[resaula]

l'Italia è diventata il modello estremo delle politiche restrittive, in contrapposizione all'impostazione di Stati che hanno limitato poco la vita sociale e le libertà civili (Svezia e Giappone in particolare), senza per questo ottenere risultati peggiori in termini di lotta alla pandemia; evidenze scientifiche portano a sostenere che, pur nell'azione efficace di contrasto alla diffusione del virus, le restrizioni possano essere diversificate per classi di età e di rischio e limitate a quelle strettamente correlate e direttamente connesse al rischio di contagio, eliminando quelle come, ad esempio, l'uso della mascherina all'aperto o il coprifuoco o l'autocertificazione per gli spostamenti o come la chiusura delle attività commerciali, degli impianti sportivi, dei cinema, dei teatri, delle biblioteche, dei musei; manca una chiara indicazione sul perché si sia ritenuto più pericoloso assistere ad uno spettacolo in numero contingentato ed in sicurezza, più che affollarsi senza distanziamento sui mezzi pubblici; con particolare riferimento alla misura del coprifuoco per attività e persone si rileva che la sua efficacia in termini di contenimento del contagio non è sostenuta da alcuna motivazione sanitaria, né avallata da alcun organismo scientifico qualificato, mentre è gravemente lesiva delle libertà individuali sancite dalla nostra Costituzione; con riferimento all'obbligo dell'uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all'aperto le disposizioni appaiono poco chiare e contraddittorie, escludendone (si veda il comma 2 dell'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 marzo 2021) l'obbligo quando, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantito in modo continuativo l'isolamento da persone non conviventi, mentre il successivo comma 5 individua in un metro la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro con ciò rendendo poco chiaro se sia possibile girare senza la mascherina anche nelle vie cittadine quando è possibile mantenere questo distanziamento; scarsa chiarezza che porta a subire ingiustificati controlli e sanzioni anche quando non vi siano assembramenti; anche nel limite stabilito di 4 persone per gli spostamenti e per le visite in casa di amici, parenti e congiunti non conviventi si rilevano incongruenze e paradossi: si stenta a trovare, infatti, un'evidenza scientifica per cui un ragazzo libero di muoversi in automobile con i familiari (o di essere ospitato con gli stessi a casa altrui) diventi pericoloso il giorno dopo aver compiuto il diciottesimo anno, vedendosi negata la libertà goduta fino a qualche ora prima; si stenta a trovare, ancora, un'evidenza scientifica per cui 4 persone ospiti in un monolocale siano meno pericolose di 6 in un ampio giardino o terrazzo pertinenziali ad un'altra abitazione o in un castello privato; risulta, altresì, incomprensibile la chiusura delle attività commerciali, degli impianti sportivi, dei cinema, dei teatri, delle biblioteche, dei musei, nonché delle attività di ristorazione al chiuso anche quando possono essere consentite le distanze di sicurezza e disposte adeguate misure anti contagio, come, ad esempio, la dotazione di strumenti adatti a garantire il ricambio dell'aria e la di sanificazione all'interno dei locali; considerato, dunque, che: l'uscita dalla crisi sociale determinata dalla pandemia passa necessariamente attraverso la restituzione del pieno godimento delle libertà individuali alle persone ed è necessario restituire ai cittadini fiducia nel prossimo; è urgente e necessario un bilanciamento dei diversi interessi e beni primari dei cittadini evitando misure estreme e unilaterali, ricordando che esiste un legame, che non può essere trascurato, tra crisi economica, chiusura di imprese, conseguente perdita dell'occupazione e salute psicofisica dei cittadini, impegna il Governo: 1) a rimuovere l'inutile misura del coprifuoco alle ore 22, la cui efficacia in termini di contenimento del contagio non è stata mai provata, né avallata da alcun organismo scientifico qualificato; 2) a chiarire che l'uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie anche all'aperto si impone solo e soltanto quando non sia possibile assicurare una distanza interpersonale di almeno un metro, come indicato nel comma 5 dell'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 marzo 2021; 3) a rimuovere il limite di una visita al giorno presso una sola abitazione privata (di amici, parenti e congiunti non conviventi), nonché quello relativo al numero di persone che possano ivi recarsi ove le caratteristiche dell'abitazione e le circostanze di fatto consentano di mantenere una distanza interpersonale di almeno un metro; 4) a rendere immediate le riaperture di tutte le attività commerciali, degli impianti sportivi, delle attività di ristorazione anche al chiuso e dei luoghi della cultura (biblioteche, teatri, cinema, musei) ove siano disposte adeguate misure anti contagio e nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Interpellanze Atto n. 2-00081 BARBARO Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: negli ultimi mesi l'ordine degli ingegneri della provincia di Avellino ha denunciato di aver ricevuto, come tuttora sta ricevendo, numerose richieste dai propri iscritti in merito all'esclusione dalle agevolazioni fiscali sancite dalla legge n. 77 del 2020 per tutti gli interventi di riparazione e ricostruzione di edifici che hanno già usufruito di contributi con la legge n. 219 del 1981 per i noti e gravi eventi sismici del 1980-1981 che interessarono l'Irpinia e le provincie limitrofe; in particolare, il presidente dell'ordine, ingegner Vincenzo Zigarella, ha evidenziato a mezzo stampa che "la maggioranza, se non la totalità, dell'edificato esistente nella città e nella provincia di Avellino, ha usufruito dei contributi della legge 219/81, sia per la riparazione che per la ricostruzione post sismica" e pertanto appare oggettivamente problematica, per la vasta platea dei proprietari immobiliari, oltre che per i professionisti e le imprese esecutrici dei lavori, che abbiano già inteso aderire al "sisma bonus ", la risposta n. 181 dell'8 gennaio 2021 prodotta dalla Direzione regionale della Basilicata dell'Agenzia delle entrate, che ha invece ipotizzato la possibile non cumulabilità dei due benefici; se tale interpretazione dovesse avere conforti ulteriori, ciò escluderebbe, di fatto, l'applicazione del dispositivo proprio colà dove v'è maggiore necessità del beneficio, e cioè le zone ad alto rischio sismico che abbiano già subito i tragici eventi di un terremoto; nel caso peculiare della provincia di Avellino, come del resto di tutte le aree colpite dal ferale evento sismico del 1980, anche in considerazione del lungo lasso di tempo trascorso, occorre tener presente, a giudizio dell'interpellante, che i fabbricati ed i manufatti realizzati o ristrutturati a partire dagli anni '80, con lo speciale beneficio della legge n. 219 del 1981, presentano caratteristiche di anti sismicità coeve agli interventi, sia a livello normativo che di scienza delle costruzioni;