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Nello stesso comma si inserisce il divieto all'esercizio del diritto di libera organizzazione sindacale per gli allievi vincitori di concorso pubblico (ossia della categoria dei militari di truppa), con contestuale soppressione del comma 6, evitando ambigue distinzioni tra sindacalizzazione e diritto di adesione al sindacato. Inoltre, solo per completezza, viene precisato che il personale di leva, essendo privo di rapporto di lavoro, non avrebbe diritto alla sindacalizzazione. La precisazione dipende dal fatto che ai sensi dell'articolo 1929 del codice dell'ordinamento militare il servizio di leva è stato sospeso (e non abolito) e, pur auspicando che ciò non succeda, potrebbe essere ripristinato con decreto del Presidente della Repubblica in caso di guerra o grave crisi internazionale. Sia per il personale della riserva, sia per gli allievi vincitori dei concorsi interni, le modifiche introdotte consistono nella sola iscrizione ai sindacati (con la conseguenza di veder rappresentati i propri diritti). Infatti, il successivo articolo 8 della legge, nel definire i requisiti di candidatura alle cariche direttive dei sindacati, esclude sia il personale non in servizio (e quindi il personale in congedo), sia gli allievi. Introducendo il comma 2- bis si sposta la norma contenuta al comma 3 dell'articolo 8, che, prevedendo l'esclusione dal diritto sindacale per le cariche di vertice, trova una migliore collocazione all'articolo 1, che definisce il diritto sindacale. L'articolo 8, invece, regola i requisiti delle cariche elettive delle associazioni sindacali. Si introduce poi il comma 5- bis , stabilendo una norma di principio mutuata dallo statuto dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300), secondo la quale il superiore che discrimina il militare in relazione al fatto che aderisce, non aderisce o cessa di far parte di una associazione sindacale, o che ne ostacola l'adesione o ne induce all'abbandono, è punibile con una sanzione disciplinare di stato. Tale previsione è ancora più necessaria nell'ambiente militare, nel quale il superiore dispone di strumenti autoritativi connotati dalla massima discrezionalità che hanno effetti importanti sulla vita del lavoratore militare (come la valutazione che determina la progressione di carriera e il trasferimento di sede di servizio) e che potrebbero essere utilizzati in maniera vessatoria. L'articolo 2 della legge n. 46 del 2022 definisce i principi ai quali gli statuti dei sindacati militari devono informarsi. La legge deve inquadrare correttamente tali principi perché essi, per quanto previsto al successivo articolo 3, costituiscono requisito necessario per ottenere la trascrizione dell'associazione sindacale in apposito albo, necessaria all'esercizio dell'attività sindacale. Tali principi sono desumibili dall'assetto costituzionale e richiamati dalla sentenza della Corte costituzionale: principio di democraticità, di neutralità ed estraneità alle competizioni elettorali e a sindacati diversi da quelli militari, di trasparenza del sistema di finanziamento, oltre al divieto di esercizio del diritto di sciopero. Ogni altra limitazione appare contrastante con la libertà di associazione sindacale sancita dal primo comma dell'articolo 39 della Costituzione. Certamente è forzato che i sindacati, soggetti di diritto privato, esterni alle amministrazioni, debbano conformarsi ai principi di coesione interna, efficienza e prontezza operativa. È senz'altro fondamentale che le associazioni non interferiscano con l'efficienza dello strumento militare, ma il loro scopo è la tutela del personale e non il raggiungimento delle finalità delle amministrazioni militari. Anche il principio della partecipazione, sebbene astrattamente condivisibile, non compare tra quelli costituzionalmente necessari a tutelare né i sindacati, né le amministrazioni militari. Vengono pertanto riscritti in maniera chiara i principi ai quali gli statuti delle associazioni sindacali devono informarsi. L'articolo 3 della legge n. 46 del 2022 dispone in relazione al deposito degli statuti delle associazioni presso il Ministero della difesa e presso il Ministero dell'economia e delle finanze (per il Corpo della guardia di finanza) per la verifica del possesso dei requisiti, propedeutica alla trascrizione in apposito albo, necessaria all'esercizio delle attività sindacali ed alla raccolta dei contributi associativi. Questa verifica è già di per sé un unicum , se si considera che gli altri sindacati (compresi quelli della Forze di polizia ad ordinamento civile) hanno il solo obbligo di comunicare ai rispettivi Ministeri la propria costituzione e non sono sottoposti ad alcuna verifica statutaria. Peraltro la legge da un lato all'articolo 1, modificando il comma 2 dell'articolo 1475 del codice dell'ordinamento militare, stabilisce che la costituzione di associazioni professionali a carattere sindacale non è subordinata al preventivo assenso del Ministro della difesa, dall'altro, all'articolo 3, prevede il controllo statutario da parte del Ministero, che si conclude con un'autorizzazione o un rigetto. È pacifico che l'interesse costituzionale contrapposto alla libertà sindacale possa essere di tale rilevanza da pretendere questa verifica, peraltro compatibile con l'articolo 39 della Costituzione, sempreché la stessa sia limitata al rispetto dei principi di democraticità, neutralità e trasparenza. Appare però inappropriato che tale verifica venga effettuata dai Ministeri che potenzialmente si trovano in conflitto di interessi. Per di più, gli stessi Ministeri, per quanto previsto dallo stesso articolo della legge, potrebbero in qualunque momento decidere per la decadenza dell'associazione sindacale precedentemente « autorizzata » che, a loro giudizio, abbia perso i requisiti. Sarebbe pertanto auspicabile che la verifica degli statuti venga effettuata dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, in grado di garantire una maggiore terzietà. Inoltre, lo stesso Dipartimento, attraverso l'Ufficio per le relazioni sindacali, si occupa già di materia sindacale e per questo risulterebbe il più idoneo a trattare tale materia anche per i militari evitando inutili duplicazioni di uffici. Pertanto il disegno di legge, sostituendo l'intero articolo 3, prevede che il controllo statutario sia in capo al Dipartimento della funzione pubblica e che riguardi il rispetto dei principi elencati all'articolo 2, comma 2. L'articolo 4 della legge n. 46 del 2022 stabilisce le limitazioni alle attività dei sindacati militari. In particolare pone il divieto di rappresentare in via esclusiva una o più categorie di personale (ufficiali, sottufficiali, graduati e truppa limitatamente ai volontari in ferma prefissata). Tale divieto, pur intervenendo sulla libertà dell'organizzazione del sindacato, può essere condivisibile se ispirato all'inclusività sindacale. È accettabile quindi che l'adesione al singolo sindacato non sia preclusa a nessun militare, indipendentemente dalla categoria di appartenenza.