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Ripresa della discussione del disegno di legge n. DDL 257-702 PRESIDENTE . Comunico che sono state presentate una questione pregiudiziale e una questione sospensiva. Ha chiesto di intervenire il senatore Briziarelli per illustrare la questione pregiudiziale QP1 e la questione sospensiva QS1. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ringrazio il relatore per lo sforzo sostenuto, ma le cose non stanno come ci ha detto. Mi rendo conto che, sulla base delle intenzioni, la Convenzione di Faro possa sembrare qualcosa di condivisibile e di innocuo, ma non è così, soprattutto per un Paese come l'Italia, in cui il patrimonio culturale - vi prego di ricordare questa definizione - è quello che siamo, e poi tornerò su questo punto. Ratificare la Convenzione di Faro perché ce lo chiede l'Europa significa suicidarsi - permettetemi il termine - bevendo la famosa tazza di cicuta da soli e questo non lo possiamo permettere. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Questo giustifica la presentazione di una questione pregiudiziale. Purtroppo - lo dico seriamente - nella lotta politica che avviene spesso qui dentro, si è perso il senso della questione pregiudiziale, che viene utilizzata certe volte in una diatriba tanto per andare alla conta, tanto per bloccare qualsiasi procedimento. Questa volta, di fronte al grido di «al lupo, al lupo» che tutti, a parti invertite, abbiamo emesso, la questione pregiudiziale è reale e riguarda veramente la nostra Costituzione e anche i Trattati internazionali. Lo dico perché ci sono quattro articoli, in particolare l'articolo 4, l'articolo 7 e gli articoli 15 e 16 della Convenzione, che creano profondi problemi e vanno in contrasto con la nostra Costituzione. L'articolo 4, che sembra ridurre il campo della Convenzione, in realtà lo amplia, perché dice che la fruizione del patrimonio culturale - sottolineo il termine «patrimonio» e poi si capirà perché - può essere limitata solo per proteggere il diritto della libertà altrui, ad esempio anche il diritto alla libertà di religione. L'affresco di San Petronio, in cui Maometto è torturato dai demoni, è allora a rischio, se ci sono due comunità che la vedono in maniera diversa. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Anche la «Divina Commedia» è a rischio, visto che già numerose associazioni musulmane ne hanno chiesto il ritiro dai piani di istruzione qui in Italia, visto che la «Divina Commedia», che è nostro patrimonio, è già censurata, in alcuni passaggi, in certi Paesi islamici. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È un rischio concreto. Ciò avviene per gli articoli 4 e 7 che prevedono una conciliazione tra comunità che la vedono in maniera diversa. Ancora più grave è il combinato disposto degli articoli 15 e 16, che è vero che stabilisce che non ci siano conseguenze dirette della Convenzione, ma vi sono conseguenze indirette di limitazione perché si prevede che, a livello europeo, ci sia un comitato che possa disporre, indicare e prevedere azioni concrete per l'applicazione della Convenzione. Questo va dritto a sbattere con l'articolo 9 della Costituzione, che riconosce il valore del nostro patrimonio storico, artistico e culturale e lo fa perché esiste da secoli prima della Costituzione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . È qualcosa che viene ancora prima e che fa parte del nostro popolo e della nostra stessa essenza. Permettetemi, allora, di ripercorrere alcuni passaggi che la dicono lunga sulla Convenzione di Faro. È stata sottoscritta in origine nel 2005 in Portogallo da sei Paesi: Albania, Armenia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Portogallo. Con tutto il rispetto, si tratta di un pulviscolo rispetto al totale patrimonio dell'umanità. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Noi ne abbiamo i due terzi. Io vengo dall'Umbria e basterebbe la mia Regione per avere un patrimonio culturale superiore a questi sei Stati. Se ne sono aggiunti altri 12 nel corso degli anni e, se volete, ve li cito perché non l'ha fatto il relatore: l'Armenia, l'Austria, l'Azerbaigian, la Bosnia, la Croazia, la Finlandia, la Lettonia, il Lussemburgo, la Nord Macedonia, il Montenegro, la Norvegia, la Moldavia, la Slovacchia, la Serbia e la Slovenia. Non vi leggo la Gran Bretagna, la Francia e la Grecia, altra culla della cultura, perché non ci sono, perché non l'hanno sottoscritta e non l'hanno ratificata. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non veniteci a dire che siamo sempre in ritardo. Almeno sulla cultura li potremo dettare noi i tempi? Almeno sul patrimonio culturale non siamo in ritardo. Dal 2005 non hanno sottoscritto questa Convenzione i Governi Berlusconi II, Berlusconi III, Prodi II, Berlusconi IV. Tutti siamo passati, come centrodestra e centrosinistra, e non l'abbiamo sottoscritta e ratificata quella Convenzione. Sapete quando è stata sottoscritta? È stata sottoscritta il 27 febbraio del 2013, due giorni dopo le elezioni politiche del 2013, quando c'era ancora il Governo Monti, l'ultima polpetta avvelenata, l'ultimo regalo all'Europa. Il Governo Monti ha sottoscritto questa Convenzione, un Governo privo di legittimità popolare. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az e della senatrice Papatheu) . Nessuno prima aveva avuto l'ardire di suicidarsi e far suicidare un popolo intero sottoscrivendo un atto del genere. Aggiungo, in un sussulto di attenzione, che nei cinque anni successivi con i Governi Letta, Renzi, Gentiloni non è mai stata ratificata. Ci sarà un motivo? Dobbiamo farlo noi oggi? Perché dovremmo farlo noi quando popoli un po' più furbi, persino i cugini francesi, se ne sono guardati bene? Quando si tratta di Europa, citare Monti è un po' come citare quel manifesto della campagna americana per le presidenziali con Nixon: comprereste mai un auto usata da quell'uomo? Ebbene, fareste mai decidere qualcosa che riguarda il Paese e che chiede l'Europa da uno come Monti? Noi no! (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Non intendiamo farlo fare da una maggioranza che prende ordini da Bruxelles, che ci ha imposto il Conte- bis , che non è molto diverso da un Monti- bis . Dicevo prima che le parole sono importanti, come diceva Nanni Moretti. Nella traduzione di questo atto c'è il gioco delle tre carte, perché nel testo si parla di patrimonio culturale. Nella legislazione italiana il patrimonio ha una definizione ben precisa. È contenuta nel testo unico.