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si tratta di un distanziamento fisico di almeno un metro, che però è veramente importante. La terza regola è l'utilizzo delle misure igieniche fondamentali, a partire dal lavaggio delle mani. Questi tre principi restano essenziali, sono le tre armi decisive per provare ad affrontare la fase della convivenza. Anche qui - lo ripeto solo per un istante - credo che non dobbiamo commettere l'errore di porre in contraddizione la questione sanitaria con la questione economica e sociale. La penso esattamente all'opposto: ritengo che la vittoria sanitaria sia la premessa fondamentale per la ripartenza economica e sociale. Non basteranno provvedimenti o interventi di natura nazionale, internazionale, regionale, gli sforzi che pure si stanno facendo, se non avremo la capacità di tenere sotto controllo il virus. Non mettiamole in contraddizione l'una con l'altra, quindi: sono due pezzi di una strategia che dobbiamo assolutamente provare a tenere insieme. Sulla vicenda dello stato di emergenza credo di aver usato parole di grande chiarezza: nessuna decisione è stata assunta. Personalmente ritengo indispensabile il confronto con il Parlamento. Il Presidente del Consiglio dei ministri sarà qui entro la scadenza dello stato di emergenza, prevista per la fine di questo mese, e avrà modo chiaramente di esplicitare un confronto vero, serrato. Ho anche segnalato il mio punto di vista: io credo che dobbiamo trovare un equilibrio e che può esserci un equilibrio possibile tra la necessità assoluta di rispettare l'articolo 32 della Costituzione, quindi di difendere la tutela della salute, e al tempo stesso il bisogno di rispettare fino in fondo le prerogative del Parlamento, le fonti primarie e il nostro impianto democratico. Anche al riguardo, fatemi ripetere solo per un istante un concetto che ho toccato velocemente nella mia introduzione, ma che mi sembra particolarmente significativo: all'inizio di questa epidemia, quando vedevamo le immagini della Cina e le misure incredibili che in quel Paese venivano assunte, tanti commentatori hanno segnalato come sarebbe stato impossibile, in un Paese delle libertà, in un Paese della democrazia e della tutela dei diritti individuali portata giustamente all'ennesima potenza, gestire l'emergenza. Ecco, penso che la storia abbia dimostrato esattamente l'opposto. La mia opinione è che la democrazia è stata un punto di forza. Non abbiamo piegato quella curva a seguito di misure di natura securitaria che abbiamo imposto al Paese; abbiamo piegato quella curva perché siamo riusciti a costruire una sintonia profonda con i cittadini di questo Paese, che a un certo punto hanno colto fino in fondo il rischio che si correva e si sono sostanzialmente messi in uno spirito assolutamente responsabile di collaborazione rispetto alle misure che a livello nazionale come a livello regionale venivano messe in campo. Penso quindi che dobbiamo lavorare per costruire questo equilibrio; la mia opinione è che le condizioni ci siano tutte. Come ho detto, continueremo a lavorare su alcuni punti essenziali. Ho parlato dei vaccini: è evidente che il vaccino per noi è un orizzonte da coltivare con grandissima convinzione, e vedere che l'Italia è a testa alta dentro questa partita, anche con competenze e conoscenze, con attività industriali di primissimo piano che vengono riconosciute dai nostri interlocutori internazionali, va sicuramente nella direzione giusta. Compito delle istituzioni sarà evidentemente verificare la sicurezza e fare tutto quello che è necessario perché il vaccino arrivi certamente nel più breve tempo possibile, ma nell'assoluta sicurezza. Da ultimo, mi sia consentito un messaggio legato più in generale al nostro Servizio sanitario nazionale. Vorrei che il Parlamento su questo fosse unito, e mi sembra che gli interventi di oggi segnalino una necessità univoca di ricominciare ad investire, di chiudere la stagione dei tagli che ci siamo portati per troppo tempo negli ultimi anni e di riconoscere nel Servizio sanitario nazionale un bene collettivo del nostro Paese, un asset strategico fondamentale su cui fare il miglior investimento possibile. Sono orgoglioso del nostro Servizio sanitario nazionale e sono orgoglioso in modo particolare dell'impianto e del principio universalista che lo ha ispirato e che ha messo in campo: l'idea che di fronte a un essere umano malato non deve contare nulla se non la necessità assoluta di rispondere a quel bisogno e a quelle esigenze. (Applausi) . Noi dobbiamo, tutti insieme, lavorare per difendere questa impostazione. Da ultimo, rispetto alla richiesta che mi viene rivolta dal Presidente di esprimere un'opinione sulle risoluzioni, esprimo parere favorevole sulla risoluzione di maggioranza e non posso esprimere parere favorevole sulle risoluzioni presentate dai senatori di minoranza, anche perché vanno molto oltre quello che è l'ambito della nostra discussione, cioè quanto indicato dal comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19. Tuttavia, voglio utilizzare questi ultimi secondi della mia replica in Senato per dire che ho letto con attenzione l'interrogazione che il senatore Romeo ha voluto rivolgermi e di cui sono soltanto ora venuto a conoscenza: mi sembra che ponga un tema di assoluto buonsenso su cui sin da subito mi impegno ad interloquire. Ritengo che il Parlamento sul tema del piano pandemico debba necessariamente essere coinvolto e che si possa costruire insieme un'interlocuzione, anche in brevissimi termini temporali, perché il nostro Paese ha sicuramente un grande bisogno dell'aggiornamento di questo piano, a cui già da settimane siamo al lavoro. (Applausi) . PRESIDENTE . Passiamo alle votazioni. ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, signor Ministro, cara ci è costata la chiusura della stagione dei tagli, perché la chiusura della stagione dei tagli - come lei l'ha definita - non è stata oggetto di una decisione politica, di una maggioranza che ha deciso di tornare ad investire nel Servizio sanitario nazionale o qualcosa di simile: è stata semplicemente il frutto di quello che è accaduto, cioè una delle più grandi emergenze della storia repubblicana, e necessitata evidentemente dai gravi ritardi manifestati dal nostro Servizio sanitario nazionale. Ma di questo parleremo più avanti. Il 31 luglio, che è la data rispetto alla quale vengono spostate (a malapena di quindici giorni) le disposizioni dei provvedimenti citati nella proposta di DPCM, deve essere a nostro avviso una sorta di spartiacque, una linea di non ritorno: qualcosa che ci induce a non ripetere tutto ciò che è accaduto. Questo non lo diciamo perché vogliamo anticipare quelli che saranno i giudizi sull'attività di Governo nell'affrontare l'emergenza pandemica, ma perché è del tutto evidente che di fronte ad alcune cose magari ben fatte, molte ascrivibili agli operatori e ai volontari del nostro Servizio sanitario nazionale, sono stati compiuti leggerezze, ritardi e omissioni che evidentemente non sono auspicabili per i prossimi mesi. Soprattutto non sono ripetibili le semplificazioni, le scorciatoie, le conferenze stampa reiterate, le fake news diramate a reti unificate e le normative secondarie assurte a norma primaria per limitare i diritti costituzionalmente garantiti. Ecco, tutto ciò, che fa parte della forma (ma vorrei dire banalmente che nelle istituzioni la forma notoriamente è sostanza, Ministro), non deve più ripetersi.