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è nota la problematica relativa al reclutamento di personale infermieristico, ostacolata (come peraltro segnalato dalla Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) dal vincolo di esclusività che ancora permane a carico di tale categoria, per la quale non è disciplinata, a differenza di quanto accade per i medici, la possibilità di prestare attività al di fuori del normale orario di lavoro di servizio; ulteriore freno al reclutamento del personale da impiegarsi nell'attuazione del piano è rappresentato dal rischio di incorrere in conseguenze giudiziarie, laddove si ipotizzino correlazioni tra la somministrazione del vaccino e l'eventuale insorgenza di lesioni o il verificarsi del decesso delle persone sottoposte al trattamento, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga opportuno rivedere la classificazione per fasce differenziate di rischio circoscrivendole fin da subito esclusivamente su scala provinciale, comunale o intercomunale, così da garantire maggiore efficacia sui singoli focolai, evitando al contempo misure eccessivamente limitanti l'attività economico-commerciale e ricettiva in territori in cui i livelli di rischio appaiono disomogenei; quali iniziative urgenti intenda promuovere al fine di elaborare nuove regole di contenimento del contagio, che rendano compatibile la gestione del rischio sanitario, anche in cluster rossi e arancioni, con l'apertura delle attività ricettive e commerciali attraverso identificazione di regole severe, ma chiare, di igienizzazione, distanziamento, regolazione degli accessi e stazionamento all'interno dei locali pubblici, riservando l'ipotesi della chiusura solamente a casistiche isolate e di assoluta criticità; se ritenga necessario accelerare al massimo, nelle prossime settimane, l'applicazione del piano vaccinale, anche attraverso un sensibile ampliamento della platea del personale incaricato della somministrazione del vaccino, coinvolgendo nella misura più ampia possibile il sistema sanitario privato, i medici di base, le farmacie, le strutture poliambulatoriali, oltre che attraverso l'allestimento di punti di somministrazione all'interno di aziende e luoghi di lavoro, palestre e palazzetti dello sport, centri commerciali e istituti scolastici; quali iniziative intenda promuovere per garantire il tempestivo coinvolgimento di tutte le professionalità considerate idonee alla somministrazione dei vaccini anti SARS-CoV-2/COVID-19 e se ritenga di introdurre tutte le opportune modifiche normative atte a sospendere il vincolo di esclusività che ancora permane a carico del personale infermieristico dipendente delle strutture parte del SSN e dei medici ospedalieri pubblici, estendendo a tali categorie la possibilità di prestare attività al di fuori del normale orario di lavoro di servizio; quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di predisporre un intervento legislativo urgente che tuteli il personale medico e sanitario che somministra i vaccini da eventuali responsabilità di ordine penale, civile, contabile e da rivalsa, se le condotte tenute dal predetto personale siano giustificate dalla necessità di garantire la continuità e l'efficienza nell'attuazione del piano vaccinale, ferme restando le responsabilità individuali in caso di dolo; se non ritenga necessario prevedere, al fine di garantire il massimo livello di protezione ai soggetti maggiormente esposti al rischio di manifestare le forme più gravi della malattia, che tutti gli operatori sanitari che operano all'interno degli ospedali, delle strutture del SSN o convenzionate si sottopongano al vaccino contro il COVID-19 e che, qualora non ritengano di farlo, siano temporaneamente adibiti ad altra mansione, che non preveda il contatto diretto con i pazienti. Interrogazioni Atto n. 3-02353 DURNWALDER Al Ministro dell'università e della ricerca Premesso che: il direttore generale per le istituzioni della formazione superiore ha emanato il decreto direttoriale n. 553 del 26 febbraio 2020, recante "Procedura per il conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia"; l'articolo 2, comma 4, lettera b) , in relazione alle modalità di presentazione delle pubblicazioni per gli aspiranti professori associati e ordinari, recita: "Il candidato ha l'obbligo per ciascuna delle pubblicazioni indicate in elenco di allegare, mediante caricamento in piattaforma, l'intero prodotto da esaminare in formato elettronico (pdf) e, ove la pubblicazione sia redatta in lingua diversa dall'italiano e/o dall'inglese, la traduzione giurata della pubblicazione in un unico file. Non saranno valutate le pubblicazioni di cui non sia stato inserito il relativo allegato"; considerato che: la disposizione non prende in considerazione i candidati italiani appartenenti alle minoranze linguistiche francese e tedesca i quali, nel caso di pubblicazioni in lingua diversa dall'italiano o inglese, si vedranno costretti a ricorrere alla traduzione giurata che, oltre a non garantire la fedeltà del testo da tradurre, rappresenta un costo non indifferente; la disposizione risulta in contrasto non solo con il principio dell'internazionalizzazione della ricerca scientifica italiana che si è sin qui affermato, ma anche, e soprattutto, con il principio di non discriminazione sancito dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che vieta qualunque discriminazione basata sulla lingua, nonché con il principio di libera circolazione dei lavoratori di cui all'art. 45 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda superare questa situazione di grave pregiudizio, sintomo di un protezionismo accademico in contrasto con lo spirito di una scienza libera e competitiva a livello internazionale. Atto n. 3-02354 CUCCA Al Ministro della salute Premesso che: i recenti provvedimenti predisposti dal Governo per fronteggiare la nuova ondata di contagi da COVID-19, causata anche dalla diffusione delle nuove "varianti" del virus, hanno determinato l'inclusione in zona rossa ed in zona arancione della maggior parte delle regioni italiane; in particolare, l'adozione dapprima del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 marzo 2021, e successivamente del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, ha modificato e ristretto il quadro normativo rispetto a quanto precedentemente disposto, prevedendo misure di contenimento del virus fino al 6 aprile 2021; tuttavia, la regione Sardegna, in ragione di una situazione epidemiologica meno grave, è stata confermata area "bianca", zona ossia soggetta a forme di minore limitazione riguardo agli spostamenti interni e agli orari di circolazione, nonché sottoposta a minori limitazioni per quanto attiene allo svolgimento delle attività economiche, pur rimanendo tuttavia il divieto di assembramento e l'obbligo di indossare la mascherina e mantenere il distanziamento interpersonale; nondimeno, le misure attualmente in vigore non hanno previsto il divieto di spostamenti per raggiungere le seconde case, anche per quelle ubicate in un'altra regione, essendo di conseguenza non proibiti gli spostamenti tra le regioni, anche tra regioni rosse e regioni bianche;