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Ricordo a tutti che nelle precedenti discussioni qui in Senato noi stessi dicevamo, inascoltati, che si era su un piano inclinato e che l'Italia rischiava molto, tutto, non solo per il quadro pluriennale che oggi si sta definendo e in cui tutte le forze politiche italiane finalmente danno un giudizio profondamente negativo, in quanto pericoloso per gli interessi nazionali, ma anche perché, in contemporanea, si stanno sviluppando gli altri pilastri: quello della riforma del Meccanismo europeo di stabilità, che non vede alcuna delle intenzioni e degli intendimenti italiani realizzarsi, nel quadro peggiore di cui tutti erano consapevoli già qualche mese fa; e quello altrettanto e forse più pericoloso nel tempo dell'Unione bancaria, che metterebbe a rischio il quadro combinato di queste riforme e la sopravvivenza e la stabilità finanziaria ed economica del nostro Paese. In questo contesto vi è la trattativa in corso. Presidente, mi stupisce che accanto a lei, oltre - lo devo dire a nome del Gruppo - del consapevole e responsabile ministro Amendola, che anche in Commissione aveva anticipato le sue forti preoccupazioni su come si stava inclinando pericolosamente il negoziato, manchi del tutto il convitato di pietra, il ministro Gualtieri, che anche stamattina è in campagna elettorale e non qui in Aula. Il ministro Gualtieri anche stamattina è in radio e in televisione a fare la sua campagna elettorale, invece di rappresentare gli interessi nazionali e ascoltare il Parlamento, tanto più che lui stesso ci disse soltanto pochi mesi fa, nelle Commissioni competenti, che tutto andava bene, quando invece troviamo che va tutt'altro che bene. Il quadro finanziario è pericoloso, non soltanto perché non sono rappresentati gli interessi italiani nel campo agricolo e sono compromessi i fondi per la coesione, ma non vi sono neanche sufficienti spinte per quanto riguarda il piano climatico e non vi sono sufficienti risorse proprie da parte dell'Unione europea. Ci chiediamo perché non si punti, come si dovrebbe fare, con chiarezza a risorse proprie, soprattutto attuando da subito la tassazione digitale sulle multinazionali. Ci chiediamo perché, nel campo del clima, quel progetto certamente ambizioso e condivisibile, secondo alcune notizie di stampa, potrebbe essere indirizzato esclusivamente o prevalentemente a supportare la svolta elettrica in Europa, dato che si è costituito recentemente un colosso per le batterie elettriche franco-tedesco che somiglia molto al colosso aeronautico della Airbus, per cui l'Europa finanzia il colosso franco-tedesco e poi a pagare siamo noi italiani o gli altri europei com'è accaduto con l'Airbus. (Applausi dal Gruppo FdI) . Questo è un quadro che ci preoccupa e lei, in verità, per la prima volta ne ha parlato e ha detto una cosa importante: non accetteremo compromessi ad ogni costo. E anche qualche autorevole parlamentare della sua maggioranza, già Presidente del Consiglio (con cui non abbiamo nulla a che fare, ma qui ha parlato in verità), ci dice che è necessario predisporsi ad apporre il veto dell'Italia su questo quadro negoziale, che ci potrebbe anche aiutare, manifestando fermezza, a sviluppare poi meglio gli altri quadri negoziali sul MES e sull'Unione bancaria, altrettanto e forse più pregiudizievoli per gli interessi strategici del nostro Paese. Noi siamo attenti a questa svolta, pur rimanendo fermamente convinti di stare all'opposizione, come abbiamo dimostrato in questa legislatura, quando altri alleati di centrodestra hanno ceduto alle lusinghe dei 5 Stelle, e come abbiamo dimostrato nella precedente legislatura, quando altri alleati hanno ceduto alle lusinghe dei Governi del Partito Democratico. Quindi, con estrema coerenza, diciamo che siamo attenti a leggere la risoluzione della maggioranza, perché se oggi recepisse quello che abbiamo sentito da lei in quest'Aula e quanto abbiamo sentito da altri autorevoli esponenti della maggioranza, cioè predisporre Italia a reagire anche con la minaccia del veto, in questo quadro potremmo astenerci dal voto, dando un segnale politico su questa risoluzione. Chiediamo che il Governo con altrettanta responsabilità esamini la nostra proposta di risoluzione, perché l'Italia, oggi più che mai, nel quadro che parzialmente è stato descritto anche dall'ex premier Renzi, è minacciata su più fronti, dalla Turchia e non soltanto, e accerchiata nei suoi interessi strategici. Peraltro, la missione varata l'altro giorno è contro gli interessi nazionali: in quest'Aula il ministro Di Maio aveva parlato di un cambiamento e di una prosecuzione dell'Operazione Sophia a guida italiana con l'interposizione terrestre, scongiurando l'idea di varare un'altra missione, che non sarebbe stata a guida italiana e che sarebbe intervenuta in acque marittime non di nostro prioritario interesse. Se diciamo la verità in Aula e al Paese noi ci siamo, perché siamo una forza patriottica; ci siamo oggi e ci saremo sempre quando si tratta di difendere gli interessi dell'Italia in Europa, nella consapevolezza che oggi non coincidono affatto con quelli esposti dalla Commissione e dall'asse franco-tedesco e che vanno ristabiliti innanzitutto consapevolmente in un clima unitario in questo Parlamento e nel Paese (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, noi abbiamo molto apprezzato le sue comunicazioni a quest'Assemblea e soprattutto la fermezza con la quale si è impegnato a non accettare ad ogni costo compromessi al ribasso, arrivando anche alla posizione che qualcuno ha suggerito e che io in parte condivido, come ha detto il presidente Monti, di porre il veto al bilancio europeo se non verrà modificato. Io credo che sia l'atteggiamento giusto da tenere per l'Italia. Non sono polemiche sterili fatte solo, come abbiamo visto in passato, a scopo di propaganda, ma è una posizione nell'interesse dell'Europa. Mai come in questo momento sul quadro finanziario pluriennale ci troviamo di fronte ad una scelta chiara: si tratta di spingere l'Europa in avanti, quindi in qualche modo di cambiarla dandole una posizione seria e proprio questo coincide con i nostri interessi nazionali. In questo momento, proprio per quanto accadrà a seguito della nostra richiesta ferma e assoluta di cambiare il quadro finanziario pluriennale, facciamo gli interessi nostri e dell'Europa, perché la proposta del presidente Michel è assolutamente insufficiente e inadeguata per sostenere le sfide che la stessa Unione aveva dichiarato di voler ingaggiare. Non è possibile accettare una tale separazione tra le dichiarazioni dello scorso dicembre, in cui il presidente Ursula Von der Leyen ha presentato il suo programma, e il quadro finanziario che viene presentato. Quel programma, penso per esempio al green new deal è certamente ambizioso, anche se rispetto alla situazione che va affrontata non lo è abbastanza (su questo interverrò nuovamente). Infatti, per raggiungere l'obiettivo fissato della neutralità climatica entro il 2050, il dimezzamento delle emissioni previste entro il 2030 purtroppo non sarà sufficiente (ce lo dicono i dati); bisogna essere molto più ambiziosi e arrivare almeno a una riduzione del 60 per cento per poter arrivare alla neutralità.