[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenei giudizi di legittimità costituzionale degli articoli 91, comma 1, lettera a), e 96, comma 4, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), promossi con ordinanze del 18 settembre 2002 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia e del 10 aprile 2003 dalla Corte d'appello di Torino, iscritte ai numeri 576 del registro ordinanze 2002 e 475 del registro ordinanze 2003 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica numeri 3 e 32, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nella camera di consiglio del 21 gennaio 2004 il Giudice relatore Carlo Mezzanotte. Ritenuto che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brescia, chiamato a decidere sulla richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato proposta da un imputato dei delitti di cui agli articoli 110 del codice penale, 223, 216 e 224 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, dopo avere disposto a mezzo della Guardia di finanza accertamenti in ordine alle condizioni personali e familiari dell'istante, così come consentito dal comma 9-bis dell'art. 1 della legge 30 luglio 1990, n. 217, introdotto dalla legge 29 marzo 2001, n. 134, ha sollevato, in riferimento agli artt. 24, terzo comma, 27, secondo comma, e 3 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 91, comma 1, lettera a), del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), nella parte in cui stabilisce che “l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato è esclusa per l'indagato, l'imputato o il condannato per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto”, nonché, in riferimento all'art. 97 Cost., questione di legittimità costituzionale dell'art. 96, comma 4, dello stesso decreto, nella parte in cui stabilisce che il giudice provvede in ordine all'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato anche quando abbia richiesto le informazioni di cui ai commi 2 e 3 del medesimo articolo; che, ad avviso del remittente, l'art. 91, comma 1, lettera a), del d.P.R. n. 115 del 2002, imponendo l'esclusione dal patrocinio a spese dello Stato dell'istante che sia indagato, imputato o condannato per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, con valutazione preliminare da compiere anche nel caso in cui siano stati disposti accertamenti tramite Guardia di finanza circa le condizioni reddituali e patrimoniali dell'istante stesso, contrasterebbe, in primo luogo, con l'art. 24, terzo comma, Cost., il quale, prevedendo per l'ammissione al patrocinio l'unica condizione che il soggetto sia “non abbiente”, non consentirebbe che soggetti indagati, imputati o condannati per una determinata tipologia di reati fiscali siano esclusi dal beneficio; che, sempre secondo il giudice a quo, la disposizione censurata, riconducendo l'effetto preclusivo ad accertamenti giurisdizionali di valenza diversa, ma comunque non definitivi, violerebbe l'art. 27, secondo comma, Cost.; che, prosegue il remittente, l'art. 91, comma 1, lettera a), del d.P.R. n. 115 del 2002 violerebbe anche l'art. 3 Cost., sotto un duplice profilo, in quanto, da un lato, incomprensibilmente, l'esclusione dal patrocinio a spese dello Stato sarebbe limitata ai soggetti imputati dei reati fiscali ivi indicati e non si estenderebbe anche ai soggetti imputati di altri reati che, al pari di quelli considerati, possono consentire di acquisire consistenti proventi in ipotesi assoggettabili a prelievo fiscale o comunque tali da assicurare una situazione di benessere economico inconciliabile con quella che costituisce il presupposto per l'ammissione al patrocinio; dall'altro, sarebbe irragionevole la sottoposizione al medesimo trattamento di soggetti che si trovano in posizioni diversificate quanto al differente grado di fondatezza dell'ipotesi accusatoria; che l'art. 96, ultimo comma, del d.P.R. n. 115 del 2002, ad avviso del giudice a quo, violerebbe l'art. 97, primo comma, Cost., in quanto la previsione che il giudice deve decidere in ordine alla istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato anche nel caso in cui abbia richiesto, come nel caso di specie, informazioni a mezzo della Guardia di finanza sulle condizioni patrimoniali dell'istante, ai sensi del secondo e terzo comma del medesimo articolo, contrasterebbe con i principî del corretto funzionamento della pubblica amministrazione, sia perché l'eventuale esito positivo di tali accertamenti comporterebbe la revoca del decreto di ammissione, con vanificazione di tutte le attività conseguenti, sia perché darebbe luogo ad una duplicazione di accertamenti, sovrapponendosi quello demandato dal giudice alla Guardia di finanza alla verifica svolta obbligatoriamente, ai sensi dell'art. 98, comma 2, dall'Intendente di finanza a seguito della comunicazione del decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, con inutile dispendio di risorse economiche e di energie lavorative; che è intervenuto nel presente giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, e ha chiesto che le questioni siano dichiarate inammissibili o infondate; che, in ordine alla questione concernente l'art. 91, comma 1, lettera a), del d.P.R. n. 115 del 2002, la difesa erariale rileva che la stessa si fonda su un presupposto inesatto, poiché, al contrario di quanto sostenuto dal remittente, la disposizione censurata è finalizzata ad escludere la possibilità di chiedere l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato da parte dell'indagato, dell'imputato o del condannato, ove il procedimento in relazione al quale sussiste l'esigenza del patrocinio attenga ai reati di violazione delle norme per la repressione dell'evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, e non anche ad escludere la possibilità dell'ammissione al patrocinio nei confronti di soggetti che in altri procedimenti siano stati indagati, imputati o condannati per tali reati; che, pertanto, la questione non sarebbe rilevante nel giudizio principale, nel quale si procede per fatti di bancarotta, diversi da quelli considerati dalla disposizione censurata;