[pronunce]

Il ricorso sarebbe, infine, inammissibile poiché non avrebbe motivato, nemmeno succintamente, per quale ragione le disposizioni invocate a parametro interposto costituirebbero principi fondamentali. 4.- In prossimità dell'udienza pubblica del 18 ottobre 2016, la Regione Sardegna ha depositato, in data 16 settembre 2016, alcuni documenti al fine di dimostrare le modalità di funzionamento del sistema regionale di protezione civile. In data 27 settembre 2016, ha inoltre presentato istanza di rinvio dell'udienza, in quanto sarebbe all'esame della Giunta regionale uno schema di deliberazione concernente «Indirizzi per l'attivazione e l'allestimento degli uffici territoriali quali strutture periferiche della Direzione generale della Protezione civile previsti dall'art. 1 della L.R. n. 36/2013». Sempre in data 27 settembre 2016 la difesa regionale ha depositato una memoria in cui ribadisce la richiesta di improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse del ricorrente a coltivare il gravame, in quanto la legge n. 56 del 2014 avrebbe abrogato le disposizioni evocate a parametro interposto. In alternativa, insiste per l'inammissibilità del ricorso, proprio perché tali norme interposte sarebbero state abrogate. A tal fine, la difesa regionale ricorda che - nella legge n. 56 del 2014 e negli atti che sono stati in seguito approvati dalla Conferenza unificata - le funzioni di protezione civile non rientrano tra le funzioni fondamentali che devono essere mantenute in capo alle Province. Ribadisce, in subordine, l'eccezione di inammissibilità in quanto il ricorrente non avrebbe indicato le disposizioni che assicurano alla Regione Sardegna uno speciale ambito di autonomia e, in particolare, l'art. 3, primo comma, lettera b), dello statuto, che assegnerebbe alla Regione una competenza legislativa di rango primario in materia di «ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni», e l'art. 43 del medesimo statuto, che rimetterebbe alla legge regionale la disciplina delle «funzioni» delle Province. Nel chiedere che, nel merito, il ricorso sia rigettato, la difesa regionale illustra l'attuale organizzazione e funzionamento del sistema di protezione civile nella Regione Sardegna, al fine di dimostrare l'infondatezza dei «timori paventati dal ricorrente», il quale avrebbe lamentato che non vi sia più alcun ente territoriale che eserciti le funzioni di previsione e prevenzione dei rischi. Sul punto, la difesa regionale afferma che, con riferimento alle funzioni di attuazione delle attività di previsione e prevenzione dei rischi, con decreto del Presidente della Regione Sardegna n. 156 del 30 dicembre 2014, sarebbe stato reso operativo, a far data dal 1° gennaio 2015, il Centro funzionale decentrato regionale; che la funzione di prevenzione dei rischi sarebbe esercitata attraverso i c.d. presidi territoriali; che, infine, quanto alla funzione di predisposizione dei piani provinciali di emergenza, la Giunta regionale, con deliberazione n. 20/10 del 12 aprile 2016, ha dettato le «Linee guida per la pianificazione comunale e intercomunale di protezione civile», al fine di dotare i Comuni del supporto tecnico della Regione nel processo di redazione dei piani di emergenza. Da tale quadro emergerebbe che le funzioni un tempo presidiate dalle Province sarebbero state ricollocate in capo alla Regione, ad uffici territoriali della stessa, a Comuni od unioni di Comuni, in linea con le scelte operate dal legislatore nazionale con la legge n. 56 del 2014. Osserva, infine, che la legge della Regione Sardegna 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali in Sardegna), nel provvedere al riordino delle autonomie locali, ha stabilito, all'art. 24, comma 4, che «Le province e le loro circoscrizioni non costituiscono ambito necessario per l'organizzazione decentrata degli uffici regionali» e, pertanto, che la riallocazione a livello regionale e comunale delle funzioni precedentemente esercitate in ambito provinciale sarebbe non soltanto un atto legittimo, ma un atto addirittura dovuto.1.- Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questioni di legittimità costituzionale degli artt. 1 e 4 della legge della Regione Sardegna 20 dicembre 2013, n. 36 (Disposizioni urgenti in materia di protezione civile), per violazione dell'art. 117, terzo comma, della Costituzione, in relazione alle disposizioni contenute all'art. 108, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59). Le disposizioni impugnate, rispettivamente, istituiscono gli uffici territoriali quali strutture periferiche della Direzione generale di protezione civile operanti a livello sovracomunale e modificano gli artt. 69 e 70 della legge della Regione Sardegna 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali). In particolare, l'art. 1 della legge reg. Sardegna n. 36 del 2013 prevede che, nelle more della definizione del nuovo ordinamento degli enti locali, gli istituiti uffici territoriali, quali strutture periferiche della Direzione generale della protezione civile operanti in ambito sovracomunale, esercitano le seguenti funzioni: a) attività organizzative e di gestione del volontariato; b) predisposizione, in ambito sovracomunale, del programma di previsione e prevenzione rischi; c) supporto alla predisposizione dei piani comunali di protezione civile; d) attività istruttorie e di verifica degli interventi di cui alla legge della Regione Sardegna 21 novembre 1985, n. 28 (Interventi urgenti per le spese di primo intervento sostenute dai comuni, province e comunità montane in occasione di calamità naturali ed eccezionali avversità atmosferiche); e) pianificazione e coordinamento delle esercitazioni di protezione civile in ambito sovracomunale. L'art. 4 della legge reg. Sardegna n. 36 del 2013, per parte sua, abroga alcune disposizioni contenute nella legge reg. Sardegna n. 9 del 2006. All'art. 69, comma 1, lettera b), di tale legge sono abrogate le parole «provinciali e»: ne consegue che la Regione non svolge più l'attività di indirizzo e coordinamento finalizzata alla predisposizione dei piani provinciali di emergenza in caso di eventi calamitosi di cui all'art. 2, comma 1, lettera b), della legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile), ossia per gli «eventi naturali o connessi con l'attività dell'uomo che per loro natura ed estensione comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria». All'art. 70 della medesima legge è abrogata la lettera c) del comma 2, la quale assegnava alle Province le attività organizzative e di utilizzo del volontariato e le relative attività formative, secondo le indicazioni della programmazione regionale.