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Il disciplinare di concessione o di affidamento in gestione può prevedere l'apposizione, a carico del concessionario o dell'affidatario, di idonee tabelle lungo lo specchio d'acqua affidato in gestione; la mancanza di tabelle non può in ogni caso costituire, da parte di chi vi esercita la pesca, motivo di mancata conoscenza della concessione o dell'affidamento in gestione. 4 L'attività di concessione o gestione delle acque non può essere esercitata a scopo di lucro. Il concessionario e il gestore hanno la facoltà di chiedere agli utenti, a titolo di contributo per le spese sostenute per la gestione, il pagamento della tessera associativa o del tesserino autorizzativo. 5 Il concessionario e il gestore hanno la facoltà di modificare, previa autorizzazione della regione o della provincia autonoma di Trento o di Bolzano, anche con norme più restrittive rispetto a leggi e regolamenti vigenti, le norme inerenti attrezzi, modalità, tempi, luoghi, esche naturali e artificiali, specie pescabili, misure minime e quantitativi dei pesci catturabili. 6 Per le domande di affidamento in gestione presentate da soggetti diversi che interessano gli stessi tratti di corpi idrici, sono prescelti i richiedenti che presentano i migliori programmi di gestione e la garanzia di una loro migliore e più sollecita attuazione; allo scopo è decisiva l'affiliazione a organizzazioni piscatorie riconosciute in campo nazionale. 7 L'affidamento delle acque in gestione è concesso gratuitamente. 8 Il gestore decade dall'affidamento in gestione in caso di mancata esecuzione degli adempimenti previsti nel disciplinare d'affidamento o per l'inosservanza di disposizioni legislative e regolamentari in vigore e in tutti gli altri casi previsti da leggi e regolamenti. 11 (Derivazioni d'acqua a scopo irriguo, industriale, idroelettrico, di allevamento -- Deflusso minimo vitale) 1 Per le richieste di concessione di derivazione d'acqua ai sensi del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici, di cui al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, che interessano un corpo idrico, a scopo agrario, industriale, idroelettrico, o ai fini della creazione di laghetti o opere similari destinate alla pesca sportiva o all'allevamento in genere, o per altro fine previsto dalla normativa vigente, l'amministrazione competente, prima di concedere l'autorizzazione, deve acquisire il parere favorevole e le eventuali relative prescrizioni del Comitato tecnico territorialmente competente; se il corpo idrico interessato è ubicato in una sola regione o provincia autonoma la regione, la competenza appartiene al Comitato tecnico regionale o della provincia autonoma; se il corpo idrico è ubicato in più regioni o province autonome, la competenza appartiene al Comitato tecnico nazionale. 2 Il Comitato tecnico territorialmente competente prescrive le eventuali modificazioni o opere aggiuntive ai progetti, e in particolare la costruzione di scale di monta, di piani inclinati, di graticci all'imbocco dei canali di presa, il prelievo di fauna delle acque interne vivente a valle degli sbarramenti e la sua reimmissione a monte di questi, e ogni altra misura atta a tutelare gli interessi della pesca e la fauna delle acque interne. Il rilascio della concessione è subordinato alla previa realizzazione di tali prescrizioni. 3 Le concessioni di derivazione d'acqua già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge si intendono automaticamente confermate sino alla loro naturale scadenza. Esse sono in ogni caso sottoposte dall'autorità concedente, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, al Comitato tecnico territorialmente competente ai soli fini di eventuali ulteriori prescrizioni ai sensi del comma 2. Esse sono comunicate dall'autorità concedente ai concessionari, che devono provvedere alla loro realizzazione in tempo congruo e comunque non oltre un anno dalla comunicazione, pena l'irrogazione della sanzione amministrativa di cui all'articolo 18 e la revoca della concessione. 4 La concessione dell'autorizzazione è in ogni caso subordinata alla sopravvivenza dell'ecosistema idrico. A tal fine, la portata idrica non può mai essere ridotta al di sotto del deflusso minimo vitale, che viene individuato nella metà della portata idrica in tempo di magra riferita alla media degli ultimi venti anni. L'amministrazione competente non può autorizzare nuove concessioni che riducano la portata idrica al di sotto del deflusso minimo vitale. 5 Le concessioni di piscicultura già esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge si intendono automaticamente confermate sino alla loro naturale scadenza. 6 In deroga al comma 1 dell'articolo 10, le associazioni piscatorie già titolari di concessioni di piscicultura alla data di entrata in vigore della presente legge, anche se non iscritte o non in possesso dei requisiti per l'iscrizione all'Albo regionale o della provincia autonoma di cui all'articolo 7, hanno la facoltà di richiedere la loro trasformazione in affidamento in gestione ai sensi dell'articolo 10. 7 L'esercizio della pesca nelle acque in concessione a fini di piscicultura è subordinato all'autorizzazione del concessionario. 12 (Classificazione delle acque) 1 Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano effettuano la classificazione di tutte le acque interne pubbliche, che possono essere classificate in quattro tipologie: a acque pregiate (tipo A); b acque ciprinicole (tipo B); c acque principali (tipo C); d acque alterate (tipo D). 2 Le acque pregiate o di tipo A sono quelle prevalentemente popolate da fauna ittica di specie pregiate, che possiedono elevate o comunque buone caratteristiche di purezza e qualità e sono parte di un ecosistema ancora sufficientemente integro e conservato. 3 Nell'ambito delle acque pregiate, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono individuarne talune, o anche tratti di esse, particolarmente interessanti sotto il profilo della conservazione della fauna delle acque interne e dell'ecosistema acquatico nel suo complesso. In tali acque possono essere applicate particolari norme orientate a una maggiore salvaguardia della fauna delle acque interne, in particolare finalizzate a limitare fortemente il prelievo della fauna ittica e i potenziali impatti che potrebbero derivarne all'ecosistema acquatico. 4 Le acque ciprinicole o di tipo B sono quelle popolate prevalentemente da specie appartenenti alla famiglia dei ciprinidi autoctoni. 5 Le acque principali o di tipo C sono le uniche dove può essere autorizzata la pesca professionale. Possono essere classificati di tipo C esclusivamente i tratti terminali dei corsi d'acqua prima dello sfocio in mare, le lagune, i laghi individuati dalle regioni e dalle province autonome con proprio provvedimento. 6 Le acque alterate o di tipo D sono tutte le acque in cui la presenza stabile e naturalizzata delle specie alloctone rende impossibile o non sostenibile il recupero dell'autoctonia. In tali acque possono essere sempre autorizzate le immissioni con specie di fauna ittica anche alloctone purché non invasive. 7 Nell'effettuare la classificazione le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano tengono in considerazione i seguenti elementi: a non necessariamente in una provincia devono esistere tutte e quattro le tipologie di acque; b nello stesso corpo idrico è da prevedersi la possibilità che vi siano tratti di differenti tipologie.