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Lo Stato italiano non ha ancora assunto alcun provvedimento in applicazione delle suddette risoluzioni, né ha dato indicazioni alle amministrazioni locali ed agli organismi preposti per dare attuazione al principio del rispetto della dignità di donne nell’ambito decisivo della comunicazione. Con il presente disegno di legge si intendono assumere le opportune iniziative volte ad adempiere agli obblighi comunitari sanciti dalle due risoluzioni per garantire un’informazione pubblicitaria che sia rispettosa della figura femminile, provvedendo altresì a colmare una grave lacuna del nostro ordinamento legislativo. L’organo istituzionalmente chiamato a vigilare e a svolgere funzioni di indirizzo e di controllo in materia di pubblicità è l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Pertanto, si ritiene utile assegnare a questa stessa autorità compiti di vigilanza e di controllo in materia di pubblicità sessista e discriminatoria. Inoltre, in base al Codice delle pari opportunità tra uomo e donna di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, vengono dettate disposizioni che hanno ad oggetto le misure volte ad eliminare ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o di impedire il riconoscimento, il godimento o l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo. Abbiamo quindi provveduto ad integrare e modificare il citato codice delle pari opportunità, inserendo un articolo 1- bis che disciplina il divieto di utilizzare l’immagine della donna in modo vessatorio o discriminatorio a fini pubblicitari. Abbiamo altresì demandato al Ministro per le pari opportunità, anche su denuncia del pubblico, di associazioni e di organizzazioni, nonché ogni altra pubblica amministrazione che vi abbia interesse in relazione ai propri compiti istituzionali, il compito di chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato che siano inibiti gli atti di pubblicità in contrasto con il citato divieto e ne venga inibita la loro continuazione e che ne siano eliminati gli effetti. Attualmente nel nostro panorama nazionale, la materia viene autoregolata dagli operatori del settore pubblicitario tramite l’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (IAP), il cui codice di autodisciplina della comunicazione commerciale è vincolante per aziende che investono in comunicazione, agenzie, consulenti, mezzi di diffusione, loro concessionarie e per tutti coloro che lo abbiano accettato direttamente o tramite la propria associazione, ovvero mediante la sottoscrizione di un contratto di inserzione. Il Comitato di controllo è l’organo garante degli interessi dei cittadini-consumatori e della pubblicità in generale, quale strumento di progresso economico e sociale. L’iniziativa nei confronti di forme di comunicazione commerciale ritenute non conformi alle norme del suddetto codice di autodisciplina della comunicazione commerciale può essere assunta d’ufficio dallo stesso Comitato, oppure promossa, liberamente e gratuitamente, da singoli cittadini-consumatori, così come da associazioni rappresentative di interessi collettivi. Appare evidente che il codice di autodisciplina seppur propositivo e apprezzabile nelle sue intenzioni si sia rivelato strumento non sufficiente. Inoltre non è previsto, nello stesso, alcun richiamo alla discriminazione e alla strumentalizzazione dell’immagine femminile, affrontando la questione unicamente nei termini di cui all’articolo 9 che si occupa di volgarità, violenza e indecenza. Il codice è vincolante ma solo su segnalazione, con tempi inadatti alla pubblicità e senza previsione di sanzioni pecuniarie. Per ovviare alle predette criticità e lacune del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, si provvede innanzitutto, con l’articolo 3 del presente disegno di legge, a vietare l’utilizzo dell’immagine della donna in modo vessatorio o discriminatorio a fini pubblicitari, così come sopra richiamato, inoltre, con l’articolo 5 abbiamo creduto opportuno istituire, senza nuovi oneri a carico della finanza pubblica, la Commissione per il contrasto alla discriminazione della donna nella pubblicità e nei media , la quale avrà il compito di elaborare un codice di autoregolamentazione del settore pubblicitario per combattere ogni forma di pubblicità sessista e discriminatoria. Si provvede così a conferire specifici poteri ad un organismo pubblico incaricato di vigilare affinché i mezzi audiovisivi adempiano i loro impegni, con particolare riferimento al divieto di trasmissione di pubblicità discriminatoria istituito ai sensi dell’articolo 3 del presente disegno di legge, nonché di vigilare affinché i mezzi audiovisivi rispettino il codice di autodisciplina della comunicazione commerciale accettato dall’IAP. Si prevede altresì che la Commissione elabori annualmente un regolamento per l’autorizzazione alla trasmissione dei messaggi pubblicitari e pubblicità che non utilizzano l’immagine della donna in modo vessatorio o discriminatorio, in attuazione dei princìpi di cui alla presente legge e rispondono a criteri di tutela. Inoltre, la Commissione provvederà a certificare la conformità del messaggio pubblicitario a criteri di qualità e finalità socio-educative per linguaggio, immagini e rappresentazioni, in linea con i criteri di tutela della donna stabiliti dalle presente legge, tramite il conferimento di un apposito bollino. Si provvede quindi a vietare la trasmissione sui circuiti televisivi pubblici e privati sul territorio nazionale di pubblicità o messaggi pubblicitari che non hanno ottenuto il bollino di cui sopra. Ai sensi del comma 7 dell’articolo 5 viene demandato, ad un regolamento del Ministro dello sviluppo economico da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, il compito di stabilire incentivi economici per la realizzazione di messaggi pubblicitari e pubblicità aventi le caratteristiche e le finalità di cui alla presente legge. La concessione dei benefici è comunque subordinata al conseguimento della certificazione di conformità di cui al comma 5 dell’articolo 5. In base a quanto stabilito dall’articolo 1- bis , del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, come introdotto dall’articolo 3 del presente disegno di legge, in caso di inosservanza del divieto di utilizzare l’immagine della donna in modo vessatorio o discriminatorio a fini pubblicitari, il Ministro per le pari opportunità, anche su denuncia del pubblico, di associazioni e di organizzazioni, nonché ogni altra pubblica amministrazione che vi abbia interesse in relazione ai propri compiti istituzionali, possono chiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato che siano inibiti gli atti di pubblicità in contrasto con il citato divieto, nonché che sia inibita la loro continuazione e che ne siano eliminati gli effetti.