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La valutazione costi-benefici l'abbiamo fatta da moltissimo tempo e, per cominciare a leggere i dati di cui disponiamo e guardando lo scenario del commercio internazionale, noi sappiamo che questa opera rischia di essere non solo non prioritaria, ma un'opera - per come è stata concepita - astrusa rispetto al piano generale dei trasporti e della logistica e rispetto ad una programmazione seria del futuro del nostro Paese. Si rischia di fare un buco non solo nella montagna ma, ancora una volta, anche nei conti pubblici. Il famoso finanziamento dell'Unione europea - ricordiamocelo bene - riguarda soltanto la tratta transfrontaliera e non tutto il resto, che ovviamente è necessario a valle e dopo il buco nella montagna stessa. Dico anche un'altra cosa: ho sentito molti interventi che richiamavano alla responsabilità le future generazioni, e proprio di questo voglio parlare. Mi dispiace, per esempio, che il nuovo segretario del Partito Democratico, come primo atto, sia andato a sponsorizzare il TAV e abbia annunciato contemporaneamente anche la partecipazione alla marcia per il clima il 15 marzo. I ragazzi che il 15 marzo faranno sciopero per richiamare tutti i governanti e i decisori politici alle proprie responsabilità per quanto riguarda l'attuazione degli accordi di Parigi - e quindi per il loro futuro - hanno risposto con chiarezza anche a quella presa di posizione. Il futuro dei nostri figli riguarda il fatto che finalmente, senza averlo fatto per anni, ci assumiamo la responsabilità della decisione di un cambio di rotta, che però significa conversione ecologica dell'economia - lo dico con chiarezza in quest'Aula - e non la prosecuzione di un modello di sviluppo che non ci ha portato da nessuna parte, dopo aver messo al centro le grandi opere, senza peraltro neanche riuscire a realizzarle, e ha lasciato a se stesse le infrastrutture prioritarie. Leggetevi i dati, non è un problema di contrapposizione tra gli investimenti per i pendolari e il trasporto pubblico locale, ma di come vengono collocate le risorse e di quale futuro si vuole disegnare, non solo per il trasporto, ma per questo Paese. In questi anni di crisi, in cui abbiamo visto pochi posti di lavoro, le misure anticicliche che hanno funzionato sono state quelle che hanno privilegiato le opere che facevano bene al territorio, davano benessere e facevano lavorare le piccole imprese e l'economia locale. Questo è il futuro che dovremmo immaginare: quello della generazione nostra e dei nostri figli non è appeso a un tunnel di 56 chilometri, ma alla capacità di programmare, investire e di attuare una riconversione ecologica vera dei trasporti, dei consumi e del modo di concepire, sanare e curare il territorio. (Applausi del senatore Martelli). Pertanto, coloro che adesso si sono svegliati tutti ecologisti, pensando che quell'investimento alla fine sia la prova della sostenibilità, si sbagliano: a nostro avviso, è esattamente il contrario, e vorrei soltanto richiamarvi a questo. Oggi però è arrivato il momento di scegliere anche da quale parte andare, verso quale modello di sviluppo e quali investimenti per il nostro territorio e il nostro Paese. Servono razionalità e programmazione: altro che corridoi, quell'investimento sul TAV è fuori da una seria programmazione e una seria decisione per spostare drasticamente il trasporto delle merci dalla gomma al ferro, cosa che non è avvenuta. Andatevi a leggere sul sito del Ministero dell'ambiente - non di quello attuale, ma di quello precedente, in cui il dato era già presente - l'elenco dei 16 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi, gran parte dei quali va a foraggiare il trasporto su gomma e l'autotrasporto, quindi esattamente il contrario di quello che oggi i fautori del TAV vorrebbero venire qui a raccontarci. (Applausi dei senatori Buccarella e Martelli). LA RUSSA (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. LA RUSSA (FdI) . Signor Presidente, dopo averla ascoltata con attenzione, mi chiedo come la senatrice De Petris, che in questo caso sostiene a spada tratta la tesi dei 5 Stelle, speri di convincerci, visto che non è riuscita a convincere neanche il senatore Errani, che pure fa parte della sua componente nello stesso Gruppo, a sua volta Misto. È una tesi ardita, ma apprezzo che la coerenza con le proprie idee venga manifestata in maniera chiara. (Commenti della senatrice De Petris). Queste idee purtroppo non solo sono diametralmente opposte alle mie, ma ritengo lo siano anche a quelle di chiunque abbia a cuore la realtà e la verità che possiamo trovare non solo dal presente, ma anche dalla storia. Negli ultimi cinque minuti, mentre ascoltavo i colleghi, ho guardato alcune date. È venuto fuori che nel 1839 - pensate - per la prima volta in Italia si costruiva una ferrovia, lunga solo pochi chilometri (7,25 chilometri). L'hanno fatta i Borboni (allora anche il Sud poteva aspirare a essere in testa nelle infrastrutture); si trattava della famosa Napoli-Portici. Per quanto riguarda l'analisi costi-benefici, pensate che serviva solo per consentire ai Borboni di andare in vacanza da soli. Se ne avessero fatto un problema preciso di costi, sicuramente quella ferrovia non andava fatta. E perché dopo continuare con la ferrovia? Potevamo continuare con i cavalli e con le carrozze, che per fortuna erano state inventate, perché prima gli uomini andavano solo a cavallo. Ma si poteva forse andare solo a cavallo e non inventare neanche le carrozze. Poi un certo Benz, il cui nome compare all'interno del famoso marchio Mercedes-Benz, nel 1886 inventò il primo motore a scoppio. Pensate che andava a pochi chilometri all'ora, poco più di una carrozza. E, se avessimo dovuto immaginare il costo delle strade per far camminare le vetture con quel motore a scoppio, perché non camminare sempre a piedi o con i cavalli? Ce n'era bisogno? Toninelli avrebbe deciso sicuramente che il motore a scoppio era qualcosa che faceva male all'umanità e avrebbe continuato a dire che era meglio andare con le carrozze. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) . E pensate che i fratelli Wright nel 1903 decisero addirittura che si poteva volare e per la prima volta misero in cielo una macchina che veniva sollevata dall'aria e che, con una persona a bordo, faceva un piccolo tratto. Benedetto Dio, ma perché fare questa roba? Pensate all'analisi costi-benefici del volo. Perché? Per il gusto dei fratelli Wright? Oggi per attraversare l'oceano ci dovremmo ancora affidare alle navi, come Colombo con le tre caravelle, il quale a sua volta, se ne avesse fatto un problema di costi e benefici, non avrebbe scoperto l'America, ministro Toninelli. Come si fa a immaginare che tutto dipenda dai costi e dai benefici immaginati da Toninelli? (Applausi dai Gruppi FdI, FI-BP e PD) . Per venire in epoca più recente e a situazioni più concrete, perché capisco che possa sembrare un pezzo tanto per farsi ascoltare... (Commenti dei senatori Giarrusso e Catalfo) . Lasciami parlare; vuol dire che ti ha colpito qualcosa di quanto ho detto. Grazie dell'interruzione. (Applausi dai Gruppi FdI e FI-BP) .