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alcune recenti cronache giornalistiche riportano che il prelievo delle sabbie (previsto per l'anno 2019) dal deposito situato nel mar Tirreno sarebbe stato bloccato dal Presidente della Regione Sicilia, il quale ha ritenuto che la sottrazione di un così ingente quantitativo di materiali comprometterebbe l'ecosistema marino locale; altre qualificate cronache giornalistiche riportano che, a causa dei mutamenti climatici in corso sul nostro pianeta, ogni anno spariscono in Sicilia 5 chilometri quadrati circa di litorale (al punto che, secondo un'analisi condotta due anni fa dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il 14 per cento della costa siciliana è a rischio d'erosione) e che quindi, a maggior ragione, l'idea di prelevare 700.000 metri cubi di sabbia appare gravemente rischiosa per la tutela dell'ambiente e del territorio, così come pericoloso appare il progetto di estendere la superficie abitabile del Principato di Montecarlo, visto il probabile conseguente effetto di innalzamento del livello del mar Mediterraneo e, dunque, di ulteriore erosione delle coste; la Repubblica italiana ha l'obbligo di tutelare il paesaggio della nazione (articolo 9 della Costituzione), e lo Stato ha, al netto delle competenze specifiche delle Regioni a statuto speciale, competenza esclusiva in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema (articolo 117, comma 2, lettera s ), della Costituzione), si chiede di sapere: quali siano le ragioni che hanno condotto il Governo italiano ad aver acconsentito, con concessioni pubbliche, all'utilizzo a scopi lucrativi di sabbie relitte del Mediterraneo da parte di soggetti privati e, di conseguenza, quali siano, precisamente, il contenuto e i limiti delle concessioni (ivi compresa quella rilasciata dalla Regione Siciliana) delle quali la società Arenaria dispone; chi, per quali ragioni e in virtù di quali poteri abbia autorizzato il prelievo di sabbie relitte italiane allo scopo di consentire la costruzione di un quartiere di lusso presso il Principato di Monaco; se e in quale modo si intenda, da un lato, intervenire nella questione esposta, al fine di adempiere agli obblighi imposti dai citati articoli della Costituzione e, dall'altro, provvedere affinché, nell'attuale periodo di eccezionali mutamenti climatici, così ingenti prelievi di sabbie relitte siano in futuro impediti. Atto n. 4-02163 PERGREFFI BAGNAI MONTANI SAVIANE SIRI CAMPARI BRIZIARELLI FAGGI CORTI Al Ministro dell'economia e delle finanze Premesso che: la Corte di giustizia dell'Unione europea ha recentemente stabilito (causa C-449/17, A & G Fahrschul-Akademie GmbH / Finanzamt Wolfenbüttel) che nella nozione di «insegnamento scolastico o universitario», ai sensi dell'articolo 132, paragrafo 1, lettere i ) e j ), della direttiva 2006/112/CE, non rientra l'insegnamento della guida automobilistica impartito da una scuola guida per l'ottenimento delle patenti di guida per i veicoli delle categorie B e C1, per la quale dunque non può ritenersi applicabile l'esenzione dal pagamento dell'IVA prevista dalla citata direttiva; interpellata da un contribuente, l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 79/2009, ha recepito le statuizioni della Corte di Lussemburgo, riconoscendovi un'efficacia ex tunc, in forza della quale le scuole guida sono tenute ad emettere una nota di variazione riguardo alle operazioni effettuate in annualità ancora accertabili ai fini IVA; considerato che: fino ad ora le lezioni per l'ottenimento delle patenti di guida sono state esentate dal pagamento dell'IVA in base ai chiarimenti forniti con le risoluzioni n. 83/E-III-7-65258 del 1998 e n. 134/E del 26/09/2005, ora ritenuti superati dalla medesima Agenzia; l'interpretazione resa dall'Agenzia delle entrate impone alle scuole guida il versamento dell'IVA precedentemente non dovuta per tutte le prestazioni rese a decorrere dal 1° gennaio 2014, ed implica l'introduzione dell'aliquota IVA del 22 per cento sulle lezioni per il conseguimento delle patenti di guida, con conseguente ed immediato rincaro di quasi un quarto della spesa a danno degli utenti; dal 2014 sono ben 3,8 milioni le patenti rilasciate e l'importo totale dell'Iva è di diverse centinaia di milioni di euro, quindi una somma che porterebbe all'estinzione di un'intera categoria di imprese con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro, l'assoluta anarchia nella preparazione alla guida dei veicoli e il crescente rischio di avere su strada automobilisti e motociclisti impreparati, si chiede di sapere: come il Ministro in indirizzo intenda adoperarsi rispetto alla questione descritta; se non ritenga opportuno escludere che il nuovo regime di imponibilità si applichi retroattivamente, nonché valutare l'introduzione di un nuovo regime di esenzione o ad IVA agevolata, purché conforme ai rilievi sollevati della Corte di giustizia dell'Unione europea. Atto n. 4-02164 CAMPARI Al Presidente del Consiglio dei ministri Premesso che a quanto risulta all'interrogante: circa trent'anni fa, "l'Unità", giornale dell'ex Partito comunista italiano, fondato da Antonio Gramsci, ha contratto un debito di 81,6 milioni di euro nei confronti di diverse banche: Intesa San Paolo, Unicredit, Bnl e Banco Bpm; nel dettaglio Intesa vanta crediti per un ammontare di 35 milioni di euro, Unicredit di 22 milioni, Bpm di 14,7 milioni e Bnl di 14 milioni di euro; in questi giorni il Tribunale di Roma ha respinto tre ricorsi avanzati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l'Avvocatura di Stato, per opporsi ai decreti ingiuntivi degli stessi istituti relativi al rimborso dei crediti, stante l'esistenza di una garanzia dello Stato, prevista dalla legge 11 luglio del 1998 n. 224, varata dal Governo pro tempore Prodi che trasferisce la garanzia posta dallo Stato su debiti dei quotidiani di partito «anche a soggetti diversi dalle editrici concessionarie», introducendo così la garanzia statale sui debiti dei giornali di partito; il giudice Alfredo Maria Sacco del Tribunale di Roma ha autorizzato l'azione contro i debitori e nel provvedimento ha scritto di "riconoscere alla Presidenza del Consiglio il diritto di rilievo e/o regresso", condannando però il legale pro tempore dell'Associazione Democratici di Sinistra, chiamata in causa con contumace a rimborsare Palazzo Chigi "da ogni effetto patrimonialmente pregiudizievole conseguente alla presente decisione";