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Disposizioni in materia di ineleggibilità e di incompatibilità dei magistrati. Onorevoli Senatori. -- Il disegno di legge in esame è volto ad apportare alcune significative e importanti modifiche alla vigente normativa che disciplina la materia delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei magistrati allo scopo di garantire un più completo e razionale sistema normativo, che assicuri una effettiva ed efficace applicazione del princìpi di imparzialità e indipendenza della Magistratura sui quali si fonda il nostro sistema costituzionale e garantisca la libera espressione del diritto di voto degli elettori contro il rischio di un utilizzo indebito, da parte del candidato, della titolarità dell'ufficio giudiziario ricoperto allo scopo di utilizzarlo per fini elettorali. Si tratta di una tematica già al centro di un interessante dibattito parlamentare avviato nel corso delle ultime legislature e sulla quale è intervenuta anche la più autorevole dottrina specialistica che da tempo ha lamentato lacune procedimentali e l'assenza di un completo e razionale quadro normativo di riferimento che garantendo a tutti l'accesso a cariche politiche, indipendentemente da questa o da quella professione, tuttavia rafforzi i princìpi di imparzialità e di indipendenza della Magistratura laddove essi possono essere compromessi sia nella sostanza sia nella valutazione della collettività. Da qui la necessità di una nuova e più approfondita discussione affinché la legittima decisione di soggetti appartenenti alla Magistratura, sia ordinaria che amministrativa, di ricoprire incarichi di chiara matrice politica, quali quelli di deputato, senatore, parlamentare europeo, consigliere regionale, provinciale o comunale, o di rivestire incarichi di Governo ai vari livelli, non determini una pericolosa commistione tra Magistratura e classe politica, pregiudizievole per la stessa efficienza dell'apparato giudiziario e per il corretto funzionamento della divisione del poteri. Si tratta, in definitiva, di assicurare ai cittadini un sistema normativo che, ferma restando la possibilità dei magistrati di ricoprire le cariche richiamate, renda, comunque, immune l'esercizio della funzione giurisdizionale da possibili condizionamenti politici, non solo salvaguardando verso l'esterno l'immagine di indipendenza e di imparzialità della Magistratura, ma soprattutto garantendo nella sostanza il rispetto di tali princìpi che sono alla base della legittimazione della funzione giudiziaria in ogni ordinamento giuridico ispirato a princìpi democratici e liberali. Vi è poi la necessità di garantire la genuinità della competizione elettorale che impone di prevedere delle barriere più elevate all'ingresso nella vita politica da parte di coloro ai quali è affidata la tutela giurisdizionale dei diritti dei cittadini. Alla luce di queste considerazioni la normativa vigente che consente ai magistrati ex parlamentari la possibilità di tornare a svolgere, senza limitazione alcuna, funzioni giudiziarie appare certamente inopportuna, mentre l'assenza di una specifica disciplina di questa materia relativamente ai magistrati eletti al Parlamento europeo, ovvero che ricoprono le cariche di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale, ovvero le cariche di assessore provinciale o comunale, impone un tempestivo e necessario intervento legislativo. A questi princìpi si ispira il presente disegno di legge che apporta numerose innovazioni alla disciplina vigente raccogliendo le fila del dibattito da tempo avviato, recuperando in particolare l'approfondito lavoro parlamentare svolto nel corso della XIV legislatura, su iniziativa dello stesso primo firmatario. Il presente disegno di legge infatti ricalca il testo approvato dalla Camera dei deputati, a larghissima maggioranza, nella seduta del 4 maggio 2005 a seguito dell'unificazione di diversi disegni di legge (v. atto Senato n. 3410, XIV legislatura). Con particolare riferimento alla candidabilità dei magistrati alle competizioni elettorali il disegno di legge in esame modifica l'articolo 8 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, norma applicabile anche per le elezioni del Senato della Repubblica ai sensi dell'articolo 27 del testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, stabilendo che i magistrati non sono eleggibili nelle circoscrizioni ubicate, in tutto o in parte, nel distretto di corte di appello presso il quale risiede l'ufficio giudiziario nel quale a qualsiasi titolo hanno esercitato le loro funzioni in un periodo compreso nel due anni antecedenti la data di accettazione della candidatura. La disposizione in esame mira, quindi, ad introdurre una previsione rigorosa quanto al vincolo temporale di candidabilità nel territorio di esercizio delle funzioni, elevando a due anni l'attuale limite di sei mesi. L'articolo 2 del presente disegno di legge disciplina invece il ricollocamento dei magistrati candidati e non eletti e il rientro in ruolo dopo la cessazione del mandato, prevedendo che essi, nei cinque anni successivi alle elezioni, non possano esercitare le loro funzioni in un ufficio giudiziario ubicato nel distretto di corte di appello in cui è compresa in tutto o in parte la circoscrizione nel cui ambito si sono svolte le elezioni. Gli articoli 3 e 4 modificano il testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di eleggibilità dei magistrati alle elezioni amministrative. L'articolo 5 detta princìpi fondamentali in materia di ineleggibilità dei magistrati alle elezioni regionali. L'articolo 6 modifica la disciplina in materia di eleggibilità del magistrati alla carica di membro del Parlamento europeo. L'articolo 7 disciplina l'incompatibilità fra la funzione di magistrato e la carica di membro del Governo. L'articolo 8 stabilisce la disciplina relativa al magistrati onorari.. Art. 1. (Modifica dell'articolo 8 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di eleggibilità del magistrati alla carica di deputato) 1. L'articolo 8 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera del deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «Art. 8. – 1. I magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, esclusi quelli in servizio presso le giurisdizioni superiori o comunque presso uffici giudiziari aventi competenza sull'intero territorio nazionale, non sono eleggibili nelle circoscrizioni ubicate, in tutto o in parte, nel distretto di corte di appello, ovvero nella circoscrizione di competenza di tribunale amministrativo regionale o di sezione regionale della Corte dei conti o di tribunale militare, ove ha sede l'ufficio giudiziario nel quale, a qualsiasi titolo, sono assegnati o esercitano le loro funzioni ovvero nel quale, a qualsiasi titolo, sono stati assegnati o hanno esercitato le loro funzioni in un periodo compreso nei due anni antecedenti la data di accettazione della candidatura.