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Disposizioni per la promozione della conoscenza dell'emigrazione italiana nel quadro delle migrazioni contemporanee. Onorevoli Senatori. -- L'emigrazione italiana, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento e fino ai nostri giorni, è stata indiscutibilmente il fattore di più profondo cambiamento della società italiana e l'esperienza di più intensa e diffusa internazionalizzazione che gli italiani abbiano conosciuto. Anche trascurando i non irrilevanti fenomeni di migrazione vissuti dagli abitanti della Penisola in età moderna, abitualmente si calcola che siano almeno venticinque milioni gli italiani espatriati nelle più diverse aree del mondo a seguito della prima e della seconda ondata emigratoria, e tra i cinquantacinque e i sessanta milioni le persone di origine italiana che vivono attualmente nel globo. I cittadini italiani che risiedono all'estero e si sono iscritti all'Anagrafe italiani residenti all’estero (AIRE) sono circa 4,3 milioni. Una cifra non lontana da quella degli stranieri che si sono insediati in Italia. Dopo il rallentamento dei flussi in uscita degli ultimi due decenni del Novecento, il fenomeno della mobilità in ambito mondiale è ripreso con cadenze annuali di diverse decine di migliaia di unità, riguardando anche soggetti acculturati e qualificati e fasce sociali intermedie. Nel loro complesso, le esperienze maturate nel corso di questo lungo percorso, che pure presentano aspetti differenziati a seconda dello specifico contesto nel quale si sono realizzate, hanno sedimentato un inestimabile patrimonio di vissuto e di relazioni umane, di pratiche d'integrazione, di confronto interculturale, di contaminazioni identitarie e di vincoli di solidarietà. Oggi siamo di fronte ad un'inaspettata ripresa di attenzione per gli esiti di quella lunga evoluzione. La reazione alle tendenze omologanti dei processi di mondializzazione, infatti, ha riacceso nelle comunità di origine e, in particolare, nelle nuove generazioni, evocazioni e domande di radici e di identità che comportano sia un approfondimento delle ragioni e dei valori che sono alla base della formazione delle stesse comunità sia un più consapevole legame con i luoghi di partenza. La partecipazione di centinaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo alla Conferenza dei giovani italiani e di origine italiana, svoltasi nel dicembre 2008 a Roma, ha consentito di verificare direttamente l'intensità e il valore di questa diffusa disponibilità per il recupero delle più lontane radici e per una rinnovata fase d'interlocuzione. Si è più volte sottolineata l'importanza per un Paese come l'Italia, naturalmente proiettato in una dimensione internazionale in ragione del suo sistema economico-sociale e della sua straordinaria offerta culturale, di una presenza consolidata e diffusa della comunità di origine italiana in alcune delle aree più importanti del mondo. Una costellazione che, se messa proficuamente in rete, potrebbe essere di sostegno e di spinta per promuovere la competitività del nostro sistema in ambito globale, soprattutto nella fase di stagnazione e di difficoltà che stiamo attraversando. Eppure, nonostante l'evidenza di queste considerazioni e l'importante novità costituita dall'entrata a regime della circoscrizione Estero e del voto per corrispondenza, nelle scelte dei governi che si sono succeduti e, ancora di più, nella più ampia opinione pubblica stentano a farsi strada la consapevolezza di questo cospicuo e originale retroterra storico e la percezione delle potenzialità di sviluppo che ad esso sono legate. Per essere più precisi, negli ultimi tre lustri si sono fatti degli indiscutibili passi in avanti, quali la ripresa degli studi e delle iniziative editoriali sulle migrazioni, l'attivismo delle regioni che, sia pure in modo disorganico, ha consentito di recuperare energie e contatti, e la presenza di un gruppo di parlamentari provenienti dall'estero, che riportano in sede parlamentare le esigenze delle nostre comunità. Ma tutto questo non è bastato per convincere i maggiori strumenti di comunicazione a fare sistematicamente ed efficacemente «informazione di ritorno» e a coinvolgere la più ampia opinione pubblica nella conservazione della memoria di una vicenda storica tanto importante, che pure appartiene al vissuto più profondo del popolo italiano. L'anello debole di questa catena è rappresentato dalle nuove generazioni che, non trovando adeguati riferimenti nei canali di informazione e di comunicazione da loro abitualmente usati, sono portate a rimuovere completamente questo patrimonio storico, umano ed etico, recidendo in tal modo il filo di continuità della loro stessa memoria familiare. L'aspetto più preoccupante di questa situazione è che la tendenza alla dissolvenza del retroterra storico dell'emigrazione italiana si manifesta nel vivo del processo di transizione che la società italiana sta attraversando ormai da qualche decennio. L'Italia, come è ormai noto, da Paese di storica emigrazione si sta trasformando in luogo di approdo e di insediamento di milioni di stranieri che arrivano nel nostro territorio sulla base di motivazioni analoghe a quelle che nel corso del tempo hanno indotto tanti nostri connazionali a partire e che tuttora, come si è visto, non sono ancora sopite. Anche se è il caso di guardarsi da facili e superficiali assimilazioni tra le vicende vissute dagli italiani nel loro insediamento in Paesi stranieri e quelle, che si svolgono in tempi e in contesti diversi, degli stranieri che arrivano in Italia, è evidente che una conoscenza comparativa delle forme e delle tematiche delle migrazioni moderne può diventare un elemento centrale di una moderna formazione alla contemporaneità. Tanto più che oramai, da diversi anni, la presenza nelle nostre scuole di una componente crescente di «nuovi italiani» ha di fatto aperto la strada a un'impostazione del lavoro di apprendimento di tipo interculturale, che da un rinnovato approccio con l'emigrazione italiana potrebbe trovare il suo sostegno e il suo potenziamento. Una migliore comprensione dei diversi aspetti delle migrazioni, insomma, può essere un impulso per la formazione, spesso auspicata, di un profilo identitario aperto e plurimo, che declini in termini di apertura e di arricchimento culturali, le esperienze d'incontro con i nuovi venuti, che in molti casi vengono invece vissute in termini di ansia e di antagonismo. Oggi, inoltre, è possibile guardare alle vicende dell'emigrazione italiana attraverso una pluralità di «lenti» disciplinari -- storiche, economiche, sociali, geografiche, linguistiche, letterarie, musicali, cinematografiche, alimentari, di costume, eccetera -- che rendono quanto mai ampio lo spettro della ricerca e fluida l'applicazione di metodologie laboratoriali, adatte a calarsi elasticamente ed efficacemente nella programmazione dell'offerta formativa che le istituzioni scolastiche annualmente compiono. Per queste considerazioni, il presente disegno di legge intende fare del patrimonio storico, culturale ed etico dell'emigrazione italiana la base di un progetto formativo da consegnare nelle mani degli operatori delle scuole di ogni ordine e grado, affinché essa possa integrare utilmente il percorso di crescita culturale tracciato per milioni di ragazzi che, altrimenti, rischierebbero di non incontrare una delle esperienze più importanti e significative che il popolo italiano ha vissuto nel suo cammino verso la contemporaneità.