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Per evitare problemi nel passaggio, indubbiamente non semplice, tra i due diversi «modelli» di gestione della salute e sicurezza, il disegno di legge prevede un ampio periodo transitorio (triennale) nel quale al datore di lavoro è consentito anche di dimostrare di avere, in tutto o in parte, adempiuto ai propri obblighi in materia di salute e sicurezza per mezzo dei precetti del decreto legislativo n. 81 del 2008 e dei relativi provvedimenti di attuazione. In tal modo si delinea una «transizione» delle imprese italiane verso una salute e sicurezza più sostenibile, efficace e moderna, fondata su regolamentazioni per loro natura dinamiche e provenienti dall'esperienza operativa (comma 2). Elemento fondamentale di ausilio alle imprese è l'attività di supporto e sostegno garantita dai medici del lavoro o da altri professionisti esperti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, chiamati a verificare l'avvenuto adempimento in azienda degli obblighi in materia di salute e sicurezza rilasciando un’apposita «certificazione» avente valore legale di presunzione rispetto agli obblighi di legge (comma 3). Va specificato che la platea dei «soggetti esperti» non è indistinta ma composta da soggetti o svolgenti professioni con un ordine di riferimento oppure relative alla salute e sicurezza (ad esempio, responsabili dei servizi di prevenzione e protezione), in modo che essi posseggano le competenze necessarie a svolgere appieno -- nel rispetto anche di regole deontologiche a tutela dei committenti e, in ultima ma fondamentale istanza, dei lavoratori -- il delicato compito loro attribuito. Al fine di consentire la necessaria selezione dei certificatori, la legge prevede la necessità di iscrizione ad un elenco presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, possibile solo previa verifica del possesso da parte del professionista di determinati requisiti professionali e di esperienza (comma 5). Tale meccanismo di affidamento a soggetto terzo della certificazione permetterà una notevolissima riduzione della documentazione di riferimento per la dimostrazione dell'avvenuto adempimento degli obblighi da parte del datore di lavoro, favorendo una visione sostanziale e non burocratica della materia e riducendo sensibilmente i costi di gestione degli adempimenti meramente documentali (comma 4). Quanto all'efficacia della certificazione, è puntualizzato che tramite essa il datore di lavoro può dimostrare l'adempimento di ciascuno dei propri obblighi in materia di salute e sicurezza, ferma restando la possibilità per gli organi di vigilanza e la magistratura di intervenire nei casi in cui la certificazione venga resa in modo fraudolento, con grave colpa professionale o per mezzo di false dichiarazioni. Ciò per evitare in radice fenomeni di possibile «compravendita» delle certificazioni per scopi contrari a quelli appena illustrati. Ulteriori elementi dissuasivi rispetto all’utilizzo potenzialmente fraudolento dello strumento sono la specificazione che i soggetti esperti rendono la certificazione solo rispetto al «settore» in cui possono mettere a frutto la propria esperienza e competenza (non è consentito, ad esempio, ad un medico del lavoro di certificare in materia diversa da quella attribuita a tale figura della legge), come previsto al comma 4, e che la certificazione non può avere un effetto «dinamico», cioè tale da valere per il futuro (vincolando in modo irragionevole il giudice), ma solo rifertito a quanto il professionista ha constatato e valutato di persona (comma 8). Il penultimo comma dell'articolo 7 specifica che il soggetto che operi in funzione di supporto alla gestione della salute e sicurezza sul lavoro in azienda accede al patrimonio informativo contenuto nel Sistema informativo nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro, in modo da permettergli una migliore conoscenza delle dinamiche infortunistiche e tecnopatiche del settore in cui opera l'azienda e quelle specifiche dell'impresa. In tal modo, un soggetto privato opera -- per mezzo di una struttura pubblica, gestita dall'INAIL -- in sinergia con i soggetti pubblici competenti in materia al fine di realizzare una integrazione virtuosa ed efficace di attività di prevenzione di infortuni e malattie professionali. L'ultimo comma dell'articolo 7 identifica un meccanismo per incentivare, anche economicamente, l'adozione e l'efficace attuazione delle misure di prevenzione e protezione in azienda, rimettendo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, unitamente ad INAIL, l'identificazione delle modalità per permettere alle aziende virtuose, che dimostrino di aver ridotto gli indici infortunistici, di avere un sensibile sgravio rispetto ai premi INAIL da pagare. L'articolo 8 del disegno di legge identifica nel dettaglio, in applicazione dei princìpi generali innovativi appena richiamati, gli obblighi di datori di lavoro e dirigenti, favorendo un’elencazione assolutamente meno complessa e articolata dell'attuale. In particolare, va sottolineato come il comma 4 introduca un princìpio di ragionevolezza in forza del quale i luoghi di lavoro con minore complessità vanno considerati alla stregua di luoghi di vita con conseguente obbligo di conformità edilizia e rispetto di essenziali misure antincendio e relative alle attrezzature di lavoro. I successivi commi delineano un sistema «modulato» di gestione degli obblighi, anche per mezzo di documenti di indirizzo e supporto «validati» dalla Commissione nazionale per la salute e sicurezza sul lavoro. Il comma 7 regolamenta, poi, in modo semplice ma al contempo ben più efficace dell'attuale la fattispecie, assai frequente e critica, della «compresenza» di più imprese nello stesso contesto lavorativo, delineando con precisione gli obblighi a carico del datore di lavoro committente e delle imprese appaltatrici, senza riferire i medesimi -- come oggi accade -- a complicati documenti di prova (a partire dal noto Documento di valutazione dei rischi da interferenza delle lavorazioni, anche noto con l'acronimo di DUVRI). Le imprese sono, in tal modo, libere di organizzare la gestione dell’interferenza dei rischi lavorativi dovendo comunque garantire l'integrale rispetto dei princìpi di legge al riguardo, con ogni mezzo idoneo allo scopo e, quindi, garantendo una scelta responsabile del contractor , lo scambio serio e reale di informazioni sui rischi del lavoro tra le maestranze e la predisposizione congiunta di procedure di gestione delle attività dei lavori, servizi e forniture al fine di abbattere o, se impossibile, ridurre al minimo i rischi di infortunio o malattia professionale in tali contesti. I commi 8 e 9 disciplinano rispettivamente la necessità che le misure di prevenzione non comportino oneri finanziari per i lavoratori e gli obblighi del dirigente, compreso quello di frequentare appositi corsi di formazione e aggiornamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Gli articoli 9 e 10 regolamentano, rispettivamente, i servizi di prevenzione e protezione e le attività di gestione delle emergenze (primo soccorso e antincendio), per mezzo della formalizzazione dei soli princìpi essenziali che sono contenuti nelle pertinenti direttive europee e, quindi, con una ampia semplificazione rispetto all'attuale disciplina.