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Nuove misure per le zone economiche speciali (ZES) ed estensione delle agevolazioni fiscali alle zone logistiche semplificate (ZLS). Onorevoli Senatori. – Il trasporto marittimo rappresenta oggi uno dei settori chiave dell'economia italiana ed europea, in grado di contribuire, in maniera determinante, allo sviluppo e alla crescita dei territori anche attraverso l'incremento degli scambi commerciali, la valorizzazione degli insediamenti produttivi e l'implementazione dei progetti di investimento nelle aree portuali e interportuali. Ma, purtroppo, i porti italiani riescono solo in parte ad intercettare i grandi flussi marittimi che giungono o partono dall'Europa. Il rischio, concreto, è quello di essere «aggirati» nella direttrice Grecia/Balcani, che la Cina appare preferire, o in quella della Penisola iberica. Da questo punto di vista, il rafforzamento e la promozione del sistema logistico e strutturale dei nostri porti nonché il sostegno alle attività di impresa e la semplificazione delle procedure burocratiche rappresentano un tassello strategico decisivo per il rilancio del made in Italy . Il nostro sistema portuale, peraltro, terminale dei corridoi marittimi euro-mediterranei, può diventare elemento di forza, snodo nevralgico, del nostro sistema produttivo, leader in molti tipologie di prodotti che utilizzano materie prime importate ed esportano prodotti finiti di grande qualità e riconoscibilità. In questa direzione si è mosso il cosiddetto decreto-Mezzogiorno (decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123) che ha disciplinato le procedure e le condizioni per l'istituzione, in alcune aree del Paese, di zone economiche speciali (ZES), caratterizzate dall'attribuzione di specifici e sostanziali benefici fiscali e agevolazioni amministrative e procedurali alle imprese ivi insediate o che vi si insedieranno, al fine anche di incrementare gli investimenti stranieri. Le regioni del Mezzogiorno si stanno muovendo in tal senso, ma sinora hanno avuto difficoltà a rendere operative le ZES, anche per i troppi passaggi burocratici e i limitati benefici fiscali, ancora non adeguati rispetto ai tempi delle imprese e della loro pianificazione industriale. Nel mondo esistono circa 2.700 ZES, Cina e Dubai sono gli esempi più conosciuti. In Europa se ne contano una settantina, quattordici delle quali istituite in Polonia, che rappresenta allo stato il modello di maggiore successo, come si evince dai tassi di crescita di quel Paese e soprattutto della sua competitività industriale. Le ZES costituiscono aree geograficamente delimitate e chiaramente identificate, situate entro i confini dello Stato, comprensive anche di aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale e comprendente almeno un'area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T). La misura fiscale più importante delle ZES in Unione europea è quella vigente in Polonia, la corporate income tax, che può oscillare tra il 25 per cento e il 55 per cento a seconda di una serie di variabili. Per ottenere l'esenzione, le imprese devono ricevere un'apposita autorizzazione che è subordinata ad una serie di condizioni, come un investimento minimo di 100.000 euro o il mantenimento del business e della forza lavoro nell'area per almeno cinque anni. Se quanto dichiarato non si verifica, l'impresa deve restituire gli aiuti ricevuti. Tra il 2003 e il 2012 la Zes ha contribuito ad una crescita media del PIL nelle regioni interessate pari al 4,12 per cento. La straordinaria opportunità della ZES va sfruttata mettendo a sistema l'intermodalità delle regioni meridionali con in necessari investimenti sulla rete ferroviaria, funzionali ad elevarla agli standard europei di massima efficienza. In questo contesto, appare assolutamente necessaria la implementazione dei progetti infrastrutturali del Paese, per i quali va programmato un forte incremento degli investimenti pubblici, purtroppo azzerati negli ultimi anni. Sulla base della normativa vigente, possono presentare la domanda per la loro istituzione (corredata peraltro da un apposito piano di sviluppo strategico) le regioni «meno sviluppate» e «in transizione» così come individuate dalla normativa europea, ammissibili alle deroghe previste dall'articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Beneficiarie, dunque, di tali disposizioni sono esclusivamente le regioni meridionali: Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania (che rientrano, appunto, tra le regioni meno sviluppate in quanto con PIL pro capite inferiore al 75 per cento della media europea) nonché Sardegna, Abruzzo e Molise (che rientrano, invece, tra le cosiddette regioni in transizione, in quanto registrano un PIL pro capite tra il 75 per cento e il 90 per cento della media europea). Ad oggi sono stati approvati i decreti di istituzione delle ZES di Campania e Calabria. Successivamente, la legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205) ha disciplinato l'istituzione delle cosiddette zone logistiche semplificate (ZLS). L'obiettivo anche in questo caso è quello di favorire la creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo di nuovi investimenti nelle aree portuali delle regioni non disciplinate già come zone economiche speciali (ZES) a condizione che sia presente almeno un'area portuale con le caratteristiche stabilite negli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T) ovvero un'Autorità di sistema portuale. La differenza principale e non marginale rispetto alle ZES è che le ZLS, localizzate nel Centro Nord, non godono dei benefici fiscali previsti per le prime (quali il credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali nuovi); le imprese in esse operanti, dunque, fruiranno unicamente di procedure semplificate (accelerazione dei termini procedimentali e adempimenti e procedimenti speciali). Si ritiene, tuttavia, che – al fine di garantire un efficiente e uniforme sviluppo dell'intero sistema Paese, massimizzando altresì la competitività delle stesse ZES – sia necessario muoversi in tre direzioni: 1) aumentare i benefici fiscali per chi decide di investire nelle zone economiche speciali; 2) prevedere l'estensione di detti benefici anche agli altri snodi strategici del commercio internazionale presenti nelle regioni centrali e settentrionali (come ad esempio il porto di Livorno, di Venezia, di Genova e di Trieste), che rivestono un ruolo rilevante anche lungo l'asse delle cosiddette «vie della seta»; 3) velocizzare i processi amministrativi per il riconoscimento delle agevolazioni fiscali, snellire l’ iter autorizzativo e della individuazione di partner economici qualificati. Non possiamo inoltre dimenticare che le ZLS devono essere al Nord Italia, così come le ZES al Sud, momento di crescita. Per questo sembra assolutamente necessario che tutto il pacchetto di agevolazioni fiscali individuate per le ZES si applichi in particolar modo ai porti di Genova, Livorno, Trieste, Venezia-Mestre e Civitavecchia.