[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 24 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), promossi con ricorsi delle Regioni Toscana, Basilicata ed Emilia-Romagna, notificati rispettivamente il 22, il 26 ed il 27 febbraio 2002, depositati in cancelleria il 1° marzo 2002 (reg. ric. 12 del 2003), il 6 marzo 2002 (reg. ric. 20 del 2002) e l'8 marzo 2002 (reg. ric. 23 del 2002) ed iscritti ai numeri 12, 20 e 23 del registro ricorsi 2002. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 17 giugno 2003 il Giudice relatore Valerio Onida; uditi gli avvocati Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana, Massimo Luciani per la Regione Basilicata, Giandomenico Falcon per la Regione Emilia-Romagna e l'avvocato dello Stato Paolo Cosentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - La Regione Toscana con ricorso notificato il 22 febbraio 2002 e depositato il 1° marzo 2002 (reg. ric. n. 12 del 2002) , la Regione Basilicata, con ricorso notificato il 26 febbraio 2002 e depositato il 6 marzo 2002 (reg. ric. n. 20 del 2002) , e la Regione Emilia-Romagna con ricorso notificato il 27 febbraio 2002 e depositato l'8 marzo 2002 (reg. ric. n. 23 del 2002) hanno proposto questione di legittimità costituzionale di numerose disposizioni della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002) e, tra queste, della disposizione di cui all'art. 24. In particolare, l'art. 24 è oggetto di ricorso da parte della Regione Toscana (quanto ai commi 2, 4 e 9) per contrasto con l'art. 117 della Costituzione da parte della Regione Basilicata (quanto ai commi 6, 7, 8 e 9) per contrasto con gli articoli 3, 5, 114, 117, 119 della Costituzione, e da parte della Regione Emilia-Romagna (quanto ai commi 2, 3, 4, 13) per contrasto con gli articoli 3, 117 e 118 della Costituzione, nonché con il principio di leale collaborazione. La disposizione impugnata, concernente il "patto di stabilità interno per province e comuni", pone un tetto alle spese correnti dell'ente locale per l'anno 2002, ragguagliato, con un aumento fino al 6%, agli impegni assunti nell'anno 2000 (comma 2), escludendo peraltro dal computo le spese correnti connesse all'esercizio di funzioni statali e regionali trasferite o delegate sulla base di modificazioni legislative intervenute a decorrere dall'anno 2000, nei limiti dei corrispondenti finanziamenti statali o regionali (comma 3); estende il predetto limite percentuale di incremento al complesso dei pagamenti per spese correnti, con riferimento ai pagamenti effettuati nell'esercizio finanziario 2000 (comma 4); introduce un meccanismo di decurtazione dei trasferimenti erariali in misura pari alla differenza tra gli obiettivi fissati dal comma 4 e gli obiettivi effettivamente conseguiti, e nel caso in cui l'ente locale non trasmetta al Ministero dell'economia e delle finanze le informazioni concernenti il rispetto del predetto obiettivo (comma 9). Inoltre, l'art. 24 stabilisce (comma 6) che per l'acquisto di beni e servizi gli enti locali possano aderire alle convenzioni stipulate ai sensi dell'art. 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2000) (per le quali il Ministro dell'economia si avvale della Concessionaria servizi informatici pubblici - CONSIP s.p.a., ai sensi del decreto ministeriale 24 febbraio 2000) e ai sensi dell'articolo 59 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001), ed in ogni caso debbano adottare i prezzi di tali convenzioni come base d'asta al ribasso, ove intendano procedere ad acquisti in maniera autonoma; prevede (comma 7) che gli enti locali emanino direttive affinché gli amministratori da loro designati in enti e aziende promuovano l'adesione alle convenzioni di cui al comma 6 o l'attuazione della procedura d'asta alternativamente prevista; impegna i soggetti di cui ai commi 6 e 7 (comma 8) a realizzare azioni dirette all'"esternalizzazione" dei servizi. Infine, il comma 13 dell'art. 24 assegna ad un decreto ministeriale il compito di definire le modalità di formazione e trasmissione da parte delle Regioni, delle Province autonome di Trento e Bolzano e delle Province e Comuni con più di 60.000 abitanti allo Stato di un prospetto trimestrale, contenente informazioni su incassi, pagamenti e (per Comuni e Province con più di 60.000 abitanti) operazioni finanziarie effettuate con istituti di credito e non registrate nel conto di tesoreria. Avverso tali previsioni le Regioni Toscana (limitatamente ai commi 2, 4 e 9) e Basilicata (limitatamente ai commi 6, 7, 8 e 9) deducono, anzitutto, lesione dell'art. 117 della Costituzione (nonché, quanto alla seconda, degli articoli 3, 5, 114 della Costituzione), assumendo che esse abbiano carattere dettagliato, nonostante il fatto che, in materia oggetto di potestà legislativa concorrente ("coordinamento della finanza pubblica"), spetti allo Stato la sola determinazione dei principi fondamentali. Peraltro, la Regione Basilicata ritiene che le norme impugnate "non «coordinano» alcunché, ma impongono, autoritativamente, i comportamenti da tenere", intervenendo in materia ("organizzazione e funzionamento degli enti locali"), da ricondursi, secondo la ricorrente, alla potestà legislativa residuale ed esclusiva della Regione, posto che allo Stato l'art. 117, comma secondo, lettera p, della Costituzione riserva soltanto la disciplina legislativa degli "organi di governo" e delle "funzioni fondamentali" degli enti locali. Una seconda censura svolta dalla Regione Basilicata avverso il comma 9 dell'art. 24 e dalla Regione Emilia-Romagna nei riguardi dei commi 2, 3 e 4 della medesima disposizione attiene alla denunciata violazione dell'art. 3 della Costituzione, sotto il profilo della irragionevolezza della normativa impugnata.