[pronunce]

che il giudice a quo, aderendo pienamente agli argomenti sviluppati dal primo rimettente in punto di non manifesta infondatezza, ritiene che la questione sollevata assuma una rilevanza specifica e diversa nell'ambito della fase cui attualmente è pervenuto il procedimento; che infatti – secondo l'odierno rimettente – il primo giudice era chiamato a fare applicazione della norma che gli imponeva la distruzione del materiale probatorio, mentre al giudice dell'udienza preliminare spetta stabilire, nell'attuale disponibilità degli elementi de quibus, se gli stessi possano essere utilizzati per valutare la richiesta di rinvio a giudizio o per definire con sentenza eventuali riti alternativi; che l'incertezza sulla utilizzabilità in chiave di prova del materiale concernente le intercettazioni relative al parlamentare imputato, oltre che condizionare le valutazioni giudiziali circa la completezza delle indagini e lo stesso fondamento della richiesta di rinvio a giudizio, inciderebbe negativamente sulle scelte difensive in merito all'eventuale richiesta di accesso ai riti speciali; che dunque, secondo il rimettente, «la soluzione della questione di costituzionalità come prospettata dal Giudice delle indagini appare al riguardo imprescindibile»; che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto nel giudizio con atto depositato il 13 febbraio 2008, chiedendo che venga dichiarata l'inammissibilità della questione; che secondo la difesa erariale il rimettente, ove avesse inteso sindacare le conseguenze del diniego di autorizzazione deliberato dalla Camera, avrebbe dovuto promuovere conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, e non questione incidentale di legittimità costituzionale; che le censure del giudice a quo, se rivolte contro la previsione di un regime autorizzatorio per l'utilizzo delle intercettazioni «casuali» nei confronti di un parlamentare, dovrebbero considerarsi tardive, perché non sollevate al momento in cui l'autorizzazione è stata richiesta; che, infine, le censure concernenti la distruzione del materiale probatorio difetterebbero di rilevanza, trattandosi di atti e documenti comunque inutilizzabili. Considerato che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino solleva, in riferimento agli artt. 3, 24 e 112 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 6, commi 2, 5 e 6, della legge 20 giugno 2003, n. 140 (Disposizioni per l'attuazione dell'art. 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato); che il rimettente ha inteso censurare le norme indicate nella parte in cui impongono – nel caso in cui la Camera di appartenenza di un parlamentare neghi l'autorizzazione ad utilizzare nei confronti di questi comunicazioni intercettate occasionalmente, nell'ambito di controlli disposti a carico di altri soggetti – che la relativa documentazione venga immediatamente distrutta, e che i verbali, le registrazioni e i tabulati di comunicazioni, acquisiti in violazione del disposto dello stesso art. 6, siano dichiarati inutilizzabili in ogni stato e grado del procedimento, anziché limitarsi a prevedere l'inutilizzabilità della predetta documentazione nei confronti del solo parlamentare indagato; che l'ordinanza di rimessione non prospetta alcuna censura che riguardi il regime autorizzatorio per l'uso processuale delle intercettazioni nei confronti del parlamentare interessato, o le conseguenze del diniego di autorizzazione quanto alla posizione del parlamentare medesimo; che le eccezioni di inammissibilità prospettate dall'Avvocatura dello Stato sono dunque infondate; che, nelle more del presente giudizio, è intervenuta la sentenza di questa Corte n. 390 del 2007, con la quale è stata dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 6, commi 2, 5 e 6, della legge 140 del 2003, «nella parte in cui stabilisce che la disciplina ivi prevista si applichi anche nei casi in cui le intercettazioni debbano essere utilizzate nei confronti di soggetti diversi dal membro del Parlamento, le cui conversazioni o comunicazioni sono state intercettate»; che la conseguente modificazione delle norme poste ad oggetto dell'odierna questione di legittimità – intervenuta tra l'altro nel senso auspicato dal rimettente – impone che gli atti vengano restituiti al giudice a quo per una nuova valutazione di rilevanza della questione medesima.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 29 luglio 2008. F.to: Franco BILE, Presidente Gaetano SILVESTRI, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 30 luglio 2008. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA