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Si fa presente inoltre che, nell'inserire tale norma nel codice militare, si sono innalzati i limiti di pena, rispetto a quanto previsto dal testo a prima firma Maiorino, per ovviare il problema della querela richiamato da più parti durante le audizioni. Il testo unificato prevede poi l'introduzione del reato di violenza sessuale. Tale fattispecie è stata mutuata dal testo a prima firma Maiorino in quanto l'identico reato previsto dal testo a prima firma Rauti conteneva il riferimento al luogo militare, ritenuto inopportuno poiché la violenza sessuale, cosi come le altre fattispecie di reati sessuali, possono ben ricorrere e anzi sovente ricorrono al di fuori dei luoghi militari. Sebbene il concetto penale militare di "luogo militare" si estende a tutte le situazioni in cui - anche all'esterno del reparto - si svolgano i servizi militari, le condotte di violenza e di prevaricazione possono verificarsi, e si verificano (come la pratica giudiziaria dimostra), in situazioni che prescindono dal servizio, allorquando ci si trova a diporto, o in locali di svago o entro le mura domestiche o di amici o conoscenti. Dunque si è ritenuto opportuno omettere ogni riferimento al luogo militare, dando invece rilevanza al soggetto attivo e passivo delle condotte poste in essere, entrambi militari. Si sono inoltre equiparate le pene al sistema sanzionatorio previsto dall'identico reato nel codice penale; come richiamato da più parti in sede di audizione, le pene per i reati militari o si equiparano a quelle previste dal codice penale oppure, semmai, devono essere più aspre, poiché i fatti compiuti da un militare - che è soggetto chiamato alla difesa dei comuni cittadini, dei valori della Costituzione e della patria - assumono un disvalore più grave, anche perché recano nocumento alla Forza a cui appartengono: offendendone l'onore e la reputazione, sono dunque reati plurioffensivi. Si è inoltre ritenuto opportuno completare l'elenco delle circostanze che aggravano la pena, inserendone altre ed in particolare il caso che i fatti di violenza sessuale siano commessi all'estero o nel corso di operazioni militari armate all'estero o da militari nel corso di operazioni militari armate all'estero nei confronti di popolazione civile o comunque di soggetti non appartenenti alle Forze armate italiane o di altri Paesi. Il reato punisce dunque, il militare che, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità o violazione dei doveri inerenti allo stato di militare, costringe altro militare a compiere o subire atti sessuali con la reclusione militare da sei a dodici anni. Il reato come detto prevede un aumento di pena, se il fatto è commesso in taluni modi o circostanze, come per esempio: con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa; da persona travisata o che simuli la qualità di superiore gerarchico; se l'autore esercita una funzione di comando diretta o di istruzione o addestrativa nei confronti dell'offeso; durante lo svolgimento di un servizio o a bordo di nave o aeromobile, eccetera. Nei casi di minore gravità si prevede una diminuzione di pena. Con l'articolo 229- quinquies il testo unificato prevede l'introduzione della violenza sessuale di gruppo, prevista dall'articolo 609- octies c.p.. Anche questa fattispecie è stata mutuata dal testo a prima firma Maiorino poiché il testo a prima firma Rauti conteneva il riferimento, considerato inopportuno per i motivi sopra citati, al luogo militare. Tale figura criminosa consiste nella partecipazione, da parte di due o più militari riuniti riunite, ad atti di violenza sessuale. Ai sensi del primo comma dell'articolo 609- octies c.p., la violenza sessuale di gruppo consiste nella partecipazione, da parte di più persone riunite, ad atti di violenza sessuale di cui all'articolo 609- bis c.p. In giurisprudenza (con riguardo all'articolo 609- octies c.p.) si è chiarito che il "gruppo" rilevante ai fini della fattispecie può essere composto anche solo da due persone (Cass. , sentenza 7 agosto 2001, n. 30826), cosa che si è ritenuto di precisare. Valgono per la violenza sessuale di gruppo le medesime considerazioni fatte, in merito al trattamento sanzionatorio, fatte per la violenza sessuale: le pene militari devono essere della stessa misura di quelle comuni; semmai si tratterebbe di fatti più gravi di quelli comuni. Si è operata dunque l'equiparazione del trattamento sanzionatorio. Viene dunque punito il militare che commette atti di violenza sessuale di gruppo a danno di altro militare con la reclusione militare da otto a quattordici anni. La disposizione prevede inoltre una serie di aggravanti specifiche (con un rimando a quelle previste per la violenza sessuale) ed una attenuante, per minima partecipazione al fatto e per il militare che sia stato determinato a commettere il reato da un superiore. Con l'articolo 229- septies si inserisce nel codice penale militare di pace è il reato di atti persecutori c.d. stalking . I testi a prima firma Maiorino e Rauti, sul punto in gran parte identici, riprendono l'omologa previsione dell'art. 612- bis c.p.. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione militare da uno a sei anni e sei mesi il militare che, con condotte reiterate, minaccia o molesta altro militare in modo da cagionare tre eventi alternativi: un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, dalla parte dell'unione civile o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità ovvero con armi o da persona travisata o da persona che esercita una funzione di comando diretta o di istruzione o addestrativa nei confronti dell'offeso. Si è scelto di eliminare la procedibilità a querela. In merito va infatti osservato che il limite edittale della fattispecie sarebbe superiore ai sei mesi di reclusione militare, sicché il nuovo reato - in base alla regola generale dell'art. 260 c.p.m.p. - sarebbe procedibile di ufficio. Per tale ragione, la previsione della querela appare superflua, a meno di non voler ritenere che per tale delitto si debba escludere la procedibilità di ufficio: circostanza che non appare raccomandabile, sia per la gravità della condotta, sia per la coerenza del sistema penale militare. Il disegno di legge a prima firma Rauti proponeva di introdurre una clausola limitativa della punibilità.