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con atti di sindacato ispettivo 4-01516 e 4-05080 l'interrogante ha già portato all'attenzione del Ministro pro tempore l'urgenza di intervenire per il completamento della strada provinciale 47, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario riclassificare la tratta Padova-Cittadella come strada statale, facendola rientrare nella gestione di ANAS, allo scopo di velocizzare gli interventi di manutenzione e adeguamento per tutelare la sicurezza e l'incolumità di quanti percorrono giornalmente la strada citata considerando, inoltre, che dalla tempestività di tali interventi dipende la competitività e la sopravvivenza delle migliaia di imprese che costituiscono il sistema economico dell'Alta padovana. Atto n. 4-06367 CAMPARI Al Ministro dell'interno Premesso che: il centro di Parma, raduno di giovani e giovanissimi, da sempre luogo di socialità e in passato teatro di eventi culturali, si è trasformato negli ultimi anni in un luogo di ritrovo per ragazzi violenti che si riuniscono spontaneamente nei vicoli e nelle piazze della città con il preciso scopo di commettere aggressioni e rapine ai danni di altri ragazzi della stessa età; si tratta di adolescenti fra i 15 e i 17 anni, italiani e di origine straniera, spesso provenienti da fuori città, vere e proprie baby gang che usano la violenza nei confronti di propri coetanei per far valere il proprio "potere" in specifiche zone della città; atti vandalici, aggressioni, spaccio, furti, pestaggi sono aumentati progressivamente negli ultimi anni, al punto di diffondere un senso di paura fra i cittadini: la situazione è ormai fuori controllo e necessita di un intervento serio e deciso che ristabilisca l'ordine; a giudizio dell'interrogante è evidente che l'emergenza sociale e di sicurezza che sta vivendo la città di Parma è stata affrontata negli ultimi anni in modo semplicistico dall'amministrazione comunale, che ha sottovalutato il problema delle baby gang pensando che si potesse gestire (come proposto dal consigliere comunale con delega alle politiche sociali Nadia Buetto) con azioni di inclusione e accettazione, in altre parole con un abbraccio ai ragazzi violenti e pericolosi; a prescindere dal disagio sociale e psicologico che si nasconde dietro ai giovanissimi che arrivano a pestare e sfregiare ragazzi indifesi che passeggiano per strada per il solo gusto di farlo, l'azione politica di chi amministra una città deve essere incisiva: deve vigilare, difendere e punire; è fondamentale che le strade siano presidiate dalla Polizia municipale, dalla polizia di prossimità, da nuclei dedicati alla sicurezza urbana, ed affiancati dalle forze dell'ordine nelle zone più pericolose in cui quotidianamente si consumano reati, per dare il segnale che la città non è in mano alle baby gang e che non esistono zone che possono essere assegnate alle bande, si chiede di sapere: quali azioni urgenti il Ministro in indirizzo stia mettendo in atto per rafforzare i dispositivi locali di prevenzione e controllo del territorio al fine di arginare il grave problema delle baby gang , anche prevedendo un intervento massiccio del reparto prevenzione crimine che possa agire in modo veloce e tempestivo in un contesto così impegnativo come quello che sta vivendo la città di Parma; considerato che un numero elevato dei ragazzi protagonisti degli episodi di violenza di cui in premessa provengono da fuori città e raggiungono Parma con treni locali o regionali, se non ritenga opportuno intensificare i controlli a bordo dei treni e nella stazione ferroviaria parmense, al fine di identificare i soggetti violenti e monitorare i loro spostamenti e le loro azioni, così da affermare una presenza decisa delle forze dell'ordine che controlla e vigila su quanto accade in città. Atto n. 4-06368 LANNUTTI CORRADO ANGRISANI ABATE LEZZI LA MURA GIANNUZZI Ai Ministri della transizione ecologica e della difesa Premesso che: secondo l'ultimo rapporto dell'associazione ambientalista "Greenpeace", ampiamente riportato nei giorni scorsi dai principali organi di informazione, Unione europea, NATO e Paesi come Italia, ma anche Spagna e Germania, con una mano firmano accordi sul clima e per la transizione ecologica, con l'altra continuano a inviare i militari per proteggere le attività di ricerca, estrazione e importazione di gas e petrolio. Con la sola differenza che il nostro è l'unico Paese a dichiararlo in modo trasparente, anche se quasi nessuno se ne accorge. Lo studio dell'organizzazione ambientalista sostiene infatti che «circa due terzi delle missioni militari dell'Unione europea sono collegate alle fonti fossili». Per quanto riguarda l'Italia, nel solo 2021 ha destinato 797 milioni di euro (2,4 miliardi di euro negli ultimi quattro anni) per operazioni improntate a quella che definisce la "sicurezza energetica", il che significa che circa il 64 per cento della spesa italiana per le missioni militari è destinato a operazioni legate alla difesa di fonti fossili; come rivelato da Greenpeace, solo due missioni militari, l'operazione "Gabinia" nel Golfo di Guinea e l'operazione "Mare Sicuro" al largo della costa libica, hanno come primo compito la "sorveglianza e protezione delle piattaforme di Eni", che si trovano nelle acque internazionali, come risulta dalla "Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso", trasmessa al Parlamento il 30 giugno 2021. A parte alcuni casi eclatanti, infatti, è difficile trovare obiettivi "fossili" nei mandati delle operazioni all'estero: molto più spesso questi fini emergono dalle dichiarazioni ufficiali di politici e militari o dalle strategie nazionali di "sicurezza energetica". In particolare, scrive l'associazione, anche se il nome Mare Sicuro "potrebbe evocare il salvataggio dei migranti, il primo compito ufficiale è quello di assicurare con continuità la sorveglianza e la protezione militare alle piattaforme dislocate nelle acque internazionali antistanti le coste libiche e la protezione al traffico mercantile nazionale operante in area". "Il conto 'fossile' dell'impegno militare italiano in Libia non si limita a Mare Sicuro - spiega il report - perché nel totale va considerata, tra l'altro, anche la missione europea Irini". Pur avendo un mandato primario che non ha nulla a che vedere con l'energia ("contribuire all'attuazione dell'embargo sulle armi imposto dall'Onu nei confronti della Libia"), la missione ha il compito secondario di "controllo e sorveglianza sulle esportazioni illecite di petrolio dalla Libia, compresi il petrolio greggio e i prodotti del petrolio raffinati". E la guerra al contrabbando di petrolio non ha solo l'obiettivo di stroncare un'attività illegale, ma anche di proteggere il settore degli idrocarburi; tra le missioni militari del 2020, il Governo ha inserito l'impiego di "un dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nel Golfo di Guinea". L'operazione, in seguito chiamata Gabinia, è stata confermata anche per il 2021, con un impegno finanziario più che raddoppiato (da 9,8 milioni di euro a 23,3 milioni).