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Infatti, la libertà di scelta educativa è quella che fa di un Paese un grande Paese e si realizza solo attraverso il sostegno paritetico alla scuola statale e alla scuola paritaria. La scuola paritaria è la grande dimenticata di questa crisi. Peraltro, parlare di dimenticanza non è corretto, in quanto parliamo di un vero e proprio disegno di una parte della maggioranza - il MoVimento 5 Stelle - con la complicità della restante parte - la sinistra - che continua a peccare per omissione di intervento. Vi sono grandi proclami di volontà, ma sappiamo di cosa sono lastricate le vie dell'inferno. Stiamo per convertire il decreto ristori, all'interno del quale pare ci abbiano generosamente accolto tre importanti emendamenti, a firma di tutto il centrodestra: la concessione di fondi alle Regioni più colpite dal Covid (che ci sembra un emendamento di grande buon senso); la riduzione degli oneri delle bollette elettriche per le imprese; un maggior sostegno al trasporto locale. Vivaddio, sono temi importantissimi, ma per i quali ci sono stati concessi - udite, udite - 380 milioni su 18 miliardi di euro stanziati. Si tratta di piccole concessioni fatte alle opposizioni, strappate con fatica: troppo poco per poter parlare di reale collaborazione. Si tratta veramente di una grande miopia, come testimoniato anche dalla proroga dei versamenti fiscali di dieci giorni (in proposito, ci facciamo una bella risata). Noi continueremo ad avanzare le nostre proposte per la montagna e per far vivere un Natale in famiglia alla gente. Infatti, quest'alternanza di aperture e chiusure, chiusure e aperture fa sì che avvenga quello che è successo ieri, con la gente che si riversa per strada di colpo perché ha paura che il giorno dopo si richiuda. (Applausi) . Lavoreremo di concerto con l'iniziativa privata, quella che a voi fa tanta paura e tanto timore, a ogni livello. Il nostro obiettivo è che lo Stato e l'impresa lavorino insieme. Lo Stato deve imparare dalle imprese, che si sono rivelate bravissime comunque, nonostante voi, a tenere botta a questo momento di crisi, da alleati e non da antagonisti. Noi quindi chiediamo alleanza tra Stato e impresa, tra Stato e lavoratori, tra Stato e famiglia, tra Stato e scuola, affinché i cittadini abbiano ben chiaro che il nemico è là fuori e si chiama Covid e crisi. Il nemico non può certo essere lo Stato, il Governo. Avremmo voluto fare molte cose. Penso, per esempio, ai sindaci che mi hanno chiesto di avere fondi per aiutare i cittadini non soltanto attraverso gli aiuti alimentari (un piatto caldo, tutto sommato, si trova in quanto l'Italia è il mondo del volontariato), ma anche per consentire il pagamento delle bollette, perché oggi non tutti possono pagarle. Questo è un problema molto serio. Noi chiediamo strategia e non tatticismo; chiediamo certezze e non confusione, perché la gente non ce la fa più ad alzarsi al mattino non sapendo oggi cosa dovrà fare domani e avere chiari adempimenti e scadenze. Lasciateci liberi, lasciate libere le imprese. Nel frattempo, ci prepariamo ancora una volta a una botta di fiducia; non sia mai che si tenti di migliorare qualcosa. Per Natale scriverò un piccolo desiderio nella letterina a Babbo Natale, al fine di ristorare veramente l'Italia: che l'Epifania, insieme al Covid, questo Governo si porti via. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bergesio. Ne ha facoltà. BERGESIO (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, purtroppo non bastano piccole aperture solo in quest'Aula e qualche concessione fatta a noi dell'opposizione, tra l'altro strappata non senza fatica - per questo ringrazio la nostra relatrice, la collega Ferrero, che è anche Capogruppo in Commissione bilancio - per poter finalmente parlare di collaborazione tra maggioranza e opposizione. La crisi che viviamo si supera con atti concreti, tangibili, che non lasciano davvero nessuno indietro. In mano a questo Governo i decreti-legge sono degli ossimori, la certificazione dell'incapacità della vostra politica di dare risposte agli italiani e, cioè esattamente il contrario di quello che dovreste fare. Shakespeare direbbe che la piaga dei tempi è quando i pazzi guidano i ciechi. Perciò ricordiamoci sempre che siamo in un Parlamento che ha bisogno di un confronto serio. Si parla dei comportamenti irresponsabili dei cittadini, ma responsabili devono essere prima di tutto coloro che emanano i provvedimenti, e cioè voi che governate questo Paese. Dovreste interrogarvi un po' di più sulla morte economica più grave, quella del commercio, quella del turismo, quella della ristorazione. Un esempio eclatante è il nostro subemendamento al terzo decreto-legge ristori, che riguarda le aziende del trasporto pubblico non di linea o di linee non sovvenzionate escluse dai benefici, che sono vittime di un vero e proprio blocco delle attività. Si tratta, niente meno, che di 6.000 imprese, di 25.000 posti di lavoro, di 2,5 miliardi di fatturato, signor Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Questa maggioranza ha bocciato il nostro emendamento a prima firma del collega Gianmarco Centinaio, lasciando solo 10 milioni di euro per un centinaio di bus scoperti, l'80 per cento dei quali è di proprietà di una sola azienda. Abbiamo lasciato fuori chi fa lo stesso servizio con bus scoperti, solo perché ha una dicitura fiscale diversa. Questa per noi è non una misura di ristoro, ma una marchetta! Vergognatevi! (Applausi) . In Italia decine di migliaia di aziende del comparto agroalimentare stanno subendo i contraccolpi della crisi economica causata da un'epidemia che voi non siete assolutamente capaci di contrastare in alcun modo. Eppure - come abbiamo già detto - l'agroalimentare vale 210 miliardi di euro, ma ricordiamoci che nel 2020 il consumo fuori casa è calato del 48 per cento, con una perdita complessiva sull'agroalimentare e sulla spesa alimentare di oltre 41 miliardi di euro. Questi non sono dati che certifichiamo noi: pericolosi, eversivi, sovranisti e cattivi; sono dati importanti certificati la scorsa settimana dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea). Alla fine, pur avendo avuto un incremento nella grande distribuzione, rimangono 30 miliardi di consumi di perdita secca, in cui la pesca, il florovivaismo e il vino sono i settori più colpiti. Inoltre, ricordiamoci bene che la Brexit metterà in ginocchio le nostre esportazioni agroalimentari per 3,5 miliardi e riguarderà soprattutto vino e ortofrutta fresca e trasformata; un danno enorme che dovrebbe essere compensato dall'introduzione di forme di ristoro dei danni subiti dalle imprese. Noi abbiamo presentato una serie di emendamenti importanti. Il primo in assoluto, e il più importante, proponeva di ripristinare l'articolo 7 del primo decreto-legge ristori, cassato dal subemendamento del Governo, che stanziava 100 milioni di euro per le filiere agroalimentari che sono fondamentali, importantissime: