[pronunce]

6.- Il giudice a quo ritiene che le questioni di legittimità costituzionale siano non manifestamente infondate in ragione dei seguenti argomenti. 6.1.- Il rimettente premette che la ratio che sta a fondamento delle leggi che, prima dell'adozione delle norme oggetto del presente giudizio, si sono succedute nel tempo riguardo ai contributi all'editoria è ben illustrata dall'art. 1, comma 1, della legge 26 ottobre 2016, n. 198 (Istituzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell'editoria e dell'emittenza radiofonica e televisiva locale, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti. Procedura per l'affidamento in concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale), che ha istituito il Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione al «fine di assicurare la piena attuazione dei princìpi di cui all'articolo 21 della Costituzione, in materia di diritti, libertà, indipendenza e pluralismo dell'informazione, nonché di incentivare l'innovazione dell'offerta informativa e dei processi di distribuzione e di vendita, la capacità delle imprese del settore di investire e di acquisire posizioni di mercato sostenibili nel tempo, nonché lo sviluppo di nuove imprese editrici anche nel campo dell'informazione digitale». Rileva, quindi, che a partire dal d.l. n. 112 del 2008, come convertito, veniva stabilito un limite massimo allo stanziamento per i contributi all'editoria, costituito dalla spesa prevista negli appositi capitoli di bilancio dello Stato e della Presidenza del Consiglio dei ministri. L'iniziale capienza degli stanziamenti non aveva fatto emergere le "criticità" che si erano poi palesate a partire dal 2011, in ragione della riduzione degli stessi, poi disposta con determinazioni della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonostante il ruolo fondamentale nel sistema democratico del sostegno all'editoria. Inoltre, poiché l'erogazione del contributo interviene dopo la chiusura del bilancio annuale delle imprese editrici, una corresponsione dello stesso in misura minore rispetto alle aspettative reca pregiudizio alle stesse. 6.2.- Le disposizioni censurate, nella parte in cui rimettono a valutazioni politiche dell'autorità governativa la determinazione dei contributi da corrispondere alle imprese editrici, dunque, sarebbero irragionevoli e lesive rispetto alla salvaguardia dei valori di cui all'art. 21 Cost., in quanto ostacolano l'assegnazione di contributi significativi e adeguati alle imprese editrici, per consentirne il mantenimento e lo sviluppo, come strumento per garantire la libera manifestazione del pensiero, e rendono, al contrario, difficoltosa l'indipendenza e la pluralità dell'informazione. L'art. 21 Cost. ha un valore non solo negativo, ma anche positivo, poiché garantisce la libertà di informazione a mezzo stampa, salvo i limiti previsti, anche nel senso della rimozione di ostacoli di natura economica e sociale, in ragione di quanto previsto dagli artt. 3, secondo comma (principio di eguaglianza e di ragionevolezza), e 2, Cost. 6.3.- Sussisterebbe, altresì, la lesione dell'art. 97 Cost., in quanto la determinazione dell'ammontare del contributo attribuita alla discrezionalità del Governo, mediante lo strumento politico della variazione di bilancio e lo storno da un capitolo all'altro, senza l'indicazione di criteri oggettivi, contrasta con il principio di imparzialità e trasparenza della pubblica amministrazione. 6.4.- Poiché la determinazione del contributo interviene quando le imprese hanno già sostenuto i costi, la stessa è idonea ad incidere negativamente sulla situazione finanziaria delle imprese editoriali, potendone determinarne il tracollo, così incidendo sulla libertà di iniziativa economica (art. 41, secondo comma, Cost.). La determinazione a posteriori del contributo lede anche il principio del legittimo affidamento, nella specie, ad una adeguata determinazione dello stesso, riconducibile anch'esso sia all'art. 3 Cost., sia all'ordinamento europeo per il tramite dell'art. 117, primo comma, Cost. (è richiamata la sentenza della Corte giustizia dell'Unione europea, del 14 marzo 2013, in causa C-545/11, Agrargenossenschaft Neuzelle eG), sia ai princìpi generali che si desumono dall'ordinamento costituzionale e da altri fondamentali valori di civiltà giuridica, quale principio connaturato allo Stato di diritto, connesso alla coerenza e certezza dell'ordinamento giuridico. 7.- Il giudice a quo, richiama, inoltre, la sentenza di questa Corte n. 275 del 2016 e deduce che la statuizione ivi contenuta (che il legislatore deve garantire l'effettiva attuazione dei diritti di rilevanza sociale di cui all'art. 38 Cost., poiché è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione) deve trovare applicazione anche con riguardo alle misure volte al sostegno dell'editoria in ragione dell'art. 21 Cost. 8.- Infine, il rimettente rileva che, nel caso di accoglimento della questione di legittimità costituzionale, non si verificherebbe una indeterminatezza della disciplina da applicare, potendosi fare riferimento all'art. 2, comma 2, del d.l. n. 63 del 2012, come convertito, secondo cui «[a] decorrere dai contributi relativi all'anno 2012 [...] il contributo [...] non può comunque superare quello riferito all'anno 2010». 9.- In data 19 novembre 2018 si è costituita la società Ediservice srl, parte del giudizio a quo, chiedendo che la questione venga accolta. Dopo aver ripercorso le vicende che hanno dato luogo al giudizio principale, rappresentando l'inadeguatezza del contributo riconosciutole per l'anno 2013 e la sopravvenienza dello stesso rispetto all'esercizio finanziario di riferimento, aderisce all'ordinanza di rimessione. Quest'ultima, osserva la parte, evidenzia, da un lato, che la inopinata riduzione del contributo posto a sostegno della libertà di opinione e di stampa compromette i valori che il giudice a quo ritiene lesi; dall'altro, che l'erogazione del contributo, intervenendo alla fine dell'esercizio finanziario sociale, reca un vulnus alle piccole imprese. La parte rileva, infine, che l'attribuzione della determinazione del contributo alla Presidenza del Consiglio dei ministri, mediante l'articolazione e la modulazione del relativo bilancio autonomo, sottrae la tutela di fondamentali diritti costituzionali e interessi generali all'esercizio della potestà legislativa parlamentare. 10.- Con atto del 19 novembre 2018 è intervenuta ad adiuvandum la società Avvenire Nuova Editoriale Italiana spa, che ha aderito alle argomentazioni dell'ordinanza di rimessione, assumendo la violazione dei parametri costituzionali richiamati nella stessa. Preliminarmente, la società ha esposto argomenti a sostegno dell'ammissibilità del proprio intervento, pur non essendo parte del giudizio principale.