[pronunce]

che, ad avviso dell'Avvocatura, la questione sarebbe, «allo stato degli atti», priva di rilevanza in quanto fondata sulla mera ipotesi che la sospensione del processo si protragga fino alla scadenza del periodo di applicazione del dott. Brambilla e che il tempo necessario alla rinnovazione del dibattimento determini la prescrizione dei reati contestati; che, in ogni caso, l'eventuale decorso del termine prescrizionale non sarebbe direttamente ascrivibile alla norma impugnata, in quanto «l'eventuale, ipotetico decorso del termine prescrizionale è conseguenza del tempo trascorso dall'epoca dei fatti e la prescrizione è un istituto che sancisce il disinteresse dell'ordinamento giuridico all'applicazione della pena dopo un lasso di tempo proporzionato all'entità del fatto»; che l'istituto dell'applicazione avrebbe d'altro canto natura eccezionale e non potrebbe perciò che avere carattere temporaneo, pena la violazione del principio del giudice naturale, sancito dall'art. 25 della Costituzione; che sarebbe infine inconferente - secondo l'Avvocatura - il riferimento all'art. 97 della Costituzione, in quanto il principio di buon andamento dell'amministrazione imporrebbe piuttosto che il giudice di cui si tratta vada ad occupare il posto assegnatogli presso il Tribunale di sorveglianza di Milano; che, nell'imminenza dell'udienza pubblica, la CIR S.p.A ha depositato una memoria illustrativa, insistendo per la declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 110, quinto comma, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, nella parte in cui non consente ulteriori proroghe per l'applicazione di magistrati ad altri uffici, ancorché tuttora sussista la necessità dell'ufficio di destinazione, o, in via subordinata, nella parte in cui, relativamente ai processi previsti e disciplinati dall'art. 1, comma 2, della legge n. 140 del 2003, non prevede la sospensione della decorrenza del termine di durata dell'applicazione per i medesimi fini presi in considerazione dall'art. 1, comma 3, della stessa legge, con riferimento al termine di prescrizione del reato. Considerato che il giudice rimettente si duole del fatto che la norma impugnata non preveda la proroga o la sospensione del termine di durata dell'applicazione, pur quando le esigenze di servizio dell'ufficio di destinazione siano rappresentate dalla necessità di ultimare un determinato processo e questo sia sospeso ex lege; che il potere del giudice di sollevare questione incidentale di legittimità costituzionale è limitato a quelle norme delle quali il giudice stesso deve fare applicazione nel giudizio a quo; che, nella specie, il Tribunale rimettente non è chiamato ad assumere alcuna decisione che comporti applicazione (sia pure indiretta) della norma impugnata; che, pertanto, non venendo tale norma in considerazione, alla stregua dell'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), nel momento in cui la questione è stata sollevata, questa risulta priva della necessaria rilevanza e va perciò dichiarata manifestamente inammissibile.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riservata a separata decisione la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato), sollevata dal Tribunale di Milano, con l'ordinanza in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 110, comma quinto, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario), sollevata, in riferimento agli artt. 97 e 111 della Costituzione, dal Tribunale di Milano con la stessa ordinanza. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 13 gennaio 2004. F.to: Riccardo CHIEPPA, Presidente Annibale MARINI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 20 gennaio 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA