[resaula]

se vi sia la volontà di innalzare almeno un ufficio locale marittimo a ufficio circondariale nel compartimento, di Taranto, in considerazione che su 180 chilometri di costa non c'è neanche un "Circomare", evitando di lasciare, così come è oggi, sguarnita la zona S.A.R.; se vi sia intenzione di aumentare il personale della Guardia costiera di tutti i ruoli, in considerazione che quello anziano spesso è costretto a reimpieghi già assolti in zone lontane dalla propria residenza per carenza di personale; se vi sia la volontà, in considerazione che l'assetto territoriale è analogo alle forze di Polizia, di lasciare stabile il personale nella destinazione in cui si trova (ancor più se ha una età anagrafica oltre 50 anni), ed ad avvicinare chi ha le legittime aspettative, in sostituzione di chi va in congedo o di chi viene trasferito su domanda. Ciò ai fini della stabilità di rendimento di cui necessitano le attività di Polizia giudiziaria e marittima e della conoscenza del territorio; se, in conclusione, non si vogliano adottare disposizioni per fare in modo che i trasferimenti in ambito militare siano regolati solo da precisi e puntuali criteri di oggettività, anche al fine di evitare o limitare contenziosi di qualsiasi tipo da parte di coloro che giudichino ingiusto un trasferimento o la permanenza nella sede assegnata. Atto n. 4-02028 LANNUTTI LEONE CASTALDI ROMANO CAMPAGNA DONNO PRESUTTO ENDRIZZI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: la fondazione Enasarco è la cassa di previdenza degli agenti e rappresentanti di commercio e dei promotori finanziari (oggi denominati consulenti finanziari). Inoltre, svolge una funzione pubblicistica e costituzionalmente garantita, oltre a essere qualificata quale pubblica amministrazione; la fondazione Enasarco provvede alla gestione dei contributi versati dai propri iscritti attraverso investimenti in strumenti finanziari mobiliari e immobiliari. E da quanto risulta dai bilanci della cassa, la fondazione ha investito, a partire dall'anno 2001, circa 500 milioni di euro nei fondi immobiliari gestiti da Sorgente sgr, oggi commissariata dalla Banca d'Italia in seguito a gravi irregolarità nella gestione; considerato che a quanto risulta agli interroganti: secondo quanto riportato in un articolo pubblicato da "Milano Finanza" il 29 aprile 2019, a firma di Anna Messia, sarebbe in atto un contenzioso tra la fondazione Enasarco e Sorgente sgr per il risarcimento dei danni subiti dalla Fondazione a causa della cattiva gestione amministrativa di Sorgente sgr, con grave danno nei confronti dei lavoratori iscritti alla fondazione Enasarco, il cui patrimonio dovrebbe essere valorizzato attraverso investimenti che siano in grado di offrire rendimenti idonei a garantire l'equilibrio previdenziale della cassa; dai bilanci risulterebbe, invece, che la situazione patrimoniale dei fondi sarebbe gravata dai debiti e dai costi di gestione: in particolare il fondo "Michelangelo" risulterebbe avere in cassa solo 1.400 euro e debiti per oltre 20 milioni; mentre il fondo "Megas" avrebbe registrato minusvalenze sugli immobili pari a circa 6 milioni di euro; risulterebbe, altresì, che Sorgente sgr abbia posto in essere una complessa operazione di interposizione di società finalizzata a svuotare i poteri di governance dei fondi partecipati da Enasarco rispetto agli investimenti immobiliari effettuati per loro conto e interesse da Sorgente sgr negli Usa e in Svizzera (relazione Deloitte del 16 novembre 2015 e pag. 5, lettera c), del provvedimento di Banca d'Italia del 18 dicembre 2018); l'immobile di via del Tritone, a Roma, di proprietà del fondo "Megas" e oggi sede di Sorgente sgr, sarebbe stato affittato alla società Tiberia Srl del gruppo Sorgente con uno sconto del canone di quasi il 40 per cento. Operazione per di più successiva all'avvio del processo di sostituzione di Sorgente come gestore del fondo "Megas"; il provvedimento di commissariamento di Sorgente sgr disposto da Banca d'Italia farebbe riferimento a carenze nel processo di valutazione degli attivi e nell'attività di gestione dei fondi, che potrebbero configurare comportamenti penalmente rilevanti e procurare un danno al patrimonio di Enasarco, oltre che a tutti gli altri sottoscrittori dei fondi, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda, e quali azioni intendano adottare; se non vi siano gli estremi per l'azione di commissariamento a tutela del patrimonio della fondazione e degli interessi degli iscritti; per quale motivo non sia stato ancora adottato il regolamento che avrebbe potuto rafforzare il sistema dei controlli interni e regolamentare al meglio la gestione del rischio e i conflitti di interessi. Atto n. 4-02029 PESCO LANNUTTI MONTEVECCHI PIRRO LEONE DONNO PRESUTTO ROMANO ACCOTO GIANNUZZI GALLICCHIO PELLEGRINI Marco DI NICOLA FENU CRUCIOLI GARRUTI GIARRUSSO RICCARDI DELL'OLIO Al Ministro della giustizia Premesso che: è nota, ormai da diversi anni, la vicenda della società Gesconet SCpA di Pierino Tulli, ritenuta responsabile di un'evasione storica da un miliardo e 700 milioni di euro, accertata da un'ispezione dell'Agenzia delle entrate del 2011, ove gli investigatori hanno ricostruito il meccanismo usato per evadere l'Iva: vinta la gara, la cooperativa "madre" subappaltava a consorzi che incaricavano altre società (denominate "operative"), le quali, a loro volta, cedevano a terze, in questo caso "cartiere" di fatture per operazioni inesistenti; in sostanza il cliente pagava per i lavori effettuati ma l'appaltatrice non versava mai l'Iva. In teoria avrebbero dovuto farlo le società a cui andava il subappalto, in realtà l'importo era compensato artificiosamente con la produzione di fatture fasulle per spese mai avvenute; la Guardia di finanza ha ricostruito i prelievi effettuati dai vari soggetti (detti "camminatori") per trasferire soldi nel Lussemburgo, a San Marino e in altri paradisi fiscali; l'intera galassia di circa 250 società consortili e cooperative rappresenterebbe "un meccanismo ideato, pensato, costruito con la sola finalità dell'evasione fiscale" riconducibile a Tulli; a quanto risulta agli interroganti, al termine del lungo percorso investigativo il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto di non adottare la misura cautelare del carcere proposta per alcuni degli indagati; di disporre un decreto di sequestro preventivo per un importo di 100 milioni di euro (anche per equivalente) nei confronti di 58 persone indagate per i reati di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e reati tributari; di emettere avviso di conclusione delle indagini per 36 soggetti; di rinviare a giudizio 9 indagati; finalmente ha avuto inizio la fase dibattimentale in primo grado, ma nell'udienza del 1° luglio scorso presso la VI sezione penale del Tribunale di Roma è stato deciso un rinvio al 18 ottobre 2019;