[resaula]

Come ha già sottolineato il nostro capogruppo Marcucci, è stata fatta passare un modifica sostanziale del decreto-legge Lorenzin, su un tema avvertito da tutte le famiglie italiane, all'interno di un decreto-legge amministrativo come il milleproroghe. A questo proposito intendiamo rilanciare l'appello diffuso sabato dall'Ordine dei medici: «Lanciamo un appello al Parlamento perché rispetti la scienza. L'emendamento della maggioranza non risponde all'evidenza scientifica circa la necessità delle vaccinazioni». Testo integrale dell'intervento della senatrice Assuntela Messina sul processo verbale della seduta del 3 agosto 2018 A norma dell'articolo 60 comma 3 del Regolamento del Senato sul processo verbale, prendo la parola per fare un semplice annuncio di voto e per dire che voto contro per stigmatizzare quanto è avvenuto nella seduta del 3 agosto scorso, in merito all'emendamento 6.10. Come ha già sottolineato il nostro capogruppo Marcucci, è stata fatta passare una modifica sostanziale del decreto-legge Lorenzin, su un tema avvertito da tutte le famiglie italiane, all'interno di un decreto-legge amministrativo come il milleproroghe. A questo proposito intendiamo rilanciare l'appello diffuso sabato dall'Ordine dei medici: «Lanciamo un appello al Parlamento perché rispetti la scienza. L'emendamento della maggioranza non risponde all'evidenza scientifica circa la necessità delle vaccinazioni». Testo integrale dell'intervento del senatore Floris nella discussione generale del disegno di legge n. 741 Signor Presidente, colleghi senatori, vorrei iniziare questa intervento ricostruendo la genesi di questo decreto-legge. Il Consiglio dei ministri si è riunito il lunedì 2 luglio 2018, alle ore 20.55 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giuseppe Conte. Segretario il Sottosegretario alla Presidenza, Giancarlo Giorgetti. Al termine del Consiglio dei Ministri è stato emesso un Comunicato che indicava tra i provvedimenti approvati il decreto dignità, misure urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese. Questo semplice comunicato, che ne indicava sommariamente i contenuti, insieme a bozze più o meno apocrife, ha guidato per diversi giorni il giudizio dei media e dei commentatori sul cosiddetto decreto dignità. Infatti il decreto-legge adottato dal Consiglio dei Ministri il 2 luglio sera è quindi letteralmente "sparito" per 10 giorni, per poi riapparire con il numero 87 ed essere pubblicato il 12 luglio 2018 sulla Gazzetta Ufficiale, come provvedimento che reca nel suo titolo "disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese". E quindi, durante questo periodo sono circolate differenti bozze del testo, così come diverse versioni erano girate dal momento in cui lo aveva annunciato il Ministro Di Maio, che guida i Dicasteri riuniti dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, sin dal suo esame nel Consiglio dei ministri del 2 luglio. Nel frattempo è stato alimentato, altresì, il giallo delle stime dell'INPS, inserite nella relazione tecnica, che valutava una perdita di 8.000 posti annui per 10 anni, a causa dell'introduzione delle nuove disposizioni in materia di lavoro a tempo determinato. Bisogna rilevare altresì che, in attesa di misure di questo Governo che contengano anche riforme strutturali e impegni e tagli di spesa rilevanti, questo è il primo provvedimento di una certa complessità adottato da questo Esecutivo. Premessa In premessa vanno rilevati taluni toni allarmistici scritti nella Relazione del Governo al disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame: "esigenza di introdurre nell'ordinamento in tempi brevi nuove misure che pongano limiti alle attuali condizioni di criticità su temi urgenti e strategici". Ed inoltre le ragioni per le quali il Governo ha deciso di intervenire con nuove misure "volte a limitare l'utilizzo di tipologie contrattuali che nel corso degli ultimi anni hanno condotto a un'eccessiva e allarmante precarizzazione, causata da un abuso nell'impiego di forme contrattuali che dovrebbero rappresentare l'eccezione e non la regola". Queste premesse, che hanno portato all'emanazione di un provvedimento necessario e urgente - secondo l'articolo 77 della Costituzione - sono smentite dai numeri che non fotografano alcuna emergenza e quindi alcuna impellenza di correre dietro a un decreto che è rimasto sostanzialmente immodifìcato, almeno nel suo impianto. Semmai esiste una perdurante difficoltà delle imprese ad uscire dalla crisi, ormai decennale, che vede nell'oppressione burocratica e fiscale il principale ostacolo da superare da parte delle imprese. Lo stesso provvedimento rimarrà ora completamente identico dopo l'esame del Senato, secondo questa nuova regola, non scritta, del "bicameralismo non paritario". Al contrario i temi qui affrontati, che sono seri e importanti, necessitano di un esame accurato da parte del Parlamento, senza spinte emergenziali o urgenze dettate da provvedimenti che hanno una scadenza per la propria conversione in legge. Certamente, qualora anche fossero vere le intenzioni e le intuizioni del governo, il decreto-legge in esame non risolverà, nel mese di agosto o settembre, alcuna delle criticità evidenziate. Allora sarebbe stata più opportuna una seria istruttoria delle tematiche affrontate - ascoltando in modo approfondito anche tutti gli attori coinvolti - per arrivare a una disciplina più largamente condivisa e duratura. In realtà le parti sociali che si sono espresse, hanno avuto giudizi pressocchè unanimi contro le norme del decreto dignità. Confmdustria e Rete Imprese Italia sono contro, cioè le principali organizzazione dei datori di lavoro, ma contro sono anche CGIL, CISL e UIL, le principali organizzazioni sindacali. E hanno articolato le proprie posizioni antitetiche alle modifiche del decreto anche autorevoli giuslavoristi ed esperti. La censura a un modo troppo semplicistico di operare cambiamenti a una disciplina complessa e che necessitava di una più opportuna istruttoria e di approfondimenti più pesati è stata ampia e piena di argomenti. A questo si aggiungano le stime tecniche, contestate dallo stesso Ministro del lavoro all'Ente da lui stesso vigilato, basate appunto sulle proiezioni dell'INPS, l'istituto che si occupa di raccogliere i contributi previdenziali riferiti alla generalità lavoratori e che quindi si incarica anche di fare stime sulle dinamiche delle entrate contributive. Stime peraltro richieste dal ministero dell'economia e delle finanze, ove la Ragioneria Generale dello Stato è tenuta a effettuare il vaglio definitivo sugli oneri di un provvedimento e sulle coperture finanziarie adottate e ad apporre la cosiddetta "bollinatura". Certamente, se l'obiettivo è quello di creare nuovi posti di lavoro, la sola disincentivazione del tempo determinato non raggiunge lo scopo, laddove non sia accompagnata da una contemporanea incentivazione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato. E quindi necessaria una sostanziosa riduzione del cuneo fiscale, che passi prima di tutto attraverso la riduzione del costo del lavoro a carico delle imprese. Va premiato, in generale, l'investimento delle imprese in capitale umano, sia che passi attraverso la formazione, la sicurezza e la qualità del lavoro.