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Le proposte di risoluzione a entrambi i documenti dovranno essere presentate entro la fine della discussione. MAGORNO (IV-PSI) . Signor Presidente del Senato, onorevoli colleghi senatori, signori del Governo, «Roma è molto grande e molto lontana da qui», scriveva nel suo romanzo «Tibi e Tascia» il nostro grande scrittore calabrese Saverio Strati. Prima di entrare nel cuore del mio intervento, consentitemi però di rivolgere il mio pensiero a chi a causa del Covid-19 in queste settimane ha perso la vita, a chi ha lottato e continua a lottare in prima linea, agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, alle Forze dell'ordine tutte. Abbiamo vissuto momenti di intensa tragicità. Le immagini della trista sfilata delle bare portate dai camion militari nella notte di Bergamo hanno straziato il cuore degli italiani; le terremo sempre nel cuore, come monito a imperitura memoria. L'emergenza che ancora stiamo vivendo ha avuto il suo drammatico snodo la sera dell'8 marzo al Sud, quando, a causa dell'imperdonabile circolazione delle bozze del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si è scatenato un vero e proprio esodo verso il Mezzogiorno, che di fatto ha determinato il diffondersi del coronavirus nel Mezzogiorno d'Italia. Quell'8 marzo è stato il nostro 8 settembre: un intero Paese, a causa di un'improvvida fuga di notizie, è stato preso dal panico e si è ritrovato confuso e impaurito. Restano incancellabili le immagini delle stazioni del Nord brulicanti di persone, di tanta gente in fuga verso il Sud. Di quella scellerata notte stiamo ancora pagando le conseguenze. Questo mi fa ritornare alla mente la citazione di Saverio Strati: «Roma è molto grande e molto lontana da qui». Questa immagine letteraria ha un sapore profetico e racconta meglio di ogni altra l'antica e dolorosa distanza che avverte la nostra gente. È questa la situazione che si è palesata, ancora di più in queste settimane, nei rapporti tra il Governo e i sindaci, soprattutto quelli del Sud. I sindaci, eroi costretti troppo spesso a lottare da soli, a mani nude, fuori dalla trincea, sul campo di battaglia, contro un nemico potentissimo ma invisibile, che semina morte, senza l'ausilio dello Stato; anzi, lo abbiamo sentito lontano. Entrando nel merito dei provvedimenti del Governo, lo scostamento di 55 miliardi previsto nel DEF rappresenta un passaggio importante per affrontare la crisi legata all'emergenza Covid-19. Se da un lato le misure volte a non lasciare indietro nessuno rappresentano solo un primo passo, dall'altro non posso non rimarcare la necessità di porre attenzione alla situazione dei Comuni, in particolare di quelli piccoli. I sindaci in queste settimane hanno svolto un lavoro straordinario e sono stati, 24 ore su 24, il primo punto di riferimento dei cittadini, accogliendo e cercando sempre di dare una risposta concreta alle necessità, anche le più disparate, di ogni singola persona. Ma servono maggiori risorse ed è per questo che bisogna sostenere l'appello dell'ANCI, che chiede 5 miliardi di euro da destinare ai Comuni. Il fondo di 3 miliardi e mezzo di euro pensato dal ministro Gualtieri non è sufficiente per garantire il corretto funzionamento dei Comuni, che rischiano concretamente il fallimento. Sarebbe allora il fallimento di un intero sistema, volto ad assicurare i servizi essenziali ai cittadini: penso ai trasporti, ai servizi sociali, alla raccolta dei rifiuti, tutto l'insieme dei servizi indispensabili per affrontare la quotidianità, il minimo vitale. Non si può perdere tempo, perché in questi giorni le casse comunali sostanzialmente non hanno registrato entrate e non possono registrarle. Per questo sarebbe delittuoso dare ai sindaci meno di quanto loro chiedono. Rendiamoci conto che è in gioco la tenuta dell'intero sistema, che ha nei Comuni le prime fondamenta e il primo avamposto dello Stato. Le conseguenze sociali di un crollo sarebbero inimmaginabili, soprattutto nelle Regioni del Sud. In questo senso un altro snodo fondamentale riguarda la possibilità di controllare capillarmente il territorio. Per questo occorrerebbe una presenza maggiore e costante delle Forze dell'ordine. L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) dà ai sindaci l'onere dei controlli sul territorio, ma non si capisce con quali forze. I sindaci in questo momento sono come i generali, che vanno in guerra con truppe valorose, ma sparute, in alcuni casi inesistenti. In queste settimane le Forze dell'ordine hanno svolto un lavoro straordinario, ma soprattutto al Sud c'è l'impellente bisogno di assumere vigili urbani, per rafforzare gli organici, che in alcuni Comuni non dispongono di un solo agente di polizia municipale. Non sono pochi i casi in cui i sindaci stessi e gli amministratori si sono improvvisati vigili, per effettuare i controlli e colmare il vuoto esistente, un vuoto enorme, come è enorme il vuoto sulle linee guida per affrontare la fase 2. Di fronte a questa fase decisiva per la ripresa dei territori, i sindaci sono stati ridotti a marinai costretti a navigare a vista, senza bussola e con l'amara prospettiva di una disastrosa deriva. L'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri scarica tutto sui primi cittadini, senza però indicare loro concretamente cosa fare. Matteo Renzi, oggetto di feroci attacchi, in tempi non sospetti è stato il primo a focalizzare l'attenzione sulla ripartenza. Bisognava ascoltarlo, allora, sulla necessità di programmare per successivi step il ritorno alla normalità. Ora, tardivamente, tutti si affrettano a fornire ricette e indicazioni, ma di fronte a taluni ritardi, per alcuni settori, in particolare per il turismo, è già troppo tardi. Il tempo è già scaduto. Per questo settore, motore dell'economia di molte zone del Paese, tra cui quella da cui provengo, servono regole chiare ed immediate sul come e sul quando ripartire, sul quando riaprire le attività turistiche. I sindaci devono confrontarsi quotidianamente con le ansie e le richieste degli operatori, che nell'imminenza della stagione estiva temono di vedere vanificare anni di lavoro e di sacrifici. PRESIDENTE. Senatore Magorno, per cortesia, la invito a concludere. MAGORNO (IV-PSI) . Le chiedo un minuto in più, signor Presidente. Sempre a proposito di turismo, non posso non porre la questione relativa al Fondo di solidarietà comunale, istituito con l'articolo 1 della legge n. 228 del 2012. Si tratta di un balzello, che va assolutamente tolto o almeno sospeso per il 2020. Per quel che riguarda poi, in particolare, i provvedimenti necessari, vorrei segnalare i seguenti: la riduzione del Fondo crediti di dubbia esigibilità, dal 95 per cento al 50 per cento; il ristoro totale a fondo perduto delle perdite secche derivanti dal mancato incasso dei tributi comunali e dei tributi minori; l'aumento dell'anticipazione di tesoreria a sette dodicesimi e il riconoscimento di un contributo a copertura dei maggiori interessi;