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soltanto il 17 aprile l'ASUGI richiedeva a "tutte le strutture per anziani la stesura di un piano di emergenza COVID"; mancano dati certi anche per quanto riguarda i decessi avvenuti nelle strutture cosiddette promiscue; al momento risulta ufficialmente solo la nota dell'azienda pubblica "ITIS" di Trieste, inviata alle famiglie, secondo la quale "pur in presenza di sintomi compatibili con il COVID-19, sono deceduti anziani risultati negativi al tampone o che il tampone non l'avevano fatto"; è pubblica altresì la denuncia di alcune case di riposo che hanno accusato la Regione e l'Azienda sanitaria di aver fornito le prime indicazioni solo a fine marzo; preso atto che: grave altresì è la situazione del personale sanitario negli ospedali di Trieste, dove 150 dipendenti risultano infetti e 1.300 (su 3.500) sono quelli sottoposti al regime della sorveglianza attiva, applicato a chi ha avuto contatti a rischio in assenza di adeguati dispositivi di sicurezza. Ciò a fronte del dato nazionale in base al quale il 10,7 per cento del totale dei casi di COVID-19 è stato diagnosticato tra gli operatori sanitari; da notizie di stampa (dei quotidiani "Il Piccolo", "Messaggero Veneto" e "Il Gazzettino") risulta che sulle morti nelle case di riposo siano stati aperti dei fascicoli presso le Procure di Trieste, Udine e Pordenone e, in particolare, a Trieste si apprende della possibile esumazione della salma di una novantenne, già residente in una casa di riposo con contagio, al fine di verificare le cause del decesso, si chiede di sapere: se, a fronte di questa situazione ancora molto preoccupante, il Ministro in indirizzo abbia già assunto o intenda assumere informazioni intese ad accertare se il ritardo con cui sono stati eseguiti i tamponi e sono state diramate le linee di prevenzione da adottare nelle case di riposo e negli ospedali, nonché l'opacità della comunicazione istituzionale, abbiano potuto contribuire ad abbassare il livello di sicurezza imposto dalle esigenze del contenimento del virus ; se, in particolare, il Ministro intenda accertare, considerando l'avvio dell'emergenza da COVID-19 al 7 marzo: a) quanti tamponi siano stati effettuati ogni settimana nelle residenze per anziani nella Regione Friuli-Venezia Giulia, suddivise per province, e con quale cadenza; b) quanti siano i decessi complessivi nelle case di riposo e su quanti siano stati fatti i tamponi, con indicazione temporale settimanale e per provincia; c) quanti siano stati i ricoveri ospedalieri dalle case di riposo, sempre con frequenza settimanale e per provincia e se e quando ASUGI o la Direzione centrale salute della Regione abbiano fornito indicazioni e linee guida per tali ricoveri; d) se, relativamente alla casa di riposo "La Primula", che aveva ottenuto dalla Regione posti letto convenzionati aggiuntivi prima dello scoppio dell'emergenza, siano state fatte opportune verifiche di adeguatezza strutturale; se il Ministro intenda accertare come, alla luce del fatto che indicazioni su percorsi sicuri sono state date solo negli ultimi giorni, sia stato possibile che abbiano patito gravi criticità dei reparti chiave quali Geriatria e Medicina d'urgenza, quest'ultima chiusa addirittura per giorni e attualmente a un quarto della capacità. Atto n. 4-03270 LA MURA Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: per promuovere i siti di interesse culturale, come previsto nel Programma operativo nazionale "Cultura e sviluppo" 2014-2020 (PON), sono stati realizzati diversi progetti di Rafforzamento delle dotazioni culturali, anche con l'impiego dei Fondi europei di sviluppo regionali (FESR); alcuni interventi relativi al Parco archeologico di Pompei sono stati realizzati con 110 milioni di euro, stanziati nell'ambito del Grande Progetto Pompei; nei giorni scorsi è stata pubblicata una nuova relazione della Corte dei conti europea, dal titolo "Gli investimenti dell'UE nei siti di interesse culturale meritano maggiore attenzione e coordinamento", nella quale la Corte ha verificato l'efficacia e la sostenibilità degli investimenti FESR nei siti culturali, valutando l'adeguatezza del quadro dell'Unione europea per la cultura, il suo coordinamento con i meccanismi di finanziamento e l'esecuzione dei finanziamenti FESR; la Corte dei conti europea, ai fini della relazione appena pubblicata, ha analizzato 27 progetti, relativi a sette Paesi, tra cui compaiono sei progetti italiani e, in particolare, il progetto nel sito di Pompei, patrimonio mondiale, che ha ricevuto fondi FESR per circa 78 milioni di euro a fini di salvaguardia e di promozione. L' audit della Corte è stato condotto solo sui lavori relativi alla "Casa dell'Efebo", ultimata nel dicembre 2015. Gli interventi effettuati presso la Casa hanno compreso lavori di restauro nel triclinio estivo, una sala da pranzo romana che dà sul giardino sotto un porticato sostenuto da quattro colonne; nella relazione viene dichiarato che l'autorità di gestione ha visitato la Casa dell'Efebo per verificare le spese dichiarate e conferma che i lavori erano stati ultimati. Inoltre, si rileva che tre anni dopo il completamento dei lavori, la struttura era danneggiata in una serie di punti. Nel corso di una verifica di monitoraggio svolta dal beneficiario, gli esperti hanno concluso che la struttura era stata compromessa dall'altissimo numero di visitatori che avevano accesso al triclinio e dall'assenza di protezioni su tutti i lati della struttura. Un dispositivo di protezione in policarbonato, finanziato dal progetto FESR controllato, era stato conservato in un magazzino e mai installato. La relazione afferma che tale struttura di protezione è stata installata all'inizio del 2019, nel corso di lavori di manutenzione, tre anni dopo il completamento del progetto. "Un errore", si dichiara, "che ha danneggiato l'infrastruttura fisica del triclinio estivo"; la notizia è stata ripresa da molte testate giornalistiche e il 24 aprile 2020 è stato pubblicato sul sito web del Parco archeologico di Pompei un comunicato in cui si conferma di aver dato riscontro alla richiesta di chiarimenti degli auditors della Corte dei conti europea, con una nota di osservazioni inviata il 29 gennaio 2020. Nella nota, il Parco precisava di non condividere il rilevamento di danni al triclinio della Casa dell'Efebo e dichiarava che la teca in policarbonato a protezione delle pitture ad affresco dello stesso non era stata installata al termine dei lavori sulla base di specifiche valutazioni tecniche; nonostante lo scambio epistolare, la Corte ha ritenuto di confermare sia il ritardo di completamento delle attività del progetto, che i conseguenti danni intercorsi sull'opera, che si sarebbero potuti evitare, come indicato nella relazione finale, con l'installazione tempestiva della teca in policarbonato, che avrebbe assicurato l'adeguata protezione dal numero elevato di visitatori;