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in Basilicata c'è ed è acclarata una presenza mafiosa molto significativa che impone di avere una struttura autonoma in grado di operare su più fronti con una ventina di uomini da mettere a disposizione per supporto alle indagini su appalti e riciclaggio; di recente una sezione operativa è stata costituita a Foggia, ma la Basilicata non può permettersi di essere appendice di nessuno: Curcio ha ribadito la necessità di avere una propria DIA che sposti i propri interessi direttamente sulle attività dei clan lucani; non a caso, l'operatività della DIA è a stretto contatto con la Direzione distrettuale antimafia (DDA), svolgendo le indagini o su sua delega o di iniziativa propria. Curcio ha ribadito che la richiesta di portare la DIA in Basilicata non cadrà nel dimenticatoio solo perché essa viene definita regione tranquilla: ciò che conta, ha ribadito il procuratore, e ciò che impone di intraprendere alcune strade non è la quantità dei reati ma la qualità e l'impatto sociale, si chiede di sapere: se e quali azioni il Ministro in indirizzo intenda mettere in campo riguardo alla repressione e alla prevenzione circa la presenza e la formazione di organizzazioni mafiose e sodalizi criminali nel territorio lucano; se intenda decidere in maniera favorevole per l'istituzione della DIA nella città di Potenza. Atto n. 3-02622 LANNUTTI PIRRO PISANI Giuseppe ANGRISANI Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze Premesso che: l'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani "Giovanni Amendola" (INPGI), già riconosciuto con regio decreto 25 marzo 1926, n. 838, si è trasformato, in attuazione del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, in fondazione dotata di personalità giuridica di diritto privato con autonomia gestionale, organizzativa e contabile, incaricata di attuare la previdenza e l'assistenza a favore dei giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti, titolari di un rapporto di lavoro subordinato di natura giornalistica, con riferimento alla corresponsione della pensione di invalidità, vecchiaia e superstiti e dell'indennità di maternità. L'Istituto provvede, altresì, nei confronti dei giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti, che svolgono attività autonoma di libera professione giornalistica, anche sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, ancorché contemporaneamente svolgano attività di lavoro dipendente, attraverso una gestione previdenziale separata, istituita ai sensi del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103. Mentre per i giornalisti iscritti alla gestione principale il sistema contributivo è stato adottato a far data solo dal 1° gennaio 2017, per tale gestione separata le prestazioni pensionistiche sono erogate con il sistema contributivo puro; l'INPGI da anni vive uno stato di sofferenza dovuto allo svuotamento dalle redazioni di giornalisti di quotidiani, periodici e agenzie di stampa, all'effetto dei prepensionamenti, susseguitisi a catena soprattutto dal 2009 in poi, con conseguente drastica riduzione dei lavoratori subordinati, assunti a tempo indeterminato, che da tempo sono stati sostituiti da giornalisti lavoratori autonomi con versamento di contributi nelle casse dell'INPGI 2. Istituto che registra, invece, un boom di iscritti e con casse piene; oggi il numero degli iscritti attivi all'INPGI è diminuito dai 18.328 del 2010 ai 14.719 del 2020. Il numero di pensioni erogate è invece aumentato da 6.992 del 2010 a 9.944 del 2020. Il rapporto tra attivi e pensionati è di conseguenza passato da 2,62 del 2010 a 1,53 del 2020; la gestione previdenziale è in rosso dal 2011. Nel 2019 ha avuto un risultato negativo per 154 milioni di euro e nel 2020 per 188,4 milioni (meno 204,6 milioni nel preventivo 2021). Per tamponare le perdite, a partire dal 2013, l'INPGI ha progressivamente trasferito la proprietà degli immobili al fondo immobiliare "Giovanni Amendola", di cui l'INPGI è l'unico azionista, e si è deciso di mettere in atto una rivalutazione del patrimonio immobiliare, un escamotage per usare le plusvalenze, fittizie, per coprire le perdite della gestione previdenziale. In parallelo è cominciata la vendita dello stesso patrimonio immobiliare, finalizzata a coprire un disavanzo. Il NAV del fondo immobiliare è attualmente inferiore rispetto al valore di conferimento degli immobili; nonostante la crisi e la necessità incombente di ricavare il massimo profitto dagli immobili a disposizione, non sempre la gestione di questi è stata trasparente e vantaggiosa per l'INPGI. Una su tutte, la vicenda dell'edificio di 10 piani in largo Loria 3, a Roma, collocato in una zona di pregio a circa un chilometro dalle Terme di Caracalla. Questo immobile a uso uffici è quello di maggiori dimensioni che l'INPGI abbia mai posseduto in Italia dagli anni '60. L'edificio ha persino una sala mensa da 560 posti e un parcheggio in garage per 80 auto. Ed è anche quello che gli ha reso di più economicamente, in quanto fino al 2004 è stato affittato come sede dell'ENEL per i suoi allora 550 dipendenti a un canone annuo di un milione 800.000 euro. Successivamente, l'edificio viene affittato dall'INPGI con un contratto dal 2007 al 2025, per 2 milioni 100.000 euro all'anno, alla società "Milano '90" del noto immobiliarista Sergio Scarpellini (deceduto nel 2018) con possibilità di subaffitto a terzi. Grazie al subaffitto, il palazzo di largo Loria è diventato così la sede dei gruppi consiliari del Comune di Roma. L'INPGI per anni ha ignorato l'importo esatto del subaffitto, interrotto nel 2015 quando quattro consiglieri di opposizione del Movimento 5 Stelle, tra i quali il futuro sindaco di Roma Virginia Raggi, dopo una scrupolosa verifica dei contratti di affitto stipulati dal Comune di Roma, non in linea con la legge sul "FARE", hanno chiesto e ottenuto dal Campidoglio la rescissione anticipata dei contratti di locazione troppo onerosi. Tra questi vi era appunto quello di largo Loria; in quel frangente l'INPGI venne a sapere che in soli 7 anni e mezzo il Comune di Roma aveva speso (si tratta di denaro pubblico) 52 milioni di euro, l'ammontare corrisposto alla società Milano '90 per il canone di subaffitto pari a 9.519.645,77 euro all'anno, ovvero 7 milioni 420.000 euro in più all'anno di quanto pagato di affitto all'INPGI dalla Milano '90; considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti: il Comune di Roma era stato informato dall'INPGI della disponibilità dell'immobile di largo Loria, prima ancora che tale disponibilità fosse stata pubblicizzata con avvisi a pagamento su vari giornali e prima che cominciasse la trattativa con la società Milano '90. Il Comune aveva pagato per vari decenni l'affitto del grande immobile in lungotevere de' Cenci 5, di fronte all'isola Tiberina, in pieno centro storico, sede allora anche dell'ordine nazionale dei giornalisti.