[pronunce]

Il rimettente evidenzia che, fra tutti i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente in base all'art. 50 (già art. 47) del TUIR, solo per gli emolumenti arretrati riferibili all'anno precedente corrisposti ai giudici tributari, il censurato. 39, comma 5, del d.l. n. 98 del 2011 prevede la tassazione ordinaria (aliquota massima) se corrisposti entro il periodo d'imposta successivo a quello di riferimento. In tal modo esso, quand'anche dettato dalla necessità di rispettare le esigenze di bilancio e di contenere la spesa pubblica, si paleserebbe discriminatorio - considerato che il principio espresso dall'art. 3 Cost. si estenderebbe all'uguaglianza tributaria, per cui a situazioni uguali dovrebbero corrispondere regimi impositivi uguali - e scollegato dalla capacità contributiva di cui all'art. 53 Cost., che andrebbe intesa come idoneità del soggetto a soddisfare l'obbligazione d'imposta, desumibile dal presupposto economico al quale la prestazione risulti connessa. Infatti, ad avviso del rimettente, sebbene possano ravvisarsi differenze tra gli emolumenti dei giudici tributari e quelli degli altri percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, tale diversità qualitativa potrebbe rilevare solo ove la capacità contributiva di coloro che sono assoggettati a tassazione separata (ossia, ad un minor tributo) sia di gran lunga inferiore quantitativamente rispetto a quella dei contribuenti assoggettati alla tassazione ordinaria (ossia, ad un maggior tributo). Poiché il mancato assoggettamento al regime di cui all'art. 39, comma 5, del d.l. n. 98 del 2011 dei redditi degli altri contribuenti citati non dipenderebbe dalla valutazione delle diverse caratteristiche delle varie forme di lavoro e dalla minore capacità contributiva, la norma determinerebbe un'irragionevole ed ingiustificata discriminazione a discapito di una limitata categoria di soggetti passivi, sottoponendoli ad un regime tributario peggiorativo in violazione degli artt. 3 e 53 Cost. Inoltre, secondo il rimettente, la norma censurata si paleserebbe come un monito nei confronti proprio di quei soggetti chiamati a giudicare sull'applicazione delle leggi tributarie e sul rispetto delle garanzie previste dall'ordinamento per i contribuenti, manifestando una supremazia del potere esecutivo - e segnatamente del Ministero dell'economia e delle finanze, che avrebbe predisposto il decreto-legge e, per di più, sarebbe debitore dei compensi da corrispondere ai giudici tributari, oltre ad essere parte sostanziale, attraverso le Agenzie fiscali, nella maggioranza dei giudizi tributari - sul potere giudiziario e violando il principio di autonomia ed indipendenza della magistratura di cui all'art. 104 Cost. 1.3.- Quanto alla rilevanza della questione, il rimettente sostiene che la norma impugnata, entrata in vigore il 17 luglio 2011, non sarebbe retroattiva, con la conseguenza che la questione non sarebbe rilevante quanto agli emolumenti maturati fino al 16 luglio 2011, cui illegittimamente l'amministrazione avrebbe applicato la tassazione ordinaria (aliquota massima) invece che quella separata (aliquota media). Viceversa, lo sarebbe con riferimento agli emolumenti arretrati relativi al periodo successivo all'entrata in vigore dell'art. 39, comma 5, del d.l. n. 98 del 2011, ossia dal 17 luglio 2011 al 31 dicembre 2011, cui sarebbe applicabile, dovendosi stabilire il sistema di tassazione operante nella fattispecie. 2.- Con atto depositato il 22 gennaio 2014 è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile o, comunque, manifestamente infondata. 2.1.- Anzitutto, l'ordinanza di rimessione non preciserebbe l'importo di cui è chiesto il rimborso, come si sia pervenuti allo stesso ed a quale periodo si riferirebbe l'asserita maggiore tassazione, tenuto conto che non rileverebbero gli emolumenti maturati fino al 17 luglio 2011 e quelli maturati dal 1° ottobre 2011 al 31 dicembre 2011, in quanto "fisiologicamente" corrisposti oltre il 12 gennaio 2012, per cui comunque assoggettati a tassazione ordinaria. Infine, non sarebbe precisato se e quali compensi sarebbero maturati nei settantacinque giorni per i quali dovrebbe operare, secondo il rimettente, il regime di tassazione separata. Alla luce di tali considerazioni, la questione sarebbe inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza. 2.2.- Secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, inoltre, la questione sarebbe manifestamente infondata. A suo avviso, il giudice a quo muoverebbe dall'erroneo presupposto che la norma abbia una finalità di maggiore imposizione, mentre in realtà essa si limiterebbe a reintrodurre il normale regime di cassa, i cui effetti potrebbero essere favorevoli o sfavorevoli al contribuente a seconda dei casi, con il fine di evitare incertezze applicative della disciplina fiscale in ragione della peculiarità di determinazione dei compensi dei giudici tributari. Sotto il primo profilo, la difesa erariale evidenzia che l'art. 17 (già art. 16), comma 1, lettera b), del TUIR, sarebbe stato costantemente interpretato dall'amministrazione finanziaria nel senso che la tassazione separata, in deroga al regime generale di tassazione per cassa, operi solo quando il ritardo nella corresponsione degli emolumenti sia conseguenza di nuove disposizioni o sia conseguenza di eventi eccezionali tali da qualificarlo come "patologico", dovendo altrimenti applicarsi l'ordinaria disciplina, per cui il reddito contribuisce a determinare l'imponibile dell'anno di percezione. Quanto all'altro aspetto, il Presidente del Consiglio dei ministri rammenta le peculiarità del regime dei compensi dei giudici tributari, secondo cui, ai sensi dell'art. 13 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545 (Ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria ed organizzazione degli uffici di collaborazione in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), con decreto ministeriale viene determinato un compenso fisso mensile ed un compenso aggiuntivo per ciascun ricorso definito, liquidato in relazione ad ogni provvedimento emesso. Tale particolarità avrebbe indotto il legislatore ad emanare una norma di chiarimento che evitasse di dover verificare caso per caso il motivo del ritardo, ritenendolo fisiologico - e, come tale, inidoneo a provocare la tassazione separata - allorché i compensi vengano corrisposti nell'anno successivo a quello di maturazione. La finalità di semplificazione escluderebbe l'irragionevolezza della norma ed il suo carattere discriminatorio, afferendo ad un sistema di corresponsione degli emolumenti diverso da quello previsto per le altre categorie di contribuenti contemplate dall'art. 50 (già art. 47) del TUIR, dunque insuscettibile di dare luogo ad ingiustificate disparità di trattamento.