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lo Stato possiede, tuttavia, moltissime opere d'arte di tipologia e cronologia disparate che, invece di essere allestite in musei e gallerie o custodite nei loro depositi, sono allocate nei palazzi di rappresentanza distribuiti in Italia e nel mondo: edifici governativi, sedi di ministeri, ambasciate, istituti italiani di cultura eccetera; grazie ad una cessione temporanea in comodato, decine di opere d'arte statali furono esposte, nel terzo quarto del Novecento, sui transatlantici italiani che all'epoca solcavano i mari di tutto il mondo; dopo la dismissione e lo smantellamento delle grandi navi, quelle opere sono state restituite al competente Ministero per i beni e le attività culturali e depositate, pare, nei depositi sotterranei del complesso di San Michele a Ripa grande, sede di molta parte degli uffici centrali del Ministero della cultura; considerato inoltre che: il 9 febbraio 2020, sulla scia di quanto segnalato nel saggio di Dania Mondini e Claudio Lojodice "L'affare Modigliani" e dopo aver chiesto l'attivazione di un registro nazionale dei falsi attribuiti all'artista livornese (istanza rimasta inevasa), la prima firmataria del presente atto chiese ufficialmente a tre direzioni generali del Ministero "se esistano, da chi siano stati redatti, da chi siano tenuti e aggiornati gli elenchi delle opere d'arte di proprietà statale presenti negli uffici di rappresentanza sul territorio nazionale e all'estero"; a distanza di 15 mesi, la Direzione generale musei, la Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio e la Direzione generale educazione e ricerca non hanno ancora riscontrato l'istanza e la seconda ha tenuto lo stesso contegno anche rispetto alla richiesta del 12 febbraio 2020 di: "informazioni circa l'elenco dei manufatti artistici custoditi nel deposito (...) dove sono riuniti gli oggetti a suo tempo ceduti in comodato ai transatlantici italiani attivi intorno alla metà del XX secolo e negli anni successivi"; dell'esistenza di "elenchi", presso il Ministero della cultura, e di verifiche periodiche della consistenza e delle condizioni di conservazione di questo cospicuo patrimonio "diffuso", gli interroganti hanno, ad oggi, solo notizie informali. Desta tuttavia grande preoccupazione il fatto che l'ultimo controllo puntuale risalirebbe a circa 20 anni fa e avrebbe rivelato ammanchi significativi, specialmente in capo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; se così fosse, l'aggiornamento degli "elenchi", la loro corretta tenuta, la verifica ad intervalli regolari e ragionevolmente ravvicinati della sussistenza dei singoli elementi di quel patrimonio e del loro stato costituirebbe una priorità assoluta per il Ministero della cultura, un compito da assolvere ben prima di assecondare mediante il "prestito" dei propri dirigenti museali le tardive preoccupazioni della RAI nei confronti del trascurato compendio di manufatti artistici di proprietà dell'azienda, si chiede di sapere: se il Ministro della cultura possa confermare la partecipazione dei direttori di alcuni tra i maggiori musei statali italiani al comitato tecnico-scientifico istituito in RAI a causa dei furti richiamati e precisare a che titolo costoro, designati da chi e se remunerati o meno, siano stati autorizzati a diventare membri di quel consesso; se, inoltre, non colga un problema di opportunità nel vedere quei nomi accostati ad un soggetto rinviato a giudizio per falso, nel 2020, per certe "temerarie" autentiche di opere di Gino De Dominicis; se sia in grado di riferire in merito all'esistenza dei citati "elenchi" e alle loro caratteristiche, circa la periodica verifica di eventuali ammanchi e l'aggiornamento delle liste (in Italia e all'estero), circa le condizioni di conservazione delle opere esistenti e i fondi impiegati per la loro manutenzione e restauro, ove necessari; circa i numeri e la natura degli ammanchi accertati nel tempo, le conseguenti denunce, le risultanze delle indagini e l'eventuale recupero dei manufatti scomparsi, nonché le precauzioni assunte per abbattere il rischio di sottrazioni ulteriori; se negli "elenchi" figurino manufatti artistici nei quali, posteriormente all'acquisizione al patrimonio pubblico, siano stati riconosciuti falsi, copie contraffatte o riproduzioni di opere originali; se i Ministri in indirizzo siano in grado di confermare che in occasione degli accertamenti condotti una ventina di anni fa risultarono mancanti molte opere d'arte di proprietà pubblica in capo al Ministero degli affari esteri, specificando di quante e quali opere d'arte si tratti e che cosa sia stato fatto per favorirne il recupero; se negli eventuali successivi controlli svolti presso lo stesso dicastero siano stati ugualmente riscontrati ammanchi e in quale misura. Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento Atto n. 3-02536 VERDUCCI ROSSOMANDO PARRINI STEFANO D'ALFONSO FEDELI PITTELLA RAMPI MARILOTTI D'ARIENZO ASTORRE BOLDRINI COLLINA COMINCINI FERRAZZI IORI ROJC TARICCO Al Ministro dell'istruzione Premesso che: in occasione del 25 aprile 2021, anniversario della liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e dal regime fascista, il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per le Marche, come risulta dal sito internet istituzionale, ha inviato "agli studenti delle scuole marchigiane" una lettera scritta su carta intestata del Ministero dell'istruzione; la lettera afferma testualmente che la guerra civile di liberazione ha visto "un'Italia che si è fronteggiata per le rispettive ragioni, per i rispettivi sogni di cui era carica", mettendo asetticamente sullo stesso piano gli oppressori nazifascisti e i partigiani e i cittadini che hanno lottato per riconquistare la democrazia e la libertà; la missiva rivolta agli studenti invita, inoltre, al "superamento delle antitesi disperate, delle demonizzazioni reciproche, il riconoscimento per tutti nella propria storia", a giudizio degli interroganti distorcendo in modo esplicito, provocatorio e diseducativo la storia della liberazione italiana dal nazifascismo, in un tentativo inaccettabile di equiparare torti e ragioni storiche; tenuto conto che: i valori democratici e antifascisti, espressi dalla Costituzione della Repubblica italiana, sono a fondamento della scuola pubblica italiana e hanno le loro radici storiche nella Resistenza; il rispetto della Costituzione e dei suoi valori democratici e antifascisti è richiesto a tutti coloro che, in particolare chi ha ruoli di responsabilità, lavorano nella scuola pubblica e, in generale, nelle articolazioni dello Stato; lo studio della storia insegna il male intrinseco del fascismo e di ogni forma di totalitarismo, che si caratterizza per le violenze e le discriminazioni perpetrate; tra i compiti della scuola vi sono, tra gli altri, l'educazione al rispetto, alla pace, alla solidarietà; la conoscenza della libertà e della democrazia odierne ovvero delle relative origini storiche e civili; la trasmissione dei valori della Costituzione, così come previsto anche dalla legge 20 agosto 2019, n. 92, sull'insegnamento scolastico dell'educazione civica, in particolare di Costituzione e cittadinanza di cui all'articolo 4; considerato che: