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Riassumerò quindi gli ultimi sviluppi e le reazioni dell'Italia, dell'Unione europea e degli altri partner e attori internazionali. Cercherò oggi qui di spiegare la direttrice della nostra azione e le prospettive verso cui continuiamo a lavorare. Come sapete, in un clima già caratterizzato da fortissime tensioni, la crisi fra Russia e Ucraina ha registrato un'ulteriore e drammatica tappa nella serata di lunedì, quando il presidente Putin, accogliendo un appello della Duma, ha firmato un decreto di riconoscimento delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk, in Ucraina orientale. Il provvedimento del Cremlino ha seguito di poche ore la riunione del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa russo, che aveva approvato all'unanimità lo stesso appello. La mossa era stata anticipata dal presidente Putin al presidente Macron e al cancelliere Scholz, in quanto rappresentanti del formato Normandia (di cui fanno parte Ucraina, Russia, Francia e Germania), principale quadro negoziale per l'attuazione degli accordi di Minsk. La decisione di Mosca mina gravemente proprio gli accordi di Minsk che prevedono che le autorità di Donetsk e Lugansk siano subordinate a quelle di Kiev, seppur con ampie autonomie decisionali. Riconoscere l'indipendenza delle autoproclamate repubbliche separatiste lede l'integrità territoriale e la piena sovranità dell'Ucraina, già messa in discussione nel 2014 con l'annessione illegale della penisola di Crimea. Condanniamo la decisione di Mosca di inviare nei territori delle due repubbliche separatiste un contingente di truppe con sedicenti funzioni di peacekeeping . È un gesto che rischia di esacerbare una situazione già molto tesa. Ricordo che si stima una presenza russa lungo i confini con l'Ucraina tra 170 e 190.000 unità. Inoltre, in questo contesto, desta molta preoccupazione la decisione delle autorità di Mosca e di Minsk di proseguire le esercitazioni congiunte che avrebbero dovuto concludersi domenica. Sono circa 30.000 le unità delle forze armate russe impegnate in queste attività di esercitazione. Su richiesta del presidente Putin, ieri il consiglio della Federazione russa ha concesso l'autorizzazione a inviare forze militari russe all'estero. Inoltre, sempre ieri, in conferenza stampa Putin ha affermato di riconoscere le pretese di Donetsk e Lugansk sul territorio di tutto il Donbass, ben oltre la componente russofona presente nella regione, includendo quindi zone attualmente sotto il controllo delle forze armate ucraine e chiedendo per giunta il riconoscimento dell'annessione illegale della Crimea. Questo duplice sviluppo rischia di aprire la strada a un'operazione militare su larga scala della Russia in Ucraina, che potrebbe essere preceduta o accompagnata da azioni ibride, incentrate soprattutto su eventuali attacchi cibernetici; analisi confermataci da fonti interne dell'Alleanza. Resta inoltre elevata la preoccupazione di Kiev per le esercitazioni navali in corso nel Mar Nero e nel Mar d'Azov. Si tratta di esercitazioni senza precedenti anche per via del blocco del traffico marittimo che impedisce i flussi verso i porti ucraini. In considerazione di questi possibili scenari abbiamo chiesto ai connazionali di lasciare immediatamente l'Ucraina con i mezzi commerciali disponibili. Ad ogni modo abbiamo deciso, in coordinamento con i nostri partner europei, di lasciare la nostra ambasciata a Kiev pienamente operativa. Appena appreso del provvedimento adottato dal presidente Putin nella serata di lunedì, il Governo ha espresso pubblicamente la più ferma condanna, in quanto questo passo costituisce un grave ostacolo per la ricerca di una soluzione diplomatica alla gravissima crisi in corso. A fronte della decisione del Cremlino, abbiamo ribadito il sostegno dell'Italia all'integrità e alla piena sovranità territoriale dell'Ucraina nei suoi confini internazionalmente riconosciuti e rivolto un appello alle parti perché tornino al tavolo negoziale nei formati appropriati. Iniziative unilaterali allontanano il raggiungimento di condizioni di stabilità e sicurezza nella regione. Ieri l'alto rappresentante europeo per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrel, con il nostro attivo sostegno, ha rilasciato una dichiarazione a nome dei 27 Stati membri dell'Unione europea di forte condanna della decisione russa di riconoscere le due repubbliche separatiste. Ha inoltre invitato Mosca a riconsiderare la decisione e a sedersi al tavolo negoziale nell'ambito del formato Normandia e del gruppo trilaterale di contatto dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). L'Unione europea ieri ha adottato un pacchetto di misure restrittive nei confronti della Russia, che includono tre tipi di sanzioni: quelle che colpiscono individui, quelle che colpiscono entità responsabili della violazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina, nonché lo stop a qualsiasi tipo di interscambio commerciale con le repubbliche separatiste. Sempre ieri il presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo che vieta nuovi investimenti, scambi e finanziamenti da parte di soggetti statunitensi verso, da o nelle regioni separatiste. Questo tipo di ordine conferisce l'autorità per imporre sanzioni a qualsiasi persona determinata a operare in quelle aree dell'Ucraina. Nell'intervento pubblico di ieri sera il Presidente americano ha posto l'accento sulla compattezza degli alleati e ha confermato il pieno sostegno all'Ucraina a fronte di quella che Washington ritiene una minaccia di attacco imminente. Il Regno Unito ha esteso alle repubbliche separatiste il regime sanzionatorio applicato alla Crimea: Londra ha sanzionato quattro banche russe coinvolte nel finanziamento dell'occupazione, nonché tre individui ritenuti molto vicini al Cremlino. In questa situazione, che può cambiare rapidamente, è importante mantenere lo stretto coordinamento già in atto con i partner dell'Unione europea e con gli alleati della NATO. Lo dimostrano, da ultimo, il Consiglio affari esteri straordinario dell'Unione e la riunione tra i Ministri degli esteri dei Paesi G7, cui ho partecipato ieri a Parigi. Sul piano NATO, il segretario generale Stoltenberg ha condannato, la stessa sera del 21 febbraio, la decisione russa, qualificandola come un'ulteriore erosione della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina e una violazione degli accordi di Minsk. Ha inoltre invitato Mosca a scegliere il percorso del confronto diplomatico e a ridurre il proprio dispositivo militare nell'area. Stoltenberg ha poi convocato, ieri mattina, una riunione straordinaria del Consiglio atlantico, per un confronto tempestivo tra alleati sugli ultimi sviluppi, a pochi giorni dalla ministeriale Difesa della NATO della scorsa settimana, cui ha partecipato il ministro Guerini, e in vista di possibili ulteriori riunioni internazionali. Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione per la decisione russa relativa allo status di alcune aree delle regioni ucraine di Donetsk e Lugansk, chiedendo una soluzione pacifica del conflitto nell'Ucraina orientale, in coerenza con quanto indicato dal Consiglio di sicurezza nella risoluzione n. 2202 del 2015, che invitava tutte le parti ad attuare integralmente gli accordi di Minsk. Signori senatori, la crisi russo-ucraina è naturalmente al centro dell'azione internazionale del nostro Paese.