[pronunce]

; impegno del quale sarebbero espressione le interrogazioni 2/01770 del 21 aprile 1999, 3/00010 del 29 aprile 1994 e 3/00009 del 29 aprile 1994, mentre «il costante impegno ispettivo» del deputato Sgarbi in relazione al problema della 'gestione' dei collaboratori di giustizia sarebbe testimoniato dalle interrogazioni 4/08683 del 21 marzo 1995, 2/00252 del 21 ottobre 1996, 3/01624 del 28 ottobre 1997. La risonanza in ambito parlamentare della attività di consulenza prestata dal deputato Arlacchi per il Ministero degli interni sarebbe a sua volta dimostrata dalle interrogazioni 4/05288 del 16 novembre 1994 e 4/14128 del 27 settembre 1995, a firma del deputato Vincenzo Fragalà. Infine la Camera sottolinea che, allorché le dichiarazioni siano rese nell'ambito di una polemica politica tra soggetti che ricoprono (o ricoprivano, come nella vicenda del giudizio a quo) entrambi la carica di parlamentare, l'appartenenza delle opinioni espresse «alla sfera politico-parlamentare» dovrebbe ritenersi «insita» nella qualità degli interessati. Con memoria depositata il 26 novembre 2004 la Camera, nel richiamare integralmente eccezioni e deduzioni formulate nell'atto di costituzione, insiste in particolare sulla «irricevibilità e/o inammissibilità» del conflitto sotto il profilo della omessa riproduzione nell'atto introduttivo delle frasi pronunciate dal deputato Sgarbi, che dovrebbero costituire oggetto del conflitto medesimo. A tal proposito la resistente sottolinea come la «personale sintesi» delle dichiarazioni del deputato, contenuta nel ricorso, «non è idonea a prospettare i termini della controversia sottoposta alla cognizione della Corte». Dovendo la Corte valutare la riconducibilità delle opinioni espresse dal parlamentare alla sfera di operatività della garanzia costituzionale della insindacabilità, è «indispensabile che tali opinioni vengano riportate in termini oggettivi e compiuti», perché diversamente la Corte finirebbe per «pronunziarsi sulle valutazioni effettuate dal giudice ricorrente in ordine alle dichiarazioni di cui si tratti», invece che sulle dichiarazioni stesse. Al riguardo, non potrebbe avere rilievo che la Corte abbia comunque la possibilità di prendere cognizione delle frasi effettivamente pronunciate, atteso «il criterio dell'autosufficienza del ricorso introduttivo». Sotto altro aspetto, la lamentata anomalia del ricorso lederebbe anche il principio del contraddittorio, risultando «incerto, dal punto di vista difensivo, se il contraddittorio concernente la sfera di operatività della garanzia costituzionale di cui all'art. 68, primo comma, Cost. debba riguardare le dichiarazioni così come rese dal parlamentare ovvero il tenore e il significato che ha ritenuto personalmente di ravvisarvi il giudice». Nel merito, la memoria ripercorre le considerazioni già svolte nell'atto di costituzione.1. - Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, promosso dalla Corte d'appello di Roma nei confronti della Camera dei deputati, investe la deliberazione con cui l'Assemblea, nella seduta del 17 gennaio 2001, ha affermato - a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione – l'insindacabilità delle opinioni espresse dal deputato Vittorio Sgarbi, per le quali pende giudizio civile per risarcimento danni promosso da Pino Arlacchi. Le espressioni ritenute offensive erano state pronunciate nel corso della trasmissione televisiva 'Sgarbi quotidiani' del 13 gennaio 1996, e si riferivano, come emerge dalla esposizione in fatto, ai vantaggi anche economici che il «deputato progressista Arlacchi» avrebbe tratto dalla pubblicazione di un suo libro dedicato al processo in corso a Palermo contro il senatore Andreotti, venduto «sulla pelle di Andreotti», che quando era stato Presidente del Consiglio aveva chiamato lo stesso Arlacchi a svolgere attività di consulente sulla mafia e sui pentiti. 2. - Questa Corte, con ordinanza n. 379 del 2002, ha ritenuto, in sede di prima e sommaria delibazione, ammissibile il conflitto, riservando espressamente all'attuale fase processuale, nella quale il giudizio si svolge nel contraddittorio tra le parti, ogni ulteriore decisione, anche relativamente all'ammissibilità. 3. - Il ricorso è inammissibile. Nell'atto di costituzione, nella successiva memoria depositata in prossimità dell'udienza pubblica e nella discussione nel corso dell'udienza stessa, la difesa della Camera dei deputati resistente ha eccepito sotto vari profili l'inammissibilità o improcedibilità del ricorso. In particolare, la resistente rileva che nell'atto introduttivo non sono riprodotte le frasi ritenute offensive pronunciate dal deputato Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva, ma è contenuta una ricostruzione dei giudizi nei confronti di Arlacchi che non corrisponde al tenore testuale delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi: da un lato la mancata riproduzione delle frasi pronunciate renderebbe carente la prospettazione del thema decidendum, dall'altro la libera rielaborazione del tenore di tali frasi impedirebbe di «discernere le dichiarazioni sulle quali si è formato il convincimento del giudice in ordine alla elevazione del conflitto». In effetti, l'atto introduttivo del ricorso non contiene una compiuta esposizione dei fatti, non solo perché non vengono riportate le frasi pronunciate dal deputato Sgarbi nel corso della trasmissione televisiva – frasi che assumono importanza fondamentale ai fini dell'accertamento dell'eventuale nesso funzionale con atti parlamentari tipici di cui le frasi potrebbero essere la divulgazione -, ma soprattutto perché, in luogo delle parole pronunciate nel corso della trasmissione, vengono espresse valutazioni circa l'incidenza lesiva delle dichiarazioni del deputato Sgarbi sull'impegno «scientifico, politico e civile contro la criminalità organizzata» di Arlacchi. È ben vero che le frasi pronunciate dal deputato Sgarbi sono riprodotte nella deliberazione di insindacabilità allegata al ricorso della Corte d'appello, ma ciò che rende il ricorso inammissibile non è solo, come s'è già detto, l'aver omesso di riprodurre quelle frasi nel ricorso, bensì la loro sostituzione con una libera rielaborazione ad opera dell'autorità giudiziaria ricorrente. Ne risulta, infatti, una impropria sovrapposizione tra l'oggettiva rilevanza delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi e l'interpretazione soggettiva che ne è stata data, che interferisce con l'accertamento del nesso funzionale tra le frasi pronunciate nel corso della trasmissione televisiva e gli eventuali atti parlamentari tipici di cui le frasi stesse potrebbero essere la divulgazione esterna. La mancanza di una compiuta esposizione dei presupposti di fatto del conflitto di attribuzione si traduce, a norma degli artt. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, nel difetto di un requisito essenziale del ricorso, che deve conseguentemente essere dichiarato inammissibile..