[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 593 del codice di procedura penale, come sostituito dall'art. 1 della legge 20 febbraio 2006 n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), e degli artt. 1 e 10 della stessa legge, promossi, nell'ambito di diversi procedimenti penali, con ordinanze del 20 marzo e del 6 aprile 2006 dalla Corte d'appello di Torino, del 30 marzo 2006 dalla Corte di assise d'appello di Caltanissetta, del 7 aprile 2006 dalla Corte d'appello di Torino, del 28 aprile 2006 dalla Corte d'appello di Palermo, del 21 marzo 2006 dalla Corte di assise d'appello di Roma, del 6 giugno 2006 dalla Corte d'appello di Palermo, del 4 aprile e del 3 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Brescia, del 10 maggio dalla Corte d'appello di Torino, del 13 aprile e del 7 giugno 2006 dalla Corte d'appello di Brescia, del 3 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Palermo, del 25 maggio e del 1° giugno 2006 dalla Corte d'appello di Torino, del 24 maggio 2006 dalla Corte d'appello di Trento, del 19 e del 27 ottobre 2006 dalla Corte d'appello di Palermo, rispettivamente iscritte ai numeri 247, 248, 281, 343, 364, 389, 470, 495, 496, 568 e 672 del registro ordinanze 2006 e ai numeri 15, 21, 75, 76, 121, 385 e 386 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, numeri 34, 36, 39, 40, 41, 45, 46 e 50, prima serie speciale, dell'anno 2006 e numeri 6,7, 8, 10, 12 e 21, prima serie speciale, dell'anno 2007. Udito nella camera di consiglio del 21 novembre 2007 il Giudice relatore Giovanni Maria Flick. Ritenuto che, con numerose ordinanze, le Corti d'appello di Torino (r.o. nn. 248, 343 e 568 del 2006; nn. 75 e 76 del 2007), di Palermo (r.o. nn. 364 e 470 del 2006; nn. 21, 385 e 386 del 2007), di Brescia (r.o. nn. 495, 496, 672 del 2006; n. 15 del 2007), di Trento (r.o. n. 121 del 2007) e la Corte d'assise d'appello di Caltanissetta (r.o. n. 281 del 2006) hanno sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 25, secondo comma, 97, 111, primo, secondo, sesto e settimo comma, e 112 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 593 del codice di procedura penale, come sostituito dall'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento), nella parte in cui non consente al pubblico ministero di proporre appello avverso le sentenze di proscioglimento, se non nel caso previsto dall'art. 603, comma 2, cod. proc. pen. , quando cioè sopravvengano o si scoprano nuove prove dopo il giudizio di primo grado, e sempre che tali prove risultino decisive; che la Corte d'appello di Torino (r.o. n. 247 del 2006) e la Corte d'assise d'appello di Roma (r.o. n. 389 del 2006 ) hanno sollevato identica questione di legittimità costituzionale, sebbene proposta in riferimento soltanto agli artt. 3, 111 e 112 Cost. e in relazione all'art. 1 della citata legge n. 46 del 2006, sostitutivo dell'art. 593 cod. proc. pen. ; che i rimettenti (con la sola eccezione della Corte d'appello di Brescia, r.o. nn. 495, 496 del 2006 e n. 15 del 2007) censurano anche l'art. 10 della medesima legge, recante la relativa disciplina transitoria; che, sotto il profilo della rilevanza, i rimettenti premettono che in forza dell'art. 10 della legge n. 46 del 2006 - il cui art. 1, sostituendo l'art. 593 cod. proc. pen. , ha sottratto al pubblico ministero il potere di appellare le sentenze di proscioglimento - i giudizi dovrebbero essere definiti con ordinanze non impugnabili di inammissibilità; che tutti i rimettenti dubitano della legittimità costituzionale della disciplina censurata - in riferimento al principio di parità fra le parti (art. 111, secondo comma, Cost.), a quello di ragionevolezza e a quello di eguaglianza (art. 3 Cost.) - avuto riguardo al potere di impugnazione che continua ad essere riconosciuto alla parte civile; che la Corte d'appello di Torino (r.o. n. 247 del 2006) - che ritiene violati gli artt. 3, 111 e 112 Cost. - nel censurare gli artt. 1 e 10 della legge n. 46 del 2006, evidenzia che il giudizio a quo si è instaurato in esito all'appello proposto dal pubblico ministero avverso una sentenza di assoluzione pronunciata dal Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Pinerolo; che, analogamente, la Corte d'appello di Torino, con due ordinanze identiche (r.o. nn . 75 e 76 del 2007) , riferisce che i rispettivi giudizi a quibus traggono origine da appelli del pubblico ministero avverso altrettante sentenze di assoluzione pronunziate dai Giudici dell'udienza preliminare presso i Tribunali di Torino e di Ivrea; che, in altra ordinanza (r.o. n. 343 del 2006), la medesima autorità rimettente - a fronte della qualificazione da parte del pubblico ministero della propria impugnazione, avverso l'assoluzione di uno degli imputati pronunciata dal giudice dell'udienza preliminare, come appello incidentale - preliminarmente ritiene di dover qualificare l'atto di impugnazione in questione come appello principale, ritenendolo conseguentemente ammissibile e procedendo alla denunzia di legittimità costituzionale dell'art. 593 cod. proc. pen. nel nuovo testo e dell'art. 10, commi 1, 2 e 3, della citata legge del 2006, per contrasto con gli artt. 3 e 111 Cost.; in particolare, quanto a questo ultimo parametro, la Corte rimettente adduce anche la violazione del principio della ragionevole durata del processo; che sempre la Corte d'appello di Torino - con ordinanza di rimessione (r.o. n. 568 del 2006) pronunciata nell'ambito di un giudizio originato dall'impugnazione del pubblico ministero avverso la sentenza di assoluzione emessa all'esito di un giudizio abbreviato dal Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Torino - propone l'identica questione di costituzionalità;