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Nel rispetto dei principi di precauzione e di azione preventiva, del principio di correzione dei danni inferti all'ambiente e delle loro cause, nonché del principio « chi inquina paga », si dovranno prevedere finanziamenti statali e regionali ai comuni, singoli o associati, per gli interventi di riuso e di rigenerazione urbana e di bonifica dei siti contaminati, oltreché per gli interventi volti a favorire l'insediamento di attività di agricoltura sociale e contadina di piccola scala a basso impatto ambientale, anche all'interno di aree urbanizzate, e il ripristino delle colture nei terreni agricoli incolti, abbandonati o in ogni caso non più utilizzati ai fini agricoli, a esclusione delle aree coperte da foreste, come definite dal testo unico in materia di foreste e filiere forestali, di cui al decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34. Nel percorso volto al raggiungimento di queste finalità occorrerà tenere in considerazione e fare riferimento all'indicatore della impronta di carbonio ( carbon footprint ) che permette di valutare e quantificare gli impatti emissivi in termini di CO 2 equivalente nell'ambito delle politiche di settore al fine di garantirne l'alto livello di sostenibilità ambientale. Occorrerà prevedere una campagna di educazione ambientale finalizzata ad accrescere, nella vita quotidiana dei cittadini e della politica, la consapevolezza dell'importanza del suolo quale capitale naturale limitato e non rinnovabile e del ruolo strategico che svolge nella bioeconomia sostenibile e circolare e nella prevenzione del dissesto idrogeologico. Purtroppo assistiamo inerti al susseguirsi, con un ritmo sempre più incalzante, di eventi atmosferici abnormi che stanno diventando ordinari e che cagionano gravi danni soprattutto laddove il suolo è maggiormente cementificato e impermeabilizzato. Il consumo di suolo in Italia continua, invece, la sua inesorabile marcia distruttiva al ritmo di una media di 19 ettari al giorno, 2 metri quadrati al secondo, con punte altissime soprattutto nel nord Italia, non a caso proprio in quelle regioni maggiormente colpite dalle alluvioni. Un suolo cementificato trattiene e restituisce calore rendendo l'ambiente urbano malsano e contribuendo al fenomeno delle isole di calore. Per affrontare consapevolmente e seriamente il tema della necessità di tutelare il suolo, anche attraverso la rigenerazione urbana, ambientale e sociale, occorre ricostruire una solida e preparata sensibilità ecologica e politica. La politica deve riuscire a rappresentare questa urgente questione ambientale e a dare delle risposte, proponendo soluzioni efficaci ed efficienti. La presente proposta di legge si compone di sette articoli. L'articolo 1 individua l'ambito della legge e le sue finalità. L'articolo 2 elenca le definizioni. All'articolo 3 si introducono criteri e modalità per monitorare il consumo di suolo precisando che i dati del monitoraggio devono essere pubblicati e resi disponibili. La visibilità e la conoscibilità devono essere garantite al fine di evitare che il cittadino « non addetto ai lavori » possa non essere aggiornato. L'articolo 4, rubricato « attività di pianificazione territoriale di rigenerazione urbana e divieto di consumo di nuovo suolo », precisa che non è consentito il consumo o l'impermeabilizzazione di nuovo suolo per qualsiasi destinazione d'uso. Le esigenze insediative e infrastrutturali sono soddisfatte tramite il riuso, la rigenerazione e la riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti (comma 1). Il comma 2 prevede che le regioni e le province autonome adeguino le loro pianificazioni, fermo restando il pregresso, a tali princìpi. La pianificazione, a qualunque livello, deve tener conto delle finalità e delle disposizioni della presente proposta di legge e del processo di adeguamento della propria pianificazione, per la quale ciascuna amministrazione fornisce dati specifici (comma 3). Al comma 4 si prevede che, ove non fosse possibile il riuso o la rigenerazione del suolo, ogni occupazione del suolo deve essere motivata. In ogni caso l'occupazione di suolo libero impone il ripristino a usi permeabili di aree di pari superficie urbanizzate e impermeabilizzate, precisando che non costituiscono strumento di compensazione ecologica il verde pensile tecnologico, sia estensivo che intensivo, né gli impianti vegetali su supporti o altre strutture che non assicurino continuità ecologica tra il verde e il sottosuolo fino alla roccia madre. Al comma 5, con riferimento all'obbligo di non consumare nuovo suolo a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, al fine di evitare contenziosi, resta ferma la modifica da parte degli enti locali dell'attuazione dei correnti strumenti di programmazione. Al comma 6 si prevede che i comuni debbano censire annualmente le aree non edificabili, per ragioni di sicurezza, di tutela paesaggistica o ambientale, e pubblicare i dati relativi all'eventuale consumo di suolo. Si introduce, altresì, l'obbligo per i comuni di indicare nei propri bilanci il costo derivante dalla perdita di servizi ecosistemici, per ogni ettaro di suolo consumato. Non meno rilevante è, al comma 7, il richiamo ai princìpi di perseguimento e tutela dell'interesse pubblico, buon andamento, imparzialità, trasparenza, legalità e partecipazione, anche nell'esercizio delle funzioni di governo del territorio, al fine di escludere che dietro talune scelte si celino interessi illegittimi e di evitare il rischio che non venga riconosciuto il diritto di accesso a ogni informazione sul consumo di suolo. L'articolo 5 introduce il censimento degli immobili non utilizzati o abbandonati e si estende sia alle aree protette e vincolate per la tutela paesaggistica, sia a quelle in prossimità dei corpi idrici, sia quelle a pericolosità idraulica, da frana e sismica, nonché alle fasce costiere. Il censimento è importante ai fini della verifica di quanto sia possibile usare o rigenerare. I dati devono essere resi pubblici indicando quanto suolo è stato consumato in ciascuna di queste aree. Inoltre, se il comune non censisce gli edifici e le aree pubbliche e private dismessi, non utilizzati o abbandonati (il dato è utile per verificare quanto sia possibile riusare o rigenerare), dopo la diffida da parte della regione, allo stesso comune sarà impedito realizzare interventi edificatori comportanti consumo di suolo, anche parziale. La precisazione è di rilievo e di impatto in quanto il comune pagherebbe un caro prezzo per la propria eventuale inadempienza. Col combinato disposto degli articoli 5, comma 4, e 6, comma 1, del presente disegno di legge, si propone un meccanismo trasparente per evidenziare nel bilancio ecologico dei comuni, la quantificazione in termini di impronta di carbonio ( carbon footprint ) del costo derivante dalla perdita di servizi ecosistemici per ogni ettaro di suolo consumato, da un lato, e la superficie urbanizzata o urbanizzabile ridestinata a superficie agricola, dall'altro. Il risultato del bilancio ecologico sarà utile anche al fine di indirizzare la ripartizione di un fondo ad hoc, di incentivi e finanziamenti.