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alla regolamentazione e standardizzazione del collocamento dei bambini fuori dalla famiglia; alla contestualizzazione di questo settore di intervento nel più complessivo sistema di welfare regionale o nell'ambito di piani regionali per l'infanzia e/o per la famiglia e al rafforzamento di interventi a tutela dei minori più radicati sul territorio, più inseriti nella rete dei servizi, meno residenziali e più domiciliari/familiari. Nell'anno 2012 sono state inoltre pubblicate, a cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le linee d'indirizzo nazionali per l'affidamento familiare, al termine di un lungo percorso di studio e confronto con operatori pubblici e privati di tutto il Paese. Le linee d'indirizzo non si sostituiscono alle legislazioni regionali, ma offrono un quadro di riferimento complessivo rispetto a princìpi, contenuti e metodologie di attuazione organizzate nella forma di «raccomandazioni». I dati sull'affidamento familiare raccolti periodicamente evidenziano un calo complessivo: alla fine del 2012 sono circa 28.000 i minori collocati fuori dalla famiglia d'origine, in affidamento familiare o in comunità residenziali (fonte: Ministero del lavoro e delle politiche sociali, 2012) con una stabilità del numero di affidamenti e un calo dei collocamenti in struttura comunitaria. In tale contesto, recependo quanto suggerito dalle raccomandazioni europee, la prospettiva di intervento nell'ambito dell'affidamento familiare vede emergere nuove ipotesi di lavoro che hanno l'obiettivo di incrementare l'offerta di sostegno alla fragilità familiare, anche con il coinvolgimento delle realtà del territorio, di altre famiglie e reti di famiglie e attraverso una partecipazione attiva e consensuale dei nuclei familiari in difficoltà. In particolare, oltre alle forme di affidamento diurno, part time o a questi assimilabili, nelle Linee di indirizzo nazionali per l'affidamento, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al punto 223.2 si evidenzia la possibilità di attivare sperimentazioni di «vicinato solidale» alle famiglie in difficoltà con bambini. Si tratta di nuclei familiari che abitano vicino alla famiglia in difficoltà e sono coinvolti dai servizi territoriali in un percorso di accompagnamento e aiuto condiviso dalla stessa famiglia. Il «vicinato solidale» è formalizzato individuando, per quanto possibile, le modalità di aiuto quotidiano per l'organizzazione e la gestione della vita familiare, sostegno in momenti particolari. Si tratta di una prospettiva simile e coerente a quanto proposto nella raccomandazione europea del 2006. Primi segnali di riconoscimento e valorizzazione a livello regionale di queste prospettive di intervento a favore delle famiglie e dei minori si riscontrano già in provvedimenti regolativi dell'affidamento familiare a livello regionale. La regione Emilia-Romagna, dal 2011, ha incluso l'affiancamento familiare all'interno della direttiva regionale sull'affido (DGR 1904/2011 Direttiva in materia di affidamento familiare, accoglienza in comunità e sostegno alle responsabilità familiari). Si indica, inoltre, che «L'affiancamento familiare rappresenta una forma di solidarietà tra famiglie che non rientra all'interno della categoria dell'affido, anche se indubbiamente è culturalmente ed operativamente ad esso connesso, che ha come finalità fondamentale quella di sostenere un nucleo familiare in difficoltà e di prevenire il possibile allontanamento del minore dalla propria famiglia». Si possono attivare forme di vicinanza e sostegno da parte di un nucleo familiare (famiglia affiancante) motivato e disponibile a dedicare parte del suo tempo a un altro nucleo familiare che presenti difficoltà o carenze sul piano della cura ed educazione dei figli (senza però che vi siano rischi contingenti che richiedano la tutela e l'allontanamento dei minori o pregressi episodi di abuso o di allontanamento del minore dal nucleo). Il sostegno alle competenze genitoriali realizzato dalla famiglia affiancante si caratterizza di conseguenza più sullo sviluppo delle potenzialità e delle competenze piuttosto che sui deficit e sulle carenze e si propone di rompere solitudine e isolamento, rinforzando le reti e le relazioni tra le famiglie mediante azioni costanti nel tempo in cui la concretezza della quotidianità sia posta al centro. Azioni e metodologie degli interventi di affiancamento familiare prevedono: interventi di sensibilizzazione e promozione delle risorse familiari di carattere micro-comunitario in grado di far emergere le famiglie disponibili in contesti di vita vicini a quelli in cui vivono le famiglie destinatarie degli interventi; un’ équipe tecnica in grado di valutare in via preliminare le proposte di affiancamento e la coerenza e pertinenza degli interventi proposti; la costruzione e la condivisione tra tutti i soggetti coinvolti (famiglie affiancate, famiglie affiancanti, servizio sociale, minori e associazioni) di patti educativi che esplicitino obiettivi, tempi e modalità operative dei singoli interventi; l'individuazione di figure esperte e professionalmente preparate (tutor) in grado di sostenere e supervisionare l'andamento nel tempo dei singoli progetti; la realizzazione di incontri di gruppo periodici destinati alle famiglie affiancanti impegnate negli interventi improntati alla metodologia dell'auto-aiuto e del sostegno e dello scambio di esperienze; la realizzazione di incontri di gruppo per i genitori delle famiglie destinatarie degli interventi; momenti periodici di monitoraggio e valutazione delle esperienze di affiancamento. Anche la regione Piemonte, nel Patto per il sociale 2015-2017, ha incluso un focus specifico sul sostegno alle responsabilità genitoriali e sulla prevenzione del disagio minorile, indicando che «la diffusione omogenea e coordinata, secondo una visione organica, di servizi territoriali, che siano un punto di riferimento stabile per le famiglie e un sostegno multidisciplinare all'esercizio delle responsabilità genitoriali, rappresenta una risposta importante e utile rispetto ad un "area sociale", che rimane un architrave decisivo per la coesione sociale e nel contempo è sottoposta a forti pressioni che la rendono sempre più vulnerabile». E viene sottolineata l'importanza, anche attraverso il potenziamento dei Centri per le famiglie, di «promuovere progettualità capacità di intercettare nuovi bisogni, che spesso rimangono fuori dall'attività ordinaria dei servizi e diffondere una cultura e una prassi della prevenzione di disagi che, soprattutto nell'area dell'infanzia e dell'adolescenza, possono diventare esplosivi e richiedere poi interventi traumatici». Di particolare rilievo, in questa prospettiva, è quanto proposto nel IV Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 2016, pubblicato nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 267 del 15 novembre 2016. Nella sezione dedicata agli obiettivi tematici generali del Piano si indica, espressamente, la necessità di diffondere e mettere a sistema pratiche innovative di intervento basate sulla valutazione multidimensionale delle relazioni familiari, sulla valutazione di processo e di esito dei percorsi di accompagnamento e di presa in carico delle famiglie vulnerabili.