[resaula]

(Applausi) . AIROLA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. AIROLA (M5S) . Signora Presidente, la mia è la denuncia di un fatto che, se confermato, è gravissimo e che lascio evidentemente a chi verrà dopo di noi o alle prossime attività del Copasir, se ci saranno. Leggo su «Africa ExPress», un sito solitamente ben informato, diretto dal corrispondente Massimo Alberizzi, che l'Italia sta addestrando in Sudan una milizia paramilitare, le Forze di supporto rapido (RSF), incaricate di frenare il flusso di migranti verso l'Europa. È scritto su questo sito che il 3 agosto una delegazione italiana guidata dalla nostra intelligence ha visitato Khartum e ha incontrato il capo del gruppo paramilitare, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemmetti. In questo momento in Sudan si alterna una squadra di dodici militari italiani - così pare - e non mi sembra che il Parlamento ne sia stato informato. Il gruppo paramilitare di cui si parla è formato in gran parte da ex janjaweed , famigerati terroristi arabi, soprannominati i diavoli a cavallo, famosi perché in Darfur attaccavano i villaggi africani, ammazzavano uomini, stupravano donne e rapivano bambini. Forse il Governo del nostro Paese dovrebbe spiegarci perché a lottare contro il terrorismo ci si appoggi a un gruppo notoriamente terrorista, accusato di esecuzioni sommarie e violenze su civili. Hemmetti, ben conosciuto per essere stato mandante di massacri, ha ammesso davanti a funzionari dell'Unione Africana la sua corresponsabilità, all'inizio degli anni Duemila, in massacri e stupri nel Darfur meridionale. Il 12 gennaio Hemmetti e il suo braccio destro, Muhammad Abdul Halim, hanno ricevuto per due volte un'altra delegazione italiana, guidata da un dirigente del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), agenzia che dipende dalla Presidenza del Consiglio, il colonnello Antonio Colella con quattro uomini fidatissimi e una donna apparentemente rappresentante di una ONG, giunti a Karthum per pianificare l'addestramento di quei tagliagole. Ebbene, dopo il ritorno in Italia, il comandate delle RSF ha presentato una lista di richieste comprendenti attrezzatura per l'assistenza tecnica da parte del nostro Governo e supporto strategico, cioè istruttori per addestramento e armi. Queste sono le richieste del gruppo di tagliagole che noi dovremmo in teoria - pare, ma vorrei una conferma - finanziare, tra l'altro anche in un tandem con la Wagner, anch'essa impegnata nel training della RSF. Potremmo far risalire tutto a un finanziamento già deliberato dall'Unione europea e dalla direttiva del 2017, che prevedeva che 46 milioni venissero devoluti ad aiuti umanitari, mentre la restante somma era destinata allo sviluppo. È lecito supporre che una parte di quei fondi sia stata utilizzata proprio ora - alla faccia dello sviluppo - per pagare i costi di addestramento di criminali. Ci aspettiamo delle risposte, oggi o domani. Concludo ringraziando tutti! (Applausi). CORBETTA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORBETTA (M5S) . Signor Presidente, da quarantacinque anni Leonard Peltier, nativo americano attivista per i diritti umani, è ingiustamente detenuto in carcere negli Stati Uniti d'America per scontare una condanna a due ergastoli. Chiediamo al Governo italiano di far sentire la propria voce affinché il Presidente degli Stati Uniti d'America, con un gesto di grazia, ponga fine a questa ingiustizia e restituisca la libertà a Leonard Peltier. Attivista del movimento indiano americano, Peltier è l'unica persona condannata per l'incidente alla riserva indiana di Pine Ridge negli anni Settanta, dove persero la vita due agenti speciali dell'FBI. Da sempre proclamatosi innocente, ha proseguito la sua opera di attivista dal carcere. Nel corso degli anni sono emersi numerosi e gravi elementi che hanno dimostrato in maniera del tutto evidente che Peltier fu condannato ingiustamente sulla base di prove e testimonianze false. Sì, avete capito bene: quarantacinque anni di carcere a causa di prove e testimonianze false. Addirittura, uno degli avvocati dell'accusa, nel processo che portò alla condanna, si è impegnato pubblicamente per la grazia, rivolgendosi prima al presidente Obama e ora nuovamente al presidente Biden. Il caso Peltier è ormai noto in tutto il mondo ed è diventato il simbolo dell'oppressione dei popoli indigeni. Per lui si sono levati gli appelli di innumerevoli personalità, tra cui Nelson Mandela e madre Teresa di Calcutta. Da oltre vent'anni il Parlamento europeo si è espresso con due risoluzioni per chiedere agli Stati Uniti la sua liberazione. Poco prima della sua scomparsa, il presidente del Parlamento europeo, il compianto David Sassoli, è tornato sul caso chiedendo a sua volta alle autorità statunitensi di concedere la grazia a Peltier. Mi chiedo cosa provi una persona dopo aver passato ingiustamente quarantacinque anni in carcere. Non so se ci avete mai pensato, se fosse capitato a voi o a un vostro caro di subire un'ingiustizia così grave. Presidente, colleghe e colleghi, è ora che anche l'Italia faccia sentire la sua voce. È ora che il Governo italiano, nel rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione, chieda alle autorità degli Stati Uniti di rendere la libertà a quest'uomo, ingiustamente perseguitato per aver difeso i diritti del suo popolo. (Applausi) . RAMPI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. RAMPI (PD) . Signora Presidente, signori colleghi, intervengo per spendere in quest'Aula qualche parola in ricordo di Michail Gorbaciov, che è scomparso la scorsa settimana. Io credo che siamo stati di fronte a una delle grandi figure del Novecento, a un uomo, l'ultimo presidente del Presidium del Soviet supremo, che ha cercato davvero di cambiare la storia del suo Paese e la storia dell'Europa. Di Gorbaciov si ricordano tante cose, ma forse la più bella e la più importante da ricordare è un discorso storico, nel luglio del 1989, tanto all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, dove Gorbaciov declinava quella che chiamò la casa comune europea. Delle parole, dei progetti e degli impegni di quel discorso, del lavoro iniziato con la glasnost e con la perestrojka qualche anno prima non tutto fu realizzato. Oggi la figura di Gorbaciov è vista in maniera molto controversa. Molti dicono che è poco amato e disconosciuto nel suo Paese. Io credo che il dato di fatto sia che il suo lavoro ha cambiato la storia dell'Europa; ha cambiato la vita di migliaia di persone, nei Paesi che oggi fanno parte dell'Unione europea. Ha cercato di disegnare una storia diversa per la Russia. Oggi noi vediamo quali conseguenze ha portato il disinvestimento del mondo occidentale nei confronti del progetto riformatore di Michail Gorbaciov. Noi oggi potremmo avere una condizione diversa dei popoli russi, più corrispondente ai bisogni di quel Paese, di quelle persone, di quelle donne e di quegli uomini da cui non ci dobbiamo sentire distanti.