[pronunce]

che nemmeno sussisterebbe, infine, la denunciata violazione del principio di eguaglianza tra i creditori, considerato che, da un lato, quelli che partecipano alla procedura concorsuale godono della possibilità di vedere soddisfatti i propri crediti anche prima della conclusione della procedura, mentre, dall'altro, la possibilità di accertamento extra-concorsuale del credito, «oltre ad essere soggetta […] a ben precise condizioni», è comunque, nel sistema delineato dal decreto legislativo n. 270 del 1999, del tutto ipotetica, ben potendo la fase di osservazione o la stessa procedura di amministrazione straordinaria volgere in qualsiasi momento nel fallimento del debitore. Considerato che il Tribunale di Milano dubita, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., della legittimità costituzionale degli artt. 18 e 53 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'articolo 1 della legge 30 luglio 1998, n. 274), «nella parte in cui prevedono che nella fase di osservazione e nella procedura di amministrazione straordinaria con programma di ristrutturazione l'accertamento dei crediti debba avvenire secondo le regole del concorso ancorché i pagamenti debbano avvenire secondo le regole ordinarie»; che, nel giudizio a quo, di opposizione a decreto ingiuntivo, la società opponente versa, a seguito della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza, nella fase cosiddetta di «osservazione», destinata a concludersi, ai sensi dell'art. 30 del medesimo decreto legislativo, con l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria ovvero, in alternativa, con la dichiarazione di fallimento; che la questione relativa all'art. 53 del decreto legislativo è perciò palesemente irrilevante, considerato che la norma attiene all'accertamento del passivo nella successiva (ed eventuale) fase di amministrazione straordinaria e che, pertanto, il rimettente non è chiamato a fare di tale norma alcuna applicazione; che, quanto all'art. 18, il dubbio di legittimità costituzionale si incentra, dunque, su una asserita irragionevolezza (della previsione) di una procedura concorsuale di accertamento del passivo nonostante la possibile assenza (nel caso di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria cui consegua il risanamento dell'impresa) di una successiva fase liquidatoria; che tale dubbio discende evidentemente dall'assunto che l'accertamento concorsuale del passivo possa trovare la sua unica giustificazione nella concorsualità anche del procedimento liquidatorio; che siffatto assunto è, tuttavia, erroneo, ove si consideri che, nella fase cosiddetta di «osservazione», la formazione concorsuale dello stato passivo costituisce all'evidenza strumento per la valutazione, che il tribunale deve compiere, circa la sussistenza delle «concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività imprenditoriali» cui è condizionata l'ammissione alla procedura e che, in ogni caso, essa rappresenta una delle possibili modalità – la cui scelta è rimessa alla discrezionalità del legislatore – attraverso le quali può avvenire l'accertamento dei debiti, a seguito della dichiarazione giudiziale dello stato di insolvenza, nell'ambito di un procedimento, riservato alle sole imprese aventi le caratteristiche di cui all'art. 2 del decreto legislativo, alternativo al fallimento ma pur sempre ispirato al contemperamento tra l'interesse al risanamento dell'impresa e quello, proprio dei creditori, al soddisfacimento delle proprie ragioni; che la questione va, pertanto, dichiarata manifestamente inammissibile quanto ad entrambe le norme impugnate. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 18 e 53 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270 (Nuova disciplina dell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, a norma dell'articolo 1 della legge 30 luglio 1998, n. 274), sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale di Milano con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 gennaio 2006. F.to: Annibale MARINI, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 gennaio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA