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Modifiche al decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, recante riforma organica della magistratura onoraria ed altre disposizioni sui giudici di pace, nonché disciplina transitoria relativa ai magistrati onorari in servizio e introduzione delle relative tutele previdenziali. Onorevoli Senatori. – A distanza di pochi anni dalla pubblicazione del decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, attuativo della legge delega 28 aprile 2016, n. 57, di riforma della magistratura onoraria, gli operatori della giustizia chiedono unanimemente un ripensamento delle scelte fatte non solo perché pregiudizievoli per i magistrati onorari che da decenni reggono gli uffici giudiziari, ma anche e soprattutto per le gravi conseguenze che l'entrata in vigore di tale riforma ha avuto sull'esercizio della giurisdizione. La previsione del limitato impiego dei magistrati onorari, pari ad un terzo di quello del magistrato professionale, accompagnato ad un rilevante aumento di competenze non produrrà altro effetto che quello di paralizzare il lavoro dei tribunali e della procure della Repubblica e di allungare in via esponenziale i tempi di definizione dei processi pendenti presso l'ufficio del giudice di pace. È opinione ormai di molti che questa riforma dovrebbe essere integralmente rivista, per rendere la magistratura onoraria in grado di affrontare le future sfide di maggiori competenze e di migliore efficienza del sistema. Va, tuttavia, considerato che i tempi necessari all'attività parlamentare non rendono possibile un intervento abrogativo della riforma e obbligano a intervenire solo in sede di modifica, seppure in senso sostanziale, delle norme attuative della legge delega. Quale conseguenza di tale scelta obbligata i principi quadro della legge delega devono comunque essere osservati, seppure le modifiche previste al loro interno permettono un oggettivo e radicale miglioramento sia dell'inquadramento dei magistrati e della tutela dei loro diritti minimi, che il decreto legislativo n. 116 del 2017, come riconosciuto dalla gran parte degli operatori del diritto, ha compromesso sino a rilevare un intento finanche punitivo della categoria, sia del migliore e più efficiente utilizzo degli stessi. A tal fine, si propone, un intervento, conforme alla proposta di modifica presentata dalle associazioni di categoria confederazione giudici di pace (C.G.d. P.) e Unione nazionale italiana magistrati onorari (U.N.I.M.O.) al tavolo tecnico istituito presso il Ministero della giustizia dal 2018 e che ha ottenuto la condivisione formale del comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati (A.N.M.) con parere del 25 novembre 2018. Tale intervento incide sia sulla migliore efficienza dei magistrati di nuova nomina, prevedendo un numero maggiore di impegni, per evitare le criticità già denunciate dagli operatori di giustizia, conseguenti ad un utilizzo eccessivamente limitato dei magistrati con ruoli frazionati, sia sullo statuto dei magistrati onorari in servizio, per realizzare l'effettività del principio del doppio binario previsto dalla legge delega e consentire nell'immediato di evitare la paralisi del funzionamento della giustizia. La proposta di modifica si muove lungo le seguenti direttici: A. Permanenza nelle funzioni onorarie dei magistrati in servizio È certamente utile e necessario garantire la salvaguardia delle professionalità acquisite a seguito di ingenti investimenti dello Stato, e tutelare, nello steso tempo, le legittime aspettative dei magistrati in servizio. La proposta è, quindi, quella di consentire la continuità nelle funzioni onorarie fino al raggiungimento dell'età pensionabile prevista per gli avvocati del libero foro. Si tratta di un criterio finalizzato alla tutela della posizione dei magistrati onorari mediante l'utilizzo di un parametro temporale che evita commistioni con la magistratura di carriera. Questa soluzione si pone in linea con la decisione del Consiglio di Stato resa all'adunanza del 23 marzo 2017, che ha giudicato non praticabile la soluzione dell'ingresso in magistratura ed, in genere, della costituzione di un rapporto di pubblico impiego, senza il superamento di un concorso, individuando, però, come soluzione conforme al dettato costituzionale, quella già perseguita con riferimento ai vice pretori onorari, in particolare con la legge 18 maggio 1974, n. 217, che espressamente ne dispose la conservazione « dell'incarico a tempo indeterminato ». Tale normativa a suo tempo ha superato il vaglio di costituzionalità, in relazione all'articolo 106 della Costituzione, invero la Corte costituzionale ha affermato che i vice pretori onorari mantengono sempre lo status di magistrato onorario, senza assumere quello di magistrato ordinario continuando a svolgere solo le funzioni del giudice singolo. Il dubbio è stato, inoltre, positivamente risolto per gli incaricati di funzioni giudiziarie il 14 novembre 1973 dalla Sottocommissione per i pareri della prima Commissione Affari costituzionali del Senato che si espresse in senso favorevole. A costituzione invariata, la formula del mantenimento in servizio « fuori ruolo » dei magistrati onorari attualmente in funzione come nella legge citata può, dunque, trovare piena applicazione nel caso di specie, costituendo, inoltre, una scelta pienamente in linea con la normativa dell'Unione europea. La situazione della temporaneità della permanenza delle funzioni per i magistrati in servizio, che hanno per numerosi anni esercitato la funzione giudiziaria, oltre a essere gravemente lesiva dell'autonomia della magistratura, si pone in contrasto con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, con la Carta di Strasburgo e con la raccomandazione del 17 novembre 2010 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa CM/Rec(2010)12 che, al paragrafo 49 e 51, afferma che la certezza di permanenza nelle funzioni e l'inamovibilità sono elementi chiave dell'indipendenza dei giudici. Tale norma non introduce un ingresso in magistratura ordinaria, ma è volta a regolamentare la permanenza delle funzioni con riferimento ad una particolare categoria di magistrati, ormai pienamente immessi nel sistema giustizia, sia quanto a produttività sia quanto ad esperienza e perdita di chance lavorative alternative, conferendo alla magistratura onoraria una sua stabilità pur sempre « onoraria » ma con funzioni giurisdizionali piene. Questa conclusione non è affatto in conflitto con la figura unica del magistrato onorario giudicante, introdotta con la legge 28 aprile 2016, n. 57, con materie attribuite alla sua esclusiva cognizione ex lege , e pertanto costituisce una figura di magistrato diversa da quella del giudice togato. Al fine di evitare ogni contrasto con la decisione del Consiglio di Stato si prevede che il termine ultimo per la permanenza nelle funzioni non sia corrispondente con quello del magistrato professionale ma venga ancorato al limite di età previsto per il conseguimento del trattamento pensionistico per gli avvocati del libero foro. B.