[pronunce]

(che legittima l'applicazione della sanzione accessoria solo ad avvenuto accertamento del reato) “non sono esenti da possibili dubbi di legittimità costituzionale”, emergendo dall'ordinamento un favor per l'opposizione ai provvedimenti di sospensione della patente, anche a seguito della sentenza n. 31 del 1996 della Corte Costituzionale; che gli artt. 218 e 186 cod. str. contrastano con gli artt. 3, 25 e 111 Cost., i quali garantiscono, rispettivamente, l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, la precostituzione per legge del giudice naturale, e l'attuazione della giurisdizione mediante il giusto processo, requisiti che non si rinvengono - neppure sotto il profilo della ragionevolezza - nelle disposizioni legislative citate, che creano irragionevole disparità di trattamento tra i cittadini, a seconda che siano giudicati da una delle due autorità giudiziarie individuate ai sensi della prima o della seconda delle due disposizioni; che in conclusione il rimettente ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 218, quinto comma, cod. str. (nel dispositivo non è ripetuta la censura riguardo all'art. 186), nella parte in cui non prevede che l'opposizione avverso il provvedimento di sospensione della patente di guida non può essere proposta nei casi in cui la predetta sanzione sia prevista come accessoria ad un illecito sanzionato penalmente. Considerato che i cinque ricorsi sollevano questioni di legittimità costituzionale parzialmente coincidenti e che i giudizi possono dunque essere riuniti per essere decisi con unica pronuncia; che con l'ordinanza del 29 gennaio 2002 il Giudice di pace di Osimo ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 218, comma 5, e 186, comma 5, del d. lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in riferimento agli artt. 3, 25 e 111 della Costituzione, nella parte in cui, rispettivamente, non prevedono che l'opposizione avverso il provvedimento di sospensione della patente di guida non può essere proposta nei casi in cui la predetta sanzione sia prevista come accessoria ad un illecito sanzionato penalmente e che nel caso di rifiuto dell'interessato di sottoporsi all'accertamento alcoolimetrico, siano sufficienti i dati sintomatici riguardanti il comportamento del soggetto interessato; che con le ordinanze del 6 novembre 2001, dell'8 novembre 2001, dell'11 marzo 2002 e del 3 aprile 2002 lo stesso giudice di pace ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 218, comma 5, del d. lgs. 30 aprile 1992, n. 285, in riferimento agli artt. 3, 25 e 111 della Costituzione, nella parte in cui non prevede che l'opposizione avverso il provvedimento di sospensione della patente di guida non può essere proposta nei casi in cui la predetta sanzione sia prevista come accessoria ad un illecito sanzionato penalmente; che le ordinanze di rimessione sono gravemente carenti sotto più profili; che i provvedimenti si connotano per la scarsa chiarezza dell'esposizione e per la faticosa enucleazione delle questioni proposte, laddove la chiarezza dell'esposizione costituisce requisito necessario per una adeguata valutazione in ordine sia alla rilevanza che alla fondatezza della questione (v. sent. n. 83 del 2001, nonchè ord. n. 287 del 2002, sulla manifesta inammissibilità della questione per carenza dei requisiti di inequivocità e chiarezza); che vi è assenza di motivazione sul contrasto con gli artt. 25 e 111 della Costituzione, mentre si giustifica solo il contrasto con l'art. 3 della Costituzione, facendo riferimento ad una generica irragionevole disparità di trattamento tra cittadini, a seconda del giudice da cui vengono giudicati, senza specificare alcun tertium comparationis in ordine alla asserita violazione del principio di uguaglianza (v. ord. n. 239 del 2002, sulla manifesta inammissibilità della questione per omessa indicazione delle ragioni per cui si configura la violazione del parametro costituzionale); che il giudice a quo erra nel denunciare l'art. 218, comma 5, del d. lgs. n. 285 del 1992 (relativo all'opposizione avverso la sospensione della patente di guida quale sanzione accessoria ad una sanzione amministrativa), posto che l'opposizione alla sospensione della patente di guida quale sanzione accessoria ad una sanzione penale è regolata dall'art. 223, comma 5, dello stesso decreto (v. ordd. n. 230 del 2000 e nn. 96 e 99 del 1999, sulla manifesta inammissibilità della questione per erronea individuazione della norma da impugnare); che per le anzidette ragioni le questioni sono manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 186, comma 5, e 218, comma 5, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), in riferimento agli artt. 3, 25 e 111 della Costituzione, sollevate dal Giudice di pace di Osimo, con le ordinanze in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 giugno 2003. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Alfio FINOCCHIARO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 18 giugno 2003. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA