[resaula]

basti ricordare che mentre il 13 marzo 2020 la Commissione europea aveva pubblicato una stima preliminare del possibile impatto dell'emergenza sull'economia quantificata in una riduzione di 2,5 punti percentuali del tasso di crescita del PIL della zona euro nel 2020, solo un mese dopo il Fondo monetario internazionale stimava la contrazione dell'attività economica nell'Unione europea al 7,5 per cento in meno, con l'Italia fanalino di coda al 9,1 per cento in meno e con una stima di crescita che non riuscirà a colmare le forti perdite conseguite nell'anno in corso, con una stima di crescita, probabilmente ottimistica, pari al 4,8 per cento in più: per meglio comprendere la gravità del dato di quest'anno si può considerare che nel 2009, l'anno peggiore della crisi finanziaria, il tasso di crescita del PIL italiano è stato del 5,3 per cento in meno: il 2020 potrebbe pertanto quasi arrivare a raddoppiare in negativo tale risultato; questi dati si traducono concretamente nel fallimento di decine di migliaia di aziende e con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, fenomeni ai quali purtroppo si sta già drammaticamente assistendo; il Governo e il Parlamento per rispondere all'emergenza economica in atto hanno messo in campo misure senza precedenti per quello che riguarda i numeri, con due scostamenti del deficit per complessivi oltre 80 miliardi di euro approvati nel giro di poco più di un mese; nonostante ciò tali misure appaiono essere comparativamente inferiori a quelle di altri Paesi europei come la Germania, che ha autorizzato un ulteriore indebitamento netto pari a 156 miliardi e di un budget per le imprese, tramite il fondo per la stabilizzazione economica (WSF) e l'istituto di credito per la ricostruzione (KFW), pari a 822 miliardi di euro; o come la Francia, che ha varato un piano di aiuti da 110 miliardi di euro, accompagnato da garanzie statali fino a 300 miliardi di euro sui prestiti alle imprese; tuttavia, anche laddove astrattamente tale impegno economico fosse sufficiente a tamponare gli effetti derivanti dalla chiusura delle attività economiche e del crollo dei consumi, si scontrerebbe con altri fattori che in concreto stanno rendendo tali aiuti farraginosi, ovvero la complessità del sistema burocratico; difatti numerose sono le criticità denunciate dal mondo delle imprese che quotidianamente sottolineano le lungaggini burocratiche per l'accesso alle garanzie contenute nel decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, detto "decreto liquidità", e che lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, nel giorno della festa dei lavoratori, ha dovuto ammettere che "ci sono stati e ancora continuano alcuni ritardi nelle somme da erogare, come pure complicata si sta rivelando la partita dei finanziamenti"; rispetto alla quota di risorse messe a disposizione, che si traduce inevitabilmente in un indebitamento per lo Stato, gran parte di queste è impiegata per reddito di emergenza, cassa integrazione guadagni ordinaria, straordinaria, in deroga, Naspi, con una risposta che, a detta del nuovo presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi, rappresenta una "distribuzione di denaro a pioggia"; ben presto, sostiene sempre Bonomi, quando tali misure di mero assistenzialismo saranno finite senza aver posto in essere alcun investimento nella sistema produttivo, la situazione potrebbe diventare drammatica; e l'unica strada sarebbe quella di sbloccare tutte le opere pubbliche già finanziate, ripristinando gli incentivi di industria 4.0, trasformando inoltre i pagamenti dei debiti che lo Stato deve alle imprese in liquidità certa, tramite cioè una detrazione sulle imposte che si andranno a pagare quest'anno, con misure infine volte a superare la lentezza amministrativa; considerato che: la lentezza degli interventi non riguarda solo le amministrazioni e i passaggi intermedi ma investe purtroppo l'approvazione delle misure urgenti di cui il Paese necessita, lo dimostra la circostanza che il decreto-legge (di cui ad oggi circolano unicamente bozze parziali) che dovrà contenere gli aiuti più rilevanti per il comparto economico e la cui approvazione era prevista entro il mese di aprile, da qui la denominazione di "decreto aprile", tardi ad essere approvato dal Consiglio dei ministri, nonostante il mese sia ormai concluso da tempo; secondo una recente ricerca di "Cribis", società specializzata in informazioni di mercato e " working voice ", prima piattaforma italiana di anticipo fatture, solo il 4 per cento delle aziende interessate reputa le misure del Governo sufficienti, 6 imprese su 10 hanno dichiarato di avere liquidità limitata, il 70 per cento stima di esaurirla entro tre mesi, mentre l'11 per cento l'ha già esaurita; le misure di distanziamento sociale che dovranno essere imposte necessariamente all'interno delle aziende con il riavvio della produzione, così come le misure anti contagio, comporteranno una minore produttività, con l'esigenza di turnazioni, maggiori costi per le aziende (mascherine, igienizzante per le mani, sanificazione degli ambienti, guanti monouso, misurazione della temperatura prima dell'ingresso in azienda), rendendo indispensabile predisporre normative ad hoc in linea con le mutate necessità; se le notizie di stampa inerenti alla possibile partecipazione pubblica dello Stato nelle aziende di maggiori dimensioni fossero confermate, tali iniziative riporterebbero il Paese ad esperienze fallimentari della vecchia politica di stampo statalista, con operazioni dimostratesi non funzionali né al tessuto produttivo, né per lo Stato medesimo, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare in ordine alla necessità di assicurare che le misure di sostegno economico alle imprese giungano più celermente a destinazione di quanto avvenuto finora e se non ritenga necessario sburocratizzare la procedura per il conferimento dei sussidi economici alle imprese; se non intenda, in concerto con l'operato del Governo e sulla scia di quanto richiesto dal mondo produttivo, avviare lo sblocco delle opere pubbliche già finanziate, prevedendo incentivi sul modello industria 4.0, prevedendo altresì che il debito dello Stato nei confronti delle imprese si traduca immediatamente in credito di imposta per queste ultime; se non intenda erogare gli aiuti necessari alle imprese in forma di contributi a fondo perduto in grado di garantire liquidità immediata, anziché attraverso pericolose acquisizioni di quote societarie da parte di soggetti pubblici, suscettibili di provocare un'insostenibile statalizzazione delle attività produttive; quali ulteriori iniziative, oltre a quelle fin qui adottate, intenda proporre per arginare gli effetti economici dell'emergenza epidemiologica. Atto n. 3-01553 GIROTTO ANASTASI Al Ministro dello sviluppo economico Premesso che: in Italia, l'intensità energetica primaria ha avuto, nel periodo 1995-2017, un andamento tendenzialmente decrescente. Tale dato è particolarmente positivo perché, tanto più basso è il valore dell'intensità energetica, tanto più è alta l'efficienza energetica del Paese.