[pronunce]

, il giudice dovrebbe fare applicazione dell'art. 7-ter, comma l, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito, tenuto conto che il successivo comma 3 del medesimo articolo prevede che è in sede di interrogatorio che può e deve essere chiesto al soggetto sottoposto alla misura cautelare se sia beneficiario del reddito di cittadinanza. 1.2.- Ciò premesso, in punto di rilevanza il rimettente precisa che la vicenda alla base dell'ordinanza di rimessione origina dall'applicazione, nei confronti di F. M., della misura cautelare personale del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa ex art. 282-bis cod. proc. pen. , in relazione a fatti riconducibili al reato di maltrattamenti in famiglia, di cui all'art. 572 del codice penale. In sede d'interrogatorio ai sensi dell'art. 294 cod. proc. pen. il soggetto in questione ha dichiarato di essere beneficiario del reddito di cittadinanza. Il rimettente, pertanto, dovrebbe necessariamente applicare l'art. 7-ter, comma l, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito, ossia sospendere l'erogazione del beneficio economico (alla luce del comma 4 del medesimo articolo), con decreto che deve essere comunicato all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) entro quindici giorni. 1.3.- Nel merito le norme censurate sarebbero in primo luogo in contrasto con gli artt. 2 e 3, secondo comma, Cost. 1.3.1.- Tali disposizioni, infatti, pongono la persona umana al centro del sistema, sia nella sua dimensione individuale, sia in quella collettiva, impegnando la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di carattere economico e sociale che fungono da limite, tra le altre cose, appunto al pieno sviluppo della persona. Come confermerebbero anche i lavori preparatori alla legge di conversione del d.l. n. 4 del 2019, il reddito di cittadinanza sarebbe volto a porre delle «misure di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale», andando a inserire gli strumenti assistenziali introdotti nell'ambito dei «livelli essenziali delle prestazioni» (LEP). Tale impostazione risulterebbe confermata dalla lettura dell'art. l del citato decreto-legge, in cui è precisato come il reddito di cittadinanza sia una misura destinata al «contrasto [...] all'esclusione sociale», a «favorire il diritto all'informazione, all'istruzione, alla formazione» e a garantire «sostegno economico e [...] inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione». In virtù della sospensione, quindi, il beneficiario sarebbe privato di un sostegno economico che potrebbe anche configurarsi come condizione imprescindibile alla sua sopravvivenza, senza che possa ravvisarsi alcuna ragione giustificatrice di un simile trattamento punitivo. La ratio del reddito di cittadinanza, infatti, non sarebbe premiale, ma assistenziale e d'inclusione. In questo senso, finanche chi viene condannato in via definitiva avrebbe il diritto di sopravvivere, a meno che non si voglia considerare la revoca del beneficio quale strumento per configurare un complesso sanzionatorio con funzione general-preventiva e punitiva, in violazione altresì del principio rieducativo di cui all'art. 27, terzo comma, Cost. Emergerebbe, quindi, una palese irragionevolezza del sacrificio imposto al soggetto nella fase cautelare, senza che ciò sia ancorato a una ragione giustificatrice diversa da quella squisitamente sanzionatoria-punitiva. 1.4.- In secondo luogo, sarebbero altresì violati gli artt. l e 4 Cost. L'art. 4 del d.l. n. 4 del 2019, come convertito, infatti, impone al beneficiario del reddito di cittadinanza la sottoscrizione di un patto per il lavoro e di un patto per l'inclusione sociale, con una dichiarazione d'immediata disponibilità al lavoro; ulteriori disposizioni, poi, prevedono la riduzione della somma erogata nel caso in cui il beneficiario non partecipi alle attività formative, nonché la revoca del reddito di cittadinanza se per tre volte venga rifiutata una congrua proposta di lavoro. Tale strumento, pertanto, sarebbe anche finalizzato all'inserimento lavorativo e alla formazione privata del beneficiario. La sospensione, così, limiterebbe ingiustificatamente la possibilità del soggetto sottoposto a misura cautelare di formarsi in maniera tale da essere inserito nel mondo del lavoro, poiché la limitazione della libertà connessa all'attivazione del meccanismo cautelare non comporterebbe necessariamente l'impossibilità del soggetto di svolgere l'attività lavorativa. 1.5.- La disposizione censurata violerebbe poi gli artt. 29, 30 e 31 Cost. Il reddito di cittadinanza, infatti, è riconosciuto in funzione dei redditi familiari e come sostegno all'intero nucleo, ove questo sia composto da altri soggetti oltre al diretto beneficiario. La tutela della famiglia, anche con misure economiche, in linea con le previsioni di origine sovranazionale (art. 9 CDFUE), sarebbe così pregiudicata dalla sospensione del beneficio. 1.6.- Ancora sarebbero lesi gli artt. 27, primo e secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6, paragrafo 2, CEDU. 1.6.1.- Innanzi tutto, verrebbe pregiudicato il principio di personalità della responsabilità penale, poiché il nucleo familiare sarebbe privato del sostentamento in virtù di un fatto eventualmente commesso da un familiare. 1.6.2.- Inoltre, vi sarebbe anche una violazione del principio della presunzione di non colpevolezza, posta dall'art. 27, secondo comma, Cost., nonché dall'art. 48 CDFUE e dall'art. 6, paragrafo 2, CEDU. Il regime cautelare, infatti, avrebbe di per sé carattere rebus sic stantibus, sarebbe contraddistinto da un contradditorio ridotto e si fonderebbe su un accertamento basato su criteri meno stringenti di quelli previsti dall'art. 533 cod. proc. pen. per giungere alla condanna, la quale, in ogni caso, è suscettibile di essere superata dalle decisioni assunte in sede di impugnazione, quanto meno fino al sopraggiungere del giudicato. La disposizione censurata - imponendo l'applicazione della sospensione del reddito di cittadinanza, sanzione di carattere penale, a un soggetto non ancora condannato, nemmeno in via provvisoria - determinerebbe così una palese violazione della presunzione d'innocenza. 1.7.- Infine, sarebbe violato l'art. 3 Cost., inteso quale fondamento del principio di ragionevolezza. 1.7.1.- L'art. 7-ter, comma 1, del d.l. n. 4 del 2019, come convertito, prevede la sospensione del reddito di cittadinanza sia in caso di applicazione di una misura cautelare personale, con riferimento a qualsiasi reato, sia in conseguenza di una condanna non definitiva, ma per i soli reati per i quali l'art. 7, comma 3, del medesimo decreto-legge dispone la revoca del beneficio nell'evenienza di condanna definitiva (ossia i delitti di cui agli artt. 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter, 422 e 640-bis cod. pen. ) .