[ddlpres]

Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, per favorire i rapporti tra detenute madri e figli minori e per l'istituzione di case-famiglia protette. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge, redatto in collaborazione con l'associazione radicale «Il detenuto ignoto», intende rispondere alle problematiche relative alle condizioni delle detenute madri con figli minori. Dai dati del V Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, a cura dell'associazione «Antigone», presentato a Roma il 16 luglio 2008, sarebbero 2.385 le donne detenute, 68 delle quali madri, e 70 i bambini di età inferiore ai tre anni reclusi con le mamme; mentre altre 23 donne detenute risultavano in stato di gravidanza. In Europa sono 800.000 i bambini figli di genitori detenuti, 43.000 quelli italiani. Il presente disegno di legge consta di sei articoli ed interviene, da un lato, sulla norma del codice penale relativa al rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena, nonché sull'istituto della custodia cautelare in carcere disciplinato dal codice di rito, e, dall'altro, su alcuni istituti dell'ordinamento penitenziario, modificandoli e/o introducendone di nuovi; il tutto allo scopo di delineare un nuovo quadro normativo in materia di detenute madri che, pur rispettoso dell'esigenza di un effettivo esercizio della potestà punitiva dello Stato nei confronti di chi commette un reato, non si ponga in conflitto con la necessaria tutela della maternità e dell'infanzia riconosciuta dall'articolo 31 della Costituzione. Prima di illustrare le disposizioni contenute nel presente disegno di legge, è bene ricordare che nel nostro ordinamento è già vigente la legge 8 marzo 2001, n. 40, promossa dall'allora Ministro per le pari opportunità Anna Finocchiaro, recante misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori, con la quale il legislatore ha indicato i presupposti sulla base dei quali le donne con figli minori di dieci anni (e di conseguenza i bimbi sotto i tre anni) possono evitare la detenzione in carcere. In base al predetto provvedimento tutte le detenute, anche se hanno commesso reati gravi, possono chiedere e ottenere la detenzione domiciliare speciale ad alcune condizioni (aver scontato un terzo della pena e, nei casi di ergastolo, aver scontato almeno quindici anni). Per essere ammesse alle misure, però, non ci deve essere pericolo di commettere ulteriori delitti, condizione che mal si adatta a reati connessi all'uso di sostanze stupefacenti e alla prostituzione, che tipicamente presentano un alto tasso di recidiva e per i quali sono incriminate la maggior parte delle detenute madri. Anche per questo motivo la legge n. 40 del 2001 risulta essere oggi in larga parte disapplicata, senza considerare il fatto che la stessa può applicarsi solo nei confronti di chi è stato condannato con sentenza definitiva e non di chi è ancora in attesa di giudizio, di tal che molte mamme, in particolare straniere, non avendo spesso un'abitazione dove scontare gli arresti domiciliari, sono costrette a tenere i bimbi in strutture di detenzione fino al compimento dei tre anni, per poi subire l'ulteriore trauma della separazione. Bimbi innocenti che prima sono reclusi e poi, in molti casi, inviati in istituto, passando dall'istituzione totale del carcere a quella dell'istituto, senza la madre. Inutile ribadire che la coabitazione dei bambini nei luoghi di pena travalica qualsivoglia ragionamento giuridico o posizione ideologica, e rappresenta un'aberrazione da cancellare. È consolidato in letteratura l'orientamento che, per lo sviluppo psicologico del bambino, il rapporto madre-figlio sia di primaria importanza. Privare un bambino della figura materna, in quanto figlio di una detenuta, è una violenza che contraddice la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia. Impedire a tante detenute di vivere la propria condizione di madre fuori dagli istituti penitenziari è un ostacolo alla riabilitazione della donna, oltre che un impedimento perché i bambini vivano in un ambiente più confortevole del carcere e più idoneo alla loro crescita. Tanto premesso, l'articolo 1 del presente disegno di legge prevede una nuova formulazione dell'articolo 147 del codice penale, ampliando notevolmente l'operatività della sospensione facoltativa dell'esecuzione della pena nei confronti della madre condannata, fattispecie che viene così estesa anche alle madri di prole fino a dieci anni e ciò prescindendo dalla valutazione, peraltro assolutamente discrezionale, svolta dall'autorità giudiziaria relativamente all'esistenza di un concreto pericolo circa la commissione di delitti ad opera del soggetto beneficiario. L'articolo 4 modifica invece gli articoli 47- ter e 47- quinquies della legge sull'ordinamento penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354), eliminando, ai fini della concessione del beneficio della detenzione domiciliare speciale, sia il presupposto dell'insussistenza di un reale pericolo di commissione di nuovi reati, sia il requisito relativo alla possibilità di ripristinare la convivenza con i figli, posto che oggi entrambi i predetti requisiti rappresentano il maggior ostacolo alla possibilità, per le donne madri, di espiare la pena presso il proprio domicilio o in altro luogo di cura, assistenza e accoglienza. Considerato inoltre che non è opportuno, per la tutela degli affetti del bambino, stabilire a priori l'età dell'indipendenza del minore dalle cure parentali, in quanto requisito relativo alla soggettività propria di ogni bimbo, il presente disegno di legge pur continuando a mantenere il tetto normativo fino a dieci anni, prevede che il giudice competente possa, ai fini di una migliore tutela dello sviluppo pico-fisico del minore, estendere l'applicazione della detenzione domiciliare ordinaria o speciale anche alle madri di prole con più di dieci anni. Sempre al fine di veder tutelato il diritto del bambino ad avere un sano e corretto rapporto con la madre, il disegno di legge prevede, all'articolo 3, l'aggiunta dell'articolo 30- quinquies alla legge n. 354 del 1975, che disciplina la possibilità per la madre detenuta di accompagnare il figlio al pronto soccorso o in ospedale, essendo di tutta evidenza inimmaginabile che un bambino possa «affrontare» da solo situazioni del genere senza sentirsi abbandonato. Il punto centrale del presente disegno di legge sta però nella realizzazione delle cosiddette «case-famiglia protette», o nell'individuazione di strutture analoghe. In caso di custodia cautelare (articolo 2) e nell'ipotesi di espiazione della pena (articolo 5), infatti, qualora vi siano vincoli giuridici tali da non poter consentire l'applicazione di un regime di detenzione più favorevole per la madre e per il figlio, non ci si può rassegnare a veder crescere un bambino in una struttura con esigenze di sicurezza che, di per sé, non è concepita per la crescita di un bimbo.