[massime]

ORD. 430/05. FORZE ARMATE - AMMINISTRAZIONE DELLA DIFESA - UFFICIALE - CESSAZIONE A DOMANDA DAL SERVIZIO PERMANENTE EFFETTIVO E COLLOCAMENTO IN CONGEDO - RIAMMISSIONE IN SERVIZIO - MANCATA PREVISIONE - DENUNCIATO CONTRASTO CON I PRINCIPI DI RAGIONEVOLEZZA E BUON ANDAMENTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - MANIFESTA INFONDATEZZA DELLA QUESTIONE.. Manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 43, secondo comma, della legge 10 aprile 1954, n. 113, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, nella parte in cui – disciplinando la cessazione volontaria dell’ufficiale dal servizio permanente – non prevede che l’Amministrazione della difesa possa riammettere in servizio l’ufficiale cessato a domanda dal servizio permanente effettivo e collocato in congedo. Deve escludersi, infatti, che la norma censurata sia manifestamente irragionevole o arbitraria o contrasti con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, tenuto conto, da un lato, che al legislatore ordinario compete un’ampia discrezionalità nella materia dell’inquadramento e dell’articolazione delle carriere degli ufficiali, dall’altro, che la riammissione in servizio di colui che abbia cessato dal servizio a seguito di domanda non costituisce un istituto caratterizzante l’impiego pubblico e, d’altro canto, la norma censurata rinviene la propria ratio nel particolare status dell’ufficiale in servizio permanente. - Sulla discrezionalità del legislatore nella materia dell’inquadramento e dell’articolazione delle carriere nel pubblico impiego, v. sent. richiamata n. 5/2000. - Sulla preclusione della riammissione in magistratura al magistrato cessato dal servizio a sua domanda, v. sent. n. 10 del 2002.