[ddlpres]

Conversione in legge del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, recante abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore. Onorevoli Senatori. -- Come più volte preannunciato, il Governo ha ritenuto di dovere intervenire con il presente provvedimento d'urgenza per assicurare che l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e il passaggio a un sistema fondato sulle libere scelte dei contribuenti possa entrare in vigore sin dall'inizio dell'esercizio 2014. Le ragioni di necessità e di urgenza sono, in particolare, rinvenibili nell'esigenza di poter consentire, già in sede di dichiarazione dei redditi 2014, la possibilità a ciascun contribuente di destinare una quota della propria imposta sul reddito al partito politico prescelto, nonché di far sì che sin dal prossimo anno le erogazioni liberali in favore dei partiti possano essere favorite con un più articolato regime fiscale agevolato. Il presente decreto-legge, nel rispetto del dibattito svoltosi in occasione dell'esame della materia da parte della Camera dei deputati, ripropone quindi integralmente il testo del disegno di legge approvato in prima lettura dall'Assemblea della stessa Camera nella seduta del 16 ottobre 2013, fatta eccezione per le norme di delega che non possono essere inserite in un provvedimento d'urgenza. L'impianto del provvedimento rimane, nella sostanza, quello del disegno di legge del Governo presentato il 5 giugno 2013, che disponeva la graduale soppressione del finanziamento pubblico diretto e il passaggio a un sistema di finanziamento privato fondato sulle libere scelte dei cittadini. Nel corso dell'esame da parte della Camera sono state peraltro introdotte significative modificazioni, puntualmente recepite nel testo del decreto-legge, quali, tra le altre: la diversa modulazione del regime transitorio di abolizione del finanziamento pubblico; la previsione di sanzioni amministrative pecuniarie in caso di violazioni contabili e il rafforzamento del regime di pubblicità della situazione patrimoniale e reddituale dei tesorieri di partito; l'introduzione di un limite alle donazioni dei privati e delle persone giuridiche; la ridefinizione delle percentuali e degli scaglioni delle detrazioni fiscali per le erogazioni liberali; le norme dirette a favorire la parità di accesso alle cariche elettive; la previsione di un regime agevolato per le raccolte telefoniche di fondi e l'estensione ai lavoratori dei partiti iscritti nel registro nazionale dell'applicazione delle disposizioni in materia di trattamento straordinario di integrazione salariale e della disciplina in materia di contratti di solidarietà. Viceversa non sono state riprodotte quelle disposizioni, contenute nel testo dell'originario del disegno di legge governativo, che erano state soppresse durante l'esame parlamentare. Si tratta in particolare di quelle disposizioni che prevedevano, in favore dei partiti, una serie di benefici indiretti di natura non monetaria, quali la disponibilità di immobili pubblici a canone agevolato e la concessione a titolo gratuito di spazi televisivi da parte del servizio pubblico radiotelevisivo. In ordine alla disciplina relativa alla trasparenza e democraticità dei partiti e movimenti politici viene confermato il carattere facoltativo dell'iscrizione nel registro nazionale ai fini dell'accesso ai benefici di natura fiscale e, dunque, la natura giuridica dei partiti quali associazioni non riconosciute. È altresì confermata la destinazione delle economie di spesa derivanti dall'abolizione del finanziamento pubblico al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato. Per quanto concerne, più in generale, la ratio ispiratrice del provvedimento, il Governo non può che richiamare quanto già esposto in sede di illustrazione del predetto disegno di legge presentato il 5 giugno 2013 e che è stato adottato come testo base dalla I Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati nel corso dell'esame in prima lettura. In quella occasione, si evidenziava, tra l'altro, come le ragioni che hanno indotto il Governo a intervenire sulla materia de qua , superando il modello di contribuzione di natura mista pubblico-privata introdotto lo scorso anno dalla legge 6 luglio 2012, n. 96, siano rinvenibili nella nota, travagliata e controversa storia che ha caratterizzato in Italia il finanziamento della politica e nell'esigenza di ricostruire su nuove basi il rapporto tra denaro e politica, portando a compimento la più recente evoluzione legislativa attraverso il definito passaggio da un sistema di finanziamento pubblico diretto ad un sistema fondato sulla libera contribuzione dei cittadini e delineando al contempo una prima attuazione dell'articolo 49 della Costituzione. Il filo conduttore dell'intervento era e rimane dunque quello di legare in modo strutturale il nuovo modello di finanziamento della politica ad un sistema di regole che garantisca la democrazia interna dei partiti politici e la trasparenza del proprio funzionamento e dei propri bilanci, individuando un punto di equilibrio fra il principio di libertà di associazione politica (che costituisce un fondamento di ogni democrazia) e le altrettanto rilevanti esigenze di legalità che devono assistere ogni intervento pubblico di sostegno. Il presente decreto-legge ancora pertanto in modo saldo le nuove forme di sostegno delle attività politiche ad alcuni obblighi posti a carico dei partiti che intendono avvalersene, i quali sono chiamati a dotarsi di uno statuto che deve essere conforme a specifici requisiti. In tal senso, il nuovo impianto normativo non incide affatto sulla libertà di formazione e organizzazione interna dei medesimi, che sin dalla discussione svoltasi in seno all'Assemblea costituente era stata considerata una questione di rilievo essenziale; la presentazione dello statuto costituisce infatti una mera facoltà, e non un obbligo, e ha il solo fine di regolare in modo selettivo l'accesso ai benefici previsti dal decreto-legge, mentre il vaglio di conformità dello statuto è affidato a un organo terzo, che ha sede presso un ramo del Parlamento. Oltre ad una prima attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, il superamento del vigente sistema dei rimborsi elettorali e dei contributi pubblici erogati per l'attività politica e a titolo di cofinanziamento e il passaggio a un sistema incentrato sulla contribuzione volontaria intende naturalmente dare compiuta attuazione all'indicazione del corpo elettorale espressa nel referendum del 1993 e rintracciabile ancora oggi da chiunque presti attenzione alle aspettative in materia manifestate dall'opinione pubblica. Aspettative che, se frustrate, potrebbero determinare la crescita esponenziale di pulsioni demagogiche e antisistema che rischierebbero, in definitiva, di inficiare la stessa legittimazione democratica dei partiti, chiamati invece a rivisitare i propri modelli organizzativi per ottimizzare le spese dei relativi apparati. In questa prospettiva il decreto-legge non persegue unicamente l'obiettivo di contenere i costi dell'attività politica, ma anche quello di contribuire a ricondurre i partiti alla loro ragion d'essere: un veicolo di articolazione, aggregazione e rappresentanza di interessi e non un mezzo di occupazione, talvolta irresponsabile, di spazi pubblici e privati. L'obiettivo di fondo è quello di rinsaldare il rapporto che lega i partiti al corpo elettorale, attraverso un rinnovato orientamento verso il bene comune e la garanzia della partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche.