[pronunce]

Nel merito, la difesa della Camera dei deputati insiste sul collegamento tra le dichiarazioni del deputato Bondi di cui si tratta e l'attività parlamentare dello stesso, con particolare riferimento all'intervento nella seduta dell'Assemblea dell'11 giugno 2002, svolto nel corso dei lavori preparatori relativi al progetto di legge recante «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita», presentato alla Camera in data 31 maggio 2001, ed approvato definitivamente, dopo un complesso iter parlamentare, in data 10 febbraio 2004. Né il lasso di tempo intercorso tra detto intervento e le dichiarazioni in questione precluderebbe la possibilità di avvalersi del citato atto parlamentare per legittimare la operatività della garanzia di cui all'art. 68, primo comma, della Costituzione, avuto riguardo al fatto che l'atto tipico e la dichiarazione resa extra moenia dal deputato Bondi si collocano nello stesso arco temporale, corrispondente allo svolgimento del dibattito parlamentare sulla disciplina della fecondazione assistita. In realtà, detta dichiarazione non rappresenta altro che la divulgazione, ancorché in forma sintetica, delle riflessioni presenti nell'intervento dell'11 giugno 2002, con riguardo alla relatività e controvertibilità delle conoscenze scientifiche, e, quindi, alla loro «falsificabilità», caratteristiche che avrebbero dovuto spingere ad adottare il metodo del confronto tra le diverse posizioni, e non già quello delle esposizioni unilaterali. Si sottolinea, altresì, nella memoria che il deputato Bondi, partecipando regolarmente alle votazioni relative ai singoli articoli del progetto di legge, aveva preso posizione sulle specifiche discipline oggetto della critica avanzata dai due medici.1. – Il Tribunale di Roma ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione adottata dall'Assemblea nella seduta del 30 settembre 2004 (Documento IV-quater, n. 106), con la quale è stato affermato che le dichiarazioni per le quali il deputato è convenuto in un giudizio civile per risarcimento del danno concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e sono, pertanto, insindacabili, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. 2. – Preliminarmente, deve essere confermata l'ammissibilità del conflitto sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto nell'ordinanza n. 119 del 2005. 3. – È priva di fondamento la deduzione di nullità o di inesistenza della delibera della Camera, avanzata sotto il profilo che sarebbe mancata una concreta valutazione dei fatti per i quali era stata richiesta, nonché una congrua motivazione, essendo stata la delibera di cui si tratta approvata senza alcuna relazione introduttiva ed in assenza di alcuna discussione, mentre la relazione predisposta dalla Giunta per le autorizzazioni sarebbe stata allegata al resoconto stenografico della seduta della Camera, senza che da ciò potesse risultare che il contenuto della relazione stessa fosse stato portato a conoscenza dell'Assemblea prima della votazione. Il giudizio della Corte sul conflitto di attribuzione non si configura come giudizio impugnatorio, essendo diretto non già a valutare la congruità della motivazione della delibera di insindacabilità, ma ad accertare la effettiva sussistenza dei presupposti per l'applicabilità dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. D'altra parte, come sottolineato dalla difesa della Camera, la relazione della Giunta per le autorizzazioni, cui la delibera dell'Assemblea rinvia quanto alla motivazione, era stata presentata, come è prassi, alla Presidenza della Camera, in modo da essere nella disponibilità di ognuno dei deputati, che erano tutti, pertanto, in grado di conoscere i fatti e compiere valutazioni. In ogni caso, gli interventi svolti in sede di dichiarazione di voto da parte dei parlamentari intervenuti testimoniano l'ampiezza della discussione svolta sul tema in sede di Assemblea. 4. – Nel merito, il ricorso è fondato, per l'inesistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni del deputato Bondi e le sue funzioni parlamentari. Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, per la esistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare e l'espletamento delle sue funzioni, è necessario che tali dichiarazioni siano identificabili come espressione dell'esercizio di attività parlamentari. Peraltro, il «contesto politico» o comunque l'inerenza a temi di rilievo generale dibattuti in Parlamento, entro cui le dichiarazioni del deputato si possano collocare, non vale in sé a connotarle quali espressive della funzione, ove esse, non costituendo la sostanziale riproduzione delle specifiche opinioni manifestate dal parlamentare nell'esercizio delle proprie attribuzioni, siano non già il riflesso del peculiare contributo che ciascun deputato e ciascun senatore apporta alla vita parlamentare mediante le proprie opinioni e i propri voti (come tale coperto, a garanzia delle prerogative delle Camere, dall'insindacabilità), ma una ulteriore e diversa articolazione di siffatto contributo, elaborata ed offerta alla pubblica opinione nell'esercizio della libera manifestazione del pensiero assicurata a tutti dall'art. 21 della Costituzione (sentenze n. 317 e n. 260 del 2006). Nella specie, la Camera dei deputati, a sostegno della sussistenza del nesso funzionale, ha richiamato l'intervento svolto in Assemblea dal deputato nella seduta dell'11 giugno 2002 (circa 18 mesi prima della divulgazione delle sue opinioni), durante la discussione del progetto di legge recante «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita», nel corso della quale il predetto deputato aveva preso la parola sottolineando la necessità di adottare, nella individuazione della disciplina della materia, data la delicatezza della stessa, il metodo della ricerca del più ampio accordo possibile attraverso il confronto su di un nucleo di valori etici fondamentali, e di superare anche la contrapposizione tra cultura laica e cattolica. Orbene, i due elementi che debbono contemporaneamente ricorrere affinché possa dirsi sussistente il nesso funzionale tra atto atipico e funzione parlamentare sono il legame temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna, di modo che questa assuma una finalità divulgativa della prima, e la sostanziale corrispondenza di significato tra opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari e atti esterni, non essendo sufficienti né una mera comunanza di argomenti né un mero contesto politico cui esse possano riferirsi (si vedano, ex plurimis, le sentenze n. 317, n. 258 e n. 221 del 2006, n. 176 e n. 28 del 2005). Nella specie, il requisito della sostanziale corrispondenza di significato tra opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari e atti esterni si rivela del tutto carente, ove si consideri che l'intervento svolto in Assemblea dal deputato era esclusivamente incentrato sulla esigenza del confronto su temi tanto delicati, e non faceva in alcun modo riferimento agli specifici argomenti oggetto delle dichiarazioni rese dai due ginecologi nel corso della trasmissione televisiva «Domenica in», né, ovviamente, alle critiche espresse da costoro (diciotto mesi dopo) nei confronti del testo legislativo da approvare;