[pronunce]

L'atto introduttivo sarebbe poi inammissibile in quanto, pur recando la denominazione di ricorso, lo stesso presenterebbe «caratteristiche tipiche dell'ordinanza, come si evince dalla sua parte dispositiva», ove si fa riferimento alle “parti in causa”, quali destinatarie ulteriori della notificazione : circostanza, questa, che si attaglia al giudizio incidentale di legittimità costituzionale, da promuovere, appunto, con la forma della ordinanza. Nella specie, inoltre, il ricorso introduttivo del conflitto non conterrebbe alcuna indicazione del petitum, né delle “ragioni del conflitto”, né della attribuzione che intende difendere. Quanto alla carenza del petitum, la Camera resistente sottolinea che il ricorso si limita a fare riferimento alla deliberazione assunta dalla Camera; sicché l'ipotesi in esame sarebbe del tutto analoga a quella già scrutinata da questa Corte nella sentenza n. 363 del 2001. Accanto a ciò, la difesa della Camera rileva che il Tribunale di Roma «sembra promuovere - sì - il conflitto, ma non chiede alla Corte di dichiarare che non spetta alla Camera il potere di qualificare come insindacabili le opinioni contestate, e per soprammercato non chiede l'annullamento della delibera della Camera in data 18 marzo 1998. Non chiede nemmeno che la Ecc.ma Corte risolva il conflitto, ciò che, comunque, non sarebbe stato sufficiente ai fini della valida instaurazione del giudizio (così sent. n. 364 del 2001)». Alla luce dei principî affermati nella sentenza n. 363 del 2001, sarebbe carente anche l'esposizione delle “ragioni del conflitto”; le argomentazioni del ricorrente si ridurrebbero, infatti, alla «elencazione di una serie di precedenti giurisprudenziali utili (a suo avviso) al fine della astratta determinazione del concetto di attività parlamentare e della nozione di nesso funzionale», senza alcun esame del caso concreto e della attività di sindacato ispettivo svolta dal deputato Sgarbi. Infine, identici rilievi vengono svolti in merito alla asserita, mancata indicazione della attribuzione che il ricorrente intende difendere, ancora una volta alla luce di quanto affermato nella sentenza di questa Corte n. 363 del 2001. Nel merito, il ricorso sarebbe comunque infondato. Dopo aver passato in rassegna la giurisprudenza costituzionale in tema di insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari, a norma dell'art. 68 Cost., la difesa della Camera sottolinea come, agli effetti della garanzia costituzionale, occorra distinguere tra la generica attività politica - estranea a quella previsione - e l'attività di politica parlamentare, nei cui confronti la garanzia costituzionale non può ritenersi circoscritta alla semplice discussione parlamentare. Infatti, la circostanza che le opinioni connesse alla politica parlamentare «siano state manifestate extra anziché intra moenia è meramente accidentale, e non può essere alla base di un trattamento deteriore, che porrebbe a rischio l'autonomia del parlamentare (e, con questa, quella dell'istituzione di appartenenza)». Ai fini della garanzia costituzionale, è dunque sufficiente una «oggettiva connessione delle opinioni con il “complessivo contesto parlamentare”, e cioè con i contenuti (di volta in volta modificati) della “politica parlamentare”». Inoltre, ad avviso della resistente, la corrispondenza sostanziale tra atto parlamentare tipico e dichiarazione extra moenia (secondo quanto si desumerebbe dalle sentenze nn. 320 e 321 del 2000), sarebbe soltanto «una delle ipotesi di riconducibilità della dichiarazione alla funzione parlamentare, ancorché sia quella che si verifica “normalmente”». Perciò l'esigenza di tutela dell'autonomia delle Camere, «in equilibrato raffronto con l'esigenza di tutela della funzione giurisdizionale, impone di “circoscrivere la cognizione della Corte, limitandone gli interventi a casi estremi, quando il potere parlamentare sconfini nell'arbitrio”». Le dichiarazioni rese dal deputato Sgarbi, dunque, dovrebbero essere ricondotte nell'alveo della garanzia costituzionale, essendo le stesse episodi di un polemica da tempo condotta dal parlamentare nei confronti del mondo universitario, come emergerebbe anche da alcuni atti parlamentari. 4. Con memoria depositata in prossimità della udienza, la difesa della Camera ha in sintesi ribadito le eccezioni e le deduzioni svolte nell'atto di costituzione.1. Il conflitto di attribuzioni, promosso dal Tribunale di Roma nei confronti della Camera dei deputati, investe la deliberazione adottata dalla Assemblea nella seduta del 18 marzo 1998, con la quale - respingendo la proposta formulata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere - essa ha dichiarato che i fatti per i quali è in corso il procedimento davanti al medesimo Tribunale, di cui al doc. IV-ter, n. 37/A, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e sono pertanto insindacabili, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Tale conflitto riguarda un giudizio civile promosso da Loredana Olivato contro il deputato Vittorio Sgarbi e la R.T.I. - Reti Televisive Italiane s.p.a., al fine di ottenere il risarcimento del danno per il pregiudizio subito al proprio onore ed alla propria reputazione in conseguenza della «particolare offensività delle espressioni adoperate dallo Sgarbi» nel corso delle trasmissioni televisive “Sgarbi quotidiani”, del 12 e 19 novembre 1994, 9 febbraio e 14 marzo 1995 della rete televisiva “Canale 5”: trasmissioni durante le quali il parlamentare, nella veste di conduttore, aveva formulato le espressioni reputate diffamatorie, «riferendosi alla prova di esame per l'ammissione ai ruoli di professore ordinario in storia dell'arte da egli stesso sostenuta nell'anno 1990, ed al ruolo svolto al riguardo dal membro della commissione prof.ssa Olivato». Il ricorrente rileva come la giurisprudenza di questa Corte abbia da tempo messo a fuoco la circostanza che la prerogativa costituzionale della insindacabilità, sancita dall'art. 68, primo comma, della Carta fondamentale, non è destinata a presidiare tutte le opinioni espresse dal parlamentare - determinandosi altrimenti la sua trasformazione in un privilegio personale - ma soltanto quelle legate da uno specifico nesso funzionale con le attività svolte nella qualità di membro della Camera. Questo nesso - ad avviso del ricorrente - si specifica ulteriormente nel senso che, a fondare l'anzidetta garanzia, non basta il semplice collegamento di argomenti o di contesto politico tra attività parlamentare e affermazioni in ipotesi lesive dell'altrui reputazione; ma occorre la sostanziale corrispondenza di significati tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'esercizio delle attività parlamentari tipiche svolte in Parlamento, e le opinioni già espresse nell'ambito di queste ultime. Da tutto ciò il ricorrente desume l'illegittimità della deliberazione assunta nella specie dalla Camera, poiché le affermazioni del deputato Sgarbi sarebbero state rese al di fuori dell'esercizio di qualsiasi funzione politico-parlamentare, come d'altra parte puntualmente evidenziato nel parere espresso sulla vicenda dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere. 2.