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Analogamente, in realtà, a quanto avvenne per il caso della nave Diciotti, anche nel caso della nave Gregoretti - stiamo continuando a parlare di casi, il caso della Diciotti e il caso della Gregoretti, ma cerchiamo di capirci lo stesso - nessuna presa di posizione contraria è stata assunta nei fatti dal presidente del Consiglio Conte e neppure da alcun altro membro del Governo. Nella relazione per l'Assemblea sul caso Diciotti, su cui si è registrato un voto favorevole del Senato - cerchiamo di tenere conto di una certa linearità delle prese di posizione, in quanto quel documento è stato approvato con la partecipazione di membri dell'attuale Governo che anche allora facevano parte dell'Esecutivo - si afferma: «Solo una presa di posizione contraria, espressa in sede istituzionale, avrebbe legittimato una diversa configurazione del profilo teleologico della condotta del ministro Salvini. In particolare, se il Presidente del Consiglio - che ha compiti di coordinamento della politica del Governo - avesse assunto una posizione di distanza o di contrarietà rispetto alle decisioni del ministro Salvini, allora avremmo potuto ipotizzare un interesse partitico e non governativo. Ma questo non è avvenuto nella vicenda in esame». La circostanza della mancanza di una delibera del Consiglio dei ministri sul caso Gregoretti - questione che è stata sottolineata dal tribunale dei Ministri - assume un significato contrario perché, in realtà, sottolinea un'implicita - per me anche esplicita - condivisione rispetto all'azione del Ministro dell'interno. Qualora, infatti, il presidente Conte avesse ritenuto opportuno osteggiarla sul piano degli indirizzi governativi, avrebbe potuto convocare ad horas una seduta del Consiglio dei ministri per l'assunzione di una decisione di indirizzo contraria rispetto alle scelte gestionali del ministro Salvini. Il senatore ha prodotto numerosi elementi atti ad evidenziare, quindi, il coinvolgimento dell'Esecutivo nel suo complesso. Vi sono anche delle dichiarazioni del ministro della giustizia Alfonso Bonafede e una del vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio. Solo agenzie di stampa registrate e mai smentite. Il ministro Bonafede, in data 30 luglio, ha espressamente dichiarato che: «La nave - facendo riferimento alla nave Gregoretti - è attraccata al porto. C'è dialogo tra i Ministeri delle infrastrutture, dell'interno e della difesa. La posizione del Governo è sempre la stessa. Vengono salvaguardati i diritti. Le persone che dovevano scendere sono scese. Sono monitorate le condizioni di salute, ma del problema immigrazione deve farsi carico tutta l'Europa». Di simile contenuto è anche la dichiarazione del vice premier Di Maio, il quale, il 31 luglio, a domanda sul caso Gregoretti ha risposto: «Per me l'Italia non può sopportare nuovi arrivi di migranti. Quei migranti devono andare in Europa. Però non si trattino i nostri militari su quella nave come pirati. Pieno rispetto per le forze dell'ordine». La piena conoscenza dei fatti da parte del Presidente del Consiglio - ma forse ciò non sarebbe neanche necessario - è stata ribadita, anche recentemente, da alcune dichiarazioni del medesimo. In un'agenzia di stampa del 9 gennaio, alla domanda: come voterebbe nel caso Gregoretti se fosse parlamentare, egli dichiarò: «È difficile rispondere perché, essendo Presidente del Consiglio, non riesco a dissociarmi da una conoscenza diretta del dossier ». Quindi - come ha rilevato, tra l'altro, lo stesso relatore, presidente Gasparri, cui va un ringraziamento da parte di tutti i membri della Giunta per il lavoro che ha svolto - l'elemento assoluto più rilevante sarebbe stata l'eventuale posizione di contrarietà del presidente Conte, mai espressa nei giorni in cui la nave era in mare con gli immigrati a bordo, in sedi istituzionali o anche informali. Non sono state individuate dichiarazioni, né alcuna intervista del professor Conte, né alcuna affermazione effettuata dallo stesso, in ambito parlamentare e extraparlamentare, atte a contestare la scelta del ministro Salvini, né nei giorni in cui la nave era in mare con gli immigrati a bordo né nei giorni immediatamente successivi. Non c'è stata alcuna dichiarazione del presidente Conte, espressa in sedi formali o informali, tesa a superare la posizione del Governo rispetto a quella del ministro Salvini. Quindi, sicuramente è configurabile un coinvolgimento politico governativo del Presidente e di tutto il Governo, comprovato dall'assenza di qualsivoglia presa di posizione contraria sulla conduzione del caso Gregoretti e sulle scelte dallo stesso operate. Il caso era notorio, era su tutti i mass media e in tutti i giornali di quei giorni. Non era necessaria una comunicazione specifica, perché, effettivamente, gli elementi della vicenda erano ravvisabili in toto . La conferma si ha, tra l'altro, anche nel caso relativo, che avremo in esame a breve, alla nave Open Arms. Io sto facendo riferimento ora a questioni che sono già pubbliche, come ormai tutto in Italia, i cui fatti, in realtà, accadono pochi giorni dopo gli eventi che sono oggi in esame. Il presidente Conte, infatti, con una missiva del 16 agosto, chiede lo sbarco dei minori presenti a bordo della Open Arms, nulla disponendo in merito agli altri migranti e, anzi, sottolineando: «che sia un incombente giuridico, oltre che umanitario, il tema di un'adeguata condivisione con gli altri Stati europei». E questo lo afferma in merito alla distribuzione delle persone della suddetta nave, così come di tutte le altre che ancora sono ospitate. Chiedo di poter fare un'altra valutazione, anche se non è squisitamente di competenza della Giunta. La Giunta non è tenuta a valutare sulla sussistenza o no, nel caso di specie, di condotte penalmente rilevanti, ma a ogni buon conto non si può non rammentare che il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catania ha espressamente ritenuto che, nel caso in esame, non sussistono i presupposti del delitto di sequestro di persona, né di altro delitto, concludendo, infatti, per la richiesta di archiviazione. Ad avviso della procura, l'avere prolungato per tre giorni la permanenza a bordo, garantendo assistenza medica e viveri, consentendo lo sbarco di minori e malati e sempre con la ferma intenzione ministeriale, espressa in varie sedi, anche documentata nelle sommarie informazioni, di far sbarcare i migranti in tempi brevi, «non costituisce una illegittima privazione della libertà», punibile ai sensi dell'articolo 605 del codice penale, concernente il sequestro. Il procuratore prosegue rammentando, tra l'altro, che l'assegnazione del POS, point of safety , è solo una delle fasi amministrative per l'ingresso di migranti irregolari e che, anche nelle fasi successive del procedimento, la libertà di locomozione e circolazione subisce delle limitazioni legali, in relazione a necessità di ordine pubblico, a tutela dell'interesse dello Stato a controllare e regolare i flussi migratori. In effetti, risulta dagli atti - nessuno può quindi smentire - che le procedure amministrative sono state attivate tempestivamente, che il confronto con i Paesi europei è stato promosso in modo immediato e fruttuoso e che la permanenza a bordo è stata limitata alla garanzia del funzionamento delle procedure amministrative.