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IRAN – Accordo di cooperazione scientifica e tecnica, firmato a Teheran il 17 settembre 1970, non sottoposto a ratifica parlamentare, in vigore dal 2 marzo 1972; PAKISTAN – Accordo culturale, firmato a Islamabad il 17 marzo 1975, notificato, in vigore dal 16 aprile 1976 – Accordo di cooperazione scientifica e tecnica, firmato a Islamabad il 20 agosto 1975, non sottoposto a ratifica parlamentare, in vigore dal 13 febbraio 1976; BANGLADESH – Accordo per la cooperazione scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 4 dicembre 2000 e ratificato ai sensi della legge n. 364 del 2003; BENIN – Accordo di cooperazione scientifica e tecnica, firmato a Cotonou il 10 marzo 1965, non sottoposto a ratifica parlamentare, in vigore dal 20 gennaio 1966; TURCHIA – Accordo sulla cooperazione scientifica e tecnica, fatto a Roma il 21 febbraio 2001 e ratificato ai sensi della legge n. 29 del 2005; TUNISIA – Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 29 maggio 1997 e ratificato ai sensi della legge n. 103 del 1999; ALGERIA – Accordo culturale, scientifico e tecnologico, fatto a Algeri il 3 giugno 2002 e ratificato ai sensi della legge n. 11 del 2004; ARABIA SAUDITA – Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnica, firmato a Gedda il 6 febbraio 1973, notificato, in vigore dal 6 novembre 1974; SENEGAL – Accordo culturale, firmato a Roma il 28 marzo 1973, notificato, in vigore dal 6 maggio 1974 – Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnica, fatto a Roma il 17 febbraio 2015 e ratificato ai sensi della legge n. 164 del 2017; SUDAN – Accordo di cooperazione scientifica e tecnica, firmato a Khartoum il 22 luglio 1965, notificato, in vigore dal 10 aprile 1967; SIRIA – Accordo di cooperazione culturale, fatto a Roma l'11 settembre 2008 e ratificato ai sensi della legge n. 38 del 2011; SOMALIA – Accordo culturale, concluso a Roma il 26 aprile 1961 e ratificato ai sensi della legge n. 1895 del 1962; IRAQ – Accordo di cooperazione culturale, firmato a Roma il 14 aprile 1967, notificato, in vigore dal 20 settembre 1967; GABON – Dichiarazione congiunta sulla collaborazione culturale, scientifica e tecnica, firmata a Libreville il 28 giugno 1999, in vigore dal 28 giugno 1999; PALESTINA – Accordo interinale di collaborazione culturale, scientifica e tecnologica, con nota esplicativa, fatto a Roma il 7 giugno 2000 e ratificato ai sensi della legge n. 169 del 2003; QATAR – Accordo di cooperazione culturale, fatto a Doha il 14 gennaio 2007 e ratificato ai sensi della legge n. 86 del 2011; KAZAKHSTAN – Accordo di cooperazione culturale e scientifica, fatto ad Almaty il 16 settembre 1997 e ratificato ai sensi della legge n. 17 del 2000; KUWAIT – Accordo di cooperazione culturale, scientifica, tecnologica e nei settori dell'istruzione e dell'informazione, fatto a Kuwait il 7 dicembre 2005 e ratificato ai sensi della legge n. 205 del 2011; LIBANO – Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Beirut il 22 novembre 2000 e ratificato ai sensi della legge n. 287 del 2005; LIBIA – Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica, fatto a Tripoli il 5 giugno 2003 e ratificato ai sensi della legge n. 258 del 2005; EGITTO – Protocollo di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato al Cairo il 9 giugno 1991, non sottoposto a ratifica parlamentare, in vigore dal 9 giugno 1991; YEMEN – Accordo sulla cooperazione nei campi della cultura, istruzione, scienza e tecnologia, fatto a Sana'a il 3 marzo 1998 e ratificato ai sensi della legge n. 94 del 2003; EMIRATI ARABI UNITI – Accordo di cooperazione nell'ambito della cultura, arte e patrimonio, fatto a Dubai il 20 novembre 2012 e ratificato ai sensi della legge n. 164 del 2017. Non sono stati stipulati accordi tra Italia e Afghanistan, Uganda, Bahrein, Brunei, Burkina Faso, Tagikistan, Turkmenistan, Ciad, Togo, Gibuti, Suriname, Sierra Leone, Oman, Gambia, Guyana, Guinea, Guinea-Bissau, Comore, Kirghizistan, Camerun, Costa D'Avorio, Maldive, Mali, Malesia, Marocco, Mauritania, Mozambico, Niger, Nigeria. Articolo 10 – Attività di comunicazione e informazione Si prevede che al Piano strategico nazionale, di cui all'articolo 2, competa altresì la previsione di progetti per lo sviluppo di campagne informative, attraverso piattaforme multimediali che utilizzino anche lingue straniere. Così come compete l'adesione ad analoghe campagne promosse dalle istituzioni internazionali. La finalità è favorire l'integrazione e il dialogo interculturale e interreligioso, nonché di contrastare la radicalizzazione e la diffusione dell'estremismo violento di matrice jihadista. Per la medesima finalità è previsto che la RAI, in qualità di concessionaria del servizio pubblico, realizzi una specifica piattaforma multimediale per la messa in onda di prodotti informativi e formativi in lingua italiana e araba. Le modalità operative sono da definire nel contratto di servizio, nel limite delle risorse disponibili. Al contempo, il Piano strategico nazionale promuove attività di comunicazione in collaborazione con altri soggetti, pubblici o privati, nonché sinergie tra i media nazionali volte, in particolare, a «veicolare la cultura dell'integrazione, del dialogo interreligioso e interculturale, il principio dell'eguaglianza di genere e il contrasto delle discriminazioni di origine religiosa, tra cui l'islamofobia». È fatto richiamo normativo al decreto-legge n. 122 del 1993, recante misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del 1993, (la cosiddetta «legge Mancino», che punisce gesti, azioni e slogan aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, oltre all'utilizzo di simboli razzisti). Articolo 11 – Piano nazionale per la rieducazione e la deradicalizzazione di detenuti e di internati Demanda a un regolamento del Ministro della giustizia – da emanare entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della legge – l'adozione di un Piano nazionale per garantire ai soggetti (cittadini italiani o stranieri residenti in Italia) detenuti o internati coinvolti in fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell'estremismo violento di matrice jihadista un trattamento penitenziario che tenda, oltre che alla loro rieducazione, anche alla loro deradicalizzazione, in coerenza con il Piano strategico nazionale (di cui all'articolo 2).