[pronunce]

in terzo luogo, che le valutazioni poste dal legislatore del 2001 a fondamento della soppressione dell'imposta di successione hanno natura politica e non riguardano la legittimità costituzionale della previgente normativa (questione, questa, non sollevata dal rimettente); in quarto luogo, che il denunciato comma 3 dell'art. 17 della legge n. 383 del 2001 non manifesta alcun intendimento del legislatore di abrogare retroattivamente la previgente imposta sulle successioni e donazioni; in quinto luogo, che la capacità contributiva va considerata, nell'imposta in esame, al momento dell'apertura della successione e non al successivo momento della riscossione del tributo; in sesto luogo, infine, che non sussiste la lamentata violazione dei princípi di affidamento e certezza del diritto, perché non è ipotizzabile alcun affidamento del cittadino nell'estensione retroattiva di un trattamento fiscale piú favorevole (cioè, nella specie, negli effetti retroattivi della soppressione di un tributo). Considerato che la Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, dubita della legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 1, e 17, comma 3, della legge 18 ottobre 2001, n. 383 (Primi interventi per il rilancio dell'economia), nella parte in cui non prevedono – per le situazioni ancora pendenti – l'espressa abrogazione, «da parte dello stesso legislatore o del Governo delegato all'emanazione di uno o più decreti legislativi», delle disposizioni in materia di imposta sulle successioni e donazioni contenute nel decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346 (Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni) e successive modificazioni, ove siano «incompatibili» con quelle contenute nella legge n. 383 del 2001, che ha soppresso tale tributo; che, secondo il giudice rimettente, le disposizioni censurate, in quanto non stabiliscono la suddetta «espressa abrogazione» retroattiva delle previgenti disposizioni «incompatibili» in materia di imposte sulle successioni e donazioni, violerebbero: a) il principio di «legittimo affidamento nella certezza e sicurezza giuridica del diritto», perché provocherebbero «notevoli incertezze e perplessità, a livello ermeneutico», «anche per la mancata emanazione […] da parte del Governo dei decreti legislativi» previsti dal citato comma 3 dell'art. 17 della legge n. 383 del 2001; b) l'art. 3 della Costituzione, sia sotto il profilo del principio di ragionevolezza, perché si porrebbero in contraddizione con l'intendimento dello stesso legislatore – desumibile dal citato comma 3 – di predisporre una «regolamentazione transitoria con eliminazione di tutte le disposizioni incompatibili con la nuova normativa»; sia sotto il profilo del principio di uguaglianza, perché introdurrebbero una ingiustificata disparità di trattamento fiscale tra le successioni per causa di morte aperte anteriormente al 25 ottobre 2001 (soggette ad imposta) e quelle aperte a decorrere da tale data (non soggette ad imposta); c) l'art. 53 della Costituzione, perché, in riferimento alle successioni aperte prima del 25 ottobre 2001, comporterebbero l'applicazione di un'imposta che il legislatore ha ritenuto opportuno sopprimere e per la quale, pertanto, non sussisterebbe più il requisito di una attuale capacità contributiva; che la questione sollevata è manifestamente inammissibile per diversi e concorrenti profili; che, sotto un primo profilo, la questione è inammissibile perché il giudice a quo, nel richiedere alla Corte una pronuncia additiva ad effetti abrogativi e retroattivi, prospetta un petitum generico, avendo omesso di precisare quali siano le norme previgenti che dovrebbero essere «espressamente» e retroattivamente abrogate in ragione della loro incompatibilità con quelle vigenti («ove siano incompatibili», come testualmente si esprime detto giudice); che tale individuazione, da parte del rimettente, delle disposizioni «incompatibili» da abrogare appare tanto piú necessaria in quanto non sembra poter sussistere, nella specie, alcuna incompatibilità tra norme che hanno efficacia temporale diversa (cioè quelle anteriori e quelle successive alla soppressione dell'imposta); che, sotto un secondo profilo, la questione è inammissibile perché la Commissione tributaria regionale esige, altrettanto genericamente, che l'invocata abrogazione retroattiva di norme previgenti sia inserita in una «regolamentazione transitoria» e, quindi, che operi tramite la sostituzione delle norme previgenti con altre di imprecisato contenuto; che, sotto un terzo profilo, la questione è inammissibile perché il rimettente lascia irrisolta l'alternativa, da lui stesso posta, se l'indicata abrogazione retroattiva debba essere prevista direttamente dalla legge n. 383 del 2001 oppure se debba costituire un mero criterio direttivo da attuarsi ad opera del legislatore delegato («abrogazione, da parte dello stesso legislatore o del Governo delegato all'emanazione di uno o più decreti legislativi», come si legge nell'ordinanza di rimessione); che, inoltre, il giudice a quo non fornisce, per l'ipotesi di abrogazione delegata al Governo, alcuna motivazione sulla rilevanza della sollevata questione nei giudizi riuniti a quibus, trattandosi di disposizione abrogativa futura ed eventuale, da emanarsi – tra l'altro – in forza di una delega concessa al Governo per un termine ormai da tempo scaduto (un anno a decorrere dal 25 ottobre 2001); che la questione è, infine, inammissibile anche perché il petitum del rimettente comporta una pluralità di soluzioni in ordine al possibile contenuto della richiesta pronuncia additiva, nessuna delle quali appare costituzionalmente vincolata e la cui scelta è pertanto rimessa alla discrezionalità del legislatore (v., in generale, ex plurimis, sentenza n. 291 del 2001; ordinanze n. 399, n. 273 e n. 260 del 2005), soprattutto ove si consideri che, in materia di successione di leggi, il legislatore ha ampia discrezionalità di modulare nel tempo la disciplina introdotta (v., ex multis, sentenza n. 308 del 2002 ed ordinanza n. 108 del 2002), con l'unico limite della ragionevolezza (nella specie non superato), e che non è consentito, nel controllo di costituzionalità, valutare il merito delle scelte discrezionali del legislatore.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 1, e 17, comma 3, della legge 18 ottobre 2001, n. 383 (Primi interventi per il rilancio dell'economia), sollevata, in riferimento al principio di «legittimo affidamento nella certezza e sicurezza giuridica del diritto» ed agli artt. 3 e 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria regionale della Puglia, sezione staccata di Lecce, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 gennaio 2006. F.to: Franco BILE, Presidente Franco GALLO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 13 gennaio 2006. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA