[pronunce]

Ad avviso della difesa, inoltre, nella procedura concretamente seguita per l'adozione e l'approvazione del Piano paesistico impugnato, gli enti locali non sono stati estromessi, avendo avuto la possibilità di presentare osservazioni uti cives, mantenendo altresì “una posizione privilegiata (la collaborazione al livello tecnico) che deriva dalla profonda conoscenza del territorio sul quale esercitano le loro funzioni istituzionali”. 4. - Sono intervenuti in giudizio il Comune di Leni e il Comune di Lipari i quali hanno concluso per la “dichiarazione di non manifesta infondatezza” (rectius, per l'accoglimento) della questione di costituzionalità sollevata al TAR di Catania. Entrambe le Amministrazioni comunali nella propria memoria, dopo aver riportato argomenti esposti nei ricorsi proposti dinanzi al TAR, hanno dichiarato di ritenere “condivisibili le argomentazioni prospettate dai giudici catanesi con l'ordinanza di rimessione”, associandosi nella richiesta dell'accoglimento della questione di costituzionalità. In particolare, le Amministrazioni comunali osservano che il “modello di pianificazione ambientale prefigurato dal d.lgs. n. 490 del 1999” ridefinisce i rapporti tra il Piano paesistico ed il Piano regolatore comunale in termini del tutto differenti dalla tradizionale “separatezza” che caratterizzava il modello del 1939; l'attribuzione al Piano paesistico di un potere e di un'efficacia vincolante e conformativa, nonché l'incidenza delle sue previsioni sulla pianificazione comunale, avrebbero dovuto indurre il legislatore a rivedere ed ampliare i momenti partecipativi dei Comuni nella predisposizione della pianificazione paesistica. 5. - Sono, altresì, intervenute in giudizio l'Associazione Legambiente Onlus, l'Associazione Italiana per il World Wide Fund for Nature Onlus, l'Associazione pro-Stromboli Onlus e l'Associazione Italia Nostra Onlus - tutte in persona dei propri legali rappresentanti -, intervenienti ad opponendum nei giudizi proposti avanti al TAR della Regione Sicilia dalla Federalberghi delle Isole Eolie e dai Comuni di Leni e di Lipari (r.o. n. 195, n. 201 e n. 203). Tali associazioni hanno innanzitutto rilevato l'inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR sotto vari profili. In primo luogo, in quanto vi sarebbe stata acquiescenza dei Comuni e degli enti ricorrenti agli atti adottati dall'Assessorato ai beni ambientali nel corso della redazione del Piano paesistico. Tale acquiescenza si sarebbe manifestata negli atti di partecipazione dei Comuni, consistenti nelle osservazioni ed opposizioni da essi presentate, nei documenti prodotti e negli incontri e conferenze di servizi promossi, indicati nel decreto assessorile impugnato. I ricorrenti, perciò, avrebbero dovuto impugnare non il decreto di approvazione del Piano, bensì il decreto con cui l'Assessore regionale autorizzava la Soprintendenza ad affidare la redazione del Piano paesistico a professionisti esterni, in violazione della norma che prevede la collaborazione dei Comuni nella redazione tecnica del Piano. In secondo luogo, il TAR avrebbe omesso di verificare, secondo l'insegnamento della Corte, la possibilità di attribuire alla norma impugnata un significato diverso e non lesivo dei valori costituzionali. Ancora, nell'ordinanza del giudice a quo, mancherebbe il richiamo ai presupposti di fatto che permettono di valutare la rilevanza della questione di legittimità sollevata. Infine, osservano gli intervenienti che l'ordinanza di rimessione, anziché censurare la norma impugnata, si risolve in una critica all'inerzia della Regione Siciliana che non avrebbe previsto un procedimento, caratterizzato da una più ampia partecipazione dei Comuni, per quel che concerne l'iter di formazione degli atti di pianificazione. Nel merito, le associazioni ambientaliste affermano l'infondatezza della questione sollevata. Le associazioni, innanzitutto, evidenziano come il Piano paesistico sia finalizzato alla tutela e salvaguardia dei valori ambientali e paesistici del territorio, non avendo invece valenza urbanistica. La partecipazione dei Comuni, in realtà, sarebbe assicurata nella fase precedente il Piano: quella di apposizione dei vincoli, sia nel caso di vincolo specifico, ai sensi degli artt. 140 e 141 del testo unico n. 490 del 1999 (mediante la pubblicazione per tre mesi nell'albo pretorio e le osservazioni), sia nel caso di vincolo generico, ai sensi della legge n. 431 del 1985 e, oggi, dell'art. n. 146 del predetto testo unico. Il legislatore, nel disciplinare l'iter di elaborazione ed adozione dei piani paesistici avrebbe, invece, fatto proprio l'insegnamento della Corte costituzionale, che ha sottolineato il valore primario del paesaggio e dell'ambiente riconosciuto dall'art. 9 della Costituzione, approntando una tutela integrale e globale del paesaggio, rispetto alla quale l'autonomia comunale può esplicarsi nell'imposizione, attraverso i piani urbanistici di limiti e vincoli più rigorosi o aggiuntivi. Infondata deve del pari ritenersi la censura dell'art. 14 della legge regionale n. 10 del 1991, dal momento che la partecipazione degli enti locali è già prevista e garantita dalla normativa di settore. 6. - In prossimità dell'udienza pubblica, hanno presentato una ulteriore memoria difensiva le Associazioni ambientaliste interessate, in cui viene denunciata, come ulteriore profilo di inammissibilità della questione, l'intervenuta abrogazione dell'art. 128 Cost., parametro evocato dal TAR della Regione Sicilia nell'ordinanza di remissione. Nel merito, si insiste per l'infondatezza della lamentata esclusione dei Comuni dal procedimento di approvazione del Piano paesistico, dal momento che, al contrario - come si evince dalle stesse premesse al decreto assessorile di approvazione del Piano -, il “contributo partecipativo” dei Comuni eoliani si è sostanziato non solo nella redazione delle osservazioni presentate, ma anche a mezzo di “atti, incontri, conferenze di servizio ed audizioni”, dei quali nella memoria si riportano gli estremi. Infine, si sottolinea la rilevante valenza “ambientale” del giudizio pendente presso la Corte costituzionale, dal momento che le isole Eolie sono state inserite dall'UNESCO nella lista mondiale dei siti di rilievo naturalistico e l'eventuale annullamento del Piano paesistico che le riguarda, determinando una inevitabile riespansione della pressione edificatoria, determinerebbe l'espulsione dell'arcipelago siciliano da tale lista. 7. - Con memoria depositata fuori termine, l'11 settembre 2002, è intervenuta in giudizio la società Meligunte s.r.l. 7.1 - Preliminarmente, in merito alla ritualità dell'intervento, la società - ricorrente in uno dei giudizi a quibus - ha contestato l'omessa notifica dell'ordinanza di remissione, vizio eccepito nell'atto di costituzione e contestualmente - riterrebbe la parte - sanato dalla costituzione medesima, la quale, quantomeno, assumerebbe il valore di un atto di intervento della stessa parte nel giudizio di costituzionalità.