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Questo sicuramente oggi porta consenso e voti, quindi dobbiamo sgombrare il campo e farla finita con questa retorica e guardare alla riforma che si propone oggi - come dicevamo, lo facciamo anche noi - analizzando alcuni dati importanti e facendo delle comparazioni tra il Parlamento italiano e quelli di altri Paesi, in particolare europei. Abbiamo in particolare preso in considerazione studi, analisi e approfondimenti che sono stati realizzati anche in questi giorni dal nostro Servizio studi. Se guardiamo il rapporto numerico proporzionale tra parlamentari e cittadini, in Italia questo dato è di 1,5 parlamentari ogni 100.000 abitanti. In Danimarca è di 3,2 parlamentari ogni 100.000 abitanti, in Gran Bretagna è di 2,2 ogni 100.000 abitanti. Il dato è uguale al nostro in Francia e in Olanda, mentre è un po' più basso in Germania, con un rapporto dello 0,9. Si tratta, quindi, di una riforma sicuramente condivisibile, ma il cui peso negli ultimi anni è stato gonfiato da una narrazione populista e quindi assolutamente sbagliata e questo lo dobbiamo dire. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . È un tema caldo, che ha attraversato, come già dicevo, numerose legislature, da oltre trent'anni. È un tema, quello delle riforme, che ci vede sicuramente favorevoli, ma ciò che ci lascia perplessi oggi è l'utilizzo di questo provvedimento in chiave di spot elettorale e, guarda caso, tutto ciò avviene prima di una campagna elettorale come quella delle elezioni politiche europee. Questo è un argomento che, invece, va trattato con grande delicatezza. Ecco perché voglio ricordare che la posizione di Forza Italia è sicuramente favorevole, ma perché quest'ultima è stata precorritrice delle riforme istituzionali e dobbiamo ricordare ancora la riforma costituzionale del suo Governo, del Governo Berlusconi. Lo ricordiamo perché, anche in quel caso, non si parlava soltanto della riduzione dei parlamentari, come ho detto prima, ma di un superamento del bicameralismo perfetto. Si trattava quindi di una riforma sicuramente organica, ma che guardava molto bene all'equilibrio dei poteri, aspetto di fondamentale importanza dal quale - ricordiamolo sempre - non si può transigere, anche perché l'equilibrio tra poteri statali deve essere garantito, come deve esserlo la rappresentatività democratica. Una volta che fissiamo questi ragionamenti, questi paletti dell'equilibrio dei poteri e della rappresentatività democratica, allora possiamo discutere di tutto. Oggi invece, purtroppo, il disegno di legge che ci apprestiamo ad esaminare - e a votare, come ho detto, anche favorevolmente - non soddisfa il requisito di una riforma organica e completa, perché si limita al taglio del numero dei parlamentari, tralasciando tante altre cose: la rappresentatività e la proporzionalità anche nelle Commissioni, i parlamentari che devono essere eletti nelle Regioni, la revisione dei collegi elettorali, la legge elettorale, le Commissioni parlamentari. Non dimentichiamo che le Camere eleggono anche il Presidente della Repubblica, che deve essere assolutamente eletto da un numero consistente di parlamentari. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non dimentichiamo queste cose. Per non parlare di un'altra questione che è stata bocciata senza appello dal Consiglio generale degli italiani all'estero: la riduzione dei nostri parlamentari che vengono eletti all'estero. Mentre tutti i dati ci dicono che gli italiani che oggi risiedono all'estero aumentano e diventano sempre di più noi andiamo a ridurre la rappresentanza, commettendo un errore madornale (e tralascio i numeri del rapporto tra parlamentari eletti all'estero e residenti). Non si tratta, a nostro avviso, di una riforma con un orizzonte di ampio respiro, bensì, ancora una volta, di un provvedimento pensato soltanto in chiave di consenso elettorale e di propaganda contro i veri o presunti privilegi della politica e dei politici. È di sicuro un approccio errato perché quando si interviene su una riforma organica dello Stato e costituzionale non lo si deve fare sull'onda emotiva di qualche interesse di parte o, peggio ancora, di intenti punitivi nei confronti di qualcuno. La priorità oggi, quando si fa una riforma costituzionale, è salvaguardare i principi cardine della democrazia. A monte ci deve essere una riflessione seria e più approfondita tra tutte le forze politiche presenti in Parlamento e soprattutto ci devono essere una riflessione e un confronto anche con i cittadini. Purtroppo - ahimè - abbiamo dei segnali molto diversi rispetto all'idea di democrazia, soprattutto in questo Parlamento da una forza politica che in questi giorni sta discutendo di referendum propositivo senza quorum . È la cosa più sbagliata che può accadere oggi in questo Parlamento. Attualmente il quorum risponde a una logica di bilanciamento del sistema, come contropotere per evitare che i referendum (i quesiti posti ai cittadini) siano approvati da una minoranza. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Non è possibile. Il quorum è necessario e, piaccia o no, serve proprio a misurare l'entità di gradimento e di interesse che i cittadini possono avere su una questione che viene posta alla loro attenzione. Non possiamo oggi di colpo virare su una dittatura di una minoranza. Non è possibile. Anche questa è pertanto una riforma sbagliata. Come per tanti argomenti all'attenzione del Parlamento e della politica nazionale in questi giorni, anche sul referendum propositivo senza quorum assistiamo a un Governo con due forze politiche che se la dicono e se la danno di santa ragione. All'interno, come dicevo, di un sistema di democrazia rappresentativa la prima garanzia imprescindibile è proprio quella del rispetto proporzionale di ogni opinione. Abolire, quindi, il quorum significherebbe consegnare le decisioni alle minoranze. È una questione che divide ancora il Governo. Presidente, facciamo molta attenzione ai tentativi di mettere mano a certe riforme delicate con l'arroganza di chi pretende di alterare i capisaldi del sistema costituzionale e squilibrare il patrimonio culturale e democratico del nostro ordinamento. (Applausi dal Gruppo FI-BP . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rossomando. Ne ha facoltà. ROSSOMANDO (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, anche a me spiace non aver potuto ascoltare la relazione dell'ottimo relatore. Il rammarico non dipende dal non aver potuto apprendere l'elencazione dell'articolato che viene proposto - per quello sicuramente possiamo rifarci all'elaborato scritto - ma dal non aver potuto ascoltare qual è - forse non è casuale il fatto che non l'abbiamo ascoltato - il principio ispiratore di questa proposta di riforma. Qual è la ratio , la ragione sociale e la rivoluzione che ci state proponendo? L'argomento è molto serio e sfida le democrazie di questo millennio. È, infatti, indubbio che oggi più che in passato ci interroghiamo su come la nostra democrazia possa funzionare, come possa essere ogni giorno nella vita dei cittadini e come possa incontrare i bisogni, le ansie e le preoccupazioni. Questo tema è molto attuale in una fase in cui l'economia e la crisi sociale picchia durissimo sulla vita delle persone. Come, quindi, può essere effettiva questa democrazia?