[pronunce]

Non essendo rilevante ai fini della decisione [del giudizio a quo] (annullamento o meno della delibera n. 238/13 e dei provvedimenti propedeutici) non occorre sollevare questione di legittimità costituzionale nei confronti dello stesso comma 11 dell'articolo 8 L.P. 10/14, benché anch'esso sia fortemente indiziato di illegittimità costituzionale». Il Tribunale regionale soggiunge che la ricorrente Aspiag Service srl aveva presentato (in relazione ad esercizi da avviare in altre zone produttive, diverse da quella con vocazione particolare) comunicazioni di avvio, rigettate dal Comune di Bolzano con provvedimenti a loro volta annullati dallo stesso Tribunale rimettente, e che le relative cause pendono in appello. 1.4.- Il rimettente ritiene rilevanti nel giudizio a quo sia l'art. 44-bis della legge provinciale n. 13 del 1997, sia l'art. 44 della stessa legge (come novellato retroattivamente dalla legge provinciale n. 10 del 2014). Infatti, la prima disposizione consente l'insediamento di un solo centro commerciale di rilevanza provinciale in una delle zone produttive del territorio del Comune di Bolzano; mentre la seconda (con il suo comma 4) reitera il divieto generale di commercio al dettaglio nelle zone produttive; sicché le due disposizioni sarebbero intimamente connesse ed espressive del medesimo intento di limitare l'apertura di nuovi esercizi commerciali. Tali disposizioni violerebbero anzitutto l'art. 117, secondo comma, lettera e), Cost., per ragioni analoghe a quelle considerate nella sentenza n. 38 del 2013: anziché limitarsi a identificare aree interdette agli esercizi commerciali per i motivi tassativamente previsti dall'art. 31, comma 2, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, la Provincia autonoma avrebbe disciplinato in maniera esaustiva il commercio al dettaglio in zone produttive, introducendo limitazioni con giustificazioni diverse da quelle consentite. Le stesse norme provinciali violerebbero altresì l'art. 41 Cost., interpretato dal rimettente alla luce dell'art. 31 del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, il quale avrebbe allargato la libertà economica di cui al primo comma della disposizione costituzionale, restringendo al contempo i limiti di cui al secondo comma. Ripercorrendo il contenuto dell'art. 44, comma 4, della legge provinciale n. 13 del 1997, il Tribunale regionale osserva che, nelle zone produttive, per il congiunto operare dei limiti percentuali alla cubatura disponibile per il commercio al dettaglio e del vincolo a computare, a tale fine, gli esercizi già esistenti, «la quota disponibile all'attività commerciale futura tende verso lo zero». Inoltre, ai sensi dell'art. 44, comma 1, le attività di commercio al dettaglio in zone produttive devono essere disciplinate da un apposito regolamento della Giunta provinciale, fino all'emanazione del quale, a norma dell'art. 44, comma 4, ultimo periodo, «il commercio al dettaglio viene esercitato secondo la disciplina del previgente articolo 44/ter, comma 3», vale a dire secondo la disciplina di cui all'art. 3 della legge provinciale n. 3 del 2013, contenutisticamente identica a quella di cui all'art. 5, comma 2, della legge provinciale n. 7 del 2012, dichiarato costituzionalmente illegittimo con la sentenza n. 38 del 2013. 1.5.- L'art. 44-bis della legge provinciale n. 13 del 1997 violerebbe altresì l'art. 3 Cost., al quale sarebbe riconducibile il divieto di disparità di trattamento, di cui è conseguenza applicativa il divieto di discriminazione tra operatori commerciali sancito dall'art. 31, comma 2, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011. 1.6.- Infine, l'art. 44 della legge provinciale n. 13 del 1997, nella versione introdotta dall'art. 8 della legge provinciale n. 10 del 2014, sarebbe formulato «in maniera intrinsecamente contraddittoria», in quanto il comma 11 del citato art. 8 sancisce l'applicazione retroattiva dell'art. 44, comma 4, come novellato, mentre l'ultimo periodo dello stesso comma 4, a propria volta, richiama transitoriamente il previgente art. 44-ter, comma 3, della legge n. 13 del 1997. A tale proposito, il rimettente si domanda se, in attesa dell'apposito regolamento, la disciplina di riferimento vada ricercata nel novellato art. 44, comma 4, della legge provinciale n. 13 del 1997 o nel previgente art. 44-ter, comma 3, e - dichiarandosi «nel dubbio assoluto sulla disciplina da applicare, non risolvibile in via interpretativa» - ritiene «necessario sollevare anche la questione di legittimità costituzionale nei confronti del comma 3 dell'articolo 3 L.P. 3/13» (recte: dell'art. 44-ter, comma 3, della legge provinciale n. 13 del 1997, come novellato dall'art. 3 della legge provinciale n. 3 del 2013), sotto il profilo della violazione degli art. 117, secondo comma, lettera e), e 41 Cost. (anche per il contrasto con l'art. 31, comma 2, del d.l. n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011) . 2.- Con atto depositato il 3 marzo 2015, si sono costituite in giudizio Podini Holding spa e Twentyone srl (controinteressate nel giudizio a quo), per chiedere che le questioni di legittimità costituzionale siano dichiarate inammissibili o, in subordine, infondate. 2.1.- Nel senso dell'inammissibilità, si eccepisce che la ravvisata connessione tra gli artt. 44 e 44-bis della legge provinciale n. 13 del 1997 non sarebbe adeguatamente motivata né, comunque, sussistente, perché un conto è la disciplina dell'unico centro commerciale di rilevanza provinciale (del quale si discute nel giudizio a quo), un altro è la disciplina che limita, in generale, il commercio al dettaglio in zone produttive (la quale ha dato adito a distinti provvedimenti, oggetto di distinte pronunce dello stesso Tribunale regionale rimettente). D'altronde, la disciplina del centro commerciale di rilevanza provinciale non risiederebbe propriamente nemmeno nell'art. 44-bis, bensì in altre disposizioni, tra cui segnatamente l'art. 44-ter, comma 3, lettera e), della legge provinciale n. 13 del 1997 (come novellata dall'art. 3 della legge provinciale n. 3 del 2013), frattanto però abrogato dall'art. 17, comma 1, lettera d), della legge provinciale n. 10 del 2014.