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Dovremo andare davanti ai cittadini a raccontare qualcosa e sarà necessario spiegare i motivi di questa continua confusione, che si è creata fin dal primo momento e che è stata foriera di tanti problemi, di tanti fraintendimenti e di tanti guasti, di questa confusione tra l'aspetto e le decisioni di natura sanitaria e l'aspetto e le decisioni di natura economico-finanziaria. Abbiamo accavallato, a mio avviso gravemente sbagliando, una serie di fraintendimenti proprio per la confusione degli obiettivi - quello di natura tecnico-sanitaria e quello di natura economico-finanziaria - che andavano ben distinti. Questa continua commistione e confusione che ancora oggi persiste ci porta a provvedimenti difficilmente comprensibili, che si contraddicono al loro interno, che contravvengono a capisaldi precedentemente manifestati. Mi riferisco specialmente alla parte sanitaria, che personalmente non è quella che mi interessa di più ma quella di cui mi occupo di più; è diverso: me ne occupo di più. Ovviamente non mi sfugge l'importanza dell'altra metà o due terzi del problema, ma io mi occupo della parte sanitaria perché sono in Commissione sanità e molto spesso i provvedimenti contravvengono ad assunti su aspetti sanitari che io reputo invece di dover dare per acquisiti. Faccio un esempio plastico: la necessità di andare avanti con uno screening su ciò che accade nella popolazione rispetto all'epidemia. Ora noi abbiamo letto il parere di dieci illustri virologi, che dicono che l'epidemia non c'è più. Ma allora, c'è, non c'è, che succede? La carica virale si è diluita? I positivi sono soggetti che riescono ad infettare o non riescono più ad infettare? Dovremo sapere tutto questo da qui a qualche giorno, non dico un mese, ma da qui a qualche giorno. A queste domande, colleghi, dovremo assolutamente dare risposte. Di fronte al fallimento ormai acclarato sia della app Immuni sia della vicenda dei 150.000 test sierologici, dobbiamo registrare che queste due operazioni - giuste o sbagliate che siano, io adesso non le voglio commentare, lo faremo a tempo debito - comunque hanno fallito entrambe: nessuna delle due riesce a dare una immagine, una visione, una risposta su ciò che accade rispetto alla presenza del virus nella nostra popolazione. (Richiami del Presidente). Mi avvio a concludere, Presidente. Tutto questo espone l'Italia a un gravissimo rischio. Più volte ho fatto questo esempio: è come andare a fari spenti in una notte senza luna ; indifferentemente, a seconda di quanto la fortuna ci bacerà, potremmo andare a sbattere o potremmo trovarci dentro una prateria senza ostacoli e camminare serenamente. Io temo che fare affidamento solo sulla fortuna sia evidentemente un atteggiamento da evitare; dovremmo invece dare attuazione a quel famoso ordine del giorno, che costituisce un precedente - che io invito la maggioranza a replicare copiosamente nel prossimo futuro - di condivisione tra maggioranza e opposizione. Diteci quindi come dovremmo fare per capire quale tipo di screening potremo e potrete fare da qui a qualche giorno e che ci dirà qual è la presenza del virus nella popolazione. Detto ciò, è evidente che noi non potremo che votare contro questo provvedimento, nella speranza che ci darete modo, per il futuro, di votare a favore di qualcosa. (Applausi). RUOTOLO (Misto) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà, l'ascolto sempre con piacere. RUOTOLO (Misto) . Signor Presidente, colleghi, colleghe, Governo, è vero che siamo all'ennesima conversione in legge di un decreto-legge recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza Covid-19. Questo è quello della cosiddetta ripartenza, della fase 2, quello del 16 maggio 2020, n. 33; quello che prevede un metro di distanza e mascherine al chiuso. Vi sono i decreti-legge, poi i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, che hanno animato il dibattito sulla loro costituzionalità sin dall'inizio di questa drammatica emergenza: punti di vista diversi. Noi pensiamo che quella scelta abbia sostanzialmente rispettato i principi costituzionali e sia stata imposta da una situazione che poteva sfuggire di mano. In gioco c'era e c'è la salute dei cittadini. L'Esecutivo decideva in tempi rapidi, è vero, ma qui voglio ricordare che in quei drammatici giorni, quando fu deciso di tenere aperte le fabbriche che producevano beni essenziali per il Paese, Palazzo Chigi consultava le parti sociali, approvando protocolli per garantire la sicurezza dei lavoratori. Erano i giorni delle migliaia di persone che affollavano i nostri ospedali e le terapie intensive. Erano i giorni dove si contavano le centinaia di morti che in poche settimane, tra marzo e aprile, hanno riempito cimiteri e depositi provvisori. Bisognava decidere in fretta. Vogliamo dimenticare quei giorni? Guardate che «ripartenza» non vuol dire pensare all'emergenza sanitaria che abbiamo vissuto come a una parentesi; gli effetti drammatici li vedremo nel futuro. Vedo questo atteggiamento del mettere da parte, del chiudere la partita, anche qui nella politica, dove, finito il primo momento, si pensa di ritornare ai tempi di quel 27 febbraio. No, noi abbiamo una enorme responsabilità nei confronti del Paese. Adesso che è finita l'emergenza acuta, anche se l'emergenza sanitaria non è ancora alle nostre spalle (ed è bene ribadirlo), dobbiamo provare a ripristinare quel confronto parlamentare che in questi mesi è stato messo da parte. Si è attenuata - è vero - l'emergenza sanitaria; adesso, dobbiamo vincere l'emergenza economico-sociale. L'ultimo bollettino emanato dalla Protezione civile ci dice che i malati sono scesi sotto quota 20.000 e che è al minimo il numero di nuovi casi e di morti; bene, ma sbaglieremmo a lanciare il messaggio che non c'è più pericolo. Senza voler ipotizzare rischi di seconde ondate dopo l'estate, il Covid-19, oggi, nel resto del pianeta, continua a contagiare e a uccidere e i fatti ci dicono che bisogna continuare ad essere prudenti. Avete visto che cosa è successo al campione di tennis, a Djokovic, il numero uno al mondo, che aveva sfidato distanziamento e mascherina? Lui, no vax , è risultato positivo al coronavirus. Dunque, ripartenza. Come Gruppo Misto, in Commissione abbiamo deciso di non proporre emendamenti. Le misure contenute in questo provvedimento sono già superate e oggi dobbiamo pensare soprattutto alla ripartenza economica e sociale. Siamo tutti preoccupati. È una lotta contro il tempo, contro la burocrazia, ma non solo. I segnali che arrivano dai territori sono drammatici: la povertà che aumenta, le saracinesche che restano abbassate, il tessuto produttivo in difficoltà, l'industria del turismo che sta vivendo la sua peggiore crisi. Aspettiamo il decreto semplificazioni; aspettiamo il recovery fund , la trattativa in sede europea; aspettiamo questo nuovo modello di sviluppo. Attenzione, però. Dico, soprattutto, ai colleghi alle colleghe delle opposizioni che c'è un terzo incomodo che deve restare fuori: la criminalità organizzata. Quindi, rapidità, ma anche controlli. È una corsa contro il tempo.