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al fine di evitare l'aggiramento della norma e quindi apparentemente applicando interessi bassi, ma commissioni altissime, anche queste vanno computate ai fini del calcolo del TAEG: non importa il nomen dei singoli costi collegati all'erogazione del credito, tutti devono concorrere nel calcolo perché solo in tal modo si « fotografa » l'effettivo costo di un prestito. La Banca d'Italia, inspiegabilmente, ha emanato il 30 settembre 1996 le sopra indicate « Istruzioni » indicando per le categorie « 1,2,5 del punto B1 (aperture di credito in conto corrente, finanziamenti per anticipi su crediti e documenti e sconto di portafoglio commerciale, factoring » la seguente formula: TEG= interessi x 365 + oneri x100 numeri debitori accordato mentre per tutte le altre categorie di operazioni la formula da adottarsi per il calcolo del TEG è quella utilizzata in matematica finanziaria. Utilizzando la formula sopra indicata, riprendendo l'esempio sopra indicato il TAEG è pari a: interessi 500x365 + oneri x100 900.000 10.000 il TEG calcolato con la formula proposta dalla Banca d'Italia nelle istruzioni emesse nel 1996, anziché pari al 40,55 per cento annuo, come calcolato applicando la formula di matematica finanziaria, e ciò per il solo frutto della diversa formula applicata, e non per il mancato inserimento nel conteggio della CMS, che secondo le istruzioni 1996 della Banca d'Italia (paragrafo C5) « non entra nel calcolo del TEG, essa viene rilevata separatamente, espressa in termini percentuali ». Escludendo infatti dal calcolo la CMS (e quindi gli oneri) il tasso calcolato dalla Banca d'Italia è uguale al tasso nominale: interessi 500x365 + oneri x100 900.000 10.000 è pari al 20,27 per cento + 0,00 per cento = 20,27 per cento La Banca d'Italia quindi, del tutto arbitrariamente, in quanto la legge n. 108 del 1996 non le ha conferito questo compito, ha integrato la norma primaria mediante le proprie istruzioni. È interessante a tal fine esaminare il primo decreto ministeriale attuativo della legge n. 108 del 1996, il decreto del Ministro del tesoro 23 settembre 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 226 del 26 settembre 1996: in esso il Ministro del tesoro « Sentiti la Banca d'Italia e l'ufficio italiano dei cambi decreta: Articolo 1. 1. Ai fini della rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dagli intermediari sono individuate, tenuto conto della natura e dell'oggetto, le seguenti categorie omogenee di operazioni: apertura di credito in conto corrente, finanziamenti per anticipi su crediti e documenti e sconto di portafoglio commerciale, crediti personali e finalizzati, operazioni di factoring , operazioni di leasing , mutui, altri finanziamenti a breve e a medio/lungo termine. Articolo 2. 1. La Banca d'Italia e l'ufficio italiano dei cambi, nell'ambito delle rispettive competenze, procedono alla rilevazione dei dati avendo riguardo, ove necessario, per le categorie di cui all'articolo 1, anche all'importo e alla durata del finanziamento, nonché alle garanzie e ai beneficiari in ragione del rischio. 2. Il periodo di riferimento per la prima rilevazione dei dati è quello compreso tra il I ottobre 1996 e il 31 dicembre 1996 ». Il primo decreto ministeriale attuativo, così come la legge n. 108 del 1996, non conferisce alla Banca d'Italia alcun potere riguardo al meccanismo di calcolo del TAEG (del tasso effettivo del rapporto da esaminare) e del TAEGM (del tasso effettivo medio in base al quale è calcolato il tasso soglia) ma semplicemente il compito di ricevere i dati (numeri debitori, interessi, commissioni e spese) rilevanti ai fini dei calcoli richiesti dalla legge n. 108 del 1996. Solo con le Istruzioni emanate in data 30 settembre 1996, e quindi senza alcuna copertura normativa che la legittimasse, la Banca d'Italia ha deciso che la formula per il calcolo del TAEG nelle aperture di credito in conto corrente, eccetera, fosse quella sopra indicata: TEG= interessi x 365 + oneri x 100 numeri debitori accordato che come è stato dimostrato pocanzi, anziché calcolare il costo effettivo di un prestito, somma il tasso di interesse annuo al tasso delle spese pretese dalla banca, esclusa la CMS. Ad agosto 2009 la Banca d'Italia ha modificato la formula di cui sopra come segue: TEG= interessi x 365 + oneri x 100 numeri debitori accordato che è simile alla precedente, solamente che gli oneri sono annualizzati, per cui (basta vedere l'esempio contenuto nel citato decreto del Ministro del tesorno (es. 3/2016) con TAN 12,00 per cento; cdf 0,50 per cento su base trimestrale; numeri debitori 455.000; interessi 146,59 euro; cdf trimestrale 50,00 euro. Inserendo i dati forniti nella formula si vedrà che il risultato non va che a sommare al TAN: TEG= 149,59 x 365 + (50x4)x100 = 14,00 per cento 455.000 10.000 Che altro non è che TAN 12,00 per cento + commissioni annue 0,50*4 = 14,00 per cento. Utilizzando la formula di matematica finanziaria, unica rispettosa della legge n. 108 del 1996 alla quale, si ripete, le Istruzioni della Banca d'Italia non possono derogare, il « vero » TEG è invece pari a: (interessi 149,59 + 50 oneri)x365 uguale al 16,01 per cento numeri debitori 455.000 Del fatto che la Banca d'Italia non potesse integrare la norma penale era ben cosciente la Cassazione penale fin dalla sentenza n. 20148 del 2003 per la quale « il delitto di usura non riserva affatto compiti creativi alla pubblica amministrazione, affidando a questa margini di discrezionalità che invaderebbero direttamente l'area penale riservata alla legge ordinaria, atteso che il legislatore si è fatto carico di introdurre e delineare una rigida griglia di previsioni e di princìpi, affidando alla normazione secondaria null'altro che un compito di registrazione ed elaborazione tecnica di risultanze, al di fuori di qualsiasi margine di discrezionalità ». La Banca d'Italia quindi deve solo registrare, ricevere dalle banche i dati necessari per effettuare i calcoli, ma non può sindacare o decidere quale formula sia da utilizzarsi per calcolare il TAEG o il TAEGM, essendo tra l'altro questo rilevato dal Ministro dell'economia e delle finanze che emette a tal fine apposito decreto ministeriale. Sono quindi da disapplicare ai sensi degli articoli 4 e 5 dell'allegato « E » della legge 20 marzo 1865, n. 2248, gli atti di normazione secondaria (i decreti ministeriali) ove prevedono che « al fine di verificare il rispetto del tasso soglia inerente alle varie operazioni creditizie si attengono ai criteri di calcolo delle Istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull'usura emanate dalla Banca d'Italia ». I decreti ministeriali andrebbero disapplicati anche perché i tassi medi ivi indicati sono errati, essendo il frutto di una metodologia di calcolo errata.