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Giova rimarcare di nuovo che dal 1993, e fino all'introduzione dell'IMU, la casa posseduta in Italia dai connazionali all'estero è sempre stata considerata abitazione principale. Va ripristinata questa equiparazione che non è un privilegio ingiustificato, ma è il risultato di attente valutazioni che riconoscono il valore sociale ed economico della nostra emigrazione. In un momento di persistente difficoltà come quello che stiamo vivendo, inoltre, occorre mantenere vivo il legame tra il territorio e gli emigrati anche per non interrompere un circuito di risorse finanziarie molto importante per l'economia di alcune aree del Paese. Si ritiene che l'esclusione dall'esenzione dalle succitate imposte immobiliari dei cittadini italiani residenti all'estero non pensionati o titolari di sola pensione italiana sia ingiustamente discriminante perché sancisce così una evidente disparità di trattamento tra i cittadini pensionati e tutti gli altri cittadini residenti all'estero. Ci sembra ovvio che la distinzione discriminante non abbia un senso né giuridico né morale e che pertanto vada eliminata, consentendo perciò anche ai residenti all'estero pensionati titolari di sola pensione italiana – molti dei quali peraltro subiscono l'imposizione fiscale alla fonte da parte dei sostituti d'imposta italiani (Inps ed Inpdap) a differenza dei titolari di pensione estera – e soprattutto ai non pensionati di usufruire dell'esenzione dall'IMU. Il presente disegno di legge è, quindi, finalizzato a ristabilire la piena ed automatica equiparazione degli immobili di proprietà degli italiani residenti all'estero alle abitazioni principali, assicurando così a tutti i nostri connazionali proprietari di un immobile in Italia l'esenzione dall'IMU e dalla TASI. L'articolo 1 del presente disegno di legge apporta modificazioni all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevedendo alla lettera a) del comma 1 la soppressione della norma che prevede l'equiparazione ad abitazione principale degli immobili posseduti in Italia dai cittadini italiani residenti all'estero esclusivamente se titolari di pensione estera o in convenzione, e la conseguente equiparazione ad abitazione principale di una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'AIRE a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso e a prescindere dalla titolarità o meno di una prestazione pensionistica. Alla lettera b) esclude dal beneficio, invece, i pensionati di pensione italiana che abbiano trasferito all'estero la residenza da meno di tre anni. L'articolo 2, infine, prevede la copertura finanziaria della legge.. 1 1 Al comma 2 dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni: a al nono periodo, le parole: «, già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza,» sono soppresse; b dopo il nono periodo è inserito il seguente: «La disposizione del periodo precedente non si applica ai titolari di sola pensione italiana che abbiano trasferito la loro residenza all'estero da meno di tre anni». 2 1 All'onere derivante dall'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, pari a euro 100 milioni per l'anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2018-2020, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2018, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2 Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.