[pronunce]

che il GOT chiede che gli venga applicato il limite di settantacinque anni di età, richiamando, tra l'altro, l'art. 13 del Trattato istitutivo della Comunità europea (ora art. 10 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la quale avrebbe sancito espressamente il diritto di eguaglianza di fronte alla legge (art. 20) ed il divieto di ogni discriminazione (art. 21), la direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215 (Attuazione della direttiva 2000/43/CE per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica); che il Tar per il Lazio, sezione prima, ritiene di aderire all'ordinanza del TAR per il Veneto depositata presso la cancelleria della Corte ed iscritta al R.O. n. 190 del 2012 e all'ordinanza della medesima sezione prima, depositata presso la cancelleria della Corte ed iscritta al R.O. n. 280 del 2012 e ripete in modo pressoché pedissequo le argomentazioni contenute nei citati atti quanto ai profili della rilevanza e della non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata; che in punto di rilevanza tuttavia il giudice a quo offre alcune considerazioni in ordine alla questione pregiudiziale avanzata dalla difesa erariale, che eccepisce il difetto di giurisdizione del TAR per il Lazio in forza dell'art. 4, comma 2, del d.lgs. n. 216 del 2003 (recte: n. 215): sul punto il giudice rileva che la fattispecie oggetto del giudizio non verterebbe in tema di atti discriminatori ovvero del diritto a non subire discriminazioni e sostiene che la materia del contendere rientrerebbe nella generale giurisdizione di legittimità del giudice amministrativo, connessa agli interessi legittimi ai sensi dell'art. 7 del codice del processo amministrativo. Considerato che il TAR rimettente in entrambe le ordinanze censura l'art. 42-sexies, primo comma, lettera a), del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario), per violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione; che la figura del giudice onorario trova il proprio fondamento nell'art. 106, secondo comma, Cost., che rimette al legislatore la facoltà di istituire tale categoria di magistrati; che in più occasioni questa Corte ha affermato che «l'invocato art. 106, secondo comma, Cost. rimette alla discrezionale valutazione del legislatore ordinario se ammettere, o meno, la nomina di magistrati onorari, con la conseguenza che tale facoltà evidentemente comprende anche quella di stabilire, con norme di carattere organizzatorio, a quali condizioni e in presenza di quali presupposti detti magistrati debbano in concreto esercitare le funzioni loro affidate» (in tal senso le ordinanze n. 132 del 1989 e n. 1055 del 1988); che la Corte ha chiarito altresì che «nessun raffronto, ai fini del prospettato giudizio di eguaglianza, può essere fatto tra le posizioni delle varie categorie di magistrati onorari che svolgono a diverso titolo e in diversi uffici funzioni giurisdizionali, trattandosi di una pluralità di situazioni, differenti tra loro, per le quali il legislatore nella sua discrezionalità ben può stabilire trattamenti economici differenziati» e che «non rientra nelle sue funzioni ma nella discrezionalità del legislatore stabilire se e quale indennità sia dovuta ai funzionari onorari per l'opera da essi prestata» (ordinanze n. 479 del 2000 e n. 377 del 1987); che per altri magistrati onorari appartenenti all'ordine giudiziario, ai sensi dell'art. 4, secondo comma, del r.d. n. 12 del 1941, è previsto un limite di età per la cessazione dal servizio maggiore rispetto a quello stabilito per i GOT, come nel caso dei giudici di pace (art. 7, comma 2, della legge 21 novembre 1991, n. 374, recante «Istituzione del giudice di pace»), ovvero coincidente con il suddetto limite, come per i vice procuratori (art. 71, secondo comma, del r.d. n. 12 del 1941), ovvero ancora non è previsto alcun limite, come per gli esperti che compongono il tribunale per i minorenni, previsti all'art. 50 del r.d. n. 12 del 1941; che sono definiti giudici onorari, sebbene non siano disciplinati nella legge sull'ordinamento giudiziario, i giudici onorari aggregati (GOA), per i quali il suddetto limite coincide con il compimento del settantaduesimo anno di età (art. 4 della legge 22 luglio 1997, n. 276, recante «Disposizioni per la definizione del contenzioso civile pendente: nomina di giudici onorari aggregati e istituzione delle sezioni stralcio nei tribunali ordinari») e che per figure assimilabili ai giudici onorari, quali gli esperti che compongono le sezioni specializzate agrarie (art. 2 della legge 2 marzo 1963, n. 320, recante «Disciplina delle controversie innanzi alle Sezioni specializzate agrarie»), e il Tribunale di sorveglianza (art. 70, commi 3 e 4, della legge 26 luglio 1975, n. 354, recante «Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libertà»), non è stabilito alcun limite di età per la durata dell'ufficio, mentre i componenti delle commissioni tributarie cessano dall'incarico al compimento del settantacinquesimo anno di età (art. 11, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545, recante «Ordinamento degli organi speciali di giurisdizione tributaria ed organizzazione degli uffici di collaborazione in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413»); che nell'ambito del comparto unitariamente considerato dei giudici onorari e delle figure ad essi assimilabili, in quanto distinto da quello dei giudici di carriera, nel rispetto dell'esigenza costituzionale di assicurare l'indipendenza e l'imparzialità nell'esercizio della funzione giurisdizionale, è presente una pluralità di figure tra loro differenti quanto alla ratio ispiratrice della loro istituzione e correlativamente alla posizione assunta nell'ambito dell'ordinamento giudiziario, sia per i profili amministrativi che per quelli retributivi, e che tali diversità non possono ritenersi indifferenti ai fini della determinazione dei limiti di età per la cessazione dell'incarico; che relativamente al prolungamento dell'età pensionabile si deve riconoscere un'ampia discrezionalità al legislatore con il solo limite della manifesta arbitrarietà (sentenza n. 422 del 1994 e ordinanza n. 380 del 1994); che deve dunque escludersi l'esistenza di un limite unico di età generale per l'intero settore pubblico, essendo previsti limiti diversi a seconda delle categorie di personale (sentenze n. 162 del 1997, n. 238 del 1988 e n. 422 del 1994);