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Questa crisi infatti probabilmente non vedrà un vincitore nella guerra: sul terreno nessuno vincerà questa guerra. Ma o l'Europa vince la pace o, nel momento in cui siamo in una situazione di difficoltà come quella che ho ricordato, non possiamo non vedere che la Russia sta portando avanti una strategia finalizzata a spostare ad Oriente l'asse geopolitico del mondo. Non possiamo non notare quello che sta accadendo tra India e Cina. Non possiamo non capire quello che sta accadendo in molte parti del mondo, dall'Africa ai Paesi arabi, che dicono: voi non siete più il centro del mondo. Se vogliamo tornare ad essere il centro del mondo, dobbiamo essere capaci di un'iniziativa politica, che sia di sostegno all'Ucraina, ma anche diplomatica, che sia in grado di scrivere la pagina nuova della pace. In questo, credo che il Presidente del Consiglio italiano, il Presidente della Repubblica francese e, il Cancelliere tedesco abbiano rappresentato tutti noi. Per fare che cosa? Per fare una cosa molto semplice, signor Presidente. Certo, continuare a sostenere l'Ucraina, e noi abbiamo votato a favore delle sanzioni alla Russia e delle armi all'Ucraina perché, senza questi provvedimenti voluti dal Governo Draghi, oggi avremmo visto la Russia prendersi l'Ucraina e una storia totalmente diversa. (Applausi) . Dovete essere orgogliosi di aver sostenuto il Governo in questo momento storico. È evidente che questo non può non portarci a fare delle domande. Quando leggo - lo dico al mio amico Ministro della difesa - che la NATO sta ragionando e che Svezia e Finlandia parlano adesso con la Turchia, vorrei che ci fosse una voce - sono certo che Guerini sarà tra quelle - che potesse dire agli amici turchi che noi non sacrificheremo le ragazze, le donne, i ragazzi, gli uomini curdi (Applausi) , che sono stati in questi anni il nostro elemento di salvezza nella guerra all'ISIS. Il mondo non inizia oggi e finisce domani. Se sette anni fa non ci fossero state le ragazze curde, questo pianeta sarebbe finito nelle mani degli estremisti islamici. E io non accetterò di barattare la libertà e l'indipendenza delle donne e delle ragazze curde semplicemente per l'interesse di un'altra forza internazionale, qual è quella che viene rappresentata dalla Turchia. Di quest'idea ne possiamo parlare? Possiamo parlare del fatto che il terrorismo internazionale continua a colpire e che vengono colpiti i templi dei Sikh a Kabul e le chiese in Nigeria? Possiamo avere il coraggio di dire che le ragazze, le bambine di Kabul non meritavano un anno fa il disinteresse della comunità internazionale, visto che adesso nessuno dice più niente (Applausi) e noi siamo gli unici che continuano a ribadire che quelle vite sono tanto importanti almeno quanto lo sono quelle degli ucraini e degli italiani? Voglio dire - e mi avvio a concludere - che la politica estera è una cosa seria; la politica estera non è inseguire un tweet , non è cercare un like , non è prendere un "mi piace". C'è un mondo che ci sta scoppiando tra le mani e le persone che seguono da casa il nostro dibattito ci chiedono di essere all'altezza della sfida del domani, sapendo che noi europei o troviamo una strada insieme o non avremo un futuro. Basta partire dai dati di previsione demografica per vedere che la sola Nigeria, nei prossimi venticinque anni, sarà più grande non dell'Italia, ma dell'intera Unione europea, perché arriverà a 450 milioni di persone, mentre in Europa siamo fermi, con una curva piatta e le civiltà, amici cari, finiscono così, come ci insegna la grande storia dell'Impero romano e come ci insegnano tante pagine di storia. Oggi, che è il 21 giugno, mi viene in mente quella frase di Shakespeare che dice: «Ora l'inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa». Ebbene, cos'è l'inverno del nostro scontento? Probabilmente nei partiti politici che si stanno dividendo ci sono varie ragioni di scontento, ci sono varie ragioni per guardare all'inverno che li ha attesi o li attenderà, ma quello che deve essere chiaro per noi da qui alla fine del 2022 è che abbiamo una responsabilità: siamo di fronte alla più grande crisi economica degli ultimi anni, paradossalmente peggiore di quella del 2008-2011, perché il costo della vita sta crescendo a livelli che non vedevamo almeno da un ventennio, quando all'improvviso, con l'entrata dell'euro - che ci ha salvato - i prezzi sono raddoppiati. Ebbene, abbiamo questa consapevolezza da qui a dicembre, per cui facciamo i seri, fate i seri, litigate sulle cose serie. Poi ci sarà una campagna elettorale nella primavera del 2023 e vi divertirete come volete, ma da qui a dicembre 2022 venga prima l'interesse dei cittadini che in questo momento vedono un inverno dello scontento non dietro di loro, ma davanti ai loro occhi. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monti. Ne ha facoltà. MONTI (Misto) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ringrazio lei, signor Presidente del Consiglio, ed il Governo per il modo serio, pragmatico e responsabile in cui guidate l'Italia e contribuite con forza ed autorevolezza in Europa e in sedi ancora più ampie a definire una posizione italiana ed europea su questa drammatica vicenda. Il mio sostegno è pieno. Vorrei contribuire al dibattito con due considerazioni. La prima, che si riallaccia a quello che il Presidente ha detto riguardo alla proposta del Presidente Macron della comunità politica, è che credo che la decisione di dare subito un segnale forte di volontà dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea sia in questo momento necessaria. Vorrei però anche fare presente che molti dei problemi più seri che l'Unione europea ha dovuto affrontare negli anni scorsi sono nati da frustrazioni sviluppatesi a seguito di promesse premature di entrata nell'Unione europea. È questo il caso della Turchia, quando nel 1999, sotto l'impulso emotivo del presidente Chirac, il Consiglio europeo, disattendendo le raccomandazioni della Commissione, si è precipitato ad Ankara per fare promesse molto sollecite di negoziati e di ingresso e questo ha contribuito grandemente alla frustrazione della Turchia nei confronti dell'Unione europea. Non sto dicendo che non sia necessario oggi dare tutti i segnali possibili all'Ucraina, ma teniamo presente che la lunghezza delle procedure di preparazione non è un riflesso odiosamente burocratico, ma è un insieme di atti che si fanno per dare sufficiente preparazione e forza al Paese che entrerà, affinché non soccomba subito alla pressione del mercato unico. Mi sembra quindi un segnale politico di grande volontà immediata di averli, di serietà peraltro nelle procedure per la preparazione, unito a questo concetto che oggi può valere per l'Ucraina ed è stimolato dall'Ucraina, ma che potrebbe essere di carattere più generale, di una comunità politica come senso di destini comuni, su cui il presidente Macron sta lavorando. La seconda e più rapida considerazione è la seguente: lei, Presidente, è qui oggi, noi siamo qui oggi, a causa della legge n. 234 del 2012. Qual è la ratio politica di questa legge che prevede questi appuntamenti? La legge fu fatta per rafforzare la partecipazione dell'Italia ai processi di decisione dell'Unione europea.