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Qui c'è gente che dice che aumentano le tasse, ma con il provvedimento in discussione blocchiamo l'aumento di tasse che vanno a incidere soprattutto sulle famiglie. Poi ci sono altri elementi che rappresentano l'inizio di una condivisione, di quello che prima chiamavo governo della transizione. Quando si parla di green new deal significa che noi siamo davanti ad una realtà che ci chiede di fare delle scelte e se non ci mettiamo lì e cominciamo un percorso che va in quella direzione, questi cambiamenti ci travolgeranno. Prima di avviarmi alla conclusione, per capire cosa significa governare la transizione vorrei fare un esempio che ho già fatto in 10 a Commissione, perché in quella sede si hanno dinanzi alcuni elementi più concreti che ci portano immediatamente ad affrontare questi temi. Nel nostro Paese abbiamo dei settori produttivi e industriali che dovranno necessariamente cambiare: parliamo per esempio del settore dell' automotive. Ci sono delle direttive europee che ci portano ad essere più green e penso alle auto elettriche. Noi abbiamo 60.000 dipendenti che lavorano direttamente nell' automotive , ma per costruire un'auto elettrica occorrono 25 persone, mentre per un'auto normale ne occorrono 100; un'auto elettrica ha 800 pezzi, un'auto normale ne ha 8.000. C'è qualcosa che cambierà. Come affrontiamo questi temi? Oggi è venerdì, pensiamo che lunedì la cosa sia risolta? No, dobbiamo costruire dei tavoli che governino insieme questa transizione, che ci portino a renderla sostenibile e compatibile con quello che sarà. Io lo definisco un percorso di convergenza del nostro Paese perché tale questione presuppone il tema dell'omogeneità dei territori rispetto ai servizi e a tutto un insieme di cose. Io credo che con questo disegno di legge di bilancio abbiamo iniziato un percorso difficile; dobbiamo avere la responsabilità ma soprattutto la consapevolezza di continuarlo. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bagnai. Ne ha facoltà. BAGNAI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, dulcis in fundo, io ho scelto il tema che scelgono gli studenti poco preparati e un po' scarsi: il tema di attualità. Non è purtroppo un segreto che nella mia precedente professione, quella di docente universitario e di intellettuale libero nel dibattito, io avessi una propensione e un'appartenenza politica di sinistra. Purtroppo non è un segreto perché il giovane collega Morelli della Camera bassa, nel suo spirito sempre sbarazzino, lo ha detto di fronte ad alcune centinaia di persone (secondo le fonti giornalistiche) in Piazza San Giovanni; io ne ho viste alcune centinaia di migliaia, ma non mi soffermo sugli zeri. Per ravvivare l'atmosfera, cercherò allora di fare un discorso che riporti un po' ai tempi in cui ero un una "zecca", per dirlo con il linguaggio tecnico del Gruppo cui adesso ho deciso di appartenere (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) , così spiego anche perché ho fatto questa scelta radicale, visto che ne abbiamo viste altre in questi giorni. Vorrei soffermarmi con voi su un tema che dovrebbe essere interessante nel momento in cui si discute la legge di bilancio, che è la legge fondamentale dello Stato - com'è stato notato da tanti - proprio perché decide a chi dare e a chi togliere. È quella in cui lo Stato esplica la propria funzione redistributiva, quella funzione che a noi leghisti "brutti e cattivi" era stato rimproverato di voler fare dal basso verso l'alto. Noi saremmo stati quelli che con la flat tax toglievano ai poveri per dare ai ricchi. Permettetemi di leggervi alcuni spunti dal programma elettorale di un Paese dove si sono appena svolte le elezioni: 75 miliardi per edilizia popolare in cinque anni; 5 per cento di aumento immediato degli stipendi del settore pubblico; salario minimo a 10 sterline l'ora; abbassamento dell'età pensionabile per lavori usuranti; patrimoniale sulla seconda casa (perché se non ci metti una spruzzatina di aggressività fiscale non riesci a presentarti come credibilmente di sinistra); naturalmente più banda larga per tutti (nell'originale era un'altra cosa, ma la banda larga si porta sempre anch'essa) (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) e "Senzadubbiamente" voto a sedici anni: un programma di sinistra fantastico. Apro e chiudo una riflessione: quando da intellettuale di sinistra cercavo di spiegare la lotta di classe... mi volete ancora nel Gruppo se dico queste cose? (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Vi ringrazio. Dunque, io spiegavo la lotta di classe nel modo seguente. Il mondo funziona in questo modo: i ricchi vogliono diventare più ricchi e i poveri vogliono diventare più poveri. In un uditorio normale qualcuno si sarebbe accorto che in questo discorso c'è qualcosa che non va, ma qua dentro non se n'è accorto nessuno. Purtroppo anche i poveri vogliono diventare più ricchi e sono di più. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Perché i poveri nel Regno Unito, che sono - ahimè - la maggioranza, dato che la concentrazione del reddito sta aumentando in modo preoccupante, non hanno votato il programma che veniva offerto loro da Corbyn? Ne ho parlato prima con alcuni colleghi della banda "infrarossa" del nostro spettro politico, i quali mi dicevano che questo è accaduto perché Corbyn è stato ondivago e mancava l'uomo forte al comando della sinistra. La verità è un'altra e ce lo dobbiamo dire, perché anche se quest'anno non abbiamo avuto la drammatizzazione del dialogo con Bruxelles (che poi è una città, dovremmo forse dire «con l'Unione europea»), la verità è che un programma come quello di Corbyn dentro l'Unione europea è inattuabile e i britannici ne hanno preso atto. Per questo hanno votato il partito conservatore, quello che gli proponeva credibilmente di uscire da questa gabbia. Perché è inattuabile il programma di Corbyn? È inattuabile - lo sappiamo ed è stato detto da tanti studiosi - perché il sistema, essendosi privato di alcuni fondamentali presidi di aggiustamento degli shock macroeconomici, per esempio la flessibilità del cambio, è costretto a ricorrere alla svalutazione interna, che è l'abbattimento dei salari. Continuiamo a menarla con questa storia che l'austerità serve a ridurre il debito pubblico; l'austerità serve a far aumentare sufficientemente la disoccupazione, perché i lavoratori accettino di essere pagati di meno nei Paesi che hanno bisogno di recuperare competitività: punto e a capo. È l'unico percorso possibile questo? Naturalmente no, ci sono altri percorsi, percorsi verso l'alto; bisognerebbe che le economie egemoni facessero programmi espansivi, finanziassero i loro investimenti per il bene dei loro cittadini, prima che di tutti gli altri, ma questo non succede. Si va sempre di più verso la logica dell'ognuno per sé e nessuno per tutti. Ma allora questa Unione Europea, che è tanto clemente con i bravi e tanto crudele con i reprobi, quali noi orgogliosamente siamo, a che cosa ci serve esattamente? Ci vogliamo porre questa domanda nel giorno in cui viviamo questo momento di approvazione di una legge procedurizzata dal famoso fiscal compact con il semestre europeo?