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È quindi imperativo rendere obbligatori accurati controlli che, a fronte di pochi euro di spesa, diventino l'investimento per il risparmio di miliardi di euro in costi sociali (perché a seguito di un incidente dovuto al non rispetto delle norme della circolazione o ad un malfunzionamento del veicolo, dobbiamo sempre ricordare che, oltre alle vittime dirette, c'è il coinvolgimento umano, di sofferenza e di assistenza prestata dal nucleo familiare al quale cambia la vita, oltre a quello dell'ambiente di lavoro dove la vittima, la cui assenza ha costi che, in periodi di crisi ed in un tessuto di micro imprese quale quello italiano, possono fare la differenza tra il «tirare avanti faticosamente» o il chiudere). Istituendo la figura dell'esperto di veicoli e danni a cose, investito degli obblighi, dei doveri e delle responsabilità gravanti su un incaricato di pubblico servizio, organizzato in un Albo non burocratico né corporativo, in stretto contatto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che detta le sue norme di funzionamento, la cui pubblicazione viene affidata ad un ente, la CONSAP, che già gestiva il Ruolo dei periti assicurativi e che gestendo una molteplicità di fondi di garanzia, si fonda sui princìpi di sussidiarietà, solidarietà e trasparenza e per esperienza, capacità organizzativa, indipendenza ed imparzialità rappresenta una delle eccellenze tra le SPA pubbliche, si verrebbe a creare una figura professionale di reale ed efficace servizio per l'utenza, tanto in ambito assicurativo quanto nell'ambito della sicurezza della circolazione e delle cose. Un Albo indirizzato e che collabora con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, quale ente proposto alla verifica dei veicoli, delle strade e della sicurezza stradale, nonché quale Ministero con il più elevato imprinting di carattere tecnico affine ai settori dei danni coperti da garanzie assicurative. Saremo così in grado di offrire al Paese degli esperti verificati, controllati nel loro quotidiano professionale, svincolati dalle pressione dei potentati economici, verificati nella preparazione iniziale e nell'aggiornamento continuo obbligatorio, che debbano rispondere ad un codice etico e di comportamento. Attraverso la previsione dell'obbligo di denuncia da parte dei professionisti dei tentativi di condizionamento e la vigilanza sui comportamenti e sull'applicazione della tecnica con scienza e coscienza e secondo lo stato dell'arte, si potrà da un lato ottenere l'effetto del contenimento, se non dell'eliminazione di ogni fenomeno fraudolento di natura esogena o endogena al settore assicurativo, dall'altro garantire a tutti gli assicurati che la stima dei danni, la determinazione dei risarcimenti e degli indennizzi loro spettanti, il rilievo o la ricostruzione degli eventi dannosi ed ogni quantificazione, verranno sottratti a qualsiasi interesse diretto o pressione da parte di qualsiasi soggetto portatore di interessi. La conoscenza che i professionisti quotidianamente chiamati ad indagare su circostanze, modalità e conseguenze di un evento dannoso hanno del loro specifico settore e quindi anche dei tipici meccanismi di elusione, ingigantimento ed aggiustamento anche solo di qualche elemento, ancorché al di fuori di fattispecie tipicamente illegali, unita alla previsione di una relazione annuale al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed all'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), potrà anche influire positivamente sullo sviluppo di sistemi di trasparenza e rendicontazione volontaria da parte delle imprese di assicurazione quale strumento di attrazione di quote di mercato, in un sistema sempre più competitivo e che potrebbe così diventare effettivamente virtuoso. Relativamente agli articoli contenuti nel disegno di legge, segnalo che la previsione di un Albo organizzato in sezioni, al quale possano accedere persone con differenti percorsi formativi scolastici che, dopo aver effettuato un periodo di tirocinio abilitante ad una prova d'idoneità che verifichi le conoscenze complessive indispensabili per garantire i compiti sopra descritti, potendo comunque mantenere la propria iscrizione a qualunque ordine, albo o associazione di origine professionistica, non crea alcun conflitto con la dualità del sistema professionale in vigore. Inoltre, la verifica obbligatoria della qualità professionale, attraverso regole imposte dal legislatore per garantire la collettività (collettività che è chiamata ad acquistare prodotti assicurativi imposti da altri obblighi di legge o dalla propria scelta soggettiva di premunirsi contro uno o più rischi collegati con la vita privata o l'attività imprenditoriale), risulta fondamentale per offrire certezze ai cittadini ed alle imprese utenti di servizi erogati dal settore assicurativo. Servizi che, in relazione al peso diretto percentuale sul PIL, dato dalla raccolta premi, sommato a quella ancor più consistente per gli investimenti delle riserve che incidono percentualmente in modo significativo sul titoli emessi a garanzia del debito pubblico, potrebbe ingenerare il sospetto che una così vasta capacità economica sia tale da indurre qualche società o gruppo a sentirsi svincolato dalle responsabilità nei confronti dei propri assicurati. È questa una situazione ampiamente rappresentata nel pensiero comune diffuso che, partendo da un giudizio non positivo sull'operare delle imprese assicurative, talvolta arriva a giustificare intenti truffaldini nei loro confronti. Segnalo infine che l'IVASS, ben integrata con le altre autorità dell'Unione europea e particolarmente attenta al controllo sulla solvibilità delle imprese, sulle condizioni di erogazione del servizio, sulla vigilanza relativa agli intermediari di assicurazione, non è però stata in grado, nei quasi quindici anni trascorsi dall'assegnazione delle funzioni di gestione e controllo dell'attuale Ruolo dei periti assicurativi, di promuovere l'insieme delle attività che ci si propone con l'istituzione dell'Albo nazionale degli esperti di veicoli e danni a cose. Senza le innovazioni proposte con la presente legge, risulta di fatto impossibile intervenire fattivamente per vigilare, orientare e controllare specialisti esperti in varie e differenti materie, né assolvere i compiti di ente esponenziale di migliaia di professionisti investiti degli obblighi, doveri e compiti gravanti, a pieno titolo, su un incaricato di pubblico servizio, secondo la moderna concezione dello stesso, iniziata con la ridefinizione della figura del pubblico ufficiale attuata fin dal 1992 con l'introduzione del secondo comma dell'articolo 357 del codice penale e proseguita fino al giorni nostri con il riconoscimento dello status d'incaricato di pubblico servizio a varie figure, come, da ultimo, alle Guardie particolari giurate a norma dell'articolo 138 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, come modificato dall'articolo 4 del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2008 n. 101.