[pronunce]

che, pur dopo l'intervenuta privatizzazione del rapporto di lavoro, resterebbe infatti ferma l'esigenza che i pubblici dipendenti vengano di regola selezionati attraverso una procedura concorsuale, al fine di assicurare l'imparzialità ed il buon andamento della pubblica amministrazione ed evitare, al tempo stesso, il rischio di un ampliamento degli organici dell'amministrazione al di là delle sue effettive necessità; che siffatta esigenza renderebbe, pertanto, giustificata la mancata estensione all'impiego pubblico del meccanismo previsto dalla legge n. 230 del 1962; che, infine, la stessa Corte costituzionale avrebbe in più occasioni riconosciuto la legittimità di discipline differenziate per i lavoratori pubblici rispetto a quelli privati. Considerato preliminarmente - quanto all'intervento del CIP-AN - Associazione Nazionale Comitato Insegnanti Precari - che la giurisprudenza di questa Corte è costante nell'affermare la inammissibilità, nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale, dell'intervento di soggetti che non siano parti in causa nel giudizio a quo al momento del deposito o della lettura in dibattimento dell'ordinanza di rimessione; che tale principio è stato ritenuto derogabile soltanto in favore di soggetti titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio; che siffatta situazione non ricorre nella specie, essendo l'interveniente titolare di un interesse di mero fatto; che, pertanto, l'intervento stesso deve essere dichiarato inammissibile; che, nel merito, il rimettente muove dalla premessa, apoditticamente affermata, che i rapporti di lavoro a tempo determinato con la pubblica amministrazione siano, a seguito della intervenuta privatizzazione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici, disciplinati esclusivamente dalla legge n. 230 del 1962; che da tale premessa lo stesso rimettente fa discendere, da un lato, la (pur implicita) qualificazione dei contratti a termine stipulati dall'amministrazione con i ricorrenti come contratti contra legem e, dall'altro, la valutazione di non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale della norma denunciata in quanto preclusiva, per i soli dipendenti delle pubbliche amministrazioni, della possibilità di trasformazione dei rapporti a termine stipulati in violazione degli artt. 1 e 2 della legge n. 230 del 1962 in rapporti di lavoro a tempo indeterminato; che il medesimo rimettente non si fa, tuttavia, carico dell'esistenza di una articolata disciplina speciale delle supplenze annuali e temporanee nella scuola, contenuta attualmente nell'art. 4 della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), che ha sostituito i previgenti artt. da 520 a 522 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado), abrogati solamente a decorrere dalla data di entrata in vigore del regolamento previsto dallo stesso art. 4, comma 5, della legge n. 124 del 1999; che la mancanza nell'ordinanza di rimessione di qualsiasi riferimento alla sopra citata disciplina ed al rapporto in cui la stessa si pone con la legge n. 230 del 1962 ritenuta applicabile nel giudizio a quo si traduce in un evidente difetto di motivazione sulla rilevanza della questione; che la questione stessa va, pertanto, dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara l'inammissibilità dell'intervento del CIP-AN - Associazione Nazionale Comitato Insegnanti Precari; 2) dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 8, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (Razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'art. 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421), come modificato dall'art. 22 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80 (Nuove disposizioni in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, di giurisdizione nelle controversie di lavoro e di giurisdizione amministrativa, emanate in attuazione dell'art. 11, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di Torino con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 giugno 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA