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Per fortuna, non gli darà retta nessuno e dunque ciò non avrà conseguenze. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Non è però questo il modo di fare. Questo è il modo di innescare una spirale di odio. Noi non apprezziamo alcuni passaggi della mozione di maggioranza. Pur ribadendo la nostra stima e la concordia con l'intento della senatrice Segre sullo spirito di questa Commissione, vi sono, però, alcuni passaggi che non apprezziamo. Ne cito due, per non restare nel generico: quando, tra i fenomeni da combattere, si include anche il nazionalismo aggressivo (ed è poi una cosa tutta da vedere che cosa sia il nazionalismo aggressivo), ma, soprattutto, quando si cita positivamente un documento dove si dice che andrebbero perseguite penalmente espressioni dannose, offensive o sgradite. Qui abbiamo un fenomeno che già abbiamo visto e che non è accademia. Vi sono infatti dei casi, all'estero soprattutto, dove un gruppo può ritenersi offeso da un qualche comportamento altrui anche non lesivo della propria dignità. Ma quando qualcun altro semplicemente afferma la propria identità, afferma la propria fede, quando esprime magari un giudizio in cui sostiene che sia meglio la società occidentale, basata sullo Stato di diritto, sull'eguaglianza dell'uomo e della donna, sulla libertà religiosa, quando sostiene che è meglio quel tipo di società piuttosto che la società basata sull'imposizione di una religione, sulle decapitazioni, sulla discriminazione della donna, io credo che questo si possa dire e che dovremmo dirlo. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Una interpretazione distorta dell' hate speech , tuttavia, potrebbe portare a ritenere che quella sia propaganda della superiorità di una certa società (che poi la si può far passare per etnia). Noi riteniamo invece che la necessità della libertà sia superiore. Dunque, come ha detto la senatrice Modena in discussione generale: sì a combattere i discorsi di odio, no a limitare la libertà di espressione, quando naturalmente non va oltre i limiti che la legge impone. La senatrice Binetti ha ricordato che solo superando quelle barriere di odio si può avere una società ordinata. Concludo citando un caso: Nelson Mandela, in Sudafrica, ha subito decenni di incarcerazione in carceri davvero dure e ha promosso in modo pacifico un passaggio di poteri e un'evoluzione del Governo con l'accesso da parte di tutti alle cariche e all'elettorato. Lui per primo avrebbe potuto diffondere l'odio. Quando allora invece si usano toni di odio e di violenza quantomeno verbale - dalla quale può derivare quella fisica - quando ci sono premesse che non hanno nulla a che fare con quello che ha patito Nelson Mandela, forse bisognerebbe farsi qualche domanda sul proprio comportamento. Noi siamo per la libertà e siamo contro l'istigazione alla violenza per cui voteremo a favore delle nostre mozioni e ci asterremo, per quelle espressioni che ho citato, sulla mozione della maggioranza che sarà approvata, ma parteciperemo con impegno e grande attenzione ai lavori della Commissione. (Applausi dai Gruppi FI-BP e L-SP-PSd'Az) . Saluto ad una rappresentanza di studenti PRESIDENTE . Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti dell'Istituto comprensivo «Polo 1», di Galatina, in provincia di Lecce, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi) . Ripresa della discussione delle mozioni nn. 136, 176, 177, 181 e 182 MARILOTTI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MARILOTTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, senatrice Segre, il linguaggio è uno strumento potente. Le parole possono essere finestre che si aprono al mondo o barriere che costruiscono muri e respingono. L'incitamento all'odio deve essere inteso come comprensivo di tutte le forme di espressione che diffondono, incitano, promuovono o giustificano la xenofobia, l'odio contro le persone più vulnerabili della società o altre forme di avversione generate dall'insofferenza e dal disprezzo del diverso. La società attuale ha visto un incremento degli episodi di intolleranza, emarginazione e odio e assistiamo ad un imbarbarimento del linguaggio, uno scivolamento verso atteggiamenti che minano le basi di una convivenza civile. Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,38) ( Segue MARILOTTI). Vittime di questo graduale regresso sono innanzitutto le minoranze religiose, etniche e linguistiche, le persone più deboli e fragili della società. Leggiamo sui giornali episodi di antisemitismo e manifestazioni estremiste in cui non c'è pudore a mostrare simboli ed emblemi che rimandano a ideologie che pensavamo ormai superate dalla storia, ideologie che hanno trascinato i popoli europei nella tragedia della Seconda guerra mondiale, causando disastri, persecuzioni ed orrori di cui le nostre città, le comunità e i sopravvissuti portano ancora cicatrici materiali e morali. La proliferazione dell' hate speech pone una serie di nuove sfide per contrastarlo. L' hate speech on line non è intrinsecamente differente dalle analoghe espressioni off line , anche se alcuni nodi e caratteristiche specifiche si rinvengono maggiormente nel web come l'estrema diffusione e la permanenza in Rete delle parole e delle immagini denigratorie, la facilità di condivisione e la transnazionalità che rende più difficile e lunga una risposta giurisdizionale efficace. Internet ha facilitato la comunicazione e la circolazione delle notizie ma talvolta ha anche amplificato la diffusione di parole, immagini, gesti e comportamenti lesivi della dignità di persone e gruppi. Stiamo parlando di atti che hanno conseguenze sociali. Qui non si sta parlando del sentimento d'odio inteso come componente vitale dello spirito umano, il distico elegiaco «Odi et amo» del poeta Catullo, uno dei tòpoi più diffusi della letteratura mondiale è fuori discussione; così come la cosmologia del filosofo agrigentino Empedocle, per il quale odio e amore sono i principi stessi che muovono il mondo. Su questo tema in ogni tempo c'è stata ricchezza di dibattito filosofico. Se per Aristotele la comunità organizzata nasce per naturale inclinazione dell'uomo alla socialità, per Thomas Hobbes è una spinta egoistica, l' homo homini lupus , a esigere uno Stato fondato sul diritto. Tra i maestri del sospetto, troviamo Schopenhauer, che in un celebre aforisma afferma che l'uomo è l'unico essere vivente della terra che goda delle disgrazie di un suo simile (Applausi dal Gruppo M5S) ; o Nietzsche, che nella «Genealogia della morale» afferma che le pulsioni e i sentimenti apparentemente più disinteressati celano, in verità, impulsi negativi ed egoistici. Per arrivare a Freud, che definisce Eros e Thanatos i due impulsi vitali della psiche umana. L'odio, dunque, è parte della natura umana e non può essere del tutto estirpato, che si tratti di odio di classe o di invidia sociale o di rancori atavici. Noi non siamo per un pensiero unico e omologante, siamo per una libera espressione dei pensieri e dei sentimenti, se questi non ledono la libertà altrui.