[ddlpres]

Tuttavia solo nel 2007 si giunge, con la legge 24 dicembre 2007, n. 247 (recante norme di attuazione del protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l'equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e di previdenza sociale), a conferire la delega al Governo ad adottare uno o più decreti legislativi, al fine di assicurare ai lavoratori dipendenti impegnati in lavori usuranti la possibilità di conseguire il diritto al pensionamento anticipato con requisiti inferiori a quelli previsti per la generalità dei lavoratori dipendenti. La caduta del Governo Prodi comporta il superamento del termine per l'esercizio della delega, poi riaperto dall'articolo 1 della legge 4 novembre 2010, n. 183 (cosiddetto Collegato lavoro), che ha consentito l'adozione del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67. Tale provvedimento contiene, all’articolo 1, l'elenco delle mansioni usuranti, per le quali si applicano deroghe al regime pensionistico generale. Esse sono riconducibili a quattro macro-categorie: a) lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti di cui all'articolo 2 del decreto del Ministero del lavoro del 19 maggio 1999. Si tratta dei lavoratori adibiti a: lavori svolti in galleria, cava o miniera ; lavori ad alte temperature; lavori in cassoni ad aria compressa; attività per l'asportazione dell'amianto; attività di lavorazione del vetro cavo; lavori nella catena di montaggio; lavori svolti dai palombari; lavori espletati in spazi ristretti; b) lavoratori notturni come definiti e ripartiti ai soli fini del citato decreto legislativo n. 67 del 2011 nelle seguenti categorie: 1) lavoratori a turni che prestano lo loro attività nel periodo notturno per almeno 6 ore per un numero minimo di giorni lavorativi all'anno non inferiore a 64; 2) lavoratori che prestano la loro attività per almeno 3 ore nell'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino per periodi di lavoro di durata pari all'intero anno lavorativo; c) i lavoratori alle dipendenze di imprese per le quali operano le voci di tariffa per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Si tratta dei lavoratori indicati nell'elenco n. l contenuto nell'allegato 1 allo stesso decreto legislativo n. 67 del 2011, cui si applicano i criteri per l'organizzazione del lavoro previsti dall'articolo 2100 del codice civile, impegnati all'interno di un processo produttivo in serie, contraddistinto da un ritmo determinato da misurazione di tempi di produzione con mansioni organizzate in sequenze di postazioni, che svolgano attività caratterizzate dalla ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale, che si sostano a flusso continuo o a scatti con cadenze brevi determinate dall'organizzazione del lavoro o della tecnologia, con esclusione degli addetti a lavorazioni collaterali a linee di produzione, alla manutenzione, al rifornimento materiali, ad attività di regolazione o controllo computerizzato delle linee di produzione e al controllo qualità; d) i conducenti di veicoli, di capienza complessiva non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo. Pertanto, per chi abbia svolto attività usuranti, si prevede il conseguimento del diritto al trattamento pensionistico con un'età anagrafica ridotta di tre anni e una somma di età anagrafica e anzianità contributiva ridotta di tre unità rispetto alla generalità dei lavoratori. Tuttavia il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, all’articolo 24, commi 17 e 17- bis , interviene a riformare il citato decreto legislativo n. 67 del 2011: a seguito di tale intervento, a decorrere dal gennaio 2012 il beneficio fisso dei tre anni di anticipo della pensione viene eliminato, essendo previsto come unico meccanismo di uscita il sistema delle «quote». La quota è costituita dalla somma tra l'anzianità contributiva minima e l'età anagrafica. Oltre agli usurati, ad oggi il sistema delle «quote» si riferisce solo ai lavoratori salvaguardati, cioè coloro che sulla base di specifici provvedimenti legislativi possono continuare a godere delle regole ante-Fornero, tra cui c'era, per l'appunto, la possibilità di accedere alla pensione con le cosiddette quote. Sono 170 mila i lavoratori che si trovano in questa condizione: si tratta di lavoratori che avevano perso il lavoro entro il 2011 o che avevano, sempre entro tale data, stipulato accordi con il datore che prevedevano l'uscita nei mesi successivi. Gli altri lavoratori dipendenti, pubblici o autonomi non possono usufruire del pensionamento con le quote. Dovranno attendere i requisiti previdenziali introdotti dalla riforma Fornero e cioè: a) 41 anni e 6 mesi di contributi (42 anni e 6 mesi se uomini) indipendentemente dall'età anagrafica (pensione anticipata); 66 anni e 3 mesi di età unitamente a 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia). I lavoratori che hanno svolto attività usuranti possono pertanto andare in pensione, dal 1º gennaio 2015, con un'anzianità contributiva minima di 35 anni e una età pari a 61 anni e 3 mesi (62 anni e 3 mesi se autonomi). Tali requisiti si applicano anche ai lavoratori notturni che svolgono attività lavorativa per almeno 3 ore nell'intero anno lavorativo, oppure per almeno 6 ore per un minimo di 78 giorni l'anno. Ove invece, il lavoro notturno sia svolto per meno di 78 giorni, i valori di età e di quota pensionistica sono aumentati di due anni se il lavoro notturno annuo è stato svolto per un numero di giorni lavorativi da 64 a 71 e di un anno se le giornate annue in cui si è svolto il lavoro notturno sono state da 72 a 77. Oggi i requisiti per l'accesso alla pensione dei lavoratori impiegati in lavori usuranti sono quelli che risultano dalla tabella che segue: Tutti i requisiti sono soggetti agli adeguamenti in relazione alla speranza di vita e, pertanto, sono destinati a crescere ulteriormente dal 2016 in poi (salvo che debba sfortunatamente consolidarsi l'inversione della tendenza alla crescita dell'attesa di vita, verificatasi negli ultimi mesi). La normativa vigente presenta numerose criticità. La prima riguarda l'elenco delle mansioni usuranti, che appare non esaustivo, in quanto non comprende attività che per le loro peculiarità sarebbe opportuno inserire in tale elenco. La seconda attiene alla tabellazione dei limiti di età con cui andare in pensione. Tale criterio sembra derivante esclusivamente da motivi puramente ragionieristici, sul modello del taglio lineare che in questi anni ha sostituito una effettiva spending review . Soprattutto non si tiene conto della variabilità e complessità della macchina/valore uomo. Uno degli effetti pratici che si sono ottenuti con tale sistema è infatti quella di procrastinare l'età pensionabile, sull'assunto che il continuo allungamento della speranza di vita della popolazione garantisca un supplemento adeguato di anni di vita per operare uno scambio equo tra anni di pensione e anni di lavoro.