[resaula]

Tale politica limitativa dei tamponi sarebbe stata decisa perché, secondo quanto dichiarato in data 27 febbraio 2020 a "Il Sole 24-Ore" dal direttore del Consiglio superiore della Sanità, Franco Locatelli, il rischio di contagio sarebbe marcatamente più basso per i soggetti asintomatici, oltre che al fine di ridurre il panico e proteggere l'immagine del Paese, in un momento di rapidissima crescita dei dati dei contagiati in Italia rispetto al resto dell'Europa e dell'occidente; sennonché l'ECD (European Centre for Disease Prevention and Control) ha segnalato che i soggetti positivi possono veicolare la trasmissione del virus anche nei due giorni precedenti la comparsa di sintomi. Inoltre, alcuni studi cinesi e anche di autorevoli epidemiologi italiani, quali Andrea Crisanti e Sergio Romagnani, hanno evidenziato che "la grande maggioranza delle persone che si infetta, tra il 50 e il 75%, è completamente asintomatica, ma rappresenta comunque una formidabile fonte di contagio"; in data 1° aprile 2020, nel corso della conferenza stampa svoltasi presso la Protezione civile, il professor Villani del comitato scientifico che supporta il Governo, ha espressamente affermato che la politica dei test ai soli sintomatici gravi è in linea con le indicazioni dell'OMS che, invece, come esposto, indicano tutt'altra strategia; la limitazione del numero dei test effettuati in Italia (pari in totale, dall'inizio dell'epidemia, ai test fatti in una settimana in Germania) ha condotto all'impossibilità di individuare almeno con un ragionevole grado di approssimazione il numero reale dei contagiati effettivi (che sembra essere enormemente più alto di quello ufficiale) e dunque a non poter disporre di dati essenziali e calcolando in modo erroneo calcolo il tasso di letalità. Inoltre, la mancanza di dati certi da un lato, rende difficile verificare l'efficacia della strategia adottata e comporta gravissimi ritardi nella somministrazione delle terapie e dunque i malati sono spesso presi in cura quando oramai la loro situazione è critica, o compromessa; anche sui test ai sanitari attivamente impegnati non risulta che l'Italia si sia adeguata agli standard dell'OMS, non essendo previsto nemmeno per gli operatori sanitari che sono venuti in contatto con un soggetto positivo, in mancanza di protezioni idonee, che essi siano testati, nonostante abbiano sintomi suggestivi di COVID-19; si è sostenuto che sarebbe impossibile incrementare il numero di test nella misura che sarebbe conseguente ad un mutamento delle linee guida nella indicazione del "caso sospetto", per ragioni di sostenibilità economica e di personale. In realtà, potrebbe farsi ricorso ad ulteriori strutture accreditate a livello regionale ed evitare su tutto il territorio nazionale il doppio test , a meno che non si tratti di campioni in cui il risultato è difficilmente interpretabile, come peraltro già previsto dalla nuova circolare del 20 marzo 2020 del Ministero della salute, ma solo per le regioni del Nord. La Regione Toscana ha inserito, come screening di base i test sierologici che, in breve tempo e con meno complessità individuano quanti sono venuti in contatto con il virus , poiché sono in grado di rilevare gli anticorpi specifici contro lo stesso, fornendo un ulteriore importante dato, ovvero la durata nel tempo della immunizzazione, attraverso il perdurare delle IgG nel siero; anche l'obiezione secondo cui non sarebbe lecita in Italia l'adozione di sistemi di sorveglianza attiva sul modello coreano per "ragioni giuridiche", come erroneamente sostenuto dal professor Brusaferro in sede di conferenza stampa, è totalmente inconsistente, atteso che lo stesso Governo ha introdotto espresse deroghe alla disciplina della privacy per l'emergenza in atto. Alla medesima conclusione si perviene anche semplicemente tenendo conto della preminenza logica e giuridica del diritto alla vita, che giustifica deroghe ampie alla privacy , fondate sull'adozione di misure di protezione della salute pubblica; il ritorno rapido alla normalità risponde ad imperative esigenze, in quanto la tenuta del sistema produttivo italiano, messo a dura prova dal blocco, pur giustamente imposto, costituisce il presupposto affinché il Paese possa continuare a fornire un'efficace risposta all'emergenza sanitaria attuale e a quelle future, con cui probabilmente si dovrà per un certo tempo convivere, e ad investire risorse in un efficiente sistema sanitario nazionale, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro in indirizzo, per quanto di loro competenza, non intendano disporre le misure necessarie per modificare la strategia sin qui tenuta, implementando i metodi di sorveglianza attiva con ricerca dei contatti (anche con sistemi digitali) ed isolamento di tutti i positivi sintomatici ed asintomatici con coinvolgimento dei dipartimenti di Prevenzione; se non intendano, inoltre, sempre per quanto di loro competenza, disporre la sorveglianza e lo screening mediante i test disponibili, secondo le rispettive caratteristiche, ripetuti su tutto il personale sanitario, attualmente fonte di infezioni per la mancata protezione. Atto n. 3-01476 BONINO Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa Premesso che: dal 22 marzo 2020 è in corso un'operazione denominata "Dalla Russia con amore", che prevede la partecipazione di ufficiali e militari dell'esercito della Federazione Russa all'attività di contenimento della pandemia di COVID-19; l'operazione, a quanto è dato sapere, è stata suggellata da un colloquio diretto tra il Presidente del Consiglio dei ministri Conte e il Presidente russo Putin; il quotidiano "La Stampa" ha pubblicato alcuni articoli di inchiesta su questa missione, denunciando la sostanziale inutilità delle attrezzature e del personale messi a disposizione dall'esercito russo e riportando i dubbi di alcuni vertici militari italiani circa il pericolo legato alla presenza in Italia di ufficiali dell'esercito di un Paese, che non ha alcuna alleanza di carattere politico-militare con l'Italia; in seguito a questi articoli, da parte russa è giunta prima una protesta da parte dell'ambasciatore in Italia Sergey Razov e quindi una violenta accusa e una esplicita minaccia al giornalista de "La Stampa" Jacopo Iacoboni: " Qui fodit foveam, incidet in eam (chi scava una fossa al prossimo ci finirà prima)" da parte del portavoce del Ministero della difesa, generale Igor Konashenkov; con le informazioni fornite in data 3 aprile dal Governo, con una nota congiunta dei Ministeri degli affari esteri e della difesa, si precisa che il contingente russo è formato da 104 persone, di cui solo 32 sono operatori sanitari (medici e infermieri), che a quella data non avevano ancora prestato servizio presso nessuna struttura sanitaria italiana, ma erano in attesa di essere impiegati presso l'ospedale da campo dell'Associazione nazionale degli alpini a Bergamo; nella nota congiunta, i due Ministeri si sono limitati "a biasimare il tono inopportuno di certe espressioni utilizzate dal portavoce del Ministero della Difesa russo", si chiede di sapere: in che termini possa considerarsi giustificata la presenza di un contingente militare di un esercito non alleato sul territorio nazionale e perché l'apporto russo non potesse essere limitato, come per gli altri Paesi che hanno offerto aiuti, al contributo di personale sanitario civile, o, se militare, sottoposto alle autorità civili italiane;