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Misure in materia di tutela del territorio e disposizioni volte ad istituire il fascicolo del fabbricato. Onorevoli Senatori. -- Accade sovente in Italia che il sistema Paese sia costretto ad intervenire in emergenza a seguito di eventi naturali calamitosi quali terremoti, alluvioni, frane o intense nevicate. L'emergenza può avere tuttavia un costo molto salato in termini di vite umane, a cui si aggiungono sia i danni economici e i disagi subiti dalle popolazioni coinvolte, sia l'enorme spesa pubblica provocata dalla condizione straordinaria di necessità e urgenza in cui si è costretti ad agire. Per mettere in sicurezza l'assetto del territorio italiano e tutelare il nostro paesaggio, frutto di un delicato e fragile equilibrio tra la forza creativa della natura e l'intervento umano, è necessario imparare a «convivere» con terremoti e altre intemperie. Pertanto, il disegno di legge che qui si propone vuole introdurre due strumenti essenziali tesi a superare la precarietà dell'emergenza e riprendere saldamente in mano il governo del territorio. Innanzitutto, si vuole costruire una nuova e trasparente intelligenza che riconduca ad unità le cognizioni morfologiche e geografiche di ogni territorio, unitamente alle migliori pratiche sociali di cui quel territorio custodisce la memoria. Per questi motivi, la presente iniziativa legislativa disciplina all'articolo 1 la cosiddetta «cartografia informatizzata su supporto satellitare» allo scopo di predisporre un articolato strumentario di conoscenze integrate che permettano di definire e attuare politiche pubbliche in grado di realizzare uno sviluppo del territorio sicuro, armonioso e sostenibile. In tal senso, il carattere della sicurezza dovrà rappresentare la bussola per la pianificazione del territorio e un chiaro argine a forme incontrollate di consumo del suolo. Spetterà alle regioni e alle province autonome, in collaborazione con gli enti locali del territorio di riferimento, il compito di riunire tutte le informazioni sensibili che riguardano le caratteristiche del suolo, i vincoli esistenti, le rilevazioni effettuate, la programmazione urbanistica ed energetica. In altre parole, avremo a disposizione un unico dossier , democraticamente consultabile, nel quale si troverà traccia di tutte le ricerche svolte e di ogni intervento effettuato. La disponibilità e la trasparenza di tali informazioni avrebbero il merito di ridurre l'affanno con cui si è costretti ad intervenire dopo un evento calamitoso e conterrebbero di certo i rischi sismici, idrogeologici e ambientali a cui va incontro il territorio italiano. In secondo luogo, l'articolo 2 introduce la responsabilità del proprietario di predisporre, aggiornare e rendere intellegibile il cosiddetto «fascicolo del fabbricato», con la sapiente collaborazione di un professionista abilitato a tale ruolo dalla amministrazione competente. In buona sostanza, il fascicolo dovrà indicare i dati anagrafici dell'immobile, i dati relativi ai materiali impiegati nella costruzione dell'edificio e i dati concernenti tutti gli interventi realizzati sulla struttura. Il predetto fascicolo dovrà essere redatto per ogni edificio e, a partire dalle fasi di costruzione dell'immobile, terrà traccia delle informazioni relative al fabbricato, cioè consentirà, per quanto possibile, di ricostruire il «patrimonio genetico» dello stesso, con l'obiettivo di pervenire ad un idoneo quadro conoscitivo dell'immobile. In questo modo tutti gli operatori del comparto edilizio potranno intervenire sull'edificio avendo informazioni chiare circa lo stato di conservazione dello stesso. Peraltro, con la predisposizione del fascicolo, potranno venire alla luce anche eventuali criticità di natura strutturale, ambientale, energetica e impiantistica, le quali renderanno doverosi taluni interventi di ristrutturazione al fine di garantire la piena agibilità del fabbricato. Il fascicolo, alla stregua di un «diario di bordo», servirà inoltre a registrare le eventuali modifiche apportate all'immobile rispetto alla configurazione originaria. In altri termini, il fascicolo del fabbricato rappresenterà uno strumento per ridurre il caos, l'affanno e lo spreco di pubblico danaro con cui si reagisce, in emergenza, a ogni fatto calamitoso. L'articolo 3 prevede che il proprietario del fabbricato che abbia fatto istanza per l'ottenimento del relativo fascicolo possa godere di una detrazione dall'imposta lorda pari al 50 per cento per le spese debitamente documentate e sostenute entro il 31 dicembre 2018. La disposizione in parola è tesa a incentivare la predisposizione del più alto numero di fascicoli, facendo leva su benefici di natura fiscale. Sia nella XIII Legislatura, attraverso l'iniziativa legislativa governativa, sia durante la XVI Legislatura, per il tramite di un'iniziativa legislativa parlamentare, si è tentato invano di istituire il fascicolo del fabbricato. Nel corso degli ultimi anni, alle apprezzabili iniziative testé citate, si è affiancato il tentativo di sei regioni di provare a rendere obbligatoria una qualche forma di documentazione propedeutica alla certificazione sismica e la messa in sicurezza degli edifici, senza tuttavia avere successo. Senonché, non sembra più tollerabile l'assenza nel nostro ordinamento di uno strumento che consenta di schedare in maniera analitica e ordinata tutte le informazioni strutturali che riguardano i fabbricati, risultando, per converso, molto più oneroso e complicato ricercare le predette informazioni in uno stato di piena emergenza. Come già accennato, l'istituzione del fascicolo del fabbricato permetterà alle amministrazioni di sistematizzare anche una serie di casi che presentano delle lievi anomalie. Tuttavia, la realtà edilizia si interfaccia anche con il grave fenomeno dell'abusivismo non sanato né sanzionato, ma ignorato o tollerato. Se si guarda alla stringente attualità, il primo decreto sul terremoto che ha recentemente colpito il centro Italia, cioè il decreto-legge n. 189 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 229 del 2016, ha escluso dagli aiuti di Stato solo le costruzioni «interessate da interventi edilizi totalmente abusivi per i quali sono stati emessi i relativi ordini di demolizione». In altre parole, si è proceduto a una sanatoria in via di fatto, senza regole certe, per tutti gli altri manufatti non condonati o che presentano una richiesta inevasa. Secondo il rapporto sul condono edilizio presentato in Senato dal centro studi Sorgea nell'aprile 2016, a oltre trent'anni dalla legge n. 47 del 1985 che ha regolamentato il primo condono edilizio in Italia, restano ancora da evadere più di cinque milioni di domande, vale a dire un terzo circa del totale di quelle presentate. In virtù delle domande inevase, si stima che i mancati introiti per le casse del nostro Paese siano pari a circa venti miliardi di euro. Il dato è ottenuto sommando il denaro non incassato per oneri concessori, oblazioni, sanzioni da danno ambientale, diritti di istruttoria e segreteria. Peraltro, il citato rapporto sottolinea come le domande ancora da istruire darebbero luogo ad un adeguamento della rendita catastale, determinando un considerevole aumento degli incassi a favore dei comuni, per mezzo della tassazione sugli immobili.