[pronunce]

la seconda deve risolvere il conflitto di attribuzioni tra potere giudiziario e potere legislativo, verificando «la sussistenza del nesso funzionale tra opinioni contestate e precedente attività parlamentare». La Camera osserva inoltre che, nel conflitto in esame, le dichiarazioni dell'on. Gasparri sono riconducibili all'attività politica svolta dal suo gruppo parlamentare, che ha attribuito rilevanza centrale al rapporto tra magistratura e politica, anche in considerazione della riforma dell'ordinamento giudiziario. Nel caso di specie, nonostante la mancanza di una corrispondenza tra le dichiarazioni rese dal deputato e la sua precedente attività parlamentare - dovuta, peraltro, alla circostanza che queste sono state rese a poca distanza dall'inizio della legislatura e che, nella legislatura precedente, il parlamentare ricopriva la carica di Ministro, cui è preclusa «l'effettuazione di attività di sindacato ispettivo che rientrerebbe invece a buon diritto nelle prerogative proprie del mandato parlamentare» - sussisterebbe comunque il nesso funzionale, in quanto vi sarebbe corrispondenza tra le dichiarazioni del parlamentare e l'attività del gruppo di Alleanza Nazionale. D'altra parte, secondo la Camera, un'eccessiva «"personalizzazione" del nesso funzionale» potrebbe dare luogo a «conseguenze discriminatorie» nei confronti di quei parlamentari che, una volta chiamati a ricoprire incarichi di governo, sarebbero esclusi dalle garanzie previste dal citato art. 68, primo comma, Cost. A questo riguardo, la Camera osserva che l'attività inquirente del Sostituto Procuratore di Potenza è stata oggetto di attività parlamentare di sindacato ispettivo da parte di deputati e senatori di Alleanza Nazionale. In particolare, diversi atti di sindacato ispettivo (citati a titolo esemplificativo) sarebbero stati predisposti dal gruppo di Alleanza Nazionale al fine di stigmatizzare iniziative giudiziarie coinvolgenti parlamentari ed esponenti politici, «guidate da magistrati non nuovi ad inchieste di grande impatto mediatico». Le dichiarazioni dell'on. Gasparri presenterebbero, inoltre, un'immediata connessione con le numerose proposte di legge riguardanti la riforma dell'ordinamento giudiziario, e in particolare la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, presentate da deputati appartenenti al gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale. La Camera conclude chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e infondato, essendo sussistente il nesso funzionale tra le dichiarazioni rese dal parlamentare e l'attività svolta ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost. 4.- Con memoria depositata il 20 dicembre 2011, la Camera dei deputati - ribadita la necessità di «una riconsiderazione delle forme concrete in cui [la funzione parlamentare] viene effettivamente esercitata ai fini anche e soprattutto (...) dell'applicabilità della prerogativa ex art. 68, comma 1» - sottolinea che «l'autorità giudiziaria che sollev[a] il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro la delibera di insindacabilità adottata dalla Camera di appartenenza del parlamentare» debba, previamente e sommariamente, valutare la «reale portata lesiva delle dichiarazioni esternate dal parlamentare». Anche al fine di ridurre il numero dei conflitti proposti innanzi alla Corte costituzionale, insomma, sarebbe opportuno, secondo la difesa della Camera, che l'autorità giudiziaria compisse «una, pur sempre parziale e sommaria, valutazione in ordine alla possibilità reale di concretizzazione della fattispecie di reato (di diffamazione) ovvero di sussistenza o meno delle condizioni per un risarcimento in sede civile».1.- Il Tribunale di Roma, seconda sezione penale, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, contestando che spettasse ad essa dichiarare, con deliberazione del 19 dicembre 2008, che le opinioni espresse dal sen. Maurizio Gasparri (deputato all'epoca dei fatti), per le quali pende procedimento penale nei confronti del medesimo parlamentare per il delitto di cui agli artt. 595 del codice penale e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), asseritamente commesso in danno di Henry John Woodcock, siano insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2.- Deve, preliminarmente, essere ribadita l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come ha già ritenuto questa Corte con l'ordinanza n. 86 del 24 febbraio 2010. 3.- La difesa della Camera dei deputati nella seconda memoria illustrativa ha eccepito l'inammissibilità del ricorso perché il giudice ricorrente non ha effettuato «una previa, e certamente sommaria, prima valutazione in ordine alla reale portata lesiva delle dichiarazioni esternate dal parlamentare». L'eccezione è priva di fondamento. Come è stato di recente chiarito da questa Corte, «l'ipotizzato onere di anticipazione degli esiti del giudizio da cui il conflitto trae origine (...) si pone, a tacer d'altro, in contrasto con l'effetto inibente che, alla luce della disciplina recata dall'art. 3 della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), la delibera di insindacabilità produce sulle attività giurisdizionali. Impugnando detta delibera, il giudice mira propriamente a "riappropriarsi" del potere (pieno) di giudicare - in un senso o nell'altro - sul merito della domanda, al quale attiene la valutazione della reale lesività delle esternazioni (valutazione che potrebbe, tra l'altro, richiedere - segnatamente quando venga in rilievo il diritto di critica o di cronaca e si verta nell'ambito di giudizi di merito - opportuni approfondimenti istruttori)» (sentenze n. 333 e n. 334 del 2011). Nella memoria, la difesa della Camera ha preso atto di questo orientamento ma ha aggiunto di «non potersi esimere dall'evidenziare come il piano valutativo del giudice cui si vuole fare riferimento debba necessariamente collocarsi prima che intervenga eventualmente la delibera di insindacabilità della Camera, proprio perché quest'ultima produce un effetto inibitorio sulla prosecuzione del giudizio, superabile, come noto, solo con la sollevazione del conflitto». La Camera però non chiarisce in quale momento il giudice dovrebbe effettuare tale valutazione quando, come nel caso in esame, la questione sull'applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione le viene sottoposta direttamente dall'imputato, e non considera che in questo caso non sarebbe individuabile neppure un momento processuale in cui il giudice si potrebbe pronunciare sulla «reale portata lesiva delle dichiarazioni esternate dal parlamentare».