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pen.), solleva conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri, relativamente al decreto del Ministro dell'interno 4 marzo 2000, con riferimento ad alcune parti di esso che, ad avviso del ricorrente, conterrebbero prescrizioni lesive delle competenze costituzionalmente spettanti al pubblico ministero, alla stregua degli artt. 109 e 112 della Costituzione. Il decreto in questione, all'art. 1, detta norme in sostituzione dell'art. 1, lettera a), del decreto ministeriale 25 marzo 1998, in tema di organizzazione dei servizi centrali e interprovinciali della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, istituiti con l'art. 12 del d.-l. 13 maggio 1991, n. 152 (Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa), convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203. Sulla base della "ravvisata [...] necessità di introdurre ulteriori criteri volti a favorire la migliore utilizzazione delle risorse specialistiche destinate all'espletamento delle attività investigative relative ai delitti indicati nell'articolo 51, comma 3-bis del codice di procedura penale" e "considerata, in particolare, l'esigenza di assicurare, ferme restando le competenze attribuite alle autorità giudiziarie dal codice di procedura penale, un più efficace supporto alle attività investigative svolte dai servizi interprovinciali della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza attraverso il concorso dei rispettivi servizi centrali", la normativa che il Procuratore della Repubblica ritiene lesiva delle proprie attribuzioni costituzionali, dopo avere previsto la "attribuzione ai servizi centrali di compiti di analisi, di raccordo informativo e di supporto tecnico-logistico relativamente alle attività investigative svolte dai servizi interprovinciali in materia di contrasto della criminalità organizzata", stabilisce che "per le indagini di polizia giudiziaria relative ai delitti indicati nell'articolo 51, comma 3-bis del codice di procedura penale, i responsabili dei servizi interprovinciali possono segnalare ai Procuratori della Repubblica distrettuali la necessità di richiedere il concorso alle attività di indagine dei servizi centrali qualora si tratti di indagini da svolgersi nei confronti di organizzazioni criminali che operano nell'ambito di più distretti di Corte d'Appello o con collegamenti internazionali e il concorso sia ritenuto utile ai fini dello svolgimento di accertamenti che richiedono il supporto operativo di speciali risorse investigative ovvero l'impiego di mezzi tecnologici d'avanguardia". La disposizione in questione prosegue prevedendo che "le richieste dei Procuratori della Repubblica distrettuali sono inoltrate dai responsabili dei servizi interprovinciali ai rispettivi servizi centrali, che dispongono i conseguenti adempimenti informando, a seconda della forza di polizia di appartenenza, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri ovvero della Guardia di Finanza". Infine, è previsto che "nella formulazione delle richieste si tiene conto delle indicazioni offerte dal Procuratore Nazionale Antimafia nell'ambito dei poteri di direttiva e di impulso al medesimo attribuiti dall'art. 371-bis del codice di procedura penale". Ad avviso del ricorrente, la normativa indicata viola le proprie attribuzioni costituzionali, quali definite dagli artt. 109 e 112 della Costituzione, in quanto - secondo il modo d'intenderla ch'esso fa proprio - prevede: (a) che la richiesta di concorso investigativo dei servizi centrali sia subordinata alla segnalazione dei servizi periferici e non possa essere avanzata autonomamente e direttamente dal Procuratore distrettuale della Repubblica; (b) che la segnalazione dei servizi periferici renda obbligatoria la richiesta del Procuratore distrettuale; (c) che la richiesta del Procuratore distrettuale ai servizi centrali debba essere inoltrata tramite i servizi periferici, e (d) che i servizi centrali non possano essere utilizzati per attività d'indagine di estensione infradistrettuale. Si chiede pertanto a questa Corte di dichiarare che non spetta al Governo, e per esso al Ministro dell'interno, disporre nel modo sopra indicato e, conseguentemente, di annullare il decreto ministeriale nelle parti relative a tali disposizioni. 2. - Il presente conflitto di attribuzione è stato dichiarato ammissibile a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, essendosi riscontrata nella fase preliminare all'instaurazione del contraddittorio tanto la legittimazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli a sollevare il conflitto e del Presidente del Consiglio dei ministri a resistere, quanto l'esistenza di una lamentata lesione delle competenze costituzionalmente garantite al soggetto ricorrente (ordinanza n. 521 del 2000). Non essendo sorta contestazione in proposito nel seguito del giudizio e non risultando ragioni per rivedere tale conclusione, l'ammissibilità del conflitto, sotto gli aspetti considerati, deve essere confermata. 3. - Il conflitto è invece inammissibile sotto un altro, ulteriore profilo, per le ragioni che si vengono a indicare. 4. - Il Procuratore della Repubblica ricorrente muove dalla convinzione che il decreto ministeriale impugnato disciplini - limitandoli - i poteri di disposizione della polizia giudiziaria, ritenendo che, per i suoi specifici contenuti normativi, esso violi le attribuzioni costituzionali del pubblico ministero. Ma tale premessa è infondata. Il decreto in questione può essere inteso soltanto quale atto normativo di organizzazione dettato dal Ministro dell'interno - secondo il preambolo del decreto stesso - per la migliore utilizzazione di strutture, quali i servizi centrali e i servizi interprovinciali della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, che fanno parte degli apparati di polizia dello Stato, inquadrati nelle strutture del potere esecutivo. Esula invece dalla disciplina contenuta in tale decreto qualunque definizione vincolante dei rapporti tra tali strutture, in quanto operanti quali organi di polizia giudiziaria, e l'autorità giudiziaria: rapporti che trovano già la loro disciplina nella legge, secondo quanto specificato di seguito. Della finalizzazione a una disciplina di semplice razionalizzazione interna agli apparati investigativi in questione, dà atto lo stesso decreto ministeriale impugnato il quale, come si è dianzi ricordato, in una proposizione del suo preambolo riconosce espressamente che le competenze attribuite alle autorità giudiziarie dal codice di procedura penale "restano ferme".