[pronunce]

Queste ultime disposizioni, quindi, non sarebbero più vigenti nell'ordinamento regionale e non sarebbero più suscettibili di vaglio di legittimità costituzionale, rendendo inammissibili le censure che ad esse si riferiscono. In secondo luogo la Regione Veneto osserva che il remittente non avrebbe adeguatamente motivato in ordine alla rilevanza della questione prospettata in relazione al giudizio in corso. Infatti, già anteriormente all'instaurarsi del contenzioso di merito, le ricorrenti avevano, con comportamento acquiescente, aderito alle richieste formulate nelle note impugnate, prodotto la documentazione ed ottenuto il rilascio delle richieste autorizzazioni. Conseguentemente, ad avviso della Regione Veneto, sarebbe venuto meno l'interesse alla decisione del ricorso, da cui le ricorrenti non potrebbero trarre alcuna utilità in relazione alla fattispecie dedotta in giudizio e l'ordinanza di rimessione si risolverebbe in una "surrettizia, inammissibile impugnazione diretta della legge regionale". Nel merito, nell'atto di costituzione si pone l'accento sulla "spinta evolutiva subita dalla legislazione statale in materia di tutela dei consumatori". In particolare, si rileva che il riconoscimento dei fondamentali diritti dei consumatori e degli utenti contenuto nella legge 30 luglio 1998, n. 281 (Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti) sarebbe "il contrappunto normativo" al principio di libertà di iniziativa economica sancito dall'art. 41 della Costituzione, sicché le disposizioni censurate sarebbero da annoverare tra quelle forme di controllo indicate come necessarie dalla norma costituzionale ai fini del corretto esercizio del diritto di intrapresa costituzionalmente garantito, nel rispetto di quei principi di trasparenza del mercato che concorrono alla tutela dell'interesse pubblico. Quanto alle censure di illegittimità costituzionale riferite all'art. 117 della Costituzione, la Regione Veneto osserva che le norme impugnate riprodurrebbero sostanzialmente i contenuti propri della legge-cornice, adattandoli al contesto regionale, e aggiunge che, nel quadro legislativo di riferimento, assumerebbe particolare importanza il decreto legislativo 23 novembre 1991, n. 392 (Attuazione della direttiva n. 82/470/CEE nella parte concernente gli agenti di viaggio e turismo, a norma dell'art. 16 della legge 29 dicembre 1990, n. 392), il quale, nel ribadire il carattere regionale dell'autorizzazione (art. 2, comma 2), introdurrebbe la facoltà di prescrivere requisiti ulteriori rispetto a quelli indicati dall'art. 9 della legge n. 217 del 1983 (art. 3), quali la "onorabilità" e la capacità finanziaria, e imporrebbe la prova del possesso di adeguata capacità professionale (art. 4). Secondo la difesa regionale, dalle disposizioni citate discenderebbe che anche l'individuazione dei requisiti sarebbe rimessa alla discrezionalità del legislatore regionale, quale concreta espressione della potestà normativa riconosciuta dall'art. 9 della legge n. 217 del 1983 e garantita dall'art. 117 della Costituzione. Quanto ai profili di incostituzionalità evocati per violazione dell'art. 120 della Costituzione, la Regione Veneto rileva che il remittente si limiterebbe a richiamare apoditticamente "gli assunti interpretativi" elaborati da questa Corte nella sentenza n. 362 del 1998, senza motivare adeguatamente in ordine alla loro attinenza con il giudizio a quo. 2.4. - Nell'imminenza dell'udienza le società ricorrenti nel processo principale, Holding Italia Turismo S.p.a. - H.I.T. - e Comitours S.p.a. , hanno presentato una memoria, con la quale insistono per l'accoglimento delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale amministrativo regionale del Veneto. Quanto alla eccezione di inammissibilità formulata dalla Regione Veneto, le parti private rilevano che la Regione cercherebbe di "trasformare questioni di interesse al ricorso (ergo di legittimazione) con questioni di rilevanza" e concludono che la valutazione dell'interesse-legittimazione al ricorso sarebbe compito esclusivo del giudice remittente. Le parti private osservano, poi, che questa Corte, nella sentenza n. 362 del 1998, ha affermato che la disciplina in esame non collide con l'esigenza di tutelare i consumatori o con altre preminenti istanze di pubblico interesse, e segnalano che la nuova legge 29 marzo 2001, n. 135, ha espressamente stabilito che l'autorizzazione rilasciata a un'impresa turistica ha validità su tutto il territorio nazionale (art. 7, comma 6). Quanto alla questione di legittimità costituzionale sollevata sulla Voce 23 della tariffa allegata al decreto legislativo 22 giugno 1991, n. 230, le parti private rilevano che il fatto che la Regione Veneto, con legge regionale n. 3 del 1998, abbia abolito le tasse di concessione sulle autorizzazioni all'esercizio delle agenzie di viaggio non comporterebbe il venir meno dell'interesse alla sollevata questione, poiché la disposizione statale censurata continuerebbe ad obbligare l'agenzia a munirsi di distinta licenza da rilasciarsi dalla Regione per ogni filiale, anche se il rilascio sarebbe divenuto esente da tassazione.1. - Oggetto delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal giudice unico presso il tribunale di Avezzano con ordinanza in data 15 dicembre 1999 (r.o. n. 189 del 2000) e dal Tribunale amministrativo regionale del Veneto con ordinanza in data 17 dicembre 1999 (r.o. n. 492 del 2000) sono alcune disposizioni delle leggi della Regione Abruzzo 12 gennaio 1998, n. 1 (Nuova normativa sulla disciplina delle agenzie di viaggio e turismo e della professione di direttore tecnico), e 14 luglio 1987, n. 39 (Disciplina dell'esercizio delle attività professionali delle agenzie di viaggio e turismo e delle professioni di guida turistica, di interprete turistico e di accompagnatore turistico), e, rispettivamente, della legge della Regione Veneto 30 dicembre 1997, n. 44 (Nuove norme sulle agenzie di viaggio e turismo e sugli altri organismi operanti nella materia). Si tratta di disposizioni a contenuto analogo, le quali prevedono, nei rispettivi ambiti di competenza territoriale, una serie di vincoli per le agenzie di viaggio e turismo, imponendo loro di fornirsi di autorizzazione anche per le filiali e le succursali, di pagare per queste ultime distinte tasse di concessione regionale, di versare distinte cauzioni e di assicurare la presenza in filiale di un direttore tecnico a tempo pieno.