[pronunce]

Inoltre, anche il citato art. 18, comma 2, è stato modificato e l'art. 10, comma 1-bis, della legge regionale n. 38 del 1998, nell'attuale formulazione, dispone che «dell'avvio del procedimento è data notizia mediante inserimento nel sito web della Regione nonché nell'albo pretorio on line dei comuni interessati» e, in tal modo, avrebbe posto rimedio ai rilievi denunciati con il ricorso. Infine, a seguito della modifica dell'impugnato art. 18, comma 4, il testo vigente dell'art. 10, comma 5, della legge regionale n. 38 del 1998, stabilisce che l'esito della procedura deve essere pubblicato in forma integrale nel sito web della Regione, con previsione che sarebbe satisfattiva delle ragioni fatte valere dal ricorrente. 7.- In prossimità dell'udienza pubblica ha depositato memoria anche il ricorrente, contestando che la modifica delle norme impugnate comporti la cessazione della materia del contendere. In relazione al citato art. 3, comma 2, ed all'allegato A, la modifica, per avere efficacia satisfattiva, avrebbe dovuto prevedere, a suo avviso, che la verifica di assoggettabilità alla VAS «deve avvenire in ogni caso e senza eccezione alcuna e non nelle sole ipotesi previste» da detta norma. L'affermazione contenuta nel testo novellato, secondo la quale la verifica deve avvenire «sicuramente» nelle ipotesi contemplate dall'allegato A, non modificherebbe, sostanzialmente, contenuto e significato della norma. Con riguardo ai casi non contemplati da tale allegato «ai quali si riferisce il ricorso», la norma impugnata «nulla dice, né nel testo originario né in quello novellato». Secondo il ricorrente, non avrebbe pregio l'osservazione che la modifica «si può rifletterebbe indirettamente sulla disciplina di tali fattispecie: nel testo originario si contrapponevano i casi contemplati nell'allegato A, nei quali la verifica doveva essere effettuata, ai casi non previsti nel predetto allegato, nei quali si doveva per converso ritenere, con ragionamento a contrario, che la verifica fosse esclusa; nel nuovo testo si contrappongono invece le ipotesi in cui la verifica deve essere effettuata "sicuramente" e le ipotesi residuali, nelle quali la disciplina può essere considerata invece insicura ed incerta». In buona sostanza, a suo avviso, «nelle ipotesi non contemplate la verifica non è più necessariamente esclusa, ma potrebbe essere parimenti eseguita, anche se in condizioni ed in circostanze non ben definite ed in base a scelte discrezionali dell'Amministrazione interessata». Pertanto, poiché il diritto dell'UE e l'art. 6, comma 3, del d.lgs. n. 152 del 2006 , nonché l'art. 12 di tale decreto legislativo, non prevedono nessuna deroga all'obbligo della verifica di assoggettabilità a VAS dei piani e programmi di piccole dimensioni, ovvero delle modifiche di minore entità dei piani e dei programmi già esistenti, gli stessi sarebbero violati dalla norma regionale che renda tale verifica solo eventuale ed ipotetica, a seguito di una discrezionale determinazione adottata dall'Amministrazione in condizioni e circostanze non specificate. L'Avvocatura generale deduce che il significato delle censure non sarebbe stato colto dalla resistente, la quale correttamente ritiene che la verifica di assoggettabilità a VAS non è alternativa all'espletamento della VAS, ma non considera che la norma regionale, nell'escludere detta verifica nelle ipotesi non contemplate dall'allegato A, o nel prevedere una verifica solo eventuale ed ipotetica, in condizioni e circostanze del tutto indefinite, violerebbe l'obbligo di procedere a tale verifica in ogni caso e senza eccezione alcuna. Inoltre, ammettendo la norma che la verifica possa essere resa facoltativa nei casi non espressamente contemplati, ciò comporterebbe l'illegittimità dei criteri in base ai quali l'allegato A definisce i casi in cui la verifica va effettuata "sicuramente", poiché essi tengono conto alternativamente della tipologia dell'area interessata e delle dimensioni del progetto da realizzare. In tal modo essi consentono che la VAS sia esclusa in considerazione della limitata dimensione del progetto, trascurando gli effetti sinergici e cumulativi che si possono determinare sul territorio a causa di fattori preesistenti, con conseguente fondatezza del terzo motivo di censura. 7.1.- In ordine alle censure concernenti il citato art. 18, commi 2 e 4, il ricorrente contesta l'argomentazione della Regione, secondo la quale le norme regionali permetterebbero di conseguire lo stesso risultato stabilito dalla legge statale, valorizzando il preteso "effetto utile" delle norme regionali, che prescinde dall'esame testuale delle disposizioni censurate e dallo loro corrispondenza con quelle contenute nelle norme statali di riferimento. Nella materie spettanti alla competenza esclusiva dello Stato non sarebbe, infatti, consentito di derogare la legge statale e non sussistendo tra questa e le norme impugnate la necessaria corrispondenza, queste ultime sarebbero costituzionalmente illegittime. La modifica dell'art. 18, comma 2, mediante l'introduzione dell'obbligo di dare avviso dell'avvio di procedimento nell'albo pretorio on line dei comuni interessati non sanerebbe il vizio, «perché resta tuttora omesso l'obbligo di dare avviso della "avvenuta trasmissione" del progetto preliminare e dello studio preliminare ambientale nello "albo pretorio dei Comuni interessati"», come previsto dall'art. 20, comma 2, primo periodo, del d.lgs. n. 152 del 2006.