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Le misure di protezione previste possono vertere sulla determinazione dell'incapacità e sull'istituzione di un regime di protezione, sulla tutela, curatela e istituti analoghi, sul collocamento dell'adulto in istituto o in altro luogo in cui possa esserne garantita la protezione, sulla conservazione dei beni, sull'autorizzazione a compiere singoli atti, eccetera (si veda in proposito l'elenco non esaustivo di cui all'articolo 3). Sono escluse dal campo di applicazione della Convenzione le materie elencate dall'articolo 4, tra cui gli obblighi di corrispondere gli alimenti, l'annullamento del matrimonio, la separazione legale, le amministrazioni fiduciarie, le successioni, la previdenza sociale, eccetera. La Convenzione stabilisce norme uniformi per determinare quali autorità di un Paese siano competenti ad adottare le misure di protezione necessarie: si attribuisce la competenza in via principale alle autorità dello Stato di residenza abituale dell'adulto (articolo 5, paragrafo 1). Si tratta di un criterio soggettivo, perché riferito alle parti interessate, e cosiddetto « mobile », perché, in caso di trasferimento della residenza abituale dell'adulto in un altro Stato contraente, sono competenti le autorità dello Stato di nuova abituale residenza. Si prevede, inoltre, come regola generale, che le autorità così individuate applichino la loro legge, definendo così la coincidenza tra forum e ius (si veda di seguito per le deroghe a tale regola generale). Tale soluzione, apprezzabile secondo vari profili, appare inoltre coerente con la progressiva diffusione del criterio di residenza abituale nelle fonti internazionali ed europee del diritto internazionale privato, quale ad esempio il regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, che ne prevede l'applicazione in tema di scioglimento del matrimonio con riguardo ai coniugi e relativamente alla responsabilità dei genitori con riferimento al minore. È evidente il nesso tra soggetto debole e necessità di individuare un criterio di giurisdizione che si ispiri alla tutela di quest'ultimo e alla vicinanza con un foro conosciuto, che avvicina tale previsione a quella della Convenzione dell'Aja del 2000. D'altra parte, tale collegamento ha origini ancora più antiche, richiamandosi alle disposizioni corrispondenti delle Convenzioni dell'Aja del 5 ottobre 1961 e del 19 ottobre 1996, che prevedono come foro generale quello della residenza abituale del minore al momento dell'inizio del procedimento. Nella Convenzione dell'Aja del 2000, il concetto di « residenza abituale » non viene definito, salvo precisare che ogni riferimento alla residenza abituale in tale Stato riguarda la residenza abituale in un'unità territoriale [articolo 45, lettera a) ]. È evidente, quindi, che il concetto di « residenza abituale » riguarda, secondo i criteri generali, un luogo fisico territorialmente individuato. La Convenzione riconosce, altresì, la competenza concorrente, sebbene sussidiaria, delle autorità dello Stato di cui l'adulto possiede la nazionalità (articolo 7). Anche le autorità dello Stato in cui si trovano i beni dell'adulto sono competenti ad adottare misure di protezione relative a tali beni (articolo 9), così come le autorità dello Stato, nel cui territorio si trova l'adulto o i beni a lui appartenenti, sono competenti ad adottare misure di emergenza o misure provvisorie di protezione della persona con efficacia territoriale limitata (articoli 10 e 11). Viene, inoltre, garantita una notevole flessibilità, consentendo alle autorità con competenza primaria di richiedere alle autorità di alcuni altri Stati di adottare misure di protezione, qualora ciò risponda all'interesse dell'adulto (articolo 8). Nell'esercizio della competenza loro attribuita, le autorità degli Stati parti applicano generalmente la propria legge (articolo 13, paragrafo 1); quando tuttavia la protezione della persona o dei beni dell'adulto lo richieda, esse potranno applicare eccezionalmente la legge di un altro Stato con il quale la situazione presenti uno stretto legame (articolo 13, paragrafo 2). Altra possibile deroga è contemplata dall'articolo 15 della Convenzione nel caso in cui l'adulto abbia disposto in anticipo la sua assistenza o rappresentanza in caso di incapacità. Ai sensi della Convenzione, le misure volte alla protezione dell'adulto che sono adottate in uno Stato contraente sono riconosciute di pieno diritto in tutti gli altri Stati contraenti; il riconoscimento può essere negato solo in alcuni casi limitati disciplinati dall'articolo 22. La Convenzione regola inoltre l'esecuzione di tali misure. Come in altre recenti convenzioni dell'Aja, la Convenzione del 2000 sulla protezione degli adulti contiene disposizioni riguardanti la cooperazione tra Stati, volte ad accrescere la protezione degli adulti incapaci. Il sistema di cooperazione, che è flessibile, comprende, tra l'altro, lo scambio di informazioni, l'individuazione di soluzioni condivise in caso di contestazioni e la localizzazione degli adulti scomparsi. Gli Stati contraenti devono designare l'Autorità centrale per adempiere gli obblighi imposti dalla Convenzione (articolo 28), che riguardano principalmente l'agevolazione di una comunicazione efficace tra gli Stati contraenti e l'assistenza reciproca. In considerazione della diffusione del criterio della residenza abituale nelle fonti internazionali ed europee del diritto internazionale privato e della particolare rilevanza della Convenzione in oggetto sul piano internazionale, il presente disegno di legge dispone la sostituzione dell'articolo 43 della legge n. 218 del 1995, prevedendo l'estensione erga omnes – e, quindi, anche nei confronti degli Stati non contraenti – del criterio dell'abituale residenza dell'incapace. La legge applicabile sarà individuata, pertanto, alla stregua di tale criterio, fatte salve le eccezioni previste dalla stessa Convenzione. In tal modo l'elemento di estraneità, tradizionale punto di partenza della disciplina, non è più sufficiente a far mutare la legge applicabile: l'essere di cittadinanza diversa da quella dello Stato di residenza non è più un dato che renda applicabile una legge diversa da quella del foro, fatte salve le eccezioni previste dalla stessa Convenzione. Resta immutata l'attuale disciplina in materia di giurisdizione (articolo 44 della legge n. 218 del 1995). L'applicabilità del decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71, sarà limitata ai casi in cui sussista la competenza delle autorità italiane, secondo le disposizioni della Convenzione in esame.. 1 (Autorizzazione alla ratifica) 1 Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione sulla protezione internazionale degli adulti, fatta all'Aja il 13 gennaio 2000. 2 (Ordine di esecuzione) 1 Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 57 della Convenzione stessa. 3 (Autorità centrale) 1 Ai fini della Convenzione di cui all'articolo 1, per « Autorità centrale » si intende il Ministero della giustizia. 4 (Modifiche alla legge 31 maggio 1995, n. 218)