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la corsa al ribasso nella tassazione tra i diversi governi, così come la concorrenza sleale a livello globale determinata dalla mancata conclusione del round negoziale attivato proprio nel 2001 a Doha, quando la Cina fu ammessa al WTO, ha danneggiato tutti creando tensioni persino tra gli Stati dell'Unione europea e tra la UE e i suoi tradizionali alleati; appare condivisibile il piano proposto dal presidente degli Stati Uniti di stringere un accordo tra gli Stati affinché venga adottata una tassa minima su profitti fuori dai confini, una " global minimum tax ", con un'aliquota unica del 21 per cento, così come pienamente legittime sono le richieste avanzate sempre dagli Stati Uniti nel G20 del 2018 che nel round di Doha si tenga assolutamente conto della necessità di affermare il concetto di equità nel disciplinare le regole del libero mercato tra gli Stati, fattore peraltro in sintonia con le tradizionali richieste europee di inserire standard sociali e ambientali nelle regole del commercio mondiale; il meccanismo della " global minimum tax " dovrebbe in concreto obbligare le multinazionali a pagare in patria ogni differenza nelle imposte rispetto alla minum tax , tale da affermare il principio di equità che è alla base di ogni concorrenza leale, scoraggiando, nel contempo, la pratica sempre più diffusa di spostare i profitti in Stati fiscalmente più vantaggiosi diversi da quello di appartenenza; l'amministrazione statunitense ha inviato un documento esplicativo ai Paesi del G20 che, oltre agli Stati Uniti, comprende anche Cina, India, Brasile, Russia, Messico, Arabia saudita, Germania, Regno Unito, Francia e Italia, cui spetta la presidenza per tutto il 2021; il G20 è un interlocutore cruciale, esprimendo il 90 per cento dei profitti globali delle imprese, pari a circa 3.780 miliardi di dollari (dati 2018); la stessa ha, altresì, proposto all'OCSE la global minimum tax come alternativa alla web tax , con regole che impongano anche piena trasparenza alle multinazionali costrette a dichiarare all'OCSE e alle singole agenzie fiscali nazionali dove e quanto fatturano all'estero; secondo gli studi di Tommaso Faccio, docente di diritto tributario all'Università di Nottingham (Gran Bretagna) e segretario dell'ICRICT, Independent commission for the reform of international corporate taxation, che ha elaborato i dati OCSE su ogni singolo Paese, l'Italia applicando la global minimum tax su tutte le multinazionali tricolori pubbliche e private che versano imposte sui profitti all'estero (in Lussemburgo, Olanda o altri paradisi) recupererebbe tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari all'anno, pur rinunciando ai 600 milioni previsti dalla web tax nazionale; secondo fonti di stampa l'Italia, che ha la presidenza di turno del G20, con il Presidente del Consiglio dei ministri avrebbe condiviso la proposta della corporate minimum tax globale, così come altri Paesi europei, impegna il Governo: 1) ad esprimere parere favorevole sulla proposta statunitense di riforma che prevede la global minimum tax su scala mondiale per porre fine ai "paradisi fiscali" e alle pratiche elusive che creano disparità di condizioni e, di fatto, concorrenza sleale; 2) ad intervenire, una volta introdotta la global minimum tax , per ridurre la tassazione nazionale gravante sulle imprese, in particolare riducendo l'aliquota IRES e fissandola non oltre il livello dell'aliquota prevista dalla tassa minima globale; 3) ad agire, in quanto presidente di turno del G20, affinché questa proposta, così come quella sul "commercio libero ed equo" avanzata al G20 di Buenos Aires del 2018, sia valutata e condivisa all'interno del foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo, segnando così una svolta rispetto alla globalizzazione selvaggia, le cui gravi conseguenze sono emerse, in tutta evidenza, proprio a seguito della crisi globale determinata dalla pandemia; 4) a porre in essere ogni iniziativa di competenza presso le competenti sedi europee, affinché anche la UE si faccia parte attiva con riferimento alla specifica proposta e, più in generale, in ogni campo e in ogni sede, al fine di definire regole chiare e largamente condivise, per una governance della globalizzazione rispettosa dei diritti delle persone e dei popoli che sono a fondamento della stessa Unione europea. Atto n. 1-00353 CIRIANI RAUTI FAZZOLARI BALBONI GARNERO SANTANCHE' IANNONE LA PIETRA NASTRI ZAFFINI - Il Senato, premesso che: a distanza di un anno dall'inizio dell'emergenza sanitaria, il bilancio sulla gestione della pandemia è senz'altro negativo, ove si pensi alle mancate forniture dei dispositivi di protezione individuale nelle prime fasi dell'emergenza, alla scarsità dei ventilatori e di risorse a disposizione del personale medico, allo scandalo dei banchi a rotelle rimasti nei magazzini delle scuole e alla costruzione delle "primule" per l'inoculazione dei vaccini, allo spreco di risorse, tempo e denaro che potevano essere impiegati in maniera più mirata e utile; tra l'inizio di gennaio e la fine di febbraio 2020 il Governo ha perso 2 mesi osservando la diffusione di un possibile nuovo virus in Cina e rassicurando la popolazione ed i cittadini sull'impossibilità che potesse riguardarli, per poi adottare, dall'oggi al domani, provvedimenti restrittivi della libertà personale, della libertà di svolgere attività individuali e collettive, di rilievo pubblico e costituzionale (gli spostamenti, lo studio, la cura delle altre malattie, le manifestazioni e riunioni politiche) di portata inedita per numero di cittadini coinvolti e incidenza sulla vita sociale; dal marzo 2020 l'emergenza sanitaria ha assalito, non solo fisicamente, l'opinione pubblica, attraverso una terroristica e martellante campagna sui mezzi di informazione, occupando tutte le pagine dei giornali, tutti i minuti delle trasmissioni di approfondimento televisivo, portando all'affermarsi di virologi ed epidemiologi come nuove star mediatiche, portatrici di verità da elargire al popolo, spesso contraddittorie tra di loro; la paura così ingenerata ha indotto i cittadini ad accettare le decisioni governative, per quanto impopolari esse fossero, spalleggiate da un comitato tecnico scientifico di nomina governativa e con la totale marginalizzazione del Parlamento, sede naturale di dibattito; tali misure restrittive hanno comportato una crisi senza precedenti sul piano individuale, sociale ed economico e, nonostante questo, il numero dei decessi e dei contagi è rimasto e rimane, ad un anno dalla loro adozione, tra i più alti al mondo; dopo un anno appare ancora difficile, pena essere accusati di negazionismo, chiedere un bilanciamento tra libertà e sicurezza, tra diritto al lavoro e tutela della salute, tra legittime pretese dei giovani a vivere la loro gioventù e degli anziani e dei fragili ad essere protetti; uno stato di emergenza che si prolunghi oltre l'anno non è più la risposta ad una momentanea difficoltà ma l'istituzionalizzazione di un assetto politico e sociale che mina le fondamenta della democrazia e dei diritti costituzionalmente garantiti;