[resaula]

Ebbene, oggi che siamo in piena crisi energetica, a maggior ragione bisogna superare i soliti egoismi e fare un passo in avanti seguendo lo stesso modello, quindi mettendo in campo strumenti comuni, come il price cap o un energy recovery che possa in qualche modo coordinare e far sì che si lavori in modo univoco. Per fare questo, però, è fondamentale affrontare la scelta se rimettere in discussione o meno le scelte compiute con il patto di stabilità e crescita, a maggior ragione perché stiamo per affrontare una crisi tremenda. Il senatore Alfieri ha ricordato la crisi del 2008, quando l'Europa fu assolutamente incapace di mettere in campo misure che potessero aiutare e tutelare. Quello è l'esempio da non seguire assolutamente e invece oggi si pone con forza la necessità di fare un ulteriore salto di qualità e bisogna affrontare quello che non è mai stato affrontato e che ha rappresentato una sorta di tabù, ovvero la revisione dei trattati. Spero che anche il modello secondo il quale si è lavorato in questa Conferenza possa porre con forza la necessità di porre finalmente mano alla revisione dei trattati. Abbiamo un'altra emergenza, che è sempre conseguente alla guerra: quella agroalimentare. Affrontiamo la crisi energetica, ma ci stiamo dimenticando dell'altra crisi, anch'essa di approvvigionamento. Nel campo della sicurezza alimentare ed agroalimentare l'Europa aveva posto questioni molto importanti, che sono state un elemento anche di orientamento rispetto al resto del mondo: penso ai programmi che aveva messo in campo, come Farm to fork, che legano insieme la sicurezza alimentare, l'agricoltura (come uno strumento anche per la lotta ai cambiamenti climatici e non solo come vittima), la qualità del cibo e la distintività dei modelli agroalimentari europei. Oggi bisogna stare molto attenti, perché il rischio è che alcuni limiti che erano stati posti - penso ad esempio a una serie di pesticidi e di elementi chimici messi al bando da ormai quindici o vent'anni in Europa - vengano sospesi a causa della crisi dell'approvvigionamento. In questa crisi, l'Europa non solo non deve perdere tutti i passi in avanti che ha fatto, ma deve fare un'ulteriore sforzo, e può farlo superando una serie di limiti (parlavo prima della revisione dei Trattati): occorre però la forza per superarli. A me convince l'innovazione di un modello che ha visto nella questione della partecipazione e anche di una consultazione più ampia un elemento, a mio avviso, vincente. Il modo per fare questo grande passo in avanti e per superare il modello intergovernativo e il meccanismo dell'unanimità è quello di dare forza alla vera anima: il Parlamento europeo. Occorre dare molta più forza a quello che è l'elemento forte, democratico e di vera unificazione. Credo che questa sia un'altra delle questioni che consideriamo cruciali; stando a ciò che è emerso fino ad oggi dai lavori della Conferenza, è uno degli elementi portanti. C'è bisogno di più democrazia e di più diritti. Bisogna fare ulteriori passi in avanti sul fatto che i Paesi membri abbiano standard comuni, non soltanto dal punto di vista economico, ma anche da quello dei diritti, che sono l'elemento davvero unificante per il futuro dell'Europa. Mi avvio alla conclusione. Le istituzioni europee nascono dal ripudio della guerra e dagli orrori del nazifascismo. Mi auguro che anche in questa situazione così difficile, complicata e drammatica della guerra si possa fare un grande passo in avanti e non indietro, perché è nei momenti di crisi che spesso questo è possibile. Speriamo davvero che questa grande sfida che è davanti a noi possa essere vinta. Possiamo farlo soltanto con un'Europa forte, rinnovata e che non rinunci ai propri valori e a svolgere il proprio ruolo, che, in questo caso, dev'essere quello di costruzione e di preparazione della pace. (Applausi) . GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GIAMMANCO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Conferenza sul futuro dell'Unione europea, nel disegnare l'Europa delle nuove generazioni, ci impone di guardare innanzitutto al presente e alla drammatica realtà che stiamo vivendo a poche centinaia di chilometri dai nostri confini. La guerra in Ucraina sta facendo emergere con maggiore forza l'incompiutezza di un processo che era stato avviato dai padri fondatori dell'Unione e che oggi, più che mai, dovrebbe essere portato a compimento. Occasioni come questa Conferenza sono senz'altro importanti, ma serve un'accelerazione. La pandemia prima e adesso il conflitto innescato dalla Russia hanno dimostrato che serve un'Europa più forte, più democratica, più solidale e che sappia parlare con un'unica voce. L'emergenza sanitaria e la guerra, con le tutte le ricadute economiche che hanno causato, e l'aumento incontrollato dei prezzi dell'energia e delle materie prime hanno confermato che l'Unione europea dispone del livello di governo minimo per affrontare le grandi sfide del futuro. La guerra in Ucraina sembra aver portato assai indietro le lancette dell'orologio: sembra di essere tornati ai tempi della guerra fredda e della contrapposizione tra il blocco orientale e quello occidentale del mondo, spaccato nuovamente in due in un pericoloso bipolarismo che rischia di schiacciare l'Europa tra la Cina e gli Stati Uniti d'America. Purtroppo sono lontani i tempi dell'accordo di Pratica di Mare, dove grazie all'intermediazione dell'Italia e dell'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fu firmato un impegno di collaborazione tra la NATO e la Russia di Putin. (Applausi) . Era il 2002 e con lungimiranza Berlusconi lavorava già per includere la Federazione Russa in una nuova architettura di sicurezza europea. Si trattò di un accordo storico, che con l'impegno dei successivi Governi italiani e dell'Unione europea avrebbe potuto inaugurare una nuova epoca di alleanza e non più di contrapposizione tra Europa, Stati Uniti, Russia, Giappone e Australia; un'alleanza che sarebbe stata in grado di contenere l'espansionismo cinese, politico, economico e militare. Purtroppo non è andata così. Oggi ciò che rischia di profilarsi, in assenza di un'Europa forte, solida e indipendente, è una guerra congelata, ovvero un conflitto che cessa sì, ma che in assenza di un trattato di pace può riprendere in qualsiasi momento. Per evitare uno scenario come questo, è fondamentale per l'Unione europea impegnarsi con maggior vigore, affinché si arrivi alla fine definitiva del conflitto. Non possiamo permettere che siano la Turchia di Erdogan o la Cina a costruire la pace in Europa. Rimaniamo atlantisti, ma la guerra non è a Washington, ma a poche ore di volo da Roma ed è nostro dovere - come ha già detto il presidente Berlusconi - tutelare la libertà e l'integrità territoriale dell'Ucraina, lavorando per la pace, per la democrazia e per la ricerca del dialogo. (Applausi) . Non possiamo permetterci che questa guerra diventi un conflitto solo temporaneamente congelato e che l'Europa ne esca indebolita. Il futuro dell'Unione europea dovrebbe essere ben diverso.