità della convalida della misura, anche tenendo conto che l'accompagnamento è eseguito a pochi minuti di distanza dalla comunicazione al Tribunale della richiesta di convalida da parte del Questore; che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha chiesto dichiararsi l'infondatezza della questione, dal momento che la norma denunciata prevede un meccanismo di convalida del provvedimento di accompagnamento alla frontiera conseguente al provvedimento di espulsione; che la convalida è impugnabile davanti al giudice ordinario, con la conseguenza che è in quella sede giudiziaria che può essere attuato il contraddittorio e osservato il diritto di difesa, con l'assistenza di un difensore, a cui la procura speciale è conferibile davanti all'autorità consolare, con la procedura della camera di consiglio, cui può partecipare l'amministrazione, con la prevista ricorribilità della decisione in Cassazione; che il Tribunale di Vicenza – sulla richiesta di convalida del decreto di espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera di Artan Frrouku, cittadino albanese – ha sollevato, con ordinanza del 5 luglio 2002 (reg. ord. n. 54 del 2003), questione di legittimità costituzionale relativamente all'art. 13, comma 5-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998, per violazione degli artt. 3, 13, 24 e 111 della Costituzione; che il rimettente ha esposto che solo il giorno successivo all'esecuzione del provvedimento di accompagnamento forzato gli atti per la convalida erano stati depositati in Tribunale; che il comma 5-bis dell'art. 13, ha colmato il vuoto legislativo prodotto dalla dichiarazione d'incostituzionalità seguito alla sentenza n. 105 del 2001, creando però un meccanismo di convalida del tutto formale, che non influisce sull'esecutività del decreto di espulsione; che ciò comporta una violazione dell'art. 13 della Costituzione, per la natura solo formale e cartacea del controllo giurisdizionale; dell'art. 3 della Costituzione, per disparità di trattamento rispetto allo straniero per il quale non sia possibile eseguire l'immediata espulsione, che viene accompagnato presso un centro di detenzione amministrativa, ai sensi dell'art. 14; e inoltre dell'effettivo esercizio del diritto di difesa; che l'art. 14 – il quale, nella lettura datane dalla Corte con la sentenza n. 105 del 2001, comporta che la convalida della detenzione amministrativa si estenda al decreto di espulsione con accompagnamento alla frontiera – richiama l'art. 737 cod. proc. civ. , in base al quale il giudice può assumere d'ufficio sommarie informazioni, assicurando un procedimento di convalida che, pur nella ristrettezza dei tempi, appare caratterizzato da profili di effettività, laddove l'art. 13, comma 5-bis, consente un controllo solo formale da parte del giudice;