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L'istituzione del Sistema nazionale di protezione della salute e il recente inserimento nella nostra Carta costituzionale dell'ambiente come bene da tutelare, costituiscono norme di grande valore e significato e sanciscono il giusto grado di attenzione che lo Stato italiano rivolge finalmente all'ambiente e, di conseguenza, ai temi posti dalle alterazioni ambientali provocate dalle attività umane; tra queste l'inquinamento, causa primaria dei cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il nostro pianeta e delle alterazioni della salute di tutti gli esseri viventi sulla terra: uomini, animali e piante. Il Sistema nazionale di protezione della salute nasce nell'ottica di creare un nuovo assetto istituzionale di prevenzione sanitaria, in coerenza con il principio one health , cioè una salute unica di ambiente, uomini e animali, perché non può esistere la salute degli esseri viventi in ambienti malsani ed inquinati. Esso svolgerà le sue funzioni operando in sinergia con le strutture del Sistema nazionale di protezione dell'ambiente, istituito nel 2016, ed avrà compiti prevalenti di prevenzione, controllo e programmazione sanitaria, per ridurre i rischi e gli impatti sulla popolazione delle malattie acute e croniche, trasmissibili e non trasmissibili, associate ad inquinamento e cambiamenti climatici. Quanto sia importante e non ulteriormente differibile avere una specializzazione del nostro Sistema sanitario nazionale in tema di patologie correlate e conseguenti al degrado dei nostri ambienti di vita e di lavoro lo dimostrano gli avvenimenti dell'attuale pandemia da Covid-19 e delle epidemie precedenti, che hanno trovato impreparati molti Paesi, specie quelli a basso reddito, le cui scarse risorse dei servizi sanitari non consentono ancora di tenere sotto controllo la diffusione virale. Un ambiente degradato ed inquinato, oltre a favorire la diffusione di patologie trasmissibili, costituisce anche causa primaria e fattore predisponente di malattie non trasmissibili quali tumori e patologie degenerative. L'Organizzazione mondiale della sanità stima che circa il 25 per cento circa delle malattie è causato da fattori ambientali e che ogni anno sono circa sette milioni le morti premature attribuibili alle conseguenze dell'inquinamento. Gli stessi studi hanno dimostrato che una efficace attività di prevenzione riuscirebbe ad evitare l'insorgere di numerose malattie e a salvare circa quattro milioni di vite, ripeto: quattro milioni di vite, solo tra i bambini. Occorre, pertanto, creare maggiore consapevolezza, conoscenza e formazione tra i medici e gli operatori del Sistema sanitario nazionale, specie a livello del territorio, per promuovere una corretta valutazione degli stati patologici conseguenti o favoriti dalle alterazioni ambientali antropiche, specie dai vari tipi di inquinamento urbano, industriale, agricolo, biologico ed elettromagnetico e per predisporre un'efficace attività di prevenzione per la mitigazione degli effetti di queste patologie sulla popolazione. Per l'attuazione dei servizi del Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici si prevedono cinque linee di intervento fino al 2026, finanziate da risorse per poco più di 500 milioni di euro, a valere sui fondi del Piano nazionale complementare. Nello specifico, sono stanziati circa 415 milioni per il rafforzamento complessivo delle strutture e dei servizi del sistema congiunto protezione dell'ambiente e prevenzione salute a livello nazionale, regionale e locale, migliorando le infrastrutture, le capacità umane e tecnologiche e la ricerca applicata; 49 milioni per lo sviluppo e l'implementazione di programmi operativi pilota per la definizione di modelli di intervento integrato, salute, ambiente e clima, in due siti di interesse nazionale (SIN) selezionati; sei milioni circa per formazione di livello universitario e programma nazionale di formazione continua in salute, ambiente e clima, perché noi non dimentichiamo quanto sia importante la formazione per poi agire di conseguenza; 21 milioni di euro per promozione e finanziamento di ricerca applicata con approcci multidisciplinari in specifiche aree di intervento salute, ambiente e clima; infine, otto milioni di euro per una piattaforma di rete digitale nazionale Sistema nazionale prevenzione salute e Sistema nazionale protezione ambiente. L'operatività sinergica dei due sistemi, oltre ai benefici conseguenti all'adeguamento degli organici che molti operatori, sanitari e ambientali, auspicavano da tempo e all'implementazione delle risorse tecnologiche, compresa la creazione delle reti di connessione digitale, consentirà significativi vantaggi. Tra questi si possono sicuramente segnalare una significativa riduzione dei tempi di intervento, un coordinamento più efficace ed una risposta più celere ed adeguata agli interventi acuti, una più corretta ed adeguata definizione dei livelli essenziali di assistenza nella programmazione sanitaria in tema di prevenzione, in coerenza con analoghe azioni in materia di livelli essenziali e delle prestazioni ambientali. Quindi, voglio auspicare che questa misura, fortemente sostenuta dalla componente politica del MoVimento 5 Stelle fin dall'inizio dell'attuale legislatura, non sarà disgiunta dall'impegno e dal contributo dei singoli cittadini nel perseguire, con i propri comportamenti virtuosi e rispettosi, gli stessi obiettivi di salute unica degli uomini e dell'ambiente in cui vivono. In conclusione, invece, voglio accennare ad un'altra questione rimasta aperta nel decreto-legge al nostro esame. Parlo dell'emendamento 14.8, che non è stato approvato, riguardante i tecnici della ricerca in possesso di abilitazione scientifica nazionale. Si tratta di un problema che conosco bene, ma che non mi riguarda direttamente non essendo io in possesso di tale abilitazione. Pertanto, non sono in conflitto di interessi nell'affermare quanto segue. Questi ricercatori (perché di ricercatori si tratta), così come quelli a tempo indeterminato, sono di fatto esclusi dalle procedure di reclutamento del personale docente universitario. Con l'emendamento si proponeva non una corsia preferenziale o una procedura agevolata, ma semplicemente la possibilità per gli aventi diritto (perché se si ha un'abilitazione, si ha anche il diritto di poterne usufruire) di accedere alle selezioni. Per questo, spiace leggere quello che qualche burocrate del Ministero dell'università e della ricerca, che evidentemente l'università non la conosce realmente o forse voleva solo proteggere un vecchio sistema baronale, ha scritto nel parere contrario a tale emendamento. Certamente per diventare professori associati non si può prescindere da procedure di reclutamento molto selettive e che presto - ce lo auguriamo tutti - saranno più trasparenti e selettive, ma neanche dall'ammettere a tale selezione chiunque abbia i requisiti per partecipare. Tutti ci auguriamo che vincano i migliori, ma se non facciamo partecipare tutti come facciamo a sapere che i migliori non sono rimasti fuori dalla porta? Questo sistema auto-conservativo è quello che scoraggia e fa fuggire i nostri giovani e allontana i cittadini dalla politica. Il nostro dovere, come politici, in quest'Aula e nella nostra attività è proprio quello di aprire la strada ai migliori e alla speranza di cambiamento e meritocrazia. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caliendo. Ne ha facoltà. CALIENDO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, intervengo anzitutto per complimentarmi con la Commissione perché ha finalmente introdotto, grazie a un emendamento sollecitato dalla collega Modena e appoggiato da altri Gruppi, la soluzione a una situazione che si perpetuava da qualche anno e che riguardava dei precari della giustizia.