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Quindi, la ristrutturazione edilizia, che si realizza con una semplice SCIA e concede di non mantenere più la sagoma nell'abbattimento e nella ricostruzione, di non mantenere più il sedime, di non mantenere più i prospetti, di non mantenere più le caratteristiche planovolumetriche e costruttive - ripeto, con una semplice SCIA, quindi con la sola responsabilità del tecnico che certifica e non con l'ente amministrativo che rappresenta tutti noi - si potrà fare anche nei centri storici, ma all'interno di un piano di recupero, oppure con un una richiesta di permesso a costruire. Dobbiamo sapere anche che tutto questo avviene per la sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2020, che ha dichiarato non ammissibili gli incrementi volumetrici e la modifica dell'area di sedime. Per adeguarci a livello nazionale ai piani casa abbiamo apportato queste modifiche, ma va bene per tutte le altre aree. Sono contenta, perché andremo a riqualificare le periferie. Voglio evidenziare che tanto è stato fatto in questo provvedimento, perché si è ampliato il permesso di costruire in deroga, legandolo però alla rigenerazione e al contenimento del consumo del suolo; si è data una proroga al termine di scadenza dei permessi a costruire, perché giustamente il Covid ci ha creato problemi; sono stati dati alcuni contributi e ridotti altri, come - ad esempio - quelli per la rigenerazione urbana, giustamente; sono considerate lecite quelle tolleranze costruttive per le piccole difformità e anche per quanto riguarda l'accertamento dello stato legittimo degli edifici, soprattutto per quelli prima del 1967 che effettivamente possono non avere un titolo, mentre oggi possono essere resi legittimi anche da informazioni catastali, da ricerche fotografiche e cartografiche di archivio. Quindi, la semplificazione in edilizia è stata fatta - ben venga - ma la tutela del nostro patrimonio è stata inscritta. C'è anche un emendamento, se posso, Presidente... PRESIDENTE. Devo veramente implorarla di concludere. NUGNES (Misto-LeU) . Va bene. Allora posso concludere dicendo che sono stati introdotti con degli emendamenti anche altri strumenti. Mi riferisco - ad esempio - all'emendamento del senatore Collina, che prevede uno strumento molto agile che riesce a realizzare in tempi brevi le infrastrutture sociali grazie agli enti pubblici. Quindi, non fermiamo niente, ma anzi diamo una grandissima spinta sull'acceleratore per fare la riqualificazione energetica, senza perdere nulla del nostro patrimonio culturale. (Applausi). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà. PICHETTO FRATIN (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, un quotidiano nazionale titolava questa mattina un fondo: «Un'occasione persa». Il titolo del decreto semplificazioni è roboante. Si semplifica ciò che tutte le parti politiche, indipendentemente dall'appartenenza, anche nel comune confronto con i cittadini, dicono che il nostro sistema è complicato. Ahimè: un'occasione persa è un brutto segnale. Onorevole signor Sottosegretario, a lei vanno riconosciute competenza e attenzione, nonché l'impegno nel tentare di mettere assieme la miriade di emendamenti. Lei ha parlato di una maggioranza che ha tenuto, ma, in realtà, va detto che questo era il decreto semplificazioni di quelle che sono le procedure dello Stato, di quelle che sono le procedure degli enti locali, di quello che è il sistema dei rapporti dello Stato con i cittadini anche a seguito del disagio e del disastro della pandemia. Non era una prova di sforzo prima della gara. Non era una prova di sforzo di coloro che l'indomani devono partecipare alla gara o andare per quindici giorni in montagna e vogliono provare se il cuore tiene. In realtà, già là doveva esserci l'atto d'azione. Ma 1.500 emendamenti della maggioranza ci portano a un quesito: la maggioranza crede ancora nel proprio Governo e nel suo disegno oppure non ne condivide più l'azione? Probabilmente è così. Di fatto, il dibattito, anche nell'ambito delle Commissioni, è stato caratterizzato dai confronti e anche dagli scontri nell'ambito della maggioranza tra le varie posizioni e i vari emendamenti. Tutto ciò è avvenuto mentre 8 milioni di lavoratori sono in cassa integrazione, interi settori sono ancora fermi e mentre l'apertura delle scuole sta diventando una corsa a ostacoli. È come se avessimo scoperto ieri, come Paese, che oltre 10 milioni di ragazzi devono tornare a scuola. Il Governo ha cercato di tamponare: certo, con una somma di micro norme, alcune anche condivisibili e apprezzabili sul lungo elenco di interventi. Vorrei ricordare la correzione della questione penale per quanto riguarda l'abuso, oppure apprezzo il ragionamento di cui all'articolo 10. Si tratta di valutare se era meglio il testo originario o il testo attuale, ma certamente si tratta di un passo in avanti che può essere importante. Lo stesso vale per la disciplina speciale per quanto riguarda gli appalti. Siamo, però, in presenza di norme e deroghe a tempo. È una presa d'atto che, certamente, le attuali non funzionano. Perché, però, norme a tempo, se non funzionano le attuali? Riguardo le norme a tempo, poi, tutti noi sovente citiamo la questione del ponte di Genova, ma quella non è una questione di norme a tempo. Quella era una ricostruzione sullo stesso luogo e il collega Sottosegretario sa bene che il concetto non è traslabile su altra questione. Lo sappiamo bene. Sono, però, norme a pezzi, perché, purtroppo, non emerge un disegno unitario da parte del Governo su ciò che è sbagliato e su dove si vuole arrivare. Questo decreto doveva approntare il piano, insieme con il decreto agosto e, di fatto, preparare il nostro Paese a ripartire, permettendo, nei rispettivi ruoli, anche il confronto fra maggioranza e opposizione; un confronto che doveva essere ampio su tutti i temi, per metterci anche nella condizione dell'utilizzo delle disponibilità che l'Unione europea ci concede. Vorrei ricordare che il quadro di finanza pluriennale dell'Unione europea ci porta a 39 milioni, che, con il cofinanziamento, diventeranno dai 75 agli 80 milioni. Ancora: c'è il SURE, con una richiesta di 27 miliardi e mezzo, anche se i 27 miliardi e mezzo del SURE sono forse la parte più di emergenza e non di investimento futuro. Il MES, per la parte politica cui appartengo, è uno dei temi da affrontare per modernizzare il nostro Sistema sanitario e renderlo all'avanguardia. Rappresenta la grande occasione: il recovery fund con il piano che, per il 10 per cento, va presentato entro la metà di ottobre. Trattasi di numeri imponenti. È una grande occasione. Avendo insegnato per diversi anni, anche senza amministrazione, il cosiddetto diagramma di PERT significava dire ai ragazzi di mettere in fila le date. E allora ci si rende conto che per gli investimenti, nonostante la semplificazione, se si mettono in fila le date dei tempi giuridici e dei tempi tecnici (i tempi tecnici sono quelli necessari per fare il progetto;