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Lo fa sostituendo al parametro del costo delle prestazioni, in un ambito nel quale il costo è vitale parametro di possibile misurazione, quello aleatorio e imponderabile della qualità, aprendo chiaramente ad una rinnovata stagione della lievitazione dei costi per le prestazioni sanitarie. A parole, quindi, abbiamo tutti sognato una sanità pubblica migliore, ma nei fatti vergognosamente questo Parlamento cede ancora e ancora alla pressione degli affaristi della sanità, a discapito della salute dei cittadini. Decisamente non eravate costretti. Colleghi, è noto che anche tra le forze di maggioranza ci sono state e ci sono perplessità su questa legge e che qualcosa è stato provato in sede emendativa per migliorarne gli aspetti peggiori. Di fronte a una legge che andrà a cambiare il Paese per come lo conosciamo (perché lo modificherà Comune per Comune), che ne cambierà l'ossatura socio-economica, che massacrerà le ultime tutele per i meno abbienti e che per la verità promette molto bene anche per le classi medie, lasciatemi dire che il paravento dell'essere dentro questo Governo, evidentemente indifferente al Paese ed eterodiretto da pure forze economiche per controllarne le mosse o per evitare il peggio o per "responsabilità" - si sentono tutte queste ragioni qui dentro - rispetto al momento che viviamo (la pandemia, la guerra), se è politicamente irricevibile sempre, diventa scopertamente assurdo ora, di fronte a procedimenti come questo che del Paese per come lo conosciamo non lasceranno niente, al pari di una guerra totale. La scorsa settimana questa Assemblea ha commemorato Berlinguer e la settimana precedente è stata la volta di Giacomo Matteotti, entrambe personalità luminose della nostra storia parlamentare. Osservare oggi lo scenario della sua storia, della sua dignità, ostaggio di un Governo che oggi anche dai vostri discorsi sembra voluto da nessuno se non forse da un unico carrierista internazionale, tra l'altro vistosamente refrattario ai principi basilari della democrazia, è allo sguardo di un cittadino prestato alla politica infinitamente doloroso. Chiudo perciò augurando con tutto il cuore a tutti noi e al Paese uno scatto di memoria che ci riporti alla sacralità dei nostri mandati, alla nostra suprema sovranità che ci viene dal popolo su ogni altro potere costituito e che ci faccia passare in quest'Aula dal commemorare all'onorare i nostri Padri. PRESIDENTE. Grazie, senatrice Giannuzzi per questo appassionato intervento, che ho lasciato completare, nonostante il gesto di disappunto del suo neo Capogruppo. È iscritto a parlare il senatore Barbaro. Ne ha facoltà. BARBARO (FdI) . Signor Presidente, non mi soffermerò più di tanto sulle considerazioni di carattere generale che il mio partito, Fratelli d'Italia, ha espresso in lungo e in largo attraverso atti parlamentari, interventi mediatici e in tutte le salse. Mi sia però preliminarmente consentito di esprimere il mio sentito ringraziamento alla senatrice Daniela Santanchè, la nostra Capogruppo in 10 a Commissione, che attraverso un lavoro certosino, supportato dal legislativo di Fratelli d'Italia in fase emendativa, ha presidiato in maniera competente, esaustiva e precisa, consentendo anche a noi senatori che ci siamo alternati all'interno della Commissione, di portare a termine brillantemente il nostro lavoro. Parlavo della necessità di non dilungarmi oltre rispetto agli aspetti di carattere generale. Mi sia però consentito, anche in questo caso, di esprimere almeno due criticità. Una è di carattere culturale, rispetto al modello che è stato introdotto nel provvedimento in esame che oggi andiamo ad approvare: un modello normativo totalmente estraneo alla nostra attitudine commerciale, alla prossimità tra domanda e offerta. Questo modello rappresenta il consolidamento di un sistema economico che favorisce i grandi gruppi e strozza i piccoli operatori. Infine, per quello che riguarda gli aspetti critici, voglio soffermarmi in maniera brevissima sull'aspetto che ha caratterizzato invece la parte del provvedimento che si è occupata delle concessioni. L'abbiamo detto in tutte le salse e lo ripeto anch'io: la direttiva non era assolutamente applicabile alla concessione dei beni demaniali. Andando oltre, c'è un aspetto che mi interessa in maniera particolare - forse in pochi se ne sono accorti e lo voglio ricordare oggi in questa sede, esprimendo tutta l'amarezza che è possibile esternare - e riguarda per l'ennesima volta il trattamento che è stato riservato al mondo dello sport. Ebbene, tutte quelle concessioni che fanno riferimento a società sportive, a enti anche di natura morale che occupano beni demaniali, non sono state minimamente prese in considerazione. Soprattutto, questo avviene in un momento sempre più difficile del mondo dello sport, quello pandemico, che vede un'ulteriore mortificazione aggiungersi alle precedenti, che hanno già in qualche modo reso protagonista in negativo il nostro mondo, se consideriamo la scarsa assistenza che è arrivata dal Governo per la ripresa delle attività sportive, nonostante questa disattenzione nei confronti dello sport fosse stata precisata proprio all'interno della direttiva Bolkestein. Andando a rileggere la parte del punto 35 delle premesse, che cita testualmente quanto abbiamo ripetuto anche nel nostro emendamento: «Le attività sportive amatoriali senza scopo di lucro rivestono una notevole importanza sociale. Tali attività perseguono spesso finalità esclusivamente sociali o ricreative. Pertanto, esse non possono costituire un'attività economica ai sensi del diritto comunitario e non dovrebbero rientrare nel campo di applicazione della presente direttiva». Non sono le parole di Fratelli d'Italia, ma quelle contenute nella direttiva Bolkestein. Come ho ricordato poco fa, parliamo di associazioni storiche, come la Lega navale, la Società nazionale di salvamento "Genova", bacini e remieri attribuiti ed affidati a federazioni sportive che hanno raggiunto risultati importanti anche per lo sport italiano. C'è un elemento del quale nessuno ha tenuto conto, che riguarda anche aspetti legati alla sicurezza delle nostre spiagge: tutta la filiera - e dico tutta - dei bagnini di salvataggio e degli assistenti ai bagnanti è stata formata all'interno dell'ordinamento sportivo italiano, spesso e volentieri all'interno di quei siti. Andremo dunque a mettere in discussione la stessa sicurezza delle nostre spiagge, perché gli aspetti formativi entreranno inevitabilmente in crisi e avremo non solo crisi di vocazione, ma crisi legata alla possibilità di abilitare - perché non ci saranno più i posti - coloro che andranno a svolgere questa importante funzione in termini di sicurezza. Vado a concludere, visto che il tempo che mi è stato concesso è poco, anche se è stato sufficiente per esprimere questi concetti. Il grande patrimonio nazionale rappresentato dal volontariato sportivo, dal mondo del no profit , è stato mortificato attraverso questo atteggiamento e la toppa - dunque il rimedio che è stato utilizzato - si è rivelata peggiore del buco. Andare a realizzare una commistione tra attività commerciali e attività non lucrative, così com'è stato fatto all'interno del provvedimento, è un'offesa, è un aborto giuridico e complicherà ancora di più la vita delle nostre associazioni sportive. Lo sport non meritava questa ennesima mortificazione, a maggior ragione perché, non più tardi di due mesi fa, abbiamo approvato l'inserimento dello sport nella nostra Costituzione. Se il buongiorno si vede dal mattino, evidentemente questa affermazione di principio non ci porterà più da nessuna parte.