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i saldi delle nuove cifre appostate nell'assestamento 2019, in entrata e in uscita, evidenziano ora un quadro in miglioramento rispetto ai conti pubblici preoccupanti che avevamo a fine 2018. Il deficit per il 2019 è sceso a poco più del 2 per cento dal 2,4 approvato con la legge di bilancio. Non dimentichiamo che tale valore era stato concordato prima dell'ultima manovra, prima di tornare al 2,4 con gli effetti dei saldi. La riduzione dell'indebitamento netto consentirà anche di migliorare il valore del rapporto debito-PIL. Il miglioramento dell'indebitamento netto derivante dalla proposta del disegno di legge di assestamento e dalle ulteriori risorse è pari a 6 miliardi di euro. A questa cifra vanno aggiunti 1,5 miliardi del decreto-legge del 2 luglio, n. 61, che porta il complesso delle somme portate a riduzione del deficit a circa 7,6 miliardi di euro. Il Governo ha registrato - non avevamo dubbio che fosse così - le minori spese per reddito di cittadinanza e quota 100, appunto stimati in modo prudenziale in 1,5 miliardi, ma potrebbero essere maggiori. Alcuni studi evidenziano come si potrebbe arrivare anche a ridosso dei circa 3 miliardi di minori spese per queste due misure del Governo gialloverde. Serve però una inversione di rotta. Sulla base dell'assestamento di bilancio, che fotografa ora in modo più puntuale, anche se non definitivo, i conti pubblici che hanno modificato il quadro economico contenuto nel Documento di economia e finanza di aprile, si aprono i numeri per la Nota di aggiornamento di settembre. Non c'è molto tempo perché tra l'aggiornamento di agosto e il 27 settembre i tempi sono assolutamente stretti. La Nota sarà il punto di riferimento ancora più aggiornato per la nuova sessione di bilancio, nell'ambito della quale bisognerà confrontarsi con decisioni già assunte ma che si possono modificare. Faccio un esempio su tutte: si faranno scattare le clausole che farebbero aumentare l'IVA? Si va o meno verso una flat tax per tutti i tipi di redditi? Come si riducono le imposte sul lavoro? Qual è la politica del Governo sul tema tanto vituperato del cuneo fiscale, che rende non competitive le nostre imprese, specialmente rispetto ai competitor europei? Come si incentivano gli investimenti e si premiano la produttività - il vero gap dell'Italia - e la ricerca, magari favorendo integrazioni fra aziende private e istituti di ricerca pubblici? Come, di conseguenza, si premia chi crea nuovi posti di lavoro? Non lo si fa con il reddito di cittadinanza, non con quota 100. Come premiamo le aziende che investono, che credono nel nostro Paese? (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Come si fa a muovere il risparmio fermo sui conti correnti? Secondo i dati della Banca d'Italia, sono circa 1.300 i miliardi di euro fermi sui conti correnti. Va chiarito che a Forza Italia non interessa tassarli e non interessano nemmeno le somme detenute nelle cassette di sicurezza, ma interessa farli entrare nel circolo positivo del credito bancario e, quindi, degli investimenti. In sostanza, ci sono questioni sulle quali ci vorrebbe un Governo mosso da unità di intenti e non da continue divisioni o che vuole adottare misure di propaganda di cortissimo respiro. Ogni giorno assistiamo, ormai in maniera passiva, a continue diatribe tra il Presidente, Vice Presidente, un Vice Ministro e un altro Vice Ministro. Serve un'iniezione di fiducia. Occorrono idee chiare. Serve un'operazione verità sui conti, ma - secondo me - con l'attuale clima la situazione potrà solo essere peggiore per il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Manca. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, pur nel solco delle norme di contabilità che hanno modificato i titoli dei provvedimenti, a nostro avviso siamo in presenza di una vera manovra correttiva di bilancio: se teniamo insieme il decreto-legge n. 61 del 2019 con assestamento di bilancio, sia per entità (una correzione di 7,6 miliardi di euro) sia per qualità, per merito, per necessità, notiamo che avete avviato un conflitto con l'Europa per poi ripiegare a miti consigli, purtroppo onerosi a carico delle famiglie e delle imprese italiane. Tutto questo vi ha costretto a una manovra correttiva, che non volete definire come tale, ponendovi dietro a una furba sollecitazione di comunicazione, di propaganda, che vi appartiene e vi accompagna in questo primo anno di Governo. Tuttavia - a nostro avviso - siamo in presenza di una prima reale ricaduta del fallimento delle vostre politiche economiche e sociali del primo anno di Governo. Le vostre politiche economiche e sociali hanno determinato insicurezza, incertezza; hanno prodotto, nel rapporto tra l'Italia e l'Europa, un isolamento che purtroppo si scarica negativamente sulle famiglie e sulle imprese. Il primo risultato - come è certificato dall'Istat - è determinato dalla contrazione dei consumi e da una rilevante riduzione di investimenti nel settore delle imprese e dell'economia. Questi sono i dati, Presidente, sono i numeri alla base di una necessaria manovra correttiva, che si colloca all'interno di una contrazione dei consumi e di una riduzione d'investimenti, in modo particolare proprio determinata dall'assenza di politiche economiche a sostegno dell'innovazione, della ricerca, degli investimenti. Se ci pensate bene, questi sono i frutti delle vostre incertezze. Non troviamo, infatti, una strada alternativa per generare lavoro che possa non prevedere investimenti nella ricerca, nell'innovazione, nel sostegno alle imprese e nella formazione. Se ci pensiamo un attimo, le due misure fondamentali della vostra legge di bilancio, chiaramente di stampo assistenziale - da una parte il reddito di cittadinanza e, dall'altra, la cosiddetta quota 100 - non solo non hanno fatto rilevare una riduzione della povertà, ma hanno addirittura fallito nelle priorità delle politiche attive per generare lavoro e crescita. Si rileva l'assenza di politiche attive strutturali per il lavoro e la crescita, che avrebbero dovuto essere rappresentate da una riforma dei centri per l'impiego, che avete - a nostro avviso - sovrapposto a un giusto lavoro di contrasto alla povertà nella dimensione territoriale, ma confuso dietro a processi di riforma che, di fatto, hanno rallentato le stesse politiche attive, oggi indispensabili per allineare la domanda e l'offerta, per collegare la domanda di lavoro a percorsi di formazione e per consentire a pezzi fondamentali della nostra economia di trasformarsi e riallinearsi in una dimensione economica orientata al futuro. In poche parole, siete riusciti nel capolavoro di fallire nelle misure fondamentali delle politiche economiche e di farlo all'interno di una saldatura che ha messo, per la prima volta in disordine anche i conti pubblici. Impattiamo quotidianamente nelle fantasie che ci racconta la maggioranza, che costantemente parla - ad esempio - di una riduzione del debito, ma in realtà il debito pubblico nel Paese è cresciuto e sta tuttora crescendo. Bastano i numeri per certificarlo: