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Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 105. Sull'ordine dei lavori PRESIDENTE . Ha chiesto di intervenire il presidente Ostellari per riferire sui lavori della 2 a Commissione permanente in ordine ai disegni di legge nn. 1662 e 311. Ne ha facoltà. OSTELLARI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, come già sa, i lavori sul disegno di legge di delega sul processo civile sono terminati in Commissione, ma abbiamo bisogno di un ulteriore lasso di tempo, perché il lavoro è stato complesso, e di attendere anche dal drafting il completamento del testo che poi verrà presentato qui in Aula, quindi le chiedo di poter ipotizzare di iniziare la discussione nella seduta di domani. (Applausi) . PRESIDENTE . Alla luce di tale richiesta, propongo di terminare per oggi i lavori dell'Assemblea, che riprenderanno domani, dalle ore 9,30, secondo l'ordine del giorno già stabilito e cioè con la discussione del disegno di legge di delega al Governo per l'efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie. Poiché non si fanno osservazioni, così rimane stabilito. Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno PELLEGRINI Marco (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Marco (M5S) . Signor Presidente, tengo preliminarmente a ricordare che due giorni fa ricorreva il trentanovesimo anniversario dell'approvazione della legge Rognoni-La Torre, che, com'è noto, introdusse nel codice penale la fattispecie del reato associativo di stampo mafioso e lo tipizzò, imprimendo una grande accelerazione al contrasto alle mafie. Ricordo con piacere il suo ispiratore, Pio La Torre, che pagò con la vita il suo impegno politico e sindacale, perché fu ucciso vigliaccamente dalla mafia insieme al suo autista Rosario Di Salvo. Oggi, però, ricorre il ventottesimo anniversario di un altro fatto tragico, il martirio - non uso a caso questo termine - di don Pino Puglisi, ucciso da un sicario di cosa nostra il 15 settembre 1993 a Palermo. Voglio ricordarlo a nome del MoVimento 5 Stelle e, se me lo consente, signor Presidente, a nome del Senato. Don Pino Puglisi era parroco della chiesa di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio, controllato da Bagarella e dai fratelli Graviano. Era un prete coraggio, uno di quelli che definiamo di frontiera, che fanno antimafia sociale vera ogni giorno in parrocchia o nelle piazze e nelle strade considerate dai mafiosi cosa loro. Per contrastare la mafia e il suo messaggio di morte e sopraffazione, utilizzava il sorriso, l'accoglienza, la solidarietà e la cultura. Voleva affermare un principio che nella Palermo di quegli anni poteva sembrare utopistico e cioè che il bene, alla lunga, potesse avere la meglio sul male e quindi sulla mafia. Accoglieva i ragazzi nella sua parrocchia, quei ragazzi che magari consideravano i mafiosi come degli idoli o meritevoli di rispetto. Accoglieva questi giovani e li faceva studiare, giocare e socializzare, dava loro una possibilità e una visione diversa delle cose e insegnava loro che si può ottenere il rispetto senza essere mafiosi e senza usare violenza. Don Pino li educava alla vita e alla legalità e dava loro la possibilità di scegliere cosa fare della propria esistenza, con consapevolezza. Grazie alla sua opera, don Puglisi riuscì a strappare dalla strada tanti ragazzi e bambini, che senza il suo esempio, probabilmente, sarebbero stati coinvolti dalla criminalità e sarebbero diventati, purtroppo, carne da macello. Egli rappresentava appunto il bene, contrapposto al male della mafia, e il suo esempio era così bello e rivoluzionario, così contagioso, che si stava espandendo a macchia d'olio, coinvolgendo sempre più cittadini. Sapeva di essere sotto tiro, ma non si è fermato, né spaventato e ha continuato nella sua opera. Anzi, a volte, nelle sue omelie si rivolgeva con coraggio direttamente ai mafiosi. Signor Presidente, mi avvio a concludere. Egli aveva ricevuto tante minacce da cosa nostra, che nella sua logica aberrante non poteva sopportare che qualcuno sottraesse manovalanza alle sue attività criminali, né che esistesse un'oasi di legalità e di speranza in quello che considerava il proprio territorio. La sua vita ebbe fine il 15 settembre 1993, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Uno dei killer confessò che, mentre si avvicinava alla sua vittima, don Pino capì subito, gli sorrise e disse: «Me lo aspettavo». Aveva ragione don Puglisi; aveva ragione il beato della chiesa: Brancaccio da allora è cambiato per sempre. (Applausi) . PRESIDENTE . Senatore Pellegrini, ovviamente l'Assemblea del Senato si unisce a questo ricordo, di grandissimo valore civile. PAVANELLI (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PAVANELLI (M5S) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, "acqua bene comune": sono anni che sentiamo questa frase, uno slogan che sintetizza la forte connessione tra il diritto all'acqua e la Costituzione, sulla quale si poggia la nostra democrazia. Nonostante il referendum , votato dai cittadini, tutto questo è ancora disatteso, eppure stiamo vivendo la più grave crisi climatica del nostro pianeta, una crisi reale, se pensiamo all'estate che abbiamo appena vissuto, che è stata la più calda di sempre. L'acqua è fondamentale per la sopravvivenza della specie umana ed ecco perché non posso ignorare il gruppo di cittadini che da settimane sta presidiando permanentemente un'area dell'Umbria, quella della fonte Rocchetta a Gualdo Tadino. Si tratta di un luogo un tempo molto vissuto dai cittadini, deturpato da abusi edilizi e reso inaccessibile da coloro che operano nell'area, nonostante la sentenza del Consiglio di Stato stabilisca di ripristinare la fonte e l'area stessa. Il sito in questione è una proprietà collettiva, un bene con diritti inalienabili e indivisibili, il cui utilizzo non può essere per alcuna ragione modificato senza la partecipazione della stessa Comunanza agraria. A nulla sono servite 11 sentenze del Consiglio di Stato e anni di indagini: i cittadini gualdesi sono ancora una volta costretti a manifestare, per difendere un bene collettivo che non solo è loro, ma che riguarda anche i cittadini dell'Umbria. La politica locale ignora non solo le sentenze del Consiglio di Stato, ma anche il prefetto, che chiede di includere la Comunanza agraria tra i soggetti partecipanti alle decisioni. È in gioco il futuro non solo di una comunità, ma di tutti. È arrivato il momento di trovare una soluzione della vicenda e di ascoltare, dopo anni di soprusi, le richieste di un gruppo di cittadini che chiede solo più rispetto per l'individuo, per l'ambiente e per la legge. È un atto necessario, per difendere i diritti dei cittadini gualdesi e di tutta l'Umbria, oltreché per tutelare l'ambiente e il nostro bene più prezioso: