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con decreto ministeriale n. 579 del 2 agosto 2018, il Ministro in indirizzo ha autorizzato i contingenti delle assunzioni docenti 2018/2019, prevedendo la copertura di 57.322 posti di lavoro a tempo indeterminato nella scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado; a pochi giorni dall'avvio dell'anno scolastico, sono ancora molti i disagi per le scuole italiane che anche quest'anno non hanno a disposizione un organico adeguato; è il caso della Regione Lombardia che, a fronte di una dotazione organica di personale del comparto Ministeri assegnata all'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia, suddivisa tra i vari ambiti territoriali provinciali, determinata con determina dirigenziale dell'Ufficio scolastico regionale in 675 unità, conta invece presenze effettive che risultano essere meno della metà (circa 267). Come ad esempio nell'Ufficio scolastico territoriale (UST) della provincia di Bergamo dove, su 72 presenze previste, solo 22 sono quelle effettive; gli uffici scolastici territoriali svolgono un ruolo di supporto amministrativo e didattico alle scuole per tutta la durata dell'anno scolastico e questa carenza di personale ne impedisce il pieno e proficuo svolgimento e supporto; il personale amministrativo degli UST della Lombardia si trova quindi a fronteggiare grandi difficoltà organizzative per cercare di garantire il corretto avvio dell'anno scolastico attraverso un'intensificazione dell'attività lavorativa, arginando encomiabilmente il malumore di studenti e genitori al ripetersi di situazioni di disagio che portano sempre più spesso alla riduzione qualitativa e quantitativa dell'offerta scolastica; occorre garantire a tutti il diritto allo studio e pari opportunità formative, si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di risolvere la situazione di carenza di organico in cui versano gli uffici scolastici territoriali, e in particolare quello della Lombardia. Atto n. 4-00526 TOTARO Al Ministro della giustizia Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il carcere Pozzale di Empoli (Firenze) è stato chiuso nel novembre 2016 per diventare una Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive) ma a tutt'oggi risulta in stato di abbandono. Non è più di proprietà dello Stato, ma non è chiaro se sia passato alla Regione; purtroppo, ad oggi, appare solo come un monumento allo spreco. Chiuso da quasi due anni per poterlo trasformare in Rems, cade a pezzi sommerso da erbacce; il Pozzale sembra essere in una sorta di limbo: non è più del Ministero della giustizia, eppure non è ancora stato ristrutturato e trasformato in una struttura capace di ospitare 21 malati psichiatrici per cui i giudici di Toscana e Umbria abbiano disposto una sorveglianza speciale, si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere per sollecitare la Regione Toscana ad attivarsi ed a procedere rapidamente ai lavori per il recupero di questa struttura. Atto n. 4-00527 TOTARO Al Ministro della giustizia Premesso che: oltre un anno fa si comunicava che per la nuova destinazione d'uso della villa medicea dell'Ambrogiana a Montelupo Fiorentino (Firenze), che fino agli scorsi mesi ospitava l'unico ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) della Toscana, sarebbe stato a breve presentato un bando per realizzare un piano di fattibilità per il recupero dell'antica villa medicea; il progetto è stato presentato in pompa magna con il Ministro in indirizzo e il direttore dell'Agenzia del demanio; considerato che ad oggi la villa appare in stato di abbandono e di degrado, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prevedere per attivare immediatamente il percorso di recupero, valorizzando questa importante struttura storica; quali interventi immediati intenda porre in essere per la cura ed il mantenimento della struttura per evitare il degrado, che già comincia a manifestarsi. Atto n. 4-00528 EVANGELISTA FENU LICHERI MARILOTTI Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Premesso che: in Sardegna la strada statale 129 Trasversale sarda, che partendo dalla costa orientale taglia in due la regione e attraversa il suo interno, registra un anomalo numero di incidenti gravissimi, molti dei quali con conseguenze mortali, in particolare lungo il tratto che unisce il capoluogo Nuoro a Macomer; l'ultimo incidente mortale in ordine di tempo è quello occorso in corrispondenza della curva alla progressiva chilometrica 63+900 in direzione Nuoro-Macomer nel territorio del comune di Orotelli (Nuoro) il 25 dicembre 2017 in cui hanno perso la vita i fratelli Francesco e Matteo Pintor di 23 e 16 anni, dilaniati dal guardrail mentre si stavano dirigendo a Pattada per il pranzo natalizio dai nonni insieme a un terzo fratello e un cugino, entrambi sopravvissuti. Questi ultimi nel gennaio 2018 si sono fatti promotori di un comitato denominato "#Sos 129. Adesso basta", il quale ha promosso una petizione che ha raccolto già 10.000 firme e il consenso di diversi sindaci del territorio affinché quel tratto di strada sia messo nella massima sicurezza; il tratto di strada è teatro di un elevato numero di incidenti gravi o mortali, per perdita di controllo del veicolo sempre secondo le stesse modalità; si ricorda, per citare solo i più recenti, anche quello del 22 febbraio 2017 costato la vita alla ventiquattrenne Gianfranca Deiana; la criticità del tracciato, ormai inadeguato alle condizioni di traffico intenso, sono legate, oltre alla carenza di manutenzione e pulizia del manto stradale in corrispondenza dei punti di maggiore pericolosità, alla conformazione del guardrail (il più delle volte causa prima dell'esito mortale dei sinistri), alla presenza di numerose intersezioni con strade poderali che si affacciano direttamente sulla strada statale nei punti più critici, arrecandovi sporco e detriti che limitano l'aderenza, senza l'interposizione di un'adeguata banchina asfaltata che consenta di riprendere il controllo del veicolo in caso di sbandata, e ancora all'inadeguatezza della segnaletica; considerato che: in particolare, il luogo teatro dei sinistri consiste in una curva di raggio ridotto, preceduta da un tratto lungo 6 chilometri con andamento pressoché rettilineo che crea una "condizione di abitudine" e rende del tutto inatteso che alla fine possa trovarsi una curva stretta, per lo più con pendenza sfavorevole poiché in discesa, la cui severità risulta non percepibile; di contro, la curva precedente presenta un raggio di curvatura molto più ampio: la differenza di velocità di percorrenza rispetto alla curva del sinistro è, quindi, rilevantissima; considerato inoltre che, a giudizio degli interroganti: la pericolosità di una transizione così brusca dovrebbe essere assolutamente evitata al fine di impedire il verificarsi di altri eventi luttuosi, di garantire una circolazione stradale sicura e di salvaguardare il bene della vita umana;