[pronunce]

che il rimettente premette di aver iniziato d'ufficio «una serie di processi volti ad accertare la natura di alcuni fondi censiti nel Catasto terreni del Comune di Pescocostanzo», i quali, «nelle more del giudizio», sarebbero stati «sclassificati, ai sensi dell'articolo 10 della legge della Regione Abruzzo n. 25/1988, con delibera del Consiglio Regionale n. 104/19 del 12.07.1994»; che, nel merito delle censure, si deduce il contrasto della disposizione denunciata con gli artt. 9, 117 e 118 Cost., in quanto la stessa introdurrebbe un regime contrastante con la disciplina statale, la quale, essendo relativa alla materia dell'ambiente e del paesaggio, rientrerebbe nell'ambito della competenza esclusiva dello Stato, a norma dell'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.; che sarebbe violato anche l'art. 42 Cost., in quanto i titolari degli usi civici verrebbero ad essere privati dei diritti di natura reale esercitati sui beni gravati da quegli usi senza alcuna forma di indennizzo, in contrasto con l'obbligo di assicurare quest'ultimo in ogni forma di espropriazione; che, infine, risulterebbe compromesso anche il parametro della ragionevolezza - richiamato in motivazione, ma non nel dispositivo -, in quanto la disposizione censurata assegnerebbe una assai ampia discrezionalità alla autorità amministrativa nella valutazione della perdita della "conformazione fisica" e della "destinazione funzionale" dei beni, non dovuta ad eventi naturali, ma «all'abusivo esercizio di atti di possesso da parte dei privati», sicché sarebbe «sufficiente un'illecita attività di manomissione di beni di rilevante interesse ambientale e paesaggistico per determinare l'estinzione dei diritti di uso civico e, conseguentemente, di ogni vincolo ambientale e paesaggistico sugli stessi»; che, al di là di qualsiasi rilievo sulla sorprendente lontananza nel tempo dell'asserito atto di sclassificazione dei terreni - si cita, infatti, una deliberazione adottata dal Consiglio regionale nel 1994, mentre la causa risulta trattenuta in decisione all'udienza del 7 novembre 2011 -, l'ordinanza di rimessione non fornisce esaurienti delucidazioni sulle circostanze di causa e, in particolare, sul nesso di pregiudizialità tra la questione sollevata e l'oggetto del procedimento in questione, nulla avendo puntualizzato in ordine alla necessità, per l'organo decidente, di fare applicazione della disposizione denunciata o alla non disapplicabilità dei provvedimenti attuativi in ipotesi considerati illegittimi; nonché sul tipo di attività processuale svolta all'esito dell'asserito atto di sclassificazione; che, soprattutto, l'ordinanza di rimessione non fornisce elementi atti ad asseverare la circostanza che la sclassificazione di quei terreni sia stata effettivamente disposta, atteso che la richiamata deliberazione del Consiglio regionale, per come identificata («n. 104/19 del 12.07.1994»), si limita, a quanto risulta, ad approvare una circolare per la disciplina generale del "procedimento per la declaratoria di sclassificazione di terre civiche" in esecuzione della normativa denunciata; che la totale carenza di elementi essenziali ai fini del necessario scrutinio sulla rilevanza del quesito di legittimità costituzionale concretamente proposto, oltre che l'ossequio al principio della autosufficienza dell'atto di rimessione, alla luce della costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, ordinanze n. 127, n. 84 e n. 38 del 2012), impongono di dichiarare manifestamente inammissibile la sollevata questione. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 10 della legge della Regione Abruzzo 3 marzo 1988, n. 25 (Norme in materia di usi civici e gestione delle terre civiche - Esercizio delle funzioni amministrative), sollevata, in riferimento agli articoli 9, 117, 118 e 42 della Costituzione, dal Commissario per il riordino degli usi civici nella Regione Abruzzo con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 novembre 2012. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 novembre 2012. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella MELATTI