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visto che nel mese di giugno gli istituti scolastici della Regione Campania hanno ricevuto risorse destinate all'acquisto di beni e servizi e adattamento di spazi interni ed esterni così ripartite per provincia: Benevento 32.49,72 euro, Salerno 47.617,14 euro, Caserta 54.173,97 euro e Napoli 187262,99 euro per interventi da realizzare entro il 30 settembre. Nel mese di agosto la Regione ha ricevuto 456.800 euro per l'acquisto di kit e corredi didattici e strumenti per la didattica. Nel mese di ottobre sono stati stanziati 99.010.406,81 euro per interventi di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico nelle scuole secondarie di secondo grado, si chiede di sapere: per quale motivo in Campania sia stato negato il diritto alla scuola in presenza nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole primarie e secondarie, in ragione di un presunto livello di contagio altissimo derivante da contatti nel mondo scolastico; come sia potuto accadere che, alla luce dei dati, la Giunta regionale lasciasse a casa gli studenti campani privandoli della didattica in presenza, nonostante fosse dimostrato che le scuole non erano luogo di diffusione dell'epidemia e che il contagio tra i bambini e gli adolescenti è stato sempre più contenuto rispetto al resto della popolazione generale con tassi di incidenza sempre più bassi rispetto a quelli dei giovani e degli adulti. La situazione epidemiologica, quindi, permetteva di frequentare gli istituti; se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza, a fronte delle somme erogate, di azioni poste in campo dalla Regione Campania al fine di consentire la fruizione in sicurezza degli istituti; quali iniziative voglia mettere in campo per garantire agli studenti della Regione Campania pari opportunità e diritti rispetto ai propri coetanei; quali iniziative voglia mettere in campo affinché tutti gli studenti della Regione Campania possano, il 7 gennaio, tornare a scuola. Atto n. 4-04718 LOMUTI DESSI' Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Premesso che: i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia per l'Europa e il mondo; per superare queste sfide, l'Europa ha bisogno di una nuova strategia per la crescita che trasformi l'Unione in un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva in cui: a) nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas che determinano effetto serra; b) la crescita economica sia dissociata dall'uso delle risorse; c) nessuna persona e nessun luogo sia trascurato; il "Green Deal" europeo è la nostra tabella di marcia per rendere sostenibile l'economia dell'Unione europea ed è volto a: promuovere l'uso efficiente delle risorse passando a un'economia pulita e circolare; ripristinare la biodiversità e ridurre l'inquinamento; il Piano illustra gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili e spiega come garantire una transizione equa e inclusiva; l'UE intende raggiungere la neutralità climatica nel 2050 e per conseguire questo obiettivo sarà necessaria l'azione di tutti i settori della nostra economia, tra cui: 1) investire in tecnologie rispettose dell'ambiente; 2) sostenere l'industria nell'innovazione; 3) introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane; 4) decarbonizzare il settore energetico; 5) garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici; 6) collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali; l'UE fornirà sostegno finanziario e assistenza tecnica per aiutare i soggetti più colpiti dal passaggio all'economia verde, al fine di una transizione giusta che contribuirà a mobilitare almeno 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 nelle regioni più colpite; considerato che: sempre più dati inconfutabili correlano le estrazioni di idrocarburi a forme anche irreversibili di inquinamento delle falde idriche dei territori circostanti le concessioni di coltivazione minerarie; oltre ai rischi ambientali per prospezioni sismiche, perforazioni ed estrazioni, si aggregano quelli per guasti tecnici al sistema di estrazione, stoccaggio e trasporto di idrocarburi; in regioni come la Basilicata, dove si estrae l'80 per cento del petrolio italiano, che però non supera il 7 per cento del fabbisogno nazionale di energia, è in corso un delicato processo penale per inquinamento del reticolo idrico dell'area circostante un importante centro oli (COVA) situato a Viggiano (Potenza) per uno sversamento di 400 tonnellate di greggio; è sempre più acclarato che l'estrazione mineraria non procuri lavoro alle aree locali interessate dal fenomeno e che anzi, proprio come in Basilicata, disorienti notevolmente il comparto delle politiche agricole e alimentari, obbligando diverse aziende del settore, con annessa filiera economica collegata, a cessare la loro attività, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia disposto o intenda disporre un censimento delle aziende agricole che hanno cessato l'attività a causa di estrazioni petrolifere insistenti nei propri territori. Atto n. 4-04719 LOMUTI DESSI' Ai Ministri per i beni e le attività culturali e per il turismo e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Premesso che: risulta pendente il procedimento di Valutazione di impatto ambientale (VIA) per la messa in produzione del pozzo "Pergola 1", il cui progetto risulta presentato dalla società ENI, localizzato nel comune di Marsico Nuovo (Potenza); tale progetto riguarda l'allestimento della postazione detta "Pergola 1" nell'ambito della già rilasciata concessione di coltivazione "Val D'Agri" e in particolare la messa in produzione del predetto pozzo, la cui vita produttiva sarà di circa 30 anni; per la messa in produzione di tale pozzo è prevista l'installazione di 3 condotte di collegamento per il trasporto dell'olio, dal pozzo "Pergola 1" all'area innesto 3 (parimenti da realizzarsi in forza del medesimo progetto), di lunghezza pari ad 8,380 chilometri; l'istanza di VIA è stata presentata dalla società ENI in data 23 aprile 2015 ed il relativo procedimento è stato avviato dall'amministrazione regionale il 29 aprile del medesimo anno; dopo una sospensione del procedimento per la mancata ottemperanza alle prescrizioni indicate nella deliberazione con cui era stata in precedenza autorizzata la perforazione del pozzo oggetto dell'istanza di messa in produzione, in data 7 dicembre 2018 la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS si esprimeva negativamente con parere n. 2859; a seguito delle controdeduzioni presentate da ENI, in data 22 maggio 2020, la commissione VIA ha modificato il proprio precedente parere e si espressa sul progetto con parere positivo n. 3429; tale parere è stato poi convalidato dalla nuova commissione (insediatasi il 25 maggio 2020) con presa d'atto in sede di riunione avvenuta in pari data;