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pertanto, per il salvataggio effettuato il 12 giugno 2019 quali ipotetici posti sicuri vanno considerati nell'ordine i porti libici, quelli tunisini e il porto italiano di Lampedusa, essendo l'isola di Malta più distante da quella di Lampedusa dal punto nave in cui è stato effettuato il salvataggio; la comandante della Sea Watch 3, dopo aver scartato le ipotesi di sbarcare in Libia ed in Tunisia, ha doverosamente diretto verso il porto più vicino, che è quello di Lampedusa, in ossequio ai criteri derivanti dalle convenzioni internazionali, senza poter effettuare nessun'altra valutazione; la Libia non è un porto sicuro perché non è Paese sottoscrittore della Convenzione di Ginevra, mentre la Tunisia non ha una legislazione completa sulla protezione internazionale, come è dimostrato nei fatti dalla vicenda della "Maridive 601", che si è svolta contemporaneamente a quella della Sea Watch 3, e che ha potuto sbarcare i 75 naufraghi che erano a bordo solo dopo 19 giorni. Si è appreso successivamente che a quei naufraghi non è stato consentito di far richiesta di asilo politico, ed anzi sono stati respinti; l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) il 29 giugno 2019, la Commissione europea il 16 luglio 2018 ed il 14 giugno 2019, il Commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa il 18 giugno 2019 hanno affermato con chiarezza che la Libia non è un posto sicuro; in ultimo, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale il 28 giugno 2019 ha dichiarato: «La definizione di porto sicuro viene dalle convenzioni internazionali, queste condizioni per la Libia non ci sono»; il 15 giugno 2019 il Ministro dell'interno ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta della Sea Watch 3 nelle acque territoriali italiane, ai sensi del decreto-legge n. 53 del 2019; in materia di tutela dei diritti umani le convenzioni internazionali prevalgono sulle leggi nazionali e, a parere degli interroganti, la comandante Rackete, decidendo di accostarsi a Lampedusa, ha obbedito ad una normativa di rango superiore al citato decreto-legge; è da tenere in conto anche che più di 50 Comuni tedeschi, la diocesi di Torino e, soprattutto, 5 Paesi dell'Unione europea (Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e Finlandia), a seguito di colloqui del Ministero degli affari esteri con la Commissione europea, avevano dato la propria disponibilità ad accogliere i migranti; paradossalmente, mentre alla Sea Watch 3 per molti giorni veniva impedito l'attracco, nelle ultime tre settimane a Lampedusa sono stati segnalati almeno dieci sbarchi; il 26 giugno, proseguendo lo stallo e peggiorando le condizioni fisiche e psicologiche dei naufraghi, la comandante Rackete ha dichiarato l'emergenza a bordo e ha condotto la Sea Watch 3 in acque territoriali italiane. La Guardia di finanza ha fermato l'imbarcazione a poche miglia dal porto, affermando di essere in attesa di disposizioni; il 29 giugno, la comandante, dopo aver valutato che la situazione sulla nave si andava deteriorando di momento in momento per la mancata risposta alla richiesta di attracco, ha deciso di sbarcare; una volta sbarcata, la comandante è stata posta in stato di arresto e le sono stati contestati i reati di rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate, si chiede di sapere: se la decisione di impedire lo sbarco sia stato un atto unilaterale del solo Ministro dell'interno o se sia stata pesa collegialmente dal Governo; in quest'ultima ipotesi, perché il Governo abbia preso questa decisione, di fronte all'accordo con 5 Paesi dell'Unione europea per accogliere i profughi una volta sbarcati e altresì alla disponibilità di 50 Comuni tedeschi e della diocesi torinese, ordinando di impedire l'attracco a Lampedusa, considerato che non vi era altra scelta praticabile dalla comandate Carola Rackete, vista anche la citata affermazione del Ministro degli affari esteri sulla non sicurezza della Libia per lo sbarco di naufraghi. Atto n. 3-00985 VITALI Al Ministro della giustizia Premesso che: da fonti di stampa di apprende come il 4 luglio 2019, intorno alle ore 11.30, nel carcere di Brindisi, circa 40 detenuti si sarebbero rifiutati di rientrare nelle celle dal cortile di passeggio; il fatto sarebbe avvenuto davanti a numerosi condomini dei palazzi limitrofi, attirati dalle urla; dopo una trattativa andata avanti per ore con il comandante della Polizia penitenziaria, i detenuti avrebbero deciso di lasciare il cortile e rientrare nelle celle; secondo informazioni pervenute all'interrogante, la protesta sarebbe scaturita dal malfunzionamento dei televisori, in un clima di tensione alimentato dai disagi causati dal caldo opprimente; l'episodio sarebbe stato preceduto nei giorni precedenti da altre manifestazioni di insofferenza presso i diversi istituti penitenziari della regione, afflitti dall'atavico problema del sovraffollamento e da quello riguardante la carenza di personale di Polizia penitenziaria; la Puglia, stando ai dati forniti nel mese di maggio dal sindacato Osapp (Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria) a seguito di un tentativo di suicidio nel carcere di Taranto, è la regione con il più alto tasso di sovraffollamento carcerario d'Italia, con una percentuale del 161 per cento, seguita dalla Lombardia che si attesta al 137 per cento; è ormai improrogabile una riforma complessiva dell'ordinamento penitenziario ed è necessaria l'attuazione di politiche mirate, volte a garantire modelli organizzativi e operativi efficienti in grado di assicurare condizioni umane e professionali accettabili nonché misure di controllo, prevenzione e repressione efficaci, anche attraverso lo stanziamento di maggiori risorse finanziarie per il comparto, si chiede di sapere: quali misure intenda assumere il Ministro in indirizzo, considerato anche il numero di condanne inflitte dalla Corte europea dei diritti dell'uomo all'Italia a causa dello stato di sovraffollamento delle carceri e l'enorme ammontare dei risarcimenti, e se non ritenga di adottare un nuovo piano di edilizia carceraria; quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di garantire maggiore sicurezza e condizioni dignitose di lavoro agli agenti di Polizia penitenziaria in servizio; se non ritenga urgente prevedere un piano di assunzioni di nuovo personale in numero almeno sufficiente a coprire le carenze di organico. Atto n. 3-00987 MODENA Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che, a quanto risulta all'interrogante: il direttore dell'Agenzia delle entrate ha dichiarato ("Il Sole-24 ore" del 2 luglio 2019 on line ) che gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) non sarebbero più uno strumento di accertamento, come lo sono stati gli studi di settore, ma un meccanismo pensato per "favorire la compliance, premiare i contribuenti affidabili, semplificare e ottimizzare il sistema fiscale";