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Sempre al 2013 risale un'altra stima, quella dell'associazione degli ingegneri e degli architetti Oice, che dice che per mettere in sicurezza solo gli edifici a elevato rischio sismico (quelli cioè che si trovano in una zona che occupa circa il 44 per cento della superficie italiana) servirebbero 36 miliardi di euro, mentre secondo l'Associazione nazionale dei costruttori edili (ANCE) circa 21,8 milioni di persone vivono nelle aree a elevato rischio sismico in Italia. Continuando l'analisi dei georischi, l'Italia, insieme all'Islanda, presenta la maggiore concentrazione di vulcani attivi in Europa ed è uno dei primi Paesi al mondo per numero di abitanti esposti a rischio vulcanico. Alcuni vulcani sono estinti (con attività risalente ad oltre 10.000 anni fa), molti sono quiescenti, ovvero vulcani attivi che hanno dato eruzioni negli ultimi diecimila anni e che attualmente si trovano in una fase di riposo; tra questi: Colli Albani, Campi Flegrei, Ischia, Vesuvio, Lipari, Vulcano, Panarea. Tra questi ultimi, il Vesuvio e i Campi Flegrei, hanno una frequenza eruttiva molto bassa e si trovano in condizioni di condotto ostruito. Sia per il vulcanismo esplosivo che li caratterizza, sia per la cospicua popolazione che vive in tali aree, il rischio è estremamente elevato. Non possiamo sottacere le eruzioni catastrofiche del Vesuvio del 79 d.C. e del 1631, né il potenziale distruttivo del supervulcano Campi Flegrei che 39.000 anni fa ebbe la maggiore eruzione esplosiva avvenuta nell'area mediterranea negli ultimi 200.000 anni. Comunque, la sorveglianza geochimica e vulcanologica è in grado di prevedere con congruo anticipo eruzioni pericolose, ma si pone pur sempre il problema molto serio di evacuare centinaia di migliaia di persone. Inoltre alcuni vulcani presentano fenomeni di vulcanismo secondario – come degassamento dal suolo, fumarole – che nell'ordinario possono indurre a situazioni di rischio. Poi ci sono vulcani ad attività persistente (che danno eruzioni continue o separate da brevi periodi di riposo, dell'ordine di mesi o di pochissimi anni): l'Etna e lo Stromboli che eruttano frequentemente e che, per le condizioni di attività a condotto aperto, presentano una pericolosità ridotta ed a breve termine. Comunque, anche tali vulcani provocano eruzioni distruttive che possono interessare vaste aree abitate. Basti pensare all'eruzione dell'Etna del 1669, che seppellì completamente molti piccoli centri abitati e i quartieri occidentali di Catania. Va da sé che qualsiasi intervento strategico da realizzarsi sulle pendici del più grande vulcano emerso europeo deve tener conto della sua storia eruttiva e del pericolo di colate da eventuali crateri laterali. Infine, non vanno trascurati i vulcani sottomarini attivi che in caso di eruzione, se la sommità è a piccole profondità e il fenomeno consistente, potrebbero provocare pericolosi tsunami che interesserebbero le coste tirreniche. Nel 2005 i Governi degli stati membri dell'ONU concordarono l'adozione del cosiddetto Quadro di Hyogo ( Hyogo Framework for Action 2005-2015), un piano di azione per ridurre la vulnerabilità collettiva di fronte ai pericoli naturali. Il Segretario generale dell'ONU in occasione della Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali del 2019, ha detto: « Sollecito tutti i diretti interessati – Governi, società civile e settore privato, istituzioni finanziarie e altre organizzazioni internazionali – affinché investano nel settore della riduzione dei disastri e s'impegnino nell'applicazione delle direttive previste entro il Quadro di Hyogo, attraverso l'adozione di misure concrete a protezione delle persone. ». Angelo Borrelli, Capo del Dipartimento della protezione civile, nell'audizione del 31 gennaio 2019, in relazione ai disegni di legge atto Senato n. 86 e n.164 in materia di consumo del suolo, ha richiamato gli obiettivi del Quadro di riferimento di Sendai (Sendai Framework ) per la riduzione dei rischi da disastri 2015-2030, adottato in Giappone, a Sendai il 18 marzo 2015, in occasione della Terza Conferenza mondiale delle Nazioni Unite, data la necessità di migliorare la comprensione del rischio da disastri in tutte le sue dimensioni di esposizione, vulnerabilità e caratteristiche di pericolosità. Le Nazioni Unite, a Sendai, sancirono ufficialmente il passaggio dalla « gestione delle catastrofi » alla « gestione del rischio di catastrofi », attraverso il ruolo di primo piano riconosciuto alle attività di prevenzione, ed attraverso una strategia basata su sette target globali, quattro di riduzione della mortalità, della popolazione colpita, delle perdite economiche, dei danni alle infrastrutture ed ai servizi essenziali; tre di incremento del numero dei Paesi con strategie nazionali e locali di riduzione di rischi da disastri (DRR), della cooperazione internazionale, della disponibilità e accesso a sistemi multi hazard di early warning e d'informazioni/valutazione su DRR. Siamo così chiamati a prevenire i rischi summenzionati e, ove ciò non sia possibile, a mitigarne gli effetti attraverso la realizzazione di interventi strategici per la tutela dell'ambiente e lo sviluppo ecosostenibile del territorio. È assolutamente necessario mettere in atto politiche e interventi di resilienza nei confronti di questi rischi naturali per la tutela delle persone, delle infrastrutture e del patrimonio del nostro Paese. Non è tollerabile continuare a contare le vittime, stimare i danni e lasciare che vaste aree del nostro territorio rimangano indifese. Non possiamo procrastinare ulteriormente le azioni necessarie alla messa in sicurezza del territorio nazionale: il problema del rischio ambientale necessita di risposte integrate e ad ampio spettro. Ma per qualsiasi piano per la mitigazione, riduzione e prevenzione dei georischi è indispensabile una conoscenza di base del territorio che si traduce nella disponibilità di una moderna cartografia geologica, indiscutibilmente lo strumento scientifico più idoneo per approfondire la conoscenza fisica e geologica del territorio, condizione essenziale per la salvaguardia della vita dell'uomo, dei suoi insediamenti e delle sue attività, per una gestione efficiente e responsabile dell'ambiente e delle georisorse. Un'opera infrastrutturale di importanza strategica per il l'Italia. Alla fine degli anni Ottanta viene avviato il Progetto CARG (cartografia geologica), che prevede la realizzazione e informatizzazione dei 636 fogli geologici e geotematici alla scala 1:50.000 che compongono l'intero territorio nazionale. Tale progetto prevede la realizzazione di una banca dati, dalla quale poter ricavare carte geologiche e geotematiche di maggiore dettaglio per una corretta pianificazione e gestione del territorio. Finora sono stati realizzati ed informatizzati 281 fogli geologici (il 44 per cento della copertura totale), 30 geotematici e 6 fogli di geologia della piattaforma continentale adriatica alla scala 1:250.000. La cartografia geologica, poi, è la base per la redazione di carte tematiche derivate, di pericolosità sismica, geomorfologiche, idrogeologiche, geofisiche, estremamente utili per la pianificazione territoriale.