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In particolare, in Italia il rischio di fermarsi in quella che viene definita la « death valley » della ricerca tecnologica è particolarmente alto, data la predominanza nel settore produttivo di piccole e medie imprese con limitate risorse finanziarie e gestionali, oltreché per la scarsa imprenditorialità dei ricercatori pubblici. Ai sensi del comma 1 il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministero dello sviluppo economico emana uno o più decreti per l'istituzione dei Centri di ricerca e innovazione. L'emanazione dei suddetti decreti deve avvenire entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge. Il comma 2 individua la mission dei Centri di ricerca e innovazione, che deve consistere nella trasformazione della conoscenza tecnologica dallo stato di risultati tecnico-scientifici a quello di tecnologie industriali applicabili nel processo produttivo. I Centri di ricerca e innovazione dovranno promuovere il coinvolgimento in un’unica struttura di tutti i soggetti interessati nel processo di trasferimento tecnologico, eliminando la distanza esistente fra la research activity e l' industrial production . Ai sensi del comma 3 si introduce un rapporto funzionale tra l'attività svolta dal Centro di ricerca e innovazione, le caratteristiche del sistema produttivo di riferimento e il contesto socio-economico in cui si inseriscono. In particolare, si chiarisce che il Centro dovrà focalizzare la sua attività sulle tecnologie più coerenti con la specializzazione produttiva del territorio al fine di evitare una dispersione di risorse su attività generiche di ricerca. La norma introdotta con il comma 4 prevede l'istituzione di almeno un Centro di ricerca e innovazione in ogni regione. I princìpi del partenariato pubblico-privato dovranno ispirare l'assetto costitutivo consentendo la partecipazione in un unico soggetto delle università, delle camere di commercio, industria, agricoltura e artigianato, degli enti locali, delle imprese e delle associazioni di categoria. Il comma 5 definisce la disciplina fiscale applicabile. In particolare, si riconosce ai Centri di ricerca e innovazione la natura di enti senza scopi di lucro e la non imponibilità dei proventi derivanti dalla fornitura a terzi dei loro servizi. Gli utili d'esercizio dovranno essere reinvestiti e non sono soggetti ad alcuna forma di tassazione. Ai Centri di ricerca e innovazione viene riconosciuta, ai sensi del comma 6, la personalità giuridica e l'autonomia finanziaria e patrimoniale. Infine, ai sensi del comma 7, presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca è istituito un coordinamento nazionale dei Centri di ricerca e innovazione con lo scopo di integrare la loro attività, favorendo lo sviluppo di sinergie e complementarietà fra le diverse specializzazioni realizzate. Art. 6. - (Misure volte a favorire l'innovazione e la ricerca scientifica nelle microimprese) Le misure introdotte con l'articolo 6 sono tese a favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle micro imprese ovvero da quella parte del sistema produttivo che, sia per fattori organizzativi che finanziari, non utilizza la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica per rafforzare la sua presenza sul mercato. La norma non rientra tra i regimi di aiuto previsti dalla Commissione europea e quindi non è soggetta ad obbligo di notifica. Infatti, non sono previsti criteri di selettività, né territoriale, né settoriale, né di premialità ai fini dell'individuazione dei beneficiari delle misure introdotte. Nello specifico, il comma 1 istituisce un fondo di 100.000.000 per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 per sostenere i progetti di innovazione e l'attività di ricerca e sviluppo svolta dalle microimprese come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003. Il comma 2, nell'introdurre un massimale di 100.000 euro, stabilisce che le spese finanziabili non sono solo quelle incrementali, ma la spesa complessivamente sostenuta nella percentuale del 50 per cento. Le attività finanziabili sono definite dal comma 3 attraverso il rinvio ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9. I commi 5 e 6 definiscono le procedure per poter usufruire del credito d'imposta che avverrà attraverso un’istanza telematica che dovrà consentire di realizzare una procedura priva di graduatorie e di eventuali code da parte dei soggetti beneficiari, rendendo disponibile l'ammontare esatto di risorse ancora utilizzabili. Capo III -- Misure in materia di semplificazioni Art. 7. - (Misure volte a favorire la semplificazione amministrativa in materia di attività produttive) Le disposizioni introdotte con il comma 1 sono volte ad uniformare la modulistica richiesta dalle singole amministrazioni comunali per ciò che concerne l'avvio di un’attività produttiva e le successive modifiche. L'introduzione di una modulistica uniforme su tutto il territorio semplifica notevolmente gli adempimenti amministrativi connessi allo svolgimento di un’impresa, in quanto è frequente il caso in cui per l'avvio di un'attività produttiva in due comuni limitrofi, sono richiesti agli imprenditori diversi adempimenti formali dai rispettivi Sportelli unici. Con apposito decreto del Ministero dello sviluppo economico, sentita la Conferenza unificata, saranno adottati i modelli standard che l'impresa o l'intermediario abilitato dovrà trasmettere esclusivamente con modalità telematica. Il comma 2 riduce gli adempimenti amministrativi a carico dell'impresa nel caso del trasferimento o godimento d'azienda ai sensi dell'articolo 2556 del codice civile. Con la modifica introdotta il contratto redatto in forma pubblica a cura del notaio rogante ha efficacia anche ai fini delle comunicazioni obbligatorie allo Sportello unico delle attività produttive, all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) e all'Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL). Il registro delle imprese, avvenuto il deposito dell'atto pubblico, ne dà comunicazione agli enti interessati entro il termine perentorio di trenta giorni. Il comma 4 semplifica le procedure previste nei casi in cui per effetto di un atto pubblico di trasferimento l'intera partecipazione societaria appartiene ad un solo socio. In base alla normativa vigente, accanto al deposito per il registro delle imprese dell'atto di trasferimento della partecipazione societaria è necessario, ai sensi del quarto comma dell'articolo 2470 del codice civile, una successiva comunicazione con cui gli amministratori dichiarino le generalità dell'unico socio. Con la modifica introdotta il deposito al registro delle imprese dell'atto pubblico di trasferimento assolve anche agli adempimenti di cui al quarto comma dell'articolo 2470, senza che sia necessaria un’ulteriore dichiarazione. Il comma 5 affronta con lo stesso intento di semplificazione il caso opposto in cui per effetto di un atto pubblico di trasferimento si ricostituisce la pluralità dei soci. Il deposito dell'atto ai sensi del secondo comma dell'articolo 2470 assolve agli adempimenti dichiarativi di cui al quinto comma dell'articolo 2470 del codice civile.