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Tuttavia, è necessario premettere che il questionario sul bullismo omofobico, oggetto delle interrogazioni parlamentari, trova fondamento in un accordo di collaborazione per la realizzazione di attività di analisi, studio, ricerca, formazione e sperimentazione finalizzata alla prevenzione e al contrasto del fenomeno del bullismo omofobico, sottoscritto nel novembre 2017 tra la Regione Umbria, l'Università degli studi di Perugia, l'Ufficio scolastico regionale, l'Ufficio per il garante dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Umbria e l'Associazione Omphalos. L'impegno dell'Ufficio scolastico regionale, nell'ambito dell'accordo in argomento, è stato volto ad agevolare e sostenere la diffusione di informazioni nelle scuole per lo svolgimento dell'attività di ricerca. È per questo motivo che lo stesso Ufficio scolastico regionale ha informato le istituzioni scolastiche della Regione - selezionate mediante sorteggio pubblico, al fine di individuare le 54 classi campione - dell'avvio della ricerca in questione, precisando che le stesse sarebbero state libere di non aderirvi. La procedura prevista ha consentito il trasparente coinvolgimento tanto delle comunità scolastiche interessate, attraverso l'approvazione da parte degli organi collegiali dell'adesione alla ricerca, quanto delle famiglie, attraverso l'acquisizione del consenso scritto alla somministrazione e compilazione da parte dei propri figli del questionario. Difatti, l'Università degli studi di Perugia, al momento del contatto con le istituzioni scolastiche interessate, ha trasmesso, unitamente al predetto questionario, il modulo di acquisizione del consenso da parte dei genitori. Secondo quanto riportato nella relazione pervenuta a questo Ministero dall'Ufficio scolastico interessato, tale meccanismo di libertà di scelta ha fatto sì che più del 60 per cento delle scuole contattate abbia deciso di non partecipare alla ricerca. È di tutta evidenza, dunque, che le scuole hanno lavorato in piena collaborazione con le famiglie, recependo le istanze provenienti da queste e preoccupandosi di tutelare pienamente l'interesse dei minori. Non è un caso, difatti, che la nota con la quale l'Ufficio scolastico regionale ha comunicato l'avvio della ricerca abbia evidenziato l'assenza di vincoli e la necessità di valutare l'opportunità della partecipazione, in considerazione del contesto scolastico e delle osservazioni degli organi collegiali e dei genitori; valutazione che, come dimostra il numero definitivo delle scuole aderenti alla ricerca, è avvenuta. È doveroso ricordare che, sempre secondo quanto riportato nella sopra richiamata relazione, è stata proprio la direzione scientifica della ricerca dell'Università degli studi di Perugia ad aver selezionato dalla letteratura scientifica internazionale il questionario e ad averlo inviato alle istituzioni scolastiche, senza aver sottoposto lo stesso al vaglio dell'Ufficio scolastico regionale. Ad ogni modo, quest'ultimo non appena è venuto a conoscenza del questionario, tenuto conto che lo stesso non era stato condiviso e considerato l'impatto che il medesimo aveva avuto nel contesto scolastico regionale, ha proceduto formalmente a chiedere all'Università degli studi di Perugia e alla Regione Umbria di rivedere la formulazione dei questionari e le modalità di realizzazione del progetto, sospendendo, di fatto, l'operazione di avvio alla somministrazione del questionario. Difatti, in una comunicazione di chiarimento inviata dall'Università degli studi di Perugia all'Ufficio scolastico regionale, si precisava che il questionario in oggetto, al momento del clamore mediatico, non era ancora definitivo, in quanto, a seguito di osservazioni e suggerimenti provenienti prevalentemente da dirigenti scolastici che lo avevano letto, si stava procedendo ad alcune modifiche, tra le quali, per l'appunto, l'eliminazione della parte di questionario destinato alla scuola secondaria di primo grado, contenente domande relative all'orientamento sessuale, all'orientamento religioso e all'orientamento politico. Si evidenzia, infine, così come riportato nella relazione dell'Ufficio scolastico regionale, che il link definitivo per la somministrazione del questionario non è stato mai inviato a nessuno e la somministrazione del questionario non è mai iniziata in alcuna istituzione scolastica. Stante tale situazione, nel dicembre 2018 l'Ufficio scolastico regionale ha ritenuto opportuno informare il Ministro della richiesta di riformulazione dei questionari e di revisione delle modalità di realizzazione del progetto, con conseguente sospensione della ricerca. Successivamente, il ministro Bussetti ha reso pubblica la sospensione dei questionari, ritenendo necessario un approfondimento e chiedendo, altresì, di rivederne la formulazione degli stessi e di cambiare le modalità di realizzazione del progetto. In aggiunta a quanto sopra rappresentato, occorre sottolineare che la mancata adesione da parte di più del 60 per cento delle scuole coinvolte non avrebbe consentito il reclutamento del campione necessario, facendo venir meno la rappresentatività delle classi. I risultati ottenibili, secondo i numeri registrati, sarebbero stati, pertanto, non corrispondenti alla realtà del territorio e poco utili all'analisi del fenomeno in oggetto. In questo scenario, è doveroso rimarcare come il MIUR sia da tempo impegnato sul fronte della prevenzione del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo (come prevede la legge n. 71 del 2017) e, più in generale, di ogni forma di violenza, attivando diverse strategie di intervento utili ad arginare comportamenti a rischio determinati, in molti casi, da condizioni di disagio sociale non riconducibili solo al contesto scolastico. In particolare: Generazioni Connesse, il tavolo tecnico interministeriale e il progetto Piattaforma Elisa. In conclusione, trattasi di strumenti fondamentali in quanto solo la formazione nei giovani di una cultura fondata sul rispetto potrà porre fine agli episodi esecrabili di bullismo, di violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione. CIRINNA' (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIRINNA' (PD) . Signor Presidente, ringrazio il collega Sottosegretario del Governo, che ritiene di aver salvato qualche bambino bullizzato con la sua triste replica, totalmente burocratica, piena di parole senza senso che non aiutano. Non stiamo parlando, caro Sottosegretario del Governo, di pezzi di carta, di delibere, di atti. Stiamo parlando della vita di molti ragazzini presenti nelle nostre scuole. Le segnalo «la Repubblica» di oggi, dove si legge che una ragazzina non è stata solo bullizzata, ma violentata dal padre e segregata in casa, perché si vergogna di avere una figlia lesbica. Se lei pensa di aver dato una risposta esaustiva con la sua nota, la invito a uscire dal Palazzo e a andare a vedere quello che accade nelle scuole, nei nostri quartieri, nelle nostre città, dove ormai, purtroppo, per la immensa diffusione di odio continua, che viene fatta anche, purtroppo, a elevatissimi livelli delle nostre istituzioni, ogni diversità è considerata da punire; ogni diversità è considerata una vergogna; ogni ragazzino, semplicemente perché indossa una maglietta rosa ed è un maschio, va in qualche modo preso di mira. È su questo che io ho presentato l'interrogazione, insieme ai miei colleghi umbri, la senatrice Ginetti e il senatore Grimani.