[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 12 del regio decreto-legge 27 maggio 1923, n. 1324 (Modificazioni al regio decreto-legge 9 novembre 1919, n. 2239), convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 1925, n. 473 (Conversione in legge, con approvazione complessiva, di decreti luogotenenziali e regi aventi per oggetto argomenti diversi), promossi con ordinanze del 24 settembre 2003 e del 3 marzo 2005 dal Tribunale di Roma, nei procedimenti di opposizione all'esecuzione promossi da Elio Borromeo contro Risan Immobiliare s.r.l. e nei confronti della Associazione Cassa nazionale del notariato e da Domenico Giuliani contro Agostino Santamaria ed altra e nei confronti della Associazione Cassa nazionale del notariato iscritte ai nn. 238 del registro ordinanze 2004 e 263 del registro ordinanze 2005 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 14, prima serie speciale, dell'anno 2004 e n. 20, prima serie speciale, dell'anno 2005. Visto l'atto di costituzione della Associazione Cassa nazionale del notariato; udito nell'udienza pubblica dell'11 ottobre 2005 e nella camera di consiglio del 12 ottobre 2005 il Giudice relatore Romano Vaccarella.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un processo di opposizione all'espropriazione forzata presso terzi – promossa da una società immobiliare, ed avente ad oggetto la pensione erogata ad un ex notaio dalla Cassa nazionale del notariato – avendo il debitore opponente invocato l'impignorabilità assoluta dei relativi ratei, il Tribunale di Roma, con ordinanza del 24 settembre 2003, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 12 del regio decreto-legge 27 maggio 1923, n. 1324 (Modificazioni al regio decreto-legge 9 novembre 1919, n. 2239), convertito, con modificazioni, dalla legge 17 aprile 1925, n. 473 (Conversione in legge, con approvazione complessiva, di decreti luogotenenziali e regi aventi per oggetto argomenti diversi), per contrasto con l'art. 3, primo comma, della Costituzione e, comunque, con il principio di ragionevolezza, nella parte in cui esclude la pignorabilità, nei limiti di un quinto, della pensione erogata ai notai dalla Cassa nazionale del notariato per crediti diversi da quelli aventi natura alimentare; e ciò a differenza di quanto dispongono l'art. 545, quarto comma, del codice di procedura civile con riguardo alle retribuzioni, l'art. 128 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827 (Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 1936, n. 1155, con riferimento alle pensioni, agli assegni ed alle indennità erogati dall'INPS, nonché gli artt. 1 e 2, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180 (Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche Amministrazioni), con riferimento alle pensioni, alle indennità che ne tengono luogo ed agli altri assegni di quiescenza erogati ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni dai soggetti di cui all'art. 1 dello stesso decreto del Presidente della Repubblica. 1.1. – Quanto alla rilevanza della questione, il giudice rimettente osserva che il giudizio a quo non può essere deciso se non attraverso l'applicazione della norma impugnata la quale dispone che «le quote di integrazione, nonché le pensioni e gli assegni sui fondi della cassa nazionale del notariato non sono cedibili né soggetti a sequestro o pignoramento». Il giudice rimettente ritiene, quindi, non manifestamente infondata la questione di legittimità dell'art. 12 del r.d.l. n. 1324 del 1923 per contrasto con l'art. 3, primo comma, della Costituzione e, comunque, con il principio di ragionevolezza, in quanto l'impignorabilità delle pensioni notarili sostanzierebbe una ingiustificata disparità di trattamento se confrontata con il regime di generale pignorabilità, con le limitazioni di legge, delle retribuzioni nonché delle pensioni, assegni ed indennità erogati dall'INPS e dagli altri soggetti indicati dall'art. 1 del d.P.R. n. 180 del 1950. In particolare, rammenta il giudice a quo come la Corte costituzionale – nel dichiarare l'illegittimità dell'art. 128 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827 e, per estensione, anche degli artt. 1 e 2, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, nella parte in cui escludevano la pignorabilità per ogni credito dell'intero ammontare della pensioni, anziché prevedere l'impignorabilità, con le eccezioni previste dalla legge per crediti qualificati, della sola parte dell'emolumento necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita e la pignorabilità nei limiti del quinto della residua parte – ha chiarito che «il presidio costituzionale (art. 38) del diritto dei pensionati a godere di “mezzi adeguati alle loro esigenze di vita” non è tale da comportare, quale suo ineludibile corollario, l'impignorabilità, in linea di principio, della pensione, ma soltanto l'impignorabilità assoluta di quella parte di essa che vale, appunto, ad assicurare al pensionato quei mezzi adeguati alle esigenze di vita» (sentenza n. 506 del 2002). Conclude pertanto il rimettente nel senso che, «una volta chiarita la portata del presidio costituzionale di cui all'art. 38, non sembrano configurabili, per i notai, altri valori che possano giustificare il persistere del regime di favore». 1.2. – Si è costituita in giudizio l'Associazione Cassa nazionale del notariato, che ha in primo luogo invocato la dichiarazione di manifesta inammissibilità della questione essendo il provvedimento di rimessione, a parte un laconico riferimento alla pignorabilità delle pensioni in genere, carente di una compiuta esposizione della rilevanza della questione. Nel merito, la Cassa nazionale del notariato ha dedotto l'infondatezza della questione sia alla luce della «consolidata giurisprudenza» costituzionale sulla norma oggetto dell'impugnativa (sentenze n. 100 del 1974, n. 105 del 1977 e n. 155 del 1987), sia della incomparabilità della posizione di liberi professionisti, quali sono i notai, con i lavoratori dipendenti, tanto pubblici che privati. 2.