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Quindi, questo decreto-legge è necessariamente urgente, perché dobbiamo mettere in condizione il Governo di affrontare dei temi assolutamente importanti, come quelli contenuti in questo decreto, in modo operativo ed efficace. Entrando nel merito, comincio con una battuta. Collega Centinaio, il pecorino si vende nel mondo con gli accordi commerciali, non con il turismo; questo è l'ABC. Se facciamo questo tipo di ragionamento, capiamo l'inadeguatezza sostanziale dell'accoppiamento tra il Ministero delle politiche agricole e il tema del turismo. Il nostro Paese con il turismo lavora e lavora in modo significativo, in modo sinergico, in modo importante, attraverso una serie di aspetti, che sono stati ricordati, ma che risiedono nel nostro Paese e nelle sue caratteristiche. I giacimenti e i patrimoni culturali presenti nel nostro Paese rappresentano veramente la fonte, non solamente dal punto di vista culturale, ma anche dal punto di vista ambientale, dell'industria turistica. Ed è chiaro che a questo si aggancia anche il tema del vivere bene, del lifestyle italiano, della capacità di veicolare i valori del nostro stare nel nostro Paese. Da questo punto di vista ritornare allora all'idea che era già stata praticata in precedenza mi sembra assolutamente coerente. Mettere insieme Ministero per i beni culturali e turismo significa accentuare quelle sinergie che nel nostro Paese possono veramente consentire di fare un salto di qualità riguardo l'industria del turismo. Parliamo, poi, anche del commercio estero. È un tema che viene da lontano, perché in tante occasioni si è cercato di capire quale sia la modalità più adeguata per il nostro Paese per affrontare l'internazionalizzazione delle nostre imprese, tenendo conto del tessuto economico che è fatto di piccole e medie imprese. Noi non siamo come la Germania, che ha dei campioni mondiali in settori industriali che, quando si spostano, portano con sé all'estero un sistema Nazione, un sistema Paese. Noi abbiamo un sistema economico fatto di piccole e medie imprese, che ha bisogno di essere organizzato, ma che ha anche bisogno di punti di riferimento riconosciuti nei vari Paesi. E quale punto di riferimento riconosciuto da tutti, anche per la capacità dei nostri ambasciatori, se non quello rappresentato dalle ambasciate e dal Ministero degli affari esteri? Questo è il tema. Potrei citare le innumerevoli riforme dell'Istituto nazionale per il commercio estero fatte negli anni precedenti, ma oggi, quando un'impresa va in un Paese estero, che sia nell'Unione europea o che sia fuori, il primo riferimento, il primo contatto, è l'ambasciata. Avere questa consapevolezza significa oggi puntare su questo sistema, che è un sistema capillare, un sistema organizzato capace di dare delle risposte. Ora, come si può essere contrari a questo tipo di scelta che finalmente viene fatta? Ci si potrebbe chiedere: quanto tempo ci voleva per compiere questo tipo di scelta nel nostro Paese? Probabilmente è vero, ma credo che, a partire da lì, si possa costruire un'organizzazione più complessa, che ci consenta di avere maggiore efficacia nel portare all'estero le nostre imprese. Mi fermo qui, su questi due punti, perché credo che siano gli elementi più caratterizzanti di questo decreto-legge, che ha carattere di necessità e urgenza perché questo Governo deve diventare operativo al più presto su temi come questi, che sono significativi e decisivi per lo sviluppo del nostro Paese, all'interno e anche verso l'esterno. D'altra parte, credo che i contenuti e i ragionamenti che sono alla sua base sostanzino in modo importante e decisivo queste scelte. Il nostro voto sulla questione pregiudiziale sarà pertanto contrario. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE . Ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della questione pregiudiziale QP1, presentata dalla senatrice Stefani e da altri senatori. (Segue la votazione) . Il Senato non approva . (v. Allegato B) . AUGUSSORI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, colleghe senatrici e colleghi senatori, signori rappresentanti del Governo, il decreto-legge in esame, che purtroppo ci apprestiamo a convertire in legge, è il classico esempio della peggior forma di attività legislativa che può capitare di vedere in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si pongono in atto scelte che hanno la loro ragione solo in vantaggi partitici e spartitori, per trarne benefici ed evidenze di parte, a completo discapito di un reale e serio esame delle esigenze e dei contenuti, il tutto sotto la copertura di quel mantello che l'articolo 77 della Costituzione permetterebbe di utilizzare solo in caso di straordinaria necessità e urgenza. Mi riferisco, soprattutto, all'immotivata scelta di riportare il turismo all'interno del Ministero per i beni culturali. Che tale azione sia immotivata non lo dice chi vi parla o il Gruppo di opposizione della Lega, ma il Governo stesso, quando non spende una sola parola della relazione per giustificare la scelta. Si deve fare perché qualcuno lo vuole: la prepotenza e l'arroganza del Partito Democratico, che ben conosciamo, vengono messe nero su bianco. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Si badi bene che non vi basterà rispondere che è solo il ripristino di simili e inverse scelte fatte dal Governo precedente, perché in quel caso le motivazioni c'erano eccome, ben supportate dai primi e convincenti risultati dell'azione del Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo. Viene ora liquidata la scelta strategica di legare il turismo all'agricoltura, avviata da poco più di un anno, che derivava dalla consapevolezza che è possibile promuovere e valorizzare il turismo italiano, non solo attraverso l'indubbio patrimonio artistico, ma anche attraverso i prodotti delle attività primarie e quelle eccellenze del made in Italy che costituiscono un patrimonio unico, al pari delle destinazioni turistiche del nostro Paese. Progetti pianificati, risorse stanziate, un piano pluriennale da portare avanti, progetti sul turismo lento e valorizzazione del settore dell'enoagroturismo, valorizzazione del made in Italy di qualità, lo sviluppo di contenuti per attività di promozione turistica, la formazione turistica nelle scuole. La paura è che assisteremo ad un arresto di quanto si era avviato. Ora si ricomincerà da capo: presumibilmente saranno necessari alcuni mesi per far ripartire la macchina, con evidente e inutile spreco di tempo per un settore così importante come quello del turismo. Se poi vi sarà, come ogni giorno si vocifera sempre più, una caduta di questo Governo o addirittura un termine anticipato della legislatura, tutto resterà nel limbo e ci sarà uno stallo totale delle politiche sul turismo per tutto il 2020. L'Italia non se lo può permettere, non sul turismo. (Applausi dal Gruppo L-SP-PSd'Az) . Piuttosto che prendere atto dei risultati raggiunti, grazie all'accostamento di due settori indubbiamente trainanti per l'economia italiana, si è demagogicamente scelto di tornare al passato, deludendo le aspettative di un progetto in cui la valorizzazione della produzione agroalimentare, attraverso il legame con il territorio e la connessa attività turistica, si trasformava in un importante volano di sviluppo, competitività e innovazione.