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Deleghe al Governo per il riordino dell'Associazione della Croce Rossa italiana – CRI. Onorevoli Senatrici, Onorevoli Senatori. – La Croce Rossa italiana (CRI) è un ente dalle antiche radici storiche, creata con l'obiettivo principale di prevenire e alleviare la sofferenza, senza distinzione di nazionalità, razza, sesso, credo religioso, lingua, classe sociale o opinione politica, contribuendo altresì al mantenimento e alla promozione della dignità umana e di una cultura della non violenza e della pace. Il presente disegno di legge di delega nasce dall'esigenza di restituire organicità alla riorganizzazione della Croce Rossa e dignità alla figura storica del suo personale, profondamente colpite e modificate a seguito dell'introduzione del decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, che, seppur legittimo nella sua formulazione, di fatto ha smantellato una struttura operativa senza riutilizzarla in altre sedi. Ricostruendo quelli che sono stati gli avvicendamenti legislativi, la Croce Rossa italiana si trasforma da « ente di assistenza generica », assoggettata alla disciplina degli enti parastatali (legge 20 marzo 1975, n. 70), in « ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, soggetta alla disciplina normativa e giuridica degli enti pubblici » (decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 613). Dal 2010, inoltre, la CRI diventa destinataria di plurimi provvedimenti di riorganizzazione della propria struttura interna. Tra questi, la legge 4 novembre 2010, n. 183, e il decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178. Con quest'ultimo provvedimento si stabilì che le funzioni esercitate dall'ente fossero trasferite alla costituenda Associazione della Croce Rossa italiana, persona giuridica di diritto privato, nonché iscritta di diritto nel registro nazionale e nei registri regionali e provinciali delle associazioni di promozione sociale. A seguito del suddetto decreto legislativo, il Commissario straordinario della CRI emette una propria ordinanza (n. 552 del 23 novembre 2012), con la quale modifica lo statuto vigente, riducendo il numero delle componenti volontaristiche non ausiliarie delle Forze armate. Una successiva ordinanza (n. 0567 del 3 dicembre 2012) approva il Regolamento dei volontari della Croce Rossa italiana, sancendo la scomparsa definitiva delle componenti volontaristiche civili della CRI (Volontari del soccorso CRI, Volontarie del Comitato nazionale femminile CRI, Pionieri CRI e Donatori di sangue CRI), mantenendo inalterate le Componenti ausiliarie delle Forze armate della Croce Rossa italiana: il Corpo militare (CM-CRI) e il Corpo delle infermiere Volontarie della Croce Rossa italiana (cosiddette « crocerossine » o « sorelle »). A decorrere dal 1° gennaio 2016, la CRI assume la denominazione di Ente strumentale alla Croce Rossa italiana (cosiddetto ESACRI), configurandosi come ente di natura pubblica, seppure non più associativa, con la finalità di concorrere allo sviluppo dell'Associazione della Croce Rossa italiana (avente natura giuridica privata) a cui, ai sensi decreto legislativo di riordino, sono state trasferite tutte le funzioni. Le suddette modifiche hanno comportato la trasformazione del Corpo militare in Corpo civile, con conseguente transito del personale, in più tranche , presso le amministrazioni pubbliche attraverso la mobilità obbligatoria (decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione 14 settembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2015 ). Tale transito ha, però, comportato una vera e propria smilitarizzazione delle funzioni di tutto il personale, senza alcuna possibilità di conservare il proprio stato giuridico militare. Per questo motivo, numerosi dipendenti hanno presentato ricorso al TAR del Lazio, il quale ha ravvisato elementi per sollevare questione di legittimità costituzionale in merito al decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, rimarcando come altri enti e istituti coinvolti nelle operazioni di riordino avessero conservato la propria natura giuridica, a differenza della CRI. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 79 del 2019, respinge le questioni sollevate dal TAR del Lazio, sancendo la legittimità della riorganizzazione della Croce Rossa italiana. Nello specifico, con riferimento al Corpo militare ausiliario, la Corte ha chiarito come il decreto legislativo 28 settembre 2012, n. 178, ha revisionato l'assetto in coerenza con il nuovo regime e con la struttura associativa. Per quel che attiene il personale, si precisa che gli appartenenti a quest'organismo confluiscono in una categoria in congedo che presta servizio volontariamente e gratuitamente. I diritti del personale ausiliario sono salvaguardati nel loro contenuto essenziale, posto che viene lasciata la possibilità di optare per due soluzioni: 1) la permanenza in servizio presso la neo-istituita Associazione; 2) la messa in mobilità presso altre amministrazioni dello Stato. Resta ferma l'integrità delle voci principali del trattamento retributivo del personale privatizzato, che continua a percepire un'adeguata retribuzione, potendo, su domanda, entrare a far parte del Corpo militare volontario e svolgere attività gratuita e volontaria, in coerenza con le finalità dell'Associazione. Quanto alle procedure di mobilità, la Corte ha ribadito come le stesse consentono sia il mantenimento dei rapporti di lavoro, sia la discrezionalità legislativa connessa al processo di riordino dello Stato e degli enti pubblici. Ciò non esclude che, in sede di applicazione di questa normativa, possano verificarsi vizi nei conseguenti atti amministrativi, sindacabili solo davanti agli organi giurisdizionali competenti. Ad oggi, dunque, la situazione è la seguente: la ESACRI risulta in fase di liquidazione dal 1° gennaio 2018 mentre, per quel che attiene il personale, circa 800 su 1.000 unità sono state ricollocate e circa 80 su 200 delle stesse occupano una posizione lavorativa (assegnata senza concorso) non inerente alle proprie esperienze pregresse, mantenendo lo stipendio percepito originariamente, più elevato rispetto al ruolo attualmente ricoperto nella pubblica amministrazione. Bisogna evidenziare che tutto il personale militare operativo della CRI è adeguatamente formato e preparato ad affrontare qualsiasi tipo di calamità naturale o evento dell'emergenza, risultando figure altamente indispensabili soprattutto nei drammatici avvenimenti che interessano la nostra Nazione (terremoti, alluvioni, eccetera) e anche le altre Nazioni del mondo (gli interventi della Croce Rossa militare sono avvenuti in tutti i continenti). A seguito della smilitarizzazione, il personale della CRI è stato redistribuito e impiegato nelle pubbliche amministrazioni, con ruolo prevalentemente di ufficio, provocando il seguente scenario: il personale che svolgeva già ruoli amministrativi all'interno della CRI non ha subito modifiche nella tipologia di lavoro durante il passaggio a Ministeri o altre enti partecipati dallo Stato; il personale operativo (coloro che agivano sul campo) ha visto un progressivo sminuirsi delle proprie competenze, essendo impiegato in attività che nulla hanno a che fare con la posizione precedentemente ricoperta.