[sommcomm]

SENATO DELLA REPUBBLICA Legislatura 18 Resoconto di Commissione TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13ª) 119 MORONESE La seduta inizia alle ore 15,30. IN SEDE REDIGENTE Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per il recupero di rifiuti in mare DDL 1571 Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare ("legge SalvaMare") DDL 674 Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per il recupero di rifiuti in mare (Discussione congiunta e rinvio) La relatrice LA MURA ( M5S ) illustra il contenuto dei disegni di legge in titolo, recanti, rispettivamente, 'Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare ("legge SalvaMare")' e 'Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per il recupero di rifiuti in mare'. In merito al disegno di legge n. 1571, la relatrice rileva preliminarmente che, in attuazione della Strategia europea per la plastica nell'economia circolare, l'Unione europea ha adottato la direttiva (UE) 2019/904, sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente, e la direttiva (UE) 2019/883 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi, che perseguono l'obiettivo di prevenire la produzione di rifiuti di plastica e contrastare la dispersione degli stessi nell'ambiente marino. I prodotti in plastica monouso e gli attrezzi da pesca contenenti plastica, abbandonati in mare, mettono infatti a rischio gli ecosistemi marini, la biodiversità e la salute umana, oltre a danneggiare attività quali il turismo, la pesca e i trasporti marittimi. Le direttive, da un lato, introducono restrizioni al consumo e alla immissione in commercio dei prodotti di plastica, e, dall'altro, impongono agli Stati di predisporre impianti portuali di raccolta adeguati per i rifiuti prodotti dalle navi, al fine di evitare che vengano dispersi nell'ambiente marino e consentirne l'avvio al recupero e al riciclaggio. È questo il contesto normativo europeo nel quale si colloca il disegno di legge, di iniziativa governativa, AS 1571 " Disposizioni per il recupero dei rifiuti in mare e nelle acque interne e per la promozione dell'economia circolare ("Legge SalvaMare") ". Il disegno di legge è già stato approvato alla Camera dei deputati e all'esito del dibattito parlamentare in tale sede risulta profondamente modificato. La proposta originaria era organizzata in sette articoli; il disegno di legge in esame si compone, invece, di quattordici articoli. L'articolo 1 indica le finalità del disegno di legge e reca talune definizioni utili a perimetrarne l'ambito applicativo. In particolare, la norma precisa che la legge persegue l'obiettivo di contribuire: al risanamento dell'ecosistema marino; alla promozione dell'economia circolare; nonché alla sensibilizzazione della collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi volti alla prevenzione dell'abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune e alla corretta gestione dei rifiuti medesimi. Tali finalità, originariamente indicate solo nella Relazione al disegno di legge, sono state inserite nel testo normativo alla Camera. Inoltre, l'articolo 1 contiene una serie di definizioni, tra cui quelle di "rifiuti accidentalmente pescati" e di "rifiuti volontariamente pescati", che, in sede di esame alla Camera, sono state estese al fine di riferirle non solo al mare, ma anche ai laghi, ai fiumi e alle lagune. L'articolo 2 si occupa dei rifiuti accidentalmente pescati ed è stato in più punti modificato dalla Camera. In particolare, quanto ai rifiuti accidentalmente pescati in mare, se ne prevede l'equiparazione ai rifiuti prodotti dalle navi, con obbligo in capo al comandante della nave che approda in un porto di conferirli all'impianto portuale di raccolta. La norma, recependo alcune osservazioni formulate nel corso delle audizioni alla Camera, considera anche le ipotesi di ormeggio di un'imbarcazione presso aree non ricadenti nelle competenze territoriali di un'Autorità di sistema portuale, e di approdo in un piccolo porto non commerciale, caratterizzato da un traffico sporadico o scarso di imbarcazioni da diporto. Con riferimento alla prima ipotesi, l'articolo 2 prevede che i Comuni territorialmente competenti, nell'ambito della gestione dei rifiuti urbani e assimilati, dispongono che i rifiuti siano conferiti ad apposite strutture di raccolta, anche temporanee, allestite in prossimità degli ormeggi. Quanto, poi, all'ipotesi di approdo in un piccolo porto non commerciale, la norma statuisce che i rifiuti accidentalmente pescati siano conferiti presso gli impianti portuali di raccolta integrati nel sistema comunale di gestione dei rifiuti. La norma, inoltre, modifica l'articolo 184, comma 2, del Codice dell'ambiente, e, in particolare, inserisce tra i rifiuti urbani i rifiuti accidentalmente pescati o volontariamente raccolti, anche attraverso campagne di pulizia, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune. Si prevede, poi, che il conferimento all'impianto portuale di raccolta è gratuito e che i costi di gestione di tali impianti sono coperti da una specifica componente che si aggiunge alla tassa o tariffa sui rifiuti. La disciplina dei criteri e delle modalità di definizione di tale specifica componente è affidata all'ARERA. Si precisa che la componente de qua sia indicata negli avvisi di pagamento distintamente da altre voci. Infine, l'articolo 2 rinvia ad un decreto, adottato dal Ministro delle politiche agricole e forestali con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per l'individuazione delle misure premiali in favore del comandante del peschereccio. L'articolo 3 si occupa delle campagne di pulizia e precisa che i rifiuti volontariamente raccolti possono essere recuperati nell'ambito di specifiche campagne di pulizia organizzate su iniziativa dell'autorità competente ovvero su istanza presentata all'autorità competente dal soggetto promotore della campagna, secondo le modalità individuate con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge. L'articolo 4 rinvia ad un decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per la determinazione dei criteri e delle modalità con cui i rifiuti accidentalmente pescati e i rifiuti volontariamente raccolti cessano di essere qualificati come rifiuti, ai sensi dell'articolo 184- ter del Codice dell'ambiente.