[resaula]

Questo significa che non c'è un accordo a livello europeo e sono fallite la politica migratoria e quella della rotazione dei porti, che avevate in qualche modo dato per conquistata. In conclusione, ci auguriamo di sbagliare, perché l'interesse nazionale per noi patrioti è sempre prioritario. Ad oggi, però, temiamo che non ci sarà una guida italiana, che perderemo la guida italiana della missione, che sarà molto più utile alla Francia che all'Italia; lei capisce a cosa mi riferisco. Ci auguriamo di sbagliare perché quello che vediamo non difeso e non rappresentato è proprio l'interesse nazionale. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE . Il senatore Petrocelli ha facoltà d'illustrare l'interrogazione 3-01403 sulle politiche del Governo per la stabilizzazione della Libia e il dialogo con l'Iran, per tre minuti. PETROCELLI (M5S) . Signor Ministro, il Governo italiano e lei in particolare in queste settimane state portando avanti un'intensa attività diplomatica, testimoniata dalla partecipazione alla 56ª edizione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco e alla Conferenza di Berlino e dai lavori dell'International follow-up committeesulla Libia. Durante la 56 a edizione della Conferenza di Monaco, ha avuto modo di incontrare il suo omologo, il ministro iraniano Zarif. In questo momento, ci preoccupa soprattutto la situazione di conflitto latente in Libia, la quale, nonostante una tregua formalmente stabilita, in realtà prosegue con scontri continui, alcuni dei quali anche molto pesanti sul territorio. Anche la vice Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la Libia, Stephanie Williams, ha riconosciuto testualmente che «la tregua è appesa a un filo» e «l'embargo sulle armi è una barzelletta». Siamo tutti convinti che l'Italia da tempo sia tra i Paesi più attivamente impegnati nella ricerca di una soluzione alla questione libica, che dev'essere politica, oltre a essere quello più direttamente esposto agli effetti destabilizzanti di tale crisi, che va ormai avanti da più di un decennio, in termini sia di minaccia terroristica sia di sicurezza energetica sia di pressione migratoria. Ormai c'è un coinvolgimento di tutti gli attori libici in quello che è stato definito il processo di Berlino, con un'iniziativa forte dell'Unione europea proprio su spinta italiana, e proprio all'interno di tale processo sono già stati raggiunti importanti risultati, come il varo di una nuova missione per il monitoraggio dell'embargo sulle armi. Alla luce di tutto ciò, le chiedo di indicarci quali sarebbero gli interessi e gli obiettivi specifici perseguiti dal Governo e dal suo Dicastero in particolare, sia dopo la sua recente missione in Libia, sia dopo la partecipazione alla Conferenza di Monaco e al Consiglio affari esteri dell'Unione europea, in relazione sia alle questioni che riguardano la stabilizzazione della Libia, sia - cosa non irrilevante - al dialogo con l'Iran. PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DI MAIO, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Senatore Petrocelli, parto dalle parole della citazione legata alla tregua e all'embargo: è chiaro ed evidente che la tregua è debole; continuiamo a definirla tale perché le parti, nonostante continuino a porre in essere violazioni, in ogni caso non avanzano dalle loro posizioni; è chiaro, però, che il nostro obiettivo è arrivare a un cessate il fuoco vero e duraturo. Se però continuano a entrare armi in Libia, fare ciò è molto complicato, perché prosegue l' excalation e le due parti continuano a sentirsi sempre più forti. Per questa ragione, l'unica strada è quella diplomatica, che chiaramente non ha i tempi della guerra, e c'è bisogno di un'azione diplomatica decisa per riunire intorno a un tavolo tutti gli attori di questa che definiamo proxy war - perché non di una guerra civile si tratta, ma ci sono interferenze da tutto il mondo - e farli convenire sul fatto che dobbiamo bloccare l'ingresso delle armi e smettere di fornire armi e soldati alle due parti. Quest'azione diplomatica oggi è in seno alla Conferenza di Berlino: è stato fatto il primo Comitato dei seguiti a Monaco sabato; la settimana scorsa mi sono recato di nuovo in Libia da Haftar e al-Sarraj e a tutti e due è stata ribadita l'importanza del lavoro che si sta compiendo nel comitato 5+5, nell'ambito del quale le parti militari stanno discutendo. Ho trovato comunque una volontà di discutere e adesso, rispetto agli ultimi attacchi verificatisi nel porto di Tripoli, il lavoro del comitato militare è stato sospeso, ma stiamo lavorando per farlo riprendere. È evidente che la missione europea, che ha come obiettivo il rispetto dell'embargo delle armi, è fondamentale per bloccarne l'ingresso. È ovvio, poi, che non si tratta più della missione precedente, ma mi sembra che le stesse parti che oggi dicono che è un peccato che sia finita la missione Sophia prima dicessero che essa non serviva a bloccare le armi. Il mandato di Sophia - a mio giudizio - non riusciva a soddisfare l'esigenza di far rispettare l'embargo, mentre l'attuale missione ha al centro proprio il rispetto dell'embargo. Inoltre, le regole di ingaggio che riguardano anche gli eventuali soccorsi in mare - che però è difficile che ci saranno, perché le navi si trovano sul lato est della costa libica - si discuteranno nei prossimi giorni nel Cops e nel Coreper. Concludo sull'Iran. Al ministro Zarif ho ribadito tre cose: continuare nel processo di non proliferazione del nucleare; evitare provocazioni che possano causare escalation ; l'Italia vuole continuare a lavorare con l'Iran in settori come la diplomazia culturale, con percorsi di collaborazione nell'ambito della cultura e della nostra storia, per tenere ingaggiato l'Iran e favorire un dialogo tra le parti di questa escalation . (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Petrocelli, per due minuti. PETROCELLI (M5S) . Signor Ministro, sono estremamente soddisfatto della sua risposta, nella quale rilevo soprattutto l'intenzione ferma da parte sua e del nostro Governo di mantenere l'azione diplomatica al centro della politica estera italiana e dell'Unione europea, in un momento in cui la cosiddetta politica di potenza sta tornando prepotentemente sulla scena internazionale, come ha ricordato lo stesso alto rappresentante Josep Borrell. Io sono perfettamente d'accordo con lei quando dice che è più facile seguire la politica di potenza piuttosto che quella dell'azione diplomatica, che è molto più lenta e richiede maggiori energie, ma non bisogna farsi distrarre su questo percorso. Per quanto riguarda le possibilità di mantenere un dialogo fermo e costruttivo con l'Iran, ritengo che soprattutto il primo punto che lei ha citato, ossia convincere il Governo iraniano a non desistere nel percorso di non proliferazione del nucleare, sia lo strumento principale. Vorrei semplicemente far notare che il popolo iraniano aspetta da tempo dei segnali concreti da parte dell'Unione europea e - a mio avviso - l'Italia può essere il capofila per mandare quei segnali e possiamo farlo anche in tempi rapidissimi. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE .