[resaula]

In merito agli emendamenti, esprime parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 9.200 (già 8.1), 9.201 (già 8.2), 12.401 (già subemendamento 11.4/31), 14.217 (già 13.22), 16.204 (già 15.7), 16.206 (già 15.11), 16.210 (già 15.19), 16.217 (già 15.26), 16.218 (già 15.27), 16.219 (già 15.30 (testo 2)), 16.220 (già 15.31), 23.200 (già 21.1) e 4.400. Esprime parere di semplice contrarietà sull'emendamento 15.201 (già 14.5). Esprime, infine, parere non ostativo su tutti i restanti emendamenti. Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1416 La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo. Documento integrativo all'intervento del senatore Grasso recante la relazione di minoranza sul disegno di legge n. 944 e sui Docc . LXXXVI, n. 2 e LXXXVII, n. 2 In una società moderna rivolta, sempre più, al superamento geografico dei confini statali e alla creazione di nuovi mercati commerciali, finanziari, geopolitici globali, anche il fenomeno della criminalità tende inevitabilmente ad assumere dimensioni sovranazionali, spingendosi con estrema pericolosità ben oltre le frontiere degli Stati tradizionali. La raggiunta presa di coscienza a livello europeo che un'efficace protezione, quantomeno degli interessi finanziari europei, non possa più prescindere da una comune cooperazione giudiziaria e da una piena condivisione di norme incriminatrici e procedurali, di valori e di istituzioni, ha finalmente determinato l'Unione Europea a promuovere nuovi strumenti di contrasto alla criminalità comune e organizzata consistenti in reati ed indagini comuni, nell'istituzione dell'ufficio della Procura Europea (EPPO), frutto di una cooperazione rafforzata attuata col Regolamento n. 2017/1939 del Consiglio del 12 ottobre 2017. Finalmente si è ravvisata la necessità di rendere più efficiente la repressione di reati potenzialmente molto dannosi per l'Unione, sinora perseguiti (tranne che in Italia ove vige il principio costituzionale della obbligatorietà dell'azione penale) in maniera frammentaria, discrezionale e con apparati di contrasto limitati da parte di singoli Stati. É ciò nonostante la pur encomiabile azione dell'ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), di Europol e Eurojust, organismi comunitari che pagano un deficit di coordinamento e di scambio di informazioni. I rapporti di tali organismi con l'EPPO non potranno che essere di tipo operativo-funzionale, come è confermato nel testo del Regolamento ove al " considerando " n. 69 è detto che "in virtù del principio di leale cooperazione tutte le autorità nazionali e tutti i pertinenti organi dell'Unione, compresi Eurojust, Europol e l'Olaf, dovrebbero prestare attivamente sostegno alle indagini e azioni penali dell'EPPO". Il riferimento a rapporti cooperativi, in cui si consideri necessario uno scambio di informazioni o un coordinamento di investigazioni, anche nella prospettiva di rapporti con paesi terzi, è ribadito nel " considerando " 102 "ogniqualvolta chieda tale cooperazione ad Eurojust, l'EPPO dovrebbe operare in collegamento con il membro nazionale di Eurojust dello Stato membro del procuratore europeo delegato incaricato del caso. La cooperazione operativa può riguardare anche i paesi terzi che abbiano concluso un accordo di cooperazione con Eurojust". Infine, tali rapporti di cooperazione sono disciplinati dall'articolo 3 paragrafo 3 del citato Regolamento n. 2017/1939 del Consiglio, che li esplicita all'articolo 100. Sul piano operativo-funzionale vari sono gli scenari in cui si può ipotizzare tale cooperazione. Innanzitutto nelle indagini per i reati PIF (acronimo per protezione interessi finanziari) di competenza dell'EPPO che presentano il carattere transnazionale e per le quali Eurojust potrà fornire la propria collaborazione per le condotte commesse nei territorio di Stati dell'Unione non partecipanti all'EPPO. Infatti, è noto che alla cooperazione rafforzata hanno finora aderito 22 Stati membri (dopo un iniziale rifiuto si sono unite nell'agosto 2018 Olanda e Malta). Hanno scelto di rimanere fuori Polonia, Svezia, Ungheria, Danimarca, Irlanda e naturalmente (per la Brexit) Regno Unito. In secondo luogo Eurojust resta astrattamente competente rispetto alle fattispecie che abbiano comportato un danno inferiore a 10 milioni di euro. Ancora una cooperazione operativa si può profilare rispetto alle fattispecie criminose connesse ai reati principali non attratti nelle competenze dell'EPPO (si pensi, ad esempio, a condotte di bancarotta fraudolenta in cui potrebbero incorrere società coinvolte in meccanismi fraudolenti) e che rimangono nella competenza di Eurojust. Così pure allorché la Procura Europea non abbia esercitato la sua competenza ovvero il potere di avocazione o abbia rinviato il procedimento alle autorità nazionali. In tutti questi casi la collaborazione potrà attivarsi attraverso lo scambio di informazioni, l'accesso di EPPO alle informazioni contenute nel sistema di gestione dei fascicoli di Eurojust, il supporto di quest'ultima per l'inoltro e lo scambio delle richieste di assistenza giudiziaria per la raccolta di prove in Paesi che non hanno aderito o in paesi terzi, nonché attraverso la comune partecipazione a squadre investigative, nell'agevolare l'esecuzione di un mandato di arresto europeo o delle richieste di ordine europeo di indagine penale (decreto legislativo n. 108 del 2017 articoli 10 e 11). Come è noto, il Regolamento 2018/1727 che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (Eurojust) è stato formalmente adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 14 novembre 2018 ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 21 novembre 2018 (L295/138). Il testo è stato approvato secondo procedura legislativa ordinaria. Esso abroga la decisione 2002/187/GAI, trasposta in Italia con la legge 41 del 2005. La sua base giuridica si rinviene nell'articolo 85 del TFUE. Il Regolamento è entrato in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, ma si applicherà a decorrere dal 12 dicembre 2019, dopo un anno dalla sua entrata in vigore, per consentire all'Agenzia in questione e agli Stati membri di prepararsi ad applicare le nuove regole (confronta articolo 82). Il Regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile negli Stati membri conformemente ai Trattati. Ai fini dell'applicazione nell'ordinamento italiano occorre, dunque, tener presente la sua natura dell'atto in questione da cui consegue l'effetto della sua diretta applicabilità, come previsto dall'articolo 288 del TFUE. Conclusioni.