[pronunce]

ORDINANZA ha pronunciato la seguentenel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica (doc. IV-ter, n. 7-A) relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal senatore Antonio Gentile nei confronti di Franco Petramala, promosso dal Tribunale ordinario di Cosenza, seconda sezione civile, con ordinanza-ricorso depositata in cancelleria l'8 febbraio 2017 ed iscritta al n. 1 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2017, fase di ammissibilità. Udito nella camera di consiglio del 7 giugno 2017 il Giudice relatore Alessandro Criscuolo. Ritenuto che il Tribunale ordinario di Cosenza, seconda sezione civile, in composizione monocratica, con ordinanza-ricorso del 17 gennaio 2017 (d'ora in avanti: ricorso), depositata il successivo 8 febbraio 2017, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in ordine alla deliberazione del 16 settembre 2015, con cui il Senato della Repubblica, approvando la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (doc. IV-ter, n. 7-A), ha affermato che le dichiarazioni rese da Antonio Gentile, senatore all'epoca dei fatti, nei confronti di Franco Petramala - per le quali pende, davanti a detto giudice, giudizio civile di risarcimento danni - concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, come tali insindacabili ai sensi dell'art. 68, primo comma, della Costituzione; che il ricorrente premette di essere investito di un giudizio civile per il risarcimento dei danni conseguenti «a diffamazione a mezzo stampa» instaurato da Franco Petramala e dall'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza nei confronti, tra gli altri, del senatore Antonio Gentile; che secondo quanto riferito dal medesimo giudice: a) il dottor Petramala ha proposto domanda di risarcimento dei danni derivati dal contenuto, da lui ritenuto diffamatorio, dell'editoriale dal titolo «Le gravi colpe della politica sul sistema sanitario calabrese», a firma del convenuto Antonio Gentile e pubblicato su «Il Quotidiano della Calabria» del 30 luglio 2009, del comunicato ANSA del 3 agosto 2009, poi in parte riportato in un articolo dal titolo «Gentile: Petramala sia rimosso», a firma dello stesso senatore e pubblicato su «Il Quotidiano della Calabria» del 4 agosto 2009, nonché dell'editoriale, a firma del citato parlamentare e pubblicato su «Il Quotidiano della Calabria» del 28 agosto 2009; b) in particolare, ad avviso dell'attore, sarebbero state lesive della sua immagine e onorabilità le affermazioni (analiticamente riportate nell'atto introduttivo) del senatore Gentile concernenti la presunta insussistenza dei requisiti di legge per la nomina dello stesso a direttore generale dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, nonché la gestione dell'azienda medesima; c) al riguardo, nell'editoriale del 30 luglio 2009, il senatore Gentile, aveva, tra l'altro, scritto «Ci sono due direttori, due manager, a Cosenza e Catanzaro, che amministrano senza avere i requisiti. Uno, addirittura è stato finanche candidato alle elezioni regionali, in spregio alla normativa vigente [...] E perché mai un direttore generale senza alcun requisito continua a governare nell'illegalità se non per il senso di impunità che lo pervade?»; nel comunicato Ansa del 3 agosto 2009, poi in parte riportato in un articolo de «Il Quotidiano della Calabria» del 4 agosto 2009, il senatore Gentile, aveva, tra l'altro, affermato: «La eco data dal più importante giornale italiano e da altri quotidiani nazionali alla gestione clientelare dell'Asp, alle autoassunzioni, agli accreditamenti facili, alle spese folli e alla veridicità di quanto più volte affermato dal centrodestra fa il paio con l'assenza di requisiti del direttore generale. Noi chiediamo che si interrompa subito questa gestione disastrosa e che si annullino, successivamente, tutti gli atti illegittimi che hanno prodotto benefici per persone senza titoli e senza diritti e che hanno dilatato ulteriormente la spesa sanitaria»; infine, nell'editoriale pubblicato su «Il Quotidiano della Calabria» il 28 agosto 2009, il senatore Gentile, aveva, tra l'altro, scritto: «Manager senza titoli e senza requisiti, protagonisti peraltro di violazioni aperte di legge, lasciati impunemente a gestire un territorio malato e senza alcuna interlocuzione degna di questo nome»; d) a seguito dell'eccezione d'insindacabilità ai sensi dell'art. 68 Cost. sollevata dal senatore Gentile, previa separazione della domanda risarcitoria proposta dal dottor Petramala nei confronti del parlamentare dalle altre e sospensione del giudizio, gli atti venivano trasmessi al Senato della Repubblica che, nella seduta del 16 settembre 2015, deliberava che le dichiarazioni, indicate dall'attore nel giudizio civile come generatrici del danno, costituivano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni ed erano perciò, insindacabili, ai sensi dell'art. 68, primo comma, Cost.; e) nella proposta della Giunta, approvata dal Senato della Repubblica con delibera di insindacabilità del 16 settembre 2015, le dichiarazioni extra moenia in oggetto erano state funzionalmente collegate all'atto di sindacato ispettivo del 16 settembre 2009 - nel quale il senatore Gentile aveva sostenuto l'insussistenza dei requisiti di legge per la nomina del dottor Petramala a direttore generale dell'ASP di Cosenza, essendo stato candidato alle elezioni regionali tenutesi nel distretto nel quale svolgeva i propri compiti dirigenziali - che, pur essendo successivo rispetto agli articoli di stampa, sarebbe stato, tuttavia, prevedibile, sulla base di elementi «embrionali» contenuti in un precedente atto di sindacato ispettivo del 28 luglio 2009; che, ad avviso del giudice a quo, non sussisterebbero i presupposti della prerogativa di insindacabilità deliberata dal Senato della Repubblica, non potendosi individuare lo specifico «nesso funzionale» tra l'attività parlamentare e le dichiarazioni rese extra moenia che, alla luce della giurisprudenza costituzionale, è ravvisabile solo se sussista: a) un «legame di ordine temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna», tale che questa venga ad assumere una finalità divulgativa della prima; b) una sostanziale «corrispondenza di significato tra le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni e gli atti esterni», al di là delle formule letterali usate, non essendo sufficiente né un semplice collegamento tematico o una corrispondenza contenutistica parziale, né un mero «contesto politico» entro cui le dichiarazioni extra moenia possano collocarsi, né, infine, il riferimento alla generica attività parlamentare o l'inerenza a temi di rilievo generale, seppur dibattuti in Parlamento (è richiamata, ex multis, la sentenza n. 144 del 2015);