[pronunce]

che il giudice a quo, per affermare l'applicabilità al traente - che abbia cessato dalle funzioni di rappresentante della persona giuridica nel periodo intercorrente tra l'emissione dell'assegno e la scadenza per il pagamento - delle sanzioni prefettizie irrogate e, quindi, l'incostituzionalità delle norme che le prevedono, si limita ad enunciare il principio secondo cui al traente che si trovi nella anzidetta situazione non è dovuta la comunicazione del preavviso di revoca dell'autorizzazione ad emettere assegni; che, invece, egli non tiene in alcun conto le condizioni cui la revoca è subordinata, le quali da un lato prevedono che all'atto della conclusione di convenzioni di assegno il cliente elegge domicilio ai fini delle comunicazioni previste dall'articolo 9-bis - ossia proprio quelle relative all'avviso per evitare le sanzioni (art. 9-ter della legge n. 386 del 1990) - e dall'altro la comunicazione del preavviso di revoca al domicilio eletto dal traente e, quindi, anche al rappresentante della persona giuridica che abbia perso tale qualità (art. 9-bis della legge n. 386 del 1990); che l'affermazione del remittente secondo cui «la comunicazione di c.d. preavviso di revoca contenente tutti i dati per conoscere i termini di scadenza del pagamento tardivo è stata notificata da parte della banca trattaria alla società di cui si discute; una pari comunicazione non è stata invece indirizzata dalla medesima trattaria all'(ex) amministratore» non implica in alcun modo che sulla base della normativa vigente tale comunicazione non dovesse essere fatta o che tale omissione non avesse conseguenze sulla legittimità del provvedimento impugnato; che il rimettente, perciò, basa le sue affermazioni su di una parziale ed erronea ricostruzione del quadro normativo di riferimento, che determina l'inammissibilità della questione (ordinanze nn. 251 e 242 del 2010); che, in ogni caso, l'ordinanza di rimessione presenta carenze in punto di descrizione della fattispecie e di motivazione sulla rilevanza tali da precludere lo scrutinio nel merito della questione (ordinanza n. 343 del 2010). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale,. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 8-bis e 9-bis della legge 15 dicembre 1990, n. 386 (Nuova disciplina sanzionatoria degli assegni bancari), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione, dal Giudice di pace di Perugia, con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 febbraio 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'11 febbraio 2011 Il Cancelliere F.to: MELATTI