[pronunce]

, nonché per contrasto con il principio di ragionevole durata del processo; che il Tribunale di Roma (r.o. n. 450 del 2004) ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 111 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 525, comma 2, cod. proc. pen. , «nella parte in cui impone, a pena di nullità, la partecipazione alla deliberazione della sentenza dello stesso giudice che ha partecipato all'intero dibattimento, subordinando al consenso delle parti l'utilizzabilità degli atti assunti in precedenza da giudice diverso»; che il giudice rimettente premette che, a seguito di una modifica della composizione del collegio, è stata disposta la rinnovazione del dibattimento e che le difese degli imputati si sono opposte all'utilizzabilità mediante lettura degli atti assunti in precedenza, così determinando la necessità di un nuovo esame dei testimoni relativamente a fatti risalenti agli anni 1992/1993; che, ad avviso del rimettente, mentre i principî di immediatezza e di immutabilità del giudice non assurgono a rango costituzionale, il principio di ragionevole durata del processo è invece espressamente previsto dall'art. 111 Cost.; che, imponendo la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (art. 6) di contenere i tempi processuali entro limiti ragionevoli, deve ritenersi che l'art. 525, comma 2, cod. proc. pen. , interpretato alla luce dell'orientamento delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, sia incompatibile con l'indicato parametro costituzionale; che, peraltro, il codice di procedura penale conosce numerose deroghe al principio dell'immutabilità del giudice, volte, all'evidenza, ad evitare l'inutile svolgimento di attività giurisdizionale; che, infine, in punto di ragionevolezza, il giudice rimettente segnala che l'art. 190-bis cod. proc. pen. , con riferimento a procedimenti penali per reati di particolare gravità, dispone che l'esame del testimone o delle persone indicate nell'art. 210 cod. proc. pen. , che abbiano già reso dichiarazioni in sede di incidente probatorio o in dibattimento nel contraddittorio con la persona nei cui confronti le dichiarazioni medesime sono destinate ad essere utilizzate, è ammesso solo se riguarda fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle precedenti dichiarazioni ovvero se il giudice o taluna delle parti lo ritengano necessario in relazione a specifiche esigenze; che il Tribunale della Spezia (r.o. n. 117 del 2004) ha sollevato, in riferimento agli stessi parametri costituzionali, questione di legittimità costituzionale dell'art. 525, comma 2, cod. proc. pen. , sulla base di argomentazioni sostanzialmente identiche a quelle contenute nell'ordinanza del Tribunale di Roma recante il numero 450 del registro ordinanze del 2004; che in tutti i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate con le ordinanze iscritte al n. 707 del registro ordinanze del 2003 e al n. 450 del registro ordinanze del 2004 siano dichiarate inammissibili per omessa descrizione delle fattispecie e, in ogni caso, che tutte le questioni siano dichiarate infondate alla luce dei numerosi precedenti con i quali la Corte ha deciso questioni analoghe (ordinanze n. 73 del 2003, n. 59 del 2002 e n. 399 del 2001). Considerato che tutte le ordinanze sollevano questioni sostanzialmente identiche, che comunque investono, da soli o congiuntamente, gli artt. 500, 511, comma 2, 511-bis, 514 e 525, comma 2, del codice di procedura penale, in quanto, in caso di mutamento della persona fisica del giudice monocratico o della composizione del giudice collegiale, impongono, alla stregua dell'interpretazione delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, di disporre la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale ove sia richiesta da una delle parti; che deve pertanto essere disposta la riunione dei relativi giudizi; che, in particolare, quanto alla questione sollevata dalla Corte d'appello di Roma (r.o. n. 401 del 2003), questa Corte ha già avuto modo di affermare nell'ordinanza n. 399 del 2001 che il principio di ragionevole durata del processo, che ad avviso del rimettente sarebbe violato dalla necessità di rinnovare l'istruzione dibattimentale in precedenza svolta da un giudice poi sostituito, deve essere contemperato con le esigenze di tutela di altri diritti e interessi costituzionalmente garantiti rilevanti nel processo penale e che tale contemperamento, ove risulti, come nel caso di specie, non irragionevolmente realizzato, non si presta a censure sul terreno costituzionale; che, circa la lamentata violazione del principio di parità delle parti, è sufficiente rilevare che la parte che chiede la rinnovazione della prova esercita il proprio diritto, garantito dai principî di oralità e immediatezza che connotano il codice di rito, all'assunzione della prova davanti al giudice chiamato a decidere; che, circa la questione sollevata dal Tribunale di Orvieto (r.o. n. 707 del 2003), il rimettente muove dall'erroneo presupposto interpretativo che gli atti assunti dal giudice poi sostituito siano in ogni caso inutilizzabili, anche se divenuti irripetibili, senza tenere conto di quanto disposto dall'art. 511 cod. proc. pen. in tema di utilizzabilità dei verbali di atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento (v. sentenza n. 17 del 1994, nonché ordinanza n. 399 del 2001); che quanto alla minore genuinità della 'nuova' prova in considerazione della perdita dell'«effetto sorpresa» che contraddistingue la prima assunzione, a prescindere da ogni altra considerazione, il rimettente sembra non considerare che la prova acquisita davanti al giudice poi sostituito fa legittimamente parte del fascicolo per il dibattimento (v., ancora, sentenza n. 17 del 1994) ed è quindi anch'essa utilizzabile ai fini della decisione e, ovviamente, ai fini delle 'contestazioni'; che circa le questioni sollevate dal Tribunale della Spezia (r.o. n. 117 del 2004) e dal Tribunale di Roma (r.o. n. 450 del 2004), tra loro sostanzialmente identiche, questa Corte - con particolare riferimento alla censura di irragionevolezza mossa all'art. 525, comma 2, cod. proc. pen. in quanto subordina al consenso delle parti l'utilizzabilità degli atti assunti davanti ad un giudice poi sostituito, diversamente da quanto previsto dall'art. 190-bis cod. proc. pen. - ha già avuto occasione di affermare che la disciplina assunta quale tertium comparationis, derogando ai principî di oralità e di immediatezza a cui è ispirato l'ordinamento processuale, oltre a non avere contenuto costituzionalmente vincolato, ha carattere eccezionale e non potrebbe quindi essere estesa oltre i casi espressamente previsti (v., da ultimo, ordinanza n. 73 del 2003);