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ad adottare misure, anche in via sperimentale e in considerazione dell'emergenza epidemiologica covid, volte a sopperire alla mancanza di medici specialisti, nel quadro di una rete formativa delle scuole di specializzazione aperta ed integrata con le strutture di alta specialità (Aziende Sanitarie Ospedaliere, Ospedaliere Universitarie e IRCCS pubblici e privati) Second Opinion Supporting-Teaching Hospital, attraverso l'istituzione di un percorso di formazione specialistica che, affiancandosi a quello attualmente vigente, si avvale dell'applicazione dell'istituto dell'apprendistato giuridicamente qualificato in punto di alta formazione e ricerca, anche ai fini dell'accesso in sovrannumero alle scuole di specializzazione del personale di ricerca del SSN il cui ruolo è stato istituito con la legge 205/2017 (cd "Piramide del ricercatore"), valutandosi altresì la possibilità di consentire per tutto il periodo dell'emergenza l'accesso ai corsi di specializzazione medica attraverso procedure meno stringenti, quali in particolare l'apertura di nuove finestre temporali a candidati che non siano rientrati nei posti di specializzazione banditi in precedenza, in linea con i dettami del ddl n. 1066 e n. 1160 (quanto alle specializzazioni veterinarie) quivi integralmente richiamati per relatio formale e sostanziale, estendendo l'applicazione delle disposizioni in materia di specializzazioni a tutti i professionisti afferenti alla dirigenza sanitaria (psicologi, biologi, farmacisti, odontoiatri, fisici, chimici) . Allegato risoluzione atto n. 456 Sviluppo assistenza e cura che crea occupazione Anziché fare una sanatoria per i migranti, pensiamo a finalizzare almeno una parte delle importanti risorse disponibili cassa integrazione compresa, dando lavoro strutturato e giustamente remunerato ai cittadini italiani disoccupati, disoccupandi o cassaintegrati nell'ambito dell'assistenza e cura al domicilio delle persone e delle famiglie, istituendo il ruolo professionale dell'assistente familiare non solo per la protezione dell'anziano fragile (marginalizzando i ricoveri in struttura) ma anche di disabili non autosufficienti e minori con un innovativo riconoscimento del lavoro di assistenza e cura del caregiver familiare. In questi due anni di legislatura abbiamo visto che il reddito di cittadinanza non crea quella prospettiva di riscatto individuale per una nuova occupazione lavorativa nei termini attesi. Al contrario delle misure alternative che si propone di implementare con carattere sperimentale per la durata di anni due, fintantoché l'emergenza covid non sarà definitivamente superata e fintantoché i settori di provenienza (ristorazione prevalentemente ecc.) non saranno in grado di riassorbire almeno parte degli attuali esuberi che si andranno a creare con la riapertura delle attività. Vale a dire, creando nuovi posti di lavoro strutturati che prevalentemente assorbano la schiera di lavoratori (disoccupati, disoccupandi, cassaintegrati) provenienti dai settori ad elevata interazione con il pubblico (ex baristi, ex camerieri ma anche ex agenti di viaggio, allargando a tutto il comparto turistico alberghiero e di tutti coloro che per attitudine hanno facilità a rapportarsi con la persona) e finalizzando, altresì, il cosiddetto reddito di emergenza in fase di adozione condizionandolo allo svolgimento di un lavoro di comunità che privilegia la disponibilità all'accudimento socioassistenziale e socioeducativo di minori, disabili, anziani sia della propria famiglia che di soggetti aventi bisogno nella comunità di riferimento. Ciò in modo da avviare un percorso di riconoscimento non solo etico ma giuridico economico e previdenziale al lavoro di cura dentro' e per' la famiglia con percorso responsabilizzante per ogni beneficiario del reddito di emergenza accompagnato da corsi di formazione differenziati e con supporto a distanza (Centri di accesso e supporto alle Cure e di teleconsulto e monitoraggio da remoto in capo alle ASL in rete con le strutture specialistiche ospedaliere per la Second Opinion) nel progetto di presa in carico del fragile a domicilio (assistenza domiciliare integrata e diffusa) in team care con gli infermieri di famiglia e con i medici di cure primarie a garanzia di appropriata continuità assistenziale del paziente a domicilio. Proponiamo un rafforzamento sostanziale della medicina territoriale ridefinendo il ruolo del medico di famiglia (MMG, PdF e MCP) con Centri di supporto a distanza e delle Unità mobili multidisciplinari dotate di strumentazione diagnostica di primo intervento organizzate a livello territoriale dalle ASL/ATS ecc. secondo i diversi modelli regionali per teleconsulto e tutoraggio alle cure e con Unità Ospedaliere di Second Opinion supporting accreditate e a contratto. Il ripensamento dell'istituzionalizzazione e la riduzione della pressione sulle RSA (che in questa fase hanno dimostrato essere l'anello debole di tutta la catena) nella nuova Rete di Long Term Care parte strategicamente dal potenziamento dei servizi domiciliari di presa in carico degli anziani, disabili, minori non autosufficienti dando lavoro agli italiani con una visione che va ad incrociare la curva discendente dell'emergenza sanitaria con quella ascendente dell'emergenza economica e sociale. Qualificare il lavoro degli assistenti familiari, contrastare il lavoro sommerso e irregolare, sostenere le famiglie e le persone assistite sia economicamente che attraverso il supporto di azioni di orientamento e consulenza: queste le direttrici fondamentali dell'iniziativa legislativa (in chiave emendativa e/o ddl dedicato) che si inserisce in un disegno più ampio di strategie di riqualificazione del sistema sanitario non solo cure covid'. Modello innovativo di regolazione e formazione di un nuovo welfare di lavoro e di sostegno alla domiciliarità, con LEA socio sanitari e socio assistenziali integrati di contrasto all'emergenza sociale anti e post covid. A risorse date, posto che si vorrà attingere ai fondi europei finalizzati a interventi diretti e indiretti in Sanità e utilizzando parte del reddito di cittadinanza, gran parte del Rem e una fetta altrettanto importante dei fondi della cassa integrazione (vale a dire molti dei cassaintegrati sono quelli 'target' a cui si vuole dare un'opportunità nell'attesa del riassorbimento generando comunque valore e dunque trascinarsi le rispettive risorse), non potendo andare ad incidere su tutto il bacino di utenza potenzialmente eleggibile (posto che in Italia dei 14 milioni di ultrasessantacinquenni almeno 2,5 mio sono non autosufficienti residenti al proprio domicilio) si potrebbe indentificare quale target prioritario il 40% di quelli più compromessi degli 1,2 milioni di anziani con problemi cognitivi e/o demenze (dati epidemiologici disponibili). Azioni e Strumenti Riconoscimento ex lege progettuale e lavorativo in termini di evoluzione reddito di cittadinanza coniugato con il REM che viene condizionato allo svolgimento di assistenza e cura in favore di persone in condizione di fragilità, di non autosufficienza temporanea, parziale o permanente per stato di cronicità, di accudimento e cura dei minori in conformità ai requisiti e alle disposizioni normative introdotte. Questo andrebbe a ridurre la pressione sulle cosiddette RSA che a regole date potrebbero avere le risorse umane per dedicare più minutaggio all'utenza in carico riconoscendo il corrispettivo delle misure aggiuntive di sicurezza e qualità assistenziale prescritte per ricondurle ad uno snodo centrale della Rete delle strutture di Cure Intermedie.