[pronunce]

che in tutti e tre i giudizi così promossi si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura generale dello Stato, sostenendo l'inammissibilità o l'infondatezza dei ricorsi; che in particolare, con riferimento al primo conflitto, l'Avvocatura afferma che la sola presenza di una illegittimità - se non addirittura di un errore materiale - nelle premesse del provvedimento non giustifica il conflitto di attribuzione: pure a ritenere il provvedimento viziato per carenza di motivazione, il conflitto sarebbe inammissibile, in quanto l'Autorità ha il potere di assegnare le frequenze anche in assenza dell'intesa e in quanto le competenze costituzionalmente garantite della provincia autonoma (finalizzate alla tutela delle comunità linguistiche) e dello Stato (quale responsabile della elaborazione del piano nazionale delle frequenze) sarebbero state rispettate, cosicché con il ricorso non si lamenterebbe l'avvenuta rottura dell'equilibrio tra interessi provinciali e statali, ma soltanto il cattivo uso del potere riconosciuto allo Stato, ciò che potrebbe eventualmente essere fatto valere di fronte al giudice amministrativo; che negli identici atti di costituzione relativi ai due successivi conflitti, l'Avvocatura sostiene l'inammissibilità dei ricorsi, in quanto concernenti atti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, la quale rientrerebbe tra quelle autorità amministrative indipendenti i cui atti non possono essere imputati al Governo, e che non potrebbe neppure essere considerata organo costituzionale dotato di legittimazione passiva in un conflitto costituzionale di attribuzioni, contestando poi nel merito l'affermazione della provincia autonoma ricorrente circa il mancato raggiungimento dell'intesa in base alla corrispondenza intercorsa e alle audizioni svoltesi e affermando che, anche a ritenere che le delibere siano state adottate in violazione dell'art. 2, comma 6, della legge n. 249 del 1997, si tratterebbe comunque di un vizio procedimentale da fare valere innanzi al giudice amministrativo, come sarebbe dimostrato dal fatto che la provincia ha impugnato gli atti in questione dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio; che successivamente la difesa della provincia autonoma ha depositato memorie in riferimento a tutti e tre i conflitti; che nell'udienza pubblica del 12 dicembre 2000, questa Corte, in relazione al motivo, preliminare e comune a tutti e tre i conflitti, del mancato raggiungimento dell'intesa, ha disposto, con ordinanza istruttoria, l'acquisizione di specifica documentazione, indicata come allegata nel primo ricorso ma non prodotta dalla provincia autonoma, nonché di ogni ulteriore elemento documentale e informativo eventualmente esistente, utile a illustrare le modalità del procedimento che ha portato all'approvazione degli atti oggetto di impugnazione attraverso i conflitti; che all'esito dell'ordinanza istruttoria così disposta la provincia autonoma di Trento ha depositato, in data 7 marzo 2001, i documenti espressamente richiesti dalla Corte e, a sua volta, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha depositato, oltre a parte della medesima documentazione prodotta dalla ricorrente, altresì talune note interne nonché documentazione di carattere tecnico; che successivamente, con unico atto depositato presso la cancelleria della Corte in data 20 febbraio 2002, la provincia autonoma di Trento - rilevato: a) che, parallelamente allo svolgimento del giudizio costituzionale, sono intercorsi contatti tra le parti al fine di raggiungere l'intesa sul piano di assegnazione delle frequenze; b) che tale intesa è stata infine raggiunta, e che essa è stata formalizzata con deliberazione della giunta provinciale di Trento del 14 dicembre 2001, n. 3371, con la quale è stata subordinata la rinuncia ai tre ricorsi per conflitto di attribuzioni al formale recepimento, nel nuovo piano nazionale delle frequenze, delle modifiche oggetto di intesa; c) che è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 7 del 9 gennaio 2002 la deliberazione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del 19 dicembre 2001, n. 467, recante la "Variazione al piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva per la provincia di Trento", nella quale si accolgono le modifiche al piano concordate tra l'Autorità garante e la provincia autonoma; d) che in conseguenza di quanto sopra la giunta provinciale di Trento, con deliberazione n. 118 del 1 febbraio 2002, ha ritenuto di non coltivare ulteriormente i ricorsi, essendone venuto meno l'interesse - ha dichiarato di rinunciare ai tre ricorsi per conflitto di attribuzioni, e che l'Avvocatura dello Stato ha aderito a detta rinuncia con atto depositato in data 30 aprile 2002. Considerato che, avendo i tre ricorsi proposti dalla provincia autonoma di Trento a oggetto comune il procedimento relativo all'adozione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze, ed essendo gli stessi ricorsi fondati sulle medesime censure, i relativi giudizi debbono essere riuniti e definiti con unica pronuncia; che a norma dell'art. 27, ultimo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale la rinuncia ai ricorsi, seguita dalla relativa accettazione della controparte, produce l'effetto di estinguere i processi.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara estinti per rinuncia i processi relativi ai ricorsi indicati in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2002. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Fruscella Depositata in Cancelleria il 23 luglio 2002. Il cancelliere: Fruscella