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tale diversità è stata evidenziata anche dal vicepresidente della Regione Campania, il quale, in occasione della conferenza dei servizi relativa al lotto 3, con riferimento al progetto nella versione del 2018, ha parlato "di una strategia del tutto innovativa e correttiva di previsioni progettuali pregresse, risalenti a prima del 2015, totalmente carenti dell'aspetto ambientale", come riportato dal giornale on line "Torresette" il 23 giugno 2019; considerato, inoltre, che: come riferito, il grande progetto Sarno è stato sottoposto a VIA nel 2013, pertanto, la commissione competente si è espressa, per ovvie ragioni temporali, esclusivamente in relazione alla compatibilità ambientale degli interventi di cui alla delibera del 2012; le nuove tipologie di interventi inserite successivamente, al pari di quelle rimodulate nel 2018, integrano una variante significativa al progetto originario, e, pertanto, a parere degli interroganti, sussistono circostanze obiettive che impongono la reiterazione della VIA, in conformità a quanto previsto dal decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013, nel quale testualmente si statuisce che "È fatto altresì obbligo, in caso di varianti sostanziali del progetto esaminato, che lo stesso completo delle varianti sia sottoposto a nuova procedura"; sempre a parere degli interroganti, risulta illegittimo il provvedimento di proroga dell'efficacia del decreto, tenuto conto anche dell'infondatezza delle ragioni addotte dalla Regione Campania a sostegno, ovvero la persistenza dei presupposti di adozione del decreto VIA, a fronte dell'identità degli interventi programmati, e l'assenza di colpa per quanto attiene al ritardo nell'esecuzione delle opere, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti o di altri elementi al riguardo; se ritenga opportuno assumere iniziative volte a verificare la legittimità del provvedimento di proroga dell'efficacia del decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013, anche alla luce della rimodulazione degli interventi di cui alla delibera del 2012 e dell'inserimento degli ulteriori interventi "vasche di laminazione vesuviane", "rifunzionalizzazione canale Conte di Sarno", "intervento di manutenzione straordinaria delle vasche pedemontane del Vesuvio, Pianillo e Fornillo", "interventi di bonifica e rimozione dei sedimenti inquinati nonché di sistemazione idraulica del bacino idrografico del fiume Sarno, limitatamente al tratto finale compreso tra la traversa di Scafati e la foce del fiume Sarno", il cui finanziamento complessivo ammonta a 112.653.696,13 euro; se ritenga opportuno assumere iniziative dirette a sollecitare l'avvio di una nuova procedura di VIA con riferimento al grande progetto Sarno, tenuto conto delle varianti progettuali apportate al progetto risalente al 2012. Atto n. 3-01051 LA MURA CASTELLONE FERRARA TRENTACOSTE CORRADO LUCIDI MONTEVECCHI ANGRISANI VANIN PUGLIA GAUDIANO MAUTONE ORTOLANI URRARO GIANNUZZI RICCIARDI PRESUTTO DE LUCIA MARILOTTI LOMUTI NATURALE MANTERO MORONESE NUGNES LANNUTTI Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: con delibera n. 124 del 20 marzo 2012 la Regione Campania ha approvato il progetto preliminare del Grande Progetto "Completamento della riqualificazione e recupero del fiume Sarno" del POR Campania FESR 2007-2013, avente quale scopo la mitigazione del rischio idrogeologico e la riqualificazione ambientale del fiume, compresa la rete dei canali e degli affluenti allo stesso connessi; il grande progetto Sarno (di seguito GPS) è stato sottoposto a VIA e con decreto dirigenziale n. 177 del 2 dicembre 2013 la Regione Campania ha espresso parere favorevole di valutazione di impatto ambientale, su conforme giudizio espresso dalla Commissione VIA, VAS e VI, formulando, tuttavia, talune prescrizioni; infatti, in sede di valutazione del progetto la Commissione ha riscontrato una serie di criticità derivanti dalla circostanza che gli interventi programmati riguardano un territorio fortemente inquinato. Infatti, il bacino idrografico del fiume Sarno, con legge n. 266 del 2005, è stato individuato come SIN, e successivamente, in forza del decreto ministeriale 11 gennaio 2013, la competenza per le relative operazioni di bonifica è stata trasferita alla Regione Campania; in particolare, la Commissione, nelle conclusioni istruttorie, ha formulato una serie di prescrizioni, tra cui le seguenti: assicurare la compatibilità ambientale delle acque recapitate nelle opere di laminazione e di derivazione in seconda foce, prima dell'attivazione delle opere stesse; verificare l'effettiva idoneità dei siti autorizzati alla gestione dei materiali movimentati, per le quantità e tipologie indicate in progetto; definire, in fase di progettazione, le modalità di gestione e manutenzione di tutte le opere programmate con indicazione del soggetto istituzionale preposto alle predette attività; dalle osservazioni formulate dalla Commissione nel Modello IV, contenente le conclusioni istruttorie, emergono evidenti perplessità in ordine alla qualità delle acque da recapitare nelle vasche di laminazione e alla manutenzione delle opere di laminazione, alla gestione dei sedimenti derivanti dal dragaggio, nonché all'individuazione delle specifiche aree interessate dagli interventi programmati; con riferimento al primo profilo, si evidenzia che il fiume Sarno e i suoi affluenti presentano un elevato livello di inquinamento di natura organica e industriale derivante da scarichi di acque reflue urbane e industriali non depurate. Nessuno dei predetti corpi idrici raggiunge l'obiettivo di stato (potenziale) ecologico di cui all'articolo 4 del Dipartimento qualità agroalimentare, e il torrente Solofrana non raggiunge l'obiettivo di buono stato chimico, come recentemente precisato dal Ministro dell'ambiente in risposta all'interrogazione parlamentare 4-00995, presentata alla Camera dei deputati, con riguardo al secondo profilo, ovvero a quello della manutenzione delle opere di laminazione, si rileva, innanzitutto, che le vasche attualmente presenti nel bacino idrografico del fiume Sarno versano in condizioni di profondo degrado: sono intasate di rifiuti e ricevono acque fognarie e industriali non depurate, che, a seguito di piogge continue, esondano, inondando i terreni agricoli circostanti; in una situazione analoga versano da decenni anche i canali. Il Piano regionale di bonifica (PRB) del 2019 evidenzia la presenza nei canali di metalli pesanti, come il cromo, lo zinco, nonché di idrocarburi. In particolare, nel canale Bottaro sono stati rinvenuti berillio, piombo, zinco, stagno, cromo totale, rame, tallio, idrocarburi pesanti, DDTs e PCB. Ciò nonostante, il GPS ne prevede l'ampliamento;