[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 305 del codice di procedura civile, promosso dal Tribunale di Vicenza nel procedimento vertente tra R. C. e la Gemma s.r.l. ed altri, con ordinanza del 28 agosto 2009, iscritta al n. 293 del registro ordinanze 2009 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 49, prima serie speciale, dell'anno 2009. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 9 giugno 2010 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo.. Ritenuto che il Tribunale di Vicenza, con ordinanza depositata il 28 agosto 2009, ha sollevato, in riferimento agli articoli 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 305 del codice di procedura civile «nella parte in cui prevede, nel caso di fallimento della parte costituita, che il termine perentorio per la riassunzione del processo decorra, per le parti diverse da quella fallita, dalla data dell'interruzione anziché dalla data in cui tali parti ne abbiano avuto effettiva conoscenza»; che, come il rimettente riferisce, con atto di citazione notificato in data 18 aprile 2006, R. C. ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo n. 407 del 2006 emesso dal Tribunale di Vicenza su ricorso della società G. s.r.l.; che detta società si è costituita con comparsa depositata il 2 febbraio 2007; che nell'udienza fissata in pari data il giudice, concessa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, ha ordinato la chiamata in causa della G. P. s.n.c. , la quale si è costituita con comparsa depositata il 20 luglio 2007; che all'udienza celebrata in quella data il giudice, concessi alle parti i termini di cui all'art. 183, sesto comma, cod. proc. civ. , ha rinviato al 19 giugno 2008 per l'ammissione delle prove; che, con atto depositato il 20 gennaio 2008, è intervenuta in causa la R. s.r.l., assumendo di essere cessionaria del credito della convenuta, oggetto del decreto ingiuntivo; che l'udienza del 19 giugno 2008 è stata rinviata di ufficio al 1° ottobre 2008; che in tale udienza sono comparsi i soli difensori dell'opponente, della terza chiamata in causa e della terza intervenuta; che alla medesima udienza l'opponente ha depositato una visura camerale dalla quale è risultato che l'opposta era stata dichiarata fallita dal Tribunale di Verona in data 11 marzo 2008; che il giudice ha dichiarato l'interruzione del processo, ai sensi dell'art. 43, terzo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione concordata e della liquidazione coatta amministrativa), introdotto dall'art. 41 del decreto legislativo 9 gennaio 2006 n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'art. 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005 n. 80); che, con ricorso depositato in data 19 marzo 2009, l'opponente ha riassunto il processo, chiedendo la fissazione dell'udienza per la prosecuzione dello stesso; che tale udienza si è tenuta in data 24 giugno 2009; che, con atto depositato il 3 giugno 2009, il fallimento G. s.r.l. si è costituito eccependo, in via preliminare, l'estinzione del processo per omessa tempestiva riassunzione nel termine di sei mesi dalla data della dichiarazione di fallimento; che alla predetta udienza l'opponente ha contestato che fosse decorso il termine di sei mesi previsto dall'art. 305 cod. proc. civ. , ritenendo che tale termine decorresse, anche dopo la modifica dell'art. 43 della legge fallimentare, dalla data di dichiarazione in udienza dell'intervenuto fallimento e non dalla data della sentenza di fallimento; che, in subordine, l'opponente ha chiesto che fosse sollevata questione di legittimità costituzionale dell'art. 305 cod. proc. civ. , mentre il fallimento G. s.r.l. ha insistito nella propria eccezione di estinzione del processo; che il giudice a quo ritiene applicabili al processo in corso l'art. 305 cod. proc. civ. , nel testo anteriore alle modifiche apportate dall'art. 46, comma 14, della legge 18 giugno 2009 n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile) e l'art. 43 della legge fallimentare, nel testo risultante dalle modifiche apportate con il d.lgs. n. 5 del 2006; che, in particolare, il rimettente osserva che l'art. 305 cod. proc. civ. , così come riformato, si applica solo ai processi iniziati dopo la data di entrata in vigore della legge n. 69 del 2009, per cui non trova applicazione nel giudizio a quo; che, ad avviso del giudicante, la questione comunque rileva anche con riferimento al testo modificato dell'art. 305 cod. proc. civ. , in cui è previsto un termine più breve per la riassunzione del processo a seguito di interruzione dello stesso; che, inoltre, il giudice a quo ritiene che l'art. 43 della legge fallimentare, come integrato dal d.lgs. n. 5 del 2006, sia applicabile alla fattispecie in esame, a norma degli artt. 150 e 153 del medesimo decreto legislativo, perché il fallimento della G. s.r.l. è stato dichiarato dopo l'entrata in vigore della riforma, cioè dopo il 16 luglio 2006; che, infine, il rimettente osserva che l'art. 41 del citato d.lgs. è applicabile anche ai processi pendenti, trattandosi di norma processuale; che, in punto di non manifesta infondatezza, il giudice a quo afferma che, fino alla modifica della legge fallimentare operata nel 2006, nel caso di fallimento della parte costituita l'interruzione del processo, a norma dell'art. 300, primo e secondo comma, cod. proc. civ. , conseguiva alla dichiarazione in giudizio o alla notificazione dell'evento da parte del procuratore costituito per la fallita; che, invece, l'art. 41 del d.lgs. n. 5 del 2006 ha aggiunto all'art. 43 della legge fallimentare il seguente comma: «l'apertura del fallimento determina l'interruzione del processo», disposizione da interpretare nel senso che il fallimento della parte provoca, automaticamente, detta interruzione, senza necessità di dichiarazione in giudizio o di notificazione alle parti dell'evento; che in tal senso, ad avviso del rimettente, si sarebbe espressa anche la Corte di cassazione nella sentenza resa a Sezioni unite il 20 marzo 2008, n. 7443, sicché non vi sarebbe spazio per una diversa interpretazione della norma, altrimenti destinata a rivelarsi pleonastica, in quanto l'interruzione del processo, come conseguenza della perdita della capacità della parte fallita di stare in giudizio, sarebbe già prevista dall'art. 300 cod. proc. civ. ;