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b) all'articolo 34- bis , al fine di estendere all'istituto del controllo giudiziario l'applicazione delle norme del libro I, titolo III e titolo IV, del codice antimafia (cosiddetta procedura per la tutela dei terzi) anche alle misure non ablative, agevolando così l'operato dell'autorità giudiziaria e dell'amministratore giudiziario nell'espletamento delle attività di verifica e ripristino della legalità insite nell'istituto di cui allo stesso articolo 34- bis del codice antimafia. Infine, stante il silenzio del legislatore, viene espressamente prevista l'applicazione del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 177 del 2015 al fine di remunerare l'attività dell'amministratore giudiziario nelle misure non ablative; c) all'articolo 35, al fine di superare, in materia di gestione di aziende sequestrate, il limite quantitativo di tre incarichi rimettendo la scelta del conferimento al prudente apprezzamento di un provvedimento motivato e collegiale del tribunale, il quale, anche al fine di garantire la necessaria rotazione degli incarichi, dovrà esplicitare la nomina tenendo conto di una molteplicità di criteri quantitativi (come il numero degli incarichi in corso) qualitativi (come le pregresse esperienze professionali) e gestionali (come tipologia e valore dei beni sequestrati, complessità dell'amministrazione, eccetera). Si osserva che il suddetto limite di tre incarichi non tiene conto della specifica realtà delle misure di prevenzione e prescinde dalla complessità degli incarichi. Non si tiene conto del fatto che un amministratore giudiziario dotato di una struttura organizzativa adeguata può gestire un numero di procedure complesse anche assai maggiore e che il numero degli amministratori giudiziari esperti è modesto anche se in continuo aumento. In alcune regioni il numero dei professionisti idonei a svolgere la funzione di amministratore giudiziario è talmente modesto da non poter assicurare una copertura adeguata rispetto ai prevedibili procedimenti di prevenzione patrimoniali, laddove venisse mantenuto tale generico limite. Nel rispetto del suddetto limite, un professionista nominato in tre procedimenti aventi per oggetto ciascuno un'impresa individuale di nessun rilievo non potrà avere altri incarichi, mentre un professionista nominato in un procedimento nel quale deve gestire molte decine di aziende del valore di centinaia di milioni o più, potrà avere altri incarichi analoghi. Viene proposta poi la modifica della disposizione che consente all'autorità giudiziaria di nominare amministratore giudiziario il dipendente dell'ANBSC, prevedendo al riguardo la possibilità per l'autorità giudiziaria di nomina del dipendente dell'ANBSC anche quale coadiutore dell'amministratore giudiziario, ruolo questo che richiede una minore presenza e un impegno gestorio e responsabilità decisamente limitate e più compatibile con il ruolo e gli orari lavorativi del dipendente pubblico, sia esso dirigente o funzionario. Il divieto di nominare amministratore giudiziario o collaboratore di quest'ultimo un parente o affine del proposto viene esteso – in analogia alla previsione di cui all'articolo 1, comma 5, del decreto legislativo n. 72 del 2018 – anche ai lavoratori che abbiano concretamente partecipato alla gestione dell'azienda prima del sequestro e fino all'esecuzione di esso ovvero sino all'esecuzione del provvedimento di allontanamento per motivi di ordine pubblico di cui all'articolo 41, comma 1- novies , introdotto dal presente disegno di legge. Viene infine previsto espressamente, come da indirizzo giurisprudenziale costante, che anche i coadiutori eventualmente nominati dall'amministratore giudiziario assumano la qualifica di pubblico ufficiale e ad ogni effetto rappresentino l'amministrazione giudiziaria per le attività di custodia, amministrazione e gestione nei confronti dei terzi e verso la pubblica amministrazione; d) all'articolo 38, al fine di chiarire la natura dell'incarico del coadiutore dell'ANBSC, per l'effetto qualificato pubblico ufficiale e legittimato ad espletare anche la notificazione degli atti e provvedimenti amministrativi, così rendendo più efficace e celere l'udienza di verifica dei crediti che precede la destinazione dei beni. Parimenti viene chiarita la disciplina applicabile ai compensi dei coadiutori dell'ANBSC, in particolare prevedendo l'applicazione del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 177 del 2015 in materia di compensi dell'amministratore giudiziario, fatte comunque salve le disposizioni recentemente introdotte in materia di equo compenso. Al fine di agevolare il passaggio di consegne tra l'amministratore giudiziario che cessa l'incarico a seguito dell'adozione del provvedimento di confisca di secondo grado e l'ANBSC che subentra nella gestione, è previsto che sino all'eventuale accettazione della nomina di coadiutore o del passaggio di consegne con altro professionista nominato coadiutore dall'ANBSC, l'amministratore esercita in proroga i poteri di ordinaria amministrazione sotto il controllo della medesima ANBSC. Si chiarisce infine il regime giuridico da applicare in caso di confisca di imprese individuali e di partecipazioni societarie che assicurino in società di persone le maggioranze previste dall'articolo 2359 del codice civile. In particolare è previsto che la legale rappresentanza venga conferita ex lege all'Agenzia lasciando comunque alla stessa, nei casi di confisca di partecipazioni societarie che assicurino in società di persone ovvero in società di capitali le maggioranze previste dall'articolo 2359 del codice civile, di impartire le direttive sulla nomina del legale rappresentante, che può essere nominato, nelle forme previste dal codice civile, anche nella persona del coadiutore. La medesima disciplina si applica in caso di confisca definitiva di cui all'articolo 45; e) all'articolo 40, al fine di estendere, in costanza di procedura e ricorrendone i presupposti, indicati dalla norma in esame, l'alienazione del cespite a qualsiasi tipologia di bene sequestrato, ampliando pertanto la portata applicativa della norma in esame non solo ai beni mobili (come previsto dalla vigente disciplina), ma anche ai beni immobili e ai beni aziendali; f) inserendo un nuovo articolo 40- bis , al fine di disciplinare l'alienazione o l'affitto di beni aziendali (complessi aziendali o quote di partecipazione societaria) in costanza di procedura e ricorrendone i presupposti, indicati dalla norma in esame. Per l'alienazione delle aziende vengono inserite le medesime cautele già previste per la vendita dei beni immobili dall'articolo 48, comma 5, del codice antimafia. Inoltre, al fine di tutelare la posizione dell'acquirente o dell'affittuario, viene espressamente escluso per legge l'accollo dei debiti di lavoro e aziendali sorti prima dell'operazione di cessione o di affitto, ivi compresi quelli sorti in costanza di procedura. In questo modo, l'acquirente o l'affittuario sono maggiormente incentivati ad acquisire un'azienda priva di posizioni debitorie.