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la legge 24 dicembre 2012, n. 234, recante "Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione", disciplina il processo di partecipazione dell'Italia alla formazione delle decisioni e alla predisposizione degli atti dell'Unione europea e garantisce l'adempimento degli obblighi e l'esercizio dei poteri derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione, in coerenza con gli articoli 11 e 117 della Costituzione, sulla base dei principi di attribuzione, di sussidiarietà, di proporzionalità, di leale collaborazione, di efficienza, di trasparenza e di partecipazione democratica; in particolare, l'articolo 4, al comma 2, dispone che il Governo informi tempestivamente i competenti organi parlamentari su iniziative o su questioni relative alla politica estera e di difesa comune presentate al Consiglio dell'Unione europea o in corso di esame da parte dello stesso, dando specifico rilievo a quelle aventi implicazioni in materia di difesa, si chiede di sapere quale posizione politica, impegno e provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere nell'ambito dell'iniziativa europea d'intervento, collegato all'avviata cooperazione strutturata permanente (PESCO), in quanto tassello fondamentale nella realizzazione di uno spazio unico di libertà, sicurezza, giustizia e di difesa comune, in attuazione Trattato di Lisbona. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00287 URSO Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: esponenti autorevoli del Governo e lo stesso Ministro in indirizzo hanno, più volte, annunciato l'intenzione di ridiscutere gli accordi sulla Tav (Torino-Lione e terzo valico) e rivedere la fattibilità di tutte le principali grandi opere in corso di realizzazione sotto il profilo della sostenibilità economica o anche ambientale; dalle frequenti dichiarazioni alla stampa sembrerebbe che si mettano in dubbio alcune strategiche infrastrutture subordinandone la realizzazione a prossime valutazioni sui relativi costi e benefici; risulta difficile anche solo immaginare le conseguenze, in termini economici e di immagine dell'Italia agli occhi dei partner europei ed internazionali, dell'interruzione della costruzione di opere, come il terzo valico e la Tav, trattandosi di operazioni che investono la responsabilità del Paese anche in base ad accordi internazionali; ingenti sarebbero i costi, nell'ordine di miliardi di euro, nonché incolmabile il ritardo della rete infrastrutturale; nel contratto di governo sono state utilizzate formule generiche quali, appunto, la già citata valutazione del rapporto tra costi e benefici, che, come è naturale, per opere in corso, è già stata fatta; il Ministro dell'economia e delle finanze Tria, in sede di discussione del Documento di economia e finanza in Parlamento, ha dichiarato che l'Italia deve puntare la sua rinascita economica proprio sugli investimenti pubblici necessari per attivare la crescita, investimenti che devono per questo restare fuori dal calcolo del deficit , si chiede di sapere: come si concilino le dichiarazioni del Ministro in indirizzo con quanto annunciato dal ministro Tria in Parlamento; quale sia la posizione del Governo sul futuro delle grandi opere e se corrisponda al vero l'intenzione di ridiscutere la loro realizzazione; che cosa si intenda con valutazione del rapporto tra costi e benefici di ciascuna opera e come si intenda affrontare le conseguenze economiche e di immagine ove si optasse per una sospensione, magari anche in fase esecutiva. Atto n. 4-00288 ALFIERI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per gli affari europei e dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: in forza degli accordi bilaterali tra Italia e Confederazione svizzera e della legge 5 giugno 1997, n. 147, i lavoratori frontalieri italiani in Svizzera godevano di un regime di trattamento di disoccupazione finanziato dalla trattenuta mensile sul salario ricevuto dal datore di lavoro elvetico che veniva poi, in parte, trasferita all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) per il pagamento dell'indennità di disoccupazione speciale; successivamente all'entrata in vigore dell'accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Confederazione svizzera da un lato e la Comunità europea e i suoi Stati membri dall'altro, nei rapporti tra Stato italiano e Svizzera dal 2009 si applicano i regolamenti comunitari in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e pertanto, come previsto nell'articolo 65 e seguenti del regolamento (CE) n. 883/2004, al presente il disoccupato, già frontaliero, ha diritto alle prestazioni di disoccupazione a carico dello Stato di residenza che devono essere corrisposte dall'istituzione competente di tale Stato come se, nel corso della sua ultima attività lavorativa, il lavoratore fosse stato soggetto alla legislazione dello Stato di residenza; il passaggio dalla vecchia alla nuova disciplina per l'erogazione dell'indennità di disoccupazione è risultata per i lavoratori frontalieri italiani in Svizzera specialmente penalizzante; nei giorni 21 e 22 giugno 2018 a Bruxelles si è svolta una riunione del Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" della UE, nel corso della quale si è discusso un orientamento generale sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale in vista di possibili modifiche del regolamento (CE) n. 883/2004; la proposta di modifica avanzata dalla Commissione europea (COM (2016) 815 final), mutando il testo dell'articolo 65, prevede di riconoscere ai lavoratori frontalieri il diritto ai sussidi di disoccupazione erogati non nel Paese di residenza bensì in quello in cui lavorano e pagano le trattenute per le prestazioni di sostegno al reddito, si chiede di sapere: quali posizioni il Governo intenda assumere in sede europea circa la revisione del regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, in relazione alla modifica dell'articolo 65 e al cambiamento della competenza nell'erogazione del trattamento di disoccupazione tra Stato di residenza del lavoratore frontaliero e Stato di ultima occupazione; quali posizioni intenda assumere circa l'applicazione di eventuali modifiche del regolamento (CE) n. 883/2004 nei rapporti con la Confederazione svizzera. Atto n. 4-00289 GARAVINI Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali e della salute Premesso che: con la legge 11 marzo 2015, n. 35, è stato ratificato l'accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Turchia in materia di previdenza sociale, che ha sostituito la Convenzione europea di sicurezza sociale ratificata da entrambi gli Stati; l'accordo si applica ai lavoratori dipendenti, autonomi, dipendenti pubblici e agli iscritti alla "gestione separata", e modifica le disposizioni in materia di legislazione applicabile e distacchi; in base all'articolo 3, l'accordo si applica, a prescindere dalla loro cittadinanza, alle persone che siano o siano state soggette alla legislazione di una o di entrambe le parti contraenti, nonché ai familiari e superstiti di tali persone;