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domenica 22 aprile 2018, all'alba, nonostante il ricorso straordinario al Capo dello Stato regolarmente notificato il precedente venerdì 20 aprile 2018, il Comune di Rovereto, dopo avere richiesto a mezzo del sindaco l'intervento dei reparti speciali delle forze dell'ordine (Carabinieri di Laives e celere di Padova), ha proceduto ad abbattere gli alberi di viale Trento in presenza di un folto gruppo di cittadini e consiglieri comunali, attoniti e sconsolati, ed in assenza del sindaco e di tutti i componenti della Giunta comunale, avendo costoro delegato il compito alle forze dell'ordine; di quanto avvenuto si ha ampiamente notizia nei servizi stampa pubblicati dai quotidiani locali, anche con pubblicazione di fotografie; dalle notizie giornalistiche si rileva che, come già evidenziato nella perizia specialistica, gli storici alberi di viale Trento abbattuti erano in assoluta prevalenza sani; i quotidiani locali di data 25 aprile 2018 hanno pubblicato gli interventi della presidente provinciale dell'Enpa del Trentino e della presidente dell'Enpa nazionale e del delegato regionale della Lipu che, con riferimento a quanto avvenuto in viale Trento, in pieno periodo di nidificazione, hanno evidenziato evidenti violazioni di legge, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; con quali motivazioni il sindaco di Rovereto il 22 aprile 2018 abbia richiesto la presenza nel comune dei reparti speciali delle forze dell'ordine; per quali motivi l'amministrazione comunale (sindaco e Giunta) non abbia presenziato all'abbattimento degli alberi, in sostanza delegando le forze dell'ordine a garantire l'effettuazione dei lavori; se, pendente il ricorso straordinario al Capo dello Stato e in attesa del relativo pronunciamento, non fosse in obbligo all'amministrazione comunale sospendere il provvedimento contestato; se l'abbattimento degli alberi di viale Trento a Rovereto, avvenuto in pieno periodo di nidificazione, non sostanzi la violazione della legge provinciale n. 24 del 1991, della legge n. 157 del 1992 e delle direttive europee in materia di tutela dell'avifauna. Atto n. 4-00113 ASTORRE CUCCA CIRINNA' VERDUCCI GIACOBBE STEFANO PATRIARCA PITTELLA MARINO FERRARI MALPEZZI BITI MANCA GINETTI GRIMANI ALFIERI COLLINA FERRAZZI PARENTE D'ALFONSO VATTUONE Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: è stata resa nota da alcuni mesi dagli organi di stampa, non solo di settore, la grave situazione in cui versa la Società italiana per condotte d'acqua SpA, terzo attore nazionale nel settore delle costruzioni, con ricavi annui superiori a 1,3 miliardi di euro (dato consolidato 2016), un portafoglio ordini di oltre 6 miliardi di euro e una forza lavoro di circa 5.000 unità, tra dipendenti diretti, delle società partecipate e delle consortili. È presente in Italia e all'estero e vanta una storia ultracentenaria (l'azienda è stata fondata nel 1880). Soltanto nel 2016 la forza lavoro era di 1.195 impiegati e 3.164 operai, esclusi i dirigenti; tra i principali lavori in corso o in fase di partenza si citano sul mercato domestico la "Città della salute e della ricerca" sulle aree ex Falck a Sesto San Giovanni (Milano), e per quanto riguarda le opere dell'alta velocità italiana la stazione "Foster" e il tunnel a Firenze, i lotti dell'alta velocità Milano-Genova e il primo lotto funzionale delle tratte Brescia-Verona e Verona-Padova; all'estero il tunnel base del Brennero in Austria, la tratta ferroviaria ad alta velocità Oued Tlelat-Tlemcen in Algeria di 130 chilometri, il ponte Storstroem in Danimarca, l'ospedale di Chillan in Cile; nell'importante scenario internazionale è giusto segnalare gli accordi firmati dalla capogruppo Condotte nel mese di gennaio 2016 con il Governo iraniano per circa 4 miliardi di euro. Prima della crisi in Libia la Società aveva sottoscritto un accordo per i lavori di un'autostrada dal valore di 146 milioni di euro. Non ultimo un importante lavoro in Kuwait per la costruzione e la manutenzione di strade ponti e lavori di drenaggio delle acque piovane, fognature e opere minori per Cairo Street dal valore di 316 milioni di euro; si sta parlando, in estrema sintesi, di una realtà molto significativa dell'apparato industriale italiano che è stata capace, nei suoi 138 anni di storia, di contribuire in modo significativo all'innovazione di settore e portare anche il buon nome dell'imprenditoria italiana all'estero, e che ad avviso degli interroganti deve essere messa nelle condizioni di superare un momento di difficoltà; in data 15 gennaio 2018 è stata accolta dal Tribunale di Roma la richiesta di concordato con riserva presentata in data 8 gennaio 2018 dalla società Condotte, motivata dall'esigenza, descritta dalla stessa nel proprio comunicato, di "fare fronte finanziariamente al corposo portafoglio ordini (arricchito nel corso del 2017 da nuovi lavori che lo hanno portato a circa sei miliardi di euro) e all'oggettiva difficoltà di incasso degli ingenti crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Condotte S.p. A., nel miglior interesse dei creditori sociali, sta lavorando all'elaborazione di un piano di ristrutturazione aziendale fondato, tra l'altro, sulla costituzione in-house di una NewCo". L'azienda ha quindi prospettato la propria intenzione di varare un "nuovo piano industriale che prevedrà un incremento dell'efficienza operativa e un riequilibrio del capitale circolante, anche attraverso il reperimento di nuove risorse finanziarie e l'allungamento della scadenza media del debito". La scelta concordataria quindi sembra legata alla necessità di mettere al riparo l'azienda da eventuali istanze di fallimento che avrebbero potuto essere avanzate dai creditori, prendendo di fatto tempo per elaborare un nuovo piano industriale in cui prospettare una ristrutturazione del debito; la società affronta un calo sensibile della finanza, principalmente dovuto all'andamento negativo del settore delle grandi opere infrastrutturali sia in Italia che all'estero, la generale stretta creditizia che ha comportato anche difficoltà di accesso al regolare finanziamento di nuovi progetti e di progetti già avviati nonché ritardi, dovuti principalmente alla natura pubblica di buona parte dei debitori e committenti ed ai lunghi tempi della giustizia italiana, nella riscossione di un ingente portafoglio di crediti, che dapprima l'ha portata ad avviare, nella seconda metà del 2017, un processo di analisi di sostenibilità e di ridefinizione dell'indebitamento finanziario e commerciale delle società da questa controllate, salvo poi deliberare l'avvio della procedura concordataria al fine di metterla al riparo da istanze di fallimento dei propri creditori, che tra banche e fornitori ammontano alla considerevole cifra di circa 1,5 miliardi di euro;