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passi in avanti verso una maggiore e migliore integrazione europea su temi fondamentali per il nostro Paese, come quelli contenuti nel disegno di legge di delegazione in esame, a partire proprio dai primi articoli per il funzionamento della procura europea, relativamente alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione europea, fortemente voluta dal PD nello scorso mandato. È nostro auspicio, peraltro, che la procura europea possa diventare un organo con competenze estese nell'ambito di una cooperazione rafforzata in materia giudiziaria verso procedure semplificate di indagine e di scambio di informazioni e di dati, come peraltro già sancito nell'articolo 86 del regolamento istitutivo. Questa maggioranza, però, in Commissione, al contrario, ha scelto di votare un ordine del giorno che va esattamente nella direzione opposta: regredisce rispetto alla cooperazione giudiziaria e di polizia. Nemmeno troppo chiara è la posizione del Governo in riferimento all'articolo 7, che ci richiama quanto resti da fare in Europa sotto il profilo dell'armonizzazione in materia fiscale. Senza alcun dubbio, non potrà dirsi completato il mercato unico della concorrenza interna e degli aiuti di Stato senza un processo di avvicinamento delle diverse normative fiscali nei Paesi membri. L'articolo 13 tratta, invece, il tema cruciale dei rifiuti, richiamando a responsabilità i diversi livelli di Governo - locale, regionale e nazionale - al fine di arrivare a dare chiusura a un ciclo di vita dei prodotti dalla loro progettazione, al riuso, allo smaltimento e dare così pieno compimento all'economia circolare, tra responsabilità pubblica e privata, tra sanzioni e incentivi. Il cambiamento climatico e l'Europa verde rappresentano una priorità politica dichiarata dallo stesso neopresidente Ursula von der Leyen nel suo programma di insediamento. Positiva, quindi, è la proposta di istituire una Banca europea per il finanziamento degli investimenti strategici verso la riconversione ecologica dell'economia. Certo, ci dovrebbe dire il Governo come mai proprio gli alleati di questa maggioranza in sede di Consiglio europeo hanno votato contro la proposta di riduzione delle emissioni di carbonio entro il 2050. Di certo, la posizione del Partito Democratico è chiara; era scritta nella mozione che abbiamo proposto all'Assemblea, che voi avete bocciato, con la quale impegnavamo il Governo a dichiarare lo stato di emergenza ambientale e climatica, al fine di adottare subito misure concrete ed efficaci verso un green new deal di vero disarmo ecologico. È evidente, infatti, quanti cambiamenti climatici compromettano anche l'equilibrio economico e sociale nel mondo e determinino equilibri geopolitici. Noi, per questo, vogliamo l'Europa protagonista tra le grandi potenze, tra i nuovi giganti e i nuovi rapporti di forza, ma è evidente che questo orizzonte non appartiene alla maggioranza di Governo, che va esattamente nella direzione opposta. In particolare, ci sembra andare verso Est, verso la Russia ; confine incerto che voi delineate tra politica estera, politica energetica e ipotesi al vaglio della magistratura, di fondi da corruzione internazionale. Ombre pesanti oscurano la credibilità del nostro Paese e minano l'indipendenza e la tenuta della nostra democrazia; ombre su cui questo Parlamento avrebbe diritto a un definitivo chiarimento da parte del ministro Salvini (Applausi dal Gruppo PD) , che sembra addirittura rispondere agli ordini di un ambasciatore russo: interferenze inaccettabili. L'Europa che vogliamo non è però una mera congrega di interessi nazionali. E non è per noi un fattore esogeno - altro da noi - ma è uno strumento di governo per gestire le storture, dare risposta alle nuove domande di protezione verso uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Per ora, però, l'impressione è che l'unica vera priorità del Governo sia la sicurezza. L'unica sicurezza oggi è che siamo sempre più isolati in Europa e nel mondo occidentale. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Pucciarelli. Ne ha facoltà. PUCCIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi senatori, la legge di delegazione europea 2019 cade in un momento molto delicato per la nostra politica internazionale e per i rapporti che intratteniamo con l'Unione europea. L'Europa recentemente ha perso, infatti, l'ultima occasione per cambiare rotta e superare il clima di diffidenza e rancore che si è creato tra i popoli del vecchio continente a causa delle cosiddette politiche di austerity . Purtroppo - come abbiamo visto - le elezioni europee non hanno insegnato nulla a quanti siedono nei palazzi di Bruxelles. Il fatto stesso che la nuova Presidente della Commissione europea sia stata eletta per una manciata di voti non ha fatto riflettere i fautori dell'Europa delle banche e dei burocrati; un'Europa che, per sopravvivere, deve cercare al suo interno le alleanze più innaturali, alle quali si è sottomesso anche un Partito popolare europeo, ormai privo di leadership e di prospettive. Stiamo assistendo a un vero e proprio accanimento delle istituzioni comunitarie nei confronti dell'Italia, in base al principio secondo cui l'obiettivo primario dell'azione politica delle istituzioni europee non è più - se mai lo è stato - fare i conti con le problematiche sociali, i cambiamenti climatici o le sfide poste alla sicurezza continentale, ma è attaccare costantemente la Lega. Anche nella legge di delegazione europea che stiamo discutendo è visibile, in maniera neanche troppo celata, un impianto normativo contrario a ciò di cui veramente l'Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo hanno bisogno. Se escludiamo le norme metodologiche di carattere generale, riscontriamo facilmente un orientamento normativo sordo ai bisogni e alle richieste italiane, tanto da far venire il sospetto che qualcuno in Europa lavori facendo proprio il principio del «tanto peggio, tanto meglio». Certo, ben venga l'articolo 1, che sancisce il principio della massima semplificazione dei provvedimenti in sede di attuazione delle direttive europee e prevede che venga assicurata la parità di trattamento dei cittadini italiani rispetto a quelli degli altri Stati membri. Viene però da chiedersi quante aziende, recependo una direttiva europea, abbiano visto semplificata per davvero la conduzione delle loro attività. Io direi poche, giacché spesso la conseguenza degli interventi dell'Europa è stata addirittura la chiusura delle realtà produttive e non la loro agevolazione. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az). In tema di parità di trattamento, poi, ci sarebbe bisogno che questa fosse garantita effettivamente in tutti i settori normativi, soprattutto nel mercato del lavoro, dove la corsa alla riduzione dei costi produttivi passa per lo sfruttamento del dumping salariale esistente. Bisognerebbe intervenire con forza, semplicemente applicando le regole sui contratti di lavoro vigenti nel Paese in cui la prestazione viene svolta. Purtroppo, però, queste prospettive non sono così facili da perseguire come sembrano e difficilmente una Commissione europea così fragile saprà risolvere problemi strutturali come quelli ai quali abbiamo accennato, anche perché, molto spesso, manca la volontà di risolverli per davvero.