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Norme di principio e interventi per la promozione e il sostegno della famiglia. Onorevoli Senatori. – La complessità delle condizioni culturali, sociali ed economiche dell'attuale fase di sviluppo del Paese e il processo di ridefinizione dei poteri istituzionali in corso richiedono nuove considerazioni nei confronti della persona. La stessa riforma del sistema di welfare ha evidenziato la necessità di definire quantità e qualità di protezione sociale da assicurare alle persone e alle famiglie, con conseguente diversa ripartizione della distribuzione delle risorse nonché la necessità di stabilire, tra soggetti pubblici e privati che potenzialmente possono attuare gli interventi, quali siano maggiormente idonei alla realizzazione di compiti di protezione sociale secondo parametri di efficacia, efficienza ed economicità, garantendo i fondamentali diritti ai cittadini. In questo contesto, pensare a un moderno sistema di servizi alle persone significa assumere come paradigma culturale, strategico e operativo la persona, il suo ambiente di vita e le sue relazioni: ogni individuo è unico e irripetibile portatore di un proprio patrimonio di storia, valori e tradizioni ed è, quindi, una potenziale risorsa della comunità. La dimensione personale e, quindi, locale risulta essere elemento imprescindibile per cogliere i bisogni e per dare risposte più flessibili, coerenti e tra loro integrate. Assumere come prospettiva i territori significa riconoscere e valorizzare i sistemi (reti) di relazioni, l'appartenenza a una cultura, a un sistema di valori, significa riconoscere la famiglia quale soggetto fondante e fondamentale per le comunità. I rapidissimi cambiamenti economici, sociali e culturali hanno portato a dei mutamenti degli stili di vita che hanno influito in maniera critica sulla famiglia, fortemente ancorata alle radici e ai valori della comunità. In quest'ottica la crisi della natalità è una delle spie più evidenti. La complessità sociale crescente negli ultimi vent'anni ha fatto emergere bisogni inediti e ha evidenziato la necessità di configurare una molteplicità di offerte che si caratterizzino per una maggiore flessibilità rispetto a quelle esistenti e per una maggior articolazione rispetto alle esigenze delle famiglie, secondo il principio di sussidiarietà. Di qui la necessità di introdurre riforme organizzative dei servizi, improntate su criteri di qualità, di efficienza, di produttività e di riqualificazione, per fare fronte ai nuovi bisogni sociali, valorizzando tutte le risorse presenti e disponibili nelle comunità locali, a partire dalle stesse famiglie, secondo il principio di sussidiarietà. Le trasformazioni che hanno investito la nostra società hanno messo in luce profondi cambiamenti di carattere strutturale, ma anche nell'organizzazione familiare, nei rapporti tra i partner , all'interno delle reti familiari, nella mentalità e negli stili di vita delle persone. Nella maggioranza delle famiglie italiane c'è un solo bambino o due al massimo e, in genere, si tratta di figli concepiti in età più avanzata rispetto al passato, quando si ritiene di aver raggiunto le condizioni familiari più favorevoli: il figlio è dunque frutto di scelte precise e sul quale si concentrano aspettative, desideri e investimenti particolarmente rilevanti anche sul piano emotivo. Cresce il numero delle famiglie monoparentali e, gradualmente, quello delle famiglie in frequente stato di bisogno con figli piccoli, il che testimonia la necessità di garantire risposte flessibili e diversificate. Sono inoltre profondamente cambiate le esigenze del sistema produttivo e, conseguentemente, l'organizzazione del lavoro, sempre più orientato verso una maggiore flessibilità dei servizi, in termini di modelli organizzativi e di orari di funzionamento diversificati. La famiglia ha dovuto fare fronte a una crescita delle attese dei soggetti che la compongono, delle sollecitazioni derivanti dal crescente impegno lavorativo della coppia, delle esigenze di cura e di assistenza derivanti dall'invecchiamento della popolazione, delle attrazioni provenienti dalla sfera del tempo libero e del consumo, nonché delle situazioni di crisi soprattutto presenti nell'età giovanile e nelle situazioni di disgregazione dell'unità familiare, di difficoltà economiche e di calo delle nascite. Alla famiglia si ricomincia quindi a prestare attenzione in quanto luogo di relazioni, di condivisione, di solidarietà e di rilevazione dello stato di bisogno e della sofferenza. I punti caratterizzanti di tale riscoperta e assunti come parametri di riferimento nella stesura del presente disegno di legge possono essere così riassunti: a) riconoscimento della centralità sociale della famiglia, intesa quale soggetto riconosciuto dall'articolo 29 della Costituzione, e dell'importanza delle funzioni da essa svolte, fondamentali per la promozione del benessere della persona e della comunità; b) considerazione della famiglia come soggetto sociale non fruitore passivo delle politiche, bensì attore di cambiamento, capace di definire non solo i bisogni propri o della comunità, ma anche di individuare le possibili modalità di risposta agli stessi, come soggetto competente ad attivare le reti di relazione della comunità; c) riconoscimento della famiglia quale capitale sociale per tutta la comunità; d) necessità di interventi di promozione, supporto e integrazione della famiglia, oltre a quelli di sostituzione, in applicazione implicita o esplicita del principio di sussidiarietà, rinunciando così a una politica di tipo assistenzialistico; e) riconoscimento dell'associazionismo familiare, inteso quale strumento importante per aiutare le famiglie a uscire dall'isolamento, dando loro voce, riconoscimento e quel ruolo sociale che spetta loro di diritto, e creando così attorno alla famiglia la «cultura del familiare», che è il suo capitale relazionale. In funzione di tali parametri sarà necessario coordinare e rendere più efficaci gli interventi settoriali. Manca, infatti, un sistema normativo organico, capace di costituire un punto di riferimento generale che possa tornare utile anche ad ogni altro intervento che voglia considerare esigenze settoriali diverse miranti alla realizzazione di un'adeguata politica della casa (in tale senso l'articolo 3 del disegno di legge prevede agevolazioni per l'accesso all'abitazione), dei servizi, delle strutture educative e degli interventi a sostegno delle persone non autosufficienti o disabili. In sostanza, se non si dà una funzionale sistemazione ai diritti della famiglia, definiti, peraltro, nella Costituzione, difficilmente si avranno punti di riferimento cui ancorare scelte razionali e costituzionalmente corrette. È però indispensabile giungere anche a un cambiamento di prospettiva. Le politiche complessive nazionali non devono limitarsi agli interventi in favore delle famiglie in difficoltà, ma devono seriamente valorizzare la famiglia sia come luogo di sviluppo e crescita di tutti i suoi componenti, sia come nucleo relazionale fondamentale di riferimento della nostra società civile. In tale ottica, è l'intera società e non i suoi singoli (per esempio i soli datori di lavoro) a doversi fare carico di questo progetto, ed è in questo senso che lo Stato intende operare, incidendo nelle varie politiche nazionali di settore e rivisitando la legislazione vigente (in tale senso l'articolo 4 introduce agevolazioni fiscali, mentre l'articolo 5 introduce norme volte a conciliare la cura della famiglia con l'attività lavorativa).