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Non ci sarebbe stata la conversione della misura della decontribuzione del 30 per cento per le assunzioni nelle Regioni del Sud. Non ci sarebbe stato neanche l'incremento della dotazione del Fondo per l'esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali: 1,6 miliardi di euro in più per compensare Comuni, Province e città metropolitane dalla perdita di entrate locali conseguenti al Covid. Quindi, abbiamo avuto timore che tutte queste misure, insieme a tante altre che non ho elencato anche per motivi di tempo, sarebbero potute decadere insieme allo stesso decreto-legge. Oggi abbiamo sentito alcune considerazioni da parte dei colleghi dell'opposizione. Qualcuno, credo il senatore Urso, ha chiamato il decreto agosto un "polpettone senza significato". Credo che anche tanti colleghi di opposizione oggi sappiano quali sarebbero state le gravi conseguenze in caso di mancata conversione di questo decreto-legge e credo che si sarebbero dovuti preoccupare del fatto che 83 emendamenti che sono stati approvati, proposti dall'opposizione, non sarebbero stati convertiti insieme ad esso. Per consolidare la risposta dello Stato alle conseguenze economiche e sociali causate dal Covid-19 sono state impiegate dal Governo Conte risorse per 100 miliardi di euro, 25 dei quali stanziati nel solo decreto agosto che siamo chiamati a convertire. Sappiamo che da questo shock , da questa emergenza potremmo trarre un'occasione unica, da non perdere, per mettere in discussione tutti quegli aspetti della vita del Paese che hanno condizionato negativamente il progresso economico e sociale negli ultimi vent'anni. Sappiamo tutti delle grandi opportunità che potremmo trarre dalle risorse che verranno reperite con il programma next generation EU , che prevede di raccogliere sui mercati fondi per 750 miliardi di euro, dei quali circa 191 (209, se consideriamo anche altri fondi di minore entità) saranno destinati all'Italia, 80 dei quali a fondo perduto. Per la prima volta, quello che potrebbe diventare un fondo sovrano europeo, alimentato con l'emissione di titoli europei di debito, sovvenzionerà i singoli Stati membri con trasferimenti a fondo perduto, esattamente come fa lo Stato italiano nei confronti delle proprie Regioni. Inaspettatamente, sicuramente a causa di una grave situazione di emergenza, abbiamo fatto un balzo enorme nell'integrazione europea e ora siamo chiamati a spendere, e a spendere bene, le risorse che dovranno arrivare. Il commissario europeo per gli affari economici Paolo Gentiloni Silveri, poche settimane fa, ci ha confermato che le risorse del recovery fund non possono essere usate per ridurre la pressione fiscale. Credo però che potranno essere usate per innovare il nostro sistema fiscale, per sviluppare nuovi strumenti tecnologici che rendano più facile la vita dei contribuenti e meno conveniente evadere le tasse. Non esiste solo un problema di carico fiscale eccessivo sui redditi medio-bassi. Sappiamo che tra i 28.000 e i 40.000 euro di reddito l'aliquota marginale media, cioè quello che prende il fisco su ogni euro addizionale guadagnato, varia dal 45 al 60 per cento. Il problema esiste, è grave, ma non è certo l'unico. Il nostro fisco è quasi imperscrutabile, è ignoto. Da questo scaturisce la paura dell'ignoto e il nostro sistema impositivo fa paura, soprattutto alle imprese che vorrebbero esercitare attività economica, investire e innovare. Occorre - e per questo mi rivolgo anche al Governo - abbandonare i vecchi schemi di ragionamento sul fisco. Le disquisizioni sulle aliquote, di cui sentiamo parlare anche in questi giorni, sono utili, sicuramente poco appassionanti e spesso rischiano di essere vane. È necessario invece coinvolgere nella riforma del sistema fiscale soggetti che siano in grado di realizzare infrastrutture complesse, che rendano semplice il calcolo e il pagamento delle tasse. Il contribuente, il piccolo imprenditore e il professionista, che sono l'ossatura del nostro sistema economico, devono essere in grado di sapere in modo semplice e immediato, prima di accettare un nuovo incarico e di realizzare una nuova opera, quante tasse in più dovranno pagare in corrispondenza di un determinato maggiore ricavo. Chi esercita un'attività economica dev'essere liberato dagli adempimenti fiscali, dalla burocrazia fiscale. Il livello tecnologico raggiunto è tale da poter pensare ad un sistema di prelievo o micro prelievo immediato, che liberi la piccola impresa o il professionista da qualsiasi ulteriore o successivo onere o adempimento fiscale. Il lavoratore autonomo in questo dev'essere parificato a quello dipendente. Deve avere lo stesso diritto di non vivere nella preoccupazione di adempimenti o controlli fiscali futuri e deve pensare solo a far crescere la propria impresa. Solo così potremo avere certezza nel rapporto tributario. La complessità e l'incertezza forse sono tra le maggiori cause dell'evasione fiscale, ancora di più della quantità o dell'entità delle aliquote, che è l'argomento di cui si dibatte in questi giorni. Chi esercita un'attività economica spesso vive nel terrore di vedersi recapitare pretese che non aveva previsto. Questa condizione contribuisce a creare un clima di paura, che disincentiva e svilisce investimenti e iniziative imprenditoriali. Con i soldi del recovery fund non possiamo ridurre la pressione fiscale, come ci dice il commissario europeo agli affari economici, però possiamo usare i fondi per rendere più semplice e più trasparente il rapporto tributario. La tecnologia può e deve essere utilizzata anche per rendere più facilmente fruibili gli incentivi fiscali. Per quanto riguarda il superbonus, voglio ricordare innanzitutto ai colleghi del nostro Gruppo che è una misura del MoVimento 5 Stelle. (Applausi) . Abbiamo introdotto per la prima volta la possibilità di cedere senza limiti i crediti derivanti dalle detrazioni per efficientamento energetico. Attraverso l'uso della tecnologia, possiamo pensare di rendere più fluida la circolazione di questi crediti fiscali. Perché, una volta certificati attraverso un portale come il cassetto fiscale, non si può pensare di consentire l'utilizzo di questi crediti anche quale corrispettivo per l'acquisto di beni e servizi? Ci sono dei vincoli, però credo che la tecnologia sia tale da poterne tenere conto nella circolazione dei crediti. D'altronde, dal punto di vista normativo, in realtà, i crediti nei confronti dello Stato possono essere ceduti a terzi dal 1923, da quando è entrato in vigore il regio decreto n. 2440. Si può fare, quindi, e nel frattempo abbiamo anche raggiunto un livello di tecnologia che ci consente di farlo anche in modo più fluido e sicuro. (Applausi). Da un articolo apparso il 24 settembre sul «Corriere della Sera», che raccontava di uno scontro tra il Garante della privacy irlandese e il colosso Facebook, è emerso che il valore economico stimato dei dati personali dei cittadini europei che ogni anno vengono trasferiti verso gli Stati Uniti e che vengono utilizzati da Facebook come fosse materia prima è pari a 7.000 miliardi di euro annui. I nostri dati personali che cediamo ogni anno e che valgono 7.000 miliardi di euro vengono sfruttati economicamente e gratuitamente da imprese che li usano per produrre servizi e per conseguire legittimamente ricavi in tutto il mondo. Si possono utilizzare le risorse del recovery per realizzare un sistema che sia in grado di intercettare e tracciare questi dati.