[pronunce]

Con riferimento alla lamentata violazione dell'immunità dei consiglieri regionali, la difesa dello Stato osserva che «altro è perseguire un soggetto per un voto dato nell'espletamento della sua funzione», «altro è promuovere un giudizio volto ad accertare la responsabilità contabile». 3.- Si è costituita in entrambi i giudizi anche la Procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per l'Emilia-Romagna, chiedendo che i ricorsi siano dichiarati inammissibili ovvero infondati. 3.1.- In punto di fatto, secondo la Procura regionale della Corte dei conti la dinamica di svolgimento degli accertamenti espletati sulle spese dei gruppi sarebbe molto più complessa di come esposto in ricorso. Tali accertamenti avrebbero riguardato il triennio 2010-2012, come sarebbe evidente dal diverso giudizio originato dall'atto di citazione per le spese remunerative dei costi delle interviste a pagamento commissionate dai gruppi consiliari: questo giudizio avrebbe ad oggetto gli stessi soggetti raggiunti dagli atti impugnati nei presenti giudizi costituzionali e sarebbe sorretto dalla stessa metodologia istruttoria, senza però che sia stato proposto, in relazione ad esso, alcun conflitto di attribuzione. Sull'ampio «raggio» di tali accertamenti si sarebbe «giustapposto» l'intervento della sezione di controllo, che avrebbe acquisito l'integrale documentazione giustificativa della spese dei gruppi per l'esercizio finanziario 2012, mediante l'estrazione di copia degli atti sottoposti a vincolo penale. La descritta sequenza temporale mostrerebbe la piena autonomia e indipendenza delle iniziative della magistratura inquirente rispetto all'esercizio della funzione di controllo. 3.2.- Ciò premesso, la Procura regionale ha eccepito, in primo luogo, l'inammissibilità dei ricorsi perché volti a contestare un cattivo uso della funzione giurisdizionale da far valere innanzi alla giurisdizione comune. 3.3.- La Procura contabile ha altresì eccepito l'inammissibilità del primo ricorso per contraddittorietà della prospettazione di fondo, dal momento che la Regione ricorrente, dopo avere lamentato l'illegittimità della mera trasposizione dell'attività di controllo nell'azione di «prosecuzione contabile», avrebbe ammesso che la trasmissione degli atti dal controllo alla giurisdizione era avvenuta in relazione ad indagini già in corso sulla base di altre fonti informative. 3.4.- Ha poi eccepito l'inammissibilità del primo ricorso per inesistenza ictu oculi del lamentato controllo di merito sulle spese dei gruppi. 3.5.- Con riferimento al primo motivo del primo ricorso la Procura regionale ha eccepito l'inammissibilità per tardività, essendo la nota impugnata risalente a oltre un anno addietro la proposizione del conflitto. 3.6.- L'ultimo motivo di ricorso, invece, sarebbe inammissibile per difetto di lesività, poiché il tenore della nota n. 5190 del 9 luglio 2014 mostrerebbe come l'ufficio inquirente non abbia in alcun modo voluto vincolare le determinazioni liberamente assumibili dal Presidente del Consiglio regionale, muovendosi per contro in una logica essenzialmente collaborativa. 3.7.- La Procura contabile ha poi eccepito l'inammissibilità del secondo ricorso, poiché, nei giudizi di responsabilità instaurati con gli atti di citazione, le parti convenute avrebbero manifestato, ante iudicium, la disponibilità al versamento spontaneo delle somme contestate, pervenendosi, in due casi, all'adesione alla determinazione degli addebiti, con conseguente risarcimento spontaneo del danno. 3.8.- La Procura regionale ha infine eccepito l'inammissibilità del secondo motivo del secondo ricorso per mancanza di tono costituzionale, in ragione della omessa indicazione delle specifiche attribuzioni costituzionali asseritamente violate. 3.9.- Nel merito, la Procura contabile ha osservato che nessuna norma, di rango costituzionale od ordinario, vieterebbe il raccordo tra le funzioni di controllo e quelle giurisdizionali della Corte dei conti. L'esame degli atti di contestazione impugnati evidenzierebbe poi l'infondatezza della censura avversaria, poiché sarebbe chiaro che non vi è stata alcuna automatica trasposizione dell'attività di controllo in quella inquirente. Nell'espletamento di quest'ultima, per contro, la Procura regionale avrebbe accertato singoli fatti di gestione, desumendoli dalla rendicontazione di ogni spesa. L'unico tratto che nella specie avrebbe accomunato le due funzioni starebbe nella identità della documentazione proveniente dalle indagini penali. Essa, ancora, avrebbe esercitato in maniera appropriata la funzione inquirente, volta a verificare non il merito ma l'inerenza delle spese al mandato istituzionale, senza incidere sulla sfera di autonomia dei gruppi e dei consiglieri. Allo stato degli atti le uniche spese la cui inerenza sarebbe stata provata sarebbero i due esempi menzionati in ricorso e di cui la Procura contabile dà conto di voler prendere atto. Né vi sarebbe alcuna inversione dell'onere della prova, poiché graverebbe sul beneficiario della spesa indicare la causa del mandato istituzionale. Ha ancora osservato la Procura regionale che gli adempimenti connessi alla rendicontazione e al controllo sulla spesa dei gruppi non hanno alcuna attinenza con le funzioni normative o con quelle di supporto alle stesse, sicché non opererebbe l'invocata guarentigia di cui all'art. 122, quarto comma, Cost. Quanto alla nota di invito al recupero amministrativo delle spese ritenute irregolari, essa apparterrebbe, secondo la Procura contabile, alle "buone pratiche" elaborate ai fini della semplificazione ed effettività dell'esercizio delle funzioni inquirenti e si baserebbe su una lettura evolutiva del potere di richiesta di informazioni documentali previsto dall'art. 74 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 (Approvazione del testo unico delle leggi sulla Corte dei conti). In ipotesi di danni erariali di importo modesto sarebbe prassi diffusa tra gli uffici inquirenti quella di segnalare alla pubblica amministrazione la necessità di provvedere al recupero in autotutela, salva la sussistenza di situazioni legittimanti da documentare con la trasmissione delle relative prove. Tale richiesta, ispirata ai principi di leale collaborazione e cooperazione istituzionale, inciderebbe su attività meramente amministrative e di gestione contabile della spesa, senza alcuna interferenza con attività normative e di rilevanza costituzionale. 4.- La Regione ricorrente in date 9 e 15 settembre 2015 ha depositato memorie nei due giudizi, volte a replicare alle eccezioni del Presidente del Consiglio dei ministri e della Procura contabile. 4.1.- Con riferimento alle eccezioni di difetto di interesse e di legittimazione attiva sollevate in entrambi i giudizi, sostiene la ricorrente, rispettivamente, che, pur avendo gli atti impugnati natura istruttoria, ciò che essa lamenta è l'esercizio di un'attività illegittima perché prosecuzione di quella di controllo censurata dalla Corte costituzionale, e che quest'ultima avrebbe già ammesso l'interesse della Regione a sollevare conflitto di attribuzione in caso di lesione delle prerogative dei suoi gruppi consiliari.