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Informazioni statistiche per l'Agenda 2030 in Italia", la violenza contro le donne nel nostro Paese è un fenomeno ampio, diffuso e strutturale; il rapporto evidenzia come "La violenza fisica e sessuale sulle donne e le ragazze è presente in tutti i paesi e in gran parte dei casi l'autore è il partner . Nei casi più estremi la violenza contro le donne può portare alla morte. Nel 2012, quasi la metà di tutte le donne che sono state vittime di omicidio intenzionale in tutto il mondo è stata uccisa da un partner o da un familiare, rispetto al 6 per cento delle vittime di sesso maschile"; sempre i dati dicono che: «le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner , parenti o amici»: nel 62,7 per cento dei casi gli stupri dichiarati sono stati commessi da partner , nel 3,6 per cento da parenti e nel 9,4 per cento da amici, un'evoluzione confermata anche per quel che riguarda le violenze fisiche come schiaffi, calci, pugni e morsi, mentre gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali. Il 31,5 per cento delle 16-70enni (6 milioni 788.000) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6 per cento delle donne (2 milioni 800.000), in particolare il 5,2 per cento (855.000) da partner attuale e il 18,9 per cento (2 milioni 44.000) dall'ex partner . Il 24,7 per cento delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner : il 13,2 per cento da estranei e il 13 per cento per cento da persone conosciute. In particolare, il 6,3 per cento da conoscenti, il 3 per cento da amici, il 2,6 per cento da parenti e il 2,5 per cento da colleghi di lavoro. Tra le donne che hanno subìto violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche; l'ISTAT dice anche che le donne sono uccise soprattutto nell'ambito familiare o da conoscenti. Nel 2016, nella metà dei casi l'omicidio di una donna è stato commesso dal partner o dall'ex partner (51,0 per cento), nel 22,1 per cento dei casi da parte di un parente, nel 6 per cento dei casi da un conoscente. Questi dati confermano ciò che era già ampiamente noto: per le donne l'ambito familiare è il meno sicuro. I recenti fatti di cronaca poi evidenziano una drammatica recrudescenza dei fenomeni delittuosi riconducibili alla violenza di genere; i costi sociali ed economici della violenza dimostrano che le risorse stanziate per la prevenzione comportano netti risparmi rispetto a quanto il sistema pubblico è costretto a spendere una volta che la violenza viene realizzata. Il rapporto dell'Eige (European Institute for Gender Equality) presentato l'8 ottobre 2018, stima che ogni anno, nel nostro Paese, la violenza contro le donne costi 26 miliardi di euro, in termini di perdita di produzione economica, dal maggiore utilizzo di servizi e dai costi personali, per un costo totale di quasi 226 miliardi di euro nei 28 paesi dell'Ue; anche le conseguenze sulla salute delle donne sono pesantissime. Secondo l'OMS la violenza sulle donne rappresenta "un problema di salute di proporzioni globali enormi"; questa fotografia del fenomeno della violenza contro le donne è stata possibile anche grazie al lavoro, spesso volontario, di tante donne dei centri antiviolenza non istituzionali, che da sempre affiancano le donne maltrattate ascoltandole e accompagnandole nella costruzione di percorsi personali di fuoriuscita dall'esperienza di violenza; nella XVII Legislatura è stato portato avanti un lavoro intenso e sistematico dal Parlamento e dai Governi che si sono succeduti. Non a caso, il primo atto del Parlamento è stata la ratifica della Convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. La Convenzione ha fatto emergere, tra le altre cose, la correlazione tra l'assenza della parità di genere e il fenomeno della violenza; in attuazione dell'articolo 5 della Convenzione, con il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 119 del 2013, si è proceduto alla definizione di un Piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere. Il Piano, di durata biennale, è stato adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri nel luglio 2015; partendo dall'esperienza maturata nell'attuazione del citato Piano straordinario, e nella convinzione che il raggiungimento della parità de jure e de facto sia un elemento chiave per sradicare la violenza contro le donne, il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, mediante la costituzione di un gruppo di lavoro istituito ad hoc , ha avviato un ampio e articolato processo di dialogo partecipato finalizzato alla definizione delle linee strategiche e dei contenuti della proposta di un "Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne" per il triennio 2017-2020; il Piano nazionale, approvato nel novembre 2017 in Consiglio dei ministri, ripropone i tre assi strategici della Convenzione di Istanbul (prevenire; proteggere e sostenere; perseguire e punire), oltre ad un asse trasversale di supporto all'attuazione relativo alle politiche integrate; sul fronte della prevenzione, le priorità individuate riguardano il rafforzamento del ruolo strategico del sistema di istruzione e formazione, la formazione degli operatori del settore pubblico e del privato sociale, l'attivazione di programmi di intervento per gli uomini autori o potenziali autori di violenza, la sensibilizzazione dei mass media sul ruolo di stereotipi e sessismo. Quanto alla protezione e al sostegno alle vittime, la priorità è la presa in carico; seguono percorsi di empowerment economico finanziario, lavorativo e di autonomia abitativa. Per quel che riguarda la repressione dei reati, le priorità sono: garantire la tutela delle donne vittime di violenza (compreso lo stalking) attraverso una efficace e rapida valutazione e gestione del rischio di letalità, gravita, reiterazione e recidiva del reato, con procedure che siano omogenee ed efficienti su tutto il territorio nazionale, oltre che il più possibile condivise tra le varie forze dell'ordine; migliorare l'efficacia dei procedimenti giudiziari a tutela delle vittime di abusi e violenze e di delitti connessi alla violenza maschile contro le donne; nel Piano si evidenzia anche la necessità di adottare strategie efficaci per prevenire e contrastare ogni forma di violenza che può affliggere le donne nel contesto di un rapporto di lavoro (violenza fisica, psicologica, sessuale) attraverso un percorso condiviso con le parti sociali; si dedica altresì una specifica attenzione ad alcune categorie vulnerabili quali: i minori vittime di mutilazioni genitali femminili o minacciati di subire tale pratica; i minori costretti al matrimonio precoce/forzato; le vittime di sfruttamento sessuale e lavorativo; a tal proposito, si ricorda che il 26 febbraio 2016 il Consiglio dei ministri ha adottato il primo Piano d'azione nazionale contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani per gli anni 2016-2018;