[pronunce]

Pertanto, la determinazione da parte dello Stato dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti «deve essere riferita più al risultato che al mezzo e alle regole con cui questo viene raggiunto, sulle quali vale invece il titolo di competenza (primaria o concorrente) regionale». Deve dunque ritenersi – aggiunge la Regione – che nella materia della prevenzione, cura e riabilitazione degli stati di tossicodipendenza, rientrante per alcuni profili nella «tutela della salute» e per altri nell'«assistenza sociale», la determinazione da parte dello Stato dei livelli essenziali delle prestazioni «non possa anche prefissare in toto gli aspetti organizzativi e gestionali dei servizi di assistenza sanitaria ed ospedaliera ed essere comprensiva delle modalità di conformazione e di resa dei servizi». Anche gli artt. 4-undecies e 4-quaterdecies, «al di là della loro autoqualificazione come principi fondamentali», costituirebbero in realtà «norme dotate di forza autoapplicativa che disciplinano specificamente aspetti organizzativi e gestionali, comprimendo di fatto l'autonomia organizzativa e funzionale delle Regioni, nonché l'attività programmatoria di competenza delle stesse». 2.2. – La difesa regionale censura gli artt. 4-undecies e 4-quaterdecies anche rispetto all'art. 119 Cost. In particolare, la ricorrente osserva come le norme appena citate, affidando alle strutture sanitarie private compiti in precedenza riservati alle sole strutture del servizio pubblico, comportino «una palese violazione dell'autonomia di spesa delle Regioni», le quali, da una parte, vedrebbero compressa l'attività normativa e di programmazione delle attività di prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze e, dall'altra, sarebbero «chiamate ad accollarsi le spese di prestazioni […] decise dalle strutture private senza alcun filtro da parte delle Asl». La lesione dell'autonomia finanziaria regionale sarebbe resa ancor più grave dal fatto che l'art. 4-quinquiesdecies stabilisce, in modo dettagliato, i requisiti, soggettivi ed oggettivi, che tali strutture devono possedere per ottenere l'autorizzazione. Ciò escluderebbe qualunque margine di autonomia, da parte delle Regioni, sia nella individuazione dei presupposti per l'autorizzazione delle strutture private, sia, di conseguenza, nel controllo delle spese effettuate da queste strutture. 2.3. – La Regione Lazio censura, inoltre, l'art. 4-undecies per violazione dell'art. 118 Cost. Secondo la ricorrente il riconoscimento alle strutture private della possibilità di certificare lo stato di tossicodipendenza darebbe vita ad un conflitto di interessi, in quanto la struttura che certifica è la stessa che effettuerà il trattamento. Un ulteriore rischio, ad avviso della difesa regionale, risiederebbe nella possibile creazione di «una grande variabilità di criteri diagnostici» e della «conseguente disparità di trattamento non in relazione alle reali condizioni del soggetto, ma in funzione dell'organizzazione del trattamento previsto dalla struttura privata». 2.4. – Infine, la normativa censurata risulterebbe in contrasto con il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, garantito dagli artt. 5, 117, 118 e 120 Cost. Il principio in questione sarebbe violato dalle numerose disposizioni di dettaglio contenute negli artt. 4-undecies, 4-quaterdecies e 4-quinquiesdecies, «in quanto la Regione non ha in alcun modo partecipato al procedimento di formazione della volontà legislativa». In proposito, ad avviso della Regione Lazio, deve tenersi conto di quanto stabilito dall'art. 118, comma 1, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), il quale prevede il necessario parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, per la determinazione dell'organico e delle caratteristiche organizzative e funzionali dei servizi per le tossicodipendenze da istituire presso ogni unità sanitaria locale. In particolare, nella materia in esame, la necessità dell'intesa sarebbe determinata dall'esistenza di competenze legislative statali e regionali strettamente connesse fra loro, che danno vita a molteplici «problemi di interferenza», risolvibili solo in sede di Conferenza Stato-Regioni. D'altra parte – osserva la ricorrente – la funzione del principio di leale collaborazione è quella di «garantire un'effettiva ed efficace integrazione di ruoli distinti costituzionalmente riconosciuti» e non di «fornire una copertura alla configurazione di mera ausiliarietà delle autonomie regionali rispetto a decisioni fondamentalmente dello Stato». 3. – La Regione Emilia-Romagna ha promosso, con ricorso notificato il 27 aprile 2006 e depositato il successivo 5 maggio (reg. ric. n. 60 del 2006) , questioni di legittimità costituzionale degli artt. 4-undecies, 4-quaterdecies e 4-quinquiesdecies del decreto-legge n. 272 del 2005, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione n. 49 del 2006, in riferimento agli artt. 117, terzo e quarto comma, 118 e 119 Cost. ed al principio di leale collaborazione. 3.1. – Preliminarmente, la ricorrente sottolinea di essere titolare della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e di quella piena nella materia delle politiche sociali. In secondo luogo, la Regione evidenzia come il testo originario del decreto-legge n. 272 del 2005 contenesse solo una disposizione (art. 4) in materia di tossicodipendenza, alla quale se ne sono aggiunte molte altre in sede di conversione del decreto in legge; ciò avrebbe determinato una «distorsione della procedura di conversione» che configura, già di per sé, «un autonomo vizio di costituzionalità», ma che – aggiunge la stessa ricorrente – la Regione ha interesse a fare valere soltanto in relazione alle disposizioni qui impugnate. 3.2. – In merito all'art. 4-quinquiesdecies nella parte in cui modifica il comma 1 dell'art. 116 del d.P.R. n. 309 del 1990, la ricorrente contesta che la libertà di scelta dell'utente costituisca un livello essenziale delle prestazioni, richiamando a tal fine la sentenza n. 383 del 2005 della Corte costituzionale. A detta della ricorrente, la norma impugnata disciplinerebbe «un diritto che attiene ad un gruppo di prestazioni», ma non definirebbe affatto «il livello essenziale di queste prestazioni», come sarebbe confermato dalla circostanza che «se non ci fossero altre norme che regolano davvero e specificamente le varie prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze, la semplice libertà di scelta dell'utente non gli garantirebbe certo di avere prestazioni idonee». Per queste ragioni la norma di cui all'art. 4-quinquiesdecies sarebbe lesiva delle competenze legislative ed amministrative regionali in materia di tutela della salute e di politiche sociali. Secondo la Regione Emilia-Romagna, la norma in questione sarebbe comunque illegittima anche se si considerasse la libera scelta «come espressione di un principio assoluto».