[pronunce]

Considerato che il Tribunale di sorveglianza di Sassari dubita, in riferimento agli artt. 2, 3, 10 (in relazione all'art. 8 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali, resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848), 29 e 30 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 19, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, «nella parte in cui non estende il divieto di espulsione allo straniero che, pur non in regola con le norme di soggiorno, abbia tutti i familiari regolarmente soggiornanti in Italia e non abbia più alcun legame familiare, sociale, linguistico e culturale con il suo paese d'origine»; che, secondo il remittente, l'espulsione di uno straniero che si trova nelle condizioni suindicate può essere equiparata a quella del perseguitato, perché entrambi troverebbero nel luogo di rimpatrio un ambiente ostile o quanto meno a loro estraneo; che, inoltre, sarebbero lesi i diritti della personalità e dell'unità familiare; che la questione postula una pronuncia additiva concernente situazioni indeterminate e comportante quindi l'esercizio di valutazioni discrezionali estranee alle funzioni di questa Corte e ciò riguardo sia alla vita dello straniero in Italia, sia alla sua estraneità rispetto allo Stato di destinazione di cui è cittadino; che non esistono soluzioni costituzionalmente vincolate in grado di ovviare ai pregiudizi derivanti dall'espulsione prospettati dall'ordinanza di rimessione (sui limiti della tutela costituzionale del diritto all'unità familiare per il cittadino straniero cfr. , peraltro, la sentenza n. 224 del 2005); che non è quindi pertinente il richiamo alla sentenza di questa Corte n. 376 del 2000, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 19, comma 2, lettera d), del d.lgs. n. 286 del 1998 nella parte in cui non estendeva il divieto di espulsione al marito convivente della donna in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio; che, infatti, con la sentenza citata la Corte ha esteso al marito e padre lo stesso divieto di espulsione già previsto dall'ordinamento per la madre, sul rilievo che, sotto il profilo affettivo ed assistenziale, sussistevano riguardo al primo le stesse esigenze della donna che il legislatore ordinario aveva inteso soddisfare; che, pertanto, la questione è manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 19, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 10 (in relazione all'art. 8 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali, resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848), 29 e 30 della Costituzione, dal Tribunale di sorveglianza di Sassari con l'ordinanza di cui in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 giugno 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'1 luglio 2005. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA