[pronunce]

– Ad avviso del giudice a quo, da tale pronuncia possono trarsi ulteriori argomenti a sostegno della non manifesta infondatezza delle questioni sollevate. In primo luogo, nella fattispecie in esame non sussistono esigenze identiche a quelle che hanno giustificato lo speciale trattamento riservato agli enti locali in stato di dissesto, atteso che la Fondazione Ordine Mauriziano non è un ente «costituzionalmente necessario» ed è, comunque, un soggetto distinto dall'Ente Ordine Mauriziano; sicché non sembra rispondente a ragionevolezza «la decisione del legislatore di adottare una procedura concorsuale speciale rispetto alla disciplina applicabile alla generalità dei casi». 1.6.2. – In secondo luogo, posto che l'art. 3, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 277 del 2004 prevede l'estinzione solo delle procedure esecutive pendenti instaurate sulla base di particolari titoli esecutivi, la scelta del legislatore non può dirsi giustificata dall'esigenza di evitare la concorrente pendenza di procedure esecutive individuali e concorsuali. 1.6.3. – In terzo luogo, quanto alla tutela offerta ai creditori nel procedimento amministrativo di liquidazione, non sembra applicabile nella fattispecie il principio enunciato dalla Corte costituzionale, secondo cui il silenzio del legislatore non può mai significare sottrazione alla «ordinaria verifica giurisdizionale», giacché l'art. 3, comma 1, lettera f), del decreto-legge n. 277 del 2004, avendo espressamente previsto solo la possibilità di ricorrere al Ministro dell'interno, ha inteso escludere la possibilità di esperire rimedi di natura giurisdizionale. Peraltro, quand'anche si ritenesse possibile esperire mezzi di tutela giurisdizionale, sussisterebbe, tuttavia, un profilo di irragionevolezza e disparità di trattamento, atteso che i creditori esclusi dovrebbero preventivamente ricorrere al Ministro e solo contro la decisione di questo potrebbero rivolgersi al giudice competente, mentre i creditori ammessi, per impugnare l'ammissione di altri creditori, potrebbero adire direttamente la via giurisdizionale. In conclusione, l'art. 3, comma 1, lettera f), del decreto-legge n. 277 del 2004 contrasterebbe con gli artt. 3 e 24 Cost., nonché con il principio di ragionevolezza, «nella parte in cui prevede, unicamente per i creditori esclusi, la possibilità di ricorrere al Ministro dell'interno, invece del diritto di tutti i soggetti interessati di adire il competente organo giurisdizionale per ottenere piena tutela delle rispettive posizioni, analogamente a quanto previsto nella generalità delle procedure concorsuali e in particolare nella liquidazione coatta amministrativa» 1.7. – Quanto alla rilevanza delle questioni, il giudice rimettente osserva che le censure da lui mosse «non attengono al livello di controllo giurisdizionale garantito, come tale sindacabile in giudizi successivi eventualmente proposti dai singoli per ottenere tutela dei propri diritti ed interessi, ma all'irragionevole disparità di trattamento dei diversi creditori, direttamente conseguente alla decisione di estinzione o improseguibilità della presente procedura». 2. – Si è costituita nel giudizio la 3B s.r.l., creditrice pignorante nel processo a quo, la quale ha chiesto che sia dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 2 e 3 del decreto-legge 19 novembre 2004, n. 277 (Interventi straordinari per il riordino e il risanamento economico dell'Ente Ordine Mauriziano di Torino), convertito, con modificazioni, nella legge 21 gennaio 2005, n. 4. 2.1. – La deducente osserva, in primis, che la previsione della estinzione delle procedure esecutive pendenti è contraddittoria rispetto alla disposizione dell'art. 3, comma 1, lettera a), del citato decreto-legge, la quale stabilisce che, per un periodo di ventiquattro mesi, «non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti della Fondazione per debiti dell'Ente»: se i creditori riacquistano la facoltà di agire in via esecutiva allo scadere del periodo di moratoria, sarebbe stato logico prevedere, per tale periodo, «una sorta di sospensione ex lege con facoltà di poter poi proseguire la procedura medesima in base al disposto dell'art. 627 cod. proc. civ.». 2.2. – Osserva, poi, che la disposizione che sottrae all'autorità giudiziaria l'accertamento dei diritti dei creditori, per devolverlo a organi non giurisdizionali (il commissario straordinario e, in secondo grado, il Ministro dell'interno), contrasterebbe coi principi sanciti negli artt. 24 e 25 Cost., e violerebbe altresì l'art. 3 Cost., in quanto pone sullo stesso piano i creditori che si sono attivati tempestivamente, agendo in via esecutiva, rispetto a quelli che sono rimasti del tutto inerti. 2.3. – Sotto altro profilo, il contrasto con il principio di uguaglianza risulterebbe da ciò, che la normativa impugnata tende non già a soddisfare interessi generali o diffusi, ma ad avvantaggiare un solo soggetto, per di più privato, qual è la Fondazione Ordine Mauriziano. 2.4. – Inoltre, la previsione del blocco degli interessi, di cui alla lettera d) dell'art. 3, comma 1, del decreto-legge in questione, «costituisce una vera espropriazione di diritti acquisiti», violando pure il principio di autonomia contrattuale sancito dall'art. 41 Cost. 2.5. – La deducente osserva, ancora, che si è creata una procedura concorsuale ad personam, nella quale nemmeno sono assicurate le elementari garanzie previste in ogni altra procedura concorsuale. 2.6. – Infine, essa denuncia come lesivo dei principi degli artt. 3, 24 e 41 Cost. «lo scorporo dal patrimonio della Fondazione destinato a soddisfare i creditori di una cospicua parte dei beni già di proprietà dell'Ordine Mauriziano, beni sui quali i creditori fondatamente contavano per poter soddisfare le loro ragioni» (art. 2740 del codice civile). 3. – Si sono, altresì, costituite la Advanced Medical Supplies s.a., la Emopass s.r.l. e la ME.DI s.r.l., creditrici intervenute nel processo a quo, le quali hanno chiesto che la emananda pronuncia di incostituzionalità sia estesa all'art. 2, commi 2 e 3, nonché a tutto l'art. 3 del decreto-legge n. 277 del 2004. 3.1. – Le deducenti asseriscono che l'illegittimità dell'art. 3, comma 1, lettera b), «trae con sé in via consequenziale» l'illegittimità dell'art. 3, comma 1, lettera a), «vista la stretta connessione tra le due previsioni». La sospensione delle esecuzioni pendenti, che, espunta la lettera b), conseguirebbe – secondo il giudice rimettente – dall'applicazione della sola lettera a), in realtà, dato il disposto della lettera c), «sarebbe del tutto fittizia, in quanto semplicemente non si troverebbero più i beni già pignorati». Non potrebbe, allora, non essere travolta anche la lettera c). 3.2.