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Quante volte abbiamo sentito dire in quest'Aula che la violenza non si può fermare soltanto con il codice penale, ma si può combattere con la cultura: pensate che ieri lo hanno detto perfino i colleghi della Lega. Ecco, il disegno di legge Zan cerca di fare cultura, prevedendo, all'articolo 7, l'istituzione della giornata del 17 maggio, giornata che già esiste e che già viene celebrata in luoghi pubblici e anche nelle scuole. Voi dite che lo fa ideologizzando i bambini, una fake news meschina e degradante. Ai giovani, come ha spiegato perfettamente la presidente Malpezzi - si cercherà solo di far capire, nel pieno rispetto dell'autonomia scolastica, per cui le scuole potranno e non dovranno - che le differenze esistono e che devono essere rispettate e questo non lo chiede Monica Cirinnà, strega, eretica e pericolosa; lo chiede la Costituzione che promuove la cultura del rispetto e dell'inclusione, unico modo per contrastare il bullismo. Il disegno di legge Zan si occupa di questo e di nient'altro. Ogni nuova fake news è una coltellata alla dignità delle persone LGBT: troppe volte lo abbiamo visto. Con il mio personale e grandissimo dolore, presidente La Russa, abbiamo sentito nelle audizioni un ex magistrato equiparare l'omosessualità alla pedofilia: continue coltellate alle persone più fragili. (Applausi) . Pochi passaggi per ricordare l' iter parlamentare lunghissimo di questo provvedimento. Tra l'altro, grazie al collega Zan, che ha accolto un suggerimento, abbiamo tenuto per oltre un anno una bicamerale informale tra componenti delle Commissioni giustizia del Senato e della Camera. Tanti i colleghi che hanno lavorato, interessati a fare una buona legge. Penso, e la ringrazio, alla collega di Forza Italia, Giusy Bartolozzi, valente magistrata. Penso, e la ringrazio, all'avvocata Lucia Annibali, che con noi ha molto lavorato. Penso alla grandissima generosità della presidente Laura Boldrini, che ha fatto confluire il suo testo contro la misoginia all'interno del disegno di legge Zan. Infine, rivolgo un ulteriore ringraziamento alla collega Lisa Noja - lei sì duramente colpita sui social - che ha chiesto l'introduzione della protezione per le persone diversamente abili. In questo testo, quindi, chi voleva ha introdotto, chi voleva ha ottenuto. Oggi però, proprio sui punti su cui abbiamo lavorato a lungo alla Camera, qualcuno chiede di nuovo discussione. Su cosa dobbiamo ancora discutere oggi? Abbiamo mediato sull'identità di genere; abbiamo mediato sulle scuole; abbiamo mediato sulla libertà di manifestazione del pensiero. Quali altre mediazioni sono necessarie? Quali sarebbero le ragioni di merito per cui, avendo già votato questo testo alla Camera, cambiare idea adesso? A me pare chiaro che sulla pelle delle persone LGBT si sta giocando un'altra partita; sulla pelle del movimento; sulla pelle delle persone diversamente abili; sulle migliaia di donne colpite da misoginia. Questo gioco politico tattico non fa bene alla politica per prima. Signor Presidente, mi avvio a concludere il mio intervento portando in quest'Aula la voce delle persone trans, protagoniste ignorate di questo dibattito. Sono mesi che discutiamo di identità di genere, ma - lo sappiamo - stiamo facendo questo lavoro senza ascoltare la voce delle persone direttamente interessate, che chiedono protezione allo Stato per il modo in cui vivono la propria identità di genere, che troppo spesso le espone alla discriminazione e alla violenza. Ci stiamo occupando di un testo giuridico, colleghi, non antropologico, sociologico o di filosofia. Stiamo solo provando a dare protezione a persone discriminate dalla violenza. Per questo voglio citare le parole di Porpora Marcasciano, storica attivista trans, una persona che - vi piaccia o no - ha fatto la storia di questo Paese, tracciando cammini nuovi per la libertà di tutti (signor Presidente, abbia pazienza con me). (Applausi) . «Mi chiamo Porpora Marcasciano, sono presidente del Movimento italiano dell'identità trans (MIT), attivista militante del Movimento LGBT+ dagli anni Settanta. La mia voce è la stessa di 400.000 persone trans (la stima è dell'Istituto superiore di sanità, ferma al 2019) e ora più che mai vi chiedo di non bloccare il disegno di legge Zan: esso arginerebbe soprusi e violenze che quotidianamente siamo costretti a subire. Prima di pronunciarvi, vi chiedo di comprendere, o quantomeno di approfondire, il significato che ha per noi la frase "identità di genere". Nessuno ci ha convocato, nessuno ci ha ascoltato; la nostra esperienza e i nostri vissuti non vi sono arrivati. Lo avremmo gradito, perché state legiferando sulle nostre vite. Pensate che l'Italia, secondo le statistiche più recenti, è al primo posto in Europa per numero di vittime di transfobia. I trans italiani chiedono ai parlamentari di adeguarsi ai tempi e guardarsi intorno, soprattutto ai Paesi cosiddetti avanzati e civili, le democrazie di cui tanto ci sciacquiamo la bocca. Dare a noi non significa togliere ad altri, significa dare a noi e a tutte e tutti una società più bella e più giusta». Ecco le parole di Porpora Marcasciano; ecco la spiegazione, signor Presidente e colleghi, del perché la cosiddetta mediazione e il testo del disegno di legge Scalfarotto non vanno bene. Non è la stessa cosa parlare di transfobia e di identità di genere. Se la questione oggetto della norma non è nominata, non esiste; la comunità trans chiede di esistere e di essere protetta. Concludo davvero, signor Presidente, perché so di aver abusato della sua gentile disponibilità. Colleghi, vi lascio questa riflessione: chi chiede mediazioni ora non è più credibile. Siamo ormai fuori tempo massimo. Chi vuole giocare al gioco della torre? Chi vogliamo buttare giù? Le persone trans o in transizione, escludendo la definizione di identità di genere e lasciandole senza protezione? Oppure vogliamo buttare dalla torre l'articolo 4, lasciando i peggiori odiatori - fuori e dentro i social - liberi di calpestare la dignità delle persone fragili? O infine vogliamo buttare dalla torre l'educazione, la cultura, la possibilità che nelle scuole si possa scegliere - ho detto "si possa" - cosa insegnare ai nostri ragazzi? No, colleghi, noi non giochiamo al gioco della torre, non lasciamo indietro nessuno. Vogliamo che questa legge sia approvata così com'è, per proteggere tutte le persone dalla violenza. (Applausi) . Presidente, le chiedo di allegare il testo del mio intervento al Resoconto della seduta odierna. PRESIDENTE . Senatrice Cirinnà, come ha potuto rilevare, la passione del suo intervento - al di là dell'adesione o meno - ha consentito che le venisse riservato un tempo maggiore di quello che è stato riservato ai suoi colleghi, perché così mi aveva chiesto. In ogni caso, la Presidenza l'autorizza. È iscritta a parlare la senatrice Lonardo. Ne ha facoltà. LONARDO (Misto) .