[resaula]

alla fine, l'ha dovuto riconoscere in conferenza stampa perfino Moscovici. Sono regole di buonsenso, che il 4 marzo, con il voto degli italiani, abbiamo portato nel Parlamento italiano e che a maggio contiamo di portare in quello europeo, con altrettanto buonsenso, per cambiare le regole, facendo sì che siano per i popoli e non per i burocrati. (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Molte congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Alfieri. Ne ha facoltà. ALFIERI (PD) . Signor Presidente, negli scorsi mesi abbiamo sentito più volte il Governo, e in particolare il ministro Salvini, intervenire sui temi della sicurezza, facendoli diventare una priorità, spesso legata al tema dell'immigrazione e della gestione dei flussi migratori, essenzialmente tramite tre slogan : blocchiamo gli arrivi via mare; rimandiamo a casa gli immigrati irregolari clandestini (più di 500.000); aiutiamoli a casa loro. Sono una persona che ama controllare le cifre e i numeri, per vedere come le promesse e gli slogan vengono tradotti nel bilancio, dato che ci vogliono strumenti e risorse per finanziare le politiche atte a mantenere tali promesse, che sono centrali in un momento in cui il mondo sta cambiando. Si tratta infatti di un momento in cui la nostra società, e in particolare quella italiana, vive una delle sfide più grandi dal punto di vista demografico, ossia la denatalità, mentre la sponda Sud del Mediterraneo, soprattutto l'Africa, conosce una crescita demografica impetuosa e affrontare questi temi, fuori dalle ideologie e dagli slogan , dovrebbe essere effettivamente la priorità per un Paese come il nostro. Sono voluto andare a leggere con attenzione quanto è scritto nel contratto del Governo cambiamento e, dato che la legge di bilancio è il primo banco di prova, i soldi che sono stati messi per mantenere le suddette promesse. Partiamo dall'«aiutiamoli a casa loro», dall'aiuto pubblico allo sviluppo e dai soldi necessari a far sì che la promessa utilizzata e sventolata in campagna elettorale diventi realtà. Sono andato a vedere i freddi numeri, con i quali non si può giocare né barare, tanto meno sui social : ebbene, dal 2014, quando costituivano lo 0,19 per cento del PIL, tali voci, nelle diverse leggi di stabilità, sono aumentate dallo 0,19 fino allo 0,27 nel 2016, quindi con i Governi Renzi, e, da ultimo, allo 0,30 con il Governo Gentiloni Silveri. La Nota di aggiornamento al DEF parlava di uno 0,33 per cento e noi ci siamo complimentati, pensando che andasse bene e continuasse il trend di sviluppo per arrivare allo 0,50, che sarebbe stato perlomeno nella media europea, e mantenere quello 0,7 promesso nell'agenda 2030, su cui ci siamo impegnati come Governi europei all'interno delle Nazioni Unite. Ci siamo invece risvegliati con una doccia fredda, perché, nel documento della legge di bilancio, dei 5,8 miliardi promessi nella Nota di aggiornamento ne abbiamo solo 5, ben 800 milioni in meno: per la prima volta, dopo un trend positivo, ritorniamo sotto lo 0,3 e quell'«aiutiamoli a casa loro» diventa solo lo slogan da sventolare in campagna elettorale. (Applausi dal Gruppo PD). Lo stesso vale per il fondo per l'Africa, che il presidente Conte aveva presentato come uno degli impegni fondamentali da affiancare allo sforzo in ambito europeo per compiere tutte le iniziative necessarie ad essere maggiormente presenti in Libia, nell'Africa subsahariana, nel Sahel e in Niger. Si tratta di zone in cui sono stati compiuti investimenti importanti dal precedente Governo, come l'apertura di una nuova ambasciata e una nuova missione militare, con compiti sanitari e di lotta alle infiltrazioni terroristiche che chi conosce la zona, come gli addetti ai lavori, sa quanto queste ultime vi si stiano reinsediando, rappresentando un pericolo. Affinché non ci siano appunto solo gli slogan - quelli legati ai temi della sicurezza e della lotta contro la tratta degli esseri umani - ci vorrebbe maggiore serietà. Lo dico anche perché un terzo di questi 5 miliardi è gestito direttamente dal Ministero dell'interno: non sono soldi che vengono utilizzati per la cooperazione allo sviluppo, ma sono soldi che vengono utilizzati per i richiedenti asilo. Dunque - ed era iniziato un dibattito in questo senso - se vogliamo veramente rimandare gli immigrati irregolari nei loro Paesi, quei soldi devono essere utilizzati meglio. La mia preoccupazione è che quei soldi, invece, vengano messi, non sui rimpatri volontari assistiti, come avevamo iniziato a fare con i nostri Governi, ma sui rimpatri forzati, che sappiamo non stanno funzionando e sono addirittura diminuiti rispetto a quanto accadeva con il Governo precedente. Ciò succede per il semplice motivo che abbiamo solo quattro accordi bilaterali di riammissione, che faticano a funzionare. Il più importante è l'accordo con la Tunisia e noi abbiamo trovato un modo molto bello per farlo funzionare: la prima dichiarazione del ministro Salvini è stata definire i tunisini che arrivano in Italia dei delinquenti e dei galeotti, e questo diciamo che non è il migliore viatico per il funzionamento di quegli accordi. Le cose invece funzionerebbero, se utilizzassimo quei soldi per rimpatri volontari assistiti legati a progetti di cooperazione. Certo, serve collaborare con le organizzazioni non governative e serve destinare una parte di quel miliardo alla creazione di occasioni di autoimprenditorialità sul posto. Se tutto questo non bastasse, con questa manovra assistiamo per la prima volta al taglio dei finanziamenti al sistema delle Nazioni Unite. Ancora una volta, se si vogliono fare i rimpatri e la maggior parte dei rimpatri fatti in Libia direttamente verso altri Paesi avviene ad opera dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel momento in cui noi decidiamo di tagliare i fondi a questa Organizzazione, stiamo giocando contro noi stessi. È un controsenso. (Applausi dal Gruppo PD) . Il tema della cooperazione allo sviluppo, dunque, il tema delle risorse da dare, nel multilaterale, alle organizzazioni internazionali non ha a che fare solo con la solidarietà - il che già sarebbe una giustificazione fondamentale necessaria e sufficiente - ma ha a che fare anche con la sicurezza del Paese: 1,250 miliardi è la popolazione del 2015 in Africa, che diventerà nel 2050 di 2,5 miliardi. Davvero pensiamo di poter fermare con le cannoniere nel Mediterraneo una bomba demografica, mentre invece lo potremmo fare investendo davvero in cooperazione allo sviluppo e costruendo accordi bilaterali di cooperazione? (Applausi dal Gruppo PD) . Le persone che scappano da lì e i Paesi di origine non hanno alcun interesse a fare gli accordi bilaterali di riammissione, perché chi è qua manda le rimesse e, se accendessimo un attimo la testa e pensassimo al nostro passato, durante il secondo dopoguerra mondiale i miliardi di rimesse inviati nel nostro Paese dagli italiani che emigravano all'estero hanno rappresentato un pezzo della ripresa dell'economia. Quei Paesi, quindi, non firmeranno mai gli accordi bilaterali.