[resaula]

La senatrice Granato in realtà non ha potuto smentire il mio intervento e non ha potuto smentire che la necessità di intervenire per evitare il baratro per le fondazioni lirico-sinfoniche, anche e soprattutto per i lavoratori, sia dovuto al cortocircuito generato dall'introduzione del cosiddetto decreto Di Maio sul lavoro. Tale provvedimento concretamente porta con sé un rischio enorme, che tantissimi lavoratori purtroppo in questi mesi passati hanno sperimentato, cioè di vedere cessata la loro occupazione. Di fronte a questo rischio c'è l'intervento di oggi, un intervento che serviva diverso, lo voglio ribadire a nome di una forza politica, la nostra, che si è battuta e si batte per le stabilizzazioni, ma quando hanno un significato reale e concreto, e non invece quando rischiano di essere norme-propaganda e una presa in giro, come in questo caso, in assenza assoluta di risorse e di certezze. La cultura, infatti, è un settore che vive allorquando ci possono essere risorse certe e continuative per poter programmare nel tempo, e non invece, così come voi fate, sprecando e lasciandosi sfuggire nel tempo occasione enormi, come - devo tornare a ribadirlo - quella del codice per lo spettacolo, la delega per lo spettacolo che voi avete ignorato colpevolmente, dimostrando di considerarlo come un settore assolutamente marginale. Signor Presidente, anche per il dibattito che è stato fatto ieri, noi sappiamo invece quanto nel settore della cultura gli investimenti - che in poco più di un anno di Governo avete fatto scomparire completamente - sarebbero necessari per rafforzare il senso di comunità e la tenuta sociale di un Paese che voi invece volete sempre più diviso e sempre più frammentato. È la cultura a costruire civitas , a costruire comunità e protagonismo soprattutto delle nuove generazioni; è la cultura a costruire senso sociale, appartenenza, rispetto reciproco. Voi infangate ogni giorno questa appartenenza alla nostra comunità incendiando, provocando continuamente divisioni. Noi abbiamo pronunciato un motto che crediamo non appartenga ad un singolo partito, ma possa appartenere ad un'intera classe politica, ad un'intera classe repubblicana: investiamo in cultura per investire in sicurezza. Non è un motto di partito, questo. Quando chiude un teatro in una città, soprattutto in un quartiere di periferia dove l'isolamento è più forte, dove più difficile vivere e farsi riconoscere, è una ferita alla nostra capacità di stare insieme che non si rimargina; è una ferita all'integrazione e all'inclusione - che fanno sicurezza - che non si rimargina. E, poi, Presidente - lo voglio dire - questi sono anche colpi enormi alle potenzialità economiche del nostro Paese perché la cultura, e in particolare lo spettacolo - abbiamo citato la lirica, abbiamo citato il cinema - sono anzitutto forza economica, punti di forza per l'economia del nostro Paese: significano prodotto interno lordo, significano lavoro perché generano moltissimo lavoro. In un tempo e in una società in cui, invece, ci sono muri che impediscono a tanti, soprattutto ai più giovani, che vogliono fare cultura, che vogliono fare cinema, di mettersi in gioco, ebbene, signor Presidente, questo decreto-legge emergenziale, raffazzonato, che siete stati costretti a varare - e che forse neanche avreste voluto - non solo non contribuirà ad abbattere quei muri, ma anzi li alzerà enormemente, soprattutto, appunto, per i più giovani, per le produzioni indipendenti. Mi sarei aspettato da parte vostra, senatrice Granato, senatrice Russo, ad esempio, l'impegno, che potremmo sottoscrivere insieme, e che manca in questo provvedimento - altro elemento negativo - a rafforzare quei contributi selettivi per le opere prime e seconde nel cinema che, come sappiamo, sono le più difficili per un autore, soprattutto per un autore giovane. Questo non c'è e per tale ragione - credetemi, Presidente, colleghi, a malincuore - dobbiamo rimarcare come questo decreto- legge sia una enorme occasione persa e contenga dentro di sé in realtà un'idea sbagliata della cultura, un'idea sbagliata di Paese che mortifica la cultura, il nostro Paese e soprattutto tante potenzialità, tante energie inespresse che con questo provvedimento non liberate, ma anzi continuate a mortificare. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5 a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna. La Presidenza, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, dichiara inammissibile l'emendamento 1.1, già dichiarato inammissibile in Commissione, in quanto non si trova in diretta correlazione con le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati. GRANATO, relatrice . Signor Presidente, esprimo parere contrario. BORGONZONI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali . Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. PRESIDENTE . Passiamo all'emendamento 4 -bis .1, su cui la 5 a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Essendone stata avanzata richiesta, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4 -bis .1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, il ritorno del disegno di legge in sede di terzo esame, con alcune piccole modifiche, non cambia evidentemente il nostro orientamento e il nostro giudizio sul decreto-legge. (Brusio) . PRESIDENTE. Faccio sempre la solita richiesta: se abbandoniamo l'Aula, facciamolo permettendo a chi sta parlando di continuare il suo discorso. DE PETRIS (Misto-LeU) . Lo scopo del decreto-legge, almeno quello dichiarato, era assolutamente condivisibile per quanto ci riguarda, cioè provare a creare un sistema virtuoso della gestione del personale dipendente dalle fondazioni lirico-sinfoniche, settore in cui vi è un precariato che si è consolidato del tempo è che è particolarmente grave, si era tentato varie volte, anche nella scorsa legislatura, di avanzare proposte idonee ad affrontare questo problema. L'intervento normativo - come era stato preannunciato - era finalizzato a risolvere il problema del precariato attraverso la stabilizzazione di tantissimi precari, anche in attuazione della sentenza della Corte di giustizia europea del 25 ottobre 2018. Tale proposito non si è però evidentemente realizzato in modo felice, perché non si arriva alla stabilizzazione del precariato, così com'era stato preannunciato e come anche oggi la relatrice di maggioranza in replica continua ad affermare, e non è accaduto per una serie di motivi. Innanzitutto, a nostro avviso, non può essere accettata la decadenza del diritto di precedenza: si tratta di una norma iniqua, che colpisce ingiustamente proprio i precari più storici, che si vedono quindi in questo modo accantonati.