[pronunce]

del 2007) ipotizza, per parte sua, il contrasto degli artt. 3, 27 e 42 Cost. ad opera del censurato art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada; che il rimettente premette di dover conoscere anch'esso dell'opposizione proposta dal padre di un minorenne, sorpreso senza casco protettivo alla guida di un ciclomotore di proprietà del genitore, relativamente al verbale di contestazione dell'infrazione stradale e di sequestro del mezzo in vista della successiva confisca; che esso reputa, tuttavia, la norma suddetta costituzionalmente illegittima, in primo luogo per violazione dell'art. 3 Cost; che a suo dire, infatti, «il vincolo teleologico tra la sanzione della confisca e la violazione della norma ha senso solo se riferito alla commissione di un reato ma non alla violazione di norme del codice della strada», giacché solo «nel primo caso e non nel secondo la confisca svolge il ruolo di privare il reo di uno strumento per la commissione di reati»; che non si comprenderebbe, in particolare, per quale motivo «il minore che proceda su ciclomotore senza casco» debba essere «trattato alla stregua di un rapinatore o di uno spacciatore», i quali subiscono la confisca del ciclomotore «utilizzato o per la rapina o per nascondere gli stupefacenti»; che, del pari, non si comprende – prosegue il rimettente – «per qual motivo la confisca non sia comminata all'automobilista che non allaccia le cinture di sicurezza», atteso che, se il bene tutelato attraverso la previsione della sanzione della confisca fosse la vita dell'utente della strada, detta esigenza di protezione si porrebbe, identicamente, anche nel caso in cui sia commessa tale infrazione stradale; che non ragionevole, poi, sarebbe la scelta di ricollegare la sanzione accessoria della confisca anche all'infrazione consistente nella non corretta posizione di guida dei veicoli a due ruote, atteso che l'art. 170 del codice della strada «non precisa, esattamente, quale sia questa posizione», attribuendo, così, all'accertatore «una discrezionalità che comporta quale conseguenza la confisca del mezzo»; che viene dedotta, infine, anche la violazione dell'art. 42 Cost., in quanto «l'interesse generale alla repressione dei reati, cosa che rende sacrificabile la proprietà con la previsione della confisca del bene utilizzato per la sua commissione, non sussiste nel caso di conducente senza casco su ciclomotore», visto, oltretutto, che se la ratio della previsione di detta sanzione fosse quella della tutela della vita essa dovrebbe comportarne l'applicazione anche ad altre infrazioni stradali; che è intervenuto in ciascun giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato; che la difesa dello Stato – eccepita, in via preliminare, l'inammissibilità delle questioni in quanto, a suo dire, prive di motivazioni sulla rilevanza e non manifesta infondatezza – deduce «l'irrilevanza della questione sollevata in relazione all'art. 171, commi 1 e 2» del codice della strada, giacché essi «prevedono l'obbligo di indossare il casco e comminano la sanzione pecuniaria principale in caso di inosservanza», rimanendo, pertanto, estranea al loro contenuto precettivo ogni determinazione in riferimento al ciclomotore; che nei casi di specie, pertanto, la «sola disposizione astrattamente rilevante potrebbe essere l'art. 213, comma 2-sexies, che prevede la confisca obbligatoria» proprio nell'ipotesi in cui ricorra taluna delle infrazioni di cui agli artt. 169, commi 2 e 7, 170 e 171 del medesimo codice della strada; che, tuttavia, anche la questione avente ad oggetto tale norma si presenta «irrilevante», sebbene «sotto un diverso profilo»; che, difatti, i giudici a quibus non avrebbero chiarito se, nei casi oggetto dei giudizi principali, risulti provato «il fatto che il veicolo circolava contro la volontà del proprietario», giacché, ricorrendo detta ipotesi, difetterebbe un'adeguata motivazione sull'influenza del prospettato dubbio di costituzionalità; che, in subordine, l'Avvocatura generale dello Stato deduce l'infondatezza delle questioni sollevate; che, a suo dire, la confisca è rivolta a sottrarre la disponibilità di ciclomotori e motoveicoli a coloro i quali, mostrandosi indifferenti all'obbligo di indossare il casco protettivo, realizzano, con il proprio contegno, «una causa di incremento del pericolo di lesioni craniche da circolazione di motocicli», sicché – sottolinea la difesa erariale – anche «il proprietario che autorizzi o tolleri l'uso del motociclo da parte di soggetti che non rispettano l'obbligo in questione» è ragionevolmente sottoposto, dal censurato art. 213, comma 2-sexies, a tale sanzione; che l'applicazione di tale sanzione troverebbe, dunque, la sua ragion d'essere nella circostanza che il proprietario del veicolo «ha accettato di concorrere all'incremento complessivo del rischio da circolazione e, contemporaneamente, ha rinunciato ad esercitare un controllo personale e diretto sul comportamento del conducente», di talché, quella ipotizzabile nei suoi confronti, non è un'ipotesi di responsabilità per fatto altrui; che nessuna violazione del principio di eguaglianza, poi, potrebbe essere ravvisata nel caso di specie, essendo priva di fondamento, in particolare, la censura che tende a stigmatizzare il fatto che la confisca obbligatoria «non sia prevista per violazioni stradali che il giudice rimettente considera più gravi sotto il profilo degli interessi protetti», atteso che la legittimità costituzionale di una sanzione va riconosciuta «qualora sussista una ragionevole coerenza tra la sua misura ed entità e gli interessi protetti dal precetto di cui la sanzione è presidio»; che nella specie, prosegue la difesa erariale, «la prevenzione del rischio individuale e sociale da trauma cranico, specifico e peculiare della circolazione motociclistica, rende ragione sufficiente di una misura intesa a togliere la disponibilità del mezzo specifico della creazione di tale rischio»; che tali rilievi, inoltre, varrebbero a fugare l'ulteriore dubbio relativo alla violazione dell'art. 3 della Costituzione, dimostrando come nell'applicazione della sanzione de qua «non abbia alcun rilievo il valore dei motocicli confiscati», giacché attraverso di essa non si «tende a colpire il patrimonio del responsabile, bensì a rimuovere una causa di incremento del rischio di cui si è detto».