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Modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Onorevoli Senatori . – La Costituzione prevede che la magistratura costituisca un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (articolo 104) e assegna al Consiglio superiore della magistratura « le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati » (articolo 105). Si tratta dunque di un organo di rango costituzionale, presieduto dal Presidente della Repubblica, che ha compiti fondamentali ed estremamente delicati nell'equilibrio dei poteri dello Stato. Nelle intenzioni dei costituenti, infatti, la rigida separazione dei poteri doveva necessariamente passare per una magistratura autorevole e indipendente, capace di regolare e riformare se stessa per amministrare al meglio la giustizia, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario. Ne consegue che la composizione del Consiglio, pur avendo al proprio interno una naturale e necessaria dialettica di posizioni che corrispondono ai diversi orientamenti del corpo giudiziario, deve assicurare la realizzazione concreta dei principi costituzionali. Negli ultimi anni è emersa con grande forza la necessità di rivalutare e modificare le norme che sovrintendono al funzionamento dell'organo di autogoverno della magistratura: l'attuale sistema di elezione non ha saputo garantire gli obiettivi per cui era stato pensato e ha anzi incoraggiato e consolidato il patologico fenomeno del « correntismo », inteso non come la legittima organizzazione che rispecchia punti di vista diversi sulle questioni inerenti alla giurisprudenza ma come filiere atte a garantire promozioni, nomine, potere. I gruppi associativi, tutti, attraverso intese preventive che hanno ridotto il numero di candidati fino al limite dei numeri eleggibili, hanno infatti controllato agilmente le elezioni dei componenti, indebolendo da un lato l'autorevolezza della magistratura e dall'altro la sua operatività e impedendo che venisse valorizzato il merito dei magistrati estranei al gioco delle correnti. In passato sono stati ipotizzati diversi meccanismi di elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura, tra cui quello dell'eventuale sorteggio dei membri eleggibili, una soluzione dichiaratamente incostituzionale, dal momento che l'articolo 104 prevede chiaramente l'elezione dei suoi componenti. Per rompere definitivamente la forza delle correnti è al contrario necessario e indifferibile costruire un sistema di elezione che premi il merito rispetto all'appartenenza e che valorizzi la prossimità tra i votanti e gli eletti. Al contrario dell'attuale meccanismo elettorale, che prevede un sistema maggioritario senza voto di lista e articolato su tre collegi unici nazionali, si propone con il presente disegno di legge un meccanismo completamente differente, ovvero quello della divisione in piccoli collegi elettorali – corrispondenti agli uffici giudiziari nei quali si esercitano le proprie funzioni – e l'istituzione di un'elezione di secondo grado, così come di seguito illustrata. La previsione di un delegato ogni dieci elettori garantisce la possibilità a ciascun togato – in possesso dei requisiti previsti – di proporsi come candidato senza necessità di designazione da parte di gruppi associativi. Si attenua sensibilmente la possibile contiguità con esponenti della politica attiva, mediante la limitazione dell'eleggibilità dei componenti di estrazione parlamentare che ricoprano o abbiano ricoperto cariche politiche nei due anni precedenti le elezioni. Si preclude inoltre, per un certo tempo, la possibilità che i consiglieri che hanno cessato di far parte del Consiglio abbiano accesso a incarichi direttivi o semidirettivi o che possano essere nuovamente collocati fuori ruolo. Una profonda revisione è prevista anche per quel che riguarda la sezione disciplinare. L'aumento del numero dei componenti del Consiglio superiore è funzionale a una sezione disciplinare più celere e autonoma rispetto alle attività delle altre commissioni, con la previsione che tale sezione deliberi mediante collegi composti da tre membri dei quali uno eletto dal Parlamento, che presiede il collegio, e due magistrati, prevedendo altresì che, dopo due anni dall'insediamento, i componenti supplenti diventino effettivi e che i componenti originariamente sorteggiati come effettivi diventino supplenti. I componenti sia effettivi che supplenti della sezione disciplinare vengono estratti a sorte tra gli eletti, rispettando le categorie di appartenenza. Di particolare rilevanza anche la previsione che prevede profondi cambiamenti nell'accesso agli uffici di segreteria e all'ufficio studi, per i quali si introducono apposite prove selettive. Il presente disegno di legge si compone di venticinque articoli e apporta modifiche alla legge 24 marzo 1958, n. 195, in materia di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura (CSM). L'articolo 1 modifica il numero dei componenti del CSM portando l'attuale organico, composto da ventisette membri, di cui sedici eletti dai magistrati ordinari e otto eletti dal Parlamento, a trentatré componenti, di cui venti eletti dai magistrati ordinari e dieci eletti dal Parlamento, oltre al primo presidente della Corte suprema di cassazione e al procuratore generale della Repubblica presso la stessa Corte nonché, ovviamente, al Presidente della Repubblica. L'articolo 2 apporta modifiche alla composizione delle commissioni. Viene specificato che delle commissioni non fanno parte i componenti effettivi della sezione disciplinare. Delle commissioni competenti per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi e per il conferimento delle funzioni di consigliere e di sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione, e di sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, per le valutazioni della professionalità nonché in materia di incompatibilità nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e di applicazione dell'articolo 2, secondo comma, del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, non fanno parte i componenti supplenti della sezione disciplinare. Si prevede che i componenti delle singole commissioni siano individuati annualmente mediante sorteggio. L'articolo 3 modifica la composizione della sezione disciplinare. La cognizione dei procedimenti disciplinari è attribuita ad una sezione composta da sei componenti effettivi e cinque supplenti. La sezione delibera mediante due collegi composti da tre membri, dei quali uno eletto dal Parlamento, che presiede il collegio e due eletti dai magistrati. Una rilevante novità è introdotta con il nuovo terzo comma il quale, nel ribadire che il vicepresidente del Consiglio superiore ne è componente di diritto, prevede che gli altri componenti, effettivi e supplenti, siano individuati dal Consiglio superiore tra i propri membri tramite un sorteggio. I componenti effettivi sono: il vicepresidente del Consiglio superiore per tutta la durata della consiliatura; un componente tra coloro che sono eletti dal Parlamento; un magistrato di Corte di cassazione con esercizio effettivo delle funzioni di legittimità;