[ddlpres]

Si propone, quindi, una struttura agile, che può contare sul supporto di tecnici e dipendenti pubblici operanti nelle stesse aree vulcaniche, certamente capaci di un valido contributo alla pianificazione dell'emergenza, ma che finora sono stati messi da parte per far posto a sedicenti «esperti» imposti dal notabile di turno. Di particolare importanza il comma 4 dell'articolo 4 che evidenzia come la direzione di una futura emergenza vulcanica debba restare affidata al capo del Dipartimento della protezione civile. Non si vuole, infatti qui riproporre lo stesso errore commesso nel 1981 quando, di fronte all'evidente fallimento della Direzione generale della protezione civile del Ministero dell'interno nella gestione dell'emergenza terremoto del 23 novembre 1980, fu creata ex novo una struttura parallela (affidata inizialmente a Zamberletti, trasformatasi poi in Dipartimento della protezione civile) preposta all'emergenza. Un errore che, protraendo per decenni una duplicazione delle strutture preposte sostanzialmente agli stessi compiti, è stata pagata a caro prezzo dal Paese. A tal proposito intendiamo qui ribadire che il presente disegno di legge non vuole avere alcuna valenza «punitiva» nei confronti del Dipartimento della protezione civile, preposto per legge alla redazione di Piani nazionali di emergenza ma bensì prefigurare uno straordinario e provvisorio strumento meramente organizzativo al quale il Dipartimento darà, certamente, il suo valido contributo. Tralasciando la disamina dell'articolo 7 -- che si limita ad evitare incompatibilità con tutti i provvedimenti del presente disegno di legge -- un'ultima considerazione. Questo disegno di legge -- nato, nella sua prima stesura all'interno del Movimento Cinque Stelle ha conosciuto, grazie anche al sito http://viveretraivulcani.wordpress.com/ e al Portale LEX , una davvero esaltante partecipazione da parte di innumerevoli cittadini di ogni parte politica che ha portato, oltre ad una ristesura del testo anche alla crescita della consapevolezza per un problema finora affrontato con irrazionali paure, spesso alimentate dai mass-media. Paradossalmente, come già accennato, questa percezione porta, nella vita di tutti i giorni, alla rimozione di ogni consapevolezza del rischio. E gli stessi che oggi metterebbero a repentaglio la vita gettandosi in una folle corsa in caso di «allarme vulcanico» non hanno nessuna remora a costruirsi una casa (eventualmente abusiva) su un cratere vulcanico. Anche per questo, per continuare a vivere nell'area vesuviana e flegrea, serve una nuova cultura del territorio. Come quella insita in questo disegno di legge.. 1 (Classificazione territoriale delle aree ad elevato rischio vulcanico) 1 Ai fini dell'articolo 2, comma 1, lettera a) , della presente legge, sono classificate «aree ad elevato rischio vulcanico» i territori dei seguenti comuni: a area vesuviana, corrispondente alla zona rossa di cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2014 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 108 del 12 maggio 2014): Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Napoli (parte della circoscrizione di Barra -- Ponticelli -- San Giovanni a Teduccio), Nola, Ottaviano, Palma Campania, Poggiomarino, Pollena Trocchia, Pomigliano d'Arco (enclave nel territorio di Sant'Anastasia), Pompei, Portici, San Gennaro Vesuviano, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano del Vesuvio, Sant'Anastasia, Scafati, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase; b area flegrea: Bacoli, Giugliano, Marano, Monte di Procida, Napoli («zona occidentale») Pozzuoli, Quarto. 2 Altre aree a rischio vulcanico suscettibili di inserimento nei piani e nei programmi previsti dalla presente legge potranno essere identificate secondo quanto previsto dall’articolo 5. 2 (Programma e piani di protezione civile per la salvaguardia delle popolazioni e la mitigazione del rischio vulcanico) 1 Al fine della salvaguardia delle popolazioni e della mitigazione del rischio vulcanico, vengono istituiti; a «Programma straordinario di interventi per la mitigazione del rischio vulcanico nell'area vesuviana e flegrea», di durata quinquennale, volto a favorire la progressiva delocalizzazione della popolazione residente nelle aree di cui all'articolo 1 prevedendo in particolare: 1) incentivi di ordine finanziario, normativo, tariffario ed amministrativo per la delocalizzazione territoriale; 2) disposizioni urbanistiche e opere per la mitigazione dell'impatto di specifici fenomeni vulcanici; 3) iniziative e misure, da realizzare in aree della Campania non esposte a rischio, per favorire il trasferimento delle popolazioni residenti nelle aree di cui all'articolo 1; 4) campagne educative e informative sul rischio vulcanico; 5) consultazione con i soggetti istituzionali e le popolazioni interessate anche ai sensi di quanto previsto dalla valutazione ambientale strategica (VAS), di cui alla direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001; b «Piano di protezione civile per l’area vesuviana» volto, in particolar modo, alla salvaguardia delle popolazioni nonché alla protezione dei beni e delle attività nel territorio di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a) ; c «Piano di protezione civile per l’area flegrea» volto, in particolar modo, alla salvaguardia delle popolazioni, nonché alla protezione dei beni e delle attività nel territorio di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b) . 2 Ciascuno dei suddetti piani di protezione civile, ai sensi del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2012, n. 100, è inserito nel Piano di protezione civile della regione Campania e costituisce parte integrante, per i rispettivi comuni di cui all'articolo 1, delle linee guida per la redazione del Piano comunale di protezione civile. 3 Il Piano comunale di protezione civile approvato dal Consiglio comunale, costituisce regolamento per i dipendenti del comune, ai quali sono assegnati precisi compiti da svolgere in caso di allarme o emergenza vulcanica, come individuati negli strumenti attuativi dei piani medesimi. Analoghe disposizioni, ai sensi dell'articolo 15 della legge 24 febbraio 1992 n. 225, possono essere emanate dal sindaco per servizi di emergenza, volontari di protezione civile, associazioni e aziende operanti sul territorio comunale. 4 Il Piano comunale di protezione civile si avvale delle risorse immediatamente disponibili al momento della sua redazione. Per eventuali interventi e per la realizzazione di strutture finalizzati ad un miglioramento nella gestione dell'emergenza deve essere richiesto dal comune l'inserimento nel «Programma straordinario di interventi per la mitigazione del rischio vulcanico nell'area vesuviana e flegrea». 5 Il Piano comunale costituisce oggetto di esercitazioni, da tenersi con cadenza almeno biennale in tutti i comuni di cui all'articolo 1. Il Piano deve essere reso pubblico e divulgato presso la popolazione a cura del sindaco, con il supporto dell'Ufficio speciale di cui all'articolo 4.