[resaula]

Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. VALENTE (PD) . Signor Presidente, come hanno detto già in molti, intervenendo nella discussione ieri e in dichiarazione di voto oggi, quello che ora ci accingiamo a votare è un provvedimento che segna finalmente una inversione di tendenza e lascia finalmente intravedere una luce in fondo al tunnel; certo, una luce ancora non definitiva, ma una luce. Lo aspettavamo noi e lo aspettavano sicuramente ancora di più gli italiani, tante famiglie, tanti lavoratori, tanti ragazzi che hanno atteso finalmente un cambio di passo. Con questo provvedimento delineiamo gli ultimi tornanti di una salita che, però, non è ancora conclusa e che, quindi, va affrontata, ancora nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, con prudenza e rigore, proprio in questa fase più necessaria che mai. Si tratta di un atto che si inserisce in un quadro di interventi molto complessi e articolati, che negli ultimi mesi ci hanno aiutato a fronteggiare l'emergenza e che, dal punto di vista anche di una cornice dell'ordinamento, sostanzialmente sono stati definiti da provvedimenti, anche molto articolati e diversi tra loro, che però in quest'Aula tutti ben conosciamo e sui quali è inutile ritornare. In questo contesto è forse più utile ricordare che, a un certo punto, con una scelta anche consapevole, rispetto alla quale il Partito Democratico è stato deciso, abbiamo deciso di abbandonare lo strumento dei DPCM. L'abbiamo ritenuta una scelta qualificante in nome del coinvolgimento del Parlamento in una fase in cui - come ricordiamo tutti - nonostante scelte fatte, servivano però tempi molto rapidi nelle decisioni. Questo decreto riconosce lo stato di emergenza al 31 luglio e definisce, al contempo, un percorso di riapertura delle attività, tali da conciliare l'attenzione verso l'evolversi del virus con la necessità però di riprendere attività economiche, sociali e culturali che durante questo anno e mezzo sono state interrotte. In tutti questi mesi il Partito Democratico, nelle aule parlamentari ma anche e soprattutto nella sua azione di Governo, ha cercato di tenere sempre fermo il principio, per noi indispensabile, ieri come oggi, di precauzione e prudenza. Ha sempre difeso l'idea che la soluzione dell'emergenza sanitaria non potesse venire se non dalla scienza e dagli strumenti, a partire ovviamente dal vaccino e dalle competenze straordinarie di medici e di ricercatori ai quali era doveroso prestare attenzione. (Applausi) . Lo voglio dire con forza: lo era ieri, lo è oggi e lo sarà domani, anche fuori dall'emergenza. Lo abbiamo fatto nella consapevolezza che una pandemia di questo tipo richiedeva che la politica facesse non un passo indietro, ma almeno un passo di lato, trovando il modo di dialogare in maniera rigorosa, accorta e decisa con tutta la comunità scientifica. E così abbiamo fatto. Non è stato sempre facile, ma oggi forse, finalmente, seppur sommessamente, guardando alle scelte passate, possiamo dire che è stato giusto fare tutto questo: fare ogni sforzo per non contrapporre diritti contro diritti, cercando di trovare sempre un equilibrio delicato, certamente difficile e faticoso, ma necessario, tra diritto universale alla salute e tutela di tutte le altre libertà personali. Questo anche per ribadire, ancora una volta, che lo stato di emergenza non è mai stata una delega in bianco al Governo, come pure qualcuno ha provato a dire. È stato, invece, uno strumento che ci ha dato la possibilità di agire, ma non ha concesso mai alcun automatismo. Prova ne è il fatto che oggi, proprio prorogando l'emergenza, il decreto conferma, invece, una tendenza diversa: estendere riaperture e nuovo inizio. Ha dunque permesso una gradualità delle aperture, che oggi ci fa assistere al rallentamento costante dei contagi, dovuto in primo luogo al successo della campagna vaccinale, ma anche alle norme che abbiamo messo in campo per definire il calendario del progressivo allentamento delle restrizioni e delle limitazioni agli spostamenti. Voglio pertanto ricordare, in particolare, la norma che disciplina l'istituto del green pass , introdotto dal provvedimento in esame e da poco approvato anche dal Parlamento europeo. È stato detto che questo documento servirà ad attestare l'effettuazione della vaccinazione anti-Covid; sarà fondamentale e consentirà l'uscita temporanea da alcune strutture residenziali e l'assistenza in sala d'attesa anche per gli accompagnatori dei pazienti affetti da Covid. Queste norme, oltre a giustificare la forma legislativa del decreto-legge, dimostrano un lavoro parlamentare efficace e rappresentano un passo in avanti considerevole nello sforzo che il nostro Paese, il Governo e il Parlamento hanno compiuto e stanno ancora compiendo per affrontare l'emergenza sanitaria. È una crisi terribile in cui tutti hanno perso qualcosa, a partire ovviamente da chi - purtroppo - ha perso le persone più care. Hanno perso tanto i ragazzi, i nostri adolescenti e i più piccoli in termini di occasioni preziose di condivisione, crescita e amicizia. C'è chi ha subito gravi perdite nelle proprie attività o addirittura il proprio lavoro. Tra questi, voglio ovviamente ricordare donne e giovani che - come sappiamo - stanno pagando il prezzo più alto della crisi. Per tutto questo, forte è stato l'impegno che abbiamo messo in campo nei mesi passati e soprattutto in alcuni momenti, anche per le difficoltà di una presenza fisica nell'attività parlamentare. Questo impegno dovrà continuare con altrettanta forza nei mesi che ci attendono, che speriamo saranno migliori dal punto di vista sanitario, ma che potranno essere più difficili per l'emergenza sociale ed economica che ci attende. Siamo entrati in questa pandemia con forti disuguaglianze tra livelli di inclusione, l'abbiamo attraversata con differenze tra chi è stato più garantito e chi meno e oggi ne usciamo con quei divari che purtroppo si sono allargati e approfonditi. È pertanto indispensabile - come ci ripete spesso il Presidente del Consiglio - lavorare per un'inclusione di tutte e tutti, al fine di creare le migliori condizioni per lo sviluppo del Paese. Sanità territoriale, scuola, lavoro e welfare : è questa la strategia per il futuro che non si limiti ai prossimi anni, ma progetti in maniera coraggiosa i prossimi decenni e ritenga che quei settori siano non più un costo, ma un investimento serio e imprescindibile, con l'obiettivo di superare divari e disuguaglianze esistenti. Vogliamo ricordare con forza che divari e disuguaglianze non solo sono cose ingiuste, ma rappresentano oggi un grave e pesante ostacolo alla crescita (sia essa di genere, di generazione, di territorio e di settori economici e sociali). Il nostro partito partecipa con convinzione a questo Governo e ne sostiene la sua agenda ambiziosa, anche collaborando con forze politiche eterogenee, perché sa quanto sia importante oggi per ripartire e restituire all'Italia la forza per costruire, anche su basi nuove, il proprio futuro. Ce lo chiedono gli italiani, le donne e i giovani che hanno sopportato tanti sacrifici che noi abbiamo il dovere di non sprecare. Il percorso avviato di ritorno alla normalità è la dimostrazione più chiara di quanto tutti noi teniamo alla difesa delle libertà individuali e collettive che soltanto una democrazia compiuta, anche nei passaggi più difficili, riesce a far convivere.