[resaula]

Signor Presidente, onorevoli colleghi, chi vi parla non è certo una pericolosa guerrafondaia animata da settarismo ideologico, né tantomeno una persona cui sfuggono le contraddizioni e gli errori del passato, su cui pure dovremmo riflettere. Dobbiamo sapere però - e lo dico anche ai pochi colleghi che hanno manifestato dubbi e perplessità sull'armare la resistenza ucraina - che una pace disarmata esiste solo nel campo dell'ideale. Facciamo attenzione a non cadere in sofismi intellettuali, che rischiano di dare copertura e alibi agli aggressori. È ancora vivo il ricordo delle marce della pace negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, che si scoprirono poi essere finanziate da Mosca. È quindi evidente che come Italia e come Europa dobbiamo rafforzare il nostro impegno e dunque le risorse per la nostra difesa, anche e soprattutto all'interno della NATO, questione che per troppo tempo ha diviso le due sponde dell'Atlantico. Bene pertanto la presenza del Presidente degli Stati Uniti nel primo giorno del vertice. Come Italia dobbiamo puntare sul rinsaldamento dei rapporti euroatlantici, che hanno subito nel corso degli anni divisioni più profonde, che travalicano le Presidenze e i suoi inquilini. È un rapporto da rafforzare, una guida comune dell'Occidente a tutela e a difesa dei nostri valori fondanti. Tornando però al tema della difesa, anche da questo punto di vista il conflitto ucraino segna uno spartiacque. Le minacce si moltiplicano, alcune non sono neanche tanto velate, come nel caso del ministro Guerini, cui va la nostra vicinanza e solidarietà. Le stesse notizie di sottomarini nucleari nel Mediterraneo, a pochi chilometri dalle nostre coste, rendono l'idea di quanto sia radicale il cambio di paradigma che dovremo affrontare. Abbiamo quindi l'esigenza, come Italia, di avere una forte capacità di deterrenza e protezione a tutela dei nostri interessi nazionali. Dobbiamo farlo nel contesto dell'Alleanza atlantica, con un'Europa unita e consapevole, che investa e che al suo interno sviluppi sinergie e progetti comuni in materia di difesa e sicurezza. Pace, sicurezza e indipendenza devono essere le parole chiave del nostro orizzonte. Anche su questo gli obiettivi del vertice informale di Versailles sono più che condivisibili, ma devono trovare applicazione pratica. Sul tema energetico si gioca una partita di vitale importanza. Fermi restando la prospettiva di un affrancamento energetico da un solo produttore entro il 2030, il tema degli stoccaggi e del tetto europeo ai prezzi del gas, dobbiamo fare attenzione a non cedere a retoriche velleitarie. Il futuro sarà anche green , ma nel presente, come tutti sappiamo, gli approvvigionamenti di combustibili fossili sono insostituibili. La sfida energetica per l'Europa sarà molteplice: da una parte, il tema dell'armonizzazione delle politiche energetiche, che sono differenti e scollegate da Paese a Paese; dall'altra, il grande tema di tornare a guardare al Mediterraneo allargato, ponendoci il problema della sua stabilità e di una nuova politica nell'area. Un tema, quest'ultimo, che anche l'Europa e la stessa Alleanza atlantica debbono affrontare, specie alla luce delle continue tensioni nel Mediterraneo orientale. Sul fronte delle questioni economiche, l'Italia dovrà porre con forza al più presto il tema di come reperire le nuove risorse di cui avremo bisogno per far fronte agli obiettivi che ci siamo dati. Lo sappiamo: i temi economici sono divisivi in sede europea, ma la guerra di Putin non ha solo messo in predicato la ripresa europea, ma ci pone di fronte al fabbisogno di nuove risorse. È quindi evidente la necessità che venga rinviata ben oltre la fine del 2022 la sospensione del Patto di stabilità, impegnandosi per una revisione profonda di un testo ormai antistorico. (Applausi). Servono un nuovo approccio e un accordo europeo sul tema dell'extradeficit. Non vorrei infatti che qualche "falco" suggerisca di contrarre extradeficit nazionale salvo poi, appena passata la buriana, imporre misure draconiane per il rientro sbrigativo dei parametri. L'Europa, se vuole essere davvero unita dinanzi a questa guerra, non può non dare al più presto una risposta su questi temi: chiamiamoli eurobond o recovery - bis , come la proposta francese, ma dobbiamo scacciare il rigorismo ottuso dalla cultura di certa burocrazia e di certi Governi europei. Presidente, colleghi, l'Italia è un Paese pacifico, che sinceramente vuole la pace, che opererà per raggiungerla, che non mancherà mai di unire la sua voce a quelle di tutte le volontà di pace che lavorano nel mondo. Augurandole ogni fortuna, nel comune interesse, sulla base di questi ragionamenti che trovano spazio nella risoluzione, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Forza Italia. (Applausi). ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMEO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, nel quadro di un giusto e doveroso sostegno al popolo ucraino, sotto il profilo umanitario ed economico, come anche sul fronte degli aiuti militari - che lei e il suo Governo state portando avanti - ci permettiamo di darle un suggerimento, presidente Draghi. Le chiediamo di usare in alcune circostanze toni un po' più pacati, perché in qualche occasione sono stati troppo belligeranti, o almeno sono stati percepiti come tali: la popolazione si spaventa e pensiamo che l'opinione pubblica vada rassicurata. D'altra parte, in una fase come questa, l'opinione pubblica è assolutamente importante. Al contempo, ricordo che l'Italia è un Paese con una lunghissima tradizione di diplomazia di primissimo piano, che va tenuta in debita considerazione. (Applausi) . La stessa determinazione e risolutezza che contraddistingue lei e l'azione di tutto il Governo chiediamo venga messa in campo per convincere l'Unione europea della necessità che servono aiuti anche alle economie interne dei Paesi membri dell'Unione europea. Servono aiuti alle nostre famiglie, così come alle nostre imprese. Presidente Draghi, sul fronte interno le ricadute economiche di questa guerra colpiranno soprattutto la gente comune, quello che è rimasto - diciamo noi - del ceto medio: piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, professionisti, microimprenditori, agricoltori; quel tessuto economico che ha fatto grande l'Italia nella storia (Applausi) e che oggi, dopo due anni di pandemia, è già abbastanza martoriato. Ci sono molti imprenditori che non reggono più, ci sono tanti che stanno chiudendo e non ce la fanno a tenere aperto. Questo è un grave danno. Invitiamo il Governo e lei, signor Presidente, a chiedere all'Unione europea che non si intervenga solo per tutelare le aree industriali strategiche, ma anche questa classe media, che per noi italiani è ed è sempre stata strategica. Non vanno certo dimenticate anche le numerose aziende che subiranno perdite a causa dell'applicazione delle sanzioni nei confronti della Russia.