[pronunce]

Sennonché - prosegue il rimettente - il legislatore avrebbe, di seguito, «reagito» alla sentenza della Corte di giustizia «con un emendamento contenuto nella legge di conversione [...] del decreto legge Sostegni-bis», che ha recepito il principio espresso dalla sentenza Lexitor, ma ne ha limitato «l'efficacia nel tempo ai soli contratti successivi all'entrata in vigore della legge (25 luglio 2021) e mantenendo al contempo fermo lo status quo ante - e quindi la ripetibilità dei soli costi [recurring] non maturati - per i contratti anteriori al 25 luglio 2021». 4.- A fronte di tale quadro normativo e giurisprudenziale, il Tribunale di Torino ritiene che la citata disciplina avrebbe reso impossibile, per i contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della legge di conversione n. 106 del 2021, una interpretazione conforme al diritto dell'Unione europea dell'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario nella sua originaria formulazione. Infatti, l'art. 11-octies del d.l. n. 73 del 2021, introdotto dalla legge n. 106 del 2021, dopo aver riformulato, con il comma 1, lettera c), l'art. 125-sexies, comma 1, t.u. bancario, in senso strettamente fedele all'interpretazione fornita dalla sentenza Lexitor, e dopo aver altresì introdotto nuove disposizioni in tale articolo, ha poi previsto, nel comma 2, l'applicazione della nuova formulazione dell'art. 125-sexies ai soli contratti conclusi dopo l'entrata in vigore della legge di conversione. Al contempo, per i contratti conclusi prima di tale momento ha stabilito che continuassero, invece, «ad applicarsi le disposizioni dell'articolo 125-sexies del testo unico bancario di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993 e le norme secondarie contenute nelle disposizioni di trasparenza e di vigilanza della Banca d'Italia vigenti alla data della sottoscrizione dei contratti». In tale formulazione del «secondo periodo del comma 2 dell'art. 11-octies» il rimettente ravvisa «un elemento testuale, che segna una forte discontinuità tra passato e presente», costituito dal riferimento alle «norme secondarie contenute nelle disposizioni di trasparenza e di vigilanza della Banca d'Italia vigenti alla data di sottoscrizione dei contratti». Tale previsione non avrebbe il carattere del «rinvio formale [a quando previsto dalla] Banca d'Italia come fonte secondaria del diritto», ma sarebbe un rinvio recettizio a norme «già emanate [...], delle quali il contenuto è noto e viene integrato per relationem all'interno della norma primaria, proprio perché ben conosciuto». Il riferimento - precisa il rimettente - è alle disposizioni relative alla «Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari - Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti», approvate dalla Banca d'Italia il 29 luglio 2009 e riviste il 9 febbraio 2011. Queste - riporta sempre l'ordinanza - prevedono che «nei contratti di credito con cessione del quinto dello stipendio o della pensione e nelle fattispecie assimilate, le modalità di calcolo della riduzione del costo totale del credito a cui il consumatore ha diritto in caso di estinzione anticipata includono l'indicazione degli oneri che maturano nel corso del rapporto e che devono quindi essere restituiti per la parte non maturata, dal finanziatore o da terzi, al consumatore, se questi li ha corrisposti anticipatamente al finanziatore (Sezione VII, Credito ai consumatori, § 5.2.1, in nota)». Una limitazione analoga si leggerebbe - sempre secondo l'ordinanza - nella «Sezione XI, Requisiti organizzativi, § 2 in nota. "L'indicazione degli oneri che maturano nel corso del rapporto e che devono quindi essere restituiti per la parte non maturata" [implicherebbe] evidentemente l'esistenza di oneri irripetibili, perché relativi ad attività anteriori alla sottoscrizione del contratto, e di oneri astrattamente ripetibili, ma di cui non sussistono le condizioni per lo sgravio, perché già maturati alla data del rimborso anticipato». Ad avviso del rimettente, tale rinvio a norme secondarie, che univocamente escludevano la ripetibilità, da parte del consumatore, dei costi sostenuti al momento della conclusione del contratto, renderebbe evidente la ratio dell'intervento legislativo finalizzato a «salvaguardare il legittimo affidamento degli intermediari finanziari e dei professionisti operanti nel settore (agenti, mediatori creditizi)». Al contempo, tale inserzione andrebbe a «precludere la possibilità di un'interpretazione conforme ai principi espressi da Lexitor» dell'art. 125-sexies t.u. bancario nella sua originaria formulazione che, prima, sarebbe stato invece «permeabile» a tali principi, essendo la disposizione nazionale «"schiacciata" sulla corrispondente previsione della Direttiva». 5.- Di conseguenza, il Tribunale di Torino, esclusa la possibilità di fare ricorso all'istituto della non applicazione, non sussistendo l'efficacia diretta dell'art. 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE, ravvisa nell'art. 11-octies, comma 2, del d.l. n. 73 del 2021, come convertito, plurimi profili di illegittimità costituzionale. 5.1.- Innanzitutto, il rimettente ritiene che l'art. 11-octies, comma 2, vìoli gli artt. 11 e 117, primo comma, Cost., in quanto contrasterebbe con il principio dell'efficacia retroattiva delle sentenze interpretative della Corte di giustizia. In particolare, l'ordinanza rammenta che «non rientra nella discrezionalità del singolo stato membro la limitazione dell'efficacia nel tempo di una direttiva o, in termini equivalenti, della sentenza della Corte di giustizia che determina i limiti in cui le norme della direttiva hanno efficacia e devono essere applicate, nemmeno se la scelta dello Stato viene giustificata sotto il profilo del rispetto della certezza del diritto e della tutela dell'affidamento legittimo, poiché una tale scelta unilaterale contraddice "l'esigenza fondamentale dell'applicazione uniforme e generale del diritto comunitario", la quale implica che sia, invece, riservato alla Corte di "decidere sulle limitazioni nel tempo da apportare all'interpretazione che essa fornisce"». Precisa, inoltre, che solo la Corte di giustizia, e nella stessa sentenza che statuisce sull'interpretazione richiesta, potrebbe prevedere una limitazione dell'efficacia temporale di tali pronunce. 5.2.- Infine, il rimettente ravvisa nell'art. 11-octies, comma 2, un contrasto anche con l'art. 3 Cost., in quanto la disposizione censurata realizzerebbe una irragionevole disparità di trattamento, non giustificata dalle fonti europee, fra contratti conclusi anteriormente e successivamente al 25 luglio 2021. 6.- Motivata nei termini sopra richiamati la non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale prospettate, il rimettente precisa, in punto di rilevanza, che dalla decisione di tali questioni dipenderebbe la soluzione della controversia sottoposta al suo esame, «poiché il contratto oggetto di causa è stato concluso nella vigenza della direttiva 2008/48/Ce, ma anteriormente al 25 luglio 2021, ed è stato estinto anticipatamente dal consumatore con rimborso integrale del capitale».