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Sbloccare l' iter di realizzazione di una miriade di opere piccole e grandi, delle infrastrutture, degli interventi di manutenzione ambientale e idrogeologica, fino all'impiantistica sportiva, significa liberare energie produttive e impiegare un'immensa massa di risorse bloccate dall'inerzia della burocrazia, dal gioco dei veti, da un ricorso spesso improprio a contenziosi davanti alla giurisdizione amministrativa. Si tratta di una massa di risorse e di interventi che possono rappresentare già di per sé uno shock , specie per quei sistemi economici locali che già languivano prima della grande crisi e per i quali avviare i lavori significa, sia generare nell'immediato occupazione, che dotarsi di strumenti che ne consentano uno sviluppo duraturo. A quanti rilevano i limiti di un provvedimento ordinamentale è facile rispondere che a poco o nulla serve stanziare risorse per l'una o per l'altra ottima finalità, per una o per un'altra infrastruttura strategica o programma di investimento, se poi quelle risorse non si riescono effettivamente a spendere, se poi quelle ottime progettualità rimangono incagliate in procedure irrazionali, farraginose e insensate. A ben guardare, eliminare gli ostacoli e semplificare le procedure per le infrastrutture, come per l'iniziativa privata, restituisce alla politica e alle istituzioni un potere di scegliere e orientare che troppo spesso, nei fatti, è stato distorto e imbrigliato, attribuendo impropriamente poteri di veto a troppi soggetti che non necessariamente rispondono all'oggettivo interesse pubblico. Si tratta anche di contribuire a ridisegnare il ruolo dell'amministrazione, restituendo un quadro di maggiore certezza di competenze e responsabilità, a partire dalla dirigenza, per arrivare ad ogni ufficio e servizio, dove il cittadino deve poter trovare interlocutori attenti che diano risposte in tempi certi, secondo procedure trasparenti e imparziali, perché è proprio la tendenza all'inerzia, favorita da un quadro poco chiaro delle norme, la patologia che già affliggeva il sistema Italia: un circolo vizioso che si autoalimenta e che deve essere spezzato. Ritengo infatti che, in un momento in cui un virus ha già portato, oltre al dolore per le vite spezzate, anche il peso di una grave crisi economica, sociale e occupazionale, neppure un grande Paese come il nostro possa permettersi di non curare una malattia preesistente rappresentata certamente dalla pesante macchina burocratica dell'Italia. Come giustamente ci siamo detti e come ho affermato io stessa, la conversione di questo decreto-legge, arricchito e migliorato dal lavoro del Parlamento, non è un punto di arrivo e non può essere una cura miracolosa, ma è certamente l'inizio di un deciso cambiamento di rotta e di un nuovo approccio. Alleggerire perciò il percorso di realizzazione delle infrastrutture, semplificare i procedimenti amministrativi, modernizzare la disciplina di molti settori, dare garanzia a cittadini e imprese di un rapporto trasparente, veloce e digitale con la pubblica amministrazione sono le sfide cui siamo e saremo ancora chiamati, le sfide alle quali iniziamo a dare una risposta concreta e forte con questo provvedimento. È necessario e urgente pertanto procedere con decisione, anche con ulteriori provvedimenti, nel processo di semplificazione amministrativa, al fine di rendere più comprensibile e snello il funzionamento della pubblica amministrazione. Per questo, in conclusione, non prima di aver rinnovato a tutti il ringraziamento per il proficuo lavoro svolto, auspico che questo spirito e questa direzione di marcia possano ispirare l'ancora grande lavoro che abbiamo davanti, perché un Paese più semplice è un Paese più giusto, cui noi legislatori dobbiamo offrire gli strumenti perché possa rialzarsi e riprendere a correre, finalmente libero dai troppi lacci e vincoli che mortificano le migliori idee, intelligenze, capacità e progettualità dell'Italia. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Garruti. GARRUTI, relatore . Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato con attenzione gli interventi, in molti dei quali è stato sottolineato il quadro generale che da mesi ha stravolto i lavori parlamentari e la vita di milioni di italiani e che ha determinato la nascita di questo decreto-legge, nel quale sono inseriti elementi di non poco conto. Tornare alla normalità non è e non sarà facile, anche perché l'emergenza sanitaria non può essere considerata pienamente superata e l'attenzione deve essere ancora alta. Tuttavia, in questa fase dobbiamo ripartire e per farlo il Governo e la maggioranza stanno portando avanti tutta una serie di provvedimenti innovativi e necessari. Il disegno di legge di conversione del decreto-legge semplificazioni rappresenta uno di questi e ci tengo a sottolinearlo. È stato oggetto di un grande lavoro da parte delle Commissioni 1 a e 8 a , con l'ascolto, l'esame degli emendamenti e riunioni fiume per migliorare un testo accogliendo le proposte migliorative da qualunque parte esse provenissero. Siamo consapevoli che questo provvedimento non è completamente risolutivo rispetto a tutti i problemi legati alla burocrazia, perché un solo testo non può affrontare la cosiddetta giungla normativa prodotta in decenni di leggi, articoli e commi che hanno regolamentato medesime materie creando procedure lente e farraginose. Ad ogni modo, il testo affronta numerose questioni e in questa fase di ripartenza può dare slancio a settori quali quello dell'edilizia e concretezza ad altri interventi posti in essere dal Governo. Penso, ad esempio, al superbonus del 110 per cento sugli interventi di efficientamento energetico per le abitazioni e di prevenzione antisismica. Replicare agli interventi di ognuno di voi richiederebbe ore, ora però permettetemi di soffermarmi su quelli che, anche all'esterno di quest'Aula, hanno maggiormente alimentato il dibattito degli ultimi giorni, non senza letture fuorvianti e strumentali, riprese anche da alcuni interventi in discussione generale. Sulla ricalibratura della responsabilità erariale qualcuno ha ventilato un colpo di spugna. Si è detto che anche la Corte dei conti in audizione ha comunicato che non è opportuno limitare la responsabilità erariale al solo caso di dolo per i funzionari pubblici che firmano la pratica. Abbiamo ovviamente ascoltato con grande attenzione il giudizio della Corte dei conti, ma siamo convinti della bontà della soluzione trovata per superare il contrasto giurisprudenziale e dottrinale e l'atavico problema italiano della paralisi della firma ; problema, peraltro, evidenziato in altre occasioni dalla stessa Corte dei conti e da altre autorità indipendenti. Sottolineo, quindi, che non si è fatta alcuna marcia indietro sulla responsabilità erariale, che resta per colpa grave e dolo solo nel caso di comportamenti omissivi del funzionario pubblico a cui è sottoposta la pratica, e la stessa responsabilità viene limitata al solo dolo nel caso del funzionario che firma e che quindi resta perseguibile. Un argomento che, invece, sembra essere sfuggito alle polemiche, ma che vorrei portare all'attenzione anche di chi ci ascolta, riguarda la digitalizzazione. Sul punto possiamo dire che con il decreto-legge semplificazioni è arrivata la svolta.