[pronunce]

Pochi mesi dopo, e precisamente il 29 ottobre 1996, il legale rappresentante dell'A.M.S.A. – l'ing. R. M. – era stato citato a giudizio dalla Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale di Lanciano, in quanto imputato, in concorso con i legali rappresentanti di detto consorzio e di altre imprese che avevano preso parte alle attività di smaltimento dei rifiuti, per la violazione della normativa statale e regionale in materia di rifiuti: iniziativa giudiziale della quale era stata data peraltro notizia dagli organi di informazione. Ad avviso della difesa del Senato, tale complesso di circostanze – unitamente al fatto che il Ganapini avesse il potere di approvare le delibere d'urgenza sulla cui base venivano predisposti i contratti fra l'A.M.S.A. e le imprese per il trasporto ed il conferimento dei rifiuti nelle discariche – «possono aver indotto il sen. De Corato a ragionare, nelle dichiarazioni al quotidiano “La Repubblica”, di un avviso di garanzia a carico del dr. Ganapini». La medesima difesa ribadisce infine l'esigenza – già evidenziata con l'atto di costituzione – di tener conto anche degli atti della Commissione parlamentare bicamerale d'inchiesta «sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse», rispetto ai quali le dichiarazioni rese dal sen. De Corato nel corso dell'intervista presenterebbero, in parte qua, una sostanziale identità di contenuti.1. – Il Tribunale di Milano, I sezione civile – investito di un giudizio civile per risarcimento danni promosso da Walter Ganapini nei confronti del senatore Riccardo De Corato – con ordinanza depositata il 6 ottobre 2003, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica, in relazione alla deliberazione, adottata dall'Assemblea il 31 gennaio 2001 (documento IV-quater, n. 58), con la quale si è ritenuto che i fatti per i quali è in corso tale giudizio – già oggetto di procedimento penale per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del parlamentare, definito con sentenza di non doversi procedere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza in data 21 febbraio 2001 – concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni: con conseguente insindacabilità ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Il giudizio civile trae origine da dichiarazioni rese dal senatore De Corato nel corso dell'intervista pubblicata sul quotidiano «La Repubblica» del 22 dicembre 1997. In esse il parlamentare avrebbe in particolare affermato, con riferimento ai rifiuti umidi provenienti dalla città di Milano, che «il conferimento dell'umido in discariche di mezza Italia è stata una prerogativa della giunta Formentini-Ganapini», ciò risultando dagli «atti della Commissione d'inchiesta del comune»; che «l'attuale management dell'AMSA» (Azienda municipalizzata per i servizi ambientali) «è lo stesso voluto dall'allora assessore all'ambiente Ganapini nel 1995»; che, «a conferma di tutto ciò, vi è l'avviso di garanzia che la procura di Lanciano, in provincia di Chieti, aveva emesso nei confronti di Ganapini, che, violando le leggi della regione Abruzzo, aveva conferito nelle discariche di quel comune tonnellate di rifiuti di Milano». Il Tribunale ricorrente ritiene insussistenti i presupposti dell'insindacabilità di cui all'art. 68, primo comma, Cost., negando segnatamente che possa ravvisarsi un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese alla stampa e l'interrogazione parlamentare presentata il 2 ottobre 1996 dal sen. De Corato sul tema della gestione dell'emergenza rifiuti nella città di Milano, stante il difetto di identità sostanziale fra i rispettivi contenuti. Resiste il Senato della Repubblica, eccependo l'inammissibilità del ricorso sotto diversi profili e contestando, nel merito, l'assunto del giudice ricorrente, tenuto conto anche del fatto che, in ogni caso, le dichiarazioni in questione rappresenterebbero divulgazione di risultanze ufficiali degli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta «sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse», istituita con legge 10 aprile 1997, n. 97. Con successiva memoria, la difesa del Senato ha altresì evidenziato l'esigenza di ricostruire i contenuti dell'interrogazione parlamentare del 2 ottobre 1996, ai fini della verifica del nesso funzionale rispetto alla successiva intervista, anche alla luce delle risultanze degli atti della Commissione d'inchiesta istituita dal Comune di Milano richiamati nell'interrogazione stessa: ottica nella quale risulterebbe avvalorata la conclusione dell'insindacabilità, ex art. 68, primo comma, Cost., delle dichiarazioni rese extra moenia. 2. – Deve, preliminarmente, essere ribadita l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti oggettivi e soggettivi, come già ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 338 del 2004. 2.1. – Al riguardo, la proposizione del conflitto non può ritenersi preclusa dall'avvenuta pronuncia, in sede penale, di sentenza che – recependo la valutazione espressa nella delibera di insindacabilità del Senato – ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti del parlamentare per le medesime dichiarazioni attualmente oggetto del giudizio civile. Questa Corte ha già avuto modo di affermare che la declaratoria di improcedibilità della domanda risarcitoria, resa dal giudice di primo grado uniformandosi alla delibera di insindacabilità adottata dalla Camera di appartenenza del parlamentare convenuto, non impedisce al giudice di appello di sollevare conflitto di attribuzione in relazione alla medesima delibera, dovendosi escludere che il relativo potere, ove non esercitato, si «consumi» con la decisione di prime cure (sentenza n. 235 del 2005). Una simile tesi contrasterebbe, infatti, «con il principio secondo cui il giudice d'appello, in forza dell'effetto devolutivo dell'impugnazione, ha rilevanti poteri di cognizione e di decisione e, quindi, ha il potere di porsi ogni questione non preclusa che ritenga rilevante ai fini del decidere». Per converso, da tale principio, e dall'assenza, nella legge 11 marzo 1953, n. 87, «di un termine decadenziale per la proposizione dei conflitti interorganici consegue che anche il giudice d'appello è competente ad esprimere in via definitiva la volontà del potere cui appartiene … ed è legittimato a proporre un conflitto non sollevato dal giudice di primo grado». Ad analoga conclusione deve evidentemente pervenirsi a fortiori nel caso in esame. La circostanza, infatti, che la sentenza penale recettiva della valutazione di insindacabilità espressa dal Senato sia stata emessa nell'udienza preliminare, e non già a seguito di dibattimento, esclude, ai sensi dell'art. 652 cod. proc. pen. , che essa possa comunque avere efficacia di giudicato nel giudizio civile di danno. Il Tribunale civile ricorrente è chiamato di conseguenza a pronunciarsi sulla domanda risarcitoria senza alcuna preclusione derivante dalla decisione del giudice penale: