[pronunce]

che, infatti, sollecitando una pronuncia additiva, il giudice rimettente censura la disposizione, da un lato, «nella parte in cui non estende ai cittadini italiani il beneficio della irripetibilità delle somme erogate a norma dell'art. 1 commi 331 e 333 della Legge 266/2005» e, dall'altro lato, in alternativa («ovvero»), «nella parte in cui non ammette la ripetibilità di somme da chiunque indebitamente percepite senza distinzione di cittadinanza»; che le due soluzioni additate risultano, peraltro, oltre che fra loro alternative, addirittura concettualmente antitetiche; che, infatti, adottando la prima soluzione, il beneficio della irripetibilità verrebbe esteso anche nei confronti dei "non stranieri" e, adottando la seconda, esso verrebbe, invece, eliminato nei confronti di tutti, dunque anche degli stranieri, senza, per di più, in questo secondo caso, che la soluzione possa risultare utile nel giudizio principale, essendo stata la ricorrente verosimilmente intimata della restituzione per ragioni diverse da quelle della cittadinanza; che, d'altra parte, la disposizione oggetto di censura appare adottata, in deroga al generale principio della ripetizione dell'indebito di cui all'art. 2033 del codice civile, allo scopo - come traspare dai lavori parlamentari - di salvaguardare la buona fede di quanti, pur privi del requisito della cittadinanza, erano stati indotti a richiedere la concessione del beneficio sulla base di una lettera del Presidente del Consiglio dei ministri nella quale si segnalava il diritto alla percezione del relativo "bonus"; che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, non possono essere assunte quali tertia comparationis - come è stato fatto dal giudice rimettente in riferimento all'unico parametro di cui all'art. 3 Cost. sotto il profilo della irragionevole disparità di trattamento tra cittadini e stranieri - disposizioni eccezionali o derogatorie di princìpi generali (fra le tante, la sentenza n. 225 del 2014 e l'ordinanza n. 49 del 2013), quale, nella specie, il già richiamato principio sancito all'art. 2033 cod. civ. ; che, pertanto, la questione proposta deve essere dichiarata manifestamente inammissibile. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, della norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1287, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2007), sollevata, in riferimento all'art. 3 della Costituzione, dal Giudice di pace di Verbania con l'ordinanza in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 23 settembre 2015. F.to: Alessandro CRISCUOLO, Presidente Paolo GROSSI, Redattore Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 22 ottobre 2015. Il Direttore della Cancelleria F.to: Gabriella Paola MELATTI