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Si noti che i soci o i consorziati fatturano all'ente soggetto a split payment i loro compensi e che gli stessi sono imponibili. D'altro canto, il consorzio si troverebbe a non poter incassare l'IVA, dall'ente pubblico ed in contemporanea a doverla versare ai consorziati. Interviene, inoltre, per confermare il regime forfettario della legge 16 dicembre 1991, n. 398 per gli enti associativi, nonché in merito alla pubblicazione di un elenco degli enti pubblici tenuti all'applicazione dello split payment . Come chiarito, infatti, dall'Agenzia delle entrate nella circolare 9 febbraio n. 1/E del 2015, il meccanismo si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nei confronti delle pubbliche amministrazioni. In particolare, tale disciplina riguarda tutti gli acquisti effettuati dalle pubbliche amministrazioni individuate dall'articolo 17- ter , sia quelli effettuati in ambito non commerciale, ossia nella veste istituzionale, sia quelli effettuati nell'esercizio dell'attività commerciale. Le associazioni di ogni tipo e genere, comprese bande, cori, gruppi culturali di vario genere che abbiano optato per il regime IVA forfettario previsto dalla legge n. 398 del 1991, hanno l'obbligo di versare il 50 per cento dell'IVA fatturata relativamente a sponsorizzazioni o pubblicità. Ad esempio, se una banda esegue un concerto per un determinato comune emette una fattura di 500 + IVA 110 = 610. Prima dell’introduzione dello split payment , la banda incassava 610 e versava 55. Ad oggi, applicando asetticamente la nuova norma, la banda incassa 500 e il comune versa all'erario 110, con un mancato incasso per la banda di 55. Si potrebbe forse interpretare la norma, anche in assenza di una specificazione normativa, nel senso che il regime della legge n. 398 del 1991 non è stato soppresso e che conseguentemente l'Ente pubblico in presenza di soggetto con detto regime dovrebbe comunque applicare lo split payment solo su metà dell'IVA. Tuttavia, si ritiene necessario integrare l'articolo 17- ter del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, specificando esplicitamente che è fatta salva l'applicazione del regime forfettario dell'IVA. Con riferimento all'applicazione dello split payment , si propone, inoltre, viste le difficoltà nell'individuazione dei soggetti che lo devono applicare, di approvare con atto del Direttore dell'Agenzia delle entrate l'elenco dei soggetti tenuti a questo adempimento. La proposta è giustificata dal fatto che si necessita di chiarezza e semplificazione, sia per gli enti pubblici che per i fornitori stessi. La circolare n. 1 del 2015 dell'Agenzia delle entrate ha, per esempio, escluso dall'applicazione del regime l'Agenzia delle entrate stessa, ma vi ha incluso le comunità montane.. 1 1 All'articolo 17- ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 2 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, né ai compensi per prestazioni di servizi nel caso di esecuzione degli stessi da parte di consorzi o cooperative, a condizione che questi ultimi acquisiscano beni o servizi soggetti ad imposta sul valore aggiunto o da consorziati o da soci per almeno il 70 per cento del fatturato relativo al mese precedente l'operazione altrimenti soggetta alla disciplina prevista dal comma 1»; b dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti: « 2 -bis. Nel caso di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli enti di cui al comma 1 da soggetti che hanno optato per il regime previsto dalla legge 16 dicembre 1991, n. 398, l’imposta sul valore aggiunto è integralmente versata ai soggetti medesimi. 2 -ter. Il Direttore dell'Agenzia delle entrate approva, entro il 30 aprile 2015, con proprio atto, l'elenco dei soggetti tenuti all'applicazione delle disposizioni di cui al comma 1. Detto elenco è pubblicato sul sito istituzionale dell'Agenzia delle entrate, ed è aggiornato con le modalità di cui al primo periodo».