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Si soggiunge che, lo scorso 24 ottobre, la Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora, ai sensi dell’articolo 258 del TFUE, invitando le autorità nazionali a presentare le proprie osservazioni in merito alle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo in Italia, con riferimento anche all’insufficiente capacità di esaminare le domande di asilo in tempi ragionevoli. Concludendo, l’intervento proposto si configura come uno strumento di flessibilità organizzativa volto a consentire al Ministero dell’interno di far fronte ad eventi eccezionali, come quelli che hanno riguardato l’emergenza Nord-Africa, accelerando la definizione delle istanze di asilo e della posizione giuridica degli interessati, con una conseguente razionalizzazione dell’impiego delle risorse destinate all’accoglienza. L’articolo 32 mira a superare i rilievi, mossi dalla Commissione europea, nell’ambito del caso EU Pilot 4176/12/MOVE, circa la non corretta attuazione da parte dell’Italia della direttiva 2004/52/CE, concernente l’interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale nella Comunità, e la mancata attuazione della decisione di esecuzione 2009/750/CE secondo cui gli Stati membri devono, tra l’altro, designare o istituire un organismo di conciliazione per la risoluzione di eventuali controversie tra gli esattori dei pedaggi e i fornitori del Servizio europeo di telepedaggio (S.E.T.). In particolare l’organismo di conciliazione è incaricato di esaminare se le condizioni contrattuali imposte da un esattore di pedaggi a vari fornitori del S.E.T. siano non discriminatorie e rispecchino correttamente i costi e i rischi delle parti contrattuali. In caso di controversie inerenti ai loro rapporti o negoziati contrattuali, gli esattori di pedaggi od i fornitori del S.E.T. possono richiedere l’intervento dell’organismo di conciliazione. Al comma 1 si prevede l’istituzione dell’organismo di conciliazione. Viene stabilito inoltre, al comma 2, che l’organismo di conciliazione sia indipendente, nella sua struttura organizzativa e giuridica, dagli interessi commerciali degli esattori di pedaggi e dei fornitori del S.E.T. (come espressamente indicato al paragrafo 2 dell’articolo 10 della decisione 2009/750/CE). È altresì prevista, al comma 3, la successiva emanazione, mediante decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro degli affari europei e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia e dell’economia e finanze, delle disposizioni per l’individuazione della procedura di mediazione alla quale le parti possono ricorrere ai sensi della decisione n. 750 del 2009. Il comma 4 prevede che dalla attuazione dell’articolo non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che le amministrazioni interessate provvedano all’adempimento dei compiti ivi previsti con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. Le spese per l’eventuale attivazione della procedura di mediazione, infatti, saranno da attribuirsi a carico dei soggetti (quali esattori di pedaggi e fornitori del S.E.T.) che si rivolgeranno all’organismo di conciliazione per la risoluzione della controversia. L’articolo 33, relativo alla fornitura dei servizi accessori di telecomunicazioni, è volto a risolvere la procedura d’infrazione n. 2012/2138, ormai allo stadio di parere motivato ex articolo 258 del TFUE. Nell’ambito di tale procedura, la Commissione europea ha contestato la non conformità dell’articolo 47, comma 2- quater , del decreto- legge 9 febbraio 2012, n. 5, agli obblighi previsti dall’articolo 8 della direttiva 2002/21/CE (cosiddetta direttiva quadro), che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica e la non conformità agli obblighi previsti dagli articoli 8, paragrafi 2 e 4, 9, paragrafo 2, e 12, paragrafi 2 e 3, della direttiva 2002/19/CE (cosiddetta direttiva accesso), relativa all’accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all’interconnessione delle medesime. La suddetta norma nazionale, infatti, imponendo all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) di intervenire entro centoventi giorni per adottare misure di regolamentazione che garantiscano la giusta concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni, priverebbe l’AGCOM delle prerogative di indipendenza e imparzialità con le quali, secondo la suddetta normativa europea, le autorità nazionali di regolamentazione dovrebbero poter agire sulla base delle risultanze delle analisi di mercato. Pertanto, la modifica proposta elimina l’obbligo in capo all’AGCOM di adottare misure stringenti di regolamentazione del mercato delle telecomunicazioni, prevedendo invece, coerentemente alla normativa europea, una sua facoltà di adottare, sulla base delle risultanze delle analisi di mercato, misure volte ad assicurare che i servizi di accesso all’ingrosso di rete fissa, quali il servizio di attivazione della linea stessa ed il servizio di manutenzione correttiva, siano offerti agli operatori concorrenti in maniera disaggregata, indicando separatamente il costo per l’affitto della linea ed il costo delle attività accessorie. Potrà, inoltre, essere garantito agli operatori di poter acquistare i servizi accessori da imprese diverse dall’ incumbent (Telecom Italia), purché di comprovata esperienza ed operanti sotto la vigilanza e secondo le modalità indicate dall’Autorità medesima. L’articolo 34 è finalizzato a chiudere il caso EU Pilot 3955/12/MARK riguardante la protezione del diritto di autore dei disegni e dei modelli industriali. Tale caso è stato avviato in quanto l’attuale formulazione dell’articolo 239 del codice della proprietà industriale (introdotta dal decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14), sospendendo per un periodo transitorio di tredici anni la protezione del diritto di autore per i modelli di design industriale divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data del 19 aprile 2001, si pone in contrasto col diritto dell’Unione come interpretato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, con sentenza pregiudiziale del 27 gennaio 2011 (causa C-168/09, noto come caso FLOS c/o SEMERARO). In particolare, la Corte ha ritenuto che un corretto bilanciamento tra l’interesse del titolare del diritto di autore, da un lato, e, dall’altro, gli interessi dei terzi che in buona fede avevano fabbricato e commercializzato prodotti caduti in pubblico dominio prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina europea in materia di diritti di autore, non possa consentire alle imprese di sfruttare modelli di design industriale senza pagare i relativi diritti di autore per un periodo superiore ai cinque anni.