[pronunce]

ciò rientrando nella discrezionalità del legislatore, ma &laquo;fino al limite oltre il quale possa dirsi che l'assunzione nell'amministrazione pubblica, attraverso norme di privilegio, escluda o irragionevolmente riduca le possibilità di accesso, per tutti gli altri aspiranti, con violazione del carattere "pubblico" del concorso&raquo; (sentenza n.141 del 1999, citata); che le restrizioni dei soggetti legittimati a partecipare al concorso possono eccezionalmente considerarsi ragionevoli in presenza di &laquo;particolari situazioni, che possano giustificarle per una migliore garanzia del buon andamento dell'amministrazione&raquo;(sentenza n. 373 del 2002); che la ragionevolezza della deroga alla regola del pubblico concorso non può dirsi radicalmente esclusa dal fatto che si tratti di un concorso riservato interamente al personale in possesso di una determinata esperienza protratta nel tempo (quale quella, nella fattispecie, di ricerca), avendo questa Corte ritenuto compatibili con il principio del pubblico concorso non solo ipotesi di riserve parziali (sentenza n.141 del 1999, citata; sentenza n.234 del 1994), ma talora, seppur eccezionalmente, anche ipotesi di concorsi interamente riservati (sentenze n. 228 del 1997 e n. 477 del 1995); che la disposizione censurata ha connotazioni del tutto peculiari, dovendo considerarsi che nella fattispecie la pregressa esperienza (ossia l'attività di ricerca protrattasi per almeno tre anni) è non solo in sé particolarmente qualificata e specifica rispetto alla mera attività lavorativa espletata in una diversa (e meno elevata) posizione di impiego nell'amministrazione, ma anche accentuatamente omogenea alla posizione per la quale il concorso è bandito per essere l'attività di ricerca del tutto tipica del ricercatore universitario, sicché il concorso riservato si atteggia come teso a favorire la stabilizzazione del dipendente in quella qualifica la cui tipica attività egli abbia svolto di fatto per un apprezzabile periodo di tempo; che questa speciale finalità - non irragionevolmente perseguita dal legislatore - trova anche riscontro nei presupposti, previsti dalla disposizione censurata, che consentono alle università (e agli osservatori) di ricorrere al concorso riservato, essendo infatti necessaria, da una parte, la previa verifica della sussistente esigenza di attività di ricerca (unitamente a quella didattica) e, d'altra parte, la soppressione di un numero di posti di tecnico laureato corrispondente a quello dei posti di ricercatore messi a concorso; che la peculiarità di questo meccanismo rende non irragionevole la riserva totale del concorso, perché per candidati esterni - per i quali comunque rimane aperta la possibilità di accedere all'ordinario concorso per ricercatore - non potrebbe certo ricorrere il presupposto della soppressione di un posto attualmente ricoperto da un tecnico laureato; che la disposizione censurata, nel far riferimento al personale dell'università, prescrive, in funzione limitativa, l'ulteriore requisito che il dipendente dell'università sia stato assunto in ruolo a seguito di un pubblico concorso che prevedeva come requisito di accesso il diploma di laurea; che tale requisito - che vale ad individuare un criterio selettivo indiretto per determinare il personale eccezionalmente beneficiario del concorso riservato - non è in sé irragionevole, essendo ben più omogenea rispetto a quella del ricercatore la posizione di chi sia entrato nel ruolo del personale universitario superando un concorso per il quale fosse richiesta la laurea rispetto a quella di chi sia invece entrato a seguito di un concorso di minor livello; che non sussiste quindi la violazione del principio di eguaglianza; che neppure è leso il principio del buon andamento della pubblica amministrazione - parimenti evocato dal T.A.R. rimettente - perché la valorizzazione di pregresse esperienze nell'ambito di quest'ultima non è un valore assoluto, ma giustifica solo circoscritte ed eccezionali deroghe alla regola del concorso pubblico, atteso anche che, nella fattispecie, il concorso riservato non costituisce affatto un obbligo per le università e gli osservatori, ma solo una facoltà; che pertanto la questione è sotto ogni profilo manifestamente infondata.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta infondatezza delle questioni incidentali di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 10, della legge 14 gennaio 1999, n. 4 (Disposizioni riguardanti il settore universitario e della ricerca scientifica, nonché il servizio di mensa nelle scuole), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 novembre 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Franco BILE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 4 dicembre 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA