[pronunce]

che la questione sollevata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia risulta irrilevante nel giudizio a quo, in quanto dalla stessa ordinanza di rimessione si evince che in quel giudizio si procede per fatti di bancarotta e cioè per reati diversi da quelli per i quali la disposizione censurata nega l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato; che, infatti, l'art. 91, comma 1, lettera a), il quale stabilisce che l'ammissione al patrocinio è esclusa per l'indagato, l'imputato o il condannato di reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che l'esclusione opera solo in relazione ai procedimenti direttamente concernenti la commissione di uno dei reati specificamente indicati, e non con riferimento alla condizione soggettiva di chi, indagato, imputato o condannato in altri procedimenti per uno di tali reati, assuma la qualità di indagato, imputato o condannato per reati diversi; che, pertanto, poiché non sussiste, nel giudizio principale, il denunciato ostacolo all'ammissione dell'imputato al patrocinio a spese dello Stato, la questione è priva del necessario requisito della rilevanza e per tale assorbente ragione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile; che la questione di legittimità costituzionale del medesimo art. 91, comma 1, lettera a), del d.P.R. n. 115 del 2002, sollevata dalla Corte d'appello di Torino è a sua volta manifestamente inammissibile per il modo in cui essa è formulata; che, infatti, il remittente, da un lato, censura la disposizione in esame, per contrasto con l'art. 24, secondo e terzo comma, Cost., perché, ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, introdurrebbe un requisito ulteriore rispetto a quello della non abbienza dell'interessato, che sarebbe l'unico richiesto dall'art. 24, terzo comma, Cost; dall'altro, ritenendo ragionevole l'esclusione dal beneficio dei soggetti indagati, imputati o condannati per i reati espressamente indicati, censura la medesima disposizione, prospettandone il contrasto con l'art. 3 Cost., per la irragionevole non estensione della esclusione a reati diversi da quelli considerati, che del pari consentirebbero di accumulare ricchezze sottratte al prelievo fiscale; che, dal testo dell'ordinanza di rimessione, non emerge che il denunciato contrasto con l'art. 3 Cost. sia stato prospettato in via subordinata al mancato accoglimento della questione sotto il profilo della violazione dell'art. 24, terzo comma, Cost., essendosi il giudice a quo limitato, nel dispositivo dell'ordinanza, a sollevare questione “nei termini sopra riportati”, così rinviando alla motivazione della stessa ordinanza, nella quale i due profili di illegittimità non risultano trattati in termini di subordinazione dell'uno all'altro, ravvisandosi piuttosto il contrasto con entrambi i parametri evocati; che la giurisprudenza di questa Corte è costante nell'affermare la manifesta inammissibilità di questioni con le quali vengano sollecitati interventi correttivi aventi finalità contraddittorie tra loro (sentenza n. 123 del 1988, ordinanze n. 458 del 1998, n. 373 del 1999, n. 7 del 2003), quali certamente devono ritenersi quella volta alla rimozione della condizione ostativa all'ammissione al patrocinio a spese dello Stato sotto il profilo dell'art. 24, terzo comma, Cost., e quella volta alla affermazione della irragionevolezza della mancata estensione della condizione ostativa ad altre ipotesi non considerate dal legislatore; che la questione di legittimità dell'art. 96, comma 4, del d.P.R. n. 115 del 2002, censurato in riferimento all'art. 97, primo comma, Cost., nella parte in cui stabilisce che il giudice provveda in ordine all'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato anche quando lo stesso abbia richiesto le informazioni di cui ai commi 2 e 3 del medesimo articolo, deve essere dichiarata manifestamente infondata; che, infatti, come questa Corte ha più volte affermato, anche con riferimento al procedimento finalizzato all'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, il principio del buon andamento si riferisce agli organi dell'amministrazione della giustizia esclusivamente per profili concernenti l'ordinamento degli uffici giudiziari e il loro funzionamento sotto l'aspetto amministrativo, ma non riguarda l'esercizio della funzione giurisdizionale nel suo complesso e i diversi provvedimenti che ne costituiscono espressione (ordinanza n. 458 del 2002); che, in ogni caso, deve escludersi che la previsione che il giudice debba provvedere sulla istanza di ammissione al patrocinio dello Stato entro il termine di dieci giorni dalla presentazione della istanza, a pena di nullità degli atti successivi, anche nel caso in cui abbia ritenuto di dover disporre accertamenti ai sensi dei commi 1 e 2 dell'art. 96 del d.P.R. n. 115 del 2002, sia lesiva del precetto costituzionale del buon andamento, essendo essa evidentemente finalizzata a garantire l'effettività del diritto di difesa dei non abbienti nel procedimento penale cui l'istanza si riferisce e ad impedire che, decorso il termine di dieci giorni, possano essere compiuti atti ai quali il difensore del non abbiente avrebbe diritto di partecipare, salvi ovviamente gli appositi strumenti, anche sanzionatori, previsti dal medesimo d.P.R. n. 115 del 2002 (sentenza n. 304 del 2003). Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, 1) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 91, comma 1, lettera a), del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 24, terzo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia e, in riferimento agli articoli 3 e 24, secondo e terzo comma, della Costituzione, dalla Corte d'appello di Torino, con le ordinanze indicate in epigrafe; 2) dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 96, comma 4, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, sollevata, in riferimento all'articolo 97, primo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l'8 marzo 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Carlo MEZZANOTTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 marzo 2004.