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per realizzare l'uguaglianza sostanziale tra donne e uomini, che deve seguire a quella formale, sono necessarie politiche di azione positiva, volte ad abbattere quel "soffitto di vetro" che impedisce alle donne il raggiungimento di posizioni di vertice, anche all'interno del CSM; è attualmente in corso di elaborazione, da parte del Governo, una bozza di riforma complessiva dell'ordinamento giudiziario che include, tra le altre, anche disposizioni volte a modificare la disciplina vigente sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno introdurre, in sede di revisione dell'attuale disciplina sulla composizione del Consiglio superiore della magistratura, specifiche misure finalizzate a garantire un riequilibrio nella rappresentanza di genere, eventualmente anche attraverso il meccanismo della doppia preferenza di genere nel sistema di elezione dei componenti del Consiglio e, in generale, quali siano le soluzioni attualmente prospettate al fine di recuperare l'eccessivo squilibrio nella rappresentanza di genere all'interno dell'organo di autogoverno della magistratura. Atto n. 3-01675 ROSSOMANDO VALENTE MARCUCCI FERRARI Al Ministro della giustizia Premesso che: l'articolo 83 della legge 24 aprile 2020, n. 27, che ha convertito, con modifiche, il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, ha autorizzato i capi degli uffici giudiziari "per contrastare l'emergenza epidemiologia da COVID-19 e contenerne gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria per il periodo compreso tra il 16 aprile e il 30 giugno 2020" ad adottare "le misure organizzative anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, anche d'intesa con le Regioni, dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, dal Ministero della giustizia e delle prescrizioni adottate in materia con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, al fine di evitare assembramenti all'interno dell'ufficio giudiziario e contatti ravvicinati tra le persone"; l'articolo 36 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, ha prorogato all'11 maggio il termine del 15 aprile 2020 indicato dall'articolo 83, ai commi 1 e 2, nonché differito al 12 maggio il termine iniziale del periodo di validità delle misure organizzative dei capi degli uffici giudiziari previsto dal comma 6; l'emergenza epidemiologica e le necessarie misure di contenimento del contagio hanno prodotto inevitabilmente un rallentamento dell'attività giurisdizionale su tutto il territorio nazionale; a partire dalla data del 12 maggio si sono registrati diffusi ritardi dovuti principalmente all'oggettiva difficoltà di garantire una ripresa pienamente omogenea delle attività in tutti i tribunali, nonché rinvii di udienze anche a diversi mesi di distanza, a causa in particolare della non idoneità delle aule di giustizia, degli uffici giudiziari e della loro dotazione informatica; in alcuni ambiti territoriali tutto questo ha comportato, per evitare disparità di trattamento, l'ulteriore rinvio della ripresa di alcune fondamentali attività giurisdizionali, in particolare nel settore penale; considerato che: l'autonomia organizzativa affidata ai capi degli uffici giudiziari risulta giustificata dalle attuali esigenze di flessibilità ispirate al giusto principio di ragionevolezza e alla necessità di tutelare in via prioritaria il diritto alla salute; in particolare, in un periodo segnato dall'emergenza, il funzionamento del sistema giustizia risulta un servizio pubblico ancor più di primaria rilevanza e dal profilo sociale insostituibile, la cui qualità ed efficienza possono essere garantite solo attraverso paradigmi e modelli chiari e omogenei lungo tutto il territorio nazionale, da adottare attraverso il coinvolgimento pieno di tutti i soggetti della giurisdizione; alla luce del miglioramento del quadro sanitario, appare possibile e necessario favorire la piena ripresa e accessibilità da parte dei cittadini al servizio giustizia; considerato, inoltre, che: dal 12 maggio si è entrati in una fase che per la funzione giurisdizionale e gli uffici giudiziari non è meno delicata rispetto alla precedente, dal momento che l'agenda delle attività giudiziarie presentata nelle linee guida di cui all'articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020 ha risentito in maniera sensibile dell'emergenza sanitaria e del contesto territoriale su cui hanno impattato diversamente il necessario distanziamento sociale, le misure di sanificazione, le logistiche rivisitate delle aule, aspetti tutti che hanno influito sullo svolgimento delle udienze, dei processi e di tutte le attività giurisdizionali; alla luce del quadro normativo e delle indicazioni sull'organizzazione giudiziaria trasmesse con la circolare del 2 maggio 2020 da parte del Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del Ministero della giustizia, se è comprensibile che ancora in questa fase vi sia una certa differenziazione delle misure adottate rispetto a ciascuna situazione territoriale, appare tuttavia auspicabile che risulti uniforme il paradigma organizzativo prescelto e insieme venga garantita omogeneità dei protocolli per quanto riguarda le tipologie delle misure adottate, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo abbia avviato un monitoraggio sulla ripresa delle attività dei tribunali e sulle eventuali differenze tra distretti; se vi siano ulteriori iniziative e misure, oltre a quelle già messe in campo, al fine di consentire una più rapida e organica ripartenza delle attività degli uffici giudiziari; se non ritenga altresì opportuno implementare e rafforzare il coordinamento delle misure organizzative a livello distrettuale, in modo da garantire omogeneità rispetto alle modalità di svolgimento dei processi, ai processi da celebrare, ai tempi dei rinvii e all'impiego delle cancellerie. Atto n. 3-01676 FARAONE COMINCINI MAGORNO Al Ministro dell'interno Premesso che: l'analisi degli effetti negativi causati dall'emergenza epidemiologica da COVID-19 non può oggi prescindere dal prendere in considerazione i gravi problemi che stanno interessando i Comuni e gli enti locali nel loro complesso; come hanno recentemente dichiarato i vertici delle associazioni di rappresentanza, tali effetti, a ben vedere, non attengono solo alla stabilità finanziaria degli enti, ma anche alla loro capacità di assicurare il corretto svolgimento delle funzioni loro spettanti in una situazione, quale quella odierna, in cui la mancanza di liquidità, da una parte, e la priorità data alle misure di controllo sociale, dall'altra, stanno compromettendo le strutture e l'organizzazione dei singoli enti territoriali; tutto ciò non grava solo sui Comuni che già prima della pandemia versavano in condizioni di dissesto o predissesto, ma intacca inevitabilmente tutto il sistema degli enti locali d'Italia, mettendo a rischio la prosecuzione delle attività in assenza delle minime risorse indispensabili per l'espletamento dei servizi essenziali offerti quotidianamente alle comunità; sebbene finora alcuni interventi del Governo siano andati nella direzione di sopperire a tali carenze, è necessario implementare ulteriormente il sostegno dell'Esecutivo nei confronti degli enti territoriali;