[pronunce]

In data 4 novembre 2021, l'interveniente ha depositato memoria, ribadendo l'eccezione di inammissibilità per difetto di rilevanza delle questioni, contestando in ogni caso l'assunto di sproporzionalità del trattamento sanzionatorio su cui si fonda la relativa prospettazione e deducendo che il Tribunale di Firenze invoca una declaratoria di illegittimità costituzionale a contenuto manipolativo.1.- Il Tribunale ordinario di Firenze, con ordinanza dell'11 gennaio 2021 (reg. ord. n. 83 del 2021) , ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, del codice penale, nella parte in cui stabilisce per il reato di furto la pena della reclusione da tre a dieci anni e della multa da 206 euro a 1.549 euro, limitatamente alle parole «ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell'articolo 61» cod. pen. , o, in subordine, nella parte in cui prevede che la pena della reclusione minima sia pari a tre anni anziché a due anni ed un giorno, per contrasto con gli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione. 1.1.- Il giudice a quo premette che all'imputato era stato contestato il reato di furto pluriaggravato ai sensi dell'art. 625, primo comma, numeri 4) e 8-bis), cod. pen. e che, in sede di giudizio abbreviato, il pubblico ministero aveva concluso chiedendone la condanna a due anni di reclusione ed euro 200 di multa. L'imputato era stato arrestato in prossimità di una fermata della tramvia, giacché identificato, a seguito di perquisizione personale, come autore del furto di un portafoglio ai danni di un anziano passeggero del tram, il quale aveva dichiarato di essere stato derubato dello stesso oggetto che teneva riposto nella tasca della giacca. Il Tribunale di Firenze ravvisa la configurabilità dell'aggravante del fatto commesso con destrezza ex art. 625, primo comma, numero 4), cod. pen. , nonché dell'aggravante ex art. 61, numero 5), cod. pen. , mentre esclude che siano configurabili tanto la circostanza aggravante dell'art. 625, primo comma, numero 8-bis), cod. pen. , non essendo stato il fatto commesso all'interno del mezzo di trasporto pubblico, quanto la circostanza attenuante ex art. 62, numero 4), cod. pen. , riferita al danno patrimoniale di speciale tenuità, come anche le circostanze attenuanti generiche. 1.2.- Dovendo perciò applicare nei confronti dell'imputato la circostanza aggravante speciale di cui all'art. 625, primo comma, numero 4), cod. pen. e l'aggravante comune ex art. 61, numero 5), cod. pen. , oltre alla recidiva qualificata, senza che operi alcuna circostanza attenuante, il giudice a quo evidenzia la rilevanza delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. , il quale, appunto, stabilisce la pena della reclusione da tre a dieci anni e della multa da 206 euro a 1.549 euro, sia nel caso in cui concorrano due o più delle circostanze prevedute dal primo comma, sia nel caso in cui una di tali circostanze concorra con altra fra quelle indicate nell'art. 61 cod. pen. La pena comminata in tali ipotesi, infatti, sarebbe assai più severa di quella che deriverebbe dall'applicazione del regime ordinario del concorso tra circostanze omogenee di cui all'art. 63, terzo comma, cod. pen. , in base al quale, quando la legge stabilisce una circostanza ad effetto speciale (tale, cioè, da importare un aumento o una diminuzione della pena superiore ad un terzo), l'aumento o la diminuzione per le altre circostanze non operano sulla pena ordinaria del reato, ma sulla pena stabilita per la circostanza anzidetta. Ove non esistesse l'apposita previsione dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. , osserva il rimettente, alla pena stabilita per il furto aggravato da una circostanza speciale (reclusione da due a sei anni, oltre la multa) andrebbe applicato, concorrendo altresì una circostanza aggravante comune, l'aumento fino ad un terzo, che condurrebbe alla reclusione da due anni ed un giorno ad otto anni, limiti ben inferiori a quelli da tre a dieci anni sanciti dalla disposizione censurata. La deroga apportata dalla norma censurata rispetto al regime ordinario del concorso tra circostanza ad effetto speciale e circostanza comune, delineato dall'art. 63, terzo comma, cod. pen. , comporta, secondo il Tribunale di Firenze, che, in forza di essa, tutte «le circostanze aggravanti comuni di cui all'art. 61 c.p. diventano ad effetto speciale», e non solo talune, come avviene, ad esempio, negli artt. 576 e 585 cod. pen. , o nell'art. 640, secondo comma, numero 2-bis), cod. pen. 1.3.- Ad avviso del rimettente, la norma censurata sarebbe lesiva dei precetti di cui agli artt. 3 e 27, terzo comma, Cost. Innanzitutto, una pena compresa tra un minimo di tre anni ed un massimo di dieci anni di reclusione (oltre la multa) è intesa dal giudice a quo come eccessiva per un reato che offende soltanto il patrimonio, né potrebbe rivelarsi decisiva l'ampia cornice edittale, a fronte di una pena minima così elevata. La sanzione dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. si rivelerebbe ancor più eccessiva, a dire del rimettente, se rapportata alla cornice edittale decisamente più mite prevista per la fattispecie base (reclusione da sei mesi a tre anni). Per il giudice a quo, la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, cod. pen. , limitatamente all'ipotesi del concorso tra circostanza ad effetto speciale e circostanza comune, ripristinerebbe la proporzionalità del regime sanzionatorio, riconoscendo all'aggravante ex art. 61 cod. pen. l'effetto comune anche quando concorre con una delle circostanze di cui all'art. 625, primo comma, cod. pen. Del resto, osserva il rimettente, il concorso delle circostanze comuni elencate dall'art. 61 cod. pen. e di quelle ad effetto speciale dettate dall'art. 625, primo comma, cod. pen. dà luogo a più di centocinquanta possibili combinazioni, non oggetto di ponderata valutazione da parte del legislatore, il quale ha adottato una scelta di particolare rigore sanzionatorio, con un meccanismo di crescita esponenziale della pena, «a prescindere» dal principio di proporzionalità e in deroga al regime ordinario indicato dall'art. 63, terzo comma, cod. pen. L'aumento di pena stabilito per l'eventualità del concorso tra aggravante ad effetto speciale ed aggravante comune sarebbe frutto, piuttosto, secondo il Tribunale di Firenze, di una opzione irragionevole, riconoscendosi arbitrariamente a quest'ultima una maggiore offensività rispetto alla somma del disvalore delle due circostanze, con un automatismo sanzionatorio incompatibile con gli artt. 3 e 27 Cost. 1.4.- In subordine, il Tribunale di Firenze invoca una declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 625, secondo comma, cod. pen.