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è un fiume carsico, che emerge, poi torna in profondità, quando ci sono gli anticorpi, per poi riemergere nuovamente e questa è la fase storica in cui sta riemergendo con forza. Ebbene, mi rivolgo a quello che è diventato il partito di maggioranza relativa: questa forma di antiparlamentarismo è diventata la caratteristica fondamentale di qualsiasi questione venga affrontata. Aver iniziato alla Camera l'altra parte della riforma, sui referendum propositivi, non è stato uno strumento atto a rinforzare ulteriormente la democrazia rappresentativa, nel tentativo di superare lo iato esistente tra cittadini e istituzioni e tra rappresentanti e rappresentati. No: anche quella è diventata la retorica della democrazia diretta, contrapposta nei fatti al Parlamento. Questo è quanto non possiamo che constatare. E questo - lo dico al ministro Fraccaro - è molto pericoloso. Le varie forme di democrazia partecipata e diretta (io ho cominciato ad occuparmene quando avevo 18, 19 anni) devono essere uno strumento per rafforzare la democrazia rappresentativa, la democrazia parlamentare. E allora, dato che dicevamo insieme, in quest'Aula, che nella riforma del Governo Renzi c'erano degli elementi pesanti di supremazia dell'Esecutivo sul Legislativo, il primo intervento da fare, la prima questione da affrontare e da prendere di petto - questa sì urgente, urgentissima come abbiamo visto in questi primi mesi di Governo - era la decretazione d'urgenza, la questione delle fiducie, fare in modo che riemergesse con forza l'equilibrio dei poteri, ridando forza al Legislativo e confermando l'Esecutivo per la parte che deve svolgere. In questi primi mesi è accaduto esattamente il contrario. Voi come rispondete? Da una parte, sugli istituti del referendum ; al Senato, invece, presentate, nuda e cruda, con motivazioni che sono più legate ai cosiddetti costi e quindi ai risparmi, la riduzione dei parlamentari (e poi chiariremo dove è ancorata) senza affrontare la questione, vera, dell'efficienza. Non potete presentare la riduzione dei parlamentari come un modo per snellire le procedure. Sapete meglio di me che dobbiamo affrontare - questo sì che sarebbe importante per il Paese - il modo in cui legiferiamo, il modo disordinato in cui si producono le leggi, il fatto che si producono le leggi e poi non si fanno i decreti attuativi, oppure il fatto che dopo un mese che è stata promulgata una norma, magari con la fiducia, si producono altre norme che contraddicono la prima. Quando avete fatto le consultazioni per tentare di formare il Governo, una delle questioni che avevate posto - lo dico perché siamo stati invitati da voi, abbiamo detto quello che pensavamo e voi quello che pensavate - era relativa a come si interviene legiferando attraverso il sistema dei codici monotematici, un modo ordinato per produrre meno leggi e per fare leggi che fossero più ordinate. Questo risponderebbe all'esigenza di dare efficienza allo Stato e alla macchina amministrativa. E invece no. Ancora una volta, siete stati presi dalla normalità, iniziata in questo Paese agli albori degli anni Ottanta, per la quale l'unico mantra, ripetuto ossessivamente, era quello delle riforme costituzionali: prima la Commissione bicamerale Bozzi, poi abbiamo avuto la bicamerale D'Alema e poi tutti i vari tentativi, perché alla fine quel mantra era solo un modo con il quale le classi dirigenti si davano un alibi, dicendo che non era loro la colpa se non si producevano risultati importanti per il Paese, non era colpa loro se le persone avevano problemi, ma era necessario intervenire sulla Costituzione. Alla fine, si scaricavano le proprie responsabilità sulla Costituzione. Anche voi vi siete fatti prendere da quel mantra. Certo, correttamente applicate l'articolo 138, perché non fate una riforma ampia ma una cosa molto più selettiva, ma alla fine, dal punto di vista dell'ispirazione culturale, benvenuti anche voi nella normalità degli altri, di quelli che hanno pensato sempre di poter scaricare tutto sulla Costituzione. Ci si sta avviando ma i contorni di dove si vuole arrivare non sono chiari, perché voi ci state facendo discutere della riduzione dei parlamentari e poi - e lei lo sa, Ministro - il Consiglio dei ministri ha all'ordine del giorno, per il 15 febbraio, la riforma sull'autonomia rafforzata, di cui il Parlamento può al massimo prendere visione, può dire sì o può dire no, ma non può intervenire, ed è una questione che le abbiamo posto perché sarebbe davvero un cambio di scenario negli assetti dello Stato. Questo è il punto. Questi sono i veri problemi da affrontare per rafforzare la democrazia parlamentare. Come la rafforziamo? Con il farci votare la legge di bilancio portata all'ultimo secondo? Questo è il rafforzamento della democrazia parlamentare? Come pensate di fare? Pensate semplicemente di ridare voce e forza ai cittadini, di ricostruire un rapporto tra rappresentati e rappresentanti solo con la retorica della democrazia diretta? Non lo si può fare, se non ridando energia alla democrazia parlamentare, come ha detto bene il senatore Zanda e come intendo dire in chiusura. L'ispirazione dell'assetto scelto dai Padri e dalle Madri costituenti è stato quello della democrazia parlamentare. Questo è il punto. Invece, qui ci si sta avviando concretamente, nella prassi e nelle vostre dichiarazioni, verso un percorso che sarà quello di negare alla radice la democrazia rappresentativa e di questo vi state assumendo, ancora una volta, la responsabilità. Aggiungo un'altra considerazione: tutti hanno provato ad accarezzare la bestia, voi siete stati maestri ad accarezzare la bestia dell'antiparlamentarismo, ma poi questo si è ritorto contro coloro che lo hanno fatto e, purtroppo, si è risolto con un indebolimento forte degli istituti parlamentari e della democrazia. Questo non è un modo per creare la possibilità di un futuro per questo Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU e PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ferrari. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, se dicessi che il Partito Democratico è fortemente a favore della riduzione del numero dei parlamentari, come ampiamente dimostrato nella propria storia in tentativi seri che promuovevano esattamente questo obiettivo; se dicessi che il modo demagogico con cui voi state compiendo questo atto, o raggiungendo questo obiettivo, non ci appartiene; se dicessi che non siamo d'accordo con la demolizione della democrazia rappresentativa parlamentare; se dicessi che non c'è nessuna traccia di differenziazione tra i poteri delle due Camere e che quindi secondo noi - e lo diciamo a ragion veduta, sulla base di ciò che questo Paese ha discusso e studiato per settant'anni - non c'è nessun miglioramento che porti le istituzioni italiane a sostenere lo sviluppo di questo Paese; se dicessi tutte queste cose farei un elenco esaustivo di considerazioni che certamente segnano la posizione del Partito Democratico, che non è un no pregiudiziale, anzi direi che è quasi un sì pregiudiziale, ma che è certamente un no al modo con cui voi state conseguendo questo obiettivo.