[pronunce]

la successiva entrata in vigore della legge n. 431 del 1998, eliminando il concetto di “equo canone” per gli immobili adibiti ad uso abitativo, ha reso non più attuale il riferimento ai parametri di determinazione di tale canone nelle norme della legge della Regione Toscana n. 96 del 1996, tanto che questa Corte ha provveduto a dichiararne l'illegittimità costituzionale in parte qua con la sentenza n. 299 del 2000. Le norme colpite dalla sentenza ora citata avevano un contenuto identico a quelle degli artt. 5, comma 1, lettera d), e 38, comma 1, lettera d) della legge della Regione Toscana n. 25 del 1989, il che dimostra, secondo il remittente, la non manifesta infondatezza della presente questione sulla base degli invocati parametri, essendo il valore locativo di cui alla legge n. 392 del 1978 inidoneo a costruire un ragionevole ed oggettivo parametro di valutazione. Non assumerebbe importanza, secondo il giudice a quo, il fatto che norme in tutto identiche a quelle impugnate, contenute in una diversa legge regionale, siano state già dichiarate costituzionalmente illegittime, perché nel nostro ordinamento non è consentito al giudice di disapplicare una norma in vigore, così come non esistono dichiarazioni di illegittimità costituzionale implicite; da tanto consegue che le norme denunciate dovrebbero essere applicate alle fattispecie, come quella in esame, risalenti all'epoca in cui tali norme erano in vigore, il che imporrebbe a questa Corte una nuova sentenza di illegittimità costituzionale, negli stessi termini invocati dalla Corte di cassazione nella precedente ordinanza.1. — La Corte di cassazione ed il TAR Toscana hanno sollevato, la prima in riferimento al solo art. 3 Cost., il secondo in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost., questione di legittimità costituzionale degli artt. 5, comma 1, lettera d), e 38, comma 1, lettera d), della legge della Regione Toscana 4 maggio 1989, n. 25 (Disciplina per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione del canone sociale), nelle parti in cui individuano il reddito immobiliare, rilevante ai fini rispettivamente dell'assegnazione dell'alloggio e della dichiarazione di decadenza, commisurandolo al canone di locazione determinato ai sensi della legge n. 392 del 1978. Poiché le due ordinanze pongono la stessa questione, i relativi giudizi vanno riuniti per essere congiuntamente decisi. Entrambi i remittenti - davanti ai quali pendono controversie aventi ad oggetto la decadenza dall'assegnazione di alloggi dell'edilizia residenziale pubblica per disponibilità da parte di uno dei componenti del nucleo familiare di altro alloggio avente il valore locativo previsto e determinato secondo i criteri di valutazione suindicati - motivano la rilevanza della questione adducendo la circostanza che le fattispecie oggetto dei giudizi di merito si sono perfezionate in epoca antecedente l'abrogazione, ad opera della legge regionale n. 96 del 1996, dell'intera legge della Regione Toscana contenente le disposizioni censurate. I remittenti affermano inoltre che la sentenza di questa Corte n. 299 del 2000 nulla toglie alla rilevanza della questione. Con essa, infatti, fu dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 5, comma 1, dell'art. 35, comma 1, lettera d) e dell'allegato A), lettera d), della legge della Regione Toscana n. 96 del 1996, limitatamente alle parti in cui individuavano il reddito immobiliare, rilevante ai fini rispettivamente dell'assegnazione dell'alloggio e della dichiarazione di decadenza, commisurandolo al canone di locazione determinato ai sensi della legge n. 392 del 1978. Tuttavia, ancorché le disposizioni scrutinate contenessero norme analoghe a quelle ora impugnate, la dichiarazione di illegittimità non è stata estesa anche a queste ultime, sicché esse continuano ad essere applicabili - nelle fattispecie che, come quelle esaminate, sono tuttora da esse disciplinate - nel loro testo originario. 2.— La questione è ammissibile, perché i remittenti hanno fornito motivazione non implausibile della sua rilevanza. Nel merito la questione è fondata. Questa Corte ha più volte rilevato la irragionevolezza di disposizioni le quali, per la determinazione del valore di un immobile proprio ai fini dell'applicazione di norme sulle assegnazioni di alloggi dell'edilizia residenziale pubblica, facevano riferimento alla legge n. 392 del 1978 dopo che questa, in particolare nella parte che interessa, era stata modificata o abrogata, sicché appariva espressione di «una impostazione di fondo ormai superata» e ne ha fatto derivare la dichiarazione della loro illegittimità costituzionale (sentenza n. 299 del 2000, ma cfr. anche sentenze n. 176 del 2000 e n. 135 del 2004). Tale orientamento, per l'identità dei presupposti e della ratio, deve essere nella specie ribadito con analoga conseguenza dell'illegittimità costituzionale delle norme regionali impugnate.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 5, comma 1, lettera d), e 38, comma 1, lettera d), della legge della Regione Toscana 4 maggio 1989, n. 25 (Disciplina per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione del canone sociale), nelle parti in cui individuano il reddito immobiliare, rilevante ai fini rispettivamente dell'assegnazione dell'alloggio e della dichiarazione di decadenza, commisurandolo al canone di locazione determinato ai sensi della legge 27 luglio 1978, n. 392. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 28 ottobre 2004. F.to: Carlo MEZZANOTTE, Presidente Francesco AMIRANTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 12 novembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA