[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 5-bis, lettera c), del decreto-legge 17 giugno 2005, n. 106 (Disposizioni urgenti in materia di entrate), comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, della legge di conversione 31 luglio 2005, n. 156, promossi con ordinanze depositate il 14 luglio 2006 ed il 30 gennaio 2007 dalla Commissione tributaria provinciale di Bologna nei giudizi rispettivamente vertenti tra Guido Liberatore, l'Agenzia delle entrate – Ufficio di Bologna 4 ed altra, nonché tra Riccardo Campagni e l'Agenzia delle entrate – Ufficio di Bologna 1, iscritte al n. 389 ed al n. 572 del registro ordinanze 2007 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 21 e n. 34, prima serie speciale, dell'anno 2007. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 12 dicembre 2007 il Giudice relatore Franco Gallo.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. – Nel corso di un giudizio riguardante l'impugnazione di una cartella di pagamento emessa ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), e relativa all'IRPEF dell'anno 2000, la Commissione tributaria provinciale di Bologna, con ordinanza depositata il 14 luglio 2006 (r.o. n. 389 del 2007), ha sollevato – in riferimento agli artt. 3, 24 e 97 della Costituzione – questioni di legittimità dell'art. 1, comma 5-bis, lettera c), del decreto-legge 17 giugno 2005, n. 106 (Disposizioni urgenti in materia di entrate), comma aggiunto dall'art. 1, comma 1, della legge di conversione 31 luglio 2005, n. 156, nella parte in cui stabilisce che la notificazione delle cartelle di pagamento derivanti dalla liquidazione delle dichiarazioni è effettuata, a pena di decadenza, «entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, con riferimento alle dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre 2001». Quanto alla non manifesta infondatezza delle questioni, il giudice rimettente afferma che la norma denunciata víola il principio di ragionevolezza di cui all'art. 3 Cost., perché prevede per la notificazione delle predette cartelle, emesse all'esito di semplici operazioni di liquidazione delle somme dovute dai contribuenti in base alle dichiarazioni da essi presentate, un termine decadenziale (quinquennale) superiore a quello (quadriennale) previsto dall'art. 43, primo comma, del d.P.R. n. 600 del 1973 per la notificazione degli avvisi di accertamento, emessi all'esito di un ben piú complesso procedimento. Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata non rispetterebbe la «raccomandazione» contenuta nella sentenza n. 280 del 2005 della Corte costituzionale, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nella parte in cui non prevede un termine di decadenza entro il quale il concessionario deve notificare al contribuente la cartella di pagamento delle imposte liquidate in base alla dichiarazione del contribuente. Per il rimettente, infatti, la norma denunciata – emanata per colmare la lacuna prodottasi nell'ordinamento a séguito della suddetta declaratoria di illegittimità costituzionale – non si sarebbe conformata al «dettato» della citata sentenza, là dove questa osserva che il legislatore, nel fissare il termine per la notificazione delle cartelle emesse ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, «non potrà non considerare che il vigente art. 43, primo comma, del d.P.R. n. 600 del 1973 prevede che l'avviso di accertamento – quale atto conclusivo di un ben più complesso procedimento – sia notificato a pena di decadenza entro il 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione della dichiarazione, e che solo entro tale limite temporale il contribuente è obbligato a conservare la documentazione sulla base della quale ha redatto la dichiarazione». Il giudice rimettente afferma che la norma censurata víola anche gli artt. 24 e 97 Cost., perché «ha finito col vanificare i diritti di quei contribuenti che avevano provocato la stessa sentenza n. 280/2005 della Corte cost. , per avere ricevuto notifiche, a seguito di controllo ex art. 36-bis, per le dichiarazioni presentate negli anni 1998-1999, i quali […] ora si vedono puniti con la previsione di un termine molto ampio» (quinquennale), rispetto a quello previsto per la notificazione delle cartelle relative alle dichiarazioni presentate negli anni 2002 e 2003 (quadriennale) ovvero successivamente (triennale). Quanto alla rilevanza, la Commissione tributaria provinciale afferma – sulla scorta della sentenza della Corte di cassazione n. 26104 del 2005 – che la disposizione censurata disciplina i rapporti pendenti alla data della sua entrata in vigore ed è, pertanto, applicabile nel giudizio principale, nel quale il contribuente ha eccepito l'intempestività della notificazione della cartella impugnata, relativa ad una dichiarazione dell'IRPEF presentata nel 2001, emessa ai sensi dell'art. 36-bis del d.P.R. n. 600 del 1973 e notificata il 2 febbraio 2006. Da tali affermazioni il rimettente fa conseguire la pregiudizialità, rispetto al giudizio a quo, della sollevata questione. 2. – Nel corso di un diverso giudizio riguardante l'impugnazione di una cartella di pagamento dell'IVA relativa all'anno 2000 ed emessa ai sensi dell'art. 54-bis del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (Istituzione e disciplina dell'imposta sul valore aggiunto), la medesima Commissione tributaria provinciale di Bologna, con ordinanza depositata il 30 gennaio 2007 (r.o. n. 572 del 2007), ha sollevato – con riferimento agli stessi parametri costituzionali (artt. 3, 24 e 97 Cost.) ed alla stessa disposizione denunciata (art. 1, comma 5-bis, lettera c, del decreto-legge n. 106 del 2005, convertito, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, della legge n. 156 del 2005) – questioni di legittimità identiche a quelle sollevate con la propria precedente ordinanza, espressamente richiamata, in quanto, secondo il giudice rimettente, i rilievi effettuati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 280 del 2005 «valgono, evidentemente, anche in riferimento al controllo delle dichiarazioni in tema di imposta sul valore aggiunto, essendo del tutto speculari le norme ex artt. 54-bis e 57, co. 1, D.P.R. 633/72 a quelle ex artt. 36-bis e 43, co. 1, D.P.R. 600/73».