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COM(2021) 851 Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela penale dell'ambiente, che sostituisce la direttiva 2008/99/CE Doc n. COM(2021) 851 definitivo Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla tutela penale dell'ambiente, che sostituisce la direttiva 2008/99/CE (Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 -bis e 6, del Regolamento, del progetto di atto legislativo dell'Unione europea, e rinvio) Prosegue l'esame, sospeso nella seduta del 29 marzo. Il senatore CORBETTA ( M5S ), relatore, svolge una relazione integrativa sulla proposta di direttiva in titolo, volta a rafforzare il vigente quadro europeo contro reati ambientali, sostituendo la direttiva 2008/99/CE, in seguito alla valutazione della carente efficacia dell'impianto normativo esistente e a fronte delle crescenti minacce per l'ambiente, soprattutto di carattere transfrontaliero, a danno della qualità dell'aria, della qualità del suolo e delle fonti idriche, nonché dei conseguenti effetti negativi sulla flora e la fauna. In particolare, nel 2020 la Commissione ha pubblicato una valutazione sull'efficacia della direttiva 2008/99/CE, nella quale si segnalavano carenze significative relative all'applicazione concreta, alla definizione dei reati, ai livelli delle sanzioni, alla scarsa cooperazione transfrontaliera, e al sistema di responsabilità per le persone giuridiche. Per questo motivo, al fine di migliorare l'efficacia delle indagini e delle azioni penali nell'ambito dei reati contro l'ambiente, anche transfrontaliero, garantire l'efficacia delle sanzioni contro la criminalità ambientale, e migliorare la raccolta e diffusione di dati statistici, la proposta in esame provvede ad aggiornare le norme esistenti e rafforzareil ricorso al diritto penale per raggiungere gli obiettivi di tutela ambientale e di sviluppo sostenibile. La base giuridica della proposta è individuata nell'articolo 83, paragrafo 2, del TFUE, il quale consente l'adozione di direttive per fissare norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni, necessarie all'attuazione di una politica dell'Unione, che in questo caso è la politica ambientale europea, disciplinata dall'articolo 191 del TFUE. Sulla proposta è pervenuta la relazione del Governo prevista dall'articolo 6 della legge n. 234 del 2012, in cui si ritiene l'iniziativa conforme all'interesse nazionale e ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. La proposta è oggetto di esame da parte di dodici Camere dei Parlamenti nazionali dell'Unione europea, che non hanno sollevato criticità in ordine al rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, salvo il Parlamento svedese. Quest'ultimo ha infatti adottato un parere motivato, sostenendo la violazione del principio di sussidiarietà, in relazione all'obbligo per gli Stati membri di prevedere, come sanzioni supplementari nei confronti di persone fisiche che hanno commesso reati ambientali, anche il temporaneo divieto di candidarsi a cariche elettive o pubbliche. Secondo il Parlamento svedese, l'introduzione di una tale norma dovrebbe, invece, rimanere nell'ambito della piena discrezionalità di ogni Stato membro. Peraltro, il Riksdag non ritiene che una tale norma sia necessaria per raggiungere l'obiettivo complessivo della proposta. Inoltre, la stessa competenza dell'Unione in materia di diritto penale non sembra arrivare fino a poter investire le regole democratiche elettorali nazionali. Al riguardo si evidenzia che l'articolo 5 della proposta stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di prevedere sanzioni penali per i reati di cui all'articolo 3 (i reati ambientali) e di cui all'articolo 4 (favoreggiamento, istigazione, concorso e il tentato reato). In particolare, per i reati di cui all'articolo 3 devono essere previste sanzioni con una pena massima di almeno dieci anni di reclusione se il reato ha provocato o avrebbe potuto provocare il decesso o lesioni gravi alle persone, ovvero di almeno sei anni di reclusione negli altri casi (o quattro anni per alcuni reati). Inoltre, il paragrafo 5 dell'articolo 5 obbliga gli Stati membri a prevedere sanzioni o misure supplementari, che possono essere comminate in aggiunta alla pena detentiva per i reati di cui all'articolo 3, o alle sanzioni penali per i reati di cui all'articolo 4, al fine di modulare una risposta sanzionatoria su misura a fronte dei diversi tipi di comportamento criminale. Si tratta di sanzioni accessorie tra cui: l'obbligo di ripristinare l'ambiente, sanzioni pecuniarie, l'esclusione dall'accesso ai finanziamenti pubblici, il ritiro di permessi e autorizzazioni, nonché divieti temporanei di candidarsi a cariche elettive o pubbliche, e la pubblicazione, a livello nazionale o dell'Unione, della decisione giudiziaria di condanna o delle sanzioni o misure inflitte. L'obbligo per gli Stati membri di prevedere legislativamente tali sanzioni accessorie non implica minimamente alcun pregiudizio alla piena discrezionalità dei giudici di applicarle o meno al caso concreto. Il giudice resta pertanto del tutto libero di decidere se la persona fisica che ha commesso un determinato reato ambientale, tenendo conto della gravità dello stesso e delle modalità con cui è stato perpetrato, sia meritevole  per esempio  anche dell'interdizione temporanea dalla candidatura a cariche elettive o pubbliche. Il Relatore ritiene, pertanto, di non condividere l'opinione espressa dal Parlamento svedese e di poter confermare l'orientamento favorevole circa il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità da parte della proposta in esame. Il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta. La seduta termina alle ore 17,30. Allegato PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1571-B PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL DISEGNO DI LEGGE N. 1571-B La 14 a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo, cosiddetto "legge SalvaMare", già approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera; rilevato che la Camera dei deputati ha aggiornato alcuni riferimenti normativi all'articolo 1, comma 2, e all'articolo 2, commi 3 e 5, nonché ha soppresso l'articolo 12, che recava disposizioni in materia di prodotti che rilasciano microfibre, per possibili pregiudizi al corretto funzionamento del mercato interno; valutato che le modificazioni introdotte dalla Camera dei deputati sono in linea con l'ordinamento europeo; esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo. Allegato