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Il disegno di legge in esame contiene quindi un atto di giustizia perché in Europa, così ricca di cultura ma anche di tecnologia (perché se non ci fosse stato Guglielmo Marconi e qualcun altro non ci sarebbe stato nemmeno Internet e tutto il resto), ci sia un po' di equità. La norma in discussione contiene un principio importante, speriamo che venga attuato al più presto in Italia perché serviranno altri provvedimenti (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Masini. Ne ha facoltà. MASINI (FIBP-UDC) . Signor Presidente, gentili colleghi, siamo oggi chiamati a esaminare un provvedimento che da sempre è stato colpevolmente sottovalutato, ma che in realtà riveste un ruolo fondamentale per la vita della Nazione: la legge di delegazione europea. La legge di delegazione europea è costituita da una moltitudine di deleghe legislative che il Parlamento cede al Governo al fine di adeguare l'impianto normativo nazionale alle nuove disposizioni comunitarie. Anche quest'anno sono tante le aree in cui si interviene, dalla salute all'ambiente, dalla cybersicurezza alla finanza. Milioni di nostri concittadini dovranno quindi fare i conti con queste nuove norme. Considerando l'importanza di queste leggi, auspico la celere individuazione di modelli che rendano possibile anticipare ex ante l'impatto di tale legislazione sul tessuto socio-economico. Spesso infatti subiamo provvedimenti che penalizzano i nostri imprenditori a tutto vantaggio di quelli di Paesi meglio strutturati nella pratica dell'opera di lobbying presso le istituzioni europee. Dobbiamo invece imparare a essere molto più preparati su provvedimenti legislativi che sono il trait d'union tra Bruxelles e Roma. Provando ad entrare nel dettaglio di questo che, come dicevo poc'anzi, è un provvedimento estremamente complesso ma che interessa diversi ambiti della vita dei nostri cittadini, è necessario prima di ogni cosa fare un passaggio sulle diverse direttive europee che il nostro Paese si accinge a recepire. Su ogni argomento Forza Italia ha provato a dare il suo contributo per un migliore adeguamento delle direttive europee al tessuto legislativo nazionale, tenendo conto delle peculiarità del nostro Paese e per fare in modo che non impattassero in maniera estranea sulla vita quotidiana degli italiani. Devo dire - permettetemi questa piccola digressione - che il dibattito in Commissione è stato sereno, collaborativo e per questo mi sento di ringraziare tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione e il relatore, senatore Pittella, per aver superato gli steccati partitici e aver provato a trovare una giusta sintesi tra le varie posizioni. Probabilmente la complessità dell'atto e la percezione, ovviamente errata, che esso non impatti direttamente sulle politiche nazionali, ha fatto sì che non ci fossero le pressioni esterne che spesso e volentieri hanno incagliato i lavori parlamentari. Detto questo, rientro nel merito del provvedimento citando solo alcuni aspetti su cui abbiamo inciso in maniera significativa. Ad esempio, per ciò che riguarda il settore delle comunicazioni, sia la tutela degli utenti, sia la tutela del diritto d'autore costituiscono un nodo fondamentale per la normativa. Per quanto Forza Italia si sia sempre dimostrata pronta a sostenere il progresso, lo sviluppo e la semplificazione delle nuove tecnologie per la comunicazione, dobbiamo però tutelare con attenzione i diritti dei produttori, ma anche quelli dei consumatori. In questa direzione abbiamo presentato una serie di emendamenti e di ordini del giorno che sono stati accolti, magari riformulati dalla maggioranza - questo sì - affinché nelle deleghe si imponga una maggiore attenzione alla garanzia dei prodotti delle nostre aziende di comunicazione. Manca garantire i singoli artisti, come diceva prima il collega Gasparri, che vedono spesso compromesso il loro diritto di compenso dalle grandi multinazionali extraeuropee dello streaming e della diffusione. Altro tema di particolare rilievo su cui abbiamo provato a dare il nostro contributo è quello sullo sviluppo delle energie rinnovabili, un argomento anche questo che sembra forse lontano dai cittadini, ma che in realtà ha un impatto diretto e forte sulle loro vite e sul loro portafogli. Le aziende del settore elettrico rappresentano una leva strategica fondamentale a supporto del rilancio dell'economia del Paese e, secondo il piano nazionale integrato per l'energia e il clima, il nostro Paese dovrà raggiungere, nel 2030, il 30 per cento di energia da fonti rinnovabili sui consumi finali lordi. Per il solo settore elettrico, questo target si tradurrebbe in un valore pari a oltre il 55 per cento di fonti rinnovabili rispetto ai consumi interni lordi di energia elettrica previsti. Si tratta di una sfida sicuramente ambiziosa per la quale le fonti rinnovabili saranno chiamate a ricoprire un ruolo primario nel mercato elettrico e per conseguire un simile sviluppo dovranno essere previste iniziative che contemplino anche investimenti per rinnovare, e in alcuni casi mantenere in efficienza, gli impianti esistenti. In quest'ottica è imprescindibile superare le barriere, anche normative, che ostacolano il pieno sviluppo delle fonti di energia rinnovabili ed è in questa direzione che dovranno andare le deleghe che il Governo dovrà affrontare il più presto possibile. C'è poi una modifica di cui siamo particolarmente orgogliosi e che è diventata parte integrante del testo che ci apprestiamo a votare: la collega senatrice Rizzotti ha infatti presentato un emendamento per inserire nel novero dei farmaci veterinari prescrivibili in modalità elettronica anche quelli ad azione stupefacente o psicotropa, come già avviene per lo stesso tipo di medicinali in campo umano. Anche questo sembra un intervento lontano dalla vita quotidiana ma l'emergenza Covid ha dimostrato come la dematerializzazione delle ricette mediche sia utile e quanto la tracciabilità e la reperibilità di informazioni relative alla sanità pubblica, e quindi anche a quella animale (perché tutti abbiamo a cuore la salute degli animali), sia fondamentale per una maggiore tutela dei cittadini. Tanti quindi gli ambiti di intervento di questo provvedimento, un provvedimento che dovrebbe dare l'esatta misura di quanto l'Europa e i suoi Stati membri dovrebbero collaborare per un uno sviluppo davvero consolidato e comune. Non posso quindi non fare una breve riflessione sullo stato delle cose rispetto ai rapporti tra il nostro Paese e l'Unione europea ed è impossibile non partire purtroppo dalla tragedia del Covid-19 e dal terribile impatto che questa pandemia ha avuto sulla nostra società e sulla nostra economia. La risposta comunitaria è stata inizialmente balbettante, forse a causa di un'estrema sottovalutazione del problema: l'episodio di egoismo nazionale, con il blocco del materiale alla frontiera, o la lentezza con cui si sono messi in campo gli strumenti necessari ad uscire dall'emergenza hanno fatto - ahimè - vacillare pesantemente in questa prima fase le fondamenta stessa dell'istituto comunitario. Eppure proprio questa legge di delegazione europea, con le sue direttive da recepire e le sue deleghe da assegnare ci dimostra che lo scopo principale dell'Unione è quello di creare percorsi comuni che possano aiutare tutti gli Stati a progredire in maniera sincronica sulla strada dello sviluppo economico, sociale e culturale.