[pronunce]

Nella specie il ricorso a questo titolo straordinario di competenza non richiederebbe la previa intesa fra Stato e Regione interessata, come pure si evince dalla sentenza di questa Corte n. 303 del 2003, poiché l'esercizio delle funzioni amministrative non viene sottratto agli enti locali competenti, ma solo coordinato con quello delle autorità indipendenti. Quanto poi alle doglianze della Regione Toscana, secondo la quale allo Stato sarebbe precluso attribuire funzioni amministrative agli enti locali nelle materie assegnate alla competenza regionale residuale, l'Avvocatura replica che quando lo Stato voglia assicurare, in applicazione del principio di sussidiarietà, l'esercizio unitario di una funzione, ciò potrà fare anche attraverso il coordinamento di funzioni spettanti agli enti locali con quelle di autorità statali. Una disciplina irragionevolmente differenziata della rete di comunicazione – si prosegue – sarebbe di ostacolo all'espletamento ottimale del servizio per tutti i cittadini e verrebbe in definitiva ad incidere sulla tutela dell'unità giuridica ed economica e in particolare sui livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, in relazione ai quali sussiste la competenza legislativa esclusiva dello Stato. Altro principio costituzionale che il decreto legislativo impugnato mirerebbe a salvaguardare sarebbe la tutela della concorrenza, che renderebbe necessaria la predisposizione di procedure certe e uniformi sull'intero territorio nazionale. Nello specifico delle censure proposte, la difesa statale osserva, quanto all'art. 86, che l'assimilazione delle infrastrutture alle opere di urbanizzazione primaria, certamente attinente al governo del territorio, ha il limitato scopo di uniformare la natura di queste reti su tutto il territorio nazionale, senza ledere alcuna competenza locale. In relazione al sesto comma del medesimo art. 86, si soggiunge che la previsione di limiti di esposizione e valori di attenzione ai campi elettromagnetici si “ispirerebbe” alla sentenza di questa Corte n. 307 del 2003, che ha accolto i ricorsi statali contro disposizioni di leggi regionali (per quanto qui rileva, l'art. 7, comma 3, della legge della Regione Marche n. 25 del 2001), che introducevano limiti di induzione magnetica difformi da quelli fissati nella legislazione statale. Infondate sarebbero pure le doglianze relative all'art. 87 del d.lgs. impugnato, che fissa uniformemente, a livello nazionale, obiettivi di qualità senza escludere la competenza delle leggi regionali in ordine alla localizzazione e all'attribuzione dei siti. Quanto alla censura contro l'art. 87, commi 6, 7 e 8, essa sarebbe da respingere considerando che la decisione a maggioranza nella conferenza di servizi semplifica il procedimento amministrativo senza peraltro sacrificare il ruolo fondamentale dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente. L'Avvocatura giudica, inoltre, senz'altro pretestuosa la censura che si appunta sull'art. 88, giacché la durata del periodo previsto per il perfezionamento della fattispecie del silenzio-assenso è quella tipica, e comunque è derogabile da parte degli enti locali. Sull'art. 89, disciplinante la coubicazione e condivisione di infrastrutture, la difesa dello Stato rileva che la disposizione attiene principalmente alle funzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e del Ministero, sicché, in applicazione del principio di sussidiarietà, la competenza regolatrice, anche di dettaglio, non potrebbe che spettare al legislatore nazionale. Per la stessa ragione sarebbe da respingere la questione avente ad oggetto l'art. 95: il potere di nulla osta attribuito al Ministero delle comunicazioni sarebbe espressione di una esigenza unitaria di sicurezza e funzionalità delle reti. Gli artt. 92, 93 e 94, che disciplinano limitazioni alla proprietà e servitù, prosegue la difesa erariale, riguarderebbero la materia dell'ordinamento civile, di esclusiva competenza statale; inoltre esigenze unitarie giustificherebbero la disciplina uniforme delle procedure espropriative nell'art. 90. In riferimento all'impugnazione dell'allegato n. 13, l'Avvocatura replica che questa Corte avrebbe ammesso una disciplina statale di dettaglio anche in materie di competenza regionale quando sia esercitata una competenza legislativa sussidiaria e rileva che ciò comporterebbe necessariamente «un'analoga posizione per le relative disposizioni regolamentari». Pure da respingere sarebbero le censure indirizzate nei confronti delle disposizioni impugnate, sul rilievo che esse attribuirebbero funzioni amministrative senza rispettare le condizioni per l'applicazione del principio di sussidiarietà. La legislazione statale al contrario risulterebbe proporzionata e ragionevole in relazione al fine di realizzare una rete di comunicazione estesa sull'intero territorio nazionale, né potrebbe dirsi violato il principio dell'intesa, che si realizzerebbe nella attuazione degli stessi procedimenti amministrativi introdotti con la normativa impugnata, procedimenti all'interno dei quali le Regioni eserciterebbero comunque le loro competenze sul territorio non diversamente dagli altri enti locali. Insussistente sarebbe infine, a giudizio della difesa statale, la lesione dell'art. 119 Cost. da parte dell'art. 93. L'autonomia finanziaria degli enti locali non potrebbe infatti essere pregiudicata da una disposizione che si limita a condizionare l'imposizione di canoni od altri oneri ad una previsione legislativa ed obbliga per il resto gli operatori che forniscono reti di comunicazione a tenere indenni gli enti locali dalle spese necessarie per le opere di sistemazione delle aree pubbliche coinvolte. 3.— In entrambi i giudizi hanno spiegato intervento le società T.I.M. s.p.a. – Telecom Italia Mobile, Vodafone Omnitel N.V., Wind Telecomunicazioni s.p.a. e hanno chiesto che le questioni proposte siano dichiarate improponibili, inammissibili e comunque infondate. Nel solo giudizio introdotto con il ricorso n. 79 del 2003 sono intervenuti anche, ad adiuvandum della ricorrente Regione Toscana, il Codacons (Coordinamento delle Associazioni e dei Comitati per la tutela dei consumatori e dell'ambiente), nonché, con atto pervenuto fuori termine, il Comune di Roma. 4.— Tutte le parti, nonché gli intervenienti Telecom Italia Mobile s.p.a., Vodafone Omnitel N.V., Wind Telecomunicazioni s.p.a. e Codacons hanno depositato ulteriori memorie in prossimità dell'udienza pubblica del 26 ottobre 2004. 4.1. — La Regione Toscana, contestando l'ammissibilità degli spiegati interventi, svolge nel merito argomentazioni volte a confutare le tesi difensive sostenute dall'Avvocatura erariale. Quanto all'argomento secondo cui la normativa impugnata sarebbe necessaria per assicurare l'installazione sul territorio nazionale degli impianti per la telefonia mobile di terza generazione (UMTS), si osserva che siffatto interesse non può prescindere dall'esigenza di ricercare «un punto di equilibrio tra esigenze e valori tutti parimenti tutelati dalla Carta costituzionale, anche con competenze attribuite alle Regioni».