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L'Italia in quell'occasione avrà la possibilità di aggiornare, perfezionare e migliorare target e obiettivi per renderli uniformi a quelli previsti dal piano approvato dal Parlamento europeo e dall'Accordo di Parigi. Per quanto riguarda il nostro Paese, cogliere la centralità della crisi climatica significa innanzitutto accelerare la transizione energetica verso l'utilizzo di fonti rinnovabili e l'efficienza energetica con un graduale superamento dei combustibili fossili. Occorre con slancio proseguire il processo di decarbonizzazione che richiede interventi impegnativi, sostenuti con misure di carbon tax progressive da coniugare a meccanismi di compensazione e tutela sia della competitività (la border tax ) che della sostenibilità sociale, e con una graduale riallocazione dei sussidi esistenti dannosi per l'ambiente e per i territori. Al contempo, Presidente, appare necessario e urgente avviare un piano di adattamento al cambiamento climatico. Non è più sufficiente la mitigazione, ossia la riduzione delle emissioni, perché ormai il clima risulta strutturalmente modificato. Occorre quindi adottare una politica per i territori che rivisiti e renda più incisive le politiche di prevenzione e mitigazione dei rischi e dei danni prodotti - ad esempio - dalle frane e dalle alluvioni. Il dissesto idrogeologico deve essere affrontato con una gestione del territorio che tenga conto del nuovo contesto climatico, in modo tale che rischi e danni possano essere prevenuti e mitigati. In questo contesto, particolare attenzione deve essere riservata ai temi della rigenerazione urbana e a norme più incisive sul consumo del suolo, nonché a tutti gli interventi, in una logica infrastrutturale, di ripristino degli habitat e delle reti idrografiche. Signor Presidente, è del tutto evidente che le città sono e saranno sempre più centrali in termini demografici e di sviluppo e, dunque, saranno, anche per questi motivi, i luoghi più energivori e inquinanti. Pertanto in esse e per esse sarà essenziale una particolare attenzione. La gestione dell'acqua, in ragione delle sempre più frequenti precipitazioni alluvionali e delle perduranti fasi di siccità, deve poter contare su una legislazione puntuale che, riaffermando la natura pubblica del bene idrico, consenta economie di scala, assicuri qualità omogenea e garantisca sicurezza degli approvvigionamenti. Ora non c'è tempo di dilungarsi, ma nel testo che ovviamente consegneremo è specificata una definizione sulla base delle tariffe. Le carenze delle risorse idriche e la crisi dei raccolti sono solo alcuni degli effetti immediati che la crisi climatica in atto genera, soprattutto in alcune zone del mondo, dove innumerevoli persone sono ridotte in carestia e spinte verso fenomeni migratori di massa, i quali, nel lungo periodo, assumono dimensioni di una portata incontrollabile. L'Assemblea di Nairobi dello scorso mese ha parlato di migrazioni climatiche come evento traumatico del presente e del futuro. La green economy , Presidente, non è una questione settoriale per sensibili al tema, ma un vero e proprio approccio integrato, capace tanto di visione di insieme, quanto di interventi mirati in tutto il processo produttivo e di consumo. L'economia circolare è un pilastro fondamentale della green economy . Bisogna fare di più, senza ulteriori rinvii e tentennamenti, e l'azione deve essere rapida, decisiva e congiunta. Vi è l'obbligo collettivo e morale nei confronti delle generazioni future di fare tutto ciò che è umanamente possibile per fermare i cambiamenti climatici e per rispondere ai loro drammatici effetti. Signor Presidente, concludo. L'Italia in tale processo può assumere un ruolo guida nel mondo. Per tutti questi motivi, Presidente e senatori, chiediamo di dichiarare lo stato di emergenza ambientale e climatica del Paese e di operare, insieme al Parlamento, per giungere a un cambio di direzione in tutti i settori della nostra economia, tale da consentire, in tempi rapidi e certi, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, la transizione energetica necessaria che spinga il nostro Paese verso la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e la progressiva decarbonizzazione dell'economia. (Applausi dal Gruppo PD) . PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Berutti per illustrare la mozione n. 97. BERUTTI (FI-BP) . Signor Presidente, l'Accordo di Parigi, approvato il 12 dicembre 2015 nella XXI sessione della Conferenza delle parti della convenzione sul clima (COP21), è stato un importante passo avanti di un percorso ancora molto lungo e accidentato per contrastare il surriscaldamento globale. Nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (convenzione sul clima, UNFCCC), l'Accordo ha compreso elementi per una riduzione progressiva delle emissioni globali di gas serra e si è basato, per la prima volta, su princìpi comuni validi per tutti i Paesi senza distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo. Uno degli obiettivi principali è stato quello di orientare i flussi finanziari privati e statali verso uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e a migliorare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Successivamente a quest'importante tappa, si sono svolti in ordine: la Conferenza di Marrakech nel 2016 (COP22), la Conferenza di Bonn nel 2017 (COP23) e per ultima, nel dicembre 2018, la Conferenza di Katowice (COP24), nella quale sono state stabilite delle regole per mettere in pratica entro il 2020 quanto deciso durante la COP21, la Conferenza sul clima di Parigi del 2015. In particolare, sono stati decisi i criteri con cui misurare le emissioni di anidride carbonica e valutare le misure per contrastare il cambiamento climatico delle singole nazioni. Alla Conferenza hanno partecipato i rappresentanti di 196 Paesi, compresi gli Stati Uniti, nonostante il presidente Donald Trump abbia ritirato gli Stati Uniti d'America dall'Accordo di Parigi. Il principale contrasto emerso durante la Conferenza ha riguardato l'ultimo rapporto dell'Intergovernmental panel on climate change (IPCC) delle Nazioni Unite, che si occupa di analizzare scientificamente l'andamento del clima e di produrre modelli sulla sua evoluzione. Nel rapporto, l'IPCC ha confermato che un aumento medio della temperatura globale di almeno 1,5 gradi centigradi sui livelli preindustriali è ormai inevitabile - avverrà nei prossimi dodici anni - e che per tenersi entro i tre gradi centigradi di aumento complessivo sarà necessario tagliare le emissioni di anidride carbonica del 45 per cento entro il 2020. In mancanza di azioni radicali, la temperatura media aumenterà oltre i due gradi centigradi portando a eventi climatici più estremi e cambiando il clima di intere aree geografiche, con conseguenze per milioni di persone. Sebbene due tra i maggiori Paesi al mondo (Stati Uniti e Russia) abbiano espresso notevoli perplessità sulle scelte da assumere in relazione al futuro del pianeta, sono state adottate delle decisioni tecniche sul modo in cui i diversi Paesi, a seconda del proprio livello di sviluppo, dovranno ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica. I cambiamenti climatici, quale causa e moltiplicatore di rischi, rappresentano una sfida importante per l'umanità e tutti i Paesi e gli attori a livello mondiale devono fare del loro meglio per contrastarli mediante azioni individuali incisive.