[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 34, comma 7-bis, ultimo periodo, e 38, comma 8, della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per la Liguria nel procedimento vertente tra l'Associazione Lega per l'abolizione della caccia Onlus e altri e la Regione Liguria e altri, con ordinanza dell'11 ottobre 2018, iscritta al n. 57 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 17, prima serie speciale, dell'anno 2019. Visti l'atto di costituzione dell'Associazione Lega per l'abolizione della caccia Onlus e dell'Ente nazionale protezione animali, nonché quello, fuori termine, della Regione Liguria; udito nell'udienza pubblica del 29 gennaio 2020 il Giudice relatore Luca Antonini; udito l'avvocato Paola Ramadori per l'Associazione Lega per l'abolizione della caccia Onlus e per l'Ente nazionale protezione animali; deliberato nella camera di consiglio del 29 gennaio 2020.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Il Tribunale amministrativo regionale per la Liguria ha sollevato, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 34, comma 7-bis, ultimo periodo, e 38, comma 8, della legge della Regione Liguria 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio). L'art. 34, comma 7-bis, ultimo periodo, appena citato dispone che «[l]a caccia da appostamento fisso o temporaneo alla selvaggina migratoria è consentita fino a mezz'ora dopo il tramonto». L'art. 38, comma 8, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 prevede invece che il cacciatore «deve [...] indicare, negli appositi spazi [del tesserino venatorio regionale] relativi alla fauna stanziale e migratoria, la sigla del capo abbattuto subito dopo l'abbattimento accertato». 2.- Il rimettente - chiamato a decidere un ricorso diretto all'annullamento della deliberazione della Giunta della Regione Liguria 23 maggio 2018, n. 355 (Calendario venatorio regionale stagione 2018/19. Art. 34, comma 4, L.R. 29/1994), con la quale è stato approvato il calendario venatorio per la stagione 2018-2019 - premette che l'impugnazione è articolata in dieci motivi, su otto dei quali egli si è già pronunciato con sentenza non definitiva. Quindi, ritiene rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle parti, in riferimento all'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., con le altre due censure mosse nei confronti del calendario venatorio. 2.1.- Al riguardo, il TAR Liguria osserva, in primo luogo, che tali doglianze investono le disposizioni della menzionata deliberazione regionale che - nel disciplinare l'orario giornaliero della caccia e le modalità di annotazione sul tesserino venatorio dei capi di fauna selvatica abbattuti - recepiscono le norme denunciate. A parere delle parti ricorrenti nel giudizio a quo, infatti, tali norme violerebbero l'evocato parametro costituzionale, in quanto, da un lato, l'art. 34, comma 7-bis, ultimo periodo, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 non rispetterebbe il limite orario giornaliero della caccia dettato dall'art. 18, comma 7, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio); dall'altro, l'art. 38, comma 8, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 contrasterebbe con l'art. 12, comma 12-bis, della medesima legge statale. Il rimettente precisa, inoltre, che l'art. 34, comma 7-bis, ultimo periodo, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 sarebbe ancora vigente, benché questa Corte abbia già avuto occasione di esaminarne il contenuto precettivo nella sentenza n. 191 del 2011, giudicandolo lesivo dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. Ciò in quanto in tale frangente il vaglio della suddetta norma regionale sarebbe avvenuto in virtù del rinvio a essa operato dall'art. 1, comma unico, della legge della Regione Liguria 29 settembre 2010, n. 15, recante «Modifica della legge regionale 6 giugno 2008, n. 12: Calendario venatorio regionale triennale e modifiche alla legge regionale 1° luglio 1994, n. 29 (Norme regionali per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio) e sue modificazioni e integrazioni», allora impugnato dal Presidente del Consiglio dei ministri. Pertanto, nella menzionata sentenza sarebbe stata dichiarata l'illegittimità costituzionale esclusivamente di quest'ultima disposizione. 2.2.- In ordine alla non manifesta infondatezza, il giudice rimettente ritiene innanzitutto che l'art. 34, comma 7-bis, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 violi l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., invadendo la competenza legislativa esclusiva statale nella materia «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema». È censurato, segnatamente, l'ultimo periodo della norma regionale - che consente la caccia da appostamento fisso o temporaneo alla selvaggina migratoria «fino a mezz'ora dopo il tramonto» - in quanto ritenuto contrastante con l'art. 18, comma 7, della legge n. 157 del 1992, il quale dispone invece che il prelievo venatorio è consentito soltanto «fino al tramonto». La disciplina dettata dall'art. 18, comma 7, appena citato - traducendosi in una misura indispensabile per la sopravvivenza e la riproduzione della fauna selvatica - sarebbe espressione della potestà legislativa esclusiva dello Stato riguardante la «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema», con la conseguenza che non sarebbe derogabile in peius dalle Regioni. Di qui il dedotto vulnus all'evocato parametro costituzionale, che, con riguardo alla regola contenuta nella disposizione sospettata, sarebbe stato, del resto, già accertato da questa Corte nella sopra menzionata sentenza n. 191 del 2011. 2.2.1.- Secondo il TAR Liguria, anche l'art. 38, comma 8, della legge reg. Liguria n. 29 del 1994 lederebbe l'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., sempre in riferimento alla «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema». La disposizione denunciata prevede che il cacciatore debba annotare sul tesserino venatorio regionale «la sigla del capo abbattuto subito dopo l'abbattimento accertato».