[pronunce]

A seguito di tale pronuncia è stato adottato il decreto-legge 26 giugno 2014, n. 92 (Disposizioni urgenti in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell'articolo 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché di modifiche al codice di procedura penale e alle disposizioni di attuazione, all'ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria e all'ordinamento penitenziario, anche minorile), convertito, con modificazioni, nella legge 11 agosto 2014, n. 117, che ha introdotto la norma oggi censurata, prevedendo - quale rimedio compensativo alle violazioni dell'art. 3 CEDU - uno sconto di pena di un giorno per ogni dieci di pena già eseguita e - quale rimedio riparatorio - il risarcimento del danno nella misura di euro 8 per ciascuna giornata di inumana detenzione. Successivamente all'adozione del d.l. n. 92 del 2014, come convertito, la Corte EDU si è nuovamente pronunciata sulla situazione dei detenuti in Italia e nel "caso Stella" del 2014 ha preso atto dell'introduzione del meccanismo di riduzione di pena, che è stato definito «una riparazione soddisfacente per violazioni della Convenzione in materia penale», e ha riconosciuto l'importanza di aver predisposto un ricorso risarcitorio per porre rimedio ad una violazione della CEDU (Corte EDU, sentenza 16 settembre 2014, Stella contro Italia). 3.- Ciò premesso, nella specie la questione è però inammissibile. 4.- Per una congrua analisi della fattispecie lo scrutinio della Corte necessita di una più compiuta disamina da parte del giudice rimettente. Infatti, il giudice a quo, nel denunciare il contrasto della norma censurata con la Costituzione, omette qualsivoglia riferimento alla fattispecie sottoposta al suo esame. Egli si limita ad affermare di aver letto gli atti e di aver vista la documentazione acquisita, ma null'altro aggiunge sulla fattispecie concreta del giudizio, non dando conto del fatto dell'applicabilità della norma nel processo principale. Mancando una pur minima descrizione della fattispecie e non essendo perciò possibile la valutazione sulla rilevanza, la questione deve essere dichiarata inammissibile (ex multis, sentenza n. 190 del 2023).. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 35-ter, comma 2, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), sollevata, in riferimento all'art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dal Tribunale ordinario di Salerno, prima sezione civile, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 ottobre 2024. F.to: Augusto Antonio BARBERA, Presidente Giulio PROSPERETTI, Redattore Roberto MILANA, Direttore della Cancelleria Depositata in Cancelleria il 28 novembre 2024 Il Direttore della Cancelleria F.to: Roberto MILANA