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Se da un lato l'istituto della sospensione precauzionale risponde pienamente all'esigenza di tutelare l'amministrazione, dall'altro finisce per danneggiare irrimediabilmente il militare accusato di aver tenuto un comportamento penalmente o disciplinarmente rilevante, prima che lo stesso sia dichiarato colpevole e quindi ancora potenzialmente « innocente ». La sospensione infatti, seppur a fini cautelari, invade pesantemente la sfera personale del dipendente militare, allontanandolo dal lavoro e privandolo della metà dello stipendio, con divieto di svolgere altra attività remunerativa (in applicazione degli articoli 894 e 896 del Codice), per un periodo che può superare il quinquennio (quando alla sospensione precauzionale penale segua quella disciplinare). Si consideri anche il danno psicologico determinato dall'impossibilità di lavorare e dall'esiguità dell'assegno alimentare che non permette di condurre una vita dignitosa (in particolare per i militari con carico di famiglia). Neppure la restitutio in integrum , con ricostruzione della carriera nel frattempo interrotta, è sufficiente a compensare la sofferenza patita, senza considerare che al termine del calvario giudiziario che non accerti la responsabilità del militare precauzionalmente sospeso, quest'ultimo non ottiene neppure una riabilitazione pubblica, in quanto capita spesso che gli organi di stampa diano maggior risalto all'ipotesi di reato piuttosto che all'esito finale del processo. Da ultimo si riportano le osservazioni della Direzione generale del personale militare del Ministero della difesa in relazione ad episodi di sospensione precauzionale a titolo facoltativo connessa a procedimento penale che « hanno avuto come epilogo la riammissione in servizio — con effetto retroattivo — del personale sospeso, nonché la relativa e conseguente ricostruzione giuridica, ai sensi dell'articolo 1394, comma 1, lettera b) , del C.O.M., ed economica della carriera. Si fa riferimento, in particolare, a quei procedimenti disciplinari instaurati a seguito di processi penali che sono stati definiti con sentenze di proscioglimento per intervenuta prescrizione; innanzi a tali pronunce, per le quali non è agevolmente ipotizzabile addivenire alla sanzione della “perdita del grado”, il limite massimo di dodici mesi irrogabili a titolo di “sospensione disciplinare dall'impiego” potrebbe assorbire solamente in parte la durata della sospensione precauzionale facoltativa precedentemente adottata che, a quel punto, sarebbe revocata con effetto retroattivo, ai sensi dell'articolo 918, comma 1, lettera c) , del decreto legislativo n. 66 del 2010. In tali casi (...) si è di fronte a un vero e proprio annullamento del provvedimento cautelare facoltativo, con effetti ex tunc , in virtù del quale il militare ha diritto a tutti gli assegni non percepiti in costanza di sospensione. Poiché ai sensi dell'articolo 920, comma 1, del richiamato decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, “al militare durante la sospensione dall'impiego compete la metà degli assegni a carattere fisso e continuativo”, nelle fattispecie in discorso l'Amministrazione può essere tenuta a sostenere significativi esborsi finanziari, a titolo di “ restitutio in integrum” , a fronte di mancata prestazione lavorativa del militare sospeso, cagionata dall'iniziativa dell'Amministrazione stessa, con ciò potendosi adombrare profili di responsabilità amministrativa con connesso danno erariale, in ipotesi di giudizio innanzi alla Corte dei conti » (circolare M_D GMIL 0339200, dell'11 giugno 2015). Quindi al danno arrecato al militare sospeso si aggiunge, in caso di assoluzione o proscioglimento per intervenuta prescrizione del militare stesso, ipotesi quest'ultima non rara in considerazione delle tempistiche medie di definizione dei procedimenti penali, quello derivante dal pagamento da parte dell'amministrazione di una prestazione lavorativa non effettuata a causa dello stato di sospensione del militare, con possibilità di instaurazione di procedimento di responsabilità amministrativa nei confronti del titolare della potestà di esercizio della sospensione precauzionale. Il presente disegno di legge propone quindi di limitare il ricorso alla sospensione nei soli casi obbligatori previsti all'articolo 915 del Codice e di introdurre un istituto sostitutivo della sospensione precauzionale facoltativa, meno invasivo della sfera personale del militare incolpato (in sede penale o disciplinare), evitando contemporaneamente di indebolire le tutele per l'amministrazione garantite dalla norma vigente. In particolare all'articolo 916 si prevede che, qualora l'amministrazione intenda adottare un provvedimento cautelare nei confronti del militare imputato, la stessa debba valutare tre diverse soluzioni. Prima di tutto può attribuire al militare un incarico all'interno della stessa sede differente da quello al quale il militare è preposto al momento dell'imputazione. Si noti che tale accorgimento può essere adottato per ogni reato, indipendentemente dalla gravità del fatto contestato. Se dal reato può derivare la perdita del grado e in presenza di evidenti motivi di inopportunità circa la permanenza del militare imputato nella sede di servizio in considerazione del discredito che l'amministrazione può riceverne, quest'ultima può trasferire precauzionalmente il dipendente nella sede più vicina, idonea a rimuovere il predetto pregiudizio. Si può verificare, per esempio, che il risalto dell'ipotesi di reato dato dagli organi di stampa rimanga circoscritto a livello provinciale o regionale. Conseguentemente, il discredito esterno per l'amministrazione potrebbe venire meno trasferendo il dipendente in una sede di servizio in provincia o regione limitrofa. Da ultimo, se, in relazione al grado rivestito dal militare imputato, alla gravità dell'ipotesi di reato e ad obiettivi motivi organizzativi dell'amministrazione, non sia possibile il predetto trasferimento precauzionale, il militare può essere destinato temporaneamente all'impiego civile all'interno della stessa amministrazione o in altra amministrazione dello Stato. Il provvedimento viene disposto con decreto ministeriale entro centottanta giorni (al pari della sospensione precauzionale) e fino alla data della sua adozione il militare è posto in aspettativa con diritto al trattamento stipendiale con esclusione degli emolumenti strettamente collegati alla presenza in servizio. Gli stessi provvedimenti precauzionali possono essere adottati durante lo svolgimento del procedimento disciplinare di stato instaurato per fatti di notevole gravità da cui possa derivare la perdita del grado o in vista dell'esercizio dell'azione disciplinare, ossia quando l'amministrazione ravveda la necessità di effettuare un'inchiesta prima di attivare il procedimento disciplinare (articolo 917). Viene mantenuta sia la durata massima di cinque anni dei provvedimenti precauzionali sia la possibilità di adottare i provvedimenti precauzionali connessi a procedimento disciplinare se, al termine del quinquennio, è ancora pendente procedimento penale per fatti di eccezionale gravità (articolo 919).