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C'è il tema del distanziamento, che dal punto di vista organizzativo potrebbe determinare problemi seri, perché soprattutto le scuole dei piccoli centri spesso sono ubicate nei centri storici, e si trovano in edifici non nuovi, con spazi ridotti ed è difficile moltiplicare le classi. Sì a una riapertura convinta e determinata, quindi, creando però anche nelle valutazioni spazi di libertà e liberalità: che le norme siano meno stringenti; la sicurezza degli alunni è centrale; la protezione delle ragazze e dei ragazzi è fondamentale, ma creiamo le condizioni per poter ripartire, perché troppe limitazioni precluderebbero una ripartenza serena. Il tema delle attività produttive credo sia l'aspetto centrale dell'azione del Governo dal punto di vista economico, ma anche delle condizioni giuridiche. Il fatto di dare spazio a protocolli e linee guida di carattere regionale o appannaggio della Conferenza delle Regioni è volto a determinare le condizioni per cui nelle istituzioni più vicine, appunto le Regioni, ci sia la capacità di governare la riapertura delle attività produttive. Anche a tale proposito ci vogliono una spinta, un incentivo e una rassicurazione di chi fa impresa, perché chiaramente c'è stata una fase di grande difficoltà soprattutto per la piccola impresa, le attività del commercio e chi è maggiormente in contatto con i cittadini. Perciò in queste settimane va fatto uno sforzo di chiarezza e di supporto. Credo quindi che siano questi gli aspetti che hanno caratterizzato il decreto-legge in esame. Nelle prossime settimane la sfida della ripartenza caratterizzerà la nostra attività, quella del Governo e quella del Parlamento. A mio avviso non c'è bisogno di appelli, però dobbiamo evitare che il tema della ripartenza sia motivo di scontro. Non c'è dubbio che bisogna fare in fretta e meglio, soprattutto per quanto riguarda le misure di supporto economico e la chiarezza normativa dei protocolli; tuttavia è una sfida non facile, perché spesso nel dibattito dimentichiamo quello che c'è stato nei tre o quattro mesi precedenti, quando veramente abbiamo chiuso il Paese non sapendo quale sarebbe stato il suo destino nelle settimane successive. Oggi c'è uno spiraglio di ottimismo supportato anche dalla comunità scientifica, anche se su questo il dibattito è ugualmente molto articolato, però c'è una spinta possibile alla ripartenza. Non asciughiamola, non facciamola diventare elemento di contesa politica ed elettorale; sbaglieremmo e daremmo una pessima immagine al Paese. Il decreto-legge in discussione ridefinisce giuridicamente la ripartenza, fornisce dei principi giuridici di fondo cui ispirare l'azione del Governo e del Parlamento nelle settimane successive. Noi sosteniamo questo provvedimento e pertanto annuncio il voto favorevole del Gruppo. (Applausi). ZAFFINI (FdI) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ZAFFINI (FdI) . Signor Presidente, con i colleghi del Gruppo eravamo quasi tentati di riconoscere un'espressione di giubilo per questo atto, non solo perché siamo riusciti a portare all'esame dell'Assemblea gli emendamenti residui, superstiti, ma perché addirittura siamo riusciti ad approvarne uno proposto dall'opposizione, quindi veniva quasi spontaneo suonare le campane, piangere, ridere o comunque celebrare questo evento in modo da dargli il peso dovuto. Purtroppo però non possiamo dire che si è trattato di un fulmine a ciel sereno, perché invece il cielo resta nebuloso; non è un episodio che fa la differenza, ma evidentemente vorremmo che per il prossimo futuro, specialmente nel momento in cui dovremmo trarre le conclusioni di questo difficile periodo che ha attraversato l'Italia, ci sia una maggiore volontà di ascoltarsi e di produrre esiti, non dico ampiamente condivisi ma almeno derivanti da un ascolto e da un'analisi seria. Forse l'esame del presente decreto-legge, che dovrebbe mettere ordine in tutto un diorama di decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, di conferenze stampa, di esternazioni più o meno enfatizzate, poteva rappresentare il momento in cui "cogliere l'attimo" per condividere almeno un metodo diverso. Per esempio, in 12 a Commissione abbiamo tentato di farlo, grazie anche alla buona volontà del presidente Collina e dei colleghi presenti, formulando il parere favorevole con due osservazioni poi trasformate in emendamento. Sia chiaro, stavamo parlando di "acqua fresca", nel corpo di queste osservazioni non c'era niente che potesse destare allarme; era solo una prima considerazione che parlava della necessità di riaprire la scuola in presenza, perché, come peraltro è stato detto anche da numerosi colleghi della maggioranza, la didattica o è in presenza o è comunque un surrogato inaccettabile, indigesto e inutile. Si tratta quindi di un emendamento che recava misure totalmente condivisibili. Ce n'era poi un altro che sottolineava la necessità, di procedere alla sanificazione degli ambienti con attività riconosciute da soggetti e strutture preposti a certificarne e a garantirne l'efficacia. Non si tratta di due passaggi politici, metapolitici o in qualche modo assimilabili a contenuti politici. Questi emendamenti sono stati bocciati, anche quando sono stati riproposti in Aula, e qui esorterei il rappresentante del Governo ad ascoltare l'indicazione del senatore Malan: non è un obbligo, ma non è detto che non si debba in qualche modo chiarire qual è il motivo, specialmente su passaggi assolutamente normali e di buonsenso, del parere contrario. Scambiarsi pareri che poi magari possono essere utili per il prosieguo del dibattito fa parte della corretta gestione dei lavori dell'Assemblea e vorrei dire anche in qualche misura del decoro dei rapporti tra maggioranza e opposizione, di una dialettica normale. Comunque, questo è; siamo quindi costretti a registrare il permanere di un clima di chiusura e di impermeabilità a ogni moto di buona volontà. Ciò probabilmente accade perché la maggioranza è alle prese con una difficoltà quotidiana, come ricordava il senatore Briziarelli proprio ieri sera sul codice degli appalti (stamattina il ministro Di Maio è stato smentito dall'onorevole Delrio). Mi rendo conto che ci sia una difficoltà oggettiva nel tenere insieme il quadro e mi rendo conto anche che ogni possibilità di mediazione in questo contesto venga esaurita all'interno della maggioranza, perché è ovvio che se vi spostate di un millimetro da quell'equilibrio instabile che siete riusciti faticosamente a trovare, magari con riunioni estenuanti, poi arrivati in Aula, se cambiate una virgola, salta tutto. Rendiamoci conto però, colleghi, che stiamo arrivando alla fine di un periodo e che dovremo assumere decisioni veramente serie, difficili e importanti. In buona sostanza, il redde rationem è arrivato, è vicino ed è inevitabile che noi tutti, con un impegno corale, dovremo arrivare davanti all'Italia e davanti ai nostri concittadini con una sintesi di quello che è accaduto e con un'analisi critica anche difficile, ma che deve essere il più possibile oggettiva. Il redde rationem è vicino, il giudizio sull'operato del Governo, sulle mille consulenze acquisite dal Governo, sull'operato di Arcuri.