[ddlpres]

Conversione in legge del decreto-legge 4 dicembre 2015, n. 191, recante disposizioni urgenti per la cessione a terzi dei complessi aziendali del Gruppo ILVA. Onorevoli Senatori. -- Il presente decreto-legge interviene sulla procedura di amministrazione straordinaria del gruppo ILVA allo scopo, da un lato, di garantirne l'esercizio senza soluzione di continuità, diversamente inevitabile con oggettivo e gravissimo pregiudizio per il tessuto socio-economico del territorio e dei livelli occupazionali, contemperando tali esigenze con quelle della salute e della tutela ambientale e, dall'altro, di semplificare e rendere più trasparente il processo di cessione. Con il comma 1 dell'articolo 1 si modifica l'articolo 4, comma 4- quater , del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 febbraio 2004, n. 39, al fine di migliorare gli aspetti del procedimento -- ivi disciplinati -- relativo al trasferimento dei complessi aziendali delle imprese in amministrazione straordinaria. In particolare, il comma 1 modifica il citato comma 4- quater attraverso: 1) l'integrazione dei criteri di valutazione per la selezione dell'acquirente prevedendo che la «rapidità ed efficienza dell'intervento» siano valutate anche con riferimento ai profili di tutela ambientale; 2) la previsione che la valutazione dei beni oggetto della cessione possa essere effettuata oltre che da una primaria istituzione finanziaria anche da una primaria istituzione di consulenza aziendale, da selezionare sulla base di una procedura comparativa, al fine di evitare l'eccessiva restrizione dei soggetti legittimati, atteso che le istituzioni finanziarie sono in larga parte da escludere in quanto coinvolte in rapporti e relazioni di natura istituzionale con il Gruppo ILVA; 3) l'adeguamento sul piano tecnico della disposizione che regola i contenuti inderogabili delle offerte d'acquisto. Con il comma 2 dell'articolo 1 si imprime un'accelerazione alle procedure per il trasferimento dei complessi aziendali e contemporaneamente si sostiene finanziariamente la prosecuzione delle attività produttive per il tempo necessario allo svolgimento delle procedure previste dalla legge. Si prevede il completamento delle procedure di trasferimento a terzi dei complessi aziendali riconducibili alle imprese del gruppo ILVA in amministrazione straordinaria entro il 30 giugno 2016 prescrivendo che il trasferimento assicuri la discontinuità, anche economica, della gestione da parte dell'aggiudicatario (o degli aggiudicatari, nel caso di dismissione non unitaria del complesso aziendale). La norma si è resa necessaria al fine di sancire l'inderogabilità della tempestiva ricollocazione sul mercato dei complessi aziendali del gruppo ILVA ai fini della definizione di una prospettiva di stabilità industriale, finanziaria e gestionale. Solo a tale scopo, ossia di consentire, come già detto, il processo di cessione e di conseguire la discontinuità aziendale, garantendo nel contempo la prosecuzione dell'attività in modo da contemperare le esigenze di tutela dell'ambiente, della salute e dell'occupazione, nelle more del completamento delle procedure di cessione, al comma 3 è disposta in favore dell'amministrazione straordinaria un'erogazione di 300 milioni di euro, indispensabili per fare fronte alle indilazionabili esigenze finanziarie del gruppo ILVA in amministrazione straordinaria, disciplinando anche le modalità di restituzione. L'erogazione è disposta con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Al comma 4 sono individuate le coperture finanziarie. Il comma 5 prevede che, ove necessario, su richiesta dell'amministrazione competente, il Ministero dell'economia e delle finanze possa disporre il ricorso ad anticipazioni di tesoreria. Il comma 6 autorizza l'organo commissariale a eseguire il pagamento dei debiti prededucibili contratti nel corso dell'amministrazione straordinaria anche in deroga alla previsione dell'articolo 111- bis del regio decreto n. 267 del 1942 (legge fallimentare), esonerando i commissari da eventuali responsabilità connesse ai predetti pagamenti. La previsione si rende indispensabile al fine di realizzare l'obiettivo di cui al comma 3 ed è in linea con i princìpi che presidiano l'amministrazione straordinaria del gruppo ILVA poiché assicura il contemperamento delle esigenze di tutela dell'ambiente, della salute e dell'occupazione. Con il comma 7 si armonizzano ai tempi e alle procedure dell'amministrazione straordinaria, i termini dettati dalle previsioni normative specificamente riferite al gruppo ILVA, che si sono succedute nel tempo, con riguardo all'attuazione del piano di autorizzazione integrata ambientale (AIA) e all'autorizzazione all'esercizio d'impresa in costanza di sequestro. A riprova che l'allungamento dei tempi si rende necessario per la già ricordata finalità di omogeneizzazione degli stessi rispetto a quelli di legittimazione all'esercizio dell'impianto, ma senza attenuare la soglia di salvaguardia ambientale, sono espressamente richiamati i limiti delle emissioni previsti dalla normativa europea (Best Available Techniques -- BAT) in quanto inderogabili. In proposito giova rammentare che il decreto-legge n. 207 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 231 del 2012, aveva stabilito che il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare potesse autorizzare, in sede di riesame dell'AIA, la prosecuzione dell'attività produttiva di uno stabilimento di interesse strategico nazionale per un periodo di tempo determinato, non superiore a trentasei mesi, a condizione che venissero adempiute le prescrizioni contenute nel provvedimento di riesame, e la disposizione in parola trovava applicazione anche nel caso in cui l'autorità giudiziaria avesse adottato provvedimenti di sequestro dei beni dell'impresa titolare dello stabilimento. La ratio della citata disciplina risiedeva, come anche chiarito dalla Corte costituzionale, nella necessità di operare il bilanciamento tra interessi costituzionalmente rilevanti e, in particolare, tra la necessità di salvaguardia dell'occupazione e della produzione, correlata alla qualifica di interesse strategico nazionale dell'impresa i cui beni sono stati attinti dal sequestro, e l'esigenza di assicurare la più adeguata tutela dell'ambiente e della salute. In tale contesto si inserisce il limite temporale entro il quale è consentito l'esercizio dell'impresa, che -- come chiarito dalla Consulta nella sentenza n. 85 del 2013 -- corrisponde al tempo che il legislatore ha ritenuto «necessario e sufficiente a rimuovere, anche con investimenti straordinari da parte dell'impresa interessata, le cause dell'inquinamento ambientale e dei pericoli conseguenti per la salute delle popolazioni». In particolare, il comma 3 dell'articolo 3 del citato decreto-legge n. 207 del 2012, nell'applicare la disciplina generale, ha espressamente previsto che la società ILVA spa di Taranto è autorizzata a esercitare l'attività di impresa nello stabilimento sottoposto a sequestro per trentasei mesi dal 4 dicembre 2012. La normativa successivamente adottata ha mutato, nella sostanza, questa previsione temporale, pur non intervenendo su essa in maniera esplicita.