[pronunce]

1.2.- Il TAR Lazio osserva che le questioni sono sorte nel corso di due giudizi riuniti (iscritti rispettivamente nel registro generale ai numeri 2379 del 2020 e 2960 del 2022), promossi rispettivamente, da un lato, dalle società Italian Tobacco Manufacturing srl (ITM), affittuaria di azienda, e Manifattura Italiana Tabacco spa (MIT), in fallimento, anche con motivi aggiunti (atti primo e secondo) avverso le determinazioni direttoriali dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM) relative agli anni 2020, 2021 e 2022, e dall'altro, da Yesmoke srl (YM), contro la determinazione per l'anno 2022. In particolare, il giudice rimettente riferisce che le società ITM e MIT hanno inizialmente impugnato, con il primo ricorso, la determinazione direttoriale del 13 gennaio 2020, con la quale l'ADM avrebbe aggiornato e approvato, per l'anno 2020, la «tabella di ripartizione del prezzo di vendita al pubblico delle sigarette», ai sensi dell'art. 39-quinquies del d.lgs. n. 504 del 1995. Con il primo «ricorso per motivi aggiunti» le società avrebbero impugnato, con le medesime censure, anche la determinazione direttoriale del 14 gennaio 2021, con cui l'ADM avrebbe approvato, per l'anno 2021, la «tabella di ripartizione del prezzo di vendita» delle sigarette, mentre con il «secondo ricorso per motivi aggiunti» sarebbe stata impugnata quella del 13 gennaio 2022, per l'anno 2022, contenente la «tabella di ripartizione del prezzo di vendita», previa individuazione dell'onere fiscale minimo (OFM). 1.3.- Il TAR evidenzia, poi, che anche YM avrebbe presentato ricorso avverso la determinazione direttoriale dell'ADM del 13 gennaio 2022, già oggetto di impugnazione da parte delle altre due società. 2.- Il giudice a quo, dopo aver riepilogato la relazione depositata dall'ADM, richiesta per «accertare [...] in che modo l'Autorità italiana abbia determinato l'onere fiscale minimo ai sensi della disciplina europea e nazionale», e dopo aver ritenuto che «la disciplina sull'onere fiscale minimo prevista nell'art. 7, par. 4, della direttiva 2011/64/UE, individuata quale causa petendi delle censure delle ricorrenti, non abbia efficacia diretta c.d. verticale», per cui non consente al «giudice comune [di] sperimentare l'istituto della disapplicazione», si sofferma sul «quadro regolatorio europeo». Quanto alla direttiva 2011/64/UE, il TAR esamina il considerando n. 9, in base al quale l'armonizzazione della tassazione mirerebbe in particolare a «"far sì che la competitività delle varie categorie di tabacchi lavorati [...] non sia falsata dagli effetti dell'imposizione e che, di conseguenza, sia realizzata l'apertura dei mercati nazionali degli Stati membri"»; richiama quindi l'art. 15, che avrebbe «sancito il principio del libero prezzo dei tabacchi lavorati», prevedendo che i produttori «"stabiliscono liberamente i prezzi massimi di vendita al minuto di ciascuno dei loro prodotti per ciascuno Stato membro"». Con riferimento all'art. 7 della direttiva, il rimettente precisa che, ai sensi del paragrafo 1, le sigarette sarebbero soggette a due accise: «i) un'accisa ad valorem calcolata sul prezzo massimo di vendita al minuto [...]; ii) un'accisa specifica calcolata per unità di prodotto» e che, per il successivo paragrafo 2, l'«aliquota dell'accisa ad valorem e l'importo dell'accisa specifica devono essere uguali per tutte le sigarette». Riporta quindi il contenuto del paragrafo 3, per cui «è stabilito per le sigarette in tutti gli Stati membri lo stesso rapporto tra l'accisa specifica e la somma dell'accisa ad valorem e dell'imposta sul volume d'affari, in modo che la gamma dei prezzi di vendita al minuto rifletta equamente il divario dei prezzi di cessione dei produttori». Viene poi richiamato dal TAR il contenuto del paragrafo 4 dell'art. 7 che, con una «disposizione di chiusura», dispone che «"[n]ella misura in cui ciò risulti necessario, l'accisa sulle sigarette può comportare un onere fiscale minimo, sempre che la struttura mista della tassazione e la fascia dell'elemento specifico dell'accisa, ai sensi dell'articolo 8, siano rigidamente rispettate"». Il rimettente rammenta, infine, il contenuto dell'art. 8, paragrafo 1, della direttiva menzionata, laddove prevede che la «"fascia" dell'elemento specifico dell'accisa», «ossia l'accisa specifica calcolata per unità di prodotto venduta nel mercato», sia fissata «con riferimento al "prezzo medio ponderato di vendita al minuto"» (PMP), che si otterrebbe dalla divisione tra «il "valore totale di tutte le sigarette immesse in consumo, basato sul prezzo di vendita al minuto comprensivo di tutte le imposte, diviso per la quantità totale di sigarette immesse in consumo [...] in base ai dati relativi a tutte le immissioni in consumo dell'anno civile precedente"». 3.- Il TAR passa poi a delineare il «quadro regolatorio nazionale», chiarendo che l'art. 39-octies, comma 6, del d.lgs. n. 504 del 1995, determinerebbe l'onere fiscale minimo (OFM), dal 1° gennaio 2019 nel 95,22 per cento (poi 96,22 per cento dal 1° gennaio 2020) della somma dell'accisa globale e dell'IVA «calcolate entrambe con riferimento al [...] "PMP-sigarette"», laddove il PMP sarebbe dato «dal rapporto tra il valore totale e la quantità totale delle sigarette immesse in consumo nell'anno solare precedente», sicché l'OFM sarebbe dovuto «qualora, per effetto dei prezzi stabiliti dai produttori, dall'applicazione dell'accisa ordinaria e dell'IVA si realizza un carico fiscale inferiore a quello dell'onere fiscale minimo previsto per legge». 3.1.- Il rimettente, quindi, indica le modalità concrete con le quali sarebbe stato calcolato, nel caso di specie, l'OFM: a) dapprima l'ADM avrebbe determinato il "PMP-sigarette", che per il 2022 sarebbe stato di euro 260,00; b) poi l'ADM avrebbe stabilito l'OFM nella misura di euro 194,72, per cui nella «"[t]abella di ripartizione dei prezzi delle sigarette"», alla classe di prezzo di vendita al pubblico pari ad «"Euro 245,00"» (recte: 248) , quale "prezzo di parità", corrisponderebbe «il carico fiscale pari a "Euro 194,72" derivante dalla somma dell'accisa ordinaria + l'IVA». Pertanto, ad avviso del TAR, i produttori «partendo dal dato del prezzo finale di vendita delle sigarette da loro stessi comunicat[o] all'ADM, sono tenuti a sostenere l'accisa pari a Euro 194,72 (per il 2022) a titolo di onere fiscale minimo se la tassazione ordinaria restituisce un'accisa inferiore a tale importo; al contrario, se la tassazione ordinaria restituisce un'accisa superiore sono tenuti a sostenere il relativo carico fiscale».