[pronunce]

Dall'art. 7 della legge oggetto del giudizio, infatti, si desumerebbe (sempre secondo la Regione Lazio) il contrario, cioè che “qualora il destinatario del contributo sia il gestore, non anche il proprietario del bene, non potrà mai ottenerlo se non costituisce il vincolo e se non lo trascrive a seguito, appunto, della apposita manifestazione del proprietario intesa alla accettazione del vincolo stesso”. Quanto alla censura concernente la violazione della materia “ordinamento civile”, di competenza esclusiva dello Stato, la Regione evidenzia come sia proprio la inconsistenza dell'assunto concernente la non necessarietà del consenso del titolare del diritto dominicale a mostrare come non sia in alcun modo inciso lo stato del diritto di proprietà. Analoghe argomentazioni sono svolte nella memoria in relazione alla pretesa modifica, come effetto del finanziamento ottenuto dal gestore non proprietario, del rapporto di locazione, che viceversa secondo la Regione continuerebbe “ad essere regolato dalle corrispondenti norme civilistiche”. 5. - Quanto all'ambito di incidenza dell'intervento regionale nella sfera della “tutela” dei beni culturali, la Regione Lazio osserva come i vincoli ascrivibili a questo campo siano “capaci di introdurre “limiti” al nucleo proprietario (cfr. art. 42, secondo comma, Cost.), sicché il bene stesso acquista un particolare statuto e la imputazione ad una categoria di beni soggetta a speciale regime”. Ciò, invece, non succederebbe nel caso in esame, dal momento che l'apposizione del vincolo consegue a scelte degli interessati, non avendo dunque “nulla di doveroso”, oltre ad essere di carattere temporaneo. 6. - Ancora, la Regione rileva come - a differenza di quanto si afferma nel ricorso dello Stato - la valorizzazione dei beni culturali non sarebbe una “sub-materia”, non conoscendo, da un lato, la Costituzione siffatta categoria, e configurando, d'altra parte, lo stesso testo unico in materia di beni culturali la valorizzazione quale “settore distinto e parallelo” a quello della tutela. Quanto ai profili finanziari, le censure proposte in relazione all'art. 81 della Costituzione sono ritenute dalla Regione inammissibili, dal momento che dopo la riforma dell'art. 127 Cost. l'impugnativa in via diretta delle leggi regionali potrebbe essere esperita esclusivamente per il vizio di incompetenza. In relazione al merito, si afferma l'erroneità del presupposto su cui si basa la doglianza statale, ossia che si sarebbe provveduto ai fini della copertura di spesa oltre il termine del 30 novembre; ciò perché l'Avvocatura ha preso in considerazione, “come termine, quello della promulgazione della legge (che è in effetti avvenuta dopo il 30 novembre) e non, come si doveva, quello della deliberazione da parte del Consiglio regionale, verificatasi invece in data 21 novembre 2001”. 7. - Nel corso dell'udienza pubblica l'Avvocatura dello Stato (peraltro senza addurre specifiche motivazioni) ha dichiarato di rinunziare al motivo di ricorso costituito dalla violazione dell'art. 81 della Costituzione.1. - Il giudizio in via principale promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso in epigrafe nei confronti della Regione Lazio ha ad oggetto la legge 6 dicembre 2001 n. 31 (Tutela e valorizzazione dei locali storici) e più specificamente gli articoli 1, 2, 3, 4, 6 primo comma, 7 e 9 di questa legge, in riferimento all'art. 117 Cost., comma 2 con riguardo alle lettere g, l, s e comma 3 e all'art. 118 Cost., commi secondo e terzo, all'art. 81 Cost. ed al decreto legislativo n. 28 marzo 2000, n. 76 (Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e di contabilità delle regioni, in attuazione dell'art. 1, comma 4, della legge 25 giugno 1999, n.208). Ad avviso del ricorrente, la legge impugnata eccederebbe sotto molteplici profili la competenza regionale di tipo concorrente in materia di valorizzazione dei beni culturali e conterrebbe disposizioni finanziarie contrastanti sia con la normativa statale in materia di coordinamento della finanza pubblica, sia in riferimento all'art. 81 della Costituzione. 2. - In linea preliminare va respinta l'eccezione di parziale inammissibilità del ricorso sollevata dalla difesa della Regione Lazio sulla base dell'assunto che l'attuale art. 127 Cost. limiterebbe l'impugnabilità delle leggi regionali alla sola violazione delle regole relative alla loro competenza, e non consentirebbe di dedurre la violazione di altre disposizioni costituzionali o dei parametri legislativi interposti. Anche prescindendosi dal fatto che il primo comma del nuovo art. 127 della Costituzione ammette il ricorso del Governo in termini identici a quelli utilizzati nel terzo comma del previgente art. 127 Cost., deve notarsi che i rilievi di costituzionalità sollevati sono tutti relativi o riconducibili all'art. 117 della Costituzione. 3. - Parimenti deve essere dichiarata inammissibile, in base alla giurisprudenza di questa Corte (si veda la sentenza n. 85 del 1990), la censura proposta dal ricorrente nei confronti dell'intera legge regionale del Lazio n. 31 del 2001, dal momento che le censure adeguatamente motivate concernono esclusivamente singole disposizioni della legge impugnata, mentre la censura riferita all'intero testo normativo appare affatto generica. 4. - Nel merito la questione non è fondata. 4.1. - È necessario innanzitutto valutare se le disposizioni della legge regionale del Lazio n. 31 del 2001, eccedano la competenza regionale da due punti di vista diversi: in primo luogo, quello concernente l'ipotizzata invasione della riserva esclusiva dello Stato, di cui all'art. 117, secondo comma, lettera s), in tema di “tutela dei beni culturali”; in secondo luogo, quello riguardante la presunta violazione dei principi fondamentali determinati dal legislatore nazionale in tema di “valorizzazione dei beni culturali”. La distinzione fra tutela e valorizzazione dei beni culturali può essere desunta dalla legislazione vigente ed in particolare dagli articoli 148, 149 e 152 del decreto legislativo 11 marzo 1998 n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) e dal decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'art. 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352): in particolare, il terzo comma dell'art. 149 del d.lgs. n. 112 del 1998 riserva alla esclusiva competenza statale anzitutto la “apposizione di vincolo, diretto e indiretto, di interesse storico o artistico e vigilanza sui beni vincolati” e tutto quanto riguarda “autorizzazioni, prescrizioni, divieti, approvazioni e altri provvedimenti, anche di natura interinale, diretti a garantire la conservazione, l'integrità e la sicurezza dei beni di interesse storico o artistico” ed “esercizio del diritto di prelazione”;