[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 22 della legge della Regione Siciliana 31 maggio 2004, n. 9 (Provvedimenti urgenti in materia finanziaria), promosso con ordinanza del 22 marzo 2006 dal Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, sul ricorso proposto da E.I.T. s.r.l. c/ il Consorzio Area Sviluppo Industriale (Asi) di Catania ed altri, iscritta al n. 238 del registro ordinanze 2006 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 29, prima serie speciale, dell'anno 2006. Visti gli atti di costituzione del Consorzio Area Sviluppo Industriale (Asi) di Catania e della Regione Siciliana; udito nell'udienza pubblica del 23 ottobre 2007 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; udito l'avvocato Michele Arcadipane per la Regione Siciliana. Ritenuto che, nel corso di un giudizio di impugnazione avverso gli atti del procedimento espropriativo di aree per la realizzazione del progetto approvato dal direttore generale del Consorzio a.s.i. di Catania, promosso dalla proprietaria E.I.T. s.r.l., il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, con ordinanza del 22 marzo 2006, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 22 della legge della Regione Siciliana 31 maggio 2004, n. 9 (Provvedimenti urgenti in materia finanziaria), per violazione degli artt. 3, 24 e 42, terzo comma, della Costituzione; che nell'ordinanza di rimessione si premette, in fatto, che, con gli atti impugnati, il Consorzio a.s.i. di Catania ha disposto l'occupazione dei terreni di proprietà della E.I.T. s.r.l., al fine di realizzare le opere, il cui progetto definitivo è stato approvato con decreto del direttore generale del Consorzio a.s.i., in data 24 settembre 2002; che l'art. 22 della legge della Regione Siciliana n. 9 del 2004 ha prorogato la durata dei piani regolatori generali dei consorzi a.s.i. fino al 31 dicembre 2007, stabilendo contestualmente che la proroga dei vincoli costituisce dichiarazione di pubblica utilità; che la stessa ordinanza, nel riferire le censure della parte ricorrente, si limita a riportare l'elenco delle violazioni dedotte; che, quanto alla rilevanza della questione, il giudice a quo afferma, richiamandosi alla memoria conclusionale del Consorzio a.s.i. di Catania, che, essendo la pubblica utilità, dichiarata dalla stessa legge regionale n. 9 del 2004, successiva all'entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità), è applicabile, nella specie, detto testo unico, il cui articolo 57, comma 1, esclude dall'applicazione delle nuove disposizioni soltanto i progetti per i quali, alla data della sua entrata in vigore, sia intervenuta la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza; ed aggiunge che la norma censurata «è di centrale importanza nel quadro normativo cui si deve fare riferimento ai fini del decidere»; che, sotto il profilo della non manifesta infondatezza, il giudice a quo sottolinea un primo profilo di illegittimità, alla luce della giurisprudenza costituzionale, per la mancata previsione, ad opera della legge regionale n. 9 del 2004, di alcun indennizzo per la reiterazione di vincoli espropriativi; che, in secondo luogo, il Collegio rimettente censura la dichiarazione di pubblica utilità disposta dalla legge, per effetto della proroga dell'efficacia dei vincoli espropriativi, senza alcun collegamento con l'adozione di strumenti urbanistici, il che menomerebbe la tutela giurisdizionale dei proprietari interessati, cui è preclusa l'impugnazione di un formale provvedimento dichiarativo; che il giudice a quo richiama, poi, le argomentazioni svolte dal Consiglio di Stato, sez. IV, con sette ordinanze del 20 maggio 2004, nel sollevare questione di legittimità costituzionale degli artt. 10, comma 9, della legge della Regione Campania 13 agosto 1998, n. 16, e 77, comma 2, della legge della stessa Regione 11 agosto 2001, n. 10, per violazione degli artt. 3, 42, terzo comma, e 97, Cost., in particolare nella parte (ma la censura è estensibile alla norma regionale siciliana) in cui non contengono una valutazione puntuale degli interessi coinvolti, disponendo una proroga automatica e indiscriminata; che, da ultimo, lamenta il rimettente che il procedimento di imposizione del vincolo non prevede la partecipazione del privato, consentitagli dalle norme generali; che nel giudizio di legittimità costituzionale si è costituito il Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale di Catania, deducendo l'inammissibilità e la infondatezza della sollevata questione; che il predetto Consorzio riferisce di avere adottato, con delibera 19 marzo 2004, n. 3, lo schema di programma triennale di opere pubbliche in cui ha inserito il progetto per lavori di viabilità in attuazione del Piano a.s.i. di Catania, rendendosi, conseguentemente, necessaria l'espropriazione di aree di proprietà della E.I.T. s.r.l., cui in data 23 dicembre 2004 è stato notificato il decreto di occupazione, provvedendosi il successivo 18 gennaio 2005 all'immissione in possesso; che – aggiunge lo stesso Collegio – la E.I.T. s.r.l. ha chiesto al Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, l'annullamento degli atti del procedimento, previa sospensione del decreto di occupazione di urgenza emanato dal Consorzio a.s.i. di Catania in data 23 novembre 2004; dell'avviso di esecuzione del decreto di occupazione; del verbale di immissione in possesso del 18 gennaio 2005; del decreto del direttore generale del Consorzio a.s.i. di Catania del 24 settembre 2002, di approvazione del progetto definitivo dei lavori; della delibera dell'Assessorato per il Territorio e l' Ambiente della Regione Siciliana del 23 gennaio 1990, con cui sono stati vincolati all'espropriazione i beni di proprietà della ricorrente; che, osserva il Consorzio, il Tribunale amministrativo regionale adito ha accolto l'istanza cautelare e ha sospeso i provvedimenti impugnati con ordinanza del 23 marzo 2005, annullata dal Consiglio di giustizia amministrativa per difetto dei presupposti cautelari; che, a seguito di ciò, lo stesso Tribunale amministrativo regionale ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 22 della legge della Regione Siciliana 31 maggio 2004, n. 9, per presunto contrasto con gli artt. 3, 24, e 42, terzo comma, della Costituzione. ;