[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 14, comma 12, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), promosso dalla Corte d'appello di Brescia nel procedimento vertente tra il Comune di Spino d'Adda e l'Immobiliare Cà Nova s.r.l. ed altri, con ordinanza del 30 maggio 2011, iscritta al n. 194 del registro ordinanze 2011 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, prima serie speciale, dell'anno 2011. Visti l'atto di costituzione del Comune di Spino d'Adda, nonché l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito nell'udienza pubblica del 22 febbraio 2012 il Giudice relatore Giuseppe Frigo; uditi l'avvocato Claudio Linzola per il Comune di Spino d'Adda e l'avvocato dello Stato Maurizio Di Carlo per il Presidente del Consiglio dei ministri.. Ritenuto che, con ordinanza depositata il 30 maggio 2011, la Corte d'appello di Brescia ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 14, comma 12, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 (Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica), nella parte in cui - sostituendo l'art. 3, comma 99, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica) - ha fissato in quindici giorni, anziché in sessanta giorni, il termine, decorrente dalla comunicazione dell'amministrazione finanziaria, per l'esercizio del diritto di prelazione da parte del Comune previsto dal comma 113 del medesimo art. 3; che la Corte rimettente premette che il comma 99 dell'art. 3 della legge n. 662 del 1996, come sostituito dall'art. 14, comma 12, della legge n. 449 del 1997, stabilisce che «i beni immobili ed i diritti reali immobiliari appartenenti allo Stato non conferiti nei fondi di cui al comma 86, possono essere alienati dall'Amministrazione finanziaria quando il loro valore di stima, determinato sulla base del miglior prezzo di mercato, non superi i 300 milioni di lire, a trattativa privata, ovvero, per importi superiori, mediante asta pubblica e, qualora quest'ultima vada deserta, mediante trattativa privata»; che la medesima disposizione prevede, altresì, che, nel caso di vendita a trattativa privata, l'amministrazione finanziaria debba «informare della determinazione di vendere e delle relative condizioni il comune dove il bene è situato», al fine di consentire l'esercizio del diritto di prelazione previsto dal comma 113 del medesimo art. 3, soggiungendo che «L'esercizio del diritto da parte del comune deve avvenire entro i quindici giorni successivi al ricevimento della comunicazione»; che, nella fattispecie oggetto del giudizio a quo, il Ministero delle finanze - Dipartimento del territorio aveva indetto il 18 novembre 1998 un'asta pubblica per la vendita di un terreno sito in Comune di Spino d'Adda, appartenente al patrimonio disponibile dello Stato; che, essendo andata deserta l'asta, il 26 giugno 2000 il Ministero aveva pubblicato un avviso di vendita del bene a trattativa privata, nel quale si precisava che l'aggiudicazione non avrebbe potuto considerarsi definitiva, rimanendo condizionata all'eventuale esercizio del diritto di prelazione spettante agli enti territoriali, ai sensi dell'art. 3, comma 113, della legge n. 662 del 1996 e dell'art. 14 della legge n. 449 del 1997; prelazione da esercitare «entro quindici giorni successivi al ricevimento della comunicazione» da parte dell'ufficio procedente, «mediante specifica delibera consigliare»; che il 28 luglio 2000 il bene era stato aggiudicato a una società, quale migliore offerente, fatto salvo il suddetto diritto di prelazione; che il Ministero aveva dato, quindi, comunicazione al Comune di Spino d'Adda dell'avvenuta aggiudicazione il 1° agosto 2000; che, con delibera del 7 agosto 2000, la Giunta comunale di Spino d'Adda aveva espresso la volontà di esercitare il diritto di prelazione; che la società aggiudicataria aveva, peraltro, contestato l'idoneità di detta delibera allo scopo, in quanto emessa da organo incompetente, dovendo l'esercizio del diritto di prelazione essere deliberato dal Consiglio comunale; che, a fronte di ciò, il Consiglio comunale di Spino d'Adda, con atto del 26 settembre 2000, aveva nuovamente deliberato di procedere all'acquisto del terreno al prezzo di aggiudicazione; che - contestando l'efficacia anche di tale ulteriore delibera, in quanto intervenuta successivamente alla scadenza del termine previsto dalla norma censurata - la società aggiudicataria aveva convenuto in giudizio il Ministero delle finanze e il Comune di Spino d'Adda, chiedendo che venisse dichiarato l'avvenuto perfezionamento del contratto di vendita tra il Ministero convenuto e la società attrice; che, con sentenza del 26 maggio 2005, l'adito Tribunale di Brescia aveva accolto la domanda; che avverso la sentenza aveva proposto appello il Comune di Spino d'Adda, reiterando l'eccezione di illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 12, della legge n. 449 del 1997, già disattesa dal giudice di primo grado; che, ad avviso della Corte rimettente, la questione di legittimità costituzionale prospettata dall'appellante sarebbe rilevante e non manifestamente infondata; che, quanto alla non manifesta infondatezza, il giudice a quo assume che la norma censurata stabilirebbe, per l'esercizio del diritto di prelazione da parte dell'ente territoriale, «un termine troppo ristretto, che vanifica lo scopo della norma stessa e pregiudica di fatto l'esercizio del diritto»; che la volontà dell'ente locale di avvalersi della prelazione potrebbe essere, infatti, manifestata unicamente dal Consiglio comunale, posto che gli acquisti immobiliari rientrano tra gli «atti fondamentali» rimessi alla competenza esclusiva di tale organo dall'art. 42 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali); che nel breve termine di quindici giorni il Comune dovrebbe, d'altra parte, non soltanto convocare il Consiglio, ma anche espletare tutta l'attività preliminare alla relativa deliberazione, verificando la possibilità di copertura della spesa, prevedendo le eventuali modifiche al bilancio e svolgendo una indispensabile indagine di fatto, intesa a valutare la convenienza e l'interesse pubblico all'acquisto; che la ristrettezza del termine non potrebbe ritenersi giustificata né dall'esigenza di concludere in tempi rapidi il procedimento di dismissione del bene immobile da parte dello Stato, posto che la disciplina di detto procedimento non prevede alcun altro termine acceleratorio, oltre a quello censurato;