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Francamente, nell'Italia di qualche anno fa non avrei dato per scontato il fatto che tutti noi andiamo a vaccinarci, nel 90 per cento dei casi dopo poco riceviamo un sms, ci registriamo, scarichiamo un QR code sul telefonino e in qualsiasi posto andiamo c'è qualcuno che attraverso un'applicazione lo controlla e verifica che siamo vaccinati. È un fatto normale, ma è anche qualcosa che non saremmo riusciti a realizzare solo qualche anno fa. Pensate a come sarebbe stato più complicato. In conclusione, credo - per arrivare al punto - che dobbiamo assumerci la responsabilità di mandare da quest'Aula messaggi positivi, non alimentare le incertezze, rassicurare le persone, saper navigare in questa difficile tempesta con gli strumenti della cultura e della scienza. Solo così ne usciremo tutti anche un po' più forti. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crucioli. Ne ha facoltà. CRUCIOLI (Misto-l'A.c'è-LPC) . Dividerò il mio intervento in due parti: la prima per illustrarvi i motivi di contrarietà nei confronti della proroga dello stato di emergenza introdotto con gli articoli 1 e 2 di questo provvedimento; la seconda, per illustrare i motivi della mia contrarietà nei confronti del green pass introdotto all'articolo 3 di questo provvedimento. Sulla proroga dello stato di emergenza nazionale al 31 dicembre di quest'anno, vi ricordo, colleghi, che questa è la quinta proroga: per cinque volte il Governo ci ha chiesto di ratificare la proroga dello stato di emergenza nazionale e credo che sia un unicum nella storia della Repubblica. Se lo stato di emergenza nazionale aveva un senso ed era giustificato - tant'è che io votai a favore a inizio del 2020, quando il virus era appena comparso - lo è stato molto meno nelle quattro proroghe successive, a luglio e a ottobre 2020 e a gennaio e ad aprile 2021, tant'è che già allora votai contro in dissenso dal mio Gruppo di allora. Sicuramente oggi i requisiti per lo stato di emergenza non sussistono. Oggi, a due anni dalla comparsa del virus, conosciamo molto meglio le dinamiche di questa sindemia, tant'è che sono stati realizzati noti vaccini, la campagna vaccinale in Italia è al 70 per cento e ci sono cure precoci per curare la malattia da Covid all'inizio anche a domicilio e ridurne gli effetti gravi. Inoltre, attualmente l'incidenza di nuovi casi è in discesa, si sta avvicinando alla soglia dei 50 casi su 100.000 abitanti che, come è noto, è la soglia sotto la quale è possibile effettuare il tracciamento e l'individuazione caso per caso ed isolare in quarantena i singoli casi (ricordate la app Immuni? Che fine avrà fatto?). Ancora, sul fronte ospedaliero le terapie intensive ad oggi, ma anche ieri e l'altro ieri, erano e sono libere al 93 per cento. Ripeto, i posti liberi sono al 93 per cento - sono dati ufficiali - così come i posti in area non critica. Anche da questo punto di vista, dunque, non c'è lo stress dell'ospedalizzazione e non c'è il Servizio sanitario nazionale in crisi, in questo momento. Per quel che riguarda la letalità, proprio perché si comincia a conoscere meglio il virus, vediamo che essa è scesa in tutte le fasce d'età e addirittura si è attestata a livelli inferiori allo 0,01 per cento nella fascia di età fino a diciannove anni ed è comunque inferiore allo zero virgola fino ai cinquantanove anni. Pertanto, colleghi, vi chiedo dov'è oggi l'emergenza in atto, che non può essere fronteggiata con gli strumenti ordinari previsti dall'ordinamento. Colleghi, se c'è questa emergenza, spiegatemi, ad esempio, perché il Parlamento ad agosto non ha lavorato e ci siamo ritrovati invece, stamattina, a non poter discutere gli emendamenti a questo importantissimo provvedimento, perché non c'è tempo, è urgente e bisogna approvarlo subito. Avremmo però potuto benissimo lavorare ad agosto, invece che andare in ferie, e di questo bisogna riconoscere una precisa responsabilità ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato, che non hanno programmato i lavori in maniera tale da consentirci di trattare adeguatamente un provvedimento di questa delicatezza. (Applausi) . Veniamo alla seconda parte dell'intervento, sul green pass , perché sul presupposto della asserita emergenza introducete pesantissime ed ingiustificate discriminazioni tra cittadini vaccinati e non vaccinati. Sono discriminazioni e non semplici differenze di trattamento, perché sarebbero trattamenti differenti giustificabili, coerenti con una certa logica e tollerabili, se - e solo se - il vaccino impedisse la trasmissione del virus e quindi i vaccinati non trasmettessero il virus, o comunque, perlomeno, se fosse quantificata con ragionevole certezza la capacità del vaccino di ridurre sensibilmente il rischio del contagio. La premessa del green pass è infatti quella di impedire che persone potenzialmente contagiose contagino altri, accedendo ai luoghi pubblici, ai luoghi di lavoro, ai ristoranti, ai luoghi di cultura e così via. Si pone quindi il famoso argomento dell'interesse pubblico. Non si dice, infatti: «Ti devi vaccinare, per proteggere te stesso», ma si dice: «Se non sei vaccinato, non puoi accedere a quel luogo, perché bisogna tutelare gli altri». Se è così, bisogna però dimostrare, con ragionevole certezza, quantomeno la capacità del vaccino di interrompere questo contagio. Ad oggi, però, l'unica cosa certa che sappiamo è che non possiamo escludere che i vaccinati possano contagiare e abbiano, in potenza, la capacità di contagiare gli altri, esattamente come i non vaccinati. Potreste rispondere, colleghi, che c'è il documento dell'Istituto superiore di sanità del 10 settembre, che attesta il contrario di quanto sto dicendo. Ebbene, colleghi, questo documento è a mio avviso errato. Sto facendo un'affermazione precisa, puntuale e piuttosto grave: ritengo che questo documento, l'unico documento italiano che abbia tentato di misurare la capacità del vaccino non di ridurre le conseguenze gravi della malattia, ma di interrompere il contagio, sia errato. Ho esposto queste tesi durante la riunione di Commissione, chiedendo al Governo, in particolare al sottosegretario Sileri che lo rappresentava, e ai membri della maggioranza presenti di replicare a queste mie osservazioni, ma nessuno è stato capace di balbettare alcunché. Quindi non solo, come senatori, non abbiamo potuto fare approfondimenti, non abbiamo potuto svolgere audizioni, non abbiamo potuto chiedere all'Istituto superiore di sanità di chiarire i punti che adesso vi elencherò, ma, neanche a specifica richiesta, il Governo, nella persona del qualificato sottosegretario Sileri, ha ritenuto di dover fare alcun chiarimento e alcuna puntualizzazione o anche di smentire, perché all'inizio ho posto questo tema come quesito e come domanda. Sono costretto oggi, invece, a fare in Assemblea questa accusa, perché non ho avuto alcuna risposta. Quali sono gli errori evidenti di questo report del 10 settembre? Il primo è che il calcolo per la verifica della differenza nella possibilità di contagio tra vaccinati e non vaccinati è stato effettuato senza tenere in alcun conto il numero di tamponi effettuati tra le due platee.