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Stavo ragionando in questi giorni su una risposta ad un'interrogazione da parte del Mise, laddove ci veniva detto in termini di trivelle, in termini di politiche sulla ricerca degli idrocarburi, che tanto si spenderanno circa 500 milioni di euro in oneri e in sanzioni a carico dello Stato per le sospensive che sono state attuate. Poi magari, con tanta enfasi, si sbandiera che con la riforma del Parlamento, che di fatto andrà a privare di rappresentanza molti territori, si risparmiano 500 milioni all'anno. Ma, se da una parte si risparmiano 500 milioni, dall'altra li si butta in sanzioni, che sono conseguenza del fatto che si è voluto bloccare lo sviluppo. C'è dunque una continua contraddizione nella politica di questo Governo, che poi leggiamo nelle cifre di bilancio dello stesso rendiconto generale che, pur rappresentando il rendiconto di Governi diversi (Governo Gentiloni Silveri prima e Governo Conte poi), di fatto nei numeri dice maggiore spesa corrente e minore spesa in conto capitale. Si tratta dunque di un Governo - lo ribadisco - che non riesce a fare una politica coerente, unitaria e decisa in una direzione piuttosto che in un'altra. Questa è la riflessione politica che, in sede di discussione generale, mi sovviene. Su questo Fratelli d'Italia cercherà di impegnarsi in questo Parlamento, se vi ostinerete a voler restare qui e a voler guidare il Paese senza avere una chiarezza politica di fondo. Come Fratelli d'Italia saremo qui a ricordarvi queste cose: lo faremo in Commissione e in Aula. L'auspicio, però, è che le prossime manovre finanziarie e le prossime leggi di bilancio vengano fatte da una maggioranza politica davvero coesa, capace di dare un indirizzo al Paese e che sappia guardare a testa alta l'Europa, senza andare a pietire e ad ascoltare passivamente le raccomandazioni europee, ma cercando di imporre una politica che sia veramente nell'interesse degli italiani, degli imprenditori e di quegli investitori stranieri che credono nell'Italia, ma poco in questo Governo. (Applausi dal Gruppo FdI) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pesco. Ne ha facoltà. PESCO (M5S) . Signor Presidente, non ruberò molto tempo all'Aula per parlare del rendiconto generale e dell'assestamento del bilancio. Il rendiconto generale è un provvedimento molto importante, che serve a fotografare la situazione economico-finanziaria del Paese registrata lo scorso anno e, soprattutto, a fare il confronto tra l'anno appena trascorso e l'anno precedente. Devo dire che l'attuale maggioranza e l'attuale Governo, pur avendo ereditato una situazione economico-finanziaria non facile per una legge di bilancio fatta da altre forze politiche, sono comunque riusciti a chiudere l'anno in modo sufficientemente egregio per poter essere soddisfatti. Dal punto di vista degli accertamenti è utile evidenziare che, sul fronte delle entrate finali, le cose nel 2018 sono andate meglio che nel 2017, con 591 miliardi contro i 582 dell'anno precedente. Analogo discorso si può fare per le spese finali, laddove il risparmio è comunque non superiore a mezzo miliardo. In tutto questo si può rimarcare che, per quanto riguarda il ricorso al mercato, dai 281 miliardi di prestiti accesi nel 2017 siamo scesi, forse per fortuna, a 249 miliardi e questo sicuramente è un buon segnale di cui tenere conto. Un altro dato evidente degno di menzione è che continuiamo a fare avanzo primario: dai 24 miliardi del 2017, siamo riusciti ad arrivare a 27 miliardi nel 2018, il che vuol dire che, se alle entrate sottraiamo le spese, il risultato è di 27 miliardi: parliamo di avanzo primario, per cui non ci sono gli interessi, con i quali sappiamo che purtroppo andiamo oltre. È un fardello che ci portiamo da moltissimi anni e stiamo facendo il possibile con tutte le azioni messe in campo da questo Governo e da questa maggioranza per riuscire a ridurre il costo degli interessi. Da questo punto di vista, i dati che siamo riusciti a ottenere nelle ultime settimane fanno ben sperare, visto che lo spread è sceso praticamente intorno ai 200 punti base: la scorsa settimana siamo scesi anche a valori inferiori e questo ci dà un'ottima speranza per continuare a fare meglio. Se riuscissimo a fare meglio, potremmo dire che arriveremo a chiudere il 2019 con un rapporto deficit -PIL del 2,04 per cento, nel senso che sicuramente riusciremo a mantenere quello che abbiamo promesso. Tuttavia, nel 2020, con un risparmio sulla quota interessi che potrebbe crescere, potremmo veramente scendere a dei livelli ancora inferiori: questa è sicuramente una buonissima cosa. Sempre nel 2018 va ricordato che siamo riusciti ad invertire la rotta per ciò che riguarda gli investimenti: siamo riusciti a far crescere la quota sugli investimenti fissi lordi del 20,9 per cento. Questa è una netta inversione di tendenza, visto che negli ultimi dieci anni gli investimenti hanno sempre continuato a scendere. Per fortuna, siamo riusciti a farli crescere. Questi sono i fatti. Quindi, pur avendo ereditato una situazione non facile, questa maggioranza e questo Governo sono riusciti a chiudere il 2018 in modo rispettoso degli impegni presi in sede europea. Passando alle misure dell'assestamento, è utile evidenziare che, unitamente al risparmio di 1,5 miliardi di euro che riusciremo ad ottenere da quota 100 e dal reddito di cittadinanza (risparmio che abbiamo cristallizzato la settimana scorsa con la conversione in legge in Senato del decreto-legge 2 luglio 2019, n. 61), riusciremo ad arrivare ad una correzione del saldo di bilancio per il 2019 pari a 7,6 miliardi di euro. Questi 7,6 miliardi di euro di miglioramento dei conti pubblici sono dovuti a maggiori entrate riguardanti la Banca d'Italia e la Cassa depositi e prestiti. Si tratta di maggiori utili a cui possiamo unire i maggiori utili che faremo con le famose norme sulle rottamazioni. Sono misure che possono anche diventare di carattere strutturale, visto che gli utili provenienti dalla Banca d'Italia derivano da leggi dello Stato, quindi possiamo essere certi che continueranno ad esserci. Questo ci fa ben sperare per i conti pubblici. Inoltre, ricordiamo che gli utili della Banca d'Italia derivano anche dalle misure fatte sul famoso quantitative easing . Visto che con i titoli di Stato comprati negli anni passati effettivamente Banca d'Italia riesce ad ottenere maggiori utili, grazie ai nostri tassi sui titoli di Stato, diciamo che di questo possiamo essere non dico fieri, ma soddisfatti. Abbiamo ottenuto una correzione di tale portata senza mettere le mani in tasca agli italiani: questa è una cosa fondamentale da ricordare. (Applausi dal Gruppo M5S) . È una misura correttiva - ripeto - realizzata senza aver messo le mani in tasca agli italiani. Siamo riusciti davvero a fare degli ottimi miglioramenti dei conti pubblici senza aumentare le tasse. Giova quindi sottolineare che bisogna continuare su questo cammino.