[pronunce]

Nel caso di specie, le affermazioni dell'indagato non sarebbero connesse «se non artificiosamente all'attività parlamentare» e non rappresenterebbero «il riflesso del peculiare contributo che ciascun parlamentare apporta alla vita democratica mediante le proprie opinioni e i propri voti - contributo coperto dalle guarentigie di cui all'art. 68 della Costituzione - ma [rientrerebbero] nell'esercizio della libera manifestazione del pensiero assicurato a tutti dall'art. 21 della Costituzione». 1.3.1.- L'art. 21 Cost., tuttavia, non impedisce al giudice ordinario «l'esame delle affermazioni ritenute lesive dalla persona offesa». L'immunità di cui all'art. 68 Cost. «segna certo una linea avanzata di libertà di manifestazione del pensiero, ma la stessa deve mantenersi collegata da un nesso intrinseco all'esercizio delle funzioni politiche e non può tracimare in attacco personale alla dignità di altri soggetti, sino a ledere il patrimonio personale di questi ultimi»: altrimenti, verrebbero lesi gli artt. 2 e 3 Cost. A tale riguardo, il giudice ricorrente osserva, anzi, che, se l'insindacabilità ex art. 68, primo comma, Cost., è «una fattispecie di libertà maggiormente qualificata rispetto alla generale libertà di manifestazione del pensiero riconosciuta a tutti», allora essa «incontra l'obbligo del suo esercizio» secondo i canoni di disciplina e onore di cui all'art. 54 Cost., alla luce dei quali chi esercita funzioni pubbliche non può approfittarne per ledere altri beni di rilievo costituzionale quale quelli tutelati dagli artt. 2, 3, 27 e 32 Cost. In tale prospettiva, bisognerebbe distinguere tra le dichiarazioni aventi quali destinatari altri soggetti politici e dichiarazioni rivolte invece verso soggetti estranei alla competizione politica, i quali non hanno «mezzi di tutela della propria dignità analoghi a quelli nella disponibilità degli esponenti politici (se non altro per la facilità di accesso ai mezzi di comunicazione)». Le dichiarazioni del Giarrusso, pertanto, sarebbero «estranee all'ambito di operatività dell'art. 68 Cost. per il tempo in cui sono state fatte, per le modalità e per i contenuti, nonché per il destinatario delle medesime». Di qui l'odierno conflitto di attribuzione, in quanto la deliberazione del Senato della Repubblica sarebbe «in contrasto con l'ambito di tutela assegnato alla Camera di appartenenza del parlamentare dall'art. 68 Cost. e perciò idonea a ledere le attribuzioni giurisdizionali a tutela dei diritti dei soggetti privati garantiti dagli artt. 2, 3, 24, 101 della Costituzione e dall'art. 6 CEDU, la cui violazione ridonda in un'ipotesi di lesione dell'art. 117, I comma Cost.». 2.- Con atto depositato il 30 aprile 2024, si è costituito in giudizio il Senato della Repubblica, chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile e comunque non fondato. 2.1.- La difesa del resistente ricostruisce, innanzitutto, le vicende che hanno originato il conflitto, in particolare al fine di rilevare che per la medesima intervista il dott. Basentini aveva convenuto il Giarrusso anche in sede civile, davanti all'organismo di mediazione ExAequo adr srl di Potenza: il Senato della Repubblica ha trattato unitariamente le richieste di ascrivibilità dell'intervista a opinioni ex art. 68, primo comma, Cost., giunte tanto dalla sede civile quanto dal GIP ricorrente nell'odierno conflitto, concludendo per l'insindacabilità in ragione della corrispondenza contenutistica con l'interrogazione parlamentare n. 4-03566 del 28 maggio 2020. 2.2.- Dato ampiamente conto anche dei contenuti del ricorso, secondo la difesa del Senato quest'ultimo sarebbe, innanzitutto, inammissibile. 2.2.1.- Il ricorrente non avrebbe indicato le ragioni per cui la deliberazione del Senato avrebbe menomato l'esercizio del potere giurisdizionale: per un verso, infatti, non avrebbe verificato la corrispondenza tra i contenuti dell'intervista e quelli dell'interrogazione parlamentare e, per un altro, non avrebbe lamentato una lesione di proprie attribuzioni, ma «presunte violazioni ai diritti inviolabili della persona offesa che conseguirebbero alla delibera di insindacabilità». Sotto il primo profilo, il ricorrente afferma che le accuse rivolte al dott. Basentini nell'intervista non sarebbero connesse «se non artificiosamente all'attività parlamentare dell'[...] indagato», ma nel dir ciò non valuta se vi sia corrispondenza di contenuto con l'atto di sindacato ispettivo richiamato dal Senato. Secondo il GIP di Catania - afferma la difesa del resistente - le opinioni sarebbero estranee all'art. 68, primo comma, Cost. «per il solo fatto di riferirsi a terzi». Quanto al secondo profilo, l'impostazione del ricorrente tradirebbe una errata ricostruzione della prerogativa dell'insindacabilità delle opinioni, funzionale a garantire l'autonomia delle Camere e non, invece, la libertà di manifestazione del pensiero del parlamentare (sono citate le sentenze di questa Corte n. 218 del 2023, n. 265 del 2014, n. 508 del 2002 e n. 11 del 2000). Ed è in ragione di ciò, e per evitare che l'immunità si trasformi in privilegio, che la giurisprudenza di questa Corte ha delimitato l'ambito di operatività dell'art. 68, primo comma, Cost. all'esercizio delle funzioni parlamentari, cui devono essere rigorosamente riconducibili le opinioni extra moenia: il che accade al ricorrere del legame temporale tra le une e le altre e della sostanziale corrispondenza di contenuto (sono richiamate le sentenze n. 144 del 2015, n. 265 e n. 115 del 2014). Non rileva, dunque, il carattere «misurato e accorto» dell'esternazione extra moenia, ma il suo essere riconducibile a esercizio delle funzioni parlamentari, che è qualità che la caratterizza in sé e ovunque (è citata la sentenza di questa Corte n. 59 del 2018) ed è indipendente dall'eventuale contenuto diffamatorio (è citata la sentenza di questa Corte n. 371 del 2006). Il ricorrente, al contrario, contesta il merito delle dichiarazioni del senatore Giarrusso, ritenute di per sé estranee alla funzione parlamentare, senza condurre alcuna valutazione sulla sussistenza del nesso funzionale, che invece è elemento di componimento ed equilibrio tra l'autonomia delle Camere e l'esercizio della funzione giurisdizionale. La stessa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, del resto, avrebbe riconosciuto che l'insindacabilità delle opinioni tutela il «libero dibattito parlamentare e il mantenimento della separazione dei poteri legislativo e giudiziario», il che accade ogni qualvolta vi sia un «legame evidente» tra funzione tipica e opinione (sono richiamate Corte EDU, sentenza 6 aprile 2010, CGIL e Cofferati contro Italia e le altre pronunce ivi citate). 2.3.- Il ricorso, ad ogni modo, sarebbe non fondato.