[pronunce]

che il Tribunale di Milano, quindi, sulla base di tali argomentazioni e ritenuta la rilevanza della questione nel caso di specie, solleva la suindicata questione di legittimità costituzionale; che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata; che la difesa erariale ricorda come questa Corte abbia già dichiarato manifestamente inammissibile la medesima questione, con ordinanza n. 243 del 2003, e soggiunge che il remittente, più che sollevare un dubbio di legittimità costituzionale, prospetta una questione meramente interpretativa che avrebbe potuto e dovuto risolvere autonomamente, adottando, anche se non condivisa, l'interpretazione conforme a Costituzione; che, con ordinanza in data 1° aprile 2003 (r.o. n. 488 del 2003), il Tribunale di Milano - sezione per il riesame, chiamato a pronunciarsi sugli appelli proposti dai difensori di due imputati avverso le ordinanze con le quali il Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale aveva respinto la richiesta diretta ad ottenere la declaratoria di inefficacia della misura cautelare della custodia in carcere per l'asserito intervenuto decorso del termine di durata massima della custodia stessa, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 13 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 303, comma 2, cod. proc. pen. , "nella parte in cui impedisce di computare, ai fini dei termini massimi di fase determinati dal successivo art. 304, comma 6, i periodi di detenzione sofferti in una fase o in un grado diversi da quelli in cui il procedimento è regredito"; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il remittente ricorda che identica questione è stata sollevata dalle sezioni unite con ordinanza n. 28 del 2002 e ritiene di "doversi conformare all'orientamento tracciato dalle sezioni unite, fatto proprio da questo ufficio anche in relazione a precedenti ricorsi (cfr. ricorso ex art. 310 cod. proc. pen. n. 1628 del 2002, che si allega e le cui motivazioni si condividono appieno e si richiamano integralmente)"; che anche in questo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile essendo già stata decisa in tali termini con ordinanza n. 243 del 2003; che, con ordinanza in data 7 marzo 2003 (r.o. n. 576 del 2003), il Tribunale di Milano - sezione per il riesame, chiamato a pronunciarsi sull'appello proposto avverso l'ordinanza emessa dalla Corte d'appello di Milano, con la quale era stata respinta la richiesta di scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare formulata dalla difesa dell'imputato a seguito di annullamento, da parte della Corte di cassazione, della sentenza di condanna emessa dalla medesima Corte d'appello, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 13 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 303, comma 2, cod. proc. pen. , "nella parte in cui impedisce di computare, ai fini dei termini massimi di fase determinati dal successivo art. 304, comma 6, i periodi di detenzione sofferti in una fase o in un grado diversi da quelli in cui il procedimento è regredito"; che le argomentazioni in ordine alla non manifesta infondatezza della questione sono identiche a quelle svolte nella ordinanza del medesimo Tribunale in data 19 febbraio 2003; che, quanto alla rilevanza della questione, il remittente osserva che calcolando i soli termini omogenei, secondo il metodo "Musitano", l'imputato non dovrebbe essere scarcerato, mentre dovrebbe esserlo se si calcolasse anche il periodo di tempo interfase; che anche in tale giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che la questione sia dichiarata manifestamente inammissibile essendo già stata decisa in tali termini con ordinanza n. 243 del 2003. Considerato che le ordinanze di rimessione sollevano la medesima questione e che, pertanto, i relativi giudizi possono essere riuniti e decisi con unica pronuncia; che l'ordinanza iscritta al n. 488 del 2003, nel motivare la non manifesta infondatezza della questione, si limita a fare rinvio alle argomentazioni svolte dalle sezioni unite della Corte di cassazione nella ordinanza n. 28 del 2002, che dichiara di condividere e di fare proprie; che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, la motivazione dell'ordinanza di rimessione deve essere invece autosufficiente, non potendosi il giudice a quo limitare a richiamare per relationem il contenuto di altri atti o provvedimenti, anche se, in ipotesi, acquisiti agli atti del procedimento principale (ordinanze n. 335 e n. 60 del 2003 e n. 8 del 2002); che, anche a prescindere dal suddetto rilievo, la questione sollevata dalle sezioni unite della Corte di cassazione è stata dichiarata manifestamente inammissibile con ordinanza n. 243 del 2003, proprio in ragione delle argomentazioni in essa contenute, che il giudice a quo dichiara di fare proprie; che tale soluzione, come già affermato da questa Corte nell'ordinanza n. 335 del 2003, non può non riguardare anche la questione sollevata con le altre due ordinanze, di contenuto identico a quella già scrutinata nel senso della manifesta inammissibilità con la citata pronuncia n. 243 del 2003. Visti gli articoli 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 303, comma 2, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 13 della Costituzione, dal Tribunale di Milano - sezione per il riesame, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 gennaio 2004. F.to: Gustavo ZAGREBELSKY, Presidente Carlo MEZZANOTTE, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 gennaio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA