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Le motivazioni del disegno di legge La disaffezione alla politica e la sfiducia nei confronti dei partiti hanno ripreso nel nostro Paese una forza e una virulenza pari se non superiore a quelle del primi anni Novanta quando il sistema politico uscito dal dopoguerra e dal patto costituzionale venne travolto dagli scandali di Tangentopoli. La situazione attuale vede diversi elementi, tra i quali: l'affermazione di forze politiche che esplicitamente si distanziano dalla forma partito ritenendola non riformabile, una bassa considerazione dell'opinione pubblica nei confronti della classe politica, una crescente tendenza all'astensione in un Paese che aveva mostrato un'alta partecipazione elettorale, l'abbandono della militanza spontanea unito a una professionalizzazione spesso degenerata della politica, l'estrema diffusione di scandali ed episodi di malaffare legati alla vita interna dei partiti e soprattutto ai loro meccanismi di organizzazione e finanziamento. I presentatori di questo disegno di legge ritengono che la mancata attuazione dell'articolo 49 della Costituzione sui partiti sia uno dei nodi irrisolti della nostra democrazia e che ad esso debba legarsi il tema del finanziamento della politica. Strettamente legati alle questioni statutarie connesse alla vita interna democratica sono i temi del finanziamento e dei costi della politica. La politica italiana presenta due difetti: costi esorbitanti rispetto alle capacità finanziarie del Paese e risorse finanziarie utilizzate in maniera poco trasparente, nonché percepite come un balzello coattivo per i cittadini. Il finanziamento pubblico, infatti, pur essendo ufficialmente un rimborso elettorale non ha alcun rapporto quantitativo con le spese effettivamente svolte in campagne elettorale, né garantisce ai cittadini di poter influenzare davvero le scelte (se non quella del voto, che non «tutela» i cittadini che scelgono di non votare). Vale la pena di sottolineare come il finanziamento pubblico dei partiti rappresenti solo un elemento del costo della politica, finanziamento peraltro dimezzato nella precedente legislatura. Molto più consistente è il peso dei professionisti della politica e dell'esercito di incarichi derivati dall'arbitrio politico. Nel 2005 uno dei pochi studi in materia, quello di Salvi e Villone, calcolava in Italia circa 150.000 eletti a ogni livello e quasi 300.000 «addetti della politica» il cui costo complessivo si aggirava attorno ai 4 miliardi annui. Sono passati diversi anni e numerosi strumenti normativi hanno fatto «dimagrire» la politica. Serve, tuttavia, una riflessione generale, nella quale si inserisca la questione del finanziamento pubblico che investa anche i costi dei rappresentanti e dei titolari di cariche pubbliche. La «commissione Giovannini», istituita per riscontrare comparativamente il costo dei titolari di cariche pubbliche italiani con quelli degli altri Paesi europei ai fini di un livellamento retributivo, pur in assenza di risultati decisivi ha portato alla comprensione di alcuni fondamentali passaggi. La politica italiana non costa necessariamente «di più» di quella praticata in altri Paesi in un ambito, ad esempio, come quello dei costi dei parlamentari. Il problema è che le risorse finanziarie vengono gestite male, senza trasparenza e con arbitrio non degno di una democrazia avanzata. È il caso dei collaboratori parlamentari, la cui quota viene in Italia versata direttamente al parlamentare dando vita a casi di sfruttamento e opacità mentre nel resto dei Paesi si applica quel «modello europeo» di assunzione diretta temporanea che è stato non a caso adottato in sede UE. La vera svolta democratica passa, dunque, attraverso la trasparenza. La riforma radicale del finanziamento dei partiti costituisce pertanto un passaggio ineludibile per restituire credibilità alla politica e per rafforzare il prestigio del Parlamento, che dovrà poi affrontare altri passaggi di autoriforma. L'unica via che può legittimare un contributo pubblico è, dunque, il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte di finanziamento. Princìpi fondamentali Il disegno di legge legge stabilisce le regole generali di partecipazione dei cittadini al finanziamento dei partiti e dei movimenti politici e le relative garanzie di trasparenza. Abolizione del finanziamento ai partiti Si aboliscono i rimborsi elettorali ai partiti politici previsti dalla normativa vigente. Finanziamento dei partiti secondo le libere e volontarie indicazioni dei cittadini Si aboliscono tutte le forme di finanziamento diretto dello Stato ai partiti, tranne la copertura, in misura drasticamente ridotta, delle spese elettorali effettivamente sostenute. I partiti saranno finanziati attraverso la libera scelta dei cittadini sostenuta da un forte credito d'imposta per importi pro capite limitati. Analoga modalità di contribuzione è riconosciuta alle fondazioni promosse dai partiti o dai movimenti politici. Per le persone giuridiche a scopo di lucro non è prevista alcuna agevolazione fiscale che invece, in misura contenuta, sussiste per le persone giuridiche senza scopo di lucro. Rimborso delle spese per le campagne elettorali Per garantire a tutti i partiti pari opportunità di partenza è previsto un rimborso delle spese sostenute per le campagne elettorali. Tale rimborso potrà essere riconosciuto solamente dietro la presentazione dei giustificati di spesa, nella misura massima di 20 centesimi di euro per ogni voto ricevuto. Lo statuto dei partiti I partiti politici sono qualificati come associazioni riconosciute dotate di personalità giuridica. Nel presente disegno di legge si prevede che i partiti politici siano a tutti gli effetti persone giuridiche ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361. Il disegno di legge, senza imporre alcun modello, prevede che gli statuti indichino i diritti e i doveri degli iscritti. Fondamentale è l'informazione tempestiva e completa sui bilanci, comprensivi dei rapporti finanziari, e sugli organi di informazione, inclusi quelli on line . Misure transitorie L'attuale meccanismo di finanziamento sarà mantenuto con percentuali ridotte per un periodo transitorio di tre anni, affinché i partiti possano compensare le minori entrate con adeguate misure di autofinaziamento. La copertura finanziaria delle misure previste dal disegno di legge è garantita dallo stanziamento previsto dalla legge 6 luglio 2012, n. 96, e dagli stanziamenti per la copertura delle detrazioni fiscali attualmente previste per le erogazioni liberali in favore dei partiti politici.. 1 (Princìpi fondamentali) 1 La presente legge stabilisce le modalità attraverso le quali i cittadini possono contribuire al finanziamento dei partiti e dei movimenti politici e le relative regole di trasparenza. 2 (Abolizione del finanziamento ai partiti) 1 A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono aboliti i rimborsi elettorali di cui alla legge 3 giugno 1999, n. 157, secondo le modalità previste dagli articoli seguenti. 2 Le disposizioni della presente legge si applicano ai partiti e ai movimenti politici che liberamente decidono di presentarsi alle elezioni politiche con proprie liste di candidati, di seguito denominati «partiti e movimenti politici».