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più specificatamente, la normativa europea ribadisce la detenzione, sia esplicitamente nel titolo dell'articolo 31 dello statuto SEBC, e in particolare nella disposizione del comma 2 del medesimo articolo, che fa riferimento alle "attività di riserva in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti", con ciò evidenziando nessuna supponibile ingerenza del diritto europeo circa la proprietà e il titolo in forza del quale le banche centrali nazionali detengono tali riserve, ivi comprese quelle auree, lasciando così sul campo del diritto nazionale la determinazione della questione; la risposta fornita in data 27 marzo 2019 dal presidente della Bce, dottor Mario Draghi, all'interrogazione presentata dai parlamentari europei Marco Valli e Marco Zanni conferma e chiarisce questa interpretazione, laddove esplicita che "il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e lo Statuto del SEBC non utilizzano il concetto di proprietà per determinare le competenze del SEBC (...) in relazione alle riserve", competenze che riguardano la detenzione e la gestione delle riserve stesse; la detenzione da parte della Banca d'Italia delle riserve auree avviene ai sensi del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dello statuto SEBC mentre la relativa iscrizione nell'attivo di bilancio della banca è frutto di una semplice convenzione e non implica alcun implicito diritto di proprietà, come chiaramente specificato anche negli statuti di altre banche centrali europee aderenti al SEBC; risulta già agli atti parlamentari della XVIII Legislatura la proposta di legge AC 1064 a prima firma del deputato Claudio Borghi recante un intervento di interpretazione autentica volto a chiarire l'assetto della proprietà delle riserve auree detenute della Banca d'Italia che, come peraltro ribadito in Senato dal Presidente del Consiglio dei ministri, professor Giuseppe Conte, rispondendo all'interrogazione 3-00622 nella seduta del 21 febbraio 2019, rientra nell'ambito della discrezionalità politica del legislatore nazionale; l' iter dell'AC 1064, dopo l'assegnazione in sede referente del 21 settembre 2018 alla VI Commissione parlamentare (Finanze) della Camera dei deputati, è stato avviato il 13 dicembre 2018 e l'esame è tuttora in corso, impegna il Governo: 1) ad adottare le opportune iniziative al fine di definire l'assetto della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d'Italia nel rispetto della normativa europea; 2) ad adottare le iniziative opportune al fine di acquisire, anche attraverso la Banca d'Italia, le notizie relative alla consistenza e allo stato di conservazione delle riserve auree ancora detenute all'estero e le modalità per l'eventuale loro rimpatrio, oltre che le relative tempistiche. Atto n. 1-00105 PESCO BAGNAI BOTTICI MONTANI PIRRO FERRERO CASTALDI DI NICOLA DI PIAZZA DRAGO FENU LANNUTTI LEONE ACCOTO DELL'OLIO GALLICCHIO PELLEGRINI Marco PRESUTTO RIVOLTA TOSATO TURCO ZULIANI DI MARZIO DONNO CORBETTA PIARULLI ROMANO ANGRISANI VANIN LUCIDI RICCARDI ORTIS MONTEVECCHI CASTELLONE ROMAGNOLI GARRUTI CROATTI AIROLA D'ANGELO LANZI GUIDOLIN VACCARO MATRISCIANO QUARTO LUPO PACIFICO TRENTACOSTE NATURALE TAVERNA MORRA RUSSO ABATE VONO GIANNUZZI COLTORTI GIARRUSSO AGOSTINELLI GRANATO AUDDINO BONFRISCO LOMUTI BORGHESI MANTERO BOSSI Simone MARILOTTI MININNO MAIORINO CASOLATI MOLLAME CASTIELLO NOCERINO CORRADO PETROCELLI CRUCIOLI PUCCIARELLI DE LUCIA PUGLIA DESSI' RICCIARDI DI GIROLAMO SANTILLO FEDE SILERI FLORIDIA GAUDIANO PARAGONE - Il Senato, premesso che secondo quanto risulta ai proponenti del presente atto di indirizzo: in data 1° luglio 2014 il Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) ha trasmesso alla Banca d'Italia una richiesta di autorizzazione di intervento in favore di Banca Popolare di Bari SCpA, già Tercas-Cassa di risparmio della provincia di Teramo SpA (Banca Tercas SpA); tale intervento prevedeva tre misure: in primo luogo, un contributo di 265 milioni di euro a copertura del deficit patrimoniale di Tercas; in secondo luogo, una garanzia di 35 milioni di euro a copertura del rischio di credito associato a determinate esposizioni di Tercas; in terzo luogo, una garanzia di 30 milioni di euro a copertura dei costi derivanti dal trattamento fiscale della prima misura. Il 7 luglio 2014 la Banca d'Italia ha autorizzato l'intervento; alla luce della portata dell'intervento di FITD, nel febbraio 2015, la Commissione europea ha chiesto alle autorità italiane informazioni sull'intervento del FITD, aprendo la procedura per presunti aiuti di Stato per il sostegno finanziario verso banca Tercas; come evidenziato da un approfondimento del Ministero dell'economia e delle finanze del 23 dicembre 2015, l'interlocuzione con la Commissione sul caso Tercas si interseca e diviene corpo unico con la soluzione prospettata dal FITD per il salvataggio di 4 banche regionali commissariate (Banca delle Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti); lo stesso FITD, in un comunicato stampa del 27 ottobre 2015, sottolinea di aver deliberato interventi "imponenti, pari a circa 2 miliardi di euro" per il salvataggio di Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti e che "se dovessero essere rimborsati i depositi garantiti delle 4 banche, la somma ammonterebbe a 12,5 miliardi di euro, cifra che il Fondo non ha e non avrà mai". Ad ogni modo, si legge nel medesimo comunicato, "serve l'ok dalla UE per l'operazione"; nel corso del 2015, per mesi, si ritarda, a giudizio dei proponenti colpevolmente, l'intervento sulle quattro banche, aggravando la situazione di liquidità degli istituti, mentre, parallelamente, si attende che la Commissione europea deliberi su caso Tercas. La posizione della Commissione sembra sempre più indirizzata ad identificare l'utilizzo dei fondi (privati) del FITD come aiuto di Stato; anche il dottor Barbagallo, capo del Dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d'Italia, nel corso di un'audizione nell'ambito dell'istruttoria condotta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario della XVII Legislatura, ha dichiarato che "ad Agosto 2015 DG-COMP comunica formalmente il divieto di procedere, ricapitalizzazione 4 banche da parte del FITD, in assenza di una sua decisione in merito (Caso Tercas)"; la posizione della Commissione sul caso Tercas (e quindi sulle quattro banche) seppur all'epoca non definitiva (lo diverrà solo il 23 dicembre 2015) porta il FITD a non effettuare il salvataggio delle quattro banche attraverso l'utilizzo delle disponibilità finanziarie del Fondo obbligatorio; in data 11 novembre 2015, 10 giorni prima della risoluzione, il Fondo delibera l'autorizzazione all'aumento di capitale in Banca Etruria;