[pronunce]

che le Corti d'appello di Lecce, di Messina e di Bologna evocano a parametro anche l'art. 112 Cost., assumendo il contrasto della disciplina censurata con il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, sul presupposto che a tale principio debba ritenersi connaturata la previsione del potere di impugnazione del pubblico ministero; che la Corte d'appello di Napoli ritiene inoltre violato anche il principio della ragionevole durata del processo (di cui all'art. 111, secondo comma, ultimo periodo, Cost.) ed a tal fine evidenzia come la novella del 2006 determinerebbe - per effetto della eliminazione dell'appello e della prevista possibilità di proporre ricorso in cassazione - un aumento dei gradi di giudizio con conseguente allungamento dei tempi processuali; che sempre la Corte d'appello di Napoli censura la disciplina impugnata in riferimento altresì all'art. 97 Cost. (evocato solo in motivazione), sul rilievo che essa determinerebbe «un grave turbamento di carattere strettamente “organizzativo” dell'attività della Suprema Corte», la cui competenza è oggi amplificata, tanto da obbligare a «rivalutare il contenuto di determinati atti e, quindi, ad esercitare un controllo di merito». Considerato che il dubbio di costituzionalità sottoposto a questa Corte ha per oggetto la preclusione – conseguente alla sostituzione dell'art. 593 del codice di procedura penale ad opera dell'art. 1 della legge 20 febbraio 2006, n. 46 (Modifiche al codice di procedura penale, in materia di inappellabilità delle sentenze di proscioglimento) – dell'appello delle sentenze dibattimentali di proscioglimento da parte del pubblico ministero e l'immediata applicabilità di tale regime, in forza dell'art. 10 della stessa legge, ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge medesima; che, stante l'identità delle questioni proposte, i relativi giudizi vanno riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che, successivamente alle ordinanze di rimessione, questa Corte, con la sentenza n. 26 del 2007, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della citata legge n. 46 del 2006, «nella parte in cui, sostituendo l'art. 593 del codice di procedura penale, esclude che il pubblico ministero possa appellare contro le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per le ipotesi previste dall'art. 603, comma 2, del medesimo codice, se la nuova prova è decisiva», e dell'art. 10, comma 2, della stessa legge, «nella parte in cui prevede che l'appello proposto contro una sentenza di proscioglimento dal pubblico ministero prima della data di entrata in vigore della medesima legge è dichiarato inammissibile»; che, alla stregua della richiamata pronuncia di questa Corte, gli atti devono pertanto essere restituiti ai giudici rimettenti per un nuovo esame della rilevanza della questioni.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti alle Corti d'appello di Napoli, di Palermo, di Lecce – sezione distaccata di Taranto, di Messina e di Bologna. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 giugno 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Maria Rosaria FRUSCELLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 2 luglio 2008. Il Cancelliere F.to: FRUSCELLA