[resaula]

se ritenga di attivare una commissione d'accesso agli atti come previsto dall'art. 143 del testo unico degli enti locali allo scopo di verificare le gravi fattispecie di reati denunciati dall'opposizione cittadina. Atto n. 4-06207 LANNUTTI ANGRISANI COLTORTI Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico Premesso che: la RAI - Radiotelevisione Italiana S.p. A. è controllata al 99,56 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze. In circa tredici anni (dal 2008 al 2020), i ricavi della TV di Stato si sono ridotti di oltre 702 milioni di euro. Un calo del 22 per cento che, secondo il nuovo amministratore delegato, Carlo Fuortes, è imputabile alla riduzione delle entrate pubblicitarie, per 609.8 milioni di euro, e di altre entrate commerciali. Solo negli ultimi tre anni la RAI ha peggiorato la sua situazione finanziaria di circa 300 milioni di euro; nel luglio 2021, designato dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, Carlo Fuortes ha assunto la carica di amministratore delegato della RAI. A pochi giorni dal suo ingresso a viale Mazzini, Fuortes è stato ascoltato dai parlamentari della Commissione preposta alla vigilanza sulla RAI per descrivere lo stato in cui versa la TV di Stato e per chiedere "entrate che si avvicinino a quelle delle altre emittenti pubbliche europee". Fuortes ha anche avanzato delle proposte: tra queste, far pagare il canone a chi guarda la televisione solo da pc, smartphone e tablet e la lotta agli sprechi; secondo l'USIGRai, il sindacato interno dei giornalisti RAI, ormai da anni i ricavi della Rai "sono incongrui, incerti, in riduzione e instabili a causa di diversi fattori esterni. Le novità che potrebbero arrivare dal recepimento della Direttiva europea in merito ai tetti pubblicitari rischiano di mettere in ginocchio la RAI". "Questo quadro - aggiunge USIGRai - crea disastri strategici perché riduce gli investimenti, riduce la possibilità di fare concorsi per assumere nuove competenze, impedisce qualunque progetto di sviluppo"; considerato che il 29 ottobre 2021, in un servizio di "RAI Scoglio 24" (l'approfondimento dedicato alla RAI del programma Mediaset "Striscia la notizia") il conduttore Pinuccio è tornato a occuparsi della RAI e dei relativi sprechi, che proprio il nuovo amministratore delegato Fuortes ha ribadito più volte di voler tagliare. Nel servizio, il conduttore pugliese parla degli sprechi delle sedi regionali RAI, dove agli stipendi di centinaia di giornalisti e di altre decine di dipendenti si aggiungono i rimborsi che, seppur rendicontati, non vengono resi pubblici sul sito della TV di Stato. Rimborsi che sono spesso bizzarri. Come è successo alla RAI di Torino, dove un giornalista in trasferta ad Alessandria ha usato il bagno della stazione durante l'orario di lavoro, il cui accesso è costato 1 euro, che è finito in nota spese, insieme ai dieci euro per l'acquisto di tre mascherine; considerato infine che: ogni anno le sedi RAI di Milano, Torino e Napoli producono oltre 12.000 servizi giornalistici. In particolare, il TgR produce 8.500 ore di televisione e 6.200 radiofoniche. Tutto ad un costo molto elevato per la RAI. Solo l'edizione di mezzanotte costa solo di personale 4 milioni di euro all'anno. Tanto che si è pensato di abolire l'ultimo Tg regionale incorporandolo nell'ultima fascia informativa. Sebbene il conduttore registri la finestra di 4 minuti un'ora prima che vada in onda, per i tecnici scatta ugualmente il notturno e quindi la tariffa maggiorata. E questa non è che la punta di un iceberg la cui entità è sempre più difficile da definire. Con l'inizio dell'estate, per esempio, è stata sospesa la trasmissione "Buongiorno Regione", ma sia i giornalisti sia i tecnici hanno continuato a "fare l'alba" per arrotondare lo stipendio con qualche straordinario in più. Per non parlare delle domeniche che sono pagate fuori sacco: nessuno manca mai di mettersi presente. A incidere maggiormente sul bilancio dei telegiornali, però, è lo sport che richiede trasferte in tutto il mondo e una valanga di collegamenti esterni; gli italiani pagano il canone in bolletta, ma spesso questi soldi restano bloccati nelle casse delle società elettriche, che ci guadagnano pure sugli interessi. Alla TV di Stato, infatti, come dichiarato dallo stesso Fuortes in Vigilanza RAI, devono ancora arrivare 15 milioni di euro, tra quelli di chi non paga proprio e quelli invece già versati dai contribuenti, ma non ancora girati alla Tv di Stato, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti; se il Ministro dell'economia e delle finanze ritenga di dover intervenire per valutare gli sprechi nelle sedi RAI, soprattutto in un momento in cui lo stesso amministratore delegato della RAI, Carlo Fuortes, ha sottolineato la necessità di agire tempestivamente per mantenere in ordine i conti dell'azienda; se, in virtù del Codice di Trasparenza, non si ritenga di dover rendere accessibile ogni dato di spesa della RAI, considerando che è una Tv pubblica finanziata dai cittadini attraverso un canone annuale obbligatorio; se il Ministro dello sviluppo economico, nell'ambito delle proprie attribuzioni relative al contratto di servizio, ritenga di dover intervenire affinché la televisione di Stato rafforzi le proprie peculiarità e torni a essere vero servizio pubblico, unica strada per portare benefici allo stesso bilancio RAI, da troppo tempo in rosso. Atto n. 4-06208 LANZI SANTANGELO CROATTI CORBETTA RICCIARDI VANIN ROMANO PAVANELLI Al Ministro della transizione ecologica Premesso che: gli aumenti dei prezzi di gas ed energia elettrica degli ultimi mesi sono diventati insostenibili per imprese e cittadini. Dal luglio 2021, in particolare, si è registrato un aumento del 9,9 per cento per la corrente elettrica e del 15,3 per cento per il gas; tale risultato è stato provocato da una serie di concause tra cui il forte aumento delle quotazioni delle materie prime e la forte crescita dei prezzi dei permessi di emissione di CO2; i citati aumenti avrebbero comportato un aumento superiore al 45 per cento della bolletta dell'energia elettrica e di oltre il 30 per cento di quella del gas; a fronte di tale pericolo, il Governo è intervenuto in via d'urgenza con il decreto-legge 27 settembre 2021, n. 130, stanziando ingenti risorse al fine di consentire ad ARERA di intervenire, sebbene transitoriamente, al fine di annullare gli oneri generali di sistema e ridurre l'impatto degli aumenti per le famiglie meno abbienti. L'aumento netto sarà così ridotto al 29,8 per cento per la bolletta dell'elettricità e più 14,4 per cento per quella del gas; il citato decreto prevede, altresì, per circa 3 milioni di nuclei familiari l'azzeramento degli incrementi tariffari;