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Inoltre, si prevede l'istituzione di un consiglio di amministrazione, senza oneri a carico dell'erario, per la gestione delle risorse destinate alla gestione separata. L'articolo 6 disciplina l'accesso alla pensione prevedendo che il trattamento previdenziale è corrisposto unicamente previo esercizio del mandato parlamentare per almeno dieci anni e solo al compimento dell’età richiesta per l’accesso al trattamento ai lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali. Viene, pertanto, soppressa la possibilità di scontare gli ulteriori anni di mandato -- fino al massimo di cinque -- dal computo dell'età pensionabile; facoltà che ad oggi permette l'accesso al trattamento al sessantesimo anno di età. Il limite dei sessantacinque anni per tutti i parlamentari fa sì che anche l'età pensionabile sia identica a quella dei lavoratori dipendenti. Rimane la possibilità, ai fini della maturazione del diritto al trattamento, di computare come anno intero la frazione di anno superiore a sei mesi, ma viene aggiunto l'obbligo di versare per intero i contributi. L'articolo 7 determina il trattamento previdenziale con lo stesso sistema, di tipo contributivo, vigente per i lavoratori dipendenti ossia moltiplicando il montante individuale dei contributi per i coefficienti di trasformazione fissati dalla legge n. 247 del 2007. Con l'articolo 8 il montante contributivo individuale viene determinato applicando alla base imponibile contributiva l'aliquota vigente per i lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali. Tale aliquota è stata determinata la prima volta dalla legge Dini, la legge n. 335 del 1995, e attualmente, a seguito di diversi interventi integrativi, per i lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali è pari al 33 per cento di cui l'8,8 per cento a carico del lavoratore e per la restante parte a carico del datore di lavoro. L'articolo 9, adottando il meccanismo previsto attualmente dai regolamenti parlamentari, prevede l'erogazione del trattamento previdenziale a partire dal primo giorno del mese successivo a quello nel quale il parlamentare cessato dal mandato ha compiuto l'età richiesta per l'accesso al trattamento, ossia sessantacinque anni. Laddove, invece, il parlamentare abbia già raggiunto l'età pensionabile, il trattamento decorre dal giorno successivo alla fine della legislatura stessa, a meno che il mandato cessi per motivi diversi dalla fine della legislatura, come ad esempio per dimissioni; gli effetti economici decorrono dal primo giorno del mese successivo, nel caso in cui il mandato abbia avuto termine nella seconda metà del mese, e dal sedicesimo giorno dello stesso mese, nel caso in cui il mandato abbia avuto termine nella prima metà del mese. L'articolo 10 disciplina i casi di sospensione dell'erogazione del trattamento previdenziale in godimento. Ed invero, un motivo di critica è sempre stato rappresentato dalla circostanza per la quale in origine potevano cumularsi più vitalizi derivanti da altre carriere politiche oltre quella del parlamentare, esemplificativamente quella del Parlamento europeo e del consigliere regionale. Attualmente i regolamenti interni degli organi parlamentari prevedono, a partire dal 2012, la sospensione del pagamento della pensione qualora l'ex parlamentare sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un consiglio regionale. Tale sospensione si applica altresì a tutti gli incarichi incompatibili con lo status di parlamentare -- inclusi gli incarichi di Governo, in altri organi costituzionali, nelle giunte regionali nonché le cariche elettive negli enti territoriali incompatibili con il mandato parlamentare, purché comportino un'indennità pari almeno al 50 per cento dell'indennità parlamentare lorda; la sospensione, in altri termini, scatta solo se l'indennità della carica incompatibile supera del 50 per cento l'indennità parlamentare. Inoltre, si prevede che il parlamentare, nel caso di incompatibilità previste da legge ordinaria, possa scegliere di optare per la pensione e rinunciare all'indennità. Il presente disegno di legge estende la sospensione a tutte le cariche incompatibili, a prescindere dall'ammontare dell'indennità, e introduce la sospensione anche in relazione all'assunzione di qualsiasi altra carica, compresa quella di amministratore di enti pubblici o di enti privati in controllo pubblico. In tale caso, però, la sospensione scatta solo quando l'ammontare dell'indennità supera quello del trattamento previdenziale. Il passaggio al sistema contributivo anche per i vitalizi erogati dai consigli regionali risolve alla radice anche il problema del cumulo: si tratterà infatti di trattamenti previdenziali che calcolati su criteri omogenei vanno a formare un unico montante e un unico trattamento pensionistico. L’articolo 11 prevede la possibilità per i parlamentari di cumulare i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni. L’importo della pensione è determinato dalla somma dei pro quota , tanti quante saranno le gestioni interessate: ciascuna determinerà il trattamento in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni. Per i parlamentari che si avvarranno del cumulo i termini di pagamento dei trattamenti di fine servizio iniziano a decorrere solo al compimento del requisito anagrafico richiesto, per l’accesso alla pensione, ai lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali. Ai sensi degli articoli 12 e 13 viene equiparato il diritto alla pensione di reversibilità ai congiunti e il diritto alla rivalutazione dei trattamenti previdenziali alle condizioni previste per tutti i lavoratori. L'articolo 14 dispone la rideterminazione dell'ammontare degli assegni vitalizi e delle pensioni ad oggi erogati da parte delle Camere attraverso la previsione del ricalcolo entro sei mesi di tutti gli importi dei trattamenti attualmente stanziati con il nuovo metodo del calcolo contributivo in vigore per i lavoratori dipendenti. Pertanto i parlamentari già cessati dal mandato, e che attualmente beneficiano del vitalizio o della pensione, si vedranno ricalcolati gli importi con il sistema contributivo. Invece i parlamentari cessati dal mandato i quali non percepiscono ancora un trattamento previdenziale, in quanto non ancora raggiunta l'età pensionabile, beneficeranno del nuovo trattamento previdenziale al compimento dell’età richiesta per l’accesso al trattamento ai lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali. Infine, l'articolo 15 dispone l'immediata entrata in vigore della legge.. 1 (Soppressione del vitalizio per i parlamentari nazionali e dei consiglieri regionali e soppressione di ogni forma di rimborso delle spese di viaggio e di trasporto per i parlamentari cessati dal mandato) 1 Gli Uffici di presidenza della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, con le modalità previste dai rispettivi ordinamenti, determinano la soppressione immediata di ogni forma di assegno vitalizio ai membri del Parlamento in carica e cessati dal mandato. 2 Gli Uffici di presidenza della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica provvedono al rimborso, in un’unica soluzione, dei contributi già versati dai parlamentari in carica e da quelli cessati dal mandato.