[pronunce]

Sostiene la Corte di cassazione che «può, dunque, trarsi la conclusione secondo cui – fermi i contraddittori necessari del conflitto intersoggettivo nel Presidente del Consiglio dei ministri (che rappresenta lo Stato nella sua unitarietà) e nella Regione – al giudice, autore dell'atto da cui origina il conflitto, è dato intervenire nel processo per fare valere le ragioni di correttezza costituzionale dell'atto giurisdizionale». In riferimento, poi, «alla difesa tecnica della Corte di cassazione, essa può essere senz'altro esercitata dall'Avvocatura Generale dello Stato», senza che sia di ostacolo la circostanza che l'Avvocatura «sia già, nella specie, in giudizio come difensore del Presidente del Consiglio dei ministri». Tanto premesso «in punto di ammissibilità dell'intervento», la difesa erariale «eccepisce la mancata notifica, in calce o pedissequa al ricorso proposto dalla Regione Sardegna, dell'istanza di abbreviazione dei termini e del decreto presidenziale che ha disposto la riduzione dei termini processuali», osservando che, in considerazione di tale omessa notificazione, «si è ritenuto che il dimezzamento dei termini riguardasse unicamente i termini per il deposito delle memorie in vista della trattazione orale all'udienza del 21 novembre 2006 e non il termine di venti giorni per la costituzione dell'autorità giudiziaria evocata in giudizio». In caso contrario – si conclude sul punto – sarebbe giustificato «l'accoglimento della richiesta, che si avanza in via meramente subordinata, di rimessione nel termine per la costituzione in giudizio per errore scusabile». L'Avvocatura generale dello Stato eccepisce, poi, l'inammissibilità del ricorso «per tardività» della sua proposizione e, sotto diverso profilo, perché esso si risolverebbe in «uno strumento improprio di censura del modo di esercizio della funzione giurisdizionale», avendo la Regione ricorrente contestato, in realtà, l'interpretazione contenuta nella sentenza della Corte di cassazione «e, in particolare, la scelta della norma da applicare, che rientra nella funzione istituzionale della Corte di cassazione». A sostegno di siffatte eccezioni vengono addotte le stesse argomentazioni già sviluppate nell'atto di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri. 5. - In prossimità dell'udienza ha depositato memoria la Regione autonoma della Sardegna, insistendo nelle conclusioni già rassegnate nel ricorso. La difesa regionale, nel replicare alle deduzioni difensive del Presidente del Consiglio dei Ministri, osserva, quanto all'eccezione di inammissibilità per tardività del ricorso, che essa sarebbe, ancor prima che infondata, «incomprensibile», giacché l'art. 39 della legge n. 87 del 1953 prevede anzitutto un regime di notificazione dell'atto e, dunque, «è appunto quello della notificazione il dies dal quale inizia a decorrere il termine decadenziale». Peraltro, argomenta sempre la Regione, l'art. 22 della legge n. 87 del 1953 prevede che, nei giudizi innanzi alla Corte costituzionale, si osservano le norme del regolamento per la procedura innanzi al Consiglio di Stato, il cui art. 1 stabilisce che il termine per la proposizione del ricorso decorre dalla notificazione del provvedimento amministrativo; così come l'art. 28, secondo comma, della legge n. 1034 del 1971 prevede che il termine di 60 giorni per proporre appello al Consiglio di Stato decorre dalla notificazione della sentenza di primo grado. Il ricorso sarebbe pertanto tempestivo. Nella memoria si sostiene, poi, che anche l'eccezione sulla mancata osservanza dell'art. 27 delle norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale sarebbe infondata. Si dovrebbe, infatti, ritenere che «quella a soggetti diversi dal Presidente del Consiglio dei ministri è una notificazione ulteriore del ricorso, che non può essere confusa con la prima, condizione necessaria e sufficiente per la valida instaurazione del giudizio». Sicché, la ricorrente, «proprio per ottemperare al disposto delle Norme Integrative» ha provveduto, dopo aver notificato l'originale del ricorso al solo Presidente del Consiglio, a notificare, in data 25 ottobre 2006, il ricorso in copia autentica, oltre all'avviso di fissazione dell'udienza, «sia alla Suprema corte di cassazione che alla Sez. I civile della stessa Corte, ai sensi dell'art. 27, comma 2, » delle norme integrative. Peraltro, soggiunge la difesa regionale, la «correttezza» di tale scelta sarebbe confermata dalla recente ordinanza n. 353 del 2006 di questa Corte, che in analoga controversia ha ordinato la notificazione del ricorso anche all'organo che aveva adottato l'atto impugnato. Quanto, poi, all'eccezione di inammissibilità che si fonda sull'asserita denuncia di un error in iudicando, la Regione ribadisce le ragioni già sostenute in ricorso, deducendo altresì che la Corte di cassazione non avrebbe commesso un semplice errore nell'individuazione delle norme da applicare, ma avrebbe «illegittimamente disapplicato l'art. 17, comma 1, dello Statuto della Regione Sardegna». Ed infatti, non potrebbe parlarsi di semplice error in iudicando là dove, lungi dal farsi scorretta applicazione dei criteri ordinatori delle fonti, si «scarti l'applicazione di una certa norma pel solo fatto che essa viene giudicata inadeguata in forza di un puro giudizio di valore (di opportunità)», non consentito, nel nostro ordinamento, al Giudice, che può disapplicare una fonte legale solo in ipotesi tassativamente previste». 6. - In prossimità dell'udienza anche il Presidente del Consiglio dei ministri, la Corte Suprema di cassazione e la prima Sezione civile della stessa Corte di cassazione hanno congiuntamente depositato memoria con la quale insistono nelle proposte eccezioni di inammissibilità del ricorso e, comunque, nella declaratoria di non fondatezza dello stesso, nonché dell'istanza cautelare.1. - La Regione autonoma della Sardegna ha impugnato la sentenza della Corte di cassazione n. 16889 del 24 luglio 2006, notificatale il 7 agosto 2006, chiedendo a questa Corte «di dichiarare che non spetta allo Stato, e per esso alla Corte di cassazione, dichiarare la decadenza di un consigliere regionale della Regione autonoma della Sardegna perché versante in situazione di pretesa incompatibilità ai sensi della legge 23 aprile 1981, n. 154, e, conseguentemente e per l'effetto, annullare, previa sospensione, la predetta sentenza della Corte di cassazione, con la quale è stata dichiarata la decadenza dell'On. Andrea Mario Biancareddu dalla carica di consigliere regionale della Regione Sardegna». 1.1.