[pronunce]

In secondo luogo, la stessa disciplina statale dispone che, fatte salve le intese stipulate, ai sensi dell'art. 1, commi 558 e 560, della legge n. 296 del 2006, le amministrazioni pubbliche predispongono, entro il 30 aprile 2008, nell'ambito della programmazione triennale dei fabbisogni per gli anni 2008, 2009 e 2010, piani per la progressiva stabilizzazione del personale non dirigenziale già utilizzato con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, in essere alla data di entrata in vigore della legge n. 244 del 2007 e che alla stessa data abbia già espletato attività lavorativa per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007, presso la stessa amministrazione, fermo restando quanto previsto dall'art. 1, commi 529 e 560, della legge n. 296 del 2006 (art. 3, comma 94, della legge n. 244 del 2007). L'art. 54, comma 1, della legge calabrese, invece, nel prevedere termini completamente differenti, di fatto allargherebbe a dismisura la forbice prevista dalla legge statale per la stabilizzazione del personale precario. 1.3. - Quanto al successivo comma 2 dello stesso art. 54, la difesa erariale espone che esso stabilisce che, anche ai fini dell'attuazione dell'art. 43 della legge della Regione Calabria n. 15 del 2008, la Giunta regionale è autorizzata alla trasformazione in contratti a tempo determinato dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa in essere alla data di entrata in vigore della legge in esame ovvero a quella di entrata in vigore della legge n. 244 del 2007, e che abbiano maturato o che maturino nel corso del periodo contrattuale almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, nel quinquennio precedente alla data di entrata in vigore della legge regionale n. 19 del 2009 o nell'arco del periodo contrattuale in corso, ed abbiano superato una selezione pubblica finalizzata all'instaurazione del rapporto di lavoro. Ad avviso del ricorrente tale norma, oltre ad essere suscettibile di censure analoghe a quelle svolte in riferimento al comma 1, sarebbe illegittima perché prevede una generalizzata trasformazione a domanda dei suddetti contratti di collaborazione in contratti di lavoro a tempo determinato, senza indicare limiti e presupposti. Sussisterebbe dunque una lesione degli artt. 3 e 97 Cost., mancando sia il riferimento a specifiche esigenze organizzative, sia l'individuazione e la programmazione del fabbisogno di personale, in contrasto con i principi di buon andamento della pubblica amministrazione. Il Presidente del Consiglio dei ministri aggiunge che il legislatore statale, all'art. 17, comma 10, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, legge 3 agosto 2009, n. 102, ha previsto che nel triennio 2010-2012 le amministrazioni pubbliche, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e dei vincoli finanziari stabiliti dalla normativa vigente in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale, secondo i rispettivi regimi limitativi fissati dai documenti di finanza pubblica, possono bandire concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato con una riserva di posti, non superiore al 40 per cento dei posti messi a concorso, per il personale non dirigenziale in possesso dei requisiti di cui all'art. 1, commi 519 e 558, della legge n. 296 del 2006 e dell'art. 3, comma 90, della legge n. 244 del 2007. A norma dell'art. 17, comma 11, del decreto-legge n. 78 del 2009, poi, nello stesso triennio 2010-2012, le amministrazioni possono altresì bandire concorsi pubblici per titoli ed esami, finalizzati a valorizzare con apposito punteggio l'esperienza professionale maturata dal personale di cui al precedente comma 10 e dal personale di cui all'art. 3, comma 94, lettera b), della legge n. 244 del 2007. Anche queste disposizioni statali si inseriscono nell'ambito del coordinamento della finanza pubblica in quanto disposizioni volte al contenimento della spesa e quindi la legge regionale, disciplinando in modo difforme da esse, violerebbe l'art. 117, terzo comma, della Costituzione. 2. - La Regione Calabria si è costituita ed ha chiesto che la Corte dichiari irricevibile il ricorso o comunque inammissibili o non fondate le questioni di legittimità costituzionale con esso sollevate. 2.1. - Ad avviso della difesa regionale, il ricorso sarebbe irricevibile o inammissibile, perché notificato oltre il termine di sessanta giorni decorrente dalla data di pubblicazione della legge regionale n. 19 del 2009. 2.2. - Circa la questione sollevata in riferimento all'art. 12 della stessa legge regionale, la resistente deduce che essa sarebbe inammissibile per inconferenza dei parametri evocati. Nel merito la questione sarebbe non fondata, non essendovi prova della distrazione dei fondi ex GESCAL dalla loro destinazione istituzionale, poiché nell'unità di previsione di base 3.2.02.01 sono allocati anche fondi di altra provenienza e non risulta che questi ultimi sarebbero incapienti rispetto agli stanziamenti disposti dalla norma impugnata. Inoltre, non sarebbe possibile sostenere che la norma stessa vìoli i principi fondamentali in materia di bilancio o che essa sia priva di copertura finanziaria, poiché la legge regionale non ha omesso di quantificare la spesa pluriennale da essa introdotta. 2.3. - La Regione Calabria afferma che sono infondate anche le censure svolte contro l'art. 54, commi 1 e 2, della legge regionale n. 19 del 2009, disposizioni che rispettano i limiti imposti dalla legislazione statale in tema di stabilizzazione. Infatti le Regioni sarebbero vincolate solamente dai principi dettati dalla normativa statale in riferimento ai soggetti che hanno la possibilità di vedere stabilizzato il relativo rapporto. Non rientrerebbe tra i principi vincolanti per le Regioni, invece, l'àmbito temporale previsto dalla legislazione statale. 3. - Con successivo atto depositato il 12 gennaio 2010, il Presidente del Consiglio dei ministri ha rinunciato all'impugnazione contenuta nel ricorso limitatamente all'art. 12, commi 1 e 2, della legge della Regione Calabria n. 19 del 2009.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, in riferimento agli artt. 3, 81, quarto comma, 97 e 117, terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 12, commi 1 e 2, e 54, commi 1 e 2, della legge della Regione Calabria 12 giugno 2009, n. 19 [Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario (collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2009) - Art. 3, comma 4, della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8]. 1.1.