[ddlpres]

con «l'inconsapevolezza riferita da alcuni soci interrogati di aver sottoscritto atti importanti, come ad esempio titoli obbligazionari o altri strumenti, finanziari, nella completa ed acritica fiducia nei confronti dei proponenti, senza la reale conoscenza di ciò che stavano sottoscrivendo», e concludendo con l'allarmante constatazione, secondo la quale la comunità «Il Forteto» «non appare dotata di strumenti normativi [...] che tutelino e/o garantiscano i diritti di eventuali "ospiti" disadattati e/o minori». In data 23 agosto 2013 l'assemblea della cooperativa approva la proposta di controdeduzioni formulata dal consiglio di amministrazione in relazione al verbale di revisione degli ispettori ministeriali, con 65 soci favorevoli, 9 contrari e 3 astenuti su 102. Tale decisione viene corredata da un comunicato nel quale il presidente afferma che «la cooperativa il Forteto in questi mesi è stata spesso impropriamente coinvolta su argomenti e fatti come gli affidamenti dei minori per i quali è assolutamente da sempre estranea», considerazione, questa, in apparente contraddizione con una cospicua documentazione ufficiale attestante l'effettiva assegnazione negli anni dei minori da parte del tribunale alla stessa cooperativa agricola. Il 17 giugno 2015, Rodolfo Fiesoli viene condannato in primo grado a 17 anni e mezzo di reclusione. Nelle motivazioni della sentenza, oltre ad essere rievocate le drammatiche «sofferenze e costrizioni psicologiche» inflitte ai giovani affidati a «Il Forteto», è stato stabilito in maniera inequivocabile che la cooperativa, a differenza di quanto sostenuto dai responsabili della struttura, era direttamente coinvolta nella gestione degli affidamenti dei minori: «Le sofferenze, le delusioni, le amarezze, gli stati d'animo che sono riecheggiati nelle decine di udienze di questo processo da parte dei minori collocati al Forteto nel ricordare le esperienze parafamiliari vissute è lì a dimostrare il totale fallimento del modello educativo che ha prodotto separazioni tra coniugi, separazioni tra rotture parentali, depressioni, che hanno coinvolto almeno un migliaio di persone tra membri, ospiti del Forteto e i loro tale che, a detta dei giudici, appare evidente la responsabilità dell'ente cooperativa per il fatto illecito dei propri dipendenti, con riferimento alle condotte di cui sono stati ritenuti penalmente responsabili» e che l'affermazione della responsabilità civile della cooperativa trova il suo fondamento sugli elementi di prova raccolti e sulle considerazioni svolte nel corso della presente motivazione, essendo provata in modo certo, da un lato, la totale commistione tra la cooperativa, la comunità ed i singoli soggetti che le componevano; dall'altro, la finalità propria della cooperativa ed il suo oggetto sociale, mantenuto tale fino ai nostri giorni, modificato «in corsa» soltanto nel 2014, con il processo in pieno svolgimento, al precipuo fine di scongiurare quel commissariamento che la prima Commissione di inchiesta regionale aveva proposto, all'esito della sua indagine, proprio per l'intollerabile legame tra la parte produttiva cooperativa e quella degli affidamenti di «minori e disadattati». A sostegno della suddetta ipotesi la sentenza individua una serie di elementi costitutivi la realtà della cooperativa «Il Forteto», quali: «la qualità degli imputati, soci della cooperativa, membri dell'associazione, individui della comunità; l'individuazione dell'oggetto sociale con riferimento all'accoglimento e all'ospitalità delle persone disagiate e/o minori di età; la previsione statutaria dell'impiego di questi ultimi nelle attività della cooperativa per il raggiungimento dei suoi fini, lo svolgimento dell'attività economica e la promozione della vita comunitaria dei soci delle loro famiglie; l'assegnazione di minori e disadattati ai soci della cooperativa, in violazione dei principi essenziali di disciplina dell'istituto dell'affido, caratterizzato da temporaneità, affiancamento alla famiglia naturale del minore con la quale deve essere garantito il mantenimento dei rapporti e nella quale deve essere previsto il rientro del minore, operando una sistematica mistificazione dello stato reale delle cose, con la pretesa di distinguere tra soci e famiglie dei soci, le quali ultime, semplicemente, non esistevano al Forteto; la fattiva ingerenza della cooperativa nelle questioni inerenti l'affidamento; la confusione arbitraria tra le suddette entità; il vantaggio derivato alla comunità dall'utilizzo di forza lavoro interna, costituita ad un certo punto, in mancanza di nascite e di vocazioni, queste ultime tutte concentrate solo all'origine, solo dagli affidati», in grado di delineare «un contesto in cui appaiono evidenti – e consapevolmente creati e mantenuti – la confusione e l'intreccio dei ruoli e delle posizioni, con riferimento alle condotte illecite» oggetto della condanna. Il 15 luglio 2016 la Corte di appello di Firenze, in parziale riforma della sentenza di primo grado, condanna Rodolfo Fiesoli a 15 anni e 10 mesi di reclusione. II 22 dicembre 2017 la terza sezione penale della Corte di cassazione, con la sentenza n. 3346, rende definitiva la condanna di Fiesoli e, anche laddove dichiara alcuni reati estinti per prescrizione, conferma le relative statuizioni civili. Alla luce di quanto sopra illustrato, si propone, come già fatto nella XVII legislatura con l'atto Senato n. 2093, l'istituzione di un'apposita Commissione di inchiesta parlamentare finalizzata ad accertare i fatti e le ragioni per cui le pubbliche amministrazioni e le autorità giudiziarie interessate, comprese quelle investite di poteri di vigilanza, abbiano proseguito ad accreditare come interlocutore istituzionale la comunità «Il Forteto», anche a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti abusi sessuali e maltrattamenti riferiti a condotte all'interno della comunità stessa. Inoltre, al fine di evitare che quanto accaduto al Forteto possa ripetersi, si affida alla Commissione il compito di proporre l'adozione di nuovi strumenti di controllo e verifica delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale, l'eventuale potenziamento del sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell'affidamento familiare e, laddove emergano responsabilità e negligenze anche dei servizi sociali, applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori. La Commissione avrebbe infine il compito di verificare con urgenza la sussistenza dei presupposti per la nomina di un commissario che gestisca la parte produttiva della cooperativa agricola «Il Forteto» al fine di dissociarla completamente dalla gestione della comunità di recupero dei minori in affidamento, in cui sono tuttora coinvolti tutti i soggetti condannati e in generale il gruppo dei fondatori, nonché allo scopo di pervenire al più presto al pagamento delle provvisionali a favore delle vittime. È il momento di riprendere quel percorso parlamentare che nella XVII legislatura si era purtroppo bloccato dopo la prima lettura al Senato. L'approvazione di questo disegno di legge, ad avviso dei proponenti, oltre a fornire al Parlamento un utile strumento per accendere un faro su tutte quelle responsabilità che sono rimaste nell'ombra, sarebbe anche un atto di civiltà, un risarcimento morale nei confronti delle vittime di questa vicenda..