[pronunce]

Tale pronuncia, nell'affermare la giurisdizione del giudice contabile, non approfondisce il merito della causa e il profilo attinente alla legittimazione passiva del Ministero della difesa. Correttamente il giudice a quo avrebbe assunto la disposizione censurata nella valenza semantica che le assegna il diritto vivente e ne avrebbe sollecitato, su tale presupposto, il controllo di compatibilità con i parametri costituzionali. Non sarebbe fondata neppure l'eccezione di inammissibilità per incompleta ricostruzione del quadro normativo, in quanto l'ordinanza di rimessione svolgerebbe una disamina esauriente delle disposizioni applicabili e dell'interpretazione offerta dalla giurisprudenza. Quanto al merito, l'aumento figurativo si correla in via esclusiva alla gravosità e al carattere usurante del servizio prestato e sarebbero apodittici i rilievi sulla posizione di svantaggio dei militari che abbiano già maturato il diritto alla pensione. La disparità di trattamento non potrebbe essere giustificata con l'esigenza di disincentivare l'esodo verso il settore privato e di conservare nel settore pubblico preziose professionalità, poiché il legislatore non avrebbe fatto alcuna menzione di tale obiettivo premiale. Non si riscontrerebbe alcuna doppia valutazione del medesimo servizio, in quanto l'importo della contribuzione da versare all'INPS al momento della costituzione della posizione assicurativa deve essere detratto dall'indennità una tantum, «che pertanto per tale parte non viene erogata». Sarebbero infine generiche le considerazioni sulla portata "dirompente" dell'accoglimento della questione. 5.2.- L'INPS ricorda che la questione di legittimità costituzionale riguarda i militari che hanno svolto attività ulteriori rispetto a quelle tipiche della loro carriera e hanno volontariamente abbandonato il servizio presso l'Arma di appartenenza, prima di conseguire il diritto a pensione. A favore di tali soggetti l'ordinamento accorderebbe una speciale tutela, corrispondendo un'indennità una tantum e costituendo una nuova posizione previdenziale presso il Fondo di previdenza lavoratori dipendenti. La denunciata irragionevolezza dovrebbe essere valutata anche alla luce dell'art. 38, secondo comma, Cost., che prescrive di assicurare ai lavoratori mezzi adeguati alle loro esigenze di vita. Il mancato riconoscimento di un'esigua frazione di contributi non comprometterebbe la tutela previdenziale dei piloti militari, «categoria "forte"», che, nell'abbandonare il servizio, avrebbe prospettive di guadagno ben più favorevoli rispetto a quelle di chi rimane in servizio. 5.3.- La difesa dell'interveniente pone l'accento sulla «rilevanza patrimoniale» della questione, suscettibile di incidere su «un vasto contenzioso promosso a livello nazionale da ex piloti dell'Aeronautica militare», e ribadisce che il rimettente chiede un avallo interpretativo, con uso improprio dell'incidente di costituzionalità. Sarebbero, inoltre, inammissibili le deduzioni dei ricorrenti sulla violazione del principio di eguaglianza sostanziale, in quanto dirette ad ampliare il thema decidendum delineato dall'ordinanza di rimessione. Non si potrebbe reputare irragionevole una disposizione, che, allo scopo di disincentivare l'esodo dei lavoratori, accordi il beneficio della supervalutazione del servizio di volo, «indirettamente rilevante sul piano patrimoniale», e racchiuda una disciplina prevedibile, consentendo al personale di compiere scelte oculate e responsabili. Diversamente dal servizio effettivo, coperto da contribuzione effettiva, il servizio utile sarebbe coperto unicamente da contribuzione figurativa, alla quale non corrisponderebbe alcun reale versamento di contributi previdenziali. 6.- All'udienza pubblica del 6 febbraio 2018, le parti hanno ribadito le conclusioni e le argomentazioni svolte negli scritti difensivi.1.- La Corte dei conti, sezione giurisdizionale regionale per la Lombardia, giudice unico delle pensioni, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 124, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato), nella parte in cui disciplina la posizione assicurativa costituita «nell'assicurazione per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti presso l'Istituto nazionale della previdenza sociale» a favore del dipendente civile o del militare che «cessi dal servizio senza aver acquistato il diritto a pensione per mancanza della necessaria anzianità di servizio». La disposizione censurata, nel correlare la posizione assicurativa al servizio effettivo, e non già al servizio utile, comprensivo della maggiorazione legata ai particolari servizi prestati, sarebbe lesiva del principio di eguaglianza (art. 3, primo comma, della Costituzione). L'assetto delineato dal legislatore, nell'interpretazione oramai consolidata nella giurisprudenza contabile (Corte dei conti, sezioni riunite, sentenze n. 8 del 27 maggio 2011 e n. 11 del 21 giugno 2011), determinerebbe un'arbitraria disparità di trattamento a danno dei militari che cessino dal servizio senza avere conseguito il diritto alla pensione. Nell'àmbito della posizione assicurativa costituita presso l'Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS), i militari non potrebbero beneficiare della maggiorazione per il servizio di volo prestato, benché tale servizio sia «oggettivamente identico», indipendentemente dal fatto che i militari conseguano o meno «il diritto a pensione» al momento della cessazione dal servizio. La disciplina denunciata, all'origine di «un'ingiustificata penalizzazione retroattiva» per chi cessi dal servizio senza aver maturato il diritto a pensione, implicherebbe una riqualificazione del medesimo servizio «alla luce di una circostanza successiva allo svolgimento del servizio di volo stesso» e, come tale, ininfluente. Né tale disciplina si giustificherebbe per l'elargizione di «un premio all'ulteriore permanenza in servizio del militare» e nei mutamenti che contraddistinguono il passaggio dei militari dal regime pensionistico pubblico a quello privato. 2.- Si deve innanzi tutto evidenziare che l'art. 124, primo comma, del d.P.R. n. 1092 del 1973 è stato trasfuso nell'art. 1861 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare), intervenuto a dettare una disciplina organica della materia, e successivamente abrogato per effetto dell'art. 12, comma 12-undecies del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, in legge 30 luglio 2010, n. 122.