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l'articolo 1, comma 369, della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018), al fine di sostenere il potenziamento del movimento sportivo italiano, ha istituito presso l'Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri un apposito fondo denominato "Fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano", con una dotazione pari a 12 milioni di euro per l'anno 2018, a 7 milioni di euro per l'anno 2019, a 8,2 milioni di euro per l'anno 2020 e a 10,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2021. Tra le finalità del fondo vi è il sostegno alla maternità delle atlete non professioniste e il sostegno alla realizzazione di eventi sportivi femminili di rilevanza nazionale e internazionale; l'Unione europea è più volte intervenuta per denunciare la disparità di genere nell'accesso e nello svolgimento dell'attività sportiva, chiedendo espressamente alle federazioni nazionali e alle relative autorità di tutela di assicurare alle donne e agli uomini parità di accesso allo statuto di atleta di alto livello, garantendo gli stessi diritti in termini di reddito, di condizioni di supporto e di allenamento, di assistenza medica, di accesso alle competizioni, di protezione sociale e di formazione professionale, nonché di reinserimento sociale attivo al termine delle loro carriere sportive, impegna il Governo: 1) a prevedere, qualunque sia la disciplina sportiva regolamentata dal CONI, il divieto di qualsiasi discriminazione da parte delle federazioni sportive nazionali per quanto riguarda la qualificazione del professionismo sportivo in ambito femminile e maschile; 2) a garantire a donne e uomini pari possibilità di accesso ad ogni livello di rappresentanza in organi nazionali e internazionali e in ogni disciplina sportiva; 3) a sensibilizzare il mondo dell'informazione e dell'educazione nonché ad incentivare politiche e programmi, per aumentare la conoscenza e la comprensione sulle donne e lo sport, riconoscendone il valore sociale, economico e culturale finora sottovalutato; 4) a prevedere iniziative volte a favorire pari diritti per uomini e donne nello sport e nel professionismo sportivo in termini di reddito, di condizioni di supporto e di allenamento, di assistenza medica, di accesso alle competizioni, di protezione sociale e di formazione, nonché di reinserimento sociale attivo al termine delle loro carriere sportive. Atto n. 1-00012 CANDIANI ARRIGONI AUGUSSORI BAGNAI BARBARO BERGESIO BONFRISCO BORGHESI BORGONZONI Simone BOSSI Umberto BOSSI BRIZIARELLI BRUZZONE CALDEROLI CAMPARI CANDURA CANTU' CASOLATI CENTINAIO DE VECCHIS FAGGI FERRERO FREGOLENT FUSCO IWOBI MARIN MARTI MONTANI NISINI OSTELLARI PAZZAGLINI Emanuele PELLEGRINI PEPE PERGREFFI PIANASSO PILLON PIROVANO Pietro PISANI PITTONI PIZZOL PUCCIARELLI RIPAMONTI RIVOLTA ROMEO RUFA SAPONARA SAVIANE SBRANA SIRI SOLINAS STEFANI TESEI TOSATO VALLARDI VESCOVI ZULIANI Il Senato, premesso che: ad avviso dei proponenti del presente atto di indirizzo l'agricoltura prealpina e pedemontana è sovente equiparata, dal punto di vista del trattamento normativo, all'agricoltura svolta nelle aree pianeggianti, rispetto alle quali risulta peraltro disomogenea e presenta delle peculiarità legate a specifici fattori di svantaggio, tra cui, segnatamente, la frammentazione dei fondi e una minore produttività rispetto alle zone di pianura; mentre la montagna ha spesso politiche di sostegno dedicate, tutta l'area prealpina e pedemontana si trova ad essere ingiustamente, equiparata alla pianura fertile, quando, in realtà, vive una situazione difficilissima dal punto di vista economico; esiste un'evidente differenza tra l'agricoltura prealpina e pedemontana e quella della pianura irrigua, sia in termini di costi di produzione, sia in termini di rese, ma soprattutto in termini generali di competitività del settore. Lo svolgimento dell'attività agricola nelle fasce prealpine e pedemontane rappresenta un importante fattore di sviluppo; nelle zone prealpine e pedemontane si aggrava il fenomeno rilevante della frammentazione e polverizzazione fondiaria. Migliaia di proprietari di particelle catastali di poche centinaia di metri quadrati rendono di fatto impossibile la stipula di contratti di affitto scritti e registrati; è necessario intervenire sulla normativa relativa ai titoli di conduzione dei terreni agricoli, estendendola anche ai terreni agricoli prealpini di collina, pedemontani e della pianura non irrigua, caratterizzati, appunto, da un'elevata frammentazione fondiaria. La normativa attualmente in vigore, valida per la montagna, permette di non disporre di titolo di conduzione per la dichiarazione nel fascicolo dei terreni di superficie inferiore ai 5.000 metri quadrati, onde contrastare la crescente frammentazione e polverizzazione fondiaria; i titoli di conduzione sono strettamente legati all'erogazione dei contributi comunitari. Gli agricoltori spesso si trovano ad essere ingiustamente "criminalizzati", proprio per la mancanza di titoli di condizione formali per superfici effettivamente condotte. Questo provoca danni economici e soprattutto pesanti ripercussioni nell'assegnazione dei titoli della PAC (politica agricola comune); da un primo riscontro effettuato su un campione di 400 aziende situate nel territorio prealpino e pedemontano, che va dal comune di Cernobbio, al triangolo lariano, fino a Rovello Porro, tra il 2014 e il 2016, si sono persi circa 800 ettari come superficie valevole per effettuare gli spandimenti reflui zootecnici (grave problema in Lombardia), come superficie valida all'abbinamento dei titoli della PAC (e il titolo medio è di un importo pari a 230 euro all'ettaro) e infine, ma non per ultimo, come superficie valevole per l'assegnazione del gasolio agevolato; è necessario, inoltre, contemperare l'esigenza dell'individuazione di aree protette dal punto di vista ambientale con le caratteristiche dell'agricoltura prealpina e pedemontana e con la crescente urbanizzazione; nella fascia prealpina e pedemontana si assiste anche al fenomeno, sempre crescente, dell'aumento della presenza di fauna selvatica, soprattutto di ungulati, specie particolarmente dannosa per l'agricoltura. È necessario contrastare i danni arrecati dalla fauna selvatica ai terreni a destinazione agricola, in generale, e a quelli della zona prealpina e pedemontana in particolare; ancora, per ragioni territoriali, culturali e climatiche, nelle zone prealpine e pedemontane si era andata radicando la tradizione florovivaistica, che oggi ha subito una preoccupante contrazione a causa dell'eliminazione dell'esenzione dell'accisa sul gasolio agricolo utilizzato per il riscaldamento delle serre. Sarebbe quanto mai opportuno intervenire sulle accise sul gasolio, al fine di sostenere la serricoltura e il florovivaismo; infine, è importante considerare il trattamento fiscale dei redditi dell'attività agricola prealpina e pedemontana, anche dal punto di vista della necessaria multifunzionalità, che la stessa ha dovuto assumere per compensare la scarsa redditività del settore primario;