[pronunce]

Considerato che l'ordinanza di rimessione indica i termini della vicenda oggetto del giudizio a quo in modo del tutto generico, limitandosi ad enunciare (fra l'altro mediante un rinvio alle allegazioni della parte attrice) che la controversia è stata instaurata contro gli Stati Uniti d'America e contro tre marinai in "libera uscita", autori materiali di un non meglio specificato danneggiamento, per ottenere l'affermazione della responsabilità solidale dei convenuti e la loro condanna al risarcimento del danno; che il rimettente, nel procedere al giudizio di rilevanza della questione, dopo avere richiamato la deduzione della parte attrice, secondo cui i marinai autori materiali del danneggiamento, ancorché in provvisoria libera uscita, dovevano considerarsi in servizio, ed avere riferito che a sostegno di tale affermazione si poteva citare giurisprudenza italiana penale e contabile, sostiene che nel giudizio a quo la norma denunciata sarebbe applicabile proprio per la permanenza dello stato di servizio durante la libera uscita, senza peraltro indicare a quale delle due ipotesi previste dal paragrafo 5 dell'art. 8 della Convenzione di Londra la vicenda giudicata si dovrebbe ricondurre; che, infatti, tale norma contempla sia le richieste di indennizzo originate da atti od omissioni commessi da membri di una forza o da un elemento civile durante l'esecuzione di mansioni ufficiali, sia quelle derivanti da qualsiasi altro atto, omissione o fatto per cui una forza od un elemento civile siano responsabili legalmente; che - anche a voler ritenere che il rimettente (mostrando di considerare in servizio i militari in "libera uscita") si sia riferito alla prima ipotesi - la motivazione sulla rilevanza è del tutto insufficiente, non avendo il rimettente in alcun modo individuato, in via ermeneutica, il significato della norma denunciata, al fine di giustificare la riconduzione ad essa della fattispecie concreta; che, in particolare, il rimettente non ha chiarito che cosa debba intendersi agli effetti della Convenzione per "esecuzione di mansioni ufficiali" e se in tale concetto possa rientrare la "libera uscita" (anche al lume delle specificazioni di cui ai successivi paragrafi 6 e 7 dello stesso art. VIII), ma ha solo evocato giurisprudenza italiana che considererebbe in stato di servizio il militare in "libera uscita"; che, del resto, le stesse considerazioni varrebbero anche se l'ordinanza avesse inteso ricondurre la vicenda all'altra ipotesi prevista dal paragrafo 5 dell'art. VIII; che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9 delle norme integrative per i giudizi avanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE Dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 2 della legge 30 novembre 1955, n. 1335 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra gli Stati partecipanti al Trattato Nord Atlantico sullo statuto delle Forze armate, firmata a Londra il 19 giugno 1951), nella parte in cui ha ratificato l'art. VIII, paragrafo 5, della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951, sollevata, in relazione agli artt. 3, 24 e 25 della Costituzione, dal Giudice di pace di Trieste con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 novembre 2001. Il Presidente: Santosuosso Il redattore: Bile Il cancelliere: Di Paola Depositata in cancelleria il 22 novembre 2001. Il direttore della cancelleria: Di Paola