[pronunce]

Un deterrente adeguato contro la cattiva amministrazione dei commissari non sarebbe offerto, d'altro canto, neppure dal possibile esercizio di un'azione di rivalsa da parte della Banca d'Italia, ove chiamata a risarcire i danni derivanti dal loro operato: ciò, stante l'assenza di una norma che - sulla falsariga di quanto avviene per i magistrati - renda la rivalsa obbligatoria. 1.7.- Secondo il rimettente, la norma censurata violerebbe anche l'art. 3 Cost., introducendo una eccezione al principio di responsabilità per gli atti compiuti in violazione dei diritti non giustificata da ragioni soggettive e oggettive, e tale da determinare una disparità di trattamento rispetto ad altri agenti pubblici che svolgono compiti non meno elevati di quelli dei commissari straordinari: profilo per il quale risulterebbero pienamente pertinenti le considerazioni svolte da questa Corte nella sentenza n. 94 del 1963, nel pronunciarsi sulla cosiddetta garanzia amministrativa già prevista dall'art. 16 del codice di procedura penale del 1930 per i reati commessi in servizio di polizia. 1.8.- Per le ragioni esposte, la norma censurata determinerebbe, inoltre, una menomazione del diritto di accesso a un giudice terzo e imparziale, garantito dall'art. 24 Cost., consentendo altresì all'autorità amministrativa di interferire indebitamente nella sfera della giurisdizione, in contrasto con gli artt. 101, 102, 103, 111 e 113 Cost. Ad evitare il vulnus al diritto alla tutela giurisdizionale non basterebbe la possibilità di impugnare il diniego di autorizzazione davanti al giudice amministrativo, stanti i ricordati limiti del sindacato di quest'ultimo sui provvedimenti espressivi di discrezionalità tecnica. Il giudice amministrativo - ad avviso del rimettente - potrebbe esercitare solo un controllo di tipo "estrinseco", senza poter sostituire decisioni dell'autorità di vigilanza la cui motivazione superi il vaglio della plausibilità. A riequilibrare il sistema non basterebbe neppure la possibilità, per il danneggiato, di agire, senza alcun "filtro", nei confronti della Banca d'Italia. Secondo il rimettente, alla luce dell'art. 2 Cost., la responsabilità civile non potrebbe essere relegata ad un ambito meramente patrimoniale, trascurando le sue «implicazioni personalistiche»: essa imporrebbe, pertanto, il coinvolgimento personale e diretto del danneggiante nell'accertamento giudiziale del fatto illecito. 1.9.- Tutto ciò implicherebbe anche la violazione dei parametri sovranazionali - l'art. 6 CEDU e l'art. 47 CDFUE - che garantiscono il diritto di accesso a un tribunale e l'effettività della tutela giurisdizionale, con conseguente violazione indiretta, rispettivamente, dell'art. 117 Cost. e degli artt. 11 e 117 Cost. Ricorrerebbe, d'altronde, il presupposto di applicazione della Carta, essendo la materia bancaria regolata dal diritto dell'Unione europea, anche per quanto attiene alle procedure di composizione delle crisi. 1.10.- Il rimettente denuncia, infine, in riferimento agli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., la violazione della direttiva 2014/59/UE, recepita nel nostro ordinamento con due decreti legislativi, la quale, nell'introdurre l'istituto della risoluzione delle banche in dissesto o a rischio di dissesto - procedura cui è stata sottoposta, nel caso di specie, la Banca delle Marche spa, dopo l'amministrazione straordinaria - prevede, all'art. 34, paragrafo 1, lettera e), che le persone fisiche, oltre che giuridiche, le quali abbiano causato il dissesto dell'ente siano tenute a risponderne: principio da ritenere riferibile non solo alle cause genetiche, ma anche all'aggravamento della situazione. 1.11.- Sulla scorta di tali considerazioni, il TAR rimettente ha rigettato quindi parzialmente, «nei sensi e nei limiti di cui in motivazione», il ricorso introduttivo del giudizio a quo e il ricorso per motivi aggiunti; ha dichiarato, nel contempo, rilevanti e non manifestamente infondate le questioni dianzi indicate, sospendendo il giudizio in corso. 2.- Si è costituita in giudizio la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, ricorrente nel giudizio a quo, la quale ha chiesto l'accoglimento delle questioni sollevate, rilevando come le argomentazioni del giudice rimettente recepiscano e sviluppino quanto da essa già sostenuto nel ricorso introduttivo del giudizio principale. 3.- Si è costituita, altresì, la Banca d'Italia, resistente nel giudizio a quo, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o, in subordine, non fondate. 3.1.- Ad avviso della Banca d'Italia, le questioni sarebbero inammissibili per difetto di rilevanza. In luogo di sospendere immediatamente il giudizio a quo a seguito dell'insorgenza dei dubbi di illegittimità costituzionale, il TAR rimettente si è, infatti, pronunciato con sentenza sulla legittimità di entrambi i provvedimenti impugnati, dichiarando infondate tutte le censure mosse nei confronti dei medesimi. In tal modo, il rimettente avrebbe già fatto applicazione della norma censurata, consumando il proprio potere decisorio. 3.2.- Le questioni sarebbero inammissibili anche per erronea individuazione della norma da sottoporre a scrutinio. Con esse il rimettente avrebbe lamentato le presunte limitazioni del sindacato giurisdizionale sui provvedimenti della Banca d'Italia: ottica nella quale egli avrebbe dovuto dubitare della legittimità costituzionale delle norme processuali che non attribuiscono sufficienti poteri al giudice, e non già della legittimità delle norme sostanziali che attribuiscono determinati poteri all'amministrazione. 3.3.- Nel merito, le questioni risulterebbero, comunque sia, non fondate. L'art. 28 Cost. non sarebbe pertinente, non potendo i commissari straordinari essere qualificati come funzionari pubblici. Contrariamente a quanto sostenuto dal rimettente, a seguito della nomina, i commissari assumerebbero infatti il ruolo di organi straordinari, non già della Banca d'Italia, ma della banca sottoposta alla procedura, a carico della quale sono, del resto, le indennità loro spettanti. Né potrebbe trarsi argomento contrario dal fatto che la Banca d'Italia possa perimetrare i poteri dei commissari in maniera diversa da quanto ordinariamente stabilito dalla legge e impartire loro istruzioni: nell'un caso e nell'altro, sarebbero, infatti, necessari provvedimenti amministrativi aventi efficacia esterna, e non già meri atti interni alla sfera organizzativa dell'amministrazione. L'art. 72, comma 4, t.u. bancario prevede, d'altro canto, che determinati atti dei commissari siano sottoposti ad autorizzazione della Banca d'Italia, evocando così un istituto che presuppone l'alterità soggettiva tra l'autorità concedente e il soggetto che viene autorizzato: il che escluderebbe il rapporto di immedesimazione organica ventilato dal rimettente, pervenendosi altrimenti all'assurdo di una autorità chiamata ad autorizzare sé stessa.