[pronunce]

dall'altro, anche qualora si ritenesse che il giudice rimettente abbia inteso chiedere alla Corte una pronuncia che estenda ai lavoratori del settore agricolo il trattamento di disoccupazione previsto per i lavoratori degli altri settori, egli omette di individuare in modo puntuale e univoco quale tipo di intervento dovrebbe essere, in concreto, operato ai fini del conseguimento di tale obiettivo. 3.2.2.- Le questioni sollevate sarebbero inammissibili, in secondo luogo, per l'erronea individuazione della disposizione denunciata (cosiddetta aberratio ictus) o, comunque, del quadro normativo, in quanto l'impugnato art. 32, primo comma, della legge n. 264 del 1949, sarebbe «non pertinente rispetto all'oggetto delle censure». Poiché queste vertono sull'impossibilità di riconoscere ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato lo stesso trattamento previdenziale contro la disoccupazione previsto per i lavoratori a tempo indeterminato di settori non agricoli, le questioni di legittimità costituzionale avrebbero dovuto avere a oggetto, ratione temporis, l'art. 2, comma 3, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), che ha escluso gli operai agricoli, a tempo indeterminato o determinato, dall'ambito di applicazione dell'assicurazione sociale per l'impiego (ASpI), istituto che ha sostituito, a decorrere dal 1° gennaio 2013, l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria. 3.2.3.- Ad avviso dell'INPS, le questioni sollevate sarebbero inammissibili, infine, anche perché con esse si richiederebbe alla Corte un intervento inevitabilmente «additivo-manipolativo non "a rime obbligate" [...] ovvero non [...] costituzionalmente obbligato», rientrando nella discrezionalità del legislatore limitare la tutela contro la disoccupazione involontaria in base alla natura e alle caratteristiche dell'attività lavorativa espletata, oltre che disciplinare il connesso regime della contribuzione necessaria e delle prestazioni erogate, al fine di mantenere l'equilibrio generale del sistema delle gestioni previdenziali relative alle prestazioni non pensionistiche e in coerenza, quindi, con il limite delle risorse disponibili nonché con il principio di solidarietà di cui all'art. 2 Cost. 3.3.- Nel merito, l'INPS asserisce l'infondatezza delle tre questioni sollevate. 3.3.1.- Quanto alla prima di esse, la difesa dell'Istituto nega che la previsione di un unico trattamento di disoccupazione a favore dei lavoratori agricoli, senza distinguere tra quelli a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato, violi l'art. 3 Cost. sotto il (primo) profilo prospettato dall'ordinanza di rimessione, dovendosi anzitutto considerare, in senso contrario, che i lavoratori di entrambe le menzionate categorie, che abbiano lavorato per l'intero anno al termine del quale sopravviene l'estinzione del rapporto di lavoro, non maturano alcun diritto alla prestazione previdenziale contro la disoccupazione. Da ciò consegue - sempre secondo l'INPS - che la quantità di lavoro svolto nell'anno di riferimento costituisce un mero dato fattuale, insuscettibile di incidere sulla legittimità costituzionale della disciplina denunciata. La circostanza che il lavoratore a tempo determinato, di regola, venga a trovarsi privo di occupazione con maggiore frequenza del lavoratore a tempo indeterminato non comporta - prosegue ancora la difesa dell'INPS - che questi si possa dolere di tale mera e accidentale circostanza di fatto, non potendo certo considerarsi discriminato chi, godendo di una situazione di stabilità del rapporto di lavoro, più difficilmente incorre nella situazione di bisogno definita dal legislatore con riguardo alla previdenza nel lavoro agricolo. 3.3.2.- Quanto alla seconda questione sollevata, la difesa dell'INPS asserisce che la denunciata discriminazione dei lavoratori agricoli a tempo indeterminato rispetto alla generalità degli altri lavoratori a tempo indeterminato è esclusa in radice dalla non omogeneità dei due termini posti a raffronto, sussistendo una diversità strutturale dei rapporti di lavoro delle due categorie di lavoratori e non essendo, quindi, comparabili, in quanto eterogenee, le diverse situazioni di quelli assunti da imprese del settore agricolo e di quelli assunti da imprese di altri settori. Infatti - prosegue la difesa dell'INPS - la vigente normativa di tutela contro la disoccupazione nel settore agricolo è distinta da quella prevista per gli altri comparti produttivi perché fa parte di un corpus di norme di favore per i datori di lavoro agricoli storicamente giustificata dalle differenze di sistemi produttivi e di organizzazione aziendale, collegati anche all'incidenza delle stagioni e degli eventi meteorologici a esse connessi. La diversità e la specificità del lavoro nel settore agricolo rispetto a quello prestato in altri settori - che si riflette anche nel diverso inquadramento ai fini previdenziali e assistenziali ai sensi dell'art. 49 della legge 9 marzo 1989, n. 88 (Ristrutturazione dell'Istituto nazionale della previdenza sociale e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) - comporterebbe e giustificherebbe le specificità riguardanti la misura e la riscossione dei contributi, l'individuazione e l'accertamento dei soggetti protetti, nonché la disciplina sostanziale delle prestazioni previdenziali in agricoltura, in specie, dello statuto previdenziale della disoccupazione involontaria (con riguardo alla disciplina della contribuzione, dei requisiti di attribuzione, del periodo indennizzato, delle modalità e dei tempi di erogazione e degli ulteriori aspetti). L'Istituto costituito afferma conclusivamente sul punto che le diversità e peculiarità delle due categorie di lavoratori a tempo indeterminato poste a raffronto giustificano le diverse modalità di tutela contro la disoccupazione per esse previste dalla legge. 3.3.3.- La difesa dell'INPS nega infine che la disposizione impugnata violi l'art. 38, secondo comma, Cost. Come evidenziato anche a proposito delle prime due questioni sollevate - si sostiene - la prevista prestazione previdenziale contro la disoccupazione in agricoltura è incentrata esclusivamente sulla tutela dallo stato di bisogno che consegue alla cessazione, non dipendente dalla volontà del lavoratore, del rapporto di lavoro nel corso dell'anno, tutela costruita per reintegrare ex post il reddito mancante nell'anno di riferimento, che è quello anteriore all'anno della richiesta e dell'erogazione del trattamento previdenziale. Ciò detto, la difesa dell'INPS cita il punto 4.2. (in particolare, il terzo, quarto e quinto capoverso di tale punto) del Considerato in diritto della sentenza della Corte costituzionale n. 215 del 2014, là dove è ricostruita la portata dell'art. 38, secondo comma, Cost. 4.- È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili o manifestamente infondate. 4.1.- Anche l'Avvocatura generale dello Stato prospetta diverse ragioni di inammissibilità delle questioni sollevate.