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l'11 giugno 2015 il Consiglio dei ministri (seduta n. 67), dopo che più volte la giustizia amministrativa, accogliendo i ricorsi dei Comuni di Rotonda e Viggianello, delle associazioni e dei comitati, aveva annullato le autorizzazioni rilasciate poiché palesemente illegittime, ha approvato una deliberazione, a firma del presidente Matteo Renzi, in cui prendeva atto, nonostante il dissenso dell'ente parco, esclusivamente "delle posizioni e delle relative motivazioni della Regione Calabria, della Regione Basilicata e della Amministrazioni che si sono espresse a favore del progetto in esame e di dare atto che sussiste la possibilità di procedere alla riattivazione e all'esercizio di un impianto di energia elettrica alimentato a biomassa vegetale prodotta in via diretta con l'esclusione di prodotti classificabili come rifiuti, della potenza di 35 MW netti, nel Comune di Laino Borgo (CS), a condizione che siano rispettate le prescrizioni impartite in sede di conferenza di servizi, che siano attuate le disposizioni contenute nell'Accordo di compensazione sottoscritto il 14 ottobre 2014, e che, con riferimento all'articolo 11 dell'Accordo stesso, in sede di approvazione del Piano del Parco da parte delle Regioni interessate venga apposta espressa deroga relativamente alla potenza installata"; la Regione Calabria si è subito affrettata a rilasciare una nuova autorizzazione (del pari, oggetto di verifica in sede giudiziaria) in aperta violazione del deliberato governativo, posto che ad oggi nessuna di tali condizioni consta essersi avverata: non la modifica al piano per il parco, che continua a fissare in 3 megawatt il limite di potenza per tale tipologia di impianti; non le prescrizioni impartite dagli enti che hanno partecipato alla conferenza dei servizi; non le misure di compensazione che avrebbero dovuto mitigare gli effetti negativi prodotti dall'impianto; in specie, non ha svolto e non svolge alcuna effettiva attività di monitoraggio dell'impatto ambientale dell'impianto l'"osservatorio ambientale", organo di vigilanza previsto dallo stesso accordo, le cui riunioni, oltretutto, secondo statuto sono segrete, in spregio di ogni principio di massimo accesso alle informazioni ambientali ed alla funzione di controllo e garanzia che l'organismo dovrebbe espletare; particolare non trascurabile è il fatto che l'organismo è non solo finanziato da Enel, con 100.000 euro all'anno per 8 anni, ma si limita, come pure l'ARPACAL e gli altri enti aventi competenza in materia, a recepire i dati rimessi da Enel, che, dunque, è ad un tempo soggetto controllato e controllore; per non dire dell'assoluta assenza o inattendibilità dei dati utilizzati per l'istruttoria della domanda, come del resto ammesso dallo stesso amministratore delegato dell'azienda che ha dovuto ufficialmente riconoscere di avere indicato nel progetto i dati microclimatici della valle di Latronico (relativi ad un'area distante decine di chilometri e con caratteristiche assolutamente diverse) a giudizio degli interroganti spacciandoli (una volta scoperto l'inganno) come "analoghi"; per ciò che attiene poi all'approvvigionamento di biomasse va rilevato che la stessa relazione di piano per il parco del Pollino del 2011 segnalava "l'evidente l'impossibilità di reperire il combustibile (le biomasse) in un raggio ragionevole dalla centrale. Secondo il progetto dell'Enel il combustibile è composto per l'80% da cippato di legno e segatura e per il 20% da sansa esausta d'oliva, con consumo nominale orario pari a 34 t/h di cippato di legno e 6 t/h di sansa esausta"; la Regione Basilicata con delibera di Giunta n. 750 del 19 luglio 2017 rilasciava il nulla osta al trasferimento dal territorio regionale di biomassa solida vegetale verso la centrale del Mercure, nell'ambito di 70 chilometri; con la stessa delibera la Regione demandava alla stessa Enel Produzione SpA di produrre un report descrittivo delle quantità e qualità di biomasse da trasmettere entro la fine di febbraio dell'anno successivo alla sua acquisizione; si evidenzia, tenuto conto delle vicende di cronaca giudiziaria, che tale nulla osta potrebbe aprire, anche sul fronte lucano, problematiche legate ai controlli sulla natura, tipologia e legalità dei conferimenti di biomasse, preso atto che si demanda alla stessa Enel il compito di effettuare il report descrittivo; come ricordato in altri atti di sindacato ispettivo nella XVII Legislatura, come l'interrogazione 4-16654 presentata alla Camera dei deputati da Paolo Parentela il 19 maggio 2017, fin dall'inizio del 2016, in concomitanza temporale con l'apertura della centrale del Mercure, si è verificata in Calabria una recrudescenza senza precedenti di tagli boschivi illegali che stanno distruggendo le foreste, contribuendo al dissesto idrogeologico, ai processi di desertificazione, allo sviluppo del fenomeno di criminalità organizzata noto come "mafia dei boschi"; la già citata maxinchiesta "Stige" della DDA di Catanzaro, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri, ha certificato che la criminalità organizzata ha messo in atto un modello organizzativo estremamente efficace, con ampie infiltrazioni nelle forniture a tutte le centrali calabresi, e quella del Mercure, per il notevole fabbisogno di forniture che richiede e l'assenza di validi controlli, è, ad oggi, proprio quella più appetibile, si chiede di sapere: se, constatata la mancata modifica al limite della potenza installata relativa agli impianti di biomasse all'interno del piano del parco del Pollino, condizione prevista dalla delibera del Consiglio dei ministri dell'11 giugno 2015, nonché l'inosservanza della quasi totalità degli impegni assunti in sede di accordo di compensazione, i Ministri in indirizzo non intendano promuovere una revoca della deliberazione riguardo all'esercizio dell'impianto di energia elettrica alimentato a biomassa vegetale nel comune di Laino Borgo; se non intendano almeno attivare un procedimento volto a declassare la potenza dell'impianto dagli attuali 35 a 3 megawatt, potenza questa ipoteticamente sostenibile con il reperimento di biomassa "a filiera corta", modificando in tal senso la vigente autorizzazione e confermando l'attuale limite di potenza ammesso dal piano del parco; se non intendano attivarsi al fine di istituire un nucleo interforze, coordinato dalla Guardia di finanza, con la partecipazione anche di tecnici dell'Azienda di sanità pubblica e dell'ARPA e rappresentanti degli enti locali e delle associazioni locali, al fine di controllare costantemente, per almeno un anno, la provenienza e la qualità delle biomasse conferite alla centrale del Mercure, affinché possano essere indagate le forti criticità già ripetutamente emerse durante il periodo di funzionamento; se non intendano intervenire sull'attuale sistema di monitoraggio dell'impatto ambientale dell'impianto in considerazione dell'inerzia dell'osservatorio ambientale, della sua struttura chiusa e del conflitto di interessi dovuto alla sostanziale coincidenza dei ruoli di controllore e controllato. Atto n. 4-00155 GALLONE Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: