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Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, il decreto-legge n. 3 del 5 febbraio 2020 recante «misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente», assegnato in prima lettura alla 6 a Commissione del Senato, recepisce, come già illustrato compiutamente dal relatore e dai colleghi in sede di discussione generale, misure in favore dei soli - e sottolineo soli - lavoratori dipendenti pubblici e privati, che si sostanziano, in pratica, nell'attribuzione di un contributo o trattamento integrativo e di una detrazione di imposta. Il contributo a partire dal luglio prossimo e sino a dicembre per 100 euro mensili. Il bonus è riconosciuto in favore dei dipendenti, sia pubblici che privati, con reddito di lavoro dipendente o ad esso assimilati ex articolo 50, comma 1, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, al netto dell'imposta sull'abitazione principale sino a 28.000 euro annui, nonché di euro 1200 per l'intero anno 2021. Inoltre, viene concessa una detrazione di imposta di euro 600 per il solo secondo semestre dell'anno 2020 per dipendenti con reddito sino ad euro 40.000; detrazione che decresce con l'aumento del reddito e che si azzera con reddito superiore a euro 40.000. Il trattamento integrativo, o contributo, spetta in funzione dei giorni lavorativi effettuati dai dipendenti nel secondo semestre 2020 e per l'intero anno 2021. Al di là del roboante titolo, riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, si tratta di un bonus e di una detrazione a solo beneficio dei redditi di lavoro dipendente e anche di importo contenuto. Una prima considerazione: ma perché solo i lavoratori dipendenti e quelli ad essi assimilati? Perché vengono esclusi i redditi da pensione di pari importo? In sede di audizione, abbiamo udito che questa esclusione avrebbe fondamento in quanto i redditi di lavoro dipendente sono soggetti a una quota contributiva del 9 per cento circa dell'imponibile. Niente di più errato, perché la quota contributiva applicata al dipendente darà luogo, a suo tempo, ad un beneficio, quello pensionistico. In attesa della tanto conclamata revisione di tutte le detrazioni e deduzioni sui redditi di qualsiasi natura, perché impegnare i datori di lavoro a riconoscere un bonus ed una detrazione fiscale di complessa natura applicativa, poiché rapportata, non solo al livello retributivo, ma anche, per il bonus , ai giorni lavorativi? Non è quindi ipotizzabile una rivisitazione completa, come più volte preannunziato, delle deduzioni e detrazioni fiscali entro l'anno 2020? Inoltre, nessun beneficio, ancora una volta, a favore del lavoro autonomo, in ispecie quello effettuato da imprese individuali e professionisti. Segnalo, inoltre, che tutti gli emendamenti presentati da noi e dalle altre opposizioni per l'estensione del beneficio al lavoro autonomo sono stati bocciati, sia in Commissione che in quest'Aula. Perché questa discriminazione? Ferme le indicazioni negative ora proposte, Forza Italia, da sempre attenta alla riduzione del prelievo fiscale per i redditi di qualsiasi natura, ed anche in considerazione che tutte le modifiche da essa proposte in ogni sede non sono state recepite, esprime voto di astensione. (Applausi dal Gruppo FIBP-UDC) . BOTTICI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. BOTTICI (M5S) . Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, con il provvedimento in esame si introduce una misura volta a diminuire il carico della pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente o assimilati per i redditi lordi non superiori a 40.000 euro, così come previsto nell'ultima legge di bilancio e in attesa di una riforma complessiva del sistema fiscale che vada - mi auguro - a ridurre le aliquote fiscali, semplificando allo stesso tempo il sistema, applicando un meccanismo unico per le misure di sostegno al reddito e le agevolazioni fiscali e mantenendo il criterio di progressività e proporzionalità. Presidenza del vice presidente TAVERNA (ore 19,45) ( Segue BOTTICI). Ma vediamo come funziona nel dettaglio. Dal 1° luglio 2020 i lavoratori dipendenti o assimilati appartenenti al comparto pubblico o privato con redditi lordi non superiori a 28.000 euro riceveranno un trattamento integrativo che non concorrerà a formare il reddito imponibile pari a 600 euro per l'anno in corso e a 1.200 euro per il 2021; per la fascia di reddito tra i 28.000 e i 40.000 i lavoratori riceveranno un'ulteriore detrazione parametrata al reddito e limitatamente alle prestazioni rese dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020. I beneficiari saranno oltre 16 milioni di lavoratori dipendenti e assimilati. Le critiche ascoltate in questi giorni facevano riferimento al non aver previsto interventi a salvaguardia delle realtà economiche colpite dall'emergenza sanitaria, ma su questi interventi il Governo ha già emanato un nuovo decreto-legge e un altro è in lavorazione. Un'altra critica era quella di non essere intervenuti in favore delle imprese e degli imprenditori che creano lavoro e ricchezza. Vorrei ricordare che la flat tax non è stata abrogata, ma in qualche modo corretta. Infatti, non possono accedere alla flat tax i pensionati e i dipendenti con redditi superiori a 30.000 euro e non devono avere più di 20.000 euro di spese per i dipendenti. Inoltre vorrei comprendere bene cosa si intende quando si fa riferimento agli imprenditori che creano ricchezza: per caso i dipendenti con il loro lavoro non la creano? Riflettete su questo concetto. In questi anni sono stati fatti diversi interventi per favorire le nuove assunzioni. Ricordo all'Assemblea e ai colleghi che esisteva una norma strutturale introdotta dalla legge n. 407 del 1990, precisamente dal comma 9 dell'articolo 8, che consentiva l'assunzione a tempo indeterminato di disoccupati, beneficiando di uno sgravio pari al 50 per cento sui contributi previdenziali e assistenziali. Tale norma funzionava benissimo; purtroppo fu abrogata con la legge di stabilità del 2015 (la legge n. 190 del 2014). I successivi interventi sempre per le assunzioni non hanno avuto gli esiti sperati; infatti la disoccupazione, dopo aver raggiunto un picco del 13 per cento nel 2014, si è stabilizzata sull'11 per cento solo nel 2018; oggi, dopo il decreto dignità, è finalmente stabile e al di sotto della soglia del 10 per cento. Assieme al reddito di cittadinanza, un provvedimento con cui si è ridotto di 0,7 punti il coefficiente di Gini che misura le diseguaglianze sulla distribuzione del reddito, questa misura consente di riconsegnare un po' di potere di acquisto e di dare maggiore stabilità economica ai cittadini, determinando così anche un aumento dei consumi interni. Analizzando i risultati fino ad oggi, vediamo che questa è la strada giusta: abbiamo ridotto le disuguaglianze e la disoccupazione è stabile. Il provvedimento in discussione ci consente di fare un passo in più verso un sistema fiscale più equo. Annuncio pertanto il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle (Applausi dai Gruppo M5S e PD).