[pronunce]

e con l'art. 3, perché ne risultano differenziate situazioni processuali invece assimilabili, alla stregua della ratio dell'impugnato comma 2-bis che il rimettente individua nella esigenza di preservare il giudice dell'udienza preliminare dalla conoscenza di atti del procedimento, conoscenza certo maggiore nell'ipotesi in discorso rispetto a quella conseguente alle spesso episodiche attività svolte dal giudice per le indagini preliminari; che in tutti e tre i giudizi così promossi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo, con identiche argomentazioni nei relativi atti di intervento, per l'infondatezza delle questioni sollevate. Considerato che le due ordinanze del giudice dell'udienza preliminare del tribunale militare di Verona e l'ordinanza del giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Ascoli Piceno sollevano un'analoga questione di legittimità costituzionale dell'art. 34 cod. proc. pen. per motivi sostanzialmente identici e che quindi i relativi giudizi possono essere riuniti per essere decisi congiuntamente; che le tre ordinanze sopra menzionate sottopongono a questa Corte il dubbio circa la compatibilità dell'art. 34 cod. proc. pen. con gli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che il giudice per l'udienza preliminare, il quale abbia disposto il rinvio a giudizio con decreto successivamente annullato, non possa esercitare nuovamente la funzione di trattazione dell'udienza preliminare nei confronti dello stesso imputato, per il medesimo reato; che questa Corte ha in passato affermato numerose volte che, nell'udienza preliminare, il giudice è chiamato a svolgere una delibazione di carattere processuale circa l'idoneità della domanda del pubblico ministero a determinare l'apertura della fase del giudizio e non a esprimere valutazioni sul merito del giudizio stesso e che, su questa base, la questione di costituzionalità dell'art. 34 cod. proc. pen. , nella parte anche in questa circostanza impugnata, è già stata dichiarata manifestamente infondata (ordinanze nn. 207 del 1998 e 367 del 1997); che, quanto alla censura mossa alla disposizione denunciata sotto il profilo della violazione del principio del "giusto processo", i termini costituzionali della questione ora proposta non sono modificati, rispetto a quelli a suo tempo esaminati, in quanto: a) la nuova formulazione dell'art. 111, secondo comma, della Costituzione, imponendo che il processo si svolga "davanti a un giudice terzo e imparziale", non innova sostanzialmente rispetto ai principi già desumibili dagli a suo tempo invocati artt. 24 e 3 della Costituzione, quali interpretati dalla giurisprudenza di questa Corte e in quanto; b) in ogni caso, le innovazioni nel frattempo apportate alla disciplina dell'udienza preliminare con la legge 16 dicembre 1999, n. 479 innovazioni dalle quali si trae spunto per argomentare l'introduzione di valutazioni sul merito dell'accusa da parte del giudice dell'udienza preliminare idonee a pregiudicare la terzietà e l'imparzialità del medesimo giudice, una volta chiamato a pronunciarsi nuovamente sulla richiesta di rinvio a giudizio non erano ancora operanti nel momento in cui i giudici per l'udienza preliminare, nei tre procedimenti in questione, si erano pronunciati disponendo il giudizio con i decreti poi annullati - le udienze preliminari in questione, nei tre procedimenti penali, essendosi svolte rispettivamente il 5 ottobre 1998, il 27 ottobre 1999 e il 27 marzo 1998, prima quindi dell'entrata in vigore della citata legge n. 479 del 1999, dalla quale la disciplina dell'udienza preliminare è stata modificata; che, circa la violazione dell'art. 3 della Costituzione sotto il profilo della pretesa irrazionalità del sistema legislativo che non prevede l'incompatibilità a tenere la (ulteriore) udienza preliminare per il giudice dell'udienza preliminare che abbia pronunciato il decreto che dispone il giudizio successivamente annullato, mentre prevede l'incompatibilità a tenere l'udienza preliminare per il giudice che, nel medesimo procedimento, abbia svolto funzioni di giudice per le indagini preliminari (incompatibilità prevista dall'art. 34, comma 2-bis cod. proc. pen. a seguito dell'art. 171 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51), anche indipendentemente dal rilievo dell'inapplicabilità di detta disposizione in due dei tre procedimenti dai quali ha origine la presente questione, è sufficiente rilevare che la suddetta modifica legislativa indicata come tertium comparationis introduce una nuova causa di incompatibilità operante tra funzioni diverse svolte nell'ambito del procedimento, mentre la nuova causa di incompatibilità alla quale i giudici rimettenti tendono tramite la pronuncia di incostituzionalità della norma denunciata opererebbe in relazione a una medesima funzione e ciò di per sé basta a escludere l'esistenza di quella contraddizione del legislatore che alimenta la prospettata denuncia di irrazionalità delle scelte legislative; che, per questo, la questione di legittimità costituzionale deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Riuniti i giudizi, Dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2 (o comma 2-bis) del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale militare di Verona e dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Ascoli Piceno con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 22 marzo 2001. Il Presidente: Ruperto Il redattore: Zagrebelsky Il cancelliere: Malvica Depositata in cancelleria il 27 aprile 2001. Il cancelliere: Malvica