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Sempre con riguardo all'articolo 3, merita di essere sottolineata la scelta contenuta nel comma 3 di prevedere un principio di adattamento delle strutture sanitarie alla consensualità delle decisioni terapeutiche che dovrà concretizzarsi in norme specifiche e conseguenti misure di governance . I successivi capi III, IV e V disciplinano il consenso al trattamento sanitario, il rifiuto di cure, e l'urgenza medica. Il VI e ultimo capo è dedicato alla programmazione condivisa di cure e alle disposizioni anticipate, articolato in quattro distinte sezioni (programmazione condivisa di cure, disposizioni anticipate di trattamento, loro efficacia, forma ed eventuali modalità di revoca). La linea seguita per proporre una disciplina del consenso è quella che guarda alla consensualità come ad un aspetto sostanziale della stessa relazione di cura, che va disciplinato in modo da valorizzare il processo reale di formazione del consenso nelle diverse condizioni, facendo spazio ove possibile alla pianificazione concordata e adeguando le norme e gli strumenti formali alle capacità concrete di autodeterminazione del paziente anche nella minore età e nelle situazioni di diminuita lucidità. La disciplina espressa del rifiuto di cure e quella relativa alle situazioni d'urgenza hanno l'obiettivo di mantenere il valore primario del rispetto della persona del paziente anche di fronte alle decisioni più pressanti e gravi, e di offrire ai medici una giusta certezza riguardo alla liceità delle scelte di intervento, di astensione, di interruzione delle cure. Quanto alle dichiarazioni anticipate di trattamento, secondo le previsioni normative proposte esse sono concepite come strumenti diretti non solo a dettare specifiche disposizioni per situazioni e terapie individuate, ma anche a offrire ai medici una sorta di «dichiarazione di identità» della persona interessata, o a manifestare preferenze e desideri, che pure meritano rispetto. Particolarmente rilevante la clausola di cui all’articolo 19, comma 2, che ha lo scopo di tutelare il principio di dignità del morire in modo pieno, quindi anche come limite alle stesse disposizioni anticipate. Essa va letta in connessione agli articoli 1, 2, 3, comma 2, e alla piena garanzia del diritto al rifiuto di cure e trattamenti garantito dagli articoli 11, 18 e 19. Riguardo all'efficacia delle disposizioni anticipate, all'articolo 21, comma 1, a proposito delle responsabilità del professionista sanitario e di chi comunque assista il malato, si evita di usare la parola «vincolato» perché è fonte di malintesi, in quanto fa pensare a un obbligo di stretta e rigida esecuzione di «precetti» altrettanto precisi. Il medico ha sempre un obbligo di pieno rispetto, non di passiva esecuzione della volontà del paziente, salvi i casi di esplicito e puntuale rifiuto di una cura espresso dal paziente consapevole. Nel caso delle direttive anticipate, il rispetto passa necessariamente attraverso la loro attenta interpretazione, orientata a individuare fedelmente la volontà del disponente, alla loro concretizzazione in rapporto alla situazione che si è di fatto creata, fino alla loro applicazione; di qui il ruolo di garante attribuito al fiduciario. «Vincolo» è termine adeguato se lo si intende come una parentesi algebrica di quanto appena esposto. Viceversa, al comma 3 dello stesso articolo 21, si è evitata l'espressione «tener conto di» perché in questo caso sarebbe stato, in modo opposto, equivoca quanto quella di «vincolo», lasciando pensare che non attenui la discrezionalità del medico, ma solo gli chieda di non ignorare certi elementi. La coppia di locuzioni «tenere in considerazione», «come fondamento della decisione», richiede al medico di inserire un input fondamentale nel processo di individuazione delle scelte terapeutiche: di ragionare cioè secondo l'indirizzo richiesto dal paziente. Infine, si segnala la scelta compiuta con l'articolo 23. Esso obbedisce all'idea che la forma delle disposizioni anticipate debba essere tale da garantire la ponderazione e la provenienza, ma anche da essere facilmente accessibile, non dissuasiva, agile per la revisione; che debbano esistere modalità idonee anche per situazioni di avanzata malattia e di difficoltà motorie ed espressive. Si compensa questa varietà con un programma di informazione dei cittadini e di messa a servizio di strutture sanitarie e uffici pubblici per la raccolta e la conservazione delle disposizioni anticipate.. Capo I DIRITTO SUL PROPRIO CORPO E DIRITTO ALLA SALUTE Art. 1. 1. L'intangibilità del corpo è diritto fondamentale di ogni essere umano. 2. Qualsiasi condotta che implichi intromissione nella sfera corporea altrui è lecita solo se consentita dall'interessato o da chi può decidere per lui, salvo i casi previsti dalla legge. Art. 2. 1. Ciascuno ha diritto a perseguire la propria salute quale benessere fisico, psichico e relazionale, secondo la propria personale esperienza e concezione di vita, e a ricevere a tal fine le prestazioni sanitarie adeguate e la piena collaborazione dei professionisti sanitari. Capo II RELAZIONE DI CURA Art. 3. 1. La relazione di cura è diretta esclusivamente al bene del paziente, che si individua attraverso la collaborazione con il professionista sanitario secondo le rispettive competenze, e la cui ultima determinazione è prerogativa del paziente. 2. La relazione di cura è retta dai princìpi di rispetto della dignità, dell'integrità fisica e psichica, dell'identità e dell'autodeterminazione del paziente e si svolge attraverso la consensualità delle decisioni nel rispetto dell'integrità dei professionisti sanitari, secondo quanto previsto dai capi III e IV. 3. Ogni struttura sanitaria, secondo le proprie finalità e modalità organizzative, deve provvedere a stabilire al suo interno le condizioni per una piena e corretta attuazione dei princìpi di cui al comma 2, assicurando la preparazione specifica del personale, le competenze professionali necessarie e le condizioni di tempo e di luogo opportune. Capo III CONSENSO AL TRATTAMENTO SANITARIO Art. 4. 1. Il consenso al trattamento sanitario della persona è condizione essenziale per la scelta, l'avvio e la prosecuzione della cura. 2. La struttura sanitaria e i professionisti sanitari devono promuovere e assecondare il processo di formazione del consenso di cui al comma 1, secondo modi e tempi proporzionati alla importanza delle decisioni. Essi sono tenuti ad offrire al paziente, in modo adeguato alla sua età, maturità, cultura, condizioni di salute, le informazioni utili a partecipare consapevolmente alle scelte diagnostiche e terapeutiche, valorizzando in ogni fase la competenza del paziente medesimo circa la determinazione del proprio bene in conformità alle proprie convinzioni, esperienze e preferenze. 3. La persona ha in ogni caso e circostanza diritto al rispetto dei propri bisogni, preferenze, aspirazioni, convinzioni e di quanto ne caratterizza ed esprime l'identità personale. Art. 5. 1. Il processo di informazione e di acquisizione del consenso al trattamento sanitario è riportato nella cartella clinica dal professionista sanitario responsabile. 2. Le manifestazioni di consenso al trattamento sanitario del paziente, documentate per iscritto, integrano, ma non sostituiscono il processo di formazione del consenso medesimo. 3. La formazione e la manifestazione del consenso al trattamento sanitario possono essere documentate anche con altri mezzi proposti o accettati dal paziente e idonei a dare adeguata certezza delle scelte compiute, quali verbali di incontri o registrazioni audio e video. Art. 6. 1.