[pronunce]

n. 160 del 2006, come sostituito dall'art. 1, comma 3, lettera b), della legge n. 111 del 2007, «nella parte in cui richiede, ai fini dell'ammissione al concorso per magistrato ordinario, che gli abilitati all'esercizio della professione forense siano anche iscritti al relativo Albo professionale». Considerato che il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sede di Roma, con tre distinte ordinanze (r.o. nn. 328, 354 e 355 del 2010), ha sollevato - in riferimento agli articoli 3, 51 e 104, primo comma, della Costituzione - altrettante questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 (Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a, della legge 25 luglio 2005, n. 150), come sostituito dall'art. 1, comma 3, lettera b), della legge 30 luglio 2007, n. 111 (Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario), censurandolo «nella parte in cui richiede, ai fini dell'ammissione al concorso per magistrato ordinario, che gli abilitati all'esercizio della professione forense siano anche iscritti al relativo Albo professionale»; che, in via preliminare, le questioni indicate, per l'identità del loro oggetto, possono essere definite congiuntamente nell'ambito di un unico giudizio, onde ne va disposta la riunione; che, peraltro, con sopravvenuta sentenza n. 296 del 2010, questa Corte ha già dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma suddetta, proprio «nella parte in cui non prevede tra i soggetti ammessi al concorso per magistrato ordinario anche coloro che abbiano conseguito soltanto l'abilitazione all'esercizio della professione forense, anche se non siano iscritti al relativo albo degli avvocati»; che, dunque, le questioni sollevate sono divenute prive di oggetto e, per tale ragione, vanno dichiarate manifestamente inammissibili (cfr. , da ultimo, le ordinanze n. 55, n. 19 e n. 18 del 2011). Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 (Nuova disciplina dell'accesso in magistratura, nonché in materia di progressione economica e di funzioni dei magistrati, a norma dell'articolo 1, comma 1, lettera a, della legge 25 luglio 2005, n. 150), come sostituito dall'art. 1, comma 3, lettera b), della legge 30 luglio 2007, n. 111 (Modifiche alle norme sull'ordinamento giudiziario), sollevate dal Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sede di Roma, in riferimento agli articoli 3, 51 e 104, primo comma, della Costituzione, con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 4 aprile 2011. F.to: Ugo DE SIERVO, Presidente Alfonso QUARANTA , Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 7 aprile 2011. Il Direttore della Cancelleria F.to: MELATTI