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Sulla base di un'analisi oggettiva e del quadro complessivo, sotto più profili, dell'attuale generale situazione esistente nelle regioni a statuto speciale non sembra che le condizioni oggettive esistenti nella metà del secolo scorso sussistano ancora e legittimino il suddetto sistema ordinamentale differenziato che caratterizza le regioni medesime. Senza poi dire che il predetto principio di accentuata differenziazione con le conseguenti possibili decisioni diversificate adottabili dalle predette regioni finiscono spesso per determinare condizioni di disparità tra cittadini dell'una e dell'altra regione a statuto speciale fra loro comparabili o fra i cittadini delle regioni stesse e quelli delle altre regioni ordinarie, con conseguenti possibili violazioni dei princìpi di eguaglianza, di solidarietà nonché dei diritti sociali richiamati in Costituzione: tutto ciò può portare ( rectius porta) di fatto a status di cittadinanza differenziata fra regioni e regioni, seppure operanti tutti -- unitamente ai comuni, alle province e allo Stato -- quali elementi costitutivi paritari della Repubblica. Ora al di là del valore del riconoscimento delle autonomie locali contenuto nell'articolo 5 della Costituzione, per il resto tutti i princìpi contenuti nei primi dodici articoli della Costituzione sono stati pensati come finalizzati a garantire quell'eguaglianza formale e sostanziale che secondo l'articolo 3 deve essere il risultato della rimozione delle differenze legate alle condizioni economiche e sociali, indipendentemente da ogni connotazione o radicamento territoriale che le potesse eventualmente caratterizzare o giustificare. Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che l'accentuato regime autonomistico speciale incide, spesso profondamente, sulla finanza pubblica innescando un ulteriore permanente elemento di equilibri instabili (difficili da padroneggiare) se non vere e proprie tensioni fra lo Stato e gli enti medesimi e tra quest'ultimi e le regioni ordinarie, ben si può comprendere la necessità, prima che l'opportunità, di un non più rinviabile intervento riformatore finalizzato all'equiordinazione ordinamentale di tutte le regioni.. 1 1 All'articolo 116 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni: a) il primo e il secondo comma sono abrogati; b) al terzo comma, la parola: «Ulteriori» è soppressa e le parole: «ad altre» sono sostituite dalla seguente: «alle». 2 1 All’articolo 117, quinto comma, della Costituzione, le parole: «e le Province autonome di Trento e di Bolzano» sono soppresse. 3 1 La X disposizione transitoria e finale della Costituzione è abrogata.