[pronunce]

, della legge n. 94 del 2009 (ordinanze r.o. n. 324 e n. 325 del 2009 del Giudice di pace di Gubbio), e l'art. 62-bis del 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), aggiunto dall'art. 1, comma 17, lettera d), della legge n. 94 del 2009 (ordinanza r.o. n. 312 del 2009 del Giudice di pace di Cuneo; ordinanze r.o. n. 324 e n. 325 del 2009 del Giudice di pace di Gubbio); che le eccezioni di inammissibilità sollevate dall'Avvocatura generale dello Stato sono fondate, giacché tutte le ordinanze di rimessione presentano carenze in punto di descrizione della fattispecie concreta e di motivazione sulla rilevanza tali da precludere lo scrutinio nel merito delle questioni; che, in rapporto alle ordinanze di rimessione del Giudice di pace di Orvieto (r.o. n. 282, n. 302 e n. 303 del 2009), l'indicato difetto di descrizione e di motivazione è totale; che il Giudice di pace di Cuneo (ordinanza r.o. n. 312 del 2009) si limita, dal canto suo, a far cenno alla circostanza che, nel giudizio a quo, si procede per il reato di cui l'art. 10-bis del d.lgs. n. 286 del 1998, così che la declaratoria di incostituzionalità della norma comporterebbe l'assoluzione dell'imputato: manca, tuttavia, ogni specifico riferimento alla vicenda concreta che ha dato origine all'imputazione, idoneo a permettere la verifica dell'asserita rilevanza della questione; che, da ultimo, il Giudice di pace di Gubbio e il Giudice di pace di Vigevano riproducono, nell'epigrafe delle rispettive ordinanze di rimessione (r.o. n. 324 e n. 325 del 2009; r.o. n. 326 del 2009), i capi di imputazione: i quali si risolvono, peraltro, nella sostanza, in una mera e generica parafrasi della norma incriminatrice - persino quanto al riferimento in via alternativa alle condotte di ingresso e di permanenza illegale nello Stato - senza che, di nuovo, venga riferito alcunché sulle vicende che hanno dato origine al giudizio e sulla loro effettiva riconducibilità al paradigma punitivo censurato; che le questioni vanno dichiarate, pertanto, manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli artt. 10-bis e 16, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), rispettivamente aggiunto e modificato dall'art. 1, comma 16, lettere a) e b), e comma 22, lettera o), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), e dell'art. 62-bis del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468), aggiunto dall'art. 1, comma 17, lettera d), della citata legge n. 94 del 2009, sollevate, in riferimento agli artt. 2, 3, 10, 13, 24, 25, 27, 97, 111 e 117 della Costituzione, dal Giudice di pace di Orvieto, dal Giudice di pace di Cuneo, dal Giudice di pace di Vigevano e dal Giudice di pace di Gubbio con le ordinanze indicate in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 luglio 2010. F.to: Francesco AMIRANTE, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria l'8 luglio 2010. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA