[pronunce]

Successivamente, l'art. 1, comma 6, della legge n. 230 del 2005 ha stabilito che l'idoneità conseguita dai candidati nelle procedure di valutazione comparativa, ai sensi della legge n. 210 del 1998 e del d.P.R. n. 117 del 2000, ha una durata di cinque anni. La difesa dello Stato sottolinea come l'art. 1, commi 1 e 3, del d.l. n. 180 del 2008, poi convertito, non ha inciso sull'effettività della durata dell'idoneità ma, al contrario, ha dettato un doppio regime per quanto concerne il meccanismo delle assunzioni. La difesa dello Stato ricorda come la giurisprudenza amministrativa abbia affermato che la disciplina in oggetto persegue non solo finalità di carattere finanziario, ma anche scopi di organizzazione generale, con l'obiettivo di incentivare le università a comportamenti virtuosi nell'ottica del conseguimento dei livelli qualitativi di autodisciplina sinteticamente descritti nella stessa struttura del fondo di finanziamento ordinario e nella più generale architettura del sistema di finanziamento pubblico delle università. Pertanto, il divieto di assunzione di nuovo personale non persegue solo lo scopo di evitare l'incremento di spesa, ma mira alla finalità di guidare l'ente universitario al rientro nei parametri, costringendolo a sospendere il reclutamento di personale e concorrendo a sostenere quella complessiva opera di miglioramento qualitativo del servizio universitario che il legislatore si è prefisso (Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, sentenza 28 maggio 2012, n. 17). In tale ottica, secondo il Presidente del Consiglio dei ministri, l'art. 1, commi 1 e 3, non disporrebbe un blocco assoluto di assunzioni e non pregiudicherebbe l'effettività dell'idoneità conseguita dai professori associati e ordinari, potendo questi ultimi essere chiamati da atenei "virtuosi" per i quali non vige il divieto di reclutamento in oggetto. Peraltro, la difesa erariale osserva che, quando il cosiddetto blocco delle assunzioni è stato assoluto, il legislatore ha appositamente previsto una proroga delle idoneità conseguite nelle procedure di valutazione comparativa per la copertura di posti di professore ordinario o associato. Questo, è avvenuto - ricorda il Presidente del Consiglio dei ministri - con le leggi finanziarie per il 2003 e il 2004. La difesa dello Stato osserva che, a decorrere dal 2008, il legislatore, anziché prevedere un blocco assunzionale assoluto, ha previsto una disciplina diversa basata sul criterio del doppio regime sopra richiamato. Pertanto, ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, atteso che il legislatore non ha previsto blocchi assoluti delle assunzioni nelle università, ma solamente vincoli parziali delle stesse, coerentemente ha ritenuto di non prevedere - come in passato - la proroga delle idoneità a professore universitario. Le proroghe degli anni 2003-2004 si configurano, quindi, - secondo la difesa erariale - quali norme eccezionali non suscettibili di alcuna applicazione analogica, in quanto sprovviste del requisito della identità di ratio giustificatrice. Alla luce delle suddette argomentazioni, il Presidente del Consiglio dei ministri esclude la assunta illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, del d.l. n. 180 del 2008, in riferimento all'art. 3 Cost., in quanto la ratio della norma sopra evidenziata non si porrebbe in contrasto con il principio di ragionevolezza ed eguaglianza, siccome inserita nel sistema legislativo diretto ad un generale contenimento della spesa pubblica, che ha coinvolto anche altre categorie di pubblici dipendenti, nonché al riequilibrio e al bilanciamento dei profili professionali universitari al fine del rispetto di altri principi costituzionali, tra cui quello del buon andamento di cui all'art. 97 Cost. Le disposizioni di legge in esame, non ponendo un divieto assoluto delle assunzioni, lungi dal produrre riflessi preclusivi assoluti tali da incidere sull'effettività della durata dell'idoneità si limitano - ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri - a disciplinare le facoltà di assunzioni delle università, in un'ottica di razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse pubbliche. Secondo la difesa dello Stato, il rimettente avrebbe erroneamente ritenuto che le università "virtuose" siano soggette a vincoli più rigorosi di quelli stabiliti per le "non virtuose": alle prime si applicherebbe la regola che consente nuove assunzioni nei limiti del cinquanta per cento del costo connesso alle cessazioni del personale verificatesi nell'anno precedente, con l'asserita omissione di misure di salvaguardia delle procedure concorsuali già espletate; viceversa agli atenei "non virtuosi", a fronte del divieto assoluto di effettuare nuove assunzioni, sarebbe consentito di completare le assunzioni dei ricercatori sopra richiamati. Ciò si risolverebbe in un ingiustificato trattamento di maggior vantaggio a favore di tali ultimi atenei, in violazione dell'art. 3 Cost., sotto il profilo della ragionevolezza, dell'art. 33 Cost., in quanto si imporrebbe un vincolo all'autonomia universitaria non giustificato dal perseguimento di finalità e di interessi di rilievo costituzionale, dell'art. 97 Cost., in quanto la norma inciderebbe in termini rilevanti e contraddittori sulle scelte organizzative e gestionali delle università. Tale tesi, ad avviso della difesa statale, non terrebbe conto dell'esigenza di tutelare l'affidamento dei ricercatori vincitori di concorsi espletati prima dell'entrata in vigore della norma, i quali, se aspirassero ad essere assunti da un'università "non virtuosa", in mancanza di una clausola di salvaguardia verrebbero del tutto pregiudicati dal previsto divieto di effettuare nuove assunzioni. Inoltre, il rimettente avrebbe trascurato di considerare che il paventato pregiudizio non si verifica nel caso di università "virtuosa", posto che la disposizione di cui al successivo comma 3 ammette nuove assunzioni, sebbene entro il limite di spesa del cinquanta per cento delle economie prodottesi in dipendenza delle cessazioni del servizio di personale. Il combinato disposto delle due richiamate disposizioni risulterebbe - ad avviso della difesa erariale - del tutto coerente, se analizzato dal punto di vista della tutela dei diritti dei ricercatori vincitori di concorsi già espletati, poiché entrambe le norme, secondo modalità diverse a seconda degli interessi che le stesse sono destinate a perseguire, assicurano la soddisfazione di tale esigenza, così evitando di compromettere le chance professionali e di vita dei candidati. Peraltro, la difesa dello Stato sottolinea come costituiscano delle mere eventualità sia la possibilità che i vincitori di procedure concorsuali vedano differito il momento dell'effettiva assunzione, sia la possibilità che alcuni perdano la chance di assunzione. Sotto il profilo teleologico, il Presidente del Consiglio dei ministri sottolinea che la disposizione in esame, se certamente rientra tra quelle con finalità di contenimento dei costi e degli oneri finanziari, è altresì rivolta ad incentivare il ricambio generazionale del personale docente, come evidenziato dal Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, nella sentenza n. 17 del 2012.