[pronunce]

Ordinanza ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli artt. 34, comma 2, e 35, commi 3 e 6, della legge 31 dicembre 1998, n. 476 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L'Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri) [recte: degli artt. 34, comma 2, e 35, commi 3 e 6, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), così come modificati dalla legge 31 dicembre 1998, n. 476 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L'Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri)], promossi con ordinanze emesse il 30 maggio (n. 4 ordinanze), il 18 luglio (n. 3 ordinanze), il 25 luglio (n. 4 ordinanze), il 18 luglio, il 25 luglio (n. 7 ordinanze) e il 18 luglio 2001 dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila rispettivamente iscritte ai nn. 647, 648, 649, 698, 794, 795, 796, 797, 867, 868, 869, 870, 918, 919, 920, 921, 922, 923, 924, e 925 del registro ordinanze 2001 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 36, 38, 40, 43 e 46, 1ª serie speciale, dell'anno 2001. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 10 aprile 2002 il Giudice relatore Fernanda Contri. Ritenuto che il Tribunale per i minorenni dell'Aquila, con venti ordinanze di identico contenuto, ha sollevato, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 34, comma 2, e 35, commi 3 e 6, della legge 31 dicembre 1998, n. 476 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L'Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri), nella parte in cui non prevedono, per l'adozione internazionale, l'affido preadottivo del minore per la durata di un anno quale principio fondamentale del diritto italiano di famiglia e dei minori; che il giudice rimettente è investito dell'esame di domande di genitori adottivi volte ad ottenere la trascrizione nei registri dello stato civile di provvedimenti stranieri di adozione di minori, pronunciati dalle autorità dei Paesi di provenienza degli stessi; che, quanto alla rilevanza della questione, il giudice a quo osserva che, solo qualora si ritenga che l'affido preadottivo non costituisca un principio fondamentale del nostro diritto, il tribunale può ordinare la trascrizione del provvedimento straniero di adozione perché, in caso contrario, il giudice dovrebbe "continuare a manipolare il provvedimento straniero, riconoscendolo efficace come affidamento preadottivo"; che il rimettente rileva come la legge n. 476 del 1998 abbia profondamente innovato la materia dell'adozione internazionale, prevedendo il riconoscimento diretto dei provvedimenti stranieri che, nella disciplina originaria della legge n. 184 del 1983, non avevano efficacia nel nostro ordinamento, ma costituivano il presupposto di fatto del provvedimento del giudice italiano all'esito del periodo di affidamento preadottivo prescritto dalla legge; che, secondo il giudice a quo, essendo controverso se il provvedimento straniero abbia o meno efficacia automatica in Italia ai sensi degli artt. 64, 65 e segg. della legge 31 maggio 1995, n. 218 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato), non può essere sostenuta la tesi dell'efficacia diretta dal momento che la legge impone al tribunale di verificare la sussistenza delle condizioni previste dall'art. 4 della Convenzione dell'Aia e di accertare che l'adozione non sia contraria ai principi fondamentali che regolano in Italia il diritto di famiglia e dei minori, con un controllo effettivo e non solo formale; che, secondo il giudice a quo, non avendo il provvedimento di adozione straniero efficacia automatica, resta da chiedersi se, fra i principi fondamentali che regolano il diritto di famiglia e dei minori italiano, sia da ricomprendere anche l'anno di affidamento preadottivo del minore, previsto ora solo per la adozione nazionale; che, ad avviso del collegio rimettente, scopo dell'affidamento preadottivo è quello di verificare in concreto il buon esito dell'inserimento del minore nella famiglia adottiva, al fine di consentire la successiva emissione del provvedimento adottivo vero e proprio, verifica necessaria per ogni adozione legittimante, nazionale o internazionale, ed ancor più indispensabile per l'adozione di un minore di "diversa etnia, dalle diverse caratteristiche somatiche e biopsichiche", che vive l'avulsione dal suo ambiente e il traumatico inserimento in un contesto sociale completamente nuovo e diverso per lingua, costumi, tradizioni; che, secondo il Tribunale per i minorenni dell'Aquila, la scelta del legislatore di non prevedere un periodo di affidamento preadottivo per l'adozione internazionale sarebbe quindi "illogica ed assurda", introdurrebbe una "disarmonia nel sistema" e produrrebbe "un'odiosa e perniciosa" discriminazione a danno del minore straniero adottabile rispetto a quello italiano; che il legislatore si sarebbe reso conto di tali disarmonie ed avrebbe perciò previsto (art. 34, comma 2, legge cit. ) l'assistenza da parte dei servizi degli enti locali e degli enti autorizzati, per almeno un anno, a favore degli affidatari, dei genitori adottivi e dei minori, assistenza che, venendo però prestata solo se richiesta dagli interessati, non equivale ad un affidamento preadottivo e che non presenta alcuna utilità dopo che l'adozione avvenuta all'estero viene trascritta sui registri dello stato civile, atto quest'ultimo che, ai sensi dell'art. 27 della legge, rende il minore figlio legittimo, a tutti gli effetti, della coppia adottante; che quest'ultima circostanza, sempre secondo il giudice a quo, rende impossibile, in caso di fallimento dell'adozione, procedere ad un nuovo affidamento preadottivo e costringe il tribunale ad iniziare la più complessa procedura per la dichiarazione dello stato di adottabilità, solo in esito alla quale sono possibili nuovi affidamenti preadottivi;