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Educazione di genere e superamento di stereotipi sessisti devono, altresì, rivolgersi al superamento di un ulteriore aspetto discriminatorio di genere, che pure si riscontra nel sistema scolastico: la possibile persistenza di pratiche dualistiche nell'insegnamento e nelle relazioni tra docenti e allievi in base al genere, nonché il preconcetto della congenialità «di genere» delle discipline e delle professioni rispettivamente riferibili alle macroaree disciplinari umanistica e scientifica. Le problematiche in esame sono state affrontate dalla risoluzione 2012/2116(INI) del Parlamento europeo, del 12 marzo 2013, sull'eliminazione degli stereotipi di genere nell'Unione europea. Nella parte riguardante la formazione è stata anzitutto affermata la rilevanza dei programmi scolastici nel perpetuare discriminazioni di genere – e, di conseguenza, nel condizionare l'effettiva libertà delle future scelte dei discenti, fattisi cittadini adulti, e l'accesso ai diritti loro spettanti – laddove non correttamente orientati al superamento di stereotipi sessisti. La risoluzione, sulla base di indirizzi pedagogici largamente condivisi, ha affermato che la nozione di uguaglianza può essere instillata nei bambini sin dalla più tenera età e che un'educazione basata sul riconoscimento della parità è la strada da percorrere per il superamento degli stereotipi di genere. Agli Stati membri è stato perciò richiesto di valutare programmi di studi e contenuto dei libri di testo nell'ottica di una riforma complessiva che conduca all'integrazione delle questioni di genere, quale tematica trasversale, in tutti i materiali didattici, sia in termini di eliminazione degli stereotipi di genere, sia in termini di maggiore visibilità del contributo e del ruolo delle donne nella storia, nella letteratura o nell'arte, anche nei primi livelli dell'istruzione. Gli Stati membri sono stati altresì sollecitati a predisporre specifici corsi di orientamento, nelle scuole primarie e secondarie e negli istituti di istruzione superiore, finalizzati a informare i giovani in merito alle conseguenze negative degli stereotipi di genere, nonché a incoraggiarli a intraprendere percorsi di studi e professionali superando visioni tradizionali che tendano a individuarli come tipicamente «maschili» o «femminili». Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea, con la raccomandazione 2006/962/CE del 18 dicembre 2006, hanno definito il quadro delle competenze-chiave per l'apprendimento permanente, individuando, fra le altre, competenze sociali e civiche e consapevolezza ed espressione culturale, tra gli obiettivi generali di apprendimento e i relativi traguardi per lo sviluppo di bambini e di ragazzi per ciascuna disciplina e campo di apprendimento. Nella pratica, peraltro, in mancanza di un orientamento innovativo e adeguato, ragazzi e ragazze scelgono in prevalenza percorsi di studio che ricalcano i ruoli tradizionali: le ragazze sono sovrarappresentate negli indirizzi socio-pedagogici e artistici, mentre sono in minoranza negli istituti tecnico-scientifici. Le ultime linee guida nazionali per l'orientamento permanente dettate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (protocollo n. 004232 del 19 febbraio 2014) costituiscono un'importante inversione di tendenza, in quanto, recependo le indicazioni delle politiche europee e nazionali per la realizzazione degli obiettivi e delle strategie di Lisbona 2010 e di Europa 2020, fanno dell'orientamento non più solo lo strumento per gestire la transizione fra scuola, formazione e lavoro, ma «un valore permanente nella vita di ogni persona, garantendone lo sviluppo e il sostegno nei processi di scelta e di decisione con l'obiettivo di promuovere l'occupazione attiva, la crescita economica e l'inclusione sociale». Viene, inoltre, ribadita la centralità del sistema scolastico come luogo insostituibile nel quale ogni giovane deve acquisire e potenziare le competenze di base e trasversali per l'orientamento, necessarie a sviluppare la propria identità, autonomia, decisione e progettualità. Da ultimo, l'intervenuta ratifica della Convenzione di Istanbul del 2011 (legge n. 77 del 2013) impone a sua volta, in attuazione dell'articolo 14, rubricato «Educazione», di «intraprendere le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali scolastici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all'integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi» (paragrafo 1) e di «promuovere i princìpi enunciati al precedente paragrafo 1 nelle strutture di istruzione non formale, nonché nei centri sportivi, culturali e di svago e nei mass-media» (paragrafo 2). Le modifiche che il presente disegno di legge intende introdurre nell'offerta formativa scolastica di ogni ordine e grado si incentrano sul concetto di interdisciplinarità, con ciò intendendo sia l'individuazione di precise relazioni tra le diverse strutture disciplinari, sia la reciproca integrazione dei concetti fondamentali, sia l'organizzazione comune della ricerca e dei metodi didattici (obiettivi comuni, definizione di progetti unitari, eccetera).. 1 1 Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro delegato per le pari opportunità, previa intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano per quanto di loro competenza, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, adotta i provvedimenti necessari a promuovere l'integrazione, nei curricoli scolastici di ogni ordine e grado, dell'educazione alle differenze di genere quale metodo privilegiato per la realizzazione dei princìpi di eguaglianza e di piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea. 2 1 Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro delegato per le pari opportunità, previa intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano per quanto di loro competenza, definisce apposite linee guida affinché le istituzioni scolastiche, nella predisposizione del curricolo, all'interno del piano dell'offerta formativa, evidenzino il ruolo fondamentale che l'educazione alle differenze di genere svolge per il superamento degli stereotipi basati sul genere, per la promozione del rispetto reciproco e per la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali. 3 1 Per il conseguimento degli obiettivi di cui agli articoli 1 e 2, le università provvedono a inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti; organizzano l'offerta didattica e formativa dei corsi di laurea per gli insegnanti della scuola dell'infanzia e della scuola primaria e delle scuole di specializzazione per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria in un'ottica di genere, favorendo sia un approccio non neutro alle discipline sia lo sviluppo di adeguate competenze pedagogiche e didattiche.