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all'Albergo etico ad Asti, ma che opera anche in altre parti d'Italia e all'estero; ai Gigli del Campo, in Provincia di Milano. Sono tutte realtà innovative che nascono dalla volontà di famiglie e genitori di poter fare qualcosa di più per i propri figli, perché dopo la quinta superiore di fatto cessano i servizi da parte dello Stato. L'autismo è una realtà che coinvolge oggi circa 600.000 italiani: una persona ogni 100 è affetta da autismo. Credo che chiunque di noi qui dentro, per i numeri che esistono, conosca persone affette da autismo, famiglie con figli autistici. I dati dell'INPS, che sono stati allegati alla relazione tecnica, ci dicono che in Italia ad oggi ci sono circa 7.600 lavoratori autistici: praticamente poco più dell'uno per cento delle persone affette da autismo oggi hanno diritto al lavoro. Sono circa 3.500 le aziende che offrono posti di lavoro a queste poco più di 7.600 persone. Ebbene, le norme che le Commissioni hanno approvato e che andremo ad approvare in via definitiva in questi giorni, dopo questa discussione, tendono proprio a favorire l'incremento dell'inclusione sociale e lavorativa di persone autistiche. Nei prossimi anni potremo misurare quale sarà l'effetto di queste norme e dobbiamo attenderci un incremento dei numeri che l'INPS ci ha offerto. Tali emendamenti presentati sono coperti con 14.333.000 euro a regime; non sono pochi e peraltro sono contabilizzati in maniera superiore rispetto alla previsione iniziale: vuol dire che da parte degli uffici della Ragioneria - li ringrazio per questa attività - è stato fatto un lavoro molto attento e scrupoloso di piena copertura delle spese di tali misure. Con l'approvazione dell'emendamento prima citato si apre una pagina nuova. Nel nostro Paese esistono strade innovative aperte da famiglie e realtà che stanno offrendo ai propri figli o comunque a persone con autismo possibilità nuove, attraverso il lavoro che - come ben sappiamo - è innanzitutto dignità. Altre strade potranno essere aperte grazie alle agevolazioni e alle norme che inseriamo nel nostro ordinamento. È un modo diretto per dare un sostegno tangibile e concreto alle persone che vivono una tale dimensione e alle loro famiglie. Desidero ringraziare tutti i Gruppi politici presenti in Aula, perché tutti hanno sottoscritto l'emendamento; tutti avevano condiviso le iniziative organizzate, tutti avevano sostenuto il disegno di legge, ma l'apposizione della firma da parte di tutti i Capigruppo e dei loro delegati, di tutti i Gruppi di maggioranza ma anche di opposizione, credo che sia stato un segnale bello e importante, qualcosa di significativo, che non accade spessissimo. È bello poter dire agli italiani che su questi temi ci sono compattezza e trasversalità e tutte le forze politiche remano nella stessa direzione. Bisogna sottolinearlo e quindi rinnovo i miei ringraziamenti a tutti i Gruppi per come si sono spesi. Il provvedimento può apparire limitato - parlavamo di 14.330.000 euro a regime - ma ha una significanza del tutto particolare proprio per gli obiettivi che si pone, innovando la normativa vigente e introducendo norme che oggi non ci sono. Esso permette, quindi, a più italiani di sentirsi pienamente parte del nostro Paese, pienamente parte della vita sociale ed economica dello Stato, beneficiando anche della dignità che uno stipendio può portare. Potrei raccontarvi di esperienze e vicende di ragazzi autistici che, con il proprio lavoro, hanno deciso di comprarsi un violino e hanno scoperto la dimensione della musica. Potrei raccontarvi di chi decide di aiutare la propria famiglia con lo stipendio che è stato finalmente conseguito. Ho assistito il 1° maggio all'inaugurazione di «PizzAut», la prima pizzeria in Italia gestita da ragazzi autistici, alla presenza del presidente Alberti Casellati, che voglio ringraziare non solo per quell'appuntamento, ma anche perché la cena di due anni fa, alla sua presenza, ha messo in moto un lavoro importante. È stato emozionante vedere un ragazzo autistico firmare il suo primo contratto di lavoro. Non sono molti - vi ho citato i numeri - i ragazzi, le persone autistiche che possono farlo; con queste norme apriamo una strada nuova. Credo che sia una scelta, una decisione politica di cui tutti quanti dobbiamo essere fieri. (Applausi) . PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Comincini. Ricordiamo le iniziative cui quest'Assemblea è stata unanimemente partecipe. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, condivido quanto detto dal senatore Comincini. Credo che il decreto fiscale e la legge di bilancio siano gli atti fondamentali di un Governo o di un Parlamento. Occorre una visione politica ampia, di prospettiva, di proposta, di crescita - come si usa dire adesso - direi anche di libertà, di superamento della fase pandemica e - auspichiamo - post pandemica, che obiettivamente è ancora difficile. Altro che società sfilacciata, come diceva De Rita! In certi aspetti è una società a brandelli: le amicizie crollano sulla divisione tra sì vax e no vax; l'odio e l'invidia sociale prosperano, purtroppo (assieme a tanto bene, senz'altro); la situazione sanitaria, se non è grave, è comunque molto seria e deve essere seguita, normata e fatta rispettare. Oggi ci sono forme di protesta che stanno travalicando le norme dell'ordine pubblico e anche quelle della convivenza. Penso che sul provvedimento in esame ogni parlamentare, in una maggioranza così larga ma anche eterogenea, possa mantenere una serenità e una piccola differenza di giudizio su alcuni fatti. Mi soccorre l'intuito del presidente Berlusconi che ci sprona ad andare avanti e sprona il Governo Draghi, ma siano ammesse alcune note e alcuni suggerimenti al Governo da parte del Senato. Penso anche agli insegnamenti di altri personaggi illustri e voglio pronunciare in quest'Aula il nome di Ennio Doris, un grande italiano che obbediva al principio secondo cui c'è sempre domani. Passiamo al contenuto del decreto-legge, dopo le nottate degli emendamenti, in cui più o meno tutti i Gruppi hanno avuto qualcosa, sulla base delle sensibilità diverse e della rappresentanza di interessi che a volte non coincidono, ma formano la società italiana: sulle proroghe fiscali penso che si poteva e si dovrebbe in prospettiva consentirle, anche se non è stato possibile questa volta, perché una proroga di nove giorni non è significativa. Penso che chi non riesce a pagare non lo fa apposta, ma proprio non ce la fa, per motivi legati alla propria attività, alla difficoltà di incassare, alla difficoltà di fare utile. Probabilmente quando si fa una proroga - e bisognava farla nell'epoca Covid e tuttora - bisogna pensare che poi le scadenze si raddoppiano, gli importi si raddoppiano. Allora bisogna pensare a piani di rientro a lunga e lunghissima scadenza, che fanno cassa nel medio-lungo periodo per l'erario, ma danno anche più facilità a chi si è trovato in difficoltà. Si potrebbero stornare da qualche voce significativa qualche centinaio di milioni per il ritardo in caso di ulteriore impossibilità a pagare, per esempio dal reddito di cittadinanza, ma poi ripristinarlo in corso d'anno.