[pronunce]

n. 504 del 1992, «non ha affatto trattato in modo differente situazioni uguali, non potendo essere revocata in dubbio la diversità di tali soggetti rispetto alle persone fisiche che utilizzano i loro immobili come abitazioni principali»; che tale conclusione troverebbe conferma nella giurisprudenza della Corte costituzionale che, esaminando una questione avente ad oggetto l'art. 7 dello stesso d.lgs. n. 504 del 1992, nella parte in cui non prevedeva l'esenzione dall'ICI per gli IACP, ha ribadito che, nella materia delle esenzioni e delle riduzioni dell'imposta, il legislatore gode di ampia discrezionalità, il cui esercizio non è sindacabile se non per manifesta irragionevolezza, la cui sussistenza fu esclusa, in quel caso, proprio in ragione del carattere imprenditoriale - anche se per finalità di pubblico interesse - dell'attività degli IACP (sentenza n. 119 del 1999; è citata, nello stesso senso, anche la sentenza n. 113 del 1996); che, quanto al parametro di cui all'art. 53 Cost., l'Avvocatura generale dello Stato deduce che «è chiaro che un soggetto dotato di natura imprenditoriale, che trae dagli immobili un'utilità economica, esprime una capacità contributiva maggiore rispetto a quella di un privato cittadino, che invece non ne ricava alcun reddito diretto, con conseguente non irragionevolezza della scelta del legislatore di sottoporlo a un diverso regime di tassazione»; che la violazione dell'art. 53 Cost. non sarebbe ipotizzabile neppure sotto il profilo - non prospettato, peraltro, dal rimettente - che l'applicazione, agli immobili assegnati dalle ATER, dell'aliquota ordinaria in luogo di quella ridotta, «determini un riverbero automatico sui canoni di locazione», come quantificati alla stregua dei criteri dettati dalla legge della Regione Veneto n. 10 del 1995: in tale prospettiva, sarebbe stato infatti necessario dimostrare «che l'applicazione dell'aliquota ordinaria all'ATER abbia concretamente inciso in modo deteriore sull'importo del canone», dimostrazione della quale, però, «non vi è traccia [...] nell'ordinanza di rimessione»; che, sempre secondo la difesa del Presidente del Consiglio, la legittimità della disposizione censurata non è inficiata neppure dal riconoscimento agli IACP della detrazione d'imposta di cui all'art. 8, comma 4, del d.lgs. n. 504 del 1992, atteso che «rientra nella discrezionalità del legislatore riconoscere in via eccezionale un'esenzione agli IACP in ragione del non elevato ammontare del canone riscosso, ritenuto, tuttavia, di per sé non sufficiente a giustificare né l'esenzione d'imposta di cui all'art. 7 né l'applicazione dell'aliquota agevolata di cui all'art. 6 del [...] D.lgs. 504/1992»; che l'Avvocatura generale dello Stato afferma, infine, che l'esenzione dall'ICI riconosciuta agli IACP dall'art. 1, comma 3, del decreto-legge n. 93 del 2008, «non vale certo a colorare di irragionevolezze il precedente diverso regime d'imposta». Considerato che la Commissione tributaria provinciale di Treviso ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 53 della Costituzione ed ai princípi di ragionevolezza, razionalità e non contraddizione, questione di legittimità dell'art. 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (Riordino della finanza degli enti territoriali, a norma dell'art. 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421); che tale questione è prospettata nel corso di un giudizio che l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale (ATER) della Provincia di Treviso, quale ente subentrato al locale Istituto autonomo per le case popolari (IACP), aveva promosso nei confronti del Comune di Treviso avverso due avvisi di accertamento con i quali detto Comune aveva disconosciuto l'applicabilità, relativamente agli anni 2003 e 2004, per gli immobili assegnati in locazione dalla parte ricorrente, dell'aliquota agevolata dell'imposta comunale sugli immobili (ICI) prevista «per l'abitazione principale»; che il giudice rimettente, pur menzionando, quale oggetto della sollevata questione, l'intero art. 6 del d.lgs. n. 504 del 1992 - nel testo sostituito dall'art. 3, comma 53, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica), come modificato dall'art 10, comma 12, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669 (Disposizioni urgenti in materia tributaria, finanziaria e contabile a completamento della manovra di finanza pubblica per l'anno 1997), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, ed applicabile ratione temporis alla fattispecie di causa - indirizza le proprie censure esclusivamente nei confronti del comma 4 di detto articolo; comma, che costituisce, pertanto, l'unico oggetto della questione; che la disposizione censurata, anteriormente alla sua abrogazione - disposta, con decorrenza dall'anno 2008, dall'art. 1, comma 3, del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 (Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126 - prevedeva che: «Restano ferme le disposizioni dell'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 8 agosto 1996, n. 437, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 ottobre 1996, n. 556»; che detto comma 1 dell'art. 4 del decreto-legge n. 437 del 1996 (Disposizioni urgenti in materia di imposizione diretta ed indiretta, di funzionalità dell'Amministrazione finanziaria, di gestioni fuori bilancio, di fondi previdenziali e di contenzioso tributario), stabilisce, a sua volta, che: «Ai fini dell'imposta comunale sugli immobili, i comuni possono deliberare, ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, una aliquota ridotta, comunque non inferiore al 4 per mille, in favore delle persone fisiche soggetti passivi [...] residenti nel comune, per le unità immobiliari direttamente adibite ad abitazione principale, [...] a condizione che il gettito complessivo previsto sia almeno pari all'ultimo gettito annuale realizzato»; che, in particolare, il giudice a quo censura il comma 4 dell'art. 6, del d.lgs. n. 504 del 1992, nella parte in cui, attribuendo ai Comuni la facoltà di deliberare, ai fini dell'ICI, una aliquota ridotta in favore dei «cittadini» soggetti passivi per le unità immobiliari direttamente adibite ad abitazione principale, non dispone «che debba riservarsi lo stesso trattamento fiscale per le unità immobiliari concesse dagli istituti autonomi popolari adibite ad abitazione principale dagli assegnatari alla pari degli altri cittadini che si trovano nelle medesime condizioni»; che la questione è manifestamente inammissibile perché formulata in modo perplesso ed oscuro;