[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 37, commi 2 e 3, e dell' art. 49, comma 1, lettera d), della legge della Regione Toscana 27 luglio 2004, n. 38 (Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell'utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali), promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 1° ottobre 2004, depositato in cancelleria il successivo 5 ottobre ed iscritto al n. 95 del registro ricorsi 2004. Udito nell'udienza pubblica del 25 ottobre 2005 il Giudice relatore Alfonso Quaranta; udito l'avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri. Ritenuto che con ricorso notificato il 1° ottobre 2004, depositato il successivo 5 ottobre ed iscritto al n. 95 del registro ricorsi 2004, il Presidente del Consiglio dei ministri, con il patrocinio dell'Avvocatura generale dello Stato, ha promosso giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 37, commi 2 e 3, e dell'art. 49, comma 1, lettera d), della legge della Regione Toscana 27 luglio 2004, n. 38 (Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell'utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali); che l'art. 37, commi 2 e 3, disciplina le indicazioni che devono essere riportate sull'etichetta del contenitore o sul contenitore delle acque minerali e di quelle di sorgente; e l'art. 49, comma 1, lettera d), attribuisce alla Regione potestà regolamentare in ordine, tra l'altro, a «le capacità nominali dei contenitori e le tolleranze ammesse»; che il ricorrente prospetta la violazione dell' art. 117, primo e secondo comma, lettere r) ed e), e sesto comma, della Costituzione; che, come osservato dall'Avvocatura dello Stato, al fine di unificare le indicazioni metrologiche in ambito europeo, sono state adottate le direttive comunitarie n. 75/106/CEE del 19 dicembre 1974 (Direttiva del Consiglio per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al precondizionamento in volume di alcuni liquidi in imballaggi preconfezionati) e n. 75/107/CEE del 19 dicembre 1974 (Direttiva del Consiglio per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle bottiglie impiegate come recipienti-misura); che tali direttive sono state recepite nell'ordinamento per effetto del decreto-legge 3 luglio 1976, n. 451 (Attuazione delle direttive del Consiglio delle Comunità europee n. 75/106/CEE relativa al precondizionamento in volume di alcuni liquidi in imballaggi preconfezionati e n. 75/107 relativa alle bottiglie impiegate come recipienti-misura), convertito, con modificazioni, dalla legge 19 agosto 1976, n. 614; che, secondo la difesa erariale, le norme impugnate sarebbero in contrasto con le prescrizioni comunitarie recepite nel d.l. n. 451 del 1976; ed, infatti, gli artt. 2 e 5 di tale decreto-legge stabiliscono che sull'imballaggio deve essere indicato il volume di liquido che l'imballaggio medesimo si ritiene debba contenere (“volume nominale”), così utilizzando, per la misura del contenuto, l'espressione e la nozione di “volume”, con le conseguenze che il “volume nominale” è distinto dal “volume effettivo”, e che solo quest'ultimo è determinato in relazione alla temperatura di 20 °C; che la legge impugnata all'art. 37, commi 2 e 3, prevede, invece, che il produttore deve indicare sull'etichetta o sul contenitore la “capacità nominale” di quest'ultimo (intesa quale volume di acqua che esso si ritiene debba contenere), definita alla temperatura di 20 °C; che, viceversa, come osserva l'Avvocatura dello Stato, l'espressione “capacità” si rinviene nella direttiva n. 75/107/CEE, soltanto con riguardo alle “bottiglie recipienti-misura CEE”; che il ricorrente deduce come questi scostamenti, secondo gli operatori del settore, possano ingenerare confusione nei consumatori, mentre per il secondo “considerando” della direttiva n. 75/106/CEE «per informare correttamente i consumatori è opportuno indicare il modo secondo il quale devono risultare sugli imballaggi preconfezionati le indicazioni riguardanti il volume nominale del liquido contenuto nello stesso»; che l'art. 37, commi 2 e 3, contrasterebbe, quindi, con l'art. 117, primo comma, della Costituzione, ed invaderebbe le competenze esclusive dello Stato nelle materie “pesi e misure” e “tutela della concorrenza” (art. 117, secondo comma, lettere r ed e della Costituzione); che, secondo il ricorrente, le differenze di linguaggio e di nozioni, poste in evidenza, possono sottrarre alcuni operatori economici al dovere di rispettare le regole stabilite per una corretta competizione e per la protezione dei consumatori; che, in ogni caso, la disciplina delle indicazioni metrologiche, che deve essere compresa nella materia “pesi e misure”, ha effettività se applicata dalla generalità dei destinatari; che, in ordine all'art. 49, comma 1, lettera d), l'Avvocatura dello Stato rileva che le tolleranze sono definite dalla direttiva n. 75/106/CEE ancor prima che dalla legislazione italiana e che, trattandosi di materia riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, non spetta alla Regione l'adozione di regolamenti; che successivamente alla proposizione del ricorso è stata emanata dalla Regione Toscana la legge 1° febbraio 2005, n. 21, recante «Modifiche alla legge regionale 27 luglio 2004, n. 38 (Norme per la disciplina della ricerca, della coltivazione e dell'utilizzazione delle acque minerali, di sorgente e termali)»; che, per effetto delle disposizioni nella stessa contenute, nell'art. 37, comma 2, della legge reg. n. 38 del 2004 le parole “la capacità” sono state sostituite dalle parole “il volume”, mentre il comma 3 del suddetto art. 37 e l'art. 49, comma 1, lettera d), della medesima legge regionale sono stati abrogati; che, nel corso dell'udienza pubblica, il ricorrente ha dedotto che l'intervenuto mutamento della normativa regionale non ha carattere satisfattorio, in quanto sussiste l'esigenza che sia affermato il difetto di competenza della Regione ad adottare norme nella materia de qua, e che pertanto persiste la necessità di una decisione di merito della Corte.