[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 98, comma 2, della legge della Regione Sardegna 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna), promosso con ordinanza del 7 luglio 2003 dal TAR per la Sardegna sul ricorso proposto da Colzi Roberto contro Regione Sardegna ed altro, iscritta al n. 919 del registro ordinanze 2003 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 46, prima serie speciale, dell'anno 2003. Visto l'atto di costituzione di Colzi Roberto; udito nell'udienza pubblica del 25 maggio 2004 il Giudice relatore Fernanda Contri; uditi gli avvocati Pier Francesco Lotito e Raffaele Bifulco per Colzi Roberto.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Il Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna solleva, su eccezione della parte ricorrente nel giudizio a quo, questione di legittimità costituzionale dell'art. 98, comma 2, della legge della Regione Sardegna 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna), nella parte in cui esclude i cacciatori non residenti nel territorio della Regione dalla possibilità di rinnovare l'autorizzazione venatoria. La questione è sollevata nel corso di un giudizio per l'annullamento di un provvedimento della Regione Sardegna - Assessorato della difesa dell'ambiente (n. 13847 del 13 maggio 2002) recante diniego dell'autorizzazione all'esercizio della caccia in Sardegna, con il quale si negava al ricorrente nel giudizio a quo, non residente nella Regione Sardegna, il rinnovo dell'autorizzazione regionale per l'esercizio della caccia in detta Regione, in quanto, per l'effetto della norma impugnata, “il rilascio di nuove autorizzazioni o il rinnovo di quelle scadute, a favore dei cacciatori non residenti in Sardegna, è sospeso fino all'attivazione degli ambiti territoriali di caccia previsti dal piano faunistico venatorio regionale, attualmente in fase di preliminare elaborazione”. Il TAR sottolinea che la questione è rilevante, nell'ambito della controversia sottoposta al suo giudizio, in quanto il provvedimento impugnato costituisce attuazione vincolata della norma impugnata. Secondo il giudice a quo la previsione contenuta nella norma censurata è dettata da esigenze di programmazione, di competenza della Regione, che possono giustificare limitazioni nel rilascio di nuove autorizzazioni fino all'attivazione degli ambiti territoriali di caccia (ATC) previsti dal piano faunistico regionale, con determinazione dell'indice di densità venatoria territoriale, che concluderà il procedimento di pianificazione. Rileva il TAR che l'interesse dei cittadini all'esercizio dell'attività venatoria non può esplicarsi liberamente, in quanto necessariamente confligge con l'interesse pubblico alla conservazione della fauna. Di conseguenza, il suo esercizio deve essere assoggettato al potere conformativo dell'amministrazione la quale, nei limiti dettati dalla legge, è chiamata ad assicurare modalità d'esercizio dell'attività in questione compatibili con gli interessi pubblici coinvolti. Il coordinamento fra l'esercizio della caccia e la conservazione della fauna può essere attuato solo sulla base della conoscenza della cosiddetta pressione venatoria, e quindi del numero dei cacciatori che impegnano il territorio. E il principio del collegamento del cacciatore con il territorio, recepito dalla legge statale 11 febbraio 1992, n. 157 (in particolare, art. 14, comma 5), costituirebbe principio fondamentale vincolante la potestà legislativa anche delle Regioni ad autonomia differenziata, come affermato da questa Corte nella sentenza n. 4 del 2000. Ad avviso del giudice a quo, dunque, il legislatore regionale non è necessariamente vincolato ad assicurare integrale parità di trattamento fra i cacciatori residenti in Sardegna e quelli che provengono da altre parti del territorio nazionale. Tuttavia, le eventuali differenziazioni di trattamento dovrebbero essere giustificate sulla base di considerazioni oggettive, che nella specie non ricorrerebbero, in quanto la Regione conosce il numero delle autorizzazioni rilasciate in precedenza ai non residenti, e quindi di quelle potenzialmente rinnovabili. Dovrebbe essere pertanto escluso che il rinnovo delle autorizzazioni a suo tempo rilasciate ai non residenti introduca un elemento imprevedibile, che possa scardinare la logica sulla quale si fonda la programmazione del prelievo venatorio. Non sussisterebbero, pertanto, elementi che consentano di differenziare il rinnovo delle autorizzazioni rilasciate ai residenti da quelle rilasciate ai non residenti, in vista del completamento della procedura di programmazione del prelievo venatorio, disciplinata dalla legge regionale n. 23 del 1998. In conclusione, secondo il giudice a quo, la norma censurata sarebbe in contrasto con l'art. 3 della Costituzione, nella parte in cui esclude i cacciatori non residenti nel territorio della Regione dalla possibilità di rinnovare l'autorizzazione venatoria, in difetto di dimostrate ragioni di differenziazione con i cacciatori residenti nella Regione, nonché con l'art. 120 della Costituzione (secondo e terzo comma del testo vigente all'epoca della entrata in vigore della normativa regionale di cui ora si tratta; primo comma dopo l'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), il quale specifica, nell'ambito dei rapporti fra le Regioni, il principio del divieto di discriminazione, dettato, in termini generali, dall'art. 3, vietando ai legislatori regionali di adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni (Corte costituzionale, sentenza n. 195 del 1993). Ad avviso del TAR non può invece essere invocato, quale parametro di costituzionalità - diversamente da quanto richiesto dal ricorrente nel giudizio a quo - l'art. 16 della Costituzione, in quanto la norma di cui si discute non ostacola la circolazione delle persone fra le regioni, ma stabilisce una differenziazione di trattamento in base alla regione di residenza, della cui ragionevolezza può dubitarsi nei termini sopra riferiti. 2. - La parte ricorrente nel giudizio a quo ha depositato atto di intervento per chiedere l'accoglimento della questione di costituzionalità sollevata dal TAR per la Sardegna. Nell'atto di intervento si premette che la legge regionale sarda n. 23 del 1998 ha predisposto una serie di strumenti per la programmazione e il controllo dell'attività venatoria, tra i quali il piano faunistico-venatorio regionale (art. 19) e gli ambiti territoriali di caccia programmata (art. 52), ricompresi all'interno del piano faunistico-venatorio. L'esercizio della attività venatoria sul territorio della Sardegna è subordinato alla circostanza che il cacciatore sia stato ammesso ad uno o più ATC (art. 56 della legge regionale n. 23 del 1998).