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l'articolo 1, comma 134, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di bilancio per il 2022), ha reso strutturale, dall'anno 2022, il congedo di paternità obbligatorio pari a 10 giorni per il padre lavoratore dipendente di cui all'articolo 4, comma 24, lettera a) , della legge 28 giugno 2012, n. 92, recante disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita; il congedo attualmente si applica solo ai dipendenti privati, mancando per i dipendenti pubblici il relativo provvedimento attuativo di cui all'articolo 1, comma 8, della citata legge n. 92 del 2012, che stabilisce che "il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, individua e definisce, anche mediante iniziative normative, gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche"; nonostante il legislatore sia intervenuto più volte sulla norma, aumentando, di volta in volta, il numero di giorni destinati al congedo obbligatorio di paternità, previsto inizialmente, in via sperimentale, per gli anni 2013, 2014 e 2015, tale misura non è stata mai estesa ai dipendenti pubblici; si tratta di un'ingiustificata disparità di trattamento poiché le tutele connesse alla genitorialità non possono essere subordinate alla natura, pubblica o privata, del datore di lavoro; premesso inoltre che: a tal fine sono state presentate negli anni diverse interrogazioni, fra cui l'interrogazione 3-02320, a prima firma del sen. D'Arienzo, successivamente trasformata nell'interrogazione 4-05365, cui il Ministro per la pubblica amministrazione, Brunetta, ha risposto in data 18 maggio 2021; nella risposta all'interrogazione si legge: "Invero, l'estensione del congedo di paternità ai dipendenti pubblici è suscettibile di comportare ulteriori oneri economici a carico della finanza pubblica, al momento non quantificabili. Tale circostanza ha evidentemente impedito, fino ad oggi, di dare attuazione alle misure previste dal menzionato articolo 1, comma 8, della legge n. 92 del 2012, che sono finalizzate ad individuare e definire gli ambiti, le modalità ed i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche. (...) È preciso obiettivo del Ministro inquadrare la fattispecie in un più ampio contesto di riforma del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, avviando al più presto una revisione completa e sistemica di tutta la normativa relativa al sostegno alle famiglie e un'armonizzazione della disciplina sui congedi parentali in ambito pubblico e ambito privato"; nonostante questa risposta, a quasi un anno di distanza, la situazione è rimasta invariata e continua a mancare il provvedimento attuativo da parte del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri; considerato che: la direttiva europea (UE) 2019/1158 relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza si pone l'obiettivo di conseguire la parità tra uomini e donne per quanto riguarda le opportunità sul mercato del lavoro e il trattamento sul lavoro, per agevolare la conciliazione tra lavoro e vita familiare per i lavoratori che sono genitori o i prestatori di assistenza. A riguardo, l'articolo 4 prevede che gli Stati membri adottino misure necessarie per garantire al padre il diritto a un congedo di paternità di 10 giorni lavorativi, senza distinzioni tra i lavoratori; è all'esame della 11ª Commissione, in sede consultiva, lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2019/1158 relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza (Atto del Governo n. 378), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano doveroso intervenire, seppur tardivamente, al fine di estendere il congedo di paternità ai dipendenti pubblici, eliminando così una palese disparità di trattamento tra padri dipendenti privati e padri dipendenti pubblici e dando finalmente attuazione a quanto previsto dalla legge e dalla direttiva europea citate, nonché seguito a quanto dichiarato dal ministro Brunetta lo scorso anno in risposta a un'interrogazione sul tema. Atto n. 3-03301 CORRADO ANGRISANI GRANATO LANNUTTI Al Ministro della cultura Premesso che: nel centro storico di Como, precisamente in via Diaz, la quota comunale dell'ex monastero che fu sede dell'Intendenza di finanza è stata venduta nel 2008, a trattativa privata e per soli 538.000 euro, con una delibera di Giunta oggi all'attenzione della Procura della Repubblica e della Corte dei conti ("Intendenza di finanza. Sospetto danno erariale" su "laprovinciadicomo"); nel 2020, nel cantiere per la ristrutturazione di quell'edificio, è emerso, tra le altre vestigia della civitas fondata da Giulio Cesare superstiti nel cortile interno, anche un pavimento a mosaico di I-II sec. d.C. con decorazione geometrica policroma ("E nel centro di Como spunta un pavimento romano" su "laregione.ch"); considerato che: della decisione della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese, che a fine scavo ha disposto di reinterrare i ruderi dell'edificio cui appartiene la stanza con il rivestimento musivo, senza procedere allo strappo, al trasporto e alla sistemazione del medesimo nel museo "Giovio", non è stata data notizia in tempo reale alla comunità comasca, né sembra che sia stato fatto alcun tentativo per reperire (interamente o in parte), interpellando il Comune o sponsor privati, la somma necessaria ad eseguire la delocalizzazione; la richiesta di informazioni in merito avanzata, ai primi del 2021, dalla redazione di un quotidiano locale in ragione del diritto d'informazione sembra avere prodotto reiterati rifiuti da parte dell'ufficio territoriale del Ministero della cultura, pur senza smentite. Solo la pubblicazione, a marzo 2022, di un articolo scientifico completo di documentazione fotografica sulla "Rivista archeologica comense" ha reso di dominio corrente l'intero iter , dalla scoperta al reinterro conservativo, suscitando le accese polemiche oggi in corso; voci non verificabili sostengono che per l'eventuale strappo del mosaico la Soprintendenza calcolasse una spesa prossima ai 100.000 euro, somma indisponibile ma che la proprietà si sarebbe detta disposta a sborsare in cambio dell'autorizzazione, ovviamente negata, a realizzare alcuni box ; valutato che l'alienazione del 2008 non ha procurato solo un possibile danno erariale alle casse comunali per l'esiguità della somma ricavata dalla vendita di 280 metri quadri in piena città murata, ma ha anche impedito di utilizzare tali spazi per ampliare la confinante biblioteca civica. Da ultimo, poi, c'è stata la rinuncia del Comune, in cambio di 115.000 euro, al diritto decennale d'uso di un'area attigua alla biblioteca che, ove attrezzata per far fronte alle esigenze di quella, sarebbe poi tornata comunque in mano privata, si chiede di sapere: