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Affidamento alla Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà nel Mediterraneo-Mar Nero ONLUS (FISPMED) della costituzione dell'Osservatorio euromediterraneo-Mar Nero sull'informazione e la partecipazione nelle politiche ambientali e azioni di sviluppo economico sostenibile locale. Onorevoli Senatori. -- Il Mare Mediterraneo è un'area che, nonostante le difficoltà e le incomprensioni che oggettivamente continuano ad attraversarla, ha tutte le potenzialità per essere un fattore di pace, stabilità e dialogo tra religioni e culture. A dirlo è la storia perché nel corso dei secoli, nonostante guerre e scontri, il Mare nostrum è stato anzitutto il luogo privilegiato dell'incontro tra culture e religioni diverse. Oggi più che mai, in una fase storica segnata da reciproche diffidenze e incomprensioni tra Occidente e Oriente, tra Europa e mondo arabo, è necessario che tutti i Paesi mediterranei si uniscano nel tentativo di superare le divisioni. Che il Mediterraneo abbia un ruolo così importante è d'altronde dimostrato in modo chiaro dal moltiplicarsi di qualificate iniziative politiche -- sia parlamentari che intergovernative -- volte a sviluppare il dialogo tra le sponde del Mare nostrum che qui si richiamano sinteticamente: la dichiarazione di Barcellona adottata in occasione della conferenza euromediterranea dei Ministri degli affari esteri tenutasi a Barcellona il 27 e 28 novembre 1995, che istituisce un partenariato euro-mediterraneo; la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo «Il processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo» (COM(2008) 319 definitivo), l'approvazione da parte del Consiglio europeo di Bruxelles del 13 e 14 marzo 2008 del processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo; la dichiarazione finale del vertice di Parigi per il Mediterraneo, tenutosi a Parigi il 13 luglio 2008; la dichiarazione finale della riunione dei Ministri degli affari esteri dell'Unione per il Mediterraneo, tenutasi a Marsiglia il 3 e 4 novembre 2008; le dichiarazioni dell'Ufficio dell'APEM di Parigi (12 luglio 2008), Il Cairo (22 novembre 2009) e Rabat (22 gennaio 2010); le conclusioni della riunione inaugurale dell'Assemblea regionale e locale euro-mediterranea (ARLEM) di Barcellona del 21 gennaio 2010; la dichiarazione finale del vertice euro-mediterraneo dei Consigli economici e sociali e delle istituzioni analoghe di Alessandria d'Egitto, del 19 ottobre 2009; le risoluzioni sulla politica mediterranea dell'Unione europea, comprese quelle del 15 marzo 2007 e del 5 giugno 2008, e la sua risoluzione sul processo di Barcellona: l'Unione per il Mediterraneo, del 19 febbraio 2009; le conclusioni della seconda conferenza ministeriale euro-mediterranea sul rafforzamento del ruolo delle donne nella società, tenutasi a Marrakesh l'11 e 12 novembre 2009; la risoluzione del Parlamento europeo, del 15 novembre 2007, sullo sviluppo della politica europea di vicinato. La definizione dello sviluppo sostenibile quale sviluppo che garantisce i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future di fare altrettanto è una conquista di fine millennio che mira alla qualità della vita, alla pace e ad una prosperità crescente e giusta in un ambiente pulito e salubre. Lo sviluppo sostenibile, tuttavia, non è perseguibile senza un profondo cambiamento degli attuali modelli di sviluppo e dei rapporti economico-sociali. L'azione ambientale da sola non esaurisce la sfida dello sviluppo sostenibile, né può essere mera portatrice di divieti. La sostenibilità economica è una questione di sviluppo stabile e duraturo: comprende alti livelli occupazionali, bassi tassi di inflazione e stabilità nel commercio internazionale. La sostenibilità sociale ha a che fare con l'equità distributiva, con i diritti umani e civili, con l'immigrazione e con i rapporti tra le nazioni. Con particolare riferimento allo sviluppo sostenibile della regione mediterranea e del Mar Nero, vanno tenuti in considerazione sia i molteplici fattori geopolitici ed economici che caratterizzano l'area, sia le complesse problematiche ambientali. Nella regione mediterranea, infatti, si intrecciano instabilità politica, una precaria situazione culturale, un modesto sviluppo economico con il forte innalzamento del debito estero pubblico di vari Paesi, la pressione demografica che contribuisce a determinare i consistenti flussi migratori, la diffusione di ideologie autoritarie, l'estensione dei conflitti, l'integralismo religioso, il terrorismo e l'ormai pluridecennale contrasto israelo-palestinese. Il Mare Mediterraneo ha comunque sempre avuto un ruolo determinante nella storia italiana. Nessun Paese può effettivamente definirsi più «mediterraneo» rispetto all'Italia che ha più di seimila chilometri di coste e che rappresenta, nel vero e proprio senso del termine, un «ponte» di collegamento tra Europa occidentale, Balcani, Medio Oriente e Nord Africa. Per questo è doveroso che proprio il nostro Paese, in stretto coordinamento con le altre grandi nazioni mediterranee dell'Unione europea, dalla Spagna alla Francia, dalla Germania alla Grecia, assuma sempre più un ruolo trainante nella proiezione mediterranea verso l'Egitto, la Turchia, la Libia e tutti gli altri Paesi, sia arabi che balcanici affacciati sul Mare nostrum . La democratizzazione e lo sviluppo socioeconomico in alcuni Paesi hanno avuto esiti sostanzialmente positivi, ma la situazione complessiva di instabilità dell'area si è andata accentuando, anche in relazione al deterioramento della situazione nei Balcani e nel Medio Oriente. Il fondamentalismo ha prodotto fenomeni di terrorismo non solo a livello locale, infatti si è esteso a livello mondiale. La pressione demografica interna ai Paesi rivieraschi, cui si é aggiunta la spinta dell'area subsahariana, ha fatto riesplodere le correnti di immigrazione non controllata. Infine, il progresso socioeconomico, per quanto apprezzabile in alcuni Paesi anche in relazione ai numerosi accordi di cooperazione bilaterale e multilaterale conseguenti alla conferenza euromediterranea dei Ministri degli affari esteri tenutasi a Barcellona il 27-28 novembre 1995, non ha prodotto nell'intera area effetti tali da incidere positivamente sulla situazione complessiva. Tutti questi fattori negativi concorrenti alla instabilità cronica dell'area avevano attratto l'attenzione dei Paesi della sponda nord del Mediterraneo e della Comunità europea al punto tale che, fino alla fine degli anni Ottanta, al problema del Mediterraneo e allo sviluppo dei Paesi rivieraschi, veniva attribuito carattere prioritario. La caduta del muro di Berlino e lo scioglimento del Patto di Varsavia spostarono l'attenzione sui problemi dell'allargamento verso est della Comunità divenuta nel frattempo Unione europea, con il conseguente dirottamento verso questi Paesi di consistenti risorse in precedenza destinate alla cooperazione con i Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo. La propensione ad aiutare bilateralmente il Mediterraneo e ad investire in esso si sono sviluppate in funzione della vicinanza dei vari Paesi a questa regione.