[pronunce]

segnatamente, laddove «si prevedono procedure di erogazione di contributi e controlli sull'utilizzo delle risorse che costituiscono l'oggetto tipico della disciplina della materia rimessa alla potestà legislativa regionale». In ogni caso, la previsione, tra i criteri direttivi della delega, dell'adeguamento dell'assetto organizzativo degli organismi e degli enti di settore, risulterebbe lesiva della potestà legislativa residuale delle regioni, ove intesa come riferita anche ad enti diversi dallo Stato e dagli enti pubblici nazionali il cui ordinamento e organizzazione amministrativa l'art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., affida alla potestà legislativa statale. Rileva, ancora, la ricorrente – relativamente al terzo oggetto della delega – che la Costituzione riserva alla competenza legislativa concorrente l'“ordinamento sportivo” (art. 117, terzo comma), mentre la parte residuale della materia (ad es. la promozione di attività sportive e la realizzazione dei relativi impianti ed attrezzature), non ricompresa in alcuna delle elencazioni del secondo o del terzo comma dell'art. 117 Cost., ricadrebbe nell'area della potestà legislativa residuale delle regioni ai sensi del quarto comma della medesima norma costituzionale. Pertanto, ritiene la Regione che, poiché la disposizione impugnata individua, con riguardo all'ordinamento sportivo, criteri così specifici e dettagliati da non lasciare alcuno spazio ad una legislazione di principi, essa lede di per sé l'art. 117, comma terzo, Cost., mentre, con riguardo agli ulteriori aspetti della materia dello “sport” (laddove fa riferimento alla necessità di garantire strumenti di finanziamento anche a soggetti privati) è immediatamente lesiva dell'art. 117, quarto comma, Cost. che non ammette nella specie alcun intervento statale. 1.3. – La Regione Toscana censura, infine, l'art. 10 [recte: commi 1 e 2], della legge n. 137 del 2002, per contrasto con gli articoli 76 e 117 della Costituzione, nella parte in cui delega il Governo ad emanare la disciplina in materie oggetto per lo più di potestà legislativa concorrente, laddove dovrebbe essere il Parlamento a fissare i principî ed i criteri direttivi, con una legge organica emanata nell'esercizio della propria funzione legislativa. I decreti legislativi, ad avviso della ricorrente, non si presterebbero alla definizione di norme di principio, essendo essi stessi strumenti destinati ad attuare principî posti dalla legge di delega ed inoltre i criteri così stabiliti favorirebbero l'introduzione di nuovi ulteriori principî, con il conseguente restringimento dello spazio di intervento legislativo regionale. 2. – Si è costituito il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale conclude per l'infondatezza del ricorso, considerando che l'oggetto della delega legislativa, fissato dal comma 1 nel riassetto del Ministero per i beni e le attività culturali e, con riguardo ai soli beni culturali e ambientali, nella codificazione delle disposizioni legislative, ricade nell'ambito di materie assegnate alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Ed infatti, in primo luogo la riorganizzazione del Ministero, imposta dal nuovo assetto costituzionale con la conseguente necessità di «adeguamento agli articoli 117 e 118 della Costituzione» (così l'art. 10, comma 2, lettera a), sarebbe ascrivibile alla materia degli “organi dello Stato” contemplata dall'art. 117, secondo comma, lettera f), Cost., tra quelle di competenza centrale esclusiva. Del pari, la codificazione delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali costituisce un servizio che solo lo Stato può assumere nell'esercizio della propria competenza statale esclusiva in materia di “ordinamento civile e penale” così come individuata dall'art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. Collocato in tal modo l'oggetto della delega al di fuori della sfera legislativa regionale, ad avviso dell'Avvocatura non residuerebbe alcun margine per censurare i principî e i criteri direttivi con cui lo Stato intende esercitare la propria potestà legislativa. Soggiunge l'Avvocatura che, in ogni caso, nessuno dei criteri posti dall'art. 10, comma 2, singolarmente considerati, invaderebbe le competenze legislative riservate alle regioni. Non, con riguardo alla lettera d) della norma impugnata, l'aggiornamento degli strumenti di individuazione, conservazione e protezione dei beni culturali e ambientali che, toccando la tecnica di tutela e non la politica di tali beni, ricadrebbe nell'area normativa disegnata dall'art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.; non la costituzione di fondazioni aperte alla volontaria partecipazione di regioni, enti locali e fondazioni bancarie che, «senza determinare ulteriori restrizioni alla proprietà privata, né l'abrogazione degli strumenti attuali» avrebbe il solo scopo di consentire la costituzione di fondazioni anche ad opera dello Stato; non, ancora, la riorganizzazione, anche attraverso la concessione, dei servizi e l'adeguamento della disciplina degli appalti che concernerebbero, rispettivamente, solo i servizi e gli appalti relativi a beni statali. Analogamente, la ridefinizione delle modalità di costituzione e funzionamento degli organi consultivi che intervengono nelle procedure per la concessione di contributi e agevolazioni in favore di enti ed istituzioni culturali, riguardando sia organi che contributi statali, rientrerebbe nella materia “organi dello Stato” prevista dall'art. 117, secondo comma, lettera f), Cost., così come la individuazione di forme di collaborazione tra le amministrazioni, comprese quelle statali, per i beni e le attività culturali e della difesa, per la realizzazione di opere destinate alla difesa militare, avrebbe lo scopo di coordinare le esigenze della “tutela” (art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.) con quelle della “difesa” (art. 117, secondo comma, lettera d), Cost.). Osserva inoltre la difesa erariale come la ricorrente, censurando l'art. 10, comma 2, lettera e), della legge n. 137 del 2002 laddove «non assicura che lo Stato non possa provvedere al di fuori della sua competenza costituzionale», finirebbe per formulare una inammissibile impugnazione non della disposizione legislativa in sé, ma della interpretazione non conforme alla Costituzione che lo Stato potrebbe farne. In ogni caso, nessun criterio enunciato dalla norma in esame risulterebbe in sé censurabile. Infatti, la razionalizzazione riguarderebbe i soli organismi consultivi statali esistenti dei quali sia consentita la soppressione, l'accorpamento o la riduzione del numero e dei componenti, così come lo snellimento concernerebbe le procedure per la erogazione dei contributi statali, comprese quelle che attengono alla individuazione dei soggetti destinatari e dei controlli. Del pari, l'adeguamento dell'assetto organizzativo riguarderebbe i soli organismi ed enti di settore statali.