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Disposizioni in materia di trattamento dei rifiuti organici domestici. Onorevoli Senatori. – La gestione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (RSU) continua a rappresentare una criticità fra le categorie di RSU e di rifiuti speciali (RS). Secondo i rapporti annuali dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale tali rifiuti costituiscono circa il 30 per cento in peso della produzione di RSU, con un analogo peso economico del costo di gestione (oltre 3 miliardi di euro all'anno); inoltre, sempre più frequenti e rilevanti sono i disastri ambientali relativi agli accumuli di percolato in discariche che originano in gran parte da smaltimenti pregressi e attuali di rifiuti organici in discarica. Il recupero di materia con compostaggio adeguato e con un basso contenuto di impurità (per esempio ammendante compostato verde) è ancora residuale. In Italia il recupero del materiale organico avviene in maggioranza sotto forma di ammendante compostato misto, contenente fra l'altro anche digestati, pressoché privo di valore commerciale e con la possibilità di inquinare il terreno, con la scarsa tendenza a restituire ai suoli sostanza organica bilanciata e priva di impurità. La gestione nazionale dei residui organici non pericolosi, domestici e non, deve essere analizzata in termini tecnici, di filiera ed economici, in modo da orientare i piani regionali e gli enti locali a forme di recupero di materia virtuose, integrando il recupero con le necessità prioritarie della filiera agricola, dove si registra un eccesso di ricorso alla fertilizzazione chimica, mentre l'Ente regionale per i servizi all'agricoltura e alle foreste fornisce dati di possibile fertilizzazione organica al 90 per cento in caso di utilizzo di compostaggio di qualità in maniera massiva. Lo spreco alimentare (alimenti freschi) è ancora molto importante nonostante recenti iniziative di sensibilizzazione e i residui non vengono generalmente neppure avviati a recupero di materia in maniera adeguata. Questo disegno di legge si prefigge di ridurre il « turismo dei rifiuti », che nel caso dei rifiuti organici è davvero paradossale vista la semplicità di gestione. La gestione adeguata dei residui organici si accompagna a una riduzione di reati e disastri ambientali, spesso provocati da una pregressa cattiva o assente gestione del percolato in discarica, incrementato da un massivo e diffuso smaltimento in discarica di rifiuti organici. Anche quando non si riesca a prevenire il rifiuto organico, la sua gestione è davvero semplice e necessita di un'impiantistica minima. Questa disegno di legge intende migliorare tutta la filiera della gestione del materiale organico, in un'ottica di reale economia circolare, e si prefigge di generare oltre 20.000 posti di lavoro oltre a notevoli risparmi per cittadini ed enti locali. In ambito più generale questa disegno di legge si prefigge di ridurre il sovvertimento del ciclo dell'azoto, uno dei più critici fra i limiti naturali individuati dallo studio « A safe operating space for humanity » di Johan Rockström, aggiornato nel 2015 da Will Steffen. L'articolo 184- bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante « Norme in materia ambientale », permette di escludere determinate categorie di sostanze o prodotti dalla filiera dei rifiuti e fissa le caratteristiche per la qualifica di sottoprodotto: un sottoprodotto è tale se soddisfa tutte le seguenti caratteristiche: « a) la sostanza o l'oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; b) è certo che la sostanza o l'oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; c) la sostanza o l'oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; d) l'ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l'oggetto soddisfa, per l'utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell'ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull'ambiente o la salute umana ». Gli scarti alimentari, gli sfalci e le potature e gli altri residui organici provenienti dalle normali attività familiari, dalle aziende artigianali del settore ricettivo, agricolo e alimentare e della piccola e media distribuzione o commercio al dettaglio possono, se correttamente gestiti, rientrare nell'ambito di applicazione del citato articolo 184- bis e quindi venire esclusi dalla filiera dei rifiuti fino al momento in cui, a valle delle forme di gestione oggetto del presente disegno di legge, vi sia un residuo che necessariamente debba venire conferito al gestore dei rifiuti, ma è evidente che tale residuo sarà di gran lunga minoritario rispetto alla quantità di materiale organico originaria ed è altrettanto evidente il beneficio portato dalla separazione radicale della gestione della materia organica dalla filiera dei rifiuti « tradizionale », in quanto oltre ai vantaggi già enunciati si otterranno, ad esempio, plastiche più pulite, carta più pulita, vetro più pulito e di conseguenza una migliore resa economica sul mercato dei materiali riciclati e una migliore resa industriale sul piano delle prestazioni fisiche e della lavorabilità. In conseguenza di quanto premesso, appare chiaro l'obiettivo del presente disegno di legge, che intende regolamentare il flusso di materia organica prima che questa assuma la qualifica di rifiuto, cioè prima che intervenga l'atto materiale di disfarsi dei materiali, proponendo un sistema di gestione alternativo che faccia decadere anche l'intenzione di disfarsene, disinnescando di fatto (dal momento che non vige l'obbligo di disfarsi dei materiali oggetto del presente disegno di legge) ambedue le condizioni che causano la trasformazione dei sottoprodotti organici in rifiuti. La filiera corta della gestione dei residui organici può stimolare una migliore differenziazione per un diretto incentivo economico (tasse e tariffe), per il possibile riutilizzo entro un perimetro comunale o comunque ristretto del compostaggio legato alla produzione di prodotti alimentari, che può orientare a ridurre le impurità e a eventuali risparmi per l'utilizzo di compostaggio all'interno delle proprie attività. La gestione di sfalci e di potature privi di criticità deve essere orientata alla costituzione di matrice per il compostaggio come prezioso materiale strutturante, tenendoli lontani dalla filiera delle matrici incentivate, per lo scarsissimo indice di ritorno energetico e per l'elevato rischio di inquinamento ambientale. Economia circolare vuole anche dire studio dell'energia contenuta nei prodotti e delle possibilità di conservazione della stessa, che il compostaggio esalta. Oltre a quanto illustrato finora si ricordano le semplificazioni autorizzative per consentire un ulteriore stimolo a questa filiera sostenibile, ai sensi delle disposizioni di cui agli articoli 37 e 38 della legge n. 221 del 2015, cosiddetto collegato ambientale. Nello specifico, l'articolo 1 del presente disegno di legge fissa le finalità e i princìpi della legge che, prendendo le mosse dal citato articolo 184- bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, permette di intercettare la materia organica derivante dalle utenze domestiche e non domestiche prima che essa si trasformi in rifiuto.