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Forse non tutti sanno che nelle scuole e nei Comuni si cerca di affiancare le famiglie con un sostegno alla genitorialità, non per far lavorare qualche educatore o qualche psicologo, ma perché serve. Alla fine, il nucleo forte che crea l'identità di un bambino o di una bambina è la famiglia, che permetterà loro di ritrovarvi la forza per affrontare tantissime battaglie, non solo quando sono piccoli o adolescenti, ma anche da adulti. Quando ci sono le grandi difficoltà, infatti, alla fine, le persone cercano nella famiglia la possibilità di resistere, di ripartire, di essere comprese e di affrontare nuovamente altre sfide. In questo senso, penso che sarebbe ben più importante lavorare. Veniamo a questi problemi, perché non dobbiamo dimenticare che gli episodi di bullismo e simili non riguardano solamente le realtà più fragili (in cui ci sono povertà educativa ed economica e una violenza diffusa), ma anche rampolli di famiglie apparentemente perfette, da Mulino Bianco, agiate e acculturate. Evidentemente neanche lì viene insegnato a controllare le pulsioni violente che possono danneggiare gli altri. Forse su questo dovremmo lavorare, perché non si capisce come questi bambini e ragazzini, di qualunque sesso e orientamento siano, possano pensare che sia normale mettere una pillolina nel bicchiere di una compagna di scuola e violentarla oppure che una festa finisca come vediamo nelle cronache. È una follia, una cosa aberrante. Ritorniamo al rispetto e all'educazione. Vanno benissimo alcuni articoli e commi del disegno di legge Zan, ma altri sono pericolosi e costituiscono un cavallo di troia che porterà l'ideologia a creare situazioni stranissime e davvero pericolose, perché, se è giustamente ribadito il pluralismo delle idee, poi però si aggiunge: «purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». Chi lo decide? È talmente labile e sottile quel confine, che si possono creare mostruosità. Delle persone - prima sono stati fatti tanti esempi - potrebbero essere perseguite per aver detto una cosa normalissima e aver espresso un punto di vista, come adesso sto facendo io. È abbastanza inquietante pensare che un domani non potremo non dico insultare, perché quello non si deve fare, ma dire che la si pensa in modo diverso rispetto ad altri, in merito al concetto di famiglia e a tante altre cose. State facendo - personalmente non sono d'accordo su questo punto - qualcosa di veramente pericoloso. Se ci fossero un minimo di visione e non soltanto ideologia e indottrinamento, ci si renderebbe conto che ci potrebbero essere grossi problemi. Stiamo facendo una legge, non salotto. Per questo è molto pericoloso. Anche le sottolineature che faceva il senatore Pazzaglini rispetto alle varie lettere dell'articolo 1 sono veramente cose particolari. L'identità dipende dall'esteriorità. Anche questo è labilissimo. Se mi vesto in un certo modo, sì; sennò, no: che follia! Soprattutto, ripensiamo anche ad anni molto lontani, quando anch'io ero giovane e tutti eravamo appassionati di musica, di Lou Reed, di David Bowie e di tanti altri artisti. Li amavamo per la loro musica e non ci interessava se fossero omosessuali (Applausi) , erano artisti fantastici. Non confondiamo le idee. Volevo sottolineare un'altra cosa, che forse non tutti sanno. In questo modo, stiamo anche sminuendo un problema immenso, quello delle persone che realmente si trovano in un corpo che non sentono proprio e che arrivano con dolore e sofferenza incredibile alla transizione. Ho avuto modo di approfondire queste parole con analisti e psicologi. Tale percorso è tanto incredibilmente traumatico, doloroso e terribile, che alcune persone che arrivano alla transizione definitiva con il cambiamento fisico del sesso - non succede raramente - sono talmente distrutte da questo passaggio, che hanno potuto legittimamente fare, che arrivano persino a togliersi la vita, perché l'identità e il fisico sono sconvolti. Non banalizziamo la difesa e il rispetto che vanno dati a ciascuna persona e anche a tutto il mondo LGBT con la mostruosità che si crea cercando un indottrinamento nelle scuole, cosa assolutamente dannosa, secondo me, o con l'abominio di poter essere perseguiti solo per opinioni che oggi si possono esporre e che non si potrà più manifestare in un altro tempo, pur essendo persone estremamente rispettose di ciascuno. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mollame. Ne ha facoltà. MOLLAME (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe e colleghi, parto con un principio. Sono convinto che la diversità in tutte le sue espressioni in natura costituisca sicuramente un valore sia per il genere umano, sia quando parliamo di differenti temperature o di campi gravitazionali. Insomma, la diversità è ciò che rende vivo il nostro universo. Passando all'argomento nello specifico e parlando anche di sviluppo psicosessuale, si tratta di un processo naturale, che riguarda ognuno di noi, e di un aspetto fondamentale della complessa natura umana, che costituisce certamente la sfera più intima e quanto di più privato. È un processo psichico e fisico che ha origine con il concepimento, poi prosegue con lo sviluppo e con l'educazione. I greci parlavano di eros, Freud parlava di libido; si potrebbe parlare anche di istinto in generale e, semplificando, è chiaro a tutti che poi però devono intervenire delle regole sociali. In una comunità intervengono anche il senso del pudore e, naturalmente, le necessarie leggi. Oggi più che mai è necessario legiferare proprio per porre regole che sono state forse anche annientate dal modo di vivere in una società senza riferimenti, che un famoso sociologo definiva liquida e che contrapponeva a una rigida. Vedete, nella società in cui sono cresciuti tanti di noi, oggi presenti in quest'Aula, forse c'erano più riferimenti rispetto a quelli che ci sono oggi e credo che questo non sia un processo evolutivo. La sfera sessuale, con i relativi comportamenti, resta sempre, secondo me, l'ambito più intimo e strettamente privato di ognuno di noi, così come anche - tema assai diverso - l'orientamento religioso. Nessuno può permettersi di giudicare o discriminare il prossimo per l'orientamento sessuale, così come per quello religioso, perché fanno parte entrambi della nostra sfera intima e della nostra libertà. Il principio di base, di cui dobbiamo tenere conto, è quello del rispetto reciproco della libertà di ogni individuo, in tutte le espressioni che ne conseguono. Soggetti a giudizio, semmai, devono essere le nostre attitudini lavorative e il nostro impegno nel lavoro. Pubblici sono le nostre relazioni sociali e i modi con i quali ci relazioniamo con il prossimo e con gli altri in generale. Sono quindi il nostro lavoro e il nostro comportamento sociale che devono essere giudicati e sicuramente non le nostre attitudini sessuali. Ritengo, proprio quanto al rispetto per il prossimo, che in tema di tolleranza e di diritti, come italiani, abbiamo una lunga storia e cultura e costumi profondi e radicati. Per questo conveniamo tutti sul fatto di avere già una grande Carta costituzionale, che dice tutto.