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Istituzione della Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sull'emigrazione italiana nel mondo. Onorevoli Senatori. -- Il presente disegno di legge è finalizzato alla istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale di indirizzo e controllo sull'emigrazione italiana nel mondo avente il compito di conoscere, approfondire e avanzare proposte sui diversi aspetti della condizione degli italiani all'estero, composti in particolare di giovani diplomati e laureati e sui flussi di emigrazione che si sono riavviati sotto la spinta delle difficoltà occupazionali derivanti dalla crisi economica in atto. La consistenza e il peso non solo sociali dell'insediamento storico dell'emigrazione italiana giustificherebbero di per sé l'istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale. Gli iscritti nell'anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) sono in continua ascesa e hanno ormai superato la soglia dei 4,5 milioni; il retroterra emigratorio del nostro Paese -- circa 60 milioni di oriundi -- rappresenta un unicum nel panorama mondiale e una straordinaria possibilità di rapporti e di sostegno all'internazionalizzazione, spesso retoricamente evocata, ma mai seriamente attualizzata con interventi sistematici e stabili nel tempo. Alcuni colleghi della Camera dei deputati hanno già avanzato una proposta in questo senso. La parzialità dei riferimenti contenuti in quella iniziativa e l'accelerazione che in pochi anni hanno avuto alcune dinamiche relative agli emigrati italiani inducono a ridefinire e ad aggiornare le funzioni della Commissione parlamentare, allargando lo spettro degli interventi riguardanti i nostri emigrati e aprendo un'inedita visuale sui fenomeni di «nuova mobilità» e di «nuova emigrazione». Quello della fruizione dei «diritti» degli italiani residenti all'estero in confronto agli altri residenti in Italia è, infatti, solo uno dei possibili nuclei di riferimento al mondo della nostra emigrazione. Anche se ci si limita agli emigrati partiti nella seconda metà del Novecento, si è ormai al cospetto delle terze generazioni, e quindi di fronte a problematiche qualitativamente diverse rispetto al pur recente passato. Gli italiani espatriati nel corso della seconda grande ondata emigratoria, e ancor più i loro discendenti, sono ormai in larga misura cittadini di altri Paesi verso i quali la lente dell'Unione europea, attraverso la quale si è tradizionalmente guardato alle loro problematiche, solo in parte consente di cogliere le situazioni e le esigenze che oggi si manifestano. La possibilità di realizzare una rete di rapporti con i discendenti dei nostri emigrati deve tener conto di valenze di natura soprattutto culturale, formativa, professionale e imprenditoriale, rispetto a quelle assistenziali e partecipative del passato. In particolare, diventa decisivo il rapporto con le generazioni d'origine, che, sollecitate dalle pratiche interculturali diffuse nelle realtà in cui svolgono la loro vita, si rivolgono ai luoghi di partenza dei loro ascendenti alla ricerca di radici e di motivi identitari. Il quadro dei possibili interventi in questa direzione, peraltro, si è notevolmente modificato, non solo per i fattori evolutivi fin qui accennati, ma anche per la forte riduzione delle risorse che le istituzioni a livello centrale e locale destinano alle cosiddette «politiche emigratorie». Si è fatto molto concreto il rischio che in settori strategici, come quelli della cultura e dell'informazione, oltre che in quello della doverosa solidarietà verso i nostri connazionali in situazioni di bisogno, la presenza dell'Italia diventi più debole e meno significativa, con conseguenze critiche che già in un prossimo futuro interesseranno la nostra collocazione globale. A fronte dell'impellente esigenza di ridefinire le coordinate delle relazioni con la nostra diffusa e rinnovata diaspora, uno strumento specifico e diretto, come l'istituenda Commissione parlamentare, potrebbe essere di grande utilità per dare continuità e concretezza all'impegno delle forze parlamentari in questo settore, per ricercare soluzioni inedite ai problemi aperti, per offrire un riferimento stabile e autorevole alle rappresentanze legittime degli italiani all'estero, quali i comitati degli italiani residenti all'estero (COMITES) e il Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE). A queste considerazioni, poi, si aggiungono quelle ancor più stringenti derivanti dal progressivo accentuarsi dei movimenti migratori in entrata e in uscita dall'Italia negli ultimi lustri. Il numero degli stranieri residenti in Italia ha eguagliato quello degli italiani residenti all'estero ed è destinato a crescere costantemente, fino a diventare, secondo fondate previsioni, un quinto della popolazione residente. Si susseguono, inoltre, sconvolgenti tragedie di emigranti diretti verso il nostro Paese, di fronte alle quali ogni persona dotata di un elementare senso di solidarietà umana non può restare inerte, tanto più ove si tratti di vicende che coinvolgono un popolo di consolidata storia emigratoria come il nostro. Solo la diversità delle situazioni e delle normative relative ai fenomeni migratori in entrata rispetto a quelli riguardanti gli italiani che espatriano ha indotto a non estendere le competenze della Commissione parlamentare bicamerale, di cui si chiede l'istituzione, alle complesse e acute problematiche legate all'immigrazione in Italia. E tuttavia, tornando all'emigrazione degli italiani, anche in questo settore le novità sono rilevanti e richiedono analisi e sensibilità diverse dal passato. Gli italiani coinvolti negli ultimi venti anni in processi di mobilità, che sempre più decisamente assumono il carattere di una vera e propria emigrazione, superano il milione. Spesso questa forma di mobilità di lungo raggio non assume rilevanza anagrafica e tende dunque a sfuggire a valutazioni statistiche. Ciò non suscita grave preoccupazione, qualora si tratti di mobilità internazionale di formazione o di ricerca, frutto di una libera scelta: in questo caso, occorre soltanto stabilire una rete di collegamento che consenta di non perdere i contatti con queste importanti professionalità. Oggi la mobilità interna e internazionale è dettata da ragioni di necessità occupazionale e quindi si conforma ai tempi e ai modi delle concrete opportunità esistenti, che sfuggono in genere a qualsiasi possibilità di condizionamento e controllo. Oltre all'espatrio di figure dotate di un qualificato bagaglio culturale, negli ultimi tempi si accentuano le partenze anche di più tradizionali figure sociali, alla ricerca di un qualsiasi lavoro. Il nostro Paese, insomma, è nel pieno di una transizione che incide su assetti sociali consolidati e tende a proiettare condizionamenti critici sulle sue prospettive di sviluppo. Rispetto a questi fenomeni finora si è fatto troppo poco in termini di conoscenza, di intervento e di elaborazione normativa. L'iniziativa di una Commissione parlamentare bicamerale che si faccia anche osservatorio e luogo di confronto su questi processi sembra rispondere pertanto a un interesse di natura generale, non ristretto a particolari gruppi sociali. La Commissione, della quale si richiede l'istituzione con l’articolo 1 del presente disegno di legge, dovrebbe considerare entrambi i versanti migratori di cui si è parlato.