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la crisi che colpisce il lago, causata da una pluralità di elementi tra i quali il calo delle precipitazioni, i prolungati periodi di siccità, l'enorme crescita demografica e lo sfruttamento non sostenibile delle acque, ha conseguenze molto negative sulla popolazione che vive sulle rive del lago e che trova nel bacino idrico la fonte primaria di sostentamento; il lago Chad assicura risorse idriche a più di 20 milioni di persone che vivono nei paesi che circondano il bacino, e le gravi conseguenze umanitarie nel territorio stanno provocando notevoli migrazioni interne; senza un'azione decisiva e strategica di cooperazione internazionale, la crisi del lago Chad potrebbe portare ad un aumento significativo delle migrazioni di massa e dell'insicurezza nei territori limitrofi perché le condizioni di vita risulterebbero ben più difficili; considerato che: l'obiettivo del memorandum , esplicato dall'articolo 1, è di rafforzare e coordinare gli apporti di diversi Paesi per combattere il cambiamento climatico, indirizzando e prevenendo i suoi effetti nel Sahel e nel bacino del lago; l'obiettivo più specifico del memorandum è quello di coordinare e completare lo studio di fattibilità per il trasferimento dell'acqua dal bacino di Ubangi-Congo ("progetto Transaqua") al bacino del lago Chad, al fine di verificare la possibilità tecnica del trasferimento di acqua tra i due bacini, esaminare le conseguenze della realizzazione del progetto soprattutto riguardo la produzione di energie rinnovabili e sulla navigazione del lago, analizzare i possibili rischi di una simile operazione identificando le eventuali criticità che potrebbero emergere dal punto di vista ambientale, sociale ed economico; il memorandum , all'articolo 6, impegna il Ministero dell'ambiente a co-finanziare il completamento dello studio di fattibilità con 1.500.000 euro, si chiede di sapere quali iniziative, anche di natura amministrativa, il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per erogare il co-finanziamento previsto all'articolo 6 del memorandum , volto a completare lo studio di fattibilità del "progetto Transaqua". Atto n. 4-01963 TOTARO Al Ministro della salute Premesso che: l'epatite C (HCV) rappresenta una priorità di sanità pubblica per la quale l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito l'obiettivo comune per tutti i Paesi di ridurre, entro il 2030, del 65 per cento la mortalità ad essa correlata e dell'80 per cento il numero dei casi di infezione; a partire dal 2015, anno nel quale sono stati resi disponibili i nuovi farmaci che permettono di curare e guarire la maggior parte dei pazienti affetti da epatite C, con la legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità per il 2015), al comma 593 dell'art. 1 è stato istituito un fondo per il concorso al rimborso alle regioni per l'acquisto dei medicinali innovativi di 500 milioni di euro per gli anni 2015 e 2016, poi reso strutturale con la legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), comma 400 dell'art. 1 consentendo così l'avvio di un imponente piano di eradicazione dell'HCV; ciò è stato reso possibile grazie alla progressiva estensione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) dei criteri di accesso alle terapie per l'epatite C e agli accordi di rimborso condizionato, portati avanti dall'Agenzia con le aziende produttrici che hanno permesso una notevole e progressiva riduzione di prezzo dei farmaci anti HCV per cui oggi si stima un costo medio di circa 6.000 euro che si andrà ulteriormente a ridurre nei prossimi mesi; ad oggi, sono stati trattati e curati 187.534 pazienti nel nostro Paese, ponendo attualmente l'Italia tra i Paesi più avanzati nel raggiungimento dell'obiettivo definito dall'Organizzazione mondiale della sanità; recenti studi e indagini, tra i quali quella dell'associazione EpaC onlus , hanno tuttavia registrato la presenza di un'ampia platea di pazienti, si stima dai 350.000 e ai 550.000, che hanno ancora necessità di accedere alle terapie. Di questi, la maggior parte rientra nella popolazione generale e non ha ancora ricevuto una diagnosi; a tal riguardo, si ritiene che il medico di medicina generale, quale responsabile per la presa in carico, svolga un ruolo di primaria importanza per effettuare lo screening e la diagnosi dei soggetti a rischio; ad aprile 2020 i farmaci anti HCV perderanno lo status di innovatività, di conseguenza non avranno più accesso al fondo farmaci innovativi; in data 27 giugno, presso la sede AIFA, si è tenuto il primo incontro del "tavolo di lavoro AIFA per i farmaci antivirali anti HCV". In tale occasione, si è auspicato l'avvio di strategie efficaci per identificare i pazienti "sommersi", si chiede di sapere quali iniziative concrete si intenda avviare al fine di proseguire con il piano di eradicazione dell'epatite C, con specifico riferimento all'individuazione dalla platea dei "pazienti sommersi" e al coinvolgimento del medico di medicina generale, ruolo chiave affinché i pazienti con diagnosi non ancora nota siano individuati e avviati alle terapie disponibili nel più breve tempo possibile. Atto n. 4-01964 AIMI MALAN VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che: sono ampiamente note le vicende giudiziarie che hanno portato all'arresto a Lampedusa di Carola Rackete, capitano della "Sea Watch 3", dopo essere entrata in acque territoriali, nonostante il divieto imposto, arresto non convalidato dal giudice per le indagini preliminari di Agrigento, il quale non ha disposto alcuna misura cautelare, a differenza di quanto richiesto dalla Procura; come riportano fonti di stampa, secondo il giudice per le indagini preliminari di Agrigento, infatti, non si sarebbe configurata l'aggravante del reato di resistenza a nave da guerra, contestato dalla Procura, in quanto la motovedetta della Guardia di finanza, speronata dalla Sea Watch 3, non potrebbe appunto classificarsi come tale; in particolare, nella sentenza di scarcerazione si legge: "Invero, per condivisibile opzione ermeneutica del Giudice delle Leggi (v. corte cost. sentenza 35/2000) le unità navali della Guardia di Finanza sono considerate navi da guerra solo "quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia una autorità consolare". Nella fattispecie, al contrario, la nave della Guardia di Finanza indicata nell'atto di incolpazione, operava all'interno del porto di Lampedusa"; l'art. 200 del codice della navigazione (di cui al regio decreto n. 327 del 1942) specifica viceversa che "in alto mare, nel mare territoriale, e nei porti esteri dove non sia un'autorità consolare, la polizia sulle navi mercantili nazionali è esercitata dalle navi da guerra italiane". Pertanto, alla luce di tale disposizione di legge, la motovedetta della Guardia di finanza parrebbe essere in tutto e per tutto una nave da guerra, con la conseguenza della configurazione dell'aggravante del reato di resistenza a nave da guerra contestato dalla Procura a Carola Rackete. Se così fosse, è evidente che le valutazioni politiche della vicenda, nonché le conseguenze giuridiche, sarebbero completamente differenti da quelle attuali;