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In sintesi, infatti, una volta trasmessa in Italia l'istanza di ritorno a cura dell'autorità centrale estera e passato il primo vaglio di ammissibilità e fondatezza a cura dell'autorità centrale italiana, la procedura giudiziaria viene avviata e procede a prescindere dall'attivazione della vittima della sottrazione, la cui presenza in udienza e audizione non sono neppure previste come obbligatorie. (Di qui l'avviso, inviato di consueto alle autorità centrali estere, 1) che il soggetto vittima della sottrazione può presenziare all'udienza senza la necessità di nominare un avvocato, pur avendone la facoltà, e 2) che, non essendo obbligatoria la nomina di un avvocato, l'autorità centrale italiana non prevede la copertura degli eventuali relativi costi). In realtà, questa interpretazione non corrisponde alla lettera della ratifica della Convenzione, avvenuta senza espressione di riserve. Ciò premesso, se si vuole applicare correttamente la Convenzione così come l'Italia l'ha ratificata, la soluzione migliore si ritiene quella di rimettere il tutto al patrocinio a spese dello Stato, ovviamente (vedi l'articolo 25) senza verifica sui redditi e sulla fondatezza: sistema che consentirebbe di contare su procedure normativamente definite ed esenti da margini di discrezionalità. Per mera completezza e al fine di comprendere la gravità del problema, si fa presente che l'Italia è stata stigmatizzata per tale «condotta»; di recente la Svizzera, che ci rimprovera il mancato rispetto degli impegni assunti con la ratifica della Convenzione, ha stabilito, per il principio di reciprocità, di non dare l'assistenza legale agli italiani che si rivolgono all’autorità centrale svizzera. Il comma 3, infine, chiarisce a chi deve essere presentata l'istanza per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato (consiglio dell'ordine del luogo di esecuzione): norma necessaria al fine di superare le difformi interpretazioni date dai consigli dei diversi distretti. (Alcuni, infatti, sostenevano che dovesse ritenersi competente il consiglio dell'ordine del capoluogo del distretto). I commi 4 e 5 riguardano la copertura finanziaria per la quale si rinvia alla relazione tecnica. Il capo IV contiene disposizioni in materia di fiscalità, dogane e aiuti di Stato. L'articolo 8 esenta dal pagamento della tassa di circolazione i veicoli da turismo dei cittadini europei che studiano in Italia mantenendo la loro residenza in un altro Stato membro dell'Unione. La norma è finalizzata alla chiusura del caso EU Pilot 7192/14/TAXU, nell'ambito del quale la Commissione europea ha contestato l'incompatibilità della normativa italiana in materia di tasse automobilistiche con la direttiva 83/182/CEE, relativa alle franchigie fiscali applicabili all'interno della Comunità in materia d'importazione temporanea di taluni mezzi di trasporto. In particolare l'articolo 1 della direttiva stabilisce che, in presenza di determinate condizioni, gli Stati membri devono accordare all'atto dell'importazione temporanea di un autoveicolo proveniente da un altro Stato membro una franchigia dal pagamento della tassa di circolazione ( rectius : tassa automobilistica) prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 5 febbraio 1953, n. 39, recante il testo unico delle leggi sulle tasse automobilistiche, richiamato nell'allegato della direttiva stessa. Il successivo articolo 5, paragrafo 1, lettera b), della medesima direttiva, nel disciplinare i «Casi particolari di importazione temporanea di veicoli da turismo», concede una franchigia dalla tassa di circolazione all'atto dell'importazione temporanea di veicoli da turismo «in caso di utilizzazione da parte di uno studente di un veicolo da turismo immatricolato nello Stato membro in cui egli risiede normalmente, nel territorio dello Stato membro in cui lo studente soggiorna all'unico scopo di proseguirvi gli studi». Nell'ordinamento interno la disciplina delle tasse automobilistiche è prevista dal citato decreto del Presidente della Repubblca n. 39 del 1953, il cui articolo 8, primo comma, stabilisce che «le autovetture ed i motocicli ad uso privato, importati temporaneamente dall'estero ed appartenenti a persone residenti stabilmente all'estero, decorso il periodo di tre mesi di franchigia di cui al successivo articolo 18, possono circolare in Italia anche per altri nove mesi contro pagamento di un dodicesimo della tassa annuale per ciascun mese di soggiorno oltre il terzo e sino al dodicesimo mese». Il secondo comma del medesimo articolo prevede, poi, che le autovetture ed i motocicli non riesportati alla scadenza di un anno si considerano nazionalizzati e non possono circolare in Italia senza il pagamento della prevista tassa automobilistica. Pertanto, in considerazione della difformità dell'impianto normativo interno in materia di tasse automobilistiche con quanto previsto dalla direttiva 83/182/CE, al fine di prevenire l'avvio di una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, si è provveduto a formulare alcune modifiche agli articoli 8 e 18 del decreto del Presidente della Repubblca n. 39 del 1953. Si è, inoltre, tenuto conto del fatto che sia l'articolo 8, sia l'articolo 18 del citato decreto del Presidente della Repubblca n. 39 del 1953 subordinano l'applicazione della franchigia trimestrale alla condizione di reciprocità di trattamento da parte del Paese estero nel quale risiede il possessore dell'autoveicolo temporaneamente importato. Anche l'applicazione di tale condizione non appare legittima per i veicoli immatricolati negli Stati membri dell'Unione europea o negli Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo con il quale sussiste un adeguato scambio di informazioni, poiché in contrasto con gli obiettivi di promuovere la libera circolazione delle persone e delle merci all'interno dell'Unione e di prevenire i casi di doppia imposizione. L'articolato proposto prevede, quindi, alla lettera a) del comma 1, una modifica all'articolo 8, al quale viene aggiunto un comma che stabilisce un'esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per il veicolo da turismo immatricolato nello Stato membro dell'Unione europea o nello Stato aderente all'Accordo sullo Spazio economico europeo con il quale sussiste un adeguato scambio di informazioni, in cui risiede normalmente lo studente che lo utilizza nel territorio italiano per l'intero periodo del corso di studi svolto in Italia. La definizione di «veicolo da turismo» è quella fornita dall'articolo 2, lettera b) , della direttiva 83/182/CEE, secondo la quale i veicoli da turismo sono i veicoli stradali, compreso l'eventuale rimorchio, diversi dai veicoli commerciali, ossia diversi dai veicoli stradali che, per il loro tipo di costruzione e l'attrezzatura, sono atti e destinati al trasporto con o senza compenso.