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la reiterazione delle misure di sostegno non sarà più consentita dalle istituzioni europee e la liquidazione della compagnia aerea, che deriverebbe da una mancata scelta, risulta un'ipotesi da scongiurare per le ricadute economiche ed occupazionali che la stessa provocherebbe; la mancata decisione sul futuro di Alitalia, oltre a generare vantaggi competitivi in favore di altre compagnie aeree, renderà ulteriormente più complessa la soluzione dei problemi della compagnia; considerato infine che: in data 22 maggio 2018, in sede di esame del disegno di legge n. 297, di conversione in legge del decreto-legge n. 38 del 2017, la Commissione speciale per l'esame degli atti del Governo ha approvato l'ordine del giorno G/297/1/CS, che impegnava il Governo ad adottare entro breve termine iniziative e soluzioni tese a garantire la continuità operativa di Alitalia; i tempi per la decisione sono sempre più stretti: visto l'avvicinarsi della scadenza del commissariamento, le necessità di definire urgentemente una politica d'impresa per Alitalia e l'aumentata pressione da parte delle istituzioni europee per una soluzione in tempi ravvicinati rendono assolutamente necessario un intervento del Governo, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali della compagnia aerea, impegna il Governo ad intraprendere urgenti iniziative al fine di fornire entro la fine dell'estate una soluzione all'irrisolta questione di Alitalia, garantendo la continuità operativa della compagnia aerea e la continuità occupazionale nel lungo periodo, anche attraverso l'individuazione di nuovi investitori che consentano alla compagnia di tornare ad essere competitiva nei mercati internazionali del trasporto aereo di passeggeri. Atto n. 1-00033 IANNONE MARSILIO GARNERO SANTANCHE' BALBONI LA PIETRA NASTRI RAUTI RUSPANDINI CIRIANI URSO BERTACCO Il Senato, premesso che: ai sensi dell'articolo 114, comma primo, della Costituzione, la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato; le Province e le Città metropolitane, così come i Comuni e le Regioni, sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione (articolo 114, comma secondo); le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative (articolo 118, comma secondo, della Costituzione) e hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa (articolo 119, comma primo, della Costituzione); con la legge 7 aprile 2014, n. 56, si è disposta una radicale riforma della struttura istituzionale delle Province, con l'abolizione delle Giunte e dell'elezione diretta del presidente e del Consiglio provinciale, e si sono ridefinite le funzioni fondamentali loro demandate: a) pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, nonché tutela e valorizzazione dell'ambiente, per gli aspetti di competenza; b) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale, nonché costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale inerente; c) programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale; d) raccolta ed elaborazione di dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali; e) gestione dell'edilizia scolastica; f) controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale; la stessa legge ha disciplinato l'istituzione delle Città metropolitane di Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, in sostituzione delle omonime Province; alle Città metropolitane, oltre alle funzioni fondamentali delle province individuate dalla legge 7 aprile 2014, n. 56, ed a quelle attribuite dalle Regioni, spettano le seguenti funzioni: a) adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, che costituisce atto di indirizzo per l'ente e per l'esercizio delle funzioni dei Comuni e delle Unioni di Comuni compresi nel territorio, anche in relazione all'esercizio di funzioni delegate o assegnate dalle Regioni, nel rispetto delle leggi delle Regioni nelle materie di loro competenza; b) pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi all'attività e all'esercizio delle funzioni dei Comuni compresi nel territorio metropolitano; c) strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano. D'intesa con i Comuni interessati la Città metropolitana può esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive; d) mobilità e viabilità, anche assicurando la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell'ambito metropolitano; e) promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione della città metropolitana come delineata nel piano strategico del territorio di cui alla lettera a); f) promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano; il sindaco metropolitano è di diritto il sindaco del comune capoluogo, il Consiglio metropolitano è invece eletto dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni della Città metropolitana. Lo statuto della Città metropolitana può prevedere l'elezione diretta del sindaco e del Consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale, ma è condizione necessaria, affinché si possa far luogo a elezione del sindaco e del Consiglio metropolitano a suffragio universale, l'articolazione del territorio del Comune capoluogo in più Comuni; le disposizioni della legge 7 aprile 2014, n. 56, sono da ritenersi di natura transitoria, in quanto adottate con la formula "in attesa della riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione e delle relative norme di attuazione" (articolo 1, comma 5, per quanto riguarda le città metropolitane e articolo 1, comma 51, per quanto attiene alle Province); la riforma del Titolo V della parte seconda della Costituzione, cui fa riferimento la legge, è stata bocciata col voto referendario del 4 dicembre 2016; oggi, nel Paese, sono 80 le Province attive, cui devono aggiungersi 14 Città metropolitane (10 nelle regioni a statuto ordinario, Cagliari in Sardegna e Palermo, Catania e Messina in Sicilia) e 6 liberi Consorzi comunali istituiti dalla Regione Siciliana (per le quali è pendente in Corte costituzionale un ricorso del Governo contro l'elezione diretta degli organi istituzionali). La Regione Friuli-Venezia Giulia ha invece abolito le sue 4 province sostituendole con 18 Unioni territoriali intercomunali;