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il ruolo, il numero, l'articolazione delle Soprintendenze"; in un incontro organizzato con le associazioni di professionisti e tecnici del Ministero, svoltosi lo scorso 20 marzo, il Ministro riferiva, riguardo alle Soprintendenze, la decisione di mantenerle sul territorio per assicurare un sistema caratterizzato da un approccio integrato ai temi della tutela e della valorizzazione, che ponga al centro il cittadino. Riferiva, quindi, di un rafforzamento dei responsabili delle aree tematiche e di un aumento del loro numero per offrire una maggiore vicinanza dell'amministrazione alle esigenze locali; la Puglia ha 3 sedi di Soprintendenze uniche, dislocate nelle città di Bari, Foggia e, quella più recente, Lecce; considerato che la Soprintendenza unica di Lecce, istituita nel 2016, è frutto di una scelta ponderata, in ragione del suo numero cospicuo di abitanti, della forte concentrazione di monumenti storici e architettonici, e di una vasta estensione territoriale, si chiede di sapere quali siano le intenzioni del Ministro in indirizzo relativamente alla Soprintendenza di Lecce, considerate, in special modo, le reiterate affermazioni di non voler cancellare le soprintendenze esistenti, ma addirittura di volerne aumentare il numero. Atto n. 3-00750 FERRAZZI Al Ministro della salute Premesso che: a seguito di una revisione della classificazione delle strutture ospedaliere presenti nel territorio veneto, l'ospedale civile "SS. Giovanni e Paolo" di Venezia, prima considerato come ospedale di primo livello, è stato declassato ad ospedale di base; tale scelta operata dalla Regione si è basata soltanto sul dato numerico della popolazione residente e non ha tenuto presente anche altri criteri di fondamentale importanza, quali: la specificità veneziana e l'unicità lagunare, le speciali necessità che essa comporta, il numero di turisti presenti in città in ogni periodo dell'anno, le difficoltà oggettive di raggiungere altri presidi in tempi brevi data la particolare morfologia del territorio della laguna, nonché la dinamica di spopolamento in atto nei territori lagunari, e che una siffatta decisione contribuirebbe ad acuire, visto che per avere un servizio efficiente nelle vicinanze i residenti sarebbero costretti a decidere di trasferirsi altrove; infatti, come previsto dal punto 2.2 dell'allegato al decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, i presidi ospedalieri di base sono quelli aventi un bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti e sono strutture dotate di sede di pronto soccorso con la presenza di un numero limitato di specialità ad ampia diffusione territoriale: medicina interna, chirurgia generale, ortopedia, anestesia e servizi di supporto in rete di guardia attiva o in regime di pronta disponibilità sulle 24 ore di radiologia, laboratorio, emoteca. Devono essere dotati, inoltre, di letti di "osservazione breve intensiva"; i presidi ospedalieri di primo livello, invece, sono quelli aventi un bacino di utenza compreso tra 150.000 e 300.000 abitanti e sono strutture sede di dipartimento di emergenza e accettazione (DEA) di primo livello, dotate delle seguenti specialità: medicina interna, chirurgia generale, anestesia e rianimazione, ortopedia e traumatologia, ostetricia e ginecologia (se prevista per numero di parti all'anno), pediatria, cardiologia con unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC), neurologia, psichiatria, oncologia, oculistica, otorinolaringoiatria, urologia, con servizio medico di guardia attiva o di reperibilità oppure in rete per le patologie che la prevedono. Devono essere presenti o disponibili in rete sulle 24 ore i servizi di radiologia almeno con tomografia assiale computerizzata (TAC) ed ecografia, laboratorio, servizio immunotrasfusionale. Per le patologie complesse (quali i traumi, quelle cardiovascolari, lo stroke ) devono essere previste forme di consultazione, di trasferimento delle immagini e protocolli concordati di trasferimento dei pazienti presso i centri di secondo livello. Devono essere dotati, inoltre, di letti di "osservazione breve intensiva" e di letti per la terapia subintensiva (anche a carattere multidisciplinare); come evidente anche dal dettato della normativa, l'allarme lanciato dai cittadini, dalle associazioni di volontariato e dalle associazioni di assistenza ai malati non è quindi una critica legata ad una questione puramente lessicale della dicitura indicata dalle schede ospedaliere, la quale non si può scegliere solo in virtù del bacino di utenza dei residenti, ma vuole sottolineare come, in un territorio particolare come quello della laguna di Venezia, la scelta di declassare l'ospedale SS. Giovanni e Paolo comporterebbe una riduzione dei servizi offerti ai cittadini; andrebbe piuttosto inserito nella normativa nazionale un principio di specialità, al pari di quello previsto per le aree di montagna, per la città di Venezia da riportare nelle schede sanitarie; considerato che: non garantire un ruolo di primo ordine all'ospedale veneziano significa condannarlo ad avere meno risorse; a Venezia, oltre ai residenti, ci sono circa 10 milioni di turisti all'anno. L'ospedale SS. Giovanni e Paolo deve pertanto far fronte alle esigenze dei propri cittadini e anche a quelle dei visitatori presenti sul territorio in ogni periodo dell'anno; come denunciano da tempo le associazioni di assistenza ai malati, basta guardare la lungodegenza per capire che le condizioni della struttura e dei lavoratori siano già difficili di per sé per via della mancanza di medici, infermieri, personale sanitario, per la crescita dei tempi di attesa degli esami e delle visite specialistiche, per la decadenza di alcuni padiglioni, nelle strutture, negli spazi e negli arredi. Pertanto, piuttosto che declassare la struttura si dovrebbe lavorare per migliorare e rafforzare i reparti di un ospedale che rende servizio anche ai territori delle isole e del litorale come Punta Sabbioni e Cavallino-Treporti; è del tutto inaccettabile la scelta di declassare l'ospedale civile di Venezia, non solo perché seppur in regime di risorse limitate esso continua a rappresentare un polo di eccellenza della sanità veneta, ma soprattutto perché è da tempo che si assiste ad un continuo taglio dei servizi sanitari offerti e la scelta riportata nelle schede, purtroppo, non fa altro che confermare questa tendenza, rendendo legittima la preoccupazione dei cittadini; inoltre, anche nei confronti dell'ospedale "dell'Angelo" di Mestre, così come nei confronti di tutti gli ospedali della Città metropolitana, sarebbe auspicabile da parte della Regione la stessa attenzione avuta nei confronti di altre città e province del territorio veneto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e quali atti intenda adottare, o abbia adottato, affinché ci si attivi presso tutti gli organi competenti per trovare un'immediata soluzione che contrasti la decisione di declassare l'ospedale SS. Giovanni e Paolo di Venezia; se ritenga opportuno intervenire per far sì che anche per la città di Venezia, al pari di quanto previsto per le aree montane, sia stabilito un principio di specialità da riportare nelle schede ospedaliere che permetta di non collegare la classificazione della struttura ospedaliera al solo dato numerico della popolazione residente.