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Allo stato il sito è in gestione da parte della pubblica autorità (prefetto di Genova ex articolo 12 del citato decreto-legge n. 27 del 2019, già Commissario delegato ex ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3554 del 2006). Per effetto, infatti, dell'articolo 13, comma 2, lettera b) , del decreto-legge 30 dicembre 2021, n. 228, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 febbraio 2022, n. 15 il termine stabilito per la « riconsegna dei beni agli aventi diritto » in seguito alla cessazione del regime straordinario (articolo 12 del decreto-legge 29 marzo 2019 n. 27, convertito con modificazioni in legge 21 maggio 2019, n. 44) è stato prorogato al 31 dicembre 2022. Sicché, la cessazione dell'efficacia dell'articolo 12 comporterebbe ex lege il ritorno dello stabilimento nella disponibilità del proprietario (società Immobiliare Val Lerone in liquidazione), il quale sarebbe inevitabilmente arricchito per effetto dell'attività sinora svolta dalla pubblica amministrazione con l'impiego di notevoli risorse economiche. Al fine di recuperare almeno in parte l'ingente credito erariale rimasto insoddisfatto, è in corso di valutazione da parte dell'Avvocatura distrettuale dello Stato di Genova la possibilità di agire in via giudiziale nei confronti dalla società Immobiliare Val Lerone in liquidazione, per poi, una volta acquisito il titolo esecutivo, iniziare una procedura esecutiva individuale (espressamente dichiarata ammessa in deroga all'articolo 51 della legge fallimentare) volta all'acquisizione definitiva del compendio immobiliare. Allo stato si è in attesa delle valutazioni dell'organo legale; la proroga dell'articolo 12 consentirebbe di concludere questa importante attività legale in corso finalizzata ad agire in via giudiziale nei confronti dalla società Immobiliare Val Lerone in liquidazione per il recupero delle spese sonora sostenute dalla Pubblica amministrazione. 5. Conclusioni In mancanza della richiesta proroga e in assenza di un regime transitorio che, data la fattispecie in esame, non può che essere di livello normativo primario: 1) la contabilità speciale a carico della quale sono garantiti i presidi ambientali che allo stato evitano il propagarsi della contaminazione ambientale (cromo) a mare non potrà più essere utilizzata; 2) verrebbero meno i citati presidi ambientali (barriere idrauliche e impianto di trattamento delle acque contaminate) attualmente gestiti dal prefetto in forza dei poteri previsti dall'articolo 12 del citato decreto-legge n. 27 del 2019, con sicure e gravi conseguenze di contaminazione ambientale da cromo esavalente; 3) si interromperebbero i lavori già appaltati finanziati con i fondi FSC, mettendo a rischio il termine di ultimazione lavori che in base al regime giuridico di tali fondi è previsti al 31 dicembre 2025; 4) il regime derogatorio dell'attuale gestione del deposito dei rifiuti speciali pericolosi, previsto dall'articolo 12 del citato decreto-legge n. 27 del 2019, verrebbe meno con conseguente, istantanea mancanza di copertura normativa alla citata gestione in deroga, la quale, in via ordinaria, non sarebbe consentita; 5) la cessazione dell'efficacia dell'articolo 12 comporterebbe ex lege il ritorno dello stabilimento nella disponibilità del proprietario (società Immobiliare Val Lerone in liquidazione), il quale sarebbe inevitabilmente arricchito per effetto dell'attività sinora svolta dalla pubblica amministrazione con l'impiego di notevoli risorse economiche. Il comma 5 reca la proroga del termine per la riperimetrazione dei siti contaminati di interesse nazionale. La disposizione è volta a fissare in due anni il termine entro cui il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica può procedere alla riperimetrazione dei SIN esistenti secondo la procedura prevista all'articolo 17- bis del decreto-legge 6 novembre 2021, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 dicembre 2021, n. 233. Lo strumento del decreto-legge si rende indispensabile stante l'approssimarsi del termine previsto dalla norma la cui scadenza, in assenza di proroga, comporterebbe la consumazione del potere e, in ultima analisi, la permanenza di vincoli ambientali e conformativi di aree che non presentano più i requisiti di legge in ragione, per esempio, di indagini nelle more eseguite, oppure della conclusione delle operazioni di bonifica. È opportuno evidenziare che ad oggi risultano individuati 42 Siti di interesse nazionale (SIN), per una superficie cumulata che costituisce approssimativamente il 6 per mille del territorio nazionale (circa 170.000 ettari totali a terra e circa 78.000 ettari a mare). Sul sito internet del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (Mase) è disponibile una pagina dedicata all'anagrafica dei Siti di interesse nazionale (https://bonifichesiticontaminati.mite.gov.it/sin/anagrafica-denominazione-caratteristiche/) dalla quale è possibile accedere, per ciascun sito, ad una scheda descrittiva di sintesi e ad una rappresentazione grafica georiferita. In estrema sintesi, ogni Sito di interesse nazionale ha caratteristiche specifiche in termini di inquadramento geografico e territoriale (comuni interessati, diverse destinazioni urbanistiche, sia produttive che residenziali), storia produttiva (raffineria, chimica integrata, acciaierie, zone ASI, siti in esercizio, siti dismessi, aree a contaminazione passiva, ecc.) e problematiche ambientali (tipologie di contaminanti riscontrati, contaminazioni storiche, fonti attive di contaminazione, ecc.). La perimetrazione di un SIN determina un effetto conformativo della proprietà (TAR Lazio, Sez. I, 27 luglio 2010, n. 27771), nonché conseguenze giuridiche per i proprietari delle aree in considerazione delle operazioni preliminari di caratterizzazione e messa in sicurezza del sito (Consiglio di Stato, sez. VI, 27 dicembre 2011, n. 6843). La giurisprudenza ha chiarito che nei SIN il presupposto dell'evento potenzialmente in grado di contaminare il sito (previsto dall'articolo 242, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006, per le procedure ordinarie) è assorbito dall'inclusione dell'area all'interno della perimetrazione ai sensi dell'articolo 252 del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006, in ragione dei presupposti di legge « inerenti alla pericolosità degli inquinanti presenti nonché all'impatto ambientale in termini di rischiosità sanitaria ed ecologica » (TAR Lazio, sez. I, 15 ottobre 2008, n. 8920); la Suprema Corte di cassazione ha, altresì, statuito che « la inclusione di una determinata area all'interno del perimetro di un sito di interesse nazionale ne presuppone la potenziale contaminazione rendendola soggetta a caratterizzazione » (Cass azione penale. , Sez. III, 2 febbraio 2018, n. 5075). A tal proposito vale richiamare l'articolo 242- ter del decreto legislativo n. 152 del 2006, il quale subordina la realizzazione di interventi e opere nei SIN ad una specifica valutazione del MASE, il quale deve accertare il rispetto di una duplice condizione: