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Tanto meno servirà a smaltire l'arretrato; per questo era molto meglio ricorrere al reclutamento straordinario di avvocati con lunga esperienza professionale e di magistrati in quiescenza, cui affidare la decisione dei procedimenti con maggiore anzianità di ruolo e minore complessità. Soprattutto, si poteva e si doveva valorizzare la professionalità di migliaia di giudici onorari, stabilizzandoli, riconoscendo loro i diritti che uno Stato di diritto riconosce a ogni lavoratore e impegnandoli nella definizione dei procedimenti di competenza del tribunale monocratico. Invece li avete mortificati ancora e continuate a mortificarli, dimenticando che, senza il loro lavoro, semplicemente la giustizia italiana avrebbe già dichiarato fallimento. Ciò premesso e ribadito che è una mera illusione credere di risolvere problemi strutturali con semplici riforme di procedura, fossero anche le più intelligenti (e queste per gran parte non lo sono), non nego che alcune soluzioni contenute in questo disegno di legge siano positive, a cominciare ad esempio dal processo penale telematico, anche se sarebbe stato necessario prevedere una maggiore gradualità nella transizione all'obbligatorietà dell'utilizzo delle modalità digitali per il deposito di atti e di documenti. Così come non nego che sia positiva la modifica della disciplina delle notificazioni all'imputato, in modo che solo la prima notifica e la citazione a giudizio in primo e secondo grado debbano avvenire all'indagato o all'imputato, mentre tutte le altre possano avvenire al difensore. È inoltre positivo l'ampliamento del regime di procedibilità a querela e l'intenzione di restituire effettività alla pena pecuniaria, che oggi esiste solo sulla carta, visto che oscilla negli anni tra l'1 e il 2 per cento, con una perdita annuale per l'erario di circa un miliardo di euro (cioè, cari colleghi, quasi il 50 per cento dell'intero fondo stanziato dal PNRR per la giustizia, in un solo anno). Ma, a parte queste e poche altre misure positive, ce ne sono molte altre (troppe) che Fratelli d'Italia non può condividere e giudica molto pericolose. La più grave di tutte è la riforma della prescrizione e l'introduzione dell'improcedibilità in appello e in Cassazione, attraverso il nuovo articolo 344- bis , con una commistione illogica e irragionevole tra un istituto di diritto sostanziale come la prescrizione e uno di diritto processuale come l'improcedibilità. Un'evidente compromesso tra le forze politiche che compongono questa spuria maggioranza, che però ha prodotto un mostro giuridico. Dovevate avere il coraggio di abrogare la riforma Bonafede. Questa era la soluzione. Quella riforma ha bloccato la prescrizione dalla sentenza di primo grado non solo in caso di condanna, ma addirittura di assoluzione. Dovevate avere il coraggio di tornare al sistema previgente, magari aumentando i termini per determinati reati di maggiore allarme o di complesso accertamento. Di questo si poteva e si doveva discutere. La soluzione di confermare la riforma Bonafede e poi limitarne l'efficacia con il correttivo dell'improcedibilità non ha alcun senso, invece. Certamente non contribuirà ad abbreviare i tempi del processo di primo grado. Infatti, basti pensare che il giudice saprà di avere a propria disposizione l'intero termine di prescrizione del reato che, come sappiamo, non è affatto breve: sette anni e mezzo per un semplice furto o per una truffa, dodici anni e mezzo per corruzione, tredici anni e un mese per peculato. Il giudice di primo grado li utilizzerà tutti, tanto sa benissimo che in ogni caso con la sentenza di primo grado la prescrizione si bloccherà e in appello si applicherà il diverso istituto dell'improcedibilità, che non terrà conto di quanto tempo è stato impiegato per decidere in primo grado. Il risultato prevedibile è una dilatazione irragionevole dei tempi e non una loro abbreviazione, con tanti saluti all'articolo 111 della Costituzione e alla ragionevole durata del processo. Altrettanto gravi sono le conseguenze a carico delle persone offese. Sottosegretario, forse non avete ragionato su questo: le persone offese che si sono costituite parte civile per ottenere il risarcimento del danno, quando l'improcedibilità verrà dichiarata in appello o in Cassazione, vedranno anche la paralisi della loro azione in sede civile. La vostra riforma prevede che l'azione venga trasferita al giudice civile competente per valore, a differenza di quanto prevede oggi l'articolo 578 - che abrogate in questa parte - che impone al giudice penale sia di appello che di Cassazione che dichiari l'estinzione del reato di accertare comunque il fatto ai fini degli effetti civili. Con la modifica che apportate a questa norma la decisione sarà demandata, invece, al giudice civile, con ulteriore allungamento dei tempi della decisione e con problemi di non facile soluzione - non ho trovato soluzione nel vostro disegno di legge - atteso il diverso regime probatorio vigente in sede penale rispetto a quello vigente in sede civile. Faccio solo due esempi: la deposizione del danneggiato non fa prova nel processo civile, mentre fa prova nel processo penale; nel processo civile ci sono limitazioni legali di prova, mentre non ci sono nel processo penale. Penso, ad esempio, ai patti aggiunti ai contratti e ai pagamenti. Come si regolerà il giudice civile a questo punto? Faccio l'esempio di un processo per truffa. Il giudice riterrà valide le prove assunte in sede penale in violazione dei limiti imposti invece in sede civile oppure no? Non avete regolato questo aspetto e mi preoccupa particolarmente. Altra norma molto pericolosa è quella contenuta nella lettera i ), comma 9 dell'articolo 1, in base alla quale le procure della Repubblica potranno e dovranno individuare criteri per selezionare quali notizie di reato trattare con precedenza; non c'è paragone con la discrezionalità di oggi! Questa sarà la vera discrezionalità, anche se nell'ambito di criteri generali dettati con legge del Parlamento. Spero di sbagliarmi, ma il rischio di discrezionalità nella scelta di quali reati perseguire e quali abbandonare all'oblio e alla prescrizione è evidente. Una tale discrezionalità si pone in palese contrasto con il principio della obbligatorietà dell'azione penale, sancito dall'articolo 12 della Costituzione. Attenzione, l'articolo 12 della Costituzione è una diretta esplicazione dell'articolo 3, in base al quale la legge è uguale per tutti; tutti siamo uguali davanti alla legge. Ebbene, questa norma viola questo elementare e fondamentale principio della nostra Costituzione. Concedere un tale potere discrezionale alle procure rappresenta pertanto una palese incostituzionalità e rischia di creare differenze inammissibili da territorio a territorio. Non è inverosimile immaginare addirittura una sorta di turismo criminale, con i delinquenti che si spostano da territorio a territorio in base alla loro specializzazione - si fa per dire - criminale, scegliendo quel territorio in cui possono contare sulla sostanziale immunità. A nulla vale obiettare che già adesso l'articolo 132- bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale prevede che nella formazione dei ruoli di udienza si tenga conto di determinati criteri di priorità.