[pronunce]

che la questione, inoltre, è infondata perché il principio di eguaglianza, sancito dall'art. 51 Cost., non pone un obbligo di trattamento proporzionalistico dei candidati, ma impedisce di incidere sull'elettorato passivo in modo discriminatorio con normative non dotate dei caratteri della generalità e dell'astrattezza, sicché “non si vede come possa ledere tale principio un criterio di ripartizione e di assegnazione dei seggi oggettivamente predeterminato, che opera in modo eguale per tutti i candidati”; che è intervenuto, altresì, il Presidente della Regione siciliana, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, per chiedere che la questione sia dichiarata inammissibile per mancanza del requisito di incidentalità della stessa, dal momento che l'eventuale pronuncia di accoglimento verrebbe a concretare di per sé la tutela chiesta al giudice a quo; che, nel merito, la questione è infondata, perché la norma impugnata tende ad assicurare maggiore rappresentatività ai piccoli partiti: infatti, partendo dai collegi con popolazione meno numerosa, i seggi residui vengono attribuiti prima ai partiti più grossi, che hanno maggiori resti, e così via fino ai collegi con popolazione più numerosa, ove ai piccoli partiti, con resti minori, vengono attribuiti i seggi restanti, che sono così assegnati ai candidati che hanno riportato più voti e sono maggiormente rappresentativi del partito; che il sistema elettorale delineato dalla legge regionale, pur se diverso da quello previsto dalla legge statale 25 marzo 1993, n. 81 (Elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale), porta a risultati non sostanzialmente difformi, sicché non può ritenersi che il legislatore regionale, nell'esercizio della potestà legislativa primaria in materia elettorale, giusta gli artt. 14 e 15 dello statuto della Regione siciliana (approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2), abbia dettato norme irrazionali in violazione dell'art. 51 Cost. (Corte costituzionale, sentenza n. 108 del 1969); che non può ritenersi violato il principio di eguaglianza, atteso che la particolare disciplina in esame è sorretta da motivi adeguati e ragionevoli e comunque correlati a peculiari condizioni locali; che, nell'imminenza del giudizio, hanno depositato memoria gli intervenienti Calanna e altri, ribadendo quanto dedotto nell'atto di intervento, e sottolineando gli effetti distorsivi che, rispetto al criterio della rappresentatività territoriale, per il quale l'assegnazione dei seggi ai vari collegi avviene in funzione della popolazione ivi residente, verrebbero prodotti dall'attribuzione dei seggi secondo il criterio del più elevato quoziente elettorale conseguito dai candidati delle singole liste; che ha depositato memoria (tempestivamente consegnata all'ufficio postale) anche il Lucchese, eccependo l'inammissibilità degli avversi interventi, in quanto svolti da soggetti costituitisi nel giudizio a quo dopo la rimessione alla Corte costituzionale della questione di legittimità costituzionale e, quindi, dopo la sospensione del giudizio; contestando l'eccezione di inammissibilità della questione per difetto di incidentalità; insistendo perché la questione venga dichiarata fondata. Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia, sezione staccata di Catania, dubita, in riferimento agli artt. 3 e 51 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell'art. 18, numero 3, secondo comma, quarto e quinto periodo, della legge della Regione siciliana 9 maggio 1969, n. 14 (Elezione dei Consigli delle Province regionali), e successive modificazioni, introdotte dall'art. 14, secondo comma, della legge regionale 1° settembre 1993, n. 26 (Nuove norme per l'elezione con suffragio popolare del presidente della provincia regionale. Norme per l'elezione dei consigli delle province regionali, per la composizione ed il funzionamento degli organi di amministrazione di detti enti. Norme modificative ed integrative al T.U. approvato con D.Lgs. P.Reg. 20 agosto 1960, n. 3, ed alla legge regionale 26 agosto 1992, n. 7), nella parte in cui “dispone l'assegnazione dei seggi residuati non secondo la graduatoria delle liste in funzione del miglior quoziente ed in ragione della disponibilità dei seggi per collegio, ma partendo dai collegi «con popolazione legale meno numerosa» e passando via via agli altri in «ordine crescente di popolazione»; che deve respingersi l'eccezione di inammissibilità della questione per difetto del carattere incidentale sollevata dalla Regione siciliana, in quanto il petitum dell'azione proposta dal Lucchese è distinto e separato dalla questione di legittimità costituzionale, la quale concorre a formare esclusivamente la causa petendi dell'azione stessa (sentenze n. 263 del 1994 e n. 244 del 1996) ed a consentirne l'accoglimento (sentenza n. 349 del 1985); che deve, altresì, respingersi l'eccezione di inammissibilità degli interventi spiegati dai controinteressati nel giudizio a quo, essendo costoro parti del giudizio stesso – a prescindere dal momento della (e anche dalla) loro costituzione in quel giudizio – in quanto destinatari, quali controinteressati, della notifica dell'atto introduttivo del giudizio ed essendo, per converso, l'intervento precluso a chi non riveste la qualità di parte nel giudizio a quo; che la questione di legittimità costituzionale è manifestamente inammissibile, in quanto l'esigenza espressa dallo stesso rimettente, allorché chiede che l'assegnazione dei seggi residui avvenga anche “in ragione della disponibilità dei seggi del collegio”, implica necessariamente che tale assegnazione, per l'esaurimento dei seggi disponibili in un collegio, possa avvenire sacrificando il candidato di una lista che, pure, abbia conseguito un quoziente elettorale migliore (nel collegio “esaurito”) rispetto al candidato della medesima lista che, in altro collegio, abbia conseguito un quoziente elettorale meno elevato e, tuttavia, si veda assegnare un seggio perché il suo quoziente è migliore di quello conseguito dai candidati di altre liste tra quelle che hanno ancora diritto all'attribuzione di seggi; che, in sintesi, l'esigenza di rispettare la rappresentatività territoriale del Consiglio provinciale – e, pertanto, che i consiglieri eletti provengano dai collegi nel numero a ciascuno di questi assegnato in base alla popolazione ivi residente – comporta inevitabilmente che il sistema proporzionale di ripartizione dei seggi tra le liste si coordini, per l'assegnazione ai candidati dei seggi spettanti a ciascuna lista, con il criterio della ripartizione per collegio dei seggi;