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Misure per favorire l’invecchiamento attivo, il pensionamento flessibile, l’occupazione degli anziani e dei giovani e per l’incremento della domanda di lavoro. Onorevoli Senatori. -- Questo disegno di legge si propone non soltanto di tonificare la domanda di lavoro mediante una riduzione generale del costo del lavoro stesso, finanziata attraverso il riordino degli incentivi alle imprese (secondo il progetto elaborato per incarico del Governo da Francesco Giavazzi, cui attingiamo largamente), ma più specificamente di contribuire alla rivitalizzazione del mercato del lavoro italiano attraverso la rimozione di ostacoli che impediscono o comunque frenano la domanda e l’offerta nella fascia dei sessantenni, anche in considerazione della necessità di risolvere i problemi transitori sorti in conseguenza dell’abolizione del pensionamento di anzianità e dell’aumento dell’età del pensionamento di vecchiaia, disposti dal decreto-legge n. 201 del 2011, nella misura in cui essi non possano essere risolti con gli interventi di «salvaguardia» già adottati e quelli che potranno essere ulteriormente adottati nel prossimo futuro (il disegno di legge contiene anche alcune misure volte a promuovere il lavoro giovanile, ma nella consapevolezza che in questo segmento ciò che sarebbe indispensabile e urgente è il superamento del difetto di un servizio capillare ed efficiente di orientamento scolastico e professionale, capace di raggiungere ciascun adolescente all’uscita da ogni ciclo scolastico fornendogli/le l’informazione e il consiglio indispensabili per una scelta consapevole in materia di formazione professionale e/o universitaria: materia, questa, di competenza esclusiva delle regioni). La necessità di favorire l’invecchiamento attivo impone l’introduzione di nuove forme giuridiche di conciliazione e combinazione tra le esigenze particolari tipiche dei lavoratori anziani, quelle delle imprese e quelle delle famiglie o comunità locali. Queste ultime esprimono sovente una domanda sempre più ampia -- attuale o potenziale -- di servizi, che non incontra oggi una corrispondente offerta nel mercato del lavoro, ma potrebbe domani trovarla se si creeranno le condizioni giuridico-amministrative favorevoli all’attivazione in questo campo dei lavoratori anziani. Questo disegno di legge, che riproduce quello presentato nella XVI legislatura dai senatori Pietro Ichino e Tiziano Treu (atto Senato n. 3515), intende rispondere a queste esigenze con la previsione: -- della possibilità di riduzione dell’orario di lavoro dal tempo pieno al tempo parziale per i lavoratori nel quinquennio precedente al pensionamento, con agevolazione della copertura previdenziale per la parte che rimarrebbe altrimenti scoperta; -- di un incentivo all’assunzione di giovani in corrispondenza con la riduzione dell’orario dei lavoratori anziani; -- della possibilità di attivazione di un pensionamento parziale , in corrispondenza con la riduzione dell’orario di cui sopra; -- per i lavoratori che sarebbero stati prossimi al pensionamento secondo la disciplina in vigore prima del decreto «salva-Italia» del dicembre 2011 e non salvaguardati a norma del decreto stesso o di altri provvedimenti legislativi successivi, un incentivo all’assunzione con contratti di lavoro subordinato ordinario, costituito da uno sgravio contributivo totale e dall’estensione a un anno del limite massimo di durata del periodo di prova; inoltre l’estensione ad essi di un congruo trattamento di disoccupazione . Più precisamente, l’ articolo 1 riconosce alle aziende la possibilità di stipulare con i lavoratori anziani, a cinque anni dalla maturazione dei requisiti per il pensionamento, accordi per la conversione del rapporto in part-time fino alla pensione, con possibilità di godimento non già della contribuzione figurativa dello Stato (molto onerosa per le finanze pubbliche), bensì della possibilità di versamento volontario (e senza oneri aggiuntivi) dei contributi mancanti, da parte dell’impresa e/o del lavoratore stesso (secondo un eventuale mix che sia oggetto dei medesimi accordi). Per le imprese questa soluzione configurerebbe comunque un risparmio di spesa, anche se esse si accollassero per intero la contribuzione mancante. Per i lavoratori resterebbe una perdita di reddito, ma a fronte di maggior tempo libero per sé stessi, eventualmente utilizzabile per svolgere altre forme di lavoro. L’onere aggiuntivo per le finanze pubbliche è qui pressoché nullo. Con l’ articolo 2 si aggiunge un’ulteriore facoltà per il lavoratore che acceda al part-time secondo la disciplina dell’articolo 1: la possibilità, cioè, di chiedere un anticipo di pensione, che gli consentirebbe di compensare la riduzione del salario e, almeno in parte, l’eventuale quota di contribuzione pensionistica volontaria a suo carico. Alla data di pensionamento effettivo, l’importo della pensione sarebbe ricalcolato in modo da scontare -- entro 15 anni -- i ratei già percepiti. Qui si determina un onere aggiuntivo per le finanze pubbliche, ancorché contenuto, connesso alla maggiore aspettativa di vita al momento dell’accesso all’anticipo di pensione. Nel caso previsto nell’ articolo 3 il part-time del lavoratore anziano è sorretto dalla contribuzione figurativa parzialmente a carico dello Stato e della regione, in quanto associato all’assunzione di un giovane (fino a 29 anni in caso di apprendistato e a 35 anni in caso di contratto di dipendenza a tempo indeterminato), sul presupposto che da tale assunzione derivi immediatamente un’entrata fiscale e previdenziale aggiuntiva e, in prospettiva, un contributo positivo alla crescita. A scanso di ogni possibile equivoco circa il modello di solidarietà intergenerazionale che qui vogliamo promuovere, l’ultimo comma dell’articolo esclude l’agevolazione nei casi in cui tra uno dei lavoratori anziani interessati e uno dei giovani neo-assunti corra un legame di affinità o parentela pari o inferiore al terzo grado. L’ articolo 4 prevede la possibilità di accordo tra l’impresa e il lavoratore ultraquarantacinquenne, con anzianità di servizio non inferiore a cinque anni, per una sospensione consensuale della prestazione lavorativa e della relativa retribuzione per la durata minima di tre mesi e massima di un anno, ma con versamento a carico dell’impresa della contribuzione previdenziale che sarebbe altrimenti maturata (calcolata sulla base della retribuzione di fatto percepita dal dipendente al momento della sospensione), senza che ciò comporti alcun onere fiscale e/o contributivo aggiuntivo e senza che ciò possa influire sul trattamento di fine rapporto o altra voce di retribuzione differita. L’ articolo 5 istituisce due incentivi all’assunzione dei lavoratori che sarebbero stati prossimi al pensionamento secondo la disciplina in vigore prima del decreto «salva-Italia», n. 201 del 2011, e non salvaguardati a norma del decreto stesso o di altri provvedimenti legislativi successivi: possibilità di durata del periodo di prova fino a un anno ed esenzione totale dalla contribuzione previdenziale. Prevede inoltre, negli stessi casi, l’estensione del trattamento di disoccupazione offerto dall’Assicurazione sociale per l’impiego, istituita dalla legge 28 giugno 2012, n. 92, la cui entità nel caso specifico è determinata alternativamente -- a scelta della persona interessata -- in riferimento all’ultima retribuzione o in riferimento alla pensione di cui la persona stessa avrebbe goduto, applicandosi la disciplina in vigore fino al 4 dicembre 2011.