[pronunce]

che il giudice a quo rileva che la TARSU oggetto di causa è stata poi sostituita dalla TIA e lamenta che le controversie relative a quest'ultima, pur non avendo essa natura tributaria, sono state attribuite dalla norma censurata alla giurisdizione tributaria; che, a sostegno della prospettata censura, il giudice rimettente rileva che l'art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997 costruisce la prestazione di cui si tratta come tariffa, cioè come un corrispettivo privatistico che copre «i costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche e soggette ad uso pubblico» (comma 2), e stabilisce al comma 4 che essa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio e da una ulteriore quota «rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti, al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione», al fine di assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio; che, in punto di rilevanza, il giudice a quo afferma che all'accoglimento della questione «conseguirebbe il difetto di giurisdizione di questa commissione tributaria a conoscere della controversia»; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata, sul rilievo che la TIA disciplinata dall'art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997 deve essere considerata un tributo e non un corrispettivo; che, nel corso di un giudizio civile vertente tra la s.r.l. Anico e la s.p.a. Publiambiente ed avente ad oggetto l'opposizione della prima ad un decreto ingiuntivo emanato a favore della seconda per il mancato pagamento della TIA relativa all'anno 2003, il Tribunale di Pistoia, sezione distaccata di Monsummano Terme, con ordinanza depositata il 31 luglio 2009 (r.o. n. 260 del 2009) , ha sollevato, in riferimento agli artt. 25, primo comma, e 102, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità dell'art. 2, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo n. 546 del 1992 - come modificato dall'art. 3-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 203 del 2005, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 248 del 2005 -, nella parte in cui stabilisce che «Appartengono alla giurisdizione tributaria [...] le controversie relative alla debenza del canone [...] per lo smaltimento di rifiuti urbani»; che, in punto di non manifesta infondatezza, quanto al parametro dell'art. 102, secondo comma, Cost., il giudice a quo svolge considerazioni analoghe a quelle contenute nelle ordinanze r.o. n. 239 del 2009 e n. 252 del 2009 e rileva, altresí, che «all'art. 77-bis n. 30 del decreto-legge n. 112/2008 il legislatore ha confermato il blocco dei tributi per il triennio 2009-2011 introducendo una deroga per la TARSU ma non citando la TIA; il che non si spiega logicamente se non nella considerazione che la TIA è un'entrata extratributaria»; che, quanto al parametro dell'art. 25, primo comma, Cost., il Tribunale afferma che la disposizione censurata víola il principio del giudice naturale; che in punto di rilevanza della sollevata questione, il rimettente osserva che l'opponente ha eccepito, proprio in forza della norma censurata, il difetto di giurisdizione del giudice ordinario in favore del giudice tributario e che di tale norma, pertanto, deve farsi applicazione ai fini della decisione su tale eccezione. Considerato che la Corte di cassazione, la Commissione tributaria regionale della Toscana ed il Tribunale di Pistoia, sezione distaccata di Monsummano Terme, dubitano, in riferimento all'art. 102, secondo comma, della Costituzione, della legittimità dell'art. 2, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413) - come modificato dall'art. 3-bis, comma 1, lettera b), del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248 -, nella parte in cui stabilisce che «Appartengono alla giurisdizione tributaria [...] le controversie relative alla debenza del canone [...] per lo smaltimento di rifiuti urbani», quale disciplinato dall'art. 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio); che i rimettenti lamentano che la norma censurata «si risolve nella creazione di un nuovo giudice speciale», vietata dall'evocato parametro, perché attribuisce alla cognizione delle commissioni tributarie le controversie relative alla tariffa di igiene ambientale (TIA) disciplinata dall'art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997, che non ha natura tributaria; che il solo Tribunale di Pistoia, sezione distaccata di Monsummano Terme, dubita della legittimità dello stesso articolo anche in riferimento all'art. 25, primo comma, Cost.; che i giudizi di legittimità costituzionale promossi dalle suddette ordinanze vanno riuniti, perché hanno ad oggetto analoghe questioni, relative alla stessa norma; che, preliminarmente, deve essere dichiarata la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Commissione tributaria regionale della Toscana; che, infatti, la Commissione rimettente riferisce che il giudizio a quo ha per oggetto il pagamento «della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) relativa all'anno 2003» e non la TIA, disciplinata dall'art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997, tariffa in relazione alla quale soltanto, data la ritenuta sua natura non tributaria, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale; che la questione sollevata da detta Commissione non è, dunque, rilevante nel giudizio a quo, perché esso ha per oggetto un prelievo tributario (la TARSU) e, quindi, il rimettente non deve fare applicazione della disposizione censurata con riferimento alla TIA; che deve essere dichiarata manifestamente inammissibile anche la questione sollevata dal Tribunale di Pistoia, sezione distaccata di Monsummano Terme, in riferimento all'art. 25, primo comma, Cost., perché tale questione è priva di motivazione, essendosi il rimettente limitato ad affermare genericamente che la disposizione censurata víola il principio del giudice naturale;