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Tutti si rapportano (in positivo od in negativo) al sistema dei partiti politici. In specie, mentre il «maggioritario» tende a destrutturare i partiti politici, il sistema «proporzionale» assegna (conserva) ai partiti politici un ruolo-chiave. Ciò è pour cause e per chi scrive non è affatto un male, soprattutto se si crede che, nonostante tutto, i partiti possano (debbano) rinnovarsi assumendo una proiezione europea, sovranazionale. Per le ragioni che seguono. C'è stato un periodo -- un'era storica -- in cui i partiti occupavano le «istituzioni». Fino ad arrivare al punto tipico di evoluzione negativa della loro specie. Fino al «punto del dinosauro»: troppo grandi e troppo stupidi (ciò anche per effetto dell'ambiente politico artificiale che si era creato loro intorno, per effetto del debito pubblico). Ma ora il ciclo politico sembra rovesciarsi: sono le «istituzioni» ad occupare lo spazio politico proprio dei partiti. L'effetto prodotto è la sostanziale, tendenziale alterazione della struttura democratica classica, retta dalla catena: consenso-partiti-voti-potere-consenso o dissenso. Molte delle nuove strutture che appaiono sulla scena politica presentano infatti una sequenza invertita: non sono i voti che generano il potere; è il potere che cerca voti per le sue nuove forme politiche, o che sostituisce i voti con forme diverse di «legittimazione». In queste nuove morfologie politiche, i voti non sono dunque un prius , necessario, ma un posterius , opzionale. L'anello che rischia di mancare, in queste nuove catene politiche, è la democrazia, intesa come forma di rappresentanza generale degli interessi. Non si tratta di fenomenologia semplice. Non tutto è infatti causato da fattori di ordine «antropomorfo» (per esempio, non tutto è dovuto alla naturale tendenza dei sindaci a perpetuarsi politicamente, anche dopo la scadenza del loro mandato). E l'universo dei nuovi soggetti politici certamente non si esaurisce (come si cercherà di esporre qui di seguito) nel «bestiario» indicato in epigrafe. Si tratta di fenomeni notevolmente complessi. Non domestici, tipici cioè dell'ambiente politico italiano (che pure è laboratorio politico non marginale), ma generali. Fenomeni di latitudine storica generale, che si stilizzano nella seguente tabella: LIVELLI CORPI POLITICI MERCATO & PRIVATO Globale QUANGOS ( Quasi autonomous non governmental Organizations ), di tipo: – istituzionale: ONU, OCSE, UE, APEC, NAFTA, FMI, Banca mondiale, etc; – non istituzionale: Croce Rossa, Amnesty International , Greenpeace , eccetera. Trasferimento di quote di potere private Nazionale Stato-nazione Trasferimento di quote di potere Trasferimento di quote di potere Mercato & entità private (ad esempio: Organizzazioni di tipo «non profit») Locale Nuove «nazionalità», «regioni», municipi, comunità native, eccetera. Sono fenomeni che si manifestano all'interno di una vasta cascata di fattori, che va dalla caduta delle ideologie fino alla nuova geopolitica, dall'avvento dell'economia-mondo fino alla conseguente erosione della base di potere originaria e tipica dello Stato-nazione, basato sul principio del dominio territoriale chiuso. Un principio che da Westfalia, passando attraverso le costruzioni giacobine «moderne», arriva fino a questa fine di secolo. La casistica in cui empiricamente si manifesta tutto questo darwinismo politico può essere sintetizzata in tre classi generali: a) «Istituzioni» che occupano il vuoto politico. La meccanica politica che caratterizza questo processo è la «sussidiarietà» (anche nella variante del federalismo). Le figure emergenti sono le «comunità» (dalle comunità locali alle governmental organizations ). Le figure riemergenti sono le «comunità» (dalle comunità locali alle cellule familiari). Il fenomeno è causato da un doppio movimento: gli Stati arretrano; la realtà avanza sopra, a lato, sotto gli Stati. I flussi e le nuove concentrazioni di potere sono stilizzati e censiti nello schema precedentemente riportato; b) «Istituzioni» create dalla politica per l'esercizio di funzioni sostitutive. Tipiche all'interno di questa classe sono tanto la figura storica della Banca centrale quanto figure esoteriche, come le cosiddette Authority . Organismi questi che concentrano frazioni dei tre poteri sovrani, ibridando, in un microcosmo compiuto di competenza settoriale, funzioni normative-esecutive-giudiziarie. Inventate per sostituire la politica in settori tecnici specifici, le Authority non fanno politica in senso attivo. Ma la fanno in senso negativo: nel senso che svuotano la politica. O la surrogano (anche attraverso processi di osmosi di personale politico). Nello specifico del caso italiano, si tratta di corpi: 1) troppo numerosi, in termini quantitativi (attualmente le Authority sono circa 14, ma in continuo divenire); 2) impropri, in termini qualitativi, per il loro meccanismo genetico (in parte sono nominati dal Parlamento, in parte sono nominati dal Governo e, in definitiva, prevale evidentemente la componente autoritaria: discrezionale sulla funzione di garanzia); c) «Istituzioni» che strumentalizzano in modo creativo ed innovativo il loro potere, cercando empiricamente di fare ciò che invece dovrebbero ancora fare tanto lo Stato, nelle sue varie (residue) articolazioni, quanto la politica. È questa certamente la casistica più stravagante, sviluppata su di una gamma che -- si è premesso -- va dai municipi-partito fino ai partiti-azienda, passando attraverso le liste carismatiche, movimenti personali-popolari, eccetera. La classe a) è perfettamente «fisiologica». È il futuro della politica o, se si vuole, è la politica futura. Non è corretto, non ha senso negarne la legittimazione politica o cercare di contrastarla. Piuttosto, è necessario capirne l'essenza, costituita dalla prevalenza del «contratto» (liberamente stipulato) sulla «legge» (imposta dallo Stato). La filosofia è aristotelica e cristiana. Il senso profondo è il ritorno ai valori, insieme storici e trascendenti. Le classi b) e c) sono invece «patologiche». Si manifestano e si spiegano in fase di transizione. Ma il loro sviluppo va osservato e controllato. Fermo un punto: la vitalità di questi soggetti è (ancora) alta, ma solo perché la politica è bassa. Dunque la soluzione non si trova tanto nella applicazione di terapie o di interventi di tipi negativo o demolitorio (che farebbero, tra l'altro il loro gioco), quanto, piuttosto, in positivo, nella riemersione della politica. E la politica può riemergere, se lascia dietro di sé le «nuove» filosofie: la cultura oggettuale, la generalizzazione del particolare, la prevalenza dell'orizzontale sul verticale, la memoria che deglutisce il passato, l'assolutizzazione dell'attuale, la banalizzazione dell'esistente. In questo contesto, i corpi politici (soprattutto i partiti politici) hanno (possono nuovamente avere) un ruolo positivo essenziale. Soprattutto se (si ripete) hanno la possibilità e la forza per proiettarsi fuori dai confini domestici, assumendo sempre più una configurazione sovranazionale (europea). Parte seconda