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Assieme ad esse, poi, l'Europa ci scrive anche raccomandazioni precise e puntuali, come quella di usare entrate straordinarie per la riduzione del rapporto tra debito e PIL. Entrate straordinarie: credo che nessuno di noi possa non leggerle come un aumento della tassazione, come la patrimoniale, a voi cara, tanto che il leader del Partito Democratico, come prima uscita, dopo lo ius soli , ha pensato bene di calarla, altrimenti non riesce più a tenervi tutti uniti, se non nella richiesta di maggiori tasse (guarda caso poi gli italiani vi penalizzano, ogniqualvolta si va a votare). Ma non c'è solo questa. C'è anche la riduzione delle agevolazioni fiscali; anche in questo caso, non occorre che spieghiamo cosa significhi. È tutto nel PNRR e nelle raccomandazioni presenti al suo interno, così come la riforma dei valori catastali, un'altra patrimoniale nascosta, ancora più subdola, ma sempre presente nei vostri programmi. Poi non riuscite ad attuarla, perché gli italiani vi saltano sulla schiena, ma intanto la mettete sempre e ve la fate dare sempre come raccomandazione. Perché? Ce lo chiede l'Europa. Evviva l'Europa! La vostra Europa ve lo chiede; la nostra Europa, quella dei popoli, delle Nazioni e delle genti, non ha mai chiesto di stritolare l'economia delle singole Nazioni. (Applausi) . Ha chiesto sempre di essere un'Europa dei popoli, non delle grandi multinazionali e dei burocrati, come piace a voi. Signori, tutte le grandi mission di questo PNRR hanno un costo, in termini economici e sociali. Per deformazione, ma anche per ambito di competenza, mi soffermerò brevemente sull'agricoltura, perché anche in questo PNRR sono importanti la digitalizzazione e l'innovazione (che lo sono ancora di più in agricoltura). Evitiamo però di far credere cose a tutti fuori di qui, non solo a quelli che almeno una volta nella vita hanno fatto l'orto di casa, ma anche a quei tanti produttori agricoli che rendono oggi la nostra Nazione un fiore all'occhiello nel mondo delle produzioni agroalimentari. Non facciamo credere che la tutela dell'ambiente sia in contrapposizione con l'agricoltura, perché non è così. Dovete finire di raccontare che sono gli agricoltori a inquinare i campi. Dovete smettere di far credere alla gente che si possa sostituire la carne con quella sintetica o con le larve o con prodotti costruiti in laboratorio. (Applausi) . Quei prodotti non hanno nulla a che fare con la vostra e la nostra biodiversità. Noi non possiamo pretendere biodiversità quando apriamo, di fatto, alla possibilità di produrre la carne in laboratorio e abbiamo anche la supponenza di voler farle credere tale e di chiamarla carne. Non è carne! Chiamatela come volete. Mangiatevi anche le suole delle scarpe: per me non è un problema. Friggetele e mangiatevele, ma non chiamatela carne. (Applausi) . Che siano risorse ben spese ce lo auguriamo tutti, perché - come ripeto da sempre - qui non troverete delle persone a voi contrarie a prescindere. Certo, non ci trovate al vostro fianco quando decidete di sostituire il nostro modello di sviluppo e civiltà con un modello di sviluppo e civiltà che non ha nulla a che fare con la nostra cultura e la nostra identità, ma che è molto utile a chi vuole trasformarci in meri consumatori e in persone vuote di qualsiasi tipo di identità, perché più facilmente indirizzabili e, quindi, più facilmente schiavizzabili. (Applausi) . Buon lavoro! PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Comincini. Ne ha facoltà. COMINCINI (PD) . Signor Presidente, con il Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza vengono stanziate risorse importanti, che pongono le basi per una riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale che avrà, come capisaldi, la sicurezza degli edifici ospedalieri; le reti transnazionali di eccellenza, per mettere in comune competenze sia pubbliche che private e per offrire un servizio di assistenza di alta qualità; l'approccio one health , e cioè un nuovo assetto di prevenzione collettiva di sanità pubblica, che, con attenzione ai cambiamenti climatici e ambientali, vuole consentire una migliore promozione della salute e del benessere; gli hub antipandemia, con più ricerca e specializzazione dello studio per il contrasto alle emergenze sanitarie. Il cosiddetto fondone in esame destina, infatti al Ministero della salute 2 miliardi e 387,41 milioni di euro, che si aggiungono agli 8,6 del PNRR. In questa discussione merita di essere sottolineata la necessità di tornare a sostenere la sanità territoriale. Per il Partito Democratico prossimità è la parola chiave per affrontare le nuove sfide che abbiamo di fronte. Vale anche in relazione a una sanità che sia capace di essere sempre più vicina ai cittadini. Negli ultimi vent'anni, stando ai dati di Eurostat e di OCSE, sono stati ridotti di circa il 30 per cento i posti letti complessivamente disponibili negli ospedali, perché, nel corso degli anni, abbiamo dato vita a una sorta di riorganizzazione incentrata su quella che è stata chiamata la de-ospedalizzazione. Ciò che la pandemia ha messo in luce è che, a fronte di una robusta riorganizzazione ospedaliera, è mancata un'attenta riorganizzazione dell'offerta sanitaria in una visione integrata, complementare e unitaria dell'assistenza: dal medico di famiglia all'ospedale di alta tecnologia. Il punto deve essere il rafforzamento della rete territoriale delle aziende sanitarie. Le direzioni di marcia sono due: le case di comunità e l'assistenza domiciliare. Le case di comunità, però, non possono essere solo una ridenominazione delle case della salute, che a loro volta altro non sono se non la riedizione dei poliambulatori dell'INAM di parecchi decenni orsono. Si è voluto usare l'espressione «di comunità» perché è un'idea di servizio pubblico, pur con una nuova forma di gestione sociale. Le case di comunità possono e devono essere - anche come chiedono la Caritas e altre agenzie del terzo settore - strumenti per una rifondazione del sistema di welfare . L'assistenza domiciliare si rivolgerà, invece, in particolare ai pazienti di età superiore ai sessantacinque anni, con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti, con l'obiettivo di aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare, fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 per cento della popolazione di età superiore ai sessantacinque anni. Questi ambiziosi progetti, Presidente, devono essere accompagnati da un riassetto del sistema ospedaliero, pensato in sinergia con quanto si deve per il territorio, e soprattutto in grado di ridisegnare complessivamente la rete nosocomiale italiana nelle sue caratteristiche e finalità e, ovviamente, proprio in virtù di quanto la pandemia ci ha insegnato, da una riorganizzazione di competenze, ruoli e funzioni tra lo Stato e le Regioni; e ciò al fine di rendere il nostro Servizio sanitario nazionale non già più efficiente da un punto di vista economico, ma più capace di rispondere in maniera adeguata alle nuove sfide sanitarie ed emergenziali che - questo lo abbiamo capito - il futuro potrà ancora riservarci. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà. NUGNES (Misto) .