[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 275 del codice di procedura penale, promosso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro nel procedimento penale a carico di D. M. P. con ordinanza del 20 luglio 2010, iscritta al n. 50 del registro ordinanze 2011, e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 13, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 22 giugno 2011 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo.. Ritenuto che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, con ordinanza depositata il 20 luglio 2010, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 275 del codice di procedura penale, in riferimento agli articoli 2, 3, 29, primo comma, 30, primo e secondo comma, 31, secondo comma, della Costituzione, nella parte in cui non prevede «il divieto di disporre e mantenere la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, quando imputata sia la madre di prole, con lei convivente, totalmente invalida, che versa in condizioni di salute particolarmente gravi e che, per tale ragione, necessita di continue cure ed assistenza o il padre, qualora la madre sia deceduta o sia assolutamente impossibilitata a fornire alla prole le cure e l'assistenza di cui ha ininterrottamente bisogno»; che il rimettente riferisce di dover decidere in ordine ad una istanza di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere, avanzata dalla difesa nell'interesse di D. M. P., imputato del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso e di estorsione aggravata, ai sensi dell'art. 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152 (Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata e di trasparenza e buon andamento dell'attività amministrativa), convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203; che il predetto imputato, nel mese di luglio 2008, è stato sottoposto alla misura della custodia in carcere per i reati sopra indicati e, nel novembre 2009, a seguito di giudizio abbreviato, è stato dichiarato colpevole dei reati a lui ascritti ed è stato condannato, con la diminuente del rito, alla pena di anni otto di reclusione; che, in data 14 dicembre 2009, il difensore ha formulato richiesta di sostituzione della misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari, deducendo e documentando, mediante la produzione di copiosa certificazione medica rilasciata da strutture mediche ospedaliere pubbliche, che la figlia del proprio assistito, di anni sette, è affetta sin dalla nascita da una gravissima malattia genetica e da connesse patologie invalidanti che, incidendo in modo rilevante su importanti funzioni vitali, la rendono bisognosa di continue cure ed assistenza, da praticarsi anche nell'ambito di centri specialistici situati fuori Regione; che tale assistenza, ad avviso del difensore, non può essere assicurata soltanto dalla madre, perché ella non solo è costretta ad allontanarsi da casa per parecchie ore al giorno, per svolgere l'attività lavorativa necessaria ai fini del sostentamento del nucleo familiare, ma anche perché, essendo madre di altro figlio minore, deve attendere alle proprie funzioni genitoriali anche nei confronti di quest'ultimo, al quale deve comunque assicurare il soddisfacimento delle normali esigenze di vita; che, inoltre, come il giudice a quo rileva, la difesa ha posto in evidenza che detto minore è costretto ad affrontare periodicamente situazioni di estremo disagio, dovendo lasciare la propria abitazione, anche per lunghi periodi, ogni qualvolta per la sorella si rendano necessari ricoveri presso strutture ospedaliere situate in città lontane da quella in cui il nucleo familiare abitualmente vive; che il difensore, poi, osserva che tale situazione, non potendo essere gestita soltanto dalla moglie dell'imputato, di fatto priva la piccola C. della possibilità di ricevere le cure di cui ha bisogno, in modo continuativo, cure che, peraltro, essendo particolarmente invasive e dolorose, richiedono la collaborazione di almeno uno dei genitori, i soli in grado di fornire quell'assistenza, non solo materiale, ma anche e soprattutto morale ed affettiva, che può lenire il dolore e la profonda sofferenza che la sottoposizione a tali terapie necessariamente comporta; che, tanto premesso, il rimettente aggiunge che in data 9 dicembre 2009 ha respinto l'istanza di sostituzione della misura cautelare ponendo in evidenza che a carico dell'imputato, da poco condannato alla pena di otto anni, l'unico regime cautelare applicabile, alla luce dei reati di cui è stato ritenuto responsabile, in considerazione delle ultime novelle legislative, è quello della custodia in carcere, non ricorrendo nel caso di specie l'ipotesi di cui all'art. 275, comma 4, cod. proc. pen. , per avere la figlia dell'imputato più di tre anni; che, in data 4 maggio 2010, il difensore ha presentato una nuova istanza di concessione all'imputato della misura degli arresti domiciliari, deducendo a fondamento di essa che, pochi giorni prima, la bambina era stata sottoposta ad un delicatissimo intervento chirurgico a causa dell'insorgenza di una grave e imprevedibile complicanza determinata dalle patologie da cui è affetta; che, anche in tale occasione, la difesa ha segnalato la particolare gravità dello stato di salute della minore, l'imprevedibile decorso dello stesso, nonché la radicale e assoluta impossibilità per la moglie dell'imputato di conciliare adeguatamente la gestione di tale dolorosa situazione con la necessità di svolgere una normale attività lavorativa e, al contempo, di provvedere alle ordinarie esigenze di vita di un altro minore in tenera età; che la difesa, inoltre, ha sottolineato lo stato di profonda sofferenza morale e psicologica della bambina che, per ragioni a lei certamente non comprensibili, si vede privata, in un momento di grande disperazione, dell'amore e del sostegno del padre; che il rimettente, poi, dà atto che dagli accertamenti disposti in merito alle affermazioni circa lo stato di salute della minore, è risultato che la piccola, in data 22 aprile 2010, è stata ricoverata in regime di urgenza presso l'ospedale per essere sottoposta ad un delicato intervento resosi necessario a causa dell'insorgenza di una imprevedibile e grave complicanza; che, infatti, dalla certificazione trasmessa dall'ospedale pediatrico, presso il quale la bambina era stata ricoverata, è emerso che la minore è affetta sin dalla nascita dalla sindrome di A. C.; che è portatrice di schiena bifida, di una derivazione ventricolare cerebrale e di esiti in paraparesi, conseguenti alla patologia neurologica di base; che necessita di cure continue, essendo peraltro portatrice di vescica neurogena: patologia la quale comporta una "uro riabilitazione" quotidiana della vescica, per mezzo di cateterismo intermittente, che deve essere eseguito dalla famiglia 4 - 5 volte al giorno; che abbisogna di controlli clinici periodici per possibili infezioni urinarie e altre conseguenze neurologiche;