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An elected mayor was able to run for Mayor there despite having being sentenced to four years imprisonment for large scale theft by the court (see CG/BUR (Il) 122 rev)». Nel nostro ordinamento la Cassazione (Sez. I, sentenza n. 788 del 2006, cit.) ha notato che «si produce, semmai, la situazione opposta a quella censurata dalla Corte di Strasburgo, che cioè la maggior parte dei condannati a pena detentiva non “è privato dei suoi diritti garantiti dalla Convenzione per il fatto che egli abbia uno status di persona detenuta a seguito di condanna” (p. 70 sent. Grande Chambre); e che la restrizione del diritto elettorale nel vigente ordinamento assume carattere residuale. Essa infatti è stabilita ove per i reati connessi venga inflitta con sentenza passata in giudicato (nessuna restrizione è, infatti, annessa per i detenuti in attesa o in corso di giudizio) una pena detentiva di almeno tre anni, e peraltro con graduazioni escludenti la sussistenza di una regola unica e generale in quanto ove la pena è inferiore a cinque anni, la privazione del diritto di voto è soltanto temporanea conseguendo all'interdizione c.d. temporanea dai pubblici uffici (art. 29 cod. pen.), per un periodo limitato di 5 anni; sicché riguarda esclusivamente le consultazioni elettorali che si svolgano nel periodo suddetto. Mentre l'interdizione perpetua dai pubblici uffici comportante la perdita definitiva del diritto di elettorato, viene applicata dal Giudice necessariamente con la sentenza di condanna, allorquando per il reato o per i reati commessi venga irrogata una pena di almeno 5 anni ovvero la pena dell'ergastolo». Ora, la Grande Chambre (p. 71 sentenza cit. ) ha dichiarato che «gravi abusi nell'esercizio di funzioni pubbliche» rendono legittima anche l'adozione della misura della privazione del diritto elettorale, da parte degli Stati. La misura di prevenzione irrogata ai sensi della legislazione antimafia, anche non definitiva, potrebbe quindi non violare la CEDU se entrasse a far parte del meccanismo in virtù del quale disporre l'incandidabilità del prevenuto, purché mediata dalla giurisdizionalità della procedura assicurata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1967 (magari con l'efficacia sospensiva della cancellazione dalle liste, in pendenza di ricorso). Il decreto n. 235, invece, non conosce nessuna di queste flessibilità: si limita a richiedere il passaggio in giudicato, e poi fa cadere sul condannato la folgore di un'incandidabilità rimuovibile soltanto con la sentenza di riabilitazione. Il presente disegno di legge tende perciò a modificare i profili più discussi della disciplina che regola la selezione del personale politico: vi si affronta la problematica dell'esclusione dei pregiudicati dalle liste di candidati, riportandola alla fase dell’iscrizione nelle liste elettorali, compiuta periodicamente secondo il meccanismo consolidato del testo unico delle leggi per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223. Non solo questo consente di definire per tempo la capacità elettorale e di non decidere sotto l'impero della scadenza elettorale già convocata; con ciò si soddisfa anche la necessità che sulle questioni connesse alla partecipazione al voto (sia attivo che passivo) vi sia, almeno virtualmente, la possibilità di addivenire alla pronuncia di un organo giurisdizionale ordinario (stanti i meccanismi di ricorso contro l'esclusione o l'inclusione nelle liste, previsti dall'articolo 42 del medesimo testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1967, secondo la procedura accelerata introdotta con l'articolo 24 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150). Ciò generalizza per tutte le competizioni elettorali un meccanismo che riporta alle normali revisioni semestrali delle liste elettorali quel controllo sulla capacità elettorale (attiva e, quindi, passiva) sin qui rivelatasi estremamente problematica a stretto ridosso della scadenza elettorale. Al contempo, si istituisce, ai sensi del quinto comma dell'articolo 28 del codice penale, una figura interdittiva limitata ai soli diritti elettorali, idonea a coprire le fattispecie di condanna definitiva che attualmente sfuggono all'interdizione temporanea: a tale privazione si ricollega la cancellazione dalle liste elettorali e la conseguente trasposizione della normativa sull'incandidabilità, assistita, però, di tutte le garanzie costituzionali e convenzionali che sono proprie di una sanzione. Resta infine la questione della regolamentazione del diritto intertemporale: la fase politica in cui si versa, però, non appare idonea a garantire – su questo punto -- il pieno dispiegarsi della libertà di determinazione del proponente, per cui appare preferibile rimettere la questione alla determinazione collegiale delle sedi parlamentari competenti, che potranno, se lo vorranno, emendare l'attuale formulazione dell'articolo 18 del decreto n. 235 del 2013.. Capo I Art. 1. 1. L'articolo 1 del testo unico delle leggi per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tutela e la revisione delle liste elettorali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, è sostituito dal seguente: «Art. 1. -- 1 . Sono elettori tutti i cittadini italiani che non si trovino in alcuna delle condizioni previste dall'articolo 2. 2 . Sono altresì elettori, per le consultazioni elettorali previste dall'articolo 22 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, tutti i cittadini dell'Unione residenti in Italia che non si trovino in alcuna delle condizioni previste dall'articolo 2». 2. L'articolo 2 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, è sostituito dal seguente: «Art. 2. -- 1 . Non sono elettori coloro che non abbiano ancora compiuto il diciottesimo anno di età nel primo giorno fissato per la votazione. 2 . Non sono elettori: a) i condannati a pena che importa la interdizione perpetua dai pubblici uffici; b) coloro che sono sottoposti all'interdizione temporanea dai pubblici uffici, per tutto il tempo della sua durata; c) coloro che sono sottoposti a privazione dei diritti elettorali ai sensi degli articoli 1 e 1- bis del testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, di cui al decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, e successive modificazioni». 3. All'articolo 32, primo comma, numero 3), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, le parole: «della perdita del diritto elettorale, che risulti da sentenza o da altro provvedimento dell'autorità giudiziaria.