[pronunce]

dispone che, tenuto conto dei limiti di spesa autorizzati dall'art. 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014, nonché dell'importo riferibile alle istanze di rimborso presentate, l'amministrazione finanziaria effettua i rimborsi delle somme oggetto delle istanze validamente liquidate, applicando la riduzione del cinquanta per cento. In definitiva, tale provvedimento disciplinerebbe le modalità di erogazione delle restituzioni, nel rispetto della riserva di legge di cui all'art. 23 Cost., all'esito della verifica dell'ammontare dei rimborsi richiesti. 2.3.- Quanto alla mancata previsione di un obbligo di resoconto sulle istanze di rimborso, l'Avvocatura generale dello Stato opina che, nel caso in cui, con tale doglianza, il giudice rimettente abbia inteso riferirsi alla ricognizione iniziale, l'omessa deduzione, da parte dell'amministrazione finanziaria, dell'incapienza dei fondi ai fini del rimborso integrale si riverbera sul piano della prova processuale, senza che sia ravvisabile una lacuna normativa contrastante con il principio della riserva di legge in materia tributaria. Ove, invece, il giudice a quo abbia inteso riferirsi alla ricognizione successiva che avrebbe dovuto indicare se l'erogazione del cinquanta per cento agli aventi diritto fosse stata ultimata e se fossero residuate somme da redistribuire, potrebbe replicarsi che tale attività rientra negli ordinari poteri degli organi esecutivi designati nel giudizio di ottemperanza. 2.4.- Ad avviso della difesa statale, anche la censura con la quale è prospettata la lesione del principio di eguaglianza sarebbe destituita di fondamento. L'art. 1, comma 665, della legge n. 190 del 2014 non comporterebbe alcuna disparità di trattamento, in quanto le posizioni dei contribuenti che hanno fruito dell'agevolazione fiscale versando il dieci per cento delle imposte dovute e di coloro che, invece, avendole assolte per intero, chiedono all'amministrazione finanziaria il rimborso del novanta per cento, non sarebbero sovrapponibili. Infatti, nel secondo caso si pone l'esigenza, munita anch'essa di specifico rilievo costituzionale, di assicurare l'equilibrio delle entrate rispetto alle uscite, che giustifica la diversità di trattamento e quindi la restituzione non del novanta per cento di quanto corrisposto al fisco, ma eventualmente solo della metà di tale ammontare. La norma censurata, all'esito di un bilanciamento tra gli interessi in gioco, accorderebbe preferenza all'interesse all'equilibrio di bilancio, nella prospettiva che la materia della imposizione tributaria rientri nel cosiddetto «nucleo duro» delle prerogative della potestà pubblica. 2.5.- La difesa statale ha poi sottolineato che, come affermato dalla giurisprudenza costituzionale, non contrasta, di per sé, con il principio di eguaglianza un trattamento differenziato applicato alle stesse fattispecie, ma in momenti diversi, poiché il fluire del tempo può costituire un valido elemento di diversificazione delle situazioni giuridiche. Spetta, infatti, alla discrezionalità del legislatore, nel rispetto del canone di ragionevolezza, delimitare la sfera temporale di applicazione delle norme. Sottolinea l'interveniente come la stessa giurisprudenza costituzionale, con riferimento alla introduzione di un tetto massimo di erogazione dei crediti d'imposta, abbia evidenziato che il valore del legittimo affidamento, il quale trova copertura costituzionale nell'art. 3 Cost., non esclude che il legislatore possa introdurre normative che modifichino in senso sfavorevole agli interessati la disciplina di rapporti giuridici, sia pure aventi ad oggetto diritti soggettivi perfetti, ma esige che ciò avvenga alla condizione che tali disposizioni non trasmodino in un regolamento irrazionale, frustrando, con riguardo a situazioni sostanziali fondate sulle leggi precedenti, l'affidamento dei cittadini nella sicurezza giuridica. In tale prospettiva - prosegue la difesa statale - il principio di equilibrio di bilancio sancito dall'art. 81 Cost. costituisce indubbiamente una causa normativa adeguata (viene citata la sentenza n. 149 del 2017). 2.6.- In ultimo, l'Avvocatura generale dello Stato rimarca come l'introduzione di disposizioni agevolative come quella in considerazione sia espressione di una discrezionalità particolarmente ampia, avuto riguardo al carattere eccezionale e derogatorio di tali norme, sicché, soltanto un uso distorto di tale potere, tale da rivelare un contrasto manifesto con il canone di ragionevolezza, potrebbe essere oggetto di sindacato di legittimità costituzionale.1.- La Commissione tributaria provinciale di Siracusa in composizione monocratica, con tre ordinanze di identico tenore, dubita della legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 665, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)», come modificato dall'art. 16-octies del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91 (Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno), inserito, in sede di conversione, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123, e dall'art. 29, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 (Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica), convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 2020, n. 8. 1.1.- La disposizione censurata stabilisce che i soggetti colpiti dal sisma che il 13 e 16 dicembre 1990 ha interessato le Province di Catania, Ragusa e Siracusa, individuati ai sensi dell'art. 3 dell'ordinanza del Ministro per il coordinamento della protezione civile 21 dicembre 1990 (Sospensione di taluni termini a favore dei cittadini colpiti dal sisma del 13 dicembre 1990 nella Sicilia orientale), i quali hanno versato imposte per il triennio 1990-1992 per un importo superiore al dieci per cento previsto dall'art. 9, comma 17, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003)», compresi i titolari di redditi di lavoro dipendente, nonché i titolari di redditi equiparati e assimilati a quelli di lavoro dipendente in relazione alle ritenute subite, hanno diritto al rimborso di quanto indebitamente corrisposto. La norma dispone, altresì, che ai rimborsi si provvede mediante le risorse stanziate sugli ordinari capitoli di spesa utilizzati per il rimborso delle imposte sui redditi e dei relativi interessi, nei limiti di centosessanta milioni di euro, e che, qualora l'ammontare delle istanze ecceda l'impegno finanziario complessivamente autorizzato, la restituzione è eseguita applicando la riduzione percentuale del cinquanta per cento sulle somme dovute, mentre, a seguito dell'esaurimento dei fondi, non si procede all'effettuazione di ulteriori rimborsi.