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Il disastro compiuto dai precedenti Governi non solo ha distrutto le vite dei giovani, ma ha anche coinvolto i quarantenni e i cinquantenni, che avevano perso il lavoro a causa della crisi e non sono riusciti a trovarne uno nuovo: padri e madri di famiglia, lavoratori, piccoli imprenditori, lasciati soli senza un sostegno sistematico da parte dello Stato che permettesse loro di mantenere le famiglie. Abbiamo dovuto assistere con dolore a un susseguirsi di tragici suicidi di cittadini come noi, persone perbene travolte dalla disperazione. Il mantra di questi anni è stato flessibilità. Ma chi ha governato ha dimenticato di affiancarla con le necessarie tutele per chi era vittima di questa flessibilità in tema di diminuzione del salario. A tutto ciò vogliamo mettere riparo, e vuole farlo questa maggioranza. Quindi, con il decreto-legge in esame si amplia la platea dei giovani che possono usufruire dell'esonero contributivo per favorire l'occupazione. Si prevedono contributi aggiuntivi sui contratti a termine per favorire la trasformazione a tempo indeterminato, prevedendo che i datori di lavoro possano recuperare detti contributi in caso di stabilizzazione. Si reintroducono i voucher solo ed esclusivamente nei settori dove servono, cioè dove sono indispensabili per far emergere sacche di lavoro nero, ma al contempo impedendo gli abusi del passato che avevano causato la loro cancellazione. Si pongono finalmente vincoli per impedire alle aziende che usufruiscono di contributi pubblici volti a salvaguardare i livelli occupazionali di delocalizzare dopo aver intascato i contributi. Si elimina per i lavoratori autonomi l'obbligo dello split payment , misura che li ha messi in forte difficoltà. Sarà possibile finalmente la compensazione tra i debiti di cartelle esattoriali e i crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Si impone il divieto di pubblicità sul gioco d'azzardo dal 1° gennaio 2019, e sappiamo quanto questa misura porterà benefici alle famiglie, visto che l'azzardo ha gettato ancor più nella disperazione quelle persone che, in difficoltà economica per la perdita del lavoro, hanno creduto al falso mito della vincita facile. Con quest'atto cominciamo a risolvere i problemi del mondo del lavoro, ponendo le basi per iniziare un percorso virtuoso che porti all'incremento occupazionale e a un miglioramento dell'offerta di lavoro in termini di stabilità e durabilità dello stesso. Il decreto dignità costruisce finalmente un muro maestro dei diritti; un muro che fermerà la spirale negativa dello svilimento dei diritti e contribuirà a invertire la rotta restituendo dignità ai lavoratori e ai cittadini tutti. Chi si reca sul posto di lavoro deve essere consapevole di avere dei doveri, ma anche dei diritti. Oggi restituiamo speranza, restituiamo dignità. (Applausi dai Gruppi L-SP-PSd'Az e M5S) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Toffanin. Ne ha facoltà. TOFFANIN (FI-BP) . Signor Presidente, signor Ministro, signori rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi senatori, oggi discutiamo del decreto Di Maio. Non lo stiamo discutendo in un luogo qualsiasi, ma alla Camera alta del Parlamento, che, insieme alla Camera dei deputati, dovrebbe rappresentare il bicameralismo perfetto del nostro sistema legislativo. E dico «dovrebbe» perché, in realtà, non vi è stata in sede di Commissione e non vi sarà neppure in Assemblea alcuna possibilità di modificare una virgola dell'impianto del decreto-legge. Così come ci è arrivato. (Applausi dal Gruppo FI-BP e del senatore Laus) . Ministro, tanta fretta e tanta urgenza per niente. Perché, infatti, utilizzare il decreto d'urgenza quale strumento legislativo non essendoci alcun provvedimento urgente da portare a normativa vigente? Ministro, l'urgenza vera sarebbe stata il tema della sicurezza sul lavoro e le tante morti che si susseguono, come quelle degli ultimi giorni attestano. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . Ma su questo tema neppure una parola. Non c'è nessun provvedimento urgente, se non quello di dare visibilità al ministro Di Maio. Ecco perché lo chiamo decreto Di Maio. Ma si può svilire o - come è più corretto dire - annichilire la democrazia e - quel che è peggio - produrre una norma che sortirà un disastro nel nostro sistema occupazionale ed economico solo per avere della mera visibilità? Non siamo noi a dirlo, ma sono i tanti lavoratori con contratto a termine in essere che sono già stati licenziati o che lo saranno con grande probabilità perché, in assenza di un regime transitorio ad oggi, il datore di lavoro rischierebbe dannosi contenziosi con le causali. Lo ribadiscono le associazioni di categoria, a cominciare da Confindustria, i tanti imprenditori e lo stesso presidente Zaia, presidente di una Regione economicamente importante. Il Veneto, tra l'altro, è stato protagonista negli ultimi anni di numerosi suicidi di imprenditori che, in difficoltà, non hanno sopportato il fallimento per senso di responsabilità nei confronti delle loro famiglie, ma soprattutto verso i propri dipendenti. E questi sono dati che bisognerebbe avere ben presente prima di stilare una legge. Il ministro Di Maio ha scelto questa serie di interventi normativi per emergere quale figura politica e istituzionale, perché si tratta di interventi a costo zero e perché facilmente attuabili, ma ciò non giova alla certezza del diritto sia per le imprese che per i lavoratori. I dati parlano chiaro: oggi le imprese operano sempre più sui mercati esposti a stagionalità, fasi, ciclicità e richieste impreviste. Nei primi undici mesi del 2017 nel settore privato si è registrato, infatti, un saldo pari a più 800.000 unità in relazione ad assunzioni e cessazioni di rapporti lavorativi: un aumento, quindi, ma che tipo di contratti sono aumentati? Sono diminuiti i contratti a tempo indeterminato e aumentati quelli di apprendistato, quelli stagionali, di somministrazione e a chiamata. Noi tutti vorremmo il lavoro stabile e fisso, ma è evidente che, con un mercato ancora asfittico e una crescita economica lenta e lontana dai livelli pre-crisi, le aziende non investono e non possono investire nel contratto a tempo indeterminato, che tra l'altro in questo provvedimento, invece di essere incentivato, viene penalizzato con un aumento di eventuali penali sul cosiddetto licenziamento illegittimo. Ministro, se il decreto-legge avesse voluto veramente tutelare quei giovani precari che le stanno tanto a cuore, perché paradossalmente non si parla di apprendistato e di tirocinio? Perché non si parla di fasce deboli? In nome della proclamata lotta al precariato, le modifiche introdotte dal decreto-legge in esame potrebbero sortire l'effetto opposto a quello declamato dal ministro Di Maio: più turn over , inmobilismo, contenziosi, contrapposizioni tra lavoratore e datore di lavoro, tornando indietro di cinquanta anni. Questo è il cambiamento per voi? Si marcherà ancora di più il divario tra pubblico e privato. Non è incentivando il conflitto sociale, Ministro, che si crea sviluppo per il Paese. È evidente che con questo decreto-legge, non solo non si propone di incrementare l'occupazione, ma addirittura si accetta di diminuirla. Dove volete arrivare?