[pronunce]

che, chiamata a pronunciarsi su questione analoga e sollevata in riferimento al medesimo parametro costituzionale, questa Corte, con la sentenza n. 424 del 2000 (anteriore all'emanazione dell'ordinanza di rimessione, ma di cui il giudice a quo non tiene conto), ha escluso l'esistenza di una irrazionale contraddizione nella differenziazione della disciplina delle dichiarazioni false o reticenti rese alla polizia giudiziaria che agisca di propria iniziativa - dichiarazioni eventualmente rilevanti sotto il profilo del reato di favoreggiamento personale - rispetto alla disciplina delle dichiarazioni per le quali invece la causa di non punibilità è prevista, cioè per le dichiarazioni false o reticenti rese al pubblico ministero e, secondo l'estensione operata con la sentenza n. 101 del 1999 di questa Corte, per le medesime dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria che agisca su delega del pubblico ministero; che nella citata pronuncia si è in particolare sottolineato come l'omologazione tra le dichiarazioni rese al pubblico ministero e quelle rese alla polizia giudiziaria da quest'ultimo delegata fosse necessaria, alla stregua del principio di uguaglianza, in quanto si trattava esclusivamente di «forme diverse della medesima attività», e come invece la stessa affermazione non fosse ripetibile in relazione al raffronto tra le dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria operante di propria iniziativa, da un lato, e la polizia giudiziaria delegata dal pubblico ministero, dall'altro, poiché alla diversità soggettiva degli organi che ricevono le dichiarazioni in argomento corrisponde una differenziazione cronologica nell'ambito delle indagini, tale da giustificare che la ritrattazione non sia applicabile nel primo caso, cioè quando l'obiettivo primario per il quale è posta la sanzione penale - assicurare la tempestività e l'efficacia delle indagini - risulti irrimediabilmente compromesso e non più recuperabile, nemmeno con postume ritrattazioni, ciò che dimostra l'esistenza di un elemento di differenziazione che rende non irragionevole la censurata diversificazione della disciplina; che inoltre nella stessa decisione si è osservato che, in mancanza di un diritto costituzionale alla ritrattazione delle false dichiarazioni rese nel processo penale, deve riconoscersi in materia una ampia discrezionalità del legislatore e altresì che la richiesta possibilità di ritrattazione delle dichiarazioni rese nell'immediatezza alla polizia giudiziaria finirebbe per costituire un incentivo a rendere informazioni false o reticenti e così a intralciare il momento di avvio delle indagini, ancora una volta contraddicendo lo scopo fondamentale della disciplina penale apprestata al riguardo; che, in mancanza di argomenti o di profili nuovi nell'ordinanza ora in esame, non v'è motivo di discostarsi dalle conclusioni raggiunte nella citata pronuncia, cosicché la questione sollevata deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 376, primo comma, del codice penale, sollevata, in riferimento all'art. 3, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Vercelli, con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2002. F.to: Cesare RUPERTO, Presidente Gustavo ZAGREBELSKY, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 14 giugno 2002. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA