[resaula]

Ho ascoltato molti interventi sull'economia non pertinenti, perché il decreto al nostro esame è dovuto e contiene semplicemente la riapertura della mobilità tra le Regioni, già avvenuta a partire dal 18 maggio, e a livello internazionale. Infine, come già detto dalla collega Parente, contiene una rinnovata autonomia regionale in modo da poter rilevare, in futuro, zone di contenimento che non siano più così vaste, com'è accaduto durante il lockdown che effettivamente è stato drammatico da molti punti di vista, sia per i ragazzi che non hanno potuto andare a scuola e si sono visti interrompere la loro socialità, sia per le imprese, soprattutto le piccole, che sono sempre quelle più dimenticate, sia per i lavoratori che sono rimasti a casa. A fronte di una tragedia, di una epidemia del genere, comunque, il Governo non aveva alternativa che invocare l'articolo 16 della Costituzione e quindi limitare le nostre libertà per proteggerci. Detto questo, vorrei tornare all'inizio di questa epidemia che è partita da una regione specifica: la Lombardia. Ricordo sempre che se non fosse stato per la Lombardia, il nostro Paese, probabilmente, non avrebbe subito questa tragedia, quindi mi fa molta specie sentire l'opposizione, soprattutto quella che governa la Regione, accusare il Governo centrale di qualcosa che invece non è stato gestito bene a livello locale. Riguardo alla sanità, è vero che i focolai si sono verificati soprattutto nelle strutture sanitarie private e nelle RSA, dunque in quel modello Lombardo di gestione pubblica e privata che, evidentemente, dobbiamo dire che ha fallito. Il modello lombardo di sanità ha fallito e ha costretto tutta l'Italia al lockdown . Finché non ci rendiamo conto di questo, probabilmente non risolveremo la questione. Riguardo ai focolai nel Lazio, nominati da una mia collega... (Commenti). PRESIDENTE. Ho fatto intervenire tutti. Ho sentito fare affermazioni di vergogna, di scuse e di qualunque cosa. Quindi, vi chiedo la cortesia di lasciar parlare la collega, che sta esprimendo la sua opinione. In quest'Aula si lascia esprimere l'opinione di tutti. (Applausi) . FATTORI (Misto) . Riguardo ai focolai nel Lazio, menzionati da una collega dell'opposizione, concordo che toccherà rivedere le modalità di affidamento della sanità privata nel Lazio. Non mi dilungo a dire a chi sono state affidate negli anni queste strutture, con quali modalità di gestione e quanti pochi controlli sono stati fatti in epoca recente rispetto alla sanità privata del Lazio, che spesso ha solo un nome o pochi nomi. Per quanto riguarda la modalità del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ho già detto che nella fase emergenziale non c'erano alternative e che poteva intervenire solo il Presidente del Consiglio per tutelare la salute pubblica, ma devo dire anch'io che questa modalità adesso deve finire. Questo è un decreto che, in poche parole, riporta in capo alle Regioni la responsabilità della gestione dell'epidemia. È un momento diverso, quello di ritornare alla normalità. Per quanto riguarda il piano Colao, francamente lo prenderei e butterei nel cestino; per come è entrato in Parlamento e per gli obiettivi che si era posto il mio MoVimento 5 Stelle dell'epoca, il piano Colao non c'entra proprio niente. Spero quindi che da questi Stati Generali escano dei documenti che finalmente possano essere portati in Parlamento per attuare quella fase 3 in cui occorre ripensare a una rinascita del Paese, avendo a cuore in particolare la ripubblicizzazione delle strutture, i beni comuni, la scuola pubblica e quant'altro, lasciando perdere poi i finanziamenti alle scuole paritarie (questo è sempre un mio parere del tutto personale), quando c'è una scuola pubblica che ha edifici che non possono contenere i ragazzi a distanza di un metro, quando torneranno a scuola. Cerchiamo di dirci le cose come stanno: sarà difficile implementare le circolari del ministro Azzolina proprio per mancanza di strutture. Torno al tema scuola: qui si rimanda a un decreto precedente e siamo a luglio; la scuola deve riprendere a settembre. Oggi leggevo le perplessità dei presidi che non sono in grado di garantire le norme di sicurezza. Credo che dobbiamo tutti impegnarci, anziché criticare o lamentarci, per fare proposte su come riprendere la scuola a settembre. A settembre tutti gli studenti italiani devono poter rivedere i loro compagni di scuola in strutture adeguate e individuate come possibile. Abbiamo pochissimo tempo: impegniamoci tutti in questo senso. Non ho nient'altro da aggiungere rispetto a un decreto-legge che, tutto sommato, chiude una fase e spero ne apra un'altra, dove il Parlamento sarà veramente centrale. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Boldrini. Ne ha facoltà. BOLDRINI (PD) . Signor Presidente, colleghi senatori, rappresentanti del Governo, com'è già stato detto ci apprestiamo a convertire in legge un decreto-legge. Finora ho sentito critiche rispetto al fatto di usare un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che detta norme e un quadro di riferimento che effettivamente possono generare sovrapposizioni con il primo dei provvedimenti adottati, il decreto-legge n. 19, che prevedeva misure di contenimento sulla diffusione del virus. Apparentemente le misure lì contenute potrebbero essere superate, perché ci sembra ormai di avere raggiunto una certa libertà, ma siamo appena entrati nella famosa fase 3, abbiamo conquistato libertà di movimento e circolazione, ma non abbiamo debellato il virus - lo vorrei ricordare anche a questa Assemblea - che circola ancora fra di noi, seppure (così sembra) in maniera più contenuta e meno aggressiva. Va ricordato che lo stato di emergenza di cui si parla in questo decreto finisce però il 31 luglio 2020, quindi fra poco più di un mese. Questo provvedimento detta misure applicabili fino a quella data. Un primo ordine di disposizioni riguarda, come è stato detto, la circolazione, dove però - per fortuna - viene mantenuta la possibilità, in capo ovviamente alle Regioni, che in caso di aggravamento della situazione epidemiologica, possano ancora essere adottate misure restrittive per contenere eventuali focolai. Dal 3 giugno, data di inizio della fase 3, è possibile circolare in maniera interregionale, secondo princìpi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico. Va ricordato che rimane assolutamente importante il monitoraggio dei contagi effettuati in capo alle Regioni insieme al Ministero della salute. Questo punto è fondamentale: appena abbiamo le avvisaglie, dobbiamo intervenire. Il provvedimento ovviamente reca anche disposizioni relative alla quarantena. Ricordo che sono previste sanzioni per chi esce pur sapendo di essere in quarantena. Ciò è fondamentale perché uscire, trovandosi in quarantena, va a scapito del benessere di tutta la salute pubblica. A questo si aggiunge il divieto di assembramento che però vi dico, colleghi, non fa il paio con quanto sta succedendo nelle piazze, nelle città e sulle spiagge italiane. Vediamo ovunque assembramenti senza dispositivi, senza nulla.