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Ai fini della concessione dei benefici di cui al comma 1, il tribunale di sorveglianza, acquisiti i pareri di cui al comma 4, deve effettuare adeguata e motivata valutazione sulle specifiche ragioni della collaborazione ai sensi dell'articolo 58 -ter della presente legge o ai sensi dell'articolo 323- bis , secondo comma, del codice penale, ovvero della mancata collaborazione come ragionevole presunzione di specifica pericolosità, superabile dalla valutazione critica da parte dei detenuti o internati della loro precedente condotta unitamente alle loro iniziative a favore delle vittime, sia nelle forme risarcitorie che in quelle della giustizia riparativa, anche di natura non economica, e al loro contributo alla realizzazione del diritto alla verità spettante alle vittime, ai loro familiari e all'intera collettività. Ai fini della valutazione dell'assenza dell'attuale pericolosità sociale del condannato e dei rischi connessi al suo reinserimento nel contesto sociale, il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza tiene altresì conto del contesto ambientale ove viene eseguita la misura; della sopravvenienza di nuove incriminazioni o infrazioni disciplinari; dell'esito del trattamento penitenziario e dell'essersi distinti per comportamenti particolarmente meritevoli. 3. Grava sul detenuto o internato richiedente i benefici di cui al comma 1 l'onere di allegare specificatamente gli elementi che escludono l'attualità della sua pericolosità sociale e il pericolo di reiterazione di reati o di fuga. L'esemplare comportamento all'interno del carcere, nonché il mero decorso del tempo, costituiscono elementi necessari, ma da soli non sufficienti per escludere l'attualità della pericolosità sociale del condannato e i rischi connessi al suo reinserimento nel contesto sociale. 4. Ai fini della concessione dei benefici di cui al comma 1, il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza acquisisce una relazione del direttore dell'istituto penitenziario dove il condannato è detenuto o internato e i pareri, circa l'attualità della pericolosità sociale del condannato e i rischi connessi al suo reinserimento nel contesto sociale, dai procuratori della Repubblica distrettuali antimafia e dai comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica, competenti per territorio, sia in relazione al luogo di detenzione, sia al luogo dove è stata emessa la sentenza, sia in relazione al luogo dove si attua il beneficio richiesto. 5. I pareri e la relazione di cui al comma 4 devono pervenire entro trenta giorni dalla richiesta dell'autorità competente, prorogabili di ulteriori trenta giorni in casi di particolare complessità. Trascorsi tali termini, l'autorità competente decide anche in assenza dei pareri e della relazione richiesti. I procuratori della Repubblica e i comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica competenti per territorio possono comunicare, anche di propria iniziativa, elementi utili circa l'attualità della pericolosità sociale del condannato e i rischi connessi al suo reinserimento nel contesto sociale del detenuto o internato. 6. Salvo quanto previsto dai commi da 1 a 5, i benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti e internati per i reati commessi con violenza sulle persone e in danno di persona minorenne, solo sulla base dei risultati dell'osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno anche con la partecipazione degli esperti di cui al quarto comma dell'articolo 80 della presente legge e previa valutazione da parte del magistrato di sorveglianza della positiva partecipazione al programma di riabilitazione specifica di cui all'articolo 13- bis della presente legge. 7. Con il provvedimento di concessione dei benefici di cui al comma 1, il giudice può disporre l'obbligo o il divieto di permanenza dell'interessato in uno o più comuni o in un determinato territorio, nonché il divieto di svolgere determinate attività o di avere rapporti personali che possono occasionare il compimento di altri reati. 8. L'autorità competente può procedere allo scioglimento del cumulo giuridico delle pene solo in relazione ai benefici di cui ai commi 1, che integrino il percorso rieducativo del condannato e che tendano al suo reinserimento sociale. È precluso il divieto di scioglimento del cumulo giuridico delle pene in relazione ai benefici di cui ai commi 1 qualora essi siano svincolati dal percorso rieducativo del condannato e in particolare rispetto a quelli aventi come finalità la riduzione della popolazione carceraria ». 2 (Modifica all'articolo 30- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354) 1 All'articolo 30- bis , terzo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, le parole: « ventiquattro ore » sono sostituite dalle seguenti: « quindici giorni ». 3 (Disposizioni in materia di libertà condizionale) 1 All'articolo 2 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, sono apportate le seguenti modificazioni: a al comma 1, le parole: « nei commi 1, 1- ter e 1- quater dell'articolo 4- bis » sono sostituite dalle seguenti: « negli articoli 4- bis , comma 1, e 4 -ter , comma 1, », le parole: « dallo stesso comma » sono sostituite dalle seguenti: « dai rispettivi articoli » e le parole: « dei commi 2 e 3 dell'articolo 4- bis » sono sostituite dalle seguenti: « degli articoli 4- bis , comma 2, e 4 -ter , comma 2, »; b dopo il comma 1 è inserito il seguente: « 1-bis . Nel caso di concessione della liberazione condizionale ai sensi del comma 1 del presente articolo, la libertà vigilata di cui all'articolo 230, primo comma, numero 2, del codice penale è sempre disposta per la durata dell'intero periodo previsto dall'articolo 177, secondo comma, del medesimo codice penale. Negli stessi casi, tra le prescrizioni di cui all'articolo 228, secondo comma, del codice penale è sempre previsto il divieto di frequentazione, anche occasionale, di soggetti condannati per i reati di cui all'articolo 51, commi 3- bis e 3- quater , del codice di procedura penale ». 2 All'articolo 176, terzo comma, del codice penale, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , o almeno trenta anni se trattasi di persona condannata per uno dei delitti indicati nell'articolo 4- bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 ». 4 (Delega al Governo per il coordinamento normativo con le altre norme vigenti) 1 Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il coordinamento delle altre norme legislative vigenti nella stessa materia con le disposizioni introdotte dalla legge medesima, tenuto conto delle eventuali modificazioni della normativa vigente comunque intervenute fino al momento dell'esercizio della delega. 2 I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dell'interno.