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Lei sa quali sono le condizioni di difficoltà in cui versano, ma a quegli stessi uffici giudiziari in questo momento chiede miracoli, e chiede di farlo semplicemente per poter ancora una volta fare un annuncio propagandistico sulla pelle - in questo caso, caro Ministro - di donne che hanno già subito una violenza atroce, che hanno visto rovinata la loro vita. Signor Presidente, è complicato. Lei dovrebbe probabilmente richiamare il Ministro: mi sembra distratto. Capisco che è una sua prerogativa (non mi permetto), ma lo stigmatizzerei. Provo a chiedere la sua intercessione affinché il Governo sia attento. Visto che non abbiamo la possibilità di interloquire con i parlamentari, non abbiamo possibilità di dialogare e di essere ascoltati neanche dal Governo, ci ponete quasi in una sorta di crisi d'identità. PRESIDENTE.Senatrice, il Ministro era attento. Semplicemente si stava discutendo di una questione procedurale per evitare che si possano creare difficoltà. Prego, concluda. VALENTE (PD) . Vorrei dire allora che l'articolo 21, probabilmente - almeno per onestà intellettuale - non doveva stare in appendice al provvedimento, ma a monte, come apertura. Vogliamo fare tante belle cose, ma lo dichiariamo: le dobbiamo fare a costo zero. Sono tanti i buoni intenti che vorremmo che il Paese apprezzasse, ma tali resteranno, perché è oggettivamente impossibile. Penso ai due pilastri del provvedimento: da un lato, l'obbligo dei tre giorni perché il pubblico ministero assuma sommarie informazioni da parte della persona offesa; dall'altro, la possibilità per le Forze dell'ordine di avere corsi di formazione adeguati che consentano loro di maturare una formazione che gli permetta di ascoltare le vittime. Ebbene, chiedo a tutti quanti voi come sia possibile pensare di fare tutto questo - e molto altro, visto che è un provvedimento che pure voi dite essere importante - semplicemente a costo zero. Questo è l'articolo che svela un gioco che non avremmo voluto vedere: un gioco giocato - scusate il gioco di parole - ancora una volta sulla pelle delle donne. Abbiamo lasciato cadere su tanti temi la propaganda di questo Governo, ma -credetemi - vederla giocata sulla pelle delle donne vittime di violenza è un qualcosa che veramente lascia una ferita aperta, dentro questo ramo del Parlamento e nel Paese. PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il ministro della giustizia, onorevole Bonafede. Ne ha facoltà. BONAFEDE, ministro della giustizia . Signor Presidente, sull'argomento in oggetto non posso che dire che l'invarianza finanziaria dei provvedimenti normativi viene valutata a livello non soltanto politico, ma anche tecnico. In questo caso ha avuto tutte le valutazioni che dovevano esserci. Colgo l'occasione per fare chiarezza in modo sincero, e davvero senza alcuno spirito polemico né di propaganda - come è stato detto - ma semplicemente perché è un provvedimento a cui so che teniamo tutti. Voglio che tutte le forze di opposizione sappiano che sui vari spunti di riflessione, di miglioramento ulteriore della disciplina in materia di tutela delle donne la maggioranza si impegnerà a cercare un confronto anche successivamente. D'altronde, anche da parte delle forze di maggioranza sono state avanzate proposte di legge che tendono ad approfondire e ampliare il raggio di alcuni temi trattati nel provvedimento in esame. È evidente che la maggioranza ha fatto una scelta, che è stata quella di cercare una accelerazione nella seconda lettura del provvedimento, considerando prevalente l'esigenza di procedere con tempi urgenti su una materia che, dal punto di vista politico, condivisibile o no, richiede tempi urgenti. Io condivido con voi questa mia opinione, che è assolutamente personale, e rispetto, come è normale e ovvio che sia, tutti i voti di tutte le forze di maggioranza e di opposizione. (Commenti della senatrice Malpezzi). Io credo che oggi sarebbe bello che su un provvedimento del genere ci fosse un voto favorevole di tutto il Parlamento. Chiaramente, ripeto che ciò deve avvenire nel rispetto totale dell'autonomia del Parlamento e delle decisioni che le singole forze politiche vorranno prendere. Mi faceva, però, piacere condividere con voi questo mio auspicio, che rimane tale. (Commenti della senatrice Valente). PRESIDENTE . Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 21. (Segue la votazione) . Il Senato approva . (v. Allegato B) . UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signora Ministra e signor Ministro, proprio ieri abbiamo sentito la nuova presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, spendere parole importanti sul tema, ribandendo come la violenza contro le donne dovrà essere inclusa nella lista di reati per i quali è previsto il mandato d'arresto europeo, il fatto che l'Unione Europea dovrà aderire alla Convenzione di Istanbul e che la nuova Commissione dovrà essere composta rispettando la parità di genere. Ciò dimostra una volta in più l'importanza di avere donne in posizioni di comando che non si dimenticano di altre donne. Da questo punto di vista, apprezzo molto anche l'impegno della ministra Buongiorno sui temi in esame che si esprime anche attraverso questo provvedimento. Mi piace anche la scelta del nome codice rosso, che dà l'idea dell'urgenza, della corsia preferenziale che deve essere riconosciuta alla violenza contro le donne. A differenza di tanti altri, sono a favore di uno dei punti chiave del provvedimento: l'idea che la donna che ha fatto denuncia debba essere sentita dal pubblico ministero entro tre giorni. Secondo la mia esperienza personale, la più grande delusione per una donna che ha denunciato è nel vedere che dopo non reagisce nessuno. Talvolta accade pure che il pubblico ministero chiede l'archiviazione, senza aver mai parlato con la persona che ha denunciato. Se, invece, il pubblico ministero è obbligato a sentirla entro tre giorni, potrà farsi velocemente un quadro della situazione, valutare la pericolosità della situazione e stabilire se servono misure di protezione. Se proprio si deve avanzare una critica, è quella che si tratta solo di un termine perentorio, senza sanzione, che temo non sarà rispettato da tutte le procure. E poi si doveva dare una corsia preferenziale anche ai processi che spesso durano anni. E sappiamo che la strategia più usata dalla difesa è attaccare la credibilità della persona offesa e dei testi dell'accusa. Più tempo passa dall'accaduto e dai primi interrogatori, più probabile sono testimonianze che contengano inesattezze e contraddizioni. Pertanto, il processo per la vittima si tramuta in un calvario di ulteriori sofferenze. Finalmente si introduce anche il dovere per la procura di informare la parte offesa dello sviluppo della vicenda processuale, di un'eventuale modifica delle misure di protezione o addirittura della scarcerazione dell'indagato. Condivido che la violazione di una misura di protezione diventi una fattispecie di reato a se stante e avrei salutato anche un automatismo, nel senso che la violazione di una misura di protezione comporta automaticamente l'applicazione di una misura più restrittiva.