[pronunce]

che, d'altra parte, le garanzie difensive risulterebbero – nella fase della udienza preliminare – addirittura più ampie rispetto a quelle previste per l'incidente probatorio, poiché, «mentre all'udienza preliminare il difensore, ove lo voglia, può esaminare il coimputato “accusatore” avendo piena contezza e delle imputazioni e di tutti gli atti posti a fondamento del giudizio, nell'incidente probatorio egli ha solo alcune indicazioni e sulla base di queste deve procedere all'esame del coimputato»; che, tuttavia, nel descrivere il quadro normativo coinvolto, il giudice rimettente ha trascurato di considerare che l'art. 514, comma 1, del codice di rito – nello stabilire, innovando rispetto alla disciplina del codice abrogato, il principio generale in virtù del quale sono vietate le letture, quale veicolo di utilizzazione processuale degli atti, salvo le ipotesi espressamente previste – ha inserito, nel novero di tali deroghe, proprio il caso delle dichiarazioni rese nella udienza preliminare «nelle forme previste dagli articoli 498 e 499, alla presenza dell'imputato o del suo difensore»: così consentendo la utilizzazione dibattimentale, mediante lettura, proprio di quelle dichiarazioni – pure richiamate dallo stesso rimettente – che, «su richiesta di parte», il giudice della udienza preliminare ha autorizzato ad assumere con le forme del dibattimento a norma del già ricordato art. 422, comma 4, ultimo periodo. D'altra parte, a testimonianza della correlazione finalistica tra quest'ultima disposizione e l'art. 514, comma 1, sta il fatto che la possibilità di procedere all'interrogatorio con le forme del dibattimento nella udienza preliminare, e la corrispondente possibilità di utilizzare quelle dichiarazioni attraverso l'istituto della lettura, furono introdotte nel codice attraverso un'unica fonte novellatrice, rappresentata dall'art. 2 della legge 7 agosto 1997, n. 267; che, pertanto, il raffronto operato dal giudice a quo – in punto di utilizzazione mediante lettura – tra le dichiarazioni rese nel corso della udienza preliminare con forme diverse da quelle dibattimentali, e le dichiarazioni acquisite nel corso dell'incidente probatorio, si rivela non pertinente, sotto il profilo strutturale e funzionale. Infatti, alla incontestabile diversità delle forme di assunzione (che di per sé rendono riconoscibile ex ante la destinazione di quelle dichiarazioni), si coniuga la differente prospettiva in cui esse si collocano nella dinamica processuale: mentre, infatti, l'incidente probatorio è istituto che si proietta verso l'utilizzazione dibattimentale, l'interrogatorio, assunto con le forme ordinarie nel corso della udienza preliminare, è, per sua natura, destinato a vivere e produrre i suoi effetti all'interno di quella fase e per la decisione che ne costituisce l'epilogo. Ove, invece, tale interrogatorio sia stato assunto con le forme tipiche del dibattimento (e, quindi, a tale fase idealmente, oltre che formalmente, coeso), ben se ne spiega il diverso regime di utilizzazione mediante lettura; che, dunque, le doglianze del Tribunale rimettente si fondano su una parziale ricostruzione del quadro normativo e su una erronea comparazione di istituti fra loro non omologabili: sicché la pretesa compromissione del canone di ragionevolezza finisce per risultare palesemente destituita di fondamento; che, di riflesso, nessuna violazione può ritenersi inferta al principio del contraddittorio, neppure sotto lo specifico versante richiamato dal giudice a quo, posto che le scelte operate dal legislatore, per quanto si è dianzi osservato, non possono ritenersi in alcun modo in contrasto con i valori sottesi al parametro evocato; che, pertanto, la questione proposta deve essere dichiarata manifestamente infondata Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.. . per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 513, commi 2 e 3, del codice di procedura penale, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 111, quarto comma, della Costituzione, dal Tribunale per i minorenni di Catania con l'ordinanza indicata in epigrafe. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 15 novembre 2004. F.to: Valerio ONIDA, Presidente Giovanni Maria FLICK, Redattore Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 25 novembre 2004. Il Direttore della Cancelleria F.to: DI PAOLA