[massime]

Espropriazione per pubblica utilità - Espropriazione parziale di terreno agricolo - Computo dell’indennità differenziale - Limite rispetto all’importo dell’indennità dovuta in caso di esproprio totale del medesimo mappale - Mancata previsione - Denunciata irrazionalità - Questione priva di rilievo costituzionale ed erroneità del presupposto interpretativo - Manifesta inammissibilità.. Manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 40 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, e 15-16 legge 22 ottobre 1971, n. 865, come modificati dall'art. 14 legge 28 gennaio 1977, n. 10 laddove non prevede che in caso di espropriazione parziale di terreno agricolo l'indennità differenziale riferita al complessivo pregiudizio subito dall'intera azienda agricola non possa mai eccedere quello che sarebbe l'importo dell'indennità dovuta in caso di esproprio totale del medesimo mappale, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, per ingiustificata irrazionalità nella disciplina di situazioni uguali, o quanto meno raffrontabili. Infatti, il giudice rimettente, oltre ad omettere del tutto, nell'esposizione della fattispecie, i passaggi del procedimento estimatorio prospetta un dubbio di legittimità costituzionale attinente a pregiudizi e inconvenienti privi di rilievo costituzionale, e dunque a materia propria dell'osservazione dei giudici di merito. In ogni caso, si deve comunque rilevare l'erroneità del presupposto interpretativo da cui muove il giudice ‘a quo’, nel senso dell'obbligatorietà, discendente dal combinato disposto delle norme censurate, della stima differenziale dell'azienda, invece che della somma algebrica tra valore del fondo e perdite dell'azienda. L’ordinanza, pertanto, è inidonea a dare valido ingresso al giudizio di legittimità costituzionale - V., ordinanze, citate, n. 50/2003, n. 2/2003, n. 1/2003, n. 388/2002, n. 261/2002.