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Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno DI GIROLAMO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI GIROLAMO (M5S) . Signor Presidente, oggi a L'Aquila si celebra il giorno della memoria. Alle 3,32 della notte del 6 aprile di tredici anni fa una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.3 ha distrutto un'intera comunità, la comunità aquilana: 309 furono le vittime contate... (Brusio) . PRESIDENTE. Colleghi, non fosse altro che per l'argomento invito a fare silenzio. DI GIROLAMO (M5S) . La ringrazio, Presidente. Dicevo 309 vite furono spezzate in pochi istanti. Come tanti cittadini aquilani e abruzzesi ricordo esattamente quei momenti. Ricordo perfettamente la paura e lo sgomento di quei momenti in cui ancora non avevamo capito esattamente cosa fosse successo, dove e con quale intensità. Ricordo poi i momenti successivi quando le notizie iniziavano ad arrivare e il bollettino di morte continuava ed era destinato a salire. Davanti a questa impotenza mi chiedo cosa ci rimane. L'Italia vede con frequenza questi eventi sismici ed ogni volta che accadono cosa ci rimane? Cosa impariamo e cosa possiamo fare come piccoli uomini, incapaci di prevederli, se non convincerci che dobbiamo solo subirli? Oggi, Presidente, penso che la prevenzione sia l'unica risposta a questo tipo di interrogativi. Grazie ad importanti investimenti ed incentivi messi in campo dallo Stato, oggi posso dire che abbiamo iniziato a mettere in sicurezza l'importante e vasto patrimonio pubblico e privato. Ci vuole però ancora molto tempo per mettere in sicurezza ogni singola casa di ogni singolo cittadino affinché ognuno possa sentirsi sicuro nella propria abitazione. Però, come dicevo, oggi abbiamo la consapevolezza che finalmente abbiamo intrapreso la strada giusta, la stessa strada che permetterà di lasciare a quelli che saranno presenti dopo di noi, un'Italia più sicura. (Applausi) . FERRARA (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARA (M5S) . Signor Presidente, intervengo per ricordare all'Assemblea che, dopo quasi tredici anni, finalmente Stefano Cucchi ha avuto giustizia. (Applausi) . Ci sono voluti tutti questi anni, troppi, colleghi, per sentenziare che Stefano non era caduto dalle scale, non si era fatto male da solo, non era mal nutrito, ma era stato pestato in maniera brutale e vigliacca. Stefano è stato ammazzato di botte, questa è l'oscena verità. (Applausi) . Questa verità è arrivata soprattutto grazie alla determinazione della famiglia, della sorella Ilaria, che non si è arresa dinanzi ai depistaggi, alle intimidazioni e a quel muro di gomma che subito è stato eretto per non far emergere la verità. Una modalità malata, già sperimentata durante i giorni del G8 di Genova, portata davanti da alcune mele marce che hanno in loro il germe di una cultura fascista che si trasforma in azioni punitive illegali e ingiustificabili, danneggiando anche i tantissimi uomini in divisa che con abnegazione portano avanti il loro lavoro. (Applausi) . Presidente, il caso Cucchi è stata una vergogna italiana, una vergogna ancora più grande sono state le dichiarazioni di certi politici che hanno subito offeso il povero Stefano. Il 22 ottobre 2009 Stefano Cucchi morì in un letto del reparto dei detenuti dell'ospedale Sandro Pertini. Da quel giorno si susseguirono una serie di dichiarazioni ignobili da parte di alcuni politici. Ne ricordo alcune. Qualcuno disse che se uno conduce una vita dissoluta poi ne paga le conseguenze. Altri dissero che faceva schifo, era difficile pensare fosse stato pestato. Dissero persino che era stato picchiato dagli amici spacciatori e poi era morto perché debole. Colleghi, ma ci rendiamo conto che per la famiglia Cucchi queste parole sono state dolorose come i calci e i pugni che ha subito Stefano? (Applausi) . Questi personaggi dovrebbero avere la decenza e l'umiltà di chiedere scusa, scuse che intanto io, come piccolo rappresentante dello Stato, voglio esprimere per loro, per cercare di dimostrare una vicinanza che possa anche minimamente alleviare il tanto dolore inflitto ad una famiglia perbene, che ha creduto nella giustizia e che ha cercato senza sosta la verità. Sento di ringraziare Ilaria Cucchi per il suo impegno, la sua dedizione e la sua perseveranza, per la forza che ci ha dimostrato nella ricerca della verità. mossa dal profondo amore verso il fratello Stefano, un amore che ha reso il nostro Paese migliore. (Applausi) . Presidente, concludo dicendo che casi come quello di Stefano non devono accadere più, perché non è da Paese civile essere forti con i deboli e deboli con i forti. (Applausi) . MALAN (FdI) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN (FdI) . Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta ad una serie di interrogazioni sulla questione Autostrade per l'Italia, un affare promosso da ambienti del Ministero delle infrastrutture, poi variamente denominato, che comporta un furto a danno degli automobilisti e di tutti coloro che usano le autostrade e dunque praticamente di tutti, perché le merci che compriamo nei negozi passano in grandissima parte attraverso le autostrade, e che andrà invece a vantaggio dei gestori delle autostrade che hanno avuto una gestione così disastrosa da vedere il crollo del ponte Morandi. Le responsabilità specifiche di quel disastro sono in corso di accertamento da parte della magistratura, ma la carenza di manutenzione è palese e provata, poi il ponte può essere crollato per sfortuna, ma sta di fatto che sui pedaggi delle autostrade verranno caricati almeno otto miliardi in più della più grande delle cifre che si poteva immaginare di dare ai signori Benetton e ad Atlantia. Come se non bastasse, mentre si faceva quello, presso il Ministero, senza l'autorizzazione di nessuno, di un comma, di un ordine del giorno, si è stabilito di rimborsare ad Autostrade per l'Italia il 100 per cento della differenza di incassi che c'è stata nel 2019 rispetto agli incassi del 2020. E questo per il Covid, quando centinaia di migliaia di aziende italiane si sono viste rimborsare il 2, il 5, il 10, lo 0 per cento e anche in ritardo, trovandosi in molti casi costrette a chiudere. È possibile che si trovino solo per i primi tre mesi oltre 500 milioni da portare via agli italiani, quando centinaia di migliaia di aziende hanno chiuso oppure sono in grave difficoltà perché hanno ricevuto ristori praticamente nulli? Parliamo di società che non hanno avuto meno incassi, come le autostrade, ma hanno avuto zero incassi, anzi hanno avuto solo le spese, perché, quando a un ristorante si proibisce di aprire, non è che può arrangiarsi a incassare comunque. Invece le autostrade continuavano incassare e, nel complesso, hanno incassato più di quanto era stabilito nei piani finanziari. Questo è stato ignorato volutamente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (ora della mobilità sostenibile), senza mai rispondere alle interrogazioni. Questo è veramente un insulto al Parlamento e agli italiani.