[pronunce]

Considerato che, con i ricorsi indicati in epigrafe, il Presidente del Consiglio dei ministri dubita, rispettivamente, della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 2, della legge della Regione Liguria 20 ottobre 2008, n. 37 (Modifiche alla legge regionale 28 aprile 2008, n. 10 - disposizioni collegate alla legge finanziaria 2008), nella parte in cui ha inserito il comma 2-bis nell'art. 34 della legge regionale 28 aprile 2008, n. 10 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2008), relativo alla riorganizzazione della società per azioni Sviluppo Genova, nonché dell'art. 20 della successiva legge regionale 24 dicembre 2008, n. 44 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2009), che ha sostituito il predetto comma 2-bis dell'art. 34 della legge regionale n. 10 del 2008, in riferimento all'art. 117, primo comma e secondo comma, lettera e), della Costituzione; che l'art. 1, comma 2, della legge regionale n. 37 del 2008 è censurato in quanto, oltre ad ipotizzare un controllo futuro ed eventuale da parte della Regione Liguria sulla società per azioni Sviluppo Genova, consentirebbe anche alle società direttamente o indirettamente controllate dalla Regione stessa, l'affidamento diretto di prestazione di beni o servizi alla predetta Sviluppo Genova S.p. A., in assenza di tutti i presupposti prescritti dall'ordinamento comunitario e dall'ordinamento nazionale in relazione all'affidamento in house, ponendosi in contrasto con i principi della libertà di stabilimento e di circolazione dei servizi, oltre che con la competenza legislativa esclusiva dello Stato in tema di tutela della concorrenza e quindi con l'art. 117, primo e secondo comma, lettera e), Cost.; che l'art. 20 della legge regionale n. 44 del 2008 ha sostituito l'art. 1, comma 2, della legge regionale n. 37 del 2008, ma è stato, tuttavia, anch'esso impugnato in quanto, prevedendo un mero impegno della Regione a creare condizioni tali che la società per azioni Sviluppo Genova agisca come società in house, stabilirebbe un controllo della medesima Regione su tale società futuro ed eventuale e non strutturale ed effettivo, in contrasto con i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario in materia di affidamento di prestazioni in house; che la sostanziale omogeneità dei contenuti delle norme impugnate, l'identità di alcune delle censure proposte e dei parametri invocati rendono opportuna la riunione dei giudizi; che, successivamente alla proposizione dei ricorsi, è entrato in vigore l'art. 21, comma 4, della legge della Regione Liguria 28 dicembre 2009, n. 63 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2010), il quale ha stabilito espressamente l'abrogazione dell'intero articolo 34 della legge regionale 28 aprile 2008, n. 10 (Disposizioni collegate alla legge finanziaria 2008) «così come modificato dalla legge regionale 20 ottobre 2008, n. 37, dalla legge regionale 6 giugno 2008, n. 14 e dalla legge regionale 24 dicembre 2008, n. 44» ed inerente alla riorganizzazione della citata società per azioni Sviluppo Genova; che la suddetta abrogazione è stata disposta a seguito dell'adozione della delibera della Giunta regionale del 22 dicembre 2009 n. 1873, che ha stabilito l'«Avvio di procedura di dismissione, ai sensi dell'art. 20 della legge regionale 24 dicembre 2008, n. 44 [..], della partecipazione detenuta in Sviluppo Genova S.p. A.», in quanto la Regione ha ritenuto non potessero verificarsi le condizioni stabilite in ordine al riassetto societario della stessa, necessarie per configurarla quale società in house della Regione; che, pertanto, il suindicato intervento normativo, che ha comportato l'abrogazione dell'intero art. 34 della legge regionale n. 10 del 2008, relativo alla riorganizzazione della Sviluppo Genova S.p. A., può ritenersi totalmente satisfattivo delle pretese avanzate con i ricorsi, in quanto l'avvenuta abrogazione è effetto della dismissione della partecipazione regionale nella società in esame, a sua volta conseguente all'accertamento dell'impossibilità del verificarsi delle condizioni atte a configurare la predetta società quale società in house; che i richiamati argomenti dimostrano, altresì, che le norme impugnate non hanno avuto medio tempore applicazione, essendo entrambe condizionate nella loro applicazione al verificarsi del presupposto che la Regione attuasse sulla predetta società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi, nonché al soddisfacimento degli altri requisiti necessari a consentire la configurabilità della stessa quale società in house, condizioni che l'avvenuta dismissione della partecipazione regionale alla predetta società conferma non essersi mai realizzate; che sono, perciò, venute meno le ragioni della controversia e conseguentemente va dichiarata la cessazione della materia del contendere.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara cessata la materia del contendere in ordine ai ricorsi indicati in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 febbraio 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Giuseppe TESAURO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 26 febbraio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA