[ddlpres]

essa, invece, dà luogo, più di ogni altro settore produttivo delle fondazioni, a un notevole indotto che arriva sino alla moda e ai beni di lusso, in quanto costituisce, in maniera indiscussa, l'espressione artistica visiva più alta dell'eleganza e della più poetica bellezza. In Italia, la figura del danzatore professionista rischia seriamente l'estinzione. Nonostante la presenza di precise finalità istituzionali di rilevante interesse nazionale già attribuite alle fondazioni, occorre concretizzare la rimozione degli ostacoli che ne hanno svilito il perseguimento (come sino ad oggi evidenziato) e la proposizione di nuove misure a sostegno della tutela artistico-culturale della danza italiana. Il presente disegno di legge introduce misure minime, non ulteriormente procrastinabili, a tutela e a salvaguardia della capacità produttiva in Italia della danza, del balletto, dei corpi di ballo e del « professionismo » dei danzatori (come di tutte le altre figure professionali coinvolte), senza che ciò comporti, di fatto, oneri aggiuntivi di spesa a carico dello Stato, mediante la riallocazione delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), nel senso di una equa ripartizione delle risorse globali già previste e stanziate, evitando che quelle disposte in favore della danza vengano ulteriormente sottratte e distratte, così da ripristinarle nel tempo. L'articolo 1 fissa la precisa nomenclatura che le fondazioni (compreso il Petruzzelli di Bari istituito dalla legge 11 novembre 2003, n. 310), disciplinate dal decreto legislativo 29 giugno 1996 n. 367, come novellato dalla legge 8 agosto 2019, n. 81, assumono con il presente disegno di legge. Tali fondazioni, che sono ora correttamente chiamate « lirico-sinfoniche - coreutiche », contengono già nel nome il riferimento diretto all'arte coreutica, esplicitando la pari dignità della danza con le altre arti e professioni e ribadendo che anche le attività di promozione e produzione di danza sono finalità di rilevante interesse nazionale attribuite istituzionalmente alle fondazioni, per il perseguimento delle quali sono state istituite (articoli 9 e 43 della Costituzione), alla stregua di quanto già implicitamente prevedeva la legge 14 agosto 1967, n. 800 (come confermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 153 del 21 aprile 2011). Finalità che, per il settore della danza, sono state spesso scientemente trascurate e via via sempre più marginalizzate, tanto da rendere necessario il presente intervento normativo, che inserisce espressamente la danza quale settore artistico di primario interesse per la tutela del patrimonio artistico culturale italiano. L'articolo 2 prevede, in maniera chiara e ineludibile, che nella promozione e nella tutela dell'educazione all'arte musicale è ricompresa la promozione e la tutela dell'educazione alla danza. L'espressa previsione della danza, quale precipua finalità primaria perseguita dalle fondazioni, ha lo scopo di collocare sullo stesso piano tutte le arti che sono tipiche e peculiari espressioni dell'arte italiana, senza che possa mettersi in discussione una eventuale supremazia dell'una rispetto all'altra. L'articolo 3 espone il principio generale secondo cui ripartire i contributi statali del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), riproporzionando i punteggi utili a tale ripartizione nel settore della danza e stabilendo che l'uso di corpi di ballo delle fondazioni che, in proprio o in coproduzione, editano spettacoli di danza, impone una ripartizione del FUS in loro favore in misura non inferiore all'85 per cento del punteggio massimo previsto per l'opera lirica. L'articolo 4, nell'ottica del sostegno della danza e della sua promozione produttiva, stabilisce che, nell'ambito del triennio di programmazione usuale e sino alla costituzione del corpo di ballo all'interno del proprio organico, sia prevista una programmazione equilibrata ed equa, bilanciata in termini percentuali, tra le produzioni d'opera lirica e le produzioni di balletto, cercando di assicurare l'ottimizzazione delle risorse artistiche rappresentate dai tersicorei, utile alla copertura dei costi impegnati e a un impiego corretto e funzionale del personale addetto ai corpi di ballo. Infatti, viene disposto un vincolo di destinazione delle spese globali, pari al 20 per cento di quelle globali impegnate dalle fondazioni, in favore della programmazione e produzione, anche in coproduzione, della danza. A tal fine, viene posto anche un vincolo di destinazione del FUS, pari all'ammontare del 5 per cento di quello globale, in favore delle fondazioni che hanno un proprio corpo di ballo o che, avendolo soppresso o non avendolo mai costituito, lo istituiscono nuovamente. Nel perseguimento delle medesime finalità viene disposto un vincolo di destinazione del FUS, pari al 2 per cento dello stesso, in favore delle fondazioni che hanno una propria scuola di ballo o istituiscono una propria scuola di ballo, in grado di offrire una formazione pluriennale completa e che rilasciano un diploma a conclusione dell'intero ciclo formativo. L'articolo 5 dispone, nello specifico, che i teatri, che hanno già in dotazione un proprio corpo di ballo, sono tenuti a rispettare l'organigramma previsto dal dalle piante organiche previgenti, se di miglior favore, alla riforma della legge n. 81 del 2019, e di poterle incrementare ulteriormente secondo le rinnovate esigenze di programmazione e produzione. È stabilito, inoltre, che i teatri presso i quali è stato eliminato il corpo di ballo, devono provvedere alla ricostituzione dello stesso o a istituirlo se non lo avevano o, in alternativa, che i teatri, che restino privi di un proprio corpo di ballo, dispongano comunque per una programmazione e produzione della danza, contribuendo finanziariamente, mediante l'utilizzo di un corpo di ballo già in dotazione presso la fondazione che ha provveduto alla costituzione dell'organico funzionale. Il che, assicura che i teatri, dotati di un proprio organico, possano implementare la pianta organica dei corpi di ballo stabili ovvero, per le nuove istituzioni, costituire una nuova pianta organica funzionale, nel termine perentorio di centottanta giorni, in un numero non inferiore a quello sufficiente per il perseguimento delle finalità individuate dalla presente legge. Al fine di evitare elusioni della norma, al comma 4, viene disposto che qualora i teatri non ottemperino all'obbligo di programmazione in coproduzione e di costituzione dei corpi di ballo, essi si vedranno ridotte le quote del FUS. La previsione di questo articolo, come il precedente, intende restituire alla danza le risorse e gli spazi che le sono state sottratte: in questo modo si assicura che la danza italiana e i ballerini professionisti italiani che la fanno vivere, non siano condannati a scomparire ma possano continuare ad avere un futuro, fornendo alle nostre compagnie gli strumenti per un buon funzionamento e per continuare a realizzare e rappresentare in Italia anche il repertorio ballettistico.