[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 20, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, promosso dal Tribunale di Trento nel procedimento vertente tra la Primiero Energia s.p.a. e l’INPS con ordinanza del 14 ottobre 2008, iscritta al n. 446 del registro ordinanze 2008 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 3, prima serie speciale, dell’anno 2009. Visti l’atto di costituzione dell’INPS nonché gli atti di intervento della Metro Italia Cash and Carry s.p.a. e del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell’udienza pubblica del 26 gennaio 2010 il Giudice relatore Luigi Mazzella; uditi gli avvocati Giorgio Albè e Tullio Tranquillo per la Metro Italia Cash and Carry s.p.a., Luigi Caliulo per l’INPS e l’avvocato dello Stato Paola Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un giudizio promosso dalla Primiero Energia s.p.a. contro l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), il Tribunale di Trento ha sollevato, in riferimento all’art. 3, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 20, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Il rimettente espone che la predetta società ha proposto opposizione, ai sensi dell’art. 24, comma 5, del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell’articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), avverso l’iscrizione a ruolo corrispondente ad una cartella di pagamento contenente l’intimazione a pagare, tra l’altro, la somma pretesa dall’INPS, a titolo di contributi relativi all’assicurazione contro la malattia, in riferimento al periodo 1° agosto 2001 - 31 dicembre 2005. Il giudice a quo deduce che è pacifico che l’opponente, nel predetto lasso di tempo, non abbia versato il contributo di malattia e che essa ha addotto a giustificazione il fatto di essersi sempre accollata l’onere di erogazione del trattamento economico di malattia ai propri dipendenti in misura corrispondente all’intera retribuzione dovuta. Il Tribunale di Trento aggiunge che, però, secondo la giurisprudenza di legittimità, l’art. 6, secondo comma, della legge 11 gennaio 1943, n. 138 (Costituzione dell’Ente «Mutualità fascista - Istituto per l’assistenza di malattia ai lavoratori»), il quale esonera l’INPS dal pagamento dell’indennità di malattia quando il relativo trattamento economico venga corrisposto per legge o per contratto collettivo dal datore di lavoro, non esclude l’obbligo di quest’ultimo di versare la contribuzione previdenziale. Tale orientamento giurisprudenziale ha assunto dignità di «diritto vivente» che questa Corte ha ritenuto costituzionalmente legittimo con la sentenza n. 47 del 2008, la quale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 9 della legge n. 138 del 1943 e dell’art. 31 della legge 28 febbraio 1986, n. 41 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 1986), nella parte in cui essi non escludono l’obbligo contributivo qualora il trattamento economico di malattia venga corrisposto per contratto collettivo dal datore di lavoro in misura pari o superiore all’indennità di malattia. Il rimettente continua affermando che, nelle more del giudizio principale, è intervenuto l’art. 20, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008, il quale dispone che: «Il secondo comma dell’articolo 6, della legge 11 gennaio 1943, n. 138, si interpreta nel senso che i datori di lavoro che hanno corrisposto per legge o per contratto collettivo, anche di diritto comune, il trattamento economico di malattia, con conseguente esonero dell’Istituto nazionale della previdenza sociale dall’erogazione della predetta indennità, non sono tenuti al versamento della relativa contribuzione all’Istituto medesimo. Restano acquisite alla gestione e conservano la loro efficacia le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori alla data del 1° gennaio 2009». Ad avviso del Tribunale di Trento, nel caso oggetto del giudizio a quo ricorrono i presupposti richiesti ai fini dell’applicazione di tale norma e quindi l’opposizione proposta dalla società meriterebbe di essere accolta. Tuttavia l’art. 20, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008 appare al rimettente contrastante con l’art. 3, primo comma, della Costituzione. Esso, infatti, sebbene formulato come una norma di interpretazione autentica, costituirebbe in realtà una legge-provvedimento, non riguardando né «le contribuzioni comunque versate per i periodi anteriori alla data del 1° gennaio 2009», né le contribuzioni dovute a decorrere dal 1° gennaio 2009 [che sarebbero oggetto dell’obbligo previsto dal successivo comma 2, lettera b), dello stesso art. 20 del decreto-legge n. 112 del 2008]. In concreto, quindi, il legislatore avrebbe eliminato, esclusivamente per gli inadempienti e solamente per i periodi precedenti la data del 1° gennaio 2009, l’obbligo contributivo previsto, non già dalla norma oggetto di apparente interpretazione autentica (l’art. 6, secondo comma, della legge n. 138 del 1943), ma dall’art. 9 della legge n. 138 del 1943 (secondo il quale «Agli scopi di cui sopra sarà provveduto con il contributo dei lavoratori e dei datori di lavoro nella misura determinata dal contratto collettivo di lavoro o da deliberazione dei loro competenti organi ovvero nel decreto di cui al secondo comma dell’articolo 4») e dall’art. 31, comma 5, della legge n. 41 del 1986 (il quale dispone che «I contributi dovuti dai datori di lavoro per i soggetti aventi diritto alle indennità economiche di malattia sono fissati nelle misure indicate nell’allegata tabella G»). Il giudice a quo richiama i princìpi enunciati da questa Corte in tema di leggi-provvedimento e, specificamente, quello secondo cui tali leggi, in considerazione del pericolo di disparità di trattamento insito in previsioni di tipo particolare o derogatorio, sono assoggettate ad uno scrutinio stretto di costituzionalità, essenzialmente sotto i profili della non arbitrarietà e della non irragionevolezza della scelta compiuta dal legislatore.