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le stesse scuole dove non si insegna educazione sessuale. Siate seri, lasciate fuori i più piccoli da questa norma di legge, anche perché le ingiustizie non si cancellano mai con delle iniquità: la legge deve avere misura e chi va contro la legge che evidenzia prepotenze deve essere punito e basta. A dirla tutta, la legge vigente già prevede punizioni per chi discrimina, per chi offende, per chi usa violenza, a prescindere da chi sia il soggetto che ha subito quelle violenze. Signor Presidente, le leggi per noi ci sono già. Volete migliorarle? Invece abbiamo davanti un disegno di legge che non farà che alimentare polemiche e storture. Noi oggi siamo chiamati a varare una norma contro la violenza e proprio per questo dobbiamo essere rigorosi nel non crearne di nuove, di violenze. Ma voi purtroppo questo vi ostinate a non capirlo. Che poi, a ben vedere questo disegno di legge non piace neppure a voi che l'avete fatto. Siete talmente confusi che non sapete più se il vostro leader è Enrico Letta, Matteo Renzi o Federico Lucia, in arte Fedez. Vi fate dettare la linea politica dagli influencer , ma la differenza tra noi e gli influencer è che loro fanno le storie su Instagram, che durano ventiquattr'ore, mentre noi qui dovremmo fare la storia, che dura ben più delle ventiquattro ore. La verità è che la sola forza di opposizione in questo Parlamento è Fratelli d'Italia, mentre voi dovreste avere i numeri schiaccianti per approvare questa legge; ma così non è e lo abbiamo visto in queste ore. Se siamo arrivati fino ad oggi è perché, quando dicevamo che questa maggioranza era troppo diversa per stare insieme, avevamo ragione e il disegno di legge Zan non è che l'ennesima prova di tutto ciò. Siete una maggioranza che sta insieme per evitare il voto, che non ha idee e quelle poche che ha sono pure confuse, contorte e pericolose, come dimostra questo testo di legge che è in approvazione. Infine permetteteci un appunto: quanta ipocrisia in questi banchi. Gli stessi che oggi si ergono a paladini, a difensori dei diritti degli omosessuali, che condannano Orbán per aver fatto una legge contro la diffusione della propaganda LGBT e condannano Giorgia Meloni che coerentemente non rinnega il legame con Orbán, non si stracciano le vesti quando si tratta di fare accordi con Paesi come il Qatar, dove giocheremo i prossimi mondiali di calcio, o l'Arabia Saudita, dove - badate bene - non solo l'omosessualità è un reato, ma è anche punita con la morte. Anche su questo voi chiacchierate mentre noi facciamo i fatti. I fatti li abbiamo dimostrati, come sempre, come Fratelli d'Italia, che ha presentato in Parlamento una mozione per impegnare il Governo a chiedere che l'Unione europea condanni apertamente gli Stati che prevedono nei loro ordinamenti il reato di omosessualità e non stringa con loro accordi di cooperazione culturale. Vediamo se avremo il supporto unanime di tutti coloro i quali oggi si sentono paladini dei diritti LGBT. Una comunità la si difende sempre e non a corrente alternata. Signor Presidente, davvero si può pensare che questo disegno di legge Zan combatta la discriminazione? Questa norma è un tentativo di indottrinare le persone a pensare in un certo modo, cancellando le loro identità, le culture, le conquiste, per rendere tutti noi nient'altro che numeri e codici. Noi a questa vostra deriva non ci stiamo e non ci staremo e ci batteremo con tutte le nostre forze per impedirla. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Casolati. Ne ha facoltà. CASOLATI (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, il disegno di legge Zan, questo sconosciuto, credo sia stato l'argomento più dibattuto ultimamente in TV e in ogni dove, ma pochi, pochissimi si sono presi la briga di leggerlo. Voglio portare all'attenzione di quest'Assemblea un aspetto che al momento nessuno ancora ha sottolineato: che ricadute avrà sul mondo imprenditoriale? Più si analizza nel dettaglio il disegno di legge Zan e più insidie nascoste emergono. Ce n'è per tutti, anche per le partite IVA, ovvero i lavoratori autonomi del mondo dell'impresa, della professione, dell'artigianato, del commercio e via elencando. L'articolo 8 prevede espressamente che l'ente governativo denominato ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, noto come UNAR, elabori con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere. La strategia reca la definizione degli obiettivi e l'individuazione di misure relative all'educazione e all'istruzione, al lavoro e alla sicurezza, anche con riferimento alla situazione carceraria, alla comunicazione e ai media. Per capire di cosa si tratti in concreto, basta considerare che nel 2013 lo stesso UNAR ha già elaborato una strategia nazionale proprio nei quattro ambiti indicati dal disegno di legge Zan che sono stati definiti assi: educazione e istruzione, lavoro, sicurezza e carcere, comunicazione e media. Vediamo quindi cosa prevede il secondo asse di quella strategia cui il disegno di legge Zan vorrebbe dare valore legale tramite l'articolo 8, ossia quello del lavoro privato, costituito da piccoli, medi e grandi imprenditori, da professionisti, artigiani, commercianti e partite IVA in generale. Il documento dell'UNAR pone l'accento sull'importanza delle pratiche di diversity management , favorisce l'attivazione dei talenti e incrementa la produttività aziendale sul cosiddetto business inclusivo. Seguiranno sicuramente corsi di informazione per sensibilizzare i datori di lavoro, le figure dirigenziali, i lavoratori e le lavoratrici e le associazioni di categoria sulle tematiche LGBT, nonché la creazione di network LGBT all'interno delle aziende e l'istituzione a livello di alta dirigenza del ruolo di mentore LGBT. Non potrà mancare poi la solita opera rieducatrice e allora ecco corsi di sensibilizzazione e formazione per i dipendenti e per tutti i livelli di management che aiutano a costruire programmi di mentoring e a migliorare i propri percorsi professionali; iniziative specifiche di formazione professionale per transessuali e transgender e pubblicazioni informative rivolte ai datori di lavoro. Si capisce molto bene come dietro questa strategia si nasconda, in maniera neanche troppo velata, il business dei consulenti aziendali, dei formatori professionali, dei certificatori di tutta quella pletora di soggetti disposti, previo profumato compenso, a spiegare come imprenditori e professionisti dovranno mettersi in regola con le disposizioni dettate dall'UNAR, un po' come quello che è successo in passato con la legge n. 626 sulla sicurezza sul lavoro e con la normativa sulla privacy . Ma davvero pensate che imprenditori, professionisti, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi di vario tipo non abbiano nulla da dire su questo ulteriore fardello burocratico che verrebbe loro addossato nel caso passasse definitivamente il disegno di legge Zan così com'è? (Applausi) .