[pronunce]

La motivazione, quindi, sarebbe solo apparente, anzitutto perché riferita alla mera opportunità e non alla necessità di un intervento, senza nulla dire sull'urgenza del provvedere e senza allegare l'esistenza di una procedura d'infrazione concretamente in atto e in procinto di concludersi. In secondo luogo, non sarebbe un argomento valido quanto addotto dal Presidente del Consiglio dei ministri, ossia che l'accoglimento delle questioni determinerebbe la reviviscenza della normativa abrogata e con questo la violazione dei principi eurounitari di libera concorrenza. Ove così fosse, infatti, rientrerebbe nei poteri della Corte costituzionale (si richiama la sentenza n. 10 del 2015) modulare gli effetti temporali della propria pronuncia, consentendo al legislatore l'attuazione della direttiva nelle forme consuete e non in quella anomala della decretazione d'urgenza. Sarebbe poi evidente la non omogeneità del decreto-legge, che comporrebbe in un solo mosaico un insieme di tessere incapaci di disegnare un quadro unitario. Né varrebbe obiettare che l'omogeneità potrebbe anche non essere contenutistica, ma teleologica, perché, nella specie, a disposizioni in materia di termini o di calamità naturali se ne aggiungerebbero altre di carattere strutturale, che non avrebbero nulla a che vedere l'una con l'altra, come quelle in materia fiscale, contabile e societaria. Disposizioni che, appunto, non sarebbero solo di contenuto diverso, ma possiederebbero anche diverse gradazioni di necessità e di urgenza, sino (come nel caso di specie) a non possederne affatto. 7.2.- Inconsistenti sarebbero poi i rilevi effettuati dalla difesa di LEA. 7.2.1.- Da una parte, non troverebbe fondamento l'eccezione d'inammissibilità relativa al venire censurato solo il decreto-legge e non la legge di conversione. Nell'ordinanza, infatti, il vizio lamentato concernerebbe proprio il decreto-legge in quanto convertito in legge. Dall'altra parte, palesemente infondata sarebbe anche l'eccezione d'inammissibilità per irrilevanza, in virtù della sopravvenuta legge di conversione, tenuto conto dell'ormai costante orientamento della giurisprudenza costituzionale sulla sindacabilità della legge di conversione per vizi del decreto-legge. 7.2.2.- Erroneo sarebbe anche l'argomento secondo cui la possibilità di ricorrere alla decretazione d'urgenza per l'attuazione di una direttiva UE troverebbe fondamento nell'art. 37 della legge n. 234 del 2012. Tale disposizione, infatti, fa riferimento alla necessità di far fronte all'avvio di «procedure d'infrazione nei confronti dell'Italia che comportano obblighi statali di adeguamento, qualora il termine per provvedervi risulti anteriore alla data di presunta entrata in vigore della legge di delegazione europea o della legge europea relativa all'anno di riferimento». Nella specie, non vi sarebbe stata in corso alcuna procedura di infrazione e l'eventuale distonia fra il d.lgs. n. 35 del 2017 e la direttiva Barnier non avrebbe potuto legittimare il Governo, di per sé, a intervenire in via d'urgenza, altrimenti si sarebbe configurata la giustificazione di un'urgenza auto-procurata, pretendendo il Governo di provvedere per un eventuale errore nel disporre in via d'ordinaria normazione delegata. Vero è che la Commissione europea aveva aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia (proc. n. 2016/0368) e che, in data 10 febbraio del 2017, la DG CONNECT aveva rappresentato al Governo italiano alcune perplessità relative all'art. 4 dello schema di decreto legislativo (che fa salvo il monopolio SIAE), poi divenuto il d.lgs. n. 35 del 2017. Ciononostante, nessuna procedura di infrazione è stata aperta dopo l'emanazione del decreto legislativo e, in risposta all'interrogazione in sede di Parlamento europeo "E-006529-17", il 22 dicembre 2017, la Commissione avrebbe specificato che la procedura d'infrazione riguardava solo la mancata comunicazione delle misure di recepimento nell'ordinamento italiano della direttiva 2014/26/UE e che il caso era stato archiviato il 4 ottobre 2017, semplicemente a seguito della notificazione delle misure di attuazione della direttiva. Si dovrebbe altresì considerare che il Governo italiano aveva piena conoscenza della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, sezione quarta, 27 febbraio 2014, C-351/12, OSA, in cui si era affermato che la gestione obbligatoria dei diritti d'autore, ancorché costituisca una restrizione alla libera prestazione dei servizi, è compatibile con il diritto europeo, se e in quanto finalizzata a tutelare i diritti di proprietà intellettuale, dato che essa è idonea a consentire una gestione efficace di tali diritti nonché un controllo efficace del loro rispetto. La giurisprudenza costituzionale, d'altronde, confermerebbe l'assenza dei presupposti di necessità e urgenza, che non potrebbero derivare da esigenze auto-procurate (si richiama la sentenza n. 220 del 2013). Infatti, è vero che l'attuazione delle norme euro-unitarie è stata ritenuta legittimante l'intervento con decreto-legge, ad esempio, in materia bancaria; ciò, tuttavia, non semplicemente in base alla mera esigenza di provvedere all'attuazione, bensì anche in virtù del ricorrere di condizioni di vera necessità e urgenza (è richiamata la sentenza n. 99 del 2018, che riprende la sentenza n. 287 del 2016). Il ricorso al decreto-legge, quindi, si giustificherebbe solo laddove l'urgente necessità di provvedere sia connessa all'esigenza di superare e prevenire ulteriori procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore (si richiama la sentenza di questa Corte n. 244 del 2016), mentre nel caso di specie non esisteva alcuna procedura di infrazione successiva all'attuazione della direttiva. La stessa prassi sarebbe orientata in tal senso, perché lo strumento del decreto-legge sarebbe stato sempre motivato dall'esigenza di porre rimedio a procedure d'infrazione suscettibili di portare alla condanna dell'Italia. 7.3.- Infine, la difesa della SIAE asserisce l'inammissibilità degli argomenti addotti dalla Federazione autori, che prospetta anche la violazione del principio di ragionevolezza, in quanto tale vizio non è stato rilevato dal giudice a quo, risultando dunque estraneo al thema decidendum.1.- Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio ha sollevato, in riferimento all'art. 77, secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 19 del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell'estinzione del reato per condotte riparatorie), convertito, con modificazioni, in legge 4 dicembre 2017, n. 172, «ovvero, secondo altra prospettazione dogmatica, della relativa legge di conversione 4 dicembre 2017, n. 172, almeno nella parte relativa alla conferma dell'art. 19 del D.L. n. 148 del 2017».