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Agevolazioni fiscali in favore delle lavoratrici madri per le spese sostenute per gli addetti ai servizi domestici e all'assistenza personale o familiare. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge si rivolge in particolar modo alle donne lavoratrici ed è finalizzato a raddoppiare in loro favore le agevolazioni fiscali previste per gli addetti ai servizi domestici e all'assistenza personale e familiare. Anche se ad oggi sono ancora molti gli ostacoli che limitano e non consentono di esprimere appieno la creatività e la professionalità della donna nel mondo del lavoro, il suo contributo è ormai considerato fondamentale nelle tante imprese familiari che caratterizzano il nostro tessuto produttivo. Le donne rappresentano un fondamentale patrimonio di competenze e sensibilità e meritano di essere incoraggiate e sostenute nelle loro attività. Ma le pari opportunità sono ancora lontane dall'essere raggiunte, a causa soprattutto di una maggiore difficoltà nell'accesso al credito per le imprese femminili e della difficile conciliazione dei tempi di lavoro con quelli familiari. Troppo spesso, in Italia, le donne sono state penalizzate nell'accesso al mercato del lavoro, siano esse dipendenti o imprenditrici, o addirittura sono state costrette ad uscirne per le mille difficoltà legate alla gestione dei figli, del lavoro domestico e di quello di cura del resto dei componenti del nucleo familiare. È dovere delle istituzioni creare le condizioni per sostenerle, in particolare con politiche del credito attente alle loro esigenze e favorendo la conciliazione dei tempi per chi deve dividersi fra famiglia e impresa, con servizi sociali adeguati. Le donne sono in prima fila nel rispondere alla crisi investendo in attività imprenditoriali. Settori come il turismo, l'accoglienza, la cultura, i servizi alla persona sono veri e propri giacimenti di ricchezza. Secondo dati ISTAT, il nostro Paese si caratterizza ancora oggi per un basso livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro testimoniato da un tasso di occupazione delle donne di 15-64 anni che, ad esempio, negli ultimi anni si è attestato intorno al 46 per cento, 12,2 punti in meno rispetto al valore medio dell’Unione europea del 28 per cento. Se nel corso della crisi, l'occupazione maschile ha presentato ingentissime perdite, quella femminile, con l'avvicendarsi di fasi di difficoltà e di ripresa, ha complessivamente tenuto: nel 2013-2014 le donne occupate di 15 anni e più sono oltre 9 milioni, 11.000 in meno rispetto al 2008, e il tasso di occupazione 15-64 anni è sceso di soli 0,7 punti percentuali. Lo spirito del provvedimento, quindi, pur limitando l'intervento ad alcune agevolazioni di natura fiscale, è sicuramente quello di dare un’opportunità in più alle donne, in modo tale che possano essere messe nelle condizioni di non dovere più scegliere tra gli impegni familiari e quelli professionali. Il lavoro domestico è ormai da anni un tema su cui si concentra, con buona frequenza, parte del dibattito politico nel nostro Paese. Le implicazioni di carattere sociale ed occupazionale, vista e considerata la natura del tema, attraversano in maniera assolutamente trasversale la nostra società, determinando un'attenzione costante da parte dell'opinione pubblica nazionale. Negli ultimi dieci anni, la richiesta di beni e servizi nelle attività domestiche afferenti al vasto comparto della cura e dell'assistenza da parte delle famiglie italiane è cresciuta costantemente: complici le trasformazioni che hanno investito la struttura familiare, i cambiamenti demografici e, non ultime, le sempre più numerose difficoltà del nostro sistema sanitario a garantire i tradizionali livelli di assistenza, la domanda di assunzioni in questo settore ha avuto un andamento esponenziale. Stando ai dati ISTAT, se nel 2003 le famiglie che si rivolgevano al mercato per acquistare servizi di collaborazione erano appena 2 milioni (il 9,1 per cento del totale), nel 2011 tale valore risultava aumentato di circa 600.000 unità (2.598.000), rappresentando il 10,4 per cento delle famiglie. Queste ultime, infatti, rinunciano sempre più al superfluo ma non possono fare a meno delle spese relative ai servizi domestici e all'assistenza personale o familiare, vista anche la crescente longevità e la necessità di conciliare i tempi di cura dei propri familiari con quelli di lavoro. Va rilevato, peraltro, come il collaboratore domestico, cui indirettamente il presente disegno di legge si riferisce, abbia ancora un profilo fortemente poliedrico e generico. Il ruolo dei collaboratori familiari è, infatti, saldamente legato allo svolgimento delle faccende domestiche, che rimangono preponderanti rispetto alle altre mansioni. D'altra parte, pero, l'assistenza alle persone è un'attività che può, a ragione, considerarsi sempre più caratterizzante per questo tipo di lavoro, dato che riguarda oltre la metà dei collaboratori, per quanto resti perlopiù a un livello di assistenza di base. Dati del Censis descrivono come l'83,4 per cento degli assistenti familiari svolga attività di governo della casa (pulizie, spesa, piccole commissioni, ecc.), il 54,8 per cento assistenza semplice alla persona, il 29,4 per cento assistenza di base a persone non autosufficienti, il 18,3 per cento accudisca i bambini e il 15,3 per cento effettui invece un'assistenza più specialistica alla persona, che possiamo definire di tipo «avanzato». È altrettanto evidente come questo comparto lavorativo rappresenti una prima frontiera per le migliaia di lavoratori stranieri che arrivano ogni anno in Italia in cerca di una occupazione. Andando così a svolgere una funzione integrativa dei flussi migratori, oltre che meramente sociale. L'insieme di servizi, prodotti e professionalità, dedicati alla salute e alla cura della persona, dunque, non solo sopperiscono alle carenze socio-assistenziali dello Stato, ma rappresentano anche un'opportunità di crescita costante per il Paese. Sempre secondo l’ISTAT nel 2014 si è aggravata la situazione occupazionale dei cittadini stranieri. Nonostante un aumento del numero di occupati tra il 2008 e il 2013, il tasso di occupazione degli stranieri ha segnalato una dinamica negativa in tutti gli anni della crisi, soprattutto per gli uomini per i quali il tasso è sceso al 67,9 per cento (14 punti in meno). Per le donne la diminuzione è stata più contenuta (-3,4 punti) e il tasso ha raggiunto il 49,3 per cento. La migliore performance delle donne è dovuta al fatto che esse sono prevalentemente inserite nell'unico settore -- i servizi alle famiglie -- che ha conosciuto un incremento dell'occupazione. L'aumento delle agevolazioni fiscali previsto dal provvedimento, peraltro, ha come indiretta ma non secondaria conseguenza quella di agevolare la regolarizzazione di una buona percentuale di contratti al momento ancora sommersi, rappresentando quindi un volano indiretto per la nostra economia. Ogni mese le famiglie sostengono un costo per i servizi di cura e assistenza svolti dai collaboratori di oltre 500 euro per nucleo che grava, in massima parte, sui bilanci familiari. Secondo dati Censis-Ismu solo il 31,4 per cento delle famiglie riceve infatti un qualche sostegno pubblico, per lo più nella forma dell'accompagno (19,9 per cento) e, a seguire, delle detrazioni fiscali (9,4 per cento).