[pronunce]

Bolzano n. 1 del 2006, sulla cui base è stato rilasciato il rinnovo della concessione impugnata nel giudizio a quo, e in relazione alla quale sono intervenute le disposizioni censurate dal rimettente. Ad avviso della Provincia autonoma, già prima del «chiarimento» introdotto con la legge prov. Bolzano n. 10 del 2018, la «concessione» di siffatti impianti ai sensi dell'art. 5 della legge prov. Bolzano n. 1 del 2006 non poteva essere considerata un «contratto pubblico di concessione soggetto alla direttiva 2014/23/UE». A prescindere dal fatto che il provvedimento in questione è previsto dalla disposizione menzionata anche per l'esercizio di impianti al servizio esclusivo di clienti di esercizi pubblici e scuole di sci gestiti da privati - impianti che evidentemente non potrebbero essere considerati quali servizi pubblici -, si osserva che il termine «concessione» non può che intendersi, nel contesto della legge prov. Bolzano n. 1 del 2006, come «un provvedimento amministrativo che abilita il soggetto richiedente alla costruzione e/o all'esercizio di un impianto a fune, di qualunque tipo esso sia», salva poi la necessità di distinguere, nell'ambito di tali impianti, tra quelli che «costituiscono, da soli o in proseguimento con altre linee di trasporto in servizio pubblico, un collegamento tra strade o ferrovie e centri abitati o tra i centri stessi» - e che sarebbero soggetti alla disciplina posta a salvaguardia della concorrenza in virtù della citata legge prov. Bolzano n. 15 del 2015 - e quelli invece a finalità meramente turistica o sportiva, ai quali questa disciplina non sarebbe applicabile. L'espressione «concessione» utilizzata nella legge prov. Bolzano n. 1 del 2006 sarebbe stata, d'altronde, utilizzata in altre normative della Provincia autonoma - ad esempio nell'art. 66, comma 2, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 11 agosto 1997, n. 13 (Legge urbanistica provinciale) - come mero sinonimo di provvedimento abilitativo, come si evincerebbe anche dall'uso, da parte della legge prov. Bolzano n. 1 del 2006, del termine «rilascio» e non «affidamento» della concessione; provvedimento, quest'ultimo, che sarebbe caratterizzato da un termine di durata soltanto allo scopo di «garantire la massima sorveglianza e manutenzione degli impianti da parte dei titolari». Né a diverse conclusioni conduce, ad avviso della Provincia autonoma, l'espressa qualificazione da parte della legge prov. Bolzano n. 1 del 2006 degli impianti soggetti a concessione come «in servizio pubblico». Il sintagma dovrebbe qui intendersi, infatti, come meramente funzionale a distinguere gli «impianti a fune aperti al pubblico nello svolgimento di un'attività imprenditoriale» da quelli ad uso strettamente privato, quali quelli menzionati - in negativo - dall'art. 3, comma 1, della legge provinciale in parola, e cioè dagli impianti utilizzati «gratuitamente ed esclusivamente dal proprietario/dalla proprietaria, dai suoi congiunti, dal personale di servizio, da ospiti occasionali e da persone addette all'assistenza medica, alla sicurezza pubblica, alla manutenzione ed altro e quelle adibite al trasporto di materiale». E ciò in conformità ad un uso linguistico risalente nella stessa legislazione italiana in materia (è citato il regio decreto-legge 7 settembre 1938, n. 1696, recante «Norme per l'impianto e l'esercizio delle slittovie, sciovie ed altri mezzi di trasporto terrestre a funi senza rotaie»). In definitiva, il provvedimento di concessione di cui è causa sarebbe, secondo la Provincia autonoma di Bolzano, «da annoverare tra i provvedimenti amministrativi che abilitano un determinato soggetto all'esecuzione di una determinata opera [...] e all'esercizio di una determinata attività economica per il tramite di quell'opera (alla stregua delle autorizzazioni richieste per molte attività economiche private)». Gli stessi indicatori utilizzati dal rimettente a dimostrazione della natura di servizio pubblico della gestione di impianti a fune come servizio pubblico ai fini della disciplina interna ed europea a tutela della concorrenza non sarebbero probanti. Molte attività economiche gestite dai privati (come la distribuzione del cibo, o l'installazione ed esercizio degli impianti di distribuzione di carburanti) rispondono - osserva la difesa provinciale - all'esigenza di soddisfare bisogni essenziali dell'intera popolazione, e tuttavia non sono considerate nel nostro ordinamento come pubblici servizi, soggetti come tali alla disciplina di tutela della concorrenza. D'altra parte, le regole imposte ai gestori di impianti a fune a scopo sportivo o turistico-ricreativo mediante i relativi provvedimenti di concessione sarebbero semplicemente ricollegabili all'esigenza di prevenire i peculiari rischi connessi all'attività di trasporto esercitata. Quanto alla giurisprudenza amministrativa citata nell'ordinanza di rimessione, essa sarebbe - ad avviso della difesa provinciale - tutta riferita a impianti sportivi di proprietà di enti territoriali e rientranti nel patrimonio indisponibile di quegli enti, in quanto tali ovviamente destinati al soddisfacimento di interessi collettivi; di talché la qualifica di pubblico servizio dell'attività di gestione di tali impianti operata dalla giurisprudenza richiamata dal rimettente non sarebbe stata in questi casi dedotta dalle caratteristiche oggettive dell'attività esercitata, bensì dalla proprietà degli impianti stessi. «Prova ne sia» - osserva la Provincia autonoma - «che nessuno potrebbe pensare di sostenere seriamente che la gestione di un palazzetto dello sport di proprietà privata debba essere oggetto di una concessione di pubblico servizio da parte del comune nel cui territorio fosse costruito (si pensi, p. es., ad alcuni stadi di proprietà di società di calcio di serie A, come la Juventus e l'Udinese - piscine private aperte al pubblico, circoli tennistici, campi da golf, etc.)». Rispetto specificamente agli impianti a fune con finalità sportiva o turistico-ricreativa (peraltro in larga maggioranza interconnessi con piste da sci soggette ad autorizzazione, e non a concessione, nonché con i sistemi di innevamento artificiale e altre strutture turistico-ricreative) sarebbe innegabile che il loro esercizio risponda all'interesse pubblico della Provincia alla promozione dello sport, del turismo e dell'economia di montagna; cionondimeno, la quasi totalità di tali impianti sarebbe di proprietà privata dei loro stessi gestori, e insisterebbe - salve rare eccezioni, di cui la funivia oggetto del giudizio a quo costituirebbe un esempio - su suoli privati, o su terreno del patrimonio disponibile degli enti locali. Né esisterebbe, nell'ordinamento provinciale, alcuna norma che preveda come obbligatoria l'istituzione di un servizio pubblico locale avente ad oggetto il trasporto mediante impianti da fune ad uso turistico o sportivo (a differenza di quanto accade per gli impianti integrati nel servizio di trasporto provinciale), o che ne riservi l'istituzione e la gestione alla Provincia stessa o ai Comuni.