[pronunce]

– Nel proprio ricorso, la Regione Toscana sostiene che l'art. 30 del d. l. n. 223 del 2006, aggravando il vincolo derivante dall'art. 1, comma 198, della legge n. 266 del 2005 (mediante la previsione del divieto di procedere ad assunzioni a carico degli enti che non abbiano potuto rispettarlo), lede l'autonomia in materia di ordinamento degli uffici e di stato giuridico dei dipendenti – in cui rientra anche la disciplina delle assunzioni – che compete alle Regioni ai sensi dell'art. 117, quarto comma, della Costituzione ed incide sull'ordinamento e sull'organizzazione regionali. Né la norma potrebbe ritenersi legittima in virtù del necessario concorso delle autonomie regionali e locali al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, perché il legislatore statale deve comunque salvaguardare l'autonomia degli enti nell'attuazione di quegli obiettivi. La Regione conclude ribadendo che limiti e vincoli puntuali a specifiche voci di spesa delle Regioni e degli enti regionali, aggravati con la previsione, posta dall'impugnata disposizione, del divieto di future assunzioni in caso di inosservanza dei vincoli stessi, sono illegittimi per violazione degli artt. 117 e 119 Costituzione. 4. – Anche la Regione Valle d'Aosta impugna il citato art. 30 nella parte in cui, modificando il comma 204 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005, stabilisce a carico delle amministrazioni regionali e locali un divieto assoluto e temporalmente illimitato di procedere ad assunzioni di personale, perché la norma, ponendo un limite diretto, immediato ed integrale ad una singola voce di spesa, quale quella relativa alle assunzioni, non può essere considerata come rivolta alla posizione di norme di principio ai sensi degli artt. 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione. La Regione aggiunge che il divieto di assumere personale a tempo indeterminato contrasta anche con l'art. 2, primo comma, dello statuto della Regione Valle d'Aosta, il quale, alle lettere a) e b), stabilisce, rispettivamente, che la Regione ha potestà legislativa piena sia in materia di «ordinamento degli uffici e degli enti dipendenti dalla regione e stato giuridico ed economico del personale», sia in materia di «ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni». Conseguentemente esula dalla competenza dello Stato intervenire con norme, come quella censurata, che incidono sull'ordinamento degli uffici regionali, pretendendo di definirne la composizione attraverso divieti relativi all'assunzione di personale, e sullo stato giuridico del personale medesimo, mediante il divieto di assunzioni a qualsiasi titolo. Parimenti, la competenza legislativa regionale sull'ordinamento degli enti locali implica la competenza della Regione a dettare la disciplina riguardante anche gli aspetti concernenti l'entità numerica del personale dipendente. Infine, la ricorrente lamenta che la norma impugnata contrasta con l'art. 4 dello statuto della Regione Valle d'Aosta che, attribuendo alla Regione le funzioni amministrative sulle materie nelle quali essa ha potestà legislativa, implicitamente tutela l'autonomia regionale in materia di attività (e relative determinazioni di spesa) dirette all'assunzione del personale necessario per svolgere dette funzioni ed assicurare il buon andamento ed il funzionamento degli uffici e degli enti dipendenti dalla Regione stessa. 4.1. – La Regione Valle d'Aosta impugna l'art. 30 del d. l. n. 223 del 2006 anche nella parte in cui, modificando il comma 204 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005, prevede la costituzione di un tavolo tecnico con rappresentanti del sistema delle autonomie designati dai relativi enti esponenziali e dello Stato, con la finalità di monitorare e verificare gli adempimenti, posti anche a carico delle Regioni, previsti al comma 198 dell'art. 1 della legge n. 266 del 2005. Ad avviso della ricorrente quelle attribuite al tavolo tecnico sarebbero funzioni di controllo sugli atti di spesa degli enti destinatari, incompatibili sia con l'art. 9, secondo comma, della legge cost. n. 3 del 2001, che tali controlli esclude, sia con l'art. 2, primo comma, lettera b), dello statuto della Regione Valle d'Aosta che, attribuendo alla potestà legislativa primaria della Regione la materia «ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni», comprenderebbe tra le attribuzioni regionali anche il regime dei controlli sugli atti degli enti locali. Secondo la Regione, poi, l'art. 30 del d. l. n. 223 del 2006 sarebbe illegittimo anche con riguardo alle modalità di composizione del tavolo tecnico. La norma, infatti, nello stabilire genericamente che esso include «rappresentanti del sistema delle autonomie designati dai relativi enti esponenziali», non terrebbe conto della posizione differenziata che nell'impianto costituzionale assumono le Regioni speciali ed in particolare la Valle d'Aosta. Infatti il vago richiamo agli «enti esponenziali» del sistema delle autonomie trascurerebbe che tra le autonomie regionali esistono posizioni costituzionalmente differenziate, con conseguente menomazione della garanzia che l'art. 116, primo comma, Cost., accorda alle Regioni a statuto speciale, garanzia la quale richiederebbe che, nel disciplinare la composizione del tavolo tecnico, il legislatore statale predisponga un sistema in grado di assicurare la distinta rappresentanza delle predette Regioni. 5. – La sola Regione Veneto impugna anche l'art. 34, comma 1, del d. l. n. 223 del 2006, il quale aggiunge all'art. 24, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), un ulteriore periodo a norma del quale i criteri per l'individuazione dei trattamenti accessori massimi spettanti al personale dirigenziale sono stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, secondo principi di contenimento della spesa e di uniformità e perequazione. A parere della Regione, anche questa sarebbe una norma statale in materia di coordinamento della finanza pubblica dal contenuto specifico, dettagliato ed autoapplicativo. Essa non rispetterebbe gli artt. 117, terzo comma, e 119 Cost., perché non detta un principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica e non consente al legislatore regionale di porre in essere alcuna normativa di dettaglio della materia, non solo in via legislativa, ma nemmeno attraverso una normazione secondaria di mera esecuzione, impedendo alle Regioni di stabilire un diverso regime economico dei trattamenti accessori massimi per gli incarichi di uffici dirigenziali di livello generale, in relazione alle concrete realtà regionali. 6. – Il Presidente del Consiglio dei ministri si è costituito in ciascuno dei quattro giudizi. 6.1.