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« la mancata successiva effettiva definizione in Italia di tali misure finanziarie compensative, a fronte del fatto che altri Stati membri – tra cui Germania, Inghilterra, Spagna e Olanda, hanno già adottato misure finanziarie ai sensi dell'articolo 10- bis , comma 6, della direttiva ETS - Emission Trading System (quindi consentendo alle imprese ubicate nei rispettivi territori, di beneficiare di aiuti finanziari ad hoc determinati sulla base dei criteri dettati dalla Commissione), determina una chiara distorsione della concorrenza nella forma di una differente implementazione della normativa ETS nei diversi Stati membri dell'Unione europea ed in particolare, per quanto di interesse dell'Autorità, un evidente svantaggio competitivo per le imprese italiane nel confronti dei concorrenti comunitari che beneficino di un programma di misure compensative predisposte dallo Stato membro nel cui territorio sono situati ». Infatti, contrariamente ai costi diretti, non esiste un approccio armonizzato comune per il rimborso parziale dei costi indiretti: la compensazione rientra nella discrezionalità degli Stati membri anche se soggetta alle verifiche di conformità alla disciplina degli aiuti di Stato nell'ETS. Attualmente, gli Stati membri potrebbero compensare nel 2018 fino all'80 per cento e nel 2019 fino al 75 per cento dei costi indiretti delle loro imprese eleggibili. Tale possibilità è esplicitamente prevista nelle direttive europee del settore. Nel 2018, undici Stati membri e la Norvegia compensavano i costi indiretti, per il Lussemburgo e la Regione della Vallonia sono stati approvati gli schemi più recenti dalla Commissione UE, mentre recentemente Repubblica Ceca e Polonia hanno deciso che la compensazione inizi dal 2021. La tabella seguente mostra la compensazione dei costi indiretti negli Stati membri per gli anni 2016 e 2017. A proposito della percentuale di incidenza sul totale delle entrate dalle aste, si ricorda che secondo la nuova direttiva ETS, gli Stati membri dovrebbero destinare a compensazione indiretta non più del 25 per cento del totale delle proprie entrate dalle aste. Table 2: lndirect costs compensation and total auction revenues – 2016 and 2017 Member State Compensation paid for 2016 (€ million) Auction revenues 2016 (€ million) Percentage Compensation paid for 2017 (€ million) Auction revenues 2017 (€ million) Percentage Flanders 46.75 56.92 82.14% 31.72 76.14 41.67% Netherlands 53.59 142.61 37.58% 36.9 190.71 19.35% Germany 288.72 850.72 33.95% 202.21 1,146.82 17.63 % UK 19 424.33 4.48% 17.16 566.48 3.03% Spain 71.44 369.46 19.34% 66.64* 493.55 13.50% France 135.15 234.68 57.59% 98.73 313.40 31.50% Slovakia 10 65.05 15.37% 10 87.06 11.49% Finland 37.91 71.22 53.22% 26.75 95.26 28.08% Latvia 1.04 11.5 8.70% 0.24 15.39 1.54% Greece 12.4 148.05 8.38% 12.44 198.03 6.28% Note: For Spain only the preliminary data is available, the final amount is expected to be slightly higher Source: ERCST elaborations on Member States reports on indirect costs compensation, 2019 Il fine della proposta normativa è pertanto di utilizzare parte delle risorse aggiuntive rispetto a un tetto prestabilito di entrata, pari a 1.000 milioni di euro l'anno, fino a un massimo di 100 milioni di euro per il 2020 e di 150 milioni di euro all'anno per gli anni successivi, per accompagnare la trasformazione verso la decarbonizzazione delle imprese ad alta intensità elettrica. In particolare, la misura è destinata alle imprese, individuate ai sensi dell'articolo 10- bis della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, quali appartenenti ai settori o ai sottosettori considerati esposti ad un rischio elevato di risocializzazione delle emissioni di carbonio a causa dei costi connessi alle emissioni di gas a effetto serra trasferiti sui prezzi dell'energia elettrica. La norma istituisce un apposito fondo presso il Ministero dello sviluppo economico, denominato « Fondo per la transizione energetica nel settore industriale », nel quale far confluire le predette risorse, per essere poi riassegnate alle imprese in accordo alle disposizioni della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, come da ultimo modificata con direttiva (UE) 2018/410 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2018, secondo i meccanismi previsti dalle citate linee guida della Commissione sugli aiuti di Stato in ETS. Le modalità di alimentazione del Fondo sono demandate a uno o più decreti dei tre Ministeri interessati da emanare entro novanta giorni dalla entrata in vigore della disposizione. L'applicazione della norma sarà soggetta a notifica alla Commissione europea. Un altro campo di intervento della norma è quello di evitare crisi occupazionali nelle aree dove in base al Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, la cui versione definitiva dovrà essere inviata alla Commissione europea entro il 2019, è prevista la chiusura delle centrali a carbone attualmente operanti. Si tratta delle centrali di Monfalcone, Brescia, Fusina, La Spezia, Bastardo, Torrevaldaliga Nord, Brindisi Sud, Fiumesanto e Sulcis. Nel corso delle riunioni tecniche tenutesi presso il Ministero dello sviluppo economico è emersa la viva preoccupazione da parte sindacale per il forte calo dell'occupazione determinato da tali chiusure, pur in presenza in alcun casi di interventi di riconversione delle centrali con centrali a gas. Occorre quindi promuovere progetti di riqualificazione e riconversione dell’ occupazione locale, per evitare l'aggravarsi di crisi locali. La possibilità di utilizzo dei proventi delle aste CO 2 per tali iniziative è espressamente prevista dalla citata direttiva 2003/87/CE (articolo 10, comma 3, lettera k) ) per promuovere la creazione di competenze e il ricollocamento del lavoratori al fine di contribuire a una transizione equa verso un'economia a basse emissioni di carbonio, in particolare nelle regioni maggiormente interessate dalla transizione occupazionale, in coordinamento con le parti sociali. Una quota di 20 milioni di euro annui, per un periodo dal 2020 fino al 2024, dei proventi verrebbe perciò destinata a un Fondo istituito presso il Ministero dello sviluppo economico denominato « Fondo per la riconversione occupazionale nei territori in cui sono ubicate centrali a carbone », per finanziare tali interventi che possano garantire per il futuro il mantenimento del livelli di occupazione locale.