[pronunce]

SENTENZA ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 15, commi 1, 2 e 3, dell'Allegato 1 (codice del processo amministrativo) al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), promosso dal Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia nel procedimento vertente tra A. Z. e altri e il Comando generale dell'Arma dei Carabinieri e altri, con ordinanza del 20 luglio 2020, iscritta al n. 5 del registro ordinanze 2021 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 6, prima serie speciale, dell'anno 2021. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udita nella camera di consiglio dell'8 marzo 2022 la Giudice relatrice Daria de Pretis; deliberato nella camera di consiglio dell'8 marzo 2022.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1.- Con ordinanza del 20 luglio 2020, iscritta al n. 5 del registro ordinanze 2021, il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell'art. 15, commi 1, 2 e 3, dell'Allegato 1 (codice del processo amministrativo) al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo), in riferimento agli artt. 3, 24, 25, 76 e 77 della Costituzione. Le disposizioni contenute nei citati commi dell'art. 15 del d.lgs. n. 104 del 2010 (d'ora in avanti: cod. proc. amm.) sono censurate nella parte in cui precludono al giudice adito di statuire, nella fase di merito, sull'eccezione di difetto di competenza territoriale, qualora nella fase cautelare «sia stata trattenuta implicitamente la competenza». 1.1.- Le questioni sono sorte nel corso di cinque giudizi riuniti promossi da altrettanti ufficiali dell'Arma dei Carabinieri per l'annullamento, previa sospensione cautelare, del decreto dirigenziale n. 461790 del 17 agosto 2017, con cui il Ministero della difesa ha rideterminato la loro anzianità di servizio ai fini del passaggio in ruolo, in asserita violazione dell'art. 2212-duodecies del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare). Il rimettente riferisce che il Ministero della difesa, costituitosi in tutti i giudizi, ha tempestivamente eccepito l'incompetenza territoriale del TAR adito, assumendo che sarebbe competente il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, in ragione della natura generale dell'atto impugnato. Riferisce, altresì, che le domande cautelari presentate dai ricorrenti sono state respinte per mancanza del periculum in mora, senza una pronuncia espressa sulla competenza. 1.2.- Le censure muovono dal presupposto secondo cui il diritto vivente, rappresentato dalla costante giurisprudenza amministrativa (è citata, «da ultimo», la sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana 26 giugno 2016, n. 182), non consentirebbe al giudice adito di pronunciarsi sull'eccezione di incompetenza territoriale tempestivamente sollevata dalla parte interessata, qualora lo stesso giudice abbia provveduto sulla domanda cautelare senza rilevare il difetto di competenza, com'è avvenuto nel caso di specie. In questo senso, anche una pronuncia assunta in sede cautelare senza riferimenti espressi alla competenza, in quanto statuizione implicita su di essa, ne precluderebbe l'esame nella fase di merito. Queste conclusioni deriverebbero dal «combinato disposto» dei commi 1, 2 e 3 dell'art. 15 cod. proc. amm. La regola generale contenuta al primo periodo del comma 1, secondo cui l'incompetenza può essere rilevata d'ufficio finché la causa non è decisa in primo grado, sarebbe infatti derogata in due casi. In primo luogo, quando è proposta domanda cautelare, in base a quanto previsto al comma 2, secondo cui «[i]n ogni caso il giudice decide sulla competenza prima di provvedere sulla domanda cautelare e, se non riconosce la propria competenza ai sensi degli articoli 13 [e] 14, non decide sulla stessa». In secondo luogo, quando, in mancanza di domanda cautelare, è presentata dalla parte eccezione di difetto di competenza entro il termine previsto per la costituzione in giudizio, nel qual caso «[i]l presidente fissa la camera di consiglio per la pronuncia immediata sulla questione di competenza», come stabilisce il comma 3. La mancanza di coordinamento tra i menzionati diversi regimi processuali della decisione sulla competenza farebbe sì che, pur in presenza di una tempestiva eccezione di parte, la proposizione di una domanda cautelare concentrerebbe, «[i]n ogni caso», la decisione sulla competenza in quella fase, anteriore al merito, dovendosi omettere la «speciale camera di consiglio prevista dall'art. 15, comma 3, c.p.a. , e questo perché la questione di incompetenza può essere trattata assieme e "prima" della definizione della questione cautelare». Questa conclusione varrebbe non solo nell'ipotesi di pronuncia espressa sulla competenza in sede cautelare, ma anche nel caso in cui la competenza, nella medesima sede, sia stata accertata in forma implicita. In questo caso, infatti, «bisognerebbe intendere il "trattenere" la competenza territoriale in fase cautelare come una statuizione - seppure implicita - definitiva (e quindi non più emendabile nella fase di merito) sulla questione stessa». 1.3.- Sarebbero così violati, innanzitutto, gli artt. 3, 24 e 25 Cost., e in particolare i principi di ragionevolezza, di effettività della tutela giurisdizionale e del giudice naturale, in quanto il combinato disposto delle disposizioni censurate limiterebbe il diritto di difesa della parte che, pur avendo eccepito tempestivamente l'incompetenza, si vedrebbe «precluso definitivamente l'esame motivato, con pronuncia espressa, della sua eccezione», e produrrebbe un irragionevole «disallineamento nel sistema congegnato dagli artt. 15 e 16 c.p.a. , distogliendo ingiustificatamente la [stessa] parte [...] dal giudice naturale precostituito per legge». Sarebbe irragionevole, in particolare, collegare la preclusione processuale a una fase soltanto eventuale del giudizio, come quella cautelare, caratterizzata da una delibazione sommaria, «mentre la questione di competenza territoriale deve essere normalmente decisa, quale questione pregiudiziale di rito, nella fase di definizione del giudizio di merito». A questo riguardo, il rimettente richiama «quale tertium comparationis» il regime della rilevabilità d'ufficio dell'incompetenza dettato dall'art. 38, comma 3, cod. proc. civ. , alla cui stregua l'incompetenza per materia, per valore e per territorio inderogabile sono rilevate d'ufficio non oltre la prima udienza di cui all'art. 183 cod. proc. civ. , a seguito della quale la causa può essere già trattenuta in decisione.