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la semina è stata reiterata nonostante in Italia sia stato disposto dal 2016, in via definitiva, il divieto di coltivazione di mais MON 810 e di tutti i mais transgenici che risultano in corso di autorizzazione, in attuazione della direttiva (UE) 2015/412 del 11 marzo 2015, recepita con il decreto legislativo 14 novembre 2016, n. 227; in attuazione della suddetta normativa il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro della salute, dopo il parere positivo della Conferenza Stato-Regioni, ha trasmesso alla Commissione europea le richieste di esclusione dall'ambito geografico delle domande di autorizzazione già concesse o in via di concessione per 6 tipi di mais geneticamente modificato, richieste di esclusione tutte accettate in sede europea, analogamente a quanto richiesto e ottenuto da altri 18 Stati membri della UE; il diniego alle coltivazioni geneticamente modificate in Italia è stato adeguatamente motivato in relazione alle caratteristiche del sistema agricolo nazionale, fondato tuttora sulla piccola proprietà fondiaria e con una forte prevalenza di coltivazioni ad alto valore aggiunto, di elevata qualità e tipicità, e con una notevole diffusione del metodo di coltivazione biologico, caratteristiche peculiari che rischiano di essere compromesse da una diffusione incontrollata di varietà OGM; il tentativo reiterato di introdurre coltivazioni geneticamente modificate in Friuli-Venezia Giulia appare pertanto oltremodo grave in quanto rischia di diffondere la contaminazione in zone dove le varietà tradizionali di mais sono ampiamente coltivate, tenuto conto dei danni che si potrebbero apportare ad altri agricoltori e dei costi che richiederebbe una bonifica più ampia in caso di diffusione incontrollata delle varietà OGM, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario ed urgente sollecitare gli organi di controllo, ed in particolare il Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dell'Arma dei Carabinieri e l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ad applicare al signor Giorgio Fidenato le sanzioni previste dall'art. 35- bis del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, disponendo contestualmente il sequestro e la distruzione delle coltivazioni di mais geneticamente modificato impiantate a Colloredo di Monte Albano; se non ritengano necessario ed urgente segnalare agli organi inquirenti tale reiterato episodio di violazione della normativa vigente, al fine di valutare l'applicazione dell'ipotesi di reato di cui all'art. 452- bis del codice penale, come introdotto dalla legge 22 maggio 2015, n. 68, con le relative sanzioni comprensive della confisca dei beni. Interrogazioni con richiesta di risposta scritta Atto n. 4-00204 LANNUTTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta: la gestione, a giudizio dell'interrogante disastrosa, del credito e del risparmio delle banche venete (Banca popolare di Vicenza e Veneto banca) e la distratta vigilanza di Consob e Banca d'Italia, i cui dirigenti venivano assunti dal presidente della banca Popolare di Vicenza Giovanni Zonin nel collaudato sistema delle "porte girevoli", come risulta dagli atti della Commissione parlamentare di inchiesta sulle banche (in particolare Luigi Amore, ex capo della direzione internal audit di Bpvi, Mariano Sommella, responsabile della direzione segreteria generale e Giannandrea Falchi, come si legge in un articolo del 31 ottobre 2018 del "Corriere del Veneto"), hanno azzerato i risparmi di una vita di 210.000 famiglie venete; decine di migliaia di piccoli soci sono stati costretti a diventare azionisti con metodi quasi estorsivi per accedere a prestiti, fidi e mutui nel meccanismo definito delle "azioni baciate", non riuscendo poi a vendere le azioni illiquide e non quotate sui mercati, il cui valore era determinato da perizie ad hoc , pagate dai consigli di amministrazione, mentre una ristretta cerchia di "soci" amici dei banchieri avevano un trattamento privilegiato; si legge su un articolo de "il Fatto Quotidiano" del 4 agosto 2016, intitolato "Veneto Banca, i 27 clienti eccellenti con azioni per 188 milioni (prestati dall'istituto). C'è anche Bruno Vespa", che la banca ha concesso prestiti facilitati ad una serie di personaggi influenti in possesso di rilevanti pacchetti azionari della banca stessa. Si parla di 27 grandi clienti cui sarebbero state vendute azioni per un valore di 188 milioni di euro, di cui 157 finanziati direttamente dall'istituto. I grandi clienti sarebbero riusciti a liquidare le loro posizioni, mentre i piccoli risparmiatori rimanevano in possesso di titoli privati di valore negoziale; considerato che: l'articolo de "la Tribuna di Treviso" del 29 luglio 2017, dal titolo "Vespa, Veneto banca e i mille scavalcati", riferisce il caso di Bruno Vespa e dei membri della sua famiglia, i quali sarebbero riusciti a rientrare in possesso delle proprie risorse investite in azioni Veneto banca senza alcuna formalità. Si riporta anche la vicenda dell'imprenditore Giuseppe Stefanel e della società Pegaso SpA, che sarebbero riusciti a recuperare una parte dei propri investimenti, perdendo al contempo molte risorse lasciate investite. Lo stesso articolo ricorda diversi nomi di imprenditori locali riusciti a rientrare prontamente e senza formalità in possesso della propria liquidità; analoghe vicende riporta "il Giornale di Vicenza", ricordando come le società Autostrada A22 e Itafem Srl siano giunte in tempo a liquidare completamente le proprie posizioni, si chiede di sapere: se, dopo i crac bancari che hanno riguardato banca Popolare di Vicenza, Veneto banca, Monte dei Paschi di Siena, Cassa di risparmio di Ferrara, Cassa di risparmio di Chieti, Banca Marche, Banca Etruria, con l'intervento pubblico di 20 miliardi di euro di fondi pubblici, oltre al generoso regalo a Banca Intesa, per acquisire le banche venete con una dotazione cash di 5 miliardi di euro, ed una garanzia statale di 12 miliardi di euro, il Governo non abbia il dovere di rivalsa sui soci "furbetti", che hanno scavalcato col sistema di relazioni amicali i diritti dei soci privi di conoscenze altolocate, alcuni dei quali hanno deciso di porre fine alla loro vita, come Antonio Bedin il 16 giugno 2016 nella sua casa di Montebello vicentino, mettendo in atto un sistema revocatorio; quali misure di competenza si intenda attivare, nei confronti di banchieri e complici dei crac , per evitare in futuro che malversazioni ai danni del pubblico risparmio, tutelato dall'art. 47 della Costituzione, possano ripetersi. Atto n. 4-00205 LANNUTTI Ai Ministri della giustizia, dell'interno e dell'economia e delle finanze Premesso che, per quanto risulta: