[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1, commi 198, 200 e 201, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale 2023-2025), promossi con ordinanze dell'11 gennaio 2024 dalla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria e del 25 e 29 gennaio 2024 dalla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio, sezione quattordicesima, iscritte rispettivamente ai numeri 31, 59, 60, 61, 62 e 63 del registro ordinanze 2024 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 11 e 17, prima serie speciale, dell'anno 2024, la cui trattazione è stata fissata per l'adunanza in camera di consiglio del 29 ottobre 2024. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 30 ottobre 2024 il Giudice relatore Stefano Petitti; deliberato nella camera di consiglio del 30 ottobre 2024.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza dell'11 gennaio 2024, iscritta al n. 31 reg. ord. 2024, la Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria ha sollevato questioni di legittimità costituzionale: a) dell'art. 1, comma 198, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025): «per la parte in cui prevede che nelle controversie pendenti in ogni stato e grado, in caso di deposito [della copia della domanda di definizione agevolata e del versamento degli importi dovuti o della prima rata] ai sensi del comma 197, secondo periodo, il processo è dichiarato estinto con decreto del presidente della sezione o con ordinanza in camera di consiglio se è stata fissata la data della decisione», per violazione degli artt. 3, 10, 11, 23, 24, 53, 80, 81, 97, primo comma, e 111 della Costituzione, dell'art. 113 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), degli artt. 6, 13 e 17 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e dell'art. K.3 del Trattato sull'Unione europea (TUE); «per la parte in cui prevede che la dichiarazione di estinzione opera immediatamente, prima ed in pendenza del termine fissato all'amministrazione impositrice per decidere in ordine all'eventuale diniego alla domanda di definizione agevolata», per violazione degli artt. 3, 23, 24, 53, 97, comma primo, e 111 Cost., dell'art. 113 TFUE, degli artt. 6, 13 e 17 CEDU e dell'art. K.3 TUE; b) dell'art. 1, commi 200 e 201, della legge n. 197 del 2022, per violazione degli artt. 3, 23, 24, 53, 97, primo comma, e 111 Cost., e degli artt. 6, 13 e 17 CEDU. 2.- La Corte rimettente espone di essere investita dell'impugnazione proposta dall'Agenzia delle entrate avverso la sentenza che aveva accolto il ricorso spiegato da un contribuente contro una cartella di pagamento. L'appellato, nel costituirsi, ha depositato la domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, presentata ai sensi dell'art. 1, commi da 186 a 202, della legge n. 197 del 2022, nonché attestazione del pagamento dell'importo di euro 371,00, chiedendo che il processo sia dichiarato estinto. 2.1.- La rilevanza delle questioni esposte sub a) è illustrata considerando che, dopo il deposito della domanda di definizione agevolata e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il giudice adito deve dichiarare estinto il processo, «salvo poi dover prendere atto» che tale estinzione abbia «definitivamente compromesso» sia «il principio costituzionale generale della tutela dei crediti erariali e delle pubbliche finanze» ( artt. 53, 81 e 97, comma primo, Cost.), sia quello di «garanzia del giusto processo» (art. 111 Cost.), sia, infine, quello di uguaglianza (art. 3 Cost.), «posto che verrebbero ad equipararsi, nel sistema ideato dall'art. 1, commi 186 e seguenti della legge n. 197/2022, le situazioni di chi ha assolto interamente all'onere di versamento, rispetto a chi ha optato per il versamento immediato della sola prima rata». La rilevanza delle questioni esposte sub b) è illustrata considerando che, ove il Collegio procedesse alla dichiarazione di estinzione, l'eventuale diniego della definizione agevolata da parte dell'amministrazione finanziaria sarebbe impugnabile dinanzi allo stesso organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia e sarebbe altresì motivo di revocazione del provvedimento di estinzione pronunciato ai sensi dell'art. 1, comma 198. 2.2.- La Corte rimettente premette altresì che non è possibile seguire una interpretazione costituzionalmente orientata delle disposizioni censurate, ponendo esse «una causa di estinzione del processo nuova e legata ad un fatto posto nella esclusiva volontà di una delle parti processuali, segnatamente il contribuente», dovendo il giudice necessariamente estinguere il giudizio «anche a fronte del pagamento di una sola rata». 3.- Tornando al fondamento delle questioni inerenti all'art. 1, comma 198, della legge n. 197 del 2022, l'ordinanza di rimessione riporta il dettato dei commi 186 e seguenti del citato art. 1, evidenziando come la dichiarazione del contribuente di volersi avvalere della definizione agevolata abbia comportato dapprima la sospensione del processo fino al 10 ottobre 2023 (data entro la quale andava depositata presso l'organo giurisdizionale innanzi al quale pendeva la controversia, copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata) e poi l'estinzione del processo. Per la produzione di tali effetti, il comma 194 dell'art. 1 della citata legge, ove sia ammesso il pagamento rateale, specifica che la definizione agevolata si perfeziona con la presentazione della domanda e il versamento della sola prima rata entro il termine previsto del 30 settembre 2023. 3.1.- In tal modo, sostiene l'ordinanza di rimessione, l'esito dell'estinzione del giudizio accomuna due situazioni non omogenee, ovvero quella del contribuente che abbia optato per il pagamento rateale e quella di chi abbia versato l'intero importo dovuto, con lesione del principio di uguaglianza e di ragionevolezza (art. 3 Cost.), restando svilita la ratio deflattiva del contenzioso tributario.