[pronunce]

modi sui quali proprio la natura del mezzo, con tutte le sue caratteristiche d'insieme, incide inevitabilmente. 4. ¾ In prossimità dell'udienza, la Camera dei deputati ha depositato una memoria illustrativa. Nella memoria si ribadisce l'eccezione di inammissibilità del conflitto per difetto di motivazione del ricorso che lo ha sollevato sulla asserita non riconducibilità delle opinioni espresse dal deputato Sgarbi allo svolgimento della sua funzione parlamentare. Nel merito, la difesa della Camera sottolinea come le opinioni oggetto del giudizio civile dinanzi alla Corte d'appello riflettono le medesime posizioni espresse dal deputato in sede parlamentare, trattandosi, in tutti i casi, di valutazioni fortemente critiche – condotte talora anche attraverso attacchi personali e con toni accesamente polemici – rispetto all'inchiesta “Mani pulite” e ai metodi utilizzati dai magistrati coinvolti, con puntuale riferimento alle condizioni fisiche e psicologiche degli indagati e ad un uso che si riteneva troppo disinvolto delle misure cautelari. Sarebbe, pertanto, pienamente corretta la valutazione operata dalla Camera che ha dichiarato l'insindacabilità ex art. 68, primo comma, Cost.1. ¾ La Corte d'appello di Milano, sezione seconda civile, ha sollevato – con ricorso depositato il 12 dicembre 2003 – conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione, adottata dall'Assemblea il 7 ottobre 2003 (documento IV-quater, n. 26), con la quale è stato dichiarato, in conformità alla proposta della Giunta per le autorizzazioni, che le dichiarazioni oggetto del predetto procedimento civile concernono opinioni espresse dal deputato Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni parlamentari, a norma dell'art. 68, primo comma, della Costituzione. Ad avviso della Corte d'appello, la Camera dei deputati avrebbe fatto non corretta applicazione dell'art. 68, primo comma, Cost., qualificando come esercizio della funzione parlamentare le dichiarazioni, per le quali è in corso il procedimento civile, rese dal deputato Sgarbi nella trasmissione televisiva “Sgarbi quotidiani” del 15 ottobre 1994. Riferisce la Corte d'appello ricorrente che, nel corso di quella trasmissione televisiva, il deputato Sgarbi, riferendosi al dott. Andrea Padalino, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, avrebbe detto che «la Procura di Milano è presidiata da questo giovinetto, guardatene bene la faccia, ditemi se uno con la faccia come questa può, serenamente e avendo tutto il peso di centinaia di arresti da firmare, non lasciarsi prendere la mano e può veramente in poche ore, lui, rivedere quello che ha fatto il pubblico ministero, se con una faccia come questa voi credete che la giustizia possa essere salva». Riferisce ancora l'autorità giudiziaria ricorrente che questa dissertazione fisionomica risulta accompagnata da espressioni volgari e di pesante trivialità. Secondo la Corte d'appello, immotivatamente sarebbe stato ritenuto sussistente il collegamento funzionale di tali affermazioni con l'attività parlamentare del deputato Sgarbi, considerato che l'insindacabilità non potrebbe comunque estendersi a manifestazioni che non sono di pensiero ma costituiscono gratuiti insulti e pura denigrazione e si risolvono in una immotivata lesione dei diritti personalissimi altrui (quali l'onore e la reputazione). Di qui la proposizione del conflitto di attribuzione avverso la delibera di insindacabilità del 7 ottobre 2003, che sarebbe stata adottata in assenza dei presupposti richiesti dall'art. 68, primo comma, Cost., con conseguente lesione delle attribuzioni dell'autorità giudiziaria. 2. ¾ Deve, preliminarmente, essere ribadita l'ammissibilità del conflitto, sussistendone i presupposti soggettivi ed oggettivi, come già ritenuto da questa Corte con l'ordinanza n. 314 del 2004. Non può essere accolta in proposito l'eccezione, avanzata dalla difesa della Camera dei deputati, basata sul rilievo che l'atto introduttivo del presente giudizio difetterebbe di motivazione in ordine alla asserita non riconducibilità delle opinioni espresse dal parlamentare allo svolgimento della sua funzione. Invero, l'art. 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale prescrive che il ricorso contenga «l'esposizione sommaria delle ragioni del conflitto e l'indicazione delle norme costituzionali che regolano la materia». Entrambe le prescrizioni sono soddisfatte dall'atto introduttivo, in cui non solo vengono riportate le dichiarazioni rese dal parlamentare in relazione alle quali è pendente procedimento civile dinanzi alla Corte d'appello, ma sono anche esposte le ragioni di fatto e di diritto che inducono la ricorrente a ritenere non invocabile, nel caso di specie, l'art. 68, primo comma, della Costituzione, e a denunciare la lesione delle attribuzioni dell'autorità giudiziaria. 3. ¾ Nel merito, il ricorso è fondato. Va qui ribadita la costante giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, per l'esistenza di un nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare (nella specie, nel corso di un programma televisivo, quale “opinionista” conduttore della trasmissione) e l'espletamento delle sue funzioni di membro del Parlamento, è necessario che tali dichiarazioni possano essere identificate come espressione dell'esercizio di attività parlamentare (cfr. , tra le più recenti, sentenze n. 10 e n. 11 del 2000, n. 164, n. 176 e n. 193 del 2005, n. 249, n. 258, n. 260, n. 317 e n. 335 del 2006). Tale nesso richiede una corrispondenza sostanziale di contenuto fra attività parlamentare e dichiarazioni, non essendo sufficiente una mera comunanza di tematiche (sentenze n. 508 del 2002, n. 235 del 2005 e n. 331 del 2006). Nel caso in esame, neppure nella delibera di insindacabilità e nella proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere è possibile rinvenire un riferimento ad atti tipici del parlamentare. In proposito, la proposta della Giunta, cui rinvia la delibera di insindacabilità, si limita ad osservare che l'intendimento del deputato Sgarbi «non era quello di diffamare la persona del magistrato interessato quanto piuttosto quello di sensibilizzare l'opinione pubblica circa le possibili distorsioni dell'attuale rito penale, nell'ambito del quale può verificarsi la circostanza che il giudice per le indagini preliminari può doversi trovare a decidere in poco tempo in relazione ad indagini di particolare complessità, finendo, spesso senza sua colpa, con l'appiattirsi sulle posizioni della pubblica accusa e dunque non svolgendo pienamente quel ruolo di terzietà che pure il codice di procedura penale astrattamente gli assegna».