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3) negli ultimi tre anni disponibili (dal 2009 al 2011) il rapporto sinistri a premi, pur non raggiungendo le punte estreme degli anni dal 1994 al 2004, ha mostrato valori comunque in peggioramento rispetto agli anni dal 2005 al 2008. L'evoluzione dei costi medi varia man mano che la percentuale di sinistri liquidati aumenta e quindi man mano che le informazioni diventano più consolidate. Accade infatti che, a causa della complessità della valutazione delle menomazioni fisiche e della frequente insufficienza di informazioni disponibili subito dopo il verificarsi dell'incidente, la valutazione del sinistro da parte delle compagnie è in molti casi sottostimata. A ciò si aggiunga l'incertezza nella quantificazione del danno, legata alla frequente evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali in materia di entità del danno da risarcire. Ad esempio, per i sinistri protocollati nel 1994, dopo otto anni di sviluppo (ossia nel 2002), le imprese di assicurazione avevano stimato mediamente di pagare circa 16.400 euro, mentre a distanza di dieci anni la valutazione era raddoppiata e aveva raggiunto quello che sembra essere oggi il costo medio «ultimo» dei sinistri di quella generazione (quasi 30.000 euro). Tale andamento si osserva (talvolta con tempi più rapidi) per tutte le generazioni di sinistri, ad esempio per l'anno di protocollazione 2004 il costo medio dei sinistri è raddoppiato in soli quattro anni, passando da 22.700 euro nell'anno di denuncia a oltre 43.000 euro nel 2009. Rapporto regione Lombardia -- AON sulla mappatura del rischio nel SSR La recente presentazione dei dati riferiti al periodo 1999-2012 (quattordici anni) relativi alle 15 aziende sanitarie locali, alle 29 aziende ospedaliere e alle 6 fondazioni sottolinea che: 1) a fronte di circa 723 milioni di euro al netto delle franchigie versati come premi assicurativi, sono stati liquidati risarcimenti per 498 milioni di euro restando ancora aperti il 32 per cento dei sinistri avvenuti in ospedale e il 21 per cento di quelle avvenuti in ASL; 2) l'importo medio liquidato per sinistri in ospedale è pari a circa 44.000 euro; per quelli avvenuti in ASL l'importo medio è stato pari a 24.500 euro; 3) il 48 per cento delle richieste di risarcimento del danno viene avanzato nel primo anno di accadimento, il 24 per cento nell'anno successivo, il 93 cento complessivo nei primi cinque anni; 4) le richieste di risarcimento danni alle strutture negli ultimi anni risulta complessivamente stabile intorno alle 2.200/anno (indice di sinistrosità pari al 14,9 per cento) con prevalenza di accadimenti nei presìdi sanitari (14,9 per cento), seguiti dalle ortopedie (14 per cento), da chirurgia generale (9,7 per cento) e da ostetricia-ginecologia (8,7 per cento); più staccata la medicina interna (4 per cento); 5) i procedimenti penali avanzati si attestano, stabili negli ultimi anni, a circa 115-120/anno; 6) le stime riferite al 2013 indicherebbero un promettente calo della sinistrosità del 18,3 per cento. I dati riferiti dalla regione Lombardia sembrerebbero confermati da stime ufficiose relative alle segnalazioni di sinistri segnalate da circa 18 regioni e province autonome: 1) l'indice di sinistrosità (inteso come denunce di sinistri per 10.000 ricoveri ospedalieri) è pari a circa 13 per il livello nazionale (14 per le regioni dell'area Nord, 16 per le regioni del Centro, 9 per le regioni dell'area Sud); 2) l'indice di sinistrosità riferito alle sole denunce per lesioni personali e decessi (esclusi danni a cose e danni patrimoniali) è pari a 4,8 per il livello nazionale; 3) il costo medio (dato nazionale) per i sinistri liquidati nell'anno 2012 è pari a euro 39.590; 4) interessante è il dato medio nazionale relativo ai giorni (medi) necessari per la chiusura di una pratica di sinistro, che è pari a 402 giorni (il valore dell'indicatore sale fino a 667 giorni per alcune regioni del Sud e si riduce fino a 114 giorni per alcune regioni dell'area Nord); 5) il dato relativo ai giorni che mediamente intercorrono, a livello nazionale, tra il verificarsi dell'evento presunto dannoso e la denuncia di sinistro è pari a 755 giorni (fino a 1.100 giorni per alcune regioni dell'area Sud). In questo difficile contesto di matrice giuridica e di mercato che le assicurazioni denunciano come ostativo al loro impegno, tenuto conto che si è previsto un obbligo a contrarre assicurazioni, che si può prevedere un obbligo ad assicurare ma non è consentito obbligare all'entità dei premi, si sta avvitando una spirale di costi e di incertezze assicurative che oggi sta letteralmente strangolando settori di attività libero professionale gravati da elevati rischi di risarcimenti, e cioè ostetrici-ginecologi, ortopedici, chirurghi generali e di specialità. A distanza di poco più di otto mesi dalla conversione in legge del decreto-legge Balduzzi sono stati rinviati i termini della obbligatorietà di polizza assicurativa per le professioni sanitarie al 13 agosto 2014, un provvedimento che lascia impregiudicata la sostanza vera del problema, ovvero come cambiare le condizioni per consentire un accesso equo e sostenibile alle coperture assicurative. Alcune soluzioni stanno all'interno della evocata riforma del nostro sistema giuridico in materia di responsabilità penale e civile, compresa la revisione delle competenze dei consulenti tecnici d’ufficio, altre in una sistematica ed efficace attività di prevenzione e gestione del rischio e dei sinistri, altre invece sono del tutto peculiari al settore che sconta però una forte asimmetria tra una offerta forte ed organizzata (le compagnie assicurative) ed una domanda più debole e disorganizzata (strutture sanitarie e professionisti). Non sorprende dunque che, al di là del cambio di legislatura e governo, non siano stati rispettati i termini temporali (30 giugno 2013) per emanare il decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 2 dell'articolo 3 del decreto-legge n. 158 del 2012, che avrebbe dovuto disciplinare, in particolare: a) la costituzione del fondo per garantire idonea copertura di categorie professionali ad alto rischio; b) i requisiti minimi ed uniformi delle polizze con particolare riguardo alle modalità di recesso, al massimale di copertura, alle clausole di copertura pregressa e postuma, alle eventuali franchigie e scoperto; c) la definizione delle tabelle di riferimento per il risarcimento del danno biologico di cui agli articoli 138 e 149 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, tenuto conto che nel nostro Paese la media dei risarcimenti a parità di danno biologico è la più alta in Europa. Nomina dei consulenti tecnici d'ufficio (CTU) Nelle cause di responsabilità professionale medica e sanitaria va anullata la nomina dei consulenti tecnici d'ufficio che, salvo autorizzazione del presidente del tribunale, non siano scelti negli albi individuati ai sensi del comma 5 dell'articolo 3 del decreto Balduzzi.