[pronunce]

Ulteriore profilo di inammissibilità viene ravvisato nella mancanza di indicazione, nella ordinanza di rimessione, delle norme dello statuto della Regione Siciliana e delle correlate norme di attuazione (in particolare l'art. 6 del d.P.R. 26 luglio 1965, n. 1074, recante «Norme di attuazione dello statuto della Regione siciliana in materia finanziaria»), essendosi il giudice a quo limitato a invocare l'art. 117 Cost. 2.2.2.- Quanto all'infondatezza della questione, si rammenta la competenza della Regione Siciliana in materia di tributi, fissata dall'art. 36 del regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione Siciliana), e dall'art. 6 del d.P.R. n. 1074 del 1965. In tale quadro normativo, il censurato art. 7, comma 1, della legge reg. Siciliana n. 2 del 2002 non esulerebbe dalla competenza riconosciuta alla Regione in materia tributaria in quanto non modificherebbe gli elementi essenziali del tributo (presupposto di imposta, soggetto passivo e base imponibile), come del resto confermato dalla circostanza che analoga facoltà era riconosciuta dal legislatore statale alla generalità delle Regioni con riferimento all'aliquota ordinaria. 2.3.- Con atto del 26 marzo 2018, depositato il successivo 27 marzo, si è costituita la BMPS chiedendo l'accoglimento della questione di costituzionalità. 2.3.1.- In primo luogo, in punto di rilevanza della questione, anche in risposta a quanto argomentato dalle Regioni intervenute, si segnala l'adeguatezza motivazionale dell'ordinanza di rimessione su tale profilo, posto che la spettanza del diritto al rimborso oggetto del giudizio a quo sarebbe "strutturalmente condizionato" dalle disposizioni censurate, in ordine alle quali, peraltro, mancherebbe qualsiasi spazio di interpretazione adeguatrice. 2.3.2.- Quanto al merito, vengono ricordati il «risolutivo precedente» rappresentato dalla già citata sentenza di questa Corte n. 177 del 2014, nonché la giurisprudenza costituzionale in materia di IRAP, con riferimento alla sua riconducibilità alla potestà esclusiva del legislatore statale, con la conseguente possibilità di un intervento del legislatore regionale soltanto nei termini espressamente previsti da quest'ultimo. Riprendendo quanto argomentato nell'ordinanza di rimessione, viene rilevato che l'art. 16, comma 1, del d.lgs. n. 446 del 1997, nel testo vigente ratione temporis, prevedeva che l'imposta dovesse essere ordinariamente determinata applicando al valore della produzione netta l'aliquota ordinaria del 4,25 per cento, salvo quanto previsto dai commi 1 e 2 del successivo art. 45. Al comma 3 dello stesso art. 16 si disponeva che a decorrere dal terzo anno successivo a quello di emanazione del medesimo decreto legislativo (anno 2000), le Regioni avevano facoltà di variare l'aliquota di cui al comma 1 fino ad un massimo di un punto percentuale. L'art. 45, prevedeva, poi, con disposizione transitoria, alcune aliquote speciali applicabili a taluni settori di attività, segnatamente statuendo, al comma 2, per i soggetti di cui agli artt. 6 e 7 (banche e altri enti e società finanziarie nonché imprese assicurative), per i periodi d'imposta in corso al 1° gennaio 1998, al 1° gennaio 1999 e al 1° gennaio 2000, l'aliquota nella misura del 5,4 per cento; per i due periodi d'imposta successivi, rispettivamente, nelle misure del 5 e del 4,75 per cento. In sostanza, lo ius variandi conferito alle Regioni dal comma 3 del citato art. 16 avrebbe potuto essere esercitato con esclusivo riferimento all'aliquota ordinaria di cui al comma 1 del medesimo art. 16 (aliquota ordinaria) e non anche alle aliquote speciali di cui all'art. 45. Tale prospettazione, ad avviso della società, avrebbe trovato conferma - stante la chiarezza del dato testuale della normativa esaminata - nella giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 177 del 2014 e n. 357 del 2010), oltre che in quella di legittimità (sono richiamate, tra l'altro, le sentenze della Corte di cassazione, sezione quinta civile, dell'11 maggio 2012, n. 7344 e del 13 aprile 2012, n. 5867 ; sezione sesta civile, sentenza 21 giugno 2012, n. 12434). Alla luce delle predette argomentazioni viene quindi affermata l'illegittimità costituzionale delle censurate disposizioni regionali. 2.4.- Tutte le parti e tutti gli intervenuti hanno depositato memoria in prossimità dell'udienza. 2.4.1.- La Regione Marche ripercorre le proprie argomentazioni a sostegno dell'infondatezza della questione, deducendo, in particolare, che le eventuali antinomie tra norme regionali sull'IRAP e norme statali di riferimento sarebbero comunque state sanate dal comma 22 dell'art. 2 della legge 21 dicembre 2003, n. 350, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004)». 2.4.2.- La Regione Siciliana ribadisce quanto già sostenuto in punto di inammissibilità e infondatezza della questione, richiamando anch'essa il citato comma 22 dell'art. 2 della legge n. 350 del 2003, unitamente alla risoluzione n. 10 del 26 gennaio 2007 dell'Agenzia delle entrate. 2.4.3.- Anche la BMPS ha depositato memoria, ribadendo le proprie argomentazioni. Si è, in particolare, soffermata sul profilo legato alla «strutturale impossibilità di alcuna decadenza da parte della Banca, da individuarsi nel termine di 48 mesi fissato dall'art. 38 del d.P.R. 60 del 1973, e non in quello (residuale) di cui all'art. 21 del d.P.R. n. 546/1992» (vengono citati alcuni precedenti della Corte di cassazione in materia: sezione sesta civile, sentenza 19 gennaio 2017, n. 9935; sezione quinta civile, sentenza 24 novembre 2010, n. 23882; sezione quinta civile, sentenza 27 gennaio 2014, n. 1576). Quanto alla ipotizzata maturazione della prescrizione - stante la sua non rilevabilità d'ufficio - viene, innanzitutto, evidenziato che essa non è stata eccepita dall'Agenzia delle entrate nel giudizio a quo. Inoltre, si rileva che il termine prescrizionale decennale ha iniziato a decorrere solo in seguito alla formazione del silenzio-rifiuto impugnabile ai sensi dell'art. 21 del d.lgs. n. 546 del 1992 (così da ultimo chiarito dalla Corte di cassazione, sezione quinta civile, sentenza 14 febbraio 2019, n. 4377), e cioè dal novantunesimo giorno successivo a quello di presentazione dell'istanza di rimborso (29 gennaio 2014 - 27 gennaio 2015), mentre il ricorso è stato notificato in data 20 gennaio 2015.