[pronunce]

che, d'altronde, anche il principio del giusto processo (verosimilmente richiamato dal rimettente con riferimento alla previsione della sua ragionevole durata) deve essere letto alla luce di tali considerazioni, in quanto, anche dopo la novella dell'art. 111 Cost., il legislatore continua a disporre di ampia discrezionalità in materia processuale, giacché la tendenziale garanzia della maggiore celerità possibile dei processi deve, tuttavia, tendere pur sempre ad una durata degli stessi che sia appunto “ragionevole”, in rapporto anche alle altre tutele costituzionali in materia (ordinanze n. 137 e n. 519 del 2002), a cominciare da quella relativa al diritto di difesa garantito dall'art. 24 Cost., comprensivo anche del diritto di non essere inutilmente chiamato in giudizio; che nemmeno vale il richiamo alla mancata possibilità - a causa della specificità della fattispecie - di celebrare un unico giudizio, in quanto questa Corte ha ripetutamente sottolineato che il simultaneus processus non risulta elevato a regola costituzionale, ma costituisce mero espediente processuale, non sempre conveniente o realizzabile (ordinanza 398 del 2000); sicché la sua non attuabilità non riguarda il diritto di azione, né quello di difesa, una volta che la pretesa sostanziale del soggetto interessato possa essere comunque fatta valere nella competente, pur se distinta, sede giudiziaria, con pienezza di contraddittorio e di difesa (ordinanza n. 18 del 1999); che, infine, quanto alla lamentata violazione dell'art. 3 Cost., è proprio la pronuncia additiva auspicata dal rimettente che provocherebbe un'irragionevole differenziazione della posizione dei soggetti convenuti, in relazione ad un criterio meramente fattuale, legato esclusivamente al diverso momento della loro vocatio in giudizio; che, pertanto, la questione è manifestamente infondata sotto tutti i profili evocati. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 22 della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Giudice di pace di Osimo, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 30 giugno 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 15 luglio 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA