[pronunce]

c) il Consorzio Pisano Trasporti non è riconducibile nell'ambito delle "amministrazioni pubbliche" come definite dall'art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 29 del 1993; non potrebbe, pertanto, quest'ultima normativa essere assunta quale tertium comparationis per sindacare ex art. 3 della Costituzione la disposizione impugnata; che la difesa erariale, nel merito, sottolinea che la questione sollevata non è fondata (per errore materiale è stato omesso il non) in quanto è stata già decisa dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 62 del 1996 e n. 208 del 1984. Considerato che, preliminarmente, deve essere precisato che il personale delle aziende dei servizi pubblici di trasporto in concessione a privati o a comuni, province e consorzi era rimasto, anche con l'art. 10 del r.d. 8 gennaio 1931, n. 148 (poi modificato dalla legge 24 luglio 1957, n. 633, recante "Modifiche all'art. 10 del regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, sul trattamento giuridico economico del personale delle ferrovie, tramvie e linee di navigazione interna in regime di concessione"), soggetto - tranne alcune distinzioni operate dalla giurisprudenza - alla giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria per quanto riguarda le controversie individuali di lavoro, mentre le sanzioni disciplinari (tra cui la destituzione disciplinare - fattispecie all'esame del giudice a quo - di competenza del Consiglio di disciplina, costituito presso ciascuna azienda) erano impugnabili avanti al giudice amministrativo (giurisdizione esclusiva: art. 58, allegato A al r.d. n. 148 del 1931); che il r.d. n. 148 del 1931 trovava fondamento nell'art. 23 della legge 3 aprile 1926, n. 563 (Disciplina giuridica dei rapporti collettivi del lavoro); che la norma impugnata è considerata vigente ed applicabile al caso di specie dal giudice rimettente; che l'attribuzione di giurisdizione al giudice amministrativo nella materia in esame ha avuto, successivamente, conferma e fondamento legislativo nel combinato disposto dell' art. 1 della legge 24 maggio 1952, n. 628 (Estensione delle norme del regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, al personale delle filovie urbane ed extra urbane e delle autolinee urbane) e degli articoli 1, 3 e 4 della legge 22 settembre 1960, n. 1054 (Estensione delle norme contenute nel regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148, al personale degli autoservizi extra urbani) in relazione al rinvio ricettizio al r.d. n. 148 del 1931 e relativi allegati e successive aggiunte e modificazioni legislative; che l'anzidetto speciale sistema disciplinare, ritenuto operante dal giudice a quo con richiamo alla giurisprudenza delle magistrature superiori civile ed amministrativa, viene applicato indifferentemente - per la natura e la particolarità dei provvedimenti disciplinari - "a tutto il personale degli autoservizi urbani ed extraurbani in concessione od in esercizio ad aziende private o municipalizzate, o a comuni, province, regioni, consorzi od altri enti pubblici" (art. 4 della legge n. 1054 del 1960, con rinvio ricettizio al r.d. n. 148 del 1931); che l'ordinanza di rimessione offre una motivazione plausibile sulla rilevanza della questione e sulla persistenza della speciale eccezione alla giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria, per quanto riguarda i provvedimenti disciplinari dell' anzidetto personale del settore trasporti, per cui deve essere esclusa, in questa sede, ogni contestazione ulteriore sulla ammissibilità della questione stessa; che questa Corte aveva avuto modo di esaminare la questione della sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo in materia di provvedimenti sanzionatori disciplinari del predetto personale dei trasporti in concessione, escludendo la violazione del principio di eguaglianza, in mancanza di omogeneità di situazioni, con riferimento sia agli enti pubblici economici (sentenza n. 208 del 1984), sia alle Ferrovie dello Stato anche dopo la delegificazione del rapporto di lavoro e l'autorizzazione alla contrattazione collettiva di categoria, in deroga alle disposizioni dell'allegato A del r.d. n. 148 del 1931 (sentenza n. 62 del 1996); che l'anzidetta possibilità di deroga, tuttavia, secondo il diritto vivente, è ritenuta non estesa ai provvedimenti disciplinari dei dipendenti delle aziende esercenti i predetti servizi di trasporto (sentenza n. 62 del 1996); che la specialità (sia pure residuale: cfr. sentenza n. 190 del 2000) del rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri e soprattutto la peculiarità delle scelte organizzative delle relative aziende e del compiuto ed organico sistema disciplinare hanno giustificato la scelta discrezionale del legislatore, preordinata a tutelare l'interesse collettivo - ritenuto preminente - al buon funzionamento ed efficienza del servizio pubblico del trasporto anzidetto, avuto riguardo alle variegate e multiformi tipologie di gestione da parte di aziende autonome o da parte di soggetti privati, tutti in regime di concessione e con poteri derivanti dal rapporto di concessione in ordine anche alla sicurezza e alla polizia dei trasporti (sentenza n. 62 del 1996); che la richiamata specialità (con conseguente disomogeneità del tertium comparationis, indicato dal giudice rimettente) del corpus compiuto ed organico, che regola la materia disciplinare delle aziende (si noti, sia in mano pubblica sia privata) dell'anzidetto settore di servizio pubblico dei trasporti, rende - sul piano costituzionale - la ripartizione della giurisdizione non necessariamente dipendente dalla giurisdizione ormai spettante al giudice ordinario in materia di rapporto di lavoro presso le amministrazioni pubbliche; che, in realtà, la scelta discrezionale del legislatore di non intervenire (modificandola) sulla speciale regolamentazione delle sanzioni disciplinari dei dipendenti delle anzidette aziende (in mano pubblica o privata) di trasporto, non è censurabile sul piano costituzionale, non essendo manifestamente irragionevole o palesemente arbitraria, né potendo configurarsi un obbligo, per lo stesso legislatore, di procedere ad una contemporanea revisione dell'intero riparto della giurisdizione, anche per i settori particolari caratterizzati da specialità di rapporti, di esigenze e di disciplina; che questa corte ha ripetutamente affermato che resta rimesso alla scelta discrezionale (con i consueti limiti della non manifesta irragionevolezza e palese arbitrarieta) del legislatore ordinario - suscettibile di modificazioni in relazione ad una nuova valutazione delle esigenze di giustizia e ad un diverso assetto dei rapporti sostanziali - ripartire la giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo, a seconda della tipologia e del contenuto dell'atto oggetto di tutela giurisdizionale, conferendo anche un potere di annullamento con gli effetti previsti dalla legge (sentenza n. 275 del 2001; ordinanza n. 414 del 2001);