[massime]

ORD. 289/05. PROCESSO PENALE - SPESE DI GIUSTIZIA - PROVVEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE DEI COMPENSI AGLI AUSILIARI DEL MAGISTRATO - GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE - COMPETENZA DEL GIUDICE IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA ANCHE NELLE IPOTESI IN CUI IL PROVVEDIMENTO SIA STATO ADOTTATO DA UN GIUDICE COLLEGIALE - DENUNCIATO ECCESSO DI DELEGA, VIOLAZIONE DI RISERVA DI LEGGE, IRRAGIONEVOLEZZA, LESIONE DEL DIRITTO DI DIFESA - MANIFESTA INFONDATEZZA DELLA QUESTIONE.. Sono manifestamente infondate la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 76 Cost., dell'art. 170 del d. lgs. 30 maggio 2002, n. 113, come riprodotto nel d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, e la questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 76 Cost., dell'art. 7 della legge 8 marzo 1999, n. 50, nella parte in cui attribuiscono al giudice in composizione monocratica la competenza a conoscere dell'opposizione avverso il decreto di pagamento delle spettanze liquidate agli ausiliari del magistrato anche nelle ipotesi in cui il provvedimento opposto sia stato emesso dal giudice in composizione collegiale, in quanto, riguardo all'art. 25 Cost., richiamato per rafforzare la dedotta violazione dell'art. 76 Cost. in riferimento a materia che, concernendo la competenza del giudice, sarebbe coperta da riserva assoluta di legge, la norma del testo unico impugnata disciplina la composizione dell'organo giudicante e non certamente la competenza, mentre, riguardo alla dedotta violazione dell'art. 3 Cost., appare anzi ragionevole il sistema di attribuzione del reclamo al giudice monocratico in rapporto ad esigenze di buona amministrazione, rapidità, economia delle risorse; la violazione dell'art. 24 Cost. è denunciata apoditticamente, senza motivazione alcuna. - La questione, in riferimento all’art. 76 Cost., è già stata dichiarata infondata con la sentenza n. 53/2005. - In tema di opposizione avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di ammissione al patrocinio ovvero avverso la revoca del decreto di ammissione già accordato, cfr. sentenza n. 52/2005.