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Istituzione del Dipartimento delle politiche per il turismo e trasformazione dell'ENIT-Agenzia nazionale del turismo in una società per azioni a maggioranza pubblica. Onorevoli Senatori. -- Secondo l'Osservatorio nazionale del turismo, tra gennaio e ottobre 2012 gli arrivi degli italiani sono calati del 10,4 per cento rispetto al 2011, mentre le presenze dell'11,7 per cento. Anche gli arrivi degli stranieri calano dell'1,4 per cento, mentre le presenze del 1,7 per cento. Complessivamente l'Italia ha perso nei primi dieci mesi del 2012 il 6,2 per cento di arrivi e il 7,1 per cento di presenze. Mentre il pesante calo del mercato interno è giustificato dalla gravissima crisi occupazionale ed economica che attraversa il nostro Paese, quello del mercato estero, in un contesto nel quale il turismo nel mondo cresce nel 2012 del 3,8 per cento, si giustifica soltanto con la più assoluta inaffidabilità delle istituzioni nazionali preposte all'incremento dei flussi turistici. L'Italia è ormai stabilmente al terzo posto per numero di pernottamenti dopo Francia e Spagna. Da molti anni si indica nell'incapacità del nostro Paese di fare sistema, il vero tallone d'Achille del turismo nazionale. Non esiste infatti un altro settore economico che fondi le proprie fortune, più del turismo, sulla capacità del proprio Paese di integrare le risorse economiche, imprenditoriali, istituzionali, e di rendere note e fruibili a grandi masse le ricchezze naturali, culturali, umane di cui dispone. Invece ancora oggi l'Italia si presenta sui mercati esteri come una sorta di «armata Brancaleone», nella quale ogni impresa, ogni destinazione, ogni realtà locale si illude di poter tirare l'acqua al proprio mulino, in competizione non con le destinazioni estere, bensì con le destinazioni interne, senza rendersi conto che ben poche destinazioni italiane sono conosciute all'estero al di fuori della sola denominazione a tutti nota, ovvero l'Italia, il suo nome, la sua qualità, la sua storia. Per questo oggi più ancora di ieri sarebbe necessario un fronte comune tra regioni, Stato e imprese per il rinnovamento del sistema turistico italiano. Su questo aspetto si gioca una partita decisiva. Le regioni sostengono da tempo che, avendo la riforma del titolo V della Costituzione trasferito loro la piena titolarità in materia turistica, qualsiasi riforma del settore deve riconoscere tale realtà. Sia la riforma degli attuali assetti nazionali del turismo che la riforma dell'ENIT – Agenzia nazionale del turismo devono riflettere questo orientamento. Si sente parlare nuovamente di ricreare un Ministero del turismo, al posto dell'attuale Dipartimento collocato alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri, ma chi conosce veramente il settore sa che tutte le piccole o grandi riforme del passato non hanno ovviato al problema di fondo, la tendenza in campo istituzionale e politico a ritenere che il turismo sia un settore «fai da te». Un ambito economico che non avrebbe bisogno di risorse per sostenere innovazione e sviluppo, che non avrebbe bisogno dell'efficienza degli enti preposti alla sua promozione. Un settore «cenerentola», insomma. E ciò a fronte della rilevanza che invece i nostri maggiori concorrenti assegnano al turismo, al suo sviluppo, alla tenuta delle imprese e all'occupazione, particolarmente in questa fase di grave crisi a livello planetario. È dunque necessario rafforzare il coordinamento delle politiche nazionali del turismo per fare sistema e affrontare la bufera della crisi, ma sarebbe inutile farlo ripristinando il vecchio ministero che non ha mai avuto e non avrà mai un peso reale, anche perché la struttura del ministero non è mai stata rafforzata al punto di renderlo efficace e credibile. Il settore è stato sballottato di qui e di là, dal Ministero delle attività produttive, al Ministero per i beni e le attività culturali, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, all’interno del Dipartimento per gli affari regionali, il turismo e lo sport. Mai si è voluto risolvere il problema di fondo, ovvero il fatto che il turismo era ed è ancora oggi un settore sul quale lo Stato non ha mai veramente scommesso, sottovalutando le sue potenzialità per lo sviluppo del Paese. Ne fanno fede anche i continui tagli avvenuti con le ultime manovre finanziarie che hanno ulteriormente decurtato i già esigui fondi dell'ENIT. In un tale contesto di penuria assoluta di risorse il Ministero sarebbe soltanto un costo in più; ciò che serve è una nuova visione del ruolo economico del settore finalizzata a riportarlo ai livelli più alti delle classifiche mondiali per numero di arrivi e di presenze. Si sostiene che il Ministero sarebbe indispensabile per le necessità di rappresentanza del turismo in sede europea, soprattutto dopo la storica promozione del settore avvenuta con la nuova Costituzione europea. Questa questione può essere risolta non tanto con una nuova struttura, quanto con una nuova visione politica che faccia dell'Italia uno dei Paesi trainanti del turismo europeo e mondiale e questo si ottiene solo con idee e risorse adeguate. Il settore ha urgente bisogno di un cospicuo aumento, le poche risorse debbono essere ottimizzate, certo non disperse in progetti inconcludenti com'è spesso accaduto. Il disegno di legge che presentiamo risolve, all'articolo 1, il problema di un maggior coordinamento del settore con la creazione di un Dipartimento delle politiche per il turismo presso il Ministero dello sviluppo economico sostituendo in tal modo l'attuale Ufficio collocato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Quale ulteriore segno di rilevanza del settore si propone come riferimento .politico-istituzionale un vice ministro delegato esclusivamente al turismo, come già accade per il commercio estero. Nell'ordinamento italiano il vice ministro è un sottosegretario di stato con deleghe particolari. La figura, non prevista dalla Costituzione, è stata introdotta nell'ordinamento italiano con la legge 26 marzo 2001, n. 81, che ha modificato l'articolo 10 della legge 23 agosto 1988, n. 400. Secondo il testo attuale di questo articolo, a non più di dieci sottosegretari può essere attribuito il titolo di vice ministro, se ad essi sono conferite deleghe relative all'intera area di competenza di una o più strutture dipartimentali ovvero di più direzioni generali. In tale caso la delega, conferita dal ministro competente, è approvata dal Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. Sempre secondo il medesimo articolo, i vice ministri possono essere invitati dal Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con il ministro competente, a partecipare alle sedute del Consiglio dei ministri, senza diritto di voto, per riferire su argomenti e questioni attinenti alla materia loro delegata. La scelta di spostare il Dipartimento delle politiche per il turismo all'interno del Ministero dello sviluppo economico scaturisce dalla necessità di ricollocare un settore prettamente economico nel luogo dove si formavano le scelte in materia di sviluppo imprenditoriale. D'altra parte l'attuale Ufficio del turismo all'interno della Presidenza del Consiglio dei ministri ha peggiorato ulteriormente la situazione. Il vero punto debole è la mancanza di un'adeguata rappresentanza politica: