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L'articolo 2 del disegno di legge, al fine di rafforzare gli interventi a tutela dei mutuatari che non siano in grado di far fronte alle rate del Piano di rimborso del mutuo per ragioni legate all'eccessivo incremento delle rate mensili del mutuo, stabilisce che fino al 31 dicembre 2024, al mutuatario che prima della data di entrata in vigore della presente legge abbia stipulato, o si sia accollato anche a seguito di frazionamento, un contratto di mutuo ipotecario di importo originario non superiore a 400.000 euro, per l'acquisto o la ristrutturazione di unità immobiliari adibite ad abitazione, a tasso e a rata variabile per tutta la durata del contratto, è riconosciuta la facoltà (attualmente non prevista), di essere ammesso ai benefici del cosiddetto « Fondo Gasparrini », qualora abbia subito un incremento delle rate mensili del piano di rimborso e sia in una situazione di difficoltà che limita o impedisce, con il reddito a disposizione, la capacità di rimborso del mutuo. In considerazione della rilevante importanza del « Fondo Gasparrini », lo stesso è rifinanziato con ulteriori 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024. L'articolo 3 prevede il riconoscimento di un credito d'imposta in favore dei mutuatari che sono stati maggiormente colpiti dall'incremento dell'importo delle rate del mutuo ipotecario per l'acquisto di unità immobiliari adibite ad abitazione. In particolare, ai soggetti individuati con le modalità previste con apposito decreto, che abbiano rinegoziato il mutuo o che siano stati ammessi al beneficio della sospensione delle rate è riconosciuto un credito d'imposta sull'eccedenza dell'onere sostenuto in relazione alle rate mensili del piano di rimborso del mutuo, limitatamente al periodo intercorrente tra il 1° luglio 2022 e la data di rinegoziazione o di sospensione del mutuo, purché richiesta entro il 31 dicembre del corrente anno. Le modalità di accesso al beneficio sono definite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. L'articolo 4 dispone il potenziamento del Fondo di garanzia per la prima casa, prevedendo un adeguato incremento delle risorse a disposizione e un allargamento della platea dei possibili beneficiari degli interventi di garanzia del Fondo. In particolare, l'accesso prioritario al Fondo è riconosciuto anche ai soggetti che non abbiano compiuto quarant'anni di età, che vanno ad aggiungersi ai soggetti individuati dall'articolo 1, comma 48, lettera c) , della legge 27 dicembre 2013, n. 147, ossia alle giovani coppie, ai nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, ai conduttori di alloggi di proprietà degli istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati. La dotazione del Fondo di garanzia per la prima casa è quindi incrementata di ulteriori 350 milioni di euro a decorrere dall'anno 2023, al fine di dare maggiore stabilità e certezza di risorse al raggiungimento degli obiettivi del Fondo. L'articolo 5, infine, estende le agevolazioni fiscali per l'acquisto della casa di abitazione, finora riconosciute ai giovani fino a 36 anni di età, anche ai soggetti che non hanno compiuto quaranta anni di età, alle famiglie monogenitoriali con figli minori e ai conduttori di alloggi di proprietà degli istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati. Tali agevolazioni consistono: a) per le compravendite non soggette a Iva, nell'esenzione dal pagamento dell'imposta di registro, ipotecaria e catastale; b) per gli acquisti soggetti a Iva, oltre all'esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale, nel riconoscimento di un credito d'imposta di ammontare pari all'Iva corrisposta al venditore; c) nell'esenzione dall'imposta sostitutiva per i finanziamenti erogati per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili a uso abitativo. L'articolo 6, inoltre, prevede l'istituzione del Fondo per il sostegno delle imprese che hanno subito un incremento degli importi delle rate dei mutui e dei prestiti, con una dotazione iniziale pari a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024. Le risorse del Fondo sono utilizzate per il riconoscimento, nei limiti delle dotazioni disponibili, di un credito d'imposta in favore dei soggetti individuati con apposito decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, tra i soggetti esercenti attività d'impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Il medesimo decreto del Ministro dell'economia e delle finanze individua altresì i criteri e le modalità per l'individuazione dell'ammontare del credito d'imposta da attribuire ai beneficiari e le tempistiche di utilizzo del medesimo. L'articolo 7, infine, reca la copertura finanziaria.. Art. 1. (Disposizioni in materia di rinegoziazione del mutuo ipotecario) 1. Al fine di sostenere i soggetti colpiti dall'incremento dell'importo delle rate mensili dei mutui ipotecari, fino al 31 dicembre 2024, al mutuatario che prima della data di entrata in vigore della presente legge ha stipulato, o si è accollato anche a seguito di frazionamento, un contratto di mutuo ipotecario di importo originario non superiore a 400.000 euro, per l'acquisto o la ristrutturazione di unità immobiliari adibite ad abitazione principale, a tasso e a rata variabile per tutta la durata del contratto, è riconosciuto il diritto di ottenere dal finanziatore, senza alcuna formalità e secondo modalità semplificate che assicurino l'assenza di nuovi e maggiori oneri per entrambe le parti, la rinegoziazione del mutuo alle condizioni di cui ai commi 2 e 3, dietro presentazione, al momento della richiesta di un'attestazione, rilasciata da un soggetto abilitato che certifichi un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 40.000 euro e, salvo diverso accordo tra le parti, l'assenza di ritardi nel pagamento delle rate del mutuo. 2. La rinegoziazione di cui al comma 1 assicura l'applicazione di un tasso annuo nominale fisso non superiore al tasso che si ottiene in base al minore tra l' Interest Rate Swap (IRS) in euro a dieci anni e l'IRS in euro di durata pari alla durata residua del mutuo ovvero, se non disponibile, la quotazione dell'IRS per la durata precedente, riportato alla data di rinegoziazione alla pagina ISDAFIX 2 del circuito Reuters , maggiorato di uno spread pari a quello indicato, ai fini della determinazione del tasso, nel contratto di mutuo. 3. Il mutuatario e il finanziatore, ai fini di cui al comma 1, possono altresì concordare che la rinegoziazione del mutuo di cui ai commi 1 e 2 comporti l'allungamento del piano di rimborso del mutuo per un periodo massimo di sei anni, purché la durata residua del mutuo all'atto della rinegoziazione non diventi superiore a trent'anni.