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Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, concernenti la riforma della disciplina in materia di adozione internazionale. Onorevoli Senatori. -- Dopo anni caratterizzati da una tendenza positiva, a partire dal 2006 le idoneità all’adozione internazionale dichiarate dai tribunali per i minorenni sono drasticamente diminuite: da 6.273 nel 2006 a 3.179 nel 2011, rivelando un condizione di crisi per l’intero settore. I costi dell’adozione internazionale e la crisi economica in corso non sono l’unica ragione: c’è una generale sfiducia nelle adozioni internazionali perché si è creata una cultura negativa intorno all’adozione. Le procedure sono complicate e troppo lunghe. Le coppie disponibili ad accogliere un bambino abbandonato non vengono considerate come una preziosa risorsa. Se il calo continuasse secondo il trend evidenziato, si assisterebbe in breve alla fine delle adozioni internazionali, con un numero ridottissimo di adozioni già a partire dal 2020. Eppure, l’abbandono dei minori è in crescita: dai 145 milioni di bambini abbandonati nel 2004 ai 168 milioni del 2009 (stime UNICEF). Dinanzi a questo disarmante quadro è d’obbligo trovare le soluzioni per il rilancio delle adozioni. Di questa crisi delle adozioni internazionali ha preso atto anche la Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza che, nel documento del 22 gennaio 2013, conclusivo dell’indagine conoscitiva condotta in materia di affidamento e adozione, al termine della precedente legislatura, ha raccolto le testimonianze delle associazioni e lanciato proposte per una riforma della legge sulle adozioni internazionali. Alcuni dei punti critici del sistema attuale sono peraltro affrontati anche dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle raccomandazioni indirizzate all’Italia il 6 ottobre 2011, in cui fra l’altro vengono segnalati l’eccessivo numero degli enti autorizzati italiani e la necessità di un maggiore controllo delle procedure. In questo scenario appare auspicabile avviare un percorso di rinnovamento del sistema normativo, organizzativo e culturale che disciplina e sottende le dinamiche connesse all’adozione di minori: cambiare la cultura, snellire il sistema per valorizzare le persone disponibili all’adozione e rendere l’adozione gratuita per le famiglie meno abbienti. Tutto questo appare fattibile attraverso una riforma della legge 4 maggio 1983, n. 184, per giungere ad un numero sempre maggiore di famiglie accoglienti e di adozioni internazionali. Il punto di partenza per il rinnovamento del settore va rintracciato nell’introduzione di facilitazioni alle famiglie orientato all’aumento del numero delle famiglie disponibili all’accoglimento. Infatti servono più adottanti e per questo le famiglie devono essere incentivate ad adottare. Occorrono dunque alcune riforme culturali e procedurali che consentano, da un lato, di ridare fiducia a chi desidera adottare e, dall’altro, di rendere l’adozione più veloce e meno costosa e perfino gratuita per alcune categorie di famiglie. La coppia che decide di adottare un bambino straniero abbandonato è una risorsa che non va selezionata ma accompagnata: è però una coppia che non è a conoscenza delle difficoltà e dei problemi insiti in questo atto di accoglienza. Va quindi «presa per mano» e accompagnata da chi ha vissuto la stessa esperienza in collaborazione con gli esperti dell’adozione internazionale. Oggi, invece, tutta la fase di selezione è concentrata sul «prima», per l’ottenimento dell’idoneità. Inoltre l’idoneità viene rilasciata in modo anacronistico dai tribunali per i minorenni che non hanno le risorse necessarie per essere costantemente informati sulla realtà delle adozioni internazionali nei Paesi di provenienza dei minori. Nel presente disegno di legge l’idoneità deve essere il risultato di un processo di accompagnamento che vede coinvolti insieme i servizi sociali e gli enti autorizzati. I servizi e non più i tribunali saranno responsabili del procedimento, come avviene già negli altri Paesi europei. Si tratterà dunque di una idoneità sostanziale e non solo formale. Servizi sociali ed enti saranno un punto di riferimento costante della coppia e non avranno l’obiettivo della «selezione» basata su criteri astratti ma piuttosto quello della valorizzazione delle risorse delle persone che hanno deciso di accogliere un figlio non loro. Questa stretta collaborazione dovrà continuare anche dopo l’ottenimento dell’idoneità, durante tutto il percorso di accompagnamento della coppia e soprattutto dopo l’adozione per il sostegno della nuova famiglia. È necessario, infine, uniformare l’ iter a livello nazionale: agli adottanti sono dovuti parità di trattamento, trasparenza e celerità del servizio pubblico e dunque limitare per legge il numero di incontri psico-sociali. I corsi di formazione saranno svolti in questa fase, quindi assolutamente prima dell’ottenimento della idoneità. Appare altrettanto prioritario intervenire sui costi connessi alla disciplina delle adozioni, che purtroppo al momento sembrano attestare questa pratica di accoglienza ad un lusso, derogabile in tempi di crisi. Il costo delle adozioni può essere ridotto, aumentando allo stesso tempo la qualità dei servizi resi alle coppie. Questo è possibile innalzando gli standard di efficienza e qualità per gli enti autorizzati e stabilendo costi standard per i loro servizi. Attraverso le seguenti fasi si giungerà ad un sistema caratterizzato da economie di scala in cui un numero di enti inferiore ad oggi sarà in grado di realizzare un numero elevato di adozioni a costi più bassi e con un accompagnamento delle coppie qualitativamente elevato. Partendo da una prima fase: elevare i requisiti degli enti autorizzati. È necessario definire i requisiti qualitativi per gli enti autorizzati per aumentarne la solidità e il livello di assistenza prestato alle coppie. Dovrà dunque procedersi con l’introduzione di nuovi requisiti sia in Italia (regionalizzazione, cioè una sede in ogni regione in cui operano; certificazione del bilancio; qualifica di ente morale; numero minimo di mandati e di adozioni) sia all’estero (sede effettiva con personale dipendente; tracciabilità dei trasferimenti monetari; obbligatorietà delle attività di cooperazione internazionale e status di organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli affari esteri) e prevedere controlli effettivi sul possesso di tali requisiti. Successivamente occorre stabilire i costi standard necessari per l’espletamento delle procedure in Italia e nei singoli Paesi esteri. Occorrerà poi definire costi standard i servizi forniti dagli enti autorizzati per dare ad ogni procedura adottiva, dato il livello qualitativo richiesto, un esborso certo, congruo e inferiore a quello attuale La combinazione dei requisiti qualitativi richiesti e dei costi standard fissati per raggiungerli obbligherà gli enti a un percorso virtuoso di ricerca dell’efficienza, che finirà con il premiare quelli più organizzati e capaci di realizzare un numero elevato di adozioni, rendendoli polo di aggregazione per quelli meno efficaci.