[ddlpres]

Deleghe al Governo per la riforma del welfare familiare. Onorevoli Senatori . – Inverno demografico è il termine coniato dai sociologi per esprimere il progressivo ed inesorabile processo di invecchiamento della popolazione. Gli studiosi lanciarono per la prima volta l'allarme verso la fine degli anni Ottanta, sottolineando come i Paesi dell'Europa occidentale rischiassero un suicidio demografico in mancanza di interventi in grado di invertire il pericoloso trend di invecchiamento della popolazione che si stava consolidando. Il fenomeno era impietosamente confermato dalle rilevazioni statistiche che aggiornavano al rialzo, anno dopo anno, l'età media della popolazione. Gli studiosi ammonivano come il mancato processo di rinnovamento generazionale costituisse un fattore ancora più critico dell'invecchiamento della popolazione perché solo un Paese che si rinnova può sostenere il crescente peso economico e previdenziale della popolazione che invecchia. L'Italia, in tale contesto, non solo non fa eccezione ma è, anzi, tristemente nelle posizioni di vertice di questa tutt'altro che invidiabile classifica. Il nostro è fra i Paesi al mondo con il livello più basso di nuovi nati ed ha una popolazione fra le più anziane, con un tasso di fecondità che ha raggiunto il record negativo che oscilla tra l'1,33 e l'1,35 figli per donna, un valore ben al di sotto del livello di sostituzione superiore a 2 figli, necessario per mantenere l'equilibrio demografico. Gli studi evidenziano come la nascita di ogni nuovo figlio produca un significativo effetto benefico sull'economia del Paese, poiché costituisce un importante fattore di stimolo alla produzione di una vasta gamma di beni e servizi destinati alla cura e alla crescita del bambino e del futuro cittadino, con un'incidenza complessiva sul prodotto interno lordo stimata in circa 35.000 euro annui per ogni nuovo nato. Eppure nei giovani di oggi a mancare non è certo il desiderio di natalità. Secondo una ricerca condotta da Eurobarometro, l'Italia è uno dei Paesi dell'Unione europea in cui si registra il maggiore gap fra fecondità desiderata ed effettiva. Le aspettative di procreazione si collocano su un tasso atteso di 2,19 figli per madre, contro un valore effettivo, come già detto, di 1,33. Finalmente, dopo anni di battaglie, campagne informative e di sensibilizzazione condotte sul tema da associazioni, enti, studiosi e singoli cittadini, sono finalmente chiari a tutti i pericoli che derivano dal continuo declino della natalità nel nostro Paese. Eppure, nonostante la presa di coscienza della gravità della situazione e le dichiarazioni di impegno più o meno solenni da parte della politica, si fatica a trovare, nell'esperienza recente, interventi che abbiano affrontato in modo organico e sistematico il tema. Il presente disegno di legge delega il Governo ad adottare più decreti legislativi aventi singolarmente l'obiettivo di incidere positivamente su specifici aspetti della vita delle famiglie e, congiuntamente, quello di assicurare alle stesse un complesso coordinato di norme più attente alle loro esigenze, al fine ultimo di « accompagnare » le coppie che desiderano avere uno o più figli, incoraggiandole verso questa prospettiva, permettendo loro di guardare al futuro con maggiore serenità, dedicando le dovute attenzioni alla crescita dei figli. Allo scopo di perseguire tali obiettivi, si è realizzato un variegato programma di interventi, declinato nei diciassette articoli del presente disegno di legge di delegazione, il cui contenuto viene di seguito brevemente esposto. L'articolo 1 delega il Governo a riordinare i cicli scolastici, anticipando di un anno il completamento della scuola secondaria. Ciò al fine di anticipare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e contribuire a limitare il diffuso fenomeno dell'ingresso anticipato alla scuola dell'obbligo, anche alla luce delle possibili implicazioni negative sul processo di crescita e sviluppo delle capacità cognitive e relazionali del bambino. A tal fine occorre ribadire come sia opportuno valorizzare la scuola dell'infanzia, che mette in campo interventi mirati ad attività di prescrittura, prelettura e precalcolo, quindi di stimolo ai processi logici, di organizzazione spazio-temporale, eccetera, propedeutici alla formazione di base del futuro alunno. La scuola dell'infanzia, di durata triennale, « concorre all'educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un'effettiva eguaglianza delle opportunità educative. Nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, la scuola dell'infanzia contribuisce alla formazione integrale dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza la continuità educativa con la scuola primaria » (articolo 2 della legge 28 maggio 2003, n. 53). L'articolo 2 delega il Governo ad intervenire sulla disciplina in materia di assegnazione delle cattedre vacanti, introducendo meccanismi che diano ai docenti di ruolo collocati in regioni diverse da quella in cui risiede il nucleo familiare di provenienza la possibilità di rientrare nella regione di origine. Il processo, oltre a migliorare le condizioni di vita dei docenti interessati, consentirà la riaggregazione dei nuclei con un conseguente miglioramento dell'armonia familiare. Una coppia serena genera figli sereni. Un insegnante equilibrato e felice, trasmette serenità, sicurezza e fiducia in sé stessi e nel futuro. Con l'articolo 3 il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi finalizzati alla reintroduzione nell'ordinamento scolastico della figura del vicario del dirigente, una figura solo formalmente superata dalla riforma del 2015, rimasta, nella sostanza, sempre presente e con un ruolo chiave nel sistema scolastico. L'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato come tale figura sia indispensabile per il buon funzionamento degli istituti. In molti casi il carico di impegni affidati al vicario ha portato lo stesso a non poter, di fatto, svolgere attività didattica. Pertanto si chiede di riconoscere dignità professionale ad una figura « ibrida », che attualmente è deputata a svolgere due mansioni: quella dell'insegnante, da un lato, e del vicepreside, dall'altro. Alla luce di ciò sarebbe opportuno predisporre concorsi pubblici per ricoprire il ruolo di vicario, generando così circa 8.000 cattedre in tutta Italia che, unitamente a quelle che si libererebbero per pensionamenti, potrebbero concorrere a quanto indicato nell'illustrazione dell'articolo 2, ovvero al rientro degli insegnanti, nell'immaginario collettivo, identificati come « esodati ». Del resto, anche il decreto legislativo n. 165 del 2001 dispone la priorità della mobilità sulle assunzioni. Con l'articolo 4 si delega il Governo a emanare uno o più decreti legislativi aventi lo scopo di estendere l'orario di attività delle scuole primarie e secondarie di primo grado, migliorando la didattica, e offrire alle famiglie maggiore flessibilità nella gestione degli impegni quotidiani.