[resaula]

alla Libia sono stati destinati nel complesso 435 milioni di euro dei 4,1 miliardi complessivi del fondo e l'Italia ha ricevuto circa 100 milioni in totale a partire dal 2017; nel complesso l'Unione europea ha investito in Libia circa 700 milioni di euro nel bilancio 2014-2020 attingendo a diversi fondi: l'EUTF, lo European neighbourhood instrument (ENI), European civil protection and humanitarian aid operations (ECHO), l'Instrument contributing to stability and peace (ICSP); la guardia costiera libica è un corpo militare creato nel 2017, addestrato e finanziato dall'Italia per intercettare le imbarcazioni di migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale e riportarle indietro, in un Paese che non riconosce la convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e in cui sono state documentate violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani; nel corso del 2020, 11.265 rifugiati e migranti sono stati intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia. Quasi tutti sono stati immediatamente trasferiti nei centri di detenzione ufficiali o in altri luoghi di cattività, dove sono stati trattenuti arbitrariamente e per lunghi periodi di tempo ed esposti al rischio di subire torture e maltrattamenti; in alcuni casi, documentati da un rapporto pubblicato da "Amnesty International" nel settembre 2020, persone intercettate in mare e riportate in Libia sono state trasferite in centri semi-clandestini, come la famigerata "fabbrica del tabacco" di Tripoli, prima che se ne perdessero completamente le tracce; sono oltre 50.000 i rifugiati e i migranti intercettati in mare dalla guardia costiera libica e riportati in Libia a partire dalla firma del memorandum d'intesa, all'insegna del quale il Governo italiano ha offerto abbondante sostegno alla Libia, in particolare mediante motovedette, formazione alla guardia costiera e assistenza nella dichiarazione di una zona di ricerca e soccorso (SAR) libica e nel coordinamento delle operazioni in mare; Abdul Rahman Milad detto Bija, che controlla di fatto la guardia costiera libica ovest da Tripoli fino a Zuwara e che venne in Italia nell'ambito della missione di formazione della guardia costiera libica, secondo le Nazioni Unite era "a capo di un'organizzazione criminale che sfruttando il suo doppio ruolo gestisce il traffico di esseri umani"; Bija è oggi sottoposto a sanzioni con congelamento del patrimonio e conseguente impossibilità di spostamento all'estero ma è da poco stato assolto dal tribunale di Tripoli da tutte le accuse di traffico e maltrattamento di esseri umani e rimesso in libertà dopo un arresto lampo; le istituzioni italiane e internazionali, durante tutti gli anni di trattative, erano coscienti di interagire con soggetti con alle spalle crimini contro i diritti umani; un'inchiesta de "L'internazionale" ha portato alla luce fatti gravissimi, qualora venissero verificati, relativi a un ipotetico disegno di dare una stretta alle organizzazioni non governative e sui rapporti tra la politica, le procure e i trafficanti; il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, si era impegnato a modificare il testo del memorandum per inserirvi garanzie a tutela dei diritti umani; a un anno di distanza tale impegno è stato ampiamente disatteso e le pur minime e del tutto insufficienti migliorie proposte dal Governo italiano non sono state neanche accettate dalla controparte libica; ciononostante, le autorità italiane hanno continuato a prestare la loro assistenza, anche tramite la proroga delle missioni militari in Libia e la donazione di nuove motovedette; nel frattempo, la situazione per i rifugiati e i migranti intrappolati in Libia è rimasta catastrofica, persino aggravata dalle limitazioni alla libertà di movimento ed alle attività economiche imposte per far fronte alla pandemia da COVID-19. Queste hanno avuto un grave impatto su migliaia di rifugiati e migranti, la maggior parte dei quali dipende da lavori a giornata anche per acquistare cibo; considerato inoltre che: a fronte di alcune azioni positive come la liberazione il 18 gennaio 2021 dei rifugiati e migranti trattenuti nel centro di detenzione governativo di Zintan, dalle organizzazioni non governative continuano ad arrivare segnalazioni di gravissime violazioni dei diritti umani: tratta di persone, rapimenti e sparizioni forzate di rifugiati e migranti che rimangono; a fronte di un'apparente stabilizzazione del Governo nel Paese libico, le denunce di violazione dei diritti umani sono inesauribili; il 6 maggio 2021 guardia costiera libica ha aperto il fuoco contro alcuni pescatori italiani; tre imbarcazioni sono state messe sotto tiro: "Artemide", "Nuovo Cosimo" e "Aliseo"; il comandante di quest'ultima, Giuseppe Giacalone, è rimasto ferito a un braccio e alla testa; l'unità libica da cui sono partiti gli spari è stata la "Ubari 660", consegnata dal Governo Conte I e contrattata dal Governo Gentiloni; il 3 maggio la stessa guardia costiera libica aveva malmenato, su un'imbarcazione, i profughi a bordo provocando tre vittime, impegna il Governo: 1) ad interrompere ogni forma di cooperazione con la guardia costiera libica; 2) ad assumere una posizione favorevole all'eventuale istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle conseguenze della cooperazione con la Libia in materia di controllo delle migrazioni e l'adozione di un piano per l'evacuazione dalla Libia di migliaia di rifugiati attraverso i canali umanitari. Interrogazioni Atto n. 3-02495 BINETTI Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Premesso che: la sicurezza negli ambienti di lavoro è un tema del quale in Italia si parla quasi soltanto quando si verificano incidenti gravi: sono di questi giorni i due incidenti mortali in cui hanno perso la vita Luana D'Orazio, 22enne uccisa da un macchinario a Montemurlo (Prato), e Cristian Martinelli, 49 anni, rimasto schiacciato da una fresa industriale a Busto Arsizio (Varese). Entrambi morti mentre svolgevano la loro professione; Christian Martinelli ha lasciato la moglie e due bimbe; è rimasto schiacciato tra gli ingranaggi, proprio mentre l'aula del Senato osservava un minuto di silenzio per ricordare Luana D'Orazio, l'operaia tessile di 22 anni che il 3 maggio 2021 è rimasta schiacciata in un macchinario nell'azienda di Prato dove lavorava, lasciando la sua famiglia e il figlio di 5 anni. Le denunce di infortunio con esito mortale continuano ad aumentare; il tema è molto complesso e riguarda in larga misura la cultura della prevenzione e della formazione, senza dimenticare comunque la pandemia da COVID, che ha avuto un impatto molto forte sulle morti bianche del 2020, soprattutto in ambito sanitario; nel 2020, nonostante il lungo periodo di lockdown , ci sono stati 1.270 decessi sui luoghi di lavoro, un terzo dei quali dovuti al coronavirus; nel 2019 erano stati 1.089; nei primi tre mesi del 2021 ci sono già state 185 vittime: una vera e propria strage silenziosa; 19 in più del 2020; è uno stillicidio che non è degno di un Paese civile: prevenzione e formazione devono diventare una strategia e una scelta politica, con più risorse per mettere in sicurezza i processi produttivi e con più ispettori, più controlli e un coordinamento degli interventi;