[resaula]

il decreto-legge 21 settembre 1987, n. 387, e successive modificazioni, recante "Copertura finanziaria del decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1987, n. 150, di attuazione dell'accordo contrattuale triennale relativo al personale della Polizia di Stato ed estensione agli altri Corpi di polizia", disciplina le situazioni di cessazione dal servizio per gli agenti che operano nelle forze di polizia di ordinamento civile; l'articolo 6- bis , comma 1, recita: "Al personale della Polizia di Stato appartenente ai ruoli dei commissari, ispettori, sovrintendenti, assistenti e agenti, al personale appartenente ai corrispondenti ruoli professionali dei sanitari e del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica ed al personale delle forze di polizia con qualifiche equiparate, che cessa dal servizio per età o perché divenuto permanentemente inabile al servizio o perché deceduto, sono attribuiti ai fini del calcolo della base pensionabile e della liquidazione dell'indennità di buonuscita, e in aggiunta a qualsiasi altro beneficio spettante, sei scatti ciascuno del 2,50 per cento, da calcolarsi sull'ultimo stipendio ivi compresi la retribuzione individuale di anzianità e i benefici stipendiali di cui agli articoli 30 e 44 della legge 10 ottobre 1986, n. 668, all'articolo 2, commi 5, 6, 10 e all'articolo 3, commi 3 e 6 del presente decreto"; tuttavia, al comma 5, recita anche: "Al personale della Polizia di Stato, nonché a quello del Corpo forestale dello Stato in possesso delle qualifiche di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza, ai soli fini dell'acquisizione del diritto al trattamento di pensione normale, si applica l'articolo 52 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092"; tali disposizioni negli anni avrebbero fornito elementi di confronto e interpretazioni controverse; le controversie interpretative riguarderebbero l'effettiva data di decorrenza e di entrata in vigore delle disposizioni e l'ampiezza della platea di coloro che possono effettivamente beneficiare del trattamento pensionistico disciplinato dalla normativa stessa; in data 27 giugno 2019 il Consiglio di Stato ha adottato il parere n. 1906 a seguito di quesiti posti dal Ministero dell'interno in ordine al beneficio consistente nell'applicazione di 6 scatti di stipendio ai fini di pensione al personale della carriera prefettizia e dirigenziale del Ministero. Per il Consiglio di Stato non si è in presenza di un regime previdenziale e assistenziale su base volontaria, ma di un regime di tipo obbligatorio, vigendo il principio dell'indisponibilità e dell'irrinunciabilità dei diritti sociali fondamentali, e dunque non vi può essere una richiesta di esonero dal versamento del relativo contributo previdenziale, con conseguente rinuncia al beneficio degli scatti, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda assumere iniziative, anche di carattere normativo, volte a rendere maggiormente chiara la disciplina, superando dunque le criticità di carattere interpretativo e permettendo di individuare con chiarezza i beneficiari del trattamento pensionistico; se si abbia conoscenza di un'eventuale denuncia alla Corte penale internazionale per la violazione dei diritti fondamentali attribuiti a tutti i cittadini italiani ed anche al personale della Polizia di Stato sia nel passato come nel futuro prossimo e venturo; se siano state previste congrue risorse finanziarie per le eventuali conseguenze economiche in caso di ricorsi del personale della Polizia di Stato, con il necessario risarcimento dei danni. Atto n. 4-03845 NATURALE LANNUTTI MOLLAME CORRADO PRESUTTO TRENTACOSTE MORONESE RUSSO PACIFICO GALLICCHIO VANIN ROMANO ANGRISANI AGOSTINELLI ABATE LANZI CROATTI MININNO Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: le esigenze dei trasformatori del grano duro, esportatori nel mondo di pasta " made in Italy ", vanno oltre la produzione di grano nazionale, che si attesta mediamente su 4 milioni di tonnellate, mentre il fabbisogno di molini e pastifici italiani si aggira sulle 6 milioni di tonnellate annue; l'arrivo di navi provenienti da Paesi extra Unione europea con carico di grano avviene costantemente durante tutto l'anno nei porti, principalmente del Sud Italia, con carichi muniti di certificazione di origine, come previsto dal regolamento (UE) n. 952/2013 che istituisce il codice doganale dell'Unione; dopo aver superato i controlli di dogana, il grano può passare di mano fra grossi trader internazionali e commercianti locali prima della destinazione finale con conseguente trasformazione in vari derivati; il prodotto in compravendita ha l'obbligo della fatturazione ma non dell'indicazione della provenienza nella fattura; considerato che: la crescente richiesta di trasparenza da parte dei cittadini, insieme alla maggiore domanda di prodotti locali in tutti i suoi componenti, indirizza verso un'immediata identificazione delle merci nel percorso di filiera; il 30 marzo 2020, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministro dello sviluppo economico hanno firmato il decreto ministeriale che proroga al 31 dicembre 2021 l'obbligo di indicazione dell'origine del grano per la pasta di semola di grano duro, dell'origine del riso e del pomodoro nei prodotti trasformati, prolungando i provvedimenti nazionali in vigore oltre il 1° aprile 2020, data di entrata in applicazione del regolamento (UE) n. 775/2018, si chiede di sapere se, anche alla luce degli ultimi provvedimenti adottati, i Ministri in indirizzo non ritengano di adoperarsi per quanto di competenza al fine di proporre una revisione dei contenuti del comma 2 dell'articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, considerando di aggiungere fra le indicazioni obbligatorie in fattura l'origine del prodotto commercializzato. Atto n. 4-03846 GASPARRI Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: nell'VIII municipio di Roma capitale, in piazza Lante, si trova dagli anni '80 la centrale elettrica Acea Ardeatino posta all'interno del parco naturalistico di Tor Marancia-Appia antica; la centrale, oltre ad essere impattante visivamente, si trova a ridosso di abitazioni civili e di un'area ludica; a quanto si apprende alcuni medici di zona avrebbero registrato un incremento di patologie oncologiche tra i pazienti abitanti nella medesima zona; è evidente che la centrale produca inquinamento acustico in quanto emette in maniera continuata un ronzio dovuto alla sua attività; diversi comitati cittadini hanno più volte chiesto provvedimenti all'amministrazione comunale, quali l'interramento o la schermatura della centrale, ma si è assistito ad un rimando di responsabilità tra la stessa ed Acea; l'attuale sindaco promise interventi di schermatura e messa in sicurezza che ad oggi non sono stati realizzati, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda; se non intendano sollecitare, ognuno per le proprie competenze, un intervento di adeguamento della centrale, a tutela dei cittadini dell'VIII municipio di Roma capitale.