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Il rapporto debito/PIL è rimasto sostanzialmente costante al 134,8 per cento tra il 2018 e il 2019. Nel 2019 i dati definitivi di contabilità nazionale hanno evidenziato un PIL nominale pari a 1.787,664 miliardi di euro, con una crescita dell'1,2 per cento per cento rispetto al 2018. In termini di volume (PIL reale) la crescita è stata dello 0,3 per cento rispetto al 2018. I dati inerenti ai saldi di finanza pubblica attestano di un indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari, in valore assoluto, a -29,301 miliardi di euro, pari all'1,6 per cento del PIL. Il dato indica di per sé un miglioramento di circa 9,5 miliardi rispetto al 2018, posto che l'indebitamento è risultato nel medesimo anno pari a -38,844 miliardi di euro (corrispondente al 2,2 per cento del PIL). Il saldo primario, ovvero al netto degli interessi, si mostra di segno positivo e pari all'1,7 per cento del PIL (31 miliardi), con una crescita di 0,2 punti percentuali rispetto al 2018 (1,5 per cento), mentre la spesa per interessi si è attestata al 3,4 per cento del PIL (60,3 miliardi), in diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2018 (3,7 per cento). L'equilibrio di parte corrente del conto economico della PA ha registrato ancora un segno positivo e pari a 27,88 miliardi di euro, in sensibile crescita a fronte dei 16,07 miliardi del 2018. Il miglioramento del saldo è riconducibile ad un incremento delle entrate (per circa 23,1 miliardi di euro), che determina effetti più che compensativi rispetto all'incremento delle spese (per circa 11,3 miliardi di euro). Le entrate totali del 2019 delle amministrazioni pubbliche hanno evidenziato un aumento del 2,8 per cento rispetto all'anno precedente, con un'incidenza sul PIL pari al 47,1 per cento, con entrate correnti che hanno registrato una crescita del 2,8 per cento, attestandosi al 46,9 per cento del PIL. La pressione fiscale complessiva è pari al 42,4 per cento, in aumento rispetto all'anno precedente (nel 2018 era stata pari al 41,9 per cento). Sul versante delle spese, quelle finali si sono attestate a 870,7 miliardi di euro, in aumento dell'1,6 per cento rispetto al 2018, anno in cui l'analogo valore era stato di 857,3 miliardi di euro. Quanto al debito pubblico, a fine 2019 esso si è attestato a 2.409.841 milioni di euro, in aumento di 28,899 miliardi di euro rispetto ai 2.380.942 milioni dell'anno precedente. RENDICONTO Quanto al disegno di legge recante la legge di approvazione del rendiconto generale dello Stato, la gestione di competenza ha fatto conseguire nel 2019 un miglioramento di tutti i saldi rispetto alle previsioni definitive, nonché rispetto ai risultati differenziali registrati nell'esercizio precedente. In particolare, il saldo netto da finanziare si attesta in campo positivo di circa 2,3 miliardi di euro (0,1 per cento del PIL), con un miglioramento di quasi 22,3 miliardi di euro rispetto al saldo registrato nel 2018 (che si era attestato a -20 miliardi di euro). Il miglioramento del saldo è di circa 59,7 miliardi di euro (104 per cento) se confrontato con le previsioni definitive del 2019, che indicavano ancora un valore negativo del saldo di -57,4 miliardi. Il risultato dà luogo a un accreditamento netto, in controtendenza rispetto agli anni precedenti, in cui si registrava un indebitamento, dovuto all'aumento delle entrate finali (+14 miliardi di euro) ed alla riduzione delle spese finali (-8,3 miliardi di euro). Il risparmio pubblico (ovvero il saldo delle operazioni correnti) segna un miglioramento, passando dai 27,4 miliardi di euro del 2018 ad un valore di quasi 50 miliardi di euro, corrispondente al 2,8 per cento del PIL. Il ricorso al mercato finanziario si attesta a -217,6 miliardi di euro (con un'incidenza sul PIL del 12,2 per cento), con un miglioramento di 7,5 miliardi rispetto al 2018. ASSESTAMENTO Il disegno di legge di assestamento, ai sensi dell'articolo 33 dalla legge di contabilità, assolve al compito di apportare, a metà dell'anno, un aggiornamento degli stanziamenti del bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto dell'esercizio scaduto al 31 dicembre precedente. Nel merito del disegno di legge di assestamento 2020 non possiamo non partire dallo shock che ci ha investito e ha completamente ribaltato lo scenario che iniziava a delinearsi all'inizio del 2020. I dati relativi ai primi mesi dell'anno 2020 mostravano infatti andamenti pienamente in linea con le migliori previsioni formulate dal Governo in autunno 2019; il deficit era al di sotto delle aspettative, il profilo della crescita, sulla base degli indicatori, faceva ritenere che l'economia si fosse stabilmente avviata sul sentiero di una moderata ripresa, ma le stringenti misure di contenimento dell'epidemia, che ci siamo trovati a dover adottare per primi tra le Nazioni europee, hanno avuto purtroppo un impatto senza precedenti sulla nostra economia. Le variazioni di bilancio, che oggi approviamo nella proposta di disegno di legge di assestamento 2020, recepiscono, oltre alle modifiche apportate con atti amministrativi, gli effetti finanziari dei provvedimenti legislativi emanati successivamente all'approvazione della legge di bilancio, le misure straordinarie adottate per contrastare le ricadute negative dell'epidemia sulla nostra economia: il decreto-legge n. 18 (cosiddetto cura Italia), il decreto-legge n. 23 (decreto liquidità) e il decreto-legge n. 34 (decreto rilancio). Nell'assestamento 2020, si registra, nel complesso, un incremento delle spese finali per oltre 179 miliardi di euro, in parte compensato da un incremento delle entrate per circa 8 miliardi, e una riduzione delle entrate finali per 50 miliardi di euro, di cui 39 relative alle entrate tributarie. Le risorse autorizzate fino ad oggi dal Parlamento, i provvedimenti presi e quelli in via di adozione in queste settimane hanno consentito fin qui di contenere, per quanto possibile, gli effetti negativi sull'economia generati dalla pandemia e le ricadute pesanti sulle famiglie e sulle imprese. Ci apprestiamo ad affrontare la nuova legge di bilancio, affiancata dal programma di spesa dei fondi stanziati in Europa, forse la più delicata e decisiva dell'intera storia repubblicana. Occorre uno sforzo congiunto, misurato, e responsabile per creare gli strumenti utili a investire nel rilancio deciso del nostro Paese, tramite la cura delle infrastrutture, delle proprie piattaforme digitali e della sostenibilità ambientale, ma non solo: dobbiamo saper investire nell'istruzione, nella ricerca, nella formazione e nell'orientamento, in modo da illuminare alle nuove generazioni la loro strada, coltivandone e sviluppandone i talenti, offrendo così loro l'opportunità, tramite un sospirato patto generazionale, di divenire protagonisti del loro Paese e non sentirsi più ingombranti zavorre.