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un ritardo così rilevante non è giustificabile nemmeno alla luce della riduzione dell'attività degli uffici giudiziari causata dall'emergenza sanitaria in corso, considerato che il Tribunale in questione non è mai stato chiuso per i procedimenti urgenti, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi al fine di procedere ai necessari controlli di competenza presso il Tribunale per i minorenni per accertare le ragioni di un ritardo di questa entità. Atto n. 4-03544 PAPATHEU Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Premesso che: il 20 maggio 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante "Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da Covid-19"; esso prevede una serie di azioni rivolte al sostegno di diverse categorie ed anche al comparto del turismo ma, come già avvenuto nei precedenti decreti emessi dal Governo in riferimento all'emergenza sanitaria da coronavirus, ha escluso alcune figure professionali da qualsiasi tutela per la sopravvivenza; in particolare vengono esclusi agenti di viaggio e tour operator , figure chiave per il turismo e nell'ambito delle dinamiche riguardanti l'industria dell'accoglienza; "il lavoro delle agenzie di viaggio e dei tour operator è stato letteralmente azzerato per i sei mesi passati e per tutta la programmazione futura almeno fino alla fine dell'anno 2020", hanno lamentato in una nota i rappresentanti di "Facciamo gruppo agenti di viaggio e tour operator" e Unimpresa Sicilia, interpretando il sentimento e la preoccupazione per le sorti di oltre 11.000 imprese ed evidenziando che si tratta di realtà produttive che "producono ricchezza e lavoro e pagano le tasse in Italia", non nei paradisi fiscali esteri; in tutti questi anni agenti di viaggio e tour operator non hanno mai chiesto aiuto impegnandosi per superare ogni difficoltà, ma stavolta non possono farcela da soli. Queste aziende sono fatte di persone che lavorano e danno lavoro, cittadini e famiglie, vittime di un dramma economico che rischia di diventare una tragedia sociale. Senza aiuti ma con le tasse da pagare, in un momento in cui il turismo è fermo e le frontiere sono ancora chiuse, gli operatori dell'accoglienza ribadiscono di non poter riaprire; al Governo viene chiesto di riconoscere, in primis , il tour operator come organizzatore e l'agenzia di viaggi come intermediario ma soprattutto una serie di misure urgenti ed indifferibili, tra cui: "la pace fiscale per gli anni 2020-2021, finanziamenti a fondo perduto nella misura dell'80% in rapporto sulle perdite di fatturato in relazione al bilancio dell'anno precedente; ed inoltre il credito d'imposta a far valere su tutti gli oneri contributivi e a garanzia di tutti i lavoratori inclusi i titolari, tasse ed eventuali costo d'affitto locali adibiti all'attività". Inoltre: "Moratoria per 2 anni del fondo di garanzia; applicazione contratti di solidarietà per mantenere la forza lavoro; cassa integrazione ordinaria ed in deroga almeno fino al 31 dicembre 2020 o, fino ad effettiva ripresa del Turismo"; viene richiesto dagli addetti del settore: "il rifinanziamento della CIG in deroga per ulteriori 9 mesi (totale 12 mesi), e renderla attiva cioè permettere al lavoratore la presenza in ufficio per preparare il rientro alla normalità; esonero pagamento contributi Inps per 12 mesi; esonero di tutti i pagamenti fiscali per 12 mesi; rinvio della copertura delle perdite del bilancio 2020; sensibilizzazione dei dirigenti scolastici, da parte del Miur, alla pianificazione ed organizzazione dei viaggi scolastici anno 2020-2021"; sono tutte misure che al momento non sono state previste e nemmeno prese in considerazione dal Governo, che ha dimenticato questo comparto; tali iniziative appaiono vitali per impedire il fallimento delle aziende con la preventivabile perdita di numerosi posti di lavoro ed il concreto rischio di nuovo disagio sociale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda adottare misure urgenti, ed in tal caso quali, a sostegno della categoria e se ritenga opportuno l'avvio immediato di un tavolo tecnico con agenti di viaggio e tour operator per discutere le problematiche del settore. Atto n. 4-03545 PAPATHEU Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: si apprende da notizie di stampa che di recente, a Pozzallo (Ragusa), sono arrivate navi per il trasporto di grano estero nel nostro territorio; ciò non può che rappresentare motivo di apprensione per gli agricoltori siciliani dediti alla produzione di grano duro; da diversi anni il prezzo del grano duro della Sicilia e, in generale, del Sud Italia è oggetto a quanto risulta di speculazioni al ribasso ed è rimasto bloccato a 18-20 euro al quintale, mentre da poco meno di un anno, nel contesto di congiunture internazionali, il prezzo del grano è invece risalito, raggiungendo in alcune aree del Mezzogiorno anche i 30-31 euro al quintale; a spiegare il perché dell'arrivo delle navi a Pozzallo sarebbe il fatto che da qualche settimana il prezzo del grano duro siciliano pagato agli agricoltori sarebbe passato a 27 euro mentre i titolari dei mulini lo pagano 30 euro; le dinamiche in atto hanno subito destato la preoccupazione dei grandi protagonisti del mercato del grano duro italiano, secondo i quali il grano estero sarebbe stato acquistato a un prezzo che si aggirerebbe intorno a 20-22 euro al quintale, quindi anche se fosse stato pagato a 22 euro al quintale, sarebbe ben 5 euro in meno dell'odierno prezzo del grano duro siciliano; uno "schiaffo" agli agricoltori siciliani che, dopo anni di prezzi bassi, stavano cominciando a guadagnare qualcosa; ci si chiede in particolare se il grano estero arrivato a Pozzallo sia di qualità, da dove provenga esattamente e se vi siano tutte le necessarie garanzie del caso, a maggior ragione in un periodo di emergenza epidemiologica mondiale; la prospettiva di una crescita del prezzo del grano preoccupa la filiera, inevitabilmente anche per il concreto rischio di presumibili rincari ai danni dei consumatori; appare fondamentale fare immediata chiarezza sulla vicenda, anche in vista dell'ormai imminente periodo di mieti-trebbiatura prevista tra giugno e luglio, nella quale gli agricoltori siciliani dovranno decidere come impiegare il grano che verrà raccolto, tenendo anche conto che alcuni addetti ai lavori disporrebbero ancora di fornitura di grano duro conservato lo scorso anno; bisogna verificare il prezzo che decideranno di fare gli agricoltori locali, quelli della Sicilia e dell'intero Sud Italia, che ancora una volta si sentono penalizzati, e quali dovranno essere le condizioni più idonee per la vendita del prodotto ai produttori di pasta locale; gli agricoltori siciliani ribadiscono che i derivati del grano che arrivano sulle proprie tavole non hanno nulla a che spartire con la Sicilia;