[pronunce]

Nel caso di specie, «invece di ritenersi obbligato a rispettare la delibera d'immunità», il giudice procedente avrebbe ritenuto di non essere legittimato a sollevare il conflitto e avrebbe dunque proseguito il giudizio, con conseguente esclusione della «riserva al Consiglio regionale della decisione sulla immunità dei propri componenti». In tal modo, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza avrebbe erroneamente negato la sussistenza di un «parallelismo» tra le immunità dei parlamentari, di cui all'art. 68 Cost., e le immunità dei consiglieri regionali di cui all'art. 122, quarto comma, Cost. 3. - Il ricorso non è fondato. 3.1. - Come questa Corte ha più volte chiarito, l'insindacabilità dei consiglieri regionali, per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni, trova diretto ed esclusivo fondamento nell'art. 122, quarto comma, Cost. (tra le altre, sentenze nn. 221 del 2006, 276, 163 e 76 del 2001, e 382 del 1998). Analogamente alla guarentigia prevista dall'art. 68, primo comma, Cost., l'insindacabilità in oggetto presidia l'autonomia costituzionalmente garantita ai Consigli regionali, quali organi politicamente rappresentativi delle rispettive comunità territoriali e legittimati democraticamente all'assolvimento di funzioni preordinate alla cura dei relativi interessi, a cominciare dalla potestà legislativa. L'identità formale degli enunciati di cui agli articoli 68, primo comma, e 122, quarto comma, Cost. non riflette, tuttavia, una compiuta assimilazione tra le Assemblee parlamentari e i Consigli regionali. Questa Corte ha già avuto modo di statuire che, diversamente dalle funzioni assegnate alle Camere, «le attribuzioni dei Consigli regionali si inquadrano, invece, nell'esplicazione di autonomie costituzionalmente garantite, ma non si esprimono a livello di sovranità» (sent. n. 306 del 2002; sent. n. 81 del 1975). La diversa posizione dei Consigli regionali e delle Assemblee parlamentari nel sistema costituzionale è tale da escludere la sussistenza del “parallelismo” invocato dalla ricorrente, quale fondamento della asserita portata inibitoria della delibera consiliare. Ed infatti questa Corte ha, anche di recente (sentenza n. 195 del 2007), escluso che l'efficacia inibitoria delle delibere parlamentari di insindacabilità dei membri delle camere per le opinioni espresse e per i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni (affermata dalla sentenza n. 1150 del 1988, e oggi disciplinata dalla legge n. 140 del 2003) possa estendersi alle regioni. Non è quindi condivisibile la tesi della Regione Piemonte secondo cui il giudice che proceda nei confronti di un consigliere regionale, di fronte all'asserito effetto inibitorio di una delibera consiliare di insindacabilità, non potrebbe proseguire il giudizio e disporrebbe soltanto della possibilità di proporre conflitto di attribuzione dinanzi a questa Corte, analogamente al giudice che proceda nei confronti di un parlamentare.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara che spettava allo Stato e, per esso, al Giudice per le indagini preliminari ed al pubblico ministero presso il Tribunale di Monza, nonché al medesimo Tribunale, sezione distaccata di Desio, non uniformarsi alla delibera del 5 agosto 2005 che sanciva l'insindacabilità delle opinioni espresse dal consigliere regionale Matteo Brigandì. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 10 luglio 2007. F.to: Franco BILE, Presidente Maria Rita SAULLE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 luglio 2007. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA