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Disposizioni per la disciplina, la promozione e la valorizzazione delle attività del settore florovivaistico. Onorevoli Senatori . – Il florovivaismo si distingue, all'interno del sistema agricolo, per la complessità che lo caratterizza sotto il profilo biologico, tecnico, commerciale e organizzativo. Nonostante le superfici limitate – si stima che siano meno di 30.000 gli ettari destinati alla floricoltura intensiva e al vivaismo floro-ornamentale – il settore vale complessivamente oltre 2,5 miliardi di euro e impiega oltre 100.000 addetti in 27.000 aziende. L' export , inoltre, rappresenta un quarto del valore complessivo annuo della produzione florovivaistica in Italia. I prodotti della floricoltura intensiva (fiori e fronde recisi, piante in vaso, fiorite e da fogliame per interno) rappresentano una delle tradizionali eccellenze italiane, anche se il mancato supporto a tali produzioni e un'aggressiva e non sempre corretta competizione internazionale hanno portato, negli ultimi anni, a una forte crisi, che si è manifestata con la riduzione del numero di aziende e delle superfici. I prodotti del florovivaismo e, in particolare, le piante utilizzate per la realizzazione del verde pubblico, rappresentano un prodotto strategico in grado di qualificare, valorizzare e innovare il verde urbano, determinando un miglioramento dell'equilibrio ecologico dei territori urbani e del benessere degli abitanti, nonché di diventare motore di sviluppo sostenibile. Uno dei comparti produttivi che tradizionalmente ha costituito l'ossatura del settore, cioè quello dei fiori recisi, da alcuni anni vive una situazione di estrema difficoltà, determinata da ragioni congiunturali e strutturali. Da un punto di vista congiunturale, la riduzione dei consumi causata dalle crisi economiche che si sono succedute negli ultimi anni, a livello internazionale e nazionale, ha avuto un forte impatto negativo sull'intera filiera del reciso, dalla produzione fino alla commercializzazione. Dal punto di vista strutturale, le ridotte dimensioni aziendali, la debole capacità di aggregazione dell'offerta e la mancanza di standard condivisi dei prodotti, le carenze logistiche, i costi di produzione troppo elevati, la forte competizione con i prodotti dei Paesi in via di sviluppo, la stessa commercializzazione e il consumo dei fiori recisi, troppo dipendenti da un mercato che si attiva solo in concomitanza di alcune ricorrenze, l'assenza di un supporto normativo e la disomogeneità delle norme edilizie relative alle serre nelle regioni italiane, sono condizioni che il comparto vive con particolare gravità e che investono tutto il settore nel suo complesso. La notevole articolazione territoriale del settore da una parte consente di valorizzare le condizioni pedoclimatiche di alcuni comprensori per la produzione di fiori e di fronde recisi, di piante in vaso da interni e di piante da destinare agli spazi a verde, e dall'altra è da ricondurre al significativo impiego di apprestamenti di protezione, in grado di attenuare i vincoli connessi con le condizioni climatiche non favorevoli. Ciò determina, soprattutto per il comparto della floricoltura intensiva, il ricorso generalizzato alle serre, con conseguenti aggravi energetici. Grazie all'attività del vivaismo ornamentale, che fornisce piante di qualità, anche di provenienza locale, è possibile qualificare, valorizzare e innovare il verde urbano, contribuendo all'equilibrio ecologico dei territori urbani e al benessere degli abitanti, diventando motore di sviluppo sostenibile. Le sempre più frequenti invasioni di parassiti alieni, con elevata capacità distruttiva, devono spingere ad accrescere la biodiversità degli impianti a verde, grazie all'impiego di specie o cultivar , con differenti o complementari caratteri di resistenza o tolleranza ai parassiti. Le piante ornamentali possono anche essere utilizzate nella ricomposizione ambientale di aree degradate, nel risanamento dei suoli degradati e nella fitodepurazione delle acque reflue. Si deve anche sottolineare la forte spinta che deriva dal settore, e in particolare dal mercato, nei confronti di materiale certificato, oltre che dal punto di vista qualitativo (marchi) e fitosanitario, anche sotto il profilo della sostenibilità ecologica dei processi produttivi (uso razionale di acqua e delle risorse naturali, assenza di torba dai substrati, colture ecocompatibili, biologiche eccetera). La messa a punto di protocolli di produzione biologica è un'istanza in atto fortemente avvertita dal settore. A causa dell'intenso turn-over dei prodotti, della rapida obsolescenza delle tecnologie e dei mezzi di produzione coinvolti (valgano per tutti gli apprestamenti di protezione, spesso condizionati, che devono essere considerati strumenti operativi indispensabili per l'esercizio del florovivaismo) e dell'elevato livello delle competenze tecniche e commerciali che gli imprenditori devono possedere, il settore esprime numerose istanze, che sono richiamate nei piani di settore, elaborati a cadenza triennale, che riportano, tra gli altri, le istanze di ricerca e di sviluppo del settore nel suo complesso, dalla floricoltura intensiva al vivaismo ornamentale, alla realizzazione degli spazi a verde. Il presente disegno di legge, composto da sedici articoli, costituisce un testo unico in materia di coltivazione, promozione, commercializzazione, valorizzazione e incremento della qualità e dell'utilizzo dei prodotti del settore florovivaistico. In particolare, l'articolo 1 reca la definizione del settore produttivo, che tiene conto dell'elevata articolazione del settore stesso e dell'intensa innovazione biologica e tecnica che lo caratterizza, in conformità alla definizione prevista dall'Associazione internazionale dei produttori ortoflorovivaistici ( The International Association of Horticultural Producers ). Nell'ottica della multifunzionalità, tutto il settore contribuisce al miglioramento della qualità della vita della popolazione, per gli aspetti estetici e di fruizione dell'ambiente, di assorbimento dell'anidride carbonica, di intercettazione delle polveri sottili e in genere di disinquinamento dell'aria, del suolo e delle acque, nonché di creazione di barriere visive e acustiche nel contesto del tessuto urbano. Il settore florovivaistico è suddiviso in cinque macro-comparti produttivi, ognuno dei quali fa capo a un elevato numero di specie, varietà e cultivar , nell'ordine di diverse migliaia, annuali, biennali, poliennali, erbacee, arbustive e arboree, che si rinnovano con rapidità e continuità. A causa della complessità del comparto, si comprende l'esigenza, di cui all'articolo 3, di definire cosa si intenda con attività agricola florovivaistica, accanto ai riferimenti « classici » (articolo 2135 del codice civile, articolo 2, punto 9, del regolamento (UE) n. 2016/2031 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016), e di definire, in maniera univoca, le principali figure professionali che sono coinvolte nel settore; tale definizione, che deve essere il frutto di un'attenta analisi, è demandata a un decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. All'articolo 4 si analizza la distribuzione territoriale delle attività florovivaistiche.