[resaula]

anche il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Paolo Gentiloni, si è unito alla preoccupazione espressa dai capi di Stato e di Governo di Francia, Germania e Regno Unito per le possibili conseguenze, dichiarando di voler "preservare l'accordo, unanimemente fatto proprio dal Consiglio di Sicurezza nella Risoluzione 2231, corrisponde a interessi di sicurezza nazionali condivisi"; il Presidente USA ha annunciato, in data 8 maggio 2018, il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare iraniano ritenendolo "uno dei peggiori accordi mai stipulati"; ciò ha comportato la reintroduzione delle sanzioni statunitensi, ivi comprese le sanzioni cosiddette secondarie, che rischiano di penalizzare pesantemente i due Stati europei che maggiormente intrattengono rapporti commerciali con l'Iran e con imprese iraniane, ossia Italia e Germania; difatti, secondo i dati del 2017, si calcolano in circa 1,7 miliardi di euro le esportazioni italiane in Iran, in particolare di tante piccole e medie imprese, che hanno concluso contratti e che hanno commesse in Iran; a seguito del "Presidential Memorandum-11" di Trump dell'8 maggio 2018 e con il ripristino unilaterale delle sanzioni, la quasi totalità delle banche iraniane hanno subito un nuovo embargo finanziario da parte di tutte le autorità statunitensi; la difficoltà di un controllo di tutta la filiera per quanto concerne le transazioni in dollari, le operazioni che vedono coinvolti cittadini o materiali, beni e brevetti statunitensi, ha sempre spinto il sistema bancario e istituzionale ad operare con particolare prudenza nel finanziare e nel fornire garanzie ad imprese che commerciano con l'Iran e/o con imprese iraniane; per tale ragione la maggior parte degli istituti bancari italiani, per non rischiare l'approvvigionamento in dollari dal sistema bancario mondiale, si prevede blocchino pagamenti e garanzie su tutte le operazioni finanziarie e commerciali riguardanti l'Iran; dal 7 agosto, le prime misure restrittive statunitensi sono state reintrodotte, secondo quanto disposto dall'"Executive Order: Reimposing certain sanctions with respect to Iran", mentre le ulteriori sanzioni sono diventate operative dal 5 novembre; le sanzioni entrate in vigore il 5 novembre riguardano i settori petrolifero, marittimo, assicurativo e bancario. L'Italia, insieme ad altri sette Paesi, gode di un'autorizzazione temporanea a acquistare il greggio iraniano; l'Unione europea, per proteggere le proprie imprese dalle sanzioni secondarie USA ha avviato in seno alle istituzioni europee i lavori per l'aggiornamento del regolamento del Consiglio Europeo n. 2271 del 1996 denominato "blocking statutes" che era stato adottato per proteggere gli investimenti europei a Cuba e in Libia ed Iran dalle sanzioni statunitensi; in ogni caso, tale revisione secondo le procedure UE, seppur auspicabile, non rappresenta una soluzione immediatamente operativa, al fine di tutelare gli interessi delle imprese italiane, poiché obbliga ogni singola azienda ad un ricorso diretto o indiretto alla Commissione europea e non evita che si blocchino i pagamenti da e verso l'Iran in relazione al timore delle banche italiane di non potersi più approvvigionare in dollari, a causa del ripristino dell' embargo finanziario USA sulle banche iraniane, con la conseguenza per le stesse di non poter supportare l'interscambio italiano neanche con gli altri Paesi, visto che il commercio internazionale utilizza prevalentemente il dollaro come valuta per gli scambi; per tale questione si ritiene necessario individuare differenti modalità di intervento che possano garantire la prosecuzione delle relazioni commerciale, scongiurando un gravissimo danno per l'economia italiana; una possibile soluzione da vagliare potrebbe essere l'individuazione ed il coinvolgimento di piccoli istituti di credito, come ad esempio le banche di credito cooperativo, che non operano per lo più sul mercato mondiale dei capitali, quale veicolo per i flussi dei pagamenti da e per l'Iran e che, quindi, rischierebbero in maniera limitata la reintroduzione delle sanzioni e di eventuali ritorsioni di amministrazioni e banche americane; a tali fini si potrebbe agire anche attraverso l'intervento di Invitalia Global Investment (Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze, creata proprio per l'Iran dalla finanziaria 2018) che è già protagonista di Accordo Quadro per la concessione di garanzia sovrana su finanziamenti bancari di grandi aziende italiane per progetti iraniani forniti a loro volta di garanzia sovrana, per un importo fino a 5 miliardi di euro, stipulato con gli istituti di credito iraniani Bank of Industry and Mine e Middle East Bank, e, successivamente, con Saman Bank; considerato che: la reintroduzione delle sanzioni potrebbe colpire pesantemente gli interessi economici dell'imprese italiane nei prossimi mesi, e sarebbe un duro colpo sia per le grandi imprese in ragione dei progetti citati sia per le piccole e medie imprese, cui si riferisce essenzialmente l'1,7 miliardi di euro di esportazioni italiane verso l'Iran del 2017, oltre che per l'occupazione che deve essere salvaguardata; l'accordo sul nucleare iraniano e? un passo fondamentale verso il pieno reinserimento dell'Iran nel contesto commerciale internazionale, nonché per la lenta stabilizzazione dell'area mediorientale; la legittimità delle sanzioni secondarie USA, tra l'altro, è questione tutt'altro che pacifica nel diritto internazionale in ragione della loro pretesa efficacia extraterritoriale, impegna il Governo: 1) ad attivarsi nelle competenti sedi internazionali, affinché possano essere percorsi tutti i necessari passaggi diplomatici utili al mantenimento del JCPOA ("Joint Comprehensive Plan of Action"); 2) a promuovere e sostenere, in sede europea, ogni iniziativa utile tra cui l'aggiornamento del regolamento n. 2271 del 1996 denominato "blocking statutes" e così dare la massima protezione alle imprese europee che lavorano in Iran dalle sanzioni statunitensi; 3) a valutare, quale una delle poche soluzioni pratiche percorribili per tutelare l'operatività finanziaria, economica e commerciale delle imprese italiane operanti in Iran, l'individuazione ed il coinvolgimento di uno o più istituti di credito italiani che non operino sul dollaro e sul mercato mondiale dei capitali e quindi meno soggetti al rischio di rappresaglie finanziarie, attraverso la conclusione di specifici accordi/convenzioni con detti istituti. Interrogazioni Atto n. 3-00438 FERRAZZI D'ARIENZO SBROLLINI CUCCA STEFANO ALFIERI MAGORNO SUDANO BINI ROJC MANCA PITTELLA FEDELI BOLDRINI FERRARI Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Premesso che la riforma del Titolo V della Costituzione, che consente alle Regioni di avanzare la richiesta ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, per ottenere la concessione di ulteriori forme di autonomia nelle materie di cui al terzo comma dell'articolo 117, è stata voluta e attuata dai Governi di centro-sinistra;