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il Parlamento, in riferimento alle importanti scelte assunte in fase emergenziale, è ad avviso dell'interrogante stato spogliato dei suoi poteri e relegato a ratificare decisioni già prese, senza avere la possibilità di apportare il contributo rilevante insito nella sua funzione di organo rappresentativo della volontà popolare; il Presidente del Consiglio dei ministri, agendo fuori dalla previsione costituzionale dell'articolo 77 che identifica nel decreto-legge lo strumento normativo cui ricorrere in condizioni di necessità e urgenza, ha fatto reiterato ricorso a propri decreti restrittivi delle libertà costituzionali, creando una palese violazione della gerarchia delle fonti del diritto, trattandosi di una fonte normativa secondaria di natura regolamentare; in questi mesi, quindi, la popolazione è stata soggetta a pesanti restrizioni delle proprie libertà, che hanno avuto ripercussioni drammatiche sulla vita di molti, in forza di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, atti amministrativi che, a differenza del decreto-legge, non sono sottoposti al vaglio del Capo dello Stato e, soprattutto, al vaglio del Parlamento chiamato alla sua conversione; a fronte delle numerose critiche mosse dalle forze politiche di opposizione e dei fondati rilievi sollevati da numerosi e autorevoli costituzionalisti, si è tentato di coinvolgere maggiormente il Parlamento ottenendo almeno che il Presidente del Consiglio dei ministri fosse ascoltato nelle aule parlamentari sulla situazione in corso, ma questo non ha assicurato la doverosa partecipazione o condivisione alle importanti decisioni da prendere. Le azioni di intervento governative sono infatti state tutte giustificate sulla base delle risultanze delle relazioni e dei dati rilevati dal comitato tecnico scientifico (CTS), istituito il 5 febbraio 2020, per la consulenza e il supporto alle attività di coordinamento per il superamento dell'emergenza epidemiologica; le relazioni e i dati citati sono state mantenuti riservati da parte del Governo non solo ai cittadini, che avrebbero avuto tutto il diritto di conoscere la verità sui rischi che correvano, ma anche al Parlamento, esautorandolo, in questa delicata fase emergenziale, da scelte molto importanti che sarebbe stato doveroso condividere, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga importante individuare, in accordo con le Commissioni parlamentari competenti in materia di affari costituzionali e di sanità delle due Camere, le opportune modalità di scambio di informazioni fra il comitato tecnico scientifico e le Commissioni parlamentari interessate, anche prevedendo che i verbali vengano prontamente trasmessi al Parlamento dopo ogni riunione del comitato e che i membri del medesimo CTS siano auditi mensilmente dalle commissioni, fino allo scioglimento del comitato. Atto n. 4-04477 URSO TOTARO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: con recente atto di sindacato ispettivo (4-04350) l'interrogante sottoponeva all'attenzione del Ministro in indirizzo una serie di interrogativi inerenti alla notizia in circolazione relativa al piano di fusione tra il gruppo bancario italiano Unicredit e l'istituto di credito Monte dei Paschi di Siena (MPS), e al riguardo successivamente il Ministro, nell'ambito della giornata del risparmio, sottolineava che "stiamo lavorando e abbiamo lavorato per rafforzare questa banca, definendo un percorso di rilancio con la Commissione europea che passerà anche per una operazione di fusione con un partner sufficientemente forte da consentirle un futuro", mentre pochi giorni dopo cominciavano a circolare le bozze e il testo base del disegno di legge di bilancio per il 2021, che all'articolo 39 reca "Incentivi fiscali alle operazioni di aggregazione aziendale", che presenta tutti i connotati di una norma ad hoc o di un artefizio tecnico volto a supportare e favorire la complessa operazione di fusione tra Unicredit e MPS; tale articolo, già ribattezzato "norma salva MPS", consente, "in caso di operazioni di aggregazione aziendale realizzate attraverso fusione, scissione o conferimento d'azienda", la trasformazione in credito d'imposta delle attività per imposte anticipate, anche se non iscritte in bilancio, riferite a determinate competenti, determinando, come attentamente osservato, un utile di 3 miliardi di euro che di fatto andrebbero dati "in dote" al soggetto che andrebbe a fondersi con MPS, mentre secondo altri calcoli di analisti indipendenti riportati sulla stampa, la stima prevista di 3 miliardi potrebbe rivelarsi non sufficiente, perché oltre all'operazione "MPS-Unicredit" per la quale la norma è stata realizzata, evidentemente, "su misura", si profilano all'orizzonte anche altri soggetti "interessati" a rientrare in tale previsione, tra i quali BPM e BPER, la cui fusione porterebbe alla realizzazione di una polo bancario "popolare" e per la quale si potrebbero conteggiare altri 2,2 miliardi di euro di benefici lordi, ma anche la Popolare di Sondrio, con oltre 900 milioni di DTA ("deferred tax asset") utilizzabili, e ancora, il Creval con circa 500 milioni, il tutto mentre Crédit Agricole lancia la sua offerta di acquisto per la totalità di azioni di Credito Valtellinese, a conferma delle mire della finanza francese sul risparmio italiano; le "imposte differite" o "deferred tax asset" costituiscono un meccanismo di trasformazione in crediti di imposta ben noto in ambito contabile bancario e finanziario e in passato si registra un importante precedente: precisamente, dal 2017 e nella successione dei Governi Gentiloni prima, e Renzi poi, con Pier Carlo Padoan, Ministro dell'economia e delle finanze, il decreto di salvataggio di MPS consentiva, a fronte di una maxiperdita di oltre 11 miliardi di euro, di iscrivere nel bilancio 3 miliardi di euro di crediti d'imposta nel computo del capitale, ma è utile ricordare come il dissesto senza fine del MPS nasca proprio dalla gestione suicida dei rapporti con le banche estere costato agli azionisti e contribuenti oltre 7 miliardi di euro, e che peraltro sta alla base della recente condanna in primo appello dei "vertici" della banca; secondo alcuni analisti "gli aiuti di Stato a MPS nel 2013 e nel 2017 furono concessi in modo illegittimo, una vera e propria truffa ai danni dello Stato, e i 'Monti bond' del 2013 furono concessi dando rappresentazioni false al Parlamento, mentre gli aiuti del 2007 furono mascherati da ricapitalizzazione precauzionale, quando invece servirono a ripianare un buco di 7,6 miliardi già accertati dalla BCE", circostanze sulle quali vertono, peraltro, le recenti decisioni del Tribunale di Milano che hanno portato alle menzionate condanne;