[pronunce]

né precisazioni di sorta sarebbero offerte dalle «generiche argomentazioni» che precedono il dispositivo, giacché anche in tale parte non si richiede una pronuncia di non spettanza che avrebbe delimitato l'oggetto della domanda. Sotto altro profilo, l'atto introduttivo del giudizio non conterrebbe alcuna reale indicazione delle ragioni del conflitto, essendosi il ricorso limitato ad enunciare citazioni di giurisprudenza, senza dimostrarne la riferibilità al caso concreto. In ogni caso, «il conflitto è inammissibile anche e forse soprattutto perchè la ricorrente non chiarisce minimamente i confini e la direzione della sua pretesa, omettendo di richiedere la declaratoria della spettanza (a sé medesima) del potere (ovvero della non spettanza al resistente), nonché l'annullamento dell'atto censurato». Secondo la difesa del Comitato, inoltre, la ricorrente non menziona i parametri costituzionali sui quali si radicherebbero le proprie attribuzioni, né spiega in cosa consisterebbe il vulnus lamentato: il ricorso non conterrebbe le norme costituzionali che regolano la materia, come prescritto dall'art. 26, comma 1, delle norme integrative per i giudizi davanti a questa Corte. Altro profilo di inammissibilità viene dedotto in riferimento alla mancata dimostrazione dell'impedimento all'esercizio della funzione giurisdizionale che sarebbe derivato dalla opposizione del segreto, così come invece postulato dalla giurisprudenza costituzionale. La ricorrente, infatti, non avrebbe chiarito né se il problema della acquisizione della documentazione presso il Comitato si fosse o meno posto in primo grado, né le ragioni «della sopravvenuta necessità di acquisizione in grado di appello». Nel merito, il ricorso dovrebbe essere rigettato. Già da tempo, infatti, è stato chiarito che la posizione di indipendenza delle Camere e dei loro organi comporta la opponibilità alla autorità giudiziaria del cosiddetto segreto funzionale: vale a dire un segreto destinato ad impedire che dalla sua violazione «possano derivarne conseguenze tali da impedire o intralciare gravemente l'assolvimento del loro compito». E ciò riguarda anche i documenti che siano, come nella specie, direttamente pervenuti a quegli organi. Dopo aver rievocato le pronunce di questa Corte antecedenti e successive alla entrata in vigore della legge n. 801 del 1977, ed aver sottolineato la centralità del controllo parlamentare nella materia del segreto di Stato e lo specifico e rilevante compito demandato al Comitato resistente, la difesa di quest'ultimo contesta la tesi – adombrata nel ricorso – secondo cui il segreto opponibile dal Comitato coprirebbe unicamente quanto attiene alle «linee essenziali delle strutture e dell'attività dei Servizi», ma «non ogni documentazione che non istituzionalmente pervenga al Comitato»; con la conseguenza che – nella specie – non vi sarebbero i presupposti per opporre il segreto. Infatti - osserva la difesa - a norma dell'art. 11, sesto comma, della legge n. 801 del 1977, sono sempre segreti gli atti del Comitato: «sicché anche il segreto sulla documentazione comunque acquisita è funzionale all'assolvimento della funzione (“centrale”, è bene ripetere) di controllo parlamentare sulla materia». In secondo luogo, sarebbe «indimostrato e indimostrabile che la documentazione richiesta dalla Corte di assise di appello di Roma non abbia attinenza al controllo delle strutture e sulle attività dei Servizi». D'altra parte - conclude la difesa del Comitato - la stessa funzione di controllo sull'istituto della opposizione del segreto di Stato, sarebbe pregiudicata dalla possibilità, per l'autorità giudiziaria, di accedere a qualunque documento in possesso dell'organo parlamentare. Donde, la infondatezza dei rilievi svolti dalla autorità giudiziaria ricorrente. 4. – In prossimità della udienza, la difesa del Comitato parlamentare resistente ha depositato memoria, nella quale ha ulteriormente articolato le già rassegnate eccezioni di inammissibilità, ribadendo le conclusioni di infondatezza nel merito delle ragioni poste a base dell'atto di conflitto.1. - La Corte di assise di appello di Roma ha proposto conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, in relazione al rifiuto del Comitato di consegnare documenti da essa richiesti, con nota n. 2002/0000136/SG-CIV del 19 febbraio 2002. Con quest'ultima il presidente del Comitato – convocato per la esibizione di documentazione consegnata al Comitato dall'imputato e ritenuta necessaria ai fini del decidere - ha opposto il vincolo del segreto, richiamando sia la «non ostensibilità all'esterno dei propri atti, verbali e resoconti, secondo quanto disposto dall'art. 11 della legge n. 801/1977»; sia il «carattere strettamente funzionale all'esercizio dell'attività conferita dalla legge al Comitato», di tale vincolo. La Corte ricorrente reputa «del tutto infondata l'opposizione del segreto di Stato all'esibizione di documenti consegnati a suo tempo dal M. al Comitato – già in fotocopia e, quindi, non originali – in quanto il richiamato art. 11 della legge n. 801 del 1977 è del tutto inconferente»; infatti, oggetto della propria richiesta non era la «produzione di atti coperti dal segreto di Stato, come previsto dall'art. 12 della citata legge n. 801 del 1977, o di informazioni proposte o rilievi sulle struttura o sull'attività dei Servizi bensì la mera esibizione dei documenti consegnati a suo tempo dal M. al Comitato parlamentare che consistono – ed è noto – non in originali ma in fotocopie, di cui s'ignora perfino l'autenticità, per confrontarli con quelli in sequestro». Da qui la pretesa vulnerazione delle attribuzioni giurisdizionali e la domanda di “accertamento”, «in ordine al corretto uso del potere di decidere sulla sussistenza dei presupposti di applicabilità dell'art. 11 della legge 24 ottobre 1977 n. 811 [recte: 801] come esercitato dal Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza per il segreto di Stato», attraverso la nota di cui innanzi si è detto. 2 . - Il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato ha eccepito, in via preliminare, la inammissibilità del conflitto, sotto vari profili. In particolare, esso ha sottolineato la assoluta genericità ed astrattezza del petitum del ricorso: in difetto di una richiesta di « annullamento della Nota che, nella parte motiva, si pone apparentemente a base del conflitto», l'atto introduttivo del conflitto si risolverebbe «in una sorta di astratta richiesta di parere del Giudice costituzionale (cui si chiede di provvedere alla “risoluzione del conflitto di attribuzione”), in violazione delle più elementari norme di procedura». Nella specie, poi, non è stato opposto il segreto di Stato, ma il segreto funzionale, il che renderebbe il conflitto – per la erroneità della premessa da cui trae origine – evidentemente «inammissibile per assoluta inconferenza delle censure svolte».