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Quello che si deve fare è stare assolutamente attenti, anche perché gli italiani sono stati bravissimi nei periodi in cui è stata dichiarata l'emergenza e questa è la condivisione. Ricordiamoci però che è calata la vendita delle mascherine e sembra quasi che non la si debba neanche più portare. Ora, voglio ricordare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 giugno, contenente allegati per tutte le attività nelle quali devono essere rispettate le misure di sicurezza. Anche qui, ci sono cose già scritte, non ci si deve inventare nulla. Nei precedenti interventi è stato detto che servirebbe un piano per la pandemia: certo, servirebbe; a mio parere, però, sarebbe il caso di farlo a valle di quello che è successo. In questo periodo, stiamo imparando tantissime cose e le abbiamo messe alla prova (ce l'hanno detto anche gli scienziati e i professionisti medici). Siamo andati avanti pensando di fare la cosa giusta e ce ne siamo accorti dopo se lo era o meno, quindi prendiamo spunto da quanto è successo, cercando ovviamente di limitarne le criticità per migliorare le condizioni: credo che questo sia l'atteggiamento da assumere, ossia vigilare, controllare, verificare e poi mettere in atto; dopo, sì, si potrebbe predisporre un protocollo per evitare le pandemie, ma dopo aver visto quello che è già successo. Lei, signor Ministro, ha dato comunque anche ulteriori indicazioni, che ha citato (vaccino; ospedali Covid in rete ; sanità territoriale, che è fondamentale). Lo dico ancora una volta: è giusto che stiamo vicini ai nostri cittadini e ai loro bisogni, ma immediatamente, quando emerge la necessità. Credo che questa sia la strada giusta. Un'altra cosa però devo dire: mettiamo in atto una serie di provvedimenti, dando però ad essi anche l'opportunità, quando è ora, di essere snelli. Per questo nasce il decreto semplificazioni, sul quale davvero bisogna dare uno spunto importante, anche perché le aziende sanitarie hanno bisogno di fare acquisti con immediatezza, nel momento in cui ce n'è bisogno. Non è possibile che si aspettino due anni per avere l'acquisizione dei materiali necessari. Vedete quindi quante cose si incastrano una nell'altra. A mio parere, con la dialettica che ci dev'essere fra Governo e Parlamento, dobbiamo andare avanti su questa strada, senza abbassare la guardia, perché - come abbiamo già visto - il virus non è scomparso. Dobbiamo stare attenti anche dal punto di vista dei cittadini e, come cittadini, avere il senso civico di rispettare le norme - che non sono tantissime, ma appena tre o quattro - per il bene non solo nostro, ma anche e soprattutto dei più deboli. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà. *QUAGLIARIELLO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, per quanto figlio di due scienziati, di scienza conosco meno di quanto sarebbe necessario. Anche per questo, ma non solo, non entro nella disputa tra rigoristi e negazionisti che sta attraversando il nostro mondo scientifico. So qualcosa però di metodologia delle scienze sociali e allora, signor Ministro, mi permetta di correggerla su questo: il rischio zero non esiste. Vivere è un rischio, soprattutto dal punto di vista della scienza medica: non c'è nessuno scienziato che un giorno ci potrà dire che siamo a rischio zero, perché è scientifico quel che può essere falsificato e smentito. Da ciò discende, signor Ministro, una concezione e un'idea dell'emergenza che per me è un salto nel vuoto, anche alla luce dell'esperienza che abbiamo vissuto insieme. Torniamo a quei giorni, quando non sapevamo se il Parlamento si potesse riunire o meno, se i nostri colleghi potessero arrivare da altre città, né come convocarci o votare; questo è stato il clima nel quale abbiamo votato le norme sull'emergenza. Ora, nessuno sostiene che tutto sia finito, ma semplicemente che abbiamo vissuto un'esperienza e che oggi non ci troviamo più in quella situazione. Signor Ministro, l'Italia vive nel mondo in cui vivono anche gli altri Paesi occidentali: il Belgio ha fatto cessare l'emergenza il 30 giugno; Cipro il 17 maggio; la Repubblica Ceca il 14 maggio; l'Estonia il 17 maggio; la Finlandia il 15 giugno; l'Ungheria il 16 giugno; la Lettonia il 9 giugno; il Lussemburgo il 24 giugno; la Romania il 15 maggio; la Slovacchia il 12 giugno; la Spagna il 21 giugno; la Lituania il 10 giugno; Malta il 16 giugno; la Polonia il 2 giugno; la Francia ha fissato il 24 luglio. Non credo che nessuna di queste Nazioni sia più incosciente di noi; probabilmente c'è un idea dell' emergenza che è più simile a quella che io ho identificato, piuttosto che a quella che ho colto dalle sue parole. Che cosa è legato a un'eventuale proroga dello stato di emergenza? Signor Ministro, io colgo due conseguenze ed entrambe - devo dire la verità - mi fanno un po' paura. Una dal punto di vista istituzionale: in un momento di emergenza, quando - ripeto - non sapevamo se il Parlamento si potesse riunire o meno, non avevamo previsto di far sedere i senatori nelle tribune, non avevamo previsto la possibilità di votare negli sgabuzzini, insomma non avevamo previsto il modo di stare insieme, abbiamo fatto assurgere i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri a fonte legislativa primaria, laddove essi - lei lo sa - rappresentano una fonte legislativa secondaria. E con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri abbiamo in alcuni casi inciso anche su libertà costituzionali. Perfino le FAQ pubblicate sul sito di un Ministero hanno avuto forza legislativa in un momento di emergenza. Signor Ministro, le ripeto: i suoi studi sono abbastanza approfonditi e lei sa che nel nostro ordinamento ci sono i decreti-legge che sono provvedimenti di necessità e di urgenza. Essi sono stati e vengono ancora usati in maniera impropria da tutti i Governi, di destra, di sinistra, di centro, per cercare di andare avanti. E invece una volta che la necessità e l'urgenza ci sono veramente, questo strumento lo prendiamo e lo mettiamo da parte. Lei ha fatto una forte perorazione a favore del Parlamento; l'unico modo di tradurla in fatti è ripristinare la gerarchia delle fonti e restituire al Parlamento quanto meno un ruolo di controllo. Lo stato di emergenza agisce inoltre anche sulla vita sociale. Io non sono assolutamente un negazionista; ho letto, probabilmente come lei, «Spillover» di Quammen e sono arrivato alla conclusione che noi abbiamo sottovalutato per molti anni le pandemie, indipendentemente dal coronavirus. E se dobbiamo imparare qualcosa da ciò che abbiamo vissuto è che la vera emergenza è quella di cambiare la nostra normalità e in qualche modo di governare quello che è accaduto in questi mesi, anche se, secondo la sua concezione, arrivassimo al rischio zero. Noi non possiamo più stare in Parlamento nello stesso modo; non possiamo più andare a lavorare nello stesso modo; non potremo più stare a scuola nello stesso modo; non potremo andare in uno stadio di calcio allo stesso modo.