[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica del 15 ottobre 2003 relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Marcello Dell'Utri nei confronti del dott. Pierluigi Onorato, promosso con ricorso del Tribunale di Milano, ottava sezione penale, notificato il 16 dicembre 2004, depositato in cancelleria il 14 gennaio 2005 ed iscritto al n. 1 del registro conflitti 2005. Visto l'atto di costituzione del Senato della Repubblica, nonché gli atti di intervento di Dell'Utri Marcello e di Onorato Pierluigi; udito nella camera di consiglio del 4 maggio 2005 il Giudice relatore Fernanda Contri. Ritenuto che il Tribunale di Milano, ottava sezione penale, con ricorso in data 16 dicembre 2003, pervenuto il 17 marzo 2004, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Senato della Repubblica in relazione alla deliberazione adottata nella seduta del 15 ottobre 2003, con la quale si è ritenuto che i fatti oggetto del procedimento penale instaurato dinanzi al medesimo Tribunale a carico del senatore Marcello Dell'Utri, per il reato di diffamazione a mezzo stampa ai danni del dott. Pierluigi Onorato, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; che il Tribunale ricorrente premette che il procedimento penale in questione origina da un atto di querela nel quale era evidenziato che, in data 17 gennaio 2000, il predetto senatore aveva, a sua volta, denunziato alla Procura della Repubblica di Roma il dott. Onorato, perché, in qualità di giudice relatore ed estensore della sentenza emessa dalla III sezione penale della Corte di cassazione, aveva omesso di pronunciarsi su di una richiesta di indulto avanzata dalla difesa dell'imputato ai sensi del d.P.R. n. 394 del 1990; che successivamente – dopo due richieste di archiviazione dell'Ufficio di Procura di Roma, seguite da altrettante opposizioni del denunciante, ed in esito ad una conclusiva richiesta di rinvio a giudizio, a seguito di imputazione coatta – si era celebrata, per i fatti denunziati dal sen. Dell'Utri, udienza preliminare, conclusa da una sentenza di non luogo a procedere per insussistenza del fatto di reato contestato; che il querelante dott. Onorato assumeva, in relazione a tale vicenda, di essere stato ripetutamente diffamato dal parlamentare, il quale, in quattro diversi articoli apparsi su due quotidiani nazionali, lo aveva accusato di aver abusato del potere giudiziario per colpirlo quale avversario politico; che il Tribunale ricorrente, dopo aver riportato le dichiarazioni emesse dal parlamentare nel corso delle interviste giornalistiche per le quali è stata proposta querela, sostiene che le stesse non sarebbero collegate funzionalmente con precedenti atti parlamentari tipici e lamenta che il Senato avrebbe accolto una interpretazione estensiva dell'art. 68, primo comma, Cost., ritenendo estranee alla sfera di sindacabilità del giudice ordinario tutte quelle attività extraparlamentari che siano espressione di attività in senso lato politica, benché non ricollegabili ad un atto tipico; che secondo il Giudice ricorrente la giurisprudenza di questa Corte avrebbe costantemente affermato la natura eccezionale dell'istituto in esame, riconducendo nell'ambito della nozione di insindacabilità tutti gli atti tipici della funzione parlamentare e riaffermando, quanto all'attività extraparlamentare, la necessità di un'interpretazione restrittiva della norma costituzionale per evitare una compressione ingiustificata e indifferenziata di altri diritti costituzionalmente garantiti; che, secondo il Tribunale di Milano, la Corte ha escluso dalla garanzia dell'insindacabilità la mera attività politica del parlamentare, svolta al di fuori della sua sede propria, ritenendo che, ai fini della sussistenza del nesso con le funzioni parlamentari, sia necessario l'accertamento di una effettiva e sostanziale corrispondenza di significati tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'esercizio delle attività parlamentari tipiche svolte in Parlamento e le opinioni già espresse nell'ambito di queste ultime; che ad avviso del Tribunale ricorrente anche la novella legislativa rappresentata dall'art. 3 della legge n. 140 del 2003 deve essere interpretata alla luce di tale consolidata giurisprudenza costituzionale, poiché una diversa ed estensiva interpretazione della norma suddetta ricondurrebbe indiscriminatamente nell'alveo dell'insindacabilità qualsiasi attività politica posta in essere al di fuori del Parlamento; che secondo il Tribunale la novella legislativa, pur non prevedendolo esplicitamente, non può aver escluso la facoltà del giudice ordinario di sollevare conflitto di attribuzione, risultando imprescindibile un meccanismo che attivi il sindacato della Corte costituzionale sul concreto esercizio del potere spettante alle Camere, affinché la stessa verifichi che tale potere venga esercitato legittimamente, circostanza non realizzatasi nel caso in questione, proprio in quanto il Senato, con la delibera di insindacabilità del 15 ottobre 2003, avrebbe esorbitato dalla sfera di attribuzioni ad esso spettante, menomando la sfera del potere giudiziario: che, secondo il Tribunale ricorrente, la serie di dichiarazioni rese dal sen. Dell'Utri non risultano funzionalmente collegate con un precedente atto parlamentare tipico né risulta che esse siano state rese nel contesto di iniziative parlamentari tipiche o siano ricollegabili all'esercizio di funzioni parlamentari, mentre si tratterebbe di opinioni genericamente ricollegabili alla attività politica in senso lato e, come tali, non suscettibili di essere sottratte al sindacato del giudice ordinario; che il Tribunale, nel sollevare conflitto di attribuzione “in ordine al corretto uso del potere di decidere sulla sussistenza dei presupposti di applicabilità dell'art. 68, comma 1, Cost.”, ha chiesto l'annullamento della deliberazione adottata dal Senato della Repubblica in data 15 ottobre 2003; che il conflitto è stato dichiarato ammissibile con ordinanza n. 369 del 2004; che a cura del Tribunale ricorrente la predetta ordinanza è stata notificata al Senato della Repubblica, unitamente al ricorso introduttivo, in data 16 dicembre 2004 e, ai fini del prescritto deposito, gli atti sono stati inviati a mezzo del servizio postale in data 11 gennaio 2005, pervenendo nella cancelleria di questa Corte il 14 gennaio 2005; che con atto depositato il 29 dicembre 2004, si è costituito in giudizio il Senato della Repubblica, chiedendo la reiezione del ricorso proposto dal Tribunale di Milano; che la difesa del Senato, ripercorse le vicende che hanno dato luogo al conflitto, contesta i motivi su cui è fondato il ricorso, consistenti nell'assenza di nesso funzionale e nell'usurpazione della funzione di bilanciamento tra beni contrapposti, riservata al giudice;