[pronunce]

il principio del finanziamento integrale delle funzioni mediante tributi ed entrate propri, compartecipazioni al gettito di tributi erariali e quote di spettanza del fondo perequativo; la facoltà dello Stato di destinare «risorse aggiuntive» e «interventi speciali» esclusivamente per scopi diversi dal normale esercizio delle funzioni degli enti territoriali. Quanto al primo parametro evocato, la norma impugnata pregiudicherebbe anzitutto l'autonomia finanziaria di spesa dell'ente territoriale, atteso che, disponendo l'automatico subentro in tutti i rapporti attivi e passivi e nelle attività pendenti facenti capo ai Commissari delegati, imporrebbe alla Regione di farsi carico della totalità dei rapporti privatistici posti in essere dall'organo statale, ivi compreso il contenzioso pendente, e, conseguentemente, di utilizzare le proprie risorse per sostenere oneri finanziari imposti dalla legge statale. Secondo la difesa regionale, la disposizione censurata comprometterebbe, altresì, l'autonomia finanziaria di entrata delle Regioni, poiché la successione nei rapporti pendenti si estenderebbe altresì a quelli processuali, da cui potrebbero scaturire ingenti spese per condanne in giudizio, a fronte delle quali si paleserebbe la carenza di risorse finanziarie per provvedere alla loro copertura. Ne potrebbe conseguire che la Regione, trovandosi nell'impossibilità di far fronte alle nuove spese attraverso le dotazioni previste a legislazione vigente, sia costretta a deliberare aumenti fiscali, o comunque a perseguire politiche di entrata, che altrimenti non sarebbero adottate. Quanto agli ulteriori parametri evocati (art. 119, quarto e quinto comma, Cost.), osserva la ricorrente che la norma impugnata, prevedendo un meccanismo di subentro automatico dell'ente territoriale nella gestione dei rapporti instaurati dalle ex gestioni Commissariali, farebbe gravare sul bilancio regionale il finanziamento di funzioni di competenza esclusiva dello Stato, così violando il principio di corrispondenza tra risorse e funzioni attribuite all'ente territoriale desumibile dai parametri evocati. Quest'ultimo - ricorda la difesa regionale - non consente che le funzioni di un ente territoriale possano essere finanziate mediante ricorso ad entrate diverse da quelle che, in via ordinaria, competono al suo bilancio, né che le risorse ordinarie degli enti territoriali siano destinate al finanziamento di funzioni svolte da organi statali. Secondo la Regione Campania, la sussistenza del censurato contrasto troverebbe conferma nella sentenza n. 22 del 2012, avendo questa Corte dichiarato costituzionalmente illegittime norme statali concernenti il finanziamento delle spese relative ad eventi calamitosi di particolare gravità, che «condizionavano l'intervento finanziario dello Stato alla persistenza dell'insufficienza di risorse regionali anche dopo l'attivazione di aumenti fiscali, ovvero al riconoscimento da parte del Governo della "rilevanza nazionale" dell'emergenza». 1.2.- Con un secondo motivo di ricorso, la ricorrente Regione Campania censura l'art. 6, comma 1-bis, del d.l. n. 136 del 2013 per violazione dell'art. 119 Cost., in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost., atteso che la norma impugnata, prevedendo che la Regione si assuma tutte le spese derivanti da scelte gestionali operate dai Commissari delegati e altresì connesse ai contenziosi instaurati, limiterebbe l'autonomia finanziaria regionale e imporrebbe "precisi vincoli di spesa", ponendosi in tal modo in contrasto con l'art. 117, terzo comma, Cost. Il parametro evocato - che riserva al legislatore statale la determinazione dei principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica - ben potrebbe consentire limitazioni indirette all'autonomia di spesa degli enti territoriali, ma soltanto per ragioni di coordinamento finanziario, connesse ad obiettivi nazionali, condizionati anche da obblighi comunitari, e non già la determinazione di vincoli puntuali di spesa (sono richiamate le sentenze n. 417 del 2005; n. 390, n. 36 e n. 4 del 2004; n. 376 del 2003). Ne conseguirebbe che la norma impugnata, dettando una disciplina specifica e di dettaglio, «scollegata da qualsiasi obiettivo nazionale o comunitario», determinerebbe un precetto specifico e puntuale sull'entità della spesa, risolvendosi pertanto in una indebita invasione, da parte della legge statale, dell'area riservata all'autonomia regionale. 1.3.- Con un terzo ordine di censure, la Regione Campania deduce la violazione degli artt. 118 e 119 Cost., in combinato disposto con gli artt. 81 e 97 Cost., atteso che la norma impugnata, precludendo alla Regione la libera disponibilità di alcune somme, che dovranno essere destinate alla copertura delle spese scaturenti dal subentro nelle passività della gestione Commissariale, non consentirebbe di garantire l'adeguato finanziamento delle funzioni amministrative regionali, determinando, in tal modo, la lesione dell'art. 118 Cost., nonché, precludendo all'amministrazione regionale di provvedere all'espletamento efficace delle proprie funzioni, del principio di buon andamento della pubblica amministrazione previsto dall'art. 97 Cost. Nel contempo, secondo la difesa regionale, sarebbe violato l'art. 81 Cost., perché la norma impugnata determinerebbe il richiamato subentro della Regione in tutti i rapporti giuridici pendenti senza prevedere adeguate misure compensative, determinando, in tal modo, uno squilibrio incompatibile con le complessive esigenze di spesa finanziaria dell'ente territoriale (sono richiamate le sentenze n. 431 e n. 381 del 2004). 2.- Con atto depositato il 23 maggio 2014, si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che il ricorso proposto sia dichiarato infondato. Osserva preliminarmente la difesa dello Stato che la norma impugnata è volta ad assicurare: la successione dei Presidenti delle Regioni ai Commissari delegati nei rapporti attivi e passivi e nelle attività pendenti a far data dal trasferimento delle risorse nel bilancio regionale; la corretta e puntuale attuazione degli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico, anche avvalendosi degli uffici tecnici ed amministrativi dei diversi livelli territoriali di governo; l'impiego delle risorse mediante accordo di programma sottoscritto dalla Regione interessata e dal Ministero dell'ambiente. Quanto al quadro normativo in cui interviene la disposizione censurata, l'Avvocatura dello Stato ricorda che: a) la disciplina in parola garantisce il rapido avvio, nel corso del 2014, degli interventi di messa in sicurezza del territorio, già disposti, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, dalla legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2014);