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Si tratta di uno studio che sarebbe dovuto servire a evidenziare le criticità emerse nella preparazione e gestione italiana dell'emergenza sanitaria, ma che il 14 maggio, appena un giorno dopo la pubblicazione on line , venne fatto sparire perché, questa è la tesi di "Report", avrebbe messo in imbarazzo il Ministro della salute, Roberto Speranza, e soprattutto Ranieri Guerra che, tra il 2014 e il 2017, era direttore generale della Prevenzione al Ministero; stando alle e-mail in possesso dei giornalisti che hanno svolto l'inchiesta, l'11 maggio, poco prima della pubblicazione del rapporto e dopo che "Report" aveva denunciato l'arretratezza del piano pandemico, Ranieri Guerra scriveva a uno degli autori di indicare come data del piano 2016, invece di 2006. "Devi correggere subito nel testo... Ultimo aggiornamento dicembre 2016". E, in un'altra comunicazione, riferisce di un presunto accordo tra OMS e Governo italiano: "Uno degli atout di Speranza è sempre stato di poter riferirsi a Oms come consapevole foglia di fico per certe decisioni impopolari e criticate da vari soggetti (..). Se anche Oms si mette in veste critica non concordata con la sensibilità politica del Ministro, che è certo superiore alla mia, non credo che facciamo un buon servizio al Paese"; adesso, la questione del report "sparito" sarebbe allo studio anche della Procura di Bergamo che indaga per epidemia colposa e ha sentito Guerra il 5 novembre scorso come persona informata sui fatti. Inoltre, nei giorni scorsi, l'OMS avrebbe fatto notare alla Procura che i suoi membri non possono testimoniare perché protetti dall'immunità diplomatica ed i magistrati hanno chiesto al Ministero degli affari esteri di chiarire se e in quali termini esista uno status che imporrebbe di tenere fuori dall'inchiesta il contributo dei rappresentanti dell'agenzia; considerato, infine, che: i documenti riguardanti i piani pandemici sono di fondamentale importanza per la gestione di una qualsivoglia epidemia o pandemia; benché, in realtà quel documento fosse stato sempre e solo confermato, fino al dicembre 2016, senza alcun effettivo aggiornamento, esso prevedeva che dovessero essere compiute azioni preventive e adottate misure di mitigazione che, in caso di passaggio all'uomo del virus , consentissero di affrontare al meglio l'emergenza sanitaria facendo scorte di dispositivi di protezione individuale, mascherine, camici, guanti, disinfettanti; censimento di posti letto in isolamento ad alta e a bassa intensità e censimento dei dispositivi meccanici per l'assistenza ai pazienti; inoltre, occorreva mettere a punto protocolli di utilizzo dei DPI per i soggetti a rischio (medici ed operatori sanitari in primis ) e, soprattutto, occorreva provvedere a un approvvigionamento adeguato per quantità e qualità di tali materiali. Il Piano prevedeva anche che, per evitare di inseguire inefficacemente la diffusione del virus , fin dal momento nel quale fosse avvenuto il "salto" del virus all'uomo, si dovesse valutare l'opportunità di restrizioni degli spostamenti e dei viaggi da e per quelle nazioni nelle quali vi fossero cluster epidemici. Il vecchio Piano imponeva, quindi, sin dalle prime notizie di diffusione del virus in altri Paesi, di mettere in atto misure di preparazione per affrontare l'emergenza qualora questa fosse giunta; tutto questo, e molto altro ancora, andava fatto prima della dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio 2020, comunque quella dichiarazione di emergenza già dimostrava la consapevolezza del dovere di agire. Eppure, sino alla fine di febbraio, incredibilmente, nulla fu fatto (a parte bloccare i voli diretti dalla Cina, azione che, paradossalmente, ha reso più complesso il tracciamento dei casi sospetti) e il Piano venne totalmente disatteso. Solo a fine febbraio, infatti, ci si accorse che l'epidemia stava invadendo alcune zone del Paese, si chiede di sapere: quali siano i motivi del mancato aggiornamento del Piano pandemico che rappresenta una grave omissione da ascrivere ai responsabili della Direzione generale del Ministero, almeno per l'avvio di un procedimento di carattere disciplinare e se corrisponda al vero che sia stata richiesta dall'allora direttore generale della Prevenzione al Ministero, Ranieri Guerra, la modifica della data del Piano pandemico del 2006; come mai non sia stata data attuazione al Piano, comunque in possesso del Ministero, benché datato, che non avrebbe certamente privato il Paese, gli operatori sanitari e i cittadini delle minime dotazioni di difesa e dell'organizzazione di comando e controllo necessaria a gestire ordinatamente l'emergenza; se il Governo non ritenga che il punto principale non sia il mancato aggiornamento del Piano, pure imbarazzante, ma la colpevole inutilizzazione di quello strumento, mancanza che ha prodotto una risposta, giustamente definita "improvvisata e caotica" e che ha determinato migliaia di vittime; se non si ritenga inopportuno, oggi, che il Governo, non avendo adottato alcuna strategia, punti tutto sempre e solo sul distanziamento fisico, ovvero sulla proiezione delle responsabilità sui cittadini; quali iniziative intenda assumere al fine di destinare più risorse, rispetto ai soli 9 miliardi previsti dal "Recovery Plan", alla sanità pubblica per evitare in futuro il ripetersi di una gestione inadeguata, titubante, improvvisata e caotica come quella che abbiamo avuto con l'emergenza COVID-19. Interrogazioni, da svolgere in Commissione A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente: 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione): 3-02171 del senatore Lucidi, sui contatti internazionali per favorire la soluzione della crisi della società Treofan Italy S.p. A. di Terni.