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Si è persa l'occasione di introdurre strumenti per andare incontro a chi ha dovuto affrontare difficoltà enormi per far fronte alla crisi e per avviare la semplificazione di una normativa fiscale spesso iniqua oltre che incoerente. Si è persa l'occasione di fare politica per allinearsi ancora una volta, e in continuità con i Governi del recente passato, alle indicazioni degli uffici. Ma è questo il cambiamento ? Preso atto della rinuncia a vestire di visione politica il decreto, ci siamo adeguati ad un'attività ordinaria e cioè a suggerire miglioramenti e ad emendare alcuni articoli del condono: 1) la rottamazione di sanzioni e interessi non solo per le cartelle esattoriali dell'Agenzia delle entrate-Riscossione (rottamazione ter ), ma anche per gli avvisi di accertamento, rettifica e liquidazione e i processi verbali di constatazione della Guardia di finanza. Abbiamo chiesto, inascoltati, di essere coerenti con i proclami politici di « pace fiscale solo per chi ha dichiarato e poi non è riuscito a pagare », introducendo la possibilità di definire gli « avvisi bonari » che l'Agenzia delle entrate invia appunto a chi dichiara, ma non è riuscito a pagare o non ha pagato per aver commesso errori meramente formali. Ci è stato detto di no per mancanza di coperture. Quindi abbiamo preso atto che la chiave di lettura è premiare chi non ha dichiarato tutto, per il solo fatto che dà gettito. I saldi di cassa determinano le scelte evidentemente ! Con buona pace dei contribuenti e del buon rapporto fisco-contribuente; 2) lo stralcio dei debiti residui inferiori a 1.000 euro relativi a importi iscritti a ruolo fino al 2010. Il decreto si era completamente dimenticato dei tributi degli enti locali e in questo caso siamo stati ascoltati ed è stata introdotta la facoltà di definizione anche per gli enti locali (Tari, Imu, eccetera); 3) la definizione delle liti fiscali pendenti con possibilità di pagare un forfait del 50 per cento se il contribuente ha già vinto in primo grado e del 20 per cento se ha già vinto in secondo grado, altrimenti c'è solo l'azzeramento di interessi e sanzioni. Anche in questo caso siamo stati ascoltati permettendo che siano definibili anche le liti per le quali il contribuente ha vinto solo parzialmente; 4) la sanatoria delle irregolarità formali non collegate al tributo: anche in questo caso sulla base di un nostro emendamento. Sappiamo che per il 2019 tutto questo vale 0,9 miliardi ma il buon rapporto tra i colleghi di Commissione e la competenza di Presidente e sottosegretari ha permesso, comunque, che qualche miglioramento nella direzione dei contribuenti venisse introdotto. Abbiamo invece combattuto per evitare l'allungamento dei termini di accertamento. Riteniamo inaccettabile che un condono che è stato presentato come nobile strumento di pacificazione fiscale sia stato trasformato in una vera e propria aggressione fiscale per molti, travestita da pace fiscale per pochi. Abbiamo fatto presente che il vero obiettivo della Commissione finanze, deputata a occuparsi delle entrate, è quello di andare a recuperare gettito dagli evasori totali cioè di fare vero contrasto all'evasione, non tanto quello di accanirsi su coloro che, pur potendo commettere errori, dichiarano e sono trasparenti e rintracciabili dal fisco. Un tema sul quale non ci siamo compresi è quello della fatturazione elettronica. Non possiamo accettare che non si sia voluto intervenire per semplificare e ridurre – ad esempio con crediti d'imposta – i maggiori oneri per i contribuenti derivanti dall'introduzione della fatturazione elettronica. Lo Stato che introduce un obbligo per perseguire un obiettivo, che può essere anche virtuoso, deve per prima cosa adeguare sé stesso ai migliori standard di efficienza delle reti, delle connessioni e della piattaforma di interscambio, solo successivamente obbligare i contribuenti ad adeguarsi; aiutandoli, capendo che l'applicazione delle sanzioni è inopportuna per il primo anno, capendo che i contribuenti medio piccoli hanno bisogno di più tempo per adeguarsi o almeno, se questo maggior tempo non vuole essere concesso, di poter beneficiare di una formazione gratuita. La logica non può essere quella dei saldi di cassa, su cui si basa quasi interamente il decreto omnibus in esame, ma quella, al contrario di agevolare l'attività d'impresa, anche attraverso un fisco più amico, al fine di azionare i motori della crescita. Nell'archetipo della fattura elettronica, quale strumento per fare cassa su chi produce, sta tutta l'idea che questo esecutivo sui generis ha del mondo produttivo e della scarsa importanza che riconosce al tessuto di piccole e medie imprese nel processo di crescita economica e di opportunità di lavoro in tutto il Paese. Dal nostro punto di vista bisogna mettere in moto tutte le energie positive del Paese, costituite dalle centinaia di migliaia di piccoli e medi imprenditori, di commercianti e artigiani, di professionisti e agricoltori e bisogna farlo semplificando loro la vita, togliendo loro ogni incombenza possibile, affinché si dedichino a ciò che per loro è core, la produzione di beni e servizi e di posti di lavoro per altri (altri che altrimenti si trovano ad essere beneficiari dei reddito di Stato, qual è il reddito di cittadinanza !). Ma dove volete che vada un Paese gestito così, se non a schiantarsi ! Come non bastasse, vanno contestate anche le finalizzazioni delle maggiori entrate che derivano dalla fatturazione elettronica. L'appostamento delle maggiori entrate in un Fondo per la riduzione della pressione fiscale è infatti una sorta di inganno contabile, in quanto tali entrate sono utilizzate per coprire gli interventi assistenzialistici previsti nella legge di bilancio 2019 in approvazione alla Camera. Quindi quel gettito fatto a spese della classe produttiva del Paese mai andrà a ridurre la loro tassazione, ma piuttosto a finanziare il reddito di cittadinanza. Gran bel paradosso ! L'idea di scavalcare il dibattito parlamentare e di riformare interi comparti, nemmeno più con decreto del Governo ma addirittura con emendamento, è la nuova frontiera del cambiamento assolutista (esattamente il contrario della partecipazione diretta che si millantava ai cittadini). Abbiamo vigilato ed evitato il peggio per settori strategici come quello che rappresenta l'11 per cento nazionale del credito, il credito cooperativo, che fornisce la « benzina » alla maggior parte delle piccole imprese dei territori. Abbiamo trovato una soluzione al contenzioso sul prezzo massimo di cessione innescato dalla sentenza delle sezioni unite della Cassazione n. 18135 del 2015. Abbiamo lottato per i balneari e affinché i concessionari autostradali non subiscano i capricci nel nazionalismo di governo. Abbiamo vigilato affinché l'idea di una rete unica a banda ultra larga non diventi terreno di monopolio delle informazioni o di attacchi di manipolazione d'opinione. Rimaniamo preoccupati per l'Italia. Lottiamo per liberare gli italiani presi in ostaggio nello scontro tra Governo ed Europa e nello scontro intestino al Governo. E invitiamo il Governo a fare inversione di marcia, perché il vicolo cieco in cui si è infilato non ha infatti altra via d'uscita che misure straordinarie a danno degli italiani (dalla patrimoniale, al prestito forzoso).