[pronunce]

n. 196 del 2003 – in riferimento agli artt. 15, secondo comma, 111, secondo comma, e 3, primo comma, Cost. – nella parte in cui prevede[va] che il giudice acquisisca [acquisisse] direttamente dati sul traffico telefonico, nei ventiquattro mesi successivi alle comunicazioni interessate, senza nel contempo specificare alcun criterio per la relativa deliberazione, e nella parte in cui delinea[va], per i casi di particolare urgenza dell'indagine, un regime «più restrittivo» di quello fissato per l'intercettazione di conversazioni telefoniche. Il rimettente, nel corso di indagini preliminari a carico di ignoti per il delitto di rapina aggravata, aveva ricevuto richiesta di un decreto per l'acquisizione di dati concernenti il traffico telefonico attuato mediante il telefono mobile sottratto alla vittima del reato. Era applicabile, al momento, il comma 3 dell'art. 132 del d.lgs. n. 196 del 2003, nel testo introdotto dall'art. 3 del citato d.l. n. 354 del 2003, come convertito dalla legge n. 45 del 2004. Il giudice a quo premette di non dubitare della compatibilità costituzionale di una disciplina che contempli un intervento autorizzativo per l'acquisizione dei cd. tabulati telefonici. Considera però lesiva del «principio generale di ragionevolezza» l'omessa previsione, per i casi di urgenza, di un procedimento per l'accesso diretto del pubblico ministero ai dati conservati dai gestori di telefonia, analogo a quello esistente per l'intercettazione delle conversazioni telefoniche, che il magistrato inquirente può disporre, sia pur con la necessità di una successiva convalida da parte del giudice, sebbene si tratti di una deroga ben più pregnante alla segretezza delle comunicazioni. Altrettanto irragionevole sarebbe stata la scelta di assegnare al giudice il compito della materiale acquisizione delle informazioni, e non piuttosto un ruolo di mera autorizzazione, come stabilito invece per le intercettazioni e, nei casi regolati dal comma 4 dell'art. 132 del citato d.lgs. n. 196 del 2003, per lo stesso accesso ai «dati esteriori» delle comunicazioni. A parere del rimettente, oltretutto, la discrezionalità del giudice non sarebbe stata orientata da parametri di valutazione riconoscibili. La ricorrenza di sufficienti indizi, in particolare, sarebbe stata esplicitamente richiesta solo dal comma 4 dell'art. 132, relativamente a comunicazioni di oltre ventiquattro mesi antecedenti all'indagine, non costituendo dunque condizione per l'accesso ad informazioni sul traffico telefonico più recente. L'indeterminatezza di oggetto della valutazione giudiziale si sarebbe risolta, a parere del giudice a quo, in carenza di elementi utili per una congrua motivazione del conseguente provvedimento. Da ciò l'asserito contrasto della norma impugnata con il secondo comma dell'art. 15 Cost., che prevede un provvedimento giudiziario motivato per la limitazione della segretezza delle comunicazioni, ed anche con l'art. 111 Cost., poiché il giudice sarebbe stato chiamato non già ad un ruolo di garanzia e controllo, ma alla diretta elaborazione di scelte investigative. 2.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito con atto depositato il 27 luglio 2004, chiedendo che la questione sia dichiarata manifestamente infondata. La legge, secondo la difesa erariale, non chiamava il giudice ad acquisire direttamente i documenti concernenti il traffico telefonico, posto che ad esso non spettavano attività di iniziativa (tanto meno a carattere esecutivo) nella gestione delle indagini. Per altro verso, l'omessa puntualizzazione esplicita dei presupposti del provvedimento non avrebbe escluso la loro esistenza (e l'eventuale loro precisazione ad opera della giurisprudenza), e certamente non avrebbe precluso la motivazione giudiziale. Arbitraria infine – sempre ad avviso della Avvocatura dello Stato – l'assimilazione operata con riguardo all'effettuazione urgente di intercettazioni telefoniche: «una cosa è l'intercettazione telefonica (che concerne un momento dinamico); altra cosa è il tabulato telefonico (che concerne un momento statico)». 3. – Con ordinanza del 5 giugno 2004 il Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Palmi ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 132, comma 3, del d.lgs. n. 196 del 2003, in riferimento agli artt. 3, 15 e 97 Cost., nella parte in cui dispone[va] che, nei ventiquattro mesi successivi alle relative comunicazioni, i dati concernenti il traffico telefonico vengano [venissero] acquisiti con decreto giudiziale motivato, su istanza del pubblico ministero, senza che al giudice sia [fosse] rimessa alcuna possibilità di vaglio effettivo della richiesta. Il rimettente, dopo aver respinto per carenza della necessaria querela una richiesta di acquisizione di «tabulati» nell'ambito di indagini per un delitto di furto, ne aveva ricevuta un'altra pertinente al medesimo fatto, riqualificato come furto aggravato (reato procedibile d'ufficio). La norma impugnata, a suo avviso, avrebbe imposto l'accoglimento della nuova richiesta, configurando l'autorizzazione, sul piano generale, come «atto dovuto» da parte del giudice. In queste condizioni, secondo il giudice a quo, la prescritta motivazione dell'ordinanza si sarebbe risolta nella mera descrizione della richiesta, in contrasto con il principio di ragionevolezza (che imporrebbe, per gli atti che incidono sulla sfera giuridica dei cittadini, un «libero vaglio critico» della relativa istanza), ed in contrasto con l'art. 15 Cost., che impone un provvedimento motivato per la limitazione del diritto alla segretezza delle comunicazioni. L'eventualità del compimento di attività processuali onerose in assenza di effettive necessità d'indagine, inoltre, avrebbe implicato un contrasto con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione. Secondo il rimettente, la questione proposta sarebbe stata rilevante in quanto, nella specie, il pubblico ministero avrebbe agito in assenza di una condizione di procedibilità, essendo insussistente l'aggravante ipotizzata e difettando la querela per il reato non circostanziato. 3.1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, si è costituito con atto depositato il 23 novembre 2004, chiedendo che la questione sia dichiarata non rilevante e, comunque, manifestamente infondata. Lo stesso rimettente, in effetti, avrebbe escluso la sussistenza di un reato procedibile, circostanza che gli avrebbe consentito di valutare negativamente la richiesta e di respingerla con un provvedimento motivato. Sarebbero comunque infondate, nel merito, le prospettate ragioni di incostituzionalità. 4. – Con ordinanza del 23 dicembre 2004 il Giudice per le indagini preliminari nel Tribunale di Roma ha sollevato – in riferimento agli artt. 2, 3, 13, 14, 24, 32, 42, 101, 104, 111 e 112 Cost. – questione di legittimità costituzionale dell'art. 132 del d.lgs.