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Modifiche alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, in materia di contratto di ricerca postdottorale nonché di reclutamento, progressione e trattamento economico dei professori e dei ricercatori. Onorevoli Senatori. – Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una accelerazione senza precedenti dell'innovazione tecnologica e delle conoscenze in settori cruciali per il progresso economico e sociale, che ha rivoluzionato interi ambiti del sapere inclusi le scienze mediche, la robotica, l'intelligenza artificiale, la genetica, la digitalizzazione, lo sfruttamento e l'utilizzo di fonti alternative di energia e la realizzazione di materiali innovativi. Il motore di questa trasformazione epocale sono state le università e i modelli organizzativi che si sono date per accelerare il processo di traslazione dell'innovazione scientifica in applicazioni tecnologiche e produttive. La creazione di ricchezza si è quindi progressivamente spostata dalla produzione di beni e servizi alla generazione di nuove conoscenze e all'innovazione scientifica e tecnologica con il contributo cruciale di università e centri di ricerca. Il capitale umano rappresenta la spina dorsale dell'università e la risorsa che genera le conoscenze e l'innovazione tecnologica. La qualità, le competenze e la capacità di innovazione dei ricercatori impiegati dalle università rappresentano quindi il fattore determinante non solo per il successo accademico ma per la prosperità e la competitività di un intero Paese. Questa consapevolezza ha indotto i maggiori Paesi sviluppati a investire enormi risorse con l'obiettivo di finanziare la ricerca e il reclutamento del personale più qualificato nello sforzo di aumentare la capacità competitiva delle proprie università. Indipendentemente dalla congiuntura economica le maggiori economie mondiali al contrario dell'Italia hanno progressivamente aumentato gli investimenti in ricerca e innovazione. L'Italia in termini di risorse assegnate alla ricerca e all'università in rapporto al PIL occupa agli ultimi posti tra i paesi sviluppati. Inoltre, il rapporto OCSE Education at a Glance 2022 conferma inequivocabilmente come l'Italia si posizioni terzultima fra i Paesi OCSE per l'investimento in formazione in percentuale alla spesa pubblica. Il dato è negativo anche concentrandosi sulla spesa per l'istruzione terziaria dove ancora una volta l'Italia si posiziona fra gli ultimi Paesi dell'area OCSE. Non deve quindi sorprendere che, indipendentemente dai parametri utilizzati, nessuna delle università italiane si collochi tra le prime cento università del mondo in termini di qualità della produzione scientifica, dell'insegnamento e della capacità di innovazione tecnologica. Questa valutazione negativa è confermata della scarsissima attrattività delle nostre università per i giovani talenti, documentata dal costante flusso di ricercatori italiani verso università estere e dalla totale assenza di ricercatori stranieri che cercano impiego nelle nostre università. Quest'ultimo fenomeno è il risultato di cronica scarsezza di fondi, di assenza di incentivi all'indipendenza scientifica e di meccanismi di progressione di carriera ancora viziati da localismo e gregarismo. Questa situazione rende oltremodo urgente una iniziativa che allinei la competitività delle nostre università a quella degli altri Paesi dell'OCSE, agendo sulle carriere, sul processo di reclutamento e sulle risorse da destinare alla ricerca rendendo le università italiane attrattive per i giovani talenti. L'Italia non può rimanere indietro nella sfida dell'innovazione tecnologica, ma deve fare dell'innovazione e della conoscenza l'asse centrale di tutte le sfere dell'economia, della società, della cultura e della tecnologia. L'obiettivo del presente disegno di legge è quindi quello di aumentare la competitività delle università italiane agendo sui criteri e sulle modalità di reclutamento dei ricercatori nonché sulla progressione delle carriere, incentivando la mobilità nazionale e internazionale e adeguando il trattamento economico dei ricercatori a parametri internazionali. Il primo passo per allineare la carriera universitaria italiana a quella delle università dei Paesi dell'OCSE sarà quello di modificare l'attuale denominazione, trattamento economico e status del ricercatore a contratto introdotto dall'articolo 14, comma 6- septies , del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2022, n. 79, che convergerà nella figura del titolare di contratto di ricerca postdottorale. Il contratto di ricerca postdottorale potrà essere impiegato dalle università per un periodo minimo di due anni fino a un massimo di sei, per poi accedere alla posizione di ricercatore cosiddetto « tenure track » o meglio ricercatore a tempo determinato (come introdotto dall'articolo 14, comma 6- decies , del richiamato decreto-legge n. 36 del 2022, in sede di conversione). Un altro obiettivo è quello di contrastare il localismo, vale a dire quel fenomeno che vede un ricercatore progredire nella carriera universitaria dalla laurea alla posizione di professore ordinario senza mai cambiare ateneo. La mobilità nazionale e internazionale dei ricercatori italiani sarà un elemento fondamentale per aumentare la competitività delle nostre università e fornire opportunità di crescita e di carriera ai nostri ricercatori, coerentemente con quanto stabilito dalla Carta europea dei ricercatori, di cui alla raccomandazione 2005/251/CE della Commissione, dell'11 marzo 2005. Per questa ragione il titolare di contratto di ricerca postdottorale, per progredire nella carriera accademica e accedere alla posizione di ricercatore dovrà aver rispettato almeno una delle tre seguenti condizioni di mobilità: 1) avere maturato un'esperienza postdottorale di almeno due anni in un'università italiana diversa da quella che lo impiega nella posizione di ricercatore a tempo determinato; 2) avere trascorso almeno un anno di esperienza postdottorale in una qualificata università o centro di ricerca all'estero; 3) avere conseguito il dottorato di ricerca in una università diversa rispetto a quella nella quale sarà impiegato come ricercatore. Il possesso di uno di questi requisiti rappresenta la condizione necessaria, ma non sufficiente, per accedere alla figura di ricercatore a tempo determinato. Il richiamato decreto-legge n. 36 del 2022 ha avuto il merito di avere introdotto la figura del ricercatore a contratto eliminando la posizione di assegnista e inquadrato questa nuova figura professionale in un contratto normato con tutele previdenziali, ma di fatto ha eliminato ogni tipo di flessibilità negoziale. Un obiettivo del presente disegno di legge è quello di superare tale profilo di rigidità contrattuale prevedendo la possibilità di variazioni nel trattamento economico del titolare di contratto di ricerca postdottorale, secondo quanto già previsto dall'articolo 1, comma 9, ultimo periodo, della legge 4 novembre 2005, n. 230, per le chiamate dirette per chiara fama, fino a un livello massimo corrispondente al 70 per cento della retribuzione iniziale di professore associato. Le università avranno in questo modo la flessibilità di offrire un trattamento economico vantaggioso ai più promettenti talenti scientifici italiani e internazionali, rendendo più competitivo il settore anche dal punto di vista retributivo. Il disegno di legge ha inoltre l'obiettivo di stimolare la curiosità scientifica, la creatività e la maturità accademica, fornendo l'opportunità ai titolari di contratti di ricerca postdottorali di affrontare quesiti scientifici originali e sviluppare un profilo scientifico indipendente e svincolato da rapporti di subordinazione.