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Il ministro Lamorgese ha chiesto ai prefetti delle varie città una sorta di B&B come cuscinetto di accoglienza; il Dipartimento per le pari opportunità ha promesso di accollarsi quelle spese straordinarie, ma oggi i fondi non sono arrivati e, con la seconda ondata di Covid e le varie chiusure, è possibile che tanti non ce la facciano. Vi do qualche numero: le Regioni devono ancora erogare il 28 per cento delle cifre pattuite nel 2015, il 33 del 2016, il 61 per cento dei fondi stanziati per il 2018, il 90 per cento dei fondi stanziati per il 2019, e credo e spero che il Ministro a breve firmi il decreto per i 28 milioni previsti per il 2020. Un altro punto sta particolarmente a cuore, un punto legislativo, e cioè creare un protocollo di requisiti per l'accreditamento dei centri e delle case rifugio univoco su tutto il territorio nazionale, e controllare e monitorare il lavoro e i servizi che questi centri dovrebbero dare per la tutela delle donne e dei loro figli, perché abbiamo notizie di centri che non fanno quello per cui percepiscono i soldi. Ulteriore intervento legislativo, fondamentale sul procedimento, è la regolamentazione dell'affidamento dei figli. Sappiamo che i tribunali non si parlano, quindi spesso il tribunale dei minori dà l'affido congiunto a una coppia in cui la moglie ha chiesto la separazione e c'è una denuncia nei confronti del marito o del padre dei figli. Questo non va bene; lo chiediamo da anni. Dobbiamo implementare i punti più deboli del codice rosso, che è stata una grandissima conquista. Sono giusti i tre giorni come tempo della denuncia perché arrivi sul tavolo del pubblico ministero, ma non è giusta la lentezza del procedimento perché è il momento in cui la donna è più esposta alle violenze e alle ritorsioni. (Applausi). In conclusione, stiamo facendo molto, ma non abbastanza. Chiediamo un cambio di passo culturale, è vero, contro la violenza e contro gli attacchi in Rete. È capitato a tutte noi donne di essere violentemente attaccate anche in Rete da forze politiche che la usano per il loro odio. È diventato abituale anche da parte di rappresentanti delle istituzioni usare un linguaggio crudo e violento - penso a molti talk show, a volte, purtroppo, anche in Aula - che toglie dignità e che riceve consenso per la sua immediatezza, proiettando la propria rabbia contro un nemico che "se l'è cercata", esattamente come dicono di tante donne: se l'è cercata, per quello che pensa o che ha detto o che ha fatto; così dicono. Non basta essere contro la violenza; si deve essere coerenti nei propri comportamenti, soprattutto se si ha un ruolo pubblico. Si vuole e si deve insegnare nelle scuole l'educazione al rispetto. Ricordo ancora la "settimana rosa" istituita nel 2009 dal Governo Berlusconi, con i ministri Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo, per insegnare ai bambini nelle scuole ad essere contro la violenza. Poi si è persa negli anni, forse perché non andava troppo bene o non so. Ebbene, se pretendiamo di formare gli educatori, di formare i professori e gli studenti universitari, non dobbiamo dare spettacoli mediaticamente indecorosi. È dalla comunicazione e dall'uso delle parole che si può cominciare a parlare di rispetto. È da ognuno di noi, dalla pratica quotidiana del rispetto e della dignità, che tutti possiamo cambiare le cose. (Applausi) . CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, onorevole Presidente di Commissione, rappresentanti del Governo, colleghi senatori, stamattina appena sveglia ho acceso la televisione e dopo pochissimi minuti è stata comunicata la notizia di due femminicidi: uno avvenuto in provincia di Padova e uno in provincia di Catanzaro; uno effettuato da uno straniero e uno da un italiano. Entrambi gli omicidi da partner ed entrambi in zona rossa. Questo deve obbligatoriamente imporci una riflessione, perché questo dimostra quanto purtroppo sia trasversale il problema. Durante il lockdown c'è stato un calo significativo delle denunce rispetto all'anno precedente, che però sono aumentate di colpo a maggio-giugno appena c'è stata data la possibilità di uscire di casa. Eh sì, perché al contrario degli omicidi, le cui vittime sono uomini e per i quali il rischio è rappresentato dallo spazio pubblico, per le donne il rischio di subire violenza è all'interno della famiglia. Da dati Istat del 2018 otto donne su dieci conoscevano il proprio assassino e in più della metà dei casi questo era il partner o l'ex partner . Solo cinque uomini (pari al 2,4 per cento) è stato ucciso da un partner , peraltro attuale, e nessuno da ex. Nel corso di questa legislatura molto è stato fatto per cercare di porre un argine a questa deriva omicida, con l'istituzione del numero antiviolenza 1522 e con l'approvazione del cosiddetto codice rosso fortemente voluto dalla Lega, legge che obbliga la presa in carico e l'ascolto della vittima da parte del magistrato entro tre giorni dalla denuncia: un grande passo avanti dal momento che nel 63 per cento dei casi di femminicidio il carnefice è un recidivo, ovvero la vittima aveva già denunciato di essere stata molestata o maltrattata dallo stesso. Evidentemente non basta dal momento che sono ben 91 le vittime di femminicidio dall'inizio dell'anno: una ogni tre giorni. Con questo documento la Commissione di inchiesta sul femminicidio vuole strutturare un metodo, che solo il tempo ci potrà dire se adeguato o meno, per capire però quali sono le cause scatenanti di tanta cattiveria. La maturità e l'attenzione che questo Parlamento dà alla situazione violenta attuale si evince anche dalla mediazione che ha trovato in questo documento, dove tutte le forze politiche hanno dato il loro contributo anche nel sottolineare le criticità di talune domande poste nel questionario, domande le cui risposte potevano prestarsi a interpretazioni pregiudizievoli o fuorvianti. A tal proposito ringrazio le senatrici Valente, De Petris e la maggioranza tutta per aver accolto il nostro ordine del giorno volto a svolgere un'identica ricerca anche sulla violenza perpetrata ai danni degli uomini, il tutto a fine comparativo. Non è sicuramente una gara e nessuno ha mai sostenuto il contrario. Ricordo a noi tutti e in prima battuta a me stessa che le donne hanno un importantissimo ruolo nel futuro della nostra società che è l'educazione dei nostri figli, maschi o femmine che siano, che devono crescere imparando il rispetto per la persona: uomo, donna, grasso, magro, alto, basso, bianco, giallo o nero. Devono insegnare loro che la propria libertà finisce quando invadono lo spazio di libertà altrui, far capire loro che le parole sono armi pericolose, qualche volta letali. Bisogna usarle sempre con attenzione. Purtroppo però non sempre questo accade e qualche volta lo scivolone vede protagonisti persone che dovrebbero essere esempio per la società. A tal proposito, ricordo a quest'Assemblea che più di un senatore ci ha lasciato per patologie tumorali durante questa legislatura e qualche collega che partecipa attualmente ai lavori sappiamo che ne è affetto e sta combattendo questa malattia.