[pronunce]

Sentenza ha pronunciato la seguentenel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 176 del codice penale, promosso con ordinanza emessa il 30 marzo 2000 dal tribunale di sorveglianza di Sassari nel procedimento di sorveglianza nei confronti di G.C., iscritta al n.407 del registro ordinanze 2000 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 29, 1ª serie speciale, dell'anno 2000. Visto l'atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; Udito nella camera di consiglio del 7 febbraio 2001 il giudice relatore Giovanni Maria Flick.. Ritenuto in fatto Considerato in diritto 1. - Con ordinanza emessa il 30 marzo 2000 (r.o. n. 407 del 2000), il tribunale di sorveglianza di Sassari ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 176 del codice penale, nella parte in cui - secondo l'interpretazione datane dalla Corte di cassazione ed assunta dal rimettente quale "diritto vivente" - attribuisce particolare rilievo, ai fini della concessione della liberazione condizionale, nel caso in cui il condannato si trovi nell'impossibilità di adempiere le obbligazioni civili nascenti dal reato, alle manifestazioni di effettivo interessamento del condannato stesso per la situazione morale e materiale delle persone offese ed ai tentativi fatti, nei limiti delle sue possibilità, per attenuare, se non riparare interamente, i danni provocati. Il giudice a quo premette, in punto di fatto, che con ordinanza del 1° aprile 1999 il tribunale di sorveglianza di Sassari, ritenendo sussistenti le condizioni previste dall'art. 176 cod. pen. , aveva concesso la liberazione condizionale a persona condannata all'ergastolo per duplice omicidio. A seguito di impugnazione del pubblico ministero - che lamentava la mancanza ed illogicità della motivazione in ordine al requisito del "sicuro ravvedimento" del condannato - la Corte di cassazione aveva annullato il provvedimento con rinvio "per nuovo esame" allo stesso tribunale, enunciando il principio di diritto in forza del quale il "sicuro ravvedimento", richiesto dalla legge ai fini della concessione della liberazione condizionale, non può identificarsi in una "normale buona condotta", ma postula, al contrario, comportamenti positivi e sintomatici dell'avvenuto abbandono delle scelte devianti. In tale prospettiva - sempre secondo la regula iuris dettata dal giudice di legittimità - assume uno specifico rilievo la fattiva volontà del reo di eliminare o attenuare le conseguenze dannose del reato, con la conseguenza che, anche nel caso di impossibilità materiale di adempimento delle obbligazioni civili da esso derivanti, debbono essere particolarmente valutate le manifestazioni di effettivo interessamento del condannato per la situazione morale e materiale delle persone offese ed i tentativi fatti, nei limiti delle sue possibilità, per lenire il pregiudizio arrecato. Ad avviso del rimettente, tale interpretazione - consolidata nella giurisprudenza di legittimità e comunque vincolante nell'ambito del giudizio di rinvio in forza dell'art. 627 cod. proc. pen. - porrebbe la norma denunciata in contrasto sia con il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena che con quello di uguaglianza. Sotto il primo profilo, una volta inquadrata la liberazione condizionale tra le misure premiali penitenziarie tese alla risocializzazione dei condannati all'ergastolo o a lunghe pene detentive, si dovrebbe infatti ritenere che il "sicuro ravvedimento", richiesto dall'art. 176 cod. pen. , vada accertato sulla base dei risultati del trattamento rieducativo durante tutto il corso dell'esecuzione della pena, prescindendo dalla considerazione di interessi civilistici di natura patrimoniale, quali quelli delle parti offese: conclusione, questa, avvalorata anche dalla previsione, nell'ordinamento penitenziario, dell'istituto premiale della remissione del debito, il quale implica la rinuncia dello Stato ad un suo credito al fine di agevolare la risocializzazione dei condannati in disagiate condizioni economiche. D'altro canto, la circostanza che la norma impugnata subordini espressamente la concessione della liberazione condizionale all'adempimento delle obbligazioni civili, salvo che il condannato dimostri di trovarsi nell'impossibilità di adempierle, renderebbe palese come l'attività risarcitoria rappresenti una condizione di natura esclusivamente "oggettiva", non utilizzabile come criterio di valutazione del ravvedimento. Sotto il secondo profilo, poi, l'interpretazione adottata dalla Corte di cassazione determinerebbe - a giudizio del rimettente - una ingiustificata disparità di trattamento fra i condannati che dispongono dei mezzi economici per adempiere gli obblighi risarcitori e quelli che ne sono privi. Mentre, infatti, i primi potrebbero essere considerati "ravveduti" sulla base della sola osservazione svolta durante il trattamento penitenziario, a prescindere dal reale interessamento per le vicende delle persone offese (implicito nel pagamento di una somma di denaro); per i secondi si richiederebbe, invece, in aggiunta alla prova dell'impossibilità di risarcire il danno, anche una concreta manifestazione di solidarietà verso le stesse. Da ultimo, ed in punto di rilevanza, il tribunale rimettente rimarca come il quesito di costituzionalità sollevato condizioni l'esito del giudizio a quo giacché, nel caso di specie, l'avvenuta rieducazione dovrebbe aversi per certa alla luce della condotta tenuta dal condannato durante il lungo periodo di carcerazione e poi in regime di semilibertà, ed altrettanto sicura risulterebbe, a fronte degli accertamenti svolti, la sua incapacità di assolvere le obbligazioni risarcitorie derivanti dai reati commessi; situazione nella quale, peraltro, il reo non si sarebbe mai interessato della sorte dei familiari delle vittime, attivandosi per attenuare i danni loro cagionati. 2. - Nel giudizio di costituzionalità è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, il quale ha concluso per la dichiarazione di inammissibilità o, in subordine, di infondatezza della questione.1. - Il tribunale di sorveglianza di Sassari dubita della legittimità costituzionale dell'art. 176 cod. pen. , nella parte in cui, secondo l'interpretazione datane dalla Corte di cassazione - interpretazione che il rimettente assume in termini di "diritto vivente" e che risulta comunque vincolante per il rimettente stesso, in quanto giudice del rinvio, ai sensi dell'art. 627, comma 3, cod. proc. pen. - attribuisce particolare rilievo, ai fini della valutazione del "sicuro ravvedimento" richiesto per la concessione della liberazione condizionale, nel caso in cui il condannato si trovi nell'impossibilità di adempiere le obbligazioni civili derivanti dal reato, alle manifestazioni di effettivo interessamento del condannato stesso per la situazione morale e materiale delle persone offese ed ai tentativi fatti, nei limiti delle sue possibilità, per attenuare, se non riparare interamente, i danni provocati.