[pronunce]

In tale contesto, è evidente che l'introduzione, ad opera del decreto legislativo 8 ottobre 1999, n. 447, dell'opposizione di terzo alla registrazione del marchio nell'ambito del procedimento amministrativo ha determinato – con l'ampliamento dei poteri dell'Ufficio in quanto chiamato a valutare, sempre e soltanto ai fini dell'accoglimento o del rigetto della domanda di registrazione del marchio, la fondatezza dell'opposizione proposta dal terzo – un corrispondente ampliamento dei confini della potestà giurisdizionale della Commissione; fermo, anche stavolta e consequenzialmente, che «la registrazione non pregiudica l'esercizio delle azioni giudiziarie circa la validità e l'appartenenza del marchio» (art. 34 del r.d. n. 929 del 1942). 5.3.3. – È appena il caso di rilevare che anche il d.lgs. n. 30 del 2005 – delimitando (art. 170) l'oggetto dell'esame in sede amministrativa delle domande relative ai marchi, alle invenzioni, ai disegni e modelli, alle varietà vegetali e alle topografie – altrettanto puntualmente delimita le funzioni giurisdizionali della Commissione (art. 135), ribadendo – ancora una volta – che «la registrazione e la brevettazione non pregiudicano l'esercizio delle azioni circa la validità e l'appartenenza dei diritti di proprietà industriale» (art. 117). 5.4. – Le considerazioni fin qui svolte rendono evidente come, non potendo quello di ricalcolo della durata della protezione del certificato complementare essere qualificato come un provvedimento che, ai sensi dell'art. 35 del r.d. n. 1127 del 1939, «respinge la domanda, o comunque non l'accoglie integralmente» e contro il quale soltanto è ammesso ricorso giurisdizionale alla Commissione di cui all'art. 71, deve negarsi la sussistenza della giurisdizione della Commissione rimettente. Peraltro, la stessa ordinanza di rimessione non può esimersi dal rilevare che l'Ufficio brevetti ha provveduto al ricalcolo, ex officio, «unicamente per aggiornare le informazioni che l'Ufficio stesso è tenuto a fornire a tutti coloro che ne abbiano interesse sia mediante la pubblicazione del Bollettino sia mediante l'aggiornamento della banca dati», e pertanto in assolvimento di un compito – di “curatore” del Bollettino di cui all'art. 97 del r.d. n. 1127 del 1939 – che nulla ha a che vedere con quello disciplinato dall'art. 31 ed in relazione al quale, soltanto, è previsto il sindacato giurisdizionale di legittimità della Commissione. Tali rilievi escludono ogni plausibilità della tesi – prospettata dalle società ricorrente ed intervenienti – secondo la quale il provvedimento dell'Ufficio brevetti avrebbe parzialmente rigettato la domanda all'epoca avanzata di concessione del certificato complementare: la confutazione di tale tesi è implicita in quanto la medesima Commissione osserva parlando di una norma «che è destinata ad incidere direttamente nei rapporti fra privati, come del resto accade per tutte le norme che fissano la durata dei titoli di proprietà industriale», e cioè nel rilievo che, in ordine all'estensione temporale della protezione, l'Ufficio brevetti è privo di qualsiasi potere discrezionale a differenza di ciò che gli è riconosciuto quando deve accogliere o respingere la domanda di brevetto. E non a caso l'ordinanza di rimessione non manca di rilevare che qualsiasi determinazione adottata dall'Ufficio in ordine alla durata della privativa è meramente “ricognitiva” di quanto dispone la legge ed è demandabile, con un'azione di mero accertamento, all'autorità giudiziaria ordinaria posto che attiene alla “validità e appartenenza” del diritto di privativa: ciò che esclude, anche sotto questo profilo, la possibilità che con quella del giudice ordinario concorra la potestà giurisdizionale della Commissione. 6. – Conclusivamente deve negarsi alla Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio italiano brevetti e marchi la qualità di giudice nella controversia a qua per carenza di giurisdizione.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibili gli interventi spiegati da Bristol Myers Squibb s.r.l., Eli Lilly and Company, F. Hoffman La Roche A.G., Roche Diagnostic (già Boehringer Mannhein Gmbtt), GlaxoSmithKline s.p.a., Glaxo Group Limited, Beecham Group plc, The Wellcome Foundation Limited, Merck Sharp &amp; Dohme Italia s.p.a., Pfizer Italia s.r.l., Pharmacia Italia s.p.a., Sanofi Synthelabo s.a., Taisho Pharmaceutical Co. Ltd. , Knoll-Ravizza Farmaceutici s.p.a. (già Ravizza s.p.a. per l'Industria Chimica e Farmaceutica); dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 61, commi 4 e 5, del decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (Codice della proprietà industriale), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 41 e 42 della Costituzione, dalla Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio italiano brevetti e marchi. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 luglio 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Allegato Ordinanza letta all'udienza del 21 giugno 2005 ORDINANZA Ritenuto che nel giudizio di legittimità costituzionale si sono costituiti – oltre il Presidente del Consiglio dei ministri e la Schering Corporation, ricorrente nel procedimento davanti alla rimettente Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi – anche la Menarini International Operations Luxemburg s.a., la Malesi Istituto Farmabiologico s.p.a., la F.I.R.M.A. – Fabbrica italiana Ritrovati Medicinali e Affini – s.r.l., la Bristol Myers Squibb s.r.l., la Eli Lilly and Company, la F. Hoffman La Roche A.G., la Roche Diagnostic (già Boehringer Mannhein Gmbtt), la GlaxoSmithKline s.p.a., la Glaxo Group Limited, la Beecham Group plc, The Wellcome Foundation Limited, la Merck Sharp &amp; Dohme Italia s.p.a., la Pfizer Italia s.r.l., la Pharmacia Italia s.p.a., la Sigma Tau s.p.a., la Sanofi Synthelabo s.a., la Taisho Pharmaceutical Co. Ltd. , la Knoll-Ravizza Farmaceutici s.p.a. (già Ravizza s.p.a. per l'Industria Chimica e Farmaceutica). Considerato che, nonostante la Menarini International Operations Luxemburg s.a., la Malesi Istituto Farmabiologico s.p.a. e la F.I.R.M.A. s.r.l. siano attualmente parti nel giudizio a quo, in quanto in esso intervenute, la loro posizione nel presente giudizio di legittimità costituzionale non si differenzia da quella degli altri intervenienti, dal momento che il loro intervento nel giudizio a quo è avvenuto successivamente alla emanazione della ordinanza di rimessione della questione di legittimità costituzionale e nonostante la sospensione, ex art. 23 legge n. 87 del 1953, del giudizio di merito (ordinanza n. 251 del 2002; sentenza n. 313 del 1996);