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Per questo motivo credo sia non più rinviabile l'impegno a promuovere, da parte di tutti gli organi competenti (ANAS, Città metropolitana, Regione), ogni iniziativa utile a limitare il verificarsi di sinistri stradali che mettano a repentaglio la sicurezza degli automobilisti calabresi che giornalmente percorrono questa strada (anche e soprattutto per motivi di lavoro), tramite un controllo efficace della velocità degli autoveicoli. Io comincerò a fare la mia parte. (Applausi dal Gruppo M5S) . MODENA (FI-BP) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MODENA (FI-BP) . Signor Presidente, utilizzo questo spazio riservato agli interventi di fine seduta perché è necessario sensibilizzare, a mio avviso, tutte le forze politiche - in parte ci sono riusciti - al problema dei cosiddetti esodati del commercio e, in modo particolare, di commercianti e agenti del commercio. È successo che, una volta approvata la normativa della manovra di bilancio, è intervenuta una circolare interpretativa dell'INPS grazie alla quale i commercianti o agente di commercio che si trovano nelle condizioni di chiudere la propria attività dal 1° gennaio del 2019 rimangono fuori dall'indennità per la cessazione delle attività commerciali. Ci troviamo di fronte a una serie di commercianti e agenti di commercio che hanno versato i contributi e che oggi si trovano nell'impossibilità di poter avere l'indennità per la cessazione delle attività commerciali. È una materia ovviamente di carattere tecnico, però il punto sostanziale, per semplificarla, è questo. La questione è dovuta non tanto alla manovra di bilancio che ha introdotto questa possibilità, bensì a una circolare interpretativa dell'INPS. A noi sembra paradossale, anche perché in linea generale il Governo e la maggioranza hanno svolto una serie di azioni che sono andate con quota 100 verso la possibilità, al contrario, di garantire una pensione. Sappiamo bene che chi esercita un'attività nel commercio come agente ha molte più difficoltà sia perché le pensioni sono più basse e sia per il quadro di carattere generale. Chiedo, quindi, di sensibilizzare tutte le forze politiche perché è necessario un intervento di natura normativa condivisa. (Applausi della senatrice Alderisi). DONNO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DONNO (M5S) . Signor Presidente, mi trovo costretta a parlarvi di una questione che in alcuni Comuni della provincia di Lecce (precisamente Lizzanello, Cavallino, San Donato e San Cesareo) sta da tempo creando grande allarme sociale ed enormi preoccupazioni. I cittadini di queste zone stanno pagando le conseguenze delle scelte politiche messe in atto nei decenni passati dalle amministrazioni comunali, regionali e nazionali che hanno voluto nel Salento, a ridosso di Lecce, un enorme accentramento di impianti per raccolta e smaltimento di rifiuti. Devo ricordare che nel Comune di Cavallino e nelle aree al confine con Lizzanello e San Donato risultano concentrati l'inceneritore ex Saspi, fonte da anni di forte preoccupazione; la discarica Le Mate, in cui si conferiscono rifiuti indifferenziati i cui miasmi che si irradiano rendono l'aria irrespirabile e nauseabonda; la discarica in località masseria Guarini. Come se ciò non bastasse, lo scorso anno, a elezioni già fatte e quando ancora il Governo non si era formato, veniva dato il via libera dall'ex ministro Calenda alla costruzione di un impianto sperimentale di trasformazione dell'amianto nella zona industriale di Cavallino. La direzione generale del Ministero competente del Governo Gentiloni Silveri determinava l'esclusione dalla procedura di valutazione dell'impatto ambientale del progetto. I dubbi sono tanti e le preoccupazioni dei cittadini, dei portavoce e dei comitati sono più che legittime sia per il fatto che l'impianto sorgerebbe a meno di 200 metri da un grande centro commerciale, sia per i limiti imposti alla sperimentazione in termini di durata (ventiquattro mesi), sia perché la stessa autorizzazione parla del trattamento di un rifiuto speciale pericoloso attraverso la decomposizione con siero di latte esausto, venendo però a mancare le indicazioni dei luoghi di provenienza. Da dove arrivano questi rifiuti? Da Lecce, dalla Provincia, dalla Regione, da tutta Italia? Non si sa. Ancora una volta sulla questione è pendente un ricorso al TAR di Lecce contro il Comune di Cavallino, ma, in attesa e forse anche in spregio della decisione, la società PRA Srl. ha presentato la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) presso il Comune di Cavallino. Il mio auspicio è che, con l'interrogazione presentata ai Ministri competenti, si possa raccogliere la richiesta di aiuto dei cittadini del comitato e dei consiglieri comunali di Lizzanello e Cavallino e si porti avanti una battaglia per non far continuare questa proliferazione di discariche. Ai sindaci del territorio rivolgo espressamente un appello alla collaborazione: facciamo rete, uniamo le forze, ciascuno faccia la sua parte e metta il suo impegno, in modo da evitare che i cittadini continuino a subire gli effetti nefasti di ciò che gli altri hanno voluto fare. (Applausi dal Gruppo M5S) . BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BRIZIARELLI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, ho chiesto di intervenire sulla polemica strumentale che nelle ultime ore il PD dell'Umbria ha sollevato, a livello regionale e locale, accusando il Governo della chiusura del punto nascita dell'ospedale di Pantalla, nel Comune di Todi, nella Media Valle del Tevere. Credo infatti sia necessario e fondamentale ristabilire la verità. Dico questo perché pochi giorni fa l'assessore regionale ha comunicato ai sindaci che il 30 luglio il punto nascita chiuderà, perché il Governo ha rifiutato la deroga al numero minimo di 500 nascite previste e quindi, ahimè, la Regione non potrà far altro che attuare la disposizione. Peccato che l'assessore regionale, così come il segretario locale del PD, si sia dimenticato di dire che il 22 maggio del 2018, quando fu bocciata la richiesta della Regione Umbria, fosse in carica il primo ministro Gentiloni Silveri e che il Ministro della salute fosse il ministro Lorenzin. Sarebbe bastato controllare la data di approvazione e non quella di trasmissione, risalente a luglio. La cosa ancora più grave è che non si è avvertita la comunità e non si sono avvertiti i sindaci a quindici giorni dalla chiusura, quando lo stesso documento raccomandava di attivare un'opportuna campagna sociale, per coinvolgere e informare la popolazione circa la chiusura. Ebbene, per un anno si è scelto di tenere un documento nel cassetto, salvo poi accusare l'attuale Governo di non aver risolto un problema, che è proprio il PD ad aver creato, non individuando giuste e necessarie soluzioni, non solo ovviamente per l'Umbria, ma a livello nazionale, per un problema reale.