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In tale prospettiva, volendo offrire un riconoscimento all'attività svolta dai tirocinanti di cui all' articolo 73 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, per un tempo significativo, si è previsto che l'esisto positivo di tale tirocinio, sia direttamente abilitante al concorso in magistratura. Svolgere per un certo periodo di tempo tirocinio presso gli uffici giudiziari, specie se inserito nelle strutture organizzate dell'ufficio per il processo, permette certamente ai giovani laureati di entrare in diretto contatto con molte delle figure professionali della giustizia (magistrati, avvocati, personale amministrativo), e contribuisce a porre le basi per la costruzione di una cultura comune, nel rispetto delle differenti professionalità. Ciò premesso, il giudice onorario potrà essere impiegato all'interno dell'ufficio per il processo, per la predisposizione degli atti preparatori, necessari o utili per l'esercizio della funzione giurisdizionale (ad esempio: studio del fascicolo, ricerche dottrinali e giurisprudenziali, predisposizione di minute di provvedimenti) e, quindi, compiti di natura non giurisdizionale. Inoltre, potranno essere loro delegate funzioni propriamente giurisdizionali, ma limitate alla risoluzione di questioni di non particolare complessità, tenuto conto delle direttive del giudice professionale delegante: ad esempio, provvedimenti di liquidazione, provvedimenti di fissazione dell'udienza, assunzione di testimoni o giuramento del consulente tecnico d’ufficio, provvedimenti di volontaria giurisdizione. Rimane fermo che, al fine di assicurare il rispetto del principio costituzionale di autonomia e indipendenza della magistratura (ivi inclusa quella onoraria), quando il giudice onorario ritiene di non poter provvedere in concreto secondo le direttive ricevute dal giudice professionale, possa rimettere a quest'ultimo la decisione. Questo modulo della delega governata da direttive consente un'estrema flessibilità ed efficienza nella gestione del ruolo, perché da un lato consente l'aumento di produttività valorizzando la professionalità dei giudici onorari e, dall'altro, accelera l'adozione dei provvedimenti in quanto evita che anche per le questioni più semplici i provvedimenti debbano essere controllati dal giudice professionale. Infine, i giudici onorari possono essere impiegati al di fuori della struttura organizzativa denominata ufficio per il processo, in casi tassativi la cui individuazione è rimessa al legislatore delegato. La natura residuale di questa modalità di impiego del giudice onorario si fonda sul recupero di efficienza che deriverà dall'istituzione dell'ufficio per il processo e dalla riforma della magistratura onoraria (tra cui l'attribuzione al giudice di pace della competenza di un numero rilevante di procedimenti civili). Il legislatore ha quindi scelto di riservare al giudice professionale, in via tendenzialmente esclusiva, la decisione delle cause vertenti nelle materie assegnate alla competenza del tribunale. 7. Ufficio dei vice procuratori onorari L'ufficio dei vice procuratori onorari costituisce la struttura organizzativa, all'interno della procura della Repubblica, che è delineata sulla falsariga dell'ufficio per il processo. Si prevede che ne facciano parte non solo i vice procuratori onorari ma anche i tirocinanti ex articolo 73 del citato decreto-legge n. 69 del 2013 e quelli di cui all'articolo 37, commi 4 e 5, del citato decreto-legge n. 98 del 2011. I compiti dei vice procuratori onorari saranno disciplinati secondo princìpi e criteri direttivi analoghi a quelli previsti per i giudici onorari, a cui per brevità si rinvia. 8. Durata dell'incarico In attuazione dell'articolo 106 della Costituzione, si prevede che l'incarico di magistrato onorario debba avere indefettibilmente natura temporanea. La durata viene quindi fissata per un periodo non superiore a quattro anni e si prevede la possibilità di conferme per ulteriori due quadrienni, previa positiva valutazione di professionalità. Dunque la durata dell'incarico non può essere, complessivamente, superiore a dodici anni, indipendentemente dal tipo di funzioni giudiziarie onorarie svolte. Al fine di garantire un'adeguata formazione iniziale dei giudici onorari di pace, si prevede che costoro debbono svolgere i primi quattro anni necessariamente all'interno dell'ufficio per il processo: non potranno, quindi, svolgere funzioni giurisdizionali autonome né in tribunale né nell'ufficio del giudice di pace. 9. Trasferimento Si demanda al legislatore delegato il compito di definire la procedura di trasferimento, a domanda, per tutti i magistrati onorari (mentre attualmente essa è prevista esclusivamente per i giudici di pace). Potranno inoltre essere disciplinati i casi di trasferimento d'ufficio del magistrato onorario, per esigenze organizzative oggettive dei tribunali, degli uffici del giudice di pace e delle procure della Repubblica. 10. Doveri e casi di astensione dei magistrati onorari Si prevede che i magistrati onorari sono tenuti all'osservanza dei doveri previsti per i magistrati professionali e si estende a tutta la magistratura onoraria la disciplina dell'astensione attualmente prevista per i giudici ausiliari di corte di appello (articolo 70 del decreto-legge n. 69 del 2013). 11. Decadenza dall'incarico, revoca e dispensa dal servizio Viene estesa a tutti i magistrati onorari la più rigorosa disciplina prevista per la decadenza e la dispensa dal servizio di cui al’articolo 9 della legge istitutiva del giudice di pace (legge n. 374 del 1991). Inoltre, si demanda al legislatore delegato il compito di disciplinare i casi e il procedimento per la revoca dell'incarico, quando non è in grado di svolgere diligentemente e proficuamente il proprio incarico, in particolare quando non raggiunge gli obiettivi prestabiliti dal presidente del tribunale o dal procuratore della Repubblica. 12. Responsabilità disciplinare La responsabilità disciplinare dovrà essere articolata su una serie di illeciti tipizzati, tenendo conto della normativa vigente per i magistrati professionali (decreto legislativo n. 109 del 2006). Sono state previste le sanzioni dell'ammonimento, della censura, della sospensione dal servizio (per un periodo di tre mesi) e della revoca dell'incarico. Nel caso di procedimento disciplinare che si concluda con la sanzione della sospensione dal servizio, il legislatore delegato potrà prevedere la sanzione accessorie del trasferimento d'ufficio. Viene rimesso al legislatore delegato il compito di individuare gli effetti delle sanzioni disciplinari inflitte ai fini della conferma nell'incarico. 13. Coordinamento dell'ufficio del giudice di pace da parte del presidente del tribunale I princìpi e i criteri direttivi che riguardano l'attribuzione al presidente del tribunale del potere di coordinare l'ufficio del giudice di pace sono i seguenti: a) prevedere che l'ufficio del giudice di pace è coordinato dal presidente del tribunale, il quale provvede a tutti i compiti di gestione del personale di magistratura ed amministrativo;