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Si stabilisce che il ragazzo è portatore e titolare di tutti quei diritti civili che sono riconosciuti all'uomo: fra questi, i due princìpi generali del superiore interesse del fanciullo e del suo diritto alla partecipazione attraverso l'espressione della propria opinione su ogni questione che lo riguarda (articolo 12). L'articolo 12 infatti, impone agli Stati di garantire al «fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa», e le sue opinioni debbono essere «prese in considerazione tenendo conto della sua età e del grado di maturità». Il diritto del minore ad avere una adeguata informazione ed a poter esprimere la propria opinione, viene garantito anche da altre convenzioni internazionali. Gli articoli 3 e 6 della Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli, fatta a Strasburgo il 25 gennaio 1996, ratificata ai sensi della legge 20 marzo 2003, n. 77, riconoscono lo stesso diritto al minore «che è considerato dal diritto interno come avente un discernimento sufficiente». L'articolo 13 della Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, ratificata ai sensi della legge 15 gennaio 1994, n. 64, sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, permette alla autorità procedente di rifiutare il provvedimento di rientro «qualora [...] accerti che il minore si oppone al ritorno e che ha raggiunto un'età ed un grado di maturità tali che sia opportuno tenere conto del suo parere». L'articolo 15 della Convenzione del Lussemburgo del 20 maggio 1980, ratificata ai sensi della citata legge n. 64 del 1994, prevede che il minore debba essere necessariamente sentito e si debba tenere conto, se opportuno e in considerazione della sua età, dell'opinione da questi espressa. L'articolo 24, comma 1, della Carta dei diritti fondamentali della Unione europea afferma che i bambini «possono esprimere liberamente la propria opinione. Questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità». L'articolo 6 della Convenzione di Oviedo ratificata ai sensi della legge 28 marzo 2001, n. 145, afferma che «nei casi in cui secondo la legge il minore non possiede la capacità di dare il consenso ad un intervento, quest'ultimo può essere effettuato solo con l'autorizzazione del suo rappresentante, o di un altra persona o autorità designata dalla legge» e che il parere del minore «è considerato elemento determinante in funzione dell'età e del suo livello di maturità». Il materiale internazionale è vario, sia quanto alle formulazioni, sia quanto alla sua collocazione nel sistema delle fonti, ma esso si esprime con chiarezza nella attribuzione di un preciso diritto del minore ad essere ascoltato. Il disegno di legge delega contiene la concreta attuazione di questi princìpi. Si stabilisce, in particolare, che i decreti legislativi, di cui all'articolo 1, disciplinano i procedimenti contenziosi e quelli che incidono sullo stato e sulla capacità delle persone nel rispetto del principio del contraddittorio, della rappresentanza processuale delle parti, anche se minori o incapaci, della difesa tecnica, della adeguata informazione del minore o del suo rappresentante, dell’ascolto, anche mediato, del minore che ha compiuto gli anni dodici, o di età inferiore se ha capacità di discernimento. La legge delega rende concreto un orientamento, non solo riconosciuto dalla legislazione internazionale e rinvenibile anche nel nostro ordinamento (vedi la legge 4 maggio 1983, n. 184, e la legge 8 febbraio 2006, n. 54), ma fatto ormai proprio dalla giurisprudenza di legittimità e di merito. Si segnala, a tale proposito, la sentenza n. 317/1998 della Corte di cassazione, secondo cui il principio di cui all'articolo 12 della citata Convenzione ONU del 1989 vale come canone di interpretazione della legislazione vigente. Si pronunziano, per la efficacia diretta della disposizione citata, le sentenze della Cassazione civile nn. 22350 del 2004, 12168 del 2005 e 6081 del 2006. Nel senso della obbligatorietà, si fa riferimento al tribunale di Genova 23 marzo 2007 ed all'ordinanza della Cassazione civile n. 9094 del 2007, con cui si precisa che l'ascolto può essere escluso solo ove l'audizione possa recare danno al minore stesso. In materia di denuncia di vizio processuale per il mancato ascolto del minore si ricordano le sentenze della Cassazione civile n. 13173 del 2005 e n. 13761 del 2007. Da ultimo, la Cassazione sezioni unite, 21 ottobre 2009, n. 22238, ha affermato che i minori, nei giudizi in cui sono portatori di interessi contrapposti o diversi da quelli dei genitori, sono qualificati «parti in senso sostanziale» ed in particolare ha sostenuto che «costituisce quindi violazione del principio del contraddittorio e dei principi del giusto processo il mancato ascolto dei minori oggetto di causa, censurato in questa sede, nella quale emergono chiari gli interessi rilevanti dei minori che sono in gioco nella vertenza e avrebbero resa necessaria la loro audizione». Si dispone che i procedimenti in materia di famiglia, di minori e di stato e capacità della persona, siano improntati al principio del contraddittorio e quindi alla necessaria rappresentanza processuale delle parti, anche se minori o incapaci. L'esigenza di dare efficace tutela a coloro che, per varie cause, sono incapaci di provvedere a sé stessi, trova soddisfazione nella riforma, nell'istituto della rappresentanza processuale e del rispetto del contraddittorio. Il principio della necessaria rappresentanza processuale del minore si uniforma alla legislazione internazionale. L'articolo 5 della citata Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli riconosce al minore, nei procedimenti che direttamente lo interessano, il diritto di partecipare quale parte autonoma al giudizio, attraverso la rappresentanza di un difensore privato. Dal punto di vista processuale, si segnala come l'intervento regolatorio abbia tenuto conto del principio espresso dalla Corte costituzionale, con la sentenza n. 1 del 16-30 gennaio 2002, con specifico riferimento all'articolo 336 del codice civile, ma estensibile in generale, secondo cui la disposizione dell'articolo 12 della Convenzione ONU «entrata nell'ordinamento è idonea ad integrare, ove necessario, la disciplina dell'articolo 336, secondo comma, del codice civile, nel senso di configurare il minore come parte del procedimento, con la necessità del contraddittorio nei suoi confronti, se del caso previa nomina di un curatore speciale». Va precisato, inoltre, che un criterio cardine del procedimento riguardante i minori ed i soggetti incapaci, essenziale per una effettiva garanzia del superiore interesse del minore e di tutela dei soggetti deboli, è quello che il procedimento deve tendere all'accertamento concreto dei fatti per cui si procede (articolo 3, comma 1, lettera e) .