[pronunce]

In relazione a tale disposizione la ricorrente si limita ad una generica censura di illegittimità costituzionale per la natura di estremo dettaglio di essa. La ricorrente, in realtà, neanche indica le proprie prerogative legislative che avrebbero subito un vulnus, né specifica in quale modo le prescrizioni procedimentali fissate dalla normativa impugnata comprimerebbero sfere di competenza regionali costituzionalmente garantite. In presenza di siffatte carenze motivazionali, deve essere dichiarata la inammissibilità per genericità della questione di legittimità costituzionale proposta. 24.— Con riferimento alle «relazioni tra VAS e VIA», e cioè tra le due distinte procedure di valutazione ambientale strategica, riferita a piani, e di valutazione di impatto ambientale, riferita a singole opere ed interventi, il Codice dispone che «per i progetti di opere ed interventi da realizzarsi in attuazione di piani o programmi già sottoposti a valutazione ambientale strategica, e che rientrino tra le categorie per le quali è prescritta la valutazione di impatto ambientale, in sede di esperimento di quest'ultima costituiscono dati acquisiti tutti gli elementi positivamente valutati in sede di valutazione di impatto strategico o comunque decisi in sede di approvazione del piano o programma» (art. 33). Le Regioni Emilia-Romagna (ric. n. 73 del 2006) e Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste (ric. n. 71 del 2006) hanno censurato le citate norme lamentando che esse violano, innanzitutto, l'art. 11 della direttiva del 27 giugno 2001, n. 2001/42/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente), secondo cui la valutazione ambientale dei piani e programmi «lascia impregiudicate le disposizioni della direttiva 85/337/CEE e qualsiasi altra disposizione della normativa comunitaria, e la stessa direttiva 85/337/CEE, che nel disciplinare la VIA non prevede affatto in essa una possibile pregiudiziale valutazione di elementi rilevanti per la decisione». Inoltre, la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste ha lamentato la violazione dell'art. 117, quinto comma, Cost., in quanto verrebbe limitata «la discrezionalità del legislatore regionale, competente anche in sede di attuazione delle citate direttive comunitarie» a norma della citata disposizione costituzionale. Le suddette questioni devono essere dichiarate inammissibili per genericità delle doglianze prospettate, atteso che le ricorrenti non hanno neppure dedotto quale effettiva incidenza la suddetta violazione del diritto comunitario avrebbe su proprie competenze costituzionalmente garantite. Né la Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, la quale ha lamentato, in particolare, la violazione dell'art. 117, quinto comma, Cost., si è data carico di esplicitare le ragioni per le quali, in una materia riconducibile a competenze esclusive dello Stato (quale è quella della tutela ambientale) sarebbe inibito allo Stato dettare disposizioni di attuazione di normative comunitarie. 25. — La Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) ha impugnato l'art. 34, comma 2, «il quale individua in maniera minuziosa ciò che è tenuto a fare il proponente che manifesti la volontà di ottenere che la procedura di VIA sia integrata nel procedimento per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale». Tale norma, nella prospettiva della ricorrente, sarebbe costituzionalmente illegittima per la sua natura di estremo dettaglio. La censura è inammissibile per genericità, atteso che, come più volte rilevato, non è sufficiente, in presenza di una materia di competenza legislativa esclusiva statale, addurre la natura dettagliata della norma per desumerne la illegittimità costituzionale. 26.— L'art. 42 del Codice, in tema di «progetti sottoposti a VIA in sede regionale o provinciale» è stato censurato nel comma 2 dalla Regione Piemonte (ric. n. 70 del 2006) e dalla Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006), in quanto modificando il sistema precedente di determinazione delle soglie e fissando criteri troppo rigidi, violerebbe le competenze regionali. Le doglianze prospettate dalle Regioni Calabria e Piemonte sono inammissibili per genericità, atteso che non viene indicato quale sarebbe lo specifico ambito materiale violato dalle norme impugnate. 27.— La Regione Piemonte (ric. n. 70 del 2006) ha impugnato l'art. 43 in quanto «vincola, con norme di dettaglio, la disciplina da parte delle Regioni delle procedure di valutazione di impatto ambientale per i progetti di loro competenza, senza che sussistano esigenze di uniformità e standard di tutela». La Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) ha impugnato il comma 5 dell'art. 43 «che disciplina i casi e le modalità di sospensione dei lavori in corso ai fini del ripristino delle condizioni di compatibilità ambientale»; anche tale disposizione, nella prospettiva della ricorrente, sarebbe costituzionalmente illegittima per la sua natura di estremo dettaglio. Le censure prospettate sono inammissibili per genericità, non avendo entrambe le ricorrenti addotto alcun argomento dal quale desumere l'incidenza negativa del contenuto delle norme in ambiti materiali di pertinenza regionale. 28. — La Regione Calabria (ric. n. 68 del 2006) ha impugnato l'art. 44 nella parte in cui «determina la durata massima della proroga dei termini per la conclusione della procedura di VIA»; tale disposizione, nella prospettiva della ricorrente, sarebbe costituzionalmente illegittima per la sua natura di estremo dettaglio. La stessa Regione ha censurato l'art. 46, «nella parte in cui limita eccessivamente l'individuazione, ad opera delle Regioni e delle Province autonome, delle ipotesi di esonero dalla procedura ordinaria e la possibilità di promuovere procedure semplificate»; tale disposizione, nella prospettiva della ricorrente, sarebbe costituzionalmente illegittima per la sua natura di estremo dettaglio. La medesima ricorrente ha impugnato anche l'art. 50 relativo all'«adeguamento delle disposizioni regionali e provinciali». L'illegittimità di tale norma sarebbe conseguenza della illegittimità delle altre disposizioni impugnate. Le censure sono inammissibili per genericità: la ricorrente, infatti, con riferimento agli artt. 44 e 46, si è limitata a rilevare la natura dettagliata delle disposizioni censurate per desumere la violazione di competenze regionali che non vengono neanche indicate; con riferimento all'art. 50, si è limitata a richiamare genericamente le doglianze prospettate in relazione «a molte delle disposizioni contenute nella Parte seconda» del Codice, senza aggiungere alcuna argomentazione di rilievo. 29.— Le Regioni Toscana (ric. n. 69 del 2006), Piemonte (ric. n. 70 del 2006), Marche (ric. n. 79 del 2006) , hanno impugnato il comma 3 dell'art. 51 per violazione degli artt. 117 e 118 e del principio di leale collaborazione; la Regione Emilia-Romagna (ric.