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Ci stiamo occupando di un assegno ponte e, tuttavia, è bene ripartire dalle parole della senatrice Toffanin, che mi ha appena preceduto e che condivido in pieno, e cioè che dobbiamo affrontare la tematica della natalità con uno sguardo sistemico, con un'attenzione di sistema che non può essere limitata all'aspetto economico e alla questione dell'assegno unico. Mi faccio portavoce in questa Assemblea delle dichiarazioni dell'Associazione nazionale famiglie numerose, il cui presidente, l'amico Mario Sberna, che è stato parlamentare nella scorsa legislatura, ci ha messo in guardia dal fatto che l'assegno unico costituisca - parole sue - «una menzogna». Io non so se si arrivi a pensare questo, ma certamente i dati che Mario Sberna porta in quest'Aula meritano la nostra massima attenzione: secondo la ricerca dell'Associazione nazionale famiglie numerose, l'assegno unico non coprirà mai le detrazioni che verranno tolte e il meccanismo dell'ISEE va cambiato perché svantaggia le famiglie con più figli. Sempre secondo tale Associazione, metà delle famiglie numerose dovrà ricorrere alla clausola di salvaguardia, il che significa che questa norma è peggiorativa. Entriamo allora nel merito delle argomentazioni che i destinatari di questa norma pongono alla nostra attenzione. Ricordo ai colleghi in Aula che le famiglie numerose, cioè quelle con tre o più figli, sono le più esposte al rischio di scendere sotto la soglia di povertà: parliamo di un incremento, dal 2006 al 2020, che ha portato le famiglie numerose a passare dal 3,8 per cento al 20,7 per cento sotto la soglia di povertà. Se vogliamo fare politiche di sostegno alla famiglia, cerchiamo almeno di farle bene, in modo che siano efficaci, che ottengano l'obiettivo e che non diventino mere norme di bandiera. Abbiamo tolto: gli assegni al nucleo familiare, le detrazioni per i figli a carico, le detrazioni per famiglie con quattro o più figli, l'assegno al terzo figlio, il bonus mamme, il bonus alla nascita. Tutto questo per dare in cambio un assegno unico, che tuttavia sarà parametrato in base al modulo ISEE. Io c'ero quando fu introdotto l'ISEE, quando fu realizzato questo iniquo sistema di calcolo delle sostanze familiari; c'ero e ricordo perfettamente chi era l'interlocutore che volle scrivere l'ISEE così come è scritto oggi, in maniera iniqua e ingiusta. Dobbiamo avere il coraggio di mettere mano all'ISEE e di trovare parametri che siano davvero confacenti a valutare i carichi familiari. Mi dovete spiegare che senso ha nel calcolo dell'ISEE introdurre la valutazione della quantità di denaro presente sul conto corrente al 31 dicembre. Sappiamo che le famiglie proprio in occasione del Natale ottengono regali, magari dai nonni o dagli zii, e li mettono sul conto corrente, e poi vengono penalizzate perché viene calcolato l'ISEE sulla base dell'ammontare del conto corrente al 31 dicembre. Se avessero indicato il 25 del mese, anziché il 27 ad esempio, avremmo forse trovato il conto corrente vuoto perché appunto molte di queste famiglie non arrivano alla fine del mese. Al di là delle battute - che purtroppo non sono tali ma realtà con le quali le nostre famiglie numerose stanno combattendo ogni giorno - noi abbiamo chiesto e abbiamo ottenuto - e di questo ringrazio il relatore, che siede accanto a me - che fossero accolti alcuni nostri ordini del giorno che racchiudono la grande preoccupazione in materia. Già ne abbiamo parlato anche col Governo e su questo do atto al ministro Bonetti di aver prestato comunque attenzione e ascolto nei nostri riguardi. La misura dell'ISEE va modificata perché è iniqua e perché è costruita più per favorire i patronati che raccolgono le dichiarazioni ISEE che per favorire le famiglie, che invece hanno diritto a una equa valutazione della loro ricchezza. Inoltre, come stavo dicendo, questa misura incide in modo molto pesante anche sulla situazione già molto delicata delle famiglie separate. Queste ultime e quelle che vivono la separazione e il divorzio vedono una ripartizione che, a nostro modo di vedere, è corretta e cioè: l'assegno unico viene erogato a metà tra i genitori che vivono la loro genitorialità nel regime di affido condiviso. Sappiamo che sono la stragrande maggioranza nel nostro Paese, oltre il 90 per cento; entrambi i genitori meritano fiducia ed entrambi, partecipando alle spese di mantenimento e d'istruzione del figlio, meritano di ricevere, al 50 per cento di default , salvo ovviamente diverso accordo, l'assegno unico in pari misura. È altrettanto importante - e su questo abbiamo concordato - che l'assegno sia garantito e assicurato anche per coloro che non sono i genitori, ma che di fatto esercitano la responsabilità genitoriale sul minore. Su questo siamo assolutamente d'accordo. Tuttavia, il piano culturale non può essere allontanato dal piano economico ed è su questo che vorrei concludere il mio intervento. La misura dell'assegno unico non risolve tutti i problemi, non è una panacea, non è la soluzione per venire incontro alle esigenze del nostro Paese in termini di natalità. Mi meraviglio nel leggere che l'assegno unico sarebbe la bacchetta magica, quando tutti noi sappiamo che portare un figlio dalla culla all'università costa circa 250.000 euro; diviso in ventiquattro anni significa 800 euro al mese. Se 800 euro al mese debbono essere pagati da ogni famiglia, ditemi voi, nella migliore delle ipotesi, quanto incide l'assegno unico: incide in una misura che non è neanche un quarto di ciò che le famiglie devono spendere per portare i loro figli all'università. Però vi faccio una domanda: quei figli e quelle figlie, quando saranno laureati, a chi pagheranno le pensioni? A tutti noi che sediamo in quest'Aula, a tutti coloro che in questo momento stanno lavorando nel nostro Paese. Il fatto che i nostri figli e le nostre figlie possano arrivare alla laurea e a un lavoro che consenta loro di svolgere l'attività che preferiscono è o non è un bene per il Paese? Il fatto che di figli ne nascano tanti, che nascano i figli che ciascuna coppia desidera mettere al mondo è o non è un bene per il nostro Paese? Cominciamo a dirci queste cose, cominciamo a recuperare una cultura che si prenda cura delle famiglie che ogni giorno accompagnano i figli a scuola, li vanno a riprendere, li portano a fare musica o calcio il pomeriggio, li mantengono negli studi, li ascoltano con pazienza quotidianamente e li assistono nella crescita, si prendono cura dei loro successi e dei loro insuccessi. Noi abbiamo dimenticato la famiglia. Noi stiamo dimenticando la famiglia e non sarà l'assegno unico a farcela ricordare. Servono politiche coraggiose. Serve togliere la voce famiglia dal capitolo spese per metterla sotto il capitolo investimenti. PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Ha facoltà di parlare il relatore. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 16,33) LAUS, relatore .