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La variante Omicron risultava contagiosissima, andavano prese ulteriori misure di rigore per ridurre le conseguenze più nefaste dei contagi e convincere la popolazione a vaccinarsi. Ci ricordiamo tutti il dibattito sul green pass rafforzato, sull'estensione dell'obbligo vaccinale. Ecco, se torniamo indietro nel tempo di poche settimane, possiamo prendere atto che quelle misure che oggi dobbiamo convertire in legge hanno funzionato. Che il vaccino non prevenga l'infezione lo sappiamo da sempre però di sicuro ha evitato la malattia più grave. Il provvedimento che ci accingiamo a convertire in legge riunisce due decreti emanati dal Governo a poca distanza l'uno dall'altro, in un momento molto delicato, davanti al repentino riacutizzarsi della pandemia, in prossimità del periodo più critico di questa nuova ondata, ed è stato reso necessario per affrontare e superare al meglio il picco ed evitare che i l Sistema Sanitario Nazionale collassasse. È stato necessario ridurre i l termine di durata di validità del green pass da nove a sei mesi e reintrodurre l'obbligo delle mascherine anche all'aperto, imporre l'utilizzo di green pass rinforzato e delle FFP2 nei mezzi di trasporto e per gli spettacoli aperti al pubblico che si svolgono al chiuso o all'aperto nei teatri, nei cinema, e anche per gli eventi sportivi. E stato previsto un ampliamento degli ambiti e delle attività i l cui accesso è riservato ai soggetti in possesso del green pass rinforzato. È stato imposto il possesso del green pass rinforzato per partecipare ai concorsi pubblici, per soggiornare negli alberghi, per il consumo di cibi e bevande al banco al chiuso e nei servizi di ristorazione. Ci sono stati una serie di divieti che hanno pesato sulle libertà di ognuno di noi. Dicevo all'inizio, che i l lavoro della commissione ha migliorato i l provvedimento. Abbiamo tutelato i lavoratori fragili esposti a gravi rischi in caso di contagio con lo stanziamento di 40 milioni di euro aggiuntivi. Abbiamo chiesto di tenere conto dei produttori italiani delle mascherine. È evidente, insomma, che quelle introdotte dai decreti che ci stiamo approntando a far diventare legge sono state misure dolorose. Regole che hanno limitato e limitano la nostra vita. Ma siamo ormai entrati in un tempo nuovo del Covid e delle sue conseguenze, grazie proprio alla vaccinazione. Il Covid, ci dicono li scienziati non andrà via, in futuro si endemizzera'. Non siamo ancora in questa situazione. Quello che dovremo fare è fargli fare meno danni possibili. "Vaccinare il mondo per uscire dalla pandemia", vorrei avviarmi alla conclusione dell'intervento citando il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Ma per vaccinare il mondo servono fondi. La diseguaglianza vaccinale tra Paesi ricchi e Paesi poveri rappresenta e rappresenterà sempre un rischio. Un rischio per tutti. Ignorare il problema e guardare in modo miope solo al proprio orticello non basterà. Se vogliamo superare una volta per tutte e definitivamente questa fase, dobbiamo iniziare a occuparci in modo serio e concreto delle vaccinazioni dei paesi poveri. Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti. Se non ti vaccini o non sei immune non potrai conviverci. Dipende solo da noi. Presidente, governo, colleghe e colleghi, annuncio perciò il voto favorevole della senatrici e dei senatori di Leu-Ecosolidali. Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Toninelli sul disegno di legge n. 2488 Presidente, la fase più dura di questa nuova ondata di contagio da Covid-19 sembra essere alle nostre spalle. Ancora una volta abbiamo retto l'urto - seppure riportando la perdita di tantissimi concittadini - grazie alla campagna vaccinale vincente e anche grazie all'impegno di tante persone, soprattutto di quei lavoratori che ogni giorno mettono al servizio degli altri la loro opera e le loro competenze. Un grande sforzo lo stanno compiendo anche le istituzioni, il Governo e il Parlamento in primis . Ed è proprio sul metodo di lavoro che stanno seguendo l'Esecutivo e le Camere che voglio soffermarmi oggi. Il Movimento 5 Stelle voterà sì alla conversione di questo decreto-legge perché è uno degli strumenti con cui stiamo affrontando la nostra battaglia contro la pandemia e contiene alcune misure certamente utili. Ma dobbiamo dirci una cosa importante: non stiamo lavorando in modo ordinato. Il messaggio e le informazioni che arrivano ai cittadini sono confusi. Ormai da mesi il Parlamento si trova ad esaminare e convertire decreti-legge i cui contenuti sono superati da quelli dei decreti successivamente approvati dal Consiglio dei ministri e a loro volta messi in coda presso le nostre Commissioni, nell'attesa di essere esaminati. Talvolta un decreto confluisce in un altro sotto forma di emendamento. Alcune delle norme dei diversi decreti si sovrappongono, talune disposizioni intervengono modificandone altre precedenti, che però non vengono né novellate né abrogate. Il risultato è una certa confusione sulle fonti normative vigenti. Non si può dire che si tratti di un metodo di lavoro del tutto ordinato. Non è solo un problema di confusione nel lavoro che si trova a fare il Parlamento, né una mera questione di drafting . C'è anche e soprattutto un messaggio confuso che arriva alla pluralità dei cittadini italiani, proprio le persone a cui si rivolgono le istituzioni quando prendono queste decisioni. In passato si è molto discusso dei provvedimenti d'urgenza adottati dal Governo Conte II, in particolare dei DPCM: forse oggi in tanti stanno rivedendo la propria posizione, constatando quanto difficile sia governare in tempo di emergenza sanitaria, sociale ed economica. E forse stanno anche rivalutando nel complesso il lavoro svolto da quel Governo. Nessuno oggi deve sottovalutare le difficoltà che si trova ad affrontare il Governo Draghi, così come nessuno avrebbe dovuto farlo con il Governo Conte. Dunque da parte nostra c'è il massimo dell'apertura e della consapevolezza, ma serve uno sforzo di chiarezza. Nei 60 giorni di tempo in cui le Camere possono e devono convertire un decreto, i dati sulla pandemia cambiano e con essi le misure da adottare. Mentre si lavora a un provvedimento restrittivo di rango primario, capita che il Governo ne adotti altri che invece attenuano la portata delle restrizioni. Occorre evitare che alle difficoltà inevitabili si sommi un'azione troppo spezzettata, in cui i decreti vengono usati anche per correggere sé stesso e gli indirizzi precedentemente adottati. Alla luce di questo quadro, è fin troppo evidente come si stia consumando una nuova marginalizzazione del ruolo del Parlamento, il cui potere emendativo su decreti-legge così provvisori è ulteriormente ridotto. E proprio su questo aspetto così importante tutti ricordiamo le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Mattarella in occasione del suo nuovo insediamento. Per questo vogliamo rivolgere un appello al Governo: lavoriamo tutti insieme affinché la produzione normativa si dispieghi in modo più ordinato, naturalmente per quanto possibile, dal momento che siamo tutti costretti a muoverci navigando a vista rispetto all'evoluzione della situazione pandemica. Il Parlamento ha al suo interno le idee e la determinazione necessarie per far compiere all'Italia dei passi in avanti.