[pronunce]

Inoltre, la disciplina dettata dal d.P.R. n. 180 del 1950 sembra «porsi come normativa regolare, assunta a modello per disciplinare analoghe materie con riferimento a ben diversi settori previdenziali, come si desume dall'espresso rinvio che a tale sistema fanno l'art. 47 della legge 8 gennaio 1952, n. 6 (come sostituito dall'art. 22 della legge 25 febbraio 1963, n. 289), l'art. 33 della legge 3 febbraio 1963, n. 100, e l'art. 33 della legge 9 febbraio 1963, n. 160, quanto alle pensioni erogate, rispettivamente, dagli enti previdenziali degli avvocati, dei dottori commercialisti e dei ragionieri». Ad avviso del giudice a quo la norma va denunciata anche alla stregua del parametro dell'art. 53, primo comma, Cost. in quanto, «se è vero che tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in base alla loro capacità contributiva, e che l'obbligazione tributaria concreta questo concorso, l'attuale stato della normativa fa sì che di due pensionati di eguali redditi, e quindi di eguale capacità contributiva, la pensione dell'uno dei quali sia erogata dall'INPS, l'altra da un ente di previdenza per dipendenti pubblici, il primo possa interamente sottrarre il proprio reddito alla pretesa tributaria e il secondo no».1.- Il giudice dell'esecuzione del Tribunale di Alessandria dubita - in relazione agli artt. 3 e 53, comma primo, Cost. - della legittimità costituzionale dell'art. 128 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827 (Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, nella legge 6 aprile 1936, n. 1155, nella parte in cui non consente, a differenza di quanto disposto, per gli ex dipendenti pubblici, dall'art. 2, comma primo, numero 3, del d.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180 (Testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni), il pignoramento, nei limiti del quinto del loro importo, delle pensioni INPS per tributi dovuti allo Stato. 2.- La questione è fondata. Il giudice rimettente correttamente invoca, quale tertium comparationis, l'art. 2, comma primo, numero 3, del d.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180, a tenore del quale «… le pensioni, le indennità che tengono luogo di pensioni e gli altri assegni di quiescenza corrisposti dallo Stato e dagli altri enti, aziende ed imprese indicate nell'art. 1, sono soggetti a sequestro ed a pignoramento … 3) fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, facenti carico, fino dalla loro origine, all'impiegato o salariato». Ed infatti, come ricorda il rimettente, questa Corte, con la sentenza n. 1041 del 1988, ha statuito - con riguardo ai crediti alimentari, e quindi assumendo quale tertium comparationis l'art. 2, comma primo, numero 1, del d.P.R. n. 180 del 1950 (già definito «norma di carattere generale»: sentenza n. 209 del 1984) - che «non vi è alcuna ragione di concedere ai titolari di pensione INPS un trattamento privilegiato rispetto a coloro che fruiscono di pensioni dello Stato o di altri enti pubblici» ed ha sottolineato che le leggi relative alle Casse di previdenza di professionisti - legge 8 gennaio 1952, n. 6, per gli avvocati; legge 24 ottobre 1955, n. 900, per i geometri; legge 3 febbraio 1963, n. 100, per i dottori commercialisti; legge 9 febbraio 1963, n. 160, per i ragionieri e periti commerciali (e successive modifiche) - dispongono espressamente che agli assegni corrisposti da tali Casse si applicano, in materia di pignorabilità, le disposizioni vigenti per i dipendenti dalle pubbliche amministrazioni. Va aggiunto che il disposto dell'art. 2, comma primo, numero 1, del d.P.R. n. 180 del 1950 ha visto estesa la sua area di applicazione alle pensioni erogate ai giornalisti dall'INPGI (sentenza n. 209 del 1984) ed ai notai dalla relativa Cassa (sentenza n. 155 del 1987), nonché alle rendite corrisposte dall'INAIL (sentenza n. 572 del 1989). Così come per i crediti alimentari, non sussiste ragione alcuna, con riguardo a quelli tributari, perché i titolari di pensioni INPS godano di un trattamento di favore - rispetto ai dipendenti dalle pubbliche amministrazioni e, conseguentemente, ai professionisti che percepiscono assegni dalle rispettive Casse di previdenza - in punto di pignorabilità o sequestrabilità dei crediti da essi vantati, a titolo di pensioni, assegni o altre indennità, nei confronti dell'INPS. Conseguentemente, assorbito ogni ulteriore rilievo relativamente all'invocato art. 53 Cost., deve dichiararsi l'incostituzionalità dell'art. 128 del r.d.l. 4 ottobre 1935, n. 1827, nella parte in cui esclude la pignorabilità di pensioni, indennità che ne tengano luogo ed assegni fino alla concorrenza di un quinto, valutato al netto di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, facenti carico, fino dalla loro origine, al pensionato.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 128 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827 (Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, nella legge 6 aprile 1936, n. 1155, nella parte in cui non consente, entro i limiti stabiliti dall'art. 2, comma primo, numero 3, del d.P.R. 5 gennaio 1950 n. 180 (Approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni), la pignorabilità per crediti tributari di pensioni, indennità che ne tengano luogo ed assegni corrisposti dall'INPS. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Romano VACCARELLA, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 novembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA