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Tra gli obblighi cui l'Italia è tenuta in base alle norme internazionali per essa vincolanti c'è l'obbligo di salvare la vita in mare di cui è parte integrante l'obbligo di far sbarcare le persone in luogo sicuro, obbligo consuetudinario, prima che convenzionale, il quale prevale su tutte le norme finalizzate al contrasto dell'immigrazione irregolare; egualmente rilevante, in materia, è l'obbligo per gli Stati di fornire un porto sicuro ( place of safety ) nel più breve tempo possibile alle imbarcazioni che si trovino in oggettiva difficoltà o che abbiano provveduto a soccorrere una imbarcazione in distress . Tali obblighi, dal punto di vista delle Convenzioni internazionali, discendono innanzitutto dall'articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (Convenzione UNCLOS – United Nations Convention on the Law of the Sea ), il quale prescrive che lo Stato ponga in capo al comandante di ogni imbarcazione obblighi tali per cui questi debba “nella misura in cui gli sia possibile” prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo e procedere “quanto più velocemente è possibile al soccorso delle persone in pericolo” prestando soccorso “all'altra nave, al suo equipaggio e ai suoi passeggeri”. Tale norma si basa sul concetto di “obbligo di collaborazione ai fini del soccorso in mare”, previsto in altri e precedenti trattati internazionali elaborati dall'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), ad oggi pienamente vigenti e vincolanti per gli Stati parti, tra cui l'Italia che li ha ratificati, aventi quale oggetto specifico l'attività di soccorso in mare. Tra essi: a) la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974 “SOLAS” ( Safety Of Life At Sea ); b) la Convenzione internazionale dì Amburgo sulla ricerca ed il soccorso marittimi del 1979 “SAR” ( Search And Resene ). Tale ultima Convenzione di Amburgo denominata “SAR” (cui l'Italia ha aderito in virtù della legge 3 aprile 1989, n. 147, seguita dal relativo regolamento di attuazione decreto del Presidente della Repubblica n. 662 del 1994), invece, obbliga gli Stati parte ad assicurare “che venga fornita assistenza ad ogni persona in pericolo in mare. Essi fanno ciò senza tener conto della nazionalità o dello statuto di detta persona, né delle circostanze nelle quali è stata trovata”. [...] Nel maggio 2004 gli Stati membri dell'organizzazione marittima internazionale (IMO) hanno, inoltre, adottato importanti emendamenti (per l'Italia entrati in vigore il 1° luglio 2006) alle richiamate Convenzioni internazionali SOLAS e SAR. Tali modifiche hanno avuto quale obiettivo principale quello di rendere complementare all'obbligo del comandante della nave di prestare assistenza, l'obbligo degli Stati di cooperare nelle situazioni di soccorso, sollevando il prima possibile il comandante dalla responsabilità di quanto possa occorrere ai sopravvissuti attraverso l'indicazione allo stesso di un “luogo sicuro” (POS – place of safety ) al fine concludere le operazioni di salvataggio con lo sbarco solo li dove i diritti fondamentali delle persone soccorse in mare possano essere effettivamente garantiti. In particolare, in base alle linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Risoluzione MSC 167-78, adottata nel maggio 2004 dal comitato marittimo per la Sicurezza insieme agli emendamenti SAR e SOLAS), si intende per luogo sicuro quello dove le operazioni di soccorso si considerino concluse e dove contestualmente possano essere assicurate: a) la sicurezza dei sopravvissuti e la mancanza di concreta minaccia agli stessi; b) le primarie necessità della persona (cibo, alloggio e cure mediche); c) il trasporto delle persone sopravvissute nella destinazione finale (par. 6.12). Nel settembre 2015, in attuazione della predetta Risoluzione, l'Italia si è dotata di un “piano operativo” (cosiddette procedure operative standard di cui alla direttiva SOP 009/15, Procedure sperimentali per l'individuazione del POS – Place of Safety , nell'ambito di operazioni SAR connesse all'emergenza flussi migratori via mare, coordinate da IMRCC Roma ed effettuate con il concorso di unità navali private o di altre amministrazioni, italiane o straniere) messo a punto dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera. [...] Il che porta a concludere che sia “legittimo sostenere che, dal punto di vista teorico, l'articolo 1, decreto-legge n. 53 del 2019, come convertito in legge n. 77 del 2019 costituisca una norma inutile se posta nell'ottica di volere impedire il passaggio nelle acque territoriali italiane e, dunque, l'attracco nei porti italiani, di navi di organizzazioni umanitarie che svolgano attività di ricerca e soccorso in mare. Tali attività, come su visto, costituiscono esecuzione di obblighi internazionali ratificati dall'Italia, come tali esecuzione di fonti normative consuetudinarie e/o convenzionali che hanno natura sovra ordinata alle ordinarie norme di legge e non possono essere certamente incise dalla 'interpretazione' che il potere esecutivo, nell'Ufficio del Ministero dell'interno, ne intenda fornire” ». Sono numerose le associazioni, le istituzioni e le personalità che si battono per l'abrogazione di queste norme ingiuste. Da ultimo, la campagna Io Accolgo, che chiede con forza « Mai più morti in mare e persone lasciate per settimane sulle navi » e di fermare i respingimenti in Libia, annullando gli accordi stretti con quel Paese, oltre alla richiesta di « reintrodurre il permesso di soggiorno per motivi umanitari e la residenza anagrafica per i richiedenti asilo » e alla riapertura « dell'accesso dei richiedenti asilo al sistema di accoglienza integrata e diffusa gestito dai Comuni (ex-SPRAR), che prevede percorsi di formazione e inserimento lavorativo che permettono una positiva inclusione nella società italiana ». In conclusione, è necessario occuparci della sicurezza nel nostro Paese, ma dobbiamo farlo con gli strumenti giusti, che non possono e non devono essere dettati dalla propaganda elettorale né da una presunta urgenza, ma piuttosto dalla responsabilità istituzionale e dal senso della realtà. All'articolo 1 si propone l'abrogazione degli articoli del titolo I, capo I (articoli dall'1 al 6- bis) , capo II (articoli dal 7 al 13) e capo III (articolo 14) del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, « Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata », convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2018, n. 132. All'articolo 2 si propone l'abrogazione degli articoli dall'1 al 3- bis del capo I del decreto-legge 14 giugno 2019, n. 53, « Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica », convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2019, n. 77..