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La ringrazio, Presidente e mi avvio alla conclusione. Permangono i problemi legati alla diminuzione di produzione di olio d'oliva, che ha registrato un decremento del 34 per cento. Ci sono problemi legati all'Italian sounding, che, secondo Confindustria, sarebbe arrivato ormai a quota 90 miliardi di euro. Restano i problemi in termini temporali ed economici, legati agli indennizzi per i danni subiti dalle imprese per il maltempo, danni che le associazioni di categoria stimano, per gli ultimi eventi di questi mesi, in 10 miliardi di euro. Si tratta di danni alle piante o ai prodotti alimentari, che si ripercuotono sulla stabilità dell'impresa, sulle spese fisse, ad esempio per i dipendenti e per i fornitori, e sui contratti di vendita dei prodotti per il mercato interno ed estero. Permangono le criticità per i consorzi di bonifica. In particolare i costi dell'energia necessaria per il funzionamento degli impianti idrovori ed irrigui incidono pesantemente sui contributi a carico dei consorziati. Per tutti i motivi di criticità sovraesposti, valutando l'insieme del provvedimento insufficiente e assolutamente non risolutivo di numerose situazioni di reale emergenza per il comparto agricolo come sistema, esprimiamo come Forza Italia-Berlusconi Presidente un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . MOLLAME (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MOLLAME (M5S) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, l'agricoltura italiana, settore di base e primario dell'economia del nostro Paese, grazie alla secolare cultura, alle varietà e alle eccellenze, continua a svolgere un ruolo fondamentale e di volano per il nostro prodotto interno. Resta, altresì, presidio del territorio, opera per la mitigazione degli effetti sul cambiamento climatico e si evolve sempre più verso metodi rispettosi dell'ambiente. L'analisi della congiuntura del settore mostra, da un lato, una ripresa del valore della produzione, dall'altro, un calo della produzione in termini di quantità, causato principalmente da un non favorevole andamento climatico. I prezzi dei prodotti agricoli hanno guadagnato in media 6 punti percentuali, quindi si consolida la ripresa degli investimenti, segno di recupero di un clima di fiducia degli operatori. È proprio la ripresa della fiducia che questo provvedimento vuole consolidare, intervenendo su realtà accomunate da un evidente stato di crisi. I settori interessati sono l'olivicolo-oleario, l'agrumicolo, il lattiero-caseario del comparto ovino e caprino, il settore suinicolo e il settore ittico, tutti settori fondamentali. Nel 2018 la produzione agricola è aumentata in termini quantitativi dell'1,5 per cento: una marcata crescita si è registrata per alcune produzioni, in particolare il vino (più 14,3 per cento) e frutta (più 1,5 per cento). Tra le coltivazioni erbacee, gli aumenti più rilevanti risultano quelli delle piante industriali (più 7 per cento), delle coltivazioni cerealicole (più 3,5 per cento) e dei prodotti orticoli (più 2,1 per cento). Purtroppo, la produzione di olio di oliva ha subito, invece, un forte calo (meno 36,9 per cento) e un netto ridimensionamento ha interessato anche le produzioni agrumicole (meno 6,8 per cento). Gli obiettivi che ci si pongono sono due. Il primo: intervenire con misure utili al superamento delle emergenze; il secondo: programmare interventi strutturali di crescita ed evitare che queste emergenze possano ripetersi. Veniamo ai singoli settori. Nel lattiero-caseario, in particolare latte ovino e caprino, abbiamo assistito a gravi proteste degli allevatori proprio in tempi recenti. Viene prevista una dotazione di 10 milioni di euro per il rilancio e il sostegno del comparto, a cui si sommano 5 milioni di euro per fronteggiare gli interessi sui mutui delle imprese e 14 milioni di euro per il fondo indigenti, che consentirà l'acquisto di formaggi DOP prodotti esclusivamente con latte di pecora. È previsto uno strumento di monitoraggio della produzione di latte vaccino, ovino e caprino, a garanzia della qualità e della trasparenza delle singole operazioni che interessano la filiera. Con il decreto-legge in esame il prodotto italiano e quello importato saranno tracciati; con la tracciabilità dei prodotti gli allevatori potranno controllare l'andamento dei mercati ed avranno finalmente l'opportunità di contrattare un prezzo del latte che sia remunerativo ai fini della dignità del lavoro. Il provvedimento interviene anche nel settore olivicolo oleario, che ha subito nella Regione a maggior vocazione (la Puglia), dove si produce più del 50 per cento dell'olio extravergine di oliva italiano, una calamità naturale di carattere epocale, proprio come un sisma che abbatte monumenti e cattedrali. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di alberi secolari soggetti a disseccamento rapido. Da Maglie a Lecce, da Gallipoli fino a Brindisi è uno scenario apocalittico, catastrofico, un cinereo grigiore, esteso finché occhio coglie, di secolari ulivi anche monumentali, di alide ramificazioni. A quattro anni dalla decisione di esecuzione della Commissione europea n. 789 fino alla deliberazione della Giunta regionale della Puglia n. 1.890 dell'ottobre scorso, assistiamo ancora esterrefatti all'avanzare di codesto nefasto fenomeno sviluppatosi inizialmente entro un limitato focolaio. Se ciò non bastasse, si sono aggiunte anche le gelate. Oggi però, con il decreto-legge in esame passiamo dalle parole ai fatti. L'intento è rilanciare l'intero comparto olivicolo italiano, in primo luogo perché in giro per il mondo quando si parla di olio extravergine di oliva si rievoca di getto il nome del nostro Paese, poscia perché la domanda di olio extravergine di oliva di qualità è in continua crescita e sulla qualità di questo oro verde noi non siamo secondi a nessuno. Però, mentre qualche altro Paese europeo ha redatto e finanziato diversi piani olivicoli superandoci in termini di produzione e redditività, in Italia si è rimasti a guardare e anche a parlare. Per questo occorrono manovre concrete ed una visione finora assenti. L'obiettivo è risollevare l'olivicoltura italiana, partendo proprio dal Salento, con un piano di rigenerazione olivicola e di rilancio del comparto con l'impiego di 300 milioni di euro a valere sul fondo di solidarietà (resi dal ministro Lezzi), che si sommano ai 100 già stanziati in precedenza. Si interviene così su tutta la filiera, dai produttori frantoiani. Per questi ultimi, infatti, è stato stanziato un contributo di 8 milioni di euro in conto capitale. Si interviene altresì su settore agrumicolo con una dotazione programmata sul relativo fondo pari a 10 milioni di euro per fronteggiare gli interessi sui mutui accesi dalle imprese del comparto.