[pronunce]

pen.), e quella, analoga, del giudice per l'udienza preliminare che, pur avendo emesso un decreto che dispone il giudizio (poi annullato), viceversa può essere chiamato a tenere la successiva udienza preliminare nei confronti dello stesso imputato; che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Modena, con ordinanza del 15 aprile 2002 (r.o. n. 336 del 2002), ha sollevato, in riferimento all'art. 111, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. , nella parte in cui non prevede l'incompatibilità alla funzione di trattazione dell'udienza preliminare del giudice che, avendo pronunciato decreto che dispone il giudizio, sia chiamato a celebrare una nuova udienza preliminare nello stesso procedimento a seguito della dichiarazione di nullità dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare da parte del giudice dibattimentale e della conseguente regressione del procedimento alla fase precedente; che, dato conto dell'orientamento della Corte costituzionale circa il carattere processuale dell'udienza preliminare, con conseguente difetto di un presupposto necessario dell'incompatibilità, il rimettente ritiene tuttavia che la trasformazione subìta dall'udienza preliminare a seguito della legge n. 479 del 1999 giustifichi la proposizione della questione; che, in particolare, il rimettente osserva come il marcato incremento quantitativo e qualitativo dei poteri istruttori e decisori del giudice dell'udienza preliminare, quali rispettivamente ridisegnati dagli artt. 421-bis e 422 cod. proc. pen. , da una parte, e dall'art. 425 cod. proc. pen. , dall'altra, affidi ormai al giudice di detta udienza una approfondita valutazione circa il merito dell'accusa, tale da radicare nello stesso una «forza della prevenzione» idonea a vulnerare l'imparzialità e terzietà del giudice (art. 111, secondo comma, della Costituzione), nell'ipotesi di una nuova celebrazione dell'udienza preliminare da parte di un giudice che, nel corso dello stesso procedimento penale, abbia già emesso, nei confronti del medesimo imputato e per lo stesso fatto storico, il decreto che dispone il giudizio; che sulla medesima linea, prosegue il rimettente, sarebbe la più recente giurisprudenza della Corte costituzionale (sentenza n. 224 del 2001), secondo la quale «l'alternativa decisoria che si offre al giudice quale epilogo dell'udienza preliminare, riposa [...] su una valutazione del merito dell'accusa ormai non più distinguibile - quanto ad intensità e completezza del panorama delibativo - da quella propria di altri momenti processuali, già ritenuti non solo “pregiudicanti”, ma anche “pregiudicabili” ai fini della sussistenza dell'incompatibilità»; che nell'ambito di altro procedimento penale il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Modena, con ordinanza del 6 maggio 2002 (r.o. n. 386 del 2002), ha sollevato, in riferimento all'art. 111, secondo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del giudice per l'udienza preliminare che abbia pronunciato decreto che dispone il giudizio a celebrare l'udienza preliminare nello stesso procedimento a seguito di regressione in conseguenza della dichiarazione dibattimentale di nullità [del decreto]»; che, chiamato a celebrare una nuova udienza preliminare, nei confronti dei medesimi imputati e per gli stessi fatti, a causa della regressione del procedimento dovuta alla dichiarazione di nullità, da parte del giudice dibattimentale, del decreto che dispone il giudizio, per genericità del capo di imputazione, il giudice a quo, con argomentazioni sostanzialmente identiche a quelle contenute nell'ordinanza del medesimo ufficio giudiziario iscritta al r.o. n. 336 del 2002, rimette analoga questione di costituzionalità dell'art. 34 cod. proc. pen. ; che il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Pinerolo, con ordinanza del 13 giugno 2002 (r.o. n. 456 del 2002 ) , ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del giudice dell'udienza preliminare che abbia pronunciato nei confronti del medesimo imputato e per il medesimo fatto decreto che dispone il giudizio»; che, essendo chiamato a trattare nuovamente l'udienza preliminare, a seguito dell'annullamento da parte del giudice dibattimentale del decreto che dispone il giudizio in precedenza emesso dallo stesso rimettente, il giudice a quo solleva - in riferimento ai sopra richiamati parametri - questione di legittimità costituzionale, basandola essenzialmente sulla considerazione che, in seguito alla regressione del procedimento, lo stesso giudice «è chiamato a pronunciarsi sulla medesima questione che egli già decise allorché provvide emanando il decreto che dispone il giudizio [...] dichiarato nullo»; che nel corso di un procedimento di ricusazione la Corte di cassazione, con ordinanza del 27 settembre 2002 (r.o. n. 513 del 2002), ha sollevato, in riferimento all'art. 111 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. , «nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del giudice che ha pronunciato decreto che dispone il giudizio, successivamente annullato, ad assumere le funzioni di giudice dell'udienza preliminare nei confronti degli stessi imputati e per i medesimi fatti»; che la rimettente espone di essere chiamata a decidere sull'impugnazione di una decisione della Corte d'appello di Roma che aveva dichiarato inammissibili due istanze di ricusazione di un Giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Roma, proposte per il motivo che quest'ultimo aveva nuovamente assunto la funzione di giudice dell'udienza preliminare in relazione ai medesimi fatti per i quali in precedenza egli stesso aveva già disposto il rinvio a giudizio con proprio decreto, poi annullato; che, ciò premesso, il giudice a quo solleva la questione di legittimità costituzionale nell'assunto che le trasformazioni subìte dall'udienza preliminare per effetto della legge n. 479 del 1999 abbiano inciso profondamente sulla natura delle valutazioni che il giudice compie in tale sede circa la fondatezza dell'accusa, fino a compiere apprezzamenti di merito tali da fare apparire non solo «pregiudicante», ma altresì «pregiudicabile» questo momento processuale ai fini della disciplina dell'incompatibilità; che in cinque dei sei giudizi così promossi (r.o. n. 246, n. 333, n. 386, n. 456 e n. 513 del 2002) è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le relative questioni siano dichiarate infondate.