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L'interesse nazionale, in questo frangente, deve trovare una composizione con le regole dell'Unione europea, ma ricordiamo che il finanziamento da parte dello Stato non è di per sé stesso vietato da parte dell'Unione europea: deve avvenire a prezzo di mercato e, in questo caso, il prezzo di mercato, applicando una regola del 2008, è molto alto (oltre il 10 per cento). Varie teorie si sono poi espresse sul perché dei 900 milioni di euro, che sembrano troppi rispetto alle somme emesse dai soggetti precedenti che si sono alternati (la cui somma faceva quasi 800, aggiungendo 300 a 400 circa) e che peraltro sono di cassa. Vorrei ricordare però che, per avere un minimo di fiducia da parte dei fornitori, chi sta male deve garantire più di chi sta bene. Per quanto riguarda la durata oltre i sei mesi, vale lo stesso: come già detto, Alitalia non è un'impresa qualsiasi, è comunque la compagnia che rappresenta un Paese (poi, la definizione giuridica di compagnia di bandiera è tutta un'altra questione). Alitalia ha abbandonato quasi totalmente il lungo raggio nel periodo di Etihad. Negli ultimi anni prima dell'amministrazione straordinaria ha tenuto una strategia industriale esattamente opposta a ciò che avrebbe dovuto fare la compagnia di bandiera di un Paese come il nostro, che ha beni artistici e risorse culturali e turistiche (come hanno avuto modo di esprimere colleghi anche del mio Gruppo intervenuti) superiori al resto del mondo (messo tutto insieme il resto del mondo) e che è al centro del Mediterraneo, con la possibilità di essere un grande hub . Purtroppo non è così: su 118 aerei solo 41 sono di proprietà. Nel rapporto qualcuno ci parifica a Lufthansa, che ha 800 aerei, per capirci. Pochissime sono le rotte di lungo raggio e per alcune realtà, tipo il Nord America, l'Alitalia è stata esclusa da accordi fatti da altri gruppi. Con favore abbiamo appreso, invece, che grazie anche, in parte, agli accordi sindacali la questione, sollevata più volte, dell'eccedenza del personale, prevalentemente di terra, è in via di soluzione ancorché vi sia ancora una quota considerevole di cassa integrazione. Vorrei però ricordare che nel percorso, partendo da anni un po' lontani, Alitalia è passata complessivamente da 22.000 a 10.000 dipendenti. Forza Italia valuta con attenzione anche l'azione dei commissari, che devono comunque operare nelle maglie stabilite dalla legge Marzano e, anche rispetto alla critica seguita all'audizione, credo che l'azione di apertura dei fascicoli per bancarotta fraudolenta a seguito della loro segnalazione, che è sui giornali di questi giorni, significhi che non sono stati inattivi nelle relazioni agli organi di giustizia. Colleghi, non è una questione di proprietà, non è il pur importante salvataggio di un'impresa, peraltro tutto pubblico, tutto privato o misto, con le valutazioni che si potrebbero fare: è una questione nazionale che pone alla nostra attenzione il quesito di quale percorso di sviluppo vogliamo intraprendere come Paese. Siamo un Paese che può essere una miniera per il turismo, che ha un terzo del prodotto interno lordo legato al rapporto con l'estero e che - ahimè - ha anche un terzo del debito pubblico legato all'estero, e in questi giorni ce ne stiamo accorgendo. Il non essere centrali nel settore del trasporto aereo è un danno collettivo, ecco perché Alitalia non è un'azienda qualsiasi. Il rischio di marginalizzazione quale periferia di Parigi o Francoforte è altissimo. Vorrei ricordare che la permanenza dei turisti a livello internazionale è per il 70 per cento nel Paese che fa da riferimento come hub , quindi un turista, ad esempio un cinese che arriva a Parigi, nel 70 per cento dei casi resterà in Francia. È anche una questione economica e di organizzazione del tour operator , quindi una ragione di logica. Se, con una compagnia in equilibrio, Fiumicino, Malpensa e Linate (che invece può fare tratte di lungo raggio e lo fa con altre compagnie) ridiventano un punto di riferimento, tutto il Paese ne trae profitto. La proprietà, come ho già detto, non è un problema. Sono le regole che dobbiamo definire. Questo Parlamento, quindi, agisca e i commissari siano accompagnati nei prossimi sei mesi nell'azione di risanamento e di rilancio intrapresa. Ci sia valutazione, si possano riacquistare gli slot ceduti e si trovi il partner finanziario o gestionale, come da mandato di legge. Onorevoli colleghi del Senato della Repubblica, una digressione mi sia permessa rispetto al tema specifico Alitalia: il presidente della Commissione speciale, senatore Vito Crimi (che ringrazio, unitamente al relatore), ha dichiarato inammissibili per materia - e io credo correttamente, perché ultronei rispetto alla materia - emendamenti sia del mio Gruppo che di altri Gruppi; ad esempio, i colleghi della Lega avevano presentato alcuni emendamenti importanti sugli enti locali, che sono stati dichiarati, appunto, non ammissibili perché ultronei. Non ha aperto il provvedimento, come suol dirsi, e non lo ha fatto diventare un treno. Credo tuttavia che, in questo difficile frangente, questo o il nuovo Governo o il Parlamento (che comunque ha tutti i poteri di fare valutazioni anche con disegni di legge) debbano dare una risposta tempestiva anche ai temi contenuti in quegli emendamenti che avevano un'urgenza e che riguardavano gli investimenti sugli enti locali e la fatturazione elettronica. Nel merito, naturalmente, ogni forza politica ha la libertà di esprimersi, ma il Paese non può fermarsi. Forza Italia, con il senso di responsabilità che ci ha caratterizzati in questa fase e ci caratterizza nel difficile momento politico e istituzionale che stiamo vivendo, non viene meno al dovere di valutare nel merito e quindi voterà a favore di questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo FI-BP) . CIOFFI (M5S) . Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CIOFFI (M5S) . Signor Presidente, ci troviamo un'altra volta in quest'Aula a parlare di Alitalia, così come accadde nella scorsa legislatura e ci troviamo sempre a parlare di una compagnia in grande sofferenza. Forse è il caso di fare un minimo di storia, per ricordare cosa è successo. Alitalia nasce nel 1946, di proprietà dell'IRI. Con il primo Governo Prodi, nel grande periodo delle privatizzazioni, fu ceduto al mercato poco meno del 40 per cento del suo valore. In quello stesso periodo, venne ceduta al mercato la gran parte di un'altra società pubblica: Telecom Italia. Nel 2000 il matrimonio di Alitalia con KLM fallì, perché KLM voleva che Malpensa fosse il centro delle operazioni, piuttosto che Fiumicino. L'anno prima, Telecom Italia era stata scalata a debito, scaricando il debito su Telecom. Mi pare che quell'operazione fu fatta da tale Roberto Colaninno. Nel 2006 il secondo Governo Prodi provò a cedere il rimanente 60 per cento di Alitalia al mercato; si avviò così la trattativa con Air France ma, mentre la trattativa era in corso, cambiò il Governo e arrivò il quarto Governo Berlusconi, che disse : « Alt! Non possiamo cedere la nostra compagnia ai francesi: facciamola tenere agli italiani». E arrivarono i capitani coraggiosi;