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conquistarla in pieno giorno, senza il sostegno dell'artiglieria e senza azioni di appoggio. Un'azione decisa irresponsabilmente dai vertici militari, e agli alpini del plotone apparve subito per quel che era: una insensata azione suicida. Conoscono i luoghi, quegli alpini: è di Timau Matiz ed è di Paluzza Ortis; è ancora della Carnia, di Forni di Sopra, Coradazzi, ed è di Maniago invece Massaro. Si vedano però tutti i luoghi di nascita degli alpini di quel plotone: oltre a questi comuni troviamo quelli di Comeglians, Verzegnis, Illegio, Ravascletto, Socchieve, Enemonzo, Cimolais, Claut, Ovaro, Cavazzo, Caneva di Tolmezzo; ma anche Caneva di Sacile, e poi Sacile, Fanna, Aviano, Pordenone, Castions e altri paesi ancora. Una vera e propria «geografia del Friuli» completata da una presenza, sia pur esigua, dell'Italia centrale e meridionale. Sono questi alpini che considerano suicida e insensata quell'azione: propongono di conquistare la cima in altro modo (con un'azione notturna, e con i necessari appoggi e coperture) e di fronte all'irresponsabile diniego del comandante si rifiutano di uscire dai baraccamenti. Di qui l'arresto del plotone e l'accusa di rivolta di fronte al nemico, molto più grave di altre possibili, come l'ammutinamento (eccole, le «eleganti questioni di diritto su cui si decide spesso la vita di un uomo», per dirla con l'amara ironia di Forcella). Di qui i processi e l'esecuzione dei quattro alpini, senza preoccuparsi troppo se siano realmente responsabili di quei fatti (Matiz non vi partecipa direttamente e non è neppure accusato di averlo fatto). Quattro alpini, con il loro valore e le loro storie. E con il loro amore per la patria: Ortis è stato decorato al valor militare per la guerra di Libia e Massaro è tornato da Düsseldorf, dove lavorava, per combattere per l'Italia. Uomini in carne ed ossa, con le loro vite e i loro affetti, condannati con un processo sommario: un processo-farsa. Non documentano tutto le carte d'archivio, ma documentano abbastanza per farci comprendere la disumanità e l'enormità di quel processo e di quella sentenza. E c'è qualcosa che le carte d'archivio non riusciranno mai a dire: lo stravolgimento dei vissuti; le sofferenze delle vittime, dei loro familiari, dei loro commilitoni ed amici. Uno stravolgimento che inizia prima della condanna e prima ancora dell'episodio che porta ad essa. Uno stravolgimento dei princìpi di umanità, e al tempo stesso uno stravolgimento che coinvolge un intero mondo e anche i luoghi: e in questo caso i luoghi erano spesso conosciuti e amati. Non avviene solo qui, non avviene solo in Carnia. Molte testimonianze europee hanno al centro proprio lo stravolgimento della natura prodotto dalla guerra. «Alberi falciati come campi di grano», scriveva Henri Barbusse, antimilitarista convinto ma volontario per difendere la Francia invasa. E un soldato tedesco annotava: «il bosco che circonda il campo di battaglia sarà assassinato con la stessa certezza con cui il soldato sarà ucciso mentre guida l'attacco. Il bosco assassinato è il mio compagno». È lo stesso stravolgimento evocato quarant'anni fa da Leonardo Zanier, poeta della Carnia e del mondo, parlando proprio di queste montagne. Las Monts : « iù das Gjermanias/ e su das Sicilias / (giù dalle Germanie e su dalle Sicilie - diceva quella poesia) a emplelas di canonadas / (a riempirle di cannonate). Las barelas van su vueitas/ e tornin iù cjamadas/ (le barelle salgono vuote e scendono cariche)». In quella stessa raccolta (che richiama la prima guerra mondiale fin dal titolo, Che Diaz...us al merito ) Zanier proponeva il suo Projekt für einen Grabstein al pass di Mont di Cros, Progetto per una lapide al passo di monte Croce , giustamente in due lingue. Proponeva di dedicarla a « Joseph Schneider von Mauthen, ch'a ven a stai sartor (Giuseppe Schneider, che vorrebbe dire sarto, di Mauthen) e a Bepo di Lanudesc, murador, ex emigrant in Austria » che si erano uccisi a vicenda sul Freikofel. Qui si è svolta dunque la tragedia del giugno e del luglio del 1916 e qui la dobbiamo ricordare, grati a quanti ce l'hanno fatta conoscere, ma in realtà l'avevamo già vista, questa storia: con altri protagonisti e su altri fronti ma la stessa, identica storia. L'aveva raccontata a tutto il mondo nel 1957 un maestro del cinema come Stanley Kubrick in un film-capolavoro, Orizzonti di gloria . Difficile dimenticare quel film dopo averlo visto: con gli alti comandi che vogliono imporre a tutti i costi una missione suicida; con un plotone che la rifiuta ed è accusato di tradimento; e con l'esecuzione di soldati difesi dal loro sensibile comandante, uno straordinario Kirk Douglas. Il film fu vietato in Francia per quasi vent'anni, sino al 1975: una grande amarezza per Kubrick, che si attenuò solo pochi mesi prima della sua morte. È infatti del novembre del 1998 il discorso del Presidente francese Lionel Jospin che chiedeva di accogliere nella memoria collettiva i soldati fucilati nella prima guerra mondiale « pour l'exemple »: «soldati che avevano già duramente e gloriosamente combattuto», disse Jospin. Dieci anni dopo, nel 2008, le parole di Jospin sono state fatte proprie dal Presidente Nicolas Sarkozy e alcuni atti simbolici sono stati compiuti: nel Museo dell'esercito, all’ Hotel National des Invalides , oggi vi è uno spazio dedicato ai « fusillés pour l'exemple » (fucilati per l'esempio), un'espressione terribile. In Inghilterra è venuta dieci anni fa, nel 2006, una misura di legge che considera «caduti per la patria» i fucilati in seguito a sentenze dalle corti marziali (e già in precedenza ad essi era stato dedicato un memoriale). La stessa via era stata già battuta dalla Nuova Zelanda e dal Canada. In questo più ampio scenario si colloca il ripensamento ancora incompiuto dell'Italia, avviato vent'anni fa proprio da qui, sostenuto in modo crescente dalle amministrazioni e dalla popolazione di Cercivento, della Carnia e della regione. Con i primi risultati, a partire dalla risoluzione del 2000 della Commissione Difesa della Camera che auspicava un processo di revisione (risoluzione fatta propria dal Governo: poteva annunciarlo con soddisfazione il sottosegretario alla Giustizia di allora, Franco Corleone, che si era impegnato per questa causa). In tempi più recenti sono cresciuti appelli ed iniziative – si sono espressi anche il Consiglio regionale e quello della provincia di Udine – sino alla proposta di legge per la riabilitazione dei soldati fucilati per atti di indisciplina e diserzione: approvata all'unanimità dalla Camera nel maggio 2015 e rimasta ferma poi al Senato. Non c'è dubbio: «la memoria dei mille e più italiani uccisi dai plotoni di esecuzione interpella la nostra coscienza di uomini liberi e il nostro senso di umanità», come è stato autorevolmente detto.