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l'incremento dei prezzi dell'energia, dovuto, in particolare, all'aumento del prezzo del gas naturale, ha riacceso l'attenzione sull'importanza di individuare la migliore soluzione per contenere le bollette di luce e gas relative alle forniture domestiche e non domestiche. Dalle analisi del mercato elettrico, emerge in modo evidente l'esposizione alle variazioni al rialzo del PUN (prezzo unico nazionale) per i clienti del mercato di maggior tutela e del mercato libero, in particolare per chi ha scelto un'offerta indicizzata al PUN con prezzi variabili, rispetto a quelli che invece hanno scelto offerte a prezzo fisso sulla componente energia, i quali, nella situazione attuale di incremento dei costi, godono di una sorta di protezione; i dati forniti dal Gestore Mercati Energetici (GME) mostrano inoltre rilevanti incrementi dei costi dell'energia nel mercato del giorno prima (MGP), ossia dove i produttori, i grossisti e i clienti finali idonei possono vendere o acquistare energia elettrica per il giorno successivo: la media del PUN 2021 è di 125 euro a Megawattora rispetto ai 38,92 del 2020, mentre il prezzo medio del gas sul mercato infragiornaliero è di 46,7 euro a Megawattora del 2020 rispetto a 11,4 del 2021. I primi mesi del 2022 hanno visto valori del PUN ancora maggiori rispetto a quelli appena citati, con medie mensili che hanno superato i 300 euro a Megawattora e una media ponderata dall'inizio dell'anno superiore a 250 euro a Megawattora. Allo stesso modo, per il mese di maggio 2022 il prezzo medio mensile del gas naturale è risultato superiore a 87 euro a Megawattora; valutato che: la nota sui rincari delle commodity , realizzata a maggio 2022 dal centro studi di Confindustria, mostra come tali rincari risultino enormi, facendo segnare un più 66,3 per cento, da ottobre 2020 a marzo 2022, per le commodity non energetiche, mentre il gas naturale risulta la merce che, pur avendo mostrato un aumento limitato fino a inizio 2021, ha di recente subito l'aumento più significativo, pari a più 676 per cento nell'aprile 2022 dal livello pre-COVID (ovvero a dicembre 2019). Il balzo del prezzo del gas, assieme all'aumento del prezzo della CO2 sul mercato ETS, comporta un aumento del prezzo dell'energia elettrica in Italia, salito a un picco a dicembre 2021 e poi ancora più in alto a marzo 2022. Questa impennata dei prezzi di gas, petrolio ed elettricità comporta per la manifattura italiana un deciso incremento di costi per la fornitura di energia: le stime di Confindustria indicano un aumento di più 27 miliardi di euro, tale da risultare insostenibile, anche in termini di competitività, tanto che numerose aziende stanno già riducendo la produzione. Appare, dunque, fondamentale intervenire al fine di scongiurare il rischio concreto, per molti settori, di perdere quote di mercato in modo irreversibile; gli incrementi di costi alimentano inoltre una forte tensione nell'ambito degli operatori alla vendita, essendo questi ultimi esposti al rischio di portafoglio e ad un rilevante aumento della disponibilità di liquidità per le linee di credito necessarie ad operare con le controparti istituzionali e con quelle commerciali; considerato inoltre che: come si è già avuto modo di osservare, l'impennata dei prezzi delle materie prime energetiche, connessa con la forte dipendenza del nostro Paese da approvvigionamenti dall'estero, ha determinato un impatto significativo del "caro energia" sul sistema produttivo e sulle famiglie tale da indurre il Governo ad adottare interventi tampone volti a mitigare la dinamica dei prezzi al consumo, che non sono però risultati risolutivi, anche in ragione del perdurare delle condizioni di approvvigionamento e di mercato; l'impennata dei prezzi dell'energia elettrica risulta sostanzialmente legata ai fondamentali che condizionano i costi di produzione termoelettrici, ossia il prezzo " spot " del gas naturale, fortemente influenzato da dinamiche finanziarie non soggette a controllo e in larga parte disconnesse dalle regole di mercato, tanto che il prezzo sul mercato all'ingrosso del gas più rappresentativo in Europa (il cosiddetto TTF dei Paesi Bassi) ha raggiunto a marzo 2022 il prezzo record di oltre 200 euro, oggi parzialmente diminuiti fino a valori comunque estremamente elevati, pari a circa 130 euro, rispetto a valori inferiori a 30 euro, tipici del 2021, fino all'ultimo trimestre; il mercato (MGP) e il resto dei mercati europei dell'energia elettrica a cui esso è accoppiato, sono, peraltro, mercati spot a prezzo marginale, ossia mercati in cui, per ciascuna ora del giorno dopo oggetto di contrattazione, il prezzo di vendita dell'energia corrisponde al prezzo dell'offerta più costosa che il mercato ha dovuto accettare per soddisfare tutta la domanda. La conseguenza di ciò è che anche le offerte di vendita a prezzi inferiori a quello dell'offerta marginale vengono accettate e remunerate al prezzo di quest'ultima, godendo quindi di una extra remunerazione, detta "rendita inframarginale"; nella situazione odierna del mercato, l'abnorme crescita dei prezzi spot ha determinato dunque anche una rilevante crescita delle rendite inframarginali, e quindi dei corrispondenti extraprofitti, sia nell'ambito delle compravendite del gas naturale nel mercato che per le tecnologie di generazione caratterizzate da costi variabili di produzione cresciuti meno di quelli dei cicli combinati, come nel caso degli impianti a carbone, o addirittura pressoché nulli, come nel caso degli impianti a fonti rinnovabili; in merito a tali aspetti, il Governo, ha adottato norme che introducono un contributo una tantum su tali extraprofitti, dapprima fissato al 10 per cento, poi aumentato al 25 per cento, oltre a incaricare ARERA dell'esame dei contratti di approvvigionamento destinati all'importazione del gas naturale in Italia; in generale, occorre dunque chiedersi se un modello di mercato elettrico come quello spot a prezzo marginale, il cui presupposto fondamentale è l'effettuazione di offerte a livelli di prezzo correlati ai costi di produzione variabili di breve periodo, avrà ancora senso laddove una quota sempre più ampia del mercato sarà coperta da fonti, quali quelle rinnovabili, caratterizzate da costi di produzione variabili pressoché nulli (per la parte esistente, anche incentivate); appare evidente che, poiché gli impianti a fonti rinnovabili hanno significativi costi fissi, in particolare di investimento, in assenza di incentivi, la copertura di tali costi, e quindi la bancabilità degli investimenti, sia meglio garantita da contratti di vendita dell'energia di lungo periodo, quali i PPA ( power purchase agreement ), più che da una quotidiana ed incerta competizione sul mercato spot , dove attualmente sono in larga misura le altre fonti a fare il prezzo. Stabilizzare il prezzo di acquisto sul medio-lungo periodo sarebbe peraltro altrettanto benefico per il consumatore controparte del contratto;