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Disposizioni per la tutela e la salvaguardia dei manufatti e delle macchine per la pesca tradizionali esistenti sul demanio marittimo, lacuale e fluviale italiano. Onorevoli Senatori . – Con il presente disegno di legge, recante « Disposizioni per la tutela e la salvaguardia dei manufatti e delle macchine per la pesca tradizionali esistenti sul demanio marittimo, lacuale e fluviale italiano » da sottoporre, per la sua approvazione al Parlamento, ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione, si vuole sottoporre all'attenzione del legislatore un fenomeno sociale che è sorto nei secoli e che abbraccia vari interessi sociali, culturali, storici ed ambientali (1) . Nello specifico si tratta di rivisitare e precisare uno statuto dei manufatti e delle macchine da pesca presenti in determinate e peculiari zone e in contesti ambientali particolari, già sottoposti a vincoli conservativi ovvero certamente meritevoli di tutela e di salvaguardia, in quanto espressione della tradizione e dell'opera dell'ingegno di determinate popolazioni che, attraverso i secoli, hanno pensato e realizzato questi manufatti e macchine da pesca, spinti anche dalla necessità di soddisfare esigenze primarie. Essi si trovano in molte parti del territorio nazionale e, a seconda dei luoghi e della tipologia di manufatti, vengono denominati trabocchi (Abruzzo), trabucchi (Molise e Puglia garganica) caliscendi (Porto di Giulianova – Abruzzo), bilancini (lungo i maggiori fiumi e laghi italiani) o i bilancioni e i capanni da pesca delle valli di Comacchio (2) . È evidente che la specifica ricostruzione è ben presente e può valere per le altre tipologie di manufatti e macchine da pesca presenti sul demanio marittimo, lacuale e fluviale e nelle aree di tutto il nostro territorio italiano, come sopra ricordato, ovviamente con le variabili locali, sociali, storiche, culturali e ambientali che impongono interessi generali e non meramente economici. Anche sulla base di tali oggettive premesse, così sintetizzate, il fenomeno meriterebbe dunque tutela e salvaguardia con una piena qualificazione giuridica, e cioè uno statuto peculiare e un regime amministrativo regolatorio, per favorire la valorizzazione coniugata con la conservazione di un peculiare e unico patrimonio sociale, culturale ed ambientale formatosi nei secoli. Un esempio virtuoso in tal senso, che appare emblematico e corrente con le finalità di coordinamento con l'ordinamento nazionale, e in particolare con il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e con il codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, viene dalla legge della regione Abruzzo 10 giugno 2019, n. 7, (recante integrazioni e modifiche alle leggi regionali 11 agosto 2009, n. 13, e 19 dicembre 2001, n. 71), che racchiude disposizioni relative al recupero, alla salvaguardia e alla valorizzazione dei trabocchi della costa teatina, nonché di quelli da molo, anche detti « caliscendi » o « bilancini », della costa abruzzese. La norma più recente è stata adottata a completamento di un percorso avviato mediante la legge regionale 14 dicembre 1994, n. 93, recante « Disposizioni per il recupero e la valorizzazione dei trabucchi della costa abruzzese », con la quale la regione Abruzzo ha inteso « perseguire una puntuale tutela del patrimonio storico-culturale e ambientale rappresentato dai trabucchi della costa abruzzese e promuove un recupero e una utilizzazione dei beni stessi non contrastanti con la loro naturale destinazione, né pregiudizievoli per i valori estetici, tecnologici tipici e paesaggistici degli stessi ». Con l'ulteriore precisazione che « i trabucchi e il loro intorno, compreso il tratto di mare che concorre a formare il “quadro d'insieme” », sono considerati e tutelati « quali beni culturali primari ». L'impostazione generale di tale corpus legislativo regionale, parzialmente ripreso in questa sede, è stata avallata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 138 del 10 giugno 2020, la quale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 1, lettera c) , della legge della regione Abruzzo 10 giugno 2019, n. 7, promosse dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento agli articoli 9 e 117, secondo comma, lettera s) , della Costituzione, e in relazione agli articoli 3, 5, 6, 21, 133, 134 e 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Tra l'altro, nella sentenza, oltre a ribadire obbligo di « conformarsi alle prescrizioni statali relative agli ambiti edilizio, igienico-sanitario, sicurezza e antincendio », la Consulta ha precisato che « La destinazione ad attività di ristorazione... non si pone in contrasto con il principio generale della tutela del patrimonio storico – culturale, essendo piuttosto rivolta alla sua valorizzazione in funzione di un richiamo turistico appositamente regolamentato in modo appropriato ». Evidentemente si tratta di una precisazione del più generale principio di osservare le regole che disciplinano le attività consentite e compatibili con la conservazione e il rispetto del quadro d'insieme ambientale che caratterizza la storica ubicazione di tali manufatti e macchine da pesca che, di regola, sono un numerus clausus , cioè di un numero ben preciso e definito a livello locale e non incrementabile (3) . Ciò posto, lo scopo del disegno di legge è quello di armonizzare con l'ordinamento nazionale e dell'Unione europea il concetto di valori sociali, culturali e ambientali tradizionali e tipici di determinati territori e della popolazione nativa, con le ampie e variegate ricadute sul piano sociale, culturale, economico e ambientale, che potremmo sintetizzare dando contenuto al concetto di « sviluppo sostenibile », collegato alla possibile attivazione di forme di economia circolare. Il concetto è riferibile al particolare fenomeno che ha assunto caratteri di peculiarità e unicità a livello internazionale, tanto da suscitare anche interesse come patrimonio immateriale dell'umanità, così come è avvenuto per il fenomeno storico, sociale ed economico della transumanza in Abruzzo. I profili della tutela e della valorizzazione dell'evoluzione secolare di tali manufatti tradizionali da sempre hanno suscitato l'attenzione anche per importanti ricadute sul piano socio-economico per il settore del turismo, e dell'indotto che genera, sempre in linea con i principi dello sviluppo sostenibile, ripresi oggi dagli articolo 9, comma terzo, e dall'articolo 41, commi secondo e terzo, della nostra Carta fondamentale, novellati con legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, chiarendo definitivamente che tali manufatti e macchine da pesca evidentemente non sono considerabili alla stessa stregua degli stabilimenti balneari.