[pronunce]

Tale interpretazione troverebbe conferma nel tenore letterale dell'art. 4 delle stesse norme di attuazione – il quale precisa che nelle entrate spettanti alla Regione «sono comprese anche quelle che, sebbene relative a fattispecie tributarie maturate nell'ambito regionale, affluiscono, per esigenze amministrative, ad uffici finanziari situati fuori del territorio della Regione» – e nella previsione, da parte dell'art. 37 dello statuto e dell'art. 7 delle norme di attuazione, «di meccanismi di riparto dei redditi assoggettati a imposizione nel caso di imprese operanti nel territorio siciliano», che hanno sede al di fuori di esso. Ne conseguirebbe che «il criterio della territorialità della riscossione nell'ambito regionale al fine di identificare la quota del gettito tributario che costituisce attribuzione della Regione siciliana, è da ritenersi mero criterio suppletivo, utilizzato di fatto nell'impossibilità di elementi sufficienti per conoscere il luogo in cui si sia verificato il relativo presupposto d'imposta, ed in particolare, se lo stesso si sia verificato in ambito regionale». Ad avviso della Regione, in riferimento ai parametri evocati, «il comportamento omissivo, evidenziatosi, platealmente, con l'assoluto silenzio tenuto su tutte le specifiche richieste regionali – a nessuna delle quali, e in nessuna forma, è stato dato riscontro, neppure interlocutorio – non riconoscendo, invero, indebitamente ed illegittimamente, entrate tributarie spettanti alla Regione, determina una compressione delle risorse alla stessa spettanti». La ricorrente espone poi le ragioni a sostegno delle suddette richieste, con riferimento ai singoli tributi che ne sono oggetto. In primo luogo, richiamando la sentenza della Corte costituzionale n. 306 del 2004, sostiene, in relazione all'imposta sulle assicurazioni di cui alla legge 29 ottobre 1961, n. 1216, che: a) il presupposto, è «sostanzialmente ancorato alla sussistenza di un contratto di assicurazione stipulato da soggetti domiciliati in Italia o che in Italia abbiano beni o dipendenti assicurati, ovvero ancora in ragione della localizzazione, immatricolazione o registrazione dei beni considerati nel territorio della Repubblica»; b) pur essendo l'assicuratore il soggetto passivo dell'imposta, l'effettivo «titolare della capacità fiscale» è il contraente; c) in base ai criteri di collegamento previsti dalla legge per le varie tipologie di assicurazione (domicilio del contraente, iscrizione in registri, ubicazione dei beni, localizzazione degli stabilimenti cui sono addette le persone assicurate), «è possibile anche […] individuare il radicamento nel territorio regionale della capacità fiscale, e della sua manifestazione». In secondo luogo, in relazione all'imposta sul valore aggiunto, osserva che: a) «la condizione della territorialità, necessaria per il verificarsi del presupposto impositivo, si realizza […] allorché la cessione sia effettuata nello Stato (e per le energie se è effettuata a soggetti residenti o domiciliati nello Stato)»; b) se per i servizi, in via generale, la prestazione si considera effettuata nello Stato laddove sia resa da soggetto ivi domiciliato o residente, «tuttavia in una rilevante serie di servizi rendibili “a distanza”, e cioè che non richiedono necessariamente una organizzazione localizzata, il momento di collegamento è sostanzialmente fissato in quello del luogo di utilizzazione del servizio»; c) ne consegue che «nella maggior parte delle ipotesi riguardate dall'imposizione sul valore aggiunto è individuabile il radicamento nel territorio regionale della capacità fiscale, in quanto in esso il presupposto […] viene a realizzarsi»; d) anche per l'IVA sui generi di monopolio è «individuabile il radicamento nel territorio regionale della capacità fiscale, allorché il relativo presupposto (specificamente: cessione dei beni attraverso le rivendite di monopolio) quivi si perfezioni». In terzo luogo, in relazione all'imposta sugli interessi e sui redditi di capitale, di cui all'art. 26 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, osserva che: a) «ancorché il prelievo sia effettuato dall'Ente poste italiane e dagli istituti bancari quali sostituti d'imposta, mediante il meccanismo della ritenuta “con obbligo di rivalsa”, i soggetti passivi del tributo sono gli intestatari di conti correnti e di depositi, percettori dei detti redditi di capitale»; b) il presupposto dell'imposta è «sostanzialmente ancorato alla sussistenza di un deposito o di un rapporto di conto corrente produttivi d'interessi»; c) «la sussistenza e la localizzazione del rapporto di deposito o di conto corrente assumono valenza essenziale quale criterio di collegamento, rendendo possibile individuare il radicamento nel territorio regionale della capacità fiscale, e della sua manifestazione», anche perché i soggetti passivi sono i titolari dei depositi o conti correnti percettori di interessi o proventi, sui quali gli istituti di credito sostituti di imposta sono obbligati a rivalersi. In quarto luogo, in relazione alle ritenute d'acconto operate dalle amministrazioni dello Stato o da altri Enti pubblici, con sede centrale fuori dal territorio regionale, su stipendi ed altri emolumenti corrisposti in favore di dipendenti o altri soggetti che abbiano espletato stabilmente la propria attività lavorativa nel territorio della Regione, rileva che: a) esse «costituiscono solo un meccanismo di prelievo dell'imposta sul reddito mediante sostituzione dell'obbligato al versamento»; b) «la ritenuta, invero, costituisce parte indifferenziata di una imposta unitariamente dovuta da ciascun contribuente, persona fisica, in relazione al presupposto del possesso di redditi in denaro o in natura, la cui base imponibile è costituita dal reddito complessivo»; c) spetta, conseguentemente, alla Regione il gettito delle ritenute erariali sui redditi di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato che prestino servizio in Sicilia, perché «l'apprensione diretta da parte dello Stato delle entrate in questione […] non costituisce invero ostacolo al successivo riversamento al bilancio regionale delle somme in questione, certamente costituenti gettito derivante da quella capacità fiscale correlabile al territorio regionale cui […] va riferita la spettanza regionale». 1.2.2. – Il secondo motivo di doglianza formulato dalla ricorrente ha per oggetto la «violazione del principio costituzionale di leale cooperazione». Lamenta la ricorrente che, nella fattispecie: a) lo Stato, «nelle sue diverse articolazioni, […] non solo non ha provveduto in ordine alle richieste formulate dalla Regione siciliana […], ma a seguito del ricevimento delle richieste regionali, non ha neppure avviato interlocuzioni, espresso riserve, addotto argomentazioni, ancorché di diniego, neppure su una di tali richieste, con ciò manifestando un unitario comportamento di sostanziale diniego delle ragioni della Regione»; b) «il perdurante silenzio dell'Amministrazione centrale comporta di fatto il disconoscimento delle attribuzioni regionali in materia finanziaria, e lede l'integrità dell'ambito di competenza della Regione siciliana, non consentendo alla stessa di acquisire tutte le entrate correlate al proprio territorio, riguardate in maniera indifferenziata ed omnicomprensiva dalle norme statutarie e di attuazione»;