[pronunce]

b) in particolare, la Regione siciliana, perché l'art. 38 dello statuto d'autonomia - nel prevedere il versamento da parte dello Stato, in favore della Regione, di una somma annuale da impiegarsi nell'esecuzione di lavori pubblici al fine di bilanciare il minore ammontare dei redditi regionali di lavoro rispetto alla media nazionale - dispone, appunto, interventi statali di perequazione infrastrutturale, riconducibili agli interventi di cui al quinto comma dell'art. 119 Cost. La ricorrente premette altresí che, in difetto di una disposizione che ne escluda l'applicabilità alle Regioni ad autonomia differenziata, l'impugnato decreto legislativo trova applicazione immediata alla Regione siciliana, senza il ricorso alle peculiari procedure previste per l'adozione della normativa di attuazione degli statuti speciali e, in particolare, di quelle previste dall'art. 43 dello statuto siciliano, il quale riserva ad una Commissione paritetica tra Stato e Regione la determinazione di tale normativa. La Regione conclude che la diretta applicazione del decreto lede la propria autonomia, perché sottrae al negoziato sul federalismo fiscale tra la Regione e lo Stato la materia relativa all'attuazione del quinto comma dell'art. 119 Cost., ivi compresa quella relativa agli interventi di perequazione infrastrutturale, che, secondo la medesima Regione, sono specificamente regolati dall'art. 38 dello statuto. In particolare, la lesione deriverebbe dalla mancata applicazione della regola stabilita dall'art. 43 dello statuto - ribadita dall'art. 27 della legge di delegazione - secondo cui per l'attuazione statutaria è necessario l'intervento della Commissione paritetica. Dalla formulazione della censura emerge con chiarezza, dunque, che, pur essendo stato richiamato anche l'art. 38 dello statuto, il parametro evocato è esclusivamente l'art. 43 dello stesso statuto. La ricorrente, infatti, lamenta soltanto la mancata utilizzabilità, nell'introduzione delle predette misure perequativo-solidaristiche, della procedura paritetica tra Stato e Regione siciliana prevista per le norme di attuazione statutaria dal medesimo art. 43. 1.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha eccepito l'inammissibilità della questione per sopravvenuta carenza di interesse della Regione. La difesa statale osserva, al riguardo, che l'art. 16 della legge di delegazione n. 42 del 2009, avente ad oggetto la disciplina delle risorse aggiuntive e degli interventi speciali di cui al quinto comma dell'art. 119 Cost., non era ricompreso, originariamente, tra gli articoli applicabili alle Regioni a statuto speciale, in quanto il comma 2 dell'art. 1 della legge precisava che gli unici princípi applicabili a tali Regioni erano quelli contenuti negli articoli 15, 22 e 27, come sottolineato dalla sentenza di questa Corte n. 201 del 2010. Tuttavia, prosegue la difesa dello Stato, dopo la pubblicazione di detta sentenza, ma anteriormente alla proposizione del ricorso, l'art. 1, comma 1, lettera e), della legge 8 giugno 2011, n. 85 (Proroga dei termini per l'esercizio della delega di cui alla legge 5 maggio 2009, n. 42, in materia di federalismo fiscale), ha aggiunto al menzionato art. 16, con effetto dal 18 giugno 2011, il comma 1-bis, il quale stabilisce che «Gli interventi di cui al comma 1 sono riferiti a tutti gli enti territoriali per i quali ricorrano i requisiti di cui all'articolo 119, quinto comma, della Costituzione». Ad avviso della parte resistente, per effetto di tale modifica legislativa, anche l'art. 16 della legge n. 42 del 2009 - in base ad un'interpretazione conforme a Costituzione, diretta ad evitare una ingiustificata discriminazione - deve considerarsi applicabile alle Regioni ad autonomia differenziata e costituisce, perciò, legittimo fondamento del censurato decreto legislativo di attuazione n. 88 del 2011 (entrato in vigore il 7 luglio 2011). La mancata impugnazione, da parte della Regione siciliana, del suddetto ampliamento della legge di delegazione avrebbe reso inoppugnabile il decreto legislativo di attuazione, con conseguente sopravvenuta carenza di interesse al ricorso. 1.2.- L'eccezione non può essere accolta per tre diverse ragioni. In primo luogo, va rilevato che, per costante giurisprudenza di questa Corte, nel giudizio di legittimità costituzionale, non trova applicazione l'istituto dell'inammissibilità della questione per acquiescenza o per il carattere confermativo del provvedimento impugnato (da ultimo, sentenze n. 187 e n. 165 del 2011, n. 40 del 2010, n. 98 del 2007, n. 74 del 2001, n. 20 del 2000). L'omessa impugnazione di una disposizione di legge avente il medesimo contenuto di altra disposizione sopravvenuta, dunque, non preclude l'autonoma impugnazione di quest'ultima (sentenze n. 298 del 2009, n. 443 e n. 430 del 2007, n. 383 e n. 62 del 2005, n. 287 e n. 272 del 2004) e, nel caso di specie, impedisce di far derivare dalla mancata impugnazione dell'art. 16 della legge di delegazione n. 42 del 2009 l'inammissibilità del ricorso avente ad oggetto il decreto legislativo n. 88 del 2011, che al predetto art. 16 dà attuazione. Di qui l'irrilevanza della mancata impugnazione del comma 1-bis dell'art. 16 della legge n. 42 del 2009. In secondo luogo, va osservato che, nel sollevare l'eccezione, la parte resistente inesattamente assume che la Regione abbia censurato il difetto di delega legislativa in ordine all'attuazione delle misure di cui al quinto comma dell'art. 119 Cost. nei confronti degli enti ad autonomia differenziata; difetto che, per la difesa dello Stato, sarebbe stato colmato, appunto, dal sopravvenuto comma 1-bis dell'art. 16 della legge n. 42 del 2009. La ricorrente, in realtà, ha prospettato una censura radicalmente diversa da quella indicata dall'Avvocatura dello Stato, avendo dedotto l'illegittimità costituzionale dell'applicazione diretta alla Regione siciliana del decreto impugnato, indipendentemente dalla sussistenza di una valida delega legislativa. Da ciò consegue l'irrilevanza dell'asserito ampliamento della delega. In terzo luogo, va evidenziato che il suddetto comma 1-bis dell'art. 16, come si vedrà in prosieguo al punto 2.1. , non estende la delega contenuta in tale articolo agli enti ad autonomia differenziata. Di qui la mancanza di fondamento normativo dell'eccezione. 2.- Nel merito, la questione non è fondata, perché si basa sull'erroneo presupposto interpretativo che il decreto legislativo impugnato, in mancanza di un rinvio alla procedura pattizia prevista dall'art. 43 dello statuto siciliano, trovi «diretta e immediata applicazione nei confronti della Regione siciliana».