[resaula]

Visto che si evoca sempre e giustamente la politica e la sua centralità, il rischio più grande è che avrebbe fallito la politica, non sarebbe più stata credibile, dopo quegli applausi tributati al presidente Mattarella quando, nel discorso del suo insediamento, ci chiamava a questo importante dovere. Quando fallisce la politica, inoltre, viene meno il rapporto con i cittadini, viene meno la fiducia nelle istituzioni. Quanto ai mali della giustizia io ho esperienze diverse anche dal punto di vista professionale. Si vede che c'è già una divisione a monte in chi si rivolge a un avvocato. Quando si rivolgono a me, la prima domanda che i miei assistiti che mi pongono è: «Quanto tempo ci vorrà?». È un tema di garanzie, dei diritti della persona, sia nel civile che nel penale. (Applausi) . Questa è dunque una riforma importante: affronta il tema della credibilità (in crisi) della magistratura, che chiaramente non potrà essere risolta solo con una riforma, e affronta un punto nodale che abbiamo riscontrato, ossia una lotta di potere per il potere. È questo che dobbiamo contrastare e noi lo contrastiamo - e di questo siamo contenti - modificando una legge elettorale, che non è risolutiva, ma che contiene un riequilibrio proporzionale per una maggiore contendibilità e non prevedibilità e prevede anche il riequilibrio sulle quote di genere. Riteniamo che occorra scalfire questo, perché - come qualcuno forse ricorderà - il problema principale di un personaggio noto alla cronaca come Palamara era quale corrente scegliere come più scalabile. Nel suo libro Palamara ha spiegato di aver scelto una certa corrente perché più scalabile. Quindi di cosa stiamo parlando? In questa riforma ci sono misure molto importanti. La prima è lo stop alle nomine a pacchetto: solo più nomine, in ordine cronologico. La seconda è una maggiore articolazione nella valutazione dei magistrati: stop agli automatismi e valutazione anche delle macroscopiche smentite processuali, in collegamento con la norma, introdotta nella riforma, che prevede che nel processo penale non si chieda il rinvio a giudizio se non c'è una ragionevole convinzione di ottenere una condanna. Fa parte del garantismo? A me pare di sì. La terza misura è l'apertura al voto degli avvocati su queste valutazioni, perché le incrostazioni di potere si combattono anche aprendo, con il pluralismo e non con la chiusura. Sono i sistemi chiusi quelli che dobbiamo combattere. Sono state poi affrontate le questioni delle porte girevoli e del fuori ruolo. Io ho avuto un attimo (ma è durato veramente un secondo) di illusione nell'idea che si possano condividere le culture, apprendere, imparare, quando il senatore Pillon ha citato Antonio Gramsci. Mi sono dovuta riprendere immediatamente, perché occorre ricordare che quando Gramsci fu incarcerato la magistratura aveva subito diversi interventi da parte di un ordinamento autoritario e non democratico. Nel 1934 infatti ai magistrati fu imposta l'iscrizione al Partito fascista, 17 furono destituiti e potrei andare avanti così. Noi non abbiamo certamente nostalgia di questo e il nostro futuro non è la Polonia quanto a interventi sull'ordine giudiziario. Ma non abbiamo neanche nostalgia dei cappi agitati nelle Aule del Parlamento, quando c'è stata Tangentopoli, così come dei facili applausi alle inchieste; non abbiamo nostalgia del "porto delle nebbie" e non vogliamo che ci sia più la spettacolarizzazione della giustizia. Anche su questo siamo intervenuti. Sono molto contenta che da questo punto di vista emendamenti del Partito Democratico abbiamo coinciso con emendamenti di altre forze politiche. Pensiamo a qualche riferimento. Io mi ero ripromessa di non citare mai Pietro Calamandrei, perché molto spesso viene citato a sproposito. Tuttavia lo vorrei citare, perché - non da solo - pronunciò una celeberrima arringa in difesa di Danilo Dolci, processato nel 1956 perché aveva promosso uno sciopero al contrario: per tutelare la povera gente in Sicilia, che subiva angherie e non aveva servizi, fece uno sciopero al contrario, cominciando i lavori per dissodare le terre. Fu processato utilizzando quel che rimaneva ancora di un ordinamento fascista. Si mobilitò tutta l'Italia democratica e liberale e ci fu un collegio di difesa straordinario. Perché lo cito? Perché quello fu il primo passo verso una interpretazione costituzionalmente orientata delle norme e di grandi innovazioni. Questi sono quindi i nostri riferimenti. Ancora, viene spesso evocata la cultura liberale in questo Paese che, vorrei ricordarlo a tutti, se vogliamo essere onesti e franchi, ha una storia di cultura liberale fortemente minoritaria, alla quale invece dovremmo attingere tutti dalle diverse storie politiche. Proviamo a riscrivere un po' un alfabeto e a condividerlo. Quando si fa riferimento al popolo, dobbiamo pensare ai cittadini perché, se pensiamo ai cittadini, diamo loro diritti, doveri e la dignità di persone, mentre quando parliamo del popolo genericamente inteso in realtà pensiamo a qualcos'altro, a persone verso le quali non c'è stima e verso le quali nutrono disprezzo: e questo è populismo. C'è poi il consenso. Certamente la politica deve ricercare il consenso, perché vive di consenso. Tuttavia, quando parliamo di giustizia, non bisogna ricercare il facile consenso. Siamo pronti a questo? C'è infine il potere, certamente. Le democrazie liberali sono la forma più avanzata di lettura e coniugazione di che cos'è l'equilibrio e il controllo tra i poteri, che è il contrario di autoritarismo. Avviandomi a concludere, si è detto giustamente delle riforme possibili e ciascuno legittimamente ha preannunciato che farà di più e meglio, se avrà la maggioranza nella prossima legislatura. Anche noi, ovviamente, per cui coerentemente il carcere è l' extrema ratio, visto che nel 2015 abbiamo approvato una riforma della custodia cautelare - vorrei ricordarlo - proprio mettendo più paletti sulla questione della reiterazione e ricordo che la Lega votò contro. Tempi, processo, centralità del contraddittorio nel processo. Venendo però alle riforme possibili, rivendico il fatto che questa riforma così importante, che ha che vedere con i principi istituzionali, è stata necessariamente condivisa da una larga maggioranza, così come deve essere per questo tipo di riforme, quindi non la minimizzo. (Applausi) . Certamente è una riforma possibile, ma io sono orgogliosa di averla condivisa con i colleghi di Forza Italia e del MoVimento 5 Stelle, non accedendo a facili soluzioni e respingendo scelte che, non soltanto non erano costituzionali, ma avevano anche delle palesi ingenuità, perché dire che con il sorteggio si contrastano le lotte del potere per il potere è ingenuo o non è esattamente sincero. Concludo davvero dicendo che questa riforma poteva essere per qualcuno il secondo tempo di una partita mai conclusa. Per fortuna non è stato così. La guerra è finita. La guerra è finita. Siamo nell'era dell'impegno a servizio dei cittadini. (Applausi) . CALIENDO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) .