[resaula]

è ragionevole supporre che il tono sempre ironico e talvolta sferzante del libello dedicato alla catastrofe direttivo-gestionale subita da Pompei negli anni 2014-2020, lontano com'è dall'agiografica propaganda "di regime", ma soprattutto i contenuti, poiché gli autori ricostruiscono passo passo la carriera di Massimo Osanna in seno al Ministero della cultura, svolta tutta a Pompei (da soprintendente e poi da direttore di parco autonomo), in quegli anni, prima di approdare a Roma quale direttore generale dei musei e lasciare il posto nell'istituto vesuviano all'allievo (tedesco) di sempre, e in fine la vasta eco suscitata da "Pompei. La catastrofe (2014-2020)" tra gli addetti ai lavori, con inevitabile riverbero sull'immagine del Ministro stesso, possa avere contrariato non poco entrambi, se non tutti e tre. Al disappunto, umanamente comprensibile, sembrerebbe però avere tenuto dietro un desiderio di vendetta che parrebbe essersi estrinsecato, da parte di Zuchtriegel, in una condotta che agli interroganti appare ai limiti dell'abuso di potere e ben oltre i limiti del dignitoso; il carattere eminentemente ritorsivo e intimidatorio dell'iniziativa del direttore si svela quando, alla risposta esaustiva ricevuta il 6 maggio da parte di Scienze e Lettere (prot. 4773-A) , egli ha replicato, il 6 giugno (prot. 6135-P) , negando con argomenti che appaiono pretestuosi l'esonero dall'autorizzazione e dal pagamento dei diritti reclamato ex comma 3- bis dell'art. 108 del codice dei beni culturali e del paesaggio dalla Di Giuseppe, rappresentante legale della casa editrice oltre che co-autrice del saggio; assumendosi il rischio di rendersi ridicolo e di rendere ridicola l'amministrazione che pro tempore rappresenta, Zuchtriegel pretendeva, inoltre, sulla base dell'autorevolezza che attribuisce ad una "valutazione espressa da un esperto esterno", non meglio qualificato, il quale avrebbe messo nero su bianco che quel pamphlet (virgolettato) "non è una pubblicazione scientifica, poiché per molti aspetti non vengono presi in considerazione o vengono violati standard fondamentali", e che quindi l'amministrazione sarebbe legittimata a rilasciare un'autorizzazione all'uso delle dette immagini, uso da reputarsi, a giudizio del detto esperto, non scientifico, pretende, appunto, che l'editore versi 619,8 euro entro 15 giorni, cioè 51,65 euro per 12 immagini (da moltiplicare per 3 in caso di pubblicazione in più lingue), cifra calcolata "sulla scorta del tariffario vigente". Le coordinate bancarie da utilizzare per effettuare il preteso versamento risultano, peraltro, prive di indicazione dell'intestatario; valutato che: il parco archeologico di Pompei è un istituto del Ministero dotato di autonomia speciale; inquadrato fra gli uffici dirigenziali di prima fascia, è perciò sottratto ai poteri di direzione e controllo del direttore generale dei musei, il quale conserva solo quelli di indirizzo e coordinamento. Il parco, pertanto, oltre ad avvalersi dell'Avvocatura erariale, ha un proprio ufficio legale e contenzioso e si avvale anche, all'occorrenza, da quello che è dato capire dalle comunicazioni ufficiali, dei pareri di consulenti esterni; nonostante disponga di tante e tali professionalità, il direttore sembra ignorare che, come sottolineato dalla Di Giuseppe nella risposta del 7 giugno 2022, le immagini utilizzate nella pubblicazione "incriminata", stante il carattere scientifico della stessa (come quasi tutte le proposte di Scienze e Lettere e com'è prassi per gli autori, archeologi di fama, ancorché tale carattere scientifico non sia stato espressamente dichiarato), nessuna autorizzazione andava richiesta e nessun diritto è dovuto al parco, dal momento che il pamphlet soddisfa tutte le condizioni fissate per rientrare nelle previsioni di cui all'art. 108, commi 3 e 3- bis , a termini dei quali è stabilita la gratuità d'uso per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero e promozione della conoscenza del patrimonio culturale; Zuchtriegel ne esce completamente sconfitto, perché, avendo costretto la Di Giuseppe a replicare nel merito, ella ha dovuto spiegare che: "in ampie parti del libro vengono discusse le scoperte archeologiche più recenti - o spacciate come tali - effettuate a Pompei e presentate in maniera meramente propagandistica, in totale assenza di un metodo filologico, difetto che porta gli estensori delle scoperte e della loro comunicazioni a errori così marchiani da aver reso obbligatoria una doverosa e deontologica rettifica nel pamphlet a vantaggio del pubblico. Rettifica ampiamente documentata e corredata da citazioni di fonti letterarie, epigrafiche, iconografiche e bibliografiche, come conviene a una pubblicazione scientifica"; e ancora, circa l'uso delle immagini a corredo, marcando un'imbarazzante distanza dai libri di Osanna e Zuchtriegel, Di Giuseppe precisa che esse "vengono riportate con citazioni bibliografiche, come è prassi in qualunque pubblicazione scientifica e come, invece, non è richiesto nelle pubblicazioni di mero stampo divulgativo (vd. 'Pompei il Tempo ritrovato', dove le innumerevoli immagini di Pompei vengono dichiarate appartenenti all'Autore, vd. ' Pompei. Vita quotidiana in una città dell'antica Roma', dove l'editore dichiara che essendo impossibile reperire le proprietà delle innumerevoli immagini usate, resta a disposizione per ogni richiesta). Al contrario della prassi vigente, Scienze e Lettere ha deciso di usare fonti edite e di dichiararne la provenienza, proprio perché i suoi Autori sono scienziati letterati e non ciarlatani", si chiede di sapere: se il Direttore generale dei musei fosse al corrente dell'iniziativa di Zuchtriegel; chi sia e a che titolo sia stato pagato l'esperto esterno autore della perizia che avrebbe contribuito a fuorviare il direttore Zuchtriegel e il responsabile dell'ufficio legale del parco archeologico di Pompei, inducendoli a pretendere da Scienze e Lettere S.r.l. un'istanza di autorizzazione e il pagamento di diritti d'uso non dovuti per immagini in rapporto alle quali trova applicazione l'art. 108 del codice dei beni culturali; se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario promuovere un'indagine ispettiva per accertare se solo l'irresponsabilità del direttore e di quanti (interni ed esterni) hanno assecondato la sua hybris abbia reso l'amministrazione strumento e complice di quello che potrebbe sembrare un meschino tentativo di vendetta personale, e già questo basterebbe per procurare un danno d'immagine al Ministero, oppure egli abbia agito anche per sollecitazione o con l'assenso di altre figure apicali. Atto n. 3-03431 CORRADO Margherita ANGRISANI Luisa GRANATO Bianca Laura LANNUTTI Ai Ministri della cultura e per la pubblica amministrazione Premesso che: