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Il comma 4 modifica l'articolo 87, comma 8, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, prevedendo che gli accertamenti diagnostici funzionali all'applicazione delle disposizioni di cui i commi 6 e 7 del medesimo articolo 87 (prorogati all'articolo 1, comma 3, lettera b) , numero 1), del decreto in esame), relativi all'esposizione a rischio di contagio da COVID-19 del personale delle Forze di polizia, delle Forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nonché quelli relativi alle assenze per malattia o quarantena o per permanenza domiciliare fiduciaria dovute al COVID–19 del predetto personale, possano essere effettuati dal rispettivo servizio sanitario di ciascuna Forza di polizia, Forza armata o Corpo nazionale dei vigili del fuoco. L'articolo 2 modifica l'articolo 6, del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2020, n. 70, che ha disposto l'introduzione del Sistema di allerta COVID-19. In particolare, le modifiche sono finalizzate a consentire l'utilizzo del sistema di allerta, quale misura di prevenzione e tutela della sanità pubblica, al fine di prevenire la diffusione del COVID-19 a carattere transfrontaliero e, dunque, come parte di una strategia europea di controllo del contagio e, per altro verso, di tutela della popolazione italiana rispetto al diffondersi del virus su scala transnazionale. In questa ottica, la modifica di cui alla lettera a) consente l'interoperabilità con le piattaforme che operano, con le medesime finalità, nel territorio dell'Unione europea. Come noto, infatti, nel contesto della lotta al Coronavirus , la maggior parte degli Stati membri ha adottato un'applicazione nazionale di tracciamento dei contatti e allerta. Al riguardo, già con la raccomandazione (C(2020)2296), relativa a un pacchetto di strumenti comuni dell'Unione europea per l'uso della tecnologia e dei dati, adottata lo scorso aprile al fine di contrastare e superare la crisi relativa alla pandemia di COVID-19, la Commissione si è posta l'obiettivo di sviluppare un approccio europeo comune. In particolare, nella raccomandazione viene sollecitata « l'interoperabilità in tutta l'Unione europea ». Gli Stati membri, con il sostegno della Commissione, hanno concordato una serie di specifiche tecniche per garantire uno scambio sicuro di informazioni tra le applicazioni nazionali per la ricerca di contatti basate su un'architettura decentralizzata sul modello adottato anche in Italia. Per supportare l'ulteriore razionalizzazione del sistema, la Commissione sta istituendo un servizio di gateway , vale a dire un'interfaccia per ricevere e trasmettere in modo efficiente le informazioni pertinenti dalle applicazioni e dai server nazionali di tracciamento dei contatti. L'infrastruttura digitale garantisce la trasmissione di informazioni tra i server back-end delle applicazioni nazionali e permette a tali applicazioni di funzionare senza soluzione di continuità anche a livello transfrontaliero. In questo modo, gli utenti delle varie applicazioni nazionali potranno ricevere un'allerta anche quando viaggiano all'estero. Una volta implementata la soluzione tecnica, infatti, tali applicazioni nazionali funzioneranno perfettamente quando gli utenti si recano in un altro Paese dell'Uunione europea che segue l'approccio decentralizzato. Ciò significa un importante passo in più verso l'interoperabilità delle applicazioni mobili per rintracciare le infezioni da Coronavirus e allertare anche in caso di diffusione del virus a seguito di contatto avvenuto in Paese dell'Unione europea. Tale strategia appare ancor più utile e necessaria in questa fase. In ogni caso, tale interoperabilità viene garantita nell'ambito della disposizione vigente e, quindi, nel contesto di un sistema di allerta nazionale che rimane immutato nella sua impostazione normativa e anche tecnologica, prevista su base volontaria e secondo determinate modalità di funzionamento perfettamente rispettose della normativa in materia di privacy . Al riguardo, la proposta di modifica prevede esplicitamente che l'attuazione dell'interoperabilità dovrà essere preceduta da una valutazione di impatto del trattamento ai sensi dell'articolo 35 del regolamento (UE) 2016/679. L'intervento di cui alla lettera b) , invece, modifica il comma 6 dell'articolo 6 del decreto-legge n. 28 del 2020 relativo al periodo di operatività dell'applicazione e della piattaforma unica nazionale, ad oggi ancorato allo stato di emergenza nazionale. L'esperienza maturata in questi mesi, infatti, ha dimostrato, per un verso, che l'organizzazione di misure di controllo, prevenzione e immediato intervento sanitario sul territorio è indispensabile ad una strategia di tutela della sanità pubblica, anche nel periodo successivo al picco dei contagi e al fine di scongiurarne il ritorno; per altro verso, l'uscita dall'emergenza e dalla situazione di straordinaria contingenza, con il ritorno alle ordinarie attività, impone di garantire misure di prevenzione sanitaria rispetto al fenomeno della persistenza e del diffondersi del virus all'interno dei Paesi dell'Unione europea. Il perdurare della diffusione del virus nel territorio dell'Unione europea e la necessità di garantire l'interoperabilità delle applicazioni europee di allerta, quale misura di prevenzione e protezione sanitaria a livello transfrontaliero, impongono dunque di assicurare l'operatività del modello italiano fino a quando non saranno cessate le esigenze di contenimento e prevenzione della diffusione del virus sul territorio nazionale. Il sistema di allerta, anche nel contesto transfrontaliero, costituisce infatti misura necessaria e utile a far fronte alle esigenze sanitarie che, nel pieno rispetto della normativa europea e, in particolare, del regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD), giustificano e consentono il trattamento, disposto comunque su base volontaria e secondo le modalità già previste di tutela della privacy . In questo contesto, allertare le persone che, su scala europea, siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi per tutelarne la salute rimane una misura fondamentale in quanto strumento sicuro di tutela della salute pubblica. La modifica proposta, quindi, dispone che il sistema di allerta COVID-19 operi sino alla cessazione delle esigenze di protezione e prevenzione della sanità pubblica, legate alla diffusione del COVID-19 anche a carattere transfrontaliero, individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, e comunque entro il 31 dicembre 2021. Si rappresenta che sulla norma è stato sentito il Garante per la protezione dei dati personali. L'articolo 3 modifica i commi 9 e 10 dell'articolo 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, differendo i termini di invio delle domande di accesso ai trattamenti di integrazione salariale collegati all'emergenza COVID-19 e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi.