[pronunce]

Su tali premesse, la Regione deduce, con un primo motivo di censura, che i commi 362, 363, 364 e 365 víolano gli artt. 117, 118 e 119 Cost. ed il principio di leale collaborazione, perché – incidendo «in maniera inequivocabile» su un àmbito di competenza legislativa concorrente previsto dall'art. 117, terzo comma, Cost. («produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia») – non «contengono alcuna previsione relativa a forme di codeterminazione con la regione delle misure ivi contemplate», ed, in particolare, non prevedono «un'intesa “forte” con la Conferenza Stato-regioni». Da ciò consegue, per la Regione, una lesione dell'«autonomia finanziaria di entrata e di spesa» della Regione, non potendo detto fondo essere incluso nel complesso delle risorse che, secondo le norme costituzionali, devono consentire alle Regioni ed agli altri enti locali «di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite» (sentenza n. 423 del 2004). In particolare, secondo la ricorrente, tale fondo non può essere qualificato come un «intervento speciale» consentito dall'art. 119, quinto comma, Cost., perché i soggetti utilizzatori delle risorse ivi stanziate sono individuati nella generalità dei Comuni e non già in «determinati» Comuni, come richiesto da detta disposizione costituzionale (sentenza n. 16 del 2004). 2.2. – Le previsioni impugnate – prosegue la Regione Lombardia, prospettando un secondo motivo di censura – si pongono, poi, «in esplicita contraddizione, rilevante […] sotto il profilo del buon andamento dell'amministrazione e della ragionevolezza, con le disposizioni in tema di risparmio energetico che assegnano un ruolo cruciale alle regioni» (sentenza n. 133 del 2006). 2.3. – La ricorrente deduce, quale terzo motivo di censura, che il comma 365 víola gli artt. 117 e 118 Cost. ed il principio di leale collaborazione, perché il medesimo comma – demandando a semplici accordi ex post la individuazione o la creazione di strutture amministrative per la gestione degli interventi di cui al comma 364 – si riferisce con tutta evidenza all'esercizio di funzioni amministrative di competenza regionale e quindi, in assenza di «forme partecipative ben piú intense, quali le “intese forti”», lede «con tutta evidenza» materie di competenze legislativa regionale, «in aperta lesione del riparto di competenze previsto dagli artt. 117 e 118 Cost.». 2.4. – Con riguardo al comma 1284, la ricorrente deduce che detto comma víola gli artt. 117, 118 e 119 Cost., nonché il generale principio di leale collaborazione, perché quanto stabilisce un finanziamento nella materia di competenza legislativa residuale «acque minerali» senza prevedere un «pieno coinvolgimento» della Regione «attraverso lo strumento dell'intesa». 2.5. – Secondo la Regione Lombardia, il medesimo comma 1284 lede i parametri suddetti (gli artt. 117, 118 e 119 Cost., nonché il generale principio di leale collaborazione) anche perché, «intervenendo in un settore di competenza residuale delle regioni» – e cioè, a suo avviso, nella materia “acque minerali” –, «istituisce un prelievo, senza prevedere, né sull'an né sul quantum, né sulla destinazione delle risorse, un coinvolgimento forte, almeno nella forma della intesa preventiva con la Conferenza Stato Città Regioni», della Regione, cosí come richiesto, sempre secondo la ricorrente, dalla giurisprudenza costituzionale sul punto (sentenza n. 213 del 2006; n. 242, n. 231 e n. 222, del 2005; n. 424 del 2004). 3. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate. Quanto alle censure relative ai commi 362, 363, 364 e 365, la difesa erariale afferma che la materia regolata da tali commi, date le finalità sociali dell'intervento legislativo, attiene alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale e, pertanto, ad un àmbito rimesso alla potestà legislativa esclusiva statale dall'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. In subordine, il resistente eccepisce che, «quand'anche la qualificazione suggerita dalla ricorrente fosse corretta» – e cioè che i commi 362, 363, 364 e 365 attenessero alla materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia», di cui all'art. 117, terzo comma, Cost. –, nella fattispecie potrebbero ravvisarsi le condizioni perché lo Stato possa legittimamente “chiamare in sussidiarietà” l'esercizio delle funzioni regionali (sentenza n. 303 del 2003). Secondo l'Avvocatura, infatti: a) l'intervento non è sproporzionato né irragionevole; b) sussiste «un interesse generale per il quale è indispensabile la uniformità di regime in tutto il territorio nazionale»; c) «viene garantita la compartecipazione delle Regioni alle statuizioni che saranno concretamente adottate in materia per l'utilizzo della dotazione del fondo, con conseguente assicurazione della leale collaborazione». Inoltre – ricorda l'Avvocatura – gli stanziamenti ordinari di cui gode la Regione «non vengono minimamente intaccati» dall'istituzione del fondo, che utilizza risorse “nuove”. Quanto alle censure relative al comma 1284, la difesa erariale afferma che la materia regolata da tale comma attiene alla «tutela dell'ambiente che l'art. 117, comma 2, lett. s) devolve alla competenza statale, ma, prima ancora, a diritti fondamentali, inviolabili e personalissimi da inquadrare nell'ambito dei principi fondamentali di cui all'art. 2 della Costituzione». Inoltre, stante l'esistenza di precisi obblighi internazionali, l'istituzione del fondo troverebbe titolo, secondo l'Avvocatura, nella competenza legislativa esclusiva statale in materia di “politica estera e rapporti internazionali dello Stato” (art. 117, primo comma, lettera a, Cost.). Infine, quanto alla dedotta violazione del principio di leale collaborazione, la difesa erariale rileva che il comma 1284 ha comunque previsto «il parere della Conferenza unificata». 4. – In prossimità della pubblica udienza, la Regione Lombardia ha depositato una memoria in cui, ribadendo le argomentazioni già svolte, ha dato atto delle modifiche normative e della giurisprudenza costituzionale successive alla proposizione del ricorso (sentenze nn. 45 e 50 del 2008). In particolare, per quanto riguarda il «Fondo per la copertura di interventi di efficienza energetica e di riduzione dei costi della fornitura energetica per finalità sociali (commi 362, 363, 365, 365)», la Regione richiama la sentenza n. 1 del 2008, con cui la Corte costituzionale – pronunciandosi sulle «modalità di intervento nel settore della produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia» – «ha evidenziato come i relativi aspetti organizzativi, programmatori e gestori debbano essere determinati con il sostanziale coinvolgimento delle Regioni».