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In conclusione, avendo sentito i colleghi parlare del futuro di questo esame, credo che dobbiamo essere prudenti e attenti, sapendo cogliere le innovazioni importanti derivanti dalla pandemia, ma sapendo soprattutto guardare alla professionalità che deve avere chi affronta questo esame per avere un titolo che lo qualifichi sul mercato del lavoro, un mercato che - come dicevo prima - è estremamente variegato. Vorrei concludere l'intervento ringraziando il Governo per l'opera che ha portato avanti, la Commissione che ieri ha lavorato fino a tardi per consentire all'Assemblea di discutere il provvedimento e il Sottosegretario, perché pur non essendo un provvedimento perfetto, ma perfettibile come tutti, comunque segna un punto che è quello di cui vi dicevo prima: il Governo ha cominciato a lavorare per riaprire i concorsi e ritornare lentamente e gradatamente alla normalità. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pellegrini Emanuele. Ne ha facoltà. PELLEGRINI Emanuele (L-SP-PSd'Az) . Signor Presidente, innanzitutto volevo ringraziare per il suo lavoro il relatore, senatore Urraro, che si è fatto portatore di tutte le discussioni che ci sono state all'interno della Commissione con il Governo per far sì che questo provvedimento fosse davvero risolutivo di una situazione emergenziale. Questa è la premessa al provvedimento: una situazione epidemiologica che conosciamo bene tutti e che ha portato a dover decidere, in via emergenziale, come svolgere l'esame di abilitazione alla professione forense. Non possiamo tacere il fatto che, all'interno della Commissione giustizia, già nei mesi scorsi con il precedente Governo e con il ministro Bonafede in particolare, abbiamo sollecitato più e più volte il problema, che stava diventando sempre più grande per praticanti avvocati e studi legali che dovevano organizzarsi in funzione di quello sarebbe dovuto essere lo svolgimento dell'esame per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato, ma mai nessuna risposta è giunta. Mai nessuna risposta è arrivata alla Commissione; sono state spedite delle lettere e delle richieste di audizione, ma mai nulla. Da questo punto di vista devo ringraziare il ministro Cartabia e il sottosegretario Sisto, che si è fatto carico del provvedimento al nostro esame, e grazie al quale siamo arrivati alla stesura di cui oggi discutiamo. Entriamo nel merito del provvedimento: ovviamente non è il migliore possibile, quello che molti di noi avrebbero voluto, ma - come dicevo - in fase emergenziale bisogna decidere in modo emergenziale. Sì, avremmo potuto fare una scelta, quella di far saltare l'annualità e non concedere la possibilità agli iscritti di quest'anno di fare l'esame, proprio in virtù dell'emergenza, però questo - lo sappiamo benissimo - avrebbe probabilmente creato maggiori problemi, maggiori ricorsi e criticità. Quindi si è arrivati alla scelta di trovare una soluzione diversa da quella dell'esame scritto. Sappiamo benissimo come funziona lo svolgimento degli scritti. Personalmente ho fatto l'esame a Milano, che si svolge in Fiera, tra migliaia di partecipanti, con un certo caos, per cui il distanziamento non avrebbe potuto essere garantito e la situazione di criticità epidemiologica avrebbe sicuramente portato grossi problemi. Si sarebbe potuto ipotizzare di saltare la prova scritta - idea che in un primo momento era balenata - o, addirittura, di fare una sorta di maxisanatoria per quest'anno: insomma, le soluzioni possibili erano molte e la discussione sul punto è stata varia. Certo è che, se il predecessore del Ministro avesse ascoltato un po' di più, probabilmente in questo momento avremmo magari altre soluzioni, ma tant'è. La scelta del doppio orale non è la mia soluzione preferita, perché probabilmente, com'è già stato detto da tanti altri colleghi, non garantisce lo stesso grado di selezione consentita dallo scritto. Proprio perché parliamo di una fase particolare, dobbiamo chiedere al Ministero una sorta di moral suasion - chiedo al Sottosegretario di farsi latore di tale richiesta - affinché le commissioni e le sottocommissioni che dovranno esaminare le prove di questi ragazzi - anche se non si tratta solo di ragazzi, perché ci sono anche candidati che magari provengono da altre professioni - siano responsabilizzate. Da un lato, dovranno essere consce di questa situazione emergenziale e, dall'altro, dobbiamo evitare che questo si trasformi in una maxi-sanatoria, come dicevo in precedenza. Abbiamo visto nelle settimane e nei mesi scorsi molti dei nostri colleghi farsi portatori degli interessi di questi praticanti avvocati, giovani e non solo. In particolare, ricordo l'onorevole Toccalini, della Camera dei deputati, che a Milano ha ascoltato la voce di queste di questi ragazzi e lo stesso senatore Urraro mi diceva che, nei mesi scorsi, ha avuto modo di ascoltare, in particolare nel foro di Napoli, le criticità della categoria. Tutti noi che svolgiamo o abbiamo svolto la professione di avvocato abbiamo fatto la pratica e sappiamo benissimo cosa vuol dire svolgere tale attività, magari sottopagati, in situazioni professionali non certo idilliache, in cui c'è un dominus che fa fare al praticante di tutto e di più, senza orari e con modalità di svolgimento e di apprendimento della professione spesso non proprio perfette. Credo dunque che dobbiamo portare rispetto a coloro che hanno svolto questo tipo di pratica anche nello svolgimento dell'esame, ma non ci si può limitare alla discussione sull'esame di Stato. Signor Sottosegretario, le chiedo di farsi portatore anche della riflessione che alcuni colleghi hanno già proposto, riguardante tre punti fondamentali che ho individuato. Il primo è il ruolo dell'avvocatura: è importante, ma non basta che l'avvocato sia menzionato all'interno della Costituzione. Il ruolo dell'avvocato dev'essere pienamente valorizzato e dev'essere di merito e concreto. Mi riferisco poi al ruolo dell'esame di Stato, di cui giustamente stiamo parlando adesso. C'è già un progetto di riforma dell'esame di Stato, che però più e più volte è stata rimandata, ritenendo che non vada bene. Dunque, o la rifacciamo, oppure teniamo quella che abbiamo: dobbiamo però fare una scelta. Mi permetto anche di buttare lì un'altra riflessione, su cui all'interno dell'emiciclo ci sono probabilmente visioni diverse, sul ruolo degli ordini professionali. Tale riflessione è importante, se vogliamo garantire dignità ai praticanti e agli avvocati, perché è bene ricordare che non tutti gli avvocati lavorano nei grandi studi legali, con grandi clienti e ottime parcelle. Nella maggior parte dei casi, gli avvocati hanno uno studio più piccolo e clientele che possono pagare quello che è giusto, per carità di Dio. Dobbiamo quindi garantire la dignità tanto del grande avvocato di foro, quanto di quello di paese o - come lo definisco io - di provincia, che però ha una dignità particolarmente importante, perché è il primo portatore della garanzia dei diritti del piccolo cittadino, quello del paesino o della signora anziana che ha una problematica con la bolletta della luce, perché gliene è arrivata una da 20.000 euro per un problema al contatore. Ricordiamoci che l'avvocato non è solo quello che frega i soldi, come purtroppo oggi si riscontra nell'immaginario collettivo.