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Signor Presidente, onorevoli senatori, riflettevo sul fine ultimo del voto sul disegno di legge Zan, perché la scelta, a ben guardare, non è banalmente nel senso di esprimere un sì o un no su di esso quanto piuttosto di riconfermare o, viceversa, mutilare la nostra libertà di opinione. Di questo realmente si tratta, dietro la maschera del dare una protezione a chi oggi, di fatto, già ce l'ha. La prova della correttezza del mio convincimento sta proprio in quell'infelice articolo 4, che molto ha colpito e che letteralmente recita: «( Pluralismo delle idee e libertà delle scelte ) 1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte». Sono fatte salve: e da chi? Da un disegno di legge? È fatta salva la nostra libertà di espressione e di opinione? Che sia stato abrogato l'articolo 21 della Costituzione non ce ne siamo accorti. Non avevamo certo bisogno di un disegno di legge per vederci riconosciute le nostre sacrosante libertà. Lo ha già fatto per noi la legge delle leggi, che è la nostra Carta costituzionale. E, come se non bastasse, è inutile una simile clausola di salvezza, che, sempre nel corpo dello stesso articolo 4, è seguita da una pericolosissima previsione, e cioè che quelle libertà sono fatte salve purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti. Mi domando e vi domando: chi decide circa l'idoneità a determinare il concreto pericolo? È chiaro che a decidere sarà la magistratura. Avete una vaga idea di quanta discrezionalità stiamo decidendo di consegnare nelle mani dei giudici? Credo che non sia giusto. A fronte di cosa, poi? Perché dovremmo pagare questo prezzo così alto? Forse perché Zan e i suoi alfieri che vanno in televisione ci vengono a raccontare dell'urgenza della repressione di questo pseudo-pericolo dell'omofobia? Ci incalzano e ci dicono che dobbiamo fare in fretta, perché è una questione di vitale importanza. E, alla luce di questa presunta vitale importanza, ci propinano di fatto... (Brusìo). Signor Presidente, le chiedo gentilmente di invitare i colleghi a non parlare così vicini. PRESIDENTE. Per la verità, lei è abbastanza isolata dai colleghi, però faccio volentieri l'appello. I senatori del Partito Democratico non disturbino la collega che sta parlando. LONARDO (Misto) . La ringrazio, troppo gentile. Ripeto: perché dovremmo pagare questo prezzo così alto? Forse perché Zan e i suoi alfieri vengono a raccontarci che è un provvedimento di vitale importanza, per cui ci incalzano e ci dicono che dobbiamo fare in fretta? E, alla luce di questa presunta vitale importanza, ci propinano di fatto un disegno di legge fatto male, scomposto e con effetti collaterali, sbandierando ai quattro venti statistiche assai dubbie e molto poco ufficiali, così com'è stato anche rilevato da colleghi che mi hanno preceduto. Dobbiamo avere chiaro che, ove passasse mai una siffatta norma, sarebbe in pericolo la possibilità che ognuno abbia la propria idea sugli omosessuali e sui transessuali, sulla transessualità. Con il tipo di giustizia che c'è in Italia, si correrebbe financo il rischio che un'associazione possa querelare per incitazione all'odio laddove qualcuno si avventurasse ad esprimere la più banale delle affermazioni, come quella per cui il matrimonio è soltanto quello tra uomo e donna. Si rischierebbe persino per tale via di portare in tribunale una marea di opinioni che non sono assolutamente istigazioni all'odio. È inutile: il disegno di legge Zan non serve; abbiamo già leggi che vietano l'aggressione fisica e bisognerebbe soltanto farle applicare, come avviene per tante altre, che ci sono e non vengono applicate. Credo che non abbiamo bisogno di ulteriori distinzioni e discriminazioni tra esseri umani; abbiamo bisogno di più cultura sociale e di più senso civico: non si picchia un essere umano a prescindere e non perché è gay , disabile o la sua pelle ha un colore diverso dalla nostra. Non è più grave, se si picchia una lesbica piuttosto che una donna. È grave picchiare e l'aggravante dei futili motivi è già presente nella nostra normativa. È possibile che convenga a molti avere queste differenze, a quanti trovano in questo modo una ghettizzazione proficua, forse anche economicamente. Evidenzio che in molti Paesi, nel Nord Europa, non ci sono più le strade e i locali gay o i rioni cosiddetti arcobaleno. Vorrei vivere in un Paese dove gli uomini e le donne sono uguali e i locali sono per tutti - gay , etero o lesbo - senza ghettizzazioni camuffate da libertà. Non sarà con il disegno di legge Zan che educheremo la nostra società all'integrazione, all'accettazione e all'accoglienza del prossimo. Per far ciò è necessaria una rivoluzione copernicana, che coinvolga le principali agenzie educative e sia con esse condivisa, e pacifica, che parta dal rispetto del riconoscimento dell'altro, alfabetizzando emotivamente i nostri giovani, affinché compiano un salto evolutivo da istinto ad emozione e da emozione a sentimento. Siamo tutti uguali: veramente saremo tutti uguali, non avremo più bisogno della gay street accanto al Colosseo a Roma, ma avremo città aperte in egual modo, senza veramente discriminare nessuno. Desidero condividere con voi altre preoccupazioni e preoccupanti osservazioni, che ho maturato sul disegno di legge in discussione. Penso in particolare al tema del self-id o autopercezione di genere, che ha già procurato moltissimi problemi dov'è in vigore. Gli esempi di questo impatto di genere sulle donne sono innumerevoli. Si pensi a quanto è successo in California dove, in forza della nuova legge sul self-id , quasi 300 detenuti maschi che si autopercepiscono donne hanno chiesto di entrare nelle carceri femminili, terrorizzando le detenute. In Canada, dove questa cosa è già successa, si sono verificate violenze sessuali o addirittura gravidanze e casi di malattie sessualmente trasmesse. Si pensi inoltre ai corpi maschili coinvolti in competizioni sportive femminili. Non se ne parla sui giornali, eppure alle prossime Olimpiadi la questione potrebbe deflagrare. Sempre in base al self-id , vari uomini occupano cariche politiche e, in generale, posti di lavoro che in base alle quote rosa dovrebbero essere riservati alle donne. Anche in questi casi, cresce la percentuale di aggressioni sessuali commesse da uomini che si identificano come donne. Questo accade negli altri Paesi e, da quanto detto, non mi pare che ci si trovi al cospetto di una buona pratica che merita di essere replicata in altri ordinamenti, anzi, direi proprio che forse è il caso di fare tesoro di tali inadeguatezze e disfunzionalità per rimanere ben lontani da tali cambiamenti, che non migliorano il sistema, ma lo abbrutiscono. Lasciatemi infine spendere le ultime osservazioni sull'articolo 7, che in un colpo solo mette a rischio la libertà di insegnamento, il primato educativo dei genitori e l'istruzione dei minori.