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Signor ministro Di Maio, approfitto della sua presenza qui in questo momento. Un testo assolutamente confusionario e raffazzonato, certificato dal suo annuncio di una circolare interpretativa delle norme relative al periodo transitorio. Cioè lei dice: visto che siete in difficoltà nell'interpretare questo, che è il testo di legge che è ancora aperto, vi assicuro che nel prossimo futuro farò una circolare interpretativa. Perché allora non modificare subito il testo? (Applausi dal Gruppo PD). Una risposta però l'abbiamo ottenuta in Commissione dal Governo. La risposta recita testualmente: le norme non le scriviamo noi; le norme vengono scritte dagli uffici, noi diamo un indirizzo politico. Se fossimo stati in questo momento al bar, avrei detto: «Roba da pazzi!». Non lo posso dire perché siamo al Senato, ma il senso, confidenzialmente parlando, è quello. Non c'è corrispondenza né consequenzialità tra quanto scritto nel contratto di Governo e i primi provvedimenti del Governo, tra le dichiarazioni altisonanti e i fatti, tra l'urgenza annunciata e le disposizioni contenute nel decreto-legge. In sintesi, si tratta di un provvedimento da cui non risulta chiara alcuna visione del mondo del lavoro, che penalizza e mortifica sia i lavoratori che le imprese, che non dà sicurezza agli investitori, che non tiene conto della realtà del mondo del lavoro, dove la competitività delle imprese, lungi dall'essere un obiettivo contrastante con il benessere dei lavoratori, fa parte di un unico quadro che deve essere realizzato con misure organiche e strutturali. Si tratta di un provvedimento che, non secondo il Partito Democratico, ma secondo professori di diritto del lavoro, sindacalisti e imprenditori, produrrà l'unico effetto di aumentare il numero dei disoccupati. Purtroppo, oggi non siete in grado di valutare gli effetti di questo decreto-legge, che saranno evidenti solo alla prova dei fatti. Ci auguriamo di sbagliare. Ciò che temiamo è che si tratterà di una sentenza inappellabile, cui sarà molto difficile porre rimedio, e che le vittime principali di queste scelte dissennate e davvero poco lungimiranti saranno i giovani e i nostri figli. (Applausi dal Gruppo PD . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Vecchis. Ne ha facoltà. DE VECCHIS (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il decreto-legge che ci accingiamo a convertire in legge prevede la riduzione del rinnovo dei contratti a tempo determinato quale misura di fondamentale importanza per ridurre quel precariato che ormai da anni impedisce a intere generazioni di trovare la pace sociale che solo il lavoro può dare. Mi riferisco alle condizioni di agio che permetterebbero a tutti i lavoratori di creare una famiglia, di accendere un mutuo per acquistare una casa, di vivere in quelle condizioni di pari dignità che la stessa nostra Costituzione proclama solennemente all'articolo 3 e che il jobs act e tutti i provvedimenti realizzati dal precedente Governo in materia di lavoro hanno ostacolato, eliminando i diritti e le tutele previsti per i lavoratori. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e Gruppo M5S) . I dati Istat, in particolare quelli sulla disoccupazione, hanno infatti certificato il fallimento del jobs act e questo decreto-legge, anche grazie alle migliorie apportate dalla Lega in sede di conversione, intende dare risposte e soluzioni concrete al problema tutt'altro che trascurabile della precarietà. Nel mercato del lavoro è necessario contemperare due diverse esigenze, la flessibilità e la tutela dei lavoratori. Ecco perché vogliamo reintrodurre i voucher , ma solo per il settore agricolo, per le strutture turistico-ricettive e per le aziende alberghiere, cioè solo per quei settori nei quali l'impossibilità di usare i voucher ha prodotto danni irreversibili nel tempo di cui è responsabile il Governo di centrosinistra. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e Gruppo M5S) . Con questo decreto-legge finisce la pacchia anche per tutte le imprese che hanno gli incentivi statali e delocalizzano all'estero perché delocalizzare è tradire l'Italia. Questo è tradimento! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e Gruppo M5S) . Nello stesso solco, si inserisce l'introduzione del divieto del gioco d'azzardo. La lotta alla ludopatia è un tema fondamentale per la Lega, che si batte per la dignità dei cittadini italiani e delle famiglie che veramente vengono vessate da questa maledetta malattia, che ha rovinato centinaia e centinaia di famiglie. Noi, signor Ministro, riporteremo al centro della nostra politica la dignità dei cittadini. Ministro, Sottosegretario, noi siamo con voi: viva la dignità! Parlo della dignità che il Partito Democratico ha svenduto alle multinazionali. Viva la democrazia! (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e Gruppo M5S . Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lomuti. Ne ha facoltà. LOMUTI (M5S) . Signor Presidente, colleghi senatori, il decreto dignità è il segnale di un Governo che vuole dare avvio ad un vero cambiamento, un cambiamento che inizia finalmente a mettere le persone al primo posto, un cambiamento che guarda al bene comune, all'interesse dei tanti e non dei pochi. Si interviene sulle tutele dei lavoratori, con una tutela reale, cioè quella economica: il diritto del lavoratore è nella giusta compensazione, in un giusto risarcimento. Aumentare questa garanzia farà in modo che il datore di lavoro licenzi solo se necessario o se esistono realmente condizioni di incompatibilità. Quanto alla riduzione dei tempi dei contratti a termine, qualunque datore di lavoro o impresa è in grado di valutare nell'arco di due anni se il dipendente ha le caratteristiche per essere assunto a tempo indeterminato. Andare oltre tali tempi favorisce solamente la speculazione su una forma contrattuale precaria. Allo stesso modo è elementare buon senso chiedere motivazioni di recesso e introdurre la richiesta di causali che giustifichino l'eventuale necessità di rinnovare o prolungare un contratto determinato. Nessun datore di lavoro licenzia un dipendente capace e affidabile e, se licenzia, è giusto che paghi adeguatamente, perché non è solo l'impresa ad investire nel dipendente, ma è anche il dipendente che investe il suo tempo e il suo impegno nell'impresa. Riequilibrare un rapporto di dignità: questo è ciò che fa il decreto-legge. Per quanto riguarda la delocalizzazione, il decreto-legge inserisce delle norme in contrasto alla delocalizzazione, delle disposizioni che non sono altro che un freno verso coloro che vogliono avvantaggiarsi di finanziamenti pubblici per speculare. Non esiste nessuna impresa responsabile che, in caso di investimento, non predispone una pianificazione con una strategia a medio termine di cinque anni, considerando nel business plan variabili, imprevisti e difficoltà. Qualunque imprenditore programma e pianifica un investimento in un arco temporale di cinque anni: delocalizzare prima vuol dire aver pianificato la delocalizzazione già nel business plan . Le norme contenute in questo provvedimento sono quindi una difesa degli investimenti pubblici, dei lavoratori e degli imprenditori seri e responsabili di cui l'Italia ha bisogno.