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Venezia da milleseicento anni - quest'anno ne ricorre il compleanno - è un porto, ha una vocazione marinara - lo è sempre stato storicamente - e oggi il porto ha due vocazioni: una crocieristica e una commerciale. Quindi, qualsiasi provvedimento che la vede oggetto di attenzioni dovrebbe riuscire a coniugare l'attenzione alla fragilità di Venezia con le legittime e doverose aspettative di chi a Venezia vuole continuare a vivere e farne il proprio luogo di lavoro. Rispetto al richiamo dell'UNESCO, ammesso che voi per una parte della vostra carriera politica avete detto «Ce lo chiede l'Europa», adesso che avete visto il fallimento dell'Europa, l'avete sostituito con «Ce lo chiede l'UNESCO», siete capaci, per uno scatto di amor patrio - se ne avete - o anche solo amor proprio, di riuscire a tutelare un bene come Venezia, senza dover fare appello a qualcun'altro? (Applausi) . Senza farci dire dall'Europa o dall'Unesco cosa dobbiamo fare per tutelare Venezia? Ci rendiamo conto che nel mondo ci percepiscono come quelli a cui dare le istruzioni? Ci consegneranno un modellino di Venezia con le istruzioni su come dobbiamo mantenerla? A noi? Noi italiani, noi veneti, che abbiamo fatto di Venezia una delle città più importanti del mondo, prendiamo lezione oggi da quelli che vivevano ancora nelle palafitte, quando Venezia era strategica all'interno del Mediterraneo e nel mondo intero? Immagino la reazione di Marco Polo se oggi sapesse che qualcun altro da lontano vorrebbe imporre e decidere le sorti di Venezia. Noi non ci siamo, mi dispiace. Voteremo a favore di questo provvedimento, dandovi una fiducia che forse non meritereste nemmeno, ma che meritano tutti quelli che sul porto di Venezia gravitano, vivono e si meritano delle risposte immediate. È per questo che votiamo a favore. Ma se il disegno, signori, è avere un nuovo porto offshore , per cui avete già deliberato uno studio di fattibilità da oltre 2,5 milioni, che andavano bene come ristori, anziché gettarli nel mare per uno studio di fattibilità per un porto offshore che non ha alcuna possibilità di vedere la luce, che è il contrario della vocazione portuale di Venezia, ci troverete qui a ribadire la nostra contrarietà. Noi crediamo infatti che ci siano le possibilità di avere un porto, non necessariamente con le navi che transitano per il centro di Venezia, che - ripeto - va tutelato. Sarebbero bastati due attracchi, quando avete deciso d'imperio di non far transitare le navi dal 1° agosto; due attracchi la cui costruzione era prevista entro aprile 2021; avreste così lenito una situazione di disagio. L'abbiamo fatto in Commissione, aumentando i ristori, che comunque non sono abbastanza. E dice la CGIA di Mestre, e non Luca De Carlo, che potrebbe essere di parte, anche se voterà a favore di questo provvedimento, come farà tutto il Gruppo di Fratelli d'Italia. Credo che noi abbiamo il dovere di dare una vocazione a Venezia e tale vocazione non è solo quella di città museo, ma è quella di fulcro degli scambi commerciali e turistici del Nord Adriatico e dell'Italia. Questo lo si fa potenziandone il porto, non con visioni fantascientifiche mascherate da tutela dell'ambiente. Io capisco che dobbiate tenere buona una parte di maggioranza, che probabilmente non sa cos'è il canale di Malamocco, non sa cos'è il Vittorio Emanuele, non sa cos'è il canale dei Petroli, non sa tutte queste cose, ma per ideologia avversa di per sé questa questione. Noi crediamo invece alla sua vocazione di porto e alla possibilità che non si abdichi a favore di altre aree e di altri porti, che ormai si fregano le mani per l'incapacità di dare una soluzione a questo problema. La situazione - come sapete - è già difficile a Venezia, e non soltanto per la pandemia, che ha colpito tutti e soprattutto le città turistiche; prima c'era stata infatti l'acqua granda. Il provvedimento entra in un contesto già fragile non solo sotto il profilo squisitamente ambientale, ma anche sotto il profilo economico e sociale. Secondo noi si sarebbe dovuto tener conto di questo. Noi oggi diamo una forte apertura di credito su tale questione al Governo, ma saremo i primi a vigilare, senza bisogno di commissioni e senza bisogno di periodici confronti. Monitoreremo i lavori, e lo faremo attraverso i veneziani, quelli che Venezia la vivono e quelli che a Venezia vogliono continuare a vivere. (Applausi) . FERRAZZI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRAZZI (PD) . Signor Presidente, c'è un termine a Venezia, che fu coniato dall'allora patriarca Angelo Scola, che diceva "imparare Venezia". È stato uno slogan molto utilizzato che ritengo assolutamente corretto, perché imparare Venezia vuol dire capire cos'è Venezia e capire cos'è stata Venezia. Capire innanzitutto la complessità della gestione della laguna e di una città di certe dimensioni, di una certa importanza, di caratteristiche specifiche e per molti versi uniche a livello mondiale. Venezia è stata governata nel tempo da parte di una classe dirigente assolutamente lungimirante, che ha avuto la capacità di tenere insieme anche gli opposti. Ha avuto - per esempio - la capacità di superare radicalmente dal punto di vista culturale un equivoco che è presente anche oggi qui in Aula e che più volte è stato rimarcato: l'equivoco che Venezia e la laguna siano semplicemente una riserva naturale. Ora, Venezia e la laguna sono una riserva naturale; lo dico dal punto di vista non tecnico-lessicale, ma dal patrimonio naturalistico presente. È un unicum , è una laguna, è straordinaria e come tale va naturalmente gestita, valorizzata e trattata. Ma Venezia è anche in realtà da sempre antropizzata e la grande difficoltà e il grande fascino del governo di Venezia e della sua laguna stanno esattamente nel coniugare la realtà naturale di Venezia con la realtà del luogo vissuto, degli abitanti. Occorre dunque tenere insieme la civitas ,l' urbs e la natura, attraverso interventi anche molto complessi, che naturalmente si sono succeduti nel tempo. I nostri avi, coloro che hanno governato la Serenissima, hanno fatto anche delle opere idrauliche straordinarie e hanno spostato interi fiumi che rischiavano di rendere la laguna non più tale, facendola diventare fondamentalmente terraferma. Contemporaneamente hanno sempre gestito con grande oculatezza il dragaggio dei canali e coloro che erano preposti all'equilibrio idro-dinamico della laguna avevano una responsabilità e un potere molto gravoso a cui rispondere. Dunque è esattamente questo il tema che si pone oggi: come riusciamo a coniugare l'unicità naturale di una laguna come quella di Venezia e della sua città, con la necessità di avere una città che viva non solamente del passato, ma anche del presente e del futuro, ritenendo non accettabile che abbia solamente 50.000 residenti.