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Da tempo sono in corso delle trattative fra rappresentanti del Governo statunitense e il Governo afghano, i talebani, ma fino ad oggi impegni scritti in modo veramente chiaro su questo non sono stati assunti. Le chiedo, signor Ministro, per il sacrificio fatto dal nostro Paese e per il ruolo molto importante che abbiamo avuto, di far sentire forte la nostra voce per ottenere che quello che è stato conquistato in venti anni non vada disperso. (Applausi) . PRESIDENTE. Il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Di Maio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti. DI MAIO, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . Signora Presidente, ringrazio la senatrice Pinotti. L'Afghanistan si trova oggi a uno snodo cruciale della sua storia. Restituire stabilità al Paese e creare le condizioni per la riconciliazione nazionale sono obiettivi per i quali per la prima volta si è aperta una finestra. Questo percorso, certamente complesso, dovrà consentire di preservare i fondamentali progressi compiuti negli anni dal Paese, anche grazie all'Italia - come ha detto la senatrice interrogante - specialmente nella protezione dei diritti di donne, bambini e minoranze. È un aspetto per noi imprescindibile, come ho avuto modo di sottolineare anche alla ministeriale NATO dello scorso 14 aprile. Una nuova generazione di cittadine e cittadini afghani, cresciuti negli ultimi venti anni, auspica un futuro in cui i diritti umani e le libertà fondamentali siano rispettati. Le loro voci meritano ascolto in sede di negoziato. Il loro ruolo nella società deve essere tutelato dopo la conclusione dell'accordo di pace. Il mese scorso, nel dibattito dedicato all'Afghanistan nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, abbiamo espresso l'auspicio che le Nazioni Unite possano svolgere un ruolo di primo piano nei negoziati di pace intra-afghani. Ciò offrirebbe una rassicurazione ulteriore sull'attenzione al tema dell'eguaglianza di genere nei futuri sviluppi del processo. Il nostro Paese sin dall'inizio ha ispirato la propria azione in Afghanistan a questi principi. Negli ultimi due decenni, con un attento monitoraggio del rispetto dei diritti umani, abbiamo esercitato, assieme a partner e alleati, pressioni diplomatiche sulle autorità locali per indurle a iniziative più energiche in questo settore cruciale. L'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo ha finanziato progetti per promuovere uguaglianza di genere e salute riproduttiva, sviluppare la micro-imprenditoria femminile, prevenire e contrastare la violenza sessuale e di genere, ridurre la mortalità materna e infantile. I nostri progetti di cooperazione continueranno. In occasione della più recente sessione di revisione periodica universale del Consiglio dei diritti umani dell'ONU, l'Italia ha rivolto alle autorità di Kabul specifiche raccomandazioni in materia di diritti delle donne e dei bambini. La dimensione di genere e il rispetto dei diritti fondamentali hanno costituito tematiche trasversali anche del nostro impegno nel sostenere e formare le Forze armate e di polizia dell'Afghanistan. Nel quartier generale a guida italiana di Herat è stata introdotta la figura del consigliere del comandante per le questioni di genere, per l'attuazione della risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza, che esorta a incrementare la partecipazione delle donne e a integrare le prospettive di genere negli sforzi delle Nazioni Unite in materia di pace e sicurezza. In vista della conclusione della missione "Resolute Support", il Ministero della difesa ha assicurato la disponibilità a esplorare da subito forme di collaborazione con le autorità afghane per continuare, ove possibile, queste attività e per questo vorrei ringraziare il ministro della difesa Lorenzo Guerini. In conclusione, il ruolo dell'Italia e degli alleati in Afghanistan non si esaurirà con la missione NATO. Resteremo impegnati a monitorare e a mettere in atto ogni opportuna azione affinché le prossime tappe dei negoziati di pace intra-afghani pongano al centro il tema delle conquiste politiche e sociali degli ultimi due decenni, a partire dai diritti delle donne e delle minoranze etnico-religiose. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per permettere all'Afghanistan di tornare a crescere in un clima democratico e di pace. (Applausi) . PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Pinotti, per due minuti. PINOTTI (PD) . Signor Presidente, signor Ministro, le sue parole sono state chiare e impegnative. Lei ha detto che l'Afghanistan è a un nodo cruciale della sua storia e penso che, per il ruolo che abbiamo avuto e per i legami di profonda amicizia che quel popolo sente nei nostri confronti, dobbiamo essere impegnati al massimo a non lasciarli soli, a non tornare indietro. Ha ricordato che abbiamo formato una parte significativa delle Forze armate e delle Forze di polizia dell'Afghanistan. Molte donne ne fanno parte e ha ricordato il nostro lavoro. Pensate che nella provincia di Herat abbiamo costruito insieme alla cooperazione un campo, un carcere femminile, che sembrerebbe una cosa negativa, ma per le donne afghane picchiate, torturate e violentate e per le bambine che sono scappate da matrimoni è stato, invece, un rifugio; una sorta di casa per le donne maltrattate e non un carcere femminile. È, inoltre, importante che la Costituzione afghana che è stata scritta non venga snaturata e modificata. Ricordo che ancora con Karzai c'è stato un tentativo di inerire la sharia nella Costituzione. Le donne elette hanno chiamato tutti gli ambasciatori dei Paesi della coalizione internazionale lamentando e denunciando questo fatto e, grazie alla pressione esercitata, si è bloccato. Dobbiamo fare la stessa cosa e aiutarle, come abbiamo fatto in quel momento. (Applausi) . PRESIDENTE . Il senatore Saccone ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02473 sulle criticità nel sostegno ai rifugiati palestinesi, per tre minuti. SACCONE (FIBP-UDC) . Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo condiviso e sottoscritto l'interrogazione con il nostro Capogruppo, la senatrice Bernini, e i senatori Malan e Aimi. Come lei ben sa, l'Italia ha elevato a rango costituzionale la promozione di organismi internazionali volti a favorire la pace e la concordia tra le nazioni. Considerato che la United Nations relief and works Agency for palestine refugees (UNRWA) ha tra i suoi scopi il sostegno e la promozione di iniziative a favore dei rifugiati palestinesi; considerato, inoltre, che il Governo italiano ha recentemente incrementato il Fondo iniziale destinato all'Agenzia stessa delle Nazioni Unite per un importo pari a due milioni di euro, raggiungendo così l'importo stanziato dal nostro Paese quasi 20 milioni di euro; visto che, tra le lodevoli iniziative poste in essere dall'Agenzia, vi è anche la diffusione dell'insegnamento e della formazione; visto, inoltre, che tra queste iniziative vi è la pubblicazione di materiale scolastico distribuito tra gli studenti palestinesi, con stupore abbiamo appreso che tra queste pubblicazioni ve ne sono numerosi che contemplano l'odio verso Israele ed esaltano la jihad , come peraltro evidenziato nei giorni scorsi da un articolo sul sito formiche.net.