[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli 52, commi 10 e 39, 64 e 66 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002), promossi con ricorsi delle Regioni Marche, Toscana, Campania e Umbria notificati il 22, il 27 e il 26 febbraio 2002, depositati in cancelleria il 28 febbraio, il 1°, il 7 e l'8 marzo successivi ed iscritti ai numeri 10, 12, 21 e 24 del registro ricorsi 2002. Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 17 giugno 2003 il Giudice relatore Carlo Mezzanotte; uditi gli avvocati Stefano Grassi per la Regione Marche, Fabio Lorenzoni per la Regione Toscana, Vincenzo Cocozza per la Regione Campania, Giandomenico Falcon per la Regione Umbria e l'avvocato dello Stato Paolo Cosentino per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Le Regioni Marche, Toscana, Campania ed Umbria hanno proposto questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli articoli 117, 118, 119 della Costituzione, nonché al principio di leale collaborazione, di numerose disposizioni della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2002) e, tra queste, delle disposizioni di cui agli artt. 52, commi 10 e 39, 64 e 66. 2. - Le Regioni Marche, Toscana ed Umbria impugnano l'articolo 52, comma 10, che pone, in tema di quote-latte, una disciplina delle modalità di versamento del prelievo, deducendo che essa interverrebbe in un ambito estraneo alla sfera di competenza legislativa dello Stato. Inoltre, il conferimento al Ministro delle politiche agricole e forestali del potere di assoggettare le modalità di versamento del prelievo alla disciplina recata dal decreto-legge 1° marzo 1999, n. 43, recante "Disposizioni urgenti per il settore lattiero-caseario" (che regola il beneficio della rateizzazione), qualora si verifichino eventi di particolare gravità, non troverebbe giustificazione in esigenze di esercizio unitario delle funzioni amministrative, che dovrebbero costituire, ai sensi dell'art. 118 Cost., il parametro per l'allocazione delle funzioni medesime. Si aggiunge nel ricorso della Regione Umbria che la disposizione in esame costituirebbe fondi settoriali a gestione ministeriale in assenza di competenza legislativa, in violazione dell'articolo 119 della Costituzione. 3. - Le Regioni Marche ed Umbria censurano l'articolo 52, comma 39, nella parte in cui prevede incentivazioni a favore degli allevamenti ippici per lo sviluppo dell'ippoterapia e per il miglioramento genetico dei trottatori e dei galoppatori. Se ne deduce il contrasto con l'articolo 117 della Costituzione, poiché, pur volendo ricondurre la disciplina alla materia della "tutela della salute", nelle materie di potestà legislativa concorrente lo Stato dovrebbe limitarsi alla predisposizione di principî fondamentali o di una normativa a carattere suppletivo e tale non potrebbe essere considerata la previsione di un finanziamento per l'ippoterapia. Neppure, prosegue il ricorso della Regione Marche, la disposizione potrebbe essere ricondotta all'articolo 117, secondo comma , lettera m), non prendendo forma, nella disposizione censurata, «alcuna determinazione di un livello essenziale relativo alla prestazione sanitaria che contempla l'utilizzo dei cavalli a scopo terapeutico». Nella parte in cui affida a un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze la disciplina necessaria per la sua attuazione, l'articolo 52, comma 39, incorrerebbe inoltre nella lesione del riparto della potestà regolamentare delineato nell'articolo 117, sesto comma, della Costituzione. Ove poi si ritenesse che la funzione affidata al Ministro abbia natura non regolamentare, sarebbe comunque violato l'articolo 118 della Costituzione, e i principî di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione in esso affermati. 4. - Le Regioni Marche, Toscana, Campania ed Umbria impugnano l'articolo 64, che, nel disciplinare le sanzioni amministrative applicabili per l'ipotesi di impianto abusivo di vigneti e i casi in cui gli stessi debbano intendersi a tutti gli effetti regolarizzati, invaderebbe un ambito materiale riservato alla competenza residuale della Regione. Non potrebbe obiettarsi, secondo la difesa della Regione Toscana, che in relazione ai vigneti abusivamente impiantati venga in rilievo il regolamento comunitario n. 1493/99, poiché anche l'attuazione della normativa comunitaria, nelle materie di competenza regionale, spetterebbe alle Regioni. 5. - Le Regioni Marche, Toscana ed Umbria denunciano l'articolo 66, che pone prescrizioni dirette a ridurre i fenomeni di influenza catarrale dei ruminanti (cosiddetta blue tongue). Esso costituirebbe un intervento legislativo in ambito chiaramente affidato alla legislazione regionale residuale. Inoltre, nella parte in cui prevede la predisposizione di una serie di interventi e la gestione di un apposito fondo per fronteggiare l'emergenza, la disposizione impugnata avrebbe violato i principî di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza, che devono porsi a fondamento di ogni allocazione di funzioni amministrative. La lesione non verrebbe meno neanche qualora si ritenesse che lo Stato abbia semplicemente introdotto delle modifiche alla disciplina di funzioni amministrative già ad esso riconosciute dalla legislazione previgente. Si osserva al riguardo nel ricorso della Regione Marche che, dopo la revisione del Titolo V, Parte II, della Costituzione, lo Stato potrebbe legittimamente dettare norme per l'organizzazione di una funzione amministrativa «solo nell'ambito di un intervento che contempli la complessiva riallocazione delle funzioni amministrative relative ad un determinato ambito materiale», dovendosi escludere che esso possa procedere ad interventi di semplice integrazione parziale della disciplina previgente «in assenza di una simile operazione complessiva». 6. - Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che tutte le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili o infondate. Le norme denunciate sarebbero, secondo la difesa erariale, finalizzate alla diretta applicazione di normative comunitarie e, quindi, espressione della potestà legislativa esclusiva statale di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera a). Inoltre si osserva che il Consiglio di Stato, con parere dell'Adunanza generale del 25 febbraio 2002, n. 2/02 ha ritenuto legittime le disposizioni in oggetto, pur riconoscendone il carattere cedevole nei confronti della successiva eventuale normativa regionale.