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La fatturazione elettronica è un meccanismo articolato e prevede, da parte sia del fornitore sia del cliente, il ricorso a fatture emesse, trasmesse, ricevute e conservate in formato elettronico. Si tratta quindi essenzialmente di una strumentazione utile ai fini di gestione aziendale, di riduzione dei costi e di integrazione automatica della contabilità. Per questo la diffusione della fatturazione elettronica sta richiedendo molto tempo: implica un cambio di abitudini e un minimo di costi iniziali, soprattutto per le micro e piccole imprese che la stanno recependo con qualche difficoltà, piuttosto che come una semplificazione di cui solo in futuro potranno apprezzare appieno i vantaggi economici di medio e lungo periodo. Si tratta di informazioni che già oggi il contribuente è tenuto a mettere a disposizione o a trasmettere all'amministrazione, per cui l'invio telematico è soltanto un cambio della modalità con cui si adempie a tale obbligo. Questo è un punto fondamentale da comprendere, perché l'invio telematico delle informazioni rilevanti dovrebbe ovviamente essere obbligatorio e generale, indipendentemente dall'utilizzazione di fatture elettroniche o cartacee. Si tratta di una mera razionalizzazione di obblighi già previsti e già eseguiti per via telematica. L'attenzione che poniamo su questa proposta di proroga nasce dal fatto che noi democratici comprendiamo la delicatezza del passaggio rappresentato dall'introduzione di questa innovazione tecnologica e dal conseguente cambio di modalità, quindi raccogliamo le istanze delle organizzazioni di settore e dei soggetti a cui la proroga si rivolge. E tuttavia vediamo il rischio che queste disposizioni, pur andando incontro alle richieste dei gestori di impianti di distribuzione di carburanti, rappresentano un primo importante indebolimento delle politiche di contrasto all'evasione fiscale ed in particolare dell'imposta sul valore aggiunto, a cui i precedenti Governi avevano dedicato particolare attenzione. Dalle misure di contrasto all'evasione fiscale sono state recuperate nella scorsa legislatura ingenti risorse: nel solo anno 2017, secondo i dati diffusi dall'Agenzia delle entrate lo scorso febbraio, dalla lotta all'evasione sono stati recuperati 25,8 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi dall'Agenzia delle entrate e 5,7 miliardi dalla riscossione degli enti territoriali. Un contributo non trascurabile al recupero di gettito IVA è arrivato proprio dalle misure sulla fatturazione elettronica tra i privati. A questo proposito è utile ricordare che, secondo i dati riportati dall'ultima relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva, la quantità di IVA non versata è superiore ai 34 miliardi di euro, un valore che supera il 2 per cento del PIL e che in rapporto all'IVA totale supera il 26 per cento. Dai provvedimenti approvati dal Governo a guida MoVimento 5 Stelle e Lega emerge una preoccupante inversione di tendenza rispetto al lavoro svolto nella precedente legislatura. Diversi strumenti di contrasto all'evasione fiscale, la cui efficacia è attestata dallo stesso Ministero dell'economia e delle finanze, dall'Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza, sono ora oggetto di importanti modifiche: alla proroga della fatturazione elettronica, prevista nel decreto-legge in esame, si aggiungono, a seguito dell'entrata in vigore del "decreto dignità", il rinvio degli adempimenti previsti dallo spesometro, l'abolizione del redditometro e l'abolizione dello split payment per i professionisti. Questi primi interventi del Governo Salvini-Di Maio, oltre a ridurre l'efficacia e la disponibilità di strumenti di contrasto all'evasione, comportano una preoccupante perdita di gettito: per effetto delle disposizioni introdotte dal decreto-legge in esame, si registra infatti una perdita di gettito di 56,9 milioni di euro per 2018 e di 29 milioni di euro per il 2019; a questi si aggiungeranno gli oneri connessi alle altre misure appena richiamate contenute nel decreto-legge dignità. Onorevoli colleghi senatori, vorrei allora cogliere questa occasione per evitare che nell'ansia di cambiamento, programmato piuttosto che praticato, si ripeta ciò che è drammaticamente accaduto ogni volta che la destra o il centro-destra è andato al Governo di questo Paese. Negli ultimi anni l'evoluzione dei sistemi fiscali è stata caratterizzata da un ricorso sempre più esteso a sistemi e metodologie informatiche e telematiche, che hanno coinvolto sia l'amministrazione sia i contribuenti. Anche le raccomandazioni delle istituzioni internazionali indicano nell'uso sistematico delle nuove tecnologie la via della modernizzazione dei sistemi fiscali e del miglioramento degli adempimenti fiscali. Non vi è dubbio quindi che il futuro dei sistemi fiscali sarà sempre più digitale. I vantaggi derivanti da tale approccio sono notevoli, in termini sia di semplificazione per i contribuenti, sia di efficienza dei sistemi di assistenza e di controllo. E certo in questa direzione hanno guardato le scelte fatte nell'ultima legge di bilancio, in particolare con l'introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria anche per le transazioni commerciali tra privati, da cui possiamo attenderci una riduzione significativa del livello di evasione fiscale. Onorevoli colleghi senatori della maggioranza, ho voluto ricordare questi aspetti, che riguardano anche i percorsi del passato in merito a come queste riforme, soprattutto le proposte del centrosinistra, siano state nel tempo smontate dai successivi Governi del centrodestra, perché sarebbe sbagliato e autolesionistico disperdere il lavoro fatto dai Governi di centrosinistra e dal Parlamento nella scorsa legislatura. Un lavoro che ha rappresentato un salto di qualità decisivo per il funzionamento del nostro sistema fiscale. Per concludere, con questo tentativo di ripercorrere alcune delle tappe principali che hanno riguardato l'ammodernamento del nostro sistema fiscale, ho cercato di rileggere un po' la storia recente del nostro Paese. Emerge con chiarezza tutta l'urgenza di ricercare, innanzitutto, una maggiore coesione tra le forze politiche su questi temi, pur nel rispetto delle diverse posizioni politiche e dei propri programmi. Il tema della fedeltà fiscale non dovrebbe essere teso a dividere le nostre relazioni politiche. Ripeto, è urgente ricercare una maggiore coesione tra le forze politiche, nel momento in cui più drammatico appare il portato di un ventennio caratterizzato da quello che è stato definito il maggioritario muscolare. L'impegno riformistico degli ultimi anni non deve andare sprecato. Anche oggi il ministro Tria ribadiva in Commissione finanze che per il sistema produttivo è fondamentale la certezza del diritto, cioè non smontare in ogni nuova legislatura quanto è stato fatto di buono nella precedente, soltanto per motivi di battaglia e conflitto politico. Dobbiamo cercare, cioè, di non sprecare i risultati buoni che abbiamo conquistato, come Paese, nella scorsa legislatura. Nonostante ci sia stato qualche appannamento - e l'abbiamo registrato anche nella nostra azione di governo - non v'è dubbio che alcune scelte fatte non sono state completamente adeguate in alcuni frangenti. Ma quanto abbia inciso in questo l'atteggiamento liquidatorio e pretestuoso di un certo modo di fare opposizione lo possiamo vedere ancora oggi, più interessato spesso ad accumulare consenso agitando i problemi, piuttosto che a trovare soluzioni utili a risolverli. (Richiami del Presidente).