[pronunce]

che la rimozione del divieto censurato permetterebbe di valutare nel merito le domande presentate, compresa quella di detenzione domiciliare generica, e di verificare quale sia in concreto il miglior percorso rieducativo possibile, tenendo conto che dagli atti del procedimento emerge la possibilità di disporre una misura alternativa alla detenzione; che non inciderebbe sulla rilevanza della questione l'art. 4-bis, comma 1-quinquies, della legge n. 354 del 1975, in quanto tale comma non porrebbe un limite invalicabile alla decisione nel merito dell'istanza, ma si limiterebbe ad invitare il giudice di sorveglianza a valutare, tra l'altro, anche la partecipazione del condannato al programma di riabilitazione specifica di cui all'art. 13-bis della stessa legge, ai fini della concessione dei benefici di cui al precedente art. 4-bis, comma 1; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque non fondata; che l'Avvocatura dello Stato ha rilevato che la questione sollevata dal giudice a quo ripropone una questione già sollevata con l'ordinanza del 23 dicembre 2014 nel corso dello stesso procedimento e dichiarata inammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 18 del 2016, perché il tribunale aveva prospettato due questioni «alternative, senza porle in un rapporto di subordinazione»; che la questione sarebbe inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza, non avendo il rimettente dimostrato, con argomenti nuovi ed attuali, come una eventuale pronuncia di illegittimità della norma censurata potrebbe incidere concretamente sulle vicende oggetto del giudizio principale; che infatti dall'ordinanza di rimessione risulterebbe che la sentenza era divenuta irrevocabile il 22 febbraio 2013, mentre le istanze per la concessione delle misure alternative erano state «presentate tra il 22.04.2013 ed il 14.05.2013» e quella relativa al differimento facoltativo dell'esecuzione della pena per grave infermità fisica era stata formulata il 6 novembre 2014; che perciò la questione risulterebbe priva di rilevanza, perché la norma censurata non sarebbe più applicabile al caso di specie; che la questione sarebbe comunque non fondata, in quanto il giudice a quo censura il trattamento penitenziario riservato ai condannati per il delitto previsto dall'art. 609-quinquies cod. pen. , che costituisce frutto di una valutazione discrezionale del legislatore e come tale sindacabile soltanto ove trasmodi nella manifesta irragionevolezza o nell'arbitrio; che inoltre la fattispecie dell'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. , strutturalmente diversa da quella dell'art. 609-quinquies cod. pen. , sarebbe inidonea a fungere da parametro di riferimento ai sensi dell'art. 3 Cost. Considerato che, con ordinanza del 15 giugno 2016 (r.o. n. 194 del 2016), il Tribunale di sorveglianza di Bari ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 4-bis, comma 1-quater, secondo periodo, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui «non equipara al delitto previsto dall'art. 609 bis del codice penale, attenuato ai sensi del terzo comma del medesimo articolo, quello di cui all'art. 609 quinquies cp, ritenuto dal giudice di sorveglianza, alla luce della pena inflitta dal giudice della cognizione, di minore gravità»; che l'Avvocatura generale dello Stato ha eccepito l'inammissibilità, per difetto di rilevanza, della questione; che il giudice rimettente avrebbe riproposto una questione già sollevata con l'ordinanza del 23 dicembre 2014, nel corso dello stesso giudizio, questione che questa Corte aveva dichiarato inammissibile, con ordinanza n. 18 del 2016, perché prospettata, insieme con un'altra, in modo alternativo, senza porre le due questioni in un rapporto di subordinazione; che il giudice rimettente non avrebbe dimostrato, «con argomenti nuovi e attuali» come un'eventuale pronuncia di illegittimità costituzionale della norma censurata potrebbe incidere concretamente sulle vicende oggetto del giudizio principale, tenuto conto del fatto che la sentenza di condanna e le istanze di concessione di misure alternative risalivano al 2013, mentre la richiesta di differimento facoltativo dell'esecuzione della pena per grave infermità fisica era stata presentata nel 2014; che quindi la questione sarebbe priva di rilevanza perché la norma censurata non sarebbe più applicabile al caso di specie; che l'eccezione di inammissibilità non è fondata; che il giudice rimettente ha riproposto una sola delle due questioni che erano state dichiarate inammissibili perché enunciate in modo alternativo e deve ancora pronunciarsi sulle richieste che erano state originariamente formulate dal condannato nell'udienza del 6 novembre 2014; che la decisione su queste richieste dipende dall'applicazione della norma sospettata di illegittimità costituzionale; che pertanto non sussiste il difetto di rilevanza dedotto dall'Avvocatura generale dello Stato; che la questione, pur ammissibile, è manifestamente infondata; che la prospettata equiparazione del reato previsto dall'art. 609-bis, terzo comma, cod. pen. a quello previsto dall'art. 609-quinquies cod. pen. , quando questo sia ritenuto di minore gravità, è incongrua; che, infatti, diversamente dal reato previsto dall'art. 609-bis, quello previsto dall'art. 609-quinquies si riferisce a un soggetto passivo «minore di anni quattordici»; che la violenza sessuale «nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici» è prevista dall'art. 609-ter, primo comma, numero 1), cod. pen. , il quale, in ragione dell'età, configura una circostanza aggravante; che dunque il confronto tra la corruzione di minorenne e la violenza sessuale avrebbe dovuto essere fatto con l'ipotesi di violenza aggravata ai sensi dell'art. 609-ter cod. pen. , anziché con quella dell'art. 609-bis cod. pen. , alla quale, quando è attenuata per la minore gravità, si riferisce l'ultimo periodo dell'art. 4-bis, comma 1-quater, della legge n. 354 del 1975; che nell'ipotesi di violenza aggravata ai sensi dell'art. 609-ter cod. pen. non è esclusa la necessità dell'osservazione scientifica della personalità per almeno un anno; che infatti la Corte di cassazione, con giurisprudenza costante, ritiene che per le persone condannate per il delitto previsto dagli artt. 609-bis e 609-ter cod. pen. l'osservazione scientifica della personalità è necessaria anche quando alla persona è stata riconosciuta l'attenuante prevista dall'art. 609-bis, ultimo comma, cod. pen.