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Misure per la promozione e il sostegno delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative. Onorevoli Senatori . – Il presente disegno di legge ha lo scopo di segnare una tappa importante nel percorso di maturazione dell'ecosistema delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative (PMI) italiane. A partire dal 2012, con l'approvazione del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, recante, alla sezione IX, « Misure per la nascita e lo sviluppo di imprese start-up innovative », sono state gettate le fondamenta normative su cui si basano le start-up e gli incubatori certificati. Scopo della norma è stato quello di incentivare l'imprenditorialità e l'occupazione giovanile, favorendo la crescita sostenibile e lo sviluppo tecnologico in linea con gli orientamenti provenienti dalle istituzioni europee e dalle esperienze degli altri Paesi economicamente avanzati. A questa innovazione normativa ha fatto seguito la creazione delle PMI innovative, attraverso l'articolo 4 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33. Le predette norme e le successive modificazioni e integrazioni sono state giudicate dai principali osservatori come i sistemi più vantaggiosi in Europa. Tuttavia, il sistema italiano deve ancora compiere dei passi importanti per avvicinarsi ai modelli degli Stati membri dell'Unione europea più virtuosi. Il caso francese, ad esempio, che nel percorso di evoluzione dell'ecosistema dell'innovazione è avvantaggiato di qualche anno rispetto a quello italiano, ha visto un grande sviluppo nel corso del decennio scorso, a seguito di un massiccio programma di investimenti pubblici, coordinato dalla Banca pubblica per gli investimenti (BPI France ), che ha assunto il ruolo di punto di riferimento principale per gli imprenditori del Paese. I primi 6 articoli del presente disegno di legge prevedono incentivi allo sviluppo degli investimenti nelle start-up e nelle PMI innovative, al fine di convogliare il risparmio privato italiano – che è notevolmente aumentato durante i mesi della pandemia, come dimostrato dalla Banca d'Italia nel rapporto « I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid-19 » del 14 gennaio 2021 – ed estero, nello sviluppo di tali realtà imprenditoriali. Gli altri articoli intervengono invece su alcune difficoltà ritenute strutturali del sistema imprenditoriale italiano, soprattutto in riferimento all'imprenditoria giovanile. I dati del Global Entrepreneurship Monitor (GEM) Consortium del 2020 mostrano, infatti, che la percentuale della popolazione tra 18 e 64 anni, esclusi i soggetti coinvolti in una qualsiasi forma di attività imprenditoriale, che sono imprenditori latenti e che intendono avviare un'impresa entro tre anni, supera di poco il 5 per cento, il dato più basso tra gli Stati membri dell'Unione europea analizzati. La stessa tendenza si osserva per la percentuale della popolazione che considera l'avvio di un'impresa come una scelta di carriera desiderabile, inferiore al 20 per cento. Per risolvere tali problemi, il GEM suggerisce non solo di affrontare le conseguenze a breve termine della pandemia da Covid-19, ma anche alcune delle carenze strutturali degli ecosistemi imprenditoriali italiani, come l'educazione all'imprenditorialità e la fornitura di servizi e risorse finanziarie alle start-up . Sulla stessa linea si colloca lo studio « Youth entrepreneurship in Europe: Values, attitudes, policies » del 2015 curato dalla European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions , che suggerisce tre ambiti in cui le politiche dell'impresa a favore dei giovani possono essere migliorate: sviluppo di mentalità, cultura e attitudine imprenditoriale; condivisione di informazioni, consigli, coaching e mentoring ; rimozione di barriere reali e percepite, nonché accesso facilitato al credito. Queste questioni sono affrontate dal presente disegno di legge, in particolare dagli articoli 7 e successivi. Per incentivare ulteriormente l'investimento in start-up e PMI innovative, anche da parte di attori esteri, l'articolo 1 prevede l'istituzione di un fondo da 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026. Di questo fondo, tre quarti sono assegnati per favorire l'acquisizione di quote o partecipazioni in fondi che investano esclusivamente in Italia promossi da Fondi di venture capital (FVC) anche esteri nonché investitori Business angel di cui all'articolo 1, comma 1, lettera m- undecies del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1999, n. 58, o incubatori certificati italiani di cui all'articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221. Un'ulteriore quota del fondo, pari a 30 milioni di euro annui dal 2022 al 2026 è assegnata per finanziamenti a fondo perduto, fino a un massimo di 100.000 euro ciascuno, per la costituzione di start-up innovative sul territorio nazionale da parte di soggetti esteri oppure per il cofinanziamento di fiere organizzate dagli enti territoriali in materia di digitale e di start-up innovative. La restante quota di 20 milioni annui dal 2022 al 2026 è infine riservata al finanziamento tramite voucher per l'acquisizione da parte di start-up e PMI innovative di esperienza proveniente da figure professionali esperte che vengono coinvolte temporaneamente tramite contratti di servizio temporanei, e che possono, quindi, facilitare percorsi di mentoring e coaching . L'articolo 2 mira a incrementare il patrimonio di proprietà intellettuale posseduto da start-up e PMI innovative e a rafforzare il processo di trasferimento tecnologico. A tal fine, è istituito presso il Ministero dell'università e della ricerca un fondo pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026, dei quali una parte è assegnata per la realizzazione di studi di fattibilità per brevetti o invenzioni realizzati nei laboratori di ricerca; la parte restante è destinata a finanziare progetti di creazione e di sperimentazione dei prototipi nelle start-up innovative. Gli articoli da 3 a 6 perseguono l'obiettivo di incanalare maggiormente il risparmio verso gli investimenti in start-up e PMI innovative. L'articolo 3 stabilisce che l'85 per cento della somma investita in start-up e PMI innovative non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi delle imposte sul reddito delle persone fisiche e sul reddito delle società. Tali investimenti possono beneficiare direttamente le start-up e le PMI innovative oppure i Fondi per il venture capital (FVC) o quelli promossi da incubatori certificati, da network di professionisti o da società di investimento, e possono essere effettuati direttamente o per il tramite di soggetti terzi che effettuino almeno il 30 per cento dei propri investimenti in start-up e PMI innovative. Al fine di garantire continuità, l'articolo 3 specifica che l'investimento deve essere mantenuto per almeno tre anni, pena la revoca del beneficio.