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Disposizioni per l'esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza, in caso di impedimenti per motivi di studio, lavoro o cura. Onorevoli Senatori. – A ogni tornata elettorale, cresce il numero delle persone che – avendo eletto il proprio domicilio in un comune diverso da quello di residenza per motivi di studio, di lavoro o di cura – rinunciano a esercitare il proprio fondamentale diritto di voto a causa delle difficoltà « materiali », che incontrano nel rientrare presso il comune di residenza nelle cui liste elettorali sono iscritte. Si tratta di un fenomeno preoccupante che ha coinvolto, nelle ultime elezioni, quasi due milioni di elettori. Secondo i più recenti dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), sono, attualmente, circa 4,9 milioni gli italiani che lavorano o studiano in una città diversa da quella di residenza ed è molto probabile che, nei prossimi anni, tale numero sia destinato a crescere; nel contempo è assai difficile che il sistema dei collegamenti nazionali subisca radicali trasformazioni e che i tempi e i costi occorrenti per coprire le distanze tra le diverse regioni del sud e quelle del centro e del nord dell'Italia si riducano in maniera significativa. L'astensionismo involontario, indotto da difficoltà materiali, è dunque destinato a estendersi e a diventare un fenomeno strutturale vieppiù consistente. Per affrontare il problema e, alla luce del fondamentale principio di cui all'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, cercare di « rimuovere (in tempi adeguati) gli ostacoli [...] che impediscono (a coloro che temporaneamente vivono in un comune distante da quello di residenza, ma comunque all'interno dei confini nazionali) l'effettiva partecipazione [...] all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese », la strada più solida ed efficace sembra essere quella di ipotizzare l'introduzione di una specifica disciplina per tali elettori, anche sull'esempio di ciò che avviene in altri Paesi, e di ciò che la nostra legislazione già prevede per alcune categorie di persone (come ad esempio i militari, gli appartenenti alle forze di pubblica sicurezza...) e per i cittadini italiani che si trovano temporaneamente all'estero per motivi analoghi, di studio, di lavoro o di cura. In questa direzione, su impulso del comitato « Voto dove Vivo » e di numerosi giovani democratici, nel corso della precedente legislatura, sono stati predisposti e depositati diversi disegni di legge, tra cui in particolare l'Atto Camera 1714 a prima firma degli onorevoli Madia, Ceccanti, Giorgis, Gribaudo. La conclusione anticipata della legislatura ha purtroppo interrotto il percorso e impedito l'approvazione di qualsiasi riforma. Con il presente disegno di legge intendiamo riproporre il tema, facendo tesoro del lavoro precedentemente svolto, dei risultati della Commissione di esperti nominata dal Ministro D'Incà sul come ridurre l'astensionismo e agevolare il voto, e dei preziosi spunti che sono emersi nelle Agorà promosse dal Partito democratico. Nel pieno rispetto dell'articolo 48 della Costituzione e dei principi in esso sanciti della segretezza, della libertà e dell'eguaglianza del voto, anche in termini di rappresentatività e quindi di rapporto tra il numero degli elettori e quello degli eletti in ciascun collegio (sia uninominale, sia plurinominale), con l'articolo 1 del presente disegno di legge si introduce, per le elezioni politiche e dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia nonché per i referendum , la possibilità di votare in un seggio diverso da quello naturale del comune di residenza, specificando che tale possibilità viene concessa unicamente a fronte di motivi circostanziati di studio, di lavoro o di cura, che devono essere certificati al momento della domanda, tramite la presentazione di: un certificato di iscrizione presso un'università, se la richiesta è presentata da uno studente fuori sede; una copia del contratto di lavoro, o una certificazione del datore di lavoro, se la richiesta è presentata da un lavoratore; un certificato medico che attesti la presenza, per ragioni sanitarie, in un comune situato in una regione diversa da quella dove si trova il comune nelle cui liste elettorali il paziente risulta iscritto, se la richiesta è presentata per motivi di cura. Nei casi indicati, il presupposto per l'esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello nelle cui liste elettorali l'elettore risulta iscritto è costituito sempre dal fatto che la distanza tra il comune di residenza e quello del domicilio sia particolarmente significativa, e in ogni caso, che il comune in cui l'elettore ha domicilio si trovi in una regione diversa da quella in cui è situato il comune di residenza. La domanda, cui devono essere allegati i documenti che certificano i motivi che giustificano la condizione di elettore fuori sede, può essere fatta unicamente per via telematica , tramite identificazione mediante il Sistema pubblico di identità digitale (SPID), non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data prevista per la consultazione elettorale. Ciò, oltre a promuovere una più ampia diffusione dell'identità digitale (con indubbi vantaggi per tutti i cittadini), dovrebbe offrire maggiori garanzie sull'autenticità dell'identità dell'elettore fuori sede nonché consentire all'amministrazione di compiere verifiche più puntuali e con maggiore celerità. I successivi articoli 2, 3, 4 e 5 del disegno di legge prevedono, invece, modalità diverse di esercizio del diritto di voto per gli elettori fuori sede, a seconda delle caratteristiche specifiche delle differenti consultazioni elettorali e dei relativi sistemi di espressione e di computo del voto. L'articolo 2, in particolare, è dedicato alle consultazioni referendarie: in questo caso il passaggio dal comune di residenza al comune di domicilio non comporta alcuna alterazione della rappresentanza e dell'eguaglianza del voto; le schede sono identiche in tutto il territorio nazionale e, ai fini del risultato, non assume alcun rilievo il luogo in cui l'elettore esprime il proprio voto, essendovi un'unica circoscrizione nazionale. Si è perciò ritenuto che la modalità preferibile per l'esercizio del diritto di voto sia costituita dalla possibilità per l'elettore fuori sede di recarsi al seggio di pertinenza del proprio domicilio, che verrà comunicato al ricevimento dell'accettazione della domanda inoltrata per via telematica portando con sé, oltre al documento d'identità e alla tessera elettorale, anche una copia della domanda presentata per via telematica nei tempi previsti e dell'accettazione della stessa , con l'indicazione del seggio ove deve recarsi a votare. Diversa è invece la soluzione individuata dagli articoli 3, 4 e 5 per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. In base alle regole vigenti, i sistemi elettorali che disciplinano l'elezione di questi tre organi prevedono la suddivisione del territorio in una pluralità di collegi (uninominali e plurinominali), definiti anche sulla base del numero degli elettori in essi presenti e dell'esigenza di assicurare un'analoga proporzione tra il numero degli elettori e quello degli eletti.