[resaula]

Ciò significa che, eliminando questa parte, si sopprime il limite che non consente agli elettori con meno di venticinque anni di età di votare per i propri rappresentanti al Senato. Dicevo che ritengo utile questa previsione perché, quando è stato adottato questo limite, il contesto storico-sociale era completamente diverso: si era appena raggiunto il suffragio universale, quindi la possibilità di far votare anche le donne; pochi anni prima però, fino al 1912, nemmeno tutti gli uomini potevano votare, perché occorreva avere un certo livello culturale ed essere espressione di una certa classe sociale. Pertanto il contesto storico-sociale era completamente diverso, come lo era anche l'età a cui si andava a votare. Paradossalmente, con il tempo questa sperequazione nell'elettorato attivo, anziché ridursi, è addirittura aumentata, perché, quando è stata adottata la Costituzione, la maggiore età si conseguiva a ventun anni, quindi la differenza tra chi poteva votare per la Camera e chi per il Senato era di quattro anni; successivamente, con l'abbassamento della maggiore età a diciotto anni, questa sperequazione è aumentata, tanto che in questo momento la differenza è di sette anni. Una conseguenza diretta è stata che alle ultime elezioni la differenza di voti validi espressi tra la Camera e il Senato è stata di quasi quattro milioni, cioè quasi quattro milioni di elettori non hanno potuto partecipare all'elezione dei propri rappresentanti. A mio avviso, questo contraddice un'enunciazione che frequentemente anch'io ho sostenuto, puntando molto su quello quando sono intervenuto per la modifica dell'articolo 9 della Costituzione. Dichiariamo sempre che il nostro operato è a favore delle nuove generazioni. La nuova formulazione dell'articolo 9 della Costituzione afferma infatti che si persegue la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni. Allora, se dobbiamo perseguire l'interesse delle future generazioni, è utile, è opportuno ed è bene che queste si facciano partecipi anche delle decisioni. A differenza di alcuni colleghi che credono che questo sarebbe in contraddizione con una situazione di fatto che prevede una certa ignoranza diffusa nelle persone più giovani, a mio avviso questo potrebbe invece essere un sistema per responsabilizzarle, per non escluderle e per farle sentire quasi in obbligo civile di essere più partecipi all'attività democratica del proprio Paese. Ci sarebbero state ulteriori questioni, ma il tempo sta per finire, quindi concludo il mio intervento ringraziando per l'attenzione ricevuta. (Applausi) . PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mantovani. Ne ha facoltà. MANTOVANI (M5S) . Signor Presidente, signori membri del Governo, sono oltre quarantacinque anni che si discute in Parlamento dell'opportunità di ridurre i requisiti di età per l'elettorato attivo. Le proposte, nel corso delle diverse decadi, sono pervenute da parte di tutti gli schieramenti dell'arco parlamentare, dal MoVimento 5 Stelle e, ben prima, dal Partito Democratico e anche dalla Lega. Molto è stato detto, sono stati realizzati iniziative, studi e ricerche sull'elettorato giovanile, si sono confrontate diverse proposte che però non sono mai giunte al termine del percorso parlamentare. Oggi si cambia storia: finalmente portiamo a termine una riforma semplice, chiara, in linea con lo stile che abbiamo inaugurato in questa legislatura, quello delle riforme costituzionali puntuali. Penso alle altre proposte presentate dal MoVimento 5 Stelle, che hanno innovato la Costituzione, come la riduzione del numero dei parlamentari, che è stata approvata anche a larga maggioranza dalla popolazione. Come detto, questo disegno di legge è davvero molto semplice: con un solo comma riconosciamo ai giovani tra i diciotto e i venticinque anni il diritto di esprimere il loro voto non solo per la Camera, ma anche per il Senato, come succede nella maggior parte degli Stati europei con bicameralismo. I giovani sono i nostri concittadini, la parte più vitale e propositiva della cittadinanza, che fino ad oggi ha contato a metà, quando si trattava di scegliere i rappresentanti eletti del popolo italiano. Dare loro la possibilità di votare anche per il Senato significa affermare chiaramente un principio democratico basilare e potenziare i diritti politici di ben quattro milioni di persone. La crisi economica, sociale e ambientale che stiamo vivendo è il frutto delle scelte politiche ed economiche che sono state fatte negli scorsi decenni. Allo stesso modo, le scelte politiche di oggi condizioneranno fortemente in positivo o in negativo il nostro futuro e chi ha più a cuore il futuro, se non i giovani? Coloro che più di tutti pagheranno o beneficeranno delle scelte politiche di oggi sono i giovani, che hanno tutta la vita davanti. Ecco perché è giusto che il loro voto sia pari e non dimezzato rispetto a quello dei loro genitori e dei loro nonni. È giusto che possano incidere pienamente sul futuro del Paese. Non solo, dare voce ai giovani significa dare loro fiducia, importanza e responsabilità. Sono convinta che sia un passo importante per spronarli a partecipare sempre più consapevolmente alla vita politica del Paese. (Applausi) . Inoltre, con il voto dei giovani per il Senato si compenserà, almeno in parte, l'enorme peso elettorale della popolazione più anziana. Oggi, in Italia, gli elettori con più di sessantacinque anni rappresentano da soli ben il 22 per cento dell'elettorato. Peraltro, il quorum di elettorato attivo diverso tra Camera e Senato è stato una delle cause della costituzione di maggioranze diverse tra i due rami del Parlamento, che spesso nella nostra storia ha condotto all'ingovernabilità. Questa riforma risolve, quindi, uno dei problemi e garantisce una migliore stabilità di tale istituzione. In conclusione, colleghe e colleghi, oggi un diciottenne può lavorare, guidare una macchina, contrarre matrimonio, comprare una casa, stipulare contratti e aprire un conto in banca, quindi non si capisce perché mai non possa esprimere un voto pieno per il Parlamento, scegliendo i propri rappresentanti in Senato. (Applausi) . Ai giovani dev'essere data fiducia. Innanzitutto, l'educazione deve restituire loro la fiducia in se stessi. Purtroppo, oggi l'educazione impartita ai giovani sminuisce e svilisce la loro autostima, mentre, al contrario, essa deve trasmettere fiducia, sicurezza e anche la consapevolezza che si devono prendere decisioni e assunzioni di responsabilità e che, se malauguratamente si sbaglia, c'è la possibilità di riconoscere i propri errori e di correggerli. Abbiamo quindi un grande bisogno dei giovani. La loro freschezza, la loro energia, la loro sensibilità e la loro consapevolezza dei problemi globali che dobbiamo affrontare sono qualità preziose, soprattutto in un momento storico che chiede grandi cambiamenti in tempi brevissimi. L'inclusione dei diciottenni nell'elettorato attivo per il Senato preannuncia questa apertura alle innovazioni e ai cambiamenti che sono in corso nel nostro secolo. (Applausi) . PRESIDENTE . Dichiaro chiusa la discussione generale. Così come concordato, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.