[pronunce]

che si è costituita la s.p.a. G.O.R.I., eccependo preliminarmente la manifesta inammissibilità della questione, «in quanto diretta a sindacare una scelta discrezionale del legislatore», il quale – prevedendo che il canone sia dovuto anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi, e che i relativi proventi affluiscano in un fondo a disposizione dei gestori del servizio idrico integrato la cui utilizzazione è vincolata all'attuazione del piano d'ambito – avrebbe legittimamente scisso la prestazione del pagamento del canone dalla controprestazione dell'erogazione del servizio di depurazione, collocandole in due diversi momenti; che, nel merito, la società G.O.R.I. chiede che la questione sia dichiarata manifestamente infondata: a) in riferimento all'art. 2 Cost., perché l'obbligo del pagamento del canone di depurazione delle acque reflue si inquadra tra i doveri del cittadino verso la comunità, fissati dallo stesso art. 2 Cost., senza che in contrario rilevi la circostanza che il Comune non abbia preventivamente fissato un termine per lo svolgimento dei lavori di realizzazione dell'impianto di depurazione; b) in riferimento all'art. 3 Cost., perché la norma censurata, essendo diretta a «rendere concreto, anche se solo in una prima fase, attraverso la raccolta dei fondi con vincolo di destinazione, il diritto dei cittadini a godere di un servizio di depurazione delle acque reflue», realizza così effettive condizioni di parità ed uguaglianza dei cittadini; c) in riferimento all'art. 32 Cost., perché la censura sarebbe generica, in quanto «il diritto alla salute invocato dal Giudice di pace di certo non verrebbe tutelato dal mancato pagamento del canone di depurazione da parte dei cittadini privi di tale servizio»; d) in riferimento all'art. 53 Cost., perché non si applicherebbero i «princìpi fissati in tema di universalità dell'imposta e capacità contributiva», in quanto il canone di depurazione è stato trasformato da tributo in tariffa; e) in riferimento, infine, all'art. 97 Cost., perché l'obbligo di pagamento del canone è previsto indistintamente per tutti i cittadini e perché l'amministrazione deve utilizzare quanto riscosso per la realizzazione degli impianti di depurazione nei Comuni che ne sono sprovvisti; che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la manifesta inammissibilità o comunque per la manifesta infondatezza della questione; che l'Avvocatura generale sostiene, in particolare: a) che il canone di depurazione delle acque reflue ha natura tributaria, perché esso costituisce una prestazione patrimoniale imposta di cui all'art. 23 Cost., «non ricollegabile ad una immediata prestazione del relativo servizio» e non soggetta al principio della capacità contributiva di cui all'art. 53 Cost., il quale, in ogni caso, non sarebbe violato, perché il comma 3 dell'art. 14 della legge n. 36 del 1994 «stabilisce che la determinazione della quota tariffaria sia strettamente correlata all'utilizzazione e dunque al volume d'acqua scaricata»; b) che non sussiste la violazione dell'art. 2 Cost. lamentata dal rimettente, in quanto «la norma in questione lungi dal mortificare la persona umana come soggetto di diritti, viceversa ne esalta la soggettività giuridica favorendo la prestazione di un servizio pubblico irrinunciabile, quale è la depurazione delle acque reflue»; c) che non sussiste la violazione dell'art. 3 Cost., perché l'eventuale disparità di trattamento fra chi usufruisce e chi non usufruisce del servizio di depurazione non discende dalla norma, ma al più dalle modalità della sua applicazione; d) che non sussiste la violazione dell'art. 32 Cost., in quanto il prelievo censurato è destinato a finanziare opere ed impianti di depurazione e ha la funzione di supplire ad eventuali carenze di fondi dei Comuni; e) che non sussiste la violazione dell'art. 97 Cost., in quanto la norma realizza l'imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione, «mediante la predisposizione di una copertura finanziaria per l'erogazione di un servizio pubblico irrinunciabile»; che, con successiva memoria depositata in prossimità dell'udienza, la s.p.a. G.O.R.I. ha prospettato, quali ulteriori profili di inammissibilità della questione: a) la contraddizione nella quale incorre l'ordinanza di rimessione, laddove qualifica il canone di depurazione prima come «corrispettivo di una prestazione complessa collegata all'approvvigionamento idrico» e dopo come «tributo»; b) la carente descrizione della fattispecie oggetto del giudizio principale, in relazione al periodo cui si riferiscono i canoni di depurazione oggetto di causa, in quanto tale lacuna non consentirebbe alla Corte costituzionale la verifica né della normativa applicabile ratione temporis né della sussistenza della giurisdizione del giudice a quo; c) la mancata motivazione circa la sussistenza della giurisdizione del giudice a quo, tanto più in quanto il canone di depurazione venga qualificato come tributo; d) l'omessa valutazione, in punto di fatto, se l'esistenza «di una condotta fognaria e di una griglia di intercettazione» affermata dalla s.p.a. G.O.R.I. nella sue difese costituisca, anche solo in parte, adempimento della prestazione pubblica relativa al servizio di fognatura; e) la carente descrizione e valutazione delle circostanze di fatto relative al limite di tempo oltre il quale non sia possibile procedere alla riscossione del canone di depurazione in assenza del servizio; che la stessa società ha sostanzialmente ribadito nel merito quanto già sostenuto nell'atto di intervento, osservando che le censure formulate dal giudice a quo presuppongono la natura tributaria del canone di depurazione. Considerato che il rimettente solleva, in riferimento agli articoli 2, 3, 32, 53 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), nella sua formulazione originaria, nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti indipendentemente dalla sussistenza di un servizio corrispettivo, e cioè anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi; che la questione è manifestamente inammissibile, per insufficiente descrizione della fattispecie oggetto del giudizio a quo; che il rimettente si limita ad esporre che il contribuente ha proposto nei confronti della s.p.a. G.O.R.I. azione di accertamento negativo del credito per la «quota riferita alla depurazione di acque reflue»; che, pertanto, lo stesso rimettente omette di precisare il periodo in riferimento al quale è dovuta la “quota” di tariffa in questione, senza tenere conto che tale precisazione sarebbe stata necessaria in ragione dei ripetuti mutamenti subiti nel tempo dalla disciplina legislativa dei canoni di depurazione delle acque reflue;