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Per « beni comuni » si intendono i beni materiali e immateriali che per la loro natura o per la loro funzione soddisfano diritti fondamentali e bisogni socialmente rilevanti, servendo immediatamente la collettività che attraverso i suoi componenti è ammessa a goderne in modo diretto. I beni comuni sono naturalmente fuori commercio e di proprietà collettiva demaniale o in uso civico e collettivo, urbano e rurale. Qualora si trovino in proprietà privata, la pubblica amministrazione è tenuta ad acquisirli al patrimonio pubblico. 3. I beni non utilizzati da più di dieci anni e che hanno perso la loro funzione sociale per colpa o dolo del proprietario sono definiti beni abbandonati, rientrano nel patrimonio pubblico dei comuni in cui si trovano e devono essere destinati a soddisfare l'interesse generale. 4. Le disposizioni del codice civile in materia di proprietà sono subordinate alle norme di ordine pubblico economico immediatamente precettive di cui agli articoli 41, 42 e 43 della Costituzione che sanciscono la prevalenza dell'utilità sociale e della funzione sociale della proprietà sull'interesse privato nonché della tutela dell'interesse generale, come disciplinato dall'articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. 5. Le azioni intraprese in base alle disposizioni del presente articolo costituiscono l'espressione della volontà da parte dei comuni, singoli o associati, di gestire i beni comuni: a) in quanto funzionali all'esercizio dei diritti fondamentali, nonché al libero sviluppo, alla promozione e alla realizzazione della persona umana; b) in quanto beni di appartenenza collettiva e sociale secondo la distinzione pubblico o privato; c) ai fini di un utilizzo e di un'accessibilità, improntati a criteri di equità e solidarietà; d) in quanto rappresentanti un valore artistico e culturale da preservare per tutelare i diritti delle generazioni future. 6. L'individuazione dei beni immobili di proprietà pubblica, ecclesiastica, privata o di altra natura che si trovino nello stato di cui al comma 1, per dolo o colpa del proprietario, può avvenire sia d'ufficio sia su segnalazione della comunità interessata. I beni individuati secondo le modalità di cui al presente articolo sono inseriti in un elenco pubblicato in un'apposita sezione del sito internet istituzionale dei comuni, singoli o associati, nel cui territorio gli stessi sono situati. 7. In seguito all'individuazione dei beni di cui al comma 6, i comuni, singoli o associati, adottano un'ordinanza ai sensi degli articoli 50 e 54 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, notificata con le modalità previste dalle vigenti disposizioni di legge per i casi di rifiuto della notifica o di irreperibilità, intimando ai proprietari o aventi diritto sui beni medesimi di adottare gli interventi necessari: a) al ripristino delle condizioni di decoro dei beni fatiscenti e in stato di abbandono o inutilizzo presenti nel territorio; b) al perseguimento della funzione sociale dei beni. 8. Le attività di cui al comma 7 sono concluse nel termine di diciotto mesi dalla notifica dell'atto. Tale termine può essere prorogato di ulteriori sei mesi, su richiesta degli interessati, al fine di ripristinare la funzione sociale del bene. 9. Nel caso in cui i beni di cui al comma 1 non rappresentino situazioni di pericolo per la pubblica incolumità o non rechino pregiudizio alla sanità e igiene pubblica, il comune, singolo o associato, provvede a ripristinare la funzione sociale o ad assicurare il perseguimento dell'interesse generale in relazione ai citati beni di cui al comma 1 entro il termine stabilito dal comma 8, eventualmente prorogato ai sensi del medesimo comma 8. 10. Qualora i beni di cui al comma 1 siano gravati da diritti reali di garanzia, quali l'ipoteca volontaria o giudiziale, i provvedimenti di cui al comma 7 sono notificati anche al titolare di detti diritti reali di garanzia affinché si sostituisca al proprietario inadempiente nel dovere di assicurare la funzione sociale del bene. 11. Al fine di assicurare la massima diffusione e comunque in ogni caso in cui non sia identificabile alcun proprietario o avente diritto sui beni, i comuni, singoli o associati, devono procedere all'individuazione del proprietario o avente diritto sui beni anche attraverso la pubblicazione: a) nel sito internet istituzionale del comune; b) nel Bollettino ufficiale della regione interessata; c) in almeno un quotidiano con diffusione nazionale. 12. Entro sei mesi dalla notifica dell'atto di cui al comma 7, i proprietari o aventi diritto sui beni hanno la facoltà di presentare le proprie deduzioni. 13. Decorso inutilmente il termine di cui al comma 8 o la proroga concessa ai sensi del medesimo comma 8 senza che gli interventi di cui al comma 7 siano stati adottati, il comune, singolo o associato, provvede d'ufficio a eseguire gli interventi necessari ponendo le relative spese a carico dei proprietari o aventi diritto sui beni. In caso di mancanza delle risorse finanziarie per la copertura dei costi di intervento coattivo, attestata dal responsabile comunale del settore economico e finanziario, il comune, singolo o associato, ha la potestà di acquisire il bene al patrimonio comunale. L'acquisizione è dichiarata con deliberazione del consiglio comunale, successivamente trascritta nei pubblici registri. 14. Le disposizioni relative ai criteri di gestione e di utilizzazione dei beni di cui al presente articolo possono essere adottate con regolamento dal comune, singolo o associato, nel rispetto dell'articolo 1 e del presente articolo. Art. 13. (Banca di dati pedologica nazionale) 1. Al fine di garantire una valutazione completa e affidabile dei servizi ecosistemici svolti dai suoli, presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, che si avvale del contributo dell'ISPRA, delle agenzie regionali per la protezione ambientale, dei servizi pedologici regionali, delle università e del CREA, è istituita la banca di dati pedologica nazionale, in scala 1:25.000, per la stima dei servizi ambientali garantiti dai suoli e dagli ecosistemi agroforestali, finalizzata a garantire la realizzazione della piattaforma informatica del sistema geospaziale di supporto alle decisioni per la conservazione del suolo e la gestione del paesaggio gestita e aggiornata dall'ISPRA. 2. Le istituzioni preposte alla gestione e all'aggiornamento dei dati pedologici e sull'uso del suolo assicurano la trasmissione dei dati alla banca di dati pedologica nazionale secondo le modalità di cui all'articolo 11 della legge 28 giugno 2016, n. 132. Art. 14. (Pubblicazione dei dati) 1. I dati del monitoraggio sono pubblicati e resi disponibili, entro il 30 giugno dell'anno successivo, sui canali internet del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA), dell'ISPRA e delle Agenzie per la protezione dell'ambiente delle regioni e delle province autonome, in apposita sezione denominata « monitoraggio del consumo e dell'impermeabilizzazione del suolo », sia in forma aggregata riferiti all'intero territorio nazionale, sia in forma disaggregata suddivisi per regione, provincia, città metropolitana e comune. 2.