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Altro elemento che vorrei sottolineare è che in questo provvedimento non c'è nulla sul professionismo femminile e solo dichiarazioni di principio sulle pari opportunità nello sport. (Applausi dal Gruppo PD) . È di oggi, 6 agosto 2019 - anche questo lo considero un fatto molto grave, visto che ieri sera siamo stati accusati di essere bugiardi durante l'esame degli emendamenti - la lettera del CIO, citata anche dal relatore Barbaro, che ha scritto al presidente Malagò sottolineando la grave preoccupazione per i punti di criticità di questa legge di delega, in particolare su due aspetti: «Paragrafo 5 - Dei Principi fondamentali dell'olimpismo. Riconoscendo che lo sport si pratica nell'ambito del tessuto sociale, le organizzazioni sportive, aderenti al movimento olimpico, devono essere politicamente neutrali». Lo voglio sottolineare: «politicamente neutrali». Questo disegno di legge di delega consegna a Giorgetti una delega in bianco sul mondo dello sport: un fatto gravissimo mai accaduto prima. Continua la lettera: «Hanno il diritto e l'obbligo di autonomia, comprese la libera determinazione e il controllo delle regole dello sport, la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni, il diritto di elezioni libere da qualsiasi influenza esterna e la responsabilità di assicurare che siano applicati i principi di buona governance ». L'altro paragrafo è il 7, sempre sui principi fondamentali dell'olimpismo, secondo cui l'appartenenza al movimento olimpico richiede il rispetto della Carta olimpica e il riconoscimento da parte del CIO. Nulla di tutto ciò si ritrova in questo provvedimento, che, al contrario, toglie autonomia al mondo dello sport, in palese dispregio di questi principi. Piuttosto, purtroppo, il nostro Paese rischia davvero di perdere le olimpiadi e di essere sanzionato dal CIO, di essere addirittura estromesso da questo importante organismo internazionale. Abbiamo ribadito con forza in questi anni la necessità di arrivare a una riforma del CONI, lo abbiamo detto e lo abbiamo praticato già nella scorsa legislatura, quando il Partito Democratico era al Governo di questo Paese: noi vogliamo una riforma dello sport, è indispensabile, ma la si fa se c'è il coinvolgimento e il dialogo con tutti i soggetti interessati, ritenendo impensabile che una riforma di questa importanza sia soltanto la forzatura di una maggioranza parlamentare. Purtroppo, anche ieri sera, l'atteggiamento da parte della maggioranza è stato di non ascolto, di mancanza di dialogo; e mi dispiace dover sottolineare anche il ruolo assolutamente subalterno del Gruppo MoVimento 5 Stelle, che non è neanche intervenuto su un singolo emendamento. Mi dispiace davvero, perché avremmo preferito discutere con tutti. Questo è il risultato di oggi: un provvedimento che toglie autonomia al mondo dello sport, che dovrebbe essere uno dei temi senza colore politico, o almeno fino a questo momento era in qualche modo così. Purtroppo, però, questo è il prezzo che oggi dovete pagare anche voi del MoVimento 5 Stelle: consegnare una delega in bianco alla Lega, al sottosegretario Giorgetti. Mi dispiace doverlo sottolineare, ma si poteva fare una riforma dello sport insieme, senza questa fretta; non c'era bisogno di farla oggi, 6 agosto. Avremmo potuto audire molti soggetti rimasti fuori dalle audizioni; avremmo potuto sicuramente fare una buona legge, tenendo conto di quanti punti importanti e delicati andiamo a toccare. Purtroppo - mi dispiace doverlo sottolineare - questo è stato il vostro atteggiamento. Per quanto ci riguarda, quindi, il nostro è un parere assolutamente negativo perché toglie completamente autonomia a uno sport fondamentale non solo a livello nazionale e internazionale ma allo sport di base, quello delle singole città, dei nostri territori, che sono fondamentali nel dare dignità a quanto si fa e alla crescita dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. (Applausi dal Gruppo PD) . FERRARI (PD) . Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. FERRARI (PD) . Signor Presidente, intervengo sulla questione pregiudiziale avanzata, ai sensi dell'articolo 93 Regolamento, sul provvedimento al nostro esame. Mi corre l'obbligo di riprendere alcuni dei concetti ben esplicitati dalla senatrice Sbrollini, che evidenziano tutta la nostra preoccupazione di fronte a questo disegno di legge. La Commissione istruzione pubblica, beni culturali ha esaminato e approvato in fretta (una fretta agostana - come già ricordato - un po' sospetta, forse tanto sospetta) il disegno di legge recante delega al Governo in materia di ordinamento sportivo, senza tenere alcun conto delle osservazioni giunte dai soggetti auditi in Commissione, senza tenere in alcun conto gli emendamenti del Gruppo del Partito Democratico ed altri emendamenti delle minoranze, e neppure, evidentemente, del parere, per quanto inespresso, della contraente parte del Governo o maggioranza del Governo 5 Stelle. Tali emendamenti recepivano le osservazioni dei soggetti auditi ed erano finalizzati non a porre ostacoli, ma a migliorare un provvedimento che ne aveva davvero bisogno in favore di tutto il mondo dello sport. Questo provvedimento invece non è migliorato e rimane a nostro avviso pericoloso e al minimo ambiguo. Crediamo che la fretta che ha caratterizzato il suo iter abbia una sola ragione: consegnare al Governo una delega in bianco, recando un danno enorme allo sport di base e non, come si crede, alle grandi federazioni. La finalità del disegno di legge, che a nostro avviso non rispetta la Carta olimpica, è esclusivamente quella di svuotare il CONI dei suoi compiti e delle sue funzioni, per darli a Sport e Salute in modo del tutto indefinito ed arbitrario, lasciando al CONI solo una funzione residuale, meramente istituzionale e di rappresentanza. La riforma del CONI è necessaria e non ci siamo mai sottratti a questa necessità. Tuttavia richiede dialogo con tutti i soggetti interessati e non può essere il frutto di una forzatura ad opera della maggioranza parlamentare o, a maggior ragione, ad opera di una parte della maggioranza parlamentare. La raccomandazione 28 dell'Agenda olimpica 2020 è fondata sul principio di «autonomia responsabile» dei comitati olimpici nazionali e delle federazioni sportive nazionali, così come esposto nella Carta olimpica. In particolare, l'articolo 27.6 prevede che i comitati olimpici nazionali «devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, (...) che potrebbero impedire loro di adempiere alla Carta olimpica». (Applausi dal Gruppo PD) . Il paragrafo 5, come già ricordato dalla senatrice Sbrollini, reca i principi fondamentali dell'olimpismo, tra cui vi è quello secondo cui, riconoscendo che lo sport si pratica nell'ambito del tessuto sociale, le organizzazioni sportive aderenti al movimento olimpico devono essere politicamente neutrali. Hanno il diritto e l'obbligo dell'autonomia, compresa la libera determinazione del controllo delle regole dello sport, la definizione della struttura e della governance delle loro organizzazioni.