[pronunce]

Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Venezia ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 3, del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare), convertito in legge dall'art. 1 della legge 23 aprile 2002, n. 73, e dell'art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della L. 30 dicembre 1991, n. 413), in relazione agli artt. 102 e 103 della Costituzione, nonché alla IV [recte: VI] disposizione transitoria e finale della Costituzione medesima; che, secondo il rimettente, le disposizioni censurate determinerebbero un indebito ampliamento della giurisdizione tributaria, presentando le controversie concernenti le sanzioni per il lavoro irregolare natura sostanzialmente giuslavoristica o previdenziale; che, in via subordinata, il medesimo giudice ha eccepito l'illegittimità costituzionale dell'art. 7, comma 4, del d.lgs. n. 546 del 1992 per contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui vieta, nel processo tributario, il ricorso alla prova testimoniale; che, successivamente all'ordinanza di rimessione, questa Corte, con la sentenza n. 130 del 2008, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, nella parte in cui attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie relative alle sanzioni comunque irrogate da uffici finanziari, anche laddove esse conseguano alla violazione di disposizioni non aventi natura tributaria; che tale pronuncia ha investito, dunque, proprio la disposizione censurata in via principale dall'odierno rimettente; che la questione avente ad oggetto l'art. 7, comma 4, del d.lgs. n. 546 del 1992, è stata sollevata dal giudice a quo solo in via subordinata, e precisamente solo per il caso in cui non fosse stata accolta la questione prospettata in via principale, di tal che, alla luce della citata decisione, su di essa la Corte non è più chiamata a pronunciarsi; che, pertanto, le odierne questioni di costituzionalità sono divenute prive di oggetto e devono essere dichiarate manifestamente inammissibili (ordinanza n. 269 del 2008). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 3, comma 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12 (Disposizioni urgenti per il completamento delle operazioni di emersione di attività detenute all'estero e di lavoro irregolare), convertito in legge dall'art. 1 della legge 23 aprile 2002, n. 73 e degli artt. 2 e 7, comma 4, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della L. 30 dicembre 1991, n. 413), sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 102 e 103 della Costituzione, nonché alla VI disposizione transitoria e finale della Costituzione medesima, dalla Commissione tributaria provinciale di Venezia con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 26 gennaio 2009. F.to: Giovanni Maria FLICK, Presidente Ugo DE SIERVO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 gennaio 2009. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA