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ieri ci siamo trovati a discutere le linee guida per il Piano nazionale di ripresa e resilienza; oggi, di fatto, dobbiamo aggiustare il tiro perché le previsioni fatte non erano corrette; e domani ci troveremo a discutere della legge di delegazione europea. Si tratta, da punti di vista differenti, di tre passaggi fondamentali in vista della prossima legge di bilancio. Ebbene, quello che è evidente è che c'è sì la stessa narrazione da parte del Governo e della maggioranza, ma senza che ci sia un filo conduttore e un progetto coerente e complessivo. Questo è quello che da giorni in Commissione, in Aula e in tutte le occasioni stiamo cercando di sottolineare: lo sta facendo la Lega così come lo stanno facendo le altre forze di centrodestra. Addirittura, ci sono - e poi le sottolineerò - delle contraddizioni in termini. Verrebbe da dire con un ossimoro che in questa relazione c'è una tranquilla apprensione o, per dirla in termini politici più consoni ai social network , potremmo dire che l' hashtag è: «italiano stai sereno». (Applausi) . Questo traspare dal quadro. Vorrei partire proprio dalle parole del relatore in apertura di seduta, perché ci ha sottolineato - non me ne voglia per la battuta - che avrebbe tralasciato numeri e percentuali per concentrarsi sugli aspetti fattuali. Questo è bene, tuttavia - permettetemi - con una battuta si potrebbe dire che il confine fra fornire dati e dare i numeri - perché questo sta facendo la maggioranza in Aula - è molto sottile. Quello che dovremmo dire è che oggi non abbiamo certezze; ci sono delle contraddizioni - e che fra poco dirò - anche nella relazione che è stata da poco letta in quest'Aula. In sintesi, lasciamo stare l'entità, i tempi e i costi - perché dei costi ci saranno per il Paese - delle risorse che saranno messe in campo. La Nota di aggiornamento dovrebbe riguardare scenari e prospettive ed analizzare le misure adottate. Quanto agli scenari, noi dobbiamo fare un'operazione verità; l'ha fatta in parte il vice ministro Misiani poco fa in Commissione bilancio. La verità è che, a prescindere dall'emergenza sanitaria e dalla crisi economica scaturita, la situazione italiana era già critica e c'era già una bocciatura sostanziale delle politiche avviate da questo Governo. Tanto è vero - diceva il Vice Ministro - che l'obiettivo non è semplicemente quello di tornare al livello pre crisi, ma uscire da una stagnazione lunga vent'anni che l'Italia deve sconfiggere e superare. Sull'obiettivo nulla da ridire, però sicuramente lo scenario che viene tracciato non è esattamente coerente con tale obiettivo. Leggo dalla relazione. La relazione già oggi prende atto di un peggioramento rispetto alla previsione di aprile e dice che la ripresa economica è più contenuta rispetto a quanto previsto dal DEF e porta a una riduzione del PIL reale nel 2020 pari al 9 per cento, contro una previsione dell'8 per cento. Ora, qui sorvolo sullo sforzo del Governo di stare comunque sotto al 10 per cento per una questione psicologica, un po' come quando ai supermercati troviamo i prezzi a "9,99 euro"; questo lo lascio stare. Qual è il problema che ha portato a questa previsione? Si dice «Il principale motivo della previsione al ribasso per il 2020 risiede nella contrazione più accentuata del PIL nel secondo trimestre, conseguente alla durata del periodo di parziale chiusura delle attività produttive in Italia e alla diffusione dell'epidemia su scala globale superiori a quanto ipotizzato in aprile». Quindi, peggioro la previsione. Tuttavia, nella relazione si intravede un cauto ottimismo poiché dice che la nuova previsione sconta inoltre i progressi del contrasto dell'epidemia, l'ipotesi di una gestione controllata dei focolai che consentirà di non arrivare a un lockdown a livello nazionale, l'arrivo di vaccini anti-Covid entro il primo trimestre 2021 e una loro distribuzione su larga scala. Ma questa previsione è largamente irrealistica. È di ieri la notizia della sospensione da parte di alcune case farmaceutiche addirittura della sperimentazione sui vaccini. Dire oggi che si fa una previsione quasi quasi positiva, o meno negativa, perché si dà per scontato l'arrivo di un vaccino nel primo trimestre e la sua diffusione su larga scala è irrealistico. Questa è una delle condizioni di scenario che sconta una previsione che, a nostro giudizio, rimane, purtroppo, ahimè, eccessivamente ottimistica. C'è un altro passaggio sul quale vorrei soffermarmi. Qual è, in termini logici - quasi da sillogismo aristotelico - il punto di partenza del Governo? Abbiamo dato stimoli, gli stimoli funzionano; torneremo a crescere. Bene, queste premesse alla base del ragionamento non sono coerenti, non sono corrette. Perché? Intanto gli stimoli che abbiamo dato, di fatto, a oggi, sono interventi di sostegno, interventi assistenziali piuttosto che vere e proprie iniezioni di investimenti che possano rivedere la situazione. D'altro canto, il fatto che stiano funzionando è tutto da dimostrare. Questa contraddizione è talmente evidente che, persino nella relazione, a pagina 2 si dice una cosa, e a pagina 5 se ne dice un'altra o si lascia intendere l'esatto contrario. Ce lo dite, allora, se nel fare riferimento alla previsione avete tenuto conto o meno degli investimenti a livello europeo? A pagina 2 si dice che la programmazione finanziaria tiene altresì conto degli interventi straordinari per il sostegno e il rilancio dell'economia che il Governo intende concordare con la Commissione europea attraverso la presentazione a ottobre dello schema di Piano nazionale di ripresa e resilienza nell'ambito delle procedure per l'accesso ai fondi stanziati con il programma Next generetion EU, dotato di 750 miliardi; dall'altra parte, si dice esattamente il contrario, giocando sulle parole, basandosi su quel filo sottile a cui facevo riferimento all'inizio, quando si scrive « (...) i cui effetti non sono tuttavia, per motivi prudenziali, incorporati nelle stime di finanza pubblica». Si parla degli effetti dell'utilizzo delle risorse dello strumento europeo. Una buona volta, per l'italiano medio, normale, non per l'illuminato economista che ha parlato prima - e tutti ricordiamo i risultati che ha portato nel 2011 - la stima è realistica o meno? Tiene conto o meno dell'impatto che avranno le risorse europee e che saranno utilizzate? Alla fine, il fulcro della previsione fondamentale sarà il rapporto deficit -PIL nel 2021, perché è evidente che per riavere la crescita, in un momento di stagnazione della domanda privata, dovremo puntare sugli investimenti e sul ruolo del pubblico, e ci mancherebbe altro, ma quale sarà l'effetto moltiplicatore? In sintesi, per ogni euro di deficit in più, quale sarà la crescita del PIL attesa? Sarà inferiore o superiore a 1? Quell'1,3 previsto tiene conto solo delle risorse nazionali o anche di quelle europee, che di fatto sono una esternalizzazione del costo? Ce lo dite come stanno veramente le cose da questo punto di vista? A noi non interessa discutere sulla previsione dell'entità del disastro: