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Pertanto, più peggiora l'emergenza, più l'ufficio tecnico si deve occupare di questioni sanitarie e meno tempo a preoccuparsi di tutto il resto del lavoro. Abbiamo bisogno di aiuti rapidi e concreti per le nostre attività e anche per le nostre famiglie. Mi pare di intuire anche che il meccanismo che passa dai ristori al sostegno sarà diverso e non verrà più calcolato in base al codice Ateco e nemmeno in base alla perdita di fatturato, ma considerando in primo luogo le spese vive di un'attività. È vero, infatti, che le viene erogato un sostegno di 1.000 euro, ma se uno ne ha 2.000 da pagare fra affitto, utenze o altre spese, il contributo è già sparito. Gli aiuti vanno quindi dati nel modo giusto, il che non è dato solo dalla quantità, ma anche dalla modalità, e ovviamente è la rapidità che fa la differenza (Applausi) . Vi è poi la questione importante dei vaccini. In Lombardia stiamo già dando un occhio di riguardo alle zone più colpite: partendo dai Comuni del Bresciano, ci si è allargati alla fascia cuscinetto di quelli del Bergamasco e oggi partono le adesioni per la campagna vaccinale nelle scuole; pertanto, grazie anche alla Regione Lombardia, si sta dando priorità alle zone più colpite, proprio per arginare questo contagio che sta notevolmente aumentando, con una velocità preoccupante soprattutto a causa delle nuove varianti. Con gli emendamenti al provvedimento che poi abbiamo trasformato in ordini del giorno, abbiamo chiesto di dare un'agevolazione per esempio ai Comuni montani, per consentire spostamenti con un raggio più esteso (50 chilometri invece di 30), per dare alla gente che abita in questi territori, che è molto più isolata, la possibilità di andare dove ha bisogno (per questioni di necessità, per la famiglia, per fare la spesa e quant'altro). Sempre nell'ottica, da una parte, di organizzare il lavoro dei Comuni e, dall'altra, di non creare problemi ai cittadini, abbiamo chiesto di trovare un metodo - e so che se ne è parlato anche al Governo, ma non era questo il momento per sistemare la questione - per il problema delle proroghe, perché nel provvedimento in esame se ne parla (tra cui quella dei permessi di soggiorno). Non mi riferisco però solo a quello che è presente in questo provvedimento, ma anche alla proroga delle carte d'identità, delle patenti, dei passaporti e dei porti d'armi, perché continuiamo a prorogare, ma poi arriveremo a un punto in cui tutto scadrà esattamente lo stesso giorno e bisognerà capire come fare, perché la gente dovrà fare file chilometriche per avere i documenti. Occorre quindi cominciare a pensare a una dilazione, prendendo magari spunto dai documenti che sono scaduti prima, perché queste proroghe vanno avanti da più di un anno, e cominciare a evadere, in quanto i nostri Comuni comunque non sono fermi, non è che non hanno più fatto carte d'identità; peraltro ci dicevano dal Dipartimento della pubblica sicurezza che comunque sono stati rinnovati circa 700.000 permessi di soggiorno su 1,4 milioni, perché si ha il diritto di chiederlo; rischiamo però di trovarci a un punto in cui tutto salterà per aria, perché ci saranno veramente liste d'attesa infinite. Abbiamo un pensiero per le famiglie che in questo periodo avrebbero la difficoltà di avere i bambini a casa, qualora si dovessero chiudere ancora le scuole: penso alle zone rosse, ma anche ai nuovi criteri adottati sulla percentuale di contagi anche in quelle arancioni e gialle. Dobbiamo quindi trovare velocemente una soluzione a questo problema, sia con aiuti economici sia con bonus baby sitter o quant'altro, ma facciamo in modo che la gente e le nostre famiglie non si sentano abbandonate. Esprimo quindi il mio ringraziamento per la collaborazione che c'è stata in questi giorni; sono felice di poter dare finalmente un contributo fattivo anche all'interno di questo nuovo Governo. In questa fase così grave, da bergamasca e da sindaco, non posso che mandare un abbraccio alla mia gente e ai miei colleghi, in particolare di Bergamo, perché siamo molto preoccupati di questo nuovo periodo che ci attende. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Evangelista. Ne ha facoltà. EVANGELISTA (M5S) . Signor Presidente, con il decreto-legge n. 2 del 2021, recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento e prevenzione dell'emergenza sanitaria da coronavirus e di svolgimento delle elezioni per l'anno 2021, il Consiglio dei ministri ha dichiarato per ulteriori tre mesi, e quindi fino al 30 aprile 2021, lo stato di emergenza nazionale, estendendo l'applicabilità delle misure restrittive già previste dal decreto-legge n. 19 del 2020, nonché delle ulteriori misure circa spostamenti, riunioni e svolgimento delle attività economiche di cui al decreto-legge n. 33 del 2020. Il secondo Governo Conte è finito ed è iniziato un Governo nuovo, quello del Presidente, perché il professor Draghi è stato scelto direttamente dal presidente Mattarella e non dalle forze politiche in Parlamento. Tuttavia, la pandemia resta e così le sue gravissime conseguenze sul piano socio-economico. Ecco quindi che l'agenda politica continua a essere dettata dal virus e le misure restrittive della libertà di spostamento dei cittadini continuano ad essere determinanti al fine del contenimento della diffusione del contagio. Ebbene, il provvedimento che oggi ci accingiamo ad approvare disciplina il divieto di spostamento tra Regioni fino al 15 febbraio, misura in realtà già ulteriormente prorogata fino al 27 su tutto il territorio nazionale dal Consiglio dei ministri del 22 febbraio 2021, sempre salvi, naturalmente, gli spostamenti per comprovate esigenze di lavoro, salute e necessità, nonché il divieto di spostamento all'interno della stessa Regione e Provincia, con i limiti e le condizioni previsti per gli spostamenti presso abitazioni private tra le ore 5 e le ore 22 in zona gialla e all'interno dello stesso Comune in zona arancione, nel limite di due persone, oltre ai figli minori di anni quattordici e disabili. Si tratta quindi di un decreto che adotta un criterio di mappatura dell'Italia in diverse zone colorate a seconda del coefficiente RT, dunque un criterio flessibile, in quanto prevede una gradualità di limitazioni a seconda che la Regione interessata sia appunto gialla, arancione, rossa o bianca (come è oggi la Sardegna), e che fa superare il più pesante e generalizzato lockdown totale, che abbiamo conosciuto nei primi mesi della pandemia e che, se protratto ulteriormente, avrebbe pregiudicato più gravemente la situazione socio-economica del Paese. Vediamo infatti che ancora oggi i dati attuali del contagio non sono rassicuranti, perché in 12 Regioni non scendono, ma aumentano i casi positivi, in tre l'occupazione dei posti letto in ospedale supera la soglia del 40 per cento in area medica e in cinque quella del 30 per cento delle terapie intensive. L'indice RT, infatti, è appena sotto l'1 e la cosa che più preoccupa i virologi è la diffusione della variante inglese al Covid-19, presente purtroppo in 14 Regioni delle 16 prese in considerazione.