[pronunce]

- Peraltro, sempre a parere della resistente, «non è affatto vero che la comunicazione degli elementi informativi debba seguire e non precedere la compensazione, anzi è logico che la compensazione possa intervenire dopo il 31 maggio, quando il quadro della situazione dei singoli enti locali si sarà più puntualmente definito». Ancora, la difesa regionale ritiene che la norma di cui all'art. 7-quater, comma 7, del d.l. n. 5 del 2009 non sia qualificabile come principio fondamentale della materia per due ordini di motivi. In primo luogo, l'avvenuto differimento del termine ivi previsto al 30 giugno e, per il solo anno 2011, al 30 ottobre (art. 1, comma 142, della legge n. 220 del 2010), escluderebbe la natura di principio fondamentale, trattandosi di «un termine che lo stesso legislatore statale modula a piacimento». In secondo luogo, la Regione Sardegna richiama la sentenza n. 82 del 2007 della Corte costituzionale, la quale, in relazione ad una fattispecie analoga a quella odierna, ha definito come ordinatorio uno dei termini previsti nel procedimento di attuazione del patto di stabilità, escludendone - a detta della resistente - la natura di principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica. 2.2.5. - Da ultimo, la difesa regionale rileva come gli artt. 3, comma 1, lettera b), e 7 dello statuto speciale per la Sardegna, e l'art. 8 del d.P.R. 19 giugno 1979, n. 348 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la Sardegna in riferimento alla legge 22 luglio 1975, n. 382, e al d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616) attribuiscano alla Regione resistente una specifica autonomia nella materia della finanza pubblica ed, in particolare, della finanza locale. 3. - In prossimità dell'udienza, il Presidente del Consiglio dei ministri e la Regione Sardegna hanno depositato memorie nelle quali insistono nelle conclusioni già rassegnate, rispettivamente, nel ricorso e nell'atto di costituzione. 3.1. - In particolare, l'Avvocatura generale contesta le eccezioni di inammissibilità sollevate dalla resistente, osservando che le censure prospettate sono «chiare e determinate e non lasciano dubbi sull'oggetto della contestazione». Secondo la difesa statale, la diversa regolamentazione dei termini entro i quali gli enti locali possono rideterminare gli obiettivi già fissati si pone in contrasto con la disciplina statale indicata nel ricorso, le cui disposizioni costituiscono, ai sensi dell'art. 77-ter, comma 1, del d.l. n. 112 del 2008, «principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica». Quanto all'asserita carenza di indicazione delle norme comunitarie violate, l'Avvocatura generale precisa che i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario sono, nel caso di specie, quelli disposti dal patto di stabilità e di crescita, stipulato dai Paesi membri dell'Unione europea e recepito negli artt. 121 (ex art. 99 TCE) e 126 (ex art. 104 TCE) del Trattato 25 marzo 1957 (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea). Sarebbe, inoltre, «perfettamente coerente e giustificata dal tenore della disposizione regionale censurata» la questione prospettata in relazione all'art. 120, secondo comma, Cost., che prevede il potere sostitutivo del Governo «a tutela dell'unità economica» in caso di «mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria». Infine, la difesa statale contesta l'eccezione sollevata dalla Regione Sardegna, riguardante il significato delle censure prospettate, posto che il Ministero dell'economia e delle finanze ha manifestato il proprio assenso all'accordo sulla proposta formulata dalla stessa Regione in merito al patto di stabilità territoriale per l'anno 2010. Siffatta eccezione sarebbe infondata, in quanto l'assenso del Ministero dell'economia all'accordo sul patto di stabilità, proposto dalla Regione ai sensi dell'art. 77-ter, comma 6, del d.l. n. 112 del 2008, avrebbe un oggetto diverso dalla rideterminazione degli obiettivi dei singoli enti e, quindi, non inciderebbe sui tempi previsti dal censurato art. 6 della legge regionale, per trasmettere le relative richieste di modifica. Peraltro, aggiunge la difesa statale, la facoltà delle Regioni di differenziare all'interno del territorio, anche secondo proprie regole, i vincoli posti dal legislatore nazionale in relazione alle differenze esistenti, è azionabile sempre nel rispetto dell'obiettivo determinato in attuazione della normativa nazionale. Di conseguenza, l'introduzione di una tempistica diversa da quella stabilita dalle disposizioni in materia di patto di stabilità disattenderebbe le regole poste dallo Stato per il coordinamento e il monitoraggio della finanza pubblica, pregiudicando anche il perseguimento degli obiettivi posti a livello europeo. 3.2. - Nel merito, l'Avvocatura generale ribadisce le censure già prospettate nel ricorso, evidenziando - anche alla luce di quanto disposto dall'art. 1, commi 141 e 142, della legge n. 220 del 2010 - che il tempestivo adempimento da parte delle Regioni consente al Ministero dell'economia e delle finanze di verificare, attraverso il monitoraggio semestrale, il mantenimento dei saldi di finanza pubblica nel corso dell'anno; così disponendo, il legislatore statale ha voluto evitare le ricadute di carattere economico che un irrazionale ricorso a modifiche di vincoli statali da parte degli enti locali avrebbe potuto produrre. Da quanto appena detto discenderebbe la «espressa previsione della perentorietà del termine», stabilita dalla citata legge n. 220 del 2010.1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l'articolo 6 della legge della Regione Sardegna 19 novembre 2010, n. 16 (Disposizioni relative al patto di stabilità territoriale), in riferimento agli artt. 117, primo e terzo comma, 119, secondo comma, e 120, secondo comma, della Costituzione, all'art. 3, comma 1, lettera b), e al Titolo III della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna). 2. - La questione sollevata in riferimento all'art. 117, terzo comma, Cost. è fondata. 2.1. - L'art. 7-quater, comma 7, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5 (Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, nonché disposizioni in materia di produzione lattiera e rateizzazione del debito nel settore lattiero-caseario), convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 9 aprile 2009, n. 33, prescrive l'obbligo per le Regioni di comunicare al Ministero dell'economia e delle finanze, «entro il mese di maggio di ciascuno degli anni 2009/2011, con riferimento a ciascun ente locale, gli elementi informativi occorrenti per la verifica del mantenimento dell'equilibrio dei saldi di finanza pubblica».