[pronunce]

che anche nei giudizi di costituzionalità ora ricordati è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili e/o infondate; che, con due ordinanze di identico contenuto, il Tribunale di Gorizia, in composizione monocratica, nel corso di due giudizi direttissimi nei confronti di cittadini extracomunitari, imputati del reato di cui all'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, 13 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-bis, nel testo attualmente vigente, del citato decreto legislativo, nella parte in cui prevede che il questore può dare immediata esecuzione al decreto di espulsione, intimando allo straniero espulso di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni, senza che sia preventivamente richiesta al giudice di pace la convalida del decreto di accompagnamento alla frontiera o, in alternativa, del provvedimento di trattenimento presso un centro di permanenza temporanea ed assistenza, ovvero senza che sia prevista analoga tutela giurisdizionale per l'intimazione del questore; che, in ordine alla rilevanza, il giudice a quo osserva che il reato per cui si procede ha quale elemento costitutivo la trasgressione all'intimazione emessa dal questore ai sensi dell'art 14, comma 5-bis, del d.lgs. n. 286 del 1998; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo afferma che nei casi sottoposti al suo giudizio, il questore, secondo una prassi consolidata, ha intimato l'allontanamento dal territorio dello Stato senza preventivamente adottare il provvedimento di accompagnamento alla frontiera o di trattenimento presso un centro di permanenza, provvedimenti, questi, che a differenza da quello emesso, sono soggetti, nel rispetto di quanto affermato nella sentenza n. 222 del 2004 da questa Corte, a convalida da parte dell'autorità giudiziaria nel contraddittorio delle parti; che, a parere del rimettente, la mancata previsione di un procedimento di convalida lede i parametri costituzionali evocati, non essendo possibile superare i dubbi di costituzionalità della norma con un'interpretazione della stessa conforme a Costituzione, secondo cui il questore potrebbe ordinare l'allontanamento dal territorio dello Stato solo quando l'espulsione sia divenuta eseguibile, a seguito di convalida, ma non sia attuabile per mezzo dell'accompagnamento alla frontiera; che il rimettente individua i singoli profili di incostituzionalità della norma impugnata nel fatto che essa, seppure non determina una diretta restrizione della libertà personale del destinatario, pone a carico di quest'ultimo un obbligo di condotta che, se non ottemperato, ne comporta l'arresto obbligatorio e la responsabilità penale per il reato previsto dall'art. 14, comma 5-quater, del d.lgs. n. 286 del 1998, nonché ulteriori conseguenze penali; che, dunque, a parere del rimettente, la norma impugnata realizza una disparità di trattamento tra i destinatari dei provvedimenti di accompagnamento alla frontiera o di trattenimento in un centro di assistenza, e i destinatari dell'ordine di allontanamento dal territorio dello Stato, essendo prevista solo per i primi la tutela giurisdizionale della convalida del provvedimento; che, infine, a parere del rimettente, la norma censurata sarebbe irragionevole in quanto il ricorso alla procedura in essa prevista si basa sulla sussistenza di due presupposti tra loro diversi, e cioè, o l'impossibilità di trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporanea, o l'intervenuta scadenza dei termini di tale permanenza senza che l'espulsione o il respingimento sia stato eseguito, laddove solo in tale ultimo caso è previsto un controllo giurisdizionale sulla legittimità della procedura di espulsione; che in entrambi i giudizi è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e/o infondata; che, ad avviso dell'Avvocatura, quanto all'ammissibilità, difetterebbe nelle ordinanze del Tribunale di Gorizia il requisito della rilevanza, mentre, nel merito, la questione sarebbe infondata in ragione dell'incomparabilità dei diversi procedimenti di esecuzione del decreto di espulsione, essendo prevista la convalida solo per il provvedimento di accompagnamento alla frontiera e di trattenimento in un centro di assistenza, in quanto si tratta di misure che, diversamente dall'ordine di allontanamento, attingono direttamente la libertà personale del soggetto; che, comunque, a parere dell'Avvocatura, sarebbe sempre possibile allo straniero ricorrere al giudice amministrativo avverso l'ordine impartito dal questore; che il Tribunale di Siena, in composizione monocratica, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-bis, nel testo attualmente vigente, del d.lgs. n. 286 del 1998, nella parte in cui, nel disciplinare l'intimazione ad allontanarsi dal territorio dello Stato non prevede, diversamente dalle ipotesi di espulsione con accompagnamento alla frontiera e di trattenimento presso un centro di permanenza temporanea, la convalida da parte del giudice di pace del relativo provvedimento; che il rimettente, dopo aver premesso di essere chiamato a decidere del reato di mancata ottemperanza all'ordine del questore di allontanamento entro cinque giorni dal territorio nazionale, dubita della legittimità costituzionale della norma impugnata in quanto, premesso che è riservata ad una scelta discrezionale dell'autorità competente il ricorso ad una o ad un'altra delle modalità di esecuzione del decreto di espulsione, la mancata previsione di apposita convalida, solo nel caso dell'intimazione a lasciare il territorio dello Stato, determinerebbe un'ingiustificata lesione del diritto di difesa; che anche in tale ultimo giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e infondata, osservando, in via preliminare, che il rimettente non ha fornito indicazioni sulla rilevanza della questione; che, quanto al merito, la difesa erariale rileva che il provvedimento di allontanamento non ha natura coercitiva e, pertanto, non ha bisogno della convalida da parte dell'autorità giudiziaria, convalida, al contrario, prevista per le ipotesi richiamate quali tertia comparationis dal rimettente che si concretano in provvedimenti che incidono sulla libertà personale dei destinatari; che il Giudice di pace di Bologna, con ordinanza del 30 aprile 2005, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 35, 36 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli artt. 13 e 14, nel testo attualmente vigente, del d.lgs. n. 286 del 1998, «non ritenendo manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalità sollevata dal difensore» dello straniero.