[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2 sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo originario risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), promossi con ordinanze del 20 dicembre 2006 dal Giudice di pace di Notaresco, del 6 giugno 2006 dal Giudice di pace di Afragola, del 26 settembre 2006 dal Giudice di pace di Foggia, del 12 gennaio 2007 dal Giudice di pace di Cervignano del Friuli, del 13 dicembre 2006 dal Giudice di pace di Melfi, del 16 gennaio 2007 dal Giudice di pace di Catanzaro e del 18 settembre 2006 dal Giudice di pace di Piove di Sacco rispettivamente iscritte ai nn. 374, 376, 520, 580, 597, 639 e 640 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 21, 28, 34, 35 e 37, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 2 aprile 2008 il Giudice relatore Alfonso Quaranta. Ritenuto che i Giudici di pace di Notaresco, Cervignano del Friuli e Catanzaro, con le ordinanze di cui in epigrafe, hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale – in riferimento, nel complesso, agli artt. 2, 3, 27, 16 e 42 della Costituzione – dell'art. 213, comma 2-sexies (comma introdotto dall'art. 5-bis, comma 1, lettera c, numero 2, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, recante «Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione», nel testo originario risultante dalla relativa legge di conversione 17 agosto 2005, n. 168), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); che anche i Giudici di pace di Afragola, Foggia, Melfi e Piove di Sacco, con le ordinanze di cui in epigrafe, hanno, del pari, sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 213, comma 2-sexies del d.lgs. n. 285 del 1992, limitandosi, peraltro, il secondo dei rimettenti ad ipotizzare il contrasto con l'art. 3 della Costituzione, nonché, l'ultimo di essi, anche con l'art. 27 Cost.; che il Giudice di pace di Notaresco (r.o. n. 374 del 2007), in particolare, ipotizza che la norma censurata violi gli artt. 3, 16 e 27 Cost.; che il rimettente – premesso di essere chiamato a giudicare dell'opposizione proposta dal genitore di un minorenne, avverso il verbale con il quale veniva contestata, al secondo, l'infrazione consistente nella guida di un veicolo a due ruote senza l'uso del casco protettivo, nonché disposto il sequestro del mezzo, di proprietà del primo, in vista della successiva confisca – reputa che il predetto art. 213, comma 2-sexies, contrasti, innanzitutto, con il principio dell'eguaglianza formale e sostanziale dei cittadini; che esso censura, in particolare, la circostanza che la sanzione della confisca venga applicata «solo nel caso in cui la violazione sia commessa utilizzando un ciclomotore o un motociclo e non nel caso in cui sia determinata servendosi di un altro tipo di veicolo, ad esempio un'automobile», e segnatamente allorché si realizzi, ad esempio, l'infrazione consistente nel mancato uso delle cinture di sicurezza; che il giudice a quo deduce, poi, la ricorrenza di «un aperto contrasto con i principi di ragionevolezza e proporzionalità» (artt. 3 e 27 Cost.), che impongo l'adozione di sanzioni adeguate, atteso che, nella specie, la sanzione della confisca «risulta sproporzionata rispetto alla pena principale», tanto da assumere «un carattere prevalente e preponderante»; che il rimettente – richiamato quell'indirizzo della giurisprudenza costituzionale che ammette il sindacato sulle scelte sanzionatorie del legislatore, allorché esse contrastino in modo manifesto con il canone della ragionevolezza, e rilevato che la Corte costituzionale, su tali basi, ha già dichiarato l'illegittimità dell'art. 134, comma 2, del codice della strada «che prevedeva la confisca del veicolo solo perché era scaduta la carta di circolazione dello stesso» – reputa che l'adozione di analoga soluzione s'imponga nel caso in esame; che, infine, ipotizza la violazione anche dell'art. 16 Cost., atteso che la libertà di circolazione «con la confisca del mezzo viene compressa e limitata notevolmente»; che anche il Giudice di pace di Cervignano del Friuli (r.o. n. 580 del 2007) censura il predetto art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada con riferimento agli artt. 2, 3 e 42 Cost.; che esso, nel premettere di essere investito dell'opposizione proposta avverso «verbale di accertamento di violazione dell'art. 171» del codice della strada, nonché avverso il «contestuale verbale di sequestro amministrativo di ciclomotore», assume, in primo luogo, la violazione dell'art. 3 Cost.; che viene dedotta, difatti, l'esistenza di un'evidente «sproporzione tra la violazione e le conseguenze economiche della sanzione», dipendente dalla «notevole diversità di valore economico» tra i singoli ciclomotori o motoveicoli colpiti dalla confisca, con la conseguenza, quindi, che «vengono puniti in modo ingiustificatamente diverso i trasgressori rispetto alla medesima violazione»; che, inoltre, poiché «il diritto di eguaglianza» rientra tra quelli inviolabili di cui all'art. 2 Cost., si assume che anche tale articolo risulterebbe violato dalla norma in esame, giacché essa «pone una evidente disparità di trattamento tra conducenti di ciclomotori e motoveicoli e conducenti di tutti gli altri veicoli»; che infine, è dedotta, la violazione dell'art. 42 della Carta fondamentale, in quanto la disposizione in contestazione, in particolar modo quando il veicolo confiscato appartenga ad un soggetto diverso dal trasgressore, darebbe luogo «ad una sottrazione illegittima del bene», gravando, per giunta, il proprietario del mezzo «delle spese di custodia senza limite di tempo»; che anche il Giudice di pace di Catanzaro (r.o. n. 639 del 2007) ipotizza l'illegittimità costituzionale – in riferimento agli artt. 3, 27 e 42 Cost. – del medesimo art. 213, comma 2-sexies, del codice della strada;