[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 28, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 4 agosto 2006, n. 248, promosso con ricorso della Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, notificato il 10 ottobre 2006, depositato in cancelleria il 19 ottobre 2006 ed iscritto al n. 107 del registro ricorsi 2006. Visto l'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 24 giugno 2008 il Giudice relatore Franco Gallo; uditi l'avvocato Francesco Saverio Marini per la Regione Valle d'Aosta e l'avvocato dello Stato Danilo Del Gaizo per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – La Regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, nell'impugnare numerose disposizioni del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge 4 agosto 2006, n. 248, ha promosso questioni di legittimità costituzionale dell'art. 28, comma 1, del suddetto decreto-legge, in riferimento: a) agli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione, nonché all'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione); b) all'art. 2, lettera a), dello statuto speciale per la Valle d'Aosta; c) agli artt. 3, lettera f), di detto statuto, 117, terzo comma, e 119, secondo comma, Cost., nonché all'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001. Ad avviso della ricorrente, la norma denunciata – la quale prevede, nel primo periodo, che «Le diarie per le missioni all'estero di cui alla tabella B allegata al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in data 27 agosto 1998, e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 31 agosto 1998, sono ridotte del 20 per cento a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto» e, nel secondo periodo, che «La riduzione si applica al personale appartenente alle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni» – fissa vincoli puntuali a singole voci di spesa dei bilanci della Regione e degli enti locali e, cosí facendo, lede la loro autonomia finanziaria di spesa, violando gli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, Cost., «che garantiscono, ai sensi dell'art. 10 della legge cost. n. 3 del 2001, anche la sfera di autonomia finanziaria della Regione Valle d'Aosta». Sempre per la ricorrente, la norma censurata, imponendo una riduzione del 20 per cento delle diarie del personale della Regione in missione all'estero, víola, altresí, l'art. 2, lettera a), dello statuto speciale, il quale riserva alla potestà legislativa regionale la disciplina nella materia «ordinamento degli uffici e degli enti dipendenti dalla Regione e stato giuridico ed economico del personale». La determinazione normativa di una diaria o di un'indennità di trasferta per missioni all'estero rientrerebbe, infatti, nell'àmbito materiale riguardante il trattamento economico del dipendente regionale, complessivamente considerato. La Regione sostiene, inoltre, che il denunciato art. 28, comma 1, del citato d.l. n. 223 del 2006 si pone in contrasto con l'art. 3, lettera f), dello statuto di autonomia, il quale attribuisce alla stessa Regione la potestà di introdurre norme legislative di integrazione ed attuazione, nell'àmbito dei princípi individuati con legge dello Stato, in materia di «finanze regionali e comunali». Ad avviso della ricorrente, il combinato disposto di tale disposizione statutaria e degli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, Cost. «qualifica la competenza normativa della Valle D'Aosta in tale materia (in forza della clausola di cui all'art. 10 legge cost. n. 3 del 2001) non piú come meramente suppletiva rispetto a quella statale, ma garantita nell'àmbito dei principi di coordinamento stabiliti dallo Stato, il quale deve, dunque, limitarsi alla fissazione di tali principi». La potestà legislativa in materia di autonomia finanziaria locale si articolerebbe, cioè, su due livelli, statale e regionale, con la conseguenza che la legislazione statale non potrebbe vincolare, come invece fa la norma censurata, la spesa per il personale delle amministrazioni comunali. Per la Regione Valle d'Aosta, la norma denunciata troverebbe applicazione anche per le Regioni a statuto speciale, nonostante la clausola contenuta nell'art. 1, comma 1-bis, dello stesso d.l. n. 223 del 2006, la quale stabilisce che quanto da esso disposto si applica alle Regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano «in conformità agli statuti speciali e alle relative norme di attuazione». Tale clausola di salvaguardia avrebbe, infatti, un significato ambiguo, perché le norme censurate prevedrebbero espressamente la propria applicabilità alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano e perché, in ogni caso, il loro tenore letterale non consentirebbe di escluderne con certezza l'applicabilità alle suddette Regioni e Province autonome. La rilevata ambiguità di significato della clausola di salvaguardia consente, ad avviso della ricorrente, di interpretare la norma denunciata in senso lesivo delle attribuzioni della Regione, con la conseguenza che le norme stesse possono essere oggetto di impugnazione, sulla scorta della giurisprudenza della Corte costituzionale, per la quale «il giudizio in via principale può concernere questioni sollevate sulla base di interpretazioni prospettate dal ricorrente come possibili, a condizione che queste ultime non siano implausibili e irragionevolmente scollegate dalle disposizioni impugnate cosí da far ritenere le questioni del tutto astratte o pretestuose». 2. – Si è costituito in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo, in via pregiudiziale, per l'inammissibilità, e, nel merito, per l'infondatezza delle proposte questioni, osservando che: a) «deve […] dubitarsi che la norma in questione si applichi al personale della Regione e che, pertanto, la censura sia, sotto tale profilo ammissibile»;