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PRESIDENTE . Avverto i colleghi che per un malfunzionamento dei microfoni all'ultimo minuto dell'intervento non vedrete la lucina microfonica lampeggiare. Quindi, quando la Presidenza suonerà la campanella, rimarrà solamente un minuto, anche se visivamente non vedrete il lampeggiamento della lucina sul microfono. È iscritto a parlare il senatore Berutti. Ne ha facoltà. BERUTTI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, oggi avviamo la discussione in Aula relativa alla conversione di un decreto-legge che impatta su territori messi a dura prova, che hanno sofferto e soffrono, e che è dovere di tutti noi, ognuno nei propri ruoli e con le proprie responsabilità, supportare, sostenere, coadiuvare. Le istituzioni e lo Stato hanno il dovere morale, prima ancora che giuridico, di essere in modo sussidiario al fianco dei territori del Paese in difficoltà. Lo devono fare nei momenti dell'emergenza più grave e profonda e lo devono fare, in prospettiva, nei mesi e negli anni difficili che seguono eventi repentini, ma dalle conseguenze durature. Proprio su questo rapporto con il tempo, il tempo dell'emergenza e quello del ritorno alla normalità, il tempo di agire e quello di accelerare e completare, è necessario spendere una prima riflessione. Ci accingiamo a convertire in legge, signor Presidente, un decreto-legge che reca «disposizioni urgenti per l'accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici»; disposizioni urgenti per accelerare e completare interventi relativi ad un fatto tragico di più di tre anni e di tre Governi fa. Non è inaudito, signor Presidente: chi ha avuto l'onore come me di fare l'amministratore sa che le politiche pubbliche, l'intervento pubblico, specie quando deve inserirsi con cautela su un tema molto complesso come quello della ricostruzione post -sismica, non può essere veloce, ma deve essere declinato con il giusto tempo, con correzioni di rotta e un lavoro di cesello. Non è inaudito che si torni su questo tema e si provi a fare ancora e ancora per i nostri concittadini in difficoltà ; concittadini che dovrebbero - anzi devono - essere in cima alla lista delle priorità sulle quali intervenire. Quello che è inaudito è il metodo con il quale si arriva ad intervenire. Quello che è inaudito è che si tratti come emergenziale una ricostruzione che deriva da un'emergenza, ma che deve essere trattata con metodi e strumenti strutturali. Se tutto è emergenza, rischiamo di non considerare emergenza più nulla; e se nulla è emergenza, se non a parole, ci troviamo poi di fronte ad interventi come quello inizialmente proposto dal Governo, che nell'ambito delle proprie prerogative sperava, o credeva, di poter risolvere tutto con pochi articoli, qualche proroga e un intervento di facciata, che ancora una volta non avrebbe potuto cambiare le sorti dei territori da ricostruire, delle persone che li abitano, delle imprese che li rendono vivi. La gestione del post- terremoto, della ricostruzione, non è una cosa semplice. È uno di quegli interventi che nessun politico vorrebbe dover mettere a punto e che nessun cittadino dovrebbe trovarsi nelle condizioni di vivere. Intervenire in modo superficiale, per non dire sciatto, è quello che nessuno dovrebbe permettersi. L'auspicio è che il Governo non abbia voluto agire in questo senso. L'impressione, però, è certamente questa. Se quanto abbozzato dal Governo certamente non era sufficiente, non possiamo dire che lo sia quanto messo a punto dall'altro ramo del Parlamento e da questo consesso. Tuttavia, forse per il maggiore realismo che caratterizza le Camere, forse perché la dialettica con un'opposizione costruttiva ha inevitabilmente portato a mettere mano a quello che non andava e ad integrare almeno parzialmente quello che mancava, oggi siamo di fronte ad un testo migliorato ma che ancora non è sufficiente. Non lo è perché niente potrà dare a chi ha perso molto o tutto ciò che non ha più; non lo è perché, come ho avuto modo di dire, vi è un problema strutturale di metodo per cui in questo Paese è emergenza qualsiasi materia si tratti e dunque, alla fine, nulla è emergenza e nulla è ordinario. Non lo è perché, per quanto le opposizioni abbiano lavorato, le condizioni di lavoro e la visione di questa maggioranza restano limitate e limitanti e questo ha conseguenze su quanto il nostro Parlamento può licenziare. Dunque, fatte salve le molte proroghe - necessarie per carità - continuiamo a non dare risposte vere e concrete all'emergenza abitativa e al connesso rischio spopolamento con il loro impatto sul lavoro e l'impresa. Continuiamo - anzi continuate - a non incidere con il sostegno al mondo agricolo e all'allevamento, che nei territori colpiti dal sisma possono costituire un'occasione preziosa per la rinascita, ma che questo Governo non prende mai troppo in considerazione. Chi lavora e chi crea lavoro, Presidente, merita invece più considerazione e non solo annunci. Merita che i temi siano affrontati con il dovuto metodo, in modo da evitare di fare confusione e di essere superficiali. È il rischio che si è concretizzato con l'impostazione del Governo, il quale, ancora una volta, ha messo in questo decreto i temi più disparati, affrontandoli tutti in modo superficiale, dai contributi ai Comuni agli incentivi alle imprese, dalla rimozione dei materiali alle flessibilità contrattuali. Il tema della gestione dei territori dopo eventi emergenziali è troppo serio perché non stia a cuore a tutti noi; parliamo delle vite dei nostri concittadini, parliamo di case, luoghi di lavoro, scuole, luoghi di aggregazione, parrocchie: parliamo del cuore del nostro Paese. Per questo il lavoro e l'impegno delle opposizioni, specie di quelle responsabili, non può e non vuole essere superficiale. Abbiamo lavorato e lavoreremo in questo senso, e pretendiamo che anche il Governo e la maggioranza facciano altrettanto sul tema così grave del post -terremoto, così come sui tanti eventi gravi che troppo spesso si abbattono sulle nostre città e le nostre campagne. Rimandare un'informativa, nascondersi, promettere risorse che non arrivano, non è certo la strada che porta a lasciarsi alle spalle questa superficialità: è invece la via che porta ad una sempre più marcata distanza dal Paese reale. Noi quel Paese, il nostro Paese, lo viviamo ogni giorno. È tempo lo facciate anche voi. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà. ARRIGONI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, sul decreto sisma, blindato qui in Senato, partiamo dall'inizio. È stato approvato dal Consiglio dei ministri il 21 ottobre, un lunedì che precedeva di sei giorni le elezioni regionali in Umbria, una tempistica alquanto sospetta. Infatti il decreto è stato utilizzato come spot elettorale, sbandierato come un vero cambio di passo per la ricostruzione. Ricordo bene le parole pronunciate dal premier Conte, del Governo Conte bis , in quei giorni nelle terre di San Francesco: in questo decreto «ci sono tante misure tra cui quelle per la semplificazione e l' accelerazione della ricostruzione privata» del Centro Italia . Questo è il decreto che mancava. Finalmente diamo una svolta.