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La decisione presa dal commissario straordinario di chiudere gli uffici territoriali per la ricostruzione - ad esempio - produrrà - a mio avviso - un allungamento delle tempistiche nell'istruzione delle pratiche, sottraendo un importante servizio di prossimità territoriale a tutti gli attori impegnati nella ricostruzione. Mi auguro che il lavoro svolto in Commissione speciale riceva l'approvazione di voi tutti, colleghi, con la consapevolezza che il nostro lavoro non termina qui: sarà necessario tornare a breve sulla spinosa tematica con proposte finalizzate alla rimozione di quei blocchi troppo spesso di carattere burocratico e politico. L'Italia è un Paese altamente sismico a causa della sua posizione lungo il margine fra due placche tettoniche in movimento, quella eurasiatica e quella africana. È arrivato il tempo di agire sulla prevenzione e non sull'emergenza, com'è stato sempre fatto fino ad ora. È assodato che gli interventi fatti senza una programmazione puntuale sono costati cifre enormi e non hanno evitato tragedie che diversamente, con l'intervento preventivo sulle note criticità del nostro territorio, sarebbero state evitate. Bisogna entrare nell'ottica che ci troviamo sì, in una situazione post-sisma, ma la realtà dei fatti è che siamo tutti chiamati a valutare e risolvere la situazione di allarme sotto il faro illuminante della prevenzione. Questo è il Governo del cambiamento e cambieremo il modo di affrontare il problema e di fare politica. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marsilio. Ne ha facoltà. MARSILIO (FdI) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il primo dato che ci viene da sottolineare in questa discussione sul decreto-legge riguardante il terremoto fa riferimento intanto alle differenze sostanziali che ci sono state nel modo di affrontare le emergenze e le tragedie nel nostro Paese, che voglio rimarcare inevitabilmente. In effetti, quando nel 2009 ci fu uno dei terremoti più devastanti che la storia ricordi, che colpì peraltro un capoluogo, una grande città - non era mai accaduto prima, perché normalmente i terremoti si sono verificati nelle province e nelle zone montuose e non hanno quasi mai investito una città importante e soprattutto di quelle dimensioni e mai una città capoluogo di Regione, con i centri di coordinamento, la prefettura e i tribunali messi completamente in ginocchio - in una situazione assolutamente inedita ilGoverno dell'epoca intervenne in maniera molto fattiva e operativa, nonostante le polemiche di chi è andato in quei luoghi a girare film strumentali, raccontando all'Italia il contrario di quanto stava realmente avvenendo. Ebbene, nel giro di pochi mesi - tra i sei e i nove - la gran parte delle persone che era stata sfollata dalle proprie case è rientrata non in casette fatiscenti o che si è dovuta costruire, aspettando e litigando con le amministrazioni che sono andate naturalmente e burocraticamente a contestare gli abusi (vedi la vicenda di nonna Peppina che stiamo risolvendo oggi), ma dentro delle case vere. Prima che arrivasse l'inverno, prima che cadesse la neve, la gente è entrata in casa vere, che stanno ancora lì e formano nuovi quartieri e questo non succedeva solo nel grande centro. A Villa Sant'Angelo, uno dei piccoli Comuni del cratere, delle case in legno costruite con la generosità della Provincia di Trento solo una o due rimangono abitate da famiglie che erano state sfollate; nel frattempo stanno tutti rientrando nelle proprie case, che stanno ricostruendo. Oggi, quel patrimonio edilizio non è un problema per l'amministrazione e per il Comune, ma è anzi una risorsa. Quelle case infatti sono state abitate da giovani e da nuove famiglie e quindi un paesino di 300 o 400 abitanti, che si andava spopolando, come tante aree interne della nostra Nazione, è tornato ad avere una crescita demografica e con le entrate dell'affitto, delle locazioni di quelle casette, oggi tiene l'IMU, la TASI e la TARI al minimo possibile, agevolando quindi la vita dei cittadini. Oggi abbiamo invece sotto gli occhi cosa accade quando un altro Governo si è trovato ad affrontare i terremoti avvenuti negli ultimi anni. Il fatto che siamo qui, in Aula, a votare delle proroghe di scadenze, o a prorogare la vigenza dello stato di emergenza, denota già il fallimento di quel Governo e del metodo di gestione dell'emergenza e della straordinarietà degli eventi. Quando lo Stato interviene su una vicenda del genere e stabilisce un tempo congruo entro il quale bisogna dare delle risposte - quindi su quel tempo misura la sospensione dei pagamenti, lo stato di emergenza per le procedure più accelerate e più straordinarie e così via - e poi si avvicina regolarmente quella scadenza e si rende conto che è ancora tutto drammaticamente fermo, per cui c'è bisogno di tornare in Parlamento e fare delle proroghe, di sei mesi in sei mesi, si finisce per lasciare sempre nella precarietà e nell'apprensione i cittadini, e ricordo che quest'ultima proroga è arrivata anche in ritardo. Mentre infatti il presidente Gentiloni Silveri si ricordava solo il 29 maggio di emanare un decreto-legge per approvare la proroga, due o tre giorni prima alcune amministrazioni dello Stato, come la polizia penitenziaria, cominciavano a richiedere in busta paga, operando le trattenute, la restituzione dell'IRPEF ai loro dipendenti che, come cittadini terremotati, avevano beneficiato della sua sospensione. Questo già mostra bene di quali differenze parliamo. Se un Governo è costretto a spostare le scadenze, ciò è appunto il risultato di un fallimento, che è dovuto anche a una scelta di fondo perversa, che credo sia necessario evidenziare. Pongo a tutto il Parlamento un problema: si è smantellata la Protezione civile come organo deputato ad affrontare le emergenze, dando la stura a una polemica speciosa, che non voglio dire che non sia stata fondata in alcuni aspetti. È anche vero, però, che c'è stato un abuso dell'utilizzo dello strumento della Protezione civile per farle affrontare questioni che magari non era opportuno sottrarre all'ordinaria amministrazione. Si sarebbe, però, dovuto risolvere il problema non smantellando la Protezione civile, ma semmai smettendo di affidarle operazioni per eventi che non rientravano nell'emergenza e nella straordinarietà. Quando però si verifica un terremoto e la Protezione civile con la sua rete di associazioni è la prima a intervenire e a occuparsi del coordinamento, è sbagliato sottrarle il potere di fare ciò, di andare in deroga, di supplire e aiutare i sindaci. Non bisogna espropriarla dei suoi poteri, come qualcuno ha detto anni fa, facendo una polemica pretestuosa e tutta politica, alimentando una "cagnara" incredibile, che ha portato per l'appunto come esito al suo smantellamento e sostituzione con strutture commissariali, che non sono in grado di agire e lo hanno dimostrato, al di là delle persone coinvolte, tutte dignitose e tutte sicuramente meritevoli della nostra stima personale, da Errani fino a De Micheli.