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Ci sono poi altri provvedimenti ed uno che sta particolarmente a cuore riguarda l'emendamento che proroga di un anno la trasformazione delle banche popolari dopo la sentenza del Consiglio di Stato, che ha rimesso alla Corte di giustizia europea il provvedimento nefasto del Governo precedente: il provvedimento nefasto del Governo precedente! (Applausi dai Gruppi M5S e L-SP-PSd'Az. Commenti dei senatori Comincini e Laus). Lo dice il Consiglio di Stato, colleghi: è stato deciso di rinviare alla Corte europea il giudizio su tutta la riforma, a partire dalla legge operata dal Governo Renzi, che prevede una soglia di attivi di otto miliardi oltre la quale una banca popolare deve trasformarsi in SpA. L'ordinanza fa riferimento anche alla circolare della Banca d'Italia che ha disciplinato la materia e, in particolare, al controverso aspetto della limitazione del rimborso del diritto di recesso, che, in base al documento di regolazione, può essere anche azzerato con un rinvio sine die del diritto. E guardate che quelle motivazioni del Consiglio di Stato sono una pietra miliare anche di queste autorità vigilanti che stanno sempre dalla parte dei vigilati, e sono possedute dalle banche socie, perché la circolare della Banca d'Italia prevede la possibilità di concedere o negare il rimborso per il diritto di recesso. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Pizzol). Infine, signor Presidente, colleghi, mi avvio alla conclusione annunciando che abbiamo sottoscritto l'ordine del giorno del senatore De Bertoldi sulle banche di credito cooperativo, che impegna il Governo a salvaguardare il valore di banche che operano sul territorio, non in base agli algoritmi di Francoforte della Banca centrale europea. Consentitemi anche di ribadire che provvedimenti, che vorrei definire semplicemente sciagurati, volevano gettarci nelle fauci del far west del mercato e della globalizzazione, secondo quella ideologia del neoliberismo dittatoriale, il sacro Moloch delle globalizzazioni. La globalizzazione della povertà, ideologia parassitaria corrotta, imposta dai padroni del mondo (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Pizzol) con la finalità di delegare funzioni democratiche a cleptocrati ed oligarchi, con il dominio della finanza di carta sull'economia reale e sulla vita reale di uomini e donne, che ha devastato princìpi e valori costituzionali che noi siamo impegnati a tutelare. Questo non è un condono fiscale: lo ripeto per l'ultima volta! (Applausi dal Gruppo M5S e delle senatrici Fregolent e Pizzol. Congratulazioni). PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Steger. Ne ha facoltà. STEGER (Aut (SVP-PATT, UV)) . Signor Presidente, l'obiettivo di questo provvedimento era quello di costruire un rapporto più equilibrato tra cittadini e fisco e di favorire un maggior gettito fiscale. Per come giunge in quest'Aula, temo che tante delle misure contenute in questo documento risultino poco efficaci. Ci si è limitati a interventi circoscritti, in alcuni casi di dettaglio, che non si possono configurare come una nuova stagione nel rapporto tra fisco e cittadini. In questo decreto-legge ci sono, tuttavia, diverse misure che riguardano il Sud Tirolo e il Trentino. Vi è lo stanziamento di oltre 500 milioni di euro per i danni del maltempo delle scorse settimane. Le nostre due Province sono state duramente colpite. L'aver stanziato risorse già con questo provvedimento è sicuramente un fatto positivo: lo è per le imprese, le attività commerciali, le famiglie e tutti coloro che, anche nella nostra Regione, stanno vivendo giornate complicate. Vi è la norma che riguarda il credito cooperativo nella Provincia autonoma di Bolzano, e ringrazio al riguardo in primis il presidente della Commissione finanze Bagnai e tutti i componenti della Commissione, di maggioranza e di minoranza, che hanno voluto ascoltare le nostre idee e che hanno recepito le richieste del nostro territorio, di cui noi ci siamo fatti portavoce. Con l'emendamento approvato in Commissione, le Raiffeisen, il credito cooperativo nella nostra Provincia, in alternativa alla costituzione del gruppo bancario cooperativo, potranno optare per un sistema di tutela istituzionale sul modello tedesco, ossia un accordo contrattuale per garantire la liquidità e la solvibilità delle banche partecipanti alla gestione delle crisi, attraverso fondi alimentati dalle banche stesse. Il nostro credito cooperativo è un sistema sano; le nostre banche del credito cooperativo sono solvibili, quindi dare loro la possibilità di non sottostare a una SpA, quindi di aprirsi a un'altra filosofia bancaria, penso sia un atteggiamento giusto dell'attuale maggioranza. È un modello che ha il pregio di garantire l'autonomia delle banche, di costruire un vincolo di responsabilità rispetto alla tenuta del sistema e, soprattutto, di mantenere quel rapporto con il territorio che è il principio fondativo del credito cooperativo, che lo caratterizza e lo distingue da altre forme bancarie. Vi è, infine, la norma sulla clausola di salvaguardia. Ci tengo a evidenziarla per quanto accaduto con il decreto sicurezza, quando in Commissione l'emendamento fu addirittura dichiarato inammissibile. Questa volta le prerogative delle autonomie speciali hanno avuto la tutela che spetta loro; ed è un bene, perché dovrebbe sempre accadere così. Allo stesso modo, più in generale, ci sono misure che consolidano interventi già sviluppati nella precedente legislatura. Penso alla rottamazione delle cartelle e a tutti gli altri interventi volti a costruire un rapporto più equilibrato col fisco. Penso all'intervento a favore delle partite IVA, su cui già nella scorsa legislatura c'era stato un primo significativo intervento, che con questo decreto-legge ne esce irrobustito. È un bene che siano state confermate le misure a favore delle famiglie, in particolare delle giovani coppie con figli. Ad ogni modo, questo provvedimento deve essere valutato nella cornice complessiva della manovra economica. In più occasioni, anche in quest'Aula, il nostro Gruppo ha espresso le sue perplessità. Non ci convince l'idea di un nuovo indebitamento, lo scontro con l'Europa, ma a non convincerci sono soprattutto le misure che verranno finanziate. Il reddito di cittadinanza è una misura passiva, che non aiuterà le persone a trovare un lavoro. Non sarà sufficiente la riforma dei centri per l'impiego. L'ho già detto in altre occasioni: i centri per l'impiego hanno difficoltà a funzionare persino in altre Nazioni, come la Germania ad esempio. Io auspico che funzionino, ma ho forti dubbi che funzionino in Italia, perché il problema non è tanto l'incontro tra domanda e offerta, semmai il fatto che bisogna alimentare l'offerta di lavoro. Il lavoro lo creano le imprese, non i decreti o i centri per l'impiego. Le risorse pubbliche devono essere investite per creare sviluppo, per diminuire il costo del lavoro, per stimolare l'innovazione, per migliorare la produttività e la competitività delle imprese. Ben vengano, allora, le richieste di correttivi che sta chiedendo anche l'Europa. Soprattutto, ben venga l'atteggiamento dialogante che sta emergendo, dopo l'imbarazzante stagione delle offese all'Europa e dell'isolazionismo dell'Italia. Sarebbe una novità positiva se almeno 3 miliardi venissero spostati sul fronte degli investimenti.