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Leggo una breve riflessione, che ho scritto con Maria Fiore Adami, Presidente della Commissione servizi sociali di Verona, e che così recita: «Chiedere perdono è restituire il posto all'altro. Dargli il diritto di esistere». La frase di Katherine Pancol vuole essere un invito al comico e mentore politico Grillo a chiedere scusa a tutte le famiglie e alle comunità che si impegnano per creare una società in cui i ragazzi affetti dalla patologia dello spettro autistico si sentano accettati e accuditi. A chi si presenta come il deus ex machina di una nuova politica basata sulla trasparenza, la legalità e frutto di una democrazia diretta, dico e ricordo che queste poggiano sul rispetto. Il rispetto deve partire dalle parole e spesso le parole feriscono in maniera indelebile. Con il suo siparietto, Grillo ha offeso migliaia di ragazzi e le loro famiglie, con la volontà di sollecitare una risata. Si è dimenticato che ad ascoltarlo c'era una comunità di persone che convive ogni giorno con lo sforzo di togliere lo stigma a questi ragazzi e con l'impegno di integrarli in un mondo che li taccia come diversi; un mondo che, grazie a persone come lei, caro Grillo, alza dei muri e li emargina. Le chiedo di avere rispetto per le persone che vivono con questa patologia disorientati, sperduti in un mondo alternativo a cui si deve offrire sostegno, cura e accoglienza. La vita politica è proprio di coloro che amano stare con le altre persone, non sopra, nemmeno accanto o, peggio, altrove, perché bisogna essere altrove con il proprio cuore per avere l'arroganza di scherzare sulla vita delle persone. Mi chiedo, caro Grillo, chi sarà il prossimo a essere stigmatizzato da lei? Lei, che è il teorico della democrazia a tutti i costi, la aspettiamo mentre in silenzio abbraccia un bambino affetto da qualunque patologia: che le strappi quel sorriso amaro e sprezzante che le incornicia il volto mentre fa i suoi comizi e lo trasformi in qualcosa di più umano, magari in una lacrima di commozione. Il rispetto parte dalle parole, signor Grillo, ma siccome lei è un mago delle parole, dimostri con i fatti che in lei c'è un briciolo di vergogna. Nelle parole e in un gesto di scusa si può realizzare la dignità dell'uomo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. Senatore Bertacco, la ringrazio per le sue parole. GAUDIANO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GAUDIANO (M5S) . Signor Presidente, signori senatori, il piano di riordino della sanità della Regione Campania ha sancito la chiusura del reparto maternità degli ospedali di Polla e di Sapri, piccoli centri in provincia di Salerno. Se tale chiusura dovesse essere confermata, risulterebbe una ulteriore batosta per questi territori che già vivono situazioni di disagio e di isolamento. L'aria della propria terra e il primo vagito che vuole e deve essere liberato ove sono le proprie radici devono costituire quel filo invisibile a cui rimanere indissolubilmente legati per tutta la vita. Tutto ciò suona come un sinistro viatico; vale a dire: preparatevi a lasciare la vostra terra, i vostri cari, i vostri affetti e le vostre radici ancor prima di nascere, perché qui non c'è presente e neppure futuro. Non basta, signor Presidente, signori senatori, lo spopolamento ormai naturale di questi territori, ma aggiungere la negata possibilità di nascere nei luoghi dove si vive, è veramente troppo. Nella provincia di Salerno insistono paesi che sono antiche perle, autentici scrigni di storia, di cultura, di tradizioni millenarie, incastonati in un paesaggio marino e montano allo stesso tempo, che lasciano, in chi ha il piacere di visitarli e di viverli, anche per poco tempo, sensazioni che non si dimenticheranno mai. Noi non ricerchiamo colpe specifiche o colpevoli. Vogliamo che il diritto di nascere in strutture pubbliche debba essere garantito e custodito in egual modo e misura in tutto il territorio nazionale. Per questi motivi, il MoVimento 5 Stelle vuole dimostrare la propria vicinanza e il proprio sostegno alle future mamme e a tutta la popolazione del Vallo di Diano, affinché tale provvedimento venga al più presto revocato. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni) . ROMANO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ROMANO (M5S) . Signor Presidente, nella serata di venerdì 16 novembre scorso, unitamente al consigliere regionale Casili, al consigliere comunale Valente e a un gruppo di attivisti e simpatizzanti, ero presente all'interno della sede del Meetup 5 Stelle di Lecce, per presentare l'iniziativa apartitica «Alberi per il futuro», quando due uomini incapucciati hanno fatto irruzione gettando uova ripiene di vernice sui muri e volantini No TAP sul pavimento. Considerata la dinamica del gesto, l'intento era verosimilmente solo intimidatorio e finalizzato a produrre esclusivamente danni materiali. Tuttavia, qualcuno si sarebbe potuto seriamente fare del male se gli schizzi di vernice fossero andati a finire negli occhi e non solo sugli abiti. Ciò che fa più male non sono tanto i muri da ridipingere o gli indumenti da buttare, ma proprio quegli schizzi, che nascono da molto lontano e che dovrebbero macchiare nel profondo gli animi e le coscienze di alcuni piuttosto che di altri, quando si dice che l'apparire prevale sull'essere, dimenticando che il silenzio è sovente un atto di responsabilità ed è molto più significativo di molte parole non sufficientemente meditate. La scelta di non enfatizzare determinate vicende in linea con il più elementare buon senso e le linee guida in tema di contrasto agli atti di violenza confligge con il narcisismo mediatico di chi non perde occasione per giocare sulle spalle degli altri (Applausi dal Gruppo M5S) , dimenticando colposamente che nessuna mano si arma da sola e che a scherzare con il fuoco ci si può bruciare. La rabbia è un sentimento prezioso, ma la violenza non genera ragione: essa genera solo altra violenza. (Applausi dal Gruppo M5S) . PRESIDENTE . La ringrazio, senatore Romano, e mi associo alle sue parole di condanna, al di là del merito e del contenuto, di qualunque episodio di chi vuole impedire ad altri, qualunque sia l'opinione, di esprimere liberamente le proprie idee. Quindi esprimo una totale condivisione. (Applausi dal Gruppo M5S) . CORRADO (M5S) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CORRADO (M5S) . Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, fra le molte iniziative memorabili, in senso negativo, della gestione Franceschini del Ministero per i beni e le attività culturali, i dipendenti hanno sofferto e tuttora soffrono specialmente quel decreto ministeriale 23 dicembre 2015 che, disciplinandone il comportamento, proibisce loro di criticare le decisioni dei dirigenti, salvo incorrere in gravi sanzioni. Un caso esemplare delle degenerazioni del decreto bavaglio, come è stato soprannominato, si è verificato in questi giorni in Calabria.