[pronunce]

In attuazione della nuova previsione statutaria, dopo e in conseguenza dell'innovazione introdotta con la legge costituzionale n. 2 del 1993, è stato emanato il decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni). L'art. 2 di tale decreto stabilisce che "la regione, nel rispetto degli articoli 5 e 128 della Costituzione, nonché dell'articolo 4 dello statuto di autonomia, fissa i principî dell'ordinamento locale e ne determina le funzioni, per favorire la piena realizzazione dell'autonomia degli enti locali". Secondo la più recente disciplina in materia [art. 28 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali)], le comunità montane sono "unioni di comuni, enti locali costituiti fra comuni montani". Esse rappresentano un caso speciale di "unioni di comuni" (art. 32 del decreto legislativo n. 267 del 2000), create in vista della valorizzazione delle zone montane, allo scopo di esercitare, in modo più adeguato di quanto non consentirebbe la frammentazione dei comuni montani, "funzioni proprie", "funzioni conferite" e funzioni comunali. Nella successione della disciplina legislativa in materia, è rimasta ferma l'originaria configurazione delle comunità montane quali enti locali, proiezioni dei comuni che a esse fanno capo, già risultante, nell'essenziale, dall'art. 4 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102 (Nuove norme per lo sviluppo della montagna), confermata e precisata dalla legislazione successiva, in particolare dall'art. 28 della legge n. 142 del 1990, nella sua versione originaria e in quella modificata dalla legge n. 265 del 1999 (Disposizioni in materia di autonomia e ordinamento degli enti locali, nonché modifiche alla legge 8 giugno 1990, n. 142). Da questa loro configurazione deriva un duplice corollario. In primo luogo, le comunità montane entrano nel novero degli "enti locali", precisamente quali "altri enti locali" a norma degli artt. 118, primo e terzo comma, e 130, primo comma, della Costituzione. Esse, secondo la legislazione statale, insieme ai comuni e alle province sono destinatarie della generalità dei compiti e delle funzioni amministrative che non ne richiedono l'esercizio a livello regionale (art. 3, comma 2, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112) e contribuiscono a comporre il sistema delle autonomie sub-regionali, pur senza assurgere a enti costituzionalmente o statutariamente necessari, quali sono - secondo gli artt. 114 e 128 della Costituzione e 59, primo comma, dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia - soltanto le province e i comuni. In secondo luogo, "enti locali" di tale natura, costituiti a partire dalle autonomie comunali per l'esercizio di funzioni comuni, costituiscono essi stessi strumenti organizzativi del sistema delle autonomie locali. Onde, in breve, si può dire trattarsi di "ordinamento" di enti locali tramite enti locali. Data dunque questa qualificazione delle comunità montane, la potestà legislativa della Regione Friuli Venezia Giulia in materia non deve ritenersi fondata né sull'art. 27 del decreto legislativo n. 267 del 2000 - disposizione che prevede la disciplina legislativa regionale su diversi aspetti particolari di organizzazione delle comunità stesse ma che, anche per l'espressa previsione dell'art. 1, comma 2, del medesimo decreto legislativo, non si applica alle regioni a statuto speciale, se incompatibile con le attribuzioni previste dagli statuti e dalle relative norme di attuazione - né sull'art. 6, numero 3), dello statuto - norma che attribuisce alla Regione la facoltà di adeguare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, tramite norme di integrazione e di attuazione nelle materie indicate da queste ultime leggi - bensì direttamente sull'art. 4, numero 1-bis dello statuto speciale il quale per l'appunto indica, tra le competenze legislative "esclusive" della Regione, l'"ordinamento degli enti locali". 2.2. - Priva di pregio è l'argomentazione del ricorrente che, dal citato art. 59 dello statuto ("Le Province ed i comuni della Regione sono enti autonomi"), vorrebbe inferire una ricostruzione restrittiva della competenza legislativa regionale indicata nell'art. 4, numero 1-bis dello statuto stesso, tale da escludere dagli "enti locali" ivi menzionati tutti gli enti diversi dalle province e dai comuni, cioè, per quanto riguarda la presente questione di costituzionalità, le comunità montane. Con questa affermazione viene ignorata non solo la natura di tali comunità ma anche l'esistenza, tanto nelle regioni ad autonomia comune quanto in quelle a statuto speciale, accanto agli enti locali costituzionalmente necessari, di enti costituzionalmente non necessari, ma non per questo da escludersi dalla categoria degli enti locali. Al che si potrebbe aggiungere la stranezza di un ente - la comunità montana - che, se istituito fuori della Regione Friuli-Venezia Giulia, è "ente locale" (art. 27, comma 1, del decreto legislativo n. 267 del 2000, già citato) ma non lo sarebbe se istituito entro la Regione medesima. Una tanto arbitraria distribuzione di qualificazioni farebbe torto alla ragionevolezza di qualunque sistema giuridico. È poi da escludere ogni valore probante, nel senso dell'inesistenza di una competenza legislativa primaria relativamente alle comunità montane, all'accenno che il ricorrente fa alla competenza legislativa di cui all'art. 5, numero 8), dello statuto: competenza non esclusiva ma ripartita, tale da incontrare perciò, oltre ai limiti generali previsti dall'art. 4, anche quello dei principî fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato nelle singole materie. La stessa dizione statutaria ("Enti aventi carattere locale o regionale per i finanziamenti delle attività economiche nella Regione", e non secondo la formula, erronea per incompletezza, riportata nel ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri: "ordinamento degli Enti aventi carattere locale o regionale") dimostra, senza necessità di spiegazione alcuna, la non pertinenza della disposizione alla materia degli enti locali attribuita alla competenza legislativa esclusiva della Regione dall'art. 4, numero 1-bis del suo statuto. 3. - Così chiarita la riconducibilità della materia in esame all'"ordinamento degli enti locali" di cui all'art. 4, numero 1-bis dello statuto speciale, si tratta di valutare ora la disposizione oggetto del ricorso del Presidente del Consiglio dei Ministri dal punto di vista dei limiti che l'esercizio della competenza legislativa della Regione incontra in tale materia: limiti consistenti in quelli che l'art. 4 dello statuto di autonomia prevede per l'esercizio della potestà legislativa regionale "primaria" e che il già ricordato decreto legislativo n. 9 del 1997, emanato in conseguenza e attuazione dell'anzidetto numero 1-bis dell'art. 4, richiama in generale, indicando altresì specificamente il rispetto degli artt. 5 e 128 della Costituzione.