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Ci sono esempi - purtroppo lontani anche da quelli fulgidi che abbiamo ascoltato citare adesso dalla senatrice a vita Cattaneo - che ci ricordano come le diversità di opportunità di lavoro, di reddito, di ruolo e di potere tra donne e uomini ancora sono fondanti nella nostra società. E questo crea distorsioni macroscopiche e anche macroeconomiche; si tratta ovviamente di distorsioni in termini di lontananza da quei valori ideali e costituzionali che vedono uomini e donne senza distinzioni; ma anche in termini di dipendenza, una dipendenza imposta sul piano economico, psicologico e fisico, che vede moltissime donne, fino a 8 milioni, ancora oggi, essere vittime di violenza nel nostro Paese, un milione e mezzo vittime di molestie sui luoghi di lavoro e una donna uccisa ogni due giorni. Il costo per lo Stato di questa enorme violenza, di questa enorme distorsione, della sperequazione di potere tra uomini e donne equivale a metà della nostra manovra: 17 miliardi di euro l'anno tra costi diretti e indiretti. Tutto questo crea una distorsione anche in termini macroeconomici e di competitività del nostro Paese. I dati sono a ricordarcelo: Banca d'Italia e Istat ci dicono che, se l'occupazione femminile al Nord è ferma al 50 per cento (una donna su due lavora), solo una donna su tre lavora nelle aree del Centro-Sud. Questo comporta un gap rispetto alla media europea di 14 punti percentuali di occupazione femminile e danneggia la nostra crescita, il nostro PIL e il nostro futuro, perché disperdiamo un potenziale di talenti che dovrebbe essere invece fondante. Grande merito va al Governo perché si è reso conto di questa distorsione, ne ha preso atto e ha adottato in questa manovra moltissime misure che possano rimettere in pista una società non solo paritaria, ma anche competitiva. Grande merito va a questo Parlamento e alla maggioranza, che hanno voluto ripristinare l'educazione al rispetto nelle scuole; è fondamentale dirsi che, seppur diversi, seppur speciali, siamo uguali nella dignità e nelle opportunità. E questo attiene molto, anche nel concreto, a ciò che avviene nella dinamica della violenza. Benissimo, quindi, il rifinanziamento del piano strategico sulla violenza di genere con ulteriori 5 milioni di euro, anche per finanziare i percorsi di rieducazione degli uomini maltrattanti perché, nel caso della violenza, il problema sono gli uomini e va detto chiaramente. Aumento e sblocco dei fondi per gli orfani delle vittime di femminicidio: è una norma innovativa, trasversale, per dire che i debiti verso lo Stato degli orfani di vittime di femminicidio devono essere sgravati, e questo riguarda anche fatti di cronaca. Un'altra innovazione importante è il finanziamento di corsi all'università: tutti gli operatori che, a vario titolo, si occupano di parità, di insegnare la parità, di raccontare la parità, di disegnare il nostro Paese (politici, giornalisti, medici, operatori sociali, giudici che scrivono le sentenze) devono nel loro percorso di studi essere formati; saper leggere le disparità e i pregiudizi ed evitarli, nelle sentenze, negli articoli di giornale, nei discorsi, a volte dannosi, dei politici. Abbiamo fatto molto sul fronte familiare per dire che il lavoro di cura deve essere bilanciato tra uomini e donne - il congedo parentale ha questo obiettivo - e non spetta alle donne in termini gratuiti e i servizi devono essere offerti dallo Stato: il bonus asili, il fondo di 100 milioni di euro per ristrutturare e costruire asili anche là dove non ci sono. Occorre poi rompere quel soffitto di cristallo, che molte donne hanno già rotto in Italia (Marta Cartabia) e in Europa (Christine Lagarde e Ursula Von Der Leyen), per dimostrare che non è più un tabù: le donne possono e devono essere modello per le nuove generazioni; possono esserlo nei ruoli che permettono loro di ridisegnare una società diversa, aziende quotate diverse, piccole medie imprese diverse. Benissimo, quindi, la proroga della legge Golfo-Mosca; benissimo l'incremento della percentuale di donne previste laddove si decide. Se la nostra società vuole essere libera, vuole liberare le donne dalla violenza, vuole liberare le opportunità e i talenti, non può che lavorare in questa direzione e non può che volare alto. Con Italia Viva noi vogliamo e possiamo. (Applausi dal Gruppo IV-PSI) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rauti. Ne ha facoltà. RAUTI (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio essere da subito assertiva: la manovra che discutiamo si finanzia per il 50 per cento in deficit e per il resto in tasse; non rilancia l'economia; risulta recessiva; somma tasse, deficit e indebitamento e produce una sostanziale crescita zero. Ma entriamo nel merito e in qualche dettaglio. In questa manovra per 31,7 miliardi, 16,3 miliardi sono di deficit aggiuntivo che, sommato a quello a legislazione vigente, determina un ammontare complessivo di 40,9 miliardi. Non possiamo non considerare nuove imposte per 6,1 miliardi nel 2020 e 11,2 miliardi nel 2021. Anche sul deficit vorrei essere chiara: Fratelli d'Italia non ha un pregiudizio. Va bene se è per investimenti, per le infrastrutture, per il territorio, per la sicurezza, insomma per comparti strategici; non va bene se è per finanziare la spesa corrente, che è esattamente ciò che puntella questa manovra finanziaria. L'indebitamento prodotto determinerà un aumento del rapporto deficit -PIL di 0,9 punti percentuali e tale rapporto salirà al 2,3 per cento nel 2020. Si tratta quindi di altri numeri, i dati oggettivi. Tutti ci ricordiamo che quando, dopo il mese di agosto, venne varato l'attuale Governo, si agitavano due discutibili motivazioni. La prima era quella politica volta a evitare la vittoria delle destre qualora si fosse consentito di ritornare al voto, e dico magari. L'altra era di natura economica: si fa questo Governo perché bisogna sterilizzare l'aumento dell'IVA previsto dal gennaio 2020. La manovra evita gli incrementi d'imposta per i famosi 23 miliardi, ma - e ripeto ma - mette una serie di micro tasse - di cui abbiamo già calcolato gli importi - e, soprattutto, si riducono solamente le clausole di salvaguardia previste che, in valore assoluto, pesano per 19 miliardi nel 2021 e per oltre 25 miliardi nel 2022. In questa manovra finanziaria, cari colleghi, non c'è niente di serio in favore delle piccole e medie imprese, per le professioni, per gli artigiani, per i commercianti, per non parlare della locazione degli spazi commerciali. Inoltre, la manovra penalizza le partite IVA e in generale il mondo produttivo e non rilancia alcuna delle eccellenze del made in Italy; non c'è niente per infrastrutture né per il territorio. Peraltro, ci sarebbe da ridire anche quando enfatizzate anche la vision green, perché il fondo è misero e soprattutto decidete di affrontare la questione ambientale soltanto con nuove tasse che colpiranno settori produttivi.