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così, anzitutto, tra le informazioni che devono essere fornite al richiedente, si prevedono anche le conseguenze del ritiro della domanda e del mancato adempimento agli obblighi su di esso incombenti o della mancata cooperazione con le autorità; è altresì precisato che tutte le informazioni devono essere fornite al richiedente in una lingua a lui comprensibile -- eliminando la scelta «obbligata» tra le quattro lingue indicate nel testo vigente -- onde consentirgli un effettivo esercizio dei diritti a lui riconosciuti e la possibilità di conformarsi agli obblighi discendenti dalla sua posizione. Al fine di un esame attento e puntuale della domanda da parte della commissione territoriale, risulta di fondamentale importanza la presenza di un interprete che coadiuvi il richiedente nell'esposizione dei fatti e delle circostanze che lo hanno portato a fuggire dal proprio Stato di origine, elemento fondante per l'accoglimento della domanda, dato che risulta frequente l'ipotesi che i soggetti richiedenti protezione siano privi di documenti di riconoscimento o smarriscano gli stessi anche a causa delle condizioni precarie in cui sono costretti a viaggiare. Di rilievo, poi, appare la disciplina della garanzia per i minori non accompagnati: allo scopo di tutelare il superiore interesse del minore e in accordo con la disciplina civilistica, si è prevista la figura del tutore, chiamato ad assistere il minore durante la procedura. Il minore straniero non accompagnato ha altresì diritto a ricevere informazioni sulla protezione internazionale in lingua a lui comprensibile, con l'ulteriore ausilio di un opuscolo informativo sulla protezione internazionale e sui diritti ad essa connessi, predisposto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'interno. Si prevede inoltre, al fine di accertare eventuali segni che potrebbero indicare persecuzioni fisiche o psichiche o danni gravi subiti, la possibilità per la commissione territoriale di sottoporre il richiedente ad una visita medica, previo suo consenso informato, in modo da accertare, a tutela del soggetto nonché a supporto della domanda, il reale stato di necessità di ottenere il riconoscimento di rifugiato; è fatto salvo ovviamente il diritto per il soggetto di non sottoporsi alla visita medica, senza che ciò comprometta la valutazione attenta ed obiettiva della domanda. La commissione territoriale è competente ad esaminare le domande di protezione internazionale presentate alla commissione territoriale straordinaria, se quest'ultima non si è espressa entro il termine di venti giorni dalla data della presentazione della domanda. In tale circostanza, la commissione territoriale deve esprimersi entro i quindici giorni lavorativi successivi; qualora la commissione territoriale, per sopravvenute esigenze di acquisire nuovi elementi, non riesca ad adottare la decisione entro i termini previsti, informa il richiedente e la questura competente dei motivi del ritardo e dei tempi della decisione, che, in ogni caso non devono superare i trenta giorni lavorativi successivi. Inoltre, è stato introdotto il caso di sospensione del procedimento, previa segnalazione alle autorità competenti, qualora nel corso del procedimento emergano elementi sufficienti a far supporre che il richiedente possa essere vittima del traffico di essere umani, nonché di tortura, sfruttamento, abusi o violenze psicologiche, fisiche o sessuali ovvero il richiedente sia persona con vulnerabilità gravi. È altresì previsto l'esame prioritario nel caso in cui la domanda sia presentata da un soggetto vulnerabile (minori, disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, genitori singoli con figli minori, e così via), ospitato in una struttura di accoglienza, o minore non accompagnato e privo di assistenza legale. La commissione territoriale, in questi casi, è chiamata ad adottare una decisione entro quindici giorni, che trasmette al questore competente in base al luogo in cui è stata presentata, nonché alla Commissione nazionale. Per quanto concerne la fase giurisdizionale, al richiedente che intenda impugnare il provvedimento a lui sfavorevole è garantito il gratuito patrocinio, in presenza delle condizioni previste dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. Il provvedimento di diniego emesso dalla Commissione nazionale è impugnabile dinanzi al giudice ordinario; la medesima garanzia è tuttavia prevista anche nel caso in cui il ricorrente non abbia tempestivamente impugnato il provvedimento innanzi la Commissione nazionale, nel previsto termine di dieci giorni dalla decisione di primo grado della commissione territoriale. 4. Nel titolo IV sono disciplinate le «altre misure di protezione temporanea e umanitaria», sia collettive che individuali, mediante un riordino ed una razionalizzazione che pone rimedio alla precedente mancanza di organicità della normativa già esistente. Si chiarisce, innanzitutto, che le misure disciplinate in questo titolo hanno natura residuale rispetto a quelle previste nei precedenti titoli del disegno di legge. Le «misure collettive» si sostanziano in misure di protezione temporanea adottate, principalmente per fronteggiare l'afflusso massiccio di sfollati che hanno forzatamente abbandonato il proprio Paese di origine per motivi di carattere eccezionale. In particolare, la protezione riguarda le persone fuggite da zone di conflitto armato o di violenza endemica, quelle esposte a rischio di grave violazione dei diritti umani o vittime di tali violazioni. Una volta accertato l'afflusso massiccio degli sfollati, con decisione del Consiglio dell'Unione europea, le misure di protezione temporanea sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato d'intesa con i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dell'interno. Il presente disegno di legge completa la disciplina previgente estendendo, per la prima volta, la tutela temporanea anche alla delicata categoria costituita dai cosiddetti «sfollati ambientali», coloro, cioè, che abbandonano il loro Paese in seguito al verificarsi di grandi sconvolgimenti ambientali, sia naturali, sia causati dall'attività umana. In questo caso, al fine di fronteggiare l'urgente situazione contingente, il decreto che dispone la protezione temporanea può essere adottato anche in assenza della decisione del Consiglio dell'Unione europea. Si prevede, inoltre, che nel caso di disastri ambientali a rischio di contaminazione, la polizia di frontiera e i centri di prima accoglienza adottino le precauzioni immediate per ridurre i rischi di danni alla salute e ai terzi, anche servendosi delle strutture del Servizio sanitario nazionale, dandone tempestivo avviso alle autorità competenti. Inoltre, è espressamente previsto il divieto di disporre l'allontanamento o il rimpatrio qualora dal medesimo discenda un rischio grave, concreto e attuale per la vita umana, Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri disciplina nel dettaglio tutti gli aspetti relativi alle misure di protezione e, in particolar modo, la data di decorrenza della misura di protezione temporanea, le categorie di sfollati ammessi, le procedure per l'eventuale rilascio di visti per l'ingresso nel territorio nazionale o del permesso di soggiorno, e, d'intesa con la Conferenza unificata, le misure assistenziali, le cure mediche e l'accesso al sistema educativo o di formazione professionale.