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Alla fine, però, ho ceduto alla tentazione di parlare su questo argomento. Ciò che mi ha colpito moltissimo, che ho letto negli articoli di qualche commentatore sui giornali e che volevo ribadire pubblicamente, è quanto segue: com'è possibile che il Senato - come probabilmente è successo alla Camera - si sia ridotto a una guerra, da qualcuno definita manichea (ma scegliete voi il termine che preferite), su un tema del genere, in un momento politico come questo? All'inizio, quando si è cominciato a parlare del disegno di legge Zan, non mi ero tanto posta il problema. Sbagliando, mi ero detta: con tutto quello che c'è da approvare - soprattutto in Commissione giustizia, dove abbiamo all'esame una serie di riforme, che sarebbero quelle urgenti, per le quali il Presidente del Consiglio sta parlando con i leader di tutti i partiti - adesso, perché c'è fretta, non possiamo sicuramente andarci a impantanare in un tema divisivo, a maggior ragione perché, tra l'altro, sempre il Presidente del Consiglio, sostenuto peraltro da una larga maggioranza, aveva cortesemente chiesto di evitarne. (Applausi) . Cosa facciamo, dunque? Naturalmente, mi assumo la mia quota di responsabilità, perché ho sottovalutato la questione, lo ammetto. Riusciamo a creare un precedente che non ho mai visto in Senato: per carità, sono alla prima legislatura, ma posso dire che in quella in corso non era mai accaduto che un atto arrivasse improvvisamente in Aula, senza un'analisi in Commissione. Alla fine, probabilmente, le famose mediazioni avremmo potuto trovarle lì. Ne abbiamo trovate tante, no? Ricordo a qualcuno che ce ne sono state, ma lasciamo perdere i precedenti, altrimenti perdo il filo del ragionamento. Penso che ci sia un punto fondamentale. Pongo la domanda a me stessa e la rivolgo a tutti voi. Secondo voi, quando si andrà a votare, nel 2022 o nel 2023, le forze politiche riceveranno un giudizio dai cittadini sulla base di questa contrapposizione, che durerà tre o quattro giorni, o di quanto e come abbiamo sostenuto l'azione di un Governo che ci deve tirare fuori dalla pandemia e dalla crisi economica (Applausi) o, ancora, sulla base del fatto che, avendo un po' di dati tali per cui si gira senza mascherina, ciò ha fatto sì che, come i bambini dell'asilo, abbiamo fatto una sorta di tana libera tutti? Non è possibile una cosa di questo genere, anche perché lo stare insieme, come vediamo tutti i giorni, è una questione che pesa. Non riesco a capire per quale motivo si debba portare il peso, da una parte, e non si debbano raccogliere i risultati, dall'altra, quando poi abbiamo un Governo che i risultati li porta a casa e parla poco. Quindi, dovremmo parlare noi; dovrebbero essere le forze politiche a spiegare ai cittadini cosa si sta facendo di buono. Invece, stiamo una settimana a discutere di questo, con un clamore mediatico impressionante. Nessuno discute delle cose che accadono. Ieri il Presidente del Consiglio è andato in un carcere e ha parlato chiaramente di una disfatta collettiva. Non possiamo essere distonici completamente rispetto a ciò che fa il Governo. Potremo scivolare in qualche bandierina, ma non possiamo essere distonici; aver fatto una divisione di questo genere, secondo me, è distonico e sbagliato, perché c'erano mille modi per affrontare questo disegno di legge. (Applausi. Commenti) . Non so se sono prepotente, ma secondo me è proprio un problema di miopia. In politica non si campa sulle ventiquattr'ore: la differenza la fa chi guarda oltre. È questo il punto fondamentale. (Applausi) . Lo dico a me stessa per prima e lo dico a tutti. La famosa "visione" è importantissima, perché è quella che distingue e non vorrei che fosse frainteso come termine, ma si tratta della capacità di guardare lontano. Guardiamo lontano anche per questo. Abbiamo problemi e lo sappiamo benissimo, perché se n'è discusso anche alla Camera, e le questioni fondamentali sono relative al concetto di istigazione. Non lo sto a ripetere, in quanto l'hanno spiegato tanti colleghi molto meglio di me. Rischiamo di avere un ordinamento in cui nella pratica il confine sottile tra la libertà di pensiero e l'istigazione può diventare deflagrante. Lo hanno detto in tanti e vorrei citare ciò che hanno giustamente sottolineato nei documenti presentati in audizione i rappresentanti dell'Unione dei giuristi cattolici, perché hanno fatto una disamina, secondo me, molto equilibrata, che va ricordata. Detto questo, il motivo per cui ho ritenuto opportuno parlare è ricordare a noi stessi le priorità. Abbiamo davanti normative che potrebbero - ma non devono - trovare rallentamenti. Credo che sia giusto e che sia anche il tempo che ci concentriamo su quelle, perché, secondo me, prima della pausa estiva, dobbiamo mettere alcuni punti sulle riforme che riguardano il settore della giustizia. Lo dobbiamo fare nella nostra Commissione, con tutti i pareri annessi e connessi, che attengono naturalmente alla Commissione bilancio. Concludo dicendo che, in particolare, non amo una cosa del disegno di legge Zan. Mi riferisco al fatto che sia stata aggiunta anche la parte relativa ai disabili. Me ne chiederete il motivo (voglio farli insultare? No). Credo che sia una ipocrisia, perché chi vuole che effettivamente un disabile non sia discriminato deve avere il coraggio - che, non so perché, non riusciamo ad avere - di cambiare, tanto per cominciare, la legge n. 68 del 1999, perché il disabile è umiliato e discriminato nel momento in cui cerca un lavoro, che - lo sappiamo benissimo - le aziende non gli danno, perché preferiscono pagare la multa. (Applausi) . Questo è molto più scandaloso, secondo me, o, meglio, non lo è di più, perché è scandaloso tutto, ma la questione dei disabili, a mio avviso, va affrontata in un altro contesto, anche perché abbiamo già una coda di paglia, a causa del fatto che le pensioni per gli invalidi sono state innalzate solo a seguito di una sentenza della Corte costituzionale. (Applausi) . Rispetto le posizioni di tutti e sto in Forza Italia per questo, per la libertà, per il rispetto soprattutto di quella degli altri e delle persone che vogliono vivere la loro vita come ritengono. Non concordo però sul mischiare questioni profondamente diverse e spero che il modo in cui è stata concepita l'istigazione non diventi in prospettiva un boomerang . Colleghi, ricordiamo che siamo tutti insieme per fare delle cose e, cortesemente, concentriamoci su questo, visto che dobbiamo stare tutti insieme. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vescovi. Ne ha facoltà. VESCOVI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, come molti di voi, sono in quest'Aula da circa tre anni - qualcuno c'è sicuramente da più tempo - ho fatto il consigliere regionale, vivo in Toscana e ho incontrato tante persone. Incontro persone che hanno problemi con la loro azienda e con il lavoro e che in questa pandemia hanno perso veramente tanto e soffrono. In tutti questi anni, però, non ho mai trovato persone che mi dicessero di sentirsi discriminate perché usiamo le parole mamma e papà, invece di genitore 1 e genitore 2. Vi do alcuni dati.