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La prevalenza tra la popolazione adulta del disturbo da gioco d'azzardo, secondo il citato DSM-IV, varia dall'1 al 3 per cento della popolazione, con una maggiore diffusione tra familiari e parenti di giocatori. Contro la ludopatia e l'azzardo patologico, è stato fondato, su iniziativa di Don Virginio Colmegna e di numerose associazioni laiche e cattoliche, un patto federativo che ha dato luogo alla campagna denominata «Mettiamoci in gioco», cui aderiscono, così elencati nel relativo sito internet ufficiale: Acli, Ada, Adusbef, Ali per Giocare, Anci, Anteas, Arci, Associazione Orthos, Auser, Aupi, Avviso Pubblico, Azione Cattolica Italiana, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Ctg, Federazione Scs-Cnos/Salesiani per il sociale, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fp Cgil, Gruppo Abele, InterCear, Ital Uil, Lega Consumatori, Libera, Scuola delle Buone Pratiche/Legautonomie – Terre di mezzo, Shaker – pensieri senza dimora, Uil, Uil Pensionati, Uisp. Nel comunicato stampa diffuso in occasione della presentazione alla Camera dei deputati di un appello a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche, nel febbraio 2018, i rappresentanti di "Mettiamoci in gioco" hanno affermato: «Nella prossima legislatura parta subito l’ iter di approvazione di una rigorosa legge di regolamentazione del gioco d'azzardo (...) che, finalmente, metta ordine nel caos in cui il settore è cresciuto, permettendo così di intervenire sui tanti problemi che una diffusione incontrollata dell'azzardo ha provocato nel nostro paese. In primis , dipendenze più o meno gravi, separazioni e divorzi, ricorso all'usura, massicce infiltrazioni mafiose». Nella relativa conferenza stampa, i rappresentanti di «Mettiamoci in gioco» hanno illustrato i quattro punti contenuti nell'appello: divieto assoluto della pubblicità; riduzione di un terzo dell'offerta complessiva del gioco; diritto per regioni ed enti locali di regolamentare l'offerta del gioco d'azzardo sul proprio territorio, senza annullarla ma senza nemmeno essere vincolati all'intoccabilità degli interessi già esistenti; aumento delle risorse destinate al sistema dei servizi per garantire cura e assistenza gratuite alle persone affette da disturbo da gioco d'azzardo. Si rende quindi doveroso imporre il divieto di legge alle emittenti radiofoniche e televisive di qualsivoglia comunicazione commerciale audiovisiva e radiofonica, diretta o indiretta, che induca all'acquisto di prodotti di giochi con vincite in denaro o alla partecipazione ad attività di gioco, quali lotterie, concorsi a premio, scommesse sportive, slot , videolotterie ed altre analoghe attività, anche on line , comunque denominate, finalizzate alla riscossione di somme di denaro, la cui vincita sia determinata esclusivamente dall'aleatorietà. 1. Considerazioni introduttive A livello di legislazione europea, a tutt'oggi, si rileva l'assenza di una specifica normativa primaria e secondaria. Il Parlamento europeo ha approvato nel 2013 una risoluzione nella quale si afferma la legittimità degli interventi degli Stati membri a protezione dei giocatori, anche a compressione di alcuni princìpi cardine dell'ordinamento comunitario come, ad esempio, la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi (con due sentenze della Corte di giustizia del 2011 e del 2015), per contrastare i possibili effetti negativi per la salute e a livello sociale, tenuto anche conto dell'enorme diffusione del gioco d'azzardo e del fenomeno delle frodi (anche attraverso campagne di monitoraggio del fenomeno e di sensibilizzazione dei cittadini-consumatori) oltre che svolgere un'azione di lotta alla criminalità evidenziando, altresì, che il gioco d'azzardo on line può comportare un rischio di dipendenza maggiore rispetto al gioco d'azzardo tradizionale off line , in virtù tra l'altro della maggiore facilità di accedervi e dell'assenza di controllo sociale, ma che a tale riguardo occorrono ulteriori ricerche e dati supplementari. In particolare, con la sentenza della IV sezione del 15 settembre 2011 in merito alla causa C-347/09, la Corte di giustizia ha chiarito le condizioni alle quali le norme sulla libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi consentono ad uno Stato membro di istituire un monopolio per la gestione di giochi d'azzardo: si tratta, in particolare, di ragioni imperative di interesse generale – tutela dei consumatori e tutela dell'ordine sociale – a condizione che le restrizioni alla libera prestazione di servizi soddisfino i requisiti di proporzionalità. La Corte di giustizia europea, in un differente contesto, aveva richiamato il concetto affermando che l'obiettivo attinente alla lotta contro la criminalità collegata a tali giochi è idoneo a giustificare le restrizioni alle libertà fondamentali derivanti da tale normativa (si parlava di normativa italiana), tanto che, coerentemente, la stessa Corte successivamente ribadiva il concetto che, in questo specifico settore, le autorità nazionali dispongono di un ampio potere discrezionale per stabilire quali siano le esigenze di tutela del consumatore e dell'ordine sociale da salvaguardare. La Commissione europea, con raccomandazione del 2014 sui servizi di gioco d'azzardo on line, incoraggiava gli Stati membri a realizzare un livello elevato di protezione per i consumatori, gli utenti e i minori grazie all'adozione di princìpi relativi a tali servizi e alla pubblicità e sponsorizzazione responsabile di essi, finalizzati a salvaguardare la salute e a ridurre al minimo gli eventuali danni economici che possono derivare dal gioco d'azzardo eccessivo o compulsivo, e invitava le autorità nazionali ad integrare la propria normativa con prescrizioni relative alle informazioni di base sui siti web di gioco d'azzardo, intese in particolare a garantire che i consumatori dispongano di informazioni sufficienti per comprendere i rischi legati al gioco d'azzardo. Le comunicazioni commerciali (pubblicità e sponsorizzazione) dovrebbero essere effettuate responsabilmente. In Italia si registrano interventi legislativi fondati sull'esigenza di tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica, di contrastare il crimine organizzato ed eventuali frodi e di salvaguardare minori e soggetti più deboli, oltre che per regolare i profili di carattere fiscale. La regolamentazione del gioco distingue i giochi vietati da quelli consentiti; per questi ultimi occorre ottenere un'apposita concessione o autorizzazione. Anche regioni e comuni sono intervenute sulla materia dei giochi, dando origine anche ad un complesso contenzioso con gli operatori del settore. Un intervento più organico in materia è stato effettuato con il il cosiddetto «decreto Balduzzi» (decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189), con il quale si è provveduto ad aggiornare i LEA tenendo conto anche di nuove patologie emergenti, con riferimento prioritario alla malattie croniche, alle malattie rare e al fenomeno della ludopatia.