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Definiamolo, onde evitare che, in modo pendolare, si passi da una Protezione civile che interviene in chiave di emergenza per le celebrazioni dell'anniversario dell'Unità d'Italia, per arrivare, pendolarmente, ad una Protezione civile che, in emergenza col terremoto dell'Emilia, dopo la legge n. 100 del 2012, approvata appena due giorni prima, poteva togliere soltanto i feriti da sotto le macerie e non poteva fare il resto. È chiaro che questo pendolarismo non funziona e bisogna trovare i giusti equilibri. In secondo luogo, occorre chiarire una volta per tutte a cosa hanno diritto i cittadini e a cosa non hanno diritto. Il terzo punto che voglio evidenziare è altrettanto importante: laddove si emanano delle norme per l'emergenza o la ricostruzione, l'intero sistema istituzionale deve fare riferimento ad esse e non può esserci un meccanismo di interpretazione. Per capirci, visto che non voglio sfuggire al problema, cito quello che è successo a Norcia, già precedentemente ricordato, a proposito di una struttura temporanea, donata e finalizzata alla tutela a fronte del rischio di ulteriori terremoti, di tenuta strategica. Non può esistere un'interpretazione diversa, ma questo non può essere lasciato in mano - diciamo così - al buon spirito di questa o di quella componente dello Stato: deve trovare invece una risposta normativa. In quarto luogo, alcuni senatori, giustamente, si sono chiesti come sia possibile che si sia ancora in emergenza e di sei mesi in sei mesi, o di anno in anno, si facciano provvedimenti e si rinviino. Bisogna trovare una forma per costruire un coordinamento tra le normative finanziarie e di bilancio e la scelta politica degli interventi che lo Stato vuole compiere. Non si può infatti scrivere in una norma di bilancio «fino all'esaurimento dell'emergenza», perché è chiaro che il problema non sarà risolto. Dunque, c'è un grande e interessante lavoro da fare, ma senza la consapevolezza di una distinzione tra ricostruzione ed emergenza non andremo da alcuna parte. A proposito dell'impianto della ricostruzione, voglio segnalare, per onestà, che i Governi precedenti hanno compiuto scelte importanti. Ad esempio, questo è il primo terremoto in cui viene finanziata la seconda casa ed è giusto, perché diversamente non ci sarebbe ricostruzione, viste le caratteristiche delle seconde case nei luoghi coinvolti. Si tratta di una scelta nuova, che non può essere riprodotta in tutti i territori, perché è chiaro che se fosse applicata in una grande città non reggerebbe. Occorrono quindi flessibilità e intelligenza. In secondo luogo... (Richiami del Presidente) . Arrivo alla conclusione, Presidente, le chiedo solo un attimo. La questione... BELLANOVA (PD) . Il rappresentante del Governo non sta ascoltando. ERRANI (Misto-LeU) . Io faccio quel che posso. PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, non si faccia disturbare dalla senatrice. ERRANI (Misto-LeU) . Per questo terremoto per la prima volta si è stabilito che non si ricostruisca senza la microzonazione di terzo livello. Basta girare in quelle zone per vedere che nella stessa strada le abitazioni sono crollate solo da una parte. È, quindi, determinante. In terzo luogo, c'è un credito d'imposta che assicura la ricostruzione. Non tutti gli anni i privati dovranno chiedere il rifinanziamento, perché il meccanismo è assicurato. Sono questioni importanti. Sulla prevenzione faccio una proposta semplice al Governo: piano decennale, lavoro sui bonus e una quota di investimenti del bilancio dello Stato destinata tutti gli anni alla messa in sicurezza idrogeologica e alla sismicità. Diversamente non si va da alcuna parte e questa è l'emergenza delle emergenze. Signor Sottosegretario - come lei ha visto - noi abbiamo seguito con grande attenzione gli impegni assunti dal Governo. Abbiamo aspettative concrete rispetto agli altri Governi. Personale, commissariato, L'Aquila, Emilia, interventi sulla fiscalizzazione: su questi temi occorrono risposte chiare. Il nostro voto è favorevole per il lavoro fatto, per l'attenzione del Governo il quale, con spirito di cambiamento, deve agire e dare risposte reali. (Applausi dai Gruppi Misto-LeU, M5S e L-SP). ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, colleghi, inizio il mio intervento dichiarando immediatamente il voto di astensione del Gruppo cui appartengo. Si tratta di un'astensione positiva, nel senso che ci riserviamo di verificare quello che il Governo, in virtù del maggior tempo che avrà a disposizione, riuscirà a ottenere durante l'esame del provvedimento alla Camera, per poi esprimerci auspicabilmente in modo più costruttivo nella sua seconda lettura. Signor Presidente, all'inizio non abbiamo condiviso il metodo usato che potremmo definire opportunistico. Esisteva un decreto-legge, un cosiddetto decretino dell'uscente Governo Gentiloni Silveri datato 29 maggio; un provvedimento tardivo anche nella data di emanazione, perché mirava a ottenere una proroga della partenza dei rimborsi delle agevolazioni; proroga, decretata il 29 maggio, che presupponeva - come è perfettamente accaduto - che il 27 maggio (cioè due giorni prima) numerose amministrazioni dello Stato avessero già fatto partire i recuperi nelle buste paga come quelli - ad esempio - degli agenti di polizia penitenziaria. In buona sostanza, Presidente, fa sorridere complessivamente il Partito Democratico quando sbraita, denuncia urgenze e argomenta vicende giuste, reali, veritiere; quando afferma che il Governo Gentiloni Silveri non poteva fare di meglio perché negli ultimi giorni era poco rappresentativo, perché ricordo tutto il lasso di tempo precedente che ha avuto a disposizione. La situazione - lo dico da umbro - fa denunciare ritardi gravissimi, al di là del gioco delle parti politiche che noi ovviamente comprendiamo, e ci mancherebbe altro. Di fronte, però, ad argomenti come quelli in esame, che hanno veramente poco di contenuto politico, ideologico e ideale, si deve adottare un approccio veramente diverso e maggiormente libero e sereno. È stata prodotta una normativa prolissa e disorientante, che ha determinato una serie di malfunzionamenti e ritardi gravissimi. Il porre rimedio a questa normativa con un decretino - come l'abbiamo definito - che trattava completamente altro e che, rispetto ai grandi temi della ricostruzione, incideva solo per un centesimo - pur importante, evidentemente - e il portarci al suo interno l'intera massa di problematiche attinenti alla ricostruzione è stato un metodo che personalmente e come Gruppo non abbiamo inizialmente condiviso. Avremmo sicuramente preferito il metodo, più lineare e più giusto, di partire subito con un decreto-legge del Governo, portato in Assemblea, che affrontasse i problemi dal punto di vista del Governo stesso. Ciò avrebbe sicuramente evitato un lavoro gigantesco del relatore, che ringrazio nuovamente, e avrebbe dato modo a noi di lavorare con maggiore precisione e serenità. Lo spirito del lavoro compiuto è stato sostanzialmente quello giusto, come abbiamo detto più volte in Aula: è stato veramente lo spirito giusto per arrivare a trattare i grandi problemi.