[pronunce]

Esso, quindi, identifica un'area riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale e comprendente i rapporti tradizionalmente oggetto di codificazione, tra i quali, in particolare, per quanto rileva in questo giudizio, rientrano i rapporti di condominio, quali disciplinati dagli artt. 1117-1139 del codice civile. Si tratta di un limite che attraversa le competenze legislative regionali, in ragione appunto del rispetto del fondamentale principio di eguaglianza. 6.3. - L'incidenza sulla competenza regionale del limite del diritto privato non opera però in modo assoluto, in quanto anche la disciplina dei rapporti privatistici può subire un qualche adattamento, ove questo risulti in stretta connessione con la materia di competenza regionale e risponda al criterio di ragionevolezza, che vale a soddisfare il rispetto del richiamato principio di eguaglianza (sentenze n. 441 del 1994 e n. 35 del 1992). Con riferimento alla fattispecie, è decisivo che - come già affermato da questa Corte (ordinanza n. 243 del 2000) - la normativa regionale censurata non tocca affatto il rapporto tra l'ente pubblico, proprietario dell'alloggio, ed il condominio. Incide invece marginalmente, in termini di integrazione della disciplina civilistica piuttosto che di deroga, sul rapporto tra l'assegnatario in locazione ed il condominio, rapporto che (diversamente dalla fattispecie scrutinata con la citata ordinanza) è proprio quello dedotto nei giudizi a quibus. In riferimento a questo ulteriore, e più puntuale, profilo, il denunciato vizio di incostituzionalità deve essere escluso, da un lato, per la stretta connessione della norma censurata con la materia dell'edilizia residenziale pubblica, resa palese dall'evidenziato contesto normativo in cui essa si inserisce, che vede il condominio ordinario innestarsi, senza soluzione di continuità, sul condominio di gestione, tipico degli alloggi di edilizia residenziale pubblica; e, dall'altro, per la finalità della normativa censurata, mirante ad agevolare l'amministrazione dell'ente pubblico proprietario dell'alloggio, esonerandola dalla gestione dei servizi definiti "a rimborso". In sostanza, l'obbligo dell'assegnatario in locazione di pagare il costo di tali servizi direttamente al condominio è correlato al beneficio dell'assegnazione, e si inserisce quindi nel contesto della disciplina di quest'ultima, pur con effetti indiretti sulla posizione del condominio, estraneo al rapporto di assegnazione. D'altra parte, la norma censurata resiste alla verifica di ragionevolezza, perché l'aggravamento della posizione dell'assegnatario, obbligato direttamente nei confronti del condominio e non soltanto nei confronti dell'ente gestore, va considerato nel contesto del beneficio consistente nel godimento dell'alloggio assegnato, connotato, tra l'altro, da un canone sociale, come tale meno gravoso. E, d'altra parte, la posizione del condominio risulta arricchita di una facoltà (di rivolgersi direttamente all'assegnatario in locazione per il pagamento dei servizi a rimborso), che lascia integra la posizione dell'ente e non è in contrasto con la disciplina codicistica del condominio, e non è neppure incoerente rispetto alla disciplina generale delle obbligazioni e del contratto, la quale (nella fattispecie della delegazione cumulativa) conosce la possibilità che al terzo creditore sia assegnato un nuovo debitore.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, a) Dichiara manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 35, comma 3, della legge Regione Toscana 4 maggio 1989, n. 25 (Disciplina per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione del canone sociale) e l'art. 32, comma 3, della legge Regione Toscana 20 dicembre 1996, n. 96 (Disciplina per l'assegnazione, gestione e determinazione del canone di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica) sollevata, in riferimento all'art. 108 della Costituzione, dal Giudice di pace di Livorno con le ordinanze indicate in epigrafe; b) Dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale delle stesse norme, sollevata, in riferimento all'art. 117 della Costituzione, dal Giudice di pace di Livorno con le medesime ordinanze. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, palazzo della Consulta, il 5 novembre 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 6 novembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola