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In sostanza, signor Presidente, il decreto-legge di oggi è un passo in avanti. Il piano shock diventa legge. È un fatto positivo, ma c'è ancora moltissimo da fare. Provo rapidamente a sintetizzare le tre sfide che, secondo me, abbiamo di fronte. La prima è un tema che riguarda le città d'arte. Noi dobbiamo avere consapevolezza che le città d'arte rischiano di essere spazzate via dalla pandemia, almeno nel breve periodo. Certo, nessuno ammazzerà mai Firenze, Venezia o Roma, ma queste città hanno una sofferenza doppia. In questo decreto sono inserite misure importanti per alcune città. Da senatore eletto nel collegio di Firenze sono molto felice della norma prevista non dai lavori parlamentari, ma direttamente dal Governo sullo sblocco dell'aeroporto e sono molto felice del fatto che si capisca che l'investimento sugli stadi non è un giocattolino per i tifosi, ma un pezzo di economia dello sport che si traduce in posti di lavoro e ricchezza. Ringrazio i colleghi parlamentari che hanno unito la loro firma alla mia sull'emendamento che permetterà di non avere il vincolo delle soprintendenze sugli stadi. Sulle città d'arte non si va solo con stadi o aeroporti. Lo dico con molta forza: dobbiamo avere l'intelligenza, come ha proposto, ad esempio, un funzionario dello Stato, il prefetto di Firenze, di andare verso il sistema delle zone franche urbane nelle città d'arte - vedo persone che conoscono le città d'arte per tanti motivi - oppure avremo una sofferenza particolarmente grave in queste realtà per i prossimi due o tre anni. Vengo al secondo punto. Oggi c'è una divisione profonda tra chi crede che la ricostruzione passi dai ponti e chi pensa che la ricostruzione passi dai muri. Non voglio citare il grande pensiero di Giorgio La Pira, ma nel momento in cui si riparte si deve scegliere il modello culturale che si vuole per il Paese. Io penso - lo dico con rispetto verso i compagni di esperienza, ancorché avversari politici, di Fratelli d'Italia e della Lega - che l'idea del sovranismo abbia mostrato i suoi limiti e ne abbiamo già parlato. Penso che il lockdown abbia dimostrato come l'Italia abbia tutto tranne che l'esigenza del sovranismo. L'Italia è un Paese che ha bisogno di essere spalancato sul mondo; ha bisogno di globalizzazione e di essere aperto perché, se blocchiamo i prodotti, i turisti e le merci, rendiamo il Paese più debole e, quindi, credo che ci sia bisogno di costruire ponti e non muri. Altro punto fondamentale del mio intervento è che c'è bisogno di una riflessione su questi temi. Noi abbiamo un'enorme quantità di denari (208 miliardi di euro) che vengono dall'Europa e che devono essere spesi nelle prossime settimane, mesi e anni. Su che modello di sviluppo li mettiamo? Io penso che lo sblocca Italia, il decreto semplificazioni che stiamo approvando e il piano choc vadano nella direzione di un Paese che crea posti di lavoro nei cantieri e non sussidi e assistenzialismo e sono contento di questo. Il modello di sviluppo delle infrastrutture è il grande punto di discussione dei prossimi anni. Signor Presidente, vengo alla conclusione: c'è un importante elemento che si pone e lo dico in questo caso al Governo. Avete fatto bene a intervenire cercando di far sì che il coronavirus fosse innanzitutto bloccato. Vorrei che da quest'Assemblea arrivasse un messaggio anche in queste ore di grande vicinanza e affetto per tutti coloro che sono ancora in prima fila a combattere contro il coronavirus, ovvero gli infermieri, i medici e anche chi sta soffrendo per il coronavirus. ( Applausi ). Signor Presidente, per il suo tramite vorrei rivolgere un affettuoso augurio di pronta guarigione al presidente Silvio Berlusconi perché penso che questo sia un segnale di grande rispetto verso un uomo delle Istituzioni del quale sono stato e sono avversario politico, ma che in questo momento sta vivendo un momento di difficoltà. ( Applausi ). Signor Presidente, una volta che abbiamo detto che il coronavirus c'è ed è l'occasione di combattere contro un grande problema, ma anche di ripartire, l'ultimo punto è molto semplice: dopo le elezioni regionali, il Governo e la maggioranza dovranno avere la forza di venire in Parlamento e chiarire in modo organico, strategico e visionario, se possibile, come intendiamo affrontare la grande occasione del recovery fund , dei 200 miliardi e - io dico - anche del MES e del programma SURE. Mi spiego in un altro modo: dobbiamo venire in Parlamento a spiegare il nostro disegno per i prossimi tre anni oppure non ci sarà possibilità alcuna per la politica di svolgere un ruolo. Per questo dico che il Governo, che fortunatamente rispetto al Governo precedente segue più Macron e Merkel che i gilet gialli e Alternative für Deutschland, deve prendere esempio da ciò che ha fatto Macron ieri: 100 miliardi, 20 pagine spiegate bene e una visione per i prossimi anni. Dopo le elezioni regionali attendiamo il Presidente del Consiglio in Aula per un grande dibattito su questi temi. Nel frattempo, Italia Viva vota la fiducia convintamente. Il piano choc è diventato legge; ha vinto l'Italia, ha vinto la politica. ( Applausi ). DE PETRIS (Misto-LeU) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-LeU) . Signor Presidente, come ben sanno tutti i colleghi senatori di maggioranza e opposizione, che hanno lavorato duramente nei giorni scorsi, stiamo parlando di un provvedimento molto complesso, che si aggiunge ai molti decreti emanati per cercare di affrontare rapidamente la fase emergenziale e dare risposte, che sono state di urgenza, all'insegna del fatto che era necessario sostenere le famiglie, le imprese, garantire la cassa integrazione e il reddito d'emergenza. Si è trattato di una serie di provvedimenti che sono stati, a mio avviso, assolutamente fondamentali. Il decreto-legge affronta un'altra questione, che è quella della semplificazione e delle velocizzazioni per la ripresa dei lavori e delle opere, per dare una spinta in avanti all'economia. Non nascondo, come sa chi ha partecipato alle discussioni anche nelle Commissioni competenti, che noi abbiamo posto un tema assolutamente fondamentale che rimane lì. Si deve operare certamente con le semplificazioni e si è operato con le deroghe, che sono previste nel provvedimento per quanto riguarda tutto il sistema dei contratti pubblici, delle gare e degli appalti. La questione che però credo riguardi tutto il Parlamento e che la maggioranza deve affrontare, facendolo rapidamente anche nell'esame del cosiddetto decreto-legge agosto, è il fatto che per dare davvero una spinta di velocizzazione e di semplificazione, bisogna fare una grande operazione di intervento sulla pubblica amministrazione. La parte che riguarda l'innovazione digitale è stata affrontata nel provvedimento al nostro esame, ma serve un grande piano - lo ribadisco perché noi sul punto continueremo la nostra battaglia - per un piano di assunzioni di personale qualificato e di tecnici. Per troppo tempo, soprattutto le amministrazioni comunali e gli enti locali, ma anche l'apparato dell'amministrazione centrale, a causa del blocco del turnover , sono stati ridotti praticamente all'osso. Noi abbiamo bisogno di investire nelle risorse umane, nei giovani e nella qualificazione del personale.