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Vorrei anche ricordare che i soggetti auditi, per la maggior parte, ci hanno dato indicazioni, hanno espresso il loro parere, hanno fatto le loro richieste di modifica e di integrazione, alcune delle quali sono molto importanti, come la modifica dell'articolo 33 del codice del terzo settore. Ad esempio, è assolutamente necessario rendere possibile l'autofinanziamento, quindi occorre apportare alcune correzioni, perché altrimenti il testo così come è renderebbe impossibile per molti di questi enti l'autofinanziamento stesso. Oppure penso alla questione del tetto dei lavoratori e ad una serie di norme fiscali. Penso, ad esempio, all'utilizzo del patrimonio pubblico. Era già stato introdotto nella riforma del terzo settore il comodato d'uso: è possibile apportare una serie di miglioramenti per far sì, ad esempio, che alcuni beni pubblici possano essere utilizzati pienamente ai fini sociali e tolti all'abbandono. Così come hanno esposto le loro richieste, i soggetti auditi hanno evidenziato i punti critici, le questioni su cui intervenire per migliorare la normativa. Tuttavia, la maggior parte di loro - penso ad esempio al Forum del terzo settore - ci hanno esposto con chiarezza la richiesta di fare presto; ripeto, c'è urgenza di chiudere tutto questo lavoro, che va avanti da molto tempo, e dare una risposta immediata. Questo significa, a nostro avviso, che la proroga non solo non è opportuna, ma potrebbe anche essere dannosa. Infatti, con un lavoro che si stava facendo e che - credo anche la relatrice ne possa dare testimonianza - si poteva completare, al di là dei ritardi del Consiglio di Stato, saremmo stati assolutamente in grado di poter esprimere il nostro parere e il Governo avrebbe quindi potuto rispettare pienamente la scadenza prevista dalla delega. A meno che non si voglia chiedere una proroga per fare un lavoro che, magari, intende modificare molto più pesantemente il codice del terzo settore. Questo, però, bisognerebbe avere il coraggio di dirlo con chiarezza. Spero, invece, che ci si attenga solo e unicamente (come spero farà la 1ª Commissione con il suo parere) alle questioni vere da affrontare e ai correttivi da apportare per far sì che tutti gli enti del terzo settore possano svolgere pienamente la propria funzione. Miglioramenti e correttivi sono giusti ed auspicabili ma potevano essere tranquillamente apportati attraverso i tempi già previsti dalla delega stessa. Ribadiamo, quindi, la nostra contrarietà, anche se la proroga inizialmente proposta è stata portata da sei a quattro mesi, quindi si tratta certamente di un miglioramento. Riteniamo tuttavia che sarebbe stato urgente rispettare i tempi e chiudere la riforma complessivamente, attraverso il rispetto della scadenza prevista. Per tutti questi motivi, esprimeremo un voto contrario alla proroga. (Applausi dal Gruppo Misto-LeU) . PARRINI (PD) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PARRINI (PD) . Signor Presidente, nella scorsa legislatura è stata approvata, dopo molti anni di attesa, una serie di provvedimenti che ha risposto a esigenze che il mondo del terzo settore aveva manifestato in più occasioni e con grande forza. Noi sapevamo - e lo abbiamo detto in partenza - che questi provvedimenti, per la loro complessità, avrebbero avuto bisogno di correttivi, che avremmo dovuto testarli e avremmo dovuto, dalla loro messa in pratica, trarre le indicazioni per perfezionarne l'efficacia. Il provvedimento che oggi ci viene proposto non ci convince esattamente per questo motivo; ci viene proposto di rinviare l'adozione di questi correttivi, di preparare il terreno per non dare le risposte che il terzo settore chiede al Governo e al Parlamento. Noi quindi riteniamo, in primo luogo, questa misura sbagliata, perché va contro le aspettative, gli interessi e le richieste che il mondo del terzo settore e del volontariato ha rivolto al Governo e al Parlamento, anche in sede di audizioni. Signor Presidente, cari colleghi, riteniamo che il provvedimento in esame, oltre che sbagliato, sia immotivato. Ho ascoltato le ragioni con cui, arrampicandosi sugli specchi e facendo un grande rumore, si è cercato di dare una giustificazione al provvedimento. La prima ragione risiederebbe nel fatto che non è arrivato il parere del Consiglio di Stato. Ma, insomma, atteniamoci ai fatti. Il parere del Consiglio di Stato arriverà probabilmente con un ritardo di alcuni giorni rispetto al termine previsto. E noi rispondiamo a un ritardo di alcuni giorni con una proroga di quattro mesi? È una risposta proporzionata e appropriata? Mi pare si tratti di una cosa non corretta e soltanto di un pretesto. Ci viene poi detto che nel corso delle audizioni sono state sentite molte realtà, le quali hanno dato dei suggerimenti e delle indicazioni complesse, che vanno tenute in considerazione e a cui va data una risposta adeguata. Colleghi, ci mancherebbe altro che dalle audizioni non fosse venuto fuori questo. Tutte le volte che si fanno delle audizioni su provvedimenti importanti gli auditi sono molti, e, tutte le volte che gli auditi sono molti, le indicazioni che vengono sono tante. Chi governa deve essere in grado di recepirle, elaborarle e trasformarle in proposte, presto e bene. Non mi pare che fino a oggi ci sia stata questa capacità, né mi pare che si possa invocare la numerosità degli auditi come motivo per adottare una proroga di quattro mesi come questa. Infine, vorrei dire la ragione vera della mia preoccupazione. Noi non siamo in grado di comprendere - come non lo sono nemmeno il volontariato e il terzo settore - qual è il motivo vero dietro alla richiesta di questa proroga. Perché non si rispetta il termine del 3 agosto per adottare il provvedimento definitivo? Se si vuole, si può benissimo rispettare questo termine. Ci poniamo, allora, delle domande. Vogliamo affossare questi provvedimenti? Li vogliamo stravolgere? Perché si arriva a votare il disegno di legge di proroga, anche venendo meno a un accordo in Commissione, prima ancora di aver messo in grado l'opposizione di visionare una bozza di parere? Per dare all'opposizione una bozza di parere, non serviva il parere del Consiglio di Stato ma solo la volontà di farlo. E se la bozza di parere non è arrivata, non è perché non è arrivato il parere del Consiglio di Stato, ma perché il Governo non ha sciolto i nodi che doveva affrontare. Con grande rispetto, vorrei dire al sottosegretario Cominardi che, nella prosecuzione dell'esame del provvedimento, mi auguro si realizzi un coinvolgimento del Governo maggiore di quello che c'è stato stamani. Nel corso dell'esame odierno stiamo infatti discutendo da molti minuti senza poter contare sulla sua preziosissima attenzione - almeno in apparenza - viste le cose in cui è stato impegnato fino a questo momento. Signor Sottosegretario, ci vuole più attenzione. Ripeto, più attenzione. Qualcuno sta poi cercando di dire che la ferita che infliggiamo è meno dolorosa e sanguinante, perché il provvedimento entrato in Commissione conteneva una proroga di sei mesi, mentre oggi la previsione è di quattro mesi.