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Il comma 2 estende l’applicazione delle disposizioni previste dal comma 1 anche al personale impiegato nelle seguenti missioni internazionali: – United Nations Military Observer Group in India and Pakistan (UNMOGIP): istituita dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 39 (1948) e 47 (1948) con il mandato di vigilare, nello Stato di Jammu e Kashmir, sulla cessazione delle ostilità tra India e Pakistan; le risoluzioni 91 (1951) e 307 (1971) hanno confermato il mandato fino al ritiro, una volta cessate tutte le ostilità, di tutte le forze militari nei rispettivi territori di provenienza. La missione ha sede a Islamabad e vede attualmente impiegate 106 unità di personale, di cui: 39 osservatori militari, 23 unità di personale civile internazionale, 44 di personale civile locale. L’Italia partecipa con 4 unità di personale militare; – United Nations Truce Supervision Organization in Middle East (UNTSO): istituita dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 50 (1948) per assistere il mediatore delle Nazioni Unite nell’attività di vigilanza sul rispetto della tregua in Palestina, seguita alle ostilità determinatesi a seguito della proclamazione dello Stato di Israele. Con la successiva risoluzione 73 (1949) sono stati assegnati nuovi compiti alla missione, in linea con i quattro accordi di armistizio tra Israele e i quattro Paesi arabi vicini - Egitto, Giordania, Libano e la Repubblica araba siriana. Dopo le guerre degli anni 1956, 1967 e 1973, è stata confermata la presenza degli osservatori militari UNTSO in Medio Oriente, in qualità di intermediari tra le parti ostili e quale strumento di prevenzione di incidenti isolati o di conflitti più estesi, in ausilio alle forze di pace che operano nell’area. La missione ha sede a Gerusalemme, con uffici di collegamento a Beirut (Libano), Ismailia (Egitto) e Damasco (Siria), e vede attualmente impiegate 374 unità di personale, di cui: 155 osservatori militari, 87 unità di personale civile internazionale, 132 di personale civile locale. L’Italia partecipa con 7 unità di personale militare; – United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara (MINURSO): istituita dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 690 (1991), in conformità con la "proposta di accordo", accettata dal Marocco e dal Frente popular para la liberación de Saguia el-Hamra y de Río de Oro (Fronte POLISARIO), relativa al periodo transitorio per la preparazione di un referendum in cui il popolo del Sahara Occidentale avrebbero scelto tra indipendenza e integrazione con il Marocco. La missione aveva i seguenti compiti: controllare il cessate il fuoco; verificare la riduzione delle truppe marocchine nel territorio; monitorare il confinamento delle truppe marocchine e del Fronte POLISARIO nei luoghi designati; adottare misure con le parti per assicurare il rilascio di tutti i prigionieri politici sahrawi o detenuti; sovrintendere allo scambio di prigionieri di guerra; attuare il programma di rimpatrio dei rifugiati; identificare e registrare gli elettori qualificati; organizzare e garantire un referendum libero ed equo e proclamare i risultati. A oggi il referendum non si è ancora svolto, ma continuano a essere svolte le attività di monitoraggio sulla cessazione delle ostilità, riduzione della minaccia di mine e ordigni inesplosi, sostegno alla pacificazione. La risoluzione 2152 (2014), ribadendo l’impegno delle Nazioni Unite di assistere le parti per il raggiungimento di una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile, per l'autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale nel contesto di accordi coerenti con i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite, ha esteso il mandato della missione fino al 30 aprile 2015. La missione ha sede a Laayoune e vede attualmente impiegate 219 unità di personale appartenenti a 31 Paesi. L’Italia partecipa con 6 unità di personale militare; – Multinational Force and Observers in Egitto (MFO): organizzazione internazionale indipendente istituita per il mantenimento della pace nel Sinai a seguito degli accordi di Camp David del 17 settembre 1978 tra Stati Uniti, Egitto e Israele, confermati dal Trattato di pace israelo-egiziano del 1979, con cui Israele restituiva all'Egitto la penisola del Sinai, occupata durante la guerra dei sei giorni del 1967. Nel 1981 è stato negoziato dalle Parti un Protocollo al Trattato, che prevede la libera circolazione nelle acque del Golfo di Aqaba e dello Stretto di Tiran e la costituzione della MFO, con il mandato di sorvegliare l'attuazione delle disposizioni di sicurezza del Trattato, cercando di prevenire qualsiasi violazione dei suoi termini. La MFO è insediata nella fascia orientale della penisola del Sinai con due basi principali, una a El Gorah e una a Sharm el-Sheikh, e vede attualmente impiegate circa 1.700 unità di personale appartenente a tredici Stati (Australia, Canada, Colombia, Repubblica ceca, Repubblica delle Isole Figi, Francia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Stati Uniti e Uruguay). L’Italia partecipa con 75 unità di personale militare; – missioni Interim Air Policing della NATO: si tratta di missioni condotte congiuntamente dagli Stati appartenenti alla NATO, in base alle disposizioni del Trattato, intese a preservare l’integrità dello spazio aereo dell’Alleanza. In assenza della disposizione in esame, poiché le missioni di cui si tratta non sono disciplinate dal presente decreto, per il personale ivi impiegato opererebbe la disciplina penale ordinaria, che prevede, tra l’altro, in simili contesti l’applicazione del codice penale militare di guerra. Il comma 3 è inteso a modificare l’articolo 10 del codice di procedura penale, recante la disciplina della competenza per reati commessi all’estero, il quale prevede, al comma 1, che nel caso di reato commesso interamente all’estero, la competenza sia determinata successivamente in base al luogo della residenza, della dimora, del domicilio, dell’arresto o della consegna dell’imputato, oppure, nel caso in cui vi siano più imputati, che proceda il giudice competente per il maggior numero di essi. La modifica prevista introduce un’ulteriore disposizione al citato articolo 10 del codice di procedura penale (comma 1- bis ) stabilendo che, nel caso in cui il reato sia commesso a danno di un cittadino, qualora la competenza non sia determinabile ai sensi del citato comma 1, sia competente il tribunale o la corte di assise di Roma, sempre che non ricorrano i casi previsti dagli articoli 12 (connessione di procedimenti) e 371, comma 2, lettera b) (casi in cui le indagini di uffici diversi del pubblico ministero si considerano collegate) del codice di procedura penale. Qualora poi non sia possibile determinare la competenza nei modi indicati dai predetti commi 1 e 1- bis , sarà competente, ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 10 del codice di procedura penale, il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero che per primo ha iscritto la notizia di reato.