[pronunce]

che il rimettente chiede pertanto a questa Corte un intervento volto ad estendere la sfera di applicazione dell'art. 146-bis disp. att. cod. proc. pen. per comprendervi anche la situazione sottoposta al suo esame; che il giudice a quo, pur essendo consapevole che, a norma dell'art. 205-ter, comma 1, disp. att. cod. proc. pen. , presupposto per la partecipazione al dibattimento a distanza è che tale procedura sia prevista e disciplinata da accordi internazionali, omette di considerare che non sussiste alcun accordo internazionale generale, né alcun accordo bilaterale con la Repubblica federale tedesca, che consenta di ricorrere all'istituto della partecipazione al dibattimento a distanza qualora l'imputato sia detenuto all'estero; che, in particolare, da un lato la Convenzione stabilita dall'Unione europea conformemente all'art. 34 del Trattato sull'Unione europea, relativa all'assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell'Unione, fatta a Bruxelles il 29 maggio 2000, che nell'art. 10, § 9, disciplina per la prima volta l'istituto dell'audizione degli imputati mediante videoconferenza, non è ancora stata ratificata dall'Italia, dall'altro la legge 11 dicembre 1984, n. 969, che ha ratificato e dato esecuzione all'accordo tra l'Italia e la Germania aggiuntivo alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, non contiene alcun riferimento all'istituto della partecipazione al dibattimento a distanza; che pertanto la questione di legittimità costituzionale è priva di rilevanza nel processo a quo, in quanto, anche in caso di accoglimento, l'art. 146-bis disp. att. cod. proc. pen. risulterebbe comunque non applicabile, in mancanza di un accordo con la Repubblica federale tedesca che consenta, a norma dell'art. 205-ter, comma 1, disp. att. cod. proc. pen. , il collegamento audiovisivo con l'imputato detenuto in quello Stato, e deve conseguentemente essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 146-bis delle norme di attuazione del codice di procedura penale, approvate con decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Milano, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 febbraio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Guido NEPPI MODONA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 marzo 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA