[pronunce]

che è intervenuto nei giudizi di legittimità costituzionale il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo alla Corte di dichiarare la questione inammissibile e comunque infondata; che secondo l'Avvocatura la disposizione censurata non consente che coloro che siano stati ammessi ad una misura alternativa alla detenzione e che successivamente se la siano vista revocare possano ora godere del beneficio introdotto dalla legge n. 207 del 2003; che l'art. 2, comma 3, della legge citata prevede che la sospensione della parte finale della pena “non si applica quando la persona condannata è stata ammessa alle misure alternative alla detenzione”, senza che ciò significhi la “sottoposizione attuale” alla misura alternativa, ma al contrario facendo riferimento esclusivamente ad una precedente ammissione; che per tale ragione, prosegue l'Avvocatura, il semplice fatto che la persona condannata sia stata ammessa alla misura alternativa e sia uscita quindi dal regime detentivo penitenziario osta alla concessione del nuovo beneficio, restando del tutto indifferenti le vicende successive cha hanno riguardato la misura, e cioè se essa sia stata o meno revocata; che, prosegue la memoria, il beneficio introdotto dalla legge n. 207 del 2003, pur non essendo propriamente una misura alternativa, presenta con queste alcune affinità e che il legislatore ha voluto, in sostanza, recepire per il nuovo istituto la disciplina già prevista dall'art. 58-quater, secondo il quale chi si vede revocata una misura alternativa non può ottenerne una nuova per i successivi tre anni; che secondo l'Avvocatura la questione sollevata, lungi dall'evidenziare profili di legittimità costituzionale, vale solo a confortare una interpretazione della norma, conforme a Costituzione, fatta propria dallo stesso giudice a quo, essendo al contrario manifestamente assurde le conseguenze di una interpretazione opposta a quella offerta; che il Magistrato di sorveglianza di Foggia, con sette ordinanze aventi contenuto sostanzialmente identico a quelle emesse dal Magistrato di sorveglianza di Bari, ha sollevato negli stessi termini la medesima questione di legittimità costituzionale; che anche in questi giudizi è intervenuta l'Avvocatura generale dello Stato, svolgendo le medesime difese; che altra ordinanza di contenuto identico è stata emessa dal Tribunale di sorveglianza di Bari, investito della decisione del reclamo proposto da un condannato avverso la ordinanza del Magistrato di sorveglianza di Foggia con la quale era stata dichiarata inammissibile la sua domanda di applicazione dell' “indultino”. Considerato che tutte le ordinanze in esame sollevano questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 3, lett. d), della legge 1° agosto 2003, n. 207 (Sospensione condizionata dell'esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni), nella parte in cui consente l'ammissione al beneficio di coloro i quali abbiano subito la revoca, per fatto colpevole, di una misura alternativa alla detenzione, e che le questioni vanno quindi riunite; che questa Corte, con la sentenza n. 278 del 2005, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della disposizione censurata; che occorre quindi restituire gli atti ai giudici rimettenti perché valutino, alla luce della citata sentenza della Corte, la perdurante rilevanza delle questioni sollevate nei giudizi a quibus.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, ordina la restituzione degli atti al Magistrato di sorveglianza di Foggia, al Magistrato di sorveglianza di Bari ed al Tribunale di sorveglianza di Bari. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 settembre 2005. F.to: Piero Alberto CAPOTOSTI, Presidente Fernanda CONTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 settembre 2005. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA