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Il benessere dei cittadini passa attraverso la creazione del lavoro. Ebbene, per una ripresa davvero valida era necessaria la semplificazione delle procedure di acquisto, che tra l'altro costituisce un obiettivo del PNRR ai fini di un'efficiente realizzazione delle infrastrutture per il rilancio dell'attività edilizia, entrambi aspetti essenziali per la ripresa a seguito della diffusione del contagio da Covid-19. La ripresa economica viene minata purtroppo ancor più oggi dalla situazione economica aggravata dalla crisi Ucraina e dal caro energia di materie prime che ne deriva. Come Commissione e come Parlamento abbiamo lavorato rapidamente e con buon senso per non sprecare questo momento favorevole che vede l'incidenza storica sul PIL degli acquisti pubblici pari a circa l'11 per cento, come riportato anche dall' Autorità garante della concorrenza e del mercato, e per consolidare e aumentare le significative prospettive di spesa e investimento consentite dal PNRR. Oggi, per far sì che tali aspettative vengano soddisfatte, il Parlamento consegna all'Esecutivo un ottimo strumento. Noi, come componente, accogliamo positivamente questo provvedimento e siamo sicuri che verrà adottato in tempi certi e rapidi - naturalmente quelli che il Parlamento ha assegnato - e siamo altresì consapevoli che costituirà un punto qualificante di riforma per un settore che nutre notevole aspettative. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perosino. Ne ha facoltà. PEROSINO (FIBP-UDC) . Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, parto da una premessa che è fuori tema. Apprendo da conoscenti che il gasolio alla pompa oggi ha raggiunto 2,4 euro; apprendo che l'acciaio e il ferro non vengono consegnati a nessun prezzo e a nessuna condizione. Penso che la bomba atomica non l'abbia Putin, ma l'abbiamo noi sotto i nostri sedili, sotto le nostre sedie. Tra qualche giorno parleremo d'altro, con un'inflazione reale non controllabile, con fallimenti, disoccupazione e problemi difficili da affrontare. Lo dico per conoscenza ma in spirito di verità e di servizio. Veniamo al tema odierno. Questo dibattito resterà agli atti parlamentari e spero che il Governo ascolti e recepisca magari qualche nota degna di essere tradotta poi in normativa specifica nel decreto legislativo. Su questi temi si parte sempre dalla necessità di adeguarsi alla normativa europea, la quale obbedisce ad alcuni principi - ne parlavamo in Commissione in questi giorni - quali la concorrenza, la competitività, la tutela del consumatore. L'Italia dovrebbe suggerire che al posto di "consumatore" potremmo scrivere "cittadino"; ma la concorrenza e la competitività che cosa sono? Si può fare utile, si può lavorare sulla qualità, sul rispetto dei tempi, oppure guadagnare è peccato? È una cosa che mi arrovella sempre il cervello. Credo che bisogna obbedire a regole di concretezza e realtà. Ora, noi diamo una delega al Governo per scrivere questo decreto legislativo, che per forza di cose sarà fatto di norme concrete. Non so se la delega sia troppo generica, troppo ampia o se sia esaustiva. Ho letto delle cose interessanti, ma mi associo a quanto detto dai colleghi di tutti gli schieramenti. Si vuole far scrivere e chiedere l'aiuto senza corrispettivo al Consiglio di Stato o all'Avvocatura, ma mi pare che soprattutto il Consiglio di Stato sia il controllore, non sia il regolatore. Faccio alcune puntualizzazioni sulle norme, in gran parte recepite ma ancora migliorabili, sulla base dell'esperienza. Quanto all'aggiornamento prezzi, nei decreti sui quali si è posta la fiducia - ma non c'era altra via - sono già stati stanziati 130 milioni con un primo decreto per il 2021; 100 milioni nella legge di bilancio (commi 398 e 399); 150 milioni nel decreto-legge n. 17. Sono cifre importanti, ma rispetto all'aumento dei prezzi su qualche decina di miliardi di appalti potenziali nel 2022, calcoliamo che scattano le norme solo quando gli aumenti siano superiori all'8 per cento. Pertanto, tutti i prezziari pubblici - avevo tentato di presentare un emendamento, tanto per sollevare il problema, ma capisco bene come va con gli emendamenti - che per loro natura sono troppo lenti, in questo marasma, potrebbero essere sospesi per sei mesi, un anno o due anni e sostituiti da rilevazioni di mercato su supporto cartaceo. Era ora, poi, che si definisse in modo chiaro la norma sulla suddivisione in lotti onde favorire le piccole e medie imprese, perché sette-otto anni fa era vietata assolutamente in quanto si diceva che fosse surrettizia. Quanto alla tipizzazione dei casi per il criterio del massimo ribasso, quest'ultimo è pericoloso perché può attirare l'interesse di ditte costituite all'uopo, che poi una volta vinto l'appalto si eclissano o cominciano con le eccezioni. La tipizzazione deve quindi essere limitata a casi assolutamente minori, altrimenti non è il metodo giusto. Le procedure flessibili, che sono state citate e recepite, sono buone perché consentono alle stazioni appaltanti di risolvere i piccoli problemi, i chiarimenti che con tempi brevissimi, come già avviene, nel dialogo competitivo e nel partenariato per l'innovazione. Penso poi che gli attuali limiti sotto soglia e sopra soglia, che sono in deroga Covid, siano da trasformare in definitivi, perché i limiti fino a 40.000 per i lavori affidati d'ufficio, da 150.000 ad un milione con cinque ditte (parlo dei lavori) e fino a 139.000 per servizi e forniture consentono di operare abbastanza bene. Sulla riduzione delle stazioni appaltanti sono solo in parte d'accordo, perché riducendole ad una o a poche soltanto a livello provinciale si crea un sovraccarico pazzesco di lavoro, mentre ci sono stazioni appaltanti - ad esempio convenzioni tra Comuni o città non capoluogo di Provincia - che fanno da capofila per i Comuni viciniori e credo sia una situazione già buona in cui secondo me sono presenti buone professionalità. Credo poi, signor Vice Ministro, che ridurre i tempi delle procedure sia già possibile adesso, con l'attuale legislazione: basta che la politica a tutti i livelli - dal sindaco al Presidente della Provincia, alla Regione, agli assessori ai Ministeri - stia col fiato sul collo, ma con buonsenso e con educazione, alle strutture affinché le pratiche non siano lasciate nei cassetti e si rispettino i tempi delle conferenze dei servizi che sono già buoni. Quanto alla riduzione dei livelli di progettazione e validazione, si potrebbe scrivere una casistica per cui in certi casi il definitivo e l'esecutivo può essere un unico passaggio. L'albo nazionale delle commissioni è già superato, non era praticabile. Penso poi sia già nelle intenzioni del Governo portare da 50 a 100 milioni l'importo dei lavori sui quali il Consiglio superiore dei lavori pubblici esprime parere obbligatorio, come invocato dallo stesso Consiglio.