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L'assassino probabilmente ha ritenuto insopportabile l'ennesimo controllo al quale stavano per sottoporlo i valorosi carabinieri di Cagnano, e probabilmente ha ritenuto insopportabile che lo Stato si comportasse da Stato, e volesse far rispettare la legge per mezzo delle Forze dell'ordine. In questi ultimi mesi, il Paese sta operando un grande sforzo per elevare il livello di contrasto alla criminalità e per controllare e presidiare il territorio. Infatti, è stato istituito il reparto prevenzione crimine a San Severo ed è stato creato lo squadrone eliportato dei cacciatori di Puglia, di stanza nella base aerea militare dell'Amendola, presso Foggia. I risultati non si sono fatti attendere e gli arresti degli ultimi mesi lo dimostrano, grazie anche al lavoro straordinario dei magistrati e delle Forze dell'ordine. Purtroppo, però, la situazione è ancora gravissima e nell'intera Provincia esiste una vera e propria emergenza nazionale, che non si può più ignorare e che necessita di ulteriori e urgenti interventi legislativi e governativi. A tal proposito, spero che a breve il ministro Salvini risponda all'interrogazione 4-01214 del 6 febbraio 2019, a mia prima firma, con la quale chiedevamo l'aumento del numero di uomini e donne delle Forze dell'ordine nella Provincia di Foggia e l'istituzione di una sezione operativa dislocata della direzione investigativa antimafia. Parimenti, spero che a breve il ministro Bonafede risponda all'interrogazione 4-00984 del 6 dicembre 2018, sempre a mia prima firma, con la quale chiedevamo - in accordo con quanto deliberato dal CSM nella risoluzione del 18 ottobre 2017 - la rivisitazione dei modelli organizzativi della DDA di Bari, favorendo e incentivando il sistema dell'applicazione di sostituti procuratori della procura ordinaria di Foggia alla DDA, considerato che, tra l'altro, con le applicazioni o le co-assegnazioni, si può concorrere alla formazione di professionalità anche in vista dei successivi turnover nella Direzione distrettuale antimafia. Spero, infine, che a breve possa essere incardinato e approvato il disegno di legge n. 758, a mia prima firma, che propugna, tra le altre, l'istituzione a Foggia di una sezione della Direzione distrettuale antimafia, il che consentirebbe a magistrati e Forze dell'ordine di lavorare al meglio delle loro possibilità e di concentrarsi su quelle compagini mafiose ritenute al momento le più pericolose in Italia - e non sono parole mie ma del procuratore nazionale antimafia - e che operano in un territorio vasto e difficile da controllare, anche per motivi orografici. A ciò si aggiunga che la situazione al tribunale di Foggia è drammatica relativamente alla pianta organica. Infatti, in procura praticamente non vuole andare nessuno; basti pensare che gli ultimi sette su otto magistrati ivi assegnati erano MOT, ossia magistrati ordinari in tirocinio, e, in genere, dopo i tre anni, chiedono l'assegnazione ad altra sede perché il carico di lavoro, il numero di processi da seguire è altissimo, praticamente insostenibile. Attualmente i processi pendenti sono circa 12.000 e purtroppo molti di essi si prescrivono, anche quelli relativi a reati che destano particolare allarme sociale. L'ovvia conseguenza è che il presunto reo non viene giudicato, il che aumenta ancora di più il senso di rassegnazione e di sfiducia dei cittadini che, quindi, rinunciano sempre più spesso a denunciare. Ciò aggiunge illegalità a illegalità. In conclusione, invito i Ministri citati ad affrontare con la massima urgenza la situazione in Provincia di Foggia e a dotare finalmente il territorio di personale, mezzi e presidi di legalità e di giustizia. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Buccarella) . BOLDRINI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, «quando saremo grandi faremo riaprire Auschwitz e vi ficcheremo tutti nei forni crematori, ebrei di (...)». Questa frase terribile è stata pronunciata da alcuni studenti a Ferrara una settimana fa, nel rivolgersi a un loro compagno di religione ebraica prendendolo per il collo negli spogliatoi della palestra. Questo grave atto di bullismo a sfondo antisemita e questo rigurgito di razzismo amplificati dagli stessi social sono veramente degli atti incredibili e terrificanti. Purtroppo, c'è consapevolezza dell'inconsapevolezza della storia. Questi ragazzi forse non sanno neanche cosa avevano detto, ma sono molto preoccupata e addolorata per quanto successo. In una scuola media con un'età così bassa si possono usare termini di questo genere. Sono preoccupata non solo per il bambino bullizzato, ma anche per i bambini che hanno bullizzato. Questo è un grave problema. C'è un clima generale di imbarbarimento culturale e nella società respiriamo questi sentimenti di odio. L'intervento nelle scuole non riesce più a limitare questi eccessi. I social poi annientano il pudore di tutto ciò che avviene; hanno sdoganato un linguaggio fatto di violenza e razzismo che non può più portare nulla di buono e questi sono gli atti che si verificano. Occorre un lavoro di prevenzione nelle scuole, ma anche intercettare le famiglie. L'articolo 3 della nostra bellissima Costituzione, così è stata disegnata dai nostri Padri costituenti, ci dice - e lo devo ripetere - che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, di lingua e di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. Questo episodio non deve considerarsi una ragazzata in sé, ma un campanello d'allarme grave che tutti noi dobbiamo cogliere per contrastarlo con responsabilità e recuperare un deficit di educazione condivisa. Prego il ministro Bussetti affinché, invece di togliere la traccia di storia, inserisca più storia contemporanea nei programmi perché vi sia più coscienza di ciò che è avvenuto solo ottanta anni fa con le leggi razziali. Ascoltateci, per cortesia! I ragazzi hanno bisogno di aiuto. (Applausi dal Gruppo PD) . DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, lo scorso 28 marzo, attorno alle ore 13, presso gli uffici della Polizia di frontiera dell'aeroporto Leonardo da Vinci, l'agente Giuseppe Filosa, con tempestivo intervento, è riuscito a mettere in sicurezza un uomo che tentava il suicidio. Si tratta di un atto eroico di un agente di polizia in borghese che ha salvato una vita umana. Voglio rivolgere i miei ringraziamenti a Giuseppe Filosa e a tutti gli agenti della Polizia di Stato di frontiera dell'aeroporto di Fiumicino, a tutte le Forze dell'ordine, che tutti i giorni in un aeroporto così importante compiono il semplice dovere di assistere i passeggeri, i lavoratori, ma soprattutto le persone in difficoltà. In aeroporto ci sono moltissime persone che vivono un disagio e hanno preso l'aeroporto Leonardo Da Vinci come la loro casa. Queste persone sono assistite non solo dai dipendenti, ma anche dagli agenti di polizia. A loro va il mio ringraziamento.