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Introduciamo il divieto di assumere come dipendenti o come consulenti i membri e i dipendenti delle Autorità di vigilanza sulle attività finanziarie, da parte di soggetti sottoposti alla vigilanza delle medesime Autorità, per tre anni a far data dalla conclusione del loro rapporto di lavoro. Si prevede altresì che l'Autorità svolga le proprie funzioni d'ufficio e su istanza dei risparmiatori e che essa relazioni il Parlamento con cadenza semestrale sulla propria attività. L'Autorità avrà l'obbligo di rendere rapporto all'autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge. Proponiamo anche di trasferire alla nuova Autorità la funzione di ombudsman e le funzioni che coinvolgono i singoli risparmiatori attualmente esercitate dall'Arbitro per le controversie finanziarie (ACF) gestito dalla CONSOB e dall'Arbitro bancario finanziario (ABF) presso la Banca d'Italia . Fin dal 1993, sulla scorta della positiva esperienza maturata nel mondo anglosassone, le banche e gli intermediari finanziari hanno costituito l’ ombudsman – Giurì bancario, organismo indipendente, per consentire ai propri clienti di ottenere una soluzione rapida, efficace e gratuita alle controversie. La parola « ombudsman » è un termine che prende il nome da un ufficio di garanzia costituzionale istituito in Svezia nel 1809 e letteralmente significa «uomo che funge da tramite». Individua quindi un difensore civico, una figura di garanzia a tutela del cittadino che ha il compito di valutare (ed eventualmente accogliere) i reclami non accolti in prima istanza dall'ufficio reclami del soggetto che eroga un servizio. L'attività dell’ ombudsman – Giurì bancario è cessata nel 2017 quando ha preso avvio l'ACF gestito dalla CONSOB, organismo presso il quale possono essere presentati gli stessi ricorsi che i clienti degli intermediari finanziari avrebbero potuto proporre all’ ombudsman – Giurì bancario. Chiediamo che sia sancito per legge – dopo che la CONSOB nel 2010 lo ha abolito – l'obbligo di fornire al risparmiatore un prospetto sintetico nel quale si indichi la percentuale di rischio del prodotto acquistato. Inoltre prevediamo che nei confronti dei soggetti che con la loro condotta abbiano indotto l'investitore non professionale, nell'ambito dell'esercizio della vendita, del collocamento o della distribuzione di prodotti finanziari, a modificare il proprio profilo di rischio, attraverso l'omissione della comunicazione di informazioni necessarie o la comunicazione di informazioni non corrette, al fine di vendere, collocare o distribuire prodotti finanziari inadeguati per l'investitore stesso, si applichi una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 fino ad almeno euro 5.000.000. Chiediamo che si introduca un fondo di garanzia nazionale a tutela dei sottoscrittori di prestito sociale, volto al risarcimento automatico con un limite di rimborso per ciascun richiedente pari a 100.000 euro, sul modello di quanto già previsto per la tutela dei depositi bancari dal testo unico di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, alla cui dotazione finanziaria provvedono, con versamento pro-quota obbligatorio, tutte le cooperative che ricorrano al prestito sociale quale modalità di autofinanziamento. Il prestito sociale di cui agli articoli 12 della legge 17 febbraio 1971, n. 127 , e 13 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, è un importante canale di autofinanziamento del sistema cooperativo italiano, la cui equa remunerazione dovrebbe incentivare lo spirito di previdenza e di risparmio dei soci. Tanto il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio ( CICR ) quanto la Banca d'Italia hanno nel tempo regolamentato sotto diversi profili l'istituto del prestito sociale nell'ambito più generale della disciplina della raccolta del risparmio ad opera dei soggetti non bancari. Stante il mancato recupero delle somme prestate in caso di default di una cooperativa, lo schema di garanzia dei prestiti sociali costituito in ambito cooperativo si è dimostrato inadeguato. Infatti riguardo alle garanzie il prestito sociale non è paragonabile al libretto postale, né ai conti deposito: i sottoscrittori del prestito sociale sono infatti tutelati solamente dal patrimonio della cooperativa, mentre nel caso del libretto postale, oltre al patrimonio di Poste Spa, i risparmiatori godono della garanzia dello Stato italiano sulla propria giacenza. Analogamente, il conto deposito bancario gode della tutela del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Invece, in termini di rischio, il prestito sociale dovrebbe essere confrontato più con le obbligazioni che con libretti e conti deposito, trattandosi di debiti chirografari, e quindi con una gerarchia di rimborso in linea con i cosiddetti bond senior . In tutti i casi riscontrati sul territorio nazionale ove si sono verificate crisi economico-finanziarie delle cooperative è inoltre emerso che i soci prestatori non fossero stati puntualmente informati in merito ai rischi sottesi al prestito. Infatti lo strumento del prestito viene parificato, nella presentazione al socio, al deposito bancario, sottacendo il differente regime di garanzie, vigilanze e tutele che rende invece questi due strumenti sensibilmente diversi tra loro . Infine (articolo 4), per quanto concerne la copertura finanziaria della nostra proposta, che ha un costo massimo di 50 milioni annui (l'Antitrust spende ogni anno circa 62 milioni di euro), si provvede mediante il maggior gettito derivante dall'incremento dell'aliquota della tassazione separata in vigore sui redditi da capitale, innalzando tale aliquota dal 26 per cento attuale al 26,5 per cento a decorrere dal 1º gennaio 2018 (circa 240 milioni di euro annui). Le maggiori entrate derivanti da tale aumento di aliquota eccedenti le spese per l'Autorità proponiamo siano versate al Fondo per la riduzione della pressione fiscale di cui all'articolo 1, comma 431, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.. 1 (Istituzione di un'Autorità indipendente per la tutela del risparmio) 1 È istituita l'Autorità indipendente per la tutela del risparmio, di seguito denominata «Autorità», per dare completa attuazione all'articolo 47 della Costituzione, con sede in Roma. 2 L'Autorità opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione ed è organo collegiale costituito dal presidente e da quattro membri, nominati con determinazione adottata d'intesa dai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Il presidente è scelto tra persone di notoria indipendenza che abbiano ricoperto incarichi istituzionali di grande responsabilità e rilievo. I quattro membri sono scelti tra persone di notoria indipendenza da individuare tra magistrati del Consiglio di Stato, della Corte dei conti o della Corte di cassazione, professori universitari ordinari di materie economiche o giuridiche e personalità provenienti da settori economici dotate di alta e riconosciuta professionalità. 3 I membri dell'Autorità sono nominati per sette anni e non possono essere confermati.