[pronunce]

– La deducente, premesso di essere stata posta in liquidazione coatta amministrativa, come tutte le altre gestioni liquidatorie delle soppresse unità sanitarie locali della Regione Puglia, con decreto del Presidente della Giunta regionale 18 aprile 2003, n. 261, e di avere, conseguentemente, chiesto la dichiarazione di improcedibilità o improseguibilità o, comunque, di interruzione del giudizio a quo, dovendo – secondo consolidata giurisprudenza di legittimità – ogni pretesa creditoria essere fatta valere nel procedimento di verificazione dello stato passivo, nell'ambito della procedura concorsuale, eccepisce, in primo luogo, l'irrilevanza della questione, dal momento che l'assoggettamento alla liquidazione coatta amministrativa comporta, necessariamente, la improcedibilità o improseguibilità del giudizio di appello. 1.4.2. – In secondo luogo, la deducente osserva che il giudice rimettente sospetta la violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., in quanto la norma denunciata non atterrebbe «al settore sanitario, ma piuttosto a quello finanziario e processuale». Sennonché il parametro costituzionale evocato contempla le materie «giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa», non anche la materia finanziaria; «ne discende che risulta del tutto generica e nebulosa la censura mossa» e «ciò rende inammissibile la questione». 1.4.3. – Infine, la deducente sostiene che la norma censurata rientra nella competenza regionale in materia sanitaria, «non essendo dubitabile che l'assoggettamento alla liquidazione coatta amministrativa delle gestioni liquidatorie delle soppresse USL risponda alla finalità di controllo della spesa sanitaria e costituisca uno strumento di ripiano del disavanzo della spesa sanitaria regionale»; donde la infondatezza della questione. 1.5. – È intervenuta nel giudizio la Regione Puglia, in persona del Presidente della Giunta pro tempore, la quale ha concluso per l'inammissibilità e l'infondatezza della questione. 1.6.– In prossimità dell'udienza, la «gestione liquidatoria della ex USL FG/2 di San Severo in liquidazione coatta amministrativa», ha depositato memoria con la quale, preliminarmente, ribadisce l'eccezione di inammissibilità della questione per irrilevanza, osservando che l'assoggettamento alla liquidazione coatta amministrativa comporta, non già l'interruzione, ma l'improseguibilità del giudizio. Ribadisce, altresì, l'eccezione di inammissibilità della questione, in quanto il parametro costituzionale evocato contempla le materie «giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa» e non anche la materia finanziaria. 1.6.1. – Nel merito, la deducente riafferma la tesi che la norma censurata rientra nelle materie sanitaria e finanziaria, di competenza legislativa regionale ai sensi dell'art. 117, terzo comma, Cost. In particolare, osserva che – in armonia con quanto dispone l'art. 4, comma 3, del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347 (Interventi urgenti in materia di spesa sanitaria), convertito, con modificazioni, nella legge 16 novembre 2001, n. 405, circa la copertura degli eventuali disavanzi di gestione da parte delle Regioni «con le modalità stabilite da norme regionali» – l'assoggettamento alla liquidazione coatta amministrativa delle gestioni liquidatorie delle soppresse unità sanitarie locali risponde alla finalità di controllo della spesa sanitaria e costituisce, appunto, una delle misure idonee al contenimento di detta spesa. D'altronde, la liquidazione coatta amministrativa, con il suo carattere di procedura eminentemente amministrativa, cui più volte la Corte costituzionale ha riconosciuto piena legittimità, rappresenta «una mera variante procedurale delle gestioni liquidatorie degli enti soppressi». La norma censurata, secondo la deducente, non comporta nemmeno violazione dell'art. 2 della legge fallimentare («La legge determina le imprese soggette a liquidazione coatta amministrativa, i casi per le quali la liquidazione coatta amministrativa può essere disposta e l'autorità competente a disporla»), in quanto la «legge», cui esso rinvia, ben può essere una legge regionale, nelle materie di competenza legislativa delle Regioni. Infine, come è stato più volte affermato dalla Corte costituzionale, nella liquidazione coatta amministrativa l'obbligatorietà del preventivo espletamento del procedimento amministrativo per l'accertamento dei crediti non comporta illegittima limitazione della tutela giurisdizionale, ma solo un semplice differimento di questa. 1.7. – L'interventrice Regione Puglia, con memoria depositata in prossimità dell'udienza, eccepita, in via preliminare, l'inammissibilità della questione per erronea indicazione del parametro costituzionale, nel merito, osserva che, a seguito della riforma costituzionale del 2001, le Regioni sono divenute titolari, in materia sanitaria, di una competenza legislativa concorrente dai confini più ampi rispetto a quella del previgente art. 117 Cost. Infatti, la Corte costituzionale ha riconosciuto che nel nuovo Titolo V la materia «tutela della salute», di cui al terzo comma dell'art. 117 Cost., è assai più ampia rispetto alla precedente materia «assistenza sanitaria ed ospedaliera» (da ultimo, sentenze n. 181 del 2006 e n. 270 del 2005). Nella materia «tutela della salute» non può, dunque, non rientrare «anche tutta quella disciplina attinente l'organizzazione del servizio sanitario». Posto che, a seguito della soppressione delle unità sanitarie locali, è stata realizzata – come statuito dalla giurisprudenza di legittimità – una sorta di successione ex lege delle Regioni nei rapporti obbligatori già di pertinenza delle gestioni liquidatorie delle soppresse USL, la decisione della Regione Puglia di assoggettare le predette gestioni liquidatorie alla procedura di liquidazione coatta amministrativa è una scelta «totalmente riconducibile alle modalità gestionali-operative, che la Regione ha compiuto all'interno di un proprio ambito competenziale, giustificata dalla necessità impellente di far fronte ad una situazione di palese dissesto finanziario». Si tratta, quindi, di una scelta che, «riguardando da vicino l'organizzazione sanitaria locale, rientra a pieno titolo nella potestà legislativa regionale». 1.7.1. – Sotto altro profilo, l'interventrice osserva che la norma regionale censurata risponde al modello previsto dalla normativa statale in tema di liquidazione di enti pubblici soppressi e rappresenta una coerente trasposizione in ambito regionale degli strumenti già adottati da detta normativa, volti essenzialmente a razionalizzare la spesa pubblica e a conseguire obiettivi generali di finanza pubblica. Sotto un ulteriore profilo, osserva che la liquidazione coatta amministrativa non ha carattere giurisdizionale, rivestendo invece i tratti di una procedura amministrativa, e che essa, come riconosciuto più volte dalla Corte costituzionale, non comporta alcuna illegittima compressione della tutela giurisdizionale.