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In ogni caso, a dimostrazione che la nostra non è una posizione pregiudiziale, noi ci asterremo sul provvedimento e continueremo il nostro impegno per cercare di dare un contributo al Paese. (Applausi dal Gruppo Misto e del senatore Di Marzio) . CALANDRINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CALANDRINI (FdI) . Signor Presidente, con il disegno di legge che oggi è all'attenzione del Senato di fatto siamo congelando un miliardo e mezzo di euro: è un provvedimento che, se non migliora i nostri conti, almeno in questo momento non li peggiora, vista la mancata procedura di infrazione per i conti pubblici da parte dell'Unione europea. Quindi, prendiamo atto con soddisfazione del superamento di questo rischio, perché - come ho già avuto modo di dire nel mio intervento di ieri - sarebbe stata una pessima figura per quello che l'Italia rappresenta nel contesto dell'Unione europea. Ciò non toglie comunque che il rischio che abbiamo scongiurato riapre il nodo ancora più stringente della sovranità del nostro Paese. Le politiche europee di rigore hanno portato alla più lunga crisi economica della storia ed hanno anche incrinato i nostri rapporti con l'Unione europea, seppure ne rimaniamo convinti sostenitori e ne resteremo sempre i fondatori. Quel che è peggio è che hanno allontanato gli italiani dall'Europa e dal sogno che tutti avevamo di un'Europa diversa. Uscire da questa sudditanza è necessario per l'Italia che vive di lavoro e non di finanza. Noi vogliamo un'Europa di popoli sovrani e non una costrizione di popoli, tantomeno una costrizione di banche. È questa l'occasione per ribadire come da questo Governo ci aspettavamo un impegno maggiore per cambiare il nostro rapporto con l'Europa, che non può farci i conti in tasca e poi remarci contro, letteralmente, quando le navi battenti bandiere di altri Paesi europei forzano i nostri confini e attraccano con forza e prepotenza nei nostri porti. Unione europea non è unione di conti, è anche unione di intenti e di scopi e vorrei che fosse anche un'unione dei porti italiani: su questo prendo atto che siamo su posizioni e soluzioni quanto mai distanti. Questo decreto-legge mette a riserva, quindi di fatto congela, un miliardo e mezzo di euro, ma per noi (e lo abbiamo detto in sede di approvazione di bilancio dello scorso anno, su cui abbiamo espresso voto contrario) era e resta insufficiente. Quanto chiesto da Fratelli d'Italia ed espresso nell'ordine del giorno presentato ieri in Commissione bilancio, da me predisposto, discusso e accolto come raccomandazione dal Governo, è che siano fatti quei passi in avanti, che sono stati continuamente rinviati, per dare modo all'Italia di crescere. Ripeto, un miliardo e mezzo di euro non è sufficiente, è solo una base di partenza, ma non basta. Noi chiediamo una terapia d'urto, un investimento massiccio che possa portare alla crescita. Parliamo di crescita demografica, innanzitutto, con il sostegno concreto alle famiglie italiane; una crescita che passa per la riduzione della pressione fiscale, quindi noi lo ribadiamo a gran voce: la flat tax incrementale. Il ministro Salvini non è presente oggi, ma lo abbiamo ascoltato nell'incontro che ha avuto alcuni giorni fa con le parti sociali. Sappiamo - lo ha detto a chiare lettere - che questa è anche la sua priorità; lo ha detto recentemente rilanciando la flat tax . Noi glielo chiediamo di nuovo: faccia questa flat tax incrementale. Ieri ho ascoltato il collega Zuliani, intervenuto dopo di me, e che, come me, ha accolto positivamente l'ipotesi di introduzione della flat tax incrementale. Ministro Salvini, come ha trovato l'intesa con il suo alleato di Governo per una misura per noi ingiusta e inconcepibile come il reddito di cittadinanza, faccia il massimo per arrivare a questa misura che famiglie e imprese le chiedono a gran voce e che sarebbe, come abbiamo sempre sottolineato, a costo zero per le casse dello Stato. Allo stesso modo chiediamo agli amici della Lega di sbloccare quelle infrastrutture rimaste solo sulla carta e che continuano a tagliare l'Italia in più parti scollegate tra di loro. Sono mancati investimenti che costano all'Italia altrettanti mancati investimenti di chi sceglie di andarsene, perché i collegamenti o non funzionano o non sono sufficienti. Questi 1,5 miliardi di euro sono una valida base di partenza e noi vi chiediamo di metterli a frutto, perché sappiamo - ce lo ha detto l'altro ieri il Presidente dell'INPS - che, sebbene siamo in presenza di un accantonamento per così dire prudenziale, in realtà i risparmi su quota 100 e reddito di cittadinanza saranno ben più alti del miliardo e mezzo di euro, perché arriveremo all'incirca a 2 miliardi di euro. Ripartiamo da qui, allora. Serve la volontà politica per fare delle misure che non devono avere colore politico, ma il solo obiettivo di rendere l'Italia un Paese migliore, un Paese da cui aziende e giovani non scappino più. Purtroppo, le continue liti che vediamo in questo Governo ci dimostrano che siamo in presenza di una coalizione innaturale, che si traduce in un immobilismo che paga il Paese, per intero. Gli amici della Lega pagano un conto altissimo a questa alleanza. Gli interessi della parte produttiva del Paese vengono sacrificati sull'altare della continuità del rapporto con i 5 Stelle, che tengono sotto ricatto il Governo. Noi siamo l'Italia che vuole fare, l'Italia di chi crea lavoro, e dall'altra parte ci sono quelli che rappresentano un'Italia che ha paura e che vuole bloccare tutto. Da una parte c'è l'Italia dei no, mentre noi dobbiamo essere l'Italia dei sì. Dobbiamo essere il Paese della creatività, non il Paese delle rinunce. Prendiamo atto comunque degli sforzi fatti dagli amici della Lega per creare le condizioni di una ripartenza. Signor Presidente, noi ci asterremo in questa votazione, e non possiamo fare altrimenti. Se da una parte accogliamo con favore i risparmi, soprattutto per quel che riguarda le mancate spese del reddito di cittadinanza, non possiamo votare favorevolmente niente che includa questa misura che noi abbiamo osteggiato con tutte le nostre forze. Tuttavia, non siamo neppure manifestamente contrari a questo decreto-legge che ci accingiamo a convertire. La nostra astensione è segno di un investimento verso quella richiesta forte che viene dagli elettori di un Governo che guarda allo sviluppo; un'idea che è vincente, come abbiamo visto, in tutte le elezioni regionali che si sono succedute nell'ultimo anno; ha successo in quelle locali e prefigura il futuro di un centrodestra diverso. Purtroppo, dobbiamo constatare che questi saldi di finanza assestano assetti che per noi restano ancora insufficienti e che ci auguriamo di vedere trasformati in altro, in misure concrete, nella prossima manovra di bilancio. (Applausi dal Gruppo FdI) . MANCA (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MANCA (PD) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, facciamo il tifo per l'Italia sempre: fa parte della nostra identità.