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Si può decidere di ignorare che, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, Lamon si è distinto come uno dei paesi della provincia di Belluno con il più alto tasso di depositi bancari e postali grazie alle rimesse degli emigranti, ad una certa propensione al risparmio e ad uno stile di vita parco e poco incline a vizi, come la montagna fin da subito provvede ad insegnare. Si può decidere di ignorare gli investimenti della regione Veneto, che pur ci sono stati sia in ambito pubblico, sia in ambito privato: un moderno centro ospedaliero per la riabilitazione funzionale e contributi, anche recentissimi, per attività e ristrutturazioni private. Si può decidere di ignorare il ruolo svolto dalla affinità di valori, tradizioni, consuetudini, idee e princìpi tra noi Lamonesi e i nostri confinanti trentini, affinità che ha sicuramente guidato la ragione e la mano al momento del voto. Ma com'è che gran parte degli anziani lamonesi, la maggioranza degli aventi diritto al voto, dopo una vita intera vissuta in Veneto e dopo appena due mesi di campagna referendaria ha deciso di votare tranquillamente sì al Trentino, a tutt'oggi senza rimpianti e ripensamenti, anzi con la speranza di assistere all'esito favorevole di questa iniziativa? Sono tutti alla ricerca di contributi trentini per la costruzione della nuova casa o per l'avvio della nuova impresa? Hanno davvero tradito le loro radici e svenduto la loro identità? O piuttosto il voto lamonese ha dimostrato la fondatezza della teoria di S. Kracauer (Kracauer S., Ornament der Masse , Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1963) e condivisa da Z. Bauman (Bauman Z., Intervista sull'identità , Laterza, Bari, 2003), secondo i quali l'identità non si definisce solamente in termini nazionalistici o amministrativi, ma si declina anche in relazione ad una “comunità di idee e princìpi”? Non è che i Lamonesi si sentono “fuori posto”, dalla parte sbagliata del confine provinciale, unico paese bellunese oltre il torrente Cismon, da secoli penalizzato dall'isolamento e dalla marginalità che continuano ad impedirne lo sviluppo nonostante il duro lavoro, la disponibilità al sacrificio, l'emigrazione e la voglia di riscatto e di investimento? Il futuro del paese dipende da una politica per la montagna e dalla montagna, è fondamentale avere la capacità di autogoverno con leggi per la montagna e amministratori “montanari” che conoscano la vita in queste borgate, ne affrontino i problemi e individuino le soluzioni con esperienza e volontà di investire. Il futuro del paese dipende dall'unione con i vicini trentini, dalla possibilità di elaborare progetti e strategie comuni, dall'individuazione di un'area-sistema organizzata e moderna, ripetutamente invocata anche da parte trentina per consentire ai limitrofi paesi trentini il raggiungimento degli standard di sviluppo del resto della Provincia autonoma di Trento. Per Lamon non esistono possibilità alternative di sviluppo rispetto al passaggio alla provincia di Trento: i comuni bellunesi a valle si sviluppano in pianura e sono quindi vocati ad una forma di sviluppo industriale impensabile per la realtà lamonese, data la conformazione geo-fisica e la viabilità squisitamente montane, mentre il vicino comune bellunese di Sovramonte è parte integrante del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi e dunque inserito in un contesto di sviluppo ben definito e strutturato. A tal proposito si deve ricordare che, al momento dell'istituzione del Parco nazionale, non è stato considerato l'inserimento del comune di Lamon per un ben preciso dato di ordine geografico, dato che il torrente Cismon costituisce un confine naturale e perché il Monte Coppolo, ai piedi del quale siede comodamente Lamon, non si qualifica come rilievo dolomitico, bensì costituisce gruppo a sé insieme con il Monte Agaro e il Monte Totoga, montagne trentine ai confini con Lamon. È dunque sufficiente un'analisi superficiale per comprendere che, votando “sì” al Trentino-Alto Adige, i Lamonesi abbiano semplicemente scelto di avere un futuro. Le realtà antropiche di montagna non possono prescindere dalla conformazione geo-fisica dei luoghi, ignorare queste condizioni immodificabili e voler forzare un indirizzo che si opponga ad esse significa votarsi al fallimento, significa rinunciare ad un nuovo modello di sviluppo in grado di arrestare il lento ma continuo rallentamento degli indicatori demografici ed economici, segno inequivocabile che l'attuale contesto non è più in grado di assicurare alla comunità locale occasioni né di lavoro, né di reddito. L'esito plebiscitario del referendum ha caricato le spalle degli eletti di enormi possibilità. I Lamonesi sono stati compatti ed espliciti nel chiedere di andare fino in fondo. Le Istituzioni dovranno fare i conti con la volontà popolare, la Costituzione e la legge, non obliterare la volontà della comunità locale Lamonese. Le ragioni oggettive a questa volontà di nuova aggregazione possono infine essere sintetizzate come di seguito esposto. Analisi geografica Lamon è situato nel confine occidentale del Veneto e del Bellunese, unico paese della regione Veneto posto alla destra del torrente Cismon, collegato con il resto della provincia dall'unica via d'accesso attraverso il Ponte Serra. La semplice consultazione di una cartina rivela come Lamon sia una vera e propria enclave in territorio trentino. La penalizzante collocazione geografica ha nei secoli impedito la comunicazione con la pianura a valle e indotto costanti rapporti con le vicine popolazioni trentine. Di talché la comunità chiede fondatamente un riassetto amministrativo che rispetti la naturale configurazione geografica. Analisi storica La secolare autorità amministrativa veneta non può in alcun modo sminuire i consolidati e attuali legami storico-culturali di Lamon con le limitrofe realtà trentine. Oggi, la tradizione politico-amministrativa non può prevalere sulle aspirazioni avanzate dalla popolazione espresse nel rispetto della democrazia e della legge italiana. Analisi etnico-culturale Il plebiscito lamonese dimostra come la popolazione si ritenga più affine alle vicine comunità trentine del Tesino e del Primiero, con cui i Lamonesi condividono da sempre idee, valori, territorio, destino e disagi. Si alza dunque forte una domanda di auto governo e di amministrazione alpina. Analisi socio-economica La peculiare collocazione geografica di Lamon implica che il suo naturale sviluppo socio-economico si collochi logicamente nell'area-sistema Tesino-Vanoi-Primiero, come più volte testimoniato dai piani territoriali di sviluppo elaborati dalla Provincia autonoma di Trento, sempre mirati al coinvolgimento del Comune di Lamon. Con riferimento all'esito del referendum , è opportuno poi sottolineare come il successo lamonese sia stato consentito da una sostanziale omogeneità dell'elettorato, che non si è quindi diviso in gruppi portatori di interessi e obiettivi contrapposti. È quindi lecito concludere che il successo dell'iniziativa è dipeso dalla simultaneità difficilmente ripetibile di tre condizioni: una proposta adeguata in un momento storico favorevole in un paese unito. I Lamonesi sono consapevoli delle difficoltà che dovranno affrontare e dell'impegno che verrà richiesto per adeguarsi al nuovo stile amministrativo;